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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL  16-31 luglio 2008      #TOP



Report "Laici e chierici"

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Indice delle sezioni

Laici e chierici (224)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Walter fa qualcosa di riformista ma nel Pd è diarchia ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

L'autunno caldo di Walter. Dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

La guerra (in)civile degli psico-comici della politica ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Bagnasco: non togliere il nutrimento a Eluana ( da "Secolo XIX, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: stato terminale". Ieri comunque gli appelli a non sospendere l'alimentazione e l'idratazione di Eluana sono giunti numerosi e accorati soprattutto dal mondo cattolico italiano. Alla proposta di Giuliano Ferrara di portare bottiglie d'acqua davanti al Duomo di Milano per protestare contro chi vuole interrompere l'idratazione,

La chiesa e il modello zapatero - massimo l. salvadori ( da "Repubblica, La" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici, della tutela degli spagnoli non cattolici, delle conseguenze inderogabili della norma costituzionale sul carattere laico dello Stato". Il problema che egli mette al centro è dunque la posizione uguale dello Stato dinanzi a cattolici e non cattolici: posizione che richiede che ciascuno sia libero e rispettato nella propria diversità e che lo Stato perciò non consenta

Alle molinette una "stanza del silenzio" per le religioni non cattoliche - il servizio a pagina viii ( da "Repubblica, La" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina I - Torino Firmato un protocollo d'intesa tra l'ospedale e 14 confessioni Alle Molinette una "stanza del silenzio" per le religioni non cattoliche il servizio a pagina viii SEGUE A PAGINA VIII.

"viva palermo e santa rosalia" il grido mancato divide la città - (segue dalla prima pagina) antonella romano ( da "Repubblica, La" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Una festa patronale è pur sempre municipale, l'elemento laico e quello religioso, la tradizione e l'istituzione, si fondono. è stato uno sgarbo al quadrato, nei confronti dei palermitani e dell'identità palermitana, che nel Festino si esprime al massimo grado". Ne fa invece una questione prettamente di stile un altro sociologo, Nino La Spina.

Separazione delle carriere e Csm meno <politico> Così cambia il pianeta toghe ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: composizione riequilibrando il numero di laici e togati e fissare paletti precisi per ruolo e competenze, evitando incursioni troppo politiche nel campo legislativo, come il discusso parere sul blocca processi. La sezione disciplinare, poi, dovrebbe diventare indipendente dal Csm e composta non in prevalenza da magistrati come oggi, ma anche da giuristi come ex presidenti della Consulta.

<Del Turco, tangenti più care per fargli comprare la casa a Roma> ( da "Corriere della Sera" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mi ha detto di aver voluto manifestare il suo attuale stato d'animo in una sorta di confessione laica. La sua richiesta di incontrarmi era per dolersi di quanto gli stava accadendo. Si diceva vittima del risentimento di titolari di cliniche per il suo piano di ridurre del 30 per cento le tariffe riconosciute ai privati.

Violante: Del Turco? Poco rassicuranti le notizie sull'inchiesta ( da "Corriere della Sera" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: continuità nella gestione e favorirebbe una parità reale di conoscenze tra togati e laici Ora i membri laici partono penalizzati rispetto ai togati perché non conoscono la macchina". E al Csm lei toglierebbe l'azione disciplinare. "Preferisco una Corte ad hoc, nominata dal capo dello Stato e dal Parlamento, competente per tutte le magistrature, ordinaria, amministrativa e militare".

Se la Curia di Milano fa opposizione al governo ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

Il Papa tra koala e serpenti ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

Comitato pro Papa Pio ( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

De Vecchi (An): "In Val Bormida va fatta azione politica, non partitica" ( da "Stampa, La" del 16-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'

Abstract: modernità e il carattere laico della politica locale". E proprio per arrivare ad un accordo che ponga fine alle discussioni che si sono registrate in queste ultime settimane, dice ancora De Vecchi "An si impegnerà a promuovere per fine mese un tavolo di coordinamento con le altre formazioni politiche, perchè le energie dei singoli non vengano sprecate da egoismi e rivalità interne"

Il csm "assolve" il pm russo ( da "Repubblica, La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: questa, che è stata sostenuta dai togati di Magistratura democratica e del Movimento per la giustizia e da tre laici di centrosinistra. Tra gli astenuti ci sono il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino e il procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli.

Moschea, siglata l'intesa "dove? deciderà la città" - (segue dalla prima pagina) donatella alfonso ( da "Repubblica, La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: DONATELLA ALFONSO (segue dalla prima di cronaca) LA applaudono musulmani e cattolici, laici ed ebrei come il rabbino Giuseppe Momigliano. Questi ragazzi sono qui proprio perché sono la nostra seconda generazione, perché sono loro il futuro, spiega Husein Salah, presidente della comunità musulmana, 3.000 fedeli e altre 8.

Caro gilli meglio gli indomiti... - davide rondoni ( da "Repubblica, La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: come scrisse ancora Baudelaire, è che il mondo finirà non in uno schianto, ma in una lagna. E di lagna, non vi sembra di sentirne parecchia in giro? Io ai lagnosi preferisco gli indomiti. La razza cattolica, socialista e laica che ha fatto l'Italia giovane e vogliosa. Non quelli che la stanno invecchiando e avvilendo.

Chiesa russa, consegna a dicembre e da mosca arriva il secondo grazie - raffaele lorusso ( da "Repubblica, La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: giorno di san Nicola per la Chiesa cattolica - spiega - inaugureremo il teatro Petruzzelli, che io considero di tutti i baresi, a prescindere dalla proprietà pubblica o privata". Il sindaco auspica che in entrambe le occasioni siano presenti le massime cariche istituzionali. "Inviteremo il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio - annuncia -

Anche nasrallah alla festa di beirut "il tempo delle sconfitte è finito" - (segue dalla prima pagina) gad lerner ( da "Repubblica, La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: nella società più laica e spregiudicata della regione, è concesso derogare a tale liturgia necrofila, morbosa. Perfino il test del Dna preteso da Israele sui cadaveri di Ehud Goldwasser e Eldad Regev sollecita questo generalizzato indugiare fra membra decomposte e ritratti dei martiri, appiccicati dovunque, trasformati in icone,

"attenti al troppo freddo rischi anche per il cuore" - michele bocci roma ( da "Repubblica, La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: al Cnr di Pisa, da Londra alla Cattolica di Roma, fino al San Raffaele di Milano. Oggi il professore è consulente per la ricerca dell'Associazione nazionale medici cardiologi. Qual è la temperatura ideale a cui regolare il condizionatore? "La risposta potrebbe essere banale: quella a cui ci si sente bene.

Figli in provetta speranze e pregiudizi ( da "Unita, L'" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: lasciando senza repliche le critiche subito mosse dai cattolici a Buzzati Traverso. Questi era stato molto esplicito nel lodare la nuova tecnica e aveva detto, tra l'altro: "Purtroppo molte persone colte di questo scorcio di XX secolo sono tuttora vittime della irrazionale "sacralità" di tabù d'antichissima origine.

Napolitano auspica partnership strategica con Mosca Nel corso della visita in Russia anche un colloquio con Alessio II: migliorano i rapporti fra cattolici e ortodossi ( da "Unita, L'" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: auspica partnership strategica con Mosca Nel corso della visita in Russia anche un colloquio con Alessio II: migliorano i rapporti fra cattolici e ortodossi / Mosca INCONTRANDO a Mosca il suo omologo Dmitri Medvedev, il capo dello Stato italiano Giorgio Napolitano ha auspicato che le ottime relazioni commerciali tra i due Paesi evolvano verso il traguardo di una partnership strategica.

Cossiga, Gargani, Vaccarella Silvio si sceglie tre <saggi> ( da "Corriere della Sera" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: una revisione del Csm che introduca la parità tra membri togati e "laici", cosa questa che a parola trova favorevole anche Luciano Violante, e per quanto riguarda l'azione penale vanno indicate le priorità bisogna cioè dare degli indirizzi, dei criteri ai quali i magistrati devo attenersi e non più affidarsi alla loro discrezionalità".

<Alleati su economia e fede> ( da "Corriere della Sera" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche nei rapporti tra le Chiese cattolica e ortodossa. Intorno ai temi della diplomazia, dell'economia e della fede si è mossa la visita in Russia di Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato, incontrando il suo omologo Dmitrij Medvedev (nella foto, con le rispettive mogli), ha espresso la volontà di consolidare le " già eccellenti relazioni commerciali tra Russia e Italia"

Di Pisa a Marsala: il posto di Borsellino ( da "Corriere della Sera" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: favorevole a Di Pisa di un membro laico del centrosinistra, Celestina Tinelli, avvocato a Reggio Emilia, vicina ai Ds. A scatenarsi contro questa scelta, determinata dai consiglieri di Unicost, di Magistratura indipendente, dai componenti laici di centrodestra e dalla Tinelli, sono i quattro consiglieri togati di Magistratura democratica che siedono a Palazzo dei Marescialli Ezia Maccora,

Roma indaga nei suoi misteri ( da "Corriere della Sera" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: l'unico committente laico in grado di competere con lo sfarzo pontificio. Si deve infatti al suo fiuto, se i migliori talenti dell'epoca - Raffaello, Michelangelo, Bramante, Lorenzetto, Sebastiano Del Piombo - hanno inaugurato una nuova età dell'oro. Una breve pausa e le lancette del tempo si fermano al '600.

<Io, cugina del Papa, sono Testimone di Geova> ( da "Giornale.it, Il" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anni ha lasciato la religione cattolica, quella fede della quale il suo illustre cugino è stato prima rigoroso custode nell'ex Sant'Uffizio, per divenirme poi il leader mondiale. La signora Brzakovic, fin dall'inizio degli anni Settanta, ha infatti abbracciato il credo dei Testimoni di Geova, diventandone un'assidua seguace.

Assolto il pm che mandò la polizia a investigare su un aborto terapeutico ( da "Manifesto, Il" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: però, non c'è stata nessuna irregolarità. La delibera assolutoria presentata da Antonio Patrono (Magistratura indipendente), ha vinto per un soffio: ha raccolto 11 voti (3 di Mi, 5 di Unicost, la laica di centrosinistra Letizia Patrono e i laici di centrodestra Michele Saponara e Gianfranco Anedda).

Preferito a Morvillo. Il <corvo> di Falcone procuratore in Sicilia ( da "Manifesto, Il" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: alcuni di Unicost e i laici di centrodestra Michele Saponara, Gianfranco Anedda e Ugo Bergamo. Con l'appoggio - a sorpresa - della laica di centrosinistra Celestina Tinelli e quello meno sorprendente di Vincenzo Carbone. La scelta di Di Pisa e la conseguente decisione di lasciare al suo posto l'altro candidato, il procuratore aggiunto di Palermo Alfredo Morvillo,

Una legge per le mille Eluana ( da "Giornale.it, Il" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lo dico a certi cattolici: vi fidate almeno del Centro di Bioetica dell'Università Cattolica di Milano? Ebbene, un suo studio facilmente reperibile ha spiegato che il 3,6 per cento dei medici ha praticato l'eutanasia di nascosto e il 42 per cento (ripeto: 42 per cento) la sospensione delle cure di nascosto: anche perché senza telecamere in giro non è poi così difficile.

Agenda Religioni ( da "Stampa, La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: edizione 2008 del corso interregionale per operatori culturali e pastorali della sala della comunità, organizzato dall'Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema). Il programma del corso si articola in tre giorni, da venerdì 11 a domenica 13 luglio: alle 16 del venerdì i saluti di Monsignor Pier Giorgio Micchiardi e l'intervento di Francesco Giraldo Segratario Generale ACEC.

Rottura nel Pd, gli ex Margherita sposano il progetto Rosa Bianca ( da "Stampa, La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: non può divenire la casa di noi moderati laici o cattolici provenienti dall'ex Margherita. C'è troppa burocrazia - spiega Palanzone, ex componente del direttivo albissolese della Margherita -. Tutta l'attenzione è rivolta a regolamenti, statuti, cariche e amministrazione dell'apparato dove i parlamentari garantiti e imposti a livello centrale fanno lo "spiegone"

Il papa: "basta ferire la terra" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il suo messaggio alla massa di giovani cattolici, molti dei quali hanno rilanciato la moda delle magliette-slogan tipo "Sono un Jesus freak", "Soldato dello spirito", "Ho l'aria del cattolico?". Dove Dio viene eclissato, ha detto, si perde il criterio del Bene. Come concepire altrimenti l'estendersi della violenza, a partire da quella domestica che tormenta tante madri e bambini?

Niguarda, inchiesta sull'obiettore - laura asnaghi ( da "Repubblica, La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I medici cattolici: integralista L'ospedale: "Da noi la 194 è applicata". L'anestesista censurato anche dall'Ordine I Verdi: "Disumano far soffrire una paziente" LAURA ASNAGHI L'ospedale di Niguarda apre un'inchiesta sul medico obiettore di coscienza che ha negato l'antidolorifico a una donna che era stata sottoposta a un aborto terapeutico.

La sfida religiosa come antidoto dell'islam europeo all'estremismo - renzo guolo ( da "Repubblica, La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: interno di uno Stato che si vuole laico, non significa evitare di porre ai musulmani questioni rilevanti: dalla libertà di fede a quella delle donne, dal contrasto alle derive di matrice fondamentalista al pluralismo interno. Vuol dire, piuttosto, essere consapevoli che l'inculturazione dell'islam italiano può dare frutti migliori se non se ne favorisce la ghettizzazione interna .

"scandalosa" delli quadri: "la chiesa dialoghi con il gay pride" - silvia bignami ( da "Repubblica, La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Delli Quadri: "La Chiesa dialoghi con il Gay Pride" SILVIA BIGNAMI Una cattolica per dire "qualcosa di sinistra" sul Gay Pride. Non su quello degli insulti e degli slogan blasfemi, ma sulla maggioranza sobria e corretta dei 50mila che il 28 giugno hanno sfilato sotto le torri in nome della dignità e contro la discriminazione.

"scandalosa" delli quadri... - silvia bignami ( da "Repubblica, La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: del 28 giugno il Pd si divise tra la sua ala cattolica ex-Margherita e quella laica ex-diessina. Ora la Delli Quadri non rinnega la sua storia di trent'anni di matrimonio. Né le sue convinzioni: "Io mi ritrovo sicuramente in quelle che sono le posizioni della Chiesa". Ma ammette anche che "la società è cambiata, e che oggi questi atteggiamenti - quelli manifestati nel Gay Pride -

L'ultimo oltraggio: Di Pisa al posto di Borsellino ( da "Unita, L'" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 1989 aveva indotto Leonardo Sciascia ad attaccare sciaguratamente Borsellino sul Corriere come "professionista dell'antimafia", per essere stato preferito a un collega più vecchio proprio come procuratore di Marsala. Ora, vent'anni dopo, l'anzianità torna a prevalere sul merito grazie ai laici del centrodestra, ai togati di MI e di Unicost e al soccorso rosso della laica Ds Tinelli.

Caso Eluana, dico alla mia Chiesa: non chiudiamo le porte ( da "Unita, L'" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La chiesa cattolica, la stessa a cui appartengo, attraverso la voce dei suoi più alti rappresentanti, si sta impegnando a bloccare qualsiasi progetto e, prima ancora, qualsiasi lecita e libera discussione che riguardi l'eutanasia. Ritiene di aver detto l'ultima parola, ma questo non è un bene, non lo è particolarmente in tale materia.

Moschea e cimitero musulmano La Lega alza le barricate a Desio ( da "Giornale.it, Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: stranieri non cattolici". I leghisti hanno alzato le barricate. "Non vogliamo indossare i panni dei razzisti - certifica Massimiliano Romeo segretario provinciale - e neppure ragionare per pregiudizi. Il problema sta nel fatto che questi signori devono cominciare a rispettare i doveri imposti dalle leggi in vigore in Italia e non solo pretendere prima la moschea e poi il cimitero.

La chiesa alla riconquista della modernità ( da "Manifesto, Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Oggi il cattolicesimo affida proprio ai giovani la speranza di recupero: troppi sono stati gli spazi perduti, troppe le sconfitte. Basti pensare alle crisi del numero dei sacerdoti in molti paesi, alle tragedie per la pedofilia nelle file del clero, allo scarso rispetto dei cattolici per le norme etiche, soprattutto in materia sessuale, alle difficoltà per l'ecumenismo.

Eluana, l'arroganza dei falsi esperti ( da "Manifesto, Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: documento in cui si afferma che nutrire e idratare le persone in stato vegetativo persistente costituisce una forma di assistenza ordinaria di base e proporzionata, un segno di civiltà, un atteggiamento che assume un forte significato umano (immagino che entri come sempre in ballo la pietà, i cattolici sono monomaniaci) e simbolico, qualcosa che ha a che fare con la dimostrazione di "

Ratzinger: aborto violenza indicibile ( da "Corriere della Sera" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici australiani - tra i quali dei preti e delle suore - che chiedono a Benedetto di rivedere la legge del celibato dei preti e l'esclusione delle donne dal sacerdozio. I genitori di due ragazze violentate da un sacerdote, Anthony e Christine Foster, hanno dichiarato che "senza le pubbliche scuse del Papa la Chiesa cattolica non potrà mai dare aiuto reale alle vittime di abusi

PRAGA 1968: IL PCI ALLA PROVA LA SORTE DI JIRI PELIKAN ( da "Corriere della Sera" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: riportate dalla Civiltà Cattolica - Civ. Catt. 1968, III, 517-518). Dopo un attacco alla maggioranza, che aveva bollato come strumentale la condanna dell'intervento fatta dal Pci nel Comitato centrale di pochi giorni prima ("la goffaggine e i richiami all'indipendenza da parte di chi ha manifestato comprensione e si è fatto corresponsabile del genocidio in Vietnam"

Davanti ai giudici show di ottaviano tanta politica e nessuna autodifesa - carlo bonini ( da "Repubblica, La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica". Di cui ha voluto citare almeno due riferimenti. "Prima che diventassi governatore, le statistiche sanitarie sull'Abruzzo, stilate sulla base del ricorso alle prestazioni erogate dal servizio sanitario regionale, indicavano un 6 per cento degli abruzzesi afflitti da malattia mentale e un 15 per cento,

Lettera aperta di duecento cattolici: <Via il bando su preti donna e sposati> ( da "Giornale.it, Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 18 pagina 13 Lettera aperta di duecento cattolici: "Via il bando su preti donna e sposati" di Redazione Duecento esponenti della Chiesa cattolica australiana hanno scritto al Papa chiedendo di togliere il bando su preti donna e sposati. L'iniziativa arriva dal movimento Ordination of Catholic Women, e si presenta come proposta per ovviare alla carenza di vocazioni.

"Un mare di sapori" per l'estate in Riviera ( da "Giornale.it, Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il Parmigiano Reggiano A Cattolica e a Riccione – le date sono in fase di definizione – sulla spiaggia, di sera andrà in onda la cottura di una forma di Parmigiano Reggiano secondo la vecchia tradizione del fuoco a legna. Uno spettacolo garantito che proporrà altresì una mostra e la proiezione di filmati su questo formaggio unico al mondo.

La terza via tra laicismo e radicalismo religioso - jürgen habermas ( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lo stato laico non deve integrare le minoranze nell'egualitarismo civico in maniera tanto drastica da svellere i singoli individui dai loro contesti identitari. Vista in questa prospettiva comunitarista, un'astratta politica d'integrazione corre il rischio di assoggettare le minoranze agli imperativi della cultura di maggioranza.

Lui lo sa ( da "Unita, L'" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: aumento dei membri laici e silenziatore sui pareri, ora dovuti per legge, per ogni riforma che investa la Giustizia). A questo punto chi non ha occhi e orecchi foderati di prosciutto dovrebbe porsi una domanda semplice semplice: ma davvero i quattro processi attualmente aperti a carico del Cainano giustificano questo suo scatenamento ossessi-

Coop sociali, da lunedì il Comune sblocca i fondi Nell'assistenza cresce il peso di sponsor e associazioni cattoliche. Guidi delegato all'handicap ( da "Unita, L'" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e nel lavoro delle associazioni cattoliche. Il progetto si chiamerà "Angeli di Roma" e prevede una linea telefonica per accogliere le segnalazioni (06.67105012 e 800441022) e una rete di assistenza composta da medici e infermieri volontari, dalle associazioni cattoliche e da ventitre tirocinanti del corso di formazione per badanti.

La religione di un sindaco - augusto cavadi ( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fra Stato e chiesa, fra istituzioni pubbliche e devozioni private di cui c'è bisogno sempre più impellentemente. Infatti un'amministrazione più laica significa un'amministrazione più "amichevole" nei confronti di tutti i cittadini: anche dei cittadini a-religiosi o di religioni diverse dal cristianesimo (pensiamo alla presenza di palermitani islamici e induisti)

Via libera alla moschea, cattolici divisi - donatella alfonso ( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: perché none esiste solo don Gallo, sono molti i cattolici che la pensano diversamente". Ma come, un fedele vuole togliere ad altri fedeli la possibilità di pregare il loro dio? "Penso sia giusto un luogo di ritrovo per i fratelli musulmani, ma non mi va com'è stata impostata la questione. E Genova ha ben altre priorità".

La festa di don gallo musica e auguri dai vip - raffaele r. riverso ( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica e antifascista". In apertura di serata i Soggetti Smarriti; poi la musica di Paolo Bonfanti, Federico Sirianni, Max Manfredi, Orchestra Bailam e Roberta Alloisio, mentre Piero Pelù ha chiuso la serata: microconcerti intervallati dalle telefonate di don Gallo con Franca Rame, Dario Fo e Beppe Grillo.

"davide è morto, ha smesso di soffrire" - francesca savino ( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Da soli: non ci sarà un funerale religioso ma un rito laico e privato. In queste ore la dottoressa Silvana Russo, anatomopatologa, effettuerà l'autopsia: una procedura di rito, per i neonati morti in ospedale, necessaria in questo caso anche per la gravità della patologia di cui Davide soffriva.

Cassazione, l'ira del presidente "su eluana rispettata la legge" - piero colaprico ( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: università Cattolica, aveva detto chiaro e tondo che non avrebbe mai accettato di vivere in un letto, proprio come capitato a un suo amico, dopo un incidente stradale. E questo è il punto che ieri, nella nota, riprende con forza il magistrato Carbone: "La rappresentanza del tutore - ricorda - è sottoposta ad un duplice ordine di vincoli:

Ratzinger sfida le <false divinità> di morte ( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La "Civiltà Cattolica" ha pubblicato di recente un importante articolo, rilanciando le preoccupazioni per le minacce ambientali. Certo, in ambito cattolico, si muovono anche realtà di segno diverso, che invitano a non fare inutile allarmismo e contestano molti dei dati che quotidianamente rimbalzano sui nostri teleschermi,

Grazie al finto rom avete smascherato tutta l'ipocrisia della sinistra buonista ( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: smetterla da parte degli esponenti del teatrino della politica (orientato a sinistra, laica e cattolica) di fare i "bravi e obbedienti bambini" dell'Europa (e di quella realtà sostanzialmente inutile che è il parlamento europeo, un vero circo Barnum) o dell'Onu (nella speranza di ricevere le tradizionali medagliette e i consueti attestati di benemerenza);

Gasparri: <Csm cloaca> E scoppia subito la bufera ( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Chi risponde a Gasparri, per abbassare i toni, è il laico di Fi Michele Saponara. "Non ritengo di far parte di una cloaca - dice al Giornale - e mi dispiace che Gasparri, forse nella foga polemica, abbia definito così il Csm, organo di cui mi onoro di far parte e dove sono stato eletto anche con il suo voto".

La società - jürgen habermas ( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Qui vorrei fare una distinzione tra laico e laicista. La persona laica o non credente si comporta con indifferenza agnostica nei confronti delle pretese religiose di validità. Invece, nei confronti di dottrine religiose che conservano rilevanza pubblica a prescindere dalla loro infondatezza scientifica, i laicisti assumono un atteggiamento polemico.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-19 num: - pag: 2 categoria: A... ( da "Corriere della Sera" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 3 membri di diritto e dei 24 giudici eletti, 8 sono i laici, di nomina parlamentare, 16 i togati eletti dai magistrati 9.150 I Magistrati in servizio in Italia. Il numero previsto per legge è 10.109: per raggiungerlo servirebbero concorsi per altri 959 posti 8.553 Le Toghe (4.998 uomini e 3.555 donne), che lavorano negli uffici giudiziari;

Funzioni e ruolo ( da "Corriere della Sera" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: data: 2008-07-19 num: - pag: 3 categoria: BREVI Funzioni e ruolo giudica i magistrati L' organo di autogoverno dei magistrati è presieduto dal capo dello Stato, che ne è membro di diritto. Il vicepresidente è scelto dal plenum del Csm tra i laici. Decide di assunzioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari.

SINISTRA LA CHIESA È SOLO QUESTUA ( da "Corriere della Sera" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La stampa cattolica evita di chiedersi perché è fallito il progetto di una Chiesa finanziata direttamente dai fedeli, senza comode deleghe e ricatti allo Stato. Arroganti nell'opporre teatralmente confessionismo e laicismo, quando si tratta di realtà le due parti balbettano.

L'epoca delle idee genocide ( da "Corriere della Sera" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ideologia - anche se religiosa, non laica - è stata usata per giustificarlo sin dall'antichità. Decine di migliaia morti ammazzati nella crociata contro gli albigesi all'inizio del XIII secolo, le guerre di religione francesi nella seconda metà del XVI, e la Guerra dei trent'anni nel XVII: tutte in nome della religione.

ROMA - Un monumento vivente, venerato dalle scolaresche in pellegrinaggio, consultato come u ( da "Messaggero, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un santo laico, secondo la definizione unanime della stampa internazionale. Ma soprattutto un uomo vivissimo e vivacissimo; un uomo che dopo novant'anni di martirio e di potere sa ancora ridere e piangere, ancora pensa ogni giorno a come può migliorare il mondo.

Botta e risposta tra Cassazione e Senato. La Corte: Siamo nel giusto ( da "Manifesto, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: culturali e filosofiche" Ma per Quagliarello, che insieme a Cossiga è stato tra i promotori dell'iniziativa del Senato, il presidente Carbone, nel richiamarsi al principio "assolutamente laico" di libertà di cura, afferma nella nota che "idratazione e alimentazione sono state considerate dalla Cassazione trattamenti sanitari.

Palazzo o movimento? I Verdi verso la conta ( da "Manifesto, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: identità culturale di questo partito come forza plurale, laica". Ma soprattutto, c'è bisogno di "recuperare un'autonomia politica". Ci sarebbe anche una terza candidata che ancora non ha sciolto le riserve, quella dell'eurodeputata e capogruppo dei Verdi al parlamento europeo, Monica Frassoni, che potrebbe però far convergere i suoi nella mozione Boato.

CORPI ALLO SPECCHIO ( da "Manifesto, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico" dello Stato, una divisa blu sempre uguale in tutta la Turchia, anche sulle frontiere che lambiscono Iraq, Siria e Armenia, i luoghi dove l'artista esegue i suoi ritratti. Winship dice di essere attratta da sempre dai temi della frontiera non solo geografica, ma più radicalmente "umana", e le sue coppie di amiche col "

"Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" ( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio ( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

La via obbligata di Casini passa per Mastella ( da "Tempo, Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolico - liberale, popolare europea) egli ritenga irrinunciabile, o comunque prioritario, proprio l'antidipietrismo. Magari proprio perché non più disposto a ricongiungersi con Berlusconi, dell'antiberlusconismo dipietrista gli preme fissare i limiti quos ultra citraque nequit consistere di una dislocazione di centrum.

I fannulloni geniali - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: allora professore di Storia economica alla Cattolica, presentò al dodicesimo congresso internazionale di Sociologia di Bruxelles e che fu così giudicata dal Duce: "E' magnifico ma è troppo lungo". Fanfani leggeva la storia, a partire da quella del pubblico impiego, come lotta tra brevilinei e longilinei, con la tesi che gli iperattivi accumulano e i fannulloni dissipano:

La quiete del manovratore - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: nella riconversione cattolica racconta d'avere salvato milioni d'anime colpendo solo 30 mila corpi. Stavolta non può esimersi quando il futuro Re Cattolico lo nomina arcivescovo primate: Toledo è sede ricchissima, concupita dall'Inquisitore generale Fernando Valdès;

Eluana, quando la sacralità è disumana ( da "Unita, L'" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: delle culture del sacro tanto laiche che religiose. Ognuno deve fare la sua parte, dovunque si trova ad operare, usando gli strumenti di conoscenza e di saggezza che gli sono stati forniti dall'esperienza di vita e dalla rete delle relazioni che ha potuto intrecciare. Eluana e suo padre stanno facendo la propria parte.

Pd, inutile lo scontro dentro il ceto politico - andrea cozzolino ( da "Repubblica, La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Renzo Lusetti e a una vasta area del mondo cattolico, laico e socialista partenopeo e campano, sarà l'appuntamento inaugurale di un percorso che vuole dare vita a un laboratorio permanente di idee, dentro e fuori del Pd. Abbiamo bisogno non di un movimento dal generico radicamento popolare, ma di una forza che abbia due grandi pilastri: i giovani,

"tanta pasta e pesce azzurro ma non rinunciate alla qualità" ( da "Repubblica, La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Giorgio Calabrese insegna Nutrizione umana alla Cattolica di Piacenza ed è esperto di alimentazione. Professore, si può risparmiare a tavola? "Il rapporto di una famiglia a basso reddito con il cibo, in un periodo di crisi come questo, può diventare durissimo. Però bisogna stare attenti: risparmiare non deve trasformarsi in mangiar male, perché così si penalizza la salute.

Tullo: "moschea, no al referendum" - giuseppe filetto ( da "Repubblica, La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Come quella cattolica. "Non mi pare che la moschea sia un problema per i rappresentanti della Chiesa. La politica, rispetto ad alcuni temi, credo che non possa strumentalizzare ed evocare paure. D'altra parte, Marta Vincenzi ha fatto un grande lavoro di garanzia rispetto all'Ucoi, l'unione delle comunità islamiche in Italia: prima si era detto che dovevano costruire loro,

I comunisti russi: "stalin santo" - (segue dalla prima pagina) dal nostro corrispondente ( da "Repubblica, La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Canonizzare uno colpevole di banditismo e terrorismo di stato è un sacrilegio terribile". Risposta dei comunisti di Pietroburgo: "La posizione del Patriarcato è dettata dalla pressione delle autorità laiche, non riflette l'opinione di tutto il clero, soprattutto dei pope della grande maggioranza delle piccole città russe e della campagna".

Quei magistrati con licenza di sbagliare ( da "Giornale.it, Il" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma i tempi della giustizia nel nostro Paese, che pure è laico, sono biblici, con mostruosi carichi di arretrato nel civile e nel penale. Colpa del sistema e delle leggi, si dirà, ma siamo sicuri che in questa progressione di obblighi inevasi non abbia qualche peso anche l'inerzia di parte (non di tutti) dei magistrati?

La <scomparsa> di 700 insegnanti. In accademia ( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: occhio cade sui dodici distacchi della Cooperativa Insegnanti di iniziativa democratica, sui dieci dell'Unione cattolica italiana insegnanti medi e sui nove dell'Associazione italiana maestri cattolici. Tutti potranno senza dubbio dimostrare l'utilità formativa dell'operazione. Ciò non toglie che rimangono grossi dubbi sulla virtuosità di un meccanismo (cosa fanno questi distaccati?

Don Gelmini: da laico nelle mani del Tribunale ( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: da laico nelle mani del Tribunale ROMA - ( m.a.c.) Alessandro Meluzzi, medico e politico italiano, è il portavoce della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini. "No, solo di Pierino Gelmini, perché per amore della verità e per l'impegno con i suoi ragazzi, Gelmini, accusato di molestie nei confronti di due adulti e non di pedofilia,

Gli impegni ( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-20 num: - pag: 5 categoria: BREVI Gli impegni Il 14 ottobre 2004 è nominato membro del Pontificio Consiglio per i Laici. Dal 2005 è membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ( nella foto con Benedetto XVI).

Scola: politiche per la famiglia Il governo deve fare molto di più ( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Per questo una società plurale veramente laica esige che ogni soggetto non solo abbia il diritto ma senta anche il dovere di esprimere sino in fondo la propria visione delle cose". Campagne culturali come quelle di Giuliano Ferrara sono utili o controproducenti? "Io reputo che su questioni come l'aborto, come la vita - penso al caso Englaro -,

<I preti responsabili di pedofilia siano portati davanti ai giudici> ( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che difende le vittime degli abusi sessuali del clero, sarebbero 107 i preti cattolici australiani che sono stati condannati dai tribunali civili per abusi sessuali dal 1993 a oggi. "Questi misfatti che costituiscono un così grave tradimento della fiducia - ha continuato il Papa - devono essere condannati in modo inequivocabile.

Il Sessantotto che negò Praga ( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E si potrebbe concludere con Lotta Comunista, attratta dalla fantastica ipotesi di una "alleanza tra le superpotenze mondiali", Usa e Urss. Ma è giusto infierire su chi allora rinunciò a essere laico, preferendo atti di fede ideologici e formule liturgiche? AGOSTO 1968 A PRAGA (FOTO GRAZIA NERI).

PERCHÉ LA CITTÀ DELL'EXPO DEVE AVERE UNA MOSCHEA ( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: edifici della Chiesa Cattolica ndr)". Purtroppo, però, mi sembra che la sua posizione sia nettamente minoritaria in Italia, specie (ma non solo) fra le pubbliche amministrazioni di centrodestra. Per queste ultime (e ovviamente per chi le ha votate e i cui umori cercano di rappresentare) pare che una moschea sia più pericolosa di una centrale nucleare o più fastidiosa di una discarica.

La veglia di Randwick, la messa finale ( da "Giornale.it, Il" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

Gli avvocati lanciano l'allarme "Il Tribunale rischia la paralisi" ( da "Stampa, La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a dicembre era stato a Novara l'onorevole Michele Saponara, membro laico del Consiglio superiore della magistratura, che si era fatto carico di portare gli appelli novaresi a Roma. Gli stessi avvocati, in un nuovo incontro organizzato proprio a Roma dall'onorevole Roberto Cota, hanno espresso all'inizio di giugno tutta la loro preoccupazione per un tribunale "

Cardetti, l'uomo di partito diventato per caso sindaco - (segue dalla prima pagina) salvatore tropea ( da "Repubblica, La" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: nel gennaio del 1985 venne eletto sindaco di una giunta laica che aveva l'appoggio della Dc: succedeva a Diego Novelli e lo scandalo Zampini non rendeva agevole quel ruolo. Era alla guida di un pentapartito quando alle politiche del 1987 sorprese tutti candidandosi al parlamento e costringendo il Psi a sostituirlo a Palazzo di Città con Maria Magnani Noya.

Sydney, il papa scopre il bagno di folla - marco politi ( da "Repubblica, La" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I giovani cattolici hanno vissuto questi giorni come un super-evento. "E' bellissimo trovarci insieme da tante nazioni - ho sentito ripetere più e più volte in nelle lunghe file dei pellegrini in marcia - è formidabile riconoscerci cattolici io italiano, lui vietnamita, quello indonesiano, l'altra americana, è emozionante pregare insieme con il Papa"

L'incompreso. Gli intellettuali di sinistra giudicano senza aver letto nemmeno un mio lib ( da "Unita, L'" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ne ho scritti tanti: sulla riforma religiosa del '500, su laici e credenti... Lo sa che non ho ricevuto una recensione? Avrei preferito una stroncatura a questo silenzio" Sandro Bondi, ministro della Cultura "Magazine del Corriere della Sera", 17 luglio.

Il Papa ai giovani: no al conformismo, ci rivedremo a Madrid Ratzinger chiude la giornata mondiale con una messa a Sydney . Nel 2011 l'appuntamento nella Spagna laica di Zapatero ( da "Unita, L'" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: appuntamento nella Spagna laica di Zapatero di Roberto Monteforte/ Città del Varicano PROFETI della nuova era. Lo chiede ai giovani Benedetto XVI a conclusione della XXIII Giornata mondiale della Gioventù di Sydney. "Che cosa lascerete voi alla prossima generazione? State voi costruendo le vostre esistenze su fondamenta solide,

<Ragazzi, ribellatevi al conformismo Sta avanzando il deserto spirituale> ( da "Corriere della Sera" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ai 200 mila che avevano passato la notte nell'ippodromo in mattinata si erano uniti altri 150 mila cattolici, sia adulti sia giovani, venuti da varie città dell'Australia, portando il totale delle presenze a 350 mila. Il risultato numerico è ottimo, se si tiene presente la lontananza dell'Australia e il fatto che i cattolici locali sono appena sei milioni.

SUI PROCESSI ( da "Corriere della Sera" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche per i credenti cattolici in Arabia Saudita e in altri stati musulmani. Antonio Fiore afiore4@alice.it UFFICI PUBBLICI Problemi da risolvere Vorrei ricordare al ministro della Funzione pubblica e dell'Innovazione altri problemi nei luoghi di lavoro degli uffici pubblici: la sicurezza sul lavoro, l'igiene degli ambienti,

Baroni? Di nome e di reddito Portafogli gonfi per i capi degli atenei ( da "Giornale.it, Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ecco quindi i 133mila euro del rettore di Bologna Pier Ugo Calzolari, i 166mila del suo collega della Bicocca Marcello Fontanesi, i 217mila e rotti dell'omologo dell'università privata milanese Cattolica. E ancora i ragguardevoli 167mila euro annui del rettore dell'Università di Torino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Ballando sul corpo delle persone ( da "Manifesto, Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: attivismo frenetico dei laici devoti. Come si sa, una grande multinazionale che perde clienti si circonda di avvocati e consulenti, ed ecco qui la pattuglia dei devoti accorrere presso la chiesa cattolica con il suo zelante aiuto. Sarà la ressa per iscriversi ai neo-integralisti, sarà che la troppa devozione acceca, sta di fatto che si sfiora la commedia all'

I dolori del papa ( da "Manifesto, Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sydney per la giornata mondiale della gioventù un tentativo di rovesciare le sorti alquanto misere della chiesa cattolica in un paese molto laico e culturalmente diversificato. Senza dubbio uno degli aspetti rilevanti di questa giornata mondiale della gioventù sono stati i tanti eventi inter-religiosi in cui i giovani cattolici hanno incontrato musulmani, hindu, ebrei, buddisti, ecc.

GENOVA ( da "Manifesto, Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Gli appuntamenti legati al Pride, la difesa della 194, la rete laica in occasione della visita papale e ora il 30 giugno hanno ricostruito dei tavoli comuni in cui confrontarsi su precarietà, squadrismo diffuso, il pacchetto sicurezza. Anche se facile niente. Perché all'appello mancano, tranne eccezioni, molti tra i 15 e i 25 anni.

Del Turco in difesa <Incastrato da un truffatore> ( da "Manifesto, Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: università Cattolica di Milano da cui risultava che, prima del mio insediamento in Regione, c'erano più pazzi "allettati" nelle case di cura che gente sana in circolazione fuori. Tutti matti, tutti ricoverati in Abruzzo". Ottaviano Del Turco, governatore dimissionario, dal carcere di Sulmona si scaglia contro Vincenzo Angelini,

Mancano i magistrati tribunale rischia lo stop ( da "Stampa, La" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: membro laico. La situazione più drammatica riguarda la sezione civile, dove entro la fine dell'anno se ne andranno altri tre giudici. Secondo i parametri del Ministero, a Novara il volume di lavoro richiederebbe 15 magistrati, e invece attualmente si occupano del civile solo 5 giudici, di cui uno si divide con la sezione di Borgomanero.

Pedofilia, ora si indaga su altri preti - marino bisso ( da "Repubblica, La" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In particolare il mio ricordo va a don Giacomo. Lui sapeva e non ha mai detto niente. Sapeva anche quando Ruggero da laico è diventato prete. Sapeva quando Ruggero andò in missione in Africa. Sapeva quando Ruggero diventò parroco a Selva Candida. Sapeva!".

Allevi e le sue note al mare "vivrete momenti epifanici" - micol lavinia lundari ( da "Repubblica, La" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Stasera il pianista e compositore all'Arena Regina di Cattolica MICOL LAVINIA LUNDARI CATTOLICA - Non chiamatelo profeta, "io sono solo un pretesto". Ma come un pifferaio magico Giovanni Allevi riesce a radunare migliaia di persone ai piedi del suo pianoforte, bambini e ragazzi soprattutto, "perché non hanno sovrastrutture, sono più primitivi".

Le inchieste del Giornale: le mani sugli atenei ( da "Giornale.it, Il" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ammiraglio Leopardi Cattolica. All'inizio, c'erano solo due facoltà, Economia marittima e Scienze nautiche, uniche in Italia, ora sono una decina. Fino al 1985, c'erano sì e no, 7-800 studenti, oggi sono 17mila. Il professor Ferrara, si ribella però "al metodo adottato dalla classifica, perché la scelta dei parametri, non è stata razionale"

Miccia teodem nel Pd: i credenti non ci votano ( da "Corriere della Sera" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: deve puntare a raccogliere voti crescenti tra gli elettori cattolici. Il Pd è un partito pluralista, e come il Partito democratico americano deve ospitare laici credenti e laici non credenti. E con noi i laici credenti devono sentirsi a casa propria". Un ragionamento che prelude a uno scontro con Veltroni, perché al momento i "laici credenti " non solo non abitano in massa il Pd,

Il teologo Mancuso: libertà di scelta punto d'incontro tra laici e cattolici ( da "Corriere della Sera" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: intervista Il teologo Mancuso: libertà di scelta punto d'incontro tra laici e cattolici MILANO - Professore, si può trovare un punto d'incontro, sul testamento biologico, tra l'etica cattolica e quella laica? "Il punto è ragionare laicamente. Qui non si tratta di etica, si tratta di diritto. E la distinzione è decisiva ".

Parto per Sidney, con il volo del Papa ( da "Giornale.it, Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

Risposta a habermas su religioni e laicismi - eugenio scalfari ( da "Repubblica, La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Risposta a Habermas su religioni e laicismi EUGENIO SCALFARI Su Repubblica di sabato 19 luglio è stata pubblicata la parte centrale d'un intervento di JÜrgen Habermas al convegno di Istanbul Seminars, riportato integralmente dalla rivista Reset. Il tema del filosofo tedesco è il secolarismo e il rapporto tra religione e sfera pubblica,

La terza via indicata da habermas - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: società islamiche vengono a volte esempi orribili di sopraffazioni addirittura arcaiche compiute in nome dell'obbedienza religiosa mentre in nessuna società secolarizzata si devono (ci mancherebbe altro) registrare esempi opposti, cioè di vessazioni contro i cittadini osservanti. Da questo punto di vista la tolleranza laica e il vecchio Occidente conservano netta la loro superiorità.

Chiesa - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico; l'intreccio e la reciproca accoglienza tra valori religiosi e laici rappresenta dunque per il Nostro la via maestra per rafforzare la democrazia moderna sulla base della reciproca tolleranza e della reciproca comprensione. Ottime intenzioni e belle parole con le quali non si può che convenire se non fosse che le religioni storiche e quella cattolica in particolare non cedono

Vincenzi, stoccata a musso "sono sue le proposte fantasiose" - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quindi serve un atteggiamento laico, non laicista". E' stato siglato un accordo con la comunità islamica moderata, dunque, si è trovata la via? "Certo, è il fatto più importante, perché, per la prima volta, una comunità ha accettato di confrontarsi con quella che la ospita, di sospendere i suoi progetti, di aspettare con noi".

Centristi del pd, voglia di andare da soli - silvia bignami ( da "Repubblica, La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: democrtistiani e laici centristi che non ha mai abbandonato il sogno di essere interlocutore vero nella politica cittadina, è sempre più tentato dall'impresa solitaria. Delusi da Cofferati che ha privilegiato il rapporto con gli ex Margherita e critici con i prodiani "succubi" dei Ds, stanno facendo le prove tecniche per una lista autonoma.

Veltroni: mai alleati della lega offende l'italia e gli immigrati - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici. "I cattolici devono sentirsi nel Pd a casa loro al 100 per cento", avverte in un conferenza stampa con Renzo Lusetti e il teodem Luigi Bobba. Lo ascoltano in platea i centristi Rocco Buttiglione e Lorenzo Cesa. L'ex vice premier a settembre ha organizzato un seminario su religione e politica e intanto nel fine settimana sarà ospite a Todi dell'

Ecco Quagliariello: l'ideologo teocon dai Radicali a Pera ( da "Unita, L'" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un Papa laico, il caso Sapienza e la lezione di verità di Benedetto XVI", si chiama il volume e non c'è bisogno di aggiungere che si tratta di una appassionata difesa delle ragioni del Pontefice che "ha dato e continua a dare con il suo operato e le sue parole una lezione di autentica laicità e di stima nei confronti del pensiero scientifico"

Rutelli: i cattolici si sentano a casa loro nel Pd L'ex vicepremier rilancia il dialogo con l'Udc: venerdì e sabato convegno a Todi con Casini ( da "Unita, L'" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: attuale impostazione laico-liberale di netta separazione tra Chiesa (intesa come istanze che vengono dalla comunità dei cittadini credenti) e Stato (inteso come l'intera comunità dei cittadini). Gli ex popolari del Pd, intanto, soffrono l'attivismo di Rutelli e diversi deputati spingono su Beppe Fioroni e Dario Franceschini,

UN PIEDISTALLO DI SANTITÀ PER L'EROE DEI DUE MONDI ( da "Manifesto, Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: santo laico", in qualche misura. Non è il solo, nel pantheon del nazionalismo risorgimentale, ma certo è uno di quelli che hanno più successo. Ma in che senso sarebbe un "santo laico"? Ce lo spiega adesso Dino Mengozzi, con uno studio documentato e brillante che illustra i caratteri del vero e proprio culto che circonda la persona e lo stesso corpo di Garibaldi.

Mitologie e ritualità civili nel XIX secolo e oltre ( da "Manifesto, Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Reliquie laiche e politica nell'Ottocento", di recente uscito per Piero Lacaita Editore (pp. 251, euro 18), Dino Mengozzi esplora gli aspetti sacralizzanti della figura di Garibaldi. Il tema è stato trattato anche da Lucy Riall, autrice di "Garibaldi.

Rutelli apre il dossier voto cattolico: il Pd deve fare di più, non possiamo rinunciarci ( da "Messaggero, Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 23 Luglio 2008 Chiudi Rutelli apre il dossier voto cattolico: il Pd deve fare di più, non possiamo rinunciarci.

Toghe e politica Il caso ( da "Corriere della Sera" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: REDAZIONALE Toghe e politica Il caso Anedda (An) polemizza con Gasparri Gianfranco Anedda, "laico" del Csm di An, ha polemizzato con il capogruppo Maurizio Gasparri (Pdl): "Un autorevole personaggio politico mi ha definito rincoglionito e ha definito il Csm una cloaca. Si tratta di dichiarazioni frutto di un orgasmo da esternazioni.

LA CHIESA NELL'ITALIA DEL '43 RAGIONI DELLA NEUTRALITÀ ( da "Corriere della Sera" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma sui tempi brevi la guerra di Hitler contro Pio XII sarebbe stata la guerra della Germania nazista contro la Chiesa cattolica in tutti i territori occupati dai tedeschi e probabilmente in quelli occupati dai giapponesi in Asia. Le proprietà ecclesiastiche sarebbero state per tutta la durata del conflitto, il ministro britannico presso la Santa Sede D'Arcy Osborne,

Liturgie RISORGIMENTALI UN PIEDISTALLO DI SANTITÀ PER L'EROE DEI DUE MONDI ( da "Manifesto, Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: santo laico", in qualche misura. Non è il solo, nel pantheon del nazionalismo risorgimentale, ma certo è uno di quelli che hanno più successo. Ma in che senso sarebbe un "santo laico"? Ce lo spiega adesso Dino Mengozzi, con uno studio documentato e brillante che illustra i caratteri del vero e proprio culto che circonda la persona e lo stesso corpo di Garibaldi.

La vera storia - susanna nirenstein ( da "Repubblica, La" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: "Significa che Ugo seppe uscire dallo stato di inferiorità in cui l'alto clero aveva messo il laico bellator, rivendicando la condizione più bassa, quella dei laboratores, dei poveri, uno stato attraverso cui passeranno anche religiosi come San Francesco d'Assisi e i suoi frati minori, e donne come Giovanna d'Arco".

Vendola: no a un partitino giustizialista di duri e puri ( da "Unita, L'" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il diluvio di aprile ha cancellato l'idea della separazione consensuale. Dove sarà possibile bisogna pensare ad alleanze col Pd: in Emilia Romagna e in Puglia, ad esempio, sarebbe folle immaginare una rottura. Governo e opposizione non sono totem, ma prospettive da affrontare in modo laico".

Nelle ore e nei giorni dello scontro sulle leggi dichiaratamente concepite per mettere in salvo ( da "Unita, L'" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: così diffidente verso le mediazioni politiche dei valori, non ha levato una sola parola contro lo schiaffo alle regole della convivenza operato per via legislativa ai vertici dello Stato da governo e parlamento? Che ne è della valenza educativa delle leggi e dei comportamenti degli uomini pubblici tanto giustamente cara alle gerarchie cattoliche?.

Colpirne due per educarli tutti ( da "Unita, L'" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e togati (a parte, per la Forleo, quelli di MI). Con i complimenti del Giornale, per la penna del rubrichista con le mèches: avrebbe preferito il suo licenziamento, ma per ora s'accontenta, poi magari ci pensa Brunetta. Una soave corrispondenza di amorosi sensi destra-sinistra che la dice lunga sull'astio trasversale della Casta per i cani sciolti,

Bufera sulla sedia elettrica, il luna park rimuove il gioco della morte Milano, la provocazione del giostraio: volevo qualcosa che attirasse i clienti. Proteste da Nessuno Tocchi C ( da "Unita, L'" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolico, padre di famiglia, nella realtà contrario alla pena di morte e pure sensibile alla causa ecologista, non vedeva il problema. E i fatti gli hanno dato ragione: il pubblico ha accolto con entusiasmo l'esecuzione da intrattenimento. Ecco il vero orrore.

Addio unità, arriva il "grande fratello rosso" - raffaele niri ( da "Repubblica, La" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: area cattolica. E lo storico nome sarà modificato Addio Unità, arriva il "Grande fratello rosso" RAFFAELE NIRI Sarà un avvocato (penalista) trentacinquenne, con profonde radici nell'Azione Cattolica e un presente lettiano, che fino allo scorso anno andava (volentieri, ma da ospite) alle settembrate a mangiare frittelle e ad assistere ai dibattiti,

Vincenzi e don Gallo, parole al vento sulla moschea ( da "Giornale.it, Il" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: neppure dalle chiese cattoliche che ormai hanno rinunziato a convertire qualcuno e semmai ne offrono qualcuno all'islam ed a ogni altra forma di religione. Che cosa si chiede allora? Si chiede la mosche che riceve sovrani, sceicchi, predica la corruzione dell'occidente, è finanziata da straricchi sceicchi fondamentalisti.

LE DIFFICOLTÀ finora incontrate dalle proposte di legge per introdurre anche in Italia il c ( da "Messaggero, Il" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma perché il legislatore non consumi inutilmente un'altra e nuova occasione di stabilire regole, che non facciano violenza a coscienza alcuna, laica o religiosa, occorre non scendere in campo con opposti principi, che fanno torto, agli uni e agli altri, in termini di umana pietà e di retta ragione.

18 luglio, il Csm interviene a tutela dei magistrati attaccati dal premier ( da "Unita, L'" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il Csm interviene a tutela dei magistrati attaccati dal premier La prima commissione del Csm approva - con cinque voti a favore e il solo parere contrario del consigliere laico della Cdl Gianfranco Anedda - la risoluzione "a tutela dei magistrati" di Milano del processo Mills, accusati di "politicizzazione" dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi. I giudici.

I membri laici del centrodestra avevano minacciato di abbandonare l'aula, facendo mancare il quorum ( da "Unita, L'" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Stai consultando l'edizione del I membri laici del centrodestra avevano minacciato di abbandonare l'aula, facendo mancare il quorum.

Affare fatto. Berlusconi promette più carabinieri e, in cambio, l'Iraq darà più ( da "Unita, L'" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cristiana non incontra affatto i favori del Vaticano e degli esponenti della chiesa cattolico-caldea in Iraq. Al tempo stesso la situazione attuale appare ormai compromessa. In marzo è stato assassinato nella città settentrionale di Mosul il vescovo caldeo Paulos Faraj Rahho, molti sacerdoti sono stati uccisi per intimidire la minoranza cristiana.

Il quirinale frena il csm slitta il dibattito sul caso mills - liana milella ( da "Repubblica, La" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Laici zittiti, anche se il centrista Ugo Bergamo ipotizza addirittura che al dibattito, cui tutti si augurano partecipi il capo dello Stato, "ci sia pure Berlusconi". Il premier al Csm? Mai accaduto. I togati mugugnano. Il presidente della Repubblica è sacro, nessuno si permetterebbe di attaccarlo pubblicamente.

Darsena cattolica qui l'approdo diventa un lusso - stefano cicchetti ( da "Repubblica, La" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Passeggiando però per la nuova darsena di Cattolica si capisce che una buona dose d'orgoglio questa volta ci può anche stare. Teste coronate non se ne vedono, però Valentino Rossi è stato fra i primi ad accaparrarsi l'ancoraggio per il suo Pershing 46+4 da quasi 16 metri, il motoscafo che tanti guai gli procurò presso il fisco.

Il papà dal carcere <Sono commosso> ( da "Giornale.it, Il" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che è stato trasferito nel centro clinico del carcere di Rebibbia, su disposizione del gip Claudio Carini, dopo la convalida dell'arresto, l'avvocato Michele Gentiloni, nominerà presto un consulente dell'università Cattolica. Lo stato di sofferenza psichica del francese, potrebbe essere al centro di un incidente probatorio.

Più politici e meno toghe? Più pressing sulle poltrone ( da "Manifesto, Il" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E' da qui che spesso arrivano le pressioni maggiori per le nomine ad incarichi direttivi e semi direttivi e chi frequenta il Consiglio lo sa bene. Spero che la politica ci pensi, perché una riforma che aumentasse il peso della componente laica e politica avrebbe l'effetto opposto di quello che oggi si auspica.

Berlusconi: non so se userò il Lodo Assolto su Telecinco, chi mi risarcirà? ( da "Corriere della Sera" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Invece le polemiche degli ultimi giorni, e la minaccia dei laici di centrodestra di far saltare il numero legale, hanno indotto Mancino a fare un passo sulla strada della distensione per "rasserenare i rapporti istituzionali". Mancino ha premesso: "Ogni ferita che si arreca all'ordine giudiziario nuoce alla democrazia ".

E sul testamento biologico il Pdl presenta due mozioni ( da "Corriere della Sera" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La questione del conflitto di attribuzione davanti alla Consulta sta suscitando malumori tra i cattolici del Pd. Se martedì prossimo all'ufficio di presidenza della Camera il gruppo del Pd si pronuncerà per il no (decisione presa dal direttivo nonostante i dubbi di rutelliani e teodem), al Senato il gruppo non ha ancora trovato un accordo.

Il primo reality? Il Concilio Vaticano ( da "Stampa, La" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract:

Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni ( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Anche Berlusconi si finge Robin Hood ( da "Unita, L'" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che ha messo insieme laici, cattolici e riformisti per fare quello che la sinistra non ha fatto". Alleanza Nazionale è sempre più assente, tanto che Gasparri si risente: "Quella del cavaliere è una battuta, è un governo molto di destra". Berlusconi elenca le circa 7000 leggi sfrondate dal taglia-leggi Calderoli sulle 21.

La consulta appoggia la scelta dei genitori ( da "Unita, L'" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica. Dopo aver elaborato la prima proposta di testamento biologico presentata in Italia (1990), la Consulta ha contribuito ai principali dibattiti bioetici: dalla fecondazione assistita, al caso Welby ed ora quello Englaro. Organizzata in Sezioni diffuse in varie parti d'Italia, l'Associazione è aperta a chi vuole sostenere e far crescere i valori e gli stili di vita secolari.

Quei giusti confini per una libertà - luca borzani ( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: deboli identità della cultura laica e dal fiammeggiante richiamo da parti diverse del pianeta alla "guerra di civiltà" 3) la convinzione che le domande di sicurezza, di garanzia rispetto ad affiliazioni nazionali e internazionali, alla non discriminazione tra i sessi, al rispetto ai diritti dell'uomo siano una questione preliminare su cui soffermarsi e non da ignorare o sottacere.

"non s'interrompe un'emozione" ( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma critiche sono giunte non solo da laici cittadini, ma anche dalla piccola comunità dei frati Olivetani, che ha più di una volta deplorato che una piazza così bella ospiti iniziative così invasive, seguite da bivacchi, schiamazzi e cocci di bottiglia. E questa sera c'è Emir Kusturica con la sua band punk rock, la No Smoking Orchestra.

Anche l'udc frena su guazzaloca - silvia bignami ( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ombrello il variegato arcipelago degli ex democristiani e dei laici centristi targati Pd. Un popolo di transfughi insoddisfatti che l'Udc vorrebbe prendere all'amo con un candidato gradito anche ai centristi della sinistra. Come, e forse più dell'ex sindaco. Ieri si è rapidamente dissolto il sogno romano dei casiniani di fare di Bologna il laboratorio dell'asse con i Democratici.

Aurore boreali, l'origine nel vento solare una cascata di energia illumina i poli ( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cronaca Aurore boreali, l'origine nel vento solare una cascata di energia illumina i poli Nel vento solare la causa delle aurore boreali L'origine delle aurore boreali la spiega uno studio Nasa e Università della California, su Science. L'interruttore delle aurore si trova a un terzo della distanza fra Terra e Luna.

<La vera politica di sinistra la facciamo noi> ( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici, cattolici e riformisti, intende procedere in una politica che è decisamente quella che la sinistra aveva, almeno nelle parole, promesso e cercato di attuare". Già, la sinistra. La stessa che, stando alle sue parole, propone di dialogare "con tanta retorica", nascondendo "le tante debolezze" dietro una "cortina fumogena"

Casetti: i giovani? Ogni zona ha la sua tribù ( da "Corriere della Sera" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dipartimento di Scienze della comunicazione della Cattolica, che ne pensa della movida? "Penso che i patti promossi dal Comune siano una buona idea". Lei trova, eh? Eppure i cittadini protestano lo stesso. "Conta il metodo. Definire contratti di cittadinanza ci fa uscire dalla spirale perversa che lega cittadini e politica: ci si rivolge ai politici come fossero salvatori della patria -

Governo: le leggi sul tavolo ( da "Corriere della Sera" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sezione: Politica - data: 2008-07-26 num: - pag: 10 categoria: BREVI Governo: le leggi sul tavolo Giustizia La riforma della giustizia prevede separazione delle carriere e riforma del Csm. Il nuovo Csm sarebbe composto in parti uguali da laici (come oggi), da togati (oggi sono due terzi) e da consiglieri scelti dal Quirinale.

Papa Ratzinger prega per gli anglicani ( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

"Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" ( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

"La vera politica di sinistra la facciamo noi" ( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici, cattolici e riformisti, intende procedere in una politica che è decisamente quella che la sinistra aveva, almeno nelle parole, promesso e cercato di attuare". Già, la sinistra. La stessa che, stando alle sue parole, propone di dialogare "con tanta retorica", nascondendo "le tante debolezze" dietro una "cortina fumogena"

[FIRMA]GIACOMO GALEAZZI TORINO La Cei apre il laboratorio Torino per rilanciare l'Ostpoli ( da "Stampa, La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Abbiamo volutamente scelto una sede laica per dimostrare la disponibilità "ecumenica" e il taglio "erga omnes" dell'iniziativa", evidenzia Chiara Genisio, direttrice dell'Ufficio ecclesiastico regionale delle Comunicazioni sociali. Un esperimento-pilota da collaudare subito a Torino ed esportare in seguito nelle altre diocesi, assicura il vescovo Vincenzo Paglia,

[FIRMA]MARIA CUSCELA VARALLO Il Sacro Monte di Varallo sconfina diventando tra i p ( da "Stampa, La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: "Analisi laiche e cristiane, ma tutte nascenti dall'ammirazione senza pregiudizi per una così profonda testimonianza della ragione e del sentimento umani - si legge nella presentazione -. E' una storia sacra tutta umana quella che il Sacro Monte di Varallo, nei capolavori di Gaudenzio Ferrari, Tanzio da Varallo,

Stato di emergenza, monito vaticano "rispettare sempre i diritti umani" - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Egidio, Migrantes (Cei) e altri organismi cattolici contro i "troppi ostacoli" posti dal governo "sui ricongiungimenti familiari degli immigrati". Ma sul censimento dei rom la Comunità di S. Egidio, un po' a sorpresa, dà l'impressione di volersi smarcare dalle maggiori sigle cattoliche.

Garesio e l'irrisolta questione riformista ( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: del Psi subalpino a una nuova stagione di alleanze con la Democrazia Cristiana e i partiti laici, ha trovato nell'orazione funebre per Giorgio Cardetti, pronunciata da Beppe Garesio, un'occasione capace di rompere un lungo silenzio e, al tempo stesso, di sottrarre quel periodo politico della città al monopolio esclusivo delle rievocazioni giudiziarie o della vulgata postcomunista.

Un prete partigiano tra la "granda" e l'africa - carlo petrini ( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolica, ha trascorso la sua vita a organizzare, stimolare, provocare le comunità in cui si è trovato di volta in volta a operare. Grande comunicatore e appassionato dei mezzi di informazione, è stato tra i primi, negli anni a ridosso del secondo conflitto mondiale, a vedere nel mezzo cartaceo uno strumento importante di elevamento delle coscienze e di dibattito sui temi cruciali

Storia di Faiza e del suo Burqa ( da "Unita, L'" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La valutazione che è stata fatta della sua persona, invocando laicità, è tutt'altro che laica. Ovvero, a quella donna sono stati negati diritti e garanzie in virtù di ciò che si presuppone della sua vita relazionale e della sua convinzione religiosa. Quindi a partire da giudizi che intervengono nella sfera privata della sua vita: uno spazio esistenziale -

Il papa visiterà il santuario di pompei - stefania persico ( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: segretario di Stato Vaticano, in visita al santuario per il mese mariano, aveva detto: "Il Papa nutre il segreto desiderio di venire a Pompei. Il Signore e la Madonna decideranno quando". E la conferma tanto attesa dai cattolici pompeiani è arrivata ieri dal direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi.

Soldi subito ma senza la banca così il prestito corre sul web - ilaria carra ( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che ha 27 anni e studia Economia in Cattolica, fare il prestatore online "è un buon investimento e un'occasione per tagliare fuori le banche. Peccato che gli interessi vengano tassati come reddito da lavoro. Questo è un lato negativo della legge italiana". Ma nel prestarsi i soldi a vicenda tra privati le due società cosa ci guadagnano?

Appello di sacerdoti e laici sul dopo antonelli - maria cristina carratu ( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Firenze Appello di sacerdoti e laici sul dopo Antonelli MARIA CRISTINA CARRATU maria cristina carratù Più ascolto della parola di Dio, più riflessione sul Vangelo, "lasciando cadere i toni amari e di condanna", più riflessione sui "rapporti fra Chiesa e società, in un clima di libertà e di rispetto reciproco", e sulla formazione del clero,

"un vescovo non è un prefetto" - maria cristina carratu' ( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pax Cristi al delegato della curia per il laicato padre Giovanni Roncari, ma anche da oltre un centinaio laici, fra cui il presidente della Fondazione La Pira Mario Primicerio e lo scrittore Rodolfo Doni, il leader ciellino Angelo Passaleva e il docente universitario Piero Tani, in due giorni, diffuso per e-mail e nelle parrocchie, il documento ha già raccolto oltre 200 adesioni.

Gli ulivisti tifano per l'asse udc-pd ( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ha delegato il rapporto con il centro cattolico della società bolognese a una piccola fazione che ha come base ideologica il rovesciamento del rapporto tra fedeli, gerarchia ecclesiastica e chiesa. Questo - aggiungono - è il vero problema nel rapporto tra Pd e centro cattolico, non il "no" all'attuale sindaco, Sergio Cofferati".

L'emergenza prostituzione nell'isola che aspettava il re - mario genco ( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sezione Tribunali: Stretto di Cattolica; via Scavuzzo sotto l'Arco; via di Santa Cecilia; sotto l'Arco di Santa Cecilia; Vicolo Stazzone; sopra le Mura della Magione. Sezione Castellammare: sotto l'Arco dell'Argenteria Vecchia; dietro Santa Cita; vicolo del Boja. Sezione Monte di Pietà: dietro Monte di Pietà;

<Nel mondo si rischiano le dittature religiose> ( da "Secolo XIX, Il" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che oggi sia in crisi il pensiero laico nato nell'Ottocento, quello di personaggi come Nehru o Brandt e tanti socialisti. Da questa crisi di testimonianze e di valori, nasce l'integralismo religioso, ovvero una dittatura della religione di maggioranza sulle altre. Per cui si tende a negare l'esistenza di altri credenti, a considerarli nemici,

Otto figli. Il carovita? <Niente ferie. E acqua invece di Coca-Cola> ( da "Corriere della Sera" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Prima premessa: Debora e Luciano sono laici. Seconda premessa: il carovita schiaccia le coppie senza pargoli, figuriamoci che effetti ha dentro casa Mangiagalli, cinque locali in affitto ("2.500 euro mensili") in via Savona. Ci starebbe pure una terza premessa. Eccola. I figli, li avete voluti e cercati, d'accordo.

CHIESE NEL MONDO ISLAMICO RECIPROCITÀ E TOLLERANZA ( da "Corriere della Sera" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La presenza cattolica nel Golfo Persico è più recente. Nel Dubai la chiesa di Santa Maria è stata inaugurata dal Primo ministro sceicco Sheikh Rashid bin Saeed Al Maktoum nel 1967 e considerevolmente ampliata nel 1980. Sempre nel Dubai, a Jebel Ali , vi è la Chiesa di San Francesco d'Assisi, inaugurata nel novembre 2001.

In quattrocento per la traversata del lago d'Orta ( da "Stampa, La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: giovane missionaria laica omegnese che da anni opera a Pescador in Brasile.Partenza alle 10 in piazza Mercato a Domodossola per il memorial Ornella e Paola Sestito, prova di corsa in montagna con arrivo all'Alpe Lusentino. Il percorso della gara, dedicata a madre e figlia morte sei anni fa in un incidente stradale, si sviluppa per 5,

Il guru Fagioli delude Fausto: Nichi segretario? Un'aporia ( da "Manifesto, Il" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E' all'unisono, cattolico, comunista e omosessuale". Come se non bastasse il congresso, c'è un'altra grana in casa Prc. A ritenere Vendola inadatto alla segreteria del Prc - e a dichiararlo al Foglio di Giuliano Ferrara - è il professor Massimo Fagioli, il guru che piace tanto a Bertinotti.

Verità assoluta e democrazia: un dibattito aperto ( da "Manifesto, Il" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un dibattito aperto Filippo Gentiloni Laicità, laicismo, anticlericalismo: se ne discute ancora, anche se senza grandi novità. Su "Repubblica" Habermas - il principale interlocutore del papa - e Scalfari, mentre su "Civiltà cattolica" (3793) l'editoriale elogia la laicità francese, più rispettosa dei valori religiosi di quella italiana.

Storie di fede e di tornaconti ( da "Unita, L'" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Impegna ogni cattolico a combattere la povertà e a disertare l'iperconsumismo, pericolo mortale che allarga la diffidenza tra le classi fortunate e la folla dalle tasche vuote. Diventa radice di un disordine etico che soffia nel disordine sociale. Impossibile non essere d'accordo.

"ora temiamo un attacco kamikaze" scatta l'allarme per il premier erdogan - (segue dalla prima pagina) marco ansaldo ( da "Repubblica, La" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: considerato come un feudo della laicità. A complicare la situazione è, nei prossimi giorni, la tradizionale elezione nei primi giorni di agosto dei vertici militari. Il capo di Stato maggiore, Yashar Buyukanit, che non ha mai avuto ottimi rapporti con Erdogan, dovrà essere sostituito come prevede l'agenda dei generali dal suo vice, Ilker Basbug,

"un segnale preciso a tutto il paese alla vigilia delle scelte della corte" ( da "Repubblica, La" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: attentato alla Costituzione laica? "Assolutamente sì. Ed è anche possibile che nelle prossime ore ne avvengano altri, anche un attacco suicida contro il primo ministro Recep Tayyp Erdogan". Un attacco suicida contro Erdogan? "Sì. Fonti dei servizi segreti turchi si stanno preparando ad affrontare un'eventualità simile perché sono emerse indiscrezioni sulla possibilità che avvenga"

L'antico e il suo mito - rimini ( da "Repubblica, La" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ricupero delle antichità quale segno del potere laico e alcuni artisti straordinari che scelsero di misurarsi con l'Antico: Nicola, prima "de Apulia" e poi Pisano, Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio e Andrea Pisano. Il primo visto come il collegamento tra l'ambiente federiciano e la realtà toscana, l'apripista di un percorso culturale vitalissimo che dalla Puglia portava alla Toscana.

<Una tradizione che non ha valenza politica> ( da "Corriere della Sera" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica di Milano, la questione fondamentale è infatti "l'integrazione di una comunità all'interno della società locale, i suoi rapporti con il quartiere". E una volta raggiunto un buon livello di relazioni, "il fatto che il luogo di culto - moschea, sinagoga, tempio buddista o altro - sia riconoscibile non è un problema ma è anzi auspicabile"

<Sono cattolico ma vado avanti La gente è con me> ( da "Corriere della Sera" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 07-28 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Il sindaco delle Dolomiti "Sono cattolico ma vado avanti La gente è con me" MILANO - Andrea Franceschi è il sindaco di Cortina. Sindaco pentito? "E perché mai?". Scusi, lei non è cattolico? "Altroché, cattolico praticante alla guida di una lista civica". Ma ha letto "Avvenire"?

Il primo ko di Vendola, cantastorie narciso che adora le poltrone ( da "Giornale.it, Il" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: disse che non voleva la guida di Rc, con questo argomento: "Non sono adatto: sono cattolico, eterodosso, troppo vecchio". "Spiegati", gli ho ingiunto. E Nichi ha detto: "Sono cattolico, sia pure nella forma più imperfetta. Eterodosso, perché inguaribilmente libero. Vecchio, perché vivo sulla mia pelle l'atrofizzazione del capire.

Un ritorno ai tempi dell'infanzia: Quand tuti parlavan piemonteis e 'l mond l'era pi tranquill ( da "Stampa, La" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: erano laiche, alle Consolatine erano suore della Consolata. La suora della mia classe, si chiamava Irene, alta, con un viso dolcissimo rammento la sua voce che, originaria della Brianza, aveva un accenno particolare, diverso dal piemontese. Ero molto delicata di salute e sovente rimanevo a casa malata, non c'erano ancora le vaccinazioni e ad ogni malattia contagiosa mi ammalavo.

Famiglia Cristiana: i 100 giorni del governo? Solo fumo negli occhi... Duro j'accuse del settimanale contro l'esecutivo: l'emergenza vera è la povertà, il Palazzo abdica alla moral ( da "Unita, L'" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: uno straccio di provvedimento a favore di salari e pensioni", il settimanale cattolico, nell'editoriale del prossimo numero, osserva che i poveri "non sono di moda" come la giustizia, la sicurezza e l'inutile "lodo Alfano, approvato in un solo giorno dal Senato". Un Senato che, per giunta "nonostante i gruppi parlamentari dimezzati spende ancor di più".

Il premier accusato di aver violato 4 articoli ( da "Unita, L'" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: del premier Abdullah Erdogan è stato accusato di aver violato i primi quattro articoli della Costituzione turca. La principale violazione è quella dell'articolo 2 che recita: "La Repubblica turca è uno Stato di diritto democratico, laico e sociale (...) legato al nazionalismo di Ataturk e fondato sui principi fondamentali espressi nel preambolo".

Dietro quelle bombe esplose a Istanbul ( da "Unita, L'" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ottica terroristica destabilizzatrice potrebbe essere un'estrema forma di pressione sullo Stato turco, affinché si liberi del pericolo fondamentalista e si getti nelle mani degli unici che sono davvero in grado di assicurare laicità e unità nazionale: le forze armate. La Corte costituzionale metta al bando il partito del primo ministro Erdogan e del capo di Stato Gul.

Eni e Enel: il primato dell'impresa pubblica R&S: crescono i profitti dei primi 50 gruppi italiani. 2008 difficile per le banche ( da "Unita, L'" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Indesit Company, Aurelia, Impregilo e Cattolica Assicurazioni. In termini di crescita del valore aggiunto, al primo posto si posiziona Lottomatica che tra il 2005 e il 2007 ha registrato un miglioramento del 216%, seguita da Fonciere des Regions (+160,4%) e la finanziaria dei Benetton Ragione (+90,2%).

Le parole del papa e il cuore aperto - don andrea gallo ( da "Repubblica, La" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e voi soprattutto giovani, con la pazienza laica della Democrazia, con i politici e i laici, le chiese cristiane, la sinagoga, cerchiamo insieme un luogo idoneo dove la moschea possa essere edificata, per non mortificare le diversità, ma possano esprimersi nella riappacificazione di una cittadinanza comune.

"quell'intesa non basta l'islam è troppo variegato" ( da "Repubblica, La" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E anche un cattolico come Monteleone resuscita una questione cristiana che sa di crociata. Cosa ne dice? Io mi chiedo cosa accada, visto che la stessa chiesa cattolica è più tollerante di Monteleone... E non sta in piedi l'obiezione che nei paesi musulmani non si possano costruire templi cattolici: se loro sbagliano,

Quel prete rivoluzionario moderno e scomunicato ( da "Repubblica, La" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pellegrino di Roma" è un libro "rovente": messo all'Indice dalla Chiesa Cattolica, osteggiato fortissimamente e per questo ancora oggi introvabile, seppur ricercatissimo. E' l'avvincente autobiografia di Ernesto Buonaiuti, sacerdote antifascista, scomunicato dalla Chiesa Cattolica per le sue idee, figura saliente del modernismo italiano.

Sorpresa, italia al top per competitività - valentina conte ( da "Repubblica, La" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dice Marco Fortis, docente di economia industriale alla Cattolica di Milano e autore del dossier che sarà pubblicato dalla Fondazione Edison sul Quaderno di agosto. "In questi anni abbiamo vissuto un paradosso - spiega - un'industria che va benissimo sui mercati internazionali, ma che fatica all'interno".

Una bellissima sconfitta, lavoreremo per la sinistra ( da "Manifesto, Il" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sono stati commessi danni molto gravi, è stato inquinato tutto il campo. A proposito di leaderismo, non hai pagato anche il fatto di essere stato l'uomo delle primarie e il "governatore" della Puglia? Bisognerebbe avere un atteggiamento laico. Le primarie in Puglia sono state un fatto dirompente, di partecipazione,

<No all'immunità parlamentare Ora bisogna sminare il campo> ( da "Corriere della Sera" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Le ipotesi sono tante: l'aumento dei membri laici rispetto ai togati, la creazione di una sezione disciplinare autonoma, una durata settennale del mandato come proposto dall'ex presidente della Camera Luciano Violante... Perciò non è il caso di cercare scorciatoie per ripristinare l'equilibrio tra poteri.

L'Africa fantastorica ( da "Manifesto, Il" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica e littoria" avrebbe privato la Chiesa del suo ruolo sociale e di molti beni immobili ("l'unica cosa sensata che hanno fatto in quarant'anni è stato requisire i beni dei preti"). Il Paese, pur avvelenato da decenni di autoritarismo, avrebbe forse vissuto stagioni di relativo prestigio internazionale e prosperità economica:

La fragile Turchia ( da "Corriere della Sera" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: apparati dello Stato: laici contro islamici, giustizia contro partiti, riformisti contro conservatori, legalità contro sottobosco di interessi assai poco trasparenti. Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, che non è mai stato così forte e così rappresentativo della volontà popolare, in realtà è un leader fragilissimo: può essere spazzato via in un attimo assieme al suo partito.

ARABIA SAUDITA ( da "Corriere della Sera" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: era stata respinta l'offerta di un terreno nella zona di Ciampino), il presidente Leone, dopo preventiva consultazione governativa, dichiarò la disponibilità dell'Italia al riguardo, ma a condizione della reciprocità per il culto cattolico. Faisal non si pronunziò, ma un ministro del seguito spiegò che poiché in Arabia Saudita si trovano i più importanti luoghi santi dell'

<I figli? Bamboccioni e ripetenti E' un fallimento educativo> ( da "Corriere della Sera" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Bamboccioni e ripetenti E' un fallimento educativo" La Cattolica: sotto accusa i genitori che non dicono mai di no "Ai giovani va trasmesso il senso di autonomia Femmine sfavorite? Un ritorno al passato" "Servono più regole" Un giovane milanese su due vive con mamma e papà fino a trent'anni suonati.

Militari e islamici, scontro finale in un Paese sull'orlo del precipizio ( da "Giornale.it, Il" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: visibile è quella rappresentata dal cosiddetto Stato Profondo, in tempi più recenti chiamato Ergenekon. Uno stato nello stato, accusano i partiti di governo, un network sotterraneo nato in ambienti laici e militari con l'obiettivo, da raggiungere con un colpo di stato in preparazione, di inficiare il voto popolare e di recente stroncato con una serie di arresti (tra cui alcuni generali)

Avviso urgente ai naviganti (dalla Spagna) ( da "Giornale.it, Il" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

Nuovo esecutivo provinciale del Pd Lunardon: così verso le elezioni 2009 ( da "Stampa, La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: POLITICA ENTRANO CATTOLICI, POPOLARI E LA CISL Nuovo esecutivo provinciale del Pd Lunardon: così verso le elezioni 2009 SAVONA Il partito democratico si prepara alla campagna elettorale per le Provinciali del 2009 e lo fa varando il nuovo esecutivo provinciale.

Walter fa qualcosa di riformista ma nel Pd è diarchia ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Girotondo attorno a Walter ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

La Sapienza e il rito dell'intolleranza ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Humour e torah all'acquario le voci nuove della narrativa - rory cappelli ( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sempre del 21 settembre, Stefano Levi della Torre, con il suo laicismo e la sua ragionevolezza, dialogherà con Haim Baharier, personaggio davvero poliedrico: è matematico e psicanalista, ma anche commerciante di preziosi e consulente aziendale. Ogni mattina, incontri con autore aperti al pubblico, ma dedicati alle scuole.

Strage di Istanbul, raid aerei turchi sulle basi del Pkk nel nord Iraq Nuova offensiva militare contro i curdi dopo l'attentato di domenica scorsa. La Corte ancora riunita sul dest ( da "Unita, L'" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che difende la caratteristiche laiche della Turchia. Baykal sta organizzando una "grande manifestazione nazionale" per protestare contro il terrorismo. La tensioni sale in un momento delicatissimo per la Turchia. Le bombe sono infatti esplose mentre gli 11 giudici della Corte costituzionale sono impegnati in un'estenuante riunione.

Una sfida laica che non ha partito - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Genova Una sfida laica che non ha partito WANDA VALLI E' una questione di civiltà. Di una città, dei suoi abitanti, dei politici che la rappresentano. E' una questione di libertà, di tolleranza. E' una questione di forza, quella di una città che non si contrae su se stessa e che accetta, come sempre ha fatto nei secoli,

La grande sfida laica che non ha un partito - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina XI - Genova La grande sfida laica che non ha un partito WANDA VALLI (segue dalla prima di cronaca) E che impone anche le sue regole, che sono quelle dello Stato di cui fa parte. E' la sfida, difficile ma da vincere, per Genova che vuole e potrebbe diventare la città del Mediterraneo dell'Italia.

Gay pride cattolici e pd quel che occorre è la pari dignità - franco grillini ( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicità dello stato, dei diritti civili, delle libertà individuali, della modernizzazione del paese. Bisogna dire, infatti, che oggi ormai soltanto le organizzazioni lgbt riescono a portare in piazza così tanta gente sui temi cosiddetti "eticamente sensibili", tanto da diventare il punto di riferimento di quella maggioranza laica del paese che non trova più rappresentanza politica

Gay pride cattolici e pd... - franco grillini ( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dov'è stata finora la sintesi tra laici e cattolici? Chi scrive è stato protagonista della battaglia congressuale nei Ds non perché contrario alla nascita del Pd ma perché contrario alla subalternità dei laici di quel partito ai clericali, alla resa dei laici sul terreno della modernizzazione civile del paese.

CHIESE E MOSCHEE ( da "Corriere della Sera" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: piuttosto, dovrebbe chiedere agli Stati musulmani (e non solo) di permettere l'apertura non soltanto di chiese ma di luoghi di culto di ogni religione "riconosciuta": il che però avviene già e comunque, credo, non deve essere questo il problema principale di uno Stato laico o, come quello francese, agnostico.

Quel "vivo desiderio" di felicità ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

L'accoglienza di Sydney e il tassista musulmano ( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

Tornano le lezioni dei Simposi rosminiani dopo la beatificazione ( da "Stampa, La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La coscienza laica: fede, valori, democrazia". Proprio il tema della laicità vuole essere un omaggio all'amicizia che legò Rosmini ad Alessandro Manzoni, con cui si incontrò diverse volte tra Stresa e Lesa. E' previsto anche il ricordo di Michele Federico Sciacca, fondatore del Centro internazionale di studi rosminiani che ha sede a Villa Ducale,

Alla commenda di pré parlando di moschea tra i no e l'indifferenza - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E così è stato. Al loro posto adesso c'è uno dei tanti negozi di abbigliamento gestito da cinesi, indifferenti all'idea che qui potrebbero ritrovarsi musulmani e cattolici e anche ebrei a confrontare le loro storie. A pregare. I cinesi fanno comunità a sé, non rispondono, sorridono, chiedono se vuoi comperare qualcosa,

"smorfie" di sanguineti vince il premio tomasi di lampedusa ( da "Repubblica, La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Santa Margherita di Belice, Montevago, Menfi, Ribera, Calamonaci, Caltabellotta e Cattolica Eraclea) e si svolge a Santa Margherita di Belice, la cittadina dell'Agrigentino dove Tomasi di Lampedusa ha trascorso parte dei suoi anni giovanili e dove lo scrittore ha ambientato alcune pagine del romanzo.

Turchia, salvo il partito del premier - marco ansaldo ( da "Repubblica, La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici dello Stato, l'Europa che non vede vanificati i suoi sforzi per inglobare, un giorno, l'importante candidato turco nell'Unione. Con sei voti favorevoli allo scioglimento e cinque contrari, dunque senza la maggioranza richiesta di sette voti, i giudici della Corte Costituzionale hanno sancito ieri ad Ankara che la formazione islamico moderata al governo non verrà soppressa.

L'opposizione accetta la sentenza "questa è una vittoria dei laici" ( da "Repubblica, La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Akp è stato punito" L'opposizione accetta la sentenza "Questa è una vittoria dei laici" Non possiamo essere contenti dell'azione dell'esecutivo, e i giudici hanno detto questo con chiarezza Solo per un voto, di un membro che non è giurista, si è deciso di non cancellare la formazione DAL NOSTRO INVIATO ISTANBUL - "Questa non è una vittoria della democrazia.

"perché ratzinger recupera il sacro" - marco politi roma ( da "Repubblica, La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sono deviazione anche le omelie pronunciate dai laici? "Sì. Perché l'omelia, come dice il Santo Padre, è il modo con cui la Rivelazione e la grande tradizione della Chiesa viene spiegata affinché la Parola di Dio ispiri la vita dei fedeli nelle loro scelte quotidiane e renda la celebrazione liturgica ricca di frutti spirituali.

Giacobino alla rovescia ( da "Unita, L'" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è un tratto tipico degli intellettuali italiani di matrice laica, permanentemente protesi a "riformare" ab imis fundamentis società e Stato. E Giulio Tremonti, come si sa, "nasce" come intellettuale, quale professore di Diritto tributario all'Università di Pavia né, pur essendo sceso in politica, ha mai rinunziato alla sua attività di saggista, di professore.

L'anima moderata e religiosa della Turchia ( da "Unita, L'" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che si contrappone alle tradizionali élite laiche e nazionaliste della burocrazia e delle imprese pubbliche. L'Akp ha vinto le elezioni politiche nel 2002 con il 34,4% e ha gestito un periodo di forte crescita economica, avviando il negoziato per l'adesione alla Ue e raccogliendo forti consensi nelle capitali occidentali, ma anche in quelle mediorientali.

Parsi: <La politica del commercio ora si fa in Oriente> ( da "Giornale.it, Il" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: docente di politica internazionale all'Università Cattolica di Milano. Professore, in sostanza da Ginevra escono sconfitti Europa e Stati Uniti, vale a dire l'Occidente... "In un certo senso sì. La Cina, ma anche l'India, si sono presentate al Doha round in condizioni vantaggiose. Mi spiego: avevano più da guadagnare, quasi nulla da perdere.

<Ma ora l'Ue salvaguardi la nostra laicità> ( da "Corriere della Sera" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I laici sono presi tra due fuochi, da una parte gli islamici, dal-l'altra l'esercito. "Non siamo certo per un golpe, ma i militari vegliano sulla più grande conquista del kemalismo, la laicità dello Stato. Non c'è democrazia senza laicità. E la laicità non deve essere un ostacolo al progresso della democrazia,

<Bene Erdogan assolto, grazie al suo governo è partito lo sviluppo> ( da "Corriere della Sera" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il colpo di Stato” della magistratura laica, ispirata o meno dai militari che sia". Lei si dice sorpreso: si aspettava un verdetto più duro? "Ci aspettavamo una messa al bando di Erdogan, GÜl e altri del partito. Le sola sanzione economica equivale infatti a un'assoluzione, visto che in questi anni l'Akp ha guadagnato enormemente.

La ragion di Stato salva l'Akp ( da "Corriere della Sera" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dirigenti abbiano compiuto passi assai poco in sintonia con la laicità dello Stato è fuor di dubbio. Molti parlano del tentativo (fallito) di ripristinare l'uso del velo nelle università. Ma, ben oltre questo provvedimento, vi sono stati comportamenti e decisioni gravi, in chiave di invadenza islamica, che il premier ha incoraggiato, quantomeno tollerato con il suo silenzio-assenso.

CATTOLICO E RISORGIMENTALE PELLA E IL CASO DI TRIESTE ( da "Corriere della Sera" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano CATTOLICO E RISORGIMENTALE PELLA E IL CASO DI TRIESTE è corretto parlare di clima da "guerra fredda" fra Italia e Jugoslavia a proposito dell'attrito che si venne a creare, tra l'estate del 1953 e l'autunno del 1954, sulla controversia per l'assetto politico del cosiddetto "territorio libero di Trieste"?

I nuovi adolescenti: amore e lavoro ( da "Corriere della Sera" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica di Milano, insieme a Fabio Introini ha scritto un libro dal titolo significativo: la Compless- età. "La mediatizzazione, i tronisti, le veline hanno trasformato il significato che i giovani attribuiscono ai modelli di riferimento. Ora è tutto più a portata di mano, a cominciare dalle professioni della televisione"

La vittoria di Tayyip politico a cavallo fra Europa e tradizione ( da "Giornale.it, Il" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: prima volta che la magistratura turca deve difendere la Costituzione laica del Paese dai partiti del primo ministro: altri due partiti in cui militava, Refah e Fazilet, sono stati chiusi dalla Corte costituzionale nel 1997 e nel 2001. È dopo questa chiusura che Erdogan ha deciso di fondare l'Adalet ve Kalkinma Partisi, che si definisce un partito di orientamento islamico-moderato.


Articoli

Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Raffaele: Caro Franz, io mi tengo la mia visione distorta della realtà con la consapevolezza che è la mia visione.... Ali Babà Baghdad: L'ayatollah Ndonio Mahamozziejad Zampognejad Per me Ndonio Zampognejad è un crudele dittatore... ENIO TERRACCIANO: Riforme quali? in campagna c'erano non hanno funzionato l'uovo di Pasqua si e rotto e... ENIO TERRACCIANO: Cari voi piazza Navona o v-day finche c'e il cavaliere ci saranno piazze ovunque, e anche... valentino: Egr. Sig.Passante, penso, con tutto il rispetto, ! che lei di questo paese non abbia capito " un... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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Walter fa qualcosa di riformista ma nel Pd è diarchia (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Raffaele: Caro Franz, io mi tengo la mia visione distorta della realtà con la consapevolezza che è la mia visione.... Ali Babà Baghdad: L'ayatollah Ndonio Mahamozziejad Zampognejad Per me Ndonio Zampognejad è un crudele dittatore... ENIO TERRACCIANO: Riforme quali? in campagna c'erano non hanno funzionato l'uovo di Pasqua si e rotto e... ENIO TERRACCIANO: Cari voi piazza Navona o v-day finche c'e il cavaliere ci saranno piazze ovunque, e anche... valentino: Egr. Sig.Passante, penso, con tutto il rispetto, ! che lei di questo paese non abbia capito " un... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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L'autunno caldo di Walter. Dì la tua (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Raffaele: Caro Franz, io mi tengo la mia visione distorta della realtà con la consapevolezza che è la mia visione.... Ali Babà Baghdad: L'ayatollah Ndonio Mahamozziejad Zampognejad Per me Ndonio Zampognejad è un crudele dittatore... ENIO TERRACCIANO: Riforme quali? in campagna c'erano non hanno funzionato l'uovo di Pasqua si e rotto e... ENIO TERRACCIANO: Cari voi piazza Navona o v-day finche c'e il cavaliere ci saranno piazze ovunque, e anche... valentino: Egr. Sig.Passante, penso, con tutto il rispetto, ! che lei di questo paese non abbia capito " un... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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La guerra (in)civile degli psico-comici della politica (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Raffaele: Caro Franz, io mi tengo la mia visione distorta della realtà con la consapevolezza che è la mia visione.... Ali Babà Baghdad: L'ayatollah Ndonio Mahamozziejad Zampognejad Per me Ndonio Zampognejad è un crudele dittatore... ENIO TERRACCIANO: Riforme quali? in campagna c'erano non hanno funzionato l'uovo di Pasqua si e rotto e... ENIO TERRACCIANO: Cari voi piazza Navona o v-day finche c'e il cavaliere ci saranno piazze ovunque, e anche... valentino: Egr. Sig.Passante, penso, con tutto il rispetto, ! che lei di questo paese non abbia capito " un... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Raffaele: Caro Franz, io mi tengo la mia visione distorta della realtà con la consapevolezza che è la mia visione.... Ali Babà Baghdad: L'ayatollah Ndonio Mahamozziejad Zampognejad Per me Ndonio Zampognejad è un crudele dittatore... ENIO TERRACCIANO: Riforme quali? in campagna c'erano non hanno funzionato l'uovo di Pasqua si e rotto e... ENIO TERRACCIANO: Cari voi piazza Navona o v-day finche c'e il cavaliere ci saranno piazze ovunque, e anche... valentino: Egr. Sig.Passante, penso, con tutto il rispetto, ! che lei di questo paese non abbia capito " un... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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Bagnasco: non togliere il nutrimento a Eluana (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il caso Il padre: non si interrompe la vita, si lascia che la natura faccia il suo corso MILANO. "Nessuna interruzione di una vita, solo la necessità che la natura faccia il suo corso". È stato il giorno in cui il papà di Eluana, Beppino Englaro, ha replicato senza voler fare polemica, ma con determinazione alle critiche e accuse di chi ha giudicato sbagliata o eticamente inaccettabile la decisione di interrompere l'esistenza di sua figlia, da più di 16 anni relegata in un letto in stato vegetativo. Da Sidney il cardinale Angelo Bagnasco fin dall'alba di ieri faceva sapere che "è un momento molto delicato, e persino drammatico se si dovesse arrivare a consumare una vita per una sentenza". Papà Englaro stava sbrigando una serie di commissioni a Lecco quando gli sono arrivate le dichiarazioni di Bagnasco. "No, qui non si tratta di consumare nessuna vita. Qui si tratta di fare in modo che la natura riprenda il suo corso, interrotto nel '92 con i protocolli rianimatori e che hanno portato Eluana allo stato vegetativo permanente, una condizione innaturale", ha detto. E ha ricordato ancora una volta la volontà che sua figlia aveva espresso ben prima del grave incidente e del coma di non essere tenuta in vita se fosse finita ridotta a non avere coscienza e autonomia. "Io non voglio insegnare niente a Bagnasco - ha precisato il coraggioso padre - perché come tutte le persone ha il diritto di esprimere la propria posizione che, in questo caso, ricalca il magistero della Chiesa. Ci mancherebbe altro!". È stanco delle critiche l'ingegner Englaro perché lui, anche se nulla dice sui tempi e sui modi in cui ha intenzione di procedere all'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione che tengono in vita sua figlia, non cambierà idea: oltre alle parole ripetute da Eluana quando era ancora un "purosangue della libertà" (come la chiama spesso lui), ci sono il decreto della Corte d'Appello civile di Milano e prima ancora la sentenza della Cassazione dell'ottobre 2007. Provvedimenti "avanzati e perfettamente allineati con la Costituzione e che vi prego di leggere prima di parlare. Volete che i magistrati autorizzino una persona a far morire un'altra di fame e di sete? ". Il presidente della Cei era appena arrivato a Sydney per la Giornata mondiale della gioventù, quando a una domanda sul caso di Eluana ha risposto: "Non possiamo tacere. Togliere idratazione e nutrimento è come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno, come ne ha bisogno ognuno di noi". La sua è la prima pronuncia ad alto livello dei vescovi da quando i magistrati hanno autorizzato l'interruzione dell'alimentazione. Ed è in linea con la posizione del Vaticano, espressa a poche ore dalla decisione dei giudici dal neopresidente della Pontificia accademia per la vita Rino Fisichella che sentenziò: staccare la spina è"un'azione di eutanasia. La sentenza può essere impugnata, non è detta l'ultima parola". Uno dei punti della discussione in corso riguarda la volontà di Eluana (testimoniata anche dai suoi amici di allora) di non voler vivere attaccata a una macchina. Il discorso quindi si amplia al problema politico del testamento biologico sul quale, nella precedente legislatura, sono stati presentati nove progetti di legge, ma senza esito. Così ora non è chiaro a chi spettino le decisioni, se ai medici, ai giudici, ai familiari. Lo si capisce in queste ore in cui l'istituto di suore che ospita Eluana si rifiuta di staccare la spina, i familiari ne cercano un altro e trovano l'hospice "Il Nespolo" di Airuno (Lecco) che la accoglierebbe, ma solo senza sondino, cioè in "stato terminale". Ieri comunque gli appelli a non sospendere l'alimentazione e l'idratazione di Eluana sono giunti numerosi e accorati soprattutto dal mondo cattolico italiano. Alla proposta di Giuliano Ferrara di portare bottiglie d'acqua davanti al Duomo di Milano per protestare contro chi vuole interrompere l'idratazione, hanno aderito l' Avvenire e il Movimento per la Vita. Altri come Acli, l'Azione cattolica, l' Associazione Dossetti, il Forum delle famiglie, la teodem Paola Binetti del Pd e Savino Pezzotta dell'Udc hanno aderito all'appello dell'associazione Scienza e Vita, contraria all'accanimento terapeutico ma che nel caso Englaro vede senza dubbi "la prima esecuzione capitale della storia Repubblicana italiana. Si può consumare un terribile dramma che potrebbe restare come una macchia indelebile sulla coscienza di tutto il popolo italiano". silvia neonato neonato@ilsecoloxix.it 16/07/2008 ' 16/07/2008 divergenzadi opinioni Non voglio insegnare niente a Bagnasco, come tutti ha il diritto di esprimere la sua posizione beppino englaropadre di Eluana 16/07/2008.

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La chiesa e il modello zapatero - massimo l. salvadori (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 16-07-2008)

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Commenti LA CHIESA E IL MODELLO ZAPATERO MASSIMO L. SALVADORI Sul capo del socialista Zapatero la Chiesa cattolica si attiva a raccogliere le nubi più nere. Essa non accetta la politica che il leader spagnolo intende attuare in materia religiosa e la denuncia con toni tanto pesanti da evocare ? lo si è fatto recentemente da alte gerarchie ecclesiastiche ? addirittura una minaccia di ateismo imposto dallo Stato. Da parte sua su questo giornale JoaquÍn Navarro-Valls ha sostenuto che Zapatero persegue il disegno di un socialismo conformista, concepisce i diritti individuali in contrasto con "i sentimenti religiosi della maggioranza" della popolazione spagnola che è cattolica. In sintesi, egli "finisce per essere veramente il sostenitore di una proposta massimalista e totalitaria, degna di altri tempi". Un simile modo di leggere la politica religiosa del leader socialista sembra a chi scrive un'interpretazione deformata. Una linea che ha per finalità di dare piena attuazione alla libertà civile e alla libertà religiosa ponendo tutti i cittadini di fronte allo Stato in una posizione di piena uguaglianza viene presentata alla stregua di una strategia volta a soffocare democrazia e pluralismo culturale e religioso. Qui l'equivoco non potrebbe essere maggiore. In realtà la posizione di Zapatero non si ispira affatto, come vorrebbe Navarro-Valls, ad un "socialismo antico" (ovvero ad un socialismo totalizzante), ma all'opposto al più schietto liberalismo, il quale è non già antireligioso ma laico nella sua essenza. Andiamo a un testo classico in argomento, La libertà religiosa, di un grande studioso liberale, certo non socialista, quale Francesco Ruffini, pubblicato nel 1901, e vi troviamo affermato che "la libertà religiosa è un concetto o un principio essenzialmente giuridico", che "il vero concetto di libertà", compresa la religiosa, "può solamente esistere dove identiche concessioni si fanno a tutti, e dove l'esercizio della libertà degli uni trova un freno e una regola nell'esercizio dell'uguale libertà degli altri". Ecco il punto: uguale libertà. Dal che deriva che uno Stato propriamente libero, democratico e laico, che non ha da contribuire direttamente o indirettamente ad indirizzare le coscienze verso questa o quella credenza religiosa o non religiosa o ad evidenziare una preferenza per alcuna di esse, chiede in quanto tale all'insieme dei cittadini di rispettare i loro doveri verso la sfera pubblica e di godere in privato e in pubblico dei propri diritti di libertà, di opinione e di orientamento interiore senza pretendere e ottenere privilegi neppure di carattere simbolico nei luoghi ? dalle aule di giustizia alle scuole ? frequentate da persone di diversa fede religiosa o non religiose, a cui lo Stato è tenuto a rivolgersi in maniera paritaria. Il che coinvolge anche l'esposizione del crocifisso. Chiederne la rimozione ? la questione è stata posta anche in Italia - significa intraprendere la via non di un socialismo che impone dall'alto una laicità escludente, ma di un liberalismo democratico rispettoso delle scelte, quali che siano, delle coscienze dei gruppi e dei singoli. è facile vedere dove sta il punto dolente dell'invocare il rispetto privilegiato dei sentimenti degli appartenenti a una sola religione, la cattolica. Proviamo ad immaginare per ipotesi che ad un certo punto in uno Stato della Ue si giungesse ad una prevalenza islamica. In tal caso, la Chiesa cattolica accetterebbe che nei luoghi pubblici al crocifisso si sostituisse in virtù del principio di maggioranza un simbolo islamico? Inutile attendere la risposta. Quando Zapatero ha espresso la direttrice che intende seguire in tema di libertà religiosa, si sono levate da noi all'interno del Partito democratico voci che hanno inteso rassicurare che in Italia non si intende "imitare" questa direttrice. Ma certi diritti hanno o non hanno un valore universale? Rileggiamo l'incipit del testo di Zapatero riportato su la Repubblica del 7 luglio, e ci si chieda dove appaia il supposto vulnus alla libertà religiosa e alla democrazia. Esso così suona: "La solidarietà che caratterizza la società spagnola si fonda sul rispetto dei diritti. Proprio di questi ci siamo occupati nei giorni passati, quando abbiamo discusso la portata della libertà religiosa; del riconoscimento e della protezione dei milioni di spagnoli cattolici, della tutela degli spagnoli non cattolici, delle conseguenze inderogabili della norma costituzionale sul carattere laico dello Stato". Il problema che egli mette al centro è dunque la posizione uguale dello Stato dinanzi a cattolici e non cattolici: posizione che richiede che ciascuno sia libero e rispettato nella propria diversità e che lo Stato perciò non consenta a che vi sia chi è più eguale degli altri. Un messaggio, dicevo, prettamente liberale. Ad esso la Chiesa contrappone il proprio, che fa perno su due punti cardine essenziali. Il primo è una posizione di fede, la quale consiste sia nel credere ? al che non vi è obiezione da farsi - che la propria verità sia la verità tout court, sia che questa verità comporti un diritto di supremazia giuridicamente sanzionata dallo Stato. Il secondo punto, il quale costituisce l'elemento spirituale che sorregge la dimensione giuridica, è l'idea che lo Stato debba avere e tutelare un nucleo "etico" da espandere nella società neppure ispirato alla religione ma al cristianesimo di cui la Chiesa cattolica costituisce la più autentica incarnazione. Fare appello da parte cattolica ai valori di pluralismo, rispetto degli altri, tolleranza, valorizzazione delle differenze in un simile contesto significa confondere le acque e pretendere davvero troppo dalla "contradizion che nol consente".

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Alle molinette una "stanza del silenzio" per le religioni non cattoliche - il servizio a pagina viii (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 16-07-2008)

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Pagina I - Torino Firmato un protocollo d'intesa tra l'ospedale e 14 confessioni Alle Molinette una "stanza del silenzio" per le religioni non cattoliche il servizio a pagina viii SEGUE A PAGINA VIII.

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"viva palermo e santa rosalia" il grido mancato divide la città - (segue dalla prima pagina) antonella romano (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 16-07-2008)

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Pagina III - Palermo Lo scrittore Il semiologo Il sociologo L'artista Protagonisti e delusi "Viva Palermo e Santa Rosalia" Il grido mancato divide la città "Rito inventato da Orlando, sbagliato offendersi se non c'è" Le opinioni I palermitani imparino a votare secondo coscienza invece di mugugnare durante le processioni Il rifiuto del primo cittadino attutito dalla scelta di delegare a un personaggio simbolo Non doveva sottrarsi, anche se sapeva di esporsi al dissenso In questo caso aveva il ruolo istituzionale di gran cerimoniere della Patrona Non ne farei una tragedia In definitiva il ruolo di protagonista l'ha assunto un bravissimo attore comico è più giusto così (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ANTONELLA ROMANO (segue dalla prima di cronaca) Alcuni considerano tutto meno che un'offesa l'investitura per la frase di rito di un sostituto come l'attore palermitano Pino Caruso. "Se avesse delegato il vice sindaco, per pronunciare questa frase ormai entrata nell'immaginario dei palermitani, la gente si sarebbe offesa. Ma aver indicato un personaggio pubblico di rilievo nazionale, in una società in cui uomini di spettacolo e della tv e uomini politici ormai si sovrappongono, non è stata poi la peggiore delle scelte possibili - afferma Gianfranco Marrone, docente di Semiotica a Scienze della comunicazione - Forse la protesta nel giorno del festino si poteva evitare. Certo, non è stato bello che il sindaco sia andato via, ma forse è stato costretto a farlo". Per lo scrittore Roberto Alajmo, Cammarata ha invece fatto assolutamente bene a sottrarsi ai mugugni dei palermitani. Alajmo, con tono spazientito, si rivolge a chi oggi contesta il sindaco, dopo averlo rieletto per la seconda volta: "Imparino a votare secondo coscienza e non a lamentarsi in continuazione. Per quattro anni, fino a quando non si vota di nuovo, dovrebbero stare tutti quanti zitti". E propone anche di smitizzare quella che, nel teatrino del festino, è assurta al rango di tradizione inventata. "I palermitani pensano che la frase 'Viva Palermo e Santa Rosalia', detta in questo modo, si tramandi da secoli. In realtà l'inventò Leoluca Orlando, che salì sul carro per pronunciarla, tirandosi l'applauso della folla, almeno la prima volta. Qualche volta è stato anche lui contestato. La frase è così diventata un bersaglio, come la statua di Pasquino a Roma, dove si raccolgono tutte le pasquinate, le lamentele. Ma io personalmente di sentire i mugugni dei palermitani sono stanco". Una perdita d'interesse, per le eterne beghe palermitane, condivisa che anche dallo scrittore Santo Piazzese. "Non mi appassiona più, anzi lo trovo frustrante, arzigogolare intorno a eventi e persone di scarso spessore, con la consapevolezza di poter fare ben poco per cambiare le cose - sostiene Piazzese - Se si è trattato di una fuga, non mi pare un comportamento adeguato per un sindaco, chiunque esso sia. E vorrei citare il mio amico Roberto Alajmo, per dire anch'io che i palermitani soffrono di smemoratezza: sembra che per loro non ci sia alcuna relazione tra il momento del voto e il fatto che da quel voto scaturisca un governo comunale o regionale. Si comportano come se non avessero responsabilità. Votano massicciamente per una persona di cui poi non sono contenti". Pippo Baudo preferisce sorvolare e dare una lettura leggera alle contestazioni della folla: "Non ne farei una tragedia. I palermitani alla fine hanno avuto il vantaggio di vedere nel ruolo di protagonista del festino un attore comico come Pino Caruso. Avrà aggiunto qualche battuta e saranno stati tutti più contenti". Di parere opposto Pippo Russo, docente di Sociologia a Firenze, che considera una mossa falsa quella del sindaco, che ha scelto di scomparire dalla pubblica piazza. "Non doveva, anche se sapeva di esporsi al dissenso. Si è sottratto al confronto e al suo ruolo di gran cerimoniere. Una festa patronale è pur sempre municipale, l'elemento laico e quello religioso, la tradizione e l'istituzione, si fondono. è stato uno sgarbo al quadrato, nei confronti dei palermitani e dell'identità palermitana, che nel Festino si esprime al massimo grado". Ne fa invece una questione prettamente di stile un altro sociologo, Nino La Spina. "Ogni sindaco ha il suo modo di fare, c'è chi ama il bagno di folla, anche con la polemica, e chi lo rifugge. Forse c'è un'aspettativa generale, che vuole che un sindaco, soprattutto se ha preso una montagna di voti, sia presente. Ma a parte il fatto che il sindaco Cammarata non si deve ricandidare, credo che ogni sindaco debba essere libero di esprimere il suo carattere e il suo modo di gestire il rapporto col pubblico". Un'ex direttore del Festino, sulla scena dall'87 all'89, Aldo Sarullo, drammaturgo e regista, confessa di provare dispiacere per quanto è accaduto. "Sulla scia di una società in cui tutto si giustifica per il solo fatto che si verifica - argomenta Sarullo - dovremmo invece ritrovare il valore dell'opportuno. Chiarisco: è incontestabile la rivendicazione del diritto di chi attende dalle istituzioni un intervento per la risoluzione di un problema. Ma non credo che ogni occasione sia quella idonea a rivendicare quel diritto. Se fosse sempre così, salterebbe ogni regola di vita collettiva. Comprendo gli assedi ai palazzi del potere, non condivido invece lo snaturamento di un evento come il Festino, anche perché rimane forte l'odore acre della strumentalità politica indotta". Dibattito aperto anche tra antropologi, studiosi dei riti. Secondo Rita Cedrini, docente di Antropologia culturale a Lettere, Cammarata ha agito con prudenza. "Una festa come quella di Santa Rosalia è vissuta dalla gente con lo spirito della fede e con l'onore al santo che si celebra. Se sai che una festa del genere si può trasformare in mischia, e ti allontani, credo sia una scelta prudente. Ci sono spazi dove poter dialogare con le istituzioni, è grave se questi spazi non esistono e non si trovano i momenti opportuni". Il tono minore della 384° edizione del Festino non ha fiaccato però, secondo l'antropologa, la partecipazione della gente. "Ero in mezzo al corteo. Da antropologa ho osservato come per la gente la festa della santa patrona è il momento in cui i desideri e i bisogni entrano nel dialogo tra la quotidianità e la santità dell'evento. Il fatto che il rituale sia stato portato a termine da un'altra figura, da un bravo siciliano come Caruso, che ha espresso i sentimenti di tutta la gente, è stato coralmente accettato. L'importante è stato non aver spezzato il momento della cerimonialità". Per Nino Buttitta, docente di antropologia a Sassari, l'assenza lunedì sera del primo cittadino, ha avuto piuttosto il significato di uno scacco, di una rinuncia volontaria all'incontro con il popolo. "Il Festino è sempre stato configurato come l'esaltazione della comunità cittadina, prima rappresentata dal Senato, oggi dal Comune - osserva Buttitta - Rinunciando all'appuntamento con la folla, il sindaco ha perso la sua funzione di mediatore del sacro. Non è un buon segno. Nel Festino si celebra l'incontro tra la santa e la città, simbolicamente rappresentata dal sindaco. La diserzione di Cammarata è stato un indubitabile segno di resa per la municipalità. Se il sindaco sceglie di non essere presente, simbolicamente il rapporto con la città si è interrotto o quantomeno è in crisi".

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Separazione delle carriere e Csm meno <politico> Così cambia il pianeta toghe (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

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N. 168 del 2008-07-16 pagina 5 Separazione delle carriere e Csm meno "politico" Così cambia il pianeta toghe di Redazione Allo studio anche immunità parlamentare, controlli sulla produttività dei magistrati e criteri per stabilire la priorità dei reati da perseguire da Roma Il Lodo Alfano è vicino all'approvazione, il blocca processi riveduto e corretto nel decreto sicurezza anche, il ddl sulle intercettazioni è in attesa alla Camera ed è stata già presentata la riforma del processo civile, mentre quelle del codice penale e di procedura penale hanno di base gli studi delle apposite commissioni. Ma c'è molto di più nel pacchetto di riforma "organica" della giustizia che gli uffici del ministero di via Arenula stanno mettendo insieme. Punto cruciale è la separazione delle carriere tra giudici e pm, insistentemente richiesta dagli avvocati e sempre avversata dai magistrati, come ha ribadito ieri il presidente dell'Anm, Luca Palamara. Stavolta il Pdl sembra deciso a riprendere in mano la riforma Castelli dell'ordinamento giudiziario, poi annacquata da quella Mastella nella distinzione delle funzioni, per cambiare l'accesso alla professione, rendere più difficile se non impossibile il passaggio dal ruolo giudicante a quello inquirente e, magari, creare anche due Csm. "Separare le carriere - dice Niccolò Ghedini di Fi - non vuol dire sottoporre il pm al potere dell'esecutivo". Il Csm per il centrodestra dev'essere riformato, con una legge costituzionale. Per cambiarne la composizione riequilibrando il numero di laici e togati e fissare paletti precisi per ruolo e competenze, evitando incursioni troppo politiche nel campo legislativo, come il discusso parere sul blocca processi. La sezione disciplinare, poi, dovrebbe diventare indipendente dal Csm e composta non in prevalenza da magistrati come oggi, ma anche da giuristi come ex presidenti della Consulta. Terzo punto è l'obbligatorietà dell'azione penale. In qualche modo, la strada è già aperta dalle norme per sospendere i processi meno gravi, con l'indicazione da parte del parlamento, delle priorità di politica criminale ai magistrati, che mantengono la loro discrezionalità. Ma lì si parla di processi, ad azione penale già esercitata. Mentre per minare alle radici l'obbligatorietà, si dovrebbero indicare ai magistrati criteri di priorità proprio nel perseguire i reati. Se il tabù è caduto, il punto rimane delicato ed è ancora aperto il dibattito nel Pdl. Lo stesso Ghedini è contrario e consiglia di intervenire, invece, su codici e reati, con la depenalizzazione di alcuni e la modifica di altri. Non si andrebbe, dunque, verso l'abolizione, come spiega il ministro Alfano, ma verso un argine alla discrezionalità delle toghe. L'immunità parlamentare è l'altra questione scottante che il Pdl vuole affrontare, forte anche di segnali positivi di esponenti del centrosinistra come Luciano Violante. Non sarebbe lo scudo di una volta, ma sostanziali modifiche impedirebbero un'impunità totale degli eletti. Infine, si discute di controlli sulla produttività dei magistrati, soprattutto dopo gli scandali sul ritardo nelle sentenze. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Del Turco, tangenti più care per fargli comprare la casa a Roma> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 16-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-16 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE "Del Turco, tangenti più care per fargli comprare la casa a Roma" Ecco tutte le accuse di pm e gip. Il pentito: dicevano paga così andiamo in ferie DAI NOSTRI INVIATI PESCARA - Il re delle cliniche Vincenzo Angelini, la gola profonda che ha azzerato la giunta Del Turco in Abruzzo, è il protagonista assoluto dell'ordinanza di 442 pagine del giudice Maria Michela Di Fine. L'imprenditore in numerosi interrogatori parla dei politici di destra e di sinistra definendoli dei "roditori". Sì, dei topi famelici che sono saliti sulla sua imbarcazione per dare fastidio a lui che è un "magnifico nocchiero". Loro, i politici, hanno fretta di incassare: "Vai a parlare con Ottaviano, ci stanno le vacanze, la corrente" gli dice il capogruppo del Pd Camillo Cesarone. Ma anche Angelini pretendeva sempre di più: "Hanno fatto una delibera che, perdoni l'espressione volgare signor giudice, è messa su misura per il mio sedere". A cena dal Bolognese Angelini non si ferma mai con le sue richieste al palazzo: "Ma se il problema è che avete sbagliato a emettere le patologie, le patologie vanno cambiate". Il re delle cliniche arriva persino a lamentarsi del trattamento ricevuto in un noto ristorante di Roma frequentato da molti politici. Angelini spiega al pm Di Florio come e dove sarebbe avvenuto il pagamento delle tangenti a Del Turco, ovvero nella casa di Collelongo, "in una specie di ripostiglio che lui c'ha sotto la scala, una specie di scala circolare". Entrava con il sacchetto pieno di soldi e usciva, pare, con lo stesso sacchetto pieno di mele per non destare sospetti. Il pm Bellelli: "C'erano altre persone?". Angelini: "No, qualche volta è venuta la moglie Cristina, la quale però, poveretta, ha salutato e se ne è andata". Pm: "La titolare del ristorante di Roma?". Angelini: "Esatto". Pm: "Il Bolognese?". Angelini: "Della famiglia Bolognese, sì, sì. Al Bolognese, dove ho sempre mangiato pesante, quando ci andavo io pagavo io, e che scherzi?". Il presidente della giunta regionale è il principale obiettivo del pentito Angelini. Tant'è che il giudice, con linguaggio perentorio, traccia del governatore un "profilo delinquenziale non comune che lascia ritenere pressoché certa, indipendentemente da dimissioni da incarichi pubblici, la reiterazione dei medesimi reati per i quali si procede ". E anche Angelini non ha una grande considerazione morale di Del Turco, che viene addirittura paragonato al capo di Cosa nostra: "Neanche Totò Riina sarebbe arrivato a queste raffinatezze". Angelini davanti al pm Di Florio spiega anche che Del Turco avrebbe utilizzato quei soldi anche per fini politici: "E qui lui mi suona la musica che sta costituendo una corrente, la controcorrente, che ci sono otto senatori che lui deve, come dire, tenere buoni per sé rispetto a Boselli". Le pressioni bipartisan L'imprenditore Angelini racconta le pressioni crescenti dell'entourage di Del Turco, esplose dopo le elezioni vinte dal centrosinistra, ma anche le insistenze degli uomini della vecchia giunta di centrodestra. I fedelissimi del governatore Giovanni Pace (Forza Italia), Giancarlo Masciarelli e Sabatino Aracu dicevano all'imprenditore: "Noi ti abbiamo dato quello che hai chiesto per la tua prima cartolarizzazione e adesso ci devi... Guarda che noi per te possiamo fare tanto e tu devi stare attento...". A parlare è Giancarlo Masciarelli - uomo di confine tra le due coalizioni, già presidente della Fira col centrodestra e poi anche consulente ombra di Del Turco con la nuova giunta - il cui linguaggio, tuttavia, assomiglia molto a quello usato da Camillo Cesarone. Lui, ex sindacalista della Cgil, capo del personale delle cliniche Angelini, si butta in politica e si rivolge così al suo ex datore di lavoro: "La loro organizzazione (i partiti di centrosinistra, ndr) sono arrivati al potere però fanno politica e quindi hanno dei costi rilevanti... ". Chiosa dunque il gip nell'ordinanza: "Accettavano dunque e ricevevano (materialmente il Del Turco la somma di 200 mila euro consegnati dal suddetto Angelini)". Le minacce E quando Angelini scalpitava, rifiutava di pagare tutte le somme richieste, arrivavano le minacce più o meno velate. Questo, va sempre ricordato, lo racconta lo stesso imprenditore, la cui collaborazione andrà valutata col bilancino: "Cesarone mi diceva che per loro era molto difficile difendermi perché presentavo un sacco di problemi braccato come ero da Procura, Finanza, Nas e quant'altro. Mi diceva che solo loro mi potevano aiutare perché anche il resto della politica era contro di me e mi volevano rompere le gambe". E il capogruppo del Pd insisteva: "Devi parlare con Del Turco, portagli 100 mila euro". Spiega il gip: "Costringevano a consegnare la somma" e Del Turco, secondo il racconto di Angelici, commentava: "Sì, sì, va bene, non ti preoccupare, ma sai, io non mi voglio sforzare di parlare di sanità perché io amo la musica della politica, per cui dimmi qual è il problema e rivolgiti a Quarta". Cesarone non si accontenta mai. Intima ad Angelini di "consegnare mezzo milione a Del Turco: o paghi o non riusciamo a contenere le ispezioni (si riferisce alle case di cura del suo gruppo, ndr) ". Il capogruppo del Pd sente puzza di bruciato e dice ad Angelini: "Tu devi andare da Del Turco perché la situazione si sta aggravando, tu hai i telefoni sotto controllo". Angelini deve fronteggiare anche il manager Asl Luigi Conga che gli dice: "Io sono direttore generale e devo prendere le decisioni: o mi dai 100 mila euro al mese oppure non prendi più una lira. O paghi oppure i tuoi soldi li vedrai tra 10 anni, divertiti a farmi causa". La casa di Roma Nel dicembre del 2007 proseguono, a detta del gip, le richieste di denaro ad Angelini: "Accompagnate da riferimenti alle sempre maggiori difficoltà ad aiutare le sue cliniche nonché in relazione alle esigenze personali di Del Turco, impegnato economicamente nell'acquisto di una casa a Roma e per questo vengono incrementati in maniera decisiva gli importi. Angelini consegnava a Del Turco 250 mila euro e 750 mila a Cesarone". Stavolta l'imprenditore avrebbe fatto resistenza e si concede anche un commento velenoso sul modo di procedere del presidente, il quale dice: "Guarda che io la posso chiedere a qualcun altro la casa, se non me la vuoi dare tu. Però, poi, finisce un'amicizia ". Commento dell'imprenditore: "Nemmeno Totò Riina arriva a queste raffinatezze... ". L'autoscatto con l'autista Il 2 novembre 2007, Angelini inizia a prendere le sue contromisure per documentare la consegna delle mazzette. Scrive ancora il gip: "Angelini allega al verbale le fascette bancarie delle quattro mazzette da 50 mila euro ciascuna consegnate nella casa di Del Turco a Collelongo: "Io sottoscritto Sciarelli Dario (l'autista dell'imprenditore, ndr), insieme al dottor Angelini, mi sono recato presso l'abitazione dell'onorevole Del Turco in Collelongo ove giunti verso le 17 ho fotografato il dottor Angelini, come da foto allegate e controfirmate, prima dentro l'auto, mentre aveva in mano la busta contenente le mazzette di denaro, poi nel tragitto tra l'auto e l'abitazione di Del Turco e infine quando ne è uscito senza la busta. Al suo rientro in auto mi ha mostrato le fascette bancarie delle 4 mazzette che aveva provveduto a portare indietro"". Finito di leggere il documento, Angelini non rinuncia alla battuta commentando la foto: "Questo sono io che sembro un...". "Baldanzoso?", incalza il pm Di Florio. E lui aggiunge: "Un ciuccio di fiera di quelli da processione". Deutsche Bank La gola profonda Angelini, grande movimentatore di denaro ed esperto di flussi finanziari, dà una valutazione sulla politica della giunta abruzzese in materia economica. Chiede il pm De Florio: "Lei ha potuto capire quale era la ragione per cui Quarta e Del Turco spingevano verso Deutsche Bank? Glielo hanno mai detto?". Risposta: "No, quello che ho constatato di persona è che c'è stato un astio nei confronti di Barklays... Del Turco addirittura mi ha detto "Barklays sono una massa di delinquenti"". La riunione Il gip registra in modo notarile l'intervento di Del Turco presso un notissimo imprenditore a proposito della cessione dell'azienda di Angelini. Tentativo inutile: "Significativa in tal senso era la riunione organizzata a Roma il 13 marzo 2008 nell'abitazione di De Benedetti, presente anche Del Turco (riunione riscontrata da apposita attività di polizia), avente ad oggetto proprio la cessione di Villa Pini". La confessione laica Quando alla Regione capiscono che in Procura qualcosa di molto serio si sta muovendo, Del Turco contatta il procuratore generale dell'Aquila per chiedergli un incontro. Un amico comune, Pino Mauro, invia alle 7.40 del mattino del 4 aprile scorso un sms a Del Turco: "Presidente, ho parlato con il procuratore Amicarelli per incontro... ". La risposta arriva 12 minuti dopo: "Caro Pino, ovviamente dove e quando preferisce il procuratore". Il pg dell'Aquila si consiglia col procuratore capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, e decide di andare nella casa del comune amico il 9 aprile alle ore 17. Alle 19.05, a incontro terminato, il pg chiama il collega a Pescara e gli annuncia una relazione per la mattina seguente: Del Turco "mi ha detto di aver voluto manifestare il suo attuale stato d'animo in una sorta di confessione laica. La sua richiesta di incontrarmi era per dolersi di quanto gli stava accadendo. Si diceva vittima del risentimento di titolari di cliniche per il suo piano di ridurre del 30 per cento le tariffe riconosciute ai privati...". Per il gip, questo era un "tentativo evidentemente volto a inquinare l'attività investigativa" e "screditare un'indagine in corso, evidentemente nella speranza di conseguenze a sé favorevoli". \\ Il procuratore generale Mi ha detto di avermi fatto una sorta di confessione laica Alessandra Arachi Dino Martirano.

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Violante: Del Turco? Poco rassicuranti le notizie sull'inchiesta (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 16-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-16 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE L'intervista "Sì alle riforme in materia giudiziaria" Violante: Del Turco? Poco rassicuranti le notizie sull'inchiesta ROMA - "Non so se Del Turco sia colpevole. Spero sia innocente, ma le notizie che leggo non sono rassicuranti. Un errore giudiziario sarebbe grave quanto una corruzione politica di quelle dimensioni. Serve la riflessione". Luciano Violante, ex presidente della Camera, oggi tornato temporaneamente all'insegnamento universitario, non si lascia trascinare nelle polemiche seguite all'arresto del governatore dell'Abruzzo. Presidente, il Pd sembra imbarazzato da una notizia così clamorosa: è tornata Tangentopoli come dice Di Pietro o è un teorema come sostiene Berlusconi? "Tangentopoli e complotto sono pregiudizi opposti, che si sostengono reciprocamente e aumentano la confusione". Sul "Corriere" Angelo Panebianco punta il dito contro il Pd che "fin qui ha avuto una posizione che è la fotocopia di quella dell'Anm". "Forse questa è stata l'immagine. Ma le cose sono andate diversamente. Il Partito democratico è comunque troppo giovane. Sul referendum per la responsabilità civile dei magistrati - io ero responsabile giustizia del Pci - sostenemmo il sì, contro l'Associazione nazionale dei magistrati. La Bicamerale di Massimo D'Alema propose di spostare fuori del Csm l'azione disciplinare per i magi-strati, contro l'Anm. Certo il Pd ha come ministro ombra e responsabili delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato tre magistrati, ma sono eccellenti parlamentari e tutt'altro che subalterni. E oggi non ho difficoltà a riconoscere che ci vuole una scelta seria e innovativa di politica giudiziaria". Una riforma complessiva? Il ministro Alfano l'ha annunciata per settembre. Lei che cosa propone? "Intanto penso che si debba verificare perché alcune sedi giudiziarie funzionano e altre no. Lo sa che il tribunale civile di Torino e la procura di Bolzano hanno ottenuto riconoscimenti internazionali per l'organizzazione del lavoro? Proviamo a estendere quei modelli e a sanzionare chi non lo fa". Partiamo dal Csm: è da riformare? "Allungherei la durata della carica dei consiglieri da quattro a sette anni, con un sistema di rotazione, come per la Corte Costituzionale, che aiuterebbe la continuità nella gestione e favorirebbe una parità reale di conoscenze tra togati e laici Ora i membri laici partono penalizzati rispetto ai togati perché non conoscono la macchina". E al Csm lei toglierebbe l'azione disciplinare. "Preferisco una Corte ad hoc, nominata dal capo dello Stato e dal Parlamento, competente per tutte le magistrature, ordinaria, amministrativa e militare". E l'obbligatorietà dell'azione penale deve rimanere? "E' il pendant dell'indipendenza del pm". Niente priorità dettate dall'esecutivo o dal legislativo? "La titolarità della politica criminale non può che essere dell'autorità politica. Io proporrei un sistema per cui i procuratori generali trasmettono al Csm ogni due anni le loro proposte, il Csm le comunica alle commissioni giustizia e poi indica le priorità a ciascun procuratore generale tenendo conto del parere del Parlamento. Alla fine del biennio, il Csm fa un rapporto al ministro che riferisce alle Camere. Chi non ha rispettato i criteri, ne risponde disciplinarmente". E la separazione delle carriere, resta una priorità? "C'è già con la riforma Castelli. Il problema è diverso. Negli ultimi cinquant'anni la magistratura è diventata sempre più autonoma dal potere politico e la politica ha perso uno a uno tutti gli scudi nei confronti del potere giudiziario. E' il momento di riflettere sul rapporto tra poteri dello Stato, senza isterie, con la consapevolezza della complessità del problema". Con un ritorno all'immunità per le alte cariche? "Non so cosa c'entrino il capo dello Stato e i presidenti delle Camere. Lo scudo per il presidente del Consiglio, al di là degli affari di Berlusconi, e della soluzione Alfano, è giustificato di fronte ad una magistratura che, unica nel mondo avanzato, gode, ed è un bene, di tanta indipendenza dal potere politico. Bisogna affrontare il toro per le corna con serie e definitive riforme; mettere la parola fine a interventi sconclusionati, come quello sul rinvio dei processi; dare i mezzi per lavorare a magistratura e a forze dell'ordine. Altrimenti si ha la sgradevole sensazione di una politica incapace di affrontare i nodi di fondo, che si difende mettendo il bastone tra le ruote della giustizia". Si può dialogare con Berlusconi che attacca i giudici? "Lo psicodramma sul dialogo è ridicolo. Il confronto parlamentare è nella natura stessa del Parlamento e della democrazia. Il problema non è Berlusconi. Le riforme che servono al Paese vanno fatte e bisogna battersi per realizzarle, anche partendo da posizioni di minoranza. La riforma della giustizia serve al Paese. Aumenta la sua credibilità e la sua competitività. Il consenso lo si costruisce giorno dopo giorno con la competenza e con l'iniziativa ". Perché non avete fatto una riforma nella scorsa legislatura? "Quella maggioranza era divisa su questo tema e la legislatura è stata brevissima". Ex presidente Luciano Violante, presidente della Camera dal '96 al 2001 Gianna Fregonara.

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Se la Curia di Milano fa opposizione al governo (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sidney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 3 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sidney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sidney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 95 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sidney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 60 ) " (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sidney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (7 votes, average: 3.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 127 ) " (6 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 234 ) " (13 votes, average: 3.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (27 votes, average: 3.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (22 votes, average: 4.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (222) Ultime discussioni bo,mario: Lea parli della qualità della vita. La chiesa, che penso rappresenti col tuo pensiero, può alleviare lo... Gianni B.: @Francesco Secondo me il problema è diventato politico, più che etico. tanti avvoltoi, e anche un... Lea: per bo,Mario se non ho capito male, anche in altri post, tu ti poni (come la cultura dominante) il problema... marina: Ciao Mario,Grazie Buon pomeriggio bo,mario: Marina apprezzo quello che cerchi di fare. L'enciclica che tu citi non ha niente a che vedere con la... 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Il Papa tra koala e serpenti (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sidney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 3 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sidney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sidney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 95 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sidney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 60 ) " (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... 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Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (7 votes, average: 3.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 127 ) " (6 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 234 ) " (13 votes, average: 3.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (27 votes, average: 3.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (22 votes, average: 4.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (222) Ultime discussioni bo,mario: Lea parli della qualità della vita. La chiesa, che penso rappresenti col tuo pensiero, può alleviare lo... Gianni B.: @Francesco Secondo me il problema è diventato politico, più che etico. tanti avvoltoi, e anche un... Lea: per bo,Mario se non ho capito male, anche in altri post, tu ti poni (come la cultura dominante) il problema... marina: Ciao Mario,Grazie Buon pomeriggio bo,mario: Marina apprezzo quello che cerchi di fare. L'enciclica che tu citi non ha niente a che vedere con la... 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Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sidney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 3 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sidney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sidney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 95 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sidney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 60 ) " (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sidney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (7 votes, average: 3.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 127 ) " (6 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 234 ) " (13 votes, average: 3.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (27 votes, average: 3.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (22 votes, average: 4.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (222) Ultime discussioni bo,mario: Lea parli della qualità della vita. La chiesa, che penso rappresenti col tuo pensiero, può alleviare lo... Gianni B.: @Francesco Secondo me il problema è diventato politico, più che etico. tanti avvoltoi, e anche un... Lea: per bo,Mario se non ho capito male, anche in altri post, tu ti poni (come la cultura dominante) il problema... marina: Ciao Mario,Grazie Buon pomeriggio bo,mario: Marina apprezzo quello che cerchi di fare. L'enciclica che tu citi non ha niente a che vedere con la... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio - 7 Emails Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5 Emails Ultime news Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. 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I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 107 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 48 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 42 Votes Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa - 40 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Recent Posts Il Papa tra koala e serpenti Da Sidney un abbraccio a Gianluca "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Papa Ratzinger prega per gli anglicani Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Parto per Sidney, con il volo del Papa Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Comitato pro Papa Pio Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. 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Comitato pro Papa Pio (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sidney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 3 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sidney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sidney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 95 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sidney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 60 ) " (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sidney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (7 votes, average: 3.29 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 127 ) " (6 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 234 ) " (13 votes, average: 3.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (27 votes, average: 3.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (22 votes, average: 4.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. 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De Vecchi (An): "In Val Bormida va fatta azione politica, non partitica" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 16-07-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)

Argomenti: Laicita'

IL DIBATTITO NEL CENTRODESTRA Per fine mese An propone un vertice al fine di evitare polemiche De Vecchi (An): "In Val Bormida va fatta azione politica, non partitica" CAIRO MONTENOTTE Christian De Vecchi, componente dell'esecutivo provinciale di Alleanza Nazionale, interviene nel dibattito politico in atto tra le fila del centro-destra in Val Bormida. Per De Vecchi è "politicamente immaturo sventolare i nomi di probabili candidati, prima di avere fissato una decina di punti programmatici intorno ai quali garantire alla Valle e ai suoi residenti un equilibrato sviluppo, oltretutto a distanza di più di un anno dalle elezioni provinciali del 2009". E aggiunge che "in attesa che il Pdl sia un partito in piena regola, con regole statutarie e programmatiche, insomma si avvii verso una vera fase costituente che dovrebbe aver luogo tra il 2008 e il 2009, siamo al momento una coalizione di partiti che guardano al centro-destra e al suo interno An intende avere un ruolo propositivo, rappresentando la modernità e il carattere laico della politica locale". E proprio per arrivare ad un accordo che ponga fine alle discussioni che si sono registrate in queste ultime settimane, dice ancora De Vecchi "An si impegnerà a promuovere per fine mese un tavolo di coordinamento con le altre formazioni politiche, perchè le energie dei singoli non vengano sprecate da egoismi e rivalità interne". Un invito, dunque, a "confrontarsi per accodarsi" che An lancia "ai coordinatori comunali di Forza Italia e al rappresentante valbormidese della Lega Nord, Oscar Dogliotti, in previsione di un percorso elettorale condiviso". Conclude De Vecchi "Solamente in una fase successiva sarà opportuno un nuovo incontro, sempre politico ma non di carattere partitico, da aprirsi con le associazioni politiche locali e con i vari circoli, per evitare di fare confusione di ruoli e di alzare prematuramente inutili polveroni". \.

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Il csm "assolve" il pm russo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 17-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Napoli Il blitz al Nuovo Policlinico immediatamente dopo un aborto terapeutico Il Csm "assolve" il pm Russo Spaccatura tra i consiglieri: 11 voti favorevoli al magistrato, 10 contrari Spaccatura al Consiglio superiore della magistratura sul blitz al nuovo Policlinico di Napoli, un caso nato nel febbraio scorso quando sette agenti di polizia si presentarono nella struttura sanitaria dopo che una telefonata anonima aveva (falsamente, si accerterà in seguito), segnalato che era stato commesso un infanticidio; mentre in realtà era stato compiuto un aborto terapeutico per malformazioni del feto. Con un solo voto di scarto, dunque, il plenum di Palazzo dei Marescialli ha approvato un documento che di fatto "assolve" il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Napoli, il pm Vittorio Russo, il magistrato che diede disposizioni alla polizia sugli accertamenti da compiere, disponendo tra l'altro che venisse sentita la paziente sottoposta all'interruzione di gravidanza e sequestrato il feto. Per il Csm, alla fine di un tormentato dibattito interno (come testimoniato dal minimo scarto di voti), l'esperto magistrato Russo si è comportato in maniera corretta in ogni fase di questa delicata e discussa vicenda. Undici sono stati i voti a favore del documento che difende il magistrato, sostenendo che nessun addebito gli può essere mosso, visto che ha disposto accertamenti "congrui e opportuni". A esprimere questo concetto sono stati i consiglieri di Magistratura Indipendente, quelli di Unicost (a eccezione dell'unica donna, Luisa Napolitano, che si è astenuta), i laici del centrodestra e la laica del Pdci, Letizia Vacca. Come detto ha ottenuto un solo voto in meno il documento della minoranza che invece bacchetta il magistrato, esprimendo "forti perplessità" sulle modalità di esecuzione dell'operazione. Tesi, questa, che è stata sostenuta dai togati di Magistratura democratica e del Movimento per la giustizia e da tre laici di centrosinistra. Tra gli astenuti ci sono il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino e il procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli. Il Consiglio superiore della magistratura, in ogni caso, ribadisce l'auspicio che "sempre, in casi analoghi, ci sia l'impegno di tutti i soggetti coinvolti in indagini di polizia giudiziaria, compresi i magistrati, perchè si garantisca la massima tutela dei diritti e delle aspettative delle persone coinvolte, specie se in situazione di difficoltà o debolezza".

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Moschea, siglata l'intesa "dove? deciderà la città" - (segue dalla prima pagina) donatella alfonso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 17-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina II - Genova Moschea, siglata l'intesa "Dove? Deciderà la città" Abbraccio tra Tursi e i musulmani, no definitivo a Coronata La battuta: "Ancora oggi in Tunisia quando si vuole sgridare un bambino gli si dice: "Ti vendo al mercato ai genovesi..." (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DONATELLA ALFONSO (segue dalla prima di cronaca) LA applaudono musulmani e cattolici, laici ed ebrei come il rabbino Giuseppe Momigliano. Questi ragazzi sono qui proprio perché sono la nostra seconda generazione, perché sono loro il futuro, spiega Husein Salah, presidente della comunità musulmana, 3.000 fedeli e altre 8.000 persone che vi fanno riferimento, gente che da anni vive a lavora a Genova, dove sono nati i loro figli. E allunga un gran mazzo di fiori stretto dai nastrini tricolori ad una commossa Marta Vincenzi, sindaco ma anche donna e laica, con la quale ha appena firmato il protocollo d'intesa tra Comune e l'Associazione d'integrazione culturale: obiettivo è l'integrazione della comunità islamica nel contesto cittadino, l'individuazione di un sito dove realizzare una moschea ed il riconoscimento dell'Associazione come soggetto giuridico autonomo da affiliazioni nazionali e internazionali - quindi fuori anche dall'Ucooi e certe sue discusse adesioni - e che dovrà pronunciarsi contro razzismo e discriminazione tra i sessi. In cambio, le più ampie aperture di credito, oltre che il riconoscimento del diritto ad esercitare il culto, da parte della città che è anche la loro, e che chiarisce le prese di distanza da fanatismi e strumentalizzazioni religiose. Perché, ricorda la Vincenzi, il terrorismo c'è stato, la paura è ancora forte. Ma il dialogo è positivo per la sicurezza: "Solo un pazzo potrebbe fare qualcosa contro la città che lo ospita, sapendo bene che le prime vittime saremmo proprio noi" dice Husein. Il contesto di dialogo e di grande apertura culturale è rilevante, forse il primo in Italia, ricorda orgoglioso Luca Borzani che da anni lavora alla Consulta delle religioni. Ma Marta Vincenzi precisa: non nascondiamoci dietro un dito, è anche della moschea che si deve parlare. Non dice dove sarà, ma fa un gesto chiaro per allontanare anche l'idea della contestata sede di via Coronata, a Cornigliano; ne discuteremo tutti insieme, insiste, con i municipi, con la comunità, con il consiglio comunale. Ma come dovrà essere, la moschea? Husein lo spiega: grande abbastanza per ospitare la comunità, sufficientemente centrale, e riconoscibile, quindi, avere un minareto. La Darsena potrebbe essere una buona collocazione? Sì, potrebbe andare bene, è la risposta; mentre per quanto riguarda lo stabile di via Coronata, di proprietà della Comunità, la scelta possibile sarebbe quella di una permuta. Se si troveranno le condizioni per farla. La Darsena, allora? Dalla moschea degli schiavi saraceni del '500, nello stesso luogo alla moschea delle donne e degli uomini liberi, che pregano Allah anche se a Genova sono nati, ci vivono, ci studiano e vogliano continuare a stare. E' presto per parlarne, insistono tutti. Ma pregare in quel porto avrebbe un significato forte, per i musulmani di Genova. Perché, ricorda Husein, non c'era solo la moschea dei prigionieri; ma anche quella per i commercianti marocchini e tunisini. "Ancora oggi in Tunisia quando si vuole sgridare un bambino gli si dice 'ti vendo al mercato ai genovesi'", scherza. "Come noi diciamo "mamma li turchi", insomma" riflette la Vincenzi. Le paure dei secoli sono dure a morire.

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Caro gilli meglio gli indomiti... - davide rondoni (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 17-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Bologna CARO GILLI MEGLIO GLI INDOMITI... DAVIDE RONDONI (segue dalla prima di cronaca) Gilli ha ragione, ha la forza dei dati. Ma ha anche la intelligenza di accogliere la provocazione di Visetti. Il quale sembra cogliere una generazione dal sorriso triste in Emilia Romagna. Entrambi sembrano lottare, sinceramente ed eroicamente, da persone franche e su fronti diversi, con uno spettro: la tristezza. Ovvero quel che Charles Baudelaire chiamava "spleen", che è quel senso di tedio, di vanità, che può esprimersi in un giovane sia quando ha un buon lavoro sia quando decide di buttarsi via in forme di divertimento banale o addirittura distruttive. Sappiamo peraltro che molti "giovani professionisti" sono tra coloro che non disdegnano una specie di sballo controllato. Anche avere un buon lavoro non "salva". Il fatto di essere tra i primi in classifica spesso non toglie pesi dall'anima. Lo rileva infatti lo stesso Gilli, quando ricorda che se si deve parlare della giovinezza e delle sue espressioni, occorre considerare anche una sfera di sviluppo morale e spirituale. Ovvero il fiato vitale, il grado di gioia che muove l'adesione alle circostanze di lavoro e alle responsabilità sentendo la speranza predominare sull'ansia di ricavare immediata utilità. Ma chi richiama i giovani a questo? Chi li educa, e richiama gli adulti a tale responsabilità? Ci sono molti esempi, ricorda Gilli. Guardiamo e impariamo. Oggi nella nostra Regione, non si tratta di trovare etichette ai ragazzi. Ma di far compagnia a questi e a quelli che stanno arrivando a migliaia, perché imparino una speranza, e sul loro volto non regni lo spleen. Poiché la conseguenza, come scrisse ancora Baudelaire, è che il mondo finirà non in uno schianto, ma in una lagna. E di lagna, non vi sembra di sentirne parecchia in giro? Io ai lagnosi preferisco gli indomiti. La razza cattolica, socialista e laica che ha fatto l'Italia giovane e vogliosa. Non quelli che la stanno invecchiando e avvilendo.

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Chiesa russa, consegna a dicembre e da mosca arriva il secondo grazie - raffaele lorusso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 17-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Bari Il Papa Alessio II Chiesa russa, consegna a dicembre e da Mosca arriva il secondo grazie Il 19 la cerimonia con il ministro degli Esteri Lavrov è stato il pontefice a esortarci a fare passi concreti per riunire le due religioni Il patriarca ieri ha incontrato Napolitano Così Bari diventa città del dialogo RAFFAELE LORUSSO Prima i ringraziamenti, poi l'appuntamento a Bari. Il governo di Mosca plaude alla decisione, questa volta a prova di Tar, del consiglio comunale di Bari e già pensa alla solenne cerimonia di consegna della Chiesa russa. Si terrà il 19 dicembre, giorno in cui la Chiesa ortodossa festeggia san Nicola. All'indomani del secondo via libera dell'assemblea cittadina, è l'ambasciatore russo a Roma, Alexey Meshkov, a manifestare apprezzamento per il regalo della città di Bari. Il rappresentante diplomatico telefona al sindaco Michele Emiliano dal Cremlino, dove in mattinata si è svolto l'incontro bilaterale fra il presidente russo Dmitri Medvedev e il capo dello Stato italiano, Giorgio Napolitano, che nel pomeriggio ha incontrato anche il patriarca Alessio II. "Medvedev ha ringraziato Napolitano a nome di tutto il popolo russo - racconta Emiliano - L'ambasciatore Meshkov ha ringraziato me, gli assessori e i consiglieri comunali che hanno avuto un ruolo determinante nell'approvazione del provvedimento e, insieme con il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, mi ha dato appuntamento alla cerimonia solenne del 19 dicembre prossimo, quando consegneremo ufficialmente la Chiesa russa al Patriarcato di Mosca". Per Emiliano sarà un evento, il secondo a distanza di pochi giorni, che proietterà Bari sulla scena internazionale. "Il 6 dicembre, giorno di san Nicola per la Chiesa cattolica - spiega - inaugureremo il teatro Petruzzelli, che io considero di tutti i baresi, a prescindere dalla proprietà pubblica o privata". Il sindaco auspica che in entrambe le occasioni siano presenti le massime cariche istituzionali. "Inviteremo il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio - annuncia - Mi auguro che siano con noi in almeno una delle due occasioni. Spero che il 19 dicembre, oltre al ministro degli Esteri, ci sia anche il presidente russo. Indipendentemente da chi ci sarà è però importante il messaggio che da Bari sarà dato al mondo". Nel passaggio della Chiesa russa al Patriarcato di Mosca, al termine dello scambio che ha coinvolto anche il palazzo della Prefettura, ceduto al governo italiano, e l'ex caserma Rossani, Michele Emiliano vede anche il compimento dell'auspicio di papa Benedetto XVI. "In occasione della sua visita a Bari, nel 2005 - spiega - il sommo pontefice ci esortò a fare atti concreti per favorire la riunificazione delle Chiese cristiane. Un atto concreto andava fatto sicuramente con la cessione della proprietà della Chiesa russa. Grazie a questo passaggio, oggi Bari è nella condizione unica al mondo di avere una chiesa cattolica e l'altra ortodossa, entrambe dedicate a san Nicola, una di proprietà del papa, l'altra del patriarca Alessio II". Quest'ultimo ha già inviato un segnale di distensione alla chiesa di Roma: presto nominerà un vescovo ortodosso in Italia. Il sindaco evita ogni polemica. Anzi, sottolinea, come in politica estera ci sia una continuità fra la precedente amministrazione di centrodestra e l'attuale governo cittadino di centrosinistra. "Questo è un punto di forza della nostra città - osserva - è in corso una partita molto più importante delle banalità che ci scambiamo nella quotidiana dialettica politica. è in gioco il ruolo che Bari deve giocare sulla scena internazionale. Il mio è un richiamo forte a tutte le forze politiche a valutare i rapporti internazionali di questa città con il dovuto stile". Inevitabile, da questo punto di vista, il riferimento al consiglio comunale dell'altra sera, resosi necessario per riapprovare la delibera, dopo l'annullamento da parte del Tar. "Può accadere - dice Emiliano - che un Tar possa avere un'opinione su un atto amministrativo, ma giocarci sopra non ha senso. In aula ho pregato la minoranza di votare la delibera. Mi hanno accontentato a metà, visto che non hanno votato contro, ma sono usciti dall'aula. Il solo fatto che questo provvedimento non abbia ricevuto voti contrari (unica eccezione: Donato Cippone, l'autore del ricorso al Tar, ndr) è per me un atto importante, che mi fa sperare che si possa proseguire questo cammino con questo spirito". Insieme con l'assessore al Patrimonio, Giovanni Giannini, il presidente del consiglio comunale, Giuseppe Desantis, il capo di Gabinetto, Vito Leccese, e il consulente per i rapporti con la Russia, Rocky Malatesta, Emiliano ribadisce di voler intensificare i rapporti con la Federazione russa e che, nell'operazione di permuta, il Comune non ci ha perso. "Sbaglia - dice - chi pensa che si sia stata un'operazione immobiliare. Si tratta di atti giuridici che fanno riferimento alla realizzazione di sogni. L'ex caserma Rossani è il sogno dei bambini di Bari: non dover superare uno sbarramento militare per entrare. Noi abbatteremo presto il muro di cinta. L'altro sogno è che Bari sia un luogo in cui si lavori per unificare le Chiese cristiane. L'ambasciatore russo mi ha ringraziato per questo: sa benissimo chi, in questa vicenda, ha fatto la parte della fata cattiva".

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Anche nasrallah alla festa di beirut "il tempo delle sconfitte è finito" - (segue dalla prima pagina) gad lerner (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 17-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Anche Nasrallah alla festa di Beirut "Il tempo delle sconfitte è finito" La diplomazia occidentale fa buon viso a cattivo gioco: senza Hezbollah non c'è governo, senza Siria non c'è neppure il Libano Nei campi palestinesi i ritratti di Nasrallah vengono affiancati a quelli di Hamas: non importa che gli uni siano sunnuti e gli altri sciiti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) GAD LERNER Il martellante trionfalismo degli Hezbollah che hanno pavesato l'intero paese di striscioni ("La libertà garantita da Nasrallah, l'umiliazione garantita a Olmert"), si giustifica in effetti con una banale considerazione: con loro Israele ha trattato lo scambio dei prigionieri, non con il governo libanese. Questo è un male: segno della fragilità dello Stato dei cedri. Ma è anche un bene: grazie alla tregua garantita dall'Unifil i due nemici si parlano, lanciano segnali, realizzano accordi. Tra i nostri serpeggia un certo rammarico: è il generale Claudio Graziano lo stratega dell'interposizione sul campo, che gli costa talvolta accuse irresponsabili di "eccesso pacifista". Però il merito della svolta diplomatica in atto, che ha disinnescato il pericolo di una nuova guerra civile e rimesso in gioco la Siria, se lo intesta Sarkozy. La diplomazia fa buon viso a cattivo gioco: senza Hezbollah non c'è governo, senza Siria non c'è Libano. Facevano in effetti tenerezza i soldati dell'esercito regolare messi in prima fila al passaggio dei prigionieri, per salvare la forma, sommersi com'erano dalle divise gialle degli Hezbollah. Ma venerdì scorso perfino le cancellerie occidentali più oltranziste nel definire terrorista e intrattabile il movimento sciita, hanno dichiarato sollievo per la formazione di un governo che non solo lo include ma gli assegna il diritto di veto. Una stabilità che non dispiace neppure a Israele, come suggerisce la sua dolorosa concessione odierna: liberare, sia pure dopo quasi trent'anni, quel Samir Kuntar macchiatosi di atrocità contro civili innocenti, e regalargli un palcoscenico da eroe della resistenza. La mediorientale guerra dei cent'anni esaspera sentimenti contrapposti (nessun giornale libanese oggi citava la bambina di 4 anni massacrata da Kuntar a Nahariya nel 1979) ma nei momenti cruciali il calcolo può riunire i nemici. E questo è un momento cruciale, col mondo impaurito dal caro-petrolio e dai presagi di guerra all'Iran che spera in una svolta. Se davvero la nomina di un ambasciatore siriano mitigherà la storica, irrinunciabile vocazione al protettorato su Beirut. E se il futuro presidente Usa favorirà negoziati di pace fra Damasco e Gerusalemme. Ancora: se Hezbollah accettasse di consolidare la sua forza dentro lo Stato libanese, integrando le milizie nell'esercito... Tanti esili "se" per i quali resta sempre un prezzo da pagare. Qui le vittime da tutti designate (e perciò temute) restano i 500 mila palestinesi rinchiusi nei campi, brulicanti di nuove schegge di terrorismo sunnita il cui modello è Al-Qaeda. Ma la verità è che nel grande gioco mediorientale oltre ai siriani pure i sauditi e l'Iran contemplano una sovranità limitata per il Libano. Domenica scorsa nel suo palazzo della Moukhtara il principe socialista dei drusi, Walid Jumblatt, mostrandomi la sua notevole collezione di quadri sovietici, deprecava la capitolazione di Parigi ai piedi del regime di Assad. Ma intanto pure lui entra nel governo d'unità nazionale con gli odiati Hezbollah. Altrettanto drammatica la profezia del più grande scrittore libanese, Elias Khuri, malinconico compagno di intellettuali come Kassir e Tueni, fatti saltare per aria dagli stessi sicari che assassinarono Rafic Hariri, il padre del Libano contemporaneo. Khuri enuncia una profezia catastrofica: "Quando in autunno gli Usa o Israele attaccheranno i reattori nucleari iraniani, non c'è dubbio che Hezbollah scatenerà una controffensiva missilistica sullo Stato ebraico e il Libano si trasformerà in un campo di battaglia, vittima come sempre di forze straniere". Scommettere sulla possibilità che il movimento sciita mantenga un esile filo di autonomia ("Macchè, quelli sono solo una brigata militare integrata nell'esercito di Teheran"), o addirittura che la Siria tagli i rifornimenti ai guerriglieri, pare solo una viltà agli orfani della primavera 2005. Viviamo così un'assurda notte d'euforia e di proclami bellicosi, cui non si sottrae neppure il presidente Michel Sleiman proclamando una giornata di festa nazionale. Si esulta non solo intorno ai cinque prigionieri rilasciati vivi, senza distinguere fra eroi e criminali. Le 199 bare portate in trionfo tra lanci di riso e petali di rose moltiplicano l'orrendo culto del corpo dei martiri, macabro ma contagioso e inebriante. Neppure fuori dalla periferia sciita di Beirut, nella società più laica e spregiudicata della regione, è concesso derogare a tale liturgia necrofila, morbosa. Perfino il test del Dna preteso da Israele sui cadaveri di Ehud Goldwasser e Eldad Regev sollecita questo generalizzato indugiare fra membra decomposte e ritratti dei martiri, appiccicati dovunque, trasformati in icone, santificati. Volti barbuti e visi di ragazzini, moltiplicati e ricomposti in un collage ossessivo che ispira anche una segnaletica delle alleanze. Nel campo palestinese di Chatila, per esempio, ormai i ritratti dei fondatori di Hamas e dello stesso Arafat vengono affiancati a Nasrallah e a Imad Moghniye, il capo militare di Hezbollah ucciso nel febbraio scorso a Damasco. Non importa più che gli uni siano sunniti e gli altri sciiti, così come non importano i massacri e le guerre combattute nel passato fra di loro. Nel bel romanzo dedicato ai palestinesi da Elias Khuri ("La porta del sole", Einaudi) il protagonista, un militante imboscato, esprime la sua nausea per tutta questa inflazione dei martiri. Lo prenderebbero per un bestemmiatore, in questa notte afosa di clacson e sparatorie di festeggiamento, gli stessi ragazzi che vanno a ballare in discoteche costruite sopra le fosse comuni della guerra civile. Quasi che la fragile unità nazionale del nuovo governo Seniora non potesse fare a meno di questo cemento impastato di sangue.

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"attenti al troppo freddo rischi anche per il cuore" - michele bocci roma (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 17-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Economia L'intervista Il cardiologo Attilio Maseri: ma l'aria condizionata è utile "Attenti al troppo freddo rischi anche per il cuore" MICHELE BOCCI ROMA Il problema sono gli sbalzi di temperatura. Passare dal troppo caldo al troppo freddo e viceversa fa male a cuore e vie respiratorie. Chi va in ufficio rischia tutti i giorni, se l'aria condizionata non è regolata bene. Lo sostiene Attilio Maseri, uno dei più importanti cardiologi italiani con un curriculum che passa da New York, dove ha lavorato con il Nobel Cournald, al Cnr di Pisa, da Londra alla Cattolica di Roma, fino al San Raffaele di Milano. Oggi il professore è consulente per la ricerca dell'Associazione nazionale medici cardiologi. Qual è la temperatura ideale a cui regolare il condizionatore? "La risposta potrebbe essere banale: quella a cui ci si sente bene. Ma siccome l'aria condizionata di solito serve a più persone, come i colleghi che lavorano nello stesso ufficio, allora è necessario trovare un compromesso e comunque non far scendere mai la temperatura al di sotto dei 22-24 gradi. Ci vuole un po' di buonsenso". E se si resta più bassi, magari dai 20 gradi in giù? "Ci si espone a danni seri. Intanto quelli legati ad un ambiente troppo freddo, che può far scatenare i virus e i batteri "dormienti" nella gola e nei bronchi di molte persone e comunque danneggiare chi ha già fragilità respiratorie, con insufficienze più o meno accentuate. Inoltre si acuisce il problema degli sbalzi di temperatura, quelli a cui ci si espone quando si esce e si entra dall'ufficio. Per questo motivo nelle giornate molto calde è meglio che l'aria condizionata di casa o dell'ufficio sia un pelino più alta". Cosa succede all'organismo quando subisce uno sbalzo? "Uscire da un ufficio freddo acuisce gli effetti dell'afa che si trova all'aperto in questi giorni. Si perdono molti liquidi con la sudorazione, la pressione si abbassa. Un pericolo per chi ha un rischio cardiovascolare connesso all'ipertensione arteriosa e magari deve anche prendere farmaci ipotensivi. Anche le persone sane rischiano di accusare malori se la differenza di gradi è molto alta. E' necessario andarci piano con l'aria condizionata, che comunque è molto utile. Non ci dimentichiamo che in certe giornate senza condizionatori la temperatura degli uffici arriverebbe a 40 gradi. E per gli stessi cardiopatici poter vivere al fresco, intorno ai soliti 22-24 gradi, è una opportunità molto importante per evitare che le loro condizioni di salute peggiorino". E i virus e batteri che passano dai condizionatori? "I problemi di malattie provocate da batteri, come la legionella, oppure da muffe sono legati alla manutenzione degli impianti, non al fatto che l'aria sia più o meno calda nell'ambiente in cui si usano i condizionatori. Si tratta di pulire bene i filtri prima dell'accensione degli impianti per la stagione calda al fine di evitare la formazione di batteri e virus all'interno dei condotti dell'acqua".

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Figli in provetta speranze e pregiudizi (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 17-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del Figli in provetta speranze e pregiudizi Carlo Flamigni Segue dalla Prima Ci fu chi scrisse che si erano inventato tutto, ci fu chi alluse a sperimentazioni immorali e illegali di vario tenore. Pochi anni dopo i coniugi Jones, negli Stati Uniti, dovettero difendersi in tribunale da analoghe accuse infamanti. Per avere un'idea delle reazioni italiane alla notizia basta scorrere i giornali del 27 luglio 1978 (Louise era nata intorno alla mezzanotte del 25). A eccezione di Adriano Buzzati Traverso, che sul Corriere della Sera salutava l'evento come "Un grande passo avanti della scienza", tutti gli altri giornali mettevano in primo piano le perplessità e i timori, lasciando senza repliche le critiche subito mosse dai cattolici a Buzzati Traverso. Questi era stato molto esplicito nel lodare la nuova tecnica e aveva detto, tra l'altro: "Purtroppo molte persone colte di questo scorcio di XX secolo sono tuttora vittime della irrazionale "sacralità" di tabù d'antichissima origine. Il sacerdote o lo stregone che influenzano il comportamento sessuale dei loro simili lo fanno perché consapevoli del potere che essi possono così esercitare". Ma lo stesso Corriere della Sera - il giornale che dovrebbe essere espressione della "borghesia illuminata" - subito moderava gli entusiasmi con un articolo di cronaca che era tutto teso a dar voce alle preoccupazioni e alle riserve suscitate dalla nuova tecnica. Gli aspetti critici erano preminenti anche nel Giornale di Indro Montanelli, dove Geno Pamploni, studioso cattolico, dopo qualche positiva affermazione di rito, sottolineava i pericoli: "E se nella provetta si volessero "programmare" gli uomini "alfa" o altri tipi di selezionati prodotti umani, sovvertendo il misterioso equilibrio della natura, condizione e limite della nostra libertà? E se un nuovo Hitler ordinasse che alle donne ebree fossero iniettate uova fecondate di donne ariane, attuando un raffinato e lento genocidio razziale?". Il giorno seguente veniva dato grande risalto alle critiche di James Watson, premio Nobel, che non condivideva "alcun entusiasmo: il mondo è sovrappopolato. Altre dovrebbero essere le applicazioni del progresso scientifico". Nel servizio si registrava anche l'atteggiamento "possibilista" di un alto prelato cattolico ed era esposto il ragionamento sostanzialmente favorevole di molti anglicani: "Dio ci ha creati intelligenti e responsabili: è naturale che impieghiamo queste qualità per vincere la sterilità". Ma il messaggio dato dal Giornale era complessivamente negativo. Ancora più dura e critica era l'uscita della Repubblica, che nella pagina della cultura titolava: "Piacerebbe anche a Hitler questa fecondazione". Nel servizio, avevano grande rilievo le posizioni di Leo Abse, esponente della sinistra laburista, fortemente impegnato contro le discriminazioni sociali: "insieme a una settantina di parlamentari (Abse) sta lanciando una grande offensiva contro la cosiddetta fabbricazione artificiale dei bambini", perché convinto che "questo metodo sia incompatibile con i "diritti civili"". Un'intervista al teologo cattolico romano Dionigi Tettamanzi sottolineava il grave rischio di arrivare "alla totale e radicale separazione tra l'esercizio della sessualità nel contesto matrimoniale e la trasmissione della vita". Più duro ancora il Tempo di Roma, che in prima pagina, sotto il titolo "Non è lecito violare la natura", offriva un commento del gesuita Virginio Rotondi in cui si affermava che "la fecondazione artificiale - anche quando non raggiunge quest'ultimo grado di aberrazione - è assolutamente e indiscutibilmente immorale". Rispetto a questi toni accesi, il quotidiano cattolico Avvenire manteneva una buona dose di sobrietà. Il 27 luglio dava in prima pagina la notizia con un misurato commento di Tettamanzi che poneva le seguenti domande: non è la fecondazione artificiale una "sostituzione indebita" del potere che l'uomo ha sulla vita umana? Dio ha affidato agli sposi la missione di trasmettere la vita "perché l'avessero a realizzare solo mediante l'incontro coniugale o anche mediante il ricorso a procedimenti artificiali? Sono interrogativi che chiedono di essere ampiamente approfonditi". Il 28 luglio, sempre in prima pagina, sotto un occhiello che sottolineava l'aspetto commerciale della vicenda ("Grossi e loschi affari dietro la nascita "in provetta"") e un titolo grande più conciliante ("Ma la bimba almeno è innocente"), veniva inserita una secca replica a Buzzati Traverso: mentre tutti sono perplessi, "uno solo non ha dubbi", e ciò sebbene proprio il giornale che gli ha dato spazio sottolinei che "nella spartizione del largo bottino si sono impigliati i due scienziati e gli stessi genitori". Nessuno scese in campo a difesa di Buzzati Traverso e della nuova tecnica, avallando implicitamente la generale condanna comminata dai critici. Nemmeno l'Unità scelse di farlo, anche se il 28 luglio pubblicava un breve e pacato commento del genetista pisano Nicola Loprieno: "Il successo di questa realizzazione dipenderà dall'uso che la società sarà in grado di fare, rendendola possibile in tutti i casi ed accessibile a tutte le coppie. Non credo che quanto realizzato in Inghilterra costituisca un pericolo per l'umanità". Sin dall'inizio, in Italia c'è stato dunque un atteggiamento di condanna della Fivet, sebbene questa posizione fortemente critica non sia riuscita a fermare la diffusione della tecnica. In realtà, la procreazione medicalmente assistita ha fatto giustizia di queste critiche e di queste perplessità in tutto il mondo civile, ma non nel nostro Paese: inutile chiedersi perché. Oggi, 17 luglio, il sottosegretario Roccella farà ricordare i 30 anni di PMA da un gruppo di eccellenti esperti, che vale la pena di citare: l'Onorevole Renato Farina (proprio lui, non vi stupite); due giornalisti che scrivono su quotidiani (Il Foglio e Libero) noti per il loro laicismo; Francesco D'Agostino, egli stesso noto laicista. C'è poi Josephine Quintavalle, che ascolterei volentieri, ma che parla di compra-vendita di oociti senza contraddittorio. La perla del convegno è rappresentata da Massimo Moscarini, punto di riferimento costante della ginecologia italiana, che in una intervista ad Avvenire (17/6/2008) ha dichiarato nell'ordine che: - la legge 40 ha consentito al nostro paese di mantenere gli stessi risultati del sud d'Europa: - le coppie sono soddisfatte del trattamento ricevuto in Italia; - il turismo procreativo riguarda una minima percentuale di coppie; - gli operatori del settore sono finalmente soddisfatti; - le diagnosi pre-impianto si possono fare anche da noi, ricorrendo allo studio del globulo polare. Temo che siano tutte dichiarazioni non corrispondenti alla verità, il prof. Moscarini è stato mal informato. Del resto basta leggere la relazione del ministro Turco: i dati non migliorano, nascono 1000 bambini in meno rispetto al passato, siamo il fanalino di coda dell'Europa. E quanto al turismo, tutti i centri europei contattati ci confermano che è in continua crescita rispetto all'ultimo censimento (2005), che riguardava 29 laboratori che ricevevano circa 5000 coppie all'anno; le indagini sui globuli polari sono pura fantasia, gli addetti ai lavori - tranne le poche pinzocchere in attività eticamente discutibile - sono sempre più arrabbiati. Per il resto, sono compassionevole, lascio perdere. Questo è quanto ci offre la signora Roccella, e se le dico che dovrebbe vergognarsi mi risponde che manco di stile. In realtà, ho finito il senso dell'umorismo: e poi 30 anni di fecondazioni assistite meritavano qualcosa di più serio.

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Napolitano auspica partnership strategica con Mosca Nel corso della visita in Russia anche un colloquio con Alessio II: migliorano i rapporti fra cattolici e ortodossi (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 17-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Napolitano auspica partnership strategica con Mosca Nel corso della visita in Russia anche un colloquio con Alessio II: migliorano i rapporti fra cattolici e ortodossi / Mosca INCONTRANDO a Mosca il suo omologo Dmitri Medvedev, il capo dello Stato italiano Giorgio Napolitano ha auspicato che le ottime relazioni commerciali tra i due Paesi evolvano verso il traguardo di una partnership strategica. Napolitano ha affrontato l'argomento anche con il premier Vladimir Putin. Sia quest'ultimo sia Medvedev si sono mostrati interessati alla proposta italiana. L'amicizia con la Russia, ha sottolineato Napolitano, è antica e profonda. Noi ora vogliamo trasformarla in modo stabile in una partnership strategica, per discutere non solo di relazioni economiche e commerciali, ma anche di grandi questioni internazionali come la pace e lo sviluppo. Perciò, ha aggiunto il nostro capo di Stato, l'Italia si sente impegnata a promuovere un ruolo da protagonista della Russia in un sistema di relazioni internazionali "policentrico e multilaterale", e a sostenerne l'ingresso nel Wto. Napolitano ha difeso anche il ruolo dei vertici Nato-Russia. Con la Russia, secondo il presidente italiano, vogliamo affrontare insieme grandi questioni quali il controllo degli armamenti e la proliferazione nucleare. Il metodo deve essere quello del dialogo approfondito nel merito, della comprensione reciproca e della massima flessibilità nella considerazione dei punti di vista. Questo, secondo Napolitano, deve valere anche rispetto alla costruzione di uno scudo spaziale antimissile americano in Polonia e Repubblica Ceca. Nell'incontro con Putin Napolitano ha ricordato che le iniziative economiche italiane in Russia non riguardano solo la Fiat, ma anche altre grandi imprese come Eni e Finmeccanica. Gli investimenti diretti possono crescere nelle due direzioni. I due governi devono incoraggiare questi processi creando un clima favorevole. Queste iniziative, ha concluso Napolitano, servono anche a stabilizzare i prezzi e ad assicurare per il futuro gli approvvigionamenti energetici. Una cifra che illustra la vastità dei legami commerciali italo-russi è quella relativa all'interscambio che nel 2007 è stato pari a 37 miliardi di dollari. Nel corso della visita il presidente della Repubblica italiano ha affrontato anche il tema dei rapporti fra la chiesa cattolica romana e la chiesa ortodossa russa. A suo giudizio esistono "eccellenti prospettive" per un miglioramento dei rapporti fra le due. Di questo Napolitano ha discusso in un colloquio con il patriarca Alessio II. Tra le altre cose si è parlato di un possibile invito a Mosca che il patriarca Alessio II rivolgerebbe al cardinale Dionigi Tettamanzi, capo della più grande diocesi cattolica, quella di Milano. Altro segnale positivo è la decisione di nominare un vescovo ortodosso russo per l'Italia. A questa nuova aria di cooperazione hanno contribuito il comune di Bari ed il passato governo Prodi con la decisione di restituire agli ortodossi russi la chiesa di S. Nicola, meta di frequenti pellegrinaggi. Alessio II ha ringraziato per "la posizione molto ferma del presidente della Repubblica italiana a difesa del diritto di pregare nelle chiese, che spetta agli immigrati ortodossi che arrivano in Italia", e ha sottolineato una vicinanza di posizioni fra le due chiese in molti aspetti della vita sociale, dal valore della famiglia all'educazione dei giovani.

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Cossiga, Gargani, Vaccarella Silvio si sceglie tre <saggi> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 17-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-17 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La riforma Il compito: aiutare il Guardasigilli Cossiga, Gargani, Vaccarella Silvio si sceglie tre "saggi" ROMA - Francesco Cossiga, Romano Vaccarella, Giuseppe Gargani. A loro tre, magari con l'aggiunta di qualche altro professore di diritto, "titolato e di area liberale", pensa Silvio Berlusconi quando annuncia che un comitato di saggi dovrà aiutare il Guardasigilli a stendere la riforma della giustizia. Una riforma, assicura il capo del governo, che dovrà essere radicale, andare cioè alle fondamenta. A parte Gargani, che è parlamentare europeo e in questa veste partecipa all'incontro con Berlusconi in un albergo del centro, gli altri due sono all'oscuro, ignorano cioè di essere inseriti tra i candidati a dare una mano al ministro della Giustizia. "Non so nulla. Apprendo da lei la notizia. Non ho nulla da aggiungere", dice il professor Romano Vaccarella. Già giudice costituzionale dimessosi in polemica con il governo Prodi che avrebbe influenzato le decisioni dell'alta Corte sui referendum elettorali, Vaccarella è considerato un giurista vicino al centrodestra che appunto lo indicò per la Consulta. Non altrettanto può dirsi del senatore a vita, Francesco Cossiga, un battitore libero che in passato ha condotto aspre battaglia contro il giustizialismo e le interferenze dei magistrati. Basti pensare che da presidente della Repubblica minacciò di inviare i carabinieri nella sede del Csm per impedire una riunione il cui ordine del giorno non era stato da lui espressamente approvato in quanto presidente del Csm. "Ringrazio Berlusconi di avere pensato a me- dice -. Accetto di buon grado, perché l'idea di riformare la giustizia mi pare una cosa saggia", commenta il presidente emerito della Repubblica. Cossiga non intende anticipare argomenti e questioni sulle quali a suo giudizio si deve intervenire. Si limita a fare alcune considerazioni di natura politica. "L'idea del comitato è apprezzabile perché offre un tavolo di trattative che consente di stabilire rapporti con i non giustizialisti del Partito democratico, che esistono e che hanno in Massimo D'Alema il loro campione". Più loquace Giuseppe Gargani che, con tutta probabilità, avrà il compito di coordinare il comitato. Lui ha ben chiaro dove si devono mettere le mani per riformare la giustizia: "Occorre tornare a quella parte del programma con cui vincemmo nel 2001". Entrando nei dettagli, Gargani osserva che i punti rilevanti sono cinque: "La separazione delle carriere tra pm e giudici, il ripristino dell'immunità parlamentare e quindi una diversa disciplina delle autorizzazioni a procedere, una revisione del Csm che introduca la parità tra membri togati e "laici", cosa questa che a parola trova favorevole anche Luciano Violante, e per quanto riguarda l'azione penale vanno indicate le priorità bisogna cioè dare degli indirizzi, dei criteri ai quali i magistrati devo attenersi e non più affidarsi alla loro discrezionalità". L. Fu.

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<Alleati su economia e fede> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 17-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-17 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Visita di Napolitano a Mosca "Alleati su economia e fede" MOSCA - "Per l'Italia la Russia è un partner strategico", e ci sono "eccellenti prospettive" anche nei rapporti tra le Chiese cattolica e ortodossa. Intorno ai temi della diplomazia, dell'economia e della fede si è mossa la visita in Russia di Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato, incontrando il suo omologo Dmitrij Medvedev (nella foto, con le rispettive mogli), ha espresso la volontà di consolidare le " già eccellenti relazioni commerciali tra Russia e Italia" (37 miliardi di dollari gli scambi nel 2007). Il presidente, che ha ricordato "il contributo dell'Urss alla sconfitta del nazifascismo", ha detto che Roma sosterrà l'ingresso di Mosca nel Wto. Napolitano ha anche incontrato il patriarca ortodosso Alessio II. Che, ringraziando per la cessione agli ortodossi della chiesa di San Nicola a Bari, ha sottolineato la vicinanza tra ortodossi e cattolici. Il clima, molto disteso, potrebbe forse preludere a uno storico incontro tra il Papa e Alessio II.

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Di Pisa a Marsala: il posto di Borsellino (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 17-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-17 num: - pag: 22 categoria: REDAZIONALE La scelta Il Csm lo preferisce a Morvillo, cognato di Falcone. Determinante un laico vicino al centrosinistra Di Pisa a Marsala: il posto di Borsellino La guida della Procura al magistrato che fu accusato (poi assolto) di essere il "corvo" Ha raccolto 13 voti contro i dodici del concorrente. Magistratura democratica attacca: è sconcertante DAL NOSTRO INVIATO PALERMO - Non se l'aspettava nemmeno Alberto Di Pisa di conquistare la poltrona che fu di Paolo Borsellino. Ma con un colpo a sorpresa il Consiglio superiore della magistratura ieri ha bocciato il favorito, Alfredo Morvillo, il cognato di Giovanni Falcone, e promosso a procuratore della Repubblica di Marsala il giudice che passò alla cronaca come il nemico della stesso Falcone, sospettato di avere scritto le famose "lettere del corvo", stando ad un'accusa sfumata dopo anni in una sentenza di assoluzione e nelle scuse del Csm. Storie di veleni antichi, anche se Di Pisa, aveva proseguito la sua carriera, da procuratore, a Termini Imerese. Ma adesso che, alla vigilia dell'anniversario della strage di via D'Amelio, lo mandano nell'ufficio che fu di Borsellino, trionfando su uno dei procuratori aggiunti di Palermo, ecco esplodere una astiosa polemica politico-giudiziaria destinata a spaccare soprattutto il centrosinistra. Perché fino alla vigilia del voto si dava per scontata la vittoria di Morvillo che nella strage di Capaci perse la sorella, Francesca. D'altronde, era chiara l'indicazione emersa in commissione incarichi: quattro voti per Morvillo, due per Di Pisa. Poi, ieri, il ribaltamento con 13 voti per il magistrato che non piaceva a Falcone, contro i 12 raccolti sull'antagonista. Con l'astensione del vicepresidente Nicola Mancino. E con il voto favorevole a Di Pisa di un membro laico del centrosinistra, Celestina Tinelli, avvocato a Reggio Emilia, vicina ai Ds. A scatenarsi contro questa scelta, determinata dai consiglieri di Unicost, di Magistratura indipendente, dai componenti laici di centrodestra e dalla Tinelli, sono i quattro consiglieri togati di Magistratura democratica che siedono a Palazzo dei Marescialli Ezia Maccora, Livio Pepino, Elisabetta Cesqui e Fiorella Pilato. Un coro unico: "Sconcertante. Anche perché a tutti i procuratori aggiunti di Palermo è stato conferito un incarico di procuratore della Repubblica". Ma è la Tinelli a replicare dura, sorpresa dal fatto che i critici dimentichino come Mancino, da vicepresidente, avrebbe potuto far prevalere i suoi due voti in caso di parità: "Eh, no. Non ci sto a passare per la "tredicesima". Se c'è qualcosa da dire contro Di Pisa lo si scriva. Non come si fa qui, sussurrando calunnie ". Della scelta della Tinelli, tessera dei giovani comunisti a vent'anni, esperienze di area nei dintorni dei Ds, giura di non aver saputo nulla prima il diretto interessato, Di Pisa: "Ero convinto che avrebbero preferito l'altro candidato. Ma forse hanno visto che c'erano otto anni di differenza, un curriculum di tutto rispetto e...". E mette le mani avanti annunciando querele per chi dovesse azzardarsi a tirare fuori la storia del "corvo": "C'è una sentenza inequivocabile". Resterà una coda polemica per questo incarico su una poltrona bollente. Come fu considerata ai tempi di Borsellino, quando Leonardo Sciascia scrisse l'articolo sui "professionisti dell'antimafia " criticando il Csm. Dopo vent'anni è come indietreggiare nel tempo, fino all'87, come dice Giuseppe Ayala, autore di un libro appena pubblicato su quegli anni e quelle polemiche: "Rilevo una ostinata continuità storica. Il mio commento è tutto in un "no comment"". E' la stessa amarezza di Gioacchino Natoli, uno dei pm del processo Andreotti, oggi nella giunta dell'Anm: "Torna il veleno che sta sulla coda della storia". Sorpreso da Mancino: "Non si astenne quando si votò per il procuratore di Palermo, per Messineo contro Pignatone...". Si accenderà il dibattito? "Ne dubito. Temo che la questione finirà travolta dall'ordinaria quotidianità". No, inutile cercare una replica di Morvillo che smussa gli angoli tenendo a non passare per il "cognato" che non ce l'ha fatta: "Non ho nulla da dire, rispetto la decisione del Csm e ovviamente non è una questione di parentela". Felice Cavallaro Procuratore Il neo procuratore di Marsala, Alberto Di Pisa, in un'immagine del 1989 a Palermo.

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Roma indaga nei suoi misteri (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 17-07-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-07-17 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE La rassegna Inaugurazione con un concerto sotto le stelle diretto da Zubin Mehta Roma indaga nei suoi misteri "Lezioni di storia", la kermesse riparte a settembre Il passato scende in piazza e si schiarisce la voce: dal 5 al 7 settembre, appuntamento in Campidoglio (ingresso libero, info 060608), accanto alla statua di Marco Aurelio, con "Lezioni di storia. Le età di Roma". Formula vincente non si cambia e, dopo il successo dello scorso anno all'Auditorium, le lectiones magistrales conquistano il cuore della città. Complice la "cross-medialità" - sottolinea Umberto Croppi, titolare della Cultura - "premiata dai 960 mila download del podcast online. Se un hacker non avesse sabotato il sito, saremmo già a un milione". Dunque, due incontri a sera, spalmati in un lungo week-end, sveleranno i misteri dell'antichità. La kermesse sarà inaugurata dal concerto sotto le stelle di Zubin Mehta: musica e parole insieme, per un sapere diffuso capace di attrarre turismo. Fil rouge della nuova edizione saranno i luoghi, evocati nella loro fisicità: monumenti, piazze, antiche dimore. A introdurre i racconti a sfondo storico sarà Paolo Conti, inviato del Corriere della Sera. Oratori raffinati, sul podio si alterneranno esperti di prestigio internazionale. Veterano della manifestazione, venerdì 5 Andrea Carandini guiderà il pubblico alla scoperta della gens Tarquinia. "Most wanted" sarà il leggendario Servio Tullio, di origini semi- divine. Figlio di una regina vinta e di un Lare familiare, la sua storia ricalca le orme di Romolo. A seguire, la medievista Chiara Frugoni farà luce sulla controversa statua di Marco Aurelio. Scambiata per un ritratto dell'imperatore Costantino, ha superato indenne i secoli bui, merito della sua fama. Sabato 6 Antonio Pinelli, storico dell'arte, farà rivivere lo splendore della Roma cinquecentesca. La sua chiave d'accesso sarà Agostino Chigi, l'unico committente laico in grado di competere con lo sfarzo pontificio. Si deve infatti al suo fiuto, se i migliori talenti dell'epoca - Raffaello, Michelangelo, Bramante, Lorenzetto, Sebastiano Del Piombo - hanno inaugurato una nuova età dell'oro. Una breve pausa e le lancette del tempo si fermano al '600. Joseph Connors, docente ad Harvard e studioso del Barocco, punterà la bussola dell'immaginazione sul "palcoscenico " più famoso della città: piazza Navona. Gran finale, domenica 7, con Marco Fabio Apolloni. Missione difficile, la sua: salvare la famiglia Torlonia dalla damnatio memoriae che ne ha cancellato le tracce. "Spero di riportare in vita il suo fantasma - dice l'antiquario - , raro esempio di successo imprenditoriale non legato al nepotismo della chiesa". Vittorio Vidotto chiuderà la maratona con un excursus su piazza Venezia, simbolo prima dell'Italia risorgimentale, poi di quella fascista. Maria Egizia Fiaschetti Assessore Umberto Croppi Scoperte Andrea Carandini, nella foto a destra, è ormai un veterano della manifestazione: venerdì 5 settembre guiderà il pubblico alla scoperta della gens Tarquinia. Sotto, Marco Fabio Apolloni.

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<Io, cugina del Papa, sono Testimone di Geova> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 17-07-2008)

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N. 169 del 2008-07-17 pagina 9 "Io, cugina del Papa, sono Testimone di Geova" di Andrea Tornielli Steffie Brzakovic ha lasciato la religione cattolica da trent'anni "ma Joseph non me lo ha mai rimproverato. Andarlo a trovare? Io non posso guidare. Ma se viene lui... " nostro inviato a Sydney "Il Papa, nell'unica telefonata che mi ha fatto, poche settimane dopo la sua elezione, ha detto: per te sarò sempre Ratzinger-Pepi... ". Steffie Brzakovic è una sorridente signora ottantunenne di origini tedesche, che ha lasciato la Germania più di mezzo secolo fa e si è trapiantata in Australia, dove vive. Steffie è cugina di secondo grado di Benedetto XVI, suo compagno di giochi nell'infanzia, e da oltre trent'anni ha lasciato la religione cattolica, quella fede della quale il suo illustre cugino è stato prima rigoroso custode nell'ex Sant'Uffizio, per divenirme poi il leader mondiale. La signora Brzakovic, fin dall'inizio degli anni Settanta, ha infatti abbracciato il credo dei Testimoni di Geova, diventandone un'assidua seguace. Abita al numero 5 di Crisp Street, a Cooma, cittadina poco distante da Canberra, sviluppatasi a metà dell'Ottocento grazie ai vicini giacimenti aurei, che oggi conta circa ottomila abitanti. Non è facile convincerla a parlare del cugino famoso, che proprio in questi giorni si trova così vicino a casa sua e non, come al solito, dall'altra parte del globo. L'unica intervista, Steffie la rilasciò nell'agosto 2005, poco dopo l'elezione di Ratzinger, al quotidiano locale Canberra Times, ma sembra quasi essersene pentita. "Sì - conferma un po' titubante e sorpresa di essere stata contattata dal Giornale - sono la cugina del Papa... ". Le chiediamo se in questi giorni è previsto un incontro a tu per tu con Benedetto XVI. "Fino a questo momento no, nessuno mi ha chiamato, nessuno mi ha invitato. Sarei dovuta venire io a Sydney, per incontrarlo, ma non mi posso muovere da Cooma, non sono in grado di guidare, sono vecchia". La signora Brzakovic spiega i suoi legami di parentela con il pontefice: "Mia madre Katherine era cugina della madre di Joseph, Maria Peintner. La mia famiglia abitava a Willhelm in Oberbayern, a una cinquantina di chilometri dal paese dove vivevano i Ratzinger. Ci frequentavamo... ". Posso chiederle com'era Benedetto XVI da bambino? "Si trovava sempre dove non doveva stare... Se ci ripenso oggi è un miracolo che siamo ancora vivi", aggiunge, alludendo alla vivacità del piccolo Joseph, il quale un giorno, ad Aschau sull'Inn, il paese dove i Ratzinger si erano trasferiti nel 1932 dopo aver lasciato Tittmoning, un giorno cadde nello stagno dove nuotavano delle grosse carpe. Un episodio che lo stesso pontefice ricorda nella sua autobiografia, pubblicata nel 1997: "Una volta, mentre giocavo fui lì lì per annegare". Steffie ha lasciato la Germania nel lontano 1956, quando don Joseph era ancora un giovane sacerdote professore. E si è trasferita in Australia. Per cinquant'anni i loro rapporti si sono interrotti, lui sapeva di avere una cugina agli antipodi, lei di avere un cugino ed ex compagno di giochi diventato prete e poi arcivescovo e cardinale. Poi, nell'aprile 2005, quando entrambi hanno 78 anni, la vita di Ratzinger subisce una svolta brusca e l'anziano porporato bavarese viene eletto successore di Giovanni Paolo II. Passano alcuni giorni, e il telefono di casa Brzakovic a Cooma squilla per una chiamata internazionale, che giunge dalla Città del Vaticano. All'altro capo del telefono c'è lui, Benedetto XVI. "Sul primo momento credevo che fosse uno scherzo. Mi ha detto di essere "Ratzinger-Pepi", usando il nomignolo con cui lo chiamavano da bambino". Finalmente Steffie capisce che non si tratta di uno scherzo e che sta parlando al telefono proprio con lui. "Io gli ho detto: "Sei il Papa?". E lui ha replicato: "Sì, ma per te io sono ancora Ratzinger-Pepi"". Non è facile ottenere qualche particolare in più su quella telefonata. "Ciò che di cui abbiamo parlato - è una questione privata, riguarda me e lui, riguarda due cugini che non si sentivano da cinquant'anni... ". Eppure, con Benedetto XVI, la signora Brzakovic ha parlato anche della fede abbracciata qualche decennio prima, quella dei Testimoni di Geova. Una scelta che ha causato non pochi problemi e frustrazioni alla donna, che ha dovuto far fronte a molte opposizioni della sua famiglia. Il Papa, però non l'ha rimproverata, come la donna aveva rivelato già al Canberra Times tre anni fa: "Mi ha detto: "Voi state facendo il lavoro che dovremmo fare noi"", riferendosi all'attività missionaria dei Testimoni di Geova, che vanno di casa in casa a incontrare la gente. "Mi ha detto anche: "Voi avete le sale che non sono tanto grandi, ma sono piene, noi abbiamo cattedrali, chiese e cappelle, ma spesso sono vuote"". La conversazione finisce, ma nello sguardo e nella voce della cugina del Papa si coglie un'aspettativa. Non ha ancora perso la speranza che da Sydney, Papa Benedetto, le faccia una telefonata e magari la mandi a prendere per incontrarla. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Assolto il pm che mandò la polizia a investigare su un aborto terapeutico (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 17-07-2008)

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NAPOLI Assolto il pm che mandò la polizia a investigare su un aborto terapeutico Per un voto, il Csm ha assolto il pm di Napoli, Vincenzo Russo. Lo scorso febbraio il magistrato aveva disposto accertamenti su un caso di aborto terapeutico al secondo Policlinico di Napoli, dopo una semplice segnalazione di un anonimo che aveva parlato del tutto a sproposito di infanticidio. Per il plenum del Csm, Russo avrebbe ordinato accertamenti "congrui ed opportuni rispetto alla situazione che gli era stata rappresentata" (tra questi anche l'interrogatorio della donna e il sequestro del feto), e si sarebbe "limitato a dare suggerimenti tradizionali, addirittura ovvi dai quali nessun pregiudizio sarebbe potuto scaturire" nei confronti della donna che si è vista arrivare sette poliziotti in ospedale. Gli agenti si sono fermati in reparto 4 ore e hanno interrogato le altre pazienti sotto gli occhi allibiti dei medici e degli infermieri. Il grave episodio divenne un caso nazionale e quella donna si ritrovò suo malgrado al centro di una bufera mediatica. Secondo il Csm, però, non c'è stata nessuna irregolarità. La delibera assolutoria presentata da Antonio Patrono (Magistratura indipendente), ha vinto per un soffio: ha raccolto 11 voti (3 di Mi, 5 di Unicost, la laica di centrosinistra Letizia Patrono e i laici di centrodestra Michele Saponara e Gianfranco Anedda). La mozione di condanna presentata da Livio Pepino e Mario Fresa secondo cui l'operato del pm di Napoli solleva "forti perplessità" ha incassato 10 voti da parte dei togati di Magistratura democratica, di tre laici di sinistra e del Movimento per la giustizia. Il vicepresidente Nicola Mancino, il procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli e Luisa Napolitano di Unicost si sono astenuti.

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Preferito a Morvillo. Il <corvo> di Falcone procuratore in Sicilia (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 17-07-2008)

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ANTIMAFIA Preferito a Morvillo. Il "corvo" di Falcone procuratore in Sicilia ROMA Girolamo Alberto Di Pisa è il nuovo procuratore capo di Marsala. Lo ha deciso il plenum del Csm con 13 voti a favore, 12 contrari e l'astensione del vicepresidente di Palazzo dei Marescialli Nicola Mancino. A favore di Di Pisa hanno votato alcuni esponenti di Magistratura indipendente, alcuni di Unicost e i laici di centrodestra Michele Saponara, Gianfranco Anedda e Ugo Bergamo. Con l'appoggio - a sorpresa - della laica di centrosinistra Celestina Tinelli e quello meno sorprendente di Vincenzo Carbone. La scelta di Di Pisa e la conseguente decisione di lasciare al suo posto l'altro candidato, il procuratore aggiunto di Palermo Alfredo Morvillo, fratello della moglie di Falcone, Francesca, riapre una pagina dolorosa della storia dell'antimafia palermitana. Di Pisa, che fino ad oggi ha ricoperto le funzioni di procuratore presso il Tribunale di Termini Imerese è noto perché ai tempi del pool antimafia dei giudici Falcone e Borsellino, quando egli stesso era sostituto procuratore nel capoluogo siciliano, fu indicato come "il corvo" della Procura di Palermo; un'accusa che gli costò un trasferimento d'ufficio, da cui venne assolto in appello forse grazie anche al fatto che le impronte digitali raccolte durante le indagini furono giudicate "processualmente inutilizzabili". Di certo, nel 1989, nei giorni prima dell'attentato a Giovanni Falcone nella sua villa dell'Addaura, i vertici della politica italiana ricevettero alcune lettere, scritte da qualcuno che di certo lavorava all'interno della procura di Palermo (più d'una era su carta intestata della Criminalpol), in cui il pm Falcone e alcuni poliziotti della sua squadra venivano accusati di aver partecipato ad uno scontro mafioso. Uccidendo alcuni boss a colpi di lupara. E su quelle lettere furono trovate, appunto, le impronte di Girolamo Di Pisa. Il neo procuratore di Marsala, in magistratura dal '71 ha svolto prima le funzioni di pretore a Castelvetrano, poi a Palermo dove è stato sostituto procuratore; in seguito fu trasferito d'ufficio al Tribunale di Messina per poi tornare alla Corte d'Appello di Palermo e infine diventare procuratore al Tribunale di Termini Imerese dal 2003. La decisione del plenum ha ribaltato il "verdetto" della Commissione per gli incarichi direttivi, che aveva invece assegnato la maggioranza dei voti a Morvillo. Nella delibera approvata si sottolineano le "eccellenti doti professionali" di Di Pisa, documentate dalla sua carriera. Il nuovo procuratore di Marsala ha rappresentato l'accusa nel dibattimento del primo rilevante processo di mafia degli anni Ottanta a carico di Stefano Bontade e altri 13 imputati; ha fatto parte del pool antimafia della Procura di Palermo dal 1982 fino al luglio del 1989. E con gli altri componenti del gruppo ha seguito l'istruzione del maxiprocesso. Fino alla macchia, mai chiarita, delle lettere del "corvo". E al successivo trasferimento a pochi passi da Palermo.

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Una legge per le mille Eluana (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 17-07-2008)

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N. 169 del 2008-07-17 pagina 0 Una legge per le mille Eluana di Filippo Facci Son qui da mezz'ora che cincischio per trovare le parole giuste, e allora al diavolo le parole giuste, neanche la morte di una figlia in fondo è un pranzo di gala: e allora dico subito, sul caso di Eluana Englaro, che provo una forma di disprezzo per tanta classe politica e per tanti miei colleghi spesso ottusi, pavloviani, più semplicemente ignoranti su questo tema. Quale tema, poi? Ecco il punto: perché il tema che viene sviscerato in tante opinioni che ho letto, in realtà, non viene sviscerato per niente, la prosa resta generica, precotta, "i confini della vita" e dintorni, è il temino bioetico imparato a memoria da tanti politici da intervista telefonica e da tanti opinionisti polivalenti che mica si aggiornano, mica studiano, mica entrano più di tanto nel merito del singolo caso: alla fine scrivono sempre lo stesso articolo e ogni volta lo travestono: i politici non si muovono dai loro palazzi e gli opinionisti dalle loro scrivanie. I princìpi-cardine restano astrattamente sempre quelli, e chi se ne frega del famoso Paese reale, ossia il Paese che in stragrande maggioranza (lo dico alto e forte e ho le mie fonti, non so voi) è assolutamente favorevole al padre di Eluana Englaro e alla sua battaglia: non è spaccato, non è bipolarizzato, perlomeno su questo non lo è. Ma il disprezzo di cui parlavo non è per le opinioni meramente diverse dalle mie, bensì per la nutritissima brigata di chi alla fine del suo temino, del suo ragionamentino etico, in sostanza dice che occorre fare questo: niente. Che cosa dice di fare, la Chiesa? Niente: ma è il suo lavoro, potremmo dire. E allora che cosa vuol fare il centrodestra? Niente. Che cosa propongono tanti corsivisti apparsi anche su questo giornale? Niente. Non c'è nessun problema, in Italia: solo pochi casi Welby o Englaro sui quali esercitarsi ogni tanto. Ma dico io: ma di che accidente ha ancora bisogno, questo Paese, per accorgersi che serve una legge per distinguere tra cura e accanimento terapeutico? Per distinguere tra eutanasia e testamento biologico? Tra consenso informato e suicidio assistito? Tra casino e civiltà? Ci vuole fegato, ci vuole il coraggio dell'ignavia per dire che una nuova legge non serva, ci vuole pelo sullo stomaco per sostenere che siano sufficienti gli articoli 13 e 32 della Costituzione laddove parlano della libertà personale e del diritto dei cittadini di non farsi somministrare trattamenti sanitari contro la loro volontà. Ma che vi credete, che lo scontro sia tra i favorevoli e i contrari all'eutanasia? Lo scontro, impari, è tra chi vorrebbe far qualcosa e chi invece niente. Voi fate come volete: poi non dite però che la Magistratura occupa gli spazi della politica, dite semmai che la politica lascia dolosamente scoperti degli spazi di cui la Magistratura non può infine non occuparsi, dite che l'ormai fisiologico ritardo culturale del nostro Parlamento non fa che produrre contrapposizioni ideologiche che attizzano magari il nostro prezioso dibattere sui giornali, come no, ma affianco del quale il nostro Paese, il famoso Paese reale, deve intanto cavarsela da solo: deve lasciare al grigio degli ospedali la scandalosa clandestinità dove il decesso di centinaia di migliaia di pazienti (centinaia di migliaia di pazienti) è accompagnato da un intervento segreto e non dichiarato dei medici. Lo dico a certi cattolici: vi fidate almeno del Centro di Bioetica dell'Università Cattolica di Milano? Ebbene, un suo studio facilmente reperibile ha spiegato che il 3,6 per cento dei medici ha praticato l'eutanasia di nascosto e il 42 per cento (ripeto: 42 per cento) la sospensione delle cure di nascosto: anche perché senza telecamere in giro non è poi così difficile. La rivista scientifica Lancet sostiene che il 23 per cento dei decessi, in Italia, è stato preceduto da una decisione medica, e che il 79,4 per cento dei medici è disposto a interrompere il sostentamento vitale. Di nascosto, ovvio: ma una nuova legge non serve, giusto? Come dite, non credete a Lancet? Pensate che i dati siano altri? Perfetto: si fanno commissioni su qualsiasi idiozia, in Italia, ma un'indagine conoscitiva sul fenomeno non interessa a nessuno e l'ipotesi di farne una su questo è stata bocciata dal Parlamento nel dicembre 2006, e non so a voi: ma a me non sembra una questione di poco conto il sapere se il decesso di centinaia di migliaia di persone, nel mio Paese, sia accompagnato o no da un intervento non dichiarato dei medici. Invece si preferisce far finta di niente sinché non capita a noi, a una persona cara, ed è questo che disprezzo: che le nostre ignavie legislative generano sofferenza. La chiedono i medici, i magistrati, il Consiglio superiore di Sanità: macché, niente legge in Italia, unica in Occidente, anche perché intanto la parte più antilibertaria del Paese vede eutanasia dappertutto e usa menzionarla di continuo per confondere le acque: l'eutanasia c'è in mezza Europa, è vero, ma qui da noi non la vuole praticamente nessuno, non è di eutanasia che si parla, chi continua a nominarla non fa che pescare nel torbido. L'eutanasia è il dare la morte a una persona lucida e malata che espressamente la chieda, mentre il testamento biologico, quello che in Parlamento fingono di discutere da anni, è la dichiarazione dei trattamenti sanitari che vorremmo o non vorremmo ci fossero applicati nel giorno in cui, da malati, non fossimo più in grado di decidere. Sempre che non si preferisca, come oggi, che la sofferenza nostra e dei nostri cari sia risolta clandestinamente oppure discussa nelle nostre preziose opinioncine sui giornali. Discussa da chi a margine del caso Englaro alza il ditino e declama, dalla sua scrivania, solo ciò che non va fatto. Ma io rovescio la domanda e gli chiedo: dimmi, che cosa andava fatto, che cosa va fatto? La so la risposta: niente. Niente: era una precisa corrente di pensiero, tempo fa, anche nelle caverne. Filippo Facci Caro Filippo, grazie per il tuo articolo. Come vedi lo pubblichiamo integralmente perché sul Giornale c'è spazio per tutte le idee. Posizioni simile alla tua, sul dramma di Eluana, del resto, erano già state espresse da Giordano Bruno Guerri e Maria Giovanna Maglie. Ma non posso fare a meno di prendere le distanze dal tuo "disprezzo" verso i "colleghi ottusi e pavloviani" che si sono detti contrari all'uccisione per fame e per sete di Eluana: non solo perché le idee altrui è meglio disapprovarle che disprezzarle, ma soprattutto perché questi colleghi, in modo sentito e argomentato, hanno espresso la linea del Giornale su questo caso. (m.g.) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Agenda Religioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 17-07-2008)

Argomenti: Laicita'

APPUNTAMENTI, INCONTRI, CELEBRAZIONI Agenda Religioni A CURA DI DANIELE SILVA LA SALA DELLA COMUNITÀ Comincia ad Acqui Terme, l'edizione 2008 del corso interregionale per operatori culturali e pastorali della sala della comunità, organizzato dall'Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema). Il programma del corso si articola in tre giorni, da venerdì 11 a domenica 13 luglio: alle 16 del venerdì i saluti di Monsignor Pier Giorgio Micchiardi e l'intervento di Francesco Giraldo Segratario Generale ACEC. Il 12 incontri con Rossella Gambetti dell'Università Cattolica di Milano (alle 9), Giancarlo Giraud (alle 15, su Cineforum e cinema d'essai) e con suor Manuela Rabazza e Edoardo Tallone su "Educare con il cinema" alle 17. Nella giornata conclusiva di domenica 13 la messa comunitaria alle 9, prima dell'incontro con Roberto Bassano di Microcinema su "Cinema digitale: una risorsa per le sale delle comunità" (ore 9,45) e della tavola rotonda conclusiva con i rappresentanti dell'Acec. Informazioni allo 011/8125128 e acec.torino@fastwebnet.it. FRUTTUARIA RESTAURATA Entrano nel vivo le celebrazioni per San Tiburzio, patrono di San Benigno Canavese. Di particolare interesse è l'inaugurazione del chiostro restaurato dell'Abbazia di Fruttuaria, prevista venerdì 11 luglio alle 18 alla presenza delle autorità comunali e regionali, oltre che del direttore regionale per i Beni Culturali Liliana Pittarello All'interno dell'abbazia è allestito il percorso di visita "Mille anni di storia attraverso le strutture dell'Abbazia di Guglielmo di Volpiano". L'Abbazia è visitabile eccezionalmente anche durante la notte bianca di sabato 12 e nel pomeriggio del 13 luglio. Fino al 15 luglio il palazzo comunale di San Benigno ospita la mostra "Progetti di luce a Fruttuaria", a cura del Politecnico di Torino. ITALIA ISRAELE L'associazione Italia Israele organizza lunedì 14 luglio un incontro con Rav Luciano Caro, rabbino capo della Comunità Ebraica di Ferrara, sul tema del "Silenzio nella tradizione ebraica". A partire dalle 20,30 alla Fondazione Camis de Fonseca in via Pietro Micca 14. Informazioni: info@italia-israele.org. SANT'IGNAZIO Com'è tradizione durante l'estate, il santuario di Sant'Ignazio di Pessinetto (vicino a Lanzo) ospita nella settimana tra il 13 e il 18 luglio un corso di esercizi spirituali per sacerdoti, religiosi e diaconi con monsignor Massimo Giustetti, vescovo emerito di Biella. Informazioni allo 0123/504156.

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Rottura nel Pd, gli ex Margherita sposano il progetto Rosa Bianca (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 17-07-2008)

Argomenti: Laicita'

ALBISSOLA M.CON GARASSINI CONTRO "L'EGEMONIA DEI DS" Rottura nel Pd, gli ex Margherita sposano il progetto Rosa Bianca Ad Albissola Marina all'interno del Partito Democratico non tira per niente una bella aria. "Nel Pd ci sono troppa burocrazia, veleni e niente politica. Non c'è spazio per i moderati" scrive in un comunicato il coordinatore comunale Patrizio Palanzone. Per questi motivi è nato il comitato cittadino denominato "Albissola Domani", in cui confluiscono i Popolari scontenti e tansfughi dal Pd e gli uomini della Rosa Bianca. "Il Pd, con l'egemonia Ds così marcata, non può divenire la casa di noi moderati laici o cattolici provenienti dall'ex Margherita. C'è troppa burocrazia - spiega Palanzone, ex componente del direttivo albissolese della Margherita -. Tutta l'attenzione è rivolta a regolamenti, statuti, cariche e amministrazione dell'apparato dove i parlamentari garantiti e imposti a livello centrale fanno lo "spiegone" alla base in subbuglio sulla sacralità delle primarie, mentre c'è silenzio assoluto sui contenuti. C'è, insomma, una generale assenza, anche a livello comunale, di attività politica". E, così, ecco l'addio di "un gruppo di albissolesi, di area ex Margherita, che ha costituito il comitato civico della "Rosa Bianca per l'Italia" condividendo il percorso intrapreso dall'ex presidente della Provincia Alessandro Garassini", ha aggiunto Palanzone che, con questa disamina politica va a incrociare il tracciato nazionale intrapreso da leader di area cattolica come come Savino Pezzotta, Bruno Tabacci e Pierferdinando Casin (Udc). Insomma, ad Albissola, l'idillio tra ex comunisti ed ex democristiani sembra proprio essere di là da venire. \.

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Il papa: "basta ferire la terra" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il Papa: "Basta ferire la Terra" A Sydney 150 mila fedeli per il discorso su ambiente e aborto "Il grembo materno è diventato luogo di violenza indicibile" Protestano le famiglie di vittime di preti pedofili Per loro nessuna udienza MARCO POLITI DAL NOSTRO INVIATO SYDNEY - I capelli bianchi gonfi di vento, la mantellina rossa svolazzante, ritto sulla prua di un candido naviglio, papa Ratzinger ha fatto il suo ingresso come Lohengrin nella splendida baia di Sydney. Tra il vasto mare grigio-azzurro e lo sfondo dei grattacieli, il suono delle sirene e le colonne d'acqua lanciate in alto dalle barche dei pompieri, il pontefice è arrivato come un'apparizione a centocinquantamila giovani in delirio. Mezzo milione, sperano gli organizzatori, dovrebbe venire alla messa di domenica. Anche la sua imbarcazione era piena di giovani e vessilli di ogni nazione. Accanto a lui si sono accavallati un aborigeno coperto di una pelle d'animale, una marinaretta australiana, un giovane del Vietnam che gli ha messo al collo una sciarpa con i colori della bandiera nazionale, una ragazza malesiana che gli ha baciato con tenerezza la mano, un ragazzo africano che non smetteva di chiacchierare con the Pope. Ratzinger è apparso contento, rilassato, felice, emozionato. Con tutti ha parlato, scherzato, riso e sorriso. Come stesse vivendo un'avventura mai immaginata. "Per voi alla vostra età - ha poi confessato alla folla - ogni volo è una prospettiva eccitante. Ma per me questo volo è stato in qualche misura logorante e causa di apprensione". Con i ragazzi e le ragazze della Giornata Mondiale della Gioventù è entrato subito nel vivo, parlando delle "ferite della Terra": erosione, deforestazione, siccità, sperpero di risorse minerali e marine per "alimentare un insaziabile consumismo". E delle ferite della società. Abuso di droghe e d'alcol, violenza, avidità, degrado sessuale spesso presentati da televisione e internet come forme di divertimento. E qui ha rivolto il suo messaggio alla massa di giovani cattolici, molti dei quali hanno rilanciato la moda delle magliette-slogan tipo "Sono un Jesus freak", "Soldato dello spirito", "Ho l'aria del cattolico?". Dove Dio viene eclissato, ha detto, si perde il criterio del Bene. Come concepire altrimenti l'estendersi della violenza, a partire da quella domestica che tormenta tante madri e bambini? Sì, ha spiegato, le "preoccupazioni per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la giustizia e la pace, la cura dell'ambiente" sono vitali per l'umanità, ma vanno ricondotte ad un principio: la vita è inviolabile. Bisogna riflettere sull'"innata dignità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale". Un attacco evidente ad aborto ed eutanasia. Così come l'esclamazione che il "grembo materno è diventato luogo di violenza indicibile", è stato un modo esplicito di condannare le manipolazioni genetiche. Applaudito dai giovani, il Papa ha concluso affermando che il mondo è stanco di falsi idoli e promesse, stanco di egoismi e divisioni. Anela alla condivisione e all'amore e tutto questo "è opera dello Spirito Santo". Dice mons. Betori, segretario della Cei, che i giovani "riconoscono nel pontefice un amico e un maestro, tra tanti falsi maestri". Vero è che Ratzinger ha trovato un suo stile di entrare calorosamente in contatto con il pubblico giovanile, cosa niente affatto scontata all'inizio del pontificato. La formula della Giornata Mondiale delle Gioventù alla fine funziona. Sembrava una formula un po' logora, ma le generazioni si succedono ed è palpabile l'allegria di decine di migliaia di giovani felici di incontrarsi, riconoscersi, identificarsi. Percorrono la città fiumane di ragazzi di tutte le razze che chiacchierano, ridono, giocano a pallone, pregano, discutono, fanno esperimenti da giocolieri lanciandosi le bottigliette di acqua minerale. Vanno forte i balli improvvisati. Bastano due tamburi e si coagulano a centinaia gruppi, pronti a mimare freneticamente una sorta di hully gully aborigeno. E' una festa. In prima fila, naturalmente, i diecimila italiani. L'altro protagonista delle Giornate australiane sono gli aborigeni. Mai si è parlato tanto di loro. All'imbarco di Ratzinger danzatori indigeni, il volto coperto di strisce bianche, gli hanno aperto la strada sgombrandola dagli spiriti maligni a colpi di ramoscelli. "Per noi è il custode della legge, un uomo degno perché si occupa dello spirito e non del potere", ha dichiarato Uncle Madden, l'anziano capo aborigeno incaricato di salutare il pontefice, a cui ha donato un bastone di comando intarsiato e un passaporto per le terre aborigene. E di aborigeni Benedetto XVI ha parlato sin dal primo incontro con il primo ministro Kevin Rudd. "Il loro antico retaggio forma parte essenziale del panorama culturale dell'Australia moderna", ha affermato. Recentemente il premier Rudd si è scusato per i torti inflitti in oltre duecento anni alle popolazioni indigene. Ratzinger ha incoraggiato la svolta e l'ha posta ad esempio per altre nazioni: "Grazie alla coraggiosa decisione del governo australiano di riconoscere le ingiustizie commesse nel passato, si stanno facendo passi concreti per una riconciliazione basata sul rispetto reciproco", anche colmando il divario economico tra gli aborigeni e gli altri cittadini. Lo spettro degli scandali di pedofilia non è però tramontato. I coniugi Foster, le cui due figlie furono violentate da un prete, chiedono udienza a Ratzinger. Una si è uccisa, l'altra è finita alcolizzata e rimasta investita da un'auto. Se il pontefice ha trovato tempo per i koala, dicono qui, dovrebbe trovare spazio a maggior ragione per un padre e una madre.

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Niguarda, inchiesta sull'obiettore - laura asnaghi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IX - Milano Niguarda, inchiesta sull'obiettore Negò antidolorifico durante l'aborto. I medici cattolici: integralista L'ospedale: "Da noi la 194 è applicata". L'anestesista censurato anche dall'Ordine I Verdi: "Disumano far soffrire una paziente" LAURA ASNAGHI L'ospedale di Niguarda apre un'inchiesta sul medico obiettore di coscienza che ha negato l'antidolorifico a una donna che era stata sottoposta a un aborto terapeutico. L'ospedale indaga ma precisa: "si conferma che in questo ospedale si applica la legge 194 senza porre ostacoli burocratici o ideologici come qualcuno vorrebbe far apparire". Parte l'indagine e intanto, come era stato annunciato dal primario del reparto, Maurizio Bini, sarà richiesto il parere del comitato etico dell'ospedale. Sulla vicenda del medico che ha rifiutato di lenire il dolore alla donna che stava male in sala operatoria, ieri ci sono state molte reazioni. "La trovo una cosa inudibile - dice Ugo Garbarini, il vice presidente dell'Ordine dei medici di Milano - . Vorrei sentire le ragioni addotte dal medico, lo convocheremo". Ieri sono scesi in campo anche i medici dell'Anmci, l'associazione a cui fanno capo i camici bianchi di fede cattolica. "In questo caso l'obiezione di coscienza non c'entra. Il dovere di quel medico era curare la donna e non l'ha fatto" denuncia Giorgio Lambertenghi, ematologo del Policlinico e presidente dell'associazione che a Milano conta cento iscritti, mille simpatizzanti, più altri 5mila aderenti in tutta Italia. "Io sono obiettore di coscienza - spiega Lambertenghi - e quello che si è verificato al Niguarda non può che essere classificato come un atto di integralismo. Io non l'accetto e non lo giustifico". Sulla vicenda si è espresso anche il professor Luciano Gattinoni del Policlinico, che guida l'associazione italiana anestesisti e rianimatori: "L'obiezione di coscienza è legittima, ma nel caso di Niguarda la struttura ha il dovere di organizzarsi per mettere a disposizione della paziente personale non obiettore". Ieri dal Pirellone non è arrivata alcuna presa di posizione. L'assessore alla Sanità, Luciano Bresciani, impegnato a Roma, ha preferito non commentare, mentre i consiglieri regionali dei Verdi hanno definito "incredibile e inaccettabile" il caso del Niguarda. "Far soffrire una paziente, sottoposta ad aborto terapeutico, è disumano - denunciano Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro - e in più è insopportabile che tutto questo avvenga in un ospedale pubblico". Anche i Verdi sostengono che "è legittima l'obiezione ma è doveroso che la struttura, in caso di emergenza o di necessità, metta a disposizione dei pazienti personale in grado di far fronte a qualsiasi necessità". Il caso milanese, denunciato dalla Cgil ("siamo soddisfatti dell'inchiesta che sarà avviata dal Niguarda") sarà discusso anche a Roma. Donatella Poretti, parlamentare radicale del Pd, insieme con il senatore Marco Perduca, ha presentato un'interrogazione al ministro del Welfare Maurizio Sacconi. "Chiediamo di sapere - scrive nel documento - quali provvedimenti intenda prendere per impedire la crescente violazione del diritto delle pazienti a utilizzare i servizi previsti dalla 194 sull'interruzione di gravidanza". Secondo Poretti "Niguarda non è un caso isolato" e cita i dati dell'obiezione di coscienza in forte aumento. Tra i ginecologi è passata da 58,7 al 69,2 per cento. Tra gli anestesisti la percentuale è salita dal 45,7 al 50,4 e per il personale non medico gli obiettori che erano 38,6 sono diventati il 42,6.

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La sfida religiosa come antidoto dell'islam europeo all'estremismo - renzo guolo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Genova Il commento Il dibattito sui luoghi di preghiera musulmani La sfida religiosa come antidoto dell'islam europeo all'estremismo Un modo per superare il ritardo italiano nei rapporti con le comunità arabe e la definizione di una intesa con lo Stato RENZO GUOLO (segue dalla prima di cronaca) Il difficile, ma neccessario, percorso avviato prima dal ministro dell'Interno Pisanu, poi da Amato, si è fermato. L'islam, seconda religione per numero di credenti , cittadini e residenti, in Italia non ha alcuna intesa con lo Stato. A questo esito hanno contribuito spinte diverse: le incertezze delle diverse maggioranze di governo, le riserve della Chiesa, la mancanza di un interlocutore unitario rappresentativo dei musulmani. L'islam è una "religione senza centro", senza gerarchia, e pensare che quello italiano, frammentato tra diversi attori , dall'"islam di stato" della Grande Moschea di Roma a quello delle "moschee" sul territorio presidiato dall'Ucoii, sino a quello maggioritario e silenzioso che si raggruppa su base etnica, potesse giungere a sanare quelle divisioni era un illusione. Ma , oltre che l'intesa, si è arenata anche la legge sulla libertà religiosa. Oggi, in un quadro politico in cui prevalgono forze che fanno della radicale alterità all'islam, uno dei propri cavalli di battaglia, la soluzione del problema appare ancora più lontana. Quanto alla Consulta per l'islam è "congelata", in attesa di capire cosa vorrà farne Maroni. Così, unico dei grandi paesi d'Europa, l'Italia non regolamenta il suo rapporto con il mondo della Mezzaluna. In questo voluto vuoto giuridico, si lascia che l'inevitabile domanda di culto, si scarichi sugli enti locali, in un regressivo anticipo di federalismo istituzionale che trasferisce solo gli oneri. Trasformando un diritto costituzionale in vicende da cavalcare elettoralmente o politicamente; vedi anche quanto accade a Palazzo Tursi. Un grave errore. Perché la religione può svolgere una funzione di integrazione sociale capace di mettere ai margini i fenomeni di devianza anche tra gli immigrati provenienti dai paesi islamici. Negare il culto, poi, alimenta la crescita, questa si assai pericolosa, di comunità parallele, poco visibili e, dunque , maggiormente esposte nella battaglia che , anche all'interno dell'islam italiano, la maggioranza dei credenti fa quotidianamente contro quanti danno un'interpretazione estremistica dell'Islam. Far si che la libertà religiosa, di tutte le religioni, si affermi pienamente all'interno di uno Stato che si vuole laico, non significa evitare di porre ai musulmani questioni rilevanti: dalla libertà di fede a quella delle donne, dal contrasto alle derive di matrice fondamentalista al pluralismo interno. Vuol dire, piuttosto, essere consapevoli che l'inculturazione dell'islam italiano può dare frutti migliori se non se ne favorisce la ghettizzazione interna . Quanto ai problemi di sicurezza, i cittadini devono sapere che oggi in Italia non vi è luogo, o associazionismo, più "monitorato" da parte di forze dell'ordine e servizi, di quello islamico. Il destino dell'Italia è di essere una società multiculturale. Occorre prenderne atto, senza cedere a un multiculturalismo facile , che ignora ideologicamente come la convivenza tra culture non sia mai semplice; ma sapendo anche che l'unica soluzione possibile per garantire convivenza è l'integrazione. In alternativa avremmo un paese pieno di comunità parallele e, come tutto ciò che è parallelo, destinate a non incontrarsi mai. Comunità costrette a vivere non l'una con altra, ma l'una accanto all'altra, foriere di un futuro pieno di conflitti.

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"scandalosa" delli quadri: "la chiesa dialoghi con il gay pride" - silvia bignami (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Bologna Il caso "Scandalosa" Delli Quadri: "La Chiesa dialoghi con il Gay Pride" SILVIA BIGNAMI Una cattolica per dire "qualcosa di sinistra" sul Gay Pride. Non su quello degli insulti e degli slogan blasfemi, ma sulla maggioranza sobria e corretta dei 50mila che il 28 giugno hanno sfilato sotto le torri in nome della dignità e contro la discriminazione. La vice capogruppo dei Democratici in Comune Lina Delli Quadri - lady di ferro del cattolicesimo targato Pd, con una storia da ex Popolare ed ex Margherita alle spalle e un "secondo lavoro" come dipendente alla parrocchia del Sacro Cuore - scende in campo a polemiche ormai nel cassetto. Per "cercare di impostare una riflessione e un dialogo" e per difendere il corteo Lgbt (lesbico, gay, bisex, e transgender). "Chi ha assistito al Gay Pride - scrive in una lettera aperta la Delli Quadri - ha notato un atteggiamento diverso rispetto alle manifestazioni degli altri anni in termini di correttezza e sobrietà. Una manifestazione di rivendicazione di diritti più che una carnevalata". Le polemiche irrispettose e gli insulti ci sono stati, è vero, "ma in mezzo a 50mila persone costituivano assolutamente l'eccezione". Mentre "la polemica corretta", ammette, "è un prezzo che la Chiesa deve pagare nel momento in cui rivendica il diritto di riaffermare la propria morale sessuale, mettendo in conto che vi possono essere persone che non condividono quella morale". La Delli Quadri parla di "misericordia, dialogo e ascolto" per i cinquantamila che all'indomani del corteo Monsignor Ernesto Vecchi ha attaccato, parlando di offesa fatta alla città. Più di una mano tesa, in realtà, che arriva a sorpresa dalla cattolica di ferro del Pd a Palazzo D'Accursio. La stessa che ha organizzato corsi prematrimoniali organizzati dal Comune, sempre critica quando la giunta voleva costruire una mega moschea di 3mila metri quadri al Caab. SEGUE A PAGINA VII.

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"scandalosa" delli quadri... - silvia bignami (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IX - Bologna "SCANDALOSA" DELLI QUADRI... SILVIA BIGNAMI (segue dalla prima di cronaca) "Quei 50mila, donne, uomini, bambini che hanno sfilato" non sono, secondo la Delli Quadri, "nemici irrecuperabili della Chiesa". Tutt'altro. "Fermo restando la valutazione morale espressa dalla Chiesa sulla difesa e la differenza del matrimonio e della famiglia, ma non si può negare che le persone omosessuali sono parte della vita della chiesa e sono degni di attenzione particolare proprio perché soggetti a quelle debolezze che li rendono fisicamente oggetto di attacco alla dignità e alla discriminazione". Due diritti, quello alla dignità e quello alla non discriminazione, che sono "inalienabili". Una presa di posizione controcorrente, dopo che all'indomani del corteo del 28 giugno il Pd si divise tra la sua ala cattolica ex-Margherita e quella laica ex-diessina. Ora la Delli Quadri non rinnega la sua storia di trent'anni di matrimonio. Né le sue convinzioni: "Io mi ritrovo sicuramente in quelle che sono le posizioni della Chiesa". Ma ammette anche che "la società è cambiata, e che oggi questi atteggiamenti - quelli manifestati nel Gay Pride - incontrano comunque un'accettazione o una teorizzazione con cui bisogna confrontarsi". Un passo avanti, distinguendo però sempre, "come fa la Chiesa, tra "dignità delle persone" e "comportamenti oggettivamente disordinati". Comportamenti "che comunque non ho titoli per giudicare guardando tra le lenzuola delle persone". Il punto, ribadisce, "è la dignità delle persone, le difficoltà che vivono e la possibilità di dialogare con esse".

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L'ultimo oltraggio: Di Pisa al posto di Borsellino (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del PROCURA DI MARSALA L'ultimo oltraggio: Di Pisa al posto di Borsellino di Marco Travaglio / Segue dalla prima Lo stesso motivo che nel '90 indusse il Csm a nominare Antonino Meli a capo dell'ufficio istruzione di Palermo contro il più esperto ma più giovane Falcone. Lo stesso motivo che nel 1989 aveva indotto Leonardo Sciascia ad attaccare sciaguratamente Borsellino sul Corriere come "professionista dell'antimafia", per essere stato preferito a un collega più vecchio proprio come procuratore di Marsala. Ora, vent'anni dopo, l'anzianità torna a prevalere sul merito grazie ai laici del centrodestra, ai togati di MI e di Unicost e al soccorso rosso della laica Ds Tinelli. Chi è Di Pisa? L'ex pm del pool Antimafia di Palermo che Falcone considerava l'autore delle lettere anonime del "corvo" nei mesi dei veleni a palazzo di giustizia. Lettere che accusavano Falcone e De Gennaro di manipolare i pentiti e di aver addirittura consentito a Totuccio Contorno di tornare a Palermo per assassinare i nemici della sua famiglia. Per quelle lettere Di Pisa fu processato a Caltanissetta: condannato in primo grado perché un'impronta rinvenuta sulle lettere del corvo corrispondeva in molti punti con la sua, comparata con una sua prelevata di nascosto dall'alto commissario Domenico Sica su una tazzina di caffè. In appello fu poi assolto perché quella prova fu giudicata inutilizzabile. Dunque, per la legge, Di Pisa è innocente. Ma, anche dimenticando quella vicenda, restano e pesano come macigni le terribili accuse lanciate da Di Pisa a Falcone nell'audizione al Csm il 21 settembre 1989, quando fu chiamato a rispondere della sua fama di "anonimista" impenitente raccontata da alcuni colleghi. Quel giorno Di Pisa dichiarò quanto segue: "Disapprovo la gestione dei pentiti e i metodi d'indagine inopinatamente adottati nell'ambiente giudiziario palermitano (.), una certa concezione di intendere il ruolo del giudice e lo stravolgimento dei ruoli e delle competenze istituzionali (.), l'interferenza del giudice con la funzione dell'organo di polizia giudiziaria (.). Falcone prese contatti e impegni con le autorità americane a titolo non si sa bene come, concernenti provvedimenti di competenza della corte d'appello (....) Il GI (Falcone) si trasforma anche in ministro di Grazia e giustizia (.). Emerge la figura del giudice "planetario" che si occupa di tutto e di tutti, invade le competenze, ascolta i pentiti e non trasmette gli atti alla Procura (.), indaga al di là di quello che è il processo (.). Una gestione dei pentiti familiare e gravemente scorretta, per non usare aggettivi più pesanti (.). Falcone portava i cannoli a Buscetta e Contorno (.), un rapporto confidenziale, una logica distorta tra inquirente e mafioso (.). Falcone fece pervenire tramite De Gennaro a Contorno e Buscetta i suoi complimenti per il modo sicuro in cui si erano comportati (al maxiprocesso, ndr). Voleva un ruolo passivo per il pm che assisteva agli interrogatori (.). La gestione dei pentiti e il contatto con gli stessi è stato sempre monopolio esclusivo del collega Falcone e di De Gennaro (.). Io avevo manifestato una differenziazione tra una posizione garantista e quella sostanzialista (di Falcone, ndr). Per carità, non voglio insinuare nulla, ma in tutti gli interrogatori dei pentiti, di Buscetta, di Contorno, di Calderone, non vi sono contestazioni: tutto un discorso che fila, mai un rilievo, mai una contraddizione fatta rivelare dall'imputato". E ancora: Di Pisa accusò Falcone di condotte "di inaudita gravità" e di "stravolgere le regole e le competenze istituzionali", nonché di "intrecci e alleanze con i giornalisti". Accuse che toccheranno, uguali identiche, ai successori di Falcone, cioè a Caselli e ai suoi uomini, ai quali verrà addirittura rinfacciata "l'eredità di Falcone", divenuto ­ dopo morto ammazzato ­ un cadavere da gettare addosso a chi aveva raccolto la sua eredità. Ora si fa un altro passo indietro: si premia chi quelle accuse lanciava non a Caselli e agli altri pm antimafia che hanno avuto il torto di restare vivi, ma all'eroico Falcone. Del resto, oggi, il nuovo eroe è Vittorio Mangano.

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Caso Eluana, dico alla mia Chiesa: non chiudiamo le porte (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Caso Eluana, dico alla mia Chiesa: non chiudiamo le porte Don Ferdinando Sudati Non conosco i particolari della vicenda di Eluana Englaro, contenuti nelle 62 pagine della sentenza della Corte d'appello di Milano che la riguarda e conosco solo per sommi capi i commenti di parte ecclesiastica. Mi sembra, del resto, che non dicano nulla di nuovo e siano riconducibili all'insegnamento contenuto nei documenti ufficiali degli ultimi decenni. Essendo però interessato da molto tempo al problema dell'eutanasia sul versante religioso o teologico, vorrei offrire qualche riflessione, in modo schematico e senza entrare qui nel merito di rigorose distinzioni fra accanimento terapeutico ed eutanasia. 1) La chiesa cattolica, la stessa a cui appartengo, attraverso la voce dei suoi più alti rappresentanti, si sta impegnando a bloccare qualsiasi progetto e, prima ancora, qualsiasi lecita e libera discussione che riguardi l'eutanasia. Ritiene di aver detto l'ultima parola, ma questo non è un bene, non lo è particolarmente in tale materia. Rischia, oltretutto, di aumentare la sofferenza che già c'è nel mondo, ampiamente collegata alla malattia, alla morte e alla stessa scelta eutanasica. 2) Solo una teologia arretrata - cioè ingabbiata in un paradigma arcaico - può ancora far leva sull'equazione eutanasia = rifiuto del dono della vita, quindi offesa al Creatore. Questo, unito al concetto di "natura" e di "legge naturale" immutabile e interpretabile al meglio, per non dire esclusivamente, dalla gerarchia della chiesa cattolica, costituisce il punto nodale di tutta la questione, quello che blocca la riflessione che potrebbe sfociare in un punto di vista nuovo. 3) La teologia curiale, compresa quella accademica, sembra non sospettare ancora quanto sia diventato problematico parlare di "legge naturale" e quindi darne una definizione univoca, cioè valida per sempre e per tutti. Lo stesso dicasi a riguardo di "legge di Dio", "parola di Dio" e "tradizione della Chiesa". La Bibbia e la tradizione della Chiesa non forniscono risposte - men che meno ricette - per situazioni radicalmente nuove che l'umanità sta sperimentando. Molti temi, fra i quali l'eutanasia per come la intendiamo oggi, sono specifici del nostro contesto culturale e non hanno corrispondenti nel mondo della Bibbia e nella storia del cristianesimo. Ciò non toglie che teologi di corte e interessati alla carriera sarebbero in grado con i loro funambolismi di trovare ottime argomentazioni a favore dell'eutanasia e di fondarle anche biblicamente, qualora chi comanda glielo chiedesse, o nel caso perdessero improvvisamente la paura di ammettere limiti di prospettiva ed errori del passato. 4) La chiesa, nei suoi leaders e col supporto di teologi cortigiani, dà tutta l'impressione di voler andare incontro a una specie di nuovo caso Galileo - avendone già diversi al suo attivo -, le cui premesse sono state poste dall'enciclica Evangelium vitae, del 1995, laddove si afferma che "l'eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio", che "comporta, a seconda delle circostanze, la malizia propria del suicidio o dell'omicidio" (n. 65). "Tale dottrina - viene precisato - è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed è insegnata dal Magistero ordinario e universale" (ivi). Nel "motu proprio" Ad tuendam fidem, del 30-6-1998, viene ribadita l'illiceità dell'eutanasia, in quanto insegnata come definitiva, appunto, nell'enciclica Evangelium vitae. Il cerchio così sembra perfettamente chiuso. Lo sarà realmente? 5) Oggi un credente potrebbe desiderare - ed effettivamente ottenere - di uscire dalla vita in un momento definito, se è diventata per lui "insopportabile", con un senso di gratitudine verso Dio per il dono dell'esistenza, con grande pace con se stesso e viva riconoscenza per coloro che gli venissero in aiuto. Sono consapevole che in cose di questo genere non mancherà mai l'aspetto problematico, la quota di errore e persino il rischio di abuso, che però sono presenti in tutti i momenti e in tutti i settori della nostra vita privata e associata. Tuttavia, gli aspetti negativi, che una prudente normativa avrebbe il compito di neutralizzare, per quanto possibile, ritengo siano compensati e superati dai vantaggi, primo fra tutti, la consapevolezza che c'è una via d'uscita alla sofferenza e al degrado qualora raggiungessero determinate soglie. 6) Chi ritiene che sofferenza, degrado e tedio del vivere siano comunque superabili con le cure palliative e un clima affettuoso, sposta semplicemente il problema o, piuttosto, cambia le carte in tavola. Posso concedergli la "buona fede", ma dubito che sia totalmente sincero se ha percepito qualcosa del dolore e del degrado di cui sopra; in particolare, sono sicuro che sta godendo di discreta salute. 7) Vorrei che la mia chiesa tenesse aperta la questione teorica e intanto lasciasse aperto, per la libera decisione della coscienza di ognuno e nell'ambito di una saggia legislazione, quello spiraglio misericordioso rappresentato dall'eutanasia, che costituirebbe per molti una importante riserva di serenità, quasi un'assicurazione, di cui magari rinunciare ad avvalersi, contro l'aggressione dell'infermità e della stessa morte. Ferdinando Sudati è dal 1972 presbitero in una diocesi del nord Italia. Ha dedicato una particolare attenzione al sacramento della Penitenza e un suo contributo è presente in AA.VV., Confessione addio? Crisi della Penitenza e celebrazione comunitaria, La Meridiana, Molfetta 2005. È anche autore di un saggio in argomento: Le chiavi del paradiso e dell'inferno. Materiale per una riforma della confessione, Marna, Barzago (Lc) 2007. Ha proposto e curato la traduzione di saggi teologici innovativi di area ispanica presso le edizioni Queriniana, Marna, La Meridiana, Dehoniane e Borla.

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Moschea e cimitero musulmano La Lega alza le barricate a Desio (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 170 del 2008-07-18 pagina 3 Moschea e cimitero musulmano La Lega alza le barricate a Desio di Franco Sala La comunità pakistana chiede un terreno al Comune. Sindaco scettico, Carroccio contrario: "Non se ne parla nemmeno" Bocciata senza appello la richiesta di costruire la moschea, adesso i pakistani di Desio, una comunità di oltre 2500 persone, vogliono il cimitero musulmano. Ma il sindaco, Giampiero Mariani, è molto scettico, mentre gli esponenti della Lega hanno già emesso la sentenza: proposta inaccettabile. Qualche giorno fa Mohammad Younis, presidente della "Pakistan Public Welfare" ha protocollato la richiesta per l'assegnazione di "una porzione di terreno idonea a fungere da cimitero musulmano per i nostri fratelli". "Non sono intenzionato a soddisfare la domanda pervenuta - dice il primo cittadino della città natale di Pio XI - stiamo valutando la possibilità di destinare un'area del nuovo cimitero in piazza della Divina Misericordia agli stranieri non cattolici". I leghisti hanno alzato le barricate. "Non vogliamo indossare i panni dei razzisti - certifica Massimiliano Romeo segretario provinciale - e neppure ragionare per pregiudizi. Il problema sta nel fatto che questi signori devono cominciare a rispettare i doveri imposti dalle leggi in vigore in Italia e non solo pretendere prima la moschea e poi il cimitero. Adesso la faccio io una domanda. Nei loro Paesi d'origine cosa è concesso ai cattolici? Non esiste reciprocità. In ogni caso - termina Romeo - i nostri rappresentanti in giunta diranno un secco no". Ancor più decisa l'assessore alla Sicurezza Marina Romanò. "I loro defunti - dice - li seppelliscano dove li hanno tumulati finora. Forse, li riportavano nella loro Patria. Vadano avanti così. Non è certo la realizzazione di un cimitero per soli pakistani che si persegue l'obiettivo dell'integrazione. I nostri esponenti, presenti sia in Consiglio comunale che nell'esecutivo, sono assolutamente contrari. Al nostro sindaco e agli alleati del Pdl lo diciamo subito ed in modo inequivocabile. Non siamo disposti ad accettare compromessi". Pollice verso sul cimitero, ora in tutta la Brianza sono gli stessi musulmani a muoversi con gran cautela prima di pensare alla moschea: dopo le vivaci polemiche che stanno scuotendo Regione e Comune di Milano, hanno deciso di aspettare tempi migliori. A Desio la comunità islamica ha deciso di accantonare l'idea. Dopo aver puntato gli occhi sul palazzetto dello sport, una volta tempio della pallacanestro desiana, avevano cominciato anche una raccolta di fondi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La chiesa alla riconquista della modernità (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

COMMENTO La chiesa alla "riconquista" della modernità Filippo Gentiloni "Benvenuti a Sydney": è il titolo dell'inserto che Famiglia cristiana dedica alla Gmg, (Giornata mondiale della gioventù: non è necessario aggiungere "cattolica"), che si svolge in questi giorni nella città australiana. Una assise solenne, preparata da tempo. Gli organizzatori si preoccupano di dire che non si tratta "né di una olimpiade cattolica, né di un festival delle nuove generazioni, con tanto di papa". Anche se le somiglianze sono evidenti. Tema: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni". Per la messa conclusiva del papa si prevede mezzo milione di persone . Dall'Italia circa 10mila giovani (3000 neocatecumenali, il movimento maggiormente impegnato). Come mai questo impegno? La risposta rinvia necessariamente alla situazione del cattolicesimo nel mondo e anche alla particolare attenzione che la chiesa ha sempre dedicato ai giovani (catechismo, prime comunioni). Oggi il cattolicesimo affida proprio ai giovani la speranza di recupero: troppi sono stati gli spazi perduti, troppe le sconfitte. Basti pensare alle crisi del numero dei sacerdoti in molti paesi, alle tragedie per la pedofilia nelle file del clero, allo scarso rispetto dei cattolici per le norme etiche, soprattutto in materia sessuale, alle difficoltà per l'ecumenismo. In Australia i cattolici sono circa il 27% della popolazione, ma la frequenza alla messa domenicale è calata dal 50-60% di qualche decennio fa al 13% di oggi. E per i giovani la cifra va dimezzata. Proprio ai giovani il cattolicesimo cerca di presentarsi più moderno e spera così di recuperare. Perciò, fra l'altro, le Gmg. Riusciranno le iniziative di questo genere? Se ne può dubitare. Non bastano certamente quegli aggiustamenti di facciata di cui si parla in questi giorni, come la "u" al posto di "you" nel messaggio sms del papa ai ragazzi. Ci vuole ben altro. L'arcivescovo di Sydney ha dichiarato, parlando delle difficoltà del cattolicesimo in Australia: "Qui Cristo non è crocefisso ma è volgarizzato". Lo si potrebbe dire, più o meno, dovunque. E non sarà facile eliminare dal cattolicesimo quella "volgarizzazione" che lo spinge a essere soltanto una "religione civile", una forma di garanzia del benessere sociale. Una garanzia che le Gmg rischiano di confermare invece di intaccare.

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Eluana, l'arroganza dei falsi esperti (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Carlo Flamigni Leggo il Corriere della Sera da molti anni e ho resistito imperterrito al suo ondivagare politico, alle sue cadute di stile e di gusto e persino a alcuni atti di maleducazione nei miei confronti. Una lettera come quella di Adriano Celentano sul caso Englaro, però, non l'avevo mai vista pubblicare. Penso che se fossi il Buondio mi sentirei in dovere di scrivere due righe all'autore della nefasta missiva ("la ringrazio per l'affettuosa collaborazione, purtroppo ragioni di forza maggiore mi costringono a rinunciare ai suoi servizi..."). Non ce l'ho con Celentano ma con chi ne pubblica le confabulazioni e c con quella moltitudine di cittadini che per la semplice ragione di essere convinti dell'esistenza di un misterioso e poco benevolo essere supremo, vogliono imporre a altri (altrettanto numerosi) cittadini che non hanno il dono della fede, una serie di impressionanti limitazioni (alla loro libertà, ai loro diritti, alla loro dignità) sulla base di una improvvisata, improbabile, querula razionalità. Parliamone. Il quesito fondamentale che tutti si pongono è a chi appartengono vita e esistenza. La vita non è di nessuno, è e basta; a chi appartenga l'esistenza dipende invece dal punto di vista da cui le si attribuisce valore, perché è solo a seconda della quantità di questo valore che ci preoccupiamo del suo destino. Da uomo laico, sono interessato a essere libero di esistere, perché da questa libertà ne discendono altre, come quella di scegliere modo e momento di porre fine alla mia esistenza: perché il problema di un uomo laico è comunque sempre e soprattutto la libertà, se è vero che la laicità rappresenta l'atteggiamento intellettuale di chi considera essenziale la libertà di coscienza, intesa come libertà di credenza, conoscenza, critica e autocritica. Su questo tema, a chi appartenga la nostra esistenza ci riveliamo per quello che siamo, degli stranieri morali. Se l'esistenza ci è stata donata, prestata o data in enfiteusi, dobbiamo risponderne a qualcuno. Se è nostra, abbiamo diritto di disporne, compatibilmente con i debiti che abbiamo contratto con la società: perché se non esiste un traghettatore con il quale cercare un accordo, il problema è unicamente nostro, ce la dobbiamo sbrigare da soli. Ma qual è l'elemento più importante della nostra esistenza, quello al quale attribuiamo il maggior valore? La vita in sé, perché sacra e inviolabile e che dobbiamo rispettare e accettare comunque sia, qualsiasi cosa ci faccia, senza poterla ritenere responsabile delle nostre sofferenze? O possiamo apprezzarla diversamente e valutarla in rapporto a quanto ci concede? E cosa ci aspettiamo da lei per poterle assegnare un valore? Dignità? Qualità? E' una scelta complessa e non facile, l'unica cosa certa è che non c'è possibilità d'accordo su questo tema tra credenti e non credenti: è qui che entrano in campo le isole per stranieri morali perché ognuno di noi deve poter scegliere in assoluta libertà e lo stato questa libertà la deve garantire. L'alternativa, il prezzo che potremmo pagare è il conflitto sociale, la guerra di religione. Quando cerchiamo un rapporto "umano" con le altre persone, quando entriamo in comunicazione con loro, lo facciamo chiedendo alle nostre esistenze di dialogare. Non credo che qualcuno di noi dia particolare rilievo a come funziona l'intestino dei nostri amici: essi esistono perché sono in grado di pensare, comunicare, entrare in relazione con gli altri, soffrire e gioire, mettere in campo le proprie capacità cognitive; quando tutte queste capacità scompaiono per sempre, noi siamo costretti a ammettere che il nostro amico ha abbandonato il suo corpo, non lo abita più. Che in quel corpo ci sia ancora vita, che l'intestino abbia ancora movimenti peristaltici, che produca gas e feci, che la barba continui a crescere, sono epifenomeni della presenza di barlumi di vita ai quali non attribuiamo alcun valore, eventi che non ci aiutano neppure a considerare con minor dolore il fatto primario, il nostro amico ci ha lasciato, in quel corpo non abita più nessuno. Di quel contenitore vuoto la società può fare molte cose: è auspicabile che si comporti seguendo i desideri e le istruzioni espressi in vita dal nostro amico. Il rifiuto delle cure, se espresso da una persona capace di intendere, è un diritto protetto e garantito dalla Costituzione, non può essere messo in dubbio. Nel caso di Eluana Englaro si tratta però di sospendere cure già in atto, e il problema si connota subito per l'interferenza di argomenti pretestuosi e sgradevoli. Poiché nessuno ha il coraggio di dichiarare che esiste per Eluana una benché minima probabilità di ritorno allo stato cosciente (anche se di tanto in tanto qualcuno ha la faccia tosta di buttar là l'ipotesi di un sempre possibile miracolo), l'oggetto del contendere è diventata l'interpretazione del significato dell'alimentazione e dell'idratazione artificiali: atti medici o forme di assistenza ordinaria? Il Comitato nazionale per la bioetica ha votato a maggioranza (18 voti contro 8) un documento in cui si afferma che nutrire e idratare le persone in stato vegetativo persistente costituisce una forma di assistenza ordinaria di base e proporzionata, un segno di civiltà, un atteggiamento che assume un forte significato umano (immagino che entri come sempre in ballo la pietà, i cattolici sono monomaniaci) e simbolico, qualcosa che ha a che fare con la dimostrazione di "sollecitudine per l'altro". E sospendere l'alimentazione e l'idratazione artificiali ai pazienti in stato vegetativo persistente (come la signora Schiavo, che tra l'altro non aveva in pratica più il cervello, come provato dall'autopsia) è illecito. Qui si pone un problema molto serio. Tutto il mondo scientifico, tutte le società mediche che si occupano di questi temi sostengono che alimentazione e idratazione artificiali sono veri e propri atti medici che sottendono sofisticate e complesse conoscenze scientifiche e che solo i medici possono elaborare e mettere in atto. Chiedo a tutti questi esperti di fisiopatologia della nutrizione: chi vi dà il diritto di contestare la medicina e la scienza? Ritenete forse che ubbidire alle istruzioni del vostro Magistero giustifichi questa vostra sgradevole e odiosa arroganza? Chi vi autorizza a pontificare (!) su temi dei quali non sapete niente, con l'unico scopo di rivestire di sentimentalismi sciropposi le vostre personali opinioni? Questa è materia di sofferenza, che merita compassione, non vi sembra odiosa la sceneggiata con le bottiglie d'acqua minerale? Lo so, mi sono arrabbiato, non avrei dovuto: ma tollerare un Celentano mi è ancora possibile, mille Celentani no, proprio non ce la faccio. E poi questa opinione di molti cattolici sul significato dell'alimentazione, il fatto che si indichi, nel darmi da mangiare e da bere (anche nel modo così terribilmente tecnologico dei reparti di rianimazione), l'espressione del riconoscimento della mia umanità, mi insospettisce un po'. Non credo che accetterò mai un invito a cena da parte di Francesco D'Agostino, non vorrei che decidesse di nutrirmi per via intravenosa (o peggio).

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Ratzinger: aborto violenza indicibile (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-18 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE Giornata mondiale della gioventù Mezzo milione a Sydney, appello del Pontefice: difendete il creato Ratzinger: aborto violenza indicibile "Il viaggio in Australia: eccitante per voi ragazzi, logorante per me" Sceso sulla banchina, nella zona pedonale di Barangaroo, è stato accolto da una danza aborigena DA UNO DEI NOSTRI INVIATI SYDNEY - Giornata di grande scena e di parole forti quella di ieri, la prima delle quattro che il papa vivrà nella cosmopolita Sydney con i giovani di tutto il mondo. La scena è quella dell'ingresso nella baia a bordo di un battello, ieri pomeriggio, tra le acclamazioni di 150 mila ragazzi. Le parole riguardano il viaggio "eccitante" per loro - ha detto Benedetto - e "logorante " per il papa, la "follia" dello sfruttamento del creato e della cacciata di Dio dalla vita pubblica, la "violenza indicibile dell'aborto". Così il papa teologo ha parlato delle ventidue ore di viaggio che ha dovuto sopportare: "Per le persone della vostra età ogni volo è una prospettiva eccitante. Ma per me, questo volo è stato in qualche misura logorante. E tuttavia la vista del nostro pianeta dall'alto è stata davvero magnifica. Il luccichio del Mediterraneo, la lussureggiante foresta dell'Asia, la vastità dell'Oceano Pacifico, l'orizzonte sul quale il sole sorge e cala, il maestoso splendore della bellezza naturale dell'Australia...". Da questo prologo poetico Benedetto è partito per denunciare le insidie che attentano alla "meraviglia della creazione", al centro della quale c'è l'uomo, "ci siamo voi e io", tutti ugualmente minacciati da "qualcosa di sinistro": dal fatto cioè che "libertà e tolleranza sono così spesso separate dalla verità". Ecco allora le "ferite che segnano la superficie della terra": "l'erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo". Nè "soltanto l'ambiente naturale, ma anche quello sociale ha le sue cicatrici: l'abuso di alcool e di droghe, l'esaltazione della violenza e il degrado sessuale, presentati dalla televisione e da internet come divertimento". Al fondo di tutte le minacce all'uomo e al creato c'è - secondo il papa - la dimenticanza di Dio: "Se Dio è irrilevante nella vita pubblica, allora la società potrà essere plasmata secondo un'immagine priva di Dio" e ciò provoca "un disordine che ha inevitabili ripercussioni". A questo punto il papa ha rivolto ai giovani tre drammatiche interrogazioni: "Quale posto hanno nelle nostre società i poveri, i vecchi, gli immigranti, i privi di voce? Come può essere che la violenza domestica tormenti tante madri e bambini? Come può essere che lo spazio umano più mirabile e sacro, il grembo materno, sia diventato luogo di violenza indicibile?" L'accoglienza di Benedetto XVI da parte dei ragazzi è avvenuta sul fondale della baia di Sydney, che è la madre di tutte le scenografie. Il battello con a bordo il papa - scortato da altri dodici battelli che portavano un totale di 1.900 ragazzi - è passato accanto all'Opera House e sotto il grande ponte che scavalca il braccio di mare che è al centro della baia e ha raggiunto la zona pedonale di Barangaroo. Sceso sulla banchina è stato accolto da una danza aborigena. Ai nativi del continente Benedetto aveva rivolto il pensiero in mattinata, durante l'incontro con il premier laburista Kevin Rudd, lodandone le iniziative e additandole come esempio al mondo: "Grazie alla coraggiosa decisione del governo australiano di riconoscere le ingiustizie commesse nel passato contro i popoli indigeni, si stanno ora facendo passi concreti al fine di raggiungere una riconciliazione basata sul rispetto reciproco". Tra le voci dissenzienti che accompagnano la visita del papa, va segnalata una lettera aperta di 200 cattolici australiani - tra i quali dei preti e delle suore - che chiedono a Benedetto di rivedere la legge del celibato dei preti e l'esclusione delle donne dal sacerdozio. I genitori di due ragazze violentate da un sacerdote, Anthony e Christine Foster, hanno dichiarato che "senza le pubbliche scuse del Papa la Chiesa cattolica non potrà mai dare aiuto reale alle vittime di abusi sessuali del clero". Luigi Accattoli \\ La Terra ferita L'erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo L'accoglienza Gli aborigeni accolgono il Papa con una danza.

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PRAGA 1968: IL PCI ALLA PROVA LA SORTE DI JIRI PELIKAN (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-18 num: - pag: 39 categoria: BREVI PRAGA 1968: IL PCI ALLA PROVA LA SORTE DI JIRI PELIKAN Ho letto l'intervento di un lettore sulla posizione del Pci di fronte agli interventi sovietici in Ungheria e in Cecoslovacchia. A proposito dell'invasione della Cecoslovacchia, faccio presente che la posizione del Pci al riguardo fu radicalmente diversa da quella assunta 12 anni prima a proposito dell'Ungheria. Le riporto di seguito un paio di frasi delle dichiarazioni di Ingrao nel dibattito alla Camera del 30 agosto 1968 (riportate dalla Civiltà Cattolica - Civ. Catt. 1968, III, 517-518). Dopo un attacco alla maggioranza, che aveva bollato come strumentale la condanna dell'intervento fatta dal Pci nel Comitato centrale di pochi giorni prima ("la goffaggine e i richiami all'indipendenza da parte di chi ha manifestato comprensione e si è fatto corresponsabile del genocidio in Vietnam"), Ingrao proseguì (seguo il riassunto della rivista dei gesuiti) osservando che "il nuovo corso non era esente da pericoli: il dissenso manifestato dal Pci non nasceva e non nasce dall'ignorare questi pericoli, ma dalla convinzione che l'intervento militare non è la via giusta per combattere quei pericoli". Come ho detto sopra, la posizione del Pci era quindi radicalmente mutata dall'adesione acritica sull'Ungheria. Piero Stagno piero@pierostagno.it Caro Stagno, C ome ha ricordato Enzo Bettiza in occasione dell'uscita del suo recente libro sugli avvenimenti della Cecoslovacchia ("La primavera di Praga", edito da Mondadori), il Pci "deplorò": espressione ambigua che poteva valere per gli invasori come per gli invasi. La stessa ambiguità riappare nelle dichiarazioni di Pietro Ingrao alla Camera che lei ricorda nella sua lettera. Ingrao sostiene anzitutto che il corso inaugurato da Alexander Dubceck e dai riformatori "non era esente da pericoli". E non condanna l'intervento, ma sostiene che "non è la via giusta per combattere quei pericoli". Insomma i riformatori sarebbero stati troppo imprudenti e l'Urss troppo impetuosa. Lei ha ragione quando osserva che fra le posizioni del '56 e quelle del '68 corre una grande differenza. Ma non sarebbe neppure giusto dimenticare che la vicenda di Praga fu sin dagli inizi molto diversa da quella di Budapest. Si trattò di una riforma, non di una rivoluzione e, per di più, cadde in un periodo della guerra fredda durante il quale il rischio di un scontro frontale in Europa era considerevolmente diminuito. Mosca avrebbe potuto affrontare il problema cecoslovacco con altri strumenti. Quello che maggiormente mi colpisce nelle dichiarazioni di Ingrao, caro Stagno, non è la differenza dei toni rispetto ai tempi di Budapest, ma l'evidente disagio dell'esponente del partito comunista italiano. Ingrao non può approvare la violazione della sovranità cecoslovacca, ma è costretto a trovare qualche giustificazione per l'intervento. Vi è un altro episodio, del resto, che conferma questo disagio e mette in maggiore evidenza il grande imbarazzo del Pci in quel periodo. L'episodio concerne Jiri Pelikan, amico e collaboratore di Dubceck, direttore della televisione all'epoca degli avvenimenti, personalità di spicco del blocco riformista. Nei mesi che precedettero la crisi e nei giorni cruciali dell'invasione, Pelikan fu probabilmente la persona che maggiormente contribuì, con i suoi programmi televisivi, a riscaldare il cuore dei riformatori. I sovietici lo detestavano. Quando Dubceck ritornò a Praga dall'Unione Sovietica, dove fu sequestrato per alcuni giorni, Pelikan era già in clandestinità, ma ne uscì, come ricorda Bettiza, per registrare il discorso umiliante che il segretario generale del partito fu costretto a pronunciare in quella occasione. Il leader riformatore era "spento, svuotato, privo di energie, come se avesse subito mesi di torture". Ma prese in disparte Pelikan per dirgli che i sovietici non lo avrebbero mai perdonato per ciò che la televisione aveva fatto nei sette mesi della "primavera" e nei sette giorni dell'occupazione. Fu questa la ragione per cui Pelikan, qualche giorno dopo, arrivò in Italia. Una delle sue prime iniziative fu l'invio di una lettera a Enrico Berlinguer da cui sperava di ricevere simpatia e aiuto. Quella lettera non ebbe mai risposta. L'aiuto venne dai socialisti e in particolare da Bettino Craxi che lo volle candidato del partito socialista alle prime elezioni del Parlamento europeo. Risponde Sergio Romano.

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Davanti ai giudici show di ottaviano tanta politica e nessuna autodifesa - carlo bonini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca Il governatore non ha risposto alle domande dei pm né si è scagliato contro il suo grande accusatore Angelini Davanti ai giudici show di Ottaviano tanta politica e nessuna autodifesa "Oggi avrei dovuto essere in Sud Dakota a fare gli interessi del mio Abruzzo" Un unico accenno all'inchiesta: controllate bene i movimenti sui miei conti correnti CARLO BONINI DAL NOSTRO INVIATO PESCARA - Tra le 11 e le 12 di ieri mattina, nella sala interrogatori del carcere di massima sicurezza di Sulmona, non è accaduto nulla, ma proprio nulla di ciò che gli addetti, come forse anche le persone di buon senso, ritenevano se non verosimile, quantomeno ragionevole dovesse accadere. Ottaviano Del Turco ? riferiscono fonti qualificate presenti all'atto istruttorio ? ha affidato al verbale del gip Michela Di Fine, del procuratore Nicola Trifuoggi e dei suoi sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, una lunga dichiarazione spontanea in cui non ha mai affacciato alcuna considerazione di merito sulle accuse che lo hanno portato in carcere. Né specifica, né generica. Ottaviano Del Turco non ha mai pronunciato la parola "sono innocente". Non ha mai neppure evocato il nome o l'ombra del suo accusatore, Vincenzo Angelini e le mattonelle di denari che dice di avergli consegnato nel tempo. Non ha mai alzato la voce, non si è abbandonato ad alcuna emozione, non ha mostrato alcuna animosità verso i quattro magistrati che gli erano seduti di fronte. Ha deciso, come suo pieno diritto, di avvalersi della facoltà di non rispondere, preferendo dichiarare, non interrotto, ciò che ha ritenuto utile alla sua difesa. è accaduto così che Ottaviano Del Turco, in un silenzio a tratti stupefatto dei suoi interlocutori, abbia intrattenuto per oltre venti minuti i quattro magistrati e il suo avvocato difensore, Giuliano Milia, con una lunga digressione squisitamente politica. Ha cominciato rammaricandosi per la sua condizione e le opportunità perse dalla Regione che ha guidato ("Sono qui in carcere e invece sarei dovuto essere in Sud Dakota per importanti accordi che avrebbero fatto il bene dell'Abruzzo"), per poi lumeggiare le politiche di rigore raccomandate dal terzo governo Berlusconi (2001-2005) in materia di sanità, ricordando lo stato di dissesto dei bilanci di quasi tutte le regioni italiane e gli esiti che quelle politiche sortirono. "Nel 2005, solo 15 regioni su 20 ? ha ricordato Del Turco ? risultavano aver dato corso a quel piano di rientro finanziario". E tra queste, non la regione Abruzzo. "Diventato governatore ? ha proseguito ? ho trovato un bilancio sanitario in condizioni gravissime che, con la politica del buon contadino, ho cominciato a risanare". "E la prova ? ha aggiunto ? è in uno studio dell'Università Cattolica". Di cui ha voluto citare almeno due riferimenti. "Prima che diventassi governatore, le statistiche sanitarie sull'Abruzzo, stilate sulla base del ricorso alle prestazioni erogate dal servizio sanitario regionale, indicavano un 6 per cento degli abruzzesi afflitti da malattia mentale e un 15 per cento, ospedalizzati per ragioni "anomale". Entrambi gli indici, con la mia giunta sono sensibilmente migliorati". Ottaviano Del Turco aveva letto attentamente l'ordinanza di 442 pagine che gli era stata notificata all'alba del 14 luglio. Ma quel tomo che lo ha scaraventato nel buco nero in cui si trova non è stato oggetto di nessuna delle sue parole. Né direttamente né indirettamente. Per scelta propria, evidentemente, e del suo avvocato, Giuliano Milia, che ha potuto incontrare per la prima volta solo ieri mattina, un'ora prima di essere sentito dai magistrati. Non un cenno, non una considerazione, se non per una laconica raccomandazione affidata ai tre procuratori della Repubblica, di "controllare attentamente" i suoi "conti correnti bancari", "per verificare se vi siano movimenti anomali". Ha cominciato e finito parlando di politica, Ottaviano Del Turco. Mostrando alla fine della sua digressione sulle politiche sanitarie nazionali e regionali le due lettere di dimissioni da presidente del consiglio regionale e di autosospensione da membro del Pd. Una scelta che ha offerto all'avvocato Milia l'argomento processuale con cui chiedere la scarcerazione del suo assistito. "Ora ? ha argomentato con i magistrati ? non esiste più un pericolo di inquinamento probatorio". "Come del resto ? ha aggiunto ? non è esistito prima della sua cattura, perché non può certo essere considerato inquinamento probatorio la segnalazione ufficiale a un alto magistrato (il procuratore generale dell'Aquila, ndr) delle riserve su un indagine in corso di un uomo che si sa innocente. O il fatto che un ex ministro delle Finanze incontri vecchi amici della Guardia di Finanza". Le considerazioni di Milia hanno acceso un tagliente battibecco con il procuratore Trifuoggi, caricando la fine del confronto di un forte nervosismo, culminato con l'immediata replica messa a verbale dal magistrato che ha espresso "parere negativo" della Procura sia al ritorno in libertà di Del Turco che ad ogni altra misura cautelare diversa da quella della detenzione in carcere. Decisione, questa, motivata dal procuratore richiamandosi a quanto lo stesso gip Michela Di Fine aveva avuto modo di scrivere nella sua ordinanza. Che anche eventuali dimissioni da governatore non avrebbero consentito altra misura che non il carcere. Probabilmente, non più quello di Sulmona, ma di Teramo. Almeno fino a lunedì, giorno entro il quale il gip dovrà pronunciarsi.

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Lettera aperta di duecento cattolici: <Via il bando su preti donna e sposati> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 170 del 2008-07-18 pagina 13 Lettera aperta di duecento cattolici: "Via il bando su preti donna e sposati" di Redazione Duecento esponenti della Chiesa cattolica australiana hanno scritto al Papa chiedendo di togliere il bando su preti donna e sposati. L'iniziativa arriva dal movimento Ordination of Catholic Women, e si presenta come proposta per ovviare alla carenza di vocazioni. I firmatari chiedono al pontefice di cambiare le regole sull'ordinazione sacerdotale, in modo da ammettere al sacerdozio uomini già sposati e donne. La lettera sottolinea come nelle zone rurali d'Australia sia particolarmente grave la scarsità di sacerdoti, spesso costretti a viaggiare per più di 600 km ogni fine settimana per celebrare la messa e amministrare i sacramenti. Per gli aderenti al movimento, il ministero di donne e uomini, sposati e celibi, renderebbe la Chiesa "più ricca spiritualmente, più aperta a comprendere le sfide che gli esseri umani di ogni età e genere, devono affrontare, e più in grado di portare l'amore e la saggezza di Dio ai complessi problemi del nostro mondo". Il Vaticano non ammette preti sposati, anche se nelle Chiese di rito orientale, continuano a esistere, in piena comunione con Roma. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"Un mare di sapori" per l'estate in Riviera (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 170 del 2008-07-18 pagina 0 "Un mare di sapori" per l'estate in Riviera di Redazione Dal 28 giugno al 15 settembre oltre cinquanta appuntamenti, organizzati su 110 km di costa. Protagonista assoluta: l'enogastronomia dell'Emilia Romagna Un cartellone estivo di oltre 50 eventi, distribuiti sull'intera Riviera Adriatica. In Emilia- Romagna quest'estate i sapori più tipici diventano spettacolo con l'edizione 2008 di "Emilia-Romagna è Un Mare di Sapori", rassegna dedicata al cibo e ai prodotti di eccellenza dell'Emilia-Romagna, frutto di un progetto dell'assessorato all'Agricoltura dell'Emilia-Romagna, con la partecipazione dei Consorzi di tutela di Prosciutto di Parma, del Parmigiano-Reggiano, della Pesca e Nettarina di Romagna Igp, dei Salumi Piacentini, dell'Enoteca dell'Emilia-Romagna, di Unioncamere e la collaborazione di Apt Servizi. Dal 28 giugno al 15 settembre si susseguiranno spettacoli teatrali, dirette radiofoniche, mercatini tipici, degustazioni guidate come quelle dedicate al vino nella rassegna "Tramonti DiVino" o la cottura all'aperto di una forma di Parmigiano Reggiano, allestite direttamente in spiaggia. Tutto questo con un unico obiettivo: divertire il pubblico – soprattutto i turisti che ogni estate affollano la costa dell'Emilia-Romagna – e intanto raccontare gli affascinanti segreti che stanno dietro alla produzione di una forma tonda e perfetta di Parmigiano Reggiano, l'invecchiamento di un profumato Pignoletto Doc dei Colli Bolognesi o la stagionatura dei saporiti Salumi tipici della zona di Piacenza. I protagonisti saranno loro: i vini autoctoni e i prodotti a denominazione dell'Emilia Romagna che vanta il record europeo con 26 Dop e Igp. In particolare l'accento di questa edizione sarà posto su produzioni come il Prosciutto di Parma Dop, il Parmigiano-Reggiano Dop, le Pesche e Nettarine di Romagna Igp, i Salumi Piacentini Dop, in abbinamento con i grandi vini come il Sangiovese di Romagna, i Lambruschi, il Pignoletto, l'Albana di Romagna, il Gutturnio, che figureranno sulla grande tavola idealmente allestita lungo la Riviera. "A Buon Mercato": prodotti tipici e teatro La novità 2008 è rappresentata da un ricco cartellone teatrale: otto repliche di "A Buon Mercato", spettacolo prodotto dalla Compagnia Koinè. In un'ora e 20 minuti il pubblico seguirà storie immaginarie. C'è l'amante del casaro che racconta la sua vita accanto a un uomo che ha dedicato la propria vita al Parmigiano-Reggiano: un modo divertente per conoscere tutta la filiera di produzione del Re dei formaggi. Ci sono due dame, la pesca e la nettarina di Romagna che insegnano al pubblico qual è il modo migliore per essere degustate, intanto gli attori offrono al pubblico i frutti utilizzando una grande rete da pesca. Altrettanto divertente sarà la querelle fra Lambrusco di Modena e Lambrusco di Reggio Emilia per decidere qual è il vero territorio d'origine. Come originale sarà lo spazio scenico: il palcoscenico sarà allestito in piazze e luoghi pubblici di grande passaggio. Ci saranno delle bancarelle di legno e al centro una pedana rotante dove saliranno di volta in volta anguille, pesche, pesce azzurro, prosciutto, formaggio, naturalmente tutti “rappresentati” da attori. Oltre al palco ci saranno i mercatini di prodotti tipici organizzati dalle Strade dei Vini e dei Sapori dell'Emilia Romagna: 15 associazioni che rappresentano il turismo enogastronomico nel territorio da Piacenza a Rimini. Le date di "A Buon Mercato" sono: 4-5 luglio a Cervia (piazza Garibaldi), 12-13 luglio a Rimini (piazza Cavour), 18-19 luglio a Comacchio (piazza Trepponti,) 25-26 luglio Cesenatico (piazza Costa). Le dirette di Radio 2 Rai Decanter Per quattro settimane la trasmissione torna in Romagna per raccontare la vacanza, i prodotti tipici e i vini regionali, tra degustazioni, interviste semiserie a personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, della cultura e ai testimonial dei prodotti con le consuete gag di Federico Quaranta e l'Inutile Tinto (al secolo Nicola Prudente). Prima tappa, Milano Marittima in viale Gramsci, dal 30 giugno all'11 luglio, con dirette ogni sera dalle 22.00 alle 24.00. Dal 14 al 25 luglio, il duo radio-enogastronomico di Decanter si sposterà in Piazza del Grand Hotel a Cesenatico. Durante tutte le serate si esibiranno giovani cantautori nello spazio del DecantAutore adiacente alla postazione microfonica. L'opportunità unica di un palcoscenico e di un pubblico per chi vorrà cimentarsi. Con le Pesche e le Nettarine nella Notte Rosa Saranno tra i protagonisti della Notte Rosa, il 5 e 6 luglio, colorata dal lancio di 5.000 palloncini, ovviamente rosa, da tutta la costa con impresso il marchio Igp Pesca e Nettarina di Romagna. Ancora le pesche protagoniste di due spettacoli che si svolgeranno il 10 luglio, con il cabaret di Marco Giacobazzi, e l'11 luglio, con le note di Giuliano Palma e i Bluebeaters, a Cesenatico (Piazzale Grand Hotel). I Tramonti e i Passaggi di Vino Il 18 luglio a Rimini (dal bagno n.9 al n.28) sarà la serata di "Passaggi di Vino" con degustazioni di vino abbinate a spettacoli in riva al mare. Interessanti contaminazioni fra spettacolo e degustazioni di vino animeranno "Tramonti DiVino", una kermesse dedicata alla presentazione delle guide dell'Associazione Italiana Sommelier "Emilia e Romagna da Bere", dove tanti sommelier presenteranno i vini delle Doc e Docg regionali, in abbinamento con il pesce azzurro a Cesenatico il 24 luglio, con la musica della band dei Popoli Dalpane Ensemble ispirata alle melodie di Brian Eno e la comicità irresistibile di Vito, il 31 luglio a Marinara di Marina di Ravenna, il 3 agosto a Misano Adriatico e ancora il 23 agosto a Lido degli Estensi. Un mito: il Parmigiano Reggiano A Cattolica e a Riccione – le date sono in fase di definizione – sulla spiaggia, di sera andrà in onda la cottura di una forma di Parmigiano Reggiano secondo la vecchia tradizione del fuoco a legna. Uno spettacolo garantito che proporrà altresì una mostra e la proiezione di filmati su questo formaggio unico al mondo. Al termine della cottura si degusterà gratuitamente il "Tosone" e ci saranno assaggi di piatti a base di Parmigiano e pesce. Menù tipici in alberghi e ristoranti Sono stati selezionati circa 130 alberghi e ristoranti lungo tutta la costa che offriranno una carta dei vini emiliano romagnoli e un menù della tradizione. Un'apposita commissione valuterà le migliori carte sia dei vini sia i menù, che saranno segnalate per una premiazione nel contesto della prossima edizione di Enologica – in novembre a Faenza. Presso ogni esercizio sarà collocato un angolo informazioni con espositore per la divulgazione del materiale. Nei ristoranti saranno condotte degustazioni e corsi di formazione sui prodotti e sul loro uso. Subito dopo l'estate sono programmati corsi di formazione incentrati sul valore dell'enogastronomia nell'offerta turistica. Tutti gli spettacoli saranno in orario serale. Per chi vuole saperne di più, il programma è sul sito www.unmaredisapori.com dove dal 15 luglio, per un mese, si potrà partecipare al gioco dell'estate "Emilia-Romagna è Un Mare di Sapori" e vincere uno dei tanti premi in palio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La terza via tra laicismo e radicalismo religioso - jürgen habermas (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

La terza via tra laicismo e radicalismo religioso JÜRGEN HABERMAS I multiculturalisti lottano per adeguare rispettosamente il sistema giuridico alle pretese di eguale trattamento avanzate dalle minoranze religiose. Essi mettono in guardia dai pericoli dell'assimilazione forzata e dello sradicamento. Lo stato laico non deve integrare le minoranze nell'egualitarismo civico in maniera tanto drastica da svellere i singoli individui dai loro contesti identitari. Vista in questa prospettiva comunitarista, un'astratta politica d'integrazione corre il rischio di assoggettare le minoranze agli imperativi della cultura di maggioranza. (?) Per esempio, Timothy Garton Ash sottolinea il fatto che ci sono "anche donne musulmane che rifiutano la maniera con cui Hirsi Ali accolla all'islamismo in generale ? e non alle singole culture nazionali, regionali e tribali ? la responsabilità della loro oppressione". Ed effettivamente, gli immigrati musulmani saranno integrabili nella società occidentale non a dispetto della loro religione, ma soltanto in armonia con essa. Sull'altro versante, i secolaristi lottano per una inclusione color-blind, culturalmente daltonica, di tutti i cittadini, a prescindere della loro origine culturale e della loro appartenenza religiosa. Questo partito mette in guardia dalle conseguenze di una politica identitaria che "pieghi" eccessivamente il sistema giuridico alle esigenze specifiche delle minoranze culturali. Da questa prospettiva laicista, la religione deve restare una faccenda esclusivamente privata. (?) Entrambe le parti perseguono lo stesso obbiettivo: la civile convivenza di cittadini autonomi nel quadro di una società liberale. Esse, tuttavia, si accaniscono nella disputa di un Kulturkampf che ad ogni pie' sospinto si riaccende daccapo. SEGUE A PAGINA 39.

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Lui lo sa (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Lui lo sa Marco Travaglio Non occorreva Nostradamus per prevedere che Al Tappone non si sarebbe fermato neppure dopo il Lodo Alfano. Bastava un pizzico di memoria storica. Chi, da 15 anni, cede a ogni sua estorsione, pagando pizzi e riscatti in nome del "male minore", convinto che "è l'ultima volta", deve poi amaramente constatare - anche se non lo ammette mai - che l'ultima volta è sempre la penultima e che ogni male minore prelude sempre a un male peggiore. Conquistata l'impunità per sé e per le altre tre cariche dello Stato, Al Tappone ha subito annunciato le prossime mosse: immunità parlamentare per tutti (poi provvisoriamente ritrattata per tener buona la Lega), fine dell'azione penale obbligato- ria (le priorità le decide il Parla- mento, cioè lui), pm al guinzaglio dell'esecutivo come ai tempi del fascismo, "riforma del Csm" per renderlo ancor più politicizzato (aumento dei membri laici e silenziatore sui pareri, ora dovuti per legge, per ogni riforma che investa la Giustizia). A questo punto chi non ha occhi e orecchi foderati di prosciutto dovrebbe porsi una domanda semplice semplice: ma davvero i quattro processi attualmente aperti a carico del Cainano giustificano questo suo scatenamento ossessi- vo, disperato e scalmanato? Il processo Mills andrà a sentenza in ottobre, quando il Lodo sarà già legge: il verdetto potrà riguardare solo l'avvocato presunto corrotto, e non il premier presunto corrut- tore, che verrà "stralciato" e tenuto in attesa che la Consulta si pronunci sulla costituzionalità del Lodo. Ma, appena il collegio presieduto da Nicoletta Gandus emetterà la sentenza su Mills, diventerà automaticamente incompatibile a giudicare poi Berlusconi. Se mai il processo ripartirà, per la bocciatura del Lodo o per l'uscita del Cainano da Palazzo Chigi (con perdita dell'immunità), dovrà occupar- sene un nuovo collegio. E dovrà ricominciare daccapo. Così la prescrizione, già ora agli sgoccioli, si mangerà il processo garantendo all'illustre imputato la consueta impunità. Lo stesso accadrà col processo sui diritti Mediaset, dove il collegio presieduto dal giudice D'Avossa potrà giudicare i coimputati del Cavaliere, ma non lui, che ne uscirà grazie al Lodo per tornare sotto processo solo fra qualche anno, con prescrizione assicurata. Gli altri due procedimenti, nati dalle sue telefonate con Saccà, sono ancora agli albori: l'uno, per corruzione del direttore di Raifiction, è in udienza preliminare tra Napoli e Roma; l'altro, per la compraven- dita di senatori dell' Unione, è in indagine preliminare a Roma. Se, come pare, tutto dovesse approdare nella Capitale, i rischi per Al Tappone sarebbero davvero minimi, anche senza immunità: non si ricorda, a memoria d'uomo, un potente uscito con le ossa rotte dal tribunale capitolino. Di che si preoccupa il Cainano? Che senso ha questo suo tuonare ogni santo giorno, da mane a sera, contro la magistratura, a costo di precipitare nei sondaggi, di logorare i rapporti con la Lega e di costringere un Pd così ansioso di "dialogo" a far la faccia feroce per tener buoni gli eventuali elettori? Delle due l'una: o il nostro ometto è uscito definitivamente di testa (l'altro giorno, per dire, ha paragonato Mara Carfagna a Santa Maria Goretti e se stesso al Brunello di Montalcino); oppure sa qualcosa che noi non sappiamo. La prima è altamente improbabile: la giustizia, per lui e la banda, è un tema troppo cruciale e presidiato da consiglieri, consigliori e azzeccagarbugli per esser lasciato alle mattane uterine di un misirizzi fuori controllo. La seconda è altamente probabile, almeno per chi conservi un pizzico di memoria storica. In questi 15 anni l'abbiamo visto più volte ululare alla luna. Sul momento, nessuno capiva il perché e lo credeva impazzito. Poi regolarmente la cronaca giudiziaria si incaricava di fornire una spiegazione plausibile. Una volta le rogatorie dall'estero, un'altra le rivelazioni dell'Ariosto, un'altra ancora le confessioni dei pentiti di mafia. Anche stavolta ci dev'essere qualcosa di grosso che bolle in pentola. Qualcosa che non coinvolga solo lui ­ ormai immune - ma anche qualcuno dei suoi complici sparsi per il mondo. Qualcosa che rende urgenti, anzi obbligate due controriforme sommamente impopolari: basta intercettazioni, basta inchieste sui politici e i loro amici. Noi non sappiamo ancora chi, cosa, perché. Lui sì. Ora d'Aria.

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Coop sociali, da lunedì il Comune sblocca i fondi Nell'assistenza cresce il peso di sponsor e associazioni cattoliche. Guidi delegato all'handicap (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 19-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del Coop sociali, da lunedì il Comune sblocca i fondi Nell'assistenza cresce il peso di sponsor e associazioni cattoliche. Guidi delegato all'handicap Alfonso Bianchi Alla fine è intervenuto il governo per salvare Alemanno proprio quando la situazione delle cooperative sociali era divenuta insostenibile. Dai 500 milioni a fondo perduto stanziati da Tremonti per il Comune di Roma, saranno presi i soldi per anticipare i pagamenti delle fatture arretrate fino al 31 Aprile. Questa la decisione del comitato di commissariamento riunitosi ieri per la prima volta. Lunedì la giunta incontrerà le associazioni e le cooperative. Intanto il sindaco ha presentato il nuovo Delegato per le Politiche della disabilità. Si tratta del professor Antonio Guidi, già ministro per la Famiglia e la Solidarietà sociale nel primo governo Berlusconi e sottosegretario alla Salute nel secondo, ha accettato il nuovo incarico con grande entusiasmo definendolo "il più importante che abbia mai ricoperto". Insieme all'assessore alle Politiche sociali, Sveva Belviso, ha annunciato gli interventi estivi per gli anziani e le linee guida del lavoro dei prossimi anni. Sugli interventi messi in campo per l'estate il Comune sembra voler fare un passo indietro facendosi affiancare nel finanziamento da aziende private (Tim, Rocchetta, Finmeccanica e Pfizer) e nel lavoro delle associazioni cattoliche. Il progetto si chiamerà "Angeli di Roma" e prevede una linea telefonica per accogliere le segnalazioni (06.67105012 e 800441022) e una rete di assistenza composta da medici e infermieri volontari, dalle associazioni cattoliche e da ventitre tirocinanti del corso di formazione per badanti. Confermato il progetto "Nonna Roma". Guidi nel presentare il proprio programma non ha risparmiato qualche stoccata all'amministrazione precedente: "Chi si occupa di disabilità non deve fare il protagonista. La voce della disabilità non deve avere colore politico. Per troppi anni in questo Comune è stato così". Oltre alle critiche concede però anche il riconoscimento dei merito di chi lo ha preceduto. "Il percorso aperto dalla Argentin è molto fruttuoso. Certo su molte cose siamo in disaccordo ma cercherò anche la sua collaborazione". Interrogato sulla possibilità che anche nel comune di Roma si affermi il modello lombardo Guidi ha poi spiegato: "bisogna dare più potere alle famiglie di scegliere il servizio che ritengono migliore. Non voglio fare una battaglia alle cooperative ma è chiaro che in questi anni hanno acquistato un forte potere". Ileana Argentin, che ricopriva il ruolo di Guidi nella giunta Veltroni, si dichiara pronta a collaborare ma rimanda al mittente tutte le accuse. "Io sarei anche disponibile a lavorare con Antonio - spiega - ma non accetto l'insinuazione che ho favorito solo organizzazioni di sinistra. In questi giorni hanno già richiesto la mia collaborazione il ministro Scajola e l'assessore Marchi ed io sono stata felice di accettare. L'unico che non mi ha mai chiamato è stato proprio Alemanno e questo mi è sembrato quantomeno strano". Sui progetti di Guidi poi ironizza: "Non capisco cosa vuol dire dare alle famiglie il diritto di scegliere. Quello c'è già. Nessuno è obbligato ad accettare il servizio e ognuno è anzi libero di cambiare l'operatore da cui riceve l'assistenza. Ho l'impressione che non sappiano di cosa stanno parlando" e sulle politiche da adottare conclude "se qualcuno pensa soltanto di introdurre i voucher troverà in me una strenua oppositrice".

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La religione di un sindaco - augusto cavadi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)

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Pagina XVI - Palermo LA RELIGIONE DI UN SINDACO AUGUSTO CAVADI L FATTO è NOTO - il sindaco Cammarata non partecipa alla processione della patrona della città e non grida "Viva Palermo e santa Rosalia" - anche per gli echi polemici e i commenti di segno opposto suscitati il giorno dopo. Se può servire una riflessione un po' più distaccata dall'emotività del momento, proporrei di distinguere due aspetti che mi pare siano stati indebitamente intrecciati. Il primo aspetto è l'assenza del primo cittadino considerata in sé stessa. Se devo essere franco, mi pare un passo avanti verso la civiltà. Segna infatti la discontinuità con una tradizione di commistione fra politica e religione, fra Stato e chiesa, fra istituzioni pubbliche e devozioni private di cui c'è bisogno sempre più impellentemente. Infatti un'amministrazione più laica significa un'amministrazione più "amichevole" nei confronti di tutti i cittadini: anche dei cittadini a-religiosi o di religioni diverse dal cristianesimo (pensiamo alla presenza di palermitani islamici e induisti) o di chiese cristiane diverse dal cattolicesimo (pensiamo alle decine di migliaia di cristiani protestanti di vari indirizzi). E, ne sono sicuro, più simpatica anche ai cattolici adulti, consapevoli, che non vogliono identificare la loro professione religiosa con nessun campanile (memori anche di quanto i mafiosi siano affezionati al "cattolicesimo municipale" come supporto ideologico di una criminalità politica senza idee e senza sentimenti). Un secondo aspetto della questione, da distinguere bene dal precedente, tocca i motivi della scelta di Cammarata. Legata, pare, alla volontà di non esporre il fianco alle dimostrazioni rumorose dei senzatetto palermitani. In linea di principio, non si dovrebbero che deplorare delle manifestazioni di protesta in grado di minare incontri collettivi solenni e più o meno intensamente partecipati dai concittadini. Ma va subito aggiunto che, sempre in linea di principio, chi vive un disagio clamoroso - come la mancanza di un alloggio - dovrebbe avere in democrazia diversi canali per far sentire la propria voce e ottenere giustizia. Di fatto avviene così? O non si preferisce prendere spunto da alcuni casi (che ci sono) di senzacasa che in vario modo tentano di speculare sul proprio disagio per criminalizzare intere famiglie, con genitori disoccupati senza loro colpa e bambini esposti ai quattro venti? Le proteste nel giorno del festino sono un'anomalia: ma un'anomalia che, dobbiamo ammetterlo, risponde a un'altra anomalia. Entrambe - le urla di chi non riesce a farsi ascoltare altrimenti e la sordità di chi non ascolta se non quando si urla in occasioni cruciali - sono il sintomo di una città malata: di una città dove chi ha, cerca (già col voto) di ampliare i propri privilegi; e chi non ha, o ha poco, trova difficile lavorare per i propri diritti (talora votando per i partiti sbagliati, talora votando per quelli giusti che però contano sempre meno in fase deliberativa, talaltra ancora astenendosi colpevolmente dal votare) viene emarginato e ghettizzato implacabilmente. Palermo sarà una città civile quando il sindaco non sarà aspettato perché salga su una scala a gridare verso un simulacro, ma sino al giorno prima del festino - e dal giorno immediatamente a esso successivo - sarà nel suo ufficio a ricevere i cittadini in più gravi condizioni, a consigliarsi con i propri collaboratori e a controllare che le risposte politiche concordate con la sua giunta si traducano, in tempi certi, in fatti concreti ed evidenti. Sarà il modo migliore per onorare l'incarico - indubbiamente impegnativo - ricevuto dalla maggioranza degli elettori e, se si trattasse per caso di un cristiano credente e praticante, il modo migliore per testimoniare la sua fede nel messaggio evangelico.

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Via libera alla moschea, cattolici divisi - donatella alfonso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Genova Via libera alla moschea, cattolici divisi Monteleone attacca il sindaco: "L'intesa è solo una scelta mediatica" E Borghezio lancia la nuova crociata: "Neppure Nostradamus poteva prevedere un'invasione come questa" DONATELLA ALFONSO NON la sindaco, ma siano i genovesi a decidere se Genova debba ospitare una moschea, insiste il partito in cerca di sostegno del referendum consultivo. E a Gianni Plinio, capogruppo di An, al consigliere forzista matteo Rosso e Gianni Bernabò Brea (La Destra) si affiancano anche voci cattoliche moderate come Rosario Monteleone, ora esponente dell'Udc, ma di fatto ancora sostenitore della maggioranza di centrosinistra in Regione, di cui resta vicepresidente del Consiglio. Mentre Fabio Broglia, moderato confluito nel Pd, aderisce all'idea del comitato per il referendum, ma butta il cuore oltre l'ostacolo: che partecipino anche i musulmani, se sono cittadini genovesi, e finiranno le strumentalizzazioni. "Ma io sono convinto che anche da parte della sinistra ci sarà la disponibilità a discutere del referendum, peraltro previsto dallo statuto del Comune - incalza Plinio - Non a caso io chiedo che si costituisca un comitato bipartisan per promuoverlo". "Io penso che ci si debba spogliare dall'appartenenza politica , questa è una scelta culturale e urbanistica, sicuramente di civiltà: ma deve essere condivisa" avverte Monteleone , che attacca la firma del protocollo come di una "scelta mediatica" della Vincenzi. E insiste: "Il referendum consultivo va fatto con tutta la città, con le associazioni, le parrocchie: perché none esiste solo don Gallo, sono molti i cattolici che la pensano diversamente". Ma come, un fedele vuole togliere ad altri fedeli la possibilità di pregare il loro dio? "Penso sia giusto un luogo di ritrovo per i fratelli musulmani, ma non mi va com'è stata impostata la questione. E Genova ha ben altre priorità". Insomma, la possibile moschea e l'intesa tra la sindaco e l'imam Husein Salah fanno crescere la temperatura tra i partiti; ma se da un lato la forma, cioè l'ipotesi di una consultazione popolare non può che trovare l'intesa generale, dall'altro la sostanza, cioè la libertà di avere un luogo di culto anche per gli islamici resta ben differenziata. mentre l'europarlamentare leghista Mario Borghezio, con la consueta finezza, invita la Vincenzi "a pulire i vetri in cima alla Lanterna" scrivendo che "nemmeno Nostradamus, pur così pessimista nella sua profetica visione di un'Europa invasa dagli islamici era arrivato a prevedere che Genova, da repubblica marinara e cristiana sarebbe diventata una repubblica islamica", l'associazione culturale Al Mohammadia parla del protocollo d'intesa come di un evento importante "per tutti coloro che credono nell'uguaglianza e nella libertà di culto sancite dalla Costituzione". L'Associazione sottolinea "il contributo che potrà dare un luogo di culto per la convivenza pacifica", polemizzando con "la destra cittadina", a cui la moschea "toglierà un elemento centrale della loro propaganda politica". Definiscono invece il protocollo come "un vuoto documento" perché "non preceduto da una discussione e relativa votazione in Consiglio comunale che ne avrebbe eventualmente ratificato l'ufficialità" i due consiglieri comunali di An Aldo Praticò e Giuseppe Murolo che minacciano, se la moschea dovesse nascere per delibera di giunta, di usare ogni forza per ostacolarlo. Poco conta che si sia già chiarito come ogni discussione verrà portata al tavolo con i municipi e poi in consiglio comunale; la destra incalza con timori e dinieghi.

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La festa di don gallo musica e auguri dai vip - raffaele r. riverso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XVII - Genova Oltre mille persone per gli 80 anni del sacerdote La festa di don Gallo musica e auguri dai vip Microconcerti e messaggi video, la consegna dei regali Il protagonista: "Non pensavo proprio di arrivare fin qui" RAFFAELE R. RIVERSO Una torta di due metri per un metro e venti alla frutta portata da un gruppo di trans genovesi sulle note di "Princesa" di Fabrizio De André è stato uno dei momenti-clou alla festa per l'ottantesimo compleanno di don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto, che si è svolta ieri sera all'Arena del mare, presenti oltre mille persone (tra il pubblico Nando Dalla Chiesa e Vittorio Agnoletto). Un happening: l'abbraccio di Dori Ghezzi (a cui don Gallo ha consegnato un mazzo di rose, suscitandone la commozione, che s'è trasformata in lacrime quando il sacerdote ha letto una poesia scritta da lui e dai ragazzi della Comunità il giorno dopo il funerale di Fabrizio De André) e di don Vitaliano Della Sala (che gli ha donato un pacco di sigari toscani) e l'omaggio delle istituzioni con la consegna di una targa da parte del sindaco Marta Vincenzi e con l'augurio del primo cittadino di "operare altri ottant'anni in questa città". "Ottant'anni? Non pensavo certo di arrivarci - ha detto don Gallo - Quindici anni fa pensavo di andarmene, per tre mesi non sono riuscito a dormire, ero mezzo esaurito anche se parlavo. Il mio augurio? Lo faccio agli italiani: che si ricordino che l'Italia è una repubblica democratica, laica e antifascista". In apertura di serata i Soggetti Smarriti; poi la musica di Paolo Bonfanti, Federico Sirianni, Max Manfredi, Orchestra Bailam e Roberta Alloisio, mentre Piero Pelù ha chiuso la serata: microconcerti intervallati dalle telefonate di don Gallo con Franca Rame, Dario Fo e Beppe Grillo. Poi i videomessaggi di Maurizio Crozza, Dario Vergassola, Claudio Bisio, Moni Ovadia, Vasco Rossi, Neri Marcoré, Angela Finocchiaro, Manu Chao con Carotone. Una seconda torta a forma di gallo è arrivata nella notte sul palco col consigliere comunale di Vicenza e portavoce del comitato No dal Molin, Cinzia Bottene.

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"davide è morto, ha smesso di soffrire" - francesca savino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Bari "Davide è morto, ha smesso di soffrire" Il primario Laforgia sul piccolo nato senza reni. Il padre: funerale privato Oggi sarà eseguita l'autopsia. Lo zio scrive sul blog: niente esequie con rito religioso FRANCESCA SAVINO Adesso non deve più sottoporsi alla dialisi, alle flebo o alla respirazione artificiale. A ottanta giorni dalla nascita, ieri alle 5 di mattina Davide, il bambino di Foggia affetto dalla rarissima sindrome di Potter, ha smesso di respirare. Da un mese era ricoverato nel reparto di terapia intensiva neonatale del Policlinico di Bari, in cui era stato trasferito dal pediatrico Giovanni XXIII dopo un ulteriore peggioramento delle sue condizioni. "Ha smesso di soffrire", per il primario Nicola Laforgia che pronuncia queste parole dopo poche ore, mentre i genitori del piccolo sono già in viaggio verso Foggia: cercano una cappella per seppellire il figlio. Da soli: non ci sarà un funerale religioso ma un rito laico e privato. In queste ore la dottoressa Silvana Russo, anatomopatologa, effettuerà l'autopsia: una procedura di rito, per i neonati morti in ospedale, necessaria in questo caso anche per la gravità della patologia di cui Davide soffriva. Una sindrome con pochissimi casi documentati: circa 400 in tutto il mondo. Nessuno, prima di Davide, aveva superato i 39 giorni di vita: un traguardo che il piccolo aveva doppiato, ma senza mai uscire dagli ospedali, mentre il Tribunale per i minori toglieva e poi restituiva ai suoi genitori, fra polemiche e petizioni, la patria potestà. Il 28 aprile il bambino è nato prematuro negli Ospedali riuniti di Foggia: dopo pochi minuti è trasferito nel reparto di terapia intensiva per difficoltà respiratorie. Nelle ore successive alla nascita, gradualmente, emerge la diagnosi: Davide soffre di una patologia congenita, non rilevata in gravidanza nonostante la madre, Maria Rita, si fosse rivolta su consiglio del suo ginecologo anche al Gemelli di Roma, per un'ecografia approfondita. Lei e il marito Massimo, genitori di altri due bambini di 6 anni e 15 mesi, ascoltano solo dopo il parto le tre parole che non sembrano dare speranza: sindrome di Potter. I bambini che nascono con questa malattia non hanno i reni, hanno i piedi torti, non hanno o hanno poco sviluppati gli ureteri e la vescica, hanno malformazioni al viso e, nel 60 per cento dei casi, anche all'intestino e all'apparato digestivo. La prognosi è "costantemente infausta", secondo la letteratura scientifica in cui il caso di Davide resta unico: il primo a respirare e alimentarsi da solo, il primo a superare il traguardo dei 39 giorni. Ma è stata la giurisprudenza, ancor prima che la medicina, a rendere nota la storia di Davide. Il 10 maggio il Tribunale per i minori di Bari sospende la patria potestà dei genitori: il primario del reparto in cui Davide è ricoverato ha dato l'autorizzazione a trasferirlo in una struttura specializzata per la dialisi, necessaria alla sua sopravvivenza. I genitori vogliono riflettere: temono sia solo accanimento terapeutico. Ma il bambino viene portato nell'ospedale pediatrico Giovanni XXIII a Bari, mentre la coppia, difesa dall'avvocato Michele Vaira, e lo zio del piccolo che promuove in rete una raccolta di firme appoggiata da Mina Welby e dall'associazione Luca Coscioni, lottano per tornare al fianco di Davide. Il giudice minorile riassegna loro la patria potestà il 31 maggio, a patto che "continuino a collaborare con il personale medico". Dopo tre collassi e il trasferimento al Policlinico, un mese fa Davide ha continuato a vivere alternando biberon e flebo, con dialisi di 4 o 5 ore quasi ogni giorno e crisi che lo costringevano temporaneamente alla respirazione assistita, fino a ieri. "Ora non soffre più. Non è solo una frase fatta: dentro c'è tutto il dolore della storia di Davide", per Laforgia, assessore comunale alle Culture ma in questo momento soprattutto medico. "Non è tempo per noi per parlare, non ci sono più le parole", chiedeva così silenzio, ieri, il padre. Con la moglie ha scelto di dare a Davide un addio privato.

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Cassazione, l'ira del presidente "su eluana rispettata la legge" - piero colaprico (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)

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Cronaca Cassazione, l'ira del presidente "Su Eluana rispettata la legge" Risposta ai parlamentari: mai travalicato i nostri compiti PIERO COLAPRICO MILANO - Una serie di atti senza precedenti sta accompagnando la fase finale (probabilmente finale) della storia di Eluana Englaro. Ieri, evento non frequente, ha deciso di dire basta alle polemiche il massimo magistrato d'Italia, il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone. Noi, dice in sintesi, "non abbiamo mai travalicato il nostro compito". Quindi, i politici di Camera e Senato, specie del centrodestra, che vogliono sollevare nientemeno che il conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato, rivendicando il loro ruolo di legislatori, si stanno sbagliando. Carbone ha emesso una nota ufficiale, in cui spiega che "senza il consenso informato l'intervento del medico è, al di fuori dei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio o in cui ricorra uno stato di necessità, sicuramente illecito, anche quando è nell'interesse del paziente". Cioè, esiste da tempo (secoli...), una dialettica tra medico e paziente, e il malato, a un certo punto, può chiedere che lo si lasci andare. Nel caso di Eluana Englaro il problema da risolvere era questo: come si accerta la volontà di una persona che, in stato vegetativo permanente, non solo non può dare risposte, ma non ha relazioni con il mondo esterno? Papà Beppino, quando comprese la situazione della figlia, si rivolse all'avvocato Maria Cristina Morelli di Milano. E lei, esperta di diritto della famiglia, gli suggerì di farsi nominare tutore per rappresentare la volontà della figlia, che, quando era viva e studiava all'università Cattolica, aveva detto chiaro e tondo che non avrebbe mai accettato di vivere in un letto, proprio come capitato a un suo amico, dopo un incidente stradale. E questo è il punto che ieri, nella nota, riprende con forza il magistrato Carbone: "La rappresentanza del tutore - ricorda - è sottoposta ad un duplice ordine di vincoli: egli deve, innanzitutto, agire nell'esclusivo interesse dell'incapace e, nella ricerca del "best interest", deve decidere non "al posto" dell'incapace, né "per" l'incapace, ma "con" l'incapace; quindi, ricostruendo la presunta volontà del paziente incosciente, già adulto prima di cadere in tale stato, tenendo conto dei desideri da lui espressi prima della perdita della coscienza, ovvero inferendo quella volontà dalla sua personalità, dal suo stile di vita, dalle sue inclinazioni, dai suoi valori di riferimento e dalle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche", il tutore dice come stanno le cose e i magistrati accertano i fatti. Perciò la Cassazione ha "alla domanda di giustizia del cittadino, assicurato la corretta interpretazione della legge, nel cui quadro - precisa Carbone - si collocano in modo primario i principi costituzionali e la Convenzione di Oviedo", che tutela i diritti del malato.

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Ratzinger sfida le <false divinità> di morte (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)

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N. 171 del 2008-07-19 pagina 14 Ratzinger sfida le "false divinità" di morte di Redazione Potere, ricchezza e amore possessivo sono i nuovi idoli a cui immoliamo la nostra vita L'appello a promuovere le religioni come "strumento di pace" contro il terrorismo Quello dell'attenzione al creato e alla salvaguardia dell'ambiente di fronte all'uso indiscriminato ed egoistico delle sue risorse è uno dei temi più innovativi sui quali insiste Benedetto XVI. Innovativo e per certi versi sorprendente, rispetto allo stereotipo della figura di Ratzinger che è stata costruita negli ultimi decenni. E su questo insiste molto più di quanto non facesse il suo predecessore Giovanni Paolo II, che pure era l'uomo innamorato della natura e aveva un bisogno quasi fisico di vivere all'aria aperta. Ratzinger, nel corso di questi primi tre anni di pontificato, ha sviluppato una vera e propria "teologia della creazione". Dall'Australia, Paese che patisce particolarmente la siccità ed è impegnato in politiche favorevoli all'ambiente, il Papa non ha avuto paura di denunciare, come già aveva fatto più volte, ad esempio in Brasile, "l'erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo". Ha detto che "le meraviglie della creazione di Dio ci ricordano la necessità di proteggere l'ambiente ed esercitare un'amministrazione responsabile dei beni della terra". Ha invitato le religioni a impegnarsi per questo. La Santa Sede ha ratificato il Protocollo di Kyoto e ha potuto chiudere in pareggio i "conti ecologici" del 2007, conquistando così lo scettro di primo Stato a impatto serra zero, grazie a un bosco di 15 ettari che è stato piantato in Ungheria, in grado di assorbire, nel corso della sua crescita, i gas serra emessi dal Vaticano l'anno scorso. E in questi mesi saranno montati sul tetto dell'aula delle udienze dei pannelli solari. La "Civiltà Cattolica" ha pubblicato di recente un importante articolo, rilanciando le preoccupazioni per le minacce ambientali. Certo, in ambito cattolico, si muovono anche realtà di segno diverso, che invitano a non fare inutile allarmismo e contestano molti dei dati che quotidianamente rimbalzano sui nostri teleschermi, affermando che il riscaldamento globale del quale molto si parla non sarebbe una novità, ma soltanto uno dei ricorrenti, e dunque già più volte avvenuti, cambiamenti climatici della storia del nostro pianeta. Benedetto XVI non fa "terrorismo ecologico", eppure mostra di aver scelto una linea ben precisa, rendendo quello della salvaguardia del creato uno dei leit-motiv del suo pontificato. Le sue parole, però, vanno lette per intero e in profondità. Altrimenti si rischia di trasformare il Pontefice in un'icona "verde", associandolo a quei movimenti i cui attivisti sono pronti a incatenarsi per giorni protestando per un koala maltrattato, ma poi ritengono l'aborto una grande e positiva conquista, predicano la sterilizzazione, considerano l'"animale" uomo come una scomoda presenza da eliminare o almeno da limitare il più possibile per salvare la natura. Il Papa, invece, insegna che le ferite prodotte nell'habitat naturale sono presenti anche in quello sociale, e le crea l'uomo che si allontana dal disegno di Dio. "La creazione di Dio è unica e buona - ha detto Ratzinger ai giovani di Sydney -. Le preoccupazioni per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la pace, la cura del nostro ambiente sono di vitale importanza per l'umanità". Ma ha anche aggiunto: "Tutto ciò non può però essere compreso a prescindere da una profonda riflessione sull'innata dignità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, una dignità che è conferita da Dio stesso e perciò inviolabile". Ecco la vera origine del pensiero del Papa "ambientalista". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Grazie al finto rom avete smascherato tutta l'ipocrisia della sinistra buonista (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)

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N. 171 del 2008-07-19 pagina 2 Grazie al finto rom avete smascherato tutta l'ipocrisia della sinistra buonista di Redazione Complimenti alla Redazione e in particolare a Filippo Larganà che ha inscenato una rappresentazione degna del giornalismo pionieristico delle origini. Il problema autentico è proprio quello di far ballare i rapporti ideologicamente mummificati della sinistra suonando la sua stessa musica. Il che vuol dire far emergere le contraddizioni e l'ipocrisia di fondo che sono alla base di questa estenuata pratica politica. La posizione della gente comune (cioè di buon senso) afferma solitamente che gli zingari non devono stare sulle scale di palazzo Tursi, ma nemmeno devono stare dinnanzi a casa propria, visto che una parte di loro tende a commettere notoriamente "marachelle" che disturbano i cittadini (quelle per intenderci così ampiamente documentate per televisione nell'area della stazione centrale di Milano; per non parlare dei furti negli appartamenti e della terribile questione dei rapimenti dei bambini, guarda caso, così frequenti in Italia). Gli zingari creano forme di disagio cui in qualche modo si deve ovviare ma non certo scaricandole sui cittadini (e pace all'anima loro e zitti, se no scatta l'accusa di razzismo da parte dei soliti cani da guardia intellettualizzati della sinistra stessa). A parte Tursi sarebbe interessante sapere se il sindaco Marta Vincenzi gradirebbe veder frequentato l'edificio dove abita da un via vai repentino, appunto, di Rom (con conseguenze facilmente immaginabili). Dostoevskij irridendo coloro che nel XIX secolo facevano professione di "amatori dell'umanità" scriveva (mi pare nei Fratelli Karamazov) che facilmente questi esponenti se un diseredato, male in arnese, fosse salito in treno, sistemandosi vicino a loro, quei "professionisti" appunto si sarebbero affrettati ad andarsene, cambiando subito scompartimento. Se vogliamo cercare di risolvere i problemi dei Rom e degli extracomunitari irregolari, la premessa non può essere che questa: 1) sgomberare il campo dalle tronfie ideologie umanitarie; 2)abbandonare le forme di ipocrisia dettate da intenzioni di politica sciagurata; 3)smetterla di pensare che i propri concittadini debbano subire le ritrite bubbole ideologiche di stampo universalistico (e le loro infelici attuazioni); 4) valutare seriamente chi vuole davvero lavorare e integrarsi osservando le leggi italiane (e non qualche codice etnico particolare, a suo comodo); 5) togliere credito e spazio a quei cretini che ci vengono a dire che nel Dna dei Rom non c'è il rispetto della proprietà privata (questi babbioni dovrebbero essere costretti ad andare a rubare in un campo Rom onde possano constatare a loro spese quel che loro naturalmente accadrebbe in virtù della reazione degli stessi zingari); 6) finirla di pensare che la penisola italiana sia un porto di mare inteso come refugium peccatorum; 7) smetterla da parte degli esponenti del teatrino della politica (orientato a sinistra, laica e cattolica) di fare i "bravi e obbedienti bambini" dell'Europa (e di quella realtà sostanzialmente inutile che è il parlamento europeo, un vero circo Barnum) o dell'Onu (nella speranza di ricevere le tradizionali medagliette e i consueti attestati di benemerenza); 8) allontanare sistematicamente coloro il cui stile di vita è rigorosamente ispirato ad ideali parassitari (senza dimenticare la facile propensione al delinquere). È ben difficile naturalmente che la sinistra cambi mentalità (salvo che i singoli esponenti non siano colpiti, anche duramente, da qualche episodio di cronaca nera). Proprio per questo, onde ci si possa difendere da un costume che affligge ormai il nostro paese da troppo tempo, occorre vigilare e reagire per quanto ci è possibile nelle diverse forme che la legge consente (sperando di non dover andare oltre a causa della nota e risaputa stupidità di chi ha voluto e realizzato nel corso del tempo la disastrosa politica delle "porte aperte"). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Gasparri: <Csm cloaca> E scoppia subito la bufera (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)

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N. 171 del 2008-07-19 pagina 6 Gasparri: "Csm cloaca" E scoppia subito la bufera di Anna Maria Greco da Roma Il termine è forte, soprattutto se riferito al Csm. "Cloaca", lo definisce Maurizio Gasparri in un'intervista a Radio Radicale. Dice, per l'esattezza: "La cloaca del Csm correntizzato, partitizzato e parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani". Poi, il presidente dei senatori Pdl rettifica, per ben due volte. Ma le polemiche politiche sono divampate. "Queste dichiarazioni - dice Massimo D'Alema - sono una manifestazione di dipendenza dall'agenda del premier da parte di Gasparri". "Sono allibito", grida Antonio Di Pietro. "Totale mancanza di senso e di rispetto delle istituzioni", commenta il ministro ombra Pd della giustizia, Lanfranco Tenaglia. E la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, condanna le parole "offensive e gravissime". L'opposizione rievoca gli insulti di piazza Navona con l'aggravante, dicono Idv, Udc e Clemente Mastella, che stavolta non è un comico come Grillo e la Guzzanti ad eccedere, ma un esponente del Pdl. Il Pd chiede al centrodestra di prendere le distanze e invoca l'intervento del presidente del Senato, Renato Schifani. Gasparri, intanto, ridimensiona sembra su consiglio di Gianfranco Fini: "Non intendevo - precisa - denigrare l'istituzione in quanto tale o chi ne ha la guida operativa. L'espressione, che può essere apparsa indubbiamente eccessiva, era collegata alle note polemiche con taluni esponenti del Csm". Dal centrodestra non arrivano censure e per il premier, Silvio Berlusconi, l'incidente è chiuso: "Il senatore Gasparri ha già fatto una precisazione che credo abbia posto la parola fine al problema". Ma interviene anche l'Anm contro chi "delegittima" il Csm. "Insulti vergognosi e qualunquisti - dice il presidente, Luca Palamara -, di fronte ai quali non possiamo che ribadire il nostro richiamo alla difesa dei valori costituzionali". Gasparri è costretto a smentire ancora: ribadisce che alla radio c'era "un acceso scambio di idee" con il pubblico, condito anche da insulti, ma che lui è "ben consapevole della rilevanza delle funzioni del Csm" e del "grande equilibrio" dell'azione di Giorgio Napolitano. Il Presidente della Repubblica, che guida il Csm, a San Pietroburgo glissa una domanda sulla giustizia in quel Paese e si guarda bene dall'entrare nelle polemiche di casa: "Francamente, non posso occuparmi della giustizia in Russia. Dovendomi occupare già di quella in Italia, mi basta". I take di agenzia con le frasi di Gasparri arrivano a Nicola Mancino in mattinata, mentre il vicepresidente del Csm presiede la sezione disciplinare. La reazione di disappunto è evidente, ma si decide di evitare repliche ufficiali. Poco prima, Mancino ha criticato il titolo troppo "bellicoso" di una sua intervista a La Repubblica, in cui dice che una "guerra dichiarata" al Csm non aiuta e che riforme come questa non si fanno "contro qualcuno, ma con il dialogo". Riequilibrare la composizione del Consiglio e rendere esterna la sezione disciplinare è opportuno, ma con una riforma costituzionale. E se ce ne sono troppe in cantiere, avverte, "rischiano di produrre scontri parlamentari e polemiche aspre con la magistratura". Il vicepresidente del Csm, comunque, è contrario alla separazione delle carriere, a interventi sull'obbligatorietà dell'azione penale e sull'immunità parlamentare. Chi risponde a Gasparri, per abbassare i toni, è il laico di Fi Michele Saponara. "Non ritengo di far parte di una cloaca - dice al Giornale - e mi dispiace che Gasparri, forse nella foga polemica, abbia definito così il Csm, organo di cui mi onoro di far parte e dove sono stato eletto anche con il suo voto". Al Consiglio, spiega, siedono magistrati di varia provenienza e laici eletti da diversi partiti: sono "fisiologiche" posizioni diverse, ma sempre con "rispetto reciproco". "Il dibattito sulle riforme - dice Saponara - non autorizza espressioni ingiuriose. Mi auguro che gli inviti al dialogo di Napolitano siano ascoltati". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La società - jürgen habermas (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)

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Cultura LA SOCIETà Politica e religione habermas su "reset" né laicismo né fondamentalismo post-secolare Il futuro di una terza via fra ipotesi contrapposte Le prospettive multiculturali e le chiusure neocon La pretesa di chiudere le questioni di fede nel puro ambito privato è opportuno che lo Stato non riduca la complessità delle diverse voci pubbliche JÜRGEN HABERMAS (segue dalla prima pagina) Nonostante sia evidente la reciproca interazione dei due aspetti, entrambe le parti continuano a discutere se la tutela dell'identità culturale debba precedere le garanzie dell'inclusione civica oppure viceversa. Il tono stridulo della polemica deriva dalle premesse filosofiche che gli avversari ? a torto o a ragione ? si ascrivono a vicenda. Ian Buruma ha osservato giustamente come dopo l'11 settembre 2001 la disputa, prima soltanto accademica, su illuminismo e anti-illuminismo, modernità e post-modernità, sia uscita dalle aule universitarie per entrare nelle piazze. In realtà, sono piuttosto le problematiche convinzioni retrostanti a fomentare la disputa: da un lato un relativismo culturale imbellettato in maniera postmoderna, dall'altro lato un laicismo antireligioso e démodé. (?) Sull'incoerenza filosofica della critica-della-ragione propugnata dal relativismo culturale post-moderno non è qui il caso di tornare. Si tratta però di una posizione interessante anche per un altro motivo. Essa ci illumina sui veri motivi di certi voltagabbana che sono passati da sinistra a destra. Di fronte al terrorismo islamico, certi "multiculturalisti" di sinistra si sono presto trasformati in falchi guerrafondai e hanno finito per allearsi inaspettatamente con i "fondamentalisti dell'illuminismo" di tipo neocon. Evidentemente, nella lotta contro l'islamismo, questi convertiti hanno continuato a vedere nell'illuminismo quella stessa "ideologia occidentale" che già in precedenza loro combattevano giudicandola priva di dimensione universalistica. "L'illuminismo è ora diventato di moda in quanto i suoi valori non sono soltanto universali, ma sono anche i valori nostri, cioè dell'Europa e dell'occidente". (?) Agli occhi del laicismo radicale poco importa il rilevamento sociologico che registra, persino nelle società secolarizzate dell'occidente, il nuovo ruolo della religione nella formazione politica dell'opinione e della volontà. Anche qualora si accetti come empiricamente corretta la qualifica di "post-secolare" riferita alle società dell'Europa occidentale, è possibile restare filosoficamente convinti che le religioni debbano la loro ininterrotta influenza all'ostinata sopravvivenza di forme premoderne del pensiero (una sopravvivenza che resterebbe poi da spiegare sul piano sociologico). Dal punto di vista dei laicisti, insomma, i contenuti di fede sono in ogni caso scientificamente screditati. E proprio questo atteggiamento scientistico li spinge a polemizzare con vivacità contro le tradizioni, persone e organizzazioni religiose che pretendono far valere un loro significato pubblico. Qui vorrei fare una distinzione tra laico e laicista. La persona laica o non credente si comporta con indifferenza agnostica nei confronti delle pretese religiose di validità. Invece, nei confronti di dottrine religiose che conservano rilevanza pubblica a prescindere dalla loro infondatezza scientifica, i laicisti assumono un atteggiamento polemico. Oggi il laicismo si appoggia spesso ad un naturalismo hard, cioè fondato su assunti scientistici. Diversamente dal caso del relativismo culturale, qui non ho bisogno di discutere i presupposti filosofici retrostanti. In questo contesto mi interessa piuttosto chiedermi se una svalutazione laicistica della religione, nell'ipotesi venisse un giorno condivisa dalla grande maggioranza dei cittadini laici, sarebbe ancora conciliabile con il bilanciamento post-secolare di "eguaglianza civica" e "differenza culturale" (...) In altri termini, mi chiedo se una ipotetica mentalità laicistica della gran massa dei cittadini non finirebbe per essere ? ai fini dell'autocomprensione normativa di una società post-secolare ? altrettanto poco desiderabile quanto una deriva fondamentalistica dei cittadini credenti. (?) Forse che non occorre un processo di apprendimento ? oltre che sul versante del tradizionalismo religioso ? anche sullo stesso versante del secolarismo? Le stesse aspettative normative che governano l'inclusione democratica non ci vietano forse di screditare laicisticamente la religione proprio come ci vietano di accettare, per esempio, la disparità religiosa di uomo e donna? In ogni caso, un processo complementare di apprendimento sul versante del secolarismo diventa necessario dal momento stesso in cui, di fronte alla concorrenza delle visioni religiose del mondo, non si interpreti più il secolarismo dello stato come una mera esclusione dei contributi religiosi dalla sfera pubblica politica. (...) è opportuno che lo Stato democratico non riduca preventivamente la complessità polifonica delle diverse voci pubbliche, in quanto esso non può mai sapere se, così facendo, non stia privando la società di risorse utili alla fondazione del senso e della identità. Soprattutto riguardo a settori vulnerabili della convivenza sociale, le tradizioni religiose dispongono della capacità di articolare in maniera convincente sensibilità morali e intuizioni solidaristiche. (?) A questo punto, ciò che mette alle strette il secolarismo è l'aspettativa per cui i cittadini laici dovrebbero confrontarsi con i loro concittadini religiosi ? nella società civile e nella sfera pubblica politica ? prendendo sul serio la loro fede e su un piede di perfetta parità. Se nell'incontrare i concittadini religiosi, i laici dovessero pensare di non poterli prendere sul serio come contemporanei della modernità per via del loro atteggiamento religioso, allora si ricadrebbe sul piano di un mero modus vivendi e si perderebbe quella base di mutuo riconoscimento che è costitutiva della cittadinanza. Dunque i laici non devono escludere a priori la possibilità di scoprire, nei contributi religiosi, dei contenuti semantici ? in qualche caso, persino proprie intuizioni inespresse ? che sono suscettibili di essere utilmente tradotti sul piano dell'argomentazione pubblica.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-19 num: - pag: 2 categoria: A... (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-19 num: - pag: 2 categoria: ALTRI OGGETTI 27 I Componenti del Csm; 3 membri di diritto e dei 24 giudici eletti, 8 sono i laici, di nomina parlamentare, 16 i togati eletti dai magistrati 9.150 I Magistrati in servizio in Italia. Il numero previsto per legge è 10.109: per raggiungerlo servirebbero concorsi per altri 959 posti 8.553 Le Toghe (4.998 uomini e 3.555 donne), che lavorano negli uffici giudiziari; gli altri sono fuori ruolo o senza funzione.

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Funzioni e ruolo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-19 num: - pag: 3 categoria: BREVI Funzioni e ruolo giudica i magistrati L' organo di autogoverno dei magistrati è presieduto dal capo dello Stato, che ne è membro di diritto. Il vicepresidente è scelto dal plenum del Csm tra i laici. Decide di assunzioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari.

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SINISTRA LA CHIESA È SOLO QUESTUA (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-19 num: - pag: 39 autore: di MARCO VENTURA categoria: REDAZIONALE PER MALTESE E LA SINISTRA LA CHIESA è SOLO QUESTUA Denaro pubblico alla Chiesa cattolica? L'inchiesta di Curzio Maltese su Repubblica, ora pubblicata nel volume La questua (Feltrinelli), e le repliche di Avvenire hanno inscenato il solito dibattito tra clericali e anticlericali. Colpi, parate e contrattacchi su Ici e 8 per mille, oratori, scuola cattolica, ora di religione. Inesorabile lo schema: denuncia del neoconfessionismo cattolico da una parte; condanna del laicismo relativista dall'altra. Il sipario è infine calato, in attesa della prossima rappresentazione. Proprio di teatro si tratta. Stampa di sinistra e stampa cattolica si menano fendenti, ma son costrette a condividere la medesima condizione. Entrambe appaiono sempre più minoritarie e incapaci di esprimere il Paese. Si alleano nel dettare l'agenda, giocano sul facile terreno delle bandiere e delle appartenenze; e tengono il baricentro all'indietro, su una società italiana, cattolica e/o di sinistra, che non esiste più. Sui soldi pubblici alla Chiesa l'inchiostro scorre a fiumi, ma i grandi nodi restano nella penna. La stampa di sinistra evita di chiedersi perché tanti italiani preferiscano l'oculata gestione ecclesiastica allo sperpero pubblico. La stampa cattolica evita di chiedersi perché è fallito il progetto di una Chiesa finanziata direttamente dai fedeli, senza comode deleghe e ricatti allo Stato. Arroganti nell'opporre teatralmente confessionismo e laicismo, quando si tratta di realtà le due parti balbettano. La vera alternativa per religione e politica è quella tra il teatro dei princìpi e la responsabilità delle pratiche. Non è più il tempo di distinguere tra denaro delle tasse e denaro delle questue. Conta solo la distinzione tra denaro per i parassiti e denaro per lo sviluppo.

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L'epoca delle idee genocide (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-07-19 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE Anteprima Un nuovo libro di Ian Kershaw, biografo di Hitler, sull'atteggiamento dei tedeschi verso la Shoah L'epoca delle idee genocide Il circuito perverso fra modernità e violenza dal XX al XXI secolo di IAN KERSHAW P er quanto si voglia considerare con pessimismo la storia mondiale più recente, è chiaro che la ultra-violenza da cui è stata caratterizzata la prima metà del secolo scorso non trova paragone nella seconda metà: e questo nonostante gli ultimi decenni abbiano comunque assistito a situazioni di violenza terrificante come la rivoluzione culturale in Cina, o la Cambogia dei khmer rossi, o le stragi in Ruanda. (...) Ne nascono numerose domande. La prima è ovvia: che cosa ha causato la devastante esplosione planetaria di questa immensa violenza istituzionalizzata, nella prima metà del XX secolo? Niente, nei decenni precedenti, aveva preparato il mondo a quel che stava per accadere. Certo, la Prima guerra mondiale rappresenta una gran parte della risposta. Ma quella non può essere stata la sola causa. Gli sconvolgimenti epocali, nella storia, di solito non hanno solo cause a breve termine. E questa sicuramente non è un'eccezione. Un altro interrogativo riguarda la propensione alla violenza da parte di certi Stati e delle società che essi pretendono di rappresentare. Perché cioè, per porre la questione nei suoi termini, gli Stati si sono ritrovati più - o meno - disposti all'uso di una violenza così estrema? La risposta a questa domanda conduce a una terza. Visto che ogni secolo (o anche mezzo secolo) nel corso della storia è stato comunque violento in misura più o meno grande, davvero è stata solo la scala della violenza, resa possibile da nuove tecnologie di distruzione, a rendere unico il XX secolo? Assodato che la seconda metà del XX secolo - almeno in Europa - è stata incomparabilmente meno violenta della prima, siamo di fronte a una domanda ovvia: perché è successo? Eric Hobsbawm, il cui punto di vista nel libro Il secolo breve non poteva essere se non globale, ha parlato di una "Età della Catastrofe" che ha attraversato le due guerre mondiali, seguita da una "Età dell'Oro" giunta sino alla crisi petrolifera degli anni Settanta. (...) C'è una statistica degna di attenzione. I civili morti durante la Prima guerra mondiale erano stati, secondo le stime più elevate, poco più di un terzo del totale delle vittime: ma nella Seconda, ed è un calcolo prudente, furono circa due terzi. Da cinque milioni di morti a qualcosa come ventisette. (...). E ancora. Un Paese come la Polonia, dove la guerra "combattuta " non durò più di un mese, vide morire un quinto della sua popolazione - la più alta percentuale di morti civili rispetto a ogni altro Paese in guerra - nei sei lunghi anni successivi all'invasione tedesca del 1939. (...) L'esaltazione della violenza come forma di protesta sociale e politica contro la società borghese decadente, anche se istituzionalizzata nei movimenti fascisti solo dopo il 1919, era iniziata prima della Grande guerra. L'intellettuale fascista francese Pierre Drieu La Rochelle, più tardi, considerando gli anni prima della guerra, rievocava quei "giovani di tutte le classi sociali, incendiati da un concentrato di eroismo e violenza, che sognavano di combattere... il capitalismo e il socialismo parlamentare ". Nel 1910 il nazionalista italiano Enrico Corradini usava terminologie e analogie marxiste per parlare dell'Italia come di una "nazione proletaria ", argomentando che "dobbiamo insegnare all'Italia il valore della lotta internazionale. Ma lotta internazionale significa guerra. Ebbene, guerra sia! E che il nazionalismo risvegli nell'Italia la volontà di vincere la guerra". I futuristi italiani, il cui fondatore Filippo Tommaso Marinetti rimase fedele a Mussolini sino alla fine, divulgarono il loro, per così dire, eccentrico punto di vista nel Manifesto del 1909: "Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo... lo schiaffo e il pugno... Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - e il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore degli anarchici, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna". (...) Prima del 1914 la Germania era una società relativamente non violenta. Dopo il 1918 la violenza divenne uno dei suoi tratti distintivi - ancora lontana dai livelli della Russia, ma lentamente sempre più simile. (...) Ormai il terreno era pronto ad accogliere con un vastissimo consenso l'assalto nazista alla sinistra nel 1933, la costruzione dei campi di concentramento, gli attacchi contro le minoranze (contro gli ebrei in particolare) e l'indebolimento dei limiti legali all'esercizio del potere statale. Quando, nel 1934, Hitler si dichiarò apertamente responsabile dell'assassinio di alcuni leader del suo stesso movimento, accusandoli di tradimento, corruzione e pratiche omosessuali, incassò una totale approvazione nonché l'esplosione della sua popolarità personale. Intanto un gran numero di tedeschi troppo giovani per aver fatto la guerra, spesso con un'istruzione universitaria - e che credevano strenuamente nell'uso freddo e razionale della violenza per purificare la Germania dalle sue diversità razziali, percepite come "malsane" - iniziavano a costruire le loro carriere dentro la polizia di sicurezza e le SS. Più tardi sarebbero diventati non solo i pianificatori del "nuovo ordine" nazista in Europa orientale, con l'obiettivo di eliminare 31 milioni di slavi nei 25 anni seguenti, ma i vertici delle squadre di sterminio che lanciarono la "Soluzione finale". Fu il culmine di un lungo processo nell'escalation della violenza politica, il cui punto di partenza risaliva alla Prima guerra mondiale. (...) Ma fatemi tornare alla terza domanda che avevo posto. Nel XX secolo c'è stata semplicemente più violenza? Oppure è stata anche una violenza qualitativamente diversa, più moderna? La maggior parte degli esperti concordano nel sottolineare la modernità di questo genocidio. Soprattutto Michael Mann ha sostenuto - in modo a mio avviso convincente - che l'assassinio di massa nei confronti di civili (o altre forme, magari non omicide, ma comunque brutali, di persecuzioni e "pulizie") su basi ideologiche "in nome del popolo", sia per ragioni etniche (vedi armeni, ebrei, bosniaci musulmani, albanesi, kosovari, tutsi e così via) sia per ragioni di classe (vedi il terrore staliniano anti-kulaki o lo "sterminio di classe" di Pol Pot) rappresenta una componente cruciale di ciò che rende "moderna", appunto, la violenza politica moderna. Naturalmente nell'assassinio di massa dei civili non c'è niente di nuovo. E l'ideologia - anche se religiosa, non laica - è stata usata per giustificarlo sin dall'antichità. Decine di migliaia morti ammazzati nella crociata contro gli albigesi all'inizio del XIII secolo, le guerre di religione francesi nella seconda metà del XVI, e la Guerra dei trent'anni nel XVII: tutte in nome della religione. Anche il sacco di Magdeburgo da parte dei cattolici nel 1631, col verosimile sterminio di 30 mila tra uomini, donne e bambini, e lo spietato assalto di Cromwell a Drogheda e Wexford in Irlanda, dieci anni più tardi, quando 4500 soldati della guarnigione vennero passati a fil di spada in nome di Dio, furono massacri particolarmente efferati e su vasta scala. Ma la violenza religiosa - o meglio la violenza perpetrata in nome della religione - di solito, giunta ai convertiti, si fermava. (...) Considerando ciò che almeno nel contesto europeo sembra evidente al di là di ogni possibile errore, la differenza maggiore tra la violenza nelle due metà del secolo consiste nel diverso impatto prodotto dalle due guerre mondiali. La seconda di queste guerre ha condotto cioè al contenimento, e persino allo sradicamento, delle principali fonti di violenza di Stato su larga scala, almeno in Europa. (...) Questo porta oltre il passato, verso il presente e il futuro. Ora, all'inizio del XXI secolo, in conseguenza dell'attacco alle Twin Towers dell'11 settembre 2001, siamo entrati in una nuova fase della violenza politica. Quell'atrocità non è stata un atto convenzionale di guerra. E tuttavia un atto di guerra lo è stato - un tipo moderno di guerriglia, e non da parte di uno Stato o di un gruppo terrorista legato a uno Stato, ma di un'oscura organizzazione internazionale e sovranazionale, Al Qaeda, che con i suoi tentacoli avvolge come un'idra diversi Stati, pur non legandone a sé nessuno. (...) è difficile immaginare che la cosiddetta "guerra al terrorismo " possa essere vinta dagli Stati Uniti, o da chiunque altro: o perlomeno è difficile immaginarlo in senso militare. Colui che per qualcuno è un terrorista è, per qualcun altro, un combattente in nome della libertà. (...) La conseguenza di questo nuovo tipo di terrorismo sarà la progressiva, inevitabile erosione delle libertà civili: almeno fino a quando i popoli impauriti saranno pronti a barattarle in cambio di una salvaguardia tutta apparente della loro sicurezza. (Traduzione di Sandra Zucchini) Autore Lo storico Ian Kershaw. In alto una scena di guerra in Somalia nel '93 (foto di Don Eldon) Ghetto Una famosa immagine del rastrellamento del ghetto di Varsavia.

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ROMA - Un monumento vivente, venerato dalle scolaresche in pellegrinaggio, consultato come u (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

19 Luglio 2008 Chiudi di MICHELE CONCINA ROMA - Un monumento vivente, venerato dalle scolaresche in pellegrinaggio, consultato come un oracolo dai leader del pianeta. Il padre della patria, a cui s'intitolano aeroporti e strade, biblioteche e centrali elettriche. Un santo laico, secondo la definizione unanime della stampa internazionale. Ma soprattutto un uomo vivissimo e vivacissimo; un uomo che dopo novant'anni di martirio e di potere sa ancora ridere e piangere, ancora pensa ogni giorno a come può migliorare il mondo. Per il pubblico televisivo mondiale, l'immagine simbolo di Nelson Mandela è quella della liberazione, nel febbraio del 1990, dopo 27 anni di carcere. La lenta gloriosa marcia in una Capetown intiepidita dall'estate australe, la folla innamorata, la consapevolezza solenne che quel giorno cambiava la storia. Ma per chi c'era, il Mandela a cui restare affezionati è quello del '94: l'uomo in camiciola variopinta dal sorriso largo un palmo, appena proclamato presidente nelle prime elezioni democratiche della storia sudafricana, che si divertiva pazzamente a sgomitare nel khoi-khoi, la danza della vittoria. La vita di Rolihlala Dalibhunga Mandela è un concentrato del peggio e del meglio che ha saputo produrre il secolo scorso; e di un Paese, il Sudafrica, meraviglioso, ricchissimo, ma insanguinato e diviso dalla storia. L'università di Fort Hare, a cui s'iscrisse nel 1939 per diventare avvocato, era l'unica per i neri. E anziché dissolversi lentamente, la segregazione razziale peggiorava: nel 1948 l'apartheid divenne legge. Quattro anni dopo, Mandela la combatteva con una campagna di disobbedienza civile, d'ispirazione gandhiana. Ma nel '61 fu lui a fondare l'ala armata dell'African national congress, il vecchio partito dei minatori neri, Nel '64 fu condannato all'ergastolo e rinchiuso a Robben Island, un penitenziario al largo di Capetown. La dignità e la forza d'animo con cui affrontò la persecuzione ne fecero l'icona dei movimenti di liberazione nel mondo intero. Nel '90 la liberazione trionfale, negli anni successivi le trattative con il governo ancora bianco per la transizione. Nel 1993 il premio Nobel per la pace, da dividere con Frederik De Klerk, l'ultimo presidente afrikaaner. Alla presidenza, Mandela compì il suo capolavoro politico: l'istituzione della Commissione per la verità e la riconciliazione, presieduta da un altro Nobel per la pace, l'arcivescovo Desmond Tutu. Lo strumento che riuscì a svergognare gli antichi oppressori, sopprimendo tuttavia la voglia di vendetta delle loro vittime. Nel '99, saggio e leggendario, Mandela rinunciò alla presidenza in favore del gelido Thabo Mbeki. Ieri a Qunu, il suo villaggio natale, non si è limitato a spegnere le candeline e godersi migliaia di messaggi d'auguri. Una volta di più, ha fatto sentire la sua voce contro la nuova frattura che divide il Sudafrica, quella fra chi ha e chi non ha. "Nel nostro Paese molti sono coloro che potrebbero dividere le loro ricchezze con chi è prigioniero della povertà". Nel 2005, a Londra, aveva annunciato l'obiettivo dei suoi ultimi anni: eliminare la povertà dal presente, relegarla nella storia.

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Botta e risposta tra Cassazione e Senato. La Corte: Siamo nel giusto (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

CASO ELUANA ENGLARO Il presidente Vicenzo Carbone risponde alle polemiche: "Mai travalicato i nostri compiti istituzionali" Botta e risposta tra Cassazione e Senato. La Corte: "Siamo nel giusto" Eleonora Martini Botta e risposta tra Suprema Corte e Senato sul caso di Eluana Englaro. Nell'accogliere il ricorso di Beppino Englaro, il padre della ragazza che da 16 anni vive in stato vegetativo permanente, "la Corte di Cassazione non ha in alcun modo travalicato il proprio specifico compito istituzionale di rispondere alla domanda di giustizia del cittadino". Ad affermarlo è una nota emessa ieri dal primo presidente di Piazza Cavour, Vicenzo Carbone, che risponde indirettamente alle accuse di ingerenza sul potere legislativo sollevate nei giorni scorsi. Immediata la risposta del vicepresidente vicario dei senatori Pdl, Gaetano Quagliarello: "Il presidente Carbone conferma le ragioni per le quali avevamo chiesto il conflitto di attribuzione". Mercoledì scorso, infatti, la Giunta per il regolamento di Palazzo Madama, accogliendo la richiesta del presidente Renato Schifani, aveva deciso di sollevare davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione con la Cassazione. I giudici della Suprema Corte, però, puntualizza la nota, "hanno assicurato la corretta interpretazione della legge, nel cui quadro si collocano in modo primario i principi costituzionali e la Convenzione di Oviedo". Secondo l'articolo 32 della Costituzione e la Convenzione firmata nel 1997 dal Consiglio d'Europa, infatti, nessun intervento sanitario può essere eseguito senza il consenso del paziente. "In applicazione di siffatto principio - continua Carbone - la Corte d'appello di Milano, nella sua autonomia e valutando nel concreto le circostanze di fatto e le prove raccolte, ha deliberato che potessero essere sospesi alla Englaro i presidi che tuttora ne prolungano il riconosciuto stato vegetativo permanente". Il presidente della Cassazione fa riferimento ai trattamenti di idratazione e alimentazione forzata che tengono in vita Eluana. "Senza il consenso informato - puntualizza la nota del Palazzaccio - l'intervento del medico è, al di fuori dei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio o in cui ricorra uno stato di necessità, sicuramente illecito, anche quando è nell'interesse del paziente". Il malato, scrive in sostanza Carbone, è libero di "rifiutare la terapia e di interromperla in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale". Il presidente della Cassazione, poi, riconosce il delicato compito del tutore, che interviene nel caso in cui il paziente sia incapace di esprimere la propria volontà. "La rappresentanza del tutore - prosegue la nota - è sottoposta ad un duplice ordine di vincoli: egli deve, innanzitutto, agire nell'esclusivo interesse dell'incapace e, nella ricerca del "best interest", deve decidere non "al posto", né "per" l'incapace, ma "con" l'incapace; quindi, ricostruendo la presunta volontà del paziente incosciente, già adulto prima di cadere in tale stato, tenendo conto dei desideri da lui espressi prima della perdita della coscienza, ovvero inferendo quella volontà dalla sua personalità, dal suo stile di vita, dalle sue inclinazioni, dai suoi valori di riferimento e dalle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche" Ma per Quagliarello, che insieme a Cossiga è stato tra i promotori dell'iniziativa del Senato, il presidente Carbone, nel richiamarsi al principio "assolutamente laico" di libertà di cura, afferma nella nota che "idratazione e alimentazione sono state considerate dalla Cassazione trattamenti sanitari. Ma si dà il caso che sia esattamente questo il punto in discussione presso la XII commissione del senato". E si dà il caso anche che sia esattamente questo il punto di dissenso tra la Chiesa e la maggior parte della comunità scientifica, come risulta anche dalle audizioni eseguite in Commissione sanità del Senato durante la scorsa legislatura.

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Palazzo o movimento? I Verdi verso la conta (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

SFIDA Pecoraro arriva solo oggi. "Forse" Palazzo o movimento? I Verdi verso la conta Stefano Milani INVIATO A CHIANCIANO Cercasi sorriso disperatamente. Perché il Sole che ride ora ha il broncio. E a Chianciano - dove ieri si è aperta la tre giorni dell'assemblea straordinaria dei Verdi - si nasconde dietro nuvole minacciose. Piove, mentre i 425 delegati entrano alla spicciolata all'interno del PalaMontepaschi. E non può esserci metafora migliore per descrivere l'attuale stato di salute del popolo ambientalista che prova a rialzare la testa dopo la batosta elettorale del 14 aprile scorso. Non a caso Angelo Bonelli la considera "la fase più difficile della nostra storia". Sono passati cento giorni dal funerale della sinistra arcobaleno ma sembra ieri. Tante le vittime. La più illustre è senza dubbio Alfonso Pecoraro Scanio, segretario per sette anni e ministro dell'ambiente per poco meno di due, ma sufficienti per essere additato un po' da tutti come il capro espiatorio del fallimento, del governo Prodi prima e del progetto della Sinistra arcobaleno poi. Lui le dimissioni le ha già date, ma qui ancora è sulla bocca di tutti. Verrà o non verrà? "Ma si che viene", dice un delegato ad un altro. E invece niente, non si vede. E così i lavori cominciano senza l'imprimatur dell'ex segretario come il rituale richiederebbe. Interverrà oggi, "forse" aggiunge qualcuno. Se lo farà, sicuramente a titolo personale. La scelta è chiara: non influenzare in nessun modo il voto dell'assemblea, provare a lasciarsi alle spalle la tempesta degli ultimi mesi e ripartire. Ripartire sì, ma verso dove? La precarietà dell'attuale scenario politico impone prudenza. Piccoli passi, dunque. Si comincia con la scelta del nuovo segretario, rigorosamente un "traghettatore" che riesca a portare il partito in acque meno agitate. Un anno per invertire la rotta, fino alle Europee del 2009, dopo le quali è stato già fissato il congresso. Il compito non è semplice, ma Grazia Francescato ha già detto presente ed è pronta a prendere in mano il timone. La sua mozione, la numero uno, è forte di una maggioranza che si aggira intorno al 60% ed ha come firmatari un po' tutto lo stato maggiore verde. Da Angelo Bonelli a Paolo Cento, da Loredana De Petris allo stesso Pecoraro Scanio. E proprio al segretario dimissionario che la Francescato lancia un'ancora di salvataggio. "Buttare tutti la croce addosso ad Alfonso - dice - è ingiusto: andare con la Sinistra arcobaleno è stata una scelta condivisa". Nessun colpevole, ma tutti colpevoli, "ma non dobbiamo avere la sindrome di piazzale Loreto". E sta anche qui la differenza con l'altra mozione subito dietro, la numero due, quella dell'outsider Marco Boato, che della Sinistra arcobaleno non ha mai condiviso idee e progetto. Lo storico parlamentare verde non ci gira tanto intorno. "Stimo molto la Francescato - dice - ma, mentre nel '99 rappresentava una candidatura unitaria, oggi rappresenta il continuismo rispetto alla vecchia esperienza". Oggi, prosegue Boato, "i Verdi hanno bisogno di una svolta profonda per il futuro, serve il recupero dell'identità culturale di questo partito come forza plurale, laica". Ma soprattutto, c'è bisogno di "recuperare un'autonomia politica". Ci sarebbe anche una terza candidata che ancora non ha sciolto le riserve, quella dell'eurodeputata e capogruppo dei Verdi al parlamento europeo, Monica Frassoni, che potrebbe però far convergere i suoi nella mozione Boato. Dal Palco si alternano gli oratori. E nelle loro parole c'è voglia di unità e identità. C'è anche qualche scaramuccia contro il modus operandi dell'assemblea, come in ogni assemblea che si rispetti. Nel parterre, intanto, fanno capolino qua e là ospiti "interessati". Dal portavoce degli eco-dem Fabrizio Vigni, all'ulivista Mario Barbi, dall'ex capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena al gruppo dirigente radicale con la neo-segretaria di Radicali Italiani Antonella Casu e il presidente Bruno Mellano. Il programma della giornata di oggi prevede la presentazione delle sei mozioni e, a seguire, il voto. Per la cronaca, man mano che l'assemblea va avanti le nuvole lasciano il posto al sole. Se ride o meno, però, è ancora troppo presto per dirlo.

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CORPI ALLO SPECCHIO (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

A dirigere l'edizione 2008 degli Incontri internazionali di Arles è stato chiamato il couturier Christian Lacroix. Che scegliendo immagini di autori come il camerunense Samuel Fosso, l'indiano Achinto Bhadra o la francese Françoise Huguier, ha puntato, più che su modelli o tessuti, sui diversi modi in cui gli abiti sono documenti del tempo NUOVE PROFONDITÀ DI CAMPO TRA MODA E FOTOGRAFIA Patrizia Calefato Senza la fotografia la moda non esisterebbe. Può sembrare un'affermazione azzardata, soprattutto tenendo conto delle più recenti e accreditate ricostruzioni della Fashion Theory che considerano la moda un sistema strettamente legato al carattere originario della "modernità", dunque di gran lunga precedente l'epoca della riproducibilità tecnica, innanzi tutto fotografica, dei segni visivi. C'è però un senso più intimo e individuale che la moda lambisce, forse non previsto dalle ricostruzioni epocali, ma certamente fondativo della moda stessa quale sistema attraverso cui il corpo e l'occhio vengono "toccati" dal rivestimento. Vanitas vanitatum Un senso che richiama direttamente la fotografia quale arte del tempo unico, dell' "è stato" come sosteneva Roland Barthes, e insieme arte della visione tradotta in immagine. Un senso che permette alla moda di essere soprattutto "un modo d'essere, di mostrarsi, di apparire", scrive Christian Lacroix, il couturier che quest'anno è stato chiamato a dirigere i Rencontres Internationales de photographie di Arles. In questa occasione, è proprio attraverso la figura di stilista-artista di Lacroix che moda e fotografia, sistemi del vedere e del sentire, mostrano i loro vincoli più insoliti. Chiamati a esporre sono infatti non "fotografi di moda" in senso stretto, ma fotografi a tutto campo, secondo la grande lezione lasciata da Richard Avedon, che fu artista della modernità in senso pieno e che è presente alla manifestazione di Arles attraverso la sua "favola" In memory of the late Mr and Mrs Comfort, pubblicata dal "New Yorker" nel 1995. Nella favola fotografica di Avedon, la modella Nadja Auermann, Mrs. Comfort, compare in coppia con uno scheletro, un Mr. Comfort vestito come lei con gli abiti dei più grandi stilisti della haute couture, tra i quali lo stesso Lacroix. In questa serie Avedon celebra insieme l'apoteosi dell'alta moda e lo scarnificato senso di morte che la moda porta con sé. Metafore dello specchio barocco in cui il teschio richiama la vanitas vanitatum; riedizione del sex appeal dell'inorganico di benjaminiana memoria; fine presunta della relazione tra Avedon stesso e il mondo della moda: qualunque significato prevalga nella loro interpretazione, queste splendide immagini possono esemplarmente testimoniare il ruolo di sfondo filosofico che la fotografia riveste nei confronti della moda. Uno sguardo al backstage È alla fotografia come procedura intima della memoria che Lacroix fa riferimento nel suo progetto di curatore arrivando a scrivere, in una sorta di breve autobiografia, che per lungo tempo l'immagine fotografica è stato il suo unico legame col mondo, e che lui e la fotografia sono stati insieme bambini in bianco e nero, poi adolescenti pop, infine adulti a colori. La fotografia incontra così la moda nel punto in cui entrambe vanno oltre la posa, il tessuto e il make-up, dove la moda smette di essere "fashionista" e parla di identità, di presenza, di assenza, in definitiva ancora di tempo. L'idea di empatia tra fotografia e moda che emerge dai Rencontres firmati Lacroix si rivolge allora "ai backstage piuttosto che alla ribalta, all'anonimato piuttosto che allo sfarzo, alla nudità autentica piuttosto che ai fronzoli, all'umile e anodino piuttosto che alla gloria convenzionale e ai riconoscimenti affettati, all'impressione piuttosto che all'ovvietà". Ne sono testimonianza gli scatti del francese Grégoire Korganow, tratti dalle serie A côté, dedicata alle famiglie dei detenuti, e Backstage, realizzata per "Marie Claire" e dedicata ai luoghi che si trovano al di là delle passerelle d'alta moda. Nella prima serie, un'immagine in particolare colpisce: Le linge de Claire, ritratto di una donna che si avvolge fino al naso in una T-shirt che appartiene al suo uomo in carcere. L'immagine parla direttamente a chi la guarda di sensi che, oltre il vedere, comprendono l'odorare e il toccare; aggiunge inoltre al novero dei sensi umani anche il ricordo, in grado di potenziare i sensi e di venirne a sua volta nutrito. In quella T-shirt resta della moda l'accenno alla doppia vita di questa: una di superficie e una intima; una vita sociale e una vita unica, sconosciuta, d'angolo, che la fotografia sola riesce a captare. Il corpo rivestito può mostrare attraverso l'immagine fotografica identità prese a prestito, come quelle del fotografo camerunense, ora residente nella Repubblica Centrafricana, Samuel Fosso. Uomo di poche parole, quale egli stesso si autopresenta, può dirsi personaggio e regista di se stesso e interpretare parti che lo trasformano nell'Uomo d'affari in completo grigio, cravatta a quadri e telefonino all'orecchio, oppure in uno dei personaggi del Sogno di mio nonno. In quest'ultima serie, Fosso compare con la pelle dipinta di rosso, il cranio rasato e solo un cache-sexe indosso come in una cerimonia di iniziazione in cui la fotografia autorizza anche l'ironia sull'immagine stereotipata dell'Africa "tradizionale". Grembiuli e uniformi Il fotografo di Calcutta Achinto Bhadra presenta alcune immagini tratte da un lavoro patrocinato dalla Fondazione Terre des Hommes, che egli da alcuni anni conduce con giovani donne indiane sopravvissute al traffico dei corpi, agli stupri e all'abbandono. Posando con abiti e oggetti indosso, queste donne rivivono il loro passato di violenze e abusi, mascherando la loro identità dietro stereotipi vestimentari o massmediatici. Nella foto Protetta dal burqa una donna musulmana si nasconde perché ha paura di quanto potrebbe succederle se si venisse a sapere ciò che ha subito. Vittima due volte, della violenza passata e della paura per il futuro, la fotografia e l'abito riescono però a mettere all'opera in lei una forma di riscatto, di sopravvivenza, di forza. In Un albero rifugio, invece, un'adolescente rivive il suo passato bisogno di luoghi dove rifugiarsi e si nasconde dietro una grande foglia, luogo naturale dove trovare riparo. La fotografa francese Françoise Huguier propone immagini tratte dalla serie Kommunalka, che testimonia di una vita in comune da lei trascorsa dal 2002 al 2007 a San Pietroburgo. "Chi mi ha parlato di fantasmi? Chi mi ha detto che di notte a San Pietroburgo puoi vedere l'invisibile?", si chiede l'autrice. La vita in questa casa, e specialmente quella di una delle abitanti, Natacha, restituiscono, attraverso gli scatti realizzati in cinque anni da Huguier, la narrazione della città intera. Un'operazione con cui nessuna rivista di moda o di interior design potrebbe competere. Al prototipo vestimentario dell'uniforme attingono invece la fotografa inglese Vanessa Winship e il francese Charles Fréger. La prima sceglie l'uniforme delle scolare che vivono ai confini dell'Anatolia orientale: quello che da noi è il "grembiule" è lì il simbolo "laico" dello Stato, una divisa blu sempre uguale in tutta la Turchia, anche sulle frontiere che lambiscono Iraq, Siria e Armenia, i luoghi dove l'artista esegue i suoi ritratti. Winship dice di essere attratta da sempre dai temi della frontiera non solo geografica, ma più radicalmente "umana", e le sue coppie di amiche col "grembiule" alludono a una frontiera temporale, che da lei chiamato "il momento appena prima", quello dove risiede la possibilità e dove la presentazione del sé oscilla verso la coscienza. Le uniformi di Fréger sono invece decisamente militaresche e imperiali. Proprio Impero si chiama la sua serie che comprende, tra le altre, le guardie a cavallo inglesi e le scorte reali belghe, le cui divise attingono direttamente all'etichetta e alla simbologia degli imperi e dei cerimoniali del XVIII e XIX secolo. CONTINUA|PAGINA16 Fu quello il momento in cui nacque la moda maschile borghese direttamente forgiata sul modello dell'uniforme militare e sui segni esteriori degli eserciti europei che colonizzavano il mondo. Mentre questo accadeva, dalle stanze segrete delle "disobbedienti" - le cocottes, le demimondaines della seconda metà dell'Ottocento - si diramavano ritratti di donne poco raccomandabili racchiusi in una calling card che serviva come mezzo segnaletico per la polizia e come biglietto da visita per potenziali clienti. Sono Les Insoumises, di cui la mostra riscopre gli scatti rubati come documenti preziosi sia della storia della moda che di quella della fotografia. Fu proprio dalla foto segnaletica e dalle caratteristiche antropometriche degli schedati che si originò la funzione di riconoscimento dell'identità che la fotografia permette ancora oggi. C'è dunque una storia del ritratto fotografico, che è insieme storia corpo e storia della cittadinanza, i cui prototipi si situano nei margini sociali, nei luoghi riprovevoli della devianza e della insubordinazione alle leggi. Tanto più interessanti queste storie, se i soggetti di queste rappresentazioni posano in abiti alla moda o in pose narcisistiche simili a quelle in cui si faceva ritrarre nello stesso periodo dai fotografi Pierson e Mayer mondana di corte Contessa di Castiglione. Nella sezione Documents, infine, sono previste mostre dedicate al fotografare abiti, concentrate su aspetti insoliti, come le nature morte di Vogue, il rapporto tra fotografia moda e video, nonché la presenza della fotografia all'interno dello spazio web 2.0 con blog di moda e altre forme di passaggio dell'immagine fashion dalla strada al web. Masoprattutto, quello che sembra emergereda unosguardocomplessivoèlamaturazionedelrapporto tra moda e fotografia, nel senso di una profonditàdicampocompletamentenuovaormaiassunto dall'una come dall'altra, ciascuna nella propria rispettiva funzione culturale e simbolica. DA PAGINA 15 Patrizia Calefato.

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"Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Sul Giornale di oggi troverete due cronache dedicate agli eventi di ieri, in particolare la festa di accoglienza dei giovani al Papa e l'importante discorso che Benedetto ha rivolto loro; e un approfondimento sul tema degli aborigeni australiani, pure citati nei discorsi papali. Vi volevo raccontare un piccolo episodio accaduto sempre ieri: due volontari italiani della Gmg hanno preso un taxi nel centro di Sydney chiedendo di essere accompagnati al centro stampa, nella baia di Darling Harbour. Il tassista era un fedele musulmano. Quando è arrivato il momento di pagare, si sono sentiti rispondere: "Non mi dovete nulla, siete miei ospiti". E' un piccolo segno che bene descrive l'ottima accoglienza degli australiani nei confronti dei giovani che hanno invaso Sydney. Durante tutto il percorso che ha riportato ieri sera il Papa nella sua residenza a fianco della cattedrale, c'era una grande folla che si accalcava lungo le transenne. Cari amici, mi dispiace che per tutto ieri e tutt'oggi non sia consultabile sul nostro sito Internet il pezzo principale di cronaca che ho scritto sulla festa di accoglienza con le parole del Papa. Copio il testo come commento di questo post, che se a quest'ora avrete letto i testi di Benedetto XVI e molti altri servizi. Scritto in Varie Commenti ( 14 ) " (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Jul 08 Il Papa tra koala e serpenti Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sydney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (11 votes, average: 2.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sydney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sydney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 111 ) " (6 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sydney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 94 ) " (14 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sydney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 107 ) " (9 votes, average: 2.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (8 votes, average: 2.88 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 127 ) " (9 votes, average: 2.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 337 ) " (14 votes, average: 3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (27 votes, average: 3.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (223) Ultime discussioni cosimo de matteis,brindisi.: @ M A R I N A E A TUTTI,OF COURSE: SYDNEY - Condanna "inequivocabile" dei... cosimo de matteis,brindisi.: e a proposito di murri e del suo discepolo/biografo bedeschi va detto che codesto... cosimo de matteis,brindisi.: Silvano, giusto per intenderci: la mia stima per murri e buonaiuti è vicina a... Cherubino: profetico discorso del papa sul capitalismo. Segnalo per questo due fonti che illustrano nei dettagli dove... cosimo de matteis,brindisi.: Andrea, grazie di cuore ancora. Hai uno straordinario equilibrio ed obiettività: chi in... 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Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Sul Giornale di oggi troverete due cronache dedicate agli eventi di ieri, in particolare la festa di accoglienza dei giovani al Papa e l'importante discorso che Benedetto ha rivolto loro; e un approfondimento sul tema degli aborigeni australiani, pure citati nei discorsi papali. Vi volevo raccontare un piccolo episodio accaduto sempre ieri: due volontari italiani della Gmg hanno preso un taxi nel centro di Sydney chiedendo di essere accompagnati al centro stampa, nella baia di Darling Harbour. Il tassista era un fedele musulmano. Quando è arrivato il momento di pagare, si sono sentiti rispondere: "Non mi dovete nulla, siete miei ospiti". E' un piccolo segno che bene descrive l'ottima accoglienza degli australiani nei confronti dei giovani che hanno invaso Sydney. Durante tutto il percorso che ha riportato ieri sera il Papa nella sua residenza a fianco della cattedrale, c'era una grande folla che si accalcava lungo le transenne. Cari amici, mi dispiace che per tutto ieri e tutt'oggi non sia consultabile sul nostro sito Internet il pezzo principale di cronaca che ho scritto sulla festa di accoglienza con le parole del Papa. Copio il testo come commento di questo post, che se a quest'ora avrete letto i testi di Benedetto XVI e molti altri servizi. Scritto in Varie Commenti ( 14 ) " (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Jul 08 Il Papa tra koala e serpenti Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sydney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (11 votes, average: 2.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sydney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sydney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 111 ) " (6 votes, average: 5 out of 5) Loading ... 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"Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 94 ) " (14 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sydney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 107 ) " (9 votes, average: 2.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (8 votes, average: 2.88 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 127 ) " (9 votes, average: 2.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 337 ) " (14 votes, average: 3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (27 votes, average: 3.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (223) Ultime discussioni cosimo de matteis,brindisi.: @ M A R I N A E A TUTTI,OF COURSE: SYDNEY - Condanna "inequivocabile" dei... cosimo de matteis,brindisi.: e a proposito di murri e del suo discepolo/biografo bedeschi va detto che codesto... cosimo de matteis,brindisi.: Silvano, giusto per intenderci: la mia stima per murri e buonaiuti è vicina a... Cherubino: profetico discorso del papa sul capitalismo. Segnalo per questo due fonti che illustrano nei dettagli dove... cosimo de matteis,brindisi.: Andrea, grazie di cuore ancora. Hai uno straordinario equilibrio ed obiettività: chi in... 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La via obbligata di Casini passa per Mastella (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 19-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa Il punto di LUIGI COMPAGNA * La via obbligata di Casini passa per Mastella Quando Di Pietro e il dipietrismo apparvero, la sinistra italiana non capì (o non volle capire), ma si adeguò. Casini, invece, capì e si adeguò a Berlusconi e a Forza Italia. Sicché è più che comprensibile che oggi della propria identità politica (centrista, moderata, cattolico - liberale, popolare europea) egli ritenga irrinunciabile, o comunque prioritario, proprio l'antidipietrismo. Magari proprio perché non più disposto a ricongiungersi con Berlusconi, dell'antiberlusconismo dipietrista gli preme fissare i limiti quos ultra citraque nequit consistere di una dislocazione di centrum. Solo che poi, nella lotta politica di ogni giorno, avviene che il veltroniano we can tenda a schiacciare il non confonditur casiniano. Del resto, già prima delle elezioni, impacchettati i radicali, spacchettati i socialisti, fuoriusciti i comunisti, appagati i cattolici adulati, premiata una certa "società civile", il veltronismo parve desideroso di accreditarsi come un'Italia dei valori meno ruvida, ugualmente lobbistica, molto più attenta ai buoni rapporti con la stampa. Casini il suo non confonditur lo aveva fatto valere nei confronti di Fini e Berlusconi quando tempi e modalità di nascita del Pdl gli erano apparsi grigi e indistinti. Ora farlo valere nel centro-sinistra dovrebbe essere assai meno difficile per lui, che dal centro-destra viene a buon diritto annoverato fra i soci fondatori. Non dovrebbe, quindi, sfuggirgli come i democrats di rito veltroniano mirino a un grande e generico confonditur delle diverse storie politiche e personali. Né essi hanno mai escluso, se del caso, di farsi dipietristi: garanti anch'essi di abuso di intercettazioni, sostenitori anch'essi delle incostituzionalità preventive, pronti anch'essi a calpestare Del Turco ma non Bassolino, propensi anch'essi a considerare giuristi tutti i magistrati in servizio purché si rifacciano sempre ai Violante o ai Caselli invece che ai Mancuso o ai Carnevale. Da Rutelli a Marini non mancano a sinistra simpatizzanti e addirittura tifosi di Casini. Mi si tratta di ufficiali di complemento. Gli ufficiali in servizio permanente effettivo son tutti ex - comunisti. A Casini fra essi capita di trovare oggi in D'Alema un interlocutore più attento di Veltroni. Ma se l'antidipietrismo è la vera cifra della propria identità, Casini dovrà sempre tenersi distante dal Pd come tale. La strada che conduce a Follini può pure essere percorsa. Ma solo dopo aver ritrovato Mastella, azzannato dal dipietrismo e ignorato da troppi. Se quella fra Casini e Mastella fu a suo tempo "convergenza parallela" di esperienze democristiane, il loro centrismo non può farsi condizionare dal pregiudizio secondo cui la strada del Pdl sia tutta e solo di destra, senza fortissime radici di centro, tutt'altro che estranee alla loro storia politica e personale. * senatore Pdl.

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I fannulloni geniali - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti I FANNULLONI GENIALI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Anche a quello scansafatiche di Italo Svevo Brunetta avrebbe prima decurtato lo stipendio di almeno il trenta per cento e poi lo avrebbe cacciato giudicando intollerabile quel suo doppio lavoro di scrittore clandestino senza coscienza aziendale. Ora, sappiamo bene che tra gli impiegati pubblici d'Italia non ci sono né Kafka né Svevo e forse neppure Dino Risi il quale diceva con Conrad: "Non riesco a far capire a mia moglie che, affacciato alla finestra, sto ancora lavorando". Ma sappiamo che c'è qualcosa di calvinismo strapaesano e di "tu vo' fa l'americano" (o forse il giapponese), e c'è soprattutto qualcosa di ingiusto in questa ossessione del ministro non tanto contro l'otium dell'operoso Seneca quanto contro il dipendente pubblico italiano che sempre più somiglia a un imputato che ogni giorno deve provare la propria innocenza. è al contrario vero che nel nostro Paese l'impiego pubblico è stato colpevolmente allargato a dismisura dal fascismo e dall'antifascismo perché è sempre stato il modello di tutti i governi italiani, di destra e di sinistra, che così trasformavano i disoccupati in clienti politici. Insomma, mille professori politici, come è Brunetta, e mille intellettuali ministri come è Brunetta ? anch'essi, come vedremo, oziosi nel senso latino ? hanno devastato il pubblico impiego, specie nel Meridione, usandolo a fini anticongiunturali. Così, per esempio, già nel 1920 Salvatore Quasimodo fu assunto a Roma al ministero dei Lavori Pubblici e distaccato al Genio Civile di Reggio Calabria per fare nulla. Il politico che lo raccomandò pensava di legare a sé e alla propria scuderia di partito un povero meridionale senza arte né parte e non certo di formare un premio Nobel per la poesia. E però se peccato vi fu contro la morale pubblica ? e non è questione di retorica ? non lo commise certo Quasimodo che solo nel gergo brunettiano fu un fior di fannullone, più o meno come quei ventuno impiegati di Reggio Calabria che hanno la sola funzione di registrare la loro inutile presenza in ufficio. Ma, come scrisse Albert Camus, "togliete ad un impegato i suoi documenti da ricopiare e da catalogare e ne farete un accidioso e, all'occasione, un criminale". E difatti psicanalisti, economisti e poeti sanno bene che non esistono persone che hanno per aspirazione il non far nulla. Al contrario, a faticare di più sono appunto quelli che sono stati assunti proprio per non lavorare, che è l'attività di lavoro più dura che possa capitare all'impiegato di concetto, all'intelletuale. E basti pensare ai professori universitari ? anche Brunetta lo è ? che infatti non si contentano del doppio lavoro ma arrivano al triplo e al quadruplo, con le consulenze, gli articoli, la politica. Insomma, non si capisce perché il doppio lavoro porti lustro e credito sociale al professore universitario e al barone accademico che tanto più è stimato quanto meno si fa vedere all'università, e porti invece decurtamenti dello stipendio, licenziamento, disprezzo, ammiccamenti e smorfie moralistiche all'impiegato di concetto che di sera si trasforma in piccolo muratore. Eppure Brunetta crede di essere il nuovo Falcone italiano perché, nel Paese degli abusivi e degli evasori, dei conflitti di interesse e delle mafie, dichiara guerra al bidello che smonta alle due del pomeriggio e poi, a partire dalle quattro, va a fare le pulizie in un condominio. E vuole licenziare non il barone universitario che porta in cattedra moglie, figli e parenti vari, ma l'operaio comunale che, terminato il normale turno, sale sulla sua Ape carica di attrezzi e gira per le case di campagna, e ora aggiusta un rubinetto, ora monta un lampadario, ora sostituisce un interruttore. Il ministro vuo l mettere alla gogna l'usciere del tribunale che usa il proprio tempo 'libero' per lavorare e poi ancora lavorare nello studio di un avvocato o in quello di un notaio o, comunque, dove può. Tanto più che Brunetta finge di stupirsi perché i dipendenti pubblici che vogliono fare il doppio lavoro non accettano il part-time che corrisponde, più o meno, al dimezzamento dello stipendio e dunque della pensione. Ma quale impiegato sano di mente sarebbe disposto a rinunciare a quella metà dello stipendio che forse poi potrebbe, nel migliore dei casi, riguadagnare grazie a un doppio lavoro autonomo che è sempre precario, incerto e talvolta persino virtuale? Ed è bene ricordare che stiamo qui parlando di piccole cifre, di modesti arrotondamenti, di poveri bilanci familiari. E non certo delle ricchezze che, grazie al doppio lavoro, riescono ad accumulare, per esempio, certi medici o certi docenti di diritto amministrativo o ancora molti deputati e senatori, che come ha documentato ieri Tito Boeri, "rendono il mandato ricevuto dagli elettori una fonte di reddito permanente" tessendo una scandalosa ragnatela di conflitti di interesse. Già Antonio Di Pietro quando fu ministro dei Lavori Pubblici nel primo governo Prodi cercò di trattare il pubblico impiego come aveva trattato il Psi di Craxi (e di Brunetta). Di Pietro propose infatti che "laddove ? è puro dipietrese ? il dipendente pubblico non riesca a giustificare il proprio tenore di vita è meglio disfarsi di costui piuttosto che aspettare che intervenga il giudice penale: sarebbe troppo tardi e poco selettivo". Ebbene, alla fretta etica di Di Pietro è ora subentrato l'iperattivismo di Brunetta che sta cercando di far saltare l'Italia dentro un nuovo cerchio di fuoco. Sogna infatti "negli uffici pubblici la stessa efficienza della Ferrari, della Brembo o di Versace", vorrebbe attizzare uno scontro di civiltà tra fannulloni e iperattivi, tra depressi e nevrotici, tra brevilinei e longilinei, intesi come luoghi mentali e non fisici, per usare la colta metafora che nel 1935 Amintore Fanfani, allora professore di Storia economica alla Cattolica, presentò al dodicesimo congresso internazionale di Sociologia di Bruxelles e che fu così giudicata dal Duce: "E' magnifico ma è troppo lungo". Fanfani leggeva la storia, a partire da quella del pubblico impiego, come lotta tra brevilinei e longilinei, con la tesi che gli iperattivi accumulano e i fannulloni dissipano: da un lato le formiche dello Stato e dall'altro gli eroi dello sperpero e i poeti della decadenza. Quando lavoravo al desk c'era un collega che non stava mai al suo posto dove invece, secondo contratto, avrebbe dovuto passare sette ore e un quarto. E ce n'era un altro che restava al suo tavolo, sempre occupato in qualcosa. Ebbene, tra i due non c'era confronto possibile: era l'assenteista (il fannullone) che, per esempio, quando bisognava fare i titoli, si materializzava e mostrava quel talento che lo ha poi portato a diventare direttore. Ecco: un uomo intelligente come sicuramente è Brunetta dovrebbe capire che in Italia sarebbe più equilibrato sia evitare di santificare il lavoro come faceva Pascoli: "Poco era il giorno e molto era il lavoro / la falce è grande, ma più grande il prato", e sia evitare di dannarlo come faceva Cesare Pavese: "Lavorare offende anche l'aria".

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La quiete del manovratore - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti LA QUIETE DEL MANOVRATORE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E richiede maggioranza assoluta dei componenti la seconda volta, ed eventuale referendum popolare, nel qual caso il testo viene promulgato solo se riscuote il maggior numero dei voti validi. La fretta convulsa svela i retroscena, ma non lo direi atto invalido a causa della forma: l'autentica questione è se l'immunità sia compatibile col principio d'eguaglianza; in tal caso basta una legge comune; altrimenti nasce invalida anche la norma formata secondo l'art. 138. Consideriamo un art. 3 Cost. riscritto così: "tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, ma i militanti del tal partito hanno dignità particolare; quindi saranno giudicabili solo se una corte d'onore li discrimina". Varrebbe questa clausola? No, rinnega l'assioma degli eguali: nella formula contraddittoria sopravvive la regola, cade l'eccezione; gl'interessi tutelati compongono una scala; sono quindi pensabili previsioni costituzionali invalide. Tale sarebbe il privilegio parlamentare che B. vuol risuscitare affinché le Camere ridiventino luogo d'asilo ("confugio", nel lessico forense napoletano). La Carta non è un feticcio dove ogni sillaba valga ex se: vigono nessi interni; e le formule dissonanti restano lettera morta. Veniamo al punto, se l'immunità berlusconiana sia compatibile con l'art. 3 Cost. La risposta affermativa postula interessi che sulla bilancia metalegislativa valgano più dell'eguaglianza: è bene supremo la quiete del manovratore al governo?; e chi lo insidia? L'invasore e i suoi reggicoda raccontano la favola d'una Italia oppressa dalle toghe, più pericolosa della Spagna cinquecentesca dove l'Inquisizione divora chi vuole, in particolare gli altolocati. Ad esempio, Bartolomé de Carranza y Miranda, teologo domenicano attivo nella censura editoriale: è confuso, sconnesso, volatile, grafomane, zelante, integerrimo, gaffeur, rissoso; rifiuta una sede arcivescovile e incarichi ambiti; consultore al Concilio tridentino, raccoglie antipatie; accompagna in Inghilterra Filippo, principe ereditario marito della regina Bloody Mary, Maria Sanguinaria; nella riconversione cattolica racconta d'avere salvato milioni d'anime colpendo solo 30 mila corpi. Stavolta non può esimersi quando il futuro Re Cattolico lo nomina arcivescovo primate: Toledo è sede ricchissima, concupita dall'Inquisitore generale Fernando Valdès; e lo stupido Bartolomeo gli cade nelle fauci, condotto per mano dal confratello Melchior Cano. Morto Carlo V, ha perso l'unico possibile patrono. Non esiste difesa contro il pitone domenicano. Aveva appena pubblicato i "Comentarios sobre el Catechismo cristiano", Anversa 1558, 900 pp. in folio, monumento d'asfissiante ortodossia (mai confutare le opinioni empie, insegna: vanno soppresse attraverso purghe lessicali; mancando le parole in cui pensarla, l'eresia s'estingue; strepitoso, l'orwelliano "1984" ante litteram). Ictu oculi Melchior Cano scova 101 proposizioni ereticali o almeno sospette. Dopo i soliti passi striscianti (sappiamo da Kafka come li subisca Joseph K.), l'arrestano all'alba, 22 agosto 1559: scompare, quasi la terra l'avesse inghiottito; e finirebbe sul rogo se dopo otto anni Pio V non lo reclamasse. Ne passa nove confortevoli in Castel Sant'Angelo, uscendo ogni tanto: a Valladolid era carne da ardere; una mite sentenza 14 aprile 1576 gl'impone l'abiura, più 5 anni nella quiete d'un monastero orvietano. Lunedì dopo Pasqua adempie la penitenza visitando sette chiese e celebra messa in San Giovanni. Epilogo lieto, ma dalla sera ritiene urina. Otto giorni dopo rende l'anima. L'autopsia scopre lesioni d'un rene, tre calcoli, escrescenze carnose nell'uretra. Morte tempestiva, notano i soliti elucubratori del sospetto, e viene comoda al re spagnolo. In ambienti simili il lodo cosiddetto Schifani o Angiolino Alfano avrebbe qualche buon motivo. Nell'Italia attuale, no. Le procedure non sono labirinti inquisitoriali: l'imputato dispone d'ogni risorsa; gli scaltramente assistiti giocano comode partite, specie chi abbia 20 mila miliardi, tre reti televisive, vari giornali, l'impresa editoriale dominante ecc. E disturbo minimo stare in giudizio. L'immunità, dicono i caudatari, lo difende da assalti obliqui. E il fumus persecutionis? Non se ne parla: i complotti sono legalmente presunti, iuris et de iure; la tagliola immunitaria scatta anche se le prove fossero più chiare del sole; e copre qualunque accusa, magari gravissima, moralmente incompatibile con l'ufficio governativo. Privilegio monstre, lo partoriscono due Camere ubbidienti al padrone; e va stabilito su quale tavolo valutarlo: in astratto, rimossa ogni memoria, come se l'Italia fosse una figura d'Euclide, i cui abitanti siano lettere dell'alfabeto senza nome né storia? Teoremi formulati in quest'irreale prospettiva equivalgono all'intervento chirurgico perfetto sotto il quale il malato muore. I giudizi della Corte chiamata ad applicare le norme fondamentali implicano premesse storiche e calcolo dei futuribili. Viviamo nell'Italia 2008, dove regna tal Silvio Berlusconi, pirata dell'ipnosi televisiva: sceso in politica, moltiplica l'immane patrimonio; sconcia i quadri legali fabbricandosi leggi in casa; infligge memorabili insulti a Dike; e tornato al potere, vuol pigliare tutto. L'immunità è il primo passo: sbandiera i seguenti (carriere separate ossia procure governative e azione penale à la carte, un Csm riformato a modo suo, parlamentari intoccabili); "stavolta nessuno mi ferma". Sciagurata congiuntura, ne ricorda una tedesca, inverno 1933: dal 30 gennaio Adolf Hitler è cancelliere; ha indetto nuove elezioni, le ultime, raccogliendo 17.277.200 voti, pari al 43,9%; e non bastano ai pieni poteri che vuol farsi attribuire dal Reichstag, ma alternando minacce e promesse, li ottiene, 23 marzo; nei 4 anni seguenti (con l'aiuto del diavolo diventano 12) il governo può legiferare da solo, anche deviando dalla Costituzione (mai formalmente abrogata); e comincia la Gleichschaltung, adeguamento delle strutture alla nuova Stimmung. Gli addetti alla corvée d'urlo risparmino il fiato: nessuno insinua che lo statista d'avanspettacolo, storpiatore dei verbi latini, premediti Gestapo, Lager, pulizia etnica, guerre d'aggressione; visto sullo schermo, non ha lo stile gotico truculento. Se gli lasciamo mano libera, avremo una repubblica autocratica del malaffare, temperato dall'allegria fescennina.

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Eluana, quando la sacralità è disumana (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Eluana, quando la sacralità è disumana don Enzo Mazzi Eluana Englaro cesserà di vivere o ricomincerà a vivere? Questo interrogativo scuote le coscienze di fronte alla interruzione dell'alimentazione forzata di una donna da sedici anni in coma irreversibile. La vita di Eluana è identificabile col battito cardiaco o con la funzione digestiva assicurate non dalla autonomia del proprio sistema biologico ma solo dalla potenza della tecnologia medica, oppure è forza vitale in continuo divenire che preme per essere liberata da un corpo che da se stesso non sarebbe più in grado di contenerla? E chi ama di più la vita: la suorina che vorrebbe continuare ad alimentare forzatamente la donna in coma o il padre che ha scelto di generare di nuovo la figlia liberando la forza vitale di lei imprigionata da sedici anni in un corpo incapace di funzioni vitali autonome? E non è tutto. Perché l'interrogativo riguardante la vita e la morte di Eluana è forse la domanda fondamentale che accompagna l'umanità fin dalla sua origine e che costituisce la spinta della trasformazione creatrice. Eluana è tutti noi, è ogni donna e ogni uomo. Mia figlia - ha detto a più riprese il padre di Eluana - aveva un senso del morire come parte del vivere e non avrebbe accettato di essere una vittima sacrificale di una concezione sacrale della morte come realtà separata e opposta alla vita. Può darsi che sfugga la pregnanza di un simile messaggio. Ma è proprio lì in quell'angoscioso intreccio di vita/morte che si radica da sempre ed oggi in modo particolarmente intenso la spinta della evoluzione culturale. Al fondo della crudeltà insensata che tutt'ora insanguina il mondo c'è la persistenza di un senso alienato della vita derivante dal dominio del sacro e dalla sua penetrazione nella società moderna. La vita è sacra. È un principio etico fondamentale. Ma è sacra in quanto parte della sacralità di un tutto in divenire che comprende finitezza e morte. Questo dice la saggezza dei secoli a chi ha orecchi per intendere. La cultura sacrale invece separa la vita dalla sua finitezza. La vita viene sacralizzata come dimensione astratta contrapposta alla dimensione altrettanto astratta della morte. La sacralità, intesa come astrazione, separazione e contrapposizione fra le varie dimensioni della nostra esistenza, è la proiezione di un'angoscia irrisolta, di una frattura interna, di una mancanza di autonomia e infine di una alienazione della propria soggettività nelle mani del potere. La critica che è rivolta alla gerarchia cattolica ormai da molti credenti, compresi tanti teologi e teologhe di valore, riguarda proprio la incapacità a liberarsi e liberare dal dominio del sacro. "La proprietà dell'Evangelo è quella di metterci in una intransigente lotta contro il sacro . in quanto la sacralizzazione è la stessa cosa che l'alienazione dell'uomo . ma noi dobbiamo constatare che la fede cristiana si è come corrotta, imputridita .". Queste affermazioni forti di padre Ernesto Balducci sono condivise da molti nella Chiesa e sono alla base della critica per l'intransigenza della gerarchia verso le posizioni etiche espresse da Eluana e dai genitori di lei. È un compito immane la liberazione del profondo dalla cultura sacrale che genera violenza. Bisogna andare finalmente alle radici, individuare e tentar di sradicare il gene della violenza che cova in tutto l'apparato mummificato, simbolico e normativo, delle culture del sacro tanto laiche che religiose. Ognuno deve fare la sua parte, dovunque si trova ad operare, usando gli strumenti di conoscenza e di saggezza che gli sono stati forniti dall'esperienza di vita e dalla rete delle relazioni che ha potuto intrecciare. Eluana e suo padre stanno facendo la propria parte. Seminano senso positivo della vita con sofferenza e con forza. A loro dobbiamo essere profondamente grati.

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Pd, inutile lo scontro dentro il ceto politico - andrea cozzolino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IX - Napoli PD, INUTILE LO SCONTRO DENTRO IL CETO POLITICO Il futuro si progetta investendo sulle giovani generazioni, dando più risorse agli insegnanti ed estendendo l'età dell'obbligo ANDREA COZZOLINO I n quest'ultima ipotesi, nulla sarebbe più lontano dall'orizzonte politico che il Pd si è dato fin dal suo primo atto costitutivo, con le primarie del 14 ottobre. La vera sfida è insediare e radicare il nuovo partito nella società napoletana e campana, proprio mentre siamo nel vivo di una seria e difficile crisi di credibilità che l'incedere di numerose emergenze ha reso evidente. Va bene se in un partito si discute e ci si organizza. Ma non si insedia un partito nella società, non lo si mette in sintonia con la realtà se non ci sono idee che rispondano a questi obiettivi. Sapere chi vogliamo rappresentare, con quale progetto e con quali interlocutori: sono queste le sfide che il Pd ha davanti a sé. In queste settimane, molti stanno lavorando per promuovere confronti e dibattiti. La giornata seminariale che abbiamo programmato a Napoli per il prossimo 21 luglio nel Chiostro di Santa Maria la Nova, insieme a Gianni Cuperlo, Marco Follini, Renzo Lusetti e a una vasta area del mondo cattolico, laico e socialista partenopeo e campano, sarà l'appuntamento inaugurale di un percorso che vuole dare vita a un laboratorio permanente di idee, dentro e fuori del Pd. Abbiamo bisogno non di un movimento dal generico radicamento popolare, ma di una forza che abbia due grandi pilastri: i giovani, quel milione e mezzo di ragazzi campani sotto i trent'anni, molti dei quali costretti ad emigrare; e il mondo del lavoro, della produzione, dell'impresa diffusa. Il Partito democratico, nelle ultime elezioni politiche e amministrative, ha dimostrato un grave deficit di radicamento sociale, non solo nel Nord, ma anche nel Mezzogiorno, in particolar modo tra i ceti popolari e le categorie più svantaggiate. Dopo quindici anni di governo, si impone la necessità di riconquistare nuovi spazi di rappresentanza andando oltre i nostri attuali legami sociali. Dobbiamo rompere questo schema, riprendere e rilanciare la sfida per l'innovazione riformista e andare verso quella società più aperta e dinamica, che meno dipende dalla spesa pubblica allargata. Dobbiamo insediare il nuovo partito nel lavoro e nei lavori. La qualità, le condizioni, la prospettiva e la sicurezza sul posto di lavoro devono diventare uno dei punti cruciali della nostra agenda politica e programmatica. Non solo quando, come in queste ore, l'intollerabile tragedia delle morti bianche ritorna al centro dell'attenzione, ma durante ogni passaggio, in ogni nostra iniziativa tesa alla modernizzazione e al miglioramento delle condizioni di vita delle persone. E dobbiamo ripensare, soprattutto nel Mezzogiorno, con l'incedere della sfida federalista, a un nuovo modello di sviluppo fondato su una rete universale di diritti di cittadinanza. E progettare un welfare che si basi sul capitale sociale, sul premiare comportamenti virtuosi, che produca inclusione e non marginalità. La scuola è l'altra opzione programmatica che dobbiamo rilanciare. Senza un sistema dell'istruzione al passo con gli altri paesi industrializzati, l'Italia non può reggere. Il futuro si progetta investendo sulle giovani generazioni, dando più risorse agli insegnanti e agli istituti, estendendo l'età dell'obbligo scolastico fino a 18 anni. Una politica autenticamente riformista deve rimettere al centro dell'agenda politica queste grandi questioni. L'orgoglio ferito per i problemi che si sono manifestati in questi mesi si è tradotto più nell'azione a voler rompere gli equilibri consolidati per una mera sostituzione di ceto politico piuttosto che per un'autentica voglia di cambiare. Lo sforzo che oggi, invece, ci viene richiesto è saper essere sintesi tra l'indispensabile azione di cambiamento di cui l'Italia ha bisogno e la necessità di compiere questo processo senza produrre ulteriori strappi e lacerazioni nel Paese. Un progetto così ambizioso richiede un più ampio spazio politico. Da solo il Pd non basta. L'innovazione riformista di cui abbiamo bisogno non è tutta dentro di noi. Dobbiamo ricostruire un nuovo campo di alleanze che riorganizzi il confronto e renda credibile la sfida per la riconquista della maggioranza dei consensi dei cittadini. Su questi presupposti, lavorando tutti assieme, possiamo costruire un partito aperto, plurale, più rappresentativo delle forze che si sono confrontate nel corso dell'ultima assemblea congressuale di Napoli. L'autore è assessore regionale all'Agricoltura e alle Attività produttive.

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"tanta pasta e pesce azzurro ma non rinunciate alla qualità" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Milano Giorgio Calabrese: attenti alla salute, la verdura è imprescindibile "Tanta pasta e pesce azzurro ma non rinunciate alla qualità" Giorgio Calabrese insegna Nutrizione umana alla Cattolica di Piacenza ed è esperto di alimentazione. Professore, si può risparmiare a tavola? "Il rapporto di una famiglia a basso reddito con il cibo, in un periodo di crisi come questo, può diventare durissimo. Però bisogna stare attenti: risparmiare non deve trasformarsi in mangiar male, perché così si penalizza la salute. Se all'inizio si crede di mettere da parte un po' di soldi, poi si finisce per spendere di più. In farmaci". Ci dia qualche consiglio. "Una soluzione giusta potrebbe essere quella di aumentare la quantità di pasta, che è nutriente e poco costosa. Si può alzare il consumo da 80 grammi a 120, in modo da diminuire gli altri alimenti". Che dire di carne e pesce? "Non sono convinto che rinunciare completamente alla carne faccia bene al portafogli. Al massimo credo che si possa diminuire la quantità e stare attenti a quello che si compra: il vitellone costa meno del filetto ed è buonissimo lo stesso. Per la carne bianca il mio consiglio è quello di affidarsi ai piccoli rivenditori ed evitare la grossa distribuzione. Anche al pesce non si deve rinunciare. C'è quello azzurro che costa poco: acciughine fresche e pescespada sono economici e alla portata". Anche i vini sono un tasto dolente per le tasche dei consumatori. "Per risparmiare, il vino bisogna comprarlo nelle cantine sociali o negli shop dei piccoli produttori. Nei discount si può anche andare, ma bisogna stare molto attenti: diffidare dalle bottiglie a prezzi bassi, perché sono bevande che del vino hanno solo il gusto e l'odore". Passiamo alla frutta. "La frutta e la verdura di stagione sono alimenti imprescindibili. E vale sempre lo stesso discorso: meglio acquistarle al mercato o addirittura in campagna. Evitare assolutamente i prodotti fuori stagione come ciliegie, fragole e uva: sono cari e vengono da paesi lontani?". A cosa possiamo rinunciare allora? "Crostacei, molluschi, salmone affumicato, filetto e carni pregiate. Non sono indispensabili per la dieta e costano". Alcuni trucchi per risparmiare a tavola? "Quando si usa l'olio, per condire fare una sola "O" nel piatto, magari compensando con limone o aceto. Bere l'acqua prima, per dissetarsi, e il vino dopo, per gustarlo allo stesso modo e in piccole quantità. Per la pasta, infine, condire con pomodorini freschi, lasciando perdere le bottiglie di salsa. Non solo si risparmierà, ma ci si guadagnerà in salute". (l. d. v.).

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Tullo: "moschea, no al referendum" - giuseppe filetto (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XI - Genova Tullo: "Moschea, no al referendum" Il segretario regionale del Pd: sui diritti non si può votare "Nel partito democratico ci sono posizioni diverse? Il centralismo democratico non esiste più da tempo..." GIUSEPPE FILETTO "Condivisione piena su quanto sta facendo Marta Vincenzi nei confronti della moschea - assicura Mario Tullo, segretario regionale del Partito Democratico -. Inoltre, grande attenzione e rispetto di tutte le religioni, nella consapevolezza di dover assumere responsabilità assoluta nel soddisfare le esigenze che si sono manifestate in tal senso". Questo dice Mario Tullo, ma qual è la posizione ufficiale del Pd? "Come segretario regionale posso dire che la maggioranza degli aderenti al Pd la pensa come me. Sicuramente, è così per il gruppo dirigente e per chi si riconosce nel nostro partito". Ma c'è chi, invece, si identifica nel Pd, e rispetto alla moschea ha un'altra posizione. "è finita l'epoca del centralismo democratico, prima del Pci poi del Pds; oggi è possibile che all'interno del partito vi siano divergenze". Come quella di Fabio Broglia? "Broglia aderisce all'idea del referendum, ma non ha le medesime posizioni di Gianni Plinio, Matteo Rosso e dello stesso Rosario Monteleone. è possibile che vi siano divergenze tra noi, d'altra parte non credo che tutti in An, Forza Italia e nell'Udc la pensino allo stesso modo. Poi, vorrei ricordare a Monteleone che quando la giunta Pericu decise quale orientamento politico ed amministrativo avere rispetto alla moschea, lui faceva parte di quella compagine". Comunque, tirate dritto, mettete da parte coloro che nel Pd non la pensano come il segretario e il sindaco? "No. è chiaro che tutto deve essere fatto nel tentativo di un dibattito culturale in città, nei quartieri: di confronto delle persone. Noi dobbiamo fare un lavoro per far capire questa scelta. Anche per poter individuare il sito più appropriato". Dibattito, quindi ricorso al giudizio popolare? "Siamo contrari al referendum: qui non stiamo parlando di un inceneritore, di una centrale o di una discarica, ma di un luogo di culto che merita grande rispetto". Se la gente osteggia questo progetto, occorre ascoltare anche le tante anime. Come quella cattolica. "Non mi pare che la moschea sia un problema per i rappresentanti della Chiesa. La politica, rispetto ad alcuni temi, credo che non possa strumentalizzare ed evocare paure. D'altra parte, Marta Vincenzi ha fatto un grande lavoro di garanzia rispetto all'Ucoi, l'unione delle comunità islamiche in Italia: prima si era detto che dovevano costruire loro, e poteva nascere il dubbio su come e da dove arrivassero i soldi. Adesso costruisce il Comune e dà la struttura in comodato". Un referendum sull'inceneritore sì, sulla moschea no. "Capisco che su alcune opere si possa ricorrere a questo strumento, su cosa ne pensino i cittadini. Ci andrei cauto, invece, su qualcosa che riguarda un diritto". Perché? "Mi chiedo: se costruiamo una chiesa cattolica, anglicana o dei Testimoni di Geova, dobbiamo prima chiedere cosa ne pensa la gente? Eppoi, io non firmerei nulla con chi, come Plinio, non ha rispetto del dibattito culturale e pensa che un minareto richiami il terrorismo. Alcuni atteggiamenti precostituiti cercano di mettere insieme la sicurezza, l'immigrazione e, in questo frullato, aggiungerci anche la moschea e l'Islam. è diventato un gioco pericoloso".

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I comunisti russi: "stalin santo" - (segue dalla prima pagina) dal nostro corrispondente (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

I comunisti russi: "Stalin santo" La proposta alla Chiesa ortodossa, che replica: "Richiesta mostruosa" Uno dei leader del partito minaccia: in caso di rifiuto pronti a fomentare uno scisma In un sondaggio sui leader più popolari l'ex dittatore contende il titolo a Nicola II (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE leonardo coen "Ci rivolgeremo alla Chiesa con la richiesta di canonizzare colui che riunì le terre russe, che sconfisse i nemici della patria, che creò il grande minimo sociale, che fu l'eroe e il padre dei popoli", sostiene Malinkovich. Che poi minaccia: "Se la Chiesa si rifiutasse, allora al suo interno comparirà, non senza la partecipazione delle forze patriottiche, una tendenza di rinnovamento, una chiesa ortodossa popolare orientata in modo sociale, intollerante nei confronti dell'opulenza e dell'ostentata religiosità dei burocrati. Sarà questa chiesa rinnovata a canonizzare il grande Stalin, primo passo dell'unione del movimento di liberazione nazionale e dell'ortodossia popolare. Alla fine del XXI secolo le icone con l'immagine del Santo Josif Stalin compariranno in ogni casa ortodossa". Una provocazione? Non proprio. Tutto nasce dal fatto che per quasi due settimane Stalin è rimasto in testa alla classifica del progetto tv "Il nome della Russia", il sondaggio Internet che si concluderà a Natale con la proclamazione del personaggio storico russo più rappresentativo. Qualche giorno fa la votazione è stata bloccata. Imperscrutabili "motivi tecnici". Poi, Alexsandr Ljubimov, direttore del progetto, ha spiegato che c'era stato un attacco di spam contro il sito, per favorire Stalin. Ma appena ha ripreso a funzionare, Stalin è stato superato dallo zar Nicola II. I comunisti non hanno digerito il sorpasso: "Nessuna manipolazione del signor Ljubimov può nascondere la sacrosanta verità - ha scritto Malinkovich - Stalin è il nome più popolare della Russia. Il popolo perdona al Comandante Supremo sia le repressioni che la collettivizzazione, lo sterminio dei quadri dell'Armata Rossa, la lotta contro il cosmopolitismo ed altri inevitabili errori e tragedie dei tempi crudeli di guerra e di rivoluzione. Ovviamente, a noi, alla sinistra di oggi, è più vicino Ilich (Lenin, ndr.), ma per Stalin che ricevette la Russia con l'aratro di legno e la lasciò con il missile atomico votano i comunisti, i patrioti, i nazionalisti russi, i giovani e i vecchi". Ecco perché Stalin non deve essere demonizzato ma beatificato. "è una richiesta mostruosa", ha replicato ieri ai microfoni di Radio Eko di Mosca Vladimir Vigiljanskij, portavoce del Patriarcato: "Stalin e i suoi furono colpevoli della totale distruzione della Chiesa Ortodossa Russa. Nell'epoca staliniana subirono morte violenta circa 200mila sacerdoti. Canonizzare uno colpevole di banditismo e terrorismo di stato è un sacrilegio terribile". Risposta dei comunisti di Pietroburgo: "La posizione del Patriarcato è dettata dalla pressione delle autorità laiche, non riflette l'opinione di tutto il clero, soprattutto dei pope della grande maggioranza delle piccole città russe e della campagna". Come dimenticare, del resto, il telegramma che la Chiesa ortodossa inviò a Stalin il 21 dicembre del 1949? "Caro Josif Vissarionovich, nel giorno del suo 70esimo compleanno, le esprimiamo la nostra profonda riconoscenza. preghiamo per il rafforzamento del Suo vigore e benedicendo il Suo eroismo ce ne ispiriamo noi stessi".

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Quei magistrati con licenza di sbagliare (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 172 del 2008-07-20 pagina 0 Quei magistrati con licenza di sbagliare di Salvatore Scarpino Sì, dagli al fannullone, dagli al pubblico dipendente che va in ufficio e, letto il giornale, s'imbosca o va a fare spese, lasciando marcire pratiche già coperte di polvere e che, tuttavia, contengono, pur nel linguaggio burocratese, bisogni, speranze legittime, rappresentazione di sacrosanti diritti dei cittadini che quegli impiegati mantengono. Dagli all'assenteista cronico, malato immaginario eppure retribuito. E poi? Non concentriamoci sui "ministeriali" e sui dipendenti degli enti locali e parastatali, non spariamo soltanto sui "distaccati", allarghiamo la visuale anche a categorie più protette dei travet di ogni grado. Ai magistrati, per esempio, che mai e poi mai accetterebbero di essere paragonati agli altri pubblici funzionari e che, però, sono pagati con pubblici denari e dovrebbero, anche loro, essere soggetti a verifiche su quella che gli esperti fiduciosi chiamano produttività. Abbiamo un numero di magistrati comparabile a quello di Francia, Germania, Inghilterra, ma i tempi della giustizia nel nostro Paese, che pure è laico, sono biblici, con mostruosi carichi di arretrato nel civile e nel penale. Colpa del sistema e delle leggi, si dirà, ma siamo sicuri che in questa progressione di obblighi inevasi non abbia qualche peso anche l'inerzia di parte (non di tutti) dei magistrati? La cronaca, pur senza avere l'autorità della storia, è una maestra severa. Prendete il caso del moldavo che per sfuggire alla polizia ha ucciso, a Roma, un ragazzo. Questo immigrato irregolare viveva di furti d'auto e di moto. Qualche tempo fa era stato beccato su una motocicletta rubata, ma al giudice benevolo aveva spiegato che non poteva essere trattenuto in carcere, dato che la sua compagna era incinta. Il magistrato aveva accolto la richiesta e aveva deciso che il clandestino ladro fosse accolto in un centro di permanenza temporanea. Ma questa struttura era superaffollata e il ladro era stato respinto, con l'invito a tornarsene a casa. Invito che il moldavo ha ignorato, per compiere le ulteriori prodezze che ci addolorano. Ebbene, un controllo, anche telefonico, sulla possibilità d'accoglienza nel Cpt non si poteva fare? I magistrati debbono limitarsi a mandare avanti carte e faldoni senza soffermarsi sugli effetti delle loro decisioni? Con la stessa burocratica nonchalance debbono valutare, basandosi su carte e perizie di maniera, il diritto ai permessi di detenuti che, appena scarcerati, tornano a delinquere? La cronaca ci incalza. Storie di motivazioni di sentenze che ritardano anche di otto anni, vicende dolorose di giustizia negata perché ritardata oltre i limiti della possibilità di attesa delle vittime. E non parliamo dei boss scarcerati, anche con un pedigree di assoluta pericolosità sociale, per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva. Ma certi magistrati non solo non conoscono l'eccesso di zelo, si astengono anche dallo zelo. è la realtà italiana che lo conferma, con una casistica che non ci fa onore e che vorremmo ignorare. Ma che c'è. Il Consiglio superiore della magistratura queste realtà le conosce, ma finge d'ignorarle. Difende sempre e comunque gli appartenenti alla casta e spara su chi la critica. Delegittimazione, lesa maestà. Corro il rischio di apparire un nemico della presunta élite morale del Paese, Ma mi aspetto, come tutti, di avere una giustizia più efficiente. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La <scomparsa> di 700 insegnanti. In accademia (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-20 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Pubblico impiego L'ultima tornata di nomine: i distacchi per le onlus private La "scomparsa" di 700 insegnanti. In accademia ROMA - Che cosa possono avere in comune l'Accademia della Crusca e il Wwf? E la Pia associazione maschile Opera di Maria con l'ArciMovie? Oppure la Comunità di Sant'Egidio e la Società chimica italiana? All'apparenza, niente. Invece sono tutti quanti in uno speciale elenco che ogni anno viene compilato dal ministero dell'Istruzione. L'ultimo l'ha stilato l'ex ministro cattolico del Partito democratico, Giuseppe Fioroni, giusto prima di lasciare la poltrona a Mariastella Gelmini: è la lista delle associazioni e degli organismi che secondo una norma introdotta alla fine del 1998 dal primo governo di Massimo D'Alema, ministro Luigi Berlinguer, hanno diritto a utilizzare docenti e dirigenti scolastici in "distacco" fino al numero di cento unità. Il che significa che il loro stipendio viene pagato dallo Stato ma loro lavorano presso strutture onlus private. La legge che ha introdotto questa novità con un provvedimento parallelo alla Finanziaria del 1999, dice che si deve trattare di "associazioni professionali del personale direttivo e docente, nonché enti e istituzioni che svolgono, per loro finalità istituzionale, impegni nel campo della formazione e ricerca educativa e didattica". Ma siccome, come ha precisato il direttore generale del ministero Luciano Chiappetta in una lettera spedita all'Associazione nazionale docenti presieduta da Francesco Greco, che aveva chiesto chiarimenti dopo essere stata esclusa dall'elenco delle organizzazioni beneficiarie dei distacchi, "le assegnazioni del personale sono disposte dal ministro pro tempore in base a scelte di natura discrezionale ", anche se "connesse ad una attenta valutazione...", va da sé che ci può rientrare di tutto. Così, se si concede un docente distaccato al Wwf di Fulco Pratesi, non si può negare identico privilegio a Italia Nostra di Carlo Ripa di Meana o a Legambiente. Né, se si dà un distacco a Slow Food Italia, si può rifiutare all'Arciragazzi. O magari alla Fondazione Carlo Donat- Cattin, di cui è responsabile il figlio dell'ex leader democristiano Claudio Donat-Cattin, alto dirigente della Rai considerato vicino ai cattolici del centrodestra. O, ancora, alla Fondazione Cardinale Carlo Oppizzoni, guidata da Elena Ugolini, uno dei tre componenti (recentemente designati da Fioroni) dell'Invalsi, il claudicante istituto per la valutazione della scuola. Ma non sono questi enti a fare la parte del leone. Scorrendo la lista, l'occhio cade sui dodici distacchi della Cooperativa Insegnanti di iniziativa democratica, sui dieci dell'Unione cattolica italiana insegnanti medi e sui nove dell'Associazione italiana maestri cattolici. Tutti potranno senza dubbio dimostrare l'utilità formativa dell'operazione. Ciò non toglie che rimangono grossi dubbi sulla virtuosità di un meccanismo (cosa fanno questi distaccati?) che comunque sottrae alla scuola notevoli risorse: settecento persone. Ai cento docenti distaccati presso queste associazioni se ne devono infatti aggiungere, sempre grazie alla legge del 1998, ancora cento in distacco "presso gli enti che svolgono attività di prevenzione del disagio psico-sociale e di reinserimento dei tossicodipendenti" e altri cinquecento (avete letto bene) distaccati presso il ministero o i provveditorati. Con quale missione? "Per i compiti connessi con l'attuazione dell'autonomia scolastica". Superfluo ogni commento. Sergio Rizzo L'elenco L'ex ministro Giuseppe Fioroni: è suo il più recente elenco delle associazioni senza scopo di lucro in cui può essere "distaccato" il personale docente della scuola.

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Don Gelmini: da laico nelle mani del Tribunale (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-20 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Comunità Incontro Don Gelmini: da laico nelle mani del Tribunale ROMA - ( m.a.c.) Alessandro Meluzzi, medico e politico italiano, è il portavoce della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini. "No, solo di Pierino Gelmini, perché per amore della verità e per l'impegno con i suoi ragazzi, Gelmini, accusato di molestie nei confronti di due adulti e non di pedofilia, ha chiesto "pro gratia", e ottenuto dal Papa, la riduzione allo stato laicale". Dice Meluzzi: "Sono assolutamente d'accordo con Ratzinger: un prete accusato di molestie deve essere giudicato dalla giustizia. Può sembrare una cosa ovvia, poiché il foro ecclesiastico è stato abolito dalla Rivoluzione francese e in Italia nel 1850 dalla legge Siccardi". Ma questo è esattamente - secondo Meluzzi- quello che ha fatto Gelmini, "si è sottomesso alla legge, da buon cittadino italiano e da buon prete e penso che proprio dalla magistratura avrà giustizia, visto come stanno andando le cose".

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Gli impegni (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-20 num: - pag: 5 categoria: BREVI Gli impegni Il 14 ottobre 2004 è nominato membro del Pontificio Consiglio per i Laici. Dal 2005 è membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ( nella foto con Benedetto XVI).

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Scola: politiche per la famiglia Il governo deve fare molto di più (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-20 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Scola: politiche per la famiglia Il governo deve fare molto di più Il Patriarca di Venezia: cambiare la legge sull'aborto, non si può stare fermi Angelo Scola, patriarca di Venezia, uomo tra i più vicini a Wojtyla e Ratzinger, è al lavoro nella sua stanza in Patriarcato, tra le targhe che ricordano i predecessori Roncalli e Luciani. Oggi, nel discorso del Redentore, affronterà il tema della famiglia, anche sotto l'aspetto economico e politico. "Una società che si va facendo sempre più liquida ha bisogno di qualcosa di solido. La famiglia in Italia è un fattore decisivo di solidità. Se poi viene riconosciuta come un capitale sociale, rappresenta un elemento importante su cui far leva per la vita buona; in senso morale ma anche economico. Per questo la politica e il governo devono fare di più, molto di più". Patriarca, la famiglia sembra essere anche in Italia vittima della secolarizzazione. "La secolarizzazione non è la stessa in tutti i paesi. In Italia non è come in Germania, in Francia o in Spagna. Uno dei fattori che fa la differenza è proprio la famiglia. Lo dimostrano i dati Istat e Censis: l'indice di divorzio in Italia è tra i più bassi d'Europa; le convivenze quasi sempre sfociano nel matrimonio; quando indica le aspettative primarie della vita, la donna, che oggi lavora di più, mette al centro il matrimonio e la maternità. Più della metà delle famiglie ospita in casa un genitore anziano, nel 90% di esse ci si trova a mangiare insieme almeno una volta la settimana. La cura che i nonni hanno dei nipoti integra un welfare che è ancora assai discutibile. Certe cose - penso alla sofferenza e alla morte - si imparano più dai nonni che dai genitori. E l'indice del dono, della gratuità, è in crescita non solo nel passaggio dai genitori ai figli, ma anche dai figli ai genitori". I dati che lei cita sono spesso letti come segno di arretratezza, a cominciare dai giovani che restano fino all'età adulta a casa di papà. "Credo che dobbiamo superare un concetto equivoco di progresso, per cui tutto l'inedito - e in questo clima di fluidità spesso inedito equivale a capriccioso, a non verificato - è progresso, e tutto ciò che rinnova la tradizione è conservazione. L'Italia per fortuna ha un popolo ancora sano, che si ribella a questo dualismo di stampo manicheo. Il vero progresso sa innestare il nuovo sull'antico. La famiglia è un fattore di progresso, ed è anche un attore economico molto importante, pur se spesso dimenticato. In famiglia si decide dei consumi, del reddito e del risparmio; soprattutto, la famiglia ha un grande valore economico nella formazione del capitale umano e sociale. Lo riconosce persino la Banca Mondiale, che pure è ossessionata dal family planning, dai programmi contraccettivi. In futuro questo suo ruolo sarà ancora più importante, perché un paese come il nostro non può reggere senza un'innovazione fondata su educazione, conoscenza, cultura. Questi sono dati oggettivi che, a mio parere, rendono politicamente intelligente intraprendere azioni a sostegno della famiglia. Penso soprattutto a due elementi: l'equità fiscale, e una effettiva conciliazione tra famiglia e lavoro". La sua impressione è che in Italia la politica, al di là delle enunciazioni di principio, trascuri la famiglia? "Sì, in Italia la politica non ha ancora fatto questo passo, di fatto rimanendo arretrata rispetto ad altri paesi. Il che è paradossale, perché la forza della famiglia è molto più rilevante da noi che altrove. Un progetto globale di sviluppo dovrebbe mettere subito in primo piano un sistema di politiche familiari avveduto. Non ridotto alla mera dimensione para-assistenziale, ma capace di valorizzare la soggettività affettiva, economica, politica ed etica della famiglia". Che cosa dovrebbe fare il governo? Lei parla di equità fiscale. In campagna elettorale si è proposto il quoziente familiare. Ma non è stato introdotto né annunciato. "Se si vede l'importanza educativa, sociale ed economica della famiglia, allora si capisce perché è conveniente fare una politica fiscale che la valorizzi come risorsa. Questo comporta anche un diverso modo di concepire l'economia; il fatto che negli ultimi anni si parli di più di sussidiarietà e solidarietà, e di capitale umano e sociale, è un segno positivo. Da una parte, il mondo cattolico ha trascurato troppo a lungo l'importanza del mercato. Dall'altra, non si può ridurre tutto alla sfera del mercato ma, al contrario, il mercato va inserito in una visione umana e culturale più intera e potente. Vengo dal Kenya e ho visto la tragedia della miseria e della fame nel Sud del Sahara ". Tremonti parla di crisi del mercatismo. "Al di là del neologismo, certo il mercato è un fatto culturale, non è un fatto naturale che procede per leggi rigide ed immodificabili. è qualcosa su cui possiamo incidere. L'economia ha le sue leggi, ma la scoperta che l'economia sta facendo della famiglia mi sembra significativa. La critica al mercatismo è benvenuta. Purché ne derivi una politica conseguente". C'è un ritardo di cultura e anche di norme? "Certamente. Si tratta di coniugare un progetto a lungo termine con un progetto a medio termine e con uno di intervento immediato. Questo non è più procrastinabile, come molte forze sociali hanno chiesto. A me sembra che, per quanto riguarda l'equità fiscale, si debba lavorare con questa tempistica ma cominciando subito. Non mi avventuro nella traduzione tecnica di questa indicazione, mi limito a costatare un dato di fatto: da noi la famiglia più è famiglia più è penalizzata. Prevale una concezione della convivenza sociale in cui i due unici attori sono il singolo individuo, considerato come separato e come portatore di diritti e non di altrettanti doveri, e l'istituzione statuale. Come se non esistessero i corpi intermedi. Come se in mezzo non ci fosse la vita della società". C'è qualcosa da cambiare anche in tema di divorzio? "Innanzitutto, dovremmo avere maggior attenzione per i più deboli. I bambini avvertono moltissimo la perdita del riferimento alla coppia d'origine. Hanno un bisogno assoluto dell'unità dei differenti, del papà e della mamma. Per questo quando si fanno interventi politici o in campo economico, far prevalere la famiglia comporta il tener ferma la famiglia d'origine, anche in caso di divorzio o separazione. Questo per me, uomo di Chiesa, implica dire con chiarezza che il divorzio è e resta una ferita grave per la nostra società". Sta dicendo che valeva la pena a suo tempo combattere la battaglia per l'abolizione del divorzio, e che questa è una battaglia che non finisce? "Sulla questione del matrimonio, della famiglia e della vita non si può stare fermi". Va cambiata la legge sull'aborto? "Anzitutto la legge deve essere applicata in tutta la sua ampiezza. E su certi punti deve essere ripensata; ovviamente in maniera rispettosa della natura procedurale della nostra democrazia. Per questo una società plurale veramente laica esige che ogni soggetto non solo abbia il diritto ma senta anche il dovere di esprimere sino in fondo la propria visione delle cose". Campagne culturali come quelle di Giuliano Ferrara sono utili o controproducenti? "Io reputo che su questioni come l'aborto, come la vita - penso al caso Englaro -, mettersi in gioco pagando di persona sia di decisiva importanza. Al di là delle scelte tecnico-politiche, Ferrara fa opera di cultura e di civiltà. Nessuno può permettersi il lusso di non lavorare con serietà su questi temi. è bene che siano sollevati con forza". La Chiesa è considerata in particolare sintonia con il centrodestra, guidato da leader divorziati. Sono difensori credibili della famiglia? "In questo campo il nemico numero uno si chiama moralismo, cioè la pretesa di giudicare la verità di una proposta a partire dalla debolezza e dalla fragilità di chi la formula impancandosi a giudici. Noi preti questo lo sappiamo fin troppo bene, perché siamo uomini fragili come tutti gli altri e siamo sempre sotto tiro. Ma avere misericordia verso la fragilità non significa creare una separazione radicale tra vizi privati e pubbliche virtù. Io non credo nella doppia morale. Non penso che la moralità personale sia incidente sull'azione sociopolitica di un leader. Da questo punto di vista, rimpiango figure di politici e statisti - che tuttavia non mancano del tutto neanche oggi nel nostro paese - che hanno sempre cercato di coniugare dimensione personale e dimensione sociale della morale. Comunque alla fine chi ha una responsabilità legislativa e di governo produce atti che hanno sempre un valore pedagogico oggettivo. Non è indifferente legiferare in un modo piuttosto che nell'altro, difendere la famiglia o non farlo". Qual è la reale dimensione della questione pedofilia tra i sacerdoti? "Ci sono esagerazioni e manipolazioni ideologiche, anche per una certa responsabilità dei media. Detto questo, credo che quanto il Santo Padre, con coraggio estremo, ha fatto negli Stati Uniti ed ha ribadito a Sydney, sia una risposta inequivocabile. La ferita inferta ai minori in questo campo è gravissima e tradisce la testimonianza cristiana. La scelta della tolleranza zero da parte della Chiesa è una scelta drastica ma giusta". Non le manca mai il fatto di non essersi formato una famiglia? "Ma la verginità, nel mio caso il celibato, è un altro modo di realizzare sino in fondo la propria affettività, compresa la propria sessualità. Nella misura in cui uno è veramente chiamato e fa l'esperienza di questa forma progressiva di compimento del suo io, non vive con senso di privazione il fatto di non avere una sposa o dei figli. Io non la sento come una mancanza; eppure mi sembra di essere un uomo affettivamente equilibrato". Aldo Cazzullo \\ Penso soprattutto a due elementi: l'equità fiscale e una effettiva conciliazione tra famiglia e lavoro \\ Bisogna dire con chiarezza che il divorzio è e resta una ferita grave per la nostra società \\ Sul caso di Eluana e sull'aborto Ferrara fa opera di cultura e di civiltà è bene che questi temi siano sollevati con forza \\ Quanto il Papa, con coraggio estremo, ha fatto sulla pedofilia, è una risposta inequivocabile.

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<I preti responsabili di pedofilia siano portati davanti ai giudici> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-20 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE "I preti responsabili di pedofilia siano portati davanti ai giudici" Benedetto XVI a Sydney: condivido la sofferenza delle vittime Papaboys polemici per le famiglie non ricevute dal Pontefice. In centinaia di migliaia alla veglia. Oggi la chiusura DA UNO DEI NOSTRI INVIATI SYDNEY - Come già in America l'aprile scorso, ieri il Papa ha riconosciuto la "vergogna" patita dalla Chiesa cattolica dell' Australia per lo scandalo dei preti pedofili, ma rispetto a quanto aveva già detto ieri ha aggiunto una parola più decisa: ha affermato che "i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia". Non è poco quello che ha detto. E non solo perché mai fino a ieri l'avevano affermato né lui né Papa Wojtyla, ma anche perché gli stessi documenti della cosiddetta "tolleranza zero" - elaborati in Vaticano e nelle Chiese locali lungo gli ultimi sei anni - non contengono quell'impegno. Arrivano a dire che le autorità della Chiesa devono "collaborare " con i tribunali qualora un procedimento sia avviato in sede civile, ma non parlano di un dovere della comunità a prendere l'iniziativa in tale direzione, come invece suonano le parole dette qui. Ieri Benedetto parlava nella cattedrale di Sydney ai vescovi, ai sacerdoti e ai seminaristi dell' Australia. Dunque l'affermazione che occorre "portare" i colpevoli ai tribunali l'ha rivolta agli uomini di Chiesa, non ad altri. Li ha invitati a "riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi di questa nazione. Sono profondamente dispiaciuto per il dolore e la sofferenza che le vittime hanno sopportato e assicuro che, come i loro pastori, anche io condivido la loro sofferenza ". Secondo l'associazione "Broken Rites Australia", che difende le vittime degli abusi sessuali del clero, sarebbero 107 i preti cattolici australiani che sono stati condannati dai tribunali civili per abusi sessuali dal 1993 a oggi. "Questi misfatti che costituiscono un così grave tradimento della fiducia - ha continuato il Papa - devono essere condannati in modo inequivocabile. Essi hanno causato grande dolore e hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa". Ed ecco le affermazioni più importanti, da leggere anche in riferimento alle richieste delle famiglie e delle associazioni delle vittime, che sollecitano "altri passi" da parte della Chiesa: "Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia ". Anche l'associazione "Papaboys " ha preso posizione sulla protesta delle famiglie delle vittime degli abusi. "Una riflessione - si legge in una nota - va fatta: abbiamo avuto due anni di tempo per cercare la verità e decidere di incontrare queste persone, oppure, se fossero tutte macchinazioni, c'era tutto il tempo per denunciarlo". "Se può bastare - assicura il presidente Daniele Venturi - siamo disposti ad incontrarvi noi, al rientro in Italia, siamo disposti ad ascoltare le vostre storie e le vostre ragioni". Termina oggi a Sydney la Giornata mondiale della gioventù. Ieri si è tenuta una veglia. Dal "cero pasquale" il Papa ha acceso la fiaccola di una donna indigena che ha poi acceso le fiaccole di 12 compagni che hanno comunicato quel fuoco alle candele dei duecentomila. "La vita non è semplicemente accumulare ed è ben più che avere successo", aveva detto il Papa nel suo discorso, dando questa consegna evangelica: "Essere veramente vivi è essere trasformati dal di dentro, essere aperti alla forza dell'amore di Dio". L. Acc. GUARDA le immagini della veglia www.corriere.it.

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Il Sessantotto che negò Praga (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-20 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE Contestatori Un doppio numero di "Critica sociale" sulla sinistra italiana ostile alla "Primavera" cecoslovacca Il Sessantotto che negò Praga "Una rivolta socialdemocratica, bisogna tornare a Lenin" di DARIO FERTILIO C he facevano i bravi ragazzi del Sessantotto al tempo della Primavera di Praga? Giravano la testa dall'altra parte. Al potere allora non ci andò l'immaginazione, ma più prosaicamente la fila di carri armati sovietici che il 20 agosto fece tremare i vetri dei palazzi cecoslovacchi. Si sarebbe potuto almeno scendere in piazza: ci si smarrì invece fra ta-ze-bao e analisi astratte, concludendo che laggiù non stava succedendo proprio niente d'importante, era in corso uno scontro fra conservatori e reazionari. Perché il vero socialismo, s'intende, era tutt'altra cosa, e occorreva leggere al di là degli avvenimenti, tornare a Lenin o abbeverarsi alla saggezza di Mao Ze Dong, non lasciarsi ingannare da uno "pseudosocialismo". Fu strabismo ideologico, e ne fu vittima la grande maggioranza della sinistra radicale. Con l'aggravante di perseverare nella cecità ideologica durante gli anni successivi, quelli dell'esilio a Solgenitsin ('74), e fino alla Biennale veneziana del Dissenso ('77). A quel colossale abbaglio la rivista Critica Sociale dedica ora un numero doppio, che comprende diversi interventi (fra cui quello del direttore Ugo Finetti), un articolo d'epoca (firmato sull'Avanti! nel 1978 da Ernesto Galli della Loggia con il titolo significativo Praga '68 e l'intellettuale "surrogato" ), e un editoriale affidato all'uomo che guidò la Biennale veneziana durante la storica edizione del '77, Carlo Ripa di Meana. Tuttavia il cuore della ricerca porta la firma del filosofo e storico Paolo Sensini, che ha passato al setaccio la stampa dei gruppuscoli, ossia la galassia della sinistra extra-parlamentare. Risulta che, al di là delle mitologie libertarie, i sessantottini subirono pesantemente l'egemonia culturale del Pci, così espressa dal segretario Luigi Longo su Rinascita: "La nostra collocazione è del tutto chiara e irrinunciabile. Noi staremo sempre dalla parte del socialismo". Persino il gruppo del "Manifesto", che in seguito maturò la sua storica scissione dal Pci anche come conseguenza dell'invasione sovietica a Praga, non uscì mai dalla vecchia logica, sostenendo non che ci voleva più libertà ma un ritorno a Lenin, in modo da "accorciare la distanza fra avanguardia e classe " e insomma bisognava "da Marx tornare a Marx". Ma se il gruppo di Lucio Magri e Rossana Rossanda si sforzò almeno di cogliere la crisi del comunismo, i gruppi ancora più a sinistra bevvero sino in fondo la pozione ideologica e assunsero posizioni che, col senno di poi, appaiono quasi incredibili. "Potere Operaio", ad esempio, disquisì a lungo sulle "buone e cattive intenzioni dei socialisti dal volto umano", giungendo alla conclusione poco lungimirante che "nella Patria della rivoluzione", cioè l'Urss, e negli altri Paesi del "campo socialista", "vigesse tutt'ora il modo di produzione capitalistico ", e che questo fosse la causa di tutto. Sostituite il "capitalismo di Stato sovietico" con la "Rivoluzione culturale cinese", invocava il giornale, e vedrete se "il progetto grandioso di Lenin " non riprenderà a marciare! Più severi di "Potop", i Quaderni Piacentini liquidavano i fatti di Praga come "socialimperialismo della burocrazia sovietica": anche qui il maoismo avrebbe costituito "un correttivo alla rivolta spontanea, anarcoide, populista e pseudoreligiosa". Invece Problemi del socialismo, diretto da Lelio Basso, molto vicino al Movimento studentesco, condannava insieme il "conservatorismo" dei carri armati e "la risposta di tipo socialdemocratico", oltre all'economista della Primavera, Ota Sik, giudicato l'autore di "concezioni che favorivano le forze antisocialiste e controrivoluzionarie". Allorché il Movimento studentesco si esprimeva in prima persona, attraverso i suoi bollettini, prendeva di mira la "restaurazione borghese" realizzata dai sovietici a Est e allo stesso tempo "le tesi apertamente socialdemocratiche della cosiddetta Primavera di Praga". Nel frattempo Servire il Popolo tesseva le sue lodi al grande Timoniere Mao, eliminando il povero Solgenitsin con un'alzata di spalle: "Sul piano letterario, politico e storico non rappresenta nulla che non sia un luogo comune". E la libertaria Lotta Continua di Adriano Sofri? Attenta al "grande lascito di Lenin", pronta a contrapporre al "comunismo falso della Polonia quello vero rappresentato dalla Cina". Si potrebbe continuare il florilegio: Bandiera Rossa che ospita un articolo del redattore capo della Pravda in cui Solgenitsin viene definito "uno schizofrenico"; Nuovo Impegno che, di fronte al suicidio di Jan Palach commenta con involontario umor nero: "Non ci fa certo ridere la sua morte... ma il fatto principale della mobilitazione generato da Palach non ha contenuti socialisti"; Lavoro politico, che si oppone fermamente "tanto agli aggressori social- imperialisti sovietici che alla cricca ultrarevisionista capeggiata da Dubcek" proclamando la sua devozione al partito comunista cinese; Giovane Critica, sprezzante riguardo al "punto nodale filocapitalista e filoimperialista del nuovo corso cecoslovacco"; il guevarista Maquis, pronto a giudicare "l'occupazione della Cecoslovacchia un avvenimento dolorosamente necessario sul piano politico"; Avanguardia Operaia, ferma nel condannare la Primavera alla stregua di "un volgare tentativo di riformare il paese con ricette all'occidentale". E si potrebbe concludere con Lotta Comunista, attratta dalla fantastica ipotesi di una "alleanza tra le superpotenze mondiali", Usa e Urss. Ma è giusto infierire su chi allora rinunciò a essere laico, preferendo atti di fede ideologici e formule liturgiche? AGOSTO 1968 A PRAGA (FOTO GRAZIA NERI).

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PERCHÉ LA CITTÀ DELL'EXPO DEVE AVERE UNA MOSCHEA (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 20-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-20 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano PERCHé LA CITTà DELL'EXPO DEVE AVERE UNA MOSCHEA Da non musulmano (ma discendente di musulmani) io penso che faccia onore a un liberal-conservatore come lei la risposta che ha dato a una lettrice in questi termini: "Credo che anche i musulmani di Milano preferirebbero pregare in una decorosa moschea e mi auguro che il Comune ne tenga conto (il Vigorelli non può che essere un rimedio provvisorio) (...). E suppongo che neppure i musulmani sarebbero lieti di pregare "a prestito" (in edifici della Chiesa Cattolica ndr)". Purtroppo, però, mi sembra che la sua posizione sia nettamente minoritaria in Italia, specie (ma non solo) fra le pubbliche amministrazioni di centrodestra. Per queste ultime (e ovviamente per chi le ha votate e i cui umori cercano di rappresentare) pare che una moschea sia più pericolosa di una centrale nucleare o più fastidiosa di una discarica. Pertanto, assistiamo a una grottesca farsa all'italiana, per cui si vieta ai musulmani con ogni pretestuoso cavillo possibile di costruirsi moschee o almeno decorose sale di preghiera e poi si levano acuti strilli se quelli si mettono a pregare sui marciapiedi. E non solo: i soliti benpensanti invocano addirittura il referendum popolare nel caso qualche amministrazione locale fosse tanto poco islamofoba da permettere la costruzione di una moschea. Ebbene, io non sono un costituzionalista, ma mi permetto di dire che l'uso di tale "arma" islamofoba lo trovo anticostituzionale. Infatti l'art.20 della Costituzione italiana così recita: "Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione o istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività". Insomma, tradotto in volgare, pare che se il Comune non indice un referendum ogniqualvolta p.es. il sor Giggetto decide di aprire un'osteria o la sciura Pina un circolo femminile di golf, un eventuale referendum sulla costruzione di una moschea risulterebbe essere in contrasto con il sullodato articolo della Costituzione italiana. Ritvan Shehi cidvet2@virgilio.it Caro Shehi, T ralascio le sue riflessioni costituzionali e vengo al punto che è all'origine della mia risposta e della sua lettera: il problema della costruzione di una moschea a Milano. Credo che sia necessaria per due ragioni. Esiste in primo luogo una questione di umanità e di buon senso. Vivono oggi a Milano parecchie decine di migliaia di musulmani: 60.000 secondo la Comunità Religiosa Islamica Italiana (Co.Re.Is). In maggioranza hanno un permesso di soggiorno e un lavoro, hanno affittato un appartamento o una stanza, pagano le tasse. Se hanno una famiglia, i loro figli frequentano le scuole della città e parlano italiano molto meglio dei genitori. Molti desiderano avere la cittadinanza del Paese in cui hanno scelto di vivere e di lavorare. Molti saranno italiani ed elettori nel giro di qualche anno. Parecchi diventeranno funzionari dello Stato o delle amministrazioni locali, militari, vigili urbani, poliziotti, carabinieri. La percentuale di coloro che frequentano le improvvisate moschee, sorte spontaneamente nei diversi quartieri della città, è modesta. Ma tutti sentono il bisogno di rivendicare la loro identità culturale e religiosa. Gli italiani dovrebbero sapere, per lunga esperienza, quale importanza la religione assuma fra le comunità immigrate come fattore di solidarietà. Credo che non sia né giusto né saggio privare i musulmani milanesi di un luogo di culto che abbia la dignità e il decoro di un tempio religioso. Esiste poi un aspetto della vicenda che concerne la città in cui questi musulmani hanno scelto di vivere. Milano è una grande città europea e, a giudicare dal modo in cui si è battuta per essere sede dell'Esposizione universale, non intende rinunciare a questa sua tradizionale collocazione internazionale. Ma la dimensione e le ambizioni la obbligano ad aggiornare continuamente il suo stile di vita, a cogliere prima di altre città i sintomi dei mutamenti sociali e demografici, a offrire servizi corrispondenti. Fra questi servizi, anche se l'espressione può sembrare troppo materialista, vi sono anche quelli religiosi. Milano non sarebbe grande città se non avesse, accanto alle sue antiche chiese cattoliche, i suoi templi protestanti e le sue sinagoghe. Non sarà grande città se non avrà una moschea. Sul modo in cui realizzarla si può discutere. Anch'io credo che il referendum non sia necessario. Ma penso che il Comune debba individuare l'area, coinvolgere gli abitanti del quartiere o delle zone adiacenti, tenere conto delle loro esigenze, garantire spazi che evitino congestioni e affollamenti. Se molti milanesi temono l'uso che l'islamismo più radicale potrebbe fare della moschea, il Comune può tenere conto di questa preoccupazione chiedendo, in cambio della concessione del terreno, il diritto di rappresentanza nell'organo direttivo a cui spetterà l'amministrazione dell'istituzione religiosa e dei suoi edifici. Sono certo che a Palazzo Marino non manchino avvocati capaci di trovare la formula più adatta allo scopo.

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La veglia di Randwick, la messa finale (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 20-07-2008)

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Cari amici, ieri sera (in Italia era sabato pomeriggio), con Luigi Accattoli sono andato alla veglia, all'ippodromo di Randwick. Abbiamo girato tra i ragazzi accampati che attendevano Benedetto XVI. Mi hanno colpito le file di giovani davanti ai sacerdoti per le confessioni, e la presenza di famiglie con bambini. Hanno dormito nei sacchi a pelo, sotto le tende o ripari di fortuna. Ora - da voi sono le tre di notte - il Papa sta celebrando la messa conclusiva della Gmg. Nell'omelia ha detto: "Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all'edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta". Scritto in Varie Commenti ( 4 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jul 08 L'accoglienza di Sydney e il tassista musulmano Sul Giornale di oggi troverete due cronache dedicate agli eventi di ieri, in particolare la festa di accoglienza dei giovani al Papa e l'importante discorso che Benedetto ha rivolto loro; e un approfondimento sul tema degli aborigeni australiani, pure citati nei discorsi papali. Vi volevo raccontare un piccolo episodio accaduto sempre ieri: due volontari italiani della Gmg hanno preso un taxi nel centro di Sydney chiedendo di essere accompagnati al centro stampa, nella baia di Darling Harbour. Il tassista era un fedele musulmano. Quando è arrivato il momento di pagare, si sono sentiti rispondere: "Non mi dovete nulla, siete miei ospiti". E' un piccolo segno che bene descrive l'ottima accoglienza degli australiani nei confronti dei giovani che hanno invaso Sydney. Durante tutto il percorso che ha riportato ieri sera il Papa nella sua residenza a fianco della cattedrale, c'era una grande folla che si accalcava lungo le transenne. Cari amici, mi dispiace che per tutto ieri e tutt'oggi non sia consultabile sul nostro sito Internet il pezzo principale di cronaca che ho scritto sulla festa di accoglienza con le parole del Papa. Copio il testo come commento di questo post, che se a quest'ora avrete letto i testi di Benedetto XVI e molti altri servizi. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (7 votes, average: 4.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Jul 08 Il Papa tra koala e serpenti Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sydney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 84 ) " (12 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sydney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sydney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 111 ) " (7 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sydney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (15 votes, average: 2.87 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sydney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 107 ) " (10 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (8 votes, average: 2.88 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 127 ) " (9 votes, average: 2.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 337 ) " (14 votes, average: 3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (27 votes, average: 3.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (224) Ultime discussioni bruno frusca: BRUNO VOLPE Trovo inopportuno, soprattutto perchè fuori argomento, il suo intervento sul direttore di... marina: Uomini politici e religiosi che non sono in grado di tutelare i minori,non valgono nulla,non meritano... marina: A brescia 2 condanne per colpevolezza e l'ultima di assoluzionensenza neanche tenere in considerazione... bo,mario: L'episodio presentato può essere preso come esempio di una situazione generale. Lontani dai centri... bo,mario: Marina non ti devi arrabbiare perchè ho fatto una costatazione, non ho espresso nessun parere. Saranno... 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Gli avvocati lanciano l'allarme "Il Tribunale rischia la paralisi" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 20-07-2008)

Argomenti: Laicita'

NOVARA.DOMANI PRESENTAZIONE DI UN DOCUMENTO Gli avvocati lanciano l'allarme "Il Tribunale rischia la paralisi" [FIRMA]MARCO BENVENUTI NOVARA Gli avvocati novaresi rialzano la voce sulle carenze croniche di personale a Palazzo di giustizia. In un nuovo documento scritto, che sarà presentato ufficialmente domani in un incontro di cui sono stati informati anche i parlamentari novaresi, il presidente della Corte d'Appello di Torino, le autorità locali e i vertici del tribunale e della procura, manifestano il loro disagio per una situazione che si protrae ormai dallo scorso inverno e che sembra non trovare soluzioni nell'immediato: la vacanza di posti tra i magistrati, molti dei quali hanno ottenuto il trasferimento ad altre sedi per motivi personali, e un'analoga carenza anche tra il personale amministrativo, con un conseguente disagio per chi ha contatti con le cancellerie e deve provvedere ad inoltrare atti o fare copie dei fascicoli. Mentre a livello nazionale il dibattito sulla giustizia è tutto politico ed incentrato sulla tanto discussa norma "blocca processi" e sulle immunità alle più alte cariche dello Stato, a livello locale sono invece i problemi più spiccioli, quelli della quotidianità, a preoccupare maggiormente i rappresentanti del foro locale. Si tratta di problemi ormai noti, e che peraltro hanno raggiunto anche gli alti livelli della giustizia: a dicembre era stato a Novara l'onorevole Michele Saponara, membro laico del Consiglio superiore della magistratura, che si era fatto carico di portare gli appelli novaresi a Roma. Gli stessi avvocati, in un nuovo incontro organizzato proprio a Roma dall'onorevole Roberto Cota, hanno espresso all'inizio di giugno tutta la loro preoccupazione per un tribunale "messo in ginocchio" dalla mancanza di personale.

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Cardetti, l'uomo di partito diventato per caso sindaco - (segue dalla prima pagina) salvatore tropea (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 21-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Torino Cardetti, l'uomo di partito diventato per caso sindaco La breve carriera di un socialista sentimentale Giornalista Rai, guidò Palazzo civico per due anni, poi fu eletto in Parlamento (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) SALVATORE TROPEA (segue dalla prima di cronaca) Lui, Giorgio Cardetti, veniva dalle file giovanili del Psdi: aveva appena 23 anni, una laurea, una passione per la politica e un'irrequietezza più caratteriale che ideologica, tant'è vero che non si sarebbe mai allontanato dalla casa socialista anche quando questa avrebbe perduto la sua grandezza storica trasformando la convivenza dei suoi sempre più esigui inquilini in un fatto di appartenenza quasi sentimentale. Pur essendo nato a Povegliano Veronese il 25 giugno del 1943, Cardetti era torinese a tutto tondo, vizi e virtù. Quando approdò in Corso Palestro lo si voleva "delfino" del senatore Magliano: così lo consideravamo noi giovani socialisti e lui non fece nulla per dimostrare il contrario, salvo entrare a far parte di una corrente di sinistra socialdemocratica che non era esattamente quella di Magliano. Una volta nel Psi aderì al gruppo giolittiano di Sergio Borgogno e Giusi La Ganga; ma quando i giolittiani confluirono sulle posizioni di Francesco De Martino lui si spostò verso i lombardiani il cui leader a Torino era Nerio Nesi. Era un solitario che non amava frequentare i luoghi, caffè e trattorie, dove concludevamo le serate noi socialisti. E anche questo per noi era una "diversità" che allargava il fossato tra via Avogadro e corso Palestro. Ci sbagliavamo e con Giorgio lo avremmo chiarito più volte negli anni che seguirono. Amava la politica a modo suo. Nelle discussioni aveva un eloquio monocorde ma non privo di efficacia. Si aiutava spesso col ricorso agli ordini del giorno: era pronto a vergarne e a presentarne uno in ogni occasione. A Palazzo di Città mise piede giovanissimo: consigliere comunale da qualche anno, nel gennaio del 1985 venne eletto sindaco di una giunta laica che aveva l'appoggio della Dc: succedeva a Diego Novelli e lo scandalo Zampini non rendeva agevole quel ruolo. Era alla guida di un pentapartito quando alle politiche del 1987 sorprese tutti candidandosi al parlamento e costringendo il Psi a sostituirlo a Palazzo di Città con Maria Magnani Noya. Eletto parlamentare non venne poi riconfermato nel 1992 e nel vento di Tangentopoli venne sfiorato dalla bufera con un avviso di garanzia. La sua stella politica era ormai tramontata. Rientrato in Rai dov'era era stato assunto come giornalista nel 1969 riprese il suo lavoro di cronista. Ex sindaco della città, ex parlamentare, in un posto come la Rai avrebbe potuto rivendicare una posizione di maggiore prestigio e invece, come lui stesso raccontava, fino alla pensione faticò persino a farsi assegnare una scrivania. Sposato con Adriana Corti, giovane e bella compagna, lei nelle file giovanili del Psi lui in quelle del Psdi, sia nella vita privata che in quella pubblica Giorgio aveva scelto l'understatement come modello. E in un silenzio calcolato continuò a coltivare fino alla fine la passione per la politica: segretario dello Sdi torinese e candidato votato all'insuccesso scontato alle politiche del 2006. Quando lo incontrai davanti a Palazzo di Città alla festa organizzata per l'arrivo della fiaccola Olimpica, una sera del febbraio 2006, era confuso tra la folla anonima. "Non sono stato invitato come ex sindaco" mi disse con una punta di amarezza. Poi si mise a parlare di socialismo, di un passato che se n'era andato e di un futuro che non ci sarebbe mai stato.

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Sydney, il papa scopre il bagno di folla - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 21-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Sydney, il Papa scopre il bagno di folla Successo delle giornate della gioventù, prossima tappa Madrid Benedetto XVI alle nuove generazioni "Diventate costruttori del nuovo" MARCO POLITI DAL NOSTRO INVIATO SYDNEY - "Arrivederci a Madrid!". Lasciando l'Australia, Benedetto XVI dà già appuntamento per il 2011 ai trecentocinquantamila giovani intervenuti alla messa conclusiva delle Giornate mondiali della Gioventù. Papa Ratzinger riparte soddisfatto e sereno. Da cardinale non ha mai creduto molto a questi spettacoli di massa e anche adesso, quando sotto l'altare si svolgono certe danze - che siano classiche o aborigene - fa fatica a mostrare partecipazione. Ma l'entusiasmo dei giovani è contagioso. Il calore della loro sincera emozione ha reso il pontefice lieto come raramente l'abbiamo visto. Mai come in questo viaggio ha sorriso tante volte, mai nei suoi occhi è apparsa, benché frenata, una contentezza così profonda. E mai, come in questa occasione, si è avvertito che l'icona-Papa è forte ed attrae anche se Joseph Ratzinger è capace - lo ha fatto alla Veglia di sabato - di leggere un'intera omelia senza mai alzare gli occhi dal foglio, senza mai guardare in faccia l'uditorio. I giovani cattolici hanno vissuto questi giorni come un super-evento. "E' bellissimo trovarci insieme da tante nazioni - ho sentito ripetere più e più volte in nelle lunghe file dei pellegrini in marcia - è formidabile riconoscerci cattolici io italiano, lui vietnamita, quello indonesiano, l'altra americana, è emozionante pregare insieme con il Papa". Sydney stessa, secolarizzata come tutte le metropoli, si è risvegliata scoprendo un cattolicesimo allegro e vitale. La verve e lo stile casual delle migliaia di ragazzi e ragazze hanno intaccato il cinismo della grande città, riconosce il popolare Sunday Telegraph. La messa finale si è svolta all'Ippodromo, dove hanno resistito accampati dopo la veglia legioni di pellegrini nonostante il freddo umido della notte. Ai giovani Ratzinger ha indicato una "nuova era in cui l'amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele, aperto agli altri, rispettoso della loro dignità, un amore che promuova il loro bene e irradi gioia e bellezza". Una nuova era, libera da superficialità, apatia e chiusure. Benedetto XVI ha chiamato anche le nuove generazioni a diventare costruttrici del nuovo. "Cosa lascerete voi alla prossima generazione? State vivendo le vostre vite in modo da dare spazio allo Spirito in mezzo ad un mondo che vuole dimenticare Dio o rigettarlo in nome di un falso concetto di libertà?", ha esclamato. Alla folla e specialmente ai giovani di ogni nazione, che ha poi cresimato, Ratzinger ha indicato la missione di combattere contrastare il deserto spirituale della contemporaneità, il "vuoto interiore, la paura indefinibile, il nascosto senso di disperazione". Il mondo ha bisogno di rinnovamento, ha dichiarato, e la Chiesa ha bisogno del rinnovamento che viene dai giovani. Toccante è stato il lungo momento di silenzio, cui tutti sono stati invitati dopo l'omelia del pontefice. Di colpo ogni rumore è cessato e il vento della preghiera è passato su trecentocinquantamila volti. Il viaggio papale si avvia al termine in un alone di suspense. Deciderà Ratzinger, in extremis, di incontrare le vittime degli abusi sessuali? Forse sì. Il portavoce Lombardi ha affermato enigmatico domenica sera: "La parola definitiva si avrà quando parte l'aereo. La questione è ancora aperta". Anthony Foster, padre di due figlie stuprate da un prete, ha aspettato fino a tarda sera. Christina Mc Isaac, presidente di Broken Rites (associazione delle vittime) commenta: "Anche domenica abbiamo rinnovato la domanda di un incontro tramite un contatto. Silenzio. Sarebbe sgradevole se all'ultimo momento il Papa si scegliesse qualche vittima da invitare". Il tempo sta per finire. Alle 10 di mattina Benedetto XVI parte per Roma.

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L'incompreso. Gli intellettuali di sinistra giudicano senza aver letto nemmeno un mio lib (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 21-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del L'incompreso. "Gli intellettuali di sinistra giudicano senza aver letto nemmeno un mio libro. Ne ho scritti tanti: sulla riforma religiosa del '500, su laici e credenti... Lo sa che non ho ricevuto una recensione? Avrei preferito una stroncatura a questo silenzio" Sandro Bondi, ministro della Cultura "Magazine del Corriere della Sera", 17 luglio.

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Il Papa ai giovani: no al conformismo, ci rivedremo a Madrid Ratzinger chiude la giornata mondiale con una messa a Sydney . Nel 2011 l'appuntamento nella Spagna laica di Zapatero (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 21-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Il Papa ai giovani: no al conformismo, ci rivedremo a Madrid Ratzinger chiude la giornata mondiale con una messa a Sydney . Nel 2011 l'appuntamento nella Spagna laica di Zapatero di Roberto Monteforte/ Città del Varicano PROFETI della nuova era. Lo chiede ai giovani Benedetto XVI a conclusione della XXIII Giornata mondiale della Gioventù di Sydney. "Che cosa lascerete voi alla prossima generazione? State voi costruendo le vostre esistenze su fondamenta solide, state costruendo qualcosa che durerà? State vivendo le vostre vite in modo da fare spazio allo Spirito in mezzo ad un mondo che vuole dimenticare Dio, o addirittura rigettarlo in nome di un falso concetto di libertà? Come state usando i doni che vi sono stati dati? Che eredità lascerete ai giovani che verranno? Quale differenza voi farete?". Sono le domande che Benedetto XVI ha posto ieri agli oltre 500 mila "papaboys" che affollavano l'ippodromo di di Randwick, a Sydney per la manifestazione conclusiva della XXIII Gmg. Un dialogo serrato ha legato l'anziano pontefice con la moltitudine di giovani provenienti da 170 Paesi e da tutti i continenti, che ha indicato come espressione concreta dell'universalità della Chiesa cattolica. Joseph Ratzinger ha conquistato i "figli" di Giovanni Paolo II. Come Wojtyla, Benedetto XVI ha mostrato di credere nei giovani e nella loro generosità, nella loro disponibilità all'impegno concreto. Come il suo predecessore li ha spronati ad essere convinti "testimoni di cambiamento" ed "edificatori di un mondo" che sappia resistere alle lusinghe del secolarismo e del relativismo. Ha chiesto loro in primo luogo di difendere la vita che - il Papa lo ha ribadito - "va accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta". È non solo la riconferma decisa dell'opposizione fermissima della Chiesa all'aborto e all'eutanasia, ma anche la chiamata a costruire "una nuova era". In cui l'amore "non sia avido ed egoista, ma puro, fedele e sinceramente libero, aperto agli altri, rispettoso della loro dignità". Un'era in cui sia l'amore ispirato dallo Spirito di Dio, spiega il pontefice, ad ispirare le scelte degli uomini, che apra la strada alla speranza che "libera dalla superficialità, dall'apatia e dalla chiusura che mortificano le nostre anime e avvelenano i rapporti umani". Il Papa chiede ai giovani di essere "profeti di questa nuova era", "messaggeri del suo amore", "capaci di attrarre la gente verso il Padre e di costruire un futuro di speranza per tutta l'umanità". Un rinnovamento, afferma, di cui il mondo ha bisogno per contrastare quel "deserto spirituale" che si sta allargando proprio in molte nostre società, che - osserva - pure vivono una loro "prosperità materiale". Ma è questo "deserto" a determinare "un vuoto interiore, una paura indefinibile, un nascosto senso di disperazione". Con questo per Ratzinger occorre misurarsi. "Quanti dei nostri contemporanei sono come cisterne screpolate e vuote - commenta - in una disperata ricerca di significato, di quel ultimo significato che solo l'amore può dare?". Ricorda la forza del messaggio cristiano che "rivela la sublime chiamata dell'umanità", creata ad immagine di Dio: "trovare la propria pienezza nell'amore". "Esso dischiude la verità sull'uomo, la verità sulla vita". Un bisogno di rinnovamento di cui sono protagonisti principali proprio i giovani di cui - lo ha ben chiarito papa Benedetto XVI - ha bisogno anche la Chiesa. Chiede loro di aprire il cuore all'azione dello Spirito Santo e al cambiamento che ne consegue, divenendo "portatori" del piano di libertà di Dio e "fonte di freschezza per gli altri". Quindi il Papa torna, come a Colonia, a chiedere "ai suoi giovani amici" di non aver paura di difendere Cristo, lasciando che la verità del Vangelo permei il modo di vedere, pensare ed agire, mentre si lavora per il trionfo della civiltà dell'amore". È questo il testimone che affida ai suoi "papaboys". Con la difesa dell'ambiente, la ferma e intransigente sterzata contro i preti pedofili che Ratzinger ha chiesto di "portare davanti ai tribunali" e con la richiesta di perdono agli Aborigeni per i torti subiti, è così che si è conclusa la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù. Alla fine della recita dell'Angelus Ratzinger ha dato loro appuntamento per la prossima Gmg del 2011. Annuncia che l'incontro si terrà a Madrid, in Spagna. Dall'Australia, il nuovo continente estremo lembo del mondo, si torna al cuore dell'Europa, nel Paese che da culla del cattolicesimo ora, con il riaffermarsi del governo Zapatero, è considerata dalla Chiesa "terra di missione", da evangelizzare per strapparla a quell'imperante relativismo laicista di cui Ratzinger è nemico giurato. Anche i "papaboys" hanno un ruolo da giocare. Vi è anche una Chiesa, quella spagnola, che si sente assediata da scuotere. Oggi, dopo i saluti ai giovani volontari della Gmg, il lungo rientro di Benedetto XVI in Italia.

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<Ragazzi, ribellatevi al conformismo Sta avanzando il deserto spirituale> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 21-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-21 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Sydney C'erano centinaia di migliaia di giovani, il prossimo raduno si terrà a Madrid "Ragazzi, ribellatevi al conformismo Sta avanzando il deserto spirituale" Il Papa chiude la Gmg. Messa e incontro con le vittime dei preti pedofili Il messaggio di saluto ai giovani: "Costruite una nuova era in cui l'amore sia fedele. Il mondo ha bisogno di rinnovamento" DAL NOSTRO INVIATO SYDNEY - E infine l'incontro con le vittime degli abusi sessuali c'è stato. Alle sette del mattino di Sydney (le 23 in Italia), poco prima di prendere l'aereo che lo avrebbe riportato in Vaticano, Benedetto XVI ha celebrato la sua ultima messa in terra australiana nella cappella della residenza, nella Cathedral House, alla presenza di un gruppo rappresentativo di vittime: due uomini e due donne. Al termine della celebrazione, i quattro hanno potuto parlare singolarmente con il Pontefice, che ha ascoltato le loro storie, li ha consolati e ha assicurato la sua assistenza spirituale, promettendo di continuare a pregare per loro e per le loro famiglie. A differenza degli Stati Uniti, dove il 17 aprile scorso aveva incontrato cinque vittime di abusi sessuali, qui c'è stato anche il momento della messa, come espressione della sollecitudine pastorale del Papa nei confronti di coloro che hanno subito quelli che il Pontefice aveva definito "misfatti". Ieri, invece, alla messa conclusiva della Gmg nell'Ippodromo di Randwick, Joseph Ratzinger ha invitato i giovani a ribellarsi al "cieco conformismo" del nostro tempo, che sarebbe caratterizzato da un "deserto spirituale " sempre più vasto, per costruire un "mondo nuovo" che "accolga " la vita, dove l'amore sia "fedele" e i rapporti umani siano "senza veleno". Ai 200 mila che avevano passato la notte nell'ippodromo in mattinata si erano uniti altri 150 mila cattolici, sia adulti sia giovani, venuti da varie città dell'Australia, portando il totale delle presenze a 350 mila. Il risultato numerico è ottimo, se si tiene presente la lontananza dell'Australia e il fatto che i cattolici locali sono appena sei milioni. Favorevole il tempo, benché sia inverno: l'altro ieri notte nel campo dove dormivano i ragazzi, con sacchi a pelo e piccole tende, la temperatura non è scesa sotto i 9 gradi. Il Papa ha retto bene alle fatiche di queste giornate ed è apparso meglio a suo agio con i ragazzi rispetto alla precedente Giornata, che si tenne a Colonia a quattro mesi dall'elezione. Questi raduni sono stati inventati da Giovanni Paolo e Benedetto se ne è fatto continuatore prima esitante e ora entusiasta. "La forza dello Spirito Santo non cessa mai di riempire di vita la Chiesa ", ha detto nell'omelia, spiegando che lo Spirito è "l'amore di Dio per noi" e a tale amore "noi dobbiamo permettere di penetrare nella dura scorza del nostro cieco conformismo allo spirito del tempo". Un'altra indicazione riguarda i rapporti tra le persone: "Una nuova era in cui l'amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele e aperto agli altri, che promuova il loro bene e irradi gioia e bellezza. Una nuova era nella quale la speranza ci liberi dalla superficialità". Benedetto ha continuato a lungo con il suo linguaggio ispirato: "Il mondo ha bisogno di questo rinnovamento! In molte nostre società, accanto alla prosperità materiale, si sta allargando il deserto spirituale: un vuoto interiore, una paura indefinibile". Alla fine della celebrazione il Papa ha salutato i giovani "pellegrini" in varie lingue, iniziando dall'italiano, con un riferimento ai nostri immigrati che ha provocato un lungo applauso. Alla fine della celebrazione il Papa ha annunciato che la prossima Giornata si farà a Madrid. L. Acc. GUARDA IL VIDEO del papa in Australia su www.corriere.it Messaggio Benedetto XVI: circa 10 mila dei giovani che ieri lo hanno ascoltato erano italiani, il terzo gruppo nazionale dopo australiani e statunitensi Il bacio Il Papa benedice una bambina prima della messa finale.

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SUI PROCESSI (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 21-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-21 num: - pag: 23 categoria: BREVI SUI PROCESSI Confronti impropri Caro Romano, mi può spiegare perché il senatore Andreotti, imputato di un'accusa infamante, si è sottoposto con dignità ai vari processi (uscendone assolto) mentre Berlusconi, per un'accusa meno grave, fa i salti mortali per evitare il processo Mills? Si tratta solo di stile o, come penso, di ben altro? Francesco Provasi fprovasi@alice.it Non mi piacciono le leggi ad personam, ma non mi piacciono neppure, per parlare con franchezza, i confronti impropri. I processi Andreotti, a cui lei si riferisce, furono due: quello di Perugia per l'omicidio Pecorelli e quello di Palermo per il bacio mafioso. Quelli intentati a Silvio Berlusconi in cui l'imputato si è difeso sino alla sentenza sono se non sbaglio più di una dozzina. DECISIONI Prolungare la vita Caro Romano, la Chiesa non è d'accordo sul fatto che si possa staccare la macchina che tiene in vita un individuo, sostenendo che la vita è un dono di Dio, che la dà e la toglie. Non le sembra un controsenso che si tenga in vita una persona con mezzi creati dall'uomo nonostante Dio in quel momento avesse chiamato a sé quella persona? Voglio dire in questo modo l'uomo si oppone alla volontà divina. A questo punto per non opporsi alla volontà divina nessuno dovrebbe più curarsi. Staccare le macchine è esattamente identico (da un punto di vista di rispetto della volontà di Dio) all'accanimento terapeutico. Mi verrebbe da dire che se davvero quella persona deve vivere per volontà divina lo farebbe anche senza macchine. Gianluca Marras gianluca.marras@libero.it Vi sono effettivamente sette cristiane (la Christian Science, ad esempio) in cui i fedeli rifiutano qualsiasi cura medica. Ma se la vita è "dono di Dio", come sostiene la Chiesa cattolica, non può non esservi una certa differenza fra il tentativo di prolungarla e la decisione di interromperla. NELLA NAPOLI PULITA L'impegno dei cittadini Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dunque mantenuto la promessa: in meno di due mesi ha fatto in modo che le montagne di rifiuti che ingombravano le strade e le piazze napoletane sparissero e la città riacquistasse un aspetto civile. Ora si sostituiscono a lui e assumono il ruolo di protagonisti di un'opera così importante, o almeno di comprimari, gli anonimi cittadini partenopei che non devono lasciar cadere impunemente la classica carta in terra a sporcare il marciapiede o i pochi spazi verdi ed erbosi che rimangono a Napoli. Ma soprattutto non devono perdere la speranza di vivere in una città che recuperando il suo decoro umano e culturale sia ancora bella da visitare e da conoscere nelle sue nobili tradizioni. Vittorio Gennarini, Napoli PER I TAGLI Questione di scelta Il nuovo governo ha subito effettuato tagli a giustizia, istruzione, sanità, turismo. I fondi concessi in molti casi non sono sufficienti neanche per il mero sostentamento di queste istituzioni. A sentire questo, mi pongo due domande. La prima: l'Italia è il Paese con la pressione fiscale più alta in Europa; possibile che con tutti i soldi che entrano non si riesca, non dico a migliorare, ma a "sostentare" le istituzioni basilari di un Paese civile come sanità, istruzione, giustizia e (per l'Italia) turismo? La seconda: se proprio siamo costretti al risparmio, perché non vengono fatti tagli nelle cose assolutamente inutili e odiose (le Province, gli stipendi ai parlamentari o i benefit correlati, le auto blu, ecc.)? Francesco Buccheri francesco_buccheri@yahoo.it CONSUMO D'ACQUA Evitare gli sprechi Consumiamo ogni giorno 220 litri di acqua a testa. Solo due litri li usiamo per bere. Ogni anno beviamo 195 litri di acqua minerale. Il costo per famiglia è di 300 euro. L'acqua del rubinetto e delle fontane è pulita e fa bene. I numeri dicono che l'acqua per uso domestico è l'8% del consumo totale. L'industria assorbe il 18%, l'agricoltura il 67%. Non sprechiamo un bene indispensabile. Fabio Sìcari, Bergamo MUSULMANI Costruire la moschea Concordo sull'opportunità che i musulmani onesti possano acquistare un terreno per costruire una moschea a Milano. Ma vorrei suggerire che ciò debba essere associato alla contemporanea necessità di costruire, come dice Sergio Romano, "un luogo di culto che abbia la dignità e il decoro di un tempio religioso" anche per i credenti cattolici in Arabia Saudita e in altri stati musulmani. Antonio Fiore afiore4@alice.it UFFICI PUBBLICI Problemi da risolvere Vorrei ricordare al ministro della Funzione pubblica e dell'Innovazione altri problemi nei luoghi di lavoro degli uffici pubblici: la sicurezza sul lavoro, l'igiene degli ambienti, il sovraffollamento, l'informatizzazione, la privacy, il microclima, tanto per ricordarne qualcuno. Non sono anche queste importanti priorità da risolvere? Giberto Gnisci Locri@email.it ASSENTEISMO Il giusto controllo E' giusto controllare chi sta a casa anche solo un giorno dal lavoro. Ma dubito che ci sia personale a sufficienza Per poterlo fare. Meglio sarebbe, invece, evitare che venissero diagnosticate malattie inesistenti. Se in ogni ufficio pubblico (almeno nelle grandi città) e in ogni grande azienda pubblica ci fosse un medico del lavoro (e non il proprio medico di famiglia) che possa visitare sul posto chi denuncia dei sintomi, forse vedremmo meno assenteismo. Ardengo Alebardi sfoggia@libero.it.

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Baroni? Di nome e di reddito Portafogli gonfi per i capi degli atenei (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 21-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 29 del 2008-07-21 pagina 3 Baroni? Di nome e di reddito Portafogli gonfi per i capi degli atenei di Redazione Può un professionista il cui appellativo è "magnifico" avere uno stipendio non all'altezza del suo nome d'arte? A guardare i redditi di alcuni dei baroni più famosi d'Italia, chi l'ha mai detto che la cultura non rende bene? Ecco quindi i 133mila euro del rettore di Bologna Pier Ugo Calzolari, i 166mila del suo collega della Bicocca Marcello Fontanesi, i 217mila e rotti dell'omologo dell'università privata milanese Cattolica. E ancora i ragguardevoli 167mila euro annui del rettore dell'Università di Torino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ballando sul corpo delle persone (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 21-07-2008)

Argomenti: Laicita'

VOI SIETE QUI Ballando sul corpo delle persone Alessandro Robecchi Grande e glorioso è lo spettacolo del ritorno del sacro, l'attivismo frenetico dei laici devoti. Come si sa, una grande multinazionale che perde clienti si circonda di avvocati e consulenti, ed ecco qui la pattuglia dei devoti accorrere presso la chiesa cattolica con il suo zelante aiuto. Sarà la ressa per iscriversi ai neo-integralisti, sarà che la troppa devozione acceca, sta di fatto che si sfiora la commedia all'italiana. Esempio illuminante: mentre Daniela Santanché tentava di incatenarsi al Vigorelli di Milano e strepitava contro le donne musulmane con il velo (che devono toglierlo), un rubrichista della pattuglia del Foglio implorava il direttore di Famiglia Cristiana di allegare alla rivista un velo, per le donne cattoliche (che devono metterlo). Si dirà che non siamo proprio ai vertici del pensiero moderno, piuttosto in mezzo al guado tra il baciapile e il sadomaso. Salendo un pochino di livello, ecco finalmente sul Corriere una risposta all'inchiesta di Maltese (Feltrinelli) sui 4 miliardi e mezzo di euro che ci costa ogni anno il Vaticano. Nemmeno una riga per contestare le cifre; piuttosto un argomento strabiliante: forse gli italiani preferiscono "l'oculata gestione ecclesiastica allo sperpero pubblico". E poi: "Non è più tempo di distinguere tra denaro delle tasse e denaro delle questue". Liberismo assai devoto. Ad altri, quelli "che volevano fare il ministro della sanità e hanno raccolto meno voti degli spettatori di un derby, non pare vero di avere anche in Italia un caso Terry Schiavo, un argomento delicato e doloroso da trasformare in poltiglia mediatica, e autopromozione. Ancora una volta, è sul corpo vero delle persone che si svolge il balletto: ieri la donna di Napoli interrogata dalla polizia dopo un aborto, oggi Eluana e l'assalto alla sua dignità. Questo sposta tutta la faccenda dal grottesco al tragico e del resto è un vecchio vizio: dissertare di etica sul corpo degli altri è un passatempo di gran moda, riempie i tg ed è facile, basta un po' di cinismo, è un caso di devozione in cui essere cattivi aiuta.

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I dolori del papa (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 21-07-2008)

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Ratzinger e gli abusi sessuali dei preti australiani: la tecnica delle scuse come politica di governo I dolori del papa Brett Neilson A un certo punto, durante la sua visita per la Giornata mondiale della gioventù, il pontefice ha indossato un berretto della polizia del Nuovo Galles del Sud, lo stato dell'Australia di cui Sydney è la capitale. La foto-op, scattata durante la benedizione da un poliziotto malato in fase terminale, ha rapidamente invaso i media. Secondo i giornali australiani, con questo gesto scherzoso il papa ha dato un suo tocco personale alla cerimonia. Ma per chi non è contento della blindatura della città per la presenza di Ratzinger e dei suoi 250.000 pellegrini, quella foto ha un altro significato. Pochi giorni prima dell'arrivo del pontifice a Sydney, il tribunale federale dell'Australia aveva bocciato una legge speciale promulgata dal governo del Nuovo Galles del Sud con lo scopo di impedire qualsiasi interruzione della grande festa dei cattolici da parte dei contestatori della biopolitica vaticana. La legge prevedeva un'estensione dei poteri di polizia e multe fino a 5.500 dollari per chi importunasse i pellegrini. Nonostante la bocciatura, il tribunale federale ha sottolineato che le leggi generali contro il turbamento della quiete pubblica rimangono in vigore, facendo riferimento alle misure che sono state decise nel contesto della "guerra al terrore", come in occasione degli scontri anti-musulmani a Cronulla nel sud di Sydney nel 2005 e della visita di George W. Bush durante il vertice Apec nel settembre 2007. La bizzarria di quel berretto da poliziotto al posto dello zucchetto papale va letto in questo quadro. Un quadro che mostra lo sbiadire della distinzione fra il "potere pastorale" identificato da Foucault come base della governance moderna e il potere poliziesco che suggella le nuove forme della sovranità. Altro che gli scontri medievali fra papa e imperatore: oggi va emergendo un amalgama in cui governance e sovranità diventano due lati della stessa medaglia. Per un verso avanzano processi di depoliticizzazione, decostituzionalizzazione, mediatizzazione. Per l'altro verso, la violenza sovrana aumenta avvalendosi del richiamo ai valori e al culto dell'autorità e con l'aiuto della spettacolarità. Più lo stato moderno cede il suo potere sovrano alla tecnica e all'amministrazione, più si aggrappa a un supplemento teologico che gli fornisce l'ultima giustificazione mentre le altre svaniscono. Detto altrimenti, il papa ha bisogno della polizia e la polizia ha bisogno del papa. Vale la pena di ricordare che per Foucault l'oggetto del "potere di polizia" era la regolazione del traffico prodotto dalla circolazione di persone, beni e merci. Per la maggioranza degli abitanti di Sydney, il problema della visita del papa non era la sua posizione sull'aborto, la contraccezione, l'omosessualità, la posizione delle donne nella Chiesa, ma il traffico, gli ingorghi e a mobilità ridotta in città. Tantissimi infatti se ne sono andati al mare. Fra quelli che sono rimasti, una minoranza piccola ha dato vita a un collettivo "no-to-pope", una specie di esercito di omosex, trans, queer e altri alieni che ieri, il giorno della grande processione verso la messa all'ippodromo, hanno lanciato preservati gonfiati verso i pellegrini e fatto il controcanto ai loro slogan. Una manifestazione molto politicizzata, che per qualche ora ha conteso i titoli dei giornali alle scuse di Ratzinger alle vittime degli abusi sessuali dei preti australiani. Significativamente, il papa ha molto insistito sul fatto che come pastore di queste vittime ne condivide il dolore e la sofferenza. Anche qui però si vede l'intreccio fra il pastore e il poliziotto. Negli anni '90, la tecnica delle scuse come tecnica di governo ha avuto i suoi pionieri fra i leader dei paesi più potenti e liberisti del mondo. Nel '97, Clinton si scusò con le vittime dell'esperimento di Tuskegee e Blair per la grande fame di patate dell'800 in Irlanda; e all'inizio di quest'anno il premier australiano Kevin Rudd - per questo molto elogiato ora da Ratzinger - si è scusato (finalmente, dopo il silenzio di Howard) per la sottrazione dei bimbi indigeni alle loro famiglie. Le scuse di Ratzinger sono un'eco ritardata di queste voci precedenti, il gesto del nuovo leader che enuncia quello che il vecchio leader non poteva dire. Ovviamente questi gesti di contrizione pubblica sono importanti perché cambiano la percezione del significato di eventi passati e il modo in cui se ne può pubblicamente parlare. Tuttavia, le scuse restano pur sempre un gesto del sovrano. La pubblica richiesta di perdono per l'imperdonabile non comporta mai una perdita di potere per chi lo detiene; anzi lo rinforza e ne giustifica la continuità. Le scuse di Ratzinger non diminuiranno né correggeranno il potere della chiesa che ha protetto per decenni i preti pedofili, come le scuse di Rudd non hanno diminuito il potere sovrano dello stato australiano e la finzione legale della terra nullius che l'ha sostenuto fin dal primo atto della colonizzazione inglese nel '700. C'è chi vede nella scelta di Sydney per la giornata mondiale della gioventù un tentativo di rovesciare le sorti alquanto misere della chiesa cattolica in un paese molto laico e culturalmente diversificato. Senza dubbio uno degli aspetti rilevanti di questa giornata mondiale della gioventù sono stati i tanti eventi inter-religiosi in cui i giovani cattolici hanno incontrato musulmani, hindu, ebrei, buddisti, ecc. Anche qui però è importante tenere presente la complessità del rapporto fra potere sacro e potere secolare. Il multiculturalismo australiano - che, non va dimenticato, è una politica ufficiale promossa dal governo - fornisce l'antidoto perfetto allo scandalo delle parole sui musulmani pronunciate da Ratzinger a Ratisbona nel 2006. D'altra parte è probabile che lo stato australiano, secolare e multiculturale, abbia bisogno del mistero spettacolare offerto dalla visita del papa come la chiesa ha bisogno di questa visita in un paese che gode fama di esser tollerante per migliorare la sua posizione a livello globale. Del resto, la tolleranza multiculturale comporta sempre una frattura di potere fra quelli che tollerano e i tollerati, esattamente come le scuse sono una tecnica di governance che mantiene la frattura di potere fra vittime e persecutori. Anche l'ateismo laico e tollerante occidentale è marcato da una storia inseparabile dal contesto dell'eredità monoteistica. (Università di West Sydney) Scuse papali "Provo vergogna per gli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi in Australia" Lo ha detto papa Benedetti XVI parlando ieri nella cattedrale di Sidney durante la messa con i vescovi (in occasione della giornata mondiale della gioventù) intervendendo sulle violenze contro minori commessi da appartenenti al clero cattolico in diverse nazioni del mondo, compresa l'Australia dove lo scandalo ha suscitato proteste e accusa contro la Chiesa da parte dell'opinione pubblica. Non bastano Le parole di rincrescimento espresse da Benedetto XVI non hanno però soddisfano neanche un po' i gruppi di sostegno delle vittime dei preti pedofili: "Il papa - hanno detto gli operatorid el gruppo di supporto Broken Rites - deve chiedere scusa di persona alle vittime, le quali avrebbero dovuto essere inviatate alla messa, e senza la loro presenza le scuse restano senza significato". Per Anthony e Christine Foster, le cui due figlie furono ripetutamente stuprate da un prete da bambine, e una delle quali si è poi suicidata - tutte le arcidiocesi dovrebbero offrire sostegno pratico e illimitato alle vittime e smettere di bloccare le azioni legali". preservativi Gay Poco prima della messa papale nella cattedrale di Sidney, centinaia di esponenti del movimento "No To Pope Coalition, hanno manifestato a esponendo magliette con scritte contro Ratzinger lanciando anche preservativi contro i pellegrini che stavano raggiungendo l'ippodromo di Randwick, dove Ratzinger ha poi officiato la veglia di preghiera con i giovani. Un pellegrino è stato arrestato per aver aggredito uno dei manifestanti.

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GENOVA (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 21-07-2008)

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GENOVA Un torneo di calcio antirazzista. Con le tre organizzazioni di strada di latino-americani del centro sociale occupato Zapata di Sampierdarena (Latin Kings&Queens, Netas e Masters) in campo con ben quattro squadre. I sampdoriani dei Rude Boys, i genoani del quartiere di Certosa, un team marocchino. Uno per ogni centro sociale resistente (Zapata, Terra di nessuno, Humpty Dumpty) e un melting pot dell'Orchestra di piazza Caricamento con cinesi, italiani e senegalesi. La seconda edizione del torneo di calcio a sei a Sestri Ponente, in collaborazione con l'associazione Macaia e gli arbitri della Uisp, misura la temperatura agli spazi autogestiti genovesi insieme a una non stop al Forte Sperone arrivata alla settima edizione. E levatevi gli occhiali rosa: c'è chi insieme ai corner e ai falli dribbla un cpt sparso per la penisola, chi scarta burocrazie, tiene famiglia pur minorenne e cerca casa o si ritrova faccia a faccia in campo con chi quattro anni fa lo ha mezzo accoltellato. Dalla lettura dell'oggi - leggi le campagne razziste lanciate dai media locali prima contro le bande dei latinos, poi su Sampierdarena, gli ecuadoriani e le loro fiestas e recentemente rom, Rumeni e prostitute - i centri sociali genovesi si giocano una nuova identità. La Buridda ha aperto a qualche festa peruviana o ecuadoriana. Il Tdn, che una chiave di lettura globale ce l'ha sempre avuta con Ya Basta, ha continuato le missioni in Chiapas e le campagne nelle scuole perché, "programmi come "Semillita del sol" raccontato all'istituto alberghiero Bergese dove il 30 per cento sono ecuadoriani fa sentire chi ci ascolta protagonisti", dice Simone di Ya Basta. Lo Zapata da un anno e mezzo ha coinvolto nell'occupazione i chicos delle organizzazioni di strada non esenti in passato da qualche rissa. Sono nati gli appuntamenti della domenica pomeriggio con centinaia di ragazzi lanciati nel reggaetton oltre a feste di strada all'aria aperta per chiamare a raccolta il quartiere. Il segno del successo è che mentre altri centri sociali cercano di mettere una toppa al tetto o riparare un muro, allo Zapata i chicos montano un gigantesco ventilatore a pale. "Il percorso con i chicos è stato per noi una scommessa. Nel pieno della campagna di criminalizzazione delle bande da parte di media e polizia, abbiamo deciso di aprire loro gli spazi del centro sociale - dice Matteo Jade - e, per quanto il cammino non sia stato sempre facile, i risultati sono molto positivi. Lo Zapata ha tratto da questa contaminazione una nuova linfa vitale. E gli stranieri non possono che essere una risorsa per la nostra vecchia città: scommettere sui giovani Hermanitos e sui giovani migranti è puntare sul futuro della città e del movimento, ripartendo dai diritti di cittadinanza per combattere l'ossessione securitaria della governance delle città". A livello locale, Municipio o Comune che sia, il dialogo non è mai escluso. A entrare nella politica ufficiale ci ha provato Laura Tartarini dello Zapata eletta nelle liste di Rifondazione alle comunali del 2002 nella giunta Pericu-bis. "Quella fase di attraversamento si è conclusa - continuano Luca Oddone e Paolo Languasco dello Zapata - Oggi non abbiamo nulla in comune con la cosiddetta sinistra. Oggi noi siamo quello che facciamo, ed anche il concetto di sinistra ci sta stretto, sembra più un contenitore vuoto, che uno spazio politico adeguato ai moderni movimenti, che possono crescere e svilupparsi solo in un contesto autonomo". Molta storia corre dunque esterna. E infatti che la sinistra sia diventata extraparlamentare colpisce solo quelli della Buridda, ex facoltà di economia occupata nel 2003, 6 mila metri quadri ormai gestiti da Rifondazione comunista e a rischio trasloco. "Speriamo di avere a che fare con qualcosa a sinistra del Pd - dice Manuel Chiarlo - Dobbiamo ricostruire situazioni di piazza, cortei, un'opposizione a questo governo perché c'è un'ondata di antipolitica che colpisce soprattutto i giovani. Insomma dobbiamo trovare linguaggi e pratiche efficaci per parlare a quelli che al G8 avevano otto anni". Per il resto la politica nazionale lascia tutti tiepidi. "Per noi non è cambiato molto", chiosa Megu del Tdn. "Ci muoviamo fuori dalla politica istituzionale - aggiunge Simone di Ya Basta - i nostri interlocutori non sono i politici ma le persone". Ottavia, sempre del Terra di nessuno, articola che "con la sinistra al governo una parte di noi si è identificata in Rifonda, altri no. Abbiamo sperato su spazi, abitazione, precarietà, le istanze del G8. Non è successo. E almeno si sono chiariti i ruoli, chi aveva pratiche di movimenti ed era più autonomo lo sta dimostrando". All'Humpty Dumpty, piccolo spazio autogestito a due passi dal polo universitario di via Balbi c'è chi pensa positivo. "Nella tristezza i centri sociali si stanno ravvicinando - dice un portavoce - in confronto alla batosta post G8, siamo in piena ripresa". Gli appuntamenti legati al Pride, la difesa della 194, la rete laica in occasione della visita papale e ora il 30 giugno hanno ricostruito dei tavoli comuni in cui confrontarsi su precarietà, squadrismo diffuso, il pacchetto sicurezza. Anche se facile niente. Perché all'appello mancano, tranne eccezioni, molti tra i 15 e i 25 anni. "Qui in università è pieno di figli di operai che studiano, pensano di avere la soluzione a tutti i casini e della mobilitazione non gliene frega niente. Solo quando finiscono gli studi si rendono conto che futuro è precarietà, senza una casa, senza un lavoro", raccontano all'Humpty Dumpty. Qualche scetticismo anche in Valbisagno al rinato Pinelli, dove l'obiettivo è recuperare il contatto col territorio, perché "questo è un quartiere dormitorio - raccontano - e allora più che pensare a cortei partiamo con la musica per creare un'isola alternativa in una zona dove tutto chiude alle otto, ma fagli capire che qui non c'è solo uno spazio dove suonare ma che ci si prende in carico anche la gestione". Insomma la sfida è vincere l'apatia. Intanto però movimento a Genova vuol dire anche Assemblea permanente antifascista, due forum sociali rimasti dal G8 come la Rete per la globalizzazione dei diritti erede del centro documentazione per la pace. Il Forum del Ponente ha scelto (in parte) di candidarsi per l'Arcobaleno alle ultime nazionali, ma "nella sostanza è rimasto indipendente - spiega un portavoce - perché formato da tante anime e non tutte legate a qualche partito". Quello della Valpolcevera organizza da alcuni anni una marcia per la pace nella provincia genovese e i pacifisti della Rete per la globalizzazione dei diritti sono tutti i mercoledì a piazza De Ferrari con un'ora di silenzio. "Dalla caduta delle torri gemelle nel 2001 siamo arrivati al 317esimo presidio - dice Norma Bertullacelli - per noi è un modo di fare controinformazione diffondendo un volantino sempre diverso. Il risultato è che qualcuno sta a sentire e magari si siede con noi". In questi anni hanno organizzato un happening con bambole rotte (le vittime civili), con facsimili di bombe a grappolo e una gabbia grande come quella dei prigionieri di Guantanamo. Insomma, davanti al nulla creato dal culto dei consumi, vuoto pneumatico, disperazione, repressione sociale, "alcuni di noi che se ne andrebbero in pensione continuano il sogno del meglio possibile", conclude Ottavia.

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Del Turco in difesa <Incastrato da un truffatore> (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 21-07-2008)

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L'INCHIESTA Del Turco in difesa "Incastrato da un truffatore" Se. Gian. PESCARA "Si è voluto vendicare del fatto che abbiamo iniziato a spulciare conti e attività delle sue cliniche private riscontrando magagne, specie sul fronte della degenza legata alle malattie mentali. Per avere un riscontro ai nostri timori, facemmo fare uno studio all'università Cattolica di Milano da cui risultava che, prima del mio insediamento in Regione, c'erano più pazzi "allettati" nelle case di cura che gente sana in circolazione fuori. Tutti matti, tutti ricoverati in Abruzzo". Ottaviano Del Turco, governatore dimissionario, dal carcere di Sulmona si scaglia contro Vincenzo Angelini, l'uomo delle cliniche private, il grande accusatore. Che, secondo l'ex ministro, si è arricchito grazie alle malattie psichiatriche, vere o inventate. "Quando abbiamo iniziato a tagliare le spese - continua Del Turco - lui ha iniziato a fare la guerra. E tre anni dopo ecco il risultato: lui fuori, io dentro. Il colmo. Un truffatore reo confesso da 120 milioni di euro ha evitato la galera correndo a collaborare con i giudici. Col risultato che la sua posizione è immediatamente mutata da corruttore in concusso". In prigione da lunedì scorso perché sospettato di aver intascato mazzette, l'ex capo della giunta regionale si dice innocente e punta l'indice contro il "pentito" delle bustarelle. Del Turco nega di aver preso sei milioni di tangenti. "Una follia - afferma -. Mi dicano dove sono questi denari. Ho espressamente chiesto agli inquirenti di spulciare i miei conti correnti da 15 anni a questa parte per vedere se c'è un euro in più del dovuto. Non hanno trovato nulla". E non è il solo degli inquisiti a prendersela con Angelini. "E' un bugiardo - tuona Lamberto Quarta, braccio destro di Del Turco, anch'egli in cella -. E' un gran calunniatore". "Un discutibile imprenditore sull'orlo della bancarotta, ha utilizzato leggi speciali per evitare la prigione", rincara Vincenzo Rivera, capo di gabinetto della presidenza della giunta. E tra interrogatori, veleni e quattrini spariti è esplosa la bagarre per la successione di Del Turco alla presidenza dell'Abruzzo. Il centrosinistra è ai ferri corti. Le tensioni tra Pd e Italia dei Valori si confermano, con il partito di Di Pietro che ipotizza di correre da solo se le candidature non saranno scelte con "pari dignità". Poi c'è l'alt del Prc, che chiede ai democratici di non presentare alcuna candidatura. L'unica certezza, al momento, è che entro novanta giorni si dovranno indire le nuove elezioni, che potrebbero tenersi già il prossimo novembre. Ma quello con l'Idv non è l'unico nodo da sciogliere per il partito di Veltroni. Nell'immediato ci sono da vedere gli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria e i nuovi assetti della giunta. I nomi che circolano per eventuali primarie, per ora, sono quelli del vice di Del Turco, Enrico Paolini, e quello del sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, che è anche segretario regionale del Pd. Su quest'ultimo però pesa il coinvolgimento nell'inchiesta per corruzione che ha portato agli arresti il suo ex braccio destro, Guido Dezio. Su questo aspetto Rifondazione incalza: "La precondizione - afferma - è che non ci siano candidati coinvolti in procedimenti giudiziari legati alla pubblica amministrazione. Per ciò non ci pare che il Pd sia in grado di avanzare proprie candidature".

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Mancano i magistrati tribunale rischia lo stop (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 21-07-2008)

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NOVARA.PROTESTA DEGLI AVVOCATI Mancano i magistrati tribunale rischia lo stop Le croniche carenze di organico in tribunale tornano oggi sotto i riflettori. Gli avvocati novaresi, che da mesi manifestano disagio, con un rischio di paralisi dell'attività giudiziaria, presentano stamattina un nuovo documento in cui manifestando la loro preoccupazione. Lo faranno nel corso di un incontro di cui sono stati informati anche i parlamentari e le autorità locali, il presidente della Corte d'Appello di Torino, i vertici di palazzo Fossati. Del problema si è interessato di recente anche il Csm, che ha mandato a Novara l'onorevole Michele Saponara, membro laico. La situazione più drammatica riguarda la sezione civile, dove entro la fine dell'anno se ne andranno altri tre giudici. Secondo i parametri del Ministero, a Novara il volume di lavoro richiederebbe 15 magistrati, e invece attualmente si occupano del civile solo 5 giudici, di cui uno si divide con la sezione di Borgomanero. La stessa presidente Anna Maria Di Oreste di fatto ha esaurito il suo incarico dirigenziale: attualmente il "facente funzioni" è il presidente della Corte d'Assise Emanuele Smirne, che per affrontare l'emergenza, ha subito emesso un decreto in cui si affida alla stessa Di Oreste il compito di esaurire alcune pratiche aperte. Il posto è vacante: l'unico candidato, un magistrato milanese, ha fatto marcia indietro.

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Pedofilia, ora si indaga su altri preti - marino bisso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 22-07-2008)

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Pagina XIII - Roma Pedofilia, ora si indaga su altri preti Su un blog nuove accuse a don Ruggero: "Così abuso di me 25 anni fa" Un giovane denuncia: "Don Giacomo sapeva tutto ma non ha mai detto nulla " MARINO BISSO "Anche io sono una vittima di don Ruggero. è successo venticinque anni fa a Legnano. In tanti conoscevano le sue tendenze e in particolare il mio ricordo va a don Giacomo: lui sapeva e non ha mai detto nulla. Adesso ha un ruolo di tutto rispetto in Vaticano e credo che una parte di responsabilità debba prendersela anche lui...". è l'ultima testimonianza contro don Ruggero Conti resa a verbale, venerdì scorso, da un giovane della provincia di Milano che ha deciso poi di renderla pubblica su un blog. Passa a un livello superiore l'inchiesta sul giro di pedofilia che ha portato all'arresto, lo scorso 30 giungo, di don Ruggero Conti cinquantacinquenne della chiesa della Natività di Maria Santissima in via Selva Candida. Ora le indagini puntano su altri religiosi che, nel corso degli anni, avrebbero coperto gli abusi commessi da don Ruggero o che addirittura potrebbero esserne stati complici. Il sacerdote è accusato dal sostituto procuratore Francesco Scavo di violenza sessuale aggravata e continuata. Don Ruggero è un prete molto noto nella capitale tanto che il sindaco Gianni Alemanno lo aveva scelto in campagna elettorale come garante per le politiche della periferia e della famiglia. Nei prossimi giorni il pm Scavo ascolterà anche il vescovo della diocesi di Porto Santa Rufina, monsignor Gino Reali. Il magistrato vuole capire perché non vennero presi provvedimenti severi nei confronti di don Ruggero. In carcere don Ruggero, difeso dagli avvocati Riccardo Olivo e Anna D'Alessandro, continua a dichiararsi innocente: "Sono vittima di un complotto, qualcuno trama contro di me". Ma negli ultimi giorni i carabinieri del nucleo operativo, diretti dal maggiore Lorenzo Sabatino, hanno raccolto nuovi racconti choc. Attualmente sono salite a undici le testimonianze contro don Ruggero. Non solo bambini ma anche maggiorenni che per tanto tempo hanno cercato di dimenticare. L'ultima testimonianza è quella di un giovane di Legnano che ha raccontato la sua esperienza non solo ai carabinieri ma anche sul web. "Quello che è successo a me evito di scriverlo perché a pensarci ancora mi disgusta. Per tanti anni non ho avuto il coraggio, la forza, la volontà di denunciare quel fatto e così facendo mi sento in parte responsabile di quel che Ruggero ha continuato a fare negli anni. Adesso però credo che seppur in modo tardivo la mia testimonianza davanti al magistrato possa servire. Mi piacerebbe che altri miei vecchi amici facessero lo stesso: Paolo, Mauro, Gigi e altri ancora...". Il giovane ricorda quando don Ruggero era diventato sacerdote nella Legnano: "Credo che il problema don Ruggero affondi le sue radici tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80. A Legnano in molti sapevano delle sue tendenze, delle sue attenzioni. Si sapeva delle sue particolari lezioni di educazione sessuale alle scuole medie. Si sapeva, si diceva, si mormorava". E ancora: "Ruggero era un punto di riferimento dell'oratorio di San Magno. La sua casa era meta di gruppi di ragazzini. I genitori si fidavano. Alcuni iniziarono ad avere sospetti dai racconti dei loro figli - accusa ancora il giovane - Ma nessuno si prese la responsabilità di denunciare. In particolare il mio ricordo va a don Giacomo. Lui sapeva e non ha mai detto niente. Sapeva anche quando Ruggero da laico è diventato prete. Sapeva quando Ruggero andò in missione in Africa. Sapeva quando Ruggero diventò parroco a Selva Candida. Sapeva!".

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Allevi e le sue note al mare "vivrete momenti epifanici" - micol lavinia lundari (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 22-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XVII - Bologna Allevi e le sue note al mare "Vivrete momenti epifanici" Stasera il pianista e compositore all'Arena Regina di Cattolica MICOL LAVINIA LUNDARI CATTOLICA - Non chiamatelo profeta, "io sono solo un pretesto". Ma come un pifferaio magico Giovanni Allevi riesce a radunare migliaia di persone ai piedi del suo pianoforte, bambini e ragazzi soprattutto, "perché non hanno sovrastrutture, sono più primitivi". Lui che ha suonato a Shanghai, New York, Vienna e Montreal stasera sarà a Cattolica, all'Arena Regina, "ma io non ho mai fatto una questione di luogo. La mia musica arriva alla gente, è fra gli spettatori che avviene il miracolo. Non è certo merito della cornice". Il miracolo, questo giovane compositore di nemmeno quarant'anni, musicista figlio di musicisti, lo continua a fare settimana dopo settimana, restando entro le prime dieci posizioni della classifica di vendita, approdando al terzo gradino del podio appena due settimane con il suo "Evolution". Una spiegazione, filosoficamente spicciola, Allevi se l'è data. "E' rivoluzionario quello che sta accadendo, è pura fantascienza, mi sento su Marte certe volte. Ma questo è un periodo di grande fermento culturale, si verifica una concomitanza di fattori": un talento da una parte "e un pubblico particolarmente ricettivo" dall'altra. "Io sono solo un pretesto umilissimo, dico cose molto semplici, ma la mia musica mette in contatto le persone con le emozioni più profonde. Ascoltandomi vivono momenti epifanici". Sulla carta d'identità di artista, Giovanni Allevi vorrebbe incidere l'espressione "musica classica contemporanea": un ossimoro che funziona e che convince critica e pubblico. "Mi sto battendo perché questa definizione venga riconosciuta, ancora se ne parla poco, non è matura, si sta creando in questo momento. La musica che io faccio è classica, è colta nel senso che è scritta sul pentagramma, e si presta a espressioni più complesse di quello che avviene con la canzone e l'alternanza fra strofa e ritornello". Quando parla Allevi usa termini dotti da conservatorio, ma si rivela autenticamente spaesato di fronte al successo che l'ha travolto negli ultimi anni, "io ho sbriciolato completamente il detto "Nemo profeta in patria", io che sono già materia di studio alle scuole superiori". All'Arena Regina di piazza Repubblica, alle 21.30, si alternerà fra il pianoforte e la direzione dell'orchestra sinfonica "I virtuosi italiani", con la quale ha registrato "Evolution", il primo dopo cinque dischi a non essere di pianoforte solo. Ancora molti biglietti disponibili, dalle poltronissime (43 euro) alle poltrone (31-40 euro), ai posti non numerati (22 euro). Info 0541/953150.

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Le inchieste del Giornale: le mani sugli atenei (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 22-07-2008)

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N. 173 del 2008-07-22 pagina 9 Le inchieste del Giornale: le mani sugli atenei di Carmine Spadafora da Napoli Si aprono le porte: ecco la peggior università d'Italia. Pulita, ordinata, precisa, organizzata, però la peggiore. Benvenuti all'ateneo Parthenope di Napoli, il punto più basso dell'istruzione universitaria italiana, secondo il Sole 24 ore. Sessantesima su sessanta Statali. Ultima e sola, lontana anni luce dal Politecnico di Milano, primo, ma lontana anche da Palermo e Pescara che la precedono. Va male il rapporto con i fondi pubblici, quello con i fondi privati, quello con le eccellenze. A leggere la classifica non c'è nulla che funzioni. Qui sembra non accorgersene nessuno. "La classifica si fonda su dati reali che non contestiamo", spiega il rettore della Parthenope, Gennaro Ferrara, docente di Economia e commercio, dal 1986 a capo di questa università, fondata nel 1920 dall'ammiraglio Leopardi Cattolica. All'inizio, c'erano solo due facoltà, Economia marittima e Scienze nautiche, uniche in Italia, ora sono una decina. Fino al 1985, c'erano sì e no, 7-800 studenti, oggi sono 17mila. Il professor Ferrara, si ribella però "al metodo adottato dalla classifica, perché la scelta dei parametri, non è stata razionale". Il Rettore, con la passione per la politica e l'amore per la Dc (si è poi legato prima a Mastella e poi a Casini), fa l'elenco dei nuovi acquisti immobiliari fatti negli ultimi anni ed esalta le sue doti di manager, con l'occhio buono per gli affari. "La classifica non tiene conto della politica di investimenti fatta. Abbiamo acquistato delle nuove sedi, prestigiose da un punto di vista storico e di grande valore economico. Moltiplicatosi per 5 in pochi anni". Classifica alla mano sembrerebbe però, che ad un fervente attivismo nel campo degli affari immobiliari, non corrisponderebbe un'altrettanto lusinghiera qualità della Parthenope. Ma, su questo punto, il Rettore si lancia in una promessa. "Sviluppata la crescita, aumentata la dimensione dell'ateneo, passiamo al miglioramento della didattica e della ricerca e dei servizi a favore degli studenti. Ci vediamo l'anno prossimo, non saremo più ultimi". Uno degli indicatori più contestati dal Rettore è l'attrattività, per gli studenti a iscriversi a una università al di fuori della propria regione: la Parthenope è al 49° posto ma, stanno peggio altre due università napoletane: la Federico secondo (52ª) e la Seconda Università, addirittura penultima. Il Rettore Ferrara ha una sua spiegazione. "Come si fa a non valutare il contesto in cui viviamo a Napoli? Pensa che non ci penalizzi la spazzatura che per mesi è rimasta nelle strade di Napoli e di tutta la Campania? E la criminalità? E, i costi elevati per viverci. Parliamo di un letto, in una zona popolare, costa 250 euro, minimo. I genitori queste valutazioni le fanno e scelgono di andare altrove". E gli studenti? Nicola sta alla Parthenope da 8 anni, per laurearsi nel corso di Scienze dell'amministrazione. Un fuori corso dunque, da 5 anni. "Sono venuto qui perché pensavo di laurearmi velocemente. Speravo di trovare maggiore tolleranza nei professori e invece. Qui i prof cambiano continuamente, non fai in tempo ad abituarti ad un metodo di studio". Lino invece è un "regolare", stesso corso di laurea di Nicola. "Prendiamo il nostro sito: è stato creato solo da pochi anni e non è nemmeno lontanamente confrontabile con quello di altre università. Potrebbe sembrare un esempio insignificante ma non è così. Qui si investe poco in ricerca e didattica. Però, è da apprezzare l'ampliamento in atto negli ultimi anni della Parthenope. Speriamo che adesso migliori anche il resto". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Miccia teodem nel Pd: i credenti non ci votano (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 22-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-22 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Il sondaggio Rutelli: da noi dovrebbero sentirsi a casa Miccia teodem nel Pd: i credenti non ci votano ROMA - La miccia è accesa, e oggi il tema esploderà in casa Pd. è un ordigno politico composto di percentuali e numeri, un sondaggio Ipsos commissionato dai teodem che ripropone in modo drammatico la questione del rapporto tra i cattolici e il partito. Un "rapporto sofferto " secondo l'inchiesta, se è vero che alle Politiche il 63% degli elettori che vanno in chiesa e si considerano "praticanti" ha dato il proprio voto al Pdl, mentre appena il 28,5% ha scelto i Democratici. Il dato allarmante è che rispetto agli indici dello scorso anno, rilevati dallo stesso istituto di ricerca, il consenso si è "assottigliato", come sussurra un autorevole dirigente del Pd che ha letto in anteprima il sondaggio. Secondo Rutelli - regista dell'iniziativa - "una forza nazionale che mira a conquistare la maggioranza dei consensi italiani, deve puntare a raccogliere voti crescenti tra gli elettori cattolici. Il Pd è un partito pluralista, e come il Partito democratico americano deve ospitare laici credenti e laici non credenti. E con noi i laici credenti devono sentirsi a casa propria". Un ragionamento che prelude a uno scontro con Veltroni, perché al momento i "laici credenti " non solo non abitano in massa il Pd, ma da tempo hanno preso a traslocare dal centrosinistra. E continuano a farlo. "Nel febbraio del 2005 - rivelò il teodem Bobba mesi fa - ben il 44% dei cattolici praticanti diceva di votare per l'Ulivo. Il Polo invece aveva allora il 36% di quei voti, e nel 2007 era salito fino al 49%". Siccome dai dati del Polo bisogna oggi scorporare l'Udc, è evidente un ulte Cesa "Come possono pensare i Democratici di conquistare questi consensi se si alleano con i radicali?".

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Il teologo Mancuso: libertà di scelta punto d'incontro tra laici e cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 22-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-22 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il teologo Mancuso: libertà di scelta punto d'incontro tra laici e cattolici MILANO - Professore, si può trovare un punto d'incontro, sul testamento biologico, tra l'etica cattolica e quella laica? "Il punto è ragionare laicamente. Qui non si tratta di etica, si tratta di diritto. E la distinzione è decisiva ". Oltre che delicata. Ma Vito Mancuso, autore del dibattutissimo L'anima e il suo destino, rappresenta un (raro) caso di teologo che ama parlar chiaro: "Prendiamo coscienza che nella nostra società ormai convivono diverse concezioni del mondo e quindi diverse etiche. Il diritto, d'altra parte, non può che essere unico e valido per tutti". E allora? "E allora il punto è semplice: il confine sta tra il deliberare sulla propria vita e sulla vita altrui. è lecito decidere per sé, non per gli altri. Io personalmente sono contrario a che si interrompa l'alimentazione di Eluana, ma la tragedia nella tragedia si dà proprio per l'assenza di un documento giuridicamente valido che ci dica la sua volontà: non sappiamo come la pensi lei. Per questo c'è bisogno del testamento biologico come strumento di libertà". Da parte cattolica la libertà di scelta non è vista di buon occhio... "Ma che potrei fare, da credente? Imporre la mia visione a chi non la pensa come me? Magari costringerlo a stare legato a una macchina? Ciò che per me può essere edificante, avere un senso, per un altro magari è una tortura. Da cattolico che ragiona per cercare un punto di accordo non vedo che la volontà di imporre con violenza un'etica. Va bene evangelizzare, un progetto culturale alla Ruini, una battaglia di idee, la lotta delle "cifre" di Jaspers. Ma l'etica, per definizione, non si impone". E la sacralità della vita? "La chiave di volta è pensare che la sacralità della vita è la vita libera. Questo è il senso profondo della creazione: Dio ci ha voluto liberi, perché senza libertà non c'è amore. Penso a ciò che disse il cardinale Carlo Maria Martini: la prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto, sopra di esso sta la dignità umana. E dove si dà questo principio di dignità se non nel rispetto delle convinzioni altrui? ". Ma un uomo, per chi crede, può decidere della propria fine? "Guardi, il discorso qui diverrebbe enorme. Se noi cattolici ragioniamo sul fatto che è Dio a decidere quando finisce la vita, si apre l'immane voragine delle morti insensate e assurde. Un ubriaco in auto uccide due ragazze. Un bimbo di tre anni muore di leucemia. L'ha voluto Dio? Il fine della creazione è imporre un dominio? Io non lo credo. Credo sia l'amore. E che l'onnipotenza divina dispieghi se stessa nel costruire un modo libero". Il signor Ravasin parla di "accanimento terapeutico ", è d'accordo? "Sì. Del resto trovo artificiosa anche la distinzione tra eutanasia attiva e passiva. Per me è inconcepibile dare la morte. Ma se dopo terapie reiterate la cura è impossibile, il peggioramento progressivo e uno dice: basta...Io sono contrario, ma in base a quale principio lo Stato laico può impedirglielo?". Gian Guido Vecchi Decidere per sé "Il confine sta tra il deliberare sulla propria vita e la vita altrui" Il libro "L'anima e il suo destino", l'ultimo libro del teologo Vito Mancuso.

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Parto per Sidney, con il volo del Papa (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 23-07-2008)

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Cari amici, ieri sera alle 23 il Jumbo della Qantas con il Papa, il seguito e noi giornalisti è atterrano all'aeroporto di Ciampino: siamo stati chiusi in aereo per 22 ore (anche durante lo scalo tecnico a Darwin non siamo potuti scendere). Poco dopo la partenza, Benedetto XVI è venuto a salutarci e a ringraziarci per il lavoro che abbiamo svolto. Volevo dire innanzitutto a quanti che mi invitavano a moderare certi scontri delle ultime ore, che ovviamente sono stato impossibilitato a fare alcunché durante un intero giorno di volo. Ho letto tutti i commenti, e ci sono rimasto piuttosto male per la piega che hanno preso, le espressioni usate, etc. Vi comunico quindi che d'ora in avanti non intendo più lasciare spazio agli "off topic": il blog "Sacri Palazzi" non è una pubblica arena dove mettere in piazza scontri o risolvere beghe private o partire per la tangente montando polemiche. Vi chiedo dunque di intervenire rimanendo sull'argomento proposto e di cercare il più possibile di non svicolare. Vi chiedo inoltre di usare SEMPRE espressioni rispettose nei confronti di tutti. E' possibile dissentire nella maniera più radicale senza offendere colui o colei dalla quale si prendono le distanze. Fino ad oggi sono stato troppo tollerante. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (5 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jul 08 La veglia di Randwick, la messa finale Cari amici, ieri sera (in Italia era sabato pomeriggio), con Luigi Accattoli sono andato alla veglia, all'ippodromo di Randwick. Abbiamo girato tra i ragazzi accampati che attendevano Benedetto XVI. Mi hanno colpito le file di giovani davanti ai sacerdoti per le confessioni, e la presenza di famiglie con bambini. Hanno dormito nei sacchi a pelo, sotto le tende o ripari di fortuna. Ora - da voi sono le tre di notte - il Papa sta celebrando la messa conclusiva della Gmg. Nell'omelia ha detto: "Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all'edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta". Scritto in Varie Commenti ( 234 ) " (9 votes, average: 3.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jul 08 L'accoglienza di Sydney e il tassista musulmano Sul Giornale di oggi troverete due cronache dedicate agli eventi di ieri, in particolare la festa di accoglienza dei giovani al Papa e l'importante discorso che Benedetto ha rivolto loro; e un approfondimento sul tema degli aborigeni australiani, pure citati nei discorsi papali. Vi volevo raccontare un piccolo episodio accaduto sempre ieri: due volontari italiani della Gmg hanno preso un taxi nel centro di Sydney chiedendo di essere accompagnati al centro stampa, nella baia di Darling Harbour. Il tassista era un fedele musulmano. Quando è arrivato il momento di pagare, si sono sentiti rispondere: "Non mi dovete nulla, siete miei ospiti". E' un piccolo segno che bene descrive l'ottima accoglienza degli australiani nei confronti dei giovani che hanno invaso Sydney. Durante tutto il percorso che ha riportato ieri sera il Papa nella sua residenza a fianco della cattedrale, c'era una grande folla che si accalcava lungo le transenne. Cari amici, mi dispiace che per tutto ieri e tutt'oggi non sia consultabile sul nostro sito Internet il pezzo principale di cronaca che ho scritto sulla festa di accoglienza con le parole del Papa. Copio il testo come commento di questo post, che se a quest'ora avrete letto i testi di Benedetto XVI e molti altri servizi. Scritto in Varie Commenti ( 68 ) " (12 votes, average: 3.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Jul 08 Il Papa tra koala e serpenti Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sydney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 97 ) " (15 votes, average: 2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sydney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sydney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (8 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sydney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 104 ) " (18 votes, average: 2.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sydney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 129 ) " (11 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (9 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 128 ) " (10 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 340 ) " (14 votes, average: 3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (225) Ultime discussioni Marcus Romanus: Questi post sono stati pubblicati stante la libertà che è stata concessa a tale bruno volpe di... Marcus Romanus: Chiedo scusa, il messaggio è partito prima per errore. Sono stato autorizzato da Barile (che non... Marcus Romanus: Ricapitolando: bruno volpe ha iniziato ad attaccare Gianluca Barile su q ... Raimondo Mameli: Vorrei dare un consiglio al dr Tornielli: visto che alcuni utenti hanno scambiato lo strumento dei... Giuseppe Flavio: @ Marco Scanavacca Scrive: July 22nd, 2008 at 7:27 pm Giuseppe Flavio Scrive: July 22nd, 2008 at... 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Risposta a habermas su religioni e laicismi - eugenio scalfari (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Risposta a Habermas su religioni e laicismi EUGENIO SCALFARI Su Repubblica di sabato 19 luglio è stata pubblicata la parte centrale d'un intervento di JÜrgen Habermas al convegno di Istanbul Seminars, riportato integralmente dalla rivista Reset. Il tema del filosofo tedesco è il secolarismo e il rapporto tra religione e sfera pubblica, argomento al quale egli dedica da qualche anno riflessioni assai interessanti. Poiché ho qualche riserva su alcuni punti dell'intervento di Habermas, desidero chiarire i termini del dissenso su un tema che anch'io ritengo essenziale per la democrazia moderna in una fase nella quale essa è alle prese con i problemi creati dalle migrazioni di vaste masse di persone provenienti da varie parti del pianeta e appartenenti a diverse etnie e diverse religioni. Queste correnti migratorie, tutte rivolte verso l'Occidente economicamente evoluto, creano tensioni non lievi per quanto riguarda la loro inclusione nei paesi ospitanti, il mantenimento o lo sradicamento delle loro identità religiose e culturali e, altra faccia dello stesso problema, le reazioni e i mutamenti nelle istituzioni democratiche dei luoghi di accoglienza. Habermas parte appunto da questo fascio di tensioni e cerca anzitutto di definire le varie correnti di pensiero che si sono formate per effetto sia delle imponenti migrazioni in corso sia degli effetti che il fondamentalismo religioso ha prodotto nelle società ospitanti sia infine del terrorismo che, specie a partire dall'attentato alle Torri Gemelle di Manhattan, ha fortemente inciso sulla pubblica opinione in Usa e in Europa. SEGUE A PAGINA 35.

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La terza via indicata da habermas - corrado augias (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

C aro Augias, ho letto con interesse l'intervento di Habermas su una "terza via" fra laicismo e radicalismo religioso. Non sono sorpreso perché le posizioni di questo pensatore sono note. Egli con finta ingenuità si domanda "se una mentalità laicistica della gran massa dei cittadini non finirebbe per essere altrettanto poco desiderabile quanto una deriva fondamentalistica dei credenti". Riporto solo un lancio Ansa del 19 luglio scorso da Teheran: "Shirin Ebadi, nobel per la Pace, ha protestato per un disegno di legge che prevede la pena di morte per chi crea siti web sull'ateismo. "Con questa legge scrive Ebadi si minaccia la vita di persone il cui unico crimine è scrivere". Il disegno di legge definisce il dare vita a siti Internet che diffondano la corruzione o l'ateismo come un crimine pari alla rapina a mano armata e alla violenza carnale, con il risultato che i responsabili sarebbero condannati a morte". C'è intanto chi invita all'unità dei tre monoteismi perché il vero pericolo sarebbe il secolarismo e l'ateismo. Ho forse interpretato male le parole di Habermas? Come dovrebbe reagire chi, come me, non si sente per niente offeso di essere definito laicista? Siamo davvero così pericolosi per la società del futuro? Fabrizio Gonnelli Firenze N ell'intervento del filosofo tedesco mi avevano colpito altri passaggi, quelli in cui Habermas scrive: "Agli occhi del laicismo radicale poco importa il rilevamento sociologico che registra, persino nelle società secolarizzate dell'Occidente, il nuovo ruolo della religione nella formazione politica dell'opinione e della volontà". Oppure: "Soprattutto riguardo a settori vulnerabili della convivenza sociale, le tradizioni religiose dispongono della capacità di articolare in maniera convincente sensibilità morali e intuizioni solidaristiche". Ritengo anch'io che le religioni possano svolgere un ruolo importante nella formazione dell'opinione comune e direi addirittura del civismo, cioè nell'adesione a quelle regole di base senza le quali una società diventa solo caos e sopraffazione. Del resto il signor Giuseppe M. Greco, che anche mi ha scritto, si dice anch'egli colpito dalla frase in cui il filosofo si chiede: "Forse che non occorre un processo di apprendimento oltre che sul versante del tradizionalismo religioso anche sullo stesso versante del secolarismo?". Insomma l'intento del saggio di Habermas era chiaro: spezzare una lancia in difesa del ruolo pubblico delle religioni nelle società sempre più secolarizzate dell'Occidente. Il pensatore tedesco sottovalutava però a mio parere che dalle società islamiche vengono a volte esempi orribili di sopraffazioni addirittura arcaiche compiute in nome dell'obbedienza religiosa mentre in nessuna società secolarizzata si devono (ci mancherebbe altro) registrare esempi opposti, cioè di vessazioni contro i cittadini osservanti. Da questo punto di vista la tolleranza laica e il vecchio Occidente conservano netta la loro superiorità.

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Chiesa - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura CHIESA la religione e lo spazio pubblico una replica al filosofo JÜrgen Habermas se la fede ha pretese assolute e democrazia Non esiste una scuola di pensiero che releghi la religiosità al puro ambito privato Sono le gerarchie ecclesiastiche che si ritengono portatrici di verità dogmatiche (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Questo lavoro di chiarimento filosofico e lessicale di Habermas, compiuto in molti suoi scritti e dibattiti, è importante, costituisce un deposito conoscitivo indispensabile per affrontare il tema dello spazio pubblico e il ruolo che in esso debbono poter svolgere liberamente tutte le opinioni, tutte le culture e tutte le religioni compresenti. Habermas distingue anche tra laici e laicisti, intendendo per questi ultimi coloro che rifiutano di accogliere nello spazio pubblico le religioni e vorrebbero ridurre le varie fedi al foro privato della coscienza individuale. E qui nasce il mio primo dissenso. A me non pare che esista ancora una scuola di pensiero che rifiuti di aprire alle religioni lo spazio pubblico. Vi fu certamente nell'Ottocento, quando esisteva ancora il potere temporale dei Papi e le loro pretese di intrusione nelle politiche degli Stati europei. Vi fu in particolare in Italia, in Francia, in Spagna, i tre paesi latini dove il cattolicesimo era storicamente più radicato. Ma da allora molte cose sono accadute e grandi mutamenti si sono verificati nelle società occidentali. Oggi la tesi di confinare le religioni nella sfera privata sembra una bizzarria intellettualistica e rara. Comunque, a quei pochi che ancora la propugnassero non si può negare il diritto di illustrarla e difenderla se la democrazia moderna come la concepiamo ha tra le sue funzioni quella preminente di assicurare e tutelare il pluralismo delle opinioni. Il filosofo tedesco nel suo intervento all'Istanbul Seminars e anche in altri precedenti dibattiti (tra i quali segnalo quello avvenuto tre anni fa con l'allora cardinale Ratzinger) appare molto interessato ai valori di rafforzamento e di coesione sociale dei quali le religioni, e il cristianesimo in particolare, sarebbero portatori. Le società secolarizzate e pervase di indifferentismo culturale e civico sono, a suo parere, bisognose di accogliere i valori che possono venire principalmente dalle religioni storiche. Ci vuole, scrive Habermas, una sorta di nuovo apprendistato dei valori coesivi provenienti dalle religioni; questo sarebbe anche un buon antidoto per evitare che le religioni dal canto loro cedano alle tentazioni del fondamentalismo. Bisogna insomma sfuggire a tutti i fenomeni di fondamentalismo, sia in campo religioso sia in campo laico; l'intreccio e la reciproca accoglienza tra valori religiosi e laici rappresenta dunque per il Nostro la via maestra per rafforzare la democrazia moderna sulla base della reciproca tolleranza e della reciproca comprensione. Ottime intenzioni e belle parole con le quali non si può che convenire se non fosse che le religioni storiche e quella cattolica in particolare non cedono in nulla il loro deposito di assolutismo e la loro credenza di superiorità della propria verità su tutte le altre. La Chiesa, nel senso della gerarchia ecclesiastica che ha al suo vertice il papa, combatte incessantemente il relativismo dei valori e della morale; combatte l'autonomia della coscienza per il fatto stesso di credersi ed essere portatrice di verità dogmatiche; transige per ragioni contingenti sulla base di concordati senza tuttavia che questo intacchi le sue posizioni teologiche e fideistiche. Ciò significa denegare lo spazio pubblico alle religioni? Assolutamente no. La democrazia negherebbe se stessa se commettesse un così macroscopico errore. Ma la sostanza assolutistica della fede e della verità rivelata rende assai arduo "l'apprendistato" patrocinato da Habermas. In una parte del suo intervento egli depreca con parole forti i "multiculturalisti" di sinistra neo-convertiti e diventati "falchi" d'una destra conservatrice e fondamentalista. Ma questo suo assunto è poi contraddetto dalla necessità di utilizzare i valori cattolici per rafforzare la democrazia, impedire che la società diventi "liquida" puntellarla con la tradizione e con un rilancio della morale religiosa. A me pare che vi sia contraddizione in queste posizioni del Nostro: spunta in questo varco del suo pensiero la figura dell'ateo devoto che poco prima proprio lui aveva così severamente criticato. Infine trovo che vi sia, nelle più recenti riflessioni di Habermas, una sottovalutazione evidente del contributo che la morale laica può dare e ha dato alla costruzione della democrazia e del suo fondamento. E poiché il tema del reciproco "apprendistato", come lui lo chiama, tra culture religiose e culture laiche altro non è che la ricerca di un nuovo fondamento democratico "post-secolaristico", ravviso su questa specifica sua posizione un errore concettuale. Il fondamento della democrazia moderna è stato fin dai suoi albori settecenteschi sempre lo stesso: tutela della libertà di coscienza, tutela del pluralismo, tutela delle minoranze in forza del principio di garantire la libertà degli individui e dei corpi sociali con il limite che l'esercizio di quella libertà non rechi danno alla libertà altrui. Questo è il fondamento che ne esclude ogni altro, religioso o laicistico che fosse. La legittima pluralità delle opinioni è la materia alla quale le istituzioni democratiche forniscono la forma. Vi possono essere, vi sono stati e vi saranno altri sistemi e altri regimi: autoritari, teocratici, totalitari, aristocratici. Ma saranno altra cosa ed hanno infatti altro nome, diverso da democrazia. La quale non è affatto disarmata come i suoi critici spesso sostengono: perché garantire libertà e pluralismo postula un continuo intervento contro i monopoli culturali, le discriminazioni, i privilegi, l'illegalità, le caste e tutto ciò che, in una parola, sia antidemocratico. Questo è stato - se io l'ho ben compreso - il vivo pensiero di JÜrgen Habermas. Da qualche tempo mi par di vederlo un po' appannato, ma forse sono io che lo interpreto male. Mi auguro che sia così.

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Vincenzi, stoccata a musso "sono sue le proposte fantasiose" - wanda valli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina II - Genova Il sindaco replica all'intervento del senatore del Pdl: "Lui voleva una struttura galleggiante..." Vincenzi, stoccata a Musso "Sono sue le proposte fantasiose" "Non si può votare il pacchetto sicurezza e poi venire qui a fare lezioni di civiltà" WANDA VALLI Enrico Musso, neo senatore Pdl, è stato l'antagonista di Marta Vincenzi nella sfida per Tursi. Adesso, sulla moschea, scrive a Repubblica di essere favorevole, a patto di sapere bene dal sindaco dove vuole farla. E poi ricorda la Darsena, luogo proposto da lui in campagna elettorale. Come risponde Marta Vincenzi? Ricorda che, per la prima volta, si è trovato un accordo con una comunità islamica moderata che avrebbe avuto il diritto legale di costruire la moschea a Coronata, e che ha accettato di bloccare tutto, per un confronto con il Comune. E Musso? "Lui aveva pensato a una moschea galleggiante, lasciamo perdere". Sindaco Marta Vincenzi, il senatore Musso è d'accordo con la moschea, dice che lui aveva scelto come luogo la Darsena. Come replica? "Proprio niente, non ho da rispondere nulla a Musso. Ma vorrei ricordare che in campagna elettorale aveva immaginato una moschea galleggiante e io avevo risposto che preferivo riempire il porto di navi". Una moschea galleggiante, idea suggestiva, sindaco. "Diciamo pure fantasiosa, ma poco pratica. E poi un politico non può essere scisso". E com'è scisso Enrico Musso? "Non si può votare a Roma il pacchetto sicurezza voluto dal Ministro degli Interni, con tutte le limitazioni che conosciamo, e poi venire a far lezioni di civiltà sulla moschea". Tutto rinviato al mittente? "Diciamo che accolgo con piacere l'idea che un rappresentante dell'opposizione concordi sul fatto che la moschea si deve fare, e preciso ancora". Che cosa? "La moschea in Darsena l'ho citata io, perché là c'era quella della Repubblica del XVI secolo, poi resta la realtà". E allora, dove la mettiamo la moschea? "Bisognerebbe prima ragionare. Genova è una città mediterranea non solo per i traffici ma per la libertà che garantisce agli individui. Premesso questo, dopo l'11 settembre è cambiato tutto e io dissi in campagna elettorale: non si può più guardare all'Islam con occhi laicisti, vale a dire considerare la religione come un fatto privato. Perché, dopo quell'11 settembre, ragionare solo così è riduttivo. E allora prima di consentire un edificio di culto per una comunità islamica non possiamo non verificare che sia un soggetto svincolato da qualsiasi lontano legame con le realtà più pericolose: quindi serve un atteggiamento laico, non laicista". E' stato siglato un accordo con la comunità islamica moderata, dunque, si è trovata la via? "Certo, è il fatto più importante, perché, per la prima volta, una comunità ha accettato di confrontarsi con quella che la ospita, di sospendere i suoi progetti, di aspettare con noi". Quali erano questi progetti? "Partiamo da un elemento: il 21 settembre del 2005 è stata approvata in conferenza dei servizi la realizzazione di una moschea a Coronata in un vecchio capannone abbandonato, che sarebbe stato ristrutturato. Alcuni privati lo hanno acquistato, c'era un regolare permesso di costruzione, la pratica non è arrivata in consiglio comunale, perché era tutto chiaro". Vale a dire? "Chi aveva acquistato poteva costruire e potrebbe farlo ancora, senza violare nessuna legge. Ma io non sono tranquilla, al di là dei permessi validi. Mi sono domandata: se capita qualcosa? Così, per la mia visione laicista, ho fermato quel progetto all'ultimo istante e ho aperto la strada del dialogo". Che cosa ha chiesto alla comunità musulmana? "Dimostrare di essere distante da posizioni ambigue, perché la moschea deve essere un luogo di culto non può diventare una zona di extra - territorialità all'interno della città che la ospita". Sempre il senatore Musso, chiede se si è preoccupata della condizione femminile. "Non aspetto che me lo venga a dire qualcuno, con la Comunità islamica si è convenuto sul rispetto della Costituzione che tutela, nei suoi diritti fondamentali, ogni persona, uomo o donna. E poi abbiamo scritto insieme le tappe del nuovo percorso, ecco il fatto storico, unico in Italia. Ecco perché abbiamo parlato di questo nella settimana dei diritti". E ora? "Penso al confronto tra le tre religioni monoteiste, dovrei farcela entro Natale". SEGUE A PAGINA V.

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Centristi del pd, voglia di andare da soli - silvia bignami (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Bologna Centristi del Pd, voglia di andare da soli Incontri pubblici e cene private: obiettivo una lista con candidato-sindaco "L'errore è un partito dove gli ex-Margherita hanno un ruolo subalterno ai Ds" SILVIA BIGNAMI Il Pd ondeggia tra il corteggiamento all'Udc e l'alleanza con Di Pietro, ma rischia di perdere pezzi al centro. Tra incontri pubblici e cene riservate, quell'arcipelago di ex-democrtistiani e laici centristi che non ha mai abbandonato il sogno di essere interlocutore vero nella politica cittadina, è sempre più tentato dall'impresa solitaria. Delusi da Cofferati che ha privilegiato il rapporto con gli ex Margherita e critici con i prodiani "succubi" dei Ds, stanno facendo le prove tecniche per una lista autonoma. Nel centrosinistra, ma da soli. Con una programma e un candidato sindaco in grado poi di trattare con Cofferati (o con Guazzaloca?) al secondo turno delle amministrative. Lista autonoma perché le primarie a Bologna, con un partito ancora sotto tutela degli ex-Ds, ormai non sono considerate un terreno praticabile di confronto alla pari. Una lista che potrebbe nascere a settembre, anche se l'ostacolo maggiore è trovare un candidato autorevole e condiviso in grado di rappresentare "il centro orfano". Lo spiega Angelo Rambaldi, che con Paolo Giuliani e l'Officina delle Idee sono tra i più attivi in quest'area: "Per noi non c'è posto in questo Pd che vuole fare l'alleanza con l'Italia dei Valori, che noi disapproviamo. Siamo profondamente delusi, perché di fronte a tutta una serie di nuove aggregazioni che fanno riferimento al "centro", Sergio Cofferati si presenta all'elettorato sponsorizzato dall'asse Pd-Idv con la benedizione degli "ulivisti mistici". Non ci pare il massimo come intelligenza politica" dice Rambaldi. Ecco perché, avverte, "di fronte a candidature che non reputiamo interessanti e a un asse Pd-Idv con poco appeal, vedremo cosa fare". Il da farsi sarebbe, appunto, una lista separata dal Pd, in polemica con le primarie "blindate" promosse dai vertici di via della Beverara "con il sostegno" di minoranze ex Margherita. Il problema resta il nome del candidato sindaco. Il più papabile resta quello dell'ex vicesindaco Giovanni Salizzoni, che più di una volta, prima di lanciarsi nell'avventura elettorale con Giuliano Ferrara alle politiche, ha manifestato ambizioni da primo cittadino. Ambizioni che nemmeno ora rinnega: "Io credo di avere competenze in questo senso". Ad alimentare il sogno di un grande centro ci sarebbe anche il vicepresidente della Fondazione Carisbo Virginiangelo Marabini, non nuovo a tentazioni di ispirazione centrista. "Sono preoccupato per questo vuoto tra Pd e Pdl. Si sente la mancanza dei cattolici in politica. Ma bisogna unirsi e organizzarsi. Se fossi più giovane mi impegnerei personalmente" dice. Più scettico il direttore di Caritas Paolo Mengoli, che allarga le braccia: "Ci sono troppe liste e troppo affollamento, non solo al centro. Mi pare difficile creare un progetto credibile". Da superare ci sono infatti ancora molte divisioni. Da una parte le resistenze dell'Udc, che nonostante il via libera di Salvatore Caronna e gli ammiccamenti del segretario provinciale del Pd Andrea De Maria - che ieri ha inviato una lettera ai casiniani - resta per ora fermo sull'attesa di Giorgio Guazzaloca. "Incontreremo il Pd" assicura la consigliera Udc Maria Cristina Marri, "ma una alleanza mi pare molto difficile, perché per noi resta il veto sul nome di Cofferati".

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Veltroni: mai alleati della lega offende l'italia e gli immigrati - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Veltroni: mai alleati della Lega offende l'Italia e gli immigrati "Il buco nei conti di Roma? L'ha ordinato Berlusconi" Rutelli lancia l'allarme sui cattolici: nel Pd sono ancora a disagio GIOVANNA CASADIO ROMA - Una cosa è discutere di federalismo, un'altra allearsi. E con Bossi e la Lega di alleanze non se ne parla proprio, "non si possono né di devono fare". Walter Veltroni mette in chiaro un paio di cose, sulle future alleanze del Pd e sul "buco" di Roma. Alla Festa dell'Unità di Roma davanti a più di mille persone assiepate sul prato, il segretario dà il via al dibattito cantando l'Inno di Mameli che il leader leghista ha insultato. Scroscio d'applausi e commenti: "Chi mai l'avrebbe detto che l'Inno sarebbe diventato una cosa di sinistra". Intervistato da Gianni Riotta, Veltroni chiarisce: "Se si parla di federalismo, si tende a pensare ad alleanze con la Lega", nulla di più sbagliato. Con chi ha "quelle posizioni sui simboli dell'unità nazionale, sugli immigrati, sull'Europa non sono possibili alleanze", ma discutere di cose che sono "per l'interesse del paese e a cui lavoriamo da anni", sì. Ironico inoltre, sul dialogo: "Mi fa l'effetto della corazzata Potemkin per Paolo VIllaggio, è qualcosa che sta diventando non utile da affrontare". Insomma, "una boiata pazzesca". Il dialogo "è finito quando Berlusconi ha cominciato ad usare questa legislatura come le altre per le leggi ad personam". Contro il premier poi, un'accusa precisa: "Il "buco" nei conti di Roma? Non c'è, l'ha ordinato Berlusconi, ha detto "voglio il sangue di Veltroni"". Del resto, il risveglio da "questo ulteriore sogno berlusconiano sarà brusco". L'obiettivo, su cui Veltroni scommette, è la capacità del Pd di erodere consensi al Pdl. Ovvio che il tema è connesso strettamente a quello delle alleanze: "Non ho nessuna idea stupida di autosufficienza - ripete il segretario - ma d'ora in poi a tutti i livelli si devono fare su base programmatica, perché non dobbiamo solo vincere le elezioni ma governare e abbiamo bisogno di un grande baricentro riformista". Che intanto il 25 ottobre scenderà in piazza per una grande manifestazione. La questione alleanze del resto, agita il Pd. Francesco Rutelli coltiva sempre l'alleanza con l'Udc di Casini e ieri lancia l'allarme-cattolici. "I cattolici devono sentirsi nel Pd a casa loro al 100 per cento", avverte in un conferenza stampa con Renzo Lusetti e il teodem Luigi Bobba. Lo ascoltano in platea i centristi Rocco Buttiglione e Lorenzo Cesa. L'ex vice premier a settembre ha organizzato un seminario su religione e politica e intanto nel fine settimana sarà ospite a Todi dell'iniziativa di Ferdinando Adornato. Veltroni alla Festa del Pd difende Rutelli ("Troppo comodo dargli la colpa della sconfitta nella corsa per il Campidoglio, non corrisponde alla realtà"). Viene interrotto da un militante che critica la passività del centrosinistra che non ha saputo affrontare e risolvere il conflitto d'interessi: "Sì hai ragione - ammette Veltroni - ma le cose sono un po' più complicate...", non è solo lo strapotere sui media che consente al Cavaliere di fare incetta di consensi. E sulle correnti: "Mi va benissimo che ci siano ma a condizione che il partito sia uno solo".

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Ecco Quagliariello: l'ideologo teocon dai Radicali a Pera (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del IL PERSONAGGIOIl nuovo intellettuale del Pdl Ecco Quagliariello: l'ideologo teocon dai Radicali a Pera / Roma Gaetano Quagliariello non è ancora uno dei nomi più famosi nelle file di Forza Italia o del Pdl, uno di quelli che la gente ha ormai imparato a memoria. Eppure questo professore napoletano di 48 anni, docente universitario di storia dei partiti politici e delle istituzioni, autore di una monumentale biografia di De Gaulle, è uno che sta facendo parecchia carriera. È il vero intellettuale del gruppo, con buona pace di Bondi, tanto che era stato incaricato di scrivere il manifesto dei valori del Pdl. Di lui nel Pd si dice che "è pragmatico e ragionevole su tutto, tranne quando si tratta di temi religiosi". E infatti in questi giorni è uno dei più impegnati, nel centrodestra, sul caso di Eluana Englaro. Quagliariello è in prima fila nel sostenere che è il Parlamento che deve decidere su questi temi, non la magistratura. E pensare che la sua esperienza politica nasce proprio sulla sponda opposta della barricata, parlando di temi etici: è stato militante radicale, fino a diventare vicesegretario del partito. "Che ho lasciato quando avevo 22 anni", scrive nella sua biografia, quasi per scusarsi. Ora è considerato un teocon. Con Marcello Pera ha fondato Magna Charta, la fondazione di cui è presidente dal 2003. Ed è autore di un libro sulla mancata visita alla Sapienza di Papa Benedetto XVI, nel gennaio scorso. "Un Papa laico, il caso Sapienza e la lezione di verità di Benedetto XVI", si chiama il volume e non c'è bisogno di aggiungere che si tratta di una appassionata difesa delle ragioni del Pontefice che "ha dato e continua a dare con il suo operato e le sue parole una lezione di autentica laicità e di stima nei confronti del pensiero scientifico". In Forza Italia fin dagli esordi, è diventato senatore nel 2006, nelle liste della Toscana, grazie ai buoni uffici di Pera. Ora però ha preso il largo. Tanto da diventare, nella scorsa legislatura, il principale consigliere di Berlusconi in tema di legge elettorale, e l'uomo che ha trattato con i colleghi democratici Vassallo e Ceccanti sul Vassallum. E ora è vicepresidente vicario del gruppo Pdl al Senato, dietro a Maurizio Gasparri. Sui temi della giustizia è scatenato, recentemente contro il Csm, ma sempre con un linguaggio adeguato a un professore. Impossibile trovare negli archivi frasi tipo "Csm cloaca", che invece il suo diretto superiore utilizza. Ieri in Senato è arrivato a paragonare Berlusconi a Moro e De Gasperi, nell'ambito di una dotta ricostruzione sul rapporto tra politica e giustizia in Italia. Il concetto era chiaro: "In Italia l'esercizio del potere è sempre stato avvertito come un'usurpazione". Di qui i "problemi di legittimità" di grandi statisti, come anche Craxi e Fanfani, oggetti di "postume riabilitazioni". Del Lodo Alfano si è detto "orgoglioso", visto che è "ciò che la stragrande maggioranza degli italiani vuole". Garantista a 360 gradi, Quagliariello si è distinto anche nel caso di Cosimo Mele, l'ex deputato Udc coinvolto in una vicenda di droga e squillo. Il senatore si è rivolto ai vertici dell'Udc chiedendo di non espellere Mele dal partito: "Rivendico per tutti il diritto all'imperfezione, alla contraddizione e all'errore. Non è necessario essere immacolati per sostenere l'importanza pubblica dei principi cristiani. La morale non può scadere in moralismo". a.c.

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Rutelli: i cattolici si sentano a casa loro nel Pd L'ex vicepremier rilancia il dialogo con l'Udc: venerdì e sabato convegno a Todi con Casini (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Rutelli: i cattolici si sentano a casa loro nel Pd L'ex vicepremier rilancia il dialogo con l'Udc: venerdì e sabato convegno a Todi con Casini / Roma FRANCESCO RUTELLI e i suoi "coraggiosi" rilanciano la "questione cattolica" nel Pd, chiedendo che i credenti "si sentano nel Pd a casa loro al 100%". Per far questo, Rutelli lancerà a settembre una iniziativa sul rapporto tra religione e politica: nel frattempo, venerdì e sabato, avvierà il dialogo con l'Udc in un seminario a Todi ospite di Pier Ferdinando Casini e Ferdinando Adornato. Nel Pd l'attivismo di Rutelli mette in fibrillazione gli ex popolari, che a loro volta a ottobre tenteranno un rilancio della propria iniziativa con un convegno ad Assisi. Rutelli, insieme a Luigi Bobba, Renzo Lusetti e Donato Mosella, ha presentato ieri con Nando Pagnoncelli una ricerca Ipsos sui cattolici e le elezioni di aprile. Si tratta di una ricerca già nota ma pur sempre eloquente: i cattolici praticanti (il 34% degli italiani) hanno preferito il Pdl (41,6%) rispetto al Pd (28,2%). E il divario tra i due partiti è maggiore tra chi va a messa che tra l'intero corpo elettorale (37,5% contro 33,2%). Rutelli ha esortato a considerare queste scelte "non irreversibili", anche perchè, ha aggiunto il teodem Luigi Bobba, "un partito a vocazione maggioritaria e nazionale deve mirare a vincere anche in quella fetta di elettorato". Ma per far questo, ha insistito Rutelli, "i cattolici devono sentirsi a casa propria al 100% nel Pd". Ma il dato rilevante per il Pd sta in un'altra ricerca Ipsos presentata ieri: tra gli elettori Democratici il 10% segue il Magistero della Chiesa incondizionatamente, e un altro 36% si dichiara "attento" (lo ascolta filtrandolo con la propria coscienza). E i "coraggiosi" si candidano a rappresentarli. Di qui l'iniziativa di metà settembre in cui verrà presentata una proposta sul rapporto tra religione e politica, in cui si supera l'attuale impostazione laico-liberale di netta separazione tra Chiesa (intesa come istanze che vengono dalla comunità dei cittadini credenti) e Stato (inteso come l'intera comunità dei cittadini). Gli ex popolari del Pd, intanto, soffrono l'attivismo di Rutelli e diversi deputati spingono su Beppe Fioroni e Dario Franceschini, a prendere un'iniziativa, che arriverà dal 10 al 12 ottobre in un convegno ad Assisi, dove i popolari lanceranno il tema del rapporto tra democrazia istituzionale e democrazia sociale. "Se si vuole costruire un Pd come partito plurale - osserva Rosi Bindi - l'unico sistema elettorale è il maggioritario. Se poi Rutelli punta sul tedesco allora sposa la tesi di D'Alema, che vuole un partito di sinistra con i cattolici a far da cespugli". Spietata l'analisi di Arturo Parisi: nel Pd "c'è uno scontro scomposto tra capicorrente più che tra correnti stesse".

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UN PIEDISTALLO DI SANTITÀ PER L'EROE DEI DUE MONDI (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Liturgie RISORGIMENTALI UN PIEDISTALLO DI SANTITÀ PER L'EROE DEI DUE MONDI L'ideologia nazional-patriottica vuole che i cittadini abbiano sempre davanti a sé l'esempio "sublime" dei grandi, in modo da poterli imitare. Da "Garibaldi taumaturgo" di Dino Mengozzi all'"Invenzione di un eroe" di Lucy Riall, un sentiero di lettura sui "santi laici" del nostro Ottocento Alberto Mario Banti Tra i molti leader che hanno attraversato la storia contemporanea, Garibaldi spicca per un fascino personale straordinario che lui sa coltivare con grande cura. La sua vita è intessuta di gesti nobili: sprezzo del pericolo; amore per gli umili; ostentato disinteresse per la ricchezza e il potere. I molti contemporanei che lo descrivono, lo fanno invariabilmente con parole estatiche. Le donne impazziscono per lui. Tutti e tutte sono concordi nell'esaltare la sua bellezza fisica, oltre che morale. Uno dei suoi primi biografi, Giuseppe Guerzoni, ne parla in questi termini: "Il biondo fanciullo che dipingemmo scorrazzante sulla riviera di Nizza; il bel Corsaro che vedemmo ammaliare la povera Anita alla fontana di Laguna; il trionfante Dittatore del 1860, che al suo apparire faceva squittire in coro le piccole siciliane: Oh quant'è beddu! aveva serbato fino agli ultimi anni la sua maschia bellezza, una bellezza però tutta sua. Perché Garibaldi infatti non poteva dirsi un "bell'uomo" nel senso più usitato della parola. Era piccolo : aveva le gambe leggermente arcuate, e nemmeno il busto poteva dirsi una perfezione. Ma su quel corpo, s'impostava una testa superba; una testa che aveva insieme, secondo l'istante in cui la si osservava e il sentimento che l'animava, del Giove Olimpico, del Cristo e del Leone". Disposizioni testamentarie Una testa leonina: sguardo fiero e nobile; tratti decisi; una bella chioma di capelli. Ma anche qualcosa di divino: un Giove; un Cristo. Ecco: uno dei punti essenziali del suo successo sta proprio qui. Garibaldi non è solo un eroe di eccezionale nobiltà e bellezza. Non è neanche soltanto un leader politico-militare molto abile ad alimentare incessantemente la sua fama. Ma è anche una figura intorno alla quale si forma una sorta di aura sacrale. Un "santo laico", in qualche misura. Non è il solo, nel pantheon del nazionalismo risorgimentale, ma certo è uno di quelli che hanno più successo. Ma in che senso sarebbe un "santo laico"? Ce lo spiega adesso Dino Mengozzi, con uno studio documentato e brillante che illustra i caratteri del vero e proprio culto che circonda la persona e lo stesso corpo di Garibaldi. C'è qualcosa di piuttosto eccezionale nella passione che gli ammiratori di Garibaldi tributano ai vestiti che indossa, ai luoghi che visita, agli oggetti che entrano in contatto col suo corpo. I "fedeli" si contendono le sue camicie, meglio se sono macchiate di sangue. La pallottola che lo ha colpito sull'Aspromonte è un'ambita reliquia. I ritratti fotografici o i disegni che lo raffigurano vanno a ruba. Capita spesso che al suo passaggio la gente gli si affolli intorno e lo voglia toccare; d'altro canto lui non lesina benedizioni laiche e volentieri largisce tocchi presunti taumaturgici a bambini e seguaci. È un santo da vivo, o quasi. È certamente un santo da morto. E intorno al suo corpo morto si consuma una delle storie più insolite che lo riguardano. Come Mengozzi spiega molto bene, Garibaldi lascia meticolose disposizioni testamentarie nelle quali ordina che la sua salma venga bruciata sopra una pira costruita all'aperto, con legna e vegetazione aromatica, non lontano dalla sua casa di Caprera. Tra le disposizioni c'è anche l'indicazione precisa sull'altezza del rogo: da un metro e mezzo a due metri di legna. Un rogo di queste proporzioni avrebbe prodotto una gran quantità di cenere, con la quale i resti del suo corpo si sarebbero confusi. Di tutta questa cenere, se ne sarebbe dovuto asportare solo "un pizzico", da chiudere nel sepolcro delle figlie che erano morte prima di lui, e che riposavano lì, a Caprera. Il resto della cenere sarebbe rimasto sul luogo del rogo, cosicché - ipotizza Mengozzi - i molti visitatori che sarebbero senz'altro venuti a visitare il luogo della morte dell'eroe avrebbero potuto portarne via un po'; in tal modo le sue reliquie si sarebbero moltiplicate e diffuse per tutta l'Italia, e forse anche più lontano, creando innumerevoli nuovi luoghi di culto. Un martirio incruento Tutto questo disegno non va in porto. Dopo la sua morte (2 giugno 1882) un consiglio di famiglia, guidato da Francesco Crispi, decide di non bruciare, ma di imbalsamare il corpo, di lasciarlo esposto per breve tempo, e poi di inumarlo temporaneamente a Caprera in attesa di traslarlo a Roma, al Gianicolo, una volta che vi sia stato costruito un adeguato monumento funebre. Nel disattendere le disposizioni testamentarie di Garibaldi, Crispi non vuole mancare di rispetto all'eroe. Semmai vuole realizzare una diversa strategia liturgica: e cioè vuole fare in modo che ci sia un solo luogo preciso di tumulazione del corpo dell'eroe, da contrapporre - o da affiancare - a Staglieno, dove dal 1872 si trova la salma mummificata di Mazzini, e al Pantheon, dove dal 1878 riposa Vittorio Emanuele II. Reliquie, liturgie, rituali: tutto questo lessico evoca una dimensione sacrale che effettivamente appartiene al discorso risorgimentale, così come all'immaginario garibaldino. Garibaldi, lo si è detto, ha un'aura di santità intorno a sé. Ma - come altri "santi nazionali" - la sua santità ha caratteri peculiari, che ne fanno qualcosa di diverso dalla tradizionale santità cristiana. Nel culto cristiano il santo è un individuo che si è distinto per una vita eccezionale, di sacrificio, dedizione e martirio; la sua sofferenza ha un valore testimoniale, e può culminare in una morte violenta, sofferta per difendere la propria fede o la propria purezza; ma la sua santità può anche esser provata da un "martirio incruento", cioè da una vita di sofferenza sacrificale, consacrata alla venerazione e all'imitazione di Cristo. La memoria delle sofferenze e della morte danno un senso al culto dei santi che - nota Peter Brown - ha un carattere eminentemente funerario: oggetto di devozione sono tanto le tombe dei santi, quanto le loro reliquie. Il senso di queste pratiche cultuali sta nella possibilità di restare in contatto col santo, al quale è attribuito il fondamentale compito di mettere in relazione terra e cielo, devoti e divinità. Specchi per i devoti Di questo universo di segni, un "santo laico" come Garibaldi conserva soprattutto un aspetto importante: la possibilità di intrattenere un rapporto privilegiato con la morte e con la sofferenza. È Garibaldi stesso che contribuisce a definire questa sua dimensione, scrivendo, nel suo Carme alla morte, di essere sceso a patti con la morte: "Un familiare sono / Della superba mietitrice". La sua familiarità con la morte è consacrata da una vita contrassegnata da un'incessante disponibilità al sacrificio. "La sua carne sofferente, - scrive Mengozzi - l'intenso travaglio mentale, le energie spese senza risparmio per la causa nazionale, le ferite e il dolore per la perdita di Anita (l'amore romantico), e gli altri dolori privati, sono dati come equivalenti al martirio". È questo martirio di tutti i giorni, per così dire, che, insieme alla sua moralità, alla sua bellezza, alle sue qualità di condottiero, eleva Garibaldi al di sopra dei suoi contemporanei. E allora, il suo tocco diventa una benedizione; può salvare dalla morte così come può indirizzare verso una vita integra e gloriosa. Essere toccato da qualche reliquia che lo riguarda, o possederne una, è essere più vicino a lui, alle sue nobili qualità, che possono riverberarsi positivamente sul possessore. Morire al suo fianco dà diritto ad essere ricordati e onorati. Tutti questi aspetti avvicinano un "santo laico" come Garibaldi al mondo dei santi cristiani; ma ciò nonostante la "santità nazionale" si differenzia profondamente dalla santità cristiana per un aspetto cruciale: un "santo laico" non funge da mediatore tra un presente e un aldilà nel quale si entra in contatto con la divinità, giacché la dimensione metafisica è del tutto assente dal discorso politico nazionalista. Cosa sono, allora, i "santi laici" per i loro devoti? Si direbbe che siano soprattutto degli specchi in cui i devoti possono riflettere la propria immagine, modelli a cui possono uniformare il proprio comportamento. La relazione comunicativa che figure come quella di Garibaldi attiva con i suoi seguaci non è a rivolta a un'alterità metafisica (devoti - santo - divinità), ma si riflette immediatamente sulla stessa comunità (devoti - "santo laico" - devoti). Ed è a questa stessa logica che risponde la celebrazione visiva di figure come quella di Garibaldi, attraverso la disseminazione delle statue che lo ricordano - dopo la sua morte - in ogni piazza d'Italia. La rappresentazione visiva, scultorea, pittorica o fotografica ha la funzione di evocare una presenza lontana. All'origine dell'esperienza artistica - come ha osservato Thomas Macho - c'è il bisogno di conservare la presenza della persona morta. E proprio questo è il senso delle rappresentazioni scultoree degli eroi patriottici, che si diffondono dovunque nelle città italiane del tardo Ottocento. Anche in questo caso il paradigma della santità nazional-patriottica si discosta dai culti cristiani. Nella tradizione cristiana, infatti, solo eccezionalmente il corpo del santo (statua o reliquia) esce dai luoghi deputati alla sua conservazione, per muoversi all'interno della comunità di riferimento. Le rappresentazioni del santo escono dagli ambienti che gli sono riservati solo in momenti particolari, nel corso di liturgie periodicamente ripetute. Qualcosa di diverso avviene con i "santi laici", come Garibaldi. La sua figura corporea, rappresentata attraverso sculture quanto più realistiche possibile, è collocata nelle piazze cittadine, come una presenza permanente all'interno dello spazio dei vivi, in luoghi non esclusivamente riservati al culto della santità o ai riti funebri. Detto in altri termini: le statue di Garibaldi (come quelle degli altri "padri della patria") che popolano le nostre città, sono rappresentazioni funebri che escono dai cimiteri per entrare a far parte in modo permanente della comunità dei vivi. Devono farlo, perché l'ideologia nazional-patriottica vuole che i cittadini di una comunità nazionale abbiano costantemente davanti ai loro occhi l'esempio sublime dei grandi della patria, così da poterli adeguatamente imitare. In tal modo, anche dopo la morte del "santo laico" si conserva il circuito semiotico che sembra essergli tipico (devoti - "santo laico" - devoti). Alla fine, la rivisitazione di forme cultuali della tradizione cristiana che è connaturata al discorso risorgimentale e alla costruzione del personaggio-Garibaldi non equivale a una pura e semplice copia. È, piuttosto, un'operazione di calco e trasposizione: i leader e i militanti risorgimentali si impossessano di frammenti discorsivi, rituali e liturgici di quella tradizione; ma il nuovo culto dei "santi della nazione" viene fondato su riti e su sistemi di valore che hanno una logica propria, nettamente distinta da quella della santità cristiana.

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Mitologie e ritualità civili nel XIX secolo e oltre (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

SULLO SCAFFALE Mitologie e ritualità civili nel XIX secolo e oltre In "Garibaldi taumaturgo. Reliquie laiche e politica nell'Ottocento", di recente uscito per Piero Lacaita Editore (pp. 251, euro 18), Dino Mengozzi esplora gli aspetti sacralizzanti della figura di Garibaldi. Il tema è stato trattato anche da Lucy Riall, autrice di "Garibaldi. L'invenzione di un eroe", Laterza 2007. Diversi dei saggi contenuti nell'Annale 22 della "Storia d'Italia" Einaudi (2007) affrontano il rapporto fra politica e religione nel Risorgimento, mentre una sezione del convegno "The Risorgimento Revisited" (che si è tenuto alla Columbia University, a New York, l'11 e 12 aprile 2008) è stata dedicata a "Religioni e identità". Fondamentali strumenti per confrontare la "santità nazionale" con la venerazione cristiana dei santi si trovano nel saggio di Peter Brown, "Il culto dei santi", Einaudi 2002 e nel libro di Sofia Boesch Gajano, "La santità", Laterza 2005, oltre che in "Morte e lutto nel confronto fra le culture" di Thomas Macho (all'interno del volume "Morte come tema culturale" di Jan Assmann, Einaudi 2002).

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Rutelli apre il dossier voto cattolico: il Pd deve fare di più, non possiamo rinunciarci (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

23 Luglio 2008 Chiudi Rutelli apre il dossier voto cattolico: il Pd deve fare di più, non possiamo rinunciarci.

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Toghe e politica Il caso (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-23 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Toghe e politica Il caso Anedda (An) polemizza con Gasparri Gianfranco Anedda, "laico" del Csm di An, ha polemizzato con il capogruppo Maurizio Gasparri (Pdl): "Un autorevole personaggio politico mi ha definito rincoglionito e ha definito il Csm una cloaca. Si tratta di dichiarazioni frutto di un orgasmo da esternazioni. Si tratta di carenze di confidenza con la lingua italiana e di una mancata conoscenza del significato delle parole".

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LA CHIESA NELL'ITALIA DEL '43 RAGIONI DELLA NEUTRALITÀ (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-23 num: - pag: 33 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano LA CHIESA NELL'ITALIA DEL '43 RAGIONI DELLA NEUTRALITà Mi colpisce, e non la capisco, l'assenza di una chiara politica vaticana durante l'occupazione tedesca e la Resistenza in Italia. Molti preti coraggiosi, appartenenti al basso clero, aiutarono i partigiani e diedero un contributo importante alla guerra di liberazione. Le maggiori gerarchie ecclesiastiche, invece, mantennero un silenzio che ancora oggi mi stupisce. Il Vaticano aveva due possibilità: la resistenza patriottica all'invasore nazista, oppure l'acquiescenza allo stato di fatto. In Italia, mi corregga se sbaglio, non fu scelta né l'una né l'altra: a dimostrare una netta presa di posizione furono soltanto le centinaia di parroci che lungo la penisola trasformarono le loro canoniche in depositi d'armi e spesso furono essi stessi a spronare le popolazioni e organizzare la guerra di liberazione. Appare stridente la contraddizione. Può aiutarmi a capire la condotta del Vaticano? Michele Toriaco Torremaggiore (Fg) Caro Toriaco, A lei spiace, evidentemente, che la Chiesa cattolica non abbia preso, dopo l'armistizio italiano dell'8 settembre 1943, una posizione netta. Avrebbe dovuto sostenere il movimento di liberazione, incoraggiare gli italiani alla resistenza e manifestare pubblicamente la sua disapprovazione per la politica del Terzo Reich. Cercherò di risponderle immaginando, anzitutto, che cosa sarebbe accaduto se la Santa Sede avesse seguito questa linea, e ricordando in secondo luogo quale fu effettivamente la sua posizione in quei mesi. Se il Papa avesse condannato la Germania nazista ed esortato gli italiani alla lotta, Hitler avrebbe ordinato il suo arresto. Questa possibilità era già stata presa in considerazione e sarebbe stata realizzata nel giro di poche ore. Lei potrebbe osservare che due Papi, Pio VI e Pio VII, erano stati prigionieri di Napoleone (il primo morì in prigionia) e che la persecuzione del pontefice avrebbe dato lustro all'immagine della Chiesa nel mondo. Forse, sui tempi lunghi. Ma sui tempi brevi la guerra di Hitler contro Pio XII sarebbe stata la guerra della Germania nazista contro la Chiesa cattolica in tutti i territori occupati dai tedeschi e probabilmente in quelli occupati dai giapponesi in Asia. Le proprietà ecclesiastiche sarebbero state per tutta la durata del conflitto, il ministro britannico presso la Santa Sede D'Arcy Osborne, che aveva frequenti contatti con il segretario di Stato cardinale Maglione, e un diplomatico americano, Harold H. Tittmann jr, che rappresentava l'inviato speciale di Roosevelt Myron Taylor, allora residente a Ginevra. Questa neutralità formale le impose molti umilianti sacrifici, fra cui quello di astenersi dal condannare la razzia tedesca nel ghetto di Roma e la deportazione di 1024 ebrei nell'ottobre del 1943. Ma le permise di conservare intatta la rete delle proprie attività spirituali, educative e assistenziali. Se la Chiesa non li avesse coperti con la sua formale neutralità, i parroci di cui lei parla nella sua lettera, caro Toriaco, sarebbero stati tutti in un campo di concentramento e non avrebbero potuto aiutare nessuno.

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Liturgie RISORGIMENTALI UN PIEDISTALLO DI SANTITÀ PER L'EROE DEI DUE MONDI (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 23-07-2008)

Argomenti: Laicita'

L'ideologia nazional-patriottica vuole che i cittadini abbiano sempre davanti a sé l'esempio "sublime" dei grandi, in modo da poterli imitare. Da "Garibaldi taumaturgo" di Dino Mengozzi all'"Invenzione di un eroe" di Lucy Riall, un sentiero di lettura sui "santi laici" del nostro Ottocento Alberto Mario Banti Tra i molti leader che hanno attraversato la storia contemporanea, Garibaldi spicca per un fascino personale straordinario che lui sa coltivare con grande cura. La sua vita è intessuta di gesti nobili: sprezzo del pericolo; amore per gli umili; ostentato disinteresse per la ricchezza e il potere. I molti contemporanei che lo descrivono, lo fanno invariabilmente con parole estatiche. Le donne impazziscono per lui. Tutti e tutte sono concordi nell'esaltare la sua bellezza fisica, oltre che morale. Uno dei suoi primi biografi, Giuseppe Guerzoni, ne parla in questi termini: "Il biondo fanciullo che dipingemmo scorrazzante sulla riviera di Nizza; il bel Corsaro che vedemmo ammaliare la povera Anita alla fontana di Laguna; il trionfante Dittatore del 1860, che al suo apparire faceva squittire in coro le piccole siciliane: Oh quant'è beddu! aveva serbato fino agli ultimi anni la sua maschia bellezza, una bellezza però tutta sua. Perché Garibaldi infatti non poteva dirsi un "bell'uomo" nel senso più usitato della parola. Era piccolo : aveva le gambe leggermente arcuate, e nemmeno il busto poteva dirsi una perfezione. Ma su quel corpo, s'impostava una testa superba; una testa che aveva insieme, secondo l'istante in cui la si osservava e il sentimento che l'animava, del Giove Olimpico, del Cristo e del Leone". Disposizioni testamentarie Una testa leonina: sguardo fiero e nobile; tratti decisi; una bella chioma di capelli. Ma anche qualcosa di divino: un Giove; un Cristo. Ecco: uno dei punti essenziali del suo successo sta proprio qui. Garibaldi non è solo un eroe di eccezionale nobiltà e bellezza. Non è neanche soltanto un leader politico-militare molto abile ad alimentare incessantemente la sua fama. Ma è anche una figura intorno alla quale si forma una sorta di aura sacrale. Un "santo laico", in qualche misura. Non è il solo, nel pantheon del nazionalismo risorgimentale, ma certo è uno di quelli che hanno più successo. Ma in che senso sarebbe un "santo laico"? Ce lo spiega adesso Dino Mengozzi, con uno studio documentato e brillante che illustra i caratteri del vero e proprio culto che circonda la persona e lo stesso corpo di Garibaldi. C'è qualcosa di piuttosto eccezionale nella passione che gli ammiratori di Garibaldi tributano ai vestiti che indossa, ai luoghi che visita, agli oggetti che entrano in contatto col suo corpo. I "fedeli" si contendono le sue camicie, meglio se sono macchiate di sangue. La pallottola che lo ha colpito sull'Aspromonte è un'ambita reliquia. I ritratti fotografici o i disegni che lo raffigurano vanno a ruba. Capita spesso che al suo passaggio la gente gli si affolli intorno e lo voglia toccare; d'altro canto lui non lesina benedizioni laiche e volentieri largisce tocchi presunti taumaturgici a bambini e seguaci. È un santo da vivo, o quasi. È certamente un santo da morto. E intorno al suo corpo morto si consuma una delle storie più insolite che lo riguardano. Come Mengozzi spiega molto bene, Garibaldi lascia meticolose disposizioni testamentarie nelle quali ordina che la sua salma venga bruciata sopra una pira costruita all'aperto, con legna e vegetazione aromatica, non lontano dalla sua casa di Caprera. Tra le disposizioni c'è anche l'indicazione precisa sull'altezza del rogo: da un metro e mezzo a due metri di legna. Un rogo di queste proporzioni avrebbe prodotto una gran quantità di cenere, con la quale i resti del suo corpo si sarebbero confusi. Di tutta questa cenere, se ne sarebbe dovuto asportare solo "un pizzico", da chiudere nel sepolcro delle figlie che erano morte prima di lui, e che riposavano lì, a Caprera. Il resto della cenere sarebbe rimasto sul luogo del rogo, cosicché - ipotizza Mengozzi - i molti visitatori che sarebbero senz'altro venuti a visitare il luogo della morte dell'eroe avrebbero potuto portarne via un po'; in tal modo le sue reliquie si sarebbero moltiplicate e diffuse per tutta l'Italia, e forse anche più lontano, creando innumerevoli nuovi luoghi di culto. Un martirio incruento Tutto questo disegno non va in porto. Dopo la sua morte (2 giugno 1882) un consiglio di famiglia, guidato da Francesco Crispi, decide di non bruciare, ma di imbalsamare il corpo, di lasciarlo esposto per breve tempo, e poi di inumarlo temporaneamente a Caprera in attesa di traslarlo a Roma, al Gianicolo, una volta che vi sia stato costruito un adeguato monumento funebre. Nel disattendere le disposizioni testamentarie di Garibaldi, Crispi non vuole mancare di rispetto all'eroe. Semmai vuole realizzare una diversa strategia liturgica: e cioè vuole fare in modo che ci sia un solo luogo preciso di tumulazione del corpo dell'eroe, da contrapporre - o da affiancare - a Staglieno, dove dal 1872 si trova la salma mummificata di Mazzini, e al Pantheon, dove dal 1878 riposa Vittorio Emanuele II. Reliquie, liturgie, rituali: tutto questo lessico evoca una dimensione sacrale che effettivamente appartiene al discorso risorgimentale, così come all'immaginario garibaldino. Garibaldi, lo si è detto, ha un'aura di santità intorno a sé. Ma - come altri "santi nazionali" - la sua santità ha caratteri peculiari, che ne fanno qualcosa di diverso dalla tradizionale santità cristiana. Nel culto cristiano il santo è un individuo che si è distinto per una vita eccezionale, di sacrificio, dedizione e martirio; la sua sofferenza ha un valore testimoniale, e può culminare in una morte violenta, sofferta per difendere la propria fede o la propria purezza; ma la sua santità può anche esser provata da un "martirio incruento", cioè da una vita di sofferenza sacrificale, consacrata alla venerazione e all'imitazione di Cristo. La memoria delle sofferenze e della morte danno un senso al culto dei santi che - nota Peter Brown - ha un carattere eminentemente funerario: oggetto di devozione sono tanto le tombe dei santi, quanto le loro reliquie. Il senso di queste pratiche cultuali sta nella possibilità di restare in contatto col santo, al quale è attribuito il fondamentale compito di mettere in relazione terra e cielo, devoti e divinità. Specchi per i devoti Di questo universo di segni, un "santo laico" come Garibaldi conserva soprattutto un aspetto importante: la possibilità di intrattenere un rapporto privilegiato con la morte e con la sofferenza. È Garibaldi stesso che contribuisce a definire questa sua dimensione, scrivendo, nel suo Carme alla morte, di essere sceso a patti con la morte: "Un familiare sono / Della superba mietitrice". La sua familiarità con la morte è consacrata da una vita contrassegnata da un'incessante disponibilità al sacrificio. "La sua carne sofferente, - scrive Mengozzi - l'intenso travaglio mentale, le energie spese senza risparmio per la causa nazionale, le ferite e il dolore per la perdita di Anita (l'amore romantico), e gli altri dolori privati, sono dati come equivalenti al martirio". È questo martirio di tutti i giorni, per così dire, che, insieme alla sua moralità, alla sua bellezza, alle sue qualità di condottiero, eleva Garibaldi al di sopra dei suoi contemporanei. E allora, il suo tocco diventa una benedizione; può salvare dalla morte così come può indirizzare verso una vita integra e gloriosa. Essere toccato da qualche reliquia che lo riguarda, o possederne una, è essere più vicino a lui, alle sue nobili qualità, che possono riverberarsi positivamente sul possessore. Morire al suo fianco dà diritto ad essere ricordati e onorati. Tutti questi aspetti avvicinano un "santo laico" come Garibaldi al mondo dei santi cristiani; ma ciò nonostante la "santità nazionale" si differenzia profondamente dalla santità cristiana per un aspetto cruciale: un "santo laico" non funge da mediatore tra un presente e un aldilà nel quale si entra in contatto con la divinità, giacché la dimensione metafisica è del tutto assente dal discorso politico nazionalista. Cosa sono, allora, i "santi laici" per i loro devoti? Si direbbe che siano soprattutto degli specchi in cui i devoti possono riflettere la propria immagine, modelli a cui possono uniformare il proprio comportamento. La relazione comunicativa che figure come quella di Garibaldi attiva con i suoi seguaci non è a rivolta a un'alterità metafisica (devoti - santo - divinità), ma si riflette immediatamente sulla stessa comunità (devoti - "santo laico" - devoti). Ed è a questa stessa logica che risponde la celebrazione visiva di figure come quella di Garibaldi, attraverso la disseminazione delle statue che lo ricordano - dopo la sua morte - in ogni piazza d'Italia. La rappresentazione visiva, scultorea, pittorica o fotografica ha la funzione di evocare una presenza lontana. All'origine dell'esperienza artistica - come ha osservato Thomas Macho - c'è il bisogno di conservare la presenza della persona morta. E proprio questo è il senso delle rappresentazioni scultoree degli eroi patriottici, che si diffondono dovunque nelle città italiane del tardo Ottocento. Anche in questo caso il paradigma della santità nazional-patriottica si discosta dai culti cristiani. Nella tradizione cristiana, infatti, solo eccezionalmente il corpo del santo (statua o reliquia) esce dai luoghi deputati alla sua conservazione, per muoversi all'interno della comunità di riferimento. Le rappresentazioni del santo escono dagli ambienti che gli sono riservati solo in momenti particolari, nel corso di liturgie periodicamente ripetute. Qualcosa di diverso avviene con i "santi laici", come Garibaldi. La sua figura corporea, rappresentata attraverso sculture quanto più realistiche possibile, è collocata nelle piazze cittadine, come una presenza permanente all'interno dello spazio dei vivi, in luoghi non esclusivamente riservati al culto della santità o ai riti funebri. Detto in altri termini: le statue di Garibaldi (come quelle degli altri "padri della patria") che popolano le nostre città, sono rappresentazioni funebri che escono dai cimiteri per entrare a far parte in modo permanente della comunità dei vivi. Devono farlo, perché l'ideologia nazional-patriottica vuole che i cittadini di una comunità nazionale abbiano costantemente davanti ai loro occhi l'esempio sublime dei grandi della patria, così da poterli adeguatamente imitare. In tal modo, anche dopo la morte del "santo laico" si conserva il circuito semiotico che sembra essergli tipico (devoti - "santo laico" - devoti). Alla fine, la rivisitazione di forme cultuali della tradizione cristiana che è connaturata al discorso risorgimentale e alla costruzione del personaggio-Garibaldi non equivale a una pura e semplice copia. È, piuttosto, un'operazione di calco e trasposizione: i leader e i militanti risorgimentali si impossessano di frammenti discorsivi, rituali e liturgici di quella tradizione; ma il nuovo culto dei "santi della nazione" viene fondato su riti e su sistemi di valore che hanno una logica propria, nettamente distinta da quella della santità cristiana.

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La vera storia - susanna nirenstein (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 24-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura LA VERA STORIA un saggio di simonetta cerrini mette a confronto diverse fonti monaci, guerrieri e un po' maghi dei templari La loro fu una rivoluzione: cavalieri antieroici frati antiascetici tolsero ai chierici il monopolio del sacro. Usarono la lingua volgare per aprire al popolo, non disdegnarono strani riti La liturgia del giovedì santo: versato sull'altare del vino, poi veniva leccato Non costruirono una memoria collettiva: e questo permise il nascere della leggenda SUSANNA NIRENSTEIN Monaci con licenza di uccidere nati tra il 1105 e il 1113, cavalieri armati eppure sottoposti al voto di povertà, castità e obbedienza al papa fin dal 1129, anno del Concilio di Troyes, guardiani della Terrasanta travolta dalle Crociate ma diffusi in tutto l'antico continente (in Italia avevano oltre 150 "case"), tanto pauperisti quanto straordinari accumulatori di ricchezze: sono questo e molto altro i Templari, cancellati dalla storia, ma non dalla leggenda, con il processo farsa per eresia che gli fece intentare il re francese Filippo il Bello e il successivo rogo che il 18 marzo 1314, sull'isola della Senna, davanti ai Giardini Reali, arse l'ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay, insieme a Geoffroy de Charny, precettore di Normandia. Combattenti mistici e potenti entrati in un mito che li ha visti in possesso del Santo Graal piuttosto che di fantastici segreti sull'Arca della Santa Alleanza con le tavole della legge consegnate da Dio a Mosè, o ancora custodi di sapienze su alcune verità riguardanti Gesù e di tesori ancora ricercati, piuttosto che detentori di un potere trasversale in grado di dominare il mondo o al contrario di una trasparenza etica diamantina destinata alle Rivoluzioni di tutti i tempi. La Militia Salomonica Templi (titolo che deriva dalla Spianata del Tempio di Salomone, dove Baldovino II destinò a Gerusalemme la dimora dei Templari), al di là del templarismo nato e prosperato dal XIV secolo ai giorni nostri, ha però una storia vera. Ed è sulle loro origini reali che Simonetta Cerrini vuole indagare, mettendo sotto il microscopio e comparando i testi fondatori dell'ordine e della regola, nove manoscritti in latino e lingua d'oÏl, tra cui uno rintracciato a Praga e studiato per la prima volta. Ne è nato un libro La rivoluzione dei templari. Una storia perduta del XII secolo (Mondadori, pagg. 238, euro 18,50). Professoressa Cerrini, perché definisce rivoluzionaria l'intuizione di Ugo de PaÏens da cui nacquero i Templari? "Perché la società del dodicesimo secolo, era divisa in una classe di oratores (la struttura ecclesiastica che gestiva il potere spirituale), in una di bellatores, laici e combattenti (che in un contesto guerriero come quello medievale erano l'equivalente dell'autorità civile, ovvero imperatori, re, nobiltà) e i laboratores, laici che costituivano il popolo senza diritti né autorità, dunque artigiani, servi, contadini. I Templari distruggono questo quadro". In che senso? "Sostengono da laici di essere anche chierici, laici combattenti con un'autonomia sul sacro. Alle origini, la Chiesa cristiana non prevedeva una divisione così forte come quella del XII secolo. Pensi agli imperatori, erano laici con una evidente autorità religiosa: Carlo Magno arrivò a cambiare la formulazione del "Credo". Più in generale la liturgia, le scelte teologiche e pastorali non erano affidate solo alla gerarchia ecclesiastica. Poi invece, con la Riforma gregoriana, i chierici si costituiscono parte a sé e si appropriano dell'intero potere spirituale, escludendone imperatore, re, nobili e scegliendo anche una maggior devozione e purezza, come col celibato, che fino ad allora non c'era. Dall'altra parte, il monopolio della guerra è dei laici, che diventano ben poca cosa rispetto a prima, e sono il mero braccio armato del potere spirituale. Ugo de PaÏens nella sua lettera manifesto rivoluziona ogni concetto e dice: noi Templari non siamo il braccio armato della Chiesa, siamo i suoi piedi, sorreggiamo il suo intero corpo ("Pes tangit terram, sed totum corpus portat") e ne facciamo parte". E qual è il significato che lei vede in questa definizione? "Significa che Ugo seppe uscire dallo stato di inferiorità in cui l'alto clero aveva messo il laico bellator, rivendicando la condizione più bassa, quella dei laboratores, dei poveri, uno stato attraverso cui passeranno anche religiosi come San Francesco d'Assisi e i suoi frati minori, e donne come Giovanna d'Arco". Sembra palese anche il desiderio di tornare a un passato pregregoriano, senza separazione tra poteri spirituali e laici. "In parte, ma Ugo non guarda a imperatori e re, quanto alla piccola nobiltà. In un certo senso "proletarizza" la regalità sacra. Ugo rivendica il valore degli umili. E apre anche alle donne. Crea una società intera dove trovavano posto mogli, suore, frati sposati o a termine, una società religiosa più ampia, dove il laico non è totalmente assoggettato al chierico". Quali sono le circostanze storiche che generano i Templari? "Dopo l'anno 1000, il mondo riprende a muoversi e vede nascere, come racconta splendidamente Le Goff, quello delle città, delle università, delle grandi cattedrali. Si assiste a un movimento popolare che esce dalla passività delle paure millenaristiche. In questo contesto non vedo le Crociate come guerre di conquista: lo dimostra il fatto che, dopo la vittoria, i combattenti tornano a casa e lasciano così sguarnito il territorio, che perciò ha bisogno di guardie armate: è da questa necessità che prendono vita i Templari". Era più forte la loro natura religiosa o militare? "Quella religiosa. Un dato che cambiò anche le regole militari: prima non esistevano eserciti fissi, mentre l'input monastico fece nascere la prima armata permanente. Anche la disciplina rigorosa copiò quella dell'ordine religioso". Lei sottolinea l'importanza della lingua scelta per molti dei loro documenti, il francese antico, non il latino. Ci vuole spiegare meglio? "Sì. Scelgono la lingua parlata, non esattamente langue d'oÏl, perché ricca di apporti catalani, inglesi, fiamminghi, tedeschi, ungheresi. Una decisione importante perché fino ad allora alla spiritualità era riservato il latino, non esistevano trattati teologici in lingua volgare. Ugo così volle dare un accesso molto più largo a testi sacri importanti". Chi furono i primi templari, nobili diseredati, religiosi fanatici? "Né diseredati, né fanatici. Piccola nobiltà, ma nei Templari troviamo anche signori di rango, come nel 1125 il conte di Champagne, un altro Ugo, nei cui territori si svolgerà il Concilio di Troyes che ratificò l'ordine. Ma l'entrata dei grandi aristocratici non cambiava il livello di vita o i poteri della confraternita, che del resto non fu un luogo di upgrading sociale, almeno finché non divenne ricca e potente". Antieroismo e antiascetismo qualificano i doveri del Templare: questo è quanto le è risultato dalla lettura dei manoscritti. Il contrario dell'immagine di guerriero sacro che ce ne siamo fatti. "Me ne sono sorpresa anch'io. Ma il gruppo poneva binari attenti all'individuo che entrava: i laici novelli monaci tendevano a rendere eccessiva la tensione spirituale, cercavano l'ascesi, l'eremitaggio, il digiuno... ed ecco che la regola imponeva il riposo, e il mangiare a due a due sullo stesso piatto perché vi fosse un controllo reciproco. In quanto all'antieroismo, era vietata ogni forma di largesse e di vanteria: non a caso non esistono memorie delle loro gesta". Lei individua una formula per la guarigione dei cavalli leggendo un foglio con la lampada di Wood (raggi ultravioletti). Qui sì che sembra di essere in un film sui Templari: eccoci all'uso di pratiche magico religiose. Fino a che punto si estendeva quest'aspetto inquietante e misterioso? "Non ho trovato solo quella. Descrivo anche la liturgia del giovedì santo, dove veniva versato del vino sull'altare e poi leccato: si trova negli statuti dei templari, e, come mi ha fatto notare Barbara Frale, era una pratica seguita a Cipro dai cristiani orientali. Oppure potrei citare le reliquie con le teste di santi che possedevano. Il fatto è che in Terra Santa c'era una vita religiosa che altrove sarebbe stata giudicata eretica, abitudini e credo condivisi da religioni diverse, come il pellegrinaggio al convento greco-melchita di Nostra Signora di Saydnaya, vicino a Damasco, fatto da pellegrini cristiani, Templari ed anche musulmani". Dunque niente eresie? "Ma no! Il processo voluto da Filippo il Bello fu costruito su un castello di accuse di magia e eresia preparate in realtà per Bonifacio VIII: Clemente V scelse di insabbiarle e sacrificare l'ordine del Tempio". Perché i Templari sono diventati un mito? "Resta un mistero: certo, l'eredità ideale del Tempio non era rivendicata da nessuno; dopo la loro scomparsa era libera e i Templari non avevano neppure costruito una memoria collettiva con cui fare i conti. Comunque le recenti scoperte storiche e filologiche ci stanno restituendo dei Templari curiosamente simili ai Templari della leggenda. Templari laici, ma religiosi; Templari colti che desiderano divulgare testi escatologici facendoli tradurre in lingua volgare; Templari che praticano riti magico-religiosi; Templari che frequentano intellettuali; Templari che sono pronti a condividere liturgie e devozioni religiose con i cristiani d'Oriente (lo scisma con la Chiesa latina è del 1054), ma anche con i musulmani. La vera storia dei Templari si sta rivelando interessante come la leggenda".

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Vendola: no a un partitino giustizialista di duri e puri (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 24-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del Vendola: no a un "partitino" giustizialista di duri e puri di Andrea Carugati / Roma Presidente Vendola, che giudizio dà della discussione in Rifondazione di questi mesi? Non crede sia stato un dibattito lontano dalla vita reale, anche dei vostri elettori? "C'è stata una nevrotica separazione dalla realtà, un avvitamento in una contesa intestina che talvolta ha superato i limiti della ragionevolezza. Però c'è anche un altro elemento: 40mila persone che, sfidando la calura, hanno discusso appassionatamente nei circoli anche dopo il trauma di aprile. È un segno di vitalità, una forte domanda di buona politica a cui purtroppo noi gruppi dirigenti rispondiamo in modo fragile perché siamo parte del problema, parte di una crisi ideale e culturale della sinistra". È possibile che al congresso di Chianciano il Prc esca da tutto questo? "Sarà possibile se il congresso sarà un pezzo del processo per rifondare Rifondazione, per rimettere in piedi una comunità: un cantiere per lenire le ferite del partito e fare tutti un passo avanti. Ma per farlo bisogna che ci liberiamo da sindromi come l'idea che ci sia qualcuno che vuole sfasciare il partito. Io sono l'ultimo rimasto del gruppo che ha fondato il Prc e per me è stato molto doloroso essere indicato come il suo dissolutore. Si è manipolata la mia mozione per attribuirle disegni che non c'erano: un'esplosione dei risentimenti e veleni, anche da parte di compagni che ho sempre considerato fratelli. Ma ormai questo è alle nostre spalle". La sua mozione ha vinto ma non ha la maggioranza assoluta. L'ipotesi che il Prc vada alle europee con il suo simbolo può essere un modo per allargare la sua maggioranza, magari al gruppo di Grassi? "In Europa Rifondazione ha dato vita alla Sinistra europea e ci sta con il suo simbolo: è un processo contrario a una trincea identitaria. Ci sono ancora in gioco variabili importanti, come la legge elettorale e lo sbarramento: ma io credo che il Prc debba proseguire in questo percorso con il suo simbolo. Non è un arretramento". C'è però il tema del processo costituente a sinistra da lei proposto. I suoi avversari dicono che, con il 47%, il suo progetto è stato bocciato. "La politica dice che abbiamo la maggioranza relativa: questo ci chiede di sentire la responsabilità di offrire a tutti un percorso che consenta la salvezza della nostra comunità, che ha vissuto un rischio di dissoluzione, e consenta a una parte più larga del partito di riconoscersi in un governo unitario". Anche con Ferrero? "Non si tratta di smussare dissensi strategici che ci sono. Sento una grande distanza culturale con Paolo Ferrero, perché avverto in lui il retaggio del minoritarismo di vecchie culture che invocavano l'apologia del sociale, di ciò che sta in basso, persino flirtando con il giustizialismo e l'antipolitica. Non sono solo sensibilità personali, ma differenze strategiche. Con altri compagni le differenze sono più attenuate. Il punto è: lavoriamo a un piccolo partito di duri e puri o per un Prc come pilastro di una sinistra di popolo?". Gli incontri con le altre mozioni che lei ha proposto in questi giorni hanno dato risultati? "Ci hanno aiutato a portare la discussione fuori dal livello delle contumelie. Abbiamo riportato la discussione alla politica e questo ha esorcizzato i fantasmi di scissione o di autodissoluzione. Oggi possiamo andare a Chianciano disarmati dai risentimenti, e rimetterci tutti in cammino per far fronte alla tempesta sociale che sta arrivando. Rifondazione non vuol dire restaurazione: il partito esiste se è la fabbrica di una sinistra più larga, non se è culto identitario o nostalgia". Sarebbe disponibile a un passo indietro dalla segreteria se questo servisse per trovare una maggioranza più larga alla guida del Prc? "Sono sempre disponibile a fare un passo avanti per il bene della mia comunità, non indietro. La mia era l'unica mozione che conteneva l'indicazione di un segretario ed è stata votata da 21mila persone: non c'era mai stata un'indicazione così larga, dunque non è una questione di persone ma di democrazia". È disposto a farsi eleggere segretario solo dai suoi delegati? "Il segretario è figlio dell'opzione politica su cui si costruisce il governo del partito. Non vogliamo soluzioni pasticciate, ma coraggiose e unitarie". Come valuta l'esito dei congressi di Pdci e Verdi alla luce del processo costituente a sinistra? "Lo dico con molto rispetto, ma mi sono parsi ancora più nevrotici del nostro, un rendiconto tutto interno ai gruppi dirigenti e molto aspro, nei Verdi, o scisso dalla realtà nel caso del Pdci. Questo ci fa capire quanto sia profonda la crisi di una sinistra alternativa, per questo il processo costituente deve ricostruire dalle radici, in un panorama di desertificazione a sinistra". E il rapporto con il Pd? "Dobbiamo giocare fino in fondo la nostra autonomia e la nostra divaricazione strategica dal Pd e contemporaneamente lavorare con pazienza per rendere largo e forte il fronte delle opposizioni. Il diluvio di aprile ha cancellato l'idea della separazione consensuale. Dove sarà possibile bisogna pensare ad alleanze col Pd: in Emilia Romagna e in Puglia, ad esempio, sarebbe folle immaginare una rottura. Governo e opposizione non sono totem, ma prospettive da affrontare in modo laico".

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Nelle ore e nei giorni dello scontro sulle leggi dichiaratamente concepite per mettere in salvo (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 24-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del Franco Monaco Nelle ore e nei giorni dello scontro sulle leggi dichiaratamente concepite per mettere in salvo il premier abbiamo fatto appello alle ragioni dell'etica (poco, in verità) e del diritto. In particolare abbiamo interpellato costituzionalisti e processual-penalisti. Con qualche rara eccezione, talvolta sorprendente per povertà di argomenti, essi hanno espresso opinioni severe e convergenti sul grave vulnus inferto ai capisaldi della legalità costituzionale: il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la separazione dei poteri, l'indipendenza e l'autonomia dell'ordine giudiziario, la ragionevole durata dei processi. Complice una stampa timida o asservita, minimizzante o rassegnata, a un certo punto, i principi sono stati messi da parte e si è regrediti prima alla tesi degli interessi in conflitto (sorprendentemente equiparati e da conciliare), poi al terreno di una malintesa pacificazione nazionale (come se la pace e l'ordine potessero prodursi calpestando principi e regole), infine all'esigenza di archiviare sbrigativamente una pratica fastidiosa per passare finalmente ai veri problemi, "quelli che interessano gli italiani". Come se una classe dirigente degna di questo nome potesse arrendersi al torpore delle coscienze in tema di principi e di regole, morali e costituzionali. Si spiega così anche la grancassa dei media su piazza Navona: tutta dedita a stigmatizzare parole oggettivamente sbagliate e sgradevoli di qualche comico sino ad esorcizzare l'enormità dei fatti. Come se la più allarmante minaccia per la convivenza venisse dalle parole di Grillo e della Guzzanti e non dai fatti inauditi operati non da un comico ma da un premier che si fa beffe della Costituzione e delle leggi e dallo spettacolo indecente di un parlamento ostaggio delle sue ossessioni. Antiberlusconismo ideologico? L'esatto contrario: trattasi di concretissimi fatti finalmente esibiti senza più pudore. Estremismo e giustizialismo? Anche qui siamo al rovesciamento della realtà: estremista e dispotico è chi non conosce limiti, chi con protervia calpesta le regole; moderati, liberali e riformisti sono coloro che difendono lo Stato di diritto, la separazione dei poteri, la democrazia costituzionale, cioè il portato della semplice tradizione liberale. Curiosa, bizzarra l'idea secondo la quale un'opposizione cosiddetta riformista dovrebbe essere meno energica e risoluta anziché il contrario. Siamo a questo punto nello stravolgimento del significato della bistrattata parola "riformista"? Del resto, merita riflettere sull'esito manifestamente controriformista di questa vicenda che sta investendo il PD. La retorica talvolta non innocente secondo la quale il problema non sarebbe Berlusconi, che non lo si debba demonizzare (il più debole degli argomenti) sta conducendo la stessa cultura istituzionale del PD a sconfessare quindici anni di riflessione e di esperienza intorno all'esigenza di dotare finalmente il nostro paese di una democrazia competitiva, maggioritaria e governante , dopo mezzo secolo di democrazia difficile, contrassegnata dalla cronica instabilità dei governi associata a un massimo di immobilismo del ceto politico. Per tenere il passo con i nostri partner-competitori in Europa. Ma ecco che si fa avanti la nostalgia per la proporzionale, per il parlamentarismo classico, per le pratiche consociative, per rapporti privilegiati con partiti pendolari forieri di instabilità e trasformismo quali l'UDC. Una nostalgia alimentata dalla preoccupazione verso governi del premier. Si mette in discussione il valore di una democrazia governante solo perché non è elegante, è poco snob sostenere che è Berlusconi, con il suo nome e cognome, un signor problema per la democrazia italiana. La stessa pruderie che suggerisce a quelli che la sanno lunga di respingere con fastidio la banale, troppo banale considerazione che il dominio nell'informazione e segnatamente l'uso spregiudicato delle tv conta, eccome se conta. Al punto, si potrebbe dire per paradosso, che, con l'attuale sistema informativo, le competizioni elettorali sono largamente pregiudicate se non inutili (a proposito: che ne è degli stupri e delle violenze dei rom con i quali, per lunghi mesi, aprivano tutti i telegiornali pubblici e privati prima delle elezioni?). I realisti tra noi, i sedicenti riformisti, hanno parlato del lodo Alfano come di un "male minore". A cominciare da Casini, uomo notoriamente di saldi principi. Brutto affare quando la politica, dalla quale ci si attende la tensione al bene, subito regredisce al "male minore". Concetto familiare alla teologia morale cattolica. A tale proposito giro un interrogativo alla Chiesa: perché essa, così intransigente e severa su altri fronti, così affezionata ai "principi non negoziabili", così diffidente verso le mediazioni politiche dei valori, non ha levato una sola parola contro lo schiaffo alle regole della convivenza operato per via legislativa ai vertici dello Stato da governo e parlamento? Che ne è della valenza educativa delle leggi e dei comportamenti degli uomini pubblici tanto giustamente cara alle gerarchie cattoliche?.

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Colpirne due per educarli tutti (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 24-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del Colpirne due per educarli tutti Marco Travaglio La vera anomalia non è l'aborto giuridico del Lodo Alfano, che si spera verrà spazzato via dalla Corte costituzionale come il suo deforme progenitore Maccanico-Schifani: solo un marziano un po' tonto poteva scambiare Al Tappone per uno statista dedito agl'interessi del Paese anziché ai fatti suoi. La vera anomalia è quel che accade, anzi non accade tutt'intorno. È l'annoiata normalità con cui il Lodo è stato accolto in Parlamento anche dal grosso delle cosiddette opposizioni. È il silenzio del Colle, allarmato invece da una fantomatica "giustizia spettacolo". È il Tg1 che lo nasconde come terza notizia del giorno. Sono i giornali che non gli dedicano un solo editoriale (a parte l'Unità e il manifesto) e gli riservano lo stesso spazio dedicato a celebrare il "ritorno di Veronica a Villa Certosa", con tanto di foto della Sacra Famiglia gentilmente offerte da Chi (Mondadori). È il tradimento degli intellettuali "liberali" che si son messi "a vento", (nel 2003 il Corriere di de Bortoli denunciava le leggi vergogna, infatti de Bortoli dovette sloggiare). Ed è pure questo Csm che, cacciando in sequenza Luigi De Magistris e Clementina Forleo, anticipa la controriforma annunciata da Angelino Jolie per conto del padrone: che farà dell'ex "organo di autogoverno" dei giudici l'ennesima pròtesi della Casta. Riforma sintetizzata dal cosiddetto ministro Rotondi con l'icastica frase "colpire un magistrato per educarne cento". Il giorno scelto per trasferire la Forleo da Milano non poteva essere più azzeccato: mentre Tavaroli rivela a Repubblica i ricatti che regolano la politica e l'economia, mentre il Cainano si blinda dai processi come la regina d'Inghilterra (che però non ha processi) e mentre s'annuncia il festoso ritorno dell'immunità parlamentare, la gip che osò intercettare i furbetti del quartierino e i loro santi protettori trasversali sparsi fra Bankitalia, Palazzo Grazioli, Pontida e il Botteghino viene espulsa dalla sua sede naturale. Anche il voto al plenum è emblematico: tutti d'accordo, come già per De Magistris, destra e sinistra, laici e togati (a parte, per la Forleo, quelli di MI). Con i complimenti del Giornale, per la penna del rubrichista con le mèches: avrebbe preferito il suo licenziamento, ma per ora s'accontenta, poi magari ci pensa Brunetta. Una soave corrispondenza di amorosi sensi destra-sinistra che la dice lunga sull'astio trasversale della Casta per i cani sciolti, senza padrone e senza collare. Ancora 15 anni fa erano i magistrati più preziosi. Oggi sono i nemici da abbattere. "Un giudice indipendente che non appartiene a nessuno", ha detto Clementina al Csm "in questo Paese ancora non può esistere". Cacciata per "incompatibilità ambientale". Motivo: ha provocato "disagio e allarme sociale" (figuriamoci) denunciando ad AnnoZero la solitudine di chi tocca i poteri forti e confidando le sue ansie per l'inchiesta sulle scalate a un pm milanese e a un vecchio collega, Ferdinando Imposimato, di cui (sbagliando) si fidava. Trasferita non per aver venduto o insabbiato processi, non per aver poltrito, non per aver agito scorrettamente. Ma solo per aver parlato, dicendo cose magari discutibili, ma parole, pensieri, concetti (incredibile che i "progressisti" di Magistratura democratica, così sensibili alla libertà di espressione si siano prestati a una simile decisione). Il Csm, che l'aveva lasciata sola nei mesi terribili dell'estate scorsa mentre l'intero Parlamento le saltava addosso per l'ineccepibile ordinanza sulle scalate, l'ha trattata come una mitomane "tendente al vittimismo" che s'inventa pericoli inesistenti. Intanto quell'ordinanza, presentata un anno fa come una sua alzata d'ingegno in dissenso con la Procura, è stata avallata dalla stessa Procura, che due mesi fa ha chiesto al Parlamento europeo il permesso di usare a carico di D'Alema le telefonate tra quest'ultimo e Consorte. Intanto le sue denunce han trovato conferma in un'indagine a Potenza e nell'arrivo di proiettili e lettere anonime, tanto che le hanno assegnato una scorta armata. Sapeva che gliel'avrebbero fatta pagare, e gliel'han fatta pagare. Anche lei, come De Magistris, è "incompatibile". Ma non con Milano o con Canicattì. È incompatibile con questo paese. Ora d'Aria.

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Bufera sulla sedia elettrica, il luna park rimuove il gioco della morte Milano, la provocazione del giostraio: volevo qualcosa che attirasse i clienti. Proteste da Nessuno Tocchi C (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 24-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del Bufera sulla sedia elettrica, il luna park rimuove "il gioco della morte" Milano, la provocazione del giostraio: volevo qualcosa che attirasse i clienti. Proteste da Nessuno Tocchi Caino e dal sindaco Moratti Del manichino da giustiziare per un solo euro di spesa, che da un paio di settimane era diventato l'attrazione più gettonata al luna park dell'Idroscalo, hinterland est di Milano, esistevano tre versioni in catalogo: con il cappuccio nero, con la camicia di forza, con il volto e il petto scoperti. "Ho scelto quest'ultima perché era la più forte" raccontava Renzo Biancato, il titolare del "giocattolo", come lo chiamava lui. "Volevo una cosa che facesse scalpore, che attirasse da questa parte i clienti". Missione riuscita. Il fantoccio di lattice legato alla sedia elettrica, che sobbalzava e gridava di dolore per un minuto fino a stramazzare tra nuvole di fumo, ha attirato molta attenzione e molte polemiche. Abbastanza da convincere la direzione del parco, insieme al sindaco del comune limitrofo di Segrate, a rimuoverlo nella serata di ieri, prima che nuovi curiosi si mettessero in fila per vedere dal vivo lo spettacolo tanto chiacchierato e cliccato sul web. Alla fine ha prevalso il senso dell'orrore. Non solo per la leggerezza con cui un piccolo imprenditore, giostraio per lunga tradizione di famiglia, ha messo in scena l'agonia e la morte umana: "È solo finzione, un divertimento horror come quel mostro con la testa staccata o quella statua che viene divorata dai ragni". Il signor Biancato si chiedeva dove fosse la differenza, a parte la grande verosimiglianza con la realtà. Cattolico, padre di famiglia, nella realtà contrario alla pena di morte e pure sensibile alla causa ecologista, non vedeva il problema. E i fatti gli hanno dato ragione: il pubblico ha accolto con entusiasmo l'esecuzione da intrattenimento. Ecco il vero orrore. In tanti sono andati a guardare l'uccisione simulata, si sono meravigliati per l'ottima realizzazione e divertiti: genitori con figli piccoli a cui affidavano una moneta perchè potessero azionare personalmente il meccanismo, ragazzini con il telefonino per fare un filmato da mettere su Youtube. "All'inizio ero preoccupato, guardavo le reazioni dei clienti per essere sicuro che non si sentissero offesi. Ma nessuno si è mai lamentato - raccontava il titolare - i bambini ci girano intorno e gli adulti ridono". Il giostraio aveva visto la sedia elettrica su una rivista specializzata e immediatamente se l'era fatta mandare da Las Vegas, cinquemila dollari più le spese di spedizione. Un affare, per gli incassi diretti (50 euro a serata, 150 nel weekend) e per quelli indiretti (le persone spesso decidevano di farsi anche un giro sul più datato trenino dei fantasmi). Ma troppa pubblicità si è rivelata controproducente. Il finto giustiziato a ripetizione tra l'ilarità del pubblico, infatti, ha sollevato un mare di polemiche e richieste di rimozione. Le prime proteste sono giunte dall'associazione Nessuno Tocchi Caino: "È un'operazione demenziale, culturalmente devastante, che cancella anni di lavoro di chi si batte contro la pena di morte". In allarme anche il Movimento Italiano Genitori, mobilitatosi per "l'immediata rimozione", mentre l'associazione dei telespettatori Aiart ha addirittura invitato la polizia postale a bloccare i siti internet che trasmettevano la scena (praticamente tutti, anche quelli curati dai maggiori quotidiani d'informazione). Pure il sindaco di Milano, Letizia Moratti chiedeva l'intervento di "chi di dovere" per la rimozione dell'attrazione. Ci ha dovuto pensare il luna park stesso, che per il bel gesto dovrà ora incassare il dispiacere della clientela.

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Addio unità, arriva il "grande fratello rosso" - raffaele niri (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 24-07-2008)

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Pagina IX - Genova L'appuntamento Si chiamerà solo "Festa": il nuovo coordinatore sarà Raffaele Caruso, giovane avvocato penalista, vicino all'area cattolica. E lo storico nome sarà modificato Addio Unità, arriva il "Grande fratello rosso" RAFFAELE NIRI Sarà un avvocato (penalista) trentacinquenne, con profonde radici nell'Azione Cattolica e un presente lettiano, che fino allo scorso anno andava (volentieri, ma da ospite) alle settembrate a mangiare frittelle e ad assistere ai dibattiti, il nuovo coordinatore della Festa dell'Unità. Che, del resto, non si chiamerà neanche così: si chiamerà "La Festa" e solo nelle coccarde che - come da tradizione - verranno appiccicate all'ingresso, ci sarà la scritta "Festa Unità Democratica". Aria nuova in cucina e non solo per la scelta del giovane Raffaele Caruso - estrazione cattolica, con l'esordio nell'ultima Democrazia Cristiana - per il ruolo che fu di personaggi mitici della macchina comunista come Renato Penzo o Michele Bartolozzi: la Festa (che si svolgerà, di nuovo sotto la tensostruttura della Marina della Fiera dal 26 agosto al 14 settembre) proverà a riflettere età e speranze della nuova classe dirigente (dal segretario Victor Rasetto al capogruppo in Comune Simone Farello, dal responsabile regionale della immagine Simone Mazzucca a quello della comunicazione del Pd genovese Raffaele Maurici, tutti sui trent'anni o poco più). Così la novità centrale della Festa sarà un campus che, tra l'altro, rilancerà su grandi schermi - con l'aiuto di uno studio televisivo - la vita quotidiana dei volontari. Ma guai a chiamarlo "Grande Fratello rosso": è la Festa che si racconta, giorno dopo giorno, e fa emergere, come spiega Maurici "le storie personali, le radici dei singoli, l'autenticità della militanza: il Partito Democratico è fatto di persone in carne e ossa, che hanno un passato da difendere e speranze proiettate sul futuro. Di questo vogliamo parlare". Zero polemiche sul nome della Festa (a Bologna sono rimasti al nome di sempre, Festa dell'Unità, a Roma si chiamerà "Ciao, bella", a Reggio Emilia "FestaReggio", a La Spezia come a Genova), il tema centrale, in questi giorni nella sede di piazza De Marini, è quello dei contenuti. Spiega il nuovo coordinatore, Raffaele Caruso: "La Festa è un avvenimento popolare, una tradizione radicata: è la parte più sana del partito, quella sempre e comunque inattaccabile, che si impegna in prima persona, per settimane. E' la passione, la voglia, il cuore: l'impegno a fare politica. Ebbene, cercheremo di raccontare questo cuore, usando le tecnologie ma facendo leva sulle nostre radici". L'idea nuova si chiama "Campus": un gruppo di persone che si incontra a metà pomeriggio, approfondisce il tema del dibattito della sera, produce materiali insieme, poi insieme cena, va al dibattito e dà il suo contributo. Tutto questo viene raccontato, anche dietro le quinte e parallelamente uno studio televisivo (e anche in questo caso si tratta di un'esperienza formativa) racconta i ragazzi del Campus e quelli che, da sempre, preparano frittelle. Poi, intorno, ristoranti e attrazioni di sempre: perché la festa dell'Unità potrà anche cambiar nome, ma è come la Nutella, guai a cambiare un solo ingrediente ad un prodotto vincente.

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Vincenzi e don Gallo, parole al vento sulla moschea (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 24-07-2008)

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N. 175 del 2008-07-24 pagina 3 Vincenzi e don Gallo, parole al vento sulla moschea di PEPPINO ORLANDO (...) neppure dalle chiese cattoliche che ormai hanno rinunziato a convertire qualcuno e semmai ne offrono qualcuno all'islam ed a ogni altra forma di religione. Che cosa si chiede allora? Si chiede la mosche che riceve sovrani, sceicchi, predica la corruzione dell'occidente, è finanziata da straricchi sceicchi fondamentalisti. 4. Dice don Gallo, su ispirazione del neomonaco babelico di Bose, che il cristianesimo non richiede reciprocità, è puro dono gratuito, senza il ricatto della paura. Ma ambedue dimenticano che dovrebbero fare discepoli di Cristo, in libertà, e non del Corano. Ma per don Gallo Gesù è poco più di quello che hanno messo sui manifesti gli ultimi socialisti. Anzi don Gallo ne fa anche un ambiguo "amico" di ogni devianza dalla legge naturale(!), per non parlare di quella evangelica. 5. Ma la cosa più sconvolgente delle regole della logica (a cui "la" sindaco ci ha abituato dalle spossanti campagne delle sue primarie.. francescane...) sta nel rifiuto della consultazione popolare dei cittadini genovesi. I libertari antimagistrati e antipolizia per no global, clandestini, rom senza lavoro, coppie perverse e polimorfe, manipolazioni genetiche varie, i pronubi della città dei diritti, temono la consultazione, temono la libertà di voto, puramente consultivo, che li spazzerà via da ogni rappresentanza del popolo reale della città, che non coincide con le ombre delle notti bianche, anche elettorali. Questi garantisti a senso unico richiamano la Costituzione, che però non si pronunzia mai contro la chiesa cattolica della tradizione italica e il diritto naturale dell'individuo e della famiglia. 6. Devo anche, sommessamente, notare la connivente atmosfera morbida di veli e silenzi di quanti sono a Genova incaricati di tutelare e promuovere, in piena libertà e senz'alcuna violenza, la fede cristiana. La crisi di valori dei giovani, il nichilismo dei modelli, che si lamentano con vaghezza, non comprende anche questa neutra e incolore accettazione di ogni religione falsa e del relativismo che le mette sullo stesso piano? 7. Un'ultima parola sui politici cattolici genovesi della nuova sinistra e della nuova destra. Salvo alcuni, che stanno promuovendo la consultazione popolare, stanno acquattati nelle penombre della tolleranza silenziosa che scendono da loggiati e sacrestie, lasciando la scena a Marta e a don Gallo, le ultime marionette di un regime ormai finito nella coscienza del popolo. Sveglia! *teologo © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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LE DIFFICOLTÀ finora incontrate dalle proposte di legge per introdurre anche in Italia il c (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 24-07-2008)

Argomenti: Laicita'

24 Luglio 2008 Chiudi di FRANCESCO PAOLO CASAVOLA LE DIFFICOLTÀ finora incontrate dalle proposte di legge per introdurre anche in Italia il cosiddetto testamento biologico possono ricondursi alla eventualità, da alcuni temuta, da altri auspicata, che in quel documento possa collocarsi una richiesta di eutanasia. Testamento biologico è traduzione in italiano della espressione inglese living will, che indica il testamento sulla vita, vale a dire direttive anticipate sul trattamento medico della fine della vita, redatte quando l'interessato è in stato di piena coscienza e libera volontà. Ma quale è il valore di simili direttive per il medico, che ne è il naturale destinatario? Nel 1997, gli Stati aderenti a quel Consiglio d'Europa, fondato nel 1949, per promuovere e tutelare le libertà fondamentali dell'individuo, firmarono ad Oviedo una Convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina, in cui all'articolo 9 si prevede che i desideri precedentemente espressi dal paziente, che al momento di un trattamento medico non è in grado di manifestare la sua volontà, saranno tenuti in considerazione. Il principio qui postulato è quello dell'autodeterminazione del malato alle cure, o con altra formulazione del consenso informato, che evoca quell'alleanza terapeutica, che dovrebbe guidare la relazione medico e paziente. Ma se così è, non è troppo debole quel risultato dei desideri di cui si dice dalla Convenzione di Oviedo che saranno presi in conto? Non si conferma qui la superiorità del medico, per il suo sapere scientifico e per la esperienza clinica, in grado di disattendere le richieste del malato? Il 18 dicembre 2003, il Comitato nazionale per la bioetica approvava un documento assai importante per fare effettività nel nostro ordinamento alla Convenzione di Oviedo su quella materia. Vi si auspicava l'intervento del legislatore italiano ispirato ad obbligare il medico a prendere in esame le dichiarazioni del paziente e a motivare ogni diversa decisione in cartella clinica. Sarebbe da prevedersi la indicazione, in questo vero e proprio testamento biologico, di uno o più fiduciari, da coinvolgere obbligatoriamente da parte dei medici nelle decisioni da assumere nei riguardi di pazienti divenuti incapaci di intendere e volere. Una legittimità bioetica potrebbe confortare la disciplina legislativa, se questa regolasse le condizioni di libera volontà, informazione, autonomia del disponente, senza pressioni familiari, sociali, ambientali, nonché l'assenza di finalità eutanasiche, che sarebbero in contrasto con il nostro diritto positivo, con le regole di pratica e di deontologia medica. E, andrebbe aggiunto, con il principio costituzionale del diritto fondamentale alla vita, che non può essere contraddetto da un gemello diritto a morire, come accade in alcuni ordinamenti, che hanno evidentemente altra storia culturale e morale. Quanto alla redazione di un così rilevante atto privato, sarebbe opportuno ch'esso fosse compilato con l'assistenza di un medico, che può controfirmarlo, e tale da garantire la massima personalizzazione della volontà del futuro paziente, escluse pertanto le sottoscrizioni a moduli preconfezionati. Sotto questi profili, il testamento biologico sarebbe strumento di libertà e di uguaglianza dei cittadini, riscattati da diversità di cultura e di condizione sociale, dinanzi a quella soglia in cui medico e paziente aiutano la vita o accettano la sua non resistibile conclusione. Ma perché il legislatore non consumi inutilmente un'altra e nuova occasione di stabilire regole, che non facciano violenza a coscienza alcuna, laica o religiosa, occorre non scendere in campo con opposti principi, che fanno torto, agli uni e agli altri, in termini di umana pietà e di retta ragione.

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18 luglio, il Csm interviene a tutela dei magistrati attaccati dal premier (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 25-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del 18 luglio, il Csm interviene a tutela dei magistrati attaccati dal premier La prima commissione del Csm approva - con cinque voti a favore e il solo parere contrario del consigliere laico della Cdl Gianfranco Anedda - la risoluzione "a tutela dei magistrati" di Milano del processo Mills, accusati di "politicizzazione" dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi. I giudici.

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I membri laici del centrodestra avevano minacciato di abbandonare l'aula, facendo mancare il quorum (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 25-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del I membri laici del centrodestra avevano minacciato di abbandonare l'aula, facendo mancare il quorum.

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Affare fatto. Berlusconi promette più carabinieri e, in cambio, l'Iraq darà più (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 25-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Affare fatto. Berlusconi promette più carabinieri e, in cambio, l'Iraq darà più petrolio. Dopo un breve colloquio a Palazzo Chigi, queste sono le novità emerse nel corso di una conferenza stampa tenuta da Berlusconi e dal premier di Baghdad, Al Maliki. A giudicare dalle parole del capo del governo italiano ("Siamo il secondo importatore di greggio, vogliamo diventare il primo paese importatore") il patto con l'Eni per la fornitura di "oro nero" mesopotamico, è stato sottoscritto. In cambio l'Italia aumenta il contingente di carabinieri, che, sotto egida Nato, addestrano a Baghdad le forze della sicurezza. Attualmente i militi dell'Arma sono circa una settantina e, a giudicare da quanto ha fatto trapelare il ministro della Difesa La Russa, l'ulteriore impegno italiano potrebbe riguardare l'Aeronautica e la Marina. Nessun accenno invece alla questione della pena di morte abbondantemente applicata in Iraq (65 esecuzioni nel 2007) e al caso Aziz (l'ex gerarca rischia di finire sul patibolo). Solo una folta pattuglia di radicali, tra i quali alcuni parlamentari, che si è raccolta nei pressi della sede del governo, ha ricordato che l'Italia (ai tempi del governo Prodi) si è fatta promotrice della moratoria contro le esecuzioni. Berlusconi ha anche detto che non ha ancora deciso se andrà alle Olimpiadi e che punta su un accordo sulle compensazioni con la Libia "entro la fine di agosto". Anche se a palazzo Chigi si è parlato di affari, la tappa più importante per il premier iracheno resta quella di oggi a Castel Gandolfo. La Santa Sede, per molte ragioni, attribuisce una notevole importanza al colloquio che il Papa avrà oggi con il premier iracheno. "Questa udienza - ha confermato ieri padre Lombardi, direttore della sala stampa - ha certamente un grande significato pensando alla problematica della pace nel mondo e ad un area così cruciale come quella del Medio Oriente". Da entrambe le parti non sono mancati i segnali di attenzione. Il Pontefice, reduce dal faticoso viaggio in Australia, interrompe il riposo a Castel Gandolfo solo per l'Angelus di domenica e per il colloquio con Al Maliki. Quest'ultimo ha a sua volta lanciato un segnale di interesse. Ieri infatti, non appena giunto a Ciampino, il capo del governo di Baghdad, ha voluto visitare i Musei Vaticani e ha reso omaggio alla tomba di Papa Wojtyla nelle Grotte vaticane. Dunque oggi i riflettori si accenderanno su Castel Gandolfo. La questioni sul tappeto sono molto serie. Da qualche tempo, negli ambienti governativi di Baghdad, circola l'ipotesi di raggruppare i cristiani d'Iraq nella provincia di Ninive, situata a nord della capitale e popolata sia da sunniti che da sciiti (in minoranza). Il proposito di creare una sorta di "riserva" cristiana non incontra affatto i favori del Vaticano e degli esponenti della chiesa cattolico-caldea in Iraq. Al tempo stesso la situazione attuale appare ormai compromessa. In marzo è stato assassinato nella città settentrionale di Mosul il vescovo caldeo Paulos Faraj Rahho, molti sacerdoti sono stati uccisi per intimidire la minoranza cristiana. Dal 2003 decine di migliaia di cattolici hanno scelto la via dell'esilio nei paesi della regione per sfuggire alla "pulizia etnica" attuata dai gruppi fondamentalisti e dalle bande criminali. Nell'ultimo concistoro il Papa ha promosso cardinale il patriarca caldeo di Baghdad, Emmanuel Delly con l'obiettivo di avviare un serrato confronto con il governo e con la speranza di strappare nuove garanzie per i cristiani d'Iraq. In questo contesto un eventuale gesto di clemenza per Tareq Aziz, per lungo tempo garante dell'incolumità dei cristiani iracheni, potrebbe rappresentare in segnale apprezzato in Vaticano. L'iniziativa di Marco Pannella (che ieri ha ricevuto il sostegno anche di Romano Prodi) che sta effettuando lo sciopero della fame dal 6 luglio, sta smuovendo le acque e, anche gli avvocati che difendono Aziz sostengono che le speranze di allontanare l'esecuzione stanno aumentando, ma, nella Baghdad delle mille trame, il boia è in agguato.

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Il quirinale frena il csm slitta il dibattito sul caso mills - liana milella (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 25-07-2008)

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Il Quirinale frena il Csm slitta il dibattito sul caso Mills Mancino: "Gli attacchi nuocciono alla democrazia" Il governo già pensa alla riforma del Consiglio Supremo che ne limiti i poteri Il rinvio scontenta i membri togati e nel dibattito affiorano critiche a Mancino LIANA MILELLA ROMA - Napolitano era lì lì per firmare il lodo Alfano quando, l'altra sera, gli è scoppiata sul tavolo la nuova grana del Csm. Lui, siglando con tanto di primo lasciapassare di costituzionalità lo scudo congela-processi alle alte cariche, lavorava per la (temporanea) pacificazione tra i giudici e il Cavaliere. Al Consiglio, giusto negli stessi momenti, esplodeva la guerra tra chi, tutti i togati, voleva discutere e approvare una risoluzione a tutela dei giudici di Milano aggrediti dal premier, e chi, la sparuta pattuglietta dei laici del centrodestra, era pronta a tutto pur di impedirlo, anche a far saltare il numero legale per bloccare il dibattito. Per dirla tutta, il Quirinale (Napolitano è anche il presidente del Csm) aveva già dei timori. Aveva letto il documento filo-Milano, lo aveva vistato, aveva firmato l'ordine del giorno. Ma non aveva previsto, né poteva, che esplodesse la storia del Csm-cloaca (Gasparri), e che il dibattito a palazzo dei Marescialli potesse diventare una sorta di risposta complessiva, di riaffermazione piena di quell'autonomia e indipendenza che Berlusconi ha in animo di annichilire quanto prima. Il rinvio a settembre è parso una soluzione geniale: per evitare il conflitto coi laici, per tranquillizzare Berlusconi, per tenere in serbo una carta da giocare quando il Cavaliere, i suoi saggi della giustizia (Cossiga, Gargani, Vaccarella), il Guardasigilli Alfano, scopriranno le carte della riforma. Per questo il vicepresidente Nicola Mancino ha aperto il plenum di ieri con un "vediamoci a settembre". Calando subito sul tavolo circolare l'asso della sua "piena assonanza" col Colle, al punto da dichiarare: "Condivido completamente il metodo e il contenuto delle riflessioni di Napolitano". Laici zittiti, anche se il centrista Ugo Bergamo ipotizza addirittura che al dibattito, cui tutti si augurano partecipi il capo dello Stato, "ci sia pure Berlusconi". Il premier al Csm? Mai accaduto. I togati mugugnano. Il presidente della Repubblica è sacro, nessuno si permetterebbe di attaccarlo pubblicamente. Ma si avvertono brontolii per "l'eccessiva prudenza del Colle". Non piace quel Mancino che pare aprire a una riforma ("Dobbiamo discutere del nostro modo di essere, della natura, del ruolo e della funzione del Csm"). Non piace il suo insistere sulla disciplinare fuori dal Consiglio. Certo, Mancino si spende per le toghe ("Ogni ferita arrecata all'ordine giudiziario nuoce alla democrazia nel suo complesso"), difende le pratiche a tutela e "il diritto-dovere di esprimere pareri", ma il rinvio pesa. Viene vissuto come una rinuncia. Tant'è che il dibattito per decidere si infiamma in un'appassionata autodifesa del Csm. Toni carichi. Ciro Riviezzo: "Vogliono ridurci a un consiglio di amministrazione, ma una volta abbattuto il Csm s'indeboliscono i giudici". Livio Pepino: "La situazione è grave al punto che emergono insulti volgari di esponenti istituzionali evidentemente più esperti in cloache che in diritto". Giuseppe Maria Berruti: "Ci rifiutiamo di rinviare "in silenzio". Questo dibattuto energico è lo specchio della nostra piena e totale prerogativa di tutelare l'indipendenza della magistratura". Ezia Maccora: "Il caso di Milano è talmente rilevante che merita una seduta ad hoc con Napolitano". Fabio Roia: "Ci chiediamo perché una normale attività del Csm, scolpita nella prassi costituzionale, provochi reazioni cosi forti". Antonio Patrono: "I politici, che non meritano neppure di essere chiamati per nome, hanno insultato gravemente il Consiglio". Della serie "resistere resistere resistere" di borrelliana memoria. Anche per via di Mancino che, con più di un consigliere si è lasciato andare a uno sfogo ("Se continuano ad attaccarmi io me ne vado"). Se lui lasciasse, ragionano, farebbe il gioco di Berlusconi. Aprirebbe la strada alla riforma. Che s'annuncia draconiana: via la sezione disciplinare, un terzo dei membri eletto dal Parlamento, un terzo dal capo dello Stato, un terzo dai giudici. Anziché, come oggi, due terzi togati e un terzo laici. Di più: togati costretti a votare col proporzionale in collegi piccolissimi per stroncare il cosiddetto protagonismo delle correnti. Ma il Csm si prepara alla battaglia d'autunno.

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Darsena cattolica qui l'approdo diventa un lusso - stefano cicchetti (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 25-07-2008)

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Pagina XIX - Bologna Darsena Cattolica qui l'approdo diventa un lusso "Questo è l'unico porto fra Rimini e Pesaro che ha un fondale profondo anche quattro metri" Il nuovo scalo punta sul settore più esclusivo: gli yacht tra 10 e 35 metri STEFANO CICCHETTI CATTOLICA - "Posti barca per re nella regina dell'Adriatico". La proverbiale immodestia dei romagnoli non si smentisce. Passeggiando però per la nuova darsena di Cattolica si capisce che una buona dose d'orgoglio questa volta ci può anche stare. Teste coronate non se ne vedono, però Valentino Rossi è stato fra i primi ad accaparrarsi l'ancoraggio per il suo Pershing 46+4 da quasi 16 metri, il motoscafo che tanti guai gli procurò presso il fisco. Non mancano gli yacht dei manager della moda come Paolo Gerani (Iceberg) e Alberta Ferretti, dei paperoni locali e forestieri, bolognesi e modenesi in testa. Quanto ad un altro Ferretti, Norberto, che le barche di lusso le costruisce proprio qui, ha occupato un intero settore dello scalo. Che non è tanto grande, con i suoi 250 posti barca, distribuiti fra un darsena interna da 70 e una esterna da 180. Ma che ha tutti i requisiti per essere preferito dai nababbi. Perché? "Perché questo è l'unico porto fra Rimini e Pesaro con un fondale profondo anche quattro metri" spiega Gabriele Musante, responsabile di Marina di Cattolica. Infatti Riccione, Portoverde e Vallugola, sono perennemente afflitti dall'insabbiamento. E i grandi velieri con le loro profonde derive, proprio non ci entrano. Cattolica ha dunque puntato proprio sul settore più esclusivo, quello degli yacht fra i 10 ed 35 metri. I cui armatori sono in grado di spendere fino a 38.500 euro all'anno più iva solo per affittare l'ormeggio. Cifre folli? "Anzi, qui si paga meno che a Rimini - risponde Claudio Marcella, l'ingegnere che ha progettato la darsena ed è presidente della società che la gestisce - dove già i prezzi sono inferiori del 50 per cento rispetto al Tirreno". Fu l'ex primo cittadino Gianfranco Micucci a sognare una darsena di lusso per Cattolica, insieme a tante altre ambizioni. Il sindaco del Mysfest e del centro culturale polivalente, delle provocazioni geniali e delle follie estemporanee, un giorno del 1997 sottopose la sua idea ai vertici della Gecos, colosso riminese delle costruzioni. "C'era un'area degradata fra Cattolica e Gabicce alla foce del torrente Tavollo - racconta Marcella - con uno stabilimento dimesso dell'Arrigoni, capannoni in rovina, baracche. La Ferretti Yachts aveva bisogno di espandersi ed era pronta a recuperare una parte della zona produttiva. Abbiamo pensato di integrare i cantieri con la darsena, e la darsena con la città". Dopo le inevitabili lungaggini, i lavori veri e propri durano 30 mesi. L'investimento è di 50 milioni di euro. Ed ecco la darsena a cinque stelle, inaugurata a giugno, dopo quella di Rimini e Marina di Ravenna. Non solo le due darsene, ma anche cantieri in grado di eseguire qualsiasi lavoro. Più un "residence nautico" da 6 mila metri quadrati. Più un centro direzionale che contiene anche la sede della Capitaneria di Porto. Più i negozietti, la passeggiata pensile, due ristoranti, un bar. Fino al ponte mobile che oggi segna il confine fra Romagna e Marche. All'interno dello scalo, finiture di pregio in legno, acciaio e pietra d'Istria. Parcheggi custoditi e box auto. E per i diportisti, tutto quello che serve, dalla colonnina di erogazione alle biciclette per passeggiare in centro. Un altro asso nella manica di Cattolica: la darsena non è distante dall'abitato, come quasi sempre succede, ma incuneata proprio nella zona più caratteristica. Non basta: "Come sfondo abbiamo il promontorio di Gabicce, Gradara è a due passi", rimarca Musante. E allora? Allora il nuovo turista nautico è sempre più sensibile anche al panorama, alle bellezze dell'entroterra. "Chi viaggia in auto con il gommone sul carrello, e sono sempre di più, qui non solo ha la possibilità di sistemarsi al meglio, ma senza allontanarsi troppo può godersi la riserva naturale di San Bartolo, la rocca che resta la meta più visitata delle Marche, una Valconca che stupisce tutti quelli che la scoprono". Conferma Marcella, che ha realizzato anche la nuova darsena di Rimini: "Il diportista oggi apprezza moltissimo il centro storico e le colline. Ed anzi di solito si meraviglia, perché su questa costa si aspettava di trovare solo ombrelloni e discoteche. Capita spesso che uno attracchi per un giorno e poi si fermi una settimana".

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Il papà dal carcere <Sono commosso> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 25-07-2008)

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N. 176 del 2008-07-25 pagina 16 Il papà dal carcere "Sono commosso" di Redazione Quando è stato avvisato che Luna sta meglio, si è commosso. Un pianto fragoroso, a quanto pare, quello di Julien Monnet, il francese che la notte tra sabato e domenica ha ridotto in fin di vita la figliasbattendole la testa sui gradoni dell'Altare della Patria, a Roma. Per Julien, che è stato trasferito nel centro clinico del carcere di Rebibbia, su disposizione del gip Claudio Carini, dopo la convalida dell'arresto, l'avvocato Michele Gentiloni, nominerà presto un consulente dell'università Cattolica. Lo stato di sofferenza psichica del francese, potrebbe essere al centro di un incidente probatorio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Più politici e meno toghe? Più pressing sulle poltrone (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 25-07-2008)

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CSM Pepino: no alla riforma, difendo il Consiglio Più politici e meno toghe? Più pressing sulle poltrone Sara Menafra L'hanno accusato di essere il giacobino del Consiglio superiore della magistratura. Di certo Livio Pepino, membro del Csm in quota Md, è tutt'altro che convinto dell'apertura alla riforma di cui ha parlato ieri il vicepresidente Nicola Mancino. A sentir lui, il meglio che la politica può fare in questo momento è "tutelare e lasciar funzionare il consiglio". Il vicepresidente ha proposto e ottenuto di rimandare la discussione sul caso Mills al prossimo settembre, anche per evitare nuove polemiche. Lei avrebbe preferito che si votasse subito? Indubbiamente avrei votato e credo che ci fossero tutte le condizioni per discutere del caso milanese. Mancino, però, dice che la pausa può servire a rasserenare il clima... Penso che sia una esigenza importante ma che esiga due condizioni. La prima è che avvenga con chiarezza e non rimuovendo i problemi, la seconda è che tutte le parti siano concordi nel voler abbassare i toni della discussione. Da parte del consiglio non c'è stata alcuna volontà di scontro. La difesa e la reazione non possono essere confuse con l'offesa e l'attacco delegittimante. A nessuno giova la conflittualità fine a se stessa ma non giova neppure nascondere la testa sotto la sabbia. Il vicepresidente ha ammesso di essere favorevole ad una riforma del Consiglio superiore.... E' una sua opinione personale che personalmente non condivido. Credo che sia tempo di realizzare a pieno il modello del Consiglio superiore voluto dalla Costituzione e non di cambiarlo. E se cambiamenti ci dovessero essere bisognerebbe ragionare in concreto di quali e perché. Dire sempre e solo che serve riformare equivale a delegittimare l'attuale istituzione. Il vicepresidente in questa occasione non è entrato nel merito ma so, per averglielo sentito dire in precedenza, che vorrebbe cambiare l'attuale composizione e preferirebbe portare la sezione disciplinare all'esterno del consiglio. Credo siano cambiamenti pericolosi e inutili, per fortuna richiedono la modifica della costituzione... Cosa intende per attuazione più piena della Costituzione? Il consiglio superiore che ha una serie di competenze che sono espressamente previste dalla costituzione e altre che sono state ritenute una esplicazione dei suoi poteri. Le pratiche a tutela, ad esempio, sono nate nel febbraio del 1978, come attuazione piena dell'autonomia della magistratura e dell'indipendenza dagli altri poteri. Una scelta che fino a qualche anno fa nessuno aveva messo in discussione. Ora, invece, viene fuori che sarebbe una arbitraria competenza che il consiglio si è attribuito. Un altro esempio sono i pareri sulle leggi, previsti dalla legge istitutiva del Csm. Siamo accusati di voler divenire la terza Camera, solo perché utilizziamo questo strumento. Poi c'è chi critica la disciplinare che proprio quest'anno ha preso decisioni molto dure, o il conferimento degli incarichi direttivi, 300 nell'ultimo anno. Ecco, credo che sarebbe importante consentire un più adeguato funzionamento del consiglio, garantirlo, piuttosto che cambiarlo. Mancino ha buttato lì che il Csm potrebbe anche decidere di limitare l'uso dei pareri... Credo che una delle peculiarità del nostro sistema sia il policentrismo istituzionale. Chi dovrebbe dare pareri sulla giustizia se non il Consiglio? Pretendere che non avvenga significa voler eliminare un elemento di confronto, anche perché non c'è nessun obbligo di recepire in toto queste indicazioni. Misurarsi con le richieste è la principale aspirazione di chi governa. E se toccasse a lei avanzare qualche critica al Csm? Funziona tutto perfettamente? Una delle critiche che quotidianamente si avanzano contro il Consiglio è l'eccessivo peso delle correnti della magistratura associata. Ma altrettante o forse maggiori sono le pressioni che vengono dalla politica. si danno al consiglio. Altrettanto o forse più sono pero le presioni che vengono dalla politica. E' da qui che spesso arrivano le pressioni maggiori per le nomine ad incarichi direttivi e semi direttivi e chi frequenta il Consiglio lo sa bene. Spero che la politica ci pensi, perché una riforma che aumentasse il peso della componente laica e politica avrebbe l'effetto opposto di quello che oggi si auspica.

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Berlusconi: non so se userò il Lodo Assolto su Telecinco, chi mi risarcirà? (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 25-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-25 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: non so se userò il Lodo Assolto su Telecinco, chi mi risarcirà? Il Csm rinvia il dibattito sul caso Mills. Mancino: nocive le ferite alla magistratura Il premier: senza lo scudo sarei un giorno sì e un giorno no in tribunale, è una garanzia per la democrazia ROMA - A 24 ore dalla promulgazione del Lodo Alfano da parte del capo dello Stato, e nel giorno in cui il Csm invia al governo un messaggio distensivo sul fronte del processo Mills, il presidente del Consiglio torna ad attaccare i magistrati. E lo fa citando le toghe che lo "perseguitano da 14 anni, con oltre 2.503 udienze" messe a ruolo contro di lui. Questo succede, insiste il premier, perché "una parte della magistratura si è data il compito di sovvertire il risultato delle elezioni e la volontà del popolo italiano". Se non ci fosse stato il lodo Alfano - che ora protegge con lo scudo dell'immunità Berlusconi e le altre tre alte cariche dello Stato - il capo del governo sarebbe dovuto andare al processo Mills di Milano "un giorno sì un giorno no dal 30 giugno al 15 luglio": una persecuzione che avrebbe impedito al premier "di convocare il Consiglio dei ministri e di andare al G8". Per questo Berlusconi dice che il lodo Alfano rappresenta "il minimo che una democrazia possa apprestare in difesa della propria libertà". Sul fatto poi che sarà lui il primo ad usarlo risponde evasivo: "Non lo so". Il presidente del Consiglio- che parla di giustizia alla conferenza stampa convocata insieme al premier maltese Lawrence Gonzi - utilizza la terza persona per descrivere le sue ultime vicende giudiziarie italiane. Ma poi torna alla prima persona quando ricorda che la persecuzione è arrivata in Spagna dove il processo Telecinco istruito dal giudice Baltazar GarzÓn si è concluso in Cassazione con un'assoluzione: "Dopo dieci anni di fango gettato addosso a me e al gruppo Fininvest nel processo GarzÓn, su spinta materiale della Procura milanese, voglio vedere ora chi risarcirà la mia immagine sporcata su tutti i giornali del mondo? Spero che qualcuno venga a chiedere scusa ma so che non sarà così ". Eppure, prima che parlasse Berlusconi, ieri il Csm aveva cercato di evitare un nuovo scontro con il premier. Ieri infatti- per iniziativa del vicepresidente Nicola Mancino, che ha tessuto la sua tela dopo aver informato il Quirinale e il sottosegretario Gianni Letta - il plenum ha deliberato all'unanimità un sofferto rinvio a settembre del dibattito sulla pratica a tutela dei magistrati del processo Mills oggetto di "espressioni denigratorie" pronunciate a suo tempo da Berlusconi che, in quel dibattimento, è imputato per corruzione in atti giudiziari. "Magistrati di estrema sinistra hanno intentato un processo contro di me per fini di lotta politica", aveva scritto il premier il 18 giugno scorso al presidente del Senato. Così la pratica a tutela - per il pm De Pasquale e per i giudici Gandus, Dorigo e Caccialanza - aveva fatto i suoi passi in I commissione del Csm e ieri il plenum avrebbe dovuto votarla. Invece le polemiche degli ultimi giorni, e la minaccia dei laici di centrodestra di far saltare il numero legale, hanno indotto Mancino a fare un passo sulla strada della distensione per "rasserenare i rapporti istituzionali". Mancino ha premesso: "Ogni ferita che si arreca all'ordine giudiziario nuoce alla democrazia ". Ma poi si è spinto più in là, tanto da ricevere l'apprezzamento del consigliere Michele Saponara (FI), dicendo che lui non è contrario a una riforma del Csm pur ricordando che le attribuzioni del consiglio sono sorrette dalla Costituzione e dalla legge istitutiva del '58. Questa accelerazione sulla riforma del Csm non è piaciuta al plenum e infatti c'è da registrare, come affermano un po' tutti i consiglieri togati che "la pratica Gandus non sparisce". E' solo rinviata. il video di Berlusconi su www.corriere.it Dino Martirano GUARDA.

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E sul testamento biologico il Pdl presenta due mozioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 25-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-25 num: - pag: 17 categoria: BREVI E sul testamento biologico il Pdl presenta due mozioni MILANO - Che sia necessario affrontare in Parlamento la questione del testamento biologico lo dicono in coro ormai maggioranza e opposizione, ma i fronti non sono così scontati. E anche il Popolo della libertà si divide. Alla Camera due mozioni si fronteggiano. Da una parte la squadra di 14 deputati pdl, tra cui anche Margherita Boniver, Chiara Moroni e Umberto Scapagnini (medico personale di Berlusconi), guidati dal riformatore liberale Benedetto Della Vedova: chiedono il rispetto della volontà individuale e che l'esecutivo ratifichi la Convenzione di Oviedo ed "eserciti l'iniziativa legislativa avendo cura di non porre in dubbio o contraddire i principi dell'ordinamento che fondano la legittimità del rapporto terapeutico sul principio del consenso". Dall'altra gli 80 che hanno firmato la mozione dell'azzurra Isabella Bertolini per "impegnare formalmente il governo ad adottare iniziative normative volte ad introdurre il divieto di qualunque atto che legittimi pratiche eutanasiche o di morte indotta". Insomma, la vicenda di Eluana Englaro ha riacceso in questa legislatura il dibattito sul testamento biologico, che non poco imbarazzo sta creando anche nel centrosinistra. La questione del conflitto di attribuzione davanti alla Consulta sta suscitando malumori tra i cattolici del Pd. Se martedì prossimo all'ufficio di presidenza della Camera il gruppo del Pd si pronuncerà per il no (decisione presa dal direttivo nonostante i dubbi di rutelliani e teodem), al Senato il gruppo non ha ancora trovato un accordo. A sottolineare "il disagio di più d'un parlamentare del Pd" ci ha pensato ieri Avvenire in un'editoriale su "I cattolici e il Loft. Che aria rarefatta", in cui veniva evidenziata la discrepanza tra "i coraggiosi propositi da un lato, le scelte per Eluana dall'altro". Un "disagio" confermato dalla teodem Paola Binetti, secondo la quale "è necessario che nel Pd ci sia piena libertà di coscienza e tutti possano esprimere il proprio punto di vista senza sanzione di gruppo". Per il collega Luigi Bobba "l'aria rarefatta non è un problema, faccio alpinismo perciò non mi spaventa. Ma non vorrei che si facesse del caso di Eluana un imbuto in cui finisce tutto. La questione è più ampia: per il Pd è venuto il tempo di una modernità della fede, usando le parole di Blair". Stempera i toni Renzo Lusetti: " Avvenire forza un po' la cosa, però è vero che non abbiamo ancora risolto appieno il ruolo dei cattolici nel Pd. Ma la soluzione non è una corrente". Francesca Basso.

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Il primo reality? Il Concilio Vaticano (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 25-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il caso Una mostra con i documenti delle Teche Rai A Palazzo Incontro Il primo reality? Il Concilio Vaticano In tv il confronto fra i vescovi divenne pubblico GIACOMO GALEAZZI Una rivoluzione per immagini ROMA Non più solo Papa e Vaticano, ma Chiesa nella sua pluralità e coralità. Tra decine di pannelli, clips, proiezioni e reperti, la rassegna-percorso della fondazione Giovanni XXIII documenta, per la prima volta, la "tele-rivoluzione" del Concilio. "La Rai degli Anni Sessanta è la monopolista mondiale dell'informazione religiosa, l'unica a raccontare per immagini la cattolicità della Chiesa - spiega lo storico del cristianesimo Alberto Melloni, curatore de "Il Concilio in mostra", aperta fino al 24 agosto a Palazzo Incontro -. Pio XII aveva molto usato la radio, il cinema e la tv, ma la novità del Vaticano II è svelare, attraverso i mass media, il cattolicesimo nella sua vastità". Vescovi e cardinali erano abituati a misurarsi ciascuno con il Pontefice, ma non a dar voce pubblicamente a tensioni nella gerarchia ecclesiastica. Gli spezzoni d'epoca, invece, fotografano in modo dirompente la dialettica tra innovatori e tradizionalisti, soprattutto la rubrica quotidiana Diario di Luca Di Schiena, i dossier di Giuseppe Alberigo e Paolo Prodi, l'intervista del '64 in cui padre Tucci, alla fine del terzo periodo del Concilio (quello burrascoso delle modifiche all'ecumenismo e della libertà religiosa) offre alle telecamere un bilancio schietto delle dispute nella sessione. "I padri conciliari presentano la conflittualità come una dimensione di ricerca e non di indecenza - evidenzia Melloni -. Intanto l'Italia scopriva le facce e le voce di teologi guardati con sospetto come Yves Congar, Jean Daniélou e Henri de Lubac". Insomma, la tv diventa caleidoscopio dei Sacri Palazzi e offre un'insolita ribalta alle differenti linee di pensiero, alle idee fresche di giovani teologi come Joseph Ratzinger, ai contributi originali degli episcopati nazionali, alle colonne delle commissioni come l'arcivescovo Frings. E i porporati del Sacro Collegio, fino ad allora solo elettori del Papa, vengono finalmente messi in condizione di esprimersi su grandi temi come la pace e il dialogo interreligioso. "Le fonti Rai testimoniano fedelmente la principale caratteristica del Vaticano II: la grande coralità di riforme e aggiornamento - precisa Melloni -. L'apertura del Concilio, l'11 ottobre '62, è la prima mondovisione della Rai e spalanca le porte a un radicale cambio del linguaggio tv". Dagli schermi, infatti, affiora la comprensione forte della dimensione liturgica e spirituale del Vaticano II come dato essenziale della Chiesa rispetto all'età di Pio XII, quando predominavano l'elemento politico e quello veritativo. La distanza tra il "Pastor Angelicus" del '42 (monumentale filmografia pacelliana della funzione papale attraverso la cifra del potere) e il "tele-dibattito" conciliare è abissale. Nei filmati delle teche Rai, dal 1959 al 1965, la rappresentazione corale prende il posto della gigantesca figura papale. "Chiesa e mezzi di comunicazione si fronteggiano ancora con il candore della sperimentazione", osserva il curatore dell'esposizione videostorica, realizzata sotto l'alto patronato del presidente della Repubblica. Il visitatore, attraverso le suggestioni di interviste, programmi e servizi d'autore, ripercorre le fasi e le tensioni della riforma della Chiesa. "Quello convocato da Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI è il primo Concilio dell'età della tv - sottolinea Meloni -. In quegli anni la Rai diventa la memoria televisiva del "balzo innanzi" della cattolicità e riesce a spiegare il Vaticano II all'Italia e ai vescovi con una puntualità che la rende fonte storica". L'esposizione "Il concilio in mostra" si svolge al Palazzo Incontro, in via dei Prefetti 22, a Roma. Curata da Alberto Melloni per la Fondazione Scienze Religiose Giovanni XXIII. propone documenti e fonti delle Teche Rai sul Concilio Vaticano II. Sarà aperta fino al 24 agosto ed è stata realizzata in collaborazione con la Provincia di Roma. Il visitatore, attraverso le suggestioni di interviste, programmi e servizi tv dell'epoca, ripercorre le fasi e le tensioni di quel momento cruciale della riforma della Chiesa, che si aprì l' 11 ottobre del 1962. A volerlo fu Papa Giovanni XXIII, a condurlo in porto Paolo VI.

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Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)

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Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 66 ) " (11 votes, average: 2.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 205 ) " (50 votes, average: 3.94 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (39 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (38 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni valentino: Cribbio Raffaele, secondo te,stiamo diventando tutti stupidi!Salvo pochi illuminati!!... valentino: Su, su ragazzi basta girotondi! Non potete sempre stare in ricreazione a spese di "Pantalon dei... valentino: Se c'è qualche matematico fra i partecipanti di questo "blog" sa quale travaglio ( non... Raffaele: Caro Valentino, l'unica cosa che è certamente tramontata in questo Paese è l'intelligenza di... Alì Babà: Bifolcate, lodi tamarri di Tony Zampogna Dulcis in findus/Anche l'occhio va dalla sua parte/Anche... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Mercati stressati crolla il petrolioBergamo, donna sgozzata in casa: 15 gli interrogatiCalcio: Fiorentina-Juve, Roma-Napoli, Samp-Inter alla prima giornata di AE' morto Randy Pausch Commosse il mondo con la sua Ultima lezione "Immigrazione, stato di emergenza" Stretta del governo sui clandestiniIl premier: "Ora federalismo fiscale e giustizia" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (3) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia La guerra (in)civile degli psico-comici della politica Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Anche Berlusconi si finge Robin Hood (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 26-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Anche Berlusconi si finge Robin Hood di Natalia Lombardo/ Roma La sapete l'ultima? "Il governo fa una politica di sinistra": a dire questa assurdità è Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi ieri mattina, omettendo i tagli sulla sanità, l'immobilismo su prezzi, salari e pensioni, le ricadute sui Comuni per il taglio dell'Ici alle famiglie più abbienti. Nel mirino del premier è direttamente l'opposizione: "Il dialogo annunciato con tanta retorica si è rivelato una cortina fumogena", attacca. L'obiettivo è il Pd di Veltroni, al quale Berlusconi fa finta di aprire uno spiraglio sul dialogo purché, evidentemente, non si opponga alle leggi ad personam fatte votare dal Parlamento a tempi di record per risolvere i suoi problemi con la giustizia. Opposizione fatta passare dal premier come un'adesione alle posizioni di Antonio Di Pietro. "Stiamo mantenendo le promesse fatte agli elettori", vanta il premier. Si mostra come governo "del fare" ed elenca i provvedimenti (ma tace sullo stato di emergenza nazionale anti-clandestini) realizzati da "una maggioranza coesa e senza il supporto dell'opposizione", perché "la sinistra deve coprire le sue debolezze". Ma l'ossessione di Silvio sui giudici torna in campo: "Gli italiani sono consapevoli e hanno potuto vedere che a sinistra ci sono i soliti pregiudizi verso il capo del governo" e che "l'opposizione ha una totale sudditanza verso le procure politicizzate". Accusa il Pd di avere fatto "passi in piú verso cedimenti verbali ai giustizialisti che hanno imbarcato tra loro alle elezioni". Però fa cadere magnanimamente una possibilità di ravvedimento dopo le vacanze estive, sulle riforme di cui indica la priorità: federalismo, giustizia e legge elettorale per le europee. "Il dialogo dovrebbe essere la norma in un paese normale e noi non abbiamo mai chiuso la porta. Speriamo che l'estate porti consiglio soprattutto a quella parte che si dice riformista e che sbaglierebbe se non lo dimostrasse". Circondato dal ministro del Welfare Sacconi (un ex socialista) e da quello dell'Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi (un ex Dc di cui ieri è stato festeggiato con un brindisi in Cdm il compleanno) Berlusconi dice che il suo governo fa una "politica di sinistra" e si profonde il promesse assistenzialistiche che tali rimangono. Poi chiarisce: "è un governo di centro, liberale, che ha messo insieme laici, cattolici e riformisti per fare quello che la sinistra non ha fatto". Alleanza Nazionale è sempre più assente, tanto che Gasparri si risente: "Quella del cavaliere è una battuta, è un governo molto di destra". Berlusconi elenca le circa 7000 leggi sfrondate dal taglia-leggi Calderoli sulle 21.691 esistenti, l'obiettivo 2009 è scendere a 13mila. Ricorda le "sette missioni", fra le quali però, guardacaso, il federalismo leghista dal numero 7 in classifica è salito alla top ten delle riforme. E poi l'altra mania. Napoli come Tokyo. Finita l'emergenza "acuta", il lavoro "è appena iniziato", ora si passa ai quattro termovalorizzatori e all'educazione dei napoletani sulla differenziata con la calata di "migliaia di volontari". E saranno commissariati i comuni che non rispettano le quote di raccolta differenziata. Ma non gli basta, a Silvio, sconvolto da chi, nelle strade ripulite, "forse perché c'ero io buttava cartacce dalle auto". La "sfida alla storia" è fare dei napoletani casinari degli irrigimentati giapponesi, fare di Napoli "la città più pulita e ordinata d'Italia". Peccato, però, si rammarica Silvio IV di Borbone che non possa "fustigarli": "A Singapore chi sporca la strada viene punito con 7 frustate sulla schiena. Mi dispiace non poter applicare questa pena, ma ne troverò altre...". Peccato che Totò e Eduardo non possano dire la loro.

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La consulta appoggia la scelta dei genitori (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 26-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del La consulta appoggia la scelta dei genitori Maurizio Mori * L'editoriale Nel 1989 il neurologo milanese Renato Boeri ha voluto la Consulta di Bioetica per sollecitare la riflessione culturale in una prospettiva laica. Dopo aver elaborato la prima proposta di testamento biologico presentata in Italia (1990), la Consulta ha contribuito ai principali dibattiti bioetici: dalla fecondazione assistita, al caso Welby ed ora quello Englaro. Organizzata in Sezioni diffuse in varie parti d'Italia, l'Associazione è aperta a chi vuole sostenere e far crescere i valori e gli stili di vita secolari. Il caso di Eluana ci è particolarmente vicino perché molti di noi l'hanno seguito con attenzione. Vogliamo qui far sentire una voce diversa dalle reazioni un po' scomposte di parte della stampa italiana, prone a dare risalto a tesi prive di ogni fondamento scientifico come quella che il concetto di stato vegetativo permanente sarebbe ormai "superato" ed il risveglio di Eluana sempre possibile. Tesi simili sono frutto di concezioni religiose o di veri e propri sogni generati da desideri intensi: è bene ricordare che al tempo di Terry Schiavo queste tesi hanno addirittura portato a dire che la donna parlasse. Si è poi fatto subito scendere una cortina di silenzio sui risultati dell'autopsia che ha confermato la quasi completa distruzione del talamo e l'impossibilità di ogni relazione e capacità di dolore. La situazione di Eluana è tragica, ma va risolta guardando in faccia alla realtà. E soprattutto vanno rispettate le scelte dei genitori Englaro, troppo spesso oggetto di critiche poco riguardose. La Consulta di Bioetica sostiene la scelta degli Englaro e spera che, col sostegno di tanti cittadini, i valori secolari già prevalenti tra la gente abbiano maggiore rilievo sul piano pubblico e più adeguata rappresentanza su quello politico e istituzionale *(Presidente della Consulta di Bioetica Onlus, Professore di bioetica, Università di Torino).

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Quei giusti confini per una libertà - luca borzani (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XVII - Genova Quei giusti confini per una libertà LUCA BORZANI e si esce da questi due presupposti è forse possibile cominciare a soffermarsi su elementi che ritengo siano condivisi da molti Provo ad elencarli: 1) l'assunzione dell'esistenza della comunità islamica - composta oggi da alto numero di cittadini genovesi nonostante il luogo di nascita ? come un tratto ormai permanente nella vita culturale e religiosa della città. I luoghi di culto, tre nel centro storico e tre nel ponente, sono in condizioni strutturali e ambientali inadeguate. Legittima è quindi l'aspirazione della comunità islamica di avere una sede più degna. In tal senso andava l'acquisto dell'edificio di Coronata compiuto autonomamente senza alcun contributo pubblico 2) la consapevolezza che la realizzazione di una moschea è comunque un atto di rilevanza simbolica e civile non assumibile come pura pratica di edilizia privata. Le preoccupazioni che non sia un atto di integrazione ma, in prospettiva, di nuove separatezze non è da me condivisa ma ha le sue ragioni. Ragioni supportate dal crescere dei fondamentalismi, dalla violenza dirompente con cui si è espresso quello islamico, dalle deboli identità della cultura laica e dal fiammeggiante richiamo da parti diverse del pianeta alla "guerra di civiltà" 3) la convinzione che le domande di sicurezza, di garanzia rispetto ad affiliazioni nazionali e internazionali, alla non discriminazione tra i sessi, al rispetto ai diritti dell'uomo siano una questione preliminare su cui soffermarsi e non da ignorare o sottacere. Su questi aspetti si ci confronta con la componente maggioritaria degli islamici che è moderata evitando di lasciarne solo ai fondamentalisti la visibilità e la rappresentanza. In questi anni la voce dell'Islam radicale è stata più forte di quella della ben più numerosa componente favorevole all'integrazione e alla convivenza. Forse è giunto il momento di cambiare ottica. In questo quadro non capisco perché venga rigettato dal centrodestra il protocollo firmato dalla Sindaco Marta Vincenzi e da Salah Husein rappresentante della comunità islamica e che si fonda proprio sugli elementi sopra sintetizzati. Un protocollo che fa assumere all'amministrazione della città un ruolo attivo sia a favore dell'esercizio di un diritto sia della cornice giuridica e civile in cui quel diritto è opportuno venga esercitato. Un ruolo attivo che è garanzia per tutti e che supera lo stallo rappresentato da Coronata con la piena disponibilità della comunità islamica a trovare altra sede condivisa con la città anziché a perseguire attraverso azioni legali e probabilmente fondate la scelta del 2001. Per questo il protocollo di Genova mi sembra un atto di straordinaria forza civile. Soffermarsi nella polemica come se tutto ciò fosse un ardito velo sotto cui nascondere scelte già fatte o una pura affermazione di principi è qualcosa che fa solo perdere tutti.

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"non s'interrompe un'emozione" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Bologna Il caso Guglielmi difende lo sforamento d'orario del concerto in piazza S. Stefano. E stasera c'è Kusturica "Non s'interrompe un'emozione" Dinanzi ai consiglieri comunali - chi imbarazzato, chi sbalordito e chi imperturbabile - l'assessore ha ammesso tutto: ha ammesso che, nonostante i veti e le ordinanze, il concerto di domenica scorsa in piazza Santo Stefano sia proseguito ben oltre mezzanotte. Ha ammesso che vi siano state proteste da parte di un residente, come ha riferito in aula Daniele Carella, e che questi si sia rivolto - invano - ai vigili urbani. Tutto vero, ha detto, "ma non potevamo interrompere una musica così bella". Non si spegne la bellezza. E per l'assessore alla cultura Angelo Guglielmi, spegnere la jam session finale di Chico Cesar e dei bolognesi Jacaré, protagonisti di uno dei concerti di Bè, sarebbe stato "insensato" oltreché "impossibile". Non averlo fatto, dunque, "non costituisce una colpa, ma richiede comprensione". Guglielmi si è scusato, ma non schernito: "Per questa volta credo ci si possa sottrarre ad una critica". Ma critiche sono giunte non solo da laici cittadini, ma anche dalla piccola comunità dei frati Olivetani, che ha più di una volta deplorato che una piazza così bella ospiti iniziative così invasive, seguite da bivacchi, schiamazzi e cocci di bottiglia. E questa sera c'è Emir Kusturica con la sua band punk rock, la No Smoking Orchestra. (b.t.).

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Anche l'udc frena su guazzaloca - silvia bignami (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Bologna Anche l'Udc frena su Guazzaloca I casiniani pensano a un candidato appetibile per i centristi del Pd Il 20 settembre assemblea di programma con l'ex presidente della Camera SILVIA BIGNAMI L'Udc stoppa sul nascere le prove di alleanza con il Pd e rimanda ogni decisione a settembre, quando Pier Ferdinando Casini arriverà a inaugurare una grande conferenza programmatica sotto le Due Torri. Ma i casiniani, per la prima volta, frenano anche sul loro candidato designato da sempre: Giorgio Guazzaloca. Una prudenza necessaria per tenere aperta la porta ad altri nomi e soprattutto ad altri progetti. Primo fra tutti, la costruzione di un grande centro che riesca a riportare sotto un unico ombrello il variegato arcipelago degli ex democristiani e dei laici centristi targati Pd. Un popolo di transfughi insoddisfatti che l'Udc vorrebbe prendere all'amo con un candidato gradito anche ai centristi della sinistra. Come, e forse più dell'ex sindaco. Ieri si è rapidamente dissolto il sogno romano dei casiniani di fare di Bologna il laboratorio dell'asse con i Democratici. Le delegazioni dei due partiti si sono incontrate in via della Beverara. Da una parte il segretario provinciale Pd Andrea De Maria, circondato da due ex Dl, come Luca Rizzo Nervo e la "bindiana" Teresa Marzocchi. Sul fronte opposto il deputato Udc Gianluca Galletti, affiancato dalla consigliera Maria Cristina Marri, e Silvia Noè. Colloquio breve: per capire che i margini di trattativa sono pochi basta un'oretta. Al termine, De Maria non si rassegna: "Incontro positivo, anche se è vero che le valutazioni sull'amministrazione sono diverse. Certo, se l'Udc scegliesse di restare subalterno al centrodestra commetterebbe un grave errore". Ben più chiaro l'esito dell'incontro in casa Udc. "Abbiamo riscontrato che non c'è convergenza con il Pd" scandisce Galletti. "Spazio per il confronto ce n'è - aggiunge il deputato - ma solo su singoli temi". Escluso quindi che l'Udc, da quattro anni all'opposizione della giunta Cofferati, ora cambi bandiera. "Il nostro giudizio su molti temi, come mobilità, Fiera e Aeroporto, è negativo". Ma i giochi sono rinviati al 20 settembre, quando arriverà il leader nazionale per aprire la conferenza sul programma. "Allora decideremo alleanze e candidati" dice Galletti senza citare mai Guazzaloca. Un segnale di freddezza, proprio nel giorno in cui l'ex sindaco torna alla ribalta con una intervista sul sito dei giovani della Tua Bologna e definisce il suo ruolo all'antitrust utile per fare il sindaco: "Il primo cittadino dovrebbe conoscere meglio le importantissime funzioni che svolge l'antitrust. Tornerebbero utili a lui per svolgere al meglio il suo ruolo a favore della comunità". La frenata dell'Udc sul nome dell'ex sindaco si spiega con il tentativo di intercettare i centristi del Pd. Un polo che comprenderebbe gli ex popolari - che già pensano a una lista civica solitaria alle amministrative - ma anche gli ex andreattiani, i cattolici insofferenti della Margherita e l'universo Caritas. Tutti con il problema vero di non avere un candidato spendibile alle elezioni del 2009. Quel nome potrebbe ora arrivare proprio dall'Udc, che potrebbe mettere in campo lo stesso Galletti, o l'ex vicesindaco Giovanni Salizzoni. Lo pensa l'ex segretario della Margherita bolognese Marco Monari, che spiega: "E' corretto che De Maria tenti un approccio con l'Udc. Ma è altrettanto evidente che l'Udc lo bocci e si tenga aperte due strade. Quella di Guazzaloca, che resta privilegiata. E quella di cercare di conquistare i voti del centro del Pd, come ha sempre fatto, magari con altri nomi".

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Aurore boreali, l'origine nel vento solare una cascata di energia illumina i poli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 26-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca Aurore boreali, l'origine nel vento solare una cascata di energia illumina i poli Nel vento solare la causa delle aurore boreali L'origine delle aurore boreali la spiega uno studio Nasa e Università della California, su Science. L'interruttore delle aurore si trova a un terzo della distanza fra Terra e Luna. Quando il vento solare interferisce con l' esterno del campo geomagnetico terrestre, una cascata di energia precipita verso i poli del pianeta, illuminandoli.

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<La vera politica di sinistra la facciamo noi> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 177 del 2008-07-26 pagina 5 "La vera politica di sinistra la facciamo noi" di Vincenzo La Manna Berlusconi rilancia l'economia sociale di mercato: "Noi attuiamo quello che il Pd promette solo a parole: aiutiamo deboli ed emarginati" Il presidente del Consiglio soddisfatto dell'azione dell'esecutivo: "Già approvati 41 provvedimenti ed eliminate 7.043 leggi inutili. Così risparmieremo 75 miliardi entro il 2012" da Roma La porta del dialogo non è chiusa. C'è ancora uno spiraglio, forse. Ma se l'estate non porterà consiglio al Pd, in autunno, da soli o in compagnia, andremo avanti con le riforme. E poi, per dirla tutta, è la "nostra" politica del welfare ad essere "decisamente di sinistra". Stupore? Temporaneo. La frase ad effetto non è nuova. Ma per il Cavaliere torna attuale. Lo spunto arriva dal "Libro verde" del ministro Sacconi, che "indica" la "volontà di attuare un'economia sociale di mercato". "Uno Stato che voglia davvero essere democratico - spiega Silvio Berlusconi in conferenza stampa - deve dare grande attenzione a chi è meno fortunato. Per questo, abbiamo cominciato ad affrontare in profondità i bisogni delle famiglie deboli e messo a punto un nuovo modello sociale". "Che tipo di politica è?", si chiede il premier. La risposta non tarda ad arrivare: "Questo governo, che ha messo insieme liberali, laici, cattolici e riformisti, intende procedere in una politica che è decisamente quella che la sinistra aveva, almeno nelle parole, promesso e cercato di attuare". Già, la sinistra. La stessa che, stando alle sue parole, propone di dialogare "con tanta retorica", nascondendo "le tante debolezze" dietro una "cortina fumogena". E che finora - sottolinea - ha saputo solo mettere in campo "i soliti pregiudizi contro di me", dimostrando "sudditanza verso le Procure politicizzate e un cedimento alla violenza verbale di certi giustizialisti che hanno imbarcato, con loro, alle elezioni". Il governo, assicura il premier, sta mantenendo gli impegni presi con gli elettori, ma non ha fatto "promesse irrealizzabili", perché consapevole della "situazione economica difficile". E senza "alcun supporto dell'opposizione", rimarca, va avanti con le proprie forze. Ad esempio, dopo aver già "disboscato" 7.000 "leggi inutili e obsolete", si propone di proseguire e di risparmiare, entro il 2012, 75 miliardi di euro. Certo, "in un Paese normale, il dialogo con l'opposizione sarebbe la norma", aggiunge Berlusconi, che invita la parte "riformatrice" a "non sprecare un'altra occasione". Anche perché, la "tabella di marcia" è tracciata. E "dopo l'estate, lavoreremo principalmente in parallelo a tre grandi riforme: federalismo fiscale, giustizia e legge elettorale per le Europee". Ma non solo, visto che l'impegno per debellare l'emergenza rifiuti in Campania è "appena iniziato". "Siamo usciti dalla fase acuta - ribadisce - ma dobbiamo continuare nella costruzione dei quattro termovalorizzatori", avviando pure la "campagna per l'educazione civica alla differenziata". È una "sfida contro la storia", per rendere Napoli "la città più pulita e ordinata d'Italia", spiega. E si dispiace, scherzando, di non poter "fustigare con 7 sferzate sulla schiena coloro che sporcano", come avveniva a Singapore. Il Cavaliere, poi, elogia l'operato del ministro degli Esteri, Franco Frattini. Fautore, riconosce, di un lavoro diplomatico che "riporta l'Italia a essere di nuovo protagonista" in campo internazionale. Inevitabile, in queste ore decisive, un passaggio sulle sorti della compagnia aerea di bandiera. Berlusconi, che nel pomeriggio presiede per due ore una riunione ad hoc a palazzo Grazioli, assicura: "Abbiamo i capitali" necessari per rilanciarla. Poi ricorda lo slogan: "Io amo l'Italia, io volo Alitalia". Come dire, "una buona partenza". Smentendo, a seguire, l'ipotesi di un commissariamento per l'azienda. Il presidente del Consiglio traccia quindi il bilancio dell'esecutivo, ricordando le sue "sette missioni". E affida il compito di lanciare il nuovo format della comunicazione, "GovernoIncontra", a Gianfranco Rotondi. Ma prima di brindare al ministro dell'Attuazione del programma (48 le candeline da spegnere), si sofferma, in Cdm, sulle proprie vicende giudiziarie. Ricorda ai colleghi di governo le recenti assoluzioni (Telecinco e presunti reati ambientali a Villa Certosa) e chiude così il breve passaggio: "È quasi finita". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Casetti: i giovani? Ogni zona ha la sua tribù (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 26-07-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-26 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'esperto "Battono il territorio frequentato da ragazzi in cui si identificano" Casetti: i giovani? Ogni zona ha la sua tribù "Siamo moderni e post-moderni, sì, ma anche un po' tribali". Selvaggi? "Battiamo territori in cui sappiamo di trovare gente della nostra stessa tribù". Target medio-alto all'Arco, alternativi al Ticinese, creativi all'Isola. Così? "Sono processi d'identificazione, se non proprio identitari: lo spazio è importante. C'è un libro, Fiducia e paura nella città... ". è mica di Zygmunt Bauman, il sociologo della società liquida? "Dice: non si fa esperienza se non nei luoghi. E scegliamo i luoghi in rapporto alle esperienze che vogliamo fare". Francesco Casetti, direttore del dipartimento di Scienze della comunicazione della Cattolica, che ne pensa della movida? "Penso che i patti promossi dal Comune siano una buona idea". Lei trova, eh? Eppure i cittadini protestano lo stesso. "Conta il metodo. Definire contratti di cittadinanza ci fa uscire dalla spirale perversa che lega cittadini e politica: ci si rivolge ai politici come fossero salvatori della patria - toglieteci rumore, droga, sbandati - e siccome salvatori non sono, diventano capri espiatori". Meglio il patto, dice? "Introduce un elemento di razionalità". Guardiamo Milano. "è una città strana nel panorama delle metropoli, di piccola taglia rispetto a Parigi, Berlino o Londra. E tuttavia contrassegnata dalla ricerca di identità territoriali più precise che non il semplice essere Milano. Anche perché non ha quartieri, diciamo così, "specializzati"". Una zona del sesso, una dei locali... "Anche i nuovi quartieri, penso a Santa Giulia, nascono già come piccole città. Hanno tutto: case, servizi, divertimenti...". Vogliono troppo? "è chiaro che Amsterdam è più facile da gestire: Milano non ha "ghetti", soffre il contrasto tra i diritti dei residenti e dei cittadini che chiedono funzioni diverse". La soluzione sono i ghetti, professore? "Non ne sono affatto sicuro. La città sarebbe a scacchi, più povera. Avrebbe meno conflitti sì, ma anche meno creatività". E allora si torna al patto, giusto? "Sì. Milano è attrattiva nella misura in cui sparge le funzioni: una città quaresimale non è accogliente, certo. Ma la movida basta? Possiamo immaginare un patto che sia per sognare il futuro, non l'esistente?" A. St. Docente Il professore Francesco Casetti.

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Governo: le leggi sul tavolo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 26-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-07-26 num: - pag: 10 categoria: BREVI Governo: le leggi sul tavolo Giustizia La riforma della giustizia prevede separazione delle carriere e riforma del Csm. Il nuovo Csm sarebbe composto in parti uguali da laici (come oggi), da togati (oggi sono due terzi) e da consiglieri scelti dal Quirinale.

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Papa Ratzinger prega per gli anglicani (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cari amici, da domani sono in vacanza. Vi auguro di trascorrere una buona estate con queste parole scritte da Giovanni Battista Montini a diciassette anni: Una volta camminando di sera guardavo le stelle del firmamento e procuravo che la mia mente fosse compresa dell'immensità del creato; capivo che tutti gli astri non erano che pulviscoli giranti rispetto all'immensità dell spazio, pure il pensiero d'essere confinato in questo mondo, per l'uomo così vasto, ma, in relazione cogli astri e collo spazio, vero atomo al microscopio, e il vedere al di sopra di me migliaia di mondi ignoti, rappresentanti per me bellezze e attrattive fantastiche e grandemente superiori a tutto ciò ch'è nel mondo, provavo un vivo desiderio d'una felicità non legata al misero fango della terra. E a me stesso davo la risposta: "Sei destinato ad essere assunto principe nel regno che governa il cielo". Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (2 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jul 08 Sono tornato. Nuove regole per il blog Cari amici, ieri sera alle 23 il Jumbo della Qantas con il Papa, il seguito e noi giornalisti è atterrano all'aeroporto di Ciampino: siamo stati chiusi in aereo per 22 ore (anche durante lo scalo tecnico a Darwin non ci è stato permesso di scendere). Poco dopo la partenza, Benedetto XVI è venuto a salutarci e a ringraziarci per il lavoro che abbiamo svolto. Volevo dire innanzitutto a quanti che mi invitavano a moderare certi scontri delle ultime ore, che ovviamente sono stato impossibilitato a fare alcunché durante un intero giorno di volo. Ho letto tutti i commenti, e ci sono rimasto piuttosto male per la piega che hanno preso, le espressioni usate, etc. Vi comunico quindi che d'ora in avanti non intendo più lasciare spazio agli "off topic": il blog "Sacri Palazzi" non è una pubblica arena dove mettere in piazza scontri o risolvere beghe private o partire per la tangente montando polemiche. Vi chiedo dunque di intervenire rimanendo sull'argomento proposto e di cercare il più possibile di non svicolare. Vi chiedo inoltre di usare SEMPRE espressioni rispettose nei confronti di tutti. E' possibile dissentire nella maniera più radicale senza offendere colui o colei dalla quale si prendono le distanze. Fino ad oggi sono stato troppo tollerante. Scritto in Varie Commenti ( 57 ) " (13 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jul 08 La veglia di Randwick, la messa finale Cari amici, ieri sera (in Italia era sabato pomeriggio), con Luigi Accattoli sono andato alla veglia, all'ippodromo di Randwick. Abbiamo girato tra i ragazzi accampati che attendevano Benedetto XVI. Mi hanno colpito le file di giovani davanti ai sacerdoti per le confessioni, e la presenza di famiglie con bambini. Hanno dormito nei sacchi a pelo, sotto le tende o ripari di fortuna. Ora - da voi sono le tre di notte - il Papa sta celebrando la messa conclusiva della Gmg. Nell'omelia ha detto: "Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all'edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta". Scritto in Varie Commenti ( 248 ) " (13 votes, average: 3.15 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jul 08 L'accoglienza di Sydney e il tassista musulmano Sul Giornale di oggi troverete due cronache dedicate agli eventi di ieri, in particolare la festa di accoglienza dei giovani al Papa e l'importante discorso che Benedetto ha rivolto loro; e un approfondimento sul tema degli aborigeni australiani, pure citati nei discorsi papali. Vi volevo raccontare un piccolo episodio accaduto sempre ieri: due volontari italiani della Gmg hanno preso un taxi nel centro di Sydney chiedendo di essere accompagnati al centro stampa, nella baia di Darling Harbour. Il tassista era un fedele musulmano. Quando è arrivato il momento di pagare, si sono sentiti rispondere: "Non mi dovete nulla, siete miei ospiti". E' un piccolo segno che bene descrive l'ottima accoglienza degli australiani nei confronti dei giovani che hanno invaso Sydney. Durante tutto il percorso che ha riportato ieri sera il Papa nella sua residenza a fianco della cattedrale, c'era una grande folla che si accalcava lungo le transenne. Cari amici, mi dispiace che per tutto ieri e tutt'oggi non sia consultabile sul nostro sito Internet il pezzo principale di cronaca che ho scritto sulla festa di accoglienza con le parole del Papa. Copio il testo come commento di questo post, che se a quest'ora avrete letto i testi di Benedetto XVI e molti altri servizi. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Jul 08 Il Papa tra koala e serpenti Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sydney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 98 ) " (18 votes, average: 2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sydney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore Gianluca Barile, è stato colpito da un ictus. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sydney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (10 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sydney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 104 ) " (19 votes, average: 2.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sydney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (9 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 128 ) " (10 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (226) Ultime discussioni Francesco.F.: Egregio Tornielli, rispondo al suo ultimo intervento(mi perdoni se sono costretto ad essere troppo... Victor: Francesco F. Inizia sotto il suo pontificanto quell'ermeneutica dell'ambiguità conciliare che ancora... oxen: Immagino che tra il tassista musulmano e gli statuti del cammino neocatecumenale non ci siano off topic di... GUSTAV: A Andrea Tornielli Scrive: July 26th, 2008 at 7:51 am Caro Tornielli, toccava a Lei, rimettere in carreggiata... Luisa: GregorioViII scrive. "Il medico pietoso fa la piaga cancrenosa", come si suol dire " Ieri sul... 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"Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cari amici, da domani sono in vacanza. Vi auguro di trascorrere una buona estate con queste parole scritte da Giovanni Battista Montini a diciassette anni: Una volta camminando di sera guardavo le stelle del firmamento e procuravo che la mia mente fosse compresa dell'immensità del creato; capivo che tutti gli astri non erano che pulviscoli giranti rispetto all'immensità dell spazio, pure il pensiero d'essere confinato in questo mondo, per l'uomo così vasto, ma, in relazione cogli astri e collo spazio, vero atomo al microscopio, e il vedere al di sopra di me migliaia di mondi ignoti, rappresentanti per me bellezze e attrattive fantastiche e grandemente superiori a tutto ciò ch'è nel mondo, provavo un vivo desiderio d'una felicità non legata al misero fango della terra. E a me stesso davo la risposta: "Sei destinato ad essere assunto principe nel regno che governa il cielo". Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (2 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... 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Ho letto tutti i commenti, e ci sono rimasto piuttosto male per la piega che hanno preso, le espressioni usate, etc. Vi comunico quindi che d'ora in avanti non intendo più lasciare spazio agli "off topic": il blog "Sacri Palazzi" non è una pubblica arena dove mettere in piazza scontri o risolvere beghe private o partire per la tangente montando polemiche. Vi chiedo dunque di intervenire rimanendo sull'argomento proposto e di cercare il più possibile di non svicolare. Vi chiedo inoltre di usare SEMPRE espressioni rispettose nei confronti di tutti. E' possibile dissentire nella maniera più radicale senza offendere colui o colei dalla quale si prendono le distanze. Fino ad oggi sono stato troppo tollerante. Scritto in Varie Commenti ( 57 ) " (13 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... 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E' un piccolo segno che bene descrive l'ottima accoglienza degli australiani nei confronti dei giovani che hanno invaso Sydney. Durante tutto il percorso che ha riportato ieri sera il Papa nella sua residenza a fianco della cattedrale, c'era una grande folla che si accalcava lungo le transenne. Cari amici, mi dispiace che per tutto ieri e tutt'oggi non sia consultabile sul nostro sito Internet il pezzo principale di cronaca che ho scritto sulla festa di accoglienza con le parole del Papa. Copio il testo come commento di questo post, che se a quest'ora avrete letto i testi di Benedetto XVI e molti altri servizi. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (15 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... 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Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 98 ) " (18 votes, average: 2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sydney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore Gianluca Barile, è stato colpito da un ictus. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sydney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (10 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sydney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 104 ) " (19 votes, average: 2.47 out of 5) Loading ... 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Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (9 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 128 ) " (10 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (226) Ultime discussioni Francesco.F.: Egregio Tornielli, rispondo al suo ultimo intervento(mi perdoni se sono costretto ad essere troppo... Victor: Francesco F. Inizia sotto il suo pontificanto quell'ermeneutica dell'ambiguità conciliare che ancora... oxen: Immagino che tra il tassista musulmano e gli statuti del cammino neocatecumenale non ci siano off topic di... GUSTAV: A Andrea Tornielli Scrive: July 26th, 2008 at 7:51 am Caro Tornielli, toccava a Lei, rimettere in carreggiata... Luisa: GregorioViII scrive. "Il medico pietoso fa la piaga cancrenosa", come si suol dire " Ieri sul... 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"La vera politica di sinistra la facciamo noi" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 26-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 177 del 2008-07-26 pagina 0 "La vera politica di sinistra la facciamo noi" di Vincenzo La Manna Berlusconi rilancia l'economia sociale di mercato: "Noi attuiamo quello che il Pd promette solo a parole: aiutiamo deboli ed emarginati". Il Cavaliere fa il bilancio dei primi mesi di governo e detta l'agenda delle riforme: "In autunno federalismo fiscale, giustizia e legge elettorale per le europee" da Roma La porta del dialogo non è chiusa. C'è ancora uno spiraglio, forse. Ma se l'estate non porterà consiglio al Pd, in autunno, da soli o in compagnia, andremo avanti con le riforme. E poi, per dirla tutta, è la "nostra" politica del welfare ad essere "decisamente di sinistra". Stupore? Temporaneo. La frase ad effetto non è nuova. Ma per il Cavaliere torna attuale. Lo spunto arriva dal "Libro verde" del ministro Sacconi, che "indica" la "volontà di attuare un'economia sociale di mercato". "Uno Stato che voglia davvero essere democratico - spiega Silvio Berlusconi in conferenza stampa - deve dare grande attenzione a chi è meno fortunato. Per questo, abbiamo cominciato ad affrontare in profondità i bisogni delle famiglie deboli e messo a punto un nuovo modello sociale". "Che tipo di politica è?", si chiede il premier. La risposta non tarda ad arrivare: "Questo governo, che ha messo insieme liberali, laici, cattolici e riformisti, intende procedere in una politica che è decisamente quella che la sinistra aveva, almeno nelle parole, promesso e cercato di attuare". Già, la sinistra. La stessa che, stando alle sue parole, propone di dialogare "con tanta retorica", nascondendo "le tante debolezze" dietro una "cortina fumogena". E che finora - sottolinea - ha saputo solo mettere in campo "i soliti pregiudizi contro di me", dimostrando "sudditanza verso le Procure politicizzate e un cedimento alla violenza verbale di certi giustizialisti che hanno imbarcato, con loro, alle elezioni". Il governo, assicura il premier, sta mantenendo gli impegni presi con gli elettori, ma non ha fatto "promesse irrealizzabili", perché consapevole della "situazione economica difficile". E senza "alcun supporto dell'opposizione", rimarca, va avanti con le proprie forze. Ad esempio, dopo aver già "disboscato" 7.000 "leggi inutili e obsolete", si propone di proseguire e di risparmiare, entro il 2012, 75 miliardi di euro. Certo, "in un Paese normale, il dialogo con l'opposizione sarebbe la norma", aggiunge Berlusconi, che invita la parte "riformatrice" a "non sprecare un'altra occasione". Anche perché, la "tabella di marcia" è tracciata. E "dopo l'estate, lavoreremo principalmente in parallelo a tre grandi riforme: federalismo fiscale, giustizia e legge elettorale per le Europee". Ma non solo, visto che l'impegno per debellare l'emergenza rifiuti in Campania è "appena iniziato". "Siamo usciti dalla fase acuta - ribadisce - ma dobbiamo continuare nella costruzione dei quattro termovalorizzatori", avviando pure la "campagna per l'educazione civica alla differenziata". è una "sfida contro la storia", per rendere Napoli "la città più pulita e ordinata d'Italia", spiega. E si dispiace, scherzando, di non poter "fustigare con 7 sferzate sulla schiena coloro che sporcano", come avveniva a Singapore. Il Cavaliere, poi, elogia l'operato del ministro degli Esteri, Franco Frattini. Fautore, riconosce, di un lavoro diplomatico che "riporta l'Italia a essere di nuovo protagonista" in campo internazionale. Inevitabile, in queste ore decisive, un passaggio sulle sorti della compagnia aerea di bandiera. Berlusconi, che nel pomeriggio presiede per due ore una riunione ad hoc a palazzo Grazioli, assicura: "Abbiamo i capitali" necessari per rilanciarla. Poi ricorda lo slogan: "Io amo l'Italia, io volo Alitalia". Come dire, "una buona partenza". Smentendo, a seguire, l'ipotesi di un commissariamento per l'azienda. Il presidente del Consiglio traccia quindi il bilancio dell'esecutivo, ricordando le sue "sette missioni". E affida il compito di lanciare il nuovo format della comunicazione, "GovernoIncontra", a Gianfranco Rotondi. Ma prima di brindare al ministro dell'Attuazione del programma (48 le candeline da spegnere), si sofferma, in Cdm, sulle proprie vicende giudiziarie. Ricorda ai colleghi di governo le recenti assoluzioni (Telecinco e presunti reati ambientali a Villa Certosa) e chiude così il breve passaggio: "è quasi finita". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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[FIRMA]GIACOMO GALEAZZI TORINO La Cei apre il laboratorio Torino per rilanciare l'Ostpoli (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 26-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Tik della Chiesa italiana. "Sarà un'istituzione stabile, dedicata al confronto e avrà relatori e argomenti diversi di anno in anno- spiega Luciano Pacomio, vescovo di Mondovì e delegato della Conferenza episcopale piemontese per le Comunicazioni sociali-. Da settembre a marzo, ogni secondo venerdì del mese, la "cattedra del dialogo" promuoverà incontri monotematici per dibattere pubblicamente con intellettuali di varie fedi e radici culturali". Tra i "docenti" della prima edizione (intitolata "Riflettori su Gesù"), lo scrittore-giornalista ebreo Gad Lerner, il teologo valdese Paolo Ricca, l'islamologo Samir Khalil Samir, il biblista Romano Penna. Scelti non solo per la loro indubbia competenza, ma soprattutto per la disponibilità a mettersi in discussione", precisa monsignor Pacomio. Organizzate dalla Conferenza episcopale, le "lectiones", aperte a tutti, si terranno al "Centro Incontri" della Regione Piemonte. "Abbiamo volutamente scelto una sede laica per dimostrare la disponibilità "ecumenica" e il taglio "erga omnes" dell'iniziativa", evidenzia Chiara Genisio, direttrice dell'Ufficio ecclesiastico regionale delle Comunicazioni sociali. Un esperimento-pilota da collaudare subito a Torino ed esportare in seguito nelle altre diocesi, assicura il vescovo Vincenzo Paglia, presidente della commissione Cei per il Dialogo e l'ecumenismo. "E' un'intuizione che merita una diffusione nazionale- sostiene Paglia-. In questi ultimi tempi la Chiesa ha subito un'indubbia crisi della prospettiva del dialogo, quasi significasse cedimento o comportasse allentamenti. Il dialogo è un'arte della maturità, ma, di fronte ad una spinta identitaria, è stato erroneamente percepito come una prospettiva debole". La nuova cattedra torinese, dunque, serve a "spazzare via pericolose semplificazioni e testimoniare l'utilità del confronto nella lotta al relativismo e al fondamentalismo". Questa strategia di fondo dell'episcopato, "dalla città-simbolo del cattolicesimo sociale si allargherà al resto d'Italia", puntualizza Paglia, secondo cui "le sfide attuali sono talmente urgenti, importanti e gravi da rendere indispensabile l'incontro tra le grandi tradizioni culturali, incluse quelle radicalmente laiche". Oltre a fronteggiare chi sbandiera la morte di Dio, la "Chiesa italiana si attrezza a vivere la dimensione, profetizzata da don Giuseppe Dossetti, della vitale interazione tra credenti". Il confronto interreligioso, evidenzia monsignor Paglia, richiede, però, un doppio binario: la verità e l'amore. "Il dialogo si basa sulla decisione di Dio di relazionarsi con l'uomo- sottolinea il ministro Cei del Dialogo-.Giovanni inizia il suo Vangelo proclamando che "in principio era il logos", poi il "faccia a faccia" tra Dio e gli uomini sprigiona tutta la ricchezza della creazione". L'iniziativa di Torino poggia su basi storiche e ha due "avi" significativi: la "cattedra dei non credenti" del cardinale Carlo Maria Martini a Milano e i "dialoghi in cattedrale" promossi dal 1998 a Roma dal vicario Camillo Ruini. "A Milano l'obiettivo della Chiesa era compiere un passo verso chi non crede, a Roma far confluire diverse correnti di pensiero- afferma Paglia-.Torino unirà i due scopi e segnerà l'avvio di una nuova prospettiva per una comunità ecclesiale che non ha paura di mettersi in dialogo con tutti". Nel "laboratorio Torino" l'insegnamento si qualificherà come "ricerca, capacità di ascolto, risposta aperta ad ulteriore approfondimento, disponibilità d'accoglienza del vero, rispetto di ogni interlocutore". Ai relatori saranno richieste "chiarezza nel linguaggio, onesta intenzione di comunicare ad altri, fiducia nell'interlocutore, mitezza che esclude ogni aggressività intenzionale, prudenza pedagogica". Di volta in volta saranno offerti in modo prospettico i diversi approcci su un argomento vitale che implica esperti in varie arti e discipline con approcci differenti, a confronto. Il primo anno cattedratico è dedicato a: "Sotto i riflettori.Gesù chi sei?". La risposta verrà dal cinema e dallo spettacolo, dalla letteratura, dall'ascolto, lettura e studio, dei Vangeli, riletti anche rispetto alla cultura ebraica e islamica, infine dall'ascolto della fede cristiana, storicamente fondata.

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[FIRMA]MARIA CUSCELA VARALLO Il Sacro Monte di Varallo sconfina diventando tra i p (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 26-07-2008)

Argomenti: Laicita'

[FIRMA]MARIA CUSCELA VARALLO Il Sacro Monte di Varallo "sconfina" diventando tra i protagonisti della 61ª edizione del Festival del film di Locarno, tra le più importanti manifestazioni del cinema d'autore in programma nella città svizzera dal 6 al 16 agosto. L'opportunità l'offrirà l'opera della regista Elisabetta Sgarbi (sorella del critico d'arte Vittorio) che l'11 agosto presenterà ufficialmente il suo lavoro dal titolo "Non chiederci la parola - Il gran teatro montano del Sacro Monte di Varallo", nella sezione "Ici ed Ailleurs". La proiezione pubblica è in calendario il giorno successivo, il 12, alle 22. Un lavoro che darà lustro alla Valsesia che, oltre alla Sgarbi, può contare sulla collaborazione di personaggi illustri della cultura e del cinema internazionale. Basta dire che i testi, scritti appositamente per il film, portano la firma di Umberto Eco, Sebastiano Vassalli, Vittorio Sgarbi, Edwars Carey. Il film può inoltre contare su tre preghiere inedite di Giovanni Testori, concesse per la speciale occasione dal curatore, per Bompiani, dell'opera omnia testoriana, Fulvio Panzeri, e dall'erede del testamento di Testori, Alain Toubas. A rendere maggiormente profondo il "copione" è la voce narrante di Toni Servillo, l'attore italiano del momento con la partecipazione a "Gomorra" e "Il divo". Nella pellicola, della durata di 67 minuti, non ci saranno attori. A "parlare" saranno le statue. "Analisi laiche e cristiane, ma tutte nascenti dall'ammirazione senza pregiudizi per una così profonda testimonianza della ragione e del sentimento umani - si legge nella presentazione -. E' una storia sacra tutta umana quella che il Sacro Monte di Varallo, nei capolavori di Gaudenzio Ferrari, Tanzio da Varallo, Gherardini, Morazzone, del Ceranino, ci consegna e che lo ''sguardocinema'', come in una salita, si affanna a voler cogliere". "Non chiederci la parola - Il gran teatro montano del Sacro monte di Varallo" è la seconda opera di una trilogia a cui sta lavorando Elisabetta Sgarbi. Le riprese alla "Gerusalemme valsesiana" erano state fatte a gennaio. Non senza polemiche. All'epoca infatti la Soprintendenza per i beni storici aveva mosso qualche perplessità, scrivendo anche una lettera al sindaco Gianluca Buonanno. "Io non dimentico certi atteggiamenti e li combatto - dice -. Siamo felici e orgogliosi di aver raggiunto l'obiettivo di questo progetto, assumendoci in maniera diretta ogni responsabilità, alla faccia di tutti quelli che in ogni modo ci hanno ostacolato".

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Stato di emergenza, monito vaticano "rispettare sempre i diritti umani" - orazio la rocca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca La Caritas: così si alimenta la paura. La Comunità di Sant'Egidio: ora il censimento dei rom funziona Stato di emergenza, monito vaticano "Rispettare sempre i diritti umani" ORAZIO LA ROCCA CITTà DEL VATICANO - "Anche in una situazione di emergenza immigrati, l'Italia rispetti sempre i diritti umani". Fermo altolà del Vaticano per il nuovo giro di vite del governo Berlusconi sull' immigrazione. Se ne fa portavoce il vescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio migranti. "L'emergenza - dice - non è un termine negativo" se applicata per l'afflusso da Paesi in difficoltà come Sudan, Somalia, Eritrea. "Quel che si auspica" nell'attuazione delle nuove disposizioni è, invece, - avverte Marchetto - "il rispetto dei diritti umani di tutti i lavoratori migranti e delle loro famiglie, nonché quello delle norme internazionali accolte dall'Italia su rifugiati, richiedenti asilo, apolidi, Rom e Sinti o di altre famiglie zingare, e coloro che sono oggetto-soggetto del traffico di esseri umani". Analoghe critiche arrivano anche dall'Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede oggi in edicola con un editoriale - lo firma monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana - che fin dal titolo critica i nuovi provvedimenti varati sull'immigrazione ("Le politiche nate dall'urgenza danno risultati deludenti"). "Da anni ogni iniziativa legislativa sull'immigrazione è caratterizzata da un approccio di sicurezza ed emergenza, con risultati deludenti che hanno alimentato solo un clima di paura", lamenta il giornale pontificio, che ricorda pure che proprio papa Ratzinger ha "più volte evidenziato come nel campo delle migrazioni la persona umana deve essere sempre posta al centro delle attenzioni". Ancora l'Osservatore dedica un servizio al recente appello lanciato da Caritas italiana, Acli, Comunità di S. Egidio, Migrantes (Cei) e altri organismi cattolici contro i "troppi ostacoli" posti dal governo "sui ricongiungimenti familiari degli immigrati". Ma sul censimento dei rom la Comunità di S. Egidio, un po' a sorpresa, dà l'impressione di volersi smarcare dalle maggiori sigle cattoliche. Il presidente Marco Impagliazzo ieri alla Radio Vaticana ha "apprezzato", infatti, l'avvio del censimento spiegando - forse per rettificare le precedenti critiche espresse dalla stessa S. Egidio proprio sul tema delle impronte - che "le polemiche dei giorni scorsi erano state ingenerate da una errata informazione sui provvedimenti del governo Berlusconi". "Se questo intervento ha un carattere umano e sociale, noi - annuncia Impagliazzo - siamo d'accordo. E poi, nel caso in cui vengano prese le impronte digitali ai maggiori di 14 anni, si farà secondo la legge europea per dare un permesso di soggiorno, che è quello che noi chiediamo".

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Garesio e l'irrisolta questione riformista (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Torino Garesio e l'irrisolta questione riformista "C'è gente che eredita la fede, come eredita i terreni, il casato, i titoli nobiliari, il denaro, una biblioteca e il castello. Fede per censo, ereditaria" (Ennio Flaiano, "Diario degli errori") La ricostruzione storica dei fatti torinesi del 1985, della caduta delle giunte rosse guidate da Diego Novelli e dell'approdo del Psi subalpino a una nuova stagione di alleanze con la Democrazia Cristiana e i partiti laici, ha trovato nell'orazione funebre per Giorgio Cardetti, pronunciata da Beppe Garesio, un'occasione capace di rompere un lungo silenzio e, al tempo stesso, di sottrarre quel periodo politico della città al monopolio esclusivo delle rievocazioni giudiziarie o della vulgata postcomunista. Garesio, ponendo così in un modo del tutto locale e molto specifico l'irrisolta e fondamentale questione riformista italiana (il riformismo ha trovato eredità e interpreti nei postcomunisti subalpini oppure è stato travolto anch'esso da Tangentopoli assieme all'onore socialista?), ha offerto un'analisi che egli ha poi indicato come alternativa critica sia all'esperienza delle "giunte rosse" degli Anni Settanta che a quella del successivo "centrosinistra" guidato da Valentino Castellani e costruito proprio sull'alleanza tra gli eredi del Pci e i poteri economico- finanziari dominanti della città. SEGUE A PAGINA VIII.

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Un prete partigiano tra la "granda" e l'africa - carlo petrini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XIII - Torino Un prete partigiano tra la "Granda" e l'Africa Dalla Liberazione al volontariato, dal sacerdozio al giornalismo la vita piena di Benevelli uomo del fare langhetto schietto e carismatico Amico di Bocca e Revelli, durante la guerra fu l'unico superstite del suo gruppo "Vidi i poveri del continente nero, mi si aprì un mondo e partii per il Kenya" Dopo sessant'anni di tonaca dice: "Pensate, non ho fatto un solo giorno da parroco" Ma nel Cuneese il suo nome è sinonimo di impegno CARLO PETRINI La Langa. I suoi vini, ma anche la sua gente schietta e operosa, persone che fanno in silenzio. Anche se il successo del vino ha cambiato tante cose. Ho conosciuto tanti langaroli e con essi ho passato molto tempo. Porto con me bellissimi ricordi e utili insegnamenti. Tra questi don Aldo Benevelli, originario di Monforte d'Alba, è una figura che mi ha sempre profondamente affascinato, è stato per certi versi uno dei miei "maestri". Classe 1923, ma la tempra, il suo dinamismo, i suoi occhi vispi non sembrano di un ultraottantenne. Al suo paese natale si è fermato poco, la sua residenza cambiava al mutare delle sue numerose attività culturali, sociali, umane che l'hanno visto e lo vedono tuttora tenace protagonista in tutto il mondo. Don Aldo è un uomo del fare, straordinario pastore e animatore culturale. Nello scrivere queste righe mi sono venuti in mente i numerosi incontri che ho avuto in questi anni con don Aldo, mi sono trovato a ripercorrere le sue vicende umane, spirituali e pratiche di prete dal carisma unico. Ha da poco festeggiato 60 anni di sacerdozio: "Eppure non ho fatto un solo giorno da parroco!", corregge subito il tiro don Aldo. Da sempre membro attivo dell'Azione Cattolica, ha trascorso la sua vita a organizzare, stimolare, provocare le comunità in cui si è trovato di volta in volta a operare. Grande comunicatore e appassionato dei mezzi di informazione, è stato tra i primi, negli anni a ridosso del secondo conflitto mondiale, a vedere nel mezzo cartaceo uno strumento importante di elevamento delle coscienze e di dibattito sui temi cruciali della collettività. Un esempio? Il ruolo determinante avuto nella nascita del settimanale La Guida, storico giornale diocesano tuttora tra gli esempi più positivi di giornalismo locale. Un ruolo, quello di redattore, che fa il paio soltanto con un altro campo d'azione, quell'associazionismo eletto a vera e propria "arte del vivere" e tradotto nella creazione di innumerevoli gruppi di studio, movimenti e sodalizi. Se andiamo a ricercare la genesi di questo enorme lavoro di una vita, la troviamo condensata in una parola: Resistenza. Don Aldo ha vissuto sulla sua pelle di partigiano la drammaticità di quel momento topico per le sorti del nostro paese, diventandone protagonista: "Insieme ai pochi compagni non ancora catturati, cercavamo di organizzare la gente, di informarla su quanto stava accadendo, di convincerla della bontà della nostra azione: c'era in ballo la libertà di un popolo. Anzi, no: c'era in ballo la verità, che è cosa ancora più importante". Gli incontri con Nuto Revelli, Giorgio Bocca e gli altri grandi attori di quella stagione, le sofferenze e la paura - fu arrestato più volte, e fu l'unico del suo gruppo a non finire trucidato - hanno segnato tutto il cammino di don Aldo, che tra un nuovo giornale e l'attività di insegnante, tra il ruolo di pastore e quello di animatore dei giovani, tra l'invenzione delle colonie estive e il contributo alla nascita della locale Caritas, trovò ben presto sulla sua strada niente meno che un continente: l'Africa. "A volte la gente pensa che questa sia stata come una seconda vita. Non è così: fu, ed è, soltanto un altro modo di continuare la mia Resistenza". Le cose vanno così: negli anni Sessanta don Aldo si trova a lavorare in Francia nelle periferie più marginali delle grandi città ed entra in contatto con una marea di sfollati africani. "Erano i superstiti delle colonie. Famiglie sbandate, di una miseria che non avevo mai visto neanche nelle nostre vallate più povere. Mi si aprì un mondo e, in coerenza con lo spirito del Concilio Vaticano II che propugnava una nuova chiesa aperta agli ultimi della terra, decisi di partire per il Kenya. Non avevo neanche il Vangelo con me: portai solo le mie nude mani, proprio come ai tempi della nostra Resistenza". Creò l'Associazione Internazionale Volontari Laici, tra i primi esempi di cooperazione, e furono decine di viaggi, in quarant'anni su e giù tra Italia e Africa. Oggi don Aldo viaggia meno, ma l'Africa, i suoi temi e le sue resistenze, le ha portate nella sua Cuneo adottiva: da dieci anni organizza "Parole tra i continenti", meeting che raduna personalità culturali dall'Italia e dall'estero per ragionare intorno al concetto di pace. "Quest'autunno ricorre anche la decima edizione della Carovana della Pace - altra sua "invenzione" per non dimenticare gli anni della guerra - e ci stiamo adoperando per la ricorrenza dell'eccidio di Boves, 65 anni fa". Sicuramente questa non sarà l'ultima iniziativa che lo vedrà attivo animatore. La sua voglia di fare, la continua ricerca della verità dalla parte degli ultimi, dei più indifesi, l'energia che questo "giovane" ottantenne danno una carica straordinaria.

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Storia di Faiza e del suo Burqa (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Storia di Faiza e del suo Burqa Luigi ManconiAndrea Boraschi Faiza Silmi è una donna di 32 anni che vive in Francia da 8. Sposata, tre figli nati lì, parla correntemente la lingua locale e vive, a suo dire, come ogni altra donna in quel paese. Vorrebbe diventare francese, prendere la nazionalità e godere di tutti i diritti di cittadinanza lì riconosciuti. E, nonostante su di lei non gravi alcuna accusa, non si sia mai macchiata di illeciti o di reati e le sue abitudini di vita non minaccino o ledano alcuno, quella donna non può diventare cittadina francese. Per via del suo credo e dei comportamenti che - così lei ritiene - da quello le sono imposti. Perché Faiza indossa il burqa. Così una sentenza del Consiglio di Stato francese ha ribadito, pochi giorni or sono, la decisione già assunta alcune settimane prima: "difetto di assimilazione", questa la motivazione della sentenza. Faiza, secondo i giudici, "ha adottato, in nome di una pratica radicale della sua religione, un comportamento sociale incompatibile con i valori della società francese, con particolare riferimento all'uguaglianza dei sessi". È la prima volta che in quel paese viene negata la cittadinanza sulla scorta di valutazioni riferibili all'appartenenza religiosa; in precedenza era stata negata solo in caso di sospetta militanza in gruppi fondamentalisti o in caso di aperto schieramento in favore del radicalismo islamico. È certamente ipotizzabile che nel giudizio abbia pesato la controversa legge sulla laicità in vigore da qualche anno, che vieta l'ostensione di simboli religiosi in luoghi pubblici. Faiza si è presentata ai colloqui con i funzionari che hanno istruito il suo dossier sempre indossando l'abito al centro della contestazione; e ha sostenuto di aver spontaneamente aderito a una lettura particolarmente rigorosa del Corano, che le imporrebbe di indossare il velo integrale. Il rifiuto della cittadinanza viene inoltre motivato sottolineando la condizione di sottomissione al genere maschile che sembra contraddistinguere la vita di quella giovane donna. In conclusione, ella "non ha alcuna idea della laicità e del diritto di voto, le sue dichiarazioni rivelano la non adesione a valori fondamentali della società francese". Del caso si è interessato anche il New York Times. Perché l'identità Faiza, dalle dichiarazioni poi rilasciate, sembrerebbe non coincidere, almeno non perfettamente, con quel modello regressivo di femminilità islamica descritto dalla sentenza della Corte di Stato. Eccola allora rivelare di non aver mai indossato il burqa prima della sua venuta in Francia: e di farlo "per abitudine più che per convinzione religiosa", per assecondare il marito. Dal quale, però, si dice ampiamente autonoma: "Mio marito non m'impone proprio nulla. Ho un'auto mia, esco a fare shopping da sola e sono libera di andare e venire a mio piacimento. Per il resto, ho cura dei miei figli e non ho commesso alcun reato. L'unica mia colpa è quella di essere musulmana praticante e ortodossa". E, conclude, "Mai avrei pensato di venire esclusa sulla base del mio abbigliamento". Insomma: difficile dire se Faiza sia una donna libera, consapevole dei suoi diritti e delle sue prerogative, o, altrimenti, una persona oppressa da un'interpretazione aberrante di un dato religioso, che la relega in una condizione di soggezione nei confronti del mondo maschile. E, in fin dei conti - non per amore del paradosso - la cosa è secondaria ai fini del nostro ragionamento. Non solo: la materia è, insieme, così cruciale e così scivolosa che non ci sentiamo di prender partito in un senso o in un altro; assai più importante è discuterne e approfondirne i molteplici significati. La notizia è stata accolta con favore dal ministro francese Fadela Amara, di origine algerina: perché, così si è espressa, "Il burqa è una prigione, una camicia di forza. Non è un simbolo religioso, ma il simbolo visibile di un progetto politico totalitario che alimenta la disuguaglianza dei sessi e porta in sé la totale mancanza di democrazia". Vorremmo saperne un po' di più, in materia: ma non stentiamo a crederle ed esprimiamo convintamente pari ostilità verso la valenza simbolico-sociale di quell'indumento. Il problema, però, è un altro. Faiza ha tutti i requisiti giuridici per ottenere la cittadinanza francese. La valutazione che è stata fatta della sua persona, invocando laicità, è tutt'altro che laica. Ovvero, a quella donna sono stati negati diritti e garanzie in virtù di ciò che si presuppone della sua vita relazionale e della sua convinzione religiosa. Quindi a partire da giudizi che intervengono nella sfera privata della sua vita: uno spazio esistenziale - fatto di orientamenti, sentimenti, condotte, preferenze, convinzioni - al quale dovrebbe rimanere estraneo ogni controllo da parte di un'autorità pubblica. E dal quale, invece, non ha ritenuto di doversi chiamare fuori il Consiglio di Stato. Si può negare la cittadinanza a una persona per le forme in cui interpreta il suo credo religioso, quando quelle forme non rappresentano una minaccia per alcuno? O perché le sue dichiarazioni rivelano la non adesione ai valori civili di uno stato? Le motivazioni della sentenza formulata dal Consiglio appaiono più che mai rivelatorie: "difetto di assimilazione". E rinviano a un preciso paradigma, quello "assimilazionista", che trae ispirazione, principalmente, da una preoccupazione di difesa della propria civiltà. "Assimilare", in questa cornice, vuol dire chiedere agli immigrati, in cambio del diritto a beneficiare di una qualche integrazione, di rinunciare a una porzione consistente della propria identità per aderire alle regole (e non di rado all'ethos) della civiltà occidentale. In questo caso, l'identità dell'immigrato si trasforma, con l'interdizione dei suoi aspetti meno secolarizzati, in "cittadinanza" nel più blando senso giuridico-territoriale, riducendosi a pura fruizione di diritti formali. Incapace di ricevere e comprendere comportamenti "altri", la società "assimilazionista" si limita a contenerli, reprimerli o bandirli. Operazione legittima, questa, fin quando si facciano rispettare leggi non invasive della sfera individuale e non intrusive rispetto alla dimensione culturale, religiosa, esistenziale dello straniero; assai criticabile quando una non meglio precisata "coscienza laica" impone - attraverso la legge francese prima ricordata - il divieto di indossare non solo il burqa, ma anche il velo (che pure lascia scoperto il volto) alle donne musulmane. Scrivere a: abuondiritto@abuondiritto.it A buon dirittoPromemoria per la sinistra.

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Il papa visiterà il santuario di pompei - stefania persico (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VI - Napoli Il Papa visiterà il santuario di Pompei L'annuncio di monsignor Liberati: il 19 ottobre parteciperà alla supplica Il Pontefice celebrerà messa Previsto l'arrivo di migliaia di pellegrini STEFANIA PERSICO è ufficiale, papa Benedetto XVI arriverà a Pompei domenica 19 ottobre. Lo ha annunciato, con una lettera inviata in tutte le chiese, monsignore Carlo Liberati. Già da tempo, papa Ratzinger aveva risposto positivamente all'invito dell'arcivescovo di Pompei e in più di un'occasione aveva manifestato il desiderio di fare visita al santuario della Beata Vergine del Rosario, fondato da Bartolo Longo e da sua moglie, la contessa Marianna De Fusco nel maggio 1876. Appena due mesi fa, infatti, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, in visita al santuario per il mese mariano, aveva detto: "Il Papa nutre il segreto desiderio di venire a Pompei. Il Signore e la Madonna decideranno quando". E la conferma tanto attesa dai cattolici pompeiani è arrivata ieri dal direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. La visita del Papa rappresenta per monsignore Liberati un momento "di profondo incoraggiamento a proseguire nella missione apostolica e nel rinnovamento delle opere di carità. L'avvenimento", continua l'arcivescovo, "riempirà di gioia profonda le centinaia di milioni di cattolici che ogni giorno si rivolgono a Maria". L'annuncio è stato accolto con entusiasmo in tutti gli ambienti della città. "è una notizia esaltante", spiega il prefetto Renato Profili, commissario straordinario per l'emergenza di Pompei "speriamo che il Santo padre lanci una benedizione forte su tutte le attività di Pompei". Papa Ratzinger in visita al santuario, celebrerà la Messa nel corso della quale è prevista anche la recita della supplica alla Madonna di Pompei, un testo che implora "pietà per le nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo". La supplica sottolinea il monsignore Liberati "ha dato voce negli anni all'oceano di amore e di dolore che sale dalla terra e si leva verso il cielo". La visita di Joseph Ratzinger a Pompei cade durante il Sinodo dei vescovi che si terrà in Vaticano proprio nel mese di ottobre. "Il Papa", riferisce l'arcivescovo Liberati, "desidera affidare il buon esito del Sinodo a Maria esortando la Chiesa intera a fare in modo che il Rosario divenga sempre più preghiera della famiglia cristiana alla Madre di Dio". Il papa tedesco dunque torna in Campania. Nell'ottobre del 2007, la sua prima visita pastorale all'arcidiocesi di Napoli in occasione dell'apertura del XXI Meeting interreligioso organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio. In quell'occasione piazza del Plebiscito aveva accolto oltre 20 mila cattolici di ogni età e provenienza, altri centomila avevano dovuto accontentarsi di ascoltare le parole del papa dai maxischermi. A ottobre prossimo tocca a Pompei che per ben due volte ha accolto Giovanni Paolo II: nell'ottobre del 1979 e del 2003. In vista del grande evento, Pompei ha messo in moto la sua macchina organizzativa: ecclesiastici e autorità stanno costituendo un comitato di accoglienza, mentre è ancora da definire la durata della visita. Il programma in linea di massima prevede la celebrazione della messa e la recita della supplica. Il luogo deputato a ospitare Papa e fedeli, tempo permettendo, dovrebbe essere il piazzale antistante il santuario, per consentire alle migliaia di pellegrini che accorreranno da tutta Italia, di ascoltare in diretta le parole di Ratzinger.

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Soldi subito ma senza la banca così il prestito corre sul web - ilaria carra (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XI - Milano Soldi subito ma senza la banca così il prestito corre sul web In Lombardia già 5000 iscritti alla community: il debitore paga tassi convenienti, il creditore ha interessi più alti di quelli di un conto corrente ILARIA CARRA Per chi ha bisogno di soldi è una soluzione veloce per ripianare debiti, ristrutturare casa, comprarsi uno scooter o, semplicemente, ridare ossigeno alle finanze fiaccate da spese impreviste. Per chi offre è invece un'alternativa redditizia ai risparmi sul conto corrente, seppur con qualche rischio in più. Qualunque sia la motivazione di fondo, per avere soldi in prestito se la banca storce il naso davanti alla richiesta (specie se non è la prima), ora si può ricorrere anche a Internet. Già quasi cinquemila lombardi l'hanno sperimentato dall'inizio dell'anno, un quinto di quanti in tutta Italia si sono convertiti al Social lending. Perché è così che lo chiamano gli addetti di Zopa e Boober, le principali società che l'hanno importato dall'estero: prestito sociale, un modello di scambio finanziario in cui richiedenti e prestatori interagiscono tra di loro sul web per ottenere le migliori condizioni per entrambi. Ovvero tassi più bassi per i primi, interessi più alti per i secondi. Da un minimo di 1500 a un massimo di 15mila euro, estinguibili in non più di tre anni, con un tasso d'interesse globale medio (il più basso disponibile lo suggerisce in tempo reale il sistema) dell'8,5 per cento (per le finanziarie è in genere del 16 per cento e il limite di usura, in Italia, del 24,75). A garanzie del prestatore la cifra offerta viene poi suddivisa su 50 richiedenti. A far incontrare domanda e offerta ci pensano poi le due società. Zopa, per esempio, è un'intermediaria di pagamento con autorizzazione della Banca d'Italia. "Non siamo banche - spiega Carlo Vitali, marketing manager di Zopa, operativa in Italia dallo scorso 16 gennaio - ma gestiamo i pagamenti, facciamo recupero crediti nei casi di insolvenza e valutiamo l'affidabilità del richiedente". Cioè il suo "merito creditizio": casa di proprietà, reddito, sposato o single, numero di crediti aperti. In totale i richiedenti, secondo Zopa, hanno incassato circa 530mila euro, e i prestatori ne hanno messi a disposizione 800mila. Certo, ci vuole dimestichezza con Internet. Non a caso i due terzi degli "zopiani" hanno tra i 25 e i 44 anni. Ognuno con la propria storia. Lorenzo, bancario trentatreenne, è ricorso a Boober perché aveva bisogno di liquidità. "In due settimane ho avuto 2.500 euro sul conto - racconta - li restituirò in due anni e mezzo a 90 al mese e un tasso del 5,5. In futuro magari farò io da prestatore". Giorgio, impiegato di 51 anni, voleva comprarsi uno scooter: "Mi hanno prestato 5000 euro, li renderò in quattro anni a 175 al mese" Per Francesco, invece, che ha 27 anni e studia Economia in Cattolica, fare il prestatore online "è un buon investimento e un'occasione per tagliare fuori le banche. Peccato che gli interessi vengano tassati come reddito da lavoro. Questo è un lato negativo della legge italiana". Ma nel prestarsi i soldi a vicenda tra privati le due società cosa ci guadagnano? "C'è una commissione variabile sull'importo erogato - precisa Carlo Vitali - che per noi oscilla tra lo 0,5 per i più affidabili e il 2 per cento per i casi più a rischio di insolvenza, oltre all'1 per cento fisso su quanto sborsato da chi presta il denaro".

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Appello di sacerdoti e laici sul dopo antonelli - maria cristina carratu (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Firenze Appello di sacerdoti e laici sul dopo Antonelli MARIA CRISTINA CARRATU maria cristina carratù Più ascolto della parola di Dio, più riflessione sul Vangelo, "lasciando cadere i toni amari e di condanna", più riflessione sui "rapporti fra Chiesa e società, in un clima di libertà e di rispetto reciproco", e sulla formazione del clero, sulle vocazioni, sulla formazione dei laici (ruolo del seminario e della Facoltà teologica), e sui rapporti fra movimenti ecclesiali e parrocchie. CONTINUA A PAGINA V.

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"un vescovo non è un prefetto" - maria cristina carratu' (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Firenze "Un vescovo non è un prefetto" Appello di sacerdoti e laici sulla scelta del successore di Antonelli Il documento ha già raccolto oltre 200 adesioni Sullo sfondo il caso don Cantini MARIA CRISTINA CARRATU' (segue dalla prima di cronaca) Sono i punti di un possibile programma pastorale, appena pubblicato dal settimanale della diocesi Toscanaoggi, che un gruppo di sacerdoti fiorentini intende offrire all'ancora ignoto successore dell'arcivescovo Ennio Antonelli chiamato al Pontificio consiglio per la famiglia e in partenza da settembre (a meno di ulteriori slittamenti, visto che il nome di Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, circolato nei mesi scorsi, risulta oggi più incerto, mentre si affacciano quelli del teologo Bruno Forte, vescovo di Chieti, e di Mario Meini, vescovo di Pitigliano Sovana Orbetello). Un documento inedito - e un segnale che Benedetto XVI non potrà ignorare - che affonda le sue radici in una iniziativa presa un anno fa, all'assemblea presbiterale di Monte Senario. Quando, dopo una dolorosa discussione sul caso don Cantini, un gruppo di preti aveva deciso di continuare a vedersi "per non far prevalere il ripiegamento sulla spinta propositiva, i veleni sul rilancio della vita ecclesiale", avviando incontri mensili di discussione e confronto aperti a tutto il clero. Ultimamente dedicati alle questioni pastorali poi affidate al documento, che è, sottolinea Agostini, "non contro ma per", ma ispirato anche a "una forte voglia di verità". Con la speranza che il nuovo arcivescovo non sia semplicemente imposto alla chiesa locale, ma ne interpreti segnali e fermenti, valorizzando tutte le sue voci. Firmato all'inizio da una trentina di sacerdoti, anche di diverso "orientamento", da don Agostini all'eremita don Paolo Giannoni, dall'ex direttore della Caritas don Piero Sabatini a don Giacomo Stinghi del Ceis, da Andrea Bigalli di Pax Cristi al delegato della curia per il laicato padre Giovanni Roncari, ma anche da oltre un centinaio laici, fra cui il presidente della Fondazione La Pira Mario Primicerio e lo scrittore Rodolfo Doni, il leader ciellino Angelo Passaleva e il docente universitario Piero Tani, in due giorni, diffuso per e-mail e nelle parrocchie, il documento ha già raccolto oltre 200 adesioni. Dopo aver sostenuto che occorre cogliere il "significato profondo" del legame di un pastore con i fedeli, vi si ricorda che "un vescovo non è un funzionario, un prefetto da spostare secondo criteri amministrativi", ma che nella sua nomina è possibile coinvolgere la chiesa locale. Non tanto dibattendo sui nomi dei candidati, quanto piuttosto offrendo a chi deve scegliere il nuovo vescovo, e poi anche a lui, una sincera "riflessione della Chiesa su se stessa e sulle sue caratteristiche". Tanto più di quella fiorentina, "provata e scossa", si afferma con nettezza, dai recenti avvenimenti, che "è saggezza non ritenere superati e risolti". No, dunque, sembra dire il documento, a un arcivescovo che volesse lasciare sospesi i tanti interrogativi aperti dal caso Cantini e che chiamano in causa l'intera comunità ecclesiale. I fatti avvenuti, si ricorda, "ci hanno ferito", "creato disagio e divisione". Perciò è urgente "riunire il clero, ridandogli fiducia, e creando un clima di serenità e dialogo". Da qui la richiesta di un pastore che "si faccia carico di tutto questo", considerando "compito primario la formazione dei sacerdoti, e il dialogo con loro". E quindi di un dialogo aperto con la società, a prescindere dai moralismi che hanno segnato tanti interventi delle gerarchie.

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Gli ulivisti tifano per l'asse udc-pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Bologna Gli ulivisti tifano per l'asse Udc-Pd Mentre si consuma la separazione consensuale tra Udc e La Tua Bologna, gli "ulivisti" insistono nel chiedere ai vertici del Pd una alleanza con i casiniani. Restano movimentate le acque al centro. Prima di tutto nella lista civica, irritata dal summit tra Pd e Udc di venerdì. Poco importa che le prove di alleanza siano fallite in partenza. Il capogruppo della lista civica Alberto Vannini, guazzalochiano doc, non gradisce e sancisce il divorzio dall'Udc alle comunali del 2009. "Se andranno con una loro lista separata dalla Tua Bologna ben venga. Hanno le loro esigenze" alza le spalle. D'altra parte c'è anche chi, nel Pd, non rinuncia al sogno di una alleanza con i casiniani. Sono gli "ulivisti" di Piero Aceto, che in una nota invitano "i responsabili nazionali e bolognesi dell'Udc a considerare una possibile alleanza con il Pd, non come un fatto episodico ma come l'inizio di un percorso strategico che vede alleate forze politiche che hanno in comune i principi fondamentali dell'esercizio della politica, vista non come applicazione del puro potere, bensì come arte del buon governo". Ma nel tutti contro tutti in campo centrista, spuntano anche gli ex Popolari Angelo Rambaldi e Paolo Giuliani, che se la prendono proprio con i cosiddetti "ulivisti": "Il Pd oggi, e il Pci-Pds-Ds ieri, ha delegato il rapporto con il centro cattolico della società bolognese a una piccola fazione che ha come base ideologica il rovesciamento del rapporto tra fedeli, gerarchia ecclesiastica e chiesa. Questo - aggiungono - è il vero problema nel rapporto tra Pd e centro cattolico, non il "no" all'attuale sindaco, Sergio Cofferati". (s. b.).

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L'emergenza prostituzione nell'isola che aspettava il re - mario genco (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XIX - Palermo Corsi e ricorsi dei provvedimenti eccezionali: i turni di guardia a ventitré postriboli L'EMERGENZA PROSTITUZIONE NELL'ISOLA CHE ASPETTAVA IL RE MARIO GENCO e emergenze d'Italia, di cui in questi giorni abbondano le cronache, sembrano possedere una singolare proprietà: una, pur proclamata urgentissima, svanisce perché se n'è appena trovata un'altra d'urgenza improcrastinabile. Può accadere anche che la seconda collida drasticamente con la prima, la aggravi, quando siano adottati provvedimenti per eliminarla. Usciamo dall'astratto e veniamo al caso concreto: un'attualissima, così dicono, emergenza prostituzione verificatasi a Palermo nel novembre 1860. La Sicilia era da un mese territorio del neonato Regno d'Italia. A Palermo si attendeva per dicembre la visita di re Vittorio Emanuele II. Il preoccupatissimo Ispettore della "Sicurezza Pubblica ramo meretricio", cavalier Emanuele Conti, scrisse una relazione al giudice della Gran Corte Civile, che in quel periodo fungeva da questore: "Mi corre l'obbligo sommetterle che avendo io poca forza per la sorveglianza di pubblici postriboli di questa (città) e verificandosi fra breve la venuta di Sua Maestà, son certo che l'affluenza degli esteri, come delle truppe Italiane farà sperimentare un bisogno: che tali locali fossero continuamente sorvegliati". Proposta del funzionario: un piantone in servizio di controllo per ogni bordello, da destinarsi da parte delle Sezioni di P. S. Per quantificare la dimensione del problema, l'Ispettore elencò sezione per sezione, l'indirizzo dei pubblici postriboli. Sezione Palazzo Reale: Vicolo Tardia detto Spagna; Discesa dello Spedale; Piazzetta della stessa; Salita di Serio; via Maddalena; via Case Nuove. Sezione Tribunali: Stretto di Cattolica; via Scavuzzo sotto l'Arco; via di Santa Cecilia; sotto l'Arco di Santa Cecilia; Vicolo Stazzone; sopra le Mura della Magione. Sezione Castellammare: sotto l'Arco dell'Argenteria Vecchia; dietro Santa Cita; vicolo del Boja. Sezione Monte di Pietà: dietro Monte di Pietà; vicolo Api; vicolo Angeli; vicolo San Giuliano; via Lunga al Capo; via Gioia mia; vico Marotta. Sezione Molo: fuori Porta Maqueda a Santa Annuzza. Sezione Orto Botanico: nessuna segnalazione. Ventitré postriboli: tenendo conto dei turni avrebbero impegnato un numero almeno triplo di agenti. Il che avrebbe determinato una cospicua riduzione di poliziotti per il controllo della città, per la prevenzione dei crimini, per il perseguimento dei delinquenti. Torniamo ai nostri giorni. Il problema prostituzione ha costituito una delle prime chiassose emergenze del nuovo governo. Proposte le più disparate e fantasiose, che però presupponevano tutte un impegno massiccio di forze di polizia, per prevenire, identificare, rastrellare, espellere e così via reprimendo. Si disputava accanitamente su questa emergenza e improvvisamente scomparve, sommersa nella più generale esigenza della "tolleranza zero" per qualsivoglia forma di criminalità, del tipo classificato comune ma da fronteggiare con provvedimenti non comuni. Perciò si è deciso che i circa trecentomila uomini della forze dell'ordine riunite, non ce la farebbero mai senza l'aiuto, materiale e morale, di tremila soldati. E così torna di qualche attualità il dilemma proposto al questore dall'Ispettore "ramo meretricio". Come controllare le puttane di Palermo senza distogliere forze dal servizio generale di sicurezza pubblica? E come si farà, oggi domani o chissà quando, nell'impaurita Italia nel primo scorcio del terzo millennio, con tremila uomini in più in assetto da guerra? Le fonti. Archivio di Stato di Palermo, fondo Questura/Gab. Anni 1860 - 1905, busta 317.

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<Nel mondo si rischiano le dittature religiose> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

"Nel mondo si rischiano le dittature religiose" la scrittrice e politica mariella gramaglia La grande moschea di Roma inaugurata da Pertini e la paura di oggi: "Temiamo persino i simboli architettonici" 27/07/2008 SE GLI ARCHITETTI ricominciassero a progettare moschee per le città italiane sarebbe una testimonianza e un aiuto contro la paura. Come è avvenuto a Roma, dove la prima pietra della moschea - firmata dal celebre Paolo Portoghesi - è stata messa nell'84 alla presenza del presidente Pertini. "È un segnale regressivo, temibile, un segnale di grande incultura questo nostro rifiutare persino i segni culturali, le forme architettoniche, sono scandalizzata e sconfortata, non vogliamo più vedere le moschee e i minareti". Mariella Gramaglia parla della moschea di Roma, tuttora la più grande d'Europa, un luogo di incontro tutto sommato pacifico per i musulmani in città. E ricorda: uno dei più bei parchi londinesi, Regent's park, ospita una moschea con un bel minareto. Scrittrice, ex deputata della sinistra indipendente, poi assessore per anni del sindaco Walter Veltroni, di ritorno dall'India dove ha lavorato nel volontariato, ha appena pubblicato Indiana. Nel cuore della democrazia più complicata del mondo (Donzelli) in cui affronta, tra l'altro, i problemi della minoranza musulmana - circa 110 milioni di persone - e quello che chiama lo sciovinismo indu. "Prima del Giubileo di Roma del 2000 ho organizzato in Campidoglio degli incontri con cattolici, ebrei, musulmani, valdesi per promuovere l'incontro e il dialogo e sono venuti rabbini, imam e sacerdoti a discutere in pace. Credo che abbia ragione il sindaco Marta Vincenzi, i problemi religiosi vanno portati nella sfera pubblica, discussi nelle sedi politiche. La democrazia è costruire un progetto basato su valori condivisi come, in questo caso, costruire la moschea in città ma chiedere che le donne non vengano discriminate. Altrimenti c'è il rischio che il credo religioso che ha la maggioranza in un Paese finisca per esercitare una dittatura sulle altre religioni". Una dittatura religiosa in Italia? Spiega Gramaglia, che è stata tra l'altro assessore alla Comunicazione e alla Semplificazione dei rapporti con i cittadinia: "Io lo vedo da un punto di vista globale, ma non è molto dissimile in Europa o in Italia. Nel mio libro racconto che in India alcuni gruppi indu, che sono la confessione di magggioranza con l'85 per cento dei fedeli, volevano abbattere le moschee del '400 per ritrovare nelle fondamenta eventuali templi indu. Credo, rifacendomi al premio Nobel indiano Amartya Sen ma anche alla filosofa americana Martha Nussbaum, che oggi sia in crisi il pensiero laico nato nell'Ottocento, quello di personaggi come Nehru o Brandt e tanti socialisti. Da questa crisi di testimonianze e di valori, nasce l'integralismo religioso, ovvero una dittatura della religione di maggioranza sulle altre. Per cui si tende a negare l'esistenza di altri credenti, a considerarli nemici, ostacoli da rimuovere". C'è una soluzione? "Lo ripeto: portare questi problemi nella dimensione pubblica, non lasciare soli i fedeli, farne oggetto di discussione democratica. Sen a d esempio riaprirà in India un'antica università buddista proprio per arricchire il dialogo tra le confessioni, battere l'integralismo. Dobbiamo accettare l'angoscia della gente, ma è assurdo pensare di non fare pregare i mussulmani,". Perché la situazione è peggiorata rispetto al Giubileo o alla costruzione della moschea romana di vent'anni fa? "Penso che la situazione peggiora perchè nessun politico dice l'impopolare verità. E cioè che l'immigrazione aumenterà molto nei prossimi anni, per esigenze produttive dei nostri Paesi e per le complesse leggi dei flussi migratori. Non sono un'esperta ma ho letto che in dieci anni gli immigrati in Italia raddoppieranno, è ovvio che vanno costruite delle politiche di integrazione". silvia neonato neonato@ilsecoloxix.it 27/07/2008.

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Otto figli. Il carovita? <Niente ferie. E acqua invece di Coca-Cola> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 27-07-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-27 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La storia Debora Mangiagalli, la "supermamma": il bello di un figlio è che arriva mentre tu sei in salita Otto figli. Il carovita? "Niente ferie. E acqua invece di Coca-Cola" L'ottavo re di casa Mangiagalli sarà l'ultimo? "Io, qualche cartuccia, ancora ce l'ho" scherza la signora Debora, mamma di Antonio, quattro mesi, e prima di lui, di Edoardo (23 anni), Giulia, Luca, Greta, Paola, Aurora, Francesca (4 anni). Otto figli, i Mangiagalli. Tutto cominciò con Debora e il marito Luciano. Sognatori, da fidanzati, e quindi (pro)creatori, dopo il matrimonio in giovane età, della famiglia numerosa. Signori miei, la domanda è banale: come fate a starci dentro con i conti? "Sacrifici. Tagli. Una ricerca meticolosa di negozi con sconti. I vestiti si riciclano. Viviamo dell'essenziale. Il superfluo resta fuori dalla porta. Una Coca- Cola? C'è l'acqua. Le ferie? Al massimo una gita d'un giorno all'Acquario di Genova. Qualcuno si lamenta? Beh, sono esperienze che fortificano ". Prima premessa: Debora e Luciano sono laici. Seconda premessa: il carovita schiaccia le coppie senza pargoli, figuriamoci che effetti ha dentro casa Mangiagalli, cinque locali in affitto ("2.500 euro mensili") in via Savona. Ci starebbe pure una terza premessa. Eccola. I figli, li avete voluti e cercati, d'accordo. Sapete che siete una rarità? Cioè, non genera eredi più nessuno: e il precariato, e il costo degli immobili in affitto e proprietà... "Senta", dice Debora, coordinatrice regionale dell'associazione Famiglie numerose, "oggi un figlio deve arrivare, per forza, solo quando lui e lei sono a posto, si sentono sicuri... Il bello d'un figlio è proprio questo: che arrivi mentre tu sei ancora in salita, in movimento... Ci viaggi insieme, con tuo figlio, anziché fargli trovare tutto pronto quando nasce. Bisognerebbe buttarsi e osare di più, forse avere più coraggio....". Luciano ha una ditta sua, piccola, che risente, come ogni ditta, della crisi. "Lo scorso inverno, ho lavorato poco". E l'onda lunga ancora non s'è ritirata. "Girano meno soldi" dice la moglie. E a breve arriverà la botta dei libri scolastici. "A volte, li acquistiamo in ritardo". Aiuti? "Scarsini. Non andiamo in giro a chiedere soldi. Ci acconteremmo di un miglioramento delle politiche di sostegno alle famiglie". Politiche che, immaginiamo, latitano. "Certo". Tant'è. I Mangiagalli non si piangono addosso, non si lamentano. "Siamo contenti così. Di aver tanti figli, l'abbiamo scelto noi". Qualcuno dirà: e bravi i Mangiagalli, baluardo della resistenza milanese contro gli unici che procreano: gli immigrati. "Nella nostra associazione, gli stranieri mica sono tanti. Fan fatica anche loro, di questi tempi". La famiglia I Mangiagalli, nucleo composto da dieci persone, vivono in affitto in via Savona. "Facciamo tanti sacrifici", raccontano i genitori Andrea Galli.

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CHIESE NEL MONDO ISLAMICO RECIPROCITÀ E TOLLERANZA (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-27 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano CHIESE NEL MONDO ISLAMICO RECIPROCITà E TOLLERANZA C'è una pecca nel suo ragionamento sulla necessità di una moschea a Milano: quantunque da non credente a cui non importa niente che ci siano o meno chiese o moschee, non avrei obiezioni da fare sulla presenza sul suolo italiano di moschee, che già ci sono del resto, se vi fossero chiese cristiane in Arabia Saudita, poniamo, o in altri Paesi dell'area musulmana. Questo per un principio di reciprocità che lei ben conosce, e che, se lo si ignora, invalida qualsiasi altro ragionamento. Antonio Benazzo abenazzo@hotmail.com Caro Benazzo, E sistono chiese cattoliche in tutti i Paesi musulmani della costa meridionale del Mediterraneo e in alcuni di essi vi sono diocesi vescovili e nunzi o legati apostolici. In Iran vi sono chiese, preti, un nunzio apostolico a Teheran (Mons. Angelo Mottola) e un Vicario generale dei latini a Ispahan (Il salesiano Francesco Pirisi). La presenza cattolica nel Golfo Persico è più recente. Nel Dubai la chiesa di Santa Maria è stata inaugurata dal Primo ministro sceicco Sheikh Rashid bin Saeed Al Maktoum nel 1967 e considerevolmente ampliata nel 1980. Sempre nel Dubai, a Jebel Ali , vi è la Chiesa di San Francesco d'Assisi, inaugurata nel novembre 2001. In Qatar esiste una vecchia parrocchia intitolata nel 2003 a Nostra Signora del Rosario che 30 giorni, la rivista di Giulio Andreotti, ha descritto in un servizio giornalistico qualche tempo fa. Questi insediamenti cattolici dipendono dal Vicariato Apostolico del-l'Arabia che ha sede a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ed è responsabile per i Paesi della penisola Araba: Bahrain, Oman, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Yemen. Un altro Vicariato Apostolico, nato da una costola di quello per l'Arabia, esiste nel Kuwait. Non vi sono invece né chiese né istituzioni cattoliche in Arabia Saudita. Interrogati sulle ragioni di questa mancanza, i rappresentanti del Regno rispondono generalmente che non vi sono moschee nella Città del Vaticano e aggiungono che tutta la terra dove sorgono i due maggiori luoghi santi dell'Islam (la Mecca e la Medina) è una "Santa Sede". La questione, in realtà, è un po' più complicata. Dopo aver estromesso gli Hussein dalla penisola araba, Ibn el Saud e i suoi discendenti divennero Sceriffi della Mecca e custodi dei Luoghi Santi. Sono i signori del regno, ma esercitano il loro potere sulla base di un patto con i seguaci di Mohammed Ibn Abd al Wahhab, un teologo "controriformatore", paladino del più scrupoloso rigore islamico, vissuto nella seconda metà del XVIII secolo. Quel patto religioso è il titolo di legittimità del regno dei Saud, la ragione stessa della sua esistenza. E l'osservanza del patto è divenuta ancora più necessaria e costrittiva quando Ibn el Saud, per sfruttare l'immensa ricchezza petrolifera del Paese, strinse rapporti speciali con gli Stati Uniti in occasione del suo storico incontro con il presidente Roosevelt su un incrociatore americano negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale. Gli imam wahhabiti tollerano questo rapporto con l'"infedele", ma esigono che il regno venga governato secondo i criteri della più stretta ortodossia islamica. E' questa la ragione per cui gli Stati Uniti e, più generalmente, i Paesi occidentali hanno rinunciato a esigere dai Saud l'applicazione del principio di reciprocità. L'ultimo sovrano è un prudente riformatore che ha cercato di allargare le maglie dell'ortodossia, ma non può mettere in discussione il principale titolo di legittimità del suo regno. Dovremmo forse rispondere al rigore islamico dell'Arabia Saudita vietando la costruzione di moschee in Italia? Se adottassimo questa linea puniremmo anzitutto i cittadini di Paesi che non proibiscono ai nostri connazionali la professione della loro fede religiosa. E mancheremmo, in secondo luogo, a un principio che è il principale titolo di legittimità delle democrazie: la tolleranza.

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In quattrocento per la traversata del lago d'Orta (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 27-07-2008)

Argomenti: Laicita'

OMEGNA. A NUOTO "DA RIVA A RIVA" Memorial Sestito In quattrocento per la traversata del lago d'Orta Corsa podistica da Domodossola al Lusentino [FIRMA]VINCENZO AMATO OMEGNA Da "riva a riva" a nuoto. Dalla costa occidentale del lago d'Orta a quella orientale, nel territorio di Omegna, questa mattina circa quattrocento atleti si sfidano fino all'ultima bracciata nella quarta edizione dell'evento. Testimonial della manifestazione, inserita nella rassegna "Nobile dei Laghi", sarà il campione di canoa Alberto Ricchetti, in procinto di partire per Pechino dove parteciperà alle Olimpiadi. Ricchetti è, insieme al giovane Danilo Nolli, il portacolori della canottieri Città di Omegna che organizza la manifestazione denominata non casualmente "Da Riva a Riva". La partenza è fissata per le 11 dalla nuova sede della Canottieri a Bagnella e gli atleti dovranno raggiungere la sponda opposta del lago, 850 metri, dove si trovava la vecchia sede della società per poi fare ritorno, per un totale di 1700 metri. Chi non vorrà percorrere l'intera tratta potrà fermarsi al giro di boa e avrà una classifica a parte. Alla traversata a nuoto sono iscritti atleti provenienti da Piemonte e Lombardia che da anni partecipano alle sfide del circuito "Nobile dei Laghi". Il titolo di "Nobile" viene assegnato a chi partecipa, concludendole, a tutte le traversate. In questa occasione vi è da registrare anche la partecipazione di una squadra proveniente dalla Svizzera e addirittura di un concorrente di Molfetta. Il via verrà dato dal sindaco di Omegna Antonio Quaretta e i vincitori verranno premiati anche da Ricchetti, che è arrivato a Omegna ieri sera dopo un intenso allenamento pre-olimpico in Val Senales. Gli auguri olimpici La manifestazione di oggi è anche l'occasione per salutare il canoista azzurro prima della partenza per la Cina. La città di Omegna, caso forse unico in Italia per località di queste dimensioni, manderà alle Olimpiadi di Pechino ben tre atleti. Oltre a Ricchetti ci saranno le pallavoliste Eleonora Lo Bianco e Paola Cardullo. Alberto Ricchetti, che nella sua carriera ha vinto una trentina di titoli italiani nella canoa e un bronzo europeo, sarà in gara nel K4 insieme ad Antonio Rossi, Franco Benedini e Luca Piemonte. La gara di oggi ha anche una finalità benefica: parte del ricavato della manifestazione verrà devoluto all'associazione "Missione Possibile" e andrà ad aiutare Francesca Visconti, giovane missionaria laica omegnese che da anni opera a Pescador in Brasile.Partenza alle 10 in piazza Mercato a Domodossola per il memorial Ornella e Paola Sestito, prova di corsa in montagna con arrivo all'Alpe Lusentino. Il percorso della gara, dedicata a madre e figlia morte sei anni fa in un incidente stradale, si sviluppa per 5,2 chilometri con un dislivello di 820 metri. Alle 11,15 corsa per bambini direttamente al Lusentino, alle 11,45 messa all'aperto e alle 14 la premiazione. Il ricavato della manifestazione (curata dalla Caddese e inserita nel calendario regionale Fidal) sarà devoluto alla casa di riposo di Domodossola.

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Il guru Fagioli delude Fausto: Nichi segretario? Un'aporia (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 28-07-2008)

Argomenti: Laicita'

LA SCOMUNICA Il guru Fagioli delude Fausto: "Nichi segretario? Un'aporia" "Nichi Vendola è un'aporia vivente. E' all'unisono, cattolico, comunista e omosessuale". Come se non bastasse il congresso, c'è un'altra grana in casa Prc. A ritenere Vendola inadatto alla segreteria del Prc - e a dichiararlo al Foglio di Giuliano Ferrara - è il professor Massimo Fagioli, il guru che piace tanto a Bertinotti. Ospite del quale l'ex presidente della camera ha presentato l'ultimo numero di Alternative non più tardi di lunedì scorso, all'Eliseo di Roma, dov'è andata in scena la consueta corrispondenza di amorosi sensi fra lui e la platea fagiolina. Cattolico, omosessuale, comunista: tre brutte cose nella teoria dello psichiatra. Come Pasolini, oppone il giornalista. "Ma non era candidato alla segreteria", risponde Fagioli. "Insomma, chi è Nichi Vendola? Non si capisce".

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Verità assoluta e democrazia: un dibattito aperto (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 28-07-2008)

Argomenti: Laicita'

DIVINO Verità assoluta e democrazia: un dibattito aperto Filippo Gentiloni Laicità, laicismo, anticlericalismo: se ne discute ancora, anche se senza grandi novità. Su "Repubblica" Habermas - il principale interlocutore del papa - e Scalfari, mentre su "Civiltà cattolica" (3793) l'editoriale elogia la laicità francese, più rispettosa dei valori religiosi di quella italiana. Il nodo è sempre lo stesso: come accordare la democrazia con una verità che ha pretese di assoluto. La democrazia dice verità relativa, mentre la fede religiosa (cattolica) dice verità assoluta. Che dire, allora? Il dibattito attuale permette almeno due osservazioni importanti, anche se non nuove né conclusive. La prima è l'accettazione di uno spazio pubblico per la religione. Lo accettano più o meno tutti (anche Habermas, con grande soddisfazione del Vaticano). Quell'anticlericalismo che relegava la religione nel privato (sacrestia e camera da letto, come si diceva) sembra datato e sconfitto. Più o meno tutti riconoscono alla religione (meglio: alle religioni, al plurale) un ruolo sociale, pubblico. La seconda osservazione riguarda il rapporto relativo-assoluto. E' qui, da una parte, la paura vaticana, dall'altra il rischio per la democrazia. E' possibile l'affermazione di una verità che mantenga l'assoluto e insieme rimanga aperta al dibattito democratico? Quindi al dubbio, all'incertezza? E' questo l'interrogativo cruciale, è qui che il dibattito rimane aperto. E rimane anche ripetitivo, nonostante non pochi contributi recenti e importanti. Penso, fra gli altri, agli studi di Gustavo Zagrebelsky ("La virtù del dubbio" e "Contro l'etica della verità" Laterza) e anche di Tzvetan Todorov "Lo spirito dell'illuminismo" (Garzanti). NB. Il divino tornerà a settembre.

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Storie di fede e di tornaconti (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 28-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Storie di fede e di tornaconti Maurizio Chierici Noi e Loro L'invito di BenedettoXVI ai ragazzi raccolti nel meeting australiano, conferma la dottrina morale della Chiesa: no alle guerre, al razzismo, all' emarginazione. Impegna ogni cattolico a combattere la povertà e a disertare l'iperconsumismo, pericolo mortale che allarga la diffidenza tra le classi fortunate e la folla dalle tasche vuote. Diventa radice di un disordine etico che soffia nel disordine sociale. Impossibile non essere d'accordo. Ogni fedele lo è. Ecco lo sconcerto dell'inchiesta che fa sapere come in Italia la maggioranza dei cattolici obbedienti al magistero della Chiesa abbiano votato per i teologi delle impronte digitali, o per divorziati che confessano al telefono trasgressioni goderecce, o per signori che per pudore nascondono la tessera della loggia segreta P2 ma non la ricchezza che gli intrighi di banche e finanza hanno accumulato attorno ad un potere dai misteri impenetrabili. segue a pagina 25.

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"ora temiamo un attacco kamikaze" scatta l'allarme per il premier erdogan - (segue dalla prima pagina) marco ansaldo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 28-07-2008)

Argomenti: Laicita'

"Ora temiamo un attacco kamikaze" scatta l'allarme per il premier Erdogan (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) MARCO ANSALDO Mentre gli esperti preannunciano nuove azioni, e la l'Alta corte questa mattina decide la possibile chiusura del partito, la soglia di attenzione da parte delle autorità di polizia nei confronti di Recep Tayyip Erdogan è al livello massimo di allerta. E il paese attende nel terrore. Morti e orrore in un quartiere residenziale di Istanbul. Il partito al governo sul filo del rasoio. La Turchia continua a essere - come afferma il Pentagono - un paese ad alto tasso di imprevedibilità. "Imperscrutabile", è la definizione dei generali americani. Ma l'attentato di ieri sera era invece, secondo molte informazioni, altamente prevedibile. L'atmosfera infatti, a Istanbul e ad Ankara, ma anche in località turistiche come Bodrum, zeppe in questo momento di alti papaveri in vacanza, è come sospesa attendendo la decisiva riunione della Corte Costituzionale di oggi. Questa mattina infatti l'Alta Corte di Ankara comincerà a valutare, mentre le prime pagine dei quotidiani hanno già titoli di scatola sulla strage di Istanbul, la chiusura del partito islamico moderato, al potere con successo dal 2002. La compagine di Erdogan, il primo ministro che ha saputo in buona parte spogliarsi delle vesti tradizionaliste avviando il paese sulla strada delle riforme, rischia di chiudere i battenti. L'accusa della magistratura, secondo diversi osservatori mossa da un Partito socialdemocratico dalle nette pulsioni nazionaliste, e dai potentissimi militari che non hanno mai amato Erdogan, è che l'Akp (Partito della giustizia e dello sviluppo) nasconda in realtà un'agenda islamica. Il primo ministro ha subito rigettato le accuse, e incita i suoi e il paese a reagire: "Noi continueremo sulla nostra strada - dice - ce la faremo ad uscire dalla bufera anche questa volta. Invito l'opposizione a riflettere e il paese a compattarsi". Ma il passo compiuto all'inizio del 2008, fatto per soddisfare la propria base elettorale, di concedere l'ingresso nelle Università alla ragazze con il velo, considerato da molti come un simbolo politico del partito al potere, gli ha giocato in pochi mesi i favori di una parte di laici che avevano votato Akp per il vigoroso rilancio portato all'asfittica economia turca. Non solo. Ha aumentato le accuse di oppositori politici e dei generali che avevano sofferto come uno smacco, lo scorso anno, l'elezione del vice di Erdogan, l'allora ministro degli Esteri, Abdullah Gul, alla Presidenza della Repubblica, nonostante un golpe sfiorato per defenestrare il protetto del premier, e consultazioni che hanno portato l'Akp a conquistare con il 46,6 per cento dei voti un maggioranza amplissima e inaspettata. E sono molti a ricordare altri passi falsi, adesso considerati veri e propri errori, nonostante la straordinaria performance economica e le amplissime riforme adottate dal 2002 a oggi. Ad esempio, la zone rosse in cui è probito in alcune città diffondere l'alcol. O l'apertura di una piccola moschea all'interno del ministero degli Esteri, considerato come un feudo della laicità. A complicare la situazione è, nei prossimi giorni, la tradizionale elezione nei primi giorni di agosto dei vertici militari. Il capo di Stato maggiore, Yashar Buyukanit, che non ha mai avuto ottimi rapporti con Erdogan, dovrà essere sostituito come prevede l'agenda dei generali dal suo vice, Ilker Basbug, considerato un 'falco'. Ma le nomine degli alti ufficiali, in un paese in cui la figura dei militari è centrale nella vita politica e sociale, sono anch'esse a rischio. Di norma, è il primo ministro a farle. Se Erdogan dovesse, entro i prossimi tre-quattro giorni, essere defenestrato, chi nominerà i vertici dell'esercito? L'eco delle bombe di Istanbul risuoneranno dunque questa mattina nelle segrete stanze della Corte Costituzionale, dove gli undici giudici scelti dall'ultimo capo dello Stato prima di Gul, l'ex magistrato Necdet Ahmet Sezer, di netta formazione laica, decideranno se tenere in vita il partito, oppure punirlo e mandare a casa ben 71 membri, tra cui addirittura il presidente della Repubblica Gul, il premier Erdogan, ministri, uomini del Parlamento. Bastano sette voti favorevoli per chiudere la formazione al potere. La Turchia lo sa, teme nuovi attacchi terroristici, e trema.

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"un segnale preciso a tutto il paese alla vigilia delle scelte della corte" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 28-07-2008)

Argomenti: Laicita'

La previsione Altindal massimo esperto turco di terrorismo: tutti sono contro tutti, situazione molto pericolosa "Un segnale preciso a tutto il Paese alla vigilia delle scelte della Corte" Il partito islamico non verrà sciolto ma sarà multato, perderà i finanziamenti e molti suoi membri saranno espulsi dal Parlamento "Tutti hanno interesse a destabilizzare il paese in questo momento", sostiene Aytunc Altindal, massimo esperto turco di terrorismo e autore di rinomati saggi su questioni internazionali legate alla sicurezza e alla difesa. Dottor Altindal, chi ha organizzato l'attentato dinamitardo nel quartiere GÜngÖren d'Istanbul? "è un momento in cui tutti sono contro tutti. Potrebbero essere stati i terroristi curdi del Pkk, oppure gruppi fondamentalisti come quelli che hanno pianificato l'azione del 9 luglio contro il consolato statunitense che provocò nove morti". è possibile che l'esplosione sia collegata alla possibilità che la Corte Costituzionale decreti la chiusura del partito di governo per attentato alla Costituzione laica? "Assolutamente sì. Ed è anche possibile che nelle prossime ore ne avvengano altri, anche un attacco suicida contro il primo ministro Recep Tayyp Erdogan". Un attacco suicida contro Erdogan? "Sì. Fonti dei servizi segreti turchi si stanno preparando ad affrontare un'eventualità simile perché sono emerse indiscrezioni sulla possibilità che avvenga". Secondo lei, la Corte Costituzionale cosa deciderà? "Ci vorranno quattro o cinque giorni prima che la Corte Costituzionale decida. Secondo le informazioni che ho raccolto, il partito islamico Akp non verrà chiuso. è possibile semmai che venga pesantemente multato e che gli vengano tolti i finanziamenti. Dei suoi 71 membri chiamati in causa invece ne verranno espulsi circa 25". Il primo ministro Erdogan è tra questi? "Da quel che so io sì". Perderà quindi l'incarico di primo ministro? "è possibile che accada. In questo caso Erdogan potrebbe però ripresentarsi come candidato indipendente". Chi potrebbe essere un premier di transizione? L'attuale ministro degli Esteri Ali Babacan? "No, Ali Babacan oramai è in un limbo. è molto più probabile che a succedere ad Erdogan possa essere l'attuale presidente del Parlamento KÖksal Toptan". (m. ans.).

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L'antico e il suo mito - rimini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 28-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura "Exempla" a Rimini L'ANTICO E IL SUO MITO RIMINI "L'antichità fu intesa come un serbatoio di exempla già nel Medioevo": da questa osservazione di Salvatore Settis ha preso avvio la ricerca che ha portato all'allestimento della mostra "Exempla. La rinascita dell'antico nell'arte italiana. Da Federico II ad Andrea Pisano", allestita negli spazi di Castel Sismondo a Rimini, per iniziativa dell'Associazione Meeting per l'amicizia fra i popoli e dei Musei Vaticani (sino al 7 settembre 2008). I curatori - Marco Bona Castellotti e Antonio Giuliano - hanno inteso ripercorrere, attraverso la presentazione di cento opere, la nascita del linguaggio formale dell'arte italiana fondato sulla riscoperta e la reinterpretazione della cultura figurativa del mondo classico: romano, greco ed etrusco. L'attenzione è posta su ambienti e personaggi specifici ed è incentrata sulla scultura con soltanto uno sguardo gettato sulla pittura e, in particolare, su Pietro Cavallini. Al centro dell'interesse dei curatori sono l'imperatore Federico II, con il suo consapevole ricupero delle antichità quale segno del potere laico e alcuni artisti straordinari che scelsero di misurarsi con l'Antico: Nicola, prima "de Apulia" e poi Pisano, Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio e Andrea Pisano. Il primo visto come il collegamento tra l'ambiente federiciano e la realtà toscana, l'apripista di un percorso culturale vitalissimo che dalla Puglia portava alla Toscana. Il percorso espositivo risulta articolato su tre piani ed è costellato da opere di buon livello provenienti da musei e monumenti "minori" e da capolavori assoluti spesso poco noti. In questa scelta risiede l'aspetto più vitale del carattere, della premura didattica - come è stata definita - che i promotori hanno scelto di dare alla mostra. Tra le opere esposte vanno menzionate la cassa frammentaria di un sarcofago con la raffigurazione di un leone (metà del III secolo d. C.) rilavorato nel Duecento per la decorazione di un trono (o baldacchino) imperiale, dal castello federiciano di Lagopesole non lontano da Melfi; il rilievo con Romolo, Remo e Rea Silvia dalla Fontana Maggiore di Perugia realizzato da Nicola e Giovanni Pisano. Inoltre sono da evidenziare almeno ancora la lastra marmorea con rappresentazione di una processione dal Sepolcro Annibaldi realizzata da Arnolfo di Cambio; la statua femminile nota come la Danzatrice proveniente dal Battistero di Pisa e realizzata da Giovanni Pisano; una formella della torre campanaria del Duomo di Firenze attribuita ad Andrea Pisano con la raffigurazione di Fidia (o, comunque, di uno scultore antico) intento a scolpire una statua, che chiude significativamente il percorso: l'artista medievale avverte la necessità di ricollegarsi ad un maestro del mondo classico.

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<Una tradizione che non ha valenza politica> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 28-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-28 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE L'islamista "Una tradizione che non ha valenza politica" MILANO - è un "po' stupito" che oggi si parli tanto di minareti. Per Paolo Branca, professore di arabo e islamistica all'Università Cattolica di Milano, la questione fondamentale è infatti "l'integrazione di una comunità all'interno della società locale, i suoi rapporti con il quartiere". E una volta raggiunto un buon livello di relazioni, "il fatto che il luogo di culto - moschea, sinagoga, tempio buddista o altro - sia riconoscibile non è un problema ma è anzi auspicabile". Comunque sia, continua Branca, "il minareto non era all'inizio un elemento fondamentale del luogo di culto islamico: la prima moschea del Profeta Maometto non aveva nè cupola nè minareto, aggiunti entrambi quando l'Islam uscì dalla Penisola arabica. La prima per questioni soprattutto climatiche, nella calda Arabia il tetto non era necessario; il secondo per imitazione del campanile cristiano". Come quest'ultimo, il minareto non ha una vera valenza "politica", anche se "ad esempio la moschea e il minareto nella piazza dei Martiri di Beirut vicino alla cattedrale maronita un significato politico lo hanno". "E capisco anche che ci si preoccupi dell'impatto paesaggistico e ancor più sociale che può avere un minareto - ammette Branca - Non a caso in Cina le moschee hanno forme quasi di pagode, altrove si adeguano alle architetture locali. Anche se ribadisco - conclude - che il problema di base non è certo architettonico". C. Zec.

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<Sono cattolico ma vado avanti La gente è con me> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 28-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-28 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Il sindaco delle Dolomiti "Sono cattolico ma vado avanti La gente è con me" MILANO - Andrea Franceschi è il sindaco di Cortina. Sindaco pentito? "E perché mai?". Scusi, lei non è cattolico? "Altroché, cattolico praticante alla guida di una lista civica". Ma ha letto "Avvenire"? "Mi dispiace, forse non è stato compreso appieno lo spirito dell'ordinanza, ma noi continuiamo su questa linea. I cittadini sono con me. La situazione del resto era insostenibile". Vale a dire? "Troppi mendicanti, molesti, professionisti dell'accattonaggio. Sia chiaro: quasi tutti italiani, giovani che domandano una firma per sostenere anonime comunità di recupero, poi chiedono un'offerta libera che tanto libera non è. Altra cosa sono i poveri veri, per loro abbiamo scelto altre soluzioni". A. Ma.

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Il primo ko di Vendola, cantastorie narciso che adora le poltrone (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 28-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 30 del 2008-07-28 pagina 7 Il primo ko di Vendola, cantastorie narciso che adora le poltrone di Giancarlo Perna Maestro di ritrosia, si tira indietro ma fino a ieri era sempre riuscito a vincere tutte le battaglie. Stavolta per lui una delusione e nessun pianto di finto dolore Stavolta a Vendola è andata male. Prima, ogni volta che gli capitava a tiro una poltrona, Nichi l'afferrava senza sbagliare un colpo, ma con l'aria della mammoletta cui hanno forzato la mano. Era come i democristiani del secolo scorso che accettavano gli allori sospirando: "Mi sacrifico per spirito di servizio". Nel Duemila a darsi il tono sofferto sono i cinquantenni della sinistra. Walter Veltroni, per dire, sembra che faccia la grazia ai suoi di guidare il Pd, ha un muso lungo stabile e lascia intendere che, in realtà, sogna l'Africa. Ma Vendola lo batte. È lui l'inarrivabile maestro della ritrosia a vuoto. A parole, si tira sempre indietro. Poi non perde un'occasione che sia una. Oggi era il candidato favorito alla poltrona di segretario di Rifondazione comunista. Tre anni fa, prese al volo la presidenza della Regione Puglia. Su entrambe le prede si è avventato dicendo di non volerle. Non crediate però che la sua sia ipocrisia. Nichi è un narciso, prigioniero di un'immagine di sé di cui è innamorato. Pensa sinceramente di essere un fanciulletto mai cresciuto. Un poeta prestato alla politica. Un monaco costretto a fare il Papa. Quando - dopo averlo voluto con tutte le forze - fu eletto Governatore, pianse. Ohibò, perché piangi?, gli fu chiesto. È gioia? "È dolore - rispose Nichi -. Soffro perché entro nel cuore del potere". Si grattò il lobo con l'orecchino e aggiunse: "Per essere felici col potere bisogna amarlo e io sono disamorato del potere. Ho paura di sporcarmi la faccia". Neppure aveva cominciato a occuparsi dei suoi concittadini che subito disse: "Quando tutto sarà finito, voglio si dica che non sono mai caduto nell'arbitrio e nell'illegalità". A Vendola piace sentirsi un mistico al servizio dell'uomo. Un redentore adorato dal suo popolo. "Tra me e i pugliesi - ripete spesso - c'è un rapporto prepolitico. Nonne e madri mi fermano. I bambini mi mandano lettere con consigli". Oltre all'orecchino, Nichi porta una vera d'oro infilata nel pollice. E, come sempre con lui, dietro la stranezza c'è una storia edificante. "È il dono di un pescatore - ha raccontato -. Un omone col viso buono che il giorno in cui sono stato eletto mi ha abbracciato e detto: "Avevo giurato che se vincevi ti avrei dato la cosa più cara: la fede di mia madre"". Già questo è carino e tremendamente vendoliano. Ancora migliore è la ragione per cui non ha riposto l'anello in un tiretto e se l'è infilato. Che l'abbia messo al pollice è solo perché era troppo largo per il suo anulare graziosamente sottile. Ma che lo porti, nonostante la dismisura, è sublime: "Simboleggia il mio matrimonio col popolo", ha spiegato. Uno che ha il coraggio di una simile frase, ha la poesia incorporata. Oltre a dimostrare dimestichezza coi profeti d'Israele dei quali è forsennato lettore essendo la Bibbia il suo livre de chevet. "A pelle, i pugliesi hanno di me la percezione di una persona perbene", è un'altra delle annotazioni preferite di Vendola che, quando parla di sé, è torrentizio. Essere perbene è il suo vanto. E nessuno dubita che lo sia. Anche se però i suoi pasticcetti li ha fatti. Voleva istituire a Bruxelles una "casa Puglia" pagando l'edificio 2,1 milioni di euro. Fu subissato di critiche. Spiegò che era un'ispirazione alla quale doveva obbedire e che avrebbe prodotto buoni frutti. Poi, per fortuna, il palazzo belga risultò pericolante e non se ne fece nulla. Un'altra volta offrì a Berlino un buffet accompagnato da concerto, per una spesa di cinquantamila euro totalmente buttati al vento. Subito dopo, partì alla volta di Washington con una delegazione di cinquanta persone in vista di una conquista pugliese delle Americhe. L'opposizione di destra calcolò che la gita di quattro giorni costava alla collettività 345mila euro e gridò allo scandalo. Nichi replicò che anche stavolta seguiva un'ispirazione e che gli euro erano stati appena 76mila. Quanto a sé, precisò di avere preso una stanzuccia da 130 dollari a notte e di essersi sfamato con panini. Ignoro quale sia il bilancio dei suoi tre anni di presidenza. Ricordo solo le polemiche sui consulenti d'oro della Regione. Il blocco dei termovalorizzatori dei quali Nichi, imbevuto di ecologismo pecoraroscaniesco, diffida. Una legislazione generosa sulle unioni di fatto. Tutti nodi che sarebbero venuti al pettine se fosse stato eletto segretario di Rc e avesse lasciato la presidenza regionale. Un semplice rinvio del redde rationem. Anche prima di candidarsi alla poltrona che gli è sfuggita, Nichi sembrava aborrirla. In diversi colloqui, anche col sottoscritto, disse che non voleva la guida di Rc, con questo argomento: "Non sono adatto: sono cattolico, eterodosso, troppo vecchio". "Spiegati", gli ho ingiunto. E Nichi ha detto: "Sono cattolico, sia pure nella forma più imperfetta. Eterodosso, perché inguaribilmente libero. Vecchio, perché vivo sulla mia pelle l'atrofizzazione del capire. La mia generazione può solo traghettare i giovani verso un nuovo approdo della sinistra e poi tirarsi indietro". Poi, allargò le braccia e aggiunse: "Non solo ho preso l'impegno di portare a termine la mia presidenza della Puglia, ma potrei ricandidarmi a un mandato bis". Allargò di nuovo le braccia e sussurrò: "Se però i compagni mi chiedessero di assumere la segreteria... Obbedisco". Poi precisò che detestava essere leader di partito e che se proprio avesse dovuto, lo avrebbe fatto a modo suo. Ossia: per un breve periodo e cooptando al suo fianco un compagno. Una sorta di inedito consolato. Ora, le cose non sono andate per il verso giusto e non sapremo mai se sarebbe stato di parola. Ma, intanto, possiamo notare che anche Nichi - nonostante l'asserita diversità - era disposto a intrupparsi con quelli che si fanno eleggere sindaci o Governatori e mollano l'incarico prima del tempo, deludendo chi li ha votati. Stile Rutelli e Veltroni, per intenderci. Vendola è nato 50 anni fa a Terlizzi, in quel di Bari. Il babbo, un ex fascista, divenne comunista e restò cattolico. Gli impose il nome di Nicola, che è il santo di Bari, ma lo chiamò subito Nikita in onore di Krusciov e in omaggio alla destalinizzazione. La sera, quando andava a rimboccargli le coperte, gli chiedeva: "Hai detto le preghiere?". A vent'anni - era il '68 - Nichi dichiarò ai genitori di essere gay e li annichilì. L'outing - ha ricordato - fu per lui "un massacro sociale, politico, familiare. All'epoca molti pensavano che per i gay bisognasse chiamare il medico, l'ambulanza, lo psichiatra". Ma, ha aggiunto con la solita tenerezza verso se stesso, "io non so mentire. Avevo scoperto l'amore e viverlo come una colpa mi sembrava una bestemmia contro Dio". Di mezzi modesti, per mantenersi agli studi Nichi fece il cameriere, il correttore di bozze dall'editore Di Donato, il venditore porta a porta dei libri di Einaudi e degli Editori riuniti, tutta roba rigorosamente di sinistra. Si laureò in Lettere con tesi su Pasolini. Entrò nella Fgci, i giovani del Pci, poi nel Cc del partito. Quando Occhetto cambiò il nome, pianse ed entrò in Rc che Bertinotti aveva appena fondato. Fausto lo fece deputato nel '92 e alla Camera è rimasto per quattro legislature prima di assumere la reggenza del regno che fu di Federico II. Dal '93, Nichi è sotto scorta. La mafia gliel'ha giurata perché l'ha sempre combattuta in tutte le sue versioni, pugliese, calabrese, siciliana. Ha egualmente lottato contro i magistrati ambigui, specie in Calabria. Quando costoro, senza nessuna ragione, presero di mira la deputata di An, Angela Napoli, vicepresidente dell'Antimafia, Vendola l'ha difesa a spada tratta. "È una delle voci più limpide della Calabria", disse. La faccenda, infatti, finì nel nulla con annessa figuraccia dei maneggioni in toga. Il garantismo è la virtù più bella di Nichi, perché è senza i vezzi che ha verso se stesso, ma autentica e severa. Vendola è nato poeta e si è acconciato come politico. Ha scritto quattro libri di poesie. Uno è stato premiato da una giuria di cui faceva parte Marcello Veneziani, intellettuale di origini missine. Il Secolo d'Italia, quotidiano di An, li recensisce regolarmente. Quando è stanco delle sue cariche che ormai ricopre da vent'anni, Nichi sogna di ritirarsi e fare il maestro d'asilo per raccontare filastrocche ai bambini. È un filastroccaro con i fiocchi: "C'era una volta una piccola bocca che ripeteva la filastrocca di una gattina color albicocca che miagolava in una bicocca dove viveva una fata un po' tocca che raccontava la storia bislacca di una bambina che sta sulla rocca e che ripeteva la mia filastrocca nata un po' allocca e cresciuta barocca...". Come Fausto, Nichi è un affabulatore. Al pari di lui, non ha una sola idea adatta ai tempi. Bertinotti ha condotto Rifondazione fuori dal Parlamento. A Vendola - gradito agli dei - il destino ha risparmiato di darle il colpo di grazia. Toccherà allo sfortunato neosegretario. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Un ritorno ai tempi dell'infanzia: Quand tuti parlavan piemonteis e 'l mond l'era pi tranquill (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 28-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Un ritorno ai tempi dell'infanzia: "Quand tuti parlavan piemonteis e 'l mond l'era pi tranquill" Nel mio album di fotografie ci sono due foto che risalgono agli anni trentatré e trentasei, sono state scattate una nell'asilo comunale di via Menabrea e l'altra nell'asilo delle Consolatine di via Petitti a Torino. Ricordo poco del primo asilo, ero piccola, mentre sono vivi in me i ricordi dell'altro che hanno poi frequentato anche i miei bambini negli Anni Sessanta. Nell'asilo comunale le insegnanti erano laiche, alle Consolatine erano suore della Consolata. La suora della mia classe, si chiamava Irene, alta, con un viso dolcissimo rammento la sua voce che, originaria della Brianza, aveva un accenno particolare, diverso dal piemontese. Ero molto delicata di salute e sovente rimanevo a casa malata, non c'erano ancora le vaccinazioni e ad ogni malattia contagiosa mi ammalavo. Mi isolavano a casa di nonna, accanto alla nostra, per me era una vacanza; nonna mi adorava e mi viziava. Mio padre era l'unico figlio rimasto di undici che ne aveva avuti e io l'ultima nipotina. Trascorrevo il tempo disegnando e ritagliando giornali, cantavo con lei, soprattutto pregavo a volte addormentandomi per i suoi interminabili rosari. L'isolamento lunghissimo della scarlattina, di quaranta giorni e poi quello della difterite subito dopo non posso dimenticarli. La casa di nonna per fortuna era situata al pianterreno e sovente la mia suora veniva a salutarmi e mi portava da fare i lavoretti che i bimbi eseguivano all'asilo, comprese le poesiole che a fine anno si dovevano recitare nel saggio. Per tre lunghi mesi le mie manine si destreggiarono nei lavoretti e ho conservato un quadernino che tengo caro. La difterite mi aveva lasciato una specie di paresi alle gambe e non mi reggevo, un giorno caddi sul piccolo palcoscenico dell'asilo e suor Irene mi portò a casa in braccio. Mi portarono da un famoso professore, ne ricordo il nome e la sala d'aspetto del suo studio tappezzata di foto di bambini, era il prof. Macconi, il quale disse a mamma che anzitutto doveva votarmi alla Madonna Consolata e lui avrebbe tentato di farmi ancora camminare. Per tre lunghi mesi mi recai ogni giorno nel suo studio per le cure. Nonna, che aveva perso per la difterite quattro bimbi in una settimana e da allora non si era vestita che di nero, era preoccupatissima e pregava continuamente. Finalmente riuscii a fare i primi passi e al saggio, oltre che cantare, danzai un minuetto. Nella chiesina dell'asilo portai un cuoricino d'argento per la mia guarigione, ultimamente la chiesa è stata ristrutturata e i tanti cuoricini non ci sono più. Da tanti anni vivo a Nichelino e non ho più incontrato nessuno dei bimbi miei compagni d'asilo, forse alcuni ricorderanno suor Irene, i sereni giorni d'infanzia passati insieme gioiosamente, al mattino cantando lodi alla Madonna Immacolata davanti alla grotta di Lourdes situata allora nel cortile in via Petitti. Molti visetti sono seri nella foto, abbiamo grembiulini bianchi e neri, in classe divisi i maschi dalle femmine, per fortuna ora indossano grembiulini colorati e le faccine sono quasi sempre allegre. Gli asili si chiamano scuole materne, pochissime tenute da suore; le maestre molto ben preparate si dedicano con gioia ad intrattenere e insegnare ai bimbi tante cose come una grande missione. I miei figli, felicemente sposati, non hanno figli, non sono nonna purtroppo, ma ho goduto la gioia di tanti nipotini e bisnipoti delle mie sorelle Franca e Clara e delle mie cognate ai quali sono affezionatissima e ampiamente ricambiata. Come tutti gli anziani, il tempo dell'infanzia ritorna spesso, i luoghi a volte non si riconoscono, ma sono sempre vivi nel cuore, "quand che tuti parlavo piemonteis e'l mond l'era pi tranquil". A volte scrivo in piemontese e me lo leggo ad alta voce per non dimenticare l'idioma nella nostra lingua, forse nei paesi si parla ancora, a Torino raramente c'è qualcuno che lo parla e tantomeno ne scrive, per fortuna Torinosette mette un trafiletto "An piemonteis" che leggo avidamente. Termino sperando che questo mio ricordo sia piaciuto e che possa essere pubblicato, saluto cordialmente VALENTINA SCANDALITTA.

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Famiglia Cristiana: i 100 giorni del governo? Solo fumo negli occhi... Duro j'accuse del settimanale contro l'esecutivo: l'emergenza vera è la povertà, il Palazzo abdica alla moral (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 29-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Famiglia Cristiana: i 100 giorni del governo? Solo fumo negli occhi... Duro j'accuse del settimanale contro l'esecutivo: l'emergenza vera è la povertà, il Palazzo abdica alla moralità / Roma Famiglia Cristiana boccia i primi cento giorni del governo e la mancanza un'"idea seria" da parte dell'opposizione di fronte alle "vere emergenze" del Paese, prima fra tutte la povertà in cui scivolano ogni giorno sempre più famiglie, rimprovera una casta "spendacciona" e amorale, e prevede un nuovo "autunno caldo". Solo una ventina di giorni fa parlava di "paese a rotoli", governo "traballante" e opposizione "alla finestra", proponendo un "nuovo patto per l'Italia". Ora il "j'accuse" del settimanale paolino, che negli ultimi mesi ha tirato non poche bordate al governo, denunciando "l'ossessione" del premier per il nodo giustizia e opponendosi strenuamente alle norme sulle impronte ai nomadi, sembra salire di tono. Di fronte a una manovra varata senza "uno straccio di provvedimento a favore di salari e pensioni", il settimanale cattolico, nell'editoriale del prossimo numero, osserva che i poveri "non sono di moda" come la giustizia, la sicurezza e l'inutile "lodo Alfano, approvato in un solo giorno dal Senato". Un Senato che, per giunta "nonostante i gruppi parlamentari dimezzati spende ancor di più". "Il limite invalicabile dell'inflazione programmata - osserva Famiglia Cristiana - vale solo per i comuni cittadini, non per gli "spendaccioni" senatori". E così il Palazzo, che dovrebbe dare il buon esempio, "abdica alla moralità, abbandonando a sè stesse milioni di famiglie", mentre il 40 per cento degli italiani - sottolinea l'editoriale - è costretto a rinunciare anche ad una sola settimana di vacanza l'anno. Famiglia cristiana chiede "un gesto di sobrietà". Sembra prevalere, invece, nel Paese un clima di "propaganda politica" nonostante i cento giorni di governo da poco compiuti, fatta di continue "emergenze", da quella per i rom a quella per gli immigrati ("problema vero, ma non siamo all'invasione"), "fumo negli occhi - secondo il settimanale - a distrarre gli italiani dall'assenza di una vera idea per risollevare il Paese" . "A quando un Paese normale, maturo e responsabile - si chiede il settimanale - che affronti i veri problemi, rinunciando agli allarmi propagandistici per soli calcoli elettorali?". Ce n'è anche per l'opposizione. "Nessuna idea seria per economia e riforme - commenta - solo contorcimenti su che cosa fare da grandi. Intanto, per non smentire il tipico masochismo della sinistra, si logorano in battaglie interne tra Veltroni e D'Alema". Risultato, una "inerzia politica" che, conclude il settimanale cattolico, "ci preannuncia un autunno caldo". Amarezza al Pd: "Da mesi spieghiamo che le emergenze sono pensioni e salari e non i problemi del premier, abbiamo presentato proposte precise, come fa Famiglia Cristiana a metterci sullo stesso piano del governo?".

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Il premier accusato di aver violato 4 articoli (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 29-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del COSTITUZIONE TURCA Il premier accusato di aver violato 4 articoli IL partito islamico moderato Giustizia e Sviluppo (Akp) del premier Abdullah Erdogan è stato accusato di aver violato i primi quattro articoli della Costituzione turca. La principale violazione è quella dell'articolo 2 che recita: "La Repubblica turca è uno Stato di diritto democratico, laico e sociale (...) legato al nazionalismo di Ataturk e fondato sui principi fondamentali espressi nel preambolo". Poi, lo stesso preambolo alla carta precisa che "nessuna opinione o interpretazione può essere giustificata a discapito degli interessi nazionali turchi, del principio di indivisibilità dell'entità turca (...), dei principi delle riforme e del modernismo di Ataturk, e (...) in virtù del principio di laicità, i sentimenti religiosi, che sono sacri, non possono in nessun caso interferire con gli affari di Stato o con la politica". Infine l'articolo 4 sancisce che i primi tre articoli, che riguardano il carattere repubblicano e democratico dello Stato e la sua laicità, sono immodificabili proibendo inoltre anche solo la proposta di una modifica: "Le disposizioni dell'articolo 1 della Costituzione, che stabiliscono la forma repubblicana dello Stato, come le norme dell'articolo 2, relative alle caratteristiche della Repubblica, e quelle dell'articolo 3, non possono essere modificate, né una loro modifica può essere proposta".

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Dietro quelle bombe esplose a Istanbul (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 29-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Dietro quelle bombe esplose a Istanbul ga.b. L'organizzazione indipendentista curda è responsabile di molti attentati e attacchi alle forze di sicurezza, e dopo un periodo in cui, seguendo l'esortazione del suo leader detenuto Abdullah Ocalan, aveva interrotto o ridotto le attivita armate, da un paio d'anni è tornata a colpire con forza e continuità. Ma la vera novità nel variegato manifestarsi della violenza che mina il faticoso cammino della Turchia verso il pieno dispiegamento delle sue potenzialità democratiche e in particolare verso l'accesso all'Unione europea, non si chiama Pkk (Partito dei lavoratori curdi). Ha un nome molto turco, "Ergenekon", come la leggendaria valle dell'Anatolia centrale, in cui secondo il mito abitavano genti disperse, fino a che un lupo grigio non si pose alla loro testa guidandole a diventare un popolo ed una nazione. L'Ergenekon del 2008 è un misterioso movimento clandestino ultranazionalista, che trama per favorire una svolta autoritaria ad Ankara. Fine del governo democratico degli islamo-moderati. Potere all'esercito. Addio all'Europa. Questo il programma eversivo dei novelli lupi grigi di Turchia, da perseguire attraverso metodi spregiudicati, che sostanzialmente consistono nel creare un clima di insostenibile instabilità politica e sociale, in cui la fine delle libertà ed un nuovo golpe militare diventino quasi inevitabili. La magistratura indaga ed ha già incriminato 86 persone. Fra loro due generali a quattro stelle in pensione, un direttore di giornale, il capo di un piccolo partito nazionalista, il presidente della camera di commercio di Ankara. Gente di un certo peso. L'inchiesta non ha ancora prodotto prove decisive a carico degli imputati, ma da mesi i media locali descrivono nei dettagli i piani del gruppo golpista, gli attentati e le violenze di piazza attraverso cui pensano di poterli realizzare. In Italia negli anni settanta si chiamava "strategia della tensione". Dire che i mandanti degli attentati dell'altra sera nel quartiere di Gungoren siano quelli di Ergenekon sarebbe altrettanto arbitrario quanto dare per scontato che i responsabili siano quelli del Pkk, che, a differenza di altre volte, in cui né smentivano mé rivendicavano, ieri si sono subito affrettati a negare ogni responsabilità. Ma è singolare che le bombe siano scoppiate alla vigilia dell'attesissima sessione della Corte costituzionale, convocata per decidere se mettere fuorilegge il partito islamico-moderato (Akp, Giustizia e sviluppo), che governa il Paese da diversi anni, avendo vinto nettamente le ultime due elezioni. In particolare nel 2007 l'Akp conquistò addirittura il 47% dei consensi, il ché gli ha regalato un'ampia maggioranza in Parlamento. L'anno scorso, prima del voto, nel Paese si sviluppò una vibrante contrapposizione fra il blocco sociale favorevole all'Akp, in parte religioso-tradizionalista e in parte semplicemente liberalconservatore, e il composito schieramento avversario, timoroso di vedere a poco a poco erose le garanzie di laicità e modernità della vita sociale e delle istituzioni turche. Se al centro di questa sensibilità laica palpita un cuore democratico e progressista, ai margini si manifestano istanze non meno oscurantise rispetto agli eccessi integralisti che vorrebbero sventare. La strage di Istanbul in un'ottica terroristica destabilizzatrice potrebbe essere un'estrema forma di pressione sullo Stato turco, affinché si liberi del pericolo fondamentalista e si getti nelle mani degli unici che sono davvero in grado di assicurare laicità e unità nazionale: le forze armate. La Corte costituzionale metta al bando il partito del primo ministro Erdogan e del capo di Stato Gul. Poi, anziché tornare alle urne, siano i generali per la quinta volta nella storia della Repubblica a prendere nelle proprie mani la guida del Paese. Se questo è il disegno, c'è solo da augurarsi che si nutra di ambizioni velleitarie e non abbia ispiratori occulti importanti all'interno dei ranghi militari. Il modo in cui i vertici delle forze armate si sono comportati dopo la vittoria elettorale dell'Akp lascia ben sperare. Consapevoli della forte popolarità dell'Akp, sancita dal responso delle urne, hanno desistito dal sabotare l'elezione di Gul a capo di Stato, cambiando strada rispetto a quanto avevano fatto prima del voto. C'è da augurarsi che Erdogan e Gul con altrettanta saggezza, evitino ora nuove sfide dopo quella realizzata con la legge che autorizza le studentesse a portare il fazzoletto di foggia islamica nelle università. Fu quella mossa a fornire il pretesto se non la ragione per la richiesta di scioglimento del partito. L'analisi.

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Eni e Enel: il primato dell'impresa pubblica R&S: crescono i profitti dei primi 50 gruppi italiani. 2008 difficile per le banche (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 29-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Eni e Enel: il primato dell'impresa pubblica R&S: crescono i profitti dei primi 50 gruppi italiani. 2008 difficile per le banche di Oreste Pivetta / Milano SORPRESE La prima notizia è che viene smentita la propagandatissima versione di un privato efficiente, coraggioso, dinamico, a caccia d'affari in tutto il mondo, e di un pubblico foraggiato dalle tasse dei cittadini, attento a difendere le posizioni del proprio privilegio. No, a sonnecchiare sono i privati, magari controvoglia. La seconda notizia è che comunque, malgrado ci si senta scossi dai venti delle più diverse tempeste, gli utili crescono e soprattutto per i privati, tra salti da un anno all'altro che fanno meraviglia. Il disegno, nei particolari, viene da uno studio di R&S, Ricerche e Studi, di Mediobanca, conti in tasca, tra il 2003 e il 2007 con alcune verifiche nel 2008, ad una parte dell'economia italiana, quella rappresentata dai "maggiori cinquanta raggruppamenti societari quotati in Borsa". E cioè trentanove raggruppamenti industriali, tra i quali gli ultimi entrati BeniStabili- Foncière de Régions, Prysmian, Davide Campari, Immsi-Piaggio e Intek, sei gruppi bancari e cinque assicurativi. I gruppi pubblici (accanto ad Alitalia, voracissima) sono soprattutto Eni e Enel, gli unici che siano riusciti a concludere acquisizioni all'estero (vedi Enel con Endesa), grazie a un atteggiamento aggressivo e grazie all'autorevolezza garantita dagli azionisti (pubblici) alle spalle. Il "resto" dell'Italia sono soprattutto banche e assicurazioni, cresciute certo, arricchite, ma in un panorama industriale segnato dal nanismo dell'impresa italiana, al di là delle eccezioni, da Fiat tornata agli utili a Luxottica che vende soprattutto fuori d'Italia. Il 2008 è incerto e lo sarà soprattutto per le banche, alla prova della crisi dei subprime: se la tendenza confermasse per intero i primi tre mesi, il bilancio finale sarebbe ben diverso da quello che si è chiuso nel 2007. I cinque principali istituti di credito "retail", ovvero Intesa SanPaolo, UniCredit, Mps, Ubi Banca e Banco Popolare, potrebbero chiudere l'esercizio 2008 con un risultato netto dimezzato, cioè con un calo del 49,3% rispetto al 2007, senza includere effetti straordinari registrati nel primo trimestre del 2007 (2,8 mld di plusvalenze di Intesa SanPaolo per la cessione al Credit Agricole delle partecipazioni in CariParma e FriulAdria). Il bilancio generale per cinque anni ha visto utili netti aggregati pari a 48 miliardi (più 161% rispetto al 2003). Le imprese a controllo pubblico hanno accresciuto del 72,2% i profitti (passando da 8,8 miliardi a 15,5), quelle private sono addirittura cresciute del 242,8%, passando da 9,3 miliardi a 32,7. I profitti maggiori del 2007 sono segnati da Eni (10 miliardi), seguono Intesa SanPaolo (7,3 miliardi) ed UniCredit (6,6 miliardi). Con i quattro miliardi di Enel e i tre miliardi di Generali si arriva al 64% del totale. Tra le società in perdita nell'esercizio scorso ci sono Alitalia (2,6 miliardi il cumulo nei cinque anni), Fastweb (oltre 800 milioni nello stesso periodo) e Stm (meno 324 milioni solo nel 2007). I maggiori incrementi di utile, in termini assoluti, sono riconducibili a Intesa SanPaolo (+5,1 miliardi), UniCredit (+4,6 miliardi), Eni (+4,4 miliardi) e Fiat (+1,9 miliardi). D'altro canto, sempre dal 2003, ci sono anche casi di riduzione dell'utile: oltre a Stm che ha chiuso il 2007 in rosso, ci sono Aem, Indesit Company, Aurelia, Impregilo e Cattolica Assicurazioni. In termini di crescita del valore aggiunto, al primo posto si posiziona Lottomatica che tra il 2005 e il 2007 ha registrato un miglioramento del 216%, seguita da Fonciere des Regions (+160,4%) e la finanziaria dei Benetton Ragione (+90,2%). La crescita di Lottomatica e Foncière riflettono le acquisizioni rispettivamente di GTech negli Usa e di Beni Stabili in Italia. Infine, le aziende che investono di più in ricerca (in proporzione al fatturato) sono StMicroelectronics e Finmeccanica. Cioè due società a controllo pubblico.

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Le parole del papa e il cuore aperto - don andrea gallo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-07-2008)

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Pagina II - Genova le paRole del papa e il cuore aperto DON ANDREA GALLO (segue dalla prima di cronaca) Il Vicepresidente della Regione Liguria difende con sicurezza la sua "Crociata?dei Doveri". A mio avviso, il dovere prioritario e irrinunciabile di ogni cittadino è quello di riconoscere gli articoli della Carta dei Diritti dell'Onu, della nostra Costituzione e di tutte le costituzioni liberali e democratiche. Si dice, a più voci, che a Genova non ci siano ancora le condizioni per arrivare a costruire pacificamente una Moschea. Se è vero, la maggioranza dei genovesi è fuori dalle costituzioni democratiche. Non credo assolutamente a queste previsioni pessimistiche. Si tratta, con fatica, di ascoltare innanzitutto la presenza dell'altro, prima ancora delle sue parole e di percepire qual è il suo bisogno. è nell'umile ascolto che ci si confronta anche con la paura, sentimento che non va rimosso bensì affrontato. Non si deve, con buonismi, sminuire la paura ma accogliendola come realtà che interpella, che pone domande, cui si è chiamati a dare onestamente risposte sagge, senza ipocrisie e pregiudizi, proprio nel confronto tra la propria identità e quella dell'ospite sconosciuto. Genova, nonostante i profeti di sventura di turno, che con la menzogna pontificano, è sempre stata originale e stimolante laboratorio politico-sociale. Senza abdicare alla propria cultura e alle leggi vigenti (da migliorare) non è umano, cristiano, ripudiare chi giunge con un suo bagaglio che definisce cultura, religione. è assodato esigere il rispetto delle regole. Cominciamo a riconoscere la nostra Costituzione: è una regola aurea. Nascerà un progetto nuovo che richiederà sicuramente stretta vigilanza, attenta riflessione, disponibilità a cambiare, saldezza di convinzioni. Vent'anni fa sorgeva la moschea a Roma con minareto, con Wojtyla e Pertini. Un referendum consultivo per la "libertà di culto" non si può spacciare come autentica partecipazione democratica, ma è inequivocabilmente un vistoso segno di intolleranza. Non reggono certe acrobazie dei vari distinguo contraddittori. Dalla giunta di centrodestra di Milano, a questo proposito, giungono segnali significativi ed intelligenti. Miei cari promotori, volete assumervi questa pesante responsabilità? La "Democrazia" va presa sul serio. Minaccia di smarrirsi qualcosa che ha fatto parte del "patrimonio storico" di questa città. Si assiste all'invenzione improvvisa di nuovi espedienti, trionfalismi sconnessi, sussultori, frettolosi. Cui prodest? A chi giova? Forse alla sicurezza, alla legalità, ad una nuova convivenza umana? Donne e uomini di buona volontà , e voi soprattutto giovani, con la pazienza laica della Democrazia, con i politici e i laici, le chiese cristiane, la sinagoga, cerchiamo insieme un luogo idoneo dove la moschea possa essere edificata, per non mortificare le diversità, ma possano esprimersi nella riappacificazione di una cittadinanza comune. Genovesi: "Osiamo la Speranza". Vorrei tentate di aiutare a "pensare in grande", accogliere nel frammento qualcosa del tutto, a ridare dignità e ampiezza di vedute a prospettive troppo spesso tentate di ripiegarsi su di un angusto cortile e, Dio non voglia, di mera propaganda politica a basso costo. Il proprio della Comunità cristiana nelle attuali contingenze, il suo compito profetico, la sua preghiera, consiste forse in un lavoro di profondità e di lungo periodo che getti le basi per una convivenza possibile e praticabile che dia senso, che apra al futuro, suscitando attese e progettualità e renda vivibile l'oggi. Lo ripeto a me e a tutti: "Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei".

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"quell'intesa non basta l'islam è troppo variegato" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina II - Genova Enrico Musso, senatore e leader dell'opposizione a Palazzo Tursi "Quell'intesa non basta l'Islam è troppo variegato" Senatore Musso, lei cosa pensa del referendum sulla moschea? "E' sbagliato dire che sia anticostituzionale, perché in discussione non c'è la libertà di culto ma il luogo dove la si esercita. Però..." Però? "Sono i politici che devono fare il loro mestiere e pronunciarsi, sulla base del mandato ricevuto. Non ha senso ricorrere alla consultazione popolare, ci sono i politici eletti, se ne occupino loro. Il referendum non è necessario, discutere la vicenda in consiglio sì". Lei sulla moschea è possibilista... "Io sono favorevole, ma con delle condizioni precise: di avere ogni garanzia, sicurezza e trasparenza, in primo luogo; ma ricordiamoci che il mondo musulmano è molto variegato, e non è che l'intesa con un soggetto valga per tutti. Bisogna, infine, fare i conti con il luogo prescelto, vedere se ci sono compatibilità ambientali e sociali. Oltre ovviamente a quei cardini di civiltà, ad esempio nei confronti delle donne, che non possono essere accantonati". Senatore, lei mette paletti, ma molti suoi amici del centrodestra alzano gli scudi. E anche un cattolico come Monteleone resuscita una questione cristiana che sa di crociata. Cosa ne dice? Io mi chiedo cosa accada, visto che la stessa chiesa cattolica è più tollerante di Monteleone... E non sta in piedi l'obiezione che nei paesi musulmani non si possano costruire templi cattolici: se loro sbagliano, dobbiamo sbagliare anche noi? A parte il fatto che ritengo che una tale condotta sia contro il Corano, dobbiamo perpetuare la legge del taglione? Il centrodestra si divide a Genova e a Milano tratta con l'imam... "Ma sì, certo, le posizioni sono articolate. Le condizioni che pongo sono tali che i motivi di contrarietà di una parte del centrodestra verrebbero depotenziati; in questo modo si dividono ile preoccupazioni tra l problema della sicurezza e il riferimento agli immigrati che se ne fa automaticamente. Accettiamo quello che chiunque vorrebbe e mettiamo paletti che impediscano la nascita di centrali del terrorismo, la soluzione si trova". Alla fine, battaglia politica e basta? "Ci scanneremo, qualche politico finirà in un bagno di sangue, magari io, magari altri... e finiremo comunque lì, a cercare un'intesa". (d. al.).

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Quel prete rivoluzionario moderno e scomunicato (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-07-2008)

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Pagina XXI - Roma L'autobiografia Quel prete rivoluzionario moderno e scomunicato "Pellegrino di Roma" è un libro "rovente": messo all'Indice dalla Chiesa Cattolica, osteggiato fortissimamente e per questo ancora oggi introvabile, seppur ricercatissimo. E' l'avvincente autobiografia di Ernesto Buonaiuti, sacerdote antifascista, scomunicato dalla Chiesa Cattolica per le sue idee, figura saliente del modernismo italiano. Buonaiuti, attuale e rivoluzionario, sostiene che l'evolversi della fede deve portare ad una sempre nuova comprensione democratica.

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Sorpresa, italia al top per competitività - valentina conte (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Economia Sorpresa, Italia al top per competitività Per Onu e Wto la nostra industria è seconda solo alla Germania nel mondo Il dossier L'economista Fortis: "Il Paese è bloccato all'interno, ma fuori ha successo" VALENTINA CONTE ROMA - L'Italia che compete ha successo. Non è di serie B. Anzi, nel mondo è seconda solo alla Germania. Mancava una certificazione ufficiale per allontanare l'immagine del declino. Ora c'è, sintetizzata da un indice poco conosciuto elaborato da Onu (Unctad) e Wto. Si chiama Tpi (Trade performance index) e colloca il nostro paese ai vertici della classifica mondiale dei più virtuosi nel commercio con l'estero. Una sorpresa? "Ci possiamo togliere qualche soddisfazione dopo tanta ingiustificata autocommiserazione", dice Marco Fortis, docente di economia industriale alla Cattolica di Milano e autore del dossier che sarà pubblicato dalla Fondazione Edison sul Quaderno di agosto. "In questi anni abbiamo vissuto un paradosso - spiega - un'industria che va benissimo sui mercati internazionali, ma che fatica all'interno". Una contraddizione cavalcata da classifiche impietose - gli indici dell'Imd di Losanna o quello del World economic forum - che mettevano l'Italia dopo Zimbabwe o Bulgaria. "Si è fatta confusione tra attrattività e competitività", spiega ancora Fortis. Insomma, è vero che l'Italia non attira. Burocrazia, criminalità, costo del lavoro troppo alto, ristagno dei consumi allontano gli investimenti. E qui siamo in coda agli altri. Ma nelle esportazioni (il 20% del Pil) no. Anzi, il commercio estero si conferma l'eccellenza dell'economia italiana. I settori delle "quattro A", i più apprezzati fuori confine - abbigliamento, arredo, alimentari, automazione meccanica - da soli custodiscono un "tesoretto" (113 miliardi nel 2007) che compensa quasi tutte le dipendenze, cioè il deficit commerciale storico (120 miliardi): energia, automobili (soprattutto di lusso), chimica farmaceutica, elettronica, materie prime. "Ma quale sorpresa, l'avevamo detto", dice Giuseppe Morandini, vicepresidente di Confindustria. "Sappiamo i sacrifici di questi anni per mantenere le posizioni di mercato e generare un'idea al giorno. Conosciamo gli sforzi dei nostri collaboratori per sostenere i marchi in tutto il mondo". In questo senso anche il derby Italia-Spagna scolora. Gli spagnoli hanno alimentato il Pil con le infrastrutture. Ma ora l'edilizia è al collasso. Così gli Stati Uniti che hanno puntato su Internet e mutui. "Crescevano per bolle", sintetizza Fortis. Risultato: sono fuori dalla top ten del nuovo indice Tpi. E in buona compagnia. Oltre a Spagna e Usa, mancano anche Inghilterra, India, Cina, Brasile. Paesi che avanzano a ritmi vertiginosi in termini di ricchezza prodotta (il Pil a due cifre, mentre l'Italia è a crescita zero), ma che puntano sul "petrolio verde", le risorse agricole (la soia e la canna da zucchero del Brasile), i servizi (i call center e Bollywood dell'India). "Per fortuna le nostre industrie non hanno smesso di fare quello che sanno fare meglio", sospira Fortis. C'è il divario Nord-Sud da recuperare, le famiglie da rassicurare, il motore interno da riavviare. "Ma siamo in allarme anche all'estero - avverte Morandini - facciamo fatica con i prezzi alle stelle e i cambi sfavorevoli, non più gestibili. Come imprese abbiamo dato idee e margini. Ora aspettiamo risposte e sostegno dal sistema paese".

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Una bellissima sconfitta, lavoreremo per la sinistra (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 29-07-2008)

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RIFONDAZIONE "Una bellissima sconfitta, lavoreremo per la sinistra" Dopo il congresso, Vendola guarda alle elezioni locali e alle europee. "Il partito è irriconscibile. Ma non lavoreremo a far cadere Ferrero, rilanceremo il nostro progetto politico" lavoreremo per la sinistra" Di scissione non si parla. Perché "dobbiamo salvare il partito" Micaela Bongi Sconfitto al congresso del Prc da una maggioranza costruita con tre mozioni intorno alla candidatura del nuovo segretario Paolo Ferrero, annunciando il ritiro dalla corsa per la segreteria domenica Nichi Vendola era stato definitivo: "Considero questo congresso come la fine della storia di Rifondazione come l'ho conosciuta in 38 anni di militanza". Chiuse le assise, il presidente della Puglia non cambia idea. Hai detto che non esiste più il Prc di prima. Ora ce ne sono due? Intanto è molto importante rendere comprensibile questa mutazione genetica. La fine di quella vicenda che ha avuto nella fase della coabitazione tra Cossutta e Bertinotti una sua rappresentazione particolarmente simbolica. La convivenza di culture diverse che convergevano su un punto fondamentale: Rifondazione intesa come la ricostruzione di un partito di massa, fuori da qualunque tentazione minoritaria. Rifondazione come soggetto capace di connettere pratica sociale e iniziativa politica. Rifondazione come cantiere dell'innovazione. Non solo un partito, ma una traccia di lavoro. Rottura con lo stalinismo e assunzione della nonviolenza come nuova grammatica dell'agire politico. Questa storia è stata Rifondazione. Oggi Fausto Bertinotti, io o Franco Giordano siamo all'opposizione; al governo del partito c'è Falce e Martello. Si muovono verso una linea politica che oggettivamente è l'unità dei comunisti, la regressione identitaria è palese. Tu sei andato oltre. Hai accusato chi ha vinto il congresso di giustizialismo e plebeismo. Nel corso degli interventi ho sentito espressioni paradossali benché emblematiche, si è parlato di costruire il nuovo Cln con Di Pietro. Come se esistesse una domanda di legalità sganciata dalla questione sociale. L'antipolitica non è una sacrosanta manifestazione indignata. L'epicità di una piazza scandalizzata è quello che sta in superficie. Antipolitica è diffondere una cultura del potere mistificante. Noi rubavamo a Pasolini la metafora del Palazzo. Ma lì non c'erano solo i ministri, anche altri poteri, i petrolieri.... Oggi si identifica il potere con la Casta. Al congresso ho sentito anche un'analisi della sconfitta disarmante, teorizzare che non è tanto la destra che ha vinto ma è la sinistra che ha perso per me è sconvolgente. La destra si è insediata dentro ogni interstizio della società, dentro ogni transistor del sistema delle comunicazioni, nella produzione di simboli, di immaginario. Dunque le polemiche sul giustizialismo non riguardavano solo la presenza di Ferrero a piazza Navona con Di Pietro? Lui ha risposto che in quella stessa piazza c'erano Claudio Fava e Fabio Mussi, di Sd, e i Verdi, con cui volevate fare la costituente di sinistra. Mussi e Fava sono stati lo spauracchio del congresso, non puoi recuperarli in corner perché ti sono utili. Io non parlo di piazza Navona, ma della nostra cultura. Del fatto che siamo stati accusati di violazioni al sud come se quello fosse il nostro costume per fare la battaglia congressuale, senza alcun garantismo. E poi sono state proposte analisi minimaliste e ricette massimaliste, come se bastasse la vecchia formuletta "in basso a sinistra". Una riedizione un po' volontaristica dell'autonomia del sociale. Non c'è un sociale immacolato, c'è un sociale complicato. Non è che siccome siamo stati inefficaci quando eravamo nelle istituzioni ora, duri e puri e capaci di presenza, riusciremo a riguadagnare l'operaio della Fiom che ha votato Lega. C'è una tale livello di astrattezza... Tutto un dover essere, una deontologia dei piccoli gruppi che rimuove il tema del mondo dei lavori per come essi si sono plasmati. Parliamo di una precarietà che non ascoltiamo. Come si può pensare che la riduzione alla sloganistica possa consentirci di intercettare un mondo giovanile capace di esprimere domande di cambiamento... E se nel mio congresso si dice che non è importante che un leader sappia usare i congiuntivi? La storia dei comunisti è stata storia di impegno per l'alfabetizzazione contro qualunque rappresentazione della classe come una plebe. E poi la questione del mezzogiorno. Certo, una contesa così aspra come quella del congresso porta all'esposizione delle proprie viscere. Ma qui nell'immaginario del partito del nord si è radicato un pregiudizio sul partito del sud. Si è costruito un preconcetto molto brutto. L'insieme delle cose che ho descritto è esplicativo di come sia potuto accadere che si sia formata una maggioranza eterogenea, raccogliticcia e improbabile tra ex Dp, Ernesto, Falce e Martello. Collante di quella maggioranza non è stata la volontà di chiudere con la passata gestione del partito? A dirigere il partito c'era Ferrero, c'era Russo Spena, non c'ero io. Io ero nella trincea pugliese. Non pensi che anche il tuo chiamarti fuori dalle responsabilità, tra l'altro essendo il "delfino" di Bertinotti, ti abbia danneggiato? Al congresso ho sentito anche che il più grande dissenso da Bertinotti l'ho esercitato io, all'epoca del governo Dini. Ho praticato autonomia di pensiero e anche il diritto a sbagliare. Diciamo che mi è stata rimproverata una tendenza al leaderismo per una proposta di candidatura esplicita votata da 21.000 iscritti a fronte di una candidatura "in sonno", quella di Ferrero. La mia candidatura è stata rappresentata come proposta di scioglimento del partito, una falsificazione. Questo elemento fa parte del degrado della vita interna. E' indicativo di come il Prc sia parte del problema che si chiama "crisi della sinistra": il dileggio, la pulsione belluina nella contesa denigratoria, la perdita dei vincoli solidaristici. Tutto questo è entrato nel Prc. Sono stati commessi danni molto gravi, è stato inquinato tutto il campo. A proposito di leaderismo, non hai pagato anche il fatto di essere stato l'uomo delle primarie e il "governatore" della Puglia? Bisognerebbe avere un atteggiamento laico. Le primarie in Puglia sono state un fatto dirompente, di partecipazione, di innovazione, non è che hanno portato all'emersione del fenomeno televisivo Nichi Vendola, dietro c'erano anni di battaglia nel territorio. Ma non è detto che quel sistema sia stato digerito da tutto il partito. La capacità di presa di parola nel partito è stata limitata con la limitazione del tesseramento, considerato come una minaccia o frutto di possibile falsificazione e non come una domanda. Io credo che fosse corretto rendere esplicite le candidature. Abbiamo semmai assistito a un episodio di leaderismo costruito sul primato della tattica. La non candidatura di Paolo pesava come la mia candidatura. E in quella non candidatura c'era la libertà dell'aggressione personalizzata. Poco male. Ma dover ascoltare anche la mitologia per cui Ferrero era diventato l'interprete della base quando era stato ministro del governo Prodi... Ha detto di aver sbagliato. Una parte di quelli che hanno sbagliato deve essere processata e un'altra promossa? E ora, come si qualificherà nell'azione politica dei prossimi mesi la differenza tra queste due parti? La nostra area resterà nel Prc, e sarà protagonista concretamente nei territori della ricostruzione della sinistra. Non lavoreremo perché inciampi la segreteria di Ferrero, lavoreremo per preservare una prospettiva che quella segreteria non garantisce. I nodi verranno presto al pettine, ci sono le amministrative - e già nella nuova maggioranza si discute sulla permanenza nelle giunte - e le europee, già vedo una bella rimpatriata comunista e anticapitalista. Ci possono essere conseguenze sul piano europeo e nazionale, io lavoro per evitare queste conseguenze. Intanto la tua area, Rifondazione per la sinistra, continuerà a dialogare con Sd e i verdi? La mia area nasce con questo Dna, va verso la riaggregazione a sinistra. Fino a quando sarà possibile evitare la scissione? Alle europee come arriverete? La scissione è stata un'altra invenzione propagandistica. Ho subito una bellissima sconfitta che mi consegna una grande forza maturata nella durezza di questo scontro. E mi sento di poter agire dentro questo spazio che è Rifondazione nella prospettiva che venga sconfitta sul campo la tendenza al minoritarismo senza politica. Ho sempre detto che il Prc è il luogo del mio senso e del mio dissenso. Qui resto, anche per responsabilità. Oggi ci sono una piattaforma e un gruppo dirigente col fiato corto. Non c'è risentimento, ma la necessità di essere impegnati a salvare il partito, un pezzo indispensabile per il futuro della sinistra. E il rapporto col Pd, che nello scontro feroce è sembrato il principale oggetto del contendere? Per una maggioranza di questo partito che ogni tre parole dice "comunista" bisognerebbe ricordare i classici. La necessità di alleanze con i borghesi di pagine marxiane e quel richiamo metodologico di Togliatti all'analisi differenziata. Noi quando facciamo politica non siamo dentro a una chiesa, né valdese né cattolica, siamo in un luogo nel quale le cose attorno a noi si muovono. Il Pd significa o esorcismo o ingresso in prigione? Mai col Pd o prigionieri del Pd? Autonomia non è autismo, un di meno di interlocuzione. Bisogna aprire un terreno di sfida, una contesa delle idee, fare l'analisi di come va quel progetto, di come si argina la deriva moderata. Nel Pd, il vostro congresso lo ha vinto Veltroni e perso D'Alema? Alla fine il "mai con la sinistra radicale" si sposa bene col "mai con il Pd". Vince chi non fa politica, l'autoconsolazione rispetto a una tempesta che ci sta radendo al suolo. Non sarebbe stato meglio un congresso per tesi? Non si può cominciare una discussione con un atto violento e fraudolento come quello che si è consumato nel primo comitato politico nazionale dopo le elezioni. Non si può intervenire violentemente sul gruppo dirigente, caricarne un pezzo di qualunque colpa, fare una drammatica conta interna all'indomani di una brutale conta esterna. Quel Cpn ha segnato profondamente le nostre vicende portando a questo esito sciagurato. La defenestrazione di Franco Giordano e quella simbolica di Bertinotti sono l'atto costitutivo del nuovo gruppo dirigente. Per quanto mi riguarda non sono pentito, non tornerei indietro.

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<No all'immunità parlamentare Ora bisogna sminare il campo> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 29-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-29 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE "No all'immunità parlamentare Ora bisogna sminare il campo" "Mancino? Impropria la sua sortita sul lodo Alfano" ROMA - "L'appello del presidente della Repubblica non può né deve cadere nel vuoto, ed è compito della politica individuare il percorso per tornare al clima di dialogo che contrassegnò la campagna elettorale e l'avvio della legislatura". Anche il presidente del Senato si adopera per trovare quel "percorso ", e sapendo che "l'ostacolo è la giustizia" indica la soluzione, invita a "escludere dal dibattito politico-parlamentare" la questione dell'immunità, si rivolge a Silvio Berlusconi e a Walter Veltroni, si dice "certo" che il premier e il leader del Pd "raccoglieranno l'invito di Giorgio Napolitano e non si faranno sfuggire l'occasione di dare al Paese le riforme ". Si muove al limite del proprio ruolo, Renato Schifani, ma lo fa "in sintonia" con il capo dello Stato "che si spende in questa fase di conflittualità estremamente preoccupante, e che fin dell'inizio della legislatura ha dato prova di non essere uno statico garante delle regole, ma un elemento propulsore perché la politica trovi appropriati toni di moderazione". Aveva allora torto Berlusconi quando indirettamente lo criticò, contestando che le cariche istituzionali erano "occupate dalla sinistra". "Berlusconi contestava il metodo della scelta, non le persone che rappresentavano le istituzioni. L'azione di Napolitano va condivisa. Ritrovare un clima positivo non sarà facile, dato che l'approvazione del lodo Alfano ha esasperato le posizioni. Ma i margini a mio avviso ci sono". Veltroni è parso voler chiudere il dialogo con il premier. "Invece nella sua lettera al Foglio individua gli spazi per il confronto, vedo la sua volontà di rivendicare quel profilo di sinistra riformatrice che sta nel Dna del Pd. Insomma, io ci credo. A maggior ragione dopo l'esito del congresso del Prc, che intende proporsi al Paese come un partito solo di lotta e con una forte accentuazione dell'identità comunista. Questo esito dovrebbe imporre al Pd di tornare alla scelta originaria di partito a vocazione maggioritaria ". Se ritiene che Veltroni sia disponibile al confronto, allora è da Berlusconi che deve venire un gesto di disponibilità. "Il premier è aperto al confronto. è necessario sminare il terreno del confronto sulle riforme. Inutile girarci attorno: il problema è la giustizia. E vanno tolti dal campo gli elementi che possono esasperare il clima. Mi riferisco al ripristino della vecchia immunità per senatori e deputati. Penso che l'argomento vada accantonato, altrimenti temo si allontanerebbe la possibilità di trovare una convergenza tra schieramenti, forse si comprometterebbe definitivamente il dialogo, certamente lo si inquinerebbe. E comunque il tema non è nell'agenda del presidente del Consiglio". Sì, ma potrebbe entrare in Parlamento con un emendamento. "Le prerogative dei parlamentari vanno rispettate. Sollecito però caldamente la maggioranza a ragionare sul peso che una simile mossa avrebbe nel confronto con l'opposizione. Resta comunque da sciogliere il nodo politica-giustizia, e cioè l'alterazione degli equilibri tra poteri: un problema che ci trasciniamo dalla fine della Prima Repubblica ". Un problema sollevato anche da Napolitano. "E che a mio avviso può trovare soluzione non con il ritorno all'autorizzazione a procedere ma attraverso un'altra strada: con un percorso consensuale maggioranza- opposizione per una riforma costituzionale del Csm. Se ne parlò nella Bicamerale di Massimo D'Alema, se ne parla oggi nell'attuale opposizione. Non si vuole né si deve penalizzare la magistratura, semmai bisogna depoliticizzare il Csm, diventato una sorta di parlamentino politico. Le ipotesi sono tante: l'aumento dei membri laici rispetto ai togati, la creazione di una sezione disciplinare autonoma, una durata settennale del mandato come proposto dall'ex presidente della Camera Luciano Violante... Perciò non è il caso di cercare scorciatoie per ripristinare l'equilibrio tra poteri. La via retta è riformare il Csm con il consenso dell'opposizione o di parte di essa". Magari la "via retta" il governo avrebbe potuto prenderla prima, evitando le norme blocca-processi e il lodo Alfano. "La polemica sul decreto sicurezza ha offuscato purtroppo l'introduzione di norme pesantissime contro la mafia, con l'inasprimento del 416 bis e dei sequestri patrimoniali. E con il lodo Alfano, la maggioranza e il governo si sono assunti la responsabilità di garantire continuità d'azione all'esecutivo, stabilendo che la discontinuità può essere legata a scelte politiche e non ad ingerenze esterne della magistratura". Considera un'ingerenza anche quella del vice presidente del Csm, che ha esortato a rafforzare il lodo con una legge costituzionale? "Stimo Nicola Mancino, che è stato mio presidente del Senato ed è persona moderata. Ma devo confessare che la sua sortita mi è parsa impropria. Dietro quelle parole vi era un'esplicita non condivisione del percorso ordinario della legge. Personalmente non la penso così, e spogliandomi per un istante dalla carica che ricopro faccio un ragionamento giuridico: se la Consulta a suo tempo avesse ritenuto il "lodo Schifani" carente sotto quel profilo, l'avrebbe fatto subito, senza dover entrare nel merito. Non è stato così. E i rilievi della Corte sul merito sono stati recepiti nel nuovo lodo. La pensano allo stesso modo molti giuristi. Ora però si guardi avanti, a come togliere gli ostacoli". Sulla giustizia ce ne sono altri? "C'è quello sulle intercettazioni. Il capo dello Stato condanna giustamente il voyeurismo mediatico. Tutti concordano ma finora non si è riusciti a superare lo stallo. Il governo ha presentato un disegno di legge in materia e ritengo si possa arrivare a un'intesa con l'opposizione. Basterebbe dividere la disciplina per la modalità della pubblicazione sulla stampa - con sanzioni severissime che però escludano la reclusione dei giornalisti - dalle norme che regolano l'uso giudiziario delle intercettazioni. Per risolvere l'emergenza mediatica credo si possa trovare un'intesa bipartisan. Le altre norme andrebbero a mio avviso inserite nella riforma giudiziaria. Così eviteremmo il cortocircuito politico. E il Parlamento, in un clima sereno, potrebbe varare il pacchetto affrontando nodi molto delicati". Compresa l'azione penale e la separazione delle carriere? "Tutti sappiamo che l'obbligatorietà dell'azione penale ormai è un'affermazione retorica. Penso che dovrebbe essere il Parlamento a indicare le linee prioritarie. Però con una maggioranza qualificata, non con una maggioranza semplice. Quanto alla separazione delle carriere, che grazie alla legge in vigore sta comunque cominciando a realizzarsi, sarebbe un naturale sbocco a seguito della riforma del Csm". Non pensa che il dialogo resti impossibile se il governo continua a fare uso sistematico della decretazione d'urgenza e della fiducia in Parlamento? Anche questo dice Napolitano. "Non è un tema nuovo. Anche il precedente governo fece lo stesso. Ma siccome questa legislatura deve essere diversa dalle altre, mi impegnerò perché si dia più spazio all'iniziativa legislativa ordinaria, anche del Parlamento. A costo di lavorare qualche giorno in più". Un Parlamento intasato, visto che Berlusconi punta a varare insieme il federalismo fiscale e la riforma della giustizia. "Intanto da meridionale vorrei dire che il federalismo fiscale è una sfida. Il Sud non chiede più assistenzialismo ma infrastrutture, e questo il governo lo ha recepito. Ma il Sud deve avviare anche un processo di efficienza amministrativa per stare al passo con il resto del Paese. Comunque evitiamo i luoghi comuni. Perché la mia Sicilia, se potesse contare per intero sui redditi prodotti al proprio interno, sarebbe una Regione con un bilancio in attivo". Torniamo alla tabella di marcia del premier sulle riforme. "Solo in un clima di dialogo è possibile procedere su temi così delicati contemporaneamente, altrimenti il percorso si farebbe più complicato. Certo, la legislatura è lunga, ma non è questo il punto. Io credo sia necessario che si rassereni il clima, e che il Parlamento diventi il luogo del confronto. Il sistema politico non ha scelte, non può fallire, sebbene non mancheranno momenti difficili ". A cosa si riferisce? "Non vorrei che qualche forza politica, assumendo un ruolo pseudo-antagonista, si opponesse a una riforma condivisa sulla giustizia. Nel rispetto dei diritti garantiti costituzionalmente a ogni partito, ritengo però che forze minoritarie non dovrebbero pregiudicare le finalità che stanno a cuore alla stragrande maggioranza degli italiani". Dal modo in cui ha solidarizzato con Piero Fassino, si ha l'impressione che per lei anche il caso Telecom venga usato come strumento di disturbo al dialogo. "Ho voluto manifestare la solidarietà a Fassino, perché lo considero una persona onesta. Il mio gesto voleva poi essere un messaggio per il ritorno al rispetto della politica e degli uomini che fanno politica. Quanto al caso Telecom, spero che questi eventi siano casuali. Ci sono dei momenti in cui il sistema vive fibrillazioni esterne al confronto fisiologico tra partiti, come se qualcuno lavorasse ad avvelenare i pozzi. Ma questo quadro politico in Parlamento, la nascita del Pd e la costruzione del Pdl, siano una garanzia per il processo di riforme. Occasioni così non ne abbiamo mai vissute. Per questo le parole di Napolitano non devono cadere nel vuoto, e sono certo che Berlusconi e Veltroni raccoglieranno l'appello". La carriera Il presidente del Senato Renato Schifani è nato a Palermo l'11 maggio 1950. Ex Dc, si iscrive a Forza Italia nel 1995, è capogruppo a Palazzo Madama dal 2001 al 2008, durante la XIV e la XV legislatura Francesco Verderami.

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L'Africa fantastorica (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 29-07-2008)

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LIBRI E' uscito "L'inattesa piega degli eventi", il nuovo romanzo paracalcistico di Brizzi L'Africa fantastorica Stefano Piazza Cosa sarebbe accaduto, se Mussolini avesse deciso di non seguire la follia tedesca? Se lo domanda Enrico Brizzi, scrittore bolognese divenuto famoso con Jack Frusciante è uscito dal gruppo, nel suo nuovo libro L'inattesa piega degli eventi (Baldini & Castoldi, euro 19,50) che sceglie il 1960 di un'Italia "alternativa" per ambientare la bella storia "ucronico-sportiva" di Lorenzo Pellegrini, giornalista innamorato del calcio e di troppe belle donne. Beh, forse saremmo ancora fascisti, ipotizza Brizzi, e ricorderemmo la Seconda Guerra Mondiale come la "Nostra Guerra". Nel 1945, dopo aver pagato con una dura invasione nel nord del Paese la decisione di opporsi a Hitler, il Duce sarebbe apparso come un trionfatore, conquistando per l'Impero una vasta porzione dei possedimenti francesi in Africa. I Savoia sarebbero scomparsi dalla scena in modo più cruento e la nuova costituzione "laica e littoria" avrebbe privato la Chiesa del suo ruolo sociale e di molti beni immobili ("l'unica cosa sensata che hanno fatto in quarant'anni è stato requisire i beni dei preti"). Il Paese, pur avvelenato da decenni di autoritarismo, avrebbe forse vissuto stagioni di relativo prestigio internazionale e prosperità economica: gli oppositori, veri o presunti, avrebbero subito la deportazione nelle ex colonie africane, promosse al rango di "Repubbliche associate". E sarebbero arrivate parole nuove, adatte ai tempi, veri e propri "neologismi fascisti" (come "roch e roll"), mentre le squadre di calcio avrebbero mantenuto nomi autarchici (il Milano e l'Ambrosiana Inter, su tutte). In questa strana realtà, è la figlia dell'editore di Stadio, il giornale per cui Lorenzo lavora, a trasformare del tutto la sua vita: il cronista sportivo frivolo ed egocentrico perde l'accredito per le Olimpiadi di Roma e finisce in Africa a seguire le fasi finali della Serie Africa, la lega che raggruppa le migliori squadre eritree, etiopi e somale sotto l'egida della Federcalcio romana. Lorenzo vedrà sgretolarsi ogni certezza nel corso del suo viaggio: la forza dell'apparato fascista, la "pacificazione" degli africani e la fedeltà dei coloni al Duce. Lo sbarco in questo mondo alieno, l'avvicinamento a un campionato percepito come "minore", ma ricco di fascino, di mistero, di talento, e la rivalità, vissuta in prima persona, fra squadre "per soli bianchi" e i club interrazziali cari agli antifascisti trasformano Pellegrini in un uomo diverso. L'avventura, vissuta all'inizio come una penitenza da scontare in fretta per poi tornare sui campi della Serie A, diviene con il passare delle pagine l'unico obiettivo del cronista, che seguirà a Roma la squadra campione (meglio non svelare altro) per il Trofeo delle sette repubbliche, con Testa Mora di Ajaccio (Corsica), il Ricreativo Tirana (Albania), La Valletta (Malta), Fortitudo Rodi, Virtus Bengasi (Libia) e Nizza. Più la Juventus campione d'Italia. In Africa, l'inviato di Stadio scoprirà le curve organizzate e il tifo violento (oltre alla collusione tra questi e le società). Ma anche la passione per un calcio magico e impossibile, con squadre dai nomi esoticamente improbabili, o fascisti, come il Birra Venturi Asmara, il San Giorgio Addis Abeba (che lo stregherà), le Fiamme Nere Gibuti, l'Abissinia Dire Daua. Qualcuno, parlando dei personaggi di questo libro, ha scritto che Iohannes Aregai avrebbe il carisma di Roberto Baggio ed Ermes Cumani la follia di Cassano, anche se la finzione letteraria eleva tutto, pregi e difetti, all'ennesima potenza. Insomma, fosse anche il peggior romanzo del mondo (ma non lo è, tranquilli), dovreste leggere il libro di Brizzi anche solo perché vi regala la possibilità di immaginare ý?rpád Weisz con quattro scudetti in bacheca, dopo sei anni sulla panca del Bologna, in un'Italia incapace di immaginare l'abominio delle leggi razziali. Il tecnico ebreo ungherese, nella realtà, rimase in Emilia solo due anni (con 2 scudetti) e finì con la propria famiglia nel campo di Auschwitz. E per il divertimento puro nel racconto (e nella lettura) del "giuoco" del calcio, con le azioni di Cumani e del San Giorgio che richiamano l'epica cinematografica di Fuga per la vittoria, con la classe dell'outsider di fronte allo strapotere e alle vessazioni del favorito gigante fascista. Diamo fiducia a Brizzi, dunque, che, per la prima volta nella sua carriera, tenta l'esperimento della narrazione ucronica (o fantastorica, in cui si ipotizzano scenari più o meno plausibili in un mondo contemporaneo originato da eventi storici differenti da quelli noti), un genere letterario non diffusissimo in Italia, ma che ha visto all'opera scrittori fondamentali come Philip Dick (La svastica sul sole), Harry Turtledove (i monumentali cicli di Invasione e Colonizzazione), Robert Harris (Fatherland) e addirittura un improbabile Winston Churchill (Se Hitler avesse vinto la guerra), forse il più celebre -di certo il più inatteso- scrittore ucronico di tutti i tempi. In Italia, il genere prende spunto quasi sempre da "variazioni sul tema" del Fascismo, immaginando possibili percorsi alternativi: tra gli esempi di questo filone, il più noto, prima di Brizzi, era la trilogia Occidente di Mario Farneti, che racconta la storia di un'Italia fascista sopravvissuta alla Seconda Guerra Mondiale e divenuta una superpotenza sconfiggendo l'Unione Sovietica in un terzo conflitto. Francesi, portoghesi, spagnoli, inglesi, tedeschi, belgi, olandesi sono stati protagonisti della follia e dell'atrocità imperialista europea, in Africa ma non solo. Gli italiani, ovviamente, non si sono tirati indietro, anche se con la tradizionale approssimazione nazionalpopolare. Damien Chrysostome, difensore del Benin in forza al Casale (serie D), ha vissuto i residui del colonialismo sulla propria pelle. Il Benin (ancora Dahomey), nel libro di Brizzi è in mano all'Italia fascista mentre, nella realtà, proprio l'anno in cui è ambientata la storia, il 1960, vide il Paese raggiungere la piena indipendenza dalla Francia. Ancora oggi, però, le ombre di un passato fin troppo recente sembrano aleggiare sul piccolo Stato africano: "I neri continuano a essere cittadini di serie B, in qualche modo, rispetto ai bianchi. Non riusciamo a liberarci da questa sorta di complesso di inferiorità". Damien è convinto che anche il calcio continui a risentire del "passaggio" francese: "La League 1 (la serie A francese, ndr) è di sicuro il campionato europeo più seguito. Ma il livello delle nostre squadre non è di sicuro ancora all'altezza: sono più o meno al livello della vostra serie C". I protagonisti del romanzo di Enrico Brizzi hanno forse lo stesso carisma di questi calciatori, africani come loro: lontano dalle luci della ribalta, provano a costruire imprese storiche, almeno per un piccolo mondo come può essere quello del calcio. In più, forse, solo l'aura di eroismo che solo la letteratura e la guerra possono conferire alle vicende umane. E' ancora Arienti, citando -anzi, "prevedendo"- Little Steven ("It's time for something radical like read a book") a fornirci la chiave per leggere non solo la società "fantafascista" in cui si muove, ma anche la nostra: "Basterebbe leggere più libri e meno rotocalchi da sciampiste: Cicerone sapeva già tutto". Tristemente profetico.

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La fragile Turchia (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 29-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-29 num: - pag: 32 autore: di ANTONIO FERRARI categoria: REDAZIONALE EQUILIBRI INTERNI E TERRORISMO La fragile Turchia H anno pienamente ragione alcuni esperti Usa quando sostengono che la Turchia è un Paese imperscrutabile. La sua democrazia si rafforza, mentre le istituzioni, quasi inseguendo un effetto compensativo, si indeboliscono. La strage dell'altra notte, dopo l'attentato terroristico contro il consolato Usa di Istanbul, al di là della volontà degli esecutori - siano essi o no separatisti curdi - pare infatti conseguenza di una sorda lotta tra apparati dello Stato: laici contro islamici, giustizia contro partiti, riformisti contro conservatori, legalità contro sottobosco di interessi assai poco trasparenti. Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, che non è mai stato così forte e così rappresentativo della volontà popolare, in realtà è un leader fragilissimo: può essere spazzato via in un attimo assieme al suo partito. La corte costituzionale, riunita da ieri mattina, potrebbe emettere una sentenza di decapitazione politica, ritenendo l'Akp e i suoi capi una pericolosa centrale eversiva, con l'obiettivo di sovvertire i principi secolari della repubblica per introdurre la legge del Corano. Il tremebondo governo, pur essendo legittimato dal trionfo elettorale di un anno fa (quasi la metà dei voti e quasi due terzi dei seggi), è ridotto a gestire l'ordinaria amministrazione, perché a rischio di cancellazione. Assieme a Erdogan, temono il "confino politico" per 5 anni 70 personalità del blocco islamico moderato. Le forze armate, potentissime custodi del laicismo voluto dal fondatore Ataturk, impegnate contro i separatisti curdi del Pkk, devono eleggere tra qualche giorno il nuovo capo di stato maggiore. Si sa il suo nome, Ilker Bashbou, se ne conosce il pedigree militare e caratteriale, assai simile a quello del duro predecessore Yasar Buyukanit. Ma nessuno sa se Bashbou potrà essere formalmente investito, perché la firma del provvedimento deve essere quella del premier. Il quale, in teoria, potrebbe non esserlo più quando si riunirà, per decidere, il consiglio di sicurezza nazionale. La polizia ha avviato da settimane una ruvida retata contro ex generali, colonnelli, industriali, uomini d'affari e noti editorialisti laici sospettati di aver creato le premesse per un colpo di Stato. Ma l'opposizione accusa la maggioranza di aver pilotato gli investigatori per colpire settori secolari della società turca. Il giornale "di sinistra" Cumhuriyet è arrivato a scrivere che c'è sì il rischio di un colpo di Stato, ma contro la magistratura. L'economia dopo aver segnato il passo per qualche tempo è tornata a brillare: si riaffacciano copiosi investimenti stranieri e si intrecciano nuovi accordi commerciali. Segno che il mondo degli affari non crede al tramonto dell'esecutivo Akp, che da anni garantisce stabilità. Anche in politica estera la Turchia, che continua a puntare sull'ingresso nell'Ue, confortata dal crescente favore dell'opinione pubblica dopo una lunga stagione di disamoramento, si muove con perizia. La soddisfazione con cui Erdogan ha accolto l'annuncio dell'avvio di negoziati fra le due parti di Cipro il 3 settembre ne è dimostrazione. Eppure tutto potrebbe crollare, come un castello di carte. Nel momento del dolore per l'ultima strage, il primo ministro lancia un vigoroso appello all'unità nazionale. Rivolto alla gente, ma soprattutto ai giudici della suprema corte, ai quali spetta ora la responsabilità più grande.

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ARABIA SAUDITA (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 29-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-29 num: - pag: 33 categoria: BREVI ARABIA SAUDITA Un caso anomalo Caro Romano, vorrei ricordare l'anomalo caso dell'Arabia Saudita. In occasione della visita ufficiale in Italia di re Faisal nel giugno 1973 (ero a quell'epoca in servizio diplomatico al Quirinale), il Sovrano saudita, nell'incontro con il Presidente Leone perorò calorosamente la causa della costruzione di una grande moschea a Roma e precisò in un'area centrale della città. Poiché il progetto aveva creato problemi (era stata respinta l'offerta di un terreno nella zona di Ciampino), il presidente Leone, dopo preventiva consultazione governativa, dichiarò la disponibilità dell'Italia al riguardo, ma a condizione della reciprocità per il culto cattolico. Faisal non si pronunziò, ma un ministro del seguito spiegò che poiché in Arabia Saudita si trovano i più importanti luoghi santi dell'Islam alla Mecca e a Medina, tutto il territorio del Paese deve ritenersi sacro e non possono pertanto essere ammessi pubblicamente altri culti religiosi, incluso quello cattolico. Le aperture italiane ebbero poi un seguito con la costruzione a Roma della grande moschea di Forte Antenne, mentre la situazione in Arabia Saudita, a quanto mi risulta, è rimasta immutata. Francesco Mezzalama Roma La prima pietra fu posata nel 1984 e la moschea fu inaugurata nel 1995. Rinunciammo a pretendere la reciprocità anche perché avevamo grande interesse, dopo gli shock petroliferi, a sviluppare le nostre relazioni commerciali con i Paesi del Golfo Persico, straordinariamente arricchiti dall'aumento del prezzo del petrolio. L'uomo politico che maggiormente si adoperò per la soluzione del problema fu probabilmente Giulio Andreotti. Un buon esempio del realismo di cui la classe dirigente democristiana fu capace in alcune circostanze.

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<I figli? Bamboccioni e ripetenti E' un fallimento educativo> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 29-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-29 num: - pag: 50 categoria: REDAZIONALE La ricerca Il decalogo del professor Alessandro Rosina e della pubblicitaria Annamaria Testa per una corretta educazione dei giovani "I figli? Bamboccioni e ripetenti E' un fallimento educativo" La Cattolica: sotto accusa i genitori che non dicono mai di no "Ai giovani va trasmesso il senso di autonomia Femmine sfavorite? Un ritorno al passato" "Servono più regole" Un giovane milanese su due vive con mamma e papà fino a trent'anni suonati. Come un terzo delle coetanee. Anche quando ha un buon lavoro. E se decide di uscire di casa, è spesso per rimanere single, non per cominciare una vita di coppia. Sempre più figli unici e viziati. Ma al tempo stesso fragili. I maschi più delle femmine, che riescono meglio a scuola (le ripetenti sono la metà dei ragazzi, si laureano più in fretta e con voti migliori). Una buona quota dei giovani milanesi è uno spaccato rappresentativo di un "fallimento educativo", sostengono gli esperti, "di cui rischiamo di pagare tutti le conseguenze ". Alessandro Rosina, professore di Demografia alla Cattolica, e Annamaria Testa, creativa ed esperta di comunicazione, hanno redatto una piccola guida per genitori: dieci consigli per crescere "capitani coraggiosi " e non bamboccioni. "Uno dei requisiti per riuscire a combinare qualcosa da grandi è essere tenaci. Non mollare - spiega Annamaria Testa -. Si impara da piccoli. Ma dove sono i genitori che sanno dire "no", che pretendono il "per favore" e il "grazie" dai bambini, un domani giovani adulti? Vedo bambini superaccuditi, coccolati, premiati, con paghette- premio e regali da non credere. Ma ben poche richieste di una buona performance scolastica ". Le statistiche dicono che "oltre la metà degli adolescenti maschi non legge alcun libro, o comunque meno di uno l'anno ". Il decalogo non è una Bibbia. "Vuole anche essere una provocazione - aggiunge il professor Rosina -. Ai giovani va trasmesso il senso di diventare autonomi. Mentre, anche sul fronte delle differenze maschi- femmine, ci sono i segnali di un ritorno al passato, con le mamme che allevano diversamente i figli dalle figlie". E la diseguaglianza di genere "non aiuta il Paese a crescere". Preoccupa i demografi la bassa natalità: "Pochi bambini e la qualità rischia di abbassarsi - continua Rosina -. Con grosse ricadute negative sul nostro futuro sviluppo. Significa avere classi dirigenti meno preparate ed essere meno competitivi. E Milano, zona culturalmente ed economicamente più avanzata, non sta al passo con le aree più avanzate della Unione Europea". In città gli under 25 sono meno del 20 per cento (contro il 30 per cento della Francia). E "tre su quattro dipendono economicamente dai genitori" (uno su due, la media europea). Meno numerosi ancora i quindicenni: appena il 13 per cento, contro una media nazionale del 15. Elementi sufficienti a far suonare un campanello d'allarme. "Bisogna investire sui giovani e in cultura. Ma ogni famiglia milanese spende per essa appena il 7,3 per cento. Un dato più vicino alla media nazionale (7 per cento) che a quella europea (9,5 per cento). "Qualche regola in più e meno indulgenza ",, la ricetta per crescere dei capitani coraggiosi. Paola D'Amico.

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Militari e islamici, scontro finale in un Paese sull'orlo del precipizio (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 29-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 179 del 2008-07-29 pagina 11 Militari e islamici, scontro finale in un Paese sull'orlo del precipizio di Marta Ottaviani da Istanbul Ieri a Güngören, il quartiere di Istanbul dove sono esplose le due bombe che hanno ucciso 17 persone, da molte finestre pendeva la bandiera nazionale. È un messaggio per il Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan. E allo stesso tempo una manifestazione dell'identità del popolo turco, che crede nella nazione fondata da Mustafa Kemal Atatürk e in frasi come "ne mutlu Türküm diyene", felice di essere turco e "Vatan bölünmez", la Patria è indivisibile. Una, anche se certo la più importante, delle anime del popolo turco, che dal 1923, data dell'inizio dell'età repubblicana, è in bilico fra Oriente e Occidente, tra tradizione islamica e lo stato moderno fondato dal Padre della Patria. Perché il problema della nazione turca è quella di contenerne due, forse tre. La prima si richiama alla componente religiosa che storicamente caratterizza il Paese. La seconda, quella di Atatürk, vede quella stessa matrice come una minaccia. Mai trasparente, il rapporto tra le due Turchie si è avviluppato in un groviglio sempre più inestricabile in cui la parte meno visibile è quella rappresentata dal cosiddetto Stato Profondo, in tempi più recenti chiamato Ergenekon. Uno stato nello stato, accusano i partiti di governo, un network sotterraneo nato in ambienti laici e militari con l'obiettivo, da raggiungere con un colpo di stato in preparazione, di inficiare il voto popolare e di recente stroncato con una serie di arresti (tra cui alcuni generali). Accuse respinte dagli ambienti laici vicine alle Forze Armate che parlano di totale montatura, di rappresaglia del governo per controbattere lo scontro sul tema della laicità. L'ultimo atto, quello più visibile e forse decisivo, della contrapposizione fra le due Turchie va in scena in questi giorni, con la messa in stato d'accusa dell'Akp, il Partito per la giustizia e lo sviluppo, che ha ottenuto il 47% dei voti alle ultime elezioni ma non viene ritenuto abbastanza laico per guidare il Paese. Un anticipo si era visto nei mesi scorsi, quando la parte laica insorse contro la legge che liberalizzava l'uso del türban, il velo islamico della tradizione turca, nelle università, poi bocciata dalla Corte. Le cose sono però più complicate di come appaiono. Erdogan infatti è anche il premier del rinnovamento, degli sforzi per entrare in Europa, del tentativo di instaurare un dialogo con la parte curda del Paese e di risolvere il "Nodo Cipro". Paga il suo passato, la militanza in due partiti islamici, il Refah e il Fazilet, entrambi chiusi dalla Corte costituzionale nel 1997 e nel 2001 e la condanna, nel 1998, per incitamento all'odio religioso. Un passato che dice di essersi lasciato alla spalle con la fondazione, nel 2001 del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp), di orientamento islamico-moderato, ma di cui una parte della nazione e della magistratura non si fida. Così il 14 marzo, quando Erdogan era certo di poter guidare il Paese per 5 anni verso l'Europa, di poter vedere attuata la legge sul türban e di cambiare la Costituzione del 1982, figlia del golpe del 1980, il capo della Yargitay, la procura generale della repubblica, gli ha fatto capire che il tempo passa, ma il passato conta. Sarà la Corte costituzionale a decidere se il premier verrà ricordato come "Erdogan il Saggio" o "Erdogan l'islamico". Nel frattempo tace, o quasi, l'opposizione parlamentare. Il Chp, il Partito repubblicano del popolo, quello fondato da Atatürk, alle ultime elezioni ha raccolto il 21% contro il 47% del premier e continua a perdere terreno perché in tutti questi anni è stato solo capace di richiamarsi ai principi del kemalismo, senza cercare di costruire un programma soprattutto in sede economica, capace di contrastare l'Akp. E la gente è andata alle urne e ha votato per il premier che aveva un passato islamico, ma garantiva anche liberismo economico e ingresso in Europa. Ora a pronunciarsi dovrà essere la Corte costituzionale. Il problema è che oltre 16 milioni di persone lo hanno già fatto col voto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Avviso urgente ai naviganti (dalla Spagna) (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 29-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cari amici, mi trovo in vacanza in una zona della Spagna dove c'è una copertura scarsissima di rete e non riesco a collegarmi (ora lo sto facendo stando seduto sui gradini della splendida cattedrale gotica di Girona, che ho appena visitato): per questo non mi è possibile intervenire o sbloccare i commenti in moderazione. Chiedo scusa a tutti e vi do appuntamento al 12 agosto, quando sarò di ritorno! Scritto in Varie Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jul 08 Quel "vivo desiderio" di felicità Cari amici, da domani sono in vacanza. Vi auguro di trascorrere una buona estate con queste parole scritte da Giovanni Battista Montini a diciassette anni: Una volta camminando di sera guardavo le stelle del firmamento e procuravo che la mia mente fosse compresa dell'immensità del creato; capivo che tutti gli astri non erano che pulviscoli giranti rispetto all'immensità dell spazio, pure il pensiero d'essere confinato in questo mondo, per l'uomo così vasto, ma, in relazione cogli astri e collo spazio, vero atomo al microscopio, e il vedere al di sopra di me migliaia di mondi ignoti, rappresentanti per me bellezze e attrattive fantastiche e grandemente superiori a tutto ciò ch'è nel mondo, provavo un vivo desiderio d'una felicità non legata al misero fango della terra. E a me stesso davo la risposta: "Sei destinato ad essere assunto principe nel regno che governa il cielo". Scritto in Varie Commenti ( 232 ) " (3 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jul 08 Sono tornato. Nuove regole per il blog Cari amici, ieri sera alle 23 il Jumbo della Qantas con il Papa, il seguito e noi giornalisti è atterrano all'aeroporto di Ciampino: siamo stati chiusi in aereo per 22 ore (anche durante lo scalo tecnico a Darwin non ci è stato permesso di scendere). Poco dopo la partenza, Benedetto XVI è venuto a salutarci e a ringraziarci per il lavoro che abbiamo svolto. Volevo dire innanzitutto a quanti che mi invitavano a moderare certi scontri delle ultime ore, che ovviamente sono stato impossibilitato a fare alcunché durante un intero giorno di volo. Ho letto tutti i commenti, e ci sono rimasto piuttosto male per la piega che hanno preso, le espressioni usate, etc. Vi comunico quindi che d'ora in avanti non intendo più lasciare spazio agli "off topic": il blog "Sacri Palazzi" non è una pubblica arena dove mettere in piazza scontri o risolvere beghe private o partire per la tangente montando polemiche. Vi chiedo dunque di intervenire rimanendo sull'argomento proposto e di cercare il più possibile di non svicolare. Vi chiedo inoltre di usare SEMPRE espressioni rispettose nei confronti di tutti. E' possibile dissentire nella maniera più radicale senza offendere colui o colei dalla quale si prendono le distanze. Fino ad oggi sono stato troppo tollerante. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (14 votes, average: 3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jul 08 La veglia di Randwick, la messa finale Cari amici, ieri sera (in Italia era sabato pomeriggio), con Luigi Accattoli sono andato alla veglia, all'ippodromo di Randwick. Abbiamo girato tra i ragazzi accampati che attendevano Benedetto XVI. Mi hanno colpito le file di giovani davanti ai sacerdoti per le confessioni, e la presenza di famiglie con bambini. Hanno dormito nei sacchi a pelo, sotto le tende o ripari di fortuna. Ora - da voi sono le tre di notte - il Papa sta celebrando la messa conclusiva della Gmg. Nell'omelia ha detto: "Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all'edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta". Scritto in Varie Commenti ( 248 ) " (13 votes, average: 3.15 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jul 08 L'accoglienza di Sydney e il tassista musulmano Sul Giornale di oggi troverete due cronache dedicate agli eventi di ieri, in particolare la festa di accoglienza dei giovani al Papa e l'importante discorso che Benedetto ha rivolto loro; e un approfondimento sul tema degli aborigeni australiani, pure citati nei discorsi papali. Vi volevo raccontare un piccolo episodio accaduto sempre ieri: due volontari italiani della Gmg hanno preso un taxi nel centro di Sydney chiedendo di essere accompagnati al centro stampa, nella baia di Darling Harbour. Il tassista era un fedele musulmano. Quando è arrivato il momento di pagare, si sono sentiti rispondere: "Non mi dovete nulla, siete miei ospiti". E' un piccolo segno che bene descrive l'ottima accoglienza degli australiani nei confronti dei giovani che hanno invaso Sydney. Durante tutto il percorso che ha riportato ieri sera il Papa nella sua residenza a fianco della cattedrale, c'era una grande folla che si accalcava lungo le transenne. Cari amici, mi dispiace che per tutto ieri e tutt'oggi non sia consultabile sul nostro sito Internet il pezzo principale di cronaca che ho scritto sulla festa di accoglienza con le parole del Papa. Copio il testo come commento di questo post, che se a quest'ora avrete letto i testi di Benedetto XVI e molti altri servizi. Scritto in Varie Commenti ( 77 ) " (15 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Jul 08 Il Papa tra koala e serpenti Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sydney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 98 ) " (18 votes, average: 2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sydney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore Gianluca Barile, è stato colpito da un ictus. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sydney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (10 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sydney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 106 ) " (19 votes, average: 2.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sydney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 135 ) " (12 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (9 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (227) Ultime discussioni Alessia: continuo . che non fosse totalmente sfavorevole a una un qualche tipo di controllo, ma che applicò... Cherubino: "E ci metto dunque uno stop grande quanto un ombrellone." . meglio così . quanto... Alessia: @ Marina Papa Luciani è morto da quasi 30 anni, dopo un pontificato conclusosi improvvisamente dopo appena... Gregorio VII: @ Savigni esimio prof, fuorviante e falso sarà lei e tutte le stupidaggini che scrive. E'... Parrocchiano: Te Cherubino appartieni alla categoria de catechisti che non ridono mai. Lo sento a pelle. Nun mi... 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Nuovo esecutivo provinciale del Pd Lunardon: così verso le elezioni 2009 (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

POLITICA ENTRANO CATTOLICI, POPOLARI E LA CISL Nuovo esecutivo provinciale del Pd Lunardon: così verso le elezioni 2009 SAVONA Il partito democratico si prepara alla campagna elettorale per le Provinciali del 2009 e lo fa varando il nuovo esecutivo provinciale. Per la prima volta ci sarà un vicesegretario e la scelta è caduta su Marco Russo, espressione del mondo cattolico democratico, già presidente provinciale delle Acli. Nel nuovo esecutivo ci sono anche Rosa Bellantoni, Luca Martino, Gaetano Militenda, Veronica Paraluppi, Lorena Rambaudi, Giovanna Risso, Danila Satragno, Maurizio Scarfi, Isabella Sorgini, Renato Zunino. "Con questo esecutivo - ha sottolineato il segretario provinciale Giovanni Lunardon - si chiude quella fase di fibrillazioni e di difficoltà che si era aperta dopo le elezioni politiche di questa primavera. Adesso abbiamo tutti gli strumenti per poter operare e per lavorare al rilancio politico e programmatico del Pd. Si apre oggi una fase nuova, in cui tutti siamo impegnati a far vivere il progetto Pd come luogo aperto, plurale, in cui tutte le culture riformiste possano riconoscersi a pieno titolo". Marco Russo vicesegretario non è l'unica novità. Ce ne sono almeno altre due: Veronica Paraluppi, dirigente della Cisl e direttrice dello Ial area Ponente che si occuperà di lavoro e formazione professionale. E poi il nome di Maurizio Scarfi, dirigente di banca, già segretario provinciale del Partito Popolare di Savona.

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Walter fa qualcosa di riformista ma nel Pd è diarchia (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes, average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alì Babà: La truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto senso... 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Girotondo attorno a Walter (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes, average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alì Babà: La truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto senso... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes, average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alì Babà: La truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto senso... 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La Sapienza e il rito dell'intolleranza (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (32 votes, average: 3.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (34 votes, average: 3.26 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (54 votes, average: 3.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (119 votes, average: 1.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (58 votes, average: 2.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Alì Babà: La truffa rossa continua Vorrei capire perché quando leggete la parola comunista vi offendete , oppure... Alì Babà: Truffatori e truffati rossi Il comunismo ha avuto un enorme successo, non in paesi come quelli... Alì Babà: Liberaci dai comunisti. E a fare una tale richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma... Alì Babà: Altro che le Frattocchie .. Ciò che rende diverso questo politico prestato dalla società civile è il... Alì Babà: Conferenza post elezioni del PD Spero che i nostri elettori sappiano reagire col consueto senso... 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Humour e torah all'acquario le voci nuove della narrativa - rory cappelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)

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Pagina XIII - Roma Humour e Torah all'Acquario le voci nuove della narrativa RORY CAPPELLI Una finestra sull'ebraismo. Una finestra con affaccio sul senso di humour, sugli arabi israeliani, sul femminile nella Torah, sulla potenza del dialogo e della parola, sul mistero (che poi in fondo mistero non è) di un vivere che sfugge ai più, sospeso tra tradizione e modernità, sull'intimità della vita quotidiana dove Shoah e Medio Oriente pur essendo impastate alle ore, ai giorni, restano sullo sfondo. Eccolo, con le parole di Shulim Vogelman uno degli ideatori ed organizzatori (con Raffaella Spizzichino e Ariela Piattelli), il Festival Internazionale di Letteratura Ebraica che si terrà dal 20 al 24 settembre all'Acquario romano di piazza Manfredo Fanti, sede della Casa dell'Architettura. è il primo della città di Roma e uno dei pochi d'Italia (da qualche anno a Bologna se ne tiene uno, di "letteratura israeliana"). Ma sarà diverso da qualsiasi altra iniziativa, dice Vogelman. Intanto perché non ci saranno Amos Oz, David Grossman ("anche se l'avevamo invitato") o Boolie, Abraham Yehoshua, e quindi i grandi nomi della letteratura israeliana. E poi perché sono invitati a partecipare autori che non sono ebrei - per esempio Erri De Luca, che ha imparato l'yiddish, legge il Talmud, e anzi ne ha tradotti alcuni libri (interverrà il 24 sera). O Sayed Kashua che nel suo toccante romanzo Arabi danzanti (che tra l'altro ha vinto il Grinzane nel 2004) racconta la vita degli arabi israeliani, muniti di carta d'identità azzurra, ma sempre e solo e comunque arabi. Un punto di vista rovesciato, una prospettiva opposta. Tutti gli eventi saranno gratuiti. A cominciare dal primo incontro, sabato sera (ore 21), con aperitivo e musica (klezmer, naturalmente) seguiti dal dibattito tra due giovani scrittori: Nathan Englander e Etgar Keret "che sono davvero spiritosi e sanno creare un rapporto diretto con i loro lettori", dice Vogelman. Nel tardo pomeriggio di tutti i giorni ci sarà un aperitivo con autore, tra cui Sami Micheal, scrittore candidato al Nobel, Lizzie Doron, Ariel Rathaus, Agi Mishol, Yarona Pinhas. E tutte le sere, alle 21, incontro-dibattito con più ospiti, a parte martedì 23, quando si proietterà il film Meduse di Etgar Keret e Shira Geffen. Il 24, prima dell'aperitivo, ci sarà un incontro dedicato alla poesia con Agi Mishol, poetessa israeliana, e due poeti italiani, Laura Voghera Luzzatto e Roberto Piperno. Il rabbino e scrittore Adin Steinsaltz, domenica mattina alle 11, parlerà del Talmud. Steinsaltz ha dedicato tutta la vita alla traduzione del Talmud dall'aramaico all'ebraico moderno. Oltre 70 volumi, un lavoro immane, impensabile. Fatto con amore e passione perché il Talmud "è la colonna centrale dell'ebraismo". Alle 19, sempre del 21 settembre, Stefano Levi della Torre, con il suo laicismo e la sua ragionevolezza, dialogherà con Haim Baharier, personaggio davvero poliedrico: è matematico e psicanalista, ma anche commerciante di preziosi e consulente aziendale. Ogni mattina, incontri con autore aperti al pubblico, ma dedicati alle scuole. Tutti gli studenti riceveranno in regalo un libro degli autori presenti (di case editrici quali e/o, Mondadori, Feltrinelli, La Giuntina, Einaudi, Garzanti, Utet, Bompiani). Si terrà anche un workshop di scrittura creativa in collaborazione con la Casa delle Letterature. Completa il Festival un concorso letterario: Con gli occhi del racconto, aperto a tutti. Si dovrà inviare uno scritto (tra le 6.000 e le 25 mila battute, spazi inclusi) entro il 30 agosto a: Editrice La Giuntina, via Mannelli 29, 50136 Firenze. Il primo premio sarà di 1.000 euro e i primi 12 classificati saranno pubblicati in un'antologica (www.festivaletteraturaebraica.it).

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Strage di Istanbul, raid aerei turchi sulle basi del Pkk nel nord Iraq Nuova offensiva militare contro i curdi dopo l'attentato di domenica scorsa. La Corte ancora riunita sul dest (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Strage di Istanbul, raid aerei turchi sulle basi del Pkk nel nord Iraq Nuova offensiva militare contro i curdi dopo l'attentato di domenica scorsa. La Corte ancora riunita sul destino di Erdogan di Toni Fontana SULLE MONTAGNE che separano il Kurdistan iracheno da quello turco, o meglio la Turchia dall'Iraq si annuncia un agosto molto caldo. Mentre i giudici della Corte Costituzionale sono ancora riuniti e non riescono a sciogliere gli intricatissimi nodi della questione che hanno di fronte (chiudere il partito al governo e allontanare i suoi dirigenti dalla vita politica) e a poche ore dagli attentati di Istanbul, l'esercito non ha perso tempo e ha sferrato l'ennesima offensiva contro le basi del Pkk sulle montagne nel nord dell'Iraq. Non è la prima volta che accade, ma i massicci raid di ieri appaiono un diretta risposta della Turchia al terribile attentato che ha seminato la morte a Istanbul domenica sera (17 morti, 150 feriti). I primi attacchi era stati lanciati poche ore dopo l'attentato e avevano portato alla "neutralizzazione di 12 obiettivi". Ieri, per la terza volta in pochi giorni, gli F16 di Ankara hanno bombardato più volte una caverna nella regione di Qadil nella quale, secondo i servizi di intelligence, si erano nascosti 30-40 "terroristi". Secondo i bollettini ufficiali "la caverna è stata distrutta e i terroristi che vi si trovavano e la maggior parte di coloro che si trovavano all'esterno sono stati neutralizzati". Sarebbero 17 i guerriglieri caduti nel corso degli attacchi aerei. Altri raid sono stati lanciati nella zona montagnosa di Zap. Le fonti ufficiali non hanno precisato ieri se i bombardamenti proseguiranno e se i raid rappresentano l'inizio di una nuova offensiva contro i santuari del Pkk sulle montagne. Gli attacchi contro le postazioni dei guerriglieri separatisti sono cominciati nel dicembre dello scorso anno e da allora la pressione di Ankara sulla guerriglia separatista non si è mai attenuata. Nel mese di febbraio i capi militari turchi hanno modificato la loro strategia e hanno lanciato un'offensiva terrestre che si è conclusa dopo una settimana e - secondo Ankara - dopo che erano state distrutte alcune postazioni della guerriglia. Per compiere queste incursioni i militari possono contare sull'appoggio del parlamento che ha conferito loro un mandato per compiere azioni mirate. Il nulla osta però è a termine e scadrà entro il mese di ottobre.L'offensiva dei caccia segue appunto di poche ore il duplice attentato di Istanbul che però, a differenza di altre occasioni, il Pkk non ha rivendicato. Fonti del Partito del Lavoratori curdi hanno anzi contattato l'agenzia Firat negando in modo netto qualsiasi coinvolgimento nelle stragi. Quanto è accaduto sta provocando una serie di reazioni ed elevando la tensione in tutto il paese. Alcuni, come il governatore di Istanbul, non sembrano avere dubbi sulla regia delle stragi dietro le quali - a suo dire - "sembra esserci un collegamento con il gruppo separatista". Contro questa tesi vi sono tuttavia i primi indizi raccolti dalla polizia. Gli inquirenti hanno stabilito che le bombe che hanno seminato la morte domenica nella zona europea delle città erano composta anche con Tnt, un potente esplosivo che però non è mai stato utilizzato dai guerriglieri del Pkk. Alcune fonti ricordano poi che l'altro grave attentato in Turchia (20 novembre 2003) venne compiuto da kamikaze inviati dalla rete di Bin Laden contro obiettivi britannici. Alcuni leader politici soffiano però sul fuoco e cercano di convogliare nelle piazze i timori e la paure innescate dalla bombe. È il caso di Deniz Baykal, esponente del partito di opposizione Chp, che difende la caratteristiche laiche della Turchia. Baykal sta organizzando una "grande manifestazione nazionale" per protestare contro il terrorismo. La tensioni sale in un momento delicatissimo per la Turchia. Le bombe sono infatti esplose mentre gli 11 giudici della Corte costituzionale sono impegnati in un'estenuante riunione. La più importante istituzione giuridica del paese continuerà a discutere anche oggi sulla possibile chiusura del Partito islamico moderato al governo per la Giustizia e lo sviluppo (Akp). L'annuncio è stato fatto ieri da un portavoce che ha invitato i numerosi giornalisti presenti ad abbandonare la sede della Corte. "I lavori proseguiranno sia stasera (ieri sera Ndr) che sia oggi - ha detto il portavoce - perché la discussione prodotta sino a questo momento non è stata sufficiente a raggiungere un verdetto".

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Una sfida laica che non ha partito - wanda valli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Genova Una sfida laica che non ha partito WANDA VALLI E' una questione di civiltà. Di una città, dei suoi abitanti, dei politici che la rappresentano. E' una questione di libertà, di tolleranza. E' una questione di forza, quella di una città che non si contrae su se stessa e che accetta, come sempre ha fatto nei secoli, le diversità. SEGUE A PAGINA XI.

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La grande sfida laica che non ha un partito - wanda valli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XI - Genova La grande sfida laica che non ha un partito WANDA VALLI (segue dalla prima di cronaca) E che impone anche le sue regole, che sono quelle dello Stato di cui fa parte. E' la sfida, difficile ma da vincere, per Genova che vuole e potrebbe diventare la città del Mediterraneo dell'Italia. Come Marsiglia, già scelta dalla Francia o Barcellona indicata dalla Spagna. E' tutto questo, insieme con le paure da zittire, con la ragione e il buon senso, l'idea di far nascere alla Commenda di Prè, l'Associazione di integrazione culturale, che mette insieme le tre religioni monoteiste: cristianesimo, ebraismo e islamismo. Il sindaco Marta Vincenzi, ieri, ha messo le carte in tavola. Ha presentato a palazzo Tursi, al consiglio comunale, l'accordo con l'islam moderato. Rappresentato dall'imam Husein Salah, questo islam alle guerre di religione, ha preferito sottoscrivere un protocollo preciso. Con il richiamo ai diritti dell'uomo, indicati dalla Carta dell'Onu, con la clausola per cui si rifiuta ogni forma di discriminazione razziale e tra i sessi, o l'altra che vieta qualunque attività non conforme "ai principi dell'ordinamento comunitario, internazionale e del diritto italiano". Ne ha parlato con il cardinale arcivescovo, Angelo Bagnasco, il sindaco Marta Vincenzi, non ha trovato ostacoli. Ne ha discusso con il rabbino, e ha avuto altrettanta comprensione. Adesso non resta che andare avanti, vivere la sfida. Trasformare il luogo da cui partirono le Crociate, in sede del dialogo. Per la pace. Un progetto lontano dagli estremismi che tanto fanno paura, un progetto davvero riformista, se, con questo termine, s'intende la volontà di archiviare timori, per accettare una società fatta di persone diverse, non solo per il colore della pelle o il paese di provenienza, anche per religione. Può riuscire, e sarebbe il primo caso in Italia, se maggioranza e opposizione, centrodestra e centrosinistra, si troveranno insieme, se proveranno a far vivere la Commenda di pace. Certo, alla Commenda, gli islamici dell'imam Husein potranno pregare, e, se lo vogliono, anche gli ebraici o i cattolici nella vicina chiesa di San Giovanni d'Acri che con la Commenda è un tutt'uno storico. "Un pezzo di medio evo, in mezzo alla città dei divertimenti, dall'Expò a ponte Parodi", lo ha definito Marta Vincenzi. Per dargli nuova vita non basteranno finanziamenti, non basterà allontanare da lì le bande dei giovani ragazzi sudamericani. Servirà che tutti accettino la scommessa di Genova, città del mediterraneo. Lo ha ben capito il senatore Pdl Enrico Musso che aveva sfidato Marta Vincenzi alle elezioni comunali e adesso ha subito detto sì anche al progetto della moschea. Che non c'è, che forse nascerà, ma senza invadere la città, senza imporsi. Lo hanno capito, ieri in consiglio comunale, gli uomini e le donne del centrodestra, quasi tutti. Non è successo lo stesso in Regione, dove si preferito mettersi a raccogliere firme per un referendum "contro" la moschea. Lo hanno deciso An, ma anche l'Udc che si ispira al cattolicesimo, il primo a difendere la libertà di religione. Perfino qualcuno del Pd, che da questo riformismo è lontano. Non sarebbe meglio, per una volta, per questa volta, scommettere che la Commenda di pace possa nascere e vivere? Non è una riforma costituzionale, non è il federalismo fiscale, è qualcosa che sta più in alto: la scommessa di aprire al confronto la nostra civiltà, la nostra città. Anche nelle preghiere per un dio che porta pace. E tiene lontana la guerra. SEGUE A PAGINA V.

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Gay pride cattolici e pd quel che occorre è la pari dignità - franco grillini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Bologna La lettera Gay pride cattolici e Pd quel che occorre è la pari dignità FRANCO GRILLINI HO LETTO con attenzione la lettera aperta di Lina Delli Quadri sul Pride di Bologna. E' sempre positiva l'intenzione di stemperare le polemiche in campo politico e di cercare una via d'uscita ad uno scontro tra chiesa romano cattolica e comunità omosessuale. Ma sono positivi soprattutto l'attenzione e il rispetto per quella che forse è stata la più grande manifestazione a Bologna negli ultimi 10 anni. E qualche giorno prima a Roma, a Milano e a Biella (poi il 5 luglio a Catania) una folla altrettanto gigantesca ha popolato le vie di quelle città portando allegria, serenità e riflessione politica un po' su tutto il territorio nazionale sui temi della laicità dello stato, dei diritti civili, delle libertà individuali, della modernizzazione del paese. Bisogna dire, infatti, che oggi ormai soltanto le organizzazioni lgbt riescono a portare in piazza così tanta gente sui temi cosiddetti "eticamente sensibili", tanto da diventare il punto di riferimento di quella maggioranza laica del paese che non trova più rappresentanza politica in Parlamento. Erano tantissimi gli eterosessuali al pride in tutte le città italiane, hanno partecipato con le loro famiglie e i loro bambini, per nulla preoccupati dalla presunta "concorrenza" delle famiglie omosessuali pure presenti con le loro coppie, i loro figli e le loro famiglie. Quella disegnata dal pride è proprio un'altra Italia: quella tollerante, che si mescola, che non ha paura del cambiamento, che vede nelle nuove famiglie una risorsa straordinaria e non certo una minaccia alla "stabilità sociale". Il punto, quindi, cara Delli Quadri, non è la "misericordia" che i cattolici devono rivendicare da parte della chiesa ufficiale, ma l'accettazione di questa nuova e rilevante realtà. SEGUE A PAGINA IV.

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Gay pride cattolici e pd... - franco grillini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Bologna GAY PRIDE CATTOLICI E PD... FRANCO GRILLINI (segue dalla prima di cronaca) Sul piano politico ed anche umano esistono due questioni di fondo: una riguarda il rapporto tra gay e chiesa romano cattolica e l'altro attiene alla vicenda del Pd e del suo tentativo di trovare una sintesi dentro un unico partito tra laici e cattolici praticanti. Ciò che sta a cuore agli omosessuali la chiesa cattolica in Italia non può e non vuole riconoscere, anzi fa di tutto per impedirlo. Anche la più piccola norma, anche il più innocuo cambiamento. Perché? La risposta è semplice: l'Italia è ormai la ridotta, la trincea, l'ultimo baluardo contro la presunta "dittatura del relativismo". In tutto il mondo la crisi della chiesa cattolica ufficiale è lampante e palmare. Alla perdita di autorità e di autorevolezza, di capacità di egemonia culturale, di evangelizzazione, di espansione, si risponde con l'estrema rigidità dall'ultimo avamposto, l'Italia. A cui si applica la teoria del "piano inclinato": ovvero ogni sia pur piccolo cambiamento porta all'effetto domino, alla dissoluzione del "potere" ecclesiastico nella trincea italiana. Voglio raccontare un episodio della vita parlamentare dell'ultima legislatura, esemplare da questo punto di vista. Avevo proposto alla Camera di estendere lo sconto sulla fiscalità in materia successoria equiparando coniugi e conviventi stabili, quelli gay compresi, per mettere alla prova la presunta disponibilità a riconoscere i diritti delle persone conviventi sul piano non di coppia ma individuale. Tutti sanno com'è andata a finire. La senatrice Binetti minacciò addirittura di non votare la finanziaria e il provvedimento dovette essere ritirato con la promessa del varo da parte del Governo della pessima mediazione sui DICO. Si disse allora che concedere lo sconto ai vedovi e alle vedove conviventi avrebbe aperto le strada ai matrimoni gay, alle adozioni, all'eutanasia, e via dicendo. La teoria del piano inclinato, appunto. Ma se non si può far nulla, se persino a Bologna la modestissima istituzione dell'Osservatorio sulle Differenze dove si annega la questione omosessuale, porta i consiglieri cattolici della maggioranza a votare contro, dove sta la possibilità di dialogo? E qui veniamo al Pd, visto che Delli Quadri è vice capogruppo in consiglio Comunale di quel partito. Io mi chiedo e le chiedo, dov'è stata finora la sintesi tra laici e cattolici? Chi scrive è stato protagonista della battaglia congressuale nei Ds non perché contrario alla nascita del Pd ma perché contrario alla subalternità dei laici di quel partito ai clericali, alla resa dei laici sul terreno della modernizzazione civile del paese. Prova ne sia che nessun provvedimento sui diritti civili ha visto la luce durante la scorsa legislatura e che le questioni falsamente considerate "eticamente sensibili" sono praticamente state espulse dall'attuale dibattito politico dopo essere state centrali nella precedente legislatura. La sintesi finora non c'è stata. Nel Pd c'è una coabitazione tra laici e cattolici con punte di clericalismo (vedi teodem) ma questa convivenza non si è finora tradotta in risultati pratici perché la gerarchia fa muro. Se molti cattolici in politica dicono che l'insieme delle questioni che interessano la comunità lgbt "non è negoziabile" dove sta il dialogo? Dove sta il confronto? La "misericordia" è certamente meglio dell'invettiva, ma ancora una volta siamo su un terreno che non riconosce la pari dignità, la pari plausibilità delle morali e degli stili di vita. La sue lettera è certamente positiva, se avrà la capacità di aprire, anche sul piano locale, un serio dibattito sul rapporto tra libertà, modernizzazione e questione religiosa senza la pretesa di avere l'ultima parola e aprendo finalmente alle rivendicazioni sui diritti da tradurre anche a Bologna e in Regione in fatti concreti approvando quelle norme, quelle leggi regionali, quelle delibere, peraltro promesse, che sono ormai in vigore per esempio in Toscana e che non sono ancora realtà in Emilia Romagna. Presidente di Gaynet, Associazione omosessuale d'informazione.

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CHIESE E MOSCHEE (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-30 num: - pag: 37 categoria: BREVI CHIESE E MOSCHEE La reciprocità Caro Romano parlando del principio di reciprocità tra Paesi cristiani e musulmani non dice però la cosa più importante: ossia che tale principio semplicemente non deve esistere. Lo Stato italiano è, o dovrebbe essere, uno Stato liberaldemocratico: quindi se proprio volesse difendere il principio di reciprocità con i Paesi musulmani, dovrebbe farlo su uno spettro di questioni molto ampio. Che andrebbe ben al di là del problema dei luoghi di culto e della loro apertura. Il punto è che, per fortuna, tale principio non esiste. E non solo perché ciò andrebbe contro cittadini musulmani residenti in Italia che non c'entrano nulla con le decisioni dei propri Governi, di cui anzi hanno spesso una bassa opinione. Ma soprattutto perché se gli Stati confessionali musulmani sbagliano, gli Stati europei, in quanto Stati liberaldemocratici, non possono commettere il loro stesso errore. E questo appunto perché non sono confessionali: diverso sarebbe il caso, storicamente almeno è accaduto così, se lo fossero, se fossero cioè cristiani. Se noi siamo in grado di capire che gli Stati musulmani sbagliano e che noi non dobbiamo cadere nello stesso errore ciò succede proprio perché a guidarci non è il Cristianesimo, e tantomeno la Chiesa di Roma, ma una Costituzione che, come tutte quelle europee occidentali, si ispira agli ideali dell'Illuminismo (ancora alla fine dell'Ottocento la Chiesa romana condannava liberalismo e socialismo allo stesso modo) e pone sullo stesso piano tutte le religioni. La reciprocità implica invece che lo Stato italiano si ponga come Stato cristiano di fronte agli Stati musulmani ma questo, per fortuna, non è possibile! Non esiste quindi nessun principio di reciprocità in campo religioso che uno Stato liberaldemocratico possa far valere: l'Italia, piuttosto, dovrebbe chiedere agli Stati musulmani (e non solo) di permettere l'apertura non soltanto di chiese ma di luoghi di culto di ogni religione "riconosciuta": il che però avviene già e comunque, credo, non deve essere questo il problema principale di uno Stato laico o, come quello francese, agnostico. Fabrizio Amadori segretario dei Radicali Alla fine della mia risposta ho scritto che la tolleranza è un titolo di legittimità dello Stato italiano: un concetto non troppo diverso da quello che lei ha sviluppato nella sua lettera. Una sola osservazione: abbiamo una Costituzione illuminista, ma siamo anche uno Stato concordatario, quindi non completamente laico.

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Quel "vivo desiderio" di felicità (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cari amici, mi trovo in vacanza in una zona della Spagna dove c'è una copertura scarsissima di rete e non riesco a collegarmi (ora lo sto facendo stando seduto sui gradini della splendida cattedrale gotica di Girona, che ho appena visitato): per questo non mi è possibile intervenire o sbloccare i commenti in moderazione. Chiedo scusa a tutti e vi do appuntamento al 12 agosto, quando sarò di ritorno! Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jul 08 Quel "vivo desiderio" di felicità Cari amici, da domani sono in vacanza. Vi auguro di trascorrere una buona estate con queste parole scritte da Giovanni Battista Montini a diciassette anni: Una volta camminando di sera guardavo le stelle del firmamento e procuravo che la mia mente fosse compresa dell'immensità del creato; capivo che tutti gli astri non erano che pulviscoli giranti rispetto all'immensità dell spazio, pure il pensiero d'essere confinato in questo mondo, per l'uomo così vasto, ma, in relazione cogli astri e collo spazio, vero atomo al microscopio, e il vedere al di sopra di me migliaia di mondi ignoti, rappresentanti per me bellezze e attrattive fantastiche e grandemente superiori a tutto ciò ch'è nel mondo, provavo un vivo desiderio d'una felicità non legata al misero fango della terra. E a me stesso davo la risposta: "Sei destinato ad essere assunto principe nel regno che governa il cielo". Scritto in Varie Commenti ( 252 ) " (3 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jul 08 Sono tornato. Nuove regole per il blog Cari amici, ieri sera alle 23 il Jumbo della Qantas con il Papa, il seguito e noi giornalisti è atterrano all'aeroporto di Ciampino: siamo stati chiusi in aereo per 22 ore (anche durante lo scalo tecnico a Darwin non ci è stato permesso di scendere). Poco dopo la partenza, Benedetto XVI è venuto a salutarci e a ringraziarci per il lavoro che abbiamo svolto. Volevo dire innanzitutto a quanti che mi invitavano a moderare certi scontri delle ultime ore, che ovviamente sono stato impossibilitato a fare alcunché durante un intero giorno di volo. Ho letto tutti i commenti, e ci sono rimasto piuttosto male per la piega che hanno preso, le espressioni usate, etc. Vi comunico quindi che d'ora in avanti non intendo più lasciare spazio agli "off topic": il blog "Sacri Palazzi" non è una pubblica arena dove mettere in piazza scontri o risolvere beghe private o partire per la tangente montando polemiche. Vi chiedo dunque di intervenire rimanendo sull'argomento proposto e di cercare il più possibile di non svicolare. Vi chiedo inoltre di usare SEMPRE espressioni rispettose nei confronti di tutti. E' possibile dissentire nella maniera più radicale senza offendere colui o colei dalla quale si prendono le distanze. Fino ad oggi sono stato troppo tollerante. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (14 votes, average: 3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jul 08 La veglia di Randwick, la messa finale Cari amici, ieri sera (in Italia era sabato pomeriggio), con Luigi Accattoli sono andato alla veglia, all'ippodromo di Randwick. Abbiamo girato tra i ragazzi accampati che attendevano Benedetto XVI. Mi hanno colpito le file di giovani davanti ai sacerdoti per le confessioni, e la presenza di famiglie con bambini. Hanno dormito nei sacchi a pelo, sotto le tende o ripari di fortuna. Ora - da voi sono le tre di notte - il Papa sta celebrando la messa conclusiva della Gmg. Nell'omelia ha detto: "Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all'edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta". Scritto in Varie Commenti ( 248 ) " (13 votes, average: 3.15 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jul 08 L'accoglienza di Sydney e il tassista musulmano Sul Giornale di oggi troverete due cronache dedicate agli eventi di ieri, in particolare la festa di accoglienza dei giovani al Papa e l'importante discorso che Benedetto ha rivolto loro; e un approfondimento sul tema degli aborigeni australiani, pure citati nei discorsi papali. Vi volevo raccontare un piccolo episodio accaduto sempre ieri: due volontari italiani della Gmg hanno preso un taxi nel centro di Sydney chiedendo di essere accompagnati al centro stampa, nella baia di Darling Harbour. Il tassista era un fedele musulmano. Quando è arrivato il momento di pagare, si sono sentiti rispondere: "Non mi dovete nulla, siete miei ospiti". E' un piccolo segno che bene descrive l'ottima accoglienza degli australiani nei confronti dei giovani che hanno invaso Sydney. Durante tutto il percorso che ha riportato ieri sera il Papa nella sua residenza a fianco della cattedrale, c'era una grande folla che si accalcava lungo le transenne. Cari amici, mi dispiace che per tutto ieri e tutt'oggi non sia consultabile sul nostro sito Internet il pezzo principale di cronaca che ho scritto sulla festa di accoglienza con le parole del Papa. Copio il testo come commento di questo post, che se a quest'ora avrete letto i testi di Benedetto XVI e molti altri servizi. Scritto in Varie Commenti ( 77 ) " (15 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Jul 08 Il Papa tra koala e serpenti Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sydney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 98 ) " (18 votes, average: 2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sydney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore Gianluca Barile, è stato colpito da un ictus. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sydney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (10 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sydney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 106 ) " (19 votes, average: 2.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sydney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 135 ) " (12 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (9 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (227) Ultime discussioni Silvano: ". Quindi a te" . UN CORNO ! . finisce qui . è inutile continuare,... yochanan: Ringrazio Cherubino e Gregorio VII per le loro risposte circostanziate. Dialogare così fa sempre piacere.... Cherubino: @ Yochanan, per essere precisi l'eucarestia non è nè semplice rievocazione nè rinnovazione del... Raimondo Mameli: Qualche perla di saggezza tratta dal Siracide (22): 7Incolla cocci chi ammaestra uno stolto, sveglia... Scenron: Buone vacanze, sig. Tornielli! :D Pietro, vedrai l'invasione di giovani cattolici nell'agosto... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio - 7 Emails Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5 Emails Ultime news Precari e assegni sociali: cambia tuttoKaradzic all'Aja La Serbia lo estradaWto, falliti i negoziati: è guerra tra Asia e UsaDoping, Riccò confessa: "Un errore soltanto mio"Alitalia, oggi il vertice con il nuovo piano Veltroni: "Pagheranno i contribuenti"Dubai, uccisa e sfigurata la popstar libanese TamimVenezia fa il pieno di commedie ma c'è poca America e tanta ItaliaSgarbi ha deciso, lascia Milano: "Resterò a fare il sindaco a Salemi"Champagne: taroccate le bollicine indagati "i soliti ignoti" italianiMilan e Juve promosse L'Inter resta all'asciutto Blog Amici Dio: pace o dominio il blog del settimanale Vita Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it Sussidiario.net July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (17) June 2008 (17) May 2008 (19) April 2008 (16) March 2008 (15) February 2008 (15) January 2008 (14) December 2007 (13) November 2007 (18) October 2007 (16) September 2007 (18) August 2007 (19) July 2007 (30) Trackback recenti The Daily P.E.E.P.: Antonio Cardinal Cañizares Llovera Abiura: Comment on Thornborn, un Dan Brown cattolico? by Rovere Thornborn, un Dan Brown cattolico?: Dan Brown cultura: lupi agnelli e Tornielli cultura: viva Ismaele! I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 107 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 48 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 42 Votes Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa - 40 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Recent Posts Avviso urgente ai naviganti (dalla Spagna) Quel "vivo desiderio" di felicità Sono tornato. Nuove regole per il blog La veglia di Randwick, la messa finale L'accoglienza di Sydney e il tassista musulmano Il Papa tra koala e serpenti Da Sydney un abbraccio a Gianluca "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Papa Ratzinger prega per gli anglicani Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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L'accoglienza di Sydney e il tassista musulmano (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cari amici, mi trovo in vacanza in una zona della Spagna dove c'è una copertura scarsissima di rete e non riesco a collegarmi (ora lo sto facendo stando seduto sui gradini della splendida cattedrale gotica di Girona, che ho appena visitato): per questo non mi è possibile intervenire o sbloccare i commenti in moderazione. Chiedo scusa a tutti e vi do appuntamento al 12 agosto, quando sarò di ritorno! Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jul 08 Quel "vivo desiderio" di felicità Cari amici, da domani sono in vacanza. Vi auguro di trascorrere una buona estate con queste parole scritte da Giovanni Battista Montini a diciassette anni: Una volta camminando di sera guardavo le stelle del firmamento e procuravo che la mia mente fosse compresa dell'immensità del creato; capivo che tutti gli astri non erano che pulviscoli giranti rispetto all'immensità dell spazio, pure il pensiero d'essere confinato in questo mondo, per l'uomo così vasto, ma, in relazione cogli astri e collo spazio, vero atomo al microscopio, e il vedere al di sopra di me migliaia di mondi ignoti, rappresentanti per me bellezze e attrattive fantastiche e grandemente superiori a tutto ciò ch'è nel mondo, provavo un vivo desiderio d'una felicità non legata al misero fango della terra. E a me stesso davo la risposta: "Sei destinato ad essere assunto principe nel regno che governa il cielo". Scritto in Varie Commenti ( 252 ) " (3 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jul 08 Sono tornato. Nuove regole per il blog Cari amici, ieri sera alle 23 il Jumbo della Qantas con il Papa, il seguito e noi giornalisti è atterrano all'aeroporto di Ciampino: siamo stati chiusi in aereo per 22 ore (anche durante lo scalo tecnico a Darwin non ci è stato permesso di scendere). Poco dopo la partenza, Benedetto XVI è venuto a salutarci e a ringraziarci per il lavoro che abbiamo svolto. Volevo dire innanzitutto a quanti che mi invitavano a moderare certi scontri delle ultime ore, che ovviamente sono stato impossibilitato a fare alcunché durante un intero giorno di volo. Ho letto tutti i commenti, e ci sono rimasto piuttosto male per la piega che hanno preso, le espressioni usate, etc. Vi comunico quindi che d'ora in avanti non intendo più lasciare spazio agli "off topic": il blog "Sacri Palazzi" non è una pubblica arena dove mettere in piazza scontri o risolvere beghe private o partire per la tangente montando polemiche. Vi chiedo dunque di intervenire rimanendo sull'argomento proposto e di cercare il più possibile di non svicolare. Vi chiedo inoltre di usare SEMPRE espressioni rispettose nei confronti di tutti. E' possibile dissentire nella maniera più radicale senza offendere colui o colei dalla quale si prendono le distanze. Fino ad oggi sono stato troppo tollerante. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (14 votes, average: 3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jul 08 La veglia di Randwick, la messa finale Cari amici, ieri sera (in Italia era sabato pomeriggio), con Luigi Accattoli sono andato alla veglia, all'ippodromo di Randwick. Abbiamo girato tra i ragazzi accampati che attendevano Benedetto XVI. Mi hanno colpito le file di giovani davanti ai sacerdoti per le confessioni, e la presenza di famiglie con bambini. Hanno dormito nei sacchi a pelo, sotto le tende o ripari di fortuna. Ora - da voi sono le tre di notte - il Papa sta celebrando la messa conclusiva della Gmg. Nell'omelia ha detto: "Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all'edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta". Scritto in Varie Commenti ( 248 ) " (13 votes, average: 3.15 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jul 08 L'accoglienza di Sydney e il tassista musulmano Sul Giornale di oggi troverete due cronache dedicate agli eventi di ieri, in particolare la festa di accoglienza dei giovani al Papa e l'importante discorso che Benedetto ha rivolto loro; e un approfondimento sul tema degli aborigeni australiani, pure citati nei discorsi papali. Vi volevo raccontare un piccolo episodio accaduto sempre ieri: due volontari italiani della Gmg hanno preso un taxi nel centro di Sydney chiedendo di essere accompagnati al centro stampa, nella baia di Darling Harbour. Il tassista era un fedele musulmano. Quando è arrivato il momento di pagare, si sono sentiti rispondere: "Non mi dovete nulla, siete miei ospiti". E' un piccolo segno che bene descrive l'ottima accoglienza degli australiani nei confronti dei giovani che hanno invaso Sydney. Durante tutto il percorso che ha riportato ieri sera il Papa nella sua residenza a fianco della cattedrale, c'era una grande folla che si accalcava lungo le transenne. Cari amici, mi dispiace che per tutto ieri e tutt'oggi non sia consultabile sul nostro sito Internet il pezzo principale di cronaca che ho scritto sulla festa di accoglienza con le parole del Papa. Copio il testo come commento di questo post, che se a quest'ora avrete letto i testi di Benedetto XVI e molti altri servizi. Scritto in Varie Commenti ( 77 ) " (15 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Jul 08 Il Papa tra koala e serpenti Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sydney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 98 ) " (18 votes, average: 2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sydney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore Gianluca Barile, è stato colpito da un ictus. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sydney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (10 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sydney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 106 ) " (19 votes, average: 2.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sydney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 135 ) " (12 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (9 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (227) Ultime discussioni Silvano: ". Quindi a te" . UN CORNO ! . finisce qui . è inutile continuare,... yochanan: Ringrazio Cherubino e Gregorio VII per le loro risposte circostanziate. Dialogare così fa sempre piacere.... Cherubino: @ Yochanan, per essere precisi l'eucarestia non è nè semplice rievocazione nè rinnovazione del... Raimondo Mameli: Qualche perla di saggezza tratta dal Siracide (22): 7Incolla cocci chi ammaestra uno stolto, sveglia... Scenron: Buone vacanze, sig. Tornielli! :D Pietro, vedrai l'invasione di giovani cattolici nell'agosto... 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Tornano le lezioni dei Simposi rosminiani dopo la beatificazione (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 30-07-2008)

Argomenti: Laicita'

STRESA.APERTE LE ISCRIZIONI Tornano le lezioni dei Simposi rosminiani dopo la beatificazione Sono aperte le iscrizioni alla nona edizione dei Simposi Rosminiani, la prima dopo la beatificazione di Antonio Rosmini. Il corso di filosofia e teologia si svolgerà a Stresa dal 27 al 30 agosto e sarà dedicato a "La coscienza laica: fede, valori, democrazia". Proprio il tema della laicità vuole essere un omaggio all'amicizia che legò Rosmini ad Alessandro Manzoni, con cui si incontrò diverse volte tra Stresa e Lesa. E' previsto anche il ricordo di Michele Federico Sciacca, fondatore del Centro internazionale di studi rosminiani che ha sede a Villa Ducale, nel centenario della nascita. Tra gli ospiti è atteso anche il filosofo Dario Antiseri. A tutti i partecipanti verrà donata una copia dell'opera di Rosmini "Il razionalismo teologico", in tema con gli argomenti dei Simposi. Come ogni anno, sono previste 50 borse di studio per giovani laureati e laureandi, che potranno soggiornare gratuitamente al Collegio Rosmini durante il convegno. La sera del 28 agosto, poi, sarà organizzato un concerto nei giardini di Villa Ducale in collaborazione con l'associazione "Dino Ciani". La partecipazione agli incontri è gratuita e aperta a tutti, ma è necessario prenotarsi alla segreteria dei Simposi al numero 0323.30091. La sede delle conferenze è nella sala Rebora del Collegio.

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Alla commenda di pré parlando di moschea tra i no e l'indifferenza - wanda valli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 31-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina II - Genova Alla Commenda di Pré parlando di moschea tra i no e l'indifferenza Già a Natale si aprirà il museo e nel salone superiore sorgerà l'area di preghiera WANDA VALLI (segue dalla prima di cronaca) I ragazzi sudamericani scherzano fra loro, un musulmano nero, senegalese, con lunga tunica nera e copricapo bianco, li oltrepassa, li ignora e si avvia dentro via Prè. Di fronte alla Commenda, il negozio di "Tabacchi" non c'è più, ha ceduto la licenza al bar a fianco. I titolari, marito e moglie, due estati fa, al tempo della Commenda regno delle bande giovanili sudamericane, avevano spiegato: "Noi resistiamo finché possiamo, poi via". E così è stato. Al loro posto adesso c'è uno dei tanti negozi di abbigliamento gestito da cinesi, indifferenti all'idea che qui potrebbero ritrovarsi musulmani e cattolici e anche ebrei a confrontare le loro storie. A pregare. I cinesi fanno comunità a sé, non rispondono, sorridono, chiedono se vuoi comperare qualcosa, tutto qui. Attaccato all'antico ospitale, ecco la chiesa parrocchiale di San Giovanni di Prè, altro gioiello architettonico. Sulla facciata laterale, ai piedi del campanile, una incisione nella pietra ricorda Frate Guglielmo, fondatore del centro di accoglienza per ammalati. Dentro la chiesa non c'è nessuno, il parroco, padre Maurizio è all'estero. Risponde al telefonino e parla subito di moschea. Non è d'accordo. Dice: "è una decisione arrivata come un fulmine a ciel sereno, non credo proprio che il sindaco possa permettersi di non coinvolgere la parte cristiana". Inutile ripetergli che, in consiglio comunale, il sindaco ha dichiarato che non ci sarà alcuno moschea, ma un centro religioso e culturale, che ne ha discusso con il cardinale arcivescovo e non ha incontrato ostacoli. padre Maurizio è pari pari a San Tommaso: "Vorrei sincerarmi che abbia parlato con il cardinale, mi pare strano di non sapere nulla". La parola del sindaco non basta? "Di solito l'Arcivescovo informa i suoi collaboratori". E comunque, taglia corto il parroco, se ne riparlerà fra venti giorni quando torna. Lui resta contrario. Alla "moschea" che non c'è, ma che tutti temono. Se un sacerdote cattolico, che deve placare gli animi è tanto deciso, si capisce bene perché Piero Campodonico, direttore del Galata e anche della Commenda, venga affrontato da chi esce dal complesso architettonico così: "I musulmani portano guai, a me fanno paura, meglio non averli qui". Come se qui, nel senso della Commenda, ci fosse molto da difendere. Per ora c'è solo l'involucro, la struttura risanata anni fa, che si sviluppa su due piani. All'ingresso si apre il salone dove, dalla fine del XII secolo, per volontà di padre Gugliemo si dà riparo ai pellegrini. Perché, dopo la prima Crociata, cambiano le rotte per la Terra Santa, si parte proprio da Genova e sono pellegrini più che Crociati. "Era un posto aperto a tutti, a chi andava e chi tornava, a chi si spostava lungo il Mediterraneo", commenta Campodonico, così dovrebbe tornare a essere. Al piano terreno i malati venivano sistemati nei giacigli, in modo da poter essere collegati con la chiesa visto che, nel Medio Evo, la cura del corpo era unita a quella dello spirito. E qui, entro Natale, aprirà il museo multimediale, con le nicchie nella pietra, a mezza altezza, dove si poggiavano gli abiti prima di dormire, trasformate in "nicchie parlanti". Dentro troveranno posto schermi dai quali attori o storici diventeranno i protagonisti di quei tempi, mentre altri grandi schermi riproporranno la storia della Commenda, della conquista della Terra Santa, della caduta di Gerusalemme città sacra a tutte le religioni, seguendo i racconti di storici occidentali e islamici delle Crociate, di analisti ebraici, che giravano l'Europa, in pellegrinaggio. O quella dei mercanti genovesi, pronti a vendere viaggi per mare a arabi e cristiani, pur di far soldi. Sarà tutto gratuito, a disposizione alla città, per provare a farla dialogare con la Commenda, rimasta isolata, ultimo bastione di un centro antico non ancora del tutto recuperato. Sopra l'altro grande salone è la sede del futuro centro interculturale, dove i musulmani, e non solo, potranno pregare, perché non ci sono simboli di questa o quella religione, è un territorio aperto. Al secondo piano, il laboratorio per i giovani immigrati, per far musica o partecipare a dibattiti, o solo per avere un luogo dove trovarsi, lontano dalla strada. "E' un posto dove Moni Ovadia o Amos Oz non si sentirebbero a disagio", immagina Campodonico pensando al museo con il centro interculturale. Ma, una volta usciti fuori, abbandonato anche l'eden dei cavalieri di Malta, una selva di piante che circonda la mensa all'ultimo piano della Commenda, in strada si racconta un'altra storia. Tutta diversa. Il suo cuore è via Prè, dove c'è già una moschea in un garage, dove le razze si mescolano, come i problemi. Nel negozio del barbiere, il musulmano nero è seduto su una panca. Chi si sta facendo accorciare i capelli, non vuole sentire neppure parlare di culture da mescolare o robe del genere. Per lui esiste solo il pericolo- moschea: "Non li vogliamo, vogliamo vivere in pace, e tu continua che è tardi", dice a chi si occupa della sua testa. Colpevole di abitare in un'altra parte della città: "Fa presto, lui, chiude e se va, ma io abito qui e siamo stufi, è uno schifo, altro che la moschea, quelli sono pericolosi". Uno di quelli "pericolosi" è seduto proprio dietro di lui, è calvo, quindi è venuto a chiacchierare, ma a farglielo notare si ottiene un gesto con la mano, come a scacciar via una mosca e un laconico "non importa". Null'altro e nemmeno una sillaba dal musulmano nero, che deve aver imparato molto in fretta le regole non scritte di via Prè. Dove di moschea parlano tutti fra loro e pochissimo con chi vuol sapere che cosa pensano del futuro interculturale, della possibilità concreta che possa servire a risanare la zona, proprio come è capitato, nota Campodonico, con il museo del Mare e via Gramsci. Nel negozio di alimentari, il marito seduto fuori sembra più disponibile, la moglie sbuffa:" E basta, la moschea non ci interessa, non la vogliamo". Il consorte, con un cauto sorriso, precisa: "Adesso le bande dei ragazzi sono di meno, ma si spaccia droga e sono gli arabi, i marocchini soprattutto. Di giorno non si vedono, è logico, ma appena cala il buio, arrivano". E' difficile, vista da qui, la sfida di Genova che vuole tornare a essere città che accoglie le culture più diverse. Ma, come dice proprio Amos Oz, scrittore israeliano, per fare la pace si deve incominciare dalla vita di tutti i giorni. A Genova, magari, dalla nuova Commenda.

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"smorfie" di sanguineti vince il premio tomasi di lampedusa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 31-07-2008)

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Pagina XIX - Palermo Il riconoscimento "SMORFIE" DI SANGUINETI VINCE IL PREMIO TOMASI DI LAMPEDUSA Edoardo Sanguineti con l'opera "Smorfie" (Feltrinelli) ha vinto la quinta edizione del premio letterario Tomasi di Lampedusa. Ad assegnare il riconoscimento allo scrittore e critico genovese, la giuria del premio presieduta da Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo dell'autore del Gattopardo, e composta da Pasquale Hamel (direttore del premio) e Salvatore Silvano Nigro. "Smorfie" è una raccolta di scritti che si sviluppa lungo un percorso letterario che abbraccia cinquant'anni di attività, da "Clara" ed "E", pubblicati alla fine degli anni Cinquanta, ai più recenti componimenti. E proprio dal racconto "E" si potrebbe trarre l'inciso che ha determinato la scelta della giuria. Sanguineti scrive, infatti, "E sognavo uno straordinario, interminabile romanzo, senza titolo e senza trama, ma avviato in modo tale, per intanto, da poter sostenere i più sottili e calcolati movimenti, e svolgimenti fantastici". Il premio intitolato alla memoria dell'autore del Gattopardo - proprio quest'anno ricorre il cinquantesimo anno di pubblicazione del romanzo - nasce da un'idea del Parco culturale Terre Sicane (Sciacca, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice, Montevago, Menfi, Ribera, Calamonaci, Caltabellotta e Cattolica Eraclea) e si svolge a Santa Margherita di Belice, la cittadina dell'Agrigentino dove Tomasi di Lampedusa ha trascorso parte dei suoi anni giovanili e dove lo scrittore ha ambientato alcune pagine del romanzo.

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Turchia, salvo il partito del premier - marco ansaldo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 31-07-2008)

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Il primo ministro Turchia, salvo il partito del premier Solo sanzioni per gli islamici di Erdogan. Sollievo nella Ue Il verdetto elimina il clima di incertezza che gravava sul paese Ma abbiamo subito una grave perdita di tempo e di energie su questo caso MARCO ANSALDO DAL NOSTRO INVIATO ISTANBUL - Alla fine sembrano tutti soddisfatti: il partito islamico che non chiude i battenti, l'opposizione socialdemocratica che ottiene comunque il rispetto dei princìpi laici dello Stato, l'Europa che non vede vanificati i suoi sforzi per inglobare, un giorno, l'importante candidato turco nell'Unione. Con sei voti favorevoli allo scioglimento e cinque contrari, dunque senza la maggioranza richiesta di sette voti, i giudici della Corte Costituzionale hanno sancito ieri ad Ankara che la formazione islamico moderata al governo non verrà soppressa. Non solo. Il capo dello Stato, Abdullah Gul, il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, e altri 69 parlamentari accusati di attività antilaiche contrarie alla Costituzione, non saranno estromessi dalla vita politica per 5 anni, come era invece richiesto dal Procuratore generale. Gli undici giudici dell'Alta Corte hanno però comminato una severa sanzione all'Akp, acronimo di Partito per la giustizia e lo sviluppo, considerato a centro destra dello schieramento parlamentare. Al gruppo saranno infatti tagliati metà dei finanziamenti pubblici. Una punizione "di cui il partito dovrà seriamente tenere conto", ha ammonito il presidente della Corte, Hasim Kilic, nel commentare il dispositivo della sentenza, spiegando tuttavia che "le attività dell'Akp non meritano la chiusura". Ma il tono era appunto quello del preside che ammonisce gli studenti un po' scapestrati. E difatti la prima reazione di un dirigente dell'Akp, Faruk Celik, è stata quella gioiosa di salutare la lieve sanzione parlando di "vittoria della democrazia". Il partito islamico, in sostanza, si è salvato per il rotto della cuffia, per un solo voto, quando solo poche settimane fa quasi tutti gli osservatori lo davano per spacciato. La tendenza era nettamente cambiata negli ultimi giorni, dopo che i giornali avevano prima scoperto un abboccamento fra Erdogan e il capo delle Forze armate, il suo "avversario" Yashar Buyukanit (che guarda caso domani, 1 agosto, ha bisogno della firma del premier per lasciare il suo incarico, affidarlo nelle mani del suo vice, e consentire le nomine di tutti gli alti ufficiali); e poi sembra fra lo stesso primo ministro e il Procuratore generale. Insomma, ha vinto la linea del compromesso, viste anche le dichiarazioni tutto sommato morbide dell'opposizione socialdemocratica, che ha ottenuto come riconosciute le sue accuse, mentre la sempre più spedita economia turca potrà adesso riprendere ancora più vigorosamente il cammino verso nuovi traguardi. Apparendo visibilmente soddisfatto, in serata Erdogan è apparso in pubblico affermando che la sua compagine "continuerà a impegnarsi per il rispetto dei valori repubblicani, fra i quali la laicità". Poi, con l'intemperanza che infine lo contraddistingue sempre, ha aggiunto: "Noi non abbiamo mai avuto programma anti-laico. Questo verdetto elimina il clima di incertezza che gravava sul paese. Ma la Turchia ha subito una grave perdita di tempo e di energie su questo caso". Un chiaro riferimento anche ai passi indietro segnati sul fronte dell'ingresso di Ankara in Europa. A Bruxelles le reazioni dei leader comunitari sono state tutte positive. "E' una buona notizia - ha commentato la portavoce dell'Alto rappresentante Ue per la Politica estera Javier Solana - perché la decisione potrà aiutare a riportare la stabilità politica nel Paese candidato ad entrare nell'Unione". E il commissario all'Allargamento, Olli Rehn, ha sottolineato come sia "essenziale che la Turchia proceda ad allineare le regole sui partiti politici agli standard europei". Il ministro degli Esteri britannico David Milliband ha parlato di "una Turchia che mostra di essere democratica e sulla via europea". Nei giorni scorsi a Bruxelles non si nascondeva la preoccupazione di fronte allo scenario che poteva aprirsi con una sentenza sfavorevole. Ankara sta infatti negoziando con la Ue dal 2005 in qualità di paese ufficialmente candidato, anche se la trattativa su alcuni capitoli è stata congelata a causa di "violazioni gravi e persistenti della libertà e della democrazia". La decisione della Corte scongiura per il momento il pericolo e permette ad Ankara di proseguire il suo lento processo di adesione. Al momento le trattative riguardano 8 dei 35 capitoli richiesti per la piena adesione. La presidenza francese di turno della Ue conta di aprirne altri due entro la fine dell'anno. Ma oggi, la Turchia, tira un sospiro di sollievo. Non andrà subito alle urne, come si temeva. E i mercati torneranno a volare. Il paese, adesso, può riprendere a sperare.

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L'opposizione accetta la sentenza "questa è una vittoria dei laici" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 31-07-2008)

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Onur Oymen, capo del Partito del popolo: "Riconosciute le violazioni, l'Akp è stato punito" L'opposizione accetta la sentenza "Questa è una vittoria dei laici" Non possiamo essere contenti dell'azione dell'esecutivo, e i giudici hanno detto questo con chiarezza Solo per un voto, di un membro che non è giurista, si è deciso di non cancellare la formazione DAL NOSTRO INVIATO ISTANBUL - "Questa non è una vittoria della democrazia. Al contrario. è una sconfitta. I dirigenti del partito islamico che sostengono quella posizione sono in errore. Perché la decisione della Corte costituzionale punisce chiaramente il partito che in Turchia è al governo. E che all'interno dell'esecutivo ci sia un comportamento simile a noi dell'opposizione non fa piacere per nulla. Significa che qualcosa nel nostro paese non va. La sentenza dell'Alta Corte è, invece una vittoria per i laici, perché il rispetto della legge è stato salvaguardato". Molti ad Ankara, e anche all'estero, accusano di solito l'opposizione socialdemocratica turca di avere smarrito la propria identità di sinistra, per abbracciare un nazionalismo tradizionalmente più vicino alla destra. E se ci si aspetta così toni duri e conclamati da un partito descritto da tempo in difficoltà, rispetto alla velocità modernista impressa invece dal governo monocolore islamico, occorre però ricredersi ascoltando Onur Oymen. L'uomo che assieme a Deniz Baykal guida il Chp (Partito repubblicano del popolo, fondato da Ataturk). Subito dopo l'annuncio dell'Alta Corte, e prima di entrare a discutere la linea da tenere nella direzione del Chp, Oymen commenta con Repubblica l'atteso esame dei giudici. Qual è la sua prima reazione alla sentenza della Corte? "Il procuratore della Repubblica aveva disposto il caso presso la Corte Costituzionale, affermando che l'Akp (il Partito per la giustizia e lo sviluppo) aveva violato i principi basilari della nostra Carta, fondata sul laicismo. Sei giudici su undici della Consulta hanno votato a favore della chiusura, e solo per un voto è mancata la maggioranza qualificata per far scattare il provvedimento. Quattro giudici, inoltre, hanno riconosciuto che il gruppo aveva dimostrato di essere un punto focale per le attività anti-laiche, e deciso dunque per una severa pena finanziaria. Solo il voto di un giudice, che non è un giurista di professione, ha deciso infine che la formazione islamica non dovesse essere cancellata". Appunto, non c'è la chiusura del partito, ma solo una punizione simbolica. Tutto qui? "Sì, la Corte ha deciso di decurtare l'assistenza finanziaria del Tesoro all'Akp, invece di scioglierlo. Di conseguenza, il partito sarà privato dell'assistenza finanziaria per un ammontare pari alla metà dell'ultimo contributo. Il risultato finale è comunque severo". Ma l'opposizione non si aspettava la chiusura del partito e l'allontanamento dalla vita politica di Erdogan, Gul e degli altri 69 parlamentari accusati? "Quella era una misura difficile da ottenere. E difatti non è stato così". Ma, insomma, voi siete soddisfatti? "Diciamo che rispettiamo la sentenza emersa ad Ankara. La Corte ha sancito che i princìpi fondamentali della Costituzione siano stati violati, e questo è stato ampiamente riconosciuto". I dirigenti del partito islamico moderato hanno subito parlato di vittoria della democrazia. E' così? "Proprio per nulla". Perché? "Perché l'Akp è il partito al governo in questo paese. E l'Alta Corte ha stabilito che il suo comportamento andava punito. Noi non possiamo essere contenti dell'azione dell'esecutivo, e i giudici hanno detto questo con chiarezza". Allora è una sconfitta per i laici? "Niente affatto. E' una vittoria, perché il rispetto della legge è stato ribadito in pieno". (m. ans.).

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"perché ratzinger recupera il sacro" - marco politi roma (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 31-07-2008)

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Cultura "PERCHé RATZINGER RECUPERA IL SACRO" Il latino, il sacerdote di spalle ai fedeli la comunione in ginocchio. Intervista a monsignor Malcolm Ranjith, segretario della Congregazione del culto "La fede della Chiesa nella presenza reale di Cristo nell'eucarestia va espressa attraverso gesti adeguati e diversi da quelli quotidiani" "C'è stata la tendenza a porre l'uomo al centro della celebrazione e non il Signore" "Prendere l'ostia e metterla noi stessi in bocca riduce il significato della comunione" MARCO POLITI ROMA l segnale è stato inequivocabile. Prima il Corpus Domini a Roma, poi lo si è visto in mondovisione a Sidney. Benedetto XVI esige che davanti a lui la comunione venga ricevuta in ginocchio. è uno dei tanti recuperi di questo pontificato: il latino, la messa tridentina, la celebrazione con le spalle rivolte ai fedeli. Papa Ratzinger ha un disegno e lo srilankese monsignor Malcolm Ranjith, che il pontefice ha voluto con sé in Vaticano come segretario della Congregazione per il Culto, lo delinea con efficacia. L'attenzione alla liturgia, spiega, ha l'obiettivo di un'"apertura al trascendente". Su richiesta del pontefice, preannuncia Ranjith, la Congregazione per il Culto sta preparando un Compendio Eucaristico per aiutare i sacerdoti a "disporsi bene per la celebrazione e l'adorazione eucaristica". La comunione in ginocchio va in questa direzione? "Nella liturgia si sente la necessità di ritrovare il senso del sacro, soprattutto nella celebrazione eucaristica. Perché noi crediamo che quanto succede sull'altare vada molto oltre quanto noi possiamo umanamente immaginare. E quindi la fede della Chiesa nella presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche va espressa attraverso gesti adeguati e comportamenti diversi da quelli della quotidianità". Marcando una discontinuità? "Non siamo dinanzi ad un capo politico o un personaggio della società moderna, ma davanti a Dio. Quando sull'altare scende la presenza di Dio eterno, dobbiamo metterci nella posizione più adatta per adorarlo. Nella mia cultura, nello Sri Lanka, dovremmo prostrarci con la testa sul pavimento come fanno i buddisti e i musulmani in preghiera". L'ostia nella mano sminuisce il senso di trascendenza dell'eucaristia? "In un certo senso sì. Espone il comunicante a sentirla quasi come un pane normale. Il Santo Padre parla spesso della necessità di salvaguardare il senso dell'al-di-là nella liturgia in ogni sua espressione. Il gesto di prendere l'ostia sacra e metterla noi stessi in bocca e non riceverla, riduce il profondo significato della comunione". Si vuole contrastare una banalizzazione della messa? "In alcuni luoghi si è perso quel senso di eterno, sacro o di celeste. C'è stata la tendenza a mettere l'uomo al centro della celebrazione e non il Signore. Ma il Concilio Vaticano II parla chiaramente della liturgia come actio Dei, actio Christi. Invece in certi circoli liturgici, vuoi per ideologia vuoi per un certo intellettualismo, si è diffusa l'idea di una liturgia adattabile a varie situazioni, in cui si debba far spazio alla creatività perché sia accessibile e accettabile a tutti. Poi magari c'è chi ha introdotto innovazioni senza nemmeno rispettare il sensus fidei e i sentimenti spirituali dei fedeli". A volte anche vescovi impugnano il microfono e vanno verso l'uditorio con domande e risposte. "Il pericolo moderno è che il sacerdote pensi di essere lui al centro dell'azione. Così il rito può assumere l'aspetto di un teatro o della performance di un presentatore televisivo. Il celebrante vede la gente che guarda a lui come punto di riferimento e c'è il rischio che, per avere più successo possibile con il pubblico, inventi gesti ed espressioni facendo da protagonista". Quale sarebbe l'atteggiamento giusto? "Quando il sacerdote sa di non essere lui al centro, ma Cristo. Rispettare in umile servizio al Signore e alla Chiesa la liturgia e le sue regole, come qualcosa di ricevuto e non di inventato, significa lasciare più spazio al Signore perché attraverso lo strumento del sacerdote possa stimolare la coscienza dei fedeli". Sono deviazione anche le omelie pronunciate dai laici? "Sì. Perché l'omelia, come dice il Santo Padre, è il modo con cui la Rivelazione e la grande tradizione della Chiesa viene spiegata affinché la Parola di Dio ispiri la vita dei fedeli nelle loro scelte quotidiane e renda la celebrazione liturgica ricca di frutti spirituali. E la tradizione liturgica della Chiesa riserva l'omelia al celebrante. Ai Vescovi, ai sacerdoti e ai diaconi. Ma non ai laici". Assolutamente no? "Non perché loro non siano capaci di fare una riflessione, ma perché nella liturgia i ruoli vanno rispettati. Esiste, come diceva il Concilio, una differenza "in essenza e non solo in grado" tra il sacerdozio comune di tutti i battezzati e quello dei sacerdoti". Già il cardinale Ratzinger lamentava nei riti la perdita del senso del mistero. "Spesso la riforma conciliare è stata interpretata o considerata in modo non del tutto conforme alla mente del Vaticano II. Il Santo Padre definisce questa tendenza l'antispirito del Concilio". A un anno dalla piena reintroduzione della messa tridentina qual è il bilancio? "La messa tridentina ha al suo interno valori molto profondi che rispecchiano tutta la tradizione della Chiesa. C'è più rispetto verso il sacro attraverso i gesti, le genuflessioni, i silenzi. C'è più spazio riservato alla riflessione sull'azione del Signore e anche alla personale devozionalità del celebrante, che offre il sacrificio non solo per i fedeli ma per i propri peccati e la propria salvezza. Alcuni elementi importanti del vecchio rito potranno aiutare anche la riflessione sul modo di celebrare il Novus Ordo. Siamo all'interno di un cammino". Un domani vede un rito che prenda il meglio del vecchio e del nuovo? "Può darsi? io forse non lo vedrò. Penso che nei prossimi decenni si andrà verso una valutazione complessiva sia del rito antico che del nuovo, salvaguardando quanto di eterno e soprannaturale avviene sull'altare e riducendo ogni protagonismo per lasciare spazio al contatto effettivo tra il fedele e il Signore attraverso la figura non predominante del sacerdote". Con posizioni alternate del celebrante? Quando il sacerdote sarebbe rivolto verso l'abside? "Si potrebbe pensare all'offertorio, quando le offerte vengono portate al Signore, e di là sino alla fine della preghiera eucaristica, che rappresenta il momento culminante della "trans-substantiatio" e la "communio"". Disorienta i fedeli il prete che volge le spalle. "è sbagliato dire così. Al contrario, insieme al popolo si rivolge al Signore. Il Santo Padre nel suo libro Lo spirito del Concilio ha spiegato che quando ci si siede attorno, guardando ognuno la faccia dell'altro, si forma un circolo chiuso. Ma quando il sacerdote e i fedeli insieme guardano l'Oriente, verso il Signore che viene, è un modo di aprirsi all'eterno". In questa visione si inserisce anche il recupero del latino? "Non mi piace la parola recuperare. Realizziamo il Concilio Vaticano II, che afferma esplicitamente che l'uso della lingua latina, salvo un diritto particolare, sia conservato nei riti latini. Dunque, anche se è stato dato spazio all'introduzione delle lingue vernacolari, il latino non va abbandonato completamente. L'uso di una lingua sacra è tradizione in tutto il mondo. Nell'Induismo la lingua di preghiera è il sanscrito, che non è più in uso. Nel Buddismo si usa il Pali, lingua che oggi solo i monaci buddisti studiano. Nell'Islam si impiega l'arabo del Corano. L'uso di una lingua sacra ci aiuta a vivere la sensazione dell'al-di-là". Il latino come lingua sacra nella Chiesa? "Certo. Il Santo Padre stesso ne parla nell'esortazione apostolica Sacramentum Caritatis al paragrafo 62: "Per meglio esprimere l'unità e l'universalità della Chiesa vorrei raccomandare quanto suggerito dal Sinodo dei vescovi in sintonia con le direttive del Concilio Vaticano II. Eccettuate le letture, l'omelia e la preghiera dei fedeli, è bene che tali celebrazioni siano in lingua latina". Beninteso, durante incontri internazionali". Ridando forza alla liturgia, dove vuole arrivare Benedetto XVI? "Il Papa vuole offrire la possibilità d'accesso alla meraviglia della vita in Cristo, una vita che pur vivendola qui sulla terra già ci fa sentire la libertà e l'eternità dei figli di Dio. E una tale esperienza si vive fortemente attraverso un autentico rinnovamento della fede quale presuppone il pregustare delle realtà celesti nella liturgia che si crede, si celebra e si vive. La Chiesa è, e deve diventare, lo strumento valido e la via per questa esperienza liberante. E la sua liturgia quella che la rende capace di stimolare tale esperienza nei suo i fedeli".

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Giacobino alla rovescia (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 31-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del Giacobino alla rovescia Michele Ciliberto Segue dalla Prima C iò a cui occorre mettere mano - questo è il centro del ragionamento di Tremonti - è una riforma radicale dello Stato: "Lo Stato - dice il ministro - deve tornare a fare solo l'essenziale. Deve ritirarsi nel suo perimetro di competenze storiche". Ed è precisamente in questo quadro strategico che si pone la manovra finanziaria in corso di approvazione alle Camere. "In una fase in tutto e per tutto non ordinaria", essa si pone l'obiettivo di "rilanciare l'economia e di rifare lo Stato", in modi e forme radicali: "non c'è mai stato come questa volta - insiste Tremonti - un cambiamento tanto radicale, su una pluralità di fronti e concentrato in così breve tempo". Non è il caso,in questa sede, di verificare se quello che dice il ministro corrisponda a verità: conta sottolineare la nettezza e il vigore del suo ragionamento. Quello che Tremonti ha in mente è una riforma organica dello Stato e dell'amministrazione pubblica italiana che si pone in antitesi diretta con quella che è stata la politica dell'Italia nell'"epoca democristiana" (uso io questo termine, per comodità): rigore economico, controllo della spesa, lotta al clientelismo, polemica frontale contro "tutte le ipotesi "deficiste", tutti gli inviti ad accendere maggiore spesa pubblica finanziata con coperture fittizie o, peggio, inesistenti". La lotta contro i "deficisti" (un lemma nuovo, se non m'inganno) - e le conseguenze delle loro politiche economiche (da ultimo l'estendersi delle pensioni di invalidità al Sud come al Nord) - è un leitmotiv di tutta l'intervista; né è difficile capire con chi se la prende il ministro. In termini schematici: se la prende con il compromesso tra "capitale" e "lavoro" realizzato in Italia,sul piano politico, dalla Democrazia Dristiana da un lato, dal Partito comunista dall'altro (procedo anche qui in modo sommario). Per Tremonti, è necessario mutare totalmente strada, puntando su nuove politiche europee e nazionali e su nuovi strumenti economici a cominciare da quel "gigante finora addormentato", che è la Cassa depositi e prestiti. Ma, in primo luogo, bisogna lavorare a una nuova definizione della figura e del ruolo dello Stato, il quale deve essere il vero dominus della vita economica del Paese, dell'uso delle risorse,delle politiche di spesa: "Occorre decidere al centro - dice Tremonti - per andare sul grande,non dalla periferia perdendosi nel piccolo come sinora è avvenuto". Stabilite le linee generali, poi è opportuno "sentire la voce delle Regioni come di tutti coloro che operano nel settore delle infrastutture" e questo sarà, appunto, fatto, dopo aver concentrato tutti i Fondi europei di sviluppo presso il Cipe. È un ragionamento complesso, quello svolto da Tremonti ma i nuclei centrali appaiono netti: neo-centralismo, federalismo, privatizzazioni, conservatorismo compassionevole... Sarebbe sbagliato non riconoscerlo: si tratta di un disegno di "modernizzazione, già sperimentato per altro in europa, da altre forze di destra", imperniato però in primo luogo - ed è questo il punto da sottolineare - su un neo-centralismo dello Stato, al quale vengono affidate le funzioni di direzione economica fondamentali, mentre le politiche sul territorio sono assegnate, nei gangli centrali, alle Regioni, rilanciando il federalismo, il quale ha il compito di "raddrizzare la pianta storta dello Stato, caricato di troppe cose da fare e di troppi debiti". Per come viene presentato - va sottolineato anche questo - è un disegno di modernizzazione essenzialmente dall'alto, di tipo "giacobino" (come del resto dimostra, in modo esemplare, proprio la vicenda della manovra finanziaria). Nè, di per sé, è un fatto sorprendente: il "giacobinismo", in modi ovviamente diversi, è un tratto tipico degli intellettuali italiani di matrice laica, permanentemente protesi a "riformare" ab imis fundamentis società e Stato. E Giulio Tremonti, come si sa, "nasce" come intellettuale, quale professore di Diritto tributario all'Università di Pavia né, pur essendo sceso in politica, ha mai rinunziato alla sua attività di saggista, di professore... I "giacobini" però - e Tremonti lo sa bene - senza "consenso" sono destinati al fallimento. Nella sua intervista discorre perciò a più riprese di "spirito repubblicano", cioè della necessità di coinvolgere larghe forze politiche e sociali nel suo progetto, arrivando addirittura a sostenere che chi non dialoga con il governo "va contro l'Italia". Sono battute un po' eccessive, ma non vanno ascritte, a mio giudizio, solo al genere letterario dell'intervista. Tremonti sa bene da dove gli viene il "consenso", ma per diretta esperienza è altrettanto consapevole che Berlusconi è, al tempo stesso, la forza e la debolezza del suo disegno di modernizzazione. In effetti, è grazie al Popolo della libertà che Tremonti è riuscito a varare una manovra economica assai dura su una "pluralità di fronti", spossessando di fatto tutti gli altri ministri e senza prestare ascolto a nessuna voce di protesta, qualunque fosse la sua autorevolezza. Ma, come dimostra tutta la sua vicenda imprenditoriale e politica, Berlusconi è figlio diretto della storia che Tremonti vorrebbe chiudere una volta per sempre; e, se mira a qualcosa, pensa a ricostituire un moderno partito "interclassista" che estenda ed rafforzi con nuove forme di "consenso" l'interclassismo di matrice democratico-cristiana. Per Berlusconi, il "consenso" politico e sociale delle corporazioni che fanno capo al suo partito è il primum obiettivo della sua azione di governo,decifrabile come una forma di "dispotismo dolce" mediaticamente imposto, il contrario preciso del "giacobinismo"; né è difficile prevedere le tensioni,e anche le contraddizioni, che si apriranno nel governo, quando le misure di Tremonti cominceranno a toccare pezzi del blocco sociale che si raccoglie intorno al Popolo della libertà, nel quale sono confluiti - sulla base di interessi corporativi precisi - forze e ceti che facevano capo alla Dc e allo stesso Partito Socialista. A quel livello, le politiche compassionevoli di Tremonti - compresa la social card - non serviranno a niente; si riveleranno per quello che sono:un espediente buono solo per chi - a differenza dei "deficisti" - non è in grado di far sentire la sua voce. Le tensioni non si apriranno però solo su questo terreno: nonostante le tante dichiarazioni di accordo e di empatia, il neo-centralismo di Tremonti è destinato a cozzare anche con le politiche della Lega, la quale ha una idea del federalismo - e della funzione dello stato centrale - assai diversa da quella del ministro dell'Economia. È difficile che la Lega continui ad accettare che i fondi europei siano concentrati nel Cipe o che le stesse Regioni si rassegnino ad essere convocate dal ministro, con gesto napoleonico, quando gli sembrerà più opportuno. Anche qui, al fondo ci sono due concezioni strategiche assai diverse. Non sono invece rilevanti,a mio giudizio, i contrasti - posto che ci siano - con Alleanza Nazionale, che non è più, ormai, un attore politico autonomo, effettivo. Su tutto questo le opposizioni al governo avranno, penso, ampia materia di intervento. Ma il discorso è più complesso, e va fatto con chiarezza. Tremonti dà risposte conservatrici a una serie di problemi reali, con cui le forze riformatrici devono confrontarsi, senza complessi, come hanno già cominciato a fare col governo Prodi. L'esigenza di una riforma dello Stato e dell'amministrazione pubblica è centrale; ed altrettanto decisiva è la battaglia per un diverso uso delle risorse, per definire nuovi criteri di spesa e di intervento pubblico, in dura contrapposizione con le politiche di tipo clientelare che hanno afflitto - e rovinato - il nostro Paese (con tutto quello che ciò comporta sul piano dei rapporti con il sindacato). Il federalismo è una esigenza reale e va soddisfatta, senza, naturalmente, cadere in forme di neocentralismo dello stato. Il primato del merito - nel pieno riconoscimento del dettato costituzionale - è decisivo in una moderna democrazia, e deve essere la bandiera delle forze che vogliono riformare l'Italia. Valorizzare il merito non significa, certo, privilegiare la strada della privatizzazione, come si fa nel decreto del 25 giugno: l'università pubblica va salvaguardata come principio di libertà e di eguaglianza. Ma proprio per questo occorre anche sapere intervenire drasticamente nei guasti che cattive politiche di governo e perverse pratiche accademiche hanno introdotto in questo ganglio centrale della vita scientifica e civile del Paese. Se si ha a cuore il futuro dell'università pubblica, è necessario battersi per una sua riforma radicale, mettendo fine alle degenerazione di questi ultimi decenni. Altrimenti si fa una battaglia, pur importante, ma di retroguardia. Ma questo è solo un esempio; a me preme, anzitutto, sottolineare che quello che abbiamo di fronte è un percorso assai più mobile e dinamico di quanto si potrebbe pensare. Sta al Partito Democratico usare le possibilità che la situazione gli offre: tanto più lo farà quanto più svilupperà un'azione limpidamente riformatrice.

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L'anima moderata e religiosa della Turchia (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 31-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del L'AKP L'anima moderata e religiosa della Turchia Il partito turco Giustizia e Sviluppo (Adalet vel Kalkinma Partisi, Akp) è stato fondato nel 2001 da un gruppo di esponenti moderati dell'ex Partito del Benessere (formazione islamica messa al bando nel 1998 dalla Corte Costituzionale) e del successivo Partito della Virtù. Alla guida della nuova formazione c'è fin dall'inizio l'allora sindaco di Istanbul, Recep Tayyp Erdogan, 54 anni. L'ispirazione politica dell'Akp è stata paragonata a quella dei partiti democratici cristiani europei: grande attenzione ai temi economici e dello sviluppo, ispirazione religiosa ma moderata, politica del buon vicinato con i paesi confinanti, ingresso nell'Unione europea. La base elettorale dell'Akp è la nuova borghesia imprenditoriale venuta dall'est, religiosa ma pragmatica, che si contrappone alle tradizionali élite laiche e nazionaliste della burocrazia e delle imprese pubbliche. L'Akp ha vinto le elezioni politiche nel 2002 con il 34,4% e ha gestito un periodo di forte crescita economica, avviando il negoziato per l'adesione alla Ue e raccogliendo forti consensi nelle capitali occidentali, ma anche in quelle mediorientali. Nel 2007 il partito ha rivinto le politiche con oltre il 47%.

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Parsi: <La politica del commercio ora si fa in Oriente> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 31-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 181 del 2008-07-31 pagina 21 Parsi: "La politica del commercio ora si fa in Oriente" di Antonio Risolo L'esperto: "Il fallimento della Wto non avrà conseguenze immediate, ma indubbiamente è un pessimo segnale politico" da Milano In un clima da day after l'Europa assiste impotente al fallimento dei negoziati della Wto che si sono svolti a Ginevra. Un fallimento, quello del Doha round, che indebolisce ancora di più il commercio internazionale in una fase critica dell'economia mondiale. È indubbio che il baricentro si sia spostato, irrimediabilmente. Verso l'Asia, certo. Ma anche in Sudamerica (Brasile in testa). "Nell'immediato non ci saranno grandi conseguenze, ma è un pessimo segnale politico", dice al Giornale il professor Vittorio Emanuele Parsi, docente di politica internazionale all'Università Cattolica di Milano. Professore, in sostanza da Ginevra escono sconfitti Europa e Stati Uniti, vale a dire l'Occidente... "In un certo senso sì. La Cina, ma anche l'India, si sono presentate al Doha round in condizioni vantaggiose. Mi spiego: avevano più da guadagnare, quasi nulla da perdere. La Cina, in particolare, si chiede fino a che punto stare nelle regole stabilite da altri rappresenti un ostacolo alla propria crescita economica. Quando si sarà data questa risposta punterà i piedi per far valere il suo peso. Non dimentichiamo che Cina e India rappresentano 2,5 miliardi di persone su 6". Certo, ma laggiù c'è anche un regime... "Questo è il punto. A Pechino il potere economico non rappresenta un contraltare al potere politico". Quindi? "Nel momento in cui il potere politico prende determinate decisioni, il potere economico si adegua". Allora aveva visto giusto Giulio Tremonti... "Certo. Perché è molto difficile avere un commercio internazionale completamente liberalizzato senza un potere politico egemone che detti le regole. La Cina è il caso emblematico: è fuori dall'area politica, e di protezione, degli Stati Uniti. E considera Washington alla stregua di un nemico. È questa la differenza tra Cina e Giappone". Globalizzazione sì, globalizzazione no... "Questa volta la sessione della Wto di Ginevra si è inceppata sulle derrate alimentari. In passato i negoziati fallirono sulla proprietà intellettuale. La globalizzazione è un fatto positivo, ma deve essere governata". Disfatta per la triade Barroso, Lamy, Mandelson? "Forse. In ogni caso c'è bisogno di unità occidentale. Un Occidente coeso rafforza anche l'Europa ed è in grado di attrarre le potenze emergenti. Occorre far capire soprattutto alla Cina che le conviene stare con gli altri. E ci vuole un Occidente, unito, che faccia un accordo complessivo non solo sul commercio, ma anche sui cambi valutari". Pechino ha giustificato la propria posizione intransigente agitando la difesa dei propri poveri... "In realtà è solo un pretesto per difendere i loro ricchi. Bloccare le importazioni significa solo questo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Ma ora l'Ue salvaguardi la nostra laicità> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 31-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-31 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Lo scrittore Nedim GÜrsel "Ma ora l'Ue salvaguardi la nostra laicità" DAL NOSTRO INVIATO PARIGI - Processato dai militari dopo il colpo di Stato del 1980 per "offesa alle forze di sicurezza", incriminato oggi dagli islamici per "insulto ai valori religiosi": lo scrittore Nedim GÜrsel ha sempre pagato cara la sua speranza in una Turchia democratica, laica, europea. Non protesta per la mite sentenza verso l'Akp: "Una messa al bando del partito avrebbe allontanato ancora di più il sogno di entrare nell'Ue". Ma adesso chiede aiuto: "L'Europa vigili perché siano rispettate le libertà dei tanti turchi che, come me, non vogliono vivere secondo le regole dell'Islam. Occorre tutelare i laici e ricordare all'Akp che, fortunatamente, la Turchia non è una teocrazia". La storia di Nedim GÜrsel, nato nel 1951 a Gaziantep, figlio del traduttore di André Gide, educato al liceo francese di Galatasaray e da quasi trent'anni diviso tra Istanbul e Parigi dove insegna letteratura turca alla Sorbona, dimostra che Ankara non fa molti progressi quanto alla libertà di espressione. I primi guai di GÜrsel con la censura risalgono al libro Una lunga estate a Istanbul del 1976, per la frase "I mongoli tornano sui carri armati" rivolta all'esercito che di lì a poco dopo avrebbe preso il potere. Sequestro del romanzo, tre anni di processo, infine faticosa assoluzione. Nuovi problemi per La prima donna del 1986, premio Ipekci per il riavvicinamento dei popoli greco e turco, tradotto in Italia da Feltrinelli, ma accusato dai militari di "offesa alla morale pubblica". "Credevo che tutto questo appartenesse al passato - dice ora GÜrsel -, invece a marzo ho pubblicato Le figlie di Allah (uscirà in Francia per Seuil) e il procuratore di Istanbul ha raccolto la denuncia di un gruppo islamico. Racconto la nascita dell'Islam, metto il profeta Maometto al centro della storia, e faccio parlare anche i suoi nemici, i Quràysh, che rifiutano il monoteismo e continuano ad adorare al-Lat, al-'Uzz e Mant, le dee preislamiche della Mecca chiamate le figlie di Allah ". Gli islamisti sono scandalizzati pure dal titolo del romanzo: secondo il Corano Allah non è stato generato e non ha generato, non può avere figli. GÜrsel ha lasciato nei giorni scorsi Parigi per rendere a Istanbul la sua memoria difensiva, la decisione del procuratore è attesa entro il 19 agosto. Nel frattempo, il quotidiano islamico Vakit ha accusato lo scrittore di insolenza concludendo con il sinistro messaggio: "I musulmani non hanno attaccato GÜrsel e il suo editore, per loro fortuna". Tutto questo nei giorni degli attentati e delle accuse ai laici di sostenere il progetto golpista Ergenekon. "C'è enorme tensione - spiega GÜrsel -, con Erdogan al potere la religione è diventata troppo presente. E non sempre perché la politica prenda esplicitamente posizione, ma perché vige quella che noi laici chiamiamo la pressione del quartiere: se mangi durante il Ramadan vieni guardato male, se sei una donna e non porti il velo vieni insultata, trovare alcol è quasi impossibile perché ci sono tasse sempre più alte e i commercianti islamici preferiscono non pagarle". I laici sono presi tra due fuochi, da una parte gli islamici, dal-l'altra l'esercito. "Non siamo certo per un golpe, ma i militari vegliano sulla più grande conquista del kemalismo, la laicità dello Stato. Non c'è democrazia senza laicità. E la laicità non deve essere un ostacolo al progresso della democrazia, sono due valori ugualmente importanti. Spero solo che l'Europa sia attenta. E che l'Akp perda, democraticamente, le prossime elezioni". Stefano Montefiori Il presidente della Corte Costituzionale turca, Hasim Kilic.

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<Bene Erdogan assolto, grazie al suo governo è partito lo sviluppo> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 31-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-31 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE L'intervista Kaslowski, Confindustria turca "Bene Erdogan assolto, grazie al suo governo è partito lo sviluppo" DAL NOSTRO INVIATO ISTANBUL - "Sorpreso e tutto sommato soddisfatto: anche noi imprenditori, come molti in Europa per altro, avevamo manifestato grande preoccupazione per la ventilata chiusura del partito di governo, soprattutto per una messa al bando dell'unico leader carismatico della Turchia, Erdogan. Ma allo stesso tempo speriamo che questo serva da avvertimento all'Akp, perché non commetta nuovi errori". Aldo Kaslowski, uno dei più noti imprenditori "turchi" (nato a Istanbul da padre piemontese, grande amico di AtatÜrk, ha solo passaporto italiano), già presidente e oggi vicepresidente della Confindustria turca di cui è da anni suo "ministro degli Esteri", conosce molto bene il premier e il presidente della Repubblica che ieri hanno rischiato il bando per cinque anni dalla politica. "Erdogan, sono stato io a portarlo le prime volte in Europa, ovunque - ci dice -. E in quanto a GÜl, è lui che mi ha nominato ambasciatore speciale di Ankara per l'Europa". I rapporti tra Confindustria turca e Akp sono buoni infatti: come mai questo feeling con un partito religioso? "Non per motivi ideologici, anzi. Ma per l'ottima performance che l'Akp ha garantito al Paese dal 2002, dal punto di vista economico, dell'apertura all'Europa e delle riforme. Fino al 2006 tutto è andato benissimo, con una crescita annua media del 7,6%, l'inflazione crollata dal 78% all'8%. Questi uomini molto pii ma con poca esperienza politica hanno avuto il buon senso di seguire la disciplina dell'ex ministro del Tesoro Dervis e del Fmi. Poi, con la nomina di GÜl a presidente e con quel 47 per cento alle politiche 2007 sono iniziati i guai. Noi imprenditori e non solo li abbiamo votati per la continuità e loro hanno pensato di avere carta bianca per accontentare la parte pur minoritaria di integralisti islamici: hanno tentato di cambiare la Costituzione ma solo per il velo, messo in secondo piano l'Europa, suscitato “il colpo di Stato” della magistratura laica, ispirata o meno dai militari che sia". Lei si dice sorpreso: si aspettava un verdetto più duro? "Ci aspettavamo una messa al bando di Erdogan, GÜl e altri del partito. Le sola sanzione economica equivale infatti a un'assoluzione, visto che in questi anni l'Akp ha guadagnato enormemente. Ma anche un giudizio negativo non ci avrebbe spaventato: vietato l'Akp, sarebbe nato un nuovo partito e il vero problema, in caso, sarebbe stato trovare un leader carismatico come Erdogan. Ma anche questo era già stato assorbito al 95 per cento: abbiamo avuto molte assicurazioni di imprenditori stranieri (italiani in primis) che non si sarebbero ritirati. Gli investimenti diretti esteri sono in calo anche per una crisi mondiale ma quelli finanziari, soprattutto dal Golfo, sono altissimi". L'Europa ha avuto un peso in questa crisi? "Paradossalmente sono stati i Paesi che non ci vogliono nell'Ue, come la Francia di Sarkozy o l'Olanda, a dire che in caso di messa al bando dell'Akp la nostra procedura di ingresso nell'Ue sarebbe stata bloccata, aiutando così Erdogan. Ma è vero che negli ultimi anni, con il crescere delle resistenze in Europa, anche i turchi hanno perso entusiasmo in tal senso. Lo stesso Akp è diventato più tiepido sull'adesione. Quando il ministro Franco Frattini è stato qui poche settimane fa, ha esplorato per conto di Bruxelles la determinazione di Erdogan a proseguire nella strada verso l'Ue. E so che ha avuto ampie rassicurazioni: l'ingresso in Europa non si discute, crisi o no. Per il governo come per noi è una via senza ritorno. E l'Europa dovrebbe capire che anche a lei continua a convenire. Soprattutto con Erdogan ancora al comando". Cecilia Zecchinelli Aldo Kaslowski, nato 71 anni fa a Istanbul da padre piemontese, è uno dei più noti imprenditori turchi, già presidente e oggi vicepresidente della Confindustria turca Leader Il premier turco Tayyip Erdogan, 54, leader dell'Akp, ha vinto le politiche nel 2002 con il 34,4% e nel 2007 con il 47%.

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La ragion di Stato salva l'Akp (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 31-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-31 num: - pag: 34 autore: di ANTONIO FERRARI categoria: REDAZIONALE ANKARA E L'ISLAM La ragion di Stato salva l'Akp SEGUE DALLA PRIMA Il partito di governo islamico moderato non verrà chiuso. Sono salvi sia il premier Recep Tayyip Erdogan, sia le altre 69 personalità dell'Akp che rischiavano di dover abbandonare la vita politica per 5 anni. E' salvo anche il presidente della repubblica Abdullah Gul, che pur godendo dell'immunità e non rischiando la poltrona sarebbe stato delegittimato. La sentenza della Corte costituzionale prevede infatti soltanto una multa (decurtato il 50% dei finanziamenti pubblici al partito) e un chiaro ammonimento. In sostanza i supremi custodi del secolarismo hanno detto: attenzione! Non verranno tollerati altri tentativi di indebolire la struttura laica dello Stato. Si chiude così, con un verdetto che equivale a un'assoluzione per insufficienza di prove, una parentesi delicatissima. Si rischiava infatti di punire la volontà del popolo, che aveva premiato l'Akp alle elezioni garantendogli la metà dei voti e i due terzi dei seggi, con conseguenze pesantissime sulla stabilità della Turchia, e soprattutto con l'incubo di un clima da guerra civile. Il voto della Suprema corte, a un solo punto dalla maggioranza qualificata e obbligatoria per cancellare il partito dal quadro politico, è il segno che sulla sentenza hanno pesato ragioni di opportunità e la consapevolezza del vuoto che si stava creando, come ha fatto capire, nel suo lungo preambolo, il presidente della Corte Hasim Kilic. Quello che a marzo sembrava un provvedimento inevitabile, si è sciolto in un collettivo sospiro di sollievo. Che accomuna gli islamici moderati dell' Akp ma anche le forze dell'opposizione, turbate dalla prospettiva di un futuro al buio. Certo, colpiscono ancora una volta l'estrema sensibilità e le attrezzate antenne della Borsa di Istanbul, che aveva deciso di puntare da giorni sull'ottimismo, quindi sulla "non chiusura del partito". Ieri mattina l'indice ha aperto con un balzo, e prima della lettura della sentenza ha chiuso con un lusinghiero più 5,58%, con la lira turca che ha guadagnato persino sul supereuro. Segno che i mercati, la confindustria laica e ovviamente quella islamica, la finanza e gli investitori stranieri hanno deciso di far quadrato attorno a Erdogan, che negli anni ha saputo offrire alla Turchia crescente benessere e una sconosciuta stabilità. Sia chiaro però che le accuse raccolte contro il premier e il suo partito non erano certo un parto della fantasia di giudici maniacali, guidati da volontà persecutoria. Che l'Akp e i suoi dirigenti abbiano compiuto passi assai poco in sintonia con la laicità dello Stato è fuor di dubbio. Molti parlano del tentativo (fallito) di ripristinare l'uso del velo nelle università. Ma, ben oltre questo provvedimento, vi sono stati comportamenti e decisioni gravi, in chiave di invadenza islamica, che il premier ha incoraggiato, quantomeno tollerato con il suo silenzio-assenso. Erdogan è un uomo intelligente, scaltro, ma è anche assai arrogante e si abbandona spesso a dichiarazioni e atteggiamenti che ne scalfiscono la credibilità. E' sicuramente stato tentato, sull' onda del voto popolare e dopo il vincente braccio di ferro che ha portato all'elezione alla presidenza del suo amico Gul, a forzare la mano, scontrandosi frontalmente con i laici. Non solo con le forze armate e con gli apostoli dello "Stato profondo", ma anche con forze che rappresentano grandi settori della società turca. Le manifestazioni contro il suo partito-pigliatutto non possono essere dimenticate. Può anche darsi - c'è da sperarlo- che essere stato sotto schiaffo per mesi e aver tremato fino a ieri pomeriggio lo renda più saggio. E degno della maturità che ha dimostrato il suo Paese.

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CATTOLICO E RISORGIMENTALE PELLA E IL CASO DI TRIESTE (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 31-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-31 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano CATTOLICO E RISORGIMENTALE PELLA E IL CASO DI TRIESTE è corretto parlare di clima da "guerra fredda" fra Italia e Jugoslavia a proposito dell'attrito che si venne a creare, tra l'estate del 1953 e l'autunno del 1954, sulla controversia per l'assetto politico del cosiddetto "territorio libero di Trieste"? E davvero si sfiorò anche lo scontro militare, scongiurato dall'abilità diplomatica del primo ministro italiano Giuseppe Pella, oltre che dei rappresentanti di Usa e Gran Bretagna al negoziato di Londra che mise la parola fine a quella controversia? Come si svolsero i fatti e che peso ebbe il Governo Pella in tutta la vicenda? Michele Toriaco schiav54@ schiavonetevere.191.it Caro Toriaco, G iuseppe Pella fu l'ultimo protagonista di una politica estera irredentista e risorgimentale. Era cattolico e si era iscritto alla Democrazia cristiana nell'ultima fase del conflitto, ma era soprattutto un economista piemontese di taglio liberale, molto vicino alla ortodossia finanziaria di Luigi Einaudi e poco sensibile alla dottrina sociale di molti dei suoi compagni di partito, da Dossetti a Fanfani. Fu questa la ragione per cui Einaudi, allora presidente della Repubblica, lo incaricò della formazione del governo dopo lo scacco che Alcide De Gasperi subì nelle elezioni del 1953. Pella creò un ministero monocolore in cui erano presenti alcuni fra i maggiori esponenti della Dc (Fanfani, Malvestiti, Segni, Tambroni, Taviani), ma tenne per sé due ministeri importanti (le Finanze e gli Esteri) e chiamò al Commercio con l'Estero un professore di economia politica, Costantino Bresciani Turroni, di cui avevo ascoltato le lezioni all'Università di Milano pochi anni prima. Molti pensarono che il governo presieduto da un economista, reduce da esperienze ministeriali importanti alle Finanze, al Tesoro e al Bilancio, sarebbe stato dominato da preoccupazioni economiche. Ma il fatto che Pella avesse deciso di essere, sia pure temporaneamente, ministro degli Esteri, avrebbe dovuto suscitare qualche sospetto. Per l'Italia il maggiore problema internazionale all'ordine del giorno, in quel momento, era la creazione di un nuovo organismo, la Ced (Comunità Europea di Difesa), che avrebbe permesso di collocare l'esercito tedesco all'interno di una cornice comunitaria e di creare una solida base per l'integrazione politica del continente. Pella ritenne che quella fosse l'occasione ideale per affrontare il problema di Trieste, dove il Trattato di pace aveva creato un effimero Territorio Libero costituito da una parte prevalentemente italiana (la zona A) e da una parte divenuta, dopo l'esodo degli istriani, prevalentemente slovena e croata. In un discorso pronunciato al Campidoglio, il 13 settembre 1953, propose un plebiscito nelle due zone del Territorio e lasciò intendere che l'Italia avrebbe ratificato il trattato della Ced soltanto dopo la soluzione del problema di Trieste. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna fecero sapere che erano pronti a ritirarsi dalla zona A per cederne l'amministrazione al governo italiano. è probabile che Pella puntasse sulla restituzione dell'intero territorio, ma la reazione più incollerita e nervosa fu quella del maresciallo Tito. Il 12 ottobre dichiarò che l'ingresso delle truppe italiane a Trieste sarebbe stato considerato una aggressione. Vi furono manifestazioni popolari di segno opposto a Belgrado e a Trieste, e quelle della città giuliana lasciarono sul terreno sei morti e sessanta feriti, colpiti dalla polizia del Territorio libero. Quando Pella annunciò che avrebbe partecipato ai funerali, gli Alleati glielo proibirono. Fu quello il momento in cui ordinò la mobilitazione di due divisioni e le mandò alla frontiera nei pressi di Gorizia. La crisi cominciò a sgonfiarsi quando Tito, con un primo passo indietro, propose la restituzione di Trieste all'Italia, ma nell'ambito di una soluzione che avrebbe lasciato alla Jugoslavia una parte della zona A. Qualche giorno dopo, Pella incontrò il rappresentante jugoslavo a Roma e raggiunse un accordo per il ritiro simultaneo delle truppe dei due Paesi. Era l'inizio del disgelo. Ma non fu Pella che ne colse i benefici. Abbandonato dal suo partito, a cui non piaceva un governo troppo indipendente, dovette dimettersi. Trieste tornò all'Italia nell'ottobre del 1954 quando il presidente del Consiglio era, da sei mesi, Mario Scelba.

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I nuovi adolescenti: amore e lavoro (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 31-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-07-31 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE La fotografia I ragazzi dai 12 ai 19 anni sono poco interessati alla politica e non hanno fiducia in chi è stato eletto Le aspirazioni I sogni di fare il calciatore o la star della tv non sono tramontati, ma tutti d'accordo nel dire che serve talento I nuovi adolescenti: amore e lavoro Sono i loro primi obiettivi per il futuro E chiedono di essere soprattutto se stessi E tu chi vuoi essere da grande? Sorpresa: il 26,2% (più femmine che maschi) ha risposto "me stesso". Finalmente una buona notizia. Il mondo, forse, non è poi "liquido" come i sociologi ce lo dipingono, né così privo di modelli e strutture di riferimento. I giovani, che mettono amore e lavoro in testa ai loro obiettivi futuri, hanno imparato a navigare nella tempesta di stimoli e messaggi, l'àncora è spesso ben piantata in famiglia, e persino il telecomando, ogni tanto, finisce, felicemente spento, sul divano. La tribù degli adolescenti, quello sconfinato popolo in jeans, telefonino e brufoli dai 12 ai 19 anni che si evolve insieme alla società, rappresentandone insieme il motore del cambiamento e il testimone privilegiato, sembra avere idee ben chiare. La globalizzazione e "l'effetto mariadefilippi " hanno abbattuto gli ultimi steccati. Trent'anni fa il mito era lontano e irraggiungibile, oggi il personaggio tv è diventato un modello professionale. Trent'anni fa la differenza di genere tra uomini e donne era molto più marcata, e certe donne non si sarebbero mai azzardate a sognare un futuro da uomini. Trent'anni fa c'era più fiducia nei confronti della politica e delle istituzioni, e più voglia di impegnarsi collettivamente. Oggi il mito sono io. I maschi nel pallone Chi non insegue se stesso, vuole soldi e celebrità. Calciatore (34,2% dei ragazzi) o star del mondo dello spettacolo (31,2% delle ragazze), secondo i risultati dell'indagine di Mtv-Telefono Azzurro-Eurispes. Nessun altro sport come il calcio, in Italia, crea figure altrettanto celebri e vincenti agli occhi degli adolescenti. Se i maschi desiderano somigliare ai campioni del mondo di Berlino 2006, le femmine hanno come modelli sportivi privilegiati le pallavoliste, belle e brave, e più in generale attrici e cantanti a pari merito. I nomi cambiano con le stagioni, però quasi mai si tratta di divi sopra le righe: la trasgressione è caratteristica necessaria del mito solo per il 13,2%. "Le professioni legate alla popolarità continuano ad esercitare un forte appeal - spiega Alessandro Cavalli, professore di sociologia all'Università di Pavia -, e l'influenza dei reality si sente ancora: gli scenari di vita adulta osservati dai ragazzi alimentano giochi di fantasia che poi, brutalmente, si scontrano con la realtà". Il divo incarna modelli di auto-realizzazione, un tenore di vita in linea con la cultura di massa, in un'epoca in cui le grandi ideologie politiche sono al tramonto (il disinteresse per partiti e istituzioni è quasi totale, resistono solo miti senza tempo, che comunicano passione per gli ideali al di là della loro reale conoscenza: Che Guevara, Gandhi, Dalai Lama, Martin Luther King, Mandela, il Papa, Madre Teresa), il divo fa sognare per coraggio (16,5%), bellezza (9,5%) e onestà (12,8%), ma anche per un valore prezioso come il talento (26,4%), qualità che nella maggior parte dei casi taglia fuori i (poco) famosi della tv. "Le professioni dello sport sono, storicamente, molto ambite: il grande cambiamento è che una volta aspirava a fare il calciatore lo stato basso della classe sociale; gli altri volevano fare l'ingegnere, il medico o, soprattutto nei ceti medi, l'esploratore" dice Cavalli. I mestieri dell'avventura continuano a piacere molto ai giovani: il 9,7% (più donne che uomini) vorrebbe girare il mondo alla ricerca di tesori; l'attrazione per l'esotico è una costante che attraversa ogni generazione. Certe professioni tradizionalmente femminili, casalinga, maestra, segretaria, sono evaporate per strada: le ragazze del 2008 s'immaginano programmatrici di compu-ter, informatiche, imprenditrici di successo se non, addirittura, piloti d'aereo. Comunque tre su dieci mettono il lavoro al primo posto quando si parla degli obiettivi importanti del futuro e battono i maschi (28,9%). "Viviamo in una società dove c'è minore disuguaglianza tra sessi di un tempo ", dice Cavalli. Anche i gradini tra classi si sono livellati. Fino agli anni 70 maschi e femmine avevano ambizioni proporzionate al loro status: "Adesso invece vengono percepiti come accessibili percorsi di vita adulta un tempo ritenuti impossibili ". Regge l'inventore geniale (7,2% dei ragazzi, 3% delle ragazze), sull'onda emotiva dell'11 settembre si barcamena il pompiere (1,6% contro 0,8%), sta svanendo il nobile lavoro del pittore (0,4% e 2,3%), che ha prospettive di guadagno troppo aleatorie per essere preso in considerazione. Libertà di scelta "In una società sempre più giovane ed esteriorizzata, all'interno della quale s'impongono il culto del corpo e della bellezza, i miti cambiano rapidamente e i giovani hanno spesso un'eccessiva libertà nello scegliere che cosa vogliono fare da grandi: una libertà senza appartenenza. E questo crea confusione". Cristina Pasqualini, ricercatore in sociologia all'Università Cattolica di Milano, insieme a Fabio Introini ha scritto un libro dal titolo significativo: la Compless- età. "La mediatizzazione, i tronisti, le veline hanno trasformato il significato che i giovani attribuiscono ai modelli di riferimento. Ora è tutto più a portata di mano, a cominciare dalle professioni della televisione". Per fortuna, tra i maggiorenni, c'è chi sottolinea l'importanza di un lavoro tradizionale (29,9%) tra gli obiettivi per il futuro ("Gli adolescenti, rispetto a vent'anni fa, studiano più a lungo, puntano all'università e considerano l'istruzione importante "), mentre il mito della ricchezza sfuma con gli anni (12,7%, staccatissimo dall'amore: 35,9%) come se la maturità, e il ricollocamento dei miti in una fase di vita adulta, ne ridimensionasse il fascino. I sogni di fama tramontano con gli anni, e arriva la stagione in cui all'idolo dello sport o dello spettacolo, i giovani sostituiscono se stessi. Il mio mito, finalmente, sono io. Gaia Piccardi LA TUA OPINIONE su questo articolo e sui risultati della ricerca www.corriere.it.

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La vittoria di Tayyip politico a cavallo fra Europa e tradizione (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 31-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 181 del 2008-07-31 pagina 11 La vittoria di Tayyip politico a cavallo fra Europa e tradizione di Redazione da Istanbul Recep Tayyip Erdogan è senza dubbio il politico turco più controverso degli ultimi 10 anni: uomo del cambiamento secondo alcuni, finto moderato secondo altri. Nato a Kasimpasa, un quartiere povero di Istanbul, nel 1954, ha frequentato scuole superiori religiose, che hanno influenzato la sua formazione, portandolo a rappresentare l'anima più religiosa della Turchia, a discapito dell'impronta laica data al paese dal "Padre della Patria" Ataturk. Di certo, su Erdogan pesa una condanna per "incitamento all'odio religioso", comminatagli nel 1998, quando aveva declamato, cambiando opportunamente il testo, alcuni versi del poeta Ziya Gökalp, definendo i minareti "baionette" e le moschee "barricate". Una posizione quantomeno discutibile per un politico che all'epoca era già sindaco di Istanbul, dopo l'elezione del 1994. E non è la prima volta che la magistratura turca deve difendere la Costituzione laica del Paese dai partiti del primo ministro: altri due partiti in cui militava, Refah e Fazilet, sono stati chiusi dalla Corte costituzionale nel 1997 e nel 2001. È dopo questa chiusura che Erdogan ha deciso di fondare l'Adalet ve Kalkinma Partisi, che si definisce un partito di orientamento islamico-moderato. Alla sua testa, con un programma basato su riforme economiche e negoziati con l'Europa, ha vinto le elezioni del 2002 e del 2007, dando il via a alcuni provvedimenti che hanno avvicinato Ankara all'Unione europea. Controversa la sua politica interna: da un lato ha modificato l'articolo 301 del codice penale, che puniva l'offesa all'identità turca, dall'altro ha prodotto alcune leggi favorevoli all'islam, come quella che avrebbe permesso di portare il velo nelle università, bocciata però dalla Corte costituzionale. Durante il suo governo, la Turchia sembra essersi spaccata, fra assassini di esponenti laici e manifestazioni contro l'islamizzazione del Paese. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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