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Il
cavaliere di colombo <cristiani decisivi alle elezioni>
( da "Secolo
XIX, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: in maggior parte cattolici, che volevano diventare veri figli dell'America. Colombo, l'eroe nazionale, il "portatore di Cristo" che anche gli anticlericali rispettavano, assicurava che la nuova organizzazione sarebbe stata leale agli Stati Uniti. "Cavalieri" e non "figli" perché ogni uomo è già figlio, ma cavaliere è quello che desidera essere.
Il
sociologo Edgar Morin: "Il segreto per l'integrazione? Il modello sono gli
( da "Giornale.it,
Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma l'Italia è un Paese cattolico e la questione religiosa non può essere ignorata, soprattutto con gli islamici... "Certo, per voi e per la Spagna è più difficile, ma sono convinto che solo puntando su un sistema di valori laici si possano attutire le tensioni religiose;
Donne&potere
emma bonino parla del caso spagnolo e degli stereotipi italiani
( da "Riformista,
Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: diritti di cittadinanza sottoscritta da Zapatero incarna questa volontà politica che, anche grazie alla sua impronta laica, è riuscita a galvanizzare un'intera società. Eppure gli spagnoli hanno il nostro stesso retaggio cattolico". Insomma, la ricetta Zapatero funziona perché "valuta le persone dalla cintola in su", mentre da noi "si guarda a quel che c'è dalla cintola in giù".
( da "Secolo XIX, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Il cavaliere di
colombo "cristiani decisivi alle elezioni" l'associazione americana
"SONO FELICE che il cardinale Bertone abbia festeggiato con noi i 125 anni
di fondazione, penso che sia stato un aiuto anche per
la preparazione del viaggio del Papa negli Stati Uniti". Alla vigilia del
viaggio di Benedetto XVI, Carl Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di
Colombo parla della visita del cardinale lo scorso agosto a Nashville con la
consegna del "Gaudium et Spes Award", la massima onorificenza dei
Cavalieri, potente organizzazione cattolica americana che oggi vanta un milione
e settecento mila membri. Il fondatore, padre Michael McGivney, diverrà presto
beato. Irlandese di origine e americano di adozione, scelse Cristoforo Colombo
come personaggio di riferimento per l'associazione che alla fine del secolo
scorso aiutava gli immigrati poveri, in maggior parte cattolici, che volevano diventare veri figli dell'America. Colombo, l'eroe
nazionale, il "portatore di Cristo" che anche gli anticlericali rispettavano,
assicurava che la nuova organizzazione sarebbe stata leale agli Stati Uniti.
"Cavalieri" e non "figli" perché ogni uomo è già figlio, ma
cavaliere è quello che desidera essere. "Abbiamo iniziato a
collaborare con il Vaticano per espresso invito di Papa Benedetto XV- racconta
Anderson, occhi azzurro cielo e sorriso disarmante - dopo la Prima guerra
mondiale il mio predecessore venne a Genova a visitare la casa di Colombo, poi
andò a Roma dal Papa. In Vaticano Papa Benedetto volle celebrare una messa
all'altare della Madonna della Guardia". Da allora i Cavalieri hanno fatto
molto per la Santa Sede e per i Papi in tutto il mondo e a Roma dove hanno
organizzato strutture caritative e sportive. Si gioca in un loro campo la
Clericus Cup, il torneo di calcio tra squadre di seminaristi. Nei campi di
tennis e nella piscina alle spalle del Vaticano si possono incontrare monsignor
Guido Marini o monsignor Georg Gänswein. Ogni anno, grazie alla sovvenzione dei
Cavalieri di Colombo, in ogni parte del mondo viene ritrasmessa la Benedizione
Urbi et Orbi nel giorno di Natale. Tutti laici, i Cavalieri hanno la schietta e
americana capacità di mettere il profitto al servizio della Chiesa e dei più
poveri, ma anche dell'arte e della cultura. Carl Anderson, il Supremo Cavaliere
ha un titolo dal sapore antico dietro il quale si cela un moderno manager della
carità e della comunicazione. Il suo ultimo libro "A civilization of
love"è la risposta dei Cavalieri alla domanda post 11 settembre 2001: Che
cosa devono fare gli americani ora? Cosa devono fare i cattolici?
"La risposta è la proposta di Papa Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI:
bisogna costruire una civiltà in cui la gente prenda sul serio il comandamento
dell'amore per il prossimo, cambiare gli atteggiamenti in abitudine a dare agli
altri" Sulla globalizzazione, tema della prossima enciclica papale, ha
idee molto precise. "Credo che i cristiani abbiano una grande
responsabilità. Noi abbiamo già attraversato nel secolo scorso il travaglio
dell'industrializzazione, del movimento sindacale, ora dobbiamo avere il
massimo rispetto e la massima comprensione per il cammino dei Paesi in via di
sviluppo. Dobbiamo rispettare le altre culture e insistere che il processo di
globalizzazione sia fondato su valori etici e rispetti i valori spirituali. Non
c'è nessun motivo per cui globalizzazione debba significare materialismo".
L'attesa per le parole del Papa negli Usa è altissima. Un sondaggio dei
Cavalieri di Colombo rivela che il 70% degli americani è interessato ai temi
etici e morali. Stanno cercando un cambiamento. "Solo il 25% degli
americani è cattolico ma il 75% della popolazione è interessato ad ascoltare
Benedetto XVI. Significa che tanti non cristiani e non cattolici
vedono nel Papa un grande leader spirituale". La visita avrà anche un
impatto sulle prossime elezioni presidenziali? "Il voto dei cattolici è molto importante negli Stati Uniti. Papa
Benedetto ha parlato spesso della necessità di avere una coscienza
correttamente formata, e che i cristiani debbano essere coinvolti nella cosa
pubblica. Credo quindi che la sua visita sosterrà fortemente l'identità
cattolica nel processo elettorale". Entusiasta per vocazione, Carl
Anderson gira il mondo proponendo uno stile di vita confermato da un curriculum
da far invidia a un cardinale. Di Benedetto XVI dice che la sua idea di papato
è descritta nelle due prime encicliche: amore e speranza. E Anderson conosce
bene il pensiero di Joseph Ratzinger: la sede romana dei Cavalieri di Colombo è
a due passi dal Vaticano, nel palazzo dove abitava il Prefetto della
Congregazione per la Fede fino al 19 aprile 2005. Si rivedranno a Washington,
con le altre organizzazioni caritative, nel giorno dell'81esimo compleanno di
Benedetto XVI il 16 aprile. Angela Ambrogetti 14/04/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 15 del 2008-04-14
pagina 7 Il sociologo Edgar Morin: "Il segreto per l'integrazione? Il
modello sono gli Stati Uniti" di Marcello Foa Talvolta la vita comincia a
86 anni. Fino a pochi mesi fa la fama di Edgar Morin, uno dei maestri della
sociologia moderna, era limitata al mondo accademico e a quello intellettuale.
Poi il presidente Sarkozy lo ha citato nel discorso di fine anno e lo ha
invitato all'Eliseo più di una volta, per ascoltare e capire le ragioni del
malessere che tormenta le società europee e Morin è diventato improvvisamente
popolarissimo. Il Giornale lo ha intervistato su un
tema che a lui - francese di origine ebraica e meticcia - sta molto a cuore,
quello dell'immigrazione. Professor Morin, come si affronta un tema delicato
come questo? "Elaborando un processo di integrazione fondato su un'idea
non razziale, né di sangue della nazione; una strada su cui si è avviata
tardivamente anche la Germania di fronte alla massa di immigrati turchi". Ma l'Italia è un Paese cattolico e la questione religiosa non può
essere ignorata, soprattutto con gli islamici... "Certo, per voi e per la
Spagna è più difficile, ma sono convinto che solo puntando su un sistema di
valori laici si possano attutire le tensioni religiose; il che
ovviamente non vuol dire rinnegare le proprie radici, né la propria identità.
Pertanto penso che i principi francesi possano essere adottati a livello
continentale, prevedendo i dovuti adattamenti Paese per Paese. Questo con il
tempo permetterà di far germogliare un'appartenenza che non dovrebbe essere più
solo francese o italiana, ma europea. Penso che sia questa la via". Ma
come potrà il prossimo governo favorire l'integrazione? "Un tempo,
perlomeno in Francia, era la scuola a svolgere questo compito, poi il
meccanismo si è inceppato e ora non basta più, anche perché la società è
cambiata. La cultura giovanile - fatta di musica, Internet, modi di vestirsi,
linguaggi - è sempre più influente e deve diventare un fattore per inserire gli
stranieri. Bisogna rendere costruttive le mode e i comportamenti sociali
lanciati dai grandi mezzi di comunicazione e dunque far sì che attraverso
l'esempio di comici, presentatori, cantanti, star del cinema, l'integrazione
diventi un valore condiviso e da imitare". Ma tanti immigrati sono davvero
necessari? "Credo sia conclusa l'epoca in cui l'Italia o la Germania
potevano affrontare la questione da soli. Sono persuaso che si vada verso una
politica concertata a livello europeo; certo non possiamo aprire le porte a
tutti gli immigrati ed è giusto considerare le paure diffuse nella popolazione,
ma non possiamo ignorare che viviamo in Paesi dove il livello demografico
decresce rapidamente; dunque dobbiamo mischiare il sangue. Inoltre nonostante
la disoccupazione, gli europei rifiutano di fare determinati mestieri e dunque
è necessario ricorrere agli immigrati per coprire i posti vacanti". Quale
Paese può servire da modello? "I criteri d'integrazione devono essere
quelli francesi, ma riguardo al metodo dobbiamo guardare oltre Oceano. Perché
negli Stati Uniti la religione, nemmeno l'Islam, è d'intralcio? Per tre
ragioni: primo, ancora oggi è il paese del Sogno che consente di uscire dalla
miseria, lavorando duro. Secondo: gli Stati Uniti hanno uniformato costumi e
comportamento sociali attraverso la tv e Hollywood. Terzo, la costituzione Usa
rappresenta un modello ideale di giustizia nel quale anche un immigrato può
identificarsi. Insomma, anche l'Italia dovrebbe imitare gli Stati Uniti, pur
mantenendo la propria specificità". http://blog.ilgiornale.it/foa © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Donne&potere
emma bonino parla del caso spagnolo e degli stereotipi italiani "Zapatero
valuta le donne dalla cintola in su" "Ma dai Emma. Tu non hai il
fisico per fare il ministro della Difesa": Emma Bonino se la ricorda
ancora la battuta di dubbio gusto che circolava in Transatlantico quando, nel
2006, rivendicò per sé e per la Rosa nel pugno quella poltrona "di
peso". O forse le è tornata in mente ieri, sfogliando i quotidiani che
rilanciavano l'immagine di Carme Chacon, mano nella mano con il premier
spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero che le ha appena affidato il dicastero
della Difesa, trasformando questa trentasettenne che ostenta una magnifica
gravidanza, nel simbolo della scelta in rosa del governo spagnolo. "Sa, in
politica i simboli contano molto, danno un'indicazione chiara della direzione
che si intende seguire": riflette ad alta voce la Bonino, sa che in Italia
parlare di "donne&politica" è un po' come parlare di "donne&motori",
come sa che la banalità del tema non lo rende meno irrisolto, qui da noi.
Un'irresolutezza resa ancora più stridente dalla vicinanza dell'esempio
spagnolo: "Zapatero ha voluto dare un segnale non solamente per i numeri
delle donne presenti nel governo, ma anche per gli incarichi, ministeri dotati
di portafoglio e fuori dai soliti stereotipi". Altro che
"machismo". Oltre ad avere già da quattro anni per vice una signora
di ferro come Teresa Fernandez de la Vega, il premier spagnolo ha scelto al
femminile per settori come difesa, pubblica istruzione, infrastrutture,
agricoltura e pesca, pubblica amministrazione, casa, scienza e innovazione.
"Da noi invece sembra che le donne possano occuparsi solamente di
famiglia, salute, pari opportunità. Tutti temi affini a uno stereotipo, ripeto,
non alle donne", continua Emma Bonino, l'unica donna del governo uscente
cui era stato affidato un portafoglio, quello del
Commercio estero, che non rientrasse in questo modello: "Sì, ero
considerata una strana. E in effetti ero una stranezza, in un paese che conta
sulle dita di una mano le donne segretario di partito, me compresa, tanto per
dirne una". Per lei, quel che da noi manca, rispetto alla Spagna, è una
volontà politica (e le conseguenti azioni) che animi tutta la società: "La
legge sui diritti di cittadinanza sottoscritta da Zapatero
incarna questa volontà politica che, anche grazie alla sua impronta laica, è
riuscita a galvanizzare un'intera società. Eppure gli spagnoli hanno il nostro
stesso retaggio cattolico". Insomma, la ricetta Zapatero funziona perché
"valuta le persone dalla cintola in su", mentre da noi "si
guarda a quel che c'è dalla cintola in giù". "Dirò di più.
Senza voler enfatizzare la Spagna o tirare in ballo la Svezia, basta guardare
oltralpe, per capire che l'Italia è un'anomalia: l'attuale ministro
dell'Interno francese, Michele Alliot-Marie, è stata anche a capo del dicastero
della Difesa", spiega il ministro Bonino. Si vede che l'argomento le sta a
cuore, ma schiva il suo caso personale. Resta la domanda: perché due anni fa le
dissero di no? "Davvero non lo so. E poi i ministeri di primo grado sono
distribuiti sulla base di rapporti di forza. S'immagini un po' se lo davano a
me, donna, radicale e non violenta". Tornano gli stereotipi, dunque, anche
se paradossalmente, nel 2006, oltre che dalla competizione di Clemente
Mastella, la sua candidatura fu affossata dalla sinistra radicale che la
considerava troppo vicina agli Stati Uniti e favorevole alla guerra. Così, alla
fine, la Difesa andò ad Arturo Parisi: "La verità è che gli stereotipi
servono prima di tutto a mantenere il potere nelle mani di chi già lo ha. In
Italia il potere è nelle mani degli uomini. E le donne, in qualche modo, si
lasciano cooptare in questo sistema". Scelgono la strada più facile,
dunque? "È come se avessero interiorizzato che, comunque, debbono stare al
loro posto. Io invece ho sempre pensato che bisognasse buttarsi nella mischia e
battersi in prima persona. Per questo ho apprezzato Rosy Bindi quando si è
candidata alle primarie". Un quadro davvero deprimente. Destinate a far
frittelle alle feste di partito, dunque? "Beh, il discorso è più generale.
Dovremmo investire sul capitale umano, come ha fatto la Spagna. E il capitale
umano di un paese comprende anche le donne. Per renderle attive bisogna migliorare
i servizi, tanto per dirne una. Lì 30 bambini su 100 hanno accesso al nido, da
noi solamente sei. Io avevo proposto di equiparare gradualmente l'età
pensionabile delle donne a quella degli uomini e investire i fondi recuperati
in questa rete di servizi che manca". Una proposta che non è piaciuta:
"Sì, stiamo sedute. Troppo. E ci accontentiamo della carità pelosa alla
Berlusconi che ha proposto di aumentare i prepensionamenti delle donne".
Più frittelle per tutti. 14/04/2008.