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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GEN. DEL
DOSSIER |
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Il
neo-Pdl è niano ma ancora non lo sa
( da "EUROPA
ON-LINE" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
settimana
infatti non si vede un cattolico neppure col binocolo. Di Fini si sa,
Berlusconi è il massimo teorico del partito «anarchico» e della libertà di
coscienza sui temi etici, Denis Verdini ? il super-coordinatore forzista ? è un
mangiapreti di formazione «laica, non cattolica, risorgimentale e liberale »,
Ignazio La Russa non è stinco di santo che vada a sentir messa ogni mattina.
L'epidemia
non si supera con la distribuzione dei preservativi che aumentano i problemi
L'unica strada efficace è un rinnovo spirituale e morale della sessualità
( da "Stampa,
La" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laiche a
ritenere irresponsabile affermare che il condom aggrava la pandemia e che
Giovanni Paolo II non si era mai spinto così in là. In dissenso con Benedetto
XVI, monsignor Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco,
ritiene il preservativo «uno strumento di salvezza» contro la diffusione
dell'Hiv: «Il suo uso mantiene intatta anche la dimensione morale della cura
Critiche
dal fronte laico e progressista La Chiesa danneggia gravemente la salute
<BR... ( da "Stampa, La"
del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
i
preservativi sono diabolici, succeda quel che deve succedere Critiche dal
fronte laico e progressista «La Chiesa danneggia gravemente la salute» Il
quotidiano laico e progressista attacca in prima pagina la gerarchia cattolica
spagnola, che dice: «La soluzione all'epidemia di Aids sta nel mantenere
relazioni moralmente sane»
E
dall'Italia arriva un silenzio bipartisan
( da "Stampa,
La" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ma se
Brunetta è un laico, il democristiano Gianfranco Rotondi, ministro per
l'Attuazione del Programma la vede un po' diversamente: «Il Papa? Mi era noto
da prima di questa sua ultima esternazione che nella morale cattolica, la
sessualità fosse finalizzata solo alla procreazione.
aids,
l'europa contro il papa "i preservativi salvano le vite" - giampiero
martinotti ( da "Repubblica, La"
del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ancor più
indignate le reazioni della laica Francia. Il portavoce del quai d´Orsay ha
espresso la «vivissima inquietudine» per le conseguenze delle dichiarazioni
pontificie: «Non spetta a noi giudicare la dottrina della Chiesa, ma pensiamo
che tali parole mettano in pericolo le politiche di sanità pubblica e gli
imperativi di protezione della vita umana».
l'ombra
della chiesa - (segue dalla prima pagina) lorenzo bini smaghi
( da "Repubblica,
La" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
eccezione
cattolica accompagna come un´ombra la storia italiana, e in certe ore si
allunga fino a inghiottirla. Ogni volta di nuovo i cittadini laici � credenti
o no, davvero non è il discrimine � si chiedono se il saldo fra il dare e
l´avere della presenza cattolica nella società italiana sia in fondo positivo o
negativo.
Aids,
bufera su Ratzinger La Ue: preservativo essenziale
( da "Unita,
L'" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
specialmente
dei laici che hanno responsabilità sociali, economiche, politiche»: «lasciarsi
guidare dalla dottrina sociale della Chiesa, per contribuire alla costruzione
di un mondo più giusto in cui ciascuno potrà vivere dignitosamente». Ha chiesto
di contrastare il diffondersi «delle sette evangeliche, così come
dell'esoterismo»,
Non
si combatte l'Aids con l'uso massiccio del preservativo. Scuote e suscita
reazioni pol... ( da "Unita, L'"
del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
specialmente
dei laici che hanno responsabilità sociali, economiche, politiche»: «lasciarsi
guidare dalla dottrina sociale della Chiesa, per contribuire alla costruzione
di un mondo più giusto in cui ciascuno potrà vivere dignitosamente». Ha chiesto
di contrastare il diffondersi «delle sette evangeliche, così come
dell'esoterismo»,
Massimo
Marinelli L'ordine democratico Ho sempre pensato che la difesa dell'ordine
democr... ( da "Unita, L'"
del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
comunque
subordinata alla condivisione di valori laici. Ciò significa che di fronte ai
dilemmi etici, come quello posto dalla condizione di malato terminale o
dall'aborto medesimo, lo stato lascia agli individui di assumere le decisioni
che la sua coscienza e non un dogma impongono. Penso che tali questioni abbiano
un forte impatto sui rapporti sociali e persino su quelli economici:
<Vi
spiego perché lo Stato è canaglia>
( da "Giornale.it,
Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Non
appartengo alla schiera dei cosiddetti "laici devoti", e però sul
piano culturale mi riconosco senza dubbio nella tradizione cristiana. Non fosse
altro perché, da liberale, sono grato ad una cultura che ha affermato la
nozione di "persona"». Secondo la vulgata, siamo in una crisi
mondiale causata da un eccesso di liberalismo.
LA
CHIESA IMMOBILE ( da "Stampa, La"
del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sia di
matrice cattolica che laica), che quindi almeno indirettamente condividono
l'idea di Benedetto XVI che il preservativo non serve a prevenire l'Aids in
Africa. Non stupisce dunque che il Pontefice ribadisca ancora una volta il
pensiero che da sempre la Chiesa coltiva in tema di sessualità, con le sue
chiusure sull'uso del condom,
La
Forza dell'Italia contro i radical chic
( da "Stampa,
La" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici ma
anche cattolici, aperti al mercato ma anche colbertisti. Negli Usa era stata
inventata una buona parola, "fusionismo", per indicare il prodotto di
tante contraddizioni. Anche "Popolo della Libertà" è un'ottima
sineddoche per delineare un concetto più ampio nel quale perfino la libertà non
si riduce al solito termine "
dal
nostro inviato YAOUNDE' (Camerun) Non s'era ancora vis...
( da "Messaggero,
Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La linea
scelta dai cattolici contro l'Hiv contrasta nettamente con le politiche di
contenimento del contagio promosse dalle grandi organizzazioni umanitarie
laiche come Actionaid, Unaids o il Fondo mondiale per la lotta contro l'Aids.
All'interno dell'entourage papale c'è tanta irritazione perchè in questo modo
la polemica sul preservativo sì,
ROMA
- I senatori del Pdl hanno trovato ieri nelle loro caselle postali di Palazzo
Madama un... ( da "Messaggero, Il"
del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
passaggio in
commissione sono emersi nel Pdl dissensi sia sul versante laico che su quello
cattolico-tradizionalista. Si tratta di dissensi numericamente marginali.
Tuttavia è il fronte aperto dall'area tradizionalista (guidata da Alfredo
Mantovano e Laura Bianconi) che preoccupa maggiormente i vertici del Pdl, dal
momento che le loro obiezioni trovano sostegno in ambito ecclesiale.
Aids
e preservativi, l'Europa critica il Papa
( da "Corriere
della Sera" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laica ha
reagito con durezza alle parole di Benedetto XVI sull'uso del preservativo,
parole che imbarazzano anche ambienti cattolici, toccati dalla vicenda del
vescovo negazionista Williamson. Ma la protesta è dilagata in diversi Paesi
europei e in serata la Commissione europea ha preso posizione: «La funzione dei
preservativi è scientificamente provata e per questo la Commissione
Gesù
e i condom, polemiche su <Le Monde>
( da "Corriere
della Sera" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Non ha dubbi
l'onorevole cattolico: «Esattamente come accadde tre anni fa per le vignette
danesi su Maometto c'è un limite netto tra l'umorismo e l'offesa al culto e
alla libertà religiosa: il quotidiano transalpino l'ha ampiamente superato.
Ogni spirito libero, laico e credente dovrebbe chiedere il ritiro della
vignetta».
Magrelli
mette in versi l'addio ai democratici
( da "Corriere
della Sera" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
pensavano che
il nuovo Pd avrebbe dovuto conciliare laici e cattolici, una forma di vita
inattesa e letale si è inserita all'interno del nuovo organismo, devastandolo:
i clericali». Spiega così su MicroMega online il proprio addio al Pd il poeta
Valerio Magrelli. Lascia il partito affidando ai versi un indovinello che ha
come soluzione il «bipolarismo italiano»: c'è un paio di guanti (
"Vi
spiego perché lo Stato è canaglia"
( da "Giornale.it,
Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici
devoti”, e però sul piano culturale mi riconosco senza dubbio nella tradizione
cristiana. Non fosse altro perché, da liberale, sono grato ad una cultura che
ha affermato la nozione di “persona”». Secondo la vulgata, siamo in una crisi
mondiale causata da un eccesso di liberalismo.
MARIA
PAOLA MILANESIO ROMA. NON VEDO SCANDALO ALCUNO NELLE PAROLE DEL PAPA
SULL'UTILIT... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
È piuttosto
la testimonianza della grandezza dell'affetto che la Chiesa nutre verso l'uomo
e la sua condizione. Sfido chiunque ad andare a vedere come lavorano i
missionari che aiutano i malati di Aids, e in particolare le donne. Altro che
condanna dell'uomo, altro che retroguardia! È una grande testimonianza per
tutta la società civile e laica».
IL
DISEGNATORE SATIRICO DI LE MONDE, PLANTU, DIPINGE NELLA SUA VIGNETTA DI PRIMA
PAGINA UN CRISTO CH... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ha detto che
«la vignetta di Le Monde offende non solo tutti coloro che credono in Gesù
Cristo, cattolici e protestanti. Ogni spirito libero, laico o credente,
dovrebbe chiederne il ritiro. Come per le vignette danesi su Maometto c'è un
limite netto tra l'umorismo e l'offesa alla libertà religiosa: è stato
ampiamente superato».
CLAUDIO
SARDO ROMA. I SENATORI DEL PDL HANNO TROVATO IERI NELLE LORO CASELLE POSTALI DI
PALAZZO M... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
passaggio in
commissione sono emersi nel Pdl dissensi sia sul versante laico che su quello
cattolico-tradizionalista. Si tratta di dissensi numericamente marginali.
Tuttavia è il fronte aperto dall'area tradizionalista (guidata da Alfredo
Mantovano e Laura Bianconi) che preoccupa maggiormente i vertici del Pdl, dal
momento che le loro obiezioni trovano sostegno in ambito ecclesiale.
la
destra e la politica - carlo galli
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
come nel
liberalismo laico, o nella politica di derivazione cristiana, protestante o
cattolica che sia). Piuttosto, è � vuol essere creduta � una leadership
casuale, accidentale, occasionale. Il carisma politico di Berlusconi sta in
questa finzione di disimpegno dalla politica come lavoro e serietà, in questo assecondare
le pulsioni al disimpegno che covano in molte coscienze.
Il
Papa: il vero virus avidità e corruzione
( da "Tempo,
Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
fortificata
dalle figure di grandi vescovi e da un laicato consapevole e maturo. Dunque,
anche. Ai suoi confratelli dell'episcopato, Papa Benedetto lascia due
direttive: la Chiesa-famiglia di Dio che è in Africa deve realizzare una
«opzione preferenziale per i poveri». Il campo va però sgomberato da ogni
conflitto etnico, dagli scontri tribali: «Lasciatevi riconciliare!
UN'IMPRESSIONANTE
sequenza di polemiche ha investito negli ultimi mesi le forme e i contenu...
( da "Messaggero,
Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ma a questa
scelta il mondo laico non dovrebbe rispondere invocando limitazioni al diritto
del Papa e di tutto il clero di esprimere le proprie opinioni e di adoprarsi
per farle valere in sede politica. Meno ancora assumendosi il compito improprio
di promuovere la riforma della Chiesa sulla base delle proprie preferenze
(l'errore "giurisdizionalista"
In
palese contrasto col suo passato di uomo del Concilio e con la sua stessa
figura di intel... ( da "Messaggero, Il"
del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ma a questa
scelta il mondo laico non dovrebbe rispondere invocando limitazioni al diritto
del Papa e di tutto il clero di esprimere le proprie opinioni e di adoprarsi
per farle valere in sede politica. Meno ancora assumendosi il compito improprio
di promuovere la riforma della Chiesa sulla base delle proprie preferenze
(l'errore "giurisdizionalista"
Caro
Signor Gervaso, un po' perché passo molto tempo all'estero, un po' perché,...
( da "Messaggero,
Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Stato debba
subordinarsi alla Chiesa. Il lealismo statale di un partito cattolico è
soggetto sempre a deroghe, sospensioni ed eccezioni». Ma lo Stato non può
dipendere da nessuna autorità spirituale perché lo Stato, il vero Stato, è
laico. Se la diccì non avesse confuso e tanto furbescamente identificato il
buon cittadino con il buon cattolico e altrettanto furbescamente confuso
Grinzane
a pezzi, lite continua ( da "Corriere della Sera"
del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Trovavo che
il Premio Grinzane esprimesse naturalmente una pluralità di voci: laici,
cattolici, musulmani, ebrei, protestanti... Con il comitato Odifreddi non è
stato più così. E poi che cosa c'entra la matematica con la letteratura? Con
tutto il rispetto per i matematici e i filosofi, noi facevamo parte della
giuria di un premio letterario».
Umberto
Veronesi: tutta la Scienza in dodici puntate
( da "Corriere
della Sera" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
in nome della
libera scelta e del laicismo. Non mancano le puntate dedicate alla donna, alle
sue malattie per cui Veronesi si è battuto da sempre, e neppure le istruzioni
per l'uso della vecchiaia. La numero 12 riaprirà in un certo senso tutte le
domande e le speranze già nel titolo: «Un Dio chiamato Dna».
Il
Papa fra dubbi e sofferenze ( da "Secolo XIX, Il"
del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
hanno
choccato sia cattolici che laici, sia governi che semplici cittadini. Per la
maggior parte dei laici siamo di fronte a una posizione totalmente
incomprensibile, di fronte all'ecatombe che sta decimando la popolazione
africana, i cattolici sono più prudenti nel giudizio ma si pongono umanamente
gli stessi quesiti.
UN
PAPA AVVERSO A OGNI INNOVAZIONE E ALLO STESSO SPIRITO DELLA MODERNITà. IN
PALESE CONTRASTO C... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ma a questa
scelta il mondo laico non dovrebbe rispondere invocando limitazioni al diritto
del Papa e di tutto il clero di esprimere le proprie opinioni e di adoprarsi
per farle valere in sede politica. Meno ancora assumendosi il compito improprio
di promuovere la riforma della Chiesa sulla base delle proprie preferenze
(l'errore «giurisdizionalista»
Il
laico Blair contro il laicismo aggressivo
( da "Foglio,
Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
20 marzo 2009
Il laico Blair contro il laicismo aggressivo L'ex premier spiega perché la fede
aiuta anche a combattere le malattie Anche se non hanno fede, i leader politici
devono avere “a che fare con Dio” se vogliono capire la modernità. Parola dell?
( da "EUROPA ON-LINE" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Il neo-Pdl è niano
ma ancora non lo sa Mancano tre giorni all?ultimo congresso di An che
confluisce nel Pdl: senza dirigenti cattolici tutti
verso il Ppe. FRANCESCO LO SARDO Il Pd, il cui elettorato proviene in gran
parte dal Pci, ha un segretario ex dc. Mentre al vertice del Pdl, il cui
elettorato in gran parte arriva dalla Dc, «non figura un solo cattolico oppure
un uomo proveniente dalla Dc». Paradossi della storia. Se n?è accorto Sandro
Fontana, che nella prima Repubblica era direttore del quotidiano dc Il Popolo e
si firmava con l?alias di Bertoldo. Proprio come il contadino dei racconti del
1600 che parlava pane al pane e vino al vino, l?ex delfino di Carlo Donat
Cattin constata apertis verbis su Libero una verità che è sotto gli occhi di
tutti. C?è poco da denunciare, come fa il forzista ciellino Formigoni, gli
eccessi laicisti di un Fini non in sintonia col popolo del Pdl, duellante con
la Chiesa ora sul caso Englaro ora sulle responsabilità di Pio XII per le leggi
razziali. Si può accusare Fini di scarso senso di disciplina e insofferenza per
l?autocrazia di Berlusconi: ma non accusarlo di essere un eretico, in termini
di valori e principi etici, nel Gotha del centrodestra italiano. Sulla plancia
di comando del partito unico del centrodestra che nascerà il 27 marzo, dopo la
confluenza nel Pdl di An che celebra il suo congresso questo fine settimana
infatti non si vede un cattolico neppure col binocolo. Di Fini si sa,
Berlusconi è il massimo teorico del partito «anarchico» e della libertà di
coscienza sui temi etici, Denis Verdini ? il super-coordinatore forzista ? è un
mangiapreti di formazione «laica, non cattolica, risorgimentale e liberale »,
Ignazio La Russa non è stinco di santo che vada a sentir messa ogni mattina.
C?è in arrivo il mite Bondi, ex comunista ora ciellino: che in prospettiva è
però l?unico sant?uomo del gruppo dirigente. Che posto occupi Formigoni, capo
della più robusta delle catto-correnti forziste nella considerazione di
Berlusconi è meglio non dire. Pisanu nel Pdl è ormai considerato un?anima persa,
Pera s?è ormai inabissato e gli è sopravvissuto solo Quagliariello: l?unico
teocon che il Cavaliere sopporti. Il perimetro ideologico-valoriale sotteso a
questo illuminante quadretto non è così distante dalla weltanschauung di Fini,
più vicina alle concezioni della nuova destra europea dei Cameron e dei Sarkozy
(che intanto però s?è spaccata sull?adesione al Ppe, e che perderà l?apporto
degli eurotories) che non alla tradizione dei grandi partiti popolari europei
d?ispirazione cristiana. Del resto molta acqua è passata sotto i ponti se anche
un cattolico tradizionalista come Alfredo Mantovano (oggi molto vicino ad
Alemanno), è arrivato alla conclusione che le etichette degli uomini al vertice
del partito unico del centrodestra non contano più nulla. «Nella seconda
repubblica la somma degli elettorati della Dc e del Msi rappresenta ancora la
parte più consistente del Pdl. Berlusconi coglie questa dominante, senza
assumere posizioni dissonanti dalla Chiesa, semmai tacendo. Oggi penso che la
maggiore garanzia di fedeltà a quel quadro di principi ? ragiona il
sottosegretario di An ? sia data dalla consistenza ideologica e sociale del
nostro elettorato. Perciò non c?è bisogno di corrispondenza e coerenza tra
questo elettorato e l?assetto di vertice del Pdl». Se così stanno le cose, il
Pdl ha oggi una impostazione assai più finiana, nel senso di laica, di quanto
esso stesso non sia consapevole. Una impostazione di «laicità positiva» di cui
un mese fa l?Osservatore romano, organo ufficiale della Santa Sede, ha dato
atto a Fini ? nel recente passato violentemente attaccato ? lodandone le parole
pronunciate in un convegno sui Patti lateranensi. Un apprezzamento espresso
anche da Avvenire. I colloqui di Fini col Segretario di Stato Bertone, il
vicario di Roma Vallini, il presidente della Cei Bagnasco e il segretario
Crociata hanno evidentemente lasciato il segno. E le gerarchie sembrano aver
preso atto che con questo Fini, nel nuovo Pdl, dovranno comunque fare i conti.
( da "Stampa, La" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
L'epidemia non si
supera con la distribuzione dei preservativi che aumentano i problemi L'unica
strada efficace è un rinnovo spirituale e morale della sessualità Benedetto XVI
GIACOMO GALEAZZI EMANUELE NOVAZIO Nuova bufera sul Papa, dopo le sue
dichiarazioni contro la distribuzione dei preservativi per combattere l'Aids
pronunciate in viaggio verso l'Africa, il continente simbolo dell'Hiv. Numerosi
governi europei, dalla Francia alla Germania, dalla Spagna al Belgio, ma anche
associazioni internazionali e Ong, hanno preso posizioni durissime contro le
parole di Benedetto XVI. Cauta invece l'Italia: il ministro degli Esteri
Frattini si è rifiutato di commentare le affermazioni del Pontefice. Il
Vaticano è corso ai ripari schierando tutti i mass media ufficiali. La prima a
reagire è la Francia. Il ministero degli Esteri esprime «fortissima
preoccupazione per le conseguenze delle parole di Benedetto XVI», definendole
«una minaccia alla salute pubblica e agli imperativi di protezione della vita umana».
Perfino più severa la condanna del governo tedesco, affidata a un comunicato
congiunto delle ministre della Sanità, Ulla Schmidt, e dello Sviluppo,
Heidemarie Wieczoreck-Zeul: i preservativi «salvano la vita» e hanno «un ruolo
decisivo» nella lotta all'Aids: qualsiasi altro mezzo sarebbe «irresponsabile».
La Commissione europea prende posizione: il preservativo è «uno degli elementi
essenziali nella lotta contro l'Aids». Da Bruxelles arriva anche la condanna
del governo belga a «una visione dottrinaria pericolosa». Drastico il giudizio
del governo spagnolo, che polemicamente annuncia l'invio in Africa di un
milione di preservativi: il Papa è «molto mal consigliato» e dovrebbe intonare
«un mea culpa», afferma il ministro della Sanità Martinez Olmos: «Invia un
messaggio contrario all'evidenza scientifica, converrebbe una rettifica».
Oltreatlantico, il New York Times considera «irresponsabile dar la colpa ai
preservativi di far peggiorare l'epidemia». Ma non sono Soldano i governi e le
sigle laiche a ritenere irresponsabile affermare che il
condom aggrava la pandemia e che Giovanni Paolo II non si era mai spinto così
in là. In dissenso con Benedetto XVI, monsignor Vinicio Albanesi, presidente
della Comunità di Capodarco, ritiene il preservativo «uno strumento di
salvezza» contro la diffusione dell'Hiv: «Il suo uso mantiene intatta anche la
dimensione morale della cura alla malattia». Per reagire ad un
accerchiamento internazionale senza precedenti, la Santa Sede si mobilita.
«L'umanizzazione della sessualità invocata dal Papa è da tempo oggetto di
impegno pastorale per la Chiesa che opera sulle frontiere dell'Aids - afferma
Radio Vaticana -. Il 30% dei centri per la cura dell'Hiv nel mondo sono gestiti
da strutture cattoliche, come il progetto "Dream" della comunità di
Sant'Egidio». Il portavoce papale, padre Federico Lombardi, definisce
«un'illusione» pensare che «i problemi si risolvano puntando tutto sull'uso dei
preservativi». Ciò «non va nel senso della crescita della persona nella sua
completezza, anzi non aiuta a far crescere nella responsabilità». Le parole del
Pontefice «sui metodi per contrastare la diffusione dell'Aids sono state
stravolte in chiave polemica», aggiunge il direttore dell'Osservatore Romano,
Giovanni Maria Vian. «Affermare ideologicamente che il Papa sta favorendo
l'epidemia perché invita alla sessualità responsabile è un'assurda
mistificazione anche dal punto di vista scientifico - protesta Gianluigi Gigli
della Federazione mondiale dei medici cattolici -. La
Thailandia, dove ci si è basati solo sul profilattico, la situazione dell'Aids
è addirittura peggiorata». Il Papa, evidenzia il presidente della Cei Angelo
Bagnasco, «ci richiama all'essenza dell'amore e a non fermarci a nessuna
espressione, tanto più quando ciò può avere gravi conseguenze».
( da "Stampa, La" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
La voce dei liberal
tedeschi «I preservativi non sono diabolici» Constatare che la sessualità non
si controlla con le encicliche angoscia talmente il Papa, scrive la SZ, da
indurlo a mettere i principi al primo posto: i preservativi
sono diabolici, succeda quel che deve succedere Critiche dal fronte laico e
progressista «La Chiesa danneggia gravemente la salute» Il quotidiano laico e
progressista attacca in prima pagina la gerarchia cattolica spagnola, che dice:
«La soluzione all'epidemia di Aids sta nel mantenere relazioni moralmente sane»
( da "Stampa, La" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Retroscena La
politica e la prudenza sul Vaticano E dall'Italia arriva un silenzio bipartisan
FABIO MARTINI ROMA Nella giornata del lungo, collettivo silenzio della politica
italiana, l'unico ministro italiano che si ritrova sotto la bocca i
registratori dei giornalisti è Franco Frattini. A metà pomeriggio, reduce da
una delle tante audizioni sui problemi del mondo, tra i corridoi di mogano di
palazzo Madama, il ministro degli Esteri, incrociando i cronisti, se la cava
così: «Non commento le parole del Papa». A suo modo sfortunato, Frattini.
Costretto alla estrema sobrietà verbale sulle esternazioni papali circa l'uso
dei preservativi. Ma nel giorno in cui fior di governi di centrodestra, come
quello francese guidato da Nicolas Sarkozy, o grandi coalizioni guidate da una
democristiana come Angela Merkel, esprimono senza sfumature il proprio profondo
dissenso, in Europa brilla il silenzio italiano. Da palazzo Chigi, né due
giorni fa, né ieri, sono trapelati commenti informali e tantomeno formali. Ma
la stessa «astenia» ha colpito l'opposizione, tutta l'opposizione. Quella che
si definisce riformista del Partito democratico. Ma anche quella popolare, pane
al pane vino al vino di Antonio Di Pietro. Il Tonino nazionale, sempre così
loquace su qualsiasi argomento, sul Papa non ha trovato il tempo per dire o per
far dire a qualcuno dei suoi. In due giorni, dal vasto arco dell'opposizione in
Parlamento, non si è alzata neppure una voce. O meglio, una sola. Quella di
Livia Turco, una ex comunista cattolica, che ha detto esplicitamente come la
pensa: «Ad oggi il preservativo è il mezzo migliore per prevenire malattie
gravi come l'Aids». In una politica chiacchierona e interventista come quella
italiana, stavolta il silenzio è diventato bipartisan. Anche se a scavare, a
cercarli uno ad uno, i ministri di Berlusconi, le sorprese non mancano. E come
spesso accade il più anticonformista di tutti è Renato Brunetta, ministro della
Funzione pubblica: «Da laico, da uomo, da persona qual sono, penso che i
preservativi siano utili. Poi, naturalmente, ognuno ha la sua sensibilità.
Utili da tanti punti di vista. Contraccezione. Prevenzione. Sono strumenti
tecnologici a disposizione degli umani, gli animali non li usano certamente,
che circolano dai tempi del Rinascimento». E col consueto spirito Brunetta
aggiunge: «I primi erano di budello, di stoffa... Per cui fanno parte da secoli
della natura dell'uomo, quella stessa che ci ha portato ad aumentare l'età
media di vita, ad eliminare la mortalità infantile, le epidemie». Ma se Brunetta è un laico, il democristiano Gianfranco Rotondi,
ministro per l'Attuazione del Programma la vede un po' diversamente: «Il Papa?
Mi era noto da prima di questa sua ultima esternazione che nella morale
cattolica, la sessualità fosse finalizzata solo alla procreazione. Il
Papa fa il suo mestiere. Lo sbaglio dei governi è quello di voler condizionare
il mondo ecclesiastico, così come è sbagliata anche la tentazione opposta.
Ognuno faccia il suo». E dunque, ecco la piccola sorpresa finale, per il
democristiano Rotondi, «il compito dei governi non è quello di avere un
approccio teologico e quindi i governi facciano le politiche che credono, in
autonomia». E anche Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl, è
ecumenico: «Il Papa fa il suo mestiere, le sue posizioni sono perfettamente
coerenti con un approccio, si sa, conservatore. E d'altra parte è fisiologico
che i governi seguano laicamente le proprie politiche». Chi non si stupisce del
silenzio bipartisan è uno dei pochissimi laici integrali come Marco Pannella: «Le
dichiarazioni del Papa suonano oramai come un vecchio 78 giri, ma certo non
stupiscono silenzi e strutturali subalternanze etiche, morali, politiche e
civili da parte del "Regime" italiano, agglomerato unico nel quale
non si distingue destra o sinistra e che merita una autentica lotta di
Liberazione». Emma Bonino scuote la testa: «Quando c'è in gioco il Vaticano,
c'è una debolezza politica bipartisan».
( da "Repubblica, La" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 2 - Esteri
Aids, l´Europa contro il Papa "I preservativi salvano le vite"
Critiche al pontefice anche dalla stampa Usa La Spagna ha risposto con i fatti,
inviando un milione di condom nel continente nero GIAMPIERO MARTINOTTI dal
nostro corrispondente parigi - La Francia esprime la sua «vivissima
inquietudine», la Germania parla di «irresponsabilità», per l´Unione europea,
come pure per l´Unaids (l´organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di
Aids), il preservativo è un «elemento essenziale» nella lotta contro la
malattia: una dichiarazione del Papa non aveva mai sollevato così tante
critiche nelle cancellerie europee. Quando si prendevano le distanze dalla
Santa Sede lo si faceva in maniera molto cortese, diplomatica, utilizzando
frasi allusive. Stavolta, invece, le parole di Benedetto XVI contro l´uso dei
profilattici hanno sollevato una protesta generalizzata e non sono soltanto la
stampa e le organizzazioni umanitarie a sparare a zero: i governi hanno
ufficialmente criticato il pontefice in termini durissimi e Madrid, senza fare
commenti, ha annunciato l´invio di un milione di preservativi in Africa. Solo a
Roma si è preferito un poco coraggioso silenzio: «Non commento le parole del
Papa», ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini. La politica dello
struzzo non è stata invece seguita nella altre capitali, da dove sono arrivate
bordate contro le dichiarazioni di Papa Ratzinger, già ferocemente criticato
per la riabilitazione di monsignor Williamson e per la vicenda della bambina
brasiliana stuprata. A dare il via alle critiche ufficiali è stato
il ministro della Sanità belga, Laurette Onkelinx, che si è detta «sorpresa e
costernata». Poi è stata la volta di un comunicato arrivato dalla Germania,
patria del Papa, firmato dalle ministre della Sanità e dello Sviluppo: «I
preservativi hanno un ruolo decisivo, salvano la vita in Europa e in altri
continenti». Qualsiasi altro mezzo «sarebbe irresponsabile». Ancor più indignate le reazioni della laica Francia. Il portavoce
del quai d´Orsay ha espresso la «vivissima inquietudine» per le conseguenze
delle dichiarazioni pontificie: «Non spetta a noi giudicare la dottrina della
Chiesa, ma pensiamo che tali parole mettano in pericolo le politiche di sanità
pubblica e gli imperativi di protezione della vita umana». Ancor più
virulente le prese di posizione di alcuni membri del governo, dal ministro
della Sanità («Sono sconvolta per queste frasi, come garante della sanità
pubblica le giudico irresponsabili») al sottosegretario ai diritti umani («Sono
sbalordita, sono parole regressive»). L´ex primo ministro Alain Juppé ha
sbottato: «Questo Papa comincia a darci dei problemi». Lo stesso mondo
cattolico ha reagito con imbarazzo, non tanto per la dichiarazione in sé, ma
perché essa arriva dopo le polemiche delle settimane scorse, che avevano già
appannato l´immagine papale. Infine, anche la Commissione europea è scesa in
campo. Con prudenza, ma senza nascondersi dietro un dito, il portavoce del
commissario agli aiuti umanitari ha detto che il preservativo «è uno degli
elementi essenziali nella lotta contro l´Aids e la Commissione ne sostiene la
diffusione e l´uso corretto». Di fronte a tante critiche, le proteste delle Ong
appaiono quasi scontate. Tutti parlano di "irresponsabilità", di un
papa «che non vive nel ventunesimo secolo», la cui "cecità" di fronte
al flagello dell´Aids può avere un´influenza nefasta sulle popolazioni
africane. E la stampa se la prende con Ratzinger soprattutto per aver detto che
i preservativi «aumentano il problema». E´ il caso di Le Monde: «Affermare che
il preservativo aggrava la pandemia è gravissimo e irresponsabile. Il suo
predecessore, Giovanni Paolo II, non era mai andato così lontano». Stessa
campana sul New York Times, per il quale il Papa si è messo «tristemente dalla
parte del torto». Le prese di posizione vaticane su l´Aids e i profilattici
hanno sempre suscitato un putiferio, mai però come questa volta.
( da "Repubblica, La" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 39 - Commenti
Ecco perché krugman sbaglia sull´euro l´ombra della chiesa (SEGUE DALLA PRIMA
PAGINA) LORENZO BINI SMAGHI Di occasioni, di toni. Invece no. Invece vince
l´oltranza. è la posizione di sempre della Chiesa, si obietta, è stata del suo
predecessore. (L´innovazione, annotano i filologi, sta nel fatto che questa
volta il Papa ha pronunciato proprio la parola: preservativo). Ma c´è un di
più, una troppa grazia, nell´inaugurare così il pellegrinaggio africano. E non
limitandosi a dire che i preservativi non bastano ad affrontare il flagello �
certo che non bastano � ma che lo aggravano. Dunque additando il peccato e la
colpa di chi i preservativi in Africa cerca di distribuirli, e passa così per
untore. C´è un´impressione di pazzia che ricorre attorno a queste scelte, e non
si capisce come la Chiesa voglia ignorarla, quando non si compiaccia di
fomentarla. Di dare scandalo. Erano passati dieci giorni dallo scandalo per la
bambina brasiliana. Quale persona ragionevole e di cuore, cattolica o no,
credente o no, può voler costringere una bambina di nove anni e di trenta chili
a partorire due gemelli, frutto della lunga violenza esercitata su lei da un
patrigno che l´aveva in balia? Otto giorni dopo la notizia che la madre della
bambina e i medici che l´avevano soccorsa � questo è il verbo: soccorsa �
erano stati scomunicati dall´arcivescovo di Recife, e che il Vaticano ne aveva
approvato l´operato, otto giorni dopo, un prelato romano ha ritenuto di
correggere quel gesto scandaloso. E come l´ha fatto? Dicendo (cito il titolo,
testuale, dell´Avvenire): «Scomunica sì, ma serviva misericordia». Una
scomunica misericordiosa, questo serviva? «Prima di pensare alla scomunica era
necessario e urgente salvaguardare la vita innocente della bimba...». Non
«prima di pensare alla scomunica», ma «invece di pensare alla scomunica», era
urgente. Tuttavia la mezza marcia indietro può essere il modo della Chiesa di
fare una marcia indietro intera, e va almeno apprezzata l´insistenza sulla
necessità di trattare i singoli casi, perché nella casistica, e in una
casistica magari ipocrita ma intelligente, sta l´eventualità che la Chiesa di
oggi riapra l´occhio della misericordia. Resta il fatto che il tentativo di
restituire alla Chiesa un´aura di sensibilità ha impiegato otto giorni, e nel
frattempo si erano sguinzagliati i cani arrabbiati, e non è poi facile
richiamarli a cuccia. La dottoressa Fatima Maia è la direttrice del Centro
sanitario in cui la bambina brasiliana ha potuto abortire, è cattolica, e ha
avuto anche lei il tempo di riflettere, e poi ha dichiarato: «Grazie a Dio, mi
trovo fra quelli che sono stati scomunicati». Lo ripeto, senza nessun compiacimento:
un´impressione di non leggera follia. C´è un´esasperazione attorno a questo
Papa e alla sua Chiesa. E non si tratta solo delle persone, di quelli che sanno
immaginare di essere il padre o la madre della bambina di Recife, e di quelli
così bravi e infelici da saper immaginare di essere quella bambina. E di essere
un bambino o una bambina, una donna o un uomo della prediletta Africa. Ieri
sono piovute le proteste secche di una serie di cancellerie. Non della
pregiudicata Spagna di Zapatero, ma della Germania di Ulla Schmidt e di Angela
Merkel e della Francia di Kouchner e Sarkozy, e della stessa Unione Europea.
L´Unione Europea, gli impettiti e maturi rappresentanti di un continente
fortunato costretti a ribadire che la diffusione del preservativo serve a
salvare vite umane, in Africa e dovunque. Questo non succedeva con
"l´altro Papa", benché anche lui, papa Wojtyla, fosse così rigido in
ciò che tocca la sessualità. Non c´entra solo la diversa personalità dei due
uomini. C´entra il tramonto di quella che si può chiamare l´"eccezione
cattolica": una specie di accordo, metà rassegnato metà cortese, sulla
bizzarria per la quale la Chiesa cattolica si riserva delle licenze paradossali
per tutto ciò che riguarda il sesso, e di lì in poi si può averci a che fare. è
questo che tanti uomini di Chiesa (compreso quell´arcivescovo di Recife)
chiamano il primato della legge di Dio sulla legge degli uomini. Legge di Dio è
quello che attiene alla sessualità. Attenzione: alla sessualità, e non alla
"vita". Non si spiegherebbe se no la tiepidezza con la quale la
Chiesa ha maneggiato la questione della pena di morte. Ma la sessualità non è
più, ammesso che lo sia stata mai � come pretendeva un´epoca in cui i panni
sporchi si lavavano in famiglia, e all´orecchio del confessore � un terreno
riservato e appartato. Il Papa può proclamare, sempre dall´alto di quel cielo,
che la soluzione stia nell´"umanizzare la sessualità, cioè innovare il
modo di comportarsi verso il proprio corpo": ma questo vuol dire ignorare
il problema presente e urgente, e sabotarne i rimedii parziali ma essenziali,
com´è l´educazione all´uso del preservativo e la sua distribuzione. Specialisti
papisti dichiarano che l´uso del preservativo è dannoso perché induce a una
fallace sicurezza, e che dietro la sua promozione stanno le ingorde
multinazionali produttrici. Balle: al complottismo dell´affarismo profilattico
si risponda piuttosto rivendicando la gratuità, e il rischio residuo dell´uso
del preservativo è incomparabile con il disastro dei rapporti non protetti,
salvo che si finga di credere che davvero la gente smetta i rapporti sessuali,
e lo faccia per giunta in misura e tempo utili a fronteggiare l´epidemia. Con
una simile logica, se finalmente esistesse un vaccino anti-hiv, bisognerebbe vietarne
la diffusione. Che sensazione di non lieve follia. Il Papa ha lodato la
gratuità delle cure, e ci mancherebbe altro. Ma a condizione che si affronti la
riproduzione allargata di malati da curare, gratis o no. Le impazienti reazioni
di governi e istituzioni internazionali, che vedono offesa la ragionevolezza e
sabotata la fatica di tanti professionisti e volontari, restituiscono il
Vaticano alla sua misura terrena e alla sua responsabilità diplomatica, senza
eccezione. Una stupidaggine è tale, anche se venga pronunciata da un Papa, e in
nome di un Dio. Oltretutto in questa circostanza il Papa ha a che fare solo con
se stesso: non con una Curia intrigante, non con una qualche solitudine, non
con «un difetto � anche lui! � di comunicazione». E l´Italia? Il suo
ministro degli Esteri ha spiegato che lui non commenta le parole del Papa.
L´Italia è extraterritoriale. Per l´Italia, di gran parte del centrodestra e di
una mortificante parte del centrosinistra, l´eccezione cattolica resta in pieno
vigore. C´è una divisione del lavoro: alla Chiesa competono la nascita e la
morte, più alcune cerimonie dell´intermezzo � i matrimoni, essenzialmente �
alla maggioranza politica l´intermezzo vero e proprio, la vita, cioè, se non
dolce, ottimista. La pietà dei credenti viene stirata tormentosamente. Muore
Piergiorgio Welby e gli viene rifiutato il funerale. Quando si tratta di
Eluana, i rifiutatori proclamano che «Welby era un´altra cosa». Lo vedemmo, che
altra cosa era. Quando si tratta di Eluana, si grida all´omicidio. Per
vendicarsene, una maggioranza pagana e sanfedista cambia il nome delle cose e
confisca i corpi dei sudditi. Lasciando libertà di coscienza: graziosa
espressione, che vuol dire che la coscienza è revocabile, e che la sua libertà
è una cosa da "lasciare". Coscienze in deposito, oggetti smarriti.
Può darsi che la gerarchia cattolica italiana sia contenta così: contenta di
galvanizzare le sue schiere militanti, e di mettere a tacere i suoi fedeli
dissidenti e amareggiati. Che addirittura questa faziosità le sembri una bella
ed evangelica intransigenza. Non è escluso, dato che anche dalla parte opposta,
di quella che si prende per sinistra, ci sono campionari simili. Ma che futuro
verrà da un tal presente? L´eccezione cattolica accompagna
come un´ombra la storia italiana, e in certe ore si allunga fino a
inghiottirla. Ogni volta di nuovo i cittadini laici � credenti o no, davvero
non è il discrimine � si chiedono se il saldo fra il dare e l´avere della
presenza cattolica nella società italiana sia in fondo positivo o negativo.
Se bisogni augurarsi di ridurla allo stremo, quella presenza, per diventare un
paese un po´ più normale, a costo di perdere tanta carità e solidarietà e
premura per la vita indifesa, o se si ritenga ancora che quella presenza faccia
argine al peggio, al razzismo, al cinismo, all´esclusione. Finora, la gran
parte dei laici ha creduto, o almeno confidato e scommesso, sul secondo corno
del dilemma. Anche i mangiapreti. Marco Pannella e i suoi andavano a piazza San
Pietro per dare forza alla battaglia contro la fame nel mondo, o contro la
violenza delle carceri. Oggi molte persone laiche � non saprei dire quante,
ma molte � credenti o no, sono offese e respinte da una durezza della Chiesa
che a volte sembra ottusità, a volte cattiveria, e ci vedono una malattia
inguaribile della società italiana. A chi può far piacere?
( da "Unita, L'" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Aids, bufera su
Ratzinger La Ue: preservativo essenziale ROBERTO MONTEFORTE Non si combatte
l'Aids con l'uso massiccio del preservativo. Scuote e suscita reazioni
polemiche l'affermazione di papa Benedetto XVI che dal Camerun ribadisce la
contrarietà della Chiesa all'uso del condom. Serve altro, ha ribadito ieri il
pontefice incontrando a Yaoundè fuori programma gli esponenti della comunità di
sant'Egidio impegnati nel progetto di lotta contro l'Aids «Dream». Insiste la
Santa Sede: le armi per contrastare questo flagello sono prevenzione,
educazione, stili di vita, vicinanza alle persone colpite e cure gratuite. Una
presa di posizione che fa discutere. SCOPPIA LA POLEMICA PRO-CONDOM Queste
risposte sottovalutano l'importanza dell'uso del profilattico come strumento
per ridurre gli effetti del male che devasta l'intero continente africano e non
solo. «I preservativi hanno un ruolo decisivo» nella lotta all'Aids: qualsiasi
altro mezzo sarebbe irresponsabile». Lo affermano, polemici verso la posizione
vaticana, i due ministri tedeschi: Ulla Schmidt, titolare della Sanità e
Heidemarie Wieczorek-Zeul, Cooperazione economica e sviluppo, entrambi
esponenti della Spd. «I preservativi salvano la vita, tanto in Europa, quanto
in altri continenti», hanno dichiarato insieme a Berlino. Alla loro reazione si
è aggiunta quella del ministro degli Esteri francese che ha espresso la sua
«grandissima preoccupazione per le conseguenze» sulla lotta contro l'Aids delle
parole del Papa sull'uso del preservativo. Sulla stessa lunghezza d'onda il
portavoce del commissario Ue agli aiuti umanitari Michel: «Il preservativo è
uno degli elementi essenziali nella lotta contro l'Aids e la Commissione Ue ne
sostiene la diffusione e l'uso corretto». Alle polemiche risponde una nota
della Santa Sede, frutto pare di un «mini vertice» vaticano. «La Chiesa
concentra il suo impegno non ritenendo che puntare essenzialmente sulla più
ampia diffusione di preservativi sia in realtà la via migliore» per combattere
l'Aids mette in chiaro il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico
Lombardi. E riepiloga la strategia della Chiesa. Primo punto: l'educazione alla
responsabilità delle persone nell'uso della sessualità e il riaffermare il
ruolo essenziale del matrimonio e della famiglia. Quindi la ricerca e
l'applicazione delle cure efficaci dell'Aids da mettere a disposizione del più
ampio numero di malati. L'ultimo punto: l'assistenza umana e spirituale dei
malati di Aids come di tutti i sofferenti, «che da sempre sono nel cuore della
Chiesa». Una strategia, ribadisce, meno schematica di un semplice no ai
profilattici. Aggiustamenti, sfumature diverse, correzioni nelle versioni delle
parole pronunciate dal Papa durante il volo sono apparse sul sito ufficiale del
Vaticano nelle due finestre, quella della Sala Stampa e quella dedicata al
viaggio papale, segno di imbarazzi tra i più stretti collaboratori del Papa. Si
fa sentire anche l'Osservatore Romano, che parla di «stravolgimento» mediatico
dei significati della visita apostolica del Papa in Africa. DIFENSORI DEI
POVERI È stata dedicata all'episcopato e al clero la seconda giornata di
Ratzinger in Camerun. Nella chiesa Christ-Roi di Yaoundè in mattinata Benedetto
XVI ha incontrato i vescovi del Camerun. A loro ha ricordato come, in
particolare «nel contesto della globalizzazione in cui ci troviamo», il vescovo
debba essere «il principale difensore dei diritti dei poveri» e debba
«promuovere e favorire l'esercizio della carità, manifestazione dell'amore del
Signore per i piccoli». Ha invitato la Chiesa locale a porsi come concreta
«vera famiglia di Dio», riunita «nell'amore fraterno». È questo il modo - ha
sottolineato - per superare «ogni etnocentrismo e particolarismo eccessivi». È
così che si contribuisce «alla riconciliazione e alla cooperazione tra le etnie
per il bene di tutti». Quindi il Papa ha richiamato i «doveri» dei cristiani, «specialmente dei laici che hanno responsabilità sociali,
economiche, politiche»: «lasciarsi guidare dalla dottrina sociale della Chiesa,
per contribuire alla costruzione di un mondo più giusto in cui ciascuno potrà
vivere dignitosamente». Ha chiesto di contrastare il diffondersi «delle sette
evangeliche, così come dell'esoterismo», fenomeni molto diffusi in
Africa, puntando sull'educazione e la formazione, soprattutto attraverso le
scuole e le università cattoliche, strumento più efficace per contrastare anche
«la crescente influenza di una religiosità superstiziosa, come anche del
relativismo». Alla Chiesa cattolica ha affidato il compito di difendere i
«valori fondamentali della famiglia africana» contro «le tentazioni della
secolarizzazione e della modernità» e favorire la comprensione del senso del
matrimonio, «che richiede un amore stabile e indissolubile». Nel pomeriggio il
Papa ha incontrato il clero e i rappresentanti delle altre confessioni
cristiane. Nel secondo giorno del Papa in Camerun monta la polemica per il no
all'uso dei preservativi nella lotta all'Aids. Le due versioni sul sito
vaticano, una delle quali più edulcorata, segnalano l'imbarazzo della S.Sede.
( da "Unita, L'" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Non si combatte
l'Aids con l'uso massiccio del preservativo. Scuote e suscita reazioni
polemiche l'affermazione di papa Benedetto XVI che dal Camerun ribadisce la
contrarietà della Chiesa all'uso del condom. Serve altro, ha ribadito ieri il
pontefice incontrando a Yaoundè fuori programma gli esponenti della comunità di
sant'Egidio impegnati nel progetto di lotta contro l'Aids «Dream». Insiste la
Santa Sede: le armi per contrastare questo flagello sono prevenzione, educazione,
stili di vita, vicinanza alle persone colpite e cure gratuite. Una presa di
posizione che fa discutere. SCOPPIA LA POLEMICA PRO-CONDOM Queste risposte
sottovalutano l'importanza dell'uso del profilattico come strumento per ridurre
gli effetti del male che devasta l'intero continente africano e non solo. «I
preservativi hanno un ruolo decisivo» nella lotta all'Aids: qualsiasi altro
mezzo sarebbe irresponsabile». Lo affermano, polemici verso la posizione
vaticana, i due ministri tedeschi: Ulla Schmidt, titolare della Sanità e
Heidemarie Wieczorek-Zeul, Cooperazione economica e sviluppo, entrambi
esponenti della Spd. «I preservativi salvano la vita, tanto in Europa, quanto
in altri continenti», hanno dichiarato insieme a Berlino. Alla loro reazione si
è aggiunta quella del ministro degli Esteri francese che ha espresso la sua
«grandissima preoccupazione per le conseguenze» sulla lotta contro l'Aids delle
parole del Papa sull'uso del preservativo. Sulla stessa lunghezza d'onda il
portavoce del commissario Ue agli aiuti umanitari Michel: «Il preservativo è
uno degli elementi essenziali nella lotta contro l'Aids e la Commissione Ue ne
sostiene la diffusione e l'uso corretto». Alle polemiche risponde una nota
della Santa Sede, frutto pare di un «mini vertice» vaticano. «La Chiesa
concentra il suo impegno non ritenendo che puntare essenzialmente sulla più
ampia diffusione di preservativi sia in realtà la via migliore» per combattere
l'Aids mette in chiaro il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico
Lombardi. E riepiloga la strategia della Chiesa. Primo punto: l'educazione alla
responsabilità delle persone nell'uso della sessualità e il riaffermare il
ruolo essenziale del matrimonio e della famiglia. Quindi la ricerca e
l'applicazione delle cure efficaci dell'Aids da mettere a disposizione del più
ampio numero di malati. L'ultimo punto: l'assistenza umana e spirituale dei
malati di Aids come di tutti i sofferenti, «che da sempre sono nel cuore della
Chiesa». Una strategia, ribadisce, meno schematica di un semplice no ai
profilattici. Aggiustamenti, sfumature diverse, correzioni nelle versioni delle
parole pronunciate dal Papa durante il volo sono apparse sul sito ufficiale del
Vaticano nelle due finestre, quella della Sala Stampa e quella dedicata al viaggio
papale, segno di imbarazzi tra i più stretti collaboratori del Papa. Si fa
sentire anche l'Osservatore Romano, che parla di «stravolgimento» mediatico dei
significati della visita apostolica del Papa in Africa. DIFENSORI DEI POVERI È
stata dedicata all'episcopato e al clero la seconda giornata di Ratzinger in
Camerun. Nella chiesa Christ-Roi di Yaoundè in mattinata Benedetto XVI ha
incontrato i vescovi del Camerun. A loro ha ricordato come, in particolare «nel
contesto della globalizzazione in cui ci troviamo», il vescovo debba essere «il
principale difensore dei diritti dei poveri» e debba «promuovere e favorire
l'esercizio della carità, manifestazione dell'amore del Signore per i piccoli».
Ha invitato la Chiesa locale a porsi come concreta «vera famiglia di Dio»,
riunita «nell'amore fraterno». È questo il modo - ha sottolineato - per
superare «ogni etnocentrismo e particolarismo eccessivi». È così che si
contribuisce «alla riconciliazione e alla cooperazione tra le etnie per il bene
di tutti». Quindi il Papa ha richiamato i «doveri» dei cristiani, «specialmente dei laici che hanno responsabilità sociali,
economiche, politiche»: «lasciarsi guidare dalla dottrina sociale della Chiesa,
per contribuire alla costruzione di un mondo più giusto in cui ciascuno potrà
vivere dignitosamente». Ha chiesto di contrastare il diffondersi «delle sette
evangeliche, così come dell'esoterismo», fenomeni molto diffusi in
Africa, puntando sull'educazione e la formazione, soprattutto attraverso le
scuole e le università cattoliche, strumento più efficace per contrastare anche
«la crescente influenza di una religiosità superstiziosa, come anche del
relativismo». Alla Chiesa cattolica ha affidato il compito di difendere i
«valori fondamentali della famiglia africana» contro «le tentazioni della
secolarizzazione e della modernità» e favorire la comprensione del senso del
matrimonio, «che richiede un amore stabile e indissolubile». Nel pomeriggio il
Papa ha incontrato il clero e i rappresentanti delle altre confessioni cristiane.
( da "Unita, L'" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Massimo Marinelli
L'ordine democratico Ho sempre pensato che la difesa dell'ordine democratico
possa essere un concetto altamente qualificante per un partito di centro
sinistra e non vada lasciato in pasto alla politica becera e forcaiola della
destra, che ne fa un uso scorretto e populista. Pensate che si possa finalmente
creare una sinistra nuova, al passo con i tempi, che non abbia paura di
confrontarsi con temi finora ritenuti scomodi? Si può benissimo essere di
sinistra e parlare anche di rispetto delle regole civili e delle misure
repressive da adottare a carico di chi compie atti criminosi, senza limitarsi
ad elaborare inutili analisi sociologiche che li giustifichino. In caso
contrario, teniamoci le ronde della milizia padana. Massimo Saputo Cattolici sì
ma con misura Sono tra coloro che ritengono che la presenza dei cattolici all'interno di una formazione di centro sinistra,
sia accettabile solo se equiparata ad altre confessioni e comunque
subordinata alla condivisione di valori laici. Ciò significa che di fronte ai
dilemmi etici, come quello posto dalla condizione di malato terminale o
dall'aborto medesimo, lo stato lascia agli individui di assumere le decisioni che la sua
coscienza e non un dogma impongono. Penso che tali questioni abbiano un forte
impatto sui rapporti sociali e persino su quelli economici: si pensi ad
esempio alle donne che in assenza della 194, erano costrette ad accettare una
gravidanza indesiderata. Ludovica Muntoni Vorrei più coerenza Mi piacerebbe
sapere quanti dei genitori che mettono in discussione le proposte Gelmini sulla
scuola, chiedendo per i loro figli un lungo orario incompatibile con
l'assegnazione degli organici, hanno votato per un governo di centrodestra,
incuranti degli avvertimenti delle cassandre di sinistra che cercavano di
metterli sull'avviso. Ora mi piacerebbe che tutti i bambini andassero a casa
all'una con buona pace del lavoro femminile e della cultura di questo paese.
Filippo Cusumano Quando i TG occultano le notizie "Noi proponiamo di far
scendere l'acconto delle imposte di giugno dal 40 al 20 per cento e creare un
fondo di garanzia garantito dallo Stato per avviare un credito a medio
termine". Così aveva detto Franceschini intervenendo a Cernobbio al
Convegno indetto da Confcommercio. Mi aspettavo che la notizia rimbalzasse con
grande eco nei Tg della sera. Invece niente di niente. I telegiornali (ho visto
tg1, tg2, tg5, tg4) parlano pochissimo, quasi fugacemente, dell'intervento di
Franceschini, citando esclusivamente quella parte del suo intervento in cui,
criticando Tremonti, prende le difese della Banca d'Italia. Della proposta di
ridurre l'acconto Irpef niente. Troppo imbarazzante per il Governo. Attuandola
darebbe autorevolezza alla propositività di Franceschini, respingendola
rischierebbe di perdere consensi. Segnale inquietante. Quando i nuovi vertici
Rai saranno completati, cosa accadrà? S.T.Z. Inglese e italiano I dirigenti del
PD non ce la fanno proprio: devono far vedere agli italiani che sanno
l'inglese. Con "I care" aveva iniziato Veltroni, "Exit
strategy" continua oggi Franceschini. Gli italiani che capiscono a mala
pena l'italiano capiscono benissimo gli slogan di Berlusconi come "la
sinistra è il partito del no". E lo votano in attesa che quelli del Pd
imparino a parlare la lingua della gente comune. Mariangela Corrieri* Aiuto È
delirio assoluto! In Sicilia radono l'erba per non offrire rifugio e scampo ai
cani. L'ordine è di accalappiare o uccidere tutti i branchi di cani anche
quelli di quartiere sterilizzati. Orde, sì perché non sono uomini, hanno
assaltato le farmacie e le macellerie per comperare veleno e carne. Stanno
preparando polpette avvelenate perché stanotte muoiano più randagi possibile.
Le poche volontarie, minacciate di morte, salvano cuccioli come possono.
Aiutoooooooooo. * LAV FIRENZE
( da "Giornale.it, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 67 del 2009-03-19
pagina 32 «Vi spiego perché lo Stato è canaglia» di Carlo Lottieri
L'editorialista del «Corriere» racconta il suo libro: «In Italia serve una
colossale riduzione della burocrazia Siamo stati penalizzati dal convergere di
due ideologie contrarie all'individuo: il fascismo e il comunismo» Piero
Ostellino è persona caustica e curiosa, che ama la provocazione intellettuale e
l'ironia, non temendo di seguire strade che lo portano ad essere in minoranza.
Lo si evince anche dal suo ultimo volume, che fin dal titolo assai efficace (Lo
Stato canaglia. Come la cattiva politica continua a soffocare l'Italia,
Rizzoli, pagg. 252, euro 19) testimonia come ormai egli conduca una sua
personale crociata contro ciò che avvelena la vita sociale. Cresciuto studiando
da vicino i sistemi politici socialisti, Ostellino non è quindi solo un
liberale: è anche e soprattutto uno spirito libero. Giunto alla guida del
Corriere della Sera un quarto di secolo fa, nel momento forse più difficile
della storia di quel quotidiano, Ostellino ha saputo capitalizzare al meglio
quell'esperienza, ritagliandosi uno spazio di grande autonomia. L'abbiamo
incontrato perché ci parlasse del libro e, oltre a ciò, ci dicesse la sua
opinione sulla difficile situazione che il Paese sta attraversando. Leggendo il
suo ultimo libro si trae la sensazione che oggi il suo liberalismo sia assai
più anti-statalista di quello che in genere veniva professato qualche decennio
fa nel nostro Paese. Le sue tesi sono più in sintonia con Locke che con John
Stuart Mill, con Hayek che con Dahrendorf. È così? «Senza dubbio. Ad esempio, a
Mill preferisco Constant, perché il mio liberalismo è sempre schierato dalla
parte della libertà individuale e contro ogni esaltazione del potere. Da
vecchio amico ed allievo di Bruno Leoni, non mi sottrarrei neppure dal definirmi
"libertario"». Lei è un torinese nato a Venezia e cresciuto a Napoli,
che ha costruito la propria carriera a Mosca e a Pechino, prima di stabilirsi a
Milano. Se un tempo essere liberale significava essere «risorgimentale», oggi
come vede questo legame? «Sul piano personale, credo che essere stato lontano da Torino mi abbia aiutato ad acquisire un
certo senso dell'ironia che spesso manca ai miei concittadini. In merito al
Risorgimento, continuo comunque a definirmi un cavouriano, perché apprezzo quello
stile filo-inglese. In definitiva, mi sento un piemontese cosmopolita e penso
che la morte prematura di Cavour abbia gravemente danneggiato il Paese». Il
liberalismo americano vive in uno stretto rapporto con la tradizione religiosa,
mentre a lungo in Italia quanti si dicevano liberali erano pregiudizialmente
avversi al cattolicesimo, e i cattolici nemici del
liberalismo. Non ha la sensazione che le cose stiano cambiando anche da noi?
«In parte è così, ma certo l'Italia è uno strano Paese, dato che tutti o quasi
si dicono cattolici, ma poi non vanno in chiesa e
spesso si fanno pure l'amante. Non appartengo alla schiera
dei cosiddetti "laici devoti", e però sul piano culturale mi
riconosco senza dubbio nella tradizione cristiana. Non fosse altro perché, da
liberale, sono grato ad una cultura che ha affermato la nozione di
"persona"». Secondo la vulgata, siamo in una crisi mondiale causata
da un eccesso di liberalismo. Vittime di «troppo Stato», dovremmo ora
ampliare la sfera pubblica, aumentando la regolamentazione e perfino
trasferendola a livello globale. La convince tutto questo? «Per nulla. La crisi
è figlia di una politica monetaria basata sul denaro facile e su una politica
abitativa demagogica (si pensi a Fannie Mae e Freddie Mac). In realtà oggi più
che mai c'è bisogno di meno politica e di più mercato, ben sapendo che con la
parola "mercato" si indica un aspetto fondamentale della libertà di
scelta. I nemici del mercato sono, semplicemente, i nemici della libertà».
Eppure di questi tempi molti accusano i liberali di mancare di decisionismo, in
quanto sono restii a spendere, tassare, a stimolare la crescita con il denaro
dei contribuenti. Crede che tutti dovremmo andare a scuola da Obama e di chi,
con lui, mira a «europeizzare» l'America? «Mi auguro che gli Stati Uniti
abbiano sufficienti anticorpi e che la gente si renda conto che accrescere le
imposte, in particolare, significa semplicemente aumentare il potere dei
politici sulla società. Qualcosa di molto negativo». Nel volume si offre una
disamina spietata dell'Italia odierna ed è messa sotto accusa la nostra Casta
politica, suggerendo pure alcune vie d'uscita. Quale scelta Le sembra però più
urgente di altre? «C'è bisogno di una colossale semplificazione normativa. Il
centro-destra - che forse è un poco più sensibile del centro-sinistra a tali
temi - dovrebbe partire da qui, perché è assurdo ad esempio che chi dismette
un'azienda per realizzare un complesso residenziale debba aspettare dieci anni.
Da noi tutto è proibito meno ciò che è espressamente permesso: dovrebbe invece
essere l'opposto». Oltre ad un sistema pubblico pachidermico per dimensioni e
dinamismo, l'Italia patisce il prevalere di un apparato corporativo, che in
parte affonda nel Ventennio ma che nessuno - nel dopoguerra - ha voluto smantellare.
Ci sono speranze? «Uno dei guai dell'Italia è che abbiamo assistito al
convergere, nella sostanza, di due tradizioni che in tempi diversi hanno
egemonizzato la cultura: quella fascista e quella comunista. L'apoteosi di ciò
si ha nelle regioni rosse, dove il funzionario di partito è spesso anche
responsabile della cooperativa, funzionario pubblico, assessore e gioca pure un
ruolo nel sistema bancario. Sembra essersi realizzato il sogno organicista di
Giovanni Gentile». Dal fumo alla droga, arrivando fino all'alimentazione, si va
affermando una legislazione sempre più liberticida. Mentre Tommaso d'Aquino era
consapevole che non tutti i peccati sono reati, oggi prevale l'idea che il
potere debba proteggerci da noi stessi. Come giudica questo moralismo
illiberale? «Dovremmo tutti comprendere che la sfera individuale va protetta e
che la legislazione non può fare di ognuno di noi una semplice cellula del
"corpo sociale". Lo spazio della politica va ridimensionato, ma
perché questo avvenga bisogna riscoprire la dignità dell'individuo e il gusto
di una vita vissuta a modo proprio». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
( da "Stampa, La" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Franco Garellli LA
CHIESA IMMOBILE C'era da aspettarselo che il viaggio del Papa in Africa
incontrasse la mina vagante degli strumenti con cui far fronte al flagello
dell'Aids. Le parole di Benedetto XVI che l'Aids non si risolve con la
pubblicità e la distribuzione dei preservativi, e che al contrario questi
aggravano il problema, hanno innescato una polemica internazionale senza
precedenti. Con i governi di Francia e di Germania che guidano l'indignazione.
Da Parigi, il ministero degli Esteri ha espresso grandissima preoccupazione per
le conseguenze che le parole del Papa possono avere sulla lotta contro l'Aids;
mentre da Berlino, il ministro che si occupa di salute, cooperazione e sviluppo
osserva caustico che «i preservativi salvano la vita, tanto in Europa come in
altri continenti». Poco ci manca che i due governi convochino i rispettivi
nunzi apostolici della Santa Sede per avanzare formale protesta! A ben
guardare, la posizione del Papa sulla questione ha le sue buone ragioni, quando
ricorda a tutto il mondo che il condom non è la soluzione del problema
dell'Aids. La Chiesa prende le distanze da quanti pensano che la diffusione dei
preservativi sia la via migliore per far fronte a questo dramma umano e
sociale. Si tratta di una soluzione tecnica o meccanica di un problema che ha
radici ben più profonde, che si contrasta dunque soprattutto con l'educazione a
una sessualità responsabile, con politiche di sostegno della famiglia e del
matrimonio, con la ricerca di cure efficaci accessibili al maggior numero di
persone e con l'assistenza umana e spirituale dei malati. Non si tratta solo di
richiami ideali, ma di direttive che ispirano il modo in cui la Chiesa lotta
(non soltanto nel continente nero) contro un'epidemia come l'Aids. Oltre a ciò,
il pensiero dell'entourage del Papa sul tema sembra almeno implicitamente
accennare a un altro aspetto critico. Il fatto cioè che quello del profilattico
è un metodo molto occidentale per evitare di contrarre l'Hiv, che può quindi
non essere adeguato a società e contesti che per cultura o tradizione non ne
comprendono o ne ostacolano l'uso. Si tratta di una riserva avanzata anche da
vari ricercatori (sia di matrice cattolica che laica), che
quindi almeno indirettamente condividono l'idea di Benedetto XVI che il
preservativo non serve a prevenire l'Aids in Africa. Non stupisce dunque che il
Pontefice ribadisca ancora una volta il pensiero che da sempre la Chiesa
coltiva in tema di sessualità, con le sue chiusure sull'uso del condom,
con i suoi richiami ai principi etici fondamentali. In questo caso si tratta di
posizioni ancora riconducibili all'enciclica Humanae Vitae, emanata 40 anni fa
da Paolo VI e in tempi più recenti ribadite da Giovanni Paolo II. Il pensiero
di Ratzinger quindi si colloca nel solco di una tradizione consolidata, che
egli condivide con i suoi predecessori. Tuttavia, ciò che sorprende da un lato
è questa immobilità di pensiero della Chiesa che si trascina nel tempo, e
dall'altro il fatto che essa sia stata riproposta in modo esplicito nel momento
stesso in cui il Pontefice ha iniziato il suo viaggio in Africa. La morale
cristiana richiede certamente una forte fedeltà ai principi, ai valori
«irrinunciabili». Tuttavia prevede anche che il richiamo ai valori ultimi sia
mediato in rapporto alle situazioni concrete di vita, anche orientandosi in
determinate circostanze a scegliere il male minore, soprattutto quando si è di
fronte a fenomeni (come quello dell'Aids) carichi di conseguenze molto gravi
non soltanto per chi ha contratto la malattia, ma anche per i figli e le
generazioni future che non hanno responsabilità alcuna. Oltre a ciò, l'azione
preventiva (fatta di educazione, politiche per la famiglia, ecc.) che la Chiesa
propone per combattere l'Aids è senza dubbio fondamentale, ma ha tempi così
lunghi di attuazione e incontra difficoltà tali da lasciare irrisolti molti
problemi sul tappeto. Resta da chiedersi come mai alcuni stati europei (e da
ultimo anche l'Unione Europea) abbiano reagito con tale veemenza a queste prime
parole del Papa in terra d'Africa. Da tempo c'è un clima di fibrillazione nei
rapporti tra la Santa Sede e alcune nazioni d'Europa, per la discordante
valutazione di fatti e eventi che hanno implicazioni globali. Il no di Benedetto
XVI ai preservativi non è stato contestato dal «laicista» Zapatero, ma da due governi che - pur
di matrici diverse - sono attenti al ruolo del Papa nel mondo; uno quello
francese che ha ormai sposato l'idea della laicità positiva, l'altro, quello
tedesco, che riflette una nazione impregnata di valori cristiani. Entrambi
sembrano chiedere al Pontefice di essere più attento alle implicazioni
politiche delle sue prese di posizione, per evitare che si interrompano
processi che - pur limitati - contribuiscono ad attenuare i mali del mondo. In
questo contesto, è curioso rilevare la totale assenza di reazione del governo e
dei leader politici italiani, forse per eccesso di furbizia o di equilibrio.
( da "Stampa, La" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Analisi La ricetta
onnivora Non solo veline e Bagaglino, ma l'elogio del buon senso La Forza
dell'Italia contro i radical chic ANGELO CRESPI Sbaglia chi pensa a Forza
Italia come il prodotto di una sottocultura televisiva, o peggio di una
videocrazia, un partito tirato su a forza di imbonitori, un mondo in cui le
veline copulano con i calciatori, gli yuppies invecchiati vengono ammansiti da
Gigi Marzullo, e i libri si usano per arredare i salotti. In realtà, Forza
Italia è paradossalmente il primo partito "a-culturale" e per questo
l'animo con cui si rivolge alla cultura oscilla tra il tiepido interesse e la
lontananza. Ma sta qui l'incredibile novità: aver spiazzato settant'anni di
lettura della politica in chiave gramsciana. Cioè che solo attraverso la
cultura si può conquistare il potere. Berlusconi ha invece dimostrato
l'insipienza degli intellettuali radical chic, e più la sinistra chiamava sul
palco registi e scrittori e cantatori e comici più perdeva le elezioni, mentre
lui sventolava felice milioni di copie del Libro nero del comunismo. Così è
difficile descrivere, dal punto di vista dell'intellighenzia, cosa porti Forza
Italia nel Pdl. E forse è una domanda senza senso. La "cultura del
fare", si potrebbe rispondere. Oppure un dannatissimo "buon
senso" contro il quale si scontrano i tentativi di analisi. Davanti al
"buon senso", cosa che capiscono tutti, è inutile impegnarsi nella
trita tassonomia: liberali ma anche socialisti, riformisti ma anche
conservatori, laici ma anche cattolici, aperti
al mercato ma anche colbertisti. Negli Usa era stata inventata una buona
parola, "fusionismo", per indicare il prodotto di tante
contraddizioni. Anche "Popolo della Libertà" è un'ottima sineddoche
per delineare un concetto più ampio nel quale perfino la libertà non si riduce
al solito termine "liberalismo". Certo è possibile inventarsi
un pantheon ipotetico che tenga insieme De Gasperi, Einaudi, Craxi, Tremonti il
cui ultimo libro "La paura e la speranza" è considerato da molti il
manifesto del governo. E si potrebbe pensare che tra quelli di Forza Italia,
alcuni abbiano come livre de chevet "Il buon conservatore" di Barry
Goldwater, altri i saggi libertari di Bruno Leoni, molti le lezioni di
Ratzinger, qualcuno i testi di Carlo Rosselli. Ma si farebbe un errore. Il buon
politologo non se ne capacita: come si tengono insieme le tensioni
giovanilistiche dei Circoli di Marcello dell'Utri con il serioso
conservatorismo di Magna Carta animato da Gaetano Quagliarello, guarda caso un
ex radicale, ex liberale, ora teocon? Come far coincidere l'esuberanza
liberista di Renato Brunetta con il liberalismo popolare di Baget Bozzo? Le
aperture laiciste della Prestigiacomo con gli afflati cattolici
di Formigoni. L'anima liberalcattolica di Sandro Bondi e la sua adesione totale
al progetto post-ideologico di Berlusconi, con i distinguo radicali di
Benedetto Della Vedova. Tra l'altro, al Mibac, sullo scranno di Bondi fa bella
mostra il capolavoro di Cormac McCarthy, "La strada", che è il
vertice del tradizionalismo made in Usa e che fa il paio con il film "The
patriot" di Mel Gibson. "La strada" sarebbe un buon libro da
consigliare ai delegati i quali oltre ai discorsi di Berlusconi, Reagan e la
Tatcher, hanno bene in mente i pamphlet di Oriana Fallaci e di Magdi Allam, le
scoperte storiche di Stephan Cortois e la finezza storiografica di Ugo Finetti
che ha smontato pezzo per pezzo il mito della Resistenza. A voler forzare, si
potrebbe dire che in Forza Italia hanno la stessa valenza il Bagaglino e i
seminari di Von Hayek. Ma non per quella devianza pop tanto cara alla sinistra
per cui tutti i prodotti culturali devono essere analizzati con la stessa
tensione. Piuttosto perché l'uomo qualunque è così, popolare piuttosto che pop.
E non è un caso citare il nome di un movimento libertario e popolare ante
litteram, capitanato da un teatrante, quel Guglielmo Giannini che ebbe il
coraggio di sbertucciare don Benedetto Croce e tutto l'elitismo liberale.
L'uomo qualunque è così: sorride con le maschere della tradizione inscenate da
Pippo Franco e riflette pensoso con Carl Popper. E se An entrerà nel Pdl con
una propria identità culturale rafforzata da decenni di ghettizzazione e coi
suoi miti, Pound, Pessoa, Heidegger, Forza Italia ci arriva con una propria
identità "tout court". Un partito rivoluzionario in quanto
conservatore, conservatore in quanto riformista, riformista in quanto laicista,
laicista in quanto cattolico, forse il primo partito post-ideologico,
assolutamente liquido e per paradosso fortemente radicato dentro una comunità e
una tradizione, movimentista e nello stesso tempo di governo. Ed essendo
post-ideologico, perfino privo di intellettuali che delle ideologie sono le
vestali. Prima c'è il popolo, poi i teorizzatori di quel popolo. Quando si
trattò di dare un nome alla propria rivista, Fabrizio Cicchitto scelse
L'ircocervo. Un animale mitologico metà capra e metà cervo. In pratica un
ossimoro, per dire liberalsocialismo, una cosa che non dovrebbe esserci eppure
c'è. Come Forza Italia, che esiste e alla fine ha pure una sua inconsapevole
cultura, una sua identità preculturale, prepolitica, facile da percepire,
difficile da spiegare. Con una straordinaria interpretazione del principio di
non contraddizione, un giorno Umberto Bossi per definire la Lega disse :
"è quella cosa lì, mica altro". La tautologia funziona anche per
Forza Italia: "è quella cosa lì, mica altro". Gente che esulta per
Kakà, allevata nell'edonismo degli Ottanta e che prova nostalgia ascoltando
Forever Young degli Alphaville più che le serenate di Apicella, e che alla fine
crede davvero che Eluana, non il padre, sia un'eroina dei tempi moderni.
( da "Messaggero, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì 19 Marzo
2009 Chiudi FRANCA GIANSOLDATIdal nostro inviato YAOUNDE' (Camerun) Non s'era
ancora visto un Papa capace di collezionare tante reazioni negative in una
volta sola. L'en plein. Ben due governi, una commissione europea ed una sfilza
di potentissime organizzazioni umanitarie impegnate nella lotta contro l'Aids.
Tutti si sono pronunciati contro l'atteggiamento («irresponsabile») della
Chiesa convinta di riuscire a limitare il contagio con la castità, senza
ricorrere anche ai profilattici. Il viaggio in Africa per Benedetto XVI si sta
decisamente trasformando in un boomerang di immagine. Non si erano ancora
placate le acque del caso Williamson, il vescovo lefebvriano negazionista che
un altro capitolo nero si stava aprendo. Sull'aereo che lo stava portando in
Camerun, due giorni fa, Papa Ratzinger ribadiva che il condom non serve per
combattere il male. Anzi, aggiungeva categorico, lo peggiora. Ciò che occorre è
una inversione di tendenza, una umanizzazione della sessualità, un rinnovo
spirituale e umano. Affermazioni piuttosto chiare che nonostante i ritocchi
apportati dalla Santa Sede al testo pubblicato sul sito ufficiale, dava la
stura a un rosario di giudizi negativi. A nulla sono valse le modifiche (in una
frase è apparsa la parola "rischio", in un'altra, invece, è stato sostituito, forse per pudore, il termine preservativo
con il più neutro profilattico), così come le precisazioni arrivate dal
portavoce padre Lombardi, il quale non ha fatto altro che confermare la
direzione della Chiesa in materia. No al preservativo. «Benedetto XVI continua
e mantiene la linea già manifestata dal suo predecessore. In tal senso non ci
sono da attendere cambiamenti». Punto e a capo, con buona pace del ministero
degli Esteri francese «fortemente preoccupato» per le «conseguenze» che avranno
le parole del pontefice, o del governo Merkel, a sua volta intervenuto con un
comunicato congiunto firmato dai ministri della Sanità e dello Sviluppo:
sarebbe «irresponsabile» pensare di limitare il contagio senza far uso dei
condom. «I preservativi hanno un ruolo decisivo nella lotta all'Aids». In
serata persino il commissario Ue agli aiuti umanitari, Luis Michel non è
riuscito a nascondere disagio. La linea scelta dai cattolici contro l'Hiv contrasta nettamente con le politiche di contenimento
del contagio promosse dalle grandi organizzazioni umanitarie laiche come
Actionaid, Unaids o il Fondo mondiale per la lotta contro l'Aids. All'interno
dell'entourage papale c'è tanta irritazione perchè in questo modo la polemica
sul preservativo sì, preservativo no finisce per oscurare la visita
africana, intrapresa per consegnare ai vescovi il testo base del prossimo
sinodo sull'Africa che si terrà in ottobre. L'Osservatore Romano punta il dito
contro i mass media che hanno stravolto la missione del pontefice in Camerun e
in Angola, sua prossima meta, a fine settimana. Il virus uccide molte più
persone di ogni altra malattia infettiva. Una realtà da brivido che il mondo
missionario ben conosce, dato che il 30% dei centri sono gestiti dalla Chiesa.
Uno di questi - a Yaoundè - è nato grazie a Sant'Egidio. Sulla collina di Febè,
dove in questi giorni risiede il Papa, ieri mattina i santegidini che aiutano i
sieropositivi e insegnano come prevenire il contagio - ovviamente senza fare
uso del condom - sono andati a raccontare la loro esperienza. Benedetto XVI era
contento nell'apprendere che il metodo della castità sembra funzionare.
«Continuate così, vi sono vicino».
( da "Messaggero, Il" del 19-03-2009)
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Giovedì 19 Marzo
2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - I senatori del Pdl hanno trovato ieri nelle
loro caselle postali di Palazzo Madama una lettera firmata da Silvio
Berlusconi. È un vero e proprio appello per l'approvazione del disegno di legge
Calabrò sul testamento biologico. Un ddl, ha scritto il premier, che riprende
il senso del decreto che «avrebbe salvato la vita di Eluana» e che ora «assolve
a un impegno che sono certo anche tu non intendi disattendere». Del resto, «a
pochi giorni dal primo congresso nazionale del Pdl è davvero importante
riuscire a dare sostanza a quei principi che dovranno unirci per decenni».
Nella lettera il premier ribadisce il rispetto per la libertà di coscienza, che
anzi su questi temi «resta un principio non negoziabile». Tuttavia chiede ai
suoi senatori «di contemperare l'etica della convinzione con quella della
responsabilità», insomma di compattarsi per consentire il via libera alla
legge. Nel passaggio in commissione sono emersi nel Pdl
dissensi sia sul versante laico che su quello cattolico-tradizionalista. Si
tratta di dissensi numericamente marginali. Tuttavia è il fronte aperto
dall'area tradizionalista (guidata da Alfredo Mantovano e Laura Bianconi) che
preoccupa maggiormente i vertici del Pdl, dal momento che le loro obiezioni
trovano sostegno in ambito ecclesiale. L'appello di Berlusconi a
stringere le fila è rivolto a loro, ma anche al corpaccione del gruppo: le
votazioni decisive si svolgeranno tutte o quasi a scrutinio segreto e diversi
emendamenti presentati da Rutelli, da Dorina Bianchi, comunque dai cattolici del Pd, possono incontrare il favore di senatori
Pdl. Certo, se passasse l'emendamento di Rutelli sulla "terza via" o
quello di Dorina Bianchi che limita la sospensione della nutrizione ai pazienti
in coma irreversibile che non hanno più capacità di assimilazione, le fratture
nel centrosinistra si allargherebbero. Ma di riflesso diventerebbe inevitabile
lo strappo dei tradizionalisti nel Pdl. Che rischierebbe di produrre polemica
con settori della Chiesa. Uno scenario che, in tutta evidenza, Berlusconi e i
vertici del Pdl vogliono scongiurare. Ieri nell'aula del Senato ci sono state
alcune votazioni preliminari: sospensive e pregiudiziali di costituzionalità
sono state tutte bocciate. E le dissociazioni negli schieramenti sono state
minime: due voti contrari nel Pdl (Saro e Paravia), due astenuti nel Pd (Lusi e
Gustavino). Il relatore della legge Raffaele Calabrò ha però fatto chiaramente
intendere che ora l'intento primario della maggioranza è ricompattare il fronte
interno. «La vita è un bene indisponibile - ha detto - sia da parte dello
Stato, sia dello stesso soggetto che la vive». Anche Anna Finocchiaro ha detto
che questa è la linea dettata da Berlusconi. E Stefano Ceccanti, illustrando la
pregiudiziale presentata dal Pd, non ha mancato di far leva sugli argomenti
usati da Mantovano per criticare le «incongruenze» del testo del ddl. Le
votazioni sul testo cominceranno in Senato il prossimo 24 marzo e si
concluderanno il 26. Ieri in aula Umberto Veronesi ha spiegato di non aver
presentato alcun emendamento al testo perché ritiene la legge «non opportuna».
Emma Bonino ha aggiunto che si tratta di una «legge crudele». Mentre, dal
fronte cattolico del Pd, la teodem Paola Binetti ha lanciato un appello ai
senatori del suo partito perché convergano sul testo della maggioranza.
( da "Corriere della Sera" del 19-03-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-19 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Aids e preservativi, l'Europa critica il Papa La Francia guida la
protesta: «Dimostra di non capire la reale situazione in Africa» La Commissione
Ue: servono a prevenire, è scientificamente provato e noi ne sosteniamo la
distribuzione DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI — La Francia laica ha reagito con durezza alle parole di Benedetto XVI
sull'uso del preservativo, parole che imbarazzano anche ambienti cattolici, toccati dalla vicenda del vescovo negazionista Williamson. Ma
la protesta è dilagata in diversi Paesi europei e in serata la Commissione
europea ha preso posizione: «La funzione dei preservativi è scientificamente
provata e per questo la Commissione sostiene la loro distribuzione», ha
detto il portavoce del commissario agli aiuti umanitari Louis Michel. «La
Francia ritiene che insieme all'educazione e ai test il preservativo sia
elemento fondamentale delle azioni di prevenzione», ha detto il portavoce del
Quai d'Orsay, Eric Chevalier, il quale ha sottolineato la necessità di «dar
prova di spirito di solidarietà e responsabilità» nella lotta al flagello del
secolo. In serata, si è espresso il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner :
«Una posizione che rivela poca comprensione della reale situazione
dell'Africa». Numerose le dichiarazioni di esponenti di diverse tendenze
politiche. L'ex premier Alain Juppé, gollista, vicino a Sarkozy, ha detto che
«questo Papa comincia a rappresentare un vero problema, vive in una situazione
di totale autismo». «Dichiarazioni regressive», dice il sottosegretario ai
diritti umani, Rama Yade. Il segretario del partito comunista, Marie-George
Buffet, definisce le parole di Benedetto XVI «irresponsabili» e «criminali ».
L'europarlamentare verde Daniel Cohn-Bendit ritiene le parole del Papa «quasi
un omicidio premeditato ». «Parole che dimostrano ignoranza degli imperativi di
salute pubblica. Il Papa rappresenta sempre peggio i cattolici
legati ai valori di tolleranza e umanità», recita un comunicato del partito
socialista. «Quella sull'uso del preservativo è una riflessione difficilmente
recepibile nell'opinione pubblica occidentale. Certamente è il male minore in
caso di pericolo di vita, ma non può essere la soluzione », ha commentato il
vescovo Stalislav Lalanne in un'intervista alla rete LCI. Anche il quotidiano
cattolico La Croix ha espresso una posizione critica: «Per non aggiungere male
al male è necessario proteggersi e proteggere l'altro». «Nessuno ritiene che il
preservativo sia la soluzione del problema, ma affermare che possa aggravare la
pandemia è gravissimo e irresponsabile. E' una fuga davanti alla realtà, mentre
la schiacciante maggioranza delle organizzazioni umanitarie, comprese quelle cattoliche,
fanno del preservativo uno degli strumenti privilegiati della prevenzione»,
commenta un editoriale di Le Monde che aizza inoltre le polemiche con
un'irriverente vignetta del suo disegnatore Plantu, in cui si vede Gesù
distribuire preservativi e il vescovo Williamson affermare «l' Aids non è mai
esistito!». Imbarazzo e indignazione sono state espresse da organizzazioni
umanitarie e istituzioni internazionali, mentre alle reazioni della Francia
hanno fatto eco dichiarazioni di ministri della Sanità e della Cooperazione
economica in Belgio e in Germania. La Spagna chiede al Pontefice di rettificare
le sue affermazioni in modo conforme all'evidenza scientifica e ha annunciato
che spedirà in Africa un milione di preservativi. «Il Papa dovrebbe ritirare le
sue inaccettabili dichiarazioni », ha detto il direttore del Fondo mondiale
della lotta all'Aids, Michel Kazatchikine. Da Ginevra, l'Agenzia dell'ONU per
la lotta all'Aids ha riaffermato che l'uso dei preservativi rappresenta una
risposta importante nella strategia di prevenzione. «Il Papa mette in
discussione anni di lavoro e ricerca scientifica » ha affermato la ong Medecins
du Monde. Massimo Nava Bagno di folla in Africa, mentre in Europa si sollevano
voci di protesta contro le dichiarazioni di Papa Benedetto XVI, qui sopra
all'arrivo in una basilica di Yaoundé, in Camerun, per una celebrazione
religiosa
( da "Corriere della Sera" del 19-03-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-19 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il Vangelo e Plantu Una vignetta satirica del disegnatore francese.
«Va ritirata». «No, è satira» Gesù e i condom, polemiche su «Le Monde» ROMA —
La vignetta è d'autore, la firma Plantu, il disegnatore satirico di Le Monde.
Apparsa sul quotidiano di ieri raffigura Gesù Cristo che «moltiplica»
preservativi mentre da dietro Papa Benedetto XVI lo guarda e commenta:
«buffonate»; e ancora più dietro il monsignor lefebvriano Williamson che
aggiunge: «.. e poi l'Aids non è mai esistito». E davanti a tutto questo Luca
Volontè, deputato del-l'Udc, non ce l'ha fatta: «Questa vignetta è un'offesa e
non solo per tutti coloro che credono in Gesù Cristo». Non
ha dubbi l'onorevole cattolico: «Esattamente come accadde tre anni fa per le
vignette danesi su Maometto c'è un limite netto tra l'umorismo e l'offesa al
culto e alla libertà religiosa: il quotidiano transalpino l'ha ampiamente
superato. Ogni spirito libero, laico e credente dovrebbe chiedere il ritiro
della vignetta». Ma la verità è che non ogni spirito libero la pensa
come Volontè. Anzi. Laico e del Pdl, il deputato Benedetto Della Vedova si
stranisce: «Ma come? Proprio Volontè cita le vignette danesi? Lui non fa certo
minacce di morte ma così facendo si è messo sulla stessa deriva degli islamici.
La satira è satira. E può, deve, toccare anche il Papa, così come il Presidente
della Repubblica ». Cattolico e del Pd, il senatore Giorgio Tonini non è
d'accordo in alcun modo con Luca Volontè. Dice, infatti: «Secondo me quella
vignetta di Le Monde non va affatto ritirata. Anche il Papa può essere oggetto
di satira. è un uomo come noi, non è fatto di cartapesta. Non è nemmeno santo.
Non ancora. E se tante volte decideranno di farlo santo, vorrà dire che è stato preso di mira dalla satira un santo. Non cascherà il
mondo». Cattolico e del Pd, il deputato Enzo Carra preferisce invece prendere
le difese del Papa. Ma ricorda: «E' dai tempi dell'Asino di Podrecca che i Papi
sono abituati a vedere vignette satiriche su di loro. E non credo che si
sconvolgano più di tanto. Per essere precisi: la satira religiosa esiste da ben
più tempo, da Giuda in poi. Il Santo Padre non si sconvolge, ma è giusto che
invece siano i cattolici ad indignarsi ». Alessandra
Arachi Moltiplicazione dei condom La vignetta con Gesù che distribuisce
profilattici, il Papa che commenta «Buffonate» e il negazionista Williamson che
chiosa: «Poi l'Aids non è mai esistito». Da su, Luca Volontè (Udc), Benedetto
Della Vedova (Pdl) e Giorgio Tonini (Pd)
( da "Corriere della Sera" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-03-19 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Il poeta e la rottura sulla bioetica Magrelli mette in versi
l'addio ai democratici MILANO — «è successa un'infiltrazione batteriologica:
mentre tutti pensavano che il nuovo Pd avrebbe dovuto
conciliare laici e cattolici, una forma di vita inattesa e letale si è inserita all'interno
del nuovo organismo, devastandolo: i clericali». Spiega così su MicroMega
online il proprio addio al Pd il poeta Valerio Magrelli. Lascia il partito
affidando ai versi un indovinello che ha come soluzione il «bipolarismo
italiano»: c'è un paio di guanti (metafora dei due poli), quello
sinistro tende a rovesciarsi e alla fine restano due guanti destri, cioè «due
destre». MicroMega.net ospita poi la lettera aperta di un gruppo di medici e
scienziati, a cui si è unito anche il musicista Paolo Fresu, che chiede a
Franceschini «un partito laico». La poesia \\ Un bel paio di guanti, ma fallati
(o fatati?): quello sinistro tende a rovesciarsi, col dentro che va in fuori.
L'altro no. E alla fine si resta con due destre
( da "Giornale.it, Il" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 67 del 2009-03-19
pagina 0 "Vi spiego perché lo Stato è canaglia" di Carlo Lottieri
Piero Ostellino, editorialista del Corriere, racconta il suo libro: "In
Italia serve una colossale riduzione della burocrazia Siamo stati penalizzati
dal convergere di due ideologie contrarie all?individuo: il fascismo e il comunismo"
Piero Ostellino è persona caustica e curiosa, che ama la provocazione
intellettuale e l?ironia, non temendo di seguire strade che lo portano ad
essere in minoranza. Lo si evince anche dal suo ultimo volume, che fin dal
titolo assai efficace (Lo Stato canaglia. Come la cattiva politica continua a
soffocare l?Italia, Rizzoli, pagg. 252, euro 19) testimonia come ormai egli
conduca una sua personale crociata contro ciò che avvelena la vita sociale.
Cresciuto studiando da vicino i sistemi politici socialisti, Ostellino non è
quindi solo un liberale: è anche e soprattutto uno spirito libero. Giunto alla
guida del Corriere della Sera un quarto di secolo fa, nel momento forse più
difficile della storia di quel quotidiano, Ostellino ha saputo capitalizzare al
meglio quell?esperienza, ritagliandosi uno spazio di grande autonomia.
L?abbiamo incontrato perché ci parlasse del libro e, oltre a ciò, ci dicesse la
sua opinione sulla difficile situazione che il Paese sta attraversando.
Leggendo il suo ultimo libro si trae la sensazione che oggi il suo liberalismo
sia assai più anti-statalista di quello che in genere veniva professato qualche
decennio fa nel nostro Paese. Le sue tesi sono più in sintonia con Locke che
con John Stuart Mill, con Hayek che con Dahrendorf. è così? «Senza dubbio. Ad
esempio, a Mill preferisco Constant, perché il mio liberalismo è sempre
schierato dalla parte della libertà individuale e contro ogni esaltazione del
potere. Da vecchio amico ed allievo di Bruno Leoni, non mi sottrarrei neppure dal
definirmi “libertario”». Lei è un torinese nato a Venezia e cresciuto a Napoli,
che ha costruito la propria carriera a Mosca e a Pechino, prima di stabilirsi a
Milano. Se un tempo essere liberale significava essere «risorgimentale», oggi
come vede questo legame? «Sul piano personale, credo che essere stato lontano da Torino mi abbia aiutato ad acquisire un
certo senso dell?ironia che spesso manca ai miei concittadini. In merito al
Risorgimento, continuo comunque a definirmi un cavouriano, perché apprezzo quello
stile filo-inglese. In definitiva, mi sento un piemontese cosmopolita e penso
che la morte prematura di Cavour abbia gravemente danneggiato il Paese». Il
liberalismo americano vive in uno stretto rapporto con la tradizione religiosa,
mentre a lungo in Italia quanti si dicevano liberali erano pregiudizialmente
avversi al cattolicesimo, e i cattolici nemici del
liberalismo. Non ha la sensazione che le cose stiano cambiando anche da noi?
«In parte è così, ma certo l?Italia è uno strano Paese, dato che tutti o quasi
si dicono cattolici, ma poi non vanno in chiesa e
spesso si fanno pure l?amante. Non appartengo alla schiera dei cosiddetti
“laici devoti”, e però sul piano culturale mi riconosco senza dubbio nella
tradizione cristiana. Non fosse altro perché, da liberale, sono grato ad una
cultura che ha affermato la nozione di “persona”». Secondo la vulgata, siamo in
una crisi mondiale causata da un eccesso di liberalismo. Vittime di «troppo
Stato», dovremmo ora ampliare la sfera pubblica, aumentando la regolamentazione
e perfino trasferendola a livello globale. La convince tutto questo? «Per
nulla. La crisi è figlia di una politica monetaria basata sul denaro facile e
su una politica abitativa demagogica (si pensi a Fannie Mae e Freddie Mac). In
realtà oggi più che mai c?è bisogno di meno politica e di più mercato, ben
sapendo che con la parola “mercato” si indica un aspetto fondamentale della
libertà di scelta. I nemici del mercato sono, semplicemente, i nemici della
libertà». Eppure di questi tempi molti accusano i liberali di mancare di
decisionismo, in quanto sono restii a spendere, tassare, a stimolare la
crescita con il denaro dei contribuenti. Crede che tutti dovremmo andare a
scuola da Obama e di chi, con lui, mira a «europeizzare» l?America? «Mi auguro
che gli Stati Uniti abbiano sufficienti anticorpi e che la gente si renda conto
che accrescere le imposte, in particolare, significa semplicemente aumentare il
potere dei politici sulla società. Qualcosa di molto negativo». Nel volume si
offre una disamina spietata dell?Italia odierna ed è messa sotto accusa la
nostra Casta politica, suggerendo pure alcune vie d?uscita. Quale scelta Le
sembra però più urgente di altre? «C?è bisogno di una colossale semplificazione
normativa. Il centro-destra - che forse è un poco più sensibile del
centro-sinistra a tali temi - dovrebbe partire da qui, perché è assurdo ad
esempio che chi dismette un?azienda per realizzare un complesso residenziale
debba aspettare dieci anni. Da noi tutto è proibito meno ciò che è espressamente
permesso: dovrebbe invece essere l?opposto». Oltre ad un sistema pubblico
pachidermico per dimensioni e dinamismo, l?Italia patisce il prevalere di un
apparato corporativo, che in parte affonda nel Ventennio ma che nessuno - nel
dopoguerra - ha voluto smantellare. Ci sono speranze? «Uno dei guai dell?Italia
è che abbiamo assistito al convergere, nella sostanza, di due tradizioni che in
tempi diversi hanno egemonizzato la cultura: quella fascista e quella
comunista. L?apoteosi di ciò si ha nelle regioni rosse, dove il funzionario di
partito è spesso anche responsabile della cooperativa, funzionario pubblico,
assessore e gioca pure un ruolo nel sistema bancario. Sembra essersi realizzato
il sogno organicista di Giovanni Gentile». Dal fumo alla droga, arrivando fino
all?alimentazione, si va affermando una legislazione sempre più liberticida.
Mentre Tommaso d?Aquino era consapevole che non tutti i peccati sono reati,
oggi prevale l?idea che il potere debba proteggerci da noi stessi. Come giudica
questo moralismo illiberale? «Dovremmo tutti comprendere che la sfera
individuale va protetta e che la legislazione non può fare di ognuno di noi una
semplice cellula del “corpo sociale”. Lo spazio della politica va
ridimensionato, ma perché questo avvenga bisogna riscoprire la dignità
dell?individuo e il gusto di una vita vissuta a modo proprio». © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
MARIA PAOLA
MILANESIO Roma. «Non vedo scandalo alcuno nelle parole del Papa sull'utilità
del preservativo nella lotta all'Aids. Piuttosto mi colpiscono le dichiarazioni
che arrivano da Bruxelles: anziché ascoltare il Santo Padre e valutare
attentamente i suoi interventi, non si perde occasione di buttare tutto in
politica. E in certa politica». Maurizio Lupi, Pdl, vicepresidente della
Camera, accusa L'Europa di non capire «la grande capacità di Benedetto XVI di
provocare le nostre coscienze». Anche i missionari che operano in Africa da
tempo chiedono sia consentito l'uso del preservativo. Perché non ascoltarli?
«Mi domando perché non ascoltare tutte le persone che hanno a cuore questi casi
drammatici e non domandarci se l'uso del preservativo sia veramente l'unica
risposta in grado di prevenire l'Aids. Fermarsi a riflettere è importante,
perché si constaterebbe che nei Paesi - penso alla Thailandia - dove si è
ricorso al preservativo come unico strumento di lotta all'Aids la situazione è
addirittura peggiorata. Piuttosto si punti sull'educazione e sulla ricerca
scientifica, consentendo che tutti i popoli, anche i più poveri, possano godere
dei risultati raggiunti. È troppo facile liberarsi la coscienza pensando che
tutto si risolva con il preservativo libero. Anche scientificamente è provato
che non è questa la soluzione». Educare alla prevenzione richiede tempo. Di
fronte a una emergenza servono risposte eccezionali e immediate. «Sto parlando
a ragion veduta. Conosco molti missionari, penso a chi opera in Uganda, che
accolgono quotidianamente decine e decine di donne abbandonate dai mariti o dai
compagni. È una diversa educazione, e non solo il ricorso al preservativo, che
può aiutare queste donne a liberarsi dalla condizione a cui sono condannate. Mi
domando perché queste nazioni, che si sono scandalizzate per le parole di
Benedetto XVI, non dicano nulla sull'origine dell'Aids: i rapporti promiscui,
la riduzione del sesso e dell'amore a puro atto commerciale». Nelle parole del
Papa non c'è anche una condanna morale dell'atto sessuale? «Il Pontefice si
rivolge alla coscienza degli uomini e dei cattolici.
Ma sarebbe un errore ridurre tutta la questione a una faccenda che riguarda
solo i cattolici. È di vita, dell'atto d'amore e del
rapporto sessuale che si parla». Le polemiche che seguirono la lectio
magistralis di Benedetto XVI a Ratisbona, e le critiche dell'Islam; la revoca
della scomunica ai vescovi lefebreviani; e ora il no al preservativo. Queste
posizioni del Pontefice non sono il simbolo di una Chiesa che si irrigidisce
perché si sente minoritaria? «Non lo credo affatto. È
piuttosto la testimonianza della grandezza dell'affetto che la Chiesa nutre
verso l'uomo e la sua condizione. Sfido chiunque ad andare a vedere come
lavorano i missionari che aiutano i malati di Aids, e in particolare le donne.
Altro che condanna dell'uomo, altro che retroguardia! È una grande
testimonianza per tutta la società civile e laica».
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Il disegnatore
satirico di Le Monde, Plantu, dipinge nella sua vignetta di prima pagina un
Cristo che fa il miracolo della «moltiplicazione dei preservativi»,
distribuendone a piene mani a una popolazione di africani. Sulla stessa barca,
dietro Gesù, c'è Benedetto XVI che commenta: «buffonate!». Ancora più dietro,
un monsignor Williamson negazionista anche dell'Aids: «...e poi l'Aids non è
mai esistito». Luca Volontè, Udc, ha detto che «la vignetta
di Le Monde offende non solo tutti coloro che credono in Gesù Cristo, cattolici e protestanti. Ogni spirito libero, laico o credente, dovrebbe
chiederne il ritiro. Come per le vignette danesi su Maometto c'è un limite
netto tra l'umorismo e l'offesa alla libertà religiosa: è stato ampiamente superato».
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2009)
Argomenti: Laicita'
CLAUDIO SARDO Roma.
I senatori del Pdl hanno trovato ieri nelle loro caselle postali di Palazzo
Madama una lettera firmata da Silvio Berlusconi. È un vero e proprio appello
per l'approvazione del disegno di legge Calabrò sul testamento biologico. Un
ddl, ha scritto il premier, che riprende il senso del decreto che «avrebbe
salvato la vita di Eluana» e che ora «assolve a un impegno che sono certo anche
tu non intendi disattendere». Del resto, «a pochi giorni dal primo congresso
nazionale del Pdl è davvero importante riuscire a dare sostanza a quei principi
che dovranno unirci per decenni». Nella lettera il premier ribadisce il
rispetto per la libertà di coscienza, che anzi su questi temi «resta un
principio non negoziabile». Tuttavia chiede ai suoi senatori «di contemperare
l'etica della convinzione con quella della responsabilità», insomma di
compattarsi per consentire il via libera alla legge. Nel passaggio
in commissione sono emersi nel Pdl dissensi sia sul versante laico che su
quello cattolico-tradizionalista. Si tratta di dissensi numericamente
marginali. Tuttavia è il fronte aperto dall'area tradizionalista (guidata da
Alfredo Mantovano e Laura Bianconi) che preoccupa maggiormente i vertici del
Pdl, dal momento che le loro obiezioni trovano sostegno in ambito ecclesiale.
L'appello di Berlusconi a stringere le fila è rivolto a loro, ma anche al
corpaccione del gruppo: le votazioni decisive si svolgeranno tutte o quasi a
scrutinio segreto e diversi emendamenti presentati da Rutelli, da Dorina
Bianchi, comunque dai cattolici del Pd, possono
incontrare il favore di senatori Pdl. Certo, se passasse l'emendamento di
Rutelli sulla «terza via» o quello di Dorina Bianchi che limita la sospensione
della nutrizione ai pazienti in coma irreversibile che non hanno più capacità
di assimilazione, le fratture nel centrosinistra si allargherebbero. Ma di
riflesso diventerebbe inevitabile lo strappo dei tradizionalisti nel Pdl. Che
rischierebbe di produrre polemica con settori della Chiesa. Uno scenario che,
in tutta evidenza, Berlusconi e i vertici del Pdl vogliono scongiurare. Ieri
nell'aula del Senato ci sono state alcune votazioni preliminari: sospensive e
pregiudiziali di costituzionalità sono state tutte bocciate. E le dissociazioni
negli schieramenti sono state minime: due voti contrari nel Pdl (Saro e
Paravia), due astenuti nel Pd (Lusi e Gustavino). Il relatore della legge
Raffaele Calabrò ha però fatto chiaramente intendere che ora l'intento primario
della maggioranza è ricompattare il fronte interno. «La vita è un bene
indisponibile - ha detto - sia da parte dello Stato, sia dello stesso soggetto
che la vive». Anche Anna Finocchiaro ha detto che questa è la linea dettata da
Berlusconi. E Stefano Ceccanti, illustrando la pregiudiziale presentata dal Pd,
non ha mancato di far leva sugli argomenti usati da Mantovano per criticare le
«incongruenze» del testo del ddl. Le votazioni sul testo cominceranno in Senato
il prossimo 24 marzo e si concluderanno il 26. Ieri in aula Umberto Veronesi ha
spiegato di non aver presentato alcun emendamento al testo perché ritiene la
legge «non opportuna». Emma Bonino ha aggiunto che si tratta di una «legge
crudele». Mentre, dal fronte cattolico del Pd, la teodem Paola Binetti ha
lanciato un appello ai senatori del suo partito perché convergano sul testo
della maggioranza.
( da "Repubblica, La" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 37 - Commenti
LA DESTRA E LA POLITICA CARLO GALLI (segue dalla prima pagina) Dalla aperta
ribellione di molti altri (non tutti liberali) su alcune norme addirittura
desolanti del ddl sulla sicurezza; lo si vede dallo snaturamento a cui la
destra tradizionale è sottoposta nel momento in cui aderisce al nuovo
contenitore che nasce, il Pdl. Ciò che è in questione è lo stesso rapporto fra
politica e cultura: se cioè la politica attuale della destra � la politica di
volta in volta imposta da Berlusconi ai suoi, e di fatto vincente nel Paese �
sia ancora in qualche modo legata a una elaborazione culturale. Alla questione
si può rispondere prendendo sul serio lo stesso Berlusconi quando parla del
proprio lavoro (appunto, la politica) come qualcosa che gli «fa schifo». A
parte l´evidente falsità fattuale della cosa (se è sulla scena politica dal
1994, lo "schifo" non sarà poi così radicale), questo ammiccamento
all´antipolitica è forse il segreto del legame profondo fra Berlusconi e i
molti italiani che gli danno consenso: ed è il segno di un´interpretazione
della politica che va in un senso opposto a quello delle culture politiche
tradizionali. Anziché programma o progetto, sogno o utopia, tradizione e
destino, o Beruf (professione e vocazione) � qual era secondo le grandi
narrazioni otto-novecentesche � , la politica è per Berlusconi (o almeno egli
vuol far credere che sia) un mestieraccio, che si fa pensando alla pausa
pranzo, al weekend, alle vacanze, alla pensione. Proprio come molti italiani
pensano al proprio lavoro, con odio o almeno con fastidio. La politica non ha a
che fare con un´elaborazione culturale alta, con una percezione di necessità
storica, con la serietà delle sfide, con la suprema dignità del vivere civile
(e infatti Berlusconi ama dissacrarla con battute, sberleffi, e gaffes più o
meno volute); è piuttosto qualcosa che deve essere confinato nella più triste
contingenza, che non deve diventare ragione di vita, mezzo di identificazione
esistenziale. Si è davvero se stessi non quando si lavora, ovvero quando si fa
politica come mestiere, ma nel tempo libero. Di conseguenza, la leadership
politica non può avere nulla di eroico, di epico, di tragico, come quella dei
dittatori e dei leader totalitari (a cui Berlusconi è a volte accostato, erroneamente); non ha neppure la dimensione rigorosa
del dovere (come nel liberalismo laico, o nella politica di
derivazione cristiana, protestante o cattolica che sia). Piuttosto, è � vuol
essere creduta � una leadership casuale, accidentale, occasionale. Il carisma
politico di Berlusconi sta in questa finzione di disimpegno dalla politica come
lavoro e serietà, in questo assecondare le pulsioni al disimpegno che covano in
molte coscienze. A molti italiani piace, evidentemente, questa
sdrammatizzazione del lavoro e della politica, e Berlusconi � il quale è un
consumato politico di professione, che ama il proprio lavoro e che non lo
lascerebbe per nulla al mondo � lo sa, e lo comunica, presentandosi come un
leader riluttante, e proprio per questo risultando trascinante. Naturalmente,
come spesso succede, nella suprema astuzia c´è qualcosa di vero. Non certo nel
senso che Berlusconi sia un Cincinnato, che si ritira dal potere non appena
sbrigate le faccende contingenti per cui è stato
mobilitato; ma nel senso che nel suo potere � consolidato, perseguito con
tenacia, difeso con pervicacia � c´è una forte dose di occasionalità e di
contingenza quanto ai contenuti di cui di volta in volta si fa portatore (o da
cui si fa portare); quel potere è reale proprio perché si apre a molte istanze,
anche contraddittorie, dall´obbligo di denuncia dei clandestini all´ammissione
dei misfatti del colonialismo italiano in Libia. Proprio perché è libero dai
vincoli della coerenza rispetto a un cultura; proprio in quanto è
disimpegnato.. è quindi evidente che le famiglie politiche di destra, liberali
e nazionalisti, a cui pure il Pdl dà il potere, possano a volte sentirsi spaesate
in questa nuova situazione, in cui "destra" significa non questo o
quel contenuto o programma, ma il fatto che la politica (come la musica di
successo) deve essere "leggera" e non "classica". La loro
vittoria politica ha come prezzo la loro passata identità politico-culturale. E
in questo dramma della destra c´è, ovviamente, una minaccia anche per la
sinistra, che, in tutte le sue forme, si sforza di pensare la politica secondo
modalità che proprio il successo di Berlusconi corre il rischio di far sembrare
ormai "antiche".
( da "Tempo, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Il Papa: il
vero virus avidità e corruzione In Camerun incontro coi musulmani e bagno di
folla allo stadio Giuseppe De Carli «Perché non sperare che la riflessione
teologica possa fornire agli africani di oggi e alla Chiesa universale grandi
teologi e maestri spirituali che potrebbero contribuire alla santificazione
degli abitanti di questo continente e della Chiesa intera?». La domanda di Papa
Ratzinger non è retorica. Ai vescovi del Consiglio Speciale per l'Africa offre
quello che è quasi un sogno ad occhi aperti. L'Africa della prima infanzia di
Gesù, fuggito con Maria e Giuseppe in Egitto, dell'evangelista Marco, della
prestigiosa Scuola di Alessandria, potrebbe tornare ad essere il pilastro della
Chiesa universale. Forse, in un prossimo futuro, con un «Papa nero»? Benedetto
XVI non lo dice esplicitamente ma gli è rimasto quasi nella penna; è sullo
sfondo di una autentica rivoluzione che sta per cambiare la geografia
spirituale della cattolicità. Grandi teologi, grandi
maestri di spiritualità, terra irrorata dai santi, fortificata
dalle figure di grandi vescovi e da un laicato consapevole e maturo. Dunque,
anche. Ai suoi confratelli dell'episcopato, Papa Benedetto lascia due
direttive: la Chiesa-famiglia di Dio che è in Africa deve realizzare una «opzione
preferenziale per i poveri». Il campo va però sgomberato da ogni conflitto
etnico, dagli scontri tribali: «Lasciatevi riconciliare! Nessuna
differenza etnica o culturale, di razza, di sesso e di religione deve divenire
tra voi motivo di contesa. Voi siete figli dell'unico Dio, nostro Padre, che è
nei cieli». Ripercorriamo a ritroso l'ultima giornata in Camerun. L'accenno
alla pandemia dell'Aids (20 milioni di infettati in tutto il continente) è
fatto nell'incontro con i sofferenti al «Centro Paul LEger». L'Aids, la malaria
e la tubercolosi, flagelli che si possono combattere e che vedono in prima fila
la Chiesa con l'incredibile reticolo iniziative umanitarie e sanitarie.
Un'azione di supplenza che ogni giorno strappa alla morte migliaia di persone.
C'è l'impianto di pensiero della famosa «lectio magistralis» di Ratisbona
(settembre 2006) nell'incontro con la comunità musulmana. Il Papa auspica una
«religione ragionevole». «Essa rifiuta tutte le forme di violenza e di
totalitarismo. Religione e ragione si sostengono a vicenda, dal momento che la
religione è purificata e strutturata dalla ragione e il pieno potenziale della
ragione viene liberato mediante la rivelazione e la fede». Il momento della
festa è allo stadio di Yaoundé. È l'unico appuntamento pubblico di massa. Una
immersione fra la gente, un abbraccio a tutti gli africani. Danze e suoni di
tamburi, il Vangelio in portantina come i capi tribù, il Papa, il «grande
bambà», il grande nonno che sorride , la preghiera dei fedeli in swahili,
ewando, ma anche le preghiere in latino. La liturgia «alla Ratzinger», che
unisce tradizione e tradizioni. Che è «glocal», un mix perfetto di localismo e
globalizzazione. Tanti i temi messi a fuoco: la difesa della vita sin dal
concepimento, il valore della famiglia, la lotta contro l'avidità e la
corruzione, la mancanza di lavoro e l'esodo rurale che sconvolge equilibri
millenari, i bambini di strada, maltrattati e abusati, arruolati a forza in
gruppi militari. Tanti fotogrammi di un continente in bilico fra nobiltà e
miseria, abissi di depravazione e desideri mai sopiti di riscatto. Ed oggi
Benedetto XVI arriva a Luanda. In un Paese, l'Angola, che ha offerto al mondo
la sua gente, nel senso che milioni di angolani sono stati fatti schiavi e
deportati nelle Americhe. Un crimine che pesa sulla coscienza dell'umanità,
così come per la Shoa, lo sterminio degli ebrei. Intere generazioni ridotte in
schiavitù. Una storia, questa, ancora tutta da raccontare.
( da "Messaggero, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Venerdì 20 Marzo
2009 Chiudi di GIOVANNI SABBATUCCI UN'IMPRESSIONANTE sequenza di polemiche ha
investito negli ultimi mesi le forme e i contenuti del magistero papale, dal
perdono ai lefevriani alla recente uscita sulla diffusione dell'Aids e l'uso
del preservativo. L'impressionante sequenza di polemiche che ha investito negli
ultimi mesi le forme e i contenuti del magistero papale - dal perdono ai
lefevriani, con incluso vescovo negazionista, al dibattito sul fine-vita, fino
alla recente e controversa uscita sulla diffusione dell'Aids e l'uso del
preservativo - rischia di consegnare alla storia la figura di un Papa
restauratore, avverso a ogni innovazione e allo stesso spirito della modernità.
In palese contrasto col suo passato di uomo del Concilio e con la sua stessa
figura di intellettuale colto e raziocinante, Benedetto XVI si starebbe
trasformando in una sorta di novello Pio IX, custode intransigente del dogma e
in lotta perenne contro gli "errori del mondo moderno" (anche Pio IX,
per inciso, esordì come riformatore e finì col legare indissolubilmente il suo
nome al Sillabo e al dogma dell'infallibilità del Papa parlante ex cathedra).
Credo che questa immagine sia unilaterale e, in fondo, fuorviante. La posizione
del Papa, e della Chiesa di Roma, risulta infatti assai più articolata di
quanto non dicano le semplificazioni polemiche di questi giorni: in tema di
diritti sociali, di accoglienza, di critica agli eccessi del
"mercatismo", per esempio, si avvicina visibilmente alle idee della
sinistra, senza che ciò autorizzi chicchessia a parlare di un "papato
progressista". Ma a essere sbagliato, al di là del merito dei singoli
giudizi, è l'approccio stesso di chi cerca di ricondurre gli interventi del
pontefice alla dimensione della polemica politica quotidiana, in particolare di
quella italiana, oggi dominata dai processi di riassestamento di partiti e
coalizioni (e dal vario disporsi delle componenti cattoliche nei due
schieramenti maggiori). È vero che la Chiesa si espone consapevolmente a questo
rischio quando, attraverso le sue gerarchie, interviene senza troppe remore su
questioni specifiche, concedendosi generosamente all'attenzione dei media. Ma è
altrettanto vero che le pronunce papali si collocano in un altro orizzonte,
volte come sono alla riaffermazione di principi assoluti e metastorici, non
tanto contro le tendenze dominanti nel secolo, quanto a prescindere da esse. A
maggior ragione quando sono in gioco non le opzioni politiche, per loro natura
mutevoli e adattabili anche secondo la tradizione della Chiesa, ma le scelte
morali di fondo, relative ai rapporti fra i sessi, alla procreazione, alla vita
e alla morte. È evidente che su molti di questi temi la posizione del Papa
contrasta clamorosamente con quella di una parte rilevante del mondo della
scienza, con l'opinione di un ampio schieramento di intellettuali e con gli
stessi comportamenti quotidiani della maggioranza degli uomini e delle donne in
carne e ossa, cattolici compresi: una scelta
verosimilmente dettata dalla volontà di mantenere integra una intelaiatura
dottrinale che rischierebbe di sfasciarsi se intaccata in una sola delle sue
parti (a temperare le durezze della dottrina provvederà, se necessario, la
collaudata flessibilità della casistica). Ma a questa
scelta il mondo laico non dovrebbe rispondere invocando limitazioni al diritto
del Papa e di tutto il clero di esprimere le proprie opinioni e di adoprarsi
per farle valere in sede politica. Meno ancora assumendosi il compito improprio
di promuovere la riforma della Chiesa sulla base delle proprie preferenze
(l'errore "giurisdizionalista" di molta politica
sette-ottocentesca). È giusto invece che la politica si riappropri del terreno
che è suo, proponendo soluzioni plausibili e capaci di garantire i diritti di
tutti, credenti e non credenti; che i rappresentanti del popolo cerchino, fin
dove è possibile, soluzioni condivise, senza però temere di dividersi e di
contarsi quando l'accordo non vi sia. Che Stato e Chiesa procedano in
autonomia, ciascuno in base alle proprie logiche, interferendo fra loro il meno
possibile, seguendo le antiche, e non sempre applicate, formule liberali di
Cavour e di Giolitti.
( da "Messaggero, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Venerdì 20 Marzo
2009 Chiudi di GIOVANNI SABBATUCCI In palese contrasto col suo passato di uomo
del Concilio e con la sua stessa figura di intellettuale colto e raziocinante,
Benedetto XVI si starebbe trasformando in una sorta di novello Pio IX, custode
intransigente del dogma e in lotta perenne contro gli "errori del mondo
moderno" (anche Pio IX, per inciso, esordì come riformatore e finì col
legare indissolubilmente il suo nome al Sillabo e al dogma dell'infallibilità
del Papa parlante ex cathedra). Credo che questa immagine sia unilaterale e, in
fondo, fuorviante. La posizione del Papa, e della Chiesa di Roma, risulta
infatti assai più articolata di quanto non dicano le semplificazioni polemiche
di questi giorni: in tema di diritti sociali, di accoglienza, di critica agli
eccessi del "mercatismo", per esempio, si avvicina visibilmente alle
idee della sinistra, senza che ciò autorizzi chicchessia a parlare di un
"papato progressista". Ma a essere sbagliato, al di là del merito dei
singoli giudizi, è l'approccio stesso di chi cerca di ricondurre gli interventi
del pontefice alla dimensione della polemica politica quotidiana, in
particolare di quella italiana, oggi dominata dai processi di riassestamento di
partiti e coalizioni (e dal vario disporsi delle componenti cattoliche nei due
schieramenti maggiori). È vero che la Chiesa si espone consapevolmente a questo
rischio quando, attraverso le sue gerarchie, interviene senza troppe remore su
questioni specifiche, concedendosi generosamente all'attenzione dei media. Ma è
altrettanto vero che le pronunce papali si collocano in un altro orizzonte,
volte come sono alla riaffermazione di principi assoluti e metastorici, non
tanto contro le tendenze dominanti nel secolo, quanto a prescindere da esse. A
maggior ragione quando sono in gioco non le opzioni politiche, per loro natura
mutevoli e adattabili anche secondo la tradizione della Chiesa, ma le scelte
morali di fondo, relative ai rapporti fra i sessi, alla procreazione, alla vita
e alla morte. È evidente che su molti di questi temi la posizione del Papa
contrasta clamorosamente con quella di una parte rilevante del mondo della
scienza, con l'opinione di un ampio schieramento di intellettuali e con gli
stessi comportamenti quotidiani della maggioranza degli uomini e delle donne in
carne e ossa, cattolici compresi: una scelta
verosimilmente dettata dalla volontà di mantenere integra una intelaiatura
dottrinale che rischierebbe di sfasciarsi se intaccata in una sola delle sue
parti (a temperare le durezze della dottrina provvederà, se necessario, la
collaudata flessibilità della casistica). Ma a questa
scelta il mondo laico non dovrebbe rispondere invocando limitazioni al diritto
del Papa e di tutto il clero di esprimere le proprie opinioni e di adoprarsi
per farle valere in sede politica. Meno ancora assumendosi il compito improprio
di promuovere la riforma della Chiesa sulla base delle proprie preferenze
(l'errore "giurisdizionalista" di molta politica
sette-ottocentesca). È giusto invece che la politica si riappropri del terreno
che è suo, proponendo soluzioni plausibili e capaci di garantire i diritti di
tutti, credenti e non credenti; che i rappresentanti del popolo cerchino, fin
dove è possibile, soluzioni condivise, senza però temere di dividersi e di
contarsi quando l'accordo non vi sia. Che Stato e Chiesa procedano in
autonomia, ciascuno in base alle proprie logiche, interferendo fra loro il meno
possibile, seguendo le antiche, e non sempre applicate, formule liberali di
Cavour e di Giolitti.
( da "Messaggero, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Venerdì 20 Marzo
2009 Chiudi Caro Signor Gervaso, un po' perché passo molto tempo all'estero, un
po' perché, quando sono in Italia, sono troppo impegnato con il mio lavoro
d'imprenditore, non conosco come dovrei, la storia del mio Paese. Ne ho seguito
l'evoluzione, o l'involuzione, come dice lei, dal dopoguerra ad oggi, ma non le
dico la mie lacune. Per decenni siamo stati governati da un partito, la
Democrazia Cristiana, che improvvisamente e penosamente si è dissolta,
lasciando solo macerie, e in chi le fu particolarmente vicino e ne fu
beneficato, qualche rimpianto. Com'è potuto accadere che un partito così forte
(penso alla maggioranza assoluta conquistata con De Gasperi nel 1948) sia
diventato così debole, fino al punto di liquefarsi? Quali sono stati i suoi più
grandi errori e le sue maggiori responsabilità? Enrico - Forlì Caro amico, il
potere, come disse incautamente Andreotti che, comunque, lo esercitò per quasi
mezzo secolo, «logorerebbe chi non ce l'ha». C'è del vero in questa battuta che
credo, dopo il pendolarismo giudiziario fra Palermo per le risibili accuse di
mafia, e Perugia per l'altro risibile coinvolgimento nell'uccisione del
giornalista Pecorelli, il "Divo Giulio" non pronuncerebbe più. E non
la pronuncerebbe più perché il potere esercitato troppo a lungo dal più
vegliardo diccì (solo Scalfaro lo è più di lui) logora. Come, alla fine, ha
logorato l'autore della battuta, che lo ha perduto, salvando tuttavia l'onore e
i suoi esteriori orpelli, a cominciare dal laticlavio. La Dc, di cui oggi
restano solo brandelli sparsi, come del partito socialista e, un po' meno, del
partito comunista, si è giocata il potere per averne troppo abusato. Il potere
è una molla formidabile, una spinta eccezionale per chi vuole tagliare certi traguardi,
conquistare certe posizioni, imporsi e, i più disonesti, arricchire facilmente,
vendendo fumo e mangiando l'arrosto. Dopo i mai abbastanza rimpianti governi
centristi di De Gasperi, che nel '54 si congedò dal mondo, anche negli anni
successivi, fino al 1960, quando si cominciò a parlare senza più remore e senza
più riserve, del centro-sinistra, la baracca tenne. Dopo di allora, lo scudo
crociato, forte del consenso elettorale, non più maggioritario, ma comunque
consistente, seguitò ad affidare ai suoi mandarini la guida del governo e il
controllo dei ministeri-chiave, a cominciare da quello, strategico,
dell'Interno. Poi, la diccì non ci ha risparmiato nulla. Ha fatto,
intendiamoci, molte cose buone, ma si è anche macchiata d'inqualificabili
leggerezze e intollerabili nefandezze. Ci ha tenuto, ad onta della sinistra
interna, sotto l'egida americana. Se il partito si fosse schierato oltre un
certo limite, e oltre ogni decenza, dalla parte del Pci, sempre al servizio
dell'Unione Sovietica, saremmo finiti sotto il tallone (un tallone, non
un'egida) di Mosca. Ma c'erano patti internazionali da rispettare che non
consentivano aperture troppo spericolate (ne sa qualcosa Moro). Non si contano
gli scandali in cui lo scudo crociato si trovò coinvolto, e quasi mai da solo,
ma con i partiti e i partitini alleati, soprattutto i socialisti, i più colpiti
dagli strali delle procure, specialmente di quella milanese, durante
Tangentopoli. Pensi ai vecchi scandali dei tabacchi, delle banane, alla vicenda
Giuffré, il "banchiere di Dio", e di Mastrella, che chiudeva un
occhio sulle tariffe d'importazione. E ne cito solo alcuni. In casa
democristiana, con poche, encomiabili eccezioni, era un viavai di tangenti,
pizzi, zuccherini in una babilonia di appalti, licenze, favori. L'andazzo era
quello e, dal momento che tutti, o quasi, saccheggiavano la diligenza, si
chiudeva facilmente un occhio. Cane non mangia cane, una mano lava l'altra e
due lavano il viso. Nessuno andava assolto e molti pagarono, anche se i giudici
non sempre agirono con equanimità. Fra tanti rei confessi, ci furono anche
innocenti, che scontarono pene per altri. Colpe gravi, sulle quali sarebbe
disonesto sorvolare, perché lo Stato va servito con lealtà e puntiglio e
dev'essere un altare su cui officiare, non una greppia dove affondare le
proprie fauci. Ma l'addebito maggiore che faccio alla vecchia Dc, ai tempi
della sua trionfante egemonia e del suo strisciante declino, fu la mancanza,
l'assoluta mancanza di senso dello Stato. E questo perché lo scudo crociato è
nato, ed è morto, come partito confessionale, «Un partito confessionale -
scrive Panfilo Gentile in "Opinioni sgradevoli", - può non essere
docile al magistero della Chiesa, che se lo attribuisce sopra Cesare. In altri
termini, un partito confessionale ammette necessariamente che, in certi casi,
la sovranità dello Stato debba subordinarsi alla Chiesa. Il
lealismo statale di un partito cattolico è soggetto sempre a deroghe,
sospensioni ed eccezioni». Ma lo Stato non può dipendere da nessuna autorità
spirituale perché lo Stato, il vero Stato, è laico. Se la diccì non avesse
confuso e tanto furbescamente identificato il buon cittadino con il buon
cattolico e altrettanto furbescamente confuso il reato con il peccato,
il potere non lo avrebbe, forse, mai perduto. atupertu@ilmessaggero.it
( da "Corriere della Sera" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2009-03-20 num: - pag: 49
categoria: REDAZIONALE Dispute In liquidazione l'Associazione che gestiva il
concorso. L'ex garante contro i giurati dimissionari Grinzane a pezzi, lite
continua Odifreddi accusa di complotto Elkann e Mondo. Che replicano: falsità
di DINO MESSINA A nche ora che tutto è crollato, con la messa in liquidazione
dell'Associazione premio Grinzane Cavour dopo l'arresto del patron Giuliano
Sorìa, nel mondo intellettuale non si placano gli animi. Anzi, dalla polemica
si è passati al regolamento di conti. Piergiorgio Odifreddi, dopo aver visto
fallire il tentativo di salvare il salvabile alla guida di un comitato di
garanti costretto in pochi giorni a dimettersi in blocco, in una vivace
intervista a Wlodek Goldkorn dell'Espresso, non smentisce la sua fama di
«matematico impertinente» muovendo accuse contro Alain Elkann e Lorenzo Mondo,
due dei sei scrittori che si erano dimessi dalla giuria letteraria anche perché
nessuno li aveva avvisati della nomina del nuovo comitato di garanzia.
Odifreddi svela un retroscena: «Una sera con Sorìa a Grinzane: lui fa delle
telefonate, una di queste al sottosegretario Giro. E Giro informa Sorìa che
Elkann, consigliere del ministro, ha intenzione di far dimettere la giuria. A
questo punto Sorìa chiama Elkann: "Ti prego in ginocchio di non affossare
il premio". Elkann risponde quello che poi dichiara ai giornali: che lui
non vuole essere sotto la tutela di un matematico, e per di più ateo». Goldkorn
nota che Elkann non è cattolico: «Fa lo stesso — è la risposta —, perché a lui
si è unito Lorenzo Mondo, uomo legato a Comunione e Liberazione. La mia
impressione è che Mondo ed Elkann volessero prendere il controllo di quel che
restava del premio». Un'accusa di complotto letterario. Ma Odifreddi ha altri
sassolini da togliersi dalla scarpa: «Ironicamente prima di nominare il
comitato contestato avevo proposto come garanti Elkann
e Gustavo Zagrebelsky. La Regione mi fece notare che Elkann aveva troppi incarichi
ufficiali (Museo egizio, ministero). Chiamai Giro per chiedergli di indicare il
rappresentante del ministero nel nuovo consiglio di amministrazione del
Grinzane che stavo mettendo su. La sua segretaria mi disse che doveva essere
Elkann a occuparsene, perché aveva ricevuto la delega del ministro Bondi».
Forse, insinua il matematico, Elkann «si è dimesso per evitare il conflitto
d'interessi?». Il «matematico impertinente» riserva la stilettata finale per
Lorenzo Mondo: «Diceva che il mio comitato di garanti non andava bene in quanto
concordato con Sorìa e quindi incapace di un gesto di discontinuità. Ma se è
lui l'incarnazione della continuità... Guardi l'elenco dei viaggi che hanno
fatto insieme: New York, Salamanca, Buenos Aires, Praga, Edimburgo, Tokyo,
Tirana, Cuba. Niente di penalmente perseguibile. Semplicemente un'abitudine che
indica un certo andazzo». La replica di Elkann e Mondo è immediata. «Odifreddi
— taglia corto Elkann — è un signore alla ricerca di una qualche pubblicità,
perché fa delle affermazioni non vere. è falso che io abbia mai ricevuto dal
ministro Sandro Bondi la delega a occuparmi del premio Grinzane Cavour. Forse
ho parlato con il sottosegretario Giro della mia intenzione di dimettermi, ma
io ero nella giuria come scrittore, uno dei tanti, e ho deciso di dimettermi
quando sono venute a mancare le necessarie condizioni di serenità». E
l'intenzione di far cadere il Premio? Alain si riscalda: «La semplice idea del
complotto è una folle invenzione, perché ciascuno dei sei giurati che diedero
le dimissioni decise in totale autonomia, per ragioni simili e diverse. Come
può venire in mente che noi abbiamo fatto cadere il premio, quando i fatti di
cronaca parlano da soli?». Rimane la polemica sull'aspetto politico e la
ruggine tra il letterato e il matematico: «Trovavo che il
Premio Grinzane esprimesse naturalmente una pluralità di voci: laici, cattolici, musulmani, ebrei, protestanti... Con il comitato Odifreddi non
è stato più così. E poi che cosa c'entra la matematica con la
letteratura? Con tutto il rispetto per i matematici e i filosofi, noi facevamo
parte della giuria di un premio letterario». Lorenzo Mondo, critico
della Stampa, autore di una bella biografia di Cesare Pavese, a lungo
presidente nella giuria del Grinzane, risponde malvolentieri alle accuse di
Odifreddi: «Ho sempre evitato di replicare alle accuse di questo signore
afflitto da un eccessivo superego e in cerca di facile pubblicità. Ritrovandosi
con il cerino in mano nella vicenda del Grinzane e scaricato dai garanti da lui
stesso nominati, non la smette di spargere veleno». Riguardo all'insinuazione
del complotto, Mondo aggiunge: «Mi sembra ridicolo pensare che io ed Elkann
possiamo aver complottato per impossessarci di un premio avviato al tracollo».
Sull'appartenenza al gruppo di Comunione e Liberazione, il critico della Stampa
chiarisce: «Mi pare buffo che si tenti di attribuirmi un'etichetta politica
falsa. Non sono di Cl, ma anche se fosse vero, dov'è la colpa?». E i viaggi?
«Se non invitavano il sottoscritto, presidente della giuria, chi altri dovevano
invitare? Ogni volta ero impegnato a moderare dibattiti o a tenere impegnative
conferenze. Evidentemente Sorìa riteneva utile la mia presenza». Con la vicenda
giudiziaria appena agli inizi, a Torino continua la discussione sul futuro del
Grinzane. Mantenere lo stesso marchio o crearne uno nuovo con il nome delle
Langhe? C'è chi come Ernesto Ferrero, direttore editoriale del Salone del
libro, ne vede il naturale futuro nella fondazione pubblica che gestisce la
kermesse del Lingotto, chi lo vuole autonomo. «Per il momento — dice
l'assessore alla cultura della Regione Piemonte, Gianni Oliva — l'unica cosa
saggia è soprassedere, aspettare che la magistratura abbia compiuto il suo
lavoro. Poi si vedrà». Una moratoria almeno per quest'anno. Ma qualcuno non ci
sta. Due piccoli editori, che pubblicano due autori tra i vincitori del
Grinzane 2009, hanno scritto in Regione: il premio sarebbero disposti a
ritirarlo nonostante tutto. In tempi di crisi cinquemila euro valgono una figuraccia.
( da "Corriere della Sera" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2009-03-20 num: - pag: 55 categoria:
REDAZIONALE Sui canali di Class Umberto Veronesi: tutta la Scienza in dodici
puntate MILANO — Dodici puntate per conoscere i «primi» 83 anni del professor Umberto
Veronesi e portare in tv la grande divulgazione scientifica. Parte stasera,
attraverso le interviste di Alessandro Cecchi Paone, il programma «Una vita per
la scienza» in onda sui tre canali di Class Editori (Class Cnbc, Class Life,
Class News). «Vocazione medico» è infatti il titolo del primo incontro con
l'illustre oncologo per capire come e perché scegliere la professione di
medico, oggi, un tema su cui si tornerà nella settima puntata, «Una carezza per
guarire», piena di consigli dettati dalla grande umanità ed esperienza di
Veronesi. Si prosegue col nemico numero uno, il cancro, percorrendo quella che
è diventata quasi una sfida personale del luminare milanese. E via via,
verranno trattati i rapporti della scienza con la politica; oppure con l'etica
e i problemi dei diritti della vita e della morte, in nome
della libera scelta e del laicismo. Non mancano le puntate
dedicate alla donna, alle sue malattie per cui Veronesi si è battuto da sempre,
e neppure le istruzioni per l'uso della vecchiaia. La numero 12 riaprirà in un
certo senso tutte le domande e le speranze già nel titolo: «Un Dio chiamato
Dna». «Una Vita per la Scienza» sarà in onda per le prossime 12
settimane il venerdì, a partire da oggi, su Class Cnbc, alle 19 e alle 24; il
sabato alle 12 e alle 22, e la domenica alle 15 e alle 23. Class Cnbc, il
canale di finanza globale di Class Editori, è trasmesso sul 505 di Sky e sul
portale internet www.yalp.it, oltre che su Alice Home Tv. Ogni puntata di «Una
Vita per la Scienza» sarà visibile su Internet in modalità on-demand il lunedì
successivo alla messa in onda, sul videocenter di Class Editori, cui si accede
direttamente dalle home page di www.milanofinanza.it e di www.italiaoggi.it. La
trasmissione sarà in onda ogni venerdì alle 20.30 sul canale digitale terrestre
Class News. Cla. P. Umberto Veronesi
( da "Secolo XIX, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Il Papa fra dubbi e
sofferenze I nodi del Concilio Vaticano II e le spinte tradizionaliste:
l'opinione degli intellettuali cattolici Giuliano
Galletta Conciliare o tradizionalista? Aperta al dialogo con il mondo e alla
misericordia nei confronti di tutta l'umanità o chiusa nella torre d'avorio
delle verità dogmatiche alla ricerca di una identità forte, ma fondata in
negativo sull'esclusione? E' in questa dialettica, contraddizione o drammatica
spaccatura, comunque la si voglia definire, che va letta la storia della Chiesa
cattolica, almeno dal momento in cui Giovanni XXIII indisse il Concilio
Vaticano II, il 25 gennaio 1959. Ed è ancora in questo contesto che si può
interpretare la figura di Benedetto XVI, incluse tutte le sue più recenti
iniziative. Se la lettera ai vescovi in cui giustificava - e parzialmente
correggeva - la decisione di ritirare la scomunica ai lefebvriani ha sconvolto
i cattolici - soprattutto nel punto in cui il Papa
ammette, citando San Paolo, che nella Chiesa «ci si morde eâ??divora a vicenda»
- le esternazioni sull'Aids e la condanna dell'uso del preservativo (parola per
la prima volta usata da un Papa) hanno choccato sia cattolici che laici, sia governi che semplici cittadini. Per la maggior
parte dei laici siamo di fronte a una posizione totalmente incomprensibile, di
fronte all'ecatombe che sta decimando la popolazione africana, i cattolici sono più prudenti nel giudizio ma si pongono umanamente gli
stessi quesiti. «Queste dichiarazioni non erano necessarie», è
l'opinione di Raniero La Valle, intellettuale cattolico, scrittore e
giornalista, direttore dell'Avvenire negli anni del Concilio e poi parlamentare
della Sinistra indipendente dal '76 al '92. «Le posizioni della Chiesa sul tema
erano già note e mi è sembrato un grave errore di comunicazione ribadirle
proprio in Africa dove il problema è enorme e i missionari sono in prima linea
per combatterlo». Il filosofo Gianni Vattimo si dichiara furibondo: «Come si fa
ad andare in Africa dove c'è il 60% di sieropositivi e dire certe cose? Io sono
credente, ma quando sento parlare il Papa mi viene voglia di farmi musulmano,
buddhista o ateo. Benedetto XVI vive un'epoca di crisi della Chiesa, in un
mondo globalizzato dove l'offerta di "fedi"è sempre più vasta, ma non
riesco a capire come pensi di andare avanti continuando a parlare di
preservativi e sondini». «Dal punto di vista della morale cattolica è legittimo
che il pontefice parli della lotta all'Aids nel quadro di una riforma del modo
di amare _ osserva lo storico Franco Cardini - ma si tratta di una rivoluzione
degli spiriti che non potrà certo avvenire nei tempi necessari per fermare un
flagello che uccide milioni di persone. Sulle questioni etiche, come cattolico
- una razza in via di estinzione -, mi adeguo al magistero della Chiesa, anche
se ho bisogno di un ordine scritto. Sono però un cattolico pensante - e non un
teocon che prende ipocritamente alla lettera ogni parola del Papa - e quando mi
dicono che un embrione è una persona ricordo di aver letto San Tommaso che
pensava esattamente il contrario e oggi sarebbe d'accordo con Obama. Voglio
dire che su certi problemi c'è stata un'evoluzione della Chiesa e del suo
pensiero e non ci troviamo di fronte a verità intoccabili». Al dibattito che si
è aperto sulle difficoltà del papato di Ratzinger, fuori e dentro la Chiesa,
non sono estranei alcuni dati statistici emersi nelle ultime settimane e che
registrano come dal 2006 al 2008 il numero dei pellegrini arrivati a Roma per
vedere il Papa sia diminuito di un milione di persone e che in Italia l'indice
della fiducia in Benedetto XVI è a quota 50 contro l'80 di Giovanni Paolo II.
Tutto ciò nonostante l'attenzione dei media (e dei partiti) italiani nei
confronti del Vaticano sia sempre piuttosto alta. L'immagine del Papa che si
impone è così quella di un grande teologo impegnato a ribadire la sua
"verità" - tra cui la necessità di recuperare lo scisma lefebvriano -
ma disconnesso da una realtà (che include buona parte della comunità dei
vescovi) che gli si rivolta contro con una veemenza, in parte prevedibile, ma
che lui vive con profondo dolore. «Probabilmente non basta essere un raffinato
intellettuale per governare la Chiesa - osserva Paolo Becchi, filosofo del
Diritto e studioso di bioetica - non è sufficiente dialogare con Habermas sulla
società post-secolarizzata per entrare nei cuori di milioni di fedeli.
Ratzinger ha capito una cosa importante e cioè che bisogna muoversi tra
tradizione e rivoluzione, che il cambiamento nella Chiesa deve essere spiegato
alla luce della continuità: c'è questo alla base del gesto a favore dei
lefebvriani. Poi però va in Africa e fa queste dichiarazioni, come parlare di
ostriche a chi non ha il pane». Un Papa isolato - e "manipolabile",
comeâ??ha scritto il Financial Times - dalla stessa Curia che non riesce (o non
vuole) più ad aggiornarlo sul mondo esterno, come nel caso delle posizioni
negazioniste del lefebvriano Williamson che il Papa non conosceva. «La verità -
spiega La Valle - è che la Santa Sede non legge Internet e questo è un fatto
molto grave perché perde milioni di informazioni. Esisteva una proverbiale
efficienza della diplomazia vaticana e dei suoi canali che in questo caso non
ha funzionato». Insomma una sorta di muro di incomunicabilità che isola il Papa
dai suoi vescovi e che lui, però, si è subito affrettato a negare: «Non sono
solo», ha detto per smentire la maggioranza dei commentatori. «Le difficoltà
nella Chiesa durano da decenni - continua Cardini - a volte è stata messa la
sordina altre volte sono state coperte da personalità carismatiche come
Giovanni Paolo II, che si poteva permettere di regnare anziché governare
perché, se non aveva dalla sua parte le gerarchie ecclesiastiche, poteva
contare sull'appoggio della gente. Queste tensioni periodicamente riemergono -
aggiunge Cardini - e oggi non c'è questione, dalla liturgia al caso Englaro, in
cui la Chiesa non dimostri di avere i nervi scoperti. In questa situazione Benedetto
XVI mi ricorda Paolo VI, con i suoi dubbi e la sue sofferenze. Wojtyla lanciava
un messaggio carico di speranza mentre il suo successore sembra chiudersi ad un
mondo in cui vede, come disse Paolo VI, il fumo di Satana». Per Gianni Baget
Bozzo, politologo e teologo da sempre critico nei confronti del Concilio, la
lettera di Ratzinger non è segno di isolamento o di debolezza, anzi il
contrario. «Il Papa giudica i vescovi e in questo modo usa il suo carisma in
pienezza», spiega il sacerdote genovese. «Non siamo di fronte un messaggio
dottrinale ma spirituale, che si rivolge ai vescovi come persone. In questo
caso Benedetto XVI è come un profeta che parla al cuore e non all'intelletto, e
lo fa per denunciare una situazione di odio all'interno della Chiesa. Questo
odio riguarda un capro espiatorio, la comunità di Ecône. A un certo punto
essere conciliari ha coinciso con l'odiare la comunità lefebvriana e con essa
tutti quelli che si rifanno alla tradizione. Un atteggiamento che il Papa
deplora e che è agli antipodi del suo. Egli, infatti, vede il Concilio come
prosecuzione della tradizione. Da qui la riforma della liturgia e il ritiro
della scomunica». «D'altra parte - prosegue Baget Bozzo - non ci sono
alternative dal momento in cui la Chiesa è sotto assedio. Benedetto XVI deve
farla tornare alle sue radici spirituali, altrimenti è la fine. Il mondo è
cambiato, non c'è più la sfida del comunismo e anche il capitalismo è in crisi.
Per la Chiesa non è tempo di occuparsi di questione sociale e solidarietà, ma di
ritrovare l'identità, che può identificarsi solo con il Papa, nella sua
relazione con il popolo. Un rapporto diretto che il Concilio aveva cercato di
spezzare. Senza Papa non c'è cattolicesimo». Per Raniero La Valle, su posizioni
sideralmente opposte a quelle di Baget Bozzo, proprio l'allontanamento dai
valori del Concilio è all'origine dell'attuale crisi e della disaffezione di
larghi strati di cattolici. «Se si sceglie una strada
queste sono le conseguenze. La Chiesa si trova di nuovo ad affrontare il problema
del suo rapporto con il mondo che era poi all'origine del Vaticano II, nato
dalla consapevolezza di una difficoltà a dare una risposta cristiana alle
angosce dell'uomo contemporaneo». «Oggi - aggiunge - abbiamo lo stesso problema
di comunicazione, che non è un problema tecnico, ma di contenuti. Riguarda
quello che la Chiesa dice alla gente. Mi pare che la controversia sul Concilio,
che fino a oggi era stata in qualche modo occultata sotto il velo di un
semplice conflitto di interpretazioni, ora è stata posta in modo palese. Con i
suoi atti Ratzinger sta mettendo in discussione la permanenza del Concilio
nella Chiesa cattolica. Ma le reazioni mi pare abbiano dimostrato che la Chiesa
ne ha ancora bisogno». galletta@ilsecoloxix.it 20/03/2009
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Un Papa avverso a
ogni innovazione e allo stesso spirito della modernità. In palese contrasto col
suo passato di uomo del Concilio e con la sua stessa figura di intellettuale
colto e raziocinante, Benedetto XVI si starebbe trasformando in una sorta di novello
Pio IX, custode intransigente del dogma e in lotta perenne contro gli «errori
del mondo moderno» (anche Pio IX, per inciso, esordì come riformatore e finì
col legare indissolubilmente il suo nome al Sillabo e al dogma
dell'infallibilità del Papa parlante ex cathedra). Credo che questa immagine
sia unilaterale e, in fondo, fuorviante. La posizione del Papa, e della Chiesa
di Roma, risulta infatti assai più articolata di quanto non dicano le
semplificazioni polemiche di questi giorni: in tema di diritti sociali, di
accoglienza, di critica agli eccessi del «mercatismo», per esempio, si avvicina
visibilmente alle idee della sinistra, senza che ciò autorizzi chicchessia a
parlare di un papato progressista. Ma a essere sbagliato, al di là del merito
dei singoli giudizi, è l'approccio stesso di chi cerca di ricondurre gli
interventi del pontefice alla dimensione della polemica politica quotidiana, in
particolare di quella italiana, oggi dominata dai processi di riassestamento di
partiti e coalizioni (e dal vario disporsi delle componenti cattoliche nei due
schieramenti maggiori). È vero che la Chiesa si espone consapevolmente a questo
rischio quando, attraverso le sue gerarchie, interviene senza troppe remore su
questioni specifiche, concedendosi generosamente all'attenzione dei media. Ma è
altrettanto vero che le pronunce papali si collocano in un altro orizzonte,
volte come sono alla riaffermazione di principi assoluti e metastorici, non
tanto contro le tendenze dominanti nel secolo, quanto a prescindere da esse. A
maggior ragione quando sono in gioco non le opzioni politiche, per loro natura
mutevoli e adattabili anche secondo la tradizione della Chiesa, ma le scelte
morali di fondo, relative ai rapporti fra i sessi, alla procreazione, alla vita
e alla morte. È evidente che su molti di questi temi la posizione del Papa
contrasta clamorosamente con quella di una parte rilevante del mondo della
scienza, con l'opinione di un ampio schieramento di intellettuali e con gli
stessi comportamenti quotidiani della maggioranza degli uomini e delle donne in
carne e ossa, cattolici compresi: una scelta
verosimilmente dettata dalla volontà di mantenere integra una intelaiatura
dottrinale che rischierebbe di sfasciarsi se intaccata in una sola delle sue
parti (a temperare le durezze della dottrina provvederà, se necessario, la
collaudata flessibilità della casistica). Ma a questa
scelta il mondo laico non dovrebbe rispondere invocando limitazioni al diritto
del Papa e di tutto il clero di esprimere le proprie opinioni e di adoprarsi
per farle valere in sede politica. Meno ancora assumendosi il compito improprio
di promuovere la riforma della Chiesa sulla base delle proprie preferenze
(l'errore «giurisdizionalista» di molta politica sette-ottocentesca). È
giusto invece che la politica si riappropri del terreno che è suo, proponendo
soluzioni plausibili e capaci di garantire i diritti di tutti, credenti e non
credenti; che i rappresentanti del popolo cerchino, fin dove è possibile,
soluzioni condivise, senza però temere di dividersi e di contarsi quando
l'accordo non vi sia. Che Stato e Chiesa procedano in autonomia, ciascuno in
base alle proprie logiche, interferendo fra loro il meno possibile, seguendo le
antiche, e non sempre applicate, formule liberali di Cavour e di Giolitti.
Giovanni Sabbatucci
( da "Foglio, Il" del 20-03-2009)
Argomenti: Laicita'
20 marzo 2009 Il
laico Blair contro il laicismo aggressivo L'ex premier
spiega perché la fede aiuta anche a combattere le malattie Anche se non hanno
fede, i leader politici devono avere “a che fare con Dio” se vogliono capire la
modernità. Parola dell?ex primo ministro inglese Tony Blair. Nel suo manifesto
sul risveglio religioso, pubblicato dal settimanale New Statesman, Blair
afferma: “Trascorsi gli anni del premierato, una cosa mi ha colpito con forza
sempre più crescente: fallire nella comprensione del potere della religione
significa essere incapaci di capire il mondo moderno. La fede religiosa avrà lo
stesso significato nel XXI secolo che ha avuto l?ideologia politica nel XX. I
leader politici, siano religiosi o meno, devono avere a che fare con Dio”. E?
un Blair sempre più fervente, papista e missionario. Dopo essersi convertito al
cattolicesimo alla fine del 2007 e aver insegnato a Yale il corso accademico su
“Fede e globalizzazione”, il riformatore laburista sta dedicando tutta la sua
attività alla Faith Foundation e alla comprensione della religione. Una
fondazione in cui siedono grandi nomi quali il reverendo David Coffey,
presidente dell?Alleanza battista mondiale, il rabbino del Commonwealth
Jonathan Sacks e Mustafa Ceric, gran mufti di Bosnia-Erzegovina e grande
estimatore di Benedetto XVI. Una settimana fa, parlando con il giornale Church
of England, Blair ha detto che in occidente la religione rischia di diventare
un?“eccentricità personale”, anziché essere il fattore decisivo che smuove la
società. Ha criticato la “decisione ridicola” di punire l?infermiera battista
Caroline Patrie, sospesa dal lavoro in ospedale per essersi offerta di pregare per
una paziente. “Penso che noi cristiani troppo spesso siamo più sensibli di
quanto dovremmo”, dice Blair. “La gente dovrebbe essere orgogliosa della
propria cristianità. Il vero test è se la religione, nell?era di un secolarismo
aggressivo, avrà la fiducia per uscire allo scoperto e battersi con la
persuasione. La religione fornisce un fondamento ai diritti umani, un principio
inalienabile che si erge sul relativismo”. Amico di Paul Kagame, che ha
rovesciato il regime genocida del Ruanda, Blair ha raccolto il meglio della
politica di Bush sull?Africa, come l?Emergency Plan for Aids Relief e
l?Education Initiative, che ha diffuso libri di testo, insegnanti e borse di
studio, fino al Millennium Challenge Account, un piano di assistenza per i
paesi più meritevoli sul piano delle politiche sociali. Blair si è circondato
di suore, missionari, sacerdoti e cita sempre gli scritti del teologo cattolico
Hans urs von Balthasar. C?era anche Blair due mesi fa nella megachiesa di
Saddleback, in California, per insignire Bush della “International Medal of
Peace” nella lotta all?Aids. All?inizio di febbraio, Blair era in preghiera a
Washington alla tradizionale “colazione presidenziale”. Ha denunciato “un
crescente e aggressivo secolarismo che deride la fede come contraria alla
ragione”, ha ripetuto che “il nostro secolo sarà povero, meno disciplinato
nella coscienza, se non sarà sotto la protezione di Dio”. E ripete che non
avrebbe mai potuto dichiarare guerra alla malaria senza la fede. “We don?t do
God”, disse una volta Alastair Campbell, portavoce e stratega di Blair, ai
giornalisti che gli chiedevano chiarimenti sul rapporto tra il primo ministro e
la religione. Cioè noi laburisti, a Downing Street, non ci occupiamo di Dio.
Ora Blair parla come il perfetto discepolo del Papa di Ratisbona. Non si è mai
pentito per la liberazione dell?Iraq: “E? qualcosa con cui vivrò per il resto
della mia vita”.