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TARTICOLI DEL 14-23 novembre
2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (56)
"che errore, difendiamo la libertà di
comunicazione" - alessia gallione
( da "Repubblica,
La" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ma ci sono altre cose che possono turbare un laico, ad esempio». Quali? «L´esibizione continua del pensiero cattolico, ad esempio. Ci sono altri modi per ferire l´anima e non riguardano solo un´immagine cruda. C´è una legge che è sacrosanta: la comunicazione è comunicazione, basta che ci sia pluralismo.
"pena
di morte", la maggioranza assalta i giudici - alberto custodero
( da "Repubblica,
La" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Nel centrosinistra i cattolici prendono le distanze dalla sentenza della Cassazione, mentre nel centrodestra alcuni laici, come Margherita Boniver, esprimono solidarietà alla famiglia Englaro. Il Governo invece critica la sentenza della Cassazione con il sottosegretario dell´Interno Alfredo Mantovano («è stata introdotta l´eutanasia»).
Il
senatore del Pd Dai magistrati nessuna invasione di campo, ora subito il
testamento biologico, ciascuno deve poter scegliere anche sul fine vita
( da "Unita,
L'" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Come mai nel Pd ci sono così tante proposte sul testamento biologico, ad esempio la sua e quella del prof. Veronesi, entrambi laici? «Nel partito ci sono posizioni diverse. La mia proposta e quella di Veronesi sono analoghe, tanto che lui ha formato anche la mia, sottoscritta da 101 senatori, laici e cattolici, anche del centrodestra». A.C.
Formigoni:
è pena di morte. Bindi chiede invece una legge
( da "Secolo
XIX, Il" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Al contrario i laici del Pd plaudono alla decisione della Cassazione e chiedono un testo normativo che tuteli l'autodeterminazione dei singoli attraverso il testamento biologico. Per la vice presidente diessina della Camera Rosi Bindi, «chi oggi parla di eutanasia è il principale responsabile politico di questa situazione perché nella precedente legislatura ha impedito l'
Laici
o no? Divisi Galli e Teodori ( da "Corriere della Sera"
del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Sulla forza delle idee e sulle conquiste del laicismo — che ha vissuto il suo periodo felice tra gli anni Sessanta e Ottanta — si è soffermata la giornalista e storica Marta Boneschi: «è stato uno schieramento laico trasversale che ha cambiato la storia d'Italia: dalla legge Merlin alle conquiste del mondo del lavoro: poi le leggi sul divorzio,
Meglio
l'amore di divieti e direttive ( da "EUROPA ON-LINE"
del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: amore di divieti e direttive ANGELO BERTANI Che la parte più viva del laicato cattolico italiano si senta un po? come ?il brutto anatroccolo? (per usare il titolo di un bel libro di Fulvio De Giorgi, ed Paoline) è fuori dubbio. Alcuni si sentono così disconosciuti da ripiegarsi sulla nostalgia e rinunciare all?
l'ultimo
viaggio, un altro calvario l'ospedale di udine fa dietrofront - roberto
bianchin ( da "Repubblica, La"
del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sta nelle radici, cattoliche di Cl quelle di Formigoni, laiche del Psi quelle di Tondo. Non a caso a favore di Englaro si sono schierati in Friuli anche altri esponenti del Pdl. Ma le radici che contano di più sono quelle carniche, quelle vigorose delle origini, la forza del «fogolàr», del focolare.
Sì
al testamento biologico: <È la via d'uscita>Ma i cattolici avvertono:
<La vita non si tocca> ( da "Secolo XIX, Il"
del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: in tempi rapidi, «superando i confini tra mondo laico e mondo cattolico, perché sono in gioco principi che oltrepassano questa divisione». In attesa della legge, si può forse procedere per decreto, se si volesse bloccare la sentenza della Cassazione? Per Francesco Cossiga in linea teorica la strada è percorribile.
Flick
eletto presidentedella Corte Costituzionale
( da "Secolo
XIX, Il" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Laicità, non laicismo. Laicità significa rispetto reciproco». Dia un consiglio a un giovane che volesse entrare in magistratura. «Di studiare, intanto, ma di guardare anche alla realtà. Amministrare la giustizia non è solo un problema di preparazione tecnica, di studio.
Eluana,
ancora una volta decidono i giudici ora è urgente che il Parlamento vari una
legge ( da "Secolo XIX, Il"
del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Per il centrosinistra e alcuni laici del PdL anche l'alimentazione somministrata attraverso un sondino è una terapia come le altre: si avrebbe quindi il diritto di farla cessare quando si vuole. Il Vaticano, prima fermamente contrario alla legge, adesso la vuole perché teme che il caso Emglaro costituisca un pericoloso precedente.
Eutanasia
termine inaccettabile La battaglia delle parole
( da "Unita,
L'" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Di certo però la chiusura della Chiesa non contribuisce ad affrontare laicamente il problema». Laicità unica risposta «In questi casi il rispetto delle leggi è essere l'unica voce cui appellarsi. Ho molto apprezzato l'intervento del professor Stefano Rodotà, quando ha elogiato la conformità alla costituzione da parte dei giudici.
Testamento
biologico, è l'ora Ma la destra vuol fare da sola
( da "Unita,
L'" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Alcuni di loro sono sinceri, ma la stragrande maggioranza del Pdl è laica: molti di An e Fi auspicavano l'approvazione dei Dico, magari privatamente. Però ufficialmente facevano i tutori dei valori cattolici, come il Tremonti che parla di Dio, Patria e Famiglia senza nessun pudore». E i cattolici del centrosinistra?
Lasciamo
che Eluana riposi in pace ( da "Manifesto, Il"
del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica» che, da sola e sempre, difenderebbe la vita e quella «laica» che spregiudicatamente sarebbe disposta a facili cedimenti etici? I credenti, senza erigersi a maestri, potrebbero offrire a tutti la ricchezza della loro vita spirituale e della loro sensibilità morale per dialogare sui problemi della vita e della morte come si pongono ora e per cercare insieme le risposte delle
E
il ribelle Tondo divide il fronte nel centrodestra
( da "Corriere
della Sera" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: diverso è il retroterra dei due governatori: cattolico Formigoni, laico- socialista il friulano. Il silenzio, ora, è l'arma di Tondo, 52 anni, 3 figli, un albergo e due ristoranti, ovviamente nella Carnia. Perché la sua non è una posizione semplice. In tanti vorrebbero che prendesse istituzionalmente le distanze da Englaro e dalla sua scelta.
D'ALTRA
PARTE NON SI PUò PARALIZZARE LA VITA DI TANTA GENTE PERCHé IN PARLAMENTO NON
... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Per il centrosinistra e alcuni laici del Pdl anche l'alimentazione somministrata attraverso un sondino è una terapia come le altre: si avrebbe quindi il diritto di farla cessare quando si vuole. Il Vaticano, prima fermamente contrario alla legge, adesso la vuole perché teme che il caso Englaro costituisca un pericoloso precedente.
Il
Papa: "Ci sia equilibrio tra insistenza e desistenza terapeutica"
( da "Giornale.it,
Il" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: apprezzi e valorizzi la partecipazione delle donne alla sua missione di servizio alla diffusione del Vangelo". Lo ha detto il Papa ricevendo questa mattina in udienza i partecipanti alla XXIII Assemblea plenaria del Pontificio consiglio per i Laici. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
Due
volte sull'altare, due volte nella polvere
( da "EUROPA
ON-LINE" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico e anticorporativo, come voleva Salvati, né sotto il marchio della socialdemocrazia, ultimo ragionevole rifugio dei comunisti miglioristi». Ma, «anche noi figli del Bignami, potremmo riconoscere con facilità che gli ultimi decenni del Novecento sono stati modellati filosoficamente e praticamente dal confronto tra Rawls e Nozick,
"pressing
da governo e chiesa tentano di intimorire i giudici" - vladimiro polchi
( da "Repubblica,
La" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Per un giudice cattolico sentirsi dare dell´omicida è senz´altro un caso d´interferenza di una pesantezza rara. Credo che, di fronte alla accuse del cardinale Barragan, i rappresentati di uno Stato laico sarebbero dovuti intervenire». In questi giorni, nella bufera è anche la sentenza di Genova sul "processo Diaz".
austria,
slovenia o centro italia tutte le carte per l'ultimo viaggio - roberto bianchin
( da "Repubblica,
La" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico-socialista del Pdl capitanata dal governatore forzista Renzo Tondo, che ha promesso a Beppino il suo «appoggio personale» non potendo assicurargli quello istituzionale, dal consigliere regionale Alessandro Colautti e dall´associazione «Europolis» del senatore Ferruccio Saro, uno dei quattro che a Palazzo Madama non votò il ricorso contro la sentenza di Milano che dava il via
In
politica cattolici doc ( da "Riformista, Il"
del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: II papa insiste In politica cattolici doc La prima volta fu l'8 settembre scorso, durante la visita in Sardegna. L'ultima, ieri mattina, in Vaticano, ricevendo l'assemblea plenaria del pontificio consiglio per i laici. Benedetto XVI ha ribadito la necessità che in politica vi siano cattolici seriamente impegnati e che «siano coerenti con la fede professata,
Babele
del testamento biologico Sei progetti diversi solo nel Pd
( da "Corriere
della Sera" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un profondo contrasto fra l'anima laica e quella cattolica. E nel centrodestra c'è la tentazione di votare la legge a maggioranza, con l'appoggio — appunto — di una parte di Pd e dell'Udc. In commissione Sanità, al Senato, giacciono dieci proposte, sei del Pd (una dei radicali), tre del Popolo della libertà e una della Lega.
Il
Papa invita il mondo ( da "Tempo, Il"
del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è necessario che in politica i cattolici facciano sentire la propria voce, sempre di più e sempre meglio. E il Papa, rivolgendosi al Pontificio Consiglio per i Laici, ha invocato quindi la formazione di «una nuova generazione di cattolici impegnati nella politica, che siano coerenti con la fede professata, che abbiano rigore morale,
Berlusconi:
"Deluso dalla sinistra è inconcludente, danneggia l'Italia"
( da "Giornale.it,
Il" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Nella costituente nel nuovo movimento è previsto che deve essere il contenitore dei moderati, dei cattolici, dei laici riformisti che non si riconoscono nella sinistra". Interrotto da un lungo applauso Berlusconi ha quindi aggiunto "Anche la vostra presenza ha pari dignità e servirà a sostenere il governo nazionale ed affrontare insieme le sfide delle prossime elezioni".
Bresso,
mano tesa ai casi come Eluana ( da "Stampa, La"
del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: mi trovassi al suo posto con un caso analogo e in presenza di una sentenza la applicherei in modo laico, insomma, non mi tirerei indietro». Anche il consigliere dei Moderati Mauro Laus si trova d'accordo: «Avrei forse preferito sentirmi dire queste cose dall'assessore alla Sanità Eleonora Artesio, ma in linea di principio sono d'accordo con la presidente».
Dall'opposizione
solo... ( da "Giornale.it, Il"
del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici, laici e riformisti. Di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra». Poi plaude al movimento guidato dal sottosegretario: «L'anno scorso Giovanardi e tutti voi siete stati i primi ad aderire all'iniziativa, prendendo le mosse dal discorso che feci a San Babila, quello del "predellino"».
Il
dibattito Finanziare gli artisti fa bene alle aziende
( da "Giornale.it,
Il" del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: In Italia persiste invece una certa ritrosia nei confronti dei finanziamenti privati alla cultura: «Dobbiamo imparare a essere più "laici"- conclude la Cantoni-: l'idea che l'artista debba contrattare con il proprio committente è stimolante, non scandalosa. L'arte non può bastare a se stessa». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
Ruini
su Eluana: <Dalla Cassazione un tragico sbaglio>
( da "Corriere
della Sera" del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: in coma da 16 anni per la quale è stata autorizzata — come chiesto dalla famiglia — l'interruzione dell'alimentazione con sondino. Nel dibattito politico spicca un intervento del presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che invita i cattolici a «cercare un'intesa con i laici» per rendere possibile una legge «ampiamente condivisa» sul testamento biologico.
ROMA
- La prova che malore non ci sia stato arriva dallo stesso Silvio Berlusconi il
quale, ... ( da "Messaggero, Il"
del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: contenitore di tutti i moderati, cattolici, laici e riformisti, di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra». Se ci saranno dissidi locali? «Probabilmente qualche difficoltà ci sarà, l'ha avuta anche il Pd, tra Partito democratico e Margherita». Avverte: «Qualche coordinatore dovrebbe fare un passo indietro.
TRIESTE
- Tutto sarà fatto con la massima riflessione, attenendoci a quanto decis...
( da "Messaggero,
Il" del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Dice che a Beppino Englaro è sempre stato vicino, ma condanna ««gli eccessi dei toni e delle forme che stanno caratterizzando questa vicenda, che coinvolge esclusivamente la sfera privata». Il senatore è preoccupato per «il precipitare dello scontro fra laici e cattolici» ed è «profondamente convinto che trasformare questo caso in un'arma con cui battagliare politicamente,
Marino:
basta ostruzionismi sul testamento biologico cicchitto rilancia: necessario il
confronto tra laici e cattolici ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Marino: basta ostruzionismi sul testamento biologico Cicchitto rilancia: necessario il confronto tra laici e cattolici
L'humour
di Paolo De Benedetti ha contagiato la festa annuale dell'associazione Amis...
( da "Stampa,
La" del 18-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: espulsione degli ebrei dalla Spagna a opera della regina Isabella la Cattolica, dalla Catalogna dove vivevamo, siamo arrivati ad Asti. E poiché non c'era ancora la Lega, siamo stati accolti, anche se più tardi chiusi nel ghetto che si trovava nelle attuali vie Aliberti e Ottolenghi». De Benedetti ha ricordato il contributo degli ebrei piemontesi allo sviluppo della cultura locale,
Bagnasco
interviene su Eluana<La vita va sempre rispettata>
( da "Secolo
XIX, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dice il presidente Miano - composta da laici che vivono nel mondo. E non possiamo non interessarci a ogni problema che abbia un impatto sociale forte come questo. Non voglio commentare una sentenza, ma certo è necessaria una legge sul problema del fine-vita, per aprire un confronto e arrivare al più vasto consenso possibile».
I
CATTOLICI LIBERALI FRA LA CHIESA E LO STATO
( da "Corriere
della Sera" del 18-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: quella dei grandi uomini politici del passato, è sempre stata laica. Dunque non capisco perché la destra dei giorni nostri sia così vicina alla Chiesa al punto che ai preti insegnanti di religione l'attuale sindaco di Milano, da ministro, ha concesso uno stipendio. Ma si può insegnare una religione?
Una
scia di sangue rossa e nera ( da "Giornale.it, Il"
del 18-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: formazione di orientamento cattolico e laico-socialista, fu trucidata da partigiani della Brigata Garibaldi di orientamento comunista. Fra questi due estremi temporali ma nella stessa area geografica, ossia il Triveneto, i giornalisti Giovanni Fasanella e Monica Zornetta nel saggio «Terrore a nordest» (Rizzoli, pagg.
La
fiction etica e le logiche dei palinsesti tv
( da "Riformista,
Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La politica è televisione e una prima serata sulla cattolica Raiuno può valere non meno di sette milioni di spettatori-elettori. E allora: è stata pura coincidenza la contrapposizione Gianluca-Eluana, ossia la miniserie sul bimbo risvegliatosi dal coma contro il calvario della figlia di Beppino Englaro?
veglie,
firme e digiuni: i cattolici con eluana - orazio la rocca
( da "Repubblica,
La" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: si è limitato a dire ieri il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Mentre, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, alla Radio Vaticana, pur ribadendo la condanna della sentenza adombrandovi «pericoli di eutanasia», auspica che «sulla fine vita ci sia un dialogo tra laici e cattolici, perché il muro contro muro non serve».
Il
Partito dell'Alleanza ha scelto Torino
( da "Stampa,
La" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Laici, cattolici di destra, in rapporto con l'Ace (Azione cristiana evangelica) dialogano con il Pdl e con l'Udc. «L'unità tra i partiti minori di matrice cattolica - è scritto nel programma -, in un serbatoio aggregativo nell'area di centro destra, e quanti dei socialisti, dei repubblicani, dei liberali e di quanti altri aderiranno alla costituzione del soggetto politico (
<Da
suor Ilde nessuna richiesta di testamento biologico>
( da "Secolo
XIX, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: invito ad evitare contrapposizioni laici-cattolici. È questo l'elemento di maggior novità rispetto ai precedenti interventi del presidente della Cei successivi alla decisione della Cassazione. «Spero che non ci siano dei muri contro muro». Infine Bagnasco riferisce che Suor Ildefonsa non ha fatto alcuna richiesta formale di testamento biologico.
Solo
una scissione può salvare il Pd ( da "Giornale.it, Il"
del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E riguarda sia i cattolici che hanno votato il Pd e lo sostengono, sia i democratici laici che hanno votato per i postcomunisti. Sono abbandonati per amore di Di Pietro sino ad accettare il fatto della fine dell'unità sindacale che sembra ormai definitiva. Non ci rallegriamo di questa malasorte né del peso che essa fa pesare alla nostra nazione.
"La
giustizia non può aspettare"
( da "Foglio,
Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: idea di riequilibrare la composizione, tra laici e togati, all?interno del Consiglio superiore. Mentre il presidente dell?Anm, Luca Palamara, ha spiegato che l?abolizione dell?obbligatorietà “sarebbe un incentivo a delinquere”, tanto che, contro l?ipotesi di una riforma l?
È
STATO INVIATO ALLA CORTE EUROPEA, CON RICHIESTA DI APPLICARE LA PROCEDURA
D'URGENZA, IL ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: della vita tema di dialogo e non di scontro tra laici e cattolici. L'«auspicio di un clima sereno, anche nelle aule parlamentari» e l'invito ad evitare contrapposizioni laici-cattolici costituiscono gli elementi di maggior novità rispetto ai precedenti interventi del presidente della Cei successivi alla decisione della Cassazione, e rispetto alla nota che la presidenza della Cei (
Varazze:
verso gli Stati generali, quali valori nel Pdl?
( da "Giornale.it,
Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: umanesimo cristiano e all'umanesimo laico di tornare a camminare insieme, riscrivendo i confini di una comune etica pubblica. Una storia che, per questo, non sentiamo solo politica ma anche etica, culturale e perfino spirituale. Il nostro compito è agevolato dal fatto che per far parte della grande famiglia del «Partito popolare europeo»,
Eluana,
monito di Bagnasco: <La vita è indisponibile>
( da "Riformista,
Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: indomani dell'invito a non creare un muro contro muro tra laici e cattolici. Tuttavia, Bagnasco ha ribadito che «la dottrina cattolica promuove il valore dell'indisponibilità della vita». L'Anm chiede aiuto all'Onu. Troppi attacchi alle decisioni dei giudici da parte delle forze politiche, a cominciare dal presidente del Consiglio.
Tremonti,
il ministro di Dio ( da "Riformista, Il"
del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anno accademico dell'Università Cattolica a Milano. «Un laico ratzingeriano». Così al Riformista Francesco Cossiga dice che definirebbe oggi Giulio Tremonti. «Un uomo sinceramente affascinato dal pensiero del Papa. Affascinato dal concetto di laicità positiva esposta da Benedetto XVI in Francia: la religione è una risorsa per la società,
CITTA'
DEL VATICANO - E' un vero e proprio allarme quello lanciato dal cardinale
Angelo Ba... ( da "Messaggero, Il"
del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: non può che esigere un intervento congiunto da parte delle istituzioni, sia laiche che cattoliche, al fine di formare le coscienze dei cittadini. Col recente arrivo alla Cei del primo segretario meridionale, il vescovo siciliano Crociata, il nuovo corso appare decisamente più sensibile verso i problemi che affliggono il meridione.
Odi
et amo ( da "Foglio, Il"
del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e in quel pezzo descrivevo il mio imbarazzo per il fatto di dover parlare della vita, del concepito, a una riunione di medici cattolici nella diocesi dell?arcivescovo emerito di Milano, il cardinal Martini. La riunione si è regolarmente tenuta il 15 novembre, ho parafrasato e detto la mia con rispetto e senza grigiori di alcun tipo, sono stato a mia volta rispettato.
ANCHE
GLI ETERO SOSTENGANO I DIRITTI DEI GAY
( da "Unita,
L'" del 21-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e cattolici, iscritti e non iscritti al partito - è quindi quello di sostenere la creazione del Forum GLBT anche attraverso una partecipazione attiva. Si promuove il progresso collettivo soprattutto sostenendo diritti che non ci riguardano direttamente: è un gesto democratico e a suo modo rivoluzionario nel paese delle corporazioni e del conflitto di interessi.
"in
emilia la passione evangelizzatrice incontra ostacoli di eccezionale gravità"
- giacomo biffi ( da "Repubblica, La"
del 21-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: stato "laico" c´è chi ostenta insofferenza verso la Chiesa GIACOMO BIFFI Sarebbe certamente errato cullarsi nell´idea che la nostra sia una regione pacificamente e interamente cristiana; una regione, cioè, che avrebbe bisogno, più che dell´annuncio evangelico già acquisito, di una pastorale orientata unicamente a indurre nel nostro popolo una miglior consonanza del proprio comportamento
con
la carovana antimafia un tuffo nella legalità - alessandro cobianchi
( da "Repubblica,
La" del 21-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: associazionismo laico e cattolico, da ampi settori delle istituzioni e degli enti pubblici, dalla magistratura e dalle forze dell´ordine, dalle comunità religiose. Un lavoro che ha conosciuto uno straordinario momento di testimonianza in quella bella ed entusiasmante esperienza che è stata la "XIII Giornata Nazionale della Memoria e dell´
Vita
e morte non sfuggono al bipolarismo
( da "EUROPA
ON-LINE" del 22-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: immaginare uno scenario diverso dalle consueta polemiche tra cosiddetti cattolici e cosiddetti laici. Immaginiamo che i cattolici abbiano colto nel dibattito che accompagna in questi giorni la vicenda di Eluana Englaro e della sua famiglia l?occasione per ricordare che la morte non è la fine di tutto, che la vita è un dono e che siamo responsabili del suo valore e della sua dignità.
Sul
testamento biologico oggi la Chiesa perderebbe
( da "Riformista,
Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Valori che anche un laico come Tremonti può apprezzare e fare propri. E, infatti, ci ha "lavorato sopra", si è andato a trovare un testo del cardinale Ratzinger del 1985 e, come ha spiegato nella prolusione alla Cattolica di Milano, l'ha fatto proprio». Perché tra i valori non negoziabili non si cita mai la pace nel mondo,
Lunedì
assemblea all' Aurora contro il progetto
( da "Stampa,
La" del 22-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Dicono i promotori: «Ci rivolgiamo non solo agli ambientalisti, ma anche ad associazioni culturali, gruppi politici, associazioni di lavoratori, di commercianti, professionisti, Soms ,gruppi e associazioni di ispirazione cattolica e laica, società sportive».
Sono
stato anch'io mercoledì scorso ai funerali di Roberto Peluffo a Vado Ligure, ed
ho pa... ( da "Stampa, La"
del 22-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ma che le grandi questioni sul senso della vita rientrino tutte nel magistero esclusivo della Chiesa cattolica e siano gestite quotidianamente nelle singole chiese diffuse per l'Italia. L'obbiettivo è perseguito con determinazione e la pretesa segna un solco di divisione nel paese. Di qui la domanda: ma i laici, che sono così tanti, come devono comportarsi?
Cosa
c'è dietro i con ni? ( da "EUROPA ON-LINE"
del 23-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Frontiere costituzionali e transizioni non completate, confini tra laici e cattolici alle frontiere della povertà, dalle barriere all?immigrazione agli steccati tecnologici: Arel/La Rivista i confini in Italia li legge così. Confini di bilancio pubblico e di progetto europeo, di cittadinanza ad Est e di meritocrazia, di sicurezza e di globalizzazione.
CLAIRE
SIMON LE DONNE SOVRANE DEL CORPO ( da "Unita, L'"
del 23-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laica; di quanto sia ancora conflittuale il nostro rapporto con la sessualità e di quanto sia complicato poterne parlare all'interno della coppia e della famiglia, e di quanto quindi siano preziosi questi luoghi, dove è possibile parlare liberamente e trovare la tranquillità per poter riflettere sulla propria situazione.
Spagna,
giudice contro il crocifisso: via dalla scuola pubblica
( da "Giornale.it,
Il" del 23-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: locale per la difesa della scuola laica. Il magistrato si è basato sulla costituzione spagnola che garantisce "libertà di religione e di culto", assicurando il carattere "laico e neutrale" dello Stato sulle questioni religiose. Secondo il giudice, la presenza di simboli religiosi viola i diritti fondamentali di uguaglianza e libertà religiosa riconosciuti dalla costituzione spagnola.
( da "Repubblica, La" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Milano Il
sociologo Abruzzese: il manifesto è ok "Che errore, difendiamo la libertà
di comunicazione" ALESSIA GALLIONE «C´è un principio che andrebbe difeso
prima di tutto: la libertà di comunicazione», dice il sociologo Alberto
Abruzzese, direttore dell´Istituto di Comunicazione dello Iulm. L´immagine di
una donna nuda crocifissa utilizzata per denunciare le violenze femminili, può
essere offensiva? «Credo che questo manifesto sostenga una posizione in modo
motivato. Il termine crocifissione, d´altronde, lo usiamo anche senza pensare a
Cristo e il corpo martoriato è quello della donna che subisce violenza. è
probabile che possa costituire un problema per una persona religiosa, ma ci sono altre cose che possono turbare un laico, ad esempio».
Quali? «L´esibizione continua del pensiero cattolico, ad esempio. Ci sono altri
modi per ferire l´anima e non riguardano solo un´immagine cruda. C´è una legge
che è sacrosanta: la comunicazione è comunicazione, basta che ci sia
pluralismo. Una volta esisteva l´offesa al pudore, ma ormai qualsiasi
immagine considerata offensiva viene largamente superata da qualsiasi cosa
vediamo in televisione e che non è neppure vietata ai minori». Che cos´è
offensivo, allora? «Qualcosa che sembra disturbare alcuni valori, in questo
caso religiosi o di una cultura maschile. Sono meccanismi che scattano in modo
conscio o inconscio e si nascondono sotto il gusto estetico. Solitamente è
accettato che una cosa bella vada contro il senso comune e sia disturbante
perché è protetta dal canone estetico. è quando si sorpassa questo canone che
arriva l´interdizione». Il Comune che chiede di togliere un manifesto fa censura?
«Il compito di un´amministrazione dovrebbe essere quello di proporsi seriamente
il problema di governare, ma deve saper motivare le proprie scelte in modo più
culturalmente profondo altrimenti il rischio è quello di dare giudizi censori».
Una polemica simile ricorda quella che scoppiò per il manifesto di Oliviero
Toscani sull´anoressia. «La comunicazione è sempre un rischio, ma se si evitano
i rischi non si comunica. La genialità di Toscani sta nell´aver capito un
meccanismo: è la reazione di chi si sente provocato che dà valore all´immagine.
Le polemiche politiche dimostrano che la campagna dell´associazione funziona
anche grazie alle resistenze che suscita». Il Comune sta affrontando il
"degrado" con una serie di ordinanze. Anche le scritte sui muri offendono
il senso estetico? «I graffiti sono diversi dal degrado. Sgarbi ha ragione
quando dice che hanno un ruolo storico. Certo, ci sono graffiti belli e
graffiti brutti, ma chi stabilisce il confine? L´effetto comunicativo di un
murales è innanzitutto far capire che ci sono persone che non sentono loro il
mondo che abitano. Mi preoccuperei molto di più di ragionare su questi motivi
piuttosto che arrivare all´interdizione e alla punizione subito».
( da "Repubblica, La" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina 4 - Cronaca
"Pena di morte", la maggioranza assalta i giudici Documento dei togati
del Csm in difesa della Cassazione: "Ha solo applicato le norme" la
polemica ALBERTO CUSTODERO ROMA - Il mondo politico si divide sul caso Eluana.
La maggioranza è critica sul piano etico e attacca i magistrati. L´opposizione
plaude con la deputata Maria Antonietta Coscioni («la Cassazione in sintonia
con l´80% del Paese»). E, per voce della senatrice Pd Anna Finocchiaro, chiede
al più presto l´approvazione in Parlamento di una legge sul testamento
biologico. Mentre gli attacchi ai giudici suscitano la forte reazione del Csm
che, «per la prima volta, su richiesta di tutti i togati, aprirà una pratica a
tutela dell´autonomia dell´operato della Cassazione che ha solo applicato la
legge», non mancano, tuttavia, spaccature all´interno dei singoli schieramenti.
Nel centrosinistra i cattolici prendono le distanze dalla sentenza della Cassazione, mentre nel
centrodestra alcuni laici, come Margherita Boniver, esprimono solidarietà alla
famiglia Englaro. Il Governo invece critica la sentenza della Cassazione con il
sottosegretario dell´Interno Alfredo Mantovano («è stata introdotta
l´eutanasia»). E con quello al Welfare Eugenia Roccella («per la prima
volta qualcuno muore a causa di una sentenza»). Isabella Bertolini, del Pdl,
rincara la dose accusando addirittura i magistrati di aver «firmato una
condanna a morte». Sulla stessa linea, ma dai centristi dell´opposizione, anche
Luca Volonté, deputato Udc («il primo omicidio di Stato in nome del popolo
italiano»). I pesanti attacchi alla magistratura hanno provocato l´immediata
reazione del Csm, che in difesa dei giudici aprirà oggi una pratica a tutela
della Cassazione. Ma dall´opposizione contrattacca Rosy Bindi, che ribalta
sulla maggioranza la responsabilità della sentenza sul caso Eluana. «Chi oggi
si scaglia contro la Cassazione e parla di eutanasia - tuona il vicepresidente
della Camera - è il principale responsabile politico di questa situazione
perché nella precedente legislatura ha impedito l´approvazione di una legge su
questa materia». La sentenza della Cassazione è commentata con cautela dalla
senatrice Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari Opportunità del Pd,
secondo cui «il messaggio della Corte è chiaro: serve una legge sul testamento
biologico». A questo proposito, però, s´è già creato un fronte cattolico
bipartisan di parlamentari (fra questi, Binetti, Calgaro e Boselli del Pd, Di
Virgilio, Vignali e Lupi del Pdl), per chiedere una legge che «escluda
l´eutanasia attiva o passiva». Fra chi si smarca dal Pdl «per combattere una
battaglia di laicità su un tema che non deve diventare oggetto di crociate
ideologiche e religiose», il presidente del comitato Schengen, Margherita
Boniver. La deputata del Pdl, dopo aver «reso omaggio alla battaglia d´amore e
trasparenza della famiglia di Eluana che s´è battuta per dare attuazione ai
desideri della loro figliola», si augura che «il Parlamento approvi un ddl che
riconosca il diritto dell´autodeterminazione dell´individuo e, nel contempo,
quello all´obiezione di coscienza dei medici». Anche fra la maggioranza c´è chi
ora auspica una norma sul testamento biologico. La vuole Roberto Cota,
capogruppo della Lega («il Carroccio ha già presentato un suo progetto»), e il
capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, secondo cui deve «trattarsi di una
legge equilibrata, frutto di un incontro fra laici e cattolici
che segni una discriminante rispetto all´eutanasia, ma anche che dia
attuazione, nelle forme ragionevoli e possibili, alla esplicita dichiarazione
di volontà dell´interessato». In difesa dei giudici è scesa in campo anche
l´Anm. Per il presidente dell´Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara,
«le decisioni giudiziarie possono essere oggetto di critica anche aspra, ma non
bisogna scendere al livello dell´insulto o della denigrazione».
( da "Unita, L'" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Il senatore del Pd
«Dai magistrati nessuna invasione di campo, ora subito il testamento biologico,
ciascuno deve poter scegliere anche sul fine vita» Senatore Ignazio Marino,
questa sentenza dà il via libera all'eutanasia in Italia? «Assolutamente no, si
tratta solo di accettare la fine naturale della vita. L'eutanasia è una
iniezione di veleno per fermare il cuore, in questo caso si tratta di
interrompere una terapia, come avviene nel caso di un malato di tumore che
rifiuta la chemioterapia. Non condivido l'accusa alla magistratura di fare
invasioni di campo: sono costretti a occuparsi di questi temi perché da 4
legislature il Parlamento non riesce a scrivere una legge. Eppure, secondo uno
studio Eurispes del
( da "Secolo XIX, Il" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Formigoni: è pena di
morte. Bindi chiede invece una legge le reazioni dei politici Il fronte del no
dei cattolici attraversa gli schieramenti, ma per il
ministro Sacconi e per l'opposizione occorre il testamento biologico 14/11/2008
Roma. Sospendere l'alimentazione e l'idratazione «significa ammazzare una
persona, ucciderla»: il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del
Pontificio Consiglio per la Salute vaticano, ribadisce la posizione dopo la
sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro. «La Chiesa dice che l'alimentazione
e l'idratazione a una persona in stato vegetativo non
si devono sospendere salvo nel caso in cui siano assolutamente inutili». Siamo
in presenza di eutanasia? «Sono stato chiaro.
Sospendere alimentazione e idratazione significa ammazzare una persona, è
peccato contro il quinto comandamento». «La Corte di Cassazione introduce in
Italia la condanna a morte. Da oggi la vita umana non è più adeguatamente
tutelata nella patria del diritto. Si tratta di una sentenza inaccettabile»,
dice il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. La sentenza
spacca in due il mondo politico e se la richiesta di arrivare a una legge è
condivisa, le motivazioni sottostanti e, soprattutto, le reazioni a caldo alla
decisione della Suprema Corte testimoniano una profonda frattura. Nel Pdl e
nell'ala cattolica del Pd, chi si scaglia contro il pronunciamento dei giudici,
parla senza giri di parole di «omicidio» o «eutanasia»: tra loro Francesco
Cossiga, il ministro Mara Carfagna e il sottosegretario all'Interno Alfredo
Mantovano. «È una delle pagine più tristi della nostra Storia. Eluana è
condannata a una morte terribile»: questa insomma la posizione di un gruppo
bipartisan di parlamentari, che comprende anche esponenti cattolici
del Pd come Paola Binetti, Luigi Bobba, Marco Calgaro, Donato Mosella accanto a
esponenti della Lega (Molteni e Polledri), del Pdl (Bocciardo, Di Virgilio,
Farina, Lupi, Pagano, Saltamartini, Vignali), dell'Udc (Capitanio, Santolini e
Volontè). Al contrario i laici del Pd plaudono alla
decisione della Cassazione e chiedono un testo normativo che tuteli
l'autodeterminazione dei singoli attraverso il testamento biologico. Per la
vice presidente diessina della Camera Rosi Bindi, «chi oggi parla di eutanasia
è il principale responsabile politico di questa situazione perché nella
precedente legislatura ha impedito l'approvazione di una legge su questa
materia». Non demonizza invece la sentenza il ministro del Welfare Maurizio
Sacconi secondo cui dimostra che serve una legge «leggera, dedicata alla
regolazione della fine del ciclo vitale, rispettosa dei diritti della persona e
della famiglia, come dei medici». «Una legge sul testamento biologico in altri
paesi esiste da trent'anni. E' veramente urgente farla nel nostro Paese»,
afferma Ignazio Marino, chirurgo e capogruppo del Pd alla Commissione Igiene e
Sanità del Senato, «Sospendere le terapie a chi si trova in stato
vegetativo persistente non è un omicidio ma prendere atto del fatto che non c'è
più nulla da fare», conclude Ignazio Marino. «I giudici non fanno che ribadire,
di fatto, la necessità che si trovi al più presto una soluzione per garantire
il diritto all'autodeterminazione del paziente», dichiara la presidente del
gruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro. Il fronte del no è largo e intransigente.
Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare con delega ai temi bioetici
sostiene che «Eluana è la prima cittadina italiana che morirà per sentenza
della magistratura» . Per il il vicepresidente vicario dei senatori PdL Gaetano
Quagliariello: «Ponzio Pilato non abita solo alla Consulta, ma anche alla Corte
di Cassazione». 14/11/2008
( da "Corriere della Sera" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-11-14 num: - pag: 49
categoria: REDAZIONALE Il tema Il dibattito sulla attualità della «terza forza»
al «Corriere» Laici o no? Divisi Galli e Teodori L aico? No grazie. Così
Ernesto Galli della Loggia ha infiammato il dibattito di ieri sera alla Sala
Buzzati del Corriere. L'occasione era la presentazione del volume di Massimo
Teodori Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista, uscito per Marsilio
(pp. 362, e 19,50). «Sono un non credente — ha sostenuto lo storico ed
editorialista — Non ho il dono della fede in Dio, ma non credo neppure nei
laici». Teodori, già parlamentare radicale e ordinario di Storia e istituzioni
degli Stati Uniti, ha ribadito di aver scritto «la storia delle forze politiche
e dei gruppi culturali che in Italia si sono contrapposti all'integralismo e al
fondamentalismo clericale ». In Italia secondo Teodori è prevalsa una lettura
"binaria": fascisti da una parte e antifascisti dall'altra, e dopo il
'48 comunisti e anticomunisti. «Mancano colpevolmente, invece, la storia e la
storiografia di una posizione laica, nel senso di liberale e antitotalitaria».
Immediata la risposta di Galli della Loggia. L'accusa a Teodori è di aver fatto
una «galleria di santini» che non fa luce sulle rivalità che percorsero quel
mondo frastagliato e frammentario. «I laici sono un escamotage tutto italiano
per dire democratici, repubblicani, liberali». E chiamato dallo stesso Teodori
a dare un voto sul suo lavoro, Galli della Loggia se l'è cavata con un
diplomatico: «Più che sufficiente. Dice cose interessanti». A parte la querelle
che ha scaldato gli animi rimandando forse a un futuro nuovo incontro- scontro,
altri ospiti sollecitati dal giornalista Dario Fertilio hanno portato il loro
contributo alla riflessione sul tema della «terza forza». Sulla
forza delle idee e sulle conquiste del laicismo — che ha vissuto il suo periodo felice tra gli anni Sessanta e
Ottanta — si è soffermata la giornalista e storica Marta Boneschi: «è stato uno
schieramento laico trasversale che ha cambiato la storia d'Italia: dalla legge
Merlin alle conquiste del mondo del lavoro: poi le leggi sul divorzio,
sull'aborto, il diritto di famiglia e il nuovo concordato ». Sulla stessa
lunghezza d'onda Gad Lerner: auspicando che il testo di Teodori — che si ferma
agli anni Sessanta — venga adottato dalle università, ha paragonato il laicismo al «lievito» della società italiana, «un'entità
diffusa che poteva andare dalla destra liberale alla sinistra
extraparlamentare, ma che si esprimeva anche attraverso riviste, come "Il
mondo", e campagne d'opinione ». Mario Cervi, infine, ha condiviso con
Teodori l'idea che dopo le battaglie del passato si registri l'«asfissia di un
certo tipo di cultura». Una parabola crepuscolare che allunga le sue ombre
anche sul presente. Severino Colombo
( da "EUROPA ON-LINE" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
CATTO Meglio l?amore
di divieti e direttive ANGELO BERTANI Che la parte più viva del laicato
cattolico italiano si senta un po? come ?il brutto anatroccolo? (per usare il
titolo di un bel libro di Fulvio De Giorgi, ed Paoline) è fuori dubbio. Alcuni
si sentono così disconosciuti da ripiegarsi sulla nostalgia e rinunciare
all?impegno. Altri resistono e rivendicano il diritto-dovere di crescere e
diventare quel cigno (o quella colomba di pace e di fraternità) che il Concilio
aveva profetizzato per loro. Così si stanno moltiplicando gruppi, piccole
associazioni, reti, siti e blog, convegni con lo scopo di scambiarsi le proprie
esperienze ecclesiali, delusioni e speranze. Aggiornamenti sociali (di
novembre) intitola l?editoriale del direttore padre Sorge ?Per una Chiesa
audace? che cita il cardinale Martini: «Se vogliamo proteggere la famiglia e
promuovere la fedeltà coniugale dobbiamo rivedere il nostro modo di pensare.
Illusioni e divieti non portano a nulla». E ricorda anche una parola di
Benedetto XVI nella Deus caritas est: «Il cristiano sa quando è tempo di
parlare e quando è giusto tacere di lui e lasciar parlare soltanto l?amore.
Egli sa che Dio è amore e si rende presente proprio nei momenti in cui
nient?altro viene fatto fuorché amare». In realtà qualche volta (e soprattutto
su certi temi) sembra che alcuni cristiani ecclesiastici giudicano necessario
dare molti divieti e direttive; mentre altri cristiani, laici ma non solo,
credono meglio lasciar parlare l?amore. E ritorna il tema della laicità, sul
quale la stessa rivista dei gesuiti di Milano apre un forum ospitando, come
primo intervento, uno studio di Armido Rizzi su ?Esperienza morale e laicità?.
Anche il mensile dei padri dehoniani di Bologna, Evangelizzare a novembre
dedica il Dossier alla laicità con interventi di Enzo Bianchi, Daniele
Rocchetti, Filippo Pizzolato, Enzo Biemmi? Rocchetti intervista anche il
giornalista Damilano, autore del libro Il partito di Dio. La nuova galassia dei
cattolici italiani che spiega come l?interventismo
politico dell?episcopato sta provocando un indebolimento non solo del laicato,
ma della presenza viva della Chiesa nella società. E cita: «Per un prete quale
tragedia più grossa di questa potrà mai venire? Esser liberi, avere in mano
sacramenti, camera, senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola e con
tutta questa dovizia di mezzi divini ed umani raccogliere il bel frutto di
essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti. Aver la
chiesa vuota, vedersela vuotare ogni giorno di più?». E ancora: «Il mondo
cattolico è un mondo serio, ha tutto da perdere nella spettacolarizzazione di
massa». Parole di pericolosi eretici? Ma no: la prima è di don Milani, la
seconda è di De Rita.
( da "Repubblica, La" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina 3 - Cronaca L´ultimo
viaggio, un altro calvario l´ospedale di Udine fa dietrofront Stop dei vertici.
La donna potrebbe essere costretta a morire in esilio Al Santa Maria della
Misericordia era tutto pronto per accogliere la donna in coma Ma il direttore
sanitario ha bloccato i medici Pesa anche il no della Curia ROBERTO BIANCHIN
DAL NOSTRO INVIATO UDINE - Dalle finestre, oltre gli alberi, si vede la prima
neve caduta sulla cima dei monti laggiù in fondo, dove comincia quella terra
aspra e forte dove è nato papà. Nei giorni scorsi ci ha portato la moglie, che
è malata. Nei prossimi, ci porterà la figlia. Ha scelto questo posto che
profuma di legna e di boschi, la famiglia di Eluana. Per farle chiudere gli
occhi nei luoghi delle antiche radici. Una stanza grande, luminosa, le pareti
candide, le tende aperte sul verde del parco, quasi più casa di campagna che
ospedale, in un padiglione che ospita un reparto di «cure palliative». è un
ospedale storico quello di Santa Maria della Misericordia, che ha oltre 700
anni di vita e venne fondato dalla "Confraternita dei Battuti" per il
soccorso dei poveri infermi. Occupato dagli austriaci nella prima guerra
mondiale, bombardato nella seconda, rifatto negli anni Settanta e ampliato di
recente, ha 900 stanze, tutte singole e doppie, ed è una struttura ospedaliera
moderna, collegata all´università, «in linea con i più elevati standard europei
e internazionali». I parenti di Eluana vorrebbero portarla qui. Possono contare
sull´aiuto del governatore del Friuli-Venezia Giulia Renzo Tondo, che conosce
la famiglia Englaro, e ha promesso il suo «appoggio personale». Ha infatti
spiegato a Beppino Englaro che non può fornire quello istituzionale: la Regione
non metterà a disposizione strutture pubbliche. I familiari di Eluana hanno
parlato con alcuni medici. Non hanno avuto obiezioni. La stanza in poco tempo
può essere pronta, Eluana tra qualche giorno può arrivare. Ma anche il suo
ultimo viaggio rischia di trasformarsi in un nuovo calvario. Di andare,
addirittura, a spegnersi in esilio. Perché c´è stato
uno stop improvviso. Il direttore dell´ospedale ha convocato ieri tutti i
medici, e ha spiegato, con toni fermi, che non possono essere loro a decidere.
Perché se è vero che non serve avvisare la direzione per un ricovero normale,
in questo caso «che è molto particolare», dal momento che «non si tratta di
dare la vita ma la morte», dev´essere la direzione a decidere. E l´ospedale,
come ha spiegato il direttore all´assessore regionale che segue la vicenda, ha
molti dubbi. Perché la sentenza della Cassazione indica una «struttura
protetta» per chiudere la vita, e non un ospedale pubblico, che non sarebbe la
soluzione più adatta. Il direttore generale dell´ospedale, Carlo Favaretti,
glissa: «La direzione non è stata contattata dalla famiglia». Pesa, sulla
frenata dell´ospedale, il no della Curia. A seguito degli anatemi lanciati dal
Vaticano, raccontano che l´arcivescovo di Udine, monsignor Pietro Brollo, abbia
alzato il telefono e chiamato prima i vertici della Regione e poi quelli
dell´azienda sanitaria. «La Curia ha fatto chiaramente capire di non gradire un
intervento attivo della Regione nella vicenda», spiegano negli uffici della
giunta. L´arcivescovo ha lanciato un appello affinché «Dio illumini le
coscienze» di chi affronta il caso, e «il rispetto della vita umana si affermi
ad ogni livello». A ruota si sono mossi i medici cattolici.
Quelli che non vogliono staccare la spina. Come il neurologo Gian Luigi Gigli,
che lavora nello stesso ospedale dove Eluana dovrebbe chiudere i suoi giorni, e
che è stato tra i firmatari dell´appello alla Procura
generale di Milano contro il primo via libera. Ora il medico ha scritto in una
lettera al governatore Tondo che se Eluana «verrà fatta morire in Friuli», lui
e gli amici del gruppo «Liberidea» che lo avevano votato, non lo voteranno più.
«Mi auguro che il mio ospedale abbia misericordia della vita di Eluana»,
scrive. Il governatore adesso sceglie il profilo basso: «Rispetto la sentenza
della Cassazione così come rispetto il dolore della famiglia». Ma pochi giorni
fa è stato lui a presentare a Udine il libro di
Beppino Englaro. «Sto con lui senza condizioni, senza se e senza ma - ha detto
- e condivido appieno la sua battaglia di civiltà e di libertà. Ma soprattutto
credo che il Friuli debba essere fiero di questo suo figlio per come conduce
questa sua lotta. Con dignità, sobrietà e discrezione, riservato e pacato,
saldo nei suoi principi e pronto a difendere i valori della sua famiglia».
Parole molto diverse da quelle di un altro governatore, il lombardo Roberto Formigoni.
Eppure sono tutti e due dello stesso partito, Forza Italia. La differenza,
anche qui, sta nelle radici, cattoliche di Cl quelle di
Formigoni, laiche del Psi quelle di Tondo. Non a caso a favore di Englaro si
sono schierati in Friuli anche altri esponenti del Pdl. Ma le radici che
contano di più sono quelle carniche, quelle vigorose delle origini, la forza
del «fogolàr», del focolare. Tondo ed Englaro vengono ambedue dalla
Carnia, il cuore più profondo, più roccioso, del Friuli. Tondo è di Tolmezzo,
Englaro di Paluzza, poco più su, dove vive ancora uno zio di Eluana, Ermanno.
Che continuerà a cercare un posto, se Udine dirà di no. A Tolmezzo, a Paluzza,
a Gemona, a Cividale, a San Daniele. Forse anche oltre confine, in Slovenia. O
a Villach, in Austria.
( da "Secolo XIX, Il" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Sì al testamento
biologico: «È la via d'uscita»Ma i cattolici
avvertono: «La vita non si tocca» il dibattito politico Nel Pd riemergono
divergenze sul testo: i "Teodem" non accettano compromessi.
L'oncologo Veronesi: «Fare presto» 15/11/2008 Roma. Testamento biologico. È lo
strumento ai quali ora il mondo politico si aggrappa perché non si ripetano più
altri casi Englaro. Ma il percorso verso la legge che dovrebbe istituirlo
appare impervio, a causa della grande frammentazione di opinioni all'interno del
Parlamento dove per altro sono già stati depositati alcuni disegni di legge sia
del Pdl sia del Pd. Ma proprio nel centrosinistra non appena si è tornato a
parlare di testamento biologico sono riemerse divergenze. I cosiddetti
"Teodem" (Paola Binetti, Luigi Bobba e Marco Calgaro) in una nota
congiunta, hanno fatto presente che nel "comitato ristretto"
istituito dal Pd proprio per affrontare il delicato tema, «sono rappresentate
democraticamente tutte le diverse posizioni» all'interno del partito, quindi «nessuno
può considerarsi come il portavoce ufficiale del Pd sul tema delle cure di fine
vita». È la risposta polemica al senatore Ignazio Marino che l'altra sera aveva
presentato a "Porta a Porta" il proprio testo. «Oltre al suo esistono
altri ddl, tra cui il nostro, che propone un punto di vista diverso rispetto a
quello del collega. Per noi la vita è un bene indisponibile, come sostiene
anche la Costituzione» sottolineano Binetti, Bobba e Calgaro. Che rimarcano,
inoltre, come il "no" all'eutanasia non può essere solo affermato in
via di principio, occorre che la futura legge in tutti i suoi passaggi non
lasci adito a indebite interpretazioni e applicazioni». Posizione, questa,
apparentemente più vicina a quella del Pdl, per il quale le sentenze della Corte
di Cassazione «impongono l'approvazione di una legge equilibrata sul testamento
biologico», sostiene Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera. «Per capirci -
aggiunge - bisogna evitare due rischi: quello di dar via libera
surrettiziamente all'eutanasia e quello di vanificare di fatto quella che deve
essere una inequivocabile pronuncia, realizzata con precisa modalità e
inequivocabili indicazioni, della persona interessata». L'auspicio di Gaetano
Quagliarello, vicecapogruppo del Pdl al Senato, è che ora si legiferi, in tempi rapidi, «superando i confini tra mondo laico e mondo
cattolico, perché sono in gioco principi che oltrepassano questa divisione». In
attesa della legge, si può forse procedere per decreto, se si volesse bloccare
la sentenza della Cassazione? Per Francesco Cossiga in linea teorica la strada
è percorribile. Si potrebbe «stabilire per decreto-legge, ad esempio,
che senza il consenso attuale e immediato, chiaramente espresso, accertato e
verbalizzato dal medico curante o da un notaio, non si può sospendere ad un
paziente alcuna cura che serva a tenerlo in vita o l'alimentazione». Ma poi
bisognerebbe fare i conti con la politica: «In Parlamento - afferma Cossiga -
non vi sarebbe, a scrutinio segreto, una maggioranza che voterebbe per la conversione
in legge di un tale decreto, perché nelle due Camere i cattolici
ed i "laici per i valori" che sarebbero disposti a votare a favore
sono una manciata». E comunque «il Colle, da sempre schierato senza condizioni
e perplessità, con la magistratura e con il Consiglio superiore della
magistratura, non emanerebbe mai un siffatto decreto-legge» conclude. Insomma,
è consigliabile il tradizionale percorso legislativo. «Il testamento biologico
sarebbe la soluzione a tutti i futuri casi simili a Eluana Englaro - è convinto
il professor Umberto Veronesi - Tutti i Paesi del mondo lo hanno già applicato.
Ma in Italia ci sono molte proposte in Parlamento misteriosamente ferme da
anni». Eppure «il testamento biologico è esattamente l'opposto dell'eutanasia»
ha sottolineato l'oncologo, aggiungendo che «è necessaria una nuova legge sul
consenso informato che dia diritto a ogni cittadino di accettare o rifiutare
anche cure di sostegno, non solo cure terapeutiche. Dobbiamo cautelarci per il
momento possibile in cui a causa di un incidente o di un trauma non potremo più
esprimere la nostra volontà». B.L. 15/11/2008
( da "Secolo XIX, Il" del 15-11-2008)
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Flick eletto
presidentedella Corte Costituzionale Genovese d'adozione, resterà in carica
solo per tre mesi «La Consulta avrà un solo padrone: la Carta fondante della
Repubblica» Genova. «La Corte Costituzionale ha un solo padrone: la
Costituzione della Repubblica». Giovanni Maria Flick, 68 anni, eletto ieri
presidente della Consulta, con 12 voti e tre schede bianche, ha esordito nella
massima carica ricevendo consenso e apprezzamento totalmente bipartisan. Reso
omaggio a Ciampi, che lo nominò nel 2000 alla suprema magistratura, chiamandolo
a succedere «a un maestro come Giuliano Vassalli», Flick ha spiegato perché ha
accettato la carica, pur avendo davanti a sé appena 96 giorni. «L'elezione del
giudice anziano, quale che sia il tempo residuo del mandato, è prassi
largamente prevalente rispetto alla regola del triennio, posta dai padri
costituenti, sia pure senza derogare al termine di scadenza dell'ufficio di
giudice. Non ho mai nascosto di considerare saggia quella regola. Essa tuttavia
per essere attuata richiederebbe una riflessione anche da parte del
legislatore, sulla durata minima della carica e delle funzioni presidenziali».
Come primo atto, Flick ha nominato vicepresidente Francesco Amirante, il giudice
più anziano dopo di lui. Il suo mandato scadrà il 18 febbraio 2009, insieme col
mandato di giudice costituzionale. Magistrato dal '64 al '75, avvocato dal '76
al '96, Flick è stato ministro della giustizia nel primo governo Prodi
(1996-1998). Docente di diritto e procedura penale nelle università di Messina,
Perugia e alla Luiss di Roma, è giudice costituzionale dal 14 febbraio 2000. Il
17 novembre 2005 è diventato vicepresidente della Corte, confermato nella
carica l'11 luglio
( da "Secolo XIX, Il" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Eluana, ancora una
volta decidono i giudici ora è urgente che il Parlamento vari una legge bruno
vespa Come è già accaduto in altri campi, nel caso di Eluana Englaro la
magistratura è intervenuta per supplire a una carenza legislativa. Quando il
Parlamento ha tentato di riappropriarsi della titolarità della decisione, la
Corte costituzionale gli ha dato torto mettendo la Cassazione in condizione di
stilare la controversa sentenza. Le supplenze in danno del legislatore - unico
titolato a rappresentare davvero la volontà popolare - sono sempre sgradevoli. Figuriamoci
su temi esplosivi come quello sul diritto a stabilire le circostanze in cui si
può chiudere la vita di una persona. D'altra parte non si può paralizzare la
vita di tanta gente perché in Parlamento non c'è accordo sul da farsi. La
sentenza delle sezioni unite della Cassazione costituisce in ogni caso un
ottimo stimolo a provvedere in fretta. In Italia ci sono alcune migliaia di
persone nelle condizioni di Eluana (da
( da "Unita, L'" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Eutanasia termine inaccettabile
La battaglia delle parole Un problema dire eutanasia «Purtroppo eutanasia è un
termine molto avversato In Italia, non soltanto da certe componenti cattoliche.
Secondo alcuni è inaccettabile associare la parola morte ad un'altra di segno
positivo: per questo se ne cercano altre di segno negativo da sostituire ad
eutanasia, come omicidio o pena di morte. Parole che suonano fuori luogo. La
verità è che a volte si tende a considerare la morte come un momento supremo,
eroico, un momento che non può giungere semplicente staccando una spina». Una
battaglia di parole «In Italia è in corso una battaglia lessicale in nome di
una contrapposizione esasperata quanto voluta; si tratta di un atteggiamento
che ha introdotto termini inappropriati e generato slittamenti di significato.
Coloro che si oppongono all'eutanasia hanno adottato un linguaggio a tratti
estremo, ma anche chi la sostiene ha fatto sfoggio di una retorica non
pienamente corretta». E i contenuti «Favorevoli e contrari all'eutanasia
sembrano aver spostato la questione su un piano che
esclude i contenuti, in luogo di posizioni che annullano il confronto. È il
rischio di una visione ideologica a priori che non sente ragioni: le due parti
usano male le parole per piegarle alla dialettica dello scontro e sfidarsi ad
un livello nominale, facendo sì che i termini adottati risultino reciprocamente
inaccettabili. È la paura del nominalismo, del dare alle cose un proprio nome.
Da questo punto di vista chi si è finora esposto sulla questione eutanasia ha mostrato
il più delle volte un approccio da azzeccagarbugli di manzoniana memoria.
Scordandosi che solo giudici e leggi dovrebbero avere la priorità in materia».
Le responsabilità «In Italia la politica fatica a distaccarsi da posizioni
nette. Spesso si cerca una collocazione che si ponga all'estremo opposto
rispetto alla parte avversa. È quindi errato ritenere la Chiesa unica matrice
delle convizioni anti-eutanasia; paesi come la cattolicissima
Spagna, dove si parla addirittura di suicidio assistito sono là a dimostrarlo. Di certo però la chiusura della Chiesa non contribuisce ad
affrontare laicamente il problema». Laicità unica risposta «In questi casi il
rispetto delle leggi è essere l'unica voce cui appellarsi. Ho molto apprezzato
l'intervento del professor Stefano Rodotà, quando ha elogiato la conformità
alla costituzione da parte dei giudici. Dove non arrivano il rispetto e
la comprensione delle opinioni altrui è la laicità a dover prevalere; le leggi,
in quanto degli uomini, sono laiche e non possono esser messe in discussione».
SAVERIO VERINI Lessico
( da "Unita, L'" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
«Testamento
biologico, è l'ora Ma la destra vuol fare da sola» Onorevole Bindi, ci troviamo
a discutere di due sentenze molto importanti, quella su Eluana e quella sul G8
di Genova. Poi c'è il caso Vigilanza Rai, il movimento degli studenti. Partiamo
dal G8. «Sono tutte questioni che ci interrogano sulla nostra democrazia. Mi
auguro che la sentenza di Genova, che assolve i vertici delle forze di polizia,
non autorizzi nessuno a pensare che vicende del genere si possano ripetere
semplicemente mettendosi una maschera. Certo, quella sentenza chiude una
pagina. Speriamo che non ne apra un'altra in un momento così delicato. Abbiamo
visto cosa è successo a piazza Navona qualche settimana fa. Non voglio riaprire
la discussione sui suggerimenti dati (da Cossiga, ndr) sugli infiltrati nelle
manifestazioni. È un momento molto delicato: una democrazia che sospende le
garanzie e vede usare la violenza da parte delle istituzioni è una democrazia
che ha bisogno di essere accompagnata, che richiede grande vigilanza. Segnalo
un altro episodio, la rimozione del prefetto di Roma Mosca che aveva fatto il
suo mestiere, ha fatto quello che deve fare un funzionario dello Stato rispetto
alla politica». Veniamo alla sentenza della Cassazione su Eluana. «Credo che la
Cassazione e la Corte Costituzionale, che ha respinto un conflitto di
attribuzione sollevato dal Parlamento in modo improprio, non potessero
pronunciarsi diversamente. Sul merito c'è molto da riflettere, la politica deve
assolutamente colmare questa clamorosa e colpevole assenza nel nostro
ordinamento. Sono scandalizzata nei confronti di chi parla di condanna a morte
o di eutanasia di stato, si erige a difensore del
valore della vita e nella scorsa legislatura si è opposto in modo strumentale
all'adozione di una norma che facesse chiarezza, che desse ai medici, ai
giudici e ai familiari dei punti di riferimento certi. Nel merito resta un
interrogativo: l'alimentazione di una persona, la cura quotidiana di un corpo,
pur in uno stato di non possibile miglioramento delle
condizioni cliniche, è accanimento terapeutico? Per me no. Sono consapevole
della complessità della materia, per questo auspico un clima di dialogo vero
che non c'è stato mai su questi temi, dopo gli anni
70. Basta pensare alla legge 40, e alle barricate contro il nostro disegno di
legge sulle convivenze. Auspico che il Parlamento non legiferi più su questi
temi a colpi di maggioranza, che ogni sensibilità etica venga ascoltata, ma
temo che si verifichi una seconda edizione della legge 40, quando la maggioranza
fu totalmente sorda alle ragioni dell'opposizione. Questa vicenda rinvia anche
a un secondo tema. Credo che la disperazione del padre di Eluana, che riguarda
anche tanti altri familiari di persone in quelle condizioni, sia in larga parte
dovuta alla solitudine in cui si trovano. C'è una eutanasia sociale di cui
siamo tutti responsabili. L'assenza di assistenza e di cure contro il dolore è
clamorosa e lascia sole migliaia di famiglie». Un lettore le chiede: cosa c'è
di naturale nella non vita di Eluana, che sopravvive solo grazie alle macchine?
Perché nessun prelato parla di questo? «Non è esatto, perché Eluana respira
naturalmente. Ci sono tantissimi casi di questo tipo. Mio padre è in una
condizione in cui se smettiamo di nutrirlo e di assisterlo muore, non riusciamo
più a comunicare, a capire cosa pensa. Ogni giorno mi chiedo cosa lui vorrebbe,
ma non me la sentirei mai di interrompere le cure. Credo che non possa esserci
una legge che autorizza una famiglia a privarsi di una vita. Che mi autorizzi a
sopprimere mio padre, magari perché mi sono stancata di assisterlo. È la
società che deve aiutarmi a non stancarmi». La soluzione può essere il
testamento biologico? «Ma il testamento può contenere disposizioni che
rischiano di essere interpretate come eutanasia? Questo è un punto
discriminante, perché rischia di portarci a discutere non di testamento
biologico ma della possibile introduzione dell'eutanasia nel nostro
ordinamento. Nel mio partito molti la pensano così: la proposta di legge di
Ignazio Marino, ad esempio, è diversa da quello del prof. Veronesi. Fino a che
punto la volontà di una persona può essere rispettata se chiama altri ad atti
che possono essere considerati eutanasia? Questo sarà un tema cruciale, ma è
ora che si inizi davvero a discuterne». Torniamo al ruolo della Chiesa... «Una
chiesa che parla sempre di diritto naturale oggi si trova paradossalmente a
difendere tutte le possibili forme artificiali di sopravvivenza. L'accanimento
terapeutico cambia nel tempo, in base ai progressi della scienza. Ci dobbiamo
fermare nella ricerca di nuove possibilità per la vita? Certamente no. Ma
questo apre altri interrogativi: se un paziente decide ora con il testamento
biologico, è in grado di esprimersi in modo chiaro ed esplicito rispetto alle
condizioni in cui si troverà magari tra 10 anni? Per questo ritengo che una
parte di decisione, comunque, toccherà ai medici e ai familiari». Pensa che il
Pd possa uscire triturato da una discussione su questi temi? «Serve rispetto e
ascolto per le opinioni differenti. Noi dovremo essere dei campioni di
democrazia, una palestra, visto che il Pd ospita tutte le sensibilità etiche.
Se il partito si dilania vuol dire che il suo progetto di partito plurale, non
identitario e laico è irrealizzabile. Questa deve essere una occasione di
crescita per il Pd, di affinamento della sua natura e del suo dna. Intanto la
destra potrebbe fare una legge a colpi di maggioranza: loro magari discutono
meno e poi agiscono...Non sarebbe meglio, per i progressisti, restare senza una
legge come suggerisce l'onorevole Coscioni? «So come è fatta questa destra e
non ho grandi speranze. Ricordo che ai tempi dei Dico loro dicevano "non
c'è bisogno di una legge, bastano le sentenze della magistratura...". Oggi
dicono l'esatto opposto, "i magistrati non dovrebbero decidere". Per
questo penso che una legge ci sarà e noi dovremo collaborare, e far capire bene
al Paese le nostre posizioni. Se non saremo ascoltati, gli italiani avranno
un'ulteriore prova di che tipo di democrazia stiamo diventando». A proposito
dei Dico. Quel ddl non fu mai inserito tra le priorità nella scorsa legislatura
perché creava imbarazzo politico. E così c'è il rischio che magari ora si
approvi la proposta sulle coppie di fatto di Brunetta e Rotondi, un testo
decisamente meno avanzato. Non crede che questo possa creare ulteriore
disillusione tra gli elettori del Pd? «Noi prendemmo un'iniziativa come
governo, quello di Brunetta non è un atto del governo. I due ostacoli
principali furono i teodem e il presidente della Commissione Cesare Salvi, che
con il suo radicalismo strumentale distrusse l'impianto dei Dico per poi
preparare un altro ddl che non ebbe seguito. Dunque, accanto alla
strumentalizzazione del centrodestra, ce ne furono anche dalla nostra parte:
gli avversari del nascente Pd videro nella collaborazione Bindi-Pollastrini un
simbolo del progetto che volevano contrastare. Vinsero l'integralismo cattolico
e quello laico». E tuttavia ai vertici del centrosinistra, nel governo e nei
partiti, non ci fu una spinta decisiva a favore dei Dico. O No? «Con quella
situazione in Senato era impossibile: non potevamo contare sui voti dell'Udeur,
dei teodem, dei senatori a vita. Poi c'era Salvi che "dialogava" con
Biondi e alcuni di An per fare un'altra cosa...Il governo poteva anche decidere
di andare a sbattere consapevolmente, ma con la situazione che c'era nel Paese
avevamo già fatto molto. Io credo che quella vicenda vada ricordata
positivamente». In quel caso lei fu attaccata dalla Chiesa. Non la colpisce
che, quando si parla di temi etici, le gerarchie siano sistematicamente
d'accordo col centrodestra? Che significato ha per i cattolici
del Pd? «Sui principi la chiesa non può che dire quello che dice. Magari
qualche volta ci aspetteremmo un volto più misericordioso, come nel caso dei
funerali di Welby, ma sulle questioni fondamentali la dottrina è quella.
Diverso è l'uso della dottrina nelle vicende politiche, e qui ci sono
responsabilità anche nostre. Io risposi "non conosco il latino" a un
editoriale di Avvenire. Sono cattolica praticante, ma facevo il ministro di un
paese pluralista e mi assunsi le mie responsabilità. Altri cattolici
magari tacciono e si adeguano nelle sacrestie, altri ancora fanno una bandiera
politica delle posizioni della chiesa. Non è vero che la chiesa è sempre
d'accordo con la destra, e cito temi come l'immigrazione e la pace. Ma c'è una
strumentalizzazione politica da parte della destra dei valori della Chiesa:
l'abbiamo vista negli Usa e anche in Italia. Alcuni di loro
sono sinceri, ma la stragrande maggioranza del Pdl è laica: molti di An e Fi
auspicavano l'approvazione dei Dico, magari privatamente. Però ufficialmente
facevano i tutori dei valori cattolici, come il Tremonti che parla di Dio, Patria e Famiglia senza
nessun pudore». E i cattolici del centrosinistra? «Sono molto critica nei confronti dei
cattolici del centrosinistra, a partire da me stessa.
Non siamo stati capaci di dimostrare che alcuni valori fondamentali del mondo
cattolico sono più coerentemente rispettati dal Pd rispetto a questa destra. Il
Vangelo è pieno di richiami alla coerenza, le parole più dure il Signore le
rivolge ai Farisei, a chi rispetta formalmente le leggi e non assiste il
Samaritano, a chi giudica la prostituta ma è più peccatore di lei, a chi invoca
il Signore e poi non fa la volontà del Padre. La famiglia e la difesa della
vita sono concetti molto ampi: questa maggioranza ha vinto anche sul valore
della famiglia e ora la sta calpestando perché toglie risorse all'assistenza.
La famiglia da chi è attentata? Dai Dico o dalla impossibilità di fare figli,
di avere una casa, o di assistere un malato terminale in casa?» Su alcune
questioni, come i temi etici, la discussione è aperta. Su altre, come il
meccanismo che permette di destinare alla Chiesa buona parte dei soldi che i
cittadini non le destinano direttamente con l'8 per mille, il Pd è in grado di
scegliere? «Io credo che la Chiesa svolga per il bene comune compiti di
grandissima importanza. Ma dovremmo essere altrettanto severi nel chiedere che
i mezzi di comunicazione che sono stati finanziati con soldi pubblici per
garantire il pluralismo (e indica il quotidiano Avvenire, ndr) abbiano un
atteggiamento più attento e dialogante con il Paese. Credo che si debba
pretendere che quella testata sia rispettosa del pluralismo del Paese». SEGUE
ALLA P
( da "Manifesto, Il" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Lasciamo che Eluana
riposi in pace Pensando a Eluana Englaro i nostri primi sentimenti sono di
affettuosa amicizia e di solidarietà nei confronti della sua mamma e del suo
papà. Esaminando invece la situazione che si è determinata e scrivendo
dall'interno della nostra Chiesa cattolica, non possiamo che esprimere il
nostro sconcerto e la nostra amarezza per quanto riguarda la posizione dei
vertici ecclesiastici che contribuisce a suscitare un grande e inopportuno
clamore mediatico intorno a una persona crocifissa su un letto da sedici anni.
Ci sembra che la pietà sia dimenticata e che non ci sia serenità nell'esaminare
la situazione di fatto, avendo come riferimento le parole di speranza del
Vangelo. Dio è il signore della vita e della morte e a ogni essere umano tocca
affrontare la conclusione dell'esperienza terrena, che è solo una fase della
vita, accompagnato da chi lo circonda con dolcezza e rispetto, verso il futuro
di felicità che ci prefigura la nostra fede. Ci sembra invece che ci si
accanisca nei confronti di Eluana e che non si rispettino le sue precedenti
accertate dichiarazioni di volontà prima dell'incidente, secondo la
testimonianza dei genitori e di altri, e che non si prenda atto della sua
attuale perdita definitiva della coscienza. Ci sembra che, in questa vicenda,
si manifesti una concezione meccanicistica e materialista della vita che è ben
diversa da quella fondata sui sentimenti e sui valori spirituali vissuti
coscientemente che caratterizza la visione cristiana della persona umana. Non
ci può essere contrapposizione tra «principi» e «fatto»: il principio astratto
della vita e il fatto di una «vita non vita». Anche la scolastica insegna che
contra factum non valet argumentum che si potrebbe tradurre con: «i fatti sono
incontrovertibili». Ci sembra criticabile il consenso al conflitto formale
(prima sollecitato e poi applaudito) che si è aperto, in modo del tutto
inconsueto, tra il potere legislativo e il potere giudiziario in relazione alle
sentenze della Corte di cassazione e della Corte d'appello di Milano; questo consenso
è la conseguenza di una mobilitazione propagandistica che ignora i principi
dello Stato di diritto su cui si fonda la Costituzione repubblicana. Ci sembra
anche che l'impegno a difesa della vita non debba manifestarsi, principalmente
o solo, sulle modalità del suo inizio e della sua fine naturale, ma con
attenzione alla sua qualità e al percorso terreno di ogni donna e di ogni uomo.
Così l'impegno dei cristiani e della Chiesa dovrebbe, anzitutto e soprattutto,
prestare attenzione alla vita concreta dei tanti che fanno fatica a vivere e la
cui esistenza vita è sempre a rischio o addirittura è violentemente interrotta.
Sarebbero quindi necessarie forti campagne di opinione, con le mobilitazioni
conseguenti, oggi, qui, nel nostro paese, nelle nostre parrocchie, nelle nostre
comunità religiose come nei movimenti, nelle associazioni e nelle comunità
cristiane di base a favore di chi rischia gli infortuni sul lavoro, per i
clandestini nel canale di Sicilia, per le donne che subiscono violenze, per
quanti, militari o civili, soffrono in Iraq, in Afghanistan o in Georgia o sono
coinvolti nelle tante guerre dimenticate sparse nel mondo, per chi vive nel
Darfur o in Somalia, per i milioni di bambini che sono privi di assistenza e di
istruzione. Perché poi cercare di creare, nell'immaginario del nostro popolo,
una contrapposizione tra l'identità «cattolica» che, da
sola e sempre, difenderebbe la vita e quella «laica» che spregiudicatamente
sarebbe disposta a facili cedimenti etici? I credenti, senza erigersi a maestri,
potrebbero offrire a tutti la ricchezza della loro vita spirituale e della loro
sensibilità morale per dialogare sui problemi della vita e della morte come si
pongono ora e per cercare insieme le risposte delle istituzioni a
problemi nuovi e complessi che la scienza pone oggi all'inizio del terzo
millennio. Nel mondo cattolico sono ormai tanti quelli che condividono il punto
di vista secondo cui l'identità del credente sta nelle parole di speranza, di
misericordia e di vita della Parola di Dio e non nelle campagne o nelle
crociate. Lasciamo che Eluana vada in silenzio e in pace nel Regno della Vita.
Per lei e per la sua famiglia. Si può aderire al documento firmando su:
http://appelli.arcoiris.tv/Eluana_Englaro/ Si possono raccogliere adesioni su
carta con le stesse modalità di quelle on-line (nome, cognome, professione,
residenza) indirizzate a «Firme sul caso Englaro», via Vallazze, 95- 20131
Milano *** Primi firmatari: Vittorio Bellavite, Milano; Paolo Farinella,
Genova; Giancarla Codrignani, Bologna; Giovanni Avena, Roma; Grazia Villa,
Como; Enzo Mazzi, Firenze; Teresa Ciccolini, Milano; Albino Bizzotto, Padova;
Giovanni Sarubbi, Avellino; Lisa Clark, Firenze; Alberto Simoni, Pistoia; Rosa
Siciliano, Bari; Giovanni Franzoni, Roma; Carla Pessina, Milano; Marcello
Vigli, Roma; Margherita Lazzati, Milano; Piero Montecucco, Voghera; Gustavo
Gnavi, Ivrea; Domenico Basile, Chiara Zoffoli, Lecco; Andrea Gallo, Catti
Cifatte, Genova.
( da "Corriere della Sera" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-11-15 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Dal governatore alla Moroni E il ribelle Tondo divide il fronte nel
centrodestra MILANO — Renzo Tondo da Tolmezzo e Beppino Englaro da Paluzza
adesso non hanno più bisogno di dirsi altro. Si sono già detti tutto qualche
settimana fa. A tu per tu. Con il linguaggio dei carnici, la gente della
Carnia, a cui spesso basta uno sguardo. Tondo, «governatore» berlusconiano di
quel Friuli dove probabilmente verrà pronunciata la parola fine al calvario di
Eluana, naturalmente conosce Beppino Englaro, «perché nella Carnia è così». Ed
è al suo fianco: «Senza se e senza ma», come lo stesso presidente ha scritto
qualche giorno fa sul suo blog, «orgoglioso di Beppino e della sua lotta ». Se
il papà di Eluana deciderà che l'ultima stazione della figlia dovrà essere il
Friuli, terra di famiglia, di sicuro Tondo non dirà una parola per ostacolarlo.
Non farà come Formigoni, che ha detto di non voler che l'ultimo atto della
donna si compia in Lombardia. Perché se la fede forzista è la medesima, diverso è il retroterra dei due governatori: cattolico Formigoni,
laico- socialista il friulano. Il silenzio, ora, è l'arma di Tondo, 52 anni, 3
figli, un albergo e due ristoranti, ovviamente nella Carnia. Perché la sua non
è una posizione semplice. In tanti vorrebbero che prendesse istituzionalmente
le distanze da Englaro e dalla sua scelta. La Chiesa friulana. Gli
alleati dell'Udc. Molti assessori della sua giunta. «Ma lui vuole tenere
separate la politica dalle convinzioni personali, e non gli strapperete un
bao...» assicura il senatore friulano Ferruccio Saro, uno dei pochi a prendere
le distanze dalla linea del Pdl contraria alla scelta di Englaro, votando in
luglio contro il conflitto d'attribuzione nei confronti della Cassazione che
aveva autorizzato la morte di Eluana (conflitto poi non riconosciuto dalla
Consulta). Tondo e Saro, \\ Con Beppino Sono orgoglioso di Beppino Englaro e
della sua lotta, sono al suo fianco senza se e senza ma. Non lo ostacolerò
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
D'altra parte non si
può paralizzare la vita di tanta gente perché in Parlamento non c'è accordo sul
da farsi. La sentenza delle sezioni unite della Cassazione costituisce in ogni
caso un ottimo stimolo a provvedere in fretta. In Italia ci sono alcune
migliaia di persone nelle condizioni di Eluana (da
( da "Giornale.it, Il" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'
n. 274 del
2008-11-15 pagina 0 Il Papa: "Ci sia equilibrio tra insistenza e
desistenza terapeutica" di Redazione Parlando della ricerca medica
Benedetto XVI sottolinea l'importanza di evitare che la cura si trasformi in
accanimento terapeutico. Il Pontefice rilancia la necessità di una generazione
di politici cattolici coerenti con la fede Città del
Vaticano - "La ricerca medica si trova talora di fronte a scelte difficili
quando si tratta, ad esempio, di raggiungere un giusto equilibrio tra
insistenza e desistenza terapeutica per assicurare quei trattamenti adeguati ai
reali bisogni dei piccoli pazienti, senza cedere alla tentazione dello
sperimentalismo. Non è superfluo ricordare che al centro di ogni intervento
medico deve esserci sempre il conseguimento del vero bene del bambino,
considerato nella sua dignità di soggetto umano con pieni diritti. Di lui
pertanto occorre prendersi cura sempre con amore, per aiutarlo ad affrontare la
sofferenza e la malattia, anche prima della nascita, nella misura adeguata alla
sua situazione". Lo ha detto il Papa Benedetto XVI, che questa mattina ha
ricevuto in udienza i partecipanti alla XXIII Conferenza Internazionale
promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale
della Salute). Progressi della medicina "Notevoli certamente sono stati -
ha sottolineato il Pontefice - i progressi della medicina negli ultimi
cinquant?anni: essi hanno portato a una considerevole riduzione della mortalità
infantile, anche se resta ancora molto da fare in questa prospettiva. Basti
ricordare che ogni anno muoiono 4 milioni di neonati con meno di 26 giorni di
vita". Serve generazione di politici cattolici
Benedetto XVI ribadisce la necessità di una generazione di politici cattolici coerenti con la fede e al servizio del bene
comune. Il Papa rilancia "l?urgenza della formazione evangelica e
dell?accompagnamento pastorale di una nuova generazione di cattolici
impegnati nella politica, che siano coerenti con la fede professata, che
abbiano rigore morale, capacità di giudizio culturale, competenza professionale
e passione di servizio per il bene comune". La Chiesa riconosce il ruolo
delle donne "L?uomo e la donna, uguali in dignità, sono chiamati ad
arricchirsi vicendevolmente in comunione e collaborazione, non solo nel
matrimonio e nella famiglia, ma anche nella società in tutte le sue dimensioni.
Alle donne cristiane si richiedono consapevolezza e coraggio per affrontare
compiti esigenti, per i quali tuttavia non manca loro il sostegno di una
spiccata propensione alla santità, di una speciale acutezza nel discernimento
delle correnti culturali del nostro tempo, e della particolare passione nella
cura dell?umano che le caratterizza. Mai si dirà abbastanza di quanto la Chiesa
riconosca, apprezzi e valorizzi la partecipazione delle
donne alla sua missione di servizio alla diffusione del Vangelo". Lo ha
detto il Papa ricevendo questa mattina in udienza i partecipanti alla XXIII
Assemblea plenaria del Pontificio consiglio per i Laici. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "EUROPA ON-LINE" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'
?Sinistrati?, saggio
di Berselli dall?avventura ulivista alla non scelta del Pd Due volte
sull?altare, due volte nella polvere FEDERICO ORLANDO Con una brutalità che non
avevamo rilevato nei suoi precedenti libri sul costume politico e sociale degli
italiani, Edmondo Berselli, accusa il Partito democratico in Sinistrati. Storia
sentimentale di una catastrofe politica (Mondadori, pp. 200, euro 17,50) di non
avere una cultura politica moderna. Sfoga così la sua duplice amarezza, di uomo
?nato di sinistra? e amico di Prodi, dunque due volte nella polvere due volte
sull?altar. Prima, per 110 pagine, fa ironie e anche luogocomunismo sulle
performances della sinistra al governo (ottimi risultati economici e di
bilancio, pessimi risultati elettorali). Poi, nella seconda parte del saggio,
affronta come un toro, a testa bassa, il torero biancorosso: cioè il Pd,
appunto, figlio di residui ottocenteschi cattolici e
marxisti, tenuti insieme da un?intera configurazione di compromessi e perciò
impossibilitati a «proporre un?idea di società desiderabile ». Come avrebbe
detto Croce parlando del regno di Napoli, quel che gli mancava, nei decenni
finali della crisi, era l?idea di sé da proporre ai suoi abitanti e agli altri
della penisola. I nostri dirigenti, secondo il direttore del Mulino, incarnano
«tradizioni che non si distinguevano per particolare modernità culturale,
appunto. C?era la dottrina sociale della chiesa e l?istinto di mediazione, per
i democristiani; e c?era il gramscismo, cioè il comunismo virato in chiave
nazionale, per i comunisti». Poi il colpo che fa sbandare il torero: «Come si
può vedere, si profilano almeno due convitati di pietra al tavolo dei
democratici. Detto con schietta volgarità, sono la cultura liberale e il
riformismo socialista. Ora, sarà vero che il partito nascituro è un?esperienza
nuova, frutto di contaminazioni e di intrecci culturali inediti, e dunque non
poteva essere identificato né sotto la sigla esclusiva di un liberalismo
spinto, laico e anticorporativo, come voleva Salvati, né
sotto il marchio della socialdemocrazia, ultimo ragionevole rifugio dei
comunisti miglioristi». Ma, «anche noi figli del Bignami, potremmo riconoscere
con facilità che gli ultimi decenni del Novecento sono stati modellati
filosoficamente e praticamente dal confronto tra Rawls e Nozick, fra il
contrattualismo del primo e la minimalizzazione dello stato
descritta dal secondo: cioè fra il sostegno del welfare, come patto di
solidarietà fra i cittadini, e la denuncia dello stato
sociale, come fonte di illibertà. Quello era il bivio. Adesso bisognerebbe
capire verso quali costellazioni culturali il Partito democratico si dirige».
Si parva licet, è quel che modestamente proponiamo ogni giovedì nella nostra
rubrica ?Lib?, che ci fa tanto amare dai democratici. Dopo la sconfitta delle
due esperienze ulivista e unionista, che avevano la natura comune di essere un
compromesso tra compromessi, facendo letteralmente impazzire quegli elettori
che votano a sinistra soprattutto per estetica (nel paese della destra
impresentabile di Mussolini e Berlusconi), è dunque tempo ? dice Berselli ? che
i nostri dirigenti del Pd mettano ordine in biblioteca, coi filosofi di riferimento:
«Dopo essere stata a lungo sotto l?aggressione del pensiero neoliberista, sotto
le banderillas provocatorie dei seguaci di Hayek e Friedman, sotto l?effetto
dei giochi illusionistici della curva di Laffer e della supply side economics,
con il taglio delle tasse come postulato, la sinistra dovrebbe tentare di
uscire dalla posizione difensiva in cui si trova fin dalla sconfitta del 1994».
Lo farà? Difficile prevederlo, perché l?homo democraticus ? infierisce Berselli
? è «uno specialista di dubbi e sottigliezze, un cacaminuzzoli, un formulatore
di obbiezioni e di distinguo». Così non va da nessuna parte. Bisogna uscire dal
pantheon (anzi dai pantheon, visto che ogni leader ne ha uno, anche vuoto,
purché diverso), e ri-leggere cose purtroppo nuove per la nostra classe
politica: cominciando da Una teoria della giustizia, di Rawls, e così capire
meglio gli stimoli di Veca e Salvati. Insomma, davanti al bivio neoliberale del
terzo millennio, Rawl o Nozick, si consiglia di imboccare Rawls per cercare
l?accordo tra concezioni etiche diverse non nella sfera privata dei vecchi
liberali, ma nell?intersezione delle diverse etiche che mirano, partendo da
principi appunto diversi, all?eguaglianza di tutti i cittadini. È questo
l?esatto contrario dell?anticultura della destra, un impasto di terrore dei
rossi, dei diversi, degli sconosciuti e di voracità del privato, dell?egoismo
spacciato per intraprendenza vitale. Ma senza ignorare, nell?azione politica di
partito e di governo, che una parte del mondo è fatta così e bisogna pure
ascoltarla, operando verso di essa pedagogicamente e non subendola. Questa
appare a Berselli, e anche a noi (che siamo sinistrati come lui ma senza essere
nati di sinistra), la chiave della questione politica, che, come in tutte le
democrazie, è opzione culturale fra due diversi modi di essere liberali: quello
dello stato sociale nei limiti massimi consentiti
dalle condizioni del paese, e quello dello stato
minimo in ogni caso, che si limita a garantire i rapporti di libertà e di
proprietà, magari con qualche sacrificio dei primi ai secondi. Le scelte
pratiche che deriverebbero, per il Pd, dopo l?imbocco del bivio sono
conseguenti, e chi ne voglia suggestive ipotesi non mancherà di trovarne
nell?ultima parte del saggio.
( da "Repubblica, La" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina 11 - Cronaca La
tutela Livio Pipino, membro togato del Csm: accettiamo le critiche, non gli
insulti "Pressing da governo e Chiesa tentano di intimorire i
giudici" Per la prima volta il Consiglio superiore sarà costretto ad
aprire un fascicolo per la tutela della Cassazione VLADIMIRO POLCHI ROMA - «Sul
caso Eluana, è in corso un tentativo di intimidire i giudici, da parte di chi
detiene il potere istituzionale e morale. Un attacco, che può far cambiare il
clima nel nostro Paese». Per questo, «il Csm deve dimostrare di essere in grado
di tutelare l´indipendenza della magistratura». A parlare è Livio Pepino,
consigliere di Cassazione e membro togato di Magistratura democratica al Csm.
Dunque, per la prima volta, il Csm aprirà una pratica a tutela dell´autonomia
dei giudici della Cassazione? «Certo, la richiesta è già stata sottoscritta da
gran parte dei membri togati. Anch´io sono tra i firmatari. Il documento è stato depositato al comitato di presidenza, che dovrà
autorizzare l´apertura della pratica. Ma si tratta solo di una formalità
dovuta». Ritenete necessario difendere la Cassazione? E da chi? «Dagli attacchi
dei rappresentati del potere istituzionale, che cercano di influenzare le
decisioni della magistratura». Francesco Cossiga vi ricorda che «in un regime
democratico e liberale non c´è istituzione che non possa essere criticata». «Io
credo in una magistratura che non si arrocchi a difesa della propria
corporazione. Le critiche fanno senz´altro parte della dialettica democratica,
di cui si nutre la giurisdizione. Ma bisogna fare una distinzione chiara».
Quale? «Una cosa sono le legittime reazioni delle associazioni a tutela della
vita e dei singoli cittadini, che a difesa della proprie convinzioni bioetiche
hanno tutto il diritto a criticare una sentenza. Cosa diversa sono le
intimidazioni del potere istituzionale, di chi cioè può influenzare una
decisione criticandola. Ricordo cosa scrisse Norberto Bobbio, ai tempi degli
attacchi di Craxi alla procura di Milano: tutti possono criticare una sentenza,
meno il presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia». Ma almeno gli
esponenti politici avranno diritto di critica o no? «I rappresentanti delle
forze politiche possono certamente dire la loro, ma importanti sono le forme».
Per Luca Volonté (Udc), «i mandanti dell´omicidio di Eluana siedono nel
Palazzaccio». «Ecco, questa non è una critica, ma un attacco inaccettabile,
perché delegittima la giurisdizione. Cosa devono pensare i cittadini?». Come
commenta le critiche giunte dalle gerarchie vaticane? «Il potere sui giudici
può essere istituzionale, ma anche morale. Per un giudice
cattolico sentirsi dare dell´omicida è senz´altro un caso d´interferenza di una
pesantezza rara. Credo che, di fronte alla accuse del cardinale Barragan, i
rappresentati di uno Stato laico sarebbero dovuti intervenire». In questi
giorni, nella bufera è anche la sentenza di Genova sul "processo
Diaz". Vede analogie? «Sono due casi ben diversi. Qui, a criticare
la decisione sono i cittadini, i politici e chi da sette anni attende giustizia
e ritiene di non averla ottenuta. Non i rappresentanti del potere
istituzionale».
( da "Repubblica, La" del 16-11-2008)
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Pagina 11 - Cronaca
La famiglia di Eluana cerca alternative se dal Friuli Venezia Giulia arrivasse
un no definitivo Austria, Slovenia o centro Italia tutte le carte per l´ultimo
viaggio Non ancora esclusa l´ipotesi Udine. Papà Beppino cerca le alternative
ROBERTO BIANCHIN DAL NOSTRO INVIATO UDINE - Pregheranno fino all´ultimo minuto.
Diranno rosari e novene nelle chiese del Friuli, che vogliono tenere sempre
aperte, per tutti i giorni che Eluana rimarrà in vita. è la protesta silenziosa
che i cattolici della regione dove Beppino Englaro,
che è nato qui, vorrebbe portare Eluana per l´ultimo viaggio, intendono mettere
in atto contro la sentenza della Cassazione «che ha di fatto legalizzato l´eutanasia».
L´appello arriva viene da Mauro Biscosi, un medico di Tolmezzo, il paese del
governatore Renzo Tondo amico degli Englaro, che presiede un centro culturale
cattolico intitolato a Giovanni Paolo II, e ha deciso di raccogliere l´invito a
un «forte bisogno di preghiera» lanciato dall´Arcivescovo Monsignor Pietro
Brollo. Il no della Curia, la mobilitazione dei cattolici,
le proteste dei medici obiettori, e la polemica politica che spacca il
centrodestra e fa scricchiolare la giunta regionale dello stesso colore,
rendono adesso più difficile nella terra natale degli Englaro, la ricerca
dell´hospice, la struttura indicata dai giudici, per l´ultimo letto di Eluana.
Al punto che se il Friuli dirà di no, alla famiglia non resterà altro, visto
che Beppino dice di non «voler creare problemi» a nessuno, e non vede di buon
grado una soluzione all´estero, in un ospedale austriaco o sloveno, che cercare
un posto altrove, in una struttura di una regione del centro Italia, con la
quale sono già stati avviati contatti. L´ultimo no in Friuli arriva
dall´assessore regionale alla Sanità, l´indipendente Vladimiro Kosic: «Non
siamo disposti a negare pane e acqua a nessuno - dice al Messaggero Veneto -
l´ospedale qui da noi è e rimane un luogo di vita e non di morte». A ruota,
contro l´ipotesi che il Friuli-Venezia Giulia «diventi complice di un
omicidio», arrivano il deputato di An e sottosegretario all´ambiente Roberto
Menia, il leghista Massimiliano Fedriga, il consigliere regionale dell´Udc
Edoardo Sasco. A difendere la scelta di Beppino Englaro resta una piccola
truppa laico-socialista del Pdl capitanata dal governatore
forzista Renzo Tondo, che ha promesso a Beppino il suo «appoggio personale» non
potendo assicurargli quello istituzionale, dal consigliere regionale Alessandro
Colautti e dall´associazione «Europolis» del senatore Ferruccio Saro, uno dei
quattro che a Palazzo Madama non votò il ricorso contro la sentenza di Milano
che dava il via libera ad Eluana, e che della sua terra ha una ben altra
visione: «Il Friuli di Loris Fortuna (il padre della legge sul divorzio, ndr)
darà anche stavolta il suo contributo». Ma trovare una struttura pubblica o
privata disponibile ad accogliere Eluana è impresa difficile. Le cliniche
private sono quasi tutte gestite da religiosi, e negli ospedali pubblici,
squassati dalle polemiche politiche, ci sono molti medici obiettori. I
familiari di Eluana avevano preso contatti con il primario di rianimazione
dell´ospedale udinese di Santa Maria della Misericordia, Amato De Monte. Ma il
direttore generale dell´azienda ospedaliera, Carlo Favaretti, ha stoppato ogni
iniziativa: «Qui la gente viene per fare le terapie e non per sospenderle».
Contrari anche alcuni medici dello stesso ospedale, come l´altro primario di
rianimazione, Francesco Giordano, e il neurologo Gian Luigi Gigli, perché «si
cerca solo una struttura disponibile a prestarsi per eseguire la sentenza di
morte».
( da "Riformista, Il" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'
II
papa insiste In politica cattolici doc La prima
volta fu l'8 settembre scorso, durante la visita in Sardegna. L'ultima, ieri mattina,
in Vaticano, ricevendo l'assemblea plenaria del pontificio consiglio per i
laici. Benedetto XVI ha ribadito la necessità che in politica vi siano cattolici seriamente
impegnati e che «siano coerenti con la fede professata, che abbiano rigore morale,
capacità di giudizio culturale, competenza professionale e passione di servizio
per il bene comune». Sappiamo che il Papa è aggiornato su quanto accade nel
paese. Evidentemente, il continuo richiamo all'impegno dei laici in politica
nasce da un'urgenza che il Pontefice sente impellente oggi. Tra l'altro non
sono pochi coloro che nella Chiesa ritengono che la presenza cattolica in
politica sia oggi in qualche modo mortificata all'interno della maggioranza di
governo come nell'opposizione. Ai continui richiami del Papa, comunque, c'è chi
già ha cominciato a muoversi. A Milano, ad esempio, è nata una nuova scuola di
formazione politica. E anche nel mondo dell'associazionismo è in atto una seria
riflessione. Per tutti, comunque, la linea è quella inaugurata tempo addietro
dal cardinale Camillo Ruini: no a un unico partito cattolico, sì ai cattolici "sparsi" nei vari partiti. di Paolo
Rodari 16/11/2008
( da "Corriere della Sera" del 16-11-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-11-16 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE La normativa La Binetti: «Conciliare il valore della vita e della
libertà» Babele del testamento biologico Sei progetti diversi solo nel Pd
Creato un «comitato ristretto», ma le divisioni restano Sul testamento
biologico in Senato giacciono dieci proposte di legge: oltre alle sei Pd ci
sono le tre del Pdl e una della Lega ROMA — Da quarantott'ore si leva un coro,
da destra e da sinistra: subito una legge sul testamento biologico, la
possibilità di scrivere a quali cure si voglia essere sottoposti, anche in caso
di incoscienza. Ma dire «ci vuole una legge» non significa nulla. Quale legge?
In realtà nel Partito democratico esiste — non è una novità — un profondo contrasto fra l'anima laica e quella cattolica. E nel
centrodestra c'è la tentazione di votare la legge a maggioranza, con l'appoggio
— appunto — di una parte di Pd e dell'Udc. In commissione Sanità, al Senato,
giacciono dieci proposte, sei del Pd (una dei radicali), tre del Popolo della
libertà e una della Lega. Mai questa materia è approdata alla
discussione in aula, ma nel 2005 un testo fu votato all'unanimità in
commissione al Senato. Diceva che «ogni trattamento sanitario è subordinato
all'esplicito ed espresso consenso dell'interessato». Ma cos'è e cosa non è
«trattamento sanitario »? Oggi il contrasto è proprio qui. Il nodo è:
«Idratazione e alimentazione ». Indirettamente nelle proposte degli illustri
medici del Pd, Marino e Veronesi, ed esplicitamente nella proposta radicale,
bere e mangiare sono considerati trattamenti sanitari, ove avvengano con ausili
esterni. La legge di Ignazio Marino (credente, ma laico) lascia piena libertà
al malato, o al suo fiduciario, di decidere se utilizzare ogni risorsa della
scienza, oppure no. Nella proposta Baio Dossi (uguale a quella di Paola Binetti
alla Camera) invece «idratazione e nutrizione sono sempre e comunque garantite
al paziente». E questo ultimo concetto si ritrova nelle proposte Pdl. Quella
del presidente della commissione, Tomassini, dice: «Idratazione e alimentazione
parentale non sono assimilate all'accanimento terapeutico ». Difficile
conciliare, quindi come andrà a finire? «Se non ci sarà accordo — dice
Tomassini — la legge passerà a maggioranza». E il sottosegretario al Welfare,
Eugenia Roccella: «Binetti e cattolici democratici
possono votare con noi». Nel Pd, per sanare le fratture, è stato
creato un «comitato ristretto», che non trova la quadratura. Paola Binetti la
vede così: «Io voglio conciliare il valore della vita e la libertà. Nutrizione
e idratazione sono forme di sostegno vitale». E spiega: «Lavoreremo nel Pd perché
cresca l'anima cattolica. Chiedo agli ex popolari di interpellare la loro
coscienza... ». Nel Pdl, differenze meno marcate. In Forza Italia c'è un gruppo
di ex socialisti e radicali come Margherita Boniver e Della Vedova: alla Camera
hanno ripresentato la legge approvata in commissione nel 2005. E Berlusconi? Ai
tempi del caso Terry Schiavo disse di condividere «in pieno» un articolo di
Baget Bozzo dove addirittura si leggeva: «L'eutanasia è l'atto di un uomo
libero ». Sette giorni dopo dichiarò: «In casi simili solo Dio può decidere. Io
non avrei staccato la spina». Il presidente Tomassini confida che presto la
commissione varerà un testo e entro la primavera il Senato consegnerà una legge
alla Camera. Si tratterà della versione voluta da maggioranza e cattolici democratici? «Se così — dice Marino — ci saranno
centinaia di cause in tribunale». Sulla scia di Eluana. Andrea Garibaldi
( da "Tempo, Il" del 16-11-2008)
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stampa Cure,
Ratzinger ammonisce sui rischi dello sperimentalismo Il Papa invita il mondo al
rispetto dei bimbi malati Rodolfo Lorenzoni Prendersi cura dei bambini malati, rispettarli.
Aiutarli con amore nel momento della sofferenza, trattandoli con tenerezza e
solidarietà. E trovare un giusto equilibrio tra insistenza e desistenza
terapeutica, quando la ricerca medica si trova ad affrontare le scelte più
difficili. Proprio nei giorni in cui il dramma di Eluana Englaro sembra
consumarsi, Benedetto XVI interviene sugli scottanti temi delle cure e della
sperimentazione sanitaria. Per ribadire il suo imperativo: nell'accudire i
piccoli malati si ha il dovere di offrire il massimo della competenza a
disposizione dei ricercatori scientifici. Ma tenendo sempre conto del valore
supremo della vita umana. L'occasione è stta costituita dalla Conferenza
internazionale organizzata dalla Pastorale della salute. Così il Papa,
ricevendo i partecipanti al congresso, ha ammonito: «La ricerca medica si trova
talora di fronte a scelte difficili quando si tratta, ad esempio, di
raggiungere un giusto equilibrio tra insistenza e desistenza terapeutica per
assicurare quei trattamenti adeguati ai reali bisogni dei piccoli pazienti,
senza cedere alla tentazione dello sperimentalismo». Attenzione a non abusare
delle risorse medico-scientifiche, ha quindi affermato con fora Papa Benedetto
XVI: è la scienza al servizio dell'uomo, non l'uomo succube della scienza.
Tanto che, spiega il Pontefice, «al centro di ogni intervento medico deve
esserci sempre il conseguimento del vero bene del bambino, considerato nella
sua dignità di soggetto umano con pieni diritti». Perché tutto questo possa
accadere, ossia affinché anche nel campo della scienza e della sanità pubblica
vengano difesi i valori non negoziabili, è necessario che
in politica i cattolici
facciano sentire la propria voce, sempre di più e sempre meglio. E il Papa,
rivolgendosi al Pontificio Consiglio per i Laici, ha invocato quindi la
formazione di «una nuova generazione di cattolici impegnati nella politica, che siano coerenti con la fede
professata, che abbiano rigore morale, capacità di giudizio culturale,
competenza professionale e passione di servizio per il bene comune». Il
cattolico deve insomma essere inflessibilmente legato ai principi del suo credo
anche e specialmente quando dona alla comunità la sua opera politica. Il dato
dell'infanzia violata è, in effetti, impressionante: ogni anno muoiono 4
milioni di bambini prima di compiere il ventiseiesimo giorno di vita. Rispetto
a questa tragedia mondiale i recenti progressi della medicina sono certo
apprezzati dalla Chiesa, ma secondo Benedetto ciò che conta è che «l'aspetto
sanitario e quello umano non siano mai dissociati, perché il malato, in modo
speciale il bambino, comprende particolarmente il linguaggio della tenerezza e
dell'amore». La Chiesa non dimentica, dice il Papa; mai si esime dall'assistere
«i piccoli orfani o abbandonati a causa della miseria, della fame e della
disgregazione familiare, i fanciulli vittime innocenti dell'Aids o della guerra
e dei tanti conflitti armati in atto in diverse parti del mondo». Ma lo stesso
devono continuare a fare le Nazioni più ricche, inserendo la difesa dell'infanzia
tra i capisaldi dei programmi politici internazionali.
( da "Giornale.it, Il" del 16-11-2008)
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n. 275 del
2008-11-16 pagina 0 Berlusconi: "Deluso dalla sinistra è inconcludente,
danneggia l'Italia" di Redazione Il premier interviene telefonicamente al
convegno dei Popolari liberali di Giovanardi, smentisce le notizie circolate su
un suo malore: "sono gagliardo come un ventenne", e attacca
l'opposizione. "E' divisa, culturalmente ancora prigioniera del suo
passato" Roma - "Siamo delusi da una sinistra che ha avuto
responsabilità di governo e che oggi è diventata divisa e inconcludente,
culturalmente ancora prigioniera del suo passato". Lo afferma il premier
Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente al convegno di Carlo Giovanardi
in corso a Verona. "Questa sinistra - aggiunge - si è radicalizzata e si è
arroccata in un' opposizione che danneggia l'Italia. E che fa dell'insulto la
sua pratica quotidiana". Una sinistra aggiunge ancora il premier che
'continua a fare campagna elettorale, e che sembra voler continuare per i
prossimi 4 anni e mezzo". "Pdl costola del Partito popolar
europeo" Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha sostenuto che il
Pdl "deve essere la costola italiana del Partito Popolare Europeo. Anzi
meglio: del partito dei popoli europei". Rispondendo al sottosegretario
Carlo Giovanardi che per il suo movimento chiede spazio nel nuovo partito
Berlusconi ha ricordato che "Nella costituente nel
nuovo movimento è previsto che deve essere il contenitore dei moderati, dei cattolici, dei laici riformisti che non
si riconoscono nella sinistra". Interrotto da un lungo applauso Berlusconi
ha quindi aggiunto "Anche la vostra presenza ha pari dignità e servirà a
sostenere il governo nazionale ed affrontare insieme le sfide delle prossime
elezioni". "Sono gagliardo come un ventenne" "Un
saluto a te e a tutti gli amici. Io dovevo andare prima al Convegno di
Montecatini dei circoli di Dell'Utri che sono entrati nella nuova formazione,
poi dovevo venire lì, non c'e l'ho fatta. Ho visto però che sono venute fuori
notizie di un mio malore. Io non ho avuto nessun malore, sto benissimo,
affronto tutte le azioni con la gagliardia di un ventenne". Lo afferma il
premier Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente al convegno di
Giovanardi e smentendo le notizie circolate su un suo malore in aereo al ritorno
dal vertice del G20. Bonaiuti: "Malore? Chiacchiere" "Non è
andato nemmeno alla riunione del circolo di Dell'Utri e unicamente per motivi
di tempo. Quello che io trovo incredibile, e che fa venire un malore a me, è
che un'agenzia di stampa che dice di essere seria dia una notizia del genere
senza che sia una verifica alla fonte facendo una figuraccia e non un buon
servizio per i clienti". Lo puntualizza il sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio Paolo Bonaiuti ai microfoni di Skytg24, a proposito della notizia
circolata stamattina di un presunto malore del premier al suo rientro dagli
Usa. "Lei - dice ancora Bonaiuti - sa come succede: parte una voce, magari
lì da Verona, qualcuno la raccoglie e in questi casi sarebbe importante andare
alla fonte, a verificare se è vero o no...Sono tutte chiacchiere - sottolinea -
Berlusconi sta benissimo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
( da "Stampa, La" del 17-11-2008)
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Retroscena Il
dibattito sull'accanimento terapeutico LA PRESIDENTE Bresso, mano tesa ai casi
come Eluana "Il Piemonte non si tirerebbe indietro" EMANUELA MINUCCI
«Non faccio offerte Ma qui si tratta di dare seguito a una sentenza» Si tratta
di una sentenza molto chiara, se ci fosse richiesto non ci tireremmo indietro.
La condizione, ovviamente, sarebbe però che ci fosse la disponibilità di strutture
e di medici». Così la presidente della Regione Mercedes Bresso, è intervenuta
la sera scorsa sul caso Eluana durante un dibattito pubblico con l'onorevole
Rosy Bindi. E poi ancora: «Questa vicenda dimostra tutto il vuoto legislativo
sulla materia: su un punto così delicato. È un caso che coinvolge in modo
drammatico le coscienze di tutti, e che quindi impone il massimo rispetto delle
volontà e delle sensibilità di ognuno. L'evoluzione continua della medicina ci
interroga sull'accanimento terapeutico e sull'importanza di assumere decisioni
per il Paese su questi temi». Ma quando alla presidente Bresso (che parla
sempre di «interruzione di cura» non di «eutanasia») si chiede se arriverebbe
lei ad offrire la sua regione per risolvere il caso Eluana precisa: «Dire che,
personalmente, da presidente della Regione e quindi autorità sanitaria, se mi
avessero chiesto un parere non mi sarei tirata indietro è cosa diversa dal dire
che il Piemonte si offre per risolvere il caso: non siamo mica a un'asta. Dico
solo che se qualcuno mi chiedesse di dare seguito a una sentenza non mi tirerei
indietro». E aggiunge ancora: «Poi deve essere il Parlamento a legiferare in
modo chiaro sul testamento biologico. Questo deve essere fatto, prima di
tutto». Arricchita di questi distinguo, la mano tesa da Bresso per risolvere il
caso Eluana raccoglie il consenso di tutti i rappresentanti (compresa l'ala
cattolica) del Pd. A partire dal presidente del Consiglio regionale Davide
Gariglio: «Premettendo che non vorrei mai trovarmi in una situazione come
questa, e che quando ci sono in ballo valori come la vita ogni polemica
politica appare fuori luogo, anch'io, al posto della presidente Bresso, mi trovassi al suo posto con un caso analogo e in presenza di una
sentenza la applicherei in modo laico, insomma, non mi tirerei indietro». Anche
il consigliere dei Moderati Mauro Laus si trova d'accordo: «Avrei forse
preferito sentirmi dire queste cose dall'assessore alla Sanità Eleonora
Artesio, ma in linea di principio sono d'accordo con la presidente». E
aggiunge: «In ogni caso da tutta questa vicenda si deduce che la politica deve
avere una sola cosa: più coraggio di legiferare, altrimenti si scatenano
competizioni politico-ideologiche sul nulla». E, forse servirà a
tranquillizzare quest'ultimo consigliere, il fatto che l'assessore alla Sanità,
giusto ieri è intervenuta sul tema: «Conosco benissimo la posizione della
presidente sulla questione e sono perfettamente d'accordo con lei, ma prima
bisogna trovare le strutture e medici».
( da "Giornale.it, Il" del 17-11-2008)
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n. 46 del 2008-11-17
pagina 6 «Dall'opposizione solo insulti: danneggia l'Italia» di Redazione
Berlusconi: «Deluso dal Pd, continua a fare campagna elettorale e lo farà per
altri 4 anni e mezzo» Roma«Nessun malore. Sto benissimo e affronto tutte le
azioni con la gagliardia di un ventenne». Punto e a capo. Silvio Berlusconi
stoppa alla sua maniera alcune voci incontrollate del mattino, circolate chissà
come a Verona. E per non rovinarsi il riposo domenicale, di rientro dal G20 di
Washington - summit servito a «dare una risposta globale a una crisi globale» -
saluta così Carlo Giovanardi e gli altri «amici» dei Popolari Liberali, riuniti
proprio nella città veneta. Ma il Cavaliere non si limita a rassicurare la
platea sulle sue condizioni di salute. E, via telefono da Arcore, rimarca il
proprio disappunto nei confronti dell'opposizione. «Siamo delusi da una
sinistra che ha avuto responsabilità di governo e che oggi è diventata divisa e
inconcludente, culturalmente ancora prigioniera del suo passato», attacca il
premier, convinto che si sia «radicalizzata e arroccata, danneggiando quindi
l'Italia. E che fa dell'insulto la sua pratica quotidiana». Quindi, «continua a
fare campagna elettorale e sembra voler continuare per i prossimi 4 anni e
mezzo». Un esempio su tutti: «È incredibile come sia riuscita a ribaltare la
realtà di quanto contenuto nel decreto Gelmini e nelle altre proposte per
l'università». Dal fronte Pd (e company) alla crisi economica. «È importante
far sì che non ricada sull'economia reale», ribadisce il presidente del
Consiglio, che rilancia la sua ricetta: «Occorre che le banche continuino a
fare le banche, sostenendo gli imprenditori e i consumi dei cittadini normali.
Per questo le Banche centrali hanno messo tutta la liquidità necessaria e i
Paesi provvederanno a mettere delle somme per imprese e famiglie». «Nessuno
deve cadere nel protezionismo», aggiunge Berlusconi, sempre in collegamento
telefonico, ricordando che il «pacchetto» di 80 miliardi di euro, annunciato
dal governo, troverà già attuazione in un primo «intervento nei prossimi
giorni». Tra l'altro, puntualizza, «opereremo con grande rigore e sincerità
nella gestione della spesa, senza rinunciare ad essere ottimisti». Nel
frattempo, il Cavaliere ne approfitta per tracciare i confini del futuro Pdl.
«Abbiamo lanciato l'idea di una nuova formazione politica che deve essere la costola
italiana del Ppe, anzi del Partito dei popoli europei - spiega - contenitore di
tutti i moderati, cattolici, laici
e riformisti. Di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra». Poi
plaude al movimento guidato dal sottosegretario: «L'anno scorso Giovanardi e
tutti voi siete stati i primi ad aderire all'iniziativa, prendendo le mosse dal
discorso che feci a San Babila, quello del "predellino"». Ecco
perché, «accanto a noi di Forza Italia, accanto ad Alleanza nazionale e agli
altri movimenti che ne faranno parte, anche la vostra presenza è assolutamente
di pari dignità per sostenere il governo ed affrontare le sfide difficili delle
prossime elezioni amministrative e regionali». «Credo sia giusto lavorare
presto allo statuto - prosegue poi Berlusconi, sempre in chiave Pdl - . E
vorrei non fossero cambiati gli appuntamenti che ci siamo dati. Cioè, fare a
febbraio il primo grande congresso nazionale». Inoltre, prendendo spunto da
alcuni dissidi locali, avverte: «Probabilmente qualche difficoltà ci sarà, l'ha
avuta anche il Partito democratico. Tuttavia, i contrasti possono essere di
natura personale e qualche coordinatore dovrebbe fare un passo indietro. Ma
tutti questi aspetti devono essere risolti con una dose di buonsenso». ©
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( da "Giornale.it, Il" del 17-11-2008)
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n. 46 del 2008-11-17
pagina 28 Il dibattito Finanziare gli artisti fa bene alle aziende di Redazione
L'azienda italiana è innamorata dell'arte, ma se vuole qualcosa di più di una
fugace ricompensa al suo corteggiamento, deve cambiare tattica. E puntare al
matrimonio duraturo. Vale a dire meno sponsorizzazioni estemporanee con loghi
buoni solo a gonfiare le rassegne stampa, e più partnership. Perché se
l'azienda può dare molto alla cultura, in termini di sostegno economico e
organizzazione, l'arte non può vivere nell'illusione di bastare a se stessa. Ne
è convinta Valeria Cantoni, docente di Arte e Impresa all'Università Cattolica
di Milano e amministratore delegato di Trivioquadrivio che la scorsa settimana
ha organizzato con Hangar Bicocca, nell'ex area industriale di Milano
trasformatasi in laboratorio per l'arte, «Art for business forum», una tre
giorni di dibattiti con alcuni dei massimi esperti sull'argomento. Ma
sponsorizzare conviene? «No - spiega Valeria Cantoni -: lo sforzo non è
proporzionale al risultato. Il marchio sul catalogo di una mostra serve a poco
se non si valorizza il rapporto tra arte e azienda attraverso la condivisione
di valori comuni. In periodi di crisi come ora, la gente è attenta quando
acquista: questo può trasformarsi in un vantaggio per quelle realtà produttive
che accostano il loro nome a valori legati alla consapevolezza della
complessità, come appunto l'arte». Si prenda il settore dell'energia: Enel ed
Eni sono tra le aziende che stanno investendo maggiormente in cultura. «Il
settore energetico, che tratta una materia complessa e impalpabile, si è
letteralmente buttato sull'arte: con una mostra può entrare a contatto con la
gente divulgando prodotti di ardua comprensione e un sistema di valori in cui
crede», continua Cantoni. Proprio in questi giorni l'artista americano Jeffrey
Inaba ha realizzato per Enel Contemporanea una sala d'attesa eco-sostenibile al
Policlinico Umberto I di Roma mentre Eni sostiene a Palazzo Marino, a Milano,
la mostra sulla caravaggesca Conversione di Saulo. Certo, vi sono delle
differenze: la moda si nutre di arte contemporanea, come dimostrano la
Fondazione Prada, la Fondazione Trussardi o il premio Furla per l'arte (ora al
via con la settima edizione), le banche prediligono le grandi mostre mentre le
piccole-medie imprese sostengono la cultura per valorizzare il territorio. Ma
il confronto con gli Usa sul fronte del rapporto tra arte e business resta
impari. Spiega Julie Peeler, vicepresidente del programma Arts&Business di
Americans for the Arts: «In America l'arte dipende molto più dal supporto dei
singoli individui che dello Stato». La filantropia sostiene il 35% dei
finanziamenti ai musei che per metà, grazie a eventi di fundraising (come gli
ambiti gala al Met di New York) e al costo dei biglietti, si autofinanziano.
L'essere nell'advisory board di un museo è per una società americana motivo di
vanto: significa condividere il prestigio di quella istituzione e conta più di
mille pubblicità. In Italia persiste invece una certa
ritrosia nei confronti dei finanziamenti privati alla cultura: «Dobbiamo
imparare a essere più "laici"- conclude la Cantoni-: l'idea che
l'artista debba contrattare con il proprio committente è stimolante, non
scandalosa. L'arte non può bastare a se stessa». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
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( da "Corriere della Sera" del 17-11-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-11-17 num: - pag: 23 categoria:
REDAZIONALE Diritti Da Marino (Pd) a Bossi: subito una legge Ruini su Eluana:
«Dalla Cassazione un tragico sbaglio» Il cardinale: non è un oggetto Il
cardinale Antonelli: è in stato vegetativo ma non è un
vegetale, è una persona dormiente che conserva tutta la sua dignità ROMA —
Sentenza «profondamente e tragicamente sbagliata » quella della Cassazione su
Eluana, dice il cardinale Ruini mentre il cardinale Antonelli spera che
«all'ultimo momento ci sia un ripensamento». Si è pregato ieri in molte chiese
d'Italia per la ragazza in coma da 16 anni per la quale è
stata autorizzata — come chiesto dalla famiglia — l'interruzione
dell'alimentazione con sondino. Nel dibattito politico spicca un intervento del
presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che invita i cattolici a «cercare un'intesa con i
laici» per rendere possibile una legge «ampiamente condivisa» sul testamento
biologico. E anche per Umberto Bossi si può iniziare a pensare a una
legge «visto che non possiamo lasciare decidere alla magistratura chi deve
vivere o morire». Il cardinale Camillo Ruini ha parlato nella trasmissione di
RaiUno A sua immagine: «C'è il rischio che decisioni come questa spingano a
considerare l'uomo non come un vero soggetto, ma come un oggetto». Esprimendo
«grande tristezza e un certo smarrimento» di fronte alla decisione dei giudici,
Ruini afferma: «Non pensavo che a distanza di pochi anni si potesse ripetere in
Italia quello che è accaduto negli Stati Uniti con Terry Schiavo». «La Chiesa —
conclude — non rinuncerà mai al suo impegno culturale e pubblico affinché
l'uomo capisca di essere soggetto e non soltanto oggetto». «Eluana è in stato vegetativo ma non è un vegetale, è una persona
dormiente che conserva tutta la sua dignità»: così ha parlato il cardinale
Ennio Antonelli, presidente del Consiglio per la famiglia, a un convegno del
Movimento per la vita, che a sua volta ha rivolto un appello al governo perché
faccia un decreto che impedisca l'«interruzione » dell'alimentazione dei malati
in stato vegetativo. Il presidente della Regione
Piemonte, Mercedes Bresso, interrogata sull'eventualità di un ricoverare di
Eluana in una clinica piemontese ha detto: «Essendoci una sentenza, non potrei
fare altro che applicarla». Il senatore Pd Ignazio Marino fa da sinistra lo
stesso appello che Cicchitto ha rivolto da destra: «Si ascoltino — in vista di
una legge — le voci degli uni e degli altri e si eviti di spaccare il Paese su
una questione così dolorosa». Per Maurizio Gasparri del Pdl una legge si può
fare «entro febbraio». Per Roberto Di Giovan Paolo del Pd occorre andare a una
disciplina che affidi la decisione «a un sano rapporto medico-paziente». Luigi
Accattoli Ex Cei Il cardinale Camillo Ruini, ex presidente della Cei \\ Alla
base c'è un grande equivoco... Eluana ha esigenze molto modeste, ha bisogno di
un po' di cibo e di acqua
( da "Messaggero, Il" del 17-11-2008)
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Lunedì 17 Novembre 2008
Chiudi di FABRIZIO RIZZI ROMA - La prova che malore non ci sia stato arriva dallo stesso Silvio Berlusconi il quale, dopo
una notte di volo da Washington, assicura, via telefono, i Popolari-liberali,
riuniti a Verona, con una voce tonica, ben impostata, che ha la «gagliardia di
un ventenne», pertanto «sono in piena forma». Ed il giallo di un malessere a
bordo dell'aereo, alimentato da voci, indiscrezioni, complice un'agenzia di
stampa, si affloscia in un baleno. Le parole di Paolo Bonaiuti avevano già sminato
il caso, ma è il premier a domandarsi «come sia nata questa voce. Sarei dovuto
recarmi a Montecatini (al convegno dei Circoli di Marcello dell'Utri, Ndr.) e a
Verona. Ma c'è stato un ritardo di due ore nel
programma e non ce l'ho fatta». Insomma, «avrei creato scontentezza, scegliendo
l'uno o l'altro, così non sono andato. Forse, qualcuno per spiegare che non
sarei arrivato ha messo in giro la voce... Ma io sto benissimo». E a Carlo
Giovanardi, dispiaciuto per la diffusione della falsa notizia («questa è una
cosa inventata di sana pianta a Roma»), il premier si rivolge così: «Un saluto
a te e a tutti gli amici». Un applause sommerge le sue parole. E subito
affronta i nodi politici. Alla formazione dei Popolari Liberali apre le porte
del Pdl, il quale, precisa, «deve essere la costola del Ppe». Ma soprattutto
conferma, come già aveva annunciato Tremonti al G20, che sarà di 80 miliardi
l'aiuto del governo alle famiglie e alle imprese italiane. Che il governo
lavora «con rigore, anche se molto resta da fare». Attacca l'opposizione,
«divisa inconcludente, culturalmente ancora prigioniera del suo passato. Questa
sinistra si è radicalizzata e si è arroccata in un'opposizione che danneggia
l'Italia. E che fa dell'insulto la sua pratica quotidiana. Una sinistra che
continua a fare campagna elettorale», a suo giudizio, in modo permanente.
Traccia anche una scadenza. «Sembra voler continuare per i prossimi quattro
anni e mezzo». Ed accusa la sinistra di aver «ribaltato», in modo incredibile,
«i contenuti della riforma Gelmini». Ma è proprio la riforma della scuola che
indica tra i successi del governo: l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, la
riapertura delle procedure per le grandi infrastrutture, il lavoro per
Alitalia. «Abbiamo rilanciato il nucleare e le fonti alternative. Abbiamo
sottoposto al Parlamento grandi riforme, a cominciare da quella della scuola».
Adesso, però, di fronte alla crisi dei mercati (i leader del G20 torneranno a
riunirsi, fra 100 giorni, in Giappone o Inghilterra) bisogna sostenere l'economia
reale. A Washington, spiega, «abbiamo concordato sulla necessità di riscrivere
nuove regole per la finanza», ma occorre «che le banche continuino a fare le
banche sostenendo gli investimenti degli imprenditori ed i consumi dei
cittadini». Il governo, che ha «utilizzato bene la fiducia degli italiani»,
arrivata all'«imbarazzante», 72 per cento, sta predisponendo «un pacchetto di
misure anticrisi». Assicura: «Abbiamo lavorato e stiamo lavorando con grande
rigore». Lavorerà per fare del Pdl, nel quale confluiranno Fi, An e i Popolari
liberali di Giovanardi, un «contenitore di tutti i
moderati, cattolici, laici
e riformisti, di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra». Se
ci saranno dissidi locali? «Probabilmente qualche difficoltà ci sarà, l'ha
avuta anche il Pd, tra Partito democratico e Margherita». Avverte: «Qualche
coordinatore dovrebbe fare un passo indietro...».
( da "Messaggero, Il" del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Lunedì 17 Novembre
2008 Chiudi di MAURIZIO BAIT TRIESTE - «Tutto sarà fatto con la massima
riflessione, attenendoci a quanto deciso dai giudici». Beppino Englaro, padre
di Eluana, parla proprio mentre la Regione Friuli Venezia Giulia manifesta la
disponibilità ad accogliere nelle proprie strutture sanitarie la figlia.
Qualcuno chiede a Englaro di mostrare le foto di Eluana com'è ora: «Lei non
avrebbe voluto e quindi non lo farà mai». Nessun veto quindi dalla Regione
Friuli Venezia Giulia. Ciò non significa che sia automaticamente possibile che
le venga staccato il sondino di alimentazione. Nel silenzio delle dichiarazioni
ufficiali, questo "assetto" è stato ribadito
ieri, pur in una situazione di estrema difficoltà sul fronte medico: chi,
materialmente, si assumerà la responsabilità di interrompere la
somministrazione di cibo e acqua? Il presidente della Regione Renzo Tondo tace,
ma non fino in fondo. Sul suo blog è apparsa ieri una fotografia del filosofo
viennese Ludwig Wittgenstein con poche parole a corredo. Rimandano a un celebre
passo del suo Tractatus logico philosophicus: «Di ciò di cui non si può parlare
si deve tacere». A quel «si deve tacere», Tondo preferisce tuttavia una lettura
meno imperativa: «È meglio tacere». Fin troppo evidente il riferimento al caso
di Eluana, il cui padre Beppino è amico di lungo corso del presidente, che ne
ha condiviso l'odissea e il dolore, per l'appunto indicibile. Un altro amico di
famiglia, il senatore friulano del Pdl Ferruccio Saro (che con Tondo aveva
organizzato di recente un incontro pubblico in friuli con il papà di Eluana),
invoca intanto «un po' di privacy». Dice che a Beppino
Englaro è sempre stato
vicino, ma condanna ««gli eccessi dei toni e delle forme che stanno
caratterizzando questa vicenda, che coinvolge esclusivamente la sfera privata».
Il senatore è preoccupato per «il precipitare dello scontro fra laici e cattolici» ed è «profondamente convinto
che trasformare questo caso in un'arma con cui battagliare politicamente,
come di fatto si continua a fare, sia un errore tragico, che va a scapito della
famiglia e a scapito di un dibattito serio e approfondito che non può e non
deve partire da un singolo caso». L'eventuale arrivo di Eluana a Udine o in
ogni caso nel Friuli Venezia Giulia non viene "vietato" dalle
istituzioni, ma il problema cruciale è la difficoltà a trovare un anestesista
disposto a staccare il sondino: come ha spiegato anche il presidente
dell'Ordine dei medici di Udine, Luigi Conte, ciò violerebbe il codice
deontologico professionale nelle sue fondamenta, dove si prescrive l'obbligo di
garantire a ogni paziente la cosiddetta "assistenza elementare", in
altre parole il cibo. E se l'avvocato della famiglia Englaro, Vittorio
Angiolini, afferma che l'obiezione vale soltanto quando è consentita dalla
legge (aborto e servizio militare di leva), dal fronte dei medici si
controbatte che una sentenza non prevale in sé su norme accettate
dall'ordinamento, come quelle che regolano i doveri professionali. E mentre
tutti invocano l'intervento del legislatore per colmare il grave vuoto nel
quale Eluana si è venuta suo malgrado a trovare, la Regione sta per varare un
progetto innovativo che venga incontro alle 50 famiglie residenti che
convivono, come Beppino Englaro, con lo stato
vegetativo di un congiunto. Le intenzioni sono duplici: da una parte garantire
sostegni economici degni di questo nome, dall'altra pensare alla realizzazione
di un centro specializzato per assistere tutti i cittadini come Eluana.
L'opzione più probabile, che ridurrebbe i tempi, è dar vita a una struttura
annessa a un ospedale, con tutte le attrezzature e il personale specialistico
necessari. Attualmente è in corso un censimento clinico di questi pazienti, che
per patologie e cure non sono affatto analoghi. Per una parte di queste
persone, infatti, lo stato vegetativo è stato provocato da incidenti, ma per altri si tratta delle conseguenze
di anomalie di natura vascolare.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Marino:
basta ostruzionismi sul testamento biologico Cicchitto rilancia: necessario il
confronto tra laici e cattolici
( da "Stampa, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Laicita'
L'humour di Paolo De
Benedetti ha contagiato la festa annuale dell'associazione «Amis d'la pera»
sabato sera all'hotel Salera. Allo scrittore, biblista, docente universitario e
presidente della Società di Studi Astesi, il sodalizio ha consegnato il premio
«Urdin d'la pera». La «pietra» è un riconoscimento che dal 1964 viene assegnato
ad astigiani che si siano distinti nella città e nel mondo nei campi della
cultura, del lavoro, della solidarietà e del sociale. Lo scorso anno è andata a
Ugo Scassa, titolare dell'Arazzeria alla Certosa di Valmanera. De Benedetti, 80
anni, ha ricevuto il trofeo dalle mani del presidente dell'associazione, Guido
Martinengo, applaudito dai soci e da alcuni degli insigniti degli anni scorsi,
come Antonio Guarene, Giovanni Perosino, Bruno Ballario e Delio Ruscalla. «La
mia storia astigiana - ha esordito lo studioso nel suo breve discorso - è un
po' lunga. Infatti noi De Benedetti siamo degli extracomunitari. Qualche anno
dopo l'espulsione degli ebrei dalla Spagna a opera della
regina Isabella la Cattolica, dalla Catalogna dove vivevamo, siamo arrivati ad
Asti. E poiché non c'era ancora la Lega, siamo stati accolti, anche se più
tardi chiusi nel ghetto che si trovava nelle attuali vie Aliberti e
Ottolenghi». De Benedetti ha ricordato il contributo degli ebrei piemontesi
allo sviluppo della cultura locale, citando il poemetto «La gran battaja
d'j Abrei d'Moncalv» che terminava con i versi: «Ah! C'non i succeda pù di 'sti
guai/ Baroucabà, adonai adonai!». Ha poi raccontato: «Ma la comunità ebraica
astigiana e la mia famiglia hanno dato all'Italia qualcosa di più importante,
credo. La mia bisnonna Dolcina Artom, dichiarata sterile dai medici e madre di
quindici figli, aveva un fratello, Isacco Artom, che fu segretario di Cavour:
si può ben dire che loro due fecero l'Italia, lavorando dalle sei del mattino
fino a notte tutti i giorni». «Voglio vedere in questa "pera" a me
donata - ha aggiunto De Benedetti - anche un simbolo della perseveranza, nel
passato, nel presente e nel futuro, dell'identità astigiana, cristiana,
ebraica, laica. Nel tempio di Gerusalemme c'era anche là una pietra, la
"even shetijjà" o pietra di fondazione del mondo, dove Dio aveva
puntato il compasso per iniziare la creazione». De Benedetti ha concluso con un
augurio: «Che la nostra "pera" sia il simbolo e la spinta a rimanere
nello stesso tempo fedeli e creativi, memori di chi ci ha preceduti e
disponibili alle nuove generazioni. Cioè facitori di "shalom", di
pace».\
( da "Secolo XIX, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Bagnasco interviene
su Eluana«La vita va sempre rispettata» al convegno dell'azione cattolica
L'IMPEGNO politico sociale dei cattolici, l'etica e la
politica. Il cardinale Angelo Bagnasco ha preso parte, ieri sera dopo le 19, al
convegno di apertura delle celebrazioni e della mostra a Palazzo San Giorgio
per i 140 anni di vita dell'Azione Cattolica, con il presidente nazionale
Franco Miano. Inevitabile, tra gli esponenti di Azione Cattolica, il pensiero
al caso di Eluana Englaro, dopo la sentenza che ha autorizzato i familiari a
interrompere la nutrizione artificiale della donna. «Siamo un'associazione
ecclesiale - dice il presidente Miano - composta da laici
che vivono nel mondo. E non possiamo non interessarci a ogni problema che abbia
un impatto sociale forte come questo. Non voglio commentare una sentenza, ma
certo è necessaria una legge sul problema del fine-vita, per aprire un
confronto e arrivare al più vasto consenso possibile». Il cardinale
Bagnasco, arrivando a Palazzo San Giorgio, non si sottare al confronto. «È
sempre più diffusa, e non solo nel mondo occidentale, una mentalità secolarista
e individualista. Di fronte al caso di Eluana Englaro, devo ribadire il
rispetto per la sofferenza dei suoi familiari, ma anche l'indisponibilità della
vita umana che non può essere giudicata e soppesata per stabilirne il valore ma
deve, invece, essere rispettata fino al momento della morte naturale. Questa è
la sfida che interpella le coscienze». Il cardinale non commenta le parole e la
decisione di suor Ilde, 74 anni, missionaria del Don Orione, che è stata
premiata dal Comune come "Donna fuori dal coro" per aver preso una
decisione controcorrente: chiedere ai suoi superiori di poter fare un
testamento biologico e indicare così la sua volontà nel caso si trovasse in
condizioni di malattia irreversibile e perdita di coscienza. «Non credo - si
limita a dire il porporato - che le cose siano esattamente come sono state
presentate». 18/11/2008
( da "Corriere della Sera" del 18-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-11-18 num: - pag: 45
categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano I CATTOLICI LIBERALI FRA LA
CHIESA E LO STATO Vuoi perché a scuola non stavo troppo attento, vuoi perché
l'età mi fa dimenticare quanto avevo imparato, le sarei grato se potesse
confermarmi che la Destra tradizionale in Italia, quella
dei grandi uomini politici del passato, è sempre stata laica. Dunque non
capisco perché la destra dei giorni nostri sia così vicina alla Chiesa al punto
che ai preti insegnanti di religione l'attuale sindaco di Milano, da ministro,
ha concesso uno stipendio. Ma si può insegnare una religione? Non si
dovrebbe predicarla? Victor Pastorino pastorino@internet.lu Caro Pastorino, I
maggiori esponenti della Destra risorgimentale furono al tempo stesso cattolici e liberali. Credevano nell'unità della nazione,
nell'autorità dello Stato e nel suo diritto di restituire i beni ecclesiastici
all'economia di mercato. Ma erano altrettanto convinti che la fine del potere
temporale avrebbe giovato all'autorità morale e al prestigio spirituale della
Chiesa in Italia e nel mondo. Uomini come Bettino Ricasoli, successore di
Cavour alla presidenza del Consiglio, credevano che la Chiesa avesse bisogno di
un radicale riforma e che l'unificazione della penisola ne sarebbe stata la
necessaria premessa. Anticlericali furono i democratici, i repubblicani, i
massoni e, più generalmente, gli esponenti della Sinistra storica. Ma i cattolici liberali della Destra credettero che il
Risorgimento della nazione e il Rinnovamento della Chiesa fossero aspetti
complementari di una stessa fase storica nazionale. La speranza fu condivisa
anche da una parte del clero romano e in particolare da Antonio Rosmini. Vi è
nella vita del filosofo di Rovereto, a questo proposito, un episodio
interessante. Quando Carlo Alberto dichiarò guerra all'Austria nel 1848,
Rosmini volle andare a Milano «per condividere con gli amici questo vento di
libertà», e fu per qualche tempo consigliere di Gabrio Casati, capo del governo
provvisorio. Un sacerdote, don Carlo Galimberti, ricorda che qualche settimana
dopo, mentre si combatteva in Veneto, Rosmini fu ospite d'onore a un pranzo che
si tenne nel seminario milanese, in una via che si chiamava allora Corso di Porta
Orientale e si chiama oggi Corso Venezia. Galimberti racconta che gli animi dei
convitati erano «pieni di entusiasmo e un po' esaltati davvero per la sperata
indipendenza della patria, sicché il pranzo, anche per la presenza di un tanto
ospite, fu tutto buon umore e allegria». Un poeta pronunciò un brindisi in
onore di Rosmini e lo chiuse con il grido «Viva l'Italia», ripetuto «da trenta
e più voci con un baccano immenso». Rosmini si alzò dopo la fine del brindisi
per dire, a sua volta: «Viva la libertà della Chiesa». Sperava che la Chiesa
Romana avrebbe contribuito all'unificazione nazionale e diceva implicitamente
che l'unità della patria e la libertà della Chiesa erano, ai suoi occhi, due
scopi perfettamente compatibili. Sappiamo che la Chiesa, nonostante le sue
speranze, prese un'altra strada e divenne negli anni seguenti il maggiore
avversario dell'unità nazionale. E sappiamo che i cattolici
liberali vissero quella rottura con grande dolore, ma non rinunciarono mai alla
difesa delle prerogative dello Stato nazionale. Lei mi chiede, caro Pastorino,
perché la Destra d'oggi sia così diversa da quella d'allora. Posso soltanto
risponderle che molti dei suoi membri sono forse cattolici
(non ho titoli per giudicare la loro fede), ma poco liberali.
( da "Giornale.it, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Laicita'
n. 276 del 2008-11-18
pagina 32 Una scia di sangue rossa e nera di Redazione L'episodio più recente
risale al 1° maggio scorso, quando un ragazzo, Nicola Tommasoli, viene ucciso a
Verona da cinque giovani neonazisti. Uno dei casi più lontani nel tempo è
invece del febbraio 1945, quando a Porzûs (Udine) alcuni componenti della
Brigata Osoppo, formazione di orientamento cattolico e
laico-socialista, fu trucidata da partigiani della Brigata Garibaldi di
orientamento comunista. Fra questi due estremi temporali ma nella stessa area
geografica, ossia il Triveneto, i giornalisti Giovanni Fasanella e Monica
Zornetta nel saggio «Terrore a nordest» (Rizzoli, pagg. 250, euro 10)
collocano la nascita e lo sviluppo del terrorismo italiano, di destra e di
sinistra. È una storia complessa, che va dallo scontro tra partigiani bianchi e
rossi all'orrore delle foibe, da Ordine Nuovo alle Br e Autonomia operaia, fino
naziskin. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Riformista, Il" del 19-11-2008)
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La fiction etica e
le logiche dei palinsesti tv Coincidenze. Mentre si consuma la vicenda di Eluana,
la serie Rai sul bambino in coma risvegliato da Venditti allarma i laici. Gli
stessi che due anni fa applaudirono al matrimonio lesbo nel "Padre delle
spose" con Lino Banfi. Ma è poi vero che la programmazione segue i tempi
della politica? di Fabrizio d'Esposito La fiction traccia il solco ma è il
palinsesto che lo difende. La politica è televisione e una
prima serata sulla cattolica Raiuno può valere non meno di sette milioni di
spettatori-elettori. E allora: è stata pura coincidenza la contrapposizione
Gianluca-Eluana, ossia la miniserie sul bimbo risvegliatosi dal coma contro il
calvario della figlia di Beppino Englaro? Oppure c'è stata una logica
manichea, da una parte il Bene-vita dall'altra il Male-morte, sottesa alla
programmazione di In nome del figlio, che narra la storia vera di Gianluca
Sciortino, il bambino che si destò dal coma grazie a una canzone di Antonello
Venditti? Dai piani altissimi di Viale Mazzini le risposte sono contrastanti.
Da Raiuno dicono che è solo una casualità, perché la fiction era stata prevista
da almeno due mesi. Un altro dirigente, molto noto, ammette invece a microfoni
spenti che «quello che succede da noi nei palinsesti non è mai casuale, c'è
sempre una logica». In ogni caso, è certo che Raiuno ha un pubblico in media
anziano e molto religioso che ha quindi «bisogno di messaggi rasserenanti e di
una comunicazione senza scosse». Eppure nel 2006, sempre a novembre, successe
il contrario di oggi. In questi giorni sono i favorevoli alla fine del dramma
di Eluana, da 17 anni in stato vegetativo, a
contestare l'uso distorsivo del palinsesto in senso cristiano-miracolistico. Ma
due anni fa furono gli ultrà laicisti a esultare e a dire che «laddove non
arriva il Parlamento arriva la tv». Accadde con Il padre delle spose, fiction
interpretata da Lino Banfi su un matrimonio lesbo celebrato nella Spagna di
Zapatero. All'epoca governava l'Unione di Prodi che si incartava su Pacs e Dico
e la fiction fu una boccata d'aria per la sinistra della coalizione assediata
dai teodem. Al punto che il presidente della Rai Petruccioli ringraziò
pubblicamente il capo della fiction Agostino Saccà. Il quale a sua volta
spiegò: «La Rai è una grande azienda laica che non può avere paura di provare a
rispondere alle domande che il paese si pone. Dei Pacs, dell'unione tra
omosessuali si discute nella famiglie e non ci si può girare dall'altra parte».
Insomma un po' di strabismo equivicino: oggi i cattolici
plaudono a In nome del figlio, due anni fa protestarono con veemenza contro
Banfi e la figlia lesbica. Ecco l'onnipresente Paola Binetti: «È altamente
inopportuna una fiction che tocca un problema su cui ancora non si è discusso
adeguatamente e che comunque non fa parte del programma di governo». Banfi,
infine, da uomo di centrodestra osservò con amarezza: «L'annunciatrice che ha
presentato la fiction ha detto: "Si consiglia per la visione la presenza
di un adulto". Manco fosse un film porno». La fiction etica rappresenta
l'ultimo grado della polemica politica sulle convergenze tra Parlamento e palinsesto.
In generale, la storia della televisione italiana è piena di coincidenze
smaccate o subliminali. A Mediaset, per esempio, le peripezie giudiziarie del
suo Proprietario hanno fatto programmare il kafkiano Detenuto in attesa di
giudizio con Alberto Sordi diretto da Nanni Loy. Oppure, ai tempi del regime
democristiano nella Prima repubblica, alla vigilia delle elezioni il palinsesto
si arricchiva di significativi film di guerra, giusto per ricordare che la
corruzione era un male minore rispetto alle bombe. Per tornare alla giustizia:
un anno fa, l'allora Guardasigilli Clemente Mastella chiese e ottenne la
sospensione del film tv La vita rubata con Beppe Fiorello. Era una fiction
sulla vicenda di Graziella Campagna, uccisa dalla mafia a soli 17 anni. Mastella
motivò la sua richiesta con queste parole: «La fiction rischia di interferire
con il processo d'appello che riprenderà a breve». Il fratello di Graziella gli
rispose: «Dov'era Mastella quando il giudice ha scarcerato l'assassino di mia
sorella?». 19/11/2008
( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina 19 - Cronaca Veglie,
firme e digiuni: i cattolici con Eluana Via alla
mobilitazione. Ma il padre non molla: "La riporto in Friuli, è casa
sua" Sit-in in tutta Italia: "Lasciatela vivere". E nascono
gruppi di sostegno su Facebook ORAZIO LA ROCCA ROMA - Veglie, digiuni, recite
di rosari in pubblico, messe nelle parrocchie, nelle cattedrali, nei conventi.
Ma anche lettere di quasi tutti i vescovi delle 226 diocesi italiane; appelli
al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio; e una gigantesca
raccolta di firme, i cui promotori, gli attivisti del Movimento per la Vita,
non nascondono l´ambizione di superare almeno un milione di adesioni. Ecco la
risposta del mondo cattolico alla sentenza della Cassazione che autorizza lo
stop dell´alimentazione di Eluana Englaro, la ragazza da 17 anni in stato vegetativo continuativo. Un movimento spontaneo
lanciato sabato scorso dall´Azione cattolica italiana (la più grande
associazione ecclesiale con circa 500 mila iscritti), che ha invitato le 26
mila parrocchie italiane «a pregare per Eluana e per la sua famiglia perché si
lasci interrogare fino in fondo sulla natura delle scelte che potrebbe
assumere» dopo il via libera della Cassazione. Un appello subito raccolto anche
da Comunione e Liberazione - che ha diffuso una lettera-manifesto tra i suoi
iscritti sulla sacralità della vita - , Acli, Focolarini, Associazione Giovanni
XXIII, e dalle tante realtà parrocchiali e diocesane. Nessuna indicazione dalle
alte gerarchie. «Serve solo pregare», si è limitato a dire
ieri il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Mentre, il cardinale
Angelo Bagnasco, presidente della Cei, alla Radio Vaticana, pur ribadendo la
condanna della sentenza adombrandovi «pericoli di eutanasia», auspica che
«sulla fine vita ci sia un dialogo tra laici e cattolici, perché il muro contro muro non serve». Preghiere a
parte, resta sempre alta la tensione sulla sentenza, contro la quale ieri 34
associazioni italiane hanno presentato un ricorso con procedura d´urgenza alla
Corte europea dei diritti dell´uomo di Strasburgo. Iniziativa che, comunque,
secondo il sostituto procuratore generale della Cassazione Marcello Matera,
«non può bloccare gli effetti della stessa sentenza». Lo dimostra il fatto che
Beppino Englaro, papà di Eluana, pensa seriamente di trasferire la figlia in
Carnia, nel Friuli, «è casa sua, lì potrà riposare accanto a suo nonno», come
lui stesso confida a un giornale veneto. Ma «il giorno in cui la ragazza sarà
spostata dalla clinica faremo un digiuno di protesta», avvertono al Movimento della
Vita, che per domani inizierà in 500 piazze di tutte le province italiane una
raccolta di firme per una petizione in difesa di Eluana e per la dignità della
vita da presentare alla Corte di Strasburgo. Uno dei principali punti di
raccolta, a piazza S. Lorenzo in Lucina a Roma, «ai quali sono stati invitati
tutti i parlamentari», fa sapere il presidente del Movimento Carlo Casini. Tra
i vescovi che partecipano alle preghiere pro-Eluana, l´ex segretario generale
della Cei, monsignor Giuseppe Betori, che ha indetto per domani sera nella sua
diocesi di Firenze una veglia al santuario della Santissima Annunziata. A
Lecco, davanti alla clinica che ospita Eluana si pregherà sabato mattina.
Accanto al Movimento per la vita, opera anche l´associazione Scienza&Vita,
dove si augurano - confessa il portavoce Domenico Delle Foglie - che «il
Parlamento vari subito una legge di fine vita che non sia, però, una forma di
eutanasia passiva, cioè che non preveda il blocco dell´alimentazione e
dell´idratazione, che il parere del paziente non sia vincolante per il medico e
che non apra al cosiddetto diritto a morire».
( da "Stampa, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
SEDE NAZIONALE Il
Partito dell'Alleanza ha scelto Torino Ci sarà anche il Partito dell'Alleanza
alle elezioni europee e per la Provincia del 2009. Ieri sera una cinquantina di
militanti hanno inaugurato la sede della direzione nazionale in corso Monteucco
15, al quarto piano. «Siamo l'unico partito ad avere una sede nazionale a
Torino», dice il segretario organizzativo Francesco Mutti, torinese, medico
ginecologo. Per la verità anche la Lega Nord si presenta come un partito
nazionale in ciascuna regione dove è attiva. «Ma noi siamo un partito
italiano», aggiungono i dirigenti dell'Alleanza, di cui il coordinatore
nazionale è Damiano Angelotti, pure lui torinese, imprenditore nel settore
alberghiero. Il segretario regionale è Ornella Bozzer. Come mai questa presenza
all'ombra della Mole? «Perché qui a Torino - spiega il segretario nazionale
Sante Pisani che ha partecipato all'apertura dei locali di corso Montecucco -
ci sono molti dei nostri dirigenti. Un anno fa, sotto questo cielo, abbiamo
fatto la prima riunione». Quali sono gli ambienti di origine? «L'amicizia,
ambienti che abbiamo frequentato per passione politica», dice Mutti. Ad
esempio? «Anche partiti in cui si è militato come la Destra nazionale, la Dc e
la Casa delle Libertà». In Provincia con chi vi schiererete? «Stiamo parlando
con il Pdl», aggiunge Pisani, toscano. Laici, cattolici di destra, in rapporto con
l'Ace (Azione cristiana evangelica) dialogano con il Pdl e con l'Udc. «L'unità
tra i partiti minori di matrice cattolica - è scritto nel programma -, in un
serbatoio aggregativo nell'area di centro destra, e quanti dei socialisti, dei
repubblicani, dei liberali e di quanti altri aderiranno alla costituzione del
soggetto politico (che ci risulta sia in embrione da gestanti
appartenenti all'area di maggioranza) è la precondizione, non l'esito del
processo». Siete a favore di Berlusconi? «Sì, in linea di massima - risponde
Mutti -, ci differenziamo perché noi vogliamo mantenere il nostro simbolo, la
nostra identità e vogliamo una legge elettorale che consenta ai partiti minori
di esistere». Quali sono i tempi su cui puntare per la Provincia di Torino? «La
sanità - elenca il segretario organizzativo dell'Alleanza -, noi siamo per la
Città della salute, ma collocata in un'area centrale, vicina alla Molinette o a
piazza d'Armi». Altro? «La sicurezza, i controlli sull'immigrazione». \
( da "Secolo XIX, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
«Da suor Ilde
nessuna richiesta di testamento biologico» CASO ELUANA: PARLA BAGNASCO ROMA. È stato inviato alla Corte europea, con richiesta di applicare
la procedura d'urgenza, il ricorso contro la sentenza della Cassazione sul caso
di Eluana Englaro promosso da 34 associazioni italiane nel tentativo di
congelare ogni azione allo stato attuale fino a quando
la Corte non deciderà. L'obiettivo è di ottenere un pronunciamento e «una
sospensiva o un annullamento» della sentenza della Suprema Corte. Ma il ricorso
non può bloccare gli effetti della sentenza della Cassazione secondo il
sostituto procuratore generale della Cassazione Marcello Matera «Non ci sono
norme giuridiche che possano bloccare il rispetto del verdetto della Suprema
Corte». Intanto il presidente dei vescovi italiani Angelo Bagnasco interviene,
dopo la decisione della Cassazione. Staccare la spina fa correre il rischio di
«eutanasia» , precisa il porporato nella intervista alla Radio Vaticana. Poi
l'apertura con «l'auspicio di un clima sereno, anche nelle aule parlamentari» e
l'invito ad evitare contrapposizioni laici-cattolici. È questo l'elemento di
maggior novità rispetto ai precedenti interventi del presidente della Cei
successivi alla decisione della Cassazione. «Spero che non ci siano dei muri
contro muro». Infine Bagnasco riferisce che Suor Ildefonsa non ha fatto alcuna
richiesta formale di testamento biologico. E la suora conferma,
affermando di aver solo detto «alle mie consorelle con le quali vivo ogni
giorno che se mi trovassi in gravi condizioni non facciano su di me accanimento
terapeutico, che mi lascino andare». 19/11/2008
( da "Giornale.it, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
n. 277 del
2008-11-19 pagina 0 Solo una scissione può salvare il Pd di Gianni Baget Bozzo Se
nel Pd ci fosse qualche traccia di socialismo socialdemocratico o massimalista,
la scissione sarebbe già avvenuta. Ma il Pd nasce dal Pci per un lato e dalla
sinistra democristiana per l'altro, partiti che ebbero come riflesso primario
l'unità della formazione a cui appartenevano. Il Pci nacque con la parola
d'ordine di Antonio Gramsci unità, e l'Unità è ancora oggi il giornale del
partito. Le scissioni intracomuniste furono sempre casi individuali e furono
bollate come eresia. Il migliorista Napolitano preferiva l'unità del partito al
loro "migliorismo". Dissidevano ma abbozzavano per principio. E così
la sinistra democristiana voleva l'unità della Dc garantita dalla Chiesa per
poter avere uno zoccolo duro su cui rivendicare la propria autonomia dalla Chiesa
stessa. Unitari si nasce: e poi i cattolici
democratici e i comunisti sono sempre amati, tanto che il nome di cattolici democratici è un'invenzione del Pci, in cui i
democristiani di sinistra si sono poi riconosciuti. La prova del riflesso
unitario è l'evoluzione di Veltroni, partito con il discorso del Lingotto sulla
maggioranza autonoma dalla sinistra antagonista. Ora l'uomo del Lingotto
raggiunge il colmo quando, alla testa di un corteo, propone un referendum
contro il decreto Gelmini. Quindi contro il grembiulino e il sette in condotta.
Più a sinistra di così non si può. Naturalmente vi è una dissidenza, ma questa
è felpata e discreta. Vi può essere la mano di D'Alema o di Marini nei due voti
alla Vigilanza per Riccardo Villari, ma nessuno ne riconosce la paternità.
Anzi, il più deciso a chiedere a Villari le dimissioni è il deputato Gentiloni,
che è un cattolico democratico. Veltroni ha certo commesso un passo falso, ma
intenzionale, quando ha arruolato Antonio Di Pietro come garante
dell'espansione del voto per il Pd verso la destra. Si è trovato di fronte un
Di Pietro che ha il consenso della sinistra antagonista e ancor più della base
comunista del Pd: e che si pone chiaramente a destra, tanto da imitare il Duce
trebbiatore non a Littoria ma a Montenero di Bisaccia. Di Pietro è a un tempo
la sinistra della destra e la destra della sinistra Egemonizzata, è il caso di
usare questa parola, il Pd. Che patisce così il contrappasso: i comunisti, che
"egemonizzarono" la cultura politica italiana, ora sono nelle mani di
Di Pietro come garante della loro coerenza verso la loro base. Nonostante i
"moderati" approvino tutti Villari, essi sono obbligati a chiederne
le dimissioni. Disposti poi ad accettare un compromesso contro Orlando, ma con
il concorso di Di Pietro. Veltroni ha commesso un errore di strategia
escludendo i socialisti dall'alleanza con il Pd e ammettendovi l'Italia dei
valori. è il riflesso antisocialista che lo ha perduto sino a consegnarsi nelle
mani del suo attuale aguzzino. Che faranno D'Alema e Marini? Capiranno che, con
la crisi che attraversa il Paese, affidare la sinistra a Veltroni e a Di Pietro
è una grave colpa contro la società ed è la negazione delle loro stesse storie?
Ma che una voce si alzi e dica "contraddico" non è accaduto e non è
possibile che accada. L'unità è il principio da mantenere a qualunque costo al
di fuori di ogni responsabilità verso lo Stato, verso la società e verso la
cosa pubblica. Veltroni ha sbagliato, ma D'Alema e Marini hanno consentito il
rigetto dei socialisti e l'ammissione di Di Pietro come compagno di alleanza.
Ed ora la Cgil e la Cisl: una divaricata dall'altra, una per lo sciopero
politico, l'altra per l'appoggio al governo. Ma Marini non è stato
segretario della Cisl? A tutelare il Paese non rimane altro che il popolo che
ha votato Berlusconi, ed è grave per la società italiana dover puntare tutte le
carte su un giocatore solo. L'Italia ha bisogno di una sinistra
socialdemocratica, ma i comunisti l'hanno uccisa tre o quattro volte nella loro
storia. E ora sono alleati con colui che eliminò Craxi dalla politica italiana.
Le colpe politiche che hanno valore morale segnano un destino politico. La
scissione del Pd è matura nel Paese ma non nel partito; postcomunisti e
postdemocristiani di sinistra si danno la mano e si affondano nel nome
dell'unità. Questa è una sciagura per l'Italia. E riguarda
sia i cattolici che hanno
votato il Pd e lo sostengono, sia i democratici laici che hanno votato per i
postcomunisti. Sono abbandonati per amore di Di Pietro sino ad accettare il
fatto della fine dell'unità sindacale che sembra ormai definitiva. Non ci
rallegriamo di questa malasorte né del peso che essa fa pesare alla nostra
nazione. Speriamo nella speranza della scissione del Pd: una scissione
almeno da di Pietro di fronte al corpo elettorale. Anche in Abruzzo, dove sono
già consegnati a chi vuole "egemonizzarli" e ci riesce così bene.
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( da "Foglio, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
19 novembre 2008 Dal
Foglio del 2 settembre 2008 "La giustizia non può aspettare" Il
ministro Angelino Alfano ci spiega la riforma delle riforme, ricorda al Pd lo
spirito della Bicamerale, ma dice che stavolta il processo riformatore non si
fermerà “La riforma della giustizia sarà uno degli interventi attraverso cui la
storia giudicherà l?esperienza politica di Silvio Berlusconi, è assolutamente
centrale all?interno del processo riformatore del governo”. E dunque
separazione delle carriere, corte disciplinare per i magistrati estrapolata dal
Csm, riforma radicale del Consiglio superiore, revisione della procedura penale
e del processo civile, superamento del principio di obbligatorietà dell?azione
penale, e infine anche un nuovo sistema carcerario. E? la riforma “ab imis”
promessa dal Cav. “con coerenza dal 1994 – dice il ministro – Adesso è venuto
il momento di mettere tutto in pratica, fino in fondo, e segnare un solco
profondo tra noi e un passato fatto di lentezze processuali, inefficienze, e
dunque ingiustizie”. Pasciuto nella Dc di Agrigento, e voluto avvocato dal papà
consigliere comunale della sinistra democristiana, il Guardasigilli Angelino
Alfano si è guadagnato la laurea alla Cattolica e altri allori a Palermo (un
dottorato), ma soprattutto non ha niente a che vedere con quel costume
democristiano (e siciliano), quel linguaggio arcivescovile che ispirarono a
Leonardo Sciascia “Todo Modo” e “Il contesto”; quell?afasia evasiva che veniva
dalle sacrestie, dall?interloquire solitario tra il demone e il santo: “Noi la
riforma la facciamo – dice – prenderemo in mano la procedura penale per
ammodernarla”. E dev?essere l?energia dei suoi trentott?anni vissuti nel
rimestio tragico della politica italiana del dopo Tangentopoli. Giovane
promettente della Dc in Sicilia, dopo la tempesta di Mani pulite a venticinque
anni era già deputato dell?Assemblea regionale, dentro Forza Italia, “dalla
fondazione”, racconta. Dieci anni dopo ne sarebbe divenuto il coordinatore.
Adesso è il designato per affrontare il grande rimosso giudiziaro del paese,
con spirito bicamerale ma non troppo. “Intendiamo dialogare, ma intendiamo
dialogare e decidere alla fine. L?infinito chiacchiericcio non appartiene alla
nostra cultura di governo, è l?esatto contrario della richiesta del paese. Se a
cento giorni dall?avvio del suo mandato i sondaggi premiano Berlusconi è perché
questo governo ha finora saputo interpretare il disperato bisogno di decisioni
che il paese ha espresso con il voto alle politiche”. Ma i sondaggi non
premiano soltanto il governo nel suo complesso. Lo stesso Alfano, a tre mesi
dalla nomina a Via Arenula, è tra i ministri che riscuotono maggiore fiducia e
apprezzamento. Un evento raro per un ministero come quello della Giustizia che,
di solito, ha offuscato e sbalzato nelle polemiche quasi sempre (e quasi
subito) il titolare di turno. Non è così per Alfano, il Guardasigilli che gli
antipatizzanti definivano una “mera protesi” di Berlusconi alla Giustizia oggi
ha il merito riconosciuto d?aver posto di fronte all?opinione pubblica, con
successo, garbo e fermezza, le questioni dirimenti del rimosso giudiziario.
Anche l?Anm, pur negli ultimi, duri, attacchi rivolti al governo, ha sempre
usato cautela e attenzione nei confronti del ministro che disse loro al
Congresso nazionale: “Il mio programma è il vostro programma”. Perché nella
dottrina Alfano “il dialogo viene prima di tutto ma poi devono seguire le
scelte anche impopolari, purché utili e necessarie”. Mercoledì scorso Giulio
Tremonti, applauditissimo al Meeting di Rimini, ha detto che “fare delle scelte
non significa tornare al fascismo, ma compiere un dovere istituzionale”. Il
Guardasigilli è d?accordo, “ma una decisione senza dialogo assomiglia troppo a
una unilaterale dichiarazione di guerra. Per questo noi chiediamo alla parte
più ragionevole dell?opposizione di condividere con noi le scelte che riguardano
l?assetto e il futuro del nostro paese. Del resto se si fece la Bicamerale, e
se la Bicamerale arrivò a un determinato punto, il motivo fu proprio questo.
Cioè la necessità che alcune regole di funzionamento nell?ambito del sistema
giustizia si riscrivessero insieme”. La Bicamerale doveva essere il Tempio
della trasformazione italiana, lì dentro il verme-crisalide doveva diventare
farfalla e il serpente mutare la pelle. “Non fu così”, ammette Alfano. Allora
tutti si convinsero che sarebbero passati alla storia, ma fu una storia fatta
di carte, bozze, controbozze, aerei di carta, poesiole d?occasione, ghirigori,
arabeschi, trappole insidiose, nervosismi e disfunzioni ormonali: “Questa volta
non ci saranno perdite di tempo – dice – la riforma della Giustizia sarà la
linea di demarcazione più attuale tra riformatori e riformisti, fra coloro i
quali vogliono lasciare le cose così come sono e chi vuole cambiare. Per come
la vedo io, si ha tutto il diritto di essere conservatori, a condizione però –
aggiunge – che i cittadini sappiano cosa si intende conservare: tempi del
processo inaccettabili, un sistema delle carceri che non funziona, un complesso
di distorsioni ingiustificabili che rende poco competitivo il nostro paese
anche sulla scena internazionale”. La strada è piena di ostacoli. Il dialogo va
cercato con l?opposizione, con il Partito democratico, ma anche con i
magistrati che di separazione delle carriere, riforma del Csm e revisione del
principio di obbligatorietà dell?azione penale proprio non vogliono sentir
parlare. Il segretario dell?Associazione nazionale magistrati, Giuseppe
Cascini, ha definito “modello fascista” l?idea di riequilibrare la
composizione, tra laici e togati, all?interno del Consiglio superiore. Mentre
il presidente dell?Anm, Luca Palamara, ha spiegato che l?abolizione
dell?obbligatorietà “sarebbe un incentivo a delinquere”, tanto che, contro
l?ipotesi di una riforma l?Anm resta in “vigile attesa”, senza escludere il
ricorso a uno sciopero. Non c?è il rischio che la riforma della Giustizia
blocchi, in un pantano di veti e contestazioni, il processo riformatore del
governo tout court? “La Giustizia è il cardine del processo riformatore del
governo e non si può fermare – spiega Alfano – Ai giudici voglio dire che, in
riferimento a ogni singola questione, intendiamo entrare nel merito e valutare
con serietà la posizione di ciascuno. Infine, per quanto riguarda Palamara e
Cascini, mi pregerò di regalare loro un bel libro di Alessandro Pizzorno
(studioso che non si può certo definire fascista) dal titolo ?Il potere dei
giudici, stato democratico e controllo della virtù?.
L?obbligatorietà dell?azione penale non è un dogma. E poi – aggiunge – la
declinazione pratica di questo principio costituzionale ci ha consegnato nel
tempo una cosa un po? diversa rispetto a quella che era immaginata dai padri
costituenti. L?obbligatorietà si è tradotta in una sostanziale discrezionalità.
Se ne sono accorti in molti, a sinistra e nella magistratura, tant?è che
numerosi uffici giudiziari nel tempo si sono organizzati per assicurare
l?efficienza attraverso un sistema basato su priorità ben ordinate, che offrano
un indirizzo preciso e una certa razionalità negli interventi”. Come la
circolare di Marcello Maddalena, il procuratore di Torino amico di Giancarlo Caselli.
“Il governo si è già incamminato su questa strada quando abbiamo approvato il
pacchetto sicurezza. E? il percorso che affronteremo fino in fondo, con il
decreto sicurezza abbiamo agito per via legislativa affidando poi le modalità
ai singoli uffici giudiziari, adesso è arrivato il momento di far sedimentare
quelle scelte attraverso un intervento costituzionale”. Ma le toghe non
criticano solo questo, sostengono il retropensiero che la riforma, nel suo
complesso, abbia una volontà punitiva nei loro confronti. “Non vi è nessuna
volontà di ritorsione, al centro della riforma non ci sono tanto i magistrati,
quanto una serie di misure che nel loro insieme saranno orientate a rendere
efficiente il sistema dei processi. Abbiamo anche trovato il sistema di ovviare
ai tagli imposti dalla Finanziaria al comparto giustizia attraverso l?utilizzo
dei fondi confiscati alla criminalità organizzata”. Eppure c?è chi, come
Antonio Di Pietro, ma anche nel Partito democratico, sostiene che in fondo si
tratti sempre e comunque di azioni dettate dalla necessità di preservare il
presidente del Consiglio dai suoi, personali, problemi giudiziari. Walter
Veltroni, il 20 agosto, ha presentato la festa del Partito democratico partendo
con un affondo contro il governo e il suo capo: “I destini del paese – ha detto
– sono confusi con i destini giudiziari di un solo uomo”. Un?idea diffusa, che
tra gli osservatori ha avuto per corollario la convinzione che una volta
approvato il lodo sulle immunità e messo al riparo il premier dagli attacchi
delle procure, il processo riformatore tanto sbandierato dal governo, in
realtà, non avrebbe avuto nessun seguito. “Si tratta di un ragionamento
capzioso, nonché sbagliato – dice Alfano – Anzi è proprio il contrario. E?
grazie al Lodo che adesso, finalmente, riteniamo non possano più esserci
fraintendimenti”. Perché fino a ieri, ogni volta che si è arrivati al dunque,
regolarmente e affannosamente la politica se l?è data a gambe, intimidita
inseguita e spernacchiata dai migliori, i sacerdoti della Verità e della
Giustizia, le stelle fisse che brillavano nel cielo milanese di Mani pulite. E
il dibattito sulla riforma della Giustizia è degradato inevitabilmente a un pro
e contro Berlusconi, alla stucchevole contesa
sull?imprenditore-imputato-deputato. “Quella stagione è finita – dice Alfano –
In virtù dell?immunità approvata dal Parlamento viene meno il principale dei
pretesti utilizzati da chi intende conservare lo stato
della giustizia. Non credo che nessuno più possa giocare in malafede con questo
ritornello, la litania nasale di chi crede che ogni intervento sulla giustizia
nasconda, in fondo, l?interesse occulto di Berlusconi”. L?eterno ritorno alla
rivoluzione italiana del forcaiolismo dipietrista, a quella vicenda di energia
popolare e di strumentalizzazione, di vitalità morale e di focoso moralismo,
con il suo carico di emergenza, esagerazione, esagitazione. “La vera questione
– continua Alfano – non è se la maggioranza si sia liberata dall?accusa di fare
leggi per il premier, ma se il Pd riesce a tirarsi fuori dal bivio tra
l?antiberlusconismo giustizialista e la via delle riforme. E? il Partito
democratico ad avere qualcosa da dimostrare, dovrà scegliere una volta per
tutte se imboccare finalmente la strada del progresso, oppure no. Se non sarà capace
– conclude – e nutrirà ancora di antiberlusconismo i suoi gruppi dirigenti,
allora avrà abbandonato ogni prospettiva riformista e forse abiurato la sua
vocazione. Insisto: c?è un?occasione storica per fare una riforma condivisa e
non ce la lasceremo scappare”. Questo paese – spiega il ministro – “ha un
urgente bisogno di riforme, specie nella giustizia. Il sistema carcerario
dev?essere ristrutturato, ne va della dignità umana dei detenuti, della civiltà
giuridica della nostra comunità. Davvero ci si può rifiutare di collaborare, su
un tema così importante, che ha ricadute sulla pelle di altri esseri umani? Non
credo”. Che cosa farà il governo? “Cerchiamo un?altra via, tra quella dei
giustizialisti e i teorici del farla franca”. L?indulto è fallito perché i
detenuti “tornano a delinquere se non hanno un lavoro”, spiega il ministro.
Eppure Alfano l?indulto, da parlamentare, lo ha votato, “Ma è stato un fallimento. Un errore da non ripetere – dice – i
detenuti sono usciti senza che vi fosse stata un?operazione di recupero” che
evitasse loro di tornare a delinquere. D?altra parte è questo il vero scopo
sociale del carcere, secondo la dottrina del governo Berlusconi quarto: “In
carcere ci si salva solo grazie a un incontro, a una buona compagnia – spiega
il ministro – La funzione delle istituzioni deve essere questa: aiutare
l?incontro. Indurre, costringere a tirare fuori il meglio di sé”. Così l?idea
di introdurre il braccialetto elettronico, “affinché i detenuti possano
lavorare e tentare di recuperare un loro posto al mondo”. Un progetto che in
Francia ha funzionato, “come mi ha raccontato Rachida Dati”, il ministro della
Giustizia di Nicolas Sarkozy.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'
È stato
inviato alla Corte europea, con richiesta di applicare la procedura d'urgenza, il
ricorso contro la sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro promosso
da 34 associazioni italiane. «Abbiamo invocato la regola 39 che prevede
l'applicazione dell'estrema urgenza» congelando ogni azione fino a quando la
Corte non deciderà, ha spiegato uno dei legali. Ma in Cassazione è stato fatto notare che il ricorso non può bloccare gli
effetti della sentenza che ha dato il via libera al distacco del sondino che
tiene in vita la donna. Gli Stati sono obbligati a rispettare la regola 39 e ad
agire immediatamente di conseguenza. Successivamente i giudici dovranno
decidere sull'ammissibilità del ricorso e su questo aspetto i dubbi non
mancano. Negli ambienti vicini alla Corte si ritiene che vi siano poche
possibilità che i giudici di Strasburgo si pronuncino a favore. La Corte dovrà
stabilire se le 34 associazioni sono titolate a rappresentare le persone il cui
diritto è stato violato e se effettivamente tale
violazione c'è stata. Insomma, qualsiasi sia la decisione sull'applicabilità
della regola 39, la Corte di Strasburgo dovrà poi pronunciarsi
sull'ammissibilità del ricorso e determinare se vi è stata una violazione degli
articoli 2 e 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, cioè il diritto
alla vita e il divieto alla tortura. Non potendo presentare il caso per conto
di Eluana, perchè non ne avrebbero alcun titolo, i due legali sostengono che la
decisione della Corte di Cassazione italiana si configura come una violazione
del diritto alla vita e al divieto della tortura di soggetti terzi, altre
persone che si trovano nello stesso stato di Eluana.
Ieri dal Vaticano poche ma significative parole dal segretario di Stato
cardinale Tarcisio Bertone («Eluana è nelle mani di Dio e nelle mani degli
uomini») ma una lunga intervista alla Radio Vaticana del presidente dei vescovi
italiani, Angelo Bagnasco, che mostra come la posizione della Chiesa sia
cambiata: dopo aver affermato per molti mesi che non era necessaria una legge
sul testamento biologico, ora, spinta dal precipitare del caso, si è schierata
per una legge sul fine-vita di cui deve però verificare la praticabilità
culturale e parlamentare. Bagnasco ha esortato a evitare il muro contro muro in
parlamento per la legge sul fine-vita, a riconoscere valori che non siano
frutto di maggioranze o minoranze, e a fare della vita tema
di dialogo e non di scontro tra laici e cattolici. L'«auspicio di un clima sereno, anche nelle aule parlamentari»
e l'invito ad evitare contrapposizioni laici-cattolici costituiscono gli elementi di maggior novità rispetto ai
precedenti interventi del presidente della Cei successivi alla decisione della
Cassazione, e rispetto alla nota che la presidenza della Cei (Conferenza
episcopale italiana) ha emesso la sera stessa della pronuncia della Corte. Il
porporato ha precisato comunque che staccare la spina fa correre il rischio di
«eutanasia»; ha criticato anche il concetto di «autodeterminazione» se inteso
in senso «assoluto»; ed ha invitato all'«assoluta cautela sui temi della morte
e della vita» perché - ha sostenuto - lo stato
vegetativo non può mai essere considerato irreversibile. L'auspicio è che «,ci
sia un dialogo sempre più intenso» basato sull'«onestà intellettuale di tutti,
a partire dalla consapevolezza che esistono dei valori che sono oggettivi e
assoluti, quindi non frutto di maggioranze, di minoranze di nessun genere, ma
di un riconoscimento intellettuale onesto di valori che sono dall'uomo soltanto
da riconoscere, da accogliere, da custodire, da promuovere».
( da "Giornale.it, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'
n. 278 del
2008-11-20 pagina 2 Varazze: verso gli Stati generali, quali valori nel Pdl? di
Redazione 2CARTA DEI VALORI Famiglia, giustizia, libertà sono e saranno la
nostra base Caro direttore, ho letto con attenzione l'intervista a Pierluigi
Vinai e ritengo che in questa Società, diciamo moderna, non credo vi siano
molti giovani come lui. Lo considero come una rarità e mi auguro che tanti
siano quelli che vorranno trarre giovamento dalle sue parole. Non penso di fare
cosa sgradita se mi permetto di elogiare il suo stile di vita e di pensiero
(dati che si evincano dalle varie interviste da lui rilasciate). Quello che
molto chiaramente e semplicemente, ma con estrema fermezza ha esposto sul
contenuto del documento la «Carta dei Valori» del Popolo della Libertà, ci fa
molto riflettere. Quei valori fondamentali come: l'importanza della famiglia, il
rispetto dell'altrui persona, la dignità, la responsabilità, la solidarietà, la
giustizia e tante altre cosa ancora non possono che farci ritornare
l'entusiasmo e la speranza di un futuro migliore. Disse Qualcuno che «Per noi
la libertà è l'essenza dell'uomo, l'essenza della nostra intelligenza e del
nostro cuore...» cerchiamo di non dimenticarcelo mai. Capogruppo Forza Italia
Municipio III Bassa Valbisagno 2VERSO VARAZZE Ognuno di noi porti un mattone
per costruire questa casa Ho letto con attenzione l'articolo intervista a
Pierluigi Vinai, faccio parte della Commissione Carta dei Lavori, ci stiamo
incontrando per scambiarci punti di vista, opinioni, ma soprattutto per capire
quali sono i valori fondativi del Popolo della Libertà, cioè i sentimenti, le idee,
i «sentire» che sono e devono essere comuni a tutti coloro che entreranno in
questa grande casa che appartiene alla famiglia popolare europea. Sicuramente
punto di partenza è la Carta dei Valori, quel documento che rappresenta la
spina dorsale del partito e quei valori irrinunciabili che tutti gli elettori
del centro destra condividono. Per creare un PDL forte e coeso, credo si debba
partire da quei 15 fogli. E' fondamentale sapere cosa siamo e far comprendere a
tutti che il nuovo partito non sarà una semplice sommatoria di percentuali con
l'unico scopo di vincere le elezioni, ma sarà qualcosa di più sarà un popolo
che crede nei valori della dignità della persona, della libertà e della
responsabilità, dell'eguaglianza, della giustizia, della legalità, della
solidarietà e della sussidiarietà, altro che partito di plastica! Certo le
divisioni e i dissidi ci sono e spesso hanno sfogo proprio su questo
quotidiano, tuttavia ritengo che non potranno in alcun un modo fermare un treno
che è ormai in corsa e che è spinto dalla forza dei milioni di cittadini che ci
hanno votato. Io lavorerò nel mio piccolo per l'unità e porterò nella nuova
casa il mio piccolo mattoncino, altri porteranno travi e architravi, altri le
tegole, altri ancora si occuperanno delle fondamenta, così facendo si costruirà
una grande e solida casa dove tutti potranno entrare e questo sarà il luogo
deputato per dirimere eventuali divisioni e contrasti. Buon Lavoro a Tutti!
Matteo Campora Vice Coordinatore Cittadino Consigliere Comunale Genova 2CULTURA
CATTOLICO LIBERALE Forti dei nostri ideali per entrare nella famiglia Popolare
Caro Massimiliano, sono molto contento che si stia sviluppando sulle pagine del
tuo giornale un dibattito sui principi e sui valori che dovranno caratterizzare
il nuovo partito del «Popolo della libertà» tuttavia, oltre che fornire il mio
personale contributo, colgo l'occasione per esortare tutti gli amici che
intendono intervenire nel dibattito a non sentirsi solo eredi di antiche
tradizioni, ma piuttosto di prendere coscienza che stiamo diventando
protagonisti di una nuova storia politica e culturale. Una storia che propone
all'umanesimo cristiano e all'umanesimo laico di tornare a
camminare insieme, riscrivendo i confini di una comune etica pubblica. Una
storia che, per questo, non sentiamo solo politica ma anche etica, culturale e
perfino spirituale. Il nostro compito è agevolato dal fatto che per far parte
della grande famiglia del «Partito popolare europeo», obiettivo a cui
miriamo, il nuovo partito della libertà dovrà condividere e riconoscersi nei
principi e nei valori stessi del Ppe. I principi di libertà, di giustizia
insieme ai valori della tutela della vita, della famiglia, il rispetto della
persona umana, in sostanza, ciò che è alla base della cultura cattolico-liberale.
Un progetto che il Presidente Silvio Berlusconi ha sempre sostenuto e che si
ritrova già nella carta dei valori di Forza Italia. In coerenza con il più
classico pensiero liberale, noi pensiamo che i diritti dell'uomo siano
antecedenti e superiori rispetto a quelli dello Stato. Facciamo nostre le
parole di Alcide De Gasperi: «Si parla sempre di diritti dello Stato come
fossero sovrani e superiori a qualunque altro diritto mentre la verità è che
prima viene l'uomo e poi lo Stato». Questa convinzione non ci distanzia solo
dai fautori dello statalismo giacobino che vede nell'Assemblea il padrone e
nell'individuo il suddito, ma anche dagli alfieri di quello «Stato
provvidenziale che dovrebbe regolare e tutelare dalla culla alla tomba» la vita
di ogni essere umano. Il nostro liberalismo punta a promuovere valori di segno
diametralmente opposto a quelli statalisti: il primato dell'iniziativa
individuale, l'etica della responsabilità, il riconoscimento della famiglia
come cellula base della società, il senso della tradizione, la predisposizione
ad affrontare con coraggio ogni problema della vita, il patriottismo. La
domanda alla quale chi governa le moderne società europee deve dare risposta è
la seguente: come mantenere in piedi il carattere universale della tutela
sociale riuscendo, nel contempo, a innalzare la qualità e l'efficienza dei
servizi. La possibile soluzione del problema sta secondo noi nella costruzione
di un Sistema Misto generalizzato nel quale il cittadino possa avere, appunto,
piena «libertà di scelta» (con buoni scuola o buoni salute) tra una pluralità
competitiva di offerte, private e statali. Il che vuol dire l'esatto contrario
che privatizzare i servizi sociali: significa, al contrario, far entrare, a
pieno titolo, nelle regole del sistema pubblico anche l'offerta privata,
chiamando a intervenire imprese, cooperative, mondo del no profit. Si
declinerebbe concretamente il principio di sussidiarietà orizzontale
determinando un pieno coinvolgimento della società civile nella gestione dei
servizi, accrescendo la responsabilità di tutti verso il «bene comune». Finora
è accaduto esattamente l'opposto. Ci sarebbero molti altri temi da
approfondire, ma sono certo che ognuno in base alle proprie sensibilità
apporterà il proprio contributo e prima di concludere non voglio sfuggire a un
tema che ci fa discutere molto e sul quale dovremo cercare le opportune
convergenze: l'immigrazione. Di fronte ai massicci fenomeni di immigrazione è
doveroso garantire l'accoglienza verso chi cerca la nostra terra come speranza
di un futuro migliore, ma è altrettanto doveroso pretendere, da chi sceglie di
venire nel nostro paese, rispetto per la nostra cultura, la nostra religione,
le nostre tradizioni, le nostre leggi. Luigi Morgillo Vice presidente del
Consiglio della Liguria © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano
( da "Riformista, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'
le notizie Eluana,
monito di Bagnasco: «La vita è indisponibile» Lectio Magistralis a tutto campo
quella che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale
italiana, ha pronunciato ieri inaugurando il nuovo anno accademico
dell'Università Europea di Roma, sul futuro della Chiesa italiana. Allarme su
mafia e criminalità organizzata; preoccupazione per le famiglie e l'emergenza
educativa dei giovani; la secolarizzazione che avanza. E da Bagnasco anche un
accenno alla questione dell'eutanasia e di una legge sul fine vita,
all'indomani della sentenza della Cassazione che consente, di fatto, lo stop
dell'alimentazione e dell'idratazione a Eluana Englaro. «Non ho posto nessuna
condizione alla politica», ha precisa il presidente dei vescovi all'indomani dell'invito a non creare un muro contro muro tra laici e
cattolici. Tuttavia,
Bagnasco ha ribadito che «la dottrina cattolica promuove il valore
dell'indisponibilità della vita». L'Anm chiede aiuto all'Onu. Troppi attacchi
alle decisioni dei giudici da parte delle forze politiche, a cominciare dal
presidente del Consiglio. Bordate, che creano «grande allarme e viva
preoccupazione per la difficile situazione della magistratura italiana». Un
clima tale da spingere i vertici dell'Anm (il sindacato dei magistrati) a
prendere carta e penna per segnalare quello che ritengono il caso Italia al
relatore speciale per i diritti umani delle Nazioni Unite, Leandro Despouy,
invitandolo a venire di nuovo nel nostro Paese per verificare «quanto sta
accadendo». L'iniziativa è stata decisa ieri dalla giunta del sindacato delle
toghe. A firmare la lettera sono il presidente Luca Palamara e il segretario
Giuseppe Cascini. Immigrazione: Maroni insiste sui flussi. La possibilità di
una moratoria sui decreti flussi «non è una novità» e «io condivido
l'iniziativa» presentata al Senato dalla Lega Nord, che chiede una moratoria di
due anni. Non poteva essere più chiaro il ministro dell'Interno, Roberto
Maroni, nel question time alla Camera, parlando delle iniziative del Governo
per limitare o sospendere l'arrivo in Italia di nuovi lavoratori stranieri, in
considerazione della crisi economica in atto. «Sarà volontà del Senato se
approvare o meno questa moratoria, io credo che sia utile farlo anche in
assenza di una legge. Se il Senato - ha aggiunto Maroni - l'approverà questo
sarà anche un vincolo legale». Quanto al decreto flussi 2008, Maroni ha
precisato che «non è in contraddizione con questo, perché le domande sono state
presentate nel 2007 e non si tratta di nuovi ingressi». Del resto, la moratoria
è già stata posta nel 2004 con l'ingresso di 10 nuovi paesi nell'Unione
Europea. Il titolare del Viminale, ha osservato che la situazione economica, in
Italia e nel mondo, richiede una valutazione attenta anche delle politiche
dell'immigrazione. «Prima - ha detto - si poteva pensare di procedere con
l'emanazione di continui decreti flussi, ora la situazione richiede un
ripensamento e una diversa valutazione». Pendolari bistrattati. Quattordici
milioni di italiani che per studio o lavoro si spostano ogni giorno (o quasi).
A loro è dedicato il dossier 2008 presentato ieri da Legambiente per monitorare
lo stato del trasporto locale pendolare nelle varie
regioni. Quadro desolante: ovunque si registrano ritardi, treni vecchi e poco
puliti, disservizi. Il motivo è semplice quanto difficile da risolvere: mancano
i soldi. Fermi gli stanziamenti statali e nella finanziaria 2009 mancano anche
all'appello 400 milioni di euro. Pochi fondi anche dalle Regioni. Petruzzelli,
aperto ma con garanzie. Il taglio ufficiale del nastro avverrà al più presto.
Ma solo dopo aver seguito un chiaro e legittimo iter tecnico, giuridico e
amministrativo. Parola del ministro per i beni e le attività culturali, Sandro
Bondi ,che dà qualche chiarimento sul caso del Teatro Petruzzelli di Bari. In
ogni caso - continua il ministro - l'amministrazione della struttura passerà
dal Comune alla Direzione regionale della Puglia. Poi l'attacco al primo
cittadino: «È incredibile e inaccettabile che il sindaco di Bari si ostini a
voler riaprire anche con atti di forza un Teatro, distrutto da un incendio, in
assenza di collaudo definitivo, certificato di prevenzione incendi, parere di
agibilità della commissione di vigilanza sul pubblico spettacolo e in assenza
di certezze giuridiche sulla futura gestione». La preghiera contro la
?ndrangheta. Una lettera aperta agli uomini legati alla criminalità calabrese.
Parole scritte e diffuse dai parroci di Soriano, nella diocesi di
Mileto-Nicotera-Tropea. Un appello a convertirsi, deporre le armi, a «non
portare la morte nei nostri paesi». Nessuna rinascita è possibile, continuano i
sacerdoti, affidandosi alle mani di chi «crocifigge con la prepotenza e
l'arroganza la speranza in un domani migliore». 20/11/2008
( da "Riformista, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Folgorazioni Oltretevere
confermano la svolta ratzingeriana esibita ieri alla Cattolica di Milano
Tremonti, il ministro di Dio di Paolo Rodari Un vecchio testo dell'allora
cardinale Joseph Ratzinger pubblicato nel 1985 sulla rivista conservatrice
cattolica Communio, Church and Economy in Dialogue. Lo ha citato ieri il
ministro dell'economia Giulio Tremonti inaugurando l'anno
accademico dell'Università Cattolica a Milano. «Un laico ratzingeriano». Così
al Riformista Francesco Cossiga dice che definirebbe oggi Giulio Tremonti. «Un
uomo sinceramente affascinato dal pensiero del Papa. Affascinato dal concetto
di laicità positiva esposta da Benedetto XVI in Francia: la religione è una
risorsa per la società, non un freno». Una definizione, quella di
Cossiga, non smentita oltre il Tevere. Qui si dice che la svolta filo
ratzingeriana del ministro dell'economia sia sincera. Non si tratterebbe,
banalmente, del tentativo di mostrarsi vicino ai princìpi cattolici
in vista di una possibile successione a Silvio Berlusconi. In ballo ci sarebbe
più che altro una sua personale convinzione: la visione di Ratzinger sulla
società - economia inclusa - è la più corretta per l'oggi. Con dei princìpi
morali a cui riferirsi, infatti, si governa meglio. La religiosità, se
sinceramente vissuta, spinge a fare bene, in politica come in economia. È come
una fonte d'ispirazione che porta a intraprendere, a non cedere il passo a
quella passività di stampo marxista che frutti amari ha portato nel mondo.
Tremonti ha incontrato Benedetto XVI soltanto due volte: fugacemente due estati
fa a Lorenzago di Cadore. Segue a pagina 22 20/11/2008
( da "Messaggero, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Giovedì 20 Novembre
2008 Chiudi CITTA' DEL VATICANO - E' un vero e proprio allarme quello lanciato
dal cardinale Angelo Bagnasco: è in un tessuto sociale «friabile» che mafia, camorra
e 'ndrangheta affondano le proprie radici. La situazione la definisce
preoccupante. La malavita, dalla Campania alla Calabria, non solo sta mostrando
i muscoli, ma, denuncia, sta varcando persino le Alpi. Il degrado, ben presente
a tanti parroci che operano in condizioni di estremo disagio, non può che esigere un intervento congiunto da parte delle
istituzioni, sia laiche che cattoliche, al fine di formare le coscienze dei
cittadini. Col recente arrivo alla Cei del primo segretario meridionale, il vescovo
siciliano Crociata, il nuovo corso appare decisamente più sensibile verso i
problemi che affliggono il meridione. In primis quello della legalità.
E' anche per questo che a febbraio Bagnasco ha in animo di convocare tutti i
vescovi del Sud per fare un'analisi a 360 gradi. Da ex ordinario militare sa
bene che risollevare il Mezzogiorno significa investire sull'educazione. «C'è
un ambito che oggi si fa pressante ed è l'emergenza educativa su cui, come
Chiesa, dovremo concentrare i nostri sforzi» ha aggiunto inaugurando l'anno
accademico dell'università europea di Roma. Mentre pronunciava queste parole,
in Calabria, i parroci del vibonese hanno chiesto la conversione di coloro che
portano morte e disperazione in Calabria. F.GIA.
( da "Foglio, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'
20 novembre 2008
Anticipazione dal Foglio di venerdì 21 novembre Odi et amo Duro scambio
epistolare tra don Verzè e l'Elefantino. Il sacerdote lo accusa di
manipolazione diffamatoria contro il cardinal Martini. Il pachiderma: il suo è
un anatema a difesa del "relativismo cristiano" Egregio Direttore, su
Il Foglio del 10 novembre u.s. ho letto il Suo commento alla riflessione su “La
vera vita” che S. Em.za il Cardinale Carlo Maria Martini mi aveva trasmesso per
KOS e che io ho concesso integralmente in anteprima al giornale “Il Corriere
della Sera”. Non sono assolutamente d?accordo con il Suo commento e so che S.
Em.za il Cardinale Martini né lo approva, né avrebbe mai scritto quello che Lei
ha virgolettato parafrasando le parole che non sono del Cardinale e basandosi
sulle quali tende a dimostrare sua Eminenza come un relativista assoluto.
Questa è anzitutto una diffamazione contro uno stimatissimo personaggio della
Chiesa e un?offesa alla mia rivista KOS. Quale sacerdote e quale Direttore di
KOS respingo, dunque, il Suo commento sulla riflessione del Cardinale, in
quanto trattasi di manipolazione assurda e arrogante contro il pensiero di uno
dei più grandi personaggi della Chiesa. Rispetto tutte le opinioni personali,
ma depreco la evidente falsificazione virgolettata quale dimostrazione di
leggerezza. Sono certo che la Sua professionalità La obbliga alla immediata
pubblicazione di questa mia su il Suo “Il Foglio”. Le invio cordiali saluti
sac. prof. Luigi M. Verzé Egregio don Verzè, converrà con me almeno su questo:
tirare il sasso e nascondere la mano è poco cristiano. Voi, il cardinale e lei
stesso, quelle cose sulla vita le pensate e le predicate, a modo vostro. Perché
le nega? Perché le vuole sottrarre a un dibattito laico? Il titolo dello
scritto di sua eminenza, e ogni titolo è una parafrasi, era questo: “Inizio e
fine, i due misteri della vita - Carlo Maria Martini: difficile stabilire
quando un essere umano si possa chiamare individuo o persona”. Sono anni che
Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, i cardinali Caffarra, Ruini e altri
si affannano a spiegare: la vita è un dono e un mistero divino, l?unica cosa chiara
è che parte dal concepimento e finisce con la morte naturale. Il titolo
redazionale del Corriere non è stato contestato, perché contesta la mia parafrasi? Bisognerebbe
pensarci due volte prima di accusare a casaccio chi scrive su un giornale di
“falsificazione virgolettata, diffamazione, manipolazione assurda e arrogante”
(specie se non lo si possa in alcun modo provare). Capisco che il cardinal
Martini è, per usare il suo linguaggio un poco untuoso, uno “stimatissimo
personaggio”, ma in una logica asciutta di relazioni culturali tra persone e
posizioni pubbliche dovrebbe essere lecito polemizzare civilmente. Invece
scagliare anatemi e deprecazioni contro uno dei quindici o sedici laici non
credenti che in Italia ama gratuitamente la chiesa, rispetta la fede e ne
difende il ruolo pubblico al fianco della ragione, è il sintomo diffuso tra
certi preti di una malattia che si chiama “mancanza di autostima”. Odiate chi
vi ama e incensate chi vi odia: peggio per voi, se non ne andasse di mezzo la
battaglia per la saggezza e la vitalità della società moderna, e forse il
significato di essere chiesa nel tempo e oltre il tempo. Non ho apprezzato,
detto con franchezza, quel tanto di intimidatorio, di burocraticamente
stabilito ex cathedra di sac. prof., del suo intervento (solo apparentemente
rettificatorio). Quanto al virgolettato che riassume il pensiero di Martini,
rieccolo: “Siccome credo nella vita eterna, su quella temporale, fisica, di
questa terra, posso transigere, sfumare, variare a seconda dei tempi e della
storia e delle culture, e alla fine nascere e morire sono misteri sui quali
ciascuno può e deve giudicare secondo la propria sensibilità. Contro un?etica
non negoziabile della vita, dal concepimento alla morte naturale, c?è il
relativismo cristiano della libertà che decide”. La sfido in qualunque momento
a dimostrare, davanti a un giurì di letterati, linguisti e professori (lei
scriverebbe lett., ling., prof.), che questa parafrasi è una falsificazione,
una diffamazione, una manipolazione assurda e arrogante. Lei dice di sapere che
il cardinale è d?accordo con lei e che si sente manipolato. Non discuto
opinioni o sentimenti riferiti di seconda mano. Ogni parafrasi è a suo modo una
manipolazione, questa è particolarmente accurata allo scopo di estrarre il vero
e il chiaro da quel grigiore gesuitico (amo i gesuiti, non il grigiore) che
avvolge in sfumature maliziose il pensiero. D?altra parte avevo correttamente
avvertito, nell?articolo da lei incriminato e subito dopo il virgolettato
maledetto: queste cose le ho lette su un giornale, e mi sono permesso di
parafrasarle e metterle tra virgolette. Da parte mia nessun inganno. E da parte
sua, don Verzé? E? strano. L?articolo è uscito il 10 novembre, e in quel pezzo
descrivevo il mio imbarazzo per il fatto di dover parlare della vita, del
concepito, a una riunione di medici cattolici nella
diocesi dell?arcivescovo emerito di Milano, il cardinal Martini. La riunione si
è regolarmente tenuta il 15 novembre, ho parafrasato e detto la mia con
rispetto e senza grigiori di alcun tipo, sono stato a
mia volta rispettato. E? questo autentico dialogo che dura da anni in tante
chiese, in tante assemblee, in tante pagine di libri e di giornali, ciò che lei
vuole interrompere? E il suo anatema lo pronuncia da prete e da organizzatore
di una università e di laboratori di ricerca che ha avuto la bontà di schierare
contro (sempre nel grigiore, ma contro) la battaglia sulla fecondazione
artificiale e il magistero della sua chiesa in merito alle questioni etiche,
specie quelle riguardanti la vita? Ecco, a me ora dispiace essere stato rispettoso e un poco duro, ma se la sua lettera fosse
un interdetto poco evangelico al dialogo, questa rispettosa durezza la
meriterebbe tutta. Con osservanza e cordiali saluti
( da "Unita, L'" del 21-11-2008)
Argomenti: Laicita'
ANCHE GLI ETERO SOSTENGANO
I DIRITTI DEI GAY Nessuna sorpresa se il Comitato dei Garanti del PD ha
debuttato qualche giorno fa proprio tentando di dirimere una controversia sulla
dignità delle persone omosessuali: l'omosessualità e i diritti di cittadinanza
sono infatti un tema capace di alzare la temperatura interna al partito a
livelli difficilmente controllabili. Si tratta di polemiche che nascondono in
realtà divergenze - che per debolezza o incapacità non si è saputo gestire -
sulla laicità delle istituzioni e sulla costruzione di una società veramente
inclusiva; polemiche che finiscono col danneggiare i cittadini GLBT (gay,
lesbiche, bisessuali e trans) che in Italia vivono una situazione di minorità
che non ha pari in nessuno dei grandi paesi europei. Così, da noi, diritti
elementari come quello di essere riconosciuti come coppie e come genitori e di
avere leggi chiare contro l'omofobia e la discriminazione sono ancora
lontanissimi da raggiungere. Di fatto l'incapacità di decidere pone
paradossalmente il nostro partito alla destra dei principali partiti della
destra europea che da tempo si sono rassegnati all'evidenza dei mutamenti
sociali. Questo provoca una grave disaffezione della comunità GLBT nel suo
complesso e una situazione di oggettiva sofferenza per quei cittadini GLBTA -
dove la "A", rappresenta gli alleati: quei cittadini eterosessuali
(genitori, fratelli, amici) che hanno a cuore le vite e i destini degli
omosessuali - che si aspettano dal partito anche su questo punto la medesima
carica innovativa che ne ha ispirato la creazione. C'è un fatto nuovo, però. Un
gruppo di dirigenti e militanti GLBT del Partito Democratico ha sottoscritto un
documento che prelude alla creazione di un Forum permanente sui diritti GLBT. È
un fatto nuovo perché crea un luogo ufficiale di analisi e di lavoro sulle
tematiche gay all'interno del partito e anche perché il Forum parte da una
premessa forte: quella secondo cui il tema dei diritti gay è patrimonio non
solo degli omosessuali ma di tutti coloro che sono interessati a vivere in un
paese che rispetta tutti i suoi cittadini allo stesso modo. Si tratta degli
"A", gli alleati, certo, ma anche di tutti coloro - e sono molti di
più - che sono determinati a costruire un Paese che concede dignità e rispetto
piuttosto che negarli. La sfida per l'uguaglianza è ostica e noi gay sappiamo
di non poter vincerla da soli: l'invito a tutti i democratici - laici e cattolici, iscritti e non iscritti al partito - è quindi quello di
sostenere la creazione del Forum GLBT anche attraverso una partecipazione
attiva. Si promuove il progresso collettivo soprattutto sostenendo diritti che
non ci riguardano direttamente: è un gesto democratico e a suo modo
rivoluzionario nel paese delle corporazioni e del conflitto di interessi.
( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII -
Bologna "In Emilia la passione evangelizzatrice incontra ostacoli di
eccezionale gravità" Dalle infatuazioni politiche, alla
"disperazione", alla poca sussidiarietà In nome dello stato "laico" c´è chi ostenta
insofferenza verso la Chiesa GIACOMO BIFFI Sarebbe certamente errato cullarsi
nell´idea che la nostra sia una regione pacificamente e interamente cristiana;
una regione, cioè, che avrebbe bisogno, più che dell´annuncio evangelico già
acquisito, di una pastorale orientata unicamente a indurre nel nostro popolo una
miglior consonanza del proprio comportamento con la fede cordialmente
accolta e apertamente professata. [...] Le cose in realtà non sono così
definite, e noi facciamo sempre un po´ fatica a capire quale tipo di approccio
pastorale sia utile e conveniente. Noi non sappiamo mai se i nostri
interlocutori credono o non credono, se sono ancora sinceramente religiosi o
sono soltanto esteriormente consuetudinari, se percepiscono almeno confusamente
nei nostri riti la presenza della grazia di Dio o vedono in essi soltanto delle
convenzioni sociali e delle cerimonie esteticamente apprezzabili. E tutto si fa
più arduo, più ricco di sfumature e di attenzioni implicite. [...] A questo
punto però va anche detto che la passione evangelizzatrice si incontra in
Emilia-Romagna con alcuni ostacoli di eccezionale gravità. Ma essi, lungi dal
disanimarci, devono provocare in noi una determinazione apostolica più
risoluta. Ne diamo qualche esempio. Le infatuazioni politiche. Questo è un
popolo generoso, cordiale, intelligente, che misteriosamente ha la prerogativa
di lasciarsi incantare a ogni epoca dalla grande menzogna storica del momento.
Più che altrove qui ci si è lasciati incantare dall´esaltazione del fascismo; e
più che altrove ci si è lasciati incantare dai miraggi del comunismo. E allora
va detto con tutta forza che questo popolo non ha bisogno di accomodanti
divagazioni culturali: ha bisogno di verità. Non ha bisogno di dialoghi
tranquillizzanti e di confronti garbati che non scalfiscano nessuna coscienza
aberrante: ha bisogno di Cristo, colui che è «segno di contraddizione» e
speranza unica del mondo. "Disperati". Questa gente non va
abbandonata all´illusione di essere un popolo gioioso ed estimatore dei beni
terreni, quando anche le cifre dell´ISTAT (del 1989 per 1987) ci hanno
raccontato a suo tempo di una media di suicidi di 13,5 per mille (contro una
media nazionale di 7,1: quasi il doppio!) e di una media di tentati suicidi di
11,6 per mille (contro una media nazionale di 4,4: quasi il triplo!). è un
popolo non va abbandonato all´illusione di essere pieno di vitalità e amico
della vita, dal momento che nel suo centro, a Bologna, ha mantenuto per molto
tempo il primato mondiale della denatalità. Un proverbio russo dice: se la
faccia è brutta, non incolpare lo specchio. Con lo specchio, cioè con la cura
della verità, la faccia può diventare più bella: evangelizzare in
Emilia-Romagna significa anche infondere nei nostri fratelli un senso più forte
e più vero della vita e della gioia; significa anche indicare alla nostra gente
la strada perché ritorni a essere quello che è convinta di essere: gente
schietta anche con se stessa, che sa apprezzare l´esistenza e sa goderne
davvero. Il benessere. Siamo ai primi posti in Italia per il reddito pro capite
e per i consumi voluttuari. Perciò possiamo essere classificati -
statisticamente parlando - tra coloro che secondo Gesù entrano nel Regno dei
cieli con più fatica del cammello che passa per la cruna di un ago. Nella corsa
alla salvezza ci troviamo dunque in condizioni molto sfavorevoli. Ma Gesù nella
stessa occasione ha soggiunto: ciò che è impossibile umanamente, è possibile
presso Dio, «perché tutto è possibile a Dio» (cf. Mc 10,27). Ed è proprio su
questa certezza della potenza misericordiosa del Signore che dobbiamo fondare la
nostra opera pastorale. Poca sussidiarietà. Ancora, l´azione evangelizzatrice
deve da noi fare i conti con una situazione tipicamente nostra, che è stata
così descritta dai vescovi emiliano-romagnoli: «La nostra è una regione
fortemente ?amministrata´, per la tendenza del potere locale a dilatare
sistematicamente gli spazi del proprio intervento in campo sociale, culturale,
educativo ed economico, spesso attraverso la collaborazione con organismi
associativi della medesima matrice ideologica: basti ricordare settori come la
scuola materna, l´edilizia, l´assistenza, il teatro, lo sport. Si realizza così
una forma di presenza sociale e in certo senso di controllo, che ha anche una
indubbia incidenza politica. Di riflesso finiscono per restringersi le possibilità
di altre presenze". In sostanza, manca nella nostra cultura politica o è
scarsamente operante quel "principio di sussidiarietà" che Pio XI
aveva rilanciato con intelligenza e vigore mediante l´enciclica Quadragesimo
anno, proprio nel 1931 (l´anno delle più vistose intemperanze stataliste del
governo fascista). L´attacco al fatto cristiano. Lasciamo per ultima
un´annotazione che non si riferisce soltanto a Bologna e all´Emilia-Romagna, ma
vale per l´Italia intera. è in atto oggi una violenta e sistematica aggressione
al fatto cristiano e alla stessa libera esistenza della Chiesa, che si esprime
e si rifinisce quotidianamente in qualche nuovo atto di ostilità; ed è
stupefacente che la cristianità - almeno quella "loquacior" (quella
che più parla e più fa parlare di sé) - non mostra di rendersene conto in
misura adeguata. In particolare dal 1974 - l´anno del più clamoroso e
insipiente sbandamento ecclesiale - siamo senza tregua alle prese con attacchi
contro la concezione cattolica che si fanno più accaniti in tutti i campi della
vita personale e della vita associata. Con la fine poi del comunismo - dissolto
il pericolo di cadere sotto la più brutale, irragionevole, disumanizzante
schiavitù che la storia abbia conosciuto - stanno emergendo i termini veri della
"questione umana": la questione cioè della natura dell´uomo, del suo
destino, del suo limite, del suo impegno morale. E su tali argomenti si va
sempre più delineando una vasta omologazione in senso antievangelico. è
singolare che in nome dello stato "laico" -
che non dovrebbe identificarsi con nessuna religione e con nessuna ideologia
(neppure con quella laicista), e si dovrebbe perciò fare un punto d´onore di
garantire a tutti (persino agli ecclesiastici) il diritto di parlare
liberamente - c´è chi non si vergogna di ostentare insofferenza verso i
pronunciamenti della Chiesa (e parrebbe perfino verso la sua stessa esistenza).
[...] Il Figlio dell´uomo, quando verrà, troverà ancora la fede a Bologna, in
Emilia-Romagna, in Italia? Questo è il nostro problema. La risposta dipende in
larga misura dalla serietà con la quale ci determineremo a farci in mezzo ai
nostri fratelli efficaci annunziatori di Cristo e del suo messaggio di gioia.
( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Bari
CON LA CAROVANA ANTIMAFIA UN TUFFO NELLA LEGALITà La Puglia ha già dimostrato di
essere in grado di sviluppare gli anticorpi sociali ALESSANDRO COBIANCHI La
Carovana nazionale antimafia è arrivata in Puglia, e ha attraversato la regione
in un articolato percorso. La Carovana antimafia è un lungo cammino per la
democrazia, i diritti, la giustizia sociale, organizzato da Arci, Libera e
Avviso Pubblico. Quest´anno, è stata sostenuta dal testo di un
manifesto-appello, che ribadisce i valori della Costituzione e della
Dichiarazione universale dei diritti umani, e che potrà essere sottoscritto
durante le singole tappe. Fra le tante iniziative, la Carovana, ha sostato nei pressi del Petruzzelli: un luogo simbolico,
incardinato nella memoria storica e nella coscienza civile della comunità
barese e di quella pugliese; uno spazio di produzione e di fruizione collettiva
della cultura. Noi organizzatori pensiamo che sia significativo che al
programma pugliese della Carovana abbiano voluto aderire e dare il proprio
contributo tante realtà ed esperienze diverse, che hanno dato vita a una lunga,
lunghissima successione di tappe in tutta la regione. E la nostra non è una
mera constatazione numerica o quantitativa. La Carovana, infatti, è un viaggio
particolare, che può essere affrontato solo stando insieme: è un percorso
collettivo di avanzamento e di maturazione. è un filo che congiunge e tiene
insieme tanti luoghi diversi, che proprio per questo non rimangono terre
isolate, ma vanno a comporre un disegno più ampio e più complesso. Le tappe,
allora, non sono semplici soste: sono punti di approdo e di ripartenza, sono
quei luoghi in cui ci si ferma per poi riprendere il cammino con maggiore
entusiasmo e maggiore energia. Soprattutto, sono testimonianza fisica e
palpabile di tante esperienze maturate dal basso, cresciute e radicatesi nei
nostri territori: soggetti associativi, gruppi, enti pubblici che hanno avuto
la forza e il coraggio di gettare "semi di speranza", a partire dalla
consapevolezza di non essere da soli, ma parte della costruzione di una più
grande e composita esperienza di crescita collettiva. Perché è vero che
esistono le mafie, esistono le criminalità organizzate grandi e piccole. Ed è
vero che esiste quell´antistato che è in grado di
infiltrarsi nel tessuto connettivo della nostra società, e che - per questa sua
capacità pervasiva - frena la crescita e lo sviluppo civile ed economico delle
nostre comunità. E però, è altrettanto vero che esistono quelle condizioni
culturali, quei livelli basilari di democrazia e di protagonismo che consentono
di opporsi a questo tipo di potere. La lotta alle mafie, infatti, passa anche e
soprattutto attraverso la promozione di una sempre più ampia e diffusa cultura
della responsabilità. Quella cultura che fa di tutti noi cittadini attivi, e
che si nutre dei valori della giustizia sociale e del rispetto dei diritti. La
Puglia, in questo senso, ha già dimostrato di essere in grado di sviluppare gli
anticorpi sociali, politici, culturali per opporsi al potere delle mafie e più
in generale di tutti quegli apparati occulti che cercano di occupare i gangli
vitali della vita pubblica. Un importante e significativo lavoro, in questo
senso, viene svolto quotidianamente dall´associazionismo
laico e cattolico, da ampi settori delle istituzioni e degli enti pubblici,
dalla magistratura e dalle forze dell´ordine, dalle comunità religiose. Un
lavoro che ha conosciuto uno straordinario momento di testimonianza in quella
bella ed entusiasmante esperienza che è stata la "XIII Giornata Nazionale
della Memoria e dell´Impegno", svoltasi il 15 marzo a Bari. Il
nostro cammino prosegue. Anzi, non si è mai fermato. coordinatore nazionale
Carovana antimafie
( da "EUROPA ON-LINE" del 22-11-2008)
Argomenti: Laicita'
CATTO Vita e morte
non sfuggono al bipolarismo ANGELO BERTANI A sfogliare i giornali dei giorni
scorsi una domanda nasce spontanea: persino quando si discute sul confine tra
la vita e la morte, proprio non si può sfuggire alla contrapposizione bipolare
che oggi domina in ogni campo della società e della politica? Proviamo a
immaginare uno scenario diverso dalle consueta polemiche tra cosiddetti cattolici e cosiddetti laici. Immaginiamo che i cattolici abbiano colto nel dibattito che accompagna in
questi giorni la vicenda di Eluana Englaro e della sua famiglia l?occasione per
ricordare che la morte non è la fine di tutto, che la vita è un dono e che
siamo responsabili del suo valore e della sua dignità. Anche alla morte si può
andare incontro con serenità come hanno fatto nei secoli tantissimi cristiani
giacché «la vita si trasforma, non si cancella...»; e si può dare la vita per
gli altri, o scambiarla con quella di un altro innocente. Magari qualche
moralista dirà che la vita è sempre «indisponibile », ma? è il motivo,
l?intenzione, che qualifica le scelte della coscienza. Senza coscienza, libertà
e amore non c?è morale. Sono l?odio, la crudeltà e l?indifferenza che segnano
l?immoralità di un gesto. Chi odia un immigrato è già un omicida. Così insegna
il Vangelo e così vivono i cristiani, compresi i molti che sono andati in cielo
lietamente («so dove vado e ci vado volentieri » aveva detto il cardinale
Bevilacqua sul letto di morte chiedendo che la smettessero con le flebo perché
«non nutrono più un uomo, ma il cancro di un uomo»). Molti chiedono di non
esser trattenuti ?in vita? con accanimento anche per non pesare sulle persone
vicine; o per rifiutare un privilegio, cioè delle cure che miliardi di persone
nel mondo non possono avere. Il punto è questo: per difendere la vita anziché
invocare l?imperio della legge (spesso farisaica) è meglio aiutare le coscienze
a capire i valori in gioco, la centralità dell?amore e della lealtà. Questa
scelta, oltre che giovare alla credibilità delle chiese, avrebbe forse
l?effetto di creare un clima di attenzione e collaborazione, di rispetto e
ricerca anche all?interno della società civile e politica. Alle polemiche
frontali dovrebbe sostituirsi un confronto rispettoso, la ricerca di soluzioni
nuove e condivise. I mutamenti che avvengono nel mondo obbligano a trovare
approcci nuovi, che possono essere anche migliori e più globali. Come si può
parlare di rispetto della vita senza confrontarsi seriamente sulla diffusione
delle armi, sul senso delle guerre ?preventive?, dei bombardamenti sui civili,
sul peccato grave e collettivo dei morti di fame e di sete, o per gli annegati
nel Mediterraneo o sui mille confini che dividono la vita dalla morte?
( da "Riformista, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Laicita'
valori non
negoziabili Nonostante Tremonti parli di "Dio, patria e famiglia" Sul
testamento biologico oggi la Chiesa perderebbe Francesco Cossiga invita la Cei
a non impegnarsi in battaglie politiche per avere una legge che rispecchi le
sue posizioni: «I primi a non seguirla sarebbero molti vescovi. Meglio una nota
in cui ricorda il valore inestimabile della vita e il suo no a qualsiasi forma
di eutanasia». Per il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga
quando «il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, dicendo di avere come
propria "ideologia" la triade "Dio, patria e famiglia", non
ha fatto altro che offrire un messaggio immediatamente comprensibile a tutti:
ci sono valori a cui occorre aggrapparsi soprattutto di questi tempi». Ma non
sono gli stessi valori fatti propri dal fascismo? «Sono i valori propri dei cattolici intransigenti francesi di fine Ottocento, coloro
ai quali Leone XIII chiese di aderire alla Repubblica. Sono valori nei quali
tutti si possono riconoscere. La Chiesa lo sa e per questo insiste». Valori cattolici? «Valori, come dice Ratzinger, "non
negoziabili": anche la patria, infatti, è qui intesa come un insieme di
valori formanti una certa identità, non tanto come il territorio in cui si
vive. Valori che anche un laico come Tremonti può
apprezzare e fare propri. E, infatti, ci ha "lavorato sopra", si è andato
a trovare un testo del cardinale Ratzinger del 1985 e, come ha spiegato nella
prolusione alla Cattolica di Milano, l'ha fatto proprio». Perché tra i valori
non negoziabili non si cita mai la pace nel mondo, l'accoglienza degli
immigrati... ma principalmente questioni etiche? «C'è una gerarchia di valori
che occorre comprendere bene. La linea l'ha offerta il cardinale Ratzinger nel
2004, nel memorandum per la conferenza episcopale degli Stati Uniti occasionato
dalla candidatura alle elezioni di politici cattolici
che fanno campagna sistematica per l'aborto. Ratzinger, chiedendo di rifiutare
la comunione ai politici pro aborto, diede in sostanza una gerarchia di valori.
Sulle questioni attinenti la vita non si transige. Il resto viene dopo». È per
questo motivo che la conferenza episcopale statunitense si è dimostrata
preoccupata per l'elezione di Barack Obama? «Sì. Ma non c'è solo la conferenza
episcopale statunitense. Ci sono anche i vescovi americani in Curia romana. Il
cardinale James Francis Stafford, in qualità di presidente del tribunale della
penitenzieria apostolica (in sostanza il foro interno della Curia romana) ha
sferrato un attacco durissimo contro Barack Obama: "È aggressivo,
distruttivo, apocalittico", ha detto. E ancora: "La Chiesa statunitense
si appresta a vivere un periodo di agonia degno di quello passato da Gesù
Cristo nell'orto del Getsemani". Per ricordare un'uscita del Vaticano
simile occorre andare indietro negli anni fino ad arrivare all'enciclica di Pio
XI "Mit Brennender Sorge", con cui il Pontefice prendeva le distanze
dal regime nazista. Ma, pare, che la maggioranza del popolo abbia comunque
scelto Obama: evidentemente non tutti ritengono doveroso obbedire ai propri
pastori». Anche in Italia la Chiesa sui valori non transige. Come dovrebbe
muoversi oggi che si profila una legge sul testamento biologico? I cattolici secondo lei sono così intransigenti in merito? «Ho
una mia idea. Una cosa è assodata: i cattolici che io
definisco "infanti", ovvero il contrario di "adulti" che
sovente sui valori sembrano favorevoli a una mediazione con le istanze del
mondo, nella maggioranza come nell'opposizione sono pochissimi. Sono
irrilevanti. E per questo la Chiesa credo non debba mettere in campo una
battaglia politica per portare questa legge verso le proprie convinzioni.
Perché una battaglia oggi la Chiesa la perderebbe. In Parlamento i cattolici sono una minoranza e se si andasse a un referendum
non credo che la gente comprenderebbe fino in fondo le ragioni della Chiesa.
Per questo ritengo che la conferenza episcopale italiana debba fare una sola
cosa: uscire con una nota in cui ricorda il valore inestimabile della vita e il
suo no a qualsiasi forma di eutanasia. E niente più. Altro non deve fare perché
sennò fa la fine del divorzio e dell'aborto. Allora l'unica sconfitta fu la
Chiesa. Oggi occorre cercare il male minore e non andare allo scontro». Secondo
lei alcuni deputati cattolici potrebbero discostarsi
dalle linee della Chiesa sul testamento biologico? «Sui Dico lo fecero. La Cei
tramite Avvenire espresse il suo Non possumus. E diversi cattolici
cosiddetti democratici, ricordo su tutti Dario Franceschini, contestarono la
posizione della Chiesa. Oggi potrebbe ripresentarsi la stessa spaccatura. E
dentro questa spaccatura potrebbero levarsi le voci di tanti vescovi anch'essi
disobbedienti. Sarebbe un patatrac. Ripeto: i cattolici
"infanti", ovvero profondamente "antidemocratici", sono una
minoranza. Nel Pd sono soltanto Paola Binetti, Enzo Carra, Gigi Bobba e pochi
altri: contano troppo poco. Altri cattolici, invece,
come ad esempio due ex presidenti della Fuci, ovvero quell'organizzazione che
dovrebbe portare avanti una collaborazione dei laici all'apostolato della
Chiesa, sono su posizioni diverse. Stefano Ceccanti e Giorgio Tonini (nella foto
in alto a destra), in particolare, altro non sono che cattolici
"adulti": basti ricordare che erano contro il conflitto
d'attribuzione sollevato da me e da Gaetano Quagliarello contro la Cassazione
sul caso Eluana Englaro. E quindi contare sui di loro sul testamento biologico
credo sia difficile. Insomma, al di là del mondo laico, è il mondo cosiddetto
cattolico che potrebbe non seguire la Chiesa in caso di scontro politico sul
testamento biologico». 22/11/2008
( da "Stampa, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Più carbone in
centrale Lunedì assemblea all'«Aurora» contro il progetto «Uniti per la salute»,
associazione di volontariato, sta prendendo decisa posizione contro il
potenziamento della centrale termoelettrica di Vado-Quiliano. Per lunedì sera
alle
( da "Stampa, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Sono stato anch'io mercoledì scorso ai funerali di Roberto
Peluffo a Vado Ligure, ed ho partecipato a quel sentimento corale e genuino di
profondo accoramento che era diffuso in tutti i presenti. Eravamo in tanti e mi
è sembrato che, ognuno a suo modo e per sue ragioni diverse, abbia voluto
esserci per testimoniare l'affetto e la stima per un uomo che, pur andandosene
troppo presto, ha ben meritato, con il suo agire concreto nella vita pubblica e
nella vita privata, agli occhi dei suoi cittadini, amici e conoscenti. Ma
proprio da questo comune sentire, contraddittoriamente, ho provato un
sentimento opposto che non saprei meglio definire che come disagio. Eravamo
troppi rimasti fuori dalla chiesa non perché non c'era più posto ma perché
spettatori rispettosi e anche comprensivi ma estranei ad un rito in cui non ci
identificavamo. Molti si attendevano che prima o dopo la cerimonia religiosa ci
fosse una cerimonia civile, quella ufficiale, davanti al palazzo del Comune,
casa di tutti i cittadini, dove tutti potevano ritrovare quel sentimento comune
di cui ho detto all'inizio. Il rispetto e anche la piena comprensione e
adesione alla volontà della famiglia che il funerale di Roberto fosse religioso
non implicava la rinuncia al momento della cerimonia civile, opportuna dovunque
nello spirito della Costituzione, ma che non poteva mancare in una città come
Vado Ligure; anche perché nessuno forse come Roberto Peluffo ha incarnato le
caratteristiche della classe operaia e lavoratrice vadese, ieri egemone oggi
ancora ben presente con il peso delle sue tradizioni. La cerimonia in chiesa,
invece, ha avuto qualcosa di ibrido. Verso la fine del rito ma dentro al rito
hanno parlato - mi è parso con accenti più amicali che pubblici - il sindaco e
alcuni amici vadesi che a vario titolo ebbero rapporti stretti con Peluffo.
Infine la cerimonia si è chiusa con alcune parole religiose. E le persone hanno
iniziato ad uscire dalla chiesa. A questo punto ho sentito più forte il disagio
e anche una carenza: finendo così mancava qualcosa di importante. Il momento
civile aveva finito per essere inglobato nella cerimonia religiosa e si era
come diluito in essa. La chiesa era diventata il luogo fisico che raccoglieva in
sé la totalità dell'esperienza di fronte al momento della morte di una persona
che non era stata un privato ma un uomo pubblico ed un cittadino. Sulla via del
ritorno mi sono venute in mente alcune riflessioni e domande più generali. Al
di là delle stesse intenzioni dei singoli, non è possibile ignorare che oggi la
gerarchia cattolica vuole proprio questo: che la politica - non senza le
opportune tutele, per la verità - si occupi del pratico e del quotidiano, ma che le grandi questioni sul senso della vita rientrino tutte
nel magistero esclusivo della Chiesa cattolica e siano gestite quotidianamente
nelle singole chiese diffuse per l'Italia. L'obbiettivo è perseguito con
determinazione e la pretesa segna un solco di divisione nel paese. Di qui la
domanda: ma i laici, che sono così tanti, come devono comportarsi?
Devono tacere, come capita troppo spesso, oppure farsi sentire quotidianamente
ad alta voce, come un dovere e come il segno di un adeguato impegno civile? E
gli amministratori pubblici a tutti i livelli - compresi gli insegnanti direi -
in quali modi sono chiamati ad affermare la laicità dello Stato sancita dalla
Costituzione, senza rischiare altrimenti di venir meno al proprio ruolo?
( da "EUROPA ON-LINE" del 23-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Rivista Cosa c?è
dietro i con ni? ra. c. Visibili e invisibili, materiali e immateriali, che dividono
e che uniscono, grandi e piccoli, passati e futuri. E poi geografici, storici,
culturali, biologici, sociali, economici?. Sono i confini, quelli in cui ci
imbattiamo ogni giorno, con cui dobbiamo fare i conti o confrontarci.
Un?esplorazione dei confini del nostro tempo si trasforma, inevitabilmente, in
un viaggio nella collettività umana, nella sua storia e nella sua evoluzione.
Ai confini è dedicato il numero monografico di Arel/La Rivista, il
quadrimestrale di analisi scientifica e di dibattito dell?Arel, il Centro studi
fondato da Nino Andreatta e di cui Enrico Letta è segretario generale. «I
confini hanno a che fare con le identità, individuali e collettive, con le
civiltà e le culture, con la politica, se non più (oggi) con le ideologie» scrive
Letta nella presentazione del volume che spazia tra sei sezioni sui confini
dell?Italia, dell?Europa, della globalizzazione, della storia, della scienza e
del tempo, sui racconti di confine. Ne esce uno spaccato della società a
trecentosessanta gradi con voci autorevoli che intervengono: dall?ultima
intervista a Leopoldo Elia (a firma di Mariantonietta Colimberti e già
pubblicata per gentile concessione su Europa) alla geografia mutevole della
società italiana tratteggiata da Giuseppe De Rita, dall?infinitamente grande e
infinitamente piccolo di Edoardo Boncinelli a una scienza che non ha limiti di
Rita Levi-Montalcini. Solo per citarne alcuni. Frontiere costituzionali e
transizioni non completate, confini tra laici e cattolici
alle frontiere della povertà, dalle barriere all?immigrazione agli steccati
tecnologici: Arel/La Rivista i confini in Italia li legge così. Confini di
bilancio pubblico e di progetto europeo, di cittadinanza ad Est e di
meritocrazia, di sicurezza e di globalizzazione. Confini della crisi nei
rapporti tra monete, prezzi, speculazione. Confini che sono incontro e scontro
tra civiltà, che separano e appartenenza, che celano nuovi soggetti come la
Cina. Un?interdisciplinarietà che nella sezione dedicata al ragionamento
consente di spaziare dalla scienza alla sociologia, dall?esistenziale al
culturale. Senza tralasciare le testimonianze di vita vissuta: racconti di chi
i confini li ha sperimentati sulla propria pelle. Dalla cortina di ferro a
cavallo tra due mondi opposti e speculari alle suggestioni di un villaggio
russo prima appartenuto alla Finlandia. Dopo altri due numeri monografici
dedicati a immigrazione e città Arel/La Rivista accetta una nuova sfida: quella
di dare voce a una pluralità di interventi in grado di testimoniare, da angolature
diverse, quanto l?umana tentazione di tracciare un solco sia sempre più vana ma
al tempo stesso ineluttabile.
( da "Unita, L'" del 23-11-2008)
Argomenti: Laicita'
CLAIRE SIMON LE
DONNE SOVRANE DEL CORPO Per la prima volta in Italia, è stato
presentato il cinema di Claire Simon, regista francese che da più di trent'anni
realizza documentari e fiction. Il Festival dei Popoli a Firenze (che si è
appena concluso) e Filmmaker a Milano (fino al 30 novembre), le dedicano una
retrospettiva integrale dei suoi lavori; la regista è anche ospite di entrambe
le rassegne per incontrare il pubblico e parlare della sua forma particolare di
cinema. «Il documentario è come un film di finzione improvvisato», dice la
Simon, che infatti ama mescolare i due linguaggi, lo sguardo documentaristico e
la ricostruzione fiction, per interrogarsi sulla giusta forma per raccontare la
contemporaneità. Il suo sguardo si posa di volta in volta sui giochi dei
bambini che rivelano rapporti di potere tra gli adulti, sul sistema
capitalistico che trasforma un'azienda alimentare in un terreno di battaglia, e
soprattutto sulla condizione femminile. Il suo ultimo film, Les bureaux de
Dieu, è stato presentato a Cannes nel 2008, nella
Quinzaine des Réalisateurs. LA PIANIFICAZIONE FAMILIARE Les bureaux de Dieu,
sono i centri di pianificazione famigliare francesi; per sei anni la regista
filma le attività quotidiane di diversi consultori, assistendo agli incontri,
registrando i colloqui, filmando le persone in sala d'attesa. Tutto questo
viene riportato sullo schermo non nella sua forma originaria, nella forma
documentaristica, ma viene riscritto e ri-filmato affidando ad attrici note e
ad attori non professionisti i volti e le parole di persone reali. Lo sguardo
della regista e la nostra attenzione sono concentrati sui volti delle donne che
portano lì la loro storia; è sicuramente questo un metodo efficace per
riportare la verità di questi drammi quotidiani sullo schermo e per porre
l'attenzione su tematiche raramente affrontate al cinema, quelle della
contraccezione e dell'interruzione di gravidanza. L'impatto di verità è
notevole, anche in questa forma fiction di documentario; lo si deve non solo
allo stile di ripresa - tutte le scene sono girate in piano sequenza, i tagli
all'interno delle scene sono rari, le inquadrature sui primi piani delle donne
«reggono» tutto il tempo dei dialoghi e dei silenzi - ma anche alla bravura
delle note attrici (tra cui Natalie Baye, Nicole Garcia, Beatrice Dalle) e alla
spontaneità delle attrici non protagoniste che interpretano le utenti del
servizio. GENERAZIONI A CONFRONTO Sono donne di diverse età e cultura quelle
che si rivolgono a questo centro pubblico: adolescenti alle prese con i primi
rapporti, madri di famiglia e donne single, ragazze per bene e prostitute,
ragazze musulmane e francesi. Un'attenzione particolare è data alla generazione
delle giovanissime che chiedono consiglio alle donne adulte del consultorio.
Queste donne sono le cinquantenni della generazione delle loro madri, coloro
che, negli anni
( da "Giornale.it, Il" del 23-11-2008)
Argomenti: Laicita'
n. 281 del 2008-11-23
pagina 0 Spagna, giudice contro il crocifisso: via dalla scuola pubblica di
Redazione Per il magistrato, la presenza di simboli religiosi viola i diritti
costituzionali di uguaglianza e libertà religiosa e dove "ci sono minori
in fase di formazione della personalità" dà la sensazione "che lo
Stato è più vicino alla religione cattolica che a altre confessioni"
Madrid - Per la prima volta in Spagna una sentenza di tribunale si è
pronunciata contro la presenza del crocifisso nelle aule e negli edifici comuni
di una scuola pubblica, imponendone la rimozione. Trent'anni dopo la fine della
dittatura franchista, che aveva elevato il cattolicesimo al rango di religione
di stato, un giudice del tribunale di Valladolid ha
ordinato a una scuola pubblica della città settentrionale di rimuovere i
crocifissi affissi alle pareti, malgrado la posizione contraria del consiglio
scolastico. Il giudice Alejandro Valentin ha deciso che la scuola pubblica
Macias Picavea dovrà "ritirare i simboli religiosi dalle classi e dagli
spazi comuni", accogliendo così la richiesta del genitore di un alunno e
di una associazione locale per la difesa della scuola
laica. Il magistrato si è basato sulla costituzione spagnola che garantisce
"libertà di religione e di culto", assicurando il carattere
"laico e neutrale" dello Stato sulle questioni religiose. Secondo il
giudice, la presenza di simboli religiosi viola i diritti fondamentali di
uguaglianza e libertà religiosa riconosciuti dalla costituzione spagnola.
Il giudice ha motivato la decisione sostenendo in particolare che "la
presenza di simboli" come il crocifisso laddove "ci sono minori in
piena fase di formazione della personalità " potrebbe provocare nei
ragazzi la sensazione "che lo Stato è più vicino alla religione cattolica
rispetto ad altre confessioni". Il che condizionerebbe la loro condotta, è
scritto nella sentenza, "in una società che aspira alla tolleranza delle
altre opinioni e ideali che non necessariamente coincidono con i propri".
I crocifissi erano presenti nella scuola dal 1930, e più volte il consiglio di
istituto si era espresso contro la loro rimozione, dopo le prime richieste
pervenute già nel 2005. E' la prima volta che la giustizia spagnola prende una
decisione del genere, secondo l'associazione ricorrente. Una questione simile
fu affrontata a Jaen, in Andalusia, nel 2006, ma quella volta il governo
regionale aveva preceduto il possibile intervento della giustizia facendo
rimuovere di sua iniziativa i crocifissi da una scuola. In Spagna la
costituzione del 1978 assicura il carattere anticonfessionale dello Stato e
delle sue istituzioni, ma tutti i nuovi capi di governo giurano fedeltà alla
costituzione stessa davanti a un crocifisso. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
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