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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL  2-4 luglio 2008      #TOP



Report "Laici e chierici"

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Indice delle sezioni

Laici e chierici (78)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Il csm boccia il salva premier "irrazionale, è un'amnistia occulta" - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Hanno votato contro i due laici di centrodestra Michele Saponara e Gianfranco Anedda. Il laico Udc Ugo Bergamo ha votato un suo documento. Un esito che rispecchia le anticipazioni sul parere uscite nei giorni scorsi. Meno scontato il dibattito che si è aperto sulla lettera di Napolitano.

Galileo, la chiesa e le palestre di libertà - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico che sottoscrivo interamente. Occorre d'altra parte anche ammettere che la Chiesa cattolica è rimasta la principale, se non l'unica, 'agenzia' che abbia preso sul serio il problema della educazione nell'Italia post-sessantottina. Vi è poi il grosso problema contemporaneo di contenere una pervasiva ideologia scientista,

La grande - olivenza-elvas-badajos ( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per trasformarsi in una sorta di pellegrinaggio laico nei più diversi "santuari" (sacri e profani) dell'ispanità. Ma poiché siamo in una terra di confine - l'aeroporto di Lisbona è più vicino di quello di Madrid - altrettanti saranno gli incroci e i chiasmi tra lo spazio e il tempo. Prendete la metafisica Olivenza, spagnola dal 1801, ma segnata alle radici dalla cultura portoghese.

Il bivio di monsignor Fellay ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più.

Cattive notizie da Econe ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più.

Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più.

Buone notizie da Mosca ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più.

Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più.

Il Csm boccia il salva-processi Mancino: dicano se diamo fastidio ( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sono stati i magistrati a rompere il clima di collaborazione al quale in questi due anni noi laici del centrodestra abbiamo contribuito". Insomma, secondo Anedda, il parere del Plenum "esprime contrarietà pregiudiziale e di natura politica". Parole che hanno suscitato più di un malumore nell'aula Bachelet.

Le lettere (massimo 20 righe dattiloscritte) vanno indirizzate a Cara Unità, via France ( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di cui Maroni è uno dei massimi esponenti, è stato ricevuto in pompa magna da Papa Ratzinger poco tempo fa, incassando in pratica una benedizione senza precedenti al suo operato politico. Che tanti cristiani cattolici praticanti hanno votato in massa per la coalizione a cui appartiene Maroni invocando proprio questo tipo di misure razziste.

Nei sondaggi Rajoy sorpassa Zapatero ( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I motivi sarebbero da ricercare nella svolta laica e centrista impressa da Rajoy al suo partito nel congresso nazionale svoltosi qualche giorno fa, mentre il premier sarebbe in difficoltà per la crisi economica e l'aumento della disoccupazione. I due partiti sono appaiati, e in realtà la fiducia nei confronti di Rajoy non significa una sfiducia nei confronti di Zapatero.

"niente sesso con i beduini" israele, video-shock a scuola - marco ansaldo ( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mentre gli immigrati dalla Russia sono completamente laici e quasi del tutto privi di radici culturali ebraiche, ma in compenso piuttosto esclusivi in quanto a incroci per la discendenza. A ciò si aggiunga che Yad l'ahim è un'organizzazione nazionalista ultra-ortodossa. Svolge operazioni di recupero di donne ebree che vivono nei villaggi arabi, considerate dall'ente alla stregua di "

Mancino: "non ci faremo confinare" - liana milella ( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un Mancino che rimprovera aspramente i due laici del centrodestra, l'aennino Anedda e il forzista Saponara, accusandoli di essere schiacciati "sull'appartenenza politica". Un Mancino, sostenuto da due scroscianti applausi (nella freddezza di Anedda e Saponara), che alle 20, dopo cinque ore di dibattito serratissimo, proclama il risultato sul parere contro la norma sospendi-

Musica e chiesa, il lato B di Treviso ( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Peccato che in 15 anni di amministrazione in Comune e in Provincia non sia stato speso un cent per gli immigrati. Al contrario, da almeno 20 anni c'è stato un mostruoso lavoro strisciante del mondo cattolico che si è concretamente preoccupato dell'accoglienza prima e dell'inclusione sociale poi. E' vero comunque che a Treviso e in provincia non esistono ghetti come via Anelli a Padova,

Il Colle non basta Vendetta sul Csm ( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: i due laici del Pdl - ringraziano Napolitano e spiegano che tutti i pareri sulle leggi parlano di costituzionalità: "Abbiamo parlato dei dubbi sulla costituzionalità, è chiaro che il vaglio non spetta a noi - dice uno dei due relatori, Livio Pepino (Md) - da parte del presidente del consiglio c'è una esplicita insofferenza alle critiche in quanto tali"

Via al processo al governo dell'Akp ( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laiche" da egli stesso mosse nei confronti del partito Giustizia e Sviluppo (Akp), gli islamisti che governano il Paese. Se le accuse dovessero essere riconosciute valide, l'Alta Corte potrebbe sentenziare la chiusura dell'Akp e l'interdizione dalla vita politica per cinque anni di 71 suoi membri, tra cui il presidente della Repubblica Gul e il premier Erdogan,

Parere contrari solo i 2 laici del pdl ( da "Riformista, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quelli dei laici nominati dal Pdl, Francesco Saponara e Gianfranco Anedda. Il consigliere laico Bergamo, espressione dell'Udc ha presentato una mozione alternativa. Il plenum ieri si è aperto con la lettura della nota del capo dello Stato e nello specifico capo del Csm, inviata al presidente Mancino.

Presidente di diritto ( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 2 categoria: BREVI Presidente di diritto Il capo dello Stato Giorgio Napolitano (nella foto) è anche il presidente del Consiglio superiore della magistratura, che vi partecipa di diritto. Il vicepresidente è Nicola Mancino, eletto tra i membri laici.

La bozza e il ruolo del Csm ( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e funzioni del Consiglio superiore della magistratura Composizione del Consiglio Il Csm ha 27 membri, 24 eleggibili (8 laici, 16 togati). Membri di diritto, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione La legge istitutiva La legge istitutiva del Csm (1958) prevede che dia "pareri al Ministro" su ordinamento giudiziario e amministrazione della giustizia.

Csm, Napolitano mette i paletti Ma è tensione con il premier ( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: secondo il documento approvato a larga maggioranza dal Csm con i voti contrari dei due consiglieri laici (cioè eletti dal Parlamento), Michele Saponara e Gianfranco Anedda, di area centro-destra, e l'astensione di Ugo Bergamo, laico dell'Udc. Ma il vero scontro sulla giustizia ieri si è consumato fuori dalla sala Bachelet dove pure la discussione è stata animata.

I giudici soddisfatti: il presidente ci ha tutelati ( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici" del centro-destra a palazzo dei Marescialli, dove si trovano puntualmente in minoranza quando si affrontano i nodi del rapporto tra politica e giustizia. Perché a loro - gli ex parlamentari Gianfranco Anedda di An e Michele Saponara di Forza Italia - tocca il compito di tenere il punto contro la "magistratura politicizzata"

Il Csm boccia il "blocca processi" E' scontro istituzionale col governo ( da "Liberazione" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: parlamentari e membri laici del Csm). Nel loro colloquio con Napolitano due giorni fa, i presidenti delle Camere Gianfranco Fini e Renato Schifani avevano addirittura auspicato un rinvio del plenum del Csm o un intervento del capo dello Stato che ricordasse all'organo di autogoverno della magistratura di non agire da "seconda Corte Costituzionale"

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-07-02 num: - pag: 29 Sotto la lente... ( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Alla Cattolica chi ha un contratto da dipendente non può essere socio e chi non è socio non può entrare nel board. Lo prevede lo statuto che è quello tipicamente complicato delle popolari, non a caso la Cattolica è l'unica compagnia ad avere un struttura cooperativa.

Schedare i rom è razzista. Parola di cristiano I rifiuti bruciandoli sparirebbero. Per magia! La sera nel parco con gli amici No, è vietato ( da "Liberazione" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Che il capo del governo è stato ricevuto in pompa magna da Papa Ratzinger poco tempo fa, incassando in pratica una benedizione senza precedenti al suo operato politico. Che tanti cristiani cattolici praticanti hanno votato in massa per la coalizione a cui appartiene Maroni invocando proprio questo tipo di misure razziste.

Un profugo in casa La nuova solidarietà ( da "Stampa, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stata tra i primi torinesi a rendersi disponibile per il progetto di "asilo diffuso". I due ragazzi, la professoressa Rossetto li ha conosciuti nell'oratorio laico di San Salvario. Allora dormivano in un dormitorio pubblico. Come tutti gli afghani arrivati in Italia, hanno viaggiato attraverso Pakistan,

Sacerdote cattolico ucciso in Nepal ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 156 del 2008-07-02 pagina 15 Sacerdote cattolico ucciso in Nepal di Redazione Le autorità locali sospettano l'azione di un gruppo terroristico Katmandu. Ieri in Nepal è stato ucciso un sacerdote cattolico. John Prakash, un salesiano indiano, aveva 62 anni. È morto a Sirsiya, nel distretto di Morang, nella parte orientale del Paese.

Il Csm aggira il Quirinale e boccia il <salvaprocessi>: provvedimento irrazionale ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E il voto finale è prevedibile: solo i 2 laici del Pdl, Gianfranco Anedda e Michele Saponara, votano contro, mentre in 21 sono a favore. Si astiene il laico dell'Udc, Ugo Bergamo, che vota un suo documento alternativo più soft. I togati di Magistratura indipendente propongono aggiustamenti tecnici, che non passano.

<Niente scuola? Bisogna punire i genitori> ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Anche da una parte del mondo cattolico sono arrivate critiche molto forti. "Uno Stato non può dirsi cattolico o attento se non vede che la maggior parte dei bambini rom invece di andare a scuola viene costretta in strada all'accattonaggio. A questi bambini viene quotidianamente rubata l'infanzia.

Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

La Sapienza e il rito dell'intolleranza ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

L'autunno caldo di Walter. Dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Così le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo)

Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti ( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo)

Domani, venerdì, partirà con una trentina di giovani di ( da "Tempo, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: vescovo di Palestrina e Assistente Ecclesiastico Generale dell'Azione Cattolica. "Andiamo- dice Sigalini - in un Paese nuovo. Mi fa venire in mente l'incontro americano di Denver del 1993. Troveremo un mondo fatto di immigrati, molti dei quali italiani, che si sono rifatti una vita, attenti all'ecologia, ospitali.

"ratzinger e alessio ii s'incontrino a bari" - titti tummino ( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: percepisce come un proselitismo invadente da parte del clero cattolico. "Ambasciatore" dell'ostpolitik di Ratzinger è stato da sempre il cardinale tedesco Walter Kasper, presidente del Consiglio per l'unità dei cristiani. Proprio da Bari, nel maggio 2005, durante il XXIV Congresso eucaristico nazionale che segnò la prima uscita da pontefice di Benedetto XVI, Kasper indicò il traguardo:

Agenda religioni ( da "Stampa, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: AZIONE CATTOLICA, UN CAMPO ESTIVO Da giovedì 3 luglio fino a domenica 6, il Settore Adulti dell'Azione Cattolica di Torino organizza un campo estivo a Valtournanche (Valle d'Aosta) nella Villa del Seminario. Il titolo è "Non ci ardeva forse il cuore?

Riformismo critico per costruire reti democratiche ( da "Manifesto, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: unità di questo riformismo italiano, se si innalza fino a tali ambizioni, può produrre cose importanti. Perché è nutrito dall'eresia di Gramsci, dalle ambizioni di una storia socialista finita tragicamente, dall'universalismo del cattolicesimo democratico, dal rigore e dal senso dello stato della migliore borghesia laica.

Una retata di golpisti scuote tutto il paese ( da "Manifesto, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Gli arresti di martedì sono avvenuti poche ore prima dell'audizione del procuratore generale della corte di cassazione, Abdurrahman Yalcinkaya, che doveva presentare alla Corte costituzionale le prove a sostegno della sua richiesta di chiusura dell'Akp per attività anti-laiche.

Processi e garanzie del cittadino A convegno i <Giuristi Cattolici> ( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Giuristi Cattolici" Il presidente emerito della Corte Costituzionale Riccardo Chieppa, i rettori della Cattolica di Milano e della Lumsa di Roma, Lorenzo Ornaghi e Giuseppe Dalla Torre, professori come Gianfranco Gaffuri, Gianfranco Garancini, Mario Pisani e Vittorio Colesanti, ma anche il prefetto Gian Valerio Lombardi,

Turchia, alta tensione dopo gli arresti <eccellenti> ( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: organizzazione eversiva ultralaica e ultranazionalista "Ergenekon" accusata di progettare un golpe. In manette anche due generali in pensione per gli esiti delle indagini sul complotto per uccidere il Nobel Pamuk (foto). Il blitz è scattato mentre il procuratore chiedeva di bandire il partito islamico al governo perché anti laico.

LUIGI EINAUDI ( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Questo in uno stato laico non dovrebbe succedere e invece è all'ordine del giorno. Perché? Franco Zanaboni zchicco@hotmail.com PENSIONATA INPS Quei soldi in ritardo A mia madre era arrivata ad aprile una lettera dell'Inps che prometteva anche per quest'anno la "quattordicesima" di 360 euro, con la pensione di luglio.

<Siamo tutte e tutti Rom> ( da "Liberazione" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: stata accolta da gran parte dell'opinione pubblica". "Forti perplessità sulla legittimità di un simile provvedimento - ricorda Miraglia - ha espresso anche il Commissario europeo ai diritti umani. Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici hanno denunciato il razzismo di questa misura giudicata un grave vulnus della

<L'attuale maggioranza non vuole limiti Napolitano è in una posizione scomoda> ( da "Liberazione" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quando la bozza del parere è stata fatta uscire volontariamente... Sta attribuendo la fuga di notizie ai consiglieri laici della maggioranza di governo? Non ho elementi per dirlo, ma verifico gli effetti. Mancino, nelle sue conclusioni al plenum, ha fatto delle considerazioni sul fatto che parlamentari avevano attaccato il Csm, mettendone in discussione natura e ruolo.

<La Turchia sta attraversando giorni difficili ( da "Liberazione" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: complotto contro la laicità dello Stato, di voler affermare la sharia , in combutta con forze straniere (l'imperialismo americano). Uno scontro tra potere politico e potere giudiziario ormai senza quartiere. Dal braccio di ferro sull'elezione del presidente Gul (dell'Akp) durata un anno, alla recente abrogazione della legge che permetteva di portare il velo nelle università pubbliche.

Un comitato per riscoprire vita e pensiero di Papa Pacelli ( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: È quanto affermano alcune personalità laiche del mondo della cultura, della politica e del giornalismo, che in questi giorni hanno dato vita a un comitato finalizzato a far meglio conoscere la figura di Pacelli, Papa Pio XII, del quale ricorre in ottobre il cinquantesimo della morte.

DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA ( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cospirazione contro il laicismo. Arrestato. Gesù Cristo: figlio del capo. Raccomandato. Ma non dal Partito, quindi arrestato. La Madonna: mai fatto una volta la spesa in una coop. Destabilizzatrice economica. E inoltre vergine, che per lui è evidente segno di disturbo mentale.

La Valbisagno presenta il conto a Vasco ( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: stati presi. Difficile ribattere. Tra Vasco e il Papa, poi, c'è una bella differenza, anche a voler essere il più laici possibile. E così hanno dovuto prendere atto di essere stati "incastrati". Per salvare almeno l'onore hanno ottenuto di ritoccare un po' la mozione, sfumare qualcosa, inserire il fatto che la sindaco Marta Vincenzi si è impegnata a ottenere il denaro anticipato

<Caso D'Alema-Unipol: l'Europa alle prese con l'anomalia italiana> ( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il Csm dovrebbe avere metà membri laici e metà togati, con una sezione disciplinare esterna. I ruoli di giudici e pm dovrebbero essere diversi e i loro nomi non dovrebbero mai comparire sulla stampa. Arginerebbe il protagonismo e gioverebbe alla loro indipendenza". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.

Dibattito: grembiule sì, grembiule no ( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: "Io sono un grande sostenitore dello Stato laico. Proprio perché a scuola la divisa cancella le differenze di classe, di razza e di religione in Inghilterra multirazzismo e il multiculturalismo sono diventati un punto di forza". Oltre al grembiule cosa bisognerebbe ripristinare?

Comitato pro Papa Pio ( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo)

"rom, no all'ordinanza di maroni schedate anche etnia e religione" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: associazionismo cattolico contro il progetto schedature. Le Acli denunciano "inaccettabili censimenti etnici", mentre insorgono le riviste cattoliche per ragazzi. "Non criminalizzate i bambini rom. Schedare solo loro vanifica il principio di uguaglianza tra tutti i bambini", suona l'appello firmato dai direttori del Giornalino,

Il paese - merida-caceres ( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la bellezza di CÁceres il fascino ambiguo del silenzio il paese L'andamento di un pellegrinaggio laico nei "santuari sacri e profani della terra iberica" Le sorprese dell'architettura dal Museo di Moneo al Ponte di Calatrava MERIDA-CACERES Mérida-CÁceres Tra le tante, bellissime città dell'Extremadura, Mérida è probabilmente la meno interessante.

I prodiani: andreatta alle primarie - silvia bignami ( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un quarantenne non targato Pd, cattolico, prodiano di razza, "ulivista" della prima ora in grado di far convergere su di sé i consensi della rete Unirsi e della sinistra, da Sd ai reduci Arcobaleno. L'operazione, secondo alcuni, non dispiacerebbe a un fedelissimo del Professore come l'ex ministro della difesa Arturo Parisi.

La santa ragione tra chiesa e politica - ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico orgoglioso delle proprie ragioni", come si definisce Viano nell'ultimo libro "Laici in ginocchio". Uno scritto per denunciare "l'arrendevolezza della cultura laica", per "rivendicare l'indipendenza dal clero", per smascherare "tabù additati come valori religiosi" e per difendere "la pratica di comportamenti diversi da quelli predicati dai pulpiti"

Il papa leggerà la bibbia in tv, il via a ottobre ( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici, protestanti, ortodossi ed ebrei. Chiuderà il segretario di Stato Bertone con la lettura dell'Apocalisse. Ogni novanta minuti ci sarà un intermezzo musicale. Gli interventi del Papa e di Bertone andranno in onda su Raiuno. L'intero progetto, nato su iniziativa della strutturai Rai Vaticano, diretta da Giuseppe De Carli,

La "pillola del lunedì" ora è boom tra le teenager - laura pertici roma ( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anni lavora sia nella Asl Provincia Milano sia nel consultorio privato e laico Cemp - io intervengo quasi sempre dopo la rottura di un preservativo, soprattutto il lunedì mattina, visto che i rapporti si fanno più frequenti nel week end. E che le giovani non mentano lo dimostra il fatto che devo estrarre loro dei pezzetti di condom".

Il papa in tv vian, direttore dell'osservatore ( da "Riformista, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sono stati due laici come Giorgio Ferrera ed Ernesto Galli della Loggia ad aver organizzato la lettura dei vangeli in pubblico con quattro voci differenti. Inoltre, è lo stesso Papa che tiene parecchio alla spiegazione della Bibbia. Anche perché sa bene che oggi l'ignoranza delle Scritture ebraiche e cristiane è tanto dilagante quanto gravissima"

Stai consultando l'edizione del LE MASCHERE via Aurelio Saliceti, 1-3 - Tel. 0658330817 riposo MANZO... ( da "Unita, L'" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 0680241281 riposo AUDITORIUM UNIVERSITÀ CATTOLICA DI ROMA Largo Francesco Vito, 1 - Tel. 0630155715 riposo AULA MAGNA UNIVERSITÀ LA SAPIENZA piazzale Aldo Moro, 5 - Tel. 063610051 riposo CONSERVATORIO DI S. CECILIA via Del Greci, 18 - Tel. 0668801044 riposo INTERNATIONAL CHAMBER ENSEMBLE corso Rinascimento, 40 - Tel.

Il viaggio di Eugenio ( da "Unita, L'" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica, sull'immagine estrema, addirittura metafisica, della paternità, e fu quando vennero proposti - non saprei quanto introdotti e osservati - alcuni emendamenti, nientemeno, al Pater Noster. In quell'articolo, molto riguardoso del sentimento dei credenti, egli riconosceva la ragionevolezza e persino l'utilità di modificare talune espressioni della preghiera insegnata da Gesù.

Il governo spagnolo dice no a discriminazioni contro i rom ( da "Unita, L'" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stato molto complicato. Noi vogliamo che i giovani apprendano i fatti, sappiano come sono andate le cose". Ma molte famiglie cattoliche si oppongono e sostengono l'obiezione. "Vi sono stati molti malintesi sull'educazione dei cittadini ai valori democratici, alcune famiglie hanno intravisto un'intromissione dello Stato in ciò che loro ritengono un'

Uno spritz a Portogruaro In attesa della svolta a destra ( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un argine alla deriva razzista si impegna nel volontariato cattolico o nelle associazioni laiche Una cittadina viva, giovane e amministrata dalla sinistra. Ma dove gli studenti si sono spostati a destra. E la vera alternativa è la chiesa Astrit Dakli INVIATO A PORTOGRUARO Le biciclette sciamano allegre da tutte le parti, sulle piste ciclabili come nelle viuzze del centro storico,

Parabole ( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sul quotidiano sedicente cattolico Avvenire. E' con titoli del genere che si alimenta il razzismo, poi deplorato - si spera sinceramente - su altre pagine. E il mio ricordo corre a tanti tanti anni fa, quando Avvenire si chiamava Avvenire d'Italia, era pubblicato a Bologna e diretto da Raimondo Manzini, un grande giornalista e un grande cristiano.

I lettori si prenotano attraverso internet ( da "Tempo, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Federazione Biblica Cattolica Internazionale. I patrocinatori: Comune di Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero della Pubblica Istruzione, Regione Lazio, Provincia di Roma, Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Pontificio Consiglio "Cor Unum", Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace,

LA POLITICA smarrita LA RINCORSA DELLE FINZIONI CHE HA DISSOLTO LA SINISTRA ( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: : si combatte in nome di Dio, e la dimensione laica delle categorie "amico" e "nemico" viene dissolta in un universo in cui l'avversario diventa un alleato del diavolo, un ostacolo all'espandersi del bene da rimuovere, da cancellare. Così l'annientamento del nemico rappresenta così l'unico scopo plausibile della guerra.

Fulvio Fania Religione: ortodossa ( da "Liberazione" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Nella comunità cattolica trasteverina, che da anni svolge attività sociale tra gli zingari, non escludono denunce legali contro questa pratica di polizia. Hanno deciso però di non contrapporsi pregiudizialmente a tutte le iniziative del governo confutandole piuttosto nel merito.

Henry Abbot ( da "Giornale.it, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: in carcere i cattolici William Gibson, George Errington e William Knight. L'uomo riuscì a guadagnarsi la fiducia dei suoi compagni di prigionia convincendoli di avere intenzione di farsi cattolico. Dopo esserseli accattivati mostrando pentimento per la sua precedente condotta, chiese loro di indicargli una persona che fosse in grado di metterlo in contatto con un prete cattolico.

Nelle cascine verdura e carne a prezzi scontati ( da "Corriere della Sera" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 07-04 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Carovita Studio della Cattolica sui vantaggi della spesa direttamente dal produttore saltando la distribuzione Nelle cascine verdura e carne a prezzi scontati Vendita diretta nelle aziende agricole: risparmi fino a 1.500 euro l'anno In cascina per comprare frutta, verdura, latte.

E i missionari in Cina tradussero Gesù con <topo migratore> ( da "Corriere della Sera" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Dal canto suo Matteo Ricci aveva tradotto il terzo comandamento così: "Nel giorno di festa far visita al monastero per recitarvi dei sÛtra". Il "farsi ideogramma del Verbo" non riguarda la politica verso la Cina, ma è il servizio della Cina al Vangelo. Matteo Ricci (1552-1610) è stato il pioniere delle missioni cattoliche in Cina.

L'arcivescovo di Crotone contro Famiglia Cristiana : "Difende i rom criminali" ( da "Giornale.it, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Perplessità erano state espresse pure dalla fondazione Migrantes della Cei. Ora l'arcivescovo di Crotone, Domenico Graziani, alla guida di una Diocesi fortemente interessata dal fenomeno immigrazione, prende le distanze dal settimanale cattolico. Lo fa con un'intervista concessa a Vaticanspy, una nuova rubrica del sito dell'associazione cattolica "

Replica all'articolo della Binetti ( da "Riformista, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un ritorno alle vere radici culturali del pensiero politico cristiano sia capace anche di far cogliere la specificità laica di cui essa è portatrice. Sempre che non si privilegino ancora comode forme d'identificazione confessionale, le quali, oltre ad aver fatto il loro tempo, non sono veramente cattoliche, perché non sono veramente universali e laiche. 04/07/2008.

Enrico ( da "Stampa, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La storia Enrico Ferrari SI RADUNA IL POPOLO DI FRA ELIA Lo chiamano Fra Elia ma è un laico che vive in un convento a Calvi dell'Umbria. Il pugliese Elia Cataldo (foto), che è già stato soprannominato "il nuovo Padre Pio" per le ferite (stimmate?) che appaiono sulle sue mani e i piedi durante la Pasqua, tornerà a essere ospite della parrocchia di Piani, frazione di Imperia.

LA POLITICA smarrita ( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: : si combatte in nome di Dio, e la dimensione laica delle categorie "amico" e "nemico" viene dissolta in un universo in cui l'avversario diventa un alleato del diavolo, un ostacolo all'espandersi del bene da rimuovere, da cancellare. Così l'annientamento del nemico rappresenta così l'unico scopo plausibile della guerra.


Articoli

Il csm boccia il salva premier "irrazionale, è un'amnistia occulta" - silvio buzzanca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il Csm boccia il salva premier "Irrazionale, è un'amnistia occulta" Napolitano: giusto dare pareri, ma non di costituzionalità I membri laici del centrodestra votano contro, l'Udc presenta un suo documento SILVIO BUZZANCA ROMA - Il Csm ha il diritto sacrosanto di fornire al Guardasigilli un parere su nuove norme in materia di giustizia. Ma non può sostituirsi alla Corte costituzionale e giudicare sulla costituzionalità di nuove norme. Giorgio Napolitano ha deciso di chiarire ancora una volta i compiti dell'organo di autogoverno dei giudici, che formalmente presiede, e ieri lo ha ribadito in una lettera che ha inviato a Nicola Mancino. Lettera che il vicepresidente del Csm ha letto ieri davanti al plenum riunito per discutere del parere sul decreto sicurezza. In particolare la parte che blocca tutta una serie di processi per un anno. Compreso quello milanese che vede coinvolto Silvio Berlusconi. Il Csm su questo punto ha detto sì alla proposta dei relatori Pepino e Roia. Quella parte del decreto legge già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera pone "problemi di compatibilità" con alcuni principi costituzionali, presenta "profili di grave irragionevolezza" e rischia di ingolfare una macchina giudiziaria che già così non è molto efficiente. Alla fine la norma, dice il Csm, finisce per assomigliare molto ad "un'amnistia occulta". Giudizi che hanno raccolto 21 voti a favore. Hanno votato contro i due laici di centrodestra Michele Saponara e Gianfranco Anedda. Il laico Udc Ugo Bergamo ha votato un suo documento. Un esito che rispecchia le anticipazioni sul parere uscite nei giorni scorsi. Meno scontato il dibattito che si è aperto sulla lettera di Napolitano. Il presidente della Repubblica ha scritto che "non può suscitare sorpresa o scandalo il fatto che il Csm formuli un parere - diretto al ministro della Giustizia - su un progetto di legge di assai notevole incidenza su materie di diretto interesse del Csm stesso". L'attività dell'organismo, continua Napolitano, "non interferisce con le funzioni proprie ed esclusive del Parlamento". Anche quando, come in questi giorni, per motivi temporali, il parere arriva dopo che le Camere hanno iniziato il loro lavoro. Ma, aggiunge il Capo dello Stato, nello stesso tempo, "non può esservi dubbio od equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com'è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni". Questo passaggio della lettera di Napolitano fa esultare il centrodestra. Fini de Schifani hanno subito diramato una nota per sottolineare che Napolitano "è riuscito a fare chiarezza sui limiti entro i quali, nel rispetto della Costituzione, il Csm può esprimere pareri circa i provvedimenti all'esame delle Assemblee legislative". Anche il centrosinistra apprezza l'intervento del capo dello Stato. "Condivido contenuti e ispirazione della lettera del presidente Napolitano. Vorrei che tutti lo ascoltassero perché, in poche settimane, il Paese è precipitato nel passato e non può restare prigioniero di un passato che ha già provocato tanti danni", dice Walter Veltroni. Ben diversi i commenti alla decisione del Csm. Il centrodestra parte all'attacco. "Il documento del Csm è di una gravità strordinaria", dice Fabrizio Cicchitto. Secondo il capogruppo del Pdl alla Camera "è una sfida non solo al dettato costituzionale ma anche al quadro istituzionale del paese che nella sua pluralità, nella stessa giornata di oggi, si era espresso in modo inequivocabile". Il collega del Senato, Maurizio Gasparri, invece minaccia ritorsioni: "è evidente che un atto così grave determinerà prevedibili conseguenze". Secondo Gasparri, "di fronte alle sagge considerazioni del Presidente della Repubblica, una parte dei membri del Csm ha risposto con una scelta inaudita che pone fuori dalla Costituzione, dalla logica e dalla stessa legalità repubblicana un gruppo di attivisti di partito che, da organo di garanzia, hanno trasformato il Csm in un presidio militante". E il vice di Gasparri, Gaetano Quagliariello, aggiunge: "Il paese oggi sa ancor più chiaramente dove sono i pasdaran. Chi ha voluto trascinarlo in una crisi istituzionale grave se ne assuma ora la responsabilità".

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Galileo, la chiesa e le palestre di libertà - corrado augias (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

C aro Augias, ho letto con interesse la celebrazione del 22 giugno, anniversario della abiura di Galileo, stimolata dalla lettera del prof. Mainetto. Non si deve però trascurare che la diffusione della fisica galileiana, specie nel Sei-Settecento, fu in gran parte opera delle scuole gesuitiche e che papa Urbano era egli stesso conoscitore dell'opera di Galileo. Senza, dunque, nulla togliere alle considerazioni del prof. Mainetto, occorre ricordare che la storia è piena di contraddizioni così che lo studio della storia è complesso al punto da esser al momento attuale troppo caduto in disuso, a danno soprattutto delle giovani generazioni. Quanto all'oggi è giusto invocare il "sano spirito scientifico". Esiste un "Veni creator" laico che sottoscrivo interamente. Occorre d'altra parte anche ammettere che la Chiesa cattolica è rimasta la principale, se non l'unica, 'agenzia' che abbia preso sul serio il problema della educazione nell'Italia post-sessantottina. Vi è poi il grosso problema contemporaneo di contenere una pervasiva ideologia scientista, grossolana e dogmatica, che riempie le classifiche di vendita ma purtroppo ben poco ha a che fare con lo spirito galileiano. Anche in questo, forse, la Chiesa cattolica, per la sua grande esperienza, può aver qualcosa di positivo da dire. Pier Luigi Porta pierluigi.porta@unimib. it S ono d'accordo con l'affermazione del signor Porta che le scuole cattoliche prendono sul serio il problema dell'educazione giovanile nel post 68 italiano. Lo fanno in modo confessionale, ma lo fanno. Per le scuole di Stato non si può dire altrettanto, almeno per quanto riguarda il sistema nel suo complesso. Ci sono, quando ci sono, i singoli insegnanti e sono loro a salvare la situazione. D'accordo anche sul fatto che la storia sia una complessa materia, se davvero si vuol cercare di capire come sono andate le cose. A decifrare questi meccanismi molto aiuta, per esempio, il libro di Luciano Canfora "Filologia e libertà" (Mondadori ed.). In genere si pensa alla filologia come a una materia barbosissima coltivata da pedanti tagliati fuori dal mondo. Merito di Canfora, uno degli ingegni più brillanti nel campo, è dimostrare il contrario e cioè che proprio lo studio critico e storico delle scritture dette 'Sacre' ha aperto un'importante cammino verso la libertà interpretativa, dunque degli spiriti. Un'era davvero nuova si aprì quando si cominciò ad indagare la 'parola di Dio' senza timore di venire arsi sul rogo o di essere costretti, come Galileo, all'abiura. Il concilio di Trento (XVI secolo) aveva decretato che quei testi fossero intoccabili e che le gerarchie fossero in ogni caso le uniche titolate ad interpretarli. Si dovette arrivare al 1943 e all'enciclica 'Divino affilante spiritu' di Pio XII perché venisse riconosciuta la legittimità dell'investigazione critica. Nella visione di Canfora la filologia diventa insomma una 'palestra di libertà'. La storia è complessa, ma si può sempre cercare di rintracciare il filo rosso che l'ha tessuta.

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La grande - olivenza-elvas-badajos (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura LA GRANDE secoli di abbandono e di conflitti una terra povera e bellissima sconosciuta Secondo lo scrittore Javier Cercas, la gente del luogo manca di autostima è difficile trovare altrove un concentrato dell'intera storia spagnola OLIVENZA-ELVAS-BADAJOS Comincerò dal nome della terra che sto attraversando, Extremadura; un nome affascinante e misterioso, attorno alla cui etimologia si è scatenata quella che l'amico Beniamino Placido considera la più bella disciplina in assoluto: la "filologia fantastica". C'è chi ha fatto riferimento "all'extremoso clima", chi "all'ubicazione nell'extremo dei territori conquistati", chi all'extrema durezza orografica, chi all'extrema ora della battaglia. Ma lo scrittore SÁnchez DragÓ afferma che a dirimere la questione è un documento del 1273, dal quale risulterebbe chiaro come, una volta liberati i campi dai mori, i pascoli per il bestiame transumante (extremos) vennero trasformati in territori "patrimoniali e in quanto tali inalienabili". A me, invece, la teoria che più convince è proprio quella da lui scartata come la più fantasiosa: ci troviamo nella terra di confine che si affaccia sul fiume Duero. Ne è convinto anche Antonio Franco, direttore del bel museo di arte contemporanea MEIAC di Badajoz e della FundaciÓn Ortega MuÑoz, che ha invitato scrittori di svariate nazioni europee a scrivere un libro collettaneo di viaggio sulla regione più sconosciuta della Spagna; sconosciuta non soltanto in Europa, ma perfino in patria, come dimostra una campagna pubblicitaria sull'Extremadura, la grande desconocida. La cosa, da un certo punto di vista, è più che comprensibile; da un altro, decisamente meno. E' comprensibile perché per lunghi secoli l'Extremadura - incastonata tra Portogallo, Castiglia e Andalusia - è stata abbandonata a se stessa: "pasto dell'incuria, della povertà e dell'ignoranza", come afferma l'extremeÑo Javier Cercas. "Né è vero che questa sia stata sempre una regione di signori e servi; la verità, temo, è peggiore: in Extremadura i signori erano in realtà dei servi, e i servi dei signori erano servi dei servi (...) Il potere decisionale era situato altrove e gli extremeÑos pensarono sempre che la vita stava da un'altra parte, perché mai potevano decidere dei propri interessi (...) Da qui la principale infermità che ha contrassegnato nei secoli la mia popolazione: una trasparente carenza di autostima". Grande più del Benelux e abitata da un solo milione di abitanti, la regione è stata fino agli anni ottanta terra di costante emigrazione, oltre che la più povera della Spagna. A tutto ciò si è aggiunta la cattiva fama impressa da letteratura e cinema: su tutti il film di BuÑuel Las Hurdes, tierra sin pan e il romanzo di Camilo José Cela La famiglia di Pascual Duarte. E a tutt'oggi non è affatto facile sbarazzarsi di quel cliché negativo, malgrado l'ormai ventennale inversione del corso di marcia. Eppure i fatti parlano chiaro. Da quando il governo autonomo regionale ha assunto le redini del potere, il flusso emigratorio si è arrestato ed è cominciato un lento processo di ripopolamento. Certo, l'Extremadura resta la regione più indigente del paese, ma in compenso cresce a un ritmo superiore alla media nazionale. Le infrastrutture di cui l'area era carente si vanno moltiplicando e non mancano punte di eccellenza, dall'architettura all'informatica alla gastronomia. Ma la vera carta vincente che gli extremeÑos hanno in serbo è il loro inestimabile patrimonio naturale (forse il più grande polmone di naturaleza dell'Europa), a cui si accompagna il succedersi di incantevoli città medievali e rinascimentali. Insomma, una felicissima accoppiata che rende la regione una delle mete più suggestive, ancorché poche battute, del vecchio continente. Resta poi da dire qualcosa sul tratto più distintivo in assoluto. Difficilmente è dato trovare un concentrato altrettanto significativo dell'intera storia spagnola: si comincia con l'antica Roma (innanzitutto a Mérida); poi, in virtù del carattere frontaliero, sempre in Extremadura "si gioca la sorte della cosiddetta Riconquista, scandita dai conflitti decisivi tra il nord cristiano e il sud musulmano". Qui sorge il primo e principale centro di irradiazione transoceanica della cattolicità (il celebre monastero di Guadalupe); questa è la culla per eccellenza dei conquistadores (per lo più nativi di Trujillo e CÁceres); infine l'epicentro del conflitto ultrasecolare tra Spagna e Portogallo e dei primi e più crudeli eccidi nella lotta fratricida tra franchisti e repubblicani (la batalla del calor di Badajoz, agosto 1936). Se si assommano tutti questi fattori, il visitatore finisce per ritrovarsi in una situazione piuttosto insolita: perché è come se viaggiasse assieme nello spazio e nel tempo. Le immense distese di lecci e sughere, incappellati dai maestosi nidi delle ubique cicogne, si succedono a aride steppe, quasi "africane", puntellate da sorprendenti dolmen. Su incongrui alpeggi spesso situati a bassa quota, pascolano greggi smisurate di mucche, pecore e dei cerdos negros, quei maiali indigeni da cui si ricaverà il celebre jamÓn: prosciutto oggetto di interminabili tertulias conviviali incentrate sulla qualità del taglio, lo studio minuzioso delle sottili e imprescindibili linee di grasso verticali, il grado di sudorazione del medesimo (quanto più è sudado, tanto è più buono). Infine, ci sono i parchi naturali veri e propri, come quello del MonfragÜe: perfetta mezcla di acqua, verde e roccia che offre a ogni specie di rapaci, in primis l'aquila imperiale, un habitat ideale. E ancora, andando verso nord, dolcissime colline perfettamente ricamate da alberi di ulivo inducono a pensare che l'uomo (raramente) può rendere la natura ancor più bella; sensazione che si raddoppia nell'attigua Valle del Jerte, culla dei ciliegi, che con i loro fiori bianchi in primavera tappezzano la terra per chilometri e chilometri (altro che Giappone!). Ora, se provate a immaginare questo magico scenario naturale illuminato da una luce solare secca e cristallina, che esalta il mutamento stagionale dei colori - dal verde al marrone, dal grigio al giallo - e assieme scolpisce i contorni delle molteplici figure che lo abitano, capirete da voi il ruolo strabordante assunto dallo spazio, che di continuo sollecita tutti e cinque i sensi. Il tempo, però, non è da meno: passato remoto, passato recente e un presente spesso e volentieri già proiettato nel futuro, reclamano con forza la loro parte. Molti e significativi i centri urbani che andremo visitando, ragion per cui il nostro cammino finirà per trasformarsi in una sorta di pellegrinaggio laico nei più diversi "santuari" (sacri e profani) dell'ispanità. Ma poiché siamo in una terra di confine - l'aeroporto di Lisbona è più vicino di quello di Madrid - altrettanti saranno gli incroci e i chiasmi tra lo spazio e il tempo. Prendete la metafisica Olivenza, spagnola dal 1801, ma segnata alle radici dalla cultura portoghese. Qui impera lo stile manuelino, che, con il reiterato uso decorativo di marmoree corde marinaresche, rimanda a un mare remoto, totalmente estraneo alla regione. Mentre nelle chiese e nei palazzi dilagano i tipici azulejos lusitani, tra i quali ne spicca uno simpaticamente incongruo in cui il Dio del cominciamento offre ai coevi Adamo ed Eva improbabili vesti barocche per ripararsi dalle loro nudità. "Qui si misura", afferma José RamÓn Alonso de la Torre, massimo esperto del problema, "quanto impalpabile sia diventato l'antico concetto di frontiera. Nella promiscua Olivenza i bambini studiano portoghese, le chiese sono di stile manuelino e la técula-mécula - tipico dolce anch'esso portoghese - vuol dire para ti, para mi, come a indicare il continuo passaggio tra Spagna e Portogallo. Sai, un tempo c'erano le leggendarie avventure dei contrabbandieri, ora tutto si riduce al difficile censimento del pollame: la tal gallina che becchetta ai bordi del confine, è spagnola o portoghese? Perché una cosa è la raya, la frontiera vera e propria che non è mai esistita per gli abitanti dei villaggi frontalieri. Un'altra la Raya con la erre maiuscola, quel luogo a cavallo tra l'Alentejo e l'Extremadura che si è incarnata nei personaggi ineffabili dei pueblos, nei loro strani commerci, nelle fortezze militari". E' scesa la notte. E a malincuore dobbiamo lasciare El Cristo, simpatico ristorante in territorio portoghese (Elvas), ma frequentato prevalentemente da spagnoli, dove giganteschi granchi vengono frantumati da appositi martelletti di legno, il cui ritmato battito trasforma la trattoria in una improbabile officina. A Badajoz ci aspetta Antonio Franco per l'inaugurazione di una grande mostra di video-arte che spiritosamente gioca con un titolo di quello stesso BuÑuel che maltrattò Las Hurdes: "Il fascino discreto della tecnologia". Sono molte le persone che avrò modo di incontrare nel corso dell'affollato vernissage: tutte immancabilmente gentili, curiose, intelligenti; a riconferma che la prima atout che vanta questo paese è il suo straordinario "capitale umano". Antonio Franco dissimula a fatica la propria felicità: da qui la mostra si sposterà prima a Karlsruhe e poi a San Paolo. La sua tesi, d'altronde, è chiara e a giudicare dai risultati piuttosto convincente: "Saltata a piè pari la rivoluzione industriale, la chiave di volta del nostro futuro sta nell'armoniosa convivenza tra naturaleza e post-moderno". (1-continua).

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Il bivio di monsignor Fellay (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 494 ) " (10 votes, average: 4.3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (14 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 131 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s'intitola "La signora del sacro palazzo". Il volume è serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio avviso indulge un po' troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era una donna, e dunque "sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una riunione di esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina, "scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: "Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (15 votes, average: 3.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun 08 Famiglia sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è sottoposta all'attacco di forze che "cercano di indebolirla". Questo ha detto ieri sera Benedetto XVI ai giovani brindisini, che lo accolgono con grande calore in una delle poche regioni italiane che, su iniziativa della giunta guidata da Niki Vendola, ha legiferato per concedere diritti alle coppie di fatto. A loro il Papa ha ricordato che "fra i valori radicati" di questa terra c'è "il rispetto della vita" e "l'attaccamento alla famiglia" che oggi "è esposta al convergente attacco di numerose forze che cercano di indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano su questa materia dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta Cartabia ha definito "colonialismo giurisdizionale": vale a dire la modifica delle legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee. Un dibattito attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del Trattato di Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi e Santa Maria di Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di Papa Ratzinger. Apro questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato ai neocatecumenali ha un record di commenti che rende difficile aprire la pagina. Non posso fare a meno di prendere le distanze da coloro che hanno tacciato e continuano a tacciare il Cammino di eresia, da coloro che hanno fatto paragoni davvero offensivi avvicinando il fondatore del Cammino a dittatori feroci. Leggo con attenzione tutti i distinguo, le prese di distanza, gli appunti sulla libertà di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane. Mi permetto sommessamente di far notare che allora questi criteri vanno adottati sempre (quando non si tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora ci si dovrebbe inalberare di meno di fronte a critiche o "disobbedienze" che riguardano altri provvedimenti o decisioni. In ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata voluta da Benedetto XVI, il quale non mi risulta in quel momento fosse sottoposto a tortura o costrizioni - sancisce che il Cammino appartiene alla Chiesa. Nessuno è obbligato ad aderirci, nessuno è obbligato a credere a questa proposta. Devo dire in tutta onestà che il quadro che del Cammino è stato dipinto in molti dei commenti che ho letto mi è sembrato a dir poco unilaterale. Sono state usate espressioni inaccettabili, sono stati formulati giudizi e sentenze inappellabili, abbiamo mostrato ancora una volta il volto di una Chiesa che letteralmente si scanna al suo interno. La storia della Chiesa, diceva Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un popolo di mediocri, una retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della nostra umanità. Anche nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno tante persone "normali" o mediocri, e, come nel resto del cattolicesimo e dell'intero genere umano anche qualche mascalzone. Capisco bene, data la sensibilità tradizionale di molti frequentatori del blog, che le liturgie neocatecumenali possano non piacere. Ma paragonare il Cammino a una setta protestante chiudendo gli occhi su ciò che fa per l'evangelizzazione signfica a mio avviso mancare di senso della misura. Gli abusi liturgici accadono - eccome accadono! - nelle parrocchie, nelle chiese cattedrali, durante le "ortodossissime" messe aperte a tutti e magari frequentate da pochi. Immagino che queste poche righe non piaceranno a molti di voi. Ma siete stati voi, continuando la discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi per renderla possibile e visto che ci troviamo nel mio blog mi permetto di ricapitolare la mia posizione. E' troppo facile, a mio avviso, bollare il cardinale Rylko, strettissimo collaboratore di Giovanni Paolo II per molti anni, creato cardinale da Benedetto XVI all'ultimo concistoro, come un fan dei neocatecumenali. Rileggete, per favore, le parole che il Papa ha detto ai movimenti il mese scorso. Scritto in Varie Commenti ( 1350 ) " (39 votes, average: 3.62 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (210) Ultime discussioni Daniele: Si tratta di tale Don Floriano Abrahamowicz. E' il sacerdote che ha benedetto con Crocifisso e acqua... Daniele: Suggerisco di dare un'occhiata a questo video: http://it.youtube.com/watch?v= KpFM7U2wn70 Saluti Physikelly: Tuesday, July 01, 2008 FSSP Ordinations in Wigratzbad with Cardinal Rodé Last Saturday, 28 June, His... Francesco Ursino: Michele M Una bellissima notizia!!! Un'altra pecorella è entrata a far parte del gregge del... Cherubino: sul Sillabo XV va anche precisato che in tutta l'enciclica e nel Sillabo stesso viene usato il... 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Cattive notizie da Econe (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 494 ) " (10 votes, average: 4.3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (14 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 131 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s'intitola "La signora del sacro palazzo". Il volume è serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio avviso indulge un po' troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era una donna, e dunque "sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una riunione di esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina, "scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: "Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (15 votes, average: 3.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun 08 Famiglia sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è sottoposta all'attacco di forze che "cercano di indebolirla". Questo ha detto ieri sera Benedetto XVI ai giovani brindisini, che lo accolgono con grande calore in una delle poche regioni italiane che, su iniziativa della giunta guidata da Niki Vendola, ha legiferato per concedere diritti alle coppie di fatto. A loro il Papa ha ricordato che "fra i valori radicati" di questa terra c'è "il rispetto della vita" e "l'attaccamento alla famiglia" che oggi "è esposta al convergente attacco di numerose forze che cercano di indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano su questa materia dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta Cartabia ha definito "colonialismo giurisdizionale": vale a dire la modifica delle legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee. Un dibattito attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del Trattato di Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi e Santa Maria di Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di Papa Ratzinger. Apro questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato ai neocatecumenali ha un record di commenti che rende difficile aprire la pagina. Non posso fare a meno di prendere le distanze da coloro che hanno tacciato e continuano a tacciare il Cammino di eresia, da coloro che hanno fatto paragoni davvero offensivi avvicinando il fondatore del Cammino a dittatori feroci. Leggo con attenzione tutti i distinguo, le prese di distanza, gli appunti sulla libertà di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane. Mi permetto sommessamente di far notare che allora questi criteri vanno adottati sempre (quando non si tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora ci si dovrebbe inalberare di meno di fronte a critiche o "disobbedienze" che riguardano altri provvedimenti o decisioni. In ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata voluta da Benedetto XVI, il quale non mi risulta in quel momento fosse sottoposto a tortura o costrizioni - sancisce che il Cammino appartiene alla Chiesa. Nessuno è obbligato ad aderirci, nessuno è obbligato a credere a questa proposta. Devo dire in tutta onestà che il quadro che del Cammino è stato dipinto in molti dei commenti che ho letto mi è sembrato a dir poco unilaterale. Sono state usate espressioni inaccettabili, sono stati formulati giudizi e sentenze inappellabili, abbiamo mostrato ancora una volta il volto di una Chiesa che letteralmente si scanna al suo interno. La storia della Chiesa, diceva Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un popolo di mediocri, una retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della nostra umanità. Anche nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno tante persone "normali" o mediocri, e, come nel resto del cattolicesimo e dell'intero genere umano anche qualche mascalzone. Capisco bene, data la sensibilità tradizionale di molti frequentatori del blog, che le liturgie neocatecumenali possano non piacere. Ma paragonare il Cammino a una setta protestante chiudendo gli occhi su ciò che fa per l'evangelizzazione signfica a mio avviso mancare di senso della misura. Gli abusi liturgici accadono - eccome accadono! - nelle parrocchie, nelle chiese cattedrali, durante le "ortodossissime" messe aperte a tutti e magari frequentate da pochi. Immagino che queste poche righe non piaceranno a molti di voi. Ma siete stati voi, continuando la discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi per renderla possibile e visto che ci troviamo nel mio blog mi permetto di ricapitolare la mia posizione. E' troppo facile, a mio avviso, bollare il cardinale Rylko, strettissimo collaboratore di Giovanni Paolo II per molti anni, creato cardinale da Benedetto XVI all'ultimo concistoro, come un fan dei neocatecumenali. Rileggete, per favore, le parole che il Papa ha detto ai movimenti il mese scorso. Scritto in Varie Commenti ( 1350 ) " (39 votes, average: 3.62 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (210) Ultime discussioni Daniele: Si tratta di tale Don Floriano Abrahamowicz. E' il sacerdote che ha benedetto con Crocifisso e acqua... Daniele: Suggerisco di dare un'occhiata a questo video: http://it.youtube.com/watch?v= KpFM7U2wn70 Saluti Physikelly: Tuesday, July 01, 2008 FSSP Ordinations in Wigratzbad with Cardinal Rodé Last Saturday, 28 June, His... Francesco Ursino: Michele M Una bellissima notizia!!! Un'altra pecorella è entrata a far parte del gregge del... Cherubino: sul Sillabo XV va anche precisato che in tutta l'enciclica e nel Sillabo stesso viene usato il... 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Il bivio di monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Famiglia sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 494 ) " (10 votes, average: 4.3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (14 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 131 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s'intitola "La signora del sacro palazzo". Il volume è serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio avviso indulge un po' troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era una donna, e dunque "sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una riunione di esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina, "scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: "Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno indaga". 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Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano su questa materia dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta Cartabia ha definito "colonialismo giurisdizionale": vale a dire la modifica delle legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee. Un dibattito attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del Trattato di Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi e Santa Maria di Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di Papa Ratzinger. Apro questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato ai neocatecumenali ha un record di commenti che rende difficile aprire la pagina. Non posso fare a meno di prendere le distanze da coloro che hanno tacciato e continuano a tacciare il Cammino di eresia, da coloro che hanno fatto paragoni davvero offensivi avvicinando il fondatore del Cammino a dittatori feroci. Leggo con attenzione tutti i distinguo, le prese di distanza, gli appunti sulla libertà di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane. Mi permetto sommessamente di far notare che allora questi criteri vanno adottati sempre (quando non si tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora ci si dovrebbe inalberare di meno di fronte a critiche o "disobbedienze" che riguardano altri provvedimenti o decisioni. In ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata voluta da Benedetto XVI, il quale non mi risulta in quel momento fosse sottoposto a tortura o costrizioni - sancisce che il Cammino appartiene alla Chiesa. Nessuno è obbligato ad aderirci, nessuno è obbligato a credere a questa proposta. Devo dire in tutta onestà che il quadro che del Cammino è stato dipinto in molti dei commenti che ho letto mi è sembrato a dir poco unilaterale. Sono state usate espressioni inaccettabili, sono stati formulati giudizi e sentenze inappellabili, abbiamo mostrato ancora una volta il volto di una Chiesa che letteralmente si scanna al suo interno. La storia della Chiesa, diceva Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un popolo di mediocri, una retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della nostra umanità. Anche nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno tante persone "normali" o mediocri, e, come nel resto del cattolicesimo e dell'intero genere umano anche qualche mascalzone. Capisco bene, data la sensibilità tradizionale di molti frequentatori del blog, che le liturgie neocatecumenali possano non piacere. Ma paragonare il Cammino a una setta protestante chiudendo gli occhi su ciò che fa per l'evangelizzazione signfica a mio avviso mancare di senso della misura. Gli abusi liturgici accadono - eccome accadono! - nelle parrocchie, nelle chiese cattedrali, durante le "ortodossissime" messe aperte a tutti e magari frequentate da pochi. Immagino che queste poche righe non piaceranno a molti di voi. Ma siete stati voi, continuando la discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi per renderla possibile e visto che ci troviamo nel mio blog mi permetto di ricapitolare la mia posizione. E' troppo facile, a mio avviso, bollare il cardinale Rylko, strettissimo collaboratore di Giovanni Paolo II per molti anni, creato cardinale da Benedetto XVI all'ultimo concistoro, come un fan dei neocatecumenali. Rileggete, per favore, le parole che il Papa ha detto ai movimenti il mese scorso. Scritto in Varie Commenti ( 1350 ) " (39 votes, average: 3.62 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (210) Ultime discussioni Daniele: Si tratta di tale Don Floriano Abrahamowicz. E' il sacerdote che ha benedetto con Crocifisso e acqua... Daniele: Suggerisco di dare un'occhiata a questo video: http://it.youtube.com/watch?v= KpFM7U2wn70 Saluti Physikelly: Tuesday, July 01, 2008 FSSP Ordinations in Wigratzbad with Cardinal Rodé Last Saturday, 28 June, His... Francesco Ursino: Michele M Una bellissima notizia!!! Un'altra pecorella è entrata a far parte del gregge del... Cherubino: sul Sillabo XV va anche precisato che in tutta l'enciclica e nel Sillabo stesso viene usato il... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Ultime news Metà degli italiani non vuole vicino i romLa Russa: "Afghanistan combattiamo da un anno ma Prodi ha taciuto"Camorra, colpo al clan dei Casalesi: 32 arrestiA14, assalto al portavalori di notte: è caccia ai banditi"Intercettazioni, il decreto si può fare Torno in Tv, gli italiani devono sapere"Il premier: "Entro luglio via i rifiuti in strada" Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. 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I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 106 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 47 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 41 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa - 39 Votes Recent Posts . cattive notizie da Econe Buone notizie da Mosca. Il bivio di monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Famiglia sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Buone notizie da Mosca (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 494 ) " (10 votes, average: 4.3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (14 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 131 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s'intitola "La signora del sacro palazzo". Il volume è serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio avviso indulge un po' troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era una donna, e dunque "sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una riunione di esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina, "scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: "Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (15 votes, average: 3.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun 08 Famiglia sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è sottoposta all'attacco di forze che "cercano di indebolirla". Questo ha detto ieri sera Benedetto XVI ai giovani brindisini, che lo accolgono con grande calore in una delle poche regioni italiane che, su iniziativa della giunta guidata da Niki Vendola, ha legiferato per concedere diritti alle coppie di fatto. A loro il Papa ha ricordato che "fra i valori radicati" di questa terra c'è "il rispetto della vita" e "l'attaccamento alla famiglia" che oggi "è esposta al convergente attacco di numerose forze che cercano di indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano su questa materia dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta Cartabia ha definito "colonialismo giurisdizionale": vale a dire la modifica delle legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee. Un dibattito attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del Trattato di Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi e Santa Maria di Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di Papa Ratzinger. Apro questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato ai neocatecumenali ha un record di commenti che rende difficile aprire la pagina. Non posso fare a meno di prendere le distanze da coloro che hanno tacciato e continuano a tacciare il Cammino di eresia, da coloro che hanno fatto paragoni davvero offensivi avvicinando il fondatore del Cammino a dittatori feroci. Leggo con attenzione tutti i distinguo, le prese di distanza, gli appunti sulla libertà di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane. Mi permetto sommessamente di far notare che allora questi criteri vanno adottati sempre (quando non si tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora ci si dovrebbe inalberare di meno di fronte a critiche o "disobbedienze" che riguardano altri provvedimenti o decisioni. In ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata voluta da Benedetto XVI, il quale non mi risulta in quel momento fosse sottoposto a tortura o costrizioni - sancisce che il Cammino appartiene alla Chiesa. Nessuno è obbligato ad aderirci, nessuno è obbligato a credere a questa proposta. Devo dire in tutta onestà che il quadro che del Cammino è stato dipinto in molti dei commenti che ho letto mi è sembrato a dir poco unilaterale. Sono state usate espressioni inaccettabili, sono stati formulati giudizi e sentenze inappellabili, abbiamo mostrato ancora una volta il volto di una Chiesa che letteralmente si scanna al suo interno. La storia della Chiesa, diceva Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un popolo di mediocri, una retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della nostra umanità. Anche nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno tante persone "normali" o mediocri, e, come nel resto del cattolicesimo e dell'intero genere umano anche qualche mascalzone. Capisco bene, data la sensibilità tradizionale di molti frequentatori del blog, che le liturgie neocatecumenali possano non piacere. Ma paragonare il Cammino a una setta protestante chiudendo gli occhi su ciò che fa per l'evangelizzazione signfica a mio avviso mancare di senso della misura. Gli abusi liturgici accadono - eccome accadono! - nelle parrocchie, nelle chiese cattedrali, durante le "ortodossissime" messe aperte a tutti e magari frequentate da pochi. Immagino che queste poche righe non piaceranno a molti di voi. Ma siete stati voi, continuando la discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi per renderla possibile e visto che ci troviamo nel mio blog mi permetto di ricapitolare la mia posizione. E' troppo facile, a mio avviso, bollare il cardinale Rylko, strettissimo collaboratore di Giovanni Paolo II per molti anni, creato cardinale da Benedetto XVI all'ultimo concistoro, come un fan dei neocatecumenali. Rileggete, per favore, le parole che il Papa ha detto ai movimenti il mese scorso. Scritto in Varie Commenti ( 1350 ) " (39 votes, average: 3.62 out of 5) Loading ... 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Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Ultime news Metà degli italiani non vuole vicino i romLa Russa: "Afghanistan combattiamo da un anno ma Prodi ha taciuto"Camorra, colpo al clan dei Casalesi: 32 arrestiA14, assalto al portavalori di notte: è caccia ai banditi"Intercettazioni, il decreto si può fare Torno in Tv, gli italiani devono sapere"Il premier: "Entro luglio via i rifiuti in strada" Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. 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I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 106 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 47 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 41 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa - 39 Votes Recent Posts . cattive notizie da Econe Buone notizie da Mosca. 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Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

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Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 494 ) " (10 votes, average: 4.3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (14 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 131 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s'intitola "La signora del sacro palazzo". Il volume è serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio avviso indulge un po' troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era una donna, e dunque "sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una riunione di esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina, "scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: "Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (15 votes, average: 3.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun 08 Famiglia sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è sottoposta all'attacco di forze che "cercano di indebolirla". Questo ha detto ieri sera Benedetto XVI ai giovani brindisini, che lo accolgono con grande calore in una delle poche regioni italiane che, su iniziativa della giunta guidata da Niki Vendola, ha legiferato per concedere diritti alle coppie di fatto. A loro il Papa ha ricordato che "fra i valori radicati" di questa terra c'è "il rispetto della vita" e "l'attaccamento alla famiglia" che oggi "è esposta al convergente attacco di numerose forze che cercano di indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano su questa materia dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta Cartabia ha definito "colonialismo giurisdizionale": vale a dire la modifica delle legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee. Un dibattito attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del Trattato di Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jun 08 Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa Sono in partenza per Brindisi e Santa Maria di Leuca dove questo pomeriggio e domani seguirò la visita di Papa Ratzinger. Apro questo nuovo spazio perché il precedente thread dedicato ai neocatecumenali ha un record di commenti che rende difficile aprire la pagina. Non posso fare a meno di prendere le distanze da coloro che hanno tacciato e continuano a tacciare il Cammino di eresia, da coloro che hanno fatto paragoni davvero offensivi avvicinando il fondatore del Cammino a dittatori feroci. Leggo con attenzione tutti i distinguo, le prese di distanza, gli appunti sulla libertà di critica rispetto alle decisioni papali e vaticane. Mi permetto sommessamente di far notare che allora questi criteri vanno adottati sempre (quando non si tratti di pronunciamenti ex cathedra), e allora ci si dovrebbe inalberare di meno di fronte a critiche o "disobbedienze" che riguardano altri provvedimenti o decisioni. In ogni caso, l'approvazione di ieri - che è stata voluta da Benedetto XVI, il quale non mi risulta in quel momento fosse sottoposto a tortura o costrizioni - sancisce che il Cammino appartiene alla Chiesa. Nessuno è obbligato ad aderirci, nessuno è obbligato a credere a questa proposta. Devo dire in tutta onestà che il quadro che del Cammino è stato dipinto in molti dei commenti che ho letto mi è sembrato a dir poco unilaterale. Sono state usate espressioni inaccettabili, sono stati formulati giudizi e sentenze inappellabili, abbiamo mostrato ancora una volta il volto di una Chiesa che letteralmente si scanna al suo interno. La storia della Chiesa, diceva Chesterton, è fatta da un'avanguardia di santi, un popolo di mediocri, una retroguardia di delinquenti: sono le proporzioni della nostra umanità. Anche nel Cammino, dunque, accanto a qualche santo ci saranno tante persone "normali" o mediocri, e, come nel resto del cattolicesimo e dell'intero genere umano anche qualche mascalzone. Capisco bene, data la sensibilità tradizionale di molti frequentatori del blog, che le liturgie neocatecumenali possano non piacere. Ma paragonare il Cammino a una setta protestante chiudendo gli occhi su ciò che fa per l'evangelizzazione signfica a mio avviso mancare di senso della misura. Gli abusi liturgici accadono - eccome accadono! - nelle parrocchie, nelle chiese cattedrali, durante le "ortodossissime" messe aperte a tutti e magari frequentate da pochi. Immagino che queste poche righe non piaceranno a molti di voi. Ma siete stati voi, continuando la discussione, a chiedermi di aprire nuovi spazi per renderla possibile e visto che ci troviamo nel mio blog mi permetto di ricapitolare la mia posizione. E' troppo facile, a mio avviso, bollare il cardinale Rylko, strettissimo collaboratore di Giovanni Paolo II per molti anni, creato cardinale da Benedetto XVI all'ultimo concistoro, come un fan dei neocatecumenali. Rileggete, per favore, le parole che il Papa ha detto ai movimenti il mese scorso. Scritto in Varie Commenti ( 1350 ) " (39 votes, average: 3.62 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (210) Ultime discussioni Daniele: Si tratta di tale Don Floriano Abrahamowicz. E' il sacerdote che ha benedetto con Crocifisso e acqua... Daniele: Suggerisco di dare un'occhiata a questo video: http://it.youtube.com/watch?v= KpFM7U2wn70 Saluti Physikelly: Tuesday, July 01, 2008 FSSP Ordinations in Wigratzbad with Cardinal Rodé Last Saturday, 28 June, His... Francesco Ursino: Michele M Una bellissima notizia!!! Un'altra pecorella è entrata a far parte del gregge del... Cherubino: sul Sillabo XV va anche precisato che in tutta l'enciclica e nel Sillabo stesso viene usato il... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Ultime news Metà degli italiani non vuole vicino i romLa Russa: "Afghanistan combattiamo da un anno ma Prodi ha taciuto"Camorra, colpo al clan dei Casalesi: 32 arrestiA14, assalto al portavalori di notte: è caccia ai banditi"Intercettazioni, il decreto si può fare Torno in Tv, gli italiani devono sapere"Il premier: "Entro luglio via i rifiuti in strada" Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. 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Il Csm boccia il salva-processi Mancino: dicano se diamo fastidio (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Il Csm boccia il salva-processi Mancino: dicano se diamo fastidio di Massimo Solani / Roma Tutto come previsto. Dopo una settimana di polemiche il Consiglio Superiore della Magistratura ha approvato ieri il parere, redatto dai consiglieri Livio Pepino (Md) e Fabio Roia (Unicost), sul decreto sicurezza votato al Senato. Una bocciatura pesante ("è una norma irrazionale, ha spiegato il vicepresidente Mancino) quanto i tentativi di delegittimazione del centrodestra in una delle settimane più infuocate che la storia del Csm ricordi. Tanto che ieri ci è voluta prima la lettera del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e poi la precisazione del Colle per rimettere ordine ad una materia (quella dei limiti e delle competenze di Palazzo dei Marescialli) dove la maggioranza di governo ha organizzato scorribande "armate" nel tentativo di bloccare il parere che la sesta commissione aveva già approvato. È per questo che, un attimo prima della votazione e al termine di una giornata tesissima, Mancino ha preso la parola per difendere le prerogative del Csm: "Napolitano ha fatto bene a dire quello che ha detto ma se ne sono subito appropriati", ha scandito puntando il dito contro le "gioiose riunioni da bar" degli esponenti del centrodestra che rivendicavano di aver sollecitato l'intervento dell'inquilino del Colle. "Parlamentari emissari di chi ha deciso di farli eleggere - ha poi rincarato la dose Mancino suscitando più di un applauso -. Improvvisati neocultori del costituzionalismo, come vi permettete?". "Se con un emendamento si interviene in materia di amministrazione della giustizia - ha proseguito - dovremmo stare in silenzio per fare contento il presidente della commissione affari costituzionali del Senato? Siamo all'esautorazione dai nostri compiti". Chiaro riferimento all'onorevole Berselli, firmatario dell'emendamento in questione. "Lo dicano chiaramente - ha continuato Mancino ricolto al plenum - "ci date fastidio, bisogna togliervi ogni potere"". E poi guardando negli occhi i consiglieri laici del centrodestra Anedda e Saponara (unici voti contrari al parere assieme al laico dell'Udc Bergamo, che ha presentato un suo documento molto simile a quello approvato): "Non posso accettare che si dica che noi esprimiamo valutazioni negative perché siamo tutti contrari al governo. Perché tanta acredine nei confronti della magistratura, senza alcun distinguo? Non si può pensare che sia interamente organica alla sinistra. Noi diamo il nostro parere, la maggioranza vada aventi lo stesso: sarà un altro contributo alla confusione. La crisi della giustizia - ha concluso il vicepresidente - non si risolve con le dichiarazioni dei fanatici ma con una assunzione di responsabilità". Un attacco durissimo, degna conclusione di una giornata a nervi tesi vissuta a cavallo fra il Parlamento e Palazzo dei Marescialli. Dove i laici del centrodestra hanno accusato apertamente il Csm di aver preparato un parere antigovernativo. "Se qualcuno sperava in un Csm diverso - ha accusato Gianfranco Anedda riferendosi al ministro della Giustizia Angelino Alfano - eccolo servito. Sono stati i magistrati a rompere il clima di collaborazione al quale in questi due anni noi laici del centrodestra abbiamo contribuito". Insomma, secondo Anedda, il parere del Plenum "esprime contrarietà pregiudiziale e di natura politica". Parole che hanno suscitato più di un malumore nell'aula Bachelet. Tanto che Livio Pepino ha ricordato "le 37 pratiche per pareri su decreti legge e disegni di legge aperte dal 2006 ad oggi, venti delle quali votate all'unanimità. Moltissime recanti dubbi di compatibilità costituzionale. Eppure - ha puntato il dito Pepino - nessuno ha mai avuto da ridire fino al parere sul decreto per l'emergenza rifiuti. Ossia il primo del nuovo governo Berlusconi. Noto - ha concluso l'esponente di Md - una crescente e esibita insofferenza nei confronti del Csm e delle critiche in quanto tali". Toni simili a quelli di Giuseppe Maria Berruti: "Tutto ciò che facciamo è preso come un atto di guerra - ha spiegato - perché vogliono che rinunciamo a parlare. È disperante, inutile e dannoso il tentativo di imporci il silenzio sulla Costituzione". Così lo scontro si fa sempre più duro. E secondo il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto il documento del Csm "è una sfida al dettato costituzionale e al quadro istituzionale del Paese". "Una scelta inaudita che pone fuori dalla Costituzione e dalla legalità un gruppo di attivisti di partito che hanno trasformato il Csm in un presidio militante", secondo la tesi del presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri.

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Le lettere (massimo 20 righe dattiloscritte) vanno indirizzate a Cara Unità, via France (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Le impronte ai rom e l'attacco di Famiglia Cristiana Lo dico senza remore, era ora che qualche cristiano alzasse la voce su questo argomento. Finalmente "Famiglia Cristiana" rompe gli indugi e attacca in modo chiaro e deciso quello che è un provvedimento razzista senza precedenti nella storia democratica del nostro paese e che invece, purtroppo, ha dei precedenti nel periodo più orrido della nostra storia d'Italia, ovvero il Fascismo. L'idea di schedare e catalogare delle persone solo perché appartenenti ad un'etnia è quanto di più razzista e vergognoso si possa concepire; il tutto con la foglia di fico dell'emergenza sicurezza a cui ormai, dopo le pubblicazioni dei reali dati Istat, possono credere solo gli "ingenui" Ovviamente questo attacco del settimanale paolino non può che far sorgere domande sempre più attuali su cosa (e chi) dovremmo considerare cristiano e cosa (e chi) invece no. È opportuno infatti ricordare alcune cose. Ad esempio che il ministro Maroni, oggetto dell'attacco, fa parte di un partito che da diverso tempo si è assunto difensore e baluardo della cultura cristiana. Che il capo del governo, di cui Maroni è uno dei massimi esponenti, è stato ricevuto in pompa magna da Papa Ratzinger poco tempo fa, incassando in pratica una benedizione senza precedenti al suo operato politico. Che tanti cristiani cattolici praticanti hanno votato in massa per la coalizione a cui appartiene Maroni invocando proprio questo tipo di misure razziste. Allora, come si fa a sapere cosa è cristiano e cosa non lo è? Forse è il Papa ad essere poco cristiano quando avalla un governo che si sta comportando in maniera dichiaratamente razzista? Si fa veramente presto a dirsi "cristiano". Il problema poi è capire che tipo di cristiano! Personalmente non riesco davvero a capire che senso abbia dichiararsi appartenenti ad una Chiesa al cui interno c'è tutto è il contrario di tutto; e pensare che c'è chi taccia noi laici di incoerenza perché a volte siamo d'accordo con i cristiani... quando sono i cristiani a non essere d'accordo fra di loro neanche sul cosa significa essere cristiani. Alessandro Chiometti Impronte ai rom: una azione immorale Cara Unità, esistono azioni che non necessitano di alcun ragionamento per spiegarne la moralità o l'immoralità, salvo che non ci si trovi davanti a persona sciocca o malata. Nessuno deve affannarsi a spiegare, ad esempio, che l'omicidio è un male, così come non c'è bisogno di spiegare che difendere i deboli è azione buona. Non tutti invece, pur non essendo sciocchi, comprendono immediatamente che è un male, ad esempio, evadere le tasse. Prendere le impronte digitali ai bambini rom, è un'azione che non ha bisogno di spiegazioni per dimostrarne l'immoralità. Elisa Merlo Che fine hanno fatto le promesse di Berlusconi? Non facciamoci dividere da contrasti ideologici. È questo l'accorato appello del Presidente della Repubblica, ma si tratta di un appello molto ottimista; dico ottimista perché prevede l'esistenza di "contrasti ideologici", nobilitando, così, la reale portata dei contrasti, che nulla hanno di ideologico, ma scadono, bensì, a livello di rifiuti senza una raccolta differenziata. Il contrasto, tutt'altro che ideologico, verte sulla dinamica che corre tra "il dire e il fare", cioè, per volere affrontare brutalmente l'andazzo attuale, tra le promesse elettorali e la tristissima forma di affrontare le emergenze nazionali. Ripetersi è noioso, ma, purtroppo, non basta mai. Nessuna delle promesse elettorali è stata portata a termine o, quanto meno, avviata. È utile ripetere che la famosa e fumosa cordata per Alitalia non solo non esiste, ma il solo miraggio è già costato al popolo italiano, ivi compresi gli elettori del cavaliere, i primi 300 milioni trasformati da prestito in capitale sociale, l'esubero di posti di lavoro è raddoppiato a fronte delle previsioni dell'Air France, mentre ancora il ministero degli esteri "sta selezionando" le compagnie internazionali interessate a Malpensa; fumo negli occhi, illusioni, menzogne e prese in giro, non certo contrasti ideologici. L'aumento delle pensioni a 1000 euro al mese, si è trasformato in una patente di povertà di 400 euro annui, ma non tangibili e spendibili, bensì virtuali, utili ad ottenere sconti dai commercianti convenzionati; fumo negli occhi, illusioni, menzogne e prese in giro, non certo contrasti ideologici. L'emergenza sicurezza si è trasformata per incanto in emergenza immunità per il capo, imputato di corruzione in atti giudiziari; fumo negli occhi, illusioni, menzogne e prese in giro, interesse privato in atti di ufficio e non certo contrasti ideologici. È chiaro che tra il dire e il fare, tra le emergenze e le attività per affrontarle, non c'è il mare ma solo una pozzanghera dentro la quale si è infilato tutto il CdM mentre cerca di stornare l'attenzione degli italiani vantando fatti, ma solo per coprire i misfatti del presidente del Consiglio. Rosario Amico Roxas Ministro Tremonti come fa un disabile a vivere con 711 euro? Gentilissimo Ministro On. Giulio Tremonti, sono il Dott. Luca Faccio da Bassano del Grappa (VI). Le scrivo per sottoporre alla sua attenzione la condizione economica in cui sono costrette a vivere le persone invalide che percepiscono la pensione più l'assegno d'accompagnamento. Una persona disabile con invalidità civile al 100%, come nel mio caso, riceve dallo stato 711,82 euro al mese, di cui: - 246,73 euro di pensione che dovrebbero essere sufficienti alla persona disabile per vivere, compreso pagare le bollette; - 465,09 euro di assegno d'accompagnamento che dovrebbe servire perché la persona disabile o la famiglia si paghino una badante che la possa accudire o che supporti la famiglia in tal senso, da notare che una badante costa in media 800 ? mensili più i contributi. Le sembra che le persone disabili possano vivere una vita dignitosa a livello economico con 711,82 euro mensili? Credo che lei come "nostro dipendente" abbia uno stipendio più alto di 711,82 euro al mese o mi sbaglio? Ritengo che se il governo pensa che per risanare bisogna compiere dei tagli non credo si debbano penalizzare ulteriormente i disabili gli anziani e i servizi sanitari, non crede? Penso che i primi tagli debbano essere effettuati verso gli stipendi dei "nostri dipendenti". In attesa di una sua risposta la ringrazio anticipatamente. Luca Faccio Una eventuale sua risposta sarà pubblicata sul mio blog www.lucafaccio.it Le lettere (massimo 20 righe dattiloscritte) vanno indirizzate a Cara Unità, via Francesco Benaglia 25, 00153 Roma o alla casella e-mail lettere@unita.it.

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Nei sondaggi Rajoy sorpassa Zapatero (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del SPAGNA Nei sondaggi Rajoy sorpassa Zapatero MADRID Per la prima volta dal 2004 il leader dell'opposizione, il conservatore Mariano Rajoy è più popolare del premier, il socialista Josè Luis Zapatero. È quanto è emerso ieri da un sondaggio dell'istituto Opina effettuato il 26 giugno su un campione di mille persone e pubblicato sulla versione online dell'emittente radiofonica Cadena Ser. La popolarità di Rajoy è al 43 per cento (15 punti in più in 15 giorni); quella di Zapatero è al 41 per cento (2 punti in meno, sempre negli ultimi 15 giorni). I motivi sarebbero da ricercare nella svolta laica e centrista impressa da Rajoy al suo partito nel congresso nazionale svoltosi qualche giorno fa, mentre il premier sarebbe in difficoltà per la crisi economica e l'aumento della disoccupazione. I due partiti sono appaiati, e in realtà la fiducia nei confronti di Rajoy non significa una sfiducia nei confronti di Zapatero. Gli elettori infatti non approvano in questa fase nè l'operato del governo nè quello dell'opposizione. Le principali preoccupazioni dell'elettorato sono, nell'ordine, la crisi economica, la disoccupazione,l'immigrazione e il terrorismo. Tuttavia, anche se il livello di popolarità di Rajoy è in forte ascesa, non è lui il candidato preferito del fronte conservatore per le prossime elezioni generale del 2012. Il sindaco di Madrid, il moderato Alberto Ruiz Gallardon, comanda questa speciale classifica con il 41 per cento. Mariano Rajoy segue con il 17 per cento.

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"niente sesso con i beduini" israele, video-shock a scuola - marco ansaldo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Diffuso dagli ultraortodossi in un villaggio del Negev, si intitola "A letto con il nemico" "Niente sesso con i beduini" Israele, video-shock a scuola "Gli arabi in caccia prima vi sfruttano, poi vi mettono incinta quindi vi lasciano" Il progetto è partito da un'ente religioso spesso accusato di razzismo MARCO ANSALDO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - A letto con il nemico? Mai. E tantomeno con il beduino. Questo dice, quasi testualmente, un video appena diffuso in una cittadina nel deserto del Negev, e rivolto alle studentesse, dall'altro ieri in vacanza dopo la chiusura delle scuole in tutta Israele. Niente romanticismi, e bando alle unioni miste, hanno pensato i funzionari del comune di Kiryat Gat, che si è avvalsa della collaborazione delle autorità di polizia. I rappresentanti locali hanno battuto scuola per scuola, mostrando ovunque un breve video, dal titolo cinematografico "A letto con il nemico". Nelle immagini, concentrate sul lavoro di prevenzione svolto da un agente e da una donna del Dipartimento anti-assimilazione, una branca dell'ente religioso Yad l'ahim, si invitano le ragazze ebree a non dare alcun tipo di appuntamento a uomini musulmani e, soprattutto, "agli arabi in caccia". Il filmato mostra alcuni giovani all'uscita dal lavoro, e poi le ragazze fuori dagli edifici scolastici, con il commento di uno degli "educatori": "Quei giovani vogliono sfruttare le ragazze. E una volta incinte le abbandonano. Così il problema diventa doppio. Bisogna evitarlo fin dal principio". Il contesto è molto particolare. Kiryat Gat è abitata in gran parte da immigrati dall'Africa settentrionale arrivati negli anni '50 e dai russi giunti nei '90. Soffre di un tasso di disoccupazione alto e il livello socio-economico è medio-basso. Gli immigrati dall'Africa e i loro discendenti, ebrei sefarditi, sono per lo più tradizionalisti o religiosi (molti elettori del partito ultra-ortodosso Shas), mentre gli immigrati dalla Russia sono completamente laici e quasi del tutto privi di radici culturali ebraiche, ma in compenso piuttosto esclusivi in quanto a incroci per la discendenza. A ciò si aggiunga che Yad l'ahim è un'organizzazione nazionalista ultra-ortodossa. Svolge operazioni di recupero di donne ebree che vivono nei villaggi arabi, considerate dall'ente alla stregua di "prigioniere" dei mariti, accusati di averle sedotte e poi soggiogate. I mezzi usati da Yad l'ahim sono spesso violenti. Il rapporto sui diritti umani del Dipartimento di Stato americano nel 2000 ha indicato nell'organizzazione il maggiore responsabile di azioni vandaliche compiute in Israele contro cristiani evangelici, testimoni di Geova ed ebrei riformati. Anche a Kiryat Gat, come in buona parte del mondo, i giovani beduini della zona il fine settimana "scendono in città" per divertirsi e fare acquisti. Eppure non è detto che la controparte beduina infine non approvi il video. Anche i notabili musulmani si oppongono ai matrimoni misti. Due comunità estremamente tradizionaliste, che vedono nelle donne le custodi dell'onore della famiglia. Una collaborazione non è esclusa. Non è infatti un caso se, alle ultime elezioni, è stato proprio lo Shas il partito non-arabo capace di ottenere più voti fra i beduini del deserto.

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Mancino: "non ci faremo confinare" - liana milella (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Appropriazione Mancino: "Non ci faremo confinare" Il giorno più lungo del Csm. L'assedio del Pdl e quel parere che non cambia Aspro dibattito al plenum. Berruti incalza: "Noi non siamo qui per tacere" Si sono appropriati delle frasi del Capo dello Stato costringendolo a intervenire LIANA MILELLA ROMA - Un Mancino fortissimo, come non s'era mai sentito in due anni di consigliatura. Un Mancino che apre e chiude il plenum straordinario del Csm "grato" con Napolitano per la sua lettera. Un Mancino che rimprovera aspramente i due laici del centrodestra, l'aennino Anedda e il forzista Saponara, accusandoli di essere schiacciati "sull'appartenenza politica". Un Mancino, sostenuto da due scroscianti applausi (nella freddezza di Anedda e Saponara), che alle 20, dopo cinque ore di dibattito serratissimo, proclama il risultato sul parere contro la norma sospendi-processi. "21 a favore, due contrari, un astenuto". Fuori da palazzo dei Marescialli la destra già furoreggia, minacciano Capezzone, Quagliariello, Gasparri, Bocchino, parlano di "vulnus" e di "prevedibili conseguenze", ma il vice presidente del Csm risponde a tono: "Se il governo qualche volta sbaglia, sbaglia, e noi possiamo dire che sbaglia. Volete forse esautorare il Consiglio?". Il parere è rimasto quello che era, sono solo spariti quattro riferimenti puntuali alla Costituzione su proposta di Antonio Patrono e Vincenzo Siniscalchi, ma la bocciatura è pienamente confermata. Non si doveva intervenire con un decreto legge, la sospensione è "irragionevole", la data del 30 giugno 2002 è inspiegabile, si va contro "la ragionevole durata del processo". La lettera di Napolitano arriva sulla scrivania di Mancino prima delle nove. La sera prima il vice presidente ne aveva già parlato col capo dello Stato. Il contenuto lo soddisfa pienamente, perché, come dirà poi Giuseppe Maria Berruti (Unicost), lì si parla di un Csm "che ha un ruolo costituzionale". Le venti righe del presidente circolano immediatamente tra i consiglieri. E subito tutti respirano sollevati. Mancino prepara il suo intervento d'apertura. Che non fa sconti d'alcun genere. "Qui si discetta sul sesso degli angeli, siamo ormai ai costituzionalisti da bar, si parla di un Csm come Terza Camera o come seconda Consulta, ma ci vorrebbe più prudenza". Il tono della voce si fa più severo. "Siamo un organo di rilievo costituzionale, non vogliamo andare oltre i confini, ma nemmeno autoconfinarci, e finché le modifiche avvertite o minacciate non andranno a segno, noi andremo avanti". Di lì a poco gli risponderanno per le rime prima Anedda e poi Saponara - "La legge del Csm è vecchia del '58 ed è ora di cambiarla", "Del solo diritto di tribuna di noi laici non tarderà a occuparsi il legislatore" - con un annuncio che è tutto un programma. Mancino non si scompone: "Noi siamo quello che siamo, non vogliamo influire sull'attività politica, ma siamo attenti a tutto quello che ha un impatto sulla macchina della giustizia". Esattamente come la norma sospendi processi. Che viene "tritata" da un parere che, per carità, "non rappresenta un vaglio di costituzionalità" (Mancino, Volpi, Berruti, Pepino, Roia, e via tutti gli altri), ma batte duramente proprio sulle incongruenze rispetto alla Carta. La logica è ovvia. La spiega Berruti: "è difficile non parlare di Costituzione quando si discute di organizzazione giudiziaria. Nessuna istituzione può avere paura di citarla. C'è una necessità politica di ritagliare per noi e per i giudici un ruolo di opposizione, tutto quello che diciamo diventa "un atto di guerra", ma noi non accettiamo un ruolo politico e non facciamo né faremo la guerra, ma se scopriamo che una norma è irragionevole come facciamo a non citare la Costituzione?". Non è affatto una polemica con Napolitano, tutt'altro. Perché proprio Berruti è il primo a dire che "la lettera del presidente ha rappresentato una svolta e le sue parole sono Vangelo". Ma se si ragiona di leggi che provocheranno il caos nei tribunali e che non stanno in piedi il richiamo alla Costituzione che ne disciplina l'ordine è fondamentale. I relatori Livio Pepino e Fabio Roia non arretrano. Magari ricorrono a una circonvoluzione, parlano di "incoerenza", di "punti di criticità", ma il niet resta tutto, perché "è un atto di coscienza e di responsabilità dire che la norma aumenterà i carichi di lavoro" (Roia). Ma come si può non "segnalare" che "ha profili di irragionevolezza e di incongruità", come ribadisce Pepino? Già per 37 volte il Csm ha dato pareri, il presidente della Cassazione Vincenzo Carbone elenca puntualmente quando e perché lo ha fatto. Berruti incalza: "Non siamo qui per tacere". E Mancino chiude: "Chi governa deve rispettare la tripartizione dei poteri. Le toghe fanno il loro dovere. Perché tanta acredine contro di loro?".

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Musica e chiesa, il lato B di Treviso (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il lato B di Treviso Tra associazioni di volontariato e impegno cattolico, si scopre un'altra Marca. Oscurata dal leghismo Ernesto Milanesi TREVISO Quando senti parlare di Treviso la musica è sempre la stessa: Gentilini e razzismo. Quasi un disco rotto, che però ha anche un lato B. Poco ascoltato, in ogni senso. Eccezione fuori onda: basta mettere l'orecchio sull'asfalto. A Giavera del Montello a metà giugno si sono ritrovati in 20 mila al festival "Ritmi e danze del mondo". Erano 300 undici anni fa, intorno alla vecchia canonica. Lunedì sera al PalaVerde di Villorba all'appello di Gian Antonio Stella & C hanno risposto in oltre 4 mila. Altro piccolo "miracolo" del Nord Est che l'omonima Fondazione non si degna di registrare. Tutti a concentrarsi sui numeri: 83 mila abitanti in città; 867.503 in provincia. Treviso è seconda in Italia per under 18 figli di immigrati. Sesta per percentuale di residenti stranieri, un po' come Brescia e ben più metropolitana di Roma e Milano. A Follina quasi metà della bella gioventù non è indigena. Ma sembra fare notizia solo l'economia con le 633 aziende che hanno trasformato la Romania in una seconda Marca. Al massimo, c'è la dodicenne che vende gli mms senza veli scattati nel bagno a scuola. Nessuno parla, invece, della "stagione venatoria" nel paese del poeta Andrea Zanzotto (primo firmatario del manifesto "per una svolta di civiltà", 4 mila adesioni per Treviso città aperta). Appeso ad un mobilificio di Pieve di Soligo l'avviso recitava: "Si comunica l'apertura della caccia tutto l'anno per la selvaggina migratoria: rumeni, kosovari, talebani, afgani, zingari, extracomunitari. Nessun limite giornaliero di capi da abbattere. Unica eccezione la moratoria per i comunisti, razza estinta. Eccetto che nelle zone di ripopolamento: case del popolo, coop e centri sociali". E' dovuto intervenire il prefetto. Questo è il lato A di Treviso, un solco che gira in loop. Terra leghista, concimata a propaganda. Rimossa la storia locale dell'emigrazione oltre Oceano, basta lo sceriffo Gentilini. Dimenticata la povertà di mezzo secolo fa, porte chiuse a chi minaccia il benessere padano. Ma è un luogo comune. Per fortuna, esistono altri luoghi di normalità. Oasi di convivenza. Esperienze confinate in qualche angolo di Marca. Alloggi agli immigrati A Ponte di Piave, sulle rive del "fiume sacro alla patria", c'è la prima casa di accoglienza interetnica. Era la canonica vuota, messa a disposizione da don Vallotto alla fine degli anni Ottanta. Alle famiglie di immigrati ci ha pensato Cassa Marca, costruendo gli indispensabili alloggi per la manodopera del "miracolo Nord Est". E a Paderno, frazione di Ponzano (sede del gruppo Benetton) per anni la sala parrocchiale è diventata il luogo di preghiera dei musulmani. Don Aldo Danieli si è limitato a rispettare il diritto costituzionale al culto. Poi si sono accesi i riflettori dei mass media, che hanno gridato allo scandalo della "moschea parrocchiale". E il vescovo ha fatto scattare il divieto di ospitalità... Non tutto è Carroccio "Treviso come modello di integrazione è quanto viene spacciato da autorevoli opinionisti, ricercatori e firme del giornalismo economico. Tanto che la Lega ne ha fatto il fiore all'occhiello. Peccato che in 15 anni di amministrazione in Comune e in Provincia non sia stato speso un cent per gli immigrati. Al contrario, da almeno 20 anni c'è stato un mostruoso lavoro strisciante del mondo cattolico che si è concretamente preoccupato dell'accoglienza prima e dell'inclusione sociale poi. E' vero comunque che a Treviso e in provincia non esistono ghetti come via Anelli a Padova, grazie all'effetto marmellata simile ai capannoni" osserva Andrea Passerini, capocronista della tribuna di Treviso. La Marca, insomma, non sembra marchiata a fuoco dal Carroccio. Treviso uguale Gentilini non funziona. Come l'ex presidente Zaia in grisaglia ministeriale non esaurisce le pubbliche relazioni di un'intera provincia. Il volontariato Dietro il palco di "Razze", sorridevano le T shirt nere del volontariato. Gente normale che trova normale stringere la mano a Marco Paolini e girare in tribuna (dove si è accomodato anche il padrone di casa Luciano Benetton) con il salvadanaio di cartone. La stessa gente normale che si dà da fare, badando alla concretezza delle piccole iniziative più che alle grandi strategie della politica. Una sorta di gestione parallela del bene comune. Con un piede in piazza e l'altro in casa. E' il Porta a porta che funziona, anche se Bruno Vespa non lo inquadra. Lo conferma l'idea del ludobus. Un vecchio Fiat Daily carico di giocattoli. Basta aprire le porte al quartiere San Paolo, davanti ai giardinetti. Dai pianerottoli scendono bianchi e neri, nonne trevigiane e mamme senegalesi. Un gioco che diverte, stempera paure, tensioni, diffidenze, sospetti. Il gioco dell'associazione I Care funziona a meraviglia come antidoto al razzismo. Le associazioni Fra i tetti di Treviso, una tenda nel deserto, avamposto della città comune che si lega senza la Lega. Chiunque sia alle prese con l'Aids sa di poter entrare in via Cal di Breda: l'associazione La Tenda ha 9 posti letto, ma soprattutto offre servizi che vanno dal dentista ai medicinali, dal supporto psicologico al reinserimento sociale fino alle pratiche burocratiche. Funziona anche La nostra Villorba, che con il centro biblioteche Lovat ha garantito la logistica dello spettacolo di lunedì. Nuovo clamoroso successo, dopo il debutto di "Radici" nel 2004. Tant'è che si accarezza l'idea di un festival permanente. E' il lato B delle sagre ad identità veneta, care ad alpini e camicie verdi. Proprio in una festa di paese don Bruno Baratto ha riannodato il filo della memoria: "Un vecchio immigrato ha raccontato la storia degli italiani all'estero. Poi un migrante ha parlato del suo viaggio fino a Treviso. Così tutti, ascoltandoli, hanno capito che erano storie uguali. Quando le persone si conoscono cambiano idea". Nelle 265 parrocchie della diocesi la pastorale dell'immigrazione procede normalmente così. Don Bruno a Giavera del Montello è una delle anime del festival. Un mese fa l'ultimo miracolo all'insegna della tradizione del filò: "Un immigrato del Togo in perfetto dialetto trevigiano ha aperto e chiuso la chiacchierata in libertà con cui ci si racconta. Un filo di comunicazione che spegne la paura e accende il dialogo". DEGLI ITALIANI si dice a disagio all'idea di avere un rom come vicino, contro una media europea del 24%. È quanto emerge da un sondaggio dell'Eurobarometro.

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Il Colle non basta Vendetta sul Csm (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

SCONTRO ISTITUZIONALE Il Quirinale avverte il Consiglio superiore: restate nei limiti, niente giudizi di costituzionalità sul salva premier. La destra lo esalta. Poi il plenum approva un parere critico. E i berlusconiani si scatenano: ora basta, ci saranno conseguenze Il Colle non basta Vendetta sul Csm Sara Menafra ROMA Lotta al coltello, con qualche colpo sotto la cintola. La giornata dedicata al parere sul salvapremier del Csm, che si annunciava già scritta, finisce molto peggio di com'era cominciata. Se l'altra sera Renato Schifani e Gianfranco Fini erano saliti al Quirinale per chiedere al presidente della repubblica Giorgio Napolitano di intervenire sul Csm e bloccare il giudizio di costituzionalità, quando la lettera del Colle arriva, la tensione si alza, piuttosto che abbassarsi. Con la destra che prima usa la missiva per dire che il "Csm è stato ridimensionato" e poi si lamenta perché il parere approvato dal plenum, seppur limato, parla ancora di "perplessità circa la conformità al principio costituzionale di obbligatorietà dell'azione penale". Il Colle che deve precisare di aver scritto quella lettera per placare gli animi e non per dar ragione al solo centrodestra. E Berlusconi che fa sapere di essere molto, moltissimo, innervosito con Napolitano. La lettera del Quirinale Sono da poco passate le tre del pomeriggio quando il Csm si riunisce per parlare del salvapremier e scopre che il quirinale ha inviato una lettera al vicepresidente Nicola Mancino. Nella missiva, invita il consiglio a non esprimersi sulla costituzionalità della norma. A quel che si sa, Giorgio Napolitano si sarebbe deciso a prendere carta e penna due giorni fa, quando il presidente del senato Renato Schifani e quello della camera Gianfranco Fini sono saliti al colle. Il capo dello stato avrebbe accettato, convinto che una lettera inviata a Mancino sarebbe stata il giusto mezzo: avrebbe dovuto placare gli animi della destra e a lasciare autonomia di giudizio al Consiglio superiore della magistratura: "Non può esservi dubbio od equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com'è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni", si legge nel testo. E poi, più netto: "Confido che nell'odierno dibattito e nelle deliberazioni che lo includeranno, non si dia adito a confusioni e quindi a facili polemiche in proposito". La reazione della destra Il Pdl non si tiene. Per tutto il giorno si inseguono dichiarazioni e commenti, più o meno del tono di quella di Italo Bocchino: " Siamo grati al presidente Napolitano per aver chiarito che al Csm non spetta il vaglio di costituzionalità delle norme, a maggior ragione di quelle ancora all'esame del Parlamento. Speriamo che il Csm si moderi". O il pacato ministro della giustizia Angelino Alfano: "Le parole del presidente Napolitano sono sagge e riportano i contenuti del parere del Csm all'alveo naturale previsto dalla legge istitutiva". E quella del Csm Il problema, però, è che all'apertura del plenum, anche il Csm si dichiara soddisfatto. Nicola Mancino lo dice per primo: "Non vogliamo essere altro che quelli che siamo e certo non siamo noi l'organo che definisce la legittimità delle leggi. Quel che non accettiamo è la minaccia di irricevibilità del nostro parere, da parte di alcuni esponenti politici". E pian piano che il lungo dibattito va avanti, nei corridoi non si parla d'altro. La lettera di Napolitano "non è male" dicono i consiglieri di Unicost e Md, i più decisi a sostenere un netto parere di bocciatura della salvapremier, in cui si faccia riferimento alla costituzionalità. "A me sembra che la lettera sia profondamente positiva perché indica al mondo della politica prerogative e limiti che il consiglio non ha mai dimenticato", dirà a fine giornata Giuseppe Maria Berruti di Unicost. E la pensano così in molti. Fiorella Pilato, di Md, spiega che la lettera è persino "difensiva" delle prerogative del Consiglio superiore. E nelle cinque ore di dibattito che seguono più o meno tutti - eccezion fatta per Michele Saponata e Gianfranco Anedda, i due laici del Pdl - ringraziano Napolitano e spiegano che tutti i pareri sulle leggi parlano di costituzionalità: "Abbiamo parlato dei dubbi sulla costituzionalità, è chiaro che il vaglio non spetta a noi - dice uno dei due relatori, Livio Pepino (Md) - da parte del presidente del consiglio c'è una esplicita insofferenza alle critiche in quanto tali". Dato, però, che gli applausi del centrodestra continuano, il presidente della repubblica si trova costretto a spiegare che la sua missiva è stata "una iniziativa autonoma". Tradotto: serviva a placare gli animi di tutti, non a dare ragione alla destra. E a quel punto, il vicepresidente del Csm Mancino fa un intervento urlante che non sembra aver paragone neppure nella sua lunga carriera politica: "Non capisco perché tanta acredine nei confronti dell'intera magistratura. Semba che il parere di un organismo autonomo dalla politica dia fastidio al potere costituito. Il presidente della repubblica ha fatto bene a mandarci quella lettera ma bisogna dire che una parte della politica se ne è immediatamente appropriata. La crisi della giustizia non si risolve con le dichiarazioni di qualche fanatico". Il parere limato Alla fine, il Csm approva un parere sostanzialmente identico a quello votato dalla sesta commissione. A lavorare di lima sono i relatori Pepino e Roia (Unicost) assieme ad Antonio Patrono di Magistratura indipendente, corrente teoricamente più vicina alla destra. Col risultato che, al voto finale, il Csm è compatto, con voto contrario solo da parte dei laici del Pdl Saponara e Anedda e l'astensione di Ugo Bergamo. E' cambiato poco: si parla di gravi profili di irragionevolezza dell'emendamento salvapremier, esattamente come nel testo iniziale (il riferimento è al principio dell'uguaglianza sancito dalla Carta). E più in generale si spiega che il testo "suscita perplessità circa la conformità al principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale". Silvio non è contento Il centrodestra ne approfitta di nuovo. Maurizio Gasparri arriva a minacciare "gravi conseguenze: "Di fronte alle sagge considerazioni del Presidente della Repubblica, una parte dei membri del Csm ha risposto con una scelta inaudita, fuori dalla Costituzione". E Silvio Berlusconi fa saper di non essere affatto soddisfatto del gesto del Colle. Conciliante, ma non abbastanza.

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Via al processo al governo dell'Akp (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

TURCHIA Requisitoria dell'accusa. Sentenza attesa a fine luglio Via al processo al governo dell'Akp Il procuratore generale della Corte di Cassazione turca, Abdurrahman Yalcinkaya, è comparso ieri davanti agli undici giudici della Corte Costituzionale turca per esporre le prove a sostegno delle accuse di "attività anti-laiche" da egli stesso mosse nei confronti del partito Giustizia e Sviluppo (Akp), gli islamisti che governano il Paese. Se le accuse dovessero essere riconosciute valide, l'Alta Corte potrebbe sentenziare la chiusura dell'Akp e l'interdizione dalla vita politica per cinque anni di 71 suoi membri, tra cui il presidente della Repubblica Gul e il premier Erdogan, oltre a ordinare la confisca delle finanze del partito. L'audizione del procuratore generale è durata un'ora e mezza al termine della quale Yalcinkaya non ha fatto dichiarazioni. Domani toccherà ai rappresentanti dell'Akp - il vicepremier Cemil Cicek e il vice presidente del gruppo parlamentare Bekir Bozdag - presentare ai magistrati della stessa Corte la difesa verbale del partito che lo scorso. L'Akp aveva già presentato - con 13 giorni d'anticipo sulla data limite per la consegna - una memoria difensiva scritta. La difesa contiene le opinioni dei 71 rappresentanti del partito, tra cui Gul ed Erdogan anch'essi coinvolti nelle accuse. Dopo che anche l'Akp avrà presentato la propria memoria difensiva, un relatore designato dall'Alta Corte redigerà un rapporto in merito al caso. In questa fase, sia il procuratore generale sia l'Akp potranno sottoporre al relatore nuovo materiale a carico o a discarico relativo al processo. Infine il giudice capo della Corte Costituzionale, Hasim Kilic, stabilirà la data per l'inizio delle udienze, data che potrà essere posticipata dietro richiesta dell'Akp. La sentenza è attesa tra la fine di luglio e la fine di agosto.

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Parere contrari solo i 2 laici del pdl (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Parere contrari solo i 2 laici del pdl Ma il Csm (e Mancino) boccia Di costituzionale c'è comunque il Csm. Questo è l'unico caso in cui la parola fatidica viene utilizzata all'interno del plenum del Csm che ieri ha votato il parere alla legge sicurezza, dentro cui sono stati inseriti e già approvati al senato i due emendamenti noti ormai come blocca processi. Il parere del Csm è fortemente negativo e sono 21 i sì alla relazione della commissione, compreso il voto di Nicola Mancino, decisamente critica con le norme "slitta processo" e due no, quelli dei laici nominati dal Pdl, Francesco Saponara e Gianfranco Anedda. Il consigliere laico Bergamo, espressione dell'Udc ha presentato una mozione alternativa. Il plenum ieri si è aperto con la lettura della nota del capo dello Stato e nello specifico capo del Csm, inviata al presidente Mancino. Il presidente Napolitano ha ricordato quali sono le finalità del Csm e quali le prerogative definite dalla Costituzione. Un richiamo al ministro di Giustizia ricordandogli che "non può suscitare scandalo o sorpresa il fatto che il Csm procuri un parere su un progetto di legge di assai notevole incidenza su materie di diretto interesse del Consiglio stesso". E rivolto al Csm, quasi a voler dar conto dell'incontro avvenuto due giorni fa con i presidenti delle Camere, il presidente Napolitano sottolinea che "non può esservi dubbio o equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com'è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni". Tutti soddisfatti: da Berlusconi a Schifani, da Veltroni ad Anna Finocchiaro, e il dibattito al plenum del Csm si è svolto attorno a una relazione dove comunque la parolina "costituzionale" era stata già depennata e sostituita con "profili di irragionevolezza" e "incongruità" della norma su cui da quindici giorni si discute e si polemizza. Il parere della VI commissione del Csm, dibattuto per ore dal plenum, è stato accettato dalla maggioranza con il no quasi scontato dei due laici della maggioranza, ed è soprattutto un parere fortemente critico all'emendamento inserito al decreto legge al Senato, poco prima del voto che serviva a trasformarlo in disegno di legge. Tutta la parte relativa al decreto sicurezza è stata per sommi capi condivisa e addirittura si citano "innovazioni significative" in materia di contrasto alla mafia e alla criminalità organizzata. Così come si definiscono "consistenti le innovazioni che hanno per oggetto la disciplina della immigrazione o reati con essa connessi". E così via: il Csm entra nel merito della legge sulla sicurezza e propone critiche e consensi senza che questo susciti la reazione di alcuno. È evidente che lo scontro si focalizza sul parere che il Csm mette ai voti del plenum sulle norme che sono ormai conosciute come "sospendi processo". La relazione di Pepino e Roia pone l'accento sul perché quelle norme e perché si sceglie di sospendere i processi sino a quella data. Come ribadisce lo stesso presidente Mancino nel suo intervento finale quando riprendendo un intervento del laico Pd, l'avvocato Siniscalco, si chiede: "Qual è la ratio della legge per cui si sospendono i processi sino al 2002?". Non solo, e quasi tutti i componenti del Csm sembrano d'accordo e Pepino, uno dei due relatori insieme a Roia, ha gioco facile quando ricorda che su 37 pratiche sino ad oggi discusse si è sempre raggiunta l'unanimità, tranne nel caso del decreto sui rifiuti quando la legge prevedeva la costituzione di un ufficio speciale di inchiesta sui reati inerenti. Politico e particolarmente duro l'intervento di Giuseppe Berruti, magistrato di Unicost, che ha sostenuto come il Csm sia stato costretto dall'agenda politica a diventare "opposizione" non soltanto dalla stampa ma anche dalle vicende politiche. "Non dobbiamo nominare la parola costituzione? - ha ribadito - ma qual è l'aspetto giurisdizionale che non risale alla Costituzione?" Ha parlato di ipocrisia istituzionale, e rivolto al mondo politico: "Cambiate la Costituzione se volete, ma non con il nostro silenzio". 02/07/2008.

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Presidente di diritto (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 2 categoria: BREVI Presidente di diritto Il capo dello Stato Giorgio Napolitano (nella foto) è anche il presidente del Consiglio superiore della magistratura, che vi partecipa di diritto. Il vicepresidente è Nicola Mancino, eletto tra i membri laici.

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La bozza e il ruolo del Csm (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 3 categoria: BREVI La bozza e il ruolo del Csm La bozza di parere La bozza di parere del Csm critica la norma: "Amnistia occulta". Il plenum ha approvato il parere con 21 voti a favore, 2 contrari, un astenuto Gli articoli della Carta Gli articoli 104, 105, 106 e 107 della Costituzione stabiliscono composizione, ruoli e funzioni del Consiglio superiore della magistratura Composizione del Consiglio Il Csm ha 27 membri, 24 eleggibili (8 laici, 16 togati). Membri di diritto, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione La legge istitutiva La legge istitutiva del Csm (1958) prevede che dia "pareri al Ministro" su ordinamento giudiziario e amministrazione della giustizia.

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Csm, Napolitano mette i paletti Ma è tensione con il premier (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Csm, Napolitano mette i paletti Ma è tensione con il premier Il capo dello Stato corregge Palazzo Chigi: iniziativa autonoma. Le toghe: no alla blocca-processi Lettera a Mancino: parere legittimo ma no a vagli di costituzionalità Il plenum decide: norma irrazionale ROMA - "Non può suscitare sorpresa o scandalo il fatto che il Consiglio superiore della magistratura formuli un parere " ma "non può esservi dubbio o equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com'è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni". La lettera del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, viene letta dal vice presidente del Csm, Nicola Mancino, in apertura del plenum. Una seduta fiume chiusa dall'organo di autogoverno della magistratura con la conferma del parere che boccia la norma che agita in questi giorni le acque della politica: la sospensione per un anno dei processi per i reati con una pena al di sotto dei dieci anni e quindi anche del procedimento che vede Silvio Berlusconi imputato a Milano per corruzione. Un testo "irrazionale " che allungherebbe ancora i tempi della giustizia, secondo il documento approvato a larga maggioranza dal Csm con i voti contrari dei due consiglieri laici (cioè eletti dal Parlamento), Michele Saponara e Gianfranco Anedda, di area centro-destra, e l'astensione di Ugo Bergamo, laico dell'Udc. Ma il vero scontro sulla giustizia ieri si è consumato fuori dalla sala Bachelet dove pure la discussione è stata animata. Ad accendere la miccia le parole di Silvio Berlusconi da Napoli: "Napolitano ha accolto le argomentazioni di Fini e di Schifani ", che la sera prima erano saliti al Quirinale proprio per esprimere i loro dubbi sugli ultimi passi del Csm, accusato da diversi esponenti del centrodestra di invasione di campo, fino a diventare una seconda Corte costituzionale o una terza Camera. Un'interpretazione che però non è gradita al Quirinale: Napolitano, che del Csm è presidente, quella lettera, si precisa dal Colle, l'ha "indirizzata di sua iniziativa e non in accoglimento di alcuna richiesta ". Non una risposta alle perplessità del centro-destra, dunque, ma una scelta autonoma. Le parole di Napolitano sono state comunque applaudite dagli stessi presidenti di Camera e Senato: "Con l'equilibrio che unanimemente gli è riconosciuto - hanno scritto in una nota congiunta - è riuscito a fare chiarezza sui limiti entro i quali il Csm può esprimere pareri ". Mentre presiede i lavori del Csm, Mancino legge le agenzie che raccontano del botta e risposta tra Palazzo Chigi e Quirinale. E prima del voto finale parte anche lui all'attacco: "Il Capo dello Stato ha fatto bene a dire quello che ha detto ma se ne sono subito appropriati ed è stato costretto a dire "guardate, io non rispondo di alcuna iniziativa"". E lo scontro continua. "La maggioranza tolga di mezzo il sospendi processi e si creerà un clima diverso", dice Walter Veltroni aggiungendo però che non c'è "nessun baratto" con il lodo Alfano che blocca i processi per le quattro più alte cariche dello Stato. Fabrizio Cicchitto (Pdl) giudica di una "gravità straordinaria" il parere del Csm, un "presidio di militanti ", secondo Maurizio Gasparri. E non è un caso se i due consiglieri di centro-destra, che ieri hanno votato no, hanno confermato l'intenzione del Pdl di cambiare le norme per la composizione e l'elezione dell'organo di autogoverno della magistratura. \\ La lettera di Napolitano Non può suscitare sorpresa il fatto che il Csm formuli un parere, ma non tocca al Csm il vaglio di costituzionalità Lorenzo Salvia.

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I giudici soddisfatti: il presidente ci ha tutelati (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte Gli umori all'interno dell'organo di autogoverno della magistratura I giudici soddisfatti: il presidente ci ha tutelati ROMA - "Confido che nell'odierno dibattito e nelle deliberazioni che lo concluderanno, non si dia adito a confusioni e quindi a facili polemiche", aveva scritto Napolitano nella sua lettera al Csm. Il plenum di palazzo dei Marescialli ha discusso per un lungo pomeriggio e infine votato un documento nel quale si sostiene che il decreto-legge sulla sicurezza, integrato dal parlamento con la norma blocca-processi, è un provvedimento con forti lacune e qualche profilo di possibile incostituzionalità. Perché contiene norme "irrazionali" nonché "irragionevoli ", e perché contrasta con la "ragionevole durata" dei procedimenti. Invito del capo dello Stato disatteso, dunque? Neanche per sogno, dicono al Consiglio. Anzi. Lo stesso Napolitano aveva di fatto ammesso che non c'erano stato sconfinamenti nel parere arrivato all'esame del Csm, approvando l'ordine del giorno al quale quel testo era allegato. E il vice-presidente Nicola Mancino, che ieri s'è sentito più volte col Quirinale, ha ribadito questo concetto difendendo l'operato della commissione e del plenum. Concludendo i lavori con un accalorato (e applaudito) intervento nel quale ha criticato chi s'era indebitamente appropriato del presidente della Repubblica per accusare ingiustamente l'organo di autogoverno dei giudici. L'aveva detto in apertura dei lavori, l'ha ripetuto alla fine. In mezzo, un approfondito lavorìo per limare il testo, seguendo l'invito presidenziale a non alimentare ulteriori "confusioni" e "facili polemiche". Così sono state cambiate alcune frasi del parere che tanto scandalo aveva suscitato nella maggioranza governativa, lasciando però intatti sostanza e contenuto. Con il placet- implicito, ma neanche troppo - del Colle più alto. I cambiamenti servivano a far capire che non è il Csm a volere il muro contro muro con la politica di centro-destra, ma il contrario. Perché "ci hanno affibbiato il ruolo di opposizione politica ", come ha ripetuto Giuseppe Berruti, della corrente maggioritaria e moderata di Unità per la costituzione. E perché "finora abbiamo espresso 37 pareri quasi sempre all'unanimità ", come ha ricordato Livio Pepino, del gruppo di sinistra Magistratura democratica, senza che ciò abbia mai creato scandalo. Forse perché finora sono state esaminate le leggi presentate dal centro- sinistra, come ha sottolineato polemicamente lo stesso Mancino. Il risultato dell'agitata disputa tra il palazzo dei Marescialli e quelli del governo, insomma, è rimasto invariato. Con la differenza che il Csm ha tenuto dalla sua parte il proprio presidente, cioè il capo dello Stato. Senza che nessuno vivesse la lettera giunta in mattinata dal Quirinale come una bacchettata, o una risistemazione di confini travalicati. Semplicemente perché nessuno aveva mai pensato di effettuare quel famoso quanto impossibile "vaglio costituzionale". Com'è successo in altre occasioni - dalla legge Pecorella che aboliva l'appello per gli assolti in primo grado al lodo Schifani prima maniera - il Csm ha criticato le norme e messo in guardia dai dubbi di costituzionalità. Il precedente centro-destra non ha dato alcun peso a quei pareri, ma poi i giudici competenti si sono rivolti alla Consulta che quando è arrivato il suo turno ha cancellato quelle leggi. E' probabile che stavolta accada la stessa cosa, come ritengono i consiglieri di pressoché tutti i gruppi, che sono dei giuristi e dunque sanno leggere le leggi sfornate dai politici. Ma nel frattempo la norma vanamente criticata sarà entrata in vigore e avrà prodotto gli effetti voluti dalla maggioranza che l'ha votata. E chissà che, nello stesso lasso di tempo, quella stessa politica non avrà rimesso mano (per la seconda volta in pochi anni) alla composizione del Csm invocata e quasi minacciata, ieri, dagli interventi dei due "laici" del centro-destra a palazzo dei Marescialli, dove si trovano puntualmente in minoranza quando si affrontano i nodi del rapporto tra politica e giustizia. Perché a loro - gli ex parlamentari Gianfranco Anedda di An e Michele Saponara di Forza Italia - tocca il compito di tenere il punto contro la "magistratura politicizzata" attaccata quasi quotidianamente da Silvio Berlusconi. Non a loro, ma a chi li ha inviati lì e e "aggredisce" da fuori il Csm, ha replicato ieri lo stesso Mancino, accusando: "Si vuol far passare una distinzione per cui la parte malata è la magistratura e la parte sana è la politica. Ma la magistratura non è una classe malata, mentre abbiamo una classe dirigente molto spesso avventurosa e che si trova lì per caso, con improvvisati neo-cultori di un costituzionalismo che nessuno conosce". Valutazioni Le toghe ribadiscono con il loro parere la bocciatura del decreto legge deciso dal governo Giovanni Bianconi.

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Il Csm boccia il "blocca processi" E' scontro istituzionale col governo (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Lettera di Napolitano al plenum e laici del Pdl all'attacco. Mancino: "Sappiamo i nostri compiti" Il Csm boccia il "blocca processi" E' scontro istituzionale col governo Angela Mauro Ventuno voti a favore, due contrari, un astenuto. Al termine di cinque ore di plenum, il Consiglio superiore della Magistratura approva a larghissima maggioranza il parere negativo sul dl sicurezza, in particolare sulla cosiddetta norma "blocca processi", quella finita nel ciclone delle polemiche perchè sospenderebbe anche il processo Mills che vede imputato il premier Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. Il testo votato è rimasto sostanzialmente inalterato rispetto a quello licenziato la settimana scorsa dalla sesta commissione di Palazzo dei Marescialli. In pratica, solleva i dubbi di incostituzionalità della norma ed evidenzia il rischio di pesanti ricadute sulla funzionalità del sistema giudiziario. Hanno votato a favore i togati di tutti i gruppi e i membri laici di centrosinistra, assieme al vicepresidente Nicola Mancino e al procuratore generale della Cassazione Mauro Delli Priscoli. Hanno votato contro i due membri laici di centrodestra, Michele Saponara e Gianfranco Anedda, si è astenuto il consigliere laico dell'Udc Ugo Bergamo, che si è votato da solo il proprio documento alternativo. La seduta - densa dello scontro tra i laici del centrodestra e i togati - si apre con la lettura da parte del vicepresidente Nicola Mancino della lettera con la quale il capo dello Stato Giorgio Napolitano richiama il Csm alla "riservatezza", tornando a contestare la fuga di notizie sulla bozza di parere sul dl sicurezza. Per il resto, la missiva non fa altro che ricordare quali sono i compiti dell'organo di autogoverno della magistratura, con tanto di citazioni della legge istitutiva del Csm (la 194 del 1958). "Non può suscitare sorpresa o scandalo - scrive il presidente della Repubblica - che il Csm formuli un parere, diretto al ministro della Giustizia", sulle materie di sua competenza, ovvero quelle "concernenti l'ordinamento giudiziario, l'amministrazione della giustizia...". I pareri del Csm non interferiscono con "le funzioni proprie ed esclusive del Parlamento". E, aggiunge il capo dello Stato, "non può esservi dubbio o equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com'è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni". Una lettera che potrebbe dunque sembrare superflua, se non fosse per l'esultanza con cui viene accolta dal centrodestra (parlamentari e membri laici del Csm). Nel loro colloquio con Napolitano due giorni fa, i presidenti delle Camere Gianfranco Fini e Renato Schifani avevano addirittura auspicato un rinvio del plenum del Csm o un intervento del capo dello Stato che ricordasse all'organo di autogoverno della magistratura di non agire da "seconda Corte Costituzionale". E' una delle accuse più forti lanciate dal governo all'indirizzo di piazza Indipendenza in questi giorni, è il nucleo della lettera di Napolitano che comunque difende la sua iniziativa: "Una scelta autonoma". La replica di Mancino è un cortese "grazie, siamo consapevoli dei nostri compiti". Il vicepresidente non si lascia sfuggire gli eventi delle ultime due settimane. "Si è detto di tutto, si è discusso del sesso degli angeli, si è parlato del Csm come terza Camera o come seconda Consulta...", ma è la legge istitutiva ad "assegnarci il potere di formulare proposte". Dunque, "non siamo un organo di amministrazione, siamo un organo di rilievo costituzionale, non vogliamo oltrepassare i nostri confini, nè autoconfinarci. Sappiamo che la nostra funzione non è quella di definire la legittimità o illegittimità delle leggi", ruolo che sta, appunto, alla Corte Costituzionale. "Non vogliamo interferire, ma dare il nostro contributo alle istituzioni. Non siamo e non vogliamo essere una terza Camera, ma rivendichiamo il diritto di essere ciò che siamo e che il legislatore ci impone". Almeno fino a quando il governo non metterà mano alla legge istitutiva del Csm. Nelle parole dei membri laici di centrodestra, la "minaccia" della riforma è più che esplicita. "Non parlo del ruolo di minoranza dei laici nel Csm: se ne occuperà il legislatore", dice Gianfranco Anedda, consigliere laico in quota An, che apostrofa il parere approvato dalla sesta commissione di Palazzo dei Marescialli come il "lodo Pepino", dal nome di uno dei due relatori. "Sono contrario al parere perchè è pregiudiziale", aggiunge. Rincara l'altro consigliere laico della Cdl, Michele Saponara: "Parere antigovernativo, politico". E anche lui evoca la riforma: "Vorrei un Csm diverso, più neutrale...". Il plenum lavora per limare il parere. Dibattito complesso. Ci sono gli emendamenti di Antonio Patrono di Magistratura Indipendente, impegnato nell'opera di mettere al riparo il documento del plenum da ulteriori attacchi politici. Opera "inutile", replica Giuseppe Maria Berruti, togato di Unicost, protagonista di un colorito intervento a difesa della magistratura. "Ma come si fa a dribblare i rilievi costituzionali? Su quale base allora parliamo di "irragionevolezza" del blocca-processi, se non sulla base della Costituzione? Sulla base del consenso di mia nonna?". La tesi di Berruti è che "ci si consegna un ruolo politico che non possiamo accettare. Non possiamo avere paura della costituzione e non siamo qui per tacere". C'è un "tentativo evidente di delegittimare il consiglio", concorda anche il presidente della sesta commissione Mauro Volpi, lanciando accuse sulla fuga di notizie sulla bozza di parere. "Improvvida o voluta - dice - quasi per far passare l'idea di un Csm allo sbando...". La giornata nasce e termina in un clima di vero e proprio scontro istituzionale, con il governo che a stretto giro replica che non ritirerà la norma "blocca-processi" dal dl sicurezza. Il parere del Csm è chiaro. La norma pone "problemi di compatibilità" con alcuni principi costituzionali, presenta "profili di grave irragionevolezza" e puó provocare effetti pesanti sul funzionamento della giustizia: costringerà a fermare "un numero ingente di processi", secondo alcuni "piú della metà di quelli in corso", il che produrrà una "ulteriore dilatazione dei tempi". 02/07/2008.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-07-02 num: - pag: 29 Sotto la lente... (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-07-02 num: - pag: 29 Sotto la lente Alla Cattolica dimissioni e promozioni L a Cattolica Assicurazioni è un grande gruppo assicurativo che deve combattere, all'esterno, con un mercato concorrenziale e, all'interno, con i bizantinismi della propria governance. Per esempio il sistema cencelliano delle 18 poltrone in cda riservate ai residenti in provincia di Verona (5) e Vicenza (2), corollario territoriale dell'accordo industriale con la Vicentina. Oppure la necessità di professare la fede cattolica per essere soci. Ma esiste anche la "questione" del capo operativo del gruppo. Sabato dal quartier generale di Verona hanno annunciato un "rafforzamento del management " con la nomina di Giovan Battista Mazzucchelli ad amministratore delegato. Prima era direttore generale, carica da cui si è dimesso. Sembra un dettaglio ma è fondamentale. Alla Cattolica chi ha un contratto da dipendente non può essere socio e chi non è socio non può entrare nel board. Lo prevede lo statuto che è quello tipicamente complicato delle popolari, non a caso la Cattolica è l'unica compagnia ad avere un struttura cooperativa. Mazzucchelli per salire di grado ha dovuto paradossalmente dimettersi, comprare un'azione e diventare socio per poter entrare in consiglio da amministratore delegato. M. Ger.

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Schedare i rom è razzista. Parola di cristiano I rifiuti bruciandoli sparirebbero. Per magia! La sera nel parco con gli amici No, è vietato (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Schedare i rom è razzista. Parola di cristiano I rifiuti bruciandoli sparirebbero. Per magia! La sera nel parco con gli amici? No, è vietato Finalmente qualche cristiano alza la voce Gentile redazione, era ora che qualche cristiano alzasse la voce. Finalmente "Famiglia Cristiana" rompe gli indugi e attacca in modo chiaro e deciso quello che è un provvedimento razzista senza precedenti nella storia democratica del nostro paese e che invece, purtroppo, ha dei precedenti nel periodo più orrido della nostra storia d'Italia, ovvero il fascismo. L'idea di schedare e catalogare delle persone solo perché appartenenti ad un'etnia è quanto di più razzista e vergognoso si possa concepire; il tutto con la foglia di fico dell'emergenza sicurezza a cui ormai, dopo le pubblicazioni dei reali dati Istat, possono credere solo gli "ingenui". Ovviamente questo attacco del settimanale paolino non può che far sorgere domande sempre più attuali su cosa (e chi) dovremmo considerare cristiano. È opportuno infatti ricordare alcune cose. Ad esempio che il ministro Maroni, oggetto dell'attacco, fa parte di un partito che da diverso tempo si è eretto a baluardo della cultura cristiana. Che il capo del governo è stato ricevuto in pompa magna da Papa Ratzinger poco tempo fa, incassando in pratica una benedizione senza precedenti al suo operato politico. Che tanti cristiani cattolici praticanti hanno votato in massa per la coalizione a cui appartiene Maroni invocando proprio questo tipo di misure razziste. Allora, come si fa a sapere cosa è cristiano e cosa non lo è? Forse è il Papa ad essere poco cristiano quando avalla un governo che si sta comportando in maniera dichiaratamente razzista? Si fa veramente presto a dirsi "cristiano"? E pensare che c'è chi taccia noi laici di incoerenza perché a volte siamo d'accordo con i cristiani... Alessandro Chiometti via e-mail Rifiuti, bruciarli non risolve il problema Cara "Liberazione", in questi giorni si sta discutendo su dove è più indicato costruire l'inceneritore di Napoli. Non ho ancora trovato però qualcuno in grado di spiegare in maniera convincente il vantaggio di "liberarsi" della spazzatura bruciandola? La colossale bugia su cui fanno subdolamente leva esponenti politici ed esperti "sensibili" alle sirene dell'industria, è che si possa - nella fattispecie bruciandola - far sparire la materia! È straordinario osservare come anche persone di buon livello culturale ne siano convinte. Eppure Lavoisier, oltre due secoli fa, giunse a tutt'altra conclusione. Nel frattempo non mi sembra che le leggi che regolano il nostro mondo fisico siano mutate. È aumentata però la capacità persuasiva dei mass-media. Come si spiegherebbe altrimenti che così tante persone abbiano completamente rimosso il principio di conservazione della massa? Un termovalorizzatore non fa scomparire - come per magia - la spazzatura, ma la riduce in ceneri e polveri tossiche di cui il 70% viene disperso nell'aria (un bell'aerosol venefico per tutti) e il restante 30% - rimanendo allo stato solido - dovrebbe essere stoccato in discariche speciali. A questo 30% vanno aggiunti i carboni attivi dei filtri e i fanghi di depurazione delle acque di processo. L'inceneritore, quindi, a sua volta produce rifiuti! E, come risulta evidente, non evita la discarica, ma anzi richiede il ricorso a discariche speciali! Sarebbe interessante conoscere quali siano i siti all'uopo scelti in Campania. Continuo a ritenere che trasformare dei rifiuti domestici in rifiuti tossici e diffonderli nell'ambiente non sia una gran bella idea. L'opzione più saggia resta il riutilizzo e il riciclo. E la riduzione dei consumi: all'origine della marea montante di monnezza che rischia di travolgere "dell'umana gente le magnifiche sorti e progressive" c'è la spinta ai consumi. Il nostro peccato originale. Ma di questo invece si preferisce non parlare. Gaspare Bisceglia via e-mail Novara, dopo le 23 niente parchi. Ordine della Lega Cara "Liberazione", nella mia città, Novara, il comune leghista ha dichiarato guerra ai giovani. Dopo il decreto dell'assessorato al Commercio che impone alle focaccerie notturne di chiudere all'1 di notte, è arrivata un'altra aberrante privazione delle libertà personali in nome della sicurezza: in un ulteriore decreto dell'assessore alla sicurezza Mauro Franzinelli c'è scritto infatti che non si potrà più accedere all'interno della maggior parte dei parchi situati nel comune di Novara dalle 23 alle 6. Pena: 50 euro di multa! Finalmente i giovani non schiamazzeranno più nelle aree verdi consumando birre e altre bevande? Ma per un giovane che si annoia nelle sere d'estate di una città morta, questo è un ulteriore attacco alle proprie libertà. Il sottoscritto ha passato un bel po' di serate estive, nel corso dell'adolescenza, nei parchi e nelle aree verdi. Uno dei pochi luoghi dove ci si può trovare con gli amici, chiacchierare in santa pace e, perché no, bere o fumare in compagnia. Da oggi invece se bevo una birra (buttandola poi nel cestino, sia chiaro), se porto il cane o anche se cammino nelle aree verdi vietate, i carabinieri, la polizia e i vigili urbani mi possono appioppare una multa di 50 euro. Così l'unica cosa che si può fare rimane quella di andare a bere nei locali, in perfetto stile capitalista: produci, consuma, crepa. Sarò uno stupido sognatore, ma trovo che sedersi su una panchina di un parco e fumare una sigaretta guardando il cielo stellato di luglio sia molto poetico. Oggi non lo posso più fare. Grazie alla Lega Nord. Enrico Omodeo Novara Se Bologna diventa città dei ghetti Cara "Liberazione", in un'area di Bologna isolata, poco servita dai mezzi pubblici, lontana da tutto e decisamente non residenziale l'amministrazione del sindaco Cofferati (ex paladino dei diritti dei deboli) aveva deciso di creare un grazioso quartierino utilizzando le casette olimpiche prefabbricate da acquistare a Torino per 3 milioni di euro: praticamente un ghetto dove "rinchiudere" decine di lavoratori. Fortunatamente c'è stato chi si è opposto e finalmente ho letto sui quotidiani locali la marcia indietro della giunta. Le critiche non sono arrivate da cittadini legaioli o dai partiti dell'opposizione fascistelli ma da associazioni come la Caritas e dalla Cna. Levata di scudi dei partiti della sinistra che condannano la mancata realizzazione del ghetto. Bologna città che ha nel suo dna la capacità dell'accoglienza vera, dell'inclusione e della solidarietà, famosa per le scelte lungimiranti dei suoi amministratori degli anni 60 e 70 del secolo scorso ridotta ad essere la città dei ghetti. Mi vergogno profondamente di essere una cittadina bolognese e di avere amministratori di tale genere. Che purtroppo avevo votato. Bruna Lovati via e-mail Caso Orlandi, altro che scandalo inventato Signor direttore, Enrico De Pedis, il feroce capo della banda della Magliana, pluriomicida, morto assassinato, riposa fra i santi e i beati nella veneranda basilica di Sant'Apollinare, in territorio vaticano. La sua amante, già moglie del calciatore Giordano, svela molti particolari sul rapimento di Emanuela Orlandi, accusa la banda e il Mons. Marcinkus quale committente. La polizia indaga? Forse si potrà finalmente diradare il mistero. Ma il cardinale Bertone, segretario di Stato vaticano, non è contento. Invece di sentire il dovere morale di dare spiegazione di quella scandalosa sepoltura voluta addirittura dal cardinale Poletti, dice che si tratta "del classico scandalo creato ad arte per catturare l'attenzione dei lettori", confermando così la linea di non collaborazione tenuta dalle autorità ecclesiastiche in merito al caso Orlandi, come sostengono i magistrati che se ne sono interessati. Eppure il dramma si svolge tutto in ambito vaticano. Il padre di Emanuela era un dipendente della città del Vaticano, la ragazza studiava musica presso la basilica di Sant'Apollinare, nella stessa è sepolto il presunto assassino, Marcinkus era il presidente dello Ior. Altro che scandalo inventato. Ezio Pelino via e-mail Breve cronaca calcistica dalla Germania Cara "Liberazione", dalla finestra dell'ufficio della sottoscritta entrano i boati e le grida dei fans che alla storica Porta di Brandeburgo nel centro di Berlino accolgono gli undici vicecampioni degli europei di calcio. Ansiosi di celebrare la vittoria dell'Eurocoppa, almeno la festa non deve andare delusa. Così poco importa che abbiano vinto gli spagnoli, le tedesche e i tedeschi corrono in piazza coi colori nazionali a portare in trionfo (appunto alla porta di Brandeburgo) la squadra e il suo allenatore - che hanno giocato una bruttissima finale e si sono meritati di perdere. Ora è pur vero che chi si accontenta gode e questi anche senza un motivo (il secondo posto va bene lo stesso) mi sembrano stiano godendo parecchio. Il parallelo con l'Italia viene spontaneo: con un gioco così mass media e tifosi ci avrebbero pensato due volte a festeggiare, qui non solo non si fanno i processi, addirittura si porta in trionfo chi ha davvero reso pochino. Una giusta misura ci vorrebbe. Chissà che invidia se Donadoni vedesse il suo omologo Löw portato in trionfo solo per aver raggiunto la finale... Paola Giaculli via e-mail Io non ho debiti con il partito Caro direttore, consentimi una breve replica allo lettera di Fabio Pelini uscita su "Liberazione" di ieri (domenica 29 per chi legge, ndr). Lui sostiene che la mia sospensione dal Partito è da addebitarsi a miei presunti debiti con il partito, per cui per poter votare dovrei pagare 16mila euro. Alle primarie costava un euro, al congresso Prc mi dovrebbe costare la cifra sopra. Nella lettera sono riportati in modo confuso dati falsi, intanto come Presidente Aret non percepisco 2.800 mensili come lui sostiene ma 2.289, non versavo una cifra irrisoria ma il 30% cioè 700 euro al mese. La richiesta del segretario regionale di versarne il 55% è in antitesi con lo statuto regionale che nel comma 6 dell'art. 2 parla di criterio di equità e di proporzionalità in relazione alla tipologia di incarichi. In sintesi io non posso versare la stessa percentuale di chi prende da incarichi o rappresentanza di Partito il triplo o il quadruplo del mio stipendio. Questo fino a gennaio, dove poi sono avvenute cose molto gravi che riferirò al collegio nazionale di garanzia. Quindi su tutto, ho fatto richiesta al collegio nazionale di garanzia per verificare le questioni. Quando parlavo di cultura da giustizia sommaria la lettera di Pelini ne è un esempio. Giulio Petrilli L'Aquila 02/07/2008.

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Un profugo in casa La nuova solidarietà (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

IL PROGETTO L'"ASILO DIFFUSO" Un profugo in casa La nuova solidarietà [FIRMA]MARIA TERESA MARTINENGO Insegnante per 40 anni, cooperante in Nicaragua, Cuba e Brasile, volontaria nello straordinario microcosmo dell'Asai per seguire i ragazzi stranieri nei compiti a casa e, da qualche mese, "affidataria" di due giovani rifugiati afghani. Elena Rossetto è andata in pensione un anno fa dalla scuola media "Calvino-Tommaseo" e, credendo molto nel metodo dell'affidamento, è stata tra i primi torinesi a rendersi disponibile per il progetto di "asilo diffuso". I due ragazzi, la professoressa Rossetto li ha conosciuti nell'oratorio laico di San Salvario. Allora dormivano in un dormitorio pubblico. Come tutti gli afghani arrivati in Italia, hanno viaggiato attraverso Pakistan, Iran, Turchia, Grecia. "Più di 10 anni è durato il cammino di uno di loro. Era partito a 8 anni, con un fratello. Lavorava, accumulava denaro, ripartiva", spiega Elena. "Oggi pensano di avere vent'anni: pensano, perché in Afghanistan non esiste anagrafe". Sarwar Rahimi e Ahmed Akbari nell'anno scolastico appena trascorso uno di loro ha finito il corso per saldatore e ha ottenuto una borsa lavoro, l'altro sta raccogliendo frutta nel Pinerolese e in autunno andrà a scuola a sua volta. "Questo ragazzo sta facendo una vita di sacrifici che non molti italiani farebbero. Ma non parliamo di persone fuggite dal loro paese inseguendo un miraggio televisivo. Cercano un luogo in cui vivere dopo aver visto la guerra, la morte dei genitori... Hanno una maturità eccezionale, ma anche grandi vuoti da colmare: affettivi, di istruzione". Difficile intendersi? "Diciamo che sto dimenticando qualche congiuntivo, altrimenti non ci si capirebbe. Per la vita in casa, c'è una buona disponibilità ad accettare regole e comportamenti, collaborazione in casa. Per loro penso di essere una buona opportunità. A me, come accade con tutti i giovani, danno energia, vita". "Torino è da tempo inserita nel "Sistema nazionale di protezione per richiedenti asilo e rifugiati" finanziato - spiega l'assessore ai Servizi Sociali Marco Borgione - dal ministero degli Esteri: l'"asilo diffuso" rientra tra le soluzioni possibili per facilitare l'inserimento sociale". Ad oggi coinvolge 13 persone delle 20 previste, 10 uomini e 3 donne. Tre famiglie stanno perfezionando l'iter per l'affidamento (6 mesi rinnovabili se il percorso verso l'autonomia - studio dell'italiano, formazione professionale, ricerca del lavoro - non è completato). Attraverso le associazioni che aderiscono al Tavolo Rifugio cittadino - La Tenda, Asai, Arci, Almaterra - il Comune garantisce alle famiglie un rimborso spese di 300 euro mensili, altri 100 vanno all'associazione che segue il percorso individualizzato di integrazione.

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Sacerdote cattolico ucciso in Nepal (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 156 del 2008-07-02 pagina 15 Sacerdote cattolico ucciso in Nepal di Redazione Le autorità locali sospettano l'azione di un gruppo terroristico Katmandu. Ieri in Nepal è stato ucciso un sacerdote cattolico. John Prakash, un salesiano indiano, aveva 62 anni. È morto a Sirsiya, nel distretto di Morang, nella parte orientale del Paese. Le forze dell'ordine locali hanno avviato un'inchiesta. I sospetti cadono su un gruppo terroristico. John Prakash lavorava in Nepal da dieci anni. Era il preside della scuola Don Bosco e viveva con altri due sacerdoti nelle vicinanze dell'istituto. George Kalangara, il vicario parrocchiale, ha raccontato ad AsiaNews che uomini armati sono entrati nella residenza immobilizzando uno degli abitanti. Il gruppo ha poi chiesto denaro a padre Prakash. "Poi non sappiamo cosa sia successo, sappiamo soltanto che è scoppiata una bomba". La polizia ha confermato che l'esplosione ha causato danni a tutto l'edificio, inaugurato soltanto un anno fa. Nella stanza del delitto mobili e ventilatori erano rotti. Il gruppo terroristico sospettato è conosciuto sotto il nome di Terai Defence Army. Un agente ha confermato che volantini inneggianti al movimento sono stati trovati nella residenza. In passato, il gruppo aveva chiesto denaro al preside della scuola. La Chiesa cattolica in Nepal conta settemila fedeli su una popolazione di 25 milioni. È la prima volta che un religioso cristiano è ucciso nel Paese. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il Csm aggira il Quirinale e boccia il <salvaprocessi>: provvedimento irrazionale (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

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N. 156 del 2008-07-02 pagina 2 Il Csm aggira il Quirinale e boccia il "salvaprocessi": provvedimento irrazionale di Anna Maria Greco da Roma La lettera di Giorgio Napolitano piomba nel plenum, riunito in seduta straordinaria per votare il parere sul decreto-sicurezza con la bocciatura degli emendamenti sospendi-processi. E il Csm subito si schiera in difensiva. Dopo aver letto a tutti soprattutto quel passaggio sul "vaglio di costituzionalità" che non spetta a Palazzo de' Marescialli, il vicepresidente Nicola Mancino assicura che il Consiglio ha ben presenti confini e portata delle sue competenze. Così come i suoi poteri, compreso quello di esprimere pareri, anche non richiesti, al Guardasigilli. "Non siamo e non vogliamo essere una terza Camera, né una seconda Consulta, ma rivendichiamo il diritto di essere ciò che il legislatore ci impone". E fa un riferimento polemico al dibattito su una riforma del Csm, "avvertita o minacciata", per ribadire che l'organo di autogoverno delle toghe non vuole "né andare oltre i suoi confini, né autoconfinarsi". La sua interpretazione del messaggio di Napolitano si traduce in ringraziamenti al capo dello Stato, per aver "difeso il ruolo del Csm" e anche per aver ricordato che la "discrezione" è una caratteristica importante per i membri del Consiglio. Anche lui l'ha fatto ma tardivamente, mentre impazzava la polemica sulle ampie bozze del parere in circolazione. C'è molta irritazione, soprattutto fra i togati del Csm, che si chiudono a difesa della corporazione. E il voto finale è prevedibile: solo i 2 laici del Pdl, Gianfranco Anedda e Michele Saponara, votano contro, mentre in 21 sono a favore. Si astiene il laico dell'Udc, Ugo Bergamo, che vota un suo documento alternativo più soft. I togati di Magistratura indipendente propongono aggiustamenti tecnici, che non passano. Tra i sì c'è quello di Mancino, che prima della chiusura dell'assemblea difende tra gli applausi una magistratura "sana", cui non si possono attribuire i mali della giustizia di cui sono responsabili soprattutto i politici. Risponde al durissimo attacco di Anedda, che ha accusato il Csm di aver "debordato" dai suoi compiti, esprimendo "giudizi politici"; di invocare il principio costituzionale della "ragionevole durata del processo" dimenticando che tanti magistrati sono la causa dei ritardi della giustizia; di difendere sempre le toghe, anche magistrati come Adriano Sansa, che invita a "disobbedire alle leggi". "Il Presidente della Repubblica - sottolinea - ha detto che al Csm non spetta il vaglio di costituzionalità. Avevamo ragione a lamentarci". Il laico di An sostiene che per il Consiglio "il magistrato ha sempre ragione, anche quando ha torto, come diceva Longanesi". E accusa i togati del Csm di aver rotto il clima di dialogo per esprimere "una contrarietà pregiudiziale e di natura politica al governo". "Questo parere non è accettabile perché è antigovernativo, concorda Saponara. Il clima è aspro, nella sala Bachelet. E il più agguerrito, sull'altro fronte, è Livio Pepino (Magistratura democratica), il relatore del parere insieme a Fabio Roia (Unicost). Dice che la fuga di notizie è stata "interessata e non casuale", per ledere il prestigio del Consiglio. Attacca, per difendersi dalle critiche, denuncia "una crescente ed esibita insofferenza verso il Consiglio e il pluralismo delle istituzioni, di cui è espressione". Ripete: "Noi siamo fedeli al compito che la Costituzione ci affida, ma segnalare profili di contrasto delle leggi con la Carta è nostro potere-dovere". Per le norme su sicurezza, mafia, immigrazione il parere esprime molti apprezzamenti e poche critiche "tecniche", ma negli ultimi 3 punti le norme sospendi-processi vengono censurate per "irrazionalità", "incongruità", "irragionevolezza". La parola "incostituzionalità" non compare, ma sono frequenti i riferimenti ad articoli della Carta. Pepino sostiene che il passaggio sulle priorità dei reati ricalca il parere dato un anno fa all'unanimità dal Csm all'allora ministro Mastella, sulla circolare Maddalena. E se per Cicchitto il documento è "di una gravità straordinaria", per Gasparri il Csm è "diventato un presidio militante". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Niente scuola? Bisogna punire i genitori> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 156 del 2008-07-02 pagina 12 "Niente scuola? Bisogna punire i genitori" di Francesca Angeli da Roma Non uno di meno. Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini è determinata a garantire l'istruzione a tutti, proprio tutti, i bambini rom. La scolarizzazione dei minori appartenenti ai gruppi sparsi lungo il territorio italiano è una battaglia che si combatte da anni ma per ora con scarsi risultati. Ministro, come pensa di riuscirci? "Oggi le sanzioni per i genitori che non rispettano l'obbligo scolastico per i propri figli sono assolutamente ridicole. Penso che occorra dare un segnale forte in questa direzione inasprendo tali sanzioni, non limitandole a quella che è in pratica soltanto una piccola multa. Non possiamo cedere all'indifferenza. Non voglio più lasciare soli questi bambini che di fatto vivono in uno stato di abbandono". Quanti sono i piccoli da riportare nelle aule scolastiche accanto ai loro coetanei italiani e stranieri? "Al momento abbiamo 12.000 bambini rom iscritti regolarmente a scuola. Anche tra questi poi saranno molti quelli che non frequentano regolarmente le lezioni. A noi risulta la presenza di 35.000 minori. Dunque sono almeno 23.000 i minori rom che ogni giorno mancano all'appello delle maestre. Il 66 per cento. Decisamente troppi". La proposta di prendere le impronte anche ai minori rom avanzata dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha suscitato reazioni molto dure. Qualcuno ha evocato lo spettro del nazismo e della discriminazione razziale. "Purtroppo l'identificazione con una semplice fotografia sul documento in effetti non è sufficiente. Spesso i genitori disconoscono i propri figli, cambiano loro identità. Il riconoscimento attraverso le impronte digitali serve a garantire i minori non certo a discriminarli. E per la verità trovo offensivo pensare che il governo voglia intraprendere azioni tanto forti come quella di prendere le impronte digitali per volontà di discriminazione". Anche da una parte del mondo cattolico sono arrivate critiche molto forti. "Uno Stato non può dirsi cattolico o attento se non vede che la maggior parte dei bambini rom invece di andare a scuola viene costretta in strada all'accattonaggio. A questi bambini viene quotidianamente rubata l'infanzia. Bene invece noi vogliamo restituire l'infanzia ai bambini rom che ne hanno diritto come tutti gli altri. Non possiamo continuare a chiudere gli occhi". I pulmini che, ad esempio, il comune di Roma manda a proprie spese per prelevare i bambini rom e portarli a scuola di solito tornano dai campi praticamente vuoti... "Oltre all'inasprimento delle sanzioni ci sono varie ipotesi al vaglio. Intendo chiedere al ministro Maroni di valutare l'opportunità di affidare alle forze dell'ordine il presidio dei campi rom la mattina per verificare che i bambini vengano mandati a scuola". Non si rischia così di rendere ancora più diffidenti questi gruppi già isolati? Il presupposto dell'integrazione è la conoscenza della nostra lingua e anche delle nostre leggi, della nostra storia. La scuola è una grande opportunità che noi abbiamo il dovere di offrire a tutti. Si tratta certo di contemperare queste esigenze con il rispetto dell'identità e della cultura e con il concetto di libertà". Che cosa ne pensa della proposta di Gabriella Giammanco, Pdl, per un ritorno del tradizionale grembiule nelle aule? "Le priorità della scuola sono altre ma ovviamente anche questa è una ipotesi da prendere in considerazione, sempre nel rispetto dell'autonomia degli istituti. Non si tratta soltanto di un fatto di ordine ma anche di uguaglianza sociale tra ragazzi fin dalla più giovane età. Dare pari condizioni di partenza può essere una proposta interessante". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

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Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 109 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (50 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (117 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (56 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (31 votes, average: 2.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 68 ) " (51 votes, average: 2.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (124 votes, average: 1.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (41) Ultime discussioni Alibabà Baghdad: Lettera a Totonno da un compare in dialetto Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel giuda escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A sinistra manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra auspichiamo che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter, Baffino, Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Berlusconi: via entro luglio tutti i rifiuti dalle strade di NapoliRagazzo travolto e ucciso da un'auto in fugaScuola, torna il grembiule Il "come eravamo" dei vipNew York, donna lasciata morire in ospedale: agonia ripresa in videoTremonti: "Prima dell'estate via agli aiuti per famiglie e pensionati"Il premier: "Intercettazioni, sì al decreto" E Napolitano mette in riga il Csm Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. 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Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 109 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (50 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (117 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (56 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (31 votes, average: 2.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 68 ) " (51 votes, average: 2.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (124 votes, average: 1.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (41) Ultime discussioni Alibabà Baghdad: Lettera a Totonno da un compare in dialetto Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel giuda escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A sinistra manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra auspichiamo che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter, Baffino, Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Berlusconi: via entro luglio tutti i rifiuti dalle strade di NapoliRagazzo travolto e ucciso da un'auto in fugaScuola, torna il grembiule Il "come eravamo" dei vipNew York, donna lasciata morire in ospedale: agonia ripresa in videoTremonti: "Prima dell'estate via agli aiuti per famiglie e pensionati"Il premier: "Intercettazioni, sì al decreto" E Napolitano mette in riga il Csm Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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La Sapienza e il rito dell'intolleranza (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 109 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (50 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (117 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (56 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (31 votes, average: 2.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 68 ) " (51 votes, average: 2.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (124 votes, average: 1.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (41) Ultime discussioni Alibabà Baghdad: Lettera a Totonno da un compare in dialetto Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel giuda escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A sinistra manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra auspichiamo che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter, Baffino, Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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L'autunno caldo di Walter. Dì la tua (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 109 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (50 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (117 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (56 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (31 votes, average: 2.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 68 ) " (51 votes, average: 2.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (124 votes, average: 1.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (41) Ultime discussioni Alibabà Baghdad: Lettera a Totonno da un compare in dialetto Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel giuda escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A sinistra manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra auspichiamo che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter, Baffino, Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Berlusconi: via entro luglio tutti i rifiuti dalle strade di NapoliRagazzo travolto e ucciso da un'auto in fugaScuola, torna il grembiule Il "come eravamo" dei vipNew York, donna lasciata morire in ospedale: agonia ripresa in videoTremonti: "Prima dell'estate via agli aiuti per famiglie e pensionati"Il premier: "Intercettazioni, sì al decreto" E Napolitano mette in riga il Csm Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 109 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (50 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (117 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (56 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (31 votes, average: 2.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 68 ) " (51 votes, average: 2.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (124 votes, average: 1.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (41) Ultime discussioni Alibabà Baghdad: Lettera a Totonno da un compare in dialetto Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel giuda escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A sinistra manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra auspichiamo che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter, Baffino, Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Berlusconi: via entro luglio tutti i rifiuti dalle strade di NapoliRagazzo travolto e ucciso da un'auto in fugaScuola, torna il grembiule Il "come eravamo" dei vipNew York, donna lasciata morire in ospedale: agonia ripresa in videoTremonti: "Prima dell'estate via agli aiuti per famiglie e pensionati"Il premier: "Intercettazioni, sì al decreto" E Napolitano mette in riga il Csm Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 109 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (50 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (117 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (56 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (31 votes, average: 2.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 68 ) " (51 votes, average: 2.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (124 votes, average: 1.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (41) Ultime discussioni Alibabà Baghdad: Lettera a Totonno da un compare in dialetto Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel giuda escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A sinistra manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra auspichiamo che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter, Baffino, Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Berlusconi: via entro luglio tutti i rifiuti dalle strade di NapoliRagazzo travolto e ucciso da un'auto in fugaScuola, torna il grembiule Il "come eravamo" dei vipNew York, donna lasciata morire in ospedale: agonia ripresa in videoTremonti: "Prima dell'estate via agli aiuti per famiglie e pensionati"Il premier: "Intercettazioni, sì al decreto" E Napolitano mette in riga il Csm Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Così le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 109 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (50 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (117 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (56 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (31 votes, average: 2.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 68 ) " (51 votes, average: 2.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (124 votes, average: 1.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (41) Ultime discussioni Alibabà Baghdad: Lettera a Totonno da un compare in dialetto Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel giuda escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A sinistra manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra auspichiamo che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter, Baffino, Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Berlusconi: via entro luglio tutti i rifiuti dalle strade di NapoliRagazzo travolto e ucciso da un'auto in fugaScuola, torna il grembiule Il "come eravamo" dei vipNew York, donna lasciata morire in ospedale: agonia ripresa in videoTremonti: "Prima dell'estate via agli aiuti per famiglie e pensionati"Il premier: "Intercettazioni, sì al decreto" E Napolitano mette in riga il Csm Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. 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D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (19 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 109 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (29 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (50 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (117 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (56 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (31 votes, average: 2.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 68 ) " (51 votes, average: 2.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (124 votes, average: 1.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (41) Ultime discussioni Alibabà Baghdad: Lettera a Totonno da un compare in dialetto Abruzese Caro Compare Nipote Tatonno e lu cumpare Biase... ettore: sono stato sul sito di dipetro a leggere quello che ha scritto. mi sta benissimo che quando si parla si usi... CALOGERO C.: Veltroni si è fatto fregare da quel giuda escariota legale rappresentante dell'italia dei veleni... Parsifal: A sinistra manca l'uomo, questo è il dramma, perché anche noi di centro destra auspichiamo che in... valentino: Socia ragazzi...che due m.....i !!!! Uolter, Baffino, Franciasco, Stecchino,San... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News An error has occured; the feed is probably down. Try again later. 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Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 500 ) " (11 votes, average: 4.36 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (7 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (14 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s'intitola "La signora del sacro palazzo". Il volume è serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio avviso indulge un po' troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era una donna, e dunque "sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una riunione di esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina, "scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: "Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (15 votes, average: 3.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun 08 Famiglia sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa La famiglia è sottoposta all'attacco di forze che "cercano di indebolirla". Questo ha detto ieri sera Benedetto XVI ai giovani brindisini, che lo accolgono con grande calore in una delle poche regioni italiane che, su iniziativa della giunta guidata da Niki Vendola, ha legiferato per concedere diritti alle coppie di fatto. A loro il Papa ha ricordato che "fra i valori radicati" di questa terra c'è "il rispetto della vita" e "l'attaccamento alla famiglia" che oggi "è esposta al convergente attacco di numerose forze che cercano di indebolirla". Nei giorni scorsi ho pubblicato sul Giornale un articolo sulle minacce che sommessamente (e subdolamente) arrivano su questa materia dall'Europa, attraverso quello che la professoressa Marta Cartabia ha definito "colonialismo giurisdizionale": vale a dire la modifica delle legislazioni familiari a colpi di sentenze delle corti europee. Un dibattito attualissimo, dopo la clamorosa bocciatura dell'Irlanda del Trattato di Lisbona. Scritto in Varie Commenti ( 301 ) " (24 votes, average: 4.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (211) Ultime discussioni annarita: Daniele, non tutti i sacerdoti della FSSPX sono già santi, ma certo il pensiero privato di un sacerdote,... Lea: per Phalaris "Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete... Marco don: "quel che più le aggrada". scusate l'Italiano. Marco don: Caro Rovere, io di professione faccio davvero l'insegnante. Essere sacerdoti infatti non è... Lea: concludeva così il MP Ecclesia Dei Giovanni Paolo II: 6. Tenuto conto dell'importanza e complessità dei... 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Il bivio di monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Famiglia sotto attacco, i rischi che arrivano dall'Europa Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (3 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (7 votes, average: 3.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 508 ) " (15 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (9 votes, average: 3.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (15 votes, average: 3.87 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Jun 08 Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Sul Giornale di oggi pubblico un lungo articolo di recensione alla nuova biografia di suor Pascalina Lehnert, la religiosa che accudiva Pio XII: il volume, edito dalla San Paolo, s'intitola "La signora del sacro palazzo". Il volume è serio e documentato, il titolo (cambiato rispetto all'edizione tedesca) a mio avviso indulge un po' troppo allo scandalismo. Ma si sa che contro Papa Pacelli e la sua corte si può sparare (e c'è "l'aggravante" che Pascalina era una donna, e dunque "sospetta"), mentre sui pure potenti e influenti segretari di altri Papi è d'obbligo il rispetto e la riverenza. Sulla stessa pagina pubblico anche un pezzo che annuncia le iniziative della Santa Sede per ricordare i 50 anni dalla morte di Pio XII: una mostra fotografica e di oggetti (alla quale ho collaborato anch'io), realizzata dal Pontificio comitato di Scienze storiche, un convegno sulla modernità del magistero di Papa Pacelli e su come questo abbia influito decisamente sul Concilio Vaticano II. Inoltre, sono annunciati un convegno sui presunti "silenzi" a Gerusalemme e una riunione di esponenti dell'ebraismo americano che intendono esprimere la loro gratitudine per ciò che Pio XII fece in favore dei perseguitati. Presentando le iniziative (martedì scorso, ma il pezzo esce solo oggi perché è saltato dalla pagina, "scalzato" dalla morte di Mario Rigoni Stern), monsignor Brandmuller, presidente del Pontificio comitato di Scienze storiche, ha detto: "Ci sono 15 archivi israeliani che hanno documenti ancora non visibili e che nessuno indaga". Scritto in Varie Commenti ( 85 ) " (15 votes, average: 3.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (212) Ultime discussioni Marco don: Se così sarà sono contento. Ma sono sempre molto supponenti. Molto. Troppo.... Vincenzo: @annarita. se quelli di "Destra" ti fanno così tanto schifo. sarebbe meglio che te... Lea: testi di Sofia Vanni Rovighi - conosco. Una mosca bianca! Ma ora le cose stanno... Vincenzo: Prima di parlar, Andrea.(un po'.), insisti, a investigar,il pro e il no. Poi, prima... Luisa: Dal blog di Raffaella: LEFEBVRIANI:IN OTTOBRE PELLEGRINAGGIO INTERNAZIONALE A LOURDES (AGI) - CdV, 2 lug. Il... 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Il bivio di monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Pio XII, suor Pascalina e gli archivi ebraici Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Domani, venerdì, partirà con una trentina di giovani di (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa Domani, venerdì, partirà con una trentina di giovani di ... Domani, venerdì, partirà con una trentina di giovani di Palestrina per Brisbane, in Australia. Ha già la valigia pronta, monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e Assistente Ecclesiastico Generale dell'Azione Cattolica. "Andiamo- dice Sigalini - in un Paese nuovo. Mi fa venire in mente l'incontro americano di Denver del 1993. Troveremo un mondo fatto di immigrati, molti dei quali italiani, che si sono rifatti una vita, attenti all'ecologia, ospitali. Un continente semplice e complesso. In Australia c'e' una buona mescolanza di popoli, ma non mi pare raggiungano la capacita' di coagulo che c'e' in Canada, come abbiamo capito andando a Toronto". I giovani italiani saranno qualche migliaio. Sulla presenza ha pesato il costo della "trasferta". Con loro sono in partenza decine di vescovi.Le Giornate Mondiali della Gioventu' della Chiesa cattolica sono cambiate. O e' solo una impressione ? "No, credo sia vero. I ragazzi ormai vogliono vedere concretamente la vita. Questo sta orientando sempre piu' il popolo delle giornate mondiali. Non si spostano solo per celebrare. Si spostano per conoscere ed approfondire, capire come altri ragazzi vivono i problemi: la noia, la solitudine, l'ansia per il futuro, la ricerca di senso,la passione per la vita, come si forma una famiglia. Sidney e' una sfida in piu' perche' parte dal fascino dell'avventura e diventa una prova delle propria esperienza di fede". Giornate all'insegna dello Spirito Santo. Anche questo è inusuale. "Forse per noi adulti. La proposta di Papa Benedetto di legare le giornate alla riscoperta dello Spirito Santo intrighera' i giovani. Lo Spirito Santo e' vicinissimo alla loro sensibilita'. E' segno di liberta', fantasia, creativita'; e' assenza di strutture pesanti e soffocanti; indica amore e missione. Il Papa propone una visione dinamica della vita di fede" II meeting e' anche una verifica dello stato di salute della fede dei giovani. Sono un enigma, per la Chiesa, avvolto in un mistero. "Le domande forti della vita sono dentro in tutte le generazioni. Io lo sto constatando nella mia piccola diocesi, Palestrina, e in un orizzonte più ampio dentro l'Azione Cattolica. Il giovane ha domande brucianti che ti vengono fatte quando meno te lo aspetti. E la Chiesa ha ancora intatta questa capacita' di intercettare le domande profonde e radicali dei giovani, anche se non sempre arriva alle masse. I giovani sono aperti. Non hanno chiuso con la fede. Magari non vanno a messa o non si vedono negli oratori. La Chiesa e' semmai sfidata a trovare nuovi linguaggi, a ridire il Vangelo in termini nuovi.Ma quando si tratta di educare non e' seconda a nessuno. Chi parla, oggi, delle centinaia e centinaia di campi scuola disseminati in Italia? Della miriade di gruppi di impegno assistiti da un prete e da una religiosa che riflettono sulla Parola di Dio, che fanno esperienza di vita comunitaria ? Per non parlare dei Grest estivi che coinvolgono la grande maggioranza delle parrocchie". Lei, eccellenza, ha partecipato a molte Giornate Mondiali dei Giovani. Ogni volta è tornato diverso, cambiato? "Su questo non ci piove. Sempre sono tornato con uno spunto, una riflessione, un incontro che mi ha fatto fare un passo in avanti nella vita. Ricordo il Duemila con quegli adolescenti che non erano "timorati", bensi' "innamorati di Dio". Ricordo Colonia nel 2005 e l'impatto col nuovo Papa, Benedetto XVI, che ha sorpreso i ragazzi. Ma li ho visti,anche, tenerissimi, attenti a quel Papa un po' impacciato, eppur cosi' fedele alla sua missione. Adesso hanno imparato a seguire i suoi insegnamenti, a far lavorare di piu' l'intelligenza e il cuore". Giovani, una generazione perduta o in perenne ricerca di una identità. "Guardi, questi lo diranno tanti sociologi convinti che i nuovi giovani non sono una generazione. Io devo dire che i Papi e la Chiesa una generazione di giovani l'hanno costruita e si sono rimboccati le maniche. Papa Wojtyla ha dato l'esempio. Non l'ho mai sentito affermare: "Ai miei tempi...". Gli bruciava dentro un messaggio e l'ha comunicato con tutta la forza dirompente del suo carisma. E non e' che faceva sconti ne' sulla verita', ne' sulla morale".

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"ratzinger e alessio ii s'incontrino a bari" - titti tummino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Bari La proposta "Ratzinger e Alessio II s'incontrino a Bari" TITTI TUMMINO Potrebbe avvenire a Bari, nei prossimi mesi, lo storico incontro fra papa Benedetto XVI e il patriarca della Chiesa ortodossa russa, Alessio II. L'ipotesi è stata avanzata dall'arcivescovo di Mosca, monsignor Paolo Pezzi, a pochi giorni dall'apertura dell'anno dedicato a San Paolo, l'apostolo - come ha detto ieri Ratzinger nel corso dell'udienza generale in Vaticano - "espressione di tre culture: quella ebraica, quella greca, o meglio ellenistica, e quella romana". Benedetto XVI, sin dall'inizio del pontificato, ha detto essere sua "ambizione" far progredire i rapporti ecumenici: in parole povere, chiudere la guerra fredda che oppone da anni il Vaticano al Patriarcato ortodosso di Mosca, a causa di ciò che l'ortodossia russa percepisce come un proselitismo invadente da parte del clero cattolico. "Ambasciatore" dell'ostpolitik di Ratzinger è stato da sempre il cardinale tedesco Walter Kasper, presidente del Consiglio per l'unità dei cristiani. Proprio da Bari, nel maggio 2005, durante il XXIV Congresso eucaristico nazionale che segnò la prima uscita da pontefice di Benedetto XVI, Kasper indicò il traguardo: "Perché non sperare che qui, a Bari, si possa celebrare, mille anni dopo il precedente, un sinodo di riconciliazione fra vescovi ortodossi e cattolici?". La Chiesa cattolica, si sa, usa pesare e soppesare ogni parola e quindi indicare Bari - città ponte fra Oriente ed Occidente - come possibile tramite di un dialogo intensificato tra "greci e latini" stava ad esprimere la determinazione papale. Adesso quel traguardo sembra vicino. L'anno dedicato a San Paolo, l'apostolo delle genti come lo ha definito ieri Ratzinger, secondo l'arcivescovo di Mosca, sarà di buon auspicio.

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Agenda religioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

APPUNTAMENTI, INCONTRI, CELEBRAZIONI Agenda religioni A CURA DI DANIELE SILVA MAITRI BUDDHA La lezione di venerdì 27 giugno al Centro Studi Maitri Buddha verte su "Fenomeni e Nuomenon", a partire dalle 20. La tiene il maestro Ghelong Lobsang Sanghye in via Guglielminetti 9. www.centromaitri.com. LE VISITE DELL'UCID L'Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UDIC) ha in programma per lunedì 30 giugno una visita turistica serale di Torino. Si parte alle 19 davanti alla chiesa di San Francesco da Paola in via Po per proseguire alla scoperta di palazzi, vie, monumenti sotto la guida di Luisa Quarena. Per iscriversi alla visita, telefonare allo 011/8122083 dalle 9 alle 14. CONVEGNO SULLA MISTAGOGIA Parte il 30 giugno la terza settimana catachistica di Mondovì, con un convegno lungo cinque giorni (fino a sabato 5 luglio), organizzato dall'Ufficio Catechistico Regionale del Piemonte - Valle d'Aosta, dal centro Evangelizzazione e Catechesi Don Bosco e dalla casa editrice Elledici. Dal titolo "Il bello viene dopo!", il convegno punta ad approfondire il tema della catechesi mistagogica degli adolescenti cresimati, ovvero sull'educazione cristiana di chi ha già ricevuto l'iniziazione. L'iscrizione costa 40 euro, la pensione completa per tutti i giorni del convegno 260 o 240 euro. Info 0174/565300 o scrivere a santuariovico@libero.it A STRESA IN PELLEGRINAGGIO La comunità rosminiana della Sacra di San Michele organizza per martedì 1 luglio un pellegrinaggio a Stresa. Questo il programma: alle ore 7 partenza da Avigliana con arrivo alle 9 a Stresa e accoglienza al Centro Internazionale Studi Rosiminiani; alle 10 processione alla Chiesa del Crocifisso e alle 11,30 messa solenne del Beato Antonio Rosmini; alle 13 il pranzo e pomeriggio libero per la visita alla città. Alle ore 17 è prevista la partenza per il ritorno. Per ogni informazione, 011/939130 e 338/3978641. AZIONE CATTOLICA, UN CAMPO ESTIVO Da giovedì 3 luglio fino a domenica 6, il Settore Adulti dell'Azione Cattolica di Torino organizza un campo estivo a Valtournanche (Valle d'Aosta) nella Villa del Seminario. Il titolo è "Non ci ardeva forse il cuore? La strafa di Emmaus, la strada della nostra storia". Info 011/5623285. COMUNITA' VALDESE È ormai un appuntamento fisso quello che la comunità valdese di Torino organizza per la prima domenica di luglio: domenica 6 è in programma infatti la tradizionale visita a Pièdicavallo, nel biellese. La partenza per il minuscolo comune dell'Alta Valle Cervo è per le 9,30 dal tempio valdese di corso Vittorio Emanuele II, con auto private. La giornata prevede il pranzo in una trattoria locale, alle 16 una conferenza sulla storia valdese e alle 17 il culto con il sermone bilingue, in piemontese e in italiano. Come consuetudine, il pomeriggio avrà termine con una merenda sinoira insieme con la comunità valdese di Biella e con il pastore Maurizio Abbà. La giornata è animata dal pastore Giuseppe Platone; iscrizioni allo 011/6692838 entro il 1 luglio.

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Riformismo critico per costruire reti democratiche (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

ALLEANZE Riformismo critico per costruire reti democratiche Goffredo Bettini L'89 ha come spazzato via, insieme al comunismo realizzato, molte e diverse speranza di alterità. Nello smottamento, anche al di là della verità fattuale, si è imposta l'idea di un mondo unipolare. Di un pensiero unico. Linearità della crescita attraverso il mercatismo. La globalizzazione come strumento di questo progetto. Ma il mercato senza politica, è pura società civile che non civilizzata dalla politica è pura inciviltà. La società civile è solo presente. La politica differisce e ordina. Costruisce il futuro. Ma non è solo questo che inquieta, di fronte all'ammassarsi di tremendi problemi e conflitti: la scarsezza delle materie prime, la crisi alimentare, le speculazioni improvvise e devastanti, la distruzione dell'ambiente. C'è un altro aspetto che induce a parlare, come fa Mario Tronti, di un cambio di fase. Ancora una volta lo sviluppo capitalistico, e la massimizzazione del profitto, grazie a sempre più avanzate tecniche, crea nuovi soggetti antagonisti. La fabbrica dell'800 fu il luogo del più spietato sfruttamento, ma diede vita ad un soggetto sociale con il quale il capitalismo ha dovuto fare i conti e trovare un compromesso. Oggi, la globalizzazione, forma inedita di un capitalismo a rete, decentrato, molecolare, ha costruito immense fortune di ristretti oligarchi; tuttavia ha anche sollevato dall'anonimato, dall'isolamento, dalla passività, miliardi di esseri umani. L'occidente si illude di poterli fermare. Quella che sembrava la "prospettiva Nevsky" del pensiero unico, appare così assai più sconnessa. Anzi. Il mondo sembra produrre mille cuori dello sviluppo. La rabbia sta nel fatto che la destra ha colto prima di noi le difficoltà all'orizzonte. Mentre noi, storditi, abbiamo introiettato la vittoria del liberismo, loro si preparavano a difendersi dalle conseguenze di ciò che essi stessi avevano prodotto. Prima hanno imposto un modello, poi vorrebbero cancellare le cose scomode che ci squaderna di fronte. Strano capitalismo. Non vuole i negri, i diversi, il disordine, il movimento. Sogna nelle proprie città giardini puliti, armonia e trionfo dei valori familiari. E poi delocalizza le sue imprese nell'inferno del mondo, dove i salari sono di 100 dollari al mese. La destra, come dice Tronti, tenta una politica forte. Da tanto tempo, invece, la sinistra è troppo silente. Stenta a cogliere un passaggio che apre spazi. Guai a rimanere attardati ad un vecchio schema ormai superato. Meno Stato, più mercato, rincorrendo i nostri avversari, che già si sono spostati e parlano un altro linguaggio. Il problema oggi è un altro: quella di un mercato senza politica. E di un mondo, che per questa via, va incontro a conflitti, guerre, nuove povertà, disordine. La parola deve e può tornare a noi. Le nostre ragioni si riconciliano con l'istinto alla vita, contro i pericoli di una distruzione del pianeta e della fine della nostra specie. Le prove sono difficili. Recuperare il carattere universale del nostro messaggio. Così spezzato tra la varietà della base sociale che dovremmo rappresentare e i "pezzenti" della Terra che premono ai nostri confini. Recuperare la forza della politica. Naturalmente accorti che la forza politica mantenga il limite che la politica deve avvertire dentro di sé. Per non trasformarsi da strumento di regolazione a strumento di nuove oppressioni e vecchie gerarchie. Pasolini chiedeva ai lavoratori di lottare per i propri diritti, ma di farlo con grazia. Noi abbiamo il compito di inventare un nuovo umanesimo, che costruisce reti democratiche e responsabilizzate verso il destino che ci accomuna di fronte alle prove di questa fase della modernità. Sembrano chiacchiere. No. Sono idee. Forse sbagliate. Ma idee. Queste idee io le chiamo un nuovo riformismo critico, popolare, unitario. Che si deve incontrare con altre ricerche. Altri tentativi. L'unità di questo riformismo italiano, se si innalza fino a tali ambizioni, può produrre cose importanti. Perché è nutrito dall'eresia di Gramsci, dalle ambizioni di una storia socialista finita tragicamente, dall'universalismo del cattolicesimo democratico, dal rigore e dal senso dello stato della migliore borghesia laica.

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Una retata di golpisti scuote tutto il paese (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

TURCHIA I militari: calma Una retata di golpisti scuote tutto il paese O. C. È toccato al capo dell'esercito, generale Ilker Basbug, rivolgersi al paese per invitare alla "calma e al buonsenso" dopo gli arresti che martedì hanno portato in carcere 24 persone tra cui due generali in pensione, il presidente della camera di commercio di Ankara, un noto giornalista. "La Turchia - ha detto Basbug - attraversa un periodo difficile. Dobbiamo tutti comportarci con più responsabilità". Gli arrestati sono accusati di far parte della presunta organizzazione eversiva Ergenekon,un'inchiesta che dura ormai da un anno e ha già portato in carcere altri grossi nomi della politica e dell'establishment militare e culturale turco, a partire dal generale in pensione Veli Kucuk, ritenuto il fondatore del famigerato corpo speciale dell'esercito, il Jitem. Ergenekon è il luogo leggendario dove il fondatore dell'impero Gokturk, Bumin Khan, avrebbe riunito le popolazioni turche. Nome che connota bene l'organizzazione, misto di ultranazionalisti, militari, seguaci di Ataturk, mafiosi. L'operazione Ergenekon è cominciata dopo la scoperta di bombe a mano di proprietà dell'esercito in una casa nel quartiere di Umraniye a Istanbul, il 12 luglio 2007. Secondo i magistrati Ergenekon sarebbe stata responsabile della preparazione di un colpo di stato per rovesciare l'attuale governo islamico dell'Akp di Recep Tayyip Erdogan. In attesa del golpe il gruppo avrebbe progettato e compiuto una serie di attentati e omicidi. Nel mirino: politici kurdi (Leyla Zana e Ahmet Turk), giornalisti, intellettuali. Il nome Ergenekon viene collegato alle minacce ricevute dal premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, ma anche all'omicidio del giornalista armeno Hrant Dink. Le bombe rinvenute a Istanbul sono le stesse usate negli attentati contro il quotidiano Cumhurriyet. Autore degli attentati risulterà essere l'avvocato Alparslan Aslan, arrestato nel 2006 per l'omicidio del giudice Mustafa Yucel Ozbilgin. Il suo arresto conferma quanto torbide siano le acque in cui si muove Ergenekon. Aslan, musulmano praticante, dichiarò di aver ucciso il giudice per la sua posizione contraria al velo islamico nelle istituzioni. Eppure, mesi dopo il suo arresto, i giornali pubblicarono una sua foto in compagnia del generale Veli Kucuk. Chi usa chi? A rendere tutto ancora più torbido la coincidenza degli arresti con momenti importanti nella vita dell'Akp. Gli arresti di martedì sono avvenuti poche ore prima dell'audizione del procuratore generale della corte di cassazione, Abdurrahman Yalcinkaya, che doveva presentare alla Corte costituzionale le prove a sostegno della sua richiesta di chiusura dell'Akp per attività anti-laiche.

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Processi e garanzie del cittadino A convegno i <Giuristi Cattolici> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE I 60 anni della rivista Processi e garanzie del cittadino A convegno i "Giuristi Cattolici" Il presidente emerito della Corte Costituzionale Riccardo Chieppa, i rettori della Cattolica di Milano e della Lumsa di Roma, Lorenzo Ornaghi e Giuseppe Dalla Torre, professori come Gianfranco Gaffuri, Gianfranco Garancini, Mario Pisani e Vittorio Colesanti, ma anche il prefetto Gian Valerio Lombardi, il giudice di pace Vito Dattolico, il difensore civico Flavio Curto: sono alcuni dei relatori del convegno di due giorni organizzato (a palazzo dei Giureconsulti in piazza Mercanti 2 oggi dalle ore 15 e poi domani dalle 9.30 alle 19.30) dal direttore Benito Perrone della rivista "Iustitia". La voce trimestrale dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani, associazione fondata nel 1948 e presieduta da Francesco D'Agostino, festeggia i suoi 60 anni di cultura riflettendo sul tema "Istituzioni pubbliche e garanzie del cittadino".

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Turchia, alta tensione dopo gli arresti <eccellenti> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-03 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Il complotto dei generali Turchia, alta tensione dopo gli arresti "eccellenti" ANKARA - Il numero due delle forze armate turche, il generale Ilker Basbug, ha esortato il Paese a mantenere la calma all'indomani dell'arresto di 25 persone nell'ambito delle indagini sulla "Gladio turca", l'organizzazione eversiva ultralaica e ultranazionalista "Ergenekon" accusata di progettare un golpe. In manette anche due generali in pensione per gli esiti delle indagini sul complotto per uccidere il Nobel Pamuk (foto). Il blitz è scattato mentre il procuratore chiedeva di bandire il partito islamico al governo perché anti laico.

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LUIGI EINAUDI (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-03 num: - pag: 39 categoria: BREVI LUIGI EINAUDI La parsimonia Caro Romano, ho letto che durante il suo mandato presidenziale iniziato nel 1948, l'allora presidente della Repubblica italiana, Luigi Einaudi, si dimostrò talmente parsimonioso che a un pranzo con un altro Capo di Stato, tagliò in due la sua mela e ne offrì una metà all'illustre ospite, perché non andasse sprecata. Oggi i costi della politica italiana sono tutta un'altra storia, di sprechi e privilegi; ma non sarebbe facile rimediarvi prendendo esempio dal compianto presidente Einaudi? Lei che ne pensa? Michele Toriaco Torremaggiore (Fg) L'ospite a cui fu offerta mezza mela non era un capo di Stato, ma Indro Montanelli che raccontò il pranzo anche in un articolo pubblicato dal Corriere nel 1996. Se le debbo dire la verità penso che l'episodio fosse soprattutto una metafora di cui Montanelli si servì per rappresentare in modo concreto la sobrietà dello stile di Einaudi. PER LE ALTE CARICHE L'immunità Caro Romano, spesso mi chiedo: le più alte cariche dello Stato non dovrebbero essere già persone di specchiata onestà e moralità? Che bisogno c'è dell'immunità? Giberto Gnisci Locri@email.it Anche le persone di specchiata onestà e moralità possono diventare bersaglio di false accuse, lanciate per screditarle agli occhi della pubblica opinione. è questa la ragione per cui i parlamentari, in molte democrazie, godono di una certa protezione. In Italia, sino al 1993, esisteva, insieme all'immunità "per le opinioni espresse e i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni", l'istituto dell'autorizzazione delle singole Camere per i procedimenti penali. L'articolo fu modificato nel 1993 e l'autorizzazione parlamentare fu limitata alle perquisizione, all'arresto e alla privazione della libertà salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, o nel caso in cui il parlamentare venga colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza. L'articolo fu modificato sotto l'impatto emotivo di Tangentopoli. Se fosse rimasto com'era il lodo Alfano non sarebbe stato necessario. RIMEMBRANZE Un parco incantevole Caro Romano, rispondendo a un lettore che chiedeva il significato di "Viale delle Rimembranze", lei ha indicato la probabile scomparsa dei relativi "Parchi delle Rimembranze", i cui alberi erano dedicati ai caduti della I guerra mondiale. è sopravvissuto almeno uno di questi parchi, che io ammiro ogni anno: è un parco incantevole, ricco di eucalipti secolari sul cui tronco sono ancora affisse targhette metalliche con nomi e date dei caduti di guerra. Questo bel parco si trova in un piccolo angolo di paradiso del Golfo del Tigullio, a San Michele di Pagana e fa parte del Comune di Rapallo. Margherita Picci, Arese (Mi) METANO Fatture e consumo Proprietario di una seconda casa in Liguria, devo lamentarmi per il fatto che l'azienda distributrice del metano mi fattura un consumo di gas maggiore di quello da me segnalato tempestivamente. E non riesco neppure a manifestare le dovute lamentele in quanto è difficilmente reperibile telefonicamente un operatore. Formulo quindi una proposta: la costituzione un ufficio di controllo che raccolga le lamentele e possa proporzionalmente ridurre i faraonici compensi percepiti dagli amministratori dei vari enti oggetto di ripetute doglianze da parte dei consumatori. Antonino Genovese nino.genovese@gmail.com UNIONE EUROPEA Le impronte Curiose le prese di posizione della Unione Europea sul tema delle impronte digitali per i bambini Rom. Non s'hanno da fare. Come non essere d'accordo? Peccato che in paesi come il Belgio non si vedano Rom e zingari e se ci sono son ben nascosti e non mandano i loro bambini a chiedere l'elemosina, ma forse non ci sono. Ecco perché non chiedono le impronte. Ma intanto agli stranieri chiedono di superare un test di conoscenza linguistica per concedergli le case popolari! Caolin Irpool italiaestero@hotmail.com ELEMOSINA Bambini sfruttati E' agghiacciante vedere bambini sudici che elemosinano sotto il sole cocente e vengono sfruttati da adulti senza scrupoli. Se questi bimbi fossero identificati ai genitori verrebbe tolta la patria potestà e non verrebbero più sfruttati. Ai buonisti che non vogliono il censimento ma non propongono alternative evidentemente sta bene che le cose non cambino. Andrea Sillioni Bolsena (Vt) SGRAVI FISCALI Separati dimenticati L'attuale governo sta cominciando a intervenire per diminuire, sia pur in misura irrisoria, il livello di tassazione degli italiani, comunque altissimo se relazionato ai servizi garantiti nel nostro Paese. Diminuire le tasse ai tartassati è un buon inizio per incitarli a non evaderle, ma, ahimè, le iniziative sono sempre destinate ad alleggerire e aiutare la "famiglia". Nessuno si ricorda mai dei separati e divorziati, ai quali non va riconosciuta nessuna facilitazione fiscale per via del "peccato" morale di cui si sono macchiati. Ci sono padri che con uno stipendio modesto e gli alimenti da pagare sono costretti a dormire in auto o al dormitorio pubblico, ma nessuno li difende, nessuno si preoccupa, nessuno muove un dito. Questo in uno stato laico non dovrebbe succedere e invece è all'ordine del giorno. Perché? Franco Zanaboni zchicco@hotmail.com PENSIONATA INPS Quei soldi in ritardo A mia madre era arrivata ad aprile una lettera dell'Inps che prometteva anche per quest'anno la "quattordicesima" di 360 euro, con la pensione di luglio. Mia madre ha la pensione minima e contava su quei soldi, ma a lei e a molti altri aventi diritto non sono stati dati, "per ora". Perché? E' un'ingiustizia: se noi ritardiamo un pagamento allo Stato paghiamo una multa. Marco Genovese gipanda@libero.it INTERCETTAZIONI Furti con il cellulare I genitori rom che dirigevano col cellulare i furti nelle case dei figli minorenni hanno sbagliato i tempi. Se avessero aspettato l'approvazione della legge blocca-intercettazioni non sarebbero mai stati scoperti e arrestati. Angelo Tirelli, Milano.

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<Siamo tutte e tutti Rom> (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

"Siamo tutte e tutti Rom" "Siamo tutte e tutti Rom". E' la parola d'ordine con cui l'Arci, invita a partecipare il prossimo lunedì ad una raccolta volontaria di impronte. "E' già iniziata la schedatura e la rilevazione delle impronte digitali dei rom, minori compresi, nei campi nomadi - afferma in una nota il responsabile immigrazione dell'Arci, Filippo Miraglia - con lo scopo di "censire" quanti vi risiedono. Una misura fortemente voluta dal ministro Maroni, nonostante l'indignazione con cui è stata accolta da gran parte dell'opinione pubblica". "Forti perplessità sulla legittimità di un simile provvedimento - ricorda Miraglia - ha espresso anche il Commissario europeo ai diritti umani. Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici hanno denunciato il razzismo di questa misura giudicata un grave vulnus della democrazia e della Convenzione per la tutela dei diritti del fanciullo. Un atto discriminatorio e persecutorio". "E' necessario - sottolinea quindi il responsabile immigrazione dell'Arci - dare visibilità, anche con azioni simboliche, alla nostra indignazione. Il 7 luglio, a Roma, in Piazza Esquilino, dalle 17 alle 20, l'Arci, col sostegno dell'Aned, organizzerà una 'schedaturà pubblica e volontaria, raccogliendo le impronte digitali delle cittadine e cittadini italiani che condividono la nostra protesta. Centinaia di impronte che invieremo al ministro con un messaggio: "siamo tutte e tutti rom". Con noi, a farsi "schedare", ci saranno anche Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Ascanio Celestini e tanti altri. A tutte le forze politiche di opposizione, alle forze democratiche, alle associazioni, ai media, ai singoli - conclude Miraglia - chiediamo di aiutarci a fermare questo scempio della vita civile e democratica del nostro paese, in cui il razzismo è ormai pratica di governo". Roma, Arci e Antigone al campo nomadi Mentre a Roma lunedì prossimo in concomitanza al Consiglio comunale straordinario sulla sicurezza Antigone e Arci promuovono una "Riunione straordinaria di rappresentanti delle istituzioni locali contro il razzismo" presso il campo rom di via Luigi Candoni alla Magliana Vecchia. "Oggi esiste una emergenza razzista. Ci deve essere una assunzione democratica di responsabilità di chi ha un ruolo istituzionale - ha dichiarato Luigi Nieri, assessore al bilancio Regione Lazio- per questo lunedì andiamo in un campo rom". Interverranno, oltre allo stesso Nieri, Giulia Rodano (assessore alla cultura Regione Lazio), Alessandra Tibaldi (assessore al lavoro Regione Lazio), Fliberto Zaratti (assessore all'ambiente Regione Lazio), Augusto Battaglia (consigliere Regione Lazio), Enrico Fontana (consigliere Regione Lazio), Enzo Foschi (consigliere Regione Lazio), Enrico Luciani (consigliere Regione Lazio), Giuseppe Mariani (presidente commissione lavoro Regione Lazio), Anna Pizzo (consigliere Regione Lazio), Claudio Cecchini (assessore alle politiche sociali provincia di Roma) Cecilia D'Elia (assessore alla cultura Provincia di Roma), Massimiliano Smeriglio (assessore al lavoro della Provincia di Roma), Massimiliano Massimiliani (presidente commissione politiche sociali Provincia di Roma), Andrea Catarci (presidente Municipio XI Roma), Susi Fantino (presidente Municipio IX Roma), Sandro Medici (presidente Municipio X Roma). 03/07/2008.

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<L'attuale maggioranza non vuole limiti Napolitano è in una posizione scomoda> (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

"L'attuale maggioranza non vuole limiti Napolitano è in una posizione scomoda" Angela Mauro "Nell'attuale maggioranza, prevale una concezione per cui chi ha vinto le elezioni non deve incontrare alcun limite nella sua azione di governo...". All'indomani dell'ok del plenum del Csm al parere negativo sulla norma blocca-processi, Mauro Volpi, presidente della VI commissione di Palazzo dei Marescialli, quella che ha redatto il documento licenziato in via definitiva martedì, si ritiene "soddisfatto" del lavoro svolto. Ma non può fare a meno di riconoscere che lo scontro istituzionale è purtroppo solo appena iniziato. Napolitano, bersaglio di polemiche. La sua lettera al vicepresidente del Csm Mancino viene esaltata dal centrodestra, Di Pietro e i "girotondini" invece dicono che il presidente della Repubblica è stato raggirato dalla maggioranza di governo. Che ne pensa lei? Il capo dello Stato ha svolto correttamente un'opera di mediazione. Ha difeso il potere del Csm di esprimere pareri anche non richiesti. Ci sono dichiarazioni di esponenti del centrodestra che negano questo potere. Inoltre, il capo dello Stato ha ricordato che non sta al Csm esprimere un vaglio di costituzionalità. Un'affermazione scontata: il nostro ordinamento prevede che il sindacato di legittimità costituzionale sia compiuto dalla Corte Costituzionale. Ma questo non esclude che il Csm possa rilevare dei dubbi, rientra nella libertà del consiglio che può anche non nominare la Costituzione nei suoi pareri. Il consiglio ha definito la norma blocca-processi "irragionevole". Spetterà alla Corte Costituzionale esprimere un giudizio. Prevede che prima o poi qualche giudice competente vi farà ricorso, com'è successo per il Lodo Schifani, bocciato dalla Consulta? E' plausibile ritenere che la Corte, su ricorso dei giudici, possa annullare alcune delle disposizioni del dl sicurezza. Ripeto: "alcune". Si ricordi che il parere del Csm non boccia tutto il provvedimento. Sono positivi, per esempio, alcuni punti sulla lotta alla criminalità. Su altri invece abbiamo espresso parere negativo per le ricadute sulla funzionalità del sistema giudiziario. Tutte le cronache si concentrano sul blocca-processi. Ma il parere è negativo anche su alcune misure del dl sicurezza relative all'immigrazione. Sì, l'aggravante della clandestinità. Al termine di una discussione vivace in commissione e in plenum, la maggioranza ha ritenuto che un reato commesso da un clandestino non è da considerarsi di per sè come aggravante. La responsabilità penale è personale e va verificata con riferimento alla persona e alle circostanze. Da presidente della commissione che ha redatto il parere, è soddisfatto? Sono molto soddisfatto. E' un parere equilibrato, critico ma misurato. Non eccede in dubbi di legittimità costituzionale e nei suoi punti più qualificanti, cioè sui rischi di disfunzioni nel sistema, coincide con un documento approvato dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana. Mi chiedo: anche l'Oua è finita nella lista dei nemici del governo? Per il momento, ci è finito Mancino, attaccato dal centrodestra per delle frasi sui parlamentari eletti... C'è una modalità abbastanza curiosa di avanzare le critiche. Prima, il vicepresidente ha ricevuto pressioni sul rispetto della riservatezza, quando la bozza del parere è stata fatta uscire volontariamente... Sta attribuendo la fuga di notizie ai consiglieri laici della maggioranza di governo? Non ho elementi per dirlo, ma verifico gli effetti. Mancino, nelle sue conclusioni al plenum, ha fatto delle considerazioni sul fatto che parlamentari avevano attaccato il Csm, mettendone in discussione natura e ruolo. Anche oggi (ieri, ndr.) Gasparri ha detto che "un gruppo di attivisti di partito hanno trasformato il Csm da organo di garanzia a presidio militante". Questa è normale dialettica istituzionale? Non mi pare. Per il resto, dire che ci sono parlamentari eletti non selezionati direttamente dagli elettori ma decisi dai partiti è un dato di realtà, visto che ci sono le liste bloccate. Ci sono altri provvedimenti sui quali il Csm potrebbe esprimere un parere? Sulla giustizia, c'è molta carne al fuoco. Parlano di un decreto per le intercettazioni. Vedremo se sarà così, ma un decreto, che entra in vigore da subito, avrebbe ricadute sul funzionamento della giustizia. Quindi, potremmo esprimerci su questo. Ho invece dei dubbi sulla possibilità che il Csm si esprima sul Lodo Alfano sull'immunità per le alte cariche. Anche se, da costituzionalista, dico che secondo me sarebbe il caso di intervenire in materia con una legge costituzionale e non con una ordinaria. In quei pochi paesi democratici in cui esiste l'improcessabilità nei confronti anche del solo presidente del Consiglio, questa è prevista dalla Costituzione. Finora, comunque, non ci è giunta alcuna richiesta di parere. Auspico che il ministro Alfano lo faccia. Altrimenti il Csm si troverà costretto a ricorrere al parere libero, previsto dalla legge. Ma sarebbe bene instaurare collaborazione. Magari prima che "parliate" di nuovo, il governo vi tapperà la bocca con una "bella riforma" del Csm. La temete? No, si può riformare il Csm, ma per farlo serve una legge costituzionale, cioè con l'ok dei due terzi del Parlamento. Se la riforma serve a rendere più funzionale il consiglio e a garantire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, ben venga. Ma, e lo dico da consigliere laico, è curiosa la proposta di dare la maggioranza dei seggi in plenum ai membri eletti dal Parlamento, come se fossero una componente non politica. Ricordo che l'ultima assemblea della Rete europea dei consigli di giustizia, a Budapest, ha stabilito che i consigli di giustizia devono essere composti per metà da magistrati. Credo che l'attuale composizione del consiglio possa essere mantenuta e va comunque valorizzato il ruolo dei membri laici per evitare che la magistratura si chiuda in se stessa e diventi troppo corporativa. In tutto questo scontro con il governo, i magistrati del Csm hanno qualcosa da rimproverarsi? Il Csm ha assunto una posizione assolutamente coerente. Ha anche avviato pratiche verso magistrati che peccano di un certo protagonismo. Sul caso Forleo ci sono piovute critiche da direzioni opposte... Da costituzionalista, crede che Napolitano sia finito in un vicolo cieco perchè il sistema non gli assegna gli strumenti necessari per reagire a un governo del genere? Non so se ci sia stata la volontà politica di raggirare il Capo dello Stato, infilando la blocca-processi nel dl sicurezza dopo l'ok di Napolitano. Ma certo il presidente si trova in una posizione molto scomoda. Nell'attuale maggioranza c'è una concezione per cui chi ha vinto le elezioni non deve incontrare alcun limite alla sua azione di governo. E' una concezione di tipo assolutistico. Assolutizza la sovranità popolare che, dice la Costituzione, deve essere esercitata nei limiti e nelle forme della Costituzione stessa, altrimenti diventa arbitrio popolare. C'è un'insofferenza verso tutti i poteri di garanzia e vedrà che verrà fuori anche verso la Consulta, se dovesse essere chiamata ad esprimersi. 03/07/2008.

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<La Turchia sta attraversando giorni difficili (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

"La Turchia sta attraversando giorni difficili "La Turchia sta attraversando giorni difficili. Dobbiamo agire tutti con buon senso". Il numero due delle forze armate turche, il generale Ilker Basbug, ha richiamato ieri il paese alla calma dopo l'arresto, martedì sera, di due alti ufficiali militari in pensione e di altre 21 persone dell'Ergenekon, gruppo ultra-nazionalista. Sono tutti accusati di aver pianificato attacchi dinamitardi e omicidi finalizzati a un golpe militare. I nomi sono di primissimo piano: l'ex capo dell'esercito Hursit Tolon, l'ex generale della gendarmeria Sener Eruygur, l'editore del Cumhuriyet , quotidiano di tradizione laica, il presidente della Camera di Commercio di Ankara e alcuni politici. Il clima è rovente. Lo scontro è senza quartiere. Tra chi? Oggi, a Istanbul, il partito al governo - il conservatore e "islamico" Akp (Giustizia e Sviluppo) del presidente Recep Tayyip Erdogan, vittorioso col 47% dei voti giusto un anno fa - dovrà difendersi davanti alla Corte Costiuzionale che lo vuole mettere fuorilegge con l'accusa di complotto contro la laicità dello Stato, di voler affermare la sharia , in combutta con forze straniere (l'imperialismo americano). Uno scontro tra potere politico e potere giudiziario ormai senza quartiere. Dal braccio di ferro sull'elezione del presidente Gul (dell'Akp) durata un anno, alla recente abrogazione della legge che permetteva di portare il velo nelle università pubbliche. Da un lato i magistrati, insieme all'esercito, baluardo del kemalismo, laico, conservatore e isolazionista con i nazionalisti del partito Chp (Partito del Popolo Repubblicano, 20% dei voti). Dall'altro la legittimità democratica dell'Akp. europeista e al centro del rilancio del ruolo della Turchia anche in Medio oriente, come "paciere" tra Siria e Israele. Le accuse tra i due schieramenti sono chiare: vogliono imporre uno Stato islamico e distruggere la Repubblica dicono kemalisti, militari e giudici; vogliono impedire la democrazia e le riforme, dicono gli euromussulmani dell'Akp. Messa così, rubando una battuta all'analista turco-statunitense (conservatrice), Zeyno Baran, sarebbe come scegliere tra diventare "una democrazia illiberale come la Russia o uno Stato islamico come l'Iran". In attesa di capirlo, però, la profezia del noto analista politico Ilnur Cevik, si starebbe avverando: "Ciò a cui stiamo assistendo in Turchia è un tentativo di colpo di stato promosso dalla magistratura e appoggiato dai gruppi dell'elite laica". Il tentativo c'è stato, secondo la polizia. E oggi la magistratura procede nella messa al bando del partito di governo. D'altronde, quella che proprio un portavoce dell'Akp chiama "l'oligarchia dei giudici", è sotto attacco per un'infinita serie di processi e condanne per reati d'opinione e contro i valori dello Stato. Dalla messa fuorilegge a maggio dell'associazione gay e lesbica Lambda, all'oscuramento di YouTube per impedire la divulgazione di video antipatriottici (e greci) che mettono in dubbio la mascolinità di Mustafa Kemal, all'ennesima messa al bando della rappresentanza curda nel Parlamento con una procedura contro il Dtp (Partito della società democratica, 20 deputati), alla denuncia contro il Nobel Orhan Pamuk per aver "evocato" il genocidio armeno o contro chi critica le operazioni militari anti-Pkk e chi la legge anti-tabacco, fino ai 24 processi in cinque anni al sindaco curdo di Diyarbakir, Osman Baydemir... L'Akp ha vinto finora grazie al voto del ceto medio, ed ha spinto lentamente il paese verso quella declinazione di islam e mercato che piace molto a Usa e Ue (ma per nulla alle associazioni dei diritti umani e agli oppositori), anche se le sue riforme scraggiano il lavoro femminile e tendono inevitabilmente a islamizzare la società. D'altra parte, il nazionalismo kemalista spinge il paese nel caos. Decideranno militari e giudici il destino della Turchia? 03/07/2008.

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Un comitato per riscoprire vita e pensiero di Papa Pacelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 157 del 2008-07-03 pagina 33 Un comitato per riscoprire vita e pensiero di Papa Pacelli di Redazione "Una migliore conoscenza e valorizzazione della figura di Pio XII contribuiranno alla corretta ermeneutica del Concilio Vaticano II". È quanto affermano alcune personalità laiche del mondo della cultura, della politica e del giornalismo, che in questi giorni hanno dato vita a un comitato finalizzato a far meglio conoscere la figura di Pacelli, Papa Pio XII, del quale ricorre in ottobre il cinquantesimo della morte. Tra i firmatari dell'iniziativa, vi sono politici bipartisan, docenti universitari, scrittori, registi e giornalisti: si va da Giulio Andreotti a Maria Pia Garavaglia, da Vittorio Messori a Pasquale Squitieri, da Claudio Risè a Magdi Allam. Il comitato ritiene che approfondire la figura di Pio XII, al di là delle leggende nere che negli ultimi decenni ne hanno infangato il nome, possa contribuire a leggere lo stesso Concilio Vaticano II non come un evento di rottura e di discontinuità nella storia della Chiesa, e intende ricordare la grande opera di carità che Pio XII mise in atto rimanendo a Roma, facendo aprire i conventi e togliendo la clausura per accogliere migliaia di perseguitati, molti dei quali ebrei. Il coordinatore è l'avvocato rotale Emilio Artiglieri. Le adesioni possono essere spedite all'email comitatopapapacelli@gmail.com. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 157 del 2008-07-03 pagina 43 DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA di Redazione Don Diego Goso Ho fatto un sogno. Vale appunto per quello che è, soltanto un sogno. San Pietro era in vacanza, concessione diretta dell'Onnipotente dopo 2000 anni di fedele servizio di portineria e segreteria. A sostituirlo un magistrato rosso. Chi meglio di un alto garante della giustizia e del popolo da mettere a capo del più importante tribunale che esiste? Il nostro eroe non ha perso tempo. Si è subito messo all'opera. E dopo un poco, nel mio sogno, non si è visto più un santo in questo immaginario paradiso. Mi avvicino timidamente al suo tavolo sommerso di scartoffie e copie de il Manifesto. Chiedo con voce sommessa: "Scusi, ma dove sono tutti?". Lui mi fa attendere la fine della pausa caffè. Quindi la pausa sigaretta. Poi mi parla annoiato. Si vede che è una brava persona, ma è giù di tono. Non ha più altro da fare: "Tutti arrestati!", mi dice. Lo guardo stupito. Tutti arrestati? In Paradiso? Lui snocciola le sentenze. San Paolo: simpatizzava per Israele. Carcere preventivo. San Matteo: esattore a cui è stato condonato il debito. Qui non si condona nulla. Carcere. San Tommaso: pubblicate sui Vangeli le intercettazioni dei suoi dubbi. Considerato inaffidabile. Arrestato. San Francesco: ha predicato la giustizia sociale senza favorire alcuna scalata all'Unipol. Interdetto dalla pubblica amministrazione. Sant'Ignazio: un passato nelle forze armate. Quindi di destra. Quindi arrestato. San Pietro: arrestato. Qui l'unico Pietro che si riconosce è Di Pietro. San Gennaro: sospetta ricettazione oggetti smarriti senza autorizzazione sanitaria. Carcere preventivo. La Maddalena: dopo aver creduto per anni nei pacs multipli aveva messo la testa a posto. Bigotta. Arrestata. San Giovanni Bosco: insegnamento di valori trascendentali nelle sue scuole. Cospirazione contro il laicismo. Arrestato. Gesù Cristo: figlio del capo. Raccomandato. Ma non dal Partito, quindi arrestato. La Madonna: mai fatto una volta la spesa in una coop. Destabilizzatrice economica. E inoltre vergine, che per lui è evidente segno di disturbo mentale. Assegnata ai servizi sociali. Dio Onnipotente: abolito dopo parere contrario del Csm al decreto di scudo per le alte cariche. Mi allontano dall'inquisitore che continua a parlare nel vuoto della fine che hanno fatto altri ormai ex santi d'altare. Non so a chi rivolgermi. Finalmente incontro qualcuno. Gira con una corda al collo. Mio Dio, ops, ma è Giuda Iscariota: traditore, ladro e cospiratore: fuori per l'indulto. Mi sveglio. Era solo un stupido sogno. Davvero stupido. Dio sia lodato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La Valbisagno presenta il conto a Vasco (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)

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N. 157 del 2008-07-03 pagina 3 La Valbisagno presenta il conto a Vasco di Redazione Il Municipio della Valbisagno era quello che aveva chiesto, con una mozione approvata dal consiglio, che il vaticano restituisse i soldi spesi dalla città di Genova perché la visita del Papa non interessava l'intera collettività. Bruno Ferraccioli, vice presidente e capogruppo della Lega, non ha mai dimenticato quel documento e così, visto che poco tempo dopo la città di Genova ha anticipato centinaia di migliaia di euro per il concerto di Vasco Rossi e altri eventi del Summer Festival, ha riproposto un'identica mozione. Blasco interessa solo ai suoi fan - ha fatto presente - che si paghi da solo le spese. I consiglieri di centrosinistra del Municipio un po' in contropiede sono stati presi. Difficile ribattere. Tra Vasco e il Papa, poi, c'è una bella differenza, anche a voler essere il più laici possibile. E così hanno dovuto prendere atto di essere stati "incastrati". Per salvare almeno l'onore hanno ottenuto di ritoccare un po' la mozione, sfumare qualcosa, inserire il fatto che la sindaco Marta Vincenzi si è impegnata a ottenere il denaro anticipato grazie agli sponsor. Ma alla fine il testo è rimasto. "Il Municipio III Genova bassa Valbisagno chiede al sindaco - è la chiosa della mozione - di sollecitare gli sponsor stessi a fare fronte ai propri impegni, e di utilizzare le risorse risparmiate a sostegno delle politiche sociali e delle esigenze dei cittadini genovesi". Visto che il Comune ha aumentato tutte le tasse, che almeno i soldi vengano spesi per le necessità più urgenti e non per i concerti. Ventitré voti a favore su ventitré. La Vincenzi è servita. E ancora ringrazi il Municipio che ha invece respinto la mozione, sempre della Lega, con cui si esprimeva solidarietà ai giornalisti di Primocanale cacciati dalla conferenza stampa. In Comune, intanto, la maggioranza ha evitato di partecipare alla commissione sul "Summer Festival" delle polemiche, scatenando le reazioni di Bernabò Brea (Destra), Murolo e Praticò (An), Centanaro e Lauro (Biasotti). Piana della Lega ha presentato un'interrogazione sul tema. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Caso D'Alema-Unipol: l'Europa alle prese con l'anomalia italiana> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 157 del 2008-07-03 pagina 6 "Caso D'Alema-Unipol: l'Europa alle prese con l'anomalia italiana" di Anna Maria Greco Il potere dei magistrati è aumentato in modo eccessivo da Roma Onorevole Gargani, lei presiede la Commissione Giustizia dell'europarlamento che esaminerà la richiesta del gip Forleo di utilizzare nel processo Bnl-Unipol le intercettazioni di D'Alema. Su immunità e intercettazioni il clima sta cambiando? "Oggi Berlusconi, come D'Alema e Fassino patiscono la mancanza di un filtro, quello dell'autorizzazione a procedere, presente negli altri Paesi. Tutto deriva da quel dannato voto che nel 1992 l'abolì, sull'onda dell'emozione craxiana...". Lei fu tra i pochi, allora, a distinguersi. "Siamo stati in cinque in parlamento, a votare contro l'abrogazione. Oggi vedo che molti che allora la pensavano diversamente, da Violante a Sartori, hanno cambiato idea. Perché il bubbone sta scoppiando e l'accanimento giudiziario contro il premier è arrivato al culmine". Anche l'avvocato di D'Alema, Calvi, dopo l'assoluzione della Forleo, ha definito il Csm "ipergarantista", invocando una legge sulla responsabilità dei giudici. "Vede, le cose cambiano. Sul caso D'Alema in Commissione la settimana scorsa c'è stata una prerelazione; la prossima settimana avremo il testo scritto e formuleremo un parere sul quale, a settembre, deciderà tutto il parlamento europeo. Per la prima volta, su una questione del genere. C'è molta sorpresa tra i colleghi stranieri per il fatto che si discuta di intercettazioni di un europarlamentare, quando il Trattato le vieta. Ho dovuto spiegare che da noi, solo da noi, ci sono le intercettazioni "indirette" che possono coinvolgere parlamentari. Visto che ancora non c'è un'immunità europea, per i reati extrafunzionali si decide in base alle leggi di ogni Stato. Ma questo mette in luce l'anomalia italiana, sia per la mancanza dell'immunità che per l'uso eccessivo delle intercettazioni". L'autorizzazione a procedere fu abolita per il suo uso sconsiderato. "Ci sono stati casi eclatanti, ma tra l'80 e il '92 è stata concessa nel 60 per cento dei casi e negli anni di Tangentopoli nel 75 per cento". Sarà possibile reintrodurla con la vasta maggioranza prevista per una legge costituzionale? "Sembra che per la prima volta ci sia una consapevolezza, anche da parte dei nemici di ieri, che il problema va affrontato. Il potere dei magistrati, in questi anni, è aumentato in misura eccessiva, senza la necessaria contrapposizione, per l'azione distorta derivata dall'accordo tra Pds e Di Pietro. Sono stati distrutti i partiti e la magistratura è diventata poco trasparente, anche per l'opinione pubblica. Alla fine del 2000 i giudici hanno corretto il tiro, con una serie di assoluzioni che li hanno distinti da pm che si accanivano per fini politici. Ma oggi la situazione è di nuovo drammatica, con un Csm che deborda dai suoi compiti e vuol decidere della costituzionalità delle leggi, come per il sospendi-processi. È dovuto intervenire Napolitano, perché anche Mancino ha ceduto alle pressioni della magistratura". È giusto limitare drasticamente le intercettazioni? "Da noi sono il doppio che negli Usa: ho fatto uno studio su quelle americane e nelle indagini non si parte mai dalle conversazioni, come in Italia: servono solo a completare la prova. Che da noi siano una stortura lo dimostra il fatto che il 60 per cento dei processi fatti sulla base delle intercettazioni portano all'assoluzione. Credo che si debba individuare chi provoca le fughe di notizie, ma che anche i giornalisti debbano rispettare il segreto, per un loro codice deontologico non per le sanzioni". Quali altre riforme sono necessarie? "Bisogna abolire l'obbligatorietà dell'azione penale, che è totale arbitrio del pm e stabilire dei criteri di priorità, come in tutto il mondo. Il Csm dovrebbe avere metà membri laici e metà togati, con una sezione disciplinare esterna. I ruoli di giudici e pm dovrebbero essere diversi e i loro nomi non dovrebbero mai comparire sulla stampa. Arginerebbe il protagonismo e gioverebbe alla loro indipendenza". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Dibattito: grembiule sì, grembiule no (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 157 del 2008-07-03 pagina 0 Dibattito: grembiule sì, grembiule no di Massimo M. Veronese Cecchi Paone (nella foto): "Fosse per me vestirei tutti all'inglese fino alla maggiore età: gonnellina per lei e cravatta per lui. E' anche una questione di decoro". Leggi le opinioni: Antonella Landi e Stefano Zecchi. Sei d'accordo? VOTA Milano - Alessandro Cecchi Paone oggi fa il prof. A Milano e a Napoli. è stato però un bambino prodigio: a 16 anni debuttava in tv come conduttore del Tg dei ragazzi e sapeva già dove voleva arrivare. Abbiamo sentito tutti e due: il prof e il bambino. E sul grembiulino parlano come una persona sola. Se lo ricorda il primo grembiulino? "E con nostalgia anche... era azzurro, aveva il colletto rigido di plastica con un bottone al centro intorno al quale girava il fioccone bianco: mi dava un'aria di compostezza, di serietà. Un po' scomodo però...". Però nascondeva le differenze... "Mica tanto. Il colletto rigido era un privilegio di chi come me veniva da una famiglia borghese e benestante. Chi non era ricco come te lo riconoscevi dal colletto morbido". Fino a quando l'ha portato? "Quinta elementare. E lì mi è successa la cosa più curiosa". Ci dica... "A Napoli la scuola che frequentavo usava far indossare a noi bambini un fiocco tricolore, bianco, rosso e verde, come non ho mai più visto altrove. Io poi che ero capoclasse avevo pure la fascia, come il sindaco". E in famiglia che dicevano? "La mia era una famiglia mazziniana, garibaldina e risorgimentale. A mamma e papà luccicavano gli occhi". Cosa teneva nelle tasche del grembiule: biglie, figurine la merendina... "Niente. A miei tempi si usava il cestino". Appunto. Ora dicono che ripristinare il grembiule è come portare indietro le lancette della storia. "Può darsi ma io sono favorevole. Penso che la formazione di ogni ragazzo debba avere due punti fermi: la scuola pubblica e la divisa uguale per tutti". Solo per le elementari? "Anche per medie e liceo, cioè finché l'alunno è minorenne. Fosse per me poi sposerei addirittura la tradizione anglosassone: gonnellina per le femminucce e cravattina per i maschietti". Ma oggi va di moda la vita bassa. "Quando vedo ragazzine anche di terza media andare in giro con il sedere di fuori mi chiedo cosa ci sia di bello e di buono. Colpa degli stilisti certo ma anche dei genitori: è incredibile che lascino andare in giro i figli conciati così". E come la mettiamo con chi invece pretende il velo? "Io sono un grande sostenitore dello Stato laico. Proprio perché a scuola la divisa cancella le differenze di classe, di razza e di religione in Inghilterra multirazzismo e il multiculturalismo sono diventati un punto di forza". Oltre al grembiule cosa bisognerebbe ripristinare? "L'abitudine di alzarsi in piedi quando entra l'insegnante. è una questione di buona educazione non di autoritarismo". Ma alla fine cos'ha di buono la divisa? "Riporta decoro e rende tutti uguali. è l'equivalente dei Caschi blu: non toglie appartenenza ma ne crea una nuova" Mi sa che ormai è tardi... "Forse è tardi. Ma bisogna provarci". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Comitato pro Papa Pio (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)

Argomenti: Laicita'

E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 104 ) " (7 votes, average: 3.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 509 ) " (15 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (10 votes, average: 3.3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (15 votes, average: 3.87 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (9 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 135 ) " (17 votes, average: 4.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (213) Ultime discussioni Reginaldus: Dottor Tornelli, vorrei sapere dove mai e quando mai la Chiesa ha affermato che gli uomini devono essere... F.P.: Caro Andrea Carradori, l'ho segnalato anche io ieri, ma qui, per usare un'espressione moderata, se... Francesco73: L'appello mi piace così e così, sono sincero. Lo trovo poco centrato. L'iniziativa è... Bruno Demasi: Grazie.Riprovo. Andrea Tornielli: Gentile Bruno, ho fatto personalmente una prova ora, l'indirizzo... 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"rom, no all'ordinanza di maroni schedate anche etnia e religione" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca "Rom, no all'ordinanza di Maroni schedate anche etnia e religione" Protesta la comunità di Sant'Egidio. Lunedì il caso al Parlamento Ue Le tre grandi città interessate ancora divise sulle modalità Appello a Maroni dalle riviste cattoliche per ragazzi: "Non criminalizzate quei bambini" MARCO POLITI ROMA - "No all'ordinanza confusa e sbagliata del ministro Maroni". No a schedature etniche. Il presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo, fa distribuire la fotocopia di un atto di censimento del commissario per l'emergenza a Napoli (il prefetto) e subito scoppia un caso che potrebbe arrivare alla Corte di Strasburgo. Perché in chiare lettere - sul documento redatto dalla polizia - spicca l'etnia della persona "rom di Serbia" e la religione "ortodossa". Una schedatura razzista, che rischia di rievocare la persecuzione degli ebrei in Germania e le pratiche del regime collaborazionista di Vichy. Un altro esponente della comunità, Mario Marazziti, coglie l'occasione per elogiare il "saggio" atteggiamento del prefetto di Roma Mosca, che rifiuta di prendere le impronte digitali ai bambini rom, e sottolinea il punto che più sta a cuore a tanti cattolici: "Non può passare un messaggio culturale così grave come l'identificazione selettiva per etnia o religione, giustificando i pregiudizi e le paure di una parte della popolazione e attuando una prassi sbagliata e discriminatoria, che fa leva sulla "diversità" dei Rom". Ieri, peraltro, il ministro Maroni ha incontrato il presidente dell'Unicef Spadafora, assicurando che non verranno schedati in modo indiscriminato tutti i bambini rom e che le operazioni verranno effettuate rispettando i diritti dei minori. Cresce quotidianamente il pressing dell'associazionismo cattolico contro il progetto schedature. Le Acli denunciano "inaccettabili censimenti etnici", mentre insorgono le riviste cattoliche per ragazzi. "Non criminalizzate i bambini rom. Schedare solo loro vanifica il principio di uguaglianza tra tutti i bambini", suona l'appello firmato dai direttori del Giornalino, del Piccolo Missionario, di Mondo Erre e di Italia Missionaria. Al documento ha aderito il Forum degli oratori italiani. L'Avvenire, giornale dell'episcopato, pubblica una lunga intervista al ministro Maroni, dal titolo "Non sono Erode". Segno che la Chiesa non vuole lo scontro frontale con il governo, ma raddrizzare semmai una tendenza pericolosa. Anche la Comunità di Sant'Egidio parla di "piattaforma di buon senso" per migliorare l'azione governativa. Servono programmi di scolarizzazione, abitazione, lavoro, identità legale (per gli apolidi) e su questa base - sia chiaro - è giustissimo il contrasto a ogni forma di illegalità e di sfruttamento dei minori. Anzi, sottolinea Impagliazzo, ben venga un'azione più severa di presidi, assistenti sociali, tribunali per i minori per tutelare i bambini, anche a costo di togliere la potestà genitoriale a chi non li cura. Da precisare che su 140.000 zingari la metà sono italiani e solo una parte vive nei campi. Intanto il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, ha inviato a Roma un memorandum per "rafforzare la sfera dei diritti umani" nell'ambito delle misure del pacchetto sicurezza. All'Europarlamento si terrà lunedì, su richiesta di liberaldemocratici e verdi, un dibattito sulla schedatura dei rom in Italia attraverso le impronte digitali. Martedì ci sarà il voto di una risoluzione. Sulla vicenda regna tuttora parecchia confusione. A Milano il sindaco Moratti ritiene le impronte un "metodo sicuro per conoscere l'identità dei bambini rom e proteggerli". A Napoli si prendono le impronte, a Roma no. Il Pd Soro parla di "cieca ostinazione del governo".

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Il paese - merida-caceres (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura DEI SOLITARI la romanità di Mérida, la bellezza di CÁceres il fascino ambiguo del silenzio il paese L'andamento di un pellegrinaggio laico nei "santuari sacri e profani della terra iberica" Le sorprese dell'architettura dal Museo di Moneo al Ponte di Calatrava MERIDA-CACERES Mérida-CÁceres Tra le tante, bellissime città dell'Extremadura, Mérida è probabilmente la meno interessante. Priva di un vero e proprio centro storico, la stessa architettura popolare non vanta alcun tratto distintivo: né la pietra a vista e i tenebrosi tetti d'ardesia di Las Hurdes, né gli accecanti muri in calce bianca tipici delle città del sud. Soltanto anonime casette anni cinquanta tanto povere quanto dignitose, malgrado nascondano quasi sempre sotto le loro fondamenta dei tesori inestimabili, come si verifica puntualmente quando qualcuno attua ampliamenti e ristrutturazioni. Già, perché la nuova Mérida giace sopra una delle grandi meraviglie della romanità, di cui sono ancora innumerevoli i resti che ci è consentito ammirare. In alcuni casi, come davanti al tempio di Diana, l'effetto è piuttosto straniante: il tempio sorgeva nel foro, e successivamente una parte venne incorporata in un palazzo del XVI secolo. Fin qui, niente di male. Semmai quello che stona è il contesto abitativo in cui il tutto è calato: niente di paragonabile, comunque, agli orrori della valle dei templi di Agrigento. E poi, basta percorrere qualche centinaio di metri per trovarsi, letteralmente, in paradiso. In uno splendido giardino invaso dalle rose, ecco il teatro e l'anfiteatro romani: entrambi maestosi e, soprattutto il primo, in ottimo stato. A volerli fu l'imperatore Augusto, che nel 25 a. C. fondò Augusta Emerita per premiare i soldati più meritevoli delle guerre cantabriche. Il luogo non fu scelto a caso, ma in quanto crocevia della Ruta de la Plata e punto di passaggio tra la meseta e Lisbona. Centro amministrativo, culturale ed economico dell'estesa provincia della Lusitania, l'Augusta Emerita divenne una delle dieci città più importanti dell'impero e non si fa fatica a comprenderlo visitando il vero, inarrivabile gioiello della città: il Museo Nacional de Arte Romano. Ho scritto in precedenza che questo viaggio in Extremadura ha finito per prendere l'andamento di un pellegrinaggio laico nei diversi "santuari" (sacri e profani) presenti in terra iberica. E il geniale progetto, ideato da Rafael Moneo all'inizio degli anni ottanta, rafforza questo sentimento. Assumendo come punto di riferimento l'arco di Traiano presente in città, il grande architetto spagnolo ha creato un edificio di estrema sobrietà, tutto in mattoni. Nell'altissima navata centrale, dove l'immenso arco si ripete nove volte, convergono successive gallerie ortogonali all'asse centrale, ripetute su due piani, e modulate da arcate snelle e delicate, dalle quali è possibile contemplare le opere da distinti piani e punti di vista. L'opera di Moneo è improntata a una poetica di encomiabile umiltà, che lo ha premiato rendendo possibile il miracolo: perché se avrete la fortuna di visitare l'edificio in solitudine, vi accorgerete che questo non è soltanto un bel museo, ma un vero e proprio "santuario" dell'antica Roma. Un luogo dove si respira l'aria di quel tempo: giacché qui accosterete le credenze, i costumi, i gusti, gli stili di vita degli antichi romani. Fors'anche perché (altra scelta condivisibile), l'architetto non si è fatto prendere la mano dall'abituale horror vacui che contrassegna la maggior parte dei musei archeologici, inzeppati di ogni tipo di reperti. No, ha scelto accuratamente pochi pezzi, tutti di magnifica fattura, e inoltre ha avuto la brillante idea di disporre i mosaici in verticale, sulle pareti, come se si trattasse di altrettanti arazzi. Ma se il Museo Nacional de Arte Romano è un unicum, che andrebbe preso a modello in tutta Europa, più in generale l'accostamento tra antico e moderno in Spagna viene vissuto e praticato con un agio e una leggerezza a noi ignoti. Basta spostarsi di un paio di chilometri, e, giusto a fianco di uno splendido ponte romano di epoca augustea, ecco comparire il "Puente Lusitania", opera di un altro grande architetto spagnolo contemporaneo, Santiago Calatrava: nessuno scandalo, nessun disagio. Antico e moderno, qui, si fanno buona compagnia. E' un aspetto, questo della nuova architettura, molto interessante e che offre sorprese - come suggerisce Anatxu Zabalbeascoa, saggista e giornalista del PaÍs - anche in contesti apparentemente marginali. Ad esempio a Casar, anonimo villaggio alle porte di CÁceres, città medievale-rinascimentale tra le più belle dell'intero continente, l'architetto Justo GarcÍa Rubio non ha costruito "né un museo né un grattacielo", ma più semplicemente una stazione di autobus. Simile a un nastro di Moebius di cemento, il manufatto è costato appena trecentosessantamila euro. E la sua bellezza, discreta quanto fantasiosa, ha modificato, senza alterarlo, un quartiere altrimenti privo di carattere. I giudizi degli indigeni inizialmente sono stati controversi, ma ormai tutti lo chiamano il "Guggenheim del pueblo". Né meno rilevante - insiste ancora Zabalbeascoa - è il progetto architettonico di due discepoli di Moneo, Emilio TuÑon e Luis Moreno Mansilla, che ai margini del centro storico di CÁceres stanno convertendo un palazzotto chiamato Casa Grande nella futura sede della collezione di arte contemporanea di Helga de Alvear; collezione, dicono, tra le più ricche del pianeta. La storia merita di essere raccontata, perché la simpatica Helga non vantava un rapporto particolarmente stretto con questa città extremeÑa, fino a quando ha incontrato José Polo, che assieme al compagno ToÑo Perez, gestisce qui un ristorante di prim'ordine: due stelle nella guida Michelin. José, però, non è un ristoratore qualunque. E' un vero imprenditore, che immagina e investe sul futuro. E infatti, quando venticinque anni fa decise con ToÑo di aprire "l'Atrio", ai più parve una follia. Che senso ha, si chiesero in molti, puntare su un ristorante d'eccellenza, dotato per di più di una cantina che ha pochi uguali in Europa, nel bel mezzo di una città tanto bella quanto tagliata fuori dai grandi circuiti turistici, epicentro della regione meno ricca della Spagna? Evidentemente la cosa un senso ce l'aveva, perché gli eccellenti piatti cucinati da ToÑo, accompagnati da una gamma di vini squisiti, hanno finito per richiamare clienti da ogni dove. Al punto che i due stanno ora progettando un nuovo, elegante Relais & Chteaux all'interno della città antica. Ma per tornare a Helga, José è riuscito a convincerla che a Madrid la sua collezione si sarebbe persa nel grande mare di mille, analoghe istituzioni, mentre a CÁceres si sarebbe imposta come incontrastata regina. E così, nel 2010, un'altra preziosa perla si aggiungerà alle tante che già vanta questa specialissima città, sin qui non conosciuta come meriterebbe. E' infatti difficile trovare, in tutta Europa, un centro medievale e rinascimentale altrettanto integro, interamente circondato da mura romane, poi rafforzate dai musulmani nel corso del loro dominio. Dopo la definitiva riconquista cristiana del 1229, ad opera di Alfonso IX, i cavalieri castigliani, leonesi e galléghi che avevano combattuto per la Riconquista furono invitati a costruire qui i loro palazzi nobiliari, invariabilmente contrassegnati da blasoni fantasiosi. Ma la convivenza di tanti nobili in così poco spazio, dette ben presto luogo a conflitti politici e dinastici, suggellati dalla costruzione di torri via via sempre più alte, volte a marcare rispettivi ruoli e gerarchie. Fino a quando Isabella la Cattolica, con una apposita Cédula Real tesa a riportare la pacificazione cittadina, impose l'evirazione generale delle torri. Ora, sottolineare l'indicibile bellezza di questo labirinto di viuzze dove si succedono senza soluzione di continuità chiese, palazzi e monasteri di clausura (a proposito di arcaismo e post-modernità: lo sapevate che le monache vivono vendendo dolci prelibati e assieme conservando nel segreto claustrale gli archivi informatici di banche e imprese?); ebbene, dicevo, limitarsi a un sentimento di pura ammirazione, non basta, non esaurisce la questione. Semmai, la prima e più netta sensazione che si prova è di solitudine. In passato, i nobili proprietari dei palazzi abitavano le loro magioni soltanto in occasione della stagione della caccia, ora la stragrande maggioranza degli edifici appartengono alla pubblica amministrazione. Insomma, di gente normale, poca o punta. Così, è proprio nella vecchia CÁceres che si conferma quanto sia attendibile la teoria di Pedro de Lorenzo ripresa dallo scrittore LaÍn Entralgo: "l'extremeÑo, per sua natura, è un solitario". LaÍn, per dare fondamento alla sua ipotesi, coniuga geografia e psicologia: gli immensi e spopolati territori, la pratica plurisecolare della pastorizia, hanno rappresentato l'humus ideale per una vita solitaria. Dopodiché racconta di una visita compiuta proprio a CÁceres nell'estate del 1933. Entra timidamente nei patii delle case, sale gli scaloni dei palazzi, si affaccia nelle sale di rappresentanza. Niente, nessuno. Silenzio e ancora silenzio. Finché lo scrittore si domanda: "è il luogo di CÁceres che induce a un sentimento di solitudine o è il contemplatore solitario che ritiene tale il paesaggio cacereÑo che contempla? La solitudine dell'Extremadura che Pedro de Lorenzo scopre e descrive, è proprietà della sua terra o abito della sua anima?". (2 - continua).

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I prodiani: andreatta alle primarie - silvia bignami (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Bologna I prodiani: Andreatta alle primarie Il professore ulivista per raccogliere gli scontenti di Cofferati SILVIA BIGNAMI L'ipotesi è suggestiva: Filippo Andreatta candidato sindaco e sfidante di Sergio Cofferati alle elezioni primarie. Un quarantenne non targato Pd, cattolico, prodiano di razza, "ulivista" della prima ora in grado di far convergere su di sé i consensi della rete Unirsi e della sinistra, da Sd ai reduci Arcobaleno. L'operazione, secondo alcuni, non dispiacerebbe a un fedelissimo del Professore come l'ex ministro della difesa Arturo Parisi. E troverebbe tra i sostenitori anche il leader della minoranza "bindiana" Antonio La Forgia - che potrebbe così evitare di compiere personalmente il "sacrificio supremo" di sfidare il sindaco uscente - la rete Unirsi e i deputati Pd vicini all'ex premier. Nel giorno in cui il Pd si riunisce, oggi dalle 17 alle 23, per la sua assemblea cittadina con Sergio Cofferati, Beatrice Draghetti e Vasco Errani, spunta quindi un "piano B" promosso dalle frange uliviste e cattoliche. Un piano che era nell'aria, dopo che nei giorni scorsi il portavoce della rete delle associazioni, Flavio Fusi Pecci, aveva ammesso di essere alla ricerca di un candidato alternativo a Cofferati. Qualcuno che incarnasse lo spirito dell'Ulivo di stampo prodiano, senza tentazioni di autosufficienza, ma al contrario con una naturale propensione all'apertura verso le altre forze di sinistra. E proprio i prodiani - dopo il sasso lanciato nello stagno dal capogruppo del Pd in Regione Marco Monari a far rinascere i germogli dell'Ulivo - hanno cominciato a tessere la tela intorno al professore di scienze politiche figlio di Beniamino Andreatta. Personaggio che sembra incarnare l'identikit del candidato ideale di chi sta cercando un nome diverso da quello del Cinese: ulivista tra i fondatori della scuola di politica di Ulibo, che però non ha mai aderito al Partito Democratico. Figura di confine, per questo adatta a far convergere su di sé consensi anche a sinistra, tra i malpancisti del Pd e tra gli ex Arcobaleno. Una ipotesi che secondo alcuni sarebbe gradita anche a Parisi, ma che per ora resta nel campo delle "possibilità". Prima di tutto perché Andreatta ancora non è stato contattato ed è molto improbabile che sia disponibile a giocare questa partita. In secondo luogo perché - come fu chiaro quando spuntò l'ipotesi di candidare l'eurodeputato Mauro Zani - sarebbe complicato per il Pd ammettere alle primarie un candidato non iscritto al partito. Ciò non toglie che su Andreatta si troverebbero d'accordo molte delle correnti del partito sotto le due torri. A cominciare dai bindiani di Antonio La Forgia. Il deputato, che ha già pubblicamente dichiarato di essere disposto a sfidare personalmente Sergio Cofferati, ma solo nel caso in cui "non si facciano avanti altri candidati", non esiterebbe a fare spazio a uno come Andreatta. E ad appoggiarlo ci sarebbero anche i prodiani come la deputata Sandra Zampa e i membri della rete Unirsi, che qualche settimana fa hanno visto risorgere le speranze uliviste a Santa Cristina, dove Romano Prodi è stato accolto da una folla di oltre 400 persone durante la presentazione del suo libro.

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La santa ragione tra chiesa e politica - ilaria venturi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)

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Pagina XXI - Bologna La santa ragione tra Chiesa e Politica Bettazzi e il suo Concilio a confronto col filosofo Viano ILARIA VENTURI MONSIGNOR Luigi Bettazzi ha vissuto da protagonista negli anni Sessanta, accanto al cardinale di Bologna Giacomo Lercaro e a Giuseppe Dossetti, la stagione del Concilio Vaticano secondo. "Siamo rimasti in pochi ormai". E forse per questo prova ancora di più l'urgenza di parlarne, di essere testimone. "E' un compito particolare, che sento molto", dice. Nel suo stile. Una testimonianza di valore, la sua, da ascoltare questa sera alle ore 21 nel Cortile d'Ercole di Palazzo Poggi (via Zamboni 33, ingresso libero) per il secondo appuntamento della rassegna "Di Santa Ragione", a cura di Procope studio e Micromega. Dopo che il giornalista Curzio Maltese è venuto a parlare dei costi della Chiesa, il dibattito si sposta in un confronto tra un religioso aperto al dialogo, il monsignore voce di Pax Christi, e un laico, il filosofo Carlo Augusto Viano. Il tema? "Così vicino, così lontano. La Chiesa, la sua base e il potere politico". E' un argomento all'ordine del giorno nel dibattito culturale e politico nazionale. "La Chiesa è così vicina e così lontana, perché nel rappresentare il messaggio divino deve essere inserita nella concretezza umana. Il Consilio è stato un grande momento, in questo senso, di richiamo ai valori più alti, un invito della Chiesa a sentirsi chiamata ad aiutare l'umanità intera nel cammino di solidarietà e di pace" anticipa monsignor Bettazzi, vescovo di Ivrea sino al '99, sacerdote e vescovo ausiliare a Bologna, tra coloro che hanno partecipato alle sessioni del Concilio. "Io ho avuto la grazia di partecipare al Concilio, di viverlo accanto a Lercaro e Dossetti: un supplemento di grazia". Ma quanta strada è ancora da fare per affermare lo spirito del Concilio Vaticano secondo? "Per vedere realizzato il concilio di Trento sono passati quattrocento anni, speriamo questa volta di fare più in fretta", chiude con una battuta. Il dibattito sarà a due voci, introdotto da Cinzia Sciuto. Il contro canto è affidato a un "laico orgoglioso delle proprie ragioni", come si definisce Viano nell'ultimo libro "Laici in ginocchio". Uno scritto per denunciare "l'arrendevolezza della cultura laica", per "rivendicare l'indipendenza dal clero", per smascherare "tabù additati come valori religiosi" e per difendere "la pratica di comportamenti diversi da quelli predicati dai pulpiti". Il confronto è aperto. Viano ha insegnato storia della filosofia a Milano, Cagliari e Torino ed è stato membro del comitato nazionale di Bioetica. E dalla logica di Aristotele i suoi interessi si sono concentrati sull'etica. SEGUE A PAGINA V.

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Il papa leggerà la bibbia in tv, il via a ottobre (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)

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Cronaca Il Papa leggerà la Bibbia in tv, il via a ottobre ROMA - Benedetto XVI aprirà la straordinaria maratona biblica che per sette giorni e sei notti sarà dedicata alla lettura completa dell'Antico e del Nuovo Testamento nella suggestiva basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Dal 5 all'11 ottobre si alterneranno al leggio milleduecento persone fra operai, studenti, scolari, agenti, sportivi, politici, militari. Cattolici, protestanti, ortodossi ed ebrei. Chiuderà il segretario di Stato Bertone con la lettura dell'Apocalisse. Ogni novanta minuti ci sarà un intermezzo musicale. Gli interventi del Papa e di Bertone andranno in onda su Raiuno. L'intero progetto, nato su iniziativa della strutturai Rai Vaticano, diretta da Giuseppe De Carli, e intitolato "La Bibbia, giorno e notte" sarà trasmesso nello spazio gestito da Rai Educational sul satellite. Il primo libro della Genesi sarà declamato in italiano da Benedetto XVI e poi in ebraico dal rabbino capo di Roma, Di Segni. L'inizio del vangelo di Giovanni sarà letto in greco. A convincere Ratzinger - spiega il ministro della Cultura vaticano mons. Ravasi - è stata la suggestione di un "puro annuncio della Parola". Non si sa ancora se il pontefice verrà o sarà trasmessa una registrazione. Protestano per l'iniziativa gli atei dell'Uaar, precisando che "le altre confessioni non hanno spazi simili nelle reti di stato italiane, per non parlare degli atei". Gli evangelici ricordano, invece, che il progetto si fonda anche sulla collaborazione della Società Biblica Italiana. (m. pol.).

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La "pillola del lunedì" ora è boom tra le teenager - laura pertici roma (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca Ogni giorno in Italia cinquecento giovanissime fanno uso del contraccettivo d'emergenza Con un picco all'inizio della settimana perché nel weekend i rapporti sessuali sono più frequenti La "pillola del lunedì" ora è boom tra le teenager Una ricerca dell'Aied rivela: le figlie sono più informate delle madri I ginecologi: per le giovani non sostituisce gli anticoncezionali, per le over40 sì LAURA PERTICI ROMA è la pillola del lunedì. è la pillola delle ragazzine. Ogni ventiquattr'ore cinquecento giovanissime mandano giù una pasticca per paura di rimanere incinta. Ma è soprattutto dopo il fine settimana che la cercano, quella pillola. Le richieste schizzano ogni lunedì. In Italia è boom della contraccezione d'emergenza, si sta diffondendo soprattutto tra quante hanno tra i 14 e i 20 anni. Sono le adolescenti le più informate, coloro che consumano la metà delle confezioni vendute di Norlevo e Levonelle, ovvero i due marchi che nel nostro Paese rappresentano il farmaco con prescrizione obbligatoria arrivato nel novembre del 2000. Da allora si è sempre registrato un aumento di richieste. Ma nel 2007 c'è stato il salto: 370mila confezioni (anche se la stima si spinge oltre le 400mila) distribuite in farmacia, 53mila in più del 2006. è stato doppiato l'aumento medio di tutti gli altri anni. I dati sono della Sigo, la Società italiana di ginecologia ed ostetricia. è allarme rosso? Affacciandosi sull'Europa sembrerebbe di no. Nella cattolica quanto moderna Spagna di pillole se ne vendono 600mila. In Francia oltre un milione. In Gran Bretagna due milioni. Ma qui da noi il levonorgestrel, il principio attivo della pillola del giorno dopo, è comunque affare che riguarda un'adolescente su dieci. Meglio approfondire. L'Aied, l'Associazione italiana per l'educazione demografica, ha messo a confronto la conoscenza di donne di tutte le età per capire il fenomeno contraccezione d'emergenza. "Abbiamo realizzato questo lavoro nella primavera del 2007 - spiega Luigi Laratta, presidente dell'Aied - ma avevamo il timore che fotografasse solo una parte della popolazione femminile, perché ai nostri centri si rivolgono in prevalenza donne del ceto medio-alto". Chiedendo però alle giovanissime, parlando con le ginecologhe nei consultori delle Asl e con i medici che nei week end presidiano i pronto soccorso (uniche strutture cui ci si può rivolgere per avere una ricetta nel fine settimana), si riceve lo stesso tipo di risposte contabilizzate nel sondaggio Aied (l'inchiesta video si trova sul sito tv. repubblica. it). Così si constata che le ragazzine non si sorprendono. Sono quasi spavalde. "Io l'ho presa - confessa una quindicenne - mi ha accompagnata in consultorio mia sorella. I miei non lo sanno, figurati". "Ho chiesto la ricetta al medico di mia madre - dice una ragazza di 17 anni - è stato imbarazzante, ma si era rotto il preservativo, che dovevo fare?". "A me non è mai servita - afferma una sua coetanea - la prima volta ne ho sentito parlare alle medie". Quindi le figlie sono molto più informate delle madri sui luoghi deputati all'assistenza, in caso di rapporto a rischio. Sanno benissimo che la pillola del giorno dopo va presa entro 72 ore e preferibilmente nelle prime dodici. I genitori sono quasi sempre all'oscuro dell'attività sessuale che le riguarda. Mamma e papà neanche immaginano del ricorso al Norlevo. Frammenti di vita reale che si specchiano nei numeri dell'Aied: il 93 per cento delle ragazze tra i 15 ed i 19 anni (contro il 90 per cento delle over 40) conosce le finalità della pillola: evitare una fecondazione in seguito a un rapporto sessuale considerato non protetto. Otto ragazzine su dieci (il doppio delle ultraquarantenni) sanno che in caso di bisogno possono rivolgersi a un consultorio. Le signore mature sono ben più legate all'idea del medico di famiglia, tanto che solo 1,5 adulte (tre su dieci tra le adolescenti) pensa all'ospedale. Nove teenager su dieci sono coscienti che la pillola del giorno dopo vada assunta entro tre giorni, mentre lo ricordano sette donne adulte su dieci. Eppure, quando serve, sono le over 40 le più tempestive: il 78 per cento delle adulte contro il 56 per cento delle giovani ingoia il Norlevo nelle prime 24 ore. Se ne deduce che il levonorgestrel viene utilizzato dalle ragazze con eccessiva leggerezza? "Direi proprio di no - afferma Daniela Fantini, ginecologa che da trent'anni lavora sia nella Asl Provincia Milano sia nel consultorio privato e laico Cemp - io intervengo quasi sempre dopo la rottura di un preservativo, soprattutto il lunedì mattina, visto che i rapporti si fanno più frequenti nel week end. E che le giovani non mentano lo dimostra il fatto che devo estrarre loro dei pezzetti di condom". Eppure la Sigo all'inizio di giugno denunciava: la pillola del giorno dopo sta diventando l'unica forma di contraccezione usata dalle giovani. Come dire niente condom, niente spirale, niente pillola contraccettiva, niente cerotto, ormai le ragazze trasformano in emergenza anche la routine. "Dalle mie visite non risulta - osserva la ginecologa del centro adolescenti Aied di Roma, Paola Piattella - le ragazze, pure le giovanissime, in prevalenza chiedono aiuto se c'è stato un incidente". "Casomai sono le signore ad usare il Norlevo come contraccettivo - aggiunge Daniela Fantini - quando hanno rapporti sessuali tanto saltuari da non voler far ricorso ad altri metodi". C'è da chiedersi se l'assunzione di levonorgestrel sia pericolosa, quando frequente. "Prendere la pillola del giorno dopo anche ogni due mesi non comporta conseguenze serie - puntualizza Paola Piattella - Ma questa è un'informazione che alle adolescenti va data con parsimonia, perché è bene che mantengano il timore nei confronti di un farmaco di emergenza. Meglio investire sull'incontro in consultorio. E su una contraccezione regolare".

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Il papa in tv vian, direttore dell'osservatore (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il papa in tv vian, direttore dell'osservatore "Vedrete, Ratzinger bucherà il video" Il Papa che il prossimo 5 ottobre va in tv, sugli schermi di Raiuno , a inaugurare la lettura integrale della Bibbia, sfata la leggenda secondo la quale Benedetto XVI sia un Pontefice anti-comunicativo: per molti, cioè, l'opposto di Wojtyla. Lo conferma al Riformista il direttore dell'Osservatore Romano Gian Maria Vian, uno che, con la comunicazione papale, ha a che fare tutti i giorni: "Benedetto XVI - spiega - sa come comunicare e vuole comunicare più di quanto si possa pensare. Certo, ha un suo stile, senz'altro diverso da quello di Wojtyla". Qual è l'arte comunicativa di Benedetto XVI? "I migliori comunicatori sono coloro che quando parlano non sono condizionati dal pubblico che li ascolta. Benedetto XVI, in questo senso, sa parlare davvero al cuore delle persone che ha di fronte. E per questo comunica". Si può dire che prescinda dalla gente che lo ascolta? "No. Dico piuttosto che ha imparato sul campo come la migliore tecnica comunicativa sia quella di preparare bene ciò che si vuole dire senza farsi impressionare dal pubblico. Non scordiamoci che ha avuto diversi "campi di allenamento": è stato professore universitario, poi vescovo diocesano, quindi prefetto della congregazione per la dottrina della fede. E sempre ha saputo comunicare". Il pubblico, in effetti, è sempre attento. Spesso lo applaude. "A Benedetto XVI non piacciono gli applausi. Anzi, spesso tende a spegnerli. A lui interessa mettere al centro dell'attenzione Cristo, non se stesso. Ed è per questo che la gente lo ascolta". Come si prepara Benedetto XVI a parlare? "Un solo dettaglio. Durante la settimana uno degli appuntamenti più importanti è la catechesi che deve tenere il mercoledì in occasione dell'udienza generale. Il martedì, come faceva Paolo VI, cerca di tenersi libero dalle udienze. Lo fa perché vuole preparare con cura il testo da leggere il giorno dopo. E in generale lavora alacremente su quanto deve dire. Con risultati eccellenti, come nel caso delle due omelie per la festa dei santi Pietro e Paolo". Spesso però parla a braccio? "Chi si prepara bene i discorsi è anche capace d'improvvisare. E in questo lui è molto bravo. Anche se non credo che adotti la tecnica di papa Luciani". Quale tecnica? "Luciani, nel suo breve pontificato, ha parlato spesso a braccio. Ma molte di queste parole non erano improvvisate. Egli, piuttosto, imparava a memoria ogni parola che voleva dire. La sua era una vera e propria recita, straordinaria". Secondo lei a chi si ispira il Benedetto XVI comunicatore? "Senz'altro, tra gli altri, ad Agostino. Questi, non ancora battezzato, andò a Milano per imparare da Ambrogio l'arte oratoria. E a Milano affinò le sue doti comunicative. Ma poi c'è san Paolo, che conosceva la lingua greca e la utilizzava con efficacia, e che proprio Agostino nel De Doctrina Christiana additerà come modello dell'oratore cristiano. Ma, in tempi più recenti, sono i suoi predecessori, a partire da Pio XI, ad aver curato molto la comunicazione. Basti pensare che, appena quattro giorni dopo l'entrata in vigore dei Patti Lateranensi, Pio XI affidò a Guglielmo Marconi il compito di mettere in piedi la Radio Vaticana ". Benedetto XVI tiene ai media vaticani come Pio XI? "Guardando all'attenzione che riserva all'Osservatore dico di sì. A noi, ad esempio, arrivò a chiedere "più foto". E intendeva foto più significative, come per esempio nella Frankfurter Allgemeine Zeitung ". Oggi può interessare al pubblico televisivo l'ascolto dei testi sacri? "Molto. Basti pensare che, recentemente, al festival di Spoleto, sono stati due laici come Giorgio Ferrera ed Ernesto Galli della Loggia ad aver organizzato la lettura dei vangeli in pubblico con quattro voci differenti. Inoltre, è lo stesso Papa che tiene parecchio alla spiegazione della Bibbia. Anche perché sa bene che oggi l'ignoranza delle Scritture ebraiche e cristiane è tanto dilagante quanto gravissima". 04/07/2008.

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Stai consultando l'edizione del LE MASCHERE via Aurelio Saliceti, 1-3 - Tel. 0658330817 riposo MANZO... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del LE MASCHERE via Aurelio Saliceti, 1-3 - Tel. 0658330817 riposo MANZONI via Montezebio, 14 - Tel. 063223634 riposo NAZIONALE via del Viminale, 51 - Tel. 064870610 riposo NUOVO COLOSSEO RIDOTTO via Capo d'Africa, 5/a - Tel. 067004932 riposo NUOVO COLOSSEO SALA GRANDE via Capo d'Africa, 5/a - Tel. 067004932 riposo OLIMPICO piazza Gentile Da Fabriano, 17 - Tel. 063265991 riposo PARIOLI via Giosuè Borsi, 20 - Tel. 068022329 Oggi ore n.d.Campagna Abbonamenti 2008/2009 PASSAGGI SEGRETI via Aurelia Antica, 183 - Tel. 066795130 riposo PEGASO Viale dei Promontori, 131 - Tel. 065665208 riposo PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI via Nazionale, 183 - Tel. 064882114 riposo PICCOLO JOVINELLI via Giolitti, 287 - Tel. 0644340262 riposo POLITECNICO via Tiepolo, 13/a - Tel. 063219891 riposo PRATI via Degli Scipioni, 98 - Tel. 0639740503 Oggi ore n.d.Campagna Abbonamenti 2008/2009 Aperta campagna abbonamenti Stagione di prosa 2008-2009 Abbonamenti a 4 spettacoli - Fabio Gravina in ''I nipoti del sindaco'' di E.Scarpetta - ''Questi fantasmi'' di E. De Filippo - ''Come si rapina una banca'' di S. Fayad - ''Madama Sangenella'' di E. Scarpetta Orario botteghino: dal lun al sab ore 10.00 - 13.00 e 15.00 - 20.00 ROSSINI - RENATO RASCEL piazza Santa Chiara, 14 - Tel. 066832281 riposo SALA UMBERTO via della Mercede, 50 - Tel. 066794753 riposo SALA UNO piazza San Giovanni in Laterano, 10 - Tel. 067009329 riposo SALONE MARGHERITA via Due Macelli, 75 - Tel. 066791439 riposo SPAZIO UNO vicolo dei Panieri, 3 - Tel. 065896974 riposo STANZE SEGRETE via della Penitenza, 3 - Tel. 066872690 riposo STUDIOUNO STABILE DEL COMICO - SALA A via Carlo della Rocca, 6 - Tel. 0624406952 riposo STUDIOUNO STABILE DEL COMICO - SALA B via Carlo della Rocca, 6 - Tel. 0624406952 riposo TEATRO BELLI piazza S. Apollonia, 11/a - Tel. 065894875 Oggi ore 21.00Saggio Saggi della Scuola Teatri Possibili. TEATRO DEL LIDO via delle Sirene, 22 - Tel. 0656339753 riposo TEATRO DUE SALA ALDO NICOLAJ vicolo Due Macelli, 37 - Tel. 066788259 riposo TEATRO FRANCESE DI ROMA largo Toniolo, 20 - Tel. 066802632 riposo TEATRO MOLIÈRE via Podgora, 1 - Tel. 063223432 riposo TEATRO NINO MANFREDI Via Dei Pallottini, - Tel. 0656324849 riposo TEATRO PETROLINI via Rubattino, 5 - Tel. 065757488 riposo TEATRO ROMANO DI OSTIA ANTICA via dei Romagnoli, 717 - Tel. 063200376 riposo TEATRO SETTE via Benevento, 23 - Tel. 0644236382 riposo TEATRO TENDASTRISCE via Giorgio Perlasca, 69 - Tel. 0625209633 riposo TEATRO TOR BELLA MONACA Via D. Cambellotti, 11 - Tel. 062010579 riposo TEATRO ULPIANO via L. Calamatta, 38 - Tel. 063218258 riposo TESTACCIO via Romolo Gessi, 8 - Tel. 065755482 riposo TESTACCIO SALETTA COMICI via Romolo Gessi, 8 - Tel. 065755482 riposo TORDINONA via degli Acquasparta, 16 - Tel. 0668805890 riposo VERDE circonvallazione Gianicolense, 10 - Tel. 065882034 riposo VILLA DORIA PAMPHILJ via di San Pancrazio, 10 - Tel. 06-21707618 riposo VITTORIA piazza Santa Maria Liberatrice, 8 - Tel. 065740170 riposo musica ACCADEMIA FILARMONICA ROMANA via Flaminia, 118 - Tel. 063201752 riposo ARCILIUTO - SALOTTO MUSICALE piazza Montevecchio 5, 5 - Tel. 066879419 Oggi ore 22.00Mille anni di poesia e musica Di E.Samaritani.; Oggi ore 22.00Mille anni di poesia e musica Di E.Samaritani. AUDITORIO DI VIA DELLA CONCILIAZIONE via Conciliazione, 4 - Tel. 0668801044 riposo AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA viale De Coubertin, 15 - Tel. 0680693444 Oggi ore 21.00Sutra c/o Villa Adriana. Di S.L.Cherkaoui, A.Gormley e S.Brzóska. Con i Monaci del Tempio Shaolin AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA - SALA SANTA CECILIA viale De Coubertin, 15 - Tel. 068082058 riposo AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA SALA SINOPOLI viale De Coubertin, 15 - Tel. 0680241281 riposo AUDITORIUM UNIVERSITÀ CATTOLICA DI ROMA Largo Francesco Vito, 1 - Tel. 0630155715 riposo AULA MAGNA UNIVERSITÀ LA SAPIENZA piazzale Aldo Moro, 5 - Tel. 063610051 riposo CONSERVATORIO DI S. CECILIA via Del Greci, 18 - Tel. 0668801044 riposo INTERNATIONAL CHAMBER ENSEMBLE corso Rinascimento, 40 - Tel. 0686800125 Oggi ore 21.30Le più belle serenate per orchestra d'archi Dir. F. Carotenuto. TEATRO DELL'OPERA piazza Beniamino Gigli, 1 - Tel. 0648160255 riposo.

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Il viaggio di Eugenio (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Il viaggio di Eugenio Sergio Zavoli L'articolo dedicato da Walter Veltroni, su l'Unità, al libro di Eugenio Scalfari, "L'uomo che non credeva in Dio", ha dato un risalto nuovo all'attualità delle questioni non strettamente letterarie e filosofiche di cui si nutre la prova dello scrittore, ispirata a una "confessione" coraggiosa e complessa. Veltroni, che ha una particolare sensibilità per le pieghe psicologiche, morali e civili dei testi in cui alla modalità espressiva di segno linguistico si aggiunge una sorta di controcanto esistenziale e di filigrana interiore, è andato direttamente alla vera natura del volume, pensato secondo la maniera del ricordo e della coscienza, del percepito e del taciuto, fino a quando non dichiara, senza le soggezioni di prima, la consapevolezza dell'irrisolto e forse dell'irrisolvibile in una materia controversa, che non si esaurisce con risposte soltanto razionali o soltanto canoniche. Credo di conoscere, dopo averla colta anche nelle attitudini del padre, la vocazione di Veltroni per la drammatica dualità del fondere, ma anche del separare, la vecchia nozione e la nuova lettura del dilemma di fondo: la fides et ratio, cioè la presenza di Dio in sé, nel suo proprio arbitrio e dominio, e in noi, nella nostra facoltà di intenderlo e viverlo. A questa distinzione, sebbene per merito anche suo appaiano evidenti gli aspetti pretestuosi dell'inconciliabilità, Veltroni contrappone la problematicità e il realismo di chi designa nel futuro il nostro vero scopo: quello di spendersi sempre e comunque per il dopo, dove ci aspetta tutta la curiosità, l'amore e la sofferenza intrinsechi nell'esser nati per vivere, non solo per esistere, cioè per fare della nostra anche la vita altrui, e di questa la nostra stessa. Si può dunque capire come un libro che fin dalla sua premessa, cioè dal titolo, affronta innumerevoli percorsi di segno così personale e così pubblico possa creare tra due persone assai diverse una condivisione non solo metaforica del "viaggio" su questa terra, cioè procedendo, anziché solo per frammenti, secondo quanto ci tiene insieme, la vita, il cui senso "altro non è che viverla". E che per Walter comincia - ecco l'esca struggente che il libro offre ai suoi ricordi - dalla più incolmata delle giovinezze: la scomparsa prematura del padre e la filialità dimezzata. Ricordo come Scalfari si era espresso, in un editoriale di limpida ispirazione laica, sull'immagine estrema, addirittura metafisica, della paternità, e fu quando vennero proposti - non saprei quanto introdotti e osservati - alcuni emendamenti, nientemeno, al Pater Noster. In quell'articolo, molto riguardoso del sentimento dei credenti, egli riconosceva la ragionevolezza e persino l'utilità di modificare talune espressioni della preghiera insegnata da Gesù. E rimasi colpito, ricordo che ne scrissi, dal suo consenso alla decisione dei vescovi di lasciarne intatto l'incipit, cioè le quattro parole che con quella premessa celeste, qui es in coelis, fondano il senso dell'adesione al cristianesimo, dopo tremila anni di storia mediterranea e occidentale, soprattutto nella parte scientificamente e tecnologicamente più evoluta del mondo. Scalfari, da uomo anche di filosofia, metteva mano a categorie riconducibili alla storia e alla metafisica, credo assumendo il principio secondo cui, liberi da ogni enfasi mistica, diventa retorico, e comunque inutile, chiedersi quale sarà il destino dell'uomo, essendo l'uomo stesso il proprio destino. Ed ecco che le domande, sciolte dall'intoccabilità delle "quattro parole", dovute al mistero della fede, venivano a toccare questioni concrete del pensare, del sentire e dell'agire d'oggi. Un esempio: se al progredire della scienza fa riscontro il disincanto, o la delusione, o addirittura la perdita di Dio, dovremmo dedurne che la prima tentazione cui siamo indotti è di credere soltanto in qualcosa di visibile, desunto dal nostro sempre più temerario contestare il ruolo del Padre? Oppure in una religione invisibile, nascosta da un creatore geloso, pronto a lasciarsi negare piuttosto che essere discusso? Ma c'è anche chi pensa di poter porre altrimenti, cioè radicalmente, il dilemma: domandandosi se le proprie sconfitte non siano anche la sconfitta di Dio. D'altronde, se Dio si è fatto uomo e nulla, o ben poco, è cambiato nell'indole e nella storia dell'umanità, il fallimento non è anche suo? E se la ragione non riuscisse a fare il gran salto, quale significato assumerebbe, in rapporto a Dio, tutta la grandiosità e tutto l'orrore messi insieme dalle cinquantamila generazioni che ci dividono dal primo homo sapiens? Vivere, propone qualcuno, come se Dio non ci fosse: ma non centuplicheremmo le nostre responsabilità morali, ha detto Dietrich Bonhoeffer, il pastore e teologo protestante impiccato nel campo nazista di Flossenburg, ricordandoci che Cristo aveva affrontato il mondo, e ne era morto, per salvarlo? E poi, perché cercare pretesti nelle difficoltà che questa materia ancora ci pone proprio in tempi nei quali scienza e umanesimo hanno ogni giorno un motivo in più per confrontarsi e cercare un'intesa? L'odierno dibattito sull'etica, fondato sulla domanda se tutto ciò che è possibile è sempre anche lecito, non postula forse questa attesa di credenti e non credenti: che dopo gli oscurantismi, in cui per paradosso è il Dio nascosto a primeggiare, si faccia largo la nuova alleanza tra una fede e una ragione illuminate proprio dalla modernità? La fede, che ci prolunga dopo la morte, può portarci dove la scienza non può? Oppure sarà negli alambicchi, o sotto la lente di un microscopio, la spiegazione di tutto? A volte penso, da cronista, che molte risposte non siano venute - e non solo quelle alte, perpendicolari - perché non erano state fatte le domande. Il libro di Scalfari, anche in questo senso, interpreta una crescente esigenza di attenzione a tali problemi. Lo scenario in cui Veltroni li colloca gli fa dire con Roland Barthes - facendo il verso, parrebbe, alla realtà di questi stessi giorni - che "la fotografia è rivoluzionaria non quando spaventa, sconvolge o anche solo stigmatizza, ma quando è pensosa"! Cioè quando la realtà "pensa la vita", per cambiarla. Veltroni non inclina a credere alle conclusioni dogmatiche, e forse non rifiuta del tutto la convinzione di Scalfari secondo cui "la verità assoluta non esiste e quella soggettiva, e relativa, dipende dal punto di vista con cui guardi te stesso e il mondo"; in ogni caso sa che "non c'è un'alternativa alla vita", che tutto è sempre davanti, dove abita, laicamente, il destino dell'uomo. Dove ci giochiamo tutto, per chi crede anche il dopo. Su questi temi, in un dialogo che presuppone un progetto anche civile, Scalfari e Veltroni si scambiano una vocazione che gli scettici considerano poco politica: l'ottimismo. Mentre, proprio quando la politica sembra non avere più la forza di credere in ciò che si può fare, e perciò stesso va fatto, occorre ricondurre pensieri e azioni all'incontro, sí, dei "frammenti", ma prima ancora degli archetipi, cioè dei valori su cui convenire, e impegnarsi, esplicitando la necessità di opporsi alla tentazione degli egoismi e delle negazioni meramente opportunistici. Occorrerebbe invece essere tutti persuasi che, al di là di ogni eccesso di semplificazione, ci intenderemmo meglio, credenti, agnostici e non credenti, se alla cultura ideologica cominciassimo a opporre la cultura dell'etica, la quale non ha né potrebbe usare linguaggi teorici o teologici per difendere una subdola visione strumentale delle rispettive identità. Se è vero che questa modernità pone sempre più il problema del consenso interiore a ciò che l'intelligenza è in grado di sprigionare, dovremmo collocare il dibattito in un terreno aperto alla sensibilità di ognuno e quindi di tutti, guidati dall'idea che l'uomo non è qui per rifare l'uomo - un progetto a cui credo non penserebbe neppure Dio - ma perché l'uomo non sia o non diventi meno di un uomo. Non si tratta di consegnarci a una sorta di estasi della storia, né andrebbe intesa come un privilegio laico una cultura che inseguisse il mito euforico della sola ragione: sono molte le osservazioni di Veltroni, e talune coincidono con "L'uomo che non credeva in Dio" collegandosi a un momento cruciale della sua stessa, personale, complessità. Non gli è nuovo, al pari di tanti altri, il doverla affrontare: seppe presto che Mosca non sarebbe più stata la Gerusalemme del proletariato, - "... perché il cielo e la terra di prima sono scomparsi...", si legge nell'Apocalisse di Giovanni - e oggi ha sufficiente realismo per capire che a Pechino, a Tokio, a Delhi, cioè nell'Oriente estremo, sta nascendo il credo, questa volta economicistico e finanziario, del riscatto globale. Finito, insomma, il tempo di un mito, stiamo vivendone un altro: votato, sebbene premano immani problemi, a una astratta conquista della felicità - con il richiamo d'obbligo all'atto fondativo degli Stati Uniti d'America - pur sapendo che dall'Occidente non possiamo più attenderci, oggi, annunci di palingenesi. Non a caso si vive con la sensazione di progredire camminando su qualcosa d'irreale, comunque di fragile, di minato. E a parer mio non è affatto singolare che anche questo libro e la recensione da cui ho preso le mosse - apparentemente estranei alle durezze della realtà - possano contribuire al risveglio di qualcosa di lasciato andare e persino di perduto; presupposto dei desideri e delle speranze da collocare dentro la più incontestabile e coinvolgente delle identità: la nostra vita. Un filosofo di questo tempo, Ernst Bloch, ha detto: "La ragione non può fiorire senza la speranza, la speranza non può parlare senza la ragione". Teniamolo a mente, per il giorno già annunciato in cui ci rimetteremo in "viaggio".

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Il governo spagnolo dice no a discriminazioni contro i rom (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del MERCEDES CABRERALa ministra dell'Educazione: crediamo nell'integrazione, i figli degli immigrati frequentano la scuola dove tutti studiano educazione civica "Il governo spagnolo dice no a discriminazioni contro i rom" di Toni Fontana inviato a Madrid Mercedes Cabrera, ministra dell'Educazione, delle Poliche sociali e dello sport del governo Zapatero, ci accoglie nel suo ufficio nella Gran Via nel centro di Madrid. A poche ore dall'inizio del 37° congresso del Psoe, assicura che "sui diritti individuali, la laicità della scuola e sulle conquista sociali, la Spagna non farà alcun passo indietro anche se l'economia sta registrando un rallentamento. Qui - dice - insegnamo ai giovani la tolleranza e la necessità di convivere con culture e fedi diverse, i figli di gitani vanno a scuola, mai accetteremo discriminazioni". Ministra Caldera, oggi la Spag?na appare meno ottimista rispetto a poche settimane fa, quando il Psoe ha vinto le elezioni. "I sondaggi rivelano un aumento della preoccupazione determinata soprattutto dalla situazione economica che appare peggiore rispetto a qualche mese fa, ma la verità è che la crescita registrata nella passata legislatura e il rafforzamento dell'economia spagnola ci permettono di affrontare la situazione in modo più energico rispetto a qualche anno fa. Sappiamo che le difficoltà generano attese sociali che, non sempre, coincidono con la realtà economica. I cittadini vivono tuttavia con difficoltà questa situazione. Sono certa che il premier del governo Zapatero insisterà nuovamente su ciò che da mesi sostiene e cioè che il governo sta adottando le iniziative necessarie per fare fronte alla situazione". La crisi economica ridurrà la spese per i servizi sociali? Zapatero riuscirà a mantenere le promesse fatte nel corso della campagna elettorale? "Zapatero ha ribadito più volte che la situazione economica non metterà in discussione gli impegni politici e sociali che sono stati presi. Le politiche sociali non sono in pericolo. La difficoltà non devono e non possono mettere in discussione gli impegni presi verso le fasce più deboli della popolazione spagnola". Può fare qualche esempio? "Abbiamo deciso di aumentarte i salari minimi e lo faremo nel corso di questa legislatura, manterremo gli impegni per favorire la parità tra uomo e donna, non faremno alcun passo indietro nella difesa dei diritti individuali, cercheremo di affermere un patto sociale per favorire un'economia solidale e coesa e soprattutto cerchermo di modificare le formazione professionale per adeguarla al nuovo modello di crescita". Nelle scuole spagnole si insegna l'educazione alla cittadinanza. "Sì, abbiamo approvato una legge che inserisce l'insegnameno dell'educazione civica: gli studenti apprendono i valori che fondano il sistema democratico, si insegna che viviamo in una società sempre più complessa ed eterogenea, si insegna loro a convivere con chi ha altre idee e fedi. Si trasmette un insegnamento positivo". E si insegna anche quanto è accaduto nel corso della Guerra civile? "Nel nostro sistema educativo se ne parla da molto tempo. Noi vogliamo che i giovani apprendano tutti i punti di vista sul passato del nostro paese, che, come in altri paesi europei, è stato molto complicato. Noi vogliamo che i giovani apprendano i fatti, sappiano come sono andate le cose". Ma molte famiglie cattoliche si oppongono e sostengono l'obiezione. "Vi sono stati molti malintesi sull'educazione dei cittadini ai valori democratici, alcune famiglie hanno intravisto un'intromissione dello Stato in ciò che loro ritengono un'esclusiva competenza. Ma questa interpretazione ha poco a che vedere con i veri contenuti di questa materia ciò diventerà sempre più evidente man mano che verranno portati avanti i programmi educativi". La Spagna garantisce l'insegnamento religioso? "Ciò riguarda i rapporti tra lo Stato e la chiesa. Fin dall'inizio dell'era democratica è stato stabilito il diritto delle famiglie a educare i figli secondo le proprie convinzioni, questo diritto appartiene sia a coloro che vogliono un insegnamento cattolico sia coloro che non lo desiderano. La soluzione che abbiamo trovato garantisce i diritti di tutti". Molti commentatori citano la "legge di dipendenza" (assistenza a disabili e anziani non autosufficienti) come un esempio di affermazione dello stato sociale in Spagna. "Si tratta di un'iniziativa molto ambiziosa che si rivolge alle persone maggiormente bisognose di assistenza. È stata lanciata appena da un anno e mezzo fa e la stiamo concretamente applicando iniziando con le persone che presentano problematiche più gravi, in maggior parte anziani. L'assistenza si sta estendendo anche ad altre fasce bisognose. Circa 400mila persone sono state inserite nelle liste degli assisititi. I servizi di assistenza raggiungono 200mila persone in massima parte affette dalle patologie più gravi. L'impegno è di raggiungere l'assistenza totale entro il 2015". I bambini stranieri sono inseriti nelle scuole spagnole? "La Spagna sta vivendo un processo molto rapido di afflusso immigranti ed il numero dei bambini stranieri inseriti nel sistema scolastico è cresciuto del 10% in pochi anni. Il sistema educativo sta facendo un grande sforzo per integrare e inserire questi bambini, abbiamo avviato programmi per assistere i centri scolastici dove è maggiore è la concentrazione di alunni che richiedono un'attenzione educativa particolare. I corsi sono già stati avviati da quatto anni con buoni risultati. La maggior parte dei bambini immigrati frequenta la scuola pubblica, mentre la percentuale è minore in quella parificata". I figli degli zingari frequentano le scuole spagnole? "Sì, la scuola è obbligatoria per tutti e dunque anche i gitani hanno il dovere di mamdarli. Noi socialisti crediamo nel valore dell'integrazione, non solo intenso come rispetto delle idee altrui, ma come elemento fondante e di arricchimento della nostra società. Non cambieremo la nostra linea, né le nostre convinzioni. Sono convinta che la società spagnola, e non solo il governo, ritiene l'immigrazione e la pluralità un valore positivo, non solo dal punto di vista culturale, ma anche per favorire la crescita e l'incremento demografico. Questa è la nostra più profonda convinzione". Oggi inizia il congresso del Psoe, Zapatero promette nuovi cambiamenti nel gruppo dirigente. "Questo congresso sarà importante, sarà caratterizzato da una forte partecipazione democratica, sono stati presentati molti emendamenti al progetto iniziale, si discuterà sul serio, sui problemi concreti ed il rinnovamento, negli organismi dirigenti, sarà reale e profondo".

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Uno spritz a Portogruaro In attesa della svolta a destra (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

INCHIESTA Uno spritz a Portogruaro In attesa della svolta a destra Nel comune veneto, con i partiti dell'Arcobaleno in piena crisi, chi vuole porre un argine alla deriva razzista si impegna nel volontariato cattolico o nelle associazioni laiche Una cittadina viva, giovane e amministrata dalla sinistra. Ma dove gli studenti si sono spostati a destra. E la vera alternativa è la chiesa Astrit Dakli INVIATO A PORTOGRUARO Le biciclette sciamano allegre da tutte le parti, sulle piste ciclabili come nelle viuzze del centro storico, ormai di fatto chiuse al traffico automobilistico. Quelle ferme, nei posteggi o semplicemente appoggiate a muri e colonne, non sono quasi mai chiuse con lucchetti: si capisce che i furti sono eventi eccezionali. Grappoli di ragazzi affollano i tavolini dei bar che si susseguono in tutti gli angoli della cittadina, nelle piazzette, nei parchi, godendosi a furia di "giri di spritz" (aperol, vino bianco frizzante e fettina d'arancio, per chi non ha dimestichezza con le usanze venete) lo scarso sole che spunta tra un acquazzone e l'altro in questo inizio estate un po' strambo. E' l'ultimo giorno di scuola e in un nodo scolastico importante come Portogruaro, i cui istituti superiori accolgono oltre quattromila ragazzi (contro una popolazione della città che arriva sì e no a 25 mila), l'allegria è al massimo. Sotto i portici cinquecenteschi che costeggiano la via Martiri della Libertà l'unico sguardo preoccupato è quello di M., robusto africano con un borsone in spalla, che cammina veloce guardandosi intorno. M. vive qui da anni con la famiglia, ma non è in regola e teme sempre qualche guaio. Per lui sì che il "problema sicurezza" è un problema serio. Tanto quanto il problema lavoro: M. fa il venditore ambulante, da queste parti continuano a chiamarlo vu cumprà. Trovare qualcos'altro è quasi impossibile: non solo per la piega xenofoba e razzista presa dalla politica nazionale il 13 aprile - e confermata anche qui, pur se Portogruaro resta una delle poche isole "rosa", amministrate dal centrosinistra, nel mare forzista e leghista che è sempre più il Veneto. E' proprio la natura dell'economia cittadina che offre poche chances a uno come M. Era una città anche industriale, "Porto", oltre che borgo agricolo: piccola industria, nessun nome di spicco salvo la Perfosfati chimica, ormai ridotta a enorme scheletro arrugginito vicino alla stazione ferroviaria. E' ormai da tempo che di fabbriche non ce ne sono quasi più, e con esse sono praticamente spariti anche gli operai, italiani o stranieri. L'economia è cambiata, la città è sempre più una città di servizi, e conseguentemente la più gran parte degli stranieri registrati (meno del 5% della popolazione), anche di quelli non in regola, è costituita da donne provenienti dal vicino est, più o meno comunitario: polacche, ucraine, rumene, moldave che trovano facilmente impiego come colf, cameriere nei locali e soprattutto badanti. Ma i servizi che tirano, e che caratterizzano fortemente la città, sono quelli legati al turismo (in tanti hanno a Caorle o a Bibbione una pensioncina, un bar, un negozi o semplicemente una casa da affittare, e vivono con il turismo estivo) e forse in misura anche maggiore i servizi scolastici. Tre facoltà universitarie (filiali delle università di Trieste, Venezia e Padova) e otto istituti di di istruzione superiore, tra pubblici e privati, senza contare diverse scuole specialistiche (soprattutto nel settore alberghiero-ristorativo) più un congruo numero di medie inferiori, elementari e materne, significano un esercito di insegnanti e personale non docente, che lavorano su una "materia prima", i ragazzi, proveniente da una vasta aerea tutt'intorno, sia in Veneto che in Friuli. E' diventato così importante, il movimento degli studenti (movimento fisico, eh, non fraintendiamo) da e per Portogruaro, che sono persino state riattivate linee ferroviarie già sospese e messe nell'elenco dei "rami secchi", come la linea per Treviso o quella per Casarsa, dove i treni si muovono solo in giorni e orari dettati dal calendario scolastico. Inoltre, è chiaro che tutto il centro città è tenuto su dall'indotto studentesco: negozi di vario genere - ci sono persino diverse librerie, categoria merceologica altrove in via di estinzione - e soprattutto bar, caffè, pizzerie. I luoghi che oggi, ultimo giorno di scuola, appaiono più che mai pieni e vivaci. Con un così gran numero di giovani in giro, e tantissimi insegnanti tra la popolazione residente - gente colta, informata, teoricamente aperta a idee progressiste e umaniste - ci si potrebbe aspettare un ambiente politico relativamente "di sinistra". E invece le cose non stanno così. Non più. L'amministrazione comunale è ancora Pd-Prc, ma pochi si aspettano che regga la prova delle prossime elezioni comunali, anche se la giunta si sta affannando furiosamente a realizzare abbellimenti e migliorie urbane, rotonde regolatraffico in periferia, restauri e pedonalizzazioni in centro. Il fatto è che il clima sta cambiando. "Gli studenti ormai sono praticamente tutti di destra. E lo sono in modo dichiarato, esplicito, anche un po' aggressivo, soprattutto i maschi", racconta Rosanna Cuomo, giovane neoinsegnante di filosofia arrivata l'anno scorso dalla Campania e piuttosto perplessa di fronte all'ambiente scolastico trovato. I suoi colleghi "locali" confermano quello che sembra un evidente deterioramento della coscienza politica giovanile, e aggiungono un'altra nota, se possibile ancora più preoccupante: "Le nuove leve di insegnanti sono molto più schierate a destra di quanto non fossero in passato", ci dice Chiara Storto, che insegna latino e greco nel liceo classico. "Magari hanno anche buoni rapporti con i colleghi come me, che la pensano in modo opposto, ma solo perché si è ormai consolidato il patto tacito che vieta di parlare di politica. Ma se non se ne parla tra insegnanti, diventa poi anche più difficile parlarne con gli studenti. E così si riesce sempre meno a contrastare i modelli di riferimento che i ragazzi assorbono in famiglia e dalla televisione". La vicepreside del classico, Cecilia Bassani, non ha paura di dire che "il nostro liceo ha una bella tradizione progressista, diciamo pure che è sempre stato di sinistra e ha sempre promosso iniziative di tutti i generi per dare ai ragazzi gli strumenti di giudizio migliori. Continuiamo a fare il possibile, ma le cose stanno diventando ogni giorno più difficili". Fuori dalla scuola, non sembrano circolare molte idee a sinistra su come risalire la corrente, o almeno "tenere" a livello locale. I partiti che hanno dato vita all'Arcobaleno sono confusi e ancora sotto botta: in pratica, non stanno facendo nulla in attesa di capire, dai congressi nazionali, cosa succederà di loro; quelli che hanno rappresentanti in consiglio comunale per ora stanno allineati e coperti, senza una strategia per le amministrative del 2009. Ci sono poi varie associazioni portatrici di messaggi politici generali: sulla pace soprattutto, ma anche su temi internazionali; e c'è chi guarda alla vicina Germania, suggerendo di riprendere l'esempio delle bürgerinitiativen degli anni '70-'80, che mobilitavano gli abitanti di un posto concreto su un problema concreto, ottenenendo anche dei risultati importanti - una logica vicina a quella dei nostri "no-tav", ma volta anche in positivo, a fare cose, oltre che impedirne. Luisa Venturin, insegnante di educazione fisica che tiene molto al suo passato di operaia in fabbrica e non manca mai di sottolineare la sua non-acculturazione, è da sempre animatrice di ogni iniziativa di ispirazione comunista e radicale in città. Ma quando si va a vedere chi vi partecipa, "eh, cossa ti vol, ghe xemo sempre noaltri: mi, la Pierina, la Emma, la Franca, il Bruno Brandolino...". Si contano sulle dita di una mano, insomma, gli attivisti di Zeroguerre, così come quelli di Ya Basta!, quelli che tengono su la Bottega solidale ("ma lì oramai xe diventà una cosa di siurette, che i ghe interesa solo che vendere, la politica xe sparita") o altre cose del genere. Pochi, e anche divisi: il citato Brandolino è responsabile di Rifondazione, ma la Luisa sua amica, che aveva sempre appoggiato il Prc, "stavolta mi go votà contro, i mi ga fato tropo mal con le cose che i ga fato e sopratuto non fato mentre i ghe xera al governo". E così ha votato per Ferrando, che sentiva "più vicin de mi". L'alternativa vera, soprattutto per i giovani che vogliono far qualcosa, è il volontariato cattolico: intorno alla parrocchia ruota ancora, e forse anche più che negli ultimi decenni, la più gran parte dell'attività a sfondo sociale che vien fatta a Portogruaro: niente di troppo impegnativo, comunque: centri estivi per i bambini, un minimo di assistenza sociale. Gente con problemi di disagio gravi non ce n'è, agli anziani soli pensa in qualche modo il comune, da fare resta poco. Eppure un po' di spirito alternativo resta in ogni modo. Troviamo parecchia gente tra i tendoni e i banchetti di Etica/mente, festival equo-solidale organizzato con una lunga lista di adesioni e sponsorizzazioni nella vicinissima Teglio (quattro chilometri da Portogruaro) dove da qualche anno ogni estate per due settimane si tengono conferenze, spettacoli, dibattiti, cene a cucina etnica, attività ludiche per bambini - e naturalmente piccole attività promozionali e commerciali da parte di gruppi e associazioni. C'è per esempio il banchetto tenuto dal locale gruppo di Emergency, dove la partecipazione è più vivace rispetto alle iniziative della sinistra radicale ("i ghe xemo una ventina, tuti fioi giovani. No xe mal, dài, dopo tuto") ma che rifiuta di darsi una connotazione di sinistra. C'è un banchetto di Carta, c'è la Coldiretti, ci sono gruppi pacifisti. Al dibattito del pomeriggio, sulla condizione del lavoro manuale (parlano un prete-operaio e un sociologo) assistono una cinquantina di persone (mica poche, comunque, dato il contesto); ma verso sera, sarà per la cena thai, sarà per il successivo concerto della Banda Osiris, le presenze a Etica/mente salgono a diverse centinaia. E tutta la faccenda è organizzata da pochissimi, "tre o quatro nomi, gente che la sta ben, profesionisti de qui, che i se diverte e basta". La Luisa, che pur sta lì tutto il tempo a vendere caffè solidale, discutere di operaismo, sostenere contadini boliviani e palestinesi, scuote la testa. "No xe questo quel che se doverìa far". 5 - continua 2,2% SINISTRA ARCOBALENO Questa la percentuale di voti alle elezioni dello scorso aprile. I quattro partiti della coalizione arcobaleno partivano da una base del 7,7%.

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Parabole (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Adriana Zarri "Tette": un vero orrore e orrendamente (volgarmente) usato. Infatti le ghiandole mammarie, in ambito medico scientifico, mai sono nominate in questo modo, ma così invece sono dette da chi non ha per loro il rispetto dovuto, tenendo conto che tutti noi (come ogni altro mammifero) le abbiamo succhiate, traendo da esse il nutrimento dei nostri primi mesi di vita. Razzismo "Un reato su tre è commesso da stranieri", "Delitto di Verona. Arrestato un rumeno" (e quando mai si scrive "arrestato italiano"?). "Emergenza clandestini. Sbarchi a ripetizione", "Allarme sicurezza. A Milano rumeno violenta 21nne". Sono perle pescate - dispiace dirlo - sul quotidiano sedicente cattolico Avvenire. E' con titoli del genere che si alimenta il razzismo, poi deplorato - si spera sinceramente - su altre pagine. E il mio ricordo corre a tanti tanti anni fa, quando Avvenire si chiamava Avvenire d'Italia, era pubblicato a Bologna e diretto da Raimondo Manzini, un grande giornalista e un grande cristiano. A quei tempi il giornale e il giornalista godevano di grande e meritato prestigio. Oggi...ahimè, abbiamo visto. E un lettore - un missionario stupito per i titoli sopra riportati - ha scritto al giornale senza ottenere risposta. E il silenzio si può anche capire. L'Avvenire (così almeno speriamo) forse si vergognava. Militarismo La mia scarsa simpatia per i Legionari di Cristo incomincia dal nome; e, per quel poco che ne so, lo spirito e l'azione dei legionari sopraddetti è in sintonia con quel nome e con una vena bellicosa e militarista che percorre la storia della chiesa, da Lepanto in avanti fino a due inni cantati fino a qualche anno fa e, in qualche parrocchia fuori mano, forse anche oggi. In uno si diceva (anzi si cantava) "Cristus vivit, Cristus vincit, Cristus imperat" che pareva discendere, pari pari, dalla visione di Costantino imperatore. Nel secondo, rivolgendosi al papa, si cantava: "Al tuo cenno e alla tua voce un esercito all'altar". Come si vede i Legionari marciavano e forse marciano ancora, non so se con il passo dell'oca o di qualche altro animale più guerriero, magari con col passo del leone. Vescove Nella chiesa anglicana si seguitano a ordinare donne non solo preti ma anche vescovi, il che è una buona notizia, anche se purtroppo lontana dalla dottrina della prassi cattolica. Ora si è dato il caso - in quel fortunato paese - di un vescovo che ha nominato una donna suo ausiliare. Bene, ma ancora non ci sembra bastare. A quando potremmo avere un ausiliare uomo e il titolare donna? Nudità In uno dei corsi - sempre di grande interesse d'attualità - che si tengono presso la Cittadella di Assisi, si discuterà sul tema: "E si accorsero di essere nudi". Un tema e un titolo bellissimi, pieni di sensi biblici e simbolici. Dice infatti un vangelo apocrifo: "Signore, come capiremo che è giunta la fine del mondo?" rispose Gesù: "Quando sarete nudi e non avrete vergogna", riprendendo così quel tema del ritorno alle origini di cui parlano i padri della chiesa. L'accorgersi di essere nudi è la scoperta del male, il non accorgersene e non provare più vergogna è l'escaton: la fine del mondo e l'inizio del regno dei cieli e la nudità, così volgarmente idolatrata - si fa simbolo escatologico.

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I lettori si prenotano attraverso internet (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa L'eventoL'inizio e la fine in diretta su Raiuno I lettori si prenotano attraverso internet I promotori del progetto "La Bibbia giorno e notte" sono Rai Vaticano, Raiuno, Rai Educational , Rai.It, Segretaria Generale del Sinodo dei Vescovi, Pontificio Consiglio della Cultura, Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unitàdei Cristiani, Servizio nazionale per il progetto Culturale CEI, Vicariato di Roma, Società Biblica in Italia, Federazione Biblica Cattolica Internazionale. I patrocinatori: Comune di Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero della Pubblica Istruzione, Regione Lazio, Provincia di Roma, Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Pontificio Consiglio "Cor Unum", Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali,Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, con la partecipazione delle Comunità Ebraiche Italiane per la Bibbia Ebraica, Unitalsi, Comunità di Sant'Egidio, Croce Rossa Italiana, Centro Sportivo Italiano. Una rosa di sponsor hanno permesso l'eccezionale evento. Lo sponsor principale è l'Associazione Nazionale fra le Banche Popolari presieduta dall'avvocato Carlo Fratta Pasini e dal segretario generale, Giuseppe De Lucia Lumeno. Altro sponsor è IC Industria delle Costruzioni di Cernusco sul Naviglio, l'holding presieduta da Dante Siano. Raiuno trasmetterà in diretta, il 5 e 11 ottobre 2008, la prima e l'ultima ora dell'evento, il resto su uno dei canali di Rai Educational, diretti da Giovanni Minoli. Per la lettura ci si potrà iscrivere su un apposito sito internet: www.labibbiagiornoenotte.rai.it a partire dal 25 di agosto fino al 15 settembre 2008.

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LA POLITICA smarrita LA RINCORSA DELLE FINZIONI CHE HA DISSOLTO LA SINISTRA (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

L'articolo LA POLITICA smarrita LA RINCORSA DELLE FINZIONI CHE HA DISSOLTO LA SINISTRA La destra può permettersi di rifiutare la complessità della contemporaneità, svuotandola nella virtualità della messa in scena mediatica. La sinistra dovrebbe ristabilire l'arduo primato della conoscenza Giovanni De Luna C'è in giro un'acuta nostalgia del Pci ed è paradossale che questo sentimento prevalga in chi nel Pci non è mai stato e che, soprattutto, si è tenuto alla larga da tutte le tappe successive che - attraverso, prima il Pds poi i Ds - hanno portato all'attuale Pd, in settori quindi, che si possono collocare alla sinistra di quella traiettoria. Credo che si tratti di questo: almeno fino a tutti gli anni '70 i rapporti del Pci con quest'area erano definiti da una sorta di oscillazione del pendolo. Nella pedagogia autoritaria che ispirava il modo in cui il partito si riferiva ai suoi iscritti e al popolo di sinistra era infatti insito un continuo andirivieni tra due posizioni: nei momenti alti della mobilitazione collettiva e del conflitto sociale il Pci, per legittimare la propria funzione, doveva porsi come freno a una spontaneità troppo radicale, normalizzare la carica dirompente della spinta dal basso per capitalizzarne il valore sul piano del proprio ruolo istituzionale, come unico titolare delle interrelazioni politicamente significative; nelle pause del conflitto, ma soprattutto dopo le sconfitte più rovinose, il suo compito era invece di sostituirsi ai movimenti, di surrogarne la mancanza di slancio, indicare una linea di continuità e di resistenza che permettesse di non smarrire il filo della speranza e della militanza. Questo è stato il Pci fino alla fine degli anni '70 e questo smise di essere quando - sotto la duplice spinta della solidarietà nazionale e della lotta al terrorismo - il partito si fece compiutamente "Stato", ritirando la passerella tra le istituzioni e i movimenti, rinchiudendosi nel "palazzo" insieme all'intero sistema politico e candidandosi a essere travolto insieme agli altri dalla slavina che sancì la fine della Prima repubblica. E' interessante sottolineare oggi, quando ormai quella vicenda è del tutto conclusa, come anche durante il "lungo '68" ci fosse la sensazione diffusa che ci si potesse consentire qualsiasi "estremismo" perché poi, alla fine, comunque ci sarebbe stata la "mediazione" del Pci (e, nelle fabbriche, del sindacato) che dal tumulto ribollente della "contestazione" avrebbe poi estrapolato delle istanze in qualche modo compatibili con le regole del sistema politico. E credo che proprio quella sensazione sia alla radice delle nostalgie odierne. Ancora negli anni '90, dopo la dissoluzione del Pci, nelle varie sigle che hanno affollato la galassia dei partiti postcomunisti affioravano tracce di quell'atteggiamento, così come più recentemente nei comportamenti irresponsabili della coalizione che sosteneva il governo Prodi: richieste fatte solo per salvare la faccia o per accampare meriti venivano avanzate con la consapevolezza di avviare un gioco a ribasso in cui questa volta, però, non ci sarebbe stato nessuno a "mediare" autorevolmente e tutto si sarebbe trasformato in una litigiosità permanente che alla fine avrebbe fatto implodere maggioranza e partiti. Anche nell'ultima campagna elettorale quel remoto sentimento è entrato in campo confezionando un ulteriore paradosso: quasi due milioni di voti sono transitati dalla sinistra verso il Pd, verso un partito che aveva detto chiaramente di avere come obbiettivo quello di strappare voti al centro e di voler interpretare la sua vicenda politica nel segno di una netta discontinuità con il vecchio Pci, recidendo qualsiasi legame con quella storia e quei comportamenti anche sul piano delle alleanze e dei rapporti con i movimenti. In questo caso, però, alla nostalgia si è accompagnata la paura. Una paura che nasceva dalla possibilità che il partito liquido di Veltroni evaporasse del tutto e che a sinistra si configurasse uno schieramento di partiti dal peso elettorale più o meno equivalente, cancellando l'immagine tradizionale e rassicurante che in tutta la storia dell'Italia repubblicana aveva visto sempre un grande partito, affiancato da pochi piccoli partiti e da una vasta area movimentista. Credo che il Pd debba interrogarsi seriamente su questo paradosso e sull'horror vacui che ne emerge. Nato per stare al centro, con un processo di formazione che è sembrato una fusione burocratica tra due consigli di amministrazione, ha intercettato il voto di sinistra attraverso la proposta elettorale di "andare da solo". Come non leggervi la nostalgia di un grande partito, e anche l'insofferenza per la ridda di sigle che avevano dato vita alla dis-unione del governo Prodi? La durezza dei fatti Adesso nostalgia e paura convivono strettamente intrecciate. E' una vecchia storia. Dopo la sconfitta c'è dapprima una sorta di intontimento, poi si aprono le cataratte delle recriminazioni, dei regolamenti di conti, delle accuse e dei rimpianti. Più che guardare al passato bisognerebbe forse cominciare a ridare un senso alle parole che abbiamo ricevuto in eredità dal Novecento e che hanno cambiato totalmente il loro significato (guerra, stato, lavoro, ....), studiando, raccontando la contemporaneità, ridefinendone i linguaggi, ridisegnando una mappa concettuale in grado di guidarci lungo rotte sconosciute in oceani tutti da esplorare. La destra non accetta la sfida della complessità, semplicemente la elude. Nel suo asse concettuale non sono c'è spazio per i "fatti" ma solo per la loro "rappresentazione". Di qui l'importanza strategica che ha per Berlusconi il controllo dei media. Ci sono alcuni espedienti che risultano particolarmente efficaci quando vengono lanciati nell'universo mediatico: per esempio quello di svincolare un argomento dal controllo del presente dicendo che solo il futuro può rivelarne i meriti. E' stato così per il milione di posti di lavoro ed è così per l'abbassamento delle tasse. E' un modo di convincere l'elettorato puntando non sulla conoscenza ma sull'immaginazione. Proprio mentre la vita e le esperienze reali della contemporaneità mettono seriamente in discussione le aspettative e i desideri di tutti, la destra si adopera per individuare alcuni elementi di realtà da usare sottraendoli all'esperienza verificabile e proiettandoli in un sistema che è tanto più granitico e seduttivo, quanto meno sottoposto al confronto con i fatti. E' il meccanismo che porta a mietere successi agitando emergenze come quelle della "sicurezza". Su un dato reale - il fastidio, l'insofferenza e la paura suscitate dal confronto quotidiano con la microcriminaliità - si innesta un armamentario propagandistico che enfatizza gli stereotipi, rifiuta ogni argomentazione che non sia un randello da calare sulla schiena delle opinioni diverse. Con i rom questo paese ha sempre convissuto attraverso un sistema di relazioni fondato sulla realtà di scambi che di volta in volta ti mettevano in contatto con ladri, ricettatori, indovini, fabbri, commercianti di cavalli, mendicanti, artigiani e maniscalchi... Ora, tutte queste figure sono precipitate nelle stereotipo del diverso e del delinquente, identificato non più nella materialità e nella concretezza dei rapporti diretti ma nei segni del corpo, nei simboli che si addensano sui suoi vestiti, sui suoi monili, sui suoi modi di vivere. E lo sradicamento sociale diventa fatto criminale. Lo stesso meccanismo, sempre legato al "sistema sicurezza", lo si vede all'opera nella scelta di usare l'esercito per l'ordine pubblico e presidiare il territorio. Qui i dati di fatto sono i 300 carri armati, i 121 Neurofighter Typhoon e i 131 F 35 che, come dice autorevolmente il generale Mini, ci dissangueranno per i prossimi decenni o le nostre belle navi con missili, aerei e siluri impegnate quasi esclusivamente nelle "visite ai porti". Nella realtà, insomma, le nostre forze armate sono costruite e gestite in funzione di una guerra simmetrica che, come sostiene lo stesso Mini, oggi è solo la "nebbia della guerra"; non si capisce quale sia il nemico di un'eventuale guerra simmetrica; ce lo si immagina come noi ma come noi - intendendo l'Unione Europea - ci sono solo gli Stati uniti, la Russia e la Cina. Ci stiamo preparando a una guerra contro uno di questi stati? I miliardi spesi per navi e aerei bellissimi, un addestramento efficiente solo per i 10 mila soldati impiegati per le missioni all'estero, le polizie che trovano difficoltà a coordinarsi e perfino a scambiarsi i dati principali sui rischi della criminalità e del terrorismo, le forze militari che non hanno nessuna idea di cosa sia una visione comune della sicurezza. Questa è la realtà. Che la destra accantona per lucrare consensi sull'immagine dei "soldati per le strade". La finzione evitabile Questi esempi sottolineano l'urgenza di tornare ai fatti, di ristabilire il primato della realtà sulla finzione. E' l' unico antidoto alla virtualità delle rappresentazioni che oggi egemonizzano il racconto della contemporaneità. Proprio le considerazioni sulla guerra ci suggeriscono un esempio efficace di come si possa sviluppare questo percorso. Nuove figure di combattenti (il mercenario, il kamikaze), nuove strategie militari (l'opzione zero morti), nuove configurazioni dei rapporti tra stati (asimmetria e guerre civili di terza generazione) hanno disintegrato il concetto stesso di guerra così come è stato adoperato nel '900. Tutto questo ha prodotto un discorso mediatico fondato sulla finzione della negazione della guerra, su artifici lessicali che rendono possibile ogni guerra chiamandola con nomi diversi, con vere e proprie bizzarrie terminologiche, ossimori come "guerra umanitaria". Invece di conoscere la guerra ci si propone di eluderla, di cancellarne l'essenza ultima che resta quella di uccidere e farsi uccidere. Riproporre il confronto con la realtà vuole dire essere consapevoli che la guerra oggi non scaturisce più solo dalla concentrazione monopolistica della violenza nello stato nazionale ma anche da una sorta di deficit di autorità e di legittimità che ha investito il suo ruolo, proponendo da un lato la deriva privatistica che ha assunto la sua condotta (i mercenari, ma non solo), dall'altro la dimensione sempre più sovranazionale dei poteri di comando sulle forze armate che operano nei varie teatri delle guerre postnovecentesche. Le guerre postnazionali Così, alle forme di guerra classica che ancora sopravvivono si sono affiancate quelle che possiamo definire "le guerre postnazionali", segnate dal passaggio dal monopolio della violenza al mercato della violenza e che corrispondono a situazioni di crisi del tutto diverse da quelle che comportano l'organizzazione e l'impiego statali della violenza. E sono cambiati anche gli aspetti ideologici della guerra, con una netta accentuazione della sua "confessionalità": si combatte in nome di Dio, e la dimensione laica delle categorie "amico" e "nemico" viene dissolta in un universo in cui l'avversario diventa un alleato del diavolo, un ostacolo all'espandersi del bene da rimuovere, da cancellare. Così l'annientamento del nemico rappresenta così l'unico scopo plausibile della guerra. Questa è la novità della guerra più difficile da accettare, psicologicamente e politicamente, per noi occidentali. Non più un simmetrico esercizio di azioni e reazioni tra due contendenti giuridicamente alla pari, uno scontro carico di orrore ma a suo modo prevedibile con le sue regole e i suoi riti, ma guerra a senso unico che sempre include la possibilità di una risposta asimmetrica e irrazionale, il terrorismo, i kamikaze, la "guerra santa" propugnata dal fondamentalismo islamico. Tornando alla differenza tra destra e sinistra e al confronto con la realtà: la destra può concedersi il lusso di rifiutare la complessità della contemporaneità, svuotandola nella virtualità della rappresentazione della messa in scena mediatica; la sinistra deve ristabilire il primato dei fatti e della conoscenza. E' evidente la difficoltà che il ritorno ai fatti trova nello spirito del nostro tempo, segnato da una marcata congruenza con la rappresentazione del mondo che offrono i media. Pure invocarlo continuamente a me sembra solo un brutto alibi. Il governo Prodi è caduto sui fatti non sulle intenzioni. L'opinione pubblica ha giudicato inadeguata quella classe politica e ha votato di conseguenza. Se si va allo scontro tra due centrali propagandistiche, se si riduce la politica a problemi di comunicazione, è inevitabile la destra si dimostri più attrezzata. Pure l'opinione pubblica che noi oggi descriviamo come razzista, intollerante, egoista, solo tre anni aveva fatto vincere la sinistra in 15 regioni su 18; e due anni fa, alla fine del governo Berlusconi, la sinistra si era presentata con sette punti di vantaggio, dilapidati in quella campagna elettorale che era stata il prologo dell'insipienza e dell'incapacità che avrebbero portato alla disfatta. L'AUTORE Dalla storia della Resistenza alle forme della guerra Giovanni De Luna insegna storia contemporanea all'Università di Torino. Studioso del movimento di Liberazione e del sistema politico del dopoguerra ("Donne in oggetto. L'antifascismo della società italiana", 1995, "Storia del Partito d'Azione", 2005, "L'Italia del Novecento. Le fotografie e la storia", 2005-2006), si è dedicato soprattutto alla metodologia storica ("Il mestiere dello storico contemporaneo", 2004) e alla ricerca nel campo della comunicazione e della memoria con trasmissioni radiofoniche e televisive. Nel 2006 ha pubblicato per Einaudi "Il corpo del nemico ucciso. Violenza e morte nella guerra contemporanea" che analizza i grandi fenomeni della violenza di massa del Novecento, nella violazione delle regole che gli uomini si sono dati, regole che costituiscono il tentativo - spesso vano - di sottrarsi alle logiche dello "stato di natura".

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Fulvio Fania Religione: ortodossa (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Fulvio Fania Religione: ortodossa. Etnia: rom di Serbia. Lo zingaro è schedato, marchiato per razza. Nulla di simile si era mai visto dall'epoca delle leggi razziali. La Comunità di Sant'Egidio mostra alla stampa la copia di quel documento di una settimana fa. Proviene da Napoli, campo rom della Centrale del latte. L'intestazione è ufficialissima: "Commissario delegato per l'emergenza insediamenti nomadi nella Campania". C'è tutto: la foto, le impronte digitali, il numero di passaporto, i dati anagrafici e due caselle che sovvertono i principi costituzionali con l'indicazione dell'etnia e del credo religioso. Non la cittadinanza, sia chiaro, ma precisamente la razza. Quelli di Sant'Egidio hanno reperito negli archivi storici un documento analogo: risale al regime fascista di Vichy in Francia. Il governo ha il coraggio di definire una tale schedatura "censimento", come se si trattasse di un'innocua e anonima rilevazione Istat. Qualche rom si è illuso che quella registrazione potesse valergli un permesso di soggiorno. E invece si è candidato all'espulsione. Così avanza minacciosa l'epoca Maroni. Nella comunità cattolica trasteverina, che da anni svolge attività sociale tra gli zingari, non escludono denunce legali contro questa pratica di polizia. Hanno deciso però di non contrapporsi pregiudizialmente a tutte le iniziative del governo confutandole piuttosto nel merito. Vorrebbero confrontarsi su una "piattaforma di buonsenso" e per questo si sforzano di prendere in parola il ministro degli Interni il quale, mentre impone le impronte digitali ai bimbi rom, sostiene di farlo nel loro interesse. La Comunità di Sant'Egidio cerca almeno di mitigare gli effetti dell'operazione anti-rom. Di questi tempi gli interlocutori "sociali" sono quelli che sono e dunque anche un buon rapporto a Roma con il prefetto Mosca pare abbia evitato - così spiegano - che nella Capitale si verificassero schedature come quella di Napoli. "La sintonia con Mosca - ci dice il portavoce Mario Marazziti - è su basi giuridiche", "non sulla simpatia personale". La decisione del governo di schedare i rom di tre città italiane "non è un censimento", attaccano Marazziti e Marco Impagliazzo, presidente della Comunità. Che censimento è una rilevazione limitata ad una porzione del territorio e solo a coloro che vivono nei campi mentre metà dei rom e sinti in Italia abita negli alloggi? Le dimensioni sono note da tempo: complessivamente i "nomadi" sono 130-150 mila, lo 0,25% della popolazione italiana. Per metà sono nostri connazionali di antico insediamento; i balcanici sono circa 70mila tra cui i romeni, ultimi arrivati e cittadini comunitari. "La prescrizione di rilievi segnaletici obbligatori su base etnica - attaccano a Sant'Egidio - è chiaramente discriminatoria". Non parliamo poi delle impronte digitali per i bambini. Chi può credere che servano ad accertare l'identità dei genitori? I casi drammatici di sfruttamento esistono, ma vanno trattati dal Tribunale dei minori, come avviene per tutti. Per l'identificazione anagrafica nei campi non c'è bisogno di pratiche umilianti e inefficaci. Invece si corre dietro alle paure irrazionali. "La questione rom non è un'emergenza nazionale", insiste Marazziti, se non sul versante opposto: la speranza di vita per un neonato zingaro è di 20-25 anni più corta rispetto ad un italiano medio. "Una condanna a morte", la definiscono i cattolici di Sant'Egidio. Domandiamo: vi risulta che il Papa abbia parlato di immigrati e rom durante i suoi incontri con Berlusconi e col sindaco di Roma Alemanno? Ovviamente non si può sapere. Si conoscono invece le dure condanne dei provvedimenti del governo espresse dalla fondazione Migrantes, dalla Caritas e dal Pontificio consiglio per i migranti. Intanto anche il presidente delle Acli Andrea Olivero denuncia la schedatura razziale dei nomadi. Ma proprio ieri il quotidiano dei vescovi Avvenire ha fatto masticare amaro questa parte del mondo cattolico. Ha pubblicato infatti una lunga intervista al ministro Maroni, ancora furioso per l'attacco al governo sferrato da Famiglia cristiana . "Non sono un Erode", ribatte il leghista generosamente evidenziato nel titolo. Il giornale, benevolo, lo descrive seduto nel suo studio "sobrio" tra statuette di elefantino - poco padane - e accanto ad un cesto di frutta fresca. Natura morta e intervista comoda in cui Maroni spiega che vuole togliere i bimbi rom dai campi-lager. Nelle gerarchie evidentemente c'è chi non sopporta certi impeti sociali contro il governo. Il vescovo di Crotone Domenico Graziani ha scelto il sito web della Milizia di San Michele Arcangelo per regolare i conti con Famiglia cristiana : "Ma che ne sanno loro?", sbotta il prelato, quello è "buonismo cattolico", dimenticano che "la sinistra cavalca la tigre dell'immigrazione clandestina" mentre le impronte ai bimbi rom "servono a dare loro un'identità chiara". Bravo Maroni. La Comunità di Sant'Egidio si preoccupa invece per quei rom nati in Italia figli o nipoti di cittadini della Jugoslavia, un paese che non esiste più. Vengono espulsi e poi rispediti indietro perché non si sa dove mandarli, non hanno cittadinanza italiana visto che la nostra normativa è ferma ancora alla discendenza di sangue. Andrebbe cambiata o si potrebbe addirittura riconoscerli come cittadini dell'Europa unita. Nel frattempo - chiede la Comunità - si conceda loro almeno lo status di apolide. 04/07/2008.

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Henry Abbot (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 158 del 2008-07-04 pagina 42 Henry Abbot di Redazione Sappiamo che questo inglese era nato a Holden, nella contea di York, ma non se ne conosce l'anno né la professione. L'epoca era quella di Elisabetta I e della persecuzione dei cattolici. Coloro che si rifiutavano di riconoscere con formale giuramento la supremazia della regina sulla Chiesa d'Inghilterra -in pratica lo scisma da Roma - venivano condannati a morte per alto tradimento. Henry Abbot era tornato da poco alla fede cattolica e si prodigava per riconvertire amici e conoscenti. Ma venne arrestato nel 1597. In quei giorni nelle carceri del castello di York era detenuto per immoralità un pastore protestante. Questi, per guadagnarsi il favore dei giudici, accettò la proposta di diventare delatore. Insieme a lui erano in carcere i cattolici William Gibson, George Errington e William Knight. L'uomo riuscì a guadagnarsi la fiducia dei suoi compagni di prigionia convincendoli di avere intenzione di farsi cattolico. Dopo esserseli accattivati mostrando pentimento per la sua precedente condotta, chiese loro di indicargli una persona che fosse in grado di metterlo in contatto con un prete cattolico. Ignari delle vere intenzioni del mentitore, gli fecero il nome di Henry Abbot. A quel punto scattò la trappola e l'uomo li denunciò tutti e tre, offrendosi di testimoniare contro di loro. Henry Abbot, rintracciato dietro sua indicazione, fu arrestato e portato a York. Qui lui e gli altri furono processati e condannati a morte per alto tradimento. Gibson, Errington e Knight vennero impiccati alla fine di novembre del 1596. L'Abbot salì il patibolo il 4 luglio dell'anno seguente. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Nelle cascine verdura e carne a prezzi scontati (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-04 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Carovita Studio della Cattolica sui vantaggi della spesa direttamente dal produttore saltando la distribuzione Nelle cascine verdura e carne a prezzi scontati Vendita diretta nelle aziende agricole: risparmi fino a 1.500 euro l'anno In cascina per comprare frutta, verdura, latte. E - perché no? - anche la carne. A Milano e in Lombardia succede ancora di rado. Eppure, secondo uno studio dell'università Cattolica, il risparmio c'è, eccome. Ammonta a oltre 1.400 euro l'anno per una famiglia di due-tre persone (27 euro alla settimana, cento al mese). Per di più la convenienza va di pari passo con la certezza sulla qualità dei prodotti. Gli studenti del corso di Geografia economica che hanno portato a termine il confronto tra i prezzi delle cascine e quelli dalla grande distribuzione hanno anche messo a punto un software che serve a individuare i punti vendita dei produttori più vicini in regione. Non solo: è possibile segnalare la disponibilità a entrare in un gruppo d'acquisto o a fondarne uno nuovo di zecca. Il risparmio sui vari prodotti (il metro di paragone sono i supermercati) va dal 9 per cento dei meloni al 60 della carne bianca. Buoni acquisti anche su uova (meno 44 per cento), latte (meno 33 per cento) o pomodori (meno 36 per cento). E il tempo speso per gli acquisti in cascina? Inoltre anche la benzina ha un costo... Gli studenti della Cattolica, sotto la guida del professor Mauro Preda, hanno considerato anche questo aspetto. Se si ipotizza che l'agricoltore si trovi a circa 20 chilometri da casa propria, allora il costo- benzina sarebbe di circa 5 euro. Quindici euro, invece, è il valore del tempo speso per fare la spesa fuori città. Nonostante l'aggravio complessivo di 20 euro, l'acquisto nell'hinterland vale comunque la pena. L'ideale sarebbe una spesa quindicinale di circa 170 euro. Il gruppo di lavoro della Cattolica intende mettere a disposizione tutte le informazioni sulle cascine che vendono i loro prodotti su un sit o internet, www.agri-life.it, che prende il nome dal progetto omonimo. L'obiettivo è fornire una piattaforma online che favorisca il contatto tra famiglie e venditori diretti dell'hinterland. Il progetto prevede la mappatura in rete delle cascine-mercato in modo da agevolare chi vuole fare la spesa con lo sconto. Sull'argomento l'università di largo Gemelli ha organizzato un convegno per la mattinata di domani, 5 luglio. Tra i partner dell'iniziativa c'è la Coldiretti. "Abbiamo anche creato diversi mercati nelle città. Per ora in tutta la regione sono undici. Ma l'intenzione è di aumentare l'offerta. Anche sulla piazza di Milano: il Comune si è dimostrato molto disponibile", annuncia il presidente provinciale, Carlo Franciosi. E se il contadino sbarca in città, il vantaggio non può che aumentare. Sul web In allestimento anche un sito internet per favorire il contatto fra i consumatori e i venditori dell'hinterland. In rete gli indirizzi di tutte le aziende che effettuano la vendita diretta dei prodotti Rita Querzé rquerze@corriere.it.

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E i missionari in Cina tradussero Gesù con <topo migratore> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-07-04 num: - pag: 46 categoria: REDAZIONALE Mondi Lingua e cultura dividono da sempre Oriente e cattolicità: i saggi di étienne Ducornet e della rivista Concilium E i missionari in Cina tradussero Gesù con "topo migratore" di ALBERTO MELLONI M olte delle agende del pianeta hanno in testa la Cina: parlare oggi di ambiente, economia reale, mercati, diritti umani significa doversi misurare con le incalcolabili dimensioni del gigante asiatico. Anche le chiese, e la Chiesa cattolica in ispecie, non possono evitare di misurarsi con un mondo la cui radicale alterità culturale costituisce come tale la sfida suprema al Vangelo e alla sua pretesa di universalità. Una sfida che non è iniziata oggi e che da tredici secoli mette alla prova l'idea stessa che il Vangelo abbia una eloquenza che attraversa le culture senza bisogno di altro che non sia la docilità pura alla grazia. Tutti infatti colgono qualcosa di ineluttabile e di tragico nello sprofondare del cristianesimo dentro una idea rozza di Occidente: perché la chiesa considera la cattolicità una "nota" parte della stessa professione di fede, ma al tempo stesso sente forte la lusinga a essere anziché cattolica "occidentale"; sa che il Vangelo non potrà mai essere il chierichetto delle paure di un pezzo di mondo incerto del suo diritto di aspirare all'imperium, ma non sa come concedere a filosofie diverse da quella greco-romana il diritto ad acquisire una cittadinanza piena e inalienabile nel modo di confessare un solo Signore e un solo battesimo. E allora il pianeta Cina si alza con i suoi ricordi e le sue sfide. Li propongono due opere suggestive. Padre étienne Ducornet ripercorre col suo La Chiesa e la Cina (Jaca Book, traduzione di Fabrizia Berera) gli incontri della fede cristiana con questo universo. Il primo fu propiziato dallo slancio missionario dei cristiani di Persia, giunti sulla via della seta e pronti a tentare di esprimere la fede cristiana nei termini propri del vocabolario teologico confuciano e buddista, esattamente come nel Mediterraneo si usò dell'essere, della persona, della natura per spiegare il Vangelo. La famosa stele di Xi'an, datata al 781, fa stato di quella coraggiosa inculturazione della "religione della luce" che per 110 anni si propagò prima che l'imperatore Wuizong prendesse a perseguitare i monaci nestoriani e quelli buddisti in nome di una difesa delle tradizionali visioni del mondo. Il secondo fu opera dei francescani presentatisi alla corte mongola durante la vertiginosa espansione delle conquiste dei kahn, entrati vincitori a Pechino nel 1215, a Kiev nel 1240 e giunti due anni più tardi sulle rive della Dalmazia: Giovanni da Pian del Carpine fu il latore di una ingenua missiva di Innocenzo IV, seguito poi da Andrea di Longjumeau e da Giovanni da Montecorvino con visite ricambiate da un monaco nestoriano in vista di improbabili alleanze antimusulmane fra mongoli e crociati. Il terzo incontro fu quello venuto con lo zelo missionario della Compagnia di Gesù, fin dal 1578 impegnata nello studio della lingua che fu il vero strumento di Matteo Ricci e Michele Ruggieri. "Gesuiti confuciani" li definisce Ducornet per la lucidità con cui intuirono che la stabilità dell'autorità non poteva e non doveva essere minacciata da una religione che volesse avere credito nel vasto impero. Ma la controversia sui "riti cinesi" avrebbe disperso il tesoro di Ricci: rinfocolata da gelosie fra gli ordini, la polemica riguardava la liceità per i cristiani di compiere riti in onore dell'imperatore e degli antenati: riti che i gesuiti ritenevano forme lecite di rispetto e di affetto e che invece i papi (da Clemente XI nel 1704 fino a Benedetto XIV nel 1740) proibirono riportando la presenza cristiana a quella di "barbari d'Occidente". Presenza che degenerò ulteriormente quando nel secolo XIX una missionarietà che navigava sulle rotte coloniali portò qualche successo in termini di conversioni opportunistiche o d'interesse, ma lasciò al secolo successivo una comunità povera di clero e di idee. Sarà un grande diplomatico vaticano, mons. Celso Costantini che nel concilio di Shanghai del 1928 farà passare l'idea che i riti ormai secolarizzati potevano essere mantenuti anche dai battezzati: tardi rispetto a una rivoluzione che, pur condividendo col cristianesimo la difficoltà di importare una dottrina occidentale facendola diventare "cinese", contemplava la predicazione antireligiosa come dato costituzionale. è in questo contesto che nasce la pressione governativa per l'applicazione delle "tre autonomie" nella chiesa: il che comportava il rifiuto di accettare vescovi nominati da Roma e l'assunzione da parte del Partito comunista di prerogative di scelta che la chiesa di Roma aveva concesso solo ai cristianissimi re di Spagna e che il diritto vigente rifiutava. La divisione della chiesa fra comunità "patriottiche" e comunità "clandestine " ha così percorso gli anni prima e dopo la rivoluzione culturale, sfiorando - talora, nel vissuto delle persone concrete, superando - la soglia dello scisma, in un processo di reciproco accomodamento. Nell'altro volume, Cina e cristianesimo: una nuova fase di incontro? (Concilium, Rivista internazionale di teologia 2/2008) diversi saggi documentano due processi recenti di grande importanza per il nuovo incontro ormai in corso: da un lato Ying Fuk-Tsang parla di un "reciproco adattamento" fra religione e regime che ha aperto - con contraddizioni non poco drammatiche - un rapporto nuovo con le fedi e con la Santa Sede; dall'altro Edmond Tang documenta l'esplosione magmatica di chiese e gruppi religiosi d'ispirazione diversa che rendono il paesaggio religioso molto diverso dalla calma piatta dei primi anni Sessanta o dalla desertificazione causata dalle Guardie Rosse. In questo contesto due grandi tradizioni diplomatiche che hanno senz'altro in comune pazienza e sguardo lungo hanno ottenuto notevoli risultati: la nomina di un vescovo a Pechino che s'è voluto mettere in comunione con Roma dice che le vie per la normalizzazione dei rapporti sino-vaticani sono tutte aperte; e la lettera del papa Benedetto XVI, che non critica il regime e nega l'esistenza di "due chiese", segna l'inizio di un processo di riconciliazione che il governo cinese non ha nessun interesse a spegnere. Quando però le relazioni diplomatiche saranno stabili, quando la nomina dei vescovi avrà trovato una composizione, rimarrà comunque intatto il problema di come la fede possa parlare cinese in senso proprio. Ducornet racconta che nel XVII secolo, nel tentativo di scrivere il nome di Gesù con due ideogrammi che restituissero il suono della parola latina, i primi missionari usarono i segni di Yi-Shu: sembrava un buon risultato, ma il significato proprio dei due segni - "topo migratore" - era assolutamente blasfemo. Dieci secoli prima i monaci siro-orientali avevano preferito parlare di una "religione luminosa " nella quale "il venerabile e radioso messia" aveva spinto "coi remi la barca della misericordia per salire al palazzo luminoso" e "si elevò alla Verità". Dal canto suo Matteo Ricci aveva tradotto il terzo comandamento così: "Nel giorno di festa far visita al monastero per recitarvi dei sÛtra". Il "farsi ideogramma del Verbo" non riguarda la politica verso la Cina, ma è il servizio della Cina al Vangelo. Matteo Ricci (1552-1610) è stato il pioniere delle missioni cattoliche in Cina.

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L'arcivescovo di Crotone contro Famiglia Cristiana : "Difende i rom criminali" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 158 del 2008-07-04 pagina 8 L'arcivescovo di Crotone contro Famiglia Cristiana: "Difende i rom criminali" di Redazione Monsignor Domenico Graziani non condivide la linea del settimanale paolino sulle impronte digitali: "Il classico buonismo cattolico autolesionista. Io invece sono favorevole". Ecco le intercettazioni in cui i roma minacciavano i figli di stupri e botte per costringerli a rubare Crotone - Nella Chiesa c'è anche chi invita a non drammatizzare sulla vicenda delle impronte digitali che il Governo vuole prendere ai bambini rom. Come si ricorderà, nei giorni scorsi il settimanale dei Paolini Famiglia Cristiana, che ha inaugurato una stagione di nuovo protagonismo con i suoi editoriali politici, aveva criticato duramente l'intenzione del Governo di procedere con l'identificazione anche attraverso le impronte digitali dei piccoli rom presenti in Italia. Perplessità erano state espresse pure dalla fondazione Migrantes della Cei. Ora l'arcivescovo di Crotone, Domenico Graziani, alla guida di una Diocesi fortemente interessata dal fenomeno immigrazione, prende le distanze dal settimanale cattolico. Lo fa con un'intervista concessa a Vaticanspy, una nuova rubrica del sito dell'associazione cattolica "Milizia di San Michele Arcangelo". "In linea teorica, ma solo teorica - spiega l'arcivescovo Famiglia Cristiana parla bene. Ma che ne sanno loro? Nel loro servizio partono dal classico buonismo cattolico autolesionista che alla fine premia giochi o interessi criminali molto più forti e presenti. Il parlare chiaro mi impone di dire - aggiunge il prelato - che da tempo la sinistra cavalca la tigre dell'immigrazione clandestina come strumento di lotta politica e non è giusto speculare su drammi tanto forti e penosi". Alla domanda se sia d'accordo con l'iniziativa dell'identificazione a mezzo delle impronte digitali, monsignor Graziani risponde: "Nel concreto, sono favorevole. Ho parlato a lungo con le forze di polizia, con il Prefetto e mi sono fatto un'idea chiara. Le impronte servono per dare un'identità a bimbi che spesso non la hanno. Non possedendo dati documentali si prestano al commercio degli organi, a delitti su commissione da parte di bande di adulti senza scrupoli. Insomma, tutti noi chiediamo collaborazione alla polizia e alle forze dell'ordine, quando qualcuno si muove come ha fatto il governo, ecco le critiche. è necessario dare un'identità a questi bimbi proprio nel loro interesse e per stroncare traffici criminali". Nell'intervista l'arcivescovo parla anche dell'immigrazione clandestina. "Intanto - precisa Graziani - non mi sembra giusto definire gli immigrati “clandestini”, vanno chiamati “irregolari”. Ovvio che compito dei cattolici e della Chiesa è quello della solidarietà e dell'accoglienza. Quello dell'immigrazione è un fenomeno disumano, un vero business per pochi delinquenti. Credo che il problema vada risolto con la collaborazione dei Paesi rivieraschi, anche se esprimo la mia solidarietà alle forze di polizia. L'esodo ormai è una isteria di massa e produce guadagni spaventosi per pochissimi. Ne parlo con competenza di causa. Nella mia diocesi esiste un Centro di temporanea accoglienza divenuto ormai ingestibile e lancio l'allarme: è una vera bomba ad orologeria". Quanto alle iniziative concrete da prendere, il prelato conclude: "Bisogna coniugare solidarietà e accoglienza, ma ridurre al minimo i tempi di permanenza. Impopolare ma è cosi. Poi scattino i provvedimenti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Replica all'articolo della Binetti (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Replica all'articolo della Binetti Essere cattolici è certo un fatto politico La politica, però, non è solo dei cattolici I valori non negoziabili sono "umani", più che "cattolici" Ho trovato veramente interessante l'articolo uscito ieri sul Riformista scritto da Paola Binetti. L'ex senatrice e neo-deputata del Pd, infatti, traendo spunto dalla recente polemica sulla proposta del governo di prendere le impronte digitali ai rom, approfitta per presentare tutta una serie d'idee che, ormai da anni, sono alla base della sua appassionata proposta politica. Come sempre, Paola Binetti sembra colpire nel segno, da un lato discutendo apertamente il decreto Maroni e dall'altro affrontando criticamente alcuni dei messaggi proposti da Famiglia Cristiana sul ruolo dei cattolici impegnati nel neonato Partito democratico. Non si può non essere d'accordo con molte delle conclusioni, le quali sia la Binetti e sia Famiglia Cristiana presentano come una giustificazione forte del perché alcune persone coerentemente cattoliche decidano da praticanti di impegnarsi in politica. Non si può non essere d'accordo anche con l'assunzione di responsabilità e il sacrificio che tale passione per la politica comporta per i credenti. Non si può, poi, non apprezzare il contributo che tanto i teodem, da un lato, quanto i teocon, dall'altro, cercano di portare ultimamente nel dibattito pubblico. Tuttavia, all'interno dell'indiscutibile valore di queste iniziative vi sono alcuni atteggiamenti culturali che non sembrano particolarmente convincenti, i quali, soprattutto, non rispecchiano esattamente il sentire generale di molti dei credenti italiani. Si tratta a volte di atti che generano addirittura perplessità. Certo, non si può dimenticare il fatto che la storia italiana sia stata segnata per tanti anni dalla presenza di un partito confessionale come la Dc, e neanche si possono negare i contributi positivi che sono venuti dalle tante associazioni cattoliche, prima fra tutte i comitati civici di Gedda. Quello che, però, non sembra assolutamente riproponibile oggi è che l'insieme delle questioni al vertice dell'agenda politica sia mescolato con strane forme rinnovate di confessionalismo cattolico. Mi spiego. Essere cattolico è sicuramente un fatto politico. Nessuno può pensare che le proprie convinzioni religiose debbano rimanere trincerate nel privato. Laddove ciò avviene vi è, infatti, una chiara violazione dei diritti umani. E tutto ciò, oltre ad essere sbagliato, risulta contrario alle libertà personali più elementari. Tuttavia, malgrado essere cattolici sia un fatto pubblico e politico, non si può trasformare continuamente la politica in un fatto esclusivamente cattolico. Ciò costituisce una forma illegittima d'identificazione di una prassi pubblica di vita religiosa con un aspetto altrettanto pubblico, quello politico, il quale è mosso da una logica ben diversa anche se non opposta alla precedente. Inoltre, la presenza dei cattolici in politica nel dopo-Dc non può limitarsi nemmeno a presentare due gruppetti identitari monopolistici ufficialmente cattolici all'interno dei diversi schieramenti, quasi fossero i testimoni esclusivi dei "valori eterni". Semmai, bisognerebbe pensare ad un'anima culturale cristiana specifica e diffusa nei diversi progetti politici. La politica, cioè, non è l'applicazione etica di valori assoluti, anche se alcuni valori assoluti sono dei presupposti etici imprescindibili della politica. A tutto ciò fa fede non soltanto il Vaticano II, ma anche tutta la tradizione filosofica cattolica. In particolare, Tommaso d'Aquino dimostra sempre di concepire molto chiaramente una legittima autonomia della politica dalla confessionalità religiosa, riconoscendo che le comunità umane sono prodotti naturali, i quali si reggono su valori antropologici comuni, trovati dalle persone attraverso la negoziazione razionale degli interessi. La fede qui non c'entra proprio nulla. Paola Binetti, invece, a sostegno della sua tesi, porta la non negoziabilità dei valori etici, espressa nella famosa "Nota dottrinale" di Ratzinger del 2003. Tale non negoziabilità politica dei valori etici, però, è tale perché quei valori - la difesa del diritto alla vita, la famiglia naturale, la libertà educativa - sono principi antropologici universali e non dogmi religiosi. È questa la ragione del fatto che sono da ritenersi valori insindacabili, perché sono valori esclusivamente ed originariamente umani. Quest'ultimo principio, che sfugge tanto spesso nel dibattito odierno, ha un nome. Si chiama giusnaturalismo. Ed è il fondamento della laicità dell'etica, la quale non si appella a valori trascendenti, ma a valori intrinseci all'uomo in quanto tale. Il diritto naturale, cioè, è tale perché non è qualcosa di cattolico, perché non si regge sulla fede di qualcuno, ma sulla razionalità di tutti. L'auspicio è che, alla fine, un ritorno alle vere radici culturali del pensiero politico cristiano sia capace anche di far cogliere la specificità laica di cui essa è portatrice. Sempre che non si privilegino ancora comode forme d'identificazione confessionale, le quali, oltre ad aver fatto il loro tempo, non sono veramente cattoliche, perché non sono veramente universali e laiche. 04/07/2008.

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Enrico (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

La storia Enrico Ferrari SI RADUNA IL POPOLO DI FRA ELIA Lo chiamano Fra Elia ma è un laico che vive in un convento a Calvi dell'Umbria. Il pugliese Elia Cataldo (foto), che è già stato soprannominato "il nuovo Padre Pio" per le ferite (stimmate?) che appaiono sulle sue mani e i piedi durante la Pasqua, tornerà a essere ospite della parrocchia di Piani, frazione di Imperia. Questo personaggio carismatico riceverà i sofferenti dalle 9 alle 12 di domani, nei locali accanto al Santuario mariano, e dalle 15 alle 18. Alle 18 parteciperà alla messa celebrata dal parroco, don Antonello Dani. Riceverà le persone anche domenica, dalle 9 alle 11, poi prenderà parte alle funzione delle 11; nuovi incontri nel pomeriggio. L'anno scorso, la visita di Fra Elia degli Apostoli di Dio aveva attirato ben 2500 fedeli. "Abbiamo ricevuto numerose telefonate e sono preannunciati quattro pullman, tra cui uno in arrivo da Cannes", commenta don Antonello.

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LA POLITICA smarrita (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)

Argomenti: Laicita'

LA RINCORSA DELLE FINZIONI CHE HA DISSOLTO LA SINISTRA LA POLITICA smarrita La destra può permettersi di rifiutare la complessità della contemporaneità, svuotandola nella virtualità della messa in scena mediatica. La sinistra dovrebbe ristabilire l'arduo primato della conoscenza Giovanni De Luna C'è in giro un'acuta nostalgia del Pci ed è paradossale che questo sentimento prevalga in chi nel Pci non è mai stato e che, soprattutto, si è tenuto alla larga da tutte le tappe successive che - attraverso, prima il Pds poi i Ds - hanno portato all'attuale Pd, in settori quindi, che si possono collocare alla sinistra di quella traiettoria. Credo che si tratti di questo: almeno fino a tutti gli anni '70 i rapporti del Pci con quest'area erano definiti da una sorta di oscillazione del pendolo. Nella pedagogia autoritaria che ispirava il modo in cui il partito si riferiva ai suoi iscritti e al popolo di sinistra era infatti insito un continuo andirivieni tra due posizioni: nei momenti alti della mobilitazione collettiva e del conflitto sociale il Pci, per legittimare la propria funzione, doveva porsi come freno a una spontaneità troppo radicale, normalizzare la carica dirompente della spinta dal basso per capitalizzarne il valore sul piano del proprio ruolo istituzionale, come unico titolare delle interrelazioni politicamente significative; nelle pause del conflitto, ma soprattutto dopo le sconfitte più rovinose, il suo compito era invece di sostituirsi ai movimenti, di surrogarne la mancanza di slancio, indicare una linea di continuità e di resistenza che permettesse di non smarrire il filo della speranza e della militanza. Questo è stato il Pci fino alla fine degli anni '70 e questo smise di essere quando - sotto la duplice spinta della solidarietà nazionale e della lotta al terrorismo - il partito si fece compiutamente "Stato", ritirando la passerella tra le istituzioni e i movimenti, rinchiudendosi nel "palazzo" insieme all'intero sistema politico e candidandosi a essere travolto insieme agli altri dalla slavina che sancì la fine della Prima repubblica. E' interessante sottolineare oggi, quando ormai quella vicenda è del tutto conclusa, come anche durante il "lungo '68" ci fosse la sensazione diffusa che ci si potesse consentire qualsiasi "estremismo" perché poi, alla fine, comunque ci sarebbe stata la "mediazione" del Pci (e, nelle fabbriche, del sindacato) che dal tumulto ribollente della "contestazione" avrebbe poi estrapolato delle istanze in qualche modo compatibili con le regole del sistema politico. E credo che proprio quella sensazione sia alla radice delle nostalgie odierne. Ancora negli anni '90, dopo la dissoluzione del Pci, nelle varie sigle che hanno affollato la galassia dei partiti postcomunisti affioravano tracce di quell'atteggiamento, così come più recentemente nei comportamenti irresponsabili della coalizione che sosteneva il governo Prodi: richieste fatte solo per salvare la faccia o per accampare meriti venivano avanzate con la consapevolezza di avviare un gioco a ribasso in cui questa volta, però, non ci sarebbe stato nessuno a "mediare" autorevolmente e tutto si sarebbe trasformato in una litigiosità permanente che alla fine avrebbe fatto implodere maggioranza e partiti. Anche nell'ultima campagna elettorale quel remoto sentimento è entrato in campo confezionando un ulteriore paradosso: quasi due milioni di voti sono transitati dalla sinistra verso il Pd, verso un partito che aveva detto chiaramente di avere come obbiettivo quello di strappare voti al centro e di voler interpretare la sua vicenda politica nel segno di una netta discontinuità con il vecchio Pci, recidendo qualsiasi legame con quella storia e quei comportamenti anche sul piano delle alleanze e dei rapporti con i movimenti. In questo caso, però, alla nostalgia si è accompagnata la paura. Una paura che nasceva dalla possibilità che il partito liquido di Veltroni evaporasse del tutto e che a sinistra si configurasse uno schieramento di partiti dal peso elettorale più o meno equivalente, cancellando l'immagine tradizionale e rassicurante che in tutta la storia dell'Italia repubblicana aveva visto sempre un grande partito, affiancato da pochi piccoli partiti e da una vasta area movimentista. Credo che il Pd debba interrogarsi seriamente su questo paradosso e sull'horror vacui che ne emerge. Nato per stare al centro, con un processo di formazione che è sembrato una fusione burocratica tra due consigli di amministrazione, ha intercettato il voto di sinistra attraverso la proposta elettorale di "andare da solo". Come non leggervi la nostalgia di un grande partito, e anche l'insofferenza per la ridda di sigle che avevano dato vita alla dis-unione del governo Prodi? La durezza dei fatti Adesso nostalgia e paura convivono strettamente intrecciate. E' una vecchia storia. Dopo la sconfitta c'è dapprima una sorta di intontimento, poi si aprono le cataratte delle recriminazioni, dei regolamenti di conti, delle accuse e dei rimpianti. Più che guardare al passato bisognerebbe forse cominciare a ridare un senso alle parole che abbiamo ricevuto in eredità dal Novecento e che hanno cambiato totalmente il loro significato (guerra, stato, lavoro, ....), studiando, raccontando la contemporaneità, ridefinendone i linguaggi, ridisegnando una mappa concettuale in grado di guidarci lungo rotte sconosciute in oceani tutti da esplorare. La destra non accetta la sfida della complessità, semplicemente la elude. Nel suo asse concettuale non sono c'è spazio per i "fatti" ma solo per la loro "rappresentazione". Di qui l'importanza strategica che ha per Berlusconi il controllo dei media. Ci sono alcuni espedienti che risultano particolarmente efficaci quando vengono lanciati nell'universo mediatico: per esempio quello di svincolare un argomento dal controllo del presente dicendo che solo il futuro può rivelarne i meriti. E' stato così per il milione di posti di lavoro ed è così per l'abbassamento delle tasse. E' un modo di convincere l'elettorato puntando non sulla conoscenza ma sull'immaginazione. Proprio mentre la vita e le esperienze reali della contemporaneità mettono seriamente in discussione le aspettative e i desideri di tutti, la destra si adopera per individuare alcuni elementi di realtà da usare sottraendoli all'esperienza verificabile e proiettandoli in un sistema che è tanto più granitico e seduttivo, quanto meno sottoposto al confronto con i fatti. E' il meccanismo che porta a mietere successi agitando emergenze come quelle della "sicurezza". Su un dato reale - il fastidio, l'insofferenza e la paura suscitate dal confronto quotidiano con la microcriminaliità - si innesta un armamentario propagandistico che enfatizza gli stereotipi, rifiuta ogni argomentazione che non sia un randello da calare sulla schiena delle opinioni diverse. Con i rom questo paese ha sempre convissuto attraverso un sistema di relazioni fondato sulla realtà di scambi che di volta in volta ti mettevano in contatto con ladri, ricettatori, indovini, fabbri, commercianti di cavalli, mendicanti, artigiani e maniscalchi... Ora, tutte queste figure sono precipitate nelle stereotipo del diverso e del delinquente, identificato non più nella materialità e nella concretezza dei rapporti diretti ma nei segni del corpo, nei simboli che si addensano sui suoi vestiti, sui suoi monili, sui suoi modi di vivere. E lo sradicamento sociale diventa fatto criminale. Lo stesso meccanismo, sempre legato al "sistema sicurezza", lo si vede all'opera nella scelta di usare l'esercito per l'ordine pubblico e presidiare il territorio. Qui i dati di fatto sono i 300 carri armati, i 121 Neurofighter Typhoon e i 131 F 35 che, come dice autorevolmente il generale Mini, ci dissangueranno per i prossimi decenni o le nostre belle navi con missili, aerei e siluri impegnate quasi esclusivamente nelle "visite ai porti". Nella realtà, insomma, le nostre forze armate sono costruite e gestite in funzione di una guerra simmetrica che, come sostiene lo stesso Mini, oggi è solo la "nebbia della guerra"; non si capisce quale sia il nemico di un'eventuale guerra simmetrica; ce lo si immagina come noi ma come noi - intendendo l'Unione Europea - ci sono solo gli Stati uniti, la Russia e la Cina. Ci stiamo preparando a una guerra contro uno di questi stati? I miliardi spesi per navi e aerei bellissimi, un addestramento efficiente solo per i 10 mila soldati impiegati per le missioni all'estero, le polizie che trovano difficoltà a coordinarsi e perfino a scambiarsi i dati principali sui rischi della criminalità e del terrorismo, le forze militari che non hanno nessuna idea di cosa sia una visione comune della sicurezza. Questa è la realtà. Che la destra accantona per lucrare consensi sull'immagine dei "soldati per le strade". La finzione evitabile Questi esempi sottolineano l'urgenza di tornare ai fatti, di ristabilire il primato della realtà sulla finzione. E' l' unico antidoto alla virtualità delle rappresentazioni che oggi egemonizzano il racconto della contemporaneità. Proprio le considerazioni sulla guerra ci suggeriscono un esempio efficace di come si possa sviluppare questo percorso. Nuove figure di combattenti (il mercenario, il kamikaze), nuove strategie militari (l'opzione zero morti), nuove configurazioni dei rapporti tra stati (asimmetria e guerre civili di terza generazione) hanno disintegrato il concetto stesso di guerra così come è stato adoperato nel '900. Tutto questo ha prodotto un discorso mediatico fondato sulla finzione della negazione della guerra, su artifici lessicali che rendono possibile ogni guerra chiamandola con nomi diversi, con vere e proprie bizzarrie terminologiche, ossimori come "guerra umanitaria". Invece di conoscere la guerra ci si propone di eluderla, di cancellarne l'essenza ultima che resta quella di uccidere e farsi uccidere. Riproporre il confronto con la realtà vuole dire essere consapevoli che la guerra oggi non scaturisce più solo dalla concentrazione monopolistica della violenza nello stato nazionale ma anche da una sorta di deficit di autorità e di legittimità che ha investito il suo ruolo, proponendo da un lato la deriva privatistica che ha assunto la sua condotta (i mercenari, ma non solo), dall'altro la dimensione sempre più sovranazionale dei poteri di comando sulle forze armate che operano nei varie teatri delle guerre postnovecentesche. Le guerre postnazionali Così, alle forme di guerra classica che ancora sopravvivono si sono affiancate quelle che possiamo definire "le guerre postnazionali", segnate dal passaggio dal monopolio della violenza al mercato della violenza e che corrispondono a situazioni di crisi del tutto diverse da quelle che comportano l'organizzazione e l'impiego statali della violenza. E sono cambiati anche gli aspetti ideologici della guerra, con una netta accentuazione della sua "confessionalità": si combatte in nome di Dio, e la dimensione laica delle categorie "amico" e "nemico" viene dissolta in un universo in cui l'avversario diventa un alleato del diavolo, un ostacolo all'espandersi del bene da rimuovere, da cancellare. Così l'annientamento del nemico rappresenta così l'unico scopo plausibile della guerra. Questa è la novità della guerra più difficile da accettare, psicologicamente e politicamente, per noi occidentali. Non più un simmetrico esercizio di azioni e reazioni tra due contendenti giuridicamente alla pari, uno scontro carico di orrore ma a suo modo prevedibile con le sue regole e i suoi riti, ma guerra a senso unico che sempre include la possibilità di una risposta asimmetrica e irrazionale, il terrorismo, i kamikaze, la "guerra santa" propugnata dal fondamentalismo islamico. Tornando alla differenza tra destra e sinistra e al confronto con la realtà: la destra può concedersi il lusso di rifiutare la complessità della contemporaneità, svuotandola nella virtualità della rappresentazione della messa in scena mediatica; la sinistra deve ristabilire il primato dei fatti e della conoscenza. E' evidente la difficoltà che il ritorno ai fatti trova nello spirito del nostro tempo, segnato da una marcata congruenza con la rappresentazione del mondo che offrono i media. Pure invocarlo continuamente a me sembra solo un brutto alibi. Il governo Prodi è caduto sui fatti non sulle intenzioni. L'opinione pubblica ha giudicato inadeguata quella classe politica e ha votato di conseguenza. Se si va allo scontro tra due centrali propagandistiche, se si riduce la politica a problemi di comunicazione, è inevitabile la destra si dimostri più attrezzata. Pure l'opinione pubblica che noi oggi descriviamo come razzista, intollerante, egoista, solo tre anni aveva fatto vincere la sinistra in 15 regioni su 18; e due anni fa, alla fine del governo Berlusconi, la sinistra si era presentata con sette punti di vantaggio, dilapidati in quella campagna elettorale che era stata il prologo dell'insipienza e dell'incapacità che avrebbero portato alla disfatta.

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