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TARTICOLI DEL 2-4 luglio 2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici
(78)
Il csm boccia il salva premier "irrazionale, è
un'amnistia occulta" - silvio buzzanca (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Hanno votato contro i due laici di centrodestra Michele
Saponara e Gianfranco Anedda. Il laico Udc Ugo Bergamo ha votato un suo
documento. Un esito che rispecchia le anticipazioni sul parere uscite nei
giorni scorsi. Meno scontato il dibattito che si è aperto sulla lettera di
Napolitano.
Galileo, la chiesa e le palestre di libertà - corrado
augias ( da "Repubblica, La"
del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico che sottoscrivo interamente. Occorre d'altra parte
anche ammettere che la Chiesa cattolica è rimasta la principale, se non
l'unica, 'agenzia' che abbia preso sul serio il problema della educazione
nell'Italia post-sessantottina. Vi è poi il grosso problema contemporaneo di
contenere una pervasiva ideologia scientista,
La grande - olivenza-elvas-badajos (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: per trasformarsi in una sorta di pellegrinaggio laico nei
più diversi "santuari" (sacri e profani) dell'ispanità. Ma poiché
siamo in una terra di confine - l'aeroporto di Lisbona è più vicino di quello
di Madrid - altrettanti saranno gli incroci e i chiasmi tra lo spazio e il
tempo. Prendete la metafisica Olivenza, spagnola dal 1801, ma segnata alle
radici dalla cultura portoghese.
Il bivio di monsignor Fellay (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con
molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non
comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente
nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità
non si ripeteranno più.
Cattive notizie da Econe (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con
molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non
comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente
nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità
non si ripeteranno più.
Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con
molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non
comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente
nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità
non si ripeteranno più.
Buone notizie da Mosca (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con
molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non
comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente
nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità
non si ripeteranno più.
Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con
molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non
comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente
nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità
non si ripeteranno più.
Il Csm boccia il salva-processi Mancino: dicano se diamo
fastidio ( da "Unita, L'"
del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Sono stati i magistrati a rompere il clima di collaborazione
al quale in questi due anni noi laici del centrodestra abbiamo
contribuito". Insomma, secondo Anedda, il parere del Plenum "esprime
contrarietà pregiudiziale e di natura politica". Parole che hanno
suscitato più di un malumore nell'aula Bachelet.
Le lettere (massimo 20 righe dattiloscritte) vanno
indirizzate a Cara Unità, via France (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: di cui Maroni è uno dei massimi esponenti, è stato
ricevuto in pompa magna da Papa Ratzinger poco tempo fa, incassando in pratica
una benedizione senza precedenti al suo operato politico. Che tanti cristiani
cattolici praticanti hanno votato in massa per la coalizione a cui appartiene
Maroni invocando proprio questo tipo di misure razziste.
Nei sondaggi Rajoy sorpassa Zapatero (
da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I motivi sarebbero da ricercare nella svolta laica e
centrista impressa da Rajoy al suo partito nel congresso nazionale svoltosi
qualche giorno fa, mentre il premier sarebbe in difficoltà per la crisi
economica e l'aumento della disoccupazione. I due partiti sono appaiati, e in
realtà la fiducia nei confronti di Rajoy non significa una sfiducia nei confronti
di Zapatero.
"niente sesso con i beduini" israele, video-shock
a scuola - marco ansaldo ( da "Repubblica, La"
del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: mentre gli immigrati dalla Russia sono completamente laici
e quasi del tutto privi di radici culturali ebraiche, ma in compenso piuttosto
esclusivi in quanto a incroci per la discendenza. A ciò si aggiunga che Yad
l'ahim è un'organizzazione nazionalista ultra-ortodossa. Svolge operazioni di
recupero di donne ebree che vivono nei villaggi arabi, considerate dall'ente
alla stregua di "
Mancino: "non ci faremo confinare" - liana
milella ( da "Repubblica, La"
del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Un Mancino che rimprovera aspramente i due laici del
centrodestra, l'aennino Anedda e il forzista Saponara, accusandoli di essere
schiacciati "sull'appartenenza politica". Un Mancino, sostenuto da
due scroscianti applausi (nella freddezza di Anedda e Saponara), che alle 20,
dopo cinque ore di dibattito serratissimo, proclama il risultato sul parere
contro la norma sospendi-
Musica e chiesa, il lato B di Treviso (
da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Peccato che in 15 anni di amministrazione in Comune e in
Provincia non sia stato speso un cent per gli immigrati. Al contrario, da
almeno 20 anni c'è stato un mostruoso lavoro strisciante del mondo cattolico
che si è concretamente preoccupato dell'accoglienza prima e dell'inclusione
sociale poi. E' vero comunque che a Treviso e in provincia non esistono ghetti
come via Anelli a Padova,
Il Colle non basta Vendetta sul Csm (
da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: i due laici del Pdl - ringraziano Napolitano e spiegano
che tutti i pareri sulle leggi parlano di costituzionalità: "Abbiamo
parlato dei dubbi sulla costituzionalità, è chiaro che il vaglio non spetta a
noi - dice uno dei due relatori, Livio Pepino (Md) - da parte del presidente
del consiglio c'è una esplicita insofferenza alle critiche in quanto tali"
Via al processo al governo dell'Akp (
da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laiche" da egli stesso mosse nei confronti del
partito Giustizia e Sviluppo (Akp), gli islamisti che governano il Paese. Se le
accuse dovessero essere riconosciute valide, l'Alta Corte potrebbe sentenziare
la chiusura dell'Akp e l'interdizione dalla vita politica per cinque anni di 71
suoi membri, tra cui il presidente della Repubblica Gul e il premier Erdogan,
Parere contrari solo i 2 laici del pdl (
da "Riformista, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: quelli dei laici nominati dal Pdl, Francesco Saponara e
Gianfranco Anedda. Il consigliere laico Bergamo, espressione dell'Udc ha
presentato una mozione alternativa. Il plenum ieri si è aperto con la lettura
della nota del capo dello Stato e nello specifico capo del Csm, inviata al
presidente Mancino.
Presidente di diritto (
da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano -
data: 2008-07-02 num: - pag: 2 categoria: BREVI Presidente di diritto Il capo
dello Stato Giorgio Napolitano (nella foto) è anche il presidente del Consiglio
superiore della magistratura, che vi partecipa di diritto. Il vicepresidente è
Nicola Mancino, eletto tra i membri laici.
La bozza e il ruolo del Csm (
da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e funzioni del Consiglio superiore della magistratura
Composizione del Consiglio Il Csm ha 27 membri, 24 eleggibili (8 laici, 16
togati). Membri di diritto, il primo presidente e il procuratore generale della
Corte di Cassazione La legge istitutiva La legge istitutiva del Csm (1958)
prevede che dia "pareri al Ministro" su ordinamento giudiziario e
amministrazione della giustizia.
Csm, Napolitano mette i paletti Ma è tensione con il
premier ( da "Corriere della Sera"
del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: secondo il documento approvato a larga maggioranza dal Csm
con i voti contrari dei due consiglieri laici (cioè eletti dal Parlamento),
Michele Saponara e Gianfranco Anedda, di area centro-destra, e l'astensione di
Ugo Bergamo, laico dell'Udc. Ma il vero scontro sulla giustizia ieri si è
consumato fuori dalla sala Bachelet dove pure la discussione è stata animata.
I giudici soddisfatti: il presidente ci ha tutelati (
da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici" del centro-destra a palazzo dei Marescialli,
dove si trovano puntualmente in minoranza quando si affrontano i nodi del
rapporto tra politica e giustizia. Perché a loro - gli ex parlamentari
Gianfranco Anedda di An e Michele Saponara di Forza Italia - tocca il compito
di tenere il punto contro la "magistratura politicizzata"
Il Csm boccia il "blocca processi" E' scontro
istituzionale col governo ( da "Liberazione"
del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: parlamentari e membri laici del Csm). Nel loro colloquio
con Napolitano due giorni fa, i presidenti delle Camere Gianfranco Fini e
Renato Schifani avevano addirittura auspicato un rinvio del plenum del Csm o un
intervento del capo dello Stato che ricordasse all'organo di autogoverno della
magistratura di non agire da "seconda Corte Costituzionale"
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data:
2008-07-02 num: - pag: 29 Sotto la lente... (
da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Alla Cattolica chi ha un contratto da dipendente non può
essere socio e chi non è socio non può entrare nel board. Lo prevede lo statuto
che è quello tipicamente complicato delle popolari, non a caso la Cattolica è
l'unica compagnia ad avere un struttura cooperativa.
Schedare i rom è razzista. Parola di cristiano I rifiuti
bruciandoli sparirebbero. Per magia! La sera nel parco con gli amici No, è
vietato ( da "Liberazione"
del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Che il capo del governo è stato ricevuto in pompa magna da
Papa Ratzinger poco tempo fa, incassando in pratica una benedizione senza
precedenti al suo operato politico. Che tanti cristiani cattolici praticanti
hanno votato in massa per la coalizione a cui appartiene Maroni invocando
proprio questo tipo di misure razziste.
Un profugo in casa La nuova solidarietà (
da "Stampa, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è stata tra i primi torinesi a rendersi disponibile per il
progetto di "asilo diffuso". I due ragazzi, la professoressa Rossetto
li ha conosciuti nell'oratorio laico di San Salvario. Allora dormivano in un
dormitorio pubblico. Come tutti gli afghani arrivati in Italia, hanno viaggiato
attraverso Pakistan,
Sacerdote cattolico ucciso in Nepal (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 156 del 2008-07-02 pagina 15 Sacerdote cattolico ucciso in
Nepal di Redazione Le autorità locali sospettano l'azione di un gruppo
terroristico Katmandu. Ieri in Nepal è stato ucciso un sacerdote cattolico.
John Prakash, un salesiano indiano, aveva 62 anni. È morto a Sirsiya, nel
distretto di Morang, nella parte orientale del Paese.
Il Csm aggira il Quirinale e boccia il
<salvaprocessi>: provvedimento irrazionale (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E il voto finale è prevedibile: solo i 2 laici del Pdl,
Gianfranco Anedda e Michele Saponara, votano contro, mentre in 21 sono a
favore. Si astiene il laico dell'Udc, Ugo Bergamo, che vota un suo documento
alternativo più soft. I togati di Magistratura indipendente propongono
aggiustamenti tecnici, che non passano.
<Niente scuola? Bisogna punire i genitori> (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Anche da una parte del mondo cattolico sono arrivate
critiche molto forti. "Uno Stato non può dirsi cattolico o attento se non
vede che la maggior parte dei bambini rom invece di andare a scuola viene
costretta in strada all'accattonaggio. A questi bambini viene quotidianamente
rubata l'infanzia.
Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita,
dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare
prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non
sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la
"contaminazione" dei pannelliani,
Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali ( da "Giornale.it, Il"
del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita,
dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare
prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non
sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la
"contaminazione" dei pannelliani,
La Sapienza e il rito dell'intolleranza (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque,
nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o
poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono
proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la
"contaminazione" dei pannelliani,
L'autunno caldo di Walter. Dì la tua (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita,
dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare
prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non
sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la
"contaminazione" dei pannelliani,
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le
liti sul governo ( da "Giornale.it, Il"
del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita,
dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare
prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non
sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la
"contaminazione" dei pannelliani,
Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita,
dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare
prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non
sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la
"contaminazione" dei pannelliani,
Così le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita,
dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare
prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non
sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la
"contaminazione" dei pannelliani,
D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E
"L'Unità" se la prende con la (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita,
dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare
prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non
sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la
"contaminazione" dei pannelliani,
Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto
sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella
Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come
qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata
dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi
del mondo)
Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti (
da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e
sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe,
nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo
come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata
dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi
del mondo)
Domani, venerdì, partirà con una trentina di giovani di (
da "Tempo, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: vescovo di Palestrina e Assistente Ecclesiastico Generale
dell'Azione Cattolica. "Andiamo- dice Sigalini - in un Paese nuovo. Mi fa
venire in mente l'incontro americano di Denver del 1993. Troveremo un mondo
fatto di immigrati, molti dei quali italiani, che si sono rifatti una vita,
attenti all'ecologia, ospitali.
"ratzinger e alessio ii s'incontrino a bari" -
titti tummino ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: percepisce come un proselitismo invadente da parte del
clero cattolico. "Ambasciatore" dell'ostpolitik di Ratzinger è stato
da sempre il cardinale tedesco Walter Kasper, presidente del Consiglio per
l'unità dei cristiani. Proprio da Bari, nel maggio 2005, durante il XXIV Congresso
eucaristico nazionale che segnò la prima uscita da pontefice di Benedetto XVI,
Kasper indicò il traguardo:
Agenda religioni (
da "Stampa, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: AZIONE CATTOLICA, UN CAMPO ESTIVO Da giovedì 3 luglio fino
a domenica 6, il Settore Adulti dell'Azione Cattolica di Torino organizza un
campo estivo a Valtournanche (Valle d'Aosta) nella Villa del Seminario. Il
titolo è "Non ci ardeva forse il cuore?
Riformismo critico per costruire reti democratiche (
da "Manifesto, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: unità di questo riformismo italiano, se si innalza fino a
tali ambizioni, può produrre cose importanti. Perché è nutrito dall'eresia di
Gramsci, dalle ambizioni di una storia socialista finita tragicamente,
dall'universalismo del cattolicesimo democratico, dal rigore e dal senso dello
stato della migliore borghesia laica.
Una retata di golpisti scuote tutto il paese (
da "Manifesto, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Gli arresti di martedì sono avvenuti poche ore prima
dell'audizione del procuratore generale della corte di cassazione, Abdurrahman
Yalcinkaya, che doveva presentare alla Corte costituzionale le prove a sostegno
della sua richiesta di chiusura dell'Akp per attività anti-laiche.
Processi e garanzie del cittadino A convegno i <Giuristi
Cattolici> ( da "Corriere della Sera"
del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Giuristi Cattolici" Il presidente emerito della Corte
Costituzionale Riccardo Chieppa, i rettori della Cattolica di Milano e della
Lumsa di Roma, Lorenzo Ornaghi e Giuseppe Dalla Torre, professori come
Gianfranco Gaffuri, Gianfranco Garancini, Mario Pisani e Vittorio Colesanti, ma
anche il prefetto Gian Valerio Lombardi,
Turchia, alta tensione dopo gli arresti <eccellenti> (
da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: organizzazione eversiva ultralaica e ultranazionalista
"Ergenekon" accusata di progettare un golpe. In manette anche due
generali in pensione per gli esiti delle indagini sul complotto per uccidere il
Nobel Pamuk (foto). Il blitz è scattato mentre il procuratore chiedeva di
bandire il partito islamico al governo perché anti laico.
LUIGI EINAUDI (
da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Questo in uno stato laico non dovrebbe succedere e invece
è all'ordine del giorno. Perché? Franco Zanaboni zchicco@hotmail.com PENSIONATA
INPS Quei soldi in ritardo A mia madre era arrivata ad aprile una lettera
dell'Inps che prometteva anche per quest'anno la "quattordicesima" di
360 euro, con la pensione di luglio.
<Siamo tutte e tutti Rom> (
da "Liberazione" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: stata accolta da gran parte dell'opinione pubblica".
"Forti perplessità sulla legittimità di un simile provvedimento - ricorda
Miraglia - ha espresso anche il Commissario europeo ai diritti umani.
Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali,
artisti, giornalisti, politici hanno denunciato il razzismo di questa misura
giudicata un grave vulnus della
<L'attuale maggioranza non vuole limiti Napolitano è in
una posizione scomoda> ( da "Liberazione"
del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: quando la bozza del parere è stata fatta uscire
volontariamente... Sta attribuendo la fuga di notizie ai consiglieri laici
della maggioranza di governo? Non ho elementi per dirlo, ma verifico gli
effetti. Mancino, nelle sue conclusioni al plenum, ha fatto delle
considerazioni sul fatto che parlamentari avevano attaccato il Csm, mettendone
in discussione natura e ruolo.
<La Turchia sta attraversando giorni difficili (
da "Liberazione" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: complotto contro la laicità dello Stato, di voler
affermare la sharia , in combutta con forze straniere (l'imperialismo
americano). Uno scontro tra potere politico e potere giudiziario ormai senza
quartiere. Dal braccio di ferro sull'elezione del presidente Gul (dell'Akp) durata
un anno, alla recente abrogazione della legge che permetteva di portare il velo
nelle università pubbliche.
Un comitato per riscoprire vita e pensiero di Papa Pacelli (
da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: È quanto affermano alcune personalità laiche del mondo
della cultura, della politica e del giornalismo, che in questi giorni hanno
dato vita a un comitato finalizzato a far meglio conoscere la figura di
Pacelli, Papa Pio XII, del quale ricorre in ottobre il cinquantesimo della
morte.
DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA (
da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cospirazione contro il laicismo. Arrestato. Gesù Cristo:
figlio del capo. Raccomandato. Ma non dal Partito, quindi arrestato. La
Madonna: mai fatto una volta la spesa in una coop. Destabilizzatrice economica.
E inoltre vergine, che per lui è evidente segno di disturbo mentale.
La Valbisagno presenta il conto a Vasco (
da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: stati presi. Difficile ribattere. Tra Vasco e il Papa,
poi, c'è una bella differenza, anche a voler essere il più laici possibile. E
così hanno dovuto prendere atto di essere stati "incastrati". Per
salvare almeno l'onore hanno ottenuto di ritoccare un po' la mozione, sfumare
qualcosa, inserire il fatto che la sindaco Marta Vincenzi si è impegnata a
ottenere il denaro anticipato
<Caso D'Alema-Unipol: l'Europa alle prese con l'anomalia
italiana> ( da "Giornale.it, Il"
del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il Csm dovrebbe avere metà membri laici e metà togati, con
una sezione disciplinare esterna. I ruoli di giudici e pm dovrebbero essere
diversi e i loro nomi non dovrebbero mai comparire sulla stampa. Arginerebbe il
protagonismo e gioverebbe alla loro indipendenza". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G.
Dibattito: grembiule sì, grembiule no (
da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: "Io sono un grande sostenitore dello Stato laico.
Proprio perché a scuola la divisa cancella le differenze di classe, di razza e
di religione in Inghilterra multirazzismo e il multiculturalismo sono diventati
un punto di forza". Oltre al grembiule cosa bisognerebbe ripristinare?
Comitato pro Papa Pio (
da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e
sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe,
nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo
come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è
allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più
tutti i vescovi del mondo)
"rom, no all'ordinanza di maroni schedate anche etnia
e religione" - marco politi ( da "Repubblica, La"
del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: associazionismo cattolico contro il progetto schedature.
Le Acli denunciano "inaccettabili censimenti etnici", mentre
insorgono le riviste cattoliche per ragazzi. "Non criminalizzate i bambini
rom. Schedare solo loro vanifica il principio di uguaglianza tra tutti i
bambini", suona l'appello firmato dai direttori del Giornalino,
Il paese - merida-caceres (
da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la bellezza di CÁceres il fascino ambiguo del silenzio il
paese L'andamento di un pellegrinaggio laico nei "santuari sacri e profani
della terra iberica" Le sorprese dell'architettura dal Museo di Moneo al
Ponte di Calatrava MERIDA-CACERES Mérida-CÁceres Tra le tante, bellissime città
dell'Extremadura, Mérida è probabilmente la meno interessante.
I prodiani: andreatta alle primarie - silvia bignami (
da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Un quarantenne non targato Pd, cattolico, prodiano di
razza, "ulivista" della prima ora in grado di far convergere su di sé
i consensi della rete Unirsi e della sinistra, da Sd ai reduci Arcobaleno.
L'operazione, secondo alcuni, non dispiacerebbe a un fedelissimo del Professore
come l'ex ministro della difesa Arturo Parisi.
La santa ragione tra chiesa e politica - ilaria venturi (
da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico orgoglioso delle proprie ragioni", come si
definisce Viano nell'ultimo libro "Laici in ginocchio". Uno scritto
per denunciare "l'arrendevolezza della cultura laica", per
"rivendicare l'indipendenza dal clero", per smascherare "tabù
additati come valori religiosi" e per difendere "la pratica di
comportamenti diversi da quelli predicati dai pulpiti"
Il papa leggerà la bibbia in tv, il via a ottobre (
da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici, protestanti, ortodossi ed ebrei. Chiuderà il
segretario di Stato Bertone con la lettura dell'Apocalisse. Ogni novanta minuti
ci sarà un intermezzo musicale. Gli interventi del Papa e di Bertone andranno
in onda su Raiuno. L'intero progetto, nato su iniziativa della strutturai Rai
Vaticano, diretta da Giuseppe De Carli,
La "pillola del lunedì" ora è boom tra le
teenager - laura pertici roma ( da "Repubblica, La"
del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anni lavora sia nella Asl Provincia Milano sia nel
consultorio privato e laico Cemp - io intervengo quasi sempre dopo la rottura
di un preservativo, soprattutto il lunedì mattina, visto che i rapporti si
fanno più frequenti nel week end. E che le giovani non mentano lo dimostra il
fatto che devo estrarre loro dei pezzetti di condom".
Il papa in tv vian, direttore dell'osservatore (
da "Riformista, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono stati due laici come Giorgio Ferrera ed Ernesto Galli
della Loggia ad aver organizzato la lettura dei vangeli in pubblico con quattro
voci differenti. Inoltre, è lo stesso Papa che tiene parecchio alla spiegazione
della Bibbia. Anche perché sa bene che oggi l'ignoranza delle Scritture
ebraiche e cristiane è tanto dilagante quanto gravissima"
Stai consultando l'edizione del LE MASCHERE via Aurelio
Saliceti, 1-3 - Tel. 0658330817 riposo MANZO... (
da "Unita, L'" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 0680241281 riposo AUDITORIUM UNIVERSITÀ CATTOLICA DI ROMA
Largo Francesco Vito, 1 - Tel. 0630155715 riposo AULA MAGNA UNIVERSITÀ LA
SAPIENZA piazzale Aldo Moro, 5 - Tel. 063610051 riposo CONSERVATORIO DI S.
CECILIA via Del Greci, 18 - Tel. 0668801044 riposo INTERNATIONAL CHAMBER
ENSEMBLE corso Rinascimento, 40 - Tel.
Il viaggio di Eugenio (
da "Unita, L'" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laica, sull'immagine estrema, addirittura metafisica,
della paternità, e fu quando vennero proposti - non saprei quanto introdotti e
osservati - alcuni emendamenti, nientemeno, al Pater Noster. In quell'articolo,
molto riguardoso del sentimento dei credenti, egli riconosceva la
ragionevolezza e persino l'utilità di modificare talune espressioni della
preghiera insegnata da Gesù.
Il governo spagnolo dice no a discriminazioni contro i rom (
da "Unita, L'" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è stato molto complicato. Noi vogliamo che i giovani
apprendano i fatti, sappiano come sono andate le cose". Ma molte famiglie
cattoliche si oppongono e sostengono l'obiezione. "Vi sono stati molti
malintesi sull'educazione dei cittadini ai valori democratici, alcune famiglie
hanno intravisto un'intromissione dello Stato in ciò che loro ritengono un'
Uno spritz a Portogruaro In attesa della svolta a destra (
da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un argine alla deriva razzista si impegna nel volontariato
cattolico o nelle associazioni laiche Una cittadina viva, giovane e
amministrata dalla sinistra. Ma dove gli studenti si sono spostati a destra. E
la vera alternativa è la chiesa Astrit Dakli INVIATO A PORTOGRUARO Le
biciclette sciamano allegre da tutte le parti, sulle piste ciclabili come nelle
viuzze del centro storico,
Parabole ( da "Manifesto, Il"
del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sul quotidiano sedicente cattolico Avvenire. E' con titoli
del genere che si alimenta il razzismo, poi deplorato - si spera sinceramente -
su altre pagine. E il mio ricordo corre a tanti tanti anni fa, quando Avvenire
si chiamava Avvenire d'Italia, era pubblicato a Bologna e diretto da Raimondo
Manzini, un grande giornalista e un grande cristiano.
I lettori si prenotano attraverso internet (
da "Tempo, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Federazione Biblica Cattolica Internazionale. I
patrocinatori: Comune di Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali,
Ministero della Pubblica Istruzione, Regione Lazio, Provincia di Roma,
Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Pontificio Consiglio
"Cor Unum", Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace,
LA POLITICA smarrita LA RINCORSA DELLE FINZIONI CHE HA
DISSOLTO LA SINISTRA ( da "Manifesto, Il"
del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: : si combatte in nome di Dio, e la dimensione laica delle
categorie "amico" e "nemico" viene dissolta in un universo
in cui l'avversario diventa un alleato del diavolo, un ostacolo all'espandersi
del bene da rimuovere, da cancellare. Così l'annientamento del nemico
rappresenta così l'unico scopo plausibile della guerra.
Fulvio Fania Religione: ortodossa (
da "Liberazione" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Nella comunità cattolica trasteverina, che da anni svolge
attività sociale tra gli zingari, non escludono denunce legali contro questa
pratica di polizia. Hanno deciso però di non contrapporsi pregiudizialmente a
tutte le iniziative del governo confutandole piuttosto nel merito.
Henry Abbot ( da "Giornale.it, Il"
del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: in carcere i cattolici William Gibson, George Errington e
William Knight. L'uomo riuscì a guadagnarsi la fiducia dei suoi compagni di
prigionia convincendoli di avere intenzione di farsi cattolico. Dopo esserseli
accattivati mostrando pentimento per la sua precedente condotta, chiese loro di
indicargli una persona che fosse in grado di metterlo in contatto con un prete
cattolico.
Nelle cascine verdura e carne a prezzi scontati (
da "Corriere della Sera" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 07-04 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Carovita Studio
della Cattolica sui vantaggi della spesa direttamente dal produttore saltando
la distribuzione Nelle cascine verdura e carne a prezzi scontati Vendita
diretta nelle aziende agricole: risparmi fino a 1.500 euro l'anno In cascina
per comprare frutta, verdura, latte.
E i missionari in Cina tradussero Gesù con <topo
migratore> ( da "Corriere della Sera"
del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Dal canto suo Matteo Ricci aveva tradotto il terzo
comandamento così: "Nel giorno di festa far visita al monastero per
recitarvi dei sÛtra". Il "farsi ideogramma del Verbo" non
riguarda la politica verso la Cina, ma è il servizio della Cina al Vangelo.
Matteo Ricci (1552-1610) è stato il pioniere delle missioni cattoliche in Cina.
L'arcivescovo di Crotone contro Famiglia Cristiana :
"Difende i rom criminali" (
da "Giornale.it, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Perplessità erano state espresse pure dalla fondazione
Migrantes della Cei. Ora l'arcivescovo di Crotone, Domenico Graziani, alla
guida di una Diocesi fortemente interessata dal fenomeno immigrazione, prende
le distanze dal settimanale cattolico. Lo fa con un'intervista concessa a
Vaticanspy, una nuova rubrica del sito dell'associazione cattolica "
Replica all'articolo della Binetti (
da "Riformista, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un ritorno alle vere radici culturali del pensiero
politico cristiano sia capace anche di far cogliere la specificità laica di cui
essa è portatrice. Sempre che non si privilegino ancora comode forme
d'identificazione confessionale, le quali, oltre ad aver fatto il loro tempo,
non sono veramente cattoliche, perché non sono veramente universali e laiche.
04/07/2008.
Enrico ( da "Stampa, La"
del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La storia Enrico Ferrari SI RADUNA IL POPOLO DI FRA ELIA
Lo chiamano Fra Elia ma è un laico che vive in un convento a Calvi dell'Umbria.
Il pugliese Elia Cataldo (foto), che è già stato soprannominato "il nuovo
Padre Pio" per le ferite (stimmate?) che appaiono sulle sue mani e i piedi
durante la Pasqua, tornerà a essere ospite della parrocchia di Piani, frazione
di Imperia.
LA POLITICA smarrita (
da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: : si combatte in nome di Dio, e la dimensione laica delle
categorie "amico" e "nemico" viene dissolta in un universo
in cui l'avversario diventa un alleato del diavolo, un ostacolo all'espandersi
del bene da rimuovere, da cancellare. Così l'annientamento del nemico
rappresenta così l'unico scopo plausibile della guerra.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il Csm
boccia il salva premier "Irrazionale, è un'amnistia occulta"
Napolitano: giusto dare pareri, ma non di costituzionalità I membri laici del
centrodestra votano contro, l'Udc presenta un suo documento SILVIO BUZZANCA
ROMA - Il Csm ha il diritto sacrosanto di fornire al Guardasigilli un parere su
nuove norme in materia di giustizia. Ma non può sostituirsi alla Corte
costituzionale e giudicare sulla costituzionalità di nuove norme. Giorgio
Napolitano ha deciso di chiarire ancora una volta i compiti dell'organo di
autogoverno dei giudici, che formalmente presiede, e ieri lo ha ribadito in una
lettera che ha inviato a Nicola Mancino. Lettera che il vicepresidente del Csm
ha letto ieri davanti al plenum riunito per discutere del parere sul decreto
sicurezza. In particolare la parte che blocca tutta una serie di processi per
un anno. Compreso quello milanese che vede coinvolto Silvio Berlusconi. Il Csm
su questo punto ha detto sì alla proposta dei relatori Pepino e Roia. Quella
parte del decreto legge già approvato dal Senato e ora in discussione alla
Camera pone "problemi di compatibilità" con alcuni principi
costituzionali, presenta "profili di grave irragionevolezza" e
rischia di ingolfare una macchina giudiziaria che già così non è molto
efficiente. Alla fine la norma, dice il Csm, finisce per assomigliare molto ad
"un'amnistia occulta". Giudizi che hanno raccolto 21 voti a favore. Hanno votato contro i due laici di centrodestra Michele Saponara
e Gianfranco Anedda. Il laico Udc Ugo Bergamo ha votato un suo documento. Un
esito che rispecchia le anticipazioni sul parere uscite nei giorni scorsi. Meno
scontato il dibattito che si è aperto sulla lettera di Napolitano. Il
presidente della Repubblica ha scritto che "non può suscitare sorpresa o
scandalo il fatto che il Csm formuli un parere - diretto al ministro della
Giustizia - su un progetto di legge di assai notevole incidenza su materie di
diretto interesse del Csm stesso". L'attività dell'organismo, continua
Napolitano, "non interferisce con le funzioni proprie ed esclusive del
Parlamento". Anche quando, come in questi giorni, per motivi temporali, il
parere arriva dopo che le Camere hanno iniziato il loro lavoro. Ma, aggiunge il
Capo dello Stato, nello stesso tempo, "non può esservi dubbio od equivoco
sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità
cui, com'è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni".
Questo passaggio della lettera di Napolitano fa esultare il centrodestra. Fini
de Schifani hanno subito diramato una nota per sottolineare che Napolitano
"è riuscito a fare chiarezza sui limiti entro i quali, nel rispetto della
Costituzione, il Csm può esprimere pareri circa i provvedimenti all'esame delle
Assemblee legislative". Anche il centrosinistra apprezza l'intervento del
capo dello Stato. "Condivido contenuti e ispirazione della lettera del
presidente Napolitano. Vorrei che tutti lo ascoltassero perché, in poche
settimane, il Paese è precipitato nel passato e non può restare prigioniero di
un passato che ha già provocato tanti danni", dice Walter Veltroni. Ben
diversi i commenti alla decisione del Csm. Il centrodestra parte all'attacco.
"Il documento del Csm è di una gravità strordinaria", dice Fabrizio
Cicchitto. Secondo il capogruppo del Pdl alla Camera "è una sfida non solo
al dettato costituzionale ma anche al quadro istituzionale del paese che nella
sua pluralità, nella stessa giornata di oggi, si era espresso in modo
inequivocabile". Il collega del Senato, Maurizio Gasparri, invece minaccia
ritorsioni: "è evidente che un atto così grave determinerà prevedibili
conseguenze". Secondo Gasparri, "di fronte alle sagge considerazioni
del Presidente della Repubblica, una parte dei membri del Csm ha risposto con
una scelta inaudita che pone fuori dalla Costituzione, dalla logica e dalla
stessa legalità repubblicana un gruppo di attivisti di partito che, da organo
di garanzia, hanno trasformato il Csm in un presidio militante". E il vice
di Gasparri, Gaetano Quagliariello, aggiunge: "Il paese oggi sa ancor più
chiaramente dove sono i pasdaran. Chi ha voluto trascinarlo in una crisi
istituzionale grave se ne assuma ora la responsabilità".
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
C aro
Augias, ho letto con interesse la celebrazione del 22 giugno, anniversario
della abiura di Galileo, stimolata dalla lettera del prof. Mainetto. Non si
deve però trascurare che la diffusione della fisica galileiana, specie nel
Sei-Settecento, fu in gran parte opera delle scuole gesuitiche e che papa
Urbano era egli stesso conoscitore dell'opera di Galileo. Senza, dunque, nulla
togliere alle considerazioni del prof. Mainetto, occorre ricordare che la
storia è piena di contraddizioni così che lo studio della storia è complesso al
punto da esser al momento attuale troppo caduto in disuso, a danno soprattutto
delle giovani generazioni. Quanto all'oggi è giusto invocare il "sano
spirito scientifico". Esiste un "Veni creator" laico che sottoscrivo interamente. Occorre d'altra parte anche
ammettere che la Chiesa cattolica è rimasta la principale, se non l'unica,
'agenzia' che abbia preso sul serio il problema della educazione nell'Italia
post-sessantottina. Vi è poi il grosso problema contemporaneo di contenere una
pervasiva ideologia scientista, grossolana e dogmatica, che riempie le
classifiche di vendita ma purtroppo ben poco ha a che fare con lo spirito
galileiano. Anche in questo, forse, la Chiesa cattolica, per la sua grande
esperienza, può aver qualcosa di positivo da dire. Pier Luigi Porta
pierluigi.porta@unimib. it S ono d'accordo con l'affermazione del signor Porta
che le scuole cattoliche prendono sul serio il problema dell'educazione
giovanile nel post 68 italiano. Lo fanno in modo confessionale, ma lo fanno.
Per le scuole di Stato non si può dire altrettanto, almeno per quanto riguarda
il sistema nel suo complesso. Ci sono, quando ci sono, i singoli insegnanti e
sono loro a salvare la situazione. D'accordo anche sul fatto che la storia sia
una complessa materia, se davvero si vuol cercare di capire come sono andate le
cose. A decifrare questi meccanismi molto aiuta, per esempio, il libro di
Luciano Canfora "Filologia e libertà" (Mondadori ed.). In genere si
pensa alla filologia come a una materia barbosissima coltivata da pedanti
tagliati fuori dal mondo. Merito di Canfora, uno degli ingegni più brillanti
nel campo, è dimostrare il contrario e cioè che proprio lo studio critico e
storico delle scritture dette 'Sacre' ha aperto un'importante cammino verso la
libertà interpretativa, dunque degli spiriti. Un'era davvero nuova si aprì
quando si cominciò ad indagare la 'parola di Dio' senza timore di venire arsi
sul rogo o di essere costretti, come Galileo, all'abiura. Il concilio di Trento
(XVI secolo) aveva decretato che quei testi fossero intoccabili e che le
gerarchie fossero in ogni caso le uniche titolate ad interpretarli. Si dovette
arrivare al 1943 e all'enciclica 'Divino affilante spiritu' di Pio XII perché
venisse riconosciuta la legittimità dell'investigazione critica. Nella visione di
Canfora la filologia diventa insomma una 'palestra di libertà'. La storia è
complessa, ma si può sempre cercare di rintracciare il filo rosso che l'ha
tessuta.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura
LA GRANDE secoli di abbandono e di conflitti una terra povera e bellissima
sconosciuta Secondo lo scrittore Javier Cercas, la gente del luogo manca di
autostima è difficile trovare altrove un concentrato dell'intera storia
spagnola OLIVENZA-ELVAS-BADAJOS Comincerò dal nome della terra che sto
attraversando, Extremadura; un nome affascinante e misterioso, attorno alla cui
etimologia si è scatenata quella che l'amico Beniamino Placido considera la più
bella disciplina in assoluto: la "filologia fantastica". C'è chi ha
fatto riferimento "all'extremoso clima", chi "all'ubicazione
nell'extremo dei territori conquistati", chi all'extrema durezza orografica,
chi all'extrema ora della battaglia. Ma lo scrittore SÁnchez DragÓ afferma che
a dirimere la questione è un documento del 1273, dal quale risulterebbe chiaro
come, una volta liberati i campi dai mori, i pascoli per il bestiame
transumante (extremos) vennero trasformati in territori "patrimoniali e in
quanto tali inalienabili". A me, invece, la teoria che più convince è
proprio quella da lui scartata come la più fantasiosa: ci troviamo nella terra
di confine che si affaccia sul fiume Duero. Ne è convinto anche Antonio Franco,
direttore del bel museo di arte contemporanea MEIAC di Badajoz e della
FundaciÓn Ortega MuÑoz, che ha invitato scrittori di svariate nazioni europee a
scrivere un libro collettaneo di viaggio sulla regione più sconosciuta della Spagna;
sconosciuta non soltanto in Europa, ma perfino in patria, come dimostra una
campagna pubblicitaria sull'Extremadura, la grande desconocida. La cosa, da un
certo punto di vista, è più che comprensibile; da un altro, decisamente meno.
E' comprensibile perché per lunghi secoli l'Extremadura - incastonata tra
Portogallo, Castiglia e Andalusia - è stata abbandonata a se stessa:
"pasto dell'incuria, della povertà e dell'ignoranza", come afferma
l'extremeÑo Javier Cercas. "Né è vero che questa sia stata sempre una
regione di signori e servi; la verità, temo, è peggiore: in Extremadura i
signori erano in realtà dei servi, e i servi dei signori erano servi dei servi
(...) Il potere decisionale era situato altrove e gli extremeÑos pensarono
sempre che la vita stava da un'altra parte, perché mai potevano decidere dei
propri interessi (...) Da qui la principale infermità che ha contrassegnato nei
secoli la mia popolazione: una trasparente carenza di autostima". Grande
più del Benelux e abitata da un solo milione di abitanti, la regione è stata
fino agli anni ottanta terra di costante emigrazione, oltre che la più povera
della Spagna. A tutto ciò si è aggiunta la cattiva fama impressa da letteratura
e cinema: su tutti il film di BuÑuel Las Hurdes, tierra sin pan e il romanzo di
Camilo José Cela La famiglia di Pascual Duarte. E a tutt'oggi non è affatto
facile sbarazzarsi di quel cliché negativo, malgrado l'ormai ventennale
inversione del corso di marcia. Eppure i fatti parlano chiaro. Da quando il
governo autonomo regionale ha assunto le redini del potere, il flusso
emigratorio si è arrestato ed è cominciato un lento
processo di ripopolamento. Certo, l'Extremadura resta la regione più indigente
del paese, ma in compenso cresce a un ritmo superiore alla media nazionale. Le
infrastrutture di cui l'area era carente si vanno moltiplicando e non mancano
punte di eccellenza, dall'architettura all'informatica alla gastronomia. Ma la
vera carta vincente che gli extremeÑos hanno in serbo è il loro inestimabile
patrimonio naturale (forse il più grande polmone di naturaleza dell'Europa), a
cui si accompagna il succedersi di incantevoli città medievali e
rinascimentali. Insomma, una felicissima accoppiata che rende la regione una
delle mete più suggestive, ancorché poche battute, del vecchio continente.
Resta poi da dire qualcosa sul tratto più distintivo in assoluto. Difficilmente
è dato trovare un concentrato altrettanto significativo dell'intera storia
spagnola: si comincia con l'antica Roma (innanzitutto a Mérida); poi, in virtù
del carattere frontaliero, sempre in Extremadura "si gioca la sorte della
cosiddetta Riconquista, scandita dai conflitti decisivi tra il nord cristiano e
il sud musulmano". Qui sorge il primo e principale centro di irradiazione
transoceanica della cattolicità (il celebre monastero
di Guadalupe); questa è la culla per eccellenza dei conquistadores (per lo più
nativi di Trujillo e CÁceres); infine l'epicentro del conflitto ultrasecolare
tra Spagna e Portogallo e dei primi e più crudeli eccidi nella lotta fratricida
tra franchisti e repubblicani (la batalla del calor di Badajoz, agosto 1936).
Se si assommano tutti questi fattori, il visitatore finisce per ritrovarsi in
una situazione piuttosto insolita: perché è come se viaggiasse assieme nello
spazio e nel tempo. Le immense distese di lecci e sughere, incappellati dai
maestosi nidi delle ubique cicogne, si succedono a aride steppe, quasi
"africane", puntellate da sorprendenti dolmen. Su incongrui alpeggi
spesso situati a bassa quota, pascolano greggi smisurate di mucche, pecore e
dei cerdos negros, quei maiali indigeni da cui si ricaverà il celebre jamÓn:
prosciutto oggetto di interminabili tertulias conviviali incentrate sulla
qualità del taglio, lo studio minuzioso delle sottili e imprescindibili linee
di grasso verticali, il grado di sudorazione del medesimo (quanto più è sudado,
tanto è più buono). Infine, ci sono i parchi naturali veri e propri, come
quello del MonfragÜe: perfetta mezcla di acqua, verde e roccia che offre a ogni
specie di rapaci, in primis l'aquila imperiale, un habitat ideale. E ancora,
andando verso nord, dolcissime colline perfettamente ricamate da alberi di
ulivo inducono a pensare che l'uomo (raramente) può rendere la natura ancor più
bella; sensazione che si raddoppia nell'attigua Valle del Jerte, culla dei
ciliegi, che con i loro fiori bianchi in primavera tappezzano la terra per
chilometri e chilometri (altro che Giappone!). Ora, se provate a immaginare
questo magico scenario naturale illuminato da una luce solare secca e
cristallina, che esalta il mutamento stagionale dei colori - dal verde al
marrone, dal grigio al giallo - e assieme scolpisce i contorni delle molteplici
figure che lo abitano, capirete da voi il ruolo strabordante assunto dallo
spazio, che di continuo sollecita tutti e cinque i sensi. Il tempo, però, non è
da meno: passato remoto, passato recente e un presente spesso e volentieri già
proiettato nel futuro, reclamano con forza la loro parte. Molti e significativi
i centri urbani che andremo visitando, ragion per cui il nostro cammino finirà per trasformarsi in una sorta di pellegrinaggio laico nei più
diversi "santuari" (sacri e profani) dell'ispanità. Ma poiché siamo
in una terra di confine - l'aeroporto di Lisbona è più vicino di quello di
Madrid - altrettanti saranno gli incroci e i chiasmi tra lo spazio e il tempo.
Prendete la metafisica Olivenza, spagnola dal 1801, ma segnata alle radici
dalla cultura portoghese. Qui impera lo stile manuelino, che, con il
reiterato uso decorativo di marmoree corde marinaresche, rimanda a un mare
remoto, totalmente estraneo alla regione. Mentre nelle chiese e nei palazzi
dilagano i tipici azulejos lusitani, tra i quali ne spicca uno simpaticamente
incongruo in cui il Dio del cominciamento offre ai coevi Adamo ed Eva
improbabili vesti barocche per ripararsi dalle loro nudità. "Qui si
misura", afferma José RamÓn Alonso de la Torre, massimo esperto del
problema, "quanto impalpabile sia diventato l'antico concetto di
frontiera. Nella promiscua Olivenza i bambini studiano portoghese, le chiese
sono di stile manuelino e la técula-mécula - tipico dolce anch'esso portoghese
- vuol dire para ti, para mi, come a indicare il continuo passaggio tra Spagna
e Portogallo. Sai, un tempo c'erano le leggendarie avventure dei
contrabbandieri, ora tutto si riduce al difficile censimento del pollame: la
tal gallina che becchetta ai bordi del confine, è spagnola o portoghese? Perché
una cosa è la raya, la frontiera vera e propria che non è mai esistita per gli
abitanti dei villaggi frontalieri. Un'altra la Raya con la erre maiuscola, quel
luogo a cavallo tra l'Alentejo e l'Extremadura che si è incarnata nei
personaggi ineffabili dei pueblos, nei loro strani commerci, nelle fortezze
militari". E' scesa la notte. E a malincuore dobbiamo lasciare El Cristo, simpatico
ristorante in territorio portoghese (Elvas), ma frequentato prevalentemente da
spagnoli, dove giganteschi granchi vengono frantumati da appositi martelletti
di legno, il cui ritmato battito trasforma la trattoria in una improbabile
officina. A Badajoz ci aspetta Antonio Franco per l'inaugurazione di una grande
mostra di video-arte che spiritosamente gioca con un titolo di quello stesso
BuÑuel che maltrattò Las Hurdes: "Il fascino discreto della
tecnologia". Sono molte le persone che avrò modo di incontrare nel corso
dell'affollato vernissage: tutte immancabilmente gentili, curiose,
intelligenti; a riconferma che la prima atout che vanta questo paese è il suo
straordinario "capitale umano". Antonio Franco dissimula a fatica la
propria felicità: da qui la mostra si sposterà prima a Karlsruhe e poi a San
Paolo. La sua tesi, d'altronde, è chiara e a giudicare dai risultati piuttosto
convincente: "Saltata a piè pari la rivoluzione industriale, la chiave di
volta del nostro futuro sta nell'armoniosa convivenza tra naturaleza e
post-moderno". (1-continua).
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Qui
sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da
monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le
condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter
affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e
anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo
soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà.
È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in
gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani
credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera
garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione"
dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è
semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non
ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò
che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo
emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X
da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e
al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del
Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di
accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen
Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione
che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano
II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci
sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad
assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica,
evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del
Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò
che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale
romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni
Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa
e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto
Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina
speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie
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articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi
pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio
a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di
Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei
rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto
in Varie Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a
Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le
cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei
colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi
durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per
iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è
il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno
l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo
dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la
"vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un
gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post)
che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i
lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con
Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del
Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma
è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della
consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a
dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti
francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre
Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del
Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il
riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata
dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti
citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano
le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da
rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito
ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non
fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non
rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché
sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi
necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia
ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano
evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 )
" (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in
possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale
in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime
indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa:
quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la
Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona
del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da
Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità
senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a
quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il
testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia
Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale
Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta
proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento
pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere
negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un
magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in
contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire
onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del
Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del
mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione
richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la
piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (14 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede
e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per
l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel
Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che
hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno
alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario
Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia
Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la
Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione
irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale
antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum
cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile
la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali,
con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare
il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare
(entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel
1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere
configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze
interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore
dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte
difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non
comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente
nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità
non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15
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Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in
Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25
anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è
29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha
tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la
"mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che
pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà
annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico
anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della
Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul
tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio
Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti (
132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla
croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e
articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione
per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea
come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno,
dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente
filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi
il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il
sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un
avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo.
Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la
"rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie
Commenti ( 131 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul
Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia
di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito
dalla San Paolo, s'intitola "La signora del sacro palazzo". Il volume
è serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio
avviso indulge un po' troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli
e la sua corte si può sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era
una donna, e dunque "sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti
segretari di altri Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa
pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per
ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti
(alla quale ho collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di
Scienze storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e
su come questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre,
sono annunciati un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e
una riunione di esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la
loro gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando
le iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato
dalla pagina, "scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern),
monsignor Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche,
ha detto: "Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non
visibili e che nessuno indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) "
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08 Famiglia sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è
sottoposta all'attacco di forze che "cercano di indebolirla". Questo
ha detto ieri sera Benedetto XVI ai giovani brindisini, che lo accolgono con
grande calore in una delle poche regioni italiane che, su iniziativa della
giunta guidata da Niki Vendola, ha legiferato per concedere diritti alle coppie
di fatto. A loro il Papa ha ricordato che "fra i valori radicati" di
questa terra c'è "il rispetto della vita" e "l'attaccamento alla
famiglia" che oggi "è esposta al convergente attacco di numerose
forze che cercano di indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul
Giornale un articolo sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano
su questa materia dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta
Cartabia ha definito "colonialismo giurisdizionale": vale a dire la
modifica delle legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee.
Un dibattito attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del
Trattato di Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Ancora
sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi
e Santa Maria di Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di
Papa Ratzinger. Apro questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato
ai neocatecumenali ha un record di commenti che rende difficile aprire la
pagina. Non posso fare a meno di prendere le distanze da coloro che hanno
tacciato e continuano a tacciare il Cammino di eresia, da coloro che hanno
fatto paragoni davvero offensivi avvicinando il fondatore del Cammino a
dittatori feroci. Leggo con attenzione tutti i distinguo, le prese di distanza,
gli appunti sulla libertà di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane.
Mi permetto sommessamente di far notare che allora questi criteri vanno
adottati sempre (quando non si tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora
ci si dovrebbe inalberare di meno di fronte a critiche o
"disobbedienze" che riguardano altri provvedimenti o decisioni. In
ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata voluta da Benedetto XVI, il
quale non mi risulta in quel momento fosse sottoposto a tortura o costrizioni -
sancisce che il Cammino appartiene alla Chiesa. Nessuno è obbligato ad
aderirci, nessuno è obbligato a credere a questa proposta. Devo dire in tutta
onestà che il quadro che del Cammino è stato dipinto in
molti dei commenti che ho letto mi è sembrato a dir poco unilaterale. Sono
state usate espressioni inaccettabili, sono stati formulati giudizi e sentenze
inappellabili, abbiamo mostrato ancora una volta il volto di una Chiesa che
letteralmente si scanna al suo interno. La storia della Chiesa, diceva
Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un popolo di mediocri, una
retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della nostra umanità. Anche
nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno tante persone
"normali" o mediocri, e, come nel resto del cattolicesimo e
dell'intero genere umano anche qualche mascalzone. Capisco bene, data la
sensibilità tradizionale di molti frequentatori del blog, che le liturgie
neocatecumenali possano non piacere. Ma paragonare il Cammino a una setta
protestante chiudendo gli occhi su ciò che fa per l'evangelizzazione signfica a
mio avviso mancare di senso della misura. Gli abusi liturgici accadono - eccome
accadono! - nelle parrocchie, nelle chiese cattedrali, durante le
"ortodossissime" messe aperte a tutti e magari frequentate da pochi.
Immagino che queste poche righe non piaceranno a molti di voi. Ma siete stati
voi, continuando la discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi per renderla
possibile e visto che ci troviamo nel mio blog mi permetto di ricapitolare la
mia posizione. E' troppo facile, a mio avviso, bollare il cardinale Rylko,
strettissimo collaboratore di Giovanni Paolo II per molti anni, creato
cardinale da Benedetto XVI all'ultimo concistoro, come un fan dei
neocatecumenali. Rileggete, per favore, le parole che il Papa ha detto ai
movimenti il mese scorso. Scritto in Varie Commenti ( 1350 ) " (39 votes,
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sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in
storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano
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Varie (210) Ultime discussioni Daniele: Si tratta di tale Don Floriano
Abrahamowicz. E' il sacerdote che ha benedetto con Crocifisso e acqua...
Daniele: Suggerisco di dare un'occhiata a questo video: http://it.youtube.com/watch?v=
KpFM7U2wn70 Saluti Physikelly: Tuesday, July 01, 2008 FSSP Ordinations in
Wigratzbad with Cardinal Rodé Last Saturday, 28 June, His... Francesco Ursino:
Michele M Una bellissima notizia!!! Un'altra pecorella è entrata a far parte
del gregge del... Cherubino: sul Sillabo XV va anche precisato che in tutta
l'enciclica e nel Sillabo stesso viene usato il... Gli articoli più inviati Il
voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13
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( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Qui
sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da
monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni
che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter
affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e
anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo
soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà.
È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in
gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani
credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera
garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione"
dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è
semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non
ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a
ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e
vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San
Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa
cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo,
Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2)
Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione
dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e
sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal
Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del
diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci
impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede
Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la
validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione
di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche
del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e
Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune
della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel
Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva
la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare".
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Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale
della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il
pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima
nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa
ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2
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Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a
inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale
Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste
ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso
Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e
sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque
un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della
scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi
superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di
giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e
la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse
un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post)
che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i
lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con
Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del
Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma
è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della
consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a
dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti
francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi,
ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio
Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della
validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio
non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli -
come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime
perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità
nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono
quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e
alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E'
evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro
nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92
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condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
Varie Commenti ( 105 ) " (14 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il
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alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos,
presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di
cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare
nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da
tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con
il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena
cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi"
che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni
elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e
la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono
già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto
riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora
che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e
clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché
la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione
cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno
più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le
spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale
Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo
episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno)
accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto
un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la
"mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che
pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà
annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico
anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della
Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul
tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio
Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti (
132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla
croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e
articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione
per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea
come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno,
dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente
filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi
il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il
sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un
avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo.
Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la
"rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie
Commenti ( 131 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul
Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia
di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito
dalla San Paolo, s'intitola "La signora del sacro palazzo". Il volume
è serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio
avviso indulge un po' troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli
e la sua corte si può sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era
una donna, e dunque "sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti
segretari di altri Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa
pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per
ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti
(alla quale ho collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di
Scienze storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e
su come questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre,
sono annunciati un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e
una riunione di esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la
loro gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati.
Presentando le iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è
saltato dalla pagina, "scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern),
monsignor Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche,
ha detto: "Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non
visibili e che nessuno indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) "
(15 votes, average: 3.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun
08 Famiglia sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è
sottoposta all'attacco di forze che "cercano di indebolirla". Questo
ha detto ieri sera Benedetto XVI ai giovani brindisini, che lo accolgono con
grande calore in una delle poche regioni italiane che, su iniziativa della giunta
guidata da Niki Vendola, ha legiferato per concedere diritti alle coppie di
fatto. A loro il Papa ha ricordato che "fra i valori radicati" di
questa terra c'è "il rispetto della vita" e "l'attaccamento alla
famiglia" che oggi "è esposta al convergente attacco di numerose
forze che cercano di indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul
Giornale un articolo sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano
su questa materia dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta Cartabia
ha definito "colonialismo giurisdizionale": vale a dire la modifica
delle legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee. Un
dibattito attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del Trattato
di Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes, average: 4.58
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Ancora sugli statuti del
Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi e Santa Maria di
Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di Papa Ratzinger. Apro
questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato ai neocatecumenali ha
un record di commenti che rende difficile aprire la pagina. Non posso fare a meno
di prendere le distanze da coloro che hanno tacciato e continuano a tacciare il
Cammino di eresia, da coloro che hanno fatto paragoni davvero offensivi
avvicinando il fondatore del Cammino a dittatori feroci. Leggo con attenzione
tutti i distinguo, le prese di distanza, gli appunti sulla libertà di critica
rispetto alle decisioni papali e vaticane. Mi permetto sommessamente di far
notare che allora questi criteri vanno adottati sempre (quando non si tratti di
pronunciamenti ex cathedra), e allora ci si dovrebbe inalberare di meno di
fronte a critiche o "disobbedienze" che riguardano altri
provvedimenti o decisioni. In ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata
voluta da Benedetto XVI, il quale non mi risulta in quel momento fosse sottoposto
a tortura o costrizioni - sancisce che il Cammino appartiene alla Chiesa.
Nessuno è obbligato ad aderirci, nessuno è obbligato a credere a questa
proposta. Devo dire in tutta onestà che il quadro che del Cammino è stato dipinto in molti dei commenti che ho letto mi è
sembrato a dir poco unilaterale. Sono state usate espressioni inaccettabili,
sono stati formulati giudizi e sentenze inappellabili, abbiamo mostrato ancora
una volta il volto di una Chiesa che letteralmente si scanna al suo interno. La
storia della Chiesa, diceva Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un
popolo di mediocri, una retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della
nostra umanità. Anche nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno
tante persone "normali" o mediocri, e, come nel resto del
cattolicesimo e dell'intero genere umano anche qualche mascalzone. Capisco
bene, data la sensibilità tradizionale di molti frequentatori del blog, che le
liturgie neocatecumenali possano non piacere. Ma paragonare il Cammino a una setta
protestante chiudendo gli occhi su ciò che fa per l'evangelizzazione signfica a
mio avviso mancare di senso della misura. Gli abusi liturgici accadono - eccome
accadono! - nelle parrocchie, nelle chiese cattedrali, durante le
"ortodossissime" messe aperte a tutti e magari frequentate da pochi.
Immagino che queste poche righe non piaceranno a molti di voi. Ma siete stati
voi, continuando la discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi per renderla
possibile e visto che ci troviamo nel mio blog mi permetto di ricapitolare la
mia posizione. E' troppo facile, a mio avviso, bollare il cardinale Rylko,
strettissimo collaboratore di Giovanni Paolo II per molti anni, creato
cardinale da Benedetto XVI all'ultimo concistoro, come un fan dei
neocatecumenali. Rileggete, per favore, le parole che il Papa ha detto ai
movimenti il mese scorso. Scritto in Varie Commenti ( 1350 ) " (39 votes,
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sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in
storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano
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Varie (210) Ultime discussioni Daniele: Si tratta di tale Don Floriano
Abrahamowicz. E' il sacerdote che ha benedetto con Crocifisso e acqua...
Daniele: Suggerisco di dare un'occhiata a questo video:
http://it.youtube.com/watch?v= KpFM7U2wn70 Saluti Physikelly: Tuesday, July 01,
2008 FSSP Ordinations in Wigratzbad with Cardinal Rodé Last Saturday, 28 June,
His... Francesco Ursino: Michele M Una bellissima notizia!!! Un'altra pecorella
è entrata a far parte del gregge del... Cherubino: sul Sillabo XV va anche
precisato che in tutta l'enciclica e nel Sillabo stesso viene usato il... Gli
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Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it Sussidiario.net July
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Qui
sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da
monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le
condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter
affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e
anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo
soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà.
È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in
gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani
credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera
garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione"
dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è
semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non
ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a
ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e
vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San
Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa
cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo,
Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2)
Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione
dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e
sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal
Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del
diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo
ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede
Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la
validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione
di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche
del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e
Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune
della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel
Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva
la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare".
Scritto in Varie Commenti ( 494 ) " (10 votes, average: 4.3 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul
Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale
della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il
pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima
nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa
ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor
Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a
inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale
Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste
ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso
Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e
sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque
un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della
scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi
superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di
giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e
la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse
un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e
Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti
e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel
precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non
sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in
comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e
generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla
riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto
scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la
Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei
giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa
vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il
riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della
Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia
rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque
punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore -
riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto
caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da
uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo
che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi
argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere
la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano
fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano
tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A
questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie
Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay
Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come
passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al
contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio
o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali
previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non
attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha
invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di
rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero
"superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione
di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale
presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno
2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1)
L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno
ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre
e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la
pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la
Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la
volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto
dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data -
fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà
una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione
per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (14
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Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla
rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese
Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I
lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere
entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal
cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione
"Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti
i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E'
un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la
liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio
"Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito
preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi
proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali.
La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del
rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo
stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione
canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto
però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il
vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in
occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è
stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in
Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella
Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo
Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della
consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha
ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita,
chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è
l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con
Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine
odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo
presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella,
che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri
mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in
Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il
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torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che
riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia
Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De
Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della
pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia
(corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni
orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere,
dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è
invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso
materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che
hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari.
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gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di
recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che
accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s'intitola "La signora
del sacro palazzo". Il volume è serio e documentato, il titolo (cambiato
rispetto all'edizione tedesca) a mio avviso indulge un po' troppo allo
scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può sparare (e
c'è "l'aggravante" che Pascalina era una donna, e dunque
"sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri
Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche
un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni
dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho
collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche,
un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo
abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati
un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una riunione di
esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine
per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative
(martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina,
"scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller,
presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: "Ci sono
15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno
indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (15 votes, average: 3.93
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i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è sottoposta all'attacco di forze
che "cercano di indebolirla". Questo ha detto ieri sera Benedetto XVI
ai giovani brindisini, che lo accolgono con grande calore in una delle poche
regioni italiane che, su iniziativa della giunta guidata da Niki Vendola, ha
legiferato per concedere diritti alle coppie di fatto. A loro il Papa ha
ricordato che "fra i valori radicati" di questa terra c'è "il
rispetto della vita" e "l'attaccamento alla famiglia" che oggi
"è esposta al convergente attacco di numerose forze che cercano di
indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo
sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano su questa materia
dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta Cartabia ha definito
"colonialismo giurisdizionale": vale a dire la modifica delle
legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee. Un dibattito
attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del Trattato di
Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes, average: 4.58 out
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Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi e Santa Maria di
Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di Papa Ratzinger. Apro
questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato ai neocatecumenali ha
un record di commenti che rende difficile aprire la pagina. Non posso fare a
meno di prendere le distanze da coloro che hanno tacciato e continuano a
tacciare il Cammino di eresia, da coloro che hanno fatto paragoni davvero
offensivi avvicinando il fondatore del Cammino a dittatori feroci. Leggo con
attenzione tutti i distinguo, le prese di distanza, gli appunti sulla libertà
di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane. Mi permetto sommessamente
di far notare che allora questi criteri vanno adottati sempre (quando non si
tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora ci si dovrebbe inalberare di
meno di fronte a critiche o "disobbedienze" che riguardano altri
provvedimenti o decisioni. In ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata
voluta da Benedetto XVI, il quale non mi risulta in quel momento fosse
sottoposto a tortura o costrizioni - sancisce che il Cammino appartiene alla
Chiesa. Nessuno è obbligato ad aderirci, nessuno è obbligato a credere a questa
proposta. Devo dire in tutta onestà che il quadro che del Cammino è stato dipinto in molti dei commenti che ho letto mi è
sembrato a dir poco unilaterale. Sono state usate espressioni inaccettabili,
sono stati formulati giudizi e sentenze inappellabili, abbiamo mostrato ancora
una volta il volto di una Chiesa che letteralmente si scanna al suo interno. La
storia della Chiesa, diceva Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un
popolo di mediocri, una retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della
nostra umanità. Anche nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno
tante persone "normali" o mediocri, e, come nel resto del
cattolicesimo e dell'intero genere umano anche qualche mascalzone. Capisco
bene, data la sensibilità tradizionale di molti frequentatori del blog, che le
liturgie neocatecumenali possano non piacere. Ma paragonare il Cammino a una
setta protestante chiudendo gli occhi su ciò che fa per l'evangelizzazione
signfica a mio avviso mancare di senso della misura. Gli abusi liturgici
accadono - eccome accadono! - nelle parrocchie, nelle chiese cattedrali,
durante le "ortodossissime" messe aperte a tutti e magari frequentate
da pochi. Immagino che queste poche righe non piaceranno a molti di voi. Ma
siete stati voi, continuando la discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi
per renderla possibile e visto che ci troviamo nel mio blog mi permetto di
ricapitolare la mia posizione. E' troppo facile, a mio avviso, bollare il
cardinale Rylko, strettissimo collaboratore di Giovanni Paolo II per molti
anni, creato cardinale da Benedetto XVI all'ultimo concistoro, come un fan dei
neocatecumenali. Rileggete, per favore, le parole che il Papa ha detto ai
movimenti il mese scorso. Scritto in Varie Commenti ( 1350 ) " (39 votes,
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sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in
storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano
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Varie (210) Ultime discussioni Daniele: Si tratta di tale Don Floriano
Abrahamowicz. E' il sacerdote che ha benedetto con Crocifisso e acqua...
Daniele: Suggerisco di dare un'occhiata a questo video:
http://it.youtube.com/watch?v= KpFM7U2wn70 Saluti Physikelly: Tuesday, July 01,
2008 FSSP Ordinations in Wigratzbad with Cardinal Rodé Last Saturday, 28 June,
His... Francesco Ursino: Michele M Una bellissima notizia!!! Un'altra pecorella
è entrata a far parte del gregge del... Cherubino: sul Sillabo XV va anche
precisato che in tutta l'enciclica e nel Sillabo stesso viene usato il... Gli
articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema
di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails
Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma
la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Neocatecumenali, il
Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione
in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in
Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5
Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Ultime news
Metà degli italiani non vuole vicino i romLa Russa: "Afghanistan
combattiamo da un anno ma Prodi ha taciuto"Camorra, colpo al clan dei
Casalesi: 32 arrestiA14, assalto al portavalori di notte: è caccia ai
banditi"Intercettazioni, il decreto si può fare Torno in Tv, gli italiani
devono sapere"Il premier: "Entro luglio via i rifiuti in strada"
Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il
blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di
Matteo L. Napolitano Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di
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cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it Sussidiario.net
July
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Qui
sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da
monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le
condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare
il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa
in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi
tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però
dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la
difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter
conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono
in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale
di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le
boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione
con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto.
"Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con
i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo
di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo
Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato
e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta
nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II
sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di
certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme
posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente
conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo
e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4)
Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei
sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i
riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei
sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine
promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi
ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico
promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale
concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti
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Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico
l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca,
monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto
XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti
tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie
Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di
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articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho
raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque
condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei
colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi
durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per
iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è
il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione
di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se
la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la
Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve
rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è
che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo
dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono
difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera
Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai
come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso
il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che
deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei
vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai
lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo
argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la
seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come
vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della
Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono
assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del
resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si
possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei
confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi
di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla
liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente
che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella
comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque
condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non
rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità
ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al
Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4)
L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
Varie Commenti ( 105 ) " (14 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il
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articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla
rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San
Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo
sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della
scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per
conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della
pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da
sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena
comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo
chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il
Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza
al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli
ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi
tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena
validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già
sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la
sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora
che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose
disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la
Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione
cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno
più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le
spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale
Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo
episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno)
accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto
un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la
"mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che
pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà
annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico
anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della
Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul
tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio
Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti (
132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla
croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e
articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione
per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea
come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno,
dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente
filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi
il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il
sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un
avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo.
Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow
flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 131
) " (17 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul Giornale di
oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia di suor
Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito dalla
San Paolo, s'intitola "La signora del sacro palazzo". Il volume è
serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio
avviso indulge un po' troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli
e la sua corte si può sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era
una donna, e dunque "sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti
segretari di altri Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa
pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per
ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti
(alla quale ho collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di
Scienze storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e
su come questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre,
sono annunciati un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e
una riunione di esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la
loro gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati.
Presentando le iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è
saltato dalla pagina, "scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern),
monsignor Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche,
ha detto: "Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non
visibili e che nessuno indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) "
(15 votes, average: 3.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun
08 Famiglia sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è
sottoposta all'attacco di forze che "cercano di indebolirla". Questo
ha detto ieri sera Benedetto XVI ai giovani brindisini, che lo accolgono con
grande calore in una delle poche regioni italiane che, su iniziativa della
giunta guidata da Niki Vendola, ha legiferato per concedere diritti alle coppie
di fatto. A loro il Papa ha ricordato che "fra i valori radicati" di
questa terra c'è "il rispetto della vita" e "l'attaccamento alla
famiglia" che oggi "è esposta al convergente attacco di numerose
forze che cercano di indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul
Giornale un articolo sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano
su questa materia dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta
Cartabia ha definito "colonialismo giurisdizionale": vale a dire la
modifica delle legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee.
Un dibattito attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del
Trattato di Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Ancora
sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi
e Santa Maria di Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di
Papa Ratzinger. Apro questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato
ai neocatecumenali ha un record di commenti che rende difficile aprire la
pagina. Non posso fare a meno di prendere le distanze da coloro che hanno
tacciato e continuano a tacciare il Cammino di eresia, da coloro che hanno
fatto paragoni davvero offensivi avvicinando il fondatore del Cammino a
dittatori feroci. Leggo con attenzione tutti i distinguo, le prese di distanza,
gli appunti sulla libertà di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane.
Mi permetto sommessamente di far notare che allora questi criteri vanno
adottati sempre (quando non si tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora
ci si dovrebbe inalberare di meno di fronte a critiche o
"disobbedienze" che riguardano altri provvedimenti o decisioni. In
ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata voluta da Benedetto XVI, il
quale non mi risulta in quel momento fosse sottoposto a tortura o costrizioni -
sancisce che il Cammino appartiene alla Chiesa. Nessuno è obbligato ad
aderirci, nessuno è obbligato a credere a questa proposta. Devo dire in tutta
onestà che il quadro che del Cammino è stato dipinto
in molti dei commenti che ho letto mi è sembrato a dir poco unilaterale. Sono
state usate espressioni inaccettabili, sono stati formulati giudizi e sentenze
inappellabili, abbiamo mostrato ancora una volta il volto di una Chiesa che
letteralmente si scanna al suo interno. La storia della Chiesa, diceva
Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un popolo di mediocri, una
retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della nostra umanità. Anche
nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno tante persone "normali"
o mediocri, e, come nel resto del cattolicesimo e dell'intero genere umano
anche qualche mascalzone. Capisco bene, data la sensibilità tradizionale di
molti frequentatori del blog, che le liturgie neocatecumenali possano non
piacere. Ma paragonare il Cammino a una setta protestante chiudendo gli occhi
su ciò che fa per l'evangelizzazione signfica a mio avviso mancare di senso
della misura. Gli abusi liturgici accadono - eccome accadono! - nelle
parrocchie, nelle chiese cattedrali, durante le "ortodossissime"
messe aperte a tutti e magari frequentate da pochi. Immagino che queste poche
righe non piaceranno a molti di voi. Ma siete stati voi, continuando la
discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi per renderla possibile e visto
che ci troviamo nel mio blog mi permetto di ricapitolare la mia posizione. E'
troppo facile, a mio avviso, bollare il cardinale Rylko, strettissimo
collaboratore di Giovanni Paolo II per molti anni, creato cardinale da
Benedetto XVI all'ultimo concistoro, come un fan dei neocatecumenali.
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del... Cherubino: sul Sillabo XV va anche precisato che in tutta l'enciclica e
nel Sillabo stesso viene usato il... Gli articoli più inviati Il voto
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finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5
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vicino i romLa Russa: "Afghanistan combattiamo da un anno ma Prodi ha
taciuto"Camorra, colpo al clan dei Casalesi: 32 arrestiA14, assalto al
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può fare Torno in Tv, gli italiani devono sapere"Il premier: "Entro
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monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le
condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter
affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e
anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo
soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà.
È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in
gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani
credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera
garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione"
dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è
semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non
ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a
ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e
vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San
Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa
cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo,
Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2)
Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione
dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e
sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal
Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del
diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo
ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede
Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la
validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione
di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche
del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e
Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune
della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel
Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva
la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare".
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Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale
della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il
pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima
nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa
ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2
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Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a
inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale
Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste
ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso
Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e
sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque
un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della
scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi
superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di
giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e
la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse
un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e
Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti
e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel
precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non
sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in
comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e
generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla
riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto
scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la
Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei
giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa
vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il
riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della
Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia
rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque
punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore -
riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto
caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da
uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo
che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi
argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere
la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano
fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano
tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A
questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie
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articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay
Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come
passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al
contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio
o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali
previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non
attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha
invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di
rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero
"superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione
di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale
presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno
2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1)
L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno
ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre
e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la
pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la
Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la
volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto
dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data -
fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà
una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione
per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (14
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08
Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla
rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese
Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I
lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere
entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal
cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione
"Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti
i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E'
un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la
liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio
"Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito
preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi
proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali.
La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del
rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo
stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione
canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto
però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il
vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in
occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è
stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in
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questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella
Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo
Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della
consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha
ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita,
chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è
l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con
Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine
odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo
presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella,
che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri
mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in
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questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age,
torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che
riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia
Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De
Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della
pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia
(corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni
orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere,
dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è
invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso
materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che
hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari.
Scritto in Varie Commenti ( 131 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e
gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di
recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che
accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s'intitola "La signora
del sacro palazzo". Il volume è serio e documentato, il titolo (cambiato
rispetto all'edizione tedesca) a mio avviso indulge un po' troppo allo
scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può sparare (e
c'è "l'aggravante" che Pascalina era una donna, e dunque
"sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri
Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche
un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni
dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho
collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche,
un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo
abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati
un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una riunione di
esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine
per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative
(martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina,
"scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller,
presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: "Ci sono
15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno
indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (15 votes, average: 3.93
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun 08 Famiglia sotto attacco,
i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è sottoposta all'attacco di forze
che "cercano di indebolirla". Questo ha detto ieri sera Benedetto XVI
ai giovani brindisini, che lo accolgono con grande calore in una delle poche
regioni italiane che, su iniziativa della giunta guidata da Niki Vendola, ha
legiferato per concedere diritti alle coppie di fatto. A loro il Papa ha
ricordato che "fra i valori radicati" di questa terra c'è "il
rispetto della vita" e "l'attaccamento alla famiglia" che oggi
"è esposta al convergente attacco di numerose forze che cercano di
indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo
sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano su questa materia
dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta Cartabia ha definito
"colonialismo giurisdizionale": vale a dire la modifica delle
legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee. Un dibattito
attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del Trattato di
Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes, average: 4.58 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Ancora sugli statuti del
Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi e Santa Maria di
Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di Papa Ratzinger. Apro
questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato ai neocatecumenali ha
un record di commenti che rende difficile aprire la pagina. Non posso fare a
meno di prendere le distanze da coloro che hanno tacciato e continuano a
tacciare il Cammino di eresia, da coloro che hanno fatto paragoni davvero
offensivi avvicinando il fondatore del Cammino a dittatori feroci. Leggo con
attenzione tutti i distinguo, le prese di distanza, gli appunti sulla libertà
di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane. Mi permetto sommessamente
di far notare che allora questi criteri vanno adottati sempre (quando non si
tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora ci si dovrebbe inalberare di
meno di fronte a critiche o "disobbedienze" che riguardano altri
provvedimenti o decisioni. In ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata
voluta da Benedetto XVI, il quale non mi risulta in quel momento fosse
sottoposto a tortura o costrizioni - sancisce che il Cammino appartiene alla
Chiesa. Nessuno è obbligato ad aderirci, nessuno è obbligato a credere a questa
proposta. Devo dire in tutta onestà che il quadro che del Cammino è stato dipinto in molti dei commenti che ho letto mi è
sembrato a dir poco unilaterale. Sono state usate espressioni inaccettabili,
sono stati formulati giudizi e sentenze inappellabili, abbiamo mostrato ancora
una volta il volto di una Chiesa che letteralmente si scanna al suo interno. La
storia della Chiesa, diceva Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un
popolo di mediocri, una retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della
nostra umanità. Anche nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno
tante persone "normali" o mediocri, e, come nel resto del
cattolicesimo e dell'intero genere umano anche qualche mascalzone. Capisco
bene, data la sensibilità tradizionale di molti frequentatori del blog, che le
liturgie neocatecumenali possano non piacere. Ma paragonare il Cammino a una
setta protestante chiudendo gli occhi su ciò che fa per l'evangelizzazione
signfica a mio avviso mancare di senso della misura. Gli abusi liturgici
accadono - eccome accadono! - nelle parrocchie, nelle chiese cattedrali,
durante le "ortodossissime" messe aperte a tutti e magari frequentate
da pochi. Immagino che queste poche righe non piaceranno a molti di voi. Ma
siete stati voi, continuando la discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi
per renderla possibile e visto che ci troviamo nel mio blog mi permetto di
ricapitolare la mia posizione. E' troppo facile, a mio avviso, bollare il
cardinale Rylko, strettissimo collaboratore di Giovanni Paolo II per molti
anni, creato cardinale da Benedetto XVI all'ultimo concistoro, come un fan dei
neocatecumenali. Rileggete, per favore, le parole che il Papa ha detto ai
movimenti il mese scorso. Scritto in Varie Commenti ( 1350 ) " (39 votes,
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sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in
storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano
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Varie (210) Ultime discussioni Daniele: Si tratta di tale Don Floriano
Abrahamowicz. E' il sacerdote che ha benedetto con Crocifisso e acqua...
Daniele: Suggerisco di dare un'occhiata a questo video:
http://it.youtube.com/watch?v= KpFM7U2wn70 Saluti Physikelly: Tuesday, July 01,
2008 FSSP Ordinations in Wigratzbad with Cardinal Rodé Last Saturday, 28 June,
His... Francesco Ursino: Michele M Una bellissima notizia!!! Un'altra pecorella
è entrata a far parte del gregge del... Cherubino: sul Sillabo XV va anche
precisato che in tutta l'enciclica e nel Sillabo stesso viene usato il... Gli
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banditi"Intercettazioni, il decreto si può fare Torno in Tv, gli italiani
devono sapere"Il premier: "Entro luglio via i rifiuti in strada"
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cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it Sussidiario.net
July
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Il Csm boccia il salva-processi Mancino: dicano se
diamo fastidio di Massimo Solani / Roma Tutto come previsto. Dopo una settimana
di polemiche il Consiglio Superiore della Magistratura ha approvato ieri il
parere, redatto dai consiglieri Livio Pepino (Md) e Fabio Roia (Unicost), sul
decreto sicurezza votato al Senato. Una bocciatura pesante ("è una norma
irrazionale, ha spiegato il vicepresidente Mancino) quanto i tentativi di
delegittimazione del centrodestra in una delle settimane più infuocate che la
storia del Csm ricordi. Tanto che ieri ci è voluta prima la lettera del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e poi la precisazione del Colle
per rimettere ordine ad una materia (quella dei limiti e delle competenze di
Palazzo dei Marescialli) dove la maggioranza di governo ha organizzato
scorribande "armate" nel tentativo di bloccare il parere che la sesta
commissione aveva già approvato. È per questo che, un attimo prima della
votazione e al termine di una giornata tesissima, Mancino ha preso la parola
per difendere le prerogative del Csm: "Napolitano ha fatto bene a dire
quello che ha detto ma se ne sono subito appropriati", ha scandito
puntando il dito contro le "gioiose riunioni da bar" degli esponenti
del centrodestra che rivendicavano di aver sollecitato l'intervento
dell'inquilino del Colle. "Parlamentari emissari di chi ha deciso di farli
eleggere - ha poi rincarato la dose Mancino suscitando più di un applauso -.
Improvvisati neocultori del costituzionalismo, come vi permettete?".
"Se con un emendamento si interviene in materia di amministrazione della
giustizia - ha proseguito - dovremmo stare in silenzio per fare contento il
presidente della commissione affari costituzionali del Senato? Siamo all'esautorazione
dai nostri compiti". Chiaro riferimento all'onorevole Berselli, firmatario
dell'emendamento in questione. "Lo dicano chiaramente - ha continuato
Mancino ricolto al plenum - "ci date fastidio, bisogna togliervi ogni
potere"". E poi guardando negli occhi i consiglieri laici del
centrodestra Anedda e Saponara (unici voti contrari al parere assieme al laico
dell'Udc Bergamo, che ha presentato un suo documento molto simile a quello
approvato): "Non posso accettare che si dica che noi esprimiamo valutazioni
negative perché siamo tutti contrari al governo. Perché tanta acredine nei
confronti della magistratura, senza alcun distinguo? Non si può pensare che sia
interamente organica alla sinistra. Noi diamo il nostro parere, la maggioranza
vada aventi lo stesso: sarà un altro contributo alla confusione. La crisi della
giustizia - ha concluso il vicepresidente - non si risolve con le dichiarazioni
dei fanatici ma con una assunzione di responsabilità". Un attacco
durissimo, degna conclusione di una giornata a nervi tesi vissuta a cavallo fra
il Parlamento e Palazzo dei Marescialli. Dove i laici del centrodestra hanno
accusato apertamente il Csm di aver preparato un parere antigovernativo.
"Se qualcuno sperava in un Csm diverso - ha accusato Gianfranco Anedda
riferendosi al ministro della Giustizia Angelino Alfano - eccolo servito. Sono stati i magistrati a rompere il clima di collaborazione al
quale in questi due anni noi laici del centrodestra abbiamo contribuito".
Insomma, secondo Anedda, il parere del Plenum "esprime contrarietà
pregiudiziale e di natura politica". Parole che hanno suscitato più di un
malumore nell'aula Bachelet. Tanto che Livio Pepino ha ricordato
"le 37 pratiche per pareri su decreti legge e disegni di legge aperte dal
2006 ad oggi, venti delle quali votate all'unanimità. Moltissime recanti dubbi
di compatibilità costituzionale. Eppure - ha puntato il dito Pepino - nessuno
ha mai avuto da ridire fino al parere sul decreto per l'emergenza rifiuti.
Ossia il primo del nuovo governo Berlusconi. Noto - ha concluso l'esponente di
Md - una crescente e esibita insofferenza nei confronti del Csm e delle
critiche in quanto tali". Toni simili a quelli di Giuseppe Maria Berruti:
"Tutto ciò che facciamo è preso come un atto di guerra - ha spiegato -
perché vogliono che rinunciamo a parlare. È disperante, inutile e dannoso il
tentativo di imporci il silenzio sulla Costituzione". Così lo scontro si
fa sempre più duro. E secondo il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio
Cicchitto il documento del Csm "è una sfida al dettato costituzionale e al
quadro istituzionale del Paese". "Una scelta inaudita che pone fuori
dalla Costituzione e dalla legalità un gruppo di attivisti di partito che hanno
trasformato il Csm in un presidio militante", secondo la tesi del
presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Le impronte ai rom e l'attacco di Famiglia Cristiana
Lo dico senza remore, era ora che qualche cristiano alzasse la voce su questo
argomento. Finalmente "Famiglia Cristiana" rompe gli indugi e attacca
in modo chiaro e deciso quello che è un provvedimento razzista senza precedenti
nella storia democratica del nostro paese e che invece, purtroppo, ha dei
precedenti nel periodo più orrido della nostra storia d'Italia, ovvero il
Fascismo. L'idea di schedare e catalogare delle persone solo perché
appartenenti ad un'etnia è quanto di più razzista e vergognoso si possa
concepire; il tutto con la foglia di fico dell'emergenza sicurezza a cui ormai,
dopo le pubblicazioni dei reali dati Istat, possono credere solo gli
"ingenui" Ovviamente questo attacco del settimanale paolino non può
che far sorgere domande sempre più attuali su cosa (e chi) dovremmo considerare
cristiano e cosa (e chi) invece no. È opportuno infatti ricordare alcune cose.
Ad esempio che il ministro Maroni, oggetto dell'attacco, fa parte di un partito
che da diverso tempo si è assunto difensore e baluardo della cultura cristiana.
Che il capo del governo, di cui Maroni è uno dei massimi
esponenti, è stato ricevuto
in pompa magna da Papa Ratzinger poco tempo fa, incassando in pratica una
benedizione senza precedenti al suo operato politico. Che tanti cristiani cattolici praticanti hanno votato in
massa per la coalizione a cui appartiene Maroni invocando proprio questo tipo
di misure razziste. Allora, come si fa a sapere cosa è cristiano e cosa
non lo è? Forse è il Papa ad essere poco cristiano quando avalla un governo che
si sta comportando in maniera dichiaratamente razzista? Si fa veramente presto
a dirsi "cristiano". Il problema poi è capire che tipo di cristiano!
Personalmente non riesco davvero a capire che senso abbia dichiararsi
appartenenti ad una Chiesa al cui interno c'è tutto è il contrario di tutto; e
pensare che c'è chi taccia noi laici di incoerenza perché a volte siamo d'accordo
con i cristiani... quando sono i cristiani a non essere d'accordo fra di loro
neanche sul cosa significa essere cristiani. Alessandro Chiometti Impronte ai
rom: una azione immorale Cara Unità, esistono azioni che non necessitano di
alcun ragionamento per spiegarne la moralità o l'immoralità, salvo che non ci
si trovi davanti a persona sciocca o malata. Nessuno deve affannarsi a
spiegare, ad esempio, che l'omicidio è un male, così come non c'è bisogno di
spiegare che difendere i deboli è azione buona. Non tutti invece, pur non
essendo sciocchi, comprendono immediatamente che è un male, ad esempio, evadere
le tasse. Prendere le impronte digitali ai bambini rom, è un'azione che non ha
bisogno di spiegazioni per dimostrarne l'immoralità. Elisa Merlo Che fine hanno
fatto le promesse di Berlusconi? Non facciamoci dividere da contrasti
ideologici. È questo l'accorato appello del Presidente della Repubblica, ma si
tratta di un appello molto ottimista; dico ottimista perché prevede l'esistenza
di "contrasti ideologici", nobilitando, così, la reale portata dei
contrasti, che nulla hanno di ideologico, ma scadono, bensì, a livello di
rifiuti senza una raccolta differenziata. Il contrasto, tutt'altro che
ideologico, verte sulla dinamica che corre tra "il dire e il fare",
cioè, per volere affrontare brutalmente l'andazzo attuale, tra le promesse
elettorali e la tristissima forma di affrontare le emergenze nazionali.
Ripetersi è noioso, ma, purtroppo, non basta mai. Nessuna delle promesse
elettorali è stata portata a termine o, quanto meno, avviata. È utile ripetere
che la famosa e fumosa cordata per Alitalia non solo non esiste, ma il solo
miraggio è già costato al popolo italiano, ivi
compresi gli elettori del cavaliere, i primi 300 milioni trasformati da
prestito in capitale sociale, l'esubero di posti di lavoro è raddoppiato a
fronte delle previsioni dell'Air France, mentre ancora il ministero degli
esteri "sta selezionando" le compagnie internazionali interessate a
Malpensa; fumo negli occhi, illusioni, menzogne e prese in giro, non certo
contrasti ideologici. L'aumento delle pensioni a 1000 euro al mese, si è
trasformato in una patente di povertà di 400 euro annui, ma non tangibili e
spendibili, bensì virtuali, utili ad ottenere sconti dai commercianti
convenzionati; fumo negli occhi, illusioni, menzogne e prese in giro, non certo
contrasti ideologici. L'emergenza sicurezza si è trasformata per incanto in
emergenza immunità per il capo, imputato di corruzione in atti giudiziari; fumo
negli occhi, illusioni, menzogne e prese in giro, interesse privato in atti di
ufficio e non certo contrasti ideologici. È chiaro che tra il dire e il fare,
tra le emergenze e le attività per affrontarle, non c'è il mare ma solo una
pozzanghera dentro la quale si è infilato tutto il CdM mentre cerca di stornare
l'attenzione degli italiani vantando fatti, ma solo per coprire i misfatti del
presidente del Consiglio. Rosario Amico Roxas Ministro Tremonti come fa un
disabile a vivere con 711 euro? Gentilissimo Ministro On. Giulio Tremonti, sono
il Dott. Luca Faccio da Bassano del Grappa (VI). Le scrivo per sottoporre alla
sua attenzione la condizione economica in cui sono costrette a vivere le
persone invalide che percepiscono la pensione più l'assegno d'accompagnamento.
Una persona disabile con invalidità civile al 100%, come nel mio caso, riceve
dallo stato 711,82 euro al mese, di cui: - 246,73 euro
di pensione che dovrebbero essere sufficienti alla persona disabile per vivere,
compreso pagare le bollette; - 465,09 euro di assegno d'accompagnamento che
dovrebbe servire perché la persona disabile o la famiglia si paghino una
badante che la possa accudire o che supporti la famiglia in tal senso, da
notare che una badante costa in media 800 ? mensili più i contributi. Le sembra
che le persone disabili possano vivere una vita dignitosa a livello economico
con 711,82 euro mensili? Credo che lei come "nostro dipendente" abbia
uno stipendio più alto di 711,82 euro al mese o mi sbaglio? Ritengo che se il
governo pensa che per risanare bisogna compiere dei tagli non credo si debbano
penalizzare ulteriormente i disabili gli anziani e i servizi sanitari, non
crede? Penso che i primi tagli debbano essere effettuati verso gli stipendi dei
"nostri dipendenti". In attesa di una sua risposta la ringrazio
anticipatamente. Luca Faccio Una eventuale sua risposta sarà pubblicata sul mio
blog www.lucafaccio.it Le lettere (massimo 20 righe dattiloscritte) vanno
indirizzate a Cara Unità, via Francesco Benaglia 25, 00153 Roma o alla casella
e-mail lettere@unita.it.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del SPAGNA Nei sondaggi Rajoy sorpassa Zapatero MADRID
Per la prima volta dal 2004 il leader dell'opposizione, il conservatore Mariano
Rajoy è più popolare del premier, il socialista Josè Luis Zapatero. È quanto è
emerso ieri da un sondaggio dell'istituto Opina effettuato il 26 giugno su un
campione di mille persone e pubblicato sulla versione online dell'emittente
radiofonica Cadena Ser. La popolarità di Rajoy è al 43 per cento (15 punti in
più in 15 giorni); quella di Zapatero è al 41 per cento (2 punti in meno,
sempre negli ultimi 15 giorni). I motivi sarebbero da
ricercare nella svolta laica e centrista impressa da Rajoy al suo partito nel
congresso nazionale svoltosi qualche giorno fa, mentre il premier sarebbe in
difficoltà per la crisi economica e l'aumento della disoccupazione. I due
partiti sono appaiati, e in realtà la fiducia nei confronti di Rajoy non
significa una sfiducia nei confronti di Zapatero. Gli elettori infatti
non approvano in questa fase nè l'operato del governo nè quello
dell'opposizione. Le principali preoccupazioni dell'elettorato sono,
nell'ordine, la crisi economica, la disoccupazione,l'immigrazione e il
terrorismo. Tuttavia, anche se il livello di popolarità di Rajoy è in forte
ascesa, non è lui il candidato preferito del fronte conservatore per le
prossime elezioni generale del 2012. Il sindaco di Madrid, il moderato Alberto
Ruiz Gallardon, comanda questa speciale classifica con il 41 per cento. Mariano
Rajoy segue con il 17 per cento.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Diffuso
dagli ultraortodossi in un villaggio del Negev, si intitola "A letto con
il nemico" "Niente sesso con i beduini" Israele, video-shock a
scuola "Gli arabi in caccia prima vi sfruttano, poi vi mettono incinta
quindi vi lasciano" Il progetto è partito da un'ente religioso spesso
accusato di razzismo MARCO ANSALDO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - A letto con
il nemico? Mai. E tantomeno con il beduino. Questo dice, quasi testualmente, un
video appena diffuso in una cittadina nel deserto del Negev, e rivolto alle
studentesse, dall'altro ieri in vacanza dopo la chiusura delle scuole in tutta
Israele. Niente romanticismi, e bando alle unioni miste, hanno pensato i
funzionari del comune di Kiryat Gat, che si è avvalsa della collaborazione
delle autorità di polizia. I rappresentanti locali hanno battuto scuola per
scuola, mostrando ovunque un breve video, dal titolo cinematografico "A
letto con il nemico". Nelle immagini, concentrate sul lavoro di
prevenzione svolto da un agente e da una donna del Dipartimento
anti-assimilazione, una branca dell'ente religioso Yad l'ahim, si invitano le
ragazze ebree a non dare alcun tipo di appuntamento a uomini musulmani e,
soprattutto, "agli arabi in caccia". Il filmato mostra alcuni giovani
all'uscita dal lavoro, e poi le ragazze fuori dagli edifici scolastici, con il
commento di uno degli "educatori": "Quei giovani vogliono
sfruttare le ragazze. E una volta incinte le abbandonano. Così il problema
diventa doppio. Bisogna evitarlo fin dal principio". Il contesto è molto
particolare. Kiryat Gat è abitata in gran parte da immigrati dall'Africa
settentrionale arrivati negli anni '50 e dai russi giunti nei '90. Soffre di un
tasso di disoccupazione alto e il livello socio-economico è medio-basso. Gli
immigrati dall'Africa e i loro discendenti, ebrei sefarditi, sono per lo più
tradizionalisti o religiosi (molti elettori del partito ultra-ortodosso Shas), mentre gli immigrati dalla Russia sono completamente laici e
quasi del tutto privi di radici culturali ebraiche, ma in compenso piuttosto
esclusivi in quanto a incroci per la discendenza. A ciò si aggiunga che Yad
l'ahim è un'organizzazione nazionalista ultra-ortodossa. Svolge operazioni di
recupero di donne ebree che vivono nei villaggi arabi, considerate dall'ente
alla stregua di "prigioniere" dei mariti, accusati di averle
sedotte e poi soggiogate. I mezzi usati da Yad l'ahim sono spesso violenti. Il
rapporto sui diritti umani del Dipartimento di Stato americano nel
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Appropriazione
Mancino: "Non ci faremo confinare" Il giorno più lungo del Csm.
L'assedio del Pdl e quel parere che non cambia Aspro dibattito al plenum.
Berruti incalza: "Noi non siamo qui per tacere" Si sono appropriati
delle frasi del Capo dello Stato costringendolo a intervenire LIANA MILELLA
ROMA - Un Mancino fortissimo, come non s'era mai sentito in due anni di
consigliatura. Un Mancino che apre e chiude il plenum straordinario del Csm
"grato" con Napolitano per la sua lettera. Un
Mancino che rimprovera aspramente i due laici del centrodestra, l'aennino
Anedda e il forzista Saponara, accusandoli di essere schiacciati
"sull'appartenenza politica". Un Mancino, sostenuto da due
scroscianti applausi (nella freddezza di Anedda e Saponara), che alle 20, dopo
cinque ore di dibattito serratissimo, proclama il risultato sul parere contro
la norma sospendi-processi. "
( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il lato
B di Treviso Tra associazioni di volontariato e impegno cattolico, si scopre
un'altra Marca. Oscurata dal leghismo Ernesto Milanesi TREVISO Quando senti
parlare di Treviso la musica è sempre la stessa: Gentilini e razzismo. Quasi un
disco rotto, che però ha anche un lato B. Poco ascoltato, in ogni senso.
Eccezione fuori onda: basta mettere l'orecchio sull'asfalto. A Giavera del
Montello a metà giugno si sono ritrovati in 20 mila al festival "Ritmi e
danze del mondo". Erano 300 undici anni fa, intorno alla vecchia canonica.
Lunedì sera al PalaVerde di Villorba all'appello di Gian Antonio Stella & C
hanno risposto in oltre 4 mila. Altro piccolo "miracolo" del Nord Est
che l'omonima Fondazione non si degna di registrare. Tutti a concentrarsi sui
numeri: 83 mila abitanti in città;
( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
SCONTRO
ISTITUZIONALE Il Quirinale avverte il Consiglio superiore: restate nei limiti,
niente giudizi di costituzionalità sul salva premier. La destra lo esalta. Poi
il plenum approva un parere critico. E i berlusconiani si scatenano: ora basta,
ci saranno conseguenze Il Colle non basta Vendetta sul Csm Sara Menafra ROMA
Lotta al coltello, con qualche colpo sotto la cintola. La giornata dedicata al
parere sul salvapremier del Csm, che si annunciava già scritta, finisce molto
peggio di com'era cominciata. Se l'altra sera Renato Schifani e Gianfranco Fini
erano saliti al Quirinale per chiedere al presidente della repubblica Giorgio
Napolitano di intervenire sul Csm e bloccare il giudizio di costituzionalità,
quando la lettera del Colle arriva, la tensione si alza, piuttosto che
abbassarsi. Con la destra che prima usa la missiva per dire che il "Csm è stato ridimensionato" e poi si lamenta perché il parere
approvato dal plenum, seppur limato, parla ancora di "perplessità circa la
conformità al principio costituzionale di obbligatorietà dell'azione
penale". Il Colle che deve precisare di aver scritto quella lettera per
placare gli animi e non per dar ragione al solo centrodestra. E Berlusconi che
fa sapere di essere molto, moltissimo, innervosito con Napolitano. La lettera
del Quirinale Sono da poco passate le tre del pomeriggio quando il Csm si
riunisce per parlare del salvapremier e scopre che il quirinale ha inviato una
lettera al vicepresidente Nicola Mancino. Nella missiva, invita il consiglio a
non esprimersi sulla costituzionalità della norma. A quel che si sa, Giorgio
Napolitano si sarebbe deciso a prendere carta e penna due giorni fa, quando il
presidente del senato Renato Schifani e quello della camera Gianfranco Fini
sono saliti al colle. Il capo dello stato avrebbe
accettato, convinto che una lettera inviata a Mancino sarebbe stata il giusto
mezzo: avrebbe dovuto placare gli animi della destra e a lasciare autonomia di
giudizio al Consiglio superiore della magistratura: "Non può esservi
dubbio od equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di
costituzionalità cui, com'è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre
istituzioni", si legge nel testo. E poi, più netto: "Confido che
nell'odierno dibattito e nelle deliberazioni che lo includeranno, non si dia
adito a confusioni e quindi a facili polemiche in proposito". La reazione
della destra Il Pdl non si tiene. Per tutto il giorno si inseguono dichiarazioni
e commenti, più o meno del tono di quella di Italo Bocchino: " Siamo grati
al presidente Napolitano per aver chiarito che al Csm non spetta il vaglio di
costituzionalità delle norme, a maggior ragione di quelle ancora all'esame del
Parlamento. Speriamo che il Csm si moderi". O il pacato ministro della
giustizia Angelino Alfano: "Le parole del presidente Napolitano sono sagge
e riportano i contenuti del parere del Csm all'alveo naturale previsto dalla
legge istitutiva". E quella del Csm Il problema, però, è che all'apertura
del plenum, anche il Csm si dichiara soddisfatto. Nicola Mancino lo dice per
primo: "Non vogliamo essere altro che quelli che siamo e certo non siamo
noi l'organo che definisce la legittimità delle leggi. Quel che non accettiamo
è la minaccia di irricevibilità del nostro parere, da parte di alcuni esponenti
politici". E pian piano che il lungo dibattito va avanti, nei corridoi non
si parla d'altro. La lettera di Napolitano "non è male" dicono i
consiglieri di Unicost e Md, i più decisi a sostenere un netto parere di
bocciatura della salvapremier, in cui si faccia riferimento alla
costituzionalità. "A me sembra che la lettera sia profondamente positiva
perché indica al mondo della politica prerogative e limiti che il consiglio non
ha mai dimenticato", dirà a fine giornata Giuseppe Maria Berruti di
Unicost. E la pensano così in molti. Fiorella Pilato, di Md, spiega che la
lettera è persino "difensiva" delle prerogative del Consiglio
superiore. E nelle cinque ore di dibattito che seguono più o meno tutti -
eccezion fatta per Michele Saponata e Gianfranco Anedda, i
due laici del Pdl - ringraziano Napolitano e spiegano che tutti i pareri sulle
leggi parlano di costituzionalità: "Abbiamo parlato dei dubbi sulla
costituzionalità, è chiaro che il vaglio non spetta a noi - dice uno dei due
relatori, Livio Pepino (Md) - da parte del presidente del consiglio c'è una
esplicita insofferenza alle critiche in quanto tali". Dato, però,
che gli applausi del centrodestra continuano, il presidente della repubblica si
trova costretto a spiegare che la sua missiva è stata "una iniziativa
autonoma". Tradotto: serviva a placare gli animi di tutti, non a dare
ragione alla destra. E a quel punto, il vicepresidente del Csm Mancino fa un
intervento urlante che non sembra aver paragone neppure nella sua lunga
carriera politica: "Non capisco perché tanta acredine nei confronti
dell'intera magistratura. Semba che il parere di un organismo autonomo dalla
politica dia fastidio al potere costituito. Il presidente della repubblica ha
fatto bene a mandarci quella lettera ma bisogna dire che una parte della
politica se ne è immediatamente appropriata. La crisi della giustizia non si
risolve con le dichiarazioni di qualche fanatico". Il parere limato Alla
fine, il Csm approva un parere sostanzialmente identico a quello votato dalla
sesta commissione. A lavorare di lima sono i relatori Pepino e Roia (Unicost)
assieme ad Antonio Patrono di Magistratura indipendente, corrente teoricamente
più vicina alla destra. Col risultato che, al voto finale, il Csm è compatto,
con voto contrario solo da parte dei laici del Pdl Saponara e Anedda e
l'astensione di Ugo Bergamo. E' cambiato poco: si parla di gravi profili di
irragionevolezza dell'emendamento salvapremier, esattamente come nel testo iniziale
(il riferimento è al principio dell'uguaglianza sancito dalla Carta). E più in
generale si spiega che il testo "suscita perplessità circa la conformità
al principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale".
Silvio non è contento Il centrodestra ne approfitta di nuovo. Maurizio Gasparri
arriva a minacciare "gravi conseguenze: "Di fronte alle sagge
considerazioni del Presidente della Repubblica, una parte dei membri del Csm ha
risposto con una scelta inaudita, fuori dalla Costituzione". E Silvio
Berlusconi fa saper di non essere affatto soddisfatto del gesto del Colle.
Conciliante, ma non abbastanza.
( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
TURCHIA
Requisitoria dell'accusa. Sentenza attesa a fine luglio Via al processo al
governo dell'Akp Il procuratore generale della Corte di Cassazione turca,
Abdurrahman Yalcinkaya, è comparso ieri davanti agli undici giudici della Corte
Costituzionale turca per esporre le prove a sostegno delle accuse di
"attività anti-laiche" da egli stesso mosse nei
confronti del partito Giustizia e Sviluppo (Akp), gli islamisti che governano
il Paese. Se le accuse dovessero essere riconosciute valide, l'Alta Corte
potrebbe sentenziare la chiusura dell'Akp e l'interdizione dalla vita politica
per cinque anni di 71 suoi membri, tra cui il presidente della Repubblica Gul e
il premier Erdogan, oltre a ordinare la confisca delle finanze del
partito. L'audizione del procuratore generale è durata un'ora e mezza al
termine della quale Yalcinkaya non ha fatto dichiarazioni. Domani toccherà ai
rappresentanti dell'Akp - il vicepremier Cemil Cicek e il vice presidente del
gruppo parlamentare Bekir Bozdag - presentare ai magistrati della stessa Corte
la difesa verbale del partito che lo scorso. L'Akp aveva già presentato - con
13 giorni d'anticipo sulla data limite per la consegna - una memoria difensiva
scritta. La difesa contiene le opinioni dei 71 rappresentanti del partito, tra
cui Gul ed Erdogan anch'essi coinvolti nelle accuse. Dopo che anche l'Akp avrà
presentato la propria memoria difensiva, un relatore designato dall'Alta Corte
redigerà un rapporto in merito al caso. In questa fase, sia il procuratore
generale sia l'Akp potranno sottoporre al relatore nuovo materiale a carico o a
discarico relativo al processo. Infine il giudice capo della Corte
Costituzionale, Hasim Kilic, stabilirà la data per l'inizio delle udienze, data
che potrà essere posticipata dietro richiesta dell'Akp. La sentenza è attesa
tra la fine di luglio e la fine di agosto.
( da "Riformista, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Parere
contrari solo i 2 laici del pdl Ma il Csm (e Mancino) boccia Di costituzionale
c'è comunque il Csm. Questo è l'unico caso in cui la parola fatidica viene
utilizzata all'interno del plenum del Csm che ieri ha votato il parere alla
legge sicurezza, dentro cui sono stati inseriti e già approvati al senato i due
emendamenti noti ormai come blocca processi. Il parere del Csm è fortemente
negativo e sono 21 i sì alla relazione della commissione, compreso il voto di
Nicola Mancino, decisamente critica con le norme "slitta processo" e
due no, quelli dei laici nominati dal Pdl, Francesco
Saponara e Gianfranco Anedda. Il consigliere laico Bergamo, espressione
dell'Udc ha presentato una mozione alternativa. Il plenum ieri si è aperto con
la lettura della nota del capo dello Stato e nello specifico capo del Csm,
inviata al presidente Mancino. Il presidente Napolitano ha ricordato
quali sono le finalità del Csm e quali le prerogative definite dalla Costituzione.
Un richiamo al ministro di Giustizia ricordandogli che "non può suscitare
scandalo o sorpresa il fatto che il Csm procuri un parere su un progetto di
legge di assai notevole incidenza su materie di diretto interesse del Consiglio
stesso". E rivolto al Csm, quasi a voler dar conto dell'incontro avvenuto
due giorni fa con i presidenti delle Camere, il presidente Napolitano
sottolinea che "non può esservi dubbio o equivoco sul fatto che al Csm non
spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com'è noto, nel
nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni". Tutti soddisfatti:
da Berlusconi a Schifani, da Veltroni ad Anna Finocchiaro, e il dibattito al
plenum del Csm si è svolto attorno a una relazione dove comunque la parolina "costituzionale"
era stata già depennata e sostituita con "profili di
irragionevolezza" e "incongruità" della norma su cui da quindici
giorni si discute e si polemizza. Il parere della VI commissione del Csm,
dibattuto per ore dal plenum, è stato accettato dalla
maggioranza con il no quasi scontato dei due laici della maggioranza, ed è
soprattutto un parere fortemente critico all'emendamento inserito al decreto
legge al Senato, poco prima del voto che serviva a trasformarlo in disegno di
legge. Tutta la parte relativa al decreto sicurezza è stata per sommi capi
condivisa e addirittura si citano "innovazioni significative" in
materia di contrasto alla mafia e alla criminalità organizzata. Così come si
definiscono "consistenti le innovazioni che hanno per oggetto la
disciplina della immigrazione o reati con essa connessi". E così via: il
Csm entra nel merito della legge sulla sicurezza e propone critiche e consensi
senza che questo susciti la reazione di alcuno. È evidente che lo scontro si
focalizza sul parere che il Csm mette ai voti del plenum sulle norme che sono
ormai conosciute come "sospendi processo". La relazione di Pepino e
Roia pone l'accento sul perché quelle norme e perché si sceglie di sospendere i
processi sino a quella data. Come ribadisce lo stesso presidente Mancino nel
suo intervento finale quando riprendendo un intervento del laico Pd, l'avvocato
Siniscalco, si chiede: "Qual è la ratio della legge per cui si sospendono
i processi sino al 2002?". Non solo, e quasi tutti i componenti del Csm
sembrano d'accordo e Pepino, uno dei due relatori insieme a Roia, ha gioco
facile quando ricorda che su 37 pratiche sino ad oggi discusse si è sempre
raggiunta l'unanimità, tranne nel caso del decreto sui rifiuti quando la legge
prevedeva la costituzione di un ufficio speciale di inchiesta sui reati
inerenti. Politico e particolarmente duro l'intervento di Giuseppe Berruti,
magistrato di Unicost, che ha sostenuto come il Csm sia stato
costretto dall'agenda politica a diventare "opposizione" non soltanto
dalla stampa ma anche dalle vicende politiche. "Non dobbiamo nominare la
parola costituzione? - ha ribadito - ma qual è l'aspetto giurisdizionale che
non risale alla Costituzione?" Ha parlato di ipocrisia istituzionale, e
rivolto al mondo politico: "Cambiate la Costituzione se volete, ma non con
il nostro silenzio". 02/07/2008.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data:
2008-07-02 num: - pag: 2 categoria: BREVI Presidente di diritto Il capo dello
Stato Giorgio Napolitano (nella foto) è anche il presidente del Consiglio
superiore della magistratura, che vi partecipa di diritto. Il vicepresidente è
Nicola Mancino, eletto tra i membri laici.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 3
categoria: BREVI La bozza e il ruolo del Csm La bozza di parere La bozza di
parere del Csm critica la norma: "Amnistia occulta". Il plenum ha
approvato il parere con 21 voti a favore, 2 contrari, un astenuto Gli articoli
della Carta Gli articoli 104, 105, 106 e 107 della Costituzione stabiliscono
composizione, ruoli e funzioni del Consiglio superiore
della magistratura Composizione del Consiglio Il Csm ha 27 membri, 24 eleggibili
(8 laici, 16 togati). Membri di diritto, il primo presidente e il procuratore
generale della Corte di Cassazione La legge istitutiva La legge istitutiva del
Csm (1958) prevede che dia "pareri al Ministro" su ordinamento
giudiziario e amministrazione della giustizia.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Csm, Napolitano mette i paletti Ma è tensione con il
premier Il capo dello Stato corregge Palazzo Chigi: iniziativa autonoma. Le
toghe: no alla blocca-processi Lettera a Mancino: parere legittimo ma no a
vagli di costituzionalità Il plenum decide: norma irrazionale ROMA - "Non
può suscitare sorpresa o scandalo il fatto che il Consiglio superiore della
magistratura formuli un parere " ma "non può esservi dubbio o
equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di
costituzionalità cui, com'è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre
istituzioni". La lettera del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, viene
letta dal vice presidente del Csm, Nicola Mancino, in apertura del plenum. Una
seduta fiume chiusa dall'organo di autogoverno della magistratura con la
conferma del parere che boccia la norma che agita in questi giorni le acque
della politica: la sospensione per un anno dei processi per i reati con una
pena al di sotto dei dieci anni e quindi anche del procedimento che vede Silvio
Berlusconi imputato a Milano per corruzione. Un testo "irrazionale "
che allungherebbe ancora i tempi della giustizia, secondo
il documento approvato a larga maggioranza dal Csm con i voti contrari dei due
consiglieri laici (cioè eletti dal Parlamento), Michele Saponara e Gianfranco
Anedda, di area centro-destra, e l'astensione di Ugo Bergamo, laico dell'Udc.
Ma il vero scontro sulla giustizia ieri si è consumato fuori dalla sala
Bachelet dove pure la discussione è stata animata. Ad accendere la
miccia le parole di Silvio Berlusconi da Napoli: "Napolitano ha accolto le
argomentazioni di Fini e di Schifani ", che la sera prima erano saliti al
Quirinale proprio per esprimere i loro dubbi sugli ultimi passi del Csm,
accusato da diversi esponenti del centrodestra di invasione di campo, fino a
diventare una seconda Corte costituzionale o una terza Camera.
Un'interpretazione che però non è gradita al Quirinale: Napolitano, che del Csm
è presidente, quella lettera, si precisa dal Colle, l'ha "indirizzata di
sua iniziativa e non in accoglimento di alcuna richiesta ". Non una
risposta alle perplessità del centro-destra, dunque, ma una scelta autonoma. Le
parole di Napolitano sono state comunque applaudite dagli stessi presidenti di
Camera e Senato: "Con l'equilibrio che unanimemente gli è riconosciuto -
hanno scritto in una nota congiunta - è riuscito a fare chiarezza sui limiti
entro i quali il Csm può esprimere pareri ". Mentre presiede i lavori del
Csm, Mancino legge le agenzie che raccontano del botta e risposta tra Palazzo
Chigi e Quirinale. E prima del voto finale parte anche lui all'attacco:
"Il Capo dello Stato ha fatto bene a dire quello che ha detto ma se ne sono
subito appropriati ed è stato costretto a dire
"guardate, io non rispondo di alcuna iniziativa"". E lo scontro
continua. "La maggioranza tolga di mezzo il sospendi processi e si creerà
un clima diverso", dice Walter Veltroni aggiungendo però che non c'è "nessun
baratto" con il lodo Alfano che blocca i processi per le quattro più alte
cariche dello Stato. Fabrizio Cicchitto (Pdl) giudica di una "gravità
straordinaria" il parere del Csm, un "presidio di militanti ",
secondo Maurizio Gasparri. E non è un caso se i due consiglieri di
centro-destra, che ieri hanno votato no, hanno confermato l'intenzione del Pdl
di cambiare le norme per la composizione e l'elezione dell'organo di
autogoverno della magistratura. \\ La lettera di Napolitano Non può suscitare
sorpresa il fatto che il Csm formuli un parere, ma non tocca al Csm il vaglio
di costituzionalità Lorenzo Salvia.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte Gli umori all'interno dell'organo di
autogoverno della magistratura I giudici soddisfatti: il presidente ci ha
tutelati ROMA - "Confido che nell'odierno dibattito e nelle deliberazioni
che lo concluderanno, non si dia adito a confusioni e quindi a facili
polemiche", aveva scritto Napolitano nella sua lettera al Csm. Il plenum
di palazzo dei Marescialli ha discusso per un lungo pomeriggio e infine votato
un documento nel quale si sostiene che il decreto-legge sulla sicurezza,
integrato dal parlamento con la norma blocca-processi, è un provvedimento con
forti lacune e qualche profilo di possibile incostituzionalità. Perché contiene
norme "irrazionali" nonché "irragionevoli ", e perché
contrasta con la "ragionevole durata" dei procedimenti. Invito del
capo dello Stato disatteso, dunque? Neanche per sogno, dicono al Consiglio.
Anzi. Lo stesso Napolitano aveva di fatto ammesso che non c'erano stato sconfinamenti nel parere arrivato all'esame del Csm,
approvando l'ordine del giorno al quale quel testo era allegato. E il
vice-presidente Nicola Mancino, che ieri s'è sentito più volte col Quirinale,
ha ribadito questo concetto difendendo l'operato della commissione e del
plenum. Concludendo i lavori con un accalorato (e applaudito) intervento nel
quale ha criticato chi s'era indebitamente appropriato del presidente della
Repubblica per accusare ingiustamente l'organo di autogoverno dei giudici.
L'aveva detto in apertura dei lavori, l'ha ripetuto alla fine. In mezzo, un
approfondito lavorìo per limare il testo, seguendo l'invito presidenziale a non
alimentare ulteriori "confusioni" e "facili polemiche".
Così sono state cambiate alcune frasi del parere che tanto scandalo aveva
suscitato nella maggioranza governativa, lasciando però intatti sostanza e
contenuto. Con il placet- implicito, ma neanche troppo - del Colle più alto. I
cambiamenti servivano a far capire che non è il Csm a volere il muro contro
muro con la politica di centro-destra, ma il contrario. Perché "ci hanno
affibbiato il ruolo di opposizione politica ", come ha ripetuto Giuseppe
Berruti, della corrente maggioritaria e moderata di Unità per la costituzione.
E perché "finora abbiamo espresso 37 pareri quasi sempre all'unanimità
", come ha ricordato Livio Pepino, del gruppo di sinistra Magistratura
democratica, senza che ciò abbia mai creato scandalo. Forse perché finora sono
state esaminate le leggi presentate dal centro- sinistra, come ha sottolineato
polemicamente lo stesso Mancino. Il risultato dell'agitata disputa tra il
palazzo dei Marescialli e quelli del governo, insomma, è rimasto invariato. Con
la differenza che il Csm ha tenuto dalla sua parte il proprio presidente, cioè
il capo dello Stato. Senza che nessuno vivesse la lettera giunta in mattinata
dal Quirinale come una bacchettata, o una risistemazione di confini
travalicati. Semplicemente perché nessuno aveva mai pensato di effettuare quel
famoso quanto impossibile "vaglio costituzionale". Com'è successo in
altre occasioni - dalla legge Pecorella che aboliva l'appello per gli assolti
in primo grado al lodo Schifani prima maniera - il Csm ha criticato le norme e
messo in guardia dai dubbi di costituzionalità. Il precedente centro-destra non
ha dato alcun peso a quei pareri, ma poi i giudici competenti si sono rivolti
alla Consulta che quando è arrivato il suo turno ha cancellato quelle leggi. E'
probabile che stavolta accada la stessa cosa, come ritengono i consiglieri di
pressoché tutti i gruppi, che sono dei giuristi e dunque sanno leggere le leggi
sfornate dai politici. Ma nel frattempo la norma vanamente criticata sarà
entrata in vigore e avrà prodotto gli effetti voluti dalla maggioranza che l'ha
votata. E chissà che, nello stesso lasso di tempo, quella stessa politica non
avrà rimesso mano (per la seconda volta in pochi anni) alla composizione del
Csm invocata e quasi minacciata, ieri, dagli interventi dei due "laici" del centro-destra a palazzo dei Marescialli, dove si
trovano puntualmente in minoranza quando si affrontano i nodi del rapporto tra
politica e giustizia. Perché a loro - gli ex parlamentari Gianfranco Anedda di
An e Michele Saponara di Forza Italia - tocca il compito di tenere il punto
contro la "magistratura politicizzata" attaccata quasi
quotidianamente da Silvio Berlusconi. Non a loro, ma a chi li ha inviati lì e e
"aggredisce" da fuori il Csm, ha replicato ieri lo stesso Mancino,
accusando: "Si vuol far passare una distinzione per cui la parte malata è
la magistratura e la parte sana è la politica. Ma la magistratura non è una
classe malata, mentre abbiamo una classe dirigente molto spesso avventurosa e
che si trova lì per caso, con improvvisati neo-cultori di un costituzionalismo
che nessuno conosce". Valutazioni Le toghe ribadiscono con il loro parere
la bocciatura del decreto legge deciso dal governo Giovanni Bianconi.
( da "Liberazione" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Lettera
di Napolitano al plenum e laici del Pdl all'attacco. Mancino: "Sappiamo i
nostri compiti" Il Csm boccia il "blocca processi" E' scontro
istituzionale col governo Angela Mauro Ventuno voti a favore, due contrari, un
astenuto. Al termine di cinque ore di plenum, il Consiglio superiore della
Magistratura approva a larghissima maggioranza il parere negativo sul dl
sicurezza, in particolare sulla cosiddetta norma "blocca processi",
quella finita nel ciclone delle polemiche perchè sospenderebbe anche il processo
Mills che vede imputato il premier Silvio Berlusconi per corruzione in atti
giudiziari. Il testo votato è rimasto sostanzialmente inalterato rispetto a
quello licenziato la settimana scorsa dalla sesta commissione di Palazzo dei
Marescialli. In pratica, solleva i dubbi di incostituzionalità della norma ed
evidenzia il rischio di pesanti ricadute sulla funzionalità del sistema
giudiziario. Hanno votato a favore i togati di tutti i gruppi e i membri laici
di centrosinistra, assieme al vicepresidente Nicola Mancino e al procuratore
generale della Cassazione Mauro Delli Priscoli. Hanno votato contro i due
membri laici di centrodestra, Michele Saponara e Gianfranco Anedda, si è
astenuto il consigliere laico dell'Udc Ugo Bergamo, che si è votato da solo il
proprio documento alternativo. La seduta - densa dello scontro tra i laici del
centrodestra e i togati - si apre con la lettura da parte del vicepresidente
Nicola Mancino della lettera con la quale il capo dello Stato Giorgio
Napolitano richiama il Csm alla "riservatezza", tornando a contestare
la fuga di notizie sulla bozza di parere sul dl sicurezza. Per il resto, la
missiva non fa altro che ricordare quali sono i compiti dell'organo di
autogoverno della magistratura, con tanto di citazioni della legge istitutiva
del Csm (la 194 del 1958). "Non può suscitare sorpresa o scandalo - scrive
il presidente della Repubblica - che il Csm formuli un parere, diretto al
ministro della Giustizia", sulle materie di sua competenza, ovvero quelle
"concernenti l'ordinamento giudiziario, l'amministrazione della
giustizia...". I pareri del Csm non interferiscono con "le funzioni
proprie ed esclusive del Parlamento". E, aggiunge il capo dello Stato,
"non può esservi dubbio o equivoco sul fatto che al Csm non spetti in
alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com'è noto, nel nostro
ordinamento sono legittimate altre istituzioni". Una lettera che potrebbe
dunque sembrare superflua, se non fosse per l'esultanza con cui viene accolta
dal centrodestra (parlamentari e membri laici del Csm). Nel
loro colloquio con Napolitano due giorni fa, i presidenti delle Camere
Gianfranco Fini e Renato Schifani avevano addirittura auspicato un rinvio del
plenum del Csm o un intervento del capo dello Stato che ricordasse all'organo
di autogoverno della magistratura di non agire da "seconda Corte
Costituzionale". E' una delle accuse più forti lanciate dal governo
all'indirizzo di piazza Indipendenza in questi giorni, è il nucleo della
lettera di Napolitano che comunque difende la sua iniziativa: "Una scelta
autonoma". La replica di Mancino è un cortese "grazie, siamo
consapevoli dei nostri compiti". Il vicepresidente non si lascia sfuggire
gli eventi delle ultime due settimane. "Si è detto di tutto, si è discusso
del sesso degli angeli, si è parlato del Csm come terza Camera o come seconda
Consulta...", ma è la legge istitutiva ad "assegnarci il potere di
formulare proposte". Dunque, "non siamo un organo di amministrazione,
siamo un organo di rilievo costituzionale, non vogliamo oltrepassare i nostri
confini, nè autoconfinarci. Sappiamo che la nostra funzione non è quella di
definire la legittimità o illegittimità delle leggi", ruolo che sta,
appunto, alla Corte Costituzionale. "Non vogliamo interferire, ma dare il
nostro contributo alle istituzioni. Non siamo e non vogliamo essere una terza
Camera, ma rivendichiamo il diritto di essere ciò che siamo e che il
legislatore ci impone". Almeno fino a quando il governo non metterà mano
alla legge istitutiva del Csm. Nelle parole dei membri laici di centrodestra,
la "minaccia" della riforma è più che esplicita. "Non parlo del
ruolo di minoranza dei laici nel Csm: se ne occuperà il legislatore", dice
Gianfranco Anedda, consigliere laico in quota An, che apostrofa il parere
approvato dalla sesta commissione di Palazzo dei Marescialli come il "lodo
Pepino", dal nome di uno dei due relatori. "Sono contrario al parere
perchè è pregiudiziale", aggiunge. Rincara l'altro consigliere laico della
Cdl, Michele Saponara: "Parere antigovernativo, politico". E anche lui
evoca la riforma: "Vorrei un Csm diverso, più neutrale...". Il plenum
lavora per limare il parere. Dibattito complesso. Ci sono gli emendamenti di
Antonio Patrono di Magistratura Indipendente, impegnato nell'opera di mettere
al riparo il documento del plenum da ulteriori attacchi politici. Opera
"inutile", replica Giuseppe Maria Berruti, togato di Unicost,
protagonista di un colorito intervento a difesa della magistratura. "Ma
come si fa a dribblare i rilievi costituzionali? Su quale base allora parliamo
di "irragionevolezza" del blocca-processi, se non sulla base della
Costituzione? Sulla base del consenso di mia nonna?". La tesi di Berruti è
che "ci si consegna un ruolo politico che non possiamo accettare. Non
possiamo avere paura della costituzione e non siamo qui per tacere". C'è
un "tentativo evidente di delegittimare il consiglio", concorda anche
il presidente della sesta commissione Mauro Volpi, lanciando accuse sulla fuga
di notizie sulla bozza di parere. "Improvvida o voluta - dice - quasi per
far passare l'idea di un Csm allo sbando...". La giornata nasce e termina
in un clima di vero e proprio scontro istituzionale, con il governo che a
stretto giro replica che non ritirerà la norma "blocca-processi" dal
dl sicurezza. Il parere del Csm è chiaro. La norma pone "problemi di
compatibilità" con alcuni principi costituzionali, presenta "profili
di grave irragionevolezza" e puó provocare effetti pesanti sul
funzionamento della giustizia: costringerà a fermare "un numero ingente di
processi", secondo alcuni "piú della metà di quelli in corso",
il che produrrà una "ulteriore dilatazione dei tempi". 02/07/2008.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-07-02 num: - pag: 29
Sotto la lente Alla Cattolica dimissioni e promozioni L a Cattolica
Assicurazioni è un grande gruppo assicurativo che deve combattere, all'esterno,
con un mercato concorrenziale e, all'interno, con i bizantinismi della propria
governance. Per esempio il sistema cencelliano delle 18 poltrone in cda
riservate ai residenti in provincia di Verona (5) e Vicenza (2), corollario
territoriale dell'accordo industriale con la Vicentina. Oppure la necessità di
professare la fede cattolica per essere soci. Ma esiste anche la
"questione" del capo operativo del gruppo. Sabato dal quartier
generale di Verona hanno annunciato un "rafforzamento del management
" con la nomina di Giovan Battista Mazzucchelli ad amministratore
delegato. Prima era direttore generale, carica da cui si è dimesso. Sembra un
dettaglio ma è fondamentale. Alla Cattolica chi ha un
contratto da dipendente non può essere socio e chi non è socio non può entrare
nel board. Lo prevede lo statuto che è quello tipicamente complicato delle
popolari, non a caso la Cattolica è l'unica compagnia ad avere un struttura
cooperativa. Mazzucchelli per salire di grado ha dovuto paradossalmente
dimettersi, comprare un'azione e diventare socio per poter entrare in consiglio
da amministratore delegato. M. Ger.
( da "Liberazione" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Schedare
i rom è razzista. Parola di cristiano I rifiuti bruciandoli sparirebbero. Per
magia! La sera nel parco con gli amici? No, è vietato Finalmente qualche
cristiano alza la voce Gentile redazione, era ora che qualche cristiano alzasse
la voce. Finalmente "Famiglia Cristiana" rompe gli indugi e attacca
in modo chiaro e deciso quello che è un provvedimento razzista senza precedenti
nella storia democratica del nostro paese e che invece, purtroppo, ha dei
precedenti nel periodo più orrido della nostra storia d'Italia, ovvero il
fascismo. L'idea di schedare e catalogare delle persone solo perché
appartenenti ad un'etnia è quanto di più razzista e vergognoso si possa
concepire; il tutto con la foglia di fico dell'emergenza sicurezza a cui ormai,
dopo le pubblicazioni dei reali dati Istat, possono credere solo gli
"ingenui". Ovviamente questo attacco del settimanale paolino non può
che far sorgere domande sempre più attuali su cosa (e chi) dovremmo considerare
cristiano. È opportuno infatti ricordare alcune cose. Ad esempio che il
ministro Maroni, oggetto dell'attacco, fa parte di un partito che da diverso
tempo si è eretto a baluardo della cultura cristiana. Che
il capo del governo è stato
ricevuto in pompa magna da Papa Ratzinger poco tempo fa, incassando in pratica
una benedizione senza precedenti al suo operato politico. Che tanti cristiani cattolici praticanti hanno votato in
massa per la coalizione a cui appartiene Maroni invocando proprio questo tipo
di misure razziste. Allora, come si fa a sapere cosa è cristiano e cosa
non lo è? Forse è il Papa ad essere poco cristiano quando avalla un governo che
si sta comportando in maniera dichiaratamente razzista? Si fa veramente presto
a dirsi "cristiano"? E pensare che c'è chi taccia noi laici di
incoerenza perché a volte siamo d'accordo con i cristiani... Alessandro
Chiometti via e-mail Rifiuti, bruciarli non risolve il problema Cara "Liberazione",
in questi giorni si sta discutendo su dove è più indicato costruire
l'inceneritore di Napoli. Non ho ancora trovato però qualcuno in grado di
spiegare in maniera convincente il vantaggio di "liberarsi" della
spazzatura bruciandola? La colossale bugia su cui fanno subdolamente leva
esponenti politici ed esperti "sensibili" alle sirene dell'industria,
è che si possa - nella fattispecie bruciandola - far sparire la materia! È
straordinario osservare come anche persone di buon livello culturale ne siano
convinte. Eppure Lavoisier, oltre due secoli fa, giunse a tutt'altra
conclusione. Nel frattempo non mi sembra che le leggi che regolano il nostro
mondo fisico siano mutate. È aumentata però la capacità persuasiva dei
mass-media. Come si spiegherebbe altrimenti che così tante persone abbiano
completamente rimosso il principio di conservazione della massa? Un
termovalorizzatore non fa scomparire - come per magia - la spazzatura, ma la
riduce in ceneri e polveri tossiche di cui il 70% viene disperso nell'aria (un
bell'aerosol venefico per tutti) e il restante 30% - rimanendo allo stato solido - dovrebbe essere stoccato in discariche
speciali. A questo 30% vanno aggiunti i carboni attivi dei filtri e i fanghi di
depurazione delle acque di processo. L'inceneritore, quindi, a sua volta
produce rifiuti! E, come risulta evidente, non evita la discarica, ma anzi
richiede il ricorso a discariche speciali! Sarebbe interessante conoscere quali
siano i siti all'uopo scelti in Campania. Continuo a ritenere che trasformare
dei rifiuti domestici in rifiuti tossici e diffonderli nell'ambiente non sia una
gran bella idea. L'opzione più saggia resta il riutilizzo e il riciclo. E la
riduzione dei consumi: all'origine della marea montante di monnezza che rischia
di travolgere "dell'umana gente le magnifiche sorti e progressive"
c'è la spinta ai consumi. Il nostro peccato originale. Ma di questo invece si
preferisce non parlare. Gaspare Bisceglia via e-mail Novara, dopo le 23 niente
parchi. Ordine della Lega Cara "Liberazione", nella mia città,
Novara, il comune leghista ha dichiarato guerra ai giovani. Dopo il decreto
dell'assessorato al Commercio che impone alle focaccerie notturne di chiudere
all'1 di notte, è arrivata un'altra aberrante privazione delle libertà
personali in nome della sicurezza: in un ulteriore decreto dell'assessore alla
sicurezza Mauro Franzinelli c'è scritto infatti che non si potrà più accedere
all'interno della maggior parte dei parchi situati nel comune di Novara dalle
23 alle 6. Pena: 50 euro di multa! Finalmente i giovani non schiamazzeranno più
nelle aree verdi consumando birre e altre bevande? Ma per un giovane che si
annoia nelle sere d'estate di una città morta, questo è un ulteriore attacco
alle proprie libertà. Il sottoscritto ha passato un bel po' di serate estive,
nel corso dell'adolescenza, nei parchi e nelle aree verdi. Uno dei pochi luoghi
dove ci si può trovare con gli amici, chiacchierare in santa pace e, perché no,
bere o fumare in compagnia. Da oggi invece se bevo una birra (buttandola poi
nel cestino, sia chiaro), se porto il cane o anche se cammino nelle aree verdi vietate,
i carabinieri, la polizia e i vigili urbani mi possono appioppare una multa di
50 euro. Così l'unica cosa che si può fare rimane quella di andare a bere nei
locali, in perfetto stile capitalista: produci, consuma, crepa. Sarò uno
stupido sognatore, ma trovo che sedersi su una panchina di un parco e fumare
una sigaretta guardando il cielo stellato di luglio sia molto poetico. Oggi non
lo posso più fare. Grazie alla Lega Nord. Enrico Omodeo Novara Se Bologna
diventa città dei ghetti Cara "Liberazione", in un'area di Bologna
isolata, poco servita dai mezzi pubblici, lontana da tutto e decisamente non
residenziale l'amministrazione del sindaco Cofferati (ex paladino dei diritti
dei deboli) aveva deciso di creare un grazioso quartierino utilizzando le casette
olimpiche prefabbricate da acquistare a Torino per 3 milioni di euro:
praticamente un ghetto dove "rinchiudere" decine di lavoratori.
Fortunatamente c'è stato chi si è opposto e finalmente
ho letto sui quotidiani locali la marcia indietro della giunta. Le critiche non
sono arrivate da cittadini legaioli o dai partiti dell'opposizione fascistelli
ma da associazioni come la Caritas e dalla Cna. Levata di scudi dei partiti
della sinistra che condannano la mancata realizzazione del ghetto. Bologna
città che ha nel suo dna la capacità dell'accoglienza vera, dell'inclusione e
della solidarietà, famosa per le scelte lungimiranti dei suoi amministratori
degli anni 60 e 70 del secolo scorso ridotta ad essere la città dei ghetti. Mi
vergogno profondamente di essere una cittadina bolognese e di avere
amministratori di tale genere. Che purtroppo avevo votato. Bruna Lovati via
e-mail Caso Orlandi, altro che scandalo inventato Signor direttore, Enrico De
Pedis, il feroce capo della banda della Magliana, pluriomicida, morto
assassinato, riposa fra i santi e i beati nella veneranda basilica di
Sant'Apollinare, in territorio vaticano. La sua amante, già moglie del
calciatore Giordano, svela molti particolari sul rapimento di Emanuela Orlandi,
accusa la banda e il Mons. Marcinkus quale committente. La polizia indaga?
Forse si potrà finalmente diradare il mistero. Ma il cardinale Bertone,
segretario di Stato vaticano, non è contento. Invece di sentire il dovere
morale di dare spiegazione di quella scandalosa sepoltura voluta addirittura
dal cardinale Poletti, dice che si tratta "del classico scandalo creato ad
arte per catturare l'attenzione dei lettori", confermando così la linea di
non collaborazione tenuta dalle autorità ecclesiastiche in merito al caso
Orlandi, come sostengono i magistrati che se ne sono interessati. Eppure il
dramma si svolge tutto in ambito vaticano. Il padre di Emanuela era un
dipendente della città del Vaticano, la ragazza studiava musica presso la
basilica di Sant'Apollinare, nella stessa è sepolto il presunto assassino,
Marcinkus era il presidente dello Ior. Altro che scandalo inventato. Ezio
Pelino via e-mail Breve cronaca calcistica dalla Germania Cara
"Liberazione", dalla finestra dell'ufficio della sottoscritta entrano
i boati e le grida dei fans che alla storica Porta di Brandeburgo nel centro di
Berlino accolgono gli undici vicecampioni degli europei di calcio. Ansiosi di
celebrare la vittoria dell'Eurocoppa, almeno la festa non deve andare delusa.
Così poco importa che abbiano vinto gli spagnoli, le tedesche e i tedeschi
corrono in piazza coi colori nazionali a portare in trionfo (appunto alla porta
di Brandeburgo) la squadra e il suo allenatore - che hanno giocato una
bruttissima finale e si sono meritati di perdere. Ora è pur vero che chi si accontenta
gode e questi anche senza un motivo (il secondo posto va bene lo stesso) mi
sembrano stiano godendo parecchio. Il parallelo con l'Italia viene spontaneo:
con un gioco così mass media e tifosi ci avrebbero pensato due volte a
festeggiare, qui non solo non si fanno i processi, addirittura si porta in
trionfo chi ha davvero reso pochino. Una giusta misura ci vorrebbe. Chissà che
invidia se Donadoni vedesse il suo omologo Löw portato in trionfo solo per aver
raggiunto la finale... Paola Giaculli via e-mail Io non ho debiti con il
partito Caro direttore, consentimi una breve replica allo lettera di Fabio
Pelini uscita su "Liberazione" di ieri (domenica 29 per chi legge,
ndr). Lui sostiene che la mia sospensione dal Partito è da addebitarsi a miei
presunti debiti con il partito, per cui per poter votare dovrei pagare 16mila
euro. Alle primarie costava un euro, al congresso Prc mi dovrebbe costare la
cifra sopra. Nella lettera sono riportati in modo confuso dati falsi, intanto
come Presidente Aret non percepisco 2.800 mensili come lui sostiene ma 2.289,
non versavo una cifra irrisoria ma il 30% cioè 700 euro al mese. La richiesta
del segretario regionale di versarne il 55% è in antitesi con lo statuto
regionale che nel comma 6 dell'art. 2 parla di criterio di equità e di
proporzionalità in relazione alla tipologia di incarichi. In sintesi io non
posso versare la stessa percentuale di chi prende da incarichi o rappresentanza
di Partito il triplo o il quadruplo del mio stipendio. Questo fino a gennaio,
dove poi sono avvenute cose molto gravi che riferirò al collegio nazionale di
garanzia. Quindi su tutto, ho fatto richiesta al collegio nazionale di garanzia
per verificare le questioni. Quando parlavo di cultura da giustizia sommaria la
lettera di Pelini ne è un esempio. Giulio Petrilli L'Aquila 02/07/2008.
( da "Stampa, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
IL
PROGETTO L'"ASILO DIFFUSO" Un profugo in casa La nuova solidarietà
[FIRMA]MARIA TERESA MARTINENGO Insegnante per 40 anni, cooperante in Nicaragua,
Cuba e Brasile, volontaria nello straordinario microcosmo dell'Asai per seguire
i ragazzi stranieri nei compiti a casa e, da qualche mese,
"affidataria" di due giovani rifugiati afghani. Elena Rossetto è
andata in pensione un anno fa dalla scuola media "Calvino-Tommaseo"
e, credendo molto nel metodo dell'affidamento, è stata tra
i primi torinesi a rendersi disponibile per il progetto di "asilo
diffuso". I due ragazzi, la professoressa Rossetto li ha conosciuti
nell'oratorio laico di San Salvario. Allora dormivano in un dormitorio
pubblico. Come tutti gli afghani arrivati in Italia, hanno viaggiato attraverso
Pakistan, Iran, Turchia, Grecia. "Più di 10 anni è durato il
cammino di uno di loro. Era partito a 8 anni, con un fratello. Lavorava,
accumulava denaro, ripartiva", spiega Elena. "Oggi pensano di avere
vent'anni: pensano, perché in Afghanistan non esiste anagrafe". Sarwar Rahimi
e Ahmed Akbari nell'anno scolastico appena trascorso uno di loro ha finito il
corso per saldatore e ha ottenuto una borsa lavoro, l'altro sta raccogliendo
frutta nel Pinerolese e in autunno andrà a scuola a sua volta. "Questo
ragazzo sta facendo una vita di sacrifici che non molti italiani farebbero. Ma
non parliamo di persone fuggite dal loro paese inseguendo un miraggio
televisivo. Cercano un luogo in cui vivere dopo aver visto la guerra, la morte
dei genitori... Hanno una maturità eccezionale, ma anche grandi vuoti da
colmare: affettivi, di istruzione". Difficile intendersi? "Diciamo
che sto dimenticando qualche congiuntivo, altrimenti non ci si capirebbe. Per
la vita in casa, c'è una buona disponibilità ad accettare regole e comportamenti,
collaborazione in casa. Per loro penso di essere una buona opportunità. A me,
come accade con tutti i giovani, danno energia, vita". "Torino è da
tempo inserita nel "Sistema nazionale di protezione per richiedenti asilo
e rifugiati" finanziato - spiega l'assessore ai Servizi Sociali Marco
Borgione - dal ministero degli Esteri: l'"asilo diffuso" rientra tra
le soluzioni possibili per facilitare l'inserimento sociale". Ad oggi
coinvolge 13 persone delle 20 previste, 10 uomini e 3 donne. Tre famiglie
stanno perfezionando l'iter per l'affidamento (6 mesi rinnovabili se il
percorso verso l'autonomia - studio dell'italiano, formazione professionale,
ricerca del lavoro - non è completato). Attraverso le associazioni che
aderiscono al Tavolo Rifugio cittadino - La Tenda, Asai, Arci, Almaterra - il
Comune garantisce alle famiglie un rimborso spese di 300 euro mensili, altri
100 vanno all'associazione che segue il percorso individualizzato di
integrazione.
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 156 del 2008-07-02 pagina 15 Sacerdote cattolico ucciso in Nepal
di Redazione Le autorità locali sospettano l'azione di un gruppo terroristico
Katmandu. Ieri in Nepal è stato ucciso un sacerdote cattolico. John Prakash, un salesiano
indiano, aveva 62 anni. È morto a Sirsiya, nel distretto di Morang, nella parte
orientale del Paese. Le forze dell'ordine locali hanno avviato
un'inchiesta. I sospetti cadono su un gruppo terroristico. John Prakash
lavorava in Nepal da dieci anni. Era il preside della scuola Don Bosco e viveva
con altri due sacerdoti nelle vicinanze dell'istituto. George Kalangara, il
vicario parrocchiale, ha raccontato ad AsiaNews che uomini armati sono entrati
nella residenza immobilizzando uno degli abitanti. Il gruppo ha poi chiesto
denaro a padre Prakash. "Poi non sappiamo cosa sia successo, sappiamo
soltanto che è scoppiata una bomba". La polizia ha confermato che
l'esplosione ha causato danni a tutto l'edificio, inaugurato soltanto un anno
fa. Nella stanza del delitto mobili e ventilatori erano rotti. Il gruppo
terroristico sospettato è conosciuto sotto il nome di Terai Defence Army. Un
agente ha confermato che volantini inneggianti al movimento sono stati trovati
nella residenza. In passato, il gruppo aveva chiesto denaro al preside della
scuola. La Chiesa cattolica in Nepal conta settemila fedeli su una popolazione
di 25 milioni. È la prima volta che un religioso cristiano è ucciso nel Paese.
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 156
del 2008-07-02 pagina 2 Il Csm aggira il Quirinale e boccia il
"salvaprocessi": provvedimento irrazionale di Anna Maria Greco da
Roma La lettera di Giorgio Napolitano piomba nel plenum, riunito in seduta
straordinaria per votare il parere sul decreto-sicurezza con la bocciatura
degli emendamenti sospendi-processi. E il Csm subito si schiera in difensiva. Dopo
aver letto a tutti soprattutto quel passaggio sul "vaglio di
costituzionalità" che non spetta a Palazzo de' Marescialli, il
vicepresidente Nicola Mancino assicura che il Consiglio ha ben presenti confini
e portata delle sue competenze. Così come i suoi poteri, compreso quello di
esprimere pareri, anche non richiesti, al Guardasigilli. "Non siamo e non
vogliamo essere una terza Camera, né una seconda Consulta, ma rivendichiamo il
diritto di essere ciò che il legislatore ci impone". E fa un riferimento
polemico al dibattito su una riforma del Csm, "avvertita o
minacciata", per ribadire che l'organo di autogoverno delle toghe non
vuole "né andare oltre i suoi confini, né autoconfinarsi". La sua
interpretazione del messaggio di Napolitano si traduce in ringraziamenti al
capo dello Stato, per aver "difeso il ruolo del Csm" e anche per aver
ricordato che la "discrezione" è una caratteristica importante per i
membri del Consiglio. Anche lui l'ha fatto ma tardivamente, mentre impazzava la
polemica sulle ampie bozze del parere in circolazione. C'è molta irritazione,
soprattutto fra i togati del Csm, che si chiudono a difesa della corporazione. E il voto finale è prevedibile: solo i 2 laici del Pdl,
Gianfranco Anedda e Michele Saponara, votano contro, mentre in 21 sono a
favore. Si astiene il laico dell'Udc, Ugo Bergamo, che vota un suo documento
alternativo più soft. I togati di Magistratura indipendente propongono
aggiustamenti tecnici, che non passano. Tra i sì c'è quello di Mancino,
che prima della chiusura dell'assemblea difende tra gli applausi una
magistratura "sana", cui non si possono attribuire i mali della
giustizia di cui sono responsabili soprattutto i politici. Risponde al
durissimo attacco di Anedda, che ha accusato il Csm di aver "debordato"
dai suoi compiti, esprimendo "giudizi politici"; di invocare il
principio costituzionale della "ragionevole durata del processo"
dimenticando che tanti magistrati sono la causa dei ritardi della giustizia; di
difendere sempre le toghe, anche magistrati come Adriano Sansa, che invita a
"disobbedire alle leggi". "Il Presidente della Repubblica -
sottolinea - ha detto che al Csm non spetta il vaglio di costituzionalità.
Avevamo ragione a lamentarci". Il laico di An sostiene che per il
Consiglio "il magistrato ha sempre ragione, anche quando ha torto, come
diceva Longanesi". E accusa i togati del Csm di aver rotto il clima di
dialogo per esprimere "una contrarietà pregiudiziale e di natura politica
al governo". "Questo parere non è accettabile perché è
antigovernativo, concorda Saponara. Il clima è aspro, nella sala Bachelet. E il
più agguerrito, sull'altro fronte, è Livio Pepino (Magistratura democratica),
il relatore del parere insieme a Fabio Roia (Unicost). Dice che la fuga di
notizie è stata "interessata e non casuale", per ledere il prestigio
del Consiglio. Attacca, per difendersi dalle critiche, denuncia "una
crescente ed esibita insofferenza verso il Consiglio e il pluralismo delle
istituzioni, di cui è espressione". Ripete: "Noi siamo fedeli al
compito che la Costituzione ci affida, ma segnalare profili di contrasto delle
leggi con la Carta è nostro potere-dovere". Per le norme su sicurezza,
mafia, immigrazione il parere esprime molti apprezzamenti e poche critiche
"tecniche", ma negli ultimi 3 punti le norme sospendi-processi
vengono censurate per "irrazionalità", "incongruità",
"irragionevolezza". La parola "incostituzionalità" non
compare, ma sono frequenti i riferimenti ad articoli della Carta. Pepino
sostiene che il passaggio sulle priorità dei reati ricalca il parere dato un
anno fa all'unanimità dal Csm all'allora ministro Mastella, sulla circolare
Maddalena. E se per Cicchitto il documento è "di una gravità
straordinaria", per Gasparri il Csm è "diventato un presidio
militante". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 156
del 2008-07-02 pagina 12 "Niente scuola? Bisogna punire i genitori"
di Francesca Angeli da Roma Non uno di meno. Il ministro dell'Istruzione
Mariastella Gelmini è determinata a garantire l'istruzione a tutti, proprio
tutti, i bambini rom. La scolarizzazione dei minori appartenenti ai gruppi
sparsi lungo il territorio italiano è una battaglia che si combatte da anni ma
per ora con scarsi risultati. Ministro, come pensa di riuscirci? "Oggi le
sanzioni per i genitori che non rispettano l'obbligo scolastico per i propri
figli sono assolutamente ridicole. Penso che occorra dare un segnale forte in
questa direzione inasprendo tali sanzioni, non limitandole a quella che è in
pratica soltanto una piccola multa. Non possiamo cedere all'indifferenza. Non
voglio più lasciare soli questi bambini che di fatto vivono in uno stato di abbandono". Quanti sono i piccoli da riportare
nelle aule scolastiche accanto ai loro coetanei italiani e stranieri? "Al
momento abbiamo 12.000 bambini rom iscritti regolarmente a scuola. Anche tra
questi poi saranno molti quelli che non frequentano regolarmente le lezioni. A
noi risulta la presenza di 35.000 minori. Dunque sono almeno 23.000 i minori
rom che ogni giorno mancano all'appello delle maestre. Il 66 per cento.
Decisamente troppi". La proposta di prendere le impronte anche ai minori
rom avanzata dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha suscitato reazioni
molto dure. Qualcuno ha evocato lo spettro del nazismo e della discriminazione
razziale. "Purtroppo l'identificazione con una semplice fotografia sul
documento in effetti non è sufficiente. Spesso i genitori disconoscono i propri
figli, cambiano loro identità. Il riconoscimento attraverso le impronte
digitali serve a garantire i minori non certo a discriminarli. E per la verità
trovo offensivo pensare che il governo voglia intraprendere azioni tanto forti
come quella di prendere le impronte digitali per volontà di
discriminazione". Anche da una parte del mondo
cattolico sono arrivate critiche molto forti. "Uno Stato non può dirsi
cattolico o attento se non vede che la maggior parte dei bambini rom invece di
andare a scuola viene costretta in strada all'accattonaggio. A questi bambini
viene quotidianamente rubata l'infanzia. Bene invece noi vogliamo
restituire l'infanzia ai bambini rom che ne hanno diritto come tutti gli altri.
Non possiamo continuare a chiudere gli occhi". I pulmini che, ad esempio,
il comune di Roma manda a proprie spese per prelevare i bambini rom e portarli
a scuola di solito tornano dai campi praticamente vuoti... "Oltre
all'inasprimento delle sanzioni ci sono varie ipotesi al vaglio. Intendo
chiedere al ministro Maroni di valutare l'opportunità di affidare alle forze
dell'ordine il presidio dei campi rom la mattina per verificare che i bambini
vengano mandati a scuola". Non si rischia così di rendere ancora più
diffidenti questi gruppi già isolati? Il presupposto dell'integrazione è la
conoscenza della nostra lingua e anche delle nostre leggi, della nostra storia.
La scuola è una grande opportunità che noi abbiamo il dovere di offrire a
tutti. Si tratta certo di contemperare queste esigenze con il rispetto
dell'identità e della cultura e con il concetto di libertà". Che cosa ne
pensa della proposta di Gabriella Giammanco, Pdl, per un ritorno del tradizionale
grembiule nelle aule? "Le priorità della scuola sono altre ma ovviamente
anche questa è una ipotesi da prendere in considerazione, sempre nel rispetto
dell'autonomia degli istituti. Non si tratta soltanto di un fatto di ordine ma
anche di uguaglianza sociale tra ragazzi fin dalla più giovane età. Dare pari
condizioni di partenza può essere una proposta interessante". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate
sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere
all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di
un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare
quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e
radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non
cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26
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( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche
D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia
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pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti
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Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche
D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia
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pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
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Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che
non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
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Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche
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un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
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Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche
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un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti
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20Jun
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche
D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia
il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti
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20Jun
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Tonino
Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta
"come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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a un amico 20Jun
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Come
sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread
il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo
interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi
dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa
antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono"
per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la
Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei
qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali"
che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di
un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo
nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma
lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà
religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio
Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso
positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera,
bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro,
all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione
né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la
formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire
quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si
tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano,
bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere
impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro
che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto
che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va
detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle
"armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in
tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa,
come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando
modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa,
significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien
régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa
più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una
liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal
punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo
Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo
facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma
non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei
dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto
dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha
diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto
in Varie Commenti ( 26 ) " (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete
leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor
Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il
vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in
discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise
di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo
suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque
restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata
ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto
una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di
Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani
ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho
rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma
riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal
rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della
revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla
Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi
tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però
dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la
difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter
conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono
in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale
di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le
boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione
con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto.
"Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con
i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo
di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo
Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato
e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta
nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II
sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di
certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori
della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di
comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo
inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti
celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti
indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti
promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di
rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità
con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 500 ) " (11
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08
Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo
arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi,
che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante
apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola
comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16
) " (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto
ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni
presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay.
Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma
proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui
manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi
contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare
il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto
dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di
sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la
San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la
Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve
rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è
che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo
dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono
difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera
Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai
come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso
il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che
deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei
vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai
lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo
argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la
seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come
vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della
Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono
assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del
resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si
possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei
confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi
di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla
liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente
che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella
comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta
- questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di
carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque
condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella
piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla
di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera
sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande
generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero
dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
Varie Commenti ( 105 ) " (14 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto
alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos,
presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di
cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare
nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da
tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con
il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena
cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi"
che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni
elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e
la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono
già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto
riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa
è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
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articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella
Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo
Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della
consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha
ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita,
chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è
l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con
Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine
odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo
presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella,
che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri
mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in
Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age,
torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che
riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia
Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De
Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della
pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia
(corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni
orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere,
dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è
invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso
materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che
hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari.
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Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e
gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di
recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che
accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s'intitola "La signora
del sacro palazzo". Il volume è serio e documentato, il titolo (cambiato
rispetto all'edizione tedesca) a mio avviso indulge un po' troppo allo
scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può sparare (e
c'è "l'aggravante" che Pascalina era una donna, e dunque
"sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri
Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche
un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni
dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho
collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche,
un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo
abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati
un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una riunione di
esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine
per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative
(martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina,
"scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller,
presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: "Ci sono
15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno
indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (15 votes, average: 3.93
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun 08 Famiglia sotto attacco,
i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è sottoposta all'attacco di forze
che "cercano di indebolirla". Questo ha detto ieri sera Benedetto XVI
ai giovani brindisini, che lo accolgono con grande calore in una delle poche
regioni italiane che, su iniziativa della giunta guidata da Niki Vendola, ha
legiferato per concedere diritti alle coppie di fatto. A loro il Papa ha
ricordato che "fra i valori radicati" di questa terra c'è "il
rispetto della vita" e "l'attaccamento alla famiglia" che oggi
"è esposta al convergente attacco di numerose forze che cercano di
indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo
sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano su questa materia
dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta Cartabia ha definito
"colonialismo giurisdizionale": vale a dire la modifica delle legislazioni
familiari a colpi di sentenze delle corti europee. Un dibattito attualissimo,
dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del Trattato di Lisbona. Scritto in
Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il
vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
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santi, ma certo il pensiero privato di un sacerdote,... Lea: per Phalaris
"Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un
lamento e non avete... Marco don: "quel che più le aggrada". scusate
l'Italiano. Marco don: Caro Rovere, io di professione faccio davvero
l'insegnante. Essere sacerdoti infatti non è... Lea: concludeva così il MP
Ecclesia Dei Giovanni Paolo II: 6. Tenuto conto dell'importanza e complessità
dei... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria:
lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo?
- 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails
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faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la
messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con
l'aiuto di Marx - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4
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luceNew York, donna lasciata morire in ospedale: agonia ripresa in videoLancia
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aiuti a famiglie e pensionati" Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di
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web ilGiornale.it Sussidiario.net July
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Ho
appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la
risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata
affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha
risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a
Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono
tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie
Commenti ( 23 ) " (3 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di
Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come
sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread
il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo
interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi
dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa
antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come
"dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè
senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel
1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi
"dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non
commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la
Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé
una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema"
della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che
il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non
definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la
religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio
franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad
abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur,
nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio
Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani.
Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione
sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere
costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una
zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana
risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le
situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà
religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la
sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua
minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto
giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato
di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non
della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della
Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e
la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò
che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i
lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto
legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere
posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al
depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché
il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha
dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in
materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (7 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive
notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del
protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio
1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché
intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal
consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla
consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi
punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la
Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore,
diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano
certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto
tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi.
I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo
chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione
improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti
minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La
discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa
non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti
progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili
della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel
Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della
Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre
fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo,
Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo
dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della
liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di
comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo
inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti
celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti
indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti
promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di
rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla
Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 508 )
" (15 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli
© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al
nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo
Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E'
confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la
piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie
Commenti ( 16 ) " (9 votes, average: 3.33 out of 5) Loading ... Il Blog di
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articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho
raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque
condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei
colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi
durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per
iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è
il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno
l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo
dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la
"vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un
gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post)
che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i
lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con
Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del
Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma
è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della
consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a
dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti
francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre
Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del
Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento
della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il
Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da
Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le
condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto
e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale
costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno
riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non
rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché
sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi
necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia
ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano
evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 )
" (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in
possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale
in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime
indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa:
quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la
Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona
del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da
Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità
senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a
quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il
testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia
Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale
Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta
proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento
pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere
negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un
magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in
contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire
onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del
Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del
mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione
richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la
piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (15 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede
e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per
l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel
Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che
hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno
alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn
Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si
tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà
rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i
lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa
Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato
piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la
"catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con
il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il
Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare
(entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel
1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere
configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze
interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore
dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora
che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e
clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché
la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione
cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno
più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le
spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale
Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo
episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi
dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi
versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua
preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale.
L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27
giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore
della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita,
monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai
divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al
vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun 08 "La
bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi
pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata riflessione messa
online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei
popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio
l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel
simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata
alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico
possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il
cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione -
dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei
parroci che hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino
sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (17 votes, average: 4.41
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e gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di
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Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia
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(212) Ultime discussioni Marco don: Se così sarà sono contento. Ma sono sempre
molto supponenti. Molto. Troppo.... Vincenzo: @annarita. se quelli di
"Destra" ti fanno così tanto schifo. sarebbe meglio che te... Lea:
testi di Sofia Vanni Rovighi - conosco. Una mosca bianca! Ma ora le cose
stanno... Vincenzo: Prima di parlar, Andrea.(un po'.), insisti, a investigar,il
pro e il no. Poi, prima... Luisa: Dal blog di Raffaella: LEFEBVRIANI:IN OTTOBRE
PELLEGRINAGGIO INTERNAZIONALE A LOURDES (AGI) - CdV, 2 lug. Il... Gli articoli
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Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5
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Impronte rom, Maroni: "Nessuna violazione delle norme
europee"Alitalia, piano Intesa: ipotesi 6mila esuberi Insorgono i
sindacatiRagazzo travolto e ucciso da un'auto in fugaMafia, tolto il carcere
duro al boss Nino MadoniaColombia, liberata Ingrid BetancourtDraghi:
"Ridurre il debito e le tasse" Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog
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( da "Tempo, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa
Domani, venerdì, partirà con una trentina di giovani di ... Domani, venerdì,
partirà con una trentina di giovani di Palestrina per Brisbane, in Australia.
Ha già la valigia pronta, monsignor Domenico Sigalini, vescovo
di Palestrina e Assistente Ecclesiastico Generale dell'Azione Cattolica.
"Andiamo- dice Sigalini - in un Paese nuovo. Mi fa venire in mente
l'incontro americano di Denver del 1993. Troveremo un mondo fatto di immigrati,
molti dei quali italiani, che si sono rifatti una vita, attenti all'ecologia,
ospitali. Un continente semplice e complesso. In Australia c'e' una
buona mescolanza di popoli, ma non mi pare raggiungano la capacita' di coagulo
che c'e' in Canada, come abbiamo capito andando a Toronto". I giovani
italiani saranno qualche migliaio. Sulla presenza ha pesato il costo della
"trasferta". Con loro sono in partenza decine di vescovi.Le Giornate
Mondiali della Gioventu' della Chiesa cattolica sono cambiate. O e' solo una
impressione ? "No, credo sia vero. I ragazzi ormai vogliono vedere
concretamente la vita. Questo sta orientando sempre piu' il popolo delle
giornate mondiali. Non si spostano solo per celebrare. Si spostano per
conoscere ed approfondire, capire come altri ragazzi vivono i problemi: la
noia, la solitudine, l'ansia per il futuro, la ricerca di senso,la passione per
la vita, come si forma una famiglia. Sidney e' una sfida in piu' perche' parte
dal fascino dell'avventura e diventa una prova delle propria esperienza di
fede". Giornate all'insegna dello Spirito Santo. Anche questo è inusuale.
"Forse per noi adulti. La proposta di Papa Benedetto di legare le giornate
alla riscoperta dello Spirito Santo intrighera' i giovani. Lo Spirito Santo e'
vicinissimo alla loro sensibilita'. E' segno di liberta', fantasia,
creativita'; e' assenza di strutture pesanti e soffocanti; indica amore e
missione. Il Papa propone una visione dinamica della vita di fede" II
meeting e' anche una verifica dello stato di salute
della fede dei giovani. Sono un enigma, per la Chiesa, avvolto in un mistero.
"Le domande forti della vita sono dentro in tutte le generazioni. Io lo
sto constatando nella mia piccola diocesi, Palestrina, e in un orizzonte più
ampio dentro l'Azione Cattolica. Il giovane ha domande brucianti che ti vengono
fatte quando meno te lo aspetti. E la Chiesa ha ancora intatta questa capacita'
di intercettare le domande profonde e radicali dei giovani, anche se non sempre
arriva alle masse. I giovani sono aperti. Non hanno chiuso con la fede. Magari
non vanno a messa o non si vedono negli oratori. La Chiesa e' semmai sfidata a
trovare nuovi linguaggi, a ridire il Vangelo in termini nuovi.Ma quando si
tratta di educare non e' seconda a nessuno. Chi parla, oggi, delle centinaia e
centinaia di campi scuola disseminati in Italia? Della miriade di gruppi di
impegno assistiti da un prete e da una religiosa che riflettono sulla Parola di
Dio, che fanno esperienza di vita comunitaria ? Per non parlare dei Grest
estivi che coinvolgono la grande maggioranza delle parrocchie". Lei,
eccellenza, ha partecipato a molte Giornate Mondiali dei Giovani. Ogni volta è
tornato diverso, cambiato? "Su questo non ci piove. Sempre sono tornato
con uno spunto, una riflessione, un incontro che mi ha fatto fare un passo in
avanti nella vita. Ricordo il Duemila con quegli adolescenti che non erano
"timorati", bensi' "innamorati di Dio". Ricordo Colonia nel
2005 e l'impatto col nuovo Papa, Benedetto XVI, che ha sorpreso i ragazzi. Ma
li ho visti,anche, tenerissimi, attenti a quel Papa un po' impacciato, eppur
cosi' fedele alla sua missione. Adesso hanno imparato a seguire i suoi
insegnamenti, a far lavorare di piu' l'intelligenza e il cuore". Giovani,
una generazione perduta o in perenne ricerca di una identità. "Guardi,
questi lo diranno tanti sociologi convinti che i nuovi giovani non sono una
generazione. Io devo dire che i Papi e la Chiesa una generazione di giovani
l'hanno costruita e si sono rimboccati le maniche. Papa Wojtyla ha dato
l'esempio. Non l'ho mai sentito affermare: "Ai miei tempi...". Gli
bruciava dentro un messaggio e l'ha comunicato con tutta la forza dirompente
del suo carisma. E non e' che faceva sconti ne' sulla verita', ne' sulla
morale".
( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I
- Bari La proposta "Ratzinger e Alessio II s'incontrino a Bari" TITTI
TUMMINO Potrebbe avvenire a Bari, nei prossimi mesi, lo storico incontro fra
papa Benedetto XVI e il patriarca della Chiesa ortodossa russa, Alessio II.
L'ipotesi è stata avanzata dall'arcivescovo di Mosca, monsignor Paolo Pezzi, a
pochi giorni dall'apertura dell'anno dedicato a San Paolo, l'apostolo - come ha
detto ieri Ratzinger nel corso dell'udienza generale in Vaticano -
"espressione di tre culture: quella ebraica, quella greca, o meglio
ellenistica, e quella romana". Benedetto XVI, sin dall'inizio del
pontificato, ha detto essere sua "ambizione" far progredire i
rapporti ecumenici: in parole povere, chiudere la guerra fredda che oppone da
anni il Vaticano al Patriarcato ortodosso di Mosca, a causa di ciò che
l'ortodossia russa percepisce come un proselitismo
invadente da parte del clero cattolico. "Ambasciatore"
dell'ostpolitik di Ratzinger è stato da sempre il cardinale tedesco Walter Kasper, presidente del
Consiglio per l'unità dei cristiani. Proprio da Bari, nel maggio 2005, durante
il XXIV Congresso eucaristico nazionale che segnò la prima uscita da pontefice
di Benedetto XVI, Kasper indicò il traguardo: "Perché non sperare
che qui, a Bari, si possa celebrare, mille anni dopo il precedente, un sinodo
di riconciliazione fra vescovi ortodossi e cattolici?".
La Chiesa cattolica, si sa, usa pesare e soppesare ogni parola e quindi
indicare Bari - città ponte fra Oriente ed Occidente - come possibile tramite
di un dialogo intensificato tra "greci e latini" stava ad esprimere
la determinazione papale. Adesso quel traguardo sembra vicino. L'anno dedicato
a San Paolo, l'apostolo delle genti come lo ha definito ieri Ratzinger, secondo
l'arcivescovo di Mosca, sarà di buon auspicio.
( da "Stampa, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
APPUNTAMENTI,
INCONTRI, CELEBRAZIONI Agenda religioni A CURA DI DANIELE SILVA MAITRI BUDDHA
La lezione di venerdì 27 giugno al Centro Studi Maitri Buddha verte su
"Fenomeni e Nuomenon", a partire dalle 20. La tiene il maestro
Ghelong Lobsang Sanghye in via Guglielminetti 9. www.centromaitri.com. LE
VISITE DELL'UCID L'Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UDIC) ha in
programma per lunedì 30 giugno una visita turistica serale di Torino. Si parte
alle 19 davanti alla chiesa di San Francesco da Paola in via Po per proseguire
alla scoperta di palazzi, vie, monumenti sotto la guida di Luisa Quarena. Per
iscriversi alla visita, telefonare allo 011/8122083 dalle 9 alle 14. CONVEGNO
SULLA MISTAGOGIA Parte il 30 giugno la terza settimana catachistica di Mondovì,
con un convegno lungo cinque giorni (fino a sabato 5 luglio), organizzato
dall'Ufficio Catechistico Regionale del Piemonte - Valle d'Aosta, dal centro
Evangelizzazione e Catechesi Don Bosco e dalla casa editrice Elledici. Dal
titolo "Il bello viene dopo!", il convegno punta ad approfondire il
tema della catechesi mistagogica degli adolescenti cresimati, ovvero
sull'educazione cristiana di chi ha già ricevuto l'iniziazione. L'iscrizione
costa 40 euro, la pensione completa per tutti i giorni del convegno 260 o 240
euro. Info 0174/565300 o scrivere a santuariovico@libero.it A STRESA IN
PELLEGRINAGGIO La comunità rosminiana della Sacra di San Michele organizza per
martedì 1 luglio un pellegrinaggio a Stresa. Questo il programma: alle ore 7
partenza da Avigliana con arrivo alle
( da "Manifesto, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
ALLEANZE
Riformismo critico per costruire reti democratiche Goffredo Bettini L'
( da "Manifesto, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
TURCHIA
I militari: calma Una retata di golpisti scuote tutto il paese O. C. È toccato
al capo dell'esercito, generale Ilker Basbug, rivolgersi al paese per invitare
alla "calma e al buonsenso" dopo gli arresti che martedì hanno
portato in carcere 24 persone tra cui due generali in pensione, il presidente
della camera di commercio di Ankara, un noto giornalista. "La Turchia - ha
detto Basbug - attraversa un periodo difficile. Dobbiamo tutti comportarci con
più responsabilità". Gli arrestati sono accusati di far parte della
presunta organizzazione eversiva Ergenekon,un'inchiesta che dura ormai da un
anno e ha già portato in carcere altri grossi nomi della politica e
dell'establishment militare e culturale turco, a partire dal generale in
pensione Veli Kucuk, ritenuto il fondatore del famigerato corpo speciale
dell'esercito, il Jitem. Ergenekon è il luogo leggendario dove il fondatore
dell'impero Gokturk, Bumin Khan, avrebbe riunito le popolazioni turche. Nome
che connota bene l'organizzazione, misto di ultranazionalisti, militari,
seguaci di Ataturk, mafiosi. L'operazione Ergenekon è cominciata dopo la
scoperta di bombe a mano di proprietà dell'esercito in una casa nel quartiere
di Umraniye a Istanbul, il 12 luglio 2007. Secondo i magistrati Ergenekon
sarebbe stata responsabile della preparazione di un colpo di stato
per rovesciare l'attuale governo islamico dell'Akp di Recep Tayyip Erdogan. In
attesa del golpe il gruppo avrebbe progettato e compiuto una serie di attentati
e omicidi. Nel mirino: politici kurdi (Leyla Zana e Ahmet Turk), giornalisti,
intellettuali. Il nome Ergenekon viene collegato alle minacce ricevute dal
premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, ma anche all'omicidio del
giornalista armeno Hrant Dink. Le bombe rinvenute a Istanbul sono le stesse
usate negli attentati contro il quotidiano Cumhurriyet. Autore degli attentati
risulterà essere l'avvocato Alparslan Aslan, arrestato
nel 2006 per l'omicidio del giudice Mustafa Yucel Ozbilgin. Il suo arresto
conferma quanto torbide siano le acque in cui si muove Ergenekon. Aslan,
musulmano praticante, dichiarò di aver ucciso il giudice per la sua posizione
contraria al velo islamico nelle istituzioni. Eppure, mesi dopo il suo arresto,
i giornali pubblicarono una sua foto in compagnia del generale Veli Kucuk. Chi
usa chi? A rendere tutto ancora più torbido la coincidenza degli arresti con
momenti importanti nella vita dell'Akp. Gli arresti di
martedì sono avvenuti poche ore prima dell'audizione del procuratore generale
della corte di cassazione, Abdurrahman Yalcinkaya, che doveva presentare alla
Corte costituzionale le prove a sostegno della sua richiesta di chiusura
dell'Akp per attività anti-laiche.
( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
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Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-03 num: - pag:
6 categoria: REDAZIONALE I 60 anni della rivista Processi e garanzie del
cittadino A convegno i "Giuristi Cattolici" Il
presidente emerito della Corte Costituzionale Riccardo Chieppa, i rettori della
Cattolica di Milano e della Lumsa di Roma, Lorenzo Ornaghi e Giuseppe Dalla
Torre, professori come Gianfranco Gaffuri, Gianfranco Garancini, Mario Pisani e
Vittorio Colesanti, ma anche il prefetto Gian Valerio Lombardi, il
giudice di pace Vito Dattolico, il difensore civico Flavio Curto: sono alcuni
dei relatori del convegno di due giorni organizzato (a palazzo dei
Giureconsulti in piazza Mercanti 2 oggi dalle ore 15 e poi domani dalle 9.30
alle 19.30) dal direttore Benito Perrone della rivista "Iustitia". La
voce trimestrale dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani, associazione fondata
nel 1948 e presieduta da Francesco D'Agostino, festeggia i suoi 60 anni di
cultura riflettendo sul tema "Istituzioni pubbliche e garanzie del
cittadino".
( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-03 num: - pag: 17
categoria: REDAZIONALE Il complotto dei generali Turchia, alta tensione dopo
gli arresti "eccellenti" ANKARA - Il numero due delle forze armate
turche, il generale Ilker Basbug, ha esortato il Paese a mantenere la calma
all'indomani dell'arresto di 25 persone nell'ambito delle indagini sulla
"Gladio turca", l'organizzazione eversiva
ultralaica e ultranazionalista "Ergenekon" accusata di progettare un
golpe. In manette anche due generali in pensione per gli esiti delle indagini
sul complotto per uccidere il Nobel Pamuk (foto). Il blitz è scattato mentre il
procuratore chiedeva di bandire il partito islamico al governo perché anti
laico.
( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-03 num: -
pag: 39 categoria: BREVI LUIGI EINAUDI La parsimonia Caro Romano, ho letto che
durante il suo mandato presidenziale iniziato nel
( da "Liberazione" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
"Siamo
tutte e tutti Rom" "Siamo tutte e tutti Rom". E' la parola
d'ordine con cui l'Arci, invita a partecipare il prossimo lunedì ad una
raccolta volontaria di impronte. "E' già iniziata la schedatura e la
rilevazione delle impronte digitali dei rom, minori compresi, nei campi nomadi
- afferma in una nota il responsabile immigrazione dell'Arci, Filippo Miraglia
- con lo scopo di "censire" quanti vi risiedono. Una misura
fortemente voluta dal ministro Maroni, nonostante l'indignazione con cui è stata accolta da gran parte dell'opinione pubblica".
"Forti perplessità sulla legittimità di un simile provvedimento - ricorda
Miraglia - ha espresso anche il Commissario europeo ai diritti umani.
Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali,
artisti, giornalisti, politici hanno denunciato il razzismo di questa misura
giudicata un grave vulnus della democrazia e della Convenzione per la
tutela dei diritti del fanciullo. Un atto discriminatorio e persecutorio".
"E' necessario - sottolinea quindi il responsabile immigrazione dell'Arci
- dare visibilità, anche con azioni simboliche, alla nostra indignazione. Il 7
luglio, a Roma, in Piazza Esquilino, dalle 17 alle
( da "Liberazione" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
"L'attuale
maggioranza non vuole limiti Napolitano è in una posizione scomoda" Angela
Mauro "Nell'attuale maggioranza, prevale una concezione per cui chi ha vinto
le elezioni non deve incontrare alcun limite nella sua azione di
governo...". All'indomani dell'ok del plenum del Csm al parere negativo
sulla norma blocca-processi, Mauro Volpi, presidente della VI commissione di
Palazzo dei Marescialli, quella che ha redatto il documento licenziato in via
definitiva martedì, si ritiene "soddisfatto" del lavoro svolto. Ma
non può fare a meno di riconoscere che lo scontro istituzionale è purtroppo
solo appena iniziato. Napolitano, bersaglio di polemiche. La sua lettera al
vicepresidente del Csm Mancino viene esaltata dal centrodestra, Di Pietro e i
"girotondini" invece dicono che il presidente della Repubblica è stato raggirato dalla maggioranza di governo. Che ne pensa
lei? Il capo dello Stato ha svolto correttamente un'opera di mediazione. Ha
difeso il potere del Csm di esprimere pareri anche non richiesti. Ci sono
dichiarazioni di esponenti del centrodestra che negano questo potere. Inoltre,
il capo dello Stato ha ricordato che non sta al Csm esprimere un vaglio di
costituzionalità. Un'affermazione scontata: il nostro ordinamento prevede che
il sindacato di legittimità costituzionale sia compiuto dalla Corte Costituzionale.
Ma questo non esclude che il Csm possa rilevare dei dubbi, rientra nella
libertà del consiglio che può anche non nominare la Costituzione nei suoi
pareri. Il consiglio ha definito la norma blocca-processi
"irragionevole". Spetterà alla Corte Costituzionale esprimere un
giudizio. Prevede che prima o poi qualche giudice competente vi farà ricorso,
com'è successo per il Lodo Schifani, bocciato dalla Consulta? E' plausibile
ritenere che la Corte, su ricorso dei giudici, possa annullare alcune delle disposizioni
del dl sicurezza. Ripeto: "alcune". Si ricordi che il parere del Csm
non boccia tutto il provvedimento. Sono positivi, per esempio, alcuni punti
sulla lotta alla criminalità. Su altri invece abbiamo espresso parere negativo
per le ricadute sulla funzionalità del sistema giudiziario. Tutte le cronache
si concentrano sul blocca-processi. Ma il parere è negativo anche su alcune
misure del dl sicurezza relative all'immigrazione. Sì, l'aggravante della
clandestinità. Al termine di una discussione vivace in commissione e in plenum,
la maggioranza ha ritenuto che un reato commesso da un clandestino non è da
considerarsi di per sè come aggravante. La responsabilità penale è personale e
va verificata con riferimento alla persona e alle circostanze. Da presidente
della commissione che ha redatto il parere, è soddisfatto? Sono molto
soddisfatto. E' un parere equilibrato, critico ma misurato. Non eccede in dubbi
di legittimità costituzionale e nei suoi punti più qualificanti, cioè sui
rischi di disfunzioni nel sistema, coincide con un documento approvato
dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana. Mi chiedo: anche l'Oua è
finita nella lista dei nemici del governo? Per il momento, ci è finito Mancino,
attaccato dal centrodestra per delle frasi sui parlamentari eletti... C'è una
modalità abbastanza curiosa di avanzare le critiche. Prima, il vicepresidente
ha ricevuto pressioni sul rispetto della riservatezza, quando
la bozza del parere è stata fatta uscire volontariamente... Sta attribuendo la
fuga di notizie ai consiglieri laici della maggioranza di governo? Non ho
elementi per dirlo, ma verifico gli effetti. Mancino, nelle sue conclusioni al
plenum, ha fatto delle considerazioni sul fatto che parlamentari avevano
attaccato il Csm, mettendone in discussione natura e ruolo. Anche oggi
(ieri, ndr.) Gasparri ha detto che "un gruppo di attivisti di partito
hanno trasformato il Csm da organo di garanzia a presidio militante".
Questa è normale dialettica istituzionale? Non mi pare. Per il resto, dire che
ci sono parlamentari eletti non selezionati direttamente dagli elettori ma
decisi dai partiti è un dato di realtà, visto che ci sono le liste bloccate. Ci
sono altri provvedimenti sui quali il Csm potrebbe esprimere un parere? Sulla
giustizia, c'è molta carne al fuoco. Parlano di un decreto per le
intercettazioni. Vedremo se sarà così, ma un decreto, che entra in vigore da
subito, avrebbe ricadute sul funzionamento della giustizia. Quindi, potremmo
esprimerci su questo. Ho invece dei dubbi sulla possibilità che il Csm si
esprima sul Lodo Alfano sull'immunità per le alte cariche. Anche se, da
costituzionalista, dico che secondo me sarebbe il caso di intervenire in
materia con una legge costituzionale e non con una ordinaria. In quei pochi
paesi democratici in cui esiste l'improcessabilità nei confronti anche del solo
presidente del Consiglio, questa è prevista dalla Costituzione. Finora,
comunque, non ci è giunta alcuna richiesta di parere. Auspico che il ministro
Alfano lo faccia. Altrimenti il Csm si troverà costretto a ricorrere al parere
libero, previsto dalla legge. Ma sarebbe bene instaurare collaborazione. Magari
prima che "parliate" di nuovo, il governo vi tapperà la bocca con una
"bella riforma" del Csm. La temete? No, si può riformare il Csm, ma
per farlo serve una legge costituzionale, cioè con l'ok dei due terzi del
Parlamento. Se la riforma serve a rendere più funzionale il consiglio e a
garantire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, ben venga. Ma, e lo
dico da consigliere laico, è curiosa la proposta di dare la maggioranza dei
seggi in plenum ai membri eletti dal Parlamento, come se fossero una componente
non politica. Ricordo che l'ultima assemblea della Rete europea dei consigli di
giustizia, a Budapest, ha stabilito che i consigli di giustizia devono essere
composti per metà da magistrati. Credo che l'attuale composizione del consiglio
possa essere mantenuta e va comunque valorizzato il ruolo dei membri laici per
evitare che la magistratura si chiuda in se stessa e diventi troppo
corporativa. In tutto questo scontro con il governo, i magistrati del Csm hanno
qualcosa da rimproverarsi? Il Csm ha assunto una posizione assolutamente
coerente. Ha anche avviato pratiche verso magistrati che peccano di un certo
protagonismo. Sul caso Forleo ci sono piovute critiche da direzioni opposte...
Da costituzionalista, crede che Napolitano sia finito in un vicolo cieco perchè
il sistema non gli assegna gli strumenti necessari per reagire a un governo del
genere? Non so se ci sia stata la volontà politica di raggirare il Capo dello
Stato, infilando la blocca-processi nel dl sicurezza dopo l'ok di Napolitano.
Ma certo il presidente si trova in una posizione molto scomoda. Nell'attuale
maggioranza c'è una concezione per cui chi ha vinto le elezioni non deve
incontrare alcun limite alla sua azione di governo. E' una concezione di tipo
assolutistico. Assolutizza la sovranità popolare che, dice la Costituzione,
deve essere esercitata nei limiti e nelle forme della Costituzione stessa,
altrimenti diventa arbitrio popolare. C'è un'insofferenza verso tutti i poteri
di garanzia e vedrà che verrà fuori anche verso la Consulta, se dovesse essere
chiamata ad esprimersi. 03/07/2008.
( da "Liberazione" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
"La
Turchia sta attraversando giorni difficili "La Turchia sta attraversando
giorni difficili. Dobbiamo agire tutti con buon senso". Il numero due
delle forze armate turche, il generale Ilker Basbug, ha richiamato ieri il
paese alla calma dopo l'arresto, martedì sera, di due alti ufficiali militari
in pensione e di altre 21 persone dell'Ergenekon, gruppo ultra-nazionalista.
Sono tutti accusati di aver pianificato attacchi dinamitardi e omicidi
finalizzati a un golpe militare. I nomi sono di primissimo piano: l'ex capo
dell'esercito Hursit Tolon, l'ex generale della gendarmeria Sener Eruygur,
l'editore del Cumhuriyet , quotidiano di tradizione laica, il presidente della
Camera di Commercio di Ankara e alcuni politici. Il clima è rovente. Lo scontro
è senza quartiere. Tra chi? Oggi, a Istanbul, il partito al governo - il
conservatore e "islamico" Akp (Giustizia e Sviluppo) del presidente
Recep Tayyip Erdogan, vittorioso col 47% dei voti giusto un anno fa - dovrà
difendersi davanti alla Corte Costiuzionale che lo vuole mettere fuorilegge con
l'accusa di complotto contro la laicità dello Stato, di
voler affermare la sharia , in combutta con forze straniere (l'imperialismo
americano). Uno scontro tra potere politico e potere giudiziario ormai senza
quartiere. Dal braccio di ferro sull'elezione del presidente Gul (dell'Akp)
durata un anno, alla recente abrogazione della legge che permetteva di portare
il velo nelle università pubbliche. Da un lato i magistrati, insieme
all'esercito, baluardo del kemalismo, laico, conservatore e isolazionista con i
nazionalisti del partito Chp (Partito del Popolo Repubblicano, 20% dei voti).
Dall'altro la legittimità democratica dell'Akp. europeista e al centro del
rilancio del ruolo della Turchia anche in Medio oriente, come
"paciere" tra Siria e Israele. Le accuse tra i due schieramenti sono
chiare: vogliono imporre uno Stato islamico e distruggere la Repubblica dicono
kemalisti, militari e giudici; vogliono impedire la democrazia e le riforme,
dicono gli euromussulmani dell'Akp. Messa così, rubando una battuta
all'analista turco-statunitense (conservatrice), Zeyno Baran, sarebbe come
scegliere tra diventare "una democrazia illiberale come la Russia o uno
Stato islamico come l'Iran". In attesa di capirlo, però, la profezia del
noto analista politico Ilnur Cevik, si starebbe avverando: "Ciò a cui
stiamo assistendo in Turchia è un tentativo di colpo di stato
promosso dalla magistratura e appoggiato dai gruppi dell'elite laica". Il
tentativo c'è stato, secondo la polizia. E oggi la
magistratura procede nella messa al bando del partito di governo. D'altronde,
quella che proprio un portavoce dell'Akp chiama "l'oligarchia dei
giudici", è sotto attacco per un'infinita serie di processi e condanne per
reati d'opinione e contro i valori dello Stato. Dalla messa fuorilegge a maggio
dell'associazione gay e lesbica Lambda, all'oscuramento di YouTube per impedire
la divulgazione di video antipatriottici (e greci) che mettono in dubbio la
mascolinità di Mustafa Kemal, all'ennesima messa al bando della rappresentanza
curda nel Parlamento con una procedura contro il Dtp (Partito della società
democratica, 20 deputati), alla denuncia contro il Nobel Orhan Pamuk per aver
"evocato" il genocidio armeno o contro chi critica le operazioni
militari anti-Pkk e chi la legge anti-tabacco, fino ai 24 processi in cinque
anni al sindaco curdo di Diyarbakir, Osman Baydemir... L'Akp ha vinto finora
grazie al voto del ceto medio, ed ha spinto lentamente il paese verso quella
declinazione di islam e mercato che piace molto a Usa e Ue (ma per nulla alle
associazioni dei diritti umani e agli oppositori), anche se le sue riforme
scraggiano il lavoro femminile e tendono inevitabilmente a islamizzare la
società. D'altra parte, il nazionalismo kemalista spinge il paese nel caos.
Decideranno militari e giudici il destino della Turchia? 03/07/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 157
del 2008-07-03 pagina 33 Un comitato per riscoprire vita e pensiero di Papa
Pacelli di Redazione "Una migliore conoscenza e valorizzazione della
figura di Pio XII contribuiranno alla corretta ermeneutica del Concilio
Vaticano II". È quanto affermano alcune personalità
laiche del mondo della cultura, della politica e del giornalismo, che in questi
giorni hanno dato vita a un comitato finalizzato a far meglio conoscere la
figura di Pacelli, Papa Pio XII, del quale ricorre in ottobre il cinquantesimo della
morte. Tra i firmatari dell'iniziativa, vi sono politici bipartisan,
docenti universitari, scrittori, registi e giornalisti: si va da Giulio
Andreotti a Maria Pia Garavaglia, da Vittorio Messori a Pasquale Squitieri, da
Claudio Risè a Magdi Allam. Il comitato ritiene che approfondire la figura di
Pio XII, al di là delle leggende nere che negli ultimi decenni ne hanno
infangato il nome, possa contribuire a leggere lo stesso Concilio Vaticano II
non come un evento di rottura e di discontinuità nella storia della Chiesa, e
intende ricordare la grande opera di carità che Pio XII mise in atto rimanendo
a Roma, facendo aprire i conventi e togliendo la clausura per accogliere
migliaia di perseguitati, molti dei quali ebrei. Il coordinatore è l'avvocato
rotale Emilio Artiglieri. Le adesioni possono essere spedite all'email
comitatopapapacelli@gmail.com. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
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N. 157
del 2008-07-03 pagina 43 DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA di Redazione Don Diego
Goso Ho fatto un sogno. Vale appunto per quello che è, soltanto un sogno. San
Pietro era in vacanza, concessione diretta dell'Onnipotente dopo 2000 anni di
fedele servizio di portineria e segreteria. A sostituirlo un magistrato rosso.
Chi meglio di un alto garante della giustizia e del popolo da mettere a capo
del più importante tribunale che esiste? Il nostro eroe non ha perso tempo. Si
è subito messo all'opera. E dopo un poco, nel mio sogno, non si è visto più un
santo in questo immaginario paradiso. Mi avvicino timidamente al suo tavolo
sommerso di scartoffie e copie de il Manifesto. Chiedo con voce sommessa:
"Scusi, ma dove sono tutti?". Lui mi fa attendere la fine della pausa
caffè. Quindi la pausa sigaretta. Poi mi parla annoiato. Si vede che è una
brava persona, ma è giù di tono. Non ha più altro da fare: "Tutti arrestati!",
mi dice. Lo guardo stupito. Tutti arrestati? In Paradiso? Lui snocciola le
sentenze. San Paolo: simpatizzava per Israele. Carcere preventivo. San Matteo:
esattore a cui è stato condonato il debito. Qui non si condona nulla. Carcere.
San Tommaso: pubblicate sui Vangeli le intercettazioni dei suoi dubbi.
Considerato inaffidabile. Arrestato. San Francesco: ha predicato la giustizia
sociale senza favorire alcuna scalata all'Unipol. Interdetto dalla pubblica
amministrazione. Sant'Ignazio: un passato nelle forze armate. Quindi di destra.
Quindi arrestato. San Pietro: arrestato. Qui l'unico Pietro che si riconosce è
Di Pietro. San Gennaro: sospetta ricettazione oggetti smarriti senza
autorizzazione sanitaria. Carcere preventivo. La Maddalena: dopo aver creduto
per anni nei pacs multipli aveva messo la testa a posto. Bigotta. Arrestata.
San Giovanni Bosco: insegnamento di valori trascendentali nelle sue scuole. Cospirazione contro il laicismo. Arrestato. Gesù Cristo: figlio del capo. Raccomandato. Ma non
dal Partito, quindi arrestato. La Madonna: mai fatto una volta la spesa in una
coop. Destabilizzatrice economica. E inoltre vergine, che per lui è evidente
segno di disturbo mentale. Assegnata ai servizi sociali. Dio
Onnipotente: abolito dopo parere contrario del Csm al decreto di scudo per le
alte cariche. Mi allontano dall'inquisitore che continua a parlare nel vuoto
della fine che hanno fatto altri ormai ex santi d'altare. Non so a chi
rivolgermi. Finalmente incontro qualcuno. Gira con una corda al collo. Mio Dio,
ops, ma è Giuda Iscariota: traditore, ladro e cospiratore: fuori per l'indulto.
Mi sveglio. Era solo un stupido sogno. Davvero stupido. Dio sia lodato. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 157
del 2008-07-03 pagina 3 La Valbisagno presenta il conto a Vasco di Redazione Il
Municipio della Valbisagno era quello che aveva chiesto, con una mozione
approvata dal consiglio, che il vaticano restituisse i soldi spesi dalla città
di Genova perché la visita del Papa non interessava l'intera collettività.
Bruno Ferraccioli, vice presidente e capogruppo della Lega, non ha mai
dimenticato quel documento e così, visto che poco tempo dopo la città di Genova
ha anticipato centinaia di migliaia di euro per il concerto di Vasco Rossi e
altri eventi del Summer Festival, ha riproposto un'identica mozione. Blasco
interessa solo ai suoi fan - ha fatto presente - che si paghi da solo le spese.
I consiglieri di centrosinistra del Municipio un po' in contropiede sono stati presi. Difficile ribattere. Tra Vasco e il Papa, poi, c'è
una bella differenza, anche a voler essere il più laici possibile. E così hanno
dovuto prendere atto di essere stati "incastrati". Per salvare almeno
l'onore hanno ottenuto di ritoccare un po' la mozione, sfumare qualcosa,
inserire il fatto che la sindaco Marta Vincenzi si è impegnata a ottenere il
denaro anticipato grazie agli sponsor. Ma alla fine il testo è rimasto.
"Il Municipio III Genova bassa Valbisagno chiede al sindaco - è la chiosa
della mozione - di sollecitare gli sponsor stessi a fare fronte ai propri
impegni, e di utilizzare le risorse risparmiate a sostegno delle politiche
sociali e delle esigenze dei cittadini genovesi". Visto che il Comune ha
aumentato tutte le tasse, che almeno i soldi vengano spesi per le necessità più
urgenti e non per i concerti. Ventitré voti a favore su ventitré. La Vincenzi è
servita. E ancora ringrazi il Municipio che ha invece respinto la mozione,
sempre della Lega, con cui si esprimeva solidarietà ai giornalisti di
Primocanale cacciati dalla conferenza stampa. In Comune, intanto, la
maggioranza ha evitato di partecipare alla commissione sul "Summer
Festival" delle polemiche, scatenando le reazioni di Bernabò Brea
(Destra), Murolo e Praticò (An), Centanaro e Lauro (Biasotti). Piana della Lega
ha presentato un'interrogazione sul tema. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
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N. 157
del 2008-07-03 pagina 6 "Caso D'Alema-Unipol: l'Europa alle prese con
l'anomalia italiana" di Anna Maria Greco Il potere dei magistrati è
aumentato in modo eccessivo da Roma Onorevole Gargani, lei presiede la
Commissione Giustizia dell'europarlamento che esaminerà la richiesta del gip
Forleo di utilizzare nel processo Bnl-Unipol le intercettazioni di D'Alema. Su
immunità e intercettazioni il clima sta cambiando? "Oggi Berlusconi, come
D'Alema e Fassino patiscono la mancanza di un filtro, quello
dell'autorizzazione a procedere, presente negli altri Paesi. Tutto deriva da
quel dannato voto che nel
( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 157
del 2008-07-03 pagina 0 Dibattito: grembiule sì, grembiule no di Massimo M.
Veronese Cecchi Paone (nella foto): "Fosse per me vestirei tutti
all'inglese fino alla maggiore età: gonnellina per lei e cravatta per lui. E'
anche una questione di decoro". Leggi le opinioni: Antonella Landi e Stefano
Zecchi. Sei d'accordo? VOTA Milano - Alessandro Cecchi Paone oggi fa il prof. A
Milano e a Napoli. è stato però un bambino prodigio: a
16 anni debuttava in tv come conduttore del Tg dei ragazzi e sapeva già dove
voleva arrivare. Abbiamo sentito tutti e due: il prof e il bambino. E sul
grembiulino parlano come una persona sola. Se lo ricorda il primo grembiulino?
"E con nostalgia anche... era azzurro, aveva il colletto rigido di
plastica con un bottone al centro intorno al quale girava il fioccone bianco:
mi dava un'aria di compostezza, di serietà. Un po' scomodo però...". Però
nascondeva le differenze... "Mica tanto. Il colletto rigido era un
privilegio di chi come me veniva da una famiglia borghese e benestante. Chi non
era ricco come te lo riconoscevi dal colletto morbido". Fino a quando l'ha
portato? "Quinta elementare. E lì mi è successa la cosa più curiosa".
Ci dica... "A Napoli la scuola che frequentavo usava far indossare a noi
bambini un fiocco tricolore, bianco, rosso e verde, come non ho mai più visto
altrove. Io poi che ero capoclasse avevo pure la fascia, come il sindaco".
E in famiglia che dicevano? "La mia era una famiglia mazziniana,
garibaldina e risorgimentale. A mamma e papà luccicavano gli occhi". Cosa
teneva nelle tasche del grembiule: biglie, figurine la merendina...
"Niente. A miei tempi si usava il cestino". Appunto. Ora dicono che
ripristinare il grembiule è come portare indietro le lancette della storia.
"Può darsi ma io sono favorevole. Penso che la formazione di ogni ragazzo
debba avere due punti fermi: la scuola pubblica e la divisa uguale per
tutti". Solo per le elementari? "Anche per medie e liceo, cioè finché
l'alunno è minorenne. Fosse per me poi sposerei addirittura la tradizione
anglosassone: gonnellina per le femminucce e cravattina per i maschietti".
Ma oggi va di moda la vita bassa. "Quando vedo ragazzine anche di terza
media andare in giro con il sedere di fuori mi chiedo cosa ci sia di bello e di
buono. Colpa degli stilisti certo ma anche dei genitori: è incredibile che
lascino andare in giro i figli conciati così". E come la mettiamo con chi
invece pretende il velo? "Io sono un grande
sostenitore dello Stato laico. Proprio perché a scuola la divisa cancella le
differenze di classe, di razza e di religione in Inghilterra multirazzismo e il
multiculturalismo sono diventati un punto di forza". Oltre al grembiule
cosa bisognerebbe ripristinare? "L'abitudine di alzarsi in piedi
quando entra l'insegnante. è una questione di buona educazione non di
autoritarismo". Ma alla fine cos'ha di buono la divisa? "Riporta
decoro e rende tutti uguali. è l'equivalente dei Caschi blu: non toglie
appartenenza ma ne crea una nuova" Mi sa che ormai è tardi... "Forse
è tardi. Ma bisogna provarci". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'
E' stata
annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici
(bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e
alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della
figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice
moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare
all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo
storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator
Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il
comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il
prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII
secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha
detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono
tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il
testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire
basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!)
all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 12 )
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08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa
che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della
Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa.
Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay
e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di
là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra -
cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 42 )
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08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità -
monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il
dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il
Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste
"previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora
chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei
passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema
relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole
discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico
di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di
Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto
riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri
commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto
"Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto
quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è
sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale
nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere
impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula
sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello
della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di
indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di
affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito
di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si
rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi
il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che
proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi"
che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni
nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De
Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza)
perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a
una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno
dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che
è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il
senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto
sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella
Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come
qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata
dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi
del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire
costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti (
104 ) " (7 votes, average: 3.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte
"dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal
cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese
si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti
sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di
Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era
stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta
evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il
suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica,
come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il
Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto
altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni
scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un
livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il
Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della
scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le
critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche
da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei
responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre,
arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità
Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli
alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di
Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei
vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della
liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione
con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di
riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati
con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle
edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai
Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la
disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle
contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II,
fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge
particolare". Scritto in Varie Commenti ( 509 ) " (15 votes, average:
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca.
Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della
cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica
riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che
c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e
la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (10 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio
di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che
aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale
Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste
ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso
Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e
sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque
un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della
scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi
superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di
giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e
la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse
un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post)
che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i
lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con
Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del
Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma
è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della
consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a
dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti
francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi,
ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio
Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della
validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio
non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli -
come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime
perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità
nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono
quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e
alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E'
evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro
nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque
condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
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questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto
alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos,
presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di
cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare
nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da
tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con
il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena
cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi"
che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni
elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e
la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono
già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto
riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa
è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
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articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella
Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo
Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della
consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha
ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo
scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio
articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini
sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne,
pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente
della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che
interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri
mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in
Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age,
torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che
riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia
Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De
Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della
pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia
(corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni
orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere,
dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è
invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso
materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che
hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari.
Scritto in Varie Commenti ( 135 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5)
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Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della
lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli
articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (213)
Ultime discussioni Reginaldus: Dottor Tornelli, vorrei sapere dove mai e quando
mai la Chiesa ha affermato che gli uomini devono essere... F.P.: Caro Andrea
Carradori, l'ho segnalato anche io ieri, ma qui, per usare un'espressione
moderata, se... Francesco73: L'appello mi piace così e così, sono sincero. Lo
trovo poco centrato. L'iniziativa è... Bruno Demasi: Grazie.Riprovo. Andrea
Tornielli: Gentile Bruno, ho fatto personalmente una prova ora, l'indirizzo...
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Napolitano il primo sì allo scudo giudiziarioLondra, massacrati due studenti
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Ingrid Betancourt libera "In Francia dirò grazie a Sarkozy"Alitalia,
Tajani: soluzione in linea con norme Ue Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog
di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello
Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano Il blog di Phil
Pullella Il blog di Raffaella Il blog di Rodari il blog di Stefano Tramezzani
Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito
web ilGiornale.it Sussidiario.net July
( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca
"Rom, no all'ordinanza di Maroni schedate anche etnia e religione"
Protesta la comunità di Sant'Egidio. Lunedì il caso al Parlamento Ue Le tre
grandi città interessate ancora divise sulle modalità Appello a Maroni dalle
riviste cattoliche per ragazzi: "Non criminalizzate quei bambini"
MARCO POLITI ROMA - "No all'ordinanza confusa e sbagliata del ministro
Maroni". No a schedature etniche. Il presidente della Comunità di
Sant'Egidio, Marco Impagliazzo, fa distribuire la fotocopia di un atto di
censimento del commissario per l'emergenza a Napoli (il prefetto) e subito
scoppia un caso che potrebbe arrivare alla Corte di Strasburgo. Perché in
chiare lettere - sul documento redatto dalla polizia - spicca l'etnia della persona
"rom di Serbia" e la religione "ortodossa". Una schedatura
razzista, che rischia di rievocare la persecuzione degli ebrei in Germania e le
pratiche del regime collaborazionista di Vichy. Un altro esponente della
comunità, Mario Marazziti, coglie l'occasione per elogiare il
"saggio" atteggiamento del prefetto di Roma Mosca, che rifiuta di
prendere le impronte digitali ai bambini rom, e sottolinea il punto che più sta
a cuore a tanti cattolici: "Non può passare un
messaggio culturale così grave come l'identificazione selettiva per etnia o
religione, giustificando i pregiudizi e le paure di una parte della popolazione
e attuando una prassi sbagliata e discriminatoria, che fa leva sulla
"diversità" dei Rom". Ieri, peraltro, il ministro Maroni ha
incontrato il presidente dell'Unicef Spadafora, assicurando che non verranno
schedati in modo indiscriminato tutti i bambini rom e che le operazioni
verranno effettuate rispettando i diritti dei minori. Cresce quotidianamente il
pressing dell'associazionismo cattolico contro il progetto
schedature. Le Acli denunciano "inaccettabili censimenti etnici",
mentre insorgono le riviste cattoliche per ragazzi. "Non criminalizzate i
bambini rom. Schedare solo loro vanifica il principio di uguaglianza tra tutti
i bambini", suona l'appello firmato dai direttori del Giornalino,
del Piccolo Missionario, di Mondo Erre e di Italia Missionaria. Al documento ha
aderito il Forum degli oratori italiani. L'Avvenire, giornale dell'episcopato,
pubblica una lunga intervista al ministro Maroni, dal titolo "Non sono
Erode". Segno che la Chiesa non vuole lo scontro frontale con il governo,
ma raddrizzare semmai una tendenza pericolosa. Anche la Comunità di Sant'Egidio
parla di "piattaforma di buon senso" per migliorare l'azione
governativa. Servono programmi di scolarizzazione, abitazione, lavoro, identità
legale (per gli apolidi) e su questa base - sia chiaro - è giustissimo il
contrasto a ogni forma di illegalità e di sfruttamento dei minori. Anzi,
sottolinea Impagliazzo, ben venga un'azione più severa di presidi, assistenti
sociali, tribunali per i minori per tutelare i bambini, anche a costo di
togliere la potestà genitoriale a chi non li cura. Da precisare che su 140.000
zingari la metà sono italiani e solo una parte vive nei campi. Intanto il
commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, ha
inviato a Roma un memorandum per "rafforzare la sfera dei diritti
umani" nell'ambito delle misure del pacchetto sicurezza.
All'Europarlamento si terrà lunedì, su richiesta di liberaldemocratici e verdi,
un dibattito sulla schedatura dei rom in Italia attraverso le impronte
digitali. Martedì ci sarà il voto di una risoluzione. Sulla vicenda regna
tuttora parecchia confusione. A Milano il sindaco Moratti ritiene le impronte un
"metodo sicuro per conoscere l'identità dei bambini rom e
proteggerli". A Napoli si prendono le impronte, a Roma no. Il Pd Soro
parla di "cieca ostinazione del governo".
( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura
DEI SOLITARI la romanità di Mérida, la bellezza di CÁceres
il fascino ambiguo del silenzio il paese L'andamento di un pellegrinaggio laico
nei "santuari sacri e profani della terra iberica" Le sorprese
dell'architettura dal Museo di Moneo al Ponte di Calatrava MERIDA-CACERES Mérida-CÁceres
Tra le tante, bellissime città dell'Extremadura, Mérida è probabilmente la meno
interessante. Priva di un vero e proprio centro storico, la stessa
architettura popolare non vanta alcun tratto distintivo: né la pietra a vista e
i tenebrosi tetti d'ardesia di Las Hurdes, né gli accecanti muri in calce
bianca tipici delle città del sud. Soltanto anonime casette anni cinquanta
tanto povere quanto dignitose, malgrado nascondano quasi sempre sotto le loro
fondamenta dei tesori inestimabili, come si verifica puntualmente quando
qualcuno attua ampliamenti e ristrutturazioni. Già, perché la nuova Mérida
giace sopra una delle grandi meraviglie della romanità, di cui sono ancora
innumerevoli i resti che ci è consentito ammirare. In alcuni casi, come davanti
al tempio di Diana, l'effetto è piuttosto straniante: il tempio sorgeva nel
foro, e successivamente una parte venne incorporata in un palazzo del XVI
secolo. Fin qui, niente di male. Semmai quello che stona è il contesto
abitativo in cui il tutto è calato: niente di paragonabile, comunque, agli
orrori della valle dei templi di Agrigento. E poi, basta percorrere qualche
centinaio di metri per trovarsi, letteralmente, in paradiso. In uno splendido
giardino invaso dalle rose, ecco il teatro e l'anfiteatro romani: entrambi
maestosi e, soprattutto il primo, in ottimo stato. A
volerli fu l'imperatore Augusto, che nel
( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
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Pagina V
- Bologna I prodiani: Andreatta alle primarie Il professore ulivista per
raccogliere gli scontenti di Cofferati SILVIA BIGNAMI L'ipotesi è suggestiva:
Filippo Andreatta candidato sindaco e sfidante di Sergio Cofferati alle
elezioni primarie. Un quarantenne non targato Pd,
cattolico, prodiano di razza, "ulivista" della prima ora in grado di
far convergere su di sé i consensi della rete Unirsi e della sinistra, da Sd ai
reduci Arcobaleno. L'operazione, secondo alcuni, non dispiacerebbe a un
fedelissimo del Professore come l'ex ministro della difesa Arturo Parisi.
E troverebbe tra i sostenitori anche il leader della minoranza
"bindiana" Antonio La Forgia - che potrebbe così evitare di compiere
personalmente il "sacrificio supremo" di sfidare il sindaco uscente -
la rete Unirsi e i deputati Pd vicini all'ex premier. Nel giorno in cui il Pd
si riunisce, oggi dalle 17 alle 23, per la sua assemblea cittadina con Sergio
Cofferati, Beatrice Draghetti e Vasco Errani, spunta quindi un "piano
B" promosso dalle frange uliviste e cattoliche. Un piano che era nell'aria,
dopo che nei giorni scorsi il portavoce della rete delle associazioni, Flavio
Fusi Pecci, aveva ammesso di essere alla ricerca di un candidato alternativo a
Cofferati. Qualcuno che incarnasse lo spirito dell'Ulivo di stampo prodiano,
senza tentazioni di autosufficienza, ma al contrario con una naturale
propensione all'apertura verso le altre forze di sinistra. E proprio i prodiani
- dopo il sasso lanciato nello stagno dal capogruppo del Pd in Regione Marco
Monari a far rinascere i germogli dell'Ulivo - hanno cominciato a tessere la
tela intorno al professore di scienze politiche figlio di Beniamino Andreatta.
Personaggio che sembra incarnare l'identikit del candidato ideale di chi sta
cercando un nome diverso da quello del Cinese: ulivista tra i fondatori della scuola
di politica di Ulibo, che però non ha mai aderito al Partito Democratico.
Figura di confine, per questo adatta a far convergere su di sé consensi anche a
sinistra, tra i malpancisti del Pd e tra gli ex Arcobaleno. Una ipotesi che
secondo alcuni sarebbe gradita anche a Parisi, ma che per ora resta nel campo
delle "possibilità". Prima di tutto perché Andreatta ancora non è stato contattato ed è molto improbabile che sia disponibile
a giocare questa partita. In secondo luogo perché - come fu chiaro quando
spuntò l'ipotesi di candidare l'eurodeputato Mauro Zani - sarebbe complicato
per il Pd ammettere alle primarie un candidato non iscritto al partito. Ciò non
toglie che su Andreatta si troverebbero d'accordo molte delle correnti del
partito sotto le due torri. A cominciare dai bindiani di Antonio La Forgia. Il
deputato, che ha già pubblicamente dichiarato di essere disposto a sfidare
personalmente Sergio Cofferati, ma solo nel caso in cui "non si facciano
avanti altri candidati", non esiterebbe a fare spazio a uno come
Andreatta. E ad appoggiarlo ci sarebbero anche i prodiani come la deputata
Sandra Zampa e i membri della rete Unirsi, che qualche settimana fa hanno visto
risorgere le speranze uliviste a Santa Cristina, dove Romano Prodi è stato accolto da una folla di oltre 400 persone durante la
presentazione del suo libro.
( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
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Pagina
XXI - Bologna La santa ragione tra Chiesa e Politica Bettazzi e il suo Concilio
a confronto col filosofo Viano ILARIA VENTURI MONSIGNOR Luigi Bettazzi ha
vissuto da protagonista negli anni Sessanta, accanto al cardinale di Bologna
Giacomo Lercaro e a Giuseppe Dossetti, la stagione del Concilio Vaticano
secondo. "Siamo rimasti in pochi ormai". E forse per questo prova
ancora di più l'urgenza di parlarne, di essere testimone. "E' un compito
particolare, che sento molto", dice. Nel suo stile. Una testimonianza di
valore, la sua, da ascoltare questa sera alle ore 21 nel Cortile d'Ercole di
Palazzo Poggi (via Zamboni 33, ingresso libero) per il secondo appuntamento
della rassegna "Di Santa Ragione", a cura di Procope studio e
Micromega. Dopo che il giornalista Curzio Maltese è venuto a parlare dei costi
della Chiesa, il dibattito si sposta in un confronto tra un religioso aperto al
dialogo, il monsignore voce di Pax Christi, e un laico, il filosofo Carlo
Augusto Viano. Il tema? "Così vicino, così lontano. La Chiesa, la sua base
e il potere politico". E' un argomento all'ordine del giorno nel dibattito
culturale e politico nazionale. "La Chiesa è così vicina e così lontana,
perché nel rappresentare il messaggio divino deve essere inserita nella
concretezza umana. Il Consilio è stato un grande
momento, in questo senso, di richiamo ai valori più alti, un invito della
Chiesa a sentirsi chiamata ad aiutare l'umanità intera nel cammino di
solidarietà e di pace" anticipa monsignor Bettazzi, vescovo di Ivrea sino
al '99, sacerdote e vescovo ausiliare a Bologna, tra coloro che hanno
partecipato alle sessioni del Concilio. "Io ho avuto la grazia di
partecipare al Concilio, di viverlo accanto a Lercaro e Dossetti: un supplemento
di grazia". Ma quanta strada è ancora da fare per affermare lo spirito del
Concilio Vaticano secondo? "Per vedere realizzato il concilio di Trento
sono passati quattrocento anni, speriamo questa volta di fare più in
fretta", chiude con una battuta. Il dibattito sarà a due voci, introdotto
da Cinzia Sciuto. Il contro canto è affidato a un "laico
orgoglioso delle proprie ragioni", come si definisce Viano nell'ultimo
libro "Laici in ginocchio". Uno scritto per denunciare
"l'arrendevolezza della cultura laica", per "rivendicare
l'indipendenza dal clero", per smascherare "tabù additati come valori
religiosi" e per difendere "la pratica di comportamenti diversi da
quelli predicati dai pulpiti". Il confronto è aperto. Viano ha
insegnato storia della filosofia a Milano, Cagliari e Torino ed è stato membro del comitato nazionale di Bioetica. E dalla
logica di Aristotele i suoi interessi si sono concentrati sull'etica. SEGUE A
PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
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Cronaca
Il Papa leggerà la Bibbia in tv, il via a ottobre ROMA - Benedetto XVI aprirà
la straordinaria maratona biblica che per sette giorni e sei notti sarà
dedicata alla lettura completa dell'Antico e del Nuovo Testamento nella
suggestiva basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Dal 5 all'11 ottobre si
alterneranno al leggio milleduecento persone fra operai, studenti, scolari,
agenti, sportivi, politici, militari. Cattolici,
protestanti, ortodossi ed ebrei. Chiuderà il segretario di Stato Bertone con la
lettura dell'Apocalisse. Ogni novanta minuti ci sarà un intermezzo musicale.
Gli interventi del Papa e di Bertone andranno in onda su Raiuno. L'intero
progetto, nato su iniziativa della strutturai Rai Vaticano, diretta da Giuseppe
De Carli, e intitolato "La Bibbia, giorno e notte" sarà
trasmesso nello spazio gestito da Rai Educational sul satellite. Il primo libro
della Genesi sarà declamato in italiano da Benedetto XVI e poi in ebraico dal
rabbino capo di Roma, Di Segni. L'inizio del vangelo di Giovanni sarà letto in
greco. A convincere Ratzinger - spiega il ministro della Cultura vaticano mons.
Ravasi - è stata la suggestione di un "puro annuncio della Parola".
Non si sa ancora se il pontefice verrà o sarà trasmessa una registrazione.
Protestano per l'iniziativa gli atei dell'Uaar, precisando che "le altre
confessioni non hanno spazi simili nelle reti di stato
italiane, per non parlare degli atei". Gli evangelici ricordano, invece,
che il progetto si fonda anche sulla collaborazione della Società Biblica
Italiana. (m. pol.).
( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
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Cronaca
Ogni giorno in Italia cinquecento giovanissime fanno uso del contraccettivo
d'emergenza Con un picco all'inizio della settimana perché nel weekend i
rapporti sessuali sono più frequenti La "pillola del lunedì" ora è
boom tra le teenager Una ricerca dell'Aied rivela: le figlie sono più informate
delle madri I ginecologi: per le giovani non sostituisce gli anticoncezionali,
per le over40 sì LAURA PERTICI ROMA è la pillola del lunedì. è la pillola delle
ragazzine. Ogni ventiquattr'ore cinquecento giovanissime mandano giù una
pasticca per paura di rimanere incinta. Ma è soprattutto dopo il fine settimana
che la cercano, quella pillola. Le richieste schizzano ogni lunedì. In Italia è
boom della contraccezione d'emergenza, si sta diffondendo soprattutto tra
quante hanno tra i 14 e i 20 anni. Sono le adolescenti le più informate, coloro
che consumano la metà delle confezioni vendute di Norlevo e Levonelle, ovvero i
due marchi che nel nostro Paese rappresentano il farmaco con prescrizione
obbligatoria arrivato nel novembre del 2000. Da allora si è sempre registrato
un aumento di richieste. Ma nel 2007 c'è stato il
salto: 370mila confezioni (anche se la stima si spinge oltre le 400mila)
distribuite in farmacia, 53mila in più del 2006. è stato
doppiato l'aumento medio di tutti gli altri anni. I dati sono della Sigo, la
Società italiana di ginecologia ed ostetricia. è allarme rosso? Affacciandosi
sull'Europa sembrerebbe di no. Nella cattolica quanto moderna Spagna di pillole
se ne vendono 600mila. In Francia oltre un milione. In Gran Bretagna due
milioni. Ma qui da noi il levonorgestrel, il principio attivo della pillola del
giorno dopo, è comunque affare che riguarda un'adolescente su dieci. Meglio
approfondire. L'Aied, l'Associazione italiana per l'educazione demografica, ha
messo a confronto la conoscenza di donne di tutte le età per capire il fenomeno
contraccezione d'emergenza. "Abbiamo realizzato questo lavoro nella
primavera del 2007 - spiega Luigi Laratta, presidente dell'Aied - ma avevamo il
timore che fotografasse solo una parte della popolazione femminile, perché ai
nostri centri si rivolgono in prevalenza donne del ceto medio-alto".
Chiedendo però alle giovanissime, parlando con le ginecologhe nei consultori
delle Asl e con i medici che nei week end presidiano i pronto soccorso (uniche
strutture cui ci si può rivolgere per avere una ricetta nel fine settimana), si
riceve lo stesso tipo di risposte contabilizzate nel sondaggio Aied
(l'inchiesta video si trova sul sito tv. repubblica. it). Così si constata che
le ragazzine non si sorprendono. Sono quasi spavalde. "Io l'ho presa -
confessa una quindicenne - mi ha accompagnata in consultorio mia sorella. I
miei non lo sanno, figurati". "Ho chiesto la ricetta al medico di mia
madre - dice una ragazza di 17 anni - è stato
imbarazzante, ma si era rotto il preservativo, che dovevo fare?". "A
me non è mai servita - afferma una sua coetanea - la prima volta ne ho sentito
parlare alle medie". Quindi le figlie sono molto più informate delle madri
sui luoghi deputati all'assistenza, in caso di rapporto a rischio. Sanno
benissimo che la pillola del giorno dopo va presa entro 72 ore e
preferibilmente nelle prime dodici. I genitori sono quasi sempre all'oscuro
dell'attività sessuale che le riguarda. Mamma e papà neanche immaginano del
ricorso al Norlevo. Frammenti di vita reale che si specchiano nei numeri
dell'Aied: il 93 per cento delle ragazze tra i 15 ed i 19 anni (contro il 90
per cento delle over 40) conosce le finalità della pillola: evitare una
fecondazione in seguito a un rapporto sessuale considerato non protetto. Otto
ragazzine su dieci (il doppio delle ultraquarantenni) sanno che in caso di
bisogno possono rivolgersi a un consultorio. Le signore mature sono ben più
legate all'idea del medico di famiglia, tanto che solo 1,5 adulte (tre su dieci
tra le adolescenti) pensa all'ospedale. Nove teenager su dieci sono coscienti
che la pillola del giorno dopo vada assunta entro tre giorni, mentre lo
ricordano sette donne adulte su dieci. Eppure, quando serve, sono le over 40 le
più tempestive: il 78 per cento delle adulte contro il 56 per cento delle
giovani ingoia il Norlevo nelle prime 24 ore. Se ne deduce che il
levonorgestrel viene utilizzato dalle ragazze con eccessiva leggerezza?
"Direi proprio di no - afferma Daniela Fantini, ginecologa che da trent'anni lavora sia nella Asl Provincia Milano sia nel consultorio
privato e laico Cemp - io intervengo quasi sempre dopo la rottura di un
preservativo, soprattutto il lunedì mattina, visto che i rapporti si fanno più
frequenti nel week end. E che le giovani non mentano lo dimostra il fatto che
devo estrarre loro dei pezzetti di condom". Eppure la Sigo
all'inizio di giugno denunciava: la pillola del giorno dopo sta diventando
l'unica forma di contraccezione usata dalle giovani. Come dire niente condom,
niente spirale, niente pillola contraccettiva, niente cerotto, ormai le ragazze
trasformano in emergenza anche la routine. "Dalle mie visite non risulta -
osserva la ginecologa del centro adolescenti Aied di Roma, Paola Piattella - le
ragazze, pure le giovanissime, in prevalenza chiedono aiuto se c'è stato un incidente". "Casomai sono le signore ad
usare il Norlevo come contraccettivo - aggiunge Daniela Fantini - quando hanno
rapporti sessuali tanto saltuari da non voler far ricorso ad altri
metodi". C'è da chiedersi se l'assunzione di levonorgestrel sia
pericolosa, quando frequente. "Prendere la pillola del giorno dopo anche
ogni due mesi non comporta conseguenze serie - puntualizza Paola Piattella - Ma
questa è un'informazione che alle adolescenti va data con parsimonia, perché è
bene che mantengano il timore nei confronti di un farmaco di emergenza. Meglio
investire sull'incontro in consultorio. E su una contraccezione regolare".
( da "Riformista, Il" del 04-07-2008)
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Il papa
in tv vian, direttore dell'osservatore "Vedrete, Ratzinger bucherà il
video" Il Papa che il prossimo 5 ottobre va in tv, sugli schermi di Raiuno
, a inaugurare la lettura integrale della Bibbia, sfata la leggenda secondo la
quale Benedetto XVI sia un Pontefice anti-comunicativo: per molti, cioè,
l'opposto di Wojtyla. Lo conferma al Riformista il direttore dell'Osservatore
Romano Gian Maria Vian, uno che, con la comunicazione papale, ha a che fare
tutti i giorni: "Benedetto XVI - spiega - sa come comunicare e vuole
comunicare più di quanto si possa pensare. Certo, ha un suo stile, senz'altro
diverso da quello di Wojtyla". Qual è l'arte comunicativa di Benedetto
XVI? "I migliori comunicatori sono coloro che quando parlano non sono
condizionati dal pubblico che li ascolta. Benedetto XVI, in questo senso, sa
parlare davvero al cuore delle persone che ha di fronte. E per questo
comunica". Si può dire che prescinda dalla gente che lo ascolta? "No.
Dico piuttosto che ha imparato sul campo come la migliore tecnica comunicativa
sia quella di preparare bene ciò che si vuole dire senza farsi impressionare
dal pubblico. Non scordiamoci che ha avuto diversi "campi di
allenamento": è stato professore universitario,
poi vescovo diocesano, quindi prefetto della congregazione per la dottrina
della fede. E sempre ha saputo comunicare". Il pubblico, in effetti, è
sempre attento. Spesso lo applaude. "A Benedetto XVI non piacciono gli
applausi. Anzi, spesso tende a spegnerli. A lui interessa mettere al centro
dell'attenzione Cristo, non se stesso. Ed è per questo che la gente lo
ascolta". Come si prepara Benedetto XVI a parlare? "Un solo
dettaglio. Durante la settimana uno degli appuntamenti più importanti è la
catechesi che deve tenere il mercoledì in occasione dell'udienza generale. Il
martedì, come faceva Paolo VI, cerca di tenersi libero dalle udienze. Lo fa
perché vuole preparare con cura il testo da leggere il giorno dopo. E in
generale lavora alacremente su quanto deve dire. Con risultati eccellenti, come
nel caso delle due omelie per la festa dei santi Pietro e Paolo". Spesso
però parla a braccio? "Chi si prepara bene i discorsi è anche capace
d'improvvisare. E in questo lui è molto bravo. Anche se non credo che adotti la
tecnica di papa Luciani". Quale tecnica? "Luciani, nel suo breve
pontificato, ha parlato spesso a braccio. Ma molte di queste parole non erano
improvvisate. Egli, piuttosto, imparava a memoria ogni parola che voleva dire.
La sua era una vera e propria recita, straordinaria". Secondo lei a chi si
ispira il Benedetto XVI comunicatore? "Senz'altro, tra gli altri, ad
Agostino. Questi, non ancora battezzato, andò a Milano per imparare da Ambrogio
l'arte oratoria. E a Milano affinò le sue doti comunicative. Ma poi c'è san
Paolo, che conosceva la lingua greca e la utilizzava con efficacia, e che
proprio Agostino nel De Doctrina Christiana additerà come modello dell'oratore
cristiano. Ma, in tempi più recenti, sono i suoi predecessori, a partire da Pio
XI, ad aver curato molto la comunicazione. Basti pensare che, appena quattro
giorni dopo l'entrata in vigore dei Patti Lateranensi, Pio XI affidò a
Guglielmo Marconi il compito di mettere in piedi la Radio Vaticana ".
Benedetto XVI tiene ai media vaticani come Pio XI? "Guardando
all'attenzione che riserva all'Osservatore dico di sì. A noi, ad esempio,
arrivò a chiedere "più foto". E intendeva foto più significative,
come per esempio nella Frankfurter Allgemeine Zeitung ". Oggi può interessare
al pubblico televisivo l'ascolto dei testi sacri? "Molto. Basti pensare
che, recentemente, al festival di Spoleto, sono stati due
laici come Giorgio Ferrera ed Ernesto Galli della Loggia ad aver organizzato la
lettura dei vangeli in pubblico con quattro voci differenti. Inoltre, è lo
stesso Papa che tiene parecchio alla spiegazione della Bibbia. Anche perché sa
bene che oggi l'ignoranza delle Scritture ebraiche e cristiane è tanto
dilagante quanto gravissima". 04/07/2008.
( da "Unita, L'" del 04-07-2008)
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( da "Unita, L'" del 04-07-2008)
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consultando l'edizione del Il viaggio di Eugenio Sergio Zavoli L'articolo
dedicato da Walter Veltroni, su l'Unità, al libro di Eugenio Scalfari,
"L'uomo che non credeva in Dio", ha dato un risalto nuovo
all'attualità delle questioni non strettamente letterarie e filosofiche di cui
si nutre la prova dello scrittore, ispirata a una "confessione"
coraggiosa e complessa. Veltroni, che ha una particolare sensibilità per le
pieghe psicologiche, morali e civili dei testi in cui alla modalità espressiva
di segno linguistico si aggiunge una sorta di controcanto esistenziale e di
filigrana interiore, è andato direttamente alla vera natura del volume, pensato
secondo la maniera del ricordo e della coscienza, del percepito e del taciuto,
fino a quando non dichiara, senza le soggezioni di prima, la consapevolezza
dell'irrisolto e forse dell'irrisolvibile in una materia controversa, che non
si esaurisce con risposte soltanto razionali o soltanto canoniche. Credo di
conoscere, dopo averla colta anche nelle attitudini del padre, la vocazione di
Veltroni per la drammatica dualità del fondere, ma anche del separare, la
vecchia nozione e la nuova lettura del dilemma di fondo: la fides et ratio,
cioè la presenza di Dio in sé, nel suo proprio arbitrio e dominio, e in noi, nella
nostra facoltà di intenderlo e viverlo. A questa distinzione, sebbene per
merito anche suo appaiano evidenti gli aspetti pretestuosi
dell'inconciliabilità, Veltroni contrappone la problematicità e il realismo di
chi designa nel futuro il nostro vero scopo: quello di spendersi sempre e
comunque per il dopo, dove ci aspetta tutta la curiosità, l'amore e la
sofferenza intrinsechi nell'esser nati per vivere, non solo per esistere, cioè
per fare della nostra anche la vita altrui, e di questa la nostra stessa. Si
può dunque capire come un libro che fin dalla sua premessa, cioè dal titolo,
affronta innumerevoli percorsi di segno così personale e così pubblico possa
creare tra due persone assai diverse una condivisione non solo metaforica del
"viaggio" su questa terra, cioè procedendo, anziché solo per
frammenti, secondo quanto ci tiene insieme, la vita, il cui senso "altro
non è che viverla". E che per Walter comincia - ecco l'esca struggente che
il libro offre ai suoi ricordi - dalla più incolmata delle giovinezze: la
scomparsa prematura del padre e la filialità dimezzata. Ricordo come Scalfari
si era espresso, in un editoriale di limpida ispirazione laica,
sull'immagine estrema, addirittura metafisica, della paternità, e fu quando
vennero proposti - non saprei quanto introdotti e osservati - alcuni
emendamenti, nientemeno, al Pater Noster. In quell'articolo, molto riguardoso
del sentimento dei credenti, egli riconosceva la ragionevolezza e persino
l'utilità di modificare talune espressioni della preghiera insegnata da Gesù.
E rimasi colpito, ricordo che ne scrissi, dal suo consenso alla decisione dei
vescovi di lasciarne intatto l'incipit, cioè le quattro parole che con quella
premessa celeste, qui es in coelis, fondano il senso dell'adesione al
cristianesimo, dopo tremila anni di storia mediterranea e occidentale,
soprattutto nella parte scientificamente e tecnologicamente più evoluta del
mondo. Scalfari, da uomo anche di filosofia, metteva mano a categorie
riconducibili alla storia e alla metafisica, credo assumendo il principio
secondo cui, liberi da ogni enfasi mistica, diventa retorico, e comunque
inutile, chiedersi quale sarà il destino dell'uomo, essendo l'uomo stesso il
proprio destino. Ed ecco che le domande, sciolte dall'intoccabilità delle
"quattro parole", dovute al mistero della fede, venivano a toccare
questioni concrete del pensare, del sentire e dell'agire d'oggi. Un esempio: se
al progredire della scienza fa riscontro il disincanto, o la delusione, o
addirittura la perdita di Dio, dovremmo dedurne che la prima tentazione cui
siamo indotti è di credere soltanto in qualcosa di visibile, desunto dal nostro
sempre più temerario contestare il ruolo del Padre? Oppure in una religione
invisibile, nascosta da un creatore geloso, pronto a lasciarsi negare piuttosto
che essere discusso? Ma c'è anche chi pensa di poter porre altrimenti, cioè
radicalmente, il dilemma: domandandosi se le proprie sconfitte non siano anche
la sconfitta di Dio. D'altronde, se Dio si è fatto uomo e nulla, o ben poco, è
cambiato nell'indole e nella storia dell'umanità, il fallimento non è anche
suo? E se la ragione non riuscisse a fare il gran salto, quale significato
assumerebbe, in rapporto a Dio, tutta la grandiosità e tutto l'orrore messi
insieme dalle cinquantamila generazioni che ci dividono dal primo homo sapiens?
Vivere, propone qualcuno, come se Dio non ci fosse: ma non centuplicheremmo le
nostre responsabilità morali, ha detto Dietrich Bonhoeffer, il pastore e
teologo protestante impiccato nel campo nazista di Flossenburg, ricordandoci
che Cristo aveva affrontato il mondo, e ne era morto, per salvarlo? E poi,
perché cercare pretesti nelle difficoltà che questa materia ancora ci pone
proprio in tempi nei quali scienza e umanesimo hanno ogni giorno un motivo in
più per confrontarsi e cercare un'intesa? L'odierno dibattito sull'etica,
fondato sulla domanda se tutto ciò che è possibile è sempre anche lecito, non
postula forse questa attesa di credenti e non credenti: che dopo gli
oscurantismi, in cui per paradosso è il Dio nascosto a primeggiare, si faccia
largo la nuova alleanza tra una fede e una ragione illuminate proprio dalla
modernità? La fede, che ci prolunga dopo la morte, può portarci dove la scienza
non può? Oppure sarà negli alambicchi, o sotto la lente di un microscopio, la
spiegazione di tutto? A volte penso, da cronista, che molte risposte non siano
venute - e non solo quelle alte, perpendicolari - perché non erano state fatte
le domande. Il libro di Scalfari, anche in questo senso, interpreta una
crescente esigenza di attenzione a tali problemi. Lo scenario in cui Veltroni
li colloca gli fa dire con Roland Barthes - facendo il verso, parrebbe, alla
realtà di questi stessi giorni - che "la fotografia è rivoluzionaria non
quando spaventa, sconvolge o anche solo stigmatizza, ma quando è pensosa"!
Cioè quando la realtà "pensa la vita", per cambiarla. Veltroni non
inclina a credere alle conclusioni dogmatiche, e forse non rifiuta del tutto la
convinzione di Scalfari secondo cui "la verità assoluta non esiste e
quella soggettiva, e relativa, dipende dal punto di vista con cui guardi te
stesso e il mondo"; in ogni caso sa che "non c'è un'alternativa alla
vita", che tutto è sempre davanti, dove abita, laicamente, il destino
dell'uomo. Dove ci giochiamo tutto, per chi crede anche il dopo. Su questi
temi, in un dialogo che presuppone un progetto anche civile, Scalfari e
Veltroni si scambiano una vocazione che gli scettici considerano poco politica:
l'ottimismo. Mentre, proprio quando la politica sembra non avere più la forza
di credere in ciò che si può fare, e perciò stesso va fatto, occorre ricondurre
pensieri e azioni all'incontro, sí, dei "frammenti", ma prima ancora
degli archetipi, cioè dei valori su cui convenire, e impegnarsi, esplicitando
la necessità di opporsi alla tentazione degli egoismi e delle negazioni
meramente opportunistici. Occorrerebbe invece essere tutti persuasi che, al di
là di ogni eccesso di semplificazione, ci intenderemmo meglio, credenti,
agnostici e non credenti, se alla cultura ideologica cominciassimo a opporre la
cultura dell'etica, la quale non ha né potrebbe usare linguaggi teorici o
teologici per difendere una subdola visione strumentale delle rispettive
identità. Se è vero che questa modernità pone sempre più il problema del
consenso interiore a ciò che l'intelligenza è in grado di sprigionare, dovremmo
collocare il dibattito in un terreno aperto alla sensibilità di ognuno e quindi
di tutti, guidati dall'idea che l'uomo non è qui per rifare l'uomo - un
progetto a cui credo non penserebbe neppure Dio - ma perché l'uomo non sia o
non diventi meno di un uomo. Non si tratta di consegnarci a una sorta di estasi
della storia, né andrebbe intesa come un privilegio laico una cultura che
inseguisse il mito euforico della sola ragione: sono molte le osservazioni di
Veltroni, e talune coincidono con "L'uomo che non credeva in Dio"
collegandosi a un momento cruciale della sua stessa, personale, complessità.
Non gli è nuovo, al pari di tanti altri, il doverla affrontare: seppe presto
che Mosca non sarebbe più stata la Gerusalemme del proletariato, - "...
perché il cielo e la terra di prima sono scomparsi...", si legge
nell'Apocalisse di Giovanni - e oggi ha sufficiente realismo per capire che a
Pechino, a Tokio, a Delhi, cioè nell'Oriente estremo, sta nascendo il credo,
questa volta economicistico e finanziario, del riscatto globale. Finito,
insomma, il tempo di un mito, stiamo vivendone un altro: votato, sebbene
premano immani problemi, a una astratta conquista della felicità - con il
richiamo d'obbligo all'atto fondativo degli Stati Uniti d'America - pur sapendo
che dall'Occidente non possiamo più attenderci, oggi, annunci di palingenesi.
Non a caso si vive con la sensazione di progredire camminando su qualcosa
d'irreale, comunque di fragile, di minato. E a parer mio non è affatto
singolare che anche questo libro e la recensione da cui ho preso le mosse -
apparentemente estranei alle durezze della realtà - possano contribuire al
risveglio di qualcosa di lasciato andare e persino di perduto; presupposto dei
desideri e delle speranze da collocare dentro la più incontestabile e
coinvolgente delle identità: la nostra vita. Un filosofo di questo tempo, Ernst
Bloch, ha detto: "La ragione non può fiorire senza la speranza, la
speranza non può parlare senza la ragione". Teniamolo a mente, per il
giorno già annunciato in cui ci rimetteremo in "viaggio".
( da "Unita, L'" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del MERCEDES CABRERALa ministra dell'Educazione:
crediamo nell'integrazione, i figli degli immigrati frequentano la scuola dove
tutti studiano educazione civica "Il governo spagnolo dice no a discriminazioni
contro i rom" di Toni Fontana inviato a Madrid Mercedes Cabrera, ministra
dell'Educazione, delle Poliche sociali e dello sport del governo Zapatero, ci
accoglie nel suo ufficio nella Gran Via nel centro di Madrid. A poche ore
dall'inizio del 37° congresso del Psoe, assicura che "sui diritti
individuali, la laicità della scuola e sulle conquista sociali, la Spagna non
farà alcun passo indietro anche se l'economia sta registrando un rallentamento.
Qui - dice - insegnamo ai giovani la tolleranza e la necessità di convivere con
culture e fedi diverse, i figli di gitani vanno a scuola, mai accetteremo
discriminazioni". Ministra Caldera, oggi la Spag?na appare meno ottimista
rispetto a poche settimane fa, quando il Psoe ha vinto le elezioni. "I
sondaggi rivelano un aumento della preoccupazione determinata soprattutto dalla
situazione economica che appare peggiore rispetto a qualche mese fa, ma la
verità è che la crescita registrata nella passata legislatura e il
rafforzamento dell'economia spagnola ci permettono di affrontare la situazione
in modo più energico rispetto a qualche anno fa. Sappiamo che le difficoltà
generano attese sociali che, non sempre, coincidono con la realtà economica. I
cittadini vivono tuttavia con difficoltà questa situazione. Sono certa che il
premier del governo Zapatero insisterà nuovamente su ciò che da mesi sostiene e
cioè che il governo sta adottando le iniziative necessarie per fare fronte alla
situazione". La crisi economica ridurrà la spese per i servizi sociali? Zapatero
riuscirà a mantenere le promesse fatte nel corso della campagna elettorale?
"Zapatero ha ribadito più volte che la situazione economica non metterà in
discussione gli impegni politici e sociali che sono stati presi. Le politiche
sociali non sono in pericolo. La difficoltà non devono e non possono mettere in
discussione gli impegni presi verso le fasce più deboli della popolazione
spagnola". Può fare qualche esempio? "Abbiamo deciso di aumentarte i
salari minimi e lo faremo nel corso di questa legislatura, manterremo gli
impegni per favorire la parità tra uomo e donna, non faremno alcun passo
indietro nella difesa dei diritti individuali, cercheremo di affermere un patto
sociale per favorire un'economia solidale e coesa e soprattutto cerchermo di
modificare le formazione professionale per adeguarla al nuovo modello di
crescita". Nelle scuole spagnole si insegna l'educazione alla
cittadinanza. "Sì, abbiamo approvato una legge che inserisce l'insegnameno
dell'educazione civica: gli studenti apprendono i valori che fondano il sistema
democratico, si insegna che viviamo in una società sempre più complessa ed
eterogenea, si insegna loro a convivere con chi ha altre idee e fedi. Si
trasmette un insegnamento positivo". E si insegna anche quanto è accaduto
nel corso della Guerra civile? "Nel nostro sistema educativo se ne parla
da molto tempo. Noi vogliamo che i giovani apprendano tutti i punti di vista
sul passato del nostro paese, che, come in altri paesi europei, è stato molto
complicato. Noi vogliamo che i giovani apprendano i fatti, sappiano come sono
andate le cose". Ma molte famiglie cattoliche si oppongono e sostengono
l'obiezione. "Vi sono stati molti malintesi sull'educazione dei cittadini
ai valori democratici, alcune famiglie hanno intravisto un'intromissione dello
Stato in ciò che loro ritengono un'esclusiva competenza. Ma questa
interpretazione ha poco a che vedere con i veri contenuti di questa materia ciò
diventerà sempre più evidente man mano che verranno portati avanti i programmi
educativi". La Spagna garantisce l'insegnamento religioso? "Ciò
riguarda i rapporti tra lo Stato e la chiesa. Fin dall'inizio dell'era
democratica è stato stabilito il diritto delle
famiglie a educare i figli secondo le proprie convinzioni, questo diritto
appartiene sia a coloro che vogliono un insegnamento cattolico sia coloro che
non lo desiderano. La soluzione che abbiamo trovato garantisce i diritti di tutti".
Molti commentatori citano la "legge di dipendenza" (assistenza a
disabili e anziani non autosufficienti) come un esempio di affermazione dello stato sociale in Spagna. "Si tratta di un'iniziativa
molto ambiziosa che si rivolge alle persone maggiormente bisognose di
assistenza. È stata lanciata appena da un anno e mezzo fa e la stiamo
concretamente applicando iniziando con le persone che presentano problematiche
più gravi, in maggior parte anziani. L'assistenza si sta estendendo anche ad
altre fasce bisognose. Circa 400mila persone sono state inserite nelle liste
degli assisititi. I servizi di assistenza raggiungono 200mila persone in
massima parte affette dalle patologie più gravi. L'impegno è di raggiungere
l'assistenza totale entro il 2015". I bambini stranieri sono inseriti
nelle scuole spagnole? "La Spagna sta vivendo un processo molto rapido di
afflusso immigranti ed il numero dei bambini stranieri inseriti nel sistema
scolastico è cresciuto del 10% in pochi anni. Il sistema educativo sta facendo un
grande sforzo per integrare e inserire questi bambini, abbiamo avviato
programmi per assistere i centri scolastici dove è maggiore è la concentrazione
di alunni che richiedono un'attenzione educativa particolare. I corsi sono già
stati avviati da quatto anni con buoni risultati. La maggior parte dei bambini
immigrati frequenta la scuola pubblica, mentre la percentuale è minore in
quella parificata". I figli degli zingari frequentano le scuole spagnole?
"Sì, la scuola è obbligatoria per tutti e dunque anche i gitani hanno il
dovere di mamdarli. Noi socialisti crediamo nel valore dell'integrazione, non
solo intenso come rispetto delle idee altrui, ma come elemento fondante e di
arricchimento della nostra società. Non cambieremo la nostra linea, né le nostre
convinzioni. Sono convinta che la società spagnola, e non solo il governo,
ritiene l'immigrazione e la pluralità un valore positivo, non solo dal punto di
vista culturale, ma anche per favorire la crescita e l'incremento demografico.
Questa è la nostra più profonda convinzione". Oggi inizia il congresso del
Psoe, Zapatero promette nuovi cambiamenti nel gruppo dirigente. "Questo
congresso sarà importante, sarà caratterizzato da una forte partecipazione
democratica, sono stati presentati molti emendamenti al progetto iniziale, si
discuterà sul serio, sui problemi concreti ed il rinnovamento, negli organismi
dirigenti, sarà reale e profondo".
( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
INCHIESTA
Uno spritz a Portogruaro In attesa della svolta a destra Nel comune veneto, con
i partiti dell'Arcobaleno in piena crisi, chi vuole porre un
argine alla deriva razzista si impegna nel volontariato cattolico o nelle
associazioni laiche Una cittadina viva, giovane e amministrata dalla sinistra.
Ma dove gli studenti si sono spostati a destra. E la vera alternativa è la
chiesa Astrit Dakli INVIATO A PORTOGRUARO Le biciclette sciamano allegre da
tutte le parti, sulle piste ciclabili come nelle viuzze del centro storico,
ormai di fatto chiuse al traffico automobilistico. Quelle ferme, nei posteggi o
semplicemente appoggiate a muri e colonne, non sono quasi mai chiuse con
lucchetti: si capisce che i furti sono eventi eccezionali. Grappoli di ragazzi
affollano i tavolini dei bar che si susseguono in tutti gli angoli della
cittadina, nelle piazzette, nei parchi, godendosi a furia di "giri di
spritz" (aperol, vino bianco frizzante e fettina d'arancio, per chi non ha
dimestichezza con le usanze venete) lo scarso sole che spunta tra un acquazzone
e l'altro in questo inizio estate un po' strambo. E' l'ultimo giorno di scuola
e in un nodo scolastico importante come Portogruaro, i cui istituti superiori
accolgono oltre quattromila ragazzi (contro una popolazione della città che
arriva sì e no a 25 mila), l'allegria è al massimo. Sotto i portici
cinquecenteschi che costeggiano la via Martiri della Libertà l'unico sguardo preoccupato
è quello di M., robusto africano con un borsone in spalla, che cammina veloce
guardandosi intorno. M. vive qui da anni con la famiglia, ma non è in regola e
teme sempre qualche guaio. Per lui sì che il "problema sicurezza" è
un problema serio. Tanto quanto il problema lavoro: M. fa il venditore
ambulante, da queste parti continuano a chiamarlo vu cumprà. Trovare
qualcos'altro è quasi impossibile: non solo per la piega xenofoba e razzista
presa dalla politica nazionale il 13 aprile - e confermata anche qui, pur se
Portogruaro resta una delle poche isole "rosa", amministrate dal
centrosinistra, nel mare forzista e leghista che è sempre più il Veneto. E'
proprio la natura dell'economia cittadina che offre poche chances a uno come M.
Era una città anche industriale, "Porto", oltre che borgo agricolo:
piccola industria, nessun nome di spicco salvo la Perfosfati chimica, ormai
ridotta a enorme scheletro arrugginito vicino alla stazione ferroviaria. E'
ormai da tempo che di fabbriche non ce ne sono quasi più, e con esse sono
praticamente spariti anche gli operai, italiani o stranieri. L'economia è
cambiata, la città è sempre più una città di servizi, e conseguentemente la più
gran parte degli stranieri registrati (meno del 5% della popolazione), anche di
quelli non in regola, è costituita da donne provenienti dal vicino est, più o
meno comunitario: polacche, ucraine, rumene, moldave che trovano facilmente
impiego come colf, cameriere nei locali e soprattutto badanti. Ma i servizi che
tirano, e che caratterizzano fortemente la città, sono quelli legati al turismo
(in tanti hanno a Caorle o a Bibbione una pensioncina, un bar, un negozi o
semplicemente una casa da affittare, e vivono con il turismo estivo) e forse in
misura anche maggiore i servizi scolastici. Tre facoltà universitarie (filiali
delle università di Trieste, Venezia e Padova) e otto istituti di di istruzione
superiore, tra pubblici e privati, senza contare diverse scuole specialistiche
(soprattutto nel settore alberghiero-ristorativo) più un congruo numero di
medie inferiori, elementari e materne, significano un esercito di insegnanti e
personale non docente, che lavorano su una "materia prima", i
ragazzi, proveniente da una vasta aerea tutt'intorno, sia in Veneto che in
Friuli. E' diventato così importante, il movimento degli studenti (movimento
fisico, eh, non fraintendiamo) da e per Portogruaro, che sono persino state
riattivate linee ferroviarie già sospese e messe nell'elenco dei "rami
secchi", come la linea per Treviso o quella per Casarsa, dove i treni si
muovono solo in giorni e orari dettati dal calendario scolastico. Inoltre, è
chiaro che tutto il centro città è tenuto su dall'indotto studentesco: negozi
di vario genere - ci sono persino diverse librerie, categoria merceologica
altrove in via di estinzione - e soprattutto bar, caffè, pizzerie. I luoghi che
oggi, ultimo giorno di scuola, appaiono più che mai pieni e vivaci. Con un così
gran numero di giovani in giro, e tantissimi insegnanti tra la popolazione
residente - gente colta, informata, teoricamente aperta a idee progressiste e
umaniste - ci si potrebbe aspettare un ambiente politico relativamente "di
sinistra". E invece le cose non stanno così. Non più. L'amministrazione
comunale è ancora Pd-Prc, ma pochi si aspettano che regga la prova delle
prossime elezioni comunali, anche se la giunta si sta affannando furiosamente a
realizzare abbellimenti e migliorie urbane, rotonde regolatraffico in
periferia, restauri e pedonalizzazioni in centro. Il fatto è che il clima sta
cambiando. "Gli studenti ormai sono praticamente tutti di destra. E lo
sono in modo dichiarato, esplicito, anche un po' aggressivo, soprattutto i
maschi", racconta Rosanna Cuomo, giovane neoinsegnante di filosofia
arrivata l'anno scorso dalla Campania e piuttosto perplessa di fronte
all'ambiente scolastico trovato. I suoi colleghi "locali" confermano
quello che sembra un evidente deterioramento della coscienza politica
giovanile, e aggiungono un'altra nota, se possibile ancora più preoccupante:
"Le nuove leve di insegnanti sono molto più schierate a destra di quanto
non fossero in passato", ci dice Chiara Storto, che insegna latino e greco
nel liceo classico. "Magari hanno anche buoni rapporti con i colleghi come
me, che la pensano in modo opposto, ma solo perché si è ormai consolidato il
patto tacito che vieta di parlare di politica. Ma se non se ne parla tra
insegnanti, diventa poi anche più difficile parlarne con gli studenti. E così
si riesce sempre meno a contrastare i modelli di riferimento che i ragazzi
assorbono in famiglia e dalla televisione". La vicepreside del classico,
Cecilia Bassani, non ha paura di dire che "il nostro liceo ha una bella
tradizione progressista, diciamo pure che è sempre stato
di sinistra e ha sempre promosso iniziative di tutti i generi per dare ai
ragazzi gli strumenti di giudizio migliori. Continuiamo a fare il possibile, ma
le cose stanno diventando ogni giorno più difficili". Fuori dalla scuola,
non sembrano circolare molte idee a sinistra su come risalire la corrente, o
almeno "tenere" a livello locale. I partiti che hanno dato vita
all'Arcobaleno sono confusi e ancora sotto botta: in pratica, non stanno
facendo nulla in attesa di capire, dai congressi nazionali, cosa succederà di
loro; quelli che hanno rappresentanti in consiglio comunale per ora stanno
allineati e coperti, senza una strategia per le amministrative del 2009. Ci
sono poi varie associazioni portatrici di messaggi politici generali: sulla
pace soprattutto, ma anche su temi internazionali; e c'è chi guarda alla vicina
Germania, suggerendo di riprendere l'esempio delle bürgerinitiativen degli anni
'70-'80, che mobilitavano gli abitanti di un posto concreto su un problema
concreto, ottenenendo anche dei risultati importanti - una logica vicina a
quella dei nostri "no-tav", ma volta anche in positivo, a fare cose,
oltre che impedirne. Luisa Venturin, insegnante di educazione fisica che tiene
molto al suo passato di operaia in fabbrica e non manca mai di sottolineare la
sua non-acculturazione, è da sempre animatrice di ogni iniziativa di
ispirazione comunista e radicale in città. Ma quando si va a vedere chi vi
partecipa, "eh, cossa ti vol, ghe xemo sempre noaltri: mi, la Pierina, la
Emma, la Franca, il Bruno Brandolino...". Si contano sulle dita di una
mano, insomma, gli attivisti di Zeroguerre, così come quelli di Ya Basta!,
quelli che tengono su la Bottega solidale ("ma lì oramai xe diventà una
cosa di siurette, che i ghe interesa solo che vendere, la politica xe
sparita") o altre cose del genere. Pochi, e anche divisi: il citato Brandolino
è responsabile di Rifondazione, ma la Luisa sua amica, che aveva sempre
appoggiato il Prc, "stavolta mi go votà contro, i mi ga fato tropo mal con
le cose che i ga fato e sopratuto non fato mentre i ghe xera al governo".
E così ha votato per Ferrando, che sentiva "più vicin de mi".
L'alternativa vera, soprattutto per i giovani che vogliono far qualcosa, è il
volontariato cattolico: intorno alla parrocchia ruota ancora, e forse anche più
che negli ultimi decenni, la più gran parte dell'attività a sfondo sociale che
vien fatta a Portogruaro: niente di troppo impegnativo, comunque: centri estivi
per i bambini, un minimo di assistenza sociale. Gente con problemi di disagio
gravi non ce n'è, agli anziani soli pensa in qualche modo il comune, da fare
resta poco. Eppure un po' di spirito alternativo resta in ogni modo. Troviamo
parecchia gente tra i tendoni e i banchetti di Etica/mente, festival
equo-solidale organizzato con una lunga lista di adesioni e sponsorizzazioni
nella vicinissima Teglio (quattro chilometri da Portogruaro) dove da qualche
anno ogni estate per due settimane si tengono conferenze, spettacoli,
dibattiti, cene a cucina etnica, attività ludiche per bambini - e naturalmente
piccole attività promozionali e commerciali da parte di gruppi e associazioni.
C'è per esempio il banchetto tenuto dal locale gruppo di Emergency, dove la
partecipazione è più vivace rispetto alle iniziative della sinistra radicale
("i ghe xemo una ventina, tuti fioi giovani. No xe mal, dài, dopo
tuto") ma che rifiuta di darsi una connotazione di sinistra. C'è un
banchetto di Carta, c'è la Coldiretti, ci sono gruppi pacifisti. Al dibattito
del pomeriggio, sulla condizione del lavoro manuale (parlano un prete-operaio e
un sociologo) assistono una cinquantina di persone (mica poche, comunque, dato
il contesto); ma verso sera, sarà per la cena thai, sarà per il successivo
concerto della Banda Osiris, le presenze a Etica/mente salgono a diverse
centinaia. E tutta la faccenda è organizzata da pochissimi, "tre o quatro
nomi, gente che la sta ben, profesionisti de qui, che i se diverte e
basta". La Luisa, che pur sta lì tutto il tempo a vendere caffè solidale,
discutere di operaismo, sostenere contadini boliviani e palestinesi, scuote la
testa. "No xe questo quel che se doverìa far". 5 - continua 2,2%
SINISTRA ARCOBALENO Questa la percentuale di voti alle elezioni dello scorso
aprile. I quattro partiti della coalizione arcobaleno partivano da una base del
7,7%.
( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Adriana
Zarri "Tette": un vero orrore e orrendamente (volgarmente) usato.
Infatti le ghiandole mammarie, in ambito medico scientifico, mai sono nominate
in questo modo, ma così invece sono dette da chi non ha per loro il rispetto
dovuto, tenendo conto che tutti noi (come ogni altro mammifero) le abbiamo
succhiate, traendo da esse il nutrimento dei nostri primi mesi di vita.
Razzismo "Un reato su tre è commesso da stranieri", "Delitto di
Verona. Arrestato un rumeno" (e quando mai si
scrive "arrestato italiano"?).
"Emergenza clandestini. Sbarchi a ripetizione", "Allarme
sicurezza. A Milano rumeno violenta 21nne". Sono perle pescate - dispiace
dirlo - sul quotidiano sedicente cattolico Avvenire. E' con
titoli del genere che si alimenta il razzismo, poi deplorato - si spera
sinceramente - su altre pagine. E il mio ricordo corre a tanti tanti anni fa,
quando Avvenire si chiamava Avvenire d'Italia, era pubblicato a Bologna e
diretto da Raimondo Manzini, un grande giornalista e un grande cristiano.
A quei tempi il giornale e il giornalista godevano di grande e meritato
prestigio. Oggi...ahimè, abbiamo visto. E un lettore - un missionario stupito
per i titoli sopra riportati - ha scritto al giornale senza ottenere risposta.
E il silenzio si può anche capire. L'Avvenire (così almeno speriamo) forse si
vergognava. Militarismo La mia scarsa simpatia per i Legionari di Cristo
incomincia dal nome; e, per quel poco che ne so, lo spirito e l'azione dei
legionari sopraddetti è in sintonia con quel nome e con una vena bellicosa e
militarista che percorre la storia della chiesa, da Lepanto in avanti fino a
due inni cantati fino a qualche anno fa e, in qualche parrocchia fuori mano,
forse anche oggi. In uno si diceva (anzi si cantava) "Cristus vivit,
Cristus vincit, Cristus imperat" che pareva discendere, pari pari, dalla
visione di Costantino imperatore. Nel secondo, rivolgendosi al papa, si
cantava: "Al tuo cenno e alla tua voce un esercito all'altar". Come
si vede i Legionari marciavano e forse marciano ancora, non so se con il passo
dell'oca o di qualche altro animale più guerriero, magari con col passo del
leone. Vescove Nella chiesa anglicana si seguitano a ordinare donne non solo
preti ma anche vescovi, il che è una buona notizia, anche se purtroppo lontana
dalla dottrina della prassi cattolica. Ora si è dato il caso - in quel
fortunato paese - di un vescovo che ha nominato una donna suo ausiliare. Bene,
ma ancora non ci sembra bastare. A quando potremmo avere un ausiliare uomo e il
titolare donna? Nudità In uno dei corsi - sempre di grande interesse
d'attualità - che si tengono presso la Cittadella di Assisi, si discuterà sul
tema: "E si accorsero di essere nudi". Un tema e un titolo
bellissimi, pieni di sensi biblici e simbolici. Dice infatti un vangelo
apocrifo: "Signore, come capiremo che è giunta la fine del mondo?"
rispose Gesù: "Quando sarete nudi e non avrete vergogna", riprendendo
così quel tema del ritorno alle origini di cui parlano i padri della chiesa.
L'accorgersi di essere nudi è la scoperta del male, il non accorgersene e non
provare più vergogna è l'escaton: la fine del mondo e l'inizio del regno dei
cieli e la nudità, così volgarmente idolatrata - si fa simbolo escatologico.
( da "Tempo, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa
L'eventoL'inizio e la fine in diretta su Raiuno I lettori si prenotano
attraverso internet I promotori del progetto "La Bibbia giorno e
notte" sono Rai Vaticano, Raiuno, Rai Educational , Rai.It, Segretaria
Generale del Sinodo dei Vescovi, Pontificio Consiglio della Cultura, Pontificio
Consiglio per la Promozione dell'Unitàdei Cristiani, Servizio nazionale per il
progetto Culturale CEI, Vicariato di Roma, Società Biblica in Italia, Federazione Biblica Cattolica Internazionale. I patrocinatori:
Comune di Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero della
Pubblica Istruzione, Regione Lazio, Provincia di Roma, Pontificio Consiglio per
il Dialogo Interreligioso, Pontificio Consiglio "Cor Unum",
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Pontificio Consiglio
delle Comunicazioni Sociali,Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Sacra
Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta del Patriarcato Ecumenico di
Costantinopoli, con la partecipazione delle Comunità Ebraiche Italiane per la
Bibbia Ebraica, Unitalsi, Comunità di Sant'Egidio, Croce Rossa Italiana, Centro
Sportivo Italiano. Una rosa di sponsor hanno permesso l'eccezionale evento. Lo
sponsor principale è l'Associazione Nazionale fra le Banche Popolari presieduta
dall'avvocato Carlo Fratta Pasini e dal segretario generale, Giuseppe De Lucia
Lumeno. Altro sponsor è IC Industria delle Costruzioni di Cernusco sul
Naviglio, l'holding presieduta da Dante Siano. Raiuno trasmetterà in diretta,
il 5 e 11 ottobre 2008, la prima e l'ultima ora dell'evento, il resto su uno
dei canali di Rai Educational, diretti da Giovanni Minoli. Per la lettura ci si
potrà iscrivere su un apposito sito internet: www.labibbiagiornoenotte.rai.it a
partire dal 25 di agosto fino al 15 settembre 2008.
( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
L'articolo
LA POLITICA smarrita LA RINCORSA DELLE FINZIONI CHE HA DISSOLTO LA SINISTRA La
destra può permettersi di rifiutare la complessità della contemporaneità,
svuotandola nella virtualità della messa in scena mediatica. La sinistra
dovrebbe ristabilire l'arduo primato della conoscenza Giovanni De Luna C'è in
giro un'acuta nostalgia del Pci ed è paradossale che questo sentimento prevalga
in chi nel Pci non è mai stato e che, soprattutto, si
è tenuto alla larga da tutte le tappe successive che - attraverso, prima il Pds
poi i Ds - hanno portato all'attuale Pd, in settori quindi, che si possono
collocare alla sinistra di quella traiettoria. Credo che si tratti di questo:
almeno fino a tutti gli anni '70 i rapporti del Pci con quest'area erano
definiti da una sorta di oscillazione del pendolo. Nella pedagogia autoritaria
che ispirava il modo in cui il partito si riferiva ai suoi iscritti e al popolo
di sinistra era infatti insito un continuo andirivieni tra due posizioni: nei
momenti alti della mobilitazione collettiva e del conflitto sociale il Pci, per
legittimare la propria funzione, doveva porsi come freno a una spontaneità
troppo radicale, normalizzare la carica dirompente della spinta dal basso per
capitalizzarne il valore sul piano del proprio ruolo istituzionale, come unico
titolare delle interrelazioni politicamente significative; nelle pause del
conflitto, ma soprattutto dopo le sconfitte più rovinose, il suo compito era
invece di sostituirsi ai movimenti, di surrogarne la mancanza di slancio, indicare
una linea di continuità e di resistenza che permettesse di non smarrire il filo
della speranza e della militanza. Questo è stato il
Pci fino alla fine degli anni '70 e questo smise di essere quando - sotto la
duplice spinta della solidarietà nazionale e della lotta al terrorismo - il
partito si fece compiutamente "Stato", ritirando la passerella tra le
istituzioni e i movimenti, rinchiudendosi nel "palazzo" insieme
all'intero sistema politico e candidandosi a essere travolto insieme agli altri
dalla slavina che sancì la fine della Prima repubblica. E' interessante
sottolineare oggi, quando ormai quella vicenda è del tutto conclusa, come anche
durante il "lungo '68" ci fosse la sensazione diffusa che ci si
potesse consentire qualsiasi "estremismo" perché poi, alla fine,
comunque ci sarebbe stata la "mediazione" del Pci (e, nelle
fabbriche, del sindacato) che dal tumulto ribollente della
"contestazione" avrebbe poi estrapolato delle istanze in qualche modo
compatibili con le regole del sistema politico. E credo che proprio quella
sensazione sia alla radice delle nostalgie odierne. Ancora negli anni '90, dopo
la dissoluzione del Pci, nelle varie sigle che hanno affollato la galassia dei
partiti postcomunisti affioravano tracce di quell'atteggiamento, così come più
recentemente nei comportamenti irresponsabili della coalizione che sosteneva il
governo Prodi: richieste fatte solo per salvare la faccia o per accampare
meriti venivano avanzate con la consapevolezza di avviare un gioco a ribasso in
cui questa volta, però, non ci sarebbe stato nessuno a
"mediare" autorevolmente e tutto si sarebbe trasformato in una
litigiosità permanente che alla fine avrebbe fatto implodere maggioranza e
partiti. Anche nell'ultima campagna elettorale quel remoto sentimento è entrato
in campo confezionando un ulteriore paradosso: quasi due milioni di voti sono
transitati dalla sinistra verso il Pd, verso un partito che aveva detto
chiaramente di avere come obbiettivo quello di strappare voti al centro e di
voler interpretare la sua vicenda politica nel segno di una netta discontinuità
con il vecchio Pci, recidendo qualsiasi legame con quella storia e quei
comportamenti anche sul piano delle alleanze e dei rapporti con i movimenti. In
questo caso, però, alla nostalgia si è accompagnata la paura. Una paura che
nasceva dalla possibilità che il partito liquido di Veltroni evaporasse del
tutto e che a sinistra si configurasse uno schieramento di partiti dal peso
elettorale più o meno equivalente, cancellando l'immagine tradizionale e rassicurante
che in tutta la storia dell'Italia repubblicana aveva visto sempre un grande
partito, affiancato da pochi piccoli partiti e da una vasta area movimentista.
Credo che il Pd debba interrogarsi seriamente su questo paradosso e sull'horror
vacui che ne emerge. Nato per stare al centro, con un processo di formazione
che è sembrato una fusione burocratica tra due consigli di amministrazione, ha
intercettato il voto di sinistra attraverso la proposta elettorale di
"andare da solo". Come non leggervi la nostalgia di un grande
partito, e anche l'insofferenza per la ridda di sigle che avevano dato vita
alla dis-unione del governo Prodi? La durezza dei fatti Adesso nostalgia e
paura convivono strettamente intrecciate. E' una vecchia storia. Dopo la
sconfitta c'è dapprima una sorta di intontimento, poi si aprono le cataratte
delle recriminazioni, dei regolamenti di conti, delle accuse e dei rimpianti.
Più che guardare al passato bisognerebbe forse cominciare a ridare un senso
alle parole che abbiamo ricevuto in eredità dal Novecento e che hanno cambiato
totalmente il loro significato (guerra, stato, lavoro,
....), studiando, raccontando la contemporaneità, ridefinendone i linguaggi,
ridisegnando una mappa concettuale in grado di guidarci lungo rotte sconosciute
in oceani tutti da esplorare. La destra non accetta la sfida della complessità,
semplicemente la elude. Nel suo asse concettuale non sono c'è spazio per i
"fatti" ma solo per la loro "rappresentazione". Di qui
l'importanza strategica che ha per Berlusconi il controllo dei media. Ci sono
alcuni espedienti che risultano particolarmente efficaci quando vengono
lanciati nell'universo mediatico: per esempio quello di svincolare un argomento
dal controllo del presente dicendo che solo il futuro può rivelarne i meriti.
E' stato così per il milione di posti di lavoro ed è
così per l'abbassamento delle tasse. E' un modo di convincere l'elettorato
puntando non sulla conoscenza ma sull'immaginazione. Proprio mentre la vita e
le esperienze reali della contemporaneità mettono seriamente in discussione le
aspettative e i desideri di tutti, la destra si adopera per individuare alcuni
elementi di realtà da usare sottraendoli all'esperienza verificabile e
proiettandoli in un sistema che è tanto più granitico e seduttivo, quanto meno
sottoposto al confronto con i fatti. E' il meccanismo che porta a mietere
successi agitando emergenze come quelle della "sicurezza". Su un dato
reale - il fastidio, l'insofferenza e la paura suscitate dal confronto
quotidiano con la microcriminaliità - si innesta un armamentario
propagandistico che enfatizza gli stereotipi, rifiuta ogni argomentazione che
non sia un randello da calare sulla schiena delle opinioni diverse. Con i rom
questo paese ha sempre convissuto attraverso un sistema di relazioni fondato
sulla realtà di scambi che di volta in volta ti mettevano in contatto con
ladri, ricettatori, indovini, fabbri, commercianti di cavalli, mendicanti,
artigiani e maniscalchi... Ora, tutte queste figure sono precipitate nelle
stereotipo del diverso e del delinquente, identificato non più nella
materialità e nella concretezza dei rapporti diretti ma nei segni del corpo,
nei simboli che si addensano sui suoi vestiti, sui suoi monili, sui suoi modi
di vivere. E lo sradicamento sociale diventa fatto criminale. Lo stesso
meccanismo, sempre legato al "sistema sicurezza", lo si vede
all'opera nella scelta di usare l'esercito per l'ordine pubblico e presidiare
il territorio. Qui i dati di fatto sono i 300 carri armati, i 121 Neurofighter
Typhoon e i
( da "Liberazione" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Fulvio
Fania Religione: ortodossa. Etnia: rom di Serbia. Lo zingaro è schedato,
marchiato per razza. Nulla di simile si era mai visto dall'epoca delle leggi
razziali. La Comunità di Sant'Egidio mostra alla stampa la copia di quel
documento di una settimana fa. Proviene da Napoli, campo rom della Centrale del
latte. L'intestazione è ufficialissima: "Commissario delegato per
l'emergenza insediamenti nomadi nella Campania". C'è tutto: la foto, le
impronte digitali, il numero di passaporto, i dati anagrafici e due caselle che
sovvertono i principi costituzionali con l'indicazione dell'etnia e del credo
religioso. Non la cittadinanza, sia chiaro, ma precisamente la razza. Quelli di
Sant'Egidio hanno reperito negli archivi storici un documento analogo: risale
al regime fascista di Vichy in Francia. Il governo ha il coraggio di definire
una tale schedatura "censimento", come se si trattasse di un'innocua
e anonima rilevazione Istat. Qualche rom si è illuso che quella registrazione
potesse valergli un permesso di soggiorno. E invece si è candidato
all'espulsione. Così avanza minacciosa l'epoca Maroni. Nella
comunità cattolica trasteverina, che da anni svolge attività sociale tra gli
zingari, non escludono denunce legali contro questa pratica di polizia. Hanno
deciso però di non contrapporsi pregiudizialmente a tutte le iniziative del
governo confutandole piuttosto nel merito. Vorrebbero confrontarsi su
una "piattaforma di buonsenso" e per questo si sforzano di prendere
in parola il ministro degli Interni il quale, mentre impone le impronte
digitali ai bimbi rom, sostiene di farlo nel loro interesse. La Comunità di
Sant'Egidio cerca almeno di mitigare gli effetti dell'operazione anti-rom. Di
questi tempi gli interlocutori "sociali" sono quelli che sono e dunque
anche un buon rapporto a Roma con il prefetto Mosca pare abbia evitato - così
spiegano - che nella Capitale si verificassero schedature come quella di
Napoli. "La sintonia con Mosca - ci dice il portavoce Mario Marazziti - è
su basi giuridiche", "non sulla simpatia personale". La
decisione del governo di schedare i rom di tre città italiane "non è un
censimento", attaccano Marazziti e Marco Impagliazzo, presidente della
Comunità. Che censimento è una rilevazione limitata ad una porzione del
territorio e solo a coloro che vivono nei campi mentre metà dei rom e sinti in
Italia abita negli alloggi? Le dimensioni sono note da tempo: complessivamente
i "nomadi" sono 130-150 mila, lo 0,25% della popolazione italiana.
Per metà sono nostri connazionali di antico insediamento; i balcanici sono
circa 70mila tra cui i romeni, ultimi arrivati e cittadini comunitari. "La
prescrizione di rilievi segnaletici obbligatori su base etnica - attaccano a
Sant'Egidio - è chiaramente discriminatoria". Non parliamo poi delle impronte
digitali per i bambini. Chi può credere che servano ad accertare l'identità dei
genitori? I casi drammatici di sfruttamento esistono, ma vanno trattati dal
Tribunale dei minori, come avviene per tutti. Per l'identificazione anagrafica
nei campi non c'è bisogno di pratiche umilianti e inefficaci. Invece si corre
dietro alle paure irrazionali. "La questione rom non è un'emergenza
nazionale", insiste Marazziti, se non sul versante opposto: la speranza di
vita per un neonato zingaro è di 20-25 anni più corta rispetto ad un italiano
medio. "Una condanna a morte", la definiscono i cattolici
di Sant'Egidio. Domandiamo: vi risulta che il Papa abbia parlato di immigrati e
rom durante i suoi incontri con Berlusconi e col sindaco di Roma Alemanno?
Ovviamente non si può sapere. Si conoscono invece le dure condanne dei
provvedimenti del governo espresse dalla fondazione Migrantes, dalla Caritas e
dal Pontificio consiglio per i migranti. Intanto anche il presidente delle Acli
Andrea Olivero denuncia la schedatura razziale dei nomadi. Ma proprio ieri il
quotidiano dei vescovi Avvenire ha fatto masticare amaro questa parte del mondo
cattolico. Ha pubblicato infatti una lunga intervista al ministro Maroni,
ancora furioso per l'attacco al governo sferrato da Famiglia cristiana . "Non
sono un Erode", ribatte il leghista generosamente evidenziato nel titolo.
Il giornale, benevolo, lo descrive seduto nel suo studio "sobrio" tra
statuette di elefantino - poco padane - e accanto ad un cesto di frutta fresca.
Natura morta e intervista comoda in cui Maroni spiega che vuole togliere i
bimbi rom dai campi-lager. Nelle gerarchie evidentemente c'è chi non sopporta
certi impeti sociali contro il governo. Il vescovo di Crotone Domenico Graziani
ha scelto il sito web della Milizia di San Michele Arcangelo per regolare i
conti con Famiglia cristiana : "Ma che ne sanno loro?", sbotta il
prelato, quello è "buonismo cattolico", dimenticano che "la
sinistra cavalca la tigre dell'immigrazione clandestina" mentre le
impronte ai bimbi rom "servono a dare loro un'identità chiara". Bravo
Maroni. La Comunità di Sant'Egidio si preoccupa invece per quei rom nati in
Italia figli o nipoti di cittadini della Jugoslavia, un paese che non esiste
più. Vengono espulsi e poi rispediti indietro perché non si sa dove mandarli,
non hanno cittadinanza italiana visto che la nostra normativa è ferma ancora
alla discendenza di sangue. Andrebbe cambiata o si potrebbe addirittura
riconoscerli come cittadini dell'Europa unita. Nel frattempo - chiede la
Comunità - si conceda loro almeno lo status di apolide. 04/07/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 158
del 2008-07-04 pagina 42 Henry Abbot di Redazione Sappiamo che questo inglese
era nato a Holden, nella contea di York, ma non se ne conosce l'anno né la
professione. L'epoca era quella di Elisabetta I e della persecuzione dei cattolici. Coloro che si rifiutavano di riconoscere con
formale giuramento la supremazia della regina sulla Chiesa d'Inghilterra -in
pratica lo scisma da Roma - venivano condannati a morte per alto tradimento.
Henry Abbot era tornato da poco alla fede cattolica e si prodigava per
riconvertire amici e conoscenti. Ma venne arrestato
nel
( da "Corriere della Sera" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-04 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Carovita Studio della
Cattolica sui vantaggi della spesa direttamente dal produttore saltando la
distribuzione Nelle cascine verdura e carne a prezzi scontati Vendita diretta
nelle aziende agricole: risparmi fino a 1.500 euro l'anno In cascina per
comprare frutta, verdura, latte. E - perché no? - anche la carne. A
Milano e in Lombardia succede ancora di rado. Eppure, secondo uno studio
dell'università Cattolica, il risparmio c'è, eccome. Ammonta a oltre 1.400 euro
l'anno per una famiglia di due-tre persone (27 euro alla settimana, cento al
mese). Per di più la convenienza va di pari passo con la certezza sulla qualità
dei prodotti. Gli studenti del corso di Geografia economica che hanno portato a
termine il confronto tra i prezzi delle cascine e quelli dalla grande
distribuzione hanno anche messo a punto un software che serve a individuare i
punti vendita dei produttori più vicini in regione. Non solo: è possibile
segnalare la disponibilità a entrare in un gruppo d'acquisto o a fondarne uno
nuovo di zecca. Il risparmio sui vari prodotti (il metro di paragone sono i
supermercati) va dal 9 per cento dei meloni al 60 della carne bianca. Buoni
acquisti anche su uova (meno 44 per cento), latte (meno 33 per cento) o pomodori
(meno 36 per cento). E il tempo speso per gli acquisti in cascina? Inoltre
anche la benzina ha un costo... Gli studenti della Cattolica, sotto la guida
del professor Mauro Preda, hanno considerato anche questo aspetto. Se si
ipotizza che l'agricoltore si trovi a circa
( da "Corriere della Sera" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-07-04 num: - pag: 46
categoria: REDAZIONALE Mondi Lingua e cultura dividono da sempre Oriente e cattolicità: i saggi di étienne Ducornet e della rivista
Concilium E i missionari in Cina tradussero Gesù con "topo migratore"
di ALBERTO MELLONI M olte delle agende del pianeta hanno in testa la Cina:
parlare oggi di ambiente, economia reale, mercati, diritti umani significa
doversi misurare con le incalcolabili dimensioni del gigante asiatico. Anche le
chiese, e la Chiesa cattolica in ispecie, non possono evitare di misurarsi con
un mondo la cui radicale alterità culturale costituisce come tale la sfida
suprema al Vangelo e alla sua pretesa di universalità. Una sfida che non è
iniziata oggi e che da tredici secoli mette alla prova l'idea stessa che il
Vangelo abbia una eloquenza che attraversa le culture senza bisogno di altro
che non sia la docilità pura alla grazia. Tutti infatti colgono qualcosa di
ineluttabile e di tragico nello sprofondare del cristianesimo dentro una idea
rozza di Occidente: perché la chiesa considera la cattolicità
una "nota" parte della stessa professione di fede, ma al tempo stesso
sente forte la lusinga a essere anziché cattolica "occidentale"; sa
che il Vangelo non potrà mai essere il chierichetto delle paure di un pezzo di
mondo incerto del suo diritto di aspirare all'imperium, ma non sa come
concedere a filosofie diverse da quella greco-romana il diritto ad acquisire
una cittadinanza piena e inalienabile nel modo di confessare un solo Signore e
un solo battesimo. E allora il pianeta Cina si alza con i suoi ricordi e le sue
sfide. Li propongono due opere suggestive. Padre étienne Ducornet ripercorre
col suo La Chiesa e la Cina (Jaca Book, traduzione di Fabrizia Berera) gli incontri
della fede cristiana con questo universo. Il primo fu propiziato dallo slancio
missionario dei cristiani di Persia, giunti sulla via della seta e pronti a
tentare di esprimere la fede cristiana nei termini propri del vocabolario
teologico confuciano e buddista, esattamente come nel Mediterraneo si usò
dell'essere, della persona, della natura per spiegare il Vangelo. La famosa
stele di Xi'an, datata al 781, fa stato di quella
coraggiosa inculturazione della "religione della luce" che per 110
anni si propagò prima che l'imperatore Wuizong prendesse a perseguitare i
monaci nestoriani e quelli buddisti in nome di una difesa delle tradizionali
visioni del mondo. Il secondo fu opera dei francescani presentatisi alla corte
mongola durante la vertiginosa espansione delle conquiste dei kahn, entrati
vincitori a Pechino nel
( da "Giornale.it, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 158
del 2008-07-04 pagina
( da "Riformista, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Replica
all'articolo della Binetti Essere cattolici è certo un
fatto politico La politica, però, non è solo dei cattolici
I valori non negoziabili sono "umani", più che "cattolici" Ho trovato veramente interessante l'articolo
uscito ieri sul Riformista scritto da Paola Binetti. L'ex senatrice e
neo-deputata del Pd, infatti, traendo spunto dalla recente polemica sulla
proposta del governo di prendere le impronte digitali ai rom, approfitta per
presentare tutta una serie d'idee che, ormai da anni, sono alla base della sua
appassionata proposta politica. Come sempre, Paola Binetti sembra colpire nel
segno, da un lato discutendo apertamente il decreto Maroni e dall'altro
affrontando criticamente alcuni dei messaggi proposti da Famiglia Cristiana sul
ruolo dei cattolici impegnati nel neonato Partito
democratico. Non si può non essere d'accordo con molte delle conclusioni, le
quali sia la Binetti e sia Famiglia Cristiana presentano come una
giustificazione forte del perché alcune persone coerentemente cattoliche
decidano da praticanti di impegnarsi in politica. Non si può non essere
d'accordo anche con l'assunzione di responsabilità e il sacrificio che tale
passione per la politica comporta per i credenti. Non si può, poi, non
apprezzare il contributo che tanto i teodem, da un lato, quanto i teocon,
dall'altro, cercano di portare ultimamente nel dibattito pubblico. Tuttavia,
all'interno dell'indiscutibile valore di queste iniziative vi sono alcuni
atteggiamenti culturali che non sembrano particolarmente convincenti, i quali,
soprattutto, non rispecchiano esattamente il sentire generale di molti dei
credenti italiani. Si tratta a volte di atti che generano addirittura
perplessità. Certo, non si può dimenticare il fatto che la storia italiana sia
stata segnata per tanti anni dalla presenza di un partito confessionale come la
Dc, e neanche si possono negare i contributi positivi che sono venuti dalle
tante associazioni cattoliche, prima fra tutte i comitati civici di Gedda.
Quello che, però, non sembra assolutamente riproponibile oggi è che l'insieme
delle questioni al vertice dell'agenda politica sia mescolato con strane forme
rinnovate di confessionalismo cattolico. Mi spiego. Essere cattolico è
sicuramente un fatto politico. Nessuno può pensare che le proprie convinzioni
religiose debbano rimanere trincerate nel privato. Laddove ciò avviene vi è,
infatti, una chiara violazione dei diritti umani. E tutto ciò, oltre ad essere
sbagliato, risulta contrario alle libertà personali più elementari. Tuttavia,
malgrado essere cattolici sia un fatto pubblico e
politico, non si può trasformare continuamente la politica in un fatto
esclusivamente cattolico. Ciò costituisce una forma illegittima
d'identificazione di una prassi pubblica di vita religiosa con un aspetto
altrettanto pubblico, quello politico, il quale è mosso da una logica ben
diversa anche se non opposta alla precedente. Inoltre, la presenza dei cattolici in politica nel dopo-Dc non può limitarsi nemmeno
a presentare due gruppetti identitari monopolistici ufficialmente cattolici all'interno dei diversi schieramenti, quasi
fossero i testimoni esclusivi dei "valori eterni". Semmai,
bisognerebbe pensare ad un'anima culturale cristiana specifica e diffusa nei
diversi progetti politici. La politica, cioè, non è l'applicazione etica di
valori assoluti, anche se alcuni valori assoluti sono dei presupposti etici
imprescindibili della politica. A tutto ciò fa fede non soltanto il Vaticano
II, ma anche tutta la tradizione filosofica cattolica. In particolare, Tommaso
d'Aquino dimostra sempre di concepire molto chiaramente una legittima autonomia
della politica dalla confessionalità religiosa, riconoscendo che le comunità
umane sono prodotti naturali, i quali si reggono su valori antropologici
comuni, trovati dalle persone attraverso la negoziazione razionale degli
interessi. La fede qui non c'entra proprio nulla. Paola Binetti, invece, a
sostegno della sua tesi, porta la non negoziabilità dei valori etici, espressa
nella famosa "Nota dottrinale" di Ratzinger del 2003. Tale non
negoziabilità politica dei valori etici, però, è tale perché quei valori - la
difesa del diritto alla vita, la famiglia naturale, la libertà educativa - sono
principi antropologici universali e non dogmi religiosi. È questa la ragione
del fatto che sono da ritenersi valori insindacabili, perché sono valori esclusivamente
ed originariamente umani. Quest'ultimo principio, che sfugge tanto spesso nel
dibattito odierno, ha un nome. Si chiama giusnaturalismo. Ed è il fondamento
della laicità dell'etica, la quale non si appella a valori trascendenti, ma a
valori intrinseci all'uomo in quanto tale. Il diritto naturale, cioè, è tale
perché non è qualcosa di cattolico, perché non si regge sulla fede di qualcuno,
ma sulla razionalità di tutti. L'auspicio è che, alla fine, un ritorno alle vere radici culturali del pensiero politico
cristiano sia capace anche di far cogliere la specificità laica di cui essa è
portatrice. Sempre che non si privilegino ancora comode forme d'identificazione
confessionale, le quali, oltre ad aver fatto il loro tempo, non sono veramente
cattoliche, perché non sono veramente universali e laiche. 04/07/2008.
( da "Stampa, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
La storia Enrico Ferrari SI RADUNA IL POPOLO DI FRA ELIA Lo
chiamano Fra Elia ma è un laico che vive in un convento a Calvi dell'Umbria. Il
pugliese Elia Cataldo (foto), che è già stato
soprannominato "il nuovo Padre Pio" per le ferite (stimmate?) che
appaiono sulle sue mani e i piedi durante la Pasqua, tornerà a essere ospite
della parrocchia di Piani, frazione di Imperia. Questo personaggio
carismatico riceverà i sofferenti dalle 9 alle 12 di domani, nei locali accanto
al Santuario mariano, e dalle 15 alle 18. Alle 18 parteciperà alla messa
celebrata dal parroco, don Antonello Dani. Riceverà le persone anche domenica,
dalle 9 alle 11, poi prenderà parte alle funzione delle 11; nuovi incontri nel
pomeriggio. L'anno scorso, la visita di Fra Elia degli Apostoli di Dio aveva
attirato ben 2500 fedeli. "Abbiamo ricevuto numerose telefonate e sono
preannunciati quattro pullman, tra cui uno in arrivo da Cannes", commenta
don Antonello.
( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'
LA
RINCORSA DELLE FINZIONI CHE HA DISSOLTO LA SINISTRA LA POLITICA smarrita La
destra può permettersi di rifiutare la complessità della contemporaneità,
svuotandola nella virtualità della messa in scena mediatica. La sinistra
dovrebbe ristabilire l'arduo primato della conoscenza Giovanni De Luna C'è in
giro un'acuta nostalgia del Pci ed è paradossale che questo sentimento prevalga
in chi nel Pci non è mai stato e che, soprattutto, si
è tenuto alla larga da tutte le tappe successive che - attraverso, prima il Pds
poi i Ds - hanno portato all'attuale Pd, in settori quindi, che si possono
collocare alla sinistra di quella traiettoria. Credo che si tratti di questo:
almeno fino a tutti gli anni '70 i rapporti del Pci con quest'area erano
definiti da una sorta di oscillazione del pendolo. Nella pedagogia autoritaria
che ispirava il modo in cui il partito si riferiva ai suoi iscritti e al popolo
di sinistra era infatti insito un continuo andirivieni tra due posizioni: nei
momenti alti della mobilitazione collettiva e del conflitto sociale il Pci, per
legittimare la propria funzione, doveva porsi come freno a una spontaneità
troppo radicale, normalizzare la carica dirompente della spinta dal basso per
capitalizzarne il valore sul piano del proprio ruolo istituzionale, come unico
titolare delle interrelazioni politicamente significative; nelle pause del
conflitto, ma soprattutto dopo le sconfitte più rovinose, il suo compito era
invece di sostituirsi ai movimenti, di surrogarne la mancanza di slancio,
indicare una linea di continuità e di resistenza che permettesse di non
smarrire il filo della speranza e della militanza. Questo è stato
il Pci fino alla fine degli anni '70 e questo smise di essere quando - sotto la
duplice spinta della solidarietà nazionale e della lotta al terrorismo - il
partito si fece compiutamente "Stato", ritirando la passerella tra le
istituzioni e i movimenti, rinchiudendosi nel "palazzo" insieme all'intero
sistema politico e candidandosi a essere travolto insieme agli altri dalla
slavina che sancì la fine della Prima repubblica. E' interessante sottolineare
oggi, quando ormai quella vicenda è del tutto conclusa, come anche durante il
"lungo '68" ci fosse la sensazione diffusa che ci si potesse
consentire qualsiasi "estremismo" perché poi, alla fine, comunque ci
sarebbe stata la "mediazione" del Pci (e, nelle fabbriche, del
sindacato) che dal tumulto ribollente della "contestazione" avrebbe
poi estrapolato delle istanze in qualche modo compatibili con le regole del
sistema politico. E credo che proprio quella sensazione sia alla radice delle
nostalgie odierne. Ancora negli anni '90, dopo la dissoluzione del Pci, nelle
varie sigle che hanno affollato la galassia dei partiti postcomunisti
affioravano tracce di quell'atteggiamento, così come più recentemente nei
comportamenti irresponsabili della coalizione che sosteneva il governo Prodi:
richieste fatte solo per salvare la faccia o per accampare meriti venivano
avanzate con la consapevolezza di avviare un gioco a ribasso in cui questa
volta, però, non ci sarebbe stato nessuno a
"mediare" autorevolmente e tutto si sarebbe trasformato in una
litigiosità permanente che alla fine avrebbe fatto implodere maggioranza e
partiti. Anche nell'ultima campagna elettorale quel remoto sentimento è entrato
in campo confezionando un ulteriore paradosso: quasi due milioni di voti sono
transitati dalla sinistra verso il Pd, verso un partito che aveva detto
chiaramente di avere come obbiettivo quello di strappare voti al centro e di
voler interpretare la sua vicenda politica nel segno di una netta discontinuità
con il vecchio Pci, recidendo qualsiasi legame con quella storia e quei
comportamenti anche sul piano delle alleanze e dei rapporti con i movimenti. In
questo caso, però, alla nostalgia si è accompagnata la paura. Una paura che
nasceva dalla possibilità che il partito liquido di Veltroni evaporasse del
tutto e che a sinistra si configurasse uno schieramento di partiti dal peso
elettorale più o meno equivalente, cancellando l'immagine tradizionale e
rassicurante che in tutta la storia dell'Italia repubblicana aveva visto sempre
un grande partito, affiancato da pochi piccoli partiti e da una vasta area
movimentista. Credo che il Pd debba interrogarsi seriamente su questo paradosso
e sull'horror vacui che ne emerge. Nato per stare al centro, con un processo di
formazione che è sembrato una fusione burocratica tra due consigli di
amministrazione, ha intercettato il voto di sinistra attraverso la proposta
elettorale di "andare da solo". Come non leggervi la nostalgia di un
grande partito, e anche l'insofferenza per la ridda di sigle che avevano dato
vita alla dis-unione del governo Prodi? La durezza dei fatti Adesso nostalgia e
paura convivono strettamente intrecciate. E' una vecchia storia. Dopo la
sconfitta c'è dapprima una sorta di intontimento, poi si aprono le cataratte
delle recriminazioni, dei regolamenti di conti, delle accuse e dei rimpianti.
Più che guardare al passato bisognerebbe forse cominciare a ridare un senso
alle parole che abbiamo ricevuto in eredità dal Novecento e che hanno cambiato
totalmente il loro significato (guerra, stato, lavoro,
....), studiando, raccontando la contemporaneità, ridefinendone i linguaggi,
ridisegnando una mappa concettuale in grado di guidarci lungo rotte sconosciute
in oceani tutti da esplorare. La destra non accetta la sfida della complessità,
semplicemente la elude. Nel suo asse concettuale non sono c'è spazio per i
"fatti" ma solo per la loro "rappresentazione". Di qui
l'importanza strategica che ha per Berlusconi il controllo dei media. Ci sono
alcuni espedienti che risultano particolarmente efficaci quando vengono
lanciati nell'universo mediatico: per esempio quello di svincolare un argomento
dal controllo del presente dicendo che solo il futuro può rivelarne i meriti.
E' stato così per il milione di posti di lavoro ed è
così per l'abbassamento delle tasse. E' un modo di convincere l'elettorato
puntando non sulla conoscenza ma sull'immaginazione. Proprio mentre la vita e
le esperienze reali della contemporaneità mettono seriamente in discussione le
aspettative e i desideri di tutti, la destra si adopera per individuare alcuni
elementi di realtà da usare sottraendoli all'esperienza verificabile e proiettandoli
in un sistema che è tanto più granitico e seduttivo, quanto meno sottoposto al
confronto con i fatti. E' il meccanismo che porta a mietere successi agitando
emergenze come quelle della "sicurezza". Su un dato reale - il
fastidio, l'insofferenza e la paura suscitate dal confronto quotidiano con la
microcriminaliità - si innesta un armamentario propagandistico che enfatizza
gli stereotipi, rifiuta ogni argomentazione che non sia un randello da calare
sulla schiena delle opinioni diverse. Con i rom questo paese ha sempre
convissuto attraverso un sistema di relazioni fondato sulla realtà di scambi
che di volta in volta ti mettevano in contatto con ladri, ricettatori,
indovini, fabbri, commercianti di cavalli, mendicanti, artigiani e
maniscalchi... Ora, tutte queste figure sono precipitate nelle stereotipo del
diverso e del delinquente, identificato non più nella materialità e nella
concretezza dei rapporti diretti ma nei segni del corpo, nei simboli che si
addensano sui suoi vestiti, sui suoi monili, sui suoi modi di vivere. E lo
sradicamento sociale diventa fatto criminale. Lo stesso meccanismo, sempre
legato al "sistema sicurezza", lo si vede all'opera nella scelta di
usare l'esercito per l'ordine pubblico e presidiare il territorio. Qui i dati di
fatto sono i 300 carri armati, i 121 Neurofighter Typhoon e i