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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GEN. DEL
DOSSIER |
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lv+sa
- giovanna casadio ( da "Repubblica, La"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che il 12
giugno del 2005 segnò la vittoria dell´astensione e dell´armata Ruini - cioè
dei cattolici di "Scienza e vita" e dell´ex presidente della Cei, il
cardinale Camillo Ruini - torna a soffiare il vento laico. I Radicali, che con
i Ds e i Socialisti furono promotori di quel referendum, chiedono che la legge
sia ridiscussa in Parlamento.
la
stampa cattolica: "una barbarie"
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
scrivono in
una nota i giornalisti cattolici, «una donna straniera, in attesa di permesso
di soggiorno come rifugiata politica, è stata denunciata dopo aver partorito in
un ospedale della città. è stata separata dal suo neonato, pregiudicandone
l´allattamento. Il tutto in solerte applicazione di una norma del
"pacchetto sicurezza" che ancora non esiste.
Flores
all'attacco "Questa Chiesa catto-khomeinista"
( da "Stampa,
La" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è un accanito
insistere sui corpi in stato vegetativo permanente. Ma Fini, ultimo eroe a
sinistra, come sapete stopperà quella legge così com'è adesso. Insomma, né
laici contro cattolici, né destra versus sinistra, parrebbe. Una storica come
Lucetta Scaraffia, che ha da poco scritto Due in una carne.
Colletta
della Chiesa per chi è in difficoltà,nel deserto delle idee almeno qualcosa si
muove ( da "Secolo XIX, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
accusano
settimanalmente cattolici laici e chierici vescovi di voler imporre le proprie
visioni del mondo, di voler dimostrare con la propria vita pubblica la propria
appartenenza alla fede cristiana. Possibile che nessuno di questi
"odifreddi mangiapreti" o "fini dalemiani" si muova per
sopperire alle difficoltà delle famiglie italiane,
2005,
la sconfitta sui quesiti inizia la fuga nelle cliniche europee
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
divisa tra
laici e cattolici. Gianfranco Fini e Stefania Prestigiacomo votano
"Sì" alla abrogazione della legge, mentre i cattolici della
Margherita si schierano con la destra. Il referendum non raggiunge il quorum,
la legge 40 resta in vigore. Vengono chiuse le banche del seme, i centri hanno
l´obbligo di "consegnare" le proprie riserve di embrioni congelati.
nel
1979 comincia la discussione il lungo dissidio fra laici e cattolici
( da "Repubblica,
La" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cronaca Nel
1979 comincia la discussione il lungo dissidio fra laici e cattolici E´
dall´ottava legislatura (1979-1983) che il Parlamento italiano inizia a
discutere di leggi sulla fecondazione assistita. Ma nessun testo riesce a
trovare l´unione di laici e cattolici, mentre tutte le nuove tecniche di
procreazione assistita aprono nuove frontiere per le coppie sterili.
la
nuda vita - stefano rodotà ( da "Repubblica, La"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Appartiene a
quella riflessione su una ars moriendi laica, condotta da credenti e non
credenti, che sta cercando di offrire a tutti gli uomini di buona volontà un
terreno di discussione comune, libero da ogni forma di ipoteca confessionale o
ideologica, e che possa così restituire a tutti e a ciascuno il rispetto di
libertà e dignità nel tempo in cui la vita finisce.
Stasera
l'incontro con Luigi Bettazzi e Gianni Vattimo
( da "Stampa,
La" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Luigi
Bettazzi, «il vescovo un po' laico», e Gianni Vattimo, che si definisce in
gioventù «un cattocomunista»: li unisce la capacità di trattare in modo
divulgativo grandi temi come la laicità, il ruolo della scienza, il rapporto
tra fede e ragione, il posto dei cattolici nella società contemporanea.
Si
spacca il fronte pro-life
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Esultano i
laici Pdl. La prudenza di Franceschini. Come in un déjà vu. Quando le agenzie
battono la notizia («Fecondazione: Consulta boccia legge 40») lo scontro è
trasversale. Come nel 2005, quando anche nel governo furono in molti a
sostenere che la legge sulla fecondazione non era un moloch.
La
linea di Fioroni
Argomenti: Laicita'
Abstract:
I laici del
Pd e la sinistra festeggiano. Ora che succederà? Cadono quei due punti giudicati
incostituzionali dalla Corte e il resto però rimane. Così com'è. Fioroni, lei
dice che la questione cattolica si pone sempre di più nel Pdl. Allora
l'Osservatore romano ha preso un abbaglio?
Più
provette per tutti ( da "Riformista, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Esulta il
fronte laico, che si era opposto alla legge e aveva promosso il referendum
abrogativo di quattro articoli del testo nel 2005, consultazione poi vanificata
dal mancato raggiungimento del quorum. Mentre il fronte cattolico rileva che la
legge è rimasta in piedi nella sua sostanza e che quindi non è stata bocciata:
«La legge così com'
Caro
Signor Gervaso, tempo fa lei ha pubblicato stralci di una vecchia e bellissima
lette... ( da "Messaggero, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laica e
agnostica, ma rispettosa, come lei, di ogni fede. Le confesso che mi piacerebbe
anche conoscere l'atteggiamento dei grandi del passato verso la vita, la morte,
e un'eventuale reincarnazione. Adelaide Bigatti - Chieti Cara Amica, ci sono
domande alle quali è impossibile rispondere perché trascendono la nostra
condizione umana,
I
giudici decidono ancora della vita:...
( da "Giornale.it,
Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Voci discordi
si levano dall'opposizione: mentre i cattolici sono preoccupati la componente
laica invoca una revisione completa della legge. Dal Pdl piovono critiche.
«Ancora una volta assistiamo a una sentenza pilatesca della Consulta che ci
lascia perplessi - osserva il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi -.
NO
AL LIMITE DI TRE EMBRIONI . GELO DI UDC E CATTOLICI PDL E PD. ESULTANO I LAICI.
ROCCELLA: NUOVE LINEE GUIDA ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«No al limite
di tre embrioni». Gelo di Udc e cattolici Pdl e Pd. Esultano i laici. Roccella:
nuove linee guida
"La
Consulta rende giustizia alle donne"
( da "Stampa,
La" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
respinge al
mittente l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro
lo Stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il
fascismo». E Luca Volontè del'Udc rincara la dose: «Fini cerca visibilità nel
ruolo di ventriloquo dei radicali e rappresenta il peggior laicismo eugenetico
del Paese.
Fini
femminista: la Consulta rende giustizia alle donne
( da "Unita,
L'" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ex leader di
An sia in grado di aggregare un'area laica finora assai meno visibile.
giustizia alle donne Sono le quattro del pomeriggio quando la terza carica
dello Stato, fino a quel momento defilata, decide di rendere pubblica la sua
posizione. Lo fa senza mezzi termini: «La sentenza della Consulta rende
giustizia alle donne italiane», dice Fini.
fecondazione,
fini applaude i giudici "hanno reso giustizia alle donne" - giovanna
casadio ( da "Repubblica, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Fini aveva
ammonito: attenti a non finire in uno «Stato etico». Un altolà che non era
piaciuto affatto ai vescovi. E che non apprezza ieri il leader dei centristi,
Pier Ferdinando Casini. Usa parole durissime il cattolico Casini: «Lo Stato
etico in Italia ci fu con il fascismo», ricordando la provenienza di Fini,
dall´Msi.
"costituzione
tradita, basta fughe in avanti o neanche i cattolici la difenderanno più"
- marco politi ( da "Repubblica, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
adesione
entusiasta e incrollabile dei cattolici è sempre stata un baluardo a difesa di
"questa" Costituzione. Ma se si cambia la Carta, se viene meno il suo
senso basato sull´equilibrio tra la tradizione liberale, la tradizione del
movimento socialista e del movimento cattolico, allora rischia di venire meno
il patto sottostante».
Argomenti: Laicita'
Abstract:
della Camera
ha chiuso il suo intervento al congresso facendo riferimento ad una sua
citazione sulla laicità «come frutto della maturità del cristianesimo», Mauro
era seduto in prima fila, «sorpreso ed emozionato». Sul serio non sapeva nulla?
«No assolutamente. È stata davvero una bella sorpresa. Compreso il suo auspicio
per la mia candidatura a presidente del Parlamento europeo».
Il
duello Fini-Casini ( da "Tempo, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Respingo al
mittente l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro
lo stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il
fascismo». Insomma, proprio Fini (che al congresso del Pdl aveva detto che la
legge sul biotestamento era da «stato etico») dovrebbe stare più attento agli
esempi che fa.
L
etto ( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
costola
laica» del partito berlusconiano, in minoranza nel centrodestra; ed in rotta di
collisione con le gerarchie cattoliche. Crea qualche imbarazzo allo stesso
Silvio Berlusconi, in ottimi rapporti con Oltre Tevere: il recente congresso
del Pdl è stato salutato positivamente dall'Osservatore romano, nonostante uno
smarcamento successivo della Cei.
Fini
applaude la Consulta: rende giustizia alle donne
( da "Corriere
della Sera" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laicitá dello
Stato si debba difendere con slogan contro lo stato etico, che in Italia ha
avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo». Anche nella
maggioranza, però, ci sono state reazioni tutt'altro che tenere. «Dispiace che
Fini sollevi sterili polemiche che non si richiamano a quel principio di
laicità positiva più volte sottolineato da lui stesso ha commentato Maurizio
Una
cappella
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laica», la
sfida dell'ospedale Alle Molinette una stanza del silenzio. Minacce alla
vigilia dell'inaugurazione È stato il cardinale Poletto a mettere a
disposizione il locale finora utilizzato dalla Chiesa cattolica DAL NOSTRO
INVIATO TORINO La «Stanza del silenzio» sarà anche politically correct ma,
com'è evidente dall'
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la Chiesa è
libera di dire quel che vuole su ogni argomento ma lo Stato è laico. E la legge
di cui stiamo discutendo è da Stato etico, come ha giustamente detto Fini, e
non da stato laico. C'è una questione cattolica nel Pd? No, i problemi ci sono
solo con i teodem. Da parte loro, noto un revanscismo integralista che li rende
assai meno laici della Dc.
Bravo
Fini, ma che si fa degli embrioni?
( da "Riformista,
Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
rilancia
anche la sua battaglia laica di oggi, quella che l'ha portato a definire il
bio-testamento approvato al Senato come «una legge da Stato etico». Fini
infatti aggiunge: «Mi sembra fin d'ora evidente che quando una legge si basa su
dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di
costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni»
Fini
e una politica allo stato embrionale
( da "Riformista,
Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
D'altra parte
il fronte laico, e innanzitutto chi come Fini oggi lo guida, non può limitarsi
a festeggiare la Consulta, ma ha il dovere di dire come adeguare la legge a
quella sentenza senza toccare i punti che sembrano acquisiti in entrambi i campi,
estremisti a parte.
ROMA
Gianfranco Fini loda la Consulta che ha giudicato parzialmente incostituzionale
la legge sulla... ( da "Messaggero, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il Parlamento
ha legiferato e quel voto dovrebbe essere rispettato anche dall'attuale
presidente della Camera». Nel Pd, dove per altro non mancano le divisioni tra
laici e teodem, c'è soddisfazione per la sentenza della Corte e Anna
Finocchiaro avverte: ora riflettere anche sulla legge che regola il testamento
biologico.
Fini
con la Consulta: resa giustizia alle donne
( da "Manifesto,
Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
idea che la
laicità dello stato si debba difendere con slogan contro lo stato etico, che in
Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo», conclude con
un tocco di perfidia Casini. Del resto Fini da quando si è preso il compito di
difendere la laicità delle istituzioni lo ha sempre fatto con un occhio al
Cavaliere,
Fini
divide il Pdlsulla fecondazione
Argomenti: Laicita'
Abstract:
in ragione
della laicità delle nostre istituzioni». E aggiunge: «Resa giustizia alle
donne». Apriti cielo: il fronte laico si galvanizza, quello cattolico parte al
contrattacco. Con Fini polemizzano subito la sottosegretaria alla Salute
Eugenia Roccella («la legge 40 tutela la salute delle donne») e il
vicepresidente della Camera,
Ora
nasceranno meno gemelli? ( da "Stampa, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
respinge al
mittente l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro
lo Stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il
fascismo». E Luca Volontè del'Udc rincara la dose: «Fini cerca visibilità nel
ruolo di ventriloquo dei radicali e rappresenta il peggior laicismo eugenetico
del Paese.
Si
intitola Per un'etica condivisa il nuovo libro di Enzo Bianchi, i...
( da "Stampa,
La" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Si intitola
Per un'etica condivisa il nuovo libro di Enzo Bianchi, in uscita da Einaudi
(pp. 126, e10). Nei «giorni cattivi» che vive il dialogo tra credenti cristiani
e non cristiani, e tra cattolici e laici, una proposta per rinnovare il
confronto nella mitezza. Anticipiamo le pagine conclusive.
CLAUDIO
SARDO ROMA. SE NEL PDL IL FRONTE LAICO (MINORITARIO) GUIDATO DA FINI APPLAUDE
LA CORTE, Q... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Se nel Pdl il
fronte laico (minoritario) guidato da Fini applaude la Corte, quello cattolico
(prevalente) cerca per lo più di minimizzare la portata della sentenza: non
solo l'impianto della legge 40 resiste, dicono sia Quagliariello che la
Roccella, ma è pretestuoso qualunque riferimento al ddl sul biotestamento.
ROMA.
NON SO CHE COSA HAI DETTO MA SONO D'ACCORDO CON TE , SCHERZA IL LEADER DELL...
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
idea che la
laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo Stato etico, che in
Italia ha avuto un'unica pratica applicazione durante il fascismo». Uno scontro
tanto imprevedibile quanto severo e che allarma i cattolici di entrambi gli
schieramenti, che ora temono un rallentamento del disegno di legge sul
testamento biologico,
CIVILTà
CATTOLICA POLEMIZZA CON REMO BODEI. PER LA RIVISTA DEI GESUITI, IL FILOSOFO...
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laicità di
Bodei, già docente di Storia della filosofia alla Scuola Normale Superiore di
Pisa e oggi professore di Filosofia alla «University of California» di Los
Angeles. Una sorpresa, sottolinea «Civiltà Cattolica», dettata dal fatto che
Bodei è «uno dei nostri maggiori saggisti e un limpido prosatore: è un laico
che si distingue da altri laici per la buona conoscenza del pensiero
La
diocesi tortonese in lutto per la morte di monsignor Scabini
( da "Stampa,
La" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolica.
Dal 1995 al 2000 è stato assistente nazionale del Meic (Movimento ecclesiale di
impegno culturale), dopo aver accompagnato a lungo il gruppo romano
dell'associazione. Rettore del Pontifico Seminario lombardo di Roma, dopo il
ritorno in diocesi aveva ricoperto gli incarichi di direttore dell'istituto
diocesano di formazione di Tortona e di assistente diocesano dei gruppi
Fecondazione
botta e risposta tra Schifani e Fini
( da "Stampa,
La" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
pur invitando
laici e cattolici a rispettarsi reciprocamente. E', quello di Capezzone, il
segnale che il Capo, momentaneamente all'estero per incontrare i 20 Grandi
della terra, non gradisce l'inasprirsi dei toni. Eppure, Eugenia Roccella
insisteva: la legge 40 è una buona legge che difende le donne, «Fini è
disinformato».
Il
dialogo tra laici e cattolici è alla base del partito unico
( da "Tempo,
Il" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Non a caso
durante gli anni cinquanta c'è stata la collaborazione fra cattolici e laici
nel centrismo, poi negli anni sessanta quella fra cattolici e socialisti nel
centro-sinistra, adesso fra laici e cattolici in Forza Italia e nel PdL. Tutto
ciò non esclude affatto la dialettica e anche la distinzione, ma non implica di
per sé la contrapposizione.
Fecondazione,
scontro nel Pdl ( da "Secolo XIX, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
pragmatismo e
disponibilità al compromesso vanno richiesti anche ai cattolici, non solo ai
laici». Interviene anche il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella: «Non
contesto affatto la sentenza della Consulta, che non tocca l'impianto e i
principi fondamentali della legge 40 sulla procreazione assistita - osserva -.
Schifani
attacca Fini: La legge 40 è una legge di libertà
( da "Manifesto,
Il" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
LAICITÀ
Scontro tra presidenti delle camere sulla fecondazione assistita. Critici anche
Udc e cattolici del Pd Schifani attacca Fini: «La legge 40 è una legge di
libertà» Iaia Vantaggiato ROMA Sulla fecondazione assistita è scontro tra Fini
e Schifani.
Testamento
biologico, Concilio e valori di Stato
( da "Riformista,
Il" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
anche a
giudizio di varie correnti giuridiche "laiche", ma da qui non si può
arrivare a negare al paziente incosciente il diritto a lasciarsi morire, ad
andare verso la fine naturale, persino, come fa il testo Calabrò, nei casi di
accanimento e quando la sua volontà fosse stata chiaramente manifestata.
Consulta,
tra attacco e appeasement la doppia tattica dei cattolici italiani
( da "Riformista,
Il" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Le
valutazioni che anche in Parlamento sono state fatto sull'argomento sono sempre
state laiche. Anche laddove sono state date della valutazioni che hanno
implicato riferimenti etici. E poi "Stato etico", almeno nel mio
immaginario, corrisponde a un altro tipo di Stato, non certo al nostro».
in
cosa sbagliano i darwinisti - martha c. nussbaum
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
se
scoraggiamo la religione e le edifichiamo sulla razionalità scientifica laica.
Ovviamente non dobbiamo reprimere né penalizzare attraverso le leggi i credenti
o la pratica religiosa. Ma secondo lui occorre senz´altro scoraggiarla, e non
va assolutamente fatto alcuno sforzo per concederle ulteriore spazio per
esprimersi.
Schifani
contro Fini
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ingerenza da
stato etico. «Ho già detto in altre occasioni - puntualizza continuando a non
citare Fini - che stato laico non significa rinunciare alle proprie
responsabilità tutte le volte che ci si rende conto che ci sono vuoti
legislativi da colmare». Ed ecco il passaggio in cui si palesa maggiormente la
diversità di opinione con Fini.
Scontro
sul sesso sicuro. E gli studenti distribuiscono preservativi
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E mai ci
avrebbero fatto appendere cartelloni di chiaro stampo cattolico». Uno scontro
che ha poi coinvolto anche gli insegnanti. Discussioni tra laici e religiosi.
Lo striscione è stato fatto togliere. Così come i cartelloni, da molti
«ritenuti offensivi». I ragazzi del Collettivo si sono «stupiti di quello che è
successo».
MARIA
PAOLA MILANESIO ROMA. È IN VISITA A HERAT, AL CONTINGENTE MILITARE ITALIANO DI
STANZA ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ma non è
certo casuale che il prelato definisca «la legge 40 non una legge cattolica» e
ne sottolinei l'obiettivo di tutela da ogni «sperimentazione selvaggia». Ma a
dividere laici e cattolici, dopo il no della Consulta al limite massimo di tre
embrioni da impiantare, è la possibilità che il Parlamento torni a discutere di
fecondazione assistita.
( da "Repubblica, La"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 3 - Cronaca
LV+SA Il governo attacca la Corte, il Pd la difende: modificare la legge flògi
"Decisione dubbia, faremo nuove linee guida" GIOVANNA CASADIO ROMA -
«Ora interverrà il governo, o meglio il nostro ministero», per vanificare la
sentenza della Corte costituzionale che «crea confusione e contraddizioni»
nell´applicazione della legge sulla fecondazione assistita. è Eugenia Roccella,
il sottosegretario alla Salute e al Welfare, a spiegare il punto di vista del
ministro Maurizio Sacconi. Che a botta calda, mentre sulle agenzie di stampa
arrivano reazioni a valanga, mantiene un basso profilo, cerca di sottrarsi alle
polemiche: «Per ora, sarà Eugenia a commentare», dice. E quindi, la Roccella
minimizza la portata della sentenza perché «la legge nel complesso resta in
piedi», e soprattutto annuncia nuove linee-guida che permetteranno di rimettere
le cose a posto, di correggere la bocciatura della Consulta a quel limite di
tre embrioni giudicato incostituzionale. «Una cosa che non si può fare, le
sentenze vanno rispettate sempre, la Consulta interviene su alcuni aspetti
della legge e va recepita», è l´altolà del segretario del Pd, Dario
Franceschini. Il centrosinistra fa quadrato: quattro anni dopo il referendum
sulla provetta, che il 12 giugno del 2005 segnò la vittoria
dell´astensione e dell´armata Ruini - cioè dei cattolici di "Scienza e vita" e dell´ex presidente della Cei, il
cardinale Camillo Ruini - torna a soffiare il vento laico. I Radicali, che con
i Ds e i Socialisti furono promotori di quel referendum, chiedono che la legge
sia ridiscussa in Parlamento. Roccella lo esclude. Ma a lanciare
l´attacco più duro contro la Consulta è Sandro Bondi, ministro dei Beni
culturali e neo-coordinatore del Pdl: «Questa sentenza pone un problema grave
per la nostra democrazia, la sovranità del Parlamento è intaccata e c´è
parallelamente la percezione della sparizione di autorità di garanzia». Come
dire, la Corte costituzionale ha fatto una sentenza politica. Per i laici è il
segnale di un clima nuovo, che non può non riguardare anche la legge sul
biotestamento, appena approvata al Senato e in arrivo a Montecitorio. Norme che
Gianfranco Fini, leader del Pdl e presidente della Camera, ha invitato a
ripensare, definendole da «Stato etico». «La maggioranza tragga lezione da
tutto questo - ammonisce Rosy Bindi - sulle norme eticamente sensibili non ci
si può ostinare a votare a colpi di maggioranza». Lei, cattolico-democratica,
votò sì alla legge presentando però emendamenti proprio sul punto cassato dalla
Consulta. E anche la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, invita il
Pdl a «rifuggire da prove di forza e posizioni ideologiche», allora come ora
sul biotestamento. Barbara Pollastrini e Livia Turco, che si sono battute
contro la legge 40, chiedono: non si ricorra a nuove linee-guida. E il leader
di Idv, Antonio Di Pietro: «I giudici sono più avanti dei legislatori».
Sconcerto e perplessità dal fronte cattolico integralista. Paola Binetti, che
di "Scienza e vita" fu presidente, oggi teodem del Pd, ammette che la
sentenza la amareggia. Sta per andare alla Messa di Pasqua di Montecitorio,
ieri sera, a margine già lì i parlamentari cattolici
hanno avuto modo di discuterne. «Certo cambiano le carte anche sul
biotestamento però noi faremo la nostra parte», chiosa. Avvenire, il quotidiano
dei vescovi, sul sito online reagisce: «La legge così com´è funziona», quindi
non si tocca.
( da "Repubblica, La"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina II - Napoli
Il documento La stampa cattolica: "Una barbarie" Per la sezione
campana dell´Unione cattolica stampa italiana (Ucsi), la denuncia alla polizia
della donna ivoriana che aveva partorito in ospedale e la conseguente
separazione dal neonato durata venti giorni costituiscono «una barbarie». A
Napoli, scrivono in una nota i giornalisti cattolici, «una donna straniera, in
attesa di permesso di soggiorno come rifugiata politica, è stata denunciata
dopo aver partorito in un ospedale della città. è stata separata dal suo
neonato, pregiudicandone l´allattamento. Il tutto in solerte applicazione di
una norma del "pacchetto sicurezza" che ancora non esiste. Di
fronte a una barbarie di tale portata - prosegue la nota - ricordiamo che nel
1522, sempre a Napoli, Maria Lorenza Longo, fondatrice dell´Ospedale degli
Incurabili, fece apporre all´ingresso la seguente targa: ««Qualsiasi donna,
ricca o povera, patrizia o plebea, indigena o straniera, purché incinta bussi e
le sarà aperto. Una lezione di umanesimo integrale che si commenta da sola». Un
messaggio «che l´Ucsi Campania sottoscrive, rivendica e rilancia alle coscienze
di tutti i contemporanei, laici e credenti, di una città che rischia di perdere
la sua anima assecondando derive razziste e misogine che non appartengono alla
sua identità storica».
( da "Stampa, La" del
02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Flores all'attacco
"Questa Chiesa catto-khomeinista" Un pamphlet del direttore di
MicroMega "I nuovi sanfedisti sono minoranza nel Paese" [FIRMA]JACOPO
IACOBONI E' sicuro che tutti i cattolici fossero
contro Beppino Englaro? Il tratto più caratteristico del nuovo libro di Paolo
Flores d'Arcais - A chi appartiene la tua vita?, Ponte alle Grazie - lo si
coglie quasi alla fine del primo dei quattro saggi che raccoglie il testo,
intitolato polemicamente, quasi un pamphlet, Il partito della tortura. Racconta
Flores che fu lo storico cattolico Paolo Prodi a render noto un episodio che
compare negli atti della canonizzazione di San Filippo Neri come uno dei suoi
miracoli, «una sorta di miracolo della "eutanasia cristiana"». In
visita a una nobildonna romana che, afflitta da una malattia incurabile,
invocava il passaggio alla vita eterna, il santo l'aveva confortata e poi,
salutandola, s'era fermato sulla soglia della stanza, era tornato indietro e le
aveva posto le mani sul capo. «Anima ti comando di uscire da questo corpo»,
disse San Filippo. Dopo queste parole la donna si spense in modo dolce. Flores
conclude: «Far morire prematuramente, con un intervento extranaturale, una
persona che non considera più la sua vita ma tortura viene qui, vale la pena
sottolinearlo, considerato dalla Chiesa un miracolo tale da contribuire alla
canonizzazione». Esistono dunque cattolici e cattolici, ma esistono persino Chiesa e Chiesa, la Chiesa di
San Filippo Neri (ma anche di dom Franzoni, che s'è unito alla manifestazione
per Eluana Englaro in piazza Farnese assieme a intellettuali come Barbara
Spinelli, Umberto Eco, Paolo Veronesi) accanto alla Chiesa di Bagnasco a
Ratzinger. Fino a qualche anno fa, prima che una serie drammatica di eventi di
cronaca - uniti al mutar del clima politico nel Paese - cambiassero taluni
atteggiamenti in certa gerarchia vaticana, la Chiesa amava discutere con i
laici. L'allora cardinale Joseph Ratzinger poteva andare a discutere in teatro,
per MicroMega, con il direttore Flores, e il patriarca di Venezia Angelo Scola
veniva sistematicamente coinvolto in discussioni sul rapporto tra etica
cristiana ed «etica senza fede». Ora quella stagione pare finita. Capita così
che la posizione opposta a quella di Flores venga difesa da quelli che lui
chiama «catto-khomeinisti», oppure «sanfedisti»: in sostanza, dice, un manipolo
di integralisti che hanno costruito un'ideologia della vita, oltretutto
sgradita alla maggioranza degli italiani. Nei tre tristi casi di Luca Coscioni,
Piergiorgio Welby e infine di Eluana Englaro, s'è assistito a «un'orgia di
ipocrisia cui si è abbandonato il partito oscurantista. La volontà di Eluana
non è stata accertata, sproloquiavano le Roccella e i Formigoni e i Lupi da
tutti i canali tv», osserva Flores. Per concludere che «la libertà di cui parla
la legge Calabrò (ossia il progetto del Pdl in discussione in Parlamento) è
certamente libertà, ma solo nel senso della libertà del cardinale Tomás de
Torquemada: la libertà della Santa Inquisizione». Ossia l'obbligo di
considerare nutrizione ciò che, invece, è un accanito
insistere sui corpi in stato vegetativo permanente. Ma Fini, ultimo eroe a sinistra, come
sapete stopperà quella legge così com'è adesso. Insomma, né laici contro cattolici, né destra versus sinistra,
parrebbe. Una storica come Lucetta Scaraffia, che ha da poco scritto Due in una
carne. Chiesa e sessualità nella storia (Laterza), contesta a Flores ciò
che lui contesta ai suoi rivali: «La verità è che nessuno è libero, e la vita
non è una proprietà di cui si può disporre. Ognuno è in una rete di
condizionamenti fatta da parenti, amici, stati d'animo, situazione economica,
ed è dunque un'utopia, quella sì un'ideologia, credere che possiamo essere noi
a disporre di noi stessi». Ma il matematico Piergiorgio Odifreddi ritiene che
questa pretesa sia «fondamentalismo cattolico», divida ormai anche Oltretevere,
e sia frutto di una Chiesa sulla difensiva: «A me Ratzinger pare come il pugile
che serra i pugni perché sa che anche il mondo intorno a lui sta cambiando. Lo
dice la lettera della settimana scorsa, in cui denuncia di sentirsi poco
seguito anche da parte della base ecclesiale...». Si attacca, insomma, per
difendersi. Oggi anche il 55% dei cattolici, secondo
Renato Mannheimer, ritiene giusta una legge che consenta di interrompere le
cure, di fronte a malati in stato vegetativo
permanente. E le terze vie paiono, più di sempre, impervie. Angelo Panebianco
sostiene che potrebbe esser cercata in quella «zona grigia» che «rimane al di
qua dello spazio pubblico, affidata al silenzio, agli sguardi e alle parole a
mezza bocca scambiate fra i medici e gli assistiti o fra i medici e le persone
effettivamente vicine agli assistiti». Una morale pratica che s'è già
esercitata mille volte, all'italiana, e inviterebbe a non legiferare. Ma così
non finiamo per affidare tutto alla lotteria della decisione dei medici, chi
incappa nel medico compassionevole e chi no? E cos'è, tra l'altro, compassione?
( da "Secolo XIX, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Colletta della
Chiesa per chi è in difficoltà,nel deserto delle idee almeno qualcosa si muove
Luca volontè La Chiesa è vicina a chi è in difficoltà. La Chiesa cattolica
italiana prosegue nel solco delle proprie origini, da sempre con i poveri e gli
ultimi. Ora che gli ultimi e i poveri sono quelli che hanno perso il posto di
lavoro, le famiglie in grave crisi economica vengono aiutate dalla Chiesa e dal
popolo cattolico che riscopre la propria radice di solidarietà verso chi non ce
la fa. La Presidenza della Cei, per il tramite del suo segretario generale, ha
annunciato nei giorni scorsi l'iniziativa che segue le diverse decisioni di
molte diocesi, dalla scelta di Tettamanzi in poi. Il prossimo 31 maggio, in
tutte le chiese italiane verrà fatta la "colletta nazionale", tutti i
fedeli verranno ancora una volta invitati a donare ciò che possono per aiutare
chi sta nella povertà, un gesto nazionale di popolo che riuscirà a far
riscoprire a ciascuno di noi, quella solidarietà della quale per troppo tempo abbiamo
parlato e non praticato. C'era stata una polemica nei mesi scorsi,
improvvisamente il ministro Brunetta aveva criticato duramente l'iniziativa di
molti presuli cattolici a favore della povera gente,
noi invece all'opposto l'abbiamo sempre difesa questa benedetta iniziativa
pubblica, perché pubblica è la fede e non privata come vorrebbe Fini.
L'obiettivo della iniziativa della Cei, il nostro obiettivo e perciò lo sforzo
cui ciascuno di noi deve concorrere, è quello di raccogliere trenta milioni di
euro, così da assicurare a 20-30 mila famiglie un prestito di 500 euro mensili
per un anno. L'obiettivo potrà essere superato se oltre alla spinta dei fedeli,
ci sarà non solo a parole l'appoggio dell'Abi (Associazione Bancaria Italiana).
Il gesto deliberato dalla Cei, la colletta, rientra nel meglio della tradizione
del popolo cristiano italiano e, come quella del prestito della somma, è
pienamente cristiana. Non un regalo ma un prestito appunto, che aiuti a
superare un momento di bisogno ma impegni a stimolare il "talento",
come un tempo era all'origine dei "monti di pietà" medievali. Si
prosegue, nonostante che i cattolici siano gli unici a
prendere e dar sostanza a tali iniziative, a trattare i cattolici
e la gerarchia come fossimo un branco di approfittatori o, peggio, di tiranni
contrari alle libertà. Non solo gli "ateisti professionisti" e
radical chic, ma anche importanti esponenti del mondo politico di destra e
sinistra, accusano settimanalmente cattolici laici e chierici vescovi di
voler imporre le proprie visioni del mondo, di voler dimostrare con la propria
vita pubblica la propria appartenenza alla fede cristiana. Possibile che
nessuno di questi "odifreddi mangiapreti" o "fini
dalemiani" si muova per sopperire alle difficoltà delle famiglie italiane,
possibile che le loro fondazioni o circoli non prendano iniziative per gli
operai tessili licenziati, come mai non c'è nemmeno uno straccio di
"eco" che destini i diritti d'autore alle vedove del lavoro. Giàè
proprio così, gira gira, se non ci fossero i cristiani e i preti si starebbe
peggio, molto peggio. Altro che la "fede privata", ci sono talune
fedi che sono tanto private e riservate che non permettono ai soci di estrarre
neanche una moneta per i poveri sottocasa. Sì, la nostra fede non è un orpello
privato, ma la ragione della vita perciò noi ci siamo e ci saremo. Io almeno
parlo per me, lo "stipendio" di maggio lo porto in chiesa per la
colletta, ma come dimostrano gli Atti degli Apostoli, ognuno faccia
sinceramente quel che può. Luca Volontèè parlamentare dell'Udc. 02/04/2009 Non
un regalo ma un prestito. Ancora una volta i cattolici
dimostrano di saper dare una risposta 02/04/2009
( da "Repubblica, La"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 4 - Cronaca
2005, LA SCONFITTA SUI QUESITI INIZIA LA FUGA NELLE CLINICHE EUROPEE Contro la
legge 40 i Radicali, insieme ai Ds, allo Sdi e a Rifondazione Comunista,
riescono ad indire un referendum che si tiene il 12 e il 13 giugno del 2005. La
campagna elettorale è durissima, si spaccano al loro interno sia la maggioranza
e il governo Berlusconi che l´opposizione, divisa tra laici
e cattolici. Gianfranco
Fini e Stefania Prestigiacomo votano "Sì" alla abrogazione della
legge, mentre i cattolici
della Margherita si schierano con la destra. Il referendum non raggiunge il
quorum, la legge 40 resta in vigore. Vengono chiuse le banche del seme, i
centri hanno l´obbligo di "consegnare" le proprie riserve di embrioni
congelati. Le sanzioni per chi infrange le norme sono severissime: molti
tra i medici più famosi aprono centri all´estero.
( da "Repubblica, La"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 4 - Cronaca Nel 1979 comincia la discussione il lungo dissidio fra
laici e cattolici E´
dall´ottava legislatura (1979-1983) che il Parlamento italiano inizia a
discutere di leggi sulla fecondazione assistita. Ma nessun testo riesce a
trovare l´unione di laici e cattolici, mentre tutte le nuove tecniche di procreazione assistita aprono
nuove frontiere per le coppie sterili. Nel 2001 con il governo
Berlusconi il Parlamento riesce a mettere a punto un testo unico che viene
approvato dopo una durissima battaglia parlamentare, anche con i voti di parte
dell´opposizione e cioè della Margherita e dell´Udeur. La nuova legge modifica
radicalmente la situazione italiana dove ogni tipo di tecnica era consentita,
dalla fecondazione eterologa al congelamento degli embrioni alla banca del
seme. Le coppie iniziano ad emigrare.
( da "Repubblica, La"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 40 - Cultura
LA NUDA VITA Nel nuovo libro di paolo flores d´arcais una dura accusa contro
chiesa e politici chi vuole espropriare La polemica scoppiata con il caso
Englaro ha reso quasi impossibile far rispettare i valori costituzionali, il
principio di ragionevolezza e lo spirito di umanità STEFANO RODOTà n apertura
del suo nuovo libro (A chi appartiene la tua vita?, Ponte alle Grazie, Firenze,
pagg. 158 , euro 12.50) Paolo Flores d´Arcais sottolinea subito che esso «non
era nelle intenzioni. è stato imposto dalla violenza
delle circostanze». Ma non siamo di fronte ad un "instant book",
legato a una vicenda di cronaca e destinato ad esaurirsi con essa. Si tratta di
una riflessione che, pur prendendo direttamente le mosse dalla vicenda di
Eluana Englaro, va a fondo sui temi generali che essa ha imposto alla
discussione pubblica. Un libro tempestivo, dunque, uno strumento utile per
reagire alla regressione culturale che stiamo vivendo e che produce le
aberrazioni legislative di questi giorni, ricordandoci che la cattiva politica
è sempre figlia della cattiva cultura. Appartiene a quella
riflessione su una ars moriendi laica, condotta da credenti e non credenti, che
sta cercando di offrire a tutti gli uomini di buona volontà un terreno di
discussione comune, libero da ogni forma di ipoteca confessionale o ideologica,
e che possa così restituire a tutti e a ciascuno il rispetto di libertà e
dignità nel tempo in cui la vita finisce. Il linguaggio è netto, senza
giri di parole, com´è subito evidente dal titolo del primo capitolo �
"il partito della tortura". Sarebbe sbagliato, tuttavia, cogliere qui
una forzatura. Il termine "tortura" compare in una lettera del 1970
di Paolo VI a proposito appunto dei trattamenti inutili nella fase terminale
della vita, testimonianza di una consapevolezza che sembra smarrita e che ha
portato la Chiesa ad assumere atteggiamenti di assoluta chiusura, in forme tali
da provocare una netta presa di distanza da parte di molti credenti. Ed è
proprio la polemica con le posizioni della Chiesa cattolica a costituire un
dichiarato filo conduttore dell´intero libro, in due direzioni: il rifiuto di
ogni pretesa teocratica, della imposizione a tutti di comportamenti fondati su
una religione; le contraddizioni pratiche in cui la Chiesa si trova impigliata
proprio quando stabilisce i criteri in base ai quali valutare la legittimità
dei comportamenti. Il caso Englaro viene esaminato come lo specchio d´una
politica ottusa e impietosa, che sfrutta quell´occasione per interrompere la
civile costruzione del diritto di governare liberamente la propria vita secondo
Costituzione, e a questo sostituisce non il rispetto delle credenze di ciascuno
(che non era mai stato in discussione), ma la dipendenza
di Governo e maggioranza parlamentare da posizioni sempre più dure e dichiarate
della gerarchia vaticana. Il clima è quello di una sottomissione della
politica, che sta producendo ben più d´una specifica legge: cambia i rapporti
tra la persona e lo Stato, mortificando o addirittura cancellando la rilevanza
del consenso informato. Proprio l´accento posto sulla volontà della persona,
sul suo diritto di rifiutare le cure e di "non soffrire", costituisce
il riferimento costante della riflessione ulteriore, e più impegnativa,
condotta da Flores d´Arcais, che lo porta ad affrontare direttamente il tema
del suicidio assistito, il cui pregiudiziale rifiuto appare sostenuto da
argomenti deboli, tali da determinare anche ingiustificate disparità di
trattamento tra soggetti che si trovano in situazioni sostanzialmente identiche
(proprio da questa considerazione prese le mosse il documento indirizzato alla
Corte Suprema degli Stati Uniti da un gruppo di autorevoli filosofi morali). Ma
deboli in sé, o per gli esiti resi possibili dall´innovazione scientifica e
tecnologica, si presentano anche gli argomenti fondati sulla vita come
"dono" o sul riferimento alla natura, con una critica che viene
sviluppata anche attraverso un confronto con personalità autorevoli della Chiesa
come i cardinali Tonini e Tettamanzi. Riflessione teorica e argomentazione
costituzionale si congiungono, mettendo in evidenza la debolezza delle
posizioni di chi sta adoperando lo strumento legislativo per impadronirsi della
vita altrui, con una operazione che assume così i connotati di una
prevaricazione. Ma, proprio grazie al lavoro di critici determinati, la
coscienza di questa debolezza comincia a diffondersi, incrina certezze anche
nella maggioranza politica che sta perseguendo l´obiettivo di espropriare le
persone di quel diritto all´autodeterminazione definito
"fondamentale" dalla Corte costituzionale. Una constatazione, questa,
che induce non all´ottimismo, ma a confermare il dovere di ognuno di fare la
sua parte, a reagire alla rassegnazione di chi pensa che l´azione culturale sia
ormai inutile. Fa bene, quindi, Paolo Flores d´Arcais a sottolineare la
necessità di continuare "la lotta", e di farlo con strumenti
acuminati, e non compiacenti.
( da "Stampa, La" del
02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pont-St-Martin.
Stasera l'incontro con Luigi Bettazzi e Gianni Vattimo Due filosofi, con una
visione della vita apparentemente contrapposta, in realtà simile. Luigi Bettazzi, «il vescovo un po' laico», e Gianni Vattimo, che
si definisce in gioventù «un cattocomunista»: li unisce la capacità di trattare
in modo divulgativo grandi temi come la laicità, il ruolo della scienza, il
rapporto tra fede e ragione, il posto dei cattolici nella società contemporanea. Questa sera, alle 21
all'Auditorium comunale di Pont-St-Martin, sono i protagonisti di «Quattro
chiacchiere in biblioteca». Insieme rappresentano la possibilità umana di
dialogare nell'ottica di una responsabilità laica, di tutti, verso il mondo.
Sono due personaggi che dimostrano quanto la collaborazione sia possibile,
soprattutto attraverso il dialogo, partendo dai valori che accomunano tutti gli
uomini. Monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, continua a
testimoniare con pubblicazioni e incontri su temi di scottante attualità. E
afferma: «Laddove le religioni dividono, la laicità è l'elemento comune in cui
l'umanità può ritrovarsi». Gianni Vattimo, ordinario di Filosofia teoretica
all'Università di Torino, in una delle sue opere più recenti «Credere di
credere» ha rivendicato al proprio pensiero anche la qualifica di autentica
«filosofia cristiana» per la postmodernità. «La laicità è una caratteristica
riconosciuta in molti Stati moderni e definisce la reciproca indipendenza fra
lo Stato e i vari culti e religioni - dice Ornella Badery, presidente della
commissione biblioteca -. La teologia di molte religioni fornisce una
giustificazione del principio di laicità sulla base della fede, con una
maggiore o minore separazione tra Stato e Chiesa. Sarà interessante scoprire
cosa ne pensano Bettazzi e Vattimo».
( da "Riformista, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Si spacca il fronte
pro-life «Una sciagura», «nulla di grave» CAOS. Buttiglione: «Gravissima
decisione». Roccella: «Ora nuove linee guida». Binetti: «L'impianto resta
solido». Esultano i laici Pdl. La prudenza di Franceschini.
Come in un déjà vu. Quando le agenzie battono la notizia («Fecondazione:
Consulta boccia legge 40») lo scontro è trasversale. Come nel 2005, quando
anche nel governo furono in molti a sostenere che la legge sulla fecondazione
non era un moloch. È la guerra della provetta. Anche se la parola
d'ordine, nel Palazzo è prudenza. Alle nove di sera una fonte autorevole di
Palazzo Grazioli spiega: «Bisogna prima leggere le motivazioni della sentenza.
Letta così è difficile fare delle dichiarazioni politiche». Qualcuno però si
lancia. Come i laici del centrodestra. Benedetto della Vedova spiega: «La
sentenza conferma che i limiti che la legislazione impone nel campo della
ricerca, della sperimentazione e della pratica medica non possono essere
stabiliti secondo criteri discrezionali». Stessa linea Margherita Boniver: «È
confermata la tendenza a smantellare le parti più odiose della legge 40 sulla
fecondazione assistita, la legge più reazionaria e conservatrice dell'Unione».
È gelo nei Palazzi del governo. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare
con delega alla bioetica, minimizza: «La legge 40 dopo questo intervento è più
oscura ma non mi sembra che sia cambiato molto, per questo sarà indispensabile
emanare al più presto nuove linee guida che possano eliminare qualsiasi
contraddizione». Sulla stessa linea Alfredo Mantovano, sottosegretario
all'Interno: «I sostenitori del far west della provetta hanno poco da cantare
vittoria». E Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, uno dei crociati
della battaglia sul testamento biologico mette le mani avanti: «Dopo aver letto
la sentenza su un tema così delicato faremo le nostre valutazioni, difendendo
sempre e comunque, le ragioni della vita». Ma all'interno della "banda dei
quattro" - i capigruppo del Pdl - le sensibilità sono diverse. Dice Fabrizio
Cicchitto: «La sentenza della Corte non mi sorprende perché la non condivisione
dei due punti da essa sollevati hanno costituito la ragione della mia
astensione in Parlamento sul provvedimento. Nel suo complesso, però, la legge
rimane in piedi, depurata dai due punti più discutibili». Gaetano Quagliariello
invita alla cautela: «La sentenza non cancella l'intera legge ma interviene
solo su due aspetti». È sconcerto tra i cattolici.
Quelli del governo. Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera picchia duro:
«Ancora una volta assistiamo ad una sentenza pilatesca della Consulta che ci
lascia assolutamente perplessi. La Consulta ha preferito, pur di accontentare
gli ideologi della provetta, fare finta di niente». Pisanu usa la diplomazia:
«Le sentenze della Corte non si discutono, si eseguono, occorrerà aprire una
discussione che rimetta in ordine la legge». Anche tra i cattolici
dell'opposizione ci sono diverse scuole di pensiero. Rocco Buttiglione usa toni
da crociata: «Difficile non avere l'impressione che un gruppo ideologizzato
stia cercando di sequestrare la Costituzione espropriando il Parlamento della
sua sovranità. L'equilibrio dei valori lo stabilisce il Parlamento». Diversa
l'interpretazione della teodem Paola Binetti del Pd: «È una correzione su una
indicazione che però salva l'impianto complessivo della legge. Non vorrei che
interpretazioni stravaganti lo correggessero». Esulta il fronte laico, che ora
auspica un cambio di rotta sul testamento biologico. Afferma Anna Finocchiaro:
«Il giudizio innanzi alla Corte costituzionale dovrebbe condurre, su questa
materia e sul testo in materia di testamento biologico, a maggiore riflessione
e attenzione e a rifuggire da prove di forza e posizioni ideologiche». Emma
Bonino avverte: «Ora ci si fermi sul testamento biologico». E Franceschini, che
nel suo partito deve mediare tra più posizioni? Intervistato
a Otto e Mezzo taglia corto: « Le sentenze della Consulta vanno rispettate,
questa interviene su alcuni aspetti non centralissimi della legge 40, ma quella
parte non potrà che essere recepita dall'ordinamento». 02/04/2009
( da "Riformista, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
La linea di Fioroni
«La legge non si tocca» INTERVISTA. Dice l'ex ministro democratico (che votò a
favore della legge 40): «Cadono i due punti giudicati incostituzionali, ma il
resto deve rimanere com'è». La questione cattolica nel Pd? «Colpa di chi rimpiange
un'altra Chiesa, quella di partito». di Tommaso Labate Sostiene Beppe Fioroni
che oggi «la questione cattolica si pone soprattutto per il Pdl». E aggiunge:
«Se il Pd continua a portarsela appresso, la colpa è di quelli che al nostro
interno rimpiangono un'altra chiesa, quella "di partito"». La
Consulta, intanto, ha bocciato una parte della 40/2004, una legge che molti di
voi sostennero. Non è mia abitudine commentare le sentenze, figurarsi quelle
della Consulta. Rilevo soltanto che già all'epoca (c'erano Ds e Margherita,
ndr) avevamo evidenziato che sul limite dei tre embrioni e sulla salute della
donna avrebbero potuto subentrare dei problemi. Poi, però, i tempi del
dibattito parlamentare non consentirono di intervenire per le modifiche. I laici del Pd e la sinistra festeggiano. Ora che succederà?
Cadono quei due punti giudicati incostituzionali dalla Corte e il resto però
rimane. Così com'è. Fioroni, lei dice che la questione cattolica si pone sempre
di più nel Pdl. Allora l'Osservatore romano ha preso un abbaglio? Una
cosa per volta. Io credo che la fondazione del Pdl sia stata un fatto
significativo per la vita democratica del paese. Ma lì, in quella forza
politica, è in atto una mutazione genetica. Là dentro ai cattolici
viene chiesto di incarnare al meglio l'«allodolismo»
Devono insomma fare gli specchietti per le allodole: accudiscono l'orticello di
alcune parti della bioetica ma, sul resto, contano poco o nulla. Ne è così
convinto? Basta guardare all'imbarazzo di personalità come Roberto Formigoni o Beppe Pisanu. D'altronde, mi
creda: un cattolico non può trovarsi a proprio agio rispetto a un governo che
fa ricadere le colpe dei padri sul malato o sul bambino. Il diritto alla cura e
quello all'accoglienza, soprattutto per un cristiano, non sono formule vuote.
Per non parlare di come e quanto l'esecutivo, in questo momento di crisi, sta
dimenticando i poveri, i precari, gli ultimi. L'Osservatore, però, ha salutato
con grande favore la nascita del Pdl. Anche quando nacque il Pd, l'Osservatore
e la Chiesa diedero grande attenzione all'evento. E noi saremmo ingenerosi a
dimenticare quanto scrisse allora il quotidiano della Santa Sede. E poi, mi
scusi, l'Osservatore ha scritto che il Pdl è il partito «maggiormente in grado
di esprimere i valori degli italiani». Cos'è, non è vero? Hanno il 40%
Non negherà, però, che la questione cattolica continua a essere un tema
soprattutto nel Pd. La questione cattolica ce la portiamo dentro il Pd perché
alcuni di noi hanno una specie di nervo scoperto. Quando parla la Chiesa, taluni non reagiscono
proprio con gli stessi toni che dedicano, ad esempio, al sindacato o alla
Confindustria. E io sinceramente non sopporto l'ossessione di chi, ogni volta
che la Santa sede si esprime, deve per forza tirarla da qualche parte. In che
senso? Nel senso che la Chiesa fa ciò che deve, parla alle coscienze dei
credenti. Smettiamola di tirarla da una parte e dall'altra perché questo sport
è frutto di un'impostazione culturale figlia della chiesa «di partito». I
democratici cristiani avevano un atteggiamento molto laico nei riguardi di
quanto accedeva Oltretevere. Il Vaticano parlava certo, ma poi la Dc seguiva
autonomamente la sua strada. Il Pd deve riscoprire in toto questo stile. Vuol
dire che in una parte del Pd c'è un pregiudizio anti-clericale? Le faccio un
esempio. L'iniziativa della Cei sulla crisi economica è molto discussa. Ma
Berlusconi è stato molto attento a non reagire con
frasi del tipo "i vescovi ci attaccano". Se ci fossimo stati noi al
governo, lo sa cosa sarebbe successo, no? Sarebbe stato
tutto un susseguirsi di "intervento gravissimo della Cei",
"ingerenze dei vescovi", "stiano zitti" e via
sproloquiando. Intanto Casini prepara il suo nuovo progetto centrista. Che ne
pensa? Non ho una perfetta cognizione di quale sia il progetto di Casini. Credo
che l'Udc voglia rimanere al centro dello schieramento e mantenere la posizione
di chi si accorge che nel centrodestra non ci sono né margini di autonomia né
libertà. Casini ha deciso di non seguire le sventure di An. Infatti, a ben
vedere, il congresso del Pdl sembrava la terza riedificazione di Forza Italia
con l'aumento di cubatura del 20%. Qualcuno del Pd, però, potrebbe essere
attratto nell'orbita casiniana... Se c'è una fuga verso l'Udc io non me ne sono
accordo. Non è che un Mantini (il transfuga Pierluigi, ndr) fa primavera. Ma
attenzione: noi dobbiamo avere le idee ben chiare. Berlusconi incarna la
massima di Sant'Agostino, quella secondo cui «è più facile ottenere la castità
perfetta che la moderazione perfetta». Al contrario il Pd, se tiene fede al suo
progetto originario, continuerà a rappresentare i ceti moderati. Bisogna
resistere all'idea di chi punta all'alleanza col Centro solo perché ha deciso
di abdicare ai principi fondativi della nostra forza politica. Noi possiamo
allearci con chiunque ma proseguendo sulla costruzione del modello originario
dei Pd. Sabato c'è la manifestazione della Cgil. Il Pd deve aderire oppure no?
Noi abbiamo bisogno di riunire i sindacati contro un governo che dimentica le
fasce deboli. Una manifestazione che nella sua piattaforma mette sotto accusa
gli altri sindacati pone dei problemi. Io dico sì alla protesta contro
l'esecutivo e un no secco alle accuse contro le altre sigle. 02/04/2009
( da "Riformista, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
La consulta boccia
la norma sulla fecondazione assistita Più provette per tutti illegittimità
costituzionale. I giudici dicono no all'articolo 14, comma 2, nel punto in cui
prevede che ci sia un «unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a
tre» embrioni. disastri Emergenza clandestini Anche il Csm contro Maroni di S.
Oranges a pagina 7 La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi due commi
dell'articolo 14 della legge 40 sulla fecondazione assistita del
( da "Messaggero, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì 02 Aprile
2009 Chiudi Caro Signor Gervaso, tempo fa lei ha pubblicato stralci di una
vecchia e bellissima lettera di un suo lettore, esaudendo la richiesta della
signora Elisa Volpato di Alessandria. È una domanda, quella se esista l'aldilà,
che ci poniamo tutti. Me la sono posta tante volte anch'io, laica e agnostica, ma rispettosa, come lei, di ogni fede. Le
confesso che mi piacerebbe anche conoscere l'atteggiamento dei grandi del
passato verso la vita, la morte, e un'eventuale reincarnazione. Adelaide
Bigatti - Chieti Cara Amica, ci sono domande alle quali è impossibile
rispondere perché trascendono la nostra condizione umana, la nostra
ragione. Si possono fare tutte le ipotesi e le congetture, ma non verremmo mai
a capo di certi angosciosi quesiti. Le Chiese, compresa quella cattolica, che,
a torto o a ragione, si ritengono infallibili perché depositarie del Verbo,
cioè della verità rivelata, non hanno dubbi. Non siamo nati per caso, c'è un
Dio, di cui ciascuno si considera presuntuosamente vicario in terra, che ci ha
creato, che ci guida e determina il nostro destino. Io, laico e agnostico come
lei, penso, ma nessuna prova sostiene la mia affermazione, che un grande
orologiaio, un architetto dell'universo senza volto regoli ogni momento della
nostra tribolata esistenza. In altre parole, pur non avendo avuto l'inestimabile
dono della fede, ritengo che il Caso non esista. O, se esiste, è esso stesso
una necessità. Non mi chieda di più perché non saprei cosa risponderle. Le
grandi domande perché siamo nati, da dove veniamo, dove andremo quando Atropo
spezzerà il filo della nostra vita resteranno, almeno per me, inevase. Come, in
fondo, lo sono per tutti, anche per chi dice di avere l'esclusiva delle
risposte. Certi veli (ma queste sono spesse cortine) nessuno riuscirà mai a
squarciarli. Mi chiedo continuamente cosa sia la morte: un ponte o un abisso?
Un ponte che congiunge due rive dove, in altre e varie forme, rivivremo, o un
abisso che, quando concluderemo la nostra esistenza terrena, c'inghiottirà,
annientandoci, polverizzando il nostro corpo e dissolvendo nel vuoto cosmico il
nostro spirito e la nostra anima? Per sapere che cosa ci aspetta dopo il
doloroso e misterioso congedo dalla vita che è, al tempo stesso,
un'imprevedibile commedia e un'inesplicabile tragedia, per sapere tutto ciò,
bisogna lasciare questa valle di lacrime in cui per lustri abbiamo goduto e
sofferto, e sempre combattuto, e trasmigrare nei grandi pascoli del cielo. È un
prezzo che nessuno vorrebbe pagare, ma che tutti siamo condannati a saldare. Al
fatale commiato non c'è scampo. O ci rassegniamo o ci disperiamo. Meglio
prenderne virilmente atto e accettare la nostra miserabile, ma anche esaltante,
eroica, condizione umana. Quanto all'atteggiamento dei grandi di fronte a
questi interrogativi, diceva Socrate, maestro di Platone, suo illustre biografo
ed esegeta delle sue rivoluzionarie idee: «Sono sicuro che la reincarnazione
esiste e trae la sua origine dalla morte, e che le anime dei defunti continuino
a vivere». Per Voltaire, il sommo Voltaire: «L'idea della metempsicosi è,
forse, il dogma più antico dell'universo conosciuto». Per Tolstoj: «Come nella
presente viviamo migliaia di sogni, così questa nostra vita è solo una fra le
migliaia di vite alle quali approdiamo dopo la morte. La nostra vita presente è
solo uno dei sogni di questa vita più reale, e così continuiamo eternamente
finché raggiungeremo l'ultima vera vita: la vita divina». «Io scrive Jack
London ne "Il vagabondo delle stelle" non ho cominciato a vivere al
momento della mia nascita o del mio concepimento. Sono cresciuto, mi sono
evoluto per innumerevoli millenni... Le voci, gli echi, le aspirazioni delle
mie precedenti identità sono ancora in me. Innumerevoli volte ancora
rinascerò». La pensa così anche Victor Hugo: «Quando mi coricherò nella tomba
non dirò come tanti altri: ho finito la mia giornata. No: la mia giornata
ricomincerà l'indomani mattina. La tomba non è un vicolo cieco, ma un viale che
si chiude al tramonto e si riapre all'aurora... Il corpo non è che il viaggio
dell'anima. Si cambia d'animo nella tomba; il sepolcro è l'anticamera del
cielo». Io, che non so nulla di nulla, una cosa ho imparato, grazie alle
letture, alle meditazioni, alla semplice, ma essenziale lezione dei miei
genitori e a quella più articolata delle mie guide spirituali: da Platone a
Seneca, da Montaigne e Unamuno, a Voltaire. L'uomo che ignora le ragioni del
proprio destino, e che non potrà mai esplorare fino in fondo, e svelare, i suoi
arcani, ha un compito ineludibile e imprescrittibile: fare il proprio dovere. E
non solo perché il consorzio umano lo pretende o, almeno, glielo chiede, ma
anche perché solo così si dà un senso alla propria esistenza e ci si realizza.
Io, quando ho fatto qualcosa che avrei preferito non fare, e l'ho fatta bene,
mi sono sentito soddisfatto e orgoglioso della mia volontà piegata al compito
che in quel momento la vita mi aveva assegnato. E qui, cara amica, mi fermo,
anche perché non saprei che altro dirle. atupertu@ilmessaggero.it
( da "Giornale.it, Il"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 79 del 2009-04-02
pagina 13 I giudici decidono ancora della vita: bocciata la legge sulla
fecondazione di Francesca Angeli Secondo la Consulta è illegittimo l'articolo
che limita a 3 il numero di embrioni che si possono impiantare nelle pazienti.
Resta il divieto di congelarli Roma Incostituzionale e quindi illegittimo il
limite di tre embrioni imposto dalla legge 40 sulla fecondazione in provetta
sia per quanto riguarda la produzione sia per l'impianto. L'attesa decisione
della Corte costituzionale su alcun aspetti della legge che regolamenta le
tecniche di procreazione assistita non stravolge la normativa ma ne rende più
complessa e poco chiara l'applicazione. Anche se si dovranno attendere le
motivazioni della sentenza per valutare appieno l'impatto della decisione della
Consulta. I giudici hanno dichiarato illegittimo l'articolo 14 comma 2:
«limitatamente alle parole "ad un unico e contemporaneo impianto, comunque
non superiore a tre"» embrioni. Anche il comma 3 dello stesso articolo è stato dichiarato incostituzionale «nella parte in cui non
prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena
possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna».
I ricorsi che riguardavano altri aspetti della normativa sono invece stati
dichiarati «inammissibili». Quali le possibili conseguenze? La legge 40 prevede
che non possano essere prodotti più di tre embrioni e che tutti e tre vadano
impiantati. Ora questo limite salta ma invece non viene messo in discussione il
divieto di crioconservazione, ovvero il congelamento degli embrioni. E dunque
che cosa si farà degli embrioni una volta prodotti se non si potrà congelarli?
La prima a farsi questa domanda è il sottosegretario al Welfare, Eugenia
Roccella. «Sarà necessario emanare al più presto nuove linee guida che possano
eliminare qualsiasi contraddizione - spiega la Roccella -. Il comma 1
dell'articolo 14 che proibisce la crioconservazione (se non in casi eccezionali
ndr) e la soppressione degli embrioni non è stato giudicato
illegittimo e non è stato toccato nemmeno il divieto
di selezione eugenetica degli embrioni e dei gameti». Dunque subito dopo la
pubblicazione completa della sentenza il governo emanerà nuove linee guida per
adeguare la normativa. Intanto esultano le associazioni di settore e i medici
che si occupano di procreazione assistita come Carlo Flamigni e Severino
Antinori. Soddisfatti anche i radicali che spingono per dare il via libera alla
sperimentazione sugli embrioni. Marco Cappato segretario dell'associazione per
Luca Coscioni, parla di «duro colpo alla legge 40». Ma la Roccella smorza gli
entusiasmi. «Chi interpreta questa sentenza come un'apertura alla diagnosi
pre-impianto commette un'operazione dubbia e prematura», osserva il
sottosegretario. Insomma se resta fermo il divieto di conservare e intervenire
sugli embrioni non si apre la porta neppure alla possibilità di sperimentazione
o a una deriva eugenetica, di selezione, come invece paventa il professor
Alberto Gambino, ordinario di Diritto privato e direttore del Centro di ricerca
in Scienze umane dell'Università europea di Roma. «Se, come pare, la decisione
della Corte ha come obiettivo quello di eliminare il divieto di creare più di
tre embrioni e dell'obbligo di impianto degli embrioni creati - dice Gambino -
si produrrà come inevitabile conseguenza la possibilità di selezionare gli
embrioni migliori e scartare gli altri». Voci discordi si
levano dall'opposizione: mentre i cattolici sono preoccupati la componente laica invoca una revisione completa
della legge. Dal Pdl piovono critiche. «Ancora una volta assistiamo a una
sentenza pilatesca della Consulta che ci lascia perplessi - osserva il
vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi -. Che cosa accadrà ora agli
embrioni in eccesso. Verranno buttati? Se così sarà, con la sua decisione la
Corte spalanca la strada a pratiche eugenetiche inaccettabili». © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'
«No
al limite di tre embrioni». Gelo di Udc e cattolici Pdl e Pd.
Esultano i laici. Roccella: nuove linee guida
( da "Stampa, La" del
03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
La sentenza Che cosa
cambia L'affondo di Fini sulla fecondazione scatena l'ira del mondo cattolico
Il presidente della Camera «Le norme che si basano su dogmi etico-religiosi
suscettibili di censura di costituzionalità» L'attacco E ora il fronte «pro-life»
teme un'offensiva in Parlamento che stravolga il testamento biologico "La
Consulta rende giustizia alle donne" D'accordo anche Anna Finocchiaro del
Pd, «Sottoscrivo tutto punto per punto» [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI ROMA
«Censurando le leggi basate su dogmi etici, la Consulta rende giustizia alle
donne italiane, soprattutto rispetto alla legislazione di tanti paesi europei».
Gianfranco Fini «benedice» la sentenza della Corte costituzionale che ha
bocciato in parte la legge sulla fecondazione assistita. «Le istituzioni sono
laiche, quindi se una norma si basa su dogmi etico-religiosi è sempre
suscettibile di censura di costituzionalità», ammonisce il presidente della
Camera scatenando una bufera politica che si proietta sul biotestamento
approvato al Senato e passato ora alla Camera. Poco dopo essersi espresso a
favore della sentenza della Consulta, Fini è stato
protagonista a Montecitorio di un siparietto con il leader dell'Udc, Pier
Ferdinando Casini. A chi gli chiedeva un commento, Casini stava dicendo di non aver
ancora letto le parole di Fini, quando il presidente è comparso. «Tu commenta a
prescindere», ha detto Fini al leader Udc. E Casini, ai microfoni: «Non so
cos'ha detto, ma sono d'accordo». Fini, però, è tornato sui suoi passi e lo ha
interrotto: «Non lo dire...». E in effetti, appresa la dichiarazione di Fini,
Casini ha duramente criticato l'inquilino di Montecitorio. «Nel 2004 il
Parlamento, con un voto ampiamente trasversale (che va rispettato anche da Fini
che col suo partito vi concorse in modo determinante) ha legiferato laicamente
su un tema eticamente sensibile- afferma Casini-.Il referendum che ne seguì,
con un'astensione del 75%, ha dimostrato come il popolo italiano si ritrovasse
pienamente nell'operato del Parlamento». Perciò Casini «respinge
al mittente l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan
contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione
durante il fascismo». E Luca Volontè del'Udc rincara la dose: «Fini cerca
visibilità nel ruolo di ventriloquo dei radicali e rappresenta il peggior laicismo eugenetico del Paese.
Almeno, per pudore, almeno eviti di ergersi a difensore delle donne italiane».
Alle critiche a Fini da parte dei cattolici di ogni
schieramento si unisce l'altolà della Santa Sede. «I dati della recente
relazione al Parlamento dimostrano che la Legge
( da "Unita, L'" del
03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Fini femminista: la
Consulta rende giustizia alle donne SUSANNA TURCO Il paradosso dei fini vuole
che proprio mentre le agenzie diffondono il suo plauso alla sentenza della
Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40, nel cortile di
Montecitorio il presidente della Camera si intrattenga a chiacchierare, lupus
in fabula, proprio con il vicedirettore dell'Osservatore Romano Carlo Di Cicco.
Un incontro del tutto casuale, che però non viene disturbato da quelle parole.
Sul tema, del resto, Gianfranco Fini ha espresso chiaramente i suoi dissensi
sin dai tempi del referendum del 2005. E allora, a Cesare ciò che è di Cesare
eccetera. Quelle stesse parole fanno invece imbizzarrire mezzo Parlamento.
Mietono consensi, ma anche dissensi, trasversali. E mostrano, sul fronte del
Pdl, quanto la linea assunta dall'ex leader di An sia in
grado di aggregare un'area laica finora assai meno visibile. giustizia alle
donne Sono le quattro del pomeriggio quando la terza carica dello Stato, fino a
quel momento defilata, decide di rendere pubblica la sua posizione. Lo fa senza
mezzi termini: «La sentenza della Consulta rende giustizia alle donne
italiane», dice Fini. E, in attesa di conoscere le motivazioni della
Corte, aggiunge: «Mi sembra fin d'ora evidente che quando una legge si basa su
dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di
costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni». Fini di
ieri, Fini di oggi Così, in un colpo solo, il Gianfranco di oggi stringe la
mano a quello di ieri: e insieme, dando un ulteriore spallata agli ex
colonnelli di An, guardano al domani. Già, perché è chiaro che l'orizzonte sul
quale si misura il giudizio sulla Consulta non è soltanto quello della
fecondazione assistita, che i più nella maggioranza dichiarano di non voler
cambiare, ma anche quello del biotestamento, in procinto di iniziare il suo
percorso a Montecitorio. Solo qualche giorno fa, al congresso del Pdl, il leader
del Pdl aveva criticato proprio il pdl Calabrò , definendolo «da Stato etico».
Un posizionamento destinato a incrociarsi politicamente con quanti nel Pdl non
vedono di buon occhio il monolite uscito Palazzo Madama. E non sono pochi, a
partire da Benedetto Della Vedova e Peppino Calderisi fino a Fiamma Nirenstein
e Beatrice Lorenzin, passando per socialisti come Chiara Moroni, ex aennini
come Raisi e Urso. plausi e dissensi In ogni caso, Fini si tira addosso plausi
e dissensi vigorosi e spesso sorprendenti. «Condivide assolutamente» le sue
parole Anna Finocchiaro, augurandosi «un po' di buon senso sul biotestamento».
La Mussolini corre a baciarselo. Volontè lo accusa di «cercare visibilità nel
ruolo di ventriloquo dei radicali». La Roccella ritiene che sia «vittima di una
campagna di disinformazione» e intanto assicura che lavorerà sulle linee guida.
Paola Binetti spera «che il biotestamento non ne risulti rallentato» e trova
sacrosanto quel che vuol fare la Roccella. La Turco si augura una «riapertura del
dibattito». Rotondi parla di divisione tra « i clericali e i cattolici
democratici, che stanno con Fini». Notevole l'atteggiamento di Pier Ferdinando
Casini. Richiesto di un commento a caldo, il leader Udc dice di non sapere cosa
abbia dichiarato Fini ma di essere «d'accordo a prescindere». «Non ti
conviene», lo avverte l'altro. E in effetti, poco dopo, proprio Casini si
intesta una delle risposte più dure all'ex alleato di un tempo: «La laicità non
si difende con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto la sua
unica applicazione durante il fascismo». Il presidente della Camera plaude alla
Consulta: «Quando una legge si basa su dogmi, è sempre suscettibile di censure
di costituzionalità». Miete consensi (e dissensi) trasversali e aggrega l'area
laica del Pdl.
( da "Repubblica, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 10 - Cronaca
Fecondazione, Fini applaude i giudici "Hanno reso giustizia alle
donne" Casini: rispetti il Parlamento. Scontro dopo la bocciatura della
Consulta Fassino: ora rivedere la legge. Rutelli: norme confermate anche se da
sistemare GIOVANNA CASADIO ROMA - Ecco cosa succede «quando una legge si basa
su dogmi di tipo etico-religioso»: è censurata per incostituzionalità «in
ragione della laicità delle nostre istituzioni». Gianfranco Fini rilancia
l´affondo laico, dopo la sentenza della Consulta che boccia uno dei punti più
controversi della legge sulla fecondazione assistita - il limite di impiantare
massimo tre embrioni. Parla di una sentenza che «rende giustizia alle donne
italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei». Può
insomma dire di avere visto giusto, il presidente della Camera. Nel 2005,
quand´era leader di An, si schierò per il referendum contro le norme sulla
provetta. Successe un putiferio. Polemiche e accuse. Recriminazioni dentro il
partito, che ora si è sciolto confluendo nel Pdl. Del resto già sul
biotestamento, e proprio durante il primo congresso del Popolo della libertà, Fini aveva ammonito: attenti a non finire in uno «Stato etico».
Un altolà che non era piaciuto affatto ai vescovi. E che non apprezza ieri il
leader dei centristi, Pier Ferdinando Casini. Usa parole durissime il cattolico
Casini: «Lo Stato etico in Italia ci fu con il fascismo», ricordando la
provenienza di Fini, dall´Msi. «Il Parlamento - scandisce - nella
quattordicesima legislatura con un voto ampiamente trasversale che dovrebbe
essere rispettato anche dall´attuale presidente della Camera, che con il suo
partito vi ha concorso in modo determinante, ha legiferato laicamente su un
tema eticamente sensibile». Poi il referendum, dove vinse il fronte
astensionista capitano da "Scienza e vita" e dal cardinale Camillo
Ruini, confermò la legge
( da "Repubblica, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 10 - Cronaca
Picconatori Padri nobili Rocco Buttiglione, presidente Udc: è compito delle
Camere interpretare i mutamenti sociali, non dell´Alta Corte "Costituzione
tradita, basta fughe in avanti o neanche i cattolici
la difenderanno più" Spostando in avanti l´equilibrio dei valori della
Carta, certi libertari radicali aiutano chi la vuole picconare Non credo che
Bobbio approverebbe certe interpretazioni. E Fini dovrebbe difendere di più il
Parlamento MARCO POLITI ROMA - Se la Costituzione viene «sequestrata da un
gruppo ideologizzato», perderà l´appoggio dei cattolici
italiani. Il presidente dell´Udc Rocco Buttiglione lo ribadisce all´indomani
della sentenza che modifica la legge 40, spiegando che «salta il patto
costituzionale», se si pretende di cambiare la carta fondamentale attraverso
interpretazioni evolutive. Presidente Buttiglione, perché parla di sequestro
della Costituzione? «Si è imposta un´interpretazione sociologistica della
Costituzione. I giudici non tengono in conto la lettera della Carta, ma
vogliono spostare in avanti l´equilibrio dei valori costituzionali credendo di
seguire una presunta direzione di marcia della storia». Non ha fiducia nei
giudici della Consulta? «Rimango ai fatti. Si sta dando una lettura evolutiva
della Costituzione. Invece tocca al Parlamento interpretare i mutamenti sociali
e la Corte deve intervenire soltanto in presenza di grossolane violazioni dei
principi costituzionali». Finora attaccare la Corte ero lo sport di esponenti
di Forza Italia o della Lega, fa impressione sentire un esponente della cultura
politica cattolica polemizzare violentemente con la più alta istituzione di
garanzia. «è vero, non è nella tradizione dei cattolici
criticare la Corte costituzionale, ma se oggi avviene è indice di una
insoddisfazione profonda. Ed è bene che emerga, altrimenti si corre il pericolo
che i cattolici con il cuore si stacchino dalla
Costituzione». I cattolici allontanarsi dalla Carta che
loro stessi hanno scritto? «Non sarebbe più la "loro" Costituzione,
se interpretata così da giurisperiti libertari radicali. Io dico: attenzione!
Così si aiuta chi vuole picconare la Carta fondamentale. L´adesione
entusiasta e incrollabile dei cattolici è sempre stata un baluardo a difesa di "questa"
Costituzione. Ma se si cambia la Carta, se viene meno il suo senso basato
sull´equilibrio tra la tradizione liberale, la tradizione del movimento
socialista e del movimento cattolico, allora rischia di venire meno il patto
sottostante». Onorevole, il cattolicesimo non è monolitico.
«Figuriamoci, la Chiesa è un´anarchia organizzata». Appunto, è cattolico lei ed
è cattolico Ignazio Marino. Entrambi eletti dal popolo: non è che c´è un
cattolico più doc. «C´è una linea di fondo del popolo cristiano, che io credo
di interpretare. Ed è una linea non solo del popolo cristiano, ma anche di quei
laici che hanno fatto la Costituzione ed erano ispirati da una cultura del
bilanciamento tra diritti e doveri, di cui sono rappresentanti Bobbio, Croce,
Mazzini. Chi ha scritto la Carta sono convinto non sarebbe d´accordo con certe
interpretazioni di oggi». Secondo lei quando la Consulta valuta la salute della
donna o la sanità dell´embrione, è in mano a libertari radicali? «Non dico
questo. Sostengo che è sbagliato che lo faccia la Corte. Tocca alla politica
stabilire l´equilibrio dei valori. Io potrei dire che l´aborto è
anticostituzionale, ma non lo faccio. Perché la politica ha definito un
equilibrio: non lo condivido, ma è quello. Se qui ognuno dichiara
anticostituzionale ciò che non gli piace, allora bisogna tornare a mettere ai
voti la Costituzione». Il presidente Fini non la pensa così. «Dal presidente
della Camera mi sarei aspettato una difesa delle prerogative del Parlamento e
della legge che ha approvato. Ma poi, che significa censurare l´elemento
etico-religioso? Una legge priva di una base etica o religiosa finisce per
essere solo una norma ispirata al pragmatismo o all´affarismo».
( da "Tempo, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa L'esponente
cattolico: «Non sono d'accordo con il presidente della Camera ma lui si
interroga sulla vita» «Fini? Posizione seria sul biotestamento» L'intervista
L'eurodeputato Mario Mauro, l'uomo più citato al congresso Pdl: 9 volte L'ha
citato Gianfranco Fini nel suo intervento ufficiale. L'hanno citato i ministri
Sacconi, Brunetta e Gelmini. Così come gli esponenti europei Martens, Doal, e
Tajani. Titolo conquistato: "uomo più
menzionato" al congresso appena chiuso del Popolo della libertà. Ovvio,
dopo Silvio Berlusconi, ma sicuramente a dispetto di tanti nomi big presenti
alla kermesse. Il nome di Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo,
"formigoniano" doc vicino a Comunione e liberazione, è rimbalzato
nella tre giorni da un discorso all'altro, da una stanza all'altra, dalla
location dell'assise a palazzo Grazioli. Con somma sorpresa di tanti (anche un
pizzico di invidia) a cominciare proprio da lui che ammette: «Proprio non me
l'aspettavo». Quando il presidente della Camera ha chiuso
il suo intervento al congresso facendo riferimento ad una sua citazione sulla
laicità «come frutto della maturità del cristianesimo», Mauro era seduto in
prima fila, «sorpreso ed emozionato». Sul serio non sapeva nulla? «No
assolutamente. È stata davvero una bella sorpresa. Compreso il suo auspicio per
la mia candidatura a presidente del Parlamento europeo». Auspicio e
citazione del suo libro. Un bel segnale dal presidente della Camera. «Quella
citazione dimostra come per Fini la questione del testamento biologico non sia
un modo per distinguersi all'interno del Pdl». Come invece molti suoi colleghi
di partito ritengono. «E sbagliano. Perché Fini affronta la questione con
grande serietà, interrogandosi sul senso vero della vita, e sul senso che
devono avere in questo scenario i poteri e le istituzioni». La sua posizione
sul testamento biologico però è diversa da quella del presidente della Camera.
«È vero. Ma non c'è nulla di anomalo se, all'interno di un dibattito o di un
confronto, si parte dallo stesso punto e si arriva a conclusioni diverse». La
sua qual è? «Quel che ci fa dire che lo stato
vegetativo permanente, tipo Eluana Englaro, è vita viene dalla scienza, non
dalla fede. È la scienza a darci indicazioni per cui il beneficio del dubbio
questa volta è a favore della vita. Sono perciò d'accordo con il disegno di
legge appena approvato dal Senato». Mentre per il presidente Fini è un provvedimento
da «Stato etico più che laico». «Non credo che Fini parli per ideologia. È un
segno di grande attenzione per la persona. Si pone degli interrogativi e
comunque, come ha detto, prima di tutto c'è la persona. Sa qual è la stella
polare che guida l'azione di questo governo?». Non saprei. «L'attenzione alle
persone. I ministri, spesso accusati di essere punitivi, vedi Brunetta o la
Gelmini, sono solo più esigenti con le categorie di persone che dipendono dai
loro ministeri». Sembrando a volte un po' punitivi... «Cosa fa un genitore con
un figlio che va male a scuola? Diventa più severo per ottenere da lui il
massimo. Non c'è esempio più chiaro». Torniamo al congresso Pdl. Fusione Fi-An:
è andata in porto definitivamente? «Senza dubbio. Alla fiera ho visto veramente
un'unica famiglia». Anche in Europa è così? «Sono anni che nel Parlamento
europeo, Forza Italia e Allenza nazionale, pur essendo in gruppi diversi,
votano allo stesso modo». Come mai secondo lei quando si diventa presidente del
Parlamento si tende a scontentare il partito di provenienza? «Dovendo garantire
l'imparzialità a volte si è percepiti come parziali anche da quelli vicini a
te. Ma è normale, fa parte del gioco». Nel caso in cui dovesse essere il
prossimo presidente del Parlamento europeo, sarà più stile Casini, Bertinotti o
Fini? «Preferisco cercare un esempio europeo». Tipo? «Be' tipo Hans Pottering
(attuale presidente ndr). Uno che ha puntato la sua politica a ricordare il
senso vero delle istituzioni». Perché negli ultimi 30 anni non c'è mai stato un presidente italiano in Europa? «Diciamo che buona
parte di questi 30 anni è legata alla transizione italiana, periodo lungo e
difficile. A questo poi bisogna aggiungere che l'Italia è tradizionalmente
restia all'impegno in Europa». E infatti gli assenteisti restano... «Intanto
ricordo che è stato il governo Berlusconi nel 2001 ad
aver reso incompatibile il ruolo del parlamentare nazionale con quello europeo.
Poi, gli assenteisti ci sono ancora. Ma sicuramente meno rispetto al passato».
Berlusconi ha già detto che userà per le europee lo stesso criterio usato per
le regionali: candidati giovani e bravi. «Sono d'accordissimo. Si è rivelata
una carta vincente in Italia e lo sarà anche a livello europeo». In
un'intervista di qualche anno fa lei disse che Roberto Formigoni è il nuovo
Berlusconi. È ancora dello stesso parere? «Nutro una profonda stima ed antico
affetto per Formigoni. Ma credo che oggi, nel Pdl, ci si ponga meno la
questione della successione. Il tema vero è come realizzare il programma e fare
il bene del Paese». Cosa si augura il candidato presidente al Parlamento di
Strasburgo? «Guardi per ora sono il candidato come capogruppo del Pdl. Quello
che arriverà dopo si vedrà...». Vabbè, allora cosa si augura il candidato alla
guida del Pdl in Europa? «Di lavorare bene e ottenere il massimo dei consensi.
Bisogna mettersi a pedalare e lavorare».
( da "Tempo, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Montecitorio
Gianfranco: «La Consulta rende giustizia alle italiane» Pierferdinando:
«Attento, rispetta le decisioni del Parlamento» Il duello Fini-Casini Scontro
sulla fecondazione È corsa alle donne moderate E ora lo scontro è sulla
fecondazione assistita. Fini parla e Casini lo attacca. Di nuovo. Era già
accaduto due giorni fa, sul decreto sulle quote latte inglobato - per mancanza
di tempi - nel provvedimento sugli incentivi auto. Stavolta l'argomento non è solo
tecnico, è più politico. E riguarda la legge sulla fecondazione assistita in
parte cassata dalla Corte Costituzionale mercoledì. Il presidente della Camera
prende carta e penna e nel pomeriggio di ieri dirama una nota dai toni chiari:
«La sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge
40 sulla fecondazione assistita rende giustizia alle donne italiane, specie in
relazione alla legislazione di tanti paesi europei». E aggiunge: «Fermo
restando che occorrerà leggere le motivazioni della Corte, mi sembra fin d'ora
evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è
sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità
delle nostre Istituzioni». Passa qualche ora e Casini, che fu presidente della
Camera quando venne approvata la legge, attacca duro: «Il Parlamento nella 14
legislatura, con un voto ampiamente trasversale, che dovrebbe essere rispettato
anche dall'attuale presidente della Camera (che col suo partito vi concorse in
modo determinante) ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile».
«Il referendum che ne seguì, con un'astensione di circa il 75%, ha dimostrato -
ricorda l'attuale capogruppo dell'Udc - come il popolo italiano si ritrovasse
pienamente nell'operato del Parlamento. Rispetto la Corte Costituzionale;
aspetto di leggere le motivazioni di una sentenza che peraltro riguarda parti
limitate della legge». Infine, nel comunicato del leader centrista, c'è una
postilla velenosa: «Respingo al mittente l'idea che la laicità
dello Stato si debba difendere con slogan contro lo stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione
durante il fascismo». Insomma, proprio Fini (che al congresso del Pdl aveva
detto che la legge sul biotestamento era da «stato etico») dovrebbe stare più attento agli esempi che fa.
Eppure i rapporti tra i due non erano tesi. Anzi, proprio in mezzo alle due
dichiarazioni Fini e Casini si erano incrociati alla Camera, si erano salutati
affettuosamente. Casini scherzando aveva detto di essere «d'accordo a
prescindere» con l'attuale principale inquilino di Montecitorio, e l'altro - di
tutta risposta - aveva detto: «Non ti conviene». Così il leader centrista s'è
informato meglio e ha risposto a palle incatenate. Dietro s'è ritrovato il fronte
cattolico del Pdl, da Roccella a Lupi. Con Fini tutto il Pd. E non è un caso,
tra i due ormai c'è una piena concorrenza a corteggiare pezzi centristi di
elettorato. Facendo da argine (entrambi) alla Lega. Sono entrambi moderati
anche se si rivolgono a mondi collaterali di centrismo. Infatti, anche sul
duello riguardo alla fecondazione, entrambi si rivolgono espressamente alle
donne.
( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Primo Piano data: 03/04/2009 - pag: 8 La Nota di Massimo Franco Una
battaglia solitaria che ricrea tensioni dentro la maggioranza L etto con le
lenti del presente, il commento di Gianfranco Fini alla sentenza costituzionale
di ieri sulla fecondazione assistita potrebbe apparire poco spiegabile. Costa
infatti al presidente della Camera le critiche di buona parte del Pdl e quelle
dell'Udc. Accentua la sua immagine di uomo del centrodestra osservato ormai con
stupore e irritazione dal Vaticano. Rischia di sbilanciare il suo profilo
istituzionale proprio mentre si inizia la discussione sul testamento biologico.
Stavolta la difesa della «laicità delle nostre Istituzioni» non trova neppure
grandi sponde in un Pd impegnato a schivare temi controversi in vista di
elezioni europee già di per sé difficili. L'attacco di Fini ad una legge che a
suo avviso «si basa su dogmi di tipo etico-religioso», è più comprensibile in
prospettiva. Rappresenta la conferma di un percorso istituzionale e politico
eccentrico, quasi solitario rispetto al Pdl: almeno sui temi etici. Tende ad
accreditarlo come una sorta di «costola laica» del partito
berlusconiano, in minoranza nel centrodestra; ed in rotta di collisione con le
gerarchie cattoliche. Crea qualche imbarazzo allo stesso Silvio Berlusconi, in
ottimi rapporti con Oltre Tevere: il recente congresso del Pdl è stato salutato positivamente
dall'Osservatore romano, nonostante uno smarcamento successivo della Cei.
L'episodio prova che la dialettica tra Fini e palazzo Chigi continuerà,
parallela ad un'alleanza gonfia di ambizioni. Rimarrà per additare un'ipotesi
di centrodestra diverso: un'identità moderata alternativa a quella dell'attuale
Pdl, pronta a saldarsi in Parlamento oltre i confini della maggioranza. Le
parole dell'ex leader di An sulla decisione della Consulta che ha dichiarato
illegittime alcune norme della legge 40 sono inequivocabili. E già lo espongono
al sospetto, proveniente per paradosso soprattutto dagli alleati, di ipotecare
il dibattito sulla bioetica; e di voler giocare una partita personale. Il
timore del Pdl è che l'uscita di Fini provochi tensioni e fratture nel
centrodestra sui temi etici. Le sue lodi ad una sentenza da sottoscrivere
perché, ha detto, «rende giustizia alle donne», sono considerate fuorvianti:
soprattutto perché vengono accompagnate da giudizi ritenuti inutilmente
provocatori dal grosso della maggioranza. Il malumore tradisce anche un'altra
paura: che l'eterodossia finiana finisca per regalare spazio elettorale
all'Udc. Pier Ferdinando Casini punzecchia il suo predecessore alla Camera a
proposito del riferimento allo Stato «etico-religioso». Ricorda a Fini che
«l'unica pratica applicazione dello Stato etico» c'è stata durante il fascismo.
Ma la polemica non lascia prevedere nessuna marcia indietro. Ormai, il Pdl sta
prendendo atto della metamorfosi di Fini; e della prevalenza delle sue
convinzioni rispetto alle priorità del centrodestra. In attesa delle motivazioni
della sentenza della Corte, il tentativo è di proteggere il percorso
parlamentare della legge sulla bioetica; e di non alimentare contrasti fra
potere politico e Consulta. Anche se le forzature sono in agguato; e fanno
temere uno scontro dai contorni \\ L'esternazione sulla sentenza lo candida
come «costola laica» del centrodestra parareferendari.
( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Primo Piano data: 03/04/2009 - pag: 8 Fini applaude la Consulta: rende
giustizia alle donne Il caso della legge 40. Casini: stato
etico solo nel Ventennio Il presidente della Camera: quando una legge si basa
su dogmi di tipo etico-religioso rischia censure di costituzionalità ROMA Nuovo
affondo di Gianfranco Fini in difesa della laicità dello Stato. Il presidente
della Camera è intervenuto nell'acceso dibattito sulla fecondazione assistita.
Dopo che la Consulta mercoledì ha bocciato la legge 40 per la parte che
riguarda i limiti al numero di embrioni che possono essere impiantati, Fini è stato netto: «La sentenza rende giustizia alle donne
italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei ha
scritto in una nota diffusa ieri pomeriggio . Fermo restando che occorrerà
leggere le motivazioni della Corte, mi sembra fin d'ora evidente che quando una
legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di
censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni
». Parole come benzina sul fuoco. Fin dalla mattinata si stavano fronteggiando
due schieramenti bipartisan: da una parte Alessandra Mussolini e le aree
liberal e laica della maggioranza insieme a gran parte del centrosinistra
soddisfatti per la decisione della Corte costituzionale; e dall'altra Francesco
Rutelli e Giuseppe Fioroni insieme alla maggior parte dei cattolici
del centrodestra schierati a difendere «la validità complessiva dell'impianto
della legge». Contrapposizioni prevedibili. Le parole di Fini hanno invece
alzato un nuovo polverone: «Il presidente della Camera rispetti il Parlamento,
che ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile», fra l'altro «con
il contributo determinante del suo partito», ha replicato Casini a Fini. E
pensare che i due poco prima in Transatlantico erano stati protagonisti di un
siparietto. Il presidente della Camera stava parlando con i giornalisti. «Non
so che cosa hai detto, ma sono d'accordo con te», ha scherzato il leader
dell'Udc, passando accanto al capannello. E Fini, profetico: «Aspetta a dirlo».
E infatti, quando Casini poco dopo ha letto le dichiarazioni del presidente
della Camera, è saltato sulla sedia: «Respingo al mittente ha aggiunto Casini
l'idea che la laicitá dello Stato si debba difendere con
slogan contro lo stato
etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il
fascismo». Anche nella maggioranza, però, ci sono state reazioni tutt'altro che
tenere. «Dispiace che Fini sollevi sterili polemiche che non si richiamano a
quel principio di laicità positiva più volte sottolineato da lui stesso ha
commentato Maurizio Lupi, del Pdl, vicepresidente della Camera . La
legge 40 è frutto di una difficile mediazione ed è uscita indenne da un
referendum ». Nel centrodestra però in molti hanno fatto quadrato intorno a
Fini: dalla Mussolini, che si è complimentata, a Italo Bocchino, da Francesco
Nucara (Pri) a tutti i Nuovi socialisti. Le repliche Lupi: «Dispiace che il
presidente sollevi polemiche sterili». Ma la Mussolini si complimenta Paolo
Foschi
( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Cronache data: 03/04/2009 - pag: 25 Torino Nessun simbolo alle pareti.
Il direttore generale: «A disposizione di tutte le fedi e anche di chi non
crede» Una cappella «laica», la sfida dell'ospedale Alle
Molinette una stanza del silenzio. Minacce alla vigilia dell'inaugurazione È stato il cardinale Poletto a mettere a
disposizione il locale finora utilizzato dalla Chiesa cattolica DAL NOSTRO
INVIATO TORINO La «Stanza del silenzio» sarà anche politically correct ma,
com'è evidente dall'ingresso videosorvegliato, a qualcuno potrebbe non
piacere. Per esempio a vandali, antisemiti, anti-islamici o integralisti di
questa o quella religione. Magari gli stessi che nelle scorse settimane hanno
spedito lettere di minacce al direttore generale Giuseppe Galanzino (che ieri
l'ha inaugurata) o al ragazzo dell'amministrazione che ha seguito il progetto.
Frasi farneticanti («brucerai nelle fiamme dell'inferno») oppure critiche
feroci per l'apertura a tutte le fedi di un luogo che fino a ieri è stato invece uso esclusivo dei cattolici.
«È semplicemente una stanza che dà la possibilità a chiunque, anche a chi non
crede, di ritrovarsi nello spirito», spiega Galanzino, sicuro che il progetto
funzionerà, e senza intoppi. Le minacce? Il direttore sminuisce, «dev'essere
stata una vecchia madama... » e dice che «ci staremo attenti, soprattutto i
primi tempi, perché qualche pazzo può sempre arrivare. C'è la telecamera e poi
faremo fare dei giri di controllo». La sua «stanza silenziosa», ricorda, «è
stata realizzata con pochi soldi e con la disponibilità assoluta del cardinale
Poletto». La diocesi ha messo a disposizione la cappella del vecchio ospedale
dermatologico (oggi un'ala del corpo principale), quasi mai usata perché alle
Molinette è in funzione una chiesa ben più grande. Ed è nella chiesa che hanno
trovato posto la madonnina, i crocefissi e gli altri simboli cattolici
spostati dall'ormai ex cappella per far posto a pareti con diverse sfumature di
azzurro, colore scelto con un sondaggio fra i rappresentanti delle diverse
religioni. Scartati all'unanimità il giallo, l'arancio e il rosso, escluso
l'affresco dei muri con scene panoramiche («cose che non favoriscono la
meditazione»), vietati i simboli di ogni confessione perché nessuna possa
prevalere sulle altre. Accesso consentito a tutti, degenti, parenti, amici,
personale ospedaliero. Unica concessione ai simboli: i libri sacri dei vari
culti, a disposizione in un armadietto all'ingresso della sala. Accanto ai
libri anche un registro per scrivere impressioni e suggerimenti, «un modo dice
Galanzino per monitorare il gradimento di questa iniziativa che è anche la
prima, nel nostro Paese, in un ospedale pubblico». A giudicare dalle telefonate
arrivate ieri in amministrazione dai vari reparti l'interesse sembra
assicurato. Ci scommettono anche le decine di consulenti spirituali da un anno
al lavoro, proprio alle Molinette, per garantire «l'assistenza dell'anima» a
tutti, musulmani, ebrei, evangelisti, buddhisti, cattolici,
ortodossi, induisti... Giusi Fasano
( da "Riformista, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
«Legge elettorale,
serve un cambio perciò il Pd voti sì al referendum» enzo bianco. «Il Parlamento
sarebbe costretto a discuterne». Biotestamento: «Dopo Fini, confido in
dibattito più serio». «Il Pd voti sì al referendum sulla legge elettorale»:
così Enzo Bianco esponente dell'area liberal del Partito democratico.
Referendum elettorale: cosa farà il Pd? Partiamo dall'inizio. Nella scorsa legislatura
noi lavorammo su una bozza, la cosiddetta bozza Bianco, che raccolse un ampio
consenso in Parlamento, dal Pd a Forza Italia. Era un modello ispirato al
sistema tedesco con lo sbarramento e però con un premio alle maggiori forze
politiche. Poi è saltato tutto, e ora? Il Parlamento ha, secondo me, l'obbligo
di cambiare la legge elettorale: oggi i parlamentari scelti dalle segreterie di
partito non hanno meno credibilità e autonomia. E, indebolendo il Parlamento,
si rischia la democrazia plebiscitaria. Quindi se il Parlamento non ce la fa,
suggerisco al Pd di sostenere il referendum e di votare sì. E questo sarebbe
risolutivo? No, non credo affatto che dal referendum uscirebbe una buona legge,
a partire dal fatto che i parlamentari rimarrebbero nominati. Ma la vittoria
dei sì costringerebbe il Parlamento a discutere di legge elettorale e di
riforme istituzionali. Sarebbe una pistola, se non sulla tempia, sul tavolo.
Anche l'altra volta dopo il referendum si fece la legge in Parlamento. Ora però
in agenda c'è il testamento biologico. Dopo il pessimo lavoro che è stato fatto al Senato occorre che la Camera modifichi il
testo. Anche noi del Pd abbiamo fatto qualche errore. Ma qualcuno ha voluto
creare un Tevere più largo tra guelfi e ghibellini
Ora, dopo aver
ascoltato Fini, confido che alla Camera il dibattito sia più serio. Alcuni
punti vanno cambiati. Rifare il testamento ogni tre anni, ad esempio, è
ridicolo. E su nutrizione e idratazione? La legge, per come è uscita dal
Senato, è incostituzionale: qualunque posizione deve tener conto dell'articolo
32 della Costituzione, ovvero del principio di autodeterminazione. Nessuno può
essere sottoposto ad alimentazione e nutrizione forzata, che comunque sono
trattamenti sanitari, contro la sua volontà. Il diritto di autodeterminazione
dei singoli deve essere tutelato e garantito. Se il testo non sarà così? Siamo
pronti a raccogliere le firme per un referendum abrogativo. È giusto che il Pd
abbia una sua posizione ma lasci libertà di coscienza. Noi, liberal Pd, siamo
pronti con personalità come Marino e Veronesi a fare questa battaglia. Mi pare
che Franceschini abbia assunto una posizione chiara: la
Chiesa è libera di dire quel che vuole su ogni argomento ma lo Stato è laico. E
la legge di cui stiamo discutendo è da Stato etico, come ha giustamente detto
Fini, e non da stato laico.
C'è una questione cattolica nel Pd? No, i problemi ci sono solo con i teodem.
Da parte loro, noto un revanscismo integralista che li rende assai meno laici
della Dc. Ricordo che i democristiani più volte nella loro storia hanno
assunto posizioni rispettose e coraggiose. Capitolo europee: si candiderà?
Guardi, il Pd sta affrontando il tema in modo serio. È giusto che chi si
candida resti lì per cinque anni e che non si debba più assistere allo
spettacolo di eletti che poi se ne vanno subito o poco dopo. Ciò detto, se il
partito me lo chiederà lo prenderò in considerazione. Risolto il tema della
collocazione internazionale? No. E non è immaginabile far aderire il Pd a uno
dei gruppi esistenti. Va costruito un Partito democratico in Europa. Nel
frattempo occorre dar vita, in via transitoria, a un gruppo federalista europeo
fatto da italiani e da altri, alleato ma distinto dal Pse, e alleato ma
distinto dai liberaldemocratici. Non si risolve nulla chiamando il gruppo
socialista come gruppo dei "socialisti e democratici" se, di fatto,
rimane la stessa cosa. A.D.A. 03/04/2009
( da "Riformista, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
fecondazioni Bravo
Fini, ma che si fa degli embrioni? Gianfranco Fini non ha perso l'occasione.
Nella sua scalata alla leadership dell'opposizione si è preso ieri in un colpo
solo la rivincita su fecondazione artificiale e bio-testamento. Era cominciata
proprio con la legge 40 la sua lunga marcia di allontanamento dalle posizioni
della destra tradizionalista, sconcertando molti dei suoi stessi seguaci. «La
sentenza della Consulta - rileva ora - rende giustizia alle donne italiane». Ma
l'uscita del presidente della Camera non è solo retrospettiva: rilancia anche la sua battaglia laica di oggi, quella che l'ha
portato a definire il bio-testamento approvato al Senato come «una legge da
Stato etico». Fini infatti aggiunge: «Mi sembra fin d'ora evidente che quando
una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di
censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni».
E qui non è più alla legge 40 che si riferisce, ma a quella in cottura alla
Camera sul testamento biologico: se è «evidente fin d'ora» che la Consulta la
boccerà, meglio cambiarla. È curioso notare la differenza di toni tra il capo
vero dell'opposizione, Fini, e il capo virtuale, Franceschini. Mentre il primo
può rivendicare una coerenza sulla fecondazione, il secondo invece votò quella
legge, partecipando alla fronda cattolica nel centrosinistra. Ma mentre il
mondo politico italiano si contende la Consulta, il dilemma centrale che la
sentenza apre - per i medici, per le coppie, per la legge - e al quale solo il
legislatore può dare risposta, resta senza risposte. Ci dispiace rompere le
uova nel paniere, ma il problema è che si fa degli embrioni in più che la Corte
consente ora di creare nel processo di fecondazione artificiale. segue a pagina
6 di Antonio Polito 03/04/2009
( da "Riformista, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Fini e una politica
allo stato embrionale segue dalla prima pagina
Ricapitoliamo: la Consulta dice che si possono creare più di tre embrioni,
presumibilmente per non creare disparità di trattamento tra le donne che
ricorrono alla fecondazione in vitro, costringendone alcune a ripetuti trattamenti
di stimolazione ormonale. Lo si deduce anche dalla norma che la Consulta ha
aggiunto, lì dove ha stabilito che il reimpianto deve avvenire senza pregiudizi
per la salute della donna. Bene: la norma era illogica e punitiva. Per tre
ragioni: la prima è che quando il medico feconda degli ovociti non sa se e
quanti di essi si feconderanno. La seconda è che se il primo tentativo
fallisce, dovrà ricorrere a nuove stimolazioni che sarebbero invece evitabili.
La terza è che la prescrizione di impiantare tutti gli ovociti fecondati
accresce il rischio di gravidanze multiple, già alto in Italia. Ma se si
producono più di tre embrioni, se ne deduce che il surplus - se ci passate
l'orrendo termine - va o distrutto o crio-conservato per un eventuale e successivo
tentativo. Dalla ratio della sentenza si capisce che la Consulta propenda per
la seconda soluzione: la crio-conservazione. Ma questa è vietata espressamente
in altra parte della legge 40, parte sulla quale la Consulta non si è espressa
perché non rilevante, cioè perché non attinente al processo nel corso del quale
è stata sollevata l'eccezione di incostituzionalità. Dunque abbiamo un classico
«taglia e cuci»: la Consulta annulla degli articoli ma non ricostruisce una
coerenza interna alla legge modificandone altri. A dimostrazione del fatto che
non si può chiedere alla Corte costituzionale, e se è per questo neanche ai
referendum, di sistemare leggi che solo il Parlamento può fare in modo organico
e ragionevole. Da questo punto di vista, il difetto di coerenza è stavolta nel
fronte cattolico. La Chiesa, infatti, è contraria alla fecondazione artificiale
in sé, e ha accettato la legge - influenzandone i contenuti - soltanto con la
logica della limitazione del danno. Ma se si crede - come ha scritto ieri Giuliano
Ferrara - che ogni figlio in provetta è «un atto tecnico di fabbricazione
amorale della vita umana», è difficile poi discutere con lui e con chi la pensa
come lui del «quantum di vita» amorale (sempre Ferrara), che va reimpiantato
nella donna. Molto più accorto è stato il commento
dell'Osservatore Romano che, confermando una linea di prudenza fin qui
dimostrata dalle gerarchie, si limita a osservare che «la selezione a scopo
eugenetico degli embrioni e dei gameti», e dunque qualsiasi «sperimentazione sull'embrione»,
restano vietati. D'altra parte il fronte laico, e
innanzitutto chi come Fini oggi lo guida, non può limitarsi a festeggiare la
Consulta, ma ha il dovere di dire come adeguare la legge a quella sentenza
senza toccare i punti che sembrano acquisiti in entrambi i campi, estremisti a
parte. Soprattutto come farlo lasciando al medico, nel suo rapporto con
la paziente, la decisione su singole scelte tecniche, come il numero degli
embrioni, che non si possono determinare per legge. Più di usare la sentenza
sulla legge 40 per combattere una battaglia sul bio-testamento, riproponendo lo
schema di uno scellerato bipolarismo etico, sarebbe dunque più utile porre
rimedio al problema che la Consulta ha aperto. Antonio Polito 03/04/2009
( da "Messaggero, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Venerdì 03 Aprile
2009 Chiudi ROMA Gianfranco Fini loda la Consulta che ha giudicato parzialmente
incostituzionale la legge sulla procreazione assistita: «La sentenza - dice il
presidente della Camera - rende giustizia alle donne italiane». La posizione di
Fini, che bacchetta le leggi che si «basano su dogmi di tipo etico-religioso»,
apre un nuovo solco nella maggioranza e provoca i mal di pancia dell'ala
cattolica del Pdl. Dall'Udc arriva invece la dura replica di Pier Ferdinando
Casini: «Il Parlamento ha legiferato e quel voto dovrebbe
essere rispettato anche dall'attuale presidente della Camera». Nel Pd, dove per
altro non mancano le divisioni tra laici e teodem, c'è soddisfazione per la
sentenza della Corte e Anna Finocchiaro avverte: ora riflettere anche sulla legge
che regola il testamento biologico.
( da "Manifesto, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
CORPO DI STATO Il
fronte integralista teme ripercussioni sul testamento biologico. Ma lo stesso
Pdl è ora più cauto. Mentre Rutelli e Fioroni continuano a difendere la legge
40 Fini con la Consulta: resa giustizia alle donne Nuovo affondo del presidente
della camera: «La legge sulla procreazione basata su dogmi di tipo
etico-religioso». Critiche dal Pdl, plauso dal Pd Micaela Bongi «I tuoi tre sì
hanno devastato An». «Gianfranco, stai sbagliando
tutto. Anche sul partito unico». Era il maggio del 2005, il referendum contro
la legge sulla procreazione assistita si sarebbe svolto il mese successivo, e
Gianfranco Fini, che su quella consultazione aveva preso posizione schierandosi
con il fronte laico salvo che sul divieto di fecondazione eterologa, era alle
prese con un burrascoso ufficio di presidenza del partito da lui guidato. A
accusarlo di devastazione, raccontano le cronache di quei giorni, l'attuale
sindaco di Roma Gianni Alemanno. A dirgli che non ne azzeccava una, Maurizio
Gasparri. Quattro anni dopo, al battesimo del partito unico Fini tuona contro
la legge da stato etico che il Pdl vorrebbe approvare,
quella sul testamento biologico. E a neanche una settimana dal congresso
fondativo del Pdl, cioè ieri, l'attuale presidente della camera saluta così la
demolizione della legge 40 sulla procreazione assisitita da parte della Corte
costituzionale: «La sentenza della Consulta rende giustizia alle donne
italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei. Mi
sembra fin d'ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo
etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in
ragione della laicità delle nostre istituzioni». Con il che Fini sembrerebbe
rispondere anche a chi, dal suo partito, accusa la Consulta di violare la
sovranità del parlamento. Si ripete a questo punto un copione già visto: il Pd
che apprezza Fini, criticato invece da parlamentari del Pdl, in particolare da
un truce Gaetano Quagliariello, che sul testamento biologico al senato si è
esposto a dismisura e ora evidentemente teme retromarce. Non solo c'è Giulia
Bongiorno, vicina a Fini, che si dice soddisfatta per la sentenza della
Consulta. Anche un altro finiano, che alla camera (dove il senato ha trasmesso
il ddl Calabrò), è vicecapogruppo, Italo Bocchino, pur sostenendo che
l'impianto della legge 40 non è intaccato, ritiene giusta la sentenza della
Consulta. Aggiungendo che la stessa sentenza «deve anche porre il problema di
come sia auspicabile evitare i massimalismi quando si affrontano temi così delicati».
Insomma, la maggioranza, dopo l'affondo integralista a palazzo Madama, sembra
ora più cauta. Perché alla camera il fronte è meno compatto che al senato, e il
Cavaliere vuole evitare che, dopo il battesimo del Pdl e prima delle elezioni,
vengano fuori le divisioni. E perché, nonostante i tentativi di stravolgere
anticipatamente il senso della sentenza di mercoledì e la stessa Costituzione,
evidentemente l'altolà arrivato dalla Corte non può essere ignorato. Certo,
Eugenia Roccella, sottosegretaria al Welfare, tuona contro chi darebbe
«interpretazioni azzardate della sentenza» e sostiene, contro ogni evidenza,
che la legge 40 difende la salute delle donne. Ma frena, almeno per quanto
riguarda i tempi, sulla modifica delle linee guida della legge annunciata a
caldo: «Ci potrebbero volere mesi». Uno dei berluscones di punta di An come
Ignazio La Russa la mette così: «Scelgo il low profile, ma è notorio che dentro
ad An sono sempre stato tra quelli che voi definite
più laici. Credo che su queste cose la mia linea, che è quella di non
impelagarsi in argomenti che riguardano la coscienza, paghi». Dal Pd, la
presidente dei senatori Anna Finocchiaro, dicendosi «d'accordo punto per punto»
con Fini ritiene che «certe dichiarazioni che giungono dal centrodestra,
diverse da quelle di ieri», cioè mercoledì, siano «un segnale positivo» anche
per la discussione sul testamento biologico. Ma dal suo partito arrivano altri
segnali. Quello di Francesco Rutelli, che come molti nel Pdl sostiene che
l'impanto della legge 40 non è intaccato e continua a difendere il
provvedimento; quello di Beppe Fioroni, secondo il quale «cadono quei due punti
giudicati incostituzionali dalla Corte, il resto però rimane. Così com'è». Per
non parlare dei teodem. Si barcamena, dall'Udc, Pier Ferdinando Casini. Che
prima, incrociando a Montecitorio Fini, ai giornalisti che gli domandano che
cosa pensi di quanto dichiarato dall'ex leader di An risponde: «Non so cosa ha
detto, ma sono d'accordo». Poi, dopo aver letto la dichiarazione, attacca: «Il
voto del parlamento dovrebbe essere rispettato anche dall'attuale presidente
della camera. Rispetto la Corte costituzionale, respingo al mittente l'idea che la laicità dello stato si debba difendere con slogan contro lo stato etico, che in Italia ha avuto
l'unica pratica applicazione durante il fascismo», conclude con un tocco di
perfidia Casini. Del resto Fini da quando si è preso il compito di difendere la
laicità delle istituzioni lo ha sempre fatto con un occhio al Cavaliere,
per accreditarsi come leader di una destra europea «moderna» e, da bipolarista
ora bipartitista, con uno al centro. Sempre nel 2005, difendendo i suoi tre sì
e un no al referendum sulla legge 40, intervistato dal
Corriere della sera contro «il trionfo del tatticismo tra coloro che invitano
all'astensione nella speranza di ricevere consensi dalle gerarchie cattoliche
per manovre politiche più o meno centriste». anni di validita' della legge 40,
prima che la Consulta ne dichiarasse parziale incostituzionalità. È stata
approvata nel 2004
( da "Secolo XIX, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Fini divide il
Pdlsulla fecondazione«Legge dogmatica» dopo la bocciatura Il presidente della
Camera approva la sentenza della Corte Costituzionale contro il limite di tre
embrioni: «Resa giustizia alle donne italiane». E scatena polemiche ROMA.
Gianfranco Fini promuove la parziale bocciatura della legge sulla fecondazione
assistita da parte della Corte Costituzionale e scatena il putiferio. Nel Pdl e
nel Pd. Parole chiare e sferzanti, quelle del presidente della Camera: «È
evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è
sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in
ragione della laicità delle nostre istituzioni». E aggiunge: «Resa giustizia
alle donne». Apriti cielo: il fronte laico si galvanizza, quello cattolico
parte al contrattacco. Con Fini polemizzano subito la sottosegretaria alla
Salute Eugenia Roccella («la legge 40 tutela la salute delle donne») e il
vicepresidente della Camera, il cattolico Maurizio Lupi (il
provvedimento è«profondamente laico perché nato dal confronto tra diverse
sensibilità culturali»). Ma il vero timore, nel Pdl, è che la sentenza della
Consulta e, ora, la posizione di Fini influenzino la legge sul biotestamento.
«Attenti ai massimalismi, rischiamo di essere censurati», avverte il
vicecapogruppo del Pdl Italo Bocchino. Lo schema si ripete nel Pd. La teodem
Paola Binetti paventa «un rallentamento della legge sul testamento biologico»,
ma Barbara Pollastrini, Livia Turco e Anna Finocchiaro invocano proprio quel
rallentamento. La capogruppo al Senato, in particolare, chiede con insistenza
una «moratoria di riflessione». bocconetti e lenzi >> 4 03/04/2009
( da "Stampa, La" del
03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Domande e risposte
NO Opinioni a confronto SI' Ora nasceranno meno gemelli? Radio Vaticana «La
legge
( da "Stampa, La" del
03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Si
intitola Per un'etica condivisa il nuovo libro di Enzo Bianchi, in uscita da
Einaudi (pp. 126, e10). Nei «giorni cattivi» che vive il dialogo tra credenti
cristiani e non cristiani, e tra cattolici e laici, una
proposta per rinnovare il confronto nella mitezza. Anticipiamo le pagine
conclusive.
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
CLAUDIO SARDO Roma. Se nel Pdl il fronte laico (minoritario) guidato da Fini applaude
la Corte, quello cattolico (prevalente) cerca per lo più di minimizzare la
portata della sentenza: non solo l'impianto della legge 40 resiste, dicono sia
Quagliariello che la Roccella, ma è pretestuoso qualunque riferimento al ddl
sul biotestamento. Tuttavia, la reazione a caldo contro la Consulta di
Sandro Bondi, ministro della Cultura e coordinatore del nuovo partito, esprime
sentimenti tutt'altro che isolati nel Pdl. «La sovranità del Parlamento è stata
intaccata» ha denunciato Bondi, indicando come un problema democratico
l'«orientamento culturale prevalente degli organismi costituzionali». Ieri
anche Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, ha parlato di «scavalcamento
della volontà dei cittadini». Mentre un altro vicepresidente, Rocco Buttiglione
(Udc), su questi temi alleato del Pdl, spiegava che la Corte si sta
allontanando dallo spirito dei costituenti e proprio in questo distacco c'è il
rischio che «si arroghi una sovranità appartenente invece al Parlamento». I
temi, o meglio, gli atti d'accusa s'intrecciano. Il primo: oltre il controllo
di legittimità sulle leggi, la Corte cerca così di imporre la propria cultura
costituzionale ad una maggioranza che ne ha un'altra. Il secondo: oltre la
funzione di garanzia, la Corte invade così i poteri sovrani del legislatore. È
questo un fiume carsico che scorre sotto il centrodestra praticamente dal
giorno in cui Silvio Berlusconi è entrato in politica. In innumerevoli
occasioni, il Cavaliere ha incluso la Consulta tra i poteri reali e gli organi
dello Stato in mano ai «comunisti». Una polemica spesso abbinata a quella
contro la magistratura. Tanto che ieri il leghista Federico Bricolo ha
ripetuto: «È il Parlamento eletto dal popolo che fa le leggi, non i
magistrati». Certo, il realismo politico sconsiglia oggi di aprire questo
fronte. La parola d'ordine a Palazzo Chigi è «prudenza». La stessa prudenza che
ha indotto Berlusconi ad evitare nel congresso del Pdl riferimenti al
presidenzialismo e scongiurare in questo modo conflitti con il Quirinale. Del
resto, anche nella riforma costituzionale del
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Roma. «Non so che
cosa hai detto ma sono d'accordo con te», scherza il leader dell'Udc Pier
Ferdinando Casini. A pochi passi da lui, in Transatlantico, il presidente della
Camera Gianfranco Fini lo mette in guardia: «Non lo dire...». Facile
avvertimento, preludio di uno scontro molto aspro sulla legge sulla
fecondazione assistita, parzialmente bocciata dalla Corte costituzionale. Non
c'è più traccia di cortesie e sorrisi scambiati nel comunicato che il leader
centrista stila in risposta alla nota diffusa un'ora prima dall'ufficio di
presidenza della Camera. Poche righe, quelle firmate da Fini, che suscitano
l'apprezzamento dei laici e lo sdegno dei cattolici:
«La sentenza della Consulta sulla legge sulla fecondazione assistita rende
giustizia alle donne italiane. Mi sembra fin d'ora evidente che quando una
legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso è sempre suscettibile di censure
di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni». Parole
nette, essenziali che suscitano una replica durissima da parte di Casini: «Il
Parlamento ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile e questo
voto dovrebbe essere rispettato dall'attuale presidente della Camera. Rispetto
la Corte, ma respingo al mittente l'idea che la laicità
dello Stato si debba difendere con slogan contro lo Stato etico, che in Italia
ha avuto un'unica pratica applicazione durante il fascismo». Uno scontro tanto
imprevedibile quanto severo e che allarma i cattolici di entrambi gli schieramenti, che ora temono un rallentamento
del disegno di legge sul testamento biologico, su cui peraltro Fini ha
già espresso molte perplessità. Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella,
che invita a moderare i toni, ribadisce per la legge 40 la necessità di linee
guida, pronte in alcuni mesi. Nel Pdl in molti levano gli scudi contro il
presidente della Camera: «L'influenza del sentimento religioso nella
legislazione di un Paese è la norma e viene meno solo con i regimi totalitari»
(Quagliariello); «Fini non sollevi sterili polemiche, se avessero vinto i dogmi
etico-religiosi la legge 40 non ci sarebbe mai stata» (Lupi). A compiacersi con
l'ex leader di An è, invece, Alessandra Mussolini - «Finalmente le donne non
sono più considerate semplici contenitori, degli uteri» - che va a baciarlo. E
con lui, poco convinti delle rigidità della legge, anche Italo Bocchino e
Giulia Bongiorno. «È meglio evitare massimalismi quanto si affrontano temi così
delicati. Sono oggettivamente eccessive le norme che prevedono il limite di tre
embrioni, l'obbligo dell'impianto e impediscono l'analisi pre-impianto», spiega
Bocchino mentre Bongiorno si dice soddisfatta del no della Consulta a una legge
«contraddittoria». Ma è soprattutto nel Pd e nell'Idv che cresce
l'apprezzamento per Fini. «Condivido punto per punto. E basta con gli attacchi
ai giudici. Ora intervenga un po' di buonsenso anche sul testamento biologico».
Livia Turco suggerisce di meditare anche sulla legge 40, Francesco Rutelli di
migliorarla se necessario («la norma nel suo insieme - dice - è positiva perché
si punta, nel nostro Paese, ad evitare la selezione genetica. Se poi la legge
può essere migliorata, miglioriamola»), impresa che Antonio Di Pietro sembra
ritenere improba visto che definisce quel testo «immorale, ingiusto e
incostituzionale». Preoccupati i teodem, tanto che Paola Binetti, pur
dichiarando di rispettare l'opinione del presidente della Camera, annuncia che
si farà di tutto perché non venga rallentato l'iter della legge sul fine vita.
m. p. m.
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'
«Civiltà Cattolica»
polemizza con Remo Bodei. Per la rivista dei gesuiti, il filosofo sbaglia
quando sostiene «il relativismo come valore assoluto» e dai suoi scritti più
recenti emerge «il convincimento che il relativismo etico sia necessario alla
democrazia in quanto è l'unica alternativa all'integralismo religioso». Così la
rivista esprime sorpresa, in un articolo di padre Giandomenico Mucci, che sarà
pubblicato sul prossimo fascicolo a proposito della «errata» riflessione sulla laicità di Bodei, già docente di Storia della filosofia alla
Scuola Normale Superiore di Pisa e oggi professore di Filosofia alla
«University of California» di Los Angeles. Una sorpresa, sottolinea «Civiltà
Cattolica», dettata dal fatto che Bodei è «uno dei nostri maggiori saggisti e
un limpido prosatore: è un laico che si distingue da altri laici per la buona
conoscenza del pensiero cristiano e per il rispetto con cui ne scrive».
( da "Stampa, La" del
04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
OGGI I FUNERALI.
PASTORALISTA E TEOLOGO La diocesi tortonese in lutto per la morte di monsignor
Scabini Vengono celebrati stamane, alle 11, nella chiesa parrocchiale di
Pregola, in alta Valle Staffora, nel Pavese, i funerali di monsignor Pino
Scabini, figura sacerdotale eminente non solo della diocesi di Tortona, ma
dell'intero mondo cattolico italiano, protagonista della stagione conciliare e
dell'associazionismo cattolico. Monsignor Scabini è morto l'altra sera, a 82
anni, nella sua casa di Pregola. Alla cerimonia funebre sono attesi sacerdoti
da tutta la diocesi. A presiederla dovrebbe essere il vescovo Martino Canessa.
Messaggi di condoglianze sono giunti in vescovado e ai familiari da ogni parte
d'Italia. La notizia ha suscitato profondo cordoglio in Valle Staffora, dove
era nato e dove ha trascorso gli ultimi 5-6 anni della sua vita, nel Vogherese
e nel Tortonese. A Tortona, in particolare, era stato
parroco di San Matteo e ancora oggi i parrocchiani lo ricordano con sincero
affetto. Monsignor Scabini è stato un importante
teologo e pastoralista, docente alla pontificia Università lateranense di Roma,
di cui era stato anche decano. Negli Anni Settanta ha
ricoperto l'incarico di assistente nazionale del settore adulti dell'Azione cattolica. Dal 1995 al 2000 è stato assistente nazionale del Meic (Movimento ecclesiale di impegno
culturale), dopo aver accompagnato a lungo il gruppo romano dell'associazione.
Rettore del Pontifico Seminario lombardo di Roma, dopo il ritorno in diocesi
aveva ricoperto gli incarichi di direttore dell'istituto diocesano di
formazione di Tortona e di assistente diocesano dei gruppi Meic di
Voghera e Tortona, dove prima di partire per Roma era stato
anche docente di religione al liceo. Lo scorso anno monsignor Scabini aveva
celebrato i 60 anni di ordinazione sacerdotale. E' ricordato come una figura
particolarmente significativa nel mondo dell'impegno culturale cattolico, un
protagonista della vita ecclesiale italiana, punto di riferimento per tanti
laici e tante famiglie, uno dei sacerdoti.
( da "Stampa, La" del
04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
CONTINUA LA POLEMICA
SULLE NORME: SONO BASATE SU DOGMI RELIGIOSI Fecondazione botta e risposta tra
Schifani e Fini [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA Uno scontro tra alte cariche
istituzionali, e anche tra presidenti di Camera in sella e non più in sella. La
recente ripulitura da parte della Consulta dei passaggi anti-costituzionali
della legge sulla procreazione assistita allunga la sua influenza sino
all'altrettanto recente varo da parte del Senato della normativa sul fine-vita,
scompaginando i poli e facendo anche litigare la Seconda carica dello Stato con
la Terza. Bene la Corte costituzionale sulla legge 40 «ha difeso la salute
delle donne», aveva detto Gianfranco Fini, «ecco cosa succede quando una legge
si fonda su dogmi di tipo etico-religiosi». E Renato Schifani, che da
capogruppo di Forza Italia si batté per far approvare il provvedimento proprio
in Senato, trova il modo di difenderlo, «nessun dogma religioso, la 40 è una
legge di libertà; fu votata dalla Margherita e da Rutelli». Altro giro, altro
attacco a Fini: «Si liberasse dei panni di alta carica dello Stato, se vuol
dare giudizi sulle leggi del Parlamento», dice l'Udc Cesa anticipando quello
che illustrerà oggi, dalla sede nella quale l'Udc si trasforma in Partito della
Nazione, un Pier Ferdinando Casini che già il giorno prima lo stesso argomento
lo aveva sollevato, vis-à-vis, direttamente con Gianfranco Fini. La presidenza
della Camera, in risposta a un autorevole ex, stavolta emette nota ufficiale,
con trascrizione dell'articolo 134 della Costituzione. Quello che spiega che
prerogativa della Consulta è proprio valutare la costituzionalità delle leggi.
Casini, è il significato implicito, sa bene che l'alto scranno di Montecitorio
non comporta la rinuncia ai diritti politici. Il tema è carsico tra le forze
politiche, e soprattutto nel Pdl, che (forse) verrà chiamato alla prova della
tenuta alla Camera sul testamento biologico. Qualche problema ci dev'essere, se
ieri perfino un pasdaran berlusconiano come Daniele Capezzone
significativamente, mentre i Gasparri e i Quagliariello esattamente come
Schifani respingono le accuse di aver sfornato testi teocratici con la legge 40
come quella sul fine-vita, invece difendeva Fini, pur
invitando laici e cattolici
a rispettarsi reciprocamente. E', quello di Capezzone, il segnale che il Capo,
momentaneamente all'estero per incontrare i 20 Grandi della terra, non gradisce
l'inasprirsi dei toni. Eppure, Eugenia Roccella insisteva: la legge 40 è una
buona legge che difende le donne, «Fini è disinformato». Lo scontro si
sposta sugli effetti della sentenza della Consulta che, ricordano parlamentari
e costituzionalisti, è di efficacia immediata. E non può essere disattesa,
spiega l'ex ministro della Salute Livia Turco, del Pd, «dalle linee-guida
annunciate da Roccella, che hanno solo aspetti tecnici, non possono averne di
interpretativi della legge». Insomma, la sentenza le cui motivazioni saranno
disponibili tra qualche settimana, e che secondo un sondaggio di Sky ha il
gradimento del 71 per cento degli italiani, ha effetti immediati: lo ricorda
anche l'associazione ginecologi ospedalieri. Buonsenso apprezzato anche da
Massimo D'Alema, e da Ignazio Marino che però vorrebbe invece metter mano a una
nuova legge 40. E che in questo la pensa diversamente dalla correligionaria (nel
Pd) Dorina Bianchi, che invece la difende. Ragion per cui non ha tutti i torti
Emma Bonino quando dice che «nel Pd ci vorrebbe una grande manifestazione, tipo
Circo Massimo o Piazza San Giovanni, ma sui temi della libertà e della
laicità». Anche perché non si tratta di temi «né di destra, né di sinistra».
Intanto non si ferma la valanga di ricorsi alla Consulta: stanno per arrivare
quindici nuovi casi, che affrontano direttamente il punto della
crioconservazione degli embrioni.
( da "Tempo, Il" del
04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Il dialogo
tra laici e cattolici è alla base del partito unico
...laici devoti e i laici-anticlericali. Invece, il laico senza aggettivi parte
dalla consapevolezza che la civiltà occidentale è segnata da un intreccio di
valori derivanti dal fatto che alle origini del mondo occidentale ci sono
certamente le radici giudaico-cristiane ma anche l'illuminismo, specie nel
filone anglosassone, che tanto ha contribuito a definire la libertà dei
moderni. Poi, come ricorda Talmon, c'è stato un filone
francese che è stato alle origini di quel giacobinismo
che ha anche ispirato il leninismo (dalla ghigliottina al gulag c'è stato un percorso storico e ideologico assai inquietante).
Qui veniamo ad un nodo storico essenziale. Ieri nei confronti dei due
totalitarismi del XX secolo, oggi nei confronti del fondamentalismo islamico
che ispira il terrorismo di al Queeda, due sono i filoni culturali e
storico-politici che, si sono battuti per dare all'Occidente un'identità
fondata sulla libertà e la democrazia: quello cattolico-liberale e quello
liberalsocialista e socialista riformista. Ciò non vuol dire affatto che tutti
i cattolici e tutti i socialisti siano stati su questa
linea: da un lato ci sono stati i clerico-fascisti e i cattocomunisti,
dall'altro i liberali reazionari e i socialisti stalinisti e frontisti. Oggi si
sono riproposte forti discriminanti nei confronti del giustizialismo a livello
interno e del fondamentalismo islamico a livello internazionale. Non a caso durante gli anni cinquanta c'è stata la collaborazione
fra cattolici e laici nel
centrismo, poi negli anni sessanta quella fra cattolici e socialisti nel centro-sinistra, adesso fra laici e cattolici in Forza Italia e nel PdL.
Tutto ciò non esclude affatto la dialettica e anche la distinzione, ma non
implica di per sé la contrapposizione. In primo luogo, sul piano del
metodo, va garantita la piena libertà di espressione e di iniziativa della
Chiesa su qualunque problema: dopo di che, sulla base del principio della
laicità dello stato e dell'autonomia della politica,
partiti-movimenti e singoli uomini politici sono liberi di condividere, di
dissentire, di proporre soluzioni intermedie e mediate rispetto alle posizioni
espresse dalla Chiesa. Quanto ai problemi attuali, a nostro avviso è
condivisibile l'impianto della legge sulla fecondazione assistita ma non i due
punti sollevati proprio dalla Corte Costituzionale e cioè il limite dei tre
embrioni e il divieto dell'analisi preimpianto. Per noi senza quei due
elementi, la legge è più equa. Riteniamo anche che vada garantita la libertà di
ricerca scientifica e quindi è condivisibile la scelta di Obama a proposito
delle staminali. Quanto alla questione della legge sul testamento biologico
probabilmente era molto meglio che non ci fosse nessuna legge per lasciare che
vicende di questo tipo fossero liberamente gestite nel rapporto fra malato,
familiari, medico, così come è avvenuto finora. Chi, però ha smantellato questa
realtà è stato proprio il dott. Englaro che ha
richiesto una pronuncia della magistratura. A quel punto il Parlamento non
poteva accettare di essere scavalcato ed emarginato da deliberati della
magistratura magari di segno diverso, con una conseguente anarchia. Di qui la
necessità di una legge della quale, in assenza di questo intervento, non si
sarebbe sentito bisogno. Rispetto alla legge, non possiamo fare a meno di
esprimere una preclusione rispetto al blocco dell'idratazione e
dell'alimentazione perché, indipendentemente da qualunque ideologia o
religione, francamente non è sopportabile la ripetizione di ciò che è avvenuto
nei confronti di Terry Schiavo, quando un malato che non poteva far valere la
sua volontà, né che aveva dato segni significativi di quello che avrebbe voluto
nel caso in cui avesse perso la capacità di intendere e di volere, è stato costretto ad andare incontro a forti sofferenze durate
per molti giorni. Detto questo, a tempo debito esamineremo alla Camera con
spirito aperto il provvedimento approvato dal Senato senza alcun spirito di
crociata né in un senso né nell'altro, ma cercando di verificare la possibilità
di mantenere in piedi l'impianto della legge approvato da un ramo del
Parlamento con i dovuti correttivi, magari suggeriti da qualche emendamento
rimasto inopinatamente bocciato per l'effetto paradossale del tiro incrociato
da parte di parlamentari di opposto orientamento. In ogni caso per quanto ci
riguarda faremo di tutto perché, ferme rimanendo la positività del dibattito e
la libertà di coscienza, rimanga in piedi la collaborazione fra laici e cattolici che, a nostro avviso, costituisce il retroterra
decisivo dell'attuale equilibrio politico della natura stessa del PdL e anche
di qualcosa di ancor più significativo e profondo riguardante le ragioni della
solidarietà nazionale. Fabrizio Cicchitto Capogruppo Pdl Camera
( da "Secolo XIX, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Fecondazione,
scontro nel Pdl temi etici Schifani in disaccordo con Fini: «La legge 40 va
bene così». Gli schieramenti in campo Roma. Ancora uno scontro sui temi etici,
ancora volta tutto interno al centrodestra e ai massimi livelli. A marcare
posizioni contrapposte sono, infatti, la seconda e la terza carica dello Stato.
Una settimana fa accadde al congresso costitutivo del Pdl per la proposta di
legge sul testamento biologico. Ora il dissenso va in scena sulla legge per la
fecondazione assistita dichiarata in parte illegittima dalla Corte
Costituzionale. Più in generale, si tratta però di una disputa interna al nuovo
partito, tra l'anima laica e quella più vicina ai dogmi della Chiesa. Per il
presidente della Camera Gianfranco Fini, la pronuncia della Consulta su una
legge «basata su dogmi etici, rende finalmente giustizia alle donne italiane»;
mentre per il numero uno di Palazzo Madama, Renato Schifani, la legge 40 è e
resta «una buona legge». Il nuovo botta e risposta tra Schifani e Fini, in
realtà non è proprio diretto. Anche se ugualmente dirompente per le reazioni
che scatena. Il presidente del Senato, infatti, il suo collega di Montecitorio
non lo nomina mai ma, rispondendo ad una domanda dei cronisti durante la sua
visita in Afghanistan, a proposito del commento di Fini sulla sentenza della
Consulta, non esita a dire che la legge 40 «è una buona legge», se non altro
perché ha affrontato «tanti passaggi parlamentari, un dibattito lungo con voti
segreti, nei quali i parlamentari votano secondo coscienza e non sulla base di
dogmi». Già perché Fini, dopo aver commentato favorevolmente la decisione della
Consulta, ieri aveva aggiunto che «le norme che si basano su dogmi
etico-religiosi sono sempre suscettibili di censura di costituzionalità». «A
parlare di dogmi - è ancora la replica di Schifani - troverei qualche
difficoltà...'». Fini ascolta e si difende, ma non direttamente con Schifani.
Bensì rispondendo ad un altro intervento, ancora più duro di quello del
presidente dei Palazzo Madama: quello del segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, che
quasi ne chiede le dimissioni. «Il presidente della Camera - afferma
l'esponente centrista davanti all'Assemblea nazionale del suo partito - non può
essere il paladino di battaglie di parte. Non voglio alimentare sterili polemiche,
ma credo che Fini sarebbe ancor più libero di condurre le sue battaglie
ideologiche se si spogliasse dai panni così impegnativi di terza carica dello
Stato». Immediata la nota che arriva dalla presidenza della Camera: «Se Cesa
rileggesse l'articolo 134 della Costituzione, comprenderebbe che il doveroso
rispetto del Parlamento non impedisce ad un supremo organo costituzionale qual
è la Consulta, di valutare la legittimità delle leggi». Di conseguenza, si
osserva, «non può destare scandalo esprimere valutazioni sulle pronunce stesse
della Corte Costituzionale». L'intera opposizione applaude Fini (ma non è una
novità), a cominciare da Massimo D'Alema, che apprezza la difesa della laicità
dello Stato, e dal segretario del Pd Dario Franceschini, secondo il quale la
pronuncia della Consulta «va recepita». Le critiche di Cesa a Fini, sostiene
Silvana Mura dell'Idv, dimostrano solo che c'è una «deriva confessionale»:
è«assolutamente normale» che il presidente della Camera «difenda la laicità
dello Stato». Unica eccezione al coro di consensi del centrosinistra è Paola
Binetti (Pd) che scrive una lettera aperta a Fini per chiedergli come mai abbia
cambiato idea, visto che circa 10 anni fa sosteneva «esattamente l'opposto».
Anche la maggioranza, però, si divide nella "querelle" (come si vede
nella grafica qui sopra). Il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi (Pdl),
infatti, definisce la legge 40 «un buon testo e non il frutto del dogmatismo
religioso» e dà ragione a Schifani che «ha fatto bene» a difenderla. Mentre per
un altro deputato del Pdl, Benedetto Della Vedova, «lo scandalo suscitato dalle
parole di Fini è quanto mai salutare». E Daniele Capezzone: «Personalmente,
condivido le riflessioni del presidente Fini. Ma invito tutti, anche coloro che
non le condividono, ad un doveroso rispetto delle posizioni del presidente
della Camera. Equilibrio, pragmatismo e disponibilità al
compromesso vanno richiesti anche ai cattolici, non solo ai laici». Interviene anche il sottosegretario alla
Salute, Eugenia Roccella: «Non contesto affatto la sentenza della Consulta, che
non tocca l'impianto e i principi fondamentali della legge 40 sulla
procreazione assistita - osserva -. Il testo con le modifiche apportate
dalla Corte è molto chiaro a riguardo: si mantiene il divieto di
crioconservazione e di soppressione degli embrioni, il divieto di selezione a
scopo eugenetico e la raccomandazione di produrre solo il numero
"strettamente necessario" di embrioni». 04/04/2009
( da "Manifesto, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
LAICITÀ
Scontro tra presidenti delle camere sulla fecondazione assistita. Critici anche
Udc e cattolici del Pd Schifani attacca Fini: «La legge 40 è una
legge di libertà» Iaia Vantaggiato ROMA Sulla fecondazione assistita è scontro
tra Fini e Schifani. La legge 40 - ha dichiarato ieri da Herat, e in polemica con Fini, il
presidente del senato - «è una buona legge, di libertà, anche perché non vi può
essere alcuna ingerenza dei partiti o di altro, per cui a parlare di dogmi
troverei qualche difficoltà». Si riferisce, Schifani, alle dichiarazioni
rilasciate da Fini dopo la sentenza della Corte Costituzionale che della legge
( da "Riformista, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Testamento
biologico, Concilio e valori di Stato Il disegno di legge Calabrò configura una
novità, anche rispetto alla legge 40. Quest'ultima, difesa come "male
minore" dalla Chiesa, ne contraddiceva in vari punti la dottrina
(legittimazione della fecondazione artificiale omologa, accesso delle coppie di
fatto eccetera). Per questo è contraddittoria la tesi di Rocco Buttiglione
secondo cui ci sarebbe il rischio di una contestazione cattolica alla
Costituzione perché la Consulta ha ampliato le sue maglie, visto che la legge
40 non era legge "cattolica". Il ddl sul testamento biologico,
invece, è più rigido della stessa morale cattolica. In particolare non si
potrebbe mai evitare la somministrazione di idratazione e nutrizione o
interromperla ai pazienti incoscienti, anche qualora ciò sfociasse
nell'accanimento terapeutico. Ciò accade per il combinato disposto della
lettera c) del comma 1 dell'articolo 1 (che dà ampio potere interpretativo alla
magistratura) e del comma 5 dell'articolo 3 (esclusione di alimentazione e
idratazione perché nelle "diverse forme" sarebbero sempre "forme
di sostegno vitale" e mai "trattamenti sanitari"). Questa
rigidità estrema per le persone incoscienti (i coscienti si salvano) è stata
giustificata con i consueti argomenti del rischio di pendio scivoloso, di
deriva eutanasica, sulla base di un'accezione estrema del principio di precauzione
e, più in generale, con richiami al diritto naturale. Ma la funzione principale
delle diverse teorie giusnaturalistiche e la spiegazione della loro vitalità è
quella anti-assolutistica volta a limitare il legislatore. Si verifica invece
un'eterogenesi dei fini: il legislatore si richiama al diritto naturale per
essere onnipotente e rigido. Il problema del diritto naturale si lega con la
funzione della legge come descritta dal Concilio Vaticano II e in particolare
dalla dichiarazione "Dignitatis Humanae", che perfezionava un sistema
di aperture elaborato almeno da Pio XII (a cui si deve anche la chiara condanna
dell'accanimento terapeutico). A partire dall'argomento della zizzania usato da
Pacelli ai Giuristi Cattolici nel 1953, fondato su Matteo, 13, 24.30, secondo
cui non spetta all'uomo separare sempre anzitempo la zizzania dal buon seme,
«nell'interesse di un bene superiore e più vasto» è possibile non impedire il
male «per mezzo di leggi statali e disposizioni coercitive». Quello che in
Pacelli era una tolleranza, nella "Dignitatis Humanae" diventa un
sistema in cui la legge ha un ruolo costitutivamente limitato nei confronti
della morale. La premessa fondamentale è che il bene comune, connesso al
diritto naturale, a cominciare dalla libertà religiosa, spetta «tanto ai
cittadini quanto ai gruppi sociali, ai poteri civili, alla Chiesa e agli altri
gruppi religiosi». La legge dello Stato non presidia per intero il bene comune,
ma solo la sua «parte fondamentale», cioè «l'ordine pubblico», mentre «per il resto
nella società va rispettata la norma secondo la quale agli esseri umani va
riconosciuta la libertà più ampia possibile, e la loro libertà non deve essere
limitata, se non quando e in quanto è necessario». Ora «l'immunità dalla
coercizione» è affermata in ciò che è più importante per un cristiano, la
verità di fede per cui «Cristo è signore», per cui «il diritto alla libertà
religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana» e
«perdura anche in coloro che non soddisfano l'obbligo di cercare la verità e di
aderire ad essa» e «nessuno può essere costretto con la forza ad abbracciare la
fede». Se è così, come si può pensare che la legge possa essere più invasiva su
altri temi più distanti dal nucleo della fede? Si dovranno porre dei limiti per
l' «efficace difesa dei diritti» e della «loro pacifica armonizzazione», si
dovrà mantenere il rifiuto di un diritto a morire, che negherebbe la
"dignità della persona", anche a giudizio di
varie correnti giuridiche "laiche", ma da qui non si può arrivare a
negare al paziente incosciente il diritto a lasciarsi morire, ad andare verso
la fine naturale, persino, come fa il testo Calabrò, nei casi di accanimento e
quando la sua volontà fosse stata chiaramente manifestata. Va peraltro
registrata un'accettazione selettiva del ruolo della legge come enunciata dalla
"Dignitatis Humanae". I cattolici di
centrodestra tendono a rifiutarla sul terreno "eticamente sensibile",
con un concetto troppo forte del ruolo educativo della legge, mentre gli stessi
ripropongono il principio di sussidiarietà in ambito economico-sociale, che
esprime invece la giusta idea del ruolo non monopolistico dello Stato.
All'opposto alcuni cattolici del centrosinistra, che
hanno coscienza della complessità sulle leggi "eticamente sensibili",
riproducono ricette stataliste in ambito socio-economico, ritenendo in quei
casi lo Stato monopolista del bene comune. Contro questa schizofrenia va
richiamata la coerenza di Pietro Scoppola. Nel suo ultimo libro scrive «Non vi
è dubbio che esistano esigenze e valori legati alla natura stessa che non
possono essere negati senza offesa alla dignità dell'uomo ma... è impossibile
tradurli in un codice definito e permanente di comportamento. Il problema si
complica ancora quando si tratta di questioni che investono direttamente la
vita dell'uomo». Qualche anno prima criticava anche la relazione di Dossetti
del 1951 ai Giuristi cattolici, in ambito economico
sociale e con riferimento al ruolo dei partiti, perché riproponeva il
«tradizionale concetto di "bene comune" in sé definito e non frutto
della dialettica delle realtà presenti nelle società». Se prendiamo la
"Dignitatis Humanae" per intero c'è quindi materia di un rinnovamento
culturale non solo rispetto a leggi così forti eticamente da risultare incostituzionali,
ma anche per evitare che la crisi economica ci faccia riprecipitare nello
statalismo. La "Dignitatis Humanae" è preziosa perché afferma che non
abbiamo bisogno su nessun piano di un'etica di Stato, il che, per inciso, non
c'entra con lo Stato etico: quest'ultimo esprime l'idea dello Stato come fine
delle azioni dell'individuo. È un'altra cosa. di Stefano Ceccanti 04/04/2009
( da "Riformista, Il"
del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Consulta, tra
attacco e appeasement la doppia tattica dei cattolici italiani
realismo. Avvenire, Radio Vaticana e Osservatore Romano fanno gli attendisti.
Buttiglione e Baget Bozzo si scagliano contro la Costituzione. Cauto l'aennino
Mantovano, duro il leghista Leoni con il "laicismo"
di Fini. di Paolo Rodari La risposta dei cattolici a
Gianfranco Fini, che dopo l'allarme sui rischi di "Stato etico" ha
lodato il pronunciamento della Consulta sulla legge 40, è stata veemente. C'è stato il segretario generale della Conferenza episcopale
italiana che ha detto «figurarsi»: «Lo Stato etico c'è quando ci sono delle
costrizioni, e non mi sembra che ci si trovi in queste condizioni». Poi c'è
Baget Bozzo sul Foglio di ieri: dice, al contrario di Fini, che lo Stato etico
l'ha proposto la Consulta con la sua sentenza sulla legge 40. Sempre ieri, ecco
Avvenire, che in un editoriale in prima fa un altro ragionamento. E chiede di
interpretare la sentenza nel giusto modo e senza furori ideologici: la
sentenza, in sostanza, a bene vedere rispetta i principi etici. È, infatti, una
sentenza «rilevante ma non rivoluzionaria». Due giorni fa, contro Fini, si era
scagliato Rocco Buttiglione. Per lui, a differenza della tesi di Avvenire, la
sentenza provoca «un grave sconcerto». «Difficile - dice - non avere
l'impressione che un gruppo ideologizzato stia cercando di sequestrare la
Costituzione espropriando il Parlamento della sua sovranità» E ancora: «La
Costituzione ha da sempre avuto l'appoggio convinto, entusiasta e fattivo dei cattolici italiani. Se passasse l'idea che la Costituzione
sia contro la vita si creerebbe un'incrinatura drammatica nella coscienza della
nazione». Più in sintonia con Avvenire è stata invece la Radio Vaticana. In
merito alla sentenza della Consulta, infatti, l'emittente ha detto che «va
ricordato che i dati contenuti nella recente relazione al Parlamento dimostrano
che la legge
( da "Repubblica, La"
del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 42 - Cultura
La totale separazione tra Stato e Chiesa è irrealizzabile e indesiderabile IN
COSA SBAGLIANO I DARWINISTI Una riduttiva risposta scientifica alle domande
esistenziali mortifica l´umanità e compromette la costruzione di un Paese
poliedrico che rispetti ogni essere umano MARTHA C. NUSSBAUM a to tale
separazione tra Stato e Chiesa, intesa in senso letterale, è insieme
irrealizzabile e indesiderabile. Fino a che punto la separazione è un
vantaggio, e quando diventa invece uno svantaggio? Possiamo offrire una
risposta soddisfacente soltanto attingendo ad altri e più essenziali valori,
legati alla parità di condizioni e all´eguale libertà. Questa tradizione conta
parecchi nemici, che tuttavia possiamo ridurre a due tipologie fondamentali,
entrambe abbastanza comuni nelle moderne democrazie liberali «decenti».
Possiamo definire il primo avversario come il fautore della religione
maggioritaria in loco (esempio, la Chiesa cattolica in Italia o in Francia,
ndr). Costui ritiene che il giusto ordine e la sicurezza collettiva richiedano
un pubblico impegno in vista dell´ortodossia religiosa, o di una tradizione
religiosa dominante. Quanti desiderano vivere in pace tra noi, devono accettare
questa realtà e assimilarsi. Oggi, tuttavia, al suo posto va affermandosi una
formula più accomodante e in apparenza benevola: il messaggio è che basta avere
ben chiaro in mente qual è la nostra primordiale e basilare identità, dopo di
che il diverso potrà vivere in pace in mezzo a noi. (...) è facile
stigmatizzare questo tipo di oppositore, almeno per gli intellettuali
americani, ai cui occhi tali posizioni sono riconducibili alla destra
religiosa, che solitamente considerano lontana dalle proprie vedute e non
particolarmente intelligente. Più arduo è biasimare il secondo tipo di
oppositore, che in genere milita a sinistra e cui possiamo assegnare
l´appellativo di antireligioso. L´antireligioso è persuaso che tutte le
religioni debbano essere osteggiate nell´arena pubblica, e non per ragioni di
eguaglianza o di libertà, ma perché la religione è vista come qualcosa di
imbarazzante, reliquia di un´era prescientifica e fonte di nient´altro che
guai. Possiamo costruire democrazie più solide, pensa l´antireligioso, se scoraggiamo la religione e le edifichiamo sulla razionalità
scientifica laica. Ovviamente non dobbiamo reprimere né penalizzare attraverso
le leggi i credenti o la pratica religiosa. Ma secondo lui occorre senz´altro
scoraggiarla, e non va assolutamente fatto alcuno sforzo per concederle
ulteriore spazio per esprimersi. Qual è il risvolto negativo
dell´anti-religione? Il principale difetto è la propensione a una particolare
durezza nei confronti delle religioni di minoranza. La religione di
maggioranza, infatti, sembra non ostentare una particolare carica religiosa,
essendo ormai così impiantata nelle leggi e nei costumi dominanti da risultare
pressoché indiscernibile. I fautori dell´antireligione, dunque, spesso non
giocano in modo pulito, e riservano a chiunque voglia mostrare la propria
diversità un trattamento peggiore rispetto ad altri individui che, pur
altrettanto religiosi, si adeguano esteriormente alla norma imperante. E questo
spiega perché l´antireligione sia tradizionalmente stata piuttosto ingiusta nei
confronti di ebrei e musulmani, e in Francia lo sia tuttora. Il secondo difetto
dell´antireligione risiede nella sua propensione all´avarizia in termini di
accoglienza. Essendo convinti che la religione non rivesta in fondo grande
importanza, i fautori dell´antireligione si prenderanno ben difficilmente il
disturbo di esonerare alcuni cittadini da leggi di applicazione generale per
motivi di coscienza. Molto semplicemente, gli antireligiosi hanno ben scarso
rispetto per la capacità di coscienza. Terzo e più importante: anche se
equanime, l´atteggiamento antireligioso resta incompatibile con un convinto
impegno a favore dell´eguale rispetto. Gli antireligiosi si autoproclamano
«illuminati» (brights). Noi «illuminati», sentenziano, vediamo il mondo con
maggior lucidità di voi poveri oscurantisti. (...) Se i fautori
dell´antireligione d´ispirazione scientifica ritengono di avere in tasca tale
soluzione (sulla vita e sulla morte, n.d.r.), ad esempio in forma d´una
riduttiva analisi fisiologica della vita e morte degli organismi, urge
ribattere che una risposta simile è così svuotata di mistero e naturale
curiosità che essa stessa, e non le molteplici tradizioni religiose, mortifica
l´umanità e compromette il progetto di costruzione di uno Stato fiorente e
poliedrico, fondato sul rispetto per ogni essere umano. (traduzione di Enrico
Del Sero) * Nussbaum è "Ernst Freund Distinguished Service Professor"
di Diritto ed Etica all´Università di Chicago
( da "Corriere della Sera"
del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Politica data: 04/04/2009 - pag: 12 Bioetica e istituzioni Il
presidente del Senato: il voto è avvenuto secondo coscienza Schifani contro
Fini «Legge 40, niente dogmi» Cesa (Udc): è di parte, lasci. La replica: le
opinioni un mio diritto Lettera di dieci teodem del Pd guidati dalla Binetti:
presidente, dieci anni fa lei non era così laico ROMA Le leggi sulla bioetica
dividono le massime cariche dello Stato, appartenenti al medesimo partito, il
neonato Popolo della libertà. Dapprima Gianfranco Fini esulta davanti alla
sentenza della Consulta che ha bocciato alcune parti della legge 40 e sostiene
che quelle norme «si basano su dogmi etico-religiosi» e appunto per questo
«sono suscettibili di censure di costituzionalità in ragione della laicità
delle nostre istituzioni». Poi, ieri, arriva il commento di Renato Schifani
che, senza mai citare Fini, la reputa invece «una buona legge». E lo è, spiega,
perché «affronta tanti passaggi parlamentari, un dibattito lungo con voti
segreti nei quali i parlamentari votano secondo coscienza e non sulla base di
dogmi». Schifani precisa che «è una legge di libertà anche perché non ci può
essere alcuna ingerenza dei partiti e di altri». Non solo. Respinge anche
l'affermazione (fatta da Fini) in base alla quale quell'insieme di norme è il
prodotto di un'ingerenza da stato etico. «Ho già detto in altre occasioni - puntualizza
continuando a non citare Fini - che stato laico non significa rinunciare alle proprie responsabilità tutte
le volte che ci si rende conto che ci sono vuoti legislativi da colmare». Ed
ecco il passaggio in cui si palesa maggiormente la diversità di opinione con
Fini. «Personalmente - obietta Schifani - non riscontro né sulla legge
40 né sul testamento biologico una presenza di una eticità nella vita
parlamentare, in particolare in tutte quelle leggi dove ci sono molteplici voti
segreti. Lì sono le coscienze e non i dogmi». Il botta e risposta tra Fini e
Schifani (con il primo che evita di replicare al secondo) giunge mentre i cattolici delle minoranze esercitano un forte pressing sul
presidente della Camera. In una lettera aperta a Fini, prima firmataria Paola
Binetti, già a capo del network 'Scienza e vita', una decina di esponenti
teodem del Pd «con una certa sorpresa» chiede conto del radicale mutamento di
posizione rispetto alle opinioni espresse in un intervento sul Corriere del 2
febbraio 1999. Si domandano se la persona che si erge in difesa della laicità
delle istituzioni sia la stessa che difendeva strenuamente la legge 40, che era
«contraria alla fecondazione eterologa» e alla «convivenza che non può essere
equiparata per tutto alla famiglia ». Si chiedono se «era proprio lei che si
mostrava impaziente che l'anarchia normativa in materia di fecondazione
assistita venisse colmata da una regolamentazione seria». Fini, apprezzato da
Massimo D'Alema nella difesa della laicità dello stato,
finisce nel mirino di Lorenzo Cesa (Udc), che lo accusa di essere «paladino di
battaglie di parte» e per questo invoca le sue dimissioni. Parole che provocano
la puntuta replica dello stesso Fini, il quale rivendica il suo buon diritto di
esprimere opinioni anche sulle sentenze della Consulta visto che essa valuta la
legittimità delle leggi. L. Fu. Discussione Il presidente del Senato, Renato
Schifani, durante la cerimonia per il cambio del comando nella base Isaf di
Herat. Ieri è intervenuto a difesa della legge 40 sulla fecondazione assistita
criticata da Gianfranco Fini (nella foto a fianco)
( da "Corriere della Sera"
del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Cronaca di Milano data: 04/04/2009 - pag: 6 Liceo Carducci Scontro sul
sesso sicuro. E gli studenti distribuiscono preservativi Lo striscione di oltre
due metri pende da una finestra del liceo classico Carducci. «Usatemi», c'è
scritto. Il disegno chiarisce il messaggio: è un preservativo. Poco lontano, una
vignetta del Papa con il naso da Pinocchio. E un'altra simile a pochi metri.
Contraccezione, docenti cattolici, studenti dei
collettivi: ci sono tutti gli ingredienti per scatenare la polemica a scuola.
La contestazione è esplosa ieri mattina. Al liceo si «celebrava» un Lay day,
cioè «una giornata laica». Da una parte i ragazzi che hanno distribuito in
tutto le classi «un pacchetto sicurezza». Preservativi, lista dei consultori,
materiale dell'Arcigay. Poi una raccolta firme contro la legge Calabrò (in materia
di testamento biologico). Dall'altra i ciellini e le proteste: «Se lo avessimo
fatto noi, si sarebbero ribellati. E mai ci avrebbero fatto
appendere cartelloni di chiaro stampo cattolico». Uno scontro che ha poi
coinvolto anche gli insegnanti. Discussioni tra laici e religiosi. Lo
striscione è stato fatto
togliere. Così come i cartelloni, da molti «ritenuti offensivi». I ragazzi del
Collettivo si sono «stupiti di quello che è successo». Anche perché non
pensavano di «scatenare queste polemiche. Ci deve essere libertà di
espressione, soprattutto in una scuola». B.Arg.
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'
MARIA PAOLA
MILANESIO Roma. È in visita a Herat, al contingente militare italiano di stanza
in Afghanistan, ma bastano pochi scambi di battute con i giornalisti per riportarlo
alle contese romane. «La legge sulla fecondazione assistita è una buona legge.
I parlamentari hanno votato secondo coscienza e non sulla base di dogmi», dice
il presidente del Senato Renato Schifani. Nessun riferimento esplicito a
Gianfranco Fini, che solo il giorno prima aveva salutato con favore la parziale
bocciatura da parte della Consulta della legge 40, definendola frutto anche di
«dogmi di tipo etico-religioso». Un giudizio che fin da subito era stato stigmatizzato severamente dal leader dell'Udc Pier
Ferdinando Casini e che ieri è stato al centro anche
dell'assemblea nazionale del partito. Dal palco dell'Auditorium della
Conciliazione a Roma il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa arriva a chiedere le
dimissioni del presidente della Camera: «Non può essere il paladino di
battaglie di parte. Credo che sarebbe ancora più libero di condurre le sue
battaglie ideologiche se si spogliasse dei panni così impegnativi di terza
carica dello Stato». Replica secca da Montecitorio, con annesso un richiamo alla
Costituzione laddove definisce le competenze della Consulta. Poi la
conclusione: «Non può destare scandalo esprimere valutazioni sulle pronunce
stesse della Corte». Proprio a Montecitorio, però, a scendere in campo a difesa
della legge è il cappellano monsignor Rino Fisichella. Nessun accenno al
presidente Fini, ma non è certo casuale che il prelato
definisca «la legge 40 non una legge cattolica» e ne sottolinei l'obiettivo di
tutela da ogni «sperimentazione selvaggia». Ma a dividere laici e cattolici, dopo il no della Consulta al
limite massimo di tre embrioni da impiantare, è la possibilità che il
Parlamento torni a discutere di fecondazione assistita. Un passaggio
inevitabile per Massimo D'Alema e il Pd, un passaggio non necessario per il
governo che ritiene di intervenire con nuove linee guida. «Ora le Camere devono
mettere mano a una legge, che conteneva alcuni principi contrari alla
Costituzione oltreché al buonsenso», dice D'Alema che, nel dare il suo pieno
appoggio a Fini, ricorda come in questi anni 10mila coppie siano state
costrette a rivolgersi a strutture estere nella sperenza di avere un figlio. Il
ministro del Welfare Maurizio Sacconi non la pensa così («Non credo che si
ponga la necessità di un passaggio parlamentare»), tanto che il suo dicastero -
così annuncia il sottosegretario Eugenia Roccella - avrebbe già allo studio
l'ipotesi di istituire un Osservatorio sulla procreazione assistita, utile a
fornire maggiori dettagli alle donne sui centri e sulle pratiche eseguite. Il
centrosinistra, con Anna Finocchiaro in testa, insiste perché la parola passi
al Parlamento e si discuta «senza furori ideologici». La radicale Emma Bonino,
eletta nelle file del Pd, propone una manifestazione di piazza sui temi della
libertà. Dal Pdl, però, ancora parole aspre contro la Corte costituzionale che,
così Maurizio Lupi, «non può diventare un braccio armato per condurre battaglie
ideologiche». Ma a chiedere alla Corte costituzionale di pronunciarsi ancora
sulla legge sono molte coppie che, attraverso i loro legali, hanno fatto sapere
di avere intenzione di sottoporre ai giudici parti della legge non esaminate
dalla Consulta. Se così fosse i 15 giudici costituzionali dovranno tornare
sull'argomento.