HOME

PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

www.mauronovelli.it

[Vai al sito del CENACOLO DEI COGITANTI]

 

 

DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

TORNA ALL’INDICE MENSILE DEL DOSSIER    

ARCHIVIO GEN. DEL DOSSIER 

TUTTI I DOSSIER


 

Report "Laici e chierici"   2-4 aprile 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

lv+sa - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che il 12 giugno del 2005 segnò la vittoria dell´astensione e dell´armata Ruini - cioè dei cattolici di "Scienza e vita" e dell´ex presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini - torna a soffiare il vento laico. I Radicali, che con i Ds e i Socialisti furono promotori di quel referendum, chiedono che la legge sia ridiscussa in Parlamento.

la stampa cattolica: "una barbarie" ( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scrivono in una nota i giornalisti cattolici, «una donna straniera, in attesa di permesso di soggiorno come rifugiata politica, è stata denunciata dopo aver partorito in un ospedale della città. è stata separata dal suo neonato, pregiudicandone l´allattamento. Il tutto in solerte applicazione di una norma del "pacchetto sicurezza" che ancora non esiste.

Flores all'attacco "Questa Chiesa catto-khomeinista" ( da "Stampa, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è un accanito insistere sui corpi in stato vegetativo permanente. Ma Fini, ultimo eroe a sinistra, come sapete stopperà quella legge così com'è adesso. Insomma, né laici contro cattolici, né destra versus sinistra, parrebbe. Una storica come Lucetta Scaraffia, che ha da poco scritto Due in una carne.

Colletta della Chiesa per chi è in difficoltà,nel deserto delle idee almeno qualcosa si muove ( da "Secolo XIX, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: accusano settimanalmente cattolici laici e chierici vescovi di voler imporre le proprie visioni del mondo, di voler dimostrare con la propria vita pubblica la propria appartenenza alla fede cristiana. Possibile che nessuno di questi "odifreddi mangiapreti" o "fini dalemiani" si muova per sopperire alle difficoltà delle famiglie italiane,

2005, la sconfitta sui quesiti inizia la fuga nelle cliniche europee ( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: divisa tra laici e cattolici. Gianfranco Fini e Stefania Prestigiacomo votano "Sì" alla abrogazione della legge, mentre i cattolici della Margherita si schierano con la destra. Il referendum non raggiunge il quorum, la legge 40 resta in vigore. Vengono chiuse le banche del seme, i centri hanno l´obbligo di "consegnare" le proprie riserve di embrioni congelati.

nel 1979 comincia la discussione il lungo dissidio fra laici e cattolici ( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cronaca Nel 1979 comincia la discussione il lungo dissidio fra laici e cattolici E´ dall´ottava legislatura (1979-1983) che il Parlamento italiano inizia a discutere di leggi sulla fecondazione assistita. Ma nessun testo riesce a trovare l´unione di laici e cattolici, mentre tutte le nuove tecniche di procreazione assistita aprono nuove frontiere per le coppie sterili.

la nuda vita - stefano rodotà ( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Appartiene a quella riflessione su una ars moriendi laica, condotta da credenti e non credenti, che sta cercando di offrire a tutti gli uomini di buona volontà un terreno di discussione comune, libero da ogni forma di ipoteca confessionale o ideologica, e che possa così restituire a tutti e a ciascuno il rispetto di libertà e dignità nel tempo in cui la vita finisce.

Stasera l'incontro con Luigi Bettazzi e Gianni Vattimo ( da "Stampa, La" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Luigi Bettazzi, «il vescovo un po' laico», e Gianni Vattimo, che si definisce in gioventù «un cattocomunista»: li unisce la capacità di trattare in modo divulgativo grandi temi come la laicità, il ruolo della scienza, il rapporto tra fede e ragione, il posto dei cattolici nella società contemporanea.

Si spacca il fronte pro-life , ( da "Riformista, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Esultano i laici Pdl. La prudenza di Franceschini. Come in un déjà vu. Quando le agenzie battono la notizia («Fecondazione: Consulta boccia legge 40») lo scontro è trasversale. Come nel 2005, quando anche nel governo furono in molti a sostenere che la legge sulla fecondazione non era un moloch.

La linea di Fioroni ( da "Riformista, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I laici del Pd e la sinistra festeggiano. Ora che succederà? Cadono quei due punti giudicati incostituzionali dalla Corte e il resto però rimane. Così com'è. Fioroni, lei dice che la questione cattolica si pone sempre di più nel Pdl. Allora l'Osservatore romano ha preso un abbaglio?

Più provette per tutti ( da "Riformista, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Esulta il fronte laico, che si era opposto alla legge e aveva promosso il referendum abrogativo di quattro articoli del testo nel 2005, consultazione poi vanificata dal mancato raggiungimento del quorum. Mentre il fronte cattolico rileva che la legge è rimasta in piedi nella sua sostanza e che quindi non è stata bocciata: «La legge così com'

Caro Signor Gervaso, tempo fa lei ha pubblicato stralci di una vecchia e bellissima lette... ( da "Messaggero, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica e agnostica, ma rispettosa, come lei, di ogni fede. Le confesso che mi piacerebbe anche conoscere l'atteggiamento dei grandi del passato verso la vita, la morte, e un'eventuale reincarnazione. Adelaide Bigatti - Chieti Cara Amica, ci sono domande alle quali è impossibile rispondere perché trascendono la nostra condizione umana,

I giudici decidono ancora della vita:... ( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Voci discordi si levano dall'opposizione: mentre i cattolici sono preoccupati la componente laica invoca una revisione completa della legge. Dal Pdl piovono critiche. «Ancora una volta assistiamo a una sentenza pilatesca della Consulta che ci lascia perplessi - osserva il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi -.

NO AL LIMITE DI TRE EMBRIONI . GELO DI UDC E CATTOLICI PDL E PD. ESULTANO I LAICI. ROCCELLA: NUOVE LINEE GUIDA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «No al limite di tre embrioni». Gelo di Udc e cattolici Pdl e Pd. Esultano i laici. Roccella: nuove linee guida

"La Consulta rende giustizia alle donne" ( da "Stampa, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: respinge al mittente l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo». E Luca Volontè del'Udc rincara la dose: «Fini cerca visibilità nel ruolo di ventriloquo dei radicali e rappresenta il peggior laicismo eugenetico del Paese.

Fini femminista: la Consulta rende giustizia alle donne ( da "Unita, L'" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ex leader di An sia in grado di aggregare un'area laica finora assai meno visibile. giustizia alle donne Sono le quattro del pomeriggio quando la terza carica dello Stato, fino a quel momento defilata, decide di rendere pubblica la sua posizione. Lo fa senza mezzi termini: «La sentenza della Consulta rende giustizia alle donne italiane», dice Fini.

fecondazione, fini applaude i giudici "hanno reso giustizia alle donne" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Fini aveva ammonito: attenti a non finire in uno «Stato etico». Un altolà che non era piaciuto affatto ai vescovi. E che non apprezza ieri il leader dei centristi, Pier Ferdinando Casini. Usa parole durissime il cattolico Casini: «Lo Stato etico in Italia ci fu con il fascismo», ricordando la provenienza di Fini, dall´Msi.

"costituzione tradita, basta fughe in avanti o neanche i cattolici la difenderanno più" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: adesione entusiasta e incrollabile dei cattolici è sempre stata un baluardo a difesa di "questa" Costituzione. Ma se si cambia la Carta, se viene meno il suo senso basato sull´equilibrio tra la tradizione liberale, la tradizione del movimento socialista e del movimento cattolico, allora rischia di venire meno il patto sottostante».

( da "Tempo, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: della Camera ha chiuso il suo intervento al congresso facendo riferimento ad una sua citazione sulla laicità «come frutto della maturità del cristianesimo», Mauro era seduto in prima fila, «sorpreso ed emozionato». Sul serio non sapeva nulla? «No assolutamente. È stata davvero una bella sorpresa. Compreso il suo auspicio per la mia candidatura a presidente del Parlamento europeo».

Il duello Fini-Casini ( da "Tempo, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Respingo al mittente l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo». Insomma, proprio Fini (che al congresso del Pdl aveva detto che la legge sul biotestamento era da «stato etico») dovrebbe stare più attento agli esempi che fa.

L etto ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: costola laica» del partito berlusconiano, in minoranza nel centrodestra; ed in rotta di collisione con le gerarchie cattoliche. Crea qualche imbarazzo allo stesso Silvio Berlusconi, in ottimi rapporti con Oltre Tevere: il recente congresso del Pdl è stato salutato positivamente dall'Osservatore romano, nonostante uno smarcamento successivo della Cei.

Fini applaude la Consulta: rende giustizia alle donne ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicitá dello Stato si debba difendere con slogan contro lo stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo». Anche nella maggioranza, però, ci sono state reazioni tutt'altro che tenere. «Dispiace che Fini sollevi sterili polemiche che non si richiamano a quel principio di laicità positiva più volte sottolineato da lui stesso ha commentato Maurizio

Una cappella , la sfida dell'ospedale ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica», la sfida dell'ospedale Alle Molinette una stanza del silenzio. Minacce alla vigilia dell'inaugurazione È stato il cardinale Poletto a mettere a disposizione il locale finora utilizzato dalla Chiesa cattolica DAL NOSTRO INVIATO TORINO La «Stanza del silenzio» sarà anche politically correct ma, com'è evidente dall'

( da "Riformista, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la Chiesa è libera di dire quel che vuole su ogni argomento ma lo Stato è laico. E la legge di cui stiamo discutendo è da Stato etico, come ha giustamente detto Fini, e non da stato laico. C'è una questione cattolica nel Pd? No, i problemi ci sono solo con i teodem. Da parte loro, noto un revanscismo integralista che li rende assai meno laici della Dc.

Bravo Fini, ma che si fa degli embrioni? ( da "Riformista, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: rilancia anche la sua battaglia laica di oggi, quella che l'ha portato a definire il bio-testamento approvato al Senato come «una legge da Stato etico». Fini infatti aggiunge: «Mi sembra fin d'ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni»

Fini e una politica allo stato embrionale ( da "Riformista, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: D'altra parte il fronte laico, e innanzitutto chi come Fini oggi lo guida, non può limitarsi a festeggiare la Consulta, ma ha il dovere di dire come adeguare la legge a quella sentenza senza toccare i punti che sembrano acquisiti in entrambi i campi, estremisti a parte.

ROMA Gianfranco Fini loda la Consulta che ha giudicato parzialmente incostituzionale la legge sulla... ( da "Messaggero, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il Parlamento ha legiferato e quel voto dovrebbe essere rispettato anche dall'attuale presidente della Camera». Nel Pd, dove per altro non mancano le divisioni tra laici e teodem, c'è soddisfazione per la sentenza della Corte e Anna Finocchiaro avverte: ora riflettere anche sulla legge che regola il testamento biologico.

Fini con la Consulta: resa giustizia alle donne ( da "Manifesto, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: idea che la laicità dello stato si debba difendere con slogan contro lo stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo», conclude con un tocco di perfidia Casini. Del resto Fini da quando si è preso il compito di difendere la laicità delle istituzioni lo ha sempre fatto con un occhio al Cavaliere,

Fini divide il Pdlsulla fecondazione ( da "Secolo XIX, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: in ragione della laicità delle nostre istituzioni». E aggiunge: «Resa giustizia alle donne». Apriti cielo: il fronte laico si galvanizza, quello cattolico parte al contrattacco. Con Fini polemizzano subito la sottosegretaria alla Salute Eugenia Roccella («la legge 40 tutela la salute delle donne») e il vicepresidente della Camera,

Ora nasceranno meno gemelli? ( da "Stampa, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: respinge al mittente l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo». E Luca Volontè del'Udc rincara la dose: «Fini cerca visibilità nel ruolo di ventriloquo dei radicali e rappresenta il peggior laicismo eugenetico del Paese.

Si intitola Per un'etica condivisa il nuovo libro di Enzo Bianchi, i... ( da "Stampa, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Si intitola Per un'etica condivisa il nuovo libro di Enzo Bianchi, in uscita da Einaudi (pp. 126, e10). Nei «giorni cattivi» che vive il dialogo tra credenti cristiani e non cristiani, e tra cattolici e laici, una proposta per rinnovare il confronto nella mitezza. Anticipiamo le pagine conclusive.

CLAUDIO SARDO ROMA. SE NEL PDL IL FRONTE LAICO (MINORITARIO) GUIDATO DA FINI APPLAUDE LA CORTE, Q... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Se nel Pdl il fronte laico (minoritario) guidato da Fini applaude la Corte, quello cattolico (prevalente) cerca per lo più di minimizzare la portata della sentenza: non solo l'impianto della legge 40 resiste, dicono sia Quagliariello che la Roccella, ma è pretestuoso qualunque riferimento al ddl sul biotestamento.

ROMA. NON SO CHE COSA HAI DETTO MA SONO D'ACCORDO CON TE , SCHERZA IL LEADER DELL... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto un'unica pratica applicazione durante il fascismo». Uno scontro tanto imprevedibile quanto severo e che allarma i cattolici di entrambi gli schieramenti, che ora temono un rallentamento del disegno di legge sul testamento biologico,

CIVILTà CATTOLICA POLEMIZZA CON REMO BODEI. PER LA RIVISTA DEI GESUITI, IL FILOSOFO... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicità di Bodei, già docente di Storia della filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa e oggi professore di Filosofia alla «University of California» di Los Angeles. Una sorpresa, sottolinea «Civiltà Cattolica», dettata dal fatto che Bodei è «uno dei nostri maggiori saggisti e un limpido prosatore: è un laico che si distingue da altri laici per la buona conoscenza del pensiero

La diocesi tortonese in lutto per la morte di monsignor Scabini ( da "Stampa, La" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. Dal 1995 al 2000 è stato assistente nazionale del Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale), dopo aver accompagnato a lungo il gruppo romano dell'associazione. Rettore del Pontifico Seminario lombardo di Roma, dopo il ritorno in diocesi aveva ricoperto gli incarichi di direttore dell'istituto diocesano di formazione di Tortona e di assistente diocesano dei gruppi

Fecondazione botta e risposta tra Schifani e Fini ( da "Stampa, La" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: pur invitando laici e cattolici a rispettarsi reciprocamente. E', quello di Capezzone, il segnale che il Capo, momentaneamente all'estero per incontrare i 20 Grandi della terra, non gradisce l'inasprirsi dei toni. Eppure, Eugenia Roccella insisteva: la legge 40 è una buona legge che difende le donne, «Fini è disinformato».

Il dialogo tra laici e cattolici è alla base del partito unico ( da "Tempo, Il" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non a caso durante gli anni cinquanta c'è stata la collaborazione fra cattolici e laici nel centrismo, poi negli anni sessanta quella fra cattolici e socialisti nel centro-sinistra, adesso fra laici e cattolici in Forza Italia e nel PdL. Tutto ciò non esclude affatto la dialettica e anche la distinzione, ma non implica di per sé la contrapposizione.

Fecondazione, scontro nel Pdl ( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: pragmatismo e disponibilità al compromesso vanno richiesti anche ai cattolici, non solo ai laici». Interviene anche il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella: «Non contesto affatto la sentenza della Consulta, che non tocca l'impianto e i principi fondamentali della legge 40 sulla procreazione assistita - osserva -.

Schifani attacca Fini: La legge 40 è una legge di libertà ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: LAICITÀ Scontro tra presidenti delle camere sulla fecondazione assistita. Critici anche Udc e cattolici del Pd Schifani attacca Fini: «La legge 40 è una legge di libertà» Iaia Vantaggiato ROMA Sulla fecondazione assistita è scontro tra Fini e Schifani.

Testamento biologico, Concilio e valori di Stato ( da "Riformista, Il" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche a giudizio di varie correnti giuridiche "laiche", ma da qui non si può arrivare a negare al paziente incosciente il diritto a lasciarsi morire, ad andare verso la fine naturale, persino, come fa il testo Calabrò, nei casi di accanimento e quando la sua volontà fosse stata chiaramente manifestata.

Consulta, tra attacco e appeasement la doppia tattica dei cattolici italiani ( da "Riformista, Il" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Le valutazioni che anche in Parlamento sono state fatto sull'argomento sono sempre state laiche. Anche laddove sono state date della valutazioni che hanno implicato riferimenti etici. E poi "Stato etico", almeno nel mio immaginario, corrisponde a un altro tipo di Stato, non certo al nostro».

in cosa sbagliano i darwinisti - martha c. nussbaum ( da "Repubblica, La" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: se scoraggiamo la religione e le edifichiamo sulla razionalità scientifica laica. Ovviamente non dobbiamo reprimere né penalizzare attraverso le leggi i credenti o la pratica religiosa. Ma secondo lui occorre senz´altro scoraggiarla, e non va assolutamente fatto alcuno sforzo per concederle ulteriore spazio per esprimersi.

Schifani contro Fini ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ingerenza da stato etico. «Ho già detto in altre occasioni - puntualizza continuando a non citare Fini - che stato laico non significa rinunciare alle proprie responsabilità tutte le volte che ci si rende conto che ci sono vuoti legislativi da colmare». Ed ecco il passaggio in cui si palesa maggiormente la diversità di opinione con Fini.

Scontro sul sesso sicuro. E gli studenti distribuiscono preservativi ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E mai ci avrebbero fatto appendere cartelloni di chiaro stampo cattolico». Uno scontro che ha poi coinvolto anche gli insegnanti. Discussioni tra laici e religiosi. Lo striscione è stato fatto togliere. Così come i cartelloni, da molti «ritenuti offensivi». I ragazzi del Collettivo si sono «stupiti di quello che è successo».

MARIA PAOLA MILANESIO ROMA. È IN VISITA A HERAT, AL CONTINGENTE MILITARE ITALIANO DI STANZA ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma non è certo casuale che il prelato definisca «la legge 40 non una legge cattolica» e ne sottolinei l'obiettivo di tutela da ogni «sperimentazione selvaggia». Ma a dividere laici e cattolici, dopo il no della Consulta al limite massimo di tre embrioni da impiantare, è la possibilità che il Parlamento torni a discutere di fecondazione assistita.


Articoli

lv+sa - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 3 - Cronaca LV+SA Il governo attacca la Corte, il Pd la difende: modificare la legge flògi "Decisione dubbia, faremo nuove linee guida" GIOVANNA CASADIO ROMA - «Ora interverrà il governo, o meglio il nostro ministero», per vanificare la sentenza della Corte costituzionale che «crea confusione e contraddizioni» nell´applicazione della legge sulla fecondazione assistita. è Eugenia Roccella, il sottosegretario alla Salute e al Welfare, a spiegare il punto di vista del ministro Maurizio Sacconi. Che a botta calda, mentre sulle agenzie di stampa arrivano reazioni a valanga, mantiene un basso profilo, cerca di sottrarsi alle polemiche: «Per ora, sarà Eugenia a commentare», dice. E quindi, la Roccella minimizza la portata della sentenza perché «la legge nel complesso resta in piedi», e soprattutto annuncia nuove linee-guida che permetteranno di rimettere le cose a posto, di correggere la bocciatura della Consulta a quel limite di tre embrioni giudicato incostituzionale. «Una cosa che non si può fare, le sentenze vanno rispettate sempre, la Consulta interviene su alcuni aspetti della legge e va recepita», è l´altolà del segretario del Pd, Dario Franceschini. Il centrosinistra fa quadrato: quattro anni dopo il referendum sulla provetta, che il 12 giugno del 2005 segnò la vittoria dell´astensione e dell´armata Ruini - cioè dei cattolici di "Scienza e vita" e dell´ex presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini - torna a soffiare il vento laico. I Radicali, che con i Ds e i Socialisti furono promotori di quel referendum, chiedono che la legge sia ridiscussa in Parlamento. Roccella lo esclude. Ma a lanciare l´attacco più duro contro la Consulta è Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali e neo-coordinatore del Pdl: «Questa sentenza pone un problema grave per la nostra democrazia, la sovranità del Parlamento è intaccata e c´è parallelamente la percezione della sparizione di autorità di garanzia». Come dire, la Corte costituzionale ha fatto una sentenza politica. Per i laici è il segnale di un clima nuovo, che non può non riguardare anche la legge sul biotestamento, appena approvata al Senato e in arrivo a Montecitorio. Norme che Gianfranco Fini, leader del Pdl e presidente della Camera, ha invitato a ripensare, definendole da «Stato etico». «La maggioranza tragga lezione da tutto questo - ammonisce Rosy Bindi - sulle norme eticamente sensibili non ci si può ostinare a votare a colpi di maggioranza». Lei, cattolico-democratica, votò sì alla legge presentando però emendamenti proprio sul punto cassato dalla Consulta. E anche la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, invita il Pdl a «rifuggire da prove di forza e posizioni ideologiche», allora come ora sul biotestamento. Barbara Pollastrini e Livia Turco, che si sono battute contro la legge 40, chiedono: non si ricorra a nuove linee-guida. E il leader di Idv, Antonio Di Pietro: «I giudici sono più avanti dei legislatori». Sconcerto e perplessità dal fronte cattolico integralista. Paola Binetti, che di "Scienza e vita" fu presidente, oggi teodem del Pd, ammette che la sentenza la amareggia. Sta per andare alla Messa di Pasqua di Montecitorio, ieri sera, a margine già lì i parlamentari cattolici hanno avuto modo di discuterne. «Certo cambiano le carte anche sul biotestamento però noi faremo la nostra parte», chiosa. Avvenire, il quotidiano dei vescovi, sul sito online reagisce: «La legge così com´è funziona», quindi non si tocca.

Torna all'inizio


la stampa cattolica: "una barbarie" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina II - Napoli Il documento La stampa cattolica: "Una barbarie" Per la sezione campana dell´Unione cattolica stampa italiana (Ucsi), la denuncia alla polizia della donna ivoriana che aveva partorito in ospedale e la conseguente separazione dal neonato durata venti giorni costituiscono «una barbarie». A Napoli, scrivono in una nota i giornalisti cattolici, «una donna straniera, in attesa di permesso di soggiorno come rifugiata politica, è stata denunciata dopo aver partorito in un ospedale della città. è stata separata dal suo neonato, pregiudicandone l´allattamento. Il tutto in solerte applicazione di una norma del "pacchetto sicurezza" che ancora non esiste. Di fronte a una barbarie di tale portata - prosegue la nota - ricordiamo che nel 1522, sempre a Napoli, Maria Lorenza Longo, fondatrice dell´Ospedale degli Incurabili, fece apporre all´ingresso la seguente targa: ««Qualsiasi donna, ricca o povera, patrizia o plebea, indigena o straniera, purché incinta bussi e le sarà aperto. Una lezione di umanesimo integrale che si commenta da sola». Un messaggio «che l´Ucsi Campania sottoscrive, rivendica e rilancia alle coscienze di tutti i contemporanei, laici e credenti, di una città che rischia di perdere la sua anima assecondando derive razziste e misogine che non appartengono alla sua identità storica».

Torna all'inizio


Flores all'attacco "Questa Chiesa catto-khomeinista" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Flores all'attacco "Questa Chiesa catto-khomeinista" Un pamphlet del direttore di MicroMega "I nuovi sanfedisti sono minoranza nel Paese" [FIRMA]JACOPO IACOBONI E' sicuro che tutti i cattolici fossero contro Beppino Englaro? Il tratto più caratteristico del nuovo libro di Paolo Flores d'Arcais - A chi appartiene la tua vita?, Ponte alle Grazie - lo si coglie quasi alla fine del primo dei quattro saggi che raccoglie il testo, intitolato polemicamente, quasi un pamphlet, Il partito della tortura. Racconta Flores che fu lo storico cattolico Paolo Prodi a render noto un episodio che compare negli atti della canonizzazione di San Filippo Neri come uno dei suoi miracoli, «una sorta di miracolo della "eutanasia cristiana"». In visita a una nobildonna romana che, afflitta da una malattia incurabile, invocava il passaggio alla vita eterna, il santo l'aveva confortata e poi, salutandola, s'era fermato sulla soglia della stanza, era tornato indietro e le aveva posto le mani sul capo. «Anima ti comando di uscire da questo corpo», disse San Filippo. Dopo queste parole la donna si spense in modo dolce. Flores conclude: «Far morire prematuramente, con un intervento extranaturale, una persona che non considera più la sua vita ma tortura viene qui, vale la pena sottolinearlo, considerato dalla Chiesa un miracolo tale da contribuire alla canonizzazione». Esistono dunque cattolici e cattolici, ma esistono persino Chiesa e Chiesa, la Chiesa di San Filippo Neri (ma anche di dom Franzoni, che s'è unito alla manifestazione per Eluana Englaro in piazza Farnese assieme a intellettuali come Barbara Spinelli, Umberto Eco, Paolo Veronesi) accanto alla Chiesa di Bagnasco a Ratzinger. Fino a qualche anno fa, prima che una serie drammatica di eventi di cronaca - uniti al mutar del clima politico nel Paese - cambiassero taluni atteggiamenti in certa gerarchia vaticana, la Chiesa amava discutere con i laici. L'allora cardinale Joseph Ratzinger poteva andare a discutere in teatro, per MicroMega, con il direttore Flores, e il patriarca di Venezia Angelo Scola veniva sistematicamente coinvolto in discussioni sul rapporto tra etica cristiana ed «etica senza fede». Ora quella stagione pare finita. Capita così che la posizione opposta a quella di Flores venga difesa da quelli che lui chiama «catto-khomeinisti», oppure «sanfedisti»: in sostanza, dice, un manipolo di integralisti che hanno costruito un'ideologia della vita, oltretutto sgradita alla maggioranza degli italiani. Nei tre tristi casi di Luca Coscioni, Piergiorgio Welby e infine di Eluana Englaro, s'è assistito a «un'orgia di ipocrisia cui si è abbandonato il partito oscurantista. La volontà di Eluana non è stata accertata, sproloquiavano le Roccella e i Formigoni e i Lupi da tutti i canali tv», osserva Flores. Per concludere che «la libertà di cui parla la legge Calabrò (ossia il progetto del Pdl in discussione in Parlamento) è certamente libertà, ma solo nel senso della libertà del cardinale Tomás de Torquemada: la libertà della Santa Inquisizione». Ossia l'obbligo di considerare nutrizione ciò che, invece, è un accanito insistere sui corpi in stato vegetativo permanente. Ma Fini, ultimo eroe a sinistra, come sapete stopperà quella legge così com'è adesso. Insomma, né laici contro cattolici, né destra versus sinistra, parrebbe. Una storica come Lucetta Scaraffia, che ha da poco scritto Due in una carne. Chiesa e sessualità nella storia (Laterza), contesta a Flores ciò che lui contesta ai suoi rivali: «La verità è che nessuno è libero, e la vita non è una proprietà di cui si può disporre. Ognuno è in una rete di condizionamenti fatta da parenti, amici, stati d'animo, situazione economica, ed è dunque un'utopia, quella sì un'ideologia, credere che possiamo essere noi a disporre di noi stessi». Ma il matematico Piergiorgio Odifreddi ritiene che questa pretesa sia «fondamentalismo cattolico», divida ormai anche Oltretevere, e sia frutto di una Chiesa sulla difensiva: «A me Ratzinger pare come il pugile che serra i pugni perché sa che anche il mondo intorno a lui sta cambiando. Lo dice la lettera della settimana scorsa, in cui denuncia di sentirsi poco seguito anche da parte della base ecclesiale...». Si attacca, insomma, per difendersi. Oggi anche il 55% dei cattolici, secondo Renato Mannheimer, ritiene giusta una legge che consenta di interrompere le cure, di fronte a malati in stato vegetativo permanente. E le terze vie paiono, più di sempre, impervie. Angelo Panebianco sostiene che potrebbe esser cercata in quella «zona grigia» che «rimane al di qua dello spazio pubblico, affidata al silenzio, agli sguardi e alle parole a mezza bocca scambiate fra i medici e gli assistiti o fra i medici e le persone effettivamente vicine agli assistiti». Una morale pratica che s'è già esercitata mille volte, all'italiana, e inviterebbe a non legiferare. Ma così non finiamo per affidare tutto alla lotteria della decisione dei medici, chi incappa nel medico compassionevole e chi no? E cos'è, tra l'altro, compassione?

Torna all'inizio


Colletta della Chiesa per chi è in difficoltà,nel deserto delle idee almeno qualcosa si muove (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Colletta della Chiesa per chi è in difficoltà,nel deserto delle idee almeno qualcosa si muove Luca volontè La Chiesa è vicina a chi è in difficoltà. La Chiesa cattolica italiana prosegue nel solco delle proprie origini, da sempre con i poveri e gli ultimi. Ora che gli ultimi e i poveri sono quelli che hanno perso il posto di lavoro, le famiglie in grave crisi economica vengono aiutate dalla Chiesa e dal popolo cattolico che riscopre la propria radice di solidarietà verso chi non ce la fa. La Presidenza della Cei, per il tramite del suo segretario generale, ha annunciato nei giorni scorsi l'iniziativa che segue le diverse decisioni di molte diocesi, dalla scelta di Tettamanzi in poi. Il prossimo 31 maggio, in tutte le chiese italiane verrà fatta la "colletta nazionale", tutti i fedeli verranno ancora una volta invitati a donare ciò che possono per aiutare chi sta nella povertà, un gesto nazionale di popolo che riuscirà a far riscoprire a ciascuno di noi, quella solidarietà della quale per troppo tempo abbiamo parlato e non praticato. C'era stata una polemica nei mesi scorsi, improvvisamente il ministro Brunetta aveva criticato duramente l'iniziativa di molti presuli cattolici a favore della povera gente, noi invece all'opposto l'abbiamo sempre difesa questa benedetta iniziativa pubblica, perché pubblica è la fede e non privata come vorrebbe Fini. L'obiettivo della iniziativa della Cei, il nostro obiettivo e perciò lo sforzo cui ciascuno di noi deve concorrere, è quello di raccogliere trenta milioni di euro, così da assicurare a 20-30 mila famiglie un prestito di 500 euro mensili per un anno. L'obiettivo potrà essere superato se oltre alla spinta dei fedeli, ci sarà non solo a parole l'appoggio dell'Abi (Associazione Bancaria Italiana). Il gesto deliberato dalla Cei, la colletta, rientra nel meglio della tradizione del popolo cristiano italiano e, come quella del prestito della somma, è pienamente cristiana. Non un regalo ma un prestito appunto, che aiuti a superare un momento di bisogno ma impegni a stimolare il "talento", come un tempo era all'origine dei "monti di pietà" medievali. Si prosegue, nonostante che i cattolici siano gli unici a prendere e dar sostanza a tali iniziative, a trattare i cattolici e la gerarchia come fossimo un branco di approfittatori o, peggio, di tiranni contrari alle libertà. Non solo gli "ateisti professionisti" e radical chic, ma anche importanti esponenti del mondo politico di destra e sinistra, accusano settimanalmente cattolici laici e chierici vescovi di voler imporre le proprie visioni del mondo, di voler dimostrare con la propria vita pubblica la propria appartenenza alla fede cristiana. Possibile che nessuno di questi "odifreddi mangiapreti" o "fini dalemiani" si muova per sopperire alle difficoltà delle famiglie italiane, possibile che le loro fondazioni o circoli non prendano iniziative per gli operai tessili licenziati, come mai non c'è nemmeno uno straccio di "eco" che destini i diritti d'autore alle vedove del lavoro. Giàè proprio così, gira gira, se non ci fossero i cristiani e i preti si starebbe peggio, molto peggio. Altro che la "fede privata", ci sono talune fedi che sono tanto private e riservate che non permettono ai soci di estrarre neanche una moneta per i poveri sottocasa. Sì, la nostra fede non è un orpello privato, ma la ragione della vita perciò noi ci siamo e ci saremo. Io almeno parlo per me, lo "stipendio" di maggio lo porto in chiesa per la colletta, ma come dimostrano gli Atti degli Apostoli, ognuno faccia sinceramente quel che può. Luca Volontèè parlamentare dell'Udc. 02/04/2009 Non un regalo ma un prestito. Ancora una volta i cattolici dimostrano di saper dare una risposta 02/04/2009

Torna all'inizio


2005, la sconfitta sui quesiti inizia la fuga nelle cliniche europee (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 4 - Cronaca 2005, LA SCONFITTA SUI QUESITI INIZIA LA FUGA NELLE CLINICHE EUROPEE Contro la legge 40 i Radicali, insieme ai Ds, allo Sdi e a Rifondazione Comunista, riescono ad indire un referendum che si tiene il 12 e il 13 giugno del 2005. La campagna elettorale è durissima, si spaccano al loro interno sia la maggioranza e il governo Berlusconi che l´opposizione, divisa tra laici e cattolici. Gianfranco Fini e Stefania Prestigiacomo votano "Sì" alla abrogazione della legge, mentre i cattolici della Margherita si schierano con la destra. Il referendum non raggiunge il quorum, la legge 40 resta in vigore. Vengono chiuse le banche del seme, i centri hanno l´obbligo di "consegnare" le proprie riserve di embrioni congelati. Le sanzioni per chi infrange le norme sono severissime: molti tra i medici più famosi aprono centri all´estero.

Torna all'inizio


nel 1979 comincia la discussione il lungo dissidio fra laici e cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 4 - Cronaca Nel 1979 comincia la discussione il lungo dissidio fra laici e cattolici E´ dall´ottava legislatura (1979-1983) che il Parlamento italiano inizia a discutere di leggi sulla fecondazione assistita. Ma nessun testo riesce a trovare l´unione di laici e cattolici, mentre tutte le nuove tecniche di procreazione assistita aprono nuove frontiere per le coppie sterili. Nel 2001 con il governo Berlusconi il Parlamento riesce a mettere a punto un testo unico che viene approvato dopo una durissima battaglia parlamentare, anche con i voti di parte dell´opposizione e cioè della Margherita e dell´Udeur. La nuova legge modifica radicalmente la situazione italiana dove ogni tipo di tecnica era consentita, dalla fecondazione eterologa al congelamento degli embrioni alla banca del seme. Le coppie iniziano ad emigrare.

Torna all'inizio


la nuda vita - stefano rodotà (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 40 - Cultura LA NUDA VITA Nel nuovo libro di paolo flores d´arcais una dura accusa contro chiesa e politici chi vuole espropriare La polemica scoppiata con il caso Englaro ha reso quasi impossibile far rispettare i valori costituzionali, il principio di ragionevolezza e lo spirito di umanità STEFANO RODOTà n apertura del suo nuovo libro (A chi appartiene la tua vita?, Ponte alle Grazie, Firenze, pagg. 158 , euro 12.50) Paolo Flores d´Arcais sottolinea subito che esso «non era nelle intenzioni. è stato imposto dalla violenza delle circostanze». Ma non siamo di fronte ad un "instant book", legato a una vicenda di cronaca e destinato ad esaurirsi con essa. Si tratta di una riflessione che, pur prendendo direttamente le mosse dalla vicenda di Eluana Englaro, va a fondo sui temi generali che essa ha imposto alla discussione pubblica. Un libro tempestivo, dunque, uno strumento utile per reagire alla regressione culturale che stiamo vivendo e che produce le aberrazioni legislative di questi giorni, ricordandoci che la cattiva politica è sempre figlia della cattiva cultura. Appartiene a quella riflessione su una ars moriendi laica, condotta da credenti e non credenti, che sta cercando di offrire a tutti gli uomini di buona volontà un terreno di discussione comune, libero da ogni forma di ipoteca confessionale o ideologica, e che possa così restituire a tutti e a ciascuno il rispetto di libertà e dignità nel tempo in cui la vita finisce. Il linguaggio è netto, senza giri di parole, com´è subito evidente dal titolo del primo capitolo � "il partito della tortura". Sarebbe sbagliato, tuttavia, cogliere qui una forzatura. Il termine "tortura" compare in una lettera del 1970 di Paolo VI a proposito appunto dei trattamenti inutili nella fase terminale della vita, testimonianza di una consapevolezza che sembra smarrita e che ha portato la Chiesa ad assumere atteggiamenti di assoluta chiusura, in forme tali da provocare una netta presa di distanza da parte di molti credenti. Ed è proprio la polemica con le posizioni della Chiesa cattolica a costituire un dichiarato filo conduttore dell´intero libro, in due direzioni: il rifiuto di ogni pretesa teocratica, della imposizione a tutti di comportamenti fondati su una religione; le contraddizioni pratiche in cui la Chiesa si trova impigliata proprio quando stabilisce i criteri in base ai quali valutare la legittimità dei comportamenti. Il caso Englaro viene esaminato come lo specchio d´una politica ottusa e impietosa, che sfrutta quell´occasione per interrompere la civile costruzione del diritto di governare liberamente la propria vita secondo Costituzione, e a questo sostituisce non il rispetto delle credenze di ciascuno (che non era mai stato in discussione), ma la dipendenza di Governo e maggioranza parlamentare da posizioni sempre più dure e dichiarate della gerarchia vaticana. Il clima è quello di una sottomissione della politica, che sta producendo ben più d´una specifica legge: cambia i rapporti tra la persona e lo Stato, mortificando o addirittura cancellando la rilevanza del consenso informato. Proprio l´accento posto sulla volontà della persona, sul suo diritto di rifiutare le cure e di "non soffrire", costituisce il riferimento costante della riflessione ulteriore, e più impegnativa, condotta da Flores d´Arcais, che lo porta ad affrontare direttamente il tema del suicidio assistito, il cui pregiudiziale rifiuto appare sostenuto da argomenti deboli, tali da determinare anche ingiustificate disparità di trattamento tra soggetti che si trovano in situazioni sostanzialmente identiche (proprio da questa considerazione prese le mosse il documento indirizzato alla Corte Suprema degli Stati Uniti da un gruppo di autorevoli filosofi morali). Ma deboli in sé, o per gli esiti resi possibili dall´innovazione scientifica e tecnologica, si presentano anche gli argomenti fondati sulla vita come "dono" o sul riferimento alla natura, con una critica che viene sviluppata anche attraverso un confronto con personalità autorevoli della Chiesa come i cardinali Tonini e Tettamanzi. Riflessione teorica e argomentazione costituzionale si congiungono, mettendo in evidenza la debolezza delle posizioni di chi sta adoperando lo strumento legislativo per impadronirsi della vita altrui, con una operazione che assume così i connotati di una prevaricazione. Ma, proprio grazie al lavoro di critici determinati, la coscienza di questa debolezza comincia a diffondersi, incrina certezze anche nella maggioranza politica che sta perseguendo l´obiettivo di espropriare le persone di quel diritto all´autodeterminazione definito "fondamentale" dalla Corte costituzionale. Una constatazione, questa, che induce non all´ottimismo, ma a confermare il dovere di ognuno di fare la sua parte, a reagire alla rassegnazione di chi pensa che l´azione culturale sia ormai inutile. Fa bene, quindi, Paolo Flores d´Arcais a sottolineare la necessità di continuare "la lotta", e di farlo con strumenti acuminati, e non compiacenti.

Torna all'inizio


Stasera l'incontro con Luigi Bettazzi e Gianni Vattimo (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pont-St-Martin. Stasera l'incontro con Luigi Bettazzi e Gianni Vattimo Due filosofi, con una visione della vita apparentemente contrapposta, in realtà simile. Luigi Bettazzi, «il vescovo un po' laico», e Gianni Vattimo, che si definisce in gioventù «un cattocomunista»: li unisce la capacità di trattare in modo divulgativo grandi temi come la laicità, il ruolo della scienza, il rapporto tra fede e ragione, il posto dei cattolici nella società contemporanea. Questa sera, alle 21 all'Auditorium comunale di Pont-St-Martin, sono i protagonisti di «Quattro chiacchiere in biblioteca». Insieme rappresentano la possibilità umana di dialogare nell'ottica di una responsabilità laica, di tutti, verso il mondo. Sono due personaggi che dimostrano quanto la collaborazione sia possibile, soprattutto attraverso il dialogo, partendo dai valori che accomunano tutti gli uomini. Monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, continua a testimoniare con pubblicazioni e incontri su temi di scottante attualità. E afferma: «Laddove le religioni dividono, la laicità è l'elemento comune in cui l'umanità può ritrovarsi». Gianni Vattimo, ordinario di Filosofia teoretica all'Università di Torino, in una delle sue opere più recenti «Credere di credere» ha rivendicato al proprio pensiero anche la qualifica di autentica «filosofia cristiana» per la postmodernità. «La laicità è una caratteristica riconosciuta in molti Stati moderni e definisce la reciproca indipendenza fra lo Stato e i vari culti e religioni - dice Ornella Badery, presidente della commissione biblioteca -. La teologia di molte religioni fornisce una giustificazione del principio di laicità sulla base della fede, con una maggiore o minore separazione tra Stato e Chiesa. Sarà interessante scoprire cosa ne pensano Bettazzi e Vattimo».

Torna all'inizio


Si spacca il fronte pro-life , (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Si spacca il fronte pro-life «Una sciagura», «nulla di grave» CAOS. Buttiglione: «Gravissima decisione». Roccella: «Ora nuove linee guida». Binetti: «L'impianto resta solido». Esultano i laici Pdl. La prudenza di Franceschini. Come in un déjà vu. Quando le agenzie battono la notizia («Fecondazione: Consulta boccia legge 40») lo scontro è trasversale. Come nel 2005, quando anche nel governo furono in molti a sostenere che la legge sulla fecondazione non era un moloch. È la guerra della provetta. Anche se la parola d'ordine, nel Palazzo è prudenza. Alle nove di sera una fonte autorevole di Palazzo Grazioli spiega: «Bisogna prima leggere le motivazioni della sentenza. Letta così è difficile fare delle dichiarazioni politiche». Qualcuno però si lancia. Come i laici del centrodestra. Benedetto della Vedova spiega: «La sentenza conferma che i limiti che la legislazione impone nel campo della ricerca, della sperimentazione e della pratica medica non possono essere stabiliti secondo criteri discrezionali». Stessa linea Margherita Boniver: «È confermata la tendenza a smantellare le parti più odiose della legge 40 sulla fecondazione assistita, la legge più reazionaria e conservatrice dell'Unione». È gelo nei Palazzi del governo. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare con delega alla bioetica, minimizza: «La legge 40 dopo questo intervento è più oscura ma non mi sembra che sia cambiato molto, per questo sarà indispensabile emanare al più presto nuove linee guida che possano eliminare qualsiasi contraddizione». Sulla stessa linea Alfredo Mantovano, sottosegretario all'Interno: «I sostenitori del far west della provetta hanno poco da cantare vittoria». E Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, uno dei crociati della battaglia sul testamento biologico mette le mani avanti: «Dopo aver letto la sentenza su un tema così delicato faremo le nostre valutazioni, difendendo sempre e comunque, le ragioni della vita». Ma all'interno della "banda dei quattro" - i capigruppo del Pdl - le sensibilità sono diverse. Dice Fabrizio Cicchitto: «La sentenza della Corte non mi sorprende perché la non condivisione dei due punti da essa sollevati hanno costituito la ragione della mia astensione in Parlamento sul provvedimento. Nel suo complesso, però, la legge rimane in piedi, depurata dai due punti più discutibili». Gaetano Quagliariello invita alla cautela: «La sentenza non cancella l'intera legge ma interviene solo su due aspetti». È sconcerto tra i cattolici. Quelli del governo. Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera picchia duro: «Ancora una volta assistiamo ad una sentenza pilatesca della Consulta che ci lascia assolutamente perplessi. La Consulta ha preferito, pur di accontentare gli ideologi della provetta, fare finta di niente». Pisanu usa la diplomazia: «Le sentenze della Corte non si discutono, si eseguono, occorrerà aprire una discussione che rimetta in ordine la legge». Anche tra i cattolici dell'opposizione ci sono diverse scuole di pensiero. Rocco Buttiglione usa toni da crociata: «Difficile non avere l'impressione che un gruppo ideologizzato stia cercando di sequestrare la Costituzione espropriando il Parlamento della sua sovranità. L'equilibrio dei valori lo stabilisce il Parlamento». Diversa l'interpretazione della teodem Paola Binetti del Pd: «È una correzione su una indicazione che però salva l'impianto complessivo della legge. Non vorrei che interpretazioni stravaganti lo correggessero». Esulta il fronte laico, che ora auspica un cambio di rotta sul testamento biologico. Afferma Anna Finocchiaro: «Il giudizio innanzi alla Corte costituzionale dovrebbe condurre, su questa materia e sul testo in materia di testamento biologico, a maggiore riflessione e attenzione e a rifuggire da prove di forza e posizioni ideologiche». Emma Bonino avverte: «Ora ci si fermi sul testamento biologico». E Franceschini, che nel suo partito deve mediare tra più posizioni? Intervistato a Otto e Mezzo taglia corto: « Le sentenze della Consulta vanno rispettate, questa interviene su alcuni aspetti non centralissimi della legge 40, ma quella parte non potrà che essere recepita dall'ordinamento». 02/04/2009

Torna all'inizio


La linea di Fioroni (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

La linea di Fioroni «La legge non si tocca» INTERVISTA. Dice l'ex ministro democratico (che votò a favore della legge 40): «Cadono i due punti giudicati incostituzionali, ma il resto deve rimanere com'è». La questione cattolica nel Pd? «Colpa di chi rimpiange un'altra Chiesa, quella di partito». di Tommaso Labate Sostiene Beppe Fioroni che oggi «la questione cattolica si pone soprattutto per il Pdl». E aggiunge: «Se il Pd continua a portarsela appresso, la colpa è di quelli che al nostro interno rimpiangono un'altra chiesa, quella "di partito"». La Consulta, intanto, ha bocciato una parte della 40/2004, una legge che molti di voi sostennero. Non è mia abitudine commentare le sentenze, figurarsi quelle della Consulta. Rilevo soltanto che già all'epoca (c'erano Ds e Margherita, ndr) avevamo evidenziato che sul limite dei tre embrioni e sulla salute della donna avrebbero potuto subentrare dei problemi. Poi, però, i tempi del dibattito parlamentare non consentirono di intervenire per le modifiche. I laici del Pd e la sinistra festeggiano. Ora che succederà? Cadono quei due punti giudicati incostituzionali dalla Corte e il resto però rimane. Così com'è. Fioroni, lei dice che la questione cattolica si pone sempre di più nel Pdl. Allora l'Osservatore romano ha preso un abbaglio? Una cosa per volta. Io credo che la fondazione del Pdl sia stata un fatto significativo per la vita democratica del paese. Ma lì, in quella forza politica, è in atto una mutazione genetica. Là dentro ai cattolici viene chiesto di incarnare al meglio l'«allodolismo»… Devono insomma fare gli specchietti per le allodole: accudiscono l'orticello di alcune parti della bioetica ma, sul resto, contano poco o nulla. Ne è così convinto? Basta guardare all'imbarazzo di personalità come Roberto Formigoni o Beppe Pisanu. D'altronde, mi creda: un cattolico non può trovarsi a proprio agio rispetto a un governo che fa ricadere le colpe dei padri sul malato o sul bambino. Il diritto alla cura e quello all'accoglienza, soprattutto per un cristiano, non sono formule vuote. Per non parlare di come e quanto l'esecutivo, in questo momento di crisi, sta dimenticando i poveri, i precari, gli ultimi. L'Osservatore, però, ha salutato con grande favore la nascita del Pdl. Anche quando nacque il Pd, l'Osservatore e la Chiesa diedero grande attenzione all'evento. E noi saremmo ingenerosi a dimenticare quanto scrisse allora il quotidiano della Santa Sede. E poi, mi scusi, l'Osservatore ha scritto che il Pdl è il partito «maggiormente in grado di esprimere i valori degli italiani». Cos'è, non è vero? Hanno il 40%… Non negherà, però, che la questione cattolica continua a essere un tema soprattutto nel Pd. La questione cattolica ce la portiamo dentro il Pd perché alcuni di noi hanno una specie di nervo scoperto. Quando parla la Chiesa, taluni non reagiscono proprio con gli stessi toni che dedicano, ad esempio, al sindacato o alla Confindustria. E io sinceramente non sopporto l'ossessione di chi, ogni volta che la Santa sede si esprime, deve per forza tirarla da qualche parte. In che senso? Nel senso che la Chiesa fa ciò che deve, parla alle coscienze dei credenti. Smettiamola di tirarla da una parte e dall'altra perché questo sport è frutto di un'impostazione culturale figlia della chiesa «di partito». I democratici cristiani avevano un atteggiamento molto laico nei riguardi di quanto accedeva Oltretevere. Il Vaticano parlava certo, ma poi la Dc seguiva autonomamente la sua strada. Il Pd deve riscoprire in toto questo stile. Vuol dire che in una parte del Pd c'è un pregiudizio anti-clericale? Le faccio un esempio. L'iniziativa della Cei sulla crisi economica è molto discussa. Ma Berlusconi è stato molto attento a non reagire con frasi del tipo "i vescovi ci attaccano". Se ci fossimo stati noi al governo, lo sa cosa sarebbe successo, no? Sarebbe stato tutto un susseguirsi di "intervento gravissimo della Cei", "ingerenze dei vescovi", "stiano zitti" e via sproloquiando. Intanto Casini prepara il suo nuovo progetto centrista. Che ne pensa? Non ho una perfetta cognizione di quale sia il progetto di Casini. Credo che l'Udc voglia rimanere al centro dello schieramento e mantenere la posizione di chi si accorge che nel centrodestra non ci sono né margini di autonomia né libertà. Casini ha deciso di non seguire le sventure di An. Infatti, a ben vedere, il congresso del Pdl sembrava la terza riedificazione di Forza Italia con l'aumento di cubatura del 20%. Qualcuno del Pd, però, potrebbe essere attratto nell'orbita casiniana... Se c'è una fuga verso l'Udc io non me ne sono accordo. Non è che un Mantini (il transfuga Pierluigi, ndr) fa primavera. Ma attenzione: noi dobbiamo avere le idee ben chiare. Berlusconi incarna la massima di Sant'Agostino, quella secondo cui «è più facile ottenere la castità perfetta che la moderazione perfetta». Al contrario il Pd, se tiene fede al suo progetto originario, continuerà a rappresentare i ceti moderati. Bisogna resistere all'idea di chi punta all'alleanza col Centro solo perché ha deciso di abdicare ai principi fondativi della nostra forza politica. Noi possiamo allearci con chiunque ma proseguendo sulla costruzione del modello originario dei Pd. Sabato c'è la manifestazione della Cgil. Il Pd deve aderire oppure no? Noi abbiamo bisogno di riunire i sindacati contro un governo che dimentica le fasce deboli. Una manifestazione che nella sua piattaforma mette sotto accusa gli altri sindacati pone dei problemi. Io dico sì alla protesta contro l'esecutivo e un no secco alle accuse contro le altre sigle. 02/04/2009

Torna all'inizio


Più provette per tutti (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

La consulta boccia la norma sulla fecondazione assistita Più provette per tutti illegittimità costituzionale. I giudici dicono no all'articolo 14, comma 2, nel punto in cui prevede che ci sia un «unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre» embrioni. disastri Emergenza clandestini Anche il Csm contro Maroni di S. Oranges a pagina 7 La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi due commi dell'articolo 14 della legge 40 sulla fecondazione assistita del 2004. Ha eliminato l'obbligo alla fecondazione di massimo tre cellule-uovo e anche il vincolo temporale a impiantare tutti gli embrioni contemporaneamente. Dipenderà dunque dal medico decidere, caso per caso e sulla base delle condizioni di salute della donna, il numero di embrioni da reimpiantare, fatto salvo il vincolo di non crearne un numero superiore a quanto strettamente necessario. La Consulta ha inoltre integrato direttamente la norma prevista al comma 3, aggiungendo il vincolo di procedere senza pregiudizio della salute della donna. Esulta il fronte laico, che si era opposto alla legge e aveva promosso il referendum abrogativo di quattro articoli del testo nel 2005, consultazione poi vanificata dal mancato raggiungimento del quorum. Mentre il fronte cattolico rileva che la legge è rimasta in piedi nella sua sostanza e che quindi non è stata bocciata: «La legge così com'è funziona», ha scritto in una nota il giornale della Cei, l'Avvenire. Resta però aperto il problema della crioconservazione degli embrioni, proibita dalla legge; norma che, secondo alcuni, sarebbe ora in contrasto con la possibilità di produrre più di tre embrioni e di impiantarli tutti contemporaneamente. A. Calvi e T. Labate alle pagine 8 e 9 02/04/2009

Torna all'inizio


Caro Signor Gervaso, tempo fa lei ha pubblicato stralci di una vecchia e bellissima lette... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Giovedì 02 Aprile 2009 Chiudi Caro Signor Gervaso, tempo fa lei ha pubblicato stralci di una vecchia e bellissima lettera di un suo lettore, esaudendo la richiesta della signora Elisa Volpato di Alessandria. È una domanda, quella se esista l'aldilà, che ci poniamo tutti. Me la sono posta tante volte anch'io, laica e agnostica, ma rispettosa, come lei, di ogni fede. Le confesso che mi piacerebbe anche conoscere l'atteggiamento dei grandi del passato verso la vita, la morte, e un'eventuale reincarnazione. Adelaide Bigatti - Chieti Cara Amica, ci sono domande alle quali è impossibile rispondere perché trascendono la nostra condizione umana, la nostra ragione. Si possono fare tutte le ipotesi e le congetture, ma non verremmo mai a capo di certi angosciosi quesiti. Le Chiese, compresa quella cattolica, che, a torto o a ragione, si ritengono infallibili perché depositarie del Verbo, cioè della verità rivelata, non hanno dubbi. Non siamo nati per caso, c'è un Dio, di cui ciascuno si considera presuntuosamente vicario in terra, che ci ha creato, che ci guida e determina il nostro destino. Io, laico e agnostico come lei, penso, ma nessuna prova sostiene la mia affermazione, che un grande orologiaio, un architetto dell'universo senza volto regoli ogni momento della nostra tribolata esistenza. In altre parole, pur non avendo avuto l'inestimabile dono della fede, ritengo che il Caso non esista. O, se esiste, è esso stesso una necessità. Non mi chieda di più perché non saprei cosa risponderle. Le grandi domande perché siamo nati, da dove veniamo, dove andremo quando Atropo spezzerà il filo della nostra vita resteranno, almeno per me, inevase. Come, in fondo, lo sono per tutti, anche per chi dice di avere l'esclusiva delle risposte. Certi veli (ma queste sono spesse cortine) nessuno riuscirà mai a squarciarli. Mi chiedo continuamente cosa sia la morte: un ponte o un abisso? Un ponte che congiunge due rive dove, in altre e varie forme, rivivremo, o un abisso che, quando concluderemo la nostra esistenza terrena, c'inghiottirà, annientandoci, polverizzando il nostro corpo e dissolvendo nel vuoto cosmico il nostro spirito e la nostra anima? Per sapere che cosa ci aspetta dopo il doloroso e misterioso congedo dalla vita che è, al tempo stesso, un'imprevedibile commedia e un'inesplicabile tragedia, per sapere tutto ciò, bisogna lasciare questa valle di lacrime in cui per lustri abbiamo goduto e sofferto, e sempre combattuto, e trasmigrare nei grandi pascoli del cielo. È un prezzo che nessuno vorrebbe pagare, ma che tutti siamo condannati a saldare. Al fatale commiato non c'è scampo. O ci rassegniamo o ci disperiamo. Meglio prenderne virilmente atto e accettare la nostra miserabile, ma anche esaltante, eroica, condizione umana. Quanto all'atteggiamento dei grandi di fronte a questi interrogativi, diceva Socrate, maestro di Platone, suo illustre biografo ed esegeta delle sue rivoluzionarie idee: «Sono sicuro che la reincarnazione esiste e trae la sua origine dalla morte, e che le anime dei defunti continuino a vivere». Per Voltaire, il sommo Voltaire: «L'idea della metempsicosi è, forse, il dogma più antico dell'universo conosciuto». Per Tolstoj: «Come nella presente viviamo migliaia di sogni, così questa nostra vita è solo una fra le migliaia di vite alle quali approdiamo dopo la morte. La nostra vita presente è solo uno dei sogni di questa vita più reale, e così continuiamo eternamente finché raggiungeremo l'ultima vera vita: la vita divina». «Io scrive Jack London ne "Il vagabondo delle stelle" non ho cominciato a vivere al momento della mia nascita o del mio concepimento. Sono cresciuto, mi sono evoluto per innumerevoli millenni... Le voci, gli echi, le aspirazioni delle mie precedenti identità sono ancora in me. Innumerevoli volte ancora rinascerò». La pensa così anche Victor Hugo: «Quando mi coricherò nella tomba non dirò come tanti altri: ho finito la mia giornata. No: la mia giornata ricomincerà l'indomani mattina. La tomba non è un vicolo cieco, ma un viale che si chiude al tramonto e si riapre all'aurora... Il corpo non è che il viaggio dell'anima. Si cambia d'animo nella tomba; il sepolcro è l'anticamera del cielo». Io, che non so nulla di nulla, una cosa ho imparato, grazie alle letture, alle meditazioni, alla semplice, ma essenziale lezione dei miei genitori e a quella più articolata delle mie guide spirituali: da Platone a Seneca, da Montaigne e Unamuno, a Voltaire. L'uomo che ignora le ragioni del proprio destino, e che non potrà mai esplorare fino in fondo, e svelare, i suoi arcani, ha un compito ineludibile e imprescrittibile: fare il proprio dovere. E non solo perché il consorzio umano lo pretende o, almeno, glielo chiede, ma anche perché solo così si dà un senso alla propria esistenza e ci si realizza. Io, quando ho fatto qualcosa che avrei preferito non fare, e l'ho fatta bene, mi sono sentito soddisfatto e orgoglioso della mia volontà piegata al compito che in quel momento la vita mi aveva assegnato. E qui, cara amica, mi fermo, anche perché non saprei che altro dirle. atupertu@ilmessaggero.it

Torna all'inizio


I giudici decidono ancora della vita:... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 79 del 2009-04-02 pagina 13 I giudici decidono ancora della vita: bocciata la legge sulla fecondazione di Francesca Angeli Secondo la Consulta è illegittimo l'articolo che limita a 3 il numero di embrioni che si possono impiantare nelle pazienti. Resta il divieto di congelarli Roma Incostituzionale e quindi illegittimo il limite di tre embrioni imposto dalla legge 40 sulla fecondazione in provetta sia per quanto riguarda la produzione sia per l'impianto. L'attesa decisione della Corte costituzionale su alcun aspetti della legge che regolamenta le tecniche di procreazione assistita non stravolge la normativa ma ne rende più complessa e poco chiara l'applicazione. Anche se si dovranno attendere le motivazioni della sentenza per valutare appieno l'impatto della decisione della Consulta. I giudici hanno dichiarato illegittimo l'articolo 14 comma 2: «limitatamente alle parole "ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre"» embrioni. Anche il comma 3 dello stesso articolo è stato dichiarato incostituzionale «nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna». I ricorsi che riguardavano altri aspetti della normativa sono invece stati dichiarati «inammissibili». Quali le possibili conseguenze? La legge 40 prevede che non possano essere prodotti più di tre embrioni e che tutti e tre vadano impiantati. Ora questo limite salta ma invece non viene messo in discussione il divieto di crioconservazione, ovvero il congelamento degli embrioni. E dunque che cosa si farà degli embrioni una volta prodotti se non si potrà congelarli? La prima a farsi questa domanda è il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella. «Sarà necessario emanare al più presto nuove linee guida che possano eliminare qualsiasi contraddizione - spiega la Roccella -. Il comma 1 dell'articolo 14 che proibisce la crioconservazione (se non in casi eccezionali ndr) e la soppressione degli embrioni non è stato giudicato illegittimo e non è stato toccato nemmeno il divieto di selezione eugenetica degli embrioni e dei gameti». Dunque subito dopo la pubblicazione completa della sentenza il governo emanerà nuove linee guida per adeguare la normativa. Intanto esultano le associazioni di settore e i medici che si occupano di procreazione assistita come Carlo Flamigni e Severino Antinori. Soddisfatti anche i radicali che spingono per dare il via libera alla sperimentazione sugli embrioni. Marco Cappato segretario dell'associazione per Luca Coscioni, parla di «duro colpo alla legge 40». Ma la Roccella smorza gli entusiasmi. «Chi interpreta questa sentenza come un'apertura alla diagnosi pre-impianto commette un'operazione dubbia e prematura», osserva il sottosegretario. Insomma se resta fermo il divieto di conservare e intervenire sugli embrioni non si apre la porta neppure alla possibilità di sperimentazione o a una deriva eugenetica, di selezione, come invece paventa il professor Alberto Gambino, ordinario di Diritto privato e direttore del Centro di ricerca in Scienze umane dell'Università europea di Roma. «Se, come pare, la decisione della Corte ha come obiettivo quello di eliminare il divieto di creare più di tre embrioni e dell'obbligo di impianto degli embrioni creati - dice Gambino - si produrrà come inevitabile conseguenza la possibilità di selezionare gli embrioni migliori e scartare gli altri». Voci discordi si levano dall'opposizione: mentre i cattolici sono preoccupati la componente laica invoca una revisione completa della legge. Dal Pdl piovono critiche. «Ancora una volta assistiamo a una sentenza pilatesca della Consulta che ci lascia perplessi - osserva il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi -. Che cosa accadrà ora agli embrioni in eccesso. Verranno buttati? Se così sarà, con la sua decisione la Corte spalanca la strada a pratiche eugenetiche inaccettabili». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Torna all'inizio


NO AL LIMITE DI TRE EMBRIONI . GELO DI UDC E CATTOLICI PDL E PD. ESULTANO I LAICI. ROCCELLA: NUOVE LINEE GUIDA (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 02-04-2009)

Argomenti: Laicita'

«No al limite di tre embrioni». Gelo di Udc e cattolici Pdl e Pd. Esultano i laici. Roccella: nuove linee guida

Torna all'inizio


"La Consulta rende giustizia alle donne" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

La sentenza Che cosa cambia L'affondo di Fini sulla fecondazione scatena l'ira del mondo cattolico Il presidente della Camera «Le norme che si basano su dogmi etico-religiosi suscettibili di censura di costituzionalità» L'attacco E ora il fronte «pro-life» teme un'offensiva in Parlamento che stravolga il testamento biologico "La Consulta rende giustizia alle donne" D'accordo anche Anna Finocchiaro del Pd, «Sottoscrivo tutto punto per punto» [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI ROMA «Censurando le leggi basate su dogmi etici, la Consulta rende giustizia alle donne italiane, soprattutto rispetto alla legislazione di tanti paesi europei». Gianfranco Fini «benedice» la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato in parte la legge sulla fecondazione assistita. «Le istituzioni sono laiche, quindi se una norma si basa su dogmi etico-religiosi è sempre suscettibile di censura di costituzionalità», ammonisce il presidente della Camera scatenando una bufera politica che si proietta sul biotestamento approvato al Senato e passato ora alla Camera. Poco dopo essersi espresso a favore della sentenza della Consulta, Fini è stato protagonista a Montecitorio di un siparietto con il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. A chi gli chiedeva un commento, Casini stava dicendo di non aver ancora letto le parole di Fini, quando il presidente è comparso. «Tu commenta a prescindere», ha detto Fini al leader Udc. E Casini, ai microfoni: «Non so cos'ha detto, ma sono d'accordo». Fini, però, è tornato sui suoi passi e lo ha interrotto: «Non lo dire...». E in effetti, appresa la dichiarazione di Fini, Casini ha duramente criticato l'inquilino di Montecitorio. «Nel 2004 il Parlamento, con un voto ampiamente trasversale (che va rispettato anche da Fini che col suo partito vi concorse in modo determinante) ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile- afferma Casini-.Il referendum che ne seguì, con un'astensione del 75%, ha dimostrato come il popolo italiano si ritrovasse pienamente nell'operato del Parlamento». Perciò Casini «respinge al mittente l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo». E Luca Volontè del'Udc rincara la dose: «Fini cerca visibilità nel ruolo di ventriloquo dei radicali e rappresenta il peggior laicismo eugenetico del Paese. Almeno, per pudore, almeno eviti di ergersi a difensore delle donne italiane». Alle critiche a Fini da parte dei cattolici di ogni schieramento si unisce l'altolà della Santa Sede. «I dati della recente relazione al Parlamento dimostrano che la Legge 40, in questi tre anni di applicazione, ha funzionato sia per quanto riguarda la salute della donna, sia per quanto riguarda la tutela dell'embrione», protesta Radio Vaticana. Paola Binetti, «teodem» del Pd e numeraria dell'Opus Dei, l'abolizione del limite dei tre embrioni da impiantare pone dei problemi applicativi che potrebbero essere risolti «dalla revisione delle linee guida annunciata dal sottosegretario Roccella». Mentre il vescovo bieticista Elio Sgreccia e le associazioni cattoliche gridano all'eugenetica, la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro condivide «punto per punto» le parole di Fini e aggiunge: «Le linee guida sono un provvedimento amministrativo e non possono incidere ed entrare nel merito delle decisioni del legislatore». La sentenza della Consulta, concorda la maggior parte dei costituzionalisti, entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Ciò avverrà a metà mese, appena pronte le motivazioni e da quel momento sparirà il limite dei tre ovociti e si tornerà alla situazione anteriore al 2004. Barbara Pollastrini del Pd avverte: «Questo della fecondazione sia un monito per il biotestamento, finché siamo in tempo ricominciamo». I laici della maggioranza (come annunciato da Giuseppe Palumbo e Italo Bocchino) sono pronti a dar battaglia per modificare il testo approvato in Senato. Il fronte «pro-life» teme un'offensiva che, oltre a rimettere in discussione l'intero impianto della legge 40, stravolga il biotestamento. «Intervenga Berlusconi- invoca Margherita Boniver-.I sondaggi dicono che tre italiani su quattro sono per l'autodeterminazione». La legge 40 «tutela le donne», ribatte Roccella, «non è una norma cattolica ma un punto di equilibrio tra la salute della donna e la tutela della vita dell'embrione». www.lastampa.it/galeazzi

Torna all'inizio


Fini femminista: la Consulta rende giustizia alle donne (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Fini femminista: la Consulta rende giustizia alle donne SUSANNA TURCO Il paradosso dei fini vuole che proprio mentre le agenzie diffondono il suo plauso alla sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40, nel cortile di Montecitorio il presidente della Camera si intrattenga a chiacchierare, lupus in fabula, proprio con il vicedirettore dell'Osservatore Romano Carlo Di Cicco. Un incontro del tutto casuale, che però non viene disturbato da quelle parole. Sul tema, del resto, Gianfranco Fini ha espresso chiaramente i suoi dissensi sin dai tempi del referendum del 2005. E allora, a Cesare ciò che è di Cesare eccetera. Quelle stesse parole fanno invece imbizzarrire mezzo Parlamento. Mietono consensi, ma anche dissensi, trasversali. E mostrano, sul fronte del Pdl, quanto la linea assunta dall'ex leader di An sia in grado di aggregare un'area laica finora assai meno visibile. giustizia alle donne Sono le quattro del pomeriggio quando la terza carica dello Stato, fino a quel momento defilata, decide di rendere pubblica la sua posizione. Lo fa senza mezzi termini: «La sentenza della Consulta rende giustizia alle donne italiane», dice Fini. E, in attesa di conoscere le motivazioni della Corte, aggiunge: «Mi sembra fin d'ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni». Fini di ieri, Fini di oggi Così, in un colpo solo, il Gianfranco di oggi stringe la mano a quello di ieri: e insieme, dando un ulteriore spallata agli ex colonnelli di An, guardano al domani. Già, perché è chiaro che l'orizzonte sul quale si misura il giudizio sulla Consulta non è soltanto quello della fecondazione assistita, che i più nella maggioranza dichiarano di non voler cambiare, ma anche quello del biotestamento, in procinto di iniziare il suo percorso a Montecitorio. Solo qualche giorno fa, al congresso del Pdl, il leader del Pdl aveva criticato proprio il pdl Calabrò , definendolo «da Stato etico». Un posizionamento destinato a incrociarsi politicamente con quanti nel Pdl non vedono di buon occhio il monolite uscito Palazzo Madama. E non sono pochi, a partire da Benedetto Della Vedova e Peppino Calderisi fino a Fiamma Nirenstein e Beatrice Lorenzin, passando per socialisti come Chiara Moroni, ex aennini come Raisi e Urso. plausi e dissensi In ogni caso, Fini si tira addosso plausi e dissensi vigorosi e spesso sorprendenti. «Condivide assolutamente» le sue parole Anna Finocchiaro, augurandosi «un po' di buon senso sul biotestamento». La Mussolini corre a baciarselo. Volontè lo accusa di «cercare visibilità nel ruolo di ventriloquo dei radicali». La Roccella ritiene che sia «vittima di una campagna di disinformazione» e intanto assicura che lavorerà sulle linee guida. Paola Binetti spera «che il biotestamento non ne risulti rallentato» e trova sacrosanto quel che vuol fare la Roccella. La Turco si augura una «riapertura del dibattito». Rotondi parla di divisione tra « i clericali e i cattolici democratici, che stanno con Fini». Notevole l'atteggiamento di Pier Ferdinando Casini. Richiesto di un commento a caldo, il leader Udc dice di non sapere cosa abbia dichiarato Fini ma di essere «d'accordo a prescindere». «Non ti conviene», lo avverte l'altro. E in effetti, poco dopo, proprio Casini si intesta una delle risposte più dure all'ex alleato di un tempo: «La laicità non si difende con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto la sua unica applicazione durante il fascismo». Il presidente della Camera plaude alla Consulta: «Quando una legge si basa su dogmi, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità». Miete consensi (e dissensi) trasversali e aggrega l'area laica del Pdl.

Torna all'inizio


fecondazione, fini applaude i giudici "hanno reso giustizia alle donne" - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 10 - Cronaca Fecondazione, Fini applaude i giudici "Hanno reso giustizia alle donne" Casini: rispetti il Parlamento. Scontro dopo la bocciatura della Consulta Fassino: ora rivedere la legge. Rutelli: norme confermate anche se da sistemare GIOVANNA CASADIO ROMA - Ecco cosa succede «quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso»: è censurata per incostituzionalità «in ragione della laicità delle nostre istituzioni». Gianfranco Fini rilancia l´affondo laico, dopo la sentenza della Consulta che boccia uno dei punti più controversi della legge sulla fecondazione assistita - il limite di impiantare massimo tre embrioni. Parla di una sentenza che «rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei». Può insomma dire di avere visto giusto, il presidente della Camera. Nel 2005, quand´era leader di An, si schierò per il referendum contro le norme sulla provetta. Successe un putiferio. Polemiche e accuse. Recriminazioni dentro il partito, che ora si è sciolto confluendo nel Pdl. Del resto già sul biotestamento, e proprio durante il primo congresso del Popolo della libertà, Fini aveva ammonito: attenti a non finire in uno «Stato etico». Un altolà che non era piaciuto affatto ai vescovi. E che non apprezza ieri il leader dei centristi, Pier Ferdinando Casini. Usa parole durissime il cattolico Casini: «Lo Stato etico in Italia ci fu con il fascismo», ricordando la provenienza di Fini, dall´Msi. «Il Parlamento - scandisce - nella quattordicesima legislatura con un voto ampiamente trasversale che dovrebbe essere rispettato anche dall´attuale presidente della Camera, che con il suo partito vi ha concorso in modo determinante, ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile». Poi il referendum, dove vinse il fronte astensionista capitano da "Scienza e vita" e dal cardinale Camillo Ruini, confermò la legge 40. In Trasatlantico, a Montecitorio i due - l´ex presidente della Camera e l´attuale terza carica dello Stato - avevano ironizzato e mostrato fair-play, poco prima dello scontro. Casini: «Non so quel che hai detto, ma sono d´accordo». E Fini: «Non lo dire...». La bioetica, tornando al centro del dibattito politico, lacera gli schieramenti e inasprisce i toni. Il Pd invita a rimettere mano alla legge. Piero Fassino che quattro anni fa era segretario dei Ds, e fu tra i promotori del referendum, suggerisce: rivediamo la legge in Parlamento a patto che ci sia un consenso bipartisan. «La sentenza della Consulta - commenta Fassino - rende giustizia a quanti hanno denunciato il carattere regressivo della legge 40. Si faccia uno sforzo comune per renderla più umana». Invito che Giulia Bongiorno, presidente della commissione giustizia della Camera, del Pdl, è pronta a raccogliere: «Vediamo le motivazioni della sentenza, a me che mi ero battuta pro referendum, già mi sembra un successo la sentenza della Consulta. Se vogliamo rivedere la legge, dobbiamo però farlo senza ideologismi». Non così i cattolici di entrambi gli schieramenti, che si arroccano. Anche se Francesco Rutelli, ex leader della Margherita, che fu punto di riferimento dei vescovi e di Ruini, parla di «legge positiva, l´impianto è stato confermato ma è da sistemare». Ed Emanuela Baio, teodem del Pd: «Non è necessario toccare la legge, ricordiamoci che è passata attraverso un referendum. Nessuno si sogni moratorie sul testamento biologico». Altro grande tema all´ordine del giorno. Il biotestamento approvato al Senato è all´esame della Camera. L´opposizione ne chiede la riscrittura, Anna Finocchiaro presidente dei senatori democratici sollecita una moratoria. I cattolici più integralisti non ci stanno neppure ad allungare i tempi della discussione, in sintonia con la Cei che ha chiesto sia fatta in fretta la legge sul fine-vita. «Fini è vittima di una campagna di disinformazione sulla legge 40», bacchetta il sottosegretario Eugenia Roccella. Il governo conferma l´intenzione di nuove linee-guida per correggere la Consulta. Avvenire, il quotidiano dei vescovi: «La legge 40 è lacerata ma non squarciata, l´impianto è mantenuto».

Torna all'inizio


"costituzione tradita, basta fughe in avanti o neanche i cattolici la difenderanno più" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 10 - Cronaca Picconatori Padri nobili Rocco Buttiglione, presidente Udc: è compito delle Camere interpretare i mutamenti sociali, non dell´Alta Corte "Costituzione tradita, basta fughe in avanti o neanche i cattolici la difenderanno più" Spostando in avanti l´equilibrio dei valori della Carta, certi libertari radicali aiutano chi la vuole picconare Non credo che Bobbio approverebbe certe interpretazioni. E Fini dovrebbe difendere di più il Parlamento MARCO POLITI ROMA - Se la Costituzione viene «sequestrata da un gruppo ideologizzato», perderà l´appoggio dei cattolici italiani. Il presidente dell´Udc Rocco Buttiglione lo ribadisce all´indomani della sentenza che modifica la legge 40, spiegando che «salta il patto costituzionale», se si pretende di cambiare la carta fondamentale attraverso interpretazioni evolutive. Presidente Buttiglione, perché parla di sequestro della Costituzione? «Si è imposta un´interpretazione sociologistica della Costituzione. I giudici non tengono in conto la lettera della Carta, ma vogliono spostare in avanti l´equilibrio dei valori costituzionali credendo di seguire una presunta direzione di marcia della storia». Non ha fiducia nei giudici della Consulta? «Rimango ai fatti. Si sta dando una lettura evolutiva della Costituzione. Invece tocca al Parlamento interpretare i mutamenti sociali e la Corte deve intervenire soltanto in presenza di grossolane violazioni dei principi costituzionali». Finora attaccare la Corte ero lo sport di esponenti di Forza Italia o della Lega, fa impressione sentire un esponente della cultura politica cattolica polemizzare violentemente con la più alta istituzione di garanzia. «è vero, non è nella tradizione dei cattolici criticare la Corte costituzionale, ma se oggi avviene è indice di una insoddisfazione profonda. Ed è bene che emerga, altrimenti si corre il pericolo che i cattolici con il cuore si stacchino dalla Costituzione». I cattolici allontanarsi dalla Carta che loro stessi hanno scritto? «Non sarebbe più la "loro" Costituzione, se interpretata così da giurisperiti libertari radicali. Io dico: attenzione! Così si aiuta chi vuole picconare la Carta fondamentale. L´adesione entusiasta e incrollabile dei cattolici è sempre stata un baluardo a difesa di "questa" Costituzione. Ma se si cambia la Carta, se viene meno il suo senso basato sull´equilibrio tra la tradizione liberale, la tradizione del movimento socialista e del movimento cattolico, allora rischia di venire meno il patto sottostante». Onorevole, il cattolicesimo non è monolitico. «Figuriamoci, la Chiesa è un´anarchia organizzata». Appunto, è cattolico lei ed è cattolico Ignazio Marino. Entrambi eletti dal popolo: non è che c´è un cattolico più doc. «C´è una linea di fondo del popolo cristiano, che io credo di interpretare. Ed è una linea non solo del popolo cristiano, ma anche di quei laici che hanno fatto la Costituzione ed erano ispirati da una cultura del bilanciamento tra diritti e doveri, di cui sono rappresentanti Bobbio, Croce, Mazzini. Chi ha scritto la Carta sono convinto non sarebbe d´accordo con certe interpretazioni di oggi». Secondo lei quando la Consulta valuta la salute della donna o la sanità dell´embrione, è in mano a libertari radicali? «Non dico questo. Sostengo che è sbagliato che lo faccia la Corte. Tocca alla politica stabilire l´equilibrio dei valori. Io potrei dire che l´aborto è anticostituzionale, ma non lo faccio. Perché la politica ha definito un equilibrio: non lo condivido, ma è quello. Se qui ognuno dichiara anticostituzionale ciò che non gli piace, allora bisogna tornare a mettere ai voti la Costituzione». Il presidente Fini non la pensa così. «Dal presidente della Camera mi sarei aspettato una difesa delle prerogative del Parlamento e della legge che ha approvato. Ma poi, che significa censurare l´elemento etico-religioso? Una legge priva di una base etica o religiosa finisce per essere solo una norma ispirata al pragmatismo o all´affarismo».

Torna all'inizio


(sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa L'esponente cattolico: «Non sono d'accordo con il presidente della Camera ma lui si interroga sulla vita» «Fini? Posizione seria sul biotestamento» L'intervista L'eurodeputato Mario Mauro, l'uomo più citato al congresso Pdl: 9 volte L'ha citato Gianfranco Fini nel suo intervento ufficiale. L'hanno citato i ministri Sacconi, Brunetta e Gelmini. Così come gli esponenti europei Martens, Doal, e Tajani. Titolo conquistato: "uomo più menzionato" al congresso appena chiuso del Popolo della libertà. Ovvio, dopo Silvio Berlusconi, ma sicuramente a dispetto di tanti nomi big presenti alla kermesse. Il nome di Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo, "formigoniano" doc vicino a Comunione e liberazione, è rimbalzato nella tre giorni da un discorso all'altro, da una stanza all'altra, dalla location dell'assise a palazzo Grazioli. Con somma sorpresa di tanti (anche un pizzico di invidia) a cominciare proprio da lui che ammette: «Proprio non me l'aspettavo». Quando il presidente della Camera ha chiuso il suo intervento al congresso facendo riferimento ad una sua citazione sulla laicità «come frutto della maturità del cristianesimo», Mauro era seduto in prima fila, «sorpreso ed emozionato». Sul serio non sapeva nulla? «No assolutamente. È stata davvero una bella sorpresa. Compreso il suo auspicio per la mia candidatura a presidente del Parlamento europeo». Auspicio e citazione del suo libro. Un bel segnale dal presidente della Camera. «Quella citazione dimostra come per Fini la questione del testamento biologico non sia un modo per distinguersi all'interno del Pdl». Come invece molti suoi colleghi di partito ritengono. «E sbagliano. Perché Fini affronta la questione con grande serietà, interrogandosi sul senso vero della vita, e sul senso che devono avere in questo scenario i poteri e le istituzioni». La sua posizione sul testamento biologico però è diversa da quella del presidente della Camera. «È vero. Ma non c'è nulla di anomalo se, all'interno di un dibattito o di un confronto, si parte dallo stesso punto e si arriva a conclusioni diverse». La sua qual è? «Quel che ci fa dire che lo stato vegetativo permanente, tipo Eluana Englaro, è vita viene dalla scienza, non dalla fede. È la scienza a darci indicazioni per cui il beneficio del dubbio questa volta è a favore della vita. Sono perciò d'accordo con il disegno di legge appena approvato dal Senato». Mentre per il presidente Fini è un provvedimento da «Stato etico più che laico». «Non credo che Fini parli per ideologia. È un segno di grande attenzione per la persona. Si pone degli interrogativi e comunque, come ha detto, prima di tutto c'è la persona. Sa qual è la stella polare che guida l'azione di questo governo?». Non saprei. «L'attenzione alle persone. I ministri, spesso accusati di essere punitivi, vedi Brunetta o la Gelmini, sono solo più esigenti con le categorie di persone che dipendono dai loro ministeri». Sembrando a volte un po' punitivi... «Cosa fa un genitore con un figlio che va male a scuola? Diventa più severo per ottenere da lui il massimo. Non c'è esempio più chiaro». Torniamo al congresso Pdl. Fusione Fi-An: è andata in porto definitivamente? «Senza dubbio. Alla fiera ho visto veramente un'unica famiglia». Anche in Europa è così? «Sono anni che nel Parlamento europeo, Forza Italia e Allenza nazionale, pur essendo in gruppi diversi, votano allo stesso modo». Come mai secondo lei quando si diventa presidente del Parlamento si tende a scontentare il partito di provenienza? «Dovendo garantire l'imparzialità a volte si è percepiti come parziali anche da quelli vicini a te. Ma è normale, fa parte del gioco». Nel caso in cui dovesse essere il prossimo presidente del Parlamento europeo, sarà più stile Casini, Bertinotti o Fini? «Preferisco cercare un esempio europeo». Tipo? «Be' tipo Hans Pottering (attuale presidente ndr). Uno che ha puntato la sua politica a ricordare il senso vero delle istituzioni». Perché negli ultimi 30 anni non c'è mai stato un presidente italiano in Europa? «Diciamo che buona parte di questi 30 anni è legata alla transizione italiana, periodo lungo e difficile. A questo poi bisogna aggiungere che l'Italia è tradizionalmente restia all'impegno in Europa». E infatti gli assenteisti restano... «Intanto ricordo che è stato il governo Berlusconi nel 2001 ad aver reso incompatibile il ruolo del parlamentare nazionale con quello europeo. Poi, gli assenteisti ci sono ancora. Ma sicuramente meno rispetto al passato». Berlusconi ha già detto che userà per le europee lo stesso criterio usato per le regionali: candidati giovani e bravi. «Sono d'accordissimo. Si è rivelata una carta vincente in Italia e lo sarà anche a livello europeo». In un'intervista di qualche anno fa lei disse che Roberto Formigoni è il nuovo Berlusconi. È ancora dello stesso parere? «Nutro una profonda stima ed antico affetto per Formigoni. Ma credo che oggi, nel Pdl, ci si ponga meno la questione della successione. Il tema vero è come realizzare il programma e fare il bene del Paese». Cosa si augura il candidato presidente al Parlamento di Strasburgo? «Guardi per ora sono il candidato come capogruppo del Pdl. Quello che arriverà dopo si vedrà...». Vabbè, allora cosa si augura il candidato alla guida del Pdl in Europa? «Di lavorare bene e ottenere il massimo dei consensi. Bisogna mettersi a pedalare e lavorare».

Torna all'inizio


Il duello Fini-Casini (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Montecitorio Gianfranco: «La Consulta rende giustizia alle italiane» Pierferdinando: «Attento, rispetta le decisioni del Parlamento» Il duello Fini-Casini Scontro sulla fecondazione È corsa alle donne moderate E ora lo scontro è sulla fecondazione assistita. Fini parla e Casini lo attacca. Di nuovo. Era già accaduto due giorni fa, sul decreto sulle quote latte inglobato - per mancanza di tempi - nel provvedimento sugli incentivi auto. Stavolta l'argomento non è solo tecnico, è più politico. E riguarda la legge sulla fecondazione assistita in parte cassata dalla Corte Costituzionale mercoledì. Il presidente della Camera prende carta e penna e nel pomeriggio di ieri dirama una nota dai toni chiari: «La sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40 sulla fecondazione assistita rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei». E aggiunge: «Fermo restando che occorrerà leggere le motivazioni della Corte, mi sembra fin d'ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre Istituzioni». Passa qualche ora e Casini, che fu presidente della Camera quando venne approvata la legge, attacca duro: «Il Parlamento nella 14 legislatura, con un voto ampiamente trasversale, che dovrebbe essere rispettato anche dall'attuale presidente della Camera (che col suo partito vi concorse in modo determinante) ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile». «Il referendum che ne seguì, con un'astensione di circa il 75%, ha dimostrato - ricorda l'attuale capogruppo dell'Udc - come il popolo italiano si ritrovasse pienamente nell'operato del Parlamento. Rispetto la Corte Costituzionale; aspetto di leggere le motivazioni di una sentenza che peraltro riguarda parti limitate della legge». Infine, nel comunicato del leader centrista, c'è una postilla velenosa: «Respingo al mittente l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo». Insomma, proprio Fini (che al congresso del Pdl aveva detto che la legge sul biotestamento era da «stato etico») dovrebbe stare più attento agli esempi che fa. Eppure i rapporti tra i due non erano tesi. Anzi, proprio in mezzo alle due dichiarazioni Fini e Casini si erano incrociati alla Camera, si erano salutati affettuosamente. Casini scherzando aveva detto di essere «d'accordo a prescindere» con l'attuale principale inquilino di Montecitorio, e l'altro - di tutta risposta - aveva detto: «Non ti conviene». Così il leader centrista s'è informato meglio e ha risposto a palle incatenate. Dietro s'è ritrovato il fronte cattolico del Pdl, da Roccella a Lupi. Con Fini tutto il Pd. E non è un caso, tra i due ormai c'è una piena concorrenza a corteggiare pezzi centristi di elettorato. Facendo da argine (entrambi) alla Lega. Sono entrambi moderati anche se si rivolgono a mondi collaterali di centrismo. Infatti, anche sul duello riguardo alla fecondazione, entrambi si rivolgono espressamente alle donne.

Torna all'inizio


L etto (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 03/04/2009 - pag: 8 La Nota di Massimo Franco Una battaglia solitaria che ricrea tensioni dentro la maggioranza L etto con le lenti del presente, il commento di Gianfranco Fini alla sentenza costituzionale di ieri sulla fecondazione assistita potrebbe apparire poco spiegabile. Costa infatti al presidente della Camera le critiche di buona parte del Pdl e quelle dell'Udc. Accentua la sua immagine di uomo del centrodestra osservato ormai con stupore e irritazione dal Vaticano. Rischia di sbilanciare il suo profilo istituzionale proprio mentre si inizia la discussione sul testamento biologico. Stavolta la difesa della «laicità delle nostre Istituzioni» non trova neppure grandi sponde in un Pd impegnato a schivare temi controversi in vista di elezioni europee già di per sé difficili. L'attacco di Fini ad una legge che a suo avviso «si basa su dogmi di tipo etico-religioso», è più comprensibile in prospettiva. Rappresenta la conferma di un percorso istituzionale e politico eccentrico, quasi solitario rispetto al Pdl: almeno sui temi etici. Tende ad accreditarlo come una sorta di «costola laica» del partito berlusconiano, in minoranza nel centrodestra; ed in rotta di collisione con le gerarchie cattoliche. Crea qualche imbarazzo allo stesso Silvio Berlusconi, in ottimi rapporti con Oltre Tevere: il recente congresso del Pdl è stato salutato positivamente dall'Osservatore romano, nonostante uno smarcamento successivo della Cei. L'episodio prova che la dialettica tra Fini e palazzo Chigi continuerà, parallela ad un'alleanza gonfia di ambizioni. Rimarrà per additare un'ipotesi di centrodestra diverso: un'identità moderata alternativa a quella dell'attuale Pdl, pronta a saldarsi in Parlamento oltre i confini della maggioranza. Le parole dell'ex leader di An sulla decisione della Consulta che ha dichiarato illegittime alcune norme della legge 40 sono inequivocabili. E già lo espongono al sospetto, proveniente per paradosso soprattutto dagli alleati, di ipotecare il dibattito sulla bioetica; e di voler giocare una partita personale. Il timore del Pdl è che l'uscita di Fini provochi tensioni e fratture nel centrodestra sui temi etici. Le sue lodi ad una sentenza da sottoscrivere perché, ha detto, «rende giustizia alle donne», sono considerate fuorvianti: soprattutto perché vengono accompagnate da giudizi ritenuti inutilmente provocatori dal grosso della maggioranza. Il malumore tradisce anche un'altra paura: che l'eterodossia finiana finisca per regalare spazio elettorale all'Udc. Pier Ferdinando Casini punzecchia il suo predecessore alla Camera a proposito del riferimento allo Stato «etico-religioso». Ricorda a Fini che «l'unica pratica applicazione dello Stato etico» c'è stata durante il fascismo. Ma la polemica non lascia prevedere nessuna marcia indietro. Ormai, il Pdl sta prendendo atto della metamorfosi di Fini; e della prevalenza delle sue convinzioni rispetto alle priorità del centrodestra. In attesa delle motivazioni della sentenza della Corte, il tentativo è di proteggere il percorso parlamentare della legge sulla bioetica; e di non alimentare contrasti fra potere politico e Consulta. Anche se le forzature sono in agguato; e fanno temere uno scontro dai contorni \\ L'esternazione sulla sentenza lo candida come «costola laica» del centrodestra parareferendari.

Torna all'inizio


Fini applaude la Consulta: rende giustizia alle donne (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 03/04/2009 - pag: 8 Fini applaude la Consulta: rende giustizia alle donne Il caso della legge 40. Casini: stato etico solo nel Ventennio Il presidente della Camera: quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso rischia censure di costituzionalità ROMA Nuovo affondo di Gianfranco Fini in difesa della laicità dello Stato. Il presidente della Camera è intervenuto nell'acceso dibattito sulla fecondazione assistita. Dopo che la Consulta mercoledì ha bocciato la legge 40 per la parte che riguarda i limiti al numero di embrioni che possono essere impiantati, Fini è stato netto: «La sentenza rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei ha scritto in una nota diffusa ieri pomeriggio . Fermo restando che occorrerà leggere le motivazioni della Corte, mi sembra fin d'ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni ». Parole come benzina sul fuoco. Fin dalla mattinata si stavano fronteggiando due schieramenti bipartisan: da una parte Alessandra Mussolini e le aree liberal e laica della maggioranza insieme a gran parte del centrosinistra soddisfatti per la decisione della Corte costituzionale; e dall'altra Francesco Rutelli e Giuseppe Fioroni insieme alla maggior parte dei cattolici del centrodestra schierati a difendere «la validità complessiva dell'impianto della legge». Contrapposizioni prevedibili. Le parole di Fini hanno invece alzato un nuovo polverone: «Il presidente della Camera rispetti il Parlamento, che ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile», fra l'altro «con il contributo determinante del suo partito», ha replicato Casini a Fini. E pensare che i due poco prima in Transatlantico erano stati protagonisti di un siparietto. Il presidente della Camera stava parlando con i giornalisti. «Non so che cosa hai detto, ma sono d'accordo con te», ha scherzato il leader dell'Udc, passando accanto al capannello. E Fini, profetico: «Aspetta a dirlo». E infatti, quando Casini poco dopo ha letto le dichiarazioni del presidente della Camera, è saltato sulla sedia: «Respingo al mittente ha aggiunto Casini l'idea che la laicitá dello Stato si debba difendere con slogan contro lo stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo». Anche nella maggioranza, però, ci sono state reazioni tutt'altro che tenere. «Dispiace che Fini sollevi sterili polemiche che non si richiamano a quel principio di laicità positiva più volte sottolineato da lui stesso ha commentato Maurizio Lupi, del Pdl, vicepresidente della Camera . La legge 40 è frutto di una difficile mediazione ed è uscita indenne da un referendum ». Nel centrodestra però in molti hanno fatto quadrato intorno a Fini: dalla Mussolini, che si è complimentata, a Italo Bocchino, da Francesco Nucara (Pri) a tutti i Nuovi socialisti. Le repliche Lupi: «Dispiace che il presidente sollevi polemiche sterili». Ma la Mussolini si complimenta Paolo Foschi

Torna all'inizio


Una cappella , la sfida dell'ospedale (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Cronache data: 03/04/2009 - pag: 25 Torino Nessun simbolo alle pareti. Il direttore generale: «A disposizione di tutte le fedi e anche di chi non crede» Una cappella «laica», la sfida dell'ospedale Alle Molinette una stanza del silenzio. Minacce alla vigilia dell'inaugurazione È stato il cardinale Poletto a mettere a disposizione il locale finora utilizzato dalla Chiesa cattolica DAL NOSTRO INVIATO TORINO La «Stanza del silenzio» sarà anche politically correct ma, com'è evidente dall'ingresso videosorvegliato, a qualcuno potrebbe non piacere. Per esempio a vandali, antisemiti, anti-islamici o integralisti di questa o quella religione. Magari gli stessi che nelle scorse settimane hanno spedito lettere di minacce al direttore generale Giuseppe Galanzino (che ieri l'ha inaugurata) o al ragazzo dell'amministrazione che ha seguito il progetto. Frasi farneticanti («brucerai nelle fiamme dell'inferno») oppure critiche feroci per l'apertura a tutte le fedi di un luogo che fino a ieri è stato invece uso esclusivo dei cattolici. «È semplicemente una stanza che dà la possibilità a chiunque, anche a chi non crede, di ritrovarsi nello spirito», spiega Galanzino, sicuro che il progetto funzionerà, e senza intoppi. Le minacce? Il direttore sminuisce, «dev'essere stata una vecchia madama... » e dice che «ci staremo attenti, soprattutto i primi tempi, perché qualche pazzo può sempre arrivare. C'è la telecamera e poi faremo fare dei giri di controllo». La sua «stanza silenziosa», ricorda, «è stata realizzata con pochi soldi e con la disponibilità assoluta del cardinale Poletto». La diocesi ha messo a disposizione la cappella del vecchio ospedale dermatologico (oggi un'ala del corpo principale), quasi mai usata perché alle Molinette è in funzione una chiesa ben più grande. Ed è nella chiesa che hanno trovato posto la madonnina, i crocefissi e gli altri simboli cattolici spostati dall'ormai ex cappella per far posto a pareti con diverse sfumature di azzurro, colore scelto con un sondaggio fra i rappresentanti delle diverse religioni. Scartati all'unanimità il giallo, l'arancio e il rosso, escluso l'affresco dei muri con scene panoramiche («cose che non favoriscono la meditazione»), vietati i simboli di ogni confessione perché nessuna possa prevalere sulle altre. Accesso consentito a tutti, degenti, parenti, amici, personale ospedaliero. Unica concessione ai simboli: i libri sacri dei vari culti, a disposizione in un armadietto all'ingresso della sala. Accanto ai libri anche un registro per scrivere impressioni e suggerimenti, «un modo dice Galanzino per monitorare il gradimento di questa iniziativa che è anche la prima, nel nostro Paese, in un ospedale pubblico». A giudicare dalle telefonate arrivate ieri in amministrazione dai vari reparti l'interesse sembra assicurato. Ci scommettono anche le decine di consulenti spirituali da un anno al lavoro, proprio alle Molinette, per garantire «l'assistenza dell'anima» a tutti, musulmani, ebrei, evangelisti, buddhisti, cattolici, ortodossi, induisti... Giusi Fasano

Torna all'inizio


(sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

«Legge elettorale, serve un cambio perciò il Pd voti sì al referendum» enzo bianco. «Il Parlamento sarebbe costretto a discuterne». Biotestamento: «Dopo Fini, confido in dibattito più serio». «Il Pd voti sì al referendum sulla legge elettorale»: così Enzo Bianco esponente dell'area liberal del Partito democratico. Referendum elettorale: cosa farà il Pd? Partiamo dall'inizio. Nella scorsa legislatura noi lavorammo su una bozza, la cosiddetta bozza Bianco, che raccolse un ampio consenso in Parlamento, dal Pd a Forza Italia. Era un modello ispirato al sistema tedesco con lo sbarramento e però con un premio alle maggiori forze politiche. Poi è saltato tutto, e ora? Il Parlamento ha, secondo me, l'obbligo di cambiare la legge elettorale: oggi i parlamentari scelti dalle segreterie di partito non hanno meno credibilità e autonomia. E, indebolendo il Parlamento, si rischia la democrazia plebiscitaria. Quindi se il Parlamento non ce la fa, suggerisco al Pd di sostenere il referendum e di votare sì. E questo sarebbe risolutivo? No, non credo affatto che dal referendum uscirebbe una buona legge, a partire dal fatto che i parlamentari rimarrebbero nominati. Ma la vittoria dei sì costringerebbe il Parlamento a discutere di legge elettorale e di riforme istituzionali. Sarebbe una pistola, se non sulla tempia, sul tavolo. Anche l'altra volta dopo il referendum si fece la legge in Parlamento. Ora però in agenda c'è il testamento biologico. Dopo il pessimo lavoro che è stato fatto al Senato occorre che la Camera modifichi il testo. Anche noi del Pd abbiamo fatto qualche errore. Ma qualcuno ha voluto creare un Tevere più largo tra guelfi e ghibellini… Ora, dopo aver ascoltato Fini, confido che alla Camera il dibattito sia più serio. Alcuni punti vanno cambiati. Rifare il testamento ogni tre anni, ad esempio, è ridicolo. E su nutrizione e idratazione? La legge, per come è uscita dal Senato, è incostituzionale: qualunque posizione deve tener conto dell'articolo 32 della Costituzione, ovvero del principio di autodeterminazione. Nessuno può essere sottoposto ad alimentazione e nutrizione forzata, che comunque sono trattamenti sanitari, contro la sua volontà. Il diritto di autodeterminazione dei singoli deve essere tutelato e garantito. Se il testo non sarà così? Siamo pronti a raccogliere le firme per un referendum abrogativo. È giusto che il Pd abbia una sua posizione ma lasci libertà di coscienza. Noi, liberal Pd, siamo pronti con personalità come Marino e Veronesi a fare questa battaglia. Mi pare che Franceschini abbia assunto una posizione chiara: la Chiesa è libera di dire quel che vuole su ogni argomento ma lo Stato è laico. E la legge di cui stiamo discutendo è da Stato etico, come ha giustamente detto Fini, e non da stato laico. C'è una questione cattolica nel Pd? No, i problemi ci sono solo con i teodem. Da parte loro, noto un revanscismo integralista che li rende assai meno laici della Dc. Ricordo che i democristiani più volte nella loro storia hanno assunto posizioni rispettose e coraggiose. Capitolo europee: si candiderà? Guardi, il Pd sta affrontando il tema in modo serio. È giusto che chi si candida resti lì per cinque anni e che non si debba più assistere allo spettacolo di eletti che poi se ne vanno subito o poco dopo. Ciò detto, se il partito me lo chiederà lo prenderò in considerazione. Risolto il tema della collocazione internazionale? No. E non è immaginabile far aderire il Pd a uno dei gruppi esistenti. Va costruito un Partito democratico in Europa. Nel frattempo occorre dar vita, in via transitoria, a un gruppo federalista europeo fatto da italiani e da altri, alleato ma distinto dal Pse, e alleato ma distinto dai liberaldemocratici. Non si risolve nulla chiamando il gruppo socialista come gruppo dei "socialisti e democratici" se, di fatto, rimane la stessa cosa. A.D.A. 03/04/2009

Torna all'inizio


Bravo Fini, ma che si fa degli embrioni? (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

fecondazioni Bravo Fini, ma che si fa degli embrioni? Gianfranco Fini non ha perso l'occasione. Nella sua scalata alla leadership dell'opposizione si è preso ieri in un colpo solo la rivincita su fecondazione artificiale e bio-testamento. Era cominciata proprio con la legge 40 la sua lunga marcia di allontanamento dalle posizioni della destra tradizionalista, sconcertando molti dei suoi stessi seguaci. «La sentenza della Consulta - rileva ora - rende giustizia alle donne italiane». Ma l'uscita del presidente della Camera non è solo retrospettiva: rilancia anche la sua battaglia laica di oggi, quella che l'ha portato a definire il bio-testamento approvato al Senato come «una legge da Stato etico». Fini infatti aggiunge: «Mi sembra fin d'ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni». E qui non è più alla legge 40 che si riferisce, ma a quella in cottura alla Camera sul testamento biologico: se è «evidente fin d'ora» che la Consulta la boccerà, meglio cambiarla. È curioso notare la differenza di toni tra il capo vero dell'opposizione, Fini, e il capo virtuale, Franceschini. Mentre il primo può rivendicare una coerenza sulla fecondazione, il secondo invece votò quella legge, partecipando alla fronda cattolica nel centrosinistra. Ma mentre il mondo politico italiano si contende la Consulta, il dilemma centrale che la sentenza apre - per i medici, per le coppie, per la legge - e al quale solo il legislatore può dare risposta, resta senza risposte. Ci dispiace rompere le uova nel paniere, ma il problema è che si fa degli embrioni in più che la Corte consente ora di creare nel processo di fecondazione artificiale. segue a pagina 6 di Antonio Polito 03/04/2009

Torna all'inizio


Fini e una politica allo stato embrionale (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Fini e una politica allo stato embrionale segue dalla prima pagina Ricapitoliamo: la Consulta dice che si possono creare più di tre embrioni, presumibilmente per non creare disparità di trattamento tra le donne che ricorrono alla fecondazione in vitro, costringendone alcune a ripetuti trattamenti di stimolazione ormonale. Lo si deduce anche dalla norma che la Consulta ha aggiunto, lì dove ha stabilito che il reimpianto deve avvenire senza pregiudizi per la salute della donna. Bene: la norma era illogica e punitiva. Per tre ragioni: la prima è che quando il medico feconda degli ovociti non sa se e quanti di essi si feconderanno. La seconda è che se il primo tentativo fallisce, dovrà ricorrere a nuove stimolazioni che sarebbero invece evitabili. La terza è che la prescrizione di impiantare tutti gli ovociti fecondati accresce il rischio di gravidanze multiple, già alto in Italia. Ma se si producono più di tre embrioni, se ne deduce che il surplus - se ci passate l'orrendo termine - va o distrutto o crio-conservato per un eventuale e successivo tentativo. Dalla ratio della sentenza si capisce che la Consulta propenda per la seconda soluzione: la crio-conservazione. Ma questa è vietata espressamente in altra parte della legge 40, parte sulla quale la Consulta non si è espressa perché non rilevante, cioè perché non attinente al processo nel corso del quale è stata sollevata l'eccezione di incostituzionalità. Dunque abbiamo un classico «taglia e cuci»: la Consulta annulla degli articoli ma non ricostruisce una coerenza interna alla legge modificandone altri. A dimostrazione del fatto che non si può chiedere alla Corte costituzionale, e se è per questo neanche ai referendum, di sistemare leggi che solo il Parlamento può fare in modo organico e ragionevole. Da questo punto di vista, il difetto di coerenza è stavolta nel fronte cattolico. La Chiesa, infatti, è contraria alla fecondazione artificiale in sé, e ha accettato la legge - influenzandone i contenuti - soltanto con la logica della limitazione del danno. Ma se si crede - come ha scritto ieri Giuliano Ferrara - che ogni figlio in provetta è «un atto tecnico di fabbricazione amorale della vita umana», è difficile poi discutere con lui e con chi la pensa come lui del «quantum di vita» amorale (sempre Ferrara), che va reimpiantato nella donna. Molto più accorto è stato il commento dell'Osservatore Romano che, confermando una linea di prudenza fin qui dimostrata dalle gerarchie, si limita a osservare che «la selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti», e dunque qualsiasi «sperimentazione sull'embrione», restano vietati. D'altra parte il fronte laico, e innanzitutto chi come Fini oggi lo guida, non può limitarsi a festeggiare la Consulta, ma ha il dovere di dire come adeguare la legge a quella sentenza senza toccare i punti che sembrano acquisiti in entrambi i campi, estremisti a parte. Soprattutto come farlo lasciando al medico, nel suo rapporto con la paziente, la decisione su singole scelte tecniche, come il numero degli embrioni, che non si possono determinare per legge. Più di usare la sentenza sulla legge 40 per combattere una battaglia sul bio-testamento, riproponendo lo schema di uno scellerato bipolarismo etico, sarebbe dunque più utile porre rimedio al problema che la Consulta ha aperto. Antonio Polito 03/04/2009

Torna all'inizio


ROMA Gianfranco Fini loda la Consulta che ha giudicato parzialmente incostituzionale la legge sulla... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Venerdì 03 Aprile 2009 Chiudi ROMA Gianfranco Fini loda la Consulta che ha giudicato parzialmente incostituzionale la legge sulla procreazione assistita: «La sentenza - dice il presidente della Camera - rende giustizia alle donne italiane». La posizione di Fini, che bacchetta le leggi che si «basano su dogmi di tipo etico-religioso», apre un nuovo solco nella maggioranza e provoca i mal di pancia dell'ala cattolica del Pdl. Dall'Udc arriva invece la dura replica di Pier Ferdinando Casini: «Il Parlamento ha legiferato e quel voto dovrebbe essere rispettato anche dall'attuale presidente della Camera». Nel Pd, dove per altro non mancano le divisioni tra laici e teodem, c'è soddisfazione per la sentenza della Corte e Anna Finocchiaro avverte: ora riflettere anche sulla legge che regola il testamento biologico.

Torna all'inizio


Fini con la Consulta: resa giustizia alle donne (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

CORPO DI STATO Il fronte integralista teme ripercussioni sul testamento biologico. Ma lo stesso Pdl è ora più cauto. Mentre Rutelli e Fioroni continuano a difendere la legge 40 Fini con la Consulta: resa giustizia alle donne Nuovo affondo del presidente della camera: «La legge sulla procreazione basata su dogmi di tipo etico-religioso». Critiche dal Pdl, plauso dal Pd Micaela Bongi «I tuoi tre sì hanno devastato An». «Gianfranco, stai sbagliando tutto. Anche sul partito unico». Era il maggio del 2005, il referendum contro la legge sulla procreazione assistita si sarebbe svolto il mese successivo, e Gianfranco Fini, che su quella consultazione aveva preso posizione schierandosi con il fronte laico salvo che sul divieto di fecondazione eterologa, era alle prese con un burrascoso ufficio di presidenza del partito da lui guidato. A accusarlo di devastazione, raccontano le cronache di quei giorni, l'attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno. A dirgli che non ne azzeccava una, Maurizio Gasparri. Quattro anni dopo, al battesimo del partito unico Fini tuona contro la legge da stato etico che il Pdl vorrebbe approvare, quella sul testamento biologico. E a neanche una settimana dal congresso fondativo del Pdl, cioè ieri, l'attuale presidente della camera saluta così la demolizione della legge 40 sulla procreazione assisitita da parte della Corte costituzionale: «La sentenza della Consulta rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei. Mi sembra fin d'ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni». Con il che Fini sembrerebbe rispondere anche a chi, dal suo partito, accusa la Consulta di violare la sovranità del parlamento. Si ripete a questo punto un copione già visto: il Pd che apprezza Fini, criticato invece da parlamentari del Pdl, in particolare da un truce Gaetano Quagliariello, che sul testamento biologico al senato si è esposto a dismisura e ora evidentemente teme retromarce. Non solo c'è Giulia Bongiorno, vicina a Fini, che si dice soddisfatta per la sentenza della Consulta. Anche un altro finiano, che alla camera (dove il senato ha trasmesso il ddl Calabrò), è vicecapogruppo, Italo Bocchino, pur sostenendo che l'impianto della legge 40 non è intaccato, ritiene giusta la sentenza della Consulta. Aggiungendo che la stessa sentenza «deve anche porre il problema di come sia auspicabile evitare i massimalismi quando si affrontano temi così delicati». Insomma, la maggioranza, dopo l'affondo integralista a palazzo Madama, sembra ora più cauta. Perché alla camera il fronte è meno compatto che al senato, e il Cavaliere vuole evitare che, dopo il battesimo del Pdl e prima delle elezioni, vengano fuori le divisioni. E perché, nonostante i tentativi di stravolgere anticipatamente il senso della sentenza di mercoledì e la stessa Costituzione, evidentemente l'altolà arrivato dalla Corte non può essere ignorato. Certo, Eugenia Roccella, sottosegretaria al Welfare, tuona contro chi darebbe «interpretazioni azzardate della sentenza» e sostiene, contro ogni evidenza, che la legge 40 difende la salute delle donne. Ma frena, almeno per quanto riguarda i tempi, sulla modifica delle linee guida della legge annunciata a caldo: «Ci potrebbero volere mesi». Uno dei berluscones di punta di An come Ignazio La Russa la mette così: «Scelgo il low profile, ma è notorio che dentro ad An sono sempre stato tra quelli che voi definite più laici. Credo che su queste cose la mia linea, che è quella di non impelagarsi in argomenti che riguardano la coscienza, paghi». Dal Pd, la presidente dei senatori Anna Finocchiaro, dicendosi «d'accordo punto per punto» con Fini ritiene che «certe dichiarazioni che giungono dal centrodestra, diverse da quelle di ieri», cioè mercoledì, siano «un segnale positivo» anche per la discussione sul testamento biologico. Ma dal suo partito arrivano altri segnali. Quello di Francesco Rutelli, che come molti nel Pdl sostiene che l'impanto della legge 40 non è intaccato e continua a difendere il provvedimento; quello di Beppe Fioroni, secondo il quale «cadono quei due punti giudicati incostituzionali dalla Corte, il resto però rimane. Così com'è». Per non parlare dei teodem. Si barcamena, dall'Udc, Pier Ferdinando Casini. Che prima, incrociando a Montecitorio Fini, ai giornalisti che gli domandano che cosa pensi di quanto dichiarato dall'ex leader di An risponde: «Non so cosa ha detto, ma sono d'accordo». Poi, dopo aver letto la dichiarazione, attacca: «Il voto del parlamento dovrebbe essere rispettato anche dall'attuale presidente della camera. Rispetto la Corte costituzionale, respingo al mittente l'idea che la laicità dello stato si debba difendere con slogan contro lo stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo», conclude con un tocco di perfidia Casini. Del resto Fini da quando si è preso il compito di difendere la laicità delle istituzioni lo ha sempre fatto con un occhio al Cavaliere, per accreditarsi come leader di una destra europea «moderna» e, da bipolarista ora bipartitista, con uno al centro. Sempre nel 2005, difendendo i suoi tre sì e un no al referendum sulla legge 40, intervistato dal Corriere della sera contro «il trionfo del tatticismo tra coloro che invitano all'astensione nella speranza di ricevere consensi dalle gerarchie cattoliche per manovre politiche più o meno centriste». anni di validita' della legge 40, prima che la Consulta ne dichiarasse parziale incostituzionalità. È stata approvata nel 2004

Torna all'inizio


Fini divide il Pdlsulla fecondazione (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Fini divide il Pdlsulla fecondazione«Legge dogmatica» dopo la bocciatura Il presidente della Camera approva la sentenza della Corte Costituzionale contro il limite di tre embrioni: «Resa giustizia alle donne italiane». E scatena polemiche ROMA. Gianfranco Fini promuove la parziale bocciatura della legge sulla fecondazione assistita da parte della Corte Costituzionale e scatena il putiferio. Nel Pdl e nel Pd. Parole chiare e sferzanti, quelle del presidente della Camera: «È evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni». E aggiunge: «Resa giustizia alle donne». Apriti cielo: il fronte laico si galvanizza, quello cattolico parte al contrattacco. Con Fini polemizzano subito la sottosegretaria alla Salute Eugenia Roccella («la legge 40 tutela la salute delle donne») e il vicepresidente della Camera, il cattolico Maurizio Lupi (il provvedimento è«profondamente laico perché nato dal confronto tra diverse sensibilità culturali»). Ma il vero timore, nel Pdl, è che la sentenza della Consulta e, ora, la posizione di Fini influenzino la legge sul biotestamento. «Attenti ai massimalismi, rischiamo di essere censurati», avverte il vicecapogruppo del Pdl Italo Bocchino. Lo schema si ripete nel Pd. La teodem Paola Binetti paventa «un rallentamento della legge sul testamento biologico», ma Barbara Pollastrini, Livia Turco e Anna Finocchiaro invocano proprio quel rallentamento. La capogruppo al Senato, in particolare, chiede con insistenza una «moratoria di riflessione». bocconetti e lenzi >> 4 03/04/2009

Torna all'inizio


Ora nasceranno meno gemelli? (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Domande e risposte NO Opinioni a confronto SI' Ora nasceranno meno gemelli? Radio Vaticana «La legge 40 ha funzionato sia sulla salute sia per la tutela dell'embrione» È una sentenza destinata a ribaltare la legge? Casini «La laicità non si difende con slogan contro lo Stato etico che fu applicato solo con il fascismo» Il governo La sottosegretaria Roccella conferma nuove linee guida per superare l'impasse Molte certezze e altrettanti dubbi dopo la decisione della Corte Costituzionale Cosa cambia dopo la sentenza della Corte Costituzionale per la fecondazione assistita? Per esserne sicuri, occorrerà leggere il dispositivo nella sua completezza. Sembra, che cambierà il numero di ovociti da poter inseminare e di embrioni da trasferire. Le coppie interessate non saranno più costrette a impiantare tre embrioni, come stabiliva la Legge 40, ma potremo trasferirne due e conservare gli altri. Quali sono i vantaggi offerti dalla possibilità di utilizzare più di tre embrioni? Se si mettono spermatozoi insieme con due ovociti, si avranno alte probabilità di ottenere un solo embrione. Se gli ovociti sono quattro o cinque saliranno le probabilità di ottenere più embrioni. E si potrà sceglierne uno o due, conservando gli altri per eventuali cicli successivi. In base a quali criteri avviene la selezione degli embrioni da utilizzare o da conservare? Secondo la morfologia, ovvero in base alla loro crescita ai primi giorni di sviluppo. La qualità dell'embrione è determinata dalle sue caratteristiche, come il numero delle cellule presenti e la loro simmetria. Sono giustificate le proteste di chi sostiene che in questo modo si violano principi etici? E' improprio parlare di tecniche di tipo eugenetico, tese cioè a migliorare o condizionare la specie umana. Non si fa la selezione scegliendo, per esempio, il sesso del nascituro perché magari l'aspirante papà vuole lasciargli in futuro la guida della fabbrica. La scelta avviene per l'embrione che si mostra più in grado di portare a termine la gravidanza. Quali sono le caratteristiche che deve avere un embrione per essere giudicato adatto? Lo si capisce dal grado di divisioni cellulari. Per esempio: un embrione che in seconda giornata è diviso in quattro cellule ha più probabilità di uno diviso solo in due. Così come un embrione che presenta frammenti citoplasmatici ha meno probabilità di produrre una gravidanza di uno che non ne ha. Sono valutazioni morfologiche utilizzate nei laboratori di tutto il mondo. E' comunque possibile per i genitori scegliere in anticipo il sesso del nascituro? Qualcuno lo chiede, ma in base alla legge gli si deve rispondere che non è consentito. La norma che prescriveva di impiantare tre embrioni favoriva la nascita di gemelli? Nei centri per la fecondazione artificiale che vantano buone percentuali di successo c'è stato un aumento delle gravidanze trigemine. In alcuni centri, prima della legge 40, si trasferivano solamente due embrioni proprio per cercare di limitare questi eventi, che sono un grande guaio. Dopo la legge, tutto questo non è stato possibile. E, per ammissione stessa del sottosegretario alla Salute Roccella, il nostro Paese ha ora una percentuale di gravidanze plurime superiore alla media europea. Così, in centri che funzionano bene, paradossalmente le gravidanze trigemine sono arrivate anche all'8-9%. Il divieto di produrre più di tre embrioni obbligava la donna a terapie ormonali? In assenza della facoltà di congelare più embrioni, e con l'obbligo di trasferirne tre in un unico atto, se la donna non rimane gravida è costretta a ripetere da capo tutto il ciclo per arrivare a produrre altri embrioni. A meno che non si sia rivolta a un centro dove si congelano ovociti. Ma, in Italia, questi sono pochi. Così spesso le donne si devono sottoporre a successive stimolazioni ormonali. In questi anni la legge è sempre stata rispettata alla lettera da tutti i medici? I medici sono tenuti al rispetto della legge. Ma poichè nessuna sanzione è prevista per la donna che rifiuta di farsi impiantare tre embrioni in una volta, in certi casi è stata la paziente a decidere di non volerli. Così gli embrioni sono stati congelati. Che cosa succede e che cosa succederà agli embrioni in sovrannumero? Di certo non potranno essere distrutti. E aumenterà il loro numero senza che ci sia una chiara idea di che cosa farne. Qualcuno ha proposto di renderli adottabili: è davvero una soluzione possibile? Su questa materia c'è molta incertezza per il futuro. In ogni caso, nessuno si permetterà di inseminare venti ovociti per ottenere diciotto embrioni, perché questo non ha una ragione medica di essere fatto. E sarebbe un tentativo evidente di ottenere embrioni soltanto per congelarli. Ma tre embrioni sono considerati troppo pochi da tutti. Si può fare una diagnosi preimpianto per individuare malattie genetiche? Sì, due tribunali hanno stabilito che la possibilità rientra nei diritti delle coppie che rischiano di trasmettere malattie genetiche ai figli. Ma anche gli embrioni nei quali viene riscontrata la patologia non possono essere distrutti, in attesa che in futuro si arrivi a una terapia genica. Dopo le modifiche decise dalla Consulta diminuirà il turismo procreativo? E' molto probabile, anche perché le spese per andare a eseguire la terapia all'estero sono molto elevate. Quanto costa la fecondazione assistita in Italia e a carico di chi sono le spese? Un tentativo costa, in media, dai 3500 ai 4500 euro. Ma ci sono ospedali pubblici nei quali si pratica e anche molte cliniche private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. E' vero che all'estero ci sono meno gravidanze plurime perché fanno aborti selettivi? Secondo i medici, semmai, il problema è che molte italiane, con tutte queste gravidanze trigemine, sono andate all'estero a fare l'aborto selettivo. A cura di Daniela Daniele e del dottor Andrea Borini, presidente dell'Osservatorio sul turismo procreativoLa Corte costituzionale si è pronunciata direttamente su due commi, il 2 e il 3, dell'art. 14 della legge 40 del 2004; sulle altre parti che erano state impugnate non si è pronunciata. Nel comma 3 la Corte proceduto a integrare direttamente la norma con una sentenza cosiddetta additiva, cioè aggiungendo parole alla legge, senza bisogno di un ulteriore intervento del Parlamento, evitando così il vuoto legislativo. Una tecnica che si adotta quando la soluzione che discenderebbe dalla sentenza sarebbe obbligata. L'aggiunta del vincolo di procedere senza pregiudizio della salute della donna significa concretamente ampliare i casi in cui è consentita la crioconservazione degli embrioni.Il Parlamento ha deliberato liberamente e il successivo referendum non ha raggiunto il quorum. L'articolo 13 resta intonso ed è quello che non consente la diagnosi pre-impianto. Il fatto che non sarà più possibile inserire ovuli con un unico impianto costringerà le donne all'iperstimolazione ovarica per produrre più ovociti e poi si creerà il problema del congelamento degli ovuli. Anche se salta il limite dei tre embrioni resta comunque la proibizione della riduzione embrionaria di gravidanze plurime anche perché studi scientifici dimostrano che si ottengono risultati migliori impiantando un solo ovulo. [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI ROMA «Censurando le leggi basate su dogmi etici, la Consulta rende giustizia alle donne italiane, soprattutto rispetto alla legislazione di tanti paesi europei». Gianfranco Fini «benedice» la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato in parte la legge sulla fecondazione assistita. «Le istituzioni sono laiche, quindi se una norma si basa su dogmi etico-religiosi è sempre suscettibile di censura di costituzionalità», ammonisce il presidente della Camera scatenando una bufera politica che si proietta sul biotestamento approvato al Senato e passato ora alla Camera. Poco dopo essersi espresso a favore della sentenza della Consulta, Fini è stato protagonista a Montecitorio di un siparietto con il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. A chi gli chiedeva un commento, Casini stava dicendo di non aver ancora letto le parole di Fini, quando il presidente è comparso. «Tu commenta a prescindere», ha detto Fini al leader Udc. E Casini, ai microfoni: «Non so cos'ha detto, ma sono d'accordo». Fini, però, è tornato sui suoi passi e lo ha interrotto: «Non lo dire...». E in effetti, appresa la dichiarazione di Fini, Casini ha duramente criticato l'inquilino di Montecitorio. «Nel 2004 il Parlamento, con un voto ampiamente trasversale (che va rispettato anche da Fini che col suo partito vi concorse in modo determinante) ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile- afferma Casini-.Il referendum che ne seguì, con un'astensione del 75%, ha dimostrato come il popolo italiano si ritrovasse pienamente nell'operato del Parlamento». Perciò Casini «respinge al mittente l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo». E Luca Volontè del'Udc rincara la dose: «Fini cerca visibilità nel ruolo di ventriloquo dei radicali e rappresenta il peggior laicismo eugenetico del Paese. Almeno, per pudore, almeno eviti di ergersi a difensore delle donne italiane». Alle critiche a Fini da parte dei cattolici di ogni schieramento si unisce l'altolà della Santa Sede. «I dati della recente relazione al Parlamento dimostrano che la Legge 40, in questi tre anni di applicazione, ha funzionato sia per quanto riguarda la salute della donna, sia per quanto riguarda la tutela dell'embrione», protesta Radio Vaticana. Paola Binetti, «teodem» del Pd e numeraria dell'Opus Dei, l'abolizione del limite dei tre embrioni da impiantare pone dei problemi applicativi che potrebbero essere risolti «dalla revisione delle linee guida annunciata dal sottosegretario Roccella». Mentre il vescovo bieticista Elio Sgreccia e le associazioni cattoliche gridano all'eugenetica, la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro condivide «punto per punto» le parole di Fini e aggiunge: «Le linee guida sono un provvedimento amministrativo e non possono incidere ed entrare nel merito delle decisioni del legislatore». La sentenza della Consulta, concorda la maggior parte dei costituzionalisti, entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Ciò avverrà a metà mese, appena pronte le motivazioni e da quel momento sparirà il limite dei tre ovociti e si tornerà alla situazione anteriore al 2004. Barbara Pollastrini del Pd avverte: «Questo della fecondazione sia un monito per il biotestamento, finché siamo in tempo ricominciamo». I laici della maggioranza (come annunciato da Giuseppe Palumbo e Italo Bocchino) sono pronti a dar battaglia per modificare il testo approvato in Senato. Il fronte «pro-life» teme un'offensiva che, oltre a rimettere in discussione l'intero impianto della legge 40, stravolga il biotestamento. «Intervenga Berlusconi- invoca Margherita Boniver-.I sondaggi dicono che tre italiani su quattro sono per l'autodeterminazione». La legge 40 «tutela le donne», ribatte Roccella, «non è una norma cattolica ma un punto di equilibrio tra la salute della donna e la tutela della vita dell'embrione». www.lastampa.it/galeazzi

Torna all'inizio


Si intitola Per un'etica condivisa il nuovo libro di Enzo Bianchi, i... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Si intitola Per un'etica condivisa il nuovo libro di Enzo Bianchi, in uscita da Einaudi (pp. 126, e10). Nei «giorni cattivi» che vive il dialogo tra credenti cristiani e non cristiani, e tra cattolici e laici, una proposta per rinnovare il confronto nella mitezza. Anticipiamo le pagine conclusive.

Torna all'inizio


CLAUDIO SARDO ROMA. SE NEL PDL IL FRONTE LAICO (MINORITARIO) GUIDATO DA FINI APPLAUDE LA CORTE, Q... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

CLAUDIO SARDO Roma. Se nel Pdl il fronte laico (minoritario) guidato da Fini applaude la Corte, quello cattolico (prevalente) cerca per lo più di minimizzare la portata della sentenza: non solo l'impianto della legge 40 resiste, dicono sia Quagliariello che la Roccella, ma è pretestuoso qualunque riferimento al ddl sul biotestamento. Tuttavia, la reazione a caldo contro la Consulta di Sandro Bondi, ministro della Cultura e coordinatore del nuovo partito, esprime sentimenti tutt'altro che isolati nel Pdl. «La sovranità del Parlamento è stata intaccata» ha denunciato Bondi, indicando come un problema democratico l'«orientamento culturale prevalente degli organismi costituzionali». Ieri anche Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, ha parlato di «scavalcamento della volontà dei cittadini». Mentre un altro vicepresidente, Rocco Buttiglione (Udc), su questi temi alleato del Pdl, spiegava che la Corte si sta allontanando dallo spirito dei costituenti e proprio in questo distacco c'è il rischio che «si arroghi una sovranità appartenente invece al Parlamento». I temi, o meglio, gli atti d'accusa s'intrecciano. Il primo: oltre il controllo di legittimità sulle leggi, la Corte cerca così di imporre la propria cultura costituzionale ad una maggioranza che ne ha un'altra. Il secondo: oltre la funzione di garanzia, la Corte invade così i poteri sovrani del legislatore. È questo un fiume carsico che scorre sotto il centrodestra praticamente dal giorno in cui Silvio Berlusconi è entrato in politica. In innumerevoli occasioni, il Cavaliere ha incluso la Consulta tra i poteri reali e gli organi dello Stato in mano ai «comunisti». Una polemica spesso abbinata a quella contro la magistratura. Tanto che ieri il leghista Federico Bricolo ha ripetuto: «È il Parlamento eletto dal popolo che fa le leggi, non i magistrati». Certo, il realismo politico sconsiglia oggi di aprire questo fronte. La parola d'ordine a Palazzo Chigi è «prudenza». La stessa prudenza che ha indotto Berlusconi ad evitare nel congresso del Pdl riferimenti al presidenzialismo e scongiurare in questo modo conflitti con il Quirinale. Del resto, anche nella riforma costituzionale del 2006 l'allora Cdl evitò qualunque ritocco ai poteri della Corte limitando la modifica alla composizione del collegio (portando da cinque a sette i giudici di nomina parlamentare, quattro dei quali di nomina del Senato). E anche oggi la Consulta è esclusa da qualunque progetto di riforma. «Non è una priorità - spiega Fabrizio Cicchitto - ma il nodo della composizione non è cancellato dall'agenda». L'aggancio potrebbe essere proprio l'istituzione del Senato federale. «In ogni caso - è l'opinione di Cicchitto - la Corte non è sacra. I suoi giudizi possono essere discussi. Ci sono sentenze condivisibili e altre criticabili. Ad esempio, ritengo lesive della libertà dei parlamentari alcune sentenze sulla sindacabilità delle opinioni espresse da deputati e senatori». Non c'è dubbio che la preoccupazione maggiore di Palazzo Chigi si concentri ora sul lodo Alfano, in procinto di passare al vaglio di costituzionalità della Corte. Il cosiddetto lodo Schifani fu bocciato. Se la storia dovesse ripetersi è prevedibile che Berlusconi reagisca con minore fair play di queste ore. Intanto, pur tenendo le distanze, non frena il pressing iniziato dal fedelissimo Bondi. «L'orientamento culturale della Corte - sostiene Maurizio Gasparri - è un problema storico per il centrodestra. Ma non è nostra intenzione risolvere i termini di conflitto». Cinque giudici su quindici sono di nomina presidenziale. E il Pdl ha gradito la recente nomina di Grossi al posto di Flick. L'ha giudicata una scelta «prudente» di Napolitano. Peraltro, il "colore" della Consulta è sicuramente meno sgradito del passato al Pdl. Se l'obiettivo vero del centrodestra è modificare l'orientamento culturale della Corte, naturalmente occorrerà del tempo. Tempo in cui si alterneranno polemiche aperte, pressioni, momenti di tregua. L'asse della Corte, comunque, fa perno sul Quirinale. E il Quirinale non è certo estraneo ai progetti del Cavaliere.

Torna all'inizio


ROMA. NON SO CHE COSA HAI DETTO MA SONO D'ACCORDO CON TE , SCHERZA IL LEADER DELL... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Roma. «Non so che cosa hai detto ma sono d'accordo con te», scherza il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. A pochi passi da lui, in Transatlantico, il presidente della Camera Gianfranco Fini lo mette in guardia: «Non lo dire...». Facile avvertimento, preludio di uno scontro molto aspro sulla legge sulla fecondazione assistita, parzialmente bocciata dalla Corte costituzionale. Non c'è più traccia di cortesie e sorrisi scambiati nel comunicato che il leader centrista stila in risposta alla nota diffusa un'ora prima dall'ufficio di presidenza della Camera. Poche righe, quelle firmate da Fini, che suscitano l'apprezzamento dei laici e lo sdegno dei cattolici: «La sentenza della Consulta sulla legge sulla fecondazione assistita rende giustizia alle donne italiane. Mi sembra fin d'ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni». Parole nette, essenziali che suscitano una replica durissima da parte di Casini: «Il Parlamento ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile e questo voto dovrebbe essere rispettato dall'attuale presidente della Camera. Rispetto la Corte, ma respingo al mittente l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto un'unica pratica applicazione durante il fascismo». Uno scontro tanto imprevedibile quanto severo e che allarma i cattolici di entrambi gli schieramenti, che ora temono un rallentamento del disegno di legge sul testamento biologico, su cui peraltro Fini ha già espresso molte perplessità. Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, che invita a moderare i toni, ribadisce per la legge 40 la necessità di linee guida, pronte in alcuni mesi. Nel Pdl in molti levano gli scudi contro il presidente della Camera: «L'influenza del sentimento religioso nella legislazione di un Paese è la norma e viene meno solo con i regimi totalitari» (Quagliariello); «Fini non sollevi sterili polemiche, se avessero vinto i dogmi etico-religiosi la legge 40 non ci sarebbe mai stata» (Lupi). A compiacersi con l'ex leader di An è, invece, Alessandra Mussolini - «Finalmente le donne non sono più considerate semplici contenitori, degli uteri» - che va a baciarlo. E con lui, poco convinti delle rigidità della legge, anche Italo Bocchino e Giulia Bongiorno. «È meglio evitare massimalismi quanto si affrontano temi così delicati. Sono oggettivamente eccessive le norme che prevedono il limite di tre embrioni, l'obbligo dell'impianto e impediscono l'analisi pre-impianto», spiega Bocchino mentre Bongiorno si dice soddisfatta del no della Consulta a una legge «contraddittoria». Ma è soprattutto nel Pd e nell'Idv che cresce l'apprezzamento per Fini. «Condivido punto per punto. E basta con gli attacchi ai giudici. Ora intervenga un po' di buonsenso anche sul testamento biologico». Livia Turco suggerisce di meditare anche sulla legge 40, Francesco Rutelli di migliorarla se necessario («la norma nel suo insieme - dice - è positiva perché si punta, nel nostro Paese, ad evitare la selezione genetica. Se poi la legge può essere migliorata, miglioriamola»), impresa che Antonio Di Pietro sembra ritenere improba visto che definisce quel testo «immorale, ingiusto e incostituzionale». Preoccupati i teodem, tanto che Paola Binetti, pur dichiarando di rispettare l'opinione del presidente della Camera, annuncia che si farà di tutto perché non venga rallentato l'iter della legge sul fine vita. m. p. m.

Torna all'inizio


CIVILTà CATTOLICA POLEMIZZA CON REMO BODEI. PER LA RIVISTA DEI GESUITI, IL FILOSOFO... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-04-2009)

Argomenti: Laicita'

«Civiltà Cattolica» polemizza con Remo Bodei. Per la rivista dei gesuiti, il filosofo sbaglia quando sostiene «il relativismo come valore assoluto» e dai suoi scritti più recenti emerge «il convincimento che il relativismo etico sia necessario alla democrazia in quanto è l'unica alternativa all'integralismo religioso». Così la rivista esprime sorpresa, in un articolo di padre Giandomenico Mucci, che sarà pubblicato sul prossimo fascicolo a proposito della «errata» riflessione sulla laicità di Bodei, già docente di Storia della filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa e oggi professore di Filosofia alla «University of California» di Los Angeles. Una sorpresa, sottolinea «Civiltà Cattolica», dettata dal fatto che Bodei è «uno dei nostri maggiori saggisti e un limpido prosatore: è un laico che si distingue da altri laici per la buona conoscenza del pensiero cristiano e per il rispetto con cui ne scrive».

Torna all'inizio


La diocesi tortonese in lutto per la morte di monsignor Scabini (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-04-2009)

Argomenti: Laicita'

OGGI I FUNERALI. PASTORALISTA E TEOLOGO La diocesi tortonese in lutto per la morte di monsignor Scabini Vengono celebrati stamane, alle 11, nella chiesa parrocchiale di Pregola, in alta Valle Staffora, nel Pavese, i funerali di monsignor Pino Scabini, figura sacerdotale eminente non solo della diocesi di Tortona, ma dell'intero mondo cattolico italiano, protagonista della stagione conciliare e dell'associazionismo cattolico. Monsignor Scabini è morto l'altra sera, a 82 anni, nella sua casa di Pregola. Alla cerimonia funebre sono attesi sacerdoti da tutta la diocesi. A presiederla dovrebbe essere il vescovo Martino Canessa. Messaggi di condoglianze sono giunti in vescovado e ai familiari da ogni parte d'Italia. La notizia ha suscitato profondo cordoglio in Valle Staffora, dove era nato e dove ha trascorso gli ultimi 5-6 anni della sua vita, nel Vogherese e nel Tortonese. A Tortona, in particolare, era stato parroco di San Matteo e ancora oggi i parrocchiani lo ricordano con sincero affetto. Monsignor Scabini è stato un importante teologo e pastoralista, docente alla pontificia Università lateranense di Roma, di cui era stato anche decano. Negli Anni Settanta ha ricoperto l'incarico di assistente nazionale del settore adulti dell'Azione cattolica. Dal 1995 al 2000 è stato assistente nazionale del Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale), dopo aver accompagnato a lungo il gruppo romano dell'associazione. Rettore del Pontifico Seminario lombardo di Roma, dopo il ritorno in diocesi aveva ricoperto gli incarichi di direttore dell'istituto diocesano di formazione di Tortona e di assistente diocesano dei gruppi Meic di Voghera e Tortona, dove prima di partire per Roma era stato anche docente di religione al liceo. Lo scorso anno monsignor Scabini aveva celebrato i 60 anni di ordinazione sacerdotale. E' ricordato come una figura particolarmente significativa nel mondo dell'impegno culturale cattolico, un protagonista della vita ecclesiale italiana, punto di riferimento per tanti laici e tante famiglie, uno dei sacerdoti.

Torna all'inizio


Fecondazione botta e risposta tra Schifani e Fini (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-04-2009)

Argomenti: Laicita'

CONTINUA LA POLEMICA SULLE NORME: SONO BASATE SU DOGMI RELIGIOSI Fecondazione botta e risposta tra Schifani e Fini [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA Uno scontro tra alte cariche istituzionali, e anche tra presidenti di Camera in sella e non più in sella. La recente ripulitura da parte della Consulta dei passaggi anti-costituzionali della legge sulla procreazione assistita allunga la sua influenza sino all'altrettanto recente varo da parte del Senato della normativa sul fine-vita, scompaginando i poli e facendo anche litigare la Seconda carica dello Stato con la Terza. Bene la Corte costituzionale sulla legge 40 «ha difeso la salute delle donne», aveva detto Gianfranco Fini, «ecco cosa succede quando una legge si fonda su dogmi di tipo etico-religiosi». E Renato Schifani, che da capogruppo di Forza Italia si batté per far approvare il provvedimento proprio in Senato, trova il modo di difenderlo, «nessun dogma religioso, la 40 è una legge di libertà; fu votata dalla Margherita e da Rutelli». Altro giro, altro attacco a Fini: «Si liberasse dei panni di alta carica dello Stato, se vuol dare giudizi sulle leggi del Parlamento», dice l'Udc Cesa anticipando quello che illustrerà oggi, dalla sede nella quale l'Udc si trasforma in Partito della Nazione, un Pier Ferdinando Casini che già il giorno prima lo stesso argomento lo aveva sollevato, vis-à-vis, direttamente con Gianfranco Fini. La presidenza della Camera, in risposta a un autorevole ex, stavolta emette nota ufficiale, con trascrizione dell'articolo 134 della Costituzione. Quello che spiega che prerogativa della Consulta è proprio valutare la costituzionalità delle leggi. Casini, è il significato implicito, sa bene che l'alto scranno di Montecitorio non comporta la rinuncia ai diritti politici. Il tema è carsico tra le forze politiche, e soprattutto nel Pdl, che (forse) verrà chiamato alla prova della tenuta alla Camera sul testamento biologico. Qualche problema ci dev'essere, se ieri perfino un pasdaran berlusconiano come Daniele Capezzone significativamente, mentre i Gasparri e i Quagliariello esattamente come Schifani respingono le accuse di aver sfornato testi teocratici con la legge 40 come quella sul fine-vita, invece difendeva Fini, pur invitando laici e cattolici a rispettarsi reciprocamente. E', quello di Capezzone, il segnale che il Capo, momentaneamente all'estero per incontrare i 20 Grandi della terra, non gradisce l'inasprirsi dei toni. Eppure, Eugenia Roccella insisteva: la legge 40 è una buona legge che difende le donne, «Fini è disinformato». Lo scontro si sposta sugli effetti della sentenza della Consulta che, ricordano parlamentari e costituzionalisti, è di efficacia immediata. E non può essere disattesa, spiega l'ex ministro della Salute Livia Turco, del Pd, «dalle linee-guida annunciate da Roccella, che hanno solo aspetti tecnici, non possono averne di interpretativi della legge». Insomma, la sentenza le cui motivazioni saranno disponibili tra qualche settimana, e che secondo un sondaggio di Sky ha il gradimento del 71 per cento degli italiani, ha effetti immediati: lo ricorda anche l'associazione ginecologi ospedalieri. Buonsenso apprezzato anche da Massimo D'Alema, e da Ignazio Marino che però vorrebbe invece metter mano a una nuova legge 40. E che in questo la pensa diversamente dalla correligionaria (nel Pd) Dorina Bianchi, che invece la difende. Ragion per cui non ha tutti i torti Emma Bonino quando dice che «nel Pd ci vorrebbe una grande manifestazione, tipo Circo Massimo o Piazza San Giovanni, ma sui temi della libertà e della laicità». Anche perché non si tratta di temi «né di destra, né di sinistra». Intanto non si ferma la valanga di ricorsi alla Consulta: stanno per arrivare quindici nuovi casi, che affrontano direttamente il punto della crioconservazione degli embrioni.

Torna all'inizio


Il dialogo tra laici e cattolici è alla base del partito unico (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 04-04-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Il dialogo tra laici e cattolici è alla base del partito unico ...laici devoti e i laici-anticlericali. Invece, il laico senza aggettivi parte dalla consapevolezza che la civiltà occidentale è segnata da un intreccio di valori derivanti dal fatto che alle origini del mondo occidentale ci sono certamente le radici giudaico-cristiane ma anche l'illuminismo, specie nel filone anglosassone, che tanto ha contribuito a definire la libertà dei moderni. Poi, come ricorda Talmon, c'è stato un filone francese che è stato alle origini di quel giacobinismo che ha anche ispirato il leninismo (dalla ghigliottina al gulag c'è stato un percorso storico e ideologico assai inquietante). Qui veniamo ad un nodo storico essenziale. Ieri nei confronti dei due totalitarismi del XX secolo, oggi nei confronti del fondamentalismo islamico che ispira il terrorismo di al Queeda, due sono i filoni culturali e storico-politici che, si sono battuti per dare all'Occidente un'identità fondata sulla libertà e la democrazia: quello cattolico-liberale e quello liberalsocialista e socialista riformista. Ciò non vuol dire affatto che tutti i cattolici e tutti i socialisti siano stati su questa linea: da un lato ci sono stati i clerico-fascisti e i cattocomunisti, dall'altro i liberali reazionari e i socialisti stalinisti e frontisti. Oggi si sono riproposte forti discriminanti nei confronti del giustizialismo a livello interno e del fondamentalismo islamico a livello internazionale. Non a caso durante gli anni cinquanta c'è stata la collaborazione fra cattolici e laici nel centrismo, poi negli anni sessanta quella fra cattolici e socialisti nel centro-sinistra, adesso fra laici e cattolici in Forza Italia e nel PdL. Tutto ciò non esclude affatto la dialettica e anche la distinzione, ma non implica di per sé la contrapposizione. In primo luogo, sul piano del metodo, va garantita la piena libertà di espressione e di iniziativa della Chiesa su qualunque problema: dopo di che, sulla base del principio della laicità dello stato e dell'autonomia della politica, partiti-movimenti e singoli uomini politici sono liberi di condividere, di dissentire, di proporre soluzioni intermedie e mediate rispetto alle posizioni espresse dalla Chiesa. Quanto ai problemi attuali, a nostro avviso è condivisibile l'impianto della legge sulla fecondazione assistita ma non i due punti sollevati proprio dalla Corte Costituzionale e cioè il limite dei tre embrioni e il divieto dell'analisi preimpianto. Per noi senza quei due elementi, la legge è più equa. Riteniamo anche che vada garantita la libertà di ricerca scientifica e quindi è condivisibile la scelta di Obama a proposito delle staminali. Quanto alla questione della legge sul testamento biologico probabilmente era molto meglio che non ci fosse nessuna legge per lasciare che vicende di questo tipo fossero liberamente gestite nel rapporto fra malato, familiari, medico, così come è avvenuto finora. Chi, però ha smantellato questa realtà è stato proprio il dott. Englaro che ha richiesto una pronuncia della magistratura. A quel punto il Parlamento non poteva accettare di essere scavalcato ed emarginato da deliberati della magistratura magari di segno diverso, con una conseguente anarchia. Di qui la necessità di una legge della quale, in assenza di questo intervento, non si sarebbe sentito bisogno. Rispetto alla legge, non possiamo fare a meno di esprimere una preclusione rispetto al blocco dell'idratazione e dell'alimentazione perché, indipendentemente da qualunque ideologia o religione, francamente non è sopportabile la ripetizione di ciò che è avvenuto nei confronti di Terry Schiavo, quando un malato che non poteva far valere la sua volontà, né che aveva dato segni significativi di quello che avrebbe voluto nel caso in cui avesse perso la capacità di intendere e di volere, è stato costretto ad andare incontro a forti sofferenze durate per molti giorni. Detto questo, a tempo debito esamineremo alla Camera con spirito aperto il provvedimento approvato dal Senato senza alcun spirito di crociata né in un senso né nell'altro, ma cercando di verificare la possibilità di mantenere in piedi l'impianto della legge approvato da un ramo del Parlamento con i dovuti correttivi, magari suggeriti da qualche emendamento rimasto inopinatamente bocciato per l'effetto paradossale del tiro incrociato da parte di parlamentari di opposto orientamento. In ogni caso per quanto ci riguarda faremo di tutto perché, ferme rimanendo la positività del dibattito e la libertà di coscienza, rimanga in piedi la collaborazione fra laici e cattolici che, a nostro avviso, costituisce il retroterra decisivo dell'attuale equilibrio politico della natura stessa del PdL e anche di qualcosa di ancor più significativo e profondo riguardante le ragioni della solidarietà nazionale. Fabrizio Cicchitto Capogruppo Pdl Camera

Torna all'inizio


Fecondazione, scontro nel Pdl (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Fecondazione, scontro nel Pdl temi etici Schifani in disaccordo con Fini: «La legge 40 va bene così». Gli schieramenti in campo Roma. Ancora uno scontro sui temi etici, ancora volta tutto interno al centrodestra e ai massimi livelli. A marcare posizioni contrapposte sono, infatti, la seconda e la terza carica dello Stato. Una settimana fa accadde al congresso costitutivo del Pdl per la proposta di legge sul testamento biologico. Ora il dissenso va in scena sulla legge per la fecondazione assistita dichiarata in parte illegittima dalla Corte Costituzionale. Più in generale, si tratta però di una disputa interna al nuovo partito, tra l'anima laica e quella più vicina ai dogmi della Chiesa. Per il presidente della Camera Gianfranco Fini, la pronuncia della Consulta su una legge «basata su dogmi etici, rende finalmente giustizia alle donne italiane»; mentre per il numero uno di Palazzo Madama, Renato Schifani, la legge 40 è e resta «una buona legge». Il nuovo botta e risposta tra Schifani e Fini, in realtà non è proprio diretto. Anche se ugualmente dirompente per le reazioni che scatena. Il presidente del Senato, infatti, il suo collega di Montecitorio non lo nomina mai ma, rispondendo ad una domanda dei cronisti durante la sua visita in Afghanistan, a proposito del commento di Fini sulla sentenza della Consulta, non esita a dire che la legge 40 «è una buona legge», se non altro perché ha affrontato «tanti passaggi parlamentari, un dibattito lungo con voti segreti, nei quali i parlamentari votano secondo coscienza e non sulla base di dogmi». Già perché Fini, dopo aver commentato favorevolmente la decisione della Consulta, ieri aveva aggiunto che «le norme che si basano su dogmi etico-religiosi sono sempre suscettibili di censura di costituzionalità». «A parlare di dogmi - è ancora la replica di Schifani - troverei qualche difficoltà...'». Fini ascolta e si difende, ma non direttamente con Schifani. Bensì rispondendo ad un altro intervento, ancora più duro di quello del presidente dei Palazzo Madama: quello del segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, che quasi ne chiede le dimissioni. «Il presidente della Camera - afferma l'esponente centrista davanti all'Assemblea nazionale del suo partito - non può essere il paladino di battaglie di parte. Non voglio alimentare sterili polemiche, ma credo che Fini sarebbe ancor più libero di condurre le sue battaglie ideologiche se si spogliasse dai panni così impegnativi di terza carica dello Stato». Immediata la nota che arriva dalla presidenza della Camera: «Se Cesa rileggesse l'articolo 134 della Costituzione, comprenderebbe che il doveroso rispetto del Parlamento non impedisce ad un supremo organo costituzionale qual è la Consulta, di valutare la legittimità delle leggi». Di conseguenza, si osserva, «non può destare scandalo esprimere valutazioni sulle pronunce stesse della Corte Costituzionale». L'intera opposizione applaude Fini (ma non è una novità), a cominciare da Massimo D'Alema, che apprezza la difesa della laicità dello Stato, e dal segretario del Pd Dario Franceschini, secondo il quale la pronuncia della Consulta «va recepita». Le critiche di Cesa a Fini, sostiene Silvana Mura dell'Idv, dimostrano solo che c'è una «deriva confessionale»: è«assolutamente normale» che il presidente della Camera «difenda la laicità dello Stato». Unica eccezione al coro di consensi del centrosinistra è Paola Binetti (Pd) che scrive una lettera aperta a Fini per chiedergli come mai abbia cambiato idea, visto che circa 10 anni fa sosteneva «esattamente l'opposto». Anche la maggioranza, però, si divide nella "querelle" (come si vede nella grafica qui sopra). Il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi (Pdl), infatti, definisce la legge 40 «un buon testo e non il frutto del dogmatismo religioso» e dà ragione a Schifani che «ha fatto bene» a difenderla. Mentre per un altro deputato del Pdl, Benedetto Della Vedova, «lo scandalo suscitato dalle parole di Fini è quanto mai salutare». E Daniele Capezzone: «Personalmente, condivido le riflessioni del presidente Fini. Ma invito tutti, anche coloro che non le condividono, ad un doveroso rispetto delle posizioni del presidente della Camera. Equilibrio, pragmatismo e disponibilità al compromesso vanno richiesti anche ai cattolici, non solo ai laici». Interviene anche il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella: «Non contesto affatto la sentenza della Consulta, che non tocca l'impianto e i principi fondamentali della legge 40 sulla procreazione assistita - osserva -. Il testo con le modifiche apportate dalla Corte è molto chiaro a riguardo: si mantiene il divieto di crioconservazione e di soppressione degli embrioni, il divieto di selezione a scopo eugenetico e la raccomandazione di produrre solo il numero "strettamente necessario" di embrioni». 04/04/2009

Torna all'inizio


Schifani attacca Fini: La legge 40 è una legge di libertà (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2009)

Argomenti: Laicita'

LAICITÀ Scontro tra presidenti delle camere sulla fecondazione assistita. Critici anche Udc e cattolici del Pd Schifani attacca Fini: «La legge 40 è una legge di libertà» Iaia Vantaggiato ROMA Sulla fecondazione assistita è scontro tra Fini e Schifani. La legge 40 - ha dichiarato ieri da Herat, e in polemica con Fini, il presidente del senato - «è una buona legge, di libertà, anche perché non vi può essere alcuna ingerenza dei partiti o di altro, per cui a parlare di dogmi troverei qualche difficoltà». Si riferisce, Schifani, alle dichiarazioni rilasciate da Fini dopo la sentenza della Corte Costituzionale che della legge 40 ha decretato la parziale illegittimità. Un sentenza che, secondo il presidente della camera, «rende giustizia alle donne italiane». E ad uno stato che si vuole laico sino in fondo. Del resto, «Quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso - questa l'opinione di Fini - è suscettibile di censure di costituzionalità». E incostituzionale, quella legge, di fatto è stata in parte giudicata. Ma Schifani non ci sta e a chi gli chiede se in Italia ci si trovi di fronte a uno Stato laico o ad uno stato etico risponde con fermezza: «Stato laico. Significa non rinunciare alle responsabilità tutte le volte che ci si rende conto che ci sono vuoti normativi da colmare. Quindi, personalmente, non riscontro nella legge sul testamento biologico e sulla legge 40 una presenza di eticità nella vita parlamentare, in particolare in tutte quelle leggi dove ci sono voti segreti. Lì sono le coscienze che decidono e non i dogmi». Anche perché, tiene a precisare, «una legge quando affronta un dibattito lungo, e soprattutto tanti passaggi parlamentari con scrutini segreti, è una buona legge». Basti dire, aggiunge, che in quell'occasione si andò «oltre la maggioranza» e che nelle consultazioni confluirono anche i voti favorevoli di Rutelli e la Margherita. Contro Gianfranco Fini si scaglia anche il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa che invece di entrare nel merito della legge e della sentenza della Corte costituzionale preferisce «buttarla» sul più algido versante istituzionale: «Il presidente della camera non può essere paladino di battaglie di parte. Non voglio alimentare sterili polemiche ma personalmente credo che Fini sarebbe ancor più libero di condurre le sue battaglie ideologiche se si spogliasse dei panni così impegnativi di terza carica dello Stato». Elegante ed esemplare la reazione della presidenza della camera che, non troppo fra le righe, a Cesa consiglia di ripassare i fondamentali. «Se l'onorevole Cesa rileggesse l'articolo 134 della Costituzione comprenderebbe che il doveroso rispetto del Parlamento non impedisce ad un supremo organo costituzionale, qual è la Consulta, di valutare la legittimità delle leggi. Di conseguenza, non può destare scandalo esprimere valutazioni sulle pronunce stesse della Corte».

Torna all'inizio


Testamento biologico, Concilio e valori di Stato (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Testamento biologico, Concilio e valori di Stato Il disegno di legge Calabrò configura una novità, anche rispetto alla legge 40. Quest'ultima, difesa come "male minore" dalla Chiesa, ne contraddiceva in vari punti la dottrina (legittimazione della fecondazione artificiale omologa, accesso delle coppie di fatto eccetera). Per questo è contraddittoria la tesi di Rocco Buttiglione secondo cui ci sarebbe il rischio di una contestazione cattolica alla Costituzione perché la Consulta ha ampliato le sue maglie, visto che la legge 40 non era legge "cattolica". Il ddl sul testamento biologico, invece, è più rigido della stessa morale cattolica. In particolare non si potrebbe mai evitare la somministrazione di idratazione e nutrizione o interromperla ai pazienti incoscienti, anche qualora ciò sfociasse nell'accanimento terapeutico. Ciò accade per il combinato disposto della lettera c) del comma 1 dell'articolo 1 (che dà ampio potere interpretativo alla magistratura) e del comma 5 dell'articolo 3 (esclusione di alimentazione e idratazione perché nelle "diverse forme" sarebbero sempre "forme di sostegno vitale" e mai "trattamenti sanitari"). Questa rigidità estrema per le persone incoscienti (i coscienti si salvano) è stata giustificata con i consueti argomenti del rischio di pendio scivoloso, di deriva eutanasica, sulla base di un'accezione estrema del principio di precauzione e, più in generale, con richiami al diritto naturale. Ma la funzione principale delle diverse teorie giusnaturalistiche e la spiegazione della loro vitalità è quella anti-assolutistica volta a limitare il legislatore. Si verifica invece un'eterogenesi dei fini: il legislatore si richiama al diritto naturale per essere onnipotente e rigido. Il problema del diritto naturale si lega con la funzione della legge come descritta dal Concilio Vaticano II e in particolare dalla dichiarazione "Dignitatis Humanae", che perfezionava un sistema di aperture elaborato almeno da Pio XII (a cui si deve anche la chiara condanna dell'accanimento terapeutico). A partire dall'argomento della zizzania usato da Pacelli ai Giuristi Cattolici nel 1953, fondato su Matteo, 13, 24.30, secondo cui non spetta all'uomo separare sempre anzitempo la zizzania dal buon seme, «nell'interesse di un bene superiore e più vasto» è possibile non impedire il male «per mezzo di leggi statali e disposizioni coercitive». Quello che in Pacelli era una tolleranza, nella "Dignitatis Humanae" diventa un sistema in cui la legge ha un ruolo costitutivamente limitato nei confronti della morale. La premessa fondamentale è che il bene comune, connesso al diritto naturale, a cominciare dalla libertà religiosa, spetta «tanto ai cittadini quanto ai gruppi sociali, ai poteri civili, alla Chiesa e agli altri gruppi religiosi». La legge dello Stato non presidia per intero il bene comune, ma solo la sua «parte fondamentale», cioè «l'ordine pubblico», mentre «per il resto nella società va rispettata la norma secondo la quale agli esseri umani va riconosciuta la libertà più ampia possibile, e la loro libertà non deve essere limitata, se non quando e in quanto è necessario». Ora «l'immunità dalla coercizione» è affermata in ciò che è più importante per un cristiano, la verità di fede per cui «Cristo è signore», per cui «il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana» e «perdura anche in coloro che non soddisfano l'obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa» e «nessuno può essere costretto con la forza ad abbracciare la fede». Se è così, come si può pensare che la legge possa essere più invasiva su altri temi più distanti dal nucleo della fede? Si dovranno porre dei limiti per l' «efficace difesa dei diritti» e della «loro pacifica armonizzazione», si dovrà mantenere il rifiuto di un diritto a morire, che negherebbe la "dignità della persona", anche a giudizio di varie correnti giuridiche "laiche", ma da qui non si può arrivare a negare al paziente incosciente il diritto a lasciarsi morire, ad andare verso la fine naturale, persino, come fa il testo Calabrò, nei casi di accanimento e quando la sua volontà fosse stata chiaramente manifestata. Va peraltro registrata un'accettazione selettiva del ruolo della legge come enunciata dalla "Dignitatis Humanae". I cattolici di centrodestra tendono a rifiutarla sul terreno "eticamente sensibile", con un concetto troppo forte del ruolo educativo della legge, mentre gli stessi ripropongono il principio di sussidiarietà in ambito economico-sociale, che esprime invece la giusta idea del ruolo non monopolistico dello Stato. All'opposto alcuni cattolici del centrosinistra, che hanno coscienza della complessità sulle leggi "eticamente sensibili", riproducono ricette stataliste in ambito socio-economico, ritenendo in quei casi lo Stato monopolista del bene comune. Contro questa schizofrenia va richiamata la coerenza di Pietro Scoppola. Nel suo ultimo libro scrive «Non vi è dubbio che esistano esigenze e valori legati alla natura stessa che non possono essere negati senza offesa alla dignità dell'uomo ma... è impossibile tradurli in un codice definito e permanente di comportamento. Il problema si complica ancora quando si tratta di questioni che investono direttamente la vita dell'uomo». Qualche anno prima criticava anche la relazione di Dossetti del 1951 ai Giuristi cattolici, in ambito economico sociale e con riferimento al ruolo dei partiti, perché riproponeva il «tradizionale concetto di "bene comune" in sé definito e non frutto della dialettica delle realtà presenti nelle società». Se prendiamo la "Dignitatis Humanae" per intero c'è quindi materia di un rinnovamento culturale non solo rispetto a leggi così forti eticamente da risultare incostituzionali, ma anche per evitare che la crisi economica ci faccia riprecipitare nello statalismo. La "Dignitatis Humanae" è preziosa perché afferma che non abbiamo bisogno su nessun piano di un'etica di Stato, il che, per inciso, non c'entra con lo Stato etico: quest'ultimo esprime l'idea dello Stato come fine delle azioni dell'individuo. È un'altra cosa. di Stefano Ceccanti 04/04/2009

Torna all'inizio


Consulta, tra attacco e appeasement la doppia tattica dei cattolici italiani (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Consulta, tra attacco e appeasement la doppia tattica dei cattolici italiani realismo. Avvenire, Radio Vaticana e Osservatore Romano fanno gli attendisti. Buttiglione e Baget Bozzo si scagliano contro la Costituzione. Cauto l'aennino Mantovano, duro il leghista Leoni con il "laicismo" di Fini. di Paolo Rodari La risposta dei cattolici a Gianfranco Fini, che dopo l'allarme sui rischi di "Stato etico" ha lodato il pronunciamento della Consulta sulla legge 40, è stata veemente. C'è stato il segretario generale della Conferenza episcopale italiana che ha detto «figurarsi»: «Lo Stato etico c'è quando ci sono delle costrizioni, e non mi sembra che ci si trovi in queste condizioni». Poi c'è Baget Bozzo sul Foglio di ieri: dice, al contrario di Fini, che lo Stato etico l'ha proposto la Consulta con la sua sentenza sulla legge 40. Sempre ieri, ecco Avvenire, che in un editoriale in prima fa un altro ragionamento. E chiede di interpretare la sentenza nel giusto modo e senza furori ideologici: la sentenza, in sostanza, a bene vedere rispetta i principi etici. È, infatti, una sentenza «rilevante ma non rivoluzionaria». Due giorni fa, contro Fini, si era scagliato Rocco Buttiglione. Per lui, a differenza della tesi di Avvenire, la sentenza provoca «un grave sconcerto». «Difficile - dice - non avere l'impressione che un gruppo ideologizzato stia cercando di sequestrare la Costituzione espropriando il Parlamento della sua sovranità» E ancora: «La Costituzione ha da sempre avuto l'appoggio convinto, entusiasta e fattivo dei cattolici italiani. Se passasse l'idea che la Costituzione sia contro la vita si creerebbe un'incrinatura drammatica nella coscienza della nazione». Più in sintonia con Avvenire è stata invece la Radio Vaticana. In merito alla sentenza della Consulta, infatti, l'emittente ha detto che «va ricordato che i dati contenuti nella recente relazione al Parlamento dimostrano che la legge 40, in questi tre anni di applicazione, ha funzionato sia per quanto riguarda la salute della donna, sia per quanto riguarda la tutela dell'embrione». Monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, risponde indirettamente a Fini spiegando che la legge 40 «non è stata certamente una legge cattolica ma una legge in difesa della salute della donna». Anche perché, che la legge ledesse la salute della donna, «è tutto da dimostrare». E ancora: «Se una donna deve essere, come era in precedenza, continuamente stimolata a produrre più ovuli credo non sia una passeggiata». Nessun commento specifico, invece, è stato fatto dall'Osservatore Romano che ieri si è limitato a dare notizia della sentenza. Al Riformista dicono la loro altri due cattolici doc. Il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano e uno dei padri storici della Lega, l'architetto Giuseppe Leoni. Sulla sentenza della Consulta Mantovano è cauto: «I sostenitori del far west della provetta hanno poco da cantare vittoria: rispetto alle previsioni della vigilia, che lasciavano immaginare la demolizione della legge 40, la Consulta ha bocciato le ipotetiche censure sul divieto di crioconservazione e sul divieto di riduzione embrionale ha solo accolto quella sul limite dei tre embrioni per l'impianto». Secondo Mantovano, infatti, il dato complessivo è che la legge resta in piedi a conferma di un buon lavoro svolto dal Parlamento e di una volontà popolare espressa in modo inequivoco con la bocciatura del referendum abrogativo. Dalle motivazioni si cercherà di capire come si concilia questa estensione con la tutela della salute della donna, pure affermata dalla Corte costituzionale, e apparentemente in contrasto con la dichiarazione di illegittimità dell'art. 14 comma 2. Poi, certo, restano le parole di Fini: «Siamo amici seppure su molte cose abbiamo opinioni diverse - spiega Mantovano -. Non credo che sulla legge 40 c'entrino qualcosa le questioni religiose. Le valutazioni che anche in Parlamento sono state fatto sull'argomento sono sempre state laiche. Anche laddove sono state date della valutazioni che hanno implicato riferimenti etici. E poi "Stato etico", almeno nel mio immaginario, corrisponde a un altro tipo di Stato, non certo al nostro». Più duro è Giuseppe Leoni. Secondo lui «Fini non è attendibile e nemmeno credibile». E ancora: «Dopo le sue uscite di stampo laicista i cattolici che votano Pdl dovranno mettersi una mano sulla coscienza. E alle prossime elezioni fare le giuste valutazioni. Noi della Lega non abbiamo mai detto certe cose e mai ci sogneremmo di dirle. Fini parla per suo tornaconto e la cosa non va bene». 04/04/2009

Torna all'inizio


in cosa sbagliano i darwinisti - martha c. nussbaum (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 42 - Cultura La totale separazione tra Stato e Chiesa è irrealizzabile e indesiderabile IN COSA SBAGLIANO I DARWINISTI Una riduttiva risposta scientifica alle domande esistenziali mortifica l´umanità e compromette la costruzione di un Paese poliedrico che rispetti ogni essere umano MARTHA C. NUSSBAUM a to tale separazione tra Stato e Chiesa, intesa in senso letterale, è insieme irrealizzabile e indesiderabile. Fino a che punto la separazione è un vantaggio, e quando diventa invece uno svantaggio? Possiamo offrire una risposta soddisfacente soltanto attingendo ad altri e più essenziali valori, legati alla parità di condizioni e all´eguale libertà. Questa tradizione conta parecchi nemici, che tuttavia possiamo ridurre a due tipologie fondamentali, entrambe abbastanza comuni nelle moderne democrazie liberali «decenti». Possiamo definire il primo avversario come il fautore della religione maggioritaria in loco (esempio, la Chiesa cattolica in Italia o in Francia, ndr). Costui ritiene che il giusto ordine e la sicurezza collettiva richiedano un pubblico impegno in vista dell´ortodossia religiosa, o di una tradizione religiosa dominante. Quanti desiderano vivere in pace tra noi, devono accettare questa realtà e assimilarsi. Oggi, tuttavia, al suo posto va affermandosi una formula più accomodante e in apparenza benevola: il messaggio è che basta avere ben chiaro in mente qual è la nostra primordiale e basilare identità, dopo di che il diverso potrà vivere in pace in mezzo a noi. (...) è facile stigmatizzare questo tipo di oppositore, almeno per gli intellettuali americani, ai cui occhi tali posizioni sono riconducibili alla destra religiosa, che solitamente considerano lontana dalle proprie vedute e non particolarmente intelligente. Più arduo è biasimare il secondo tipo di oppositore, che in genere milita a sinistra e cui possiamo assegnare l´appellativo di antireligioso. L´antireligioso è persuaso che tutte le religioni debbano essere osteggiate nell´arena pubblica, e non per ragioni di eguaglianza o di libertà, ma perché la religione è vista come qualcosa di imbarazzante, reliquia di un´era prescientifica e fonte di nient´altro che guai. Possiamo costruire democrazie più solide, pensa l´antireligioso, se scoraggiamo la religione e le edifichiamo sulla razionalità scientifica laica. Ovviamente non dobbiamo reprimere né penalizzare attraverso le leggi i credenti o la pratica religiosa. Ma secondo lui occorre senz´altro scoraggiarla, e non va assolutamente fatto alcuno sforzo per concederle ulteriore spazio per esprimersi. Qual è il risvolto negativo dell´anti-religione? Il principale difetto è la propensione a una particolare durezza nei confronti delle religioni di minoranza. La religione di maggioranza, infatti, sembra non ostentare una particolare carica religiosa, essendo ormai così impiantata nelle leggi e nei costumi dominanti da risultare pressoché indiscernibile. I fautori dell´antireligione, dunque, spesso non giocano in modo pulito, e riservano a chiunque voglia mostrare la propria diversità un trattamento peggiore rispetto ad altri individui che, pur altrettanto religiosi, si adeguano esteriormente alla norma imperante. E questo spiega perché l´antireligione sia tradizionalmente stata piuttosto ingiusta nei confronti di ebrei e musulmani, e in Francia lo sia tuttora. Il secondo difetto dell´antireligione risiede nella sua propensione all´avarizia in termini di accoglienza. Essendo convinti che la religione non rivesta in fondo grande importanza, i fautori dell´antireligione si prenderanno ben difficilmente il disturbo di esonerare alcuni cittadini da leggi di applicazione generale per motivi di coscienza. Molto semplicemente, gli antireligiosi hanno ben scarso rispetto per la capacità di coscienza. Terzo e più importante: anche se equanime, l´atteggiamento antireligioso resta incompatibile con un convinto impegno a favore dell´eguale rispetto. Gli antireligiosi si autoproclamano «illuminati» (brights). Noi «illuminati», sentenziano, vediamo il mondo con maggior lucidità di voi poveri oscurantisti. (...) Se i fautori dell´antireligione d´ispirazione scientifica ritengono di avere in tasca tale soluzione (sulla vita e sulla morte, n.d.r.), ad esempio in forma d´una riduttiva analisi fisiologica della vita e morte degli organismi, urge ribattere che una risposta simile è così svuotata di mistero e naturale curiosità che essa stessa, e non le molteplici tradizioni religiose, mortifica l´umanità e compromette il progetto di costruzione di uno Stato fiorente e poliedrico, fondato sul rispetto per ogni essere umano. (traduzione di Enrico Del Sero) * Nussbaum è "Ernst Freund Distinguished Service Professor" di Diritto ed Etica all´Università di Chicago

Torna all'inizio


Schifani contro Fini (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Politica data: 04/04/2009 - pag: 12 Bioetica e istituzioni Il presidente del Senato: il voto è avvenuto secondo coscienza Schifani contro Fini «Legge 40, niente dogmi» Cesa (Udc): è di parte, lasci. La replica: le opinioni un mio diritto Lettera di dieci teodem del Pd guidati dalla Binetti: presidente, dieci anni fa lei non era così laico ROMA Le leggi sulla bioetica dividono le massime cariche dello Stato, appartenenti al medesimo partito, il neonato Popolo della libertà. Dapprima Gianfranco Fini esulta davanti alla sentenza della Consulta che ha bocciato alcune parti della legge 40 e sostiene che quelle norme «si basano su dogmi etico-religiosi» e appunto per questo «sono suscettibili di censure di costituzionalità in ragione della laicità delle nostre istituzioni». Poi, ieri, arriva il commento di Renato Schifani che, senza mai citare Fini, la reputa invece «una buona legge». E lo è, spiega, perché «affronta tanti passaggi parlamentari, un dibattito lungo con voti segreti nei quali i parlamentari votano secondo coscienza e non sulla base di dogmi». Schifani precisa che «è una legge di libertà anche perché non ci può essere alcuna ingerenza dei partiti e di altri». Non solo. Respinge anche l'affermazione (fatta da Fini) in base alla quale quell'insieme di norme è il prodotto di un'ingerenza da stato etico. «Ho già detto in altre occasioni - puntualizza continuando a non citare Fini - che stato laico non significa rinunciare alle proprie responsabilità tutte le volte che ci si rende conto che ci sono vuoti legislativi da colmare». Ed ecco il passaggio in cui si palesa maggiormente la diversità di opinione con Fini. «Personalmente - obietta Schifani - non riscontro né sulla legge 40 né sul testamento biologico una presenza di una eticità nella vita parlamentare, in particolare in tutte quelle leggi dove ci sono molteplici voti segreti. Lì sono le coscienze e non i dogmi». Il botta e risposta tra Fini e Schifani (con il primo che evita di replicare al secondo) giunge mentre i cattolici delle minoranze esercitano un forte pressing sul presidente della Camera. In una lettera aperta a Fini, prima firmataria Paola Binetti, già a capo del network 'Scienza e vita', una decina di esponenti teodem del Pd «con una certa sorpresa» chiede conto del radicale mutamento di posizione rispetto alle opinioni espresse in un intervento sul Corriere del 2 febbraio 1999. Si domandano se la persona che si erge in difesa della laicità delle istituzioni sia la stessa che difendeva strenuamente la legge 40, che era «contraria alla fecondazione eterologa» e alla «convivenza che non può essere equiparata per tutto alla famiglia ». Si chiedono se «era proprio lei che si mostrava impaziente che l'anarchia normativa in materia di fecondazione assistita venisse colmata da una regolamentazione seria». Fini, apprezzato da Massimo D'Alema nella difesa della laicità dello stato, finisce nel mirino di Lorenzo Cesa (Udc), che lo accusa di essere «paladino di battaglie di parte» e per questo invoca le sue dimissioni. Parole che provocano la puntuta replica dello stesso Fini, il quale rivendica il suo buon diritto di esprimere opinioni anche sulle sentenze della Consulta visto che essa valuta la legittimità delle leggi. L. Fu. Discussione Il presidente del Senato, Renato Schifani, durante la cerimonia per il cambio del comando nella base Isaf di Herat. Ieri è intervenuto a difesa della legge 40 sulla fecondazione assistita criticata da Gianfranco Fini (nella foto a fianco)

Torna all'inizio


Scontro sul sesso sicuro. E gli studenti distribuiscono preservativi (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 04/04/2009 - pag: 6 Liceo Carducci Scontro sul sesso sicuro. E gli studenti distribuiscono preservativi Lo striscione di oltre due metri pende da una finestra del liceo classico Carducci. «Usatemi», c'è scritto. Il disegno chiarisce il messaggio: è un preservativo. Poco lontano, una vignetta del Papa con il naso da Pinocchio. E un'altra simile a pochi metri. Contraccezione, docenti cattolici, studenti dei collettivi: ci sono tutti gli ingredienti per scatenare la polemica a scuola. La contestazione è esplosa ieri mattina. Al liceo si «celebrava» un Lay day, cioè «una giornata laica». Da una parte i ragazzi che hanno distribuito in tutto le classi «un pacchetto sicurezza». Preservativi, lista dei consultori, materiale dell'Arcigay. Poi una raccolta firme contro la legge Calabrò (in materia di testamento biologico). Dall'altra i ciellini e le proteste: «Se lo avessimo fatto noi, si sarebbero ribellati. E mai ci avrebbero fatto appendere cartelloni di chiaro stampo cattolico». Uno scontro che ha poi coinvolto anche gli insegnanti. Discussioni tra laici e religiosi. Lo striscione è stato fatto togliere. Così come i cartelloni, da molti «ritenuti offensivi». I ragazzi del Collettivo si sono «stupiti di quello che è successo». Anche perché non pensavano di «scatenare queste polemiche. Ci deve essere libertà di espressione, soprattutto in una scuola». B.Arg.

Torna all'inizio


MARIA PAOLA MILANESIO ROMA. È IN VISITA A HERAT, AL CONTINGENTE MILITARE ITALIANO DI STANZA ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2009)

Argomenti: Laicita'

MARIA PAOLA MILANESIO Roma. È in visita a Herat, al contingente militare italiano di stanza in Afghanistan, ma bastano pochi scambi di battute con i giornalisti per riportarlo alle contese romane. «La legge sulla fecondazione assistita è una buona legge. I parlamentari hanno votato secondo coscienza e non sulla base di dogmi», dice il presidente del Senato Renato Schifani. Nessun riferimento esplicito a Gianfranco Fini, che solo il giorno prima aveva salutato con favore la parziale bocciatura da parte della Consulta della legge 40, definendola frutto anche di «dogmi di tipo etico-religioso». Un giudizio che fin da subito era stato stigmatizzato severamente dal leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini e che ieri è stato al centro anche dell'assemblea nazionale del partito. Dal palco dell'Auditorium della Conciliazione a Roma il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa arriva a chiedere le dimissioni del presidente della Camera: «Non può essere il paladino di battaglie di parte. Credo che sarebbe ancora più libero di condurre le sue battaglie ideologiche se si spogliasse dei panni così impegnativi di terza carica dello Stato». Replica secca da Montecitorio, con annesso un richiamo alla Costituzione laddove definisce le competenze della Consulta. Poi la conclusione: «Non può destare scandalo esprimere valutazioni sulle pronunce stesse della Corte». Proprio a Montecitorio, però, a scendere in campo a difesa della legge è il cappellano monsignor Rino Fisichella. Nessun accenno al presidente Fini, ma non è certo casuale che il prelato definisca «la legge 40 non una legge cattolica» e ne sottolinei l'obiettivo di tutela da ogni «sperimentazione selvaggia». Ma a dividere laici e cattolici, dopo il no della Consulta al limite massimo di tre embrioni da impiantare, è la possibilità che il Parlamento torni a discutere di fecondazione assistita. Un passaggio inevitabile per Massimo D'Alema e il Pd, un passaggio non necessario per il governo che ritiene di intervenire con nuove linee guida. «Ora le Camere devono mettere mano a una legge, che conteneva alcuni principi contrari alla Costituzione oltreché al buonsenso», dice D'Alema che, nel dare il suo pieno appoggio a Fini, ricorda come in questi anni 10mila coppie siano state costrette a rivolgersi a strutture estere nella sperenza di avere un figlio. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi non la pensa così («Non credo che si ponga la necessità di un passaggio parlamentare»), tanto che il suo dicastero - così annuncia il sottosegretario Eugenia Roccella - avrebbe già allo studio l'ipotesi di istituire un Osservatorio sulla procreazione assistita, utile a fornire maggiori dettagli alle donne sui centri e sulle pratiche eseguite. Il centrosinistra, con Anna Finocchiaro in testa, insiste perché la parola passi al Parlamento e si discuta «senza furori ideologici». La radicale Emma Bonino, eletta nelle file del Pd, propone una manifestazione di piazza sui temi della libertà. Dal Pdl, però, ancora parole aspre contro la Corte costituzionale che, così Maurizio Lupi, «non può diventare un braccio armato per condurre battaglie ideologiche». Ma a chiedere alla Corte costituzionale di pronunciarsi ancora sulla legge sono molte coppie che, attraverso i loro legali, hanno fatto sapere di avere intenzione di sottoporre ai giudici parti della legge non esaminate dalla Consulta. Se così fosse i 15 giudici costituzionali dovranno tornare sull'argomento.

Torna all'inizio