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TARTICOLI DEL 16-31 luglio
2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (224)
Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali ( da "Giornale.it, Il"
del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Walter
fa qualcosa di riformista ma nel Pd è diarchia
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
L'autunno
caldo di Walter. Dì la tua ( da "Giornale.it, Il"
del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
La
guerra (in)civile degli psico-comici della politica
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo ( da "Giornale.it, Il"
del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Bagnasco:
non togliere il nutrimento a Eluana
( da "Secolo
XIX, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: stato terminale". Ieri comunque gli appelli a non sospendere l'alimentazione e l'idratazione di Eluana sono giunti numerosi e accorati soprattutto dal mondo cattolico italiano. Alla proposta di Giuliano Ferrara di portare bottiglie d'acqua davanti al Duomo di Milano per protestare contro chi vuole interrompere l'idratazione,
La
chiesa e il modello zapatero - massimo l. salvadori
( da "Repubblica,
La" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici, della tutela degli spagnoli non cattolici, delle conseguenze inderogabili della norma costituzionale sul carattere laico dello Stato". Il problema che egli mette al centro è dunque la posizione uguale dello Stato dinanzi a cattolici e non cattolici: posizione che richiede che ciascuno sia libero e rispettato nella propria diversità e che lo Stato perciò non consenta
Alle
molinette una "stanza del silenzio" per le religioni non cattoliche -
il servizio a pagina viii ( da "Repubblica, La"
del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pagina I - Torino Firmato un protocollo d'intesa tra l'ospedale e 14 confessioni Alle Molinette una "stanza del silenzio" per le religioni non cattoliche il servizio a pagina viii SEGUE A PAGINA VIII.
"viva
palermo e santa rosalia" il grido mancato divide la città - (segue dalla
prima pagina) antonella romano ( da "Repubblica, La"
del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Una festa patronale è pur sempre municipale, l'elemento laico e quello religioso, la tradizione e l'istituzione, si fondono. è stato uno sgarbo al quadrato, nei confronti dei palermitani e dell'identità palermitana, che nel Festino si esprime al massimo grado". Ne fa invece una questione prettamente di stile un altro sociologo, Nino La Spina.
Separazione
delle carriere e Csm meno <politico> Così cambia il pianeta toghe
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: composizione riequilibrando il numero di laici e togati e fissare paletti precisi per ruolo e competenze, evitando incursioni troppo politiche nel campo legislativo, come il discusso parere sul blocca processi. La sezione disciplinare, poi, dovrebbe diventare indipendente dal Csm e composta non in prevalenza da magistrati come oggi, ma anche da giuristi come ex presidenti della Consulta.
<Del
Turco, tangenti più care per fargli comprare la casa a Roma>
( da "Corriere
della Sera" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: mi ha detto di aver voluto manifestare il suo attuale stato d'animo in una sorta di confessione laica. La sua richiesta di incontrarmi era per dolersi di quanto gli stava accadendo. Si diceva vittima del risentimento di titolari di cliniche per il suo piano di ridurre del 30 per cento le tariffe riconosciute ai privati.
Violante:
Del Turco? Poco rassicuranti le notizie sull'inchiesta
( da "Corriere
della Sera" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: continuità nella gestione e favorirebbe una parità reale di conoscenze tra togati e laici Ora i membri laici partono penalizzati rispetto ai togati perché non conoscono la macchina". E al Csm lei toglierebbe l'azione disciplinare. "Preferisco una Corte ad hoc, nominata dal capo dello Stato e dal Parlamento, competente per tutte le magistrature, ordinaria, amministrativa e militare".
Se
la Curia di Milano fa opposizione al governo
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
Il
Papa tra koala e serpenti ( da "Giornale.it, Il"
del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
Il
caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
Comitato
pro Papa Pio ( da "Giornale.it, Il"
del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
De
Vecchi (An): "In Val Bormida va fatta azione politica, non partitica"
( da "Stampa,
La" del 16-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'
Abstract: modernità e il carattere laico della politica locale". E proprio per arrivare ad un accordo che ponga fine alle discussioni che si sono registrate in queste ultime settimane, dice ancora De Vecchi "An si impegnerà a promuovere per fine mese un tavolo di coordinamento con le altre formazioni politiche, perchè le energie dei singoli non vengano sprecate da egoismi e rivalità interne"
Il
csm "assolve" il pm russo
( da "Repubblica,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: questa, che è stata sostenuta dai togati di Magistratura democratica e del Movimento per la giustizia e da tre laici di centrosinistra. Tra gli astenuti ci sono il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino e il procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli.
Moschea,
siglata l'intesa "dove? deciderà la città" - (segue dalla prima
pagina) donatella alfonso ( da "Repubblica, La"
del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: DONATELLA ALFONSO (segue dalla prima di cronaca) LA applaudono musulmani e cattolici, laici ed ebrei come il rabbino Giuseppe Momigliano. Questi ragazzi sono qui proprio perché sono la nostra seconda generazione, perché sono loro il futuro, spiega Husein Salah, presidente della comunità musulmana, 3.000 fedeli e altre 8.
Caro
gilli meglio gli indomiti... - davide rondoni
( da "Repubblica,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: come scrisse ancora Baudelaire, è che il mondo finirà non in uno schianto, ma in una lagna. E di lagna, non vi sembra di sentirne parecchia in giro? Io ai lagnosi preferisco gli indomiti. La razza cattolica, socialista e laica che ha fatto l'Italia giovane e vogliosa. Non quelli che la stanno invecchiando e avvilendo.
Chiesa
russa, consegna a dicembre e da mosca arriva il secondo grazie - raffaele
lorusso ( da "Repubblica, La"
del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: giorno di san Nicola per la Chiesa cattolica - spiega - inaugureremo il teatro Petruzzelli, che io considero di tutti i baresi, a prescindere dalla proprietà pubblica o privata". Il sindaco auspica che in entrambe le occasioni siano presenti le massime cariche istituzionali. "Inviteremo il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio - annuncia -
Anche
nasrallah alla festa di beirut "il tempo delle sconfitte è finito" -
(segue dalla prima pagina) gad lerner
( da "Repubblica,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: nella società più laica e spregiudicata della regione, è concesso derogare a tale liturgia necrofila, morbosa. Perfino il test del Dna preteso da Israele sui cadaveri di Ehud Goldwasser e Eldad Regev sollecita questo generalizzato indugiare fra membra decomposte e ritratti dei martiri, appiccicati dovunque, trasformati in icone,
"attenti
al troppo freddo rischi anche per il cuore" - michele bocci roma
( da "Repubblica,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: al Cnr di Pisa, da Londra alla Cattolica di Roma, fino al San Raffaele di Milano. Oggi il professore è consulente per la ricerca dell'Associazione nazionale medici cardiologi. Qual è la temperatura ideale a cui regolare il condizionatore? "La risposta potrebbe essere banale: quella a cui ci si sente bene.
Figli
in provetta speranze e pregiudizi
( da "Unita,
L'" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: lasciando senza repliche le critiche subito mosse dai cattolici a Buzzati Traverso. Questi era stato molto esplicito nel lodare la nuova tecnica e aveva detto, tra l'altro: "Purtroppo molte persone colte di questo scorcio di XX secolo sono tuttora vittime della irrazionale "sacralità" di tabù d'antichissima origine.
Napolitano
auspica partnership strategica con Mosca Nel corso della visita in Russia anche
un colloquio con Alessio II: migliorano i rapporti fra cattolici e ortodossi
( da "Unita,
L'" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: auspica partnership strategica con Mosca Nel corso della visita in Russia anche un colloquio con Alessio II: migliorano i rapporti fra cattolici e ortodossi / Mosca INCONTRANDO a Mosca il suo omologo Dmitri Medvedev, il capo dello Stato italiano Giorgio Napolitano ha auspicato che le ottime relazioni commerciali tra i due Paesi evolvano verso il traguardo di una partnership strategica.
Cossiga,
Gargani, Vaccarella Silvio si sceglie tre <saggi>
( da "Corriere
della Sera" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: una revisione del Csm che introduca la parità tra membri togati e "laici", cosa questa che a parola trova favorevole anche Luciano Violante, e per quanto riguarda l'azione penale vanno indicate le priorità bisogna cioè dare degli indirizzi, dei criteri ai quali i magistrati devo attenersi e non più affidarsi alla loro discrezionalità".
<Alleati
su economia e fede> ( da "Corriere della Sera"
del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anche nei rapporti tra le Chiese cattolica e ortodossa. Intorno ai temi della diplomazia, dell'economia e della fede si è mossa la visita in Russia di Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato, incontrando il suo omologo Dmitrij Medvedev (nella foto, con le rispettive mogli), ha espresso la volontà di consolidare le " già eccellenti relazioni commerciali tra Russia e Italia"
Di
Pisa a Marsala: il posto di Borsellino
( da "Corriere
della Sera" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: favorevole a Di Pisa di un membro laico del centrosinistra, Celestina Tinelli, avvocato a Reggio Emilia, vicina ai Ds. A scatenarsi contro questa scelta, determinata dai consiglieri di Unicost, di Magistratura indipendente, dai componenti laici di centrodestra e dalla Tinelli, sono i quattro consiglieri togati di Magistratura democratica che siedono a Palazzo dei Marescialli Ezia Maccora,
Roma
indaga nei suoi misteri ( da "Corriere della Sera"
del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: l'unico committente laico in grado di competere con lo sfarzo pontificio. Si deve infatti al suo fiuto, se i migliori talenti dell'epoca - Raffaello, Michelangelo, Bramante, Lorenzetto, Sebastiano Del Piombo - hanno inaugurato una nuova età dell'oro. Una breve pausa e le lancette del tempo si fermano al '600.
<Io,
cugina del Papa, sono Testimone di Geova>
( da "Giornale.it,
Il" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anni ha lasciato la religione cattolica, quella fede della quale il suo illustre cugino è stato prima rigoroso custode nell'ex Sant'Uffizio, per divenirme poi il leader mondiale. La signora Brzakovic, fin dall'inizio degli anni Settanta, ha infatti abbracciato il credo dei Testimoni di Geova, diventandone un'assidua seguace.
Assolto
il pm che mandò la polizia a investigare su un aborto terapeutico
( da "Manifesto,
Il" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: però, non c'è stata nessuna irregolarità. La delibera assolutoria presentata da Antonio Patrono (Magistratura indipendente), ha vinto per un soffio: ha raccolto 11 voti (3 di Mi, 5 di Unicost, la laica di centrosinistra Letizia Patrono e i laici di centrodestra Michele Saponara e Gianfranco Anedda).
Preferito
a Morvillo. Il <corvo> di Falcone procuratore in Sicilia
( da "Manifesto,
Il" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: alcuni di Unicost e i laici di centrodestra Michele Saponara, Gianfranco Anedda e Ugo Bergamo. Con l'appoggio - a sorpresa - della laica di centrosinistra Celestina Tinelli e quello meno sorprendente di Vincenzo Carbone. La scelta di Di Pisa e la conseguente decisione di lasciare al suo posto l'altro candidato, il procuratore aggiunto di Palermo Alfredo Morvillo,
Una
legge per le mille Eluana ( da "Giornale.it, Il"
del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Lo dico a certi cattolici: vi fidate almeno del Centro di Bioetica dell'Università Cattolica di Milano? Ebbene, un suo studio facilmente reperibile ha spiegato che il 3,6 per cento dei medici ha praticato l'eutanasia di nascosto e il 42 per cento (ripeto: 42 per cento) la sospensione delle cure di nascosto: anche perché senza telecamere in giro non è poi così difficile.
Agenda
Religioni ( da "Stampa, La"
del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
edizione 2008
del corso interregionale per operatori culturali e pastorali della sala della comunità,
organizzato dall'Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema). Il programma
del corso si articola in tre giorni, da venerdì
Rottura
nel Pd, gli ex Margherita sposano il progetto Rosa Bianca
( da "Stampa,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: non può divenire la casa di noi moderati laici o cattolici provenienti dall'ex Margherita. C'è troppa burocrazia - spiega Palanzone, ex componente del direttivo albissolese della Margherita -. Tutta l'attenzione è rivolta a regolamenti, statuti, cariche e amministrazione dell'apparato dove i parlamentari garantiti e imposti a livello centrale fanno lo "spiegone"
Il
papa: "basta ferire la terra" - marco politi
( da "Repubblica,
La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il suo messaggio alla massa di giovani cattolici, molti dei quali hanno rilanciato la moda delle magliette-slogan tipo "Sono un Jesus freak", "Soldato dello spirito", "Ho l'aria del cattolico?". Dove Dio viene eclissato, ha detto, si perde il criterio del Bene. Come concepire altrimenti l'estendersi della violenza, a partire da quella domestica che tormenta tante madri e bambini?
Niguarda,
inchiesta sull'obiettore - laura asnaghi
( da "Repubblica,
La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I medici cattolici: integralista L'ospedale: "Da noi la 194 è applicata". L'anestesista censurato anche dall'Ordine I Verdi: "Disumano far soffrire una paziente" LAURA ASNAGHI L'ospedale di Niguarda apre un'inchiesta sul medico obiettore di coscienza che ha negato l'antidolorifico a una donna che era stata sottoposta a un aborto terapeutico.
La
sfida religiosa come antidoto dell'islam europeo all'estremismo - renzo guolo
( da "Repubblica,
La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: interno di uno Stato che si vuole laico, non significa evitare di porre ai musulmani questioni rilevanti: dalla libertà di fede a quella delle donne, dal contrasto alle derive di matrice fondamentalista al pluralismo interno. Vuol dire, piuttosto, essere consapevoli che l'inculturazione dell'islam italiano può dare frutti migliori se non se ne favorisce la ghettizzazione interna .
"scandalosa"
delli quadri: "la chiesa dialoghi con il gay pride" - silvia bignami
( da "Repubblica,
La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Delli Quadri: "La Chiesa dialoghi con il Gay Pride" SILVIA BIGNAMI Una cattolica per dire "qualcosa di sinistra" sul Gay Pride. Non su quello degli insulti e degli slogan blasfemi, ma sulla maggioranza sobria e corretta dei 50mila che il 28 giugno hanno sfilato sotto le torri in nome della dignità e contro la discriminazione.
"scandalosa"
delli quadri... - silvia bignami ( da "Repubblica, La"
del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: del 28 giugno il Pd si divise tra la sua ala cattolica ex-Margherita e quella laica ex-diessina. Ora la Delli Quadri non rinnega la sua storia di trent'anni di matrimonio. Né le sue convinzioni: "Io mi ritrovo sicuramente in quelle che sono le posizioni della Chiesa". Ma ammette anche che "la società è cambiata, e che oggi questi atteggiamenti - quelli manifestati nel Gay Pride -
L'ultimo
oltraggio: Di Pisa al posto di Borsellino
( da "Unita,
L'" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 1989 aveva indotto Leonardo Sciascia ad attaccare sciaguratamente Borsellino sul Corriere come "professionista dell'antimafia", per essere stato preferito a un collega più vecchio proprio come procuratore di Marsala. Ora, vent'anni dopo, l'anzianità torna a prevalere sul merito grazie ai laici del centrodestra, ai togati di MI e di Unicost e al soccorso rosso della laica Ds Tinelli.
Caso
Eluana, dico alla mia Chiesa: non chiudiamo le porte
( da "Unita,
L'" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La chiesa cattolica, la stessa a cui appartengo, attraverso la voce dei suoi più alti rappresentanti, si sta impegnando a bloccare qualsiasi progetto e, prima ancora, qualsiasi lecita e libera discussione che riguardi l'eutanasia. Ritiene di aver detto l'ultima parola, ma questo non è un bene, non lo è particolarmente in tale materia.
Moschea
e cimitero musulmano La Lega alza le barricate a Desio
( da "Giornale.it,
Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: stranieri non cattolici". I leghisti hanno alzato le barricate. "Non vogliamo indossare i panni dei razzisti - certifica Massimiliano Romeo segretario provinciale - e neppure ragionare per pregiudizi. Il problema sta nel fatto che questi signori devono cominciare a rispettare i doveri imposti dalle leggi in vigore in Italia e non solo pretendere prima la moschea e poi il cimitero.
La
chiesa alla riconquista della modernità
( da "Manifesto,
Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Oggi il cattolicesimo affida proprio ai giovani la speranza di recupero: troppi sono stati gli spazi perduti, troppe le sconfitte. Basti pensare alle crisi del numero dei sacerdoti in molti paesi, alle tragedie per la pedofilia nelle file del clero, allo scarso rispetto dei cattolici per le norme etiche, soprattutto in materia sessuale, alle difficoltà per l'ecumenismo.
Eluana,
l'arroganza dei falsi esperti ( da "Manifesto, Il"
del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: documento in cui si afferma che nutrire e idratare le persone in stato vegetativo persistente costituisce una forma di assistenza ordinaria di base e proporzionata, un segno di civiltà, un atteggiamento che assume un forte significato umano (immagino che entri come sempre in ballo la pietà, i cattolici sono monomaniaci) e simbolico, qualcosa che ha a che fare con la dimostrazione di "
Ratzinger:
aborto violenza indicibile ( da "Corriere della Sera"
del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici australiani - tra i quali dei preti e delle suore - che chiedono a Benedetto di rivedere la legge del celibato dei preti e l'esclusione delle donne dal sacerdozio. I genitori di due ragazze violentate da un sacerdote, Anthony e Christine Foster, hanno dichiarato che "senza le pubbliche scuse del Papa la Chiesa cattolica non potrà mai dare aiuto reale alle vittime di abusi
PRAGA
1968: IL PCI ALLA PROVA LA SORTE DI JIRI PELIKAN
( da "Corriere
della Sera" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: riportate dalla Civiltà Cattolica - Civ. Catt. 1968, III, 517-518). Dopo un attacco alla maggioranza, che aveva bollato come strumentale la condanna dell'intervento fatta dal Pci nel Comitato centrale di pochi giorni prima ("la goffaggine e i richiami all'indipendenza da parte di chi ha manifestato comprensione e si è fatto corresponsabile del genocidio in Vietnam"
Davanti
ai giudici show di ottaviano tanta politica e nessuna autodifesa - carlo bonini
( da "Repubblica,
La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Università Cattolica". Di cui ha voluto citare almeno due riferimenti. "Prima che diventassi governatore, le statistiche sanitarie sull'Abruzzo, stilate sulla base del ricorso alle prestazioni erogate dal servizio sanitario regionale, indicavano un 6 per cento degli abruzzesi afflitti da malattia mentale e un 15 per cento,
Lettera
aperta di duecento cattolici: <Via il bando su preti donna e sposati>
( da "Giornale.it,
Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 18 pagina 13 Lettera aperta di duecento cattolici: "Via il bando su preti donna e sposati" di Redazione Duecento esponenti della Chiesa cattolica australiana hanno scritto al Papa chiedendo di togliere il bando su preti donna e sposati. L'iniziativa arriva dal movimento Ordination of Catholic Women, e si presenta come proposta per ovviare alla carenza di vocazioni.
"Un
mare di sapori" per l'estate in Riviera
( da "Giornale.it,
Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il Parmigiano Reggiano A Cattolica e a Riccione – le date sono in fase di definizione – sulla spiaggia, di sera andrà in onda la cottura di una forma di Parmigiano Reggiano secondo la vecchia tradizione del fuoco a legna. Uno spettacolo garantito che proporrà altresì una mostra e la proiezione di filmati su questo formaggio unico al mondo.
La
terza via tra laicismo e radicalismo religioso - jürgen habermas
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Lo stato laico non deve integrare le minoranze nell'egualitarismo civico in maniera tanto drastica da svellere i singoli individui dai loro contesti identitari. Vista in questa prospettiva comunitarista, un'astratta politica d'integrazione corre il rischio di assoggettare le minoranze agli imperativi della cultura di maggioranza.
Lui
lo sa ( da "Unita, L'"
del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: aumento dei membri laici e silenziatore sui pareri, ora dovuti per legge, per ogni riforma che investa la Giustizia). A questo punto chi non ha occhi e orecchi foderati di prosciutto dovrebbe porsi una domanda semplice semplice: ma davvero i quattro processi attualmente aperti a carico del Cainano giustificano questo suo scatenamento ossessi-
Coop
sociali, da lunedì il Comune sblocca i fondi Nell'assistenza cresce il peso di
sponsor e associazioni cattoliche. Guidi delegato all'handicap
( da "Unita,
L'" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e nel lavoro delle associazioni cattoliche. Il progetto si chiamerà "Angeli di Roma" e prevede una linea telefonica per accogliere le segnalazioni (06.67105012 e 800441022) e una rete di assistenza composta da medici e infermieri volontari, dalle associazioni cattoliche e da ventitre tirocinanti del corso di formazione per badanti.
La
religione di un sindaco - augusto cavadi
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: fra Stato e chiesa, fra istituzioni pubbliche e devozioni private di cui c'è bisogno sempre più impellentemente. Infatti un'amministrazione più laica significa un'amministrazione più "amichevole" nei confronti di tutti i cittadini: anche dei cittadini a-religiosi o di religioni diverse dal cristianesimo (pensiamo alla presenza di palermitani islamici e induisti)
Via
libera alla moschea, cattolici divisi - donatella alfonso
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: perché none esiste solo don Gallo, sono molti i cattolici che la pensano diversamente". Ma come, un fedele vuole togliere ad altri fedeli la possibilità di pregare il loro dio? "Penso sia giusto un luogo di ritrovo per i fratelli musulmani, ma non mi va com'è stata impostata la questione. E Genova ha ben altre priorità".
La
festa di don gallo musica e auguri dai vip - raffaele r. riverso
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laica e antifascista". In apertura di serata i Soggetti Smarriti; poi la musica di Paolo Bonfanti, Federico Sirianni, Max Manfredi, Orchestra Bailam e Roberta Alloisio, mentre Piero Pelù ha chiuso la serata: microconcerti intervallati dalle telefonate di don Gallo con Franca Rame, Dario Fo e Beppe Grillo.
"davide
è morto, ha smesso di soffrire" - francesca savino
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Da soli: non ci sarà un funerale religioso ma un rito laico e privato. In queste ore la dottoressa Silvana Russo, anatomopatologa, effettuerà l'autopsia: una procedura di rito, per i neonati morti in ospedale, necessaria in questo caso anche per la gravità della patologia di cui Davide soffriva.
Cassazione,
l'ira del presidente "su eluana rispettata la legge" - piero
colaprico ( da "Repubblica, La"
del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: università Cattolica, aveva detto chiaro e tondo che non avrebbe mai accettato di vivere in un letto, proprio come capitato a un suo amico, dopo un incidente stradale. E questo è il punto che ieri, nella nota, riprende con forza il magistrato Carbone: "La rappresentanza del tutore - ricorda - è sottoposta ad un duplice ordine di vincoli:
Ratzinger
sfida le <false divinità> di morte
( da "Giornale.it,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La "Civiltà Cattolica" ha pubblicato di recente un importante articolo, rilanciando le preoccupazioni per le minacce ambientali. Certo, in ambito cattolico, si muovono anche realtà di segno diverso, che invitano a non fare inutile allarmismo e contestano molti dei dati che quotidianamente rimbalzano sui nostri teleschermi,
Grazie
al finto rom avete smascherato tutta l'ipocrisia della sinistra buonista
( da "Giornale.it,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: smetterla da parte degli esponenti del teatrino della politica (orientato a sinistra, laica e cattolica) di fare i "bravi e obbedienti bambini" dell'Europa (e di quella realtà sostanzialmente inutile che è il parlamento europeo, un vero circo Barnum) o dell'Onu (nella speranza di ricevere le tradizionali medagliette e i consueti attestati di benemerenza);
Gasparri:
<Csm cloaca> E scoppia subito la bufera
( da "Giornale.it,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Chi risponde a Gasparri, per abbassare i toni, è il laico di Fi Michele Saponara. "Non ritengo di far parte di una cloaca - dice al Giornale - e mi dispiace che Gasparri, forse nella foga polemica, abbia definito così il Csm, organo di cui mi onoro di far parte e dove sono stato eletto anche con il suo voto".
La
società - jürgen habermas ( da "Repubblica, La"
del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Qui vorrei fare una distinzione tra laico e laicista. La persona laica o non credente si comporta con indifferenza agnostica nei confronti delle pretese religiose di validità. Invece, nei confronti di dottrine religiose che conservano rilevanza pubblica a prescindere dalla loro infondatezza scientifica, i laicisti assumono un atteggiamento polemico.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-19 num: - pag: 2
categoria: A... ( da "Corriere della Sera"
del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 3 membri di diritto e dei 24 giudici eletti, 8 sono i laici, di nomina parlamentare, 16 i togati eletti dai magistrati 9.150 I Magistrati in servizio in Italia. Il numero previsto per legge è 10.109: per raggiungerlo servirebbero concorsi per altri 959 posti 8.553 Le Toghe (4.998 uomini e 3.555 donne), che lavorano negli uffici giudiziari;
Funzioni
e ruolo ( da "Corriere della Sera"
del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: data: 2008-07-19 num: - pag: 3 categoria: BREVI Funzioni e ruolo giudica i magistrati L' organo di autogoverno dei magistrati è presieduto dal capo dello Stato, che ne è membro di diritto. Il vicepresidente è scelto dal plenum del Csm tra i laici. Decide di assunzioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari.
SINISTRA
LA CHIESA È SOLO QUESTUA ( da "Corriere della Sera"
del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La stampa cattolica evita di chiedersi perché è fallito il progetto di una Chiesa finanziata direttamente dai fedeli, senza comode deleghe e ricatti allo Stato. Arroganti nell'opporre teatralmente confessionismo e laicismo, quando si tratta di realtà le due parti balbettano.
L'epoca
delle idee genocide ( da "Corriere della Sera"
del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ideologia - anche se religiosa, non laica - è stata usata per giustificarlo sin dall'antichità. Decine di migliaia morti ammazzati nella crociata contro gli albigesi all'inizio del XIII secolo, le guerre di religione francesi nella seconda metà del XVI, e la Guerra dei trent'anni nel XVII: tutte in nome della religione.
ROMA
- Un monumento vivente, venerato dalle scolaresche in pellegrinaggio,
consultato come u ( da "Messaggero, Il"
del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Un santo laico, secondo la definizione unanime della stampa internazionale. Ma soprattutto un uomo vivissimo e vivacissimo; un uomo che dopo novant'anni di martirio e di potere sa ancora ridere e piangere, ancora pensa ogni giorno a come può migliorare il mondo.
Botta
e risposta tra Cassazione e Senato. La Corte: Siamo nel giusto
( da "Manifesto,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: culturali e filosofiche" Ma per Quagliarello, che insieme a Cossiga è stato tra i promotori dell'iniziativa del Senato, il presidente Carbone, nel richiamarsi al principio "assolutamente laico" di libertà di cura, afferma nella nota che "idratazione e alimentazione sono state considerate dalla Cassazione trattamenti sanitari.
Palazzo
o movimento? I Verdi verso la conta
( da "Manifesto,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: identità culturale di questo partito come forza plurale, laica". Ma soprattutto, c'è bisogno di "recuperare un'autonomia politica". Ci sarebbe anche una terza candidata che ancora non ha sciolto le riserve, quella dell'eurodeputata e capogruppo dei Verdi al parlamento europeo, Monica Frassoni, che potrebbe però far convergere i suoi nella mozione Boato.
CORPI
ALLO SPECCHIO ( da "Manifesto, Il"
del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico" dello Stato, una divisa blu sempre uguale in tutta la Turchia, anche sulle frontiere che lambiscono Iraq, Siria e Armenia, i luoghi dove l'artista esegue i suoi ritratti. Winship dice di essere attratta da sempre dai temi della frontiera non solo geografica, ma più radicalmente "umana", e le sue coppie di amiche col "
"Se
vuoi rimanere giovane, cerca Cristo"
( da "Giornale.it,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
Amato
ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio
( da "Giornale.it,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
La
via obbligata di Casini passa per Mastella
( da "Tempo,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolico - liberale, popolare europea) egli ritenga irrinunciabile, o comunque prioritario, proprio l'antidipietrismo. Magari proprio perché non più disposto a ricongiungersi con Berlusconi, dell'antiberlusconismo dipietrista gli preme fissare i limiti quos ultra citraque nequit consistere di una dislocazione di centrum.
I
fannulloni geniali - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: allora professore di Storia economica alla Cattolica, presentò al dodicesimo congresso internazionale di Sociologia di Bruxelles e che fu così giudicata dal Duce: "E' magnifico ma è troppo lungo". Fanfani leggeva la storia, a partire da quella del pubblico impiego, come lotta tra brevilinei e longilinei, con la tesi che gli iperattivi accumulano e i fannulloni dissipano:
La
quiete del manovratore - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: nella riconversione cattolica racconta d'avere salvato milioni d'anime colpendo solo 30 mila corpi. Stavolta non può esimersi quando il futuro Re Cattolico lo nomina arcivescovo primate: Toledo è sede ricchissima, concupita dall'Inquisitore generale Fernando Valdès;
Eluana,
quando la sacralità è disumana ( da "Unita, L'"
del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: delle culture del sacro tanto laiche che religiose. Ognuno deve fare la sua parte, dovunque si trova ad operare, usando gli strumenti di conoscenza e di saggezza che gli sono stati forniti dall'esperienza di vita e dalla rete delle relazioni che ha potuto intrecciare. Eluana e suo padre stanno facendo la propria parte.
Pd,
inutile lo scontro dentro il ceto politico - andrea cozzolino
( da "Repubblica,
La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Renzo Lusetti e a una vasta area del mondo cattolico, laico e socialista partenopeo e campano, sarà l'appuntamento inaugurale di un percorso che vuole dare vita a un laboratorio permanente di idee, dentro e fuori del Pd. Abbiamo bisogno non di un movimento dal generico radicamento popolare, ma di una forza che abbia due grandi pilastri: i giovani,
"tanta
pasta e pesce azzurro ma non rinunciate alla qualità"
( da "Repubblica,
La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Giorgio Calabrese insegna Nutrizione umana alla Cattolica di Piacenza ed è esperto di alimentazione. Professore, si può risparmiare a tavola? "Il rapporto di una famiglia a basso reddito con il cibo, in un periodo di crisi come questo, può diventare durissimo. Però bisogna stare attenti: risparmiare non deve trasformarsi in mangiar male, perché così si penalizza la salute.
Tullo:
"moschea, no al referendum" - giuseppe filetto
( da "Repubblica,
La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Come quella cattolica. "Non mi pare che la moschea sia un problema per i rappresentanti della Chiesa. La politica, rispetto ad alcuni temi, credo che non possa strumentalizzare ed evocare paure. D'altra parte, Marta Vincenzi ha fatto un grande lavoro di garanzia rispetto all'Ucoi, l'unione delle comunità islamiche in Italia: prima si era detto che dovevano costruire loro,
I
comunisti russi: "stalin santo" - (segue dalla prima pagina) dal
nostro corrispondente ( da "Repubblica, La"
del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Canonizzare uno colpevole di banditismo e terrorismo di stato è un sacrilegio terribile". Risposta dei comunisti di Pietroburgo: "La posizione del Patriarcato è dettata dalla pressione delle autorità laiche, non riflette l'opinione di tutto il clero, soprattutto dei pope della grande maggioranza delle piccole città russe e della campagna".
Quei
magistrati con licenza di sbagliare
( da "Giornale.it,
Il" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ma i tempi della giustizia nel nostro Paese, che pure è laico, sono biblici, con mostruosi carichi di arretrato nel civile e nel penale. Colpa del sistema e delle leggi, si dirà, ma siamo sicuri che in questa progressione di obblighi inevasi non abbia qualche peso anche l'inerzia di parte (non di tutti) dei magistrati?
La
<scomparsa> di 700 insegnanti. In accademia
( da "Corriere
della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: occhio cade sui dodici distacchi della Cooperativa Insegnanti di iniziativa democratica, sui dieci dell'Unione cattolica italiana insegnanti medi e sui nove dell'Associazione italiana maestri cattolici. Tutti potranno senza dubbio dimostrare l'utilità formativa dell'operazione. Ciò non toglie che rimangono grossi dubbi sulla virtuosità di un meccanismo (cosa fanno questi distaccati?
Don
Gelmini: da laico nelle mani del Tribunale
( da "Corriere
della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: da laico nelle mani del Tribunale ROMA - ( m.a.c.) Alessandro Meluzzi, medico e politico italiano, è il portavoce della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini. "No, solo di Pierino Gelmini, perché per amore della verità e per l'impegno con i suoi ragazzi, Gelmini, accusato di molestie nei confronti di due adulti e non di pedofilia,
Gli
impegni ( da "Corriere della Sera"
del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-20 num: - pag: 5 categoria: BREVI Gli impegni Il 14 ottobre 2004 è nominato membro del Pontificio Consiglio per i Laici. Dal 2005 è membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ( nella foto con Benedetto XVI).
Scola:
politiche per la famiglia Il governo deve fare molto di più
( da "Corriere
della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Per questo una società plurale veramente laica esige che ogni soggetto non solo abbia il diritto ma senta anche il dovere di esprimere sino in fondo la propria visione delle cose". Campagne culturali come quelle di Giuliano Ferrara sono utili o controproducenti? "Io reputo che su questioni come l'aborto, come la vita - penso al caso Englaro -,
<I
preti responsabili di pedofilia siano portati davanti ai giudici>
( da "Corriere
della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che difende
le vittime degli abusi sessuali del clero, sarebbero 107 i preti cattolici
australiani che sono stati condannati dai tribunali civili per abusi sessuali
dal
Il
Sessantotto che negò Praga ( da "Corriere della Sera"
del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E si potrebbe
concludere con Lotta Comunista, attratta dalla fantastica ipotesi di una
"alleanza tra le superpotenze mondiali", Usa e Urss. Ma è giusto
infierire su chi allora rinunciò a essere laico, preferendo atti di fede
ideologici e formule liturgiche? AGOSTO
PERCHÉ
LA CITTÀ DELL'EXPO DEVE AVERE UNA MOSCHEA
( da "Corriere
della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: edifici della Chiesa Cattolica ndr)". Purtroppo, però, mi sembra che la sua posizione sia nettamente minoritaria in Italia, specie (ma non solo) fra le pubbliche amministrazioni di centrodestra. Per queste ultime (e ovviamente per chi le ha votate e i cui umori cercano di rappresentare) pare che una moschea sia più pericolosa di una centrale nucleare o più fastidiosa di una discarica.
La
veglia di Randwick, la messa finale
( da "Giornale.it,
Il" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
Gli
avvocati lanciano l'allarme "Il Tribunale rischia la paralisi"
( da "Stampa,
La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: a dicembre era stato a Novara l'onorevole Michele Saponara, membro laico del Consiglio superiore della magistratura, che si era fatto carico di portare gli appelli novaresi a Roma. Gli stessi avvocati, in un nuovo incontro organizzato proprio a Roma dall'onorevole Roberto Cota, hanno espresso all'inizio di giugno tutta la loro preoccupazione per un tribunale "
Cardetti,
l'uomo di partito diventato per caso sindaco - (segue dalla prima pagina)
salvatore tropea ( da "Repubblica, La"
del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: nel gennaio del 1985 venne eletto sindaco di una giunta laica che aveva l'appoggio della Dc: succedeva a Diego Novelli e lo scandalo Zampini non rendeva agevole quel ruolo. Era alla guida di un pentapartito quando alle politiche del 1987 sorprese tutti candidandosi al parlamento e costringendo il Psi a sostituirlo a Palazzo di Città con Maria Magnani Noya.
Sydney,
il papa scopre il bagno di folla - marco politi
( da "Repubblica,
La" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I giovani cattolici hanno vissuto questi giorni come un super-evento. "E' bellissimo trovarci insieme da tante nazioni - ho sentito ripetere più e più volte in nelle lunghe file dei pellegrini in marcia - è formidabile riconoscerci cattolici io italiano, lui vietnamita, quello indonesiano, l'altra americana, è emozionante pregare insieme con il Papa"
L'incompreso.
Gli intellettuali di sinistra giudicano senza aver letto nemmeno un mio lib
( da "Unita,
L'" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ne ho scritti tanti: sulla riforma religiosa del '500, su laici e credenti... Lo sa che non ho ricevuto una recensione? Avrei preferito una stroncatura a questo silenzio" Sandro Bondi, ministro della Cultura "Magazine del Corriere della Sera", 17 luglio.
Il
Papa ai giovani: no al conformismo, ci rivedremo a Madrid Ratzinger chiude la
giornata mondiale con una messa a Sydney . Nel 2011 l'appuntamento nella Spagna
laica di Zapatero ( da "Unita, L'"
del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: appuntamento nella Spagna laica di Zapatero di Roberto Monteforte/ Città del Varicano PROFETI della nuova era. Lo chiede ai giovani Benedetto XVI a conclusione della XXIII Giornata mondiale della Gioventù di Sydney. "Che cosa lascerete voi alla prossima generazione? State voi costruendo le vostre esistenze su fondamenta solide,
<Ragazzi,
ribellatevi al conformismo Sta avanzando il deserto spirituale>
( da "Corriere
della Sera" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ai 200 mila che avevano passato la notte nell'ippodromo in mattinata si erano uniti altri 150 mila cattolici, sia adulti sia giovani, venuti da varie città dell'Australia, portando il totale delle presenze a 350 mila. Il risultato numerico è ottimo, se si tiene presente la lontananza dell'Australia e il fatto che i cattolici locali sono appena sei milioni.
SUI
PROCESSI ( da "Corriere della Sera"
del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anche per i credenti cattolici in Arabia Saudita e in altri stati musulmani. Antonio Fiore afiore4@alice.it UFFICI PUBBLICI Problemi da risolvere Vorrei ricordare al ministro della Funzione pubblica e dell'Innovazione altri problemi nei luoghi di lavoro degli uffici pubblici: la sicurezza sul lavoro, l'igiene degli ambienti,
Baroni?
Di nome e di reddito Portafogli gonfi per i capi degli atenei
( da "Giornale.it,
Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ecco quindi i 133mila euro del rettore di Bologna Pier Ugo Calzolari, i 166mila del suo collega della Bicocca Marcello Fontanesi, i 217mila e rotti dell'omologo dell'università privata milanese Cattolica. E ancora i ragguardevoli 167mila euro annui del rettore dell'Università di Torino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Ballando
sul corpo delle persone ( da "Manifesto, Il"
del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: attivismo frenetico dei laici devoti. Come si sa, una grande multinazionale che perde clienti si circonda di avvocati e consulenti, ed ecco qui la pattuglia dei devoti accorrere presso la chiesa cattolica con il suo zelante aiuto. Sarà la ressa per iscriversi ai neo-integralisti, sarà che la troppa devozione acceca, sta di fatto che si sfiora la commedia all'
I
dolori del papa ( da "Manifesto, Il"
del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Sydney per la giornata mondiale della gioventù un tentativo di rovesciare le sorti alquanto misere della chiesa cattolica in un paese molto laico e culturalmente diversificato. Senza dubbio uno degli aspetti rilevanti di questa giornata mondiale della gioventù sono stati i tanti eventi inter-religiosi in cui i giovani cattolici hanno incontrato musulmani, hindu, ebrei, buddisti, ecc.
GENOVA
( da "Manifesto,
Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Gli appuntamenti legati al Pride, la difesa della 194, la rete laica in occasione della visita papale e ora il 30 giugno hanno ricostruito dei tavoli comuni in cui confrontarsi su precarietà, squadrismo diffuso, il pacchetto sicurezza. Anche se facile niente. Perché all'appello mancano, tranne eccezioni, molti tra i 15 e i 25 anni.
Del
Turco in difesa <Incastrato da un truffatore>
( da "Manifesto,
Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: università Cattolica di Milano da cui risultava che, prima del mio insediamento in Regione, c'erano più pazzi "allettati" nelle case di cura che gente sana in circolazione fuori. Tutti matti, tutti ricoverati in Abruzzo". Ottaviano Del Turco, governatore dimissionario, dal carcere di Sulmona si scaglia contro Vincenzo Angelini,
Mancano
i magistrati tribunale rischia lo stop
( da "Stampa,
La" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: membro laico. La situazione più drammatica riguarda la sezione civile, dove entro la fine dell'anno se ne andranno altri tre giudici. Secondo i parametri del Ministero, a Novara il volume di lavoro richiederebbe 15 magistrati, e invece attualmente si occupano del civile solo 5 giudici, di cui uno si divide con la sezione di Borgomanero.
Pedofilia,
ora si indaga su altri preti - marino bisso
( da "Repubblica,
La" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: In particolare il mio ricordo va a don Giacomo. Lui sapeva e non ha mai detto niente. Sapeva anche quando Ruggero da laico è diventato prete. Sapeva quando Ruggero andò in missione in Africa. Sapeva quando Ruggero diventò parroco a Selva Candida. Sapeva!".
Allevi
e le sue note al mare "vivrete momenti epifanici" - micol lavinia
lundari ( da "Repubblica, La"
del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Stasera il pianista e compositore all'Arena Regina di Cattolica MICOL LAVINIA LUNDARI CATTOLICA - Non chiamatelo profeta, "io sono solo un pretesto". Ma come un pifferaio magico Giovanni Allevi riesce a radunare migliaia di persone ai piedi del suo pianoforte, bambini e ragazzi soprattutto, "perché non hanno sovrastrutture, sono più primitivi".
Le
inchieste del Giornale: le mani sugli atenei
( da "Giornale.it,
Il" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ammiraglio Leopardi Cattolica. All'inizio, c'erano solo due facoltà, Economia marittima e Scienze nautiche, uniche in Italia, ora sono una decina. Fino al 1985, c'erano sì e no, 7-800 studenti, oggi sono 17mila. Il professor Ferrara, si ribella però "al metodo adottato dalla classifica, perché la scelta dei parametri, non è stata razionale"
Miccia
teodem nel Pd: i credenti non ci votano
( da "Corriere
della Sera" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: deve puntare a raccogliere voti crescenti tra gli elettori cattolici. Il Pd è un partito pluralista, e come il Partito democratico americano deve ospitare laici credenti e laici non credenti. E con noi i laici credenti devono sentirsi a casa propria". Un ragionamento che prelude a uno scontro con Veltroni, perché al momento i "laici credenti " non solo non abitano in massa il Pd,
Il
teologo Mancuso: libertà di scelta punto d'incontro tra laici e cattolici
( da "Corriere
della Sera" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: intervista Il teologo Mancuso: libertà di scelta punto d'incontro tra laici e cattolici MILANO - Professore, si può trovare un punto d'incontro, sul testamento biologico, tra l'etica cattolica e quella laica? "Il punto è ragionare laicamente. Qui non si tratta di etica, si tratta di diritto. E la distinzione è decisiva ".
Parto
per Sidney, con il volo del Papa ( da "Giornale.it, Il"
del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
Risposta
a habermas su religioni e laicismi - eugenio scalfari
( da "Repubblica,
La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Risposta a Habermas su religioni e laicismi EUGENIO SCALFARI Su Repubblica di sabato 19 luglio è stata pubblicata la parte centrale d'un intervento di JÜrgen Habermas al convegno di Istanbul Seminars, riportato integralmente dalla rivista Reset. Il tema del filosofo tedesco è il secolarismo e il rapporto tra religione e sfera pubblica,
La
terza via indicata da habermas - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: società islamiche vengono a volte esempi orribili di sopraffazioni addirittura arcaiche compiute in nome dell'obbedienza religiosa mentre in nessuna società secolarizzata si devono (ci mancherebbe altro) registrare esempi opposti, cioè di vessazioni contro i cittadini osservanti. Da questo punto di vista la tolleranza laica e il vecchio Occidente conservano netta la loro superiorità.
Chiesa
- (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico; l'intreccio e la reciproca accoglienza tra valori religiosi e laici rappresenta dunque per il Nostro la via maestra per rafforzare la democrazia moderna sulla base della reciproca tolleranza e della reciproca comprensione. Ottime intenzioni e belle parole con le quali non si può che convenire se non fosse che le religioni storiche e quella cattolica in particolare non cedono
Vincenzi,
stoccata a musso "sono sue le proposte fantasiose" - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: quindi serve un atteggiamento laico, non laicista". E' stato siglato un accordo con la comunità islamica moderata, dunque, si è trovata la via? "Certo, è il fatto più importante, perché, per la prima volta, una comunità ha accettato di confrontarsi con quella che la ospita, di sospendere i suoi progetti, di aspettare con noi".
Centristi
del pd, voglia di andare da soli - silvia bignami
( da "Repubblica,
La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: democrtistiani e laici centristi che non ha mai abbandonato il sogno di essere interlocutore vero nella politica cittadina, è sempre più tentato dall'impresa solitaria. Delusi da Cofferati che ha privilegiato il rapporto con gli ex Margherita e critici con i prodiani "succubi" dei Ds, stanno facendo le prove tecniche per una lista autonoma.
Veltroni:
mai alleati della lega offende l'italia e gli immigrati - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici. "I cattolici devono sentirsi nel Pd a casa loro al 100 per cento", avverte in un conferenza stampa con Renzo Lusetti e il teodem Luigi Bobba. Lo ascoltano in platea i centristi Rocco Buttiglione e Lorenzo Cesa. L'ex vice premier a settembre ha organizzato un seminario su religione e politica e intanto nel fine settimana sarà ospite a Todi dell'
Ecco
Quagliariello: l'ideologo teocon dai Radicali a Pera
( da "Unita,
L'" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Un Papa laico, il caso Sapienza e la lezione di verità di Benedetto XVI", si chiama il volume e non c'è bisogno di aggiungere che si tratta di una appassionata difesa delle ragioni del Pontefice che "ha dato e continua a dare con il suo operato e le sue parole una lezione di autentica laicità e di stima nei confronti del pensiero scientifico"
Rutelli:
i cattolici si sentano a casa loro nel Pd L'ex vicepremier rilancia il dialogo
con l'Udc: venerdì e sabato convegno a Todi con Casini
( da "Unita,
L'" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: attuale impostazione laico-liberale di netta separazione tra Chiesa (intesa come istanze che vengono dalla comunità dei cittadini credenti) e Stato (inteso come l'intera comunità dei cittadini). Gli ex popolari del Pd, intanto, soffrono l'attivismo di Rutelli e diversi deputati spingono su Beppe Fioroni e Dario Franceschini,
UN
PIEDISTALLO DI SANTITÀ PER L'EROE DEI DUE MONDI
( da "Manifesto,
Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: santo laico", in qualche misura. Non è il solo, nel pantheon del nazionalismo risorgimentale, ma certo è uno di quelli che hanno più successo. Ma in che senso sarebbe un "santo laico"? Ce lo spiega adesso Dino Mengozzi, con uno studio documentato e brillante che illustra i caratteri del vero e proprio culto che circonda la persona e lo stesso corpo di Garibaldi.
Mitologie
e ritualità civili nel XIX secolo e oltre
( da "Manifesto,
Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Reliquie laiche e politica nell'Ottocento", di recente uscito per Piero Lacaita Editore (pp. 251, euro 18), Dino Mengozzi esplora gli aspetti sacralizzanti della figura di Garibaldi. Il tema è stato trattato anche da Lucy Riall, autrice di "Garibaldi.
Rutelli
apre il dossier voto cattolico: il Pd deve fare di più, non possiamo
rinunciarci ( da "Messaggero, Il"
del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 23 Luglio 2008 Chiudi Rutelli apre il dossier voto cattolico: il Pd deve fare di più, non possiamo rinunciarci.
Toghe
e politica Il caso ( da "Corriere della Sera"
del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: REDAZIONALE Toghe e politica Il caso Anedda (An) polemizza con Gasparri Gianfranco Anedda, "laico" del Csm di An, ha polemizzato con il capogruppo Maurizio Gasparri (Pdl): "Un autorevole personaggio politico mi ha definito rincoglionito e ha definito il Csm una cloaca. Si tratta di dichiarazioni frutto di un orgasmo da esternazioni.
LA
CHIESA NELL'ITALIA DEL '43 RAGIONI DELLA NEUTRALITÀ
( da "Corriere
della Sera" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma sui tempi brevi la guerra di Hitler contro Pio XII sarebbe stata la guerra della Germania nazista contro la Chiesa cattolica in tutti i territori occupati dai tedeschi e probabilmente in quelli occupati dai giapponesi in Asia. Le proprietà ecclesiastiche sarebbero state per tutta la durata del conflitto, il ministro britannico presso la Santa Sede D'Arcy Osborne,
Liturgie
RISORGIMENTALI UN PIEDISTALLO DI SANTITÀ PER L'EROE DEI DUE MONDI
( da "Manifesto,
Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: santo laico", in qualche misura. Non è il solo, nel pantheon del nazionalismo risorgimentale, ma certo è uno di quelli che hanno più successo. Ma in che senso sarebbe un "santo laico"? Ce lo spiega adesso Dino Mengozzi, con uno studio documentato e brillante che illustra i caratteri del vero e proprio culto che circonda la persona e lo stesso corpo di Garibaldi.
La
vera storia - susanna nirenstein ( da "Repubblica, La"
del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: "Significa che Ugo seppe uscire dallo stato di inferiorità in cui l'alto clero aveva messo il laico bellator, rivendicando la condizione più bassa, quella dei laboratores, dei poveri, uno stato attraverso cui passeranno anche religiosi come San Francesco d'Assisi e i suoi frati minori, e donne come Giovanna d'Arco".
Vendola:
no a un partitino giustizialista di duri e puri
( da "Unita,
L'" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il diluvio di aprile ha cancellato l'idea della separazione consensuale. Dove sarà possibile bisogna pensare ad alleanze col Pd: in Emilia Romagna e in Puglia, ad esempio, sarebbe folle immaginare una rottura. Governo e opposizione non sono totem, ma prospettive da affrontare in modo laico".
Nelle
ore e nei giorni dello scontro sulle leggi dichiaratamente concepite per mettere
in salvo ( da "Unita, L'"
del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: così diffidente verso le mediazioni politiche dei valori, non ha levato una sola parola contro lo schiaffo alle regole della convivenza operato per via legislativa ai vertici dello Stato da governo e parlamento? Che ne è della valenza educativa delle leggi e dei comportamenti degli uomini pubblici tanto giustamente cara alle gerarchie cattoliche?.
Colpirne
due per educarli tutti ( da "Unita, L'"
del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e togati (a parte, per la Forleo, quelli di MI). Con i complimenti del Giornale, per la penna del rubrichista con le mèches: avrebbe preferito il suo licenziamento, ma per ora s'accontenta, poi magari ci pensa Brunetta. Una soave corrispondenza di amorosi sensi destra-sinistra che la dice lunga sull'astio trasversale della Casta per i cani sciolti,
Bufera
sulla sedia elettrica, il luna park rimuove il gioco della morte Milano, la
provocazione del giostraio: volevo qualcosa che attirasse i clienti. Proteste
da Nessuno Tocchi C ( da "Unita, L'"
del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolico, padre di famiglia, nella realtà contrario alla pena di morte e pure sensibile alla causa ecologista, non vedeva il problema. E i fatti gli hanno dato ragione: il pubblico ha accolto con entusiasmo l'esecuzione da intrattenimento. Ecco il vero orrore.
Addio
unità, arriva il "grande fratello rosso" - raffaele niri
( da "Repubblica,
La" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: area cattolica. E lo storico nome sarà modificato Addio Unità, arriva il "Grande fratello rosso" RAFFAELE NIRI Sarà un avvocato (penalista) trentacinquenne, con profonde radici nell'Azione Cattolica e un presente lettiano, che fino allo scorso anno andava (volentieri, ma da ospite) alle settembrate a mangiare frittelle e ad assistere ai dibattiti,
Vincenzi
e don Gallo, parole al vento sulla moschea
( da "Giornale.it,
Il" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: neppure dalle chiese cattoliche che ormai hanno rinunziato a convertire qualcuno e semmai ne offrono qualcuno all'islam ed a ogni altra forma di religione. Che cosa si chiede allora? Si chiede la mosche che riceve sovrani, sceicchi, predica la corruzione dell'occidente, è finanziata da straricchi sceicchi fondamentalisti.
LE
DIFFICOLTÀ finora incontrate dalle proposte di legge per introdurre anche in
Italia il c ( da "Messaggero, Il"
del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma perché il legislatore non consumi inutilmente un'altra e nuova occasione di stabilire regole, che non facciano violenza a coscienza alcuna, laica o religiosa, occorre non scendere in campo con opposti principi, che fanno torto, agli uni e agli altri, in termini di umana pietà e di retta ragione.
18
luglio, il Csm interviene a tutela dei magistrati attaccati dal premier
( da "Unita,
L'" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il Csm interviene a tutela dei magistrati attaccati dal premier La prima commissione del Csm approva - con cinque voti a favore e il solo parere contrario del consigliere laico della Cdl Gianfranco Anedda - la risoluzione "a tutela dei magistrati" di Milano del processo Mills, accusati di "politicizzazione" dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi. I giudici.
I
membri laici del centrodestra avevano minacciato di abbandonare l'aula, facendo
mancare il quorum ( da "Unita, L'"
del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Stai consultando l'edizione del I membri laici del centrodestra avevano minacciato di abbandonare l'aula, facendo mancare il quorum.
Affare
fatto. Berlusconi promette più carabinieri e, in cambio, l'Iraq darà più
( da "Unita,
L'" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cristiana non incontra affatto i favori del Vaticano e degli esponenti della chiesa cattolico-caldea in Iraq. Al tempo stesso la situazione attuale appare ormai compromessa. In marzo è stato assassinato nella città settentrionale di Mosul il vescovo caldeo Paulos Faraj Rahho, molti sacerdoti sono stati uccisi per intimidire la minoranza cristiana.
Il
quirinale frena il csm slitta il dibattito sul caso mills - liana milella
( da "Repubblica,
La" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Laici zittiti, anche se il centrista Ugo Bergamo ipotizza addirittura che al dibattito, cui tutti si augurano partecipi il capo dello Stato, "ci sia pure Berlusconi". Il premier al Csm? Mai accaduto. I togati mugugnano. Il presidente della Repubblica è sacro, nessuno si permetterebbe di attaccarlo pubblicamente.
Darsena
cattolica qui l'approdo diventa un lusso - stefano cicchetti
( da "Repubblica,
La" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Passeggiando
però per la nuova darsena di Cattolica si capisce che una buona dose d'orgoglio
questa volta ci può anche stare. Teste coronate non se ne vedono, però
Valentino Rossi è stato fra i primi ad accaparrarsi l'ancoraggio per il suo
Pershing 46+4 da quasi
Il
papà dal carcere <Sono commosso>
( da "Giornale.it,
Il" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che è stato trasferito nel centro clinico del carcere di Rebibbia, su disposizione del gip Claudio Carini, dopo la convalida dell'arresto, l'avvocato Michele Gentiloni, nominerà presto un consulente dell'università Cattolica. Lo stato di sofferenza psichica del francese, potrebbe essere al centro di un incidente probatorio.
Più
politici e meno toghe? Più pressing sulle poltrone
( da "Manifesto,
Il" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E' da qui che spesso arrivano le pressioni maggiori per le nomine ad incarichi direttivi e semi direttivi e chi frequenta il Consiglio lo sa bene. Spero che la politica ci pensi, perché una riforma che aumentasse il peso della componente laica e politica avrebbe l'effetto opposto di quello che oggi si auspica.
Berlusconi:
non so se userò il Lodo Assolto su Telecinco, chi mi risarcirà?
( da "Corriere
della Sera" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Invece le polemiche degli ultimi giorni, e la minaccia dei laici di centrodestra di far saltare il numero legale, hanno indotto Mancino a fare un passo sulla strada della distensione per "rasserenare i rapporti istituzionali". Mancino ha premesso: "Ogni ferita che si arreca all'ordine giudiziario nuoce alla democrazia ".
E
sul testamento biologico il Pdl presenta due mozioni
( da "Corriere
della Sera" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La questione del conflitto di attribuzione davanti alla Consulta sta suscitando malumori tra i cattolici del Pd. Se martedì prossimo all'ufficio di presidenza della Camera il gruppo del Pd si pronuncerà per il no (decisione presa dal direttivo nonostante i dubbi di rutelliani e teodem), al Senato il gruppo non ha ancora trovato un accordo.
Il
primo reality? Il Concilio Vaticano
( da "Stampa,
La" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Tonino
rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni
( da "Giornale.it,
Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Anche
Berlusconi si finge Robin Hood ( da "Unita, L'"
del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che ha messo insieme laici, cattolici e riformisti per fare quello che la sinistra non ha fatto". Alleanza Nazionale è sempre più assente, tanto che Gasparri si risente: "Quella del cavaliere è una battuta, è un governo molto di destra". Berlusconi elenca le circa 7000 leggi sfrondate dal taglia-leggi Calderoli sulle 21.
La
consulta appoggia la scelta dei genitori
( da "Unita,
L'" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laica. Dopo aver elaborato la prima proposta di testamento biologico presentata in Italia (1990), la Consulta ha contribuito ai principali dibattiti bioetici: dalla fecondazione assistita, al caso Welby ed ora quello Englaro. Organizzata in Sezioni diffuse in varie parti d'Italia, l'Associazione è aperta a chi vuole sostenere e far crescere i valori e gli stili di vita secolari.
Quei
giusti confini per una libertà - luca borzani
( da "Repubblica,
La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: deboli identità della cultura laica e dal fiammeggiante richiamo da parti diverse del pianeta alla "guerra di civiltà" 3) la convinzione che le domande di sicurezza, di garanzia rispetto ad affiliazioni nazionali e internazionali, alla non discriminazione tra i sessi, al rispetto ai diritti dell'uomo siano una questione preliminare su cui soffermarsi e non da ignorare o sottacere.
"non
s'interrompe un'emozione" ( da "Repubblica, La"
del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma critiche sono giunte non solo da laici cittadini, ma anche dalla piccola comunità dei frati Olivetani, che ha più di una volta deplorato che una piazza così bella ospiti iniziative così invasive, seguite da bivacchi, schiamazzi e cocci di bottiglia. E questa sera c'è Emir Kusturica con la sua band punk rock, la No Smoking Orchestra.
Anche
l'udc frena su guazzaloca - silvia bignami
( da "Repubblica,
La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ombrello il variegato arcipelago degli ex democristiani e dei laici centristi targati Pd. Un popolo di transfughi insoddisfatti che l'Udc vorrebbe prendere all'amo con un candidato gradito anche ai centristi della sinistra. Come, e forse più dell'ex sindaco. Ieri si è rapidamente dissolto il sogno romano dei casiniani di fare di Bologna il laboratorio dell'asse con i Democratici.
Aurore
boreali, l'origine nel vento solare una cascata di energia illumina i poli
( da "Repubblica,
La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cronaca Aurore boreali, l'origine nel vento solare una cascata di energia illumina i poli Nel vento solare la causa delle aurore boreali L'origine delle aurore boreali la spiega uno studio Nasa e Università della California, su Science. L'interruttore delle aurore si trova a un terzo della distanza fra Terra e Luna.
<La
vera politica di sinistra la facciamo noi>
( da "Giornale.it,
Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici, cattolici e riformisti, intende procedere in una politica che è decisamente quella che la sinistra aveva, almeno nelle parole, promesso e cercato di attuare". Già, la sinistra. La stessa che, stando alle sue parole, propone di dialogare "con tanta retorica", nascondendo "le tante debolezze" dietro una "cortina fumogena"
Casetti:
i giovani? Ogni zona ha la sua tribù
( da "Corriere
della Sera" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dipartimento di Scienze della comunicazione della Cattolica, che ne pensa della movida? "Penso che i patti promossi dal Comune siano una buona idea". Lei trova, eh? Eppure i cittadini protestano lo stesso. "Conta il metodo. Definire contratti di cittadinanza ci fa uscire dalla spirale perversa che lega cittadini e politica: ci si rivolge ai politici come fossero salvatori della patria -
Governo:
le leggi sul tavolo ( da "Corriere della Sera"
del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sezione: Politica - data: 2008-07-26 num: - pag: 10 categoria: BREVI Governo: le leggi sul tavolo Giustizia La riforma della giustizia prevede separazione delle carriere e riforma del Csm. Il nuovo Csm sarebbe composto in parti uguali da laici (come oggi), da togati (oggi sono due terzi) e da consiglieri scelti dal Quirinale.
Papa
Ratzinger prega per gli anglicani
( da "Giornale.it,
Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
"Se
vuoi rimanere giovane, cerca Cristo"
( da "Giornale.it,
Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
"La
vera politica di sinistra la facciamo noi"
( da "Giornale.it,
Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici, cattolici e riformisti, intende procedere in una politica che è decisamente quella che la sinistra aveva, almeno nelle parole, promesso e cercato di attuare". Già, la sinistra. La stessa che, stando alle sue parole, propone di dialogare "con tanta retorica", nascondendo "le tante debolezze" dietro una "cortina fumogena"
[FIRMA]GIACOMO
GALEAZZI TORINO La Cei apre il laboratorio Torino per rilanciare l'Ostpoli
( da "Stampa,
La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Abbiamo volutamente scelto una sede laica per dimostrare la disponibilità "ecumenica" e il taglio "erga omnes" dell'iniziativa", evidenzia Chiara Genisio, direttrice dell'Ufficio ecclesiastico regionale delle Comunicazioni sociali. Un esperimento-pilota da collaudare subito a Torino ed esportare in seguito nelle altre diocesi, assicura il vescovo Vincenzo Paglia,
[FIRMA]MARIA
CUSCELA VARALLO Il Sacro Monte di Varallo sconfina diventando tra i p
( da "Stampa,
La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: "Analisi laiche e cristiane, ma tutte nascenti dall'ammirazione senza pregiudizi per una così profonda testimonianza della ragione e del sentimento umani - si legge nella presentazione -. E' una storia sacra tutta umana quella che il Sacro Monte di Varallo, nei capolavori di Gaudenzio Ferrari, Tanzio da Varallo,
Stato
di emergenza, monito vaticano "rispettare sempre i diritti umani" -
orazio la rocca ( da "Repubblica, La"
del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Egidio, Migrantes (Cei) e altri organismi cattolici contro i "troppi ostacoli" posti dal governo "sui ricongiungimenti familiari degli immigrati". Ma sul censimento dei rom la Comunità di S. Egidio, un po' a sorpresa, dà l'impressione di volersi smarcare dalle maggiori sigle cattoliche.
Garesio
e l'irrisolta questione riformista
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: del Psi subalpino a una nuova stagione di alleanze con la Democrazia Cristiana e i partiti laici, ha trovato nell'orazione funebre per Giorgio Cardetti, pronunciata da Beppe Garesio, un'occasione capace di rompere un lungo silenzio e, al tempo stesso, di sottrarre quel periodo politico della città al monopolio esclusivo delle rievocazioni giudiziarie o della vulgata postcomunista.
Un
prete partigiano tra la "granda" e l'africa - carlo petrini
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolica, ha trascorso la sua vita a organizzare, stimolare, provocare le comunità in cui si è trovato di volta in volta a operare. Grande comunicatore e appassionato dei mezzi di informazione, è stato tra i primi, negli anni a ridosso del secondo conflitto mondiale, a vedere nel mezzo cartaceo uno strumento importante di elevamento delle coscienze e di dibattito sui temi cruciali
Storia
di Faiza e del suo Burqa ( da "Unita, L'"
del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La valutazione che è stata fatta della sua persona, invocando laicità, è tutt'altro che laica. Ovvero, a quella donna sono stati negati diritti e garanzie in virtù di ciò che si presuppone della sua vita relazionale e della sua convinzione religiosa. Quindi a partire da giudizi che intervengono nella sfera privata della sua vita: uno spazio esistenziale -
Il
papa visiterà il santuario di pompei - stefania persico
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: segretario di Stato Vaticano, in visita al santuario per il mese mariano, aveva detto: "Il Papa nutre il segreto desiderio di venire a Pompei. Il Signore e la Madonna decideranno quando". E la conferma tanto attesa dai cattolici pompeiani è arrivata ieri dal direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi.
Soldi
subito ma senza la banca così il prestito corre sul web - ilaria carra
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che ha 27 anni e studia Economia in Cattolica, fare il prestatore online "è un buon investimento e un'occasione per tagliare fuori le banche. Peccato che gli interessi vengano tassati come reddito da lavoro. Questo è un lato negativo della legge italiana". Ma nel prestarsi i soldi a vicenda tra privati le due società cosa ci guadagnano?
Appello
di sacerdoti e laici sul dopo antonelli - maria cristina carratu
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Firenze Appello di sacerdoti e laici sul dopo Antonelli MARIA CRISTINA CARRATU maria cristina carratù Più ascolto della parola di Dio, più riflessione sul Vangelo, "lasciando cadere i toni amari e di condanna", più riflessione sui "rapporti fra Chiesa e società, in un clima di libertà e di rispetto reciproco", e sulla formazione del clero,
"un
vescovo non è un prefetto" - maria cristina carratu'
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pax Cristi al delegato della curia per il laicato padre Giovanni Roncari, ma anche da oltre un centinaio laici, fra cui il presidente della Fondazione La Pira Mario Primicerio e lo scrittore Rodolfo Doni, il leader ciellino Angelo Passaleva e il docente universitario Piero Tani, in due giorni, diffuso per e-mail e nelle parrocchie, il documento ha già raccolto oltre 200 adesioni.
Gli
ulivisti tifano per l'asse udc-pd
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ha delegato il rapporto con il centro cattolico della società bolognese a una piccola fazione che ha come base ideologica il rovesciamento del rapporto tra fedeli, gerarchia ecclesiastica e chiesa. Questo - aggiungono - è il vero problema nel rapporto tra Pd e centro cattolico, non il "no" all'attuale sindaco, Sergio Cofferati".
L'emergenza
prostituzione nell'isola che aspettava il re - mario genco
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Sezione Tribunali: Stretto di Cattolica; via Scavuzzo sotto l'Arco; via di Santa Cecilia; sotto l'Arco di Santa Cecilia; Vicolo Stazzone; sopra le Mura della Magione. Sezione Castellammare: sotto l'Arco dell'Argenteria Vecchia; dietro Santa Cita; vicolo del Boja. Sezione Monte di Pietà: dietro Monte di Pietà;
<Nel
mondo si rischiano le dittature religiose>
( da "Secolo
XIX, Il" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che oggi sia in crisi il pensiero laico nato nell'Ottocento, quello di personaggi come Nehru o Brandt e tanti socialisti. Da questa crisi di testimonianze e di valori, nasce l'integralismo religioso, ovvero una dittatura della religione di maggioranza sulle altre. Per cui si tende a negare l'esistenza di altri credenti, a considerarli nemici,
Otto
figli. Il carovita? <Niente ferie. E acqua invece di Coca-Cola>
( da "Corriere
della Sera" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Prima premessa: Debora e Luciano sono laici. Seconda premessa: il carovita schiaccia le coppie senza pargoli, figuriamoci che effetti ha dentro casa Mangiagalli, cinque locali in affitto ("2.500 euro mensili") in via Savona. Ci starebbe pure una terza premessa. Eccola. I figli, li avete voluti e cercati, d'accordo.
CHIESE
NEL MONDO ISLAMICO RECIPROCITÀ E TOLLERANZA
( da "Corriere
della Sera" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La presenza cattolica nel Golfo Persico è più recente. Nel Dubai la chiesa di Santa Maria è stata inaugurata dal Primo ministro sceicco Sheikh Rashid bin Saeed Al Maktoum nel 1967 e considerevolmente ampliata nel 1980. Sempre nel Dubai, a Jebel Ali , vi è la Chiesa di San Francesco d'Assisi, inaugurata nel novembre 2001.
In
quattrocento per la traversata del lago d'Orta
( da "Stampa,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
giovane
missionaria laica omegnese che da anni opera a Pescador in Brasile.Partenza
alle
Il
guru Fagioli delude Fausto: Nichi segretario? Un'aporia
( da "Manifesto,
Il" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E' all'unisono, cattolico, comunista e omosessuale". Come se non bastasse il congresso, c'è un'altra grana in casa Prc. A ritenere Vendola inadatto alla segreteria del Prc - e a dichiararlo al Foglio di Giuliano Ferrara - è il professor Massimo Fagioli, il guru che piace tanto a Bertinotti.
Verità
assoluta e democrazia: un dibattito aperto
( da "Manifesto,
Il" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un dibattito aperto Filippo Gentiloni Laicità, laicismo, anticlericalismo: se ne discute ancora, anche se senza grandi novità. Su "Repubblica" Habermas - il principale interlocutore del papa - e Scalfari, mentre su "Civiltà cattolica" (3793) l'editoriale elogia la laicità francese, più rispettosa dei valori religiosi di quella italiana.
Storie
di fede e di tornaconti ( da "Unita, L'"
del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Impegna ogni cattolico a combattere la povertà e a disertare l'iperconsumismo, pericolo mortale che allarga la diffidenza tra le classi fortunate e la folla dalle tasche vuote. Diventa radice di un disordine etico che soffia nel disordine sociale. Impossibile non essere d'accordo.
"ora
temiamo un attacco kamikaze" scatta l'allarme per il premier erdogan -
(segue dalla prima pagina) marco ansaldo
( da "Repubblica,
La" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: considerato come un feudo della laicità. A complicare la situazione è, nei prossimi giorni, la tradizionale elezione nei primi giorni di agosto dei vertici militari. Il capo di Stato maggiore, Yashar Buyukanit, che non ha mai avuto ottimi rapporti con Erdogan, dovrà essere sostituito come prevede l'agenda dei generali dal suo vice, Ilker Basbug,
"un
segnale preciso a tutto il paese alla vigilia delle scelte della corte"
( da "Repubblica,
La" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: attentato alla Costituzione laica? "Assolutamente sì. Ed è anche possibile che nelle prossime ore ne avvengano altri, anche un attacco suicida contro il primo ministro Recep Tayyp Erdogan". Un attacco suicida contro Erdogan? "Sì. Fonti dei servizi segreti turchi si stanno preparando ad affrontare un'eventualità simile perché sono emerse indiscrezioni sulla possibilità che avvenga"
L'antico
e il suo mito - rimini ( da "Repubblica, La"
del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ricupero delle antichità quale segno del potere laico e alcuni artisti straordinari che scelsero di misurarsi con l'Antico: Nicola, prima "de Apulia" e poi Pisano, Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio e Andrea Pisano. Il primo visto come il collegamento tra l'ambiente federiciano e la realtà toscana, l'apripista di un percorso culturale vitalissimo che dalla Puglia portava alla Toscana.
<Una
tradizione che non ha valenza politica>
( da "Corriere
della Sera" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Università Cattolica di Milano, la questione fondamentale è infatti "l'integrazione di una comunità all'interno della società locale, i suoi rapporti con il quartiere". E una volta raggiunto un buon livello di relazioni, "il fatto che il luogo di culto - moschea, sinagoga, tempio buddista o altro - sia riconoscibile non è un problema ma è anzi auspicabile"
<Sono
cattolico ma vado avanti La gente è con me>
( da "Corriere
della Sera" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 07-28 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Il sindaco delle Dolomiti "Sono cattolico ma vado avanti La gente è con me" MILANO - Andrea Franceschi è il sindaco di Cortina. Sindaco pentito? "E perché mai?". Scusi, lei non è cattolico? "Altroché, cattolico praticante alla guida di una lista civica". Ma ha letto "Avvenire"?
Il
primo ko di Vendola, cantastorie narciso che adora le poltrone
( da "Giornale.it,
Il" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: disse che non voleva la guida di Rc, con questo argomento: "Non sono adatto: sono cattolico, eterodosso, troppo vecchio". "Spiegati", gli ho ingiunto. E Nichi ha detto: "Sono cattolico, sia pure nella forma più imperfetta. Eterodosso, perché inguaribilmente libero. Vecchio, perché vivo sulla mia pelle l'atrofizzazione del capire.
Un
ritorno ai tempi dell'infanzia: Quand tuti parlavan piemonteis e 'l mond l'era
pi tranquill ( da "Stampa, La"
del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: erano laiche, alle Consolatine erano suore della Consolata. La suora della mia classe, si chiamava Irene, alta, con un viso dolcissimo rammento la sua voce che, originaria della Brianza, aveva un accenno particolare, diverso dal piemontese. Ero molto delicata di salute e sovente rimanevo a casa malata, non c'erano ancora le vaccinazioni e ad ogni malattia contagiosa mi ammalavo.
Famiglia
Cristiana: i 100 giorni del governo? Solo fumo negli occhi... Duro j'accuse del
settimanale contro l'esecutivo: l'emergenza vera è la povertà, il Palazzo
abdica alla moral ( da "Unita, L'"
del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: uno straccio di provvedimento a favore di salari e pensioni", il settimanale cattolico, nell'editoriale del prossimo numero, osserva che i poveri "non sono di moda" come la giustizia, la sicurezza e l'inutile "lodo Alfano, approvato in un solo giorno dal Senato". Un Senato che, per giunta "nonostante i gruppi parlamentari dimezzati spende ancor di più".
Il
premier accusato di aver violato 4 articoli
( da "Unita,
L'" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: del premier Abdullah Erdogan è stato accusato di aver violato i primi quattro articoli della Costituzione turca. La principale violazione è quella dell'articolo 2 che recita: "La Repubblica turca è uno Stato di diritto democratico, laico e sociale (...) legato al nazionalismo di Ataturk e fondato sui principi fondamentali espressi nel preambolo".
Dietro
quelle bombe esplose a Istanbul ( da "Unita, L'"
del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ottica terroristica destabilizzatrice potrebbe essere un'estrema forma di pressione sullo Stato turco, affinché si liberi del pericolo fondamentalista e si getti nelle mani degli unici che sono davvero in grado di assicurare laicità e unità nazionale: le forze armate. La Corte costituzionale metta al bando il partito del primo ministro Erdogan e del capo di Stato Gul.
Eni
e Enel: il primato dell'impresa pubblica R&S: crescono i profitti dei primi
50 gruppi italiani. 2008 difficile per le banche
( da "Unita,
L'" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Indesit
Company, Aurelia, Impregilo e Cattolica Assicurazioni. In termini di crescita
del valore aggiunto, al primo posto si posiziona Lottomatica che tra il 2005 e
il
Le
parole del papa e il cuore aperto - don andrea gallo
( da "Repubblica,
La" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e voi soprattutto giovani, con la pazienza laica della Democrazia, con i politici e i laici, le chiese cristiane, la sinagoga, cerchiamo insieme un luogo idoneo dove la moschea possa essere edificata, per non mortificare le diversità, ma possano esprimersi nella riappacificazione di una cittadinanza comune.
"quell'intesa
non basta l'islam è troppo variegato"
( da "Repubblica,
La" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E anche un cattolico come Monteleone resuscita una questione cristiana che sa di crociata. Cosa ne dice? Io mi chiedo cosa accada, visto che la stessa chiesa cattolica è più tollerante di Monteleone... E non sta in piedi l'obiezione che nei paesi musulmani non si possano costruire templi cattolici: se loro sbagliano,
Quel
prete rivoluzionario moderno e scomunicato
( da "Repubblica,
La" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pellegrino di Roma" è un libro "rovente": messo all'Indice dalla Chiesa Cattolica, osteggiato fortissimamente e per questo ancora oggi introvabile, seppur ricercatissimo. E' l'avvincente autobiografia di Ernesto Buonaiuti, sacerdote antifascista, scomunicato dalla Chiesa Cattolica per le sue idee, figura saliente del modernismo italiano.
Sorpresa,
italia al top per competitività - valentina conte
( da "Repubblica,
La" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dice Marco Fortis, docente di economia industriale alla Cattolica di Milano e autore del dossier che sarà pubblicato dalla Fondazione Edison sul Quaderno di agosto. "In questi anni abbiamo vissuto un paradosso - spiega - un'industria che va benissimo sui mercati internazionali, ma che fatica all'interno".
Una
bellissima sconfitta, lavoreremo per la sinistra
( da "Manifesto,
Il" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Sono stati commessi danni molto gravi, è stato inquinato tutto il campo. A proposito di leaderismo, non hai pagato anche il fatto di essere stato l'uomo delle primarie e il "governatore" della Puglia? Bisognerebbe avere un atteggiamento laico. Le primarie in Puglia sono state un fatto dirompente, di partecipazione,
<No
all'immunità parlamentare Ora bisogna sminare il campo>
( da "Corriere
della Sera" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Le ipotesi sono tante: l'aumento dei membri laici rispetto ai togati, la creazione di una sezione disciplinare autonoma, una durata settennale del mandato come proposto dall'ex presidente della Camera Luciano Violante... Perciò non è il caso di cercare scorciatoie per ripristinare l'equilibrio tra poteri.
L'Africa
fantastorica ( da "Manifesto, Il"
del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laica e littoria" avrebbe privato la Chiesa del suo ruolo sociale e di molti beni immobili ("l'unica cosa sensata che hanno fatto in quarant'anni è stato requisire i beni dei preti"). Il Paese, pur avvelenato da decenni di autoritarismo, avrebbe forse vissuto stagioni di relativo prestigio internazionale e prosperità economica:
La
fragile Turchia ( da "Corriere della Sera"
del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: apparati dello Stato: laici contro islamici, giustizia contro partiti, riformisti contro conservatori, legalità contro sottobosco di interessi assai poco trasparenti. Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, che non è mai stato così forte e così rappresentativo della volontà popolare, in realtà è un leader fragilissimo: può essere spazzato via in un attimo assieme al suo partito.
ARABIA
SAUDITA ( da "Corriere della Sera"
del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: era stata respinta l'offerta di un terreno nella zona di Ciampino), il presidente Leone, dopo preventiva consultazione governativa, dichiarò la disponibilità dell'Italia al riguardo, ma a condizione della reciprocità per il culto cattolico. Faisal non si pronunziò, ma un ministro del seguito spiegò che poiché in Arabia Saudita si trovano i più importanti luoghi santi dell'
<I
figli? Bamboccioni e ripetenti E' un fallimento educativo>
( da "Corriere
della Sera" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Bamboccioni e ripetenti E' un fallimento educativo" La Cattolica: sotto accusa i genitori che non dicono mai di no "Ai giovani va trasmesso il senso di autonomia Femmine sfavorite? Un ritorno al passato" "Servono più regole" Un giovane milanese su due vive con mamma e papà fino a trent'anni suonati.
Militari
e islamici, scontro finale in un Paese sull'orlo del precipizio
( da "Giornale.it,
Il" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: visibile è quella rappresentata dal cosiddetto Stato Profondo, in tempi più recenti chiamato Ergenekon. Uno stato nello stato, accusano i partiti di governo, un network sotterraneo nato in ambienti laici e militari con l'obiettivo, da raggiungere con un colpo di stato in preparazione, di inficiare il voto popolare e di recente stroncato con una serie di arresti (tra cui alcuni generali)
Avviso
urgente ai naviganti (dalla Spagna)
( da "Giornale.it,
Il" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
Nuovo
esecutivo provinciale del Pd Lunardon: così verso le elezioni 2009
( da "Stampa,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: POLITICA ENTRANO CATTOLICI, POPOLARI E LA CISL Nuovo esecutivo provinciale del Pd Lunardon: così verso le elezioni 2009 SAVONA Il partito democratico si prepara alla campagna elettorale per le Provinciali del 2009 e lo fa varando il nuovo esecutivo provinciale.
Walter
fa qualcosa di riformista ma nel Pd è diarchia
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Girotondo
attorno a Walter ( da "Giornale.it, Il"
del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Per
Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio?
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
La
Sapienza e il rito dell'intolleranza
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Humour
e torah all'acquario le voci nuove della narrativa - rory cappelli
( da "Repubblica,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sempre del 21 settembre, Stefano Levi della Torre, con il suo laicismo e la sua ragionevolezza, dialogherà con Haim Baharier, personaggio davvero poliedrico: è matematico e psicanalista, ma anche commerciante di preziosi e consulente aziendale. Ogni mattina, incontri con autore aperti al pubblico, ma dedicati alle scuole.
Strage
di Istanbul, raid aerei turchi sulle basi del Pkk nel nord Iraq Nuova offensiva
militare contro i curdi dopo l'attentato di domenica scorsa. La Corte ancora
riunita sul dest ( da "Unita, L'"
del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che difende la caratteristiche laiche della Turchia. Baykal sta organizzando una "grande manifestazione nazionale" per protestare contro il terrorismo. La tensioni sale in un momento delicatissimo per la Turchia. Le bombe sono infatti esplose mentre gli 11 giudici della Corte costituzionale sono impegnati in un'estenuante riunione.
Una
sfida laica che non ha partito - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Genova Una sfida laica che non ha partito WANDA VALLI E' una questione di civiltà. Di una città, dei suoi abitanti, dei politici che la rappresentano. E' una questione di libertà, di tolleranza. E' una questione di forza, quella di una città che non si contrae su se stessa e che accetta, come sempre ha fatto nei secoli,
La
grande sfida laica che non ha un partito - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pagina XI - Genova La grande sfida laica che non ha un partito WANDA VALLI (segue dalla prima di cronaca) E che impone anche le sue regole, che sono quelle dello Stato di cui fa parte. E' la sfida, difficile ma da vincere, per Genova che vuole e potrebbe diventare la città del Mediterraneo dell'Italia.
Gay
pride cattolici e pd quel che occorre è la pari dignità - franco grillini
( da "Repubblica,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laicità dello stato, dei diritti civili, delle libertà individuali, della modernizzazione del paese. Bisogna dire, infatti, che oggi ormai soltanto le organizzazioni lgbt riescono a portare in piazza così tanta gente sui temi cosiddetti "eticamente sensibili", tanto da diventare il punto di riferimento di quella maggioranza laica del paese che non trova più rappresentanza politica
Gay
pride cattolici e pd... - franco grillini
( da "Repubblica,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dov'è stata finora la sintesi tra laici e cattolici? Chi scrive è stato protagonista della battaglia congressuale nei Ds non perché contrario alla nascita del Pd ma perché contrario alla subalternità dei laici di quel partito ai clericali, alla resa dei laici sul terreno della modernizzazione civile del paese.
CHIESE
E MOSCHEE ( da "Corriere della Sera"
del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: piuttosto, dovrebbe chiedere agli Stati musulmani (e non solo) di permettere l'apertura non soltanto di chiese ma di luoghi di culto di ogni religione "riconosciuta": il che però avviene già e comunque, credo, non deve essere questo il problema principale di uno Stato laico o, come quello francese, agnostico.
Quel
"vivo desiderio" di felicità
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
L'accoglienza
di Sydney e il tassista musulmano
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
Tornano
le lezioni dei Simposi rosminiani dopo la beatificazione
( da "Stampa,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La coscienza laica: fede, valori, democrazia". Proprio il tema della laicità vuole essere un omaggio all'amicizia che legò Rosmini ad Alessandro Manzoni, con cui si incontrò diverse volte tra Stresa e Lesa. E' previsto anche il ricordo di Michele Federico Sciacca, fondatore del Centro internazionale di studi rosminiani che ha sede a Villa Ducale,
Alla
commenda di pré parlando di moschea tra i no e l'indifferenza - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E così è stato. Al loro posto adesso c'è uno dei tanti negozi di abbigliamento gestito da cinesi, indifferenti all'idea che qui potrebbero ritrovarsi musulmani e cattolici e anche ebrei a confrontare le loro storie. A pregare. I cinesi fanno comunità a sé, non rispondono, sorridono, chiedono se vuoi comperare qualcosa,
"smorfie"
di sanguineti vince il premio tomasi di lampedusa
( da "Repubblica,
La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Santa Margherita di Belice, Montevago, Menfi, Ribera, Calamonaci, Caltabellotta e Cattolica Eraclea) e si svolge a Santa Margherita di Belice, la cittadina dell'Agrigentino dove Tomasi di Lampedusa ha trascorso parte dei suoi anni giovanili e dove lo scrittore ha ambientato alcune pagine del romanzo.
Turchia,
salvo il partito del premier - marco ansaldo
( da "Repubblica,
La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici dello Stato, l'Europa che non vede vanificati i suoi sforzi per inglobare, un giorno, l'importante candidato turco nell'Unione. Con sei voti favorevoli allo scioglimento e cinque contrari, dunque senza la maggioranza richiesta di sette voti, i giudici della Corte Costituzionale hanno sancito ieri ad Ankara che la formazione islamico moderata al governo non verrà soppressa.
L'opposizione
accetta la sentenza "questa è una vittoria dei laici"
( da "Repubblica,
La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Akp è stato punito" L'opposizione accetta la sentenza "Questa è una vittoria dei laici" Non possiamo essere contenti dell'azione dell'esecutivo, e i giudici hanno detto questo con chiarezza Solo per un voto, di un membro che non è giurista, si è deciso di non cancellare la formazione DAL NOSTRO INVIATO ISTANBUL - "Questa non è una vittoria della democrazia.
"perché
ratzinger recupera il sacro" - marco politi roma
( da "Repubblica,
La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Sono deviazione anche le omelie pronunciate dai laici? "Sì. Perché l'omelia, come dice il Santo Padre, è il modo con cui la Rivelazione e la grande tradizione della Chiesa viene spiegata affinché la Parola di Dio ispiri la vita dei fedeli nelle loro scelte quotidiane e renda la celebrazione liturgica ricca di frutti spirituali.
Giacobino
alla rovescia ( da "Unita, L'"
del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è un tratto tipico degli intellettuali italiani di matrice laica, permanentemente protesi a "riformare" ab imis fundamentis società e Stato. E Giulio Tremonti, come si sa, "nasce" come intellettuale, quale professore di Diritto tributario all'Università di Pavia né, pur essendo sceso in politica, ha mai rinunziato alla sua attività di saggista, di professore.
L'anima
moderata e religiosa della Turchia
( da "Unita,
L'" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che si contrappone alle tradizionali élite laiche e nazionaliste della burocrazia e delle imprese pubbliche. L'Akp ha vinto le elezioni politiche nel 2002 con il 34,4% e ha gestito un periodo di forte crescita economica, avviando il negoziato per l'adesione alla Ue e raccogliendo forti consensi nelle capitali occidentali, ma anche in quelle mediorientali.
Parsi:
<La politica del commercio ora si fa in Oriente>
( da "Giornale.it,
Il" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: docente di politica internazionale all'Università Cattolica di Milano. Professore, in sostanza da Ginevra escono sconfitti Europa e Stati Uniti, vale a dire l'Occidente... "In un certo senso sì. La Cina, ma anche l'India, si sono presentate al Doha round in condizioni vantaggiose. Mi spiego: avevano più da guadagnare, quasi nulla da perdere.
<Ma
ora l'Ue salvaguardi la nostra laicità>
( da "Corriere
della Sera" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I laici sono presi tra due fuochi, da una parte gli islamici, dal-l'altra l'esercito. "Non siamo certo per un golpe, ma i militari vegliano sulla più grande conquista del kemalismo, la laicità dello Stato. Non c'è democrazia senza laicità. E la laicità non deve essere un ostacolo al progresso della democrazia,
<Bene
Erdogan assolto, grazie al suo governo è partito lo sviluppo>
( da "Corriere
della Sera" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il colpo di Stato” della magistratura laica, ispirata o meno dai militari che sia". Lei si dice sorpreso: si aspettava un verdetto più duro? "Ci aspettavamo una messa al bando di Erdogan, GÜl e altri del partito. Le sola sanzione economica equivale infatti a un'assoluzione, visto che in questi anni l'Akp ha guadagnato enormemente.
La
ragion di Stato salva l'Akp ( da "Corriere della Sera"
del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dirigenti abbiano compiuto passi assai poco in sintonia con la laicità dello Stato è fuor di dubbio. Molti parlano del tentativo (fallito) di ripristinare l'uso del velo nelle università. Ma, ben oltre questo provvedimento, vi sono stati comportamenti e decisioni gravi, in chiave di invadenza islamica, che il premier ha incoraggiato, quantomeno tollerato con il suo silenzio-assenso.
CATTOLICO
E RISORGIMENTALE PELLA E IL CASO DI TRIESTE
( da "Corriere
della Sera" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano CATTOLICO E RISORGIMENTALE PELLA E IL CASO DI TRIESTE è corretto parlare di clima da "guerra fredda" fra Italia e Jugoslavia a proposito dell'attrito che si venne a creare, tra l'estate del 1953 e l'autunno del 1954, sulla controversia per l'assetto politico del cosiddetto "territorio libero di Trieste"?
I
nuovi adolescenti: amore e lavoro
( da "Corriere
della Sera" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Università Cattolica di Milano, insieme a Fabio Introini ha scritto un libro dal titolo significativo: la Compless- età. "La mediatizzazione, i tronisti, le veline hanno trasformato il significato che i giovani attribuiscono ai modelli di riferimento. Ora è tutto più a portata di mano, a cominciare dalle professioni della televisione"
La
vittoria di Tayyip politico a cavallo fra Europa e tradizione
( da "Giornale.it,
Il" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: prima volta che la magistratura turca deve difendere la Costituzione laica del Paese dai partiti del primo ministro: altri due partiti in cui militava, Refah e Fazilet, sono stati chiusi dalla Corte costituzionale nel 1997 e nel 2001. È dopo questa chiusura che Erdogan ha deciso di fondare l'Adalet ve Kalkinma Partisi, che si definisce un partito di orientamento islamico-moderato.
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio post di ieri terminava così:
"Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da
Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece
di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo
il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out
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Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da
una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è
trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa
c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il
"Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è
andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale").
Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della
rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su
"Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio
civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a
Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i
sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare.
Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186
) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi
all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale)
in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini
saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la
(solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da
Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo
un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da
imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio post di ieri terminava così:
"Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da
Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece
di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni
e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti.
A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma,
per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i
socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro.
Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La
guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha
fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo
D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà
all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in
questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato
dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un
sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio
di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea
al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro
e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in
corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in
Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica
La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in
scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è
più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso,
anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la
notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo
(e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le
sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per
l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel
chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì
benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post
sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi
(leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono
loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione
dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su
"Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio
civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a
Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i
sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare.
Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186
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04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi
all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale)
in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno
lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita
a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato
improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio
grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo
per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina
da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e
Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro
Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso:
Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa
qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano"
e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve?
Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero
ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di
Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la
sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no
alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su
Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate
contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74
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sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e
grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo
di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver
sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era
attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd,
Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse,
o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a
parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così
Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e
poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes, average: 3.53 out
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Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio post di ieri terminava così:
"Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da
Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece
di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo
il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out
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psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da
una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è
trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa
c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il
"Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è
andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece
riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a
Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i
sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare.
Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186
) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi
all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale)
in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini
saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la
(solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da
Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo
un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da
imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo"
con il Pdl su cui si era attestato il solitario
Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I
sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di
partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i
suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio post di ieri terminava così:
"Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da
Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece
di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni
e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti.
A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma,
per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i
socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro.
Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La
guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha
fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo
D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà
all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in
questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato
dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un
sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio
di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea
al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro
e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in
corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in
Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica
La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in
scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è
più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso,
anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la
notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo
(e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le
sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per
l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel
chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì
benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post
sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi
(leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono
loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione
dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su
"Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio
civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare"
Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo
tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a
Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i
sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare.
Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su
questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire",
"faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li
ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna
guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 186
) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi
all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale)
in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno
lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita
a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato
improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio
grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo
per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina
da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e
Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro
Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso:
Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa
qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano"
e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve?
Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero
ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di
Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la
sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no
alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su
Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate
contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74
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sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e
grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo
di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver
sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era
attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd,
Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse,
o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a
parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così
Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e
poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro-
che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad
andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare".
Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal
"popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato
fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella
speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri
problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione
che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd
sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua
vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza:
lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine
compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista
al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se
l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma
lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante
divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) "
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Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi
vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter
Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul
bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere
dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento
davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il
fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo
D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un
avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore
dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un
linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc).
Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del
segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa
dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una
questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per
l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il
dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi
riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti
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20Jun
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio post di ieri terminava così:
"Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da
Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece
di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 31 ) " (8 votes, average: 3.25 out
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psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da
una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è
trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa
c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il
"Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è
andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo
Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
Varie Commenti ( 186 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il
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sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 82 ) " (36 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala
Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del
giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza:
unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere
Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su
Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise
nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla
testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio?
A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di
un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare
quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e
radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non
cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34
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( da "Secolo
XIX, Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il caso Il padre: non si interrompe
la vita, si lascia che la natura faccia il suo corso MILANO. "Nessuna
interruzione di una vita, solo la necessità che la natura faccia il suo corso".
È stato il giorno in cui il papà di Eluana, Beppino
Englaro, ha replicato senza voler fare polemica, ma con determinazione alle
critiche e accuse di chi ha giudicato sbagliata o eticamente inaccettabile la
decisione di interrompere l'esistenza di sua figlia, da più di 16 anni relegata
in un letto in stato vegetativo. Da Sidney il
cardinale Angelo Bagnasco fin dall'alba di ieri faceva sapere che "è un
momento molto delicato, e persino drammatico se si dovesse arrivare a consumare
una vita per una sentenza". Papà Englaro stava sbrigando una serie di
commissioni a Lecco quando gli sono arrivate le dichiarazioni di Bagnasco.
"No, qui non si tratta di consumare nessuna vita. Qui si tratta di fare in
modo che la natura riprenda il suo corso, interrotto nel '92 con i protocolli
rianimatori e che hanno portato Eluana allo stato
vegetativo permanente, una condizione innaturale", ha detto. E ha
ricordato ancora una volta la volontà che sua figlia aveva espresso ben prima
del grave incidente e del coma di non essere tenuta in vita se fosse finita
ridotta a non avere coscienza e autonomia. "Io non voglio insegnare niente
a Bagnasco - ha precisato il coraggioso padre - perché come tutte le persone ha
il diritto di esprimere la propria posizione che, in questo caso, ricalca il
magistero della Chiesa. Ci mancherebbe altro!". È stanco delle critiche
l'ingegner Englaro perché lui, anche se nulla dice sui tempi e sui modi in cui
ha intenzione di procedere all'interruzione dell'alimentazione e
dell'idratazione che tengono in vita sua figlia, non cambierà idea: oltre alle
parole ripetute da Eluana quando era ancora un "purosangue della
libertà" (come la chiama spesso lui), ci sono il decreto della Corte
d'Appello civile di Milano e prima ancora la sentenza della Cassazione dell'ottobre
2007. Provvedimenti "avanzati e perfettamente allineati con la
Costituzione e che vi prego di leggere prima di parlare. Volete che i
magistrati autorizzino una persona a far morire un'altra di fame e di sete?
". Il presidente della Cei era appena arrivato a Sydney per la Giornata
mondiale della gioventù, quando a una domanda sul caso di Eluana ha risposto:
"Non possiamo tacere. Togliere idratazione e nutrimento è come togliere da
mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno, come ne ha bisogno ognuno
di noi". La sua è la prima pronuncia ad alto livello dei vescovi da quando
i magistrati hanno autorizzato l'interruzione dell'alimentazione. Ed è in linea
con la posizione del Vaticano, espressa a poche ore dalla decisione dei giudici
dal neopresidente della Pontificia accademia per la vita Rino Fisichella che
sentenziò: staccare la spina è"un'azione di eutanasia. La sentenza può
essere impugnata, non è detta l'ultima parola". Uno dei punti della
discussione in corso riguarda la volontà di Eluana (testimoniata anche dai suoi
amici di allora) di non voler vivere attaccata a una macchina. Il discorso
quindi si amplia al problema politico del testamento biologico sul quale, nella
precedente legislatura, sono stati presentati nove progetti di legge, ma senza
esito. Così ora non è chiaro a chi spettino le decisioni, se ai medici, ai
giudici, ai familiari. Lo si capisce in queste ore in cui l'istituto di suore
che ospita Eluana si rifiuta di staccare la spina, i familiari ne cercano un
altro e trovano l'hospice "Il Nespolo" di Airuno (Lecco) che la
accoglierebbe, ma solo senza sondino, cioè in "stato
terminale". Ieri comunque gli appelli a non sospendere l'alimentazione e
l'idratazione di Eluana sono giunti numerosi e accorati soprattutto dal mondo
cattolico italiano. Alla proposta di Giuliano Ferrara di portare bottiglie
d'acqua davanti al Duomo di Milano per protestare contro chi vuole interrompere
l'idratazione, hanno aderito l' Avvenire e il Movimento per la Vita.
Altri come Acli, l'Azione cattolica, l' Associazione Dossetti, il Forum delle
famiglie, la teodem Paola Binetti del Pd e Savino Pezzotta dell'Udc hanno
aderito all'appello dell'associazione Scienza e Vita, contraria all'accanimento
terapeutico ma che nel caso Englaro vede senza dubbi "la prima esecuzione
capitale della storia Repubblicana italiana. Si può consumare un terribile
dramma che potrebbe restare come una macchia indelebile sulla coscienza di
tutto il popolo italiano". silvia neonato neonato@ilsecoloxix.it
16/07/2008 ' 16/07/2008 divergenzadi opinioni Non voglio insegnare niente a
Bagnasco, come tutti ha il diritto di esprimere la sua posizione beppino
englaropadre di Eluana 16/07/2008.
( da "Repubblica,
La" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti LA CHIESA E IL MODELLO
ZAPATERO MASSIMO L. SALVADORI Sul capo del socialista Zapatero la Chiesa cattolica
si attiva a raccogliere le nubi più nere. Essa non accetta la politica che il
leader spagnolo intende attuare in materia religiosa e la denuncia con toni
tanto pesanti da evocare ? lo si è fatto recentemente da alte gerarchie
ecclesiastiche ? addirittura una minaccia di ateismo imposto dallo Stato. Da
parte sua su questo giornale JoaquÍn Navarro-Valls ha sostenuto che Zapatero
persegue il disegno di un socialismo conformista, concepisce i diritti
individuali in contrasto con "i sentimenti religiosi della
maggioranza" della popolazione spagnola che è cattolica. In sintesi, egli
"finisce per essere veramente il sostenitore di una proposta massimalista
e totalitaria, degna di altri tempi". Un simile modo di leggere la
politica religiosa del leader socialista sembra a chi scrive un'interpretazione
deformata. Una linea che ha per finalità di dare piena attuazione alla libertà
civile e alla libertà religiosa ponendo tutti i cittadini di fronte allo Stato
in una posizione di piena uguaglianza viene presentata alla stregua di una
strategia volta a soffocare democrazia e pluralismo culturale e religioso. Qui
l'equivoco non potrebbe essere maggiore. In realtà la posizione di Zapatero non
si ispira affatto, come vorrebbe Navarro-Valls, ad un "socialismo antico"
(ovvero ad un socialismo totalizzante), ma all'opposto al più schietto
liberalismo, il quale è non già antireligioso ma laico nella sua essenza.
Andiamo a un testo classico in argomento, La libertà religiosa, di un grande
studioso liberale, certo non socialista, quale Francesco Ruffini, pubblicato
nel 1901, e vi troviamo affermato che "la libertà religiosa è un concetto
o un principio essenzialmente giuridico", che "il vero concetto di
libertà", compresa la religiosa, "può solamente esistere dove
identiche concessioni si fanno a tutti, e dove l'esercizio della libertà degli
uni trova un freno e una regola nell'esercizio dell'uguale libertà degli
altri". Ecco il punto: uguale libertà. Dal che deriva che uno Stato
propriamente libero, democratico e laico, che non ha da contribuire
direttamente o indirettamente ad indirizzare le coscienze verso questa o quella
credenza religiosa o non religiosa o ad evidenziare una preferenza per alcuna
di esse, chiede in quanto tale all'insieme dei cittadini di rispettare i loro
doveri verso la sfera pubblica e di godere in privato e in pubblico dei propri
diritti di libertà, di opinione e di orientamento interiore senza pretendere e
ottenere privilegi neppure di carattere simbolico nei luoghi ? dalle aule di
giustizia alle scuole ? frequentate da persone di diversa fede religiosa o non
religiose, a cui lo Stato è tenuto a rivolgersi in maniera paritaria. Il che
coinvolge anche l'esposizione del crocifisso. Chiederne la rimozione ? la
questione è stata posta anche in Italia - significa intraprendere la via non di
un socialismo che impone dall'alto una laicità escludente, ma di un liberalismo
democratico rispettoso delle scelte, quali che siano, delle coscienze dei
gruppi e dei singoli. è facile vedere dove sta il punto dolente dell'invocare
il rispetto privilegiato dei sentimenti degli appartenenti a una sola
religione, la cattolica. Proviamo ad immaginare per ipotesi che ad un certo
punto in uno Stato della Ue si giungesse ad una prevalenza islamica. In tal
caso, la Chiesa cattolica accetterebbe che nei luoghi pubblici al crocifisso si
sostituisse in virtù del principio di maggioranza un simbolo islamico? Inutile
attendere la risposta. Quando Zapatero ha espresso la direttrice che intende
seguire in tema di libertà religiosa, si sono levate da noi all'interno del
Partito democratico voci che hanno inteso rassicurare che in Italia non si
intende "imitare" questa direttrice. Ma certi diritti hanno o non
hanno un valore universale? Rileggiamo l'incipit del testo di Zapatero
riportato su la Repubblica del 7 luglio, e ci si chieda dove appaia il supposto
vulnus alla libertà religiosa e alla democrazia. Esso così suona: "La
solidarietà che caratterizza la società spagnola si fonda sul rispetto dei
diritti. Proprio di questi ci siamo occupati nei giorni passati, quando abbiamo
discusso la portata della libertà religiosa; del riconoscimento e della
protezione dei milioni di spagnoli cattolici, della tutela degli
spagnoli non cattolici, delle conseguenze inderogabili della norma costituzionale sul
carattere laico dello Stato". Il problema che egli mette al centro è
dunque la posizione uguale dello Stato dinanzi a cattolici e non cattolici: posizione che richiede che ciascuno sia libero e rispettato
nella propria diversità e che lo Stato perciò non consenta a che vi sia
chi è più eguale degli altri. Un messaggio, dicevo, prettamente liberale. Ad
esso la Chiesa contrappone il proprio, che fa perno su due punti cardine
essenziali. Il primo è una posizione di fede, la quale consiste sia nel credere
? al che non vi è obiezione da farsi - che la propria verità sia la verità tout
court, sia che questa verità comporti un diritto di supremazia giuridicamente
sanzionata dallo Stato. Il secondo punto, il quale costituisce l'elemento
spirituale che sorregge la dimensione giuridica, è l'idea che lo Stato debba
avere e tutelare un nucleo "etico" da espandere nella società neppure
ispirato alla religione ma al cristianesimo di cui la Chiesa cattolica
costituisce la più autentica incarnazione. Fare appello da parte cattolica ai
valori di pluralismo, rispetto degli altri, tolleranza, valorizzazione delle
differenze in un simile contesto significa confondere le acque e pretendere
davvero troppo dalla "contradizion che nol consente".
( da "Repubblica,
La" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Torino
Firmato un protocollo d'intesa tra l'ospedale e 14 confessioni Alle Molinette
una "stanza del silenzio" per le religioni non cattoliche il servizio
a pagina viii SEGUE A PAGINA VIII.
( da "Repubblica,
La" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina III - Palermo Lo scrittore Il
semiologo Il sociologo L'artista Protagonisti e delusi "Viva Palermo e
Santa Rosalia" Il grido mancato divide la città "Rito inventato da
Orlando, sbagliato offendersi se non c'è" Le opinioni I palermitani
imparino a votare secondo coscienza invece di mugugnare durante le processioni
Il rifiuto del primo cittadino attutito dalla scelta di delegare a un
personaggio simbolo Non doveva sottrarsi, anche se sapeva di esporsi al
dissenso In questo caso aveva il ruolo istituzionale di gran cerimoniere della
Patrona Non ne farei una tragedia In definitiva il ruolo di protagonista l'ha
assunto un bravissimo attore comico è più giusto così (SEGUE DALLA PRIMA
PAGINA) ANTONELLA ROMANO (segue dalla prima di cronaca) Alcuni considerano
tutto meno che un'offesa l'investitura per la frase di rito di un sostituto
come l'attore palermitano Pino Caruso. "Se avesse delegato il vice
sindaco, per pronunciare questa frase ormai entrata nell'immaginario dei
palermitani, la gente si sarebbe offesa. Ma aver indicato un personaggio pubblico
di rilievo nazionale, in una società in cui uomini di spettacolo e della tv e
uomini politici ormai si sovrappongono, non è stata poi la peggiore delle
scelte possibili - afferma Gianfranco Marrone, docente di Semiotica a Scienze
della comunicazione - Forse la protesta nel giorno del festino si poteva
evitare. Certo, non è stato bello che il sindaco sia
andato via, ma forse è stato costretto a farlo".
Per lo scrittore Roberto Alajmo, Cammarata ha invece fatto assolutamente bene a
sottrarsi ai mugugni dei palermitani. Alajmo, con tono spazientito, si rivolge
a chi oggi contesta il sindaco, dopo averlo rieletto per la seconda volta:
"Imparino a votare secondo coscienza e non a lamentarsi in continuazione.
Per quattro anni, fino a quando non si vota di nuovo, dovrebbero stare tutti
quanti zitti". E propone anche di smitizzare quella che, nel teatrino del
festino, è assurta al rango di tradizione inventata. "I palermitani
pensano che la frase 'Viva Palermo e Santa Rosalia', detta in questo modo, si
tramandi da secoli. In realtà l'inventò Leoluca Orlando, che salì sul carro per
pronunciarla, tirandosi l'applauso della folla, almeno la prima volta. Qualche
volta è stato anche lui contestato.
La frase è così diventata un bersaglio, come la statua di Pasquino a Roma, dove
si raccolgono tutte le pasquinate, le lamentele. Ma io personalmente di sentire
i mugugni dei palermitani sono stanco". Una perdita d'interesse, per le
eterne beghe palermitane, condivisa che anche dallo scrittore Santo Piazzese. "Non
mi appassiona più, anzi lo trovo frustrante, arzigogolare intorno a eventi e
persone di scarso spessore, con la consapevolezza di poter fare ben poco per
cambiare le cose - sostiene Piazzese - Se si è trattato di una fuga, non mi
pare un comportamento adeguato per un sindaco, chiunque esso sia. E vorrei
citare il mio amico Roberto Alajmo, per dire anch'io che i palermitani soffrono
di smemoratezza: sembra che per loro non ci sia alcuna relazione tra il momento
del voto e il fatto che da quel voto scaturisca un governo comunale o
regionale. Si comportano come se non avessero responsabilità. Votano
massicciamente per una persona di cui poi non sono contenti". Pippo Baudo
preferisce sorvolare e dare una lettura leggera alle contestazioni della folla:
"Non ne farei una tragedia. I palermitani alla fine hanno avuto il
vantaggio di vedere nel ruolo di protagonista del festino un attore comico come
Pino Caruso. Avrà aggiunto qualche battuta e saranno stati tutti più
contenti". Di parere opposto Pippo Russo, docente di Sociologia a Firenze,
che considera una mossa falsa quella del sindaco, che ha scelto di scomparire
dalla pubblica piazza. "Non doveva, anche se sapeva di esporsi al
dissenso. Si è sottratto al confronto e al suo ruolo di gran cerimoniere. Una festa patronale è pur sempre municipale, l'elemento laico e
quello religioso, la tradizione e l'istituzione, si fondono. è stato uno sgarbo al quadrato, nei confronti dei palermitani e
dell'identità palermitana, che nel Festino si esprime al massimo grado".
Ne fa invece una questione prettamente di stile un altro sociologo, Nino La
Spina. "Ogni sindaco ha il suo modo di fare, c'è chi ama il bagno
di folla, anche con la polemica, e chi lo rifugge. Forse c'è un'aspettativa
generale, che vuole che un sindaco, soprattutto se ha preso una montagna di
voti, sia presente. Ma a parte il fatto che il sindaco Cammarata non si deve
ricandidare, credo che ogni sindaco debba essere libero di esprimere il suo
carattere e il suo modo di gestire il rapporto col pubblico". Un'ex direttore
del Festino, sulla scena dall'87 all'89, Aldo Sarullo, drammaturgo e regista,
confessa di provare dispiacere per quanto è accaduto. "Sulla scia di una
società in cui tutto si giustifica per il solo fatto che si verifica -
argomenta Sarullo - dovremmo invece ritrovare il valore dell'opportuno.
Chiarisco: è incontestabile la rivendicazione del diritto di chi attende dalle
istituzioni un intervento per la risoluzione di un problema. Ma non credo che
ogni occasione sia quella idonea a rivendicare quel diritto. Se fosse sempre
così, salterebbe ogni regola di vita collettiva. Comprendo gli assedi ai
palazzi del potere, non condivido invece lo snaturamento di un evento come il
Festino, anche perché rimane forte l'odore acre della strumentalità politica
indotta". Dibattito aperto anche tra antropologi, studiosi dei riti.
Secondo Rita Cedrini, docente di Antropologia culturale a Lettere, Cammarata ha
agito con prudenza. "Una festa come quella di Santa Rosalia è vissuta
dalla gente con lo spirito della fede e con l'onore al santo che si celebra. Se
sai che una festa del genere si può trasformare in mischia, e ti allontani,
credo sia una scelta prudente. Ci sono spazi dove poter dialogare con le
istituzioni, è grave se questi spazi non esistono e non si trovano i momenti opportuni".
Il tono minore della 384° edizione del Festino non ha fiaccato però, secondo
l'antropologa, la partecipazione della gente. "Ero in mezzo al corteo. Da
antropologa ho osservato come per la gente la festa della santa patrona è il
momento in cui i desideri e i bisogni entrano nel dialogo tra la quotidianità e
la santità dell'evento. Il fatto che il rituale sia stato
portato a termine da un'altra figura, da un bravo siciliano come Caruso, che ha
espresso i sentimenti di tutta la gente, è stato coralmente
accettato. L'importante è stato non aver spezzato il
momento della cerimonialità". Per Nino Buttitta, docente di antropologia a
Sassari, l'assenza lunedì sera del primo cittadino, ha avuto piuttosto il
significato di uno scacco, di una rinuncia volontaria all'incontro con il
popolo. "Il Festino è sempre stato configurato
come l'esaltazione della comunità cittadina, prima rappresentata dal Senato,
oggi dal Comune - osserva Buttitta - Rinunciando all'appuntamento con la folla,
il sindaco ha perso la sua funzione di mediatore del sacro. Non è un buon
segno. Nel Festino si celebra l'incontro tra la santa e la città,
simbolicamente rappresentata dal sindaco. La diserzione di Cammarata è stato un indubitabile segno di resa per la municipalità. Se
il sindaco sceglie di non essere presente, simbolicamente il rapporto con la
città si è interrotto o quantomeno è in crisi".
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 168 del 2008-07-16 pagina 5
Separazione delle carriere e Csm meno "politico" Così cambia il pianeta
toghe di Redazione Allo studio anche immunità parlamentare, controlli sulla
produttività dei magistrati e criteri per stabilire la priorità dei reati da
perseguire da Roma Il Lodo Alfano è vicino all'approvazione, il blocca processi
riveduto e corretto nel decreto sicurezza anche, il ddl sulle intercettazioni è
in attesa alla Camera ed è stata già presentata la riforma del processo civile,
mentre quelle del codice penale e di procedura penale hanno di base gli studi
delle apposite commissioni. Ma c'è molto di più nel pacchetto di riforma
"organica" della giustizia che gli uffici del ministero di via
Arenula stanno mettendo insieme. Punto cruciale è la separazione delle carriere
tra giudici e pm, insistentemente richiesta dagli avvocati e sempre avversata
dai magistrati, come ha ribadito ieri il presidente dell'Anm, Luca Palamara.
Stavolta il Pdl sembra deciso a riprendere in mano la riforma Castelli
dell'ordinamento giudiziario, poi annacquata da quella Mastella nella
distinzione delle funzioni, per cambiare l'accesso alla professione, rendere
più difficile se non impossibile il passaggio dal ruolo giudicante a quello
inquirente e, magari, creare anche due Csm. "Separare le carriere - dice
Niccolò Ghedini di Fi - non vuol dire sottoporre il pm al potere
dell'esecutivo". Il Csm per il centrodestra dev'essere riformato, con una
legge costituzionale. Per cambiarne la composizione
riequilibrando il numero di laici e togati e fissare paletti precisi per ruolo
e competenze, evitando incursioni troppo politiche nel campo legislativo, come
il discusso parere sul blocca processi. La sezione disciplinare, poi, dovrebbe
diventare indipendente dal Csm e composta non in prevalenza da magistrati come
oggi, ma anche da giuristi come ex presidenti della Consulta. Terzo punto
è l'obbligatorietà dell'azione penale. In qualche modo, la strada è già aperta
dalle norme per sospendere i processi meno gravi, con l'indicazione da parte
del parlamento, delle priorità di politica criminale ai magistrati, che
mantengono la loro discrezionalità. Ma lì si parla di processi, ad azione
penale già esercitata. Mentre per minare alle radici l'obbligatorietà, si
dovrebbero indicare ai magistrati criteri di priorità proprio nel perseguire i
reati. Se il tabù è caduto, il punto rimane delicato ed è ancora aperto il
dibattito nel Pdl. Lo stesso Ghedini è contrario e consiglia di intervenire,
invece, su codici e reati, con la depenalizzazione di alcuni e la modifica di
altri. Non si andrebbe, dunque, verso l'abolizione, come spiega il ministro Alfano,
ma verso un argine alla discrezionalità delle toghe. L'immunità parlamentare è
l'altra questione scottante che il Pdl vuole affrontare, forte anche di segnali
positivi di esponenti del centrosinistra come Luciano Violante. Non sarebbe lo
scudo di una volta, ma sostanziali modifiche impedirebbero un'impunità totale
degli eletti. Infine, si discute di controlli sulla produttività dei
magistrati, soprattutto dopo gli scandali sul ritardo nelle sentenze. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere
della Sera" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-16 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE
"Del Turco, tangenti più care per fargli comprare la casa a Roma"
Ecco tutte le accuse di pm e gip. Il pentito: dicevano paga così andiamo in ferie
DAI NOSTRI INVIATI PESCARA - Il re delle cliniche Vincenzo Angelini, la gola
profonda che ha azzerato la giunta Del Turco in Abruzzo, è il protagonista
assoluto dell'ordinanza di 442 pagine del giudice Maria Michela Di Fine.
L'imprenditore in numerosi interrogatori parla dei politici di destra e di
sinistra definendoli dei "roditori". Sì, dei topi famelici che sono
saliti sulla sua imbarcazione per dare fastidio a lui che è un "magnifico
nocchiero". Loro, i politici, hanno fretta di incassare: "Vai a parlare
con Ottaviano, ci stanno le vacanze, la corrente" gli dice il capogruppo
del Pd Camillo Cesarone. Ma anche Angelini pretendeva sempre di più:
"Hanno fatto una delibera che, perdoni l'espressione volgare signor
giudice, è messa su misura per il mio sedere". A cena dal Bolognese
Angelini non si ferma mai con le sue richieste al palazzo: "Ma se il
problema è che avete sbagliato a emettere le patologie, le patologie vanno
cambiate". Il re delle cliniche arriva persino a lamentarsi del trattamento
ricevuto in un noto ristorante di Roma frequentato da molti politici. Angelini
spiega al pm Di Florio come e dove sarebbe avvenuto il pagamento delle tangenti
a Del Turco, ovvero nella casa di Collelongo, "in una specie di
ripostiglio che lui c'ha sotto la scala, una specie di scala circolare".
Entrava con il sacchetto pieno di soldi e usciva, pare, con lo stesso sacchetto
pieno di mele per non destare sospetti. Il pm Bellelli: "C'erano altre
persone?". Angelini: "No, qualche volta è venuta la moglie Cristina,
la quale però, poveretta, ha salutato e se ne è andata". Pm: "La
titolare del ristorante di Roma?". Angelini: "Esatto". Pm:
"Il Bolognese?". Angelini: "Della famiglia Bolognese, sì, sì. Al
Bolognese, dove ho sempre mangiato pesante, quando ci andavo io pagavo io, e
che scherzi?". Il presidente della giunta regionale è il principale
obiettivo del pentito Angelini. Tant'è che il giudice, con linguaggio
perentorio, traccia del governatore un "profilo delinquenziale non comune
che lascia ritenere pressoché certa, indipendentemente da dimissioni da
incarichi pubblici, la reiterazione dei medesimi reati per i quali si procede
". E anche Angelini non ha una grande considerazione morale di Del Turco,
che viene addirittura paragonato al capo di Cosa nostra: "Neanche Totò Riina
sarebbe arrivato a queste raffinatezze". Angelini davanti al pm Di Florio
spiega anche che Del Turco avrebbe utilizzato quei soldi anche per fini
politici: "E qui lui mi suona la musica che sta costituendo una corrente,
la controcorrente, che ci sono otto senatori che lui deve, come dire, tenere
buoni per sé rispetto a Boselli". Le pressioni bipartisan L'imprenditore
Angelini racconta le pressioni crescenti dell'entourage di Del Turco, esplose
dopo le elezioni vinte dal centrosinistra, ma anche le insistenze degli uomini
della vecchia giunta di centrodestra. I fedelissimi del governatore Giovanni
Pace (Forza Italia), Giancarlo Masciarelli e Sabatino Aracu dicevano
all'imprenditore: "Noi ti abbiamo dato quello che hai chiesto per la tua
prima cartolarizzazione e adesso ci devi... Guarda che noi per te possiamo fare
tanto e tu devi stare attento...". A parlare è Giancarlo Masciarelli -
uomo di confine tra le due coalizioni, già presidente della Fira col
centrodestra e poi anche consulente ombra di Del Turco con la nuova giunta - il
cui linguaggio, tuttavia, assomiglia molto a quello usato da Camillo Cesarone.
Lui, ex sindacalista della Cgil, capo del personale delle cliniche Angelini, si
butta in politica e si rivolge così al suo ex datore di lavoro: "La loro
organizzazione (i partiti di centrosinistra, ndr) sono arrivati al potere però
fanno politica e quindi hanno dei costi rilevanti... ". Chiosa dunque il
gip nell'ordinanza: "Accettavano dunque e ricevevano (materialmente il Del
Turco la somma di 200 mila euro consegnati dal suddetto Angelini)". Le
minacce E quando Angelini scalpitava, rifiutava di pagare tutte le somme
richieste, arrivavano le minacce più o meno velate. Questo, va sempre
ricordato, lo racconta lo stesso imprenditore, la cui collaborazione andrà
valutata col bilancino: "Cesarone mi diceva che per loro era molto
difficile difendermi perché presentavo un sacco di problemi braccato come ero
da Procura, Finanza, Nas e quant'altro. Mi diceva che solo loro mi potevano
aiutare perché anche il resto della politica era contro di me e mi volevano
rompere le gambe". E il capogruppo del Pd insisteva: "Devi parlare
con Del Turco, portagli 100 mila euro". Spiega il gip: "Costringevano
a consegnare la somma" e Del Turco, secondo il racconto di Angelici, commentava:
"Sì, sì, va bene, non ti preoccupare, ma sai, io non mi voglio sforzare di
parlare di sanità perché io amo la musica della politica, per cui dimmi qual è
il problema e rivolgiti a Quarta". Cesarone non si accontenta mai. Intima
ad Angelini di "consegnare mezzo milione a Del Turco: o paghi o non
riusciamo a contenere le ispezioni (si riferisce alle case di cura del suo
gruppo, ndr) ". Il capogruppo del Pd sente puzza di bruciato e dice ad
Angelini: "Tu devi andare da Del Turco perché la situazione si sta
aggravando, tu hai i telefoni sotto controllo". Angelini deve fronteggiare
anche il manager Asl Luigi Conga che gli dice: "Io sono direttore generale
e devo prendere le decisioni: o mi dai 100 mila euro al mese oppure non prendi
più una lira. O paghi oppure i tuoi soldi li vedrai tra 10 anni, divertiti a
farmi causa". La casa di Roma Nel dicembre del 2007 proseguono, a detta
del gip, le richieste di denaro ad Angelini: "Accompagnate da riferimenti
alle sempre maggiori difficoltà ad aiutare le sue cliniche nonché in relazione
alle esigenze personali di Del Turco, impegnato economicamente nell'acquisto di
una casa a Roma e per questo vengono incrementati in maniera decisiva gli
importi. Angelini consegnava a Del Turco 250 mila euro e 750 mila a Cesarone".
Stavolta l'imprenditore avrebbe fatto resistenza e si concede anche un commento
velenoso sul modo di procedere del presidente, il quale dice: "Guarda che
io la posso chiedere a qualcun altro la casa, se non me la vuoi dare tu. Però,
poi, finisce un'amicizia ". Commento dell'imprenditore: "Nemmeno Totò
Riina arriva a queste raffinatezze... ". L'autoscatto con l'autista Il 2
novembre 2007, Angelini inizia a prendere le sue contromisure per documentare
la consegna delle mazzette. Scrive ancora il gip: "Angelini allega al
verbale le fascette bancarie delle quattro mazzette da 50 mila euro ciascuna
consegnate nella casa di Del Turco a Collelongo: "Io sottoscritto
Sciarelli Dario (l'autista dell'imprenditore, ndr), insieme al dottor Angelini,
mi sono recato presso l'abitazione dell'onorevole Del Turco in Collelongo ove
giunti verso le 17 ho fotografato il dottor Angelini, come da foto allegate e
controfirmate, prima dentro l'auto, mentre aveva in mano la busta contenente le
mazzette di denaro, poi nel tragitto tra l'auto e l'abitazione di Del Turco e
infine quando ne è uscito senza la busta. Al suo rientro in auto mi ha mostrato
le fascette bancarie delle 4 mazzette che aveva provveduto a portare
indietro"". Finito di leggere il documento, Angelini non rinuncia alla
battuta commentando la foto: "Questo sono io che sembro un...".
"Baldanzoso?", incalza il pm Di Florio. E lui aggiunge: "Un
ciuccio di fiera di quelli da processione". Deutsche Bank La gola profonda
Angelini, grande movimentatore di denaro ed esperto di flussi finanziari, dà
una valutazione sulla politica della giunta abruzzese in materia economica.
Chiede il pm De Florio: "Lei ha potuto capire quale era la ragione per cui
Quarta e Del Turco spingevano verso Deutsche Bank? Glielo hanno mai detto?".
Risposta: "No, quello che ho constatato di persona è che c'è stato un astio nei confronti di Barklays... Del Turco
addirittura mi ha detto "Barklays sono una massa di
delinquenti"". La riunione Il gip registra in modo notarile
l'intervento di Del Turco presso un notissimo imprenditore a proposito della
cessione dell'azienda di Angelini. Tentativo inutile: "Significativa in
tal senso era la riunione organizzata a Roma il 13 marzo 2008 nell'abitazione
di De Benedetti, presente anche Del Turco (riunione riscontrata da apposita
attività di polizia), avente ad oggetto proprio la cessione di Villa
Pini". La confessione laica Quando alla Regione capiscono che in Procura
qualcosa di molto serio si sta muovendo, Del Turco contatta il procuratore
generale dell'Aquila per chiedergli un incontro. Un amico comune, Pino Mauro,
invia alle 7.40 del mattino del 4 aprile scorso un sms a Del Turco:
"Presidente, ho parlato con il procuratore Amicarelli per incontro...
". La risposta arriva 12 minuti dopo: "Caro Pino, ovviamente dove e
quando preferisce il procuratore". Il pg dell'Aquila si consiglia col
procuratore capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, e decide di andare nella casa
del comune amico il 9 aprile alle ore 17. Alle 19.05, a incontro terminato, il
pg chiama il collega a Pescara e gli annuncia una relazione per la mattina
seguente: Del Turco "mi ha detto di aver voluto
manifestare il suo attuale stato d'animo in una sorta di
confessione laica. La sua richiesta di incontrarmi era per dolersi di quanto
gli stava accadendo. Si diceva vittima del risentimento di titolari di cliniche
per il suo piano di ridurre del 30 per cento le tariffe riconosciute ai
privati...". Per il gip, questo era un "tentativo
evidentemente volto a inquinare l'attività investigativa" e
"screditare un'indagine in corso, evidentemente nella speranza di
conseguenze a sé favorevoli". \\ Il procuratore generale Mi ha detto di
avermi fatto una sorta di confessione laica Alessandra Arachi Dino Martirano.
( da "Corriere
della Sera" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Primo Piano - data: 2008-07-16 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE
L'intervista "Sì alle riforme in materia giudiziaria" Violante: Del
Turco? Poco rassicuranti le notizie sull'inchiesta ROMA - "Non so se Del
Turco sia colpevole. Spero sia innocente, ma le notizie che leggo non sono
rassicuranti. Un errore giudiziario sarebbe grave quanto una corruzione
politica di quelle dimensioni. Serve la riflessione". Luciano Violante, ex
presidente della Camera, oggi tornato temporaneamente all'insegnamento universitario,
non si lascia trascinare nelle polemiche seguite all'arresto del governatore
dell'Abruzzo. Presidente, il Pd sembra imbarazzato da una notizia così
clamorosa: è tornata Tangentopoli come dice Di Pietro o è un teorema come
sostiene Berlusconi? "Tangentopoli e complotto sono pregiudizi opposti,
che si sostengono reciprocamente e aumentano la confusione". Sul
"Corriere" Angelo Panebianco punta il dito contro il Pd che "fin
qui ha avuto una posizione che è la fotocopia di quella dell'Anm".
"Forse questa è stata l'immagine. Ma le cose sono andate diversamente. Il
Partito democratico è comunque troppo giovane. Sul referendum per la
responsabilità civile dei magistrati - io ero responsabile giustizia del Pci -
sostenemmo il sì, contro l'Associazione nazionale dei magistrati. La Bicamerale
di Massimo D'Alema propose di spostare fuori del Csm l'azione disciplinare per
i magi-strati, contro l'Anm. Certo il Pd ha come ministro ombra e responsabili
delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato tre magistrati, ma sono
eccellenti parlamentari e tutt'altro che subalterni. E oggi non ho difficoltà a
riconoscere che ci vuole una scelta seria e innovativa di politica
giudiziaria". Una riforma complessiva? Il ministro Alfano l'ha annunciata
per settembre. Lei che cosa propone? "Intanto penso che si debba
verificare perché alcune sedi giudiziarie funzionano e altre no. Lo sa che il
tribunale civile di Torino e la procura di Bolzano hanno ottenuto
riconoscimenti internazionali per l'organizzazione del lavoro? Proviamo a
estendere quei modelli e a sanzionare chi non lo fa". Partiamo dal Csm: è
da riformare? "Allungherei la durata della carica dei consiglieri da
quattro a sette anni, con un sistema di rotazione, come per la Corte
Costituzionale, che aiuterebbe la continuità nella gestione
e favorirebbe una parità reale di conoscenze tra togati e laici Ora i membri
laici partono penalizzati rispetto ai togati perché non conoscono la
macchina". E al Csm lei toglierebbe l'azione disciplinare.
"Preferisco una Corte ad hoc, nominata dal capo dello Stato e dal
Parlamento, competente per tutte le magistrature, ordinaria, amministrativa e
militare". E l'obbligatorietà dell'azione penale deve rimanere?
"E' il pendant dell'indipendenza del pm". Niente priorità dettate
dall'esecutivo o dal legislativo? "La titolarità della politica criminale
non può che essere dell'autorità politica. Io proporrei un sistema per cui i
procuratori generali trasmettono al Csm ogni due anni le loro proposte, il Csm
le comunica alle commissioni giustizia e poi indica le priorità a ciascun
procuratore generale tenendo conto del parere del Parlamento. Alla fine del
biennio, il Csm fa un rapporto al ministro che riferisce alle Camere. Chi non
ha rispettato i criteri, ne risponde disciplinarmente". E la separazione
delle carriere, resta una priorità? "C'è già con la riforma Castelli. Il
problema è diverso. Negli ultimi cinquant'anni la magistratura è diventata
sempre più autonoma dal potere politico e la politica ha perso uno a uno tutti
gli scudi nei confronti del potere giudiziario. E' il momento di riflettere sul
rapporto tra poteri dello Stato, senza isterie, con la consapevolezza della
complessità del problema". Con un ritorno all'immunità per le alte
cariche? "Non so cosa c'entrino il capo dello Stato e i presidenti delle
Camere. Lo scudo per il presidente del Consiglio, al di là degli affari di
Berlusconi, e della soluzione Alfano, è giustificato di fronte ad una
magistratura che, unica nel mondo avanzato, gode, ed è un bene, di tanta
indipendenza dal potere politico. Bisogna affrontare il toro per le corna con
serie e definitive riforme; mettere la parola fine a interventi sconclusionati,
come quello sul rinvio dei processi; dare i mezzi per lavorare a magistratura e
a forze dell'ordine. Altrimenti si ha la sgradevole sensazione di una politica
incapace di affrontare i nodi di fondo, che si difende mettendo il bastone tra
le ruote della giustizia". Si può dialogare con Berlusconi che attacca i
giudici? "Lo psicodramma sul dialogo è ridicolo. Il confronto parlamentare
è nella natura stessa del Parlamento e della democrazia. Il problema non è
Berlusconi. Le riforme che servono al Paese vanno fatte e bisogna battersi per
realizzarle, anche partendo da posizioni di minoranza. La riforma della
giustizia serve al Paese. Aumenta la sua credibilità e la sua competitività. Il
consenso lo si costruisce giorno dopo giorno con la competenza e con
l'iniziativa ". Perché non avete fatto una riforma nella scorsa
legislatura? "Quella maggioranza era divisa su questo tema e la
legislatura è stata brevissima". Ex presidente Luciano Violante,
presidente della Camera dal '96 al 2001 Gianna Fregonara.
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cari amici, tra qualche ora il Papa
termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sidney: visiterà la
cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di
accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella
residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro,
dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva
molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul
Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha
fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi
nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la
festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta
da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il
sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e
per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto
che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 3 )
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul
08 Da Sidney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il
suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato colpito
da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra
parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi
della Gmg. Nella cattedrale di Sidney, come sapete, c'è un pellegrino speciale
che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il
beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della
Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è
un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se
stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie
Commenti ( 95 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di
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articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo"
Siamo arrivati a Sidney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il
carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato
un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere
Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann,
abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale
(cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco
distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto
Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che
ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno
le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in
Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi
mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si
presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e
sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la
povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli
argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come
rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità
umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e
con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la
via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso
Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere
giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo,
troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la
forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore".
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Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli
anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la
preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e
scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della
tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che
lo conduce a Sidney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della
Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la
prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito
in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il
via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si
riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di
scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione.
Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della
Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella
Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista,
dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di
entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare
integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto
il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può
essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai
vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha
aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro
responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è
che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità
davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il
cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo
e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha
detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il
vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione
anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (7 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore
con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati
a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno
giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri
quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I
telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato
per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza
stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e
bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv,
che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato
l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la
linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata
vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 )
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul
08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato
12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà
Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23
Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23
ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a
Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale.
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Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole
della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi
ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta
proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post
che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi
sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto
che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa
curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non
significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete
scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del
comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che
autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della
figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un
incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né
riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per
alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso
clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità
del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che
richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri,
due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere
in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento
terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di
alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura
della persona". Scritto in Varie Commenti ( 234 ) " (13 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la
Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato
in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del
dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni,
intervistato dal "Corriere della Sera" (che
non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di
"fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea
di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le
migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse,
inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata
alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non
smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito,
ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni
si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni
condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore
nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte
di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo
dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata
dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici,
sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato,
che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna
abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il
monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il
vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse"
riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione
della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza:
sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni
paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato
scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi
superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea
culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici,
deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è
solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli
ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da
piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare
una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis
che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio
come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (27 votes, average: 3.78 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita
spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il
lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina
del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del
cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro,
insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond
Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal
1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per
l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei
santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato
il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII
e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la
svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le
canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente
locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto
del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la
candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della
Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di
teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali
della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto
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questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata
ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan),
uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla
sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e
del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo
magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica
Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico
per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla
liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in
vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo
ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo
l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto
essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i
sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo
costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta
inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (22
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precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe
1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo
tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it
contatti Categorie Varie (222) Ultime discussioni bo,mario: Lea parli della
qualità della vita. La chiesa, che penso rappresenti col tuo pensiero, può
alleviare lo... Gianni B.: @Francesco Secondo me il problema è diventato
politico, più che etico. tanti avvoltoi, e anche un... Lea: per bo,Mario se non
ho capito male, anche in altri post, tu ti poni (come la cultura dominante) il
problema... marina: Ciao Mario,Grazie Buon pomeriggio bo,mario: Marina apprezzo
quello che cerchi di fare. L'enciclica che tu citi non ha niente a che vedere
con la... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria:
lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo?
- 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails
Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Amato ai
santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio - 7 Emails Neocatecumenali,
il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la
comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa
tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto
di Marx - 5 Emails Ultime news Mutui: tassi al 5,85% Mai così alti dal
2002Eluana, il Senato solleva il conflitto di attribuzioneHimalaya,
Unterkircher "Non c'è più speranza"Ronaldinho a Milanello: 4mila
tifosi al radunoRiforma giustizia, Berlusconi: avantiIl Garante:
"Intercettazioni, anomalia italiana" Blog Amici Dio: pace o dominio
Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di
Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano Il blog
di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di Rodari il blog di Stefano
Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym La
Santa Sede Sito web ilGiornale.it Sussidiario.net July
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cari amici, tra qualche ora il Papa
termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sidney: visiterà la
cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di
accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella
residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro,
dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva
molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale
di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto
Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi
nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la
festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta
da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il
sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e
per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto
che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 3 )
" (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul
08 Da Sidney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il
suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato
colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo
dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i
luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sidney, come sapete, c'è un pellegrino
speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura:
è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della
Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è
un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se
stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie
Commenti ( 95 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di
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articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo"
Siamo arrivati a Sidney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il
carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato
un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere
Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo
raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale
(cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco
distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto
Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che
ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che
precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche
ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani
oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si
presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e
sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà
e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di
coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i
grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per
trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove
possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla
vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un
detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca
Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per
le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il
cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti
( 60 ) " (8 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è
"vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che
possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata
decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di
ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sidney, dove
arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger
incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice,
rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa
anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera
all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il
16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte
delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi
anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la
dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i
problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare
nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente
la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa
parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere
solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi
anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto
intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro
responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è
che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità
davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il
cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo
e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha
detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il
vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione
anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (7 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore
con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati
a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno
giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri
quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I
telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato
per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza
stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e
bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv,
che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato
l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la
linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata
vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 )
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08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato
12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà
Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23
Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23
ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a
Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale.
Scritto in Varie Commenti ( 127 ) " (6 votes, average: 3.67 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole
della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi
ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta
proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post
che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi
sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il
fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della
stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa
antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi
che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un
brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze
che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della
figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un
incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né
riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per
alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso
clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità
del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che
richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri,
due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere
in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento
terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di
alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura
della persona". Scritto in Varie Commenti ( 234 ) " (13 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la
Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato
in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del
dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni,
intervistato dal "Corriere della Sera" (che
non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di
"fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea
di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le
migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse,
inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire",
anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita
che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è
lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se
Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato
soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del
monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del
fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave.
Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità
della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di
rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare
che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo
quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque
giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali?
Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi,
dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto
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questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo
Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo
viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina
del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del
cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione
per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei
santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato
il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII
e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la
svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le
canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente
locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto
del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la
candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della
Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di
teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali
della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto
in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.31 out of 5) Loading ...
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questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata
ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan),
uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla
sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e
del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo
magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica
Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico
per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla
liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in
vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo
ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo
l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto
essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i
sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo
costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta
inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (22
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precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe
1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo
tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it
contatti Categorie Varie (222) Ultime discussioni bo,mario: Lea parli della
qualità della vita. La chiesa, che penso rappresenti col tuo pensiero, può
alleviare lo... Gianni B.: @Francesco Secondo me il problema è diventato
politico, più che etico. tanti avvoltoi, e anche un... Lea: per bo,Mario se non
ho capito male, anche in altri post, tu ti poni (come la cultura dominante) il
problema... marina: Ciao Mario,Grazie Buon pomeriggio bo,mario: Marina apprezzo
quello che cerchi di fare. L'enciclica che tu citi non ha niente a che vedere
con la... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria:
lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo?
- 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails
Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Amato ai
santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio - 7 Emails Neocatecumenali,
il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la
comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa
tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto
di Marx - 5 Emails Ultime news Mutui: tassi al 5,85% Mai così alti dal 2002Eluana,
il Senato solleva il conflitto di attribuzioneHimalaya, Unterkircher "Non
c'è più speranza"Ronaldinho a Milanello: 4mila tifosi al radunoRiforma
giustizia, Berlusconi: avantiIl Garante: "Intercettazioni, anomalia
italiana" Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di
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( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cari amici, tra qualche ora il Papa
termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sidney: visiterà la
cattedrale, quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di
accoglienza. Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella
residenza papale un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro,
dei koala, una specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva
molto divertito. Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul
Giornale di oggi trovate il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha
fatto Bagnasco. Questa mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi
nazionali e nel pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la
festa degli italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta
da Bagnasco. Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il
sistema dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e
per ore non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto
che bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 3 )
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08 Da Sidney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il
suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato
colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo
dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i
luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sidney, come sapete, c'è un pellegrino
speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura:
è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della
Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è
un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se
stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie
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Siamo arrivati a Sidney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il
carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato
un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere
Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann,
abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale
(cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco
distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto
Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che
ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che
precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche
ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani
oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si
presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e
sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la
povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli
argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come
rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità
umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e
con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la
via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso
Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere
giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo,
troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la
forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore".
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anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la
preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e
scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della
tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che
lo conduce a Sidney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della
Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la
prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito
in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il
via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si
riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di
scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione.
Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della
Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella
Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista,
dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di
entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare
integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto
il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può
essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai
vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha
aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro
responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è
che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità
davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il
cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo
e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha
detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il
vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione
anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (7 votes, average: 3.29
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i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a
Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno
giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri
quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I
telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato
per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza
stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e
bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv,
che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato
l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la
linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata
vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 )
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08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato
12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà
Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23
Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23
ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a
Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale.
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Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole
della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi
ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta
proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post
che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi
sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il
fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della
stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa
antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi
che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un
brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze
che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della
figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un
incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né
riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per
alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso
clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità
del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che
richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri,
due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere
in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento
terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di
alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura
della persona". Scritto in Varie Commenti ( 234 ) " (13 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la
Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato
in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del
dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni,
intervistato dal "Corriere della Sera" (che
non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di
"fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea
di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le
migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse,
inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire",
anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita
che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è
lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se
Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato
soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del
monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del
fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave.
Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità
della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico:
sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don
Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle
cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche"
sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece
nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato
"parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente
incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo
ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici
a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che
né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente
di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le
distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo
sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è
esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del
"diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (27 votes, average: 3.78 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita
spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il
lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la
nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto
del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione
per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei
santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato
il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII
e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la
svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le
canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente
locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto
del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la
candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della
Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di
teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali
della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto
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questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata
ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan),
uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla
sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e
del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo
magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica
Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico
per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla
liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in
vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo
ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo
l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto
essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i
sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo
costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta
inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (22
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precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe
1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo
tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it
contatti Categorie Varie (222) Ultime discussioni bo,mario: Lea parli della
qualità della vita. La chiesa, che penso rappresenti col tuo pensiero, può
alleviare lo... Gianni B.: @Francesco Secondo me il problema è diventato
politico, più che etico. tanti avvoltoi, e anche un... Lea: per bo,Mario se non
ho capito male, anche in altri post, tu ti poni (come la cultura dominante) il
problema... marina: Ciao Mario,Grazie Buon pomeriggio bo,mario: Marina apprezzo
quello che cerchi di fare. L'enciclica che tu citi non ha niente a che vedere
con la... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria:
lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo?
- 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce
a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Amato ai santi e
il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio - 7 Emails Neocatecumenali, il Papa
ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in
piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in
Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5
Emails Ultime news Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog
di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco
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Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it
Sussidiario.net July
( da "Giornale.it,
Il" del 16-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cari amici, tra qualche ora il Papa
termina le due giornate di riposo a Richmond e arriva a Sidney: visiterà la cattedrale,
quindi da domani si entra nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza.
Stamattina gli addetti dello zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale
un po' di fauna tipica australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una
specie di istrice e anche un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito.
Immagino che vedrete queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate
il mio resoconto della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa
mattina sono iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel
pomeriggio (qui la giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli
italiani, preceduta da una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco.
Quella dei telefoni sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema
dell'operatore gsm a cui si "agganciano" i telefonini Tim, e per ore
non siamo riusciti a comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che
bastava selezionare un altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 3 ) "
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08
Da Sidney un abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il
suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato
colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo
dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i
luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sidney, come sapete, c'è un pellegrino
speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura:
è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della
Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è
un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se
stessi. Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie
Commenti ( 95 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di
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articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo"
Siamo arrivati a Sidney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il
carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato
un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere
Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann,
abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale
(cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco
distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto
Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che
ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che
precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche
ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani
oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si
presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e
sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la
povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli
argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come
rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità
umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e
con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la
via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso
Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere
giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo,
troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la
forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore".
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Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli
anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la
preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e
scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della
tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che
lo conduce a Sidney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della
Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la
prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito
in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il
via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si
riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di
scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione.
Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della
Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella
Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista,
dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di
entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare
integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto
il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può
essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai
vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha
aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro
responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è
che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità
davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il
cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo
e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha
detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il
vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione
anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (7 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore
con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati
a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno
giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri
quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I
telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato
per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza
stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e
bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv,
che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato
l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la
linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata
vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 )
" (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul
08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato
12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà
Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23
Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23
ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a
Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale.
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della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi
ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta
proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post
che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi
sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il
fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della
stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa
antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi
che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un
brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze
che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della
figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un
incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né
riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per
alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso
clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità
del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che
richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri,
due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere
in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento
terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di
alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura
della persona". Scritto in Varie Commenti ( 234 ) " (13 votes,
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Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato
in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del
dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni,
intervistato dal "Corriere della Sera" (che
non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di
"fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea
di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le
migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite,
fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire",
anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita
che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è
lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se
Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato
soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del
monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del
fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave.
Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità
della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di
rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare
che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo
quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque
giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali?
Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi,
dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
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spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il
lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la
nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto
del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione
per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei
santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato
il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII
e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la
svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le
canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente
locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto
del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la
candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della
Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia
dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato
lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la
commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza
essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus
Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti (
17 ) " (13 votes, average: 3.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la
nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura,
docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per
promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII.
Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il
Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che
apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra
Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più
citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo
anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire
un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma
e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa
giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i
visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato
come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il
proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com.
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Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della
lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli
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Ultime discussioni bo,mario: Lea parli della qualità della vita. La chiesa, che
penso rappresenti col tuo pensiero, può alleviare lo... Gianni B.: @Francesco
Secondo me il problema è diventato politico, più che etico. tanti avvoltoi, e
anche un... Lea: per bo,Mario se non ho capito male, anche in altri post, tu ti
poni (come la cultura dominante) il problema... marina: Ciao Mario,Grazie Buon
pomeriggio bo,mario: Marina apprezzo quello che cerchi di fare. L'enciclica che
tu citi non ha niente a che vedere con la... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano"
di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un
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Santa Sede Sito web ilGiornale.it Sussidiario.net July
( da "Stampa,
La" del 16-07-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Laicita'
IL DIBATTITO NEL CENTRODESTRA Per
fine mese An propone un vertice al fine di evitare polemiche De Vecchi (An):
"In Val Bormida va fatta azione politica, non partitica" CAIRO
MONTENOTTE Christian De Vecchi, componente dell'esecutivo provinciale di
Alleanza Nazionale, interviene nel dibattito politico in atto tra le fila del
centro-destra in Val Bormida. Per De Vecchi è "politicamente immaturo
sventolare i nomi di probabili candidati, prima di avere fissato una decina di
punti programmatici intorno ai quali garantire alla Valle e ai suoi residenti
un equilibrato sviluppo, oltretutto a distanza di più di un anno dalle elezioni
provinciali del 2009". E aggiunge che "in attesa che il Pdl sia un
partito in piena regola, con regole statutarie e programmatiche, insomma si
avvii verso una vera fase costituente che dovrebbe aver luogo tra il 2008 e il
2009, siamo al momento una coalizione di partiti che guardano al centro-destra
e al suo interno An intende avere un ruolo propositivo, rappresentando la modernità e il carattere laico della politica locale". E
proprio per arrivare ad un accordo che ponga fine alle discussioni che si sono
registrate in queste ultime settimane, dice ancora De Vecchi "An si
impegnerà a promuovere per fine mese un tavolo di coordinamento con le altre
formazioni politiche, perchè le energie dei singoli non vengano sprecate da
egoismi e rivalità interne". Un invito, dunque, a
"confrontarsi per accodarsi" che An lancia "ai coordinatori
comunali di Forza Italia e al rappresentante valbormidese della Lega Nord,
Oscar Dogliotti, in previsione di un percorso elettorale condiviso".
Conclude De Vecchi "Solamente in una fase successiva sarà opportuno un
nuovo incontro, sempre politico ma non di carattere partitico, da aprirsi con
le associazioni politiche locali e con i vari circoli, per evitare di fare
confusione di ruoli e di alzare prematuramente inutili polveroni". \.
( da "Repubblica,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Napoli Il blitz al
Nuovo Policlinico immediatamente dopo un aborto terapeutico Il Csm
"assolve" il pm Russo Spaccatura tra i consiglieri: 11 voti
favorevoli al magistrato, 10 contrari Spaccatura al Consiglio superiore della
magistratura sul blitz al nuovo Policlinico di Napoli, un caso nato nel
febbraio scorso quando sette agenti di polizia si presentarono nella struttura
sanitaria dopo che una telefonata anonima aveva (falsamente, si accerterà in
seguito), segnalato che era stato commesso un
infanticidio; mentre in realtà era stato compiuto un
aborto terapeutico per malformazioni del feto. Con un solo voto di scarto,
dunque, il plenum di Palazzo dei Marescialli ha approvato un documento che di
fatto "assolve" il pubblico ministero della Procura della Repubblica
di Napoli, il pm Vittorio Russo, il magistrato che diede disposizioni alla polizia
sugli accertamenti da compiere, disponendo tra l'altro che venisse sentita la
paziente sottoposta all'interruzione di gravidanza e sequestrato il feto. Per
il Csm, alla fine di un tormentato dibattito interno (come testimoniato dal
minimo scarto di voti), l'esperto magistrato Russo si è comportato in maniera
corretta in ogni fase di questa delicata e discussa vicenda. Undici sono stati
i voti a favore del documento che difende il magistrato, sostenendo che nessun
addebito gli può essere mosso, visto che ha disposto accertamenti "congrui
e opportuni". A esprimere questo concetto sono stati i consiglieri di
Magistratura Indipendente, quelli di Unicost (a eccezione dell'unica donna,
Luisa Napolitano, che si è astenuta), i laici del centrodestra e la laica del
Pdci, Letizia Vacca. Come detto ha ottenuto un solo voto in meno il documento
della minoranza che invece bacchetta il magistrato, esprimendo "forti
perplessità" sulle modalità di esecuzione dell'operazione. Tesi, questa, che è stata sostenuta dai togati di Magistratura
democratica e del Movimento per la giustizia e da tre laici di centrosinistra.
Tra gli astenuti ci sono il vice presidente del Consiglio superiore della
magistratura, Nicola Mancino e il procuratore generale della Cassazione Mario
Delli Priscoli. Il Consiglio superiore della magistratura, in ogni caso,
ribadisce l'auspicio che "sempre, in casi analoghi, ci sia l'impegno di
tutti i soggetti coinvolti in indagini di polizia giudiziaria, compresi i
magistrati, perchè si garantisca la massima tutela dei diritti e delle
aspettative delle persone coinvolte, specie se in situazione di difficoltà o
debolezza".
( da "Repubblica,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina II - Genova Moschea, siglata
l'intesa "Dove? Deciderà la città" Abbraccio tra Tursi e i musulmani,
no definitivo a Coronata La battuta: "Ancora oggi in Tunisia quando si
vuole sgridare un bambino gli si dice: "Ti vendo al mercato ai
genovesi..." (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DONATELLA
ALFONSO (segue dalla prima di cronaca) LA applaudono musulmani e cattolici, laici ed ebrei come il rabbino Giuseppe Momigliano. Questi
ragazzi sono qui proprio perché sono la nostra seconda generazione, perché sono
loro il futuro, spiega Husein Salah, presidente della comunità musulmana, 3.000
fedeli e altre 8.000 persone che vi fanno riferimento, gente che da anni
vive a lavora a Genova, dove sono nati i loro figli. E allunga un gran mazzo di
fiori stretto dai nastrini tricolori ad una commossa Marta Vincenzi, sindaco ma
anche donna e laica, con la quale ha appena firmato il protocollo d'intesa tra
Comune e l'Associazione d'integrazione culturale: obiettivo è l'integrazione
della comunità islamica nel contesto cittadino, l'individuazione di un sito
dove realizzare una moschea ed il riconoscimento dell'Associazione come
soggetto giuridico autonomo da affiliazioni nazionali e internazionali - quindi
fuori anche dall'Ucooi e certe sue discusse adesioni - e che dovrà pronunciarsi
contro razzismo e discriminazione tra i sessi. In cambio, le più ampie aperture
di credito, oltre che il riconoscimento del diritto ad esercitare il culto, da
parte della città che è anche la loro, e che chiarisce le prese di distanza da
fanatismi e strumentalizzazioni religiose. Perché, ricorda la Vincenzi, il
terrorismo c'è stato, la paura è ancora forte. Ma il
dialogo è positivo per la sicurezza: "Solo un pazzo potrebbe fare qualcosa
contro la città che lo ospita, sapendo bene che le prime vittime saremmo
proprio noi" dice Husein. Il contesto di dialogo e di grande apertura
culturale è rilevante, forse il primo in Italia, ricorda orgoglioso Luca Borzani
che da anni lavora alla Consulta delle religioni. Ma Marta Vincenzi precisa:
non nascondiamoci dietro un dito, è anche della moschea che si deve parlare.
Non dice dove sarà, ma fa un gesto chiaro per allontanare anche l'idea della
contestata sede di via Coronata, a Cornigliano; ne discuteremo tutti insieme,
insiste, con i municipi, con la comunità, con il consiglio comunale. Ma come
dovrà essere, la moschea? Husein lo spiega: grande abbastanza per ospitare la
comunità, sufficientemente centrale, e riconoscibile, quindi, avere un
minareto. La Darsena potrebbe essere una buona collocazione? Sì, potrebbe
andare bene, è la risposta; mentre per quanto riguarda lo stabile di via
Coronata, di proprietà della Comunità, la scelta possibile sarebbe quella di
una permuta. Se si troveranno le condizioni per farla. La Darsena, allora?
Dalla moschea degli schiavi saraceni del '500, nello stesso luogo alla moschea
delle donne e degli uomini liberi, che pregano Allah anche se a Genova sono
nati, ci vivono, ci studiano e vogliano continuare a stare. E' presto per
parlarne, insistono tutti. Ma pregare in quel porto avrebbe un significato
forte, per i musulmani di Genova. Perché, ricorda Husein, non c'era solo la
moschea dei prigionieri; ma anche quella per i commercianti marocchini e
tunisini. "Ancora oggi in Tunisia quando si vuole sgridare un bambino gli
si dice 'ti vendo al mercato ai genovesi'", scherza. "Come noi
diciamo "mamma li turchi", insomma" riflette la Vincenzi. Le
paure dei secoli sono dure a morire.
( da "Repubblica,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Bologna CARO GILLI
MEGLIO GLI INDOMITI... DAVIDE RONDONI (segue dalla prima di cronaca) Gilli ha
ragione, ha la forza dei dati. Ma ha anche la intelligenza di accogliere la
provocazione di Visetti. Il quale sembra cogliere una generazione dal sorriso
triste in Emilia Romagna. Entrambi sembrano lottare, sinceramente ed
eroicamente, da persone franche e su fronti diversi, con uno spettro: la
tristezza. Ovvero quel che Charles Baudelaire chiamava "spleen", che
è quel senso di tedio, di vanità, che può esprimersi in un giovane sia quando
ha un buon lavoro sia quando decide di buttarsi via in forme di divertimento
banale o addirittura distruttive. Sappiamo peraltro che molti "giovani
professionisti" sono tra coloro che non disdegnano una specie di sballo
controllato. Anche avere un buon lavoro non "salva". Il fatto di
essere tra i primi in classifica spesso non toglie pesi dall'anima. Lo rileva
infatti lo stesso Gilli, quando ricorda che se si deve parlare della giovinezza
e delle sue espressioni, occorre considerare anche una sfera di sviluppo morale
e spirituale. Ovvero il fiato vitale, il grado di gioia che muove l'adesione
alle circostanze di lavoro e alle responsabilità sentendo la speranza
predominare sull'ansia di ricavare immediata utilità. Ma chi richiama i giovani
a questo? Chi li educa, e richiama gli adulti a tale responsabilità? Ci sono
molti esempi, ricorda Gilli. Guardiamo e impariamo. Oggi nella nostra Regione,
non si tratta di trovare etichette ai ragazzi. Ma di far compagnia a questi e a
quelli che stanno arrivando a migliaia, perché imparino una speranza, e sul
loro volto non regni lo spleen. Poiché la conseguenza, come
scrisse ancora Baudelaire, è che il mondo finirà non in uno schianto, ma in una
lagna. E di lagna, non vi sembra di sentirne parecchia in giro? Io ai lagnosi
preferisco gli indomiti. La razza cattolica, socialista e laica che ha fatto
l'Italia giovane e vogliosa. Non quelli che la stanno invecchiando e avvilendo.
( da "Repubblica,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina III - Bari Il Papa Alessio II
Chiesa russa, consegna a dicembre e da Mosca arriva il secondo grazie Il 19 la
cerimonia con il ministro degli Esteri Lavrov è stato
il pontefice a esortarci a fare passi concreti per riunire le due religioni Il
patriarca ieri ha incontrato Napolitano Così Bari diventa città del dialogo
RAFFAELE LORUSSO Prima i ringraziamenti, poi l'appuntamento a Bari. Il governo
di Mosca plaude alla decisione, questa volta a prova di Tar, del consiglio
comunale di Bari e già pensa alla solenne cerimonia di consegna della Chiesa
russa. Si terrà il 19 dicembre, giorno in cui la Chiesa ortodossa festeggia san
Nicola. All'indomani del secondo via libera dell'assemblea cittadina, è
l'ambasciatore russo a Roma, Alexey Meshkov, a manifestare apprezzamento per il
regalo della città di Bari. Il rappresentante diplomatico telefona al sindaco
Michele Emiliano dal Cremlino, dove in mattinata si è svolto l'incontro
bilaterale fra il presidente russo Dmitri Medvedev e il capo dello Stato
italiano, Giorgio Napolitano, che nel pomeriggio ha incontrato anche il
patriarca Alessio II. "Medvedev ha ringraziato Napolitano a nome di tutto
il popolo russo - racconta Emiliano - L'ambasciatore Meshkov ha ringraziato me,
gli assessori e i consiglieri comunali che hanno avuto un ruolo determinante nell'approvazione
del provvedimento e, insieme con il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, mi ha
dato appuntamento alla cerimonia solenne del 19 dicembre prossimo, quando
consegneremo ufficialmente la Chiesa russa al Patriarcato di Mosca". Per
Emiliano sarà un evento, il secondo a distanza di pochi giorni, che proietterà
Bari sulla scena internazionale. "Il 6 dicembre, giorno
di san Nicola per la Chiesa cattolica - spiega - inaugureremo il teatro
Petruzzelli, che io considero di tutti i baresi, a prescindere dalla proprietà
pubblica o privata". Il sindaco auspica che in entrambe le occasioni siano
presenti le massime cariche istituzionali. "Inviteremo il presidente della
Repubblica e il presidente del Consiglio - annuncia - Mi auguro che
siano con noi in almeno una delle due occasioni. Spero che il 19 dicembre,
oltre al ministro degli Esteri, ci sia anche il presidente russo.
Indipendentemente da chi ci sarà è però importante il messaggio che da Bari
sarà dato al mondo". Nel passaggio della Chiesa russa al Patriarcato di
Mosca, al termine dello scambio che ha coinvolto anche il palazzo della
Prefettura, ceduto al governo italiano, e l'ex caserma Rossani, Michele
Emiliano vede anche il compimento dell'auspicio di papa Benedetto XVI. "In
occasione della sua visita a Bari, nel 2005 - spiega - il sommo pontefice ci
esortò a fare atti concreti per favorire la riunificazione delle Chiese
cristiane. Un atto concreto andava fatto sicuramente con la cessione della
proprietà della Chiesa russa. Grazie a questo passaggio, oggi Bari è nella
condizione unica al mondo di avere una chiesa cattolica e l'altra ortodossa,
entrambe dedicate a san Nicola, una di proprietà del papa, l'altra del
patriarca Alessio II". Quest'ultimo ha già inviato un segnale di
distensione alla chiesa di Roma: presto nominerà un vescovo ortodosso in
Italia. Il sindaco evita ogni polemica. Anzi, sottolinea, come in politica
estera ci sia una continuità fra la precedente amministrazione di centrodestra
e l'attuale governo cittadino di centrosinistra. "Questo è un punto di
forza della nostra città - osserva - è in corso una partita molto più
importante delle banalità che ci scambiamo nella quotidiana dialettica
politica. è in gioco il ruolo che Bari deve giocare sulla scena internazionale.
Il mio è un richiamo forte a tutte le forze politiche a valutare i rapporti
internazionali di questa città con il dovuto stile". Inevitabile, da
questo punto di vista, il riferimento al consiglio comunale dell'altra sera,
resosi necessario per riapprovare la delibera, dopo l'annullamento da parte del
Tar. "Può accadere - dice Emiliano - che un Tar possa avere un'opinione su
un atto amministrativo, ma giocarci sopra non ha senso. In aula ho pregato la
minoranza di votare la delibera. Mi hanno accontentato a metà, visto che non
hanno votato contro, ma sono usciti dall'aula. Il solo fatto che questo
provvedimento non abbia ricevuto voti contrari (unica eccezione: Donato
Cippone, l'autore del ricorso al Tar, ndr) è per me un atto importante, che mi
fa sperare che si possa proseguire questo cammino con questo spirito".
Insieme con l'assessore al Patrimonio, Giovanni Giannini, il presidente del
consiglio comunale, Giuseppe Desantis, il capo di Gabinetto, Vito Leccese, e il
consulente per i rapporti con la Russia, Rocky Malatesta, Emiliano ribadisce di
voler intensificare i rapporti con la Federazione russa e che, nell'operazione
di permuta, il Comune non ci ha perso. "Sbaglia - dice - chi pensa che si
sia stata un'operazione immobiliare. Si tratta di atti giuridici che fanno
riferimento alla realizzazione di sogni. L'ex caserma Rossani è il sogno dei
bambini di Bari: non dover superare uno sbarramento militare per entrare. Noi
abbatteremo presto il muro di cinta. L'altro sogno è che Bari sia un luogo in
cui si lavori per unificare le Chiese cristiane. L'ambasciatore russo mi ha
ringraziato per questo: sa benissimo chi, in questa vicenda, ha fatto la parte
della fata cattiva".
( da "Repubblica,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Anche Nasrallah alla festa di
Beirut "Il tempo delle sconfitte è finito" La diplomazia occidentale
fa buon viso a cattivo gioco: senza Hezbollah non c'è governo, senza Siria non
c'è neppure il Libano Nei campi palestinesi i ritratti di Nasrallah vengono
affiancati a quelli di Hamas: non importa che gli uni siano sunnuti e gli altri
sciiti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) GAD LERNER Il martellante trionfalismo degli
Hezbollah che hanno pavesato l'intero paese di striscioni ("La libertà
garantita da Nasrallah, l'umiliazione garantita a Olmert"), si giustifica
in effetti con una banale considerazione: con loro Israele ha trattato lo
scambio dei prigionieri, non con il governo libanese. Questo è un male: segno
della fragilità dello Stato dei cedri. Ma è anche un bene: grazie alla tregua
garantita dall'Unifil i due nemici si parlano, lanciano segnali, realizzano
accordi. Tra i nostri serpeggia un certo rammarico: è il generale Claudio
Graziano lo stratega dell'interposizione sul campo, che gli costa talvolta
accuse irresponsabili di "eccesso pacifista". Però il merito della
svolta diplomatica in atto, che ha disinnescato il pericolo di una nuova guerra
civile e rimesso in gioco la Siria, se lo intesta Sarkozy. La diplomazia fa
buon viso a cattivo gioco: senza Hezbollah non c'è governo, senza Siria non c'è
Libano. Facevano in effetti tenerezza i soldati dell'esercito regolare messi in
prima fila al passaggio dei prigionieri, per salvare la forma, sommersi
com'erano dalle divise gialle degli Hezbollah. Ma venerdì scorso perfino le
cancellerie occidentali più oltranziste nel definire terrorista e intrattabile
il movimento sciita, hanno dichiarato sollievo per la formazione di un governo
che non solo lo include ma gli assegna il diritto di veto. Una stabilità che
non dispiace neppure a Israele, come suggerisce la sua dolorosa concessione
odierna: liberare, sia pure dopo quasi trent'anni, quel Samir Kuntar
macchiatosi di atrocità contro civili innocenti, e regalargli un palcoscenico
da eroe della resistenza. La mediorientale guerra dei cent'anni esaspera
sentimenti contrapposti (nessun giornale libanese oggi citava la bambina di 4
anni massacrata da Kuntar a Nahariya nel 1979) ma nei momenti cruciali il
calcolo può riunire i nemici. E questo è un momento cruciale, col mondo
impaurito dal caro-petrolio e dai presagi di guerra all'Iran che spera in una svolta.
Se davvero la nomina di un ambasciatore siriano mitigherà la storica,
irrinunciabile vocazione al protettorato su Beirut. E se il futuro presidente
Usa favorirà negoziati di pace fra Damasco e Gerusalemme. Ancora: se Hezbollah
accettasse di consolidare la sua forza dentro lo Stato libanese, integrando le
milizie nell'esercito... Tanti esili "se" per i quali resta sempre un
prezzo da pagare. Qui le vittime da tutti designate (e perciò temute) restano i
500 mila palestinesi rinchiusi nei campi, brulicanti di nuove schegge di
terrorismo sunnita il cui modello è Al-Qaeda. Ma la verità è che nel grande
gioco mediorientale oltre ai siriani pure i sauditi e l'Iran contemplano una
sovranità limitata per il Libano. Domenica scorsa nel suo palazzo della Moukhtara
il principe socialista dei drusi, Walid Jumblatt, mostrandomi la sua notevole
collezione di quadri sovietici, deprecava la capitolazione di Parigi ai piedi
del regime di Assad. Ma intanto pure lui entra nel governo d'unità nazionale
con gli odiati Hezbollah. Altrettanto drammatica la profezia del più grande
scrittore libanese, Elias Khuri, malinconico compagno di intellettuali come
Kassir e Tueni, fatti saltare per aria dagli stessi sicari che assassinarono
Rafic Hariri, il padre del Libano contemporaneo. Khuri enuncia una profezia
catastrofica: "Quando in autunno gli Usa o Israele attaccheranno i
reattori nucleari iraniani, non c'è dubbio che Hezbollah scatenerà una
controffensiva missilistica sullo Stato ebraico e il Libano si trasformerà in
un campo di battaglia, vittima come sempre di forze straniere".
Scommettere sulla possibilità che il movimento sciita mantenga un esile filo di
autonomia ("Macchè, quelli sono solo una brigata militare integrata
nell'esercito di Teheran"), o addirittura che la Siria tagli i
rifornimenti ai guerriglieri, pare solo una viltà agli orfani della primavera
2005. Viviamo così un'assurda notte d'euforia e di proclami bellicosi, cui non
si sottrae neppure il presidente Michel Sleiman proclamando una giornata di
festa nazionale. Si esulta non solo intorno ai cinque prigionieri rilasciati
vivi, senza distinguere fra eroi e criminali. Le 199 bare portate in trionfo
tra lanci di riso e petali di rose moltiplicano l'orrendo culto del corpo dei
martiri, macabro ma contagioso e inebriante. Neppure fuori dalla periferia
sciita di Beirut, nella società più laica e spregiudicata
della regione, è concesso derogare a tale liturgia necrofila, morbosa. Perfino
il test del Dna preteso da Israele sui cadaveri di Ehud Goldwasser e Eldad
Regev sollecita questo generalizzato indugiare fra membra decomposte e ritratti
dei martiri, appiccicati dovunque, trasformati in icone, santificati.
Volti barbuti e visi di ragazzini, moltiplicati e ricomposti in un collage
ossessivo che ispira anche una segnaletica delle alleanze. Nel campo
palestinese di Chatila, per esempio, ormai i ritratti dei fondatori di Hamas e
dello stesso Arafat vengono affiancati a Nasrallah e a Imad Moghniye, il capo
militare di Hezbollah ucciso nel febbraio scorso a Damasco. Non importa più che
gli uni siano sunniti e gli altri sciiti, così come non importano i massacri e
le guerre combattute nel passato fra di loro. Nel bel romanzo dedicato ai
palestinesi da Elias Khuri ("La porta del sole", Einaudi) il
protagonista, un militante imboscato, esprime la sua nausea per tutta questa
inflazione dei martiri. Lo prenderebbero per un bestemmiatore, in questa notte
afosa di clacson e sparatorie di festeggiamento, gli stessi ragazzi che vanno a
ballare in discoteche costruite sopra le fosse comuni della guerra civile.
Quasi che la fragile unità nazionale del nuovo governo Seniora non potesse fare
a meno di questo cemento impastato di sangue.
( da "Repubblica,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Economia L'intervista Il cardiologo
Attilio Maseri: ma l'aria condizionata è utile "Attenti al troppo freddo rischi
anche per il cuore" MICHELE BOCCI ROMA Il problema sono gli sbalzi di
temperatura. Passare dal troppo caldo al troppo freddo e viceversa fa male a
cuore e vie respiratorie. Chi va in ufficio rischia tutti i giorni, se l'aria
condizionata non è regolata bene. Lo sostiene Attilio Maseri, uno dei più
importanti cardiologi italiani con un curriculum che passa da New York, dove ha
lavorato con il Nobel Cournald, al Cnr di Pisa, da Londra
alla Cattolica di Roma, fino al San Raffaele di Milano. Oggi il professore è
consulente per la ricerca dell'Associazione nazionale medici cardiologi. Qual è
la temperatura ideale a cui regolare il condizionatore? "La risposta
potrebbe essere banale: quella a cui ci si sente bene. Ma siccome l'aria
condizionata di solito serve a più persone, come i colleghi che lavorano nello
stesso ufficio, allora è necessario trovare un compromesso e comunque non far
scendere mai la temperatura al di sotto dei 22-24 gradi. Ci vuole un po' di
buonsenso". E se si resta più bassi, magari dai 20 gradi in giù? "Ci
si espone a danni seri. Intanto quelli legati ad un ambiente troppo freddo, che
può far scatenare i virus e i batteri "dormienti" nella gola e nei
bronchi di molte persone e comunque danneggiare chi ha già fragilità respiratorie,
con insufficienze più o meno accentuate. Inoltre si acuisce il problema degli
sbalzi di temperatura, quelli a cui ci si espone quando si esce e si entra
dall'ufficio. Per questo motivo nelle giornate molto calde è meglio che l'aria
condizionata di casa o dell'ufficio sia un pelino più alta". Cosa succede
all'organismo quando subisce uno sbalzo? "Uscire da un ufficio freddo
acuisce gli effetti dell'afa che si trova all'aperto in questi giorni. Si
perdono molti liquidi con la sudorazione, la pressione si abbassa. Un pericolo
per chi ha un rischio cardiovascolare connesso all'ipertensione arteriosa e
magari deve anche prendere farmaci ipotensivi. Anche le persone sane rischiano
di accusare malori se la differenza di gradi è molto alta. E' necessario
andarci piano con l'aria condizionata, che comunque è molto utile. Non ci
dimentichiamo che in certe giornate senza condizionatori la temperatura degli
uffici arriverebbe a 40 gradi. E per gli stessi cardiopatici poter vivere al
fresco, intorno ai soliti 22-24 gradi, è una opportunità molto importante per
evitare che le loro condizioni di salute peggiorino". E i virus e batteri
che passano dai condizionatori? "I problemi di malattie provocate da
batteri, come la legionella, oppure da muffe sono legati alla manutenzione degli
impianti, non al fatto che l'aria sia più o meno calda nell'ambiente in cui si
usano i condizionatori. Si tratta di pulire bene i filtri prima dell'accensione
degli impianti per la stagione calda al fine di evitare la formazione di
batteri e virus all'interno dei condotti dell'acqua".
( da "Unita,
L'" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
Figli in provetta speranze e pregiudizi Carlo Flamigni Segue dalla Prima Ci fu
chi scrisse che si erano inventato tutto, ci fu chi alluse a sperimentazioni
immorali e illegali di vario tenore. Pochi anni dopo i coniugi Jones, negli
Stati Uniti, dovettero difendersi in tribunale da analoghe accuse infamanti.
Per avere un'idea delle reazioni italiane alla notizia basta scorrere i
giornali del 27 luglio 1978 (Louise era nata intorno alla mezzanotte del 25). A
eccezione di Adriano Buzzati Traverso, che sul Corriere della Sera salutava
l'evento come "Un grande passo avanti della scienza", tutti gli altri
giornali mettevano in primo piano le perplessità e i timori, lasciando senza repliche le critiche subito mosse dai cattolici a Buzzati Traverso. Questi era stato molto
esplicito nel lodare la nuova tecnica e aveva detto, tra l'altro:
"Purtroppo molte persone colte di questo scorcio di XX secolo sono tuttora
vittime della irrazionale "sacralità" di tabù d'antichissima origine.
Il sacerdote o lo stregone che influenzano il comportamento sessuale dei loro
simili lo fanno perché consapevoli del potere che essi possono così
esercitare". Ma lo stesso Corriere della Sera - il giornale che dovrebbe
essere espressione della "borghesia illuminata" - subito moderava gli
entusiasmi con un articolo di cronaca che era tutto teso a dar voce alle
preoccupazioni e alle riserve suscitate dalla nuova tecnica. Gli aspetti
critici erano preminenti anche nel Giornale di Indro Montanelli, dove Geno Pamploni,
studioso cattolico, dopo qualche positiva affermazione di rito, sottolineava i
pericoli: "E se nella provetta si volessero "programmare" gli
uomini "alfa" o altri tipi di selezionati prodotti umani, sovvertendo
il misterioso equilibrio della natura, condizione e limite della nostra
libertà? E se un nuovo Hitler ordinasse che alle donne ebree fossero iniettate
uova fecondate di donne ariane, attuando un raffinato e lento genocidio
razziale?". Il giorno seguente veniva dato grande risalto alle critiche di
James Watson, premio Nobel, che non condivideva "alcun entusiasmo: il
mondo è sovrappopolato. Altre dovrebbero essere le applicazioni del progresso
scientifico". Nel servizio si registrava anche l'atteggiamento
"possibilista" di un alto prelato cattolico ed era esposto il
ragionamento sostanzialmente favorevole di molti anglicani: "Dio ci ha
creati intelligenti e responsabili: è naturale che impieghiamo queste qualità
per vincere la sterilità". Ma il messaggio dato dal Giornale era
complessivamente negativo. Ancora più dura e critica era l'uscita della
Repubblica, che nella pagina della cultura titolava: "Piacerebbe anche a
Hitler questa fecondazione". Nel servizio, avevano grande rilievo le
posizioni di Leo Abse, esponente della sinistra laburista, fortemente impegnato
contro le discriminazioni sociali: "insieme a una settantina di
parlamentari (Abse) sta lanciando una grande offensiva contro la cosiddetta
fabbricazione artificiale dei bambini", perché convinto che "questo
metodo sia incompatibile con i "diritti civili"". Un'intervista
al teologo cattolico romano Dionigi Tettamanzi sottolineava il grave rischio di
arrivare "alla totale e radicale separazione tra l'esercizio della
sessualità nel contesto matrimoniale e la trasmissione della vita". Più
duro ancora il Tempo di Roma, che in prima pagina, sotto il titolo "Non è
lecito violare la natura", offriva un commento del gesuita Virginio
Rotondi in cui si affermava che "la fecondazione artificiale - anche
quando non raggiunge quest'ultimo grado di aberrazione - è assolutamente e
indiscutibilmente immorale". Rispetto a questi toni accesi, il quotidiano
cattolico Avvenire manteneva una buona dose di sobrietà. Il 27 luglio dava in
prima pagina la notizia con un misurato commento di Tettamanzi che poneva le
seguenti domande: non è la fecondazione artificiale una "sostituzione
indebita" del potere che l'uomo ha sulla vita umana? Dio ha affidato agli
sposi la missione di trasmettere la vita "perché l'avessero a realizzare
solo mediante l'incontro coniugale o anche mediante il ricorso a procedimenti
artificiali? Sono interrogativi che chiedono di essere ampiamente
approfonditi". Il 28 luglio, sempre in prima pagina, sotto un occhiello
che sottolineava l'aspetto commerciale della vicenda ("Grossi e loschi affari
dietro la nascita "in provetta"") e un titolo grande più
conciliante ("Ma la bimba almeno è innocente"), veniva inserita una
secca replica a Buzzati Traverso: mentre tutti sono perplessi, "uno solo
non ha dubbi", e ciò sebbene proprio il giornale che gli ha dato spazio
sottolinei che "nella spartizione del largo bottino si sono impigliati i
due scienziati e gli stessi genitori". Nessuno scese in campo a difesa di
Buzzati Traverso e della nuova tecnica, avallando implicitamente la generale
condanna comminata dai critici. Nemmeno l'Unità scelse di farlo, anche se il 28
luglio pubblicava un breve e pacato commento del genetista pisano Nicola
Loprieno: "Il successo di questa realizzazione dipenderà dall'uso che la
società sarà in grado di fare, rendendola possibile in tutti i casi ed
accessibile a tutte le coppie. Non credo che quanto realizzato in Inghilterra
costituisca un pericolo per l'umanità". Sin dall'inizio, in Italia c'è stato dunque un atteggiamento di condanna della Fivet,
sebbene questa posizione fortemente critica non sia riuscita a fermare la
diffusione della tecnica. In realtà, la procreazione medicalmente assistita ha
fatto giustizia di queste critiche e di queste perplessità in tutto il mondo
civile, ma non nel nostro Paese: inutile chiedersi perché. Oggi, 17 luglio, il
sottosegretario Roccella farà ricordare i 30 anni di PMA da un gruppo di
eccellenti esperti, che vale la pena di citare: l'Onorevole Renato Farina
(proprio lui, non vi stupite); due giornalisti che scrivono su quotidiani (Il
Foglio e Libero) noti per il loro laicismo; Francesco
D'Agostino, egli stesso noto laicista. C'è poi Josephine Quintavalle, che
ascolterei volentieri, ma che parla di compra-vendita di oociti senza
contraddittorio. La perla del convegno è rappresentata da Massimo Moscarini,
punto di riferimento costante della ginecologia italiana, che in una intervista
ad Avvenire (17/6/2008) ha dichiarato nell'ordine che: - la legge
( da "Unita,
L'" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
Napolitano auspica partnership strategica con Mosca Nel
corso della visita in Russia anche un colloquio con Alessio II: migliorano i
rapporti fra cattolici e ortodossi / Mosca INCONTRANDO a Mosca il suo omologo Dmitri
Medvedev, il capo dello Stato italiano Giorgio Napolitano ha auspicato che le
ottime relazioni commerciali tra i due Paesi evolvano verso il traguardo di una
partnership strategica. Napolitano ha affrontato l'argomento anche con
il premier Vladimir Putin. Sia quest'ultimo sia Medvedev si sono mostrati
interessati alla proposta italiana. L'amicizia con la Russia, ha sottolineato
Napolitano, è antica e profonda. Noi ora vogliamo trasformarla in modo stabile
in una partnership strategica, per discutere non solo di relazioni economiche e
commerciali, ma anche di grandi questioni internazionali come la pace e lo
sviluppo. Perciò, ha aggiunto il nostro capo di Stato, l'Italia si sente
impegnata a promuovere un ruolo da protagonista della Russia in un sistema di
relazioni internazionali "policentrico e multilaterale", e a
sostenerne l'ingresso nel Wto. Napolitano ha difeso anche il ruolo dei vertici
Nato-Russia. Con la Russia, secondo il presidente italiano, vogliamo affrontare
insieme grandi questioni quali il controllo degli armamenti e la proliferazione
nucleare. Il metodo deve essere quello del dialogo approfondito nel merito,
della comprensione reciproca e della massima flessibilità nella considerazione
dei punti di vista. Questo, secondo Napolitano, deve valere anche rispetto alla
costruzione di uno scudo spaziale antimissile americano in Polonia e Repubblica
Ceca. Nell'incontro con Putin Napolitano ha ricordato che le iniziative
economiche italiane in Russia non riguardano solo la Fiat, ma anche altre
grandi imprese come Eni e Finmeccanica. Gli investimenti diretti possono
crescere nelle due direzioni. I due governi devono incoraggiare questi processi
creando un clima favorevole. Queste iniziative, ha concluso Napolitano, servono
anche a stabilizzare i prezzi e ad assicurare per il futuro gli
approvvigionamenti energetici. Una cifra che illustra la vastità dei legami
commerciali italo-russi è quella relativa all'interscambio che nel 2007 è stato pari a 37 miliardi di dollari. Nel corso della visita
il presidente della Repubblica italiano ha affrontato anche il tema dei
rapporti fra la chiesa cattolica romana e la chiesa ortodossa russa. A suo
giudizio esistono "eccellenti prospettive" per un miglioramento dei
rapporti fra le due. Di questo Napolitano ha discusso in un colloquio con il
patriarca Alessio II. Tra le altre cose si è parlato di un possibile invito a
Mosca che il patriarca Alessio II rivolgerebbe al cardinale Dionigi Tettamanzi,
capo della più grande diocesi cattolica, quella di Milano. Altro segnale
positivo è la decisione di nominare un vescovo ortodosso russo per l'Italia. A
questa nuova aria di cooperazione hanno contribuito il comune di Bari ed il
passato governo Prodi con la decisione di restituire agli ortodossi russi la
chiesa di S. Nicola, meta di frequenti pellegrinaggi. Alessio II ha ringraziato
per "la posizione molto ferma del presidente della Repubblica italiana a
difesa del diritto di pregare nelle chiese, che spetta agli immigrati ortodossi
che arrivano in Italia", e ha sottolineato una vicinanza di posizioni fra
le due chiese in molti aspetti della vita sociale, dal valore della famiglia
all'educazione dei giovani.
( da "Corriere
della Sera" del 17-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-17 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La
riforma Il compito: aiutare il Guardasigilli Cossiga, Gargani, Vaccarella
Silvio si sceglie tre "saggi" ROMA - Francesco Cossiga, Romano
Vaccarella, Giuseppe Gargani. A loro tre, magari con l'aggiunta di qualche
altro professore di diritto, "titolato e di area liberale", pensa
Silvio Berlusconi quando annuncia che un comitato di saggi dovrà aiutare il
Guardasigilli a stendere la riforma della giustizia. Una riforma, assicura il
capo del governo, che dovrà essere radicale, andare cioè alle fondamenta. A
parte Gargani, che è parlamentare europeo e in questa veste partecipa
all'incontro con Berlusconi in un albergo del centro, gli altri due sono
all'oscuro, ignorano cioè di essere inseriti tra i candidati a dare una mano al
ministro della Giustizia. "Non so nulla. Apprendo da lei la notizia. Non
ho nulla da aggiungere", dice il professor Romano Vaccarella. Già giudice
costituzionale dimessosi in polemica con il governo Prodi che avrebbe
influenzato le decisioni dell'alta Corte sui referendum elettorali, Vaccarella
è considerato un giurista vicino al centrodestra che appunto lo indicò per la
Consulta. Non altrettanto può dirsi del senatore a vita, Francesco Cossiga, un
battitore libero che in passato ha condotto aspre battaglia contro il
giustizialismo e le interferenze dei magistrati. Basti pensare che da
presidente della Repubblica minacciò di inviare i carabinieri nella sede del
Csm per impedire una riunione il cui ordine del giorno non era stato da lui espressamente approvato in quanto presidente
del Csm. "Ringrazio Berlusconi di avere pensato a me- dice -. Accetto di
buon grado, perché l'idea di riformare la giustizia mi pare una cosa
saggia", commenta il presidente emerito della Repubblica. Cossiga non
intende anticipare argomenti e questioni sulle quali a suo giudizio si deve
intervenire. Si limita a fare alcune considerazioni di natura politica.
"L'idea del comitato è apprezzabile perché offre un tavolo di trattative
che consente di stabilire rapporti con i non giustizialisti del Partito
democratico, che esistono e che hanno in Massimo D'Alema il loro
campione". Più loquace Giuseppe Gargani che, con tutta probabilità, avrà
il compito di coordinare il comitato. Lui ha ben chiaro dove si devono mettere
le mani per riformare la giustizia: "Occorre tornare a quella parte del
programma con cui vincemmo nel 2001". Entrando nei dettagli, Gargani
osserva che i punti rilevanti sono cinque: "La separazione delle carriere
tra pm e giudici, il ripristino dell'immunità parlamentare e quindi una diversa
disciplina delle autorizzazioni a procedere, una revisione
del Csm che introduca la parità tra membri togati e "laici", cosa
questa che a parola trova favorevole anche Luciano Violante, e per quanto
riguarda l'azione penale vanno indicate le priorità bisogna cioè dare degli indirizzi,
dei criteri ai quali i magistrati devo attenersi e non più affidarsi alla loro
discrezionalità". L. Fu.
( da "Corriere
della Sera" del 17-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Esteri - data: 2008-07-17 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Visita
di Napolitano a Mosca "Alleati su economia e fede" MOSCA - "Per
l'Italia la Russia è un partner strategico", e ci sono "eccellenti
prospettive" anche nei rapporti tra le Chiese
cattolica e ortodossa. Intorno ai temi della diplomazia, dell'economia e della
fede si è mossa la visita in Russia di Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato,
incontrando il suo omologo Dmitrij Medvedev (nella foto, con le rispettive
mogli), ha espresso la volontà di consolidare le " già eccellenti
relazioni commerciali tra Russia e Italia" (37 miliardi di dollari
gli scambi nel 2007). Il presidente, che ha ricordato "il contributo
dell'Urss alla sconfitta del nazifascismo", ha detto che Roma sosterrà
l'ingresso di Mosca nel Wto. Napolitano ha anche incontrato il patriarca
ortodosso Alessio II. Che, ringraziando per la cessione agli ortodossi della
chiesa di San Nicola a Bari, ha sottolineato la vicinanza tra ortodossi e cattolici. Il clima, molto disteso, potrebbe forse preludere
a uno storico incontro tra il Papa e Alessio II.
( da "Corriere
della Sera" del 17-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronache - data: 2008-07-17 num: - pag: 22 categoria: REDAZIONALE La scelta
Il Csm lo preferisce a Morvillo, cognato di Falcone. Determinante un laico
vicino al centrosinistra Di Pisa a Marsala: il posto di Borsellino La guida
della Procura al magistrato che fu accusato (poi assolto) di essere il
"corvo" Ha raccolto 13 voti contro i dodici del concorrente.
Magistratura democratica attacca: è sconcertante DAL NOSTRO INVIATO PALERMO -
Non se l'aspettava nemmeno Alberto Di Pisa di conquistare la poltrona che fu di
Paolo Borsellino. Ma con un colpo a sorpresa il Consiglio superiore della
magistratura ieri ha bocciato il favorito, Alfredo Morvillo, il cognato di
Giovanni Falcone, e promosso a procuratore della Repubblica di Marsala il
giudice che passò alla cronaca come il nemico della stesso Falcone, sospettato
di avere scritto le famose "lettere del corvo", stando ad un'accusa
sfumata dopo anni in una sentenza di assoluzione e nelle scuse del Csm. Storie
di veleni antichi, anche se Di Pisa, aveva proseguito la sua carriera, da
procuratore, a Termini Imerese. Ma adesso che, alla vigilia dell'anniversario
della strage di via D'Amelio, lo mandano nell'ufficio che fu di Borsellino,
trionfando su uno dei procuratori aggiunti di Palermo, ecco esplodere una
astiosa polemica politico-giudiziaria destinata a spaccare soprattutto il centrosinistra.
Perché fino alla vigilia del voto si dava per scontata la vittoria di Morvillo
che nella strage di Capaci perse la sorella, Francesca. D'altronde, era chiara
l'indicazione emersa in commissione incarichi: quattro voti per Morvillo, due
per Di Pisa. Poi, ieri, il ribaltamento con 13 voti per il magistrato che non
piaceva a Falcone, contro i 12 raccolti sull'antagonista. Con l'astensione del
vicepresidente Nicola Mancino. E con il voto favorevole a
Di Pisa di un membro laico del centrosinistra, Celestina Tinelli, avvocato a
Reggio Emilia, vicina ai Ds. A scatenarsi contro questa scelta, determinata dai
consiglieri di Unicost, di Magistratura indipendente, dai componenti laici di
centrodestra e dalla Tinelli, sono i quattro consiglieri togati di Magistratura
democratica che siedono a Palazzo dei Marescialli Ezia Maccora, Livio
Pepino, Elisabetta Cesqui e Fiorella Pilato. Un coro unico: "Sconcertante.
Anche perché a tutti i procuratori aggiunti di Palermo è stato
conferito un incarico di procuratore della Repubblica". Ma è la Tinelli a
replicare dura, sorpresa dal fatto che i critici dimentichino come Mancino, da
vicepresidente, avrebbe potuto far prevalere i suoi due voti in caso di parità:
"Eh, no. Non ci sto a passare per la "tredicesima". Se c'è qualcosa
da dire contro Di Pisa lo si scriva. Non come si fa qui, sussurrando calunnie
". Della scelta della Tinelli, tessera dei giovani comunisti a vent'anni,
esperienze di area nei dintorni dei Ds, giura di non aver saputo nulla prima il
diretto interessato, Di Pisa: "Ero convinto che avrebbero preferito
l'altro candidato. Ma forse hanno visto che c'erano otto anni di differenza, un
curriculum di tutto rispetto e...". E mette le mani avanti annunciando
querele per chi dovesse azzardarsi a tirare fuori la storia del
"corvo": "C'è una sentenza inequivocabile". Resterà una
coda polemica per questo incarico su una poltrona bollente. Come fu considerata
ai tempi di Borsellino, quando Leonardo Sciascia scrisse l'articolo sui
"professionisti dell'antimafia " criticando il Csm. Dopo vent'anni è
come indietreggiare nel tempo, fino all'87, come dice Giuseppe Ayala, autore di
un libro appena pubblicato su quegli anni e quelle polemiche: "Rilevo una
ostinata continuità storica. Il mio commento è tutto in un "no
comment"". E' la stessa amarezza di Gioacchino Natoli, uno dei pm del
processo Andreotti, oggi nella giunta dell'Anm: "Torna il veleno che sta
sulla coda della storia". Sorpreso da Mancino: "Non si astenne quando
si votò per il procuratore di Palermo, per Messineo contro Pignatone...".
Si accenderà il dibattito? "Ne dubito. Temo che la questione finirà
travolta dall'ordinaria quotidianità". No, inutile cercare una replica di
Morvillo che smussa gli angoli tenendo a non passare per il "cognato"
che non ce l'ha fatta: "Non ho nulla da dire, rispetto la decisione del
Csm e ovviamente non è una questione di parentela". Felice Cavallaro
Procuratore Il neo procuratore di Marsala, Alberto Di Pisa, in un'immagine del
( da "Corriere
della Sera" del 17-07-2008)
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Corriere della Sera - ROMA -
sezione: Tempo Libero - data: 2008-07-17 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE
La rassegna Inaugurazione con un concerto sotto le stelle diretto da Zubin
Mehta Roma indaga nei suoi misteri "Lezioni di storia", la kermesse
riparte a settembre Il passato scende in piazza e si schiarisce la voce: dal 5
al 7 settembre, appuntamento in Campidoglio (ingresso libero, info 060608),
accanto alla statua di Marco Aurelio, con "Lezioni di storia. Le età di
Roma". Formula vincente non si cambia e, dopo il successo dello scorso
anno all'Auditorium, le lectiones magistrales conquistano il cuore della città.
Complice la "cross-medialità" - sottolinea Umberto Croppi, titolare
della Cultura - "premiata dai 960 mila download del podcast online. Se un
hacker non avesse sabotato il sito, saremmo già a un milione". Dunque, due
incontri a sera, spalmati in un lungo week-end, sveleranno i misteri
dell'antichità. La kermesse sarà inaugurata dal concerto sotto le stelle di
Zubin Mehta: musica e parole insieme, per un sapere diffuso capace di attrarre
turismo. Fil rouge della nuova edizione saranno i luoghi, evocati nella loro
fisicità: monumenti, piazze, antiche dimore. A introdurre i racconti a sfondo
storico sarà Paolo Conti, inviato del Corriere della Sera. Oratori raffinati,
sul podio si alterneranno esperti di prestigio internazionale. Veterano della
manifestazione, venerdì 5 Andrea Carandini guiderà il pubblico alla scoperta
della gens Tarquinia. "Most wanted" sarà il leggendario Servio
Tullio, di origini semi- divine. Figlio di una regina vinta e di un Lare
familiare, la sua storia ricalca le orme di Romolo. A seguire, la medievista
Chiara Frugoni farà luce sulla controversa statua di Marco Aurelio. Scambiata
per un ritratto dell'imperatore Costantino, ha superato indenne i secoli bui,
merito della sua fama. Sabato 6 Antonio Pinelli, storico dell'arte, farà
rivivere lo splendore della Roma cinquecentesca. La sua chiave d'accesso sarà
Agostino Chigi, l'unico committente laico in grado di
competere con lo sfarzo pontificio. Si deve infatti al suo fiuto, se i migliori
talenti dell'epoca - Raffaello, Michelangelo, Bramante, Lorenzetto, Sebastiano
Del Piombo - hanno inaugurato una nuova età dell'oro. Una breve pausa e le
lancette del tempo si fermano al '600. Joseph Connors, docente ad
Harvard e studioso del Barocco, punterà la bussola dell'immaginazione sul
"palcoscenico " più famoso della città: piazza Navona. Gran finale,
domenica 7, con Marco Fabio Apolloni. Missione difficile, la sua: salvare la
famiglia Torlonia dalla damnatio memoriae che ne ha cancellato le tracce.
"Spero di riportare in vita il suo fantasma - dice l'antiquario - , raro
esempio di successo imprenditoriale non legato al nepotismo della chiesa".
Vittorio Vidotto chiuderà la maratona con un excursus su piazza Venezia,
simbolo prima dell'Italia risorgimentale, poi di quella fascista. Maria Egizia
Fiaschetti Assessore Umberto Croppi Scoperte Andrea Carandini, nella foto a
destra, è ormai un veterano della manifestazione: venerdì 5 settembre guiderà
il pubblico alla scoperta della gens Tarquinia. Sotto, Marco Fabio Apolloni.
( da "Giornale.it,
Il" del 17-07-2008)
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N. 169 del 2008-07-17 pagina 9
"Io, cugina del Papa, sono Testimone di Geova" di Andrea Tornielli
Steffie Brzakovic ha lasciato la religione cattolica da trent'anni "ma
Joseph non me lo ha mai rimproverato. Andarlo a trovare? Io non posso guidare.
Ma se viene lui... " nostro inviato a Sydney "Il Papa, nell'unica
telefonata che mi ha fatto, poche settimane dopo la sua elezione, ha detto: per
te sarò sempre Ratzinger-Pepi... ". Steffie Brzakovic è una sorridente
signora ottantunenne di origini tedesche, che ha lasciato la Germania più di mezzo
secolo fa e si è trapiantata in Australia, dove vive. Steffie è cugina di
secondo grado di Benedetto XVI, suo compagno di giochi nell'infanzia, e da
oltre trent'anni ha lasciato la religione cattolica, quella
fede della quale il suo illustre cugino è stato prima
rigoroso custode nell'ex Sant'Uffizio, per divenirme poi il leader mondiale. La
signora Brzakovic, fin dall'inizio degli anni Settanta, ha infatti abbracciato
il credo dei Testimoni di Geova, diventandone un'assidua seguace. Abita
al numero 5 di Crisp Street, a Cooma, cittadina poco distante da Canberra,
sviluppatasi a metà dell'Ottocento grazie ai vicini giacimenti aurei, che oggi
conta circa ottomila abitanti. Non è facile convincerla a parlare del cugino
famoso, che proprio in questi giorni si trova così vicino a casa sua e non,
come al solito, dall'altra parte del globo. L'unica intervista, Steffie la
rilasciò nell'agosto 2005, poco dopo l'elezione di Ratzinger, al quotidiano
locale Canberra Times, ma sembra quasi essersene pentita. "Sì - conferma
un po' titubante e sorpresa di essere stata contattata dal Giornale - sono la
cugina del Papa... ". Le chiediamo se in questi giorni è previsto un
incontro a tu per tu con Benedetto XVI. "Fino a questo momento no, nessuno
mi ha chiamato, nessuno mi ha invitato. Sarei dovuta venire io a Sydney, per
incontrarlo, ma non mi posso muovere da Cooma, non sono in grado di guidare,
sono vecchia". La signora Brzakovic spiega i suoi legami di parentela con
il pontefice: "Mia madre Katherine era cugina della madre di Joseph, Maria
Peintner. La mia famiglia abitava a Willhelm in Oberbayern, a una cinquantina
di chilometri dal paese dove vivevano i Ratzinger. Ci frequentavamo... ".
Posso chiederle com'era Benedetto XVI da bambino? "Si trovava sempre dove non
doveva stare... Se ci ripenso oggi è un miracolo che siamo ancora vivi",
aggiunge, alludendo alla vivacità del piccolo Joseph, il quale un giorno, ad
Aschau sull'Inn, il paese dove i Ratzinger si erano trasferiti nel 1932 dopo
aver lasciato Tittmoning, un giorno cadde nello stagno dove nuotavano delle
grosse carpe. Un episodio che lo stesso pontefice ricorda nella sua
autobiografia, pubblicata nel 1997: "Una volta, mentre giocavo fui lì lì
per annegare". Steffie ha lasciato la Germania nel lontano 1956, quando
don Joseph era ancora un giovane sacerdote professore. E si è trasferita in
Australia. Per cinquant'anni i loro rapporti si sono interrotti, lui sapeva di
avere una cugina agli antipodi, lei di avere un cugino ed ex compagno di giochi
diventato prete e poi arcivescovo e cardinale. Poi, nell'aprile 2005, quando
entrambi hanno 78 anni, la vita di Ratzinger subisce una svolta brusca e
l'anziano porporato bavarese viene eletto successore di Giovanni Paolo II.
Passano alcuni giorni, e il telefono di casa Brzakovic a Cooma squilla per una
chiamata internazionale, che giunge dalla Città del Vaticano. All'altro capo
del telefono c'è lui, Benedetto XVI. "Sul primo momento credevo che fosse
uno scherzo. Mi ha detto di essere "Ratzinger-Pepi", usando il nomignolo
con cui lo chiamavano da bambino". Finalmente Steffie capisce che non si
tratta di uno scherzo e che sta parlando al telefono proprio con lui. "Io
gli ho detto: "Sei il Papa?". E lui ha replicato: "Sì, ma per te
io sono ancora Ratzinger-Pepi"". Non è facile ottenere qualche
particolare in più su quella telefonata. "Ciò che di cui abbiamo parlato -
è una questione privata, riguarda me e lui, riguarda due cugini che non si
sentivano da cinquant'anni... ". Eppure, con Benedetto XVI, la signora
Brzakovic ha parlato anche della fede abbracciata qualche decennio prima,
quella dei Testimoni di Geova. Una scelta che ha causato non pochi problemi e
frustrazioni alla donna, che ha dovuto far fronte a molte opposizioni della sua
famiglia. Il Papa, però non l'ha rimproverata, come la donna aveva rivelato già
al Canberra Times tre anni fa: "Mi ha detto: "Voi state facendo il
lavoro che dovremmo fare noi"", riferendosi all'attività missionaria
dei Testimoni di Geova, che vanno di casa in casa a incontrare la gente.
"Mi ha detto anche: "Voi avete le sale che non sono tanto grandi, ma
sono piene, noi abbiamo cattedrali, chiese e cappelle, ma spesso sono
vuote"". La conversazione finisce, ma nello sguardo e nella voce
della cugina del Papa si coglie un'aspettativa. Non ha ancora perso la speranza
che da Sydney, Papa Benedetto, le faccia una telefonata e magari la mandi a
prendere per incontrarla. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Manifesto,
Il" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
NAPOLI Assolto il pm che mandò la polizia
a investigare su un aborto terapeutico Per un voto, il Csm ha assolto il pm di
Napoli, Vincenzo Russo. Lo scorso febbraio il magistrato aveva disposto
accertamenti su un caso di aborto terapeutico al secondo Policlinico di Napoli,
dopo una semplice segnalazione di un anonimo che aveva parlato del tutto a
sproposito di infanticidio. Per il plenum del Csm, Russo avrebbe ordinato
accertamenti "congrui ed opportuni rispetto alla situazione che gli era
stata rappresentata" (tra questi anche l'interrogatorio della donna e il
sequestro del feto), e si sarebbe "limitato a dare suggerimenti
tradizionali, addirittura ovvi dai quali nessun pregiudizio sarebbe potuto
scaturire" nei confronti della donna che si è vista arrivare sette
poliziotti in ospedale. Gli agenti si sono fermati in reparto 4 ore e hanno
interrogato le altre pazienti sotto gli occhi allibiti dei medici e degli
infermieri. Il grave episodio divenne un caso nazionale e quella donna si
ritrovò suo malgrado al centro di una bufera mediatica. Secondo il Csm, però, non c'è stata nessuna irregolarità. La delibera assolutoria
presentata da Antonio Patrono (Magistratura indipendente), ha vinto per un
soffio: ha raccolto 11 voti (3 di Mi, 5 di Unicost, la laica di centrosinistra
Letizia Patrono e i laici di centrodestra Michele Saponara e Gianfranco
Anedda). La mozione di condanna presentata da Livio Pepino e Mario Fresa
secondo cui l'operato del pm di Napoli solleva "forti perplessità" ha
incassato 10 voti da parte dei togati di Magistratura democratica, di tre laici
di sinistra e del Movimento per la giustizia. Il vicepresidente Nicola Mancino,
il procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli e Luisa
Napolitano di Unicost si sono astenuti.
( da "Manifesto,
Il" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
ANTIMAFIA Preferito a Morvillo. Il
"corvo" di Falcone procuratore in Sicilia ROMA Girolamo Alberto Di
Pisa è il nuovo procuratore capo di Marsala. Lo ha deciso il plenum del Csm con
13 voti a favore, 12 contrari e l'astensione del vicepresidente di Palazzo dei
Marescialli Nicola Mancino. A favore di Di Pisa hanno votato alcuni esponenti di
Magistratura indipendente, alcuni di Unicost e i laici di
centrodestra Michele Saponara, Gianfranco Anedda e Ugo Bergamo. Con l'appoggio
- a sorpresa - della laica di centrosinistra Celestina Tinelli e quello meno
sorprendente di Vincenzo Carbone. La scelta di Di Pisa e la conseguente
decisione di lasciare al suo posto l'altro candidato, il procuratore aggiunto
di Palermo Alfredo Morvillo, fratello della moglie di Falcone,
Francesca, riapre una pagina dolorosa della storia dell'antimafia palermitana.
Di Pisa, che fino ad oggi ha ricoperto le funzioni di procuratore presso il
Tribunale di Termini Imerese è noto perché ai tempi del pool antimafia dei
giudici Falcone e Borsellino, quando egli stesso era sostituto procuratore nel
capoluogo siciliano, fu indicato come "il corvo" della Procura di
Palermo; un'accusa che gli costò un trasferimento d'ufficio, da cui venne
assolto in appello forse grazie anche al fatto che le impronte digitali
raccolte durante le indagini furono giudicate "processualmente
inutilizzabili". Di certo, nel 1989, nei giorni prima dell'attentato a
Giovanni Falcone nella sua villa dell'Addaura, i vertici della politica
italiana ricevettero alcune lettere, scritte da qualcuno che di certo lavorava
all'interno della procura di Palermo (più d'una era su carta intestata della
Criminalpol), in cui il pm Falcone e alcuni poliziotti della sua squadra
venivano accusati di aver partecipato ad uno scontro mafioso. Uccidendo alcuni
boss a colpi di lupara. E su quelle lettere furono trovate, appunto, le
impronte di Girolamo Di Pisa. Il neo procuratore di Marsala, in magistratura
dal '
( da "Giornale.it,
Il" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 169 del 2008-07-17 pagina 0 Una
legge per le mille Eluana di Filippo Facci Son qui da mezz'ora che cincischio
per trovare le parole giuste, e allora al diavolo le parole giuste, neanche la
morte di una figlia in fondo è un pranzo di gala: e allora dico subito, sul
caso di Eluana Englaro, che provo una forma di disprezzo per tanta classe
politica e per tanti miei colleghi spesso ottusi, pavloviani, più semplicemente
ignoranti su questo tema. Quale tema, poi? Ecco il punto: perché il tema che
viene sviscerato in tante opinioni che ho letto, in realtà, non viene
sviscerato per niente, la prosa resta generica, precotta, "i confini della
vita" e dintorni, è il temino bioetico imparato a memoria da tanti politici
da intervista telefonica e da tanti opinionisti polivalenti che mica si
aggiornano, mica studiano, mica entrano più di tanto nel merito del singolo
caso: alla fine scrivono sempre lo stesso articolo e ogni volta lo travestono:
i politici non si muovono dai loro palazzi e gli opinionisti dalle loro
scrivanie. I princìpi-cardine restano astrattamente sempre quelli, e chi se ne
frega del famoso Paese reale, ossia il Paese che in stragrande maggioranza (lo
dico alto e forte e ho le mie fonti, non so voi) è assolutamente favorevole al
padre di Eluana Englaro e alla sua battaglia: non è spaccato, non è
bipolarizzato, perlomeno su questo non lo è. Ma il disprezzo di cui parlavo non
è per le opinioni meramente diverse dalle mie, bensì per la nutritissima brigata
di chi alla fine del suo temino, del suo ragionamentino etico, in sostanza dice
che occorre fare questo: niente. Che cosa dice di fare, la Chiesa? Niente: ma è
il suo lavoro, potremmo dire. E allora che cosa vuol fare il centrodestra?
Niente. Che cosa propongono tanti corsivisti apparsi anche su questo giornale?
Niente. Non c'è nessun problema, in Italia: solo pochi casi Welby o Englaro sui
quali esercitarsi ogni tanto. Ma dico io: ma di che accidente ha ancora
bisogno, questo Paese, per accorgersi che serve una legge per distinguere tra
cura e accanimento terapeutico? Per distinguere tra eutanasia e testamento
biologico? Tra consenso informato e suicidio assistito? Tra casino e civiltà?
Ci vuole fegato, ci vuole il coraggio dell'ignavia per dire che una nuova legge
non serva, ci vuole pelo sullo stomaco per sostenere che siano sufficienti gli
articoli 13 e 32 della Costituzione laddove parlano della libertà personale e
del diritto dei cittadini di non farsi somministrare trattamenti sanitari
contro la loro volontà. Ma che vi credete, che lo scontro sia tra i favorevoli
e i contrari all'eutanasia? Lo scontro, impari, è tra chi vorrebbe far qualcosa
e chi invece niente. Voi fate come volete: poi non dite però che la
Magistratura occupa gli spazi della politica, dite semmai che la politica
lascia dolosamente scoperti degli spazi di cui la Magistratura non può infine
non occuparsi, dite che l'ormai fisiologico ritardo culturale del nostro
Parlamento non fa che produrre contrapposizioni ideologiche che attizzano
magari il nostro prezioso dibattere sui giornali, come no, ma affianco del
quale il nostro Paese, il famoso Paese reale, deve intanto cavarsela da solo:
deve lasciare al grigio degli ospedali la scandalosa clandestinità dove il
decesso di centinaia di migliaia di pazienti (centinaia di migliaia di
pazienti) è accompagnato da un intervento segreto e non dichiarato dei medici. Lo dico a certi cattolici: vi fidate almeno del
Centro di Bioetica dell'Università Cattolica di Milano? Ebbene, un suo studio facilmente
reperibile ha spiegato che il 3,6 per cento dei medici ha praticato l'eutanasia
di nascosto e il 42 per cento (ripeto: 42 per cento) la sospensione delle cure
di nascosto: anche perché senza telecamere in giro non è poi così difficile.
La rivista scientifica Lancet sostiene che il 23 per cento dei decessi, in
Italia, è stato preceduto da una decisione medica, e
che il 79,4 per cento dei medici è disposto a interrompere il sostentamento
vitale. Di nascosto, ovvio: ma una nuova legge non serve, giusto? Come dite,
non credete a Lancet? Pensate che i dati siano altri? Perfetto: si fanno
commissioni su qualsiasi idiozia, in Italia, ma un'indagine conoscitiva sul
fenomeno non interessa a nessuno e l'ipotesi di farne una su questo è stata
bocciata dal Parlamento nel dicembre 2006, e non so a voi: ma a me non sembra
una questione di poco conto il sapere se il decesso di centinaia di migliaia di
persone, nel mio Paese, sia accompagnato o no da un intervento non dichiarato
dei medici. Invece si preferisce far finta di niente sinché non capita a noi, a
una persona cara, ed è questo che disprezzo: che le nostre ignavie legislative
generano sofferenza. La chiedono i medici, i magistrati, il Consiglio superiore
di Sanità: macché, niente legge in Italia, unica in Occidente, anche perché
intanto la parte più antilibertaria del Paese vede eutanasia dappertutto e usa
menzionarla di continuo per confondere le acque: l'eutanasia c'è in mezza
Europa, è vero, ma qui da noi non la vuole praticamente nessuno, non è di eutanasia
che si parla, chi continua a nominarla non fa che pescare nel torbido.
L'eutanasia è il dare la morte a una persona lucida e malata che espressamente
la chieda, mentre il testamento biologico, quello che in Parlamento fingono di
discutere da anni, è la dichiarazione dei trattamenti sanitari che vorremmo o
non vorremmo ci fossero applicati nel giorno in cui, da malati, non fossimo più
in grado di decidere. Sempre che non si preferisca, come oggi, che la
sofferenza nostra e dei nostri cari sia risolta clandestinamente oppure
discussa nelle nostre preziose opinioncine sui giornali. Discussa da chi a
margine del caso Englaro alza il ditino e declama, dalla sua scrivania, solo
ciò che non va fatto. Ma io rovescio la domanda e gli chiedo: dimmi, che cosa
andava fatto, che cosa va fatto? La so la risposta: niente. Niente: era una
precisa corrente di pensiero, tempo fa, anche nelle caverne. Filippo Facci Caro
Filippo, grazie per il tuo articolo. Come vedi lo pubblichiamo integralmente
perché sul Giornale c'è spazio per tutte le idee. Posizioni simile alla tua,
sul dramma di Eluana, del resto, erano già state espresse da Giordano Bruno
Guerri e Maria Giovanna Maglie. Ma non posso fare a meno di prendere le
distanze dal tuo "disprezzo" verso i "colleghi ottusi e pavloviani"
che si sono detti contrari all'uccisione per fame e per sete di Eluana: non
solo perché le idee altrui è meglio disapprovarle che disprezzarle, ma
soprattutto perché questi colleghi, in modo sentito e argomentato, hanno
espresso la linea del Giornale su questo caso. (m.g.) © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
APPUNTAMENTI, INCONTRI,
CELEBRAZIONI Agenda Religioni A CURA DI DANIELE SILVA LA SALA DELLA COMUNITÀ
Comincia ad Acqui Terme, l'edizione 2008 del corso
interregionale per operatori culturali e pastorali della sala della comunità, organizzato
dall'Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema). Il programma del corso si
articola in tre giorni, da venerdì
( da "Stampa,
La" del 17-07-2008)
Argomenti: Laicita'
ALBISSOLA M.CON GARASSINI CONTRO
"L'EGEMONIA DEI DS" Rottura nel Pd, gli ex Margherita sposano il
progetto Rosa Bianca Ad Albissola Marina all'interno del Partito Democratico
non tira per niente una bella aria. "Nel Pd ci sono troppa burocrazia,
veleni e niente politica. Non c'è spazio per i moderati" scrive in un
comunicato il coordinatore comunale Patrizio Palanzone. Per questi motivi è
nato il comitato cittadino denominato "Albissola Domani", in cui
confluiscono i Popolari scontenti e tansfughi dal Pd e gli uomini della Rosa
Bianca. "Il Pd, con l'egemonia Ds così marcata, non
può divenire la casa di noi moderati laici o cattolici
provenienti dall'ex Margherita. C'è troppa burocrazia - spiega Palanzone, ex
componente del direttivo albissolese della Margherita -. Tutta l'attenzione è
rivolta a regolamenti, statuti, cariche e amministrazione dell'apparato dove i parlamentari
garantiti e imposti a livello centrale fanno lo "spiegone"
alla base in subbuglio sulla sacralità delle primarie, mentre c'è silenzio
assoluto sui contenuti. C'è, insomma, una generale assenza, anche a livello
comunale, di attività politica". E, così, ecco l'addio di "un gruppo
di albissolesi, di area ex Margherita, che ha costituito il comitato civico
della "Rosa Bianca per l'Italia" condividendo il percorso intrapreso
dall'ex presidente della Provincia Alessandro Garassini", ha aggiunto
Palanzone che, con questa disamina politica va a incrociare il tracciato
nazionale intrapreso da leader di area cattolica come come Savino Pezzotta,
Bruno Tabacci e Pierferdinando Casin (Udc). Insomma, ad Albissola, l'idillio
tra ex comunisti ed ex democristiani sembra proprio essere di là da venire. \.
( da "Repubblica,
La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il Papa: "Basta ferire la
Terra" A Sydney 150 mila fedeli per il discorso su ambiente e aborto
"Il grembo materno è diventato luogo di violenza indicibile"
Protestano le famiglie di vittime di preti pedofili Per loro nessuna udienza MARCO
POLITI DAL NOSTRO INVIATO SYDNEY - I capelli bianchi gonfi di vento, la
mantellina rossa svolazzante, ritto sulla prua di un candido naviglio, papa
Ratzinger ha fatto il suo ingresso come Lohengrin nella splendida baia di
Sydney. Tra il vasto mare grigio-azzurro e lo sfondo dei grattacieli, il suono
delle sirene e le colonne d'acqua lanciate in alto dalle barche dei pompieri,
il pontefice è arrivato come un'apparizione a centocinquantamila giovani in
delirio. Mezzo milione, sperano gli organizzatori, dovrebbe venire alla messa
di domenica. Anche la sua imbarcazione era piena di giovani e vessilli di ogni
nazione. Accanto a lui si sono accavallati un aborigeno coperto di una pelle
d'animale, una marinaretta australiana, un giovane del Vietnam che gli ha messo
al collo una sciarpa con i colori della bandiera nazionale, una ragazza
malesiana che gli ha baciato con tenerezza la mano, un ragazzo africano che non
smetteva di chiacchierare con the Pope. Ratzinger è apparso contento,
rilassato, felice, emozionato. Con tutti ha parlato, scherzato, riso e sorriso.
Come stesse vivendo un'avventura mai immaginata. "Per voi alla vostra età
- ha poi confessato alla folla - ogni volo è una prospettiva eccitante. Ma per
me questo volo è stato in qualche misura logorante e
causa di apprensione". Con i ragazzi e le ragazze della Giornata Mondiale
della Gioventù è entrato subito nel vivo, parlando delle "ferite della
Terra": erosione, deforestazione, siccità, sperpero di risorse minerali e
marine per "alimentare un insaziabile consumismo". E delle ferite
della società. Abuso di droghe e d'alcol, violenza, avidità, degrado sessuale
spesso presentati da televisione e internet come forme di divertimento. E qui
ha rivolto il suo messaggio alla massa di giovani cattolici, molti dei quali hanno rilanciato la moda delle magliette-slogan
tipo "Sono un Jesus freak", "Soldato dello spirito",
"Ho l'aria del cattolico?". Dove Dio viene eclissato, ha detto, si
perde il criterio del Bene. Come concepire altrimenti l'estendersi della
violenza, a partire da quella domestica che tormenta tante madri e bambini?
Sì, ha spiegato, le "preoccupazioni per la non violenza, lo sviluppo
sostenibile, la giustizia e la pace, la cura dell'ambiente" sono vitali
per l'umanità, ma vanno ricondotte ad un principio: la vita è inviolabile.
Bisogna riflettere sull'"innata dignità di ogni vita umana dal
concepimento fino alla morte naturale". Un attacco evidente ad aborto ed
eutanasia. Così come l'esclamazione che il "grembo materno è diventato
luogo di violenza indicibile", è stato un modo
esplicito di condannare le manipolazioni genetiche. Applaudito dai giovani, il
Papa ha concluso affermando che il mondo è stanco di falsi idoli e promesse,
stanco di egoismi e divisioni. Anela alla condivisione e all'amore e tutto
questo "è opera dello Spirito Santo". Dice mons. Betori, segretario
della Cei, che i giovani "riconoscono nel pontefice un amico e un maestro,
tra tanti falsi maestri". Vero è che Ratzinger ha trovato un suo stile di
entrare calorosamente in contatto con il pubblico giovanile, cosa niente
affatto scontata all'inizio del pontificato. La formula della Giornata Mondiale
delle Gioventù alla fine funziona. Sembrava una formula un po' logora, ma le
generazioni si succedono ed è palpabile l'allegria di decine di migliaia di
giovani felici di incontrarsi, riconoscersi, identificarsi. Percorrono la città
fiumane di ragazzi di tutte le razze che chiacchierano, ridono, giocano a
pallone, pregano, discutono, fanno esperimenti da giocolieri lanciandosi le
bottigliette di acqua minerale. Vanno forte i balli improvvisati. Bastano due
tamburi e si coagulano a centinaia gruppi, pronti a mimare freneticamente una
sorta di hully gully aborigeno. E' una festa. In prima fila, naturalmente, i
diecimila italiani. L'altro protagonista delle Giornate australiane sono gli
aborigeni. Mai si è parlato tanto di loro. All'imbarco di Ratzinger danzatori
indigeni, il volto coperto di strisce bianche, gli hanno aperto la strada
sgombrandola dagli spiriti maligni a colpi di ramoscelli. "Per noi è il
custode della legge, un uomo degno perché si occupa dello spirito e non del
potere", ha dichiarato Uncle Madden, l'anziano capo aborigeno incaricato
di salutare il pontefice, a cui ha donato un bastone di comando intarsiato e un
passaporto per le terre aborigene. E di aborigeni Benedetto XVI ha parlato sin
dal primo incontro con il primo ministro Kevin Rudd. "Il loro antico
retaggio forma parte essenziale del panorama culturale dell'Australia
moderna", ha affermato. Recentemente il premier Rudd si è scusato per i
torti inflitti in oltre duecento anni alle popolazioni indigene. Ratzinger ha
incoraggiato la svolta e l'ha posta ad esempio per altre nazioni: "Grazie
alla coraggiosa decisione del governo australiano di riconoscere le ingiustizie
commesse nel passato, si stanno facendo passi concreti per una riconciliazione
basata sul rispetto reciproco", anche colmando il divario economico tra
gli aborigeni e gli altri cittadini. Lo spettro degli scandali di pedofilia non
è però tramontato. I coniugi Foster, le cui due figlie furono violentate da un
prete, chiedono udienza a Ratzinger. Una si è uccisa, l'altra è finita
alcolizzata e rimasta investita da un'auto. Se il pontefice ha trovato tempo
per i koala, dicono qui, dovrebbe trovare spazio a maggior ragione per un padre
e una madre.
( da "Repubblica,
La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IX - Milano Niguarda, inchiesta
sull'obiettore Negò antidolorifico durante l'aborto. I
medici cattolici: integralista L'ospedale: "Da noi la 194 è applicata".
L'anestesista censurato anche dall'Ordine I Verdi: "Disumano far soffrire
una paziente" LAURA ASNAGHI L'ospedale di Niguarda apre un'inchiesta sul
medico obiettore di coscienza che ha negato l'antidolorifico a una donna che
era stata sottoposta a un aborto terapeutico. L'ospedale indaga ma
precisa: "si conferma che in questo ospedale si applica la legge 194 senza
porre ostacoli burocratici o ideologici come qualcuno vorrebbe far
apparire". Parte l'indagine e intanto, come era stato
annunciato dal primario del reparto, Maurizio Bini, sarà richiesto il parere
del comitato etico dell'ospedale. Sulla vicenda del medico che ha rifiutato di
lenire il dolore alla donna che stava male in sala operatoria, ieri ci sono
state molte reazioni. "La trovo una cosa inudibile - dice Ugo Garbarini,
il vice presidente dell'Ordine dei medici di Milano - . Vorrei sentire le
ragioni addotte dal medico, lo convocheremo". Ieri sono scesi in campo
anche i medici dell'An
( da "Repubblica,
La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XV - Genova Il commento Il
dibattito sui luoghi di preghiera musulmani La sfida religiosa come antidoto dell'islam
europeo all'estremismo Un modo per superare il ritardo italiano nei rapporti
con le comunità arabe e la definizione di una intesa con lo Stato RENZO GUOLO
(segue dalla prima di cronaca) Il difficile, ma neccessario, percorso avviato
prima dal ministro dell'Interno Pisanu, poi da Amato, si è fermato. L'islam,
seconda religione per numero di credenti , cittadini e residenti, in Italia non
ha alcuna intesa con lo Stato. A questo esito hanno contribuito spinte diverse:
le incertezze delle diverse maggioranze di governo, le riserve della Chiesa, la
mancanza di un interlocutore unitario rappresentativo dei musulmani. L'islam è
una "religione senza centro", senza gerarchia, e pensare che quello
italiano, frammentato tra diversi attori , dall'"islam di stato" della Grande Moschea di Roma a quello delle
"moschee" sul territorio presidiato dall'Ucoii, sino a quello
maggioritario e silenzioso che si raggruppa su base etnica, potesse giungere a
sanare quelle divisioni era un illusione. Ma , oltre che l'intesa, si è arenata
anche la legge sulla libertà religiosa. Oggi, in un quadro politico in cui
prevalgono forze che fanno della radicale alterità all'islam, uno dei propri
cavalli di battaglia, la soluzione del problema appare ancora più lontana.
Quanto alla Consulta per l'islam è "congelata", in attesa di capire
cosa vorrà farne Maroni. Così, unico dei grandi paesi d'Europa, l'Italia non
regolamenta il suo rapporto con il mondo della Mezzaluna. In questo voluto
vuoto giuridico, si lascia che l'inevitabile domanda di culto, si scarichi
sugli enti locali, in un regressivo anticipo di federalismo istituzionale che
trasferisce solo gli oneri. Trasformando un diritto costituzionale in vicende
da cavalcare elettoralmente o politicamente; vedi anche quanto accade a Palazzo
Tursi. Un grave errore. Perché la religione può svolgere una funzione di
integrazione sociale capace di mettere ai margini i fenomeni di devianza anche
tra gli immigrati provenienti dai paesi islamici. Negare il culto, poi,
alimenta la crescita, questa si assai pericolosa, di comunità parallele, poco
visibili e, dunque , maggiormente esposte nella battaglia che , anche
all'interno dell'islam italiano, la maggioranza dei credenti fa quotidianamente
contro quanti danno un'interpretazione estremistica dell'Islam. Far si che la
libertà religiosa, di tutte le religioni, si affermi pienamente all'interno di uno Stato che si vuole laico, non significa evitare di
porre ai musulmani questioni rilevanti: dalla libertà di fede a quella delle
donne, dal contrasto alle derive di matrice fondamentalista al pluralismo
interno. Vuol dire, piuttosto, essere consapevoli che l'inculturazione
dell'islam italiano può dare frutti migliori se non se ne favorisce la
ghettizzazione interna . Quanto ai problemi di sicurezza, i cittadini
devono sapere che oggi in Italia non vi è luogo, o associazionismo, più
"monitorato" da parte di forze dell'ordine e servizi, di quello
islamico. Il destino dell'Italia è di essere una società multiculturale.
Occorre prenderne atto, senza cedere a un multiculturalismo facile , che ignora
ideologicamente come la convivenza tra culture non sia mai semplice; ma sapendo
anche che l'unica soluzione possibile per garantire convivenza è
l'integrazione. In alternativa avremmo un paese pieno di comunità parallele e,
come tutto ciò che è parallelo, destinate a non incontrarsi mai. Comunità
costrette a vivere non l'una con altra, ma l'una accanto all'altra, foriere di
un futuro pieno di conflitti.
( da "Repubblica,
La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina III - Bologna Il caso
"Scandalosa" Delli Quadri: "La Chiesa dialoghi
con il Gay Pride" SILVIA BIGNAMI Una cattolica per dire "qualcosa di
sinistra" sul Gay Pride. Non su quello degli insulti e degli slogan
blasfemi, ma sulla maggioranza sobria e corretta dei 50mila che il 28 giugno
hanno sfilato sotto le torri in nome della dignità e contro la discriminazione.
La vice capogruppo dei Democratici in Comune Lina Delli Quadri - lady di ferro
del cattolicesimo targato Pd, con una storia da ex Popolare ed ex Margherita
alle spalle e un "secondo lavoro" come dipendente alla parrocchia del
Sacro Cuore - scende in campo a polemiche ormai nel cassetto. Per "cercare
di impostare una riflessione e un dialogo" e per difendere il corteo Lgbt
(lesbico, gay, bisex, e transgender). "Chi ha assistito al Gay Pride - scrive
in una lettera aperta la Delli Quadri - ha notato un atteggiamento diverso
rispetto alle manifestazioni degli altri anni in termini di correttezza e
sobrietà. Una manifestazione di rivendicazione di diritti più che una
carnevalata". Le polemiche irrispettose e gli insulti ci sono stati, è
vero, "ma in mezzo a 50mila persone costituivano assolutamente
l'eccezione". Mentre "la polemica corretta", ammette, "è un
prezzo che la Chiesa deve pagare nel momento in cui rivendica il diritto di
riaffermare la propria morale sessuale, mettendo in conto che vi possono essere
persone che non condividono quella morale". La Delli Quadri parla di
"misericordia, dialogo e ascolto" per i cinquantamila che
all'indomani del corteo Monsignor Ernesto Vecchi ha attaccato, parlando di
offesa fatta alla città. Più di una mano tesa, in realtà, che arriva a sorpresa
dalla cattolica di ferro del Pd a Palazzo D'Accursio. La stessa che ha
organizzato corsi prematrimoniali organizzati dal Comune, sempre critica quando
la giunta voleva costruire una mega moschea di 3mila metri quadri al Caab.
SEGUE A PAGINA VII.
( da "Repubblica,
La" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IX - Bologna
"SCANDALOSA" DELLI QUADRI... SILVIA BIGNAMI (segue dalla prima di
cronaca) "Quei 50mila, donne, uomini, bambini che hanno sfilato" non
sono, secondo la Delli Quadri, "nemici irrecuperabili della Chiesa". Tutt'altro.
"Fermo restando la valutazione morale espressa dalla Chiesa sulla difesa e
la differenza del matrimonio e della famiglia, ma non si può negare che le
persone omosessuali sono parte della vita della chiesa e sono degni di
attenzione particolare proprio perché soggetti a quelle debolezze che li
rendono fisicamente oggetto di attacco alla dignità e alla
discriminazione". Due diritti, quello alla dignità e quello alla non
discriminazione, che sono "inalienabili". Una presa di posizione
controcorrente, dopo che all'indomani del corteo del 28
giugno il Pd si divise tra la sua ala cattolica ex-Margherita e quella laica
ex-diessina. Ora la Delli Quadri non rinnega la sua storia di trent'anni di
matrimonio. Né le sue convinzioni: "Io mi ritrovo sicuramente in quelle che
sono le posizioni della Chiesa". Ma ammette anche che "la società è
cambiata, e che oggi questi atteggiamenti - quelli manifestati nel Gay Pride -
incontrano comunque un'accettazione o una teorizzazione con cui bisogna
confrontarsi". Un passo avanti, distinguendo però sempre, "come fa la
Chiesa, tra "dignità delle persone" e "comportamenti
oggettivamente disordinati". Comportamenti "che comunque non ho
titoli per giudicare guardando tra le lenzuola delle persone". Il punto,
ribadisce, "è la dignità delle persone, le difficoltà che vivono e la
possibilità di dialogare con esse".
( da "Unita,
L'" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
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PROCURA DI MARSALA L'ultimo oltraggio: Di Pisa al posto di Borsellino di Marco
Travaglio / Segue dalla prima Lo stesso motivo che nel '90 indusse il Csm a
nominare Antonino Meli a capo dell'ufficio istruzione di Palermo contro il più
esperto ma più giovane Falcone. Lo stesso motivo che nel 1989
aveva indotto Leonardo Sciascia ad attaccare sciaguratamente Borsellino sul
Corriere come "professionista dell'antimafia", per essere stato preferito a un collega più vecchio proprio come procuratore di
Marsala. Ora, vent'anni dopo, l'anzianità torna a prevalere sul merito grazie
ai laici del centrodestra, ai togati di MI e di Unicost e al soccorso rosso
della laica Ds Tinelli. Chi è Di Pisa? L'ex pm del pool Antimafia di
Palermo che Falcone considerava l'autore delle lettere anonime del
"corvo" nei mesi dei veleni a palazzo di giustizia. Lettere che
accusavano Falcone e De Gennaro di manipolare i pentiti e di aver addirittura
consentito a Totuccio Contorno di tornare a Palermo per assassinare i nemici
della sua famiglia. Per quelle lettere Di Pisa fu processato a Caltanissetta:
condannato in primo grado perché un'impronta rinvenuta sulle lettere del corvo
corrispondeva in molti punti con la sua, comparata con una sua prelevata di
nascosto dall'alto commissario Domenico Sica su una tazzina di caffè. In
appello fu poi assolto perché quella prova fu giudicata inutilizzabile. Dunque,
per la legge, Di Pisa è innocente. Ma, anche dimenticando quella vicenda,
restano e pesano come macigni le terribili accuse lanciate da Di Pisa a Falcone
nell'audizione al Csm il 21 settembre 1989, quando fu chiamato a rispondere
della sua fama di "anonimista" impenitente raccontata da alcuni
colleghi. Quel giorno Di Pisa dichiarò quanto segue: "Disapprovo la
gestione dei pentiti e i metodi d'indagine inopinatamente adottati
nell'ambiente giudiziario palermitano (.), una certa concezione di intendere il
ruolo del giudice e lo stravolgimento dei ruoli e delle competenze istituzionali
(.), l'interferenza del giudice con la funzione dell'organo di polizia
giudiziaria (.). Falcone prese contatti e impegni con le autorità americane a
titolo non si sa bene come, concernenti provvedimenti di competenza della corte
d'appello (....) Il GI (Falcone) si trasforma anche in ministro di Grazia e
giustizia (.). Emerge la figura del giudice "planetario" che si
occupa di tutto e di tutti, invade le competenze, ascolta i pentiti e non
trasmette gli atti alla Procura (.), indaga al di là di quello che è il
processo (.). Una gestione dei pentiti familiare e gravemente scorretta, per
non usare aggettivi più pesanti (.). Falcone portava i cannoli a Buscetta e
Contorno (.), un rapporto confidenziale, una logica distorta tra inquirente e
mafioso (.). Falcone fece pervenire tramite De Gennaro a Contorno e Buscetta i
suoi complimenti per il modo sicuro in cui si erano comportati (al
maxiprocesso, ndr). Voleva un ruolo passivo per il pm che assisteva agli
interrogatori (.). La gestione dei pentiti e il contatto con gli stessi è stato sempre monopolio esclusivo del collega Falcone e di De
Gennaro (.). Io avevo manifestato una differenziazione
tra una posizione garantista e quella sostanzialista (di Falcone, ndr). Per
carità, non voglio insinuare nulla, ma in tutti gli interrogatori dei pentiti,
di Buscetta, di Contorno, di Calderone, non vi sono contestazioni: tutto un
discorso che fila, mai un rilievo, mai una contraddizione fatta rivelare
dall'imputato". E ancora: Di Pisa accusò Falcone di condotte "di inaudita
gravità" e di "stravolgere le regole e le competenze
istituzionali", nonché di "intrecci e alleanze con i
giornalisti". Accuse che toccheranno, uguali identiche, ai successori di
Falcone, cioè a Caselli e ai suoi uomini, ai quali verrà addirittura
rinfacciata "l'eredità di Falcone", divenuto dopo morto ammazzato
un cadavere da gettare addosso a chi aveva raccolto la sua eredità. Ora si fa
un altro passo indietro: si premia chi quelle accuse lanciava non a Caselli e
agli altri pm antimafia che hanno avuto il torto di restare vivi, ma all'eroico
Falcone. Del resto, oggi, il nuovo eroe è Vittorio Mangano.
( da "Unita,
L'" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
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Caso Eluana, dico alla mia Chiesa: non chiudiamo le porte Don Ferdinando Sudati
Non conosco i particolari della vicenda di Eluana Englaro, contenuti nelle 62
pagine della sentenza della Corte d'appello di Milano che la riguarda e conosco
solo per sommi capi i commenti di parte ecclesiastica. Mi sembra, del resto,
che non dicano nulla di nuovo e siano riconducibili all'insegnamento contenuto
nei documenti ufficiali degli ultimi decenni. Essendo però interessato da molto
tempo al problema dell'eutanasia sul versante religioso o teologico, vorrei
offrire qualche riflessione, in modo schematico e senza entrare qui nel merito
di rigorose distinzioni fra accanimento terapeutico ed eutanasia. 1) La chiesa cattolica, la stessa a cui appartengo, attraverso la
voce dei suoi più alti rappresentanti, si sta impegnando a bloccare qualsiasi
progetto e, prima ancora, qualsiasi lecita e libera discussione che riguardi
l'eutanasia. Ritiene di aver detto l'ultima parola, ma questo non è un bene,
non lo è particolarmente in tale materia. Rischia, oltretutto, di
aumentare la sofferenza che già c'è nel mondo, ampiamente collegata alla
malattia, alla morte e alla stessa scelta eutanasica. 2) Solo una teologia
arretrata - cioè ingabbiata in un paradigma arcaico - può ancora far leva
sull'equazione eutanasia = rifiuto del dono della vita, quindi offesa al
Creatore. Questo, unito al concetto di "natura" e di "legge
naturale" immutabile e interpretabile al meglio, per non dire
esclusivamente, dalla gerarchia della chiesa cattolica, costituisce il punto
nodale di tutta la questione, quello che blocca la riflessione che potrebbe
sfociare in un punto di vista nuovo. 3) La teologia curiale, compresa quella
accademica, sembra non sospettare ancora quanto sia diventato problematico
parlare di "legge naturale" e quindi darne una definizione univoca,
cioè valida per sempre e per tutti. Lo stesso dicasi a riguardo di "legge
di Dio", "parola di Dio" e "tradizione della Chiesa".
La Bibbia e la tradizione della Chiesa non forniscono risposte - men che meno
ricette - per situazioni radicalmente nuove che l'umanità sta sperimentando.
Molti temi, fra i quali l'eutanasia per come la intendiamo oggi, sono specifici
del nostro contesto culturale e non hanno corrispondenti nel mondo della Bibbia
e nella storia del cristianesimo. Ciò non toglie che teologi di corte e
interessati alla carriera sarebbero in grado con i loro funambolismi di trovare
ottime argomentazioni a favore dell'eutanasia e di fondarle anche biblicamente,
qualora chi comanda glielo chiedesse, o nel caso perdessero improvvisamente la
paura di ammettere limiti di prospettiva ed errori del passato. 4) La chiesa,
nei suoi leaders e col supporto di teologi cortigiani, dà tutta l'impressione
di voler andare incontro a una specie di nuovo caso Galileo - avendone già
diversi al suo attivo -, le cui premesse sono state poste dall'enciclica
Evangelium vitae, del 1995, laddove si afferma che "l'eutanasia è una
grave violazione della Legge di Dio", che "comporta, a seconda delle
circostanze, la malizia propria del suicidio o dell'omicidio" (n. 65).
"Tale dottrina - viene precisato - è fondata sulla legge naturale e sulla
Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed è insegnata
dal Magistero ordinario e universale" (ivi). Nel "motu proprio"
Ad tuendam fidem, del 30-6-1998, viene ribadita l'illiceità dell'eutanasia, in
quanto insegnata come definitiva, appunto, nell'enciclica Evangelium vitae. Il
cerchio così sembra perfettamente chiuso. Lo sarà realmente? 5) Oggi un
credente potrebbe desiderare - ed effettivamente ottenere - di uscire dalla
vita in un momento definito, se è diventata per lui "insopportabile",
con un senso di gratitudine verso Dio per il dono dell'esistenza, con grande
pace con se stesso e viva riconoscenza per coloro che gli venissero in aiuto.
Sono consapevole che in cose di questo genere non mancherà mai l'aspetto
problematico, la quota di errore e persino il rischio di abuso, che però sono
presenti in tutti i momenti e in tutti i settori della nostra vita privata e
associata. Tuttavia, gli aspetti negativi, che una prudente normativa avrebbe
il compito di neutralizzare, per quanto possibile, ritengo siano compensati e superati
dai vantaggi, primo fra tutti, la consapevolezza che c'è una via d'uscita alla
sofferenza e al degrado qualora raggiungessero determinate soglie. 6) Chi
ritiene che sofferenza, degrado e tedio del vivere siano comunque superabili
con le cure palliative e un clima affettuoso, sposta semplicemente il problema
o, piuttosto, cambia le carte in tavola. Posso concedergli la "buona
fede", ma dubito che sia totalmente sincero se ha percepito qualcosa del
dolore e del degrado di cui sopra; in particolare, sono sicuro che sta godendo
di discreta salute. 7) Vorrei che la mia chiesa tenesse aperta la questione
teorica e intanto lasciasse aperto, per la libera decisione della coscienza di
ognuno e nell'ambito di una saggia legislazione, quello spiraglio misericordioso
rappresentato dall'eutanasia, che costituirebbe per molti una importante
riserva di serenità, quasi un'assicurazione, di cui magari rinunciare ad
avvalersi, contro l'aggressione dell'infermità e della stessa morte. Ferdinando
Sudati è dal 1972 presbitero in una diocesi del nord Italia. Ha dedicato una
particolare attenzione al sacramento della Penitenza e un suo contributo è
presente in AA.VV., Confessione addio? Crisi della Penitenza e celebrazione
comunitaria, La Meridiana, Molfetta 2005. È anche autore di un saggio in
argomento: Le chiavi del paradiso e dell'inferno. Materiale per una riforma
della confessione, Marna, Barzago (Lc)
( da "Giornale.it,
Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 170 del 2008-07-18 pagina 3
Moschea e cimitero musulmano La Lega alza le barricate a Desio di Franco Sala
La comunità pakistana chiede un terreno al Comune. Sindaco scettico, Carroccio
contrario: "Non se ne parla nemmeno" Bocciata senza appello la richiesta
di costruire la moschea, adesso i pakistani di Desio, una comunità di oltre
2500 persone, vogliono il cimitero musulmano. Ma il sindaco, Giampiero Mariani,
è molto scettico, mentre gli esponenti della Lega hanno già emesso la sentenza:
proposta inaccettabile. Qualche giorno fa Mohammad Younis, presidente della
"Pakistan Public Welfare" ha protocollato la richiesta per
l'assegnazione di "una porzione di terreno idonea a fungere da cimitero
musulmano per i nostri fratelli". "Non sono intenzionato a soddisfare
la domanda pervenuta - dice il primo cittadino della città natale di Pio XI -
stiamo valutando la possibilità di destinare un'area del nuovo cimitero in
piazza della Divina Misericordia agli stranieri non cattolici". I leghisti hanno alzato le barricate. "Non vogliamo
indossare i panni dei razzisti - certifica Massimiliano Romeo segretario
provinciale - e neppure ragionare per pregiudizi. Il problema sta nel fatto che
questi signori devono cominciare a rispettare i doveri imposti dalle leggi in
vigore in Italia e non solo pretendere prima la moschea e poi il cimitero.
Adesso la faccio io una domanda. Nei loro Paesi d'origine cosa è concesso ai cattolici? Non esiste reciprocità. In ogni caso - termina
Romeo - i nostri rappresentanti in giunta diranno un secco no". Ancor più
decisa l'assessore alla Sicurezza Marina Romanò. "I loro defunti - dice -
li seppelliscano dove li hanno tumulati finora. Forse, li riportavano nella
loro Patria. Vadano avanti così. Non è certo la realizzazione di un cimitero
per soli pakistani che si persegue l'obiettivo dell'integrazione. I nostri
esponenti, presenti sia in Consiglio comunale che nell'esecutivo, sono
assolutamente contrari. Al nostro sindaco e agli alleati del Pdl lo diciamo
subito ed in modo inequivocabile. Non siamo disposti ad accettare
compromessi". Pollice verso sul cimitero, ora in tutta la Brianza sono gli
stessi musulmani a muoversi con gran cautela prima di pensare alla moschea:
dopo le vivaci polemiche che stanno scuotendo Regione e Comune di Milano, hanno
deciso di aspettare tempi migliori. A Desio la comunità islamica ha deciso di
accantonare l'idea. Dopo aver puntato gli occhi sul palazzetto dello sport, una
volta tempio della pallacanestro desiana, avevano cominciato anche una raccolta
di fondi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto,
Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
COMMENTO La chiesa alla
"riconquista" della modernità Filippo Gentiloni "Benvenuti a
Sydney": è il titolo dell'inserto che Famiglia cristiana dedica alla Gmg,
(Giornata mondiale della gioventù: non è necessario aggiungere
"cattolica"), che si svolge in questi giorni nella città australiana.
Una assise solenne, preparata da tempo. Gli organizzatori si preoccupano di
dire che non si tratta "né di una olimpiade cattolica, né di un festival
delle nuove generazioni, con tanto di papa". Anche se le somiglianze sono
evidenti. Tema: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e
mi sarete testimoni". Per la messa conclusiva del papa si prevede mezzo milione
di persone . Dall'Italia circa 10mila giovani (3000 neocatecumenali, il
movimento maggiormente impegnato). Come mai questo impegno? La risposta rinvia
necessariamente alla situazione del cattolicesimo nel mondo e anche alla
particolare attenzione che la chiesa ha sempre dedicato ai giovani (catechismo,
prime comunioni). Oggi il cattolicesimo affida proprio ai
giovani la speranza di recupero: troppi sono stati gli spazi perduti, troppe le
sconfitte. Basti pensare alle crisi del numero dei sacerdoti in molti paesi,
alle tragedie per la pedofilia nelle file del clero, allo scarso rispetto dei cattolici per le norme etiche, soprattutto in materia sessuale, alle
difficoltà per l'ecumenismo. In Australia i cattolici
sono circa il 27% della popolazione, ma la frequenza alla messa domenicale è
calata dal 50-60% di qualche decennio fa al 13% di oggi. E per i giovani la
cifra va dimezzata. Proprio ai giovani il cattolicesimo cerca di presentarsi
più moderno e spera così di recuperare. Perciò, fra l'altro, le Gmg.
Riusciranno le iniziative di questo genere? Se ne può dubitare. Non bastano
certamente quegli aggiustamenti di facciata di cui si parla in questi giorni,
come la "u" al posto di "you" nel messaggio sms del papa ai
ragazzi. Ci vuole ben altro. L'arcivescovo di Sydney ha dichiarato, parlando
delle difficoltà del cattolicesimo in Australia: "Qui Cristo non è
crocefisso ma è volgarizzato". Lo si potrebbe dire, più o meno, dovunque.
E non sarà facile eliminare dal cattolicesimo quella
"volgarizzazione" che lo spinge a essere soltanto una "religione
civile", una forma di garanzia del benessere sociale. Una garanzia che le
Gmg rischiano di confermare invece di intaccare.
( da "Manifesto,
Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Carlo Flamigni Leggo il Corriere
della Sera da molti anni e ho resistito imperterrito al suo ondivagare politico,
alle sue cadute di stile e di gusto e persino a alcuni atti di maleducazione
nei miei confronti. Una lettera come quella di Adriano Celentano sul caso
Englaro, però, non l'avevo mai vista pubblicare. Penso che se fossi il Buondio
mi sentirei in dovere di scrivere due righe all'autore della nefasta missiva
("la ringrazio per l'affettuosa collaborazione, purtroppo ragioni di forza
maggiore mi costringono a rinunciare ai suoi servizi..."). Non ce l'ho con
Celentano ma con chi ne pubblica le confabulazioni e c con quella moltitudine
di cittadini che per la semplice ragione di essere convinti dell'esistenza di
un misterioso e poco benevolo essere supremo, vogliono imporre a altri
(altrettanto numerosi) cittadini che non hanno il dono della fede, una serie di
impressionanti limitazioni (alla loro libertà, ai loro diritti, alla loro
dignità) sulla base di una improvvisata, improbabile, querula razionalità.
Parliamone. Il quesito fondamentale che tutti si pongono è a chi appartengono
vita e esistenza. La vita non è di nessuno, è e basta; a chi appartenga
l'esistenza dipende invece dal punto di vista da cui le si attribuisce valore,
perché è solo a seconda della quantità di questo valore che ci preoccupiamo del
suo destino. Da uomo laico, sono interessato a essere libero di esistere,
perché da questa libertà ne discendono altre, come quella di scegliere modo e
momento di porre fine alla mia esistenza: perché il problema di un uomo laico è
comunque sempre e soprattutto la libertà, se è vero che la laicità rappresenta
l'atteggiamento intellettuale di chi considera essenziale la libertà di
coscienza, intesa come libertà di credenza, conoscenza, critica e autocritica.
Su questo tema, a chi appartenga la nostra esistenza ci riveliamo per quello
che siamo, degli stranieri morali. Se l'esistenza ci è stata donata, prestata o
data in enfiteusi, dobbiamo risponderne a qualcuno. Se è nostra, abbiamo
diritto di disporne, compatibilmente con i debiti che abbiamo contratto con la
società: perché se non esiste un traghettatore con il quale cercare un accordo,
il problema è unicamente nostro, ce la dobbiamo sbrigare da soli. Ma qual è
l'elemento più importante della nostra esistenza, quello al quale attribuiamo
il maggior valore? La vita in sé, perché sacra e inviolabile e che dobbiamo
rispettare e accettare comunque sia, qualsiasi cosa ci faccia, senza poterla
ritenere responsabile delle nostre sofferenze? O possiamo apprezzarla
diversamente e valutarla in rapporto a quanto ci concede? E cosa ci aspettiamo
da lei per poterle assegnare un valore? Dignità? Qualità? E' una scelta
complessa e non facile, l'unica cosa certa è che non c'è possibilità d'accordo
su questo tema tra credenti e non credenti: è qui che entrano in campo le isole
per stranieri morali perché ognuno di noi deve poter scegliere in assoluta
libertà e lo stato questa libertà la deve garantire.
L'alternativa, il prezzo che potremmo pagare è il conflitto sociale, la guerra
di religione. Quando cerchiamo un rapporto "umano" con le altre
persone, quando entriamo in comunicazione con loro, lo facciamo chiedendo alle
nostre esistenze di dialogare. Non credo che qualcuno di noi dia particolare
rilievo a come funziona l'intestino dei nostri amici: essi esistono perché sono
in grado di pensare, comunicare, entrare in relazione con gli altri, soffrire e
gioire, mettere in campo le proprie capacità cognitive; quando tutte queste
capacità scompaiono per sempre, noi siamo costretti a ammettere che il nostro
amico ha abbandonato il suo corpo, non lo abita più. Che in quel corpo ci sia
ancora vita, che l'intestino abbia ancora movimenti peristaltici, che produca
gas e feci, che la barba continui a crescere, sono epifenomeni della presenza
di barlumi di vita ai quali non attribuiamo alcun valore, eventi che non ci
aiutano neppure a considerare con minor dolore il fatto primario, il nostro
amico ci ha lasciato, in quel corpo non abita più nessuno. Di quel contenitore
vuoto la società può fare molte cose: è auspicabile che si comporti seguendo i
desideri e le istruzioni espressi in vita dal nostro amico. Il rifiuto delle
cure, se espresso da una persona capace di intendere, è un diritto protetto e
garantito dalla Costituzione, non può essere messo in dubbio. Nel caso di
Eluana Englaro si tratta però di sospendere cure già in atto, e il problema si
connota subito per l'interferenza di argomenti pretestuosi e sgradevoli. Poiché
nessuno ha il coraggio di dichiarare che esiste per Eluana una benché minima
probabilità di ritorno allo stato cosciente (anche se
di tanto in tanto qualcuno ha la faccia tosta di buttar là l'ipotesi di un
sempre possibile miracolo), l'oggetto del contendere è diventata
l'interpretazione del significato dell'alimentazione e dell'idratazione
artificiali: atti medici o forme di assistenza ordinaria? Il Comitato nazionale
per la bioetica ha votato a maggioranza (18 voti contro 8) un documento in cui si afferma che nutrire e idratare le persone in stato vegetativo persistente costituisce una forma di assistenza
ordinaria di base e proporzionata, un segno di civiltà, un atteggiamento che
assume un forte significato umano (immagino che entri come sempre in ballo la
pietà, i cattolici sono monomaniaci) e simbolico, qualcosa che ha a che fare con la
dimostrazione di "sollecitudine per l'altro". E sospendere
l'alimentazione e l'idratazione artificiali ai pazienti in stato
vegetativo persistente (come la signora Schiavo, che tra l'altro non aveva in
pratica più il cervello, come provato dall'autopsia) è illecito. Qui si pone un
problema molto serio. Tutto il mondo scientifico, tutte le società mediche che
si occupano di questi temi sostengono che alimentazione e idratazione
artificiali sono veri e propri atti medici che sottendono sofisticate e
complesse conoscenze scientifiche e che solo i medici possono elaborare e
mettere in atto. Chiedo a tutti questi esperti di fisiopatologia della
nutrizione: chi vi dà il diritto di contestare la medicina e la scienza?
Ritenete forse che ubbidire alle istruzioni del vostro Magistero giustifichi
questa vostra sgradevole e odiosa arroganza? Chi vi autorizza a pontificare (!)
su temi dei quali non sapete niente, con l'unico scopo di rivestire di
sentimentalismi sciropposi le vostre personali opinioni? Questa è materia di
sofferenza, che merita compassione, non vi sembra odiosa la sceneggiata con le
bottiglie d'acqua minerale? Lo so, mi sono arrabbiato, non avrei dovuto: ma
tollerare un Celentano mi è ancora possibile, mille Celentani no, proprio non
ce la faccio. E poi questa opinione di molti cattolici
sul significato dell'alimentazione, il fatto che si indichi, nel darmi da
mangiare e da bere (anche nel modo così terribilmente tecnologico dei reparti
di rianimazione), l'espressione del riconoscimento della mia umanità, mi
insospettisce un po'. Non credo che accetterò mai un invito a cena da parte di
Francesco D'Agostino, non vorrei che decidesse di nutrirmi per via intravenosa
(o peggio).
( da "Corriere
della Sera" del 18-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronache - data: 2008-07-18 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE
Giornata mondiale della gioventù Mezzo milione a Sydney, appello del Pontefice:
difendete il creato Ratzinger: aborto violenza indicibile "Il viaggio in
Australia: eccitante per voi ragazzi, logorante per me" Sceso sulla
banchina, nella zona pedonale di Barangaroo, è stato
accolto da una danza aborigena DA UNO DEI NOSTRI INVIATI SYDNEY - Giornata di
grande scena e di parole forti quella di ieri, la prima delle quattro che il
papa vivrà nella cosmopolita Sydney con i giovani di tutto il mondo. La scena è
quella dell'ingresso nella baia a bordo di un battello, ieri pomeriggio, tra le
acclamazioni di 150 mila ragazzi. Le parole riguardano il viaggio
"eccitante" per loro - ha detto Benedetto - e "logorante "
per il papa, la "follia" dello sfruttamento del creato e della
cacciata di Dio dalla vita pubblica, la "violenza indicibile
dell'aborto". Così il papa teologo ha parlato delle ventidue ore di
viaggio che ha dovuto sopportare: "Per le persone della vostra età ogni
volo è una prospettiva eccitante. Ma per me, questo volo è stato
in qualche misura logorante. E tuttavia la vista del nostro pianeta dall'alto è
stata davvero magnifica. Il luccichio del Mediterraneo, la lussureggiante
foresta dell'Asia, la vastità dell'Oceano Pacifico, l'orizzonte sul quale il
sole sorge e cala, il maestoso splendore della bellezza naturale
dell'Australia...". Da questo prologo poetico Benedetto è partito per
denunciare le insidie che attentano alla "meraviglia della
creazione", al centro della quale c'è l'uomo, "ci siamo voi e
io", tutti ugualmente minacciati da "qualcosa di sinistro": dal
fatto cioè che "libertà e tolleranza sono così spesso separate dalla
verità". Ecco allora le "ferite che segnano la superficie della
terra": "l'erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse
minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo". Nè "soltanto
l'ambiente naturale, ma anche quello sociale ha le sue cicatrici: l'abuso di
alcool e di droghe, l'esaltazione della violenza e il degrado sessuale,
presentati dalla televisione e da internet come divertimento". Al fondo di
tutte le minacce all'uomo e al creato c'è - secondo il papa - la dimenticanza
di Dio: "Se Dio è irrilevante nella vita pubblica, allora la società potrà
essere plasmata secondo un'immagine priva di Dio" e ciò provoca "un
disordine che ha inevitabili ripercussioni". A questo punto il papa ha
rivolto ai giovani tre drammatiche interrogazioni: "Quale posto hanno
nelle nostre società i poveri, i vecchi, gli immigranti, i privi di voce? Come
può essere che la violenza domestica tormenti tante madri e bambini? Come può
essere che lo spazio umano più mirabile e sacro, il grembo materno, sia
diventato luogo di violenza indicibile?" L'accoglienza di Benedetto XVI da
parte dei ragazzi è avvenuta sul fondale della baia di Sydney, che è la madre
di tutte le scenografie. Il battello con a bordo il papa - scortato da altri dodici
battelli che portavano un totale di 1.900 ragazzi - è passato accanto all'Opera
House e sotto il grande ponte che scavalca il braccio di mare che è al centro
della baia e ha raggiunto la zona pedonale di Barangaroo. Sceso sulla banchina
è stato accolto da una danza aborigena. Ai nativi del
continente Benedetto aveva rivolto il pensiero in mattinata, durante l'incontro
con il premier laburista Kevin Rudd, lodandone le iniziative e additandole come
esempio al mondo: "Grazie alla coraggiosa decisione del governo
australiano di riconoscere le ingiustizie commesse nel passato contro i popoli
indigeni, si stanno ora facendo passi concreti al fine di raggiungere una
riconciliazione basata sul rispetto reciproco". Tra le voci dissenzienti
che accompagnano la visita del papa, va segnalata una lettera aperta di 200 cattolici australiani - tra i quali dei preti e delle suore - che chiedono
a Benedetto di rivedere la legge del celibato dei preti e l'esclusione delle
donne dal sacerdozio. I genitori di due ragazze violentate da un sacerdote,
Anthony e Christine Foster, hanno dichiarato che "senza le pubbliche scuse
del Papa la Chiesa cattolica non potrà mai dare aiuto reale alle vittime di
abusi sessuali del clero". Luigi Accattoli \\ La Terra ferita
L'erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse minerali e marine per
alimentare un insaziabile consumismo L'accoglienza Gli aborigeni accolgono il
Papa con una danza.
( da "Corriere
della Sera" del 18-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-18 num: - pag: 39 categoria: BREVI
PRAGA 1968: IL PCI ALLA PROVA LA SORTE DI JIRI PELIKAN Ho letto l'intervento di
un lettore sulla posizione del Pci di fronte agli interventi sovietici in
Ungheria e in Cecoslovacchia. A proposito dell'invasione della Cecoslovacchia,
faccio presente che la posizione del Pci al riguardo fu radicalmente diversa da
quella assunta 12 anni prima a proposito dell'Ungheria. Le riporto di seguito
un paio di frasi delle dichiarazioni di Ingrao nel dibattito alla Camera del 30
agosto 1968 (riportate dalla Civiltà Cattolica - Civ. Catt.
1968, III, 517-518). Dopo un attacco alla maggioranza, che aveva bollato come
strumentale la condanna dell'intervento fatta dal Pci nel Comitato centrale di
pochi giorni prima ("la goffaggine e i richiami all'indipendenza da parte
di chi ha manifestato comprensione e si è fatto corresponsabile del genocidio in
Vietnam"), Ingrao proseguì (seguo il riassunto della rivista dei
gesuiti) osservando che "il nuovo corso non era esente da pericoli: il
dissenso manifestato dal Pci non nasceva e non nasce
dall'ignorare questi pericoli, ma dalla convinzione che l'intervento militare
non è la via giusta per combattere quei pericoli". Come ho detto sopra, la
posizione del Pci era quindi radicalmente mutata dall'adesione acritica
sull'Ungheria. Piero Stagno piero@pierostagno.it Caro Stagno, C ome ha
ricordato Enzo Bettiza in occasione dell'uscita del suo recente libro sugli
avvenimenti della Cecoslovacchia ("La primavera di Praga", edito da
Mondadori), il Pci "deplorò": espressione ambigua che poteva valere
per gli invasori come per gli invasi. La stessa ambiguità riappare nelle
dichiarazioni di Pietro Ingrao alla Camera che lei ricorda nella sua lettera.
Ingrao sostiene anzitutto che il corso inaugurato da Alexander Dubceck e dai
riformatori "non era esente da pericoli". E non condanna
l'intervento, ma sostiene che "non è la via giusta per combattere quei
pericoli". Insomma i riformatori sarebbero stati troppo imprudenti e
l'Urss troppo impetuosa. Lei ha ragione quando osserva che fra le posizioni del
'56 e quelle del '68 corre una grande differenza. Ma non sarebbe neppure giusto
dimenticare che la vicenda di Praga fu sin dagli inizi molto diversa da quella
di Budapest. Si trattò di una riforma, non di una rivoluzione e, per di più,
cadde in un periodo della guerra fredda durante il quale il rischio di un
scontro frontale in Europa era considerevolmente diminuito. Mosca avrebbe
potuto affrontare il problema cecoslovacco con altri strumenti. Quello che
maggiormente mi colpisce nelle dichiarazioni di Ingrao, caro Stagno, non è la
differenza dei toni rispetto ai tempi di Budapest, ma l'evidente disagio
dell'esponente del partito comunista italiano. Ingrao non può approvare la
violazione della sovranità cecoslovacca, ma è costretto a trovare qualche
giustificazione per l'intervento. Vi è un altro episodio, del resto, che
conferma questo disagio e mette in maggiore evidenza il grande imbarazzo del
Pci in quel periodo. L'episodio concerne Jiri Pelikan, amico e collaboratore di
Dubceck, direttore della televisione all'epoca degli avvenimenti, personalità
di spicco del blocco riformista. Nei mesi che precedettero la crisi e nei
giorni cruciali dell'invasione, Pelikan fu probabilmente la persona che
maggiormente contribuì, con i suoi programmi televisivi, a riscaldare il cuore
dei riformatori. I sovietici lo detestavano. Quando Dubceck ritornò a Praga
dall'Unione Sovietica, dove fu sequestrato per alcuni giorni, Pelikan era già
in clandestinità, ma ne uscì, come ricorda Bettiza, per registrare il discorso
umiliante che il segretario generale del partito fu costretto a pronunciare in
quella occasione. Il leader riformatore era "spento, svuotato, privo di
energie, come se avesse subito mesi di torture". Ma prese in disparte
Pelikan per dirgli che i sovietici non lo avrebbero mai perdonato per ciò che
la televisione aveva fatto nei sette mesi della "primavera" e nei
sette giorni dell'occupazione. Fu questa la ragione per cui Pelikan, qualche
giorno dopo, arrivò in Italia. Una delle sue prime iniziative fu l'invio di una
lettera a Enrico Berlinguer da cui sperava di ricevere simpatia e aiuto. Quella
lettera non ebbe mai risposta. L'aiuto venne dai socialisti e in particolare da
Bettino Craxi che lo volle candidato del partito socialista alle prime elezioni
del Parlamento europeo. Risponde Sergio Romano.
( da "Repubblica,
La" del 18-07-2008)
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Cronaca Il governatore non ha
risposto alle domande dei pm né si è scagliato contro il suo grande accusatore
Angelini Davanti ai giudici show di Ottaviano tanta politica e nessuna
autodifesa "Oggi avrei dovuto essere in Sud Dakota a fare gli interessi
del mio Abruzzo" Un unico accenno all'inchiesta: controllate bene i
movimenti sui miei conti correnti CARLO BONINI DAL NOSTRO INVIATO PESCARA - Tra
le 11 e le 12 di ieri mattina, nella sala interrogatori del carcere di massima
sicurezza di Sulmona, non è accaduto nulla, ma proprio nulla di ciò che gli
addetti, come forse anche le persone di buon senso, ritenevano se non
verosimile, quantomeno ragionevole dovesse accadere. Ottaviano Del Turco ?
riferiscono fonti qualificate presenti all'atto istruttorio ? ha affidato al
verbale del gip Michela Di Fine, del procuratore Nicola Trifuoggi e dei suoi
sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, una lunga dichiarazione
spontanea in cui non ha mai affacciato alcuna considerazione di merito sulle
accuse che lo hanno portato in carcere. Né specifica, né generica. Ottaviano
Del Turco non ha mai pronunciato la parola "sono innocente". Non ha
mai neppure evocato il nome o l'ombra del suo accusatore, Vincenzo Angelini e
le mattonelle di denari che dice di avergli consegnato nel tempo. Non ha mai
alzato la voce, non si è abbandonato ad alcuna emozione, non ha mostrato alcuna
animosità verso i quattro magistrati che gli erano seduti di fronte. Ha deciso,
come suo pieno diritto, di avvalersi della facoltà di non rispondere,
preferendo dichiarare, non interrotto, ciò che ha ritenuto utile alla sua
difesa. è accaduto così che Ottaviano Del Turco, in un silenzio a tratti
stupefatto dei suoi interlocutori, abbia intrattenuto per oltre venti minuti i
quattro magistrati e il suo avvocato difensore, Giuliano Milia, con una lunga
digressione squisitamente politica. Ha cominciato rammaricandosi per la sua
condizione e le opportunità perse dalla Regione che ha guidato ("Sono qui
in carcere e invece sarei dovuto essere in Sud Dakota per importanti accordi
che avrebbero fatto il bene dell'Abruzzo"), per poi lumeggiare le
politiche di rigore raccomandate dal terzo governo Berlusconi (2001-2005) in
materia di sanità, ricordando lo stato di dissesto dei
bilanci di quasi tutte le regioni italiane e gli esiti che quelle politiche
sortirono. "Nel 2005, solo 15 regioni su 20 ? ha ricordato Del Turco ?
risultavano aver dato corso a quel piano di rientro finanziario". E tra
queste, non la regione Abruzzo. "Diventato governatore ? ha proseguito ?
ho trovato un bilancio sanitario in condizioni gravissime che, con la politica
del buon contadino, ho cominciato a risanare". "E la prova ? ha aggiunto
? è in uno studio dell'Università Cattolica". Di cui
ha voluto citare almeno due riferimenti. "Prima che diventassi
governatore, le statistiche sanitarie sull'Abruzzo, stilate sulla base del
ricorso alle prestazioni erogate dal servizio sanitario regionale, indicavano
un 6 per cento degli abruzzesi afflitti da malattia mentale e un 15 per cento,
ospedalizzati per ragioni "anomale". Entrambi gli indici, con la mia
giunta sono sensibilmente migliorati". Ottaviano Del Turco aveva letto
attentamente l'ordinanza di 442 pagine che gli era stata notificata all'alba
del 14 luglio. Ma quel tomo che lo ha scaraventato nel buco nero in cui si
trova non è stato oggetto di nessuna delle sue parole.
Né direttamente né indirettamente. Per scelta propria, evidentemente, e del suo
avvocato, Giuliano Milia, che ha potuto incontrare per la prima volta solo ieri
mattina, un'ora prima di essere sentito dai magistrati. Non un cenno, non una
considerazione, se non per una laconica raccomandazione affidata ai tre
procuratori della Repubblica, di "controllare attentamente" i suoi
"conti correnti bancari", "per verificare se vi siano movimenti
anomali". Ha cominciato e finito parlando di politica, Ottaviano Del Turco.
Mostrando alla fine della sua digressione sulle politiche sanitarie nazionali e
regionali le due lettere di dimissioni da presidente del consiglio regionale e
di autosospensione da membro del Pd. Una scelta che ha offerto all'avvocato
Milia l'argomento processuale con cui chiedere la scarcerazione del suo
assistito. "Ora ? ha argomentato con i magistrati ? non esiste più un
pericolo di inquinamento probatorio". "Come del resto ? ha aggiunto ?
non è esistito prima della sua cattura, perché non può certo essere considerato
inquinamento probatorio la segnalazione ufficiale a un alto magistrato (il
procuratore generale dell'Aquila, ndr) delle riserve su un indagine in corso di
un uomo che si sa innocente. O il fatto che un ex ministro delle Finanze incontri
vecchi amici della Guardia di Finanza". Le considerazioni di Milia hanno
acceso un tagliente battibecco con il procuratore Trifuoggi, caricando la fine
del confronto di un forte nervosismo, culminato con l'immediata replica messa a
verbale dal magistrato che ha espresso "parere negativo" della
Procura sia al ritorno in libertà di Del Turco che ad ogni altra misura
cautelare diversa da quella della detenzione in carcere. Decisione, questa,
motivata dal procuratore richiamandosi a quanto lo stesso gip Michela Di Fine
aveva avuto modo di scrivere nella sua ordinanza. Che anche eventuali
dimissioni da governatore non avrebbero consentito altra misura che non il
carcere. Probabilmente, non più quello di Sulmona, ma di Teramo. Almeno fino a
lunedì, giorno entro il quale il gip dovrà pronunciarsi.
( da "Giornale.it,
Il" del 18-07-2008)
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N. 170 del 2008-07-18 pagina 13 Lettera aperta di duecento cattolici:
"Via il bando su preti donna e sposati" di Redazione Duecento
esponenti della Chiesa cattolica australiana hanno scritto al Papa chiedendo di
togliere il bando su preti donna e sposati. L'iniziativa arriva dal movimento
Ordination of Catholic Women, e si presenta come proposta per ovviare alla
carenza di vocazioni. I firmatari chiedono al pontefice di cambiare le
regole sull'ordinazione sacerdotale, in modo da ammettere al sacerdozio uomini
già sposati e donne. La lettera sottolinea come nelle zone rurali d'Australia
sia particolarmente grave la scarsità di sacerdoti, spesso costretti a
viaggiare per più di
( da "Giornale.it,
Il" del 18-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 170 del 2008-07-18 pagina 0
"Un mare di sapori" per l'estate in Riviera di Redazione Dal 28
giugno al 15 settembre oltre cinquanta appuntamenti, organizzati su
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
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La terza via tra laicismo
e radicalismo religioso JÜRGEN HABERMAS I multiculturalisti lottano per
adeguare rispettosamente il sistema giuridico alle pretese di eguale trattamento
avanzate dalle minoranze religiose. Essi mettono in guardia dai pericoli
dell'assimilazione forzata e dello sradicamento. Lo stato laico non deve integrare le minoranze nell'egualitarismo civico
in maniera tanto drastica da svellere i singoli individui dai loro contesti
identitari. Vista in questa prospettiva comunitarista, un'astratta politica
d'integrazione corre il rischio di assoggettare le minoranze agli imperativi
della cultura di maggioranza. (?) Per esempio, Timothy Garton Ash
sottolinea il fatto che ci sono "anche donne musulmane che rifiutano la
maniera con cui Hirsi Ali accolla all'islamismo in generale ? e non alle
singole culture nazionali, regionali e tribali ? la responsabilità della loro
oppressione". Ed effettivamente, gli immigrati musulmani saranno
integrabili nella società occidentale non a dispetto della loro religione, ma
soltanto in armonia con essa. Sull'altro versante, i secolaristi lottano per
una inclusione color-blind, culturalmente daltonica, di tutti i cittadini, a prescindere
della loro origine culturale e della loro appartenenza religiosa. Questo
partito mette in guardia dalle conseguenze di una politica identitaria che
"pieghi" eccessivamente il sistema giuridico alle esigenze specifiche
delle minoranze culturali. Da questa prospettiva laicista, la religione deve
restare una faccenda esclusivamente privata. (?) Entrambe le parti perseguono
lo stesso obbiettivo: la civile convivenza di cittadini autonomi nel quadro di
una società liberale. Esse, tuttavia, si accaniscono nella disputa di un
Kulturkampf che ad ogni pie' sospinto si riaccende daccapo. SEGUE A PAGINA 39.
( da "Unita,
L'" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del Lui
lo sa Marco Travaglio Non occorreva Nostradamus per prevedere che Al Tappone
non si sarebbe fermato neppure dopo il Lodo Alfano. Bastava un pizzico di memoria
storica. Chi, da 15 anni, cede a ogni sua estorsione, pagando pizzi e riscatti
in nome del "male minore", convinto che "è l'ultima volta",
deve poi amaramente constatare - anche se non lo ammette mai - che l'ultima
volta è sempre la penultima e che ogni male minore prelude sempre a un male
peggiore. Conquistata l'impunità per sé e per le altre tre cariche dello Stato,
Al Tappone ha subito annunciato le prossime mosse: immunità parlamentare per
tutti (poi provvisoriamente ritrattata per tener buona la Lega), fine
dell'azione penale obbligato- ria (le priorità le decide il Parla- mento, cioè
lui), pm al guinzaglio dell'esecutivo come ai tempi del fascismo, "riforma
del Csm" per renderlo ancor più politicizzato (aumento
dei membri laici e silenziatore sui pareri, ora dovuti per legge, per ogni
riforma che investa la Giustizia). A questo punto chi non ha occhi e orecchi
foderati di prosciutto dovrebbe porsi una domanda semplice semplice: ma davvero
i quattro processi attualmente aperti a carico del Cainano giustificano questo
suo scatenamento ossessi- vo, disperato e scalmanato? Il processo Mills
andrà a sentenza in ottobre, quando il Lodo sarà già legge: il verdetto potrà
riguardare solo l'avvocato presunto corrotto, e non il premier presunto corrut-
tore, che verrà "stralciato" e tenuto in attesa che la Consulta si
pronunci sulla costituzionalità del Lodo. Ma, appena il collegio presieduto da
Nicoletta Gandus emetterà la sentenza su Mills, diventerà automaticamente
incompatibile a giudicare poi Berlusconi. Se mai il processo ripartirà, per la
bocciatura del Lodo o per l'uscita del Cainano da Palazzo Chigi (con perdita
dell'immunità), dovrà occupar- sene un nuovo collegio. E dovrà ricominciare
daccapo. Così la prescrizione, già ora agli sgoccioli, si mangerà il processo
garantendo all'illustre imputato la consueta impunità. Lo stesso accadrà col
processo sui diritti Mediaset, dove il collegio presieduto dal giudice D'Avossa
potrà giudicare i coimputati del Cavaliere, ma non lui, che ne uscirà grazie al
Lodo per tornare sotto processo solo fra qualche anno, con prescrizione
assicurata. Gli altri due procedimenti, nati dalle sue telefonate con Saccà,
sono ancora agli albori: l'uno, per corruzione del direttore di Raifiction, è
in udienza preliminare tra Napoli e Roma; l'altro, per la compraven- dita di
senatori dell' Unione, è in indagine preliminare a Roma. Se, come pare, tutto
dovesse approdare nella Capitale, i rischi per Al Tappone sarebbero davvero
minimi, anche senza immunità: non si ricorda, a memoria d'uomo, un potente
uscito con le ossa rotte dal tribunale capitolino. Di che si preoccupa il
Cainano? Che senso ha questo suo tuonare ogni santo giorno, da mane a sera,
contro la magistratura, a costo di precipitare nei sondaggi, di logorare i
rapporti con la Lega e di costringere un Pd così ansioso di "dialogo"
a far la faccia feroce per tener buoni gli eventuali elettori? Delle due l'una:
o il nostro ometto è uscito definitivamente di testa (l'altro giorno, per dire,
ha paragonato Mara Carfagna a Santa Maria Goretti e se stesso al Brunello di
Montalcino); oppure sa qualcosa che noi non sappiamo. La prima è altamente
improbabile: la giustizia, per lui e la banda, è un tema troppo cruciale e
presidiato da consiglieri, consigliori e azzeccagarbugli per esser lasciato
alle mattane uterine di un misirizzi fuori controllo. La seconda è altamente
probabile, almeno per chi conservi un pizzico di memoria storica. In questi 15
anni l'abbiamo visto più volte ululare alla luna. Sul momento, nessuno capiva
il perché e lo credeva impazzito. Poi regolarmente la cronaca giudiziaria si
incaricava di fornire una spiegazione plausibile. Una volta le rogatorie
dall'estero, un'altra le rivelazioni dell'Ariosto, un'altra ancora le
confessioni dei pentiti di mafia. Anche stavolta ci dev'essere qualcosa di
grosso che bolle in pentola. Qualcosa che non coinvolga solo lui ormai immune
- ma anche qualcuno dei suoi complici sparsi per il mondo. Qualcosa che rende
urgenti, anzi obbligate due controriforme sommamente impopolari: basta intercettazioni,
basta inchieste sui politici e i loro amici. Noi non sappiamo ancora chi, cosa,
perché. Lui sì. Ora d'Aria.
( da "Unita,
L'" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
Coop sociali, da lunedì il Comune sblocca i fondi Nell'assistenza cresce il
peso di sponsor e associazioni cattoliche. Guidi delegato all'handicap Alfonso
Bianchi Alla fine è intervenuto il governo per salvare Alemanno proprio quando
la situazione delle cooperative sociali era divenuta insostenibile. Dai 500 milioni
a fondo perduto stanziati da Tremonti per il Comune di Roma, saranno presi i
soldi per anticipare i pagamenti delle fatture arretrate fino al 31 Aprile.
Questa la decisione del comitato di commissariamento riunitosi ieri per la
prima volta. Lunedì la giunta incontrerà le associazioni e le cooperative.
Intanto il sindaco ha presentato il nuovo Delegato per le Politiche della
disabilità. Si tratta del professor Antonio Guidi, già ministro per la Famiglia
e la Solidarietà sociale nel primo governo Berlusconi e sottosegretario alla
Salute nel secondo, ha accettato il nuovo incarico con grande entusiasmo
definendolo "il più importante che abbia mai ricoperto". Insieme
all'assessore alle Politiche sociali, Sveva Belviso, ha annunciato gli
interventi estivi per gli anziani e le linee guida del lavoro dei prossimi
anni. Sugli interventi messi in campo per l'estate il Comune sembra voler fare
un passo indietro facendosi affiancare nel finanziamento da aziende private
(Tim, Rocchetta, Finmeccanica e Pfizer) e nel lavoro delle
associazioni cattoliche. Il progetto si chiamerà "Angeli di Roma" e
prevede una linea telefonica per accogliere le segnalazioni (06.67105012 e
800441022) e una rete di assistenza composta da medici e infermieri volontari,
dalle associazioni cattoliche e da ventitre tirocinanti del corso di formazione
per badanti. Confermato il progetto "Nonna Roma". Guidi nel
presentare il proprio programma non ha risparmiato qualche stoccata
all'amministrazione precedente: "Chi si occupa di disabilità non deve fare
il protagonista. La voce della disabilità non deve avere colore politico. Per
troppi anni in questo Comune è stato così". Oltre
alle critiche concede però anche il riconoscimento dei merito di chi lo ha
preceduto. "Il percorso aperto dalla Argentin è molto fruttuoso. Certo su
molte cose siamo in disaccordo ma cercherò anche la sua collaborazione".
Interrogato sulla possibilità che anche nel comune di Roma si affermi il
modello lombardo Guidi ha poi spiegato: "bisogna dare più potere alle
famiglie di scegliere il servizio che ritengono migliore. Non voglio fare una
battaglia alle cooperative ma è chiaro che in questi anni hanno acquistato un forte potere". Ileana Argentin, che ricopriva
il ruolo di Guidi nella giunta Veltroni, si dichiara pronta a collaborare ma
rimanda al mittente tutte le accuse. "Io sarei anche disponibile a
lavorare con Antonio - spiega - ma non accetto l'insinuazione che ho favorito
solo organizzazioni di sinistra. In questi giorni hanno già richiesto la mia
collaborazione il ministro Scajola e l'assessore Marchi ed io sono stata felice
di accettare. L'unico che non mi ha mai chiamato è stato
proprio Alemanno e questo mi è sembrato quantomeno strano". Sui progetti
di Guidi poi ironizza: "Non capisco cosa vuol dire dare alle famiglie il
diritto di scegliere. Quello c'è già. Nessuno è obbligato ad accettare il
servizio e ognuno è anzi libero di cambiare l'operatore da cui riceve
l'assistenza. Ho l'impressione che non sappiano di cosa stanno parlando" e
sulle politiche da adottare conclude "se qualcuno pensa soltanto di
introdurre i voucher troverà in me una strenua oppositrice".
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XVI - Palermo LA RELIGIONE
DI UN SINDACO AUGUSTO CAVADI L FATTO è NOTO - il sindaco Cammarata non
partecipa alla processione della patrona della città e non grida "Viva Palermo
e santa Rosalia" - anche per gli echi polemici e i commenti di segno
opposto suscitati il giorno dopo. Se può servire una riflessione un po' più
distaccata dall'emotività del momento, proporrei di distinguere due aspetti che
mi pare siano stati indebitamente intrecciati. Il primo aspetto è l'assenza del
primo cittadino considerata in sé stessa. Se devo essere franco, mi pare un
passo avanti verso la civiltà. Segna infatti la discontinuità con una
tradizione di commistione fra politica e religione, fra
Stato e chiesa, fra istituzioni pubbliche e devozioni private di cui c'è
bisogno sempre più impellentemente. Infatti un'amministrazione più laica
significa un'amministrazione più "amichevole" nei confronti di tutti
i cittadini: anche dei cittadini a-religiosi o di religioni diverse dal
cristianesimo (pensiamo alla presenza di palermitani islamici e induisti)
o di chiese cristiane diverse dal cattolicesimo (pensiamo alle decine di
migliaia di cristiani protestanti di vari indirizzi). E, ne sono sicuro, più simpatica
anche ai cattolici adulti, consapevoli, che non
vogliono identificare la loro professione religiosa con nessun campanile
(memori anche di quanto i mafiosi siano affezionati al "cattolicesimo
municipale" come supporto ideologico di una criminalità politica senza
idee e senza sentimenti). Un secondo aspetto della questione, da distinguere
bene dal precedente, tocca i motivi della scelta di Cammarata. Legata, pare,
alla volontà di non esporre il fianco alle dimostrazioni rumorose dei
senzatetto palermitani. In linea di principio, non si dovrebbero che deplorare
delle manifestazioni di protesta in grado di minare incontri collettivi solenni
e più o meno intensamente partecipati dai concittadini. Ma va subito aggiunto
che, sempre in linea di principio, chi vive un disagio clamoroso - come la
mancanza di un alloggio - dovrebbe avere in democrazia diversi canali per far
sentire la propria voce e ottenere giustizia. Di fatto avviene così? O non si
preferisce prendere spunto da alcuni casi (che ci sono) di senzacasa che in
vario modo tentano di speculare sul proprio disagio per criminalizzare intere
famiglie, con genitori disoccupati senza loro colpa e bambini esposti ai
quattro venti? Le proteste nel giorno del festino sono un'anomalia: ma
un'anomalia che, dobbiamo ammetterlo, risponde a un'altra anomalia. Entrambe -
le urla di chi non riesce a farsi ascoltare altrimenti e la sordità di chi non
ascolta se non quando si urla in occasioni cruciali - sono il sintomo di una
città malata: di una città dove chi ha, cerca (già col voto) di ampliare i
propri privilegi; e chi non ha, o ha poco, trova difficile lavorare per i
propri diritti (talora votando per i partiti sbagliati, talora votando per
quelli giusti che però contano sempre meno in fase deliberativa, talaltra
ancora astenendosi colpevolmente dal votare) viene emarginato e ghettizzato
implacabilmente. Palermo sarà una città civile quando il sindaco non sarà
aspettato perché salga su una scala a gridare verso un simulacro, ma sino al
giorno prima del festino - e dal giorno immediatamente a esso successivo - sarà
nel suo ufficio a ricevere i cittadini in più gravi condizioni, a consigliarsi
con i propri collaboratori e a controllare che le risposte politiche concordate
con la sua giunta si traducano, in tempi certi, in fatti concreti ed evidenti.
Sarà il modo migliore per onorare l'incarico - indubbiamente impegnativo -
ricevuto dalla maggioranza degli elettori e, se si trattasse per caso di un
cristiano credente e praticante, il modo migliore per testimoniare la sua fede
nel messaggio evangelico.
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Genova Via libera alla
moschea, cattolici divisi Monteleone attacca il
sindaco: "L'intesa è solo una scelta mediatica" E Borghezio lancia la
nuova crociata: "Neppure Nostradamus poteva prevedere un'invasione come
questa" DONATELLA ALFONSO NON la sindaco, ma siano i genovesi a decidere
se Genova debba ospitare una moschea, insiste il partito in cerca di sostegno
del referendum consultivo. E a Gianni Plinio, capogruppo di An, al consigliere
forzista matteo Rosso e Gianni Bernabò Brea (La Destra) si affiancano anche
voci cattoliche moderate come Rosario Monteleone, ora esponente dell'Udc, ma di
fatto ancora sostenitore della maggioranza di centrosinistra in Regione, di cui
resta vicepresidente del Consiglio. Mentre Fabio Broglia, moderato confluito nel
Pd, aderisce all'idea del comitato per il referendum, ma butta il cuore oltre
l'ostacolo: che partecipino anche i musulmani, se sono cittadini genovesi, e
finiranno le strumentalizzazioni. "Ma io sono convinto che anche da parte
della sinistra ci sarà la disponibilità a discutere del referendum, peraltro
previsto dallo statuto del Comune - incalza Plinio - Non a caso io chiedo che
si costituisca un comitato bipartisan per promuoverlo". "Io penso che
ci si debba spogliare dall'appartenenza politica , questa è una scelta
culturale e urbanistica, sicuramente di civiltà: ma deve essere condivisa"
avverte Monteleone , che attacca la firma del protocollo come di una
"scelta mediatica" della Vincenzi. E insiste: "Il referendum
consultivo va fatto con tutta la città, con le associazioni, le parrocchie: perché none esiste solo don Gallo, sono molti i cattolici che la pensano diversamente". Ma come, un fedele vuole
togliere ad altri fedeli la possibilità di pregare il loro dio? "Penso sia
giusto un luogo di ritrovo per i fratelli musulmani, ma non mi va com'è stata
impostata la questione. E Genova ha ben altre priorità". Insomma,
la possibile moschea e l'intesa tra la sindaco e l'imam Husein Salah fanno
crescere la temperatura tra i partiti; ma se da un lato la forma, cioè
l'ipotesi di una consultazione popolare non può che trovare l'intesa generale,
dall'altro la sostanza, cioè la libertà di avere un luogo di culto anche per
gli islamici resta ben differenziata. mentre l'europarlamentare leghista Mario
Borghezio, con la consueta finezza, invita la Vincenzi "a pulire i vetri
in cima alla Lanterna" scrivendo che "nemmeno Nostradamus, pur così
pessimista nella sua profetica visione di un'Europa invasa dagli islamici era
arrivato a prevedere che Genova, da repubblica marinara e cristiana sarebbe
diventata una repubblica islamica", l'associazione culturale Al Mohammadia
parla del protocollo d'intesa come di un evento importante "per tutti
coloro che credono nell'uguaglianza e nella libertà di culto sancite dalla
Costituzione". L'Associazione sottolinea "il contributo che potrà
dare un luogo di culto per la convivenza pacifica", polemizzando con
"la destra cittadina", a cui la moschea "toglierà un elemento
centrale della loro propaganda politica". Definiscono invece il protocollo
come "un vuoto documento" perché "non preceduto da una
discussione e relativa votazione in Consiglio comunale che ne avrebbe
eventualmente ratificato l'ufficialità" i due consiglieri comunali di An
Aldo Praticò e Giuseppe Murolo che minacciano, se la moschea dovesse nascere
per delibera di giunta, di usare ogni forza per ostacolarlo. Poco conta che si
sia già chiarito come ogni discussione verrà portata al tavolo con i municipi e
poi in consiglio comunale; la destra incalza con timori e dinieghi.
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XVII - Genova Oltre mille
persone per gli 80 anni del sacerdote La festa di don Gallo musica e auguri dai
vip Microconcerti e messaggi video, la consegna dei regali Il protagonista:
"Non pensavo proprio di arrivare fin qui" RAFFAELE R. RIVERSO Una torta
di due metri per un metro e venti alla frutta portata da un gruppo di trans
genovesi sulle note di "Princesa" di Fabrizio De André è stato uno dei momenti-clou alla festa per l'ottantesimo
compleanno di don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto, che
si è svolta ieri sera all'Arena del mare, presenti oltre mille persone (tra il
pubblico Nando Dalla Chiesa e Vittorio Agnoletto). Un happening: l'abbraccio di
Dori Ghezzi (a cui don Gallo ha consegnato un mazzo di rose, suscitandone la commozione,
che s'è trasformata in lacrime quando il sacerdote ha letto una poesia scritta
da lui e dai ragazzi della Comunità il giorno dopo il funerale di Fabrizio De
André) e di don Vitaliano Della Sala (che gli ha donato un pacco di sigari
toscani) e l'omaggio delle istituzioni con la consegna di una targa da parte
del sindaco Marta Vincenzi e con l'augurio del primo cittadino di "operare
altri ottant'anni in questa città". "Ottant'anni? Non pensavo certo
di arrivarci - ha detto don Gallo - Quindici anni fa pensavo di andarmene, per
tre mesi non sono riuscito a dormire, ero mezzo esaurito anche se parlavo. Il
mio augurio? Lo faccio agli italiani: che si ricordino che l'Italia è una
repubblica democratica, laica e antifascista". In
apertura di serata i Soggetti Smarriti; poi la musica di Paolo Bonfanti,
Federico Sirianni, Max Manfredi, Orchestra Bailam e Roberta Alloisio, mentre
Piero Pelù ha chiuso la serata: microconcerti intervallati dalle telefonate di
don Gallo con Franca Rame, Dario Fo e Beppe Grillo. Poi i videomessaggi
di Maurizio Crozza, Dario Vergassola, Claudio Bisio, Moni Ovadia, Vasco Rossi,
Neri Marcoré, Angela Finocchiaro, Manu Chao con Carotone. Una seconda torta a
forma di gallo è arrivata nella notte sul palco col consigliere comunale di Vicenza
e portavoce del comitato No dal Molin, Cinzia Bottene.
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Bari "Davide è
morto, ha smesso di soffrire" Il primario Laforgia sul piccolo nato senza
reni. Il padre: funerale privato Oggi sarà eseguita l'autopsia. Lo zio scrive sul
blog: niente esequie con rito religioso FRANCESCA SAVINO Adesso non deve più
sottoporsi alla dialisi, alle flebo o alla respirazione artificiale. A ottanta
giorni dalla nascita, ieri alle 5 di mattina Davide, il bambino di Foggia
affetto dalla rarissima sindrome di Potter, ha smesso di respirare. Da un mese
era ricoverato nel reparto di terapia intensiva neonatale del Policlinico di
Bari, in cui era stato trasferito dal pediatrico
Giovanni XXIII dopo un ulteriore peggioramento delle sue condizioni. "Ha smesso
di soffrire", per il primario Nicola Laforgia che pronuncia queste parole
dopo poche ore, mentre i genitori del piccolo sono già in viaggio verso Foggia:
cercano una cappella per seppellire il figlio. Da soli: non
ci sarà un funerale religioso ma un rito laico e privato. In queste ore la
dottoressa Silvana Russo, anatomopatologa, effettuerà l'autopsia: una procedura
di rito, per i neonati morti in ospedale, necessaria in questo caso anche per
la gravità della patologia di cui Davide soffriva. Una sindrome con
pochissimi casi documentati: circa
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca Cassazione, l'ira del
presidente "Su Eluana rispettata la legge" Risposta ai parlamentari:
mai travalicato i nostri compiti PIERO COLAPRICO MILANO - Una serie di atti senza
precedenti sta accompagnando la fase finale (probabilmente finale) della storia
di Eluana Englaro. Ieri, evento non frequente, ha deciso di dire basta alle
polemiche il massimo magistrato d'Italia, il primo presidente della Cassazione
Vincenzo Carbone. Noi, dice in sintesi, "non abbiamo mai travalicato il
nostro compito". Quindi, i politici di Camera e Senato, specie del
centrodestra, che vogliono sollevare nientemeno che il conflitto di
attribuzione tra i poteri dello Stato, rivendicando il loro ruolo di
legislatori, si stanno sbagliando. Carbone ha emesso una nota ufficiale, in cui
spiega che "senza il consenso informato l'intervento del medico è, al di
fuori dei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio o in cui ricorra
uno stato di necessità, sicuramente illecito, anche
quando è nell'interesse del paziente". Cioè, esiste da tempo (secoli...),
una dialettica tra medico e paziente, e il malato, a un certo punto, può
chiedere che lo si lasci andare. Nel caso di Eluana Englaro il problema da risolvere
era questo: come si accerta la volontà di una persona che, in stato vegetativo permanente, non solo non può dare risposte,
ma non ha relazioni con il mondo esterno? Papà Beppino, quando comprese la
situazione della figlia, si rivolse all'avvocato Maria Cristina Morelli di
Milano. E lei, esperta di diritto della famiglia, gli suggerì di farsi nominare
tutore per rappresentare la volontà della figlia, che, quando era viva e
studiava all'università Cattolica, aveva detto chiaro e
tondo che non avrebbe mai accettato di vivere in un letto, proprio come
capitato a un suo amico, dopo un incidente stradale. E questo è il punto che
ieri, nella nota, riprende con forza il magistrato Carbone: "La
rappresentanza del tutore - ricorda - è sottoposta ad un duplice ordine di
vincoli: egli deve, innanzitutto, agire nell'esclusivo interesse
dell'incapace e, nella ricerca del "best interest", deve decidere non
"al posto" dell'incapace, né "per" l'incapace, ma
"con" l'incapace; quindi, ricostruendo la presunta volontà del
paziente incosciente, già adulto prima di cadere in tale stato,
tenendo conto dei desideri da lui espressi prima della perdita della coscienza,
ovvero inferendo quella volontà dalla sua personalità, dal suo stile di vita,
dalle sue inclinazioni, dai suoi valori di riferimento e dalle sue convinzioni
etiche, religiose, culturali e filosofiche", il tutore dice come stanno le
cose e i magistrati accertano i fatti. Perciò la Cassazione ha "alla
domanda di giustizia del cittadino, assicurato la corretta interpretazione
della legge, nel cui quadro - precisa Carbone - si collocano in modo primario i
principi costituzionali e la Convenzione di Oviedo", che tutela i diritti
del malato.
( da "Giornale.it,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 171 del 2008-07-19 pagina 14
Ratzinger sfida le "false divinità" di morte di Redazione Potere, ricchezza
e amore possessivo sono i nuovi idoli a cui immoliamo la nostra vita L'appello
a promuovere le religioni come "strumento di pace" contro il
terrorismo Quello dell'attenzione al creato e alla salvaguardia dell'ambiente
di fronte all'uso indiscriminato ed egoistico delle sue risorse è uno dei temi
più innovativi sui quali insiste Benedetto XVI. Innovativo e per certi versi
sorprendente, rispetto allo stereotipo della figura di Ratzinger che è stata
costruita negli ultimi decenni. E su questo insiste molto più di quanto non
facesse il suo predecessore Giovanni Paolo II, che pure era l'uomo innamorato
della natura e aveva un bisogno quasi fisico di vivere all'aria aperta.
Ratzinger, nel corso di questi primi tre anni di pontificato, ha sviluppato una
vera e propria "teologia della creazione". Dall'Australia, Paese che
patisce particolarmente la siccità ed è impegnato in politiche favorevoli
all'ambiente, il Papa non ha avuto paura di denunciare, come già aveva fatto
più volte, ad esempio in Brasile, "l'erosione, la deforestazione, lo
sperpero delle risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile
consumismo". Ha detto che "le meraviglie della creazione di Dio ci
ricordano la necessità di proteggere l'ambiente ed esercitare un'amministrazione
responsabile dei beni della terra". Ha invitato le religioni a impegnarsi
per questo. La Santa Sede ha ratificato il Protocollo di Kyoto e ha potuto
chiudere in pareggio i "conti ecologici" del 2007, conquistando così
lo scettro di primo Stato a impatto serra zero, grazie a un bosco di
( da "Giornale.it,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 171 del 2008-07-19 pagina 2 Grazie
al finto rom avete smascherato tutta l'ipocrisia della sinistra buonista di
Redazione Complimenti alla Redazione e in particolare a Filippo Larganà che ha
inscenato una rappresentazione degna del giornalismo pionieristico delle
origini. Il problema autentico è proprio quello di far ballare i rapporti
ideologicamente mummificati della sinistra suonando la sua stessa musica. Il
che vuol dire far emergere le contraddizioni e l'ipocrisia di fondo che sono
alla base di questa estenuata pratica politica. La posizione della gente comune
(cioè di buon senso) afferma solitamente che gli zingari non devono stare sulle
scale di palazzo Tursi, ma nemmeno devono stare dinnanzi a casa propria, visto
che una parte di loro tende a commettere notoriamente "marachelle"
che disturbano i cittadini (quelle per intenderci così ampiamente documentate
per televisione nell'area della stazione centrale di Milano; per non parlare
dei furti negli appartamenti e della terribile questione dei rapimenti dei
bambini, guarda caso, così frequenti in Italia). Gli zingari creano forme di
disagio cui in qualche modo si deve ovviare ma non certo scaricandole sui
cittadini (e pace all'anima loro e zitti, se no scatta l'accusa di razzismo da
parte dei soliti cani da guardia intellettualizzati della sinistra stessa). A
parte Tursi sarebbe interessante sapere se il sindaco Marta Vincenzi gradirebbe
veder frequentato l'edificio dove abita da un via vai repentino, appunto, di
Rom (con conseguenze facilmente immaginabili). Dostoevskij irridendo coloro che
nel XIX secolo facevano professione di "amatori dell'umanità"
scriveva (mi pare nei Fratelli Karamazov) che facilmente questi esponenti se un
diseredato, male in arnese, fosse salito in treno, sistemandosi vicino a loro,
quei "professionisti" appunto si sarebbero affrettati ad andarsene,
cambiando subito scompartimento. Se vogliamo cercare di risolvere i problemi
dei Rom e degli extracomunitari irregolari, la premessa non può essere che
questa: 1) sgomberare il campo dalle tronfie ideologie umanitarie;
2)abbandonare le forme di ipocrisia dettate da intenzioni di politica
sciagurata; 3)smetterla di pensare che i propri concittadini debbano subire le
ritrite bubbole ideologiche di stampo universalistico (e le loro infelici
attuazioni); 4) valutare seriamente chi vuole davvero lavorare e integrarsi
osservando le leggi italiane (e non qualche codice etnico particolare, a suo
comodo); 5) togliere credito e spazio a quei cretini che ci vengono a dire che
nel Dna dei Rom non c'è il rispetto della proprietà privata (questi babbioni
dovrebbero essere costretti ad andare a rubare in un campo Rom onde possano
constatare a loro spese quel che loro naturalmente accadrebbe in virtù della
reazione degli stessi zingari); 6) finirla di pensare che la penisola italiana sia
un porto di mare inteso come refugium peccatorum; 7) smetterla
da parte degli esponenti del teatrino della politica (orientato a sinistra,
laica e cattolica) di fare i "bravi e obbedienti bambini" dell'Europa
(e di quella realtà sostanzialmente inutile che è il parlamento europeo, un
vero circo Barnum) o dell'Onu (nella speranza di ricevere le tradizionali
medagliette e i consueti attestati di benemerenza); 8) allontanare
sistematicamente coloro il cui stile di vita è rigorosamente ispirato ad ideali
parassitari (senza dimenticare la facile propensione al delinquere). È ben
difficile naturalmente che la sinistra cambi mentalità (salvo che i singoli
esponenti non siano colpiti, anche duramente, da qualche episodio di cronaca
nera). Proprio per questo, onde ci si possa difendere da un costume che
affligge ormai il nostro paese da troppo tempo, occorre vigilare e reagire per
quanto ci è possibile nelle diverse forme che la legge consente (sperando di
non dover andare oltre a causa della nota e risaputa stupidità di chi ha voluto
e realizzato nel corso del tempo la disastrosa politica delle "porte
aperte"). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 171 del 2008-07-19 pagina 6
Gasparri: "Csm cloaca" E scoppia subito la bufera di Anna Maria Greco
da Roma Il termine è forte, soprattutto se riferito al Csm. "Cloaca",
lo definisce Maurizio Gasparri in un'intervista a Radio Radicale. Dice, per
l'esattezza: "La cloaca del Csm correntizzato, partitizzato e
parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani". Poi, il presidente
dei senatori Pdl rettifica, per ben due volte. Ma le polemiche politiche sono
divampate. "Queste dichiarazioni - dice Massimo D'Alema - sono una
manifestazione di dipendenza dall'agenda del premier da parte di
Gasparri". "Sono allibito", grida Antonio Di Pietro.
"Totale mancanza di senso e di rispetto delle istituzioni", commenta
il ministro ombra Pd della giustizia, Lanfranco Tenaglia. E la presidente dei
senatori Pd, Anna Finocchiaro, condanna le parole "offensive e
gravissime". L'opposizione rievoca gli insulti di piazza Navona con
l'aggravante, dicono Idv, Udc e Clemente Mastella, che stavolta non è un comico
come Grillo e la Guzzanti ad eccedere, ma un esponente del Pdl. Il Pd chiede al
centrodestra di prendere le distanze e invoca l'intervento del presidente del
Senato, Renato Schifani. Gasparri, intanto, ridimensiona sembra su consiglio di
Gianfranco Fini: "Non intendevo - precisa - denigrare l'istituzione in
quanto tale o chi ne ha la guida operativa. L'espressione, che può essere
apparsa indubbiamente eccessiva, era collegata alle note polemiche con taluni
esponenti del Csm". Dal centrodestra non arrivano censure e per il
premier, Silvio Berlusconi, l'incidente è chiuso: "Il senatore Gasparri ha
già fatto una precisazione che credo abbia posto la parola fine al
problema". Ma interviene anche l'Anm contro chi "delegittima" il
Csm. "Insulti vergognosi e qualunquisti - dice il presidente, Luca
Palamara -, di fronte ai quali non possiamo che ribadire il nostro richiamo
alla difesa dei valori costituzionali". Gasparri è costretto a smentire
ancora: ribadisce che alla radio c'era "un acceso scambio di idee"
con il pubblico, condito anche da insulti, ma che lui è "ben consapevole
della rilevanza delle funzioni del Csm" e del "grande equilibrio"
dell'azione di Giorgio Napolitano. Il Presidente della Repubblica, che guida il
Csm, a San Pietroburgo glissa una domanda sulla giustizia in quel Paese e si
guarda bene dall'entrare nelle polemiche di casa: "Francamente, non posso
occuparmi della giustizia in Russia. Dovendomi occupare già di quella in
Italia, mi basta". I take di agenzia con le frasi di Gasparri arrivano a
Nicola Mancino in mattinata, mentre il vicepresidente del Csm presiede la
sezione disciplinare. La reazione di disappunto è evidente, ma si decide di
evitare repliche ufficiali. Poco prima, Mancino ha criticato il titolo troppo
"bellicoso" di una sua intervista a La Repubblica, in cui dice che
una "guerra dichiarata" al Csm non aiuta e che riforme come questa
non si fanno "contro qualcuno, ma con il dialogo". Riequilibrare la
composizione del Consiglio e rendere esterna la sezione disciplinare è
opportuno, ma con una riforma costituzionale. E se ce ne sono troppe in
cantiere, avverte, "rischiano di produrre scontri parlamentari e polemiche
aspre con la magistratura". Il vicepresidente del Csm, comunque, è
contrario alla separazione delle carriere, a interventi sull'obbligatorietà
dell'azione penale e sull'immunità parlamentare. Chi
risponde a Gasparri, per abbassare i toni, è il laico di Fi Michele Saponara.
"Non ritengo di far parte di una cloaca - dice al Giornale - e mi dispiace
che Gasparri, forse nella foga polemica, abbia definito così il Csm, organo di
cui mi onoro di far parte e dove sono stato eletto anche
con il suo voto". Al Consiglio, spiega, siedono magistrati di varia
provenienza e laici eletti da diversi partiti: sono "fisiologiche"
posizioni diverse, ma sempre con "rispetto reciproco". "Il
dibattito sulle riforme - dice Saponara - non autorizza espressioni ingiuriose.
Mi auguro che gli inviti al dialogo di Napolitano siano ascoltati". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica,
La" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura LA SOCIETà Politica e
religione habermas su "reset" né laicismo né
fondamentalismo post-secolare Il futuro di una terza via fra ipotesi contrapposte
Le prospettive multiculturali e le chiusure neocon La pretesa di chiudere le
questioni di fede nel puro ambito privato è opportuno che lo Stato non riduca
la complessità delle diverse voci pubbliche JÜRGEN HABERMAS (segue dalla prima
pagina) Nonostante sia evidente la reciproca interazione dei due aspetti,
entrambe le parti continuano a discutere se la tutela dell'identità culturale
debba precedere le garanzie dell'inclusione civica oppure viceversa. Il tono
stridulo della polemica deriva dalle premesse filosofiche che gli avversari ? a
torto o a ragione ? si ascrivono a vicenda. Ian Buruma ha osservato giustamente
come dopo l'11 settembre 2001 la disputa, prima soltanto accademica, su illuminismo e anti-illuminismo,
modernità e post-modernità, sia uscita dalle aule universitarie per entrare
nelle piazze. In realtà, sono piuttosto le problematiche convinzioni
retrostanti a fomentare la disputa: da un lato un relativismo culturale
imbellettato in maniera postmoderna, dall'altro lato un laicismo
antireligioso e démodé. (?) Sull'incoerenza filosofica della
critica-della-ragione propugnata dal relativismo culturale post-moderno non è
qui il caso di tornare. Si tratta però di una posizione interessante anche per
un altro motivo. Essa ci illumina sui veri motivi di certi voltagabbana che
sono passati da sinistra a destra. Di fronte al terrorismo islamico, certi
"multiculturalisti" di sinistra si sono presto trasformati in falchi
guerrafondai e hanno finito per allearsi inaspettatamente con i "fondamentalisti
dell'illuminismo" di tipo neocon. Evidentemente,
nella lotta contro l'islamismo, questi convertiti hanno continuato a vedere
nell'illuminismo quella stessa "ideologia
occidentale" che già in precedenza loro combattevano giudicandola priva di
dimensione universalistica. "L'illuminismo è ora
diventato di moda in quanto i suoi valori non sono soltanto universali, ma sono
anche i valori nostri, cioè dell'Europa e dell'occidente". (?) Agli occhi
del laicismo radicale poco importa il rilevamento
sociologico che registra, persino nelle società secolarizzate dell'occidente,
il nuovo ruolo della religione nella formazione politica dell'opinione e della
volontà. Anche qualora si accetti come empiricamente corretta la qualifica di
"post-secolare" riferita alle società dell'Europa occidentale, è
possibile restare filosoficamente convinti che le religioni debbano la loro
ininterrotta influenza all'ostinata sopravvivenza di forme premoderne del
pensiero (una sopravvivenza che resterebbe poi da spiegare sul piano sociologico).
Dal punto di vista dei laicisti, insomma, i contenuti di fede sono in ogni caso
scientificamente screditati. E proprio questo atteggiamento scientistico li
spinge a polemizzare con vivacità contro le tradizioni, persone e
organizzazioni religiose che pretendono far valere un loro significato
pubblico. Qui vorrei fare una distinzione tra laico e
laicista. La persona laica o non credente si comporta con indifferenza
agnostica nei confronti delle pretese religiose di validità. Invece, nei
confronti di dottrine religiose che conservano rilevanza pubblica a prescindere
dalla loro infondatezza scientifica, i laicisti assumono un atteggiamento
polemico. Oggi il laicismo si appoggia spesso
ad un naturalismo hard, cioè fondato su assunti scientistici. Diversamente dal
caso del relativismo culturale, qui non ho bisogno di discutere i presupposti
filosofici retrostanti. In questo contesto mi interessa piuttosto chiedermi se
una svalutazione laicistica della religione, nell'ipotesi venisse un giorno
condivisa dalla grande maggioranza dei cittadini laici, sarebbe ancora
conciliabile con il bilanciamento post-secolare di "eguaglianza
civica" e "differenza culturale" (...) In altri termini, mi
chiedo se una ipotetica mentalità laicistica della gran massa dei cittadini non
finirebbe per essere ? ai fini dell'autocomprensione normativa di una società
post-secolare ? altrettanto poco desiderabile quanto una deriva
fondamentalistica dei cittadini credenti. (?) Forse che non occorre un processo
di apprendimento ? oltre che sul versante del tradizionalismo religioso ? anche
sullo stesso versante del secolarismo? Le stesse aspettative normative che
governano l'inclusione democratica non ci vietano forse di screditare
laicisticamente la religione proprio come ci vietano di accettare, per esempio,
la disparità religiosa di uomo e donna? In ogni caso, un processo complementare
di apprendimento sul versante del secolarismo diventa necessario dal momento
stesso in cui, di fronte alla concorrenza delle visioni religiose del mondo, non
si interpreti più il secolarismo dello stato come una
mera esclusione dei contributi religiosi dalla sfera pubblica politica. (...) è
opportuno che lo Stato democratico non riduca preventivamente la complessità
polifonica delle diverse voci pubbliche, in quanto esso non può mai sapere se,
così facendo, non stia privando la società di risorse utili alla fondazione del
senso e della identità. Soprattutto riguardo a settori vulnerabili della
convivenza sociale, le tradizioni religiose dispongono della capacità di
articolare in maniera convincente sensibilità morali e intuizioni
solidaristiche. (?) A questo punto, ciò che mette alle strette il secolarismo è
l'aspettativa per cui i cittadini laici dovrebbero confrontarsi con i loro
concittadini religiosi ? nella società civile e nella sfera pubblica politica ?
prendendo sul serio la loro fede e su un piede di perfetta parità. Se
nell'incontrare i concittadini religiosi, i laici dovessero pensare di non
poterli prendere sul serio come contemporanei della modernità per via del loro
atteggiamento religioso, allora si ricadrebbe sul piano di un mero modus
vivendi e si perderebbe quella base di mutuo riconoscimento che è costitutiva
della cittadinanza. Dunque i laici non devono escludere a priori la possibilità
di scoprire, nei contributi religiosi, dei contenuti semantici ? in qualche
caso, persino proprie intuizioni inespresse ? che sono suscettibili di essere
utilmente tradotti sul piano dell'argomentazione pubblica.
( da "Corriere
della Sera" del 19-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Primo Piano - data: 2008-07-19 num: - pag: 2 categoria: ALTRI OGGETTI 27 I
Componenti del Csm; 3 membri di diritto e dei 24 giudici
eletti, 8 sono i laici, di nomina parlamentare, 16 i togati eletti dai
magistrati 9.150 I Magistrati in servizio in Italia. Il numero previsto per
legge è 10.109: per raggiungerlo servirebbero concorsi per altri 959 posti
8.553 Le Toghe (4.998 uomini e 3.555 donne), che lavorano negli uffici
giudiziari; gli altri sono fuori ruolo o senza funzione.
( da "Corriere
della Sera" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-19 num: - pag: 3 categoria:
BREVI Funzioni e ruolo giudica i magistrati L' organo di autogoverno dei
magistrati è presieduto dal capo dello Stato, che ne è membro di diritto. Il
vicepresidente è scelto dal plenum del Csm tra i laici. Decide di assunzioni,
trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari.
( da "Corriere
della Sera" del 19-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-19 num: - pag: 39 autore: di MARCO
VENTURA categoria: REDAZIONALE PER MALTESE E LA SINISTRA LA CHIESA è SOLO
QUESTUA Denaro pubblico alla Chiesa cattolica? L'inchiesta di Curzio Maltese su
Repubblica, ora pubblicata nel volume La questua (Feltrinelli), e le repliche
di Avvenire hanno inscenato il solito dibattito tra clericali e anticlericali.
Colpi, parate e contrattacchi su Ici e 8 per mille, oratori, scuola cattolica,
ora di religione. Inesorabile lo schema: denuncia del neoconfessionismo
cattolico da una parte; condanna del laicismo
relativista dall'altra. Il sipario è infine calato, in attesa della prossima
rappresentazione. Proprio di teatro si tratta. Stampa di sinistra e stampa
cattolica si menano fendenti, ma son costrette a condividere la medesima
condizione. Entrambe appaiono sempre più minoritarie e incapaci di esprimere il
Paese. Si alleano nel dettare l'agenda, giocano sul facile terreno delle
bandiere e delle appartenenze; e tengono il baricentro all'indietro, su una
società italiana, cattolica e/o di sinistra, che non esiste più. Sui soldi
pubblici alla Chiesa l'inchiostro scorre a fiumi, ma i grandi nodi restano
nella penna. La stampa di sinistra evita di chiedersi perché tanti italiani preferiscano
l'oculata gestione ecclesiastica allo sperpero pubblico. La
stampa cattolica evita di chiedersi perché è fallito il progetto di una Chiesa
finanziata direttamente dai fedeli, senza comode deleghe e ricatti allo Stato.
Arroganti nell'opporre teatralmente confessionismo e laicismo, quando
si tratta di realtà le due parti balbettano. La vera alternativa per
religione e politica è quella tra il teatro dei princìpi e la responsabilità
delle pratiche. Non è più il tempo di distinguere tra denaro delle tasse e
denaro delle questue. Conta solo la distinzione tra denaro per i parassiti e
denaro per lo sviluppo.
( da "Corriere
della Sera" del 19-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cultura - data: 2008-07-19 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE
Anteprima Un nuovo libro di Ian Kershaw, biografo di Hitler, sull'atteggiamento
dei tedeschi verso la Shoah L'epoca delle idee genocide Il circuito perverso
fra modernità e violenza dal XX al XXI secolo di IAN KERSHAW P er quanto si
voglia considerare con pessimismo la storia mondiale più recente, è chiaro che
la ultra-violenza da cui è stata caratterizzata la prima metà del secolo scorso
non trova paragone nella seconda metà: e questo nonostante gli ultimi decenni
abbiano comunque assistito a situazioni di violenza terrificante come la
rivoluzione culturale in Cina, o la Cambogia dei khmer rossi, o le stragi in
Ruanda. (...) Ne nascono numerose domande. La prima è ovvia: che cosa ha
causato la devastante esplosione planetaria di questa immensa violenza
istituzionalizzata, nella prima metà del XX secolo? Niente, nei decenni
precedenti, aveva preparato il mondo a quel che stava per accadere. Certo, la
Prima guerra mondiale rappresenta una gran parte della risposta. Ma quella non
può essere stata la sola causa. Gli sconvolgimenti epocali, nella storia, di
solito non hanno solo cause a breve termine. E questa sicuramente non è
un'eccezione. Un altro interrogativo riguarda la propensione alla violenza da
parte di certi Stati e delle società che essi pretendono di rappresentare.
Perché cioè, per porre la questione nei suoi termini, gli Stati si sono
ritrovati più - o meno - disposti all'uso di una violenza così estrema? La
risposta a questa domanda conduce a una terza. Visto che ogni secolo (o anche
mezzo secolo) nel corso della storia è stato comunque
violento in misura più o meno grande, davvero è stata solo la scala della
violenza, resa possibile da nuove tecnologie di distruzione, a rendere unico il
XX secolo? Assodato che la seconda metà del XX secolo - almeno in Europa - è
stata incomparabilmente meno violenta della prima, siamo di fronte a una
domanda ovvia: perché è successo? Eric Hobsbawm, il cui punto di vista nel
libro Il secolo breve non poteva essere se non globale, ha parlato di una
"Età della Catastrofe" che ha attraversato le due guerre mondiali,
seguita da una "Età dell'Oro" giunta sino alla crisi petrolifera
degli anni Settanta. (...) C'è una statistica degna di attenzione. I civili
morti durante la Prima guerra mondiale erano stati, secondo le stime più
elevate, poco più di un terzo del totale delle vittime: ma nella Seconda, ed è
un calcolo prudente, furono circa due terzi. Da cinque milioni di morti a
qualcosa come ventisette. (...). E ancora. Un Paese come la Polonia, dove la
guerra "combattuta " non durò più di un mese, vide morire un quinto
della sua popolazione - la più alta percentuale di morti civili rispetto a ogni
altro Paese in guerra - nei sei lunghi anni successivi all'invasione tedesca
del 1939. (...) L'esaltazione della violenza come forma di protesta sociale e
politica contro la società borghese decadente, anche se istituzionalizzata nei
movimenti fascisti solo dopo il 1919, era iniziata prima della Grande guerra.
L'intellettuale fascista francese Pierre Drieu La Rochelle, più tardi,
considerando gli anni prima della guerra, rievocava quei "giovani di tutte
le classi sociali, incendiati da un concentrato di eroismo e violenza, che
sognavano di combattere... il capitalismo e il socialismo parlamentare ".
Nel 1910 il nazionalista italiano Enrico Corradini usava terminologie e
analogie marxiste per parlare dell'Italia come di una "nazione proletaria
", argomentando che "dobbiamo insegnare all'Italia il valore della
lotta internazionale. Ma lotta internazionale significa guerra. Ebbene, guerra
sia! E che il nazionalismo risvegli nell'Italia la volontà di vincere la guerra".
I futuristi italiani, il cui fondatore Filippo Tommaso Marinetti rimase fedele
a Mussolini sino alla fine, divulgarono il loro, per così dire, eccentrico
punto di vista nel Manifesto del 1909: "Noi vogliamo esaltare il movimento
aggressivo... lo schiaffo e il pugno... Noi vogliamo glorificare la guerra -
sola igiene del mondo - e il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore
degli anarchici, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della
donna". (...) Prima del 1914 la Germania era una società relativamente non
violenta. Dopo il 1918 la violenza divenne uno dei suoi tratti distintivi -
ancora lontana dai livelli della Russia, ma lentamente sempre più simile. (...)
Ormai il terreno era pronto ad accogliere con un vastissimo consenso l'assalto nazista
alla sinistra nel 1933, la costruzione dei campi di concentramento, gli
attacchi contro le minoranze (contro gli ebrei in particolare) e
l'indebolimento dei limiti legali all'esercizio del potere statale. Quando, nel
1934, Hitler si dichiarò apertamente responsabile dell'assassinio di alcuni
leader del suo stesso movimento, accusandoli di tradimento, corruzione e
pratiche omosessuali, incassò una totale approvazione nonché l'esplosione della
sua popolarità personale. Intanto un gran numero di tedeschi troppo giovani per
aver fatto la guerra, spesso con un'istruzione universitaria - e che credevano
strenuamente nell'uso freddo e razionale della violenza per purificare la
Germania dalle sue diversità razziali, percepite come "malsane" - iniziavano
a costruire le loro carriere dentro la polizia di sicurezza e le SS. Più tardi
sarebbero diventati non solo i pianificatori del "nuovo ordine"
nazista in Europa orientale, con l'obiettivo di eliminare 31 milioni di slavi
nei 25 anni seguenti, ma i vertici delle squadre di sterminio che lanciarono la
"Soluzione finale". Fu il culmine di un lungo processo
nell'escalation della violenza politica, il cui punto di partenza risaliva alla
Prima guerra mondiale. (...) Ma fatemi tornare alla terza domanda che avevo
posto. Nel XX secolo c'è stata semplicemente più violenza? Oppure è stata anche
una violenza qualitativamente diversa, più moderna? La maggior parte degli
esperti concordano nel sottolineare la modernità di questo genocidio.
Soprattutto Michael Mann ha sostenuto - in modo a mio avviso convincente - che
l'assassinio di massa nei confronti di civili (o altre forme, magari non
omicide, ma comunque brutali, di persecuzioni e "pulizie") su basi
ideologiche "in nome del popolo", sia per ragioni etniche (vedi
armeni, ebrei, bosniaci musulmani, albanesi, kosovari, tutsi e così via) sia
per ragioni di classe (vedi il terrore staliniano anti-kulaki o lo
"sterminio di classe" di Pol Pot) rappresenta una componente cruciale
di ciò che rende "moderna", appunto, la violenza politica moderna.
Naturalmente nell'assassinio di massa dei civili non c'è niente di nuovo. E l'ideologia - anche se religiosa, non laica - è stata usata per
giustificarlo sin dall'antichità. Decine di migliaia morti ammazzati nella
crociata contro gli albigesi all'inizio del XIII secolo, le guerre di religione
francesi nella seconda metà del XVI, e la Guerra dei trent'anni nel XVII: tutte
in nome della religione. Anche il sacco di Magdeburgo da parte dei cattolici nel 1631, col verosimile sterminio di 30 mila tra
uomini, donne e bambini, e lo spietato assalto di Cromwell a Drogheda e Wexford
in Irlanda, dieci anni più tardi, quando 4500 soldati della guarnigione vennero
passati a fil di spada in nome di Dio, furono massacri particolarmente efferati
e su vasta scala. Ma la violenza religiosa - o meglio la violenza perpetrata in
nome della religione - di solito, giunta ai convertiti, si fermava. (...)
Considerando ciò che almeno nel contesto europeo sembra evidente al di là di
ogni possibile errore, la differenza maggiore tra la violenza nelle due metà
del secolo consiste nel diverso impatto prodotto dalle due guerre mondiali. La
seconda di queste guerre ha condotto cioè al contenimento, e persino allo
sradicamento, delle principali fonti di violenza di Stato su larga scala,
almeno in Europa. (...) Questo porta oltre il passato, verso il presente e il
futuro. Ora, all'inizio del XXI secolo, in conseguenza dell'attacco alle Twin
Towers dell'11 settembre 2001, siamo entrati in una nuova fase della violenza
politica. Quell'atrocità non è stata un atto convenzionale di guerra. E
tuttavia un atto di guerra lo è stato - un tipo
moderno di guerriglia, e non da parte di uno Stato o di un gruppo terrorista
legato a uno Stato, ma di un'oscura organizzazione internazionale e
sovranazionale, Al Qaeda, che con i suoi tentacoli avvolge come un'idra diversi
Stati, pur non legandone a sé nessuno. (...) è difficile immaginare che la
cosiddetta "guerra al terrorismo " possa essere vinta dagli Stati
Uniti, o da chiunque altro: o perlomeno è difficile immaginarlo in senso
militare. Colui che per qualcuno è un terrorista è, per qualcun altro, un
combattente in nome della libertà. (...) La conseguenza di questo nuovo tipo di
terrorismo sarà la progressiva, inevitabile erosione delle libertà civili:
almeno fino a quando i popoli impauriti saranno pronti a barattarle in cambio
di una salvaguardia tutta apparente della loro sicurezza. (Traduzione di Sandra
Zucchini) Autore Lo storico Ian Kershaw. In alto una scena di guerra in Somalia
nel '93 (foto di Don Eldon) Ghetto Una famosa immagine del rastrellamento del
ghetto di Varsavia.
( da "Messaggero,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
19 Luglio 2008 Chiudi di MICHELE
CONCINA ROMA - Un monumento vivente, venerato dalle scolaresche in pellegrinaggio,
consultato come un oracolo dai leader del pianeta. Il padre della patria, a cui
s'intitolano aeroporti e strade, biblioteche e centrali elettriche. Un santo laico, secondo la definizione unanime della stampa
internazionale. Ma soprattutto un uomo vivissimo e vivacissimo; un uomo che
dopo novant'anni di martirio e di potere sa ancora ridere e piangere, ancora
pensa ogni giorno a come può migliorare il mondo. Per il pubblico
televisivo mondiale, l'immagine simbolo di Nelson Mandela è quella della
liberazione, nel febbraio del 1990, dopo 27 anni di carcere. La lenta gloriosa
marcia in una Capetown intiepidita dall'estate australe, la folla innamorata,
la consapevolezza solenne che quel giorno cambiava la storia. Ma per chi c'era,
il Mandela a cui restare affezionati è quello del '94: l'uomo in camiciola
variopinta dal sorriso largo un palmo, appena proclamato presidente nelle prime
elezioni democratiche della storia sudafricana, che si divertiva pazzamente a
sgomitare nel khoi-khoi, la danza della vittoria. La vita di Rolihlala
Dalibhunga Mandela è un concentrato del peggio e del meglio che ha saputo
produrre il secolo scorso; e di un Paese, il Sudafrica, meraviglioso,
ricchissimo, ma insanguinato e diviso dalla storia. L'università di Fort Hare, a
cui s'iscrisse nel 1939 per diventare avvocato, era l'unica per i neri. E
anziché dissolversi lentamente, la segregazione razziale peggiorava: nel
( da "Manifesto,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
CASO ELUANA ENGLARO Il presidente
Vicenzo Carbone risponde alle polemiche: "Mai travalicato i nostri compiti
istituzionali" Botta e risposta tra Cassazione e Senato. La Corte:
"Siamo nel giusto" Eleonora Martini Botta e risposta tra Suprema
Corte e Senato sul caso di Eluana Englaro. Nell'accogliere il ricorso di
Beppino Englaro, il padre della ragazza che da 16 anni vive in stato vegetativo permanente, "la Corte di Cassazione
non ha in alcun modo travalicato il proprio specifico compito istituzionale di
rispondere alla domanda di giustizia del cittadino". Ad affermarlo è una
nota emessa ieri dal primo presidente di Piazza Cavour, Vicenzo Carbone, che
risponde indirettamente alle accuse di ingerenza sul potere legislativo
sollevate nei giorni scorsi. Immediata la risposta del vicepresidente vicario
dei senatori Pdl, Gaetano Quagliarello: "Il presidente Carbone conferma le
ragioni per le quali avevamo chiesto il conflitto di attribuzione".
Mercoledì scorso, infatti, la Giunta per il regolamento di Palazzo Madama,
accogliendo la richiesta del presidente Renato Schifani, aveva deciso di
sollevare davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione con la
Cassazione. I giudici della Suprema Corte, però, puntualizza la nota,
"hanno assicurato la corretta interpretazione della legge, nel cui quadro
si collocano in modo primario i principi costituzionali e la Convenzione di
Oviedo". Secondo l'articolo 32 della Costituzione e la Convenzione firmata
nel 1997 dal Consiglio d'Europa, infatti, nessun intervento sanitario può
essere eseguito senza il consenso del paziente. "In applicazione di
siffatto principio - continua Carbone - la Corte d'appello di Milano, nella sua
autonomia e valutando nel concreto le circostanze di fatto e le prove raccolte,
ha deliberato che potessero essere sospesi alla Englaro i presidi che tuttora
ne prolungano il riconosciuto stato vegetativo
permanente". Il presidente della Cassazione fa riferimento ai trattamenti
di idratazione e alimentazione forzata che tengono in vita Eluana. "Senza
il consenso informato - puntualizza la nota del Palazzaccio - l'intervento del
medico è, al di fuori dei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio
o in cui ricorra uno stato di necessità, sicuramente
illecito, anche quando è nell'interesse del paziente". Il malato, scrive
in sostanza Carbone, è libero di "rifiutare la terapia e di interromperla
in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale". Il presidente
della Cassazione, poi, riconosce il delicato compito del tutore, che interviene
nel caso in cui il paziente sia incapace di esprimere la propria volontà.
"La rappresentanza del tutore - prosegue la nota - è sottoposta ad un
duplice ordine di vincoli: egli deve, innanzitutto, agire nell'esclusivo
interesse dell'incapace e, nella ricerca del "best interest", deve
decidere non "al posto", né "per" l'incapace, ma
"con" l'incapace; quindi, ricostruendo la presunta volontà del
paziente incosciente, già adulto prima di cadere in tale stato,
tenendo conto dei desideri da lui espressi prima della perdita della coscienza,
ovvero inferendo quella volontà dalla sua personalità, dal suo stile di vita,
dalle sue inclinazioni, dai suoi valori di riferimento e dalle sue convinzioni
etiche, religiose, culturali e filosofiche" Ma per
Quagliarello, che insieme a Cossiga è stato tra i
promotori dell'iniziativa del Senato, il presidente Carbone, nel richiamarsi al
principio "assolutamente laico" di libertà di cura, afferma nella
nota che "idratazione e alimentazione sono state considerate dalla
Cassazione trattamenti sanitari. Ma si dà il caso che sia esattamente
questo il punto in discussione presso la XII commissione del senato". E si
dà il caso anche che sia esattamente questo il punto di dissenso tra la Chiesa
e la maggior parte della comunità scientifica, come risulta anche dalle
audizioni eseguite in Commissione sanità del Senato durante la scorsa
legislatura.
( da "Manifesto,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
SFIDA Pecoraro arriva solo oggi.
"Forse" Palazzo o movimento? I Verdi verso la conta Stefano Milani
INVIATO A CHIANCIANO Cercasi sorriso disperatamente. Perché il Sole che ride
ora ha il broncio. E a Chianciano - dove ieri si è aperta la tre giorni
dell'assemblea straordinaria dei Verdi - si nasconde dietro nuvole minacciose.
Piove, mentre i 425 delegati entrano alla spicciolata all'interno del
PalaMontepaschi. E non può esserci metafora migliore per descrivere l'attuale stato di salute del popolo ambientalista che prova a
rialzare la testa dopo la batosta elettorale del 14 aprile scorso. Non a caso
Angelo Bonelli la considera "la fase più difficile della nostra
storia". Sono passati cento giorni dal funerale della sinistra arcobaleno
ma sembra ieri. Tante le vittime. La più illustre è senza dubbio Alfonso
Pecoraro Scanio, segretario per sette anni e ministro dell'ambiente per poco
meno di due, ma sufficienti per essere additato un po' da tutti come il capro
espiatorio del fallimento, del governo Prodi prima e del progetto della
Sinistra arcobaleno poi. Lui le dimissioni le ha già date, ma qui ancora è
sulla bocca di tutti. Verrà o non verrà? "Ma si che viene", dice un
delegato ad un altro. E invece niente, non si vede. E così i lavori cominciano
senza l'imprimatur dell'ex segretario come il rituale richiederebbe. Interverrà
oggi, "forse" aggiunge qualcuno. Se lo farà, sicuramente a titolo
personale. La scelta è chiara: non influenzare in nessun modo il voto
dell'assemblea, provare a lasciarsi alle spalle la tempesta degli ultimi mesi e
ripartire. Ripartire sì, ma verso dove? La precarietà dell'attuale scenario
politico impone prudenza. Piccoli passi, dunque. Si comincia con la scelta del
nuovo segretario, rigorosamente un "traghettatore" che riesca a portare
il partito in acque meno agitate. Un anno per invertire la rotta, fino alle
Europee del 2009, dopo le quali è stato già fissato il
congresso. Il compito non è semplice, ma Grazia Francescato ha già detto
presente ed è pronta a prendere in mano il timone. La sua mozione, la numero
uno, è forte di una maggioranza che si aggira intorno al 60% ed ha come
firmatari un po' tutto lo stato maggiore verde. Da
Angelo Bonelli a Paolo Cento, da Loredana De Petris allo stesso Pecoraro
Scanio. E proprio al segretario dimissionario che la Francescato lancia
un'ancora di salvataggio. "Buttare tutti la croce addosso ad Alfonso -
dice - è ingiusto: andare con la Sinistra arcobaleno è stata una scelta
condivisa". Nessun colpevole, ma tutti colpevoli, "ma non dobbiamo avere
la sindrome di piazzale Loreto". E sta anche qui la differenza con l'altra
mozione subito dietro, la numero due, quella dell'outsider Marco Boato, che
della Sinistra arcobaleno non ha mai condiviso idee e progetto. Lo storico
parlamentare verde non ci gira tanto intorno. "Stimo molto la Francescato
- dice - ma, mentre nel '99 rappresentava una candidatura unitaria, oggi
rappresenta il continuismo rispetto alla vecchia esperienza". Oggi,
prosegue Boato, "i Verdi hanno bisogno di una svolta profonda per il
futuro, serve il recupero dell'identità culturale di questo
partito come forza plurale, laica". Ma soprattutto, c'è bisogno di
"recuperare un'autonomia politica". Ci sarebbe anche una terza
candidata che ancora non ha sciolto le riserve, quella dell'eurodeputata e
capogruppo dei Verdi al parlamento europeo, Monica Frassoni, che potrebbe però
far convergere i suoi nella mozione Boato. Dal Palco si alternano gli
oratori. E nelle loro parole c'è voglia di unità e identità. C'è anche qualche
scaramuccia contro il modus operandi dell'assemblea, come in ogni assemblea che
si rispetti. Nel parterre, intanto, fanno capolino qua e là ospiti
"interessati". Dal portavoce degli eco-dem Fabrizio Vigni,
all'ulivista Mario Barbi, dall'ex capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo
Spena al gruppo dirigente radicale con la neo-segretaria di Radicali Italiani
Antonella Casu e il presidente Bruno Mellano. Il programma della giornata di
oggi prevede la presentazione delle sei mozioni e, a seguire, il voto. Per la
cronaca, man mano che l'assemblea va avanti le nuvole lasciano il posto al
sole. Se ride o meno, però, è ancora troppo presto per dirlo.
( da "Manifesto,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
A dirigere l'edizione 2008 degli
Incontri internazionali di Arles è stato chiamato il
couturier Christian Lacroix. Che scegliendo immagini di autori come il camerunense
Samuel Fosso, l'indiano Achinto Bhadra o la francese Françoise Huguier, ha
puntato, più che su modelli o tessuti, sui diversi modi in cui gli abiti sono
documenti del tempo NUOVE PROFONDITÀ DI CAMPO TRA MODA E FOTOGRAFIA Patrizia
Calefato Senza la fotografia la moda non esisterebbe. Può sembrare
un'affermazione azzardata, soprattutto tenendo conto delle più recenti e
accreditate ricostruzioni della Fashion Theory che considerano la moda un
sistema strettamente legato al carattere originario della
"modernità", dunque di gran lunga precedente l'epoca della
riproducibilità tecnica, innanzi tutto fotografica, dei segni visivi. C'è però
un senso più intimo e individuale che la moda lambisce, forse non previsto
dalle ricostruzioni epocali, ma certamente fondativo della moda stessa quale
sistema attraverso cui il corpo e l'occhio vengono "toccati" dal
rivestimento. Vanitas vanitatum Un senso che richiama direttamente la
fotografia quale arte del tempo unico, dell' "è stato"
come sosteneva Roland Barthes, e insieme arte della visione tradotta in
immagine. Un senso che permette alla moda di essere soprattutto "un modo
d'essere, di mostrarsi, di apparire", scrive Christian Lacroix, il
couturier che quest'anno è stato chiamato a dirigere i
Rencontres Internationales de photographie di Arles. In questa occasione, è
proprio attraverso la figura di stilista-artista di Lacroix che moda e
fotografia, sistemi del vedere e del sentire, mostrano i loro vincoli più
insoliti. Chiamati a esporre sono infatti non "fotografi di moda" in
senso stretto, ma fotografi a tutto campo, secondo la grande lezione lasciata
da Richard Avedon, che fu artista della modernità in senso pieno e che è
presente alla manifestazione di Arles attraverso la sua "favola" In
memory of the late Mr and Mrs Comfort, pubblicata dal "New Yorker"
nel 1995. Nella favola fotografica di Avedon, la modella Nadja Auermann, Mrs.
Comfort, compare in coppia con uno scheletro, un Mr. Comfort vestito come lei
con gli abiti dei più grandi stilisti della haute couture, tra i quali lo
stesso Lacroix. In questa serie Avedon celebra insieme l'apoteosi dell'alta
moda e lo scarnificato senso di morte che la moda porta con sé. Metafore dello
specchio barocco in cui il teschio richiama la vanitas vanitatum; riedizione
del sex appeal dell'inorganico di benjaminiana memoria; fine presunta della
relazione tra Avedon stesso e il mondo della moda: qualunque significato
prevalga nella loro interpretazione, queste splendide immagini possono
esemplarmente testimoniare il ruolo di sfondo filosofico che la fotografia
riveste nei confronti della moda. Uno sguardo al backstage È alla fotografia
come procedura intima della memoria che Lacroix fa riferimento nel suo progetto
di curatore arrivando a scrivere, in una sorta di breve autobiografia, che per
lungo tempo l'immagine fotografica è stato il suo
unico legame col mondo, e che lui e la fotografia sono stati insieme bambini in
bianco e nero, poi adolescenti pop, infine adulti a colori. La fotografia
incontra così la moda nel punto in cui entrambe vanno oltre la posa, il tessuto
e il make-up, dove la moda smette di essere "fashionista" e parla di
identità, di presenza, di assenza, in definitiva ancora di tempo. L'idea di
empatia tra fotografia e moda che emerge dai Rencontres firmati Lacroix si
rivolge allora "ai backstage piuttosto che alla ribalta, all'anonimato
piuttosto che allo sfarzo, alla nudità autentica piuttosto che ai fronzoli,
all'umile e anodino piuttosto che alla gloria convenzionale e ai riconoscimenti
affettati, all'impressione piuttosto che all'ovvietà". Ne sono
testimonianza gli scatti del francese Grégoire Korganow, tratti dalle serie A
côté, dedicata alle famiglie dei detenuti, e Backstage, realizzata per
"Marie Claire" e dedicata ai luoghi che si trovano al di là delle passerelle
d'alta moda. Nella prima serie, un'immagine in particolare colpisce: Le linge
de Claire, ritratto di una donna che si avvolge fino al naso in una T-shirt che
appartiene al suo uomo in carcere. L'immagine parla direttamente a chi la
guarda di sensi che, oltre il vedere, comprendono l'odorare e il toccare;
aggiunge inoltre al novero dei sensi umani anche il ricordo, in grado di
potenziare i sensi e di venirne a sua volta nutrito. In quella T-shirt resta
della moda l'accenno alla doppia vita di questa: una di superficie e una
intima; una vita sociale e una vita unica, sconosciuta, d'angolo, che la
fotografia sola riesce a captare. Il corpo rivestito può mostrare attraverso
l'immagine fotografica identità prese a prestito, come quelle del fotografo camerunense,
ora residente nella Repubblica Centrafricana, Samuel Fosso. Uomo di poche
parole, quale egli stesso si autopresenta, può dirsi personaggio e regista di
se stesso e interpretare parti che lo trasformano nell'Uomo d'affari in
completo grigio, cravatta a quadri e telefonino all'orecchio, oppure in uno dei
personaggi del Sogno di mio nonno. In quest'ultima serie, Fosso compare con la
pelle dipinta di rosso, il cranio rasato e solo un cache-sexe indosso come in
una cerimonia di iniziazione in cui la fotografia autorizza anche l'ironia
sull'immagine stereotipata dell'Africa "tradizionale". Grembiuli e
uniformi Il fotografo di Calcutta Achinto Bhadra presenta alcune immagini
tratte da un lavoro patrocinato dalla Fondazione Terre des Hommes, che egli da
alcuni anni conduce con giovani donne indiane sopravvissute al traffico dei
corpi, agli stupri e all'abbandono. Posando con abiti e oggetti indosso, queste
donne rivivono il loro passato di violenze e abusi, mascherando la loro
identità dietro stereotipi vestimentari o massmediatici. Nella foto Protetta
dal burqa una donna musulmana si nasconde perché ha paura di quanto potrebbe
succederle se si venisse a sapere ciò che ha subito. Vittima due volte, della
violenza passata e della paura per il futuro, la fotografia e l'abito riescono
però a mettere all'opera in lei una forma di riscatto, di sopravvivenza, di
forza. In Un albero rifugio, invece, un'adolescente rivive il suo passato
bisogno di luoghi dove rifugiarsi e si nasconde dietro una grande foglia, luogo
naturale dove trovare riparo. La fotografa francese Françoise Huguier propone
immagini tratte dalla serie Kommunalka, che testimonia di una vita in comune da
lei trascorsa dal 2002 al
( da "Giornale.it,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Sul Giornale di oggi troverete due
cronache dedicate agli eventi di ieri, in particolare la festa di accoglienza dei
giovani al Papa e l'importante discorso che Benedetto ha rivolto loro; e un
approfondimento sul tema degli aborigeni australiani, pure citati nei discorsi
papali. Vi volevo raccontare un piccolo episodio accaduto sempre ieri: due
volontari italiani della Gmg hanno preso un taxi nel centro di Sydney chiedendo
di essere accompagnati al centro stampa, nella baia di Darling Harbour. Il
tassista era un fedele musulmano. Quando è arrivato il momento di pagare, si
sono sentiti rispondere: "Non mi dovete nulla, siete miei ospiti". E'
un piccolo segno che bene descrive l'ottima accoglienza degli australiani nei
confronti dei giovani che hanno invaso Sydney. Durante tutto il percorso che ha
riportato ieri sera il Papa nella sua residenza a fianco della cattedrale,
c'era una grande folla che si accalcava lungo le transenne. Cari amici, mi
dispiace che per tutto ieri e tutt'oggi non sia consultabile sul nostro sito
Internet il pezzo principale di cronaca che ho scritto sulla festa di
accoglienza con le parole del Papa. Copio il testo come commento di questo
post, che se a quest'ora avrete letto i testi di Benedetto XVI e molti altri
servizi. Scritto in Varie Commenti ( 14 ) " (5 votes, average: 4.2 out of
5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo articolo a un amico 16Jul 08 Il Papa tra koala e serpenti
Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a
Richmond e arriva a Sydney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra
nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello
zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica
australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche
un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete
queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto
della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono
iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la
giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da
una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni
sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si
"agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a
comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un
altro operatore. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (11 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sydney un
abbraccio a Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore e
fondatore, Gianluca Barile, è stato colpito da una
grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte
del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della
Gmg. Nella cattedrale di Sydney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che
non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato
Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù,
davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio
di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Questo
è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 111
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13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a
Sydney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin.
L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per
permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi
giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il
Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori,
etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e
il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo
semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei
tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie
della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un
messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di
speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in
modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti
verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e
desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano
l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati
all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere
in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare
risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e
alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito
a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui
troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale
veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con
cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 94 )
" (14 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è
"vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che
possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata
decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di
ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sydney, dove
arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger
incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice,
rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa
anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera
all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il
16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte
delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi
anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la
dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i
problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare
nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente
la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa
parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere
solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi
anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto
intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro
responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è
che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità
davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il
cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo
e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha
detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il
vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione
anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 107 ) " (9 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore
con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati
a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno
giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri
quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I
telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato
per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza
stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e
bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv,
che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato
l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la
linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata
vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 )
" (8 votes, average: 2.88 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di
domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale
che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani
della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in
tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo
tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che
accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul
Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 127 ) " (9 votes, average: 2.78 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole
della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi
ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta
proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post
che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi
sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il
fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della
stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa
antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi
che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un
brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze
che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della
figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un
incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né
riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per
alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso
clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità
del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che
richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri,
due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere
in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento
terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di
alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura
della persona". Scritto in Varie Commenti ( 337 ) " (14 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la
Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato
in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del
dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni,
intervistato dal "Corriere della Sera" (che
non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di
"fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea
di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le
migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse,
inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire",
anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita
che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è
lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se
Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato
soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del
monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del
fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave.
Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità
della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di
rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare
che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo
quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque
giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali?
Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi,
dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (27 votes, average: 3.78 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita
spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il
lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la
nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto
del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione
per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei
santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato
il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII
e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la
svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le
canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente
locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto
del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio,
dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del
gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica
internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla
Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel
maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la
commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza
essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus
Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti (
17 ) " (13 votes, average: 3.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
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Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho
tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (223) Ultime discussioni cosimo de
matteis,brindisi.: @ M A R I N A E A TUTTI,OF COURSE: SYDNEY - Condanna
"inequivocabile" dei... cosimo de matteis,brindisi.: e a proposito di
murri e del suo discepolo/biografo bedeschi va detto che codesto... cosimo de
matteis,brindisi.: Silvano, giusto per intenderci: la mia stima per murri e
buonaiuti è vicina a... Cherubino: profetico discorso del papa sul capitalismo.
Segnalo per questo due fonti che illustrano nei dettagli dove... cosimo de matteis,brindisi.:
Andrea, grazie di cuore ancora. Hai uno straordinario equilibrio ed
obiettività: chi in... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano"
di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un
catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9
Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails
Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio - 7 Emails
Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali,
faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la
messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con
l'aiuto di Marx - 5 Emails Ultime news La rabbia di Del Turco: io, innocente in
cella per colpa di una truffaIngegnere italiano ucciso in VenezuelaHimalaya,
Nones e Keher sono ancora vivi: viveri lanciati dall'elicottero"Il velo
non lo metto" La Merkel non entra nella moschea d'AlgeriIl Papa: "I
preti pedofili siano puniti"Berlusconi: "Ho riportato Napoli in
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Argomenti: Laicita'
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cronache dedicate agli eventi di ieri, in particolare la festa di accoglienza
dei giovani al Papa e l'importante discorso che Benedetto ha rivolto loro; e un
approfondimento sul tema degli aborigeni australiani, pure citati nei discorsi
papali. Vi volevo raccontare un piccolo episodio accaduto sempre ieri: due
volontari italiani della Gmg hanno preso un taxi nel centro di Sydney chiedendo
di essere accompagnati al centro stampa, nella baia di Darling Harbour. Il
tassista era un fedele musulmano. Quando è arrivato il momento di pagare, si
sono sentiti rispondere: "Non mi dovete nulla, siete miei ospiti". E'
un piccolo segno che bene descrive l'ottima accoglienza degli australiani nei
confronti dei giovani che hanno invaso Sydney. Durante tutto il percorso che ha
riportato ieri sera il Papa nella sua residenza a fianco della cattedrale,
c'era una grande folla che si accalcava lungo le transenne. Cari amici, mi
dispiace che per tutto ieri e tutt'oggi non sia consultabile sul nostro sito
Internet il pezzo principale di cronaca che ho scritto sulla festa di
accoglienza con le parole del Papa. Copio il testo come commento di questo
post, che se a quest'ora avrete letto i testi di Benedetto XVI e molti altri servizi.
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Commenti Invia questo articolo a un amico 16Jul 08 Il Papa tra koala e serpenti
Cari amici, tra qualche ora il Papa termina le due giornate di riposo a
Richmond e arriva a Sydney: visiterà la cattedrale, quindi da domani si entra
nel vivo della Gmg con la festa di accoglienza. Stamattina gli addetti dello
zoo di Sidney hanno portato nella residenza papale un po' di fauna tipica
australiana: un cucciolo di canguro, dei koala, una specie di istrice e anche
un serpente. Benedetto XVI appariva molto divertito. Immagino che vedrete
queste scene sui prossimi tg. Sul Giornale di oggi trovate il mio resoconto
della conferenza stampa che ieri ha fatto Bagnasco. Questa mattina sono
iniziate le varie catechesi per i gruppi nazionali e nel pomeriggio (qui la
giornata è ormai alla fine.) si è svolta la festa degli italiani, preceduta da
una breve liturgia della parola, presieduta da Bagnasco. Quella dei telefoni
sembra una maledizione: è andato in tilt il sistema dell'operatore gsm a cui si
"agganciano" i telefonini Tim, e per ore non siamo riusciti a
comunicare neanche tra noi. Poi abbiamo scoperto che bastava selezionare un altro
operatore. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) " (11 votes, average: 2.45 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 14Jul 08 Da Sydney un abbraccio a
Gianluca Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore e fondatore,
Gianluca Barile, è stato colpito da una grave ischemia
cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi
il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella
cattedrale di Sydney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si
muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier
Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù,
davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio
di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi.
Questo è l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Scritto in Varie Commenti
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amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo
arrivati a Sydney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin.
L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per
permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi
giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il
Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori,
etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger
e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo
semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei
tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie
della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un
messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza.
Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo
sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso
dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e
desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano
l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni
recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per
vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare
risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e
alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito
a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo
le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena
di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un
mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 94 ) " (14 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa
Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi
anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove
fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa
d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne
all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sydney, dove arriverà
stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra
i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice,
rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa
anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione
delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella
Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità
più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto
contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede,
chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La
risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono
molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà
a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il
mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione
generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera
sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e
non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni,
rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato:
"Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione
nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono
andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il
messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo
messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per
rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la
comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 107 ) " (9 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo
papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo
appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e
mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su
Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli
inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia,
infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente
in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è
stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi
giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i
nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni
che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora
chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di
Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 34 ) " (8 votes, average: 2.88
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il
volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto
dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a
Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale
della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo,
più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in
Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo
di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti
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amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di
voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo
che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non
è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il
fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile
smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile
l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu
proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida
molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un
drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di
Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro
a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato
vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non
dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto
necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata
come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va
strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La
situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità,
suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere
etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale
distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa
circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha
bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti (
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amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete -
qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile
dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor
Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere
della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha
accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di
chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile
ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede.
Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste
uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le
considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro
con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad
"Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si
tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che
corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un
ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che
lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli
stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma
sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano,
mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa
l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire
due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato
affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale
dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque
giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali?
Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi,
dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori
in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i
giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della
quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in
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questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo
Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo
viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina
del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del
cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione
per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei
santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato
il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII
e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la
svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le
canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente
locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto
del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la
candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della
Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di
teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali
della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto
in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.31 out of 5) Loading ...
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vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (223) Ultime
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SYDNEY - Condanna "inequivocabile" dei... cosimo de
matteis,brindisi.: e a proposito di murri e del suo discepolo/biografo bedeschi
va detto che codesto... cosimo de matteis,brindisi.: Silvano, giusto per
intenderci: la mia stima per murri e buonaiuti è vicina a... Cherubino:
profetico discorso del papa sul capitalismo. Segnalo per questo due fonti che
illustrano nei dettagli dove... cosimo de matteis,brindisi.: Andrea, grazie di
cuore ancora. Hai uno straordinario equilibrio ed obiettività: chi in... Gli
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( da "Tempo,
Il" del 19-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Il punto di LUIGI COMPAGNA *
La via obbligata di Casini passa per Mastella Quando Di Pietro e il dipietrismo
apparvero, la sinistra italiana non capì (o non volle capire), ma si adeguò.
Casini, invece, capì e si adeguò a Berlusconi e a Forza Italia. Sicché è più
che comprensibile che oggi della propria identità politica (centrista,
moderata, cattolico - liberale, popolare europea) egli
ritenga irrinunciabile, o comunque prioritario, proprio l'antidipietrismo.
Magari proprio perché non più disposto a ricongiungersi con Berlusconi,
dell'antiberlusconismo dipietrista gli preme fissare i limiti quos ultra
citraque nequit consistere di una dislocazione di centrum. Solo che poi,
nella lotta politica di ogni giorno, avviene che il veltroniano we can tenda a
schiacciare il non confonditur casiniano. Del resto, già prima delle elezioni,
impacchettati i radicali, spacchettati i socialisti, fuoriusciti i comunisti,
appagati i cattolici adulati, premiata una certa
"società civile", il veltronismo parve desideroso di accreditarsi
come un'Italia dei valori meno ruvida, ugualmente lobbistica, molto più attenta
ai buoni rapporti con la stampa. Casini il suo non confonditur lo aveva fatto
valere nei confronti di Fini e Berlusconi quando tempi e modalità di nascita
del Pdl gli erano apparsi grigi e indistinti. Ora farlo valere nel
centro-sinistra dovrebbe essere assai meno difficile per lui, che dal
centro-destra viene a buon diritto annoverato fra i soci fondatori. Non
dovrebbe, quindi, sfuggirgli come i democrats di rito veltroniano mirino a un
grande e generico confonditur delle diverse storie politiche e personali. Né
essi hanno mai escluso, se del caso, di farsi dipietristi: garanti anch'essi di
abuso di intercettazioni, sostenitori anch'essi delle incostituzionalità
preventive, pronti anch'essi a calpestare Del Turco ma non Bassolino, propensi
anch'essi a considerare giuristi tutti i magistrati in servizio purché si
rifacciano sempre ai Violante o ai Caselli invece che ai Mancuso o ai
Carnevale. Da Rutelli a Marini non mancano a sinistra simpatizzanti e
addirittura tifosi di Casini. Mi si tratta di ufficiali di complemento. Gli
ufficiali in servizio permanente effettivo son tutti ex - comunisti. A Casini
fra essi capita di trovare oggi in D'Alema un interlocutore più attento di
Veltroni. Ma se l'antidipietrismo è la vera cifra della propria identità,
Casini dovrà sempre tenersi distante dal Pd come tale. La strada che conduce a
Follini può pure essere percorsa. Ma solo dopo aver ritrovato Mastella,
azzannato dal dipietrismo e ignorato da troppi. Se quella fra Casini e Mastella
fu a suo tempo "convergenza parallela" di esperienze democristiane,
il loro centrismo non può farsi condizionare dal pregiudizio secondo cui la
strada del Pdl sia tutta e solo di destra, senza fortissime radici di centro,
tutt'altro che estranee alla loro storia politica e personale. * senatore Pdl.
( da "Repubblica,
La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti I FANNULLONI GENIALI (SEGUE
DALLA PRIMA PAGINA) Anche a quello scansafatiche di Italo Svevo Brunetta
avrebbe prima decurtato lo stipendio di almeno il trenta per cento e poi lo
avrebbe cacciato giudicando intollerabile quel suo doppio lavoro di scrittore
clandestino senza coscienza aziendale. Ora, sappiamo bene che tra gli impiegati
pubblici d'Italia non ci sono né Kafka né Svevo e forse neppure Dino Risi il
quale diceva con Conrad: "Non riesco a far capire a mia moglie che,
affacciato alla finestra, sto ancora lavorando". Ma sappiamo che c'è
qualcosa di calvinismo strapaesano e di "tu vo' fa l'americano" (o
forse il giapponese), e c'è soprattutto qualcosa di ingiusto in questa
ossessione del ministro non tanto contro l'otium dell'operoso Seneca quanto
contro il dipendente pubblico italiano che sempre più somiglia a un imputato
che ogni giorno deve provare la propria innocenza. è al contrario vero che nel
nostro Paese l'impiego pubblico è stato colpevolmente
allargato a dismisura dal fascismo e dall'antifascismo perché è sempre stato il modello di tutti i governi italiani, di destra e di
sinistra, che così trasformavano i disoccupati in clienti politici. Insomma,
mille professori politici, come è Brunetta, e mille intellettuali ministri come
è Brunetta ? anch'essi, come vedremo, oziosi nel senso latino ? hanno devastato il pubblico impiego, specie nel Meridione, usandolo a
fini anticongiunturali. Così, per esempio, già nel 1920 Salvatore Quasimodo fu
assunto a Roma al ministero dei Lavori Pubblici e distaccato al Genio Civile di
Reggio Calabria per fare nulla. Il politico che lo raccomandò pensava di legare
a sé e alla propria scuderia di partito un povero meridionale senza arte né
parte e non certo di formare un premio Nobel per la poesia. E però se peccato
vi fu contro la morale pubblica ? e non è questione di retorica ? non lo
commise certo Quasimodo che solo nel gergo brunettiano fu un fior di
fannullone, più o meno come quei ventuno impiegati di Reggio Calabria che hanno
la sola funzione di registrare la loro inutile presenza in ufficio. Ma, come
scrisse Albert Camus, "togliete ad un impegato i suoi documenti da
ricopiare e da catalogare e ne farete un accidioso e, all'occasione, un
criminale". E difatti psicanalisti, economisti e poeti sanno bene che non
esistono persone che hanno per aspirazione il non far nulla. Al contrario, a
faticare di più sono appunto quelli che sono stati assunti proprio per non
lavorare, che è l'attività di lavoro più dura che possa capitare all'impiegato
di concetto, all'intelletuale. E basti pensare ai professori universitari ?
anche Brunetta lo è ? che infatti non si contentano del doppio lavoro ma
arrivano al triplo e al quadruplo, con le consulenze, gli articoli, la
politica. Insomma, non si capisce perché il doppio lavoro porti lustro e
credito sociale al professore universitario e al barone accademico che tanto
più è stimato quanto meno si fa vedere all'università, e porti invece
decurtamenti dello stipendio, licenziamento, disprezzo, ammiccamenti e smorfie
moralistiche all'impiegato di concetto che di sera si trasforma in piccolo
muratore. Eppure Brunetta crede di essere il nuovo Falcone italiano perché, nel
Paese degli abusivi e degli evasori, dei conflitti di interesse e delle mafie,
dichiara guerra al bidello che smonta alle due del pomeriggio e poi, a partire
dalle quattro, va a fare le pulizie in un condominio. E vuole licenziare non il
barone universitario che porta in cattedra moglie, figli e parenti vari, ma
l'operaio comunale che, terminato il normale turno, sale sulla sua Ape carica
di attrezzi e gira per le case di campagna, e ora aggiusta un rubinetto, ora
monta un lampadario, ora sostituisce un interruttore. Il ministro vuo l mettere
alla gogna l'usciere del tribunale che usa il proprio tempo 'libero' per
lavorare e poi ancora lavorare nello studio di un avvocato o in quello di un
notaio o, comunque, dove può. Tanto più che Brunetta finge di stupirsi perché i
dipendenti pubblici che vogliono fare il doppio lavoro non accettano il
part-time che corrisponde, più o meno, al dimezzamento dello stipendio e dunque
della pensione. Ma quale impiegato sano di mente sarebbe disposto a rinunciare
a quella metà dello stipendio che forse poi potrebbe, nel migliore dei casi,
riguadagnare grazie a un doppio lavoro autonomo che è sempre precario, incerto
e talvolta persino virtuale? Ed è bene ricordare che stiamo qui parlando di
piccole cifre, di modesti arrotondamenti, di poveri bilanci familiari. E non
certo delle ricchezze che, grazie al doppio lavoro, riescono ad accumulare, per
esempio, certi medici o certi docenti di diritto amministrativo o ancora molti
deputati e senatori, che come ha documentato ieri Tito Boeri, "rendono il
mandato ricevuto dagli elettori una fonte di reddito permanente" tessendo
una scandalosa ragnatela di conflitti di interesse. Già Antonio Di Pietro
quando fu ministro dei Lavori Pubblici nel primo governo Prodi cercò di
trattare il pubblico impiego come aveva trattato il Psi di Craxi (e di
Brunetta). Di Pietro propose infatti che "laddove ? è puro dipietrese ? il
dipendente pubblico non riesca a giustificare il proprio tenore di vita è
meglio disfarsi di costui piuttosto che aspettare che intervenga il giudice
penale: sarebbe troppo tardi e poco selettivo". Ebbene, alla fretta etica
di Di Pietro è ora subentrato l'iperattivismo di Brunetta che sta cercando di
far saltare l'Italia dentro un nuovo cerchio di fuoco. Sogna infatti
"negli uffici pubblici la stessa efficienza della Ferrari, della Brembo o
di Versace", vorrebbe attizzare uno scontro di civiltà tra fannulloni e iperattivi,
tra depressi e nevrotici, tra brevilinei e longilinei, intesi come luoghi
mentali e non fisici, per usare la colta metafora che nel 1935 Amintore
Fanfani, allora professore di Storia economica alla
Cattolica, presentò al dodicesimo congresso internazionale di Sociologia di
Bruxelles e che fu così giudicata dal Duce: "E' magnifico ma è troppo
lungo". Fanfani leggeva la storia, a partire da quella del pubblico
impiego, come lotta tra brevilinei e longilinei, con la tesi che gli iperattivi
accumulano e i fannulloni dissipano: da un lato le formiche dello Stato
e dall'altro gli eroi dello sperpero e i poeti della decadenza. Quando lavoravo
al desk c'era un collega che non stava mai al suo posto dove invece, secondo
contratto, avrebbe dovuto passare sette ore e un quarto. E ce n'era un altro
che restava al suo tavolo, sempre occupato in qualcosa. Ebbene, tra i due non
c'era confronto possibile: era l'assenteista (il fannullone) che, per esempio,
quando bisognava fare i titoli, si materializzava e mostrava quel talento che
lo ha poi portato a diventare direttore. Ecco: un uomo intelligente come
sicuramente è Brunetta dovrebbe capire che in Italia sarebbe più equilibrato
sia evitare di santificare il lavoro come faceva Pascoli: "Poco era il
giorno e molto era il lavoro / la falce è grande, ma più grande il prato",
e sia evitare di dannarlo come faceva Cesare Pavese: "Lavorare offende
anche l'aria".
( da "Repubblica,
La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti LA QUIETE DEL MANOVRATORE
(SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E richiede maggioranza assoluta dei componenti la
seconda volta, ed eventuale referendum popolare, nel qual caso il testo viene
promulgato solo se riscuote il maggior numero dei voti validi. La fretta
convulsa svela i retroscena, ma non lo direi atto invalido a causa della forma:
l'autentica questione è se l'immunità sia compatibile col principio
d'eguaglianza; in tal caso basta una legge comune; altrimenti nasce invalida
anche la norma formata secondo l'art. 138. Consideriamo un art. 3 Cost.
riscritto così: "tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, ma i
militanti del tal partito hanno dignità particolare; quindi saranno giudicabili
solo se una corte d'onore li discrimina". Varrebbe questa clausola? No,
rinnega l'assioma degli eguali: nella formula contraddittoria sopravvive la
regola, cade l'eccezione; gl'interessi tutelati compongono una scala; sono
quindi pensabili previsioni costituzionali invalide. Tale sarebbe il privilegio
parlamentare che B. vuol risuscitare affinché le Camere ridiventino luogo
d'asilo ("confugio", nel lessico forense napoletano). La Carta non è
un feticcio dove ogni sillaba valga ex se: vigono nessi interni; e le formule
dissonanti restano lettera morta. Veniamo al punto, se l'immunità berlusconiana
sia compatibile con l'art. 3 Cost. La risposta affermativa postula interessi
che sulla bilancia metalegislativa valgano più dell'eguaglianza: è bene supremo
la quiete del manovratore al governo?; e chi lo insidia? L'invasore e i suoi
reggicoda raccontano la favola d'una Italia oppressa dalle toghe, più
pericolosa della Spagna cinquecentesca dove l'Inquisizione divora chi vuole, in
particolare gli altolocati. Ad esempio, Bartolomé de Carranza y Miranda,
teologo domenicano attivo nella censura editoriale: è confuso, sconnesso,
volatile, grafomane, zelante, integerrimo, gaffeur, rissoso; rifiuta una sede
arcivescovile e incarichi ambiti; consultore al Concilio tridentino, raccoglie
antipatie; accompagna in Inghilterra Filippo, principe ereditario marito della
regina Bloody Mary, Maria Sanguinaria; nella riconversione
cattolica racconta d'avere salvato milioni d'anime colpendo solo 30 mila corpi.
Stavolta non può esimersi quando il futuro Re Cattolico lo nomina arcivescovo
primate: Toledo è sede ricchissima, concupita dall'Inquisitore generale
Fernando Valdès; e lo stupido Bartolomeo gli cade nelle fauci, condotto
per mano dal confratello Melchior Cano. Morto Carlo V, ha perso l'unico
possibile patrono. Non esiste difesa contro il pitone domenicano. Aveva appena
pubblicato i "Comentarios sobre el Catechismo cristiano", Anversa
1558, 900 pp. in folio, monumento d'asfissiante ortodossia (mai confutare le
opinioni empie, insegna: vanno soppresse attraverso purghe lessicali; mancando
le parole in cui pensarla, l'eresia s'estingue; strepitoso, l'orwelliano
"1984" ante litteram). Ictu oculi Melchior Cano scova 101 proposizioni
ereticali o almeno sospette. Dopo i soliti passi striscianti (sappiamo da Kafka
come li subisca Joseph K.), l'arrestano all'alba, 22 agosto 1559: scompare,
quasi la terra l'avesse inghiottito; e finirebbe sul rogo se dopo otto anni Pio
V non lo reclamasse. Ne passa nove confortevoli in Castel Sant'Angelo, uscendo
ogni tanto: a Valladolid era carne da ardere; una mite sentenza 14 aprile 1576
gl'impone l'abiura, più 5 anni nella quiete d'un monastero orvietano. Lunedì
dopo Pasqua adempie la penitenza visitando sette chiese e celebra messa in San
Giovanni. Epilogo lieto, ma dalla sera ritiene urina. Otto giorni dopo rende
l'anima. L'autopsia scopre lesioni d'un rene, tre calcoli, escrescenze carnose
nell'uretra. Morte tempestiva, notano i soliti elucubratori del sospetto, e
viene comoda al re spagnolo. In ambienti simili il lodo cosiddetto Schifani o
Angiolino Alfano avrebbe qualche buon motivo. Nell'Italia attuale, no. Le
procedure non sono labirinti inquisitoriali: l'imputato dispone d'ogni risorsa;
gli scaltramente assistiti giocano comode partite, specie chi abbia 20 mila
miliardi, tre reti televisive, vari giornali, l'impresa editoriale dominante
ecc. E disturbo minimo stare in giudizio. L'immunità, dicono i caudatari, lo
difende da assalti obliqui. E il fumus persecutionis? Non se ne parla: i
complotti sono legalmente presunti, iuris et de iure; la tagliola immunitaria
scatta anche se le prove fossero più chiare del sole; e copre qualunque accusa,
magari gravissima, moralmente incompatibile con l'ufficio governativo.
Privilegio monstre, lo partoriscono due Camere ubbidienti al padrone; e va
stabilito su quale tavolo valutarlo: in astratto, rimossa ogni memoria, come se
l'Italia fosse una figura d'Euclide, i cui abitanti siano lettere dell'alfabeto
senza nome né storia? Teoremi formulati in quest'irreale prospettiva
equivalgono all'intervento chirurgico perfetto sotto il quale il malato muore.
I giudizi della Corte chiamata ad applicare le norme fondamentali implicano
premesse storiche e calcolo dei futuribili. Viviamo nell'Italia 2008, dove
regna tal Silvio Berlusconi, pirata dell'ipnosi televisiva: sceso in politica,
moltiplica l'immane patrimonio; sconcia i quadri legali fabbricandosi leggi in
casa; infligge memorabili insulti a Dike; e tornato al potere, vuol pigliare
tutto. L'immunità è il primo passo: sbandiera i seguenti (carriere separate
ossia procure governative e azione penale à la carte, un Csm riformato a modo
suo, parlamentari intoccabili); "stavolta nessuno mi ferma".
Sciagurata congiuntura, ne ricorda una tedesca, inverno 1933: dal 30 gennaio
Adolf Hitler è cancelliere; ha indetto nuove elezioni, le ultime, raccogliendo
17.277.200 voti, pari al 43,9%; e non bastano ai pieni poteri che vuol farsi
attribuire dal Reichstag, ma alternando minacce e promesse, li ottiene, 23
marzo; nei 4 anni seguenti (con l'aiuto del diavolo diventano 12) il governo
può legiferare da solo, anche deviando dalla Costituzione (mai formalmente
abrogata); e comincia la Gleichschaltung, adeguamento delle strutture alla
nuova Stimmung. Gli addetti alla corvée d'urlo risparmino il fiato: nessuno
insinua che lo statista d'avanspettacolo, storpiatore dei verbi latini,
premediti Gestapo, Lager, pulizia etnica, guerre d'aggressione; visto sullo
schermo, non ha lo stile gotico truculento. Se gli lasciamo mano libera, avremo
una repubblica autocratica del malaffare, temperato dall'allegria fescennina.
( da "Unita,
L'" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
Eluana, quando la sacralità è disumana don Enzo Mazzi Eluana Englaro cesserà di
vivere o ricomincerà a vivere? Questo interrogativo scuote le coscienze di
fronte alla interruzione dell'alimentazione forzata di una donna da sedici anni
in coma irreversibile. La vita di Eluana è identificabile col battito cardiaco
o con la funzione digestiva assicurate non dalla autonomia del proprio sistema
biologico ma solo dalla potenza della tecnologia medica, oppure è forza vitale
in continuo divenire che preme per essere liberata da un corpo che da se stesso
non sarebbe più in grado di contenerla? E chi ama di più la vita: la suorina
che vorrebbe continuare ad alimentare forzatamente la donna in coma o il padre
che ha scelto di generare di nuovo la figlia liberando la forza vitale di lei
imprigionata da sedici anni in un corpo incapace di funzioni vitali autonome? E
non è tutto. Perché l'interrogativo riguardante la vita e la morte di Eluana è
forse la domanda fondamentale che accompagna l'umanità fin dalla sua origine e
che costituisce la spinta della trasformazione creatrice. Eluana è tutti noi, è
ogni donna e ogni uomo. Mia figlia - ha detto a più riprese il padre di Eluana
- aveva un senso del morire come parte del vivere e non avrebbe accettato di
essere una vittima sacrificale di una concezione sacrale della morte come
realtà separata e opposta alla vita. Può darsi che sfugga la pregnanza di un
simile messaggio. Ma è proprio lì in quell'angoscioso intreccio di vita/morte
che si radica da sempre ed oggi in modo particolarmente intenso la spinta della
evoluzione culturale. Al fondo della crudeltà insensata che tutt'ora insanguina
il mondo c'è la persistenza di un senso alienato della vita derivante dal
dominio del sacro e dalla sua penetrazione nella società moderna. La vita è
sacra. È un principio etico fondamentale. Ma è sacra in quanto parte della
sacralità di un tutto in divenire che comprende finitezza e morte. Questo dice
la saggezza dei secoli a chi ha orecchi per intendere. La cultura sacrale
invece separa la vita dalla sua finitezza. La vita viene sacralizzata come
dimensione astratta contrapposta alla dimensione altrettanto astratta della
morte. La sacralità, intesa come astrazione, separazione e contrapposizione fra
le varie dimensioni della nostra esistenza, è la proiezione di un'angoscia
irrisolta, di una frattura interna, di una mancanza di autonomia e infine di
una alienazione della propria soggettività nelle mani del potere. La critica
che è rivolta alla gerarchia cattolica ormai da molti credenti, compresi tanti
teologi e teologhe di valore, riguarda proprio la incapacità a liberarsi e
liberare dal dominio del sacro. "La proprietà dell'Evangelo è quella di
metterci in una intransigente lotta contro il sacro . in quanto la
sacralizzazione è la stessa cosa che l'alienazione dell'uomo . ma noi dobbiamo
constatare che la fede cristiana si è come corrotta, imputridita .".
Queste affermazioni forti di padre Ernesto Balducci sono condivise da molti
nella Chiesa e sono alla base della critica per l'intransigenza della gerarchia
verso le posizioni etiche espresse da Eluana e dai genitori di lei. È un
compito immane la liberazione del profondo dalla cultura sacrale che genera
violenza. Bisogna andare finalmente alle radici, individuare e tentar di
sradicare il gene della violenza che cova in tutto l'apparato mummificato,
simbolico e normativo, delle culture del sacro tanto laiche
che religiose. Ognuno deve fare la sua parte, dovunque si trova ad operare,
usando gli strumenti di conoscenza e di saggezza che gli sono stati forniti
dall'esperienza di vita e dalla rete delle relazioni che ha potuto intrecciare.
Eluana e suo padre stanno facendo la propria parte. Seminano senso
positivo della vita con sofferenza e con forza. A loro dobbiamo essere
profondamente grati.
( da "Repubblica,
La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IX - Napoli PD, INUTILE LO
SCONTRO DENTRO IL CETO POLITICO Il futuro si progetta investendo sulle giovani
generazioni, dando più risorse agli insegnanti ed estendendo l'età dell'obbligo
ANDREA COZZOLINO I n quest'ultima ipotesi, nulla sarebbe più lontano
dall'orizzonte politico che il Pd si è dato fin dal suo primo atto costitutivo,
con le primarie del 14 ottobre. La vera sfida è insediare e radicare il nuovo
partito nella società napoletana e campana, proprio mentre siamo nel vivo di
una seria e difficile crisi di credibilità che l'incedere di numerose emergenze
ha reso evidente. Va bene se in un partito si discute e ci si organizza. Ma non
si insedia un partito nella società, non lo si mette in sintonia con la realtà
se non ci sono idee che rispondano a questi obiettivi. Sapere chi vogliamo
rappresentare, con quale progetto e con quali interlocutori: sono queste le
sfide che il Pd ha davanti a sé. In queste settimane, molti stanno lavorando
per promuovere confronti e dibattiti. La giornata seminariale che abbiamo
programmato a Napoli per il prossimo 21 luglio nel Chiostro di Santa Maria la
Nova, insieme a Gianni Cuperlo, Marco Follini, Renzo
Lusetti e a una vasta area del mondo cattolico, laico e socialista partenopeo e
campano, sarà l'appuntamento inaugurale di un percorso che vuole dare vita a un
laboratorio permanente di idee, dentro e fuori del Pd. Abbiamo bisogno non di
un movimento dal generico radicamento popolare, ma di una forza che abbia due
grandi pilastri: i giovani, quel milione e mezzo di ragazzi campani
sotto i trent'anni, molti dei quali costretti ad emigrare; e il mondo del
lavoro, della produzione, dell'impresa diffusa. Il Partito democratico, nelle
ultime elezioni politiche e amministrative, ha dimostrato un grave deficit di
radicamento sociale, non solo nel Nord, ma anche nel Mezzogiorno, in particolar
modo tra i ceti popolari e le categorie più svantaggiate. Dopo quindici anni di
governo, si impone la necessità di riconquistare nuovi spazi di rappresentanza
andando oltre i nostri attuali legami sociali. Dobbiamo rompere questo schema,
riprendere e rilanciare la sfida per l'innovazione riformista e andare verso
quella società più aperta e dinamica, che meno dipende dalla spesa pubblica
allargata. Dobbiamo insediare il nuovo partito nel lavoro e nei lavori. La
qualità, le condizioni, la prospettiva e la sicurezza sul posto di lavoro
devono diventare uno dei punti cruciali della nostra agenda politica e
programmatica. Non solo quando, come in queste ore, l'intollerabile tragedia
delle morti bianche ritorna al centro dell'attenzione, ma durante ogni
passaggio, in ogni nostra iniziativa tesa alla modernizzazione e al
miglioramento delle condizioni di vita delle persone. E dobbiamo ripensare,
soprattutto nel Mezzogiorno, con l'incedere della sfida federalista, a un nuovo
modello di sviluppo fondato su una rete universale di diritti di cittadinanza.
E progettare un welfare che si basi sul capitale sociale, sul premiare
comportamenti virtuosi, che produca inclusione e non marginalità. La scuola è
l'altra opzione programmatica che dobbiamo rilanciare. Senza un sistema
dell'istruzione al passo con gli altri paesi industrializzati, l'Italia non può
reggere. Il futuro si progetta investendo sulle giovani generazioni, dando più
risorse agli insegnanti e agli istituti, estendendo l'età dell'obbligo
scolastico fino a 18 anni. Una politica autenticamente riformista deve
rimettere al centro dell'agenda politica queste grandi questioni. L'orgoglio
ferito per i problemi che si sono manifestati in questi mesi si è tradotto più
nell'azione a voler rompere gli equilibri consolidati per una mera sostituzione
di ceto politico piuttosto che per un'autentica voglia di cambiare. Lo sforzo
che oggi, invece, ci viene richiesto è saper essere sintesi tra
l'indispensabile azione di cambiamento di cui l'Italia ha bisogno e la
necessità di compiere questo processo senza produrre ulteriori strappi e
lacerazioni nel Paese. Un progetto così ambizioso richiede un più ampio spazio
politico. Da solo il Pd non basta. L'innovazione riformista di cui abbiamo
bisogno non è tutta dentro di noi. Dobbiamo ricostruire un nuovo campo di
alleanze che riorganizzi il confronto e renda credibile la sfida per la
riconquista della maggioranza dei consensi dei cittadini. Su questi
presupposti, lavorando tutti assieme, possiamo costruire un partito aperto,
plurale, più rappresentativo delle forze che si sono confrontate nel corso
dell'ultima assemblea congressuale di Napoli. L'autore è assessore regionale
all'Agricoltura e alle Attività produttive.
( da "Repubblica,
La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina III - Milano Giorgio
Calabrese: attenti alla salute, la verdura è imprescindibile "Tanta pasta
e pesce azzurro ma non rinunciate alla qualità" Giorgio
Calabrese insegna Nutrizione umana alla Cattolica di Piacenza ed è esperto di alimentazione.
Professore, si può risparmiare a tavola? "Il rapporto di una famiglia a
basso reddito con il cibo, in un periodo di crisi come questo, può diventare
durissimo. Però bisogna stare attenti: risparmiare non deve trasformarsi in
mangiar male, perché così si penalizza la salute. Se all'inizio si crede
di mettere da parte un po' di soldi, poi si finisce per spendere di più. In
farmaci". Ci dia qualche consiglio. "Una soluzione giusta potrebbe
essere quella di aumentare la quantità di pasta, che è nutriente e poco
costosa. Si può alzare il consumo da
( da "Repubblica,
La" del 20-07-2008)
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Pagina XI - Genova Tullo:
"Moschea, no al referendum" Il segretario regionale del Pd: sui
diritti non si può votare "Nel partito democratico ci sono posizioni
diverse? Il centralismo democratico non esiste più da tempo..." GIUSEPPE
FILETTO "Condivisione piena su quanto sta facendo Marta Vincenzi nei
confronti della moschea - assicura Mario Tullo, segretario regionale del
Partito Democratico -. Inoltre, grande attenzione e rispetto di tutte le
religioni, nella consapevolezza di dover assumere responsabilità assoluta nel
soddisfare le esigenze che si sono manifestate in tal senso". Questo dice
Mario Tullo, ma qual è la posizione ufficiale del Pd? "Come segretario
regionale posso dire che la maggioranza degli aderenti al Pd la pensa come me.
Sicuramente, è così per il gruppo dirigente e per chi si riconosce nel nostro
partito". Ma c'è chi, invece, si identifica nel Pd, e rispetto alla
moschea ha un'altra posizione. "è finita l'epoca del centralismo
democratico, prima del Pci poi del Pds; oggi è possibile che all'interno del
partito vi siano divergenze". Come quella di Fabio Broglia? "Broglia
aderisce all'idea del referendum, ma non ha le medesime posizioni di Gianni
Plinio, Matteo Rosso e dello stesso Rosario Monteleone. è possibile che vi siano
divergenze tra noi, d'altra parte non credo che tutti in An, Forza Italia e
nell'Udc la pensino allo stesso modo. Poi, vorrei ricordare a Monteleone che
quando la giunta Pericu decise quale orientamento politico ed amministrativo
avere rispetto alla moschea, lui faceva parte di quella compagine".
Comunque, tirate dritto, mettete da parte coloro che nel Pd non la pensano come
il segretario e il sindaco? "No. è chiaro che tutto deve essere fatto nel
tentativo di un dibattito culturale in città, nei quartieri: di confronto delle
persone. Noi dobbiamo fare un lavoro per far capire questa scelta. Anche per
poter individuare il sito più appropriato". Dibattito, quindi ricorso al
giudizio popolare? "Siamo contrari al referendum: qui non stiamo parlando
di un inceneritore, di una centrale o di una discarica, ma di un luogo di culto
che merita grande rispetto". Se la gente osteggia questo progetto, occorre
ascoltare anche le tante anime. Come quella cattolica.
"Non mi pare che la moschea sia un problema per i rappresentanti della
Chiesa. La politica, rispetto ad alcuni temi, credo che non possa
strumentalizzare ed evocare paure. D'altra parte, Marta Vincenzi ha fatto un
grande lavoro di garanzia rispetto all'Ucoi, l'unione delle comunità islamiche
in Italia: prima si era detto che dovevano costruire loro, e poteva
nascere il dubbio su come e da dove arrivassero i soldi. Adesso costruisce il
Comune e dà la struttura in comodato". Un referendum sull'inceneritore sì,
sulla moschea no. "Capisco che su alcune opere si possa ricorrere a questo
strumento, su cosa ne pensino i cittadini. Ci andrei cauto, invece, su qualcosa
che riguarda un diritto". Perché? "Mi chiedo: se costruiamo una
chiesa cattolica, anglicana o dei Testimoni di Geova, dobbiamo prima chiedere
cosa ne pensa la gente? Eppoi, io non firmerei nulla con chi, come Plinio, non
ha rispetto del dibattito culturale e pensa che un minareto richiami il
terrorismo. Alcuni atteggiamenti precostituiti cercano di mettere insieme la
sicurezza, l'immigrazione e, in questo frullato, aggiungerci anche la moschea e
l'Islam. è diventato un gioco pericoloso".
( da "Repubblica,
La" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
I comunisti russi: "Stalin
santo" La proposta alla Chiesa ortodossa, che replica: "Richiesta
mostruosa" Uno dei leader del partito minaccia: in caso di rifiuto pronti
a fomentare uno scisma In un sondaggio sui leader più popolari l'ex dittatore
contende il titolo a Nicola II (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE leonardo coen "Ci rivolgeremo alla Chiesa con la richiesta
di canonizzare colui che riunì le terre russe, che sconfisse i nemici della
patria, che creò il grande minimo sociale, che fu l'eroe e il padre dei
popoli", sostiene Malinkovich. Che poi minaccia: "Se la Chiesa si
rifiutasse, allora al suo interno comparirà, non senza la partecipazione delle
forze patriottiche, una tendenza di rinnovamento, una chiesa ortodossa popolare
orientata in modo sociale, intollerante nei confronti dell'opulenza e
dell'ostentata religiosità dei burocrati. Sarà questa chiesa rinnovata a
canonizzare il grande Stalin, primo passo dell'unione del movimento di
liberazione nazionale e dell'ortodossia popolare. Alla fine del XXI secolo le
icone con l'immagine del Santo Josif Stalin compariranno in ogni casa
ortodossa". Una provocazione? Non proprio. Tutto nasce dal fatto che per
quasi due settimane Stalin è rimasto in testa alla classifica del progetto tv
"Il nome della Russia", il sondaggio Internet che si concluderà a
Natale con la proclamazione del personaggio storico russo più rappresentativo.
Qualche giorno fa la votazione è stata bloccata. Imperscrutabili "motivi
tecnici". Poi, Alexsandr Ljubimov, direttore del progetto, ha spiegato che
c'era stato un attacco di spam contro il sito, per
favorire Stalin. Ma appena ha ripreso a funzionare, Stalin è stato
superato dallo zar Nicola II. I comunisti non hanno digerito il sorpasso:
"Nessuna manipolazione del signor Ljubimov può nascondere la sacrosanta
verità - ha scritto Malinkovich - Stalin è il nome più popolare della Russia.
Il popolo perdona al Comandante Supremo sia le repressioni che la
collettivizzazione, lo sterminio dei quadri dell'Armata Rossa, la lotta contro
il cosmopolitismo ed altri inevitabili errori e tragedie dei tempi crudeli di
guerra e di rivoluzione. Ovviamente, a noi, alla sinistra di oggi, è più vicino
Ilich (Lenin, ndr.), ma per Stalin che ricevette la Russia con l'aratro di
legno e la lasciò con il missile atomico votano i comunisti, i patrioti, i
nazionalisti russi, i giovani e i vecchi". Ecco perché Stalin non deve
essere demonizzato ma beatificato. "è una richiesta mostruosa", ha
replicato ieri ai microfoni di Radio Eko di Mosca Vladimir Vigiljanskij,
portavoce del Patriarcato: "Stalin e i suoi furono colpevoli della totale
distruzione della Chiesa Ortodossa Russa. Nell'epoca staliniana subirono morte violenta
circa 200mila sacerdoti. Canonizzare uno colpevole di
banditismo e terrorismo di stato è un sacrilegio
terribile". Risposta dei comunisti di Pietroburgo: "La posizione del
Patriarcato è dettata dalla pressione delle autorità laiche, non riflette l'opinione
di tutto il clero, soprattutto dei pope della grande maggioranza delle piccole
città russe e della campagna". Come dimenticare, del resto, il
telegramma che la Chiesa ortodossa inviò a Stalin il 21 dicembre del 1949?
"Caro Josif Vissarionovich, nel giorno del suo 70esimo compleanno, le
esprimiamo la nostra profonda riconoscenza. preghiamo per il rafforzamento del
Suo vigore e benedicendo il Suo eroismo ce ne ispiriamo noi stessi".
( da "Giornale.it,
Il" del 20-07-2008)
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N. 172 del 2008-07-20 pagina 0 Quei
magistrati con licenza di sbagliare di Salvatore Scarpino Sì, dagli al fannullone,
dagli al pubblico dipendente che va in ufficio e, letto il giornale, s'imbosca
o va a fare spese, lasciando marcire pratiche già coperte di polvere e che,
tuttavia, contengono, pur nel linguaggio burocratese, bisogni, speranze
legittime, rappresentazione di sacrosanti diritti dei cittadini che quegli
impiegati mantengono. Dagli all'assenteista cronico, malato immaginario eppure
retribuito. E poi? Non concentriamoci sui "ministeriali" e sui
dipendenti degli enti locali e parastatali, non spariamo soltanto sui
"distaccati", allarghiamo la visuale anche a categorie più protette
dei travet di ogni grado. Ai magistrati, per esempio, che mai e poi mai
accetterebbero di essere paragonati agli altri pubblici funzionari e che, però,
sono pagati con pubblici denari e dovrebbero, anche loro, essere soggetti a
verifiche su quella che gli esperti fiduciosi chiamano produttività. Abbiamo un
numero di magistrati comparabile a quello di Francia, Germania, Inghilterra, ma i tempi della giustizia nel nostro Paese, che pure è laico,
sono biblici, con mostruosi carichi di arretrato nel civile e nel penale. Colpa
del sistema e delle leggi, si dirà, ma siamo sicuri che in questa progressione
di obblighi inevasi non abbia qualche peso anche l'inerzia di parte (non di tutti)
dei magistrati? La cronaca, pur senza avere l'autorità della storia, è
una maestra severa. Prendete il caso del moldavo che per sfuggire alla polizia
ha ucciso, a Roma, un ragazzo. Questo immigrato irregolare viveva di furti
d'auto e di moto. Qualche tempo fa era stato beccato
su una motocicletta rubata, ma al giudice benevolo aveva spiegato che non
poteva essere trattenuto in carcere, dato che la sua compagna era incinta. Il
magistrato aveva accolto la richiesta e aveva deciso che il clandestino ladro fosse
accolto in un centro di permanenza temporanea. Ma questa struttura era
superaffollata e il ladro era stato respinto, con
l'invito a tornarsene a casa. Invito che il moldavo ha ignorato, per compiere
le ulteriori prodezze che ci addolorano. Ebbene, un controllo, anche
telefonico, sulla possibilità d'accoglienza nel Cpt non si poteva fare? I
magistrati debbono limitarsi a mandare avanti carte e faldoni senza soffermarsi
sugli effetti delle loro decisioni? Con la stessa burocratica nonchalance
debbono valutare, basandosi su carte e perizie di maniera, il diritto ai
permessi di detenuti che, appena scarcerati, tornano a delinquere? La cronaca
ci incalza. Storie di motivazioni di sentenze che ritardano anche di otto anni,
vicende dolorose di giustizia negata perché ritardata oltre i limiti della
possibilità di attesa delle vittime. E non parliamo dei boss scarcerati, anche
con un pedigree di assoluta pericolosità sociale, per decorrenza dei termini di
carcerazione preventiva. Ma certi magistrati non solo non conoscono l'eccesso
di zelo, si astengono anche dallo zelo. è la realtà italiana che lo conferma,
con una casistica che non ci fa onore e che vorremmo ignorare. Ma che c'è. Il
Consiglio superiore della magistratura queste realtà le conosce, ma finge d'ignorarle.
Difende sempre e comunque gli appartenenti alla casta e spara su chi la
critica. Delegittimazione, lesa maestà. Corro il rischio di apparire un nemico
della presunta élite morale del Paese, Ma mi aspetto, come tutti, di avere una
giustizia più efficiente. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Corriere
della Sera" del 20-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-20 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE
Pubblico impiego L'ultima tornata di nomine: i distacchi per le onlus private
La "scomparsa" di 700 insegnanti. In accademia ROMA - Che cosa
possono avere in comune l'Accademia della Crusca e il Wwf? E la Pia
associazione maschile Opera di Maria con l'ArciMovie? Oppure la Comunità di
Sant'Egidio e la Società chimica italiana? All'apparenza, niente. Invece sono
tutti quanti in uno speciale elenco che ogni anno viene compilato dal ministero
dell'Istruzione. L'ultimo l'ha stilato l'ex ministro cattolico del Partito
democratico, Giuseppe Fioroni, giusto prima di lasciare la poltrona a
Mariastella Gelmini: è la lista delle associazioni e degli organismi che
secondo una norma introdotta alla fine del 1998 dal primo governo di Massimo
D'Alema, ministro Luigi Berlinguer, hanno diritto a utilizzare docenti e
dirigenti scolastici in "distacco" fino al numero di cento unità. Il
che significa che il loro stipendio viene pagato dallo Stato ma loro lavorano
presso strutture onlus private. La legge che ha introdotto questa novità con un
provvedimento parallelo alla Finanziaria del 1999, dice che si deve trattare di
"associazioni professionali del personale direttivo e docente, nonché enti
e istituzioni che svolgono, per loro finalità istituzionale, impegni nel campo
della formazione e ricerca educativa e didattica". Ma siccome, come ha
precisato il direttore generale del ministero Luciano Chiappetta in una lettera
spedita all'Associazione nazionale docenti presieduta da Francesco Greco, che
aveva chiesto chiarimenti dopo essere stata esclusa dall'elenco delle
organizzazioni beneficiarie dei distacchi, "le assegnazioni del personale
sono disposte dal ministro pro tempore in base a scelte di natura discrezionale
", anche se "connesse ad una attenta valutazione...", va da sé
che ci può rientrare di tutto. Così, se si concede un docente distaccato al Wwf
di Fulco Pratesi, non si può negare identico privilegio a Italia Nostra di
Carlo Ripa di Meana o a Legambiente. Né, se si dà un distacco a Slow Food
Italia, si può rifiutare all'Arciragazzi. O magari alla Fondazione Carlo Donat-
Cattin, di cui è responsabile il figlio dell'ex leader democristiano Claudio
Donat-Cattin, alto dirigente della Rai considerato vicino ai cattolici
del centrodestra. O, ancora, alla Fondazione Cardinale Carlo Oppizzoni, guidata
da Elena Ugolini, uno dei tre componenti (recentemente designati da Fioroni)
dell'Invalsi, il claudicante istituto per la valutazione della scuola. Ma non
sono questi enti a fare la parte del leone. Scorrendo la lista, l'occhio cade sui dodici distacchi della Cooperativa Insegnanti di
iniziativa democratica, sui dieci dell'Unione cattolica italiana insegnanti
medi e sui nove dell'Associazione italiana maestri cattolici. Tutti
potranno senza dubbio dimostrare l'utilità formativa dell'operazione. Ciò non
toglie che rimangono grossi dubbi sulla virtuosità di un meccanismo (cosa fanno
questi distaccati?) che comunque sottrae alla scuola notevoli risorse:
settecento persone. Ai cento docenti distaccati presso queste associazioni se
ne devono infatti aggiungere, sempre grazie alla legge del 1998, ancora cento
in distacco "presso gli enti che svolgono attività di prevenzione del
disagio psico-sociale e di reinserimento dei tossicodipendenti" e altri
cinquecento (avete letto bene) distaccati presso il ministero o i
provveditorati. Con quale missione? "Per i compiti connessi con l'attuazione
dell'autonomia scolastica". Superfluo ogni commento. Sergio Rizzo L'elenco
L'ex ministro Giuseppe Fioroni: è suo il più recente elenco delle associazioni
senza scopo di lucro in cui può essere "distaccato" il personale
docente della scuola.
( da "Corriere
della Sera" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Primo Piano - data: 2008-07-20 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Comunità
Incontro Don Gelmini: da laico nelle mani del Tribunale
ROMA - ( m.a.c.) Alessandro Meluzzi, medico e politico italiano, è il portavoce
della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini. "No, solo di Pierino
Gelmini, perché per amore della verità e per l'impegno con i suoi ragazzi,
Gelmini, accusato di molestie nei confronti di due adulti e non di pedofilia,
ha chiesto "pro gratia", e ottenuto dal Papa, la riduzione allo stato laicale". Dice Meluzzi: "Sono assolutamente
d'accordo con Ratzinger: un prete accusato di molestie deve essere giudicato
dalla giustizia. Può sembrare una cosa ovvia, poiché il foro ecclesiastico è stato abolito dalla Rivoluzione francese e in Italia nel
1850 dalla legge Siccardi". Ma questo è esattamente - secondo Meluzzi-
quello che ha fatto Gelmini, "si è sottomesso alla legge, da buon
cittadino italiano e da buon prete e penso che proprio dalla magistratura avrà
giustizia, visto come stanno andando le cose".
( da "Corriere
della Sera" del 20-07-2008)
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BREVI Gli impegni Il 14 ottobre 2004 è nominato membro del Pontificio Consiglio
per i Laici. Dal 2005 è membro della Congregazione per il Culto Divino e la
Disciplina dei Sacramenti ( nella foto con Benedetto XVI).
( da "Corriere
della Sera" del 20-07-2008)
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sezione: Primo Piano - data: 2008-07-20 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE
Scola: politiche per la famiglia Il governo deve fare molto di più Il Patriarca
di Venezia: cambiare la legge sull'aborto, non si può stare fermi Angelo Scola,
patriarca di Venezia, uomo tra i più vicini a Wojtyla e Ratzinger, è al lavoro
nella sua stanza in Patriarcato, tra le targhe che ricordano i predecessori
Roncalli e Luciani. Oggi, nel discorso del Redentore, affronterà il tema della
famiglia, anche sotto l'aspetto economico e politico. "Una società che si
va facendo sempre più liquida ha bisogno di qualcosa di solido. La famiglia in
Italia è un fattore decisivo di solidità. Se poi viene riconosciuta come un
capitale sociale, rappresenta un elemento importante su cui far leva per la
vita buona; in senso morale ma anche economico. Per questo la politica e il
governo devono fare di più, molto di più". Patriarca, la famiglia sembra
essere anche in Italia vittima della secolarizzazione. "La
secolarizzazione non è la stessa in tutti i paesi. In Italia non è come in
Germania, in Francia o in Spagna. Uno dei fattori che fa la differenza è
proprio la famiglia. Lo dimostrano i dati Istat e Censis: l'indice di divorzio
in Italia è tra i più bassi d'Europa; le convivenze quasi sempre sfociano nel
matrimonio; quando indica le aspettative primarie della vita, la donna, che
oggi lavora di più, mette al centro il matrimonio e la maternità. Più della
metà delle famiglie ospita in casa un genitore anziano, nel 90% di esse ci si
trova a mangiare insieme almeno una volta la settimana. La cura che i nonni
hanno dei nipoti integra un welfare che è ancora assai discutibile. Certe cose
- penso alla sofferenza e alla morte - si imparano più dai nonni che dai
genitori. E l'indice del dono, della gratuità, è in crescita non solo nel
passaggio dai genitori ai figli, ma anche dai figli ai genitori". I dati
che lei cita sono spesso letti come segno di arretratezza, a cominciare dai
giovani che restano fino all'età adulta a casa di papà. "Credo che
dobbiamo superare un concetto equivoco di progresso, per cui tutto l'inedito -
e in questo clima di fluidità spesso inedito equivale a capriccioso, a non
verificato - è progresso, e tutto ciò che rinnova la tradizione è
conservazione. L'Italia per fortuna ha un popolo ancora sano, che si ribella a
questo dualismo di stampo manicheo. Il vero progresso sa innestare il nuovo
sull'antico. La famiglia è un fattore di progresso, ed è anche un attore
economico molto importante, pur se spesso dimenticato. In famiglia si decide
dei consumi, del reddito e del risparmio; soprattutto, la famiglia ha un grande
valore economico nella formazione del capitale umano e sociale. Lo riconosce
persino la Banca Mondiale, che pure è ossessionata dal family planning, dai
programmi contraccettivi. In futuro questo suo ruolo sarà ancora più
importante, perché un paese come il nostro non può reggere senza un'innovazione
fondata su educazione, conoscenza, cultura. Questi sono dati oggettivi che, a
mio parere, rendono politicamente intelligente intraprendere azioni a sostegno
della famiglia. Penso soprattutto a due elementi: l'equità fiscale, e una
effettiva conciliazione tra famiglia e lavoro". La sua impressione è che
in Italia la politica, al di là delle enunciazioni di principio, trascuri la
famiglia? "Sì, in Italia la politica non ha ancora fatto questo passo, di
fatto rimanendo arretrata rispetto ad altri paesi. Il che è paradossale, perché
la forza della famiglia è molto più rilevante da noi che altrove. Un progetto
globale di sviluppo dovrebbe mettere subito in primo piano un sistema di
politiche familiari avveduto. Non ridotto alla mera dimensione
para-assistenziale, ma capace di valorizzare la soggettività affettiva,
economica, politica ed etica della famiglia". Che cosa dovrebbe fare il
governo? Lei parla di equità fiscale. In campagna elettorale si è proposto il
quoziente familiare. Ma non è stato introdotto né
annunciato. "Se si vede l'importanza educativa, sociale ed economica della
famiglia, allora si capisce perché è conveniente fare una politica fiscale che
la valorizzi come risorsa. Questo comporta anche un diverso modo di concepire
l'economia; il fatto che negli ultimi anni si parli di più di sussidiarietà e
solidarietà, e di capitale umano e sociale, è un segno positivo. Da una parte,
il mondo cattolico ha trascurato troppo a lungo l'importanza del mercato.
Dall'altra, non si può ridurre tutto alla sfera del mercato ma, al contrario,
il mercato va inserito in una visione umana e culturale più intera e potente.
Vengo dal Kenya e ho visto la tragedia della miseria e della fame nel Sud del
Sahara ". Tremonti parla di crisi del mercatismo. "Al di là del
neologismo, certo il mercato è un fatto culturale, non è un fatto naturale che
procede per leggi rigide ed immodificabili. è qualcosa su cui possiamo
incidere. L'economia ha le sue leggi, ma la scoperta che l'economia sta facendo
della famiglia mi sembra significativa. La critica al mercatismo è benvenuta.
Purché ne derivi una politica conseguente". C'è un ritardo di cultura e
anche di norme? "Certamente. Si tratta di coniugare un progetto a lungo
termine con un progetto a medio termine e con uno di intervento immediato.
Questo non è più procrastinabile, come molte forze sociali hanno chiesto. A me
sembra che, per quanto riguarda l'equità fiscale, si debba lavorare con questa
tempistica ma cominciando subito. Non mi avventuro nella traduzione tecnica di
questa indicazione, mi limito a costatare un dato di fatto: da noi la famiglia
più è famiglia più è penalizzata. Prevale una concezione della convivenza
sociale in cui i due unici attori sono il singolo individuo, considerato come
separato e come portatore di diritti e non di altrettanti doveri, e
l'istituzione statuale. Come se non esistessero i corpi intermedi. Come se in
mezzo non ci fosse la vita della società". C'è qualcosa da cambiare anche
in tema di divorzio? "Innanzitutto, dovremmo avere maggior attenzione per
i più deboli. I bambini avvertono moltissimo la perdita del riferimento alla
coppia d'origine. Hanno un bisogno assoluto dell'unità dei differenti, del papà
e della mamma. Per questo quando si fanno interventi politici o in campo
economico, far prevalere la famiglia comporta il tener ferma la famiglia
d'origine, anche in caso di divorzio o separazione. Questo per me, uomo di
Chiesa, implica dire con chiarezza che il divorzio è e resta una ferita grave
per la nostra società". Sta dicendo che valeva la pena a suo tempo
combattere la battaglia per l'abolizione del divorzio, e che questa è una
battaglia che non finisce? "Sulla questione del matrimonio, della famiglia
e della vita non si può stare fermi". Va cambiata la legge sull'aborto?
"Anzitutto la legge deve essere applicata in tutta la sua ampiezza. E su
certi punti deve essere ripensata; ovviamente in maniera rispettosa della
natura procedurale della nostra democrazia. Per questo una
società plurale veramente laica esige che ogni soggetto non solo abbia il
diritto ma senta anche il dovere di esprimere sino in fondo la propria visione
delle cose". Campagne culturali come quelle di Giuliano Ferrara sono utili
o controproducenti? "Io reputo che su questioni come l'aborto, come la
vita - penso al caso Englaro -, mettersi in gioco pagando di persona sia
di decisiva importanza. Al di là delle scelte tecnico-politiche, Ferrara fa
opera di cultura e di civiltà. Nessuno può permettersi il lusso di non lavorare
con serietà su questi temi. è bene che siano sollevati con forza". La
Chiesa è considerata in particolare sintonia con il centrodestra, guidato da
leader divorziati. Sono difensori credibili della famiglia? "In questo
campo il nemico numero uno si chiama moralismo, cioè la pretesa di giudicare la
verità di una proposta a partire dalla debolezza e dalla fragilità di chi la
formula impancandosi a giudici. Noi preti questo lo sappiamo fin troppo bene,
perché siamo uomini fragili come tutti gli altri e siamo sempre sotto tiro. Ma
avere misericordia verso la fragilità non significa creare una separazione
radicale tra vizi privati e pubbliche virtù. Io non credo nella doppia morale.
Non penso che la moralità personale sia incidente sull'azione sociopolitica di
un leader. Da questo punto di vista, rimpiango figure di politici e statisti -
che tuttavia non mancano del tutto neanche oggi nel nostro paese - che hanno
sempre cercato di coniugare dimensione personale e dimensione sociale della
morale. Comunque alla fine chi ha una responsabilità legislativa e di governo
produce atti che hanno sempre un valore pedagogico oggettivo. Non è indifferente
legiferare in un modo piuttosto che nell'altro, difendere la famiglia o non
farlo". Qual è la reale dimensione della questione pedofilia tra i
sacerdoti? "Ci sono esagerazioni e manipolazioni ideologiche, anche per
una certa responsabilità dei media. Detto questo, credo che quanto il Santo
Padre, con coraggio estremo, ha fatto negli Stati Uniti ed ha ribadito a
Sydney, sia una risposta inequivocabile. La ferita inferta ai minori in questo
campo è gravissima e tradisce la testimonianza cristiana. La scelta della
tolleranza zero da parte della Chiesa è una scelta drastica ma giusta".
Non le manca mai il fatto di non essersi formato una famiglia? "Ma la
verginità, nel mio caso il celibato, è un altro modo di realizzare sino in
fondo la propria affettività, compresa la propria sessualità. Nella misura in
cui uno è veramente chiamato e fa l'esperienza di questa forma progressiva di
compimento del suo io, non vive con senso di privazione il fatto di non avere
una sposa o dei figli. Io non la sento come una mancanza; eppure mi sembra di
essere un uomo affettivamente equilibrato". Aldo Cazzullo \\ Penso
soprattutto a due elementi: l'equità fiscale e una effettiva conciliazione tra
famiglia e lavoro \\ Bisogna dire con chiarezza che il divorzio è e resta una
ferita grave per la nostra società \\ Sul caso di Eluana e sull'aborto Ferrara
fa opera di cultura e di civiltà è bene che questi temi siano sollevati con
forza \\ Quanto il Papa, con coraggio estremo, ha fatto sulla pedofilia, è una
risposta inequivocabile.
( da "Corriere
della Sera" del 20-07-2008)
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sezione: Primo Piano - data: 2008-07-20 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE
"I preti responsabili di pedofilia siano portati davanti ai giudici"
Benedetto XVI a Sydney: condivido la sofferenza delle vittime Papaboys polemici
per le famiglie non ricevute dal Pontefice. In centinaia di migliaia alla
veglia. Oggi la chiusura DA UNO DEI NOSTRI INVIATI SYDNEY - Come già in America
l'aprile scorso, ieri il Papa ha riconosciuto la "vergogna" patita
dalla Chiesa cattolica dell' Australia per lo scandalo dei preti pedofili, ma
rispetto a quanto aveva già detto ieri ha aggiunto una parola più decisa: ha
affermato che "i responsabili di questi mali devono essere portati davanti
alla giustizia". Non è poco quello che ha detto. E non solo perché mai fino
a ieri l'avevano affermato né lui né Papa Wojtyla, ma anche perché gli stessi
documenti della cosiddetta "tolleranza zero" - elaborati in Vaticano
e nelle Chiese locali lungo gli ultimi sei anni - non contengono quell'impegno.
Arrivano a dire che le autorità della Chiesa devono "collaborare "
con i tribunali qualora un procedimento sia avviato in sede civile, ma non
parlano di un dovere della comunità a prendere l'iniziativa in tale direzione,
come invece suonano le parole dette qui. Ieri Benedetto parlava nella cattedrale
di Sydney ai vescovi, ai sacerdoti e ai seminaristi dell' Australia. Dunque
l'affermazione che occorre "portare" i colpevoli ai tribunali l'ha
rivolta agli uomini di Chiesa, non ad altri. Li ha invitati a "riconoscere
la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori
da parte di alcuni sacerdoti o religiosi di questa nazione. Sono profondamente
dispiaciuto per il dolore e la sofferenza che le vittime hanno sopportato e
assicuro che, come i loro pastori, anche io condivido la loro sofferenza
". Secondo l'associazione "Broken Rites Australia", che difende le vittime degli abusi sessuali del clero, sarebbero
107 i preti cattolici australiani che sono stati condannati dai tribunali civili per
abusi sessuali dal
( da "Corriere
della Sera" del 20-07-2008)
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sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-20 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE
Contestatori Un doppio numero di "Critica
sociale" sulla sinistra italiana ostile alla "Primavera"
cecoslovacca Il Sessantotto che negò Praga "Una rivolta socialdemocratica,
bisogna tornare a Lenin" di DARIO FERTILIO C he facevano i bravi ragazzi
del Sessantotto al tempo della Primavera di Praga? Giravano la testa dall'altra
parte. Al potere allora non ci andò l'immaginazione, ma più prosaicamente la
fila di carri armati sovietici che il 20 agosto fece tremare i vetri dei
palazzi cecoslovacchi. Si sarebbe potuto almeno scendere in piazza: ci si
smarrì invece fra ta-ze-bao e analisi astratte, concludendo che laggiù non
stava succedendo proprio niente d'importante, era in corso uno scontro fra
conservatori e reazionari. Perché il vero socialismo, s'intende, era tutt'altra
cosa, e occorreva leggere al di là degli avvenimenti, tornare a Lenin o abbeverarsi
alla saggezza di Mao Ze Dong, non lasciarsi ingannare da uno
"pseudosocialismo". Fu strabismo ideologico, e ne fu vittima la
grande maggioranza della sinistra radicale. Con l'aggravante di perseverare
nella cecità ideologica durante gli anni successivi, quelli dell'esilio a
Solgenitsin ('74), e fino alla Biennale veneziana del Dissenso ('77). A quel
colossale abbaglio la rivista Critica Sociale dedica ora un numero doppio, che
comprende diversi interventi (fra cui quello del direttore Ugo Finetti), un
articolo d'epoca (firmato sull'Avanti! nel 1978 da Ernesto Galli della Loggia
con il titolo significativo Praga '68 e l'intellettuale "surrogato"
), e un editoriale affidato all'uomo che guidò la Biennale veneziana durante la
storica edizione del '77, Carlo Ripa di Meana. Tuttavia il cuore della ricerca
porta la firma del filosofo e storico Paolo Sensini, che ha passato al setaccio
la stampa dei gruppuscoli, ossia la galassia della sinistra extra-parlamentare.
Risulta che, al di là delle mitologie libertarie, i sessantottini subirono
pesantemente l'egemonia culturale del Pci, così espressa dal segretario Luigi
Longo su Rinascita: "La nostra collocazione è del tutto chiara e
irrinunciabile. Noi staremo sempre dalla parte del socialismo". Persino il
gruppo del "Manifesto", che in seguito maturò la sua storica
scissione dal Pci anche come conseguenza dell'invasione sovietica a Praga, non
uscì mai dalla vecchia logica, sostenendo non che ci voleva più libertà ma un
ritorno a Lenin, in modo da "accorciare la distanza fra avanguardia e
classe " e insomma bisognava "da Marx tornare a Marx". Ma se il
gruppo di Lucio Magri e Rossana Rossanda si sforzò almeno di cogliere la crisi
del comunismo, i gruppi ancora più a sinistra bevvero sino in fondo la pozione
ideologica e assunsero posizioni che, col senno di poi, appaiono quasi
incredibili. "Potere Operaio", ad esempio, disquisì a lungo sulle
"buone e cattive intenzioni dei socialisti dal volto umano",
giungendo alla conclusione poco lungimirante che "nella Patria della
rivoluzione", cioè l'Urss, e negli altri Paesi del "campo
socialista", "vigesse tutt'ora il modo di produzione capitalistico
", e che questo fosse la causa di tutto. Sostituite il "capitalismo
di Stato sovietico" con la "Rivoluzione culturale cinese", invocava
il giornale, e vedrete se "il progetto grandioso di Lenin " non
riprenderà a marciare! Più severi di "Potop", i Quaderni Piacentini
liquidavano i fatti di Praga come "socialimperialismo della burocrazia
sovietica": anche qui il maoismo avrebbe costituito "un correttivo
alla rivolta spontanea, anarcoide, populista e pseudoreligiosa". Invece
Problemi del socialismo, diretto da Lelio Basso, molto vicino al Movimento
studentesco, condannava insieme il "conservatorismo" dei carri armati
e "la risposta di tipo socialdemocratico", oltre all'economista della
Primavera, Ota Sik, giudicato l'autore di "concezioni che favorivano le
forze antisocialiste e controrivoluzionarie". Allorché il Movimento
studentesco si esprimeva in prima persona, attraverso i suoi bollettini,
prendeva di mira la "restaurazione borghese" realizzata dai sovietici
a Est e allo stesso tempo "le tesi apertamente socialdemocratiche della
cosiddetta Primavera di Praga". Nel frattempo Servire il Popolo tesseva le
sue lodi al grande Timoniere Mao, eliminando il povero Solgenitsin con
un'alzata di spalle: "Sul piano letterario, politico e storico non
rappresenta nulla che non sia un luogo comune". E la libertaria Lotta
Continua di Adriano Sofri? Attenta al "grande lascito di Lenin",
pronta a contrapporre al "comunismo falso della Polonia quello vero
rappresentato dalla Cina". Si potrebbe continuare il florilegio: Bandiera
Rossa che ospita un articolo del redattore capo della Pravda in cui Solgenitsin
viene definito "uno schizofrenico"; Nuovo Impegno che, di fronte al
suicidio di Jan Palach commenta con involontario umor nero: "Non ci fa
certo ridere la sua morte... ma il fatto principale della mobilitazione
generato da Palach non ha contenuti socialisti"; Lavoro politico, che si
oppone fermamente "tanto agli aggressori social- imperialisti sovietici
che alla cricca ultrarevisionista capeggiata da Dubcek" proclamando la sua
devozione al partito comunista cinese; Giovane Critica, sprezzante riguardo al
"punto nodale filocapitalista e filoimperialista del nuovo corso
cecoslovacco"; il guevarista Maquis, pronto a giudicare
"l'occupazione della Cecoslovacchia un avvenimento dolorosamente
necessario sul piano politico"; Avanguardia Operaia, ferma nel condannare
la Primavera alla stregua di "un volgare tentativo di riformare il paese
con ricette all'occidentale". E si potrebbe concludere
con Lotta Comunista, attratta dalla fantastica ipotesi di una "alleanza
tra le superpotenze mondiali", Usa e Urss. Ma è giusto infierire su chi
allora rinunciò a essere laico, preferendo atti di fede ideologici e formule
liturgiche? AGOSTO
( da "Corriere
della Sera" del 20-07-2008)
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sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-20 num: - pag: 25 categoria:
REDAZIONALE Risponde Sergio Romano PERCHé LA CITTà DELL'EXPO DEVE AVERE UNA
MOSCHEA Da non musulmano (ma discendente di musulmani) io penso che faccia
onore a un liberal-conservatore come lei la risposta che ha dato a una lettrice
in questi termini: "Credo che anche i musulmani di Milano preferirebbero
pregare in una decorosa moschea e mi auguro che il Comune ne tenga conto (il
Vigorelli non può che essere un rimedio provvisorio) (...). E suppongo che
neppure i musulmani sarebbero lieti di pregare "a prestito" (in edifici della Chiesa Cattolica ndr)". Purtroppo, però, mi sembra
che la sua posizione sia nettamente minoritaria in Italia, specie (ma non solo)
fra le pubbliche amministrazioni di centrodestra. Per queste ultime (e
ovviamente per chi le ha votate e i cui umori cercano di rappresentare) pare
che una moschea sia più pericolosa di una centrale nucleare o più fastidiosa di
una discarica. Pertanto, assistiamo a una grottesca farsa all'italiana,
per cui si vieta ai musulmani con ogni pretestuoso cavillo possibile di
costruirsi moschee o almeno decorose sale di preghiera e poi si levano acuti
strilli se quelli si mettono a pregare sui marciapiedi. E non solo: i soliti
benpensanti invocano addirittura il referendum popolare nel caso qualche
amministrazione locale fosse tanto poco islamofoba da permettere la costruzione
di una moschea. Ebbene, io non sono un costituzionalista, ma mi permetto di
dire che l'uso di tale "arma" islamofoba lo trovo anticostituzionale.
Infatti l'art.20 della Costituzione italiana così recita: "Il carattere
ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione o
istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di
speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni
forma di attività". Insomma, tradotto in volgare, pare che se il Comune
non indice un referendum ogniqualvolta p.es. il sor Giggetto decide di aprire
un'osteria o la sciura Pina un circolo femminile di golf, un eventuale
referendum sulla costruzione di una moschea risulterebbe essere in contrasto
con il sullodato articolo della Costituzione italiana. Ritvan Shehi
cidvet2@virgilio.it Caro Shehi, T ralascio le sue riflessioni costituzionali e
vengo al punto che è all'origine della mia risposta e della sua lettera: il
problema della costruzione di una moschea a Milano. Credo che sia necessaria
per due ragioni. Esiste in primo luogo una questione di umanità e di buon
senso. Vivono oggi a Milano parecchie decine di migliaia di musulmani: 60.000
secondo la Comunità Religiosa Islamica Italiana (Co.Re.Is). In maggioranza
hanno un permesso di soggiorno e un lavoro, hanno affittato un appartamento o
una stanza, pagano le tasse. Se hanno una famiglia, i loro figli frequentano le
scuole della città e parlano italiano molto meglio dei genitori. Molti
desiderano avere la cittadinanza del Paese in cui hanno scelto di vivere e di
lavorare. Molti saranno italiani ed elettori nel giro di qualche anno. Parecchi
diventeranno funzionari dello Stato o delle amministrazioni locali, militari,
vigili urbani, poliziotti, carabinieri. La percentuale di coloro che
frequentano le improvvisate moschee, sorte spontaneamente nei diversi quartieri
della città, è modesta. Ma tutti sentono il bisogno di rivendicare la loro
identità culturale e religiosa. Gli italiani dovrebbero sapere, per lunga
esperienza, quale importanza la religione assuma fra le comunità immigrate come
fattore di solidarietà. Credo che non sia né giusto né saggio privare i
musulmani milanesi di un luogo di culto che abbia la dignità e il decoro di un
tempio religioso. Esiste poi un aspetto della vicenda che concerne la città in
cui questi musulmani hanno scelto di vivere. Milano è una grande città europea
e, a giudicare dal modo in cui si è battuta per essere sede dell'Esposizione
universale, non intende rinunciare a questa sua tradizionale collocazione
internazionale. Ma la dimensione e le ambizioni la obbligano ad aggiornare
continuamente il suo stile di vita, a cogliere prima di altre città i sintomi
dei mutamenti sociali e demografici, a offrire servizi corrispondenti. Fra
questi servizi, anche se l'espressione può sembrare troppo materialista, vi
sono anche quelli religiosi. Milano non sarebbe grande città se non avesse,
accanto alle sue antiche chiese cattoliche, i suoi templi protestanti e le sue
sinagoghe. Non sarà grande città se non avrà una moschea. Sul modo in cui
realizzarla si può discutere. Anch'io credo che il referendum non sia
necessario. Ma penso che il Comune debba individuare l'area, coinvolgere gli
abitanti del quartiere o delle zone adiacenti, tenere conto delle loro esigenze,
garantire spazi che evitino congestioni e affollamenti. Se molti milanesi
temono l'uso che l'islamismo più radicale potrebbe fare della moschea, il
Comune può tenere conto di questa preoccupazione chiedendo, in cambio della
concessione del terreno, il diritto di rappresentanza nell'organo direttivo a
cui spetterà l'amministrazione dell'istituzione religiosa e dei suoi edifici.
Sono certo che a Palazzo Marino non manchino avvocati capaci di trovare la
formula più adatta allo scopo.
( da "Giornale.it,
Il" del 20-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cari amici, ieri sera (in Italia
era sabato pomeriggio), con Luigi Accattoli sono andato alla veglia,
all'ippodromo di Randwick. Abbiamo girato tra i ragazzi accampati che
attendevano Benedetto XVI. Mi hanno colpito le file di giovani davanti ai
sacerdoti per le confessioni, e la presenza di famiglie con bambini. Hanno
dormito nei sacchi a pelo, sotto le tende o ripari di fortuna. Ora - da voi
sono le tre di notte - il Papa sta celebrando la messa conclusiva della Gmg.
Nell'omelia ha detto: "Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca
visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire
all'edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata
amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò
distrutta". Scritto in Varie Commenti ( 4 ) " (1 votes, average: 5
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( da "Stampa,
La" del 20-07-2008)
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NOVARA.DOMANI PRESENTAZIONE DI UN DOCUMENTO
Gli avvocati lanciano l'allarme "Il Tribunale rischia la paralisi"
[FIRMA]MARCO BENVENUTI NOVARA Gli avvocati novaresi rialzano la voce sulle
carenze croniche di personale a Palazzo di giustizia. In un nuovo documento
scritto, che sarà presentato ufficialmente domani in un incontro di cui sono
stati informati anche i parlamentari novaresi, il presidente della Corte
d'Appello di Torino, le autorità locali e i vertici del tribunale e della
procura, manifestano il loro disagio per una situazione che si protrae ormai
dallo scorso inverno e che sembra non trovare soluzioni nell'immediato: la
vacanza di posti tra i magistrati, molti dei quali hanno ottenuto il
trasferimento ad altre sedi per motivi personali, e un'analoga carenza anche
tra il personale amministrativo, con un conseguente disagio per chi ha contatti
con le cancellerie e deve provvedere ad inoltrare atti o fare copie dei
fascicoli. Mentre a livello nazionale il dibattito sulla giustizia è tutto
politico ed incentrato sulla tanto discussa norma "blocca processi" e
sulle immunità alle più alte cariche dello Stato, a livello locale sono invece
i problemi più spiccioli, quelli della quotidianità, a preoccupare maggiormente
i rappresentanti del foro locale. Si tratta di problemi ormai noti, e che peraltro
hanno raggiunto anche gli alti livelli della giustizia: a
dicembre era stato a Novara l'onorevole Michele Saponara, membro laico del
Consiglio superiore della magistratura, che si era fatto carico di portare gli
appelli novaresi a Roma. Gli stessi avvocati, in un nuovo incontro organizzato
proprio a Roma dall'onorevole Roberto Cota, hanno espresso all'inizio di giugno
tutta la loro preoccupazione per un tribunale "messo in
ginocchio" dalla mancanza di personale.
( da "Repubblica,
La" del 21-07-2008)
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Pagina V - Torino Cardetti, l'uomo
di partito diventato per caso sindaco La breve carriera di un socialista
sentimentale Giornalista Rai, guidò Palazzo civico per due anni, poi fu eletto
in Parlamento (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) SALVATORE TROPEA (segue dalla prima di
cronaca) Lui, Giorgio Cardetti, veniva dalle file giovanili del Psdi: aveva
appena 23 anni, una laurea, una passione per la politica e un'irrequietezza più
caratteriale che ideologica, tant'è vero che non si sarebbe mai allontanato
dalla casa socialista anche quando questa avrebbe perduto la sua grandezza
storica trasformando la convivenza dei suoi sempre più esigui inquilini in un
fatto di appartenenza quasi sentimentale. Pur essendo nato a Povegliano
Veronese il 25 giugno del 1943, Cardetti era torinese a tutto tondo, vizi e
virtù. Quando approdò in Corso Palestro lo si voleva "delfino" del
senatore Magliano: così lo consideravamo noi giovani socialisti e lui non fece
nulla per dimostrare il contrario, salvo entrare a far parte di una corrente di
sinistra socialdemocratica che non era esattamente quella di Magliano. Una
volta nel Psi aderì al gruppo giolittiano di Sergio Borgogno e Giusi La Ganga;
ma quando i giolittiani confluirono sulle posizioni di Francesco De Martino lui
si spostò verso i lombardiani il cui leader a Torino era Nerio Nesi. Era un
solitario che non amava frequentare i luoghi, caffè e trattorie, dove
concludevamo le serate noi socialisti. E anche questo per noi era una
"diversità" che allargava il fossato tra via Avogadro e corso
Palestro. Ci sbagliavamo e con Giorgio lo avremmo chiarito più volte negli anni
che seguirono. Amava la politica a modo suo. Nelle discussioni aveva un eloquio
monocorde ma non privo di efficacia. Si aiutava spesso col ricorso agli ordini
del giorno: era pronto a vergarne e a presentarne uno in ogni occasione. A
Palazzo di Città mise piede giovanissimo: consigliere comunale da qualche anno,
nel gennaio del 1985 venne eletto sindaco di una giunta
laica che aveva l'appoggio della Dc: succedeva a Diego Novelli e lo scandalo
Zampini non rendeva agevole quel ruolo. Era alla guida di un pentapartito
quando alle politiche del 1987 sorprese tutti candidandosi al parlamento e
costringendo il Psi a sostituirlo a Palazzo di Città con Maria Magnani Noya.
Eletto parlamentare non venne poi riconfermato nel 1992 e nel vento di
Tangentopoli venne sfiorato dalla bufera con un avviso di garanzia. La sua
stella politica era ormai tramontata. Rientrato in Rai dov'era era stato assunto come giornalista nel 1969 riprese il suo lavoro
di cronista. Ex sindaco della città, ex parlamentare, in un posto come la Rai
avrebbe potuto rivendicare una posizione di maggiore prestigio e invece, come
lui stesso raccontava, fino alla pensione faticò persino a farsi assegnare una
scrivania. Sposato con Adriana Corti, giovane e bella compagna, lei nelle file
giovanili del Psi lui in quelle del Psdi, sia nella vita privata che in quella
pubblica Giorgio aveva scelto l'understatement come modello. E in un silenzio
calcolato continuò a coltivare fino alla fine la passione per la politica:
segretario dello Sdi torinese e candidato votato all'insuccesso scontato alle
politiche del 2006. Quando lo incontrai davanti a Palazzo di Città alla festa
organizzata per l'arrivo della fiaccola Olimpica, una sera del febbraio 2006,
era confuso tra la folla anonima. "Non sono stato
invitato come ex sindaco" mi disse con una punta di amarezza. Poi si mise
a parlare di socialismo, di un passato che se n'era andato e di un futuro che
non ci sarebbe mai stato.
( da "Repubblica,
La" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Sydney, il Papa scopre il bagno di folla
Successo delle giornate della gioventù, prossima tappa Madrid Benedetto XVI
alle nuove generazioni "Diventate costruttori del nuovo" MARCO POLITI
DAL NOSTRO INVIATO SYDNEY - "Arrivederci a Madrid!". Lasciando
l'Australia, Benedetto XVI dà già appuntamento per il 2011 ai
trecentocinquantamila giovani intervenuti alla messa conclusiva delle Giornate
mondiali della Gioventù. Papa Ratzinger riparte soddisfatto e sereno. Da
cardinale non ha mai creduto molto a questi spettacoli di massa e anche adesso,
quando sotto l'altare si svolgono certe danze - che siano classiche o aborigene
- fa fatica a mostrare partecipazione. Ma l'entusiasmo dei giovani è
contagioso. Il calore della loro sincera emozione ha reso il pontefice lieto
come raramente l'abbiamo visto. Mai come in questo viaggio ha sorriso tante
volte, mai nei suoi occhi è apparsa, benché frenata, una contentezza così
profonda. E mai, come in questa occasione, si è avvertito che l'icona-Papa è
forte ed attrae anche se Joseph Ratzinger è capace - lo ha fatto alla Veglia di
sabato - di leggere un'intera omelia senza mai alzare gli occhi dal foglio,
senza mai guardare in faccia l'uditorio. I giovani cattolici hanno vissuto questi giorni come un super-evento. "E'
bellissimo trovarci insieme da tante nazioni - ho sentito ripetere più e più
volte in nelle lunghe file dei pellegrini in marcia - è formidabile
riconoscerci cattolici io italiano, lui vietnamita, quello indonesiano, l'altra
americana, è emozionante pregare insieme con il Papa". Sydney
stessa, secolarizzata come tutte le metropoli, si è risvegliata scoprendo un
cattolicesimo allegro e vitale. La verve e lo stile casual delle migliaia di
ragazzi e ragazze hanno intaccato il cinismo della grande città, riconosce il
popolare Sunday Telegraph. La messa finale si è svolta all'Ippodromo, dove
hanno resistito accampati dopo la veglia legioni di pellegrini nonostante il
freddo umido della notte. Ai giovani Ratzinger ha indicato una "nuova era
in cui l'amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele, aperto agli altri,
rispettoso della loro dignità, un amore che promuova il loro bene e irradi
gioia e bellezza". Una nuova era, libera da superficialità, apatia e
chiusure. Benedetto XVI ha chiamato anche le nuove generazioni a diventare
costruttrici del nuovo. "Cosa lascerete voi alla prossima generazione?
State vivendo le vostre vite in modo da dare spazio allo Spirito in mezzo ad un
mondo che vuole dimenticare Dio o rigettarlo in nome di un falso concetto di
libertà?", ha esclamato. Alla folla e specialmente ai giovani di ogni
nazione, che ha poi cresimato, Ratzinger ha indicato la missione di combattere
contrastare il deserto spirituale della contemporaneità, il "vuoto
interiore, la paura indefinibile, il nascosto senso di disperazione". Il
mondo ha bisogno di rinnovamento, ha dichiarato, e la Chiesa ha bisogno del
rinnovamento che viene dai giovani. Toccante è stato
il lungo momento di silenzio, cui tutti sono stati invitati dopo l'omelia del
pontefice. Di colpo ogni rumore è cessato e il vento della preghiera è passato
su trecentocinquantamila volti. Il viaggio papale si avvia al termine in un
alone di suspense. Deciderà Ratzinger, in extremis, di incontrare le vittime
degli abusi sessuali? Forse sì. Il portavoce Lombardi ha affermato enigmatico
domenica sera: "La parola definitiva si avrà quando parte l'aereo. La
questione è ancora aperta". Anthony Foster, padre di due figlie stuprate
da un prete, ha aspettato fino a tarda sera. Christina Mc Isaac, presidente di
Broken Rites (associazione delle vittime) commenta: "Anche domenica
abbiamo rinnovato la domanda di un incontro tramite un contatto. Silenzio.
Sarebbe sgradevole se all'ultimo momento il Papa si scegliesse qualche vittima
da invitare". Il tempo sta per finire. Alle 10 di mattina Benedetto XVI
parte per Roma.
( da "Unita,
L'" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
L'incompreso. "Gli intellettuali di sinistra giudicano senza aver letto
nemmeno un mio libro. Ne ho scritti tanti: sulla riforma
religiosa del '500, su laici e credenti... Lo sa che non ho ricevuto una
recensione? Avrei preferito una stroncatura a questo silenzio" Sandro
Bondi, ministro della Cultura "Magazine del Corriere della Sera", 17
luglio.
( da "Unita,
L'" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del Il Papa
ai giovani: no al conformismo, ci rivedremo a Madrid Ratzinger chiude la
giornata mondiale con una messa a Sydney . Nel
( da "Corriere
della Sera" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronache - data: 2008-07-21 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE
Sydney C'erano centinaia di migliaia di giovani, il prossimo raduno si terrà a
Madrid "Ragazzi, ribellatevi al conformismo Sta avanzando il deserto
spirituale" Il Papa chiude la Gmg. Messa e incontro con le vittime dei
preti pedofili Il messaggio di saluto ai giovani: "Costruite una nuova era
in cui l'amore sia fedele. Il mondo ha bisogno di rinnovamento" DAL NOSTRO
INVIATO SYDNEY - E infine l'incontro con le vittime degli abusi sessuali c'è stato. Alle sette del mattino di Sydney (le
( da "Corriere
della Sera" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Lettere al Corriere - data: 2008-07-21 num: - pag: 23 categoria: BREVI SUI
PROCESSI Confronti impropri Caro Romano, mi può spiegare perché il senatore
Andreotti, imputato di un'accusa infamante, si è sottoposto con dignità ai vari
processi (uscendone assolto) mentre Berlusconi, per un'accusa meno grave, fa i
salti mortali per evitare il processo Mills? Si tratta solo di stile o, come
penso, di ben altro? Francesco Provasi fprovasi@alice.it Non mi piacciono le
leggi ad personam, ma non mi piacciono neppure, per parlare con franchezza, i
confronti impropri. I processi Andreotti, a cui lei si riferisce, furono due:
quello di Perugia per l'omicidio Pecorelli e quello di Palermo per il bacio
mafioso. Quelli intentati a Silvio Berlusconi in cui l'imputato si è difeso
sino alla sentenza sono se non sbaglio più di una dozzina. DECISIONI Prolungare
la vita Caro Romano, la Chiesa non è d'accordo sul fatto che si possa staccare
la macchina che tiene in vita un individuo, sostenendo che la vita è un dono di
Dio, che la dà e la toglie. Non le sembra un controsenso che si tenga in vita
una persona con mezzi creati dall'uomo nonostante Dio in quel momento avesse
chiamato a sé quella persona? Voglio dire in questo modo l'uomo si oppone alla
volontà divina. A questo punto per non opporsi alla volontà divina nessuno
dovrebbe più curarsi. Staccare le macchine è esattamente identico (da un punto
di vista di rispetto della volontà di Dio) all'accanimento terapeutico. Mi
verrebbe da dire che se davvero quella persona deve vivere per volontà divina
lo farebbe anche senza macchine. Gianluca Marras gianluca.marras@libero.it Vi
sono effettivamente sette cristiane (la Christian Science, ad esempio) in cui i
fedeli rifiutano qualsiasi cura medica. Ma se la vita è "dono di Dio",
come sostiene la Chiesa cattolica, non può non esservi una certa differenza fra
il tentativo di prolungarla e la decisione di interromperla. NELLA NAPOLI
PULITA L'impegno dei cittadini Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha
dunque mantenuto la promessa: in meno di due mesi ha fatto in modo che le
montagne di rifiuti che ingombravano le strade e le piazze napoletane
sparissero e la città riacquistasse un aspetto civile. Ora si sostituiscono a
lui e assumono il ruolo di protagonisti di un'opera così importante, o almeno
di comprimari, gli anonimi cittadini partenopei che non devono lasciar cadere
impunemente la classica carta in terra a sporcare il marciapiede o i pochi
spazi verdi ed erbosi che rimangono a Napoli. Ma soprattutto non devono perdere
la speranza di vivere in una città che recuperando il suo decoro umano e
culturale sia ancora bella da visitare e da conoscere nelle sue nobili
tradizioni. Vittorio Gennarini, Napoli PER I TAGLI Questione di scelta Il nuovo
governo ha subito effettuato tagli a giustizia, istruzione, sanità, turismo. I
fondi concessi in molti casi non sono sufficienti neanche per il mero
sostentamento di queste istituzioni. A sentire questo, mi pongo due domande. La
prima: l'Italia è il Paese con la pressione fiscale più alta in Europa;
possibile che con tutti i soldi che entrano non si riesca, non dico a
migliorare, ma a "sostentare" le istituzioni basilari di un Paese
civile come sanità, istruzione, giustizia e (per l'Italia) turismo? La seconda:
se proprio siamo costretti al risparmio, perché non vengono fatti tagli nelle
cose assolutamente inutili e odiose (le Province, gli stipendi ai parlamentari
o i benefit correlati, le auto blu, ecc.)? Francesco Buccheri
francesco_buccheri@yahoo.it CONSUMO D'ACQUA Evitare gli sprechi Consumiamo ogni
giorno
( da "Giornale.it,
Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 29 del 2008-07-21 pagina 3
Baroni? Di nome e di reddito Portafogli gonfi per i capi degli atenei di
Redazione Può un professionista il cui appellativo è "magnifico"
avere uno stipendio non all'altezza del suo nome d'arte? A guardare i redditi
di alcuni dei baroni più famosi d'Italia, chi l'ha mai detto che la cultura non
rende bene? Ecco quindi i 133mila euro del rettore di
Bologna Pier Ugo Calzolari, i 166mila del suo collega della Bicocca Marcello
Fontanesi, i 217mila e rotti dell'omologo dell'università privata milanese
Cattolica. E ancora i ragguardevoli 167mila euro annui del rettore
dell'Università di Torino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Manifesto,
Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
VOI SIETE QUI Ballando sul corpo
delle persone Alessandro Robecchi Grande e glorioso è lo spettacolo del ritorno
del sacro, l'attivismo frenetico dei laici devoti. Come si
sa, una grande multinazionale che perde clienti si circonda di avvocati e
consulenti, ed ecco qui la pattuglia dei devoti accorrere presso la chiesa
cattolica con il suo zelante aiuto. Sarà la ressa per iscriversi ai
neo-integralisti, sarà che la troppa devozione acceca, sta di fatto che si
sfiora la commedia all'italiana. Esempio illuminante: mentre Daniela
Santanché tentava di incatenarsi al Vigorelli di Milano e strepitava contro le
donne musulmane con il velo (che devono toglierlo), un rubrichista della
pattuglia del Foglio implorava il direttore di Famiglia Cristiana di allegare
alla rivista un velo, per le donne cattoliche (che devono metterlo). Si dirà
che non siamo proprio ai vertici del pensiero moderno, piuttosto in mezzo al
guado tra il baciapile e il sadomaso. Salendo un pochino di livello, ecco
finalmente sul Corriere una risposta all'inchiesta di Maltese (Feltrinelli) sui
4 miliardi e mezzo di euro che ci costa ogni anno il Vaticano. Nemmeno una riga
per contestare le cifre; piuttosto un argomento strabiliante: forse gli
italiani preferiscono "l'oculata gestione ecclesiastica allo sperpero
pubblico". E poi: "Non è più tempo di distinguere tra denaro delle
tasse e denaro delle questue". Liberismo assai devoto. Ad altri, quelli
"che volevano fare il ministro della sanità e hanno raccolto meno voti
degli spettatori di un derby, non pare vero di avere anche in Italia un caso
Terry Schiavo, un argomento delicato e doloroso da trasformare in poltiglia
mediatica, e autopromozione. Ancora una volta, è sul corpo vero delle persone
che si svolge il balletto: ieri la donna di Napoli interrogata dalla polizia
dopo un aborto, oggi Eluana e l'assalto alla sua dignità. Questo sposta tutta
la faccenda dal grottesco al tragico e del resto è un vecchio vizio: dissertare
di etica sul corpo degli altri è un passatempo di gran moda, riempie i tg ed è
facile, basta un po' di cinismo, è un caso di devozione in cui essere cattivi
aiuta.
( da "Manifesto,
Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Ratzinger e gli abusi sessuali dei
preti australiani: la tecnica delle scuse come politica di governo I dolori del
papa Brett Neilson A un certo punto, durante la sua visita per la Giornata
mondiale della gioventù, il pontefice ha indossato un berretto della polizia
del Nuovo Galles del Sud, lo stato dell'Australia di cui
Sydney è la capitale. La foto-op, scattata durante la benedizione da un
poliziotto malato in fase terminale, ha rapidamente invaso i media. Secondo i
giornali australiani, con questo gesto scherzoso il papa ha dato un suo tocco
personale alla cerimonia. Ma per chi non è contento della blindatura della
città per la presenza di Ratzinger e dei suoi 250.000 pellegrini, quella foto
ha un altro significato. Pochi giorni prima dell'arrivo del pontifice a Sydney,
il tribunale federale dell'Australia aveva bocciato una legge speciale
promulgata dal governo del Nuovo Galles del Sud con lo scopo di impedire
qualsiasi interruzione della grande festa dei cattolici
da parte dei contestatori della biopolitica vaticana.
La legge prevedeva un'estensione dei poteri di polizia e multe fino a 5.500
dollari per chi importunasse i pellegrini. Nonostante la bocciatura, il
tribunale federale ha sottolineato che le leggi generali contro il turbamento
della quiete pubblica rimangono in vigore, facendo riferimento alle misure che sono
state decise nel contesto della "guerra al terrore", come in
occasione degli scontri anti-musulmani a Cronulla nel sud di Sydney nel 2005 e
della visita di George W. Bush durante il vertice Apec nel settembre 2007. La
bizzarria di quel berretto da poliziotto al posto dello zucchetto papale va
letto in questo quadro. Un quadro che mostra lo sbiadire della distinzione fra
il "potere pastorale" identificato da Foucault come base della
governance moderna e il potere poliziesco che suggella le nuove forme della
sovranità. Altro che gli scontri medievali fra papa e imperatore: oggi va
emergendo un amalgama in cui governance e sovranità diventano due lati della
stessa medaglia. Per un verso avanzano processi di depoliticizzazione,
decostituzionalizzazione, mediatizzazione. Per l'altro verso, la violenza
sovrana aumenta avvalendosi del richiamo ai valori e al culto dell'autorità e
con l'aiuto della spettacolarità. Più lo stato moderno
cede il suo potere sovrano alla tecnica e all'amministrazione, più si aggrappa
a un supplemento teologico che gli fornisce l'ultima giustificazione mentre le
altre svaniscono. Detto altrimenti, il papa ha bisogno della polizia e la
polizia ha bisogno del papa. Vale la pena di ricordare che per Foucault
l'oggetto del "potere di polizia" era la regolazione del traffico
prodotto dalla circolazione di persone, beni e merci. Per la maggioranza degli
abitanti di Sydney, il problema della visita del papa non era la sua posizione
sull'aborto, la contraccezione, l'omosessualità, la posizione delle donne nella
Chiesa, ma il traffico, gli ingorghi e a mobilità ridotta in città. Tantissimi
infatti se ne sono andati al mare. Fra quelli che sono rimasti, una minoranza
piccola ha dato vita a un collettivo "no-to-pope", una specie di esercito
di omosex, trans, queer e altri alieni che ieri, il giorno della grande
processione verso la messa all'ippodromo, hanno lanciato preservati gonfiati
verso i pellegrini e fatto il controcanto ai loro slogan. Una manifestazione
molto politicizzata, che per qualche ora ha conteso i titoli dei giornali alle
scuse di Ratzinger alle vittime degli abusi sessuali dei preti australiani.
Significativamente, il papa ha molto insistito sul fatto che come pastore di
queste vittime ne condivide il dolore e la sofferenza. Anche qui però si vede
l'intreccio fra il pastore e il poliziotto. Negli anni '90, la tecnica delle
scuse come tecnica di governo ha avuto i suoi pionieri fra i leader dei paesi
più potenti e liberisti del mondo. Nel '97, Clinton si scusò con le vittime
dell'esperimento di Tuskegee e Blair per la grande fame di patate dell'
( da "Manifesto,
Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
GENOVA Un torneo di calcio
antirazzista. Con le tre organizzazioni di strada di latino-americani del
centro sociale occupato Zapata di Sampierdarena (Latin Kings&Queens, Netas
e Masters) in campo con ben quattro squadre. I sampdoriani dei Rude Boys, i
genoani del quartiere di Certosa, un team marocchino. Uno per ogni centro
sociale resistente (Zapata, Terra di nessuno, Humpty Dumpty) e un melting pot
dell'Orchestra di piazza Caricamento con cinesi, italiani e senegalesi. La
seconda edizione del torneo di calcio a sei a Sestri Ponente, in collaborazione
con l'associazione Macaia e gli arbitri della Uisp, misura la temperatura agli
spazi autogestiti genovesi insieme a una non stop al Forte Sperone arrivata alla
settima edizione. E levatevi gli occhiali rosa: c'è chi insieme ai corner e ai
falli dribbla un cpt sparso per la penisola, chi scarta burocrazie, tiene
famiglia pur minorenne e cerca casa o si ritrova faccia a faccia in campo con
chi quattro anni fa lo ha mezzo accoltellato. Dalla lettura dell'oggi - leggi
le campagne razziste lanciate dai media locali prima contro le bande dei
latinos, poi su Sampierdarena, gli ecuadoriani e le loro fiestas e recentemente
rom, Rumeni e prostitute - i centri sociali genovesi si giocano una nuova
identità. La Buridda ha aperto a qualche festa peruviana o ecuadoriana. Il Tdn,
che una chiave di lettura globale ce l'ha sempre avuta con Ya Basta, ha
continuato le missioni in Chiapas e le campagne nelle scuole perché, "programmi
come "Semillita del sol" raccontato all'istituto alberghiero Bergese
dove il 30 per cento sono ecuadoriani fa sentire chi ci ascolta
protagonisti", dice Simone di Ya Basta. Lo Zapata da un anno e mezzo ha
coinvolto nell'occupazione i chicos delle organizzazioni di strada non esenti
in passato da qualche rissa. Sono nati gli appuntamenti della domenica
pomeriggio con centinaia di ragazzi lanciati nel reggaetton oltre a feste di
strada all'aria aperta per chiamare a raccolta il quartiere. Il segno del successo
è che mentre altri centri sociali cercano di mettere una toppa al tetto o
riparare un muro, allo Zapata i chicos montano un gigantesco ventilatore a
pale. "Il percorso con i chicos è stato per noi
una scommessa. Nel pieno della campagna di criminalizzazione delle bande da
parte di media e polizia, abbiamo deciso di aprire loro gli spazi del centro
sociale - dice Matteo Jade - e, per quanto il cammino non sia stato sempre facile, i risultati sono molto positivi. Lo
Zapata ha tratto da questa contaminazione una nuova linfa vitale. E gli
stranieri non possono che essere una risorsa per la nostra vecchia città:
scommettere sui giovani Hermanitos e sui giovani migranti è puntare sul futuro
della città e del movimento, ripartendo dai diritti di cittadinanza per
combattere l'ossessione securitaria della governance delle città". A
livello locale, Municipio o Comune che sia, il dialogo non è mai escluso. A
entrare nella politica ufficiale ci ha provato Laura Tartarini dello Zapata
eletta nelle liste di Rifondazione alle comunali del 2002 nella giunta
Pericu-bis. "Quella fase di attraversamento si è conclusa - continuano
Luca Oddone e Paolo Languasco dello Zapata - Oggi non abbiamo nulla in comune
con la cosiddetta sinistra. Oggi noi siamo quello che facciamo, ed anche il
concetto di sinistra ci sta stretto, sembra più un contenitore vuoto, che uno
spazio politico adeguato ai moderni movimenti, che possono crescere e
svilupparsi solo in un contesto autonomo". Molta storia corre dunque
esterna. E infatti che la sinistra sia diventata extraparlamentare colpisce
solo quelli della Buridda, ex facoltà di economia occupata nel 2003, 6 mila
metri quadri ormai gestiti da Rifondazione comunista e a rischio trasloco.
"Speriamo di avere a che fare con qualcosa a sinistra del Pd - dice Manuel
Chiarlo - Dobbiamo ricostruire situazioni di piazza, cortei, un'opposizione a
questo governo perché c'è un'ondata di antipolitica che colpisce soprattutto i
giovani. Insomma dobbiamo trovare linguaggi e pratiche efficaci per parlare a
quelli che al G8 avevano otto anni". Per il resto la politica nazionale
lascia tutti tiepidi. "Per noi non è cambiato molto", chiosa Megu del
Tdn. "Ci muoviamo fuori dalla politica istituzionale - aggiunge Simone di
Ya Basta - i nostri interlocutori non sono i politici ma le persone".
Ottavia, sempre del Terra di nessuno, articola che "con la sinistra al
governo una parte di noi si è identificata in Rifonda, altri no. Abbiamo
sperato su spazi, abitazione, precarietà, le istanze del G8. Non è successo. E
almeno si sono chiariti i ruoli, chi aveva pratiche di movimenti ed era più
autonomo lo sta dimostrando". All'Humpty Dumpty, piccolo spazio
autogestito a due passi dal polo universitario di via Balbi c'è chi pensa
positivo. "Nella tristezza i centri sociali si stanno ravvicinando - dice
un portavoce - in confronto alla batosta post G8, siamo in piena ripresa".
Gli appuntamenti legati al Pride, la difesa della 194, la
rete laica in occasione della visita papale e ora il 30 giugno hanno
ricostruito dei tavoli comuni in cui confrontarsi su precarietà, squadrismo
diffuso, il pacchetto sicurezza. Anche se facile niente. Perché all'appello
mancano, tranne eccezioni, molti tra i 15 e i 25 anni. "Qui in
università è pieno di figli di operai che studiano, pensano di avere la soluzione
a tutti i casini e della mobilitazione non gliene frega niente. Solo quando
finiscono gli studi si rendono conto che futuro è precarietà, senza una casa,
senza un lavoro", raccontano all'Humpty Dumpty. Qualche scetticismo anche
in Valbisagno al rinato Pinelli, dove l'obiettivo è recuperare il contatto col
territorio, perché "questo è un quartiere dormitorio - raccontano - e
allora più che pensare a cortei partiamo con la musica per creare un'isola
alternativa in una zona dove tutto chiude alle otto, ma fagli capire che qui
non c'è solo uno spazio dove suonare ma che ci si prende in carico anche la
gestione". Insomma la sfida è vincere l'apatia. Intanto però movimento a
Genova vuol dire anche Assemblea permanente antifascista, due forum sociali
rimasti dal G8 come la Rete per la globalizzazione dei diritti erede del centro
documentazione per la pace. Il Forum del Ponente ha scelto (in parte) di
candidarsi per l'Arcobaleno alle ultime nazionali, ma "nella sostanza è
rimasto indipendente - spiega un portavoce - perché formato da tante anime e
non tutte legate a qualche partito". Quello della Valpolcevera organizza
da alcuni anni una marcia per la pace nella provincia genovese e i pacifisti
della Rete per la globalizzazione dei diritti sono tutti i mercoledì a piazza
De Ferrari con un'ora di silenzio. "Dalla caduta delle torri gemelle nel
2001 siamo arrivati al 317esimo presidio - dice Norma Bertullacelli - per noi è
un modo di fare controinformazione diffondendo un volantino sempre diverso. Il
risultato è che qualcuno sta a sentire e magari si siede con noi". In
questi anni hanno organizzato un happening con bambole rotte (le vittime
civili), con facsimili di bombe a grappolo e una gabbia grande come quella dei
prigionieri di Guantanamo. Insomma, davanti al nulla creato dal culto dei
consumi, vuoto pneumatico, disperazione, repressione sociale, "alcuni di
noi che se ne andrebbero in pensione continuano il sogno del meglio
possibile", conclude Ottavia.
( da "Manifesto,
Il" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
L'INCHIESTA Del Turco in difesa
"Incastrato da un truffatore" Se. Gian. PESCARA "Si è voluto vendicare
del fatto che abbiamo iniziato a spulciare conti e attività delle sue cliniche
private riscontrando magagne, specie sul fronte della degenza legata alle
malattie mentali. Per avere un riscontro ai nostri timori, facemmo fare uno
studio all'università Cattolica di Milano da cui risultava
che, prima del mio insediamento in Regione, c'erano più pazzi
"allettati" nelle case di cura che gente sana in circolazione fuori.
Tutti matti, tutti ricoverati in Abruzzo". Ottaviano Del Turco, governatore
dimissionario, dal carcere di Sulmona si scaglia contro Vincenzo Angelini,
l'uomo delle cliniche private, il grande accusatore. Che, secondo l'ex
ministro, si è arricchito grazie alle malattie psichiatriche, vere o inventate.
"Quando abbiamo iniziato a tagliare le spese - continua Del Turco - lui ha
iniziato a fare la guerra. E tre anni dopo ecco il risultato: lui fuori, io
dentro. Il colmo. Un truffatore reo confesso da 120 milioni di euro ha evitato
la galera correndo a collaborare con i giudici. Col risultato che la sua
posizione è immediatamente mutata da corruttore in concusso". In prigione
da lunedì scorso perché sospettato di aver intascato mazzette, l'ex capo della
giunta regionale si dice innocente e punta l'indice contro il
"pentito" delle bustarelle. Del Turco nega di aver preso sei milioni
di tangenti. "Una follia - afferma -. Mi dicano dove sono questi denari.
Ho espressamente chiesto agli inquirenti di spulciare i miei conti correnti da
15 anni a questa parte per vedere se c'è un euro in più del dovuto. Non hanno
trovato nulla". E non è il solo degli inquisiti a prendersela con
Angelini. "E' un bugiardo - tuona Lamberto Quarta, braccio destro di Del
Turco, anch'egli in cella -. E' un gran calunniatore". "Un
discutibile imprenditore sull'orlo della bancarotta, ha utilizzato leggi
speciali per evitare la prigione", rincara Vincenzo Rivera, capo di
gabinetto della presidenza della giunta. E tra interrogatori, veleni e
quattrini spariti è esplosa la bagarre per la successione di Del Turco alla
presidenza dell'Abruzzo. Il centrosinistra è ai ferri corti. Le tensioni tra Pd
e Italia dei Valori si confermano, con il partito di Di Pietro che ipotizza di
correre da solo se le candidature non saranno scelte con "pari
dignità". Poi c'è l'alt del Prc, che chiede ai democratici di non
presentare alcuna candidatura. L'unica certezza, al momento, è che entro
novanta giorni si dovranno indire le nuove elezioni, che potrebbero tenersi già
il prossimo novembre. Ma quello con l'Idv non è l'unico nodo da sciogliere per
il partito di Veltroni. Nell'immediato ci sono da vedere gli sviluppi
dell'inchiesta giudiziaria e i nuovi assetti della giunta. I nomi che circolano
per eventuali primarie, per ora, sono quelli del vice di Del Turco, Enrico
Paolini, e quello del sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, che è anche
segretario regionale del Pd. Su quest'ultimo però pesa il coinvolgimento
nell'inchiesta per corruzione che ha portato agli arresti il suo ex braccio
destro, Guido Dezio. Su questo aspetto Rifondazione incalza: "La precondizione
- afferma - è che non ci siano candidati coinvolti in procedimenti giudiziari
legati alla pubblica amministrazione. Per ciò non ci pare che il Pd sia in
grado di avanzare proprie candidature".
( da "Stampa,
La" del 21-07-2008)
Argomenti: Laicita'
NOVARA.PROTESTA DEGLI AVVOCATI
Mancano i magistrati tribunale rischia lo stop Le croniche carenze di organico
in tribunale tornano oggi sotto i riflettori. Gli avvocati novaresi, che da
mesi manifestano disagio, con un rischio di paralisi dell'attività giudiziaria,
presentano stamattina un nuovo documento in cui manifestando la loro
preoccupazione. Lo faranno nel corso di un incontro di cui sono stati informati
anche i parlamentari e le autorità locali, il presidente della Corte d'Appello
di Torino, i vertici di palazzo Fossati. Del problema si è interessato di
recente anche il Csm, che ha mandato a Novara l'onorevole Michele Saponara, membro laico. La situazione più drammatica riguarda la sezione
civile, dove entro la fine dell'anno se ne andranno altri tre giudici. Secondo
i parametri del Ministero, a Novara il volume di lavoro richiederebbe 15
magistrati, e invece attualmente si occupano del civile solo 5 giudici, di cui
uno si divide con la sezione di Borgomanero. La stessa presidente Anna
Maria Di Oreste di fatto ha esaurito il suo incarico dirigenziale: attualmente
il "facente funzioni" è il presidente della Corte d'Assise Emanuele
Smirne, che per affrontare l'emergenza, ha subito emesso un decreto in cui si
affida alla stessa Di Oreste il compito di esaurire alcune pratiche aperte. Il
posto è vacante: l'unico candidato, un magistrato milanese, ha fatto marcia indietro.
( da "Repubblica,
La" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Roma Pedofilia, ora
si indaga su altri preti Su un blog nuove accuse a don Ruggero: "Così
abuso di me 25 anni fa" Un giovane denuncia: "Don Giacomo sapeva
tutto ma non ha mai detto nulla " MARINO BISSO "Anche io sono una
vittima di don Ruggero. è successo venticinque anni fa a Legnano. In tanti
conoscevano le sue tendenze e in particolare il mio ricordo va a don Giacomo:
lui sapeva e non ha mai detto nulla. Adesso ha un ruolo di tutto rispetto in
Vaticano e credo che una parte di responsabilità debba prendersela anche lui...".
è l'ultima testimonianza contro don Ruggero Conti resa a verbale, venerdì
scorso, da un giovane della provincia di Milano che ha deciso poi di renderla
pubblica su un blog. Passa a un livello superiore l'inchiesta sul giro di
pedofilia che ha portato all'arresto, lo scorso 30 giungo, di don Ruggero Conti
cinquantacinquenne della chiesa della Natività di Maria Santissima in via Selva
Candida. Ora le indagini puntano su altri religiosi che, nel corso degli anni,
avrebbero coperto gli abusi commessi da don Ruggero o che addirittura
potrebbero esserne stati complici. Il sacerdote è accusato dal sostituto
procuratore Francesco Scavo di violenza sessuale aggravata e continuata. Don
Ruggero è un prete molto noto nella capitale tanto che il sindaco Gianni Alemanno
lo aveva scelto in campagna elettorale come garante per le politiche della
periferia e della famiglia. Nei prossimi giorni il pm Scavo ascolterà anche il
vescovo della diocesi di Porto Santa Rufina, monsignor Gino Reali. Il
magistrato vuole capire perché non vennero presi provvedimenti severi nei
confronti di don Ruggero. In carcere don Ruggero, difeso dagli avvocati
Riccardo Olivo e Anna D'Alessandro, continua a dichiararsi innocente:
"Sono vittima di un complotto, qualcuno trama contro di me". Ma negli
ultimi giorni i carabinieri del nucleo operativo, diretti dal maggiore Lorenzo
Sabatino, hanno raccolto nuovi racconti choc. Attualmente sono salite a undici
le testimonianze contro don Ruggero. Non solo bambini ma anche maggiorenni che
per tanto tempo hanno cercato di dimenticare. L'ultima testimonianza è quella
di un giovane di Legnano che ha raccontato la sua esperienza non solo ai
carabinieri ma anche sul web. "Quello che è successo a me evito di
scriverlo perché a pensarci ancora mi disgusta. Per tanti anni non ho avuto il
coraggio, la forza, la volontà di denunciare quel fatto e così facendo mi sento
in parte responsabile di quel che Ruggero ha continuato a fare negli anni.
Adesso però credo che seppur in modo tardivo la mia testimonianza davanti al magistrato
possa servire. Mi piacerebbe che altri miei vecchi amici facessero lo stesso:
Paolo, Mauro, Gigi e altri ancora...". Il giovane ricorda quando don
Ruggero era diventato sacerdote nella Legnano: "Credo che il problema don
Ruggero affondi le sue radici tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni
'
( da "Repubblica,
La" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XVII - Bologna Allevi e le
sue note al mare "Vivrete momenti epifanici" Stasera
il pianista e compositore all'Arena Regina di Cattolica MICOL LAVINIA LUNDARI
CATTOLICA - Non chiamatelo profeta, "io sono solo un pretesto". Ma
come un pifferaio magico Giovanni Allevi riesce a radunare migliaia di persone
ai piedi del suo pianoforte, bambini e ragazzi soprattutto, "perché non
hanno sovrastrutture, sono più primitivi". Lui che ha suonato a
Shanghai, New York, Vienna e Montreal stasera sarà a Cattolica, all'Arena
Regina, "ma io non ho mai fatto una questione di luogo. La mia musica
arriva alla gente, è fra gli spettatori che avviene il miracolo. Non è certo
merito della cornice". Il miracolo, questo giovane compositore di nemmeno
quarant'anni, musicista figlio di musicisti, lo continua a fare settimana dopo
settimana, restando entro le prime dieci posizioni della classifica di vendita,
approdando al terzo gradino del podio appena due settimane con il suo
"Evolution". Una spiegazione, filosoficamente spicciola, Allevi se
l'è data. "E' rivoluzionario quello che sta accadendo, è pura
fantascienza, mi sento su Marte certe volte. Ma questo è un periodo di grande
fermento culturale, si verifica una concomitanza di fattori": un talento
da una parte "e un pubblico particolarmente ricettivo" dall'altra.
"Io sono solo un pretesto umilissimo, dico cose molto semplici, ma la mia
musica mette in contatto le persone con le emozioni più profonde. Ascoltandomi
vivono momenti epifanici". Sulla carta d'identità di artista, Giovanni
Allevi vorrebbe incidere l'espressione "musica classica
contemporanea": un ossimoro che funziona e che convince critica e
pubblico. "Mi sto battendo perché questa definizione venga riconosciuta,
ancora se ne parla poco, non è matura, si sta creando in questo momento. La
musica che io faccio è classica, è colta nel senso che è scritta sul
pentagramma, e si presta a espressioni più complesse di quello che avviene con
la canzone e l'alternanza fra strofa e ritornello". Quando parla Allevi
usa termini dotti da conservatorio, ma si rivela autenticamente spaesato di
fronte al successo che l'ha travolto negli ultimi anni, "io ho sbriciolato
completamente il detto "Nemo profeta in patria", io che sono già
materia di studio alle scuole superiori". All'Arena Regina di piazza
Repubblica, alle 21.30, si alternerà fra il pianoforte e la direzione
dell'orchestra sinfonica "I virtuosi italiani", con la quale ha
registrato "Evolution", il primo dopo cinque dischi a non essere di
pianoforte solo. Ancora molti biglietti disponibili, dalle poltronissime (43
euro) alle poltrone (31-40 euro), ai posti non numerati (22 euro). Info
0541/953150.
( da "Giornale.it,
Il" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 173 del 2008-07-22 pagina 9 Le
inchieste del Giornale: le mani sugli atenei di Carmine Spadafora da Napoli Si aprono
le porte: ecco la peggior università d'Italia. Pulita, ordinata, precisa,
organizzata, però la peggiore. Benvenuti all'ateneo Parthenope di Napoli, il
punto più basso dell'istruzione universitaria italiana, secondo il Sole 24 ore.
Sessantesima su sessanta Statali. Ultima e sola, lontana anni luce dal
Politecnico di Milano, primo, ma lontana anche da Palermo e Pescara che la
precedono. Va male il rapporto con i fondi pubblici, quello con i fondi
privati, quello con le eccellenze. A leggere la classifica non c'è nulla che
funzioni. Qui sembra non accorgersene nessuno. "La classifica si fonda su
dati reali che non contestiamo", spiega il rettore della Parthenope,
Gennaro Ferrara, docente di Economia e commercio, dal
( da "Corriere
della Sera" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronache - data: 2008-07-22 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Il
sondaggio Rutelli: da noi dovrebbero sentirsi a casa Miccia teodem nel Pd: i
credenti non ci votano ROMA - La miccia è accesa, e oggi il tema esploderà in
casa Pd. è un ordigno politico composto di percentuali e numeri, un sondaggio
Ipsos commissionato dai teodem che ripropone in modo drammatico la questione
del rapporto tra i cattolici e il partito. Un
"rapporto sofferto " secondo l'inchiesta, se è vero che alle
Politiche il 63% degli elettori che vanno in chiesa e si considerano
"praticanti" ha dato il proprio voto al Pdl, mentre appena il 28,5%
ha scelto i Democratici. Il dato allarmante è che rispetto agli indici dello
scorso anno, rilevati dallo stesso istituto di ricerca, il consenso si è
"assottigliato", come sussurra un autorevole dirigente del Pd che ha
letto in anteprima il sondaggio. Secondo Rutelli - regista dell'iniziativa -
"una forza nazionale che mira a conquistare la maggioranza dei consensi
italiani, deve puntare a raccogliere voti crescenti tra gli
elettori cattolici. Il Pd è un partito pluralista, e come il Partito democratico
americano deve ospitare laici credenti e laici non credenti. E con noi i laici
credenti devono sentirsi a casa propria". Un ragionamento che prelude a
uno scontro con Veltroni, perché al momento i "laici credenti " non
solo non abitano in massa il Pd, ma da tempo hanno preso a traslocare
dal centrosinistra. E continuano a farlo. "Nel febbraio del 2005 - rivelò
il teodem Bobba mesi fa - ben il 44% dei cattolici
praticanti diceva di votare per l'Ulivo. Il Polo invece aveva allora il 36% di
quei voti, e nel 2007 era salito fino al 49%". Siccome dai dati del Polo
bisogna oggi scorporare l'Udc, è evidente un ulte Cesa "Come possono
pensare i Democratici di conquistare questi consensi se si alleano con i
radicali?".
( da "Corriere
della Sera" del 22-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronache - data: 2008-07-22 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il teologo Mancuso: libertà di scelta punto d'incontro
tra laici e cattolici MILANO - Professore, si può trovare un punto d'incontro, sul
testamento biologico, tra l'etica cattolica e quella laica? "Il punto è
ragionare laicamente. Qui non si tratta di etica, si tratta di diritto. E la
distinzione è decisiva ". Oltre che delicata. Ma Vito Mancuso,
autore del dibattutissimo L'anima e il suo destino, rappresenta un (raro) caso
di teologo che ama parlar chiaro: "Prendiamo coscienza che nella nostra
società ormai convivono diverse concezioni del mondo e quindi diverse etiche.
Il diritto, d'altra parte, non può che essere unico e valido per tutti". E
allora? "E allora il punto è semplice: il confine sta tra il deliberare
sulla propria vita e sulla vita altrui. è lecito decidere per sé, non per gli
altri. Io personalmente sono contrario a che si interrompa l'alimentazione di
Eluana, ma la tragedia nella tragedia si dà proprio per l'assenza di un
documento giuridicamente valido che ci dica la sua volontà: non sappiamo come
la pensi lei. Per questo c'è bisogno del testamento biologico come strumento di
libertà". Da parte cattolica la libertà di scelta non è vista di buon
occhio... "Ma che potrei fare, da credente? Imporre la mia visione a chi
non la pensa come me? Magari costringerlo a stare legato a una macchina? Ciò
che per me può essere edificante, avere un senso, per un altro magari è una
tortura. Da cattolico che ragiona per cercare un punto di accordo non vedo che
la volontà di imporre con violenza un'etica. Va bene evangelizzare, un progetto
culturale alla Ruini, una battaglia di idee, la lotta delle "cifre"
di Jaspers. Ma l'etica, per definizione, non si impone". E la sacralità
della vita? "La chiave di volta è pensare che la sacralità della vita è la
vita libera. Questo è il senso profondo della creazione: Dio ci ha voluto
liberi, perché senza libertà non c'è amore. Penso a ciò che disse il cardinale
Carlo Maria Martini: la prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il
principio primo e assoluto, sopra di esso sta la dignità umana. E dove si dà questo
principio di dignità se non nel rispetto delle convinzioni altrui? ". Ma
un uomo, per chi crede, può decidere della propria fine? "Guardi, il
discorso qui diverrebbe enorme. Se noi cattolici ragioniamo
sul fatto che è Dio a decidere quando finisce la vita, si apre l'immane
voragine delle morti insensate e assurde. Un ubriaco in auto uccide due
ragazze. Un bimbo di tre anni muore di leucemia. L'ha voluto Dio? Il fine della
creazione è imporre un dominio? Io non lo credo. Credo sia l'amore. E che
l'onnipotenza divina dispieghi se stessa nel costruire un modo libero". Il
signor Ravasin parla di "accanimento terapeutico ", è d'accordo?
"Sì. Del resto trovo artificiosa anche la distinzione tra eutanasia attiva
e passiva. Per me è inconcepibile dare la morte. Ma se dopo terapie reiterate
la cura è impossibile, il peggioramento progressivo e uno dice: basta...Io sono
contrario, ma in base a quale principio lo Stato laico può
impedirglielo?". Gian Guido Vecchi Decidere per sé "Il confine sta
tra il deliberare sulla propria vita e la vita altrui" Il libro
"L'anima e il suo destino", l'ultimo libro del teologo Vito Mancuso.
( da "Giornale.it,
Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cari amici, ieri sera alle 23 il
Jumbo della Qantas con il Papa, il seguito e noi giornalisti è atterrano
all'aeroporto di Ciampino: siamo stati chiusi in aereo per 22 ore (anche
durante lo scalo tecnico a Darwin non siamo potuti scendere). Poco dopo la
partenza, Benedetto XVI è venuto a salutarci e a ringraziarci per il lavoro che
abbiamo svolto. Volevo dire innanzitutto a quanti che mi invitavano a moderare
certi scontri delle ultime ore, che ovviamente sono stato
impossibilitato a fare alcunché durante un intero giorno di volo. Ho letto
tutti i commenti, e ci sono rimasto piuttosto male per la piega che hanno
preso, le espressioni usate, etc. Vi comunico quindi che d'ora in avanti non
intendo più lasciare spazio agli "off topic": il blog "Sacri
Palazzi" non è una pubblica arena dove mettere in piazza scontri o
risolvere beghe private o partire per la tangente montando polemiche. Vi chiedo
dunque di intervenire rimanendo sull'argomento proposto e di cercare il più
possibile di non svicolare. Vi chiedo inoltre di usare SEMPRE espressioni
rispettose nei confronti di tutti. E' possibile dissentire nella maniera più
radicale senza offendere colui o colei dalla quale si prendono le distanze.
Fino ad oggi sono stato troppo tollerante. Scritto in
Varie Commenti ( 23 ) " (5 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 20Jul 08 La veglia di Randwick, la messa finale Cari
amici, ieri sera (in Italia era sabato pomeriggio), con Luigi Accattoli sono
andato alla veglia, all'ippodromo di Randwick. Abbiamo girato tra i ragazzi
accampati che attendevano Benedetto XVI. Mi hanno colpito le file di giovani
davanti ai sacerdoti per le confessioni, e la presenza di famiglie con bambini.
Hanno dormito nei sacchi a pelo, sotto le tende o ripari di fortuna. Ora - da
voi sono le tre di notte - il Papa sta celebrando la messa conclusiva della
Gmg. Nell'omelia ha detto: "Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una
ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a
contribuire all'edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata
e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò
distrutta". Scritto in Varie Commenti ( 234 ) " (9 votes, average:
3.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Jul
( da "Repubblica,
La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Risposta a
Habermas su religioni e laicismi EUGENIO SCALFARI Su Repubblica di sabato 19
luglio è stata pubblicata la parte centrale d'un intervento di JÜrgen Habermas
al convegno di Istanbul Seminars, riportato integralmente dalla rivista Reset.
Il tema del filosofo tedesco è il secolarismo e il rapporto tra religione e
sfera pubblica,
argomento al quale egli dedica da qualche anno riflessioni assai interessanti. Poiché
ho qualche riserva su alcuni punti dell'intervento di Habermas, desidero
chiarire i termini del dissenso su un tema che anch'io ritengo essenziale per
la democrazia moderna in una fase nella quale essa è alle prese con i problemi
creati dalle migrazioni di vaste masse di persone provenienti da varie parti
del pianeta e appartenenti a diverse etnie e diverse religioni. Queste correnti
migratorie, tutte rivolte verso l'Occidente economicamente evoluto, creano
tensioni non lievi per quanto riguarda la loro inclusione nei paesi ospitanti,
il mantenimento o lo sradicamento delle loro identità religiose e culturali e,
altra faccia dello stesso problema, le reazioni e i mutamenti nelle istituzioni
democratiche dei luoghi di accoglienza. Habermas parte appunto da questo fascio
di tensioni e cerca anzitutto di definire le varie correnti di pensiero che si
sono formate per effetto sia delle imponenti migrazioni in corso sia degli
effetti che il fondamentalismo religioso ha prodotto nelle società ospitanti
sia infine del terrorismo che, specie a partire dall'attentato alle Torri
Gemelle di Manhattan, ha fortemente inciso sulla pubblica opinione in Usa e in
Europa. SEGUE A PAGINA 35.
( da "Repubblica,
La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
C aro Augias, ho letto con
interesse l'intervento di Habermas su una "terza via" fra laicismo e radicalismo religioso. Non sono sorpreso perché
le posizioni di questo pensatore sono note. Egli con finta ingenuità si domanda
"se una mentalità laicistica della gran massa dei cittadini non finirebbe
per essere altrettanto poco desiderabile quanto una deriva fondamentalistica dei
credenti". Riporto solo un lancio Ansa del 19 luglio scorso da Teheran:
"Shirin Ebadi, nobel per la Pace, ha protestato
per un disegno di legge che prevede la pena di morte per chi crea siti web
sull'ateismo. "Con questa legge scrive Ebadi si minaccia la vita di
persone il cui unico crimine è scrivere". Il disegno di legge definisce il
dare vita a siti Internet che diffondano la corruzione o l'ateismo come un
crimine pari alla rapina a mano armata e alla violenza carnale, con il
risultato che i responsabili sarebbero condannati a morte". C'è intanto
chi invita all'unità dei tre monoteismi perché il vero pericolo sarebbe il
secolarismo e l'ateismo. Ho forse interpretato male le parole di Habermas? Come
dovrebbe reagire chi, come me, non si sente per niente offeso di essere
definito laicista? Siamo davvero così pericolosi per la società del futuro?
Fabrizio Gonnelli Firenze N ell'intervento del filosofo tedesco mi avevano
colpito altri passaggi, quelli in cui Habermas scrive: "Agli occhi del laicismo radicale poco importa il rilevamento sociologico
che registra, persino nelle società secolarizzate dell'Occidente, il nuovo
ruolo della religione nella formazione politica dell'opinione e della
volontà". Oppure: "Soprattutto riguardo a settori vulnerabili della
convivenza sociale, le tradizioni religiose dispongono della capacità di
articolare in maniera convincente sensibilità morali e intuizioni
solidaristiche". Ritengo anch'io che le religioni possano svolgere un
ruolo importante nella formazione dell'opinione comune e direi addirittura del
civismo, cioè nell'adesione a quelle regole di base senza le quali una società
diventa solo caos e sopraffazione. Del resto il signor Giuseppe M. Greco, che
anche mi ha scritto, si dice anch'egli colpito dalla frase in cui il filosofo
si chiede: "Forse che non occorre un processo di apprendimento oltre che
sul versante del tradizionalismo religioso anche sullo stesso versante del
secolarismo?". Insomma l'intento del saggio di Habermas era chiaro:
spezzare una lancia in difesa del ruolo pubblico delle religioni nelle società
sempre più secolarizzate dell'Occidente. Il pensatore tedesco sottovalutava
però a mio parere che dalle società islamiche vengono a
volte esempi orribili di sopraffazioni addirittura arcaiche compiute in nome
dell'obbedienza religiosa mentre in nessuna società secolarizzata si devono (ci
mancherebbe altro) registrare esempi opposti, cioè di vessazioni contro i
cittadini osservanti. Da questo punto di vista la tolleranza laica e il vecchio
Occidente conservano netta la loro superiorità.
( da "Repubblica,
La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura CHIESA la religione e lo
spazio pubblico una replica al filosofo JÜrgen Habermas se la fede ha pretese
assolute e democrazia Non esiste una scuola di pensiero che releghi la
religiosità al puro ambito privato Sono le gerarchie ecclesiastiche che si
ritengono portatrici di verità dogmatiche (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Questo
lavoro di chiarimento filosofico e lessicale di Habermas, compiuto in molti
suoi scritti e dibattiti, è importante, costituisce un deposito conoscitivo
indispensabile per affrontare il tema dello spazio pubblico e il ruolo che in
esso debbono poter svolgere liberamente tutte le opinioni, tutte le culture e
tutte le religioni compresenti. Habermas distingue anche tra laici e laicisti,
intendendo per questi ultimi coloro che rifiutano di accogliere nello spazio
pubblico le religioni e vorrebbero ridurre le varie fedi al foro privato della
coscienza individuale. E qui nasce il mio primo dissenso. A me non pare che
esista ancora una scuola di pensiero che rifiuti di aprire alle religioni lo
spazio pubblico. Vi fu certamente nell'Ottocento, quando esisteva ancora il
potere temporale dei Papi e le loro pretese di intrusione nelle politiche degli
Stati europei. Vi fu in particolare in Italia, in Francia, in Spagna, i tre
paesi latini dove il cattolicesimo era storicamente più radicato. Ma da allora
molte cose sono accadute e grandi mutamenti si sono verificati nelle società
occidentali. Oggi la tesi di confinare le religioni nella sfera privata sembra
una bizzarria intellettualistica e rara. Comunque, a quei pochi che ancora la
propugnassero non si può negare il diritto di illustrarla e difenderla se la
democrazia moderna come la concepiamo ha tra le sue funzioni quella preminente
di assicurare e tutelare il pluralismo delle opinioni. Il filosofo tedesco nel
suo intervento all'Istanbul Seminars e anche in altri precedenti dibattiti (tra
i quali segnalo quello avvenuto tre anni fa con l'allora cardinale Ratzinger)
appare molto interessato ai valori di rafforzamento e di coesione sociale dei
quali le religioni, e il cristianesimo in particolare, sarebbero portatori. Le
società secolarizzate e pervase di indifferentismo culturale e civico sono, a
suo parere, bisognose di accogliere i valori che possono venire principalmente
dalle religioni storiche. Ci vuole, scrive Habermas, una sorta di nuovo
apprendistato dei valori coesivi provenienti dalle
religioni; questo sarebbe anche un buon antidoto per evitare che le religioni
dal canto loro cedano alle tentazioni del fondamentalismo. Bisogna insomma
sfuggire a tutti i fenomeni di fondamentalismo, sia in campo religioso sia in
campo laico; l'intreccio e la reciproca accoglienza tra
valori religiosi e laici rappresenta dunque per il Nostro la via maestra per rafforzare
la democrazia moderna sulla base della reciproca tolleranza e della reciproca
comprensione. Ottime intenzioni e belle parole con le quali non si può che
convenire se non fosse che le religioni storiche e quella cattolica in
particolare non cedono in nulla il loro deposito di assolutismo e la
loro credenza di superiorità della propria verità su tutte le altre. La Chiesa,
nel senso della gerarchia ecclesiastica che ha al suo vertice il papa, combatte
incessantemente il relativismo dei valori e della morale; combatte l'autonomia
della coscienza per il fatto stesso di credersi ed essere portatrice di verità
dogmatiche; transige per ragioni contingenti sulla base di concordati senza
tuttavia che questo intacchi le sue posizioni teologiche e fideistiche. Ciò
significa denegare lo spazio pubblico alle religioni? Assolutamente no. La
democrazia negherebbe se stessa se commettesse un così macroscopico errore. Ma
la sostanza assolutistica della fede e della verità rivelata rende assai arduo
"l'apprendistato" patrocinato da Habermas.
In una parte del suo intervento egli depreca con parole forti i
"multiculturalisti" di sinistra neo-convertiti e diventati
"falchi" d'una destra conservatrice e fondamentalista. Ma questo suo
assunto è poi contraddetto dalla necessità di utilizzare i valori cattolici per rafforzare la democrazia, impedire che la
società diventi "liquida" puntellarla con la tradizione e con un
rilancio della morale religiosa. A me pare che vi sia contraddizione in queste
posizioni del Nostro: spunta in questo varco del suo pensiero la figura
dell'ateo devoto che poco prima proprio lui aveva così severamente criticato.
Infine trovo che vi sia, nelle più recenti riflessioni di Habermas, una
sottovalutazione evidente del contributo che la morale laica può dare e ha dato
alla costruzione della democrazia e del suo fondamento. E poiché il tema del
reciproco "apprendistato", come lui lo
chiama, tra culture religiose e culture laiche altro non è che la ricerca di un
nuovo fondamento democratico "post-secolaristico", ravviso su questa
specifica sua posizione un errore concettuale. Il fondamento della democrazia
moderna è stato fin dai suoi albori settecenteschi
sempre lo stesso: tutela della libertà di coscienza, tutela del pluralismo,
tutela delle minoranze in forza del principio di garantire la libertà degli
individui e dei corpi sociali con il limite che l'esercizio di quella libertà
non rechi danno alla libertà altrui. Questo è il fondamento che ne esclude ogni
altro, religioso o laicistico che fosse. La legittima pluralità delle opinioni
è la materia alla quale le istituzioni democratiche forniscono la forma. Vi
possono essere, vi sono stati e vi saranno altri sistemi e altri regimi:
autoritari, teocratici, totalitari, aristocratici. Ma saranno altra cosa ed
hanno infatti altro nome, diverso da democrazia. La quale non è affatto
disarmata come i suoi critici spesso sostengono: perché garantire libertà e
pluralismo postula un continuo intervento contro i monopoli culturali, le
discriminazioni, i privilegi, l'illegalità, le caste e tutto ciò che, in una
parola, sia antidemocratico. Questo è stato - se io
l'ho ben compreso - il vivo pensiero di JÜrgen Habermas. Da qualche tempo mi
par di vederlo un po' appannato, ma forse sono io che lo interpreto male. Mi
auguro che sia così.
( da "Repubblica,
La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina II - Genova Il sindaco
replica all'intervento del senatore del Pdl: "Lui voleva una struttura
galleggiante..." Vincenzi, stoccata a Musso "Sono sue le proposte
fantasiose" "Non si può votare il pacchetto sicurezza e poi venire
qui a fare lezioni di civiltà" WANDA VALLI Enrico Musso, neo senatore Pdl,
è stato l'antagonista di Marta Vincenzi nella sfida
per Tursi. Adesso, sulla moschea, scrive a Repubblica di essere favorevole, a
patto di sapere bene dal sindaco dove vuole farla. E poi ricorda la Darsena,
luogo proposto da lui in campagna elettorale. Come risponde Marta Vincenzi?
Ricorda che, per la prima volta, si è trovato un accordo con una comunità
islamica moderata che avrebbe avuto il diritto legale di costruire la moschea a
Coronata, e che ha accettato di bloccare tutto, per un confronto con il Comune.
E Musso? "Lui aveva pensato a una moschea galleggiante, lasciamo
perdere". Sindaco Marta Vincenzi, il senatore Musso è d'accordo con la
moschea, dice che lui aveva scelto come luogo la Darsena. Come replica?
"Proprio niente, non ho da rispondere nulla a Musso. Ma vorrei ricordare
che in campagna elettorale aveva immaginato una moschea galleggiante e io avevo
risposto che preferivo riempire il porto di navi". Una moschea
galleggiante, idea suggestiva, sindaco. "Diciamo pure fantasiosa, ma poco
pratica. E poi un politico non può essere scisso". E com'è scisso Enrico
Musso? "Non si può votare a Roma il pacchetto sicurezza voluto dal
Ministro degli Interni, con tutte le limitazioni che conosciamo, e poi venire a
far lezioni di civiltà sulla moschea". Tutto rinviato al mittente?
"Diciamo che accolgo con piacere l'idea che un rappresentante
dell'opposizione concordi sul fatto che la moschea si deve fare, e preciso
ancora". Che cosa? "La moschea in Darsena l'ho citata io, perché là
c'era quella della Repubblica del XVI secolo, poi resta la realtà". E
allora, dove la mettiamo la moschea? "Bisognerebbe prima ragionare. Genova
è una città mediterranea non solo per i traffici ma per la libertà che garantisce
agli individui. Premesso questo, dopo l'11 settembre è cambiato tutto e io
dissi in campagna elettorale: non si può più guardare all'Islam con occhi
laicisti, vale a dire considerare la religione come un fatto privato. Perché,
dopo quell'11 settembre, ragionare solo così è riduttivo. E allora prima di
consentire un edificio di culto per una comunità islamica non possiamo non
verificare che sia un soggetto svincolato da qualsiasi lontano legame con le
realtà più pericolose: quindi serve un atteggiamento laico,
non laicista". E' stato siglato un accordo con la comunità islamica moderata, dunque, si
è trovata la via? "Certo, è il fatto più importante, perché, per la prima
volta, una comunità ha accettato di confrontarsi con quella che la ospita, di
sospendere i suoi progetti, di aspettare con noi". Quali erano
questi progetti? "Partiamo da un elemento: il 21 settembre del 2005 è
stata approvata in conferenza dei servizi la realizzazione di una moschea a
Coronata in un vecchio capannone abbandonato, che sarebbe stato
ristrutturato. Alcuni privati lo hanno acquistato,
c'era un regolare permesso di costruzione, la pratica non è arrivata in
consiglio comunale, perché era tutto chiaro". Vale a dire? "Chi aveva
acquistato poteva costruire e potrebbe farlo ancora,
senza violare nessuna legge. Ma io non sono tranquilla, al di là dei permessi
validi. Mi sono domandata: se capita qualcosa? Così, per la mia visione
laicista, ho fermato quel progetto all'ultimo istante e ho aperto la strada del
dialogo". Che cosa ha chiesto alla comunità musulmana? "Dimostrare di
essere distante da posizioni ambigue, perché la moschea deve essere un luogo di
culto non può diventare una zona di extra - territorialità all'interno della
città che la ospita". Sempre il senatore Musso, chiede se si è preoccupata
della condizione femminile. "Non aspetto che me lo venga a dire qualcuno,
con la Comunità islamica si è convenuto sul rispetto della Costituzione che
tutela, nei suoi diritti fondamentali, ogni persona, uomo o donna. E poi
abbiamo scritto insieme le tappe del nuovo percorso, ecco il fatto storico,
unico in Italia. Ecco perché abbiamo parlato di questo nella settimana dei
diritti". E ora? "Penso al confronto tra le tre religioni monoteiste,
dovrei farcela entro Natale". SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica,
La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Bologna Centristi del Pd,
voglia di andare da soli Incontri pubblici e cene private: obiettivo una lista
con candidato-sindaco "L'errore è un partito dove gli ex-Margherita hanno
un ruolo subalterno ai Ds" SILVIA BIGNAMI Il Pd ondeggia tra il
corteggiamento all'Udc e l'alleanza con Di Pietro, ma rischia di perdere pezzi
al centro. Tra incontri pubblici e cene riservate, quell'arcipelago di ex-democrtistiani e laici centristi che non ha mai abbandonato il
sogno di essere interlocutore vero nella politica cittadina, è sempre più tentato
dall'impresa solitaria. Delusi da Cofferati che ha privilegiato il rapporto con
gli ex Margherita e critici con i prodiani "succubi" dei Ds, stanno
facendo le prove tecniche per una lista autonoma. Nel centrosinistra, ma
da soli. Con una programma e un candidato sindaco in grado poi di trattare con
Cofferati (o con Guazzaloca?) al secondo turno delle amministrative. Lista
autonoma perché le primarie a Bologna, con un partito ancora sotto tutela degli
ex-Ds, ormai non sono considerate un terreno praticabile di confronto alla
pari. Una lista che potrebbe nascere a settembre, anche se l'ostacolo maggiore
è trovare un candidato autorevole e condiviso in grado di rappresentare
"il centro orfano". Lo spiega Angelo Rambaldi, che con Paolo Giuliani
e l'Officina delle Idee sono tra i più attivi in quest'area: "Per noi non
c'è posto in questo Pd che vuole fare l'alleanza con l'Italia dei Valori, che
noi disapproviamo. Siamo profondamente delusi, perché di fronte a tutta una
serie di nuove aggregazioni che fanno riferimento al "centro", Sergio
Cofferati si presenta all'elettorato sponsorizzato dall'asse Pd-Idv con la
benedizione degli "ulivisti mistici". Non ci pare il massimo come
intelligenza politica" dice Rambaldi. Ecco perché, avverte, "di
fronte a candidature che non reputiamo interessanti e a un asse Pd-Idv con poco
appeal, vedremo cosa fare". Il da farsi sarebbe, appunto, una lista
separata dal Pd, in polemica con le primarie "blindate" promosse dai
vertici di via della Beverara "con il sostegno" di minoranze ex
Margherita. Il problema resta il nome del candidato sindaco. Il più papabile
resta quello dell'ex vicesindaco Giovanni Salizzoni, che più di una volta,
prima di lanciarsi nell'avventura elettorale con Giuliano Ferrara alle
politiche, ha manifestato ambizioni da primo
cittadino. Ambizioni che nemmeno ora rinnega: "Io credo di avere
competenze in questo senso". Ad alimentare il sogno di un grande centro ci
sarebbe anche il vicepresidente della Fondazione Carisbo Virginiangelo
Marabini, non nuovo a tentazioni di ispirazione centrista. "Sono
preoccupato per questo vuoto tra Pd e Pdl. Si sente la mancanza dei cattolici in politica. Ma bisogna unirsi e organizzarsi. Se
fossi più giovane mi impegnerei personalmente" dice. Più scettico il
direttore di Caritas Paolo Mengoli, che allarga le braccia: "Ci sono
troppe liste e troppo affollamento, non solo al centro. Mi pare difficile
creare un progetto credibile". Da superare ci sono infatti ancora molte
divisioni. Da una parte le resistenze dell'Udc, che nonostante il via libera di
Salvatore Caronna e gli ammiccamenti del segretario provinciale del Pd Andrea
De Maria - che ieri ha inviato una lettera ai casiniani - resta per ora fermo
sull'attesa di Giorgio Guazzaloca. "Incontreremo il Pd" assicura la
consigliera Udc Maria Cristina Marri, "ma una alleanza mi pare molto
difficile, perché per noi resta il veto sul nome di Cofferati".
( da "Repubblica,
La" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Veltroni: mai alleati della Lega
offende l'Italia e gli immigrati "Il buco nei conti di Roma? L'ha ordinato
Berlusconi" Rutelli lancia l'allarme sui cattolici:
nel Pd sono ancora a disagio GIOVANNA CASADIO ROMA - Una cosa è discutere di
federalismo, un'altra allearsi. E con Bossi e la Lega di alleanze non se ne
parla proprio, "non si possono né di devono fare". Walter Veltroni
mette in chiaro un paio di cose, sulle future alleanze del Pd e sul
"buco" di Roma. Alla Festa dell'Unità di Roma davanti a più di mille
persone assiepate sul prato, il segretario dà il via al dibattito cantando
l'Inno di Mameli che il leader leghista ha insultato. Scroscio d'applausi e
commenti: "Chi mai l'avrebbe detto che l'Inno sarebbe diventato una cosa
di sinistra". Intervistato da Gianni Riotta,
Veltroni chiarisce: "Se si parla di federalismo, si tende a pensare ad
alleanze con la Lega", nulla di più sbagliato. Con chi ha "quelle
posizioni sui simboli dell'unità nazionale, sugli immigrati, sull'Europa non
sono possibili alleanze", ma discutere di cose che sono "per
l'interesse del paese e a cui lavoriamo da anni", sì. Ironico inoltre, sul
dialogo: "Mi fa l'effetto della corazzata Potemkin per Paolo VIllaggio, è
qualcosa che sta diventando non utile da affrontare". Insomma, "una
boiata pazzesca". Il dialogo "è finito quando Berlusconi ha
cominciato ad usare questa legislatura come le altre per le leggi ad personam".
Contro il premier poi, un'accusa precisa: "Il "buco" nei conti
di Roma? Non c'è, l'ha ordinato Berlusconi, ha detto "voglio il sangue di
Veltroni"". Del resto, il risveglio da "questo ulteriore sogno
berlusconiano sarà brusco". L'obiettivo, su cui Veltroni scommette, è la
capacità del Pd di erodere consensi al Pdl. Ovvio che il tema è connesso
strettamente a quello delle alleanze: "Non ho nessuna idea stupida di
autosufficienza - ripete il segretario - ma d'ora in poi a tutti i livelli si
devono fare su base programmatica, perché non dobbiamo solo vincere le elezioni
ma governare e abbiamo bisogno di un grande baricentro riformista". Che
intanto il 25 ottobre scenderà in piazza per una grande manifestazione. La
questione alleanze del resto, agita il Pd. Francesco Rutelli coltiva sempre
l'alleanza con l'Udc di Casini e ieri lancia l'allarme-cattolici. "I
cattolici devono sentirsi nel Pd a casa loro al 100 per cento",
avverte in un conferenza stampa con Renzo Lusetti e il teodem Luigi Bobba. Lo
ascoltano in platea i centristi Rocco Buttiglione e Lorenzo Cesa. L'ex vice
premier a settembre ha organizzato un seminario su religione e politica e
intanto nel fine settimana sarà ospite a Todi dell'iniziativa di
Ferdinando Adornato. Veltroni alla Festa del Pd difende Rutelli ("Troppo
comodo dargli la colpa della sconfitta nella corsa per il Campidoglio, non
corrisponde alla realtà"). Viene interrotto da un militante che critica la
passività del centrosinistra che non ha saputo affrontare e risolvere il
conflitto d'interessi: "Sì hai ragione - ammette Veltroni - ma le cose
sono un po' più complicate...", non è solo lo strapotere sui media che
consente al Cavaliere di fare incetta di consensi. E sulle correnti: "Mi
va benissimo che ci siano ma a condizione che il partito sia uno solo".
( da "Unita,
L'" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del IL PERSONAGGIOIl
nuovo intellettuale del Pdl Ecco Quagliariello: l'ideologo teocon dai Radicali
a Pera / Roma Gaetano Quagliariello non è ancora uno dei nomi più famosi nelle
file di Forza Italia o del Pdl, uno di quelli che la gente ha ormai imparato a
memoria. Eppure questo professore napoletano di 48 anni, docente universitario
di storia dei partiti politici e delle istituzioni, autore di una monumentale
biografia di De Gaulle, è uno che sta facendo parecchia carriera. È il vero
intellettuale del gruppo, con buona pace di Bondi, tanto che era stato incaricato di scrivere il manifesto dei valori del
Pdl. Di lui nel Pd si dice che "è pragmatico e ragionevole su tutto,
tranne quando si tratta di temi religiosi". E infatti in questi giorni è
uno dei più impegnati, nel centrodestra, sul caso di Eluana Englaro.
Quagliariello è in prima fila nel sostenere che è il Parlamento che deve
decidere su questi temi, non la magistratura. E pensare che la sua esperienza
politica nasce proprio sulla sponda opposta della barricata, parlando di temi
etici: è stato militante radicale, fino a diventare
vicesegretario del partito. "Che ho lasciato quando avevo 22 anni",
scrive nella sua biografia, quasi per scusarsi. Ora è considerato un teocon.
Con Marcello Pera ha fondato Magna Charta, la fondazione di cui è presidente
dal 2003. Ed è autore di un libro sulla mancata visita alla Sapienza di Papa
Benedetto XVI, nel gennaio scorso. "Un Papa laico, il
caso Sapienza e la lezione di verità di Benedetto XVI", si chiama il
volume e non c'è bisogno di aggiungere che si tratta di una appassionata difesa
delle ragioni del Pontefice che "ha dato e continua a dare con il suo
operato e le sue parole una lezione di autentica laicità e di stima nei
confronti del pensiero scientifico". In Forza Italia fin dagli
esordi, è diventato senatore nel 2006, nelle liste della Toscana, grazie ai
buoni uffici di Pera. Ora però ha preso il largo. Tanto da diventare, nella
scorsa legislatura, il principale consigliere di Berlusconi in tema di legge
elettorale, e l'uomo che ha trattato con i colleghi democratici Vassallo e
Ceccanti sul Vassallum. E ora è vicepresidente vicario del gruppo Pdl al
Senato, dietro a Maurizio Gasparri. Sui temi della giustizia è scatenato,
recentemente contro il Csm, ma sempre con un linguaggio adeguato a un
professore. Impossibile trovare negli archivi frasi tipo "Csm
cloaca", che invece il suo diretto superiore utilizza. Ieri in Senato è
arrivato a paragonare Berlusconi a Moro e De Gasperi, nell'ambito di una dotta
ricostruzione sul rapporto tra politica e giustizia in Italia. Il concetto era
chiaro: "In Italia l'esercizio del potere è sempre stato
avvertito come un'usurpazione". Di qui i "problemi di
legittimità" di grandi statisti, come anche Craxi e Fanfani, oggetti di
"postume riabilitazioni". Del Lodo Alfano si è detto
"orgoglioso", visto che è "ciò che la stragrande maggioranza
degli italiani vuole". Garantista a 360 gradi, Quagliariello si è distinto
anche nel caso di Cosimo Mele, l'ex deputato Udc coinvolto in una vicenda di
droga e squillo. Il senatore si è rivolto ai vertici dell'Udc chiedendo di non
espellere Mele dal partito: "Rivendico per tutti il diritto
all'imperfezione, alla contraddizione e all'errore. Non è necessario essere
immacolati per sostenere l'importanza pubblica dei principi cristiani. La
morale non può scadere in moralismo". a.c.
( da "Unita,
L'" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
Rutelli: i cattolici si sentano a casa loro nel Pd L'ex
vicepremier rilancia il dialogo con l'Udc: venerdì e sabato convegno a Todi con
Casini / Roma FRANCESCO RUTELLI e i suoi "coraggiosi" rilanciano la
"questione cattolica" nel Pd, chiedendo che i credenti "si
sentano nel Pd a casa loro al 100%". Per far questo, Rutelli lancerà a
settembre una iniziativa sul rapporto tra religione e politica: nel frattempo,
venerdì e sabato, avvierà il dialogo con l'Udc in un seminario a Todi ospite di
Pier Ferdinando Casini e Ferdinando Adornato. Nel Pd l'attivismo di Rutelli
mette in fibrillazione gli ex popolari, che a loro volta a ottobre tenteranno
un rilancio della propria iniziativa con un convegno ad Assisi. Rutelli,
insieme a Luigi Bobba, Renzo Lusetti e Donato Mosella, ha presentato ieri con
Nando Pagnoncelli una ricerca Ipsos sui cattolici e le
elezioni di aprile. Si tratta di una ricerca già nota ma pur sempre eloquente:
i cattolici praticanti (il 34% degli italiani) hanno
preferito il Pdl (41,6%) rispetto al Pd (28,2%). E il divario tra i due partiti
è maggiore tra chi va a messa che tra l'intero corpo elettorale (37,5% contro
33,2%). Rutelli ha esortato a considerare queste scelte "non
irreversibili", anche perchè, ha aggiunto il teodem Luigi Bobba, "un
partito a vocazione maggioritaria e nazionale deve mirare a vincere anche in
quella fetta di elettorato". Ma per far questo, ha insistito Rutelli,
"i cattolici devono sentirsi a casa propria al
100% nel Pd". Ma il dato rilevante per il Pd sta in un'altra ricerca Ipsos
presentata ieri: tra gli elettori Democratici il 10% segue il Magistero della
Chiesa incondizionatamente, e un altro 36% si dichiara "attento" (lo
ascolta filtrandolo con la propria coscienza). E i "coraggiosi" si
candidano a rappresentarli. Di qui l'iniziativa di metà settembre in cui verrà
presentata una proposta sul rapporto tra religione e politica, in cui si supera
l'attuale impostazione laico-liberale di netta separazione
tra Chiesa (intesa come istanze che vengono dalla comunità dei cittadini
credenti) e Stato (inteso come l'intera comunità dei cittadini). Gli ex
popolari del Pd, intanto, soffrono l'attivismo di Rutelli e diversi deputati
spingono su Beppe Fioroni e Dario Franceschini, a prendere
un'iniziativa, che arriverà dal 10 al 12 ottobre in un convegno ad Assisi, dove
i popolari lanceranno il tema del rapporto tra democrazia istituzionale e
democrazia sociale. "Se si vuole costruire un Pd come partito plurale -
osserva Rosi Bindi - l'unico sistema elettorale è il maggioritario. Se poi
Rutelli punta sul tedesco allora sposa la tesi di D'Alema, che vuole un partito
di sinistra con i cattolici a far da cespugli".
Spietata l'analisi di Arturo Parisi: nel Pd "c'è uno scontro scomposto tra
capicorrente più che tra correnti stesse".
( da "Manifesto,
Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Liturgie RISORGIMENTALI UN
PIEDISTALLO DI SANTITÀ PER L'EROE DEI DUE MONDI L'ideologia nazional-patriottica
vuole che i cittadini abbiano sempre davanti a sé l'esempio "sublime"
dei grandi, in modo da poterli imitare. Da "Garibaldi taumaturgo" di
Dino Mengozzi all'"Invenzione di un eroe" di Lucy Riall, un sentiero
di lettura sui "santi laici" del nostro Ottocento Alberto Mario Banti
Tra i molti leader che hanno attraversato la storia contemporanea, Garibaldi
spicca per un fascino personale straordinario che lui sa coltivare con grande
cura. La sua vita è intessuta di gesti nobili: sprezzo del pericolo; amore per
gli umili; ostentato disinteresse per la ricchezza e il potere. I molti
contemporanei che lo descrivono, lo fanno invariabilmente con parole estatiche.
Le donne impazziscono per lui. Tutti e tutte sono concordi nell'esaltare la sua
bellezza fisica, oltre che morale. Uno dei suoi primi biografi, Giuseppe
Guerzoni, ne parla in questi termini: "Il biondo fanciullo che dipingemmo
scorrazzante sulla riviera di Nizza; il bel Corsaro che vedemmo ammaliare la
povera Anita alla fontana di Laguna; il trionfante Dittatore del 1860, che al
suo apparire faceva squittire in coro le piccole siciliane: Oh quant'è beddu!
aveva serbato fino agli ultimi anni la sua maschia bellezza, una bellezza però
tutta sua. Perché Garibaldi infatti non poteva dirsi un "bell'uomo"
nel senso più usitato della parola. Era piccolo : aveva le gambe leggermente
arcuate, e nemmeno il busto poteva dirsi una perfezione. Ma su quel corpo,
s'impostava una testa superba; una testa che aveva insieme, secondo l'istante
in cui la si osservava e il sentimento che l'animava, del Giove Olimpico, del
Cristo e del Leone". Disposizioni testamentarie Una testa leonina: sguardo
fiero e nobile; tratti decisi; una bella chioma di capelli. Ma anche qualcosa
di divino: un Giove; un Cristo. Ecco: uno dei punti essenziali del suo successo
sta proprio qui. Garibaldi non è solo un eroe di eccezionale nobiltà e
bellezza. Non è neanche soltanto un leader politico-militare molto abile ad
alimentare incessantemente la sua fama. Ma è anche una figura intorno alla
quale si forma una sorta di aura sacrale. Un "santo
laico", in qualche misura. Non è il solo, nel pantheon del nazionalismo
risorgimentale, ma certo è uno di quelli che hanno più successo. Ma in che
senso sarebbe un "santo laico"? Ce lo spiega adesso Dino Mengozzi,
con uno studio documentato e brillante che illustra i caratteri del vero e
proprio culto che circonda la persona e lo stesso corpo di Garibaldi.
C'è qualcosa di piuttosto eccezionale nella passione che gli ammiratori di
Garibaldi tributano ai vestiti che indossa, ai luoghi che visita, agli oggetti
che entrano in contatto col suo corpo. I "fedeli" si contendono le
sue camicie, meglio se sono macchiate di sangue. La pallottola che lo ha
colpito sull'Aspromonte è un'ambita reliquia. I ritratti fotografici o i
disegni che lo raffigurano vanno a ruba. Capita spesso che al suo passaggio la
gente gli si affolli intorno e lo voglia toccare; d'altro canto lui non lesina
benedizioni laiche e volentieri largisce tocchi presunti taumaturgici a bambini
e seguaci. È un santo da vivo, o quasi. È certamente un santo da morto. E
intorno al suo corpo morto si consuma una delle storie più insolite che lo
riguardano. Come Mengozzi spiega molto bene, Garibaldi lascia meticolose
disposizioni testamentarie nelle quali ordina che la sua salma venga bruciata
sopra una pira costruita all'aperto, con legna e vegetazione aromatica, non
lontano dalla sua casa di Caprera. Tra le disposizioni c'è anche l'indicazione
precisa sull'altezza del rogo: da un metro e mezzo a due metri di legna. Un
rogo di queste proporzioni avrebbe prodotto una gran quantità di cenere, con la
quale i resti del suo corpo si sarebbero confusi. Di tutta questa cenere, se ne
sarebbe dovuto asportare solo "un pizzico", da chiudere nel sepolcro
delle figlie che erano morte prima di lui, e che riposavano lì, a Caprera. Il
resto della cenere sarebbe rimasto sul luogo del rogo, cosicché - ipotizza
Mengozzi - i molti visitatori che sarebbero senz'altro venuti a visitare il
luogo della morte dell'eroe avrebbero potuto portarne via un po'; in tal modo
le sue reliquie si sarebbero moltiplicate e diffuse per tutta l'Italia, e forse
anche più lontano, creando innumerevoli nuovi luoghi di culto. Un martirio
incruento Tutto questo disegno non va in porto. Dopo la sua morte (2 giugno
1882) un consiglio di famiglia, guidato da Francesco Crispi, decide di non
bruciare, ma di imbalsamare il corpo, di lasciarlo esposto per breve tempo, e
poi di inumarlo temporaneamente a Caprera in attesa di traslarlo a Roma, al
Gianicolo, una volta che vi sia stato costruito un
adeguato monumento funebre. Nel disattendere le disposizioni testamentarie di
Garibaldi, Crispi non vuole mancare di rispetto all'eroe. Semmai vuole
realizzare una diversa strategia liturgica: e cioè vuole fare in modo che ci
sia un solo luogo preciso di tumulazione del corpo dell'eroe, da contrapporre -
o da affiancare - a Staglieno, dove dal 1872 si trova la salma mummificata di
Mazzini, e al Pantheon, dove dal 1878 riposa Vittorio Emanuele II. Reliquie,
liturgie, rituali: tutto questo lessico evoca una dimensione sacrale che
effettivamente appartiene al discorso risorgimentale, così come all'immaginario
garibaldino. Garibaldi, lo si è detto, ha un'aura di santità intorno a sé. Ma -
come altri "santi nazionali" - la sua santità ha caratteri peculiari,
che ne fanno qualcosa di diverso dalla tradizionale santità cristiana. Nel
culto cristiano il santo è un individuo che si è distinto per una vita
eccezionale, di sacrificio, dedizione e martirio; la sua sofferenza ha un valore
testimoniale, e può culminare in una morte violenta, sofferta per difendere la
propria fede o la propria purezza; ma la sua santità può anche esser provata da
un "martirio incruento", cioè da una vita di sofferenza sacrificale,
consacrata alla venerazione e all'imitazione di Cristo. La memoria delle
sofferenze e della morte danno un senso al culto dei santi che - nota Peter
Brown - ha un carattere eminentemente funerario: oggetto di devozione sono
tanto le tombe dei santi, quanto le loro reliquie. Il senso di queste pratiche
cultuali sta nella possibilità di restare in contatto col santo, al quale è
attribuito il fondamentale compito di mettere in relazione terra e cielo,
devoti e divinità. Specchi per i devoti Di questo universo di segni, un
"santo laico" come Garibaldi conserva soprattutto un aspetto
importante: la possibilità di intrattenere un rapporto privilegiato con la
morte e con la sofferenza. È Garibaldi stesso che contribuisce a definire
questa sua dimensione, scrivendo, nel suo Carme alla morte, di essere sceso a
patti con la morte: "Un familiare sono / Della superba mietitrice".
La sua familiarità con la morte è consacrata da una vita contrassegnata da
un'incessante disponibilità al sacrificio. "La sua carne sofferente, -
scrive Mengozzi - l'intenso travaglio mentale, le energie spese senza risparmio
per la causa nazionale, le ferite e il dolore per la perdita di Anita (l'amore
romantico), e gli altri dolori privati, sono dati come equivalenti al
martirio". È questo martirio di tutti i giorni, per così dire, che,
insieme alla sua moralità, alla sua bellezza, alle sue qualità di condottiero,
eleva Garibaldi al di sopra dei suoi contemporanei. E allora, il suo tocco
diventa una benedizione; può salvare dalla morte così come può indirizzare
verso una vita integra e gloriosa. Essere toccato da qualche reliquia che lo
riguarda, o possederne una, è essere più vicino a lui, alle sue nobili qualità,
che possono riverberarsi positivamente sul possessore. Morire al suo fianco dà
diritto ad essere ricordati e onorati. Tutti questi aspetti avvicinano un
"santo laico" come Garibaldi al mondo dei santi cristiani; ma ciò
nonostante la "santità nazionale" si differenzia profondamente dalla
santità cristiana per un aspetto cruciale: un "santo laico" non funge
da mediatore tra un presente e un aldilà nel quale si entra in contatto con la
divinità, giacché la dimensione metafisica è del tutto assente dal discorso
politico nazionalista. Cosa sono, allora, i "santi laici" per i loro
devoti? Si direbbe che siano soprattutto degli specchi in cui i devoti possono
riflettere la propria immagine, modelli a cui possono uniformare il proprio
comportamento. La relazione comunicativa che figure come quella di Garibaldi
attiva con i suoi seguaci non è a rivolta a un'alterità metafisica (devoti -
santo - divinità), ma si riflette immediatamente sulla stessa comunità (devoti
- "santo laico" - devoti). Ed è a questa stessa logica che risponde
la celebrazione visiva di figure come quella di Garibaldi, attraverso la
disseminazione delle statue che lo ricordano - dopo la sua morte - in ogni
piazza d'Italia. La rappresentazione visiva, scultorea, pittorica o fotografica
ha la funzione di evocare una presenza lontana. All'origine dell'esperienza
artistica - come ha osservato Thomas Macho - c'è il bisogno di conservare la
presenza della persona morta. E proprio questo è il senso delle
rappresentazioni scultoree degli eroi patriottici, che si diffondono dovunque
nelle città italiane del tardo Ottocento. Anche in questo caso il paradigma della
santità nazional-patriottica si discosta dai culti cristiani. Nella tradizione
cristiana, infatti, solo eccezionalmente il corpo del santo (statua o reliquia)
esce dai luoghi deputati alla sua conservazione, per muoversi all'interno della
comunità di riferimento. Le rappresentazioni del santo escono dagli ambienti
che gli sono riservati solo in momenti particolari, nel corso di liturgie
periodicamente ripetute. Qualcosa di diverso avviene con i "santi
laici", come Garibaldi. La sua figura corporea, rappresentata attraverso
sculture quanto più realistiche possibile, è collocata nelle piazze cittadine,
come una presenza permanente all'interno dello spazio dei vivi, in luoghi non
esclusivamente riservati al culto della santità o ai riti funebri. Detto in altri
termini: le statue di Garibaldi (come quelle degli altri "padri della
patria") che popolano le nostre città, sono rappresentazioni funebri che
escono dai cimiteri per entrare a far parte in modo permanente della comunità
dei vivi. Devono farlo, perché l'ideologia nazional-patriottica vuole che i
cittadini di una comunità nazionale abbiano costantemente davanti ai loro occhi
l'esempio sublime dei grandi della patria, così da poterli adeguatamente
imitare. In tal modo, anche dopo la morte del "santo laico" si
conserva il circuito semiotico che sembra essergli tipico (devoti - "santo
laico" - devoti). Alla fine, la rivisitazione di forme cultuali della
tradizione cristiana che è connaturata al discorso risorgimentale e alla
costruzione del personaggio-Garibaldi non equivale a una pura e semplice copia.
È, piuttosto, un'operazione di calco e trasposizione: i leader e i militanti
risorgimentali si impossessano di frammenti discorsivi, rituali e liturgici di
quella tradizione; ma il nuovo culto dei "santi della nazione" viene
fondato su riti e su sistemi di valore che hanno una logica propria, nettamente
distinta da quella della santità cristiana.
( da "Manifesto,
Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
SULLO SCAFFALE Mitologie e
ritualità civili nel XIX secolo e oltre In "Garibaldi taumaturgo. Reliquie laiche e politica nell'Ottocento", di recente uscito
per Piero Lacaita Editore (pp. 251, euro 18), Dino Mengozzi esplora gli aspetti
sacralizzanti della figura di Garibaldi. Il tema è stato trattato
anche da Lucy Riall, autrice di "Garibaldi. L'invenzione di un
eroe", Laterza 2007. Diversi dei saggi contenuti nell'Annale 22 della
"Storia d'Italia" Einaudi (2007) affrontano il rapporto fra politica
e religione nel Risorgimento, mentre una sezione del convegno "The
Risorgimento Revisited" (che si è tenuto alla Columbia University, a New
York, l'11 e 12 aprile 2008) è stata dedicata a "Religioni e
identità". Fondamentali strumenti per confrontare la "santità
nazionale" con la venerazione cristiana dei santi si trovano nel saggio di
Peter Brown, "Il culto dei santi", Einaudi 2002 e nel libro di Sofia
Boesch Gajano, "La santità", Laterza 2005, oltre che in "Morte e
lutto nel confronto fra le culture" di Thomas Macho (all'interno del
volume "Morte come tema culturale" di Jan Assmann, Einaudi 2002).
( da "Messaggero,
Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
23 Luglio 2008
Chiudi Rutelli apre il dossier voto cattolico: il Pd deve fare di più, non
possiamo rinunciarci.
( da "Corriere
della Sera" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-23 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Toghe e politica Il caso Anedda (An) polemizza con
Gasparri Gianfranco Anedda, "laico" del Csm di An, ha polemizzato con
il capogruppo Maurizio Gasparri (Pdl): "Un autorevole personaggio politico
mi ha definito rincoglionito e ha definito il Csm una cloaca. Si tratta di
dichiarazioni frutto di un orgasmo da esternazioni. Si tratta di carenze
di confidenza con la lingua italiana e di una mancata conoscenza del
significato delle parole".
( da "Corriere
della Sera" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-23 num: - pag: 33 categoria:
REDAZIONALE Risponde Sergio Romano LA CHIESA NELL'ITALIA DEL '43 RAGIONI DELLA
NEUTRALITà Mi colpisce, e non la capisco, l'assenza di una chiara politica
vaticana durante l'occupazione tedesca e la Resistenza in Italia. Molti preti
coraggiosi, appartenenti al basso clero, aiutarono i partigiani e diedero un
contributo importante alla guerra di liberazione. Le maggiori gerarchie
ecclesiastiche, invece, mantennero un silenzio che ancora oggi mi stupisce. Il
Vaticano aveva due possibilità: la resistenza patriottica all'invasore nazista,
oppure l'acquiescenza allo stato di fatto. In Italia,
mi corregga se sbaglio, non fu scelta né l'una né l'altra: a dimostrare una
netta presa di posizione furono soltanto le centinaia di parroci che lungo la
penisola trasformarono le loro canoniche in depositi d'armi e spesso furono
essi stessi a spronare le popolazioni e organizzare la guerra di liberazione.
Appare stridente la contraddizione. Può aiutarmi a capire la condotta del
Vaticano? Michele Toriaco Torremaggiore (Fg) Caro Toriaco, A lei spiace,
evidentemente, che la Chiesa cattolica non abbia preso, dopo l'armistizio
italiano dell'8 settembre 1943, una posizione netta. Avrebbe dovuto sostenere
il movimento di liberazione, incoraggiare gli italiani alla resistenza e
manifestare pubblicamente la sua disapprovazione per la politica del Terzo
Reich. Cercherò di risponderle immaginando, anzitutto, che cosa sarebbe
accaduto se la Santa Sede avesse seguito questa linea, e ricordando in secondo
luogo quale fu effettivamente la sua posizione in quei mesi. Se il Papa avesse
condannato la Germania nazista ed esortato gli italiani alla lotta, Hitler
avrebbe ordinato il suo arresto. Questa possibilità era già stata presa in
considerazione e sarebbe stata realizzata nel giro di poche ore. Lei potrebbe
osservare che due Papi, Pio VI e Pio VII, erano stati prigionieri di Napoleone
(il primo morì in prigionia) e che la persecuzione del pontefice avrebbe dato
lustro all'immagine della Chiesa nel mondo. Forse, sui tempi lunghi. Ma sui tempi brevi la guerra di Hitler contro Pio XII sarebbe
stata la guerra della Germania nazista contro la Chiesa cattolica in tutti i
territori occupati dai tedeschi e probabilmente in quelli occupati dai
giapponesi in Asia. Le proprietà ecclesiastiche sarebbero state per tutta la
durata del conflitto, il ministro britannico presso la Santa Sede D'Arcy
Osborne, che aveva frequenti contatti con il segretario di Stato
cardinale Maglione, e un diplomatico americano, Harold H. Tittmann jr, che
rappresentava l'inviato speciale di Roosevelt Myron Taylor, allora residente a
Ginevra. Questa neutralità formale le impose molti umilianti sacrifici, fra cui
quello di astenersi dal condannare la razzia tedesca nel ghetto di Roma e la
deportazione di 1024 ebrei nell'ottobre del 1943. Ma le permise di conservare
intatta la rete delle proprie attività spirituali, educative e assistenziali.
Se la Chiesa non li avesse coperti con la sua formale neutralità, i parroci di
cui lei parla nella sua lettera, caro Toriaco, sarebbero stati tutti in un
campo di concentramento e non avrebbero potuto aiutare nessuno.
( da "Manifesto,
Il" del 23-07-2008)
Argomenti: Laicita'
L'ideologia nazional-patriottica vuole
che i cittadini abbiano sempre davanti a sé l'esempio "sublime" dei
grandi, in modo da poterli imitare. Da "Garibaldi taumaturgo" di Dino
Mengozzi all'"Invenzione di un eroe" di Lucy Riall, un sentiero di
lettura sui "santi laici" del nostro Ottocento Alberto Mario Banti
Tra i molti leader che hanno attraversato la storia contemporanea, Garibaldi
spicca per un fascino personale straordinario che lui sa coltivare con grande
cura. La sua vita è intessuta di gesti nobili: sprezzo del pericolo; amore per gli
umili; ostentato disinteresse per la ricchezza e il potere. I molti
contemporanei che lo descrivono, lo fanno invariabilmente con parole estatiche.
Le donne impazziscono per lui. Tutti e tutte sono concordi nell'esaltare la sua
bellezza fisica, oltre che morale. Uno dei suoi primi biografi, Giuseppe
Guerzoni, ne parla in questi termini: "Il biondo fanciullo che dipingemmo
scorrazzante sulla riviera di Nizza; il bel Corsaro che vedemmo ammaliare la
povera Anita alla fontana di Laguna; il trionfante Dittatore del 1860, che al
suo apparire faceva squittire in coro le piccole siciliane: Oh quant'è beddu!
aveva serbato fino agli ultimi anni la sua maschia bellezza, una bellezza però
tutta sua. Perché Garibaldi infatti non poteva dirsi un "bell'uomo"
nel senso più usitato della parola. Era piccolo : aveva le gambe leggermente
arcuate, e nemmeno il busto poteva dirsi una perfezione. Ma su quel corpo,
s'impostava una testa superba; una testa che aveva insieme, secondo l'istante
in cui la si osservava e il sentimento che l'animava, del Giove Olimpico, del
Cristo e del Leone". Disposizioni testamentarie Una testa leonina: sguardo
fiero e nobile; tratti decisi; una bella chioma di capelli. Ma anche qualcosa
di divino: un Giove; un Cristo. Ecco: uno dei punti essenziali del suo successo
sta proprio qui. Garibaldi non è solo un eroe di eccezionale nobiltà e
bellezza. Non è neanche soltanto un leader politico-militare molto abile ad
alimentare incessantemente la sua fama. Ma è anche una figura intorno alla
quale si forma una sorta di aura sacrale. Un "santo
laico", in qualche misura. Non è il solo, nel pantheon del nazionalismo
risorgimentale, ma certo è uno di quelli che hanno più successo. Ma in che
senso sarebbe un "santo laico"? Ce lo spiega adesso Dino Mengozzi,
con uno studio documentato e brillante che illustra i caratteri del vero e
proprio culto che circonda la persona e lo stesso corpo di Garibaldi.
C'è qualcosa di piuttosto eccezionale nella passione che gli ammiratori di
Garibaldi tributano ai vestiti che indossa, ai luoghi che visita, agli oggetti
che entrano in contatto col suo corpo. I "fedeli" si contendono le
sue camicie, meglio se sono macchiate di sangue. La pallottola che lo ha
colpito sull'Aspromonte è un'ambita reliquia. I ritratti fotografici o i disegni
che lo raffigurano vanno a ruba. Capita spesso che al suo passaggio la gente
gli si affolli intorno e lo voglia toccare; d'altro canto lui non lesina
benedizioni laiche e volentieri largisce tocchi presunti taumaturgici a bambini
e seguaci. È un santo da vivo, o quasi. È certamente un santo da morto. E
intorno al suo corpo morto si consuma una delle storie più insolite che lo
riguardano. Come Mengozzi spiega molto bene, Garibaldi lascia meticolose
disposizioni testamentarie nelle quali ordina che la sua salma venga bruciata
sopra una pira costruita all'aperto, con legna e vegetazione aromatica, non
lontano dalla sua casa di Caprera. Tra le disposizioni c'è anche l'indicazione
precisa sull'altezza del rogo: da un metro e mezzo a due metri di legna. Un rogo
di queste proporzioni avrebbe prodotto una gran quantità di cenere, con la
quale i resti del suo corpo si sarebbero confusi. Di tutta questa cenere, se ne
sarebbe dovuto asportare solo "un pizzico", da chiudere nel sepolcro
delle figlie che erano morte prima di lui, e che riposavano lì, a Caprera. Il
resto della cenere sarebbe rimasto sul luogo del rogo, cosicché - ipotizza
Mengozzi - i molti visitatori che sarebbero senz'altro venuti a visitare il
luogo della morte dell'eroe avrebbero potuto portarne via un po'; in tal modo
le sue reliquie si sarebbero moltiplicate e diffuse per tutta l'Italia, e forse
anche più lontano, creando innumerevoli nuovi luoghi di culto. Un martirio
incruento Tutto questo disegno non va in porto. Dopo la sua morte (2 giugno 1882)
un consiglio di famiglia, guidato da Francesco Crispi, decide di non bruciare,
ma di imbalsamare il corpo, di lasciarlo esposto per breve tempo, e poi di
inumarlo temporaneamente a Caprera in attesa di traslarlo a Roma, al Gianicolo,
una volta che vi sia stato costruito un adeguato
monumento funebre. Nel disattendere le disposizioni testamentarie di Garibaldi,
Crispi non vuole mancare di rispetto all'eroe. Semmai vuole realizzare una
diversa strategia liturgica: e cioè vuole fare in modo che ci sia un solo luogo
preciso di tumulazione del corpo dell'eroe, da contrapporre - o da affiancare -
a Staglieno, dove dal 1872 si trova la salma mummificata di Mazzini, e al
Pantheon, dove dal 1878 riposa Vittorio Emanuele II. Reliquie, liturgie,
rituali: tutto questo lessico evoca una dimensione sacrale che effettivamente
appartiene al discorso risorgimentale, così come all'immaginario garibaldino.
Garibaldi, lo si è detto, ha un'aura di santità intorno a sé. Ma - come altri
"santi nazionali" - la sua santità ha caratteri peculiari, che ne
fanno qualcosa di diverso dalla tradizionale santità cristiana. Nel culto
cristiano il santo è un individuo che si è distinto per una vita eccezionale,
di sacrificio, dedizione e martirio; la sua sofferenza ha un valore testimoniale,
e può culminare in una morte violenta, sofferta per difendere la propria fede o
la propria purezza; ma la sua santità può anche esser provata da un
"martirio incruento", cioè da una vita di sofferenza sacrificale,
consacrata alla venerazione e all'imitazione di Cristo. La memoria delle
sofferenze e della morte danno un senso al culto dei santi che - nota Peter
Brown - ha un carattere eminentemente funerario: oggetto di devozione sono
tanto le tombe dei santi, quanto le loro reliquie. Il senso di queste pratiche
cultuali sta nella possibilità di restare in contatto col santo, al quale è
attribuito il fondamentale compito di mettere in relazione terra e cielo,
devoti e divinità. Specchi per i devoti Di questo universo di segni, un
"santo laico" come Garibaldi conserva soprattutto un aspetto
importante: la possibilità di intrattenere un rapporto privilegiato con la
morte e con la sofferenza. È Garibaldi stesso che contribuisce a definire
questa sua dimensione, scrivendo, nel suo Carme alla morte, di essere sceso a
patti con la morte: "Un familiare sono / Della superba mietitrice".
La sua familiarità con la morte è consacrata da una vita contrassegnata da
un'incessante disponibilità al sacrificio. "La sua carne sofferente, -
scrive Mengozzi - l'intenso travaglio mentale, le energie spese senza risparmio
per la causa nazionale, le ferite e il dolore per la perdita di Anita (l'amore
romantico), e gli altri dolori privati, sono dati come equivalenti al
martirio". È questo martirio di tutti i giorni, per così dire, che,
insieme alla sua moralità, alla sua bellezza, alle sue qualità di condottiero,
eleva Garibaldi al di sopra dei suoi contemporanei. E allora, il suo tocco
diventa una benedizione; può salvare dalla morte così come può indirizzare
verso una vita integra e gloriosa. Essere toccato da qualche reliquia che lo
riguarda, o possederne una, è essere più vicino a lui, alle sue nobili qualità,
che possono riverberarsi positivamente sul possessore. Morire al suo fianco dà
diritto ad essere ricordati e onorati. Tutti questi aspetti avvicinano un
"santo laico" come Garibaldi al mondo dei santi cristiani; ma ciò
nonostante la "santità nazionale" si differenzia profondamente dalla
santità cristiana per un aspetto cruciale: un "santo laico" non funge
da mediatore tra un presente e un aldilà nel quale si entra in contatto con la
divinità, giacché la dimensione metafisica è del tutto assente dal discorso
politico nazionalista. Cosa sono, allora, i "santi laici" per i loro
devoti? Si direbbe che siano soprattutto degli specchi in cui i devoti possono
riflettere la propria immagine, modelli a cui possono uniformare il proprio
comportamento. La relazione comunicativa che figure come quella di Garibaldi
attiva con i suoi seguaci non è a rivolta a un'alterità metafisica (devoti - santo
- divinità), ma si riflette immediatamente sulla stessa comunità (devoti -
"santo laico" - devoti). Ed è a questa stessa logica che risponde la
celebrazione visiva di figure come quella di Garibaldi, attraverso la
disseminazione delle statue che lo ricordano - dopo la sua morte - in ogni
piazza d'Italia. La rappresentazione visiva, scultorea, pittorica o fotografica
ha la funzione di evocare una presenza lontana. All'origine dell'esperienza
artistica - come ha osservato Thomas Macho - c'è il bisogno di conservare la
presenza della persona morta. E proprio questo è il senso delle
rappresentazioni scultoree degli eroi patriottici, che si diffondono dovunque
nelle città italiane del tardo Ottocento. Anche in questo caso il paradigma
della santità nazional-patriottica si discosta dai culti cristiani. Nella
tradizione cristiana, infatti, solo eccezionalmente il corpo del santo (statua
o reliquia) esce dai luoghi deputati alla sua conservazione, per muoversi
all'interno della comunità di riferimento. Le rappresentazioni del santo escono
dagli ambienti che gli sono riservati solo in momenti particolari, nel corso di
liturgie periodicamente ripetute. Qualcosa di diverso avviene con i "santi
laici", come Garibaldi. La sua figura corporea, rappresentata attraverso
sculture quanto più realistiche possibile, è collocata nelle piazze cittadine,
come una presenza permanente all'interno dello spazio dei vivi, in luoghi non
esclusivamente riservati al culto della santità o ai riti funebri. Detto in
altri termini: le statue di Garibaldi (come quelle degli altri "padri
della patria") che popolano le nostre città, sono rappresentazioni funebri
che escono dai cimiteri per entrare a far parte in modo permanente della
comunità dei vivi. Devono farlo, perché l'ideologia nazional-patriottica vuole
che i cittadini di una comunità nazionale abbiano costantemente davanti ai loro
occhi l'esempio sublime dei grandi della patria, così da poterli adeguatamente
imitare. In tal modo, anche dopo la morte del "santo laico" si conserva
il circuito semiotico che sembra essergli tipico (devoti - "santo
laico" - devoti). Alla fine, la rivisitazione di forme cultuali della
tradizione cristiana che è connaturata al discorso risorgimentale e alla
costruzione del personaggio-Garibaldi non equivale a una pura e semplice copia.
È, piuttosto, un'operazione di calco e trasposizione: i leader e i militanti
risorgimentali si impossessano di frammenti discorsivi, rituali e liturgici di
quella tradizione; ma il nuovo culto dei "santi della nazione" viene
fondato su riti e su sistemi di valore che hanno una logica propria, nettamente
distinta da quella della santità cristiana.
( da "Repubblica,
La" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura LA VERA STORIA un saggio di
simonetta cerrini mette a confronto diverse fonti monaci, guerrieri e un po'
maghi dei templari La loro fu una rivoluzione: cavalieri antieroici frati antiascetici
tolsero ai chierici il monopolio del sacro. Usarono la lingua volgare per
aprire al popolo, non disdegnarono strani riti La liturgia del giovedì santo:
versato sull'altare del vino, poi veniva leccato Non costruirono una memoria
collettiva: e questo permise il nascere della leggenda SUSANNA NIRENSTEIN
Monaci con licenza di uccidere nati tra il 1105 e il 1113, cavalieri armati
eppure sottoposti al voto di povertà, castità e obbedienza al papa fin dal
1129, anno del Concilio di Troyes, guardiani della Terrasanta travolta dalle
Crociate ma diffusi in tutto l'antico continente (in Italia avevano oltre 150
"case"), tanto pauperisti quanto straordinari accumulatori di
ricchezze: sono questo e molto altro i Templari, cancellati dalla storia, ma
non dalla leggenda, con il processo farsa per eresia che gli fece intentare il
re francese Filippo il Bello e il successivo rogo che il 18 marzo 1314,
sull'isola della Senna, davanti ai Giardini Reali, arse l'ultimo Gran Maestro,
Jacques de Molay, insieme a Geoffroy de Charny, precettore di Normandia.
Combattenti mistici e potenti entrati in un mito che li ha visti in possesso
del Santo Graal piuttosto che di fantastici segreti sull'Arca della Santa
Alleanza con le tavole della legge consegnate da Dio a Mosè, o ancora custodi
di sapienze su alcune verità riguardanti Gesù e di tesori ancora ricercati,
piuttosto che detentori di un potere trasversale in grado di dominare il mondo
o al contrario di una trasparenza etica diamantina destinata alle Rivoluzioni
di tutti i tempi. La Militia Salomonica Templi (titolo che deriva dalla
Spianata del Tempio di Salomone, dove Baldovino II destinò a Gerusalemme la
dimora dei Templari), al di là del templarismo nato e prosperato dal XIV secolo
ai giorni nostri, ha però una storia vera. Ed è sulle loro origini reali che
Simonetta Cerrini vuole indagare, mettendo sotto il microscopio e comparando i
testi fondatori dell'ordine e della regola, nove manoscritti in latino e lingua
d'oÏl, tra cui uno rintracciato a Praga e studiato per la prima volta. Ne è
nato un libro La rivoluzione dei templari. Una storia perduta del XII secolo
(Mondadori, pagg. 238, euro 18,50). Professoressa Cerrini, perché definisce
rivoluzionaria l'intuizione di Ugo de PaÏens da cui nacquero i Templari?
"Perché la società del dodicesimo secolo, era divisa in una classe di
oratores (la struttura ecclesiastica che gestiva il potere spirituale), in una
di bellatores, laici e combattenti (che in un contesto guerriero come quello
medievale erano l'equivalente dell'autorità civile, ovvero imperatori, re,
nobiltà) e i laboratores, laici che costituivano il popolo senza diritti né
autorità, dunque artigiani, servi, contadini. I Templari distruggono questo
quadro". In che senso? "Sostengono da laici di essere anche chierici,
laici combattenti con un'autonomia sul sacro. Alle origini, la Chiesa cristiana
non prevedeva una divisione così forte come quella del XII secolo. Pensi agli
imperatori, erano laici con una evidente autorità religiosa: Carlo Magno arrivò
a cambiare la formulazione del "Credo". Più in generale la liturgia,
le scelte teologiche e pastorali non erano affidate solo alla gerarchia
ecclesiastica. Poi invece, con la Riforma gregoriana, i chierici si
costituiscono parte a sé e si appropriano dell'intero potere spirituale,
escludendone imperatore, re, nobili e scegliendo anche una maggior devozione e
purezza, come col celibato, che fino ad allora non c'era. Dall'altra parte, il
monopolio della guerra è dei laici, che diventano ben poca cosa rispetto a
prima, e sono il mero braccio armato del potere spirituale. Ugo de PaÏens nella
sua lettera manifesto rivoluziona ogni concetto e dice: noi Templari non siamo
il braccio armato della Chiesa, siamo i suoi piedi, sorreggiamo il suo intero
corpo ("Pes tangit terram, sed totum corpus portat") e ne facciamo
parte". E qual è il significato che lei vede in questa definizione? "Significa che Ugo seppe uscire dallo stato di inferiorità in cui l'alto clero aveva messo il laico
bellator, rivendicando la condizione più bassa, quella dei laboratores, dei
poveri, uno stato attraverso cui passeranno anche religiosi come San Francesco
d'Assisi e i suoi frati minori, e donne come Giovanna d'Arco".
Sembra palese anche il desiderio di tornare a un passato pregregoriano, senza
separazione tra poteri spirituali e laici. "In parte, ma Ugo non guarda a
imperatori e re, quanto alla piccola nobiltà. In un certo senso
"proletarizza" la regalità sacra. Ugo rivendica il valore degli
umili. E apre anche alle donne. Crea una società intera dove trovavano posto
mogli, suore, frati sposati o a termine, una società religiosa più ampia, dove
il laico non è totalmente assoggettato al chierico". Quali sono le
circostanze storiche che generano i Templari? "Dopo l'anno 1000, il mondo
riprende a muoversi e vede nascere, come racconta splendidamente Le Goff,
quello delle città, delle università, delle grandi cattedrali. Si assiste a un
movimento popolare che esce dalla passività delle paure millenaristiche. In
questo contesto non vedo le Crociate come guerre di conquista: lo dimostra il
fatto che, dopo la vittoria, i combattenti tornano a casa e lasciano così
sguarnito il territorio, che perciò ha bisogno di guardie armate: è da questa
necessità che prendono vita i Templari". Era più forte la loro natura
religiosa o militare? "Quella religiosa. Un dato che cambiò anche le
regole militari: prima non esistevano eserciti fissi, mentre l'input monastico
fece nascere la prima armata permanente. Anche la disciplina rigorosa copiò
quella dell'ordine religioso". Lei sottolinea l'importanza della lingua
scelta per molti dei loro documenti, il francese antico, non il latino. Ci
vuole spiegare meglio? "Sì. Scelgono la lingua parlata, non esattamente
langue d'oÏl, perché ricca di apporti catalani, inglesi, fiamminghi, tedeschi,
ungheresi. Una decisione importante perché fino ad allora alla spiritualità era
riservato il latino, non esistevano trattati teologici in lingua volgare. Ugo
così volle dare un accesso molto più largo a testi sacri importanti". Chi
furono i primi templari, nobili diseredati, religiosi fanatici? "Né
diseredati, né fanatici. Piccola nobiltà, ma nei Templari troviamo anche
signori di rango, come nel 1125 il conte di Champagne, un altro Ugo, nei cui
territori si svolgerà il Concilio di Troyes che ratificò l'ordine. Ma l'entrata
dei grandi aristocratici non cambiava il livello di vita o i poteri della
confraternita, che del resto non fu un luogo di upgrading sociale, almeno
finché non divenne ricca e potente". Antieroismo e antiascetismo
qualificano i doveri del Templare: questo è quanto le è risultato dalla lettura
dei manoscritti. Il contrario dell'immagine di guerriero sacro che ce ne siamo
fatti. "Me ne sono sorpresa anch'io. Ma il gruppo poneva binari attenti
all'individuo che entrava: i laici novelli monaci tendevano a rendere eccessiva
la tensione spirituale, cercavano l'ascesi, l'eremitaggio, il digiuno... ed
ecco che la regola imponeva il riposo, e il mangiare a due a due sullo stesso
piatto perché vi fosse un controllo reciproco. In quanto all'antieroismo, era
vietata ogni forma di largesse e di vanteria: non a caso non esistono memorie
delle loro gesta". Lei individua una formula per la guarigione dei cavalli
leggendo un foglio con la lampada di Wood (raggi ultravioletti). Qui sì che
sembra di essere in un film sui Templari: eccoci all'uso di pratiche magico
religiose. Fino a che punto si estendeva quest'aspetto inquietante e
misterioso? "Non ho trovato solo quella. Descrivo anche la liturgia del
giovedì santo, dove veniva versato del vino sull'altare e poi leccato: si trova
negli statuti dei templari, e, come mi ha fatto notare Barbara Frale, era una
pratica seguita a Cipro dai cristiani orientali. Oppure potrei citare le
reliquie con le teste di santi che possedevano. Il fatto è che in Terra Santa
c'era una vita religiosa che altrove sarebbe stata giudicata eretica, abitudini
e credo condivisi da religioni diverse, come il pellegrinaggio al convento
greco-melchita di Nostra Signora di Saydnaya, vicino a Damasco, fatto da
pellegrini cristiani, Templari ed anche musulmani". Dunque niente eresie?
"Ma no! Il processo voluto da Filippo il Bello fu costruito su un castello
di accuse di magia e eresia preparate in realtà per Bonifacio VIII: Clemente V
scelse di insabbiarle e sacrificare l'ordine del Tempio". Perché i
Templari sono diventati un mito? "Resta un mistero: certo, l'eredità
ideale del Tempio non era rivendicata da nessuno; dopo la loro scomparsa era
libera e i Templari non avevano neppure costruito una memoria collettiva con
cui fare i conti. Comunque le recenti scoperte storiche e filologiche ci stanno
restituendo dei Templari curiosamente simili ai Templari della leggenda.
Templari laici, ma religiosi; Templari colti che desiderano divulgare testi
escatologici facendoli tradurre in lingua volgare; Templari che praticano riti
magico-religiosi; Templari che frequentano intellettuali; Templari che sono
pronti a condividere liturgie e devozioni religiose con i cristiani d'Oriente
(lo scisma con la Chiesa latina è del 1054), ma anche con i musulmani. La vera storia
dei Templari si sta rivelando interessante come la leggenda".
( da "Unita,
L'" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
Vendola: no a un "partitino" giustizialista di duri e puri di Andrea
Carugati / Roma Presidente Vendola, che giudizio dà della discussione in
Rifondazione di questi mesi? Non crede sia stato un dibattito
lontano dalla vita reale, anche dei vostri elettori? "C'è stata una
nevrotica separazione dalla realtà, un avvitamento in una contesa intestina che
talvolta ha superato i limiti della ragionevolezza. Però c'è anche un altro
elemento: 40mila persone che, sfidando la calura, hanno discusso
appassionatamente nei circoli anche dopo il trauma di aprile. È un segno di
vitalità, una forte domanda di buona politica a cui purtroppo noi gruppi
dirigenti rispondiamo in modo fragile perché siamo parte del problema, parte di
una crisi ideale e culturale della sinistra". È possibile che al congresso
di Chianciano il Prc esca da tutto questo? "Sarà possibile se il congresso
sarà un pezzo del processo per rifondare Rifondazione, per rimettere in piedi una
comunità: un cantiere per lenire le ferite del partito e fare tutti un passo
avanti. Ma per farlo bisogna che ci liberiamo da sindromi come l'idea che ci
sia qualcuno che vuole sfasciare il partito. Io sono l'ultimo rimasto del
gruppo che ha fondato il Prc e per me è stato molto
doloroso essere indicato come il suo dissolutore. Si è manipolata la mia
mozione per attribuirle disegni che non c'erano: un'esplosione dei risentimenti
e veleni, anche da parte di compagni che ho sempre considerato fratelli. Ma
ormai questo è alle nostre spalle". La sua mozione ha vinto ma non ha la
maggioranza assoluta. L'ipotesi che il Prc vada alle europee con il suo simbolo
può essere un modo per allargare la sua maggioranza, magari al gruppo di
Grassi? "In Europa Rifondazione ha dato vita alla Sinistra europea e ci
sta con il suo simbolo: è un processo contrario a una trincea identitaria. Ci
sono ancora in gioco variabili importanti, come la legge elettorale e lo
sbarramento: ma io credo che il Prc debba proseguire in questo percorso con il
suo simbolo. Non è un arretramento". C'è però il tema del processo
costituente a sinistra da lei proposto. I suoi avversari dicono che, con il
47%, il suo progetto è stato bocciato. "La
politica dice che abbiamo la maggioranza relativa: questo ci chiede di sentire
la responsabilità di offrire a tutti un percorso che consenta la salvezza della
nostra comunità, che ha vissuto un rischio di dissoluzione, e consenta a una
parte più larga del partito di riconoscersi in un governo unitario". Anche
con Ferrero? "Non si tratta di smussare dissensi strategici che ci sono.
Sento una grande distanza culturale con Paolo Ferrero, perché avverto in lui il
retaggio del minoritarismo di vecchie culture che invocavano l'apologia del
sociale, di ciò che sta in basso, persino flirtando con il giustizialismo e
l'antipolitica. Non sono solo sensibilità personali, ma differenze strategiche.
Con altri compagni le differenze sono più attenuate. Il punto è: lavoriamo a un
piccolo partito di duri e puri o per un Prc come pilastro di una sinistra di
popolo?". Gli incontri con le altre mozioni che lei ha proposto in questi
giorni hanno dato risultati? "Ci hanno aiutato a portare la discussione
fuori dal livello delle contumelie. Abbiamo riportato la discussione alla politica
e questo ha esorcizzato i fantasmi di scissione o di autodissoluzione. Oggi
possiamo andare a Chianciano disarmati dai risentimenti, e rimetterci tutti in
cammino per far fronte alla tempesta sociale che sta arrivando. Rifondazione
non vuol dire restaurazione: il partito esiste se è la fabbrica di una sinistra
più larga, non se è culto identitario o nostalgia". Sarebbe disponibile a
un passo indietro dalla segreteria se questo servisse per trovare una
maggioranza più larga alla guida del Prc? "Sono sempre disponibile a fare
un passo avanti per il bene della mia comunità, non indietro. La mia era
l'unica mozione che conteneva l'indicazione di un segretario ed è stata votata
da 21mila persone: non c'era mai stata un'indicazione così larga, dunque non è
una questione di persone ma di democrazia". È disposto a farsi eleggere
segretario solo dai suoi delegati? "Il segretario è figlio dell'opzione
politica su cui si costruisce il governo del partito. Non vogliamo soluzioni
pasticciate, ma coraggiose e unitarie". Come valuta l'esito dei congressi
di Pdci e Verdi alla luce del processo costituente a sinistra? "Lo dico
con molto rispetto, ma mi sono parsi ancora più nevrotici del nostro, un
rendiconto tutto interno ai gruppi dirigenti e molto aspro, nei Verdi, o scisso
dalla realtà nel caso del Pdci. Questo ci fa capire quanto sia profonda la
crisi di una sinistra alternativa, per questo il processo costituente deve
ricostruire dalle radici, in un panorama di desertificazione a sinistra".
E il rapporto con il Pd? "Dobbiamo giocare fino in fondo la nostra
autonomia e la nostra divaricazione strategica dal Pd e contemporaneamente
lavorare con pazienza per rendere largo e forte il fronte delle opposizioni. Il diluvio di aprile ha cancellato l'idea della separazione
consensuale. Dove sarà possibile bisogna pensare ad alleanze col Pd: in Emilia
Romagna e in Puglia, ad esempio, sarebbe folle immaginare una rottura. Governo
e opposizione non sono totem, ma prospettive da affrontare in modo laico".
( da "Unita,
L'" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del Franco
Monaco Nelle ore e nei giorni dello scontro sulle leggi dichiaratamente
concepite per mettere in salvo il premier abbiamo fatto appello alle ragioni
dell'etica (poco, in verità) e del diritto. In particolare abbiamo interpellato
costituzionalisti e processual-penalisti. Con qualche rara eccezione, talvolta
sorprendente per povertà di argomenti, essi hanno espresso opinioni severe e
convergenti sul grave vulnus inferto ai capisaldi della legalità
costituzionale: il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge,
la separazione dei poteri, l'indipendenza e l'autonomia dell'ordine
giudiziario, la ragionevole durata dei processi. Complice una stampa timida o
asservita, minimizzante o rassegnata, a un certo punto, i principi sono stati
messi da parte e si è regrediti prima alla tesi degli interessi in conflitto
(sorprendentemente equiparati e da conciliare), poi al terreno di una malintesa
pacificazione nazionale (come se la pace e l'ordine potessero prodursi
calpestando principi e regole), infine all'esigenza di archiviare
sbrigativamente una pratica fastidiosa per passare finalmente ai veri problemi,
"quelli che interessano gli italiani". Come se una classe dirigente
degna di questo nome potesse arrendersi al torpore delle coscienze in tema di
principi e di regole, morali e costituzionali. Si spiega così anche la
grancassa dei media su piazza Navona: tutta dedita a stigmatizzare parole
oggettivamente sbagliate e sgradevoli di qualche comico sino ad esorcizzare
l'enormità dei fatti. Come se la più allarmante minaccia per la convivenza
venisse dalle parole di Grillo e della Guzzanti e non dai fatti inauditi
operati non da un comico ma da un premier che si fa beffe della Costituzione e
delle leggi e dallo spettacolo indecente di un parlamento ostaggio delle sue
ossessioni. Antiberlusconismo ideologico? L'esatto contrario: trattasi di
concretissimi fatti finalmente esibiti senza più pudore. Estremismo e
giustizialismo? Anche qui siamo al rovesciamento della realtà: estremista e
dispotico è chi non conosce limiti, chi con protervia calpesta le regole;
moderati, liberali e riformisti sono coloro che difendono lo Stato di diritto,
la separazione dei poteri, la democrazia costituzionale, cioè il portato della
semplice tradizione liberale. Curiosa, bizzarra l'idea secondo la quale
un'opposizione cosiddetta riformista dovrebbe essere meno energica e risoluta
anziché il contrario. Siamo a questo punto nello stravolgimento del significato
della bistrattata parola "riformista"? Del resto, merita riflettere
sull'esito manifestamente controriformista di questa vicenda che sta investendo
il PD. La retorica talvolta non innocente secondo la quale il problema non
sarebbe Berlusconi, che non lo si debba demonizzare (il più debole degli
argomenti) sta conducendo la stessa cultura istituzionale del PD a sconfessare
quindici anni di riflessione e di esperienza intorno all'esigenza di dotare
finalmente il nostro paese di una democrazia competitiva, maggioritaria e
governante , dopo mezzo secolo di democrazia difficile, contrassegnata dalla
cronica instabilità dei governi associata a un massimo di immobilismo del ceto
politico. Per tenere il passo con i nostri partner-competitori in Europa. Ma
ecco che si fa avanti la nostalgia per la proporzionale, per il parlamentarismo
classico, per le pratiche consociative, per rapporti privilegiati con partiti
pendolari forieri di instabilità e trasformismo quali l'UDC. Una nostalgia
alimentata dalla preoccupazione verso governi del premier. Si mette in
discussione il valore di una democrazia governante solo perché non è elegante,
è poco snob sostenere che è Berlusconi, con il suo nome e cognome, un signor
problema per la democrazia italiana. La stessa pruderie che suggerisce a quelli
che la sanno lunga di respingere con fastidio la banale, troppo banale
considerazione che il dominio nell'informazione e segnatamente l'uso
spregiudicato delle tv conta, eccome se conta. Al punto, si potrebbe dire per
paradosso, che, con l'attuale sistema informativo, le competizioni elettorali
sono largamente pregiudicate se non inutili (a proposito: che ne è degli stupri
e delle violenze dei rom con i quali, per lunghi mesi, aprivano tutti i
telegiornali pubblici e privati prima delle elezioni?). I realisti tra noi, i
sedicenti riformisti, hanno parlato del lodo Alfano come di un "male
minore". A cominciare da Casini, uomo notoriamente di saldi principi.
Brutto affare quando la politica, dalla quale ci si attende la tensione al
bene, subito regredisce al "male minore". Concetto familiare alla
teologia morale cattolica. A tale proposito giro un interrogativo alla Chiesa:
perché essa, così intransigente e severa su altri fronti, così affezionata ai
"principi non negoziabili", così diffidente verso
le mediazioni politiche dei valori, non ha levato una sola parola contro lo
schiaffo alle regole della convivenza operato per via legislativa ai vertici
dello Stato da governo e parlamento? Che ne è della valenza educativa delle
leggi e dei comportamenti degli uomini pubblici tanto giustamente cara alle
gerarchie cattoliche?.
( da "Unita,
L'" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del Colpirne
due per educarli tutti Marco Travaglio La vera anomalia non è l'aborto
giuridico del Lodo Alfano, che si spera verrà spazzato via dalla Corte
costituzionale come il suo deforme progenitore Maccanico-Schifani: solo un
marziano un po' tonto poteva scambiare Al Tappone per uno statista dedito
agl'interessi del Paese anziché ai fatti suoi. La vera anomalia è quel che
accade, anzi non accade tutt'intorno. È l'annoiata normalità con cui il Lodo è stato accolto in Parlamento anche dal grosso delle cosiddette
opposizioni. È il silenzio del Colle, allarmato invece da una fantomatica
"giustizia spettacolo". È il Tg1 che lo nasconde come terza notizia
del giorno. Sono i giornali che non gli dedicano un solo editoriale (a parte
l'Unità e il manifesto) e gli riservano lo stesso spazio dedicato a celebrare
il "ritorno di Veronica a Villa Certosa", con tanto di foto della
Sacra Famiglia gentilmente offerte da Chi (Mondadori). È il tradimento degli
intellettuali "liberali" che si son messi "a vento", (nel
2003 il Corriere di de Bortoli denunciava le leggi vergogna, infatti de Bortoli
dovette sloggiare). Ed è pure questo Csm che, cacciando in sequenza Luigi De
Magistris e Clementina Forleo, anticipa la controriforma annunciata da Angelino
Jolie per conto del padrone: che farà dell'ex "organo di autogoverno"
dei giudici l'ennesima pròtesi della Casta. Riforma sintetizzata dal cosiddetto
ministro Rotondi con l'icastica frase "colpire un magistrato per educarne
cento". Il giorno scelto per trasferire la Forleo da Milano non poteva
essere più azzeccato: mentre Tavaroli rivela a Repubblica i ricatti che
regolano la politica e l'economia, mentre il Cainano si blinda dai processi
come la regina d'Inghilterra (che però non ha processi) e mentre s'annuncia il
festoso ritorno dell'immunità parlamentare, la gip che osò intercettare i
furbetti del quartierino e i loro santi protettori trasversali sparsi fra
Bankitalia, Palazzo Grazioli, Pontida e il Botteghino viene espulsa dalla sua
sede naturale. Anche il voto al plenum è emblematico: tutti d'accordo, come già
per De Magistris, destra e sinistra, laici e togati (a
parte, per la Forleo, quelli di MI). Con i complimenti del Giornale, per la
penna del rubrichista con le mèches: avrebbe preferito il suo licenziamento, ma
per ora s'accontenta, poi magari ci pensa Brunetta. Una soave corrispondenza di
amorosi sensi destra-sinistra che la dice lunga sull'astio trasversale della
Casta per i cani sciolti, senza padrone e senza collare. Ancora 15 anni
fa erano i magistrati più preziosi. Oggi sono i nemici da abbattere. "Un
giudice indipendente che non appartiene a nessuno", ha detto Clementina al
Csm "in questo Paese ancora non può esistere". Cacciata per
"incompatibilità ambientale". Motivo: ha provocato "disagio e
allarme sociale" (figuriamoci) denunciando ad AnnoZero la solitudine di
chi tocca i poteri forti e confidando le sue ansie per l'inchiesta sulle
scalate a un pm milanese e a un vecchio collega, Ferdinando Imposimato, di cui
(sbagliando) si fidava. Trasferita non per aver venduto o insabbiato processi,
non per aver poltrito, non per aver agito scorrettamente. Ma solo per aver
parlato, dicendo cose magari discutibili, ma parole, pensieri, concetti
(incredibile che i "progressisti" di Magistratura democratica, così
sensibili alla libertà di espressione si siano prestati a una simile
decisione). Il Csm, che l'aveva lasciata sola nei mesi terribili dell'estate
scorsa mentre l'intero Parlamento le saltava addosso per l'ineccepibile
ordinanza sulle scalate, l'ha trattata come una mitomane "tendente al
vittimismo" che s'inventa pericoli inesistenti. Intanto quell'ordinanza,
presentata un anno fa come una sua alzata d'ingegno in dissenso con la Procura,
è stata avallata dalla stessa Procura, che due mesi fa ha chiesto al Parlamento
europeo il permesso di usare a carico di D'Alema le telefonate tra quest'ultimo
e Consorte. Intanto le sue denunce han trovato conferma in un'indagine a
Potenza e nell'arrivo di proiettili e lettere anonime, tanto che le hanno
assegnato una scorta armata. Sapeva che gliel'avrebbero fatta pagare, e
gliel'han fatta pagare. Anche lei, come De Magistris, è
"incompatibile". Ma non con Milano o con Canicattì. È incompatibile
con questo paese. Ora d'Aria.
( da "Unita,
L'" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
Bufera sulla sedia elettrica, il luna park rimuove "il gioco della
morte" Milano, la provocazione del giostraio: volevo qualcosa che
attirasse i clienti. Proteste da Nessuno Tocchi Caino e dal sindaco Moratti Del
manichino da giustiziare per un solo euro di spesa, che da un paio di settimane
era diventato l'attrazione più gettonata al luna park dell'Idroscalo,
hinterland est di Milano, esistevano tre versioni in catalogo: con il cappuccio
nero, con la camicia di forza, con il volto e il petto scoperti. "Ho
scelto quest'ultima perché era la più forte" raccontava Renzo Biancato, il
titolare del "giocattolo", come lo chiamava lui. "Volevo una
cosa che facesse scalpore, che attirasse da questa parte i clienti".
Missione riuscita. Il fantoccio di lattice legato alla sedia elettrica, che
sobbalzava e gridava di dolore per un minuto fino a stramazzare tra nuvole di
fumo, ha attirato molta attenzione e molte polemiche. Abbastanza da convincere
la direzione del parco, insieme al sindaco del comune limitrofo di Segrate, a
rimuoverlo nella serata di ieri, prima che nuovi curiosi si mettessero in fila
per vedere dal vivo lo spettacolo tanto chiacchierato e cliccato sul web. Alla
fine ha prevalso il senso dell'orrore. Non solo per la leggerezza con cui un
piccolo imprenditore, giostraio per lunga tradizione di famiglia, ha messo in
scena l'agonia e la morte umana: "È solo finzione, un divertimento horror
come quel mostro con la testa staccata o quella statua che viene divorata dai
ragni". Il signor Biancato si chiedeva dove fosse la differenza, a parte
la grande verosimiglianza con la realtà. Cattolico, padre
di famiglia, nella realtà contrario alla pena di morte e pure sensibile alla
causa ecologista, non vedeva il problema. E i fatti gli hanno dato ragione: il
pubblico ha accolto con entusiasmo l'esecuzione da intrattenimento. Ecco il
vero orrore. In tanti sono andati a guardare l'uccisione simulata, si
sono meravigliati per l'ottima realizzazione e divertiti: genitori con figli
piccoli a cui affidavano una moneta perchè potessero azionare personalmente il
meccanismo, ragazzini con il telefonino per fare un filmato da mettere su
Youtube. "All'inizio ero preoccupato, guardavo le reazioni dei clienti per
essere sicuro che non si sentissero offesi. Ma nessuno si è mai lamentato -
raccontava il titolare - i bambini ci girano intorno e gli adulti ridono".
Il giostraio aveva visto la sedia elettrica su una rivista specializzata e
immediatamente se l'era fatta mandare da Las Vegas, cinquemila dollari più le
spese di spedizione. Un affare, per gli incassi diretti (50 euro a serata, 150
nel weekend) e per quelli indiretti (le persone spesso decidevano di farsi
anche un giro sul più datato trenino dei fantasmi). Ma troppa pubblicità si è
rivelata controproducente. Il finto giustiziato a ripetizione tra l'ilarità del
pubblico, infatti, ha sollevato un mare di polemiche e richieste di rimozione.
Le prime proteste sono giunte dall'associazione Nessuno Tocchi Caino: "È
un'operazione demenziale, culturalmente devastante, che cancella anni di lavoro
di chi si batte contro la pena di morte". In allarme anche il Movimento
Italiano Genitori, mobilitatosi per "l'immediata rimozione", mentre
l'associazione dei telespettatori Aiart ha addirittura invitato la polizia
postale a bloccare i siti internet che trasmettevano la scena (praticamente
tutti, anche quelli curati dai maggiori quotidiani d'informazione). Pure il
sindaco di Milano, Letizia Moratti chiedeva l'intervento di "chi di
dovere" per la rimozione dell'attrazione. Ci ha dovuto pensare il luna
park stesso, che per il bel gesto dovrà ora incassare il dispiacere della
clientela.
( da "Repubblica,
La" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IX - Genova L'appuntamento
Si chiamerà solo "Festa": il nuovo coordinatore sarà Raffaele Caruso,
giovane avvocato penalista, vicino all'area cattolica. E lo
storico nome sarà modificato Addio Unità, arriva il "Grande fratello
rosso" RAFFAELE NIRI Sarà un avvocato (penalista) trentacinquenne, con
profonde radici nell'Azione Cattolica e un presente lettiano, che fino allo
scorso anno andava (volentieri, ma da ospite) alle settembrate a mangiare
frittelle e ad assistere ai dibattiti, il nuovo coordinatore della Festa
dell'Unità. Che, del resto, non si chiamerà neanche così: si chiamerà "La
Festa" e solo nelle coccarde che - come da tradizione - verranno appiccicate
all'ingresso, ci sarà la scritta "Festa Unità Democratica". Aria
nuova in cucina e non solo per la scelta del giovane Raffaele Caruso -
estrazione cattolica, con l'esordio nell'ultima Democrazia Cristiana - per il
ruolo che fu di personaggi mitici della macchina comunista come Renato Penzo o
Michele Bartolozzi: la Festa (che si svolgerà, di nuovo sotto la tensostruttura
della Marina della Fiera dal 26 agosto al 14 settembre) proverà a riflettere
età e speranze della nuova classe dirigente (dal segretario Victor Rasetto al
capogruppo in Comune Simone Farello, dal responsabile regionale della immagine
Simone Mazzucca a quello della comunicazione del Pd genovese Raffaele Maurici,
tutti sui trent'anni o poco più). Così la novità centrale della Festa sarà un campus
che, tra l'altro, rilancerà su grandi schermi - con l'aiuto di uno studio
televisivo - la vita quotidiana dei volontari. Ma guai a chiamarlo "Grande
Fratello rosso": è la Festa che si racconta, giorno dopo giorno, e fa
emergere, come spiega Maurici "le storie personali, le radici dei singoli,
l'autenticità della militanza: il Partito Democratico è fatto di persone in
carne e ossa, che hanno un passato da difendere e speranze proiettate sul
futuro. Di questo vogliamo parlare". Zero polemiche sul nome della Festa
(a Bologna sono rimasti al nome di sempre, Festa dell'Unità, a Roma si chiamerà
"Ciao, bella", a Reggio Emilia "FestaReggio", a La Spezia
come a Genova), il tema centrale, in questi giorni nella sede di piazza De
Marini, è quello dei contenuti. Spiega il nuovo coordinatore, Raffaele Caruso:
"La Festa è un avvenimento popolare, una tradizione radicata: è la parte
più sana del partito, quella sempre e comunque inattaccabile, che si impegna in
prima persona, per settimane. E' la passione, la voglia, il cuore: l'impegno a
fare politica. Ebbene, cercheremo di raccontare questo cuore, usando le
tecnologie ma facendo leva sulle nostre radici". L'idea nuova si chiama
"Campus": un gruppo di persone che si incontra a metà pomeriggio,
approfondisce il tema del dibattito della sera, produce materiali insieme, poi
insieme cena, va al dibattito e dà il suo contributo. Tutto questo viene
raccontato, anche dietro le quinte e parallelamente uno studio televisivo (e
anche in questo caso si tratta di un'esperienza formativa) racconta i ragazzi
del Campus e quelli che, da sempre, preparano frittelle. Poi, intorno,
ristoranti e attrazioni di sempre: perché la festa dell'Unità potrà anche
cambiar nome, ma è come la Nutella, guai a cambiare un solo ingrediente ad un
prodotto vincente.
( da "Giornale.it,
Il" del 24-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 175 del 2008-07-24 pagina 3
Vincenzi e don Gallo, parole al vento sulla moschea di PEPPINO ORLANDO (...) neppure dalle chiese cattoliche che ormai hanno rinunziato a
convertire qualcuno e semmai ne offrono qualcuno all'islam ed a ogni altra
forma di religione. Che cosa si chiede allora? Si chiede la mosche che riceve
sovrani, sceicchi, predica la corruzione dell'occidente, è finanziata da
straricchi sceicchi fondamentalisti. 4. Dice don Gallo, su ispirazione
del neomonaco babelico di Bose, che il cristianesimo non richiede reciprocità,
è puro dono gratuito, senza il ricatto della paura. Ma ambedue dimenticano che
dovrebbero fare discepoli di Cristo, in libertà, e non del Corano. Ma per don
Gallo Gesù è poco più di quello che hanno messo sui manifesti gli ultimi
socialisti. Anzi don Gallo ne fa anche un ambiguo "amico" di ogni
devianza dalla legge naturale(!), per non parlare di quella evangelica. 5. Ma
la cosa più sconvolgente delle regole della logica (a cui "la"
sindaco ci ha abituato dalle spossanti campagne delle sue primarie.. francescane...)
sta nel rifiuto della consultazione popolare dei cittadini genovesi. I
libertari antimagistrati e antipolizia per no global, clandestini, rom senza
lavoro, coppie perverse e polimorfe, manipolazioni genetiche varie, i pronubi
della città dei diritti, temono la consultazione, temono la libertà di voto,
puramente consultivo, che li spazzerà via da ogni rappresentanza del popolo
reale della città, che non coincide con le ombre delle notti bianche, anche
elettorali. Questi garantisti a senso unico richiamano la Costituzione, che
però non si pronunzia mai contro la chiesa cattolica della tradizione italica e
il diritto naturale dell'individuo e della famiglia. 6. Devo anche,
sommessamente, notare la connivente atmosfera morbida di veli e silenzi di quanti
sono a Genova incaricati di tutelare e promuovere, in piena libertà e
senz'alcuna violenza, la fede cristiana. La crisi di valori dei giovani, il
nichilismo dei modelli, che si lamentano con vaghezza, non comprende anche
questa neutra e incolore accettazione di ogni religione falsa e del relativismo
che le mette sullo stesso piano? 7. Un'ultima parola sui politici cattolici genovesi della nuova sinistra e della nuova
destra. Salvo alcuni, che stanno promuovendo la consultazione popolare, stanno
acquattati nelle penombre della tolleranza silenziosa che scendono da loggiati
e sacrestie, lasciando la scena a Marta e a don Gallo, le ultime marionette di
un regime ormai finito nella coscienza del popolo. Sveglia! *teologo © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Messaggero,
Il" del 24-07-2008)
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24 Luglio 2008 Chiudi di FRANCESCO
PAOLO CASAVOLA LE DIFFICOLTÀ finora incontrate dalle proposte di legge per
introdurre anche in Italia il cosiddetto testamento biologico possono
ricondursi alla eventualità, da alcuni temuta, da altri auspicata, che in quel
documento possa collocarsi una richiesta di eutanasia. Testamento biologico è
traduzione in italiano della espressione inglese living will, che indica il
testamento sulla vita, vale a dire direttive anticipate sul trattamento medico
della fine della vita, redatte quando l'interessato è in stato
di piena coscienza e libera volontà. Ma quale è il valore di simili direttive
per il medico, che ne è il naturale destinatario? Nel 1997, gli Stati aderenti
a quel Consiglio d'Europa, fondato nel 1949, per promuovere e tutelare le
libertà fondamentali dell'individuo, firmarono ad Oviedo una Convenzione sui
diritti dell'uomo e la biomedicina, in cui all'articolo 9 si prevede che i
desideri precedentemente espressi dal paziente, che al momento di un
trattamento medico non è in grado di manifestare la sua volontà, saranno tenuti
in considerazione. Il principio qui postulato è quello dell'autodeterminazione
del malato alle cure, o con altra formulazione del consenso informato, che evoca
quell'alleanza terapeutica, che dovrebbe guidare la relazione medico e
paziente. Ma se così è, non è troppo debole quel risultato dei desideri di cui
si dice dalla Convenzione di Oviedo che saranno presi in conto? Non si conferma
qui la superiorità del medico, per il suo sapere scientifico e per la
esperienza clinica, in grado di disattendere le richieste del malato? Il 18
dicembre 2003, il Comitato nazionale per la bioetica approvava un documento
assai importante per fare effettività nel nostro ordinamento alla Convenzione
di Oviedo su quella materia. Vi si auspicava l'intervento del legislatore
italiano ispirato ad obbligare il medico a prendere in esame le dichiarazioni
del paziente e a motivare ogni diversa decisione in cartella clinica. Sarebbe
da prevedersi la indicazione, in questo vero e proprio testamento biologico, di
uno o più fiduciari, da coinvolgere obbligatoriamente da parte dei medici nelle
decisioni da assumere nei riguardi di pazienti divenuti incapaci di intendere e
volere. Una legittimità bioetica potrebbe confortare la disciplina legislativa,
se questa regolasse le condizioni di libera volontà, informazione, autonomia
del disponente, senza pressioni familiari, sociali, ambientali, nonché
l'assenza di finalità eutanasiche, che sarebbero in contrasto con il nostro
diritto positivo, con le regole di pratica e di deontologia medica. E, andrebbe
aggiunto, con il principio costituzionale del diritto fondamentale alla vita,
che non può essere contraddetto da un gemello diritto a morire, come accade in
alcuni ordinamenti, che hanno evidentemente altra storia culturale e morale.
Quanto alla redazione di un così rilevante atto privato, sarebbe opportuno
ch'esso fosse compilato con l'assistenza di un medico, che può controfirmarlo,
e tale da garantire la massima personalizzazione della volontà del futuro
paziente, escluse pertanto le sottoscrizioni a moduli preconfezionati. Sotto
questi profili, il testamento biologico sarebbe strumento di libertà e di
uguaglianza dei cittadini, riscattati da diversità di cultura e di condizione
sociale, dinanzi a quella soglia in cui medico e paziente aiutano la vita o
accettano la sua non resistibile conclusione. Ma perché il
legislatore non consumi inutilmente un'altra e nuova occasione di stabilire
regole, che non facciano violenza a coscienza alcuna, laica o religiosa,
occorre non scendere in campo con opposti principi, che fanno torto, agli uni e
agli altri, in termini di umana pietà e di retta ragione.
( da "Unita,
L'" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del 18
luglio, il Csm interviene a tutela dei magistrati attaccati
dal premier La prima commissione del Csm approva - con cinque voti a favore e
il solo parere contrario del consigliere laico della Cdl Gianfranco Anedda - la
risoluzione "a tutela dei magistrati" di Milano del processo Mills,
accusati di "politicizzazione" dal presidente del consiglio Silvio
Berlusconi. I giudici.
( da "Unita,
L'" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del I membri laici del centrodestra avevano minacciato
di abbandonare l'aula, facendo mancare il quorum.
( da "Unita,
L'" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del Affare
fatto. Berlusconi promette più carabinieri e, in cambio, l'Iraq darà più
petrolio. Dopo un breve colloquio a Palazzo Chigi, queste sono le novità emerse
nel corso di una conferenza stampa tenuta da Berlusconi e dal premier di
Baghdad, Al Maliki. A giudicare dalle parole del capo del governo italiano
("Siamo il secondo importatore di greggio, vogliamo diventare il primo
paese importatore") il patto con l'Eni per la fornitura di "oro
nero" mesopotamico, è stato sottoscritto. In
cambio l'Italia aumenta il contingente di carabinieri, che, sotto egida Nato,
addestrano a Baghdad le forze della sicurezza. Attualmente i militi dell'Arma
sono circa una settantina e, a giudicare da quanto ha fatto trapelare il
ministro della Difesa La Russa, l'ulteriore impegno italiano potrebbe
riguardare l'Aeronautica e la Marina. Nessun accenno invece alla questione
della pena di morte abbondantemente applicata in Iraq (65 esecuzioni nel 2007)
e al caso Aziz (l'ex gerarca rischia di finire sul patibolo). Solo una folta
pattuglia di radicali, tra i quali alcuni parlamentari, che si è raccolta nei
pressi della sede del governo, ha ricordato che l'Italia (ai tempi del governo
Prodi) si è fatta promotrice della moratoria contro le esecuzioni. Berlusconi
ha anche detto che non ha ancora deciso se andrà alle Olimpiadi e che punta su
un accordo sulle compensazioni con la Libia "entro la fine di
agosto". Anche se a palazzo Chigi si è parlato di affari, la tappa più
importante per il premier iracheno resta quella di oggi a Castel Gandolfo. La
Santa Sede, per molte ragioni, attribuisce una notevole importanza al colloquio
che il Papa avrà oggi con il premier iracheno. "Questa udienza - ha
confermato ieri padre Lombardi, direttore della sala stampa - ha certamente un
grande significato pensando alla problematica della pace nel mondo e ad un area
così cruciale come quella del Medio Oriente". Da entrambe le parti non
sono mancati i segnali di attenzione. Il Pontefice, reduce dal faticoso viaggio
in Australia, interrompe il riposo a Castel Gandolfo solo per l'Angelus di
domenica e per il colloquio con Al Maliki. Quest'ultimo ha a sua volta lanciato
un segnale di interesse. Ieri infatti, non appena giunto a Ciampino, il capo
del governo di Baghdad, ha voluto visitare i Musei Vaticani e ha reso omaggio
alla tomba di Papa Wojtyla nelle Grotte vaticane. Dunque oggi i riflettori si
accenderanno su Castel Gandolfo. La questioni sul tappeto sono molto serie. Da
qualche tempo, negli ambienti governativi di Baghdad, circola l'ipotesi di
raggruppare i cristiani d'Iraq nella provincia di Ninive, situata a nord della
capitale e popolata sia da sunniti che da sciiti (in minoranza). Il proposito
di creare una sorta di "riserva" cristiana non
incontra affatto i favori del Vaticano e degli esponenti della chiesa
cattolico-caldea in Iraq. Al tempo stesso la situazione attuale appare ormai
compromessa. In marzo è stato assassinato nella città settentrionale di Mosul il vescovo
caldeo Paulos Faraj Rahho, molti sacerdoti sono stati uccisi per intimidire la
minoranza cristiana. Dal 2003 decine di migliaia di cattolici
hanno scelto la via dell'esilio nei paesi della regione per sfuggire alla
"pulizia etnica" attuata dai gruppi fondamentalisti e dalle bande
criminali. Nell'ultimo concistoro il Papa ha promosso cardinale il patriarca
caldeo di Baghdad, Emmanuel Delly con l'obiettivo di avviare un serrato
confronto con il governo e con la speranza di strappare nuove garanzie per i
cristiani d'Iraq. In questo contesto un eventuale gesto di clemenza per Tareq
Aziz, per lungo tempo garante dell'incolumità dei cristiani iracheni, potrebbe
rappresentare in segnale apprezzato in Vaticano. L'iniziativa di Marco Pannella
(che ieri ha ricevuto il sostegno anche di Romano Prodi) che sta effettuando lo
sciopero della fame dal 6 luglio, sta smuovendo le acque e, anche gli avvocati
che difendono Aziz sostengono che le speranze di allontanare l'esecuzione
stanno aumentando, ma, nella Baghdad delle mille trame, il boia è in agguato.
( da "Repubblica,
La" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il Quirinale frena il Csm slitta il
dibattito sul caso Mills Mancino: "Gli attacchi nuocciono alla
democrazia" Il governo già pensa alla riforma del Consiglio Supremo che ne
limiti i poteri Il rinvio scontenta i membri togati e nel dibattito affiorano
critiche a Mancino LIANA MILELLA ROMA - Napolitano era lì lì per firmare il
lodo Alfano quando, l'altra sera, gli è scoppiata sul tavolo la nuova grana del
Csm. Lui, siglando con tanto di primo lasciapassare di costituzionalità lo
scudo congela-processi alle alte cariche, lavorava per la (temporanea)
pacificazione tra i giudici e il Cavaliere. Al Consiglio, giusto negli stessi
momenti, esplodeva la guerra tra chi, tutti i togati, voleva discutere e
approvare una risoluzione a tutela dei giudici di Milano aggrediti dal premier,
e chi, la sparuta pattuglietta dei laici del centrodestra, era pronta a tutto
pur di impedirlo, anche a far saltare il numero legale per bloccare il
dibattito. Per dirla tutta, il Quirinale (Napolitano è anche il presidente del
Csm) aveva già dei timori. Aveva letto il documento filo-Milano, lo aveva vistato, aveva firmato l'ordine del giorno. Ma non aveva
previsto, né poteva, che esplodesse la storia del Csm-cloaca (Gasparri), e che
il dibattito a palazzo dei Marescialli potesse diventare una sorta di risposta
complessiva, di riaffermazione piena di quell'autonomia e indipendenza che
Berlusconi ha in animo di annichilire quanto prima. Il rinvio a settembre è
parso una soluzione geniale: per evitare il conflitto coi laici, per
tranquillizzare Berlusconi, per tenere in serbo una carta da giocare quando il
Cavaliere, i suoi saggi della giustizia (Cossiga, Gargani, Vaccarella), il
Guardasigilli Alfano, scopriranno le carte della riforma. Per questo il
vicepresidente Nicola Mancino ha aperto il plenum di ieri con un
"vediamoci a settembre". Calando subito sul tavolo circolare l'asso
della sua "piena assonanza" col Colle, al punto da dichiarare:
"Condivido completamente il metodo e il contenuto delle riflessioni di
Napolitano". Laici zittiti, anche se il centrista Ugo
Bergamo ipotizza addirittura che al dibattito, cui tutti si augurano partecipi
il capo dello Stato, "ci sia pure Berlusconi". Il premier al Csm? Mai
accaduto. I togati mugugnano. Il presidente della Repubblica è sacro, nessuno
si permetterebbe di attaccarlo pubblicamente. Ma si avvertono brontolii
per "l'eccessiva prudenza del Colle". Non piace quel Mancino che pare
aprire a una riforma ("Dobbiamo discutere del nostro modo di essere, della
natura, del ruolo e della funzione del Csm"). Non piace il suo insistere
sulla disciplinare fuori dal Consiglio. Certo, Mancino si spende per le toghe
("Ogni ferita arrecata all'ordine giudiziario nuoce alla democrazia nel
suo complesso"), difende le pratiche a tutela e "il diritto-dovere di
esprimere pareri", ma il rinvio pesa. Viene vissuto come una rinuncia.
Tant'è che il dibattito per decidere si infiamma in un'appassionata autodifesa
del Csm. Toni carichi. Ciro Riviezzo: "Vogliono ridurci a un consiglio di
amministrazione, ma una volta abbattuto il Csm s'indeboliscono i giudici".
Livio Pepino: "La situazione è grave al punto che emergono insulti volgari
di esponenti istituzionali evidentemente più esperti in cloache che in
diritto". Giuseppe Maria Berruti: "Ci rifiutiamo di rinviare "in
silenzio". Questo dibattuto energico è lo specchio della nostra piena e
totale prerogativa di tutelare l'indipendenza della magistratura". Ezia
Maccora: "Il caso di Milano è talmente rilevante che merita una seduta ad
hoc con Napolitano". Fabio Roia: "Ci chiediamo perché una normale
attività del Csm, scolpita nella prassi costituzionale, provochi reazioni cosi
forti". Antonio Patrono: "I politici, che non meritano neppure di
essere chiamati per nome, hanno insultato gravemente il Consiglio". Della
serie "resistere resistere resistere" di borrelliana memoria. Anche
per via di Mancino che, con più di un consigliere si è lasciato andare a uno
sfogo ("Se continuano ad attaccarmi io me ne vado"). Se lui
lasciasse, ragionano, farebbe il gioco di Berlusconi. Aprirebbe la strada alla
riforma. Che s'annuncia draconiana: via la sezione disciplinare, un terzo dei
membri eletto dal Parlamento, un terzo dal capo dello Stato, un terzo dai
giudici. Anziché, come oggi, due terzi togati e un terzo laici. Di più: togati
costretti a votare col proporzionale in collegi piccolissimi per stroncare il
cosiddetto protagonismo delle correnti. Ma il Csm si prepara alla battaglia
d'autunno.
( da "Repubblica,
La" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIX - Bologna Darsena
Cattolica qui l'approdo diventa un lusso "Questo è l'unico porto fra
Rimini e Pesaro che ha un fondale profondo anche quattro metri" Il nuovo
scalo punta sul settore più esclusivo: gli yacht tra 10 e
( da "Giornale.it,
Il" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 176 del 2008-07-25 pagina 16 Il
papà dal carcere "Sono commosso" di Redazione Quando è stato avvisato che Luna sta meglio, si è commosso. Un pianto
fragoroso, a quanto pare, quello di Julien Monnet, il francese che la notte tra
sabato e domenica ha ridotto in fin di vita la figliasbattendole la testa sui
gradoni dell'Altare della Patria, a Roma. Per Julien, che è
stato trasferito nel centro clinico del carcere di Rebibbia, su
disposizione del gip Claudio Carini, dopo la convalida dell'arresto, l'avvocato
Michele Gentiloni, nominerà presto un consulente dell'università Cattolica. Lo stato di sofferenza psichica del francese, potrebbe essere al centro
di un incidente probatorio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto,
Il" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
CSM Pepino: no alla riforma,
difendo il Consiglio Più politici e meno toghe? Più pressing sulle poltrone
Sara Menafra L'hanno accusato di essere il giacobino del Consiglio superiore
della magistratura. Di certo Livio Pepino, membro del Csm in quota Md, è
tutt'altro che convinto dell'apertura alla riforma di cui ha parlato ieri il
vicepresidente Nicola Mancino. A sentir lui, il meglio che la politica può fare
in questo momento è "tutelare e lasciar funzionare il consiglio". Il
vicepresidente ha proposto e ottenuto di rimandare la discussione sul caso
Mills al prossimo settembre, anche per evitare nuove polemiche. Lei avrebbe
preferito che si votasse subito? Indubbiamente avrei votato e credo che ci
fossero tutte le condizioni per discutere del caso milanese. Mancino, però,
dice che la pausa può servire a rasserenare il clima... Penso che sia una
esigenza importante ma che esiga due condizioni. La prima è che avvenga con
chiarezza e non rimuovendo i problemi, la seconda è che tutte le parti siano
concordi nel voler abbassare i toni della discussione. Da parte del consiglio
non c'è stata alcuna volontà di scontro. La difesa e la reazione non possono
essere confuse con l'offesa e l'attacco delegittimante. A nessuno giova la
conflittualità fine a se stessa ma non giova neppure nascondere la testa sotto
la sabbia. Il vicepresidente ha ammesso di essere favorevole ad una riforma del
Consiglio superiore.... E' una sua opinione personale che personalmente non
condivido. Credo che sia tempo di realizzare a pieno il modello del Consiglio
superiore voluto dalla Costituzione e non di cambiarlo. E se cambiamenti ci
dovessero essere bisognerebbe ragionare in concreto di quali e perché. Dire
sempre e solo che serve riformare equivale a delegittimare l'attuale
istituzione. Il vicepresidente in questa occasione non è entrato nel merito ma
so, per averglielo sentito dire in precedenza, che vorrebbe cambiare l'attuale
composizione e preferirebbe portare la sezione disciplinare all'esterno del
consiglio. Credo siano cambiamenti pericolosi e inutili, per fortuna richiedono
la modifica della costituzione... Cosa intende per attuazione più piena della
Costituzione? Il consiglio superiore che ha una serie di competenze che sono
espressamente previste dalla costituzione e altre che sono state ritenute una
esplicazione dei suoi poteri. Le pratiche a tutela, ad esempio, sono nate nel
febbraio del 1978, come attuazione piena dell'autonomia della magistratura e
dell'indipendenza dagli altri poteri. Una scelta che fino a qualche anno fa
nessuno aveva messo in discussione. Ora, invece, viene fuori che sarebbe una
arbitraria competenza che il consiglio si è attribuito. Un altro esempio sono i
pareri sulle leggi, previsti dalla legge istitutiva del Csm. Siamo accusati di
voler divenire la terza Camera, solo perché utilizziamo questo strumento. Poi
c'è chi critica la disciplinare che proprio quest'anno ha preso decisioni molto
dure, o il conferimento degli incarichi direttivi, 300 nell'ultimo anno. Ecco,
credo che sarebbe importante consentire un più adeguato funzionamento del
consiglio, garantirlo, piuttosto che cambiarlo. Mancino ha buttato lì che il
Csm potrebbe anche decidere di limitare l'uso dei pareri... Credo che una delle
peculiarità del nostro sistema sia il policentrismo istituzionale. Chi dovrebbe
dare pareri sulla giustizia se non il Consiglio? Pretendere che non avvenga
significa voler eliminare un elemento di confronto, anche perché non c'è nessun
obbligo di recepire in toto queste indicazioni. Misurarsi con le richieste è la
principale aspirazione di chi governa. E se toccasse a lei avanzare qualche
critica al Csm? Funziona tutto perfettamente? Una delle critiche che
quotidianamente si avanzano contro il Consiglio è l'eccessivo peso delle
correnti della magistratura associata. Ma altrettante o forse maggiori sono le
pressioni che vengono dalla politica. si danno al consiglio. Altrettanto o
forse più sono pero le presioni che vengono dalla politica. E' da qui che spesso arrivano le pressioni maggiori per le nomine
ad incarichi direttivi e semi direttivi e chi frequenta il Consiglio lo sa
bene. Spero che la politica ci pensi, perché una riforma che aumentasse il peso
della componente laica e politica avrebbe l'effetto opposto di quello che oggi
si auspica.
( da "Corriere
della Sera" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-07-25 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE
Berlusconi: non so se userò il Lodo Assolto su Telecinco, chi mi risarcirà? Il
Csm rinvia il dibattito sul caso Mills. Mancino: nocive le ferite alla
magistratura Il premier: senza lo scudo sarei un giorno sì e un giorno no in
tribunale, è una garanzia per la democrazia ROMA - A 24 ore dalla promulgazione
del Lodo Alfano da parte del capo dello Stato, e nel giorno in cui il Csm invia
al governo un messaggio distensivo sul fronte del processo Mills, il presidente
del Consiglio torna ad attaccare i magistrati. E lo fa citando le toghe che lo
"perseguitano da 14 anni, con oltre 2.503 udienze" messe a ruolo
contro di lui. Questo succede, insiste il premier, perché "una parte della
magistratura si è data il compito di sovvertire il risultato delle elezioni e
la volontà del popolo italiano". Se non ci fosse stato
il lodo Alfano - che ora protegge con lo scudo dell'immunità Berlusconi e le
altre tre alte cariche dello Stato - il capo del governo sarebbe dovuto andare
al processo Mills di Milano "un giorno sì un giorno no dal 30 giugno al 15
luglio": una persecuzione che avrebbe impedito al premier "di
convocare il Consiglio dei ministri e di andare al G8". Per questo
Berlusconi dice che il lodo Alfano rappresenta "il minimo che una
democrazia possa apprestare in difesa della propria libertà". Sul fatto
poi che sarà lui il primo ad usarlo risponde evasivo: "Non lo so". Il
presidente del Consiglio- che parla di giustizia alla conferenza stampa
convocata insieme al premier maltese Lawrence Gonzi - utilizza la terza persona
per descrivere le sue ultime vicende giudiziarie italiane. Ma poi torna alla
prima persona quando ricorda che la persecuzione è arrivata in Spagna dove il
processo Telecinco istruito dal giudice Baltazar GarzÓn si è concluso in
Cassazione con un'assoluzione: "Dopo dieci anni di fango gettato addosso a
me e al gruppo Fininvest nel processo GarzÓn, su spinta materiale della Procura
milanese, voglio vedere ora chi risarcirà la mia immagine sporcata su tutti i
giornali del mondo? Spero che qualcuno venga a chiedere scusa ma so che non
sarà così ". Eppure, prima che parlasse Berlusconi, ieri il Csm aveva
cercato di evitare un nuovo scontro con il premier. Ieri infatti- per
iniziativa del vicepresidente Nicola Mancino, che ha tessuto la sua tela dopo
aver informato il Quirinale e il sottosegretario Gianni Letta - il plenum ha
deliberato all'unanimità un sofferto rinvio a settembre del dibattito sulla
pratica a tutela dei magistrati del processo Mills oggetto di "espressioni
denigratorie" pronunciate a suo tempo da Berlusconi che, in quel
dibattimento, è imputato per corruzione in atti giudiziari. "Magistrati di
estrema sinistra hanno intentato un processo contro di me per fini di lotta
politica", aveva scritto il premier il 18 giugno scorso al presidente del
Senato. Così la pratica a tutela - per il pm De Pasquale e per i giudici Gandus,
Dorigo e Caccialanza - aveva fatto i suoi passi in I commissione del Csm e ieri
il plenum avrebbe dovuto votarla. Invece le polemiche degli
ultimi giorni, e la minaccia dei laici di centrodestra di far saltare il numero
legale, hanno indotto Mancino a fare un passo sulla strada della distensione
per "rasserenare i rapporti istituzionali". Mancino ha premesso:
"Ogni ferita che si arreca all'ordine giudiziario nuoce alla democrazia
". Ma poi si è spinto più in là, tanto da ricevere l'apprezzamento
del consigliere Michele Saponara (FI), dicendo che lui non è contrario a una
riforma del Csm pur ricordando che le attribuzioni del consiglio sono sorrette
dalla Costituzione e dalla legge istitutiva del '58. Questa accelerazione sulla
riforma del Csm non è piaciuta al plenum e infatti c'è da registrare, come
affermano un po' tutti i consiglieri togati che "la pratica Gandus non
sparisce". E' solo rinviata. il video di Berlusconi su www.corriere.it
Dino Martirano GUARDA.
( da "Corriere
della Sera" del 25-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Cronache - data: 2008-07-25 num: - pag: 17 categoria: BREVI E sul testamento
biologico il Pdl presenta due mozioni MILANO - Che sia necessario affrontare in
Parlamento la questione del testamento biologico lo dicono in coro ormai
maggioranza e opposizione, ma i fronti non sono così scontati. E anche il
Popolo della libertà si divide. Alla Camera due mozioni si fronteggiano. Da una
parte la squadra di 14 deputati pdl, tra cui anche Margherita Boniver, Chiara
Moroni e Umberto Scapagnini (medico personale di Berlusconi), guidati dal
riformatore liberale Benedetto Della Vedova: chiedono il rispetto della volontà
individuale e che l'esecutivo ratifichi la Convenzione di Oviedo ed
"eserciti l'iniziativa legislativa avendo cura di non porre in dubbio o
contraddire i principi dell'ordinamento che fondano la legittimità del rapporto
terapeutico sul principio del consenso". Dall'altra gli 80 che hanno
firmato la mozione dell'azzurra Isabella Bertolini per "impegnare
formalmente il governo ad adottare iniziative normative volte ad introdurre il
divieto di qualunque atto che legittimi pratiche eutanasiche o di morte
indotta". Insomma, la vicenda di Eluana Englaro ha riacceso in questa
legislatura il dibattito sul testamento biologico, che non poco imbarazzo sta creando
anche nel centrosinistra. La questione del conflitto di
attribuzione davanti alla Consulta sta suscitando malumori tra i cattolici del Pd. Se martedì prossimo all'ufficio di presidenza della
Camera il gruppo del Pd si pronuncerà per il no (decisione presa dal direttivo
nonostante i dubbi di rutelliani e teodem), al Senato il gruppo non ha ancora
trovato un accordo. A sottolineare "il disagio di più d'un
parlamentare del Pd" ci ha pensato ieri Avvenire in un'editoriale su
"I cattolici e il Loft. Che aria rarefatta",
in cui veniva evidenziata la discrepanza tra "i coraggiosi propositi da un
lato, le scelte per Eluana dall'altro". Un "disagio" confermato
dalla teodem Paola Binetti, secondo la quale "è necessario che nel Pd ci
sia piena libertà di coscienza e tutti possano esprimere il proprio punto di
vista senza sanzione di gruppo". Per il collega Luigi Bobba "l'aria
rarefatta non è un problema, faccio alpinismo perciò non mi spaventa. Ma non
vorrei che si facesse del caso di Eluana un imbuto in cui finisce tutto. La
questione è più ampia: per il Pd è venuto il tempo di una modernità della fede,
usando le parole di Blair". Stempera i toni Renzo Lusetti: " Avvenire
forza un po' la cosa, però è vero che non abbiamo ancora risolto appieno il
ruolo dei cattolici nel Pd. Ma la soluzione non è una
corrente". Francesca Basso.
( da "Stampa,
La" del 25-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il caso Una mostra con i documenti
delle Teche Rai A Palazzo Incontro Il primo reality? Il Concilio Vaticano In tv
il confronto fra i vescovi divenne pubblico GIACOMO GALEAZZI Una rivoluzione
per immagini ROMA Non più solo Papa e Vaticano, ma Chiesa nella sua pluralità e
coralità. Tra decine di pannelli, clips, proiezioni e reperti, la
rassegna-percorso della fondazione Giovanni XXIII documenta, per la prima
volta, la "tele-rivoluzione" del Concilio. "La Rai degli Anni
Sessanta è la monopolista mondiale dell'informazione religiosa, l'unica a
raccontare per immagini la cattolicità della Chiesa -
spiega lo storico del cristianesimo Alberto Melloni, curatore de "Il
Concilio in mostra", aperta fino al 24 agosto a Palazzo Incontro -. Pio
XII aveva molto usato la radio, il cinema e la tv, ma la novità del Vaticano II
è svelare, attraverso i mass media, il cattolicesimo nella sua vastità".
Vescovi e cardinali erano abituati a misurarsi ciascuno con il Pontefice, ma
non a dar voce pubblicamente a tensioni nella gerarchia ecclesiastica. Gli
spezzoni d'epoca, invece, fotografano in modo dirompente la dialettica tra
innovatori e tradizionalisti, soprattutto la rubrica quotidiana Diario di Luca
Di Schiena, i dossier di Giuseppe Alberigo e Paolo Prodi, l'intervista del '
( da "Giornale.it,
Il" del 26-07-2008)
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Il mio post di ieri terminava così:
"Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da
Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece
di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti
anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni,
a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è
diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi
- anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A
proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma,
per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i
socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di
Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa.
La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter
ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo
D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà
all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in
questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato
dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un
sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio
di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea
al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al
centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre
in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in
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post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica
La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in
scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è
più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso,
anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la
notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo
(e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le
sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per
l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere
definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al
monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina
rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento
di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere
"processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori
maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica",
"addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a
tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice).
ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro
che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici
hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se
questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto)
finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista:
ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia
la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per
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Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così
Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd
(almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di
Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che
mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene.
Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv,
hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare
trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato.
Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e
movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire
che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita
Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la
piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni
Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo
d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto
per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi
vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore
della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo
invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (38 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un
grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la
sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al
voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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a un amico 20Jun
( da "Unita,
L'" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
Anche Berlusconi si finge Robin Hood di Natalia Lombardo/ Roma La sapete
l'ultima? "Il governo fa una politica di sinistra": a dire questa
assurdità è Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi ieri
mattina, omettendo i tagli sulla sanità, l'immobilismo su prezzi, salari e
pensioni, le ricadute sui Comuni per il taglio dell'Ici alle famiglie più
abbienti. Nel mirino del premier è direttamente l'opposizione: "Il dialogo
annunciato con tanta retorica si è rivelato una cortina fumogena",
attacca. L'obiettivo è il Pd di Veltroni, al quale Berlusconi fa finta di aprire
uno spiraglio sul dialogo purché, evidentemente, non si opponga alle leggi ad
personam fatte votare dal Parlamento a tempi di record per risolvere i suoi
problemi con la giustizia. Opposizione fatta passare dal premier come
un'adesione alle posizioni di Antonio Di Pietro. "Stiamo mantenendo le
promesse fatte agli elettori", vanta il premier. Si mostra come governo
"del fare" ed elenca i provvedimenti (ma tace sullo stato di emergenza nazionale anti-clandestini) realizzati da
"una maggioranza coesa e senza il supporto dell'opposizione", perché
"la sinistra deve coprire le sue debolezze". Ma l'ossessione di
Silvio sui giudici torna in campo: "Gli italiani sono consapevoli e hanno
potuto vedere che a sinistra ci sono i soliti pregiudizi verso il capo del
governo" e che "l'opposizione ha una totale sudditanza verso le
procure politicizzate". Accusa il Pd di avere fatto "passi in piú
verso cedimenti verbali ai giustizialisti che hanno imbarcato tra loro alle
elezioni". Però fa cadere magnanimamente una possibilità di ravvedimento
dopo le vacanze estive, sulle riforme di cui indica la priorità: federalismo,
giustizia e legge elettorale per le europee. "Il dialogo dovrebbe essere
la norma in un paese normale e noi non abbiamo mai chiuso la porta. Speriamo
che l'estate porti consiglio soprattutto a quella parte che si dice riformista
e che sbaglierebbe se non lo dimostrasse". Circondato dal ministro del
Welfare Sacconi (un ex socialista) e da quello dell'Attuazione del Programma,
Gianfranco Rotondi (un ex Dc di cui ieri è stato
festeggiato con un brindisi in Cdm il compleanno) Berlusconi dice che il suo
governo fa una "politica di sinistra" e si profonde il promesse
assistenzialistiche che tali rimangono. Poi chiarisce: "è un governo di
centro, liberale, che ha messo insieme laici, cattolici e riformisti per fare quello che la sinistra non ha fatto".
Alleanza Nazionale è sempre più assente, tanto che Gasparri si risente:
"Quella del cavaliere è una battuta, è un governo molto di destra".
Berlusconi elenca le circa 7000 leggi sfrondate dal taglia-leggi Calderoli
sulle 21.691 esistenti, l'obiettivo 2009 è scendere a 13mila. Ricorda le
"sette missioni", fra le quali però, guardacaso, il federalismo
leghista dal numero
( da "Unita,
L'" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del La
consulta appoggia la scelta dei genitori Maurizio Mori * L'editoriale Nel 1989
il neurologo milanese Renato Boeri ha voluto la Consulta di Bioetica per
sollecitare la riflessione culturale in una prospettiva laica.
Dopo aver elaborato la prima proposta di testamento biologico presentata in
Italia (1990), la Consulta ha contribuito ai principali dibattiti bioetici:
dalla fecondazione assistita, al caso Welby ed ora quello Englaro. Organizzata
in Sezioni diffuse in varie parti d'Italia, l'Associazione è aperta a chi vuole
sostenere e far crescere i valori e gli stili di vita secolari. Il caso
di Eluana ci è particolarmente vicino perché molti di noi l'hanno seguito con
attenzione. Vogliamo qui far sentire una voce diversa dalle reazioni un po'
scomposte di parte della stampa italiana, prone a dare risalto a tesi prive di
ogni fondamento scientifico come quella che il concetto di stato
vegetativo permanente sarebbe ormai "superato" ed il risveglio di
Eluana sempre possibile. Tesi simili sono frutto di concezioni religiose o di
veri e propri sogni generati da desideri intensi: è bene ricordare che al tempo
di Terry Schiavo queste tesi hanno addirittura portato a dire che la donna
parlasse. Si è poi fatto subito scendere una cortina di silenzio sui risultati
dell'autopsia che ha confermato la quasi completa distruzione del talamo e
l'impossibilità di ogni relazione e capacità di dolore. La situazione di Eluana
è tragica, ma va risolta guardando in faccia alla realtà. E soprattutto vanno
rispettate le scelte dei genitori Englaro, troppo spesso oggetto di critiche
poco riguardose. La Consulta di Bioetica sostiene la scelta degli Englaro e
spera che, col sostegno di tanti cittadini, i valori secolari già prevalenti
tra la gente abbiano maggiore rilievo sul piano pubblico e più adeguata
rappresentanza su quello politico e istituzionale *(Presidente della Consulta
di Bioetica Onlus, Professore di bioetica, Università di Torino).
( da "Repubblica,
La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XVII - Genova Quei giusti
confini per una libertà LUCA BORZANI e si esce da questi due presupposti è
forse possibile cominciare a soffermarsi su elementi che ritengo siano
condivisi da molti Provo ad elencarli: 1) l'assunzione dell'esistenza della
comunità islamica - composta oggi da alto numero di cittadini genovesi
nonostante il luogo di nascita ? come un tratto ormai permanente nella vita
culturale e religiosa della città. I luoghi di culto, tre nel centro storico e
tre nel ponente, sono in condizioni strutturali e ambientali inadeguate.
Legittima è quindi l'aspirazione della comunità islamica di avere una sede più
degna. In tal senso andava l'acquisto dell'edificio di Coronata compiuto
autonomamente senza alcun contributo pubblico 2) la consapevolezza che la
realizzazione di una moschea è comunque un atto di rilevanza simbolica e civile
non assumibile come pura pratica di edilizia privata. Le preoccupazioni che non
sia un atto di integrazione ma, in prospettiva, di nuove separatezze non è da
me condivisa ma ha le sue ragioni. Ragioni supportate dal crescere dei fondamentalismi,
dalla violenza dirompente con cui si è espresso quello islamico, dalle deboli identità della cultura laica e dal fiammeggiante richiamo
da parti diverse del pianeta alla "guerra di civiltà" 3) la
convinzione che le domande di sicurezza, di garanzia rispetto ad affiliazioni
nazionali e internazionali, alla non discriminazione tra i sessi, al rispetto
ai diritti dell'uomo siano una questione preliminare su cui soffermarsi e non
da ignorare o sottacere. Su questi aspetti si ci confronta con la componente
maggioritaria degli islamici che è moderata evitando di lasciarne solo ai
fondamentalisti la visibilità e la rappresentanza. In questi anni la voce
dell'Islam radicale è stata più forte di quella della ben più numerosa
componente favorevole all'integrazione e alla convivenza. Forse è giunto il
momento di cambiare ottica. In questo quadro non capisco perché venga rigettato
dal centrodestra il protocollo firmato dalla Sindaco Marta Vincenzi e da Salah
Husein rappresentante della comunità islamica e che si fonda proprio sugli
elementi sopra sintetizzati. Un protocollo che fa assumere all'amministrazione
della città un ruolo attivo sia a favore dell'esercizio di un diritto sia della
cornice giuridica e civile in cui quel diritto è opportuno venga esercitato. Un
ruolo attivo che è garanzia per tutti e che supera lo stallo rappresentato da
Coronata con la piena disponibilità della comunità islamica a trovare altra
sede condivisa con la città anziché a perseguire attraverso azioni legali e
probabilmente fondate la scelta del 2001. Per questo il protocollo di Genova mi
sembra un atto di straordinaria forza civile. Soffermarsi nella polemica come
se tutto ciò fosse un ardito velo sotto cui nascondere scelte già fatte o una
pura affermazione di principi è qualcosa che fa solo perdere tutti.
( da "Repubblica,
La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina III - Bologna Il caso Guglielmi
difende lo sforamento d'orario del concerto in piazza S. Stefano. E stasera c'è
Kusturica "Non s'interrompe un'emozione" Dinanzi ai consiglieri
comunali - chi imbarazzato, chi sbalordito e chi imperturbabile - l'assessore
ha ammesso tutto: ha ammesso che, nonostante i veti e le ordinanze, il concerto
di domenica scorsa in piazza Santo Stefano sia proseguito ben oltre mezzanotte.
Ha ammesso che vi siano state proteste da parte di un residente, come ha
riferito in aula Daniele Carella, e che questi si sia rivolto - invano - ai
vigili urbani. Tutto vero, ha detto, "ma non potevamo interrompere una
musica così bella". Non si spegne la bellezza. E per l'assessore alla
cultura Angelo Guglielmi, spegnere la jam session finale di Chico Cesar e dei
bolognesi Jacaré, protagonisti di uno dei concerti di Bè, sarebbe stato "insensato" oltreché
"impossibile". Non averlo fatto, dunque, "non costituisce una
colpa, ma richiede comprensione". Guglielmi si è scusato, ma non
schernito: "Per questa volta credo ci si possa sottrarre ad una
critica". Ma critiche sono giunte non solo da laici
cittadini, ma anche dalla piccola comunità dei frati Olivetani, che ha più di
una volta deplorato che una piazza così bella ospiti iniziative così invasive,
seguite da bivacchi, schiamazzi e cocci di bottiglia. E questa sera c'è Emir
Kusturica con la sua band punk rock, la No Smoking Orchestra. (b.t.).
( da "Repubblica,
La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Bologna Anche l'Udc
frena su Guazzaloca I casiniani pensano a un candidato appetibile per i
centristi del Pd Il 20 settembre assemblea di programma con l'ex presidente della
Camera SILVIA BIGNAMI L'Udc stoppa sul nascere le prove di alleanza con il Pd e
rimanda ogni decisione a settembre, quando Pier Ferdinando Casini arriverà a
inaugurare una grande conferenza programmatica sotto le Due Torri. Ma i
casiniani, per la prima volta, frenano anche sul loro candidato designato da
sempre: Giorgio Guazzaloca. Una prudenza necessaria per tenere aperta la porta
ad altri nomi e soprattutto ad altri progetti. Primo fra tutti, la costruzione
di un grande centro che riesca a riportare sotto un unico ombrello
il variegato arcipelago degli ex democristiani e dei laici centristi targati
Pd. Un popolo di transfughi insoddisfatti che l'Udc vorrebbe prendere all'amo
con un candidato gradito anche ai centristi della sinistra. Come, e forse più dell'ex
sindaco. Ieri si è rapidamente dissolto il sogno romano dei casiniani di fare
di Bologna il laboratorio dell'asse con i Democratici. Le delegazioni
dei due partiti si sono incontrate in via della Beverara. Da una parte il
segretario provinciale Pd Andrea De Maria, circondato da due ex Dl, come Luca
Rizzo Nervo e la "bindiana" Teresa Marzocchi. Sul fronte opposto il
deputato Udc Gianluca Galletti, affiancato dalla consigliera Maria Cristina
Marri, e Silvia Noè. Colloquio breve: per capire che i margini di trattativa
sono pochi basta un'oretta. Al termine, De Maria non si rassegna:
"Incontro positivo, anche se è vero che le valutazioni
sull'amministrazione sono diverse. Certo, se l'Udc scegliesse di restare
subalterno al centrodestra commetterebbe un grave errore". Ben più chiaro
l'esito dell'incontro in casa Udc. "Abbiamo riscontrato che non c'è
convergenza con il Pd" scandisce Galletti. "Spazio per il confronto
ce n'è - aggiunge il deputato - ma solo su singoli temi". Escluso quindi
che l'Udc, da quattro anni all'opposizione della giunta Cofferati, ora cambi
bandiera. "Il nostro giudizio su molti temi, come mobilità, Fiera e
Aeroporto, è negativo". Ma i giochi sono rinviati al 20 settembre, quando
arriverà il leader nazionale per aprire la conferenza sul programma.
"Allora decideremo alleanze e candidati" dice Galletti senza citare
mai Guazzaloca. Un segnale di freddezza, proprio nel giorno in cui l'ex sindaco
torna alla ribalta con una intervista sul sito dei giovani della Tua Bologna e
definisce il suo ruolo all'antitrust utile per fare il sindaco: "Il primo
cittadino dovrebbe conoscere meglio le importantissime funzioni che svolge
l'antitrust. Tornerebbero utili a lui per svolgere al meglio il suo ruolo a
favore della comunità". La frenata dell'Udc sul nome dell'ex sindaco si
spiega con il tentativo di intercettare i centristi del Pd. Un polo che
comprenderebbe gli ex popolari - che già pensano a una lista civica solitaria
alle amministrative - ma anche gli ex andreattiani, i cattolici
insofferenti della Margherita e l'universo Caritas. Tutti con il problema vero
di non avere un candidato spendibile alle elezioni del 2009. Quel nome potrebbe
ora arrivare proprio dall'Udc, che potrebbe mettere in campo lo stesso
Galletti, o l'ex vicesindaco Giovanni Salizzoni. Lo pensa l'ex segretario della
Margherita bolognese Marco Monari, che spiega: "E' corretto che De Maria
tenti un approccio con l'Udc. Ma è altrettanto evidente che l'Udc lo bocci e si
tenga aperte due strade. Quella di Guazzaloca, che resta privilegiata. E quella
di cercare di conquistare i voti del centro del Pd, come ha sempre fatto,
magari con altri nomi".
( da "Repubblica,
La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca Aurore
boreali, l'origine nel vento solare una cascata di energia illumina i poli Nel vento
solare la causa delle aurore boreali L'origine delle aurore boreali la spiega
uno studio Nasa e Università della California, su Science. L'interruttore delle
aurore si trova a un terzo della distanza fra Terra e Luna. Quando il vento solare interferisce
con l' esterno del campo geomagnetico terrestre, una cascata di energia
precipita verso i poli del pianeta, illuminandoli.
( da "Giornale.it,
Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 177 del 2008-07-26 pagina 5
"La vera politica di sinistra la facciamo noi" di Vincenzo La Manna
Berlusconi rilancia l'economia sociale di mercato: "Noi attuiamo quello che
il Pd promette solo a parole: aiutiamo deboli ed emarginati" Il presidente
del Consiglio soddisfatto dell'azione dell'esecutivo: "Già approvati 41
provvedimenti ed eliminate 7.043 leggi inutili. Così risparmieremo 75 miliardi
entro il 2012" da Roma La porta del dialogo non è chiusa. C'è ancora uno
spiraglio, forse. Ma se l'estate non porterà consiglio al Pd, in autunno, da
soli o in compagnia, andremo avanti con le riforme. E poi, per dirla tutta, è
la "nostra" politica del welfare ad essere "decisamente di
sinistra". Stupore? Temporaneo. La frase ad effetto non è nuova. Ma per il
Cavaliere torna attuale. Lo spunto arriva dal "Libro verde" del
ministro Sacconi, che "indica" la "volontà di attuare
un'economia sociale di mercato". "Uno Stato che voglia davvero essere
democratico - spiega Silvio Berlusconi in conferenza stampa - deve dare grande
attenzione a chi è meno fortunato. Per questo, abbiamo cominciato ad affrontare
in profondità i bisogni delle famiglie deboli e messo a punto un nuovo modello
sociale". "Che tipo di politica è?", si chiede il premier. La
risposta non tarda ad arrivare: "Questo governo, che ha messo insieme
liberali, laici, cattolici e
riformisti, intende procedere in una politica che è decisamente quella che la
sinistra aveva, almeno nelle parole, promesso e cercato di attuare". Già,
la sinistra. La stessa che, stando alle sue parole, propone di dialogare
"con tanta retorica", nascondendo "le tante debolezze"
dietro una "cortina fumogena". E che finora - sottolinea - ha
saputo solo mettere in campo "i soliti pregiudizi contro di me",
dimostrando "sudditanza verso le Procure politicizzate e un cedimento alla
violenza verbale di certi giustizialisti che hanno imbarcato, con loro, alle
elezioni". Il governo, assicura il premier, sta mantenendo gli impegni
presi con gli elettori, ma non ha fatto "promesse irrealizzabili",
perché consapevole della "situazione economica difficile". E senza
"alcun supporto dell'opposizione", rimarca, va avanti con le proprie
forze. Ad esempio, dopo aver già "disboscato" 7.000 "leggi
inutili e obsolete", si propone di proseguire e di risparmiare, entro il
2012, 75 miliardi di euro. Certo, "in un Paese normale, il dialogo con
l'opposizione sarebbe la norma", aggiunge Berlusconi, che invita la parte
"riformatrice" a "non sprecare un'altra occasione". Anche
perché, la "tabella di marcia" è tracciata. E "dopo l'estate,
lavoreremo principalmente in parallelo a tre grandi riforme: federalismo
fiscale, giustizia e legge elettorale per le Europee". Ma non solo, visto
che l'impegno per debellare l'emergenza rifiuti in Campania è "appena
iniziato". "Siamo usciti dalla fase acuta - ribadisce - ma dobbiamo
continuare nella costruzione dei quattro termovalorizzatori", avviando
pure la "campagna per l'educazione civica alla differenziata". È una
"sfida contro la storia", per rendere Napoli "la città più
pulita e ordinata d'Italia", spiega. E si dispiace, scherzando, di non
poter "fustigare con 7 sferzate sulla schiena coloro che sporcano",
come avveniva a Singapore. Il Cavaliere, poi, elogia l'operato del ministro
degli Esteri, Franco Frattini. Fautore, riconosce, di un lavoro diplomatico che
"riporta l'Italia a essere di nuovo protagonista" in campo
internazionale. Inevitabile, in queste ore decisive, un passaggio sulle sorti
della compagnia aerea di bandiera. Berlusconi, che nel pomeriggio presiede per
due ore una riunione ad hoc a palazzo Grazioli, assicura: "Abbiamo i
capitali" necessari per rilanciarla. Poi ricorda lo slogan: "Io amo
l'Italia, io volo Alitalia". Come dire, "una buona partenza".
Smentendo, a seguire, l'ipotesi di un commissariamento per l'azienda. Il
presidente del Consiglio traccia quindi il bilancio dell'esecutivo, ricordando
le sue "sette missioni". E affida il compito di lanciare il nuovo format
della comunicazione, "GovernoIncontra", a Gianfranco Rotondi. Ma
prima di brindare al ministro dell'Attuazione del programma (48 le candeline da
spegnere), si sofferma, in Cdm, sulle proprie vicende giudiziarie. Ricorda ai
colleghi di governo le recenti assoluzioni (Telecinco e presunti reati
ambientali a Villa Certosa) e chiude così il breve passaggio: "È quasi
finita". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Corriere
della Sera" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-26 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE L'esperto "Battono il territorio frequentato da ragazzi in cui
si identificano" Casetti: i giovani? Ogni zona ha la sua tribù "Siamo
moderni e post-moderni, sì, ma anche un po' tribali". Selvaggi?
"Battiamo territori in cui sappiamo di trovare gente della nostra stessa
tribù". Target medio-alto all'Arco, alternativi al Ticinese, creativi
all'Isola. Così? "Sono processi d'identificazione, se non proprio
identitari: lo spazio è importante. C'è un libro, Fiducia e paura nella
città... ". è mica di Zygmunt Bauman, il sociologo della società liquida?
"Dice: non si fa esperienza se non nei luoghi. E scegliamo i luoghi in
rapporto alle esperienze che vogliamo fare". Francesco Casetti, direttore
del dipartimento di Scienze della comunicazione della
Cattolica, che ne pensa della movida? "Penso che i patti promossi dal
Comune siano una buona idea". Lei trova, eh? Eppure i cittadini protestano
lo stesso. "Conta il metodo. Definire contratti di cittadinanza ci fa
uscire dalla spirale perversa che lega cittadini e politica: ci si rivolge ai
politici come fossero salvatori della patria - toglieteci rumore, droga,
sbandati - e siccome salvatori non sono, diventano capri espiatori".
Meglio il patto, dice? "Introduce un elemento di razionalità".
Guardiamo Milano. "è una città strana nel panorama delle metropoli, di
piccola taglia rispetto a Parigi, Berlino o Londra. E tuttavia contrassegnata
dalla ricerca di identità territoriali più precise che non il semplice essere
Milano. Anche perché non ha quartieri, diciamo così, "specializzati"".
Una zona del sesso, una dei locali... "Anche i nuovi quartieri, penso a
Santa Giulia, nascono già come piccole città. Hanno tutto: case, servizi,
divertimenti...". Vogliono troppo? "è chiaro che Amsterdam è più
facile da gestire: Milano non ha "ghetti", soffre il contrasto tra i
diritti dei residenti e dei cittadini che chiedono funzioni diverse". La
soluzione sono i ghetti, professore? "Non ne sono affatto sicuro. La città
sarebbe a scacchi, più povera. Avrebbe meno conflitti sì, ma anche meno creatività".
E allora si torna al patto, giusto? "Sì. Milano è attrattiva nella misura
in cui sparge le funzioni: una città quaresimale non è accogliente, certo. Ma
la movida basta? Possiamo immaginare un patto che sia per sognare il futuro,
non l'esistente?" A. St. Docente Il professore Francesco Casetti.
( da "Corriere
della Sera" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-07-26 num: - pag: 10 categoria:
BREVI Governo: le leggi sul tavolo Giustizia La riforma della giustizia prevede
separazione delle carriere e riforma del Csm. Il nuovo Csm sarebbe composto in parti
uguali da laici (come oggi), da togati (oggi sono due terzi) e da consiglieri
scelti dal Quirinale.
( da "Giornale.it,
Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cari amici, da domani sono in
vacanza. Vi auguro di trascorrere una buona estate con queste parole scritte da
Giovanni Battista Montini a diciassette anni: Una volta camminando di sera
guardavo le stelle del firmamento e procuravo che la mia mente fosse compresa
dell'immensità del creato; capivo che tutti gli astri non erano che pulviscoli
giranti rispetto all'immensità dell spazio, pure il pensiero d'essere confinato
in questo mondo, per l'uomo così vasto, ma, in relazione cogli astri e collo
spazio, vero atomo al microscopio, e il vedere al di sopra di me migliaia di
mondi ignoti, rappresentanti per me bellezze e attrattive fantastiche e
grandemente superiori a tutto ciò ch'è nel mondo, provavo un vivo desiderio
d'una felicità non legata al misero fango della terra. E a me stesso davo la
risposta: "Sei destinato ad essere assunto principe nel regno che governa
il cielo". Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (2 votes, average: 4.5
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jul 08 Sono tornato. Nuove
regole per il blog Cari amici, ieri sera alle 23 il Jumbo della Qantas con il
Papa, il seguito e noi giornalisti è atterrano all'aeroporto di Ciampino: siamo
stati chiusi in aereo per 22 ore (anche durante lo scalo tecnico a Darwin non
ci è stato permesso di scendere). Poco dopo la
partenza, Benedetto XVI è venuto a salutarci e a ringraziarci per il lavoro che
abbiamo svolto. Volevo dire innanzitutto a quanti che mi invitavano a moderare
certi scontri delle ultime ore, che ovviamente sono stato
impossibilitato a fare alcunché durante un intero giorno di volo. Ho letto tutti
i commenti, e ci sono rimasto piuttosto male per la piega che hanno preso, le
espressioni usate, etc. Vi comunico quindi che d'ora in avanti non intendo più
lasciare spazio agli "off topic": il blog "Sacri Palazzi"
non è una pubblica arena dove mettere in piazza scontri o risolvere beghe
private o partire per la tangente montando polemiche. Vi chiedo dunque di
intervenire rimanendo sull'argomento proposto e di cercare il più possibile di
non svicolare. Vi chiedo inoltre di usare SEMPRE espressioni rispettose nei
confronti di tutti. E' possibile dissentire nella maniera più radicale senza
offendere colui o colei dalla quale si prendono le distanze. Fino ad oggi sono stato troppo tollerante. Scritto in Varie Commenti ( 57 )
" (13 votes, average: 3.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 20Jul 08 La veglia di Randwick, la messa finale Cari amici, ieri sera (in
Italia era sabato pomeriggio), con Luigi Accattoli sono andato alla veglia,
all'ippodromo di Randwick. Abbiamo girato tra i ragazzi accampati che
attendevano Benedetto XVI. Mi hanno colpito le file di giovani davanti ai
sacerdoti per le confessioni, e la presenza di famiglie con bambini. Hanno
dormito nei sacchi a pelo, sotto le tende o ripari di fortuna. Ora - da voi
sono le tre di notte - il Papa sta celebrando la messa conclusiva della Gmg.
Nell'omelia ha detto: "Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca
visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire
all'edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata
amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò
distrutta". Scritto in Varie Commenti ( 248 ) " (13 votes, average:
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( da "Giornale.it,
Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cari amici, da domani sono in vacanza.
Vi auguro di trascorrere una buona estate con queste parole scritte da Giovanni
Battista Montini a diciassette anni: Una volta camminando di sera guardavo le
stelle del firmamento e procuravo che la mia mente fosse compresa
dell'immensità del creato; capivo che tutti gli astri non erano che pulviscoli
giranti rispetto all'immensità dell spazio, pure il pensiero d'essere confinato
in questo mondo, per l'uomo così vasto, ma, in relazione cogli astri e collo
spazio, vero atomo al microscopio, e il vedere al di sopra di me migliaia di
mondi ignoti, rappresentanti per me bellezze e attrattive fantastiche e
grandemente superiori a tutto ciò ch'è nel mondo, provavo un vivo desiderio
d'una felicità non legata al misero fango della terra. E a me stesso davo la
risposta: "Sei destinato ad essere assunto principe nel regno che governa
il cielo". Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (2 votes, average: 4.5
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regole per il blog Cari amici, ieri sera alle 23 il Jumbo della Qantas con il
Papa, il seguito e noi giornalisti è atterrano all'aeroporto di Ciampino: siamo
stati chiusi in aereo per 22 ore (anche durante lo scalo tecnico a Darwin non
ci è stato permesso di scendere). Poco dopo la
partenza, Benedetto XVI è venuto a salutarci e a ringraziarci per il lavoro che
abbiamo svolto. Volevo dire innanzitutto a quanti che mi invitavano a moderare
certi scontri delle ultime ore, che ovviamente sono stato
impossibilitato a fare alcunché durante un intero giorno di volo. Ho letto
tutti i commenti, e ci sono rimasto piuttosto male per la piega che hanno
preso, le espressioni usate, etc. Vi comunico quindi che d'ora in avanti non
intendo più lasciare spazio agli "off topic": il blog "Sacri
Palazzi" non è una pubblica arena dove mettere in piazza scontri o
risolvere beghe private o partire per la tangente montando polemiche. Vi chiedo
dunque di intervenire rimanendo sull'argomento proposto e di cercare il più
possibile di non svicolare. Vi chiedo inoltre di usare SEMPRE espressioni
rispettose nei confronti di tutti. E' possibile dissentire nella maniera più
radicale senza offendere colui o colei dalla quale si prendono le distanze.
Fino ad oggi sono stato troppo tollerante. Scritto in
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amici, ieri sera (in Italia era sabato pomeriggio), con Luigi Accattoli sono
andato alla veglia, all'ippodromo di Randwick. Abbiamo girato tra i ragazzi
accampati che attendevano Benedetto XVI. Mi hanno colpito le file di giovani
davanti ai sacerdoti per le confessioni, e la presenza di famiglie con bambini.
Hanno dormito nei sacchi a pelo, sotto le tende o ripari di fortuna. Ora - da
voi sono le tre di notte - il Papa sta celebrando la messa conclusiva della
Gmg. Nell'omelia ha detto: "Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una
ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a
contribuire all'edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata
e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò
distrutta". Scritto in Varie Commenti ( 248 ) " (13 votes, average:
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( da "Giornale.it,
Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 177 del 2008-07-26 pagina 0
"La vera politica di sinistra la facciamo noi" di Vincenzo La Manna Berlusconi
rilancia l'economia sociale di mercato: "Noi attuiamo quello che il Pd
promette solo a parole: aiutiamo deboli ed emarginati". Il Cavaliere fa il
bilancio dei primi mesi di governo e detta l'agenda delle riforme: "In
autunno federalismo fiscale, giustizia e legge elettorale per le europee"
da Roma La porta del dialogo non è chiusa. C'è ancora uno spiraglio, forse. Ma
se l'estate non porterà consiglio al Pd, in autunno, da soli o in compagnia,
andremo avanti con le riforme. E poi, per dirla tutta, è la "nostra"
politica del welfare ad essere "decisamente di sinistra". Stupore?
Temporaneo. La frase ad effetto non è nuova. Ma per il Cavaliere torna attuale.
Lo spunto arriva dal "Libro verde" del ministro Sacconi, che "indica"
la "volontà di attuare un'economia sociale di mercato". "Uno
Stato che voglia davvero essere democratico - spiega Silvio Berlusconi in
conferenza stampa - deve dare grande attenzione a chi è meno fortunato. Per
questo, abbiamo cominciato ad affrontare in profondità i bisogni delle famiglie
deboli e messo a punto un nuovo modello sociale". "Che tipo di
politica è?", si chiede il premier. La risposta non tarda ad arrivare:
"Questo governo, che ha messo insieme liberali, laici,
cattolici e riformisti, intende procedere in una politica che è
decisamente quella che la sinistra aveva, almeno nelle parole, promesso e
cercato di attuare". Già, la sinistra. La stessa che, stando alle sue
parole, propone di dialogare "con tanta retorica", nascondendo
"le tante debolezze" dietro una "cortina fumogena".
E che finora - sottolinea - ha saputo solo mettere in campo "i soliti
pregiudizi contro di me", dimostrando "sudditanza verso le Procure
politicizzate e un cedimento alla violenza verbale di certi giustizialisti che
hanno imbarcato, con loro, alle elezioni". Il governo, assicura il
premier, sta mantenendo gli impegni presi con gli elettori, ma non ha fatto
"promesse irrealizzabili", perché consapevole della "situazione
economica difficile". E senza "alcun supporto dell'opposizione",
rimarca, va avanti con le proprie forze. Ad esempio, dopo aver già
"disboscato" 7.000 "leggi inutili e obsolete", si propone
di proseguire e di risparmiare, entro il 2012, 75 miliardi di euro. Certo,
"in un Paese normale, il dialogo con l'opposizione sarebbe la norma",
aggiunge Berlusconi, che invita la parte "riformatrice" a "non
sprecare un'altra occasione". Anche perché, la "tabella di
marcia" è tracciata. E "dopo l'estate, lavoreremo principalmente in
parallelo a tre grandi riforme: federalismo fiscale, giustizia e legge
elettorale per le Europee". Ma non solo, visto che l'impegno per debellare
l'emergenza rifiuti in Campania è "appena iniziato". "Siamo
usciti dalla fase acuta - ribadisce - ma dobbiamo continuare nella costruzione
dei quattro termovalorizzatori", avviando pure la "campagna per
l'educazione civica alla differenziata". è una "sfida contro la
storia", per rendere Napoli "la città più pulita e ordinata
d'Italia", spiega. E si dispiace, scherzando, di non poter "fustigare
con 7 sferzate sulla schiena coloro che sporcano", come avveniva a
Singapore. Il Cavaliere, poi, elogia l'operato del ministro degli Esteri,
Franco Frattini. Fautore, riconosce, di un lavoro diplomatico che "riporta
l'Italia a essere di nuovo protagonista" in campo internazionale. Inevitabile,
in queste ore decisive, un passaggio sulle sorti della compagnia aerea di
bandiera. Berlusconi, che nel pomeriggio presiede per due ore una riunione ad
hoc a palazzo Grazioli, assicura: "Abbiamo i capitali" necessari per
rilanciarla. Poi ricorda lo slogan: "Io amo l'Italia, io volo
Alitalia". Come dire, "una buona partenza". Smentendo, a
seguire, l'ipotesi di un commissariamento per l'azienda. Il presidente del
Consiglio traccia quindi il bilancio dell'esecutivo, ricordando le sue
"sette missioni". E affida il compito di lanciare il nuovo format
della comunicazione, "GovernoIncontra", a Gianfranco Rotondi. Ma
prima di brindare al ministro dell'Attuazione del programma (48 le candeline da
spegnere), si sofferma, in Cdm, sulle proprie vicende giudiziarie. Ricorda ai
colleghi di governo le recenti assoluzioni (Telecinco e presunti reati
ambientali a Villa Certosa) e chiude così il breve passaggio: "è quasi
finita". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa,
La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Tik della Chiesa italiana. "Sarà
un'istituzione stabile, dedicata al confronto e avrà relatori e argomenti
diversi di anno in anno- spiega Luciano Pacomio, vescovo di Mondovì e delegato
della Conferenza episcopale piemontese per le Comunicazioni sociali-. Da
settembre a marzo, ogni secondo venerdì del mese, la "cattedra del
dialogo" promuoverà incontri monotematici per dibattere pubblicamente con
intellettuali di varie fedi e radici culturali". Tra i "docenti"
della prima edizione (intitolata "Riflettori su Gesù"), lo
scrittore-giornalista ebreo Gad Lerner, il teologo valdese Paolo Ricca,
l'islamologo Samir Khalil Samir, il biblista Romano Penna. Scelti non solo per
la loro indubbia competenza, ma soprattutto per la disponibilità a mettersi in
discussione", precisa monsignor Pacomio. Organizzate dalla Conferenza
episcopale, le "lectiones", aperte a tutti, si terranno al
"Centro Incontri" della Regione Piemonte. "Abbiamo
volutamente scelto una sede laica per dimostrare la disponibilità
"ecumenica" e il taglio "erga omnes" dell'iniziativa",
evidenzia Chiara Genisio, direttrice dell'Ufficio ecclesiastico regionale delle
Comunicazioni sociali. Un esperimento-pilota da collaudare subito a Torino ed
esportare in seguito nelle altre diocesi, assicura il vescovo Vincenzo Paglia,
presidente della commissione Cei per il Dialogo e l'ecumenismo. "E'
un'intuizione che merita una diffusione nazionale- sostiene Paglia-. In questi
ultimi tempi la Chiesa ha subito un'indubbia crisi della prospettiva del
dialogo, quasi significasse cedimento o comportasse allentamenti. Il dialogo è
un'arte della maturità, ma, di fronte ad una spinta identitaria, è stato erroneamente percepito come una prospettiva
debole". La nuova cattedra torinese, dunque, serve a "spazzare via
pericolose semplificazioni e testimoniare l'utilità del confronto nella lotta
al relativismo e al fondamentalismo". Questa strategia di fondo
dell'episcopato, "dalla città-simbolo del cattolicesimo sociale si
allargherà al resto d'Italia", puntualizza Paglia, secondo cui "le
sfide attuali sono talmente urgenti, importanti e gravi da rendere
indispensabile l'incontro tra le grandi tradizioni culturali, incluse quelle
radicalmente laiche". Oltre a fronteggiare chi sbandiera la morte di Dio,
la "Chiesa italiana si attrezza a vivere la dimensione, profetizzata da
don Giuseppe Dossetti, della vitale interazione tra credenti". Il
confronto interreligioso, evidenzia monsignor Paglia, richiede, però, un doppio
binario: la verità e l'amore. "Il dialogo si basa sulla decisione di Dio
di relazionarsi con l'uomo- sottolinea il ministro Cei del Dialogo-.Giovanni
inizia il suo Vangelo proclamando che "in principio era il logos",
poi il "faccia a faccia" tra Dio e gli uomini sprigiona tutta la
ricchezza della creazione". L'iniziativa di Torino poggia su basi storiche
e ha due "avi" significativi: la "cattedra dei non
credenti" del cardinale Carlo Maria Martini a Milano e i "dialoghi in
cattedrale" promossi dal
( da "Stampa,
La" del 26-07-2008)
Argomenti: Laicita'
[FIRMA]MARIA CUSCELA VARALLO Il
Sacro Monte di Varallo "sconfina" diventando tra i protagonisti della
61ª edizione del Festival del film di Locarno, tra le più importanti manifestazioni
del cinema d'autore in programma nella città svizzera dal 6 al 16 agosto.
L'opportunità l'offrirà l'opera della regista Elisabetta Sgarbi (sorella del
critico d'arte Vittorio) che l'11 agosto presenterà ufficialmente il suo lavoro
dal titolo "Non chiederci la parola - Il gran teatro montano del Sacro
Monte di Varallo", nella sezione "Ici ed Ailleurs". La
proiezione pubblica è in calendario il giorno successivo, il 12, alle 22. Un
lavoro che darà lustro alla Valsesia che, oltre alla Sgarbi, può contare sulla
collaborazione di personaggi illustri della cultura e del cinema
internazionale. Basta dire che i testi, scritti appositamente per il film,
portano la firma di Umberto Eco, Sebastiano Vassalli, Vittorio Sgarbi, Edwars
Carey. Il film può inoltre contare su tre preghiere inedite di Giovanni
Testori, concesse per la speciale occasione dal curatore, per Bompiani,
dell'opera omnia testoriana, Fulvio Panzeri, e dall'erede del testamento di
Testori, Alain Toubas. A rendere maggiormente profondo il "copione" è
la voce narrante di Toni Servillo, l'attore italiano del momento con la
partecipazione a "Gomorra" e "Il divo". Nella pellicola,
della durata di 67 minuti, non ci saranno attori. A "parlare" saranno
le statue. "Analisi laiche e cristiane, ma tutte
nascenti dall'ammirazione senza pregiudizi per una così profonda testimonianza
della ragione e del sentimento umani - si legge nella presentazione -. E' una
storia sacra tutta umana quella che il Sacro Monte di Varallo, nei capolavori
di Gaudenzio Ferrari, Tanzio da Varallo, Gherardini, Morazzone, del
Ceranino, ci consegna e che lo ''sguardocinema'', come in una salita, si
affanna a voler cogliere". "Non chiederci la parola - Il gran teatro
montano del Sacro monte di Varallo" è la seconda opera di una trilogia a
cui sta lavorando Elisabetta Sgarbi. Le riprese alla "Gerusalemme
valsesiana" erano state fatte a gennaio. Non senza polemiche. All'epoca
infatti la Soprintendenza per i beni storici aveva mosso qualche perplessità,
scrivendo anche una lettera al sindaco Gianluca Buonanno. "Io non
dimentico certi atteggiamenti e li combatto - dice -. Siamo felici e orgogliosi
di aver raggiunto l'obiettivo di questo progetto, assumendoci in maniera
diretta ogni responsabilità, alla faccia di tutti quelli che in ogni modo ci
hanno ostacolato".
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca La Caritas: così si
alimenta la paura. La Comunità di Sant'Egidio: ora il censimento dei rom
funziona Stato di emergenza, monito vaticano "Rispettare sempre i diritti
umani" ORAZIO LA ROCCA CITTà DEL VATICANO - "Anche in una situazione
di emergenza immigrati, l'Italia rispetti sempre i diritti umani". Fermo
altolà del Vaticano per il nuovo giro di vite del governo Berlusconi sull'
immigrazione. Se ne fa portavoce il vescovo Agostino Marchetto, segretario del
Pontificio consiglio migranti. "L'emergenza - dice - non è un termine
negativo" se applicata per l'afflusso da Paesi in difficoltà come Sudan,
Somalia, Eritrea. "Quel che si auspica" nell'attuazione delle nuove
disposizioni è, invece, - avverte Marchetto - "il rispetto dei diritti
umani di tutti i lavoratori migranti e delle loro famiglie, nonché quello delle
norme internazionali accolte dall'Italia su rifugiati, richiedenti asilo,
apolidi, Rom e Sinti o di altre famiglie zingare, e coloro che sono oggetto-soggetto
del traffico di esseri umani". Analoghe critiche arrivano anche
dall'Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede oggi in edicola con un
editoriale - lo firma monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas
italiana - che fin dal titolo critica i nuovi provvedimenti varati
sull'immigrazione ("Le politiche nate dall'urgenza danno risultati
deludenti"). "Da anni ogni iniziativa legislativa sull'immigrazione è
caratterizzata da un approccio di sicurezza ed emergenza, con risultati deludenti
che hanno alimentato solo un clima di paura", lamenta il giornale
pontificio, che ricorda pure che proprio papa Ratzinger ha "più volte
evidenziato come nel campo delle migrazioni la persona umana deve essere sempre
posta al centro delle attenzioni". Ancora l'Osservatore dedica un servizio
al recente appello lanciato da Caritas italiana, Acli, Comunità di S. Egidio, Migrantes (Cei) e altri organismi cattolici contro i "troppi ostacoli" posti dal governo "sui
ricongiungimenti familiari degli immigrati". Ma sul censimento dei rom la
Comunità di S. Egidio, un po' a sorpresa, dà l'impressione di volersi smarcare
dalle maggiori sigle cattoliche. Il presidente Marco Impagliazzo ieri
alla Radio Vaticana ha "apprezzato", infatti, l'avvio del censimento
spiegando - forse per rettificare le precedenti critiche espresse dalla stessa
S. Egidio proprio sul tema delle impronte - che "le polemiche dei giorni
scorsi erano state ingenerate da una errata informazione sui provvedimenti del
governo Berlusconi". "Se questo intervento ha un carattere umano e
sociale, noi - annuncia Impagliazzo - siamo d'accordo. E poi, nel caso in cui
vengano prese le impronte digitali ai maggiori di 14 anni, si farà secondo la
legge europea per dare un permesso di soggiorno, che è quello che noi chiediamo".
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina III - Torino Garesio e l'irrisolta
questione riformista "C'è gente che eredita la fede, come eredita i
terreni, il casato, i titoli nobiliari, il denaro, una biblioteca e il
castello. Fede per censo, ereditaria" (Ennio Flaiano, "Diario degli
errori") La ricostruzione storica dei fatti torinesi del 1985, della
caduta delle giunte rosse guidate da Diego Novelli e dell'approdo del Psi subalpino a una nuova stagione di alleanze con la
Democrazia Cristiana e i partiti laici, ha trovato nell'orazione funebre per
Giorgio Cardetti, pronunciata da Beppe Garesio, un'occasione capace di rompere
un lungo silenzio e, al tempo stesso, di sottrarre quel periodo politico della
città al monopolio esclusivo delle rievocazioni giudiziarie o della vulgata
postcomunista. Garesio, ponendo così in un modo del tutto locale e molto
specifico l'irrisolta e fondamentale questione riformista italiana (il
riformismo ha trovato eredità e interpreti nei postcomunisti subalpini oppure è
stato travolto anch'esso da Tangentopoli assieme
all'onore socialista?), ha offerto un'analisi che egli ha poi indicato come
alternativa critica sia all'esperienza delle "giunte rosse" degli
Anni Settanta che a quella del successivo "centrosinistra" guidato da
Valentino Castellani e costruito proprio sull'alleanza tra gli eredi del Pci e
i poteri economico- finanziari dominanti della città. SEGUE A PAGINA VIII.
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Torino Un prete
partigiano tra la "Granda" e l'Africa Dalla Liberazione al
volontariato, dal sacerdozio al giornalismo la vita piena di Benevelli uomo del
fare langhetto schietto e carismatico Amico di Bocca e Revelli, durante la
guerra fu l'unico superstite del suo gruppo "Vidi i poveri del continente
nero, mi si aprì un mondo e partii per il Kenya" Dopo sessant'anni di
tonaca dice: "Pensate, non ho fatto un solo giorno da parroco" Ma nel
Cuneese il suo nome è sinonimo di impegno CARLO PETRINI La Langa. I suoi vini,
ma anche la sua gente schietta e operosa, persone che fanno in silenzio. Anche
se il successo del vino ha cambiato tante cose. Ho conosciuto tanti langaroli e
con essi ho passato molto tempo. Porto con me bellissimi ricordi e utili
insegnamenti. Tra questi don Aldo Benevelli, originario di Monforte d'Alba, è
una figura che mi ha sempre profondamente affascinato, è stato
per certi versi uno dei miei "maestri". Classe 1923, ma la tempra, il
suo dinamismo, i suoi occhi vispi non sembrano di un ultraottantenne. Al suo
paese natale si è fermato poco, la sua residenza cambiava al mutare delle sue
numerose attività culturali, sociali, umane che l'hanno visto e lo vedono
tuttora tenace protagonista in tutto il mondo. Don Aldo è un uomo del fare,
straordinario pastore e animatore culturale. Nello scrivere queste righe mi
sono venuti in mente i numerosi incontri che ho avuto in questi anni con don
Aldo, mi sono trovato a ripercorrere le sue vicende umane, spirituali e
pratiche di prete dal carisma unico. Ha da poco festeggiato 60 anni di
sacerdozio: "Eppure non ho fatto un solo giorno da parroco!",
corregge subito il tiro don Aldo. Da sempre membro attivo dell'Azione Cattolica, ha trascorso la sua vita a organizzare, stimolare,
provocare le comunità in cui si è trovato di volta in volta a operare. Grande
comunicatore e appassionato dei mezzi di informazione, è stato tra i primi, negli anni a ridosso del secondo conflitto
mondiale, a vedere nel mezzo cartaceo uno strumento importante di elevamento
delle coscienze e di dibattito sui temi cruciali della collettività. Un
esempio? Il ruolo determinante avuto nella nascita del settimanale La Guida,
storico giornale diocesano tuttora tra gli esempi più positivi di giornalismo
locale. Un ruolo, quello di redattore, che fa il paio soltanto con un altro
campo d'azione, quell'associazionismo eletto a vera e propria "arte del
vivere" e tradotto nella creazione di innumerevoli gruppi di studio,
movimenti e sodalizi. Se andiamo a ricercare la genesi di questo enorme lavoro
di una vita, la troviamo condensata in una parola: Resistenza. Don Aldo ha
vissuto sulla sua pelle di partigiano la drammaticità di quel momento topico
per le sorti del nostro paese, diventandone protagonista: "Insieme ai
pochi compagni non ancora catturati, cercavamo di organizzare la gente, di
informarla su quanto stava accadendo, di convincerla della bontà della nostra
azione: c'era in ballo la libertà di un popolo. Anzi, no: c'era in ballo la
verità, che è cosa ancora più importante". Gli incontri con Nuto Revelli,
Giorgio Bocca e gli altri grandi attori di quella stagione, le sofferenze e la
paura - fu arrestato più volte, e fu l'unico del suo
gruppo a non finire trucidato - hanno segnato tutto il cammino di don Aldo, che
tra un nuovo giornale e l'attività di insegnante, tra il ruolo di pastore e
quello di animatore dei giovani, tra l'invenzione delle colonie estive e il
contributo alla nascita della locale Caritas, trovò ben presto sulla sua strada
niente meno che un continente: l'Africa. "A volte la gente pensa che
questa sia stata come una seconda vita. Non è così: fu, ed è, soltanto un altro
modo di continuare la mia Resistenza". Le cose vanno così: negli anni
Sessanta don Aldo si trova a lavorare in Francia nelle periferie più marginali
delle grandi città ed entra in contatto con una marea di sfollati africani.
"Erano i superstiti delle colonie. Famiglie sbandate, di una miseria che
non avevo mai visto neanche nelle nostre vallate più povere. Mi si aprì un
mondo e, in coerenza con lo spirito del Concilio Vaticano II che propugnava una
nuova chiesa aperta agli ultimi della terra, decisi di partire per il Kenya.
Non avevo neanche il Vangelo con me: portai solo le mie nude mani, proprio come
ai tempi della nostra Resistenza". Creò l'Associazione Internazionale
Volontari Laici, tra i primi esempi di cooperazione, e furono decine di viaggi,
in quarant'anni su e giù tra Italia e Africa. Oggi don Aldo viaggia meno, ma
l'Africa, i suoi temi e le sue resistenze, le ha portate nella sua Cuneo
adottiva: da dieci anni organizza "Parole tra i continenti", meeting
che raduna personalità culturali dall'Italia e dall'estero per ragionare
intorno al concetto di pace. "Quest'autunno ricorre anche la decima
edizione della Carovana della Pace - altra sua "invenzione" per non
dimenticare gli anni della guerra - e ci stiamo adoperando per la ricorrenza
dell'eccidio di Boves, 65 anni fa". Sicuramente questa non sarà l'ultima
iniziativa che lo vedrà attivo animatore. La sua voglia di fare, la continua
ricerca della verità dalla parte degli ultimi, dei più indifesi, l'energia che
questo "giovane" ottantenne danno una carica straordinaria.
( da "Unita,
L'" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
Storia di Faiza e del suo Burqa Luigi ManconiAndrea Boraschi Faiza Silmi è una donna
di 32 anni che vive in Francia da 8. Sposata, tre figli nati lì, parla
correntemente la lingua locale e vive, a suo dire, come ogni altra donna in
quel paese. Vorrebbe diventare francese, prendere la nazionalità e godere di
tutti i diritti di cittadinanza lì riconosciuti. E, nonostante su di lei non
gravi alcuna accusa, non si sia mai macchiata di illeciti o di reati e le sue
abitudini di vita non minaccino o ledano alcuno, quella donna non può diventare
cittadina francese. Per via del suo credo e dei comportamenti che - così lei
ritiene - da quello le sono imposti. Perché Faiza indossa il burqa. Così una
sentenza del Consiglio di Stato francese ha ribadito, pochi giorni or sono, la
decisione già assunta alcune settimane prima: "difetto di assimilazione",
questa la motivazione della sentenza. Faiza, secondo i giudici, "ha
adottato, in nome di una pratica radicale della sua religione, un comportamento
sociale incompatibile con i valori della società francese, con particolare
riferimento all'uguaglianza dei sessi". È la prima volta che in quel paese
viene negata la cittadinanza sulla scorta di valutazioni riferibili
all'appartenenza religiosa; in precedenza era stata negata solo in caso di
sospetta militanza in gruppi fondamentalisti o in caso di aperto schieramento
in favore del radicalismo islamico. È certamente ipotizzabile che nel giudizio
abbia pesato la controversa legge sulla laicità in vigore da qualche anno, che
vieta l'ostensione di simboli religiosi in luoghi pubblici. Faiza si è
presentata ai colloqui con i funzionari che hanno istruito il suo dossier
sempre indossando l'abito al centro della contestazione; e ha sostenuto di aver
spontaneamente aderito a una lettura particolarmente rigorosa del Corano, che
le imporrebbe di indossare il velo integrale. Il rifiuto della cittadinanza
viene inoltre motivato sottolineando la condizione di sottomissione al genere
maschile che sembra contraddistinguere la vita di quella giovane donna. In
conclusione, ella "non ha alcuna idea della laicità e del diritto di voto,
le sue dichiarazioni rivelano la non adesione a valori fondamentali della
società francese". Del caso si è interessato anche il New York Times.
Perché l'identità Faiza, dalle dichiarazioni poi rilasciate, sembrerebbe non
coincidere, almeno non perfettamente, con quel modello regressivo di
femminilità islamica descritto dalla sentenza della Corte di Stato. Eccola
allora rivelare di non aver mai indossato il burqa prima della sua venuta in
Francia: e di farlo "per abitudine più che per convinzione religiosa",
per assecondare il marito. Dal quale, però, si dice ampiamente autonoma:
"Mio marito non m'impone proprio nulla. Ho un'auto mia, esco a fare
shopping da sola e sono libera di andare e venire a mio piacimento. Per il
resto, ho cura dei miei figli e non ho commesso alcun reato. L'unica mia colpa
è quella di essere musulmana praticante e ortodossa". E, conclude,
"Mai avrei pensato di venire esclusa sulla base del mio
abbigliamento". Insomma: difficile dire se Faiza sia una donna libera,
consapevole dei suoi diritti e delle sue prerogative, o, altrimenti, una
persona oppressa da un'interpretazione aberrante di un dato religioso, che la
relega in una condizione di soggezione nei confronti del mondo maschile. E, in
fin dei conti - non per amore del paradosso - la cosa è secondaria ai fini del
nostro ragionamento. Non solo: la materia è, insieme, così cruciale e così
scivolosa che non ci sentiamo di prender partito in un senso o in un altro;
assai più importante è discuterne e approfondirne i molteplici significati. La
notizia è stata accolta con favore dal ministro francese Fadela Amara, di
origine algerina: perché, così si è espressa, "Il burqa è una prigione,
una camicia di forza. Non è un simbolo religioso, ma il simbolo visibile di un
progetto politico totalitario che alimenta la disuguaglianza dei sessi e porta
in sé la totale mancanza di democrazia". Vorremmo saperne un po' di più,
in materia: ma non stentiamo a crederle ed esprimiamo convintamente pari
ostilità verso la valenza simbolico-sociale di quell'indumento. Il problema,
però, è un altro. Faiza ha tutti i requisiti giuridici per ottenere la
cittadinanza francese. La valutazione che è stata fatta
della sua persona, invocando laicità, è tutt'altro che laica. Ovvero, a quella
donna sono stati negati diritti e garanzie in virtù di ciò che si presuppone
della sua vita relazionale e della sua convinzione religiosa. Quindi a partire
da giudizi che intervengono nella sfera privata della sua vita: uno spazio
esistenziale - fatto di orientamenti, sentimenti, condotte, preferenze,
convinzioni - al quale dovrebbe rimanere estraneo ogni controllo da parte di
un'autorità pubblica. E dal quale, invece, non ha ritenuto di doversi chiamare
fuori il Consiglio di Stato. Si può negare la cittadinanza a una persona per le
forme in cui interpreta il suo credo religioso, quando quelle forme non
rappresentano una minaccia per alcuno? O perché le sue dichiarazioni rivelano
la non adesione ai valori civili di uno stato? Le
motivazioni della sentenza formulata dal Consiglio appaiono più che mai
rivelatorie: "difetto di assimilazione". E rinviano a un preciso
paradigma, quello "assimilazionista", che trae ispirazione,
principalmente, da una preoccupazione di difesa della propria civiltà.
"Assimilare", in questa cornice, vuol dire chiedere agli immigrati,
in cambio del diritto a beneficiare di una qualche integrazione, di rinunciare
a una porzione consistente della propria identità per aderire alle regole (e
non di rado all'ethos) della civiltà occidentale. In questo caso, l'identità
dell'immigrato si trasforma, con l'interdizione dei suoi aspetti meno
secolarizzati, in "cittadinanza" nel più blando senso
giuridico-territoriale, riducendosi a pura fruizione di diritti formali.
Incapace di ricevere e comprendere comportamenti "altri", la società
"assimilazionista" si limita a contenerli, reprimerli o bandirli.
Operazione legittima, questa, fin quando si facciano rispettare leggi non
invasive della sfera individuale e non intrusive rispetto alla dimensione
culturale, religiosa, esistenziale dello straniero; assai criticabile quando
una non meglio precisata "coscienza laica" impone - attraverso la
legge francese prima ricordata - il divieto di indossare non solo il burqa, ma
anche il velo (che pure lascia scoperto il volto) alle donne musulmane.
Scrivere a: abuondiritto@abuondiritto.it A buon dirittoPromemoria per la
sinistra.
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VI - Napoli Il Papa visiterà
il santuario di Pompei L'annuncio di monsignor Liberati: il 19 ottobre
parteciperà alla supplica Il Pontefice celebrerà messa Previsto l'arrivo di
migliaia di pellegrini STEFANIA PERSICO è ufficiale, papa Benedetto XVI
arriverà a Pompei domenica 19 ottobre. Lo ha annunciato, con una lettera
inviata in tutte le chiese, monsignore Carlo Liberati. Già da tempo, papa
Ratzinger aveva risposto positivamente all'invito dell'arcivescovo di Pompei e
in più di un'occasione aveva manifestato il desiderio
di fare visita al santuario della Beata Vergine del Rosario, fondato da Bartolo
Longo e da sua moglie, la contessa Marianna De Fusco nel maggio 1876. Appena
due mesi fa, infatti, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario
di Stato Vaticano, in visita al santuario per il mese mariano, aveva detto:
"Il Papa nutre il segreto desiderio di venire a Pompei. Il Signore e la
Madonna decideranno quando". E la conferma tanto attesa dai cattolici pompeiani è arrivata ieri dal direttore della sala stampa
vaticana, padre Federico Lombardi. La visita del Papa rappresenta per
monsignore Liberati un momento "di profondo incoraggiamento a proseguire
nella missione apostolica e nel rinnovamento delle opere di carità.
L'avvenimento", continua l'arcivescovo, "riempirà di gioia profonda
le centinaia di milioni di cattolici che ogni giorno
si rivolgono a Maria". L'annuncio è stato accolto
con entusiasmo in tutti gli ambienti della città. "è una notizia
esaltante", spiega il prefetto Renato Profili, commissario straordinario
per l'emergenza di Pompei "speriamo che il Santo padre lanci una
benedizione forte su tutte le attività di Pompei". Papa Ratzinger in
visita al santuario, celebrerà la Messa nel corso della quale è prevista anche
la recita della supplica alla Madonna di Pompei, un testo che implora
"pietà per le nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il
mondo". La supplica sottolinea il monsignore Liberati "ha dato voce
negli anni all'oceano di amore e di dolore che sale dalla terra e si leva verso
il cielo". La visita di Joseph Ratzinger a Pompei cade durante il Sinodo
dei vescovi che si terrà in Vaticano proprio nel mese di ottobre. "Il
Papa", riferisce l'arcivescovo Liberati, "desidera affidare il buon
esito del Sinodo a Maria esortando la Chiesa intera a fare in modo che il
Rosario divenga sempre più preghiera della famiglia cristiana alla Madre di
Dio". Il papa tedesco dunque torna in Campania. Nell'ottobre del 2007, la
sua prima visita pastorale all'arcidiocesi di Napoli in occasione dell'apertura
del XXI Meeting interreligioso organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio. In
quell'occasione piazza del Plebiscito aveva accolto oltre 20 mila cattolici di ogni età e provenienza, altri centomila avevano
dovuto accontentarsi di ascoltare le parole del papa dai maxischermi. A ottobre
prossimo tocca a Pompei che per ben due volte ha accolto Giovanni Paolo II:
nell'ottobre del 1979 e del
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI - Milano Soldi subito ma senza
la banca così il prestito corre sul web In Lombardia già 5000 iscritti alla
community: il debitore paga tassi convenienti, il creditore ha interessi più
alti di quelli di un conto corrente ILARIA CARRA Per chi ha bisogno di soldi è
una soluzione veloce per ripianare debiti, ristrutturare casa, comprarsi uno
scooter o, semplicemente, ridare ossigeno alle finanze fiaccate da spese
impreviste. Per chi offre è invece un'alternativa redditizia ai risparmi sul
conto corrente, seppur con qualche rischio in più. Qualunque sia la motivazione
di fondo, per avere soldi in prestito se la banca storce il naso davanti alla
richiesta (specie se non è la prima), ora si può ricorrere anche a Internet.
Già quasi cinquemila lombardi l'hanno sperimentato dall'inizio dell'anno, un
quinto di quanti in tutta Italia si sono convertiti al Social lending. Perché è
così che lo chiamano gli addetti di Zopa e Boober, le principali società che
l'hanno importato dall'estero: prestito sociale, un modello di scambio
finanziario in cui richiedenti e prestatori
interagiscono tra di loro sul web per ottenere le migliori condizioni per
entrambi. Ovvero tassi più bassi per i primi, interessi più alti per i secondi.
Da un minimo di
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Firenze
Appello di sacerdoti e laici sul dopo Antonelli MARIA CRISTINA CARRATU maria
cristina carratù Più ascolto della parola di Dio, più riflessione sul Vangelo,
"lasciando cadere i toni amari e di condanna", più riflessione sui
"rapporti fra Chiesa e società, in un clima di libertà e di rispetto
reciproco", e sulla formazione del clero, sulle vocazioni, sulla
formazione dei laici (ruolo del seminario e della Facoltà teologica), e sui
rapporti fra movimenti ecclesiali e parrocchie. CONTINUA A PAGINA V.
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Firenze "Un vescovo
non è un prefetto" Appello di sacerdoti e laici sulla scelta del
successore di Antonelli Il documento ha già raccolto oltre 200 adesioni Sullo
sfondo il caso don Cantini MARIA CRISTINA CARRATU' (segue dalla prima di
cronaca) Sono i punti di un possibile programma pastorale, appena pubblicato
dal settimanale della diocesi Toscanaoggi, che un gruppo di sacerdoti
fiorentini intende offrire all'ancora ignoto successore dell'arcivescovo Ennio
Antonelli chiamato al Pontificio consiglio per la famiglia e in partenza da
settembre (a meno di ulteriori slittamenti, visto che il nome di Giuseppe
Betori, segretario generale della Cei, circolato nei mesi scorsi, risulta oggi
più incerto, mentre si affacciano quelli del teologo Bruno Forte, vescovo di
Chieti, e di Mario Meini, vescovo di Pitigliano Sovana Orbetello). Un documento
inedito - e un segnale che Benedetto XVI non potrà ignorare - che affonda le
sue radici in una iniziativa presa un anno fa, all'assemblea presbiterale di
Monte Senario. Quando, dopo una dolorosa discussione sul caso don Cantini, un
gruppo di preti aveva deciso di continuare a vedersi "per non far
prevalere il ripiegamento sulla spinta propositiva, i veleni sul rilancio della
vita ecclesiale", avviando incontri mensili di discussione e confronto
aperti a tutto il clero. Ultimamente dedicati alle questioni pastorali poi
affidate al documento, che è, sottolinea Agostini, "non contro ma
per", ma ispirato anche a "una forte voglia di verità". Con la
speranza che il nuovo arcivescovo non sia semplicemente imposto alla chiesa
locale, ma ne interpreti segnali e fermenti, valorizzando tutte le sue voci.
Firmato all'inizio da una trentina di sacerdoti, anche di diverso
"orientamento", da don Agostini all'eremita don Paolo Giannoni,
dall'ex direttore della Caritas don Piero Sabatini a don Giacomo Stinghi del
Ceis, da Andrea Bigalli di Pax Cristi al delegato della
curia per il laicato padre Giovanni Roncari, ma anche da oltre un centinaio
laici, fra cui il presidente della Fondazione La Pira Mario Primicerio e lo
scrittore Rodolfo Doni, il leader ciellino Angelo Passaleva e il docente
universitario Piero Tani, in due giorni, diffuso per e-mail e nelle parrocchie,
il documento ha già raccolto oltre 200 adesioni. Dopo aver sostenuto che
occorre cogliere il "significato profondo" del legame di un pastore
con i fedeli, vi si ricorda che "un vescovo non è un funzionario, un
prefetto da spostare secondo criteri amministrativi", ma che nella sua
nomina è possibile coinvolgere la chiesa locale. Non tanto dibattendo sui nomi
dei candidati, quanto piuttosto offrendo a chi deve scegliere il nuovo vescovo,
e poi anche a lui, una sincera "riflessione della Chiesa su se stessa e
sulle sue caratteristiche". Tanto più di quella fiorentina, "provata
e scossa", si afferma con nettezza, dai recenti avvenimenti, che "è
saggezza non ritenere superati e risolti". No, dunque, sembra dire il
documento, a un arcivescovo che volesse lasciare sospesi i tanti interrogativi
aperti dal caso Cantini e che chiamano in causa l'intera comunità ecclesiale. I
fatti avvenuti, si ricorda, "ci hanno ferito", "creato disagio e
divisione". Perciò è urgente "riunire il clero, ridandogli fiducia, e
creando un clima di serenità e dialogo". Da qui la richiesta di un pastore
che "si faccia carico di tutto questo", considerando "compito
primario la formazione dei sacerdoti, e il dialogo con loro". E quindi di
un dialogo aperto con la società, a prescindere dai moralismi che hanno segnato
tanti interventi delle gerarchie.
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Bologna Gli ulivisti tifano
per l'asse Udc-Pd Mentre si consuma la separazione consensuale tra Udc e La Tua
Bologna, gli "ulivisti" insistono nel chiedere ai vertici del Pd una
alleanza con i casiniani. Restano movimentate le acque al centro. Prima di
tutto nella lista civica, irritata dal summit tra Pd e Udc di venerdì. Poco
importa che le prove di alleanza siano fallite in partenza. Il capogruppo della
lista civica Alberto Vannini, guazzalochiano doc, non gradisce e sancisce il
divorzio dall'Udc alle comunali del 2009. "Se andranno con una loro lista
separata dalla Tua Bologna ben venga. Hanno le loro esigenze" alza le
spalle. D'altra parte c'è anche chi, nel Pd, non rinuncia al sogno di una
alleanza con i casiniani. Sono gli "ulivisti" di Piero Aceto, che in una
nota invitano "i responsabili nazionali e bolognesi dell'Udc a considerare
una possibile alleanza con il Pd, non come un fatto episodico ma come l'inizio
di un percorso strategico che vede alleate forze politiche che hanno in comune
i principi fondamentali dell'esercizio della politica, vista non come
applicazione del puro potere, bensì come arte del buon governo". Ma nel
tutti contro tutti in campo centrista, spuntano anche gli ex Popolari Angelo
Rambaldi e Paolo Giuliani, che se la prendono proprio con i cosiddetti "ulivisti":
"Il Pd oggi, e il Pci-Pds-Ds ieri, ha delegato il
rapporto con il centro cattolico della società bolognese a una piccola fazione
che ha come base ideologica il rovesciamento del rapporto tra fedeli, gerarchia
ecclesiastica e chiesa. Questo - aggiungono - è il vero problema nel rapporto
tra Pd e centro cattolico, non il "no" all'attuale sindaco, Sergio
Cofferati". (s. b.).
( da "Repubblica,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIX - Palermo Corsi e
ricorsi dei provvedimenti eccezionali: i turni di guardia a ventitré postriboli
L'EMERGENZA PROSTITUZIONE NELL'ISOLA CHE ASPETTAVA IL RE MARIO GENCO e
emergenze d'Italia, di cui in questi giorni abbondano le cronache, sembrano
possedere una singolare proprietà: una, pur proclamata urgentissima, svanisce
perché se n'è appena trovata un'altra d'urgenza improcrastinabile. Può accadere
anche che la seconda collida drasticamente con la prima, la aggravi, quando
siano adottati provvedimenti per eliminarla. Usciamo dall'astratto e veniamo al
caso concreto: un'attualissima, così dicono, emergenza prostituzione
verificatasi a Palermo nel novembre 1860. La Sicilia era da un mese territorio
del neonato Regno d'Italia. A Palermo si attendeva per dicembre la visita di re
Vittorio Emanuele II. Il preoccupatissimo Ispettore della "Sicurezza Pubblica
ramo meretricio", cavalier Emanuele Conti, scrisse una relazione al
giudice della Gran Corte Civile, che in quel periodo fungeva da questore:
"Mi corre l'obbligo sommetterle che avendo io poca forza per la
sorveglianza di pubblici postriboli di questa (città) e verificandosi fra breve
la venuta di Sua Maestà, son certo che l'affluenza degli esteri, come delle
truppe Italiane farà sperimentare un bisogno: che tali locali fossero
continuamente sorvegliati". Proposta del funzionario: un piantone in servizio
di controllo per ogni bordello, da destinarsi da parte delle Sezioni di P. S.
Per quantificare la dimensione del problema, l'Ispettore elencò sezione per
sezione, l'indirizzo dei pubblici postriboli. Sezione Palazzo Reale: Vicolo
Tardia detto Spagna; Discesa dello Spedale; Piazzetta della stessa; Salita di
Serio; via Maddalena; via Case Nuove. Sezione Tribunali:
Stretto di Cattolica; via Scavuzzo sotto l'Arco; via di Santa Cecilia; sotto
l'Arco di Santa Cecilia; Vicolo Stazzone; sopra le Mura della Magione. Sezione
Castellammare: sotto l'Arco dell'Argenteria Vecchia; dietro Santa Cita; vicolo
del Boja. Sezione Monte di Pietà: dietro Monte di Pietà; vicolo Api;
vicolo Angeli; vicolo San Giuliano; via Lunga al Capo; via Gioia mia; vico
Marotta. Sezione Molo: fuori Porta Maqueda a Santa Annuzza. Sezione Orto
Botanico: nessuna segnalazione. Ventitré postriboli: tenendo conto dei turni
avrebbero impegnato un numero almeno triplo di agenti. Il che avrebbe
determinato una cospicua riduzione di poliziotti per il controllo della città,
per la prevenzione dei crimini, per il perseguimento dei delinquenti. Torniamo
ai nostri giorni. Il problema prostituzione ha costituito una delle prime
chiassose emergenze del nuovo governo. Proposte le più disparate e fantasiose,
che però presupponevano tutte un impegno massiccio di forze di polizia, per
prevenire, identificare, rastrellare, espellere e così via reprimendo. Si
disputava accanitamente su questa emergenza e improvvisamente scomparve,
sommersa nella più generale esigenza della "tolleranza zero" per
qualsivoglia forma di criminalità, del tipo classificato comune ma da
fronteggiare con provvedimenti non comuni. Perciò si è deciso che i circa
trecentomila uomini della forze dell'ordine riunite, non ce la farebbero mai
senza l'aiuto, materiale e morale, di tremila soldati. E così torna di qualche
attualità il dilemma proposto al questore dall'Ispettore "ramo
meretricio". Come controllare le puttane di Palermo senza distogliere
forze dal servizio generale di sicurezza pubblica? E come si farà, oggi domani
o chissà quando, nell'impaurita Italia nel primo scorcio del terzo millennio,
con tremila uomini in più in assetto da guerra? Le fonti. Archivio di Stato di
Palermo, fondo Questura/Gab. Anni 1860 - 1905, busta 317.
( da "Secolo
XIX, Il" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
"Nel mondo si rischiano le
dittature religiose" la scrittrice e politica mariella gramaglia La grande
moschea di Roma inaugurata da Pertini e la paura di oggi: "Temiamo persino
i simboli architettonici" 27/07/2008 SE GLI ARCHITETTI ricominciassero a
progettare moschee per le città italiane sarebbe una testimonianza e un aiuto
contro la paura. Come è avvenuto a Roma, dove la prima pietra della moschea -
firmata dal celebre Paolo Portoghesi - è stata messa nell'84 alla presenza del
presidente Pertini. "È un segnale regressivo, temibile, un segnale di
grande incultura questo nostro rifiutare persino i segni culturali, le forme
architettoniche, sono scandalizzata e sconfortata, non vogliamo più vedere le
moschee e i minareti". Mariella Gramaglia parla della moschea di Roma,
tuttora la più grande d'Europa, un luogo di incontro tutto sommato pacifico per
i musulmani in città. E ricorda: uno dei più bei parchi londinesi, Regent's
park, ospita una moschea con un bel minareto. Scrittrice, ex deputata della
sinistra indipendente, poi assessore per anni del sindaco Walter Veltroni, di
ritorno dall'India dove ha lavorato nel volontariato, ha appena pubblicato
Indiana. Nel cuore della democrazia più complicata del mondo (Donzelli) in cui
affronta, tra l'altro, i problemi della minoranza musulmana - circa 110 milioni
di persone - e quello che chiama lo sciovinismo indu. "Prima del Giubileo
di Roma del 2000 ho organizzato in Campidoglio degli incontri con cattolici, ebrei, musulmani, valdesi per promuovere l'incontro
e il dialogo e sono venuti rabbini, imam e sacerdoti a discutere in pace. Credo
che abbia ragione il sindaco Marta Vincenzi, i problemi religiosi vanno portati
nella sfera pubblica, discussi nelle sedi politiche. La democrazia è costruire
un progetto basato su valori condivisi come, in questo caso, costruire la
moschea in città ma chiedere che le donne non vengano discriminate. Altrimenti
c'è il rischio che il credo religioso che ha la maggioranza in un Paese finisca
per esercitare una dittatura sulle altre religioni". Una dittatura
religiosa in Italia? Spiega Gramaglia, che è stata tra l'altro assessore alla
Comunicazione e alla Semplificazione dei rapporti con i cittadinia: "Io lo
vedo da un punto di vista globale, ma non è molto dissimile in Europa o in
Italia. Nel mio libro racconto che in India alcuni gruppi indu, che sono la
confessione di magggioranza con l'85 per cento dei fedeli, volevano abbattere
le moschee del '400 per ritrovare nelle fondamenta eventuali templi indu.
Credo, rifacendomi al premio Nobel indiano Amartya Sen ma anche alla filosofa
americana Martha Nussbaum, che oggi sia in crisi il
pensiero laico nato nell'Ottocento, quello di personaggi come Nehru o Brandt e
tanti socialisti. Da questa crisi di testimonianze e di valori, nasce
l'integralismo religioso, ovvero una dittatura della religione di maggioranza
sulle altre. Per cui si tende a negare l'esistenza di altri credenti, a
considerarli nemici, ostacoli da rimuovere". C'è una soluzione?
"Lo ripeto: portare questi problemi nella dimensione pubblica, non
lasciare soli i fedeli, farne oggetto di discussione democratica. Sen a d
esempio riaprirà in India un'antica università buddista proprio per arricchire
il dialogo tra le confessioni, battere l'integralismo. Dobbiamo accettare
l'angoscia della gente, ma è assurdo pensare di non fare pregare i
mussulmani,". Perché la situazione è peggiorata rispetto al Giubileo o
alla costruzione della moschea romana di vent'anni fa? "Penso che la
situazione peggiora perchè nessun politico dice l'impopolare verità. E cioè che
l'immigrazione aumenterà molto nei prossimi anni, per esigenze produttive dei
nostri Paesi e per le complesse leggi dei flussi migratori. Non sono un'esperta
ma ho letto che in dieci anni gli immigrati in Italia raddoppieranno, è ovvio
che vanno costruite delle politiche di integrazione". silvia neonato
neonato@ilsecoloxix.it 27/07/2008.
( da "Corriere
della Sera" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-27 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE La storia Debora Mangiagalli, la "supermamma": il bello
di un figlio è che arriva mentre tu sei in salita Otto figli. Il carovita?
"Niente ferie. E acqua invece di Coca-Cola" L'ottavo re di casa
Mangiagalli sarà l'ultimo? "Io, qualche cartuccia, ancora ce l'ho"
scherza la signora Debora, mamma di Antonio, quattro mesi, e prima di lui, di
Edoardo (23 anni), Giulia, Luca, Greta, Paola, Aurora, Francesca (4 anni). Otto
figli, i Mangiagalli. Tutto cominciò con Debora e il marito Luciano. Sognatori,
da fidanzati, e quindi (pro)creatori, dopo il matrimonio in giovane età, della
famiglia numerosa. Signori miei, la domanda è banale: come fate a starci dentro
con i conti? "Sacrifici. Tagli. Una ricerca meticolosa di negozi con
sconti. I vestiti si riciclano. Viviamo dell'essenziale. Il superfluo resta
fuori dalla porta. Una Coca- Cola? C'è l'acqua. Le ferie? Al massimo una gita
d'un giorno all'Acquario di Genova. Qualcuno si lamenta? Beh, sono esperienze
che fortificano ". Prima premessa: Debora e Luciano
sono laici. Seconda premessa: il carovita schiaccia le coppie senza pargoli,
figuriamoci che effetti ha dentro casa Mangiagalli, cinque locali in affitto
("2.500 euro mensili") in via Savona. Ci starebbe pure una terza
premessa. Eccola. I figli, li avete voluti e cercati, d'accordo. Sapete
che siete una rarità? Cioè, non genera eredi più nessuno: e il precariato, e il
costo degli immobili in affitto e proprietà... "Senta", dice Debora,
coordinatrice regionale dell'associazione Famiglie numerose, "oggi un
figlio deve arrivare, per forza, solo quando lui e lei sono a posto, si sentono
sicuri... Il bello d'un figlio è proprio questo: che arrivi mentre tu sei
ancora in salita, in movimento... Ci viaggi insieme, con tuo figlio, anziché
fargli trovare tutto pronto quando nasce. Bisognerebbe buttarsi e osare di più,
forse avere più coraggio....". Luciano ha una ditta sua, piccola, che
risente, come ogni ditta, della crisi. "Lo scorso inverno, ho lavorato
poco". E l'onda lunga ancora non s'è ritirata. "Girano meno
soldi" dice la moglie. E a breve arriverà la botta dei libri scolastici.
"A volte, li acquistiamo in ritardo". Aiuti? "Scarsini. Non
andiamo in giro a chiedere soldi. Ci acconteremmo di un miglioramento delle
politiche di sostegno alle famiglie". Politiche che, immaginiamo,
latitano. "Certo". Tant'è. I Mangiagalli non si piangono addosso, non
si lamentano. "Siamo contenti così. Di aver tanti figli, l'abbiamo scelto
noi". Qualcuno dirà: e bravi i Mangiagalli, baluardo della resistenza
milanese contro gli unici che procreano: gli immigrati. "Nella nostra
associazione, gli stranieri mica sono tanti. Fan fatica anche loro, di questi
tempi". La famiglia I Mangiagalli, nucleo composto da dieci persone,
vivono in affitto in via Savona. "Facciamo tanti sacrifici",
raccontano i genitori Andrea Galli.
( da "Corriere
della Sera" del 27-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-27 num: - pag: 25 categoria:
REDAZIONALE Risponde Sergio Romano CHIESE NEL MONDO ISLAMICO RECIPROCITà E
TOLLERANZA C'è una pecca nel suo ragionamento sulla necessità di una moschea a
Milano: quantunque da non credente a cui non importa niente che ci siano o meno
chiese o moschee, non avrei obiezioni da fare sulla presenza sul suolo italiano
di moschee, che già ci sono del resto, se vi fossero chiese cristiane in Arabia
Saudita, poniamo, o in altri Paesi dell'area musulmana. Questo per un principio
di reciprocità che lei ben conosce, e che, se lo si ignora, invalida qualsiasi
altro ragionamento. Antonio Benazzo abenazzo@hotmail.com Caro Benazzo, E
sistono chiese cattoliche in tutti i Paesi musulmani della costa meridionale
del Mediterraneo e in alcuni di essi vi sono diocesi vescovili e nunzi o legati
apostolici. In Iran vi sono chiese, preti, un nunzio apostolico a Teheran
(Mons. Angelo Mottola) e un Vicario generale dei latini a Ispahan (Il salesiano
Francesco Pirisi). La presenza cattolica nel Golfo Persico
è più recente. Nel Dubai la chiesa di Santa Maria è stata inaugurata dal Primo
ministro sceicco Sheikh Rashid bin Saeed Al Maktoum nel 1967 e
considerevolmente ampliata nel 1980. Sempre nel Dubai, a Jebel Ali , vi è la
Chiesa di San Francesco d'Assisi, inaugurata nel novembre
( da "Stampa,
La" del 27-07-2008)
Argomenti: Laicita'
OMEGNA. A NUOTO "DA RIVA A
RIVA" Memorial Sestito In quattrocento per la traversata del lago d'Orta
Corsa podistica da Domodossola al Lusentino [FIRMA]VINCENZO AMATO OMEGNA Da
"riva a riva" a nuoto. Dalla costa occidentale del lago d'Orta a
quella orientale, nel territorio di Omegna, questa mattina circa quattrocento
atleti si sfidano fino all'ultima bracciata nella quarta edizione dell'evento.
Testimonial della manifestazione, inserita nella rassegna "Nobile dei
Laghi", sarà il campione di canoa Alberto Ricchetti, in procinto di
partire per Pechino dove parteciperà alle Olimpiadi. Ricchetti è, insieme al
giovane Danilo Nolli, il portacolori della canottieri Città di Omegna che
organizza la manifestazione denominata non casualmente "Da Riva a
Riva". La partenza è fissata per le 11 dalla nuova sede della Canottieri a
Bagnella e gli atleti dovranno raggiungere la sponda opposta del lago,
( da "Manifesto,
Il" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
LA SCOMUNICA Il guru Fagioli delude
Fausto: "Nichi segretario? Un'aporia" "Nichi Vendola è un'aporia
vivente. E' all'unisono, cattolico, comunista e
omosessuale". Come se non bastasse il congresso, c'è un'altra grana in
casa Prc. A ritenere Vendola inadatto alla segreteria del Prc - e a dichiararlo
al Foglio di Giuliano Ferrara - è il professor Massimo Fagioli, il guru che
piace tanto a Bertinotti. Ospite del quale l'ex presidente della camera
ha presentato l'ultimo numero di Alternative non più tardi di lunedì scorso,
all'Eliseo di Roma, dov'è andata in scena la consueta corrispondenza di amorosi
sensi fra lui e la platea fagiolina. Cattolico, omosessuale, comunista: tre
brutte cose nella teoria dello psichiatra. Come Pasolini, oppone il
giornalista. "Ma non era candidato alla segreteria", risponde
Fagioli. "Insomma, chi è Nichi Vendola? Non si capisce".
( da "Manifesto,
Il" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
DIVINO Verità assoluta e
democrazia: un dibattito aperto Filippo Gentiloni Laicità, laicismo, anticlericalismo: se ne discute ancora, anche se senza grandi
novità. Su "Repubblica" Habermas - il principale interlocutore del
papa - e Scalfari, mentre su "Civiltà cattolica" (3793) l'editoriale
elogia la laicità francese, più rispettosa dei valori religiosi di quella
italiana. Il nodo è sempre lo stesso: come accordare la democrazia con
una verità che ha pretese di assoluto. La democrazia dice verità relativa,
mentre la fede religiosa (cattolica) dice verità assoluta. Che dire, allora? Il
dibattito attuale permette almeno due osservazioni importanti, anche se non
nuove né conclusive. La prima è l'accettazione di uno spazio pubblico per la
religione. Lo accettano più o meno tutti (anche Habermas, con grande
soddisfazione del Vaticano). Quell'anticlericalismo che relegava la religione
nel privato (sacrestia e camera da letto, come si diceva) sembra datato e
sconfitto. Più o meno tutti riconoscono alla religione (meglio: alle religioni,
al plurale) un ruolo sociale, pubblico. La seconda osservazione riguarda il
rapporto relativo-assoluto. E' qui, da una parte, la paura vaticana, dall'altra
il rischio per la democrazia. E' possibile l'affermazione di una verità che
mantenga l'assoluto e insieme rimanga aperta al dibattito democratico? Quindi
al dubbio, all'incertezza? E' questo l'interrogativo cruciale, è qui che il
dibattito rimane aperto. E rimane anche ripetitivo, nonostante non pochi
contributi recenti e importanti. Penso, fra gli altri, agli studi di Gustavo
Zagrebelsky ("La virtù del dubbio" e "Contro l'etica della
verità" Laterza) e anche di Tzvetan Todorov "Lo spirito dell'illuminismo" (Garzanti). NB. Il divino tornerà a
settembre.
( da "Unita,
L'" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
Storie di fede e di tornaconti Maurizio Chierici Noi e Loro L'invito di
BenedettoXVI ai ragazzi raccolti nel meeting australiano, conferma la dottrina
morale della Chiesa: no alle guerre, al razzismo, all' emarginazione. Impegna ogni cattolico a combattere la povertà e a disertare
l'iperconsumismo, pericolo mortale che allarga la diffidenza tra le classi
fortunate e la folla dalle tasche vuote. Diventa radice di un disordine etico
che soffia nel disordine sociale. Impossibile non essere d'accordo. Ogni
fedele lo è. Ecco lo sconcerto dell'inchiesta che fa sapere come in Italia la
maggioranza dei cattolici obbedienti al magistero
della Chiesa abbiano votato per i teologi delle impronte digitali, o per
divorziati che confessano al telefono trasgressioni goderecce, o per signori
che per pudore nascondono la tessera della loggia segreta P2 ma non la
ricchezza che gli intrighi di banche e finanza hanno accumulato attorno ad un
potere dai misteri impenetrabili. segue a pagina 25.
( da "Repubblica,
La" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
"Ora temiamo un attacco
kamikaze" scatta l'allarme per il premier Erdogan (SEGUE DALLA PRIMA
PAGINA) MARCO ANSALDO Mentre gli esperti preannunciano nuove azioni, e la l'Alta
corte questa mattina decide la possibile chiusura del partito, la soglia di
attenzione da parte delle autorità di polizia nei confronti di Recep Tayyip
Erdogan è al livello massimo di allerta. E il paese attende nel terrore. Morti
e orrore in un quartiere residenziale di Istanbul. Il partito al governo sul
filo del rasoio. La Turchia continua a essere - come afferma il Pentagono - un
paese ad alto tasso di imprevedibilità. "Imperscrutabile", è la
definizione dei generali americani. Ma l'attentato di ieri sera era invece,
secondo molte informazioni, altamente prevedibile. L'atmosfera infatti, a
Istanbul e ad Ankara, ma anche in località turistiche come Bodrum, zeppe in
questo momento di alti papaveri in vacanza, è come sospesa attendendo la
decisiva riunione della Corte Costituzionale di oggi. Questa mattina infatti
l'Alta Corte di Ankara comincerà a valutare, mentre le prime pagine dei
quotidiani hanno già titoli di scatola sulla strage di Istanbul, la chiusura
del partito islamico moderato, al potere con successo dal 2002. La compagine di
Erdogan, il primo ministro che ha saputo in buona parte spogliarsi delle vesti
tradizionaliste avviando il paese sulla strada delle riforme, rischia di
chiudere i battenti. L'accusa della magistratura, secondo diversi osservatori
mossa da un Partito socialdemocratico dalle nette pulsioni nazionaliste, e dai
potentissimi militari che non hanno mai amato Erdogan, è che l'Akp (Partito
della giustizia e dello sviluppo) nasconda in realtà un'agenda islamica. Il
primo ministro ha subito rigettato le accuse, e incita i suoi e il paese a
reagire: "Noi continueremo sulla nostra strada - dice - ce la faremo ad
uscire dalla bufera anche questa volta. Invito l'opposizione a riflettere e il
paese a compattarsi". Ma il passo compiuto all'inizio del 2008, fatto per
soddisfare la propria base elettorale, di concedere l'ingresso nelle Università
alla ragazze con il velo, considerato da molti come un simbolo politico del
partito al potere, gli ha giocato in pochi mesi i favori di una parte di laici
che avevano votato Akp per il vigoroso rilancio portato all'asfittica economia
turca. Non solo. Ha aumentato le accuse di oppositori politici e dei generali
che avevano sofferto come uno smacco, lo scorso anno, l'elezione del vice di
Erdogan, l'allora ministro degli Esteri, Abdullah Gul, alla Presidenza della
Repubblica, nonostante un golpe sfiorato per defenestrare il protetto del
premier, e consultazioni che hanno portato l'Akp a conquistare con il 46,6 per
cento dei voti un maggioranza amplissima e inaspettata. E sono molti a
ricordare altri passi falsi, adesso considerati veri e propri errori,
nonostante la straordinaria performance economica e le amplissime riforme
adottate dal
( da "Repubblica,
La" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
La previsione Altindal massimo
esperto turco di terrorismo: tutti sono contro tutti, situazione molto
pericolosa "Un segnale preciso a tutto il Paese alla vigilia delle scelte
della Corte" Il partito islamico non verrà sciolto ma sarà multato,
perderà i finanziamenti e molti suoi membri saranno espulsi dal Parlamento
"Tutti hanno interesse a destabilizzare il paese in questo momento",
sostiene Aytunc Altindal, massimo esperto turco di terrorismo e autore di
rinomati saggi su questioni internazionali legate alla sicurezza e alla difesa.
Dottor Altindal, chi ha organizzato l'attentato dinamitardo nel quartiere
GÜngÖren d'Istanbul? "è un momento in cui tutti sono contro tutti.
Potrebbero essere stati i terroristi curdi del Pkk, oppure gruppi
fondamentalisti come quelli che hanno pianificato l'azione del 9 luglio contro
il consolato statunitense che provocò nove morti". è possibile che
l'esplosione sia collegata alla possibilità che la Corte Costituzionale decreti
la chiusura del partito di governo per attentato alla
Costituzione laica? "Assolutamente sì. Ed è anche possibile che nelle
prossime ore ne avvengano altri, anche un attacco suicida contro il primo
ministro Recep Tayyp Erdogan". Un attacco suicida contro Erdogan?
"Sì. Fonti dei servizi segreti turchi si stanno preparando ad affrontare
un'eventualità simile perché sono emerse indiscrezioni sulla possibilità che
avvenga". Secondo lei, la Corte Costituzionale cosa deciderà?
"Ci vorranno quattro o cinque giorni prima che la Corte Costituzionale
decida. Secondo le informazioni che ho raccolto, il partito islamico Akp non
verrà chiuso. è possibile semmai che venga pesantemente multato e che gli
vengano tolti i finanziamenti. Dei suoi 71 membri chiamati in causa invece ne
verranno espulsi circa 25". Il primo ministro Erdogan è tra questi?
"Da quel che so io sì". Perderà quindi l'incarico di primo ministro?
"è possibile che accada. In questo caso Erdogan potrebbe però ripresentarsi
come candidato indipendente". Chi potrebbe essere un premier di
transizione? L'attuale ministro degli Esteri Ali Babacan? "No, Ali Babacan
oramai è in un limbo. è molto più probabile che a succedere ad Erdogan possa
essere l'attuale presidente del Parlamento KÖksal Toptan". (m. ans.).
( da "Repubblica,
La" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura "Exempla" a
Rimini L'ANTICO E IL SUO MITO RIMINI "L'antichità fu intesa come un
serbatoio di exempla già nel Medioevo": da questa osservazione di
Salvatore Settis ha preso avvio la ricerca che ha portato all'allestimento
della mostra "Exempla. La rinascita dell'antico nell'arte italiana. Da
Federico II ad Andrea Pisano", allestita negli spazi di Castel Sismondo a
Rimini, per iniziativa dell'Associazione Meeting per l'amicizia fra i popoli e
dei Musei Vaticani (sino al 7 settembre 2008). I curatori - Marco Bona
Castellotti e Antonio Giuliano - hanno inteso ripercorrere, attraverso la
presentazione di cento opere, la nascita del linguaggio formale dell'arte
italiana fondato sulla riscoperta e la reinterpretazione della cultura
figurativa del mondo classico: romano, greco ed etrusco. L'attenzione è posta
su ambienti e personaggi specifici ed è incentrata sulla scultura con soltanto
uno sguardo gettato sulla pittura e, in particolare, su Pietro Cavallini. Al
centro dell'interesse dei curatori sono l'imperatore Federico II, con il suo
consapevole ricupero delle antichità quale segno del potere
laico e alcuni artisti straordinari che scelsero di misurarsi con l'Antico:
Nicola, prima "de Apulia" e poi Pisano, Giovanni Pisano, Arnolfo di
Cambio e Andrea Pisano. Il primo visto come il collegamento tra l'ambiente
federiciano e la realtà toscana, l'apripista di un percorso culturale
vitalissimo che dalla Puglia portava alla Toscana. Il percorso
espositivo risulta articolato su tre piani ed è costellato da opere di buon
livello provenienti da musei e monumenti "minori" e da capolavori
assoluti spesso poco noti. In questa scelta risiede l'aspetto più vitale del
carattere, della premura didattica - come è stata definita - che i promotori
hanno scelto di dare alla mostra. Tra le opere esposte vanno menzionate la cassa
frammentaria di un sarcofago con la raffigurazione di un leone (metà del III
secolo d. C.) rilavorato nel Duecento per la decorazione di un trono (o
baldacchino) imperiale, dal castello federiciano di Lagopesole non lontano da
Melfi; il rilievo con Romolo, Remo e Rea Silvia dalla Fontana Maggiore di
Perugia realizzato da Nicola e Giovanni Pisano. Inoltre sono da evidenziare
almeno ancora la lastra marmorea con rappresentazione di una processione dal
Sepolcro Annibaldi realizzata da Arnolfo di Cambio; la statua femminile nota
come la Danzatrice proveniente dal Battistero di Pisa e realizzata da Giovanni
Pisano; una formella della torre campanaria del Duomo di Firenze attribuita ad
Andrea Pisano con la raffigurazione di Fidia (o, comunque, di uno scultore antico)
intento a scolpire una statua, che chiude significativamente il percorso:
l'artista medievale avverte la necessità di ricollegarsi ad un maestro del
mondo classico.
( da "Corriere
della Sera" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronache - data: 2008-07-28 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE
L'islamista "Una tradizione che non ha valenza politica" MILANO - è
un "po' stupito" che oggi si parli tanto di minareti. Per Paolo
Branca, professore di arabo e islamistica all'Università
Cattolica di Milano, la questione fondamentale è infatti "l'integrazione
di una comunità all'interno della società locale, i suoi rapporti con il
quartiere". E una volta raggiunto un buon livello di relazioni, "il
fatto che il luogo di culto - moschea, sinagoga, tempio buddista o altro - sia
riconoscibile non è un problema ma è anzi auspicabile". Comunque
sia, continua Branca, "il minareto non era all'inizio un elemento
fondamentale del luogo di culto islamico: la prima moschea del Profeta Maometto
non aveva nè cupola nè minareto, aggiunti entrambi quando l'Islam uscì dalla
Penisola arabica. La prima per questioni soprattutto climatiche, nella calda
Arabia il tetto non era necessario; il secondo per imitazione del campanile
cristiano". Come quest'ultimo, il minareto non ha una vera valenza
"politica", anche se "ad esempio la moschea e il minareto nella
piazza dei Martiri di Beirut vicino alla cattedrale maronita un significato
politico lo hanno". "E capisco anche che ci si preoccupi dell'impatto
paesaggistico e ancor più sociale che può avere un minareto - ammette Branca -
Non a caso in Cina le moschee hanno forme quasi di pagode, altrove si adeguano
alle architetture locali. Anche se ribadisco - conclude - che il problema di
base non è certo architettonico". C. Zec.
( da "Corriere
della Sera" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronache - data: 2008-07-28 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE Il sindaco delle Dolomiti "Sono cattolico ma vado avanti La
gente è con me" MILANO - Andrea Franceschi è il sindaco di Cortina.
Sindaco pentito? "E perché mai?". Scusi, lei non è cattolico?
"Altroché, cattolico praticante alla guida di una lista civica". Ma
ha letto "Avvenire"? "Mi dispiace, forse non è stato compreso appieno lo spirito dell'ordinanza, ma noi
continuiamo su questa linea. I cittadini sono con me. La situazione del resto
era insostenibile". Vale a dire? "Troppi mendicanti, molesti,
professionisti dell'accattonaggio. Sia chiaro: quasi tutti italiani, giovani
che domandano una firma per sostenere anonime comunità di recupero, poi
chiedono un'offerta libera che tanto libera non è. Altra cosa sono i poveri
veri, per loro abbiamo scelto altre soluzioni". A. Ma.
( da "Giornale.it,
Il" del 28-07-2008)
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N. 30 del 2008-07-28 pagina 7 Il
primo ko di Vendola, cantastorie narciso che adora le poltrone di Giancarlo
Perna Maestro di ritrosia, si tira indietro ma fino a ieri era sempre riuscito
a vincere tutte le battaglie. Stavolta per lui una delusione e nessun pianto di
finto dolore Stavolta a Vendola è andata male. Prima, ogni volta che gli
capitava a tiro una poltrona, Nichi l'afferrava senza sbagliare un colpo, ma
con l'aria della mammoletta cui hanno forzato la mano. Era come i democristiani
del secolo scorso che accettavano gli allori sospirando: "Mi sacrifico per
spirito di servizio". Nel Duemila a darsi il tono sofferto sono i
cinquantenni della sinistra. Walter Veltroni, per dire, sembra che faccia la
grazia ai suoi di guidare il Pd, ha un muso lungo stabile e lascia intendere
che, in realtà, sogna l'Africa. Ma Vendola lo batte. È lui l'inarrivabile
maestro della ritrosia a vuoto. A parole, si tira sempre indietro. Poi non
perde un'occasione che sia una. Oggi era il candidato favorito alla poltrona di
segretario di Rifondazione comunista. Tre anni fa, prese al volo la presidenza
della Regione Puglia. Su entrambe le prede si è avventato dicendo di non
volerle. Non crediate però che la sua sia ipocrisia. Nichi è un narciso,
prigioniero di un'immagine di sé di cui è innamorato. Pensa sinceramente di
essere un fanciulletto mai cresciuto. Un poeta prestato
alla politica. Un monaco costretto a fare il Papa. Quando - dopo averlo voluto
con tutte le forze - fu eletto Governatore, pianse. Ohibò, perché piangi?, gli
fu chiesto. È gioia? "È dolore - rispose Nichi -. Soffro perché entro nel
cuore del potere". Si grattò il lobo con l'orecchino e aggiunse: "Per
essere felici col potere bisogna amarlo e io sono disamorato del potere. Ho
paura di sporcarmi la faccia". Neppure aveva cominciato a occuparsi dei
suoi concittadini che subito disse: "Quando tutto sarà finito, voglio si
dica che non sono mai caduto nell'arbitrio e nell'illegalità". A Vendola
piace sentirsi un mistico al servizio dell'uomo. Un redentore adorato dal suo
popolo. "Tra me e i pugliesi - ripete spesso - c'è un rapporto
prepolitico. Nonne e madri mi fermano. I bambini mi mandano lettere con
consigli". Oltre all'orecchino, Nichi porta una vera d'oro infilata nel
pollice. E, come sempre con lui, dietro la stranezza c'è una storia edificante.
"È il dono di un pescatore - ha raccontato -. Un omone col viso buono che
il giorno in cui sono stato eletto mi ha abbracciato e
detto: "Avevo giurato che se vincevi ti avrei dato la cosa più cara: la
fede di mia madre"". Già questo è carino e tremendamente vendoliano.
Ancora migliore è la ragione per cui non ha riposto l'anello in un tiretto e se
l'è infilato. Che l'abbia messo al pollice è solo perché era troppo largo per
il suo anulare graziosamente sottile. Ma che lo porti, nonostante la dismisura,
è sublime: "Simboleggia il mio matrimonio col popolo", ha spiegato.
Uno che ha il coraggio di una simile frase, ha la poesia incorporata. Oltre a
dimostrare dimestichezza coi profeti d'Israele dei quali è forsennato lettore
essendo la Bibbia il suo livre de chevet. "A pelle, i pugliesi hanno di me
la percezione di una persona perbene", è un'altra delle annotazioni
preferite di Vendola che, quando parla di sé, è torrentizio. Essere perbene è
il suo vanto. E nessuno dubita che lo sia. Anche se però i suoi pasticcetti li
ha fatti. Voleva istituire a Bruxelles una "casa Puglia" pagando
l'edificio 2,1 milioni di euro. Fu subissato di critiche. Spiegò che era
un'ispirazione alla quale doveva obbedire e che avrebbe prodotto buoni frutti.
Poi, per fortuna, il palazzo belga risultò pericolante e non se ne fece nulla.
Un'altra volta offrì a Berlino un buffet accompagnato da concerto, per una
spesa di cinquantamila euro totalmente buttati al vento. Subito dopo, partì
alla volta di Washington con una delegazione di cinquanta persone in vista di
una conquista pugliese delle Americhe. L'opposizione di destra calcolò che la
gita di quattro giorni costava alla collettività 345mila euro e gridò allo
scandalo. Nichi replicò che anche stavolta seguiva un'ispirazione e che gli
euro erano stati appena 76mila. Quanto a sé, precisò di avere preso una
stanzuccia da 130 dollari a notte e di essersi sfamato con panini. Ignoro quale
sia il bilancio dei suoi tre anni di presidenza. Ricordo solo le polemiche sui
consulenti d'oro della Regione. Il blocco dei termovalorizzatori dei quali
Nichi, imbevuto di ecologismo pecoraroscaniesco, diffida. Una legislazione
generosa sulle unioni di fatto. Tutti nodi che sarebbero venuti al pettine se
fosse stato eletto segretario di Rc e avesse lasciato
la presidenza regionale. Un semplice rinvio del redde rationem. Anche prima di
candidarsi alla poltrona che gli è sfuggita, Nichi sembrava aborrirla. In
diversi colloqui, anche col sottoscritto, disse che non
voleva la guida di Rc, con questo argomento: "Non sono adatto: sono
cattolico, eterodosso, troppo vecchio". "Spiegati", gli ho
ingiunto. E Nichi ha detto: "Sono cattolico, sia pure nella forma più
imperfetta. Eterodosso, perché inguaribilmente libero. Vecchio, perché vivo
sulla mia pelle l'atrofizzazione del capire. La mia generazione può solo
traghettare i giovani verso un nuovo approdo della sinistra e poi tirarsi
indietro". Poi, allargò le braccia e aggiunse: "Non solo ho preso
l'impegno di portare a termine la mia presidenza della Puglia, ma potrei
ricandidarmi a un mandato bis". Allargò di nuovo le braccia e sussurrò:
"Se però i compagni mi chiedessero di assumere la segreteria...
Obbedisco". Poi precisò che detestava essere leader di partito e che se
proprio avesse dovuto, lo avrebbe fatto a modo suo. Ossia: per un breve periodo
e cooptando al suo fianco un compagno. Una sorta di inedito consolato. Ora, le
cose non sono andate per il verso giusto e non sapremo mai se sarebbe stato di parola. Ma, intanto, possiamo notare che anche
Nichi - nonostante l'asserita diversità - era disposto a intrupparsi con quelli
che si fanno eleggere sindaci o Governatori e mollano l'incarico prima del
tempo, deludendo chi li ha votati. Stile Rutelli e Veltroni, per intenderci. Vendola
è nato 50 anni fa a Terlizzi, in quel di Bari. Il babbo, un ex fascista,
divenne comunista e restò cattolico. Gli impose il nome di Nicola, che è il
santo di Bari, ma lo chiamò subito Nikita in onore di Krusciov e in omaggio
alla destalinizzazione. La sera, quando andava a rimboccargli le coperte, gli
chiedeva: "Hai detto le preghiere?". A vent'anni - era il '68 - Nichi
dichiarò ai genitori di essere gay e li annichilì. L'outing - ha ricordato - fu
per lui "un massacro sociale, politico, familiare. All'epoca molti
pensavano che per i gay bisognasse chiamare il medico, l'ambulanza, lo
psichiatra". Ma, ha aggiunto con la solita tenerezza verso se stesso,
"io non so mentire. Avevo scoperto l'amore e viverlo come una colpa mi
sembrava una bestemmia contro Dio". Di mezzi modesti, per mantenersi agli
studi Nichi fece il cameriere, il correttore di bozze dall'editore Di Donato,
il venditore porta a porta dei libri di Einaudi e degli Editori riuniti, tutta
roba rigorosamente di sinistra. Si laureò in Lettere con tesi su Pasolini.
Entrò nella Fgci, i giovani del Pci, poi nel Cc del partito. Quando Occhetto
cambiò il nome, pianse ed entrò in Rc che Bertinotti aveva appena fondato.
Fausto lo fece deputato nel '92 e alla Camera è rimasto per quattro legislature
prima di assumere la reggenza del regno che fu di Federico II. Dal '93, Nichi è
sotto scorta. La mafia gliel'ha giurata perché l'ha sempre combattuta in tutte
le sue versioni, pugliese, calabrese, siciliana. Ha egualmente lottato contro i
magistrati ambigui, specie in Calabria. Quando costoro, senza nessuna ragione,
presero di mira la deputata di An, Angela Napoli, vicepresidente
dell'Antimafia, Vendola l'ha difesa a spada tratta. "È una delle voci più
limpide della Calabria", disse. La faccenda, infatti, finì nel nulla con
annessa figuraccia dei maneggioni in toga. Il garantismo è la virtù più bella
di Nichi, perché è senza i vezzi che ha verso se stesso, ma autentica e severa.
Vendola è nato poeta e si è acconciato come politico. Ha scritto quattro libri
di poesie. Uno è stato premiato da una giuria di cui
faceva parte Marcello Veneziani, intellettuale di origini missine. Il Secolo
d'Italia, quotidiano di An, li recensisce regolarmente. Quando è stanco delle
sue cariche che ormai ricopre da vent'anni, Nichi sogna di ritirarsi e fare il
maestro d'asilo per raccontare filastrocche ai bambini. È un filastroccaro con
i fiocchi: "C'era una volta una piccola bocca che ripeteva la filastrocca
di una gattina color albicocca che miagolava in una bicocca dove viveva una fata
un po' tocca che raccontava la storia bislacca di una bambina che sta sulla
rocca e che ripeteva la mia filastrocca nata un po' allocca e cresciuta
barocca...". Come Fausto, Nichi è un affabulatore. Al pari di lui, non ha
una sola idea adatta ai tempi. Bertinotti ha condotto Rifondazione fuori dal
Parlamento. A Vendola - gradito agli dei - il destino ha risparmiato di darle
il colpo di grazia. Toccherà allo sfortunato neosegretario. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa,
La" del 28-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Un ritorno ai tempi dell'infanzia:
"Quand tuti parlavan piemonteis e 'l mond l'era pi tranquill" Nel mio
album di fotografie ci sono due foto che risalgono agli anni trentatré e
trentasei, sono state scattate una nell'asilo comunale di via Menabrea e l'altra
nell'asilo delle Consolatine di via Petitti a Torino. Ricordo poco del primo
asilo, ero piccola, mentre sono vivi in me i ricordi dell'altro che hanno poi
frequentato anche i miei bambini negli Anni Sessanta. Nell'asilo comunale le
insegnanti erano laiche, alle Consolatine erano suore della
Consolata. La suora della mia classe, si chiamava Irene, alta, con un viso
dolcissimo rammento la sua voce che, originaria della Brianza, aveva un accenno
particolare, diverso dal piemontese. Ero molto delicata di salute e sovente
rimanevo a casa malata, non c'erano ancora le vaccinazioni e ad ogni malattia
contagiosa mi ammalavo. Mi isolavano a casa di nonna, accanto alla
nostra, per me era una vacanza; nonna mi adorava e mi viziava. Mio padre era
l'unico figlio rimasto di undici che ne aveva avuti e io l'ultima nipotina.
Trascorrevo il tempo disegnando e ritagliando giornali, cantavo con lei,
soprattutto pregavo a volte addormentandomi per i suoi interminabili rosari.
L'isolamento lunghissimo della scarlattina, di quaranta giorni e poi quello
della difterite subito dopo non posso dimenticarli. La casa di nonna per
fortuna era situata al pianterreno e sovente la mia suora veniva a salutarmi e
mi portava da fare i lavoretti che i bimbi eseguivano all'asilo, comprese le poesiole
che a fine anno si dovevano recitare nel saggio. Per tre lunghi mesi le mie
manine si destreggiarono nei lavoretti e ho conservato un quadernino che tengo
caro. La difterite mi aveva lasciato una specie di paresi alle gambe e non mi
reggevo, un giorno caddi sul piccolo palcoscenico dell'asilo e suor Irene mi
portò a casa in braccio. Mi portarono da un famoso professore, ne ricordo il
nome e la sala d'aspetto del suo studio tappezzata di foto di bambini, era il
prof. Macconi, il quale disse a mamma che anzitutto doveva votarmi alla Madonna
Consolata e lui avrebbe tentato di farmi ancora camminare. Per tre lunghi mesi
mi recai ogni giorno nel suo studio per le cure. Nonna, che aveva perso per la
difterite quattro bimbi in una settimana e da allora non si era vestita che di
nero, era preoccupatissima e pregava continuamente. Finalmente riuscii a fare i
primi passi e al saggio, oltre che cantare, danzai un minuetto. Nella chiesina
dell'asilo portai un cuoricino d'argento per la mia guarigione, ultimamente la
chiesa è stata ristrutturata e i tanti cuoricini non ci sono più. Da tanti anni
vivo a Nichelino e non ho più incontrato nessuno dei bimbi miei compagni
d'asilo, forse alcuni ricorderanno suor Irene, i sereni giorni d'infanzia
passati insieme gioiosamente, al mattino cantando lodi alla Madonna Immacolata
davanti alla grotta di Lourdes situata allora nel cortile in via Petitti. Molti
visetti sono seri nella foto, abbiamo grembiulini bianchi e neri, in classe
divisi i maschi dalle femmine, per fortuna ora indossano grembiulini colorati e
le faccine sono quasi sempre allegre. Gli asili si chiamano scuole materne,
pochissime tenute da suore; le maestre molto ben preparate si dedicano con
gioia ad intrattenere e insegnare ai bimbi tante cose come una grande missione.
I miei figli, felicemente sposati, non hanno figli, non sono nonna purtroppo,
ma ho goduto la gioia di tanti nipotini e bisnipoti delle mie sorelle Franca e
Clara e delle mie cognate ai quali sono affezionatissima e ampiamente
ricambiata. Come tutti gli anziani, il tempo dell'infanzia ritorna spesso, i
luoghi a volte non si riconoscono, ma sono sempre vivi nel cuore, "quand
che tuti parlavo piemonteis e'l mond l'era pi tranquil". A volte scrivo in
piemontese e me lo leggo ad alta voce per non dimenticare l'idioma nella nostra
lingua, forse nei paesi si parla ancora, a Torino raramente c'è qualcuno che lo
parla e tantomeno ne scrive, per fortuna Torinosette mette un trafiletto
"An piemonteis" che leggo avidamente. Termino sperando che questo mio
ricordo sia piaciuto e che possa essere pubblicato, saluto cordialmente
VALENTINA SCANDALITTA.
( da "Unita,
L'" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del Famiglia
Cristiana: i 100 giorni del governo? Solo fumo negli occhi... Duro j'accuse del
settimanale contro l'esecutivo: l'emergenza vera è la povertà, il Palazzo
abdica alla moralità / Roma Famiglia Cristiana boccia i primi cento giorni del
governo e la mancanza un'"idea seria" da parte dell'opposizione di
fronte alle "vere emergenze" del Paese, prima fra tutte la povertà in
cui scivolano ogni giorno sempre più famiglie, rimprovera una casta
"spendacciona" e amorale, e prevede un nuovo "autunno
caldo". Solo una ventina di giorni fa parlava di "paese a
rotoli", governo "traballante" e opposizione "alla
finestra", proponendo un "nuovo patto per l'Italia". Ora il
"j'accuse" del settimanale paolino, che negli ultimi mesi ha tirato
non poche bordate al governo, denunciando "l'ossessione" del premier
per il nodo giustizia e opponendosi strenuamente alle norme sulle impronte ai
nomadi, sembra salire di tono. Di fronte a una manovra varata senza "uno straccio di provvedimento a favore di salari e
pensioni", il settimanale cattolico, nell'editoriale del prossimo numero,
osserva che i poveri "non sono di moda" come la giustizia, la
sicurezza e l'inutile "lodo Alfano, approvato in un solo giorno dal
Senato". Un Senato che, per giunta "nonostante i gruppi parlamentari
dimezzati spende ancor di più". "Il limite invalicabile
dell'inflazione programmata - osserva Famiglia Cristiana - vale solo per i
comuni cittadini, non per gli "spendaccioni" senatori". E così
il Palazzo, che dovrebbe dare il buon esempio, "abdica alla moralità,
abbandonando a sè stesse milioni di famiglie", mentre il 40 per cento
degli italiani - sottolinea l'editoriale - è costretto a rinunciare anche ad
una sola settimana di vacanza l'anno. Famiglia cristiana chiede "un gesto
di sobrietà". Sembra prevalere, invece, nel Paese un clima di
"propaganda politica" nonostante i cento giorni di governo da poco
compiuti, fatta di continue "emergenze", da quella per i rom a quella
per gli immigrati ("problema vero, ma non siamo all'invasione"),
"fumo negli occhi - secondo il settimanale - a distrarre gli italiani
dall'assenza di una vera idea per risollevare il Paese" . "A quando
un Paese normale, maturo e responsabile - si chiede il settimanale - che
affronti i veri problemi, rinunciando agli allarmi propagandistici per soli
calcoli elettorali?". Ce n'è anche per l'opposizione. "Nessuna idea
seria per economia e riforme - commenta - solo contorcimenti su che cosa fare
da grandi. Intanto, per non smentire il tipico masochismo della sinistra, si
logorano in battaglie interne tra Veltroni e D'Alema". Risultato, una
"inerzia politica" che, conclude il settimanale cattolico, "ci
preannuncia un autunno caldo". Amarezza al Pd: "Da mesi spieghiamo
che le emergenze sono pensioni e salari e non i problemi del premier, abbiamo presentato
proposte precise, come fa Famiglia Cristiana a metterci sullo stesso piano del
governo?".
( da "Unita,
L'" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
COSTITUZIONE TURCA Il premier accusato di aver violato 4 articoli IL partito
islamico moderato Giustizia e Sviluppo (Akp) del premier
Abdullah Erdogan è stato accusato di aver violato i primi quattro articoli della
Costituzione turca. La principale violazione è quella dell'articolo 2 che
recita: "La Repubblica turca è uno Stato di diritto democratico, laico e
sociale (...) legato al nazionalismo di Ataturk e fondato sui principi
fondamentali espressi nel preambolo". Poi, lo stesso preambolo alla
carta precisa che "nessuna opinione o interpretazione può essere
giustificata a discapito degli interessi nazionali turchi, del principio di
indivisibilità dell'entità turca (...), dei principi delle riforme e del
modernismo di Ataturk, e (...) in virtù del principio di laicità, i sentimenti
religiosi, che sono sacri, non possono in nessun caso interferire con gli
affari di Stato o con la politica". Infine l'articolo 4 sancisce che i
primi tre articoli, che riguardano il carattere repubblicano e democratico
dello Stato e la sua laicità, sono immodificabili proibendo inoltre anche solo
la proposta di una modifica: "Le disposizioni dell'articolo 1 della
Costituzione, che stabiliscono la forma repubblicana dello Stato, come le norme
dell'articolo 2, relative alle caratteristiche della Repubblica, e quelle
dell'articolo 3, non possono essere modificate, né una loro modifica può essere
proposta".
( da "Unita,
L'" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del Dietro
quelle bombe esplose a Istanbul ga.b. L'organizzazione indipendentista curda è
responsabile di molti attentati e attacchi alle forze di sicurezza, e dopo un
periodo in cui, seguendo l'esortazione del suo leader detenuto Abdullah Ocalan,
aveva interrotto o ridotto le attivita armate, da un paio d'anni è tornata a
colpire con forza e continuità. Ma la vera novità nel variegato manifestarsi
della violenza che mina il faticoso cammino della Turchia verso il pieno
dispiegamento delle sue potenzialità democratiche e in particolare verso
l'accesso all'Unione europea, non si chiama Pkk (Partito dei lavoratori curdi).
Ha un nome molto turco, "Ergenekon", come la leggendaria valle
dell'Anatolia centrale, in cui secondo il mito abitavano genti disperse, fino a
che un lupo grigio non si pose alla loro testa guidandole a diventare un popolo
ed una nazione. L'Ergenekon del 2008 è un misterioso movimento clandestino
ultranazionalista, che trama per favorire una svolta autoritaria ad Ankara.
Fine del governo democratico degli islamo-moderati. Potere all'esercito. Addio
all'Europa. Questo il programma eversivo dei novelli lupi grigi di Turchia, da
perseguire attraverso metodi spregiudicati, che sostanzialmente consistono nel
creare un clima di insostenibile instabilità politica e sociale, in cui la fine
delle libertà ed un nuovo golpe militare diventino quasi inevitabili. La
magistratura indaga ed ha già incriminato 86 persone. Fra loro due generali a
quattro stelle in pensione, un direttore di giornale, il capo di un piccolo
partito nazionalista, il presidente della camera di commercio di Ankara. Gente
di un certo peso. L'inchiesta non ha ancora prodotto prove decisive a carico
degli imputati, ma da mesi i media locali descrivono nei dettagli i piani del
gruppo golpista, gli attentati e le violenze di piazza attraverso cui pensano
di poterli realizzare. In Italia negli anni settanta si chiamava
"strategia della tensione". Dire che i mandanti degli attentati
dell'altra sera nel quartiere di Gungoren siano quelli di Ergenekon sarebbe
altrettanto arbitrario quanto dare per scontato che i responsabili siano quelli
del Pkk, che, a differenza di altre volte, in cui né smentivano mé
rivendicavano, ieri si sono subito affrettati a negare ogni responsabilità. Ma
è singolare che le bombe siano scoppiate alla vigilia dell'attesissima sessione
della Corte costituzionale, convocata per decidere se mettere fuorilegge il
partito islamico-moderato (Akp, Giustizia e sviluppo), che governa il Paese da
diversi anni, avendo vinto nettamente le ultime due elezioni. In particolare
nel
( da "Unita,
L'" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del Eni
e Enel: il primato dell'impresa pubblica R&S: crescono i profitti dei primi
50 gruppi italiani. 2008 difficile per le banche di Oreste Pivetta / Milano SORPRESE
La prima notizia è che viene smentita la propagandatissima versione di un
privato efficiente, coraggioso, dinamico, a caccia d'affari in tutto il mondo,
e di un pubblico foraggiato dalle tasse dei cittadini, attento a difendere le
posizioni del proprio privilegio. No, a sonnecchiare sono i privati, magari
controvoglia. La seconda notizia è che comunque, malgrado ci si senta scossi
dai venti delle più diverse tempeste, gli utili crescono e soprattutto per i
privati, tra salti da un anno all'altro che fanno meraviglia. Il disegno, nei
particolari, viene da uno studio di R&S, Ricerche e Studi, di Mediobanca,
conti in tasca, tra il 2003 e il 2007 con alcune verifiche nel 2008, ad una
parte dell'economia italiana, quella rappresentata dai "maggiori cinquanta
raggruppamenti societari quotati in Borsa". E cioè trentanove
raggruppamenti industriali, tra i quali gli ultimi entrati BeniStabili-
Foncière de Régions, Prysmian, Davide Campari, Immsi-Piaggio e Intek, sei
gruppi bancari e cinque assicurativi. I gruppi pubblici (accanto ad Alitalia,
voracissima) sono soprattutto Eni e Enel, gli unici che siano riusciti a
concludere acquisizioni all'estero (vedi Enel con Endesa), grazie a un
atteggiamento aggressivo e grazie all'autorevolezza garantita dagli azionisti (pubblici)
alle spalle. Il "resto" dell'Italia sono soprattutto banche e
assicurazioni, cresciute certo, arricchite, ma in un panorama industriale
segnato dal nanismo dell'impresa italiana, al di là delle eccezioni, da Fiat
tornata agli utili a Luxottica che vende soprattutto fuori d'Italia. Il 2008 è
incerto e lo sarà soprattutto per le banche, alla prova della crisi dei
subprime: se la tendenza confermasse per intero i primi tre mesi, il bilancio
finale sarebbe ben diverso da quello che si è chiuso nel 2007. I cinque
principali istituti di credito "retail", ovvero Intesa SanPaolo,
UniCredit, Mps, Ubi Banca e Banco Popolare, potrebbero chiudere l'esercizio
2008 con un risultato netto dimezzato, cioè con un calo del 49,3% rispetto al
2007, senza includere effetti straordinari registrati nel primo trimestre del
2007 (2,8 mld di plusvalenze di Intesa SanPaolo per la cessione al Credit
Agricole delle partecipazioni in CariParma e FriulAdria). Il bilancio generale
per cinque anni ha visto utili netti aggregati pari a 48 miliardi (più 161%
rispetto al 2003). Le imprese a controllo pubblico hanno accresciuto del 72,2%
i profitti (passando da 8,8 miliardi a 15,5), quelle private sono addirittura
cresciute del 242,8%, passando da 9,3 miliardi a 32,7. I profitti maggiori del
2007 sono segnati da Eni (10 miliardi), seguono Intesa SanPaolo (7,3 miliardi)
ed UniCredit (6,6 miliardi). Con i quattro miliardi di Enel e i tre miliardi di
Generali si arriva al 64% del totale. Tra le società in perdita nell'esercizio
scorso ci sono Alitalia (2,6 miliardi il cumulo nei cinque anni), Fastweb
(oltre 800 milioni nello stesso periodo) e Stm (meno 324 milioni solo nel
2007). I maggiori incrementi di utile, in termini assoluti, sono riconducibili
a Intesa SanPaolo (+5,1 miliardi), UniCredit (+4,6 miliardi), Eni (+4,4
miliardi) e Fiat (+1,9 miliardi). D'altro canto, sempre dal 2003, ci sono anche
casi di riduzione dell'utile: oltre a Stm che ha chiuso il
( da "Repubblica,
La" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina II - Genova le paRole del
papa e il cuore aperto DON ANDREA GALLO (segue dalla prima di cronaca) Il
Vicepresidente della Regione Liguria difende con sicurezza la sua
"Crociata?dei Doveri". A mio avviso, il dovere prioritario e
irrinunciabile di ogni cittadino è quello di riconoscere gli articoli della
Carta dei Diritti dell'Onu, della nostra Costituzione e di tutte le
costituzioni liberali e democratiche. Si dice, a più voci, che a Genova non ci
siano ancora le condizioni per arrivare a costruire pacificamente una Moschea.
Se è vero, la maggioranza dei genovesi è fuori dalle costituzioni democratiche.
Non credo assolutamente a queste previsioni pessimistiche. Si tratta, con
fatica, di ascoltare innanzitutto la presenza dell'altro, prima ancora delle
sue parole e di percepire qual è il suo bisogno. è nell'umile ascolto che ci si
confronta anche con la paura, sentimento che non va rimosso bensì affrontato.
Non si deve, con buonismi, sminuire la paura ma accogliendola come realtà che
interpella, che pone domande, cui si è chiamati a dare onestamente risposte
sagge, senza ipocrisie e pregiudizi, proprio nel confronto tra la propria
identità e quella dell'ospite sconosciuto. Genova, nonostante i profeti di
sventura di turno, che con la menzogna pontificano, è sempre stata originale e
stimolante laboratorio politico-sociale. Senza abdicare alla propria cultura e
alle leggi vigenti (da migliorare) non è umano, cristiano, ripudiare chi giunge
con un suo bagaglio che definisce cultura, religione. è assodato esigere il rispetto
delle regole. Cominciamo a riconoscere la nostra Costituzione: è una regola
aurea. Nascerà un progetto nuovo che richiederà sicuramente stretta vigilanza,
attenta riflessione, disponibilità a cambiare, saldezza di convinzioni.
Vent'anni fa sorgeva la moschea a Roma con minareto, con Wojtyla e Pertini. Un
referendum consultivo per la "libertà di culto" non si può spacciare
come autentica partecipazione democratica, ma è inequivocabilmente un vistoso
segno di intolleranza. Non reggono certe acrobazie dei vari distinguo
contraddittori. Dalla giunta di centrodestra di Milano, a questo proposito,
giungono segnali significativi ed intelligenti. Miei cari promotori, volete
assumervi questa pesante responsabilità? La "Democrazia" va presa sul
serio. Minaccia di smarrirsi qualcosa che ha fatto parte del "patrimonio
storico" di questa città. Si assiste all'invenzione improvvisa di nuovi
espedienti, trionfalismi sconnessi, sussultori, frettolosi. Cui prodest? A chi
giova? Forse alla sicurezza, alla legalità, ad una nuova convivenza umana?
Donne e uomini di buona volontà , e voi soprattutto
giovani, con la pazienza laica della Democrazia, con i politici e i laici, le
chiese cristiane, la sinagoga, cerchiamo insieme un luogo idoneo dove la
moschea possa essere edificata, per non mortificare le diversità, ma possano
esprimersi nella riappacificazione di una cittadinanza comune. Genovesi:
"Osiamo la Speranza". Vorrei tentate di aiutare a "pensare in
grande", accogliere nel frammento qualcosa del tutto, a ridare dignità e
ampiezza di vedute a prospettive troppo spesso tentate di ripiegarsi su di un
angusto cortile e, Dio non voglia, di mera propaganda politica a basso costo.
Il proprio della Comunità cristiana nelle attuali contingenze, il suo compito
profetico, la sua preghiera, consiste forse in un lavoro di profondità e di
lungo periodo che getti le basi per una convivenza possibile e praticabile che
dia senso, che apra al futuro, suscitando attese e progettualità e renda
vivibile l'oggi. Lo ripeto a me e a tutti: "Dimmi chi escludi e ti dirò
chi sei".
( da "Repubblica,
La" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina II - Genova Enrico Musso,
senatore e leader dell'opposizione a Palazzo Tursi "Quell'intesa non basta
l'Islam è troppo variegato" Senatore Musso, lei cosa pensa del referendum
sulla moschea? "E' sbagliato dire che sia anticostituzionale, perché in discussione
non c'è la libertà di culto ma il luogo dove la si esercita. Però..."
Però? "Sono i politici che devono fare il loro mestiere e pronunciarsi,
sulla base del mandato ricevuto. Non ha senso ricorrere alla consultazione
popolare, ci sono i politici eletti, se ne occupino loro. Il referendum non è
necessario, discutere la vicenda in consiglio sì". Lei sulla moschea è
possibilista... "Io sono favorevole, ma con delle condizioni precise: di
avere ogni garanzia, sicurezza e trasparenza, in primo luogo; ma ricordiamoci
che il mondo musulmano è molto variegato, e non è che l'intesa con un soggetto
valga per tutti. Bisogna, infine, fare i conti con il luogo prescelto, vedere
se ci sono compatibilità ambientali e sociali. Oltre ovviamente a quei cardini
di civiltà, ad esempio nei confronti delle donne, che non possono essere
accantonati". Senatore, lei mette paletti, ma molti suoi amici del
centrodestra alzano gli scudi. E anche un cattolico come
Monteleone resuscita una questione cristiana che sa di crociata. Cosa ne dice?
Io mi chiedo cosa accada, visto che la stessa chiesa cattolica è più tollerante
di Monteleone... E non sta in piedi l'obiezione che nei paesi musulmani non si
possano costruire templi cattolici: se loro sbagliano, dobbiamo sbagliare anche noi? A parte
il fatto che ritengo che una tale condotta sia contro il Corano, dobbiamo
perpetuare la legge del taglione? Il centrodestra si divide a Genova e a Milano
tratta con l'imam... "Ma sì, certo, le posizioni sono articolate. Le
condizioni che pongo sono tali che i motivi di contrarietà di una parte del
centrodestra verrebbero depotenziati; in questo modo si dividono ile
preoccupazioni tra l problema della sicurezza e il riferimento agli immigrati
che se ne fa automaticamente. Accettiamo quello che chiunque vorrebbe e
mettiamo paletti che impediscano la nascita di centrali del terrorismo, la
soluzione si trova". Alla fine, battaglia politica e basta? "Ci
scanneremo, qualche politico finirà in un bagno di sangue, magari io, magari
altri... e finiremo comunque lì, a cercare un'intesa". (d. al.).
( da "Repubblica,
La" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XXI - Roma L'autobiografia
Quel prete rivoluzionario moderno e scomunicato "Pellegrino
di Roma" è un libro "rovente": messo all'Indice dalla Chiesa
Cattolica, osteggiato fortissimamente e per questo ancora oggi introvabile,
seppur ricercatissimo. E' l'avvincente autobiografia di Ernesto Buonaiuti,
sacerdote antifascista, scomunicato dalla Chiesa Cattolica per le sue idee,
figura saliente del modernismo italiano. Buonaiuti, attuale e
rivoluzionario, sostiene che l'evolversi della fede deve portare ad una sempre
nuova comprensione democratica.
( da "Repubblica,
La" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Economia Sorpresa, Italia al top
per competitività Per Onu e Wto la nostra industria è seconda solo alla
Germania nel mondo Il dossier L'economista Fortis: "Il Paese è bloccato
all'interno, ma fuori ha successo" VALENTINA CONTE ROMA - L'Italia che
compete ha successo. Non è di serie B. Anzi, nel mondo è seconda solo alla
Germania. Mancava una certificazione ufficiale per allontanare l'immagine del
declino. Ora c'è, sintetizzata da un indice poco conosciuto elaborato da Onu
(Unctad) e Wto. Si chiama Tpi (Trade performance index) e colloca il nostro
paese ai vertici della classifica mondiale dei più virtuosi nel commercio con
l'estero. Una sorpresa? "Ci possiamo togliere qualche soddisfazione dopo
tanta ingiustificata autocommiserazione", dice Marco Fortis,
docente di economia industriale alla Cattolica di Milano e autore del dossier
che sarà pubblicato dalla Fondazione Edison sul Quaderno di agosto. "In
questi anni abbiamo vissuto un paradosso - spiega - un'industria che va
benissimo sui mercati internazionali, ma che fatica all'interno".
Una contraddizione cavalcata da classifiche impietose - gli indici dell'Imd di
Losanna o quello del World economic forum - che mettevano l'Italia dopo
Zimbabwe o Bulgaria. "Si è fatta confusione tra attrattività e competitività",
spiega ancora Fortis. Insomma, è vero che l'Italia non attira. Burocrazia,
criminalità, costo del lavoro troppo alto, ristagno dei consumi allontano gli
investimenti. E qui siamo in coda agli altri. Ma nelle esportazioni (il 20% del
Pil) no. Anzi, il commercio estero si conferma l'eccellenza dell'economia
italiana. I settori delle "quattro A", i più apprezzati fuori confine
- abbigliamento, arredo, alimentari, automazione meccanica - da soli
custodiscono un "tesoretto" (113 miliardi nel 2007) che compensa
quasi tutte le dipendenze, cioè il deficit commerciale storico (120 miliardi):
energia, automobili (soprattutto di lusso), chimica farmaceutica, elettronica,
materie prime. "Ma quale sorpresa, l'avevamo detto", dice Giuseppe
Morandini, vicepresidente di Confindustria. "Sappiamo i sacrifici di
questi anni per mantenere le posizioni di mercato e generare un'idea al giorno.
Conosciamo gli sforzi dei nostri collaboratori per sostenere i marchi in tutto
il mondo". In questo senso anche il derby Italia-Spagna scolora. Gli
spagnoli hanno alimentato il Pil con le infrastrutture. Ma ora l'edilizia è al
collasso. Così gli Stati Uniti che hanno puntato su Internet e mutui.
"Crescevano per bolle", sintetizza Fortis. Risultato: sono fuori
dalla top ten del nuovo indice Tpi. E in buona compagnia. Oltre a Spagna e Usa,
mancano anche Inghilterra, India, Cina, Brasile. Paesi che avanzano a ritmi
vertiginosi in termini di ricchezza prodotta (il Pil a due cifre, mentre
l'Italia è a crescita zero), ma che puntano sul "petrolio verde", le
risorse agricole (la soia e la canna da zucchero del Brasile), i servizi (i
call center e Bollywood dell'India). "Per fortuna le nostre industrie non
hanno smesso di fare quello che sanno fare meglio", sospira Fortis. C'è il
divario Nord-Sud da recuperare, le famiglie da rassicurare, il motore interno
da riavviare. "Ma siamo in allarme anche all'estero - avverte Morandini -
facciamo fatica con i prezzi alle stelle e i cambi sfavorevoli, non più
gestibili. Come imprese abbiamo dato idee e margini. Ora aspettiamo risposte e
sostegno dal sistema paese".
( da "Manifesto,
Il" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
RIFONDAZIONE "Una bellissima
sconfitta, lavoreremo per la sinistra" Dopo il congresso, Vendola guarda
alle elezioni locali e alle europee. "Il partito è irriconscibile. Ma non
lavoreremo a far cadere Ferrero, rilanceremo il nostro progetto politico"
lavoreremo per la sinistra" Di scissione non si parla. Perché
"dobbiamo salvare il partito" Micaela Bongi Sconfitto al congresso
del Prc da una maggioranza costruita con tre mozioni intorno alla candidatura
del nuovo segretario Paolo Ferrero, annunciando il ritiro dalla corsa per la
segreteria domenica Nichi Vendola era stato
definitivo: "Considero questo congresso come la fine della storia di
Rifondazione come l'ho conosciuta in 38 anni di militanza". Chiuse le
assise, il presidente della Puglia non cambia idea. Hai detto che non esiste
più il Prc di prima. Ora ce ne sono due? Intanto è molto importante rendere
comprensibile questa mutazione genetica. La fine di quella vicenda che ha avuto
nella fase della coabitazione tra Cossutta e Bertinotti una sua
rappresentazione particolarmente simbolica. La convivenza di culture diverse
che convergevano su un punto fondamentale: Rifondazione intesa come la
ricostruzione di un partito di massa, fuori da qualunque tentazione
minoritaria. Rifondazione come soggetto capace di connettere pratica sociale e
iniziativa politica. Rifondazione come cantiere dell'innovazione. Non solo un
partito, ma una traccia di lavoro. Rottura con lo stalinismo e assunzione della
nonviolenza come nuova grammatica dell'agire politico. Questa storia è stata
Rifondazione. Oggi Fausto Bertinotti, io o Franco Giordano siamo
all'opposizione; al governo del partito c'è Falce e Martello. Si muovono verso
una linea politica che oggettivamente è l'unità dei comunisti, la regressione
identitaria è palese. Tu sei andato oltre. Hai accusato chi ha vinto il
congresso di giustizialismo e plebeismo. Nel corso degli interventi ho sentito
espressioni paradossali benché emblematiche, si è parlato di costruire il nuovo
Cln con Di Pietro. Come se esistesse una domanda di legalità sganciata dalla
questione sociale. L'antipolitica non è una sacrosanta manifestazione
indignata. L'epicità di una piazza scandalizzata è quello che sta in
superficie. Antipolitica è diffondere una cultura del potere mistificante. Noi
rubavamo a Pasolini la metafora del Palazzo. Ma lì non c'erano solo i ministri,
anche altri poteri, i petrolieri.... Oggi si identifica il potere con la Casta.
Al congresso ho sentito anche un'analisi della sconfitta disarmante, teorizzare
che non è tanto la destra che ha vinto ma è la sinistra che ha perso per me è
sconvolgente. La destra si è insediata dentro ogni interstizio della società,
dentro ogni transistor del sistema delle comunicazioni, nella produzione di
simboli, di immaginario. Dunque le polemiche sul giustizialismo non
riguardavano solo la presenza di Ferrero a piazza Navona con Di Pietro? Lui ha
risposto che in quella stessa piazza c'erano Claudio Fava e Fabio Mussi, di Sd,
e i Verdi, con cui volevate fare la costituente di sinistra. Mussi e Fava sono
stati lo spauracchio del congresso, non puoi recuperarli in corner perché ti
sono utili. Io non parlo di piazza Navona, ma della nostra cultura. Del fatto
che siamo stati accusati di violazioni al sud come se quello fosse il nostro costume
per fare la battaglia congressuale, senza alcun garantismo. E poi sono state
proposte analisi minimaliste e ricette massimaliste, come se bastasse la
vecchia formuletta "in basso a sinistra". Una riedizione un po'
volontaristica dell'autonomia del sociale. Non c'è un sociale immacolato, c'è
un sociale complicato. Non è che siccome siamo stati inefficaci quando eravamo
nelle istituzioni ora, duri e puri e capaci di presenza, riusciremo a
riguadagnare l'operaio della Fiom che ha votato Lega. C'è una tale livello di
astrattezza... Tutto un dover essere, una deontologia dei piccoli gruppi che
rimuove il tema del mondo dei lavori per come essi si sono plasmati. Parliamo
di una precarietà che non ascoltiamo. Come si può pensare che la riduzione alla
sloganistica possa consentirci di intercettare un mondo giovanile capace di
esprimere domande di cambiamento... E se nel mio congresso si dice che non è
importante che un leader sappia usare i congiuntivi? La storia dei comunisti è
stata storia di impegno per l'alfabetizzazione contro qualunque
rappresentazione della classe come una plebe. E poi la questione del
mezzogiorno. Certo, una contesa così aspra come quella del congresso porta
all'esposizione delle proprie viscere. Ma qui nell'immaginario del partito del
nord si è radicato un pregiudizio sul partito del sud. Si è costruito un
preconcetto molto brutto. L'insieme delle cose che ho descritto è esplicativo
di come sia potuto accadere che si sia formata una maggioranza eterogenea,
raccogliticcia e improbabile tra ex Dp, Ernesto, Falce e Martello. Collante di
quella maggioranza non è stata la volontà di chiudere con la passata gestione
del partito? A dirigere il partito c'era Ferrero, c'era Russo Spena, non c'ero
io. Io ero nella trincea pugliese. Non pensi che anche il tuo chiamarti fuori
dalle responsabilità, tra l'altro essendo il "delfino" di Bertinotti,
ti abbia danneggiato? Al congresso ho sentito anche che il più grande dissenso
da Bertinotti l'ho esercitato io, all'epoca del governo Dini. Ho praticato
autonomia di pensiero e anche il diritto a sbagliare. Diciamo che mi è stata
rimproverata una tendenza al leaderismo per una proposta di candidatura
esplicita votata da 21.000 iscritti a fronte di una candidatura "in
sonno", quella di Ferrero. La mia candidatura è stata rappresentata come
proposta di scioglimento del partito, una falsificazione. Questo elemento fa
parte del degrado della vita interna. E' indicativo di come il Prc sia parte
del problema che si chiama "crisi della sinistra": il dileggio, la
pulsione belluina nella contesa denigratoria, la perdita dei vincoli
solidaristici. Tutto questo è entrato nel Prc. Sono stati
commessi danni molto gravi, è stato inquinato tutto il campo. A
proposito di leaderismo, non hai pagato anche il fatto di essere stato l'uomo delle primarie e il "governatore" della Puglia?
Bisognerebbe avere un atteggiamento laico. Le primarie in Puglia sono state un
fatto dirompente, di partecipazione, di innovazione, non è che hanno
portato all'emersione del fenomeno televisivo Nichi Vendola, dietro c'erano
anni di battaglia nel territorio. Ma non è detto che quel sistema sia stato digerito da tutto il partito. La capacità di presa di
parola nel partito è stata limitata con la limitazione del tesseramento,
considerato come una minaccia o frutto di possibile falsificazione e non come
una domanda. Io credo che fosse corretto rendere esplicite le candidature.
Abbiamo semmai assistito a un episodio di leaderismo costruito sul primato
della tattica. La non candidatura di Paolo pesava come la mia candidatura. E in
quella non candidatura c'era la libertà dell'aggressione personalizzata. Poco
male. Ma dover ascoltare anche la mitologia per cui Ferrero era diventato
l'interprete della base quando era stato ministro del
governo Prodi... Ha detto di aver sbagliato. Una parte di quelli che hanno
sbagliato deve essere processata e un'altra promossa? E ora, come si
qualificherà nell'azione politica dei prossimi mesi la differenza tra queste
due parti? La nostra area resterà nel Prc, e sarà protagonista concretamente
nei territori della ricostruzione della sinistra. Non lavoreremo perché
inciampi la segreteria di Ferrero, lavoreremo per preservare una prospettiva
che quella segreteria non garantisce. I nodi verranno presto al pettine, ci
sono le amministrative - e già nella nuova maggioranza si discute sulla
permanenza nelle giunte - e le europee, già vedo una bella rimpatriata
comunista e anticapitalista. Ci possono essere conseguenze sul piano europeo e
nazionale, io lavoro per evitare queste conseguenze. Intanto la tua area,
Rifondazione per la sinistra, continuerà a dialogare con Sd e i verdi? La mia
area nasce con questo Dna, va verso la riaggregazione a sinistra. Fino a quando
sarà possibile evitare la scissione? Alle europee come arriverete? La scissione
è stata un'altra invenzione propagandistica. Ho subito una bellissima sconfitta
che mi consegna una grande forza maturata nella durezza di questo scontro. E mi
sento di poter agire dentro questo spazio che è Rifondazione nella prospettiva
che venga sconfitta sul campo la tendenza al minoritarismo senza politica. Ho
sempre detto che il Prc è il luogo del mio senso e del mio dissenso. Qui resto,
anche per responsabilità. Oggi ci sono una piattaforma e un gruppo dirigente
col fiato corto. Non c'è risentimento, ma la necessità di essere impegnati a
salvare il partito, un pezzo indispensabile per il futuro della sinistra. E il
rapporto col Pd, che nello scontro feroce è sembrato il principale oggetto del
contendere? Per una maggioranza di questo partito che ogni tre parole dice
"comunista" bisognerebbe ricordare i classici. La necessità di
alleanze con i borghesi di pagine marxiane e quel richiamo metodologico di
Togliatti all'analisi differenziata. Noi quando facciamo politica non siamo
dentro a una chiesa, né valdese né cattolica, siamo in un luogo nel quale le
cose attorno a noi si muovono. Il Pd significa o esorcismo o ingresso in
prigione? Mai col Pd o prigionieri del Pd? Autonomia non è autismo, un di meno
di interlocuzione. Bisogna aprire un terreno di sfida, una contesa delle idee,
fare l'analisi di come va quel progetto, di come si argina la deriva moderata.
Nel Pd, il vostro congresso lo ha vinto Veltroni e perso D'Alema? Alla fine il
"mai con la sinistra radicale" si sposa bene col "mai con il
Pd". Vince chi non fa politica, l'autoconsolazione rispetto a una tempesta
che ci sta radendo al suolo. Non sarebbe stato meglio
un congresso per tesi? Non si può cominciare una discussione con un atto
violento e fraudolento come quello che si è consumato nel primo comitato
politico nazionale dopo le elezioni. Non si può intervenire violentemente sul
gruppo dirigente, caricarne un pezzo di qualunque colpa, fare una drammatica
conta interna all'indomani di una brutale conta esterna. Quel Cpn ha segnato
profondamente le nostre vicende portando a questo esito sciagurato. La
defenestrazione di Franco Giordano e quella simbolica di Bertinotti sono l'atto
costitutivo del nuovo gruppo dirigente. Per quanto mi riguarda non sono
pentito, non tornerei indietro.
( da "Corriere
della Sera" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Primo Piano - data: 2008-07-29 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE "No
all'immunità parlamentare Ora bisogna sminare il campo" "Mancino?
Impropria la sua sortita sul lodo Alfano" ROMA - "L'appello del
presidente della Repubblica non può né deve cadere nel vuoto, ed è compito
della politica individuare il percorso per tornare al clima di dialogo che
contrassegnò la campagna elettorale e l'avvio della legislatura". Anche il
presidente del Senato si adopera per trovare quel "percorso ", e
sapendo che "l'ostacolo è la giustizia" indica la soluzione, invita a
"escludere dal dibattito politico-parlamentare" la questione
dell'immunità, si rivolge a Silvio Berlusconi e a Walter Veltroni, si dice
"certo" che il premier e il leader del Pd "raccoglieranno l'invito
di Giorgio Napolitano e non si faranno sfuggire l'occasione di dare al Paese le
riforme ". Si muove al limite del proprio ruolo, Renato Schifani, ma lo fa
"in sintonia" con il capo dello Stato "che si spende in questa
fase di conflittualità estremamente preoccupante, e che fin dell'inizio della
legislatura ha dato prova di non essere uno statico garante delle regole, ma un
elemento propulsore perché la politica trovi appropriati toni di
moderazione". Aveva allora torto Berlusconi quando indirettamente lo
criticò, contestando che le cariche istituzionali erano "occupate dalla
sinistra". "Berlusconi contestava il metodo della scelta, non le
persone che rappresentavano le istituzioni. L'azione di Napolitano va
condivisa. Ritrovare un clima positivo non sarà facile, dato che l'approvazione
del lodo Alfano ha esasperato le posizioni. Ma i margini a mio avviso ci
sono". Veltroni è parso voler chiudere il dialogo con il premier.
"Invece nella sua lettera al Foglio individua gli spazi per il confronto,
vedo la sua volontà di rivendicare quel profilo di sinistra riformatrice che
sta nel Dna del Pd. Insomma, io ci credo. A maggior ragione dopo l'esito del
congresso del Prc, che intende proporsi al Paese come un partito solo di lotta
e con una forte accentuazione dell'identità comunista. Questo esito dovrebbe
imporre al Pd di tornare alla scelta originaria di partito a vocazione
maggioritaria ". Se ritiene che Veltroni sia disponibile al confronto,
allora è da Berlusconi che deve venire un gesto di disponibilità. "Il
premier è aperto al confronto. è necessario sminare il terreno del confronto
sulle riforme. Inutile girarci attorno: il problema è la giustizia. E vanno
tolti dal campo gli elementi che possono esasperare il clima. Mi riferisco al
ripristino della vecchia immunità per senatori e deputati. Penso che
l'argomento vada accantonato, altrimenti temo si allontanerebbe la possibilità
di trovare una convergenza tra schieramenti, forse si comprometterebbe
definitivamente il dialogo, certamente lo si inquinerebbe. E comunque il tema
non è nell'agenda del presidente del Consiglio". Sì, ma potrebbe entrare
in Parlamento con un emendamento. "Le prerogative dei parlamentari vanno
rispettate. Sollecito però caldamente la maggioranza a ragionare sul peso che
una simile mossa avrebbe nel confronto con l'opposizione. Resta comunque da
sciogliere il nodo politica-giustizia, e cioè l'alterazione degli equilibri tra
poteri: un problema che ci trasciniamo dalla fine della Prima Repubblica
". Un problema sollevato anche da Napolitano. "E che a mio avviso può
trovare soluzione non con il ritorno all'autorizzazione a procedere ma
attraverso un'altra strada: con un percorso consensuale maggioranza-
opposizione per una riforma costituzionale del Csm. Se ne parlò nella
Bicamerale di Massimo D'Alema, se ne parla oggi nell'attuale opposizione. Non
si vuole né si deve penalizzare la magistratura, semmai bisogna depoliticizzare
il Csm, diventato una sorta di parlamentino politico. Le
ipotesi sono tante: l'aumento dei membri laici rispetto ai togati, la creazione
di una sezione disciplinare autonoma, una durata settennale del mandato come
proposto dall'ex presidente della Camera Luciano Violante... Perciò non è il
caso di cercare scorciatoie per ripristinare l'equilibrio tra poteri. La
via retta è riformare il Csm con il consenso dell'opposizione o di parte di
essa". Magari la "via retta" il governo avrebbe potuto prenderla
prima, evitando le norme blocca-processi e il lodo Alfano. "La polemica
sul decreto sicurezza ha offuscato purtroppo l'introduzione di norme
pesantissime contro la mafia, con l'inasprimento del 416 bis e dei sequestri
patrimoniali. E con il lodo Alfano, la maggioranza e il governo si sono assunti
la responsabilità di garantire continuità d'azione all'esecutivo, stabilendo che
la discontinuità può essere legata a scelte politiche e non ad ingerenze
esterne della magistratura". Considera un'ingerenza anche quella del vice
presidente del Csm, che ha esortato a rafforzare il lodo con una legge
costituzionale? "Stimo Nicola Mancino, che è stato
mio presidente del Senato ed è persona moderata. Ma devo confessare che la sua
sortita mi è parsa impropria. Dietro quelle parole vi era un'esplicita non
condivisione del percorso ordinario della legge. Personalmente non la penso
così, e spogliandomi per un istante dalla carica che ricopro faccio un
ragionamento giuridico: se la Consulta a suo tempo avesse ritenuto il
"lodo Schifani" carente sotto quel profilo, l'avrebbe fatto subito,
senza dover entrare nel merito. Non è stato così. E i
rilievi della Corte sul merito sono stati recepiti nel nuovo lodo. La pensano
allo stesso modo molti giuristi. Ora però si guardi avanti, a come togliere gli
ostacoli". Sulla giustizia ce ne sono altri? "C'è quello sulle
intercettazioni. Il capo dello Stato condanna giustamente il voyeurismo
mediatico. Tutti concordano ma finora non si è riusciti a superare lo stallo.
Il governo ha presentato un disegno di legge in materia e ritengo si possa
arrivare a un'intesa con l'opposizione. Basterebbe dividere la disciplina per
la modalità della pubblicazione sulla stampa - con sanzioni severissime che
però escludano la reclusione dei giornalisti - dalle norme che regolano l'uso
giudiziario delle intercettazioni. Per risolvere l'emergenza mediatica credo si
possa trovare un'intesa bipartisan. Le altre norme andrebbero a mio avviso
inserite nella riforma giudiziaria. Così eviteremmo il cortocircuito politico.
E il Parlamento, in un clima sereno, potrebbe varare il pacchetto affrontando
nodi molto delicati". Compresa l'azione penale e la separazione delle
carriere? "Tutti sappiamo che l'obbligatorietà dell'azione penale ormai è
un'affermazione retorica. Penso che dovrebbe essere il Parlamento a indicare le
linee prioritarie. Però con una maggioranza qualificata, non con una maggioranza
semplice. Quanto alla separazione delle carriere, che grazie alla legge in
vigore sta comunque cominciando a realizzarsi, sarebbe un naturale sbocco a
seguito della riforma del Csm". Non pensa che il dialogo resti impossibile
se il governo continua a fare uso sistematico della decretazione d'urgenza e
della fiducia in Parlamento? Anche questo dice Napolitano. "Non è un tema
nuovo. Anche il precedente governo fece lo stesso. Ma siccome questa
legislatura deve essere diversa dalle altre, mi impegnerò perché si dia più
spazio all'iniziativa legislativa ordinaria, anche del Parlamento. A costo di
lavorare qualche giorno in più". Un Parlamento intasato, visto che
Berlusconi punta a varare insieme il federalismo fiscale e la riforma della
giustizia. "Intanto da meridionale vorrei dire che il federalismo fiscale
è una sfida. Il Sud non chiede più assistenzialismo ma infrastrutture, e questo
il governo lo ha recepito. Ma il Sud deve avviare anche un processo di
efficienza amministrativa per stare al passo con il resto del Paese. Comunque
evitiamo i luoghi comuni. Perché la mia Sicilia, se potesse contare per intero
sui redditi prodotti al proprio interno, sarebbe una Regione con un bilancio in
attivo". Torniamo alla tabella di marcia del premier sulle riforme.
"Solo in un clima di dialogo è possibile procedere su temi così delicati
contemporaneamente, altrimenti il percorso si farebbe più complicato. Certo, la
legislatura è lunga, ma non è questo il punto. Io credo sia necessario che si
rassereni il clima, e che il Parlamento diventi il luogo del confronto. Il
sistema politico non ha scelte, non può fallire, sebbene non mancheranno
momenti difficili ". A cosa si riferisce? "Non vorrei che qualche
forza politica, assumendo un ruolo pseudo-antagonista, si opponesse a una
riforma condivisa sulla giustizia. Nel rispetto dei diritti garantiti
costituzionalmente a ogni partito, ritengo però che forze minoritarie non
dovrebbero pregiudicare le finalità che stanno a cuore alla stragrande
maggioranza degli italiani". Dal modo in cui ha solidarizzato con Piero
Fassino, si ha l'impressione che per lei anche il caso Telecom venga usato come
strumento di disturbo al dialogo. "Ho voluto manifestare la solidarietà a
Fassino, perché lo considero una persona onesta. Il mio gesto voleva poi essere
un messaggio per il ritorno al rispetto della politica e degli uomini che fanno
politica. Quanto al caso Telecom, spero che questi eventi siano casuali. Ci
sono dei momenti in cui il sistema vive fibrillazioni esterne al confronto fisiologico
tra partiti, come se qualcuno lavorasse ad avvelenare i pozzi. Ma questo quadro
politico in Parlamento, la nascita del Pd e la costruzione del Pdl, siano una
garanzia per il processo di riforme. Occasioni così non ne abbiamo mai vissute.
Per questo le parole di Napolitano non devono cadere nel vuoto, e sono certo
che Berlusconi e Veltroni raccoglieranno l'appello". La carriera Il
presidente del Senato Renato Schifani è nato a Palermo l'11 maggio 1950. Ex Dc,
si iscrive a Forza Italia nel 1995, è capogruppo a Palazzo Madama dal 2001 al
2008, durante la XIV e la XV legislatura Francesco Verderami.
( da "Manifesto,
Il" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
LIBRI E' uscito "L'inattesa
piega degli eventi", il nuovo romanzo paracalcistico di Brizzi L'Africa
fantastorica Stefano Piazza Cosa sarebbe accaduto, se Mussolini avesse deciso
di non seguire la follia tedesca? Se lo domanda Enrico Brizzi, scrittore
bolognese divenuto famoso con Jack Frusciante è uscito dal gruppo, nel suo
nuovo libro L'inattesa piega degli eventi (Baldini & Castoldi, euro 19,50)
che sceglie il 1960 di un'Italia "alternativa" per ambientare la
bella storia "ucronico-sportiva" di Lorenzo Pellegrini, giornalista
innamorato del calcio e di troppe belle donne. Beh, forse saremmo ancora
fascisti, ipotizza Brizzi, e ricorderemmo la Seconda Guerra Mondiale come la
"Nostra Guerra". Nel 1945, dopo aver pagato con una dura invasione
nel nord del Paese la decisione di opporsi a Hitler, il Duce sarebbe apparso
come un trionfatore, conquistando per l'Impero una vasta porzione dei
possedimenti francesi in Africa. I Savoia sarebbero scomparsi dalla scena in
modo più cruento e la nuova costituzione "laica e
littoria" avrebbe privato la Chiesa del suo ruolo sociale e di molti beni
immobili ("l'unica cosa sensata che hanno fatto in quarant'anni è stato requisire i beni dei preti"). Il Paese, pur avvelenato da
decenni di autoritarismo, avrebbe forse vissuto stagioni di relativo prestigio
internazionale e prosperità economica: gli oppositori, veri o presunti,
avrebbero subito la deportazione nelle ex colonie africane, promosse al rango
di "Repubbliche associate". E sarebbero arrivate parole nuove, adatte
ai tempi, veri e propri "neologismi fascisti" (come "roch e
roll"), mentre le squadre di calcio avrebbero mantenuto nomi autarchici
(il Milano e l'Ambrosiana Inter, su tutte). In questa strana realtà, è la
figlia dell'editore di Stadio, il giornale per cui Lorenzo lavora, a
trasformare del tutto la sua vita: il cronista sportivo frivolo ed egocentrico
perde l'accredito per le Olimpiadi di Roma e finisce in Africa a seguire le
fasi finali della Serie Africa, la lega che raggruppa le migliori squadre
eritree, etiopi e somale sotto l'egida della Federcalcio romana. Lorenzo vedrà
sgretolarsi ogni certezza nel corso del suo viaggio: la forza dell'apparato
fascista, la "pacificazione" degli africani e la fedeltà dei coloni
al Duce. Lo sbarco in questo mondo alieno, l'avvicinamento a un campionato
percepito come "minore", ma ricco di fascino, di mistero, di talento,
e la rivalità, vissuta in prima persona, fra squadre "per soli
bianchi" e i club interrazziali cari agli antifascisti trasformano
Pellegrini in un uomo diverso. L'avventura, vissuta all'inizio come una
penitenza da scontare in fretta per poi tornare sui campi della Serie A,
diviene con il passare delle pagine l'unico obiettivo del cronista, che seguirà
a Roma la squadra campione (meglio non svelare altro) per il Trofeo delle sette
repubbliche, con Testa Mora di Ajaccio (Corsica), il Ricreativo Tirana
(Albania), La Valletta (Malta), Fortitudo Rodi, Virtus Bengasi (Libia) e Nizza.
Più la Juventus campione d'Italia. In Africa, l'inviato di Stadio scoprirà le
curve organizzate e il tifo violento (oltre alla collusione tra questi e le
società). Ma anche la passione per un calcio magico e impossibile, con squadre
dai nomi esoticamente improbabili, o fascisti, come il Birra Venturi Asmara, il
San Giorgio Addis Abeba (che lo stregherà), le Fiamme Nere Gibuti, l'Abissinia
Dire Daua. Qualcuno, parlando dei personaggi di questo libro, ha scritto che
Iohannes Aregai avrebbe il carisma di Roberto Baggio ed Ermes Cumani la follia
di Cassano, anche se la finzione letteraria eleva tutto, pregi e difetti,
all'ennesima potenza. Insomma, fosse anche il peggior romanzo del mondo (ma non
lo è, tranquilli), dovreste leggere il libro di Brizzi anche solo perché vi
regala la possibilità di immaginare ý?rpád Weisz con quattro scudetti in
bacheca, dopo sei anni sulla panca del Bologna, in un'Italia incapace di
immaginare l'abominio delle leggi razziali. Il tecnico ebreo ungherese, nella
realtà, rimase in Emilia solo due anni (con 2 scudetti) e finì con la propria
famiglia nel campo di Auschwitz. E per il divertimento puro nel racconto (e
nella lettura) del "giuoco" del calcio, con le azioni di Cumani e del
San Giorgio che richiamano l'epica cinematografica di Fuga per la vittoria, con
la classe dell'outsider di fronte allo strapotere e alle vessazioni del
favorito gigante fascista. Diamo fiducia a Brizzi, dunque, che, per la prima
volta nella sua carriera, tenta l'esperimento della narrazione ucronica (o
fantastorica, in cui si ipotizzano scenari più o meno plausibili in un mondo
contemporaneo originato da eventi storici differenti da quelli noti), un genere
letterario non diffusissimo in Italia, ma che ha visto all'opera scrittori
fondamentali come Philip Dick (La svastica sul sole), Harry Turtledove (i
monumentali cicli di Invasione e Colonizzazione), Robert Harris (Fatherland) e
addirittura un improbabile Winston Churchill (Se Hitler avesse vinto la
guerra), forse il più celebre -di certo il più inatteso- scrittore ucronico di
tutti i tempi. In Italia, il genere prende spunto quasi sempre da
"variazioni sul tema" del Fascismo, immaginando possibili percorsi
alternativi: tra gli esempi di questo filone, il più noto, prima di Brizzi, era
la trilogia Occidente di Mario Farneti, che racconta la storia di un'Italia fascista
sopravvissuta alla Seconda Guerra Mondiale e divenuta una superpotenza
sconfiggendo l'Unione Sovietica in un terzo conflitto. Francesi, portoghesi,
spagnoli, inglesi, tedeschi, belgi, olandesi sono stati protagonisti della
follia e dell'atrocità imperialista europea, in Africa ma non solo. Gli
italiani, ovviamente, non si sono tirati indietro, anche se con la tradizionale
approssimazione nazionalpopolare. Damien Chrysostome, difensore del Benin in
forza al Casale (serie D), ha vissuto i residui del colonialismo sulla propria
pelle. Il Benin (ancora Dahomey), nel libro di Brizzi è in mano all'Italia
fascista mentre, nella realtà, proprio l'anno in cui è ambientata la storia, il
1960, vide il Paese raggiungere la piena indipendenza dalla Francia. Ancora
oggi, però, le ombre di un passato fin troppo recente sembrano aleggiare sul
piccolo Stato africano: "I neri continuano a essere cittadini di serie B,
in qualche modo, rispetto ai bianchi. Non riusciamo a liberarci da questa sorta
di complesso di inferiorità". Damien è convinto che anche il calcio
continui a risentire del "passaggio" francese: "La League 1 (la
serie A francese, ndr) è di sicuro il campionato europeo più seguito. Ma il
livello delle nostre squadre non è di sicuro ancora all'altezza: sono più o
meno al livello della vostra serie C". I protagonisti del romanzo di
Enrico Brizzi hanno forse lo stesso carisma di questi calciatori, africani come
loro: lontano dalle luci della ribalta, provano a costruire imprese storiche,
almeno per un piccolo mondo come può essere quello del calcio. In più, forse,
solo l'aura di eroismo che solo la letteratura e la guerra possono conferire
alle vicende umane. E' ancora Arienti, citando -anzi, "prevedendo"-
Little Steven ("It's time for something radical like read a book") a
fornirci la chiave per leggere non solo la società "fantafascista" in
cui si muove, ma anche la nostra: "Basterebbe leggere più libri e meno
rotocalchi da sciampiste: Cicerone sapeva già tutto". Tristemente
profetico.
( da "Corriere
della Sera" del 29-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Opinioni - data: 2008-07-29 num: - pag: 32 autore: di ANTONIO FERRARI
categoria: REDAZIONALE EQUILIBRI INTERNI E TERRORISMO La fragile Turchia H anno
pienamente ragione alcuni esperti Usa quando sostengono che la Turchia è un
Paese imperscrutabile. La sua democrazia si rafforza, mentre le istituzioni,
quasi inseguendo un effetto compensativo, si indeboliscono. La strage
dell'altra notte, dopo l'attentato terroristico contro il consolato Usa di
Istanbul, al di là della volontà degli esecutori - siano essi o no separatisti
curdi - pare infatti conseguenza di una sorda lotta tra apparati
dello Stato: laici contro islamici, giustizia contro partiti, riformisti contro
conservatori, legalità contro sottobosco di interessi assai poco trasparenti.
Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, che non è mai stato così forte e
così rappresentativo della volontà popolare, in realtà è un leader
fragilissimo: può essere spazzato via in un attimo assieme al suo partito.
La corte costituzionale, riunita da ieri mattina, potrebbe emettere una
sentenza di decapitazione politica, ritenendo l'Akp e i suoi capi una
pericolosa centrale eversiva, con l'obiettivo di sovvertire i principi secolari
della repubblica per introdurre la legge del Corano. Il tremebondo governo, pur
essendo legittimato dal trionfo elettorale di un anno fa (quasi la metà dei
voti e quasi due terzi dei seggi), è ridotto a gestire l'ordinaria
amministrazione, perché a rischio di cancellazione. Assieme a Erdogan, temono
il "confino politico" per 5 anni 70 personalità del blocco islamico
moderato. Le forze armate, potentissime custodi del laicismo
voluto dal fondatore Ataturk, impegnate contro i separatisti curdi del Pkk,
devono eleggere tra qualche giorno il nuovo capo di stato
maggiore. Si sa il suo nome, Ilker Bashbou, se ne conosce il pedigree militare
e caratteriale, assai simile a quello del duro predecessore Yasar Buyukanit. Ma
nessuno sa se Bashbou potrà essere formalmente investito, perché la firma del
provvedimento deve essere quella del premier. Il quale, in teoria, potrebbe non
esserlo più quando si riunirà, per decidere, il consiglio di sicurezza
nazionale. La polizia ha avviato da settimane una ruvida retata contro ex
generali, colonnelli, industriali, uomini d'affari e noti editorialisti laici
sospettati di aver creato le premesse per un colpo di Stato. Ma l'opposizione
accusa la maggioranza di aver pilotato gli investigatori per colpire settori
secolari della società turca. Il giornale "di sinistra" Cumhuriyet è
arrivato a scrivere che c'è sì il rischio di un colpo di Stato, ma contro la
magistratura. L'economia dopo aver segnato il passo per qualche tempo è tornata
a brillare: si riaffacciano copiosi investimenti stranieri e si intrecciano
nuovi accordi commerciali. Segno che il mondo degli affari non crede al
tramonto dell'esecutivo Akp, che da anni garantisce stabilità. Anche in
politica estera la Turchia, che continua a puntare sull'ingresso nell'Ue,
confortata dal crescente favore dell'opinione pubblica dopo una lunga stagione
di disamoramento, si muove con perizia. La soddisfazione con cui Erdogan ha
accolto l'annuncio dell'avvio di negoziati fra le due parti di Cipro il 3
settembre ne è dimostrazione. Eppure tutto potrebbe crollare, come un castello
di carte. Nel momento del dolore per l'ultima strage, il primo ministro lancia
un vigoroso appello all'unità nazionale. Rivolto alla gente, ma soprattutto ai
giudici della suprema corte, ai quali spetta ora la responsabilità più grande.
( da "Corriere
della Sera" del 29-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-29 num: - pag: 33 categoria: BREVI
ARABIA SAUDITA Un caso anomalo Caro Romano, vorrei ricordare l'anomalo caso
dell'Arabia Saudita. In occasione della visita ufficiale in Italia di re Faisal
nel giugno 1973 (ero a quell'epoca in servizio diplomatico al Quirinale), il
Sovrano saudita, nell'incontro con il Presidente Leone perorò calorosamente la
causa della costruzione di una grande moschea a Roma e precisò in un'area
centrale della città. Poiché il progetto aveva creato problemi (era stata respinta l'offerta di un terreno nella zona di
Ciampino), il presidente Leone, dopo preventiva consultazione governativa,
dichiarò la disponibilità dell'Italia al riguardo, ma a condizione della
reciprocità per il culto cattolico. Faisal non si pronunziò, ma un ministro del
seguito spiegò che poiché in Arabia Saudita si trovano i più importanti luoghi
santi dell'Islam alla Mecca e a Medina, tutto il territorio del Paese
deve ritenersi sacro e non possono pertanto essere ammessi pubblicamente altri
culti religiosi, incluso quello cattolico. Le aperture italiane ebbero poi un
seguito con la costruzione a Roma della grande moschea di Forte Antenne, mentre
la situazione in Arabia Saudita, a quanto mi risulta, è rimasta immutata.
Francesco Mezzalama Roma La prima pietra fu posata nel 1984 e la moschea fu
inaugurata nel 1995. Rinunciammo a pretendere la reciprocità anche perché
avevamo grande interesse, dopo gli shock petroliferi, a sviluppare le nostre
relazioni commerciali con i Paesi del Golfo Persico, straordinariamente
arricchiti dall'aumento del prezzo del petrolio. L'uomo politico che
maggiormente si adoperò per la soluzione del problema fu probabilmente Giulio Andreotti.
Un buon esempio del realismo di cui la classe dirigente democristiana fu capace
in alcune circostanze.
( da "Corriere
della Sera" del 29-07-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-29 num: - pag: 50 categoria:
REDAZIONALE La ricerca Il decalogo del professor Alessandro Rosina e della
pubblicitaria Annamaria Testa per una corretta educazione dei giovani "I
figli? Bamboccioni e ripetenti E' un fallimento
educativo" La Cattolica: sotto accusa i genitori che non dicono mai di no
"Ai giovani va trasmesso il senso di autonomia Femmine sfavorite? Un
ritorno al passato" "Servono più regole" Un giovane milanese su
due vive con mamma e papà fino a trent'anni suonati. Come un terzo delle
coetanee. Anche quando ha un buon lavoro. E se decide di uscire di casa, è
spesso per rimanere single, non per cominciare una vita di coppia. Sempre più
figli unici e viziati. Ma al tempo stesso fragili. I maschi più delle femmine,
che riescono meglio a scuola (le ripetenti sono la metà dei ragazzi, si
laureano più in fretta e con voti migliori). Una buona quota dei giovani
milanesi è uno spaccato rappresentativo di un "fallimento educativo",
sostengono gli esperti, "di cui rischiamo di pagare tutti le conseguenze
". Alessandro Rosina, professore di Demografia alla Cattolica, e Annamaria
Testa, creativa ed esperta di comunicazione, hanno redatto una piccola guida
per genitori: dieci consigli per crescere "capitani coraggiosi " e
non bamboccioni. "Uno dei requisiti per riuscire a combinare qualcosa da
grandi è essere tenaci. Non mollare - spiega Annamaria Testa -. Si impara da
piccoli. Ma dove sono i genitori che sanno dire "no", che pretendono
il "per favore" e il "grazie" dai bambini, un domani
giovani adulti? Vedo bambini superaccuditi, coccolati, premiati, con paghette-
premio e regali da non credere. Ma ben poche richieste di una buona performance
scolastica ". Le statistiche dicono che "oltre la metà degli
adolescenti maschi non legge alcun libro, o comunque meno di uno l'anno ".
Il decalogo non è una Bibbia. "Vuole anche essere una provocazione -
aggiunge il professor Rosina -. Ai giovani va trasmesso il senso di diventare
autonomi. Mentre, anche sul fronte delle differenze maschi- femmine, ci sono i
segnali di un ritorno al passato, con le mamme che allevano diversamente i
figli dalle figlie". E la diseguaglianza di genere "non aiuta il
Paese a crescere". Preoccupa i demografi la bassa natalità: "Pochi
bambini e la qualità rischia di abbassarsi - continua Rosina -. Con grosse
ricadute negative sul nostro futuro sviluppo. Significa avere classi dirigenti
meno preparate ed essere meno competitivi. E Milano, zona culturalmente ed
economicamente più avanzata, non sta al passo con le aree più avanzate della
Unione Europea". In città gli under 25 sono meno del 20 per cento (contro
il 30 per cento della Francia). E "tre su quattro dipendono economicamente
dai genitori" (uno su due, la media europea). Meno numerosi ancora i
quindicenni: appena il 13 per cento, contro una media nazionale del 15.
Elementi sufficienti a far suonare un campanello d'allarme. "Bisogna investire
sui giovani e in cultura. Ma ogni famiglia milanese spende per essa appena il
7,3 per cento. Un dato più vicino alla media nazionale (7 per cento) che a
quella europea (9,5 per cento). "Qualche regola in più e meno indulgenza
",, la ricetta per crescere dei capitani coraggiosi. Paola D'Amico.
( da "Giornale.it,
Il" del 29-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 179 del 2008-07-29 pagina 11
Militari e islamici, scontro finale in un Paese sull'orlo del precipizio di
Marta Ottaviani da Istanbul Ieri a Güngören, il quartiere di Istanbul dove sono
esplose le due bombe che hanno ucciso 17 persone, da molte finestre pendeva la
bandiera nazionale. È un messaggio per il Pkk, il Partito dei lavoratori del
Kurdistan. E allo stesso tempo una manifestazione dell'identità del popolo
turco, che crede nella nazione fondata da Mustafa Kemal Atatürk e in frasi come
"ne mutlu Türküm diyene", felice di essere turco e "Vatan
bölünmez", la Patria è indivisibile. Una, anche se certo la più
importante, delle anime del popolo turco, che dal 1923, data dell'inizio
dell'età repubblicana, è in bilico fra Oriente e Occidente, tra tradizione
islamica e lo stato moderno fondato dal Padre della
Patria. Perché il problema della nazione turca è quella di contenerne due,
forse tre. La prima si richiama alla componente religiosa che storicamente
caratterizza il Paese. La seconda, quella di Atatürk, vede quella stessa
matrice come una minaccia. Mai trasparente, il rapporto tra le due Turchie si è
avviluppato in un groviglio sempre più inestricabile in cui la parte meno visibile è quella rappresentata dal cosiddetto Stato Profondo, in
tempi più recenti chiamato Ergenekon. Uno stato nello stato, accusano i partiti di governo, un network sotterraneo nato in
ambienti laici e militari con l'obiettivo, da raggiungere con un colpo di stato in preparazione, di inficiare il voto popolare e di recente
stroncato con una serie di arresti (tra cui alcuni generali). Accuse
respinte dagli ambienti laici vicine alle Forze Armate che parlano di totale
montatura, di rappresaglia del governo per controbattere lo scontro sul tema
della laicità. L'ultimo atto, quello più visibile e forse decisivo, della
contrapposizione fra le due Turchie va in scena in questi giorni, con la messa
in stato d'accusa dell'Akp, il Partito per la
giustizia e lo sviluppo, che ha ottenuto il 47% dei voti alle ultime elezioni
ma non viene ritenuto abbastanza laico per guidare il Paese. Un anticipo si era
visto nei mesi scorsi, quando la parte laica insorse contro la legge che
liberalizzava l'uso del türban, il velo islamico della tradizione turca, nelle
università, poi bocciata dalla Corte. Le cose sono però più complicate di come
appaiono. Erdogan infatti è anche il premier del rinnovamento, degli sforzi per
entrare in Europa, del tentativo di instaurare un dialogo con la parte curda
del Paese e di risolvere il "Nodo Cipro". Paga il suo passato, la
militanza in due partiti islamici, il Refah e il Fazilet, entrambi chiusi dalla
Corte costituzionale nel 1997 e nel 2001 e la condanna, nel 1998, per
incitamento all'odio religioso. Un passato che dice di essersi lasciato alla
spalle con la fondazione, nel 2001 del Partito per la giustizia e lo sviluppo
(Akp), di orientamento islamico-moderato, ma di cui una parte della nazione e
della magistratura non si fida. Così il 14 marzo, quando Erdogan era certo di
poter guidare il Paese per 5 anni verso l'Europa, di poter vedere attuata la
legge sul türban e di cambiare la Costituzione del 1982, figlia del golpe del
1980, il capo della Yargitay, la procura generale della repubblica, gli ha
fatto capire che il tempo passa, ma il passato conta. Sarà la Corte
costituzionale a decidere se il premier verrà ricordato come "Erdogan il
Saggio" o "Erdogan l'islamico". Nel frattempo tace, o quasi,
l'opposizione parlamentare. Il Chp, il Partito repubblicano del popolo, quello
fondato da Atatürk, alle ultime elezioni ha raccolto il 21% contro il 47% del
premier e continua a perdere terreno perché in tutti questi anni è stato solo capace di richiamarsi ai principi del kemalismo,
senza cercare di costruire un programma soprattutto in sede economica, capace
di contrastare l'Akp. E la gente è andata alle urne e ha votato per il premier
che aveva un passato islamico, ma garantiva anche liberismo economico e
ingresso in Europa. Ora a pronunciarsi dovrà essere la Corte costituzionale. Il
problema è che oltre 16 milioni di persone lo hanno già fatto col voto. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 29-07-2008)
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Cari amici, mi trovo in vacanza in
una zona della Spagna dove c'è una copertura scarsissima di rete e non riesco a
collegarmi (ora lo sto facendo stando seduto sui gradini della splendida
cattedrale gotica di Girona, che ho appena visitato): per questo non mi è
possibile intervenire o sbloccare i commenti in moderazione. Chiedo scusa a
tutti e vi do appuntamento al 12 agosto, quando sarò di ritorno! Scritto in
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amico 25Jul 08 Quel "vivo desiderio" di felicità Cari amici, da
domani sono in vacanza. Vi auguro di trascorrere una buona estate con queste
parole scritte da Giovanni Battista Montini a diciassette anni: Una volta
camminando di sera guardavo le stelle del firmamento e procuravo che la mia
mente fosse compresa dell'immensità del creato; capivo che tutti gli astri non
erano che pulviscoli giranti rispetto all'immensità dell spazio, pure il
pensiero d'essere confinato in questo mondo, per l'uomo così vasto, ma, in
relazione cogli astri e collo spazio, vero atomo al microscopio, e il vedere al
di sopra di me migliaia di mondi ignoti, rappresentanti per me bellezze e
attrattive fantastiche e grandemente superiori a tutto ciò ch'è nel mondo,
provavo un vivo desiderio d'una felicità non legata al misero fango della
terra. E a me stesso davo la risposta: "Sei destinato ad essere assunto
principe nel regno che governa il cielo". Scritto in Varie Commenti ( 232
) " (3 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 22Jul 08 Sono tornato. Nuove regole per il blog Cari amici, ieri sera
alle 23 il Jumbo della Qantas con il Papa, il seguito e noi giornalisti è
atterrano all'aeroporto di Ciampino: siamo stati chiusi in aereo per 22 ore (anche
durante lo scalo tecnico a Darwin non ci è stato
permesso di scendere). Poco dopo la partenza, Benedetto XVI è venuto a
salutarci e a ringraziarci per il lavoro che abbiamo svolto. Volevo dire
innanzitutto a quanti che mi invitavano a moderare certi scontri delle ultime
ore, che ovviamente sono stato impossibilitato a fare
alcunché durante un intero giorno di volo. Ho letto tutti i commenti, e ci sono
rimasto piuttosto male per la piega che hanno preso, le espressioni usate, etc.
Vi comunico quindi che d'ora in avanti non intendo più lasciare spazio agli
"off topic": il blog "Sacri Palazzi" non è una pubblica
arena dove mettere in piazza scontri o risolvere beghe private o partire per la
tangente montando polemiche. Vi chiedo dunque di intervenire rimanendo
sull'argomento proposto e di cercare il più possibile di non svicolare. Vi
chiedo inoltre di usare SEMPRE espressioni rispettose nei confronti di tutti.
E' possibile dissentire nella maniera più radicale senza offendere colui o
colei dalla quale si prendono le distanze. Fino ad oggi sono stato
troppo tollerante. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (14 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jul 08 La veglia di
Randwick, la messa finale Cari amici, ieri sera (in Italia era sabato
pomeriggio), con Luigi Accattoli sono andato alla veglia, all'ippodromo di
Randwick. Abbiamo girato tra i ragazzi accampati che attendevano Benedetto XVI.
Mi hanno colpito le file di giovani davanti ai sacerdoti per le confessioni, e
la presenza di famiglie con bambini. Hanno dormito nei sacchi a pelo, sotto le
tende o ripari di fortuna. Ora - da voi sono le tre di notte - il Papa sta
celebrando la messa conclusiva della Gmg. Nell'omelia ha detto:
"Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca visione di fede, una
nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all'edificazione di un
mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta
o temuta come una minaccia e perciò distrutta". Scritto in Varie Commenti
( 248 ) " (13 votes, average: 3.15 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 18Jul
( da "Stampa,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
POLITICA
ENTRANO CATTOLICI, POPOLARI E LA CISL Nuovo esecutivo provinciale del Pd
Lunardon: così verso le elezioni 2009 SAVONA Il partito democratico si prepara
alla campagna elettorale per le Provinciali del 2009 e lo fa varando il nuovo
esecutivo provinciale. Per la prima volta ci sarà un vicesegretario e la scelta è caduta su
Marco Russo, espressione del mondo cattolico democratico, già presidente
provinciale delle Acli. Nel nuovo esecutivo ci sono anche Rosa Bellantoni, Luca
Martino, Gaetano Militenda, Veronica Paraluppi, Lorena Rambaudi, Giovanna
Risso, Danila Satragno, Maurizio Scarfi, Isabella Sorgini, Renato Zunino.
"Con questo esecutivo - ha sottolineato il segretario provinciale Giovanni
Lunardon - si chiude quella fase di fibrillazioni e di difficoltà che si era
aperta dopo le elezioni politiche di questa primavera. Adesso abbiamo tutti gli
strumenti per poter operare e per lavorare al rilancio politico e programmatico
del Pd. Si apre oggi una fase nuova, in cui tutti siamo impegnati a far vivere
il progetto Pd come luogo aperto, plurale, in cui tutte le culture riformiste
possano riconoscersi a pieno titolo". Marco Russo vicesegretario non è
l'unica novità. Ce ne sono almeno altre due: Veronica Paraluppi, dirigente
della Cisl e direttrice dello Ial area Ponente che si occuperà di lavoro e
formazione professionale. E poi il nome di Maurizio Scarfi, dirigente di banca,
già segretario provinciale del Partito Popolare di Savona.
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio post di ieri terminava così:
"Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da
Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece
di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out
of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da
una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è
trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa
c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il
"Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è
andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista.
Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e
del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece
riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo
Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo
avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è
questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche
D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia
il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 49 ) " (35 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio post di ieri terminava così:
"Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da
Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece
di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti
anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni,
a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è
diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi
- anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A
proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma,
per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i
socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di
Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa.
La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter
ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo
D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà
all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in
questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato
dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un
sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio
di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea
al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al
centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre
in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in
Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica
La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in
scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è
più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso,
anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la
notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo
(e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le
sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per
l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere
definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al
monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina
rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento
di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere
"processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori
maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica",
"addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a
tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice).
ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro
che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici
hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se
questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto)
finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista:
ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia
la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per
tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average: 3.96 out of
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Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd
(almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di
Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che
mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene.
Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv,
hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare
trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato.
Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e
movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire
che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita
Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la
piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni
Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo
d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto
per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi
vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore
della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo
invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
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compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto
(dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il
pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un
grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la
sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al
voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio post di ieri terminava così:
"Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da
Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece
di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi
indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle
pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente
antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta
"a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo
qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a
logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che
al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai
Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei
prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza
Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci
sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano
affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra?
Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo
come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo,
parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione
normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd,
almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni,
confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo
Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che
segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte
dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto
di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro.
Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il
congresso. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out
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psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da
una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è
trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa
c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il
"Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è
andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo
Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena
la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da
Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo
un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da
imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 166
) " (40 votes, average: 3.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (35
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( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio post di ieri terminava così:
"Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da
Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece
di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non
amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo
un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il
Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il
leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non
rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del
Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché
dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi
l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti
diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono
leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la
"chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal
parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro
perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e
delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano
e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a
prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti
anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni,
a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è
diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi
- anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A
proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma,
per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i
socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di
Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa.
La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter
ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo
D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà
all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in
questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato
dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un
sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio
di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea
al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al
centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre
in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in
Varie Commenti ( 71 ) " (12 votes, average: 3.08 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica
La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in
scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è
più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso,
anche se è stato arricchito da una carica di odio e
volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio
Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era
tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e
Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli
psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della
politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i
soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia
vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non
sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre",
quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che
sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere
definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al
monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina
rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento
di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere
"processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori
maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica",
"addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a
tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice).
ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro
che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici
hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se
questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto)
finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (51 votes, average:
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Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di
Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare
contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino
della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli
italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex
pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni.
Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del
loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra
giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono
affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno
ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si
collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e
pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo
del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua
Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no
(entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il
governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è
solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto
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questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione
di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto
qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo
strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per
l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia.
Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega
Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad
attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare,
a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli
italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e
uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per
l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di
vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni,
anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per
l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come
deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che
non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non
c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria.
Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di
Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa
l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema
e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il
comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 83 ) " (39 votes, average:
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sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo
le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande
partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la
sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al
voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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a un amico 20Jun
( da "Repubblica,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Roma Humour e Torah
all'Acquario le voci nuove della narrativa RORY CAPPELLI Una finestra sull'ebraismo.
Una finestra con affaccio sul senso di humour, sugli arabi israeliani, sul
femminile nella Torah, sulla potenza del dialogo e della parola, sul mistero
(che poi in fondo mistero non è) di un vivere che sfugge ai più, sospeso tra
tradizione e modernità, sull'intimità della vita quotidiana dove Shoah e Medio
Oriente pur essendo impastate alle ore, ai giorni, restano sullo sfondo.
Eccolo, con le parole di Shulim Vogelman uno degli ideatori ed organizzatori
(con Raffaella Spizzichino e Ariela Piattelli), il Festival Internazionale di
Letteratura Ebraica che si terrà dal 20 al 24 settembre all'Acquario romano di
piazza Manfredo Fanti, sede della Casa dell'Architettura. è il primo della
città di Roma e uno dei pochi d'Italia (da qualche anno a Bologna se ne tiene
uno, di "letteratura israeliana"). Ma sarà diverso da qualsiasi altra
iniziativa, dice Vogelman. Intanto perché non ci saranno Amos Oz, David
Grossman ("anche se l'avevamo invitato") o Boolie, Abraham Yehoshua,
e quindi i grandi nomi della letteratura israeliana. E poi perché sono invitati
a partecipare autori che non sono ebrei - per esempio Erri De Luca, che ha
imparato l'yiddish, legge il Talmud, e anzi ne ha tradotti alcuni libri
(interverrà il 24 sera). O Sayed Kashua che nel suo toccante romanzo Arabi
danzanti (che tra l'altro ha vinto il Grinzane nel 2004) racconta la vita degli
arabi israeliani, muniti di carta d'identità azzurra, ma sempre e solo e
comunque arabi. Un punto di vista rovesciato, una prospettiva opposta. Tutti
gli eventi saranno gratuiti. A cominciare dal primo incontro, sabato sera (ore
21), con aperitivo e musica (klezmer, naturalmente) seguiti dal dibattito tra
due giovani scrittori: Nathan Englander e Etgar Keret "che sono davvero
spiritosi e sanno creare un rapporto diretto con i loro lettori", dice
Vogelman. Nel tardo pomeriggio di tutti i giorni ci sarà un aperitivo con
autore, tra cui Sami Micheal, scrittore candidato al Nobel, Lizzie Doron, Ariel
Rathaus, Agi Mishol, Yarona Pinhas. E tutte le sere, alle 21, incontro-dibattito
con più ospiti, a parte martedì 23, quando si proietterà il film Meduse di
Etgar Keret e Shira Geffen. Il 24, prima dell'aperitivo, ci sarà un incontro
dedicato alla poesia con Agi Mishol, poetessa israeliana, e due poeti italiani,
Laura Voghera Luzzatto e Roberto Piperno. Il rabbino e scrittore Adin
Steinsaltz, domenica mattina alle 11, parlerà del Talmud. Steinsaltz ha
dedicato tutta la vita alla traduzione del Talmud dall'aramaico all'ebraico
moderno. Oltre 70 volumi, un lavoro immane, impensabile. Fatto con amore e
passione perché il Talmud "è la colonna centrale dell'ebraismo". Alle
19, sempre del 21 settembre, Stefano Levi della Torre, con
il suo laicismo e la sua ragionevolezza, dialogherà con Haim Baharier,
personaggio davvero poliedrico: è matematico e psicanalista, ma anche
commerciante di preziosi e consulente aziendale. Ogni mattina, incontri con
autore aperti al pubblico, ma dedicati alle scuole. Tutti gli studenti
riceveranno in regalo un libro degli autori presenti (di case editrici quali
e/o, Mondadori, Feltrinelli, La Giuntina, Einaudi, Garzanti, Utet, Bompiani).
Si terrà anche un workshop di scrittura creativa in collaborazione con la Casa
delle Letterature. Completa il Festival un concorso letterario: Con gli occhi
del racconto, aperto a tutti. Si dovrà inviare uno scritto (tra le 6.000 e le
25 mila battute, spazi inclusi) entro il 30 agosto a: Editrice La Giuntina, via
Mannelli 29, 50136 Firenze. Il primo premio sarà di 1.000 euro e i primi 12
classificati saranno pubblicati in un'antologica
(www.festivaletteraturaebraica.it).
( da "Unita,
L'" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
Strage di Istanbul, raid aerei turchi sulle basi del Pkk nel nord Iraq Nuova offensiva
militare contro i curdi dopo l'attentato di domenica scorsa. La Corte ancora
riunita sul destino di Erdogan di Toni Fontana SULLE MONTAGNE che separano il
Kurdistan iracheno da quello turco, o meglio la Turchia dall'Iraq si annuncia
un agosto molto caldo. Mentre i giudici della Corte Costituzionale sono ancora
riuniti e non riescono a sciogliere gli intricatissimi nodi della questione che
hanno di fronte (chiudere il partito al governo e allontanare i suoi dirigenti
dalla vita politica) e a poche ore dagli attentati di Istanbul, l'esercito non
ha perso tempo e ha sferrato l'ennesima offensiva contro le basi del Pkk sulle
montagne nel nord dell'Iraq. Non è la prima volta che accade, ma i massicci
raid di ieri appaiono un diretta risposta della Turchia al terribile attentato
che ha seminato la morte a Istanbul domenica sera (17 morti, 150 feriti). I
primi attacchi era stati lanciati poche ore dopo l'attentato e avevano portato
alla "neutralizzazione di 12 obiettivi". Ieri, per la terza volta in
pochi giorni, gli F16 di Ankara hanno bombardato più volte una caverna nella
regione di Qadil nella quale, secondo i servizi di intelligence, si erano
nascosti 30-40 "terroristi". Secondo i bollettini ufficiali "la
caverna è stata distrutta e i terroristi che vi si trovavano e la maggior parte
di coloro che si trovavano all'esterno sono stati neutralizzati".
Sarebbero 17 i guerriglieri caduti nel corso degli attacchi aerei. Altri raid
sono stati lanciati nella zona montagnosa di Zap. Le fonti ufficiali non hanno precisato
ieri se i bombardamenti proseguiranno e se i raid rappresentano l'inizio di una
nuova offensiva contro i santuari del Pkk sulle montagne. Gli attacchi contro
le postazioni dei guerriglieri separatisti sono cominciati nel dicembre dello
scorso anno e da allora la pressione di Ankara sulla guerriglia separatista non
si è mai attenuata. Nel mese di febbraio i capi militari turchi hanno
modificato la loro strategia e hanno lanciato un'offensiva terrestre che si è
conclusa dopo una settimana e - secondo Ankara - dopo che erano state distrutte
alcune postazioni della guerriglia. Per compiere queste incursioni i militari
possono contare sull'appoggio del parlamento che ha conferito loro un mandato
per compiere azioni mirate. Il nulla osta però è a termine e scadrà entro il
mese di ottobre.L'offensiva dei caccia segue appunto di poche ore il duplice
attentato di Istanbul che però, a differenza di altre occasioni, il Pkk non ha
rivendicato. Fonti del Partito del Lavoratori curdi hanno anzi contattato l'agenzia
Firat negando in modo netto qualsiasi coinvolgimento nelle stragi. Quanto è
accaduto sta provocando una serie di reazioni ed elevando la tensione in tutto
il paese. Alcuni, come il governatore di Istanbul, non sembrano avere dubbi
sulla regia delle stragi dietro le quali - a suo dire - "sembra esserci un
collegamento con il gruppo separatista". Contro questa tesi vi sono
tuttavia i primi indizi raccolti dalla polizia. Gli inquirenti hanno stabilito
che le bombe che hanno seminato la morte domenica nella zona europea delle
città erano composta anche con Tnt, un potente esplosivo che però non è mai stato utilizzato dai guerriglieri del Pkk. Alcune fonti
ricordano poi che l'altro grave attentato in Turchia (20 novembre 2003) venne
compiuto da kamikaze inviati dalla rete di Bin Laden contro obiettivi
britannici. Alcuni leader politici soffiano però sul fuoco e cercano di
convogliare nelle piazze i timori e la paure innescate dalla bombe. È il caso
di Deniz Baykal, esponente del partito di opposizione Chp, che
difende la caratteristiche laiche della Turchia. Baykal sta organizzando una
"grande manifestazione nazionale" per protestare contro il
terrorismo. La tensioni sale in un momento delicatissimo per la Turchia. Le
bombe sono infatti esplose mentre gli 11 giudici della Corte costituzionale
sono impegnati in un'estenuante riunione. La più importante istituzione
giuridica del paese continuerà a discutere anche oggi sulla possibile chiusura
del Partito islamico moderato al governo per la Giustizia e lo sviluppo (Akp).
L'annuncio è stato fatto ieri da un portavoce che ha
invitato i numerosi giornalisti presenti ad abbandonare la sede della Corte.
"I lavori proseguiranno sia stasera (ieri sera Ndr) che sia oggi - ha
detto il portavoce - perché la discussione prodotta sino a questo momento non è
stata sufficiente a raggiungere un verdetto".
( da "Repubblica,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Genova
Una sfida laica che non ha partito WANDA VALLI E' una questione di civiltà. Di
una città, dei suoi abitanti, dei politici che la rappresentano. E' una
questione di libertà, di tolleranza. E' una questione di forza, quella di una
città che non si contrae su se stessa e che accetta, come sempre ha fatto nei
secoli, le diversità. SEGUE A PAGINA XI.
( da "Repubblica,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI -
Genova La grande sfida laica che non ha un partito WANDA VALLI (segue dalla prima
di cronaca) E che impone anche le sue regole, che sono quelle dello Stato di
cui fa parte. E' la sfida, difficile ma da vincere, per Genova che vuole e
potrebbe diventare la città del Mediterraneo dell'Italia. Come Marsiglia, già scelta dalla
Francia o Barcellona indicata dalla Spagna. E' tutto questo, insieme con le
paure da zittire, con la ragione e il buon senso, l'idea di far nascere alla
Commenda di Prè, l'Associazione di integrazione culturale, che mette insieme le
tre religioni monoteiste: cristianesimo, ebraismo e islamismo. Il sindaco Marta
Vincenzi, ieri, ha messo le carte in tavola. Ha presentato a palazzo Tursi, al
consiglio comunale, l'accordo con l'islam moderato. Rappresentato dall'imam
Husein Salah, questo islam alle guerre di religione, ha preferito sottoscrivere
un protocollo preciso. Con il richiamo ai diritti dell'uomo, indicati dalla
Carta dell'Onu, con la clausola per cui si rifiuta ogni forma di
discriminazione razziale e tra i sessi, o l'altra che vieta qualunque attività
non conforme "ai principi dell'ordinamento comunitario, internazionale e
del diritto italiano". Ne ha parlato con il cardinale arcivescovo, Angelo
Bagnasco, il sindaco Marta Vincenzi, non ha trovato ostacoli. Ne ha discusso
con il rabbino, e ha avuto altrettanta comprensione. Adesso non resta che
andare avanti, vivere la sfida. Trasformare il luogo da cui partirono le
Crociate, in sede del dialogo. Per la pace. Un progetto lontano dagli
estremismi che tanto fanno paura, un progetto davvero riformista, se, con questo
termine, s'intende la volontà di archiviare timori, per accettare una società
fatta di persone diverse, non solo per il colore della pelle o il paese di
provenienza, anche per religione. Può riuscire, e sarebbe il primo caso in
Italia, se maggioranza e opposizione, centrodestra e centrosinistra, si
troveranno insieme, se proveranno a far vivere la Commenda di pace. Certo, alla
Commenda, gli islamici dell'imam Husein potranno pregare, e, se lo vogliono,
anche gli ebraici o i cattolici nella vicina chiesa di
San Giovanni d'Acri che con la Commenda è un tutt'uno storico. "Un pezzo
di medio evo, in mezzo alla città dei divertimenti, dall'Expò a ponte
Parodi", lo ha definito Marta Vincenzi. Per dargli nuova vita non
basteranno finanziamenti, non basterà allontanare da lì le bande dei giovani
ragazzi sudamericani. Servirà che tutti accettino la scommessa di Genova, città
del mediterraneo. Lo ha ben capito il senatore Pdl Enrico Musso che aveva
sfidato Marta Vincenzi alle elezioni comunali e adesso ha subito detto sì anche
al progetto della moschea. Che non c'è, che forse nascerà, ma senza invadere la
città, senza imporsi. Lo hanno capito, ieri in consiglio comunale, gli uomini e
le donne del centrodestra, quasi tutti. Non è successo lo stesso in Regione,
dove si preferito mettersi a raccogliere firme per un referendum
"contro" la moschea. Lo hanno deciso An, ma anche l'Udc che si ispira
al cattolicesimo, il primo a difendere la libertà di religione. Perfino
qualcuno del Pd, che da questo riformismo è lontano. Non sarebbe meglio, per
una volta, per questa volta, scommettere che la Commenda di pace possa nascere
e vivere? Non è una riforma costituzionale, non è il federalismo fiscale, è
qualcosa che sta più in alto: la scommessa di aprire al confronto la nostra civiltà,
la nostra città. Anche nelle preghiere per un dio che porta pace. E tiene
lontana la guerra. SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Bologna La lettera Gay
pride cattolici e Pd quel che occorre è la pari dignità
FRANCO GRILLINI HO LETTO con attenzione la lettera aperta di Lina Delli Quadri
sul Pride di Bologna. E' sempre positiva l'intenzione di stemperare le
polemiche in campo politico e di cercare una via d'uscita ad uno scontro tra
chiesa romano cattolica e comunità omosessuale. Ma sono positivi soprattutto
l'attenzione e il rispetto per quella che forse è stata la più grande
manifestazione a Bologna negli ultimi 10 anni. E qualche giorno prima a Roma, a
Milano e a Biella (poi il 5 luglio a Catania) una folla altrettanto gigantesca
ha popolato le vie di quelle città portando allegria, serenità e riflessione
politica un po' su tutto il territorio nazionale sui temi della laicità dello stato, dei diritti civili, delle
libertà individuali, della modernizzazione del paese. Bisogna dire, infatti,
che oggi ormai soltanto le organizzazioni lgbt riescono a portare in piazza
così tanta gente sui temi cosiddetti "eticamente sensibili", tanto da
diventare il punto di riferimento di quella maggioranza laica del paese che non
trova più rappresentanza politica in Parlamento. Erano tantissimi gli
eterosessuali al pride in tutte le città italiane, hanno partecipato con le
loro famiglie e i loro bambini, per nulla preoccupati dalla presunta
"concorrenza" delle famiglie omosessuali pure presenti con le loro
coppie, i loro figli e le loro famiglie. Quella disegnata dal pride è proprio
un'altra Italia: quella tollerante, che si mescola, che non ha paura del
cambiamento, che vede nelle nuove famiglie una risorsa straordinaria e non
certo una minaccia alla "stabilità sociale". Il punto, quindi, cara
Delli Quadri, non è la "misericordia" che i cattolici
devono rivendicare da parte della chiesa ufficiale, ma l'accettazione di questa
nuova e rilevante realtà. SEGUE A PAGINA IV.
( da "Repubblica,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Bologna GAY PRIDE CATTOLICI
E PD... FRANCO GRILLINI (segue dalla prima di cronaca) Sul piano politico ed
anche umano esistono due questioni di fondo: una riguarda il rapporto tra gay e
chiesa romano cattolica e l'altro attiene alla vicenda del Pd e del suo
tentativo di trovare una sintesi dentro un unico partito tra laici e cattolici praticanti. Ciò che sta a cuore agli omosessuali
la chiesa cattolica in Italia non può e non vuole riconoscere, anzi fa di tutto
per impedirlo. Anche la più piccola norma, anche il più innocuo cambiamento.
Perché? La risposta è semplice: l'Italia è ormai la ridotta, la trincea,
l'ultimo baluardo contro la presunta "dittatura del relativismo". In
tutto il mondo la crisi della chiesa cattolica ufficiale è lampante e palmare.
Alla perdita di autorità e di autorevolezza, di capacità di egemonia culturale,
di evangelizzazione, di espansione, si risponde con l'estrema rigidità
dall'ultimo avamposto, l'Italia. A cui si applica la teoria del "piano
inclinato": ovvero ogni sia pur piccolo cambiamento porta all'effetto
domino, alla dissoluzione del "potere" ecclesiastico nella trincea
italiana. Voglio raccontare un episodio della vita parlamentare dell'ultima
legislatura, esemplare da questo punto di vista. Avevo proposto alla Camera di
estendere lo sconto sulla fiscalità in materia successoria equiparando coniugi
e conviventi stabili, quelli gay compresi, per mettere alla prova la presunta
disponibilità a riconoscere i diritti delle persone conviventi sul piano non di
coppia ma individuale. Tutti sanno com'è andata a finire. La senatrice Binetti
minacciò addirittura di non votare la finanziaria e il provvedimento dovette
essere ritirato con la promessa del varo da parte del Governo della pessima
mediazione sui DICO. Si disse allora che concedere lo sconto ai vedovi e alle
vedove conviventi avrebbe aperto le strada ai matrimoni gay, alle adozioni,
all'eutanasia, e via dicendo. La teoria del piano inclinato, appunto. Ma se non
si può far nulla, se persino a Bologna la modestissima istituzione
dell'Osservatorio sulle Differenze dove si annega la questione omosessuale,
porta i consiglieri cattolici della maggioranza a
votare contro, dove sta la possibilità di dialogo? E qui veniamo al Pd, visto
che Delli Quadri è vice capogruppo in consiglio Comunale di quel partito. Io mi
chiedo e le chiedo, dov'è stata finora la sintesi tra laici
e cattolici? Chi scrive è stato protagonista della battaglia
congressuale nei Ds non perché contrario alla nascita del Pd ma perché
contrario alla subalternità dei laici di quel partito ai clericali, alla resa
dei laici sul terreno della modernizzazione civile del paese. Prova ne
sia che nessun provvedimento sui diritti civili ha visto la luce durante la
scorsa legislatura e che le questioni falsamente considerate "eticamente
sensibili" sono praticamente state espulse dall'attuale dibattito politico
dopo essere state centrali nella precedente legislatura. La sintesi finora non
c'è stata. Nel Pd c'è una coabitazione tra laici e cattolici
con punte di clericalismo (vedi teodem) ma questa convivenza non si è finora
tradotta in risultati pratici perché la gerarchia fa muro. Se molti cattolici in politica dicono che l'insieme delle questioni
che interessano la comunità lgbt "non è negoziabile" dove sta il
dialogo? Dove sta il confronto? La "misericordia" è certamente meglio
dell'invettiva, ma ancora una volta siamo su un terreno che non riconosce la
pari dignità, la pari plausibilità delle morali e degli stili di vita. La sue
lettera è certamente positiva, se avrà la capacità di aprire, anche sul piano
locale, un serio dibattito sul rapporto tra libertà, modernizzazione e
questione religiosa senza la pretesa di avere l'ultima parola e aprendo
finalmente alle rivendicazioni sui diritti da tradurre anche a Bologna e in
Regione in fatti concreti approvando quelle norme, quelle leggi regionali,
quelle delibere, peraltro promesse, che sono ormai in vigore per esempio in
Toscana e che non sono ancora realtà in Emilia Romagna. Presidente di Gaynet,
Associazione omosessuale d'informazione.
( da "Corriere
della Sera" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Lettere al Corriere - data: 2008-07-30 num: - pag: 37 categoria: BREVI CHIESE E
MOSCHEE La reciprocità Caro Romano parlando del principio di reciprocità tra
Paesi cristiani e musulmani non dice però la cosa più importante: ossia che
tale principio semplicemente non deve esistere. Lo Stato italiano è, o dovrebbe
essere, uno Stato liberaldemocratico: quindi se proprio volesse difendere il
principio di reciprocità con i Paesi musulmani, dovrebbe farlo su uno spettro
di questioni molto ampio. Che andrebbe ben al di là del problema dei luoghi di
culto e della loro apertura. Il punto è che, per fortuna, tale principio non
esiste. E non solo perché ciò andrebbe contro cittadini musulmani residenti in
Italia che non c'entrano nulla con le decisioni dei propri Governi, di cui anzi
hanno spesso una bassa opinione. Ma soprattutto perché se gli Stati
confessionali musulmani sbagliano, gli Stati europei, in quanto Stati
liberaldemocratici, non possono commettere il loro stesso errore. E questo
appunto perché non sono confessionali: diverso sarebbe il caso, storicamente
almeno è accaduto così, se lo fossero, se fossero cioè cristiani. Se noi siamo
in grado di capire che gli Stati musulmani sbagliano e che noi non dobbiamo
cadere nello stesso errore ciò succede proprio perché a guidarci non è il
Cristianesimo, e tantomeno la Chiesa di Roma, ma una Costituzione che, come
tutte quelle europee occidentali, si ispira agli ideali dell'Illuminismo
(ancora alla fine dell'Ottocento la Chiesa romana condannava liberalismo e socialismo
allo stesso modo) e pone sullo stesso piano tutte le religioni. La reciprocità
implica invece che lo Stato italiano si ponga come Stato cristiano di fronte
agli Stati musulmani ma questo, per fortuna, non è possibile! Non esiste quindi
nessun principio di reciprocità in campo religioso che uno Stato
liberaldemocratico possa far valere: l'Italia, piuttosto,
dovrebbe chiedere agli Stati musulmani (e non solo) di permettere l'apertura
non soltanto di chiese ma di luoghi di culto di ogni religione "riconosciuta":
il che però avviene già e comunque, credo, non deve essere questo il problema
principale di uno Stato laico o, come quello francese, agnostico.
Fabrizio Amadori segretario dei Radicali Alla fine della mia risposta ho
scritto che la tolleranza è un titolo di legittimità dello Stato italiano: un
concetto non troppo diverso da quello che lei ha sviluppato nella sua lettera.
Una sola osservazione: abbiamo una Costituzione illuminista, ma siamo anche uno
Stato concordatario, quindi non completamente laico.
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cari amici, mi trovo in vacanza in una
zona della Spagna dove c'è una copertura scarsissima di rete e non riesco a
collegarmi (ora lo sto facendo stando seduto sui gradini della splendida
cattedrale gotica di Girona, che ho appena visitato): per questo non mi è
possibile intervenire o sbloccare i commenti in moderazione. Chiedo scusa a
tutti e vi do appuntamento al 12 agosto, quando sarò di ritorno! Scritto in
Varie Commenti ( 7 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog
di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 25Jul 08 Quel "vivo desiderio" di felicità Cari
amici, da domani sono in vacanza. Vi auguro di trascorrere una buona estate con
queste parole scritte da Giovanni Battista Montini a diciassette anni: Una volta
camminando di sera guardavo le stelle del firmamento e procuravo che la mia
mente fosse compresa dell'immensità del creato; capivo che tutti gli astri non
erano che pulviscoli giranti rispetto all'immensità dell spazio, pure il
pensiero d'essere confinato in questo mondo, per l'uomo così vasto, ma, in
relazione cogli astri e collo spazio, vero atomo al microscopio, e il vedere al
di sopra di me migliaia di mondi ignoti, rappresentanti per me bellezze e
attrattive fantastiche e grandemente superiori a tutto ciò ch'è nel mondo,
provavo un vivo desiderio d'una felicità non legata al misero fango della
terra. E a me stesso davo la risposta: "Sei destinato ad essere assunto
principe nel regno che governa il cielo". Scritto in Varie Commenti ( 252
) " (3 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 22Jul 08 Sono tornato. Nuove regole per il blog Cari amici, ieri sera
alle 23 il Jumbo della Qantas con il Papa, il seguito e noi giornalisti è
atterrano all'aeroporto di Ciampino: siamo stati chiusi in aereo per 22 ore
(anche durante lo scalo tecnico a Darwin non ci è stato
permesso di scendere). Poco dopo la partenza, Benedetto XVI è venuto a
salutarci e a ringraziarci per il lavoro che abbiamo svolto. Volevo dire
innanzitutto a quanti che mi invitavano a moderare certi scontri delle ultime
ore, che ovviamente sono stato impossibilitato a fare
alcunché durante un intero giorno di volo. Ho letto tutti i commenti, e ci sono
rimasto piuttosto male per la piega che hanno preso, le espressioni usate, etc.
Vi comunico quindi che d'ora in avanti non intendo più lasciare spazio agli
"off topic": il blog "Sacri Palazzi" non è una pubblica
arena dove mettere in piazza scontri o risolvere beghe private o partire per la
tangente montando polemiche. Vi chiedo dunque di intervenire rimanendo
sull'argomento proposto e di cercare il più possibile di non svicolare. Vi
chiedo inoltre di usare SEMPRE espressioni rispettose nei confronti di tutti.
E' possibile dissentire nella maniera più radicale senza offendere colui o
colei dalla quale si prendono le distanze. Fino ad oggi sono stato
troppo tollerante. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (14 votes, average:
3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Jul 08 La veglia di
Randwick, la messa finale Cari amici, ieri sera (in Italia era sabato
pomeriggio), con Luigi Accattoli sono andato alla veglia, all'ippodromo di Randwick.
Abbiamo girato tra i ragazzi accampati che attendevano Benedetto XVI. Mi hanno
colpito le file di giovani davanti ai sacerdoti per le confessioni, e la
presenza di famiglie con bambini. Hanno dormito nei sacchi a pelo, sotto le
tende o ripari di fortuna. Ora - da voi sono le tre di notte - il Papa sta
celebrando la messa conclusiva della Gmg. Nell'omelia ha detto:
"Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca visione di fede, una
nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all'edificazione di un
mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non
respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta". Scritto in Varie
Commenti ( 248 ) " (13 votes, average: 3.15 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 18Jul
( da "Giornale.it,
Il" del 30-07-2008)
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Cari amici, mi trovo in vacanza in una
zona della Spagna dove c'è una copertura scarsissima di rete e non riesco a
collegarmi (ora lo sto facendo stando seduto sui gradini della splendida
cattedrale gotica di Girona, che ho appena visitato): per questo non mi è
possibile intervenire o sbloccare i commenti in moderazione. Chiedo scusa a
tutti e vi do appuntamento al 12 agosto, quando sarò di ritorno! Scritto in
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articolo a un amico 25Jul 08 Quel "vivo desiderio" di felicità Cari
amici, da domani sono in vacanza. Vi auguro di trascorrere una buona estate con
queste parole scritte da Giovanni Battista Montini a diciassette anni: Una volta
camminando di sera guardavo le stelle del firmamento e procuravo che la mia
mente fosse compresa dell'immensità del creato; capivo che tutti gli astri non
erano che pulviscoli giranti rispetto all'immensità dell spazio, pure il
pensiero d'essere confinato in questo mondo, per l'uomo così vasto, ma, in
relazione cogli astri e collo spazio, vero atomo al microscopio, e il vedere al
di sopra di me migliaia di mondi ignoti, rappresentanti per me bellezze e
attrattive fantastiche e grandemente superiori a tutto ciò ch'è nel mondo,
provavo un vivo desiderio d'una felicità non legata al misero fango della
terra. E a me stesso davo la risposta: "Sei destinato ad essere assunto
principe nel regno che governa il cielo". Scritto in Varie Commenti ( 252
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amico 22Jul 08 Sono tornato. Nuove regole per il blog Cari amici, ieri sera
alle 23 il Jumbo della Qantas con il Papa, il seguito e noi giornalisti è
atterrano all'aeroporto di Ciampino: siamo stati chiusi in aereo per 22 ore
(anche durante lo scalo tecnico a Darwin non ci è stato
permesso di scendere). Poco dopo la partenza, Benedetto XVI è venuto a
salutarci e a ringraziarci per il lavoro che abbiamo svolto. Volevo dire
innanzitutto a quanti che mi invitavano a moderare certi scontri delle ultime
ore, che ovviamente sono stato impossibilitato a fare
alcunché durante un intero giorno di volo. Ho letto tutti i commenti, e ci sono
rimasto piuttosto male per la piega che hanno preso, le espressioni usate, etc.
Vi comunico quindi che d'ora in avanti non intendo più lasciare spazio agli
"off topic": il blog "Sacri Palazzi" non è una pubblica
arena dove mettere in piazza scontri o risolvere beghe private o partire per la
tangente montando polemiche. Vi chiedo dunque di intervenire rimanendo
sull'argomento proposto e di cercare il più possibile di non svicolare. Vi
chiedo inoltre di usare SEMPRE espressioni rispettose nei confronti di tutti.
E' possibile dissentire nella maniera più radicale senza offendere colui o
colei dalla quale si prendono le distanze. Fino ad oggi sono stato
troppo tollerante. Scritto in Varie Commenti ( 65 ) " (14 votes, average:
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Randwick, la messa finale Cari amici, ieri sera (in Italia era sabato
pomeriggio), con Luigi Accattoli sono andato alla veglia, all'ippodromo di Randwick.
Abbiamo girato tra i ragazzi accampati che attendevano Benedetto XVI. Mi hanno
colpito le file di giovani davanti ai sacerdoti per le confessioni, e la
presenza di famiglie con bambini. Hanno dormito nei sacchi a pelo, sotto le
tende o ripari di fortuna. Ora - da voi sono le tre di notte - il Papa sta
celebrando la messa conclusiva della Gmg. Nell'omelia ha detto:
"Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca visione di fede, una
nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all'edificazione di un
mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non
respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta". Scritto in Varie
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( da "Stampa,
La" del 30-07-2008)
Argomenti: Laicita'
STRESA.APERTE LE ISCRIZIONI Tornano
le lezioni dei Simposi rosminiani dopo la beatificazione Sono aperte le
iscrizioni alla nona edizione dei Simposi Rosminiani, la prima dopo la
beatificazione di Antonio Rosmini. Il corso di filosofia e teologia si svolgerà
a Stresa dal 27 al 30 agosto e sarà dedicato a "La
coscienza laica: fede, valori, democrazia". Proprio il tema della laicità
vuole essere un omaggio all'amicizia che legò Rosmini ad Alessandro Manzoni,
con cui si incontrò diverse volte tra Stresa e Lesa. E' previsto anche il
ricordo di Michele Federico Sciacca, fondatore del Centro internazionale di
studi rosminiani che ha sede a Villa Ducale, nel centenario della
nascita. Tra gli ospiti è atteso anche il filosofo Dario Antiseri. A tutti i
partecipanti verrà donata una copia dell'opera di Rosmini "Il razionalismo
teologico", in tema con gli argomenti dei Simposi. Come ogni anno, sono
previste 50 borse di studio per giovani laureati e laureandi, che potranno
soggiornare gratuitamente al Collegio Rosmini durante il convegno. La sera del
28 agosto, poi, sarà organizzato un concerto nei giardini di Villa Ducale in
collaborazione con l'associazione "Dino Ciani". La partecipazione
agli incontri è gratuita e aperta a tutti, ma è necessario prenotarsi alla
segreteria dei Simposi al numero 0323.30091. La sede delle conferenze è nella
sala Rebora del Collegio.
( da "Repubblica,
La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina II - Genova Alla Commenda di
Pré parlando di moschea tra i no e l'indifferenza Già a Natale si aprirà il
museo e nel salone superiore sorgerà l'area di preghiera WANDA VALLI (segue
dalla prima di cronaca) I ragazzi sudamericani scherzano fra loro, un musulmano
nero, senegalese, con lunga tunica nera e copricapo bianco, li oltrepassa, li
ignora e si avvia dentro via Prè. Di fronte alla Commenda, il negozio di
"Tabacchi" non c'è più, ha ceduto la licenza al bar a fianco. I
titolari, marito e moglie, due estati fa, al tempo della Commenda regno delle
bande giovanili sudamericane, avevano spiegato: "Noi resistiamo finché
possiamo, poi via". E così è stato. Al loro
posto adesso c'è uno dei tanti negozi di abbigliamento gestito da cinesi,
indifferenti all'idea che qui potrebbero ritrovarsi musulmani e cattolici e anche ebrei a confrontare le loro storie. A pregare. I cinesi
fanno comunità a sé, non rispondono, sorridono, chiedono se vuoi comperare
qualcosa, tutto qui. Attaccato all'antico ospitale, ecco la chiesa
parrocchiale di San Giovanni di Prè, altro gioiello architettonico. Sulla
facciata laterale, ai piedi del campanile, una incisione nella pietra ricorda
Frate Guglielmo, fondatore del centro di accoglienza per ammalati. Dentro la
chiesa non c'è nessuno, il parroco, padre Maurizio è all'estero. Risponde al
telefonino e parla subito di moschea. Non è d'accordo. Dice: "è una
decisione arrivata come un fulmine a ciel sereno, non credo proprio che il
sindaco possa permettersi di non coinvolgere la parte cristiana". Inutile
ripetergli che, in consiglio comunale, il sindaco ha dichiarato che non ci sarà
alcuno moschea, ma un centro religioso e culturale, che ne ha discusso con il cardinale
arcivescovo e non ha incontrato ostacoli. padre Maurizio è pari pari a San
Tommaso: "Vorrei sincerarmi che abbia parlato con il cardinale, mi pare
strano di non sapere nulla". La parola del sindaco non basta? "Di
solito l'Arcivescovo informa i suoi collaboratori". E comunque, taglia
corto il parroco, se ne riparlerà fra venti giorni quando torna. Lui resta
contrario. Alla "moschea" che non c'è, ma che tutti temono. Se un
sacerdote cattolico, che deve placare gli animi è tanto deciso, si capisce bene
perché Piero Campodonico, direttore del Galata e anche della Commenda, venga
affrontato da chi esce dal complesso architettonico così: "I musulmani
portano guai, a me fanno paura, meglio non averli qui". Come se qui, nel
senso della Commenda, ci fosse molto da difendere. Per ora c'è solo
l'involucro, la struttura risanata anni fa, che si sviluppa su due piani.
All'ingresso si apre il salone dove, dalla fine del XII secolo, per volontà di
padre Gugliemo si dà riparo ai pellegrini. Perché, dopo la prima Crociata,
cambiano le rotte per la Terra Santa, si parte proprio da Genova e sono
pellegrini più che Crociati. "Era un posto aperto a tutti, a chi andava e
chi tornava, a chi si spostava lungo il Mediterraneo", commenta
Campodonico, così dovrebbe tornare a essere. Al piano terreno i malati venivano
sistemati nei giacigli, in modo da poter essere collegati con la chiesa visto
che, nel Medio Evo, la cura del corpo era unita a quella dello spirito. E qui,
entro Natale, aprirà il museo multimediale, con le nicchie nella pietra, a
mezza altezza, dove si poggiavano gli abiti prima di dormire, trasformate in
"nicchie parlanti". Dentro troveranno posto schermi dai quali attori
o storici diventeranno i protagonisti di quei tempi, mentre altri grandi
schermi riproporranno la storia della Commenda, della conquista della Terra
Santa, della caduta di Gerusalemme città sacra a tutte le religioni, seguendo i
racconti di storici occidentali e islamici delle Crociate, di analisti ebraici,
che giravano l'Europa, in pellegrinaggio. O quella dei mercanti genovesi,
pronti a vendere viaggi per mare a arabi e cristiani, pur di far soldi. Sarà
tutto gratuito, a disposizione alla città, per provare a farla dialogare con la
Commenda, rimasta isolata, ultimo bastione di un centro antico non ancora del
tutto recuperato. Sopra l'altro grande salone è la sede del futuro centro
interculturale, dove i musulmani, e non solo, potranno pregare, perché non ci
sono simboli di questa o quella religione, è un territorio aperto. Al secondo
piano, il laboratorio per i giovani immigrati, per far musica o partecipare a
dibattiti, o solo per avere un luogo dove trovarsi, lontano dalla strada.
"E' un posto dove Moni Ovadia o Amos Oz non si sentirebbero a
disagio", immagina Campodonico pensando al museo con il centro
interculturale. Ma, una volta usciti fuori, abbandonato anche l'eden dei
cavalieri di Malta, una selva di piante che circonda la mensa all'ultimo piano
della Commenda, in strada si racconta un'altra storia. Tutta diversa. Il suo
cuore è via Prè, dove c'è già una moschea in un garage, dove le razze si
mescolano, come i problemi. Nel negozio del barbiere, il musulmano nero è
seduto su una panca. Chi si sta facendo accorciare i capelli, non vuole sentire
neppure parlare di culture da mescolare o robe del genere. Per lui esiste solo
il pericolo- moschea: "Non li vogliamo, vogliamo vivere in pace, e tu
continua che è tardi", dice a chi si occupa della sua testa. Colpevole di
abitare in un'altra parte della città: "Fa presto, lui, chiude e se va, ma
io abito qui e siamo stufi, è uno schifo, altro che la moschea, quelli sono
pericolosi". Uno di quelli "pericolosi" è seduto proprio dietro
di lui, è calvo, quindi è venuto a chiacchierare, ma a farglielo notare si
ottiene un gesto con la mano, come a scacciar via una mosca e un laconico
"non importa". Null'altro e nemmeno una sillaba dal musulmano nero,
che deve aver imparato molto in fretta le regole non scritte di via Prè. Dove
di moschea parlano tutti fra loro e pochissimo con chi vuol sapere che cosa
pensano del futuro interculturale, della possibilità concreta che possa servire
a risanare la zona, proprio come è capitato, nota Campodonico, con il museo del
Mare e via Gramsci. Nel negozio di alimentari, il marito seduto fuori sembra
più disponibile, la moglie sbuffa:" E basta, la moschea non ci interessa,
non la vogliamo". Il consorte, con un cauto sorriso, precisa: "Adesso
le bande dei ragazzi sono di meno, ma si spaccia droga e sono gli arabi, i
marocchini soprattutto. Di giorno non si vedono, è logico, ma appena cala il
buio, arrivano". E' difficile, vista da qui, la sfida di Genova che vuole
tornare a essere città che accoglie le culture più diverse. Ma, come dice
proprio Amos Oz, scrittore israeliano, per fare la pace si deve incominciare
dalla vita di tutti i giorni. A Genova, magari, dalla nuova Commenda.
( da "Repubblica,
La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIX - Palermo Il
riconoscimento "SMORFIE" DI SANGUINETI VINCE IL PREMIO TOMASI DI
LAMPEDUSA Edoardo Sanguineti con l'opera "Smorfie" (Feltrinelli) ha
vinto la quinta edizione del premio letterario Tomasi di Lampedusa. Ad assegnare
il riconoscimento allo scrittore e critico genovese, la giuria del premio
presieduta da Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo dell'autore del
Gattopardo, e composta da Pasquale Hamel (direttore del premio) e Salvatore
Silvano Nigro. "Smorfie" è una raccolta di scritti che si sviluppa
lungo un percorso letterario che abbraccia cinquant'anni di attività, da
"Clara" ed "E", pubblicati alla fine degli anni Cinquanta,
ai più recenti componimenti. E proprio dal racconto "E" si potrebbe
trarre l'inciso che ha determinato la scelta della giuria. Sanguineti scrive,
infatti, "E sognavo uno straordinario, interminabile romanzo, senza titolo
e senza trama, ma avviato in modo tale, per intanto, da poter sostenere i più
sottili e calcolati movimenti, e svolgimenti fantastici". Il premio
intitolato alla memoria dell'autore del Gattopardo - proprio quest'anno ricorre
il cinquantesimo anno di pubblicazione del romanzo - nasce da un'idea del Parco
culturale Terre Sicane (Sciacca, Sambuca di Sicilia, Santa
Margherita di Belice, Montevago, Menfi, Ribera, Calamonaci, Caltabellotta e
Cattolica Eraclea) e si svolge a Santa Margherita di Belice, la cittadina
dell'Agrigentino dove Tomasi di Lampedusa ha trascorso parte dei suoi anni
giovanili e dove lo scrittore ha ambientato alcune pagine del romanzo.
( da "Repubblica,
La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il primo ministro Turchia, salvo il
partito del premier Solo sanzioni per gli islamici di Erdogan. Sollievo nella
Ue Il verdetto elimina il clima di incertezza che gravava sul paese Ma abbiamo
subito una grave perdita di tempo e di energie su questo caso MARCO ANSALDO DAL
NOSTRO INVIATO ISTANBUL - Alla fine sembrano tutti soddisfatti: il partito
islamico che non chiude i battenti, l'opposizione socialdemocratica che ottiene
comunque il rispetto dei princìpi laici dello Stato,
l'Europa che non vede vanificati i suoi sforzi per inglobare, un giorno,
l'importante candidato turco nell'Unione. Con sei voti favorevoli allo
scioglimento e cinque contrari, dunque senza la maggioranza richiesta di sette
voti, i giudici della Corte Costituzionale hanno sancito ieri ad Ankara che la
formazione islamico moderata al governo non verrà soppressa. Non solo.
Il capo dello Stato, Abdullah Gul, il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, e
altri 69 parlamentari accusati di attività antilaiche contrarie alla
Costituzione, non saranno estromessi dalla vita politica per 5 anni, come era
invece richiesto dal Procuratore generale. Gli undici giudici dell'Alta Corte
hanno però comminato una severa sanzione all'Akp, acronimo di Partito per la
giustizia e lo sviluppo, considerato a centro destra dello schieramento
parlamentare. Al gruppo saranno infatti tagliati metà dei finanziamenti
pubblici. Una punizione "di cui il partito dovrà seriamente tenere
conto", ha ammonito il presidente della Corte, Hasim Kilic, nel commentare
il dispositivo della sentenza, spiegando tuttavia che "le attività
dell'Akp non meritano la chiusura". Ma il tono era appunto quello del
preside che ammonisce gli studenti un po' scapestrati. E difatti la prima
reazione di un dirigente dell'Akp, Faruk Celik, è stata quella gioiosa di
salutare la lieve sanzione parlando di "vittoria della democrazia".
Il partito islamico, in sostanza, si è salvato per il rotto della cuffia, per
un solo voto, quando solo poche settimane fa quasi tutti gli osservatori lo
davano per spacciato. La tendenza era nettamente cambiata negli ultimi giorni,
dopo che i giornali avevano prima scoperto un abboccamento fra Erdogan e il
capo delle Forze armate, il suo "avversario" Yashar Buyukanit (che
guarda caso domani, 1 agosto, ha bisogno della firma del premier per lasciare
il suo incarico, affidarlo nelle mani del suo vice, e consentire le nomine di
tutti gli alti ufficiali); e poi sembra fra lo stesso primo ministro e il
Procuratore generale. Insomma, ha vinto la linea del compromesso, viste anche
le dichiarazioni tutto sommato morbide dell'opposizione socialdemocratica, che
ha ottenuto come riconosciute le sue accuse, mentre la sempre più spedita
economia turca potrà adesso riprendere ancora più vigorosamente il cammino
verso nuovi traguardi. Apparendo visibilmente soddisfatto, in serata Erdogan è
apparso in pubblico affermando che la sua compagine "continuerà a
impegnarsi per il rispetto dei valori repubblicani, fra i quali la
laicità". Poi, con l'intemperanza che infine lo contraddistingue sempre,
ha aggiunto: "Noi non abbiamo mai avuto programma anti-laico. Questo
verdetto elimina il clima di incertezza che gravava sul paese. Ma la Turchia ha
subito una grave perdita di tempo e di energie su questo caso". Un chiaro
riferimento anche ai passi indietro segnati sul fronte dell'ingresso di Ankara
in Europa. A Bruxelles le reazioni dei leader comunitari sono state tutte
positive. "E' una buona notizia - ha commentato la portavoce dell'Alto
rappresentante Ue per la Politica estera Javier Solana - perché la decisione
potrà aiutare a riportare la stabilità politica nel Paese candidato ad entrare
nell'Unione". E il commissario all'Allargamento, Olli Rehn, ha
sottolineato come sia "essenziale che la Turchia proceda ad allineare le
regole sui partiti politici agli standard europei". Il ministro degli
Esteri britannico David Milliband ha parlato di "una Turchia che mostra di
essere democratica e sulla via europea". Nei giorni scorsi a Bruxelles non
si nascondeva la preoccupazione di fronte allo scenario che poteva aprirsi con
una sentenza sfavorevole. Ankara sta infatti negoziando con la Ue dal
( da "Repubblica,
La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Onur Oymen, capo del Partito del
popolo: "Riconosciute le violazioni, l'Akp è stato punito" L'opposizione accetta la sentenza "Questa è
una vittoria dei laici" Non possiamo essere contenti dell'azione
dell'esecutivo, e i giudici hanno detto questo con chiarezza Solo per un voto,
di un membro che non è giurista, si è deciso di non cancellare la formazione
DAL NOSTRO INVIATO ISTANBUL - "Questa non è una vittoria della democrazia.
Al contrario. è una sconfitta. I dirigenti del partito islamico che sostengono
quella posizione sono in errore. Perché la decisione della Corte costituzionale
punisce chiaramente il partito che in Turchia è al governo. E che all'interno
dell'esecutivo ci sia un comportamento simile a noi dell'opposizione non fa
piacere per nulla. Significa che qualcosa nel nostro paese non va. La sentenza
dell'Alta Corte è, invece una vittoria per i laici, perché il rispetto della
legge è stato salvaguardato". Molti ad Ankara, e
anche all'estero, accusano di solito l'opposizione socialdemocratica turca di
avere smarrito la propria identità di sinistra, per abbracciare un nazionalismo
tradizionalmente più vicino alla destra. E se ci si aspetta così toni duri e
conclamati da un partito descritto da tempo in difficoltà, rispetto alla
velocità modernista impressa invece dal governo monocolore islamico, occorre
però ricredersi ascoltando Onur Oymen. L'uomo che assieme a Deniz Baykal guida
il Chp (Partito repubblicano del popolo, fondato da Ataturk). Subito dopo
l'annuncio dell'Alta Corte, e prima di entrare a discutere la linea da tenere
nella direzione del Chp, Oymen commenta con Repubblica l'atteso esame dei
giudici. Qual è la sua prima reazione alla sentenza della Corte? "Il
procuratore della Repubblica aveva disposto il caso presso la Corte
Costituzionale, affermando che l'Akp (il Partito per la giustizia e lo
sviluppo) aveva violato i principi basilari della nostra Carta, fondata sul laicismo. Sei giudici su undici della Consulta hanno votato
a favore della chiusura, e solo per un voto è mancata la maggioranza
qualificata per far scattare il provvedimento. Quattro giudici, inoltre, hanno
riconosciuto che il gruppo aveva dimostrato di essere un punto focale per le
attività anti-laiche, e deciso dunque per una severa pena finanziaria. Solo il
voto di un giudice, che non è un giurista di professione, ha deciso infine che
la formazione islamica non dovesse essere cancellata". Appunto, non c'è la
chiusura del partito, ma solo una punizione simbolica. Tutto qui? "Sì, la
Corte ha deciso di decurtare l'assistenza finanziaria del Tesoro all'Akp, invece
di scioglierlo. Di conseguenza, il partito sarà privato dell'assistenza
finanziaria per un ammontare pari alla metà dell'ultimo contributo. Il
risultato finale è comunque severo". Ma l'opposizione non si aspettava la
chiusura del partito e l'allontanamento dalla vita politica di Erdogan, Gul e
degli altri 69 parlamentari accusati? "Quella era una misura difficile da
ottenere. E difatti non è stato così". Ma,
insomma, voi siete soddisfatti? "Diciamo che rispettiamo la sentenza
emersa ad Ankara. La Corte ha sancito che i princìpi fondamentali della
Costituzione siano stati violati, e questo è stato
ampiamente riconosciuto". I dirigenti del partito islamico moderato hanno
subito parlato di vittoria della democrazia. E' così? "Proprio per
nulla". Perché? "Perché l'Akp è il partito al governo in questo
paese. E l'Alta Corte ha stabilito che il suo comportamento andava punito. Noi
non possiamo essere contenti dell'azione dell'esecutivo, e i giudici hanno
detto questo con chiarezza". Allora è una sconfitta per i laici? "Niente
affatto. E' una vittoria, perché il rispetto della legge è stato
ribadito in pieno". (m. ans.).
( da "Repubblica,
La" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura "PERCHé RATZINGER
RECUPERA IL SACRO" Il latino, il sacerdote di spalle ai fedeli la
comunione in ginocchio. Intervista a monsignor Malcolm Ranjith, segretario della
Congregazione del culto "La fede della Chiesa nella presenza reale di
Cristo nell'eucarestia va espressa attraverso gesti adeguati e diversi da
quelli quotidiani" "C'è stata la tendenza a porre l'uomo al centro
della celebrazione e non il Signore" "Prendere l'ostia e metterla noi
stessi in bocca riduce il significato della comunione" MARCO POLITI ROMA l
segnale è stato inequivocabile. Prima il Corpus Domini
a Roma, poi lo si è visto in mondovisione a Sidney. Benedetto XVI esige che
davanti a lui la comunione venga ricevuta in ginocchio. è uno dei tanti
recuperi di questo pontificato: il latino, la messa tridentina, la celebrazione
con le spalle rivolte ai fedeli. Papa Ratzinger ha un disegno e lo srilankese
monsignor Malcolm Ranjith, che il pontefice ha voluto con sé in Vaticano come
segretario della Congregazione per il Culto, lo delinea con efficacia.
L'attenzione alla liturgia, spiega, ha l'obiettivo di un'"apertura al
trascendente". Su richiesta del pontefice, preannuncia Ranjith, la Congregazione
per il Culto sta preparando un Compendio Eucaristico per aiutare i sacerdoti a
"disporsi bene per la celebrazione e l'adorazione eucaristica". La
comunione in ginocchio va in questa direzione? "Nella liturgia si sente la
necessità di ritrovare il senso del sacro, soprattutto nella celebrazione
eucaristica. Perché noi crediamo che quanto succede sull'altare vada molto
oltre quanto noi possiamo umanamente immaginare. E quindi la fede della Chiesa
nella presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche va espressa attraverso
gesti adeguati e comportamenti diversi da quelli della quotidianità".
Marcando una discontinuità? "Non siamo dinanzi ad un capo politico o un
personaggio della società moderna, ma davanti a Dio. Quando sull'altare scende
la presenza di Dio eterno, dobbiamo metterci nella posizione più adatta per
adorarlo. Nella mia cultura, nello Sri Lanka, dovremmo prostrarci con la testa
sul pavimento come fanno i buddisti e i musulmani in preghiera". L'ostia
nella mano sminuisce il senso di trascendenza dell'eucaristia? "In un
certo senso sì. Espone il comunicante a sentirla quasi come un pane normale. Il
Santo Padre parla spesso della necessità di salvaguardare il senso
dell'al-di-là nella liturgia in ogni sua espressione. Il gesto di prendere l'ostia
sacra e metterla noi stessi in bocca e non riceverla, riduce il profondo
significato della comunione". Si vuole contrastare una banalizzazione
della messa? "In alcuni luoghi si è perso quel senso di eterno, sacro o di
celeste. C'è stata la tendenza a mettere l'uomo al centro della celebrazione e
non il Signore. Ma il Concilio Vaticano II parla chiaramente della liturgia
come actio Dei, actio Christi. Invece in certi circoli liturgici, vuoi per
ideologia vuoi per un certo intellettualismo, si è diffusa l'idea di una
liturgia adattabile a varie situazioni, in cui si debba far spazio alla
creatività perché sia accessibile e accettabile a tutti. Poi magari c'è chi ha
introdotto innovazioni senza nemmeno rispettare il sensus fidei e i sentimenti
spirituali dei fedeli". A volte anche vescovi impugnano il microfono e
vanno verso l'uditorio con domande e risposte. "Il pericolo moderno è che
il sacerdote pensi di essere lui al centro dell'azione. Così il rito può
assumere l'aspetto di un teatro o della performance di un presentatore
televisivo. Il celebrante vede la gente che guarda a lui come punto di
riferimento e c'è il rischio che, per avere più successo possibile con il
pubblico, inventi gesti ed espressioni facendo da protagonista". Quale
sarebbe l'atteggiamento giusto? "Quando il sacerdote sa di non essere lui
al centro, ma Cristo. Rispettare in umile servizio al Signore e alla Chiesa la
liturgia e le sue regole, come qualcosa di ricevuto e non di inventato,
significa lasciare più spazio al Signore perché attraverso lo strumento del
sacerdote possa stimolare la coscienza dei fedeli". Sono
deviazione anche le omelie pronunciate dai laici? "Sì. Perché l'omelia,
come dice il Santo Padre, è il modo con cui la Rivelazione e la grande
tradizione della Chiesa viene spiegata affinché la Parola di Dio ispiri la vita
dei fedeli nelle loro scelte quotidiane e renda la celebrazione liturgica ricca
di frutti spirituali. E la tradizione liturgica della Chiesa riserva
l'omelia al celebrante. Ai Vescovi, ai sacerdoti e ai diaconi. Ma non ai
laici". Assolutamente no? "Non perché loro non siano capaci di fare
una riflessione, ma perché nella liturgia i ruoli vanno rispettati. Esiste,
come diceva il Concilio, una differenza "in essenza e non solo in
grado" tra il sacerdozio comune di tutti i battezzati e quello dei
sacerdoti". Già il cardinale Ratzinger lamentava nei riti la perdita del
senso del mistero. "Spesso la riforma conciliare è stata interpretata o
considerata in modo non del tutto conforme alla mente del Vaticano II. Il Santo
Padre definisce questa tendenza l'antispirito del Concilio". A un anno
dalla piena reintroduzione della messa tridentina qual è il bilancio? "La
messa tridentina ha al suo interno valori molto profondi che rispecchiano tutta
la tradizione della Chiesa. C'è più rispetto verso il sacro attraverso i gesti,
le genuflessioni, i silenzi. C'è più spazio riservato alla riflessione
sull'azione del Signore e anche alla personale devozionalità del celebrante,
che offre il sacrificio non solo per i fedeli ma per i propri peccati e la
propria salvezza. Alcuni elementi importanti del vecchio rito potranno aiutare
anche la riflessione sul modo di celebrare il Novus Ordo. Siamo all'interno di
un cammino". Un domani vede un rito che prenda il meglio del vecchio e del
nuovo? "Può darsi? io forse non lo vedrò. Penso che nei prossimi decenni
si andrà verso una valutazione complessiva sia del rito antico che del nuovo,
salvaguardando quanto di eterno e soprannaturale avviene sull'altare e
riducendo ogni protagonismo per lasciare spazio al contatto effettivo tra il
fedele e il Signore attraverso la figura non predominante del sacerdote".
Con posizioni alternate del celebrante? Quando il sacerdote sarebbe rivolto
verso l'abside? "Si potrebbe pensare all'offertorio, quando le offerte vengono
portate al Signore, e di là sino alla fine della preghiera eucaristica, che
rappresenta il momento culminante della "trans-substantiatio" e la
"communio"". Disorienta i fedeli il prete che volge le spalle.
"è sbagliato dire così. Al contrario, insieme al popolo si rivolge al
Signore. Il Santo Padre nel suo libro Lo spirito del Concilio ha spiegato che
quando ci si siede attorno, guardando ognuno la faccia dell'altro, si forma un
circolo chiuso. Ma quando il sacerdote e i fedeli insieme guardano l'Oriente,
verso il Signore che viene, è un modo di aprirsi all'eterno". In questa
visione si inserisce anche il recupero del latino? "Non mi piace la parola
recuperare. Realizziamo il Concilio Vaticano II, che afferma esplicitamente che
l'uso della lingua latina, salvo un diritto particolare, sia conservato nei
riti latini. Dunque, anche se è stato dato spazio
all'introduzione delle lingue vernacolari, il latino non va abbandonato
completamente. L'uso di una lingua sacra è tradizione in tutto il mondo.
Nell'Induismo la lingua di preghiera è il sanscrito, che non è più in uso. Nel
Buddismo si usa il Pali, lingua che oggi solo i monaci buddisti studiano.
Nell'Islam si impiega l'arabo del Corano. L'uso di una lingua sacra ci aiuta a
vivere la sensazione dell'al-di-là". Il latino come lingua sacra nella
Chiesa? "Certo. Il Santo Padre stesso ne parla nell'esortazione apostolica
Sacramentum Caritatis al paragrafo 62: "Per meglio esprimere l'unità e
l'universalità della Chiesa vorrei raccomandare quanto suggerito dal Sinodo dei
vescovi in sintonia con le direttive del Concilio Vaticano II. Eccettuate le
letture, l'omelia e la preghiera dei fedeli, è bene che tali celebrazioni siano
in lingua latina". Beninteso, durante incontri internazionali".
Ridando forza alla liturgia, dove vuole arrivare Benedetto XVI? "Il Papa
vuole offrire la possibilità d'accesso alla meraviglia della vita in Cristo,
una vita che pur vivendola qui sulla terra già ci fa sentire la libertà e
l'eternità dei figli di Dio. E una tale esperienza si vive fortemente
attraverso un autentico rinnovamento della fede quale presuppone il pregustare
delle realtà celesti nella liturgia che si crede, si celebra e si vive. La
Chiesa è, e deve diventare, lo strumento valido e la via per questa esperienza
liberante. E la sua liturgia quella che la rende capace di stimolare tale
esperienza nei suo i fedeli".
( da "Unita,
L'" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del
Giacobino alla rovescia Michele Ciliberto Segue dalla Prima C iò a cui occorre
mettere mano - questo è il centro del ragionamento di Tremonti - è una riforma
radicale dello Stato: "Lo Stato - dice il ministro - deve tornare a fare
solo l'essenziale. Deve ritirarsi nel suo perimetro di competenze
storiche". Ed è precisamente in questo quadro strategico che si pone la
manovra finanziaria in corso di approvazione alle Camere. "In una fase in
tutto e per tutto non ordinaria", essa si pone l'obiettivo di
"rilanciare l'economia e di rifare lo Stato", in modi e forme
radicali: "non c'è mai stato come questa volta -
insiste Tremonti - un cambiamento tanto radicale, su una pluralità di fronti e
concentrato in così breve tempo". Non è il caso,in questa sede, di
verificare se quello che dice il ministro corrisponda a verità: conta
sottolineare la nettezza e il vigore del suo ragionamento. Quello che Tremonti
ha in mente è una riforma organica dello Stato e dell'amministrazione pubblica
italiana che si pone in antitesi diretta con quella che è stata la politica
dell'Italia nell'"epoca democristiana" (uso io questo termine, per
comodità): rigore economico, controllo della spesa, lotta al clientelismo,
polemica frontale contro "tutte le ipotesi "deficiste", tutti
gli inviti ad accendere maggiore spesa pubblica finanziata con coperture
fittizie o, peggio, inesistenti". La lotta contro i "deficisti"
(un lemma nuovo, se non m'inganno) - e le conseguenze delle loro politiche economiche
(da ultimo l'estendersi delle pensioni di invalidità al Sud come al Nord) - è
un leitmotiv di tutta l'intervista; né è difficile capire con chi se la prende
il ministro. In termini schematici: se la prende con il compromesso tra
"capitale" e "lavoro" realizzato in Italia,sul piano
politico, dalla Democrazia Dristiana da un lato, dal Partito comunista
dall'altro (procedo anche qui in modo sommario). Per Tremonti, è necessario
mutare totalmente strada, puntando su nuove politiche europee e nazionali e su
nuovi strumenti economici a cominciare da quel "gigante finora
addormentato", che è la Cassa depositi e prestiti. Ma, in primo luogo,
bisogna lavorare a una nuova definizione della figura e del ruolo dello Stato,
il quale deve essere il vero dominus della vita economica del Paese, dell'uso
delle risorse,delle politiche di spesa: "Occorre decidere al centro - dice
Tremonti - per andare sul grande,non dalla periferia perdendosi nel piccolo
come sinora è avvenuto". Stabilite le linee generali, poi è opportuno
"sentire la voce delle Regioni come di tutti coloro che operano nel
settore delle infrastutture" e questo sarà, appunto, fatto, dopo aver
concentrato tutti i Fondi europei di sviluppo presso il Cipe. È un ragionamento
complesso, quello svolto da Tremonti ma i nuclei centrali appaiono netti:
neo-centralismo, federalismo, privatizzazioni, conservatorismo
compassionevole... Sarebbe sbagliato non riconoscerlo: si tratta di un disegno
di "modernizzazione, già sperimentato per altro in europa, da altre forze
di destra", imperniato però in primo luogo - ed è questo il punto da
sottolineare - su un neo-centralismo dello Stato, al quale vengono affidate le
funzioni di direzione economica fondamentali, mentre le politiche sul
territorio sono assegnate, nei gangli centrali, alle Regioni, rilanciando il
federalismo, il quale ha il compito di "raddrizzare la pianta storta dello
Stato, caricato di troppe cose da fare e di troppi debiti". Per come viene
presentato - va sottolineato anche questo - è un disegno di modernizzazione
essenzialmente dall'alto, di tipo "giacobino" (come del resto
dimostra, in modo esemplare, proprio la vicenda della manovra finanziaria). Nè,
di per sé, è un fatto sorprendente: il "giacobinismo", in modi
ovviamente diversi, è un tratto tipico degli intellettuali
italiani di matrice laica, permanentemente protesi a "riformare" ab
imis fundamentis società e Stato. E Giulio Tremonti, come si sa,
"nasce" come intellettuale, quale professore di Diritto tributario
all'Università di Pavia né, pur essendo sceso in politica, ha mai rinunziato
alla sua attività di saggista, di professore... I "giacobini"
però - e Tremonti lo sa bene - senza "consenso" sono destinati al
fallimento. Nella sua intervista discorre perciò a più riprese di "spirito
repubblicano", cioè della necessità di coinvolgere larghe forze politiche
e sociali nel suo progetto, arrivando addirittura a sostenere che chi non
dialoga con il governo "va contro l'Italia". Sono battute un po'
eccessive, ma non vanno ascritte, a mio giudizio, solo al genere letterario
dell'intervista. Tremonti sa bene da dove gli viene il "consenso", ma
per diretta esperienza è altrettanto consapevole che Berlusconi è, al tempo
stesso, la forza e la debolezza del suo disegno di modernizzazione. In effetti,
è grazie al Popolo della libertà che Tremonti è riuscito a varare una manovra
economica assai dura su una "pluralità di fronti", spossessando di
fatto tutti gli altri ministri e senza prestare ascolto a nessuna voce di
protesta, qualunque fosse la sua autorevolezza. Ma, come dimostra tutta la sua
vicenda imprenditoriale e politica, Berlusconi è figlio diretto della storia
che Tremonti vorrebbe chiudere una volta per sempre; e, se mira a qualcosa,
pensa a ricostituire un moderno partito "interclassista" che estenda
ed rafforzi con nuove forme di "consenso" l'interclassismo di matrice
democratico-cristiana. Per Berlusconi, il "consenso" politico e
sociale delle corporazioni che fanno capo al suo partito è il primum obiettivo
della sua azione di governo,decifrabile come una forma di "dispotismo
dolce" mediaticamente imposto, il contrario preciso del
"giacobinismo"; né è difficile prevedere le tensioni,e anche le
contraddizioni, che si apriranno nel governo, quando le misure di Tremonti
cominceranno a toccare pezzi del blocco sociale che si raccoglie intorno al
Popolo della libertà, nel quale sono confluiti - sulla base di interessi
corporativi precisi - forze e ceti che facevano capo alla Dc e allo stesso
Partito Socialista. A quel livello, le politiche compassionevoli di Tremonti -
compresa la social card - non serviranno a niente; si riveleranno per quello
che sono:un espediente buono solo per chi - a differenza dei
"deficisti" - non è in grado di far sentire la sua voce. Le tensioni
non si apriranno però solo su questo terreno: nonostante le tante dichiarazioni
di accordo e di empatia, il neo-centralismo di Tremonti è destinato a cozzare
anche con le politiche della Lega, la quale ha una idea del federalismo - e
della funzione dello stato centrale - assai diversa da
quella del ministro dell'Economia. È difficile che la Lega continui ad
accettare che i fondi europei siano concentrati nel Cipe o che le stesse
Regioni si rassegnino ad essere convocate dal ministro, con gesto napoleonico,
quando gli sembrerà più opportuno. Anche qui, al fondo ci sono due concezioni
strategiche assai diverse. Non sono invece rilevanti,a mio giudizio, i
contrasti - posto che ci siano - con Alleanza Nazionale, che non è più, ormai,
un attore politico autonomo, effettivo. Su tutto questo le opposizioni al
governo avranno, penso, ampia materia di intervento. Ma il discorso è più
complesso, e va fatto con chiarezza. Tremonti dà risposte conservatrici a una
serie di problemi reali, con cui le forze riformatrici devono confrontarsi,
senza complessi, come hanno già cominciato a fare col governo Prodi. L'esigenza
di una riforma dello Stato e dell'amministrazione pubblica è centrale; ed
altrettanto decisiva è la battaglia per un diverso uso delle risorse, per
definire nuovi criteri di spesa e di intervento pubblico, in dura
contrapposizione con le politiche di tipo clientelare che hanno afflitto - e
rovinato - il nostro Paese (con tutto quello che ciò comporta sul piano dei
rapporti con il sindacato). Il federalismo è una esigenza reale e va
soddisfatta, senza, naturalmente, cadere in forme di neocentralismo dello stato. Il primato del merito - nel pieno riconoscimento del
dettato costituzionale - è decisivo in una moderna democrazia, e deve essere la
bandiera delle forze che vogliono riformare l'Italia. Valorizzare il merito non
significa, certo, privilegiare la strada della privatizzazione, come si fa nel
decreto del 25 giugno: l'università pubblica va salvaguardata come principio di
libertà e di eguaglianza. Ma proprio per questo occorre anche sapere intervenire
drasticamente nei guasti che cattive politiche di governo e perverse pratiche
accademiche hanno introdotto in questo ganglio centrale della vita scientifica
e civile del Paese. Se si ha a cuore il futuro dell'università pubblica, è
necessario battersi per una sua riforma radicale, mettendo fine alle
degenerazione di questi ultimi decenni. Altrimenti si fa una battaglia, pur
importante, ma di retroguardia. Ma questo è solo un esempio; a me preme,
anzitutto, sottolineare che quello che abbiamo di fronte è un percorso assai
più mobile e dinamico di quanto si potrebbe pensare. Sta al Partito Democratico
usare le possibilità che la situazione gli offre: tanto più lo farà quanto più
svilupperà un'azione limpidamente riformatrice.
( da "Unita,
L'" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del L'AKP
L'anima moderata e religiosa della Turchia Il partito turco Giustizia e
Sviluppo (Adalet vel Kalkinma Partisi, Akp) è stato
fondato nel 2001 da un gruppo di esponenti moderati dell'ex Partito del
Benessere (formazione islamica messa al bando nel 1998 dalla Corte
Costituzionale) e del successivo Partito della Virtù. Alla guida della nuova
formazione c'è fin dall'inizio l'allora sindaco di Istanbul, Recep Tayyp
Erdogan, 54 anni. L'ispirazione politica dell'Akp è stata paragonata a quella
dei partiti democratici cristiani europei: grande attenzione ai temi economici
e dello sviluppo, ispirazione religiosa ma moderata, politica del buon vicinato
con i paesi confinanti, ingresso nell'Unione europea. La base elettorale
dell'Akp è la nuova borghesia imprenditoriale venuta dall'est, religiosa ma
pragmatica, che si contrappone alle tradizionali élite
laiche e nazionaliste della burocrazia e delle imprese pubbliche. L'Akp ha
vinto le elezioni politiche nel 2002 con il 34,4% e ha gestito un periodo di
forte crescita economica, avviando il negoziato per l'adesione alla Ue e
raccogliendo forti consensi nelle capitali occidentali, ma anche in quelle
mediorientali. Nel 2007 il partito ha rivinto le politiche con oltre il
47%.
( da "Giornale.it,
Il" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 181 del 2008-07-31 pagina 21
Parsi: "La politica del commercio ora si fa in Oriente" di Antonio
Risolo L'esperto: "Il fallimento della Wto non avrà conseguenze immediate,
ma indubbiamente è un pessimo segnale politico" da Milano In un clima da
day after l'Europa assiste impotente al fallimento dei negoziati della Wto che
si sono svolti a Ginevra. Un fallimento, quello del Doha round, che indebolisce
ancora di più il commercio internazionale in una fase critica dell'economia
mondiale. È indubbio che il baricentro si sia spostato,
irrimediabilmente. Verso l'Asia, certo. Ma anche in Sudamerica (Brasile in
testa). "Nell'immediato non ci saranno grandi conseguenze, ma è un pessimo
segnale politico", dice al Giornale il professor Vittorio Emanuele Parsi, docente di politica internazionale all'Università Cattolica di
Milano. Professore, in sostanza da Ginevra escono sconfitti Europa e Stati
Uniti, vale a dire l'Occidente... "In un certo senso sì. La Cina, ma anche
l'India, si sono presentate al Doha round in condizioni vantaggiose. Mi spiego:
avevano più da guadagnare, quasi nulla da perdere. La Cina, in
particolare, si chiede fino a che punto stare nelle regole stabilite da altri
rappresenti un ostacolo alla propria crescita economica. Quando si sarà data
questa risposta punterà i piedi per far valere il suo peso. Non dimentichiamo
che Cina e India rappresentano 2,5 miliardi di persone su 6". Certo, ma
laggiù c'è anche un regime... "Questo è il punto. A Pechino il potere
economico non rappresenta un contraltare al potere politico". Quindi?
"Nel momento in cui il potere politico prende determinate decisioni, il
potere economico si adegua". Allora aveva visto giusto Giulio Tremonti...
"Certo. Perché è molto difficile avere un commercio internazionale
completamente liberalizzato senza un potere politico egemone che detti le
regole. La Cina è il caso emblematico: è fuori dall'area politica, e di
protezione, degli Stati Uniti. E considera Washington alla stregua di un
nemico. È questa la differenza tra Cina e Giappone". Globalizzazione sì,
globalizzazione no... "Questa volta la sessione della Wto di Ginevra si è
inceppata sulle derrate alimentari. In passato i negoziati fallirono sulla
proprietà intellettuale. La globalizzazione è un fatto positivo, ma deve essere
governata". Disfatta per la triade Barroso, Lamy, Mandelson? "Forse.
In ogni caso c'è bisogno di unità occidentale. Un Occidente coeso rafforza
anche l'Europa ed è in grado di attrarre le potenze emergenti. Occorre far
capire soprattutto alla Cina che le conviene stare con gli altri. E ci vuole un
Occidente, unito, che faccia un accordo complessivo non solo sul commercio, ma
anche sui cambi valutari". Pechino ha giustificato la propria posizione
intransigente agitando la difesa dei propri poveri... "In realtà è solo un
pretesto per difendere i loro ricchi. Bloccare le importazioni significa solo
questo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Corriere
della Sera" del 31-07-2008)
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sezione: Primo Piano - data: 2008-07-31 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Lo
scrittore Nedim GÜrsel "Ma ora l'Ue salvaguardi la nostra laicità"
DAL NOSTRO INVIATO PARIGI - Processato dai militari dopo il colpo di Stato del
1980 per "offesa alle forze di sicurezza", incriminato oggi dagli
islamici per "insulto ai valori religiosi": lo scrittore Nedim GÜrsel
ha sempre pagato cara la sua speranza in una Turchia democratica, laica,
europea. Non protesta per la mite sentenza verso l'Akp: "Una messa al
bando del partito avrebbe allontanato ancora di più il sogno di entrare
nell'Ue". Ma adesso chiede aiuto: "L'Europa vigili perché siano
rispettate le libertà dei tanti turchi che, come me, non vogliono vivere
secondo le regole dell'Islam. Occorre tutelare i laici e ricordare all'Akp che,
fortunatamente, la Turchia non è una teocrazia". La storia di Nedim
GÜrsel, nato nel
( da "Corriere
della Sera" del 31-07-2008)
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sezione: Primo Piano - data: 2008-07-31 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE
L'intervista Kaslowski, Confindustria turca "Bene Erdogan assolto, grazie
al suo governo è partito lo sviluppo" DAL NOSTRO INVIATO ISTANBUL -
"Sorpreso e tutto sommato soddisfatto: anche noi imprenditori, come molti
in Europa per altro, avevamo manifestato grande
preoccupazione per la ventilata chiusura del partito di governo, soprattutto
per una messa al bando dell'unico leader carismatico della Turchia, Erdogan. Ma
allo stesso tempo speriamo che questo serva da avvertimento all'Akp, perché non
commetta nuovi errori". Aldo Kaslowski, uno dei più noti imprenditori
"turchi" (nato a Istanbul da padre piemontese, grande amico di AtatÜrk,
ha solo passaporto italiano), già presidente e oggi vicepresidente della
Confindustria turca di cui è da anni suo "ministro degli Esteri",
conosce molto bene il premier e il presidente della Repubblica che ieri hanno
rischiato il bando per cinque anni dalla politica. "Erdogan, sono stato io a portarlo le prime volte in Europa, ovunque - ci
dice -. E in quanto a GÜl, è lui che mi ha nominato ambasciatore speciale di
Ankara per l'Europa". I rapporti tra Confindustria turca e Akp sono buoni
infatti: come mai questo feeling con un partito religioso? "Non per motivi
ideologici, anzi. Ma per l'ottima performance che l'Akp ha garantito al Paese
dal 2002, dal punto di vista economico, dell'apertura all'Europa e delle
riforme. Fino al 2006 tutto è andato benissimo, con una crescita annua media
del 7,6%, l'inflazione crollata dal 78% all'8%. Questi uomini molto pii ma con
poca esperienza politica hanno avuto il buon senso di seguire la disciplina
dell'ex ministro del Tesoro Dervis e del Fmi. Poi, con la nomina di GÜl a
presidente e con quel 47 per cento alle politiche 2007 sono iniziati i guai.
Noi imprenditori e non solo li abbiamo votati per la continuità e loro hanno
pensato di avere carta bianca per accontentare la parte pur minoritaria di
integralisti islamici: hanno tentato di cambiare la Costituzione ma solo per il
velo, messo in secondo piano l'Europa, suscitato “il colpo
di Stato” della magistratura laica, ispirata o meno dai militari che sia".
Lei si dice sorpreso: si aspettava un verdetto più duro? "Ci aspettavamo
una messa al bando di Erdogan, GÜl e altri del partito. Le sola sanzione
economica equivale infatti a un'assoluzione, visto che in questi anni l'Akp ha
guadagnato enormemente. Ma anche un giudizio negativo non ci avrebbe
spaventato: vietato l'Akp, sarebbe nato un nuovo partito e il vero problema, in
caso, sarebbe stato trovare un leader carismatico come
Erdogan. Ma anche questo era già stato assorbito al 95
per cento: abbiamo avuto molte assicurazioni di imprenditori stranieri
(italiani in primis) che non si sarebbero ritirati. Gli investimenti diretti
esteri sono in calo anche per una crisi mondiale ma quelli finanziari,
soprattutto dal Golfo, sono altissimi". L'Europa ha avuto un peso in
questa crisi? "Paradossalmente sono stati i Paesi che non ci vogliono
nell'Ue, come la Francia di Sarkozy o l'Olanda, a dire che in caso di messa al
bando dell'Akp la nostra procedura di ingresso nell'Ue sarebbe stata bloccata,
aiutando così Erdogan. Ma è vero che negli ultimi anni, con il crescere delle
resistenze in Europa, anche i turchi hanno perso entusiasmo in tal senso. Lo
stesso Akp è diventato più tiepido sull'adesione. Quando il ministro Franco
Frattini è stato qui poche settimane fa, ha esplorato
per conto di Bruxelles la determinazione di Erdogan a proseguire nella strada
verso l'Ue. E so che ha avuto ampie rassicurazioni: l'ingresso in Europa non si
discute, crisi o no. Per il governo come per noi è una via senza ritorno. E
l'Europa dovrebbe capire che anche a lei continua a convenire. Soprattutto con
Erdogan ancora al comando". Cecilia Zecchinelli Aldo Kaslowski, nato 71
anni fa a Istanbul da padre piemontese, è uno dei più noti imprenditori turchi,
già presidente e oggi vicepresidente della Confindustria turca Leader Il
premier turco Tayyip Erdogan, 54, leader dell'Akp, ha vinto le politiche nel
2002 con il 34,4% e nel 2007 con il 47%.
( da "Corriere
della Sera" del 31-07-2008)
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sezione: Opinioni - data: 2008-07-31 num: - pag: 34 autore: di ANTONIO FERRARI
categoria: REDAZIONALE ANKARA E L'ISLAM La ragion di Stato salva l'Akp SEGUE
DALLA PRIMA Il partito di governo islamico moderato non verrà chiuso. Sono
salvi sia il premier Recep Tayyip Erdogan, sia le altre 69 personalità dell'Akp
che rischiavano di dover abbandonare la vita politica per 5 anni. E' salvo
anche il presidente della repubblica Abdullah Gul, che pur godendo
dell'immunità e non rischiando la poltrona sarebbe stato
delegittimato. La sentenza della Corte costituzionale prevede infatti soltanto
una multa (decurtato il 50% dei finanziamenti pubblici al partito) e un chiaro
ammonimento. In sostanza i supremi custodi del secolarismo hanno detto:
attenzione! Non verranno tollerati altri tentativi di indebolire la struttura
laica dello Stato. Si chiude così, con un verdetto che equivale a
un'assoluzione per insufficienza di prove, una parentesi delicatissima. Si
rischiava infatti di punire la volontà del popolo, che aveva premiato l'Akp
alle elezioni garantendogli la metà dei voti e i due terzi dei seggi, con
conseguenze pesantissime sulla stabilità della Turchia, e soprattutto con
l'incubo di un clima da guerra civile. Il voto della Suprema corte, a un solo
punto dalla maggioranza qualificata e obbligatoria per cancellare il partito
dal quadro politico, è il segno che sulla sentenza hanno pesato ragioni di
opportunità e la consapevolezza del vuoto che si stava creando, come ha fatto capire,
nel suo lungo preambolo, il presidente della Corte Hasim Kilic. Quello che a
marzo sembrava un provvedimento inevitabile, si è sciolto in un collettivo
sospiro di sollievo. Che accomuna gli islamici moderati dell' Akp ma anche le
forze dell'opposizione, turbate dalla prospettiva di un futuro al buio. Certo,
colpiscono ancora una volta l'estrema sensibilità e le attrezzate antenne della
Borsa di Istanbul, che aveva deciso di puntare da giorni sull'ottimismo, quindi
sulla "non chiusura del partito". Ieri mattina l'indice ha aperto con
un balzo, e prima della lettura della sentenza ha chiuso con un lusinghiero più
5,58%, con la lira turca che ha guadagnato persino sul supereuro. Segno che i
mercati, la confindustria laica e ovviamente quella islamica, la finanza e gli
investitori stranieri hanno deciso di far quadrato attorno a Erdogan, che negli
anni ha saputo offrire alla Turchia crescente benessere e una sconosciuta
stabilità. Sia chiaro però che le accuse raccolte contro il premier e il suo
partito non erano certo un parto della fantasia di giudici maniacali, guidati
da volontà persecutoria. Che l'Akp e i suoi dirigenti
abbiano compiuto passi assai poco in sintonia con la laicità dello Stato è fuor
di dubbio. Molti parlano del tentativo (fallito) di ripristinare l'uso del velo
nelle università. Ma, ben oltre questo provvedimento, vi sono stati
comportamenti e decisioni gravi, in chiave di invadenza islamica, che il
premier ha incoraggiato, quantomeno tollerato con il suo silenzio-assenso.
Erdogan è un uomo intelligente, scaltro, ma è anche assai arrogante e si
abbandona spesso a dichiarazioni e atteggiamenti che ne scalfiscono la
credibilità. E' sicuramente stato tentato, sull' onda
del voto popolare e dopo il vincente braccio di ferro che ha portato all'elezione
alla presidenza del suo amico Gul, a forzare la mano, scontrandosi frontalmente
con i laici. Non solo con le forze armate e con gli apostoli dello "Stato
profondo", ma anche con forze che rappresentano grandi settori della
società turca. Le manifestazioni contro il suo partito-pigliatutto non possono
essere dimenticate. Può anche darsi - c'è da sperarlo- che essere stato sotto schiaffo per mesi e aver tremato fino a ieri
pomeriggio lo renda più saggio. E degno della maturità che ha dimostrato il suo
Paese.
( da "Corriere
della Sera" del 31-07-2008)
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sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-31 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano CATTOLICO E RISORGIMENTALE
PELLA E IL CASO DI TRIESTE è corretto parlare di clima da "guerra
fredda" fra Italia e Jugoslavia a proposito dell'attrito che si venne a
creare, tra l'estate del 1953 e l'autunno del 1954, sulla controversia per
l'assetto politico del cosiddetto "territorio libero di Trieste"?
E davvero si sfiorò anche lo scontro militare, scongiurato dall'abilità
diplomatica del primo ministro italiano Giuseppe Pella, oltre che dei
rappresentanti di Usa e Gran Bretagna al negoziato di Londra che mise la parola
fine a quella controversia? Come si svolsero i fatti e che peso ebbe il Governo
Pella in tutta la vicenda? Michele Toriaco schiav54@ schiavonetevere.191.it
Caro Toriaco, G iuseppe Pella fu l'ultimo protagonista di una politica estera
irredentista e risorgimentale. Era cattolico e si era iscritto alla Democrazia
cristiana nell'ultima fase del conflitto, ma era soprattutto un economista
piemontese di taglio liberale, molto vicino alla ortodossia finanziaria di
Luigi Einaudi e poco sensibile alla dottrina sociale di molti dei suoi compagni
di partito, da Dossetti a Fanfani. Fu questa la ragione per cui Einaudi, allora
presidente della Repubblica, lo incaricò della formazione del governo dopo lo
scacco che Alcide De Gasperi subì nelle elezioni del 1953. Pella creò un
ministero monocolore in cui erano presenti alcuni fra i maggiori esponenti
della Dc (Fanfani, Malvestiti, Segni, Tambroni, Taviani), ma tenne per sé due
ministeri importanti (le Finanze e gli Esteri) e chiamò al Commercio con
l'Estero un professore di economia politica, Costantino Bresciani Turroni, di
cui avevo ascoltato le lezioni all'Università di Milano pochi anni prima. Molti
pensarono che il governo presieduto da un economista, reduce da esperienze
ministeriali importanti alle Finanze, al Tesoro e al Bilancio, sarebbe stato dominato da preoccupazioni economiche. Ma il fatto che
Pella avesse deciso di essere, sia pure temporaneamente, ministro degli Esteri,
avrebbe dovuto suscitare qualche sospetto. Per l'Italia il maggiore problema
internazionale all'ordine del giorno, in quel momento, era la creazione di un
nuovo organismo, la Ced (Comunità Europea di Difesa), che avrebbe permesso di
collocare l'esercito tedesco all'interno di una cornice comunitaria e di creare
una solida base per l'integrazione politica del continente. Pella ritenne che
quella fosse l'occasione ideale per affrontare il problema di Trieste, dove il
Trattato di pace aveva creato un effimero Territorio Libero costituito da una
parte prevalentemente italiana (la zona A) e da una parte divenuta, dopo
l'esodo degli istriani, prevalentemente slovena e croata. In un discorso pronunciato
al Campidoglio, il 13 settembre 1953, propose un plebiscito nelle due zone del
Territorio e lasciò intendere che l'Italia avrebbe ratificato il trattato della
Ced soltanto dopo la soluzione del problema di Trieste. Gli Stati Uniti e la
Gran Bretagna fecero sapere che erano pronti a ritirarsi dalla zona A per
cederne l'amministrazione al governo italiano. è probabile che Pella puntasse
sulla restituzione dell'intero territorio, ma la reazione più incollerita e
nervosa fu quella del maresciallo Tito. Il 12 ottobre dichiarò che l'ingresso
delle truppe italiane a Trieste sarebbe stato
considerato una aggressione. Vi furono manifestazioni popolari di segno opposto
a Belgrado e a Trieste, e quelle della città giuliana lasciarono sul terreno
sei morti e sessanta feriti, colpiti dalla polizia del Territorio libero.
Quando Pella annunciò che avrebbe partecipato ai funerali, gli Alleati glielo
proibirono. Fu quello il momento in cui ordinò la mobilitazione di due
divisioni e le mandò alla frontiera nei pressi di Gorizia. La crisi cominciò a
sgonfiarsi quando Tito, con un primo passo indietro, propose la restituzione di
Trieste all'Italia, ma nell'ambito di una soluzione che avrebbe lasciato alla
Jugoslavia una parte della zona A. Qualche giorno dopo, Pella incontrò il
rappresentante jugoslavo a Roma e raggiunse un accordo per il ritiro simultaneo
delle truppe dei due Paesi. Era l'inizio del disgelo. Ma non fu Pella che ne
colse i benefici. Abbandonato dal suo partito, a cui non piaceva un governo
troppo indipendente, dovette dimettersi. Trieste tornò all'Italia nell'ottobre
del 1954 quando il presidente del Consiglio era, da sei mesi, Mario Scelba.
( da "Corriere
della Sera" del 31-07-2008)
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sezione: Focus Vuota - data: 2008-07-31 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE La
fotografia I ragazzi dai 12 ai 19 anni sono poco interessati alla politica e
non hanno fiducia in chi è stato eletto Le aspirazioni
I sogni di fare il calciatore o la star della tv non sono tramontati, ma tutti
d'accordo nel dire che serve talento I nuovi adolescenti: amore e lavoro Sono i
loro primi obiettivi per il futuro E chiedono di essere soprattutto se stessi E
tu chi vuoi essere da grande? Sorpresa: il 26,2% (più femmine che maschi) ha
risposto "me stesso". Finalmente una buona notizia. Il mondo, forse,
non è poi "liquido" come i sociologi ce lo dipingono, né così privo
di modelli e strutture di riferimento. I giovani, che mettono amore e lavoro in
testa ai loro obiettivi futuri, hanno imparato a navigare nella tempesta di
stimoli e messaggi, l'àncora è spesso ben piantata in famiglia, e persino il
telecomando, ogni tanto, finisce, felicemente spento, sul divano. La tribù
degli adolescenti, quello sconfinato popolo in jeans, telefonino e brufoli dai
12 ai 19 anni che si evolve insieme alla società, rappresentandone insieme il
motore del cambiamento e il testimone privilegiato, sembra avere idee ben
chiare. La globalizzazione e "l'effetto mariadefilippi " hanno
abbattuto gli ultimi steccati. Trent'anni fa il mito era lontano e
irraggiungibile, oggi il personaggio tv è diventato un modello professionale.
Trent'anni fa la differenza di genere tra uomini e donne era molto più marcata,
e certe donne non si sarebbero mai azzardate a sognare un futuro da uomini.
Trent'anni fa c'era più fiducia nei confronti della politica e delle
istituzioni, e più voglia di impegnarsi collettivamente. Oggi il mito sono io.
I maschi nel pallone Chi non insegue se stesso, vuole soldi e celebrità.
Calciatore (34,2% dei ragazzi) o star del mondo dello spettacolo (31,2% delle
ragazze), secondo i risultati dell'indagine di Mtv-Telefono Azzurro-Eurispes.
Nessun altro sport come il calcio, in Italia, crea figure altrettanto celebri e
vincenti agli occhi degli adolescenti. Se i maschi desiderano somigliare ai
campioni del mondo di Berlino 2006, le femmine hanno come modelli sportivi
privilegiati le pallavoliste, belle e brave, e più in generale attrici e
cantanti a pari merito. I nomi cambiano con le stagioni, però quasi mai si
tratta di divi sopra le righe: la trasgressione è caratteristica necessaria del
mito solo per il 13,2%. "Le professioni legate alla popolarità continuano
ad esercitare un forte appeal - spiega Alessandro Cavalli, professore di
sociologia all'Università di Pavia -, e l'influenza dei reality si sente
ancora: gli scenari di vita adulta osservati dai ragazzi alimentano giochi di
fantasia che poi, brutalmente, si scontrano con la realtà". Il divo
incarna modelli di auto-realizzazione, un tenore di vita in linea con la
cultura di massa, in un'epoca in cui le grandi ideologie politiche sono al
tramonto (il disinteresse per partiti e istituzioni è quasi totale, resistono
solo miti senza tempo, che comunicano passione per gli ideali al di là della
loro reale conoscenza: Che Guevara, Gandhi, Dalai Lama, Martin Luther King,
Mandela, il Papa, Madre Teresa), il divo fa sognare per coraggio (16,5%),
bellezza (9,5%) e onestà (12,8%), ma anche per un valore prezioso come il
talento (26,4%), qualità che nella maggior parte dei casi taglia fuori i (poco)
famosi della tv. "Le professioni dello sport sono, storicamente, molto
ambite: il grande cambiamento è che una volta aspirava a fare il calciatore lo stato basso della classe sociale; gli altri volevano fare
l'ingegnere, il medico o, soprattutto nei ceti medi, l'esploratore" dice
Cavalli. I mestieri dell'avventura continuano a piacere molto ai giovani: il
9,7% (più donne che uomini) vorrebbe girare il mondo alla ricerca di tesori;
l'attrazione per l'esotico è una costante che attraversa ogni generazione.
Certe professioni tradizionalmente femminili, casalinga, maestra, segretaria,
sono evaporate per strada: le ragazze del 2008 s'immaginano programmatrici di
compu-ter, informatiche, imprenditrici di successo se non, addirittura, piloti
d'aereo. Comunque tre su dieci mettono il lavoro al primo posto quando si parla
degli obiettivi importanti del futuro e battono i maschi (28,9%). "Viviamo
in una società dove c'è minore disuguaglianza tra sessi di un tempo ",
dice Cavalli. Anche i gradini tra classi si sono livellati. Fino agli anni 70
maschi e femmine avevano ambizioni proporzionate al loro status: "Adesso
invece vengono percepiti come accessibili percorsi di vita adulta un tempo
ritenuti impossibili ". Regge l'inventore geniale (7,2% dei ragazzi, 3%
delle ragazze), sull'onda emotiva dell'11 settembre si barcamena il pompiere
(1,6% contro 0,8%), sta svanendo il nobile lavoro del pittore (0,4% e 2,3%),
che ha prospettive di guadagno troppo aleatorie per essere preso in
considerazione. Libertà di scelta "In una società sempre più giovane ed
esteriorizzata, all'interno della quale s'impongono il culto del corpo e della
bellezza, i miti cambiano rapidamente e i giovani hanno spesso un'eccessiva
libertà nello scegliere che cosa vogliono fare da grandi: una libertà senza
appartenenza. E questo crea confusione". Cristina Pasqualini, ricercatore
in sociologia all'Università Cattolica di Milano, insieme a
Fabio Introini ha scritto un libro dal titolo significativo: la Compless- età.
"La mediatizzazione, i tronisti, le veline hanno trasformato il
significato che i giovani attribuiscono ai modelli di riferimento. Ora è tutto
più a portata di mano, a cominciare dalle professioni della televisione".
Per fortuna, tra i maggiorenni, c'è chi sottolinea l'importanza di un lavoro
tradizionale (29,9%) tra gli obiettivi per il futuro ("Gli adolescenti,
rispetto a vent'anni fa, studiano più a lungo, puntano all'università e
considerano l'istruzione importante "), mentre il mito della ricchezza
sfuma con gli anni (12,7%, staccatissimo dall'amore: 35,9%) come se la
maturità, e il ricollocamento dei miti in una fase di vita adulta, ne
ridimensionasse il fascino. I sogni di fama tramontano con gli anni, e arriva
la stagione in cui all'idolo dello sport o dello spettacolo, i giovani
sostituiscono se stessi. Il mio mito, finalmente, sono io. Gaia Piccardi LA TUA
OPINIONE su questo articolo e sui risultati della ricerca www.corriere.it.
( da "Giornale.it,
Il" del 31-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 181 del 2008-07-31 pagina 11 La
vittoria di Tayyip politico a cavallo fra Europa e tradizione di Redazione da
Istanbul Recep Tayyip Erdogan è senza dubbio il politico turco più controverso degli
ultimi 10 anni: uomo del cambiamento secondo alcuni, finto moderato secondo
altri. Nato a Kasimpasa, un quartiere povero di Istanbul, nel