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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL   14-23 novembre 2008     #TOP



Report "Laici e chierici"

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Indice delle sezioni

Laici e chierici (56)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

"che errore, difendiamo la libertà di comunicazione" - alessia gallione ( da "Repubblica, La" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma ci sono altre cose che possono turbare un laico, ad esempio». Quali? «L´esibizione continua del pensiero cattolico, ad esempio. Ci sono altri modi per ferire l´anima e non riguardano solo un´immagine cruda. C´è una legge che è sacrosanta: la comunicazione è comunicazione, basta che ci sia pluralismo.

"pena di morte", la maggioranza assalta i giudici - alberto custodero ( da "Repubblica, La" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Nel centrosinistra i cattolici prendono le distanze dalla sentenza della Cassazione, mentre nel centrodestra alcuni laici, come Margherita Boniver, esprimono solidarietà alla famiglia Englaro. Il Governo invece critica la sentenza della Cassazione con il sottosegretario dell´Interno Alfredo Mantovano («è stata introdotta l´eutanasia»).

Il senatore del Pd Dai magistrati nessuna invasione di campo, ora subito il testamento biologico, ciascuno deve poter scegliere anche sul fine vita ( da "Unita, L'" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Come mai nel Pd ci sono così tante proposte sul testamento biologico, ad esempio la sua e quella del prof. Veronesi, entrambi laici? «Nel partito ci sono posizioni diverse. La mia proposta e quella di Veronesi sono analoghe, tanto che lui ha formato anche la mia, sottoscritta da 101 senatori, laici e cattolici, anche del centrodestra». A.C.

Formigoni: è pena di morte. Bindi chiede invece una legge ( da "Secolo XIX, Il" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Al contrario i laici del Pd plaudono alla decisione della Cassazione e chiedono un testo normativo che tuteli l'autodeterminazione dei singoli attraverso il testamento biologico. Per la vice presidente diessina della Camera Rosi Bindi, «chi oggi parla di eutanasia è il principale responsabile politico di questa situazione perché nella precedente legislatura ha impedito l'

Laici o no? Divisi Galli e Teodori ( da "Corriere della Sera" del 14-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sulla forza delle idee e sulle conquiste del laicismo — che ha vissuto il suo periodo felice tra gli anni Sessanta e Ottanta — si è soffermata la giornalista e storica Marta Boneschi: «è stato uno schieramento laico trasversale che ha cambiato la storia d'Italia: dalla legge Merlin alle conquiste del mondo del lavoro: poi le leggi sul divorzio,

Meglio l'amore di divieti e direttive ( da "EUROPA ON-LINE" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: amore di divieti e direttive ANGELO BERTANI Che la parte più viva del laicato cattolico italiano si senta un po? come ?il brutto anatroccolo? (per usare il titolo di un bel libro di Fulvio De Giorgi, ed Paoline) è fuori dubbio. Alcuni si sentono così disconosciuti da ripiegarsi sulla nostalgia e rinunciare all?

l'ultimo viaggio, un altro calvario l'ospedale di udine fa dietrofront - roberto bianchin ( da "Repubblica, La" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sta nelle radici, cattoliche di Cl quelle di Formigoni, laiche del Psi quelle di Tondo. Non a caso a favore di Englaro si sono schierati in Friuli anche altri esponenti del Pdl. Ma le radici che contano di più sono quelle carniche, quelle vigorose delle origini, la forza del «fogolàr», del focolare.

Sì al testamento biologico: <È la via d'uscita>Ma i cattolici avvertono: <La vita non si tocca> ( da "Secolo XIX, Il" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: in tempi rapidi, «superando i confini tra mondo laico e mondo cattolico, perché sono in gioco principi che oltrepassano questa divisione». In attesa della legge, si può forse procedere per decreto, se si volesse bloccare la sentenza della Cassazione? Per Francesco Cossiga in linea teorica la strada è percorribile.

Flick eletto presidentedella Corte Costituzionale ( da "Secolo XIX, Il" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Laicità, non laicismo. Laicità significa rispetto reciproco». Dia un consiglio a un giovane che volesse entrare in magistratura. «Di studiare, intanto, ma di guardare anche alla realtà. Amministrare la giustizia non è solo un problema di preparazione tecnica, di studio.

Eluana, ancora una volta decidono i giudici ora è urgente che il Parlamento vari una legge ( da "Secolo XIX, Il" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Per il centrosinistra e alcuni laici del PdL anche l'alimentazione somministrata attraverso un sondino è una terapia come le altre: si avrebbe quindi il diritto di farla cessare quando si vuole. Il Vaticano, prima fermamente contrario alla legge, adesso la vuole perché teme che il caso Emglaro costituisca un pericoloso precedente.

Eutanasia termine inaccettabile La battaglia delle parole ( da "Unita, L'" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Di certo però la chiusura della Chiesa non contribuisce ad affrontare laicamente il problema». Laicità unica risposta «In questi casi il rispetto delle leggi è essere l'unica voce cui appellarsi. Ho molto apprezzato l'intervento del professor Stefano Rodotà, quando ha elogiato la conformità alla costituzione da parte dei giudici.

Testamento biologico, è l'ora Ma la destra vuol fare da sola ( da "Unita, L'" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Alcuni di loro sono sinceri, ma la stragrande maggioranza del Pdl è laica: molti di An e Fi auspicavano l'approvazione dei Dico, magari privatamente. Però ufficialmente facevano i tutori dei valori cattolici, come il Tremonti che parla di Dio, Patria e Famiglia senza nessun pudore». E i cattolici del centrosinistra?

Lasciamo che Eluana riposi in pace ( da "Manifesto, Il" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica» che, da sola e sempre, difenderebbe la vita e quella «laica» che spregiudicatamente sarebbe disposta a facili cedimenti etici? I credenti, senza erigersi a maestri, potrebbero offrire a tutti la ricchezza della loro vita spirituale e della loro sensibilità morale per dialogare sui problemi della vita e della morte come si pongono ora e per cercare insieme le risposte delle

E il ribelle Tondo divide il fronte nel centrodestra ( da "Corriere della Sera" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: diverso è il retroterra dei due governatori: cattolico Formigoni, laico- socialista il friulano. Il silenzio, ora, è l'arma di Tondo, 52 anni, 3 figli, un albergo e due ristoranti, ovviamente nella Carnia. Perché la sua non è una posizione semplice. In tanti vorrebbero che prendesse istituzionalmente le distanze da Englaro e dalla sua scelta.

D'ALTRA PARTE NON SI PUò PARALIZZARE LA VITA DI TANTA GENTE PERCHé IN PARLAMENTO NON ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Per il centrosinistra e alcuni laici del Pdl anche l'alimentazione somministrata attraverso un sondino è una terapia come le altre: si avrebbe quindi il diritto di farla cessare quando si vuole. Il Vaticano, prima fermamente contrario alla legge, adesso la vuole perché teme che il caso Englaro costituisca un pericoloso precedente.

Il Papa: "Ci sia equilibrio tra insistenza e desistenza terapeutica" ( da "Giornale.it, Il" del 15-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: apprezzi e valorizzi la partecipazione delle donne alla sua missione di servizio alla diffusione del Vangelo". Lo ha detto il Papa ricevendo questa mattina in udienza i partecipanti alla XXIII Assemblea plenaria del Pontificio consiglio per i Laici. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Due volte sull'altare, due volte nella polvere ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico e anticorporativo, come voleva Salvati, né sotto il marchio della socialdemocrazia, ultimo ragionevole rifugio dei comunisti miglioristi». Ma, «anche noi figli del Bignami, potremmo riconoscere con facilità che gli ultimi decenni del Novecento sono stati modellati filosoficamente e praticamente dal confronto tra Rawls e Nozick,

"pressing da governo e chiesa tentano di intimorire i giudici" - vladimiro polchi ( da "Repubblica, La" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Per un giudice cattolico sentirsi dare dell´omicida è senz´altro un caso d´interferenza di una pesantezza rara. Credo che, di fronte alla accuse del cardinale Barragan, i rappresentati di uno Stato laico sarebbero dovuti intervenire». In questi giorni, nella bufera è anche la sentenza di Genova sul "processo Diaz".

austria, slovenia o centro italia tutte le carte per l'ultimo viaggio - roberto bianchin ( da "Repubblica, La" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico-socialista del Pdl capitanata dal governatore forzista Renzo Tondo, che ha promesso a Beppino il suo «appoggio personale» non potendo assicurargli quello istituzionale, dal consigliere regionale Alessandro Colautti e dall´associazione «Europolis» del senatore Ferruccio Saro, uno dei quattro che a Palazzo Madama non votò il ricorso contro la sentenza di Milano che dava il via

In politica cattolici doc ( da "Riformista, Il" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: II papa insiste In politica cattolici doc La prima volta fu l'8 settembre scorso, durante la visita in Sardegna. L'ultima, ieri mattina, in Vaticano, ricevendo l'assemblea plenaria del pontificio consiglio per i laici. Benedetto XVI ha ribadito la necessità che in politica vi siano cattolici seriamente impegnati e che «siano coerenti con la fede professata,

Babele del testamento biologico Sei progetti diversi solo nel Pd ( da "Corriere della Sera" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un profondo contrasto fra l'anima laica e quella cattolica. E nel centrodestra c'è la tentazione di votare la legge a maggioranza, con l'appoggio — appunto — di una parte di Pd e dell'Udc. In commissione Sanità, al Senato, giacciono dieci proposte, sei del Pd (una dei radicali), tre del Popolo della libertà e una della Lega.

Il Papa invita il mondo ( da "Tempo, Il" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è necessario che in politica i cattolici facciano sentire la propria voce, sempre di più e sempre meglio. E il Papa, rivolgendosi al Pontificio Consiglio per i Laici, ha invocato quindi la formazione di «una nuova generazione di cattolici impegnati nella politica, che siano coerenti con la fede professata, che abbiano rigore morale,

Berlusconi: "Deluso dalla sinistra è inconcludente, danneggia l'Italia" ( da "Giornale.it, Il" del 16-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Nella costituente nel nuovo movimento è previsto che deve essere il contenitore dei moderati, dei cattolici, dei laici riformisti che non si riconoscono nella sinistra". Interrotto da un lungo applauso Berlusconi ha quindi aggiunto "Anche la vostra presenza ha pari dignità e servirà a sostenere il governo nazionale ed affrontare insieme le sfide delle prossime elezioni".

Bresso, mano tesa ai casi come Eluana ( da "Stampa, La" del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mi trovassi al suo posto con un caso analogo e in presenza di una sentenza la applicherei in modo laico, insomma, non mi tirerei indietro». Anche il consigliere dei Moderati Mauro Laus si trova d'accordo: «Avrei forse preferito sentirmi dire queste cose dall'assessore alla Sanità Eleonora Artesio, ma in linea di principio sono d'accordo con la presidente».

Dall'opposizione solo... ( da "Giornale.it, Il" del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici, laici e riformisti. Di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra». Poi plaude al movimento guidato dal sottosegretario: «L'anno scorso Giovanardi e tutti voi siete stati i primi ad aderire all'iniziativa, prendendo le mosse dal discorso che feci a San Babila, quello del "predellino"».

Il dibattito Finanziare gli artisti fa bene alle aziende ( da "Giornale.it, Il" del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In Italia persiste invece una certa ritrosia nei confronti dei finanziamenti privati alla cultura: «Dobbiamo imparare a essere più "laici"- conclude la Cantoni-: l'idea che l'artista debba contrattare con il proprio committente è stimolante, non scandalosa. L'arte non può bastare a se stessa». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Ruini su Eluana: <Dalla Cassazione un tragico sbaglio> ( da "Corriere della Sera" del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: in coma da 16 anni per la quale è stata autorizzata — come chiesto dalla famiglia — l'interruzione dell'alimentazione con sondino. Nel dibattito politico spicca un intervento del presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che invita i cattolici a «cercare un'intesa con i laici» per rendere possibile una legge «ampiamente condivisa» sul testamento biologico.

ROMA - La prova che malore non ci sia stato arriva dallo stesso Silvio Berlusconi il quale, ... ( da "Messaggero, Il" del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: contenitore di tutti i moderati, cattolici, laici e riformisti, di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra». Se ci saranno dissidi locali? «Probabilmente qualche difficoltà ci sarà, l'ha avuta anche il Pd, tra Partito democratico e Margherita». Avverte: «Qualche coordinatore dovrebbe fare un passo indietro.

TRIESTE - Tutto sarà fatto con la massima riflessione, attenendoci a quanto decis... ( da "Messaggero, Il" del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Dice che a Beppino Englaro è sempre stato vicino, ma condanna ««gli eccessi dei toni e delle forme che stanno caratterizzando questa vicenda, che coinvolge esclusivamente la sfera privata». Il senatore è preoccupato per «il precipitare dello scontro fra laici e cattolici» ed è «profondamente convinto che trasformare questo caso in un'arma con cui battagliare politicamente,

Marino: basta ostruzionismi sul testamento biologico cicchitto rilancia: necessario il confronto tra laici e cattolici ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Marino: basta ostruzionismi sul testamento biologico Cicchitto rilancia: necessario il confronto tra laici e cattolici

L'humour di Paolo De Benedetti ha contagiato la festa annuale dell'associazione Amis... ( da "Stampa, La" del 18-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: espulsione degli ebrei dalla Spagna a opera della regina Isabella la Cattolica, dalla Catalogna dove vivevamo, siamo arrivati ad Asti. E poiché non c'era ancora la Lega, siamo stati accolti, anche se più tardi chiusi nel ghetto che si trovava nelle attuali vie Aliberti e Ottolenghi». De Benedetti ha ricordato il contributo degli ebrei piemontesi allo sviluppo della cultura locale,

Bagnasco interviene su Eluana<La vita va sempre rispettata> ( da "Secolo XIX, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dice il presidente Miano - composta da laici che vivono nel mondo. E non possiamo non interessarci a ogni problema che abbia un impatto sociale forte come questo. Non voglio commentare una sentenza, ma certo è necessaria una legge sul problema del fine-vita, per aprire un confronto e arrivare al più vasto consenso possibile».

I CATTOLICI LIBERALI FRA LA CHIESA E LO STATO ( da "Corriere della Sera" del 18-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quella dei grandi uomini politici del passato, è sempre stata laica. Dunque non capisco perché la destra dei giorni nostri sia così vicina alla Chiesa al punto che ai preti insegnanti di religione l'attuale sindaco di Milano, da ministro, ha concesso uno stipendio. Ma si può insegnare una religione?

Una scia di sangue rossa e nera ( da "Giornale.it, Il" del 18-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: formazione di orientamento cattolico e laico-socialista, fu trucidata da partigiani della Brigata Garibaldi di orientamento comunista. Fra questi due estremi temporali ma nella stessa area geografica, ossia il Triveneto, i giornalisti Giovanni Fasanella e Monica Zornetta nel saggio «Terrore a nordest» (Rizzoli, pagg.

La fiction etica e le logiche dei palinsesti tv ( da "Riformista, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La politica è televisione e una prima serata sulla cattolica Raiuno può valere non meno di sette milioni di spettatori-elettori. E allora: è stata pura coincidenza la contrapposizione Gianluca-Eluana, ossia la miniserie sul bimbo risvegliatosi dal coma contro il calvario della figlia di Beppino Englaro?

veglie, firme e digiuni: i cattolici con eluana - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: si è limitato a dire ieri il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Mentre, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, alla Radio Vaticana, pur ribadendo la condanna della sentenza adombrandovi «pericoli di eutanasia», auspica che «sulla fine vita ci sia un dialogo tra laici e cattolici, perché il muro contro muro non serve».

Il Partito dell'Alleanza ha scelto Torino ( da "Stampa, La" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Laici, cattolici di destra, in rapporto con l'Ace (Azione cristiana evangelica) dialogano con il Pdl e con l'Udc. «L'unità tra i partiti minori di matrice cattolica - è scritto nel programma -, in un serbatoio aggregativo nell'area di centro destra, e quanti dei socialisti, dei repubblicani, dei liberali e di quanti altri aderiranno alla costituzione del soggetto politico (

<Da suor Ilde nessuna richiesta di testamento biologico> ( da "Secolo XIX, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: invito ad evitare contrapposizioni laici-cattolici. È questo l'elemento di maggior novità rispetto ai precedenti interventi del presidente della Cei successivi alla decisione della Cassazione. «Spero che non ci siano dei muri contro muro». Infine Bagnasco riferisce che Suor Ildefonsa non ha fatto alcuna richiesta formale di testamento biologico.

Solo una scissione può salvare il Pd ( da "Giornale.it, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E riguarda sia i cattolici che hanno votato il Pd e lo sostengono, sia i democratici laici che hanno votato per i postcomunisti. Sono abbandonati per amore di Di Pietro sino ad accettare il fatto della fine dell'unità sindacale che sembra ormai definitiva. Non ci rallegriamo di questa malasorte né del peso che essa fa pesare alla nostra nazione.

"La giustizia non può aspettare" ( da "Foglio, Il" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: idea di riequilibrare la composizione, tra laici e togati, all?interno del Consiglio superiore. Mentre il presidente dell?Anm, Luca Palamara, ha spiegato che l?abolizione dell?obbligatorietà “sarebbe un incentivo a delinquere”, tanto che, contro l?ipotesi di una riforma l?

È STATO INVIATO ALLA CORTE EUROPEA, CON RICHIESTA DI APPLICARE LA PROCEDURA D'URGENZA, IL ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: della vita tema di dialogo e non di scontro tra laici e cattolici. L'«auspicio di un clima sereno, anche nelle aule parlamentari» e l'invito ad evitare contrapposizioni laici-cattolici costituiscono gli elementi di maggior novità rispetto ai precedenti interventi del presidente della Cei successivi alla decisione della Cassazione, e rispetto alla nota che la presidenza della Cei (

Varazze: verso gli Stati generali, quali valori nel Pdl? ( da "Giornale.it, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: umanesimo cristiano e all'umanesimo laico di tornare a camminare insieme, riscrivendo i confini di una comune etica pubblica. Una storia che, per questo, non sentiamo solo politica ma anche etica, culturale e perfino spirituale. Il nostro compito è agevolato dal fatto che per far parte della grande famiglia del «Partito popolare europeo»,

Eluana, monito di Bagnasco: <La vita è indisponibile> ( da "Riformista, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: indomani dell'invito a non creare un muro contro muro tra laici e cattolici. Tuttavia, Bagnasco ha ribadito che «la dottrina cattolica promuove il valore dell'indisponibilità della vita». L'Anm chiede aiuto all'Onu. Troppi attacchi alle decisioni dei giudici da parte delle forze politiche, a cominciare dal presidente del Consiglio.

Tremonti, il ministro di Dio ( da "Riformista, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anno accademico dell'Università Cattolica a Milano. «Un laico ratzingeriano». Così al Riformista Francesco Cossiga dice che definirebbe oggi Giulio Tremonti. «Un uomo sinceramente affascinato dal pensiero del Papa. Affascinato dal concetto di laicità positiva esposta da Benedetto XVI in Francia: la religione è una risorsa per la società,

CITTA' DEL VATICANO - E' un vero e proprio allarme quello lanciato dal cardinale Angelo Ba... ( da "Messaggero, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: non può che esigere un intervento congiunto da parte delle istituzioni, sia laiche che cattoliche, al fine di formare le coscienze dei cittadini. Col recente arrivo alla Cei del primo segretario meridionale, il vescovo siciliano Crociata, il nuovo corso appare decisamente più sensibile verso i problemi che affliggono il meridione.

Odi et amo ( da "Foglio, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e in quel pezzo descrivevo il mio imbarazzo per il fatto di dover parlare della vita, del concepito, a una riunione di medici cattolici nella diocesi dell?arcivescovo emerito di Milano, il cardinal Martini. La riunione si è regolarmente tenuta il 15 novembre, ho parafrasato e detto la mia con rispetto e senza grigiori di alcun tipo, sono stato a mia volta rispettato.

ANCHE GLI ETERO SOSTENGANO I DIRITTI DEI GAY ( da "Unita, L'" del 21-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, iscritti e non iscritti al partito - è quindi quello di sostenere la creazione del Forum GLBT anche attraverso una partecipazione attiva. Si promuove il progresso collettivo soprattutto sostenendo diritti che non ci riguardano direttamente: è un gesto democratico e a suo modo rivoluzionario nel paese delle corporazioni e del conflitto di interessi.

"in emilia la passione evangelizzatrice incontra ostacoli di eccezionale gravità" - giacomo biffi ( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: stato "laico" c´è chi ostenta insofferenza verso la Chiesa GIACOMO BIFFI Sarebbe certamente errato cullarsi nell´idea che la nostra sia una regione pacificamente e interamente cristiana; una regione, cioè, che avrebbe bisogno, più che dell´annuncio evangelico già acquisito, di una pastorale orientata unicamente a indurre nel nostro popolo una miglior consonanza del proprio comportamento

con la carovana antimafia un tuffo nella legalità - alessandro cobianchi ( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: associazionismo laico e cattolico, da ampi settori delle istituzioni e degli enti pubblici, dalla magistratura e dalle forze dell´ordine, dalle comunità religiose. Un lavoro che ha conosciuto uno straordinario momento di testimonianza in quella bella ed entusiasmante esperienza che è stata la "XIII Giornata Nazionale della Memoria e dell´

Vita e morte non sfuggono al bipolarismo ( da "EUROPA ON-LINE" del 22-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: immaginare uno scenario diverso dalle consueta polemiche tra cosiddetti cattolici e cosiddetti laici. Immaginiamo che i cattolici abbiano colto nel dibattito che accompagna in questi giorni la vicenda di Eluana Englaro e della sua famiglia l?occasione per ricordare che la morte non è la fine di tutto, che la vita è un dono e che siamo responsabili del suo valore e della sua dignità.

Sul testamento biologico oggi la Chiesa perderebbe ( da "Riformista, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Valori che anche un laico come Tremonti può apprezzare e fare propri. E, infatti, ci ha "lavorato sopra", si è andato a trovare un testo del cardinale Ratzinger del 1985 e, come ha spiegato nella prolusione alla Cattolica di Milano, l'ha fatto proprio». Perché tra i valori non negoziabili non si cita mai la pace nel mondo,

Lunedì assemblea all' Aurora contro il progetto ( da "Stampa, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Dicono i promotori: «Ci rivolgiamo non solo agli ambientalisti, ma anche ad associazioni culturali, gruppi politici, associazioni di lavoratori, di commercianti, professionisti, Soms ,gruppi e associazioni di ispirazione cattolica e laica, società sportive».

Sono stato anch'io mercoledì scorso ai funerali di Roberto Peluffo a Vado Ligure, ed ho pa... ( da "Stampa, La" del 22-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma che le grandi questioni sul senso della vita rientrino tutte nel magistero esclusivo della Chiesa cattolica e siano gestite quotidianamente nelle singole chiese diffuse per l'Italia. L'obbiettivo è perseguito con determinazione e la pretesa segna un solco di divisione nel paese. Di qui la domanda: ma i laici, che sono così tanti, come devono comportarsi?

Cosa c'è dietro i con ni? ( da "EUROPA ON-LINE" del 23-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Frontiere costituzionali e transizioni non completate, confini tra laici e cattolici alle frontiere della povertà, dalle barriere all?immigrazione agli steccati tecnologici: Arel/La Rivista i confini in Italia li legge così. Confini di bilancio pubblico e di progetto europeo, di cittadinanza ad Est e di meritocrazia, di sicurezza e di globalizzazione.

CLAIRE SIMON LE DONNE SOVRANE DEL CORPO ( da "Unita, L'" del 23-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica; di quanto sia ancora conflittuale il nostro rapporto con la sessualità e di quanto sia complicato poterne parlare all'interno della coppia e della famiglia, e di quanto quindi siano preziosi questi luoghi, dove è possibile parlare liberamente e trovare la tranquillità per poter riflettere sulla propria situazione.

Spagna, giudice contro il crocifisso: via dalla scuola pubblica ( da "Giornale.it, Il" del 23-11-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: locale per la difesa della scuola laica. Il magistrato si è basato sulla costituzione spagnola che garantisce "libertà di religione e di culto", assicurando il carattere "laico e neutrale" dello Stato sulle questioni religiose. Secondo il giudice, la presenza di simboli religiosi viola i diritti fondamentali di uguaglianza e libertà religiosa riconosciuti dalla costituzione spagnola.


Articoli

"che errore, difendiamo la libertà di comunicazione" - alessia gallione (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Milano Il sociologo Abruzzese: il manifesto è ok "Che errore, difendiamo la libertà di comunicazione" ALESSIA GALLIONE «C´è un principio che andrebbe difeso prima di tutto: la libertà di comunicazione», dice il sociologo Alberto Abruzzese, direttore dell´Istituto di Comunicazione dello Iulm. L´immagine di una donna nuda crocifissa utilizzata per denunciare le violenze femminili, può essere offensiva? «Credo che questo manifesto sostenga una posizione in modo motivato. Il termine crocifissione, d´altronde, lo usiamo anche senza pensare a Cristo e il corpo martoriato è quello della donna che subisce violenza. è probabile che possa costituire un problema per una persona religiosa, ma ci sono altre cose che possono turbare un laico, ad esempio». Quali? «L´esibizione continua del pensiero cattolico, ad esempio. Ci sono altri modi per ferire l´anima e non riguardano solo un´immagine cruda. C´è una legge che è sacrosanta: la comunicazione è comunicazione, basta che ci sia pluralismo. Una volta esisteva l´offesa al pudore, ma ormai qualsiasi immagine considerata offensiva viene largamente superata da qualsiasi cosa vediamo in televisione e che non è neppure vietata ai minori». Che cos´è offensivo, allora? «Qualcosa che sembra disturbare alcuni valori, in questo caso religiosi o di una cultura maschile. Sono meccanismi che scattano in modo conscio o inconscio e si nascondono sotto il gusto estetico. Solitamente è accettato che una cosa bella vada contro il senso comune e sia disturbante perché è protetta dal canone estetico. è quando si sorpassa questo canone che arriva l´interdizione». Il Comune che chiede di togliere un manifesto fa censura? «Il compito di un´amministrazione dovrebbe essere quello di proporsi seriamente il problema di governare, ma deve saper motivare le proprie scelte in modo più culturalmente profondo altrimenti il rischio è quello di dare giudizi censori». Una polemica simile ricorda quella che scoppiò per il manifesto di Oliviero Toscani sull´anoressia. «La comunicazione è sempre un rischio, ma se si evitano i rischi non si comunica. La genialità di Toscani sta nell´aver capito un meccanismo: è la reazione di chi si sente provocato che dà valore all´immagine. Le polemiche politiche dimostrano che la campagna dell´associazione funziona anche grazie alle resistenze che suscita». Il Comune sta affrontando il "degrado" con una serie di ordinanze. Anche le scritte sui muri offendono il senso estetico? «I graffiti sono diversi dal degrado. Sgarbi ha ragione quando dice che hanno un ruolo storico. Certo, ci sono graffiti belli e graffiti brutti, ma chi stabilisce il confine? L´effetto comunicativo di un murales è innanzitutto far capire che ci sono persone che non sentono loro il mondo che abitano. Mi preoccuperei molto di più di ragionare su questi motivi piuttosto che arrivare all´interdizione e alla punizione subito».

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"pena di morte", la maggioranza assalta i giudici - alberto custodero (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina 4 - Cronaca "Pena di morte", la maggioranza assalta i giudici Documento dei togati del Csm in difesa della Cassazione: "Ha solo applicato le norme" la polemica ALBERTO CUSTODERO ROMA - Il mondo politico si divide sul caso Eluana. La maggioranza è critica sul piano etico e attacca i magistrati. L´opposizione plaude con la deputata Maria Antonietta Coscioni («la Cassazione in sintonia con l´80% del Paese»). E, per voce della senatrice Pd Anna Finocchiaro, chiede al più presto l´approvazione in Parlamento di una legge sul testamento biologico. Mentre gli attacchi ai giudici suscitano la forte reazione del Csm che, «per la prima volta, su richiesta di tutti i togati, aprirà una pratica a tutela dell´autonomia dell´operato della Cassazione che ha solo applicato la legge», non mancano, tuttavia, spaccature all´interno dei singoli schieramenti. Nel centrosinistra i cattolici prendono le distanze dalla sentenza della Cassazione, mentre nel centrodestra alcuni laici, come Margherita Boniver, esprimono solidarietà alla famiglia Englaro. Il Governo invece critica la sentenza della Cassazione con il sottosegretario dell´Interno Alfredo Mantovano («è stata introdotta l´eutanasia»). E con quello al Welfare Eugenia Roccella («per la prima volta qualcuno muore a causa di una sentenza»). Isabella Bertolini, del Pdl, rincara la dose accusando addirittura i magistrati di aver «firmato una condanna a morte». Sulla stessa linea, ma dai centristi dell´opposizione, anche Luca Volonté, deputato Udc («il primo omicidio di Stato in nome del popolo italiano»). I pesanti attacchi alla magistratura hanno provocato l´immediata reazione del Csm, che in difesa dei giudici aprirà oggi una pratica a tutela della Cassazione. Ma dall´opposizione contrattacca Rosy Bindi, che ribalta sulla maggioranza la responsabilità della sentenza sul caso Eluana. «Chi oggi si scaglia contro la Cassazione e parla di eutanasia - tuona il vicepresidente della Camera - è il principale responsabile politico di questa situazione perché nella precedente legislatura ha impedito l´approvazione di una legge su questa materia». La sentenza della Cassazione è commentata con cautela dalla senatrice Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari Opportunità del Pd, secondo cui «il messaggio della Corte è chiaro: serve una legge sul testamento biologico». A questo proposito, però, s´è già creato un fronte cattolico bipartisan di parlamentari (fra questi, Binetti, Calgaro e Boselli del Pd, Di Virgilio, Vignali e Lupi del Pdl), per chiedere una legge che «escluda l´eutanasia attiva o passiva». Fra chi si smarca dal Pdl «per combattere una battaglia di laicità su un tema che non deve diventare oggetto di crociate ideologiche e religiose», il presidente del comitato Schengen, Margherita Boniver. La deputata del Pdl, dopo aver «reso omaggio alla battaglia d´amore e trasparenza della famiglia di Eluana che s´è battuta per dare attuazione ai desideri della loro figliola», si augura che «il Parlamento approvi un ddl che riconosca il diritto dell´autodeterminazione dell´individuo e, nel contempo, quello all´obiezione di coscienza dei medici». Anche fra la maggioranza c´è chi ora auspica una norma sul testamento biologico. La vuole Roberto Cota, capogruppo della Lega («il Carroccio ha già presentato un suo progetto»), e il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, secondo cui deve «trattarsi di una legge equilibrata, frutto di un incontro fra laici e cattolici che segni una discriminante rispetto all´eutanasia, ma anche che dia attuazione, nelle forme ragionevoli e possibili, alla esplicita dichiarazione di volontà dell´interessato». In difesa dei giudici è scesa in campo anche l´Anm. Per il presidente dell´Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, «le decisioni giudiziarie possono essere oggetto di critica anche aspra, ma non bisogna scendere al livello dell´insulto o della denigrazione».

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Il senatore del Pd Dai magistrati nessuna invasione di campo, ora subito il testamento biologico, ciascuno deve poter scegliere anche sul fine vita (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 14-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Il senatore del Pd «Dai magistrati nessuna invasione di campo, ora subito il testamento biologico, ciascuno deve poter scegliere anche sul fine vita» Senatore Ignazio Marino, questa sentenza dà il via libera all'eutanasia in Italia? «Assolutamente no, si tratta solo di accettare la fine naturale della vita. L'eutanasia è una iniezione di veleno per fermare il cuore, in questo caso si tratta di interrompere una terapia, come avviene nel caso di un malato di tumore che rifiuta la chemioterapia. Non condivido l'accusa alla magistratura di fare invasioni di campo: sono costretti a occuparsi di questi temi perché da 4 legislature il Parlamento non riesce a scrivere una legge. Eppure, secondo uno studio Eurispes del 2007 l'87% degli italiani vuole una legge». Dopo questa sentenza sarà più facile o più difficile fare una legge sul testamento biologico in Parlamento? «Se le posizioni del centrodestra saranno quelle del ministro Sacconi sarà più facile. Se invece, a destra ma anche da noi, prevarrà chi cerca il conflitto e usa espressioni violente sarà più difficile». Questa sentenza influirà anche su casi come quello di Piergiorgio Welby? «No, si tratta di situazioni differenti. Nel caso di Welby sono state rispettate le leggi italiane, a partire dalla Costituzione che non prevede un dovere del paziente a sottoporsi alle terapie. Chi può esprimere il suo consenso alle terapie è già garantito, il problema, e per questo serve una legge, è per chi non lo può esprimere, come nel caso di Eluana». L'agonia di due settimane prevista per Eluana lacera le coscienze. «Eluana è in uno stato di tale alterazione della coscienza che non proverà dolore, fame o sete». Qual è la sua opinione sul testamento biologico? «Il punto su cui ci si divide è chiaro: si intende o meno riconoscere all'individuo il diritto alla scelta anche sulla fine della vita oppure si ritiene che questa libertà non spetti al singolo? Io vorrei una legge che consente alle persone di esprimersi su questo: chi pensa che non vorrebbe vivere in uno stato in cui vi è la ragionevole certezza di non recuperare l'integrità intellettiva deve poter comunicare questa sua volontà. Negli Usa sono i parenti e gli amici dell'ammalato a prendere questa decisione insieme ai medici. In Italia è più opportuna una comunicazione esplicita da parte dell'interessato. Nel caso in cui non ci sia una comunicazione, allora le terapie proseguiranno». Come mai nel Pd ci sono così tante proposte sul testamento biologico, ad esempio la sua e quella del prof. Veronesi, entrambi laici? «Nel partito ci sono posizioni diverse. La mia proposta e quella di Veronesi sono analoghe, tanto che lui ha formato anche la mia, sottoscritta da 101 senatori, laici e cattolici, anche del centrodestra». A.C.

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Formigoni: è pena di morte. Bindi chiede invece una legge (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 14-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Formigoni: è pena di morte. Bindi chiede invece una legge le reazioni dei politici Il fronte del no dei cattolici attraversa gli schieramenti, ma per il ministro Sacconi e per l'opposizione occorre il testamento biologico 14/11/2008 Roma. Sospendere l'alimentazione e l'idratazione «significa ammazzare una persona, ucciderla»: il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la Salute vaticano, ribadisce la posizione dopo la sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro. «La Chiesa dice che l'alimentazione e l'idratazione a una persona in stato vegetativo non si devono sospendere salvo nel caso in cui siano assolutamente inutili». Siamo in presenza di eutanasia? «Sono stato chiaro. Sospendere alimentazione e idratazione significa ammazzare una persona, è peccato contro il quinto comandamento». «La Corte di Cassazione introduce in Italia la condanna a morte. Da oggi la vita umana non è più adeguatamente tutelata nella patria del diritto. Si tratta di una sentenza inaccettabile», dice il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. La sentenza spacca in due il mondo politico e se la richiesta di arrivare a una legge è condivisa, le motivazioni sottostanti e, soprattutto, le reazioni a caldo alla decisione della Suprema Corte testimoniano una profonda frattura. Nel Pdl e nell'ala cattolica del Pd, chi si scaglia contro il pronunciamento dei giudici, parla senza giri di parole di «omicidio» o «eutanasia»: tra loro Francesco Cossiga, il ministro Mara Carfagna e il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano. «È una delle pagine più tristi della nostra Storia. Eluana è condannata a una morte terribile»: questa insomma la posizione di un gruppo bipartisan di parlamentari, che comprende anche esponenti cattolici del Pd come Paola Binetti, Luigi Bobba, Marco Calgaro, Donato Mosella accanto a esponenti della Lega (Molteni e Polledri), del Pdl (Bocciardo, Di Virgilio, Farina, Lupi, Pagano, Saltamartini, Vignali), dell'Udc (Capitanio, Santolini e Volontè). Al contrario i laici del Pd plaudono alla decisione della Cassazione e chiedono un testo normativo che tuteli l'autodeterminazione dei singoli attraverso il testamento biologico. Per la vice presidente diessina della Camera Rosi Bindi, «chi oggi parla di eutanasia è il principale responsabile politico di questa situazione perché nella precedente legislatura ha impedito l'approvazione di una legge su questa materia». Non demonizza invece la sentenza il ministro del Welfare Maurizio Sacconi secondo cui dimostra che serve una legge «leggera, dedicata alla regolazione della fine del ciclo vitale, rispettosa dei diritti della persona e della famiglia, come dei medici». «Una legge sul testamento biologico in altri paesi esiste da trent'anni. E' veramente urgente farla nel nostro Paese», afferma Ignazio Marino, chirurgo e capogruppo del Pd alla Commissione Igiene e Sanità del Senato, «Sospendere le terapie a chi si trova in stato vegetativo persistente non è un omicidio ma prendere atto del fatto che non c'è più nulla da fare», conclude Ignazio Marino. «I giudici non fanno che ribadire, di fatto, la necessità che si trovi al più presto una soluzione per garantire il diritto all'autodeterminazione del paziente», dichiara la presidente del gruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro. Il fronte del no è largo e intransigente. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare con delega ai temi bioetici sostiene che «Eluana è la prima cittadina italiana che morirà per sentenza della magistratura» . Per il il vicepresidente vicario dei senatori PdL Gaetano Quagliariello: «Ponzio Pilato non abita solo alla Consulta, ma anche alla Corte di Cassazione». 14/11/2008

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Laici o no? Divisi Galli e Teodori (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 14-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-11-14 num: - pag: 49 categoria: REDAZIONALE Il tema Il dibattito sulla attualità della «terza forza» al «Corriere» Laici o no? Divisi Galli e Teodori L aico? No grazie. Così Ernesto Galli della Loggia ha infiammato il dibattito di ieri sera alla Sala Buzzati del Corriere. L'occasione era la presentazione del volume di Massimo Teodori Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista, uscito per Marsilio (pp. 362, e 19,50). «Sono un non credente — ha sostenuto lo storico ed editorialista — Non ho il dono della fede in Dio, ma non credo neppure nei laici». Teodori, già parlamentare radicale e ordinario di Storia e istituzioni degli Stati Uniti, ha ribadito di aver scritto «la storia delle forze politiche e dei gruppi culturali che in Italia si sono contrapposti all'integralismo e al fondamentalismo clericale ». In Italia secondo Teodori è prevalsa una lettura "binaria": fascisti da una parte e antifascisti dall'altra, e dopo il '48 comunisti e anticomunisti. «Mancano colpevolmente, invece, la storia e la storiografia di una posizione laica, nel senso di liberale e antitotalitaria». Immediata la risposta di Galli della Loggia. L'accusa a Teodori è di aver fatto una «galleria di santini» che non fa luce sulle rivalità che percorsero quel mondo frastagliato e frammentario. «I laici sono un escamotage tutto italiano per dire democratici, repubblicani, liberali». E chiamato dallo stesso Teodori a dare un voto sul suo lavoro, Galli della Loggia se l'è cavata con un diplomatico: «Più che sufficiente. Dice cose interessanti». A parte la querelle che ha scaldato gli animi rimandando forse a un futuro nuovo incontro- scontro, altri ospiti sollecitati dal giornalista Dario Fertilio hanno portato il loro contributo alla riflessione sul tema della «terza forza». Sulla forza delle idee e sulle conquiste del laicismo — che ha vissuto il suo periodo felice tra gli anni Sessanta e Ottanta — si è soffermata la giornalista e storica Marta Boneschi: «è stato uno schieramento laico trasversale che ha cambiato la storia d'Italia: dalla legge Merlin alle conquiste del mondo del lavoro: poi le leggi sul divorzio, sull'aborto, il diritto di famiglia e il nuovo concordato ». Sulla stessa lunghezza d'onda Gad Lerner: auspicando che il testo di Teodori — che si ferma agli anni Sessanta — venga adottato dalle università, ha paragonato il laicismo al «lievito» della società italiana, «un'entità diffusa che poteva andare dalla destra liberale alla sinistra extraparlamentare, ma che si esprimeva anche attraverso riviste, come "Il mondo", e campagne d'opinione ». Mario Cervi, infine, ha condiviso con Teodori l'idea che dopo le battaglie del passato si registri l'«asfissia di un certo tipo di cultura». Una parabola crepuscolare che allunga le sue ombre anche sul presente. Severino Colombo

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Meglio l'amore di divieti e direttive (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 15-11-2008)

Argomenti: Laicita'

CATTO Meglio l?amore di divieti e direttive ANGELO BERTANI Che la parte più viva del laicato cattolico italiano si senta un po? come ?il brutto anatroccolo? (per usare il titolo di un bel libro di Fulvio De Giorgi, ed Paoline) è fuori dubbio. Alcuni si sentono così disconosciuti da ripiegarsi sulla nostalgia e rinunciare all?impegno. Altri resistono e rivendicano il diritto-dovere di crescere e diventare quel cigno (o quella colomba di pace e di fraternità) che il Concilio aveva profetizzato per loro. Così si stanno moltiplicando gruppi, piccole associazioni, reti, siti e blog, convegni con lo scopo di scambiarsi le proprie esperienze ecclesiali, delusioni e speranze. Aggiornamenti sociali (di novembre) intitola l?editoriale del direttore padre Sorge ?Per una Chiesa audace? che cita il cardinale Martini: «Se vogliamo proteggere la famiglia e promuovere la fedeltà coniugale dobbiamo rivedere il nostro modo di pensare. Illusioni e divieti non portano a nulla». E ricorda anche una parola di Benedetto XVI nella Deus caritas est: «Il cristiano sa quando è tempo di parlare e quando è giusto tacere di lui e lasciar parlare soltanto l?amore. Egli sa che Dio è amore e si rende presente proprio nei momenti in cui nient?altro viene fatto fuorché amare». In realtà qualche volta (e soprattutto su certi temi) sembra che alcuni cristiani ecclesiastici giudicano necessario dare molti divieti e direttive; mentre altri cristiani, laici ma non solo, credono meglio lasciar parlare l?amore. E ritorna il tema della laicità, sul quale la stessa rivista dei gesuiti di Milano apre un forum ospitando, come primo intervento, uno studio di Armido Rizzi su ?Esperienza morale e laicità?. Anche il mensile dei padri dehoniani di Bologna, Evangelizzare a novembre dedica il Dossier alla laicità con interventi di Enzo Bianchi, Daniele Rocchetti, Filippo Pizzolato, Enzo Biemmi? Rocchetti intervista anche il giornalista Damilano, autore del libro Il partito di Dio. La nuova galassia dei cattolici italiani che spiega come l?interventismo politico dell?episcopato sta provocando un indebolimento non solo del laicato, ma della presenza viva della Chiesa nella società. E cita: «Per un prete quale tragedia più grossa di questa potrà mai venire? Esser liberi, avere in mano sacramenti, camera, senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola e con tutta questa dovizia di mezzi divini ed umani raccogliere il bel frutto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti. Aver la chiesa vuota, vedersela vuotare ogni giorno di più?». E ancora: «Il mondo cattolico è un mondo serio, ha tutto da perdere nella spettacolarizzazione di massa». Parole di pericolosi eretici? Ma no: la prima è di don Milani, la seconda è di De Rita.

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l'ultimo viaggio, un altro calvario l'ospedale di udine fa dietrofront - roberto bianchin (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina 3 - Cronaca L´ultimo viaggio, un altro calvario l´ospedale di Udine fa dietrofront Stop dei vertici. La donna potrebbe essere costretta a morire in esilio Al Santa Maria della Misericordia era tutto pronto per accogliere la donna in coma Ma il direttore sanitario ha bloccato i medici Pesa anche il no della Curia ROBERTO BIANCHIN DAL NOSTRO INVIATO UDINE - Dalle finestre, oltre gli alberi, si vede la prima neve caduta sulla cima dei monti laggiù in fondo, dove comincia quella terra aspra e forte dove è nato papà. Nei giorni scorsi ci ha portato la moglie, che è malata. Nei prossimi, ci porterà la figlia. Ha scelto questo posto che profuma di legna e di boschi, la famiglia di Eluana. Per farle chiudere gli occhi nei luoghi delle antiche radici. Una stanza grande, luminosa, le pareti candide, le tende aperte sul verde del parco, quasi più casa di campagna che ospedale, in un padiglione che ospita un reparto di «cure palliative». è un ospedale storico quello di Santa Maria della Misericordia, che ha oltre 700 anni di vita e venne fondato dalla "Confraternita dei Battuti" per il soccorso dei poveri infermi. Occupato dagli austriaci nella prima guerra mondiale, bombardato nella seconda, rifatto negli anni Settanta e ampliato di recente, ha 900 stanze, tutte singole e doppie, ed è una struttura ospedaliera moderna, collegata all´università, «in linea con i più elevati standard europei e internazionali». I parenti di Eluana vorrebbero portarla qui. Possono contare sull´aiuto del governatore del Friuli-Venezia Giulia Renzo Tondo, che conosce la famiglia Englaro, e ha promesso il suo «appoggio personale». Ha infatti spiegato a Beppino Englaro che non può fornire quello istituzionale: la Regione non metterà a disposizione strutture pubbliche. I familiari di Eluana hanno parlato con alcuni medici. Non hanno avuto obiezioni. La stanza in poco tempo può essere pronta, Eluana tra qualche giorno può arrivare. Ma anche il suo ultimo viaggio rischia di trasformarsi in un nuovo calvario. Di andare, addirittura, a spegnersi in esilio. Perché c´è stato uno stop improvviso. Il direttore dell´ospedale ha convocato ieri tutti i medici, e ha spiegato, con toni fermi, che non possono essere loro a decidere. Perché se è vero che non serve avvisare la direzione per un ricovero normale, in questo caso «che è molto particolare», dal momento che «non si tratta di dare la vita ma la morte», dev´essere la direzione a decidere. E l´ospedale, come ha spiegato il direttore all´assessore regionale che segue la vicenda, ha molti dubbi. Perché la sentenza della Cassazione indica una «struttura protetta» per chiudere la vita, e non un ospedale pubblico, che non sarebbe la soluzione più adatta. Il direttore generale dell´ospedale, Carlo Favaretti, glissa: «La direzione non è stata contattata dalla famiglia». Pesa, sulla frenata dell´ospedale, il no della Curia. A seguito degli anatemi lanciati dal Vaticano, raccontano che l´arcivescovo di Udine, monsignor Pietro Brollo, abbia alzato il telefono e chiamato prima i vertici della Regione e poi quelli dell´azienda sanitaria. «La Curia ha fatto chiaramente capire di non gradire un intervento attivo della Regione nella vicenda», spiegano negli uffici della giunta. L´arcivescovo ha lanciato un appello affinché «Dio illumini le coscienze» di chi affronta il caso, e «il rispetto della vita umana si affermi ad ogni livello». A ruota si sono mossi i medici cattolici. Quelli che non vogliono staccare la spina. Come il neurologo Gian Luigi Gigli, che lavora nello stesso ospedale dove Eluana dovrebbe chiudere i suoi giorni, e che è stato tra i firmatari dell´appello alla Procura generale di Milano contro il primo via libera. Ora il medico ha scritto in una lettera al governatore Tondo che se Eluana «verrà fatta morire in Friuli», lui e gli amici del gruppo «Liberidea» che lo avevano votato, non lo voteranno più. «Mi auguro che il mio ospedale abbia misericordia della vita di Eluana», scrive. Il governatore adesso sceglie il profilo basso: «Rispetto la sentenza della Cassazione così come rispetto il dolore della famiglia». Ma pochi giorni fa è stato lui a presentare a Udine il libro di Beppino Englaro. «Sto con lui senza condizioni, senza se e senza ma - ha detto - e condivido appieno la sua battaglia di civiltà e di libertà. Ma soprattutto credo che il Friuli debba essere fiero di questo suo figlio per come conduce questa sua lotta. Con dignità, sobrietà e discrezione, riservato e pacato, saldo nei suoi principi e pronto a difendere i valori della sua famiglia». Parole molto diverse da quelle di un altro governatore, il lombardo Roberto Formigoni. Eppure sono tutti e due dello stesso partito, Forza Italia. La differenza, anche qui, sta nelle radici, cattoliche di Cl quelle di Formigoni, laiche del Psi quelle di Tondo. Non a caso a favore di Englaro si sono schierati in Friuli anche altri esponenti del Pdl. Ma le radici che contano di più sono quelle carniche, quelle vigorose delle origini, la forza del «fogolàr», del focolare. Tondo ed Englaro vengono ambedue dalla Carnia, il cuore più profondo, più roccioso, del Friuli. Tondo è di Tolmezzo, Englaro di Paluzza, poco più su, dove vive ancora uno zio di Eluana, Ermanno. Che continuerà a cercare un posto, se Udine dirà di no. A Tolmezzo, a Paluzza, a Gemona, a Cividale, a San Daniele. Forse anche oltre confine, in Slovenia. O a Villach, in Austria.

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Sì al testamento biologico: <È la via d'uscita>Ma i cattolici avvertono: <La vita non si tocca> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-11-2008)

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Sì al testamento biologico: «È la via d'uscita»Ma i cattolici avvertono: «La vita non si tocca» il dibattito politico Nel Pd riemergono divergenze sul testo: i "Teodem" non accettano compromessi. L'oncologo Veronesi: «Fare presto» 15/11/2008 Roma. Testamento biologico. È lo strumento ai quali ora il mondo politico si aggrappa perché non si ripetano più altri casi Englaro. Ma il percorso verso la legge che dovrebbe istituirlo appare impervio, a causa della grande frammentazione di opinioni all'interno del Parlamento dove per altro sono già stati depositati alcuni disegni di legge sia del Pdl sia del Pd. Ma proprio nel centrosinistra non appena si è tornato a parlare di testamento biologico sono riemerse divergenze. I cosiddetti "Teodem" (Paola Binetti, Luigi Bobba e Marco Calgaro) in una nota congiunta, hanno fatto presente che nel "comitato ristretto" istituito dal Pd proprio per affrontare il delicato tema, «sono rappresentate democraticamente tutte le diverse posizioni» all'interno del partito, quindi «nessuno può considerarsi come il portavoce ufficiale del Pd sul tema delle cure di fine vita». È la risposta polemica al senatore Ignazio Marino che l'altra sera aveva presentato a "Porta a Porta" il proprio testo. «Oltre al suo esistono altri ddl, tra cui il nostro, che propone un punto di vista diverso rispetto a quello del collega. Per noi la vita è un bene indisponibile, come sostiene anche la Costituzione» sottolineano Binetti, Bobba e Calgaro. Che rimarcano, inoltre, come il "no" all'eutanasia non può essere solo affermato in via di principio, occorre che la futura legge in tutti i suoi passaggi non lasci adito a indebite interpretazioni e applicazioni». Posizione, questa, apparentemente più vicina a quella del Pdl, per il quale le sentenze della Corte di Cassazione «impongono l'approvazione di una legge equilibrata sul testamento biologico», sostiene Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera. «Per capirci - aggiunge - bisogna evitare due rischi: quello di dar via libera surrettiziamente all'eutanasia e quello di vanificare di fatto quella che deve essere una inequivocabile pronuncia, realizzata con precisa modalità e inequivocabili indicazioni, della persona interessata». L'auspicio di Gaetano Quagliarello, vicecapogruppo del Pdl al Senato, è che ora si legiferi, in tempi rapidi, «superando i confini tra mondo laico e mondo cattolico, perché sono in gioco principi che oltrepassano questa divisione». In attesa della legge, si può forse procedere per decreto, se si volesse bloccare la sentenza della Cassazione? Per Francesco Cossiga in linea teorica la strada è percorribile. Si potrebbe «stabilire per decreto-legge, ad esempio, che senza il consenso attuale e immediato, chiaramente espresso, accertato e verbalizzato dal medico curante o da un notaio, non si può sospendere ad un paziente alcuna cura che serva a tenerlo in vita o l'alimentazione». Ma poi bisognerebbe fare i conti con la politica: «In Parlamento - afferma Cossiga - non vi sarebbe, a scrutinio segreto, una maggioranza che voterebbe per la conversione in legge di un tale decreto, perché nelle due Camere i cattolici ed i "laici per i valori" che sarebbero disposti a votare a favore sono una manciata». E comunque «il Colle, da sempre schierato senza condizioni e perplessità, con la magistratura e con il Consiglio superiore della magistratura, non emanerebbe mai un siffatto decreto-legge» conclude. Insomma, è consigliabile il tradizionale percorso legislativo. «Il testamento biologico sarebbe la soluzione a tutti i futuri casi simili a Eluana Englaro - è convinto il professor Umberto Veronesi - Tutti i Paesi del mondo lo hanno già applicato. Ma in Italia ci sono molte proposte in Parlamento misteriosamente ferme da anni». Eppure «il testamento biologico è esattamente l'opposto dell'eutanasia» ha sottolineato l'oncologo, aggiungendo che «è necessaria una nuova legge sul consenso informato che dia diritto a ogni cittadino di accettare o rifiutare anche cure di sostegno, non solo cure terapeutiche. Dobbiamo cautelarci per il momento possibile in cui a causa di un incidente o di un trauma non potremo più esprimere la nostra volontà». B.L. 15/11/2008

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Flick eletto presidentedella Corte Costituzionale (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Flick eletto presidentedella Corte Costituzionale Genovese d'adozione, resterà in carica solo per tre mesi «La Consulta avrà un solo padrone: la Carta fondante della Repubblica» Genova. «La Corte Costituzionale ha un solo padrone: la Costituzione della Repubblica». Giovanni Maria Flick, 68 anni, eletto ieri presidente della Consulta, con 12 voti e tre schede bianche, ha esordito nella massima carica ricevendo consenso e apprezzamento totalmente bipartisan. Reso omaggio a Ciampi, che lo nominò nel 2000 alla suprema magistratura, chiamandolo a succedere «a un maestro come Giuliano Vassalli», Flick ha spiegato perché ha accettato la carica, pur avendo davanti a sé appena 96 giorni. «L'elezione del giudice anziano, quale che sia il tempo residuo del mandato, è prassi largamente prevalente rispetto alla regola del triennio, posta dai padri costituenti, sia pure senza derogare al termine di scadenza dell'ufficio di giudice. Non ho mai nascosto di considerare saggia quella regola. Essa tuttavia per essere attuata richiederebbe una riflessione anche da parte del legislatore, sulla durata minima della carica e delle funzioni presidenziali». Come primo atto, Flick ha nominato vicepresidente Francesco Amirante, il giudice più anziano dopo di lui. Il suo mandato scadrà il 18 febbraio 2009, insieme col mandato di giudice costituzionale. Magistrato dal '64 al '75, avvocato dal '76 al '96, Flick è stato ministro della giustizia nel primo governo Prodi (1996-1998). Docente di diritto e procedura penale nelle università di Messina, Perugia e alla Luiss di Roma, è giudice costituzionale dal 14 febbraio 2000. Il 17 novembre 2005 è diventato vicepresidente della Corte, confermato nella carica l'11 luglio 2006. Ha rappresentato il governo italiano alla Convenzione per la redazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Cresciuto in una famiglia di tradizioni cattoliche - il padre era di origine tedesca - quinto di sette figli (il fratello Waldemaro, avvocato, esercita a Genova), ha frequentato la scuola dei Padri Gesuiti di Torino e si è laureato nel 1962 all'Università Cattolica di Milano. È nato a Ciriè (Torino), ma è genovese di adozione. Prima di essere ricevuto dal capo dello Stato e dal presidente della Camera, ha risposto alle domande del Secolo XIX. Presidente Flick, la larga maggioranza che l'ha eletto è un buon segnale per le Istituzioni? «Sono grato ai colleghi che mi hanno votato. Immaginerà facilmente a chi appartiene una delle tre schede bianche. Sono molto lieto di aver raccolto il consenso della grande maggioranza dei giudici costituzionali. È la dimostrazione, una volta di più, della collegialità della Corte. Fermo restando che anche chi si è astenuto partecipa della sua collegialità e della coesione. La collegialità ha consentito alla Corte di vegliare, da mezzo secolo, al di là delle contingenze e talvolta dei rivolgimenti politici, sui diritti fondamentali, contribuendo alla loro attuazione e al loro sviluppo nel rispetto della lettera e delle scelte discrezionali del legislatore, quando non siano in contrasto con la Carta fondamentale». Il presidente Napoletano ha dichiarato: "La Costituzione italiana rappresenta, nella sua comprovata validità, un patrimonio comune". La Costituzione Italiana va aggiornata? «Nella dichiarazione che ho reso si trova un riferimento molto chiaro e molto forte alla perenne validità e attualità della Costituzione. Basti pensare ai principi in materia di economia: la tutela del risparmio, i limiti all'iniziativa economica in nome della dignità, dell'utilità sociale e della solidarietà. Si pensi quanto sono attuali principi di questo genere in un momento di crisi economica e finanziaria pesantissima». Ha parlato di "dialogo e confronto come il sale della democrazia" e di rispetto delle rispettive prerogative tra gli organi dello Stato. Era un appello? «Diciamo che il riferimento testimonia la rilevanza che il presidente della Corte Costituzionale attribuisce al dialogo e al rispetto reciproco». Quali parole userebbe se dovesse spiegare i compiti della Corte alla famosa casalinga di Voghera? «Lo spiegherei come farei con i miei nipoti piccoli. La Corte Costituzionale garantisce la libertà di tutti i cittadini». Come intende porsi, da cattolico, rispetto alla dialettica spesso brusca fra la Chiesa e lo Stato italiano? Vedi il caso Englaro. «Uno dei principi fondamentali della Costituzione è la laicità del nostro sistema. Laicità, non laicismo. Laicità significa rispetto reciproco». Dia un consiglio a un giovane che volesse entrare in magistratura. «Di studiare, intanto, ma di guardare anche alla realtà. Amministrare la giustizia non è solo un problema di preparazione tecnica, di studio. Gli suggerirei anche di avere un po' di umiltà. E infine, da ex magistrato, gli farei gli auguri». Flick sarà a Genova lunedì 24 novembre per partecipare a una Conferenza dal titolo: "Giustizia e Misericordia", organizzata dalla Scuola dei gesuiti, alla presenza del cardinale Angelo Bagnasco. Renzo Parodi parodi@ilsecoloxix.it 15/11/2008 ' 15/11/2008 un impegnosolenneDifenderemo la libertà di tutti. Auspico dialogo e rispetto fra le cariche dello Stato Giovanni Maria Flickpresidente Corte Costituzionale 15/11/2008

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Eluana, ancora una volta decidono i giudici ora è urgente che il Parlamento vari una legge (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Eluana, ancora una volta decidono i giudici ora è urgente che il Parlamento vari una legge bruno vespa Come è già accaduto in altri campi, nel caso di Eluana Englaro la magistratura è intervenuta per supplire a una carenza legislativa. Quando il Parlamento ha tentato di riappropriarsi della titolarità della decisione, la Corte costituzionale gli ha dato torto mettendo la Cassazione in condizione di stilare la controversa sentenza. Le supplenze in danno del legislatore - unico titolato a rappresentare davvero la volontà popolare - sono sempre sgradevoli. Figuriamoci su temi esplosivi come quello sul diritto a stabilire le circostanze in cui si può chiudere la vita di una persona. D'altra parte non si può paralizzare la vita di tanta gente perché in Parlamento non c'è accordo sul da farsi. La sentenza delle sezioni unite della Cassazione costituisce in ogni caso un ottimo stimolo a provvedere in fretta. In Italia ci sono alcune migliaia di persone nelle condizioni di Eluana (da 2500 a 4000 secondo le fonti). Anche se è difficile trovare casi fotocopia, è assai improbabile che un giudice smentisca un indirizzo così autorevole. Come sempre accade nella nostra magistratura, inoltre, c'è sempre un magistrato primo della classe. Si prenda un caso capitato a Modena: un uomo di cinquant'anni in perfetta salute è andato prima dall'avvocato, poi dal notaio e infine dal giudice tutelare per vedersi riconosciuto il diritto di far chiudere la sua vita dalla moglie nel caso cadesse in coma. La signora è stata nominata amministratore di sostegno e il futuro, eventuale paziente ha elencato minuziosamente le condizioni per una sostanziale eutanasia. Garantendosi, peraltro, il diritto di cambiare idea. È il primo testamento biologico italiano ottenuto con una pronuncia del giudice. Nella selva di proposte che da legislature si inseguono in Parlamento, la differenza tra i due filoni principali è proprio il caso Englaro. Per il centrodestra e alcuni cattolici del Pd il testamento biologico può autorizzare il distacco delle macchine e la cessazione di ogni cura, ma non la sospensione del trattamento alimentare che viene considerato naturale e non terapeutico. Per il centrosinistra e alcuni laici del PdL anche l'alimentazione somministrata attraverso un sondino è una terapia come le altre: si avrebbe quindi il diritto di farla cessare quando si vuole. Il Vaticano, prima fermamente contrario alla legge, adesso la vuole perché teme che il caso Emglaro costituisca un pericoloso precedente. I radicali, prima fermamente favorevoli alla legge, adesso non la vogliono perché in Parlamento c'è una maggioranza contraria alle loro tesi, mentre senza intervento parlamentare i magistrati potranno concedere quel che il legislatore proibirebbe. Un bel pasticcio, insomma. Si aggiunga che uno dei punti più delicati è costituito dai termini e dalla validità del consenso. Nel momento in cui si metterà nero su bianco, è difficile che passi una norma come quella che porterà alla tomba Eluana. E cioè un consenso non documentale e raccolto attraverso testimonianze indirette. Altro tema angoscioso è se conti la irreversibilità del coma. Poiché ci sono casi certificati di risveglio dopo oltre dieci anni, basta la volontà pregressa del paziente per chiudere comunque l'angosciosa questione? Per alcuni - come il senatore del Pd Ignazio Marino - le possibilità di risveglio sono ininfluenti rispetto alla volontà del malato. Per altri - come sei senatori del Pd che ieri sera si sono dissociati da lui - probabilmente contano molto in nome della indisponibilità della vita. Comunque vada, la legge è urgente. Meglio una battaglia in Parlamento che la guerriglia nelle aule di giustizia. Bruno Vespa, giornalista e scrittore, dirige e conduce "Porta a porta" su RaiUno. 15/11/2008 Si confrontano due schieramenti trasversali sulla definizione del trattamento alimentare 15/11/2008

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Eutanasia termine inaccettabile La battaglia delle parole (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 15-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Eutanasia termine inaccettabile La battaglia delle parole Un problema dire eutanasia «Purtroppo eutanasia è un termine molto avversato In Italia, non soltanto da certe componenti cattoliche. Secondo alcuni è inaccettabile associare la parola morte ad un'altra di segno positivo: per questo se ne cercano altre di segno negativo da sostituire ad eutanasia, come omicidio o pena di morte. Parole che suonano fuori luogo. La verità è che a volte si tende a considerare la morte come un momento supremo, eroico, un momento che non può giungere semplicente staccando una spina». Una battaglia di parole «In Italia è in corso una battaglia lessicale in nome di una contrapposizione esasperata quanto voluta; si tratta di un atteggiamento che ha introdotto termini inappropriati e generato slittamenti di significato. Coloro che si oppongono all'eutanasia hanno adottato un linguaggio a tratti estremo, ma anche chi la sostiene ha fatto sfoggio di una retorica non pienamente corretta». E i contenuti «Favorevoli e contrari all'eutanasia sembrano aver spostato la questione su un piano che esclude i contenuti, in luogo di posizioni che annullano il confronto. È il rischio di una visione ideologica a priori che non sente ragioni: le due parti usano male le parole per piegarle alla dialettica dello scontro e sfidarsi ad un livello nominale, facendo sì che i termini adottati risultino reciprocamente inaccettabili. È la paura del nominalismo, del dare alle cose un proprio nome. Da questo punto di vista chi si è finora esposto sulla questione eutanasia ha mostrato il più delle volte un approccio da azzeccagarbugli di manzoniana memoria. Scordandosi che solo giudici e leggi dovrebbero avere la priorità in materia». Le responsabilità «In Italia la politica fatica a distaccarsi da posizioni nette. Spesso si cerca una collocazione che si ponga all'estremo opposto rispetto alla parte avversa. È quindi errato ritenere la Chiesa unica matrice delle convizioni anti-eutanasia; paesi come la cattolicissima Spagna, dove si parla addirittura di suicidio assistito sono là a dimostrarlo. Di certo però la chiusura della Chiesa non contribuisce ad affrontare laicamente il problema». Laicità unica risposta «In questi casi il rispetto delle leggi è essere l'unica voce cui appellarsi. Ho molto apprezzato l'intervento del professor Stefano Rodotà, quando ha elogiato la conformità alla costituzione da parte dei giudici. Dove non arrivano il rispetto e la comprensione delle opinioni altrui è la laicità a dover prevalere; le leggi, in quanto degli uomini, sono laiche e non possono esser messe in discussione». SAVERIO VERINI Lessico

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Testamento biologico, è l'ora Ma la destra vuol fare da sola (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 15-11-2008)

Argomenti: Laicita'

«Testamento biologico, è l'ora Ma la destra vuol fare da sola» Onorevole Bindi, ci troviamo a discutere di due sentenze molto importanti, quella su Eluana e quella sul G8 di Genova. Poi c'è il caso Vigilanza Rai, il movimento degli studenti. Partiamo dal G8. «Sono tutte questioni che ci interrogano sulla nostra democrazia. Mi auguro che la sentenza di Genova, che assolve i vertici delle forze di polizia, non autorizzi nessuno a pensare che vicende del genere si possano ripetere semplicemente mettendosi una maschera. Certo, quella sentenza chiude una pagina. Speriamo che non ne apra un'altra in un momento così delicato. Abbiamo visto cosa è successo a piazza Navona qualche settimana fa. Non voglio riaprire la discussione sui suggerimenti dati (da Cossiga, ndr) sugli infiltrati nelle manifestazioni. È un momento molto delicato: una democrazia che sospende le garanzie e vede usare la violenza da parte delle istituzioni è una democrazia che ha bisogno di essere accompagnata, che richiede grande vigilanza. Segnalo un altro episodio, la rimozione del prefetto di Roma Mosca che aveva fatto il suo mestiere, ha fatto quello che deve fare un funzionario dello Stato rispetto alla politica». Veniamo alla sentenza della Cassazione su Eluana. «Credo che la Cassazione e la Corte Costituzionale, che ha respinto un conflitto di attribuzione sollevato dal Parlamento in modo improprio, non potessero pronunciarsi diversamente. Sul merito c'è molto da riflettere, la politica deve assolutamente colmare questa clamorosa e colpevole assenza nel nostro ordinamento. Sono scandalizzata nei confronti di chi parla di condanna a morte o di eutanasia di stato, si erige a difensore del valore della vita e nella scorsa legislatura si è opposto in modo strumentale all'adozione di una norma che facesse chiarezza, che desse ai medici, ai giudici e ai familiari dei punti di riferimento certi. Nel merito resta un interrogativo: l'alimentazione di una persona, la cura quotidiana di un corpo, pur in uno stato di non possibile miglioramento delle condizioni cliniche, è accanimento terapeutico? Per me no. Sono consapevole della complessità della materia, per questo auspico un clima di dialogo vero che non c'è stato mai su questi temi, dopo gli anni 70. Basta pensare alla legge 40, e alle barricate contro il nostro disegno di legge sulle convivenze. Auspico che il Parlamento non legiferi più su questi temi a colpi di maggioranza, che ogni sensibilità etica venga ascoltata, ma temo che si verifichi una seconda edizione della legge 40, quando la maggioranza fu totalmente sorda alle ragioni dell'opposizione. Questa vicenda rinvia anche a un secondo tema. Credo che la disperazione del padre di Eluana, che riguarda anche tanti altri familiari di persone in quelle condizioni, sia in larga parte dovuta alla solitudine in cui si trovano. C'è una eutanasia sociale di cui siamo tutti responsabili. L'assenza di assistenza e di cure contro il dolore è clamorosa e lascia sole migliaia di famiglie». Un lettore le chiede: cosa c'è di naturale nella non vita di Eluana, che sopravvive solo grazie alle macchine? Perché nessun prelato parla di questo? «Non è esatto, perché Eluana respira naturalmente. Ci sono tantissimi casi di questo tipo. Mio padre è in una condizione in cui se smettiamo di nutrirlo e di assisterlo muore, non riusciamo più a comunicare, a capire cosa pensa. Ogni giorno mi chiedo cosa lui vorrebbe, ma non me la sentirei mai di interrompere le cure. Credo che non possa esserci una legge che autorizza una famiglia a privarsi di una vita. Che mi autorizzi a sopprimere mio padre, magari perché mi sono stancata di assisterlo. È la società che deve aiutarmi a non stancarmi». La soluzione può essere il testamento biologico? «Ma il testamento può contenere disposizioni che rischiano di essere interpretate come eutanasia? Questo è un punto discriminante, perché rischia di portarci a discutere non di testamento biologico ma della possibile introduzione dell'eutanasia nel nostro ordinamento. Nel mio partito molti la pensano così: la proposta di legge di Ignazio Marino, ad esempio, è diversa da quello del prof. Veronesi. Fino a che punto la volontà di una persona può essere rispettata se chiama altri ad atti che possono essere considerati eutanasia? Questo sarà un tema cruciale, ma è ora che si inizi davvero a discuterne». Torniamo al ruolo della Chiesa... «Una chiesa che parla sempre di diritto naturale oggi si trova paradossalmente a difendere tutte le possibili forme artificiali di sopravvivenza. L'accanimento terapeutico cambia nel tempo, in base ai progressi della scienza. Ci dobbiamo fermare nella ricerca di nuove possibilità per la vita? Certamente no. Ma questo apre altri interrogativi: se un paziente decide ora con il testamento biologico, è in grado di esprimersi in modo chiaro ed esplicito rispetto alle condizioni in cui si troverà magari tra 10 anni? Per questo ritengo che una parte di decisione, comunque, toccherà ai medici e ai familiari». Pensa che il Pd possa uscire triturato da una discussione su questi temi? «Serve rispetto e ascolto per le opinioni differenti. Noi dovremo essere dei campioni di democrazia, una palestra, visto che il Pd ospita tutte le sensibilità etiche. Se il partito si dilania vuol dire che il suo progetto di partito plurale, non identitario e laico è irrealizzabile. Questa deve essere una occasione di crescita per il Pd, di affinamento della sua natura e del suo dna. Intanto la destra potrebbe fare una legge a colpi di maggioranza: loro magari discutono meno e poi agiscono...Non sarebbe meglio, per i progressisti, restare senza una legge come suggerisce l'onorevole Coscioni? «So come è fatta questa destra e non ho grandi speranze. Ricordo che ai tempi dei Dico loro dicevano "non c'è bisogno di una legge, bastano le sentenze della magistratura...". Oggi dicono l'esatto opposto, "i magistrati non dovrebbero decidere". Per questo penso che una legge ci sarà e noi dovremo collaborare, e far capire bene al Paese le nostre posizioni. Se non saremo ascoltati, gli italiani avranno un'ulteriore prova di che tipo di democrazia stiamo diventando». A proposito dei Dico. Quel ddl non fu mai inserito tra le priorità nella scorsa legislatura perché creava imbarazzo politico. E così c'è il rischio che magari ora si approvi la proposta sulle coppie di fatto di Brunetta e Rotondi, un testo decisamente meno avanzato. Non crede che questo possa creare ulteriore disillusione tra gli elettori del Pd? «Noi prendemmo un'iniziativa come governo, quello di Brunetta non è un atto del governo. I due ostacoli principali furono i teodem e il presidente della Commissione Cesare Salvi, che con il suo radicalismo strumentale distrusse l'impianto dei Dico per poi preparare un altro ddl che non ebbe seguito. Dunque, accanto alla strumentalizzazione del centrodestra, ce ne furono anche dalla nostra parte: gli avversari del nascente Pd videro nella collaborazione Bindi-Pollastrini un simbolo del progetto che volevano contrastare. Vinsero l'integralismo cattolico e quello laico». E tuttavia ai vertici del centrosinistra, nel governo e nei partiti, non ci fu una spinta decisiva a favore dei Dico. O No? «Con quella situazione in Senato era impossibile: non potevamo contare sui voti dell'Udeur, dei teodem, dei senatori a vita. Poi c'era Salvi che "dialogava" con Biondi e alcuni di An per fare un'altra cosa...Il governo poteva anche decidere di andare a sbattere consapevolmente, ma con la situazione che c'era nel Paese avevamo già fatto molto. Io credo che quella vicenda vada ricordata positivamente». In quel caso lei fu attaccata dalla Chiesa. Non la colpisce che, quando si parla di temi etici, le gerarchie siano sistematicamente d'accordo col centrodestra? Che significato ha per i cattolici del Pd? «Sui principi la chiesa non può che dire quello che dice. Magari qualche volta ci aspetteremmo un volto più misericordioso, come nel caso dei funerali di Welby, ma sulle questioni fondamentali la dottrina è quella. Diverso è l'uso della dottrina nelle vicende politiche, e qui ci sono responsabilità anche nostre. Io risposi "non conosco il latino" a un editoriale di Avvenire. Sono cattolica praticante, ma facevo il ministro di un paese pluralista e mi assunsi le mie responsabilità. Altri cattolici magari tacciono e si adeguano nelle sacrestie, altri ancora fanno una bandiera politica delle posizioni della chiesa. Non è vero che la chiesa è sempre d'accordo con la destra, e cito temi come l'immigrazione e la pace. Ma c'è una strumentalizzazione politica da parte della destra dei valori della Chiesa: l'abbiamo vista negli Usa e anche in Italia. Alcuni di loro sono sinceri, ma la stragrande maggioranza del Pdl è laica: molti di An e Fi auspicavano l'approvazione dei Dico, magari privatamente. Però ufficialmente facevano i tutori dei valori cattolici, come il Tremonti che parla di Dio, Patria e Famiglia senza nessun pudore». E i cattolici del centrosinistra? «Sono molto critica nei confronti dei cattolici del centrosinistra, a partire da me stessa. Non siamo stati capaci di dimostrare che alcuni valori fondamentali del mondo cattolico sono più coerentemente rispettati dal Pd rispetto a questa destra. Il Vangelo è pieno di richiami alla coerenza, le parole più dure il Signore le rivolge ai Farisei, a chi rispetta formalmente le leggi e non assiste il Samaritano, a chi giudica la prostituta ma è più peccatore di lei, a chi invoca il Signore e poi non fa la volontà del Padre. La famiglia e la difesa della vita sono concetti molto ampi: questa maggioranza ha vinto anche sul valore della famiglia e ora la sta calpestando perché toglie risorse all'assistenza. La famiglia da chi è attentata? Dai Dico o dalla impossibilità di fare figli, di avere una casa, o di assistere un malato terminale in casa?» Su alcune questioni, come i temi etici, la discussione è aperta. Su altre, come il meccanismo che permette di destinare alla Chiesa buona parte dei soldi che i cittadini non le destinano direttamente con l'8 per mille, il Pd è in grado di scegliere? «Io credo che la Chiesa svolga per il bene comune compiti di grandissima importanza. Ma dovremmo essere altrettanto severi nel chiedere che i mezzi di comunicazione che sono stati finanziati con soldi pubblici per garantire il pluralismo (e indica il quotidiano Avvenire, ndr) abbiano un atteggiamento più attento e dialogante con il Paese. Credo che si debba pretendere che quella testata sia rispettosa del pluralismo del Paese». SEGUE ALLA PAGINA 28

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Lasciamo che Eluana riposi in pace (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 15-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Lasciamo che Eluana riposi in pace Pensando a Eluana Englaro i nostri primi sentimenti sono di affettuosa amicizia e di solidarietà nei confronti della sua mamma e del suo papà. Esaminando invece la situazione che si è determinata e scrivendo dall'interno della nostra Chiesa cattolica, non possiamo che esprimere il nostro sconcerto e la nostra amarezza per quanto riguarda la posizione dei vertici ecclesiastici che contribuisce a suscitare un grande e inopportuno clamore mediatico intorno a una persona crocifissa su un letto da sedici anni. Ci sembra che la pietà sia dimenticata e che non ci sia serenità nell'esaminare la situazione di fatto, avendo come riferimento le parole di speranza del Vangelo. Dio è il signore della vita e della morte e a ogni essere umano tocca affrontare la conclusione dell'esperienza terrena, che è solo una fase della vita, accompagnato da chi lo circonda con dolcezza e rispetto, verso il futuro di felicità che ci prefigura la nostra fede. Ci sembra invece che ci si accanisca nei confronti di Eluana e che non si rispettino le sue precedenti accertate dichiarazioni di volontà prima dell'incidente, secondo la testimonianza dei genitori e di altri, e che non si prenda atto della sua attuale perdita definitiva della coscienza. Ci sembra che, in questa vicenda, si manifesti una concezione meccanicistica e materialista della vita che è ben diversa da quella fondata sui sentimenti e sui valori spirituali vissuti coscientemente che caratterizza la visione cristiana della persona umana. Non ci può essere contrapposizione tra «principi» e «fatto»: il principio astratto della vita e il fatto di una «vita non vita». Anche la scolastica insegna che contra factum non valet argumentum che si potrebbe tradurre con: «i fatti sono incontrovertibili». Ci sembra criticabile il consenso al conflitto formale (prima sollecitato e poi applaudito) che si è aperto, in modo del tutto inconsueto, tra il potere legislativo e il potere giudiziario in relazione alle sentenze della Corte di cassazione e della Corte d'appello di Milano; questo consenso è la conseguenza di una mobilitazione propagandistica che ignora i principi dello Stato di diritto su cui si fonda la Costituzione repubblicana. Ci sembra anche che l'impegno a difesa della vita non debba manifestarsi, principalmente o solo, sulle modalità del suo inizio e della sua fine naturale, ma con attenzione alla sua qualità e al percorso terreno di ogni donna e di ogni uomo. Così l'impegno dei cristiani e della Chiesa dovrebbe, anzitutto e soprattutto, prestare attenzione alla vita concreta dei tanti che fanno fatica a vivere e la cui esistenza vita è sempre a rischio o addirittura è violentemente interrotta. Sarebbero quindi necessarie forti campagne di opinione, con le mobilitazioni conseguenti, oggi, qui, nel nostro paese, nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità religiose come nei movimenti, nelle associazioni e nelle comunità cristiane di base a favore di chi rischia gli infortuni sul lavoro, per i clandestini nel canale di Sicilia, per le donne che subiscono violenze, per quanti, militari o civili, soffrono in Iraq, in Afghanistan o in Georgia o sono coinvolti nelle tante guerre dimenticate sparse nel mondo, per chi vive nel Darfur o in Somalia, per i milioni di bambini che sono privi di assistenza e di istruzione. Perché poi cercare di creare, nell'immaginario del nostro popolo, una contrapposizione tra l'identità «cattolica» che, da sola e sempre, difenderebbe la vita e quella «laica» che spregiudicatamente sarebbe disposta a facili cedimenti etici? I credenti, senza erigersi a maestri, potrebbero offrire a tutti la ricchezza della loro vita spirituale e della loro sensibilità morale per dialogare sui problemi della vita e della morte come si pongono ora e per cercare insieme le risposte delle istituzioni a problemi nuovi e complessi che la scienza pone oggi all'inizio del terzo millennio. Nel mondo cattolico sono ormai tanti quelli che condividono il punto di vista secondo cui l'identità del credente sta nelle parole di speranza, di misericordia e di vita della Parola di Dio e non nelle campagne o nelle crociate. Lasciamo che Eluana vada in silenzio e in pace nel Regno della Vita. Per lei e per la sua famiglia. Si può aderire al documento firmando su: http://appelli.arcoiris.tv/Eluana_Englaro/ Si possono raccogliere adesioni su carta con le stesse modalità di quelle on-line (nome, cognome, professione, residenza) indirizzate a «Firme sul caso Englaro», via Vallazze, 95- 20131 Milano *** Primi firmatari: Vittorio Bellavite, Milano; Paolo Farinella, Genova; Giancarla Codrignani, Bologna; Giovanni Avena, Roma; Grazia Villa, Como; Enzo Mazzi, Firenze; Teresa Ciccolini, Milano; Albino Bizzotto, Padova; Giovanni Sarubbi, Avellino; Lisa Clark, Firenze; Alberto Simoni, Pistoia; Rosa Siciliano, Bari; Giovanni Franzoni, Roma; Carla Pessina, Milano; Marcello Vigli, Roma; Margherita Lazzati, Milano; Piero Montecucco, Voghera; Gustavo Gnavi, Ivrea; Domenico Basile, Chiara Zoffoli, Lecco; Andrea Gallo, Catti Cifatte, Genova.

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E il ribelle Tondo divide il fronte nel centrodestra (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 15-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-11-15 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Dal governatore alla Moroni E il ribelle Tondo divide il fronte nel centrodestra MILANO — Renzo Tondo da Tolmezzo e Beppino Englaro da Paluzza adesso non hanno più bisogno di dirsi altro. Si sono già detti tutto qualche settimana fa. A tu per tu. Con il linguaggio dei carnici, la gente della Carnia, a cui spesso basta uno sguardo. Tondo, «governatore» berlusconiano di quel Friuli dove probabilmente verrà pronunciata la parola fine al calvario di Eluana, naturalmente conosce Beppino Englaro, «perché nella Carnia è così». Ed è al suo fianco: «Senza se e senza ma», come lo stesso presidente ha scritto qualche giorno fa sul suo blog, «orgoglioso di Beppino e della sua lotta ». Se il papà di Eluana deciderà che l'ultima stazione della figlia dovrà essere il Friuli, terra di famiglia, di sicuro Tondo non dirà una parola per ostacolarlo. Non farà come Formigoni, che ha detto di non voler che l'ultimo atto della donna si compia in Lombardia. Perché se la fede forzista è la medesima, diverso è il retroterra dei due governatori: cattolico Formigoni, laico- socialista il friulano. Il silenzio, ora, è l'arma di Tondo, 52 anni, 3 figli, un albergo e due ristoranti, ovviamente nella Carnia. Perché la sua non è una posizione semplice. In tanti vorrebbero che prendesse istituzionalmente le distanze da Englaro e dalla sua scelta. La Chiesa friulana. Gli alleati dell'Udc. Molti assessori della sua giunta. «Ma lui vuole tenere separate la politica dalle convinzioni personali, e non gli strapperete un bao...» assicura il senatore friulano Ferruccio Saro, uno dei pochi a prendere le distanze dalla linea del Pdl contraria alla scelta di Englaro, votando in luglio contro il conflitto d'attribuzione nei confronti della Cassazione che aveva autorizzato la morte di Eluana (conflitto poi non riconosciuto dalla Consulta). Tondo e Saro, \\ Con Beppino Sono orgoglioso di Beppino Englaro e della sua lotta, sono al suo fianco senza se e senza ma. Non lo ostacolerò

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D'ALTRA PARTE NON SI PUò PARALIZZARE LA VITA DI TANTA GENTE PERCHé IN PARLAMENTO NON ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-11-2008)

Argomenti: Laicita'

D'altra parte non si può paralizzare la vita di tanta gente perché in Parlamento non c'è accordo sul da farsi. La sentenza delle sezioni unite della Cassazione costituisce in ogni caso un ottimo stimolo a provvedere in fretta. In Italia ci sono alcune migliaia di persone nelle condizioni di Eluana (da 2500 a 4000 secondo le fonti). Anche se è difficile trovare casi fotocopia, è assai improbabile che un giudice smentisca un indirizzo così autorevole. Come sempre accade nella nostra magistratura, inoltre, c'è sempre un magistrato primo della classe. Si prenda un caso capitato a Modena: un uomo di cinquant'anni in perfetta salute è andato prima dall'avvocato, poi dal notaio e infine dal giudice tutelare per vedersi riconosciuto il diritto di far chiudere la sua vita dalla moglie nel caso cadesse in coma. La signora è stata nominata amministratore di sostegno e il futuro, eventuale paziente ha elencato minuziosamente tutte le condizioni per una sostanziale eutanasia. Garantendosi, peraltro, il diritto di cambiare idea. È il primo testamento biologico italiano ottenuto con una pronuncia del giudice. Nella selva di proposte che da legislature si inseguono in Parlamento, la differenza tra i due filoni principali è proprio il caso Englaro. Per il centrodestra e alcuni cattolici del Pd il testamento biologico può autorizzare il distacco delle macchine e la cessazione di ogni cura, ma non la sospensione del trattamento alimentare che viene considerato naturale e non terapeutico. Per il centrosinistra e alcuni laici del Pdl anche l'alimentazione somministrata attraverso un sondino è una terapia come le altre: si avrebbe quindi il diritto di farla cessare quando si vuole. Il Vaticano, prima fermamente contrario alla legge, adesso la vuole perché teme che il caso Englaro costituisca un pericoloso precedente. I radicali, prima fermamente favorevoli alla legge, adesso non la vogliono perché in Parlamento c'è una maggioranza contraria alle loro tesi, mentre senza intervento parlamentare i magistrati potranno concedere quel che il legislatore proibirebbe. Un bel pasticcio, insomma. Si aggiunga che uno dei punti più delicati è costituito dai termini e dalla validità del consenso. Nel momento in cui si metterà nero su bianco, è difficile che passi una norma come quella che porterà alla tomba Eluana. E cioè un consenso non documentale e raccolto attraverso testimonianze indirette. Altro tema angoscioso è se conti la irreversibilità del coma. Poiché ci sono casi certificati di risveglio dopo oltre dieci anni, basta la volontà pregressa del paziente per chiudere comunque l'angosciosa questione? Per alcuni - come il senatore del Pd, Ignazio Marino - le possibilità di risveglio sono ininfluenti rispetto alla volontà del malato. Per altri - come sei senatori del Pd che ieri sera si sono dissociati da lui - probabilmente contano molto in nome della indisponibilità della vita. Comunque vada, la legge è urgente. Meglio una battaglia in Parlamento che la guerriglia nelle aule di giustizia. Bruno Vespa

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Il Papa: "Ci sia equilibrio tra insistenza e desistenza terapeutica" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 15-11-2008)

Argomenti: Laicita'

n. 274 del 2008-11-15 pagina 0 Il Papa: "Ci sia equilibrio tra insistenza e desistenza terapeutica" di Redazione Parlando della ricerca medica Benedetto XVI sottolinea l'importanza di evitare che la cura si trasformi in accanimento terapeutico. Il Pontefice rilancia la necessità di una generazione di politici cattolici coerenti con la fede Città del Vaticano - "La ricerca medica si trova talora di fronte a scelte difficili quando si tratta, ad esempio, di raggiungere un giusto equilibrio tra insistenza e desistenza terapeutica per assicurare quei trattamenti adeguati ai reali bisogni dei piccoli pazienti, senza cedere alla tentazione dello sperimentalismo. Non è superfluo ricordare che al centro di ogni intervento medico deve esserci sempre il conseguimento del vero bene del bambino, considerato nella sua dignità di soggetto umano con pieni diritti. Di lui pertanto occorre prendersi cura sempre con amore, per aiutarlo ad affrontare la sofferenza e la malattia, anche prima della nascita, nella misura adeguata alla sua situazione". Lo ha detto il Papa Benedetto XVI, che questa mattina ha ricevuto in udienza i partecipanti alla XXIII Conferenza Internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute). Progressi della medicina "Notevoli certamente sono stati - ha sottolineato il Pontefice - i progressi della medicina negli ultimi cinquant?anni: essi hanno portato a una considerevole riduzione della mortalità infantile, anche se resta ancora molto da fare in questa prospettiva. Basti ricordare che ogni anno muoiono 4 milioni di neonati con meno di 26 giorni di vita". Serve generazione di politici cattolici Benedetto XVI ribadisce la necessità di una generazione di politici cattolici coerenti con la fede e al servizio del bene comune. Il Papa rilancia "l?urgenza della formazione evangelica e dell?accompagnamento pastorale di una nuova generazione di cattolici impegnati nella politica, che siano coerenti con la fede professata, che abbiano rigore morale, capacità di giudizio culturale, competenza professionale e passione di servizio per il bene comune". La Chiesa riconosce il ruolo delle donne "L?uomo e la donna, uguali in dignità, sono chiamati ad arricchirsi vicendevolmente in comunione e collaborazione, non solo nel matrimonio e nella famiglia, ma anche nella società in tutte le sue dimensioni. Alle donne cristiane si richiedono consapevolezza e coraggio per affrontare compiti esigenti, per i quali tuttavia non manca loro il sostegno di una spiccata propensione alla santità, di una speciale acutezza nel discernimento delle correnti culturali del nostro tempo, e della particolare passione nella cura dell?umano che le caratterizza. Mai si dirà abbastanza di quanto la Chiesa riconosca, apprezzi e valorizzi la partecipazione delle donne alla sua missione di servizio alla diffusione del Vangelo". Lo ha detto il Papa ricevendo questa mattina in udienza i partecipanti alla XXIII Assemblea plenaria del Pontificio consiglio per i Laici. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Due volte sull'altare, due volte nella polvere (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-11-2008)

Argomenti: Laicita'

?Sinistrati?, saggio di Berselli dall?avventura ulivista alla non scelta del Pd Due volte sull?altare, due volte nella polvere FEDERICO ORLANDO Con una brutalità che non avevamo rilevato nei suoi precedenti libri sul costume politico e sociale degli italiani, Edmondo Berselli, accusa il Partito democratico in Sinistrati. Storia sentimentale di una catastrofe politica (Mondadori, pp. 200, euro 17,50) di non avere una cultura politica moderna. Sfoga così la sua duplice amarezza, di uomo ?nato di sinistra? e amico di Prodi, dunque due volte nella polvere due volte sull?altar. Prima, per 110 pagine, fa ironie e anche luogocomunismo sulle performances della sinistra al governo (ottimi risultati economici e di bilancio, pessimi risultati elettorali). Poi, nella seconda parte del saggio, affronta come un toro, a testa bassa, il torero biancorosso: cioè il Pd, appunto, figlio di residui ottocenteschi cattolici e marxisti, tenuti insieme da un?intera configurazione di compromessi e perciò impossibilitati a «proporre un?idea di società desiderabile ». Come avrebbe detto Croce parlando del regno di Napoli, quel che gli mancava, nei decenni finali della crisi, era l?idea di sé da proporre ai suoi abitanti e agli altri della penisola. I nostri dirigenti, secondo il direttore del Mulino, incarnano «tradizioni che non si distinguevano per particolare modernità culturale, appunto. C?era la dottrina sociale della chiesa e l?istinto di mediazione, per i democristiani; e c?era il gramscismo, cioè il comunismo virato in chiave nazionale, per i comunisti». Poi il colpo che fa sbandare il torero: «Come si può vedere, si profilano almeno due convitati di pietra al tavolo dei democratici. Detto con schietta volgarità, sono la cultura liberale e il riformismo socialista. Ora, sarà vero che il partito nascituro è un?esperienza nuova, frutto di contaminazioni e di intrecci culturali inediti, e dunque non poteva essere identificato né sotto la sigla esclusiva di un liberalismo spinto, laico e anticorporativo, come voleva Salvati, né sotto il marchio della socialdemocrazia, ultimo ragionevole rifugio dei comunisti miglioristi». Ma, «anche noi figli del Bignami, potremmo riconoscere con facilità che gli ultimi decenni del Novecento sono stati modellati filosoficamente e praticamente dal confronto tra Rawls e Nozick, fra il contrattualismo del primo e la minimalizzazione dello stato descritta dal secondo: cioè fra il sostegno del welfare, come patto di solidarietà fra i cittadini, e la denuncia dello stato sociale, come fonte di illibertà. Quello era il bivio. Adesso bisognerebbe capire verso quali costellazioni culturali il Partito democratico si dirige». Si parva licet, è quel che modestamente proponiamo ogni giovedì nella nostra rubrica ?Lib?, che ci fa tanto amare dai democratici. Dopo la sconfitta delle due esperienze ulivista e unionista, che avevano la natura comune di essere un compromesso tra compromessi, facendo letteralmente impazzire quegli elettori che votano a sinistra soprattutto per estetica (nel paese della destra impresentabile di Mussolini e Berlusconi), è dunque tempo ? dice Berselli ? che i nostri dirigenti del Pd mettano ordine in biblioteca, coi filosofi di riferimento: «Dopo essere stata a lungo sotto l?aggressione del pensiero neoliberista, sotto le banderillas provocatorie dei seguaci di Hayek e Friedman, sotto l?effetto dei giochi illusionistici della curva di Laffer e della supply side economics, con il taglio delle tasse come postulato, la sinistra dovrebbe tentare di uscire dalla posizione difensiva in cui si trova fin dalla sconfitta del 1994». Lo farà? Difficile prevederlo, perché l?homo democraticus ? infierisce Berselli ? è «uno specialista di dubbi e sottigliezze, un cacaminuzzoli, un formulatore di obbiezioni e di distinguo». Così non va da nessuna parte. Bisogna uscire dal pantheon (anzi dai pantheon, visto che ogni leader ne ha uno, anche vuoto, purché diverso), e ri-leggere cose purtroppo nuove per la nostra classe politica: cominciando da Una teoria della giustizia, di Rawls, e così capire meglio gli stimoli di Veca e Salvati. Insomma, davanti al bivio neoliberale del terzo millennio, Rawl o Nozick, si consiglia di imboccare Rawls per cercare l?accordo tra concezioni etiche diverse non nella sfera privata dei vecchi liberali, ma nell?intersezione delle diverse etiche che mirano, partendo da principi appunto diversi, all?eguaglianza di tutti i cittadini. È questo l?esatto contrario dell?anticultura della destra, un impasto di terrore dei rossi, dei diversi, degli sconosciuti e di voracità del privato, dell?egoismo spacciato per intraprendenza vitale. Ma senza ignorare, nell?azione politica di partito e di governo, che una parte del mondo è fatta così e bisogna pure ascoltarla, operando verso di essa pedagogicamente e non subendola. Questa appare a Berselli, e anche a noi (che siamo sinistrati come lui ma senza essere nati di sinistra), la chiave della questione politica, che, come in tutte le democrazie, è opzione culturale fra due diversi modi di essere liberali: quello dello stato sociale nei limiti massimi consentiti dalle condizioni del paese, e quello dello stato minimo in ogni caso, che si limita a garantire i rapporti di libertà e di proprietà, magari con qualche sacrificio dei primi ai secondi. Le scelte pratiche che deriverebbero, per il Pd, dopo l?imbocco del bivio sono conseguenti, e chi ne voglia suggestive ipotesi non mancherà di trovarne nell?ultima parte del saggio.

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"pressing da governo e chiesa tentano di intimorire i giudici" - vladimiro polchi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 16-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina 11 - Cronaca La tutela Livio Pipino, membro togato del Csm: accettiamo le critiche, non gli insulti "Pressing da governo e Chiesa tentano di intimorire i giudici" Per la prima volta il Consiglio superiore sarà costretto ad aprire un fascicolo per la tutela della Cassazione VLADIMIRO POLCHI ROMA - «Sul caso Eluana, è in corso un tentativo di intimidire i giudici, da parte di chi detiene il potere istituzionale e morale. Un attacco, che può far cambiare il clima nel nostro Paese». Per questo, «il Csm deve dimostrare di essere in grado di tutelare l´indipendenza della magistratura». A parlare è Livio Pepino, consigliere di Cassazione e membro togato di Magistratura democratica al Csm. Dunque, per la prima volta, il Csm aprirà una pratica a tutela dell´autonomia dei giudici della Cassazione? «Certo, la richiesta è già stata sottoscritta da gran parte dei membri togati. Anch´io sono tra i firmatari. Il documento è stato depositato al comitato di presidenza, che dovrà autorizzare l´apertura della pratica. Ma si tratta solo di una formalità dovuta». Ritenete necessario difendere la Cassazione? E da chi? «Dagli attacchi dei rappresentati del potere istituzionale, che cercano di influenzare le decisioni della magistratura». Francesco Cossiga vi ricorda che «in un regime democratico e liberale non c´è istituzione che non possa essere criticata». «Io credo in una magistratura che non si arrocchi a difesa della propria corporazione. Le critiche fanno senz´altro parte della dialettica democratica, di cui si nutre la giurisdizione. Ma bisogna fare una distinzione chiara». Quale? «Una cosa sono le legittime reazioni delle associazioni a tutela della vita e dei singoli cittadini, che a difesa della proprie convinzioni bioetiche hanno tutto il diritto a criticare una sentenza. Cosa diversa sono le intimidazioni del potere istituzionale, di chi cioè può influenzare una decisione criticandola. Ricordo cosa scrisse Norberto Bobbio, ai tempi degli attacchi di Craxi alla procura di Milano: tutti possono criticare una sentenza, meno il presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia». Ma almeno gli esponenti politici avranno diritto di critica o no? «I rappresentanti delle forze politiche possono certamente dire la loro, ma importanti sono le forme». Per Luca Volonté (Udc), «i mandanti dell´omicidio di Eluana siedono nel Palazzaccio». «Ecco, questa non è una critica, ma un attacco inaccettabile, perché delegittima la giurisdizione. Cosa devono pensare i cittadini?». Come commenta le critiche giunte dalle gerarchie vaticane? «Il potere sui giudici può essere istituzionale, ma anche morale. Per un giudice cattolico sentirsi dare dell´omicida è senz´altro un caso d´interferenza di una pesantezza rara. Credo che, di fronte alla accuse del cardinale Barragan, i rappresentati di uno Stato laico sarebbero dovuti intervenire». In questi giorni, nella bufera è anche la sentenza di Genova sul "processo Diaz". Vede analogie? «Sono due casi ben diversi. Qui, a criticare la decisione sono i cittadini, i politici e chi da sette anni attende giustizia e ritiene di non averla ottenuta. Non i rappresentanti del potere istituzionale».

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austria, slovenia o centro italia tutte le carte per l'ultimo viaggio - roberto bianchin (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 16-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina 11 - Cronaca La famiglia di Eluana cerca alternative se dal Friuli Venezia Giulia arrivasse un no definitivo Austria, Slovenia o centro Italia tutte le carte per l´ultimo viaggio Non ancora esclusa l´ipotesi Udine. Papà Beppino cerca le alternative ROBERTO BIANCHIN DAL NOSTRO INVIATO UDINE - Pregheranno fino all´ultimo minuto. Diranno rosari e novene nelle chiese del Friuli, che vogliono tenere sempre aperte, per tutti i giorni che Eluana rimarrà in vita. è la protesta silenziosa che i cattolici della regione dove Beppino Englaro, che è nato qui, vorrebbe portare Eluana per l´ultimo viaggio, intendono mettere in atto contro la sentenza della Cassazione «che ha di fatto legalizzato l´eutanasia». L´appello arriva viene da Mauro Biscosi, un medico di Tolmezzo, il paese del governatore Renzo Tondo amico degli Englaro, che presiede un centro culturale cattolico intitolato a Giovanni Paolo II, e ha deciso di raccogliere l´invito a un «forte bisogno di preghiera» lanciato dall´Arcivescovo Monsignor Pietro Brollo. Il no della Curia, la mobilitazione dei cattolici, le proteste dei medici obiettori, e la polemica politica che spacca il centrodestra e fa scricchiolare la giunta regionale dello stesso colore, rendono adesso più difficile nella terra natale degli Englaro, la ricerca dell´hospice, la struttura indicata dai giudici, per l´ultimo letto di Eluana. Al punto che se il Friuli dirà di no, alla famiglia non resterà altro, visto che Beppino dice di non «voler creare problemi» a nessuno, e non vede di buon grado una soluzione all´estero, in un ospedale austriaco o sloveno, che cercare un posto altrove, in una struttura di una regione del centro Italia, con la quale sono già stati avviati contatti. L´ultimo no in Friuli arriva dall´assessore regionale alla Sanità, l´indipendente Vladimiro Kosic: «Non siamo disposti a negare pane e acqua a nessuno - dice al Messaggero Veneto - l´ospedale qui da noi è e rimane un luogo di vita e non di morte». A ruota, contro l´ipotesi che il Friuli-Venezia Giulia «diventi complice di un omicidio», arrivano il deputato di An e sottosegretario all´ambiente Roberto Menia, il leghista Massimiliano Fedriga, il consigliere regionale dell´Udc Edoardo Sasco. A difendere la scelta di Beppino Englaro resta una piccola truppa laico-socialista del Pdl capitanata dal governatore forzista Renzo Tondo, che ha promesso a Beppino il suo «appoggio personale» non potendo assicurargli quello istituzionale, dal consigliere regionale Alessandro Colautti e dall´associazione «Europolis» del senatore Ferruccio Saro, uno dei quattro che a Palazzo Madama non votò il ricorso contro la sentenza di Milano che dava il via libera ad Eluana, e che della sua terra ha una ben altra visione: «Il Friuli di Loris Fortuna (il padre della legge sul divorzio, ndr) darà anche stavolta il suo contributo». Ma trovare una struttura pubblica o privata disponibile ad accogliere Eluana è impresa difficile. Le cliniche private sono quasi tutte gestite da religiosi, e negli ospedali pubblici, squassati dalle polemiche politiche, ci sono molti medici obiettori. I familiari di Eluana avevano preso contatti con il primario di rianimazione dell´ospedale udinese di Santa Maria della Misericordia, Amato De Monte. Ma il direttore generale dell´azienda ospedaliera, Carlo Favaretti, ha stoppato ogni iniziativa: «Qui la gente viene per fare le terapie e non per sospenderle». Contrari anche alcuni medici dello stesso ospedale, come l´altro primario di rianimazione, Francesco Giordano, e il neurologo Gian Luigi Gigli, perché «si cerca solo una struttura disponibile a prestarsi per eseguire la sentenza di morte».

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In politica cattolici doc (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 16-11-2008)

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II papa insiste In politica cattolici doc La prima volta fu l'8 settembre scorso, durante la visita in Sardegna. L'ultima, ieri mattina, in Vaticano, ricevendo l'assemblea plenaria del pontificio consiglio per i laici. Benedetto XVI ha ribadito la necessità che in politica vi siano cattolici seriamente impegnati e che «siano coerenti con la fede professata, che abbiano rigore morale, capacità di giudizio culturale, competenza professionale e passione di servizio per il bene comune». Sappiamo che il Papa è aggiornato su quanto accade nel paese. Evidentemente, il continuo richiamo all'impegno dei laici in politica nasce da un'urgenza che il Pontefice sente impellente oggi. Tra l'altro non sono pochi coloro che nella Chiesa ritengono che la presenza cattolica in politica sia oggi in qualche modo mortificata all'interno della maggioranza di governo come nell'opposizione. Ai continui richiami del Papa, comunque, c'è chi già ha cominciato a muoversi. A Milano, ad esempio, è nata una nuova scuola di formazione politica. E anche nel mondo dell'associazionismo è in atto una seria riflessione. Per tutti, comunque, la linea è quella inaugurata tempo addietro dal cardinale Camillo Ruini: no a un unico partito cattolico, sì ai cattolici "sparsi" nei vari partiti. di Paolo Rodari 16/11/2008

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Babele del testamento biologico Sei progetti diversi solo nel Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 16-11-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-11-16 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE La normativa La Binetti: «Conciliare il valore della vita e della libertà» Babele del testamento biologico Sei progetti diversi solo nel Pd Creato un «comitato ristretto», ma le divisioni restano Sul testamento biologico in Senato giacciono dieci proposte di legge: oltre alle sei Pd ci sono le tre del Pdl e una della Lega ROMA — Da quarantott'ore si leva un coro, da destra e da sinistra: subito una legge sul testamento biologico, la possibilità di scrivere a quali cure si voglia essere sottoposti, anche in caso di incoscienza. Ma dire «ci vuole una legge» non significa nulla. Quale legge? In realtà nel Partito democratico esiste — non è una novità — un profondo contrasto fra l'anima laica e quella cattolica. E nel centrodestra c'è la tentazione di votare la legge a maggioranza, con l'appoggio — appunto — di una parte di Pd e dell'Udc. In commissione Sanità, al Senato, giacciono dieci proposte, sei del Pd (una dei radicali), tre del Popolo della libertà e una della Lega. Mai questa materia è approdata alla discussione in aula, ma nel 2005 un testo fu votato all'unanimità in commissione al Senato. Diceva che «ogni trattamento sanitario è subordinato all'esplicito ed espresso consenso dell'interessato». Ma cos'è e cosa non è «trattamento sanitario »? Oggi il contrasto è proprio qui. Il nodo è: «Idratazione e alimentazione ». Indirettamente nelle proposte degli illustri medici del Pd, Marino e Veronesi, ed esplicitamente nella proposta radicale, bere e mangiare sono considerati trattamenti sanitari, ove avvengano con ausili esterni. La legge di Ignazio Marino (credente, ma laico) lascia piena libertà al malato, o al suo fiduciario, di decidere se utilizzare ogni risorsa della scienza, oppure no. Nella proposta Baio Dossi (uguale a quella di Paola Binetti alla Camera) invece «idratazione e nutrizione sono sempre e comunque garantite al paziente». E questo ultimo concetto si ritrova nelle proposte Pdl. Quella del presidente della commissione, Tomassini, dice: «Idratazione e alimentazione parentale non sono assimilate all'accanimento terapeutico ». Difficile conciliare, quindi come andrà a finire? «Se non ci sarà accordo — dice Tomassini — la legge passerà a maggioranza». E il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella: «Binetti e cattolici democratici possono votare con noi». Nel Pd, per sanare le fratture, è stato creato un «comitato ristretto», che non trova la quadratura. Paola Binetti la vede così: «Io voglio conciliare il valore della vita e la libertà. Nutrizione e idratazione sono forme di sostegno vitale». E spiega: «Lavoreremo nel Pd perché cresca l'anima cattolica. Chiedo agli ex popolari di interpellare la loro coscienza... ». Nel Pdl, differenze meno marcate. In Forza Italia c'è un gruppo di ex socialisti e radicali come Margherita Boniver e Della Vedova: alla Camera hanno ripresentato la legge approvata in commissione nel 2005. E Berlusconi? Ai tempi del caso Terry Schiavo disse di condividere «in pieno» un articolo di Baget Bozzo dove addirittura si leggeva: «L'eutanasia è l'atto di un uomo libero ». Sette giorni dopo dichiarò: «In casi simili solo Dio può decidere. Io non avrei staccato la spina». Il presidente Tomassini confida che presto la commissione varerà un testo e entro la primavera il Senato consegnerà una legge alla Camera. Si tratterà della versione voluta da maggioranza e cattolici democratici? «Se così — dice Marino — ci saranno centinaia di cause in tribunale». Sulla scia di Eluana. Andrea Garibaldi

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Il Papa invita il mondo (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 16-11-2008)

Argomenti: Laicita'

stampa Cure, Ratzinger ammonisce sui rischi dello sperimentalismo Il Papa invita il mondo al rispetto dei bimbi malati Rodolfo Lorenzoni Prendersi cura dei bambini malati, rispettarli. Aiutarli con amore nel momento della sofferenza, trattandoli con tenerezza e solidarietà. E trovare un giusto equilibrio tra insistenza e desistenza terapeutica, quando la ricerca medica si trova ad affrontare le scelte più difficili. Proprio nei giorni in cui il dramma di Eluana Englaro sembra consumarsi, Benedetto XVI interviene sugli scottanti temi delle cure e della sperimentazione sanitaria. Per ribadire il suo imperativo: nell'accudire i piccoli malati si ha il dovere di offrire il massimo della competenza a disposizione dei ricercatori scientifici. Ma tenendo sempre conto del valore supremo della vita umana. L'occasione è stta costituita dalla Conferenza internazionale organizzata dalla Pastorale della salute. Così il Papa, ricevendo i partecipanti al congresso, ha ammonito: «La ricerca medica si trova talora di fronte a scelte difficili quando si tratta, ad esempio, di raggiungere un giusto equilibrio tra insistenza e desistenza terapeutica per assicurare quei trattamenti adeguati ai reali bisogni dei piccoli pazienti, senza cedere alla tentazione dello sperimentalismo». Attenzione a non abusare delle risorse medico-scientifiche, ha quindi affermato con fora Papa Benedetto XVI: è la scienza al servizio dell'uomo, non l'uomo succube della scienza. Tanto che, spiega il Pontefice, «al centro di ogni intervento medico deve esserci sempre il conseguimento del vero bene del bambino, considerato nella sua dignità di soggetto umano con pieni diritti». Perché tutto questo possa accadere, ossia affinché anche nel campo della scienza e della sanità pubblica vengano difesi i valori non negoziabili, è necessario che in politica i cattolici facciano sentire la propria voce, sempre di più e sempre meglio. E il Papa, rivolgendosi al Pontificio Consiglio per i Laici, ha invocato quindi la formazione di «una nuova generazione di cattolici impegnati nella politica, che siano coerenti con la fede professata, che abbiano rigore morale, capacità di giudizio culturale, competenza professionale e passione di servizio per il bene comune». Il cattolico deve insomma essere inflessibilmente legato ai principi del suo credo anche e specialmente quando dona alla comunità la sua opera politica. Il dato dell'infanzia violata è, in effetti, impressionante: ogni anno muoiono 4 milioni di bambini prima di compiere il ventiseiesimo giorno di vita. Rispetto a questa tragedia mondiale i recenti progressi della medicina sono certo apprezzati dalla Chiesa, ma secondo Benedetto ciò che conta è che «l'aspetto sanitario e quello umano non siano mai dissociati, perché il malato, in modo speciale il bambino, comprende particolarmente il linguaggio della tenerezza e dell'amore». La Chiesa non dimentica, dice il Papa; mai si esime dall'assistere «i piccoli orfani o abbandonati a causa della miseria, della fame e della disgregazione familiare, i fanciulli vittime innocenti dell'Aids o della guerra e dei tanti conflitti armati in atto in diverse parti del mondo». Ma lo stesso devono continuare a fare le Nazioni più ricche, inserendo la difesa dell'infanzia tra i capisaldi dei programmi politici internazionali.

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Berlusconi: "Deluso dalla sinistra è inconcludente, danneggia l'Italia" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-11-2008)

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n. 275 del 2008-11-16 pagina 0 Berlusconi: "Deluso dalla sinistra è inconcludente, danneggia l'Italia" di Redazione Il premier interviene telefonicamente al convegno dei Popolari liberali di Giovanardi, smentisce le notizie circolate su un suo malore: "sono gagliardo come un ventenne", e attacca l'opposizione. "E' divisa, culturalmente ancora prigioniera del suo passato" Roma - "Siamo delusi da una sinistra che ha avuto responsabilità di governo e che oggi è diventata divisa e inconcludente, culturalmente ancora prigioniera del suo passato". Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente al convegno di Carlo Giovanardi in corso a Verona. "Questa sinistra - aggiunge - si è radicalizzata e si è arroccata in un' opposizione che danneggia l'Italia. E che fa dell'insulto la sua pratica quotidiana". Una sinistra aggiunge ancora il premier che 'continua a fare campagna elettorale, e che sembra voler continuare per i prossimi 4 anni e mezzo". "Pdl costola del Partito popolar europeo" Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha sostenuto che il Pdl "deve essere la costola italiana del Partito Popolare Europeo. Anzi meglio: del partito dei popoli europei". Rispondendo al sottosegretario Carlo Giovanardi che per il suo movimento chiede spazio nel nuovo partito Berlusconi ha ricordato che "Nella costituente nel nuovo movimento è previsto che deve essere il contenitore dei moderati, dei cattolici, dei laici riformisti che non si riconoscono nella sinistra". Interrotto da un lungo applauso Berlusconi ha quindi aggiunto "Anche la vostra presenza ha pari dignità e servirà a sostenere il governo nazionale ed affrontare insieme le sfide delle prossime elezioni". "Sono gagliardo come un ventenne" "Un saluto a te e a tutti gli amici. Io dovevo andare prima al Convegno di Montecatini dei circoli di Dell'Utri che sono entrati nella nuova formazione, poi dovevo venire lì, non c'e l'ho fatta. Ho visto però che sono venute fuori notizie di un mio malore. Io non ho avuto nessun malore, sto benissimo, affronto tutte le azioni con la gagliardia di un ventenne". Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente al convegno di Giovanardi e smentendo le notizie circolate su un suo malore in aereo al ritorno dal vertice del G20. Bonaiuti: "Malore? Chiacchiere" "Non è andato nemmeno alla riunione del circolo di Dell'Utri e unicamente per motivi di tempo. Quello che io trovo incredibile, e che fa venire un malore a me, è che un'agenzia di stampa che dice di essere seria dia una notizia del genere senza che sia una verifica alla fonte facendo una figuraccia e non un buon servizio per i clienti". Lo puntualizza il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti ai microfoni di Skytg24, a proposito della notizia circolata stamattina di un presunto malore del premier al suo rientro dagli Usa. "Lei - dice ancora Bonaiuti - sa come succede: parte una voce, magari lì da Verona, qualcuno la raccoglie e in questi casi sarebbe importante andare alla fonte, a verificare se è vero o no...Sono tutte chiacchiere - sottolinea - Berlusconi sta benissimo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Bresso, mano tesa ai casi come Eluana (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 17-11-2008)

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Retroscena Il dibattito sull'accanimento terapeutico LA PRESIDENTE Bresso, mano tesa ai casi come Eluana "Il Piemonte non si tirerebbe indietro" EMANUELA MINUCCI «Non faccio offerte Ma qui si tratta di dare seguito a una sentenza» Si tratta di una sentenza molto chiara, se ci fosse richiesto non ci tireremmo indietro. La condizione, ovviamente, sarebbe però che ci fosse la disponibilità di strutture e di medici». Così la presidente della Regione Mercedes Bresso, è intervenuta la sera scorsa sul caso Eluana durante un dibattito pubblico con l'onorevole Rosy Bindi. E poi ancora: «Questa vicenda dimostra tutto il vuoto legislativo sulla materia: su un punto così delicato. È un caso che coinvolge in modo drammatico le coscienze di tutti, e che quindi impone il massimo rispetto delle volontà e delle sensibilità di ognuno. L'evoluzione continua della medicina ci interroga sull'accanimento terapeutico e sull'importanza di assumere decisioni per il Paese su questi temi». Ma quando alla presidente Bresso (che parla sempre di «interruzione di cura» non di «eutanasia») si chiede se arriverebbe lei ad offrire la sua regione per risolvere il caso Eluana precisa: «Dire che, personalmente, da presidente della Regione e quindi autorità sanitaria, se mi avessero chiesto un parere non mi sarei tirata indietro è cosa diversa dal dire che il Piemonte si offre per risolvere il caso: non siamo mica a un'asta. Dico solo che se qualcuno mi chiedesse di dare seguito a una sentenza non mi tirerei indietro». E aggiunge ancora: «Poi deve essere il Parlamento a legiferare in modo chiaro sul testamento biologico. Questo deve essere fatto, prima di tutto». Arricchita di questi distinguo, la mano tesa da Bresso per risolvere il caso Eluana raccoglie il consenso di tutti i rappresentanti (compresa l'ala cattolica) del Pd. A partire dal presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio: «Premettendo che non vorrei mai trovarmi in una situazione come questa, e che quando ci sono in ballo valori come la vita ogni polemica politica appare fuori luogo, anch'io, al posto della presidente Bresso, mi trovassi al suo posto con un caso analogo e in presenza di una sentenza la applicherei in modo laico, insomma, non mi tirerei indietro». Anche il consigliere dei Moderati Mauro Laus si trova d'accordo: «Avrei forse preferito sentirmi dire queste cose dall'assessore alla Sanità Eleonora Artesio, ma in linea di principio sono d'accordo con la presidente». E aggiunge: «In ogni caso da tutta questa vicenda si deduce che la politica deve avere una sola cosa: più coraggio di legiferare, altrimenti si scatenano competizioni politico-ideologiche sul nulla». E, forse servirà a tranquillizzare quest'ultimo consigliere, il fatto che l'assessore alla Sanità, giusto ieri è intervenuta sul tema: «Conosco benissimo la posizione della presidente sulla questione e sono perfettamente d'accordo con lei, ma prima bisogna trovare le strutture e medici».

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Dall'opposizione solo... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 17-11-2008)

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n. 46 del 2008-11-17 pagina 6 «Dall'opposizione solo insulti: danneggia l'Italia» di Redazione Berlusconi: «Deluso dal Pd, continua a fare campagna elettorale e lo farà per altri 4 anni e mezzo» Roma«Nessun malore. Sto benissimo e affronto tutte le azioni con la gagliardia di un ventenne». Punto e a capo. Silvio Berlusconi stoppa alla sua maniera alcune voci incontrollate del mattino, circolate chissà come a Verona. E per non rovinarsi il riposo domenicale, di rientro dal G20 di Washington - summit servito a «dare una risposta globale a una crisi globale» - saluta così Carlo Giovanardi e gli altri «amici» dei Popolari Liberali, riuniti proprio nella città veneta. Ma il Cavaliere non si limita a rassicurare la platea sulle sue condizioni di salute. E, via telefono da Arcore, rimarca il proprio disappunto nei confronti dell'opposizione. «Siamo delusi da una sinistra che ha avuto responsabilità di governo e che oggi è diventata divisa e inconcludente, culturalmente ancora prigioniera del suo passato», attacca il premier, convinto che si sia «radicalizzata e arroccata, danneggiando quindi l'Italia. E che fa dell'insulto la sua pratica quotidiana». Quindi, «continua a fare campagna elettorale e sembra voler continuare per i prossimi 4 anni e mezzo». Un esempio su tutti: «È incredibile come sia riuscita a ribaltare la realtà di quanto contenuto nel decreto Gelmini e nelle altre proposte per l'università». Dal fronte Pd (e company) alla crisi economica. «È importante far sì che non ricada sull'economia reale», ribadisce il presidente del Consiglio, che rilancia la sua ricetta: «Occorre che le banche continuino a fare le banche, sostenendo gli imprenditori e i consumi dei cittadini normali. Per questo le Banche centrali hanno messo tutta la liquidità necessaria e i Paesi provvederanno a mettere delle somme per imprese e famiglie». «Nessuno deve cadere nel protezionismo», aggiunge Berlusconi, sempre in collegamento telefonico, ricordando che il «pacchetto» di 80 miliardi di euro, annunciato dal governo, troverà già attuazione in un primo «intervento nei prossimi giorni». Tra l'altro, puntualizza, «opereremo con grande rigore e sincerità nella gestione della spesa, senza rinunciare ad essere ottimisti». Nel frattempo, il Cavaliere ne approfitta per tracciare i confini del futuro Pdl. «Abbiamo lanciato l'idea di una nuova formazione politica che deve essere la costola italiana del Ppe, anzi del Partito dei popoli europei - spiega - contenitore di tutti i moderati, cattolici, laici e riformisti. Di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra». Poi plaude al movimento guidato dal sottosegretario: «L'anno scorso Giovanardi e tutti voi siete stati i primi ad aderire all'iniziativa, prendendo le mosse dal discorso che feci a San Babila, quello del "predellino"». Ecco perché, «accanto a noi di Forza Italia, accanto ad Alleanza nazionale e agli altri movimenti che ne faranno parte, anche la vostra presenza è assolutamente di pari dignità per sostenere il governo ed affrontare le sfide difficili delle prossime elezioni amministrative e regionali». «Credo sia giusto lavorare presto allo statuto - prosegue poi Berlusconi, sempre in chiave Pdl - . E vorrei non fossero cambiati gli appuntamenti che ci siamo dati. Cioè, fare a febbraio il primo grande congresso nazionale». Inoltre, prendendo spunto da alcuni dissidi locali, avverte: «Probabilmente qualche difficoltà ci sarà, l'ha avuta anche il Partito democratico. Tuttavia, i contrasti possono essere di natura personale e qualche coordinatore dovrebbe fare un passo indietro. Ma tutti questi aspetti devono essere risolti con una dose di buonsenso». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Il dibattito Finanziare gli artisti fa bene alle aziende (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 17-11-2008)

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n. 46 del 2008-11-17 pagina 28 Il dibattito Finanziare gli artisti fa bene alle aziende di Redazione L'azienda italiana è innamorata dell'arte, ma se vuole qualcosa di più di una fugace ricompensa al suo corteggiamento, deve cambiare tattica. E puntare al matrimonio duraturo. Vale a dire meno sponsorizzazioni estemporanee con loghi buoni solo a gonfiare le rassegne stampa, e più partnership. Perché se l'azienda può dare molto alla cultura, in termini di sostegno economico e organizzazione, l'arte non può vivere nell'illusione di bastare a se stessa. Ne è convinta Valeria Cantoni, docente di Arte e Impresa all'Università Cattolica di Milano e amministratore delegato di Trivioquadrivio che la scorsa settimana ha organizzato con Hangar Bicocca, nell'ex area industriale di Milano trasformatasi in laboratorio per l'arte, «Art for business forum», una tre giorni di dibattiti con alcuni dei massimi esperti sull'argomento. Ma sponsorizzare conviene? «No - spiega Valeria Cantoni -: lo sforzo non è proporzionale al risultato. Il marchio sul catalogo di una mostra serve a poco se non si valorizza il rapporto tra arte e azienda attraverso la condivisione di valori comuni. In periodi di crisi come ora, la gente è attenta quando acquista: questo può trasformarsi in un vantaggio per quelle realtà produttive che accostano il loro nome a valori legati alla consapevolezza della complessità, come appunto l'arte». Si prenda il settore dell'energia: Enel ed Eni sono tra le aziende che stanno investendo maggiormente in cultura. «Il settore energetico, che tratta una materia complessa e impalpabile, si è letteralmente buttato sull'arte: con una mostra può entrare a contatto con la gente divulgando prodotti di ardua comprensione e un sistema di valori in cui crede», continua Cantoni. Proprio in questi giorni l'artista americano Jeffrey Inaba ha realizzato per Enel Contemporanea una sala d'attesa eco-sostenibile al Policlinico Umberto I di Roma mentre Eni sostiene a Palazzo Marino, a Milano, la mostra sulla caravaggesca Conversione di Saulo. Certo, vi sono delle differenze: la moda si nutre di arte contemporanea, come dimostrano la Fondazione Prada, la Fondazione Trussardi o il premio Furla per l'arte (ora al via con la settima edizione), le banche prediligono le grandi mostre mentre le piccole-medie imprese sostengono la cultura per valorizzare il territorio. Ma il confronto con gli Usa sul fronte del rapporto tra arte e business resta impari. Spiega Julie Peeler, vicepresidente del programma Arts&Business di Americans for the Arts: «In America l'arte dipende molto più dal supporto dei singoli individui che dello Stato». La filantropia sostiene il 35% dei finanziamenti ai musei che per metà, grazie a eventi di fundraising (come gli ambiti gala al Met di New York) e al costo dei biglietti, si autofinanziano. L'essere nell'advisory board di un museo è per una società americana motivo di vanto: significa condividere il prestigio di quella istituzione e conta più di mille pubblicità. In Italia persiste invece una certa ritrosia nei confronti dei finanziamenti privati alla cultura: «Dobbiamo imparare a essere più "laici"- conclude la Cantoni-: l'idea che l'artista debba contrattare con il proprio committente è stimolante, non scandalosa. L'arte non può bastare a se stessa». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Ruini su Eluana: <Dalla Cassazione un tragico sbaglio> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 17-11-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-11-17 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE Diritti Da Marino (Pd) a Bossi: subito una legge Ruini su Eluana: «Dalla Cassazione un tragico sbaglio» Il cardinale: non è un oggetto Il cardinale Antonelli: è in stato vegetativo ma non è un vegetale, è una persona dormiente che conserva tutta la sua dignità ROMA — Sentenza «profondamente e tragicamente sbagliata » quella della Cassazione su Eluana, dice il cardinale Ruini mentre il cardinale Antonelli spera che «all'ultimo momento ci sia un ripensamento». Si è pregato ieri in molte chiese d'Italia per la ragazza in coma da 16 anni per la quale è stata autorizzata — come chiesto dalla famiglia — l'interruzione dell'alimentazione con sondino. Nel dibattito politico spicca un intervento del presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che invita i cattolici a «cercare un'intesa con i laici» per rendere possibile una legge «ampiamente condivisa» sul testamento biologico. E anche per Umberto Bossi si può iniziare a pensare a una legge «visto che non possiamo lasciare decidere alla magistratura chi deve vivere o morire». Il cardinale Camillo Ruini ha parlato nella trasmissione di RaiUno A sua immagine: «C'è il rischio che decisioni come questa spingano a considerare l'uomo non come un vero soggetto, ma come un oggetto». Esprimendo «grande tristezza e un certo smarrimento» di fronte alla decisione dei giudici, Ruini afferma: «Non pensavo che a distanza di pochi anni si potesse ripetere in Italia quello che è accaduto negli Stati Uniti con Terry Schiavo». «La Chiesa — conclude — non rinuncerà mai al suo impegno culturale e pubblico affinché l'uomo capisca di essere soggetto e non soltanto oggetto». «Eluana è in stato vegetativo ma non è un vegetale, è una persona dormiente che conserva tutta la sua dignità»: così ha parlato il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Consiglio per la famiglia, a un convegno del Movimento per la vita, che a sua volta ha rivolto un appello al governo perché faccia un decreto che impedisca l'«interruzione » dell'alimentazione dei malati in stato vegetativo. Il presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, interrogata sull'eventualità di un ricoverare di Eluana in una clinica piemontese ha detto: «Essendoci una sentenza, non potrei fare altro che applicarla». Il senatore Pd Ignazio Marino fa da sinistra lo stesso appello che Cicchitto ha rivolto da destra: «Si ascoltino — in vista di una legge — le voci degli uni e degli altri e si eviti di spaccare il Paese su una questione così dolorosa». Per Maurizio Gasparri del Pdl una legge si può fare «entro febbraio». Per Roberto Di Giovan Paolo del Pd occorre andare a una disciplina che affidi la decisione «a un sano rapporto medico-paziente». Luigi Accattoli Ex Cei Il cardinale Camillo Ruini, ex presidente della Cei \\ Alla base c'è un grande equivoco... Eluana ha esigenze molto modeste, ha bisogno di un po' di cibo e di acqua

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ROMA - La prova che malore non ci sia stato arriva dallo stesso Silvio Berlusconi il quale, ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 17-11-2008)

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Lunedì 17 Novembre 2008 Chiudi di FABRIZIO RIZZI ROMA - La prova che malore non ci sia stato arriva dallo stesso Silvio Berlusconi il quale, dopo una notte di volo da Washington, assicura, via telefono, i Popolari-liberali, riuniti a Verona, con una voce tonica, ben impostata, che ha la «gagliardia di un ventenne», pertanto «sono in piena forma». Ed il giallo di un malessere a bordo dell'aereo, alimentato da voci, indiscrezioni, complice un'agenzia di stampa, si affloscia in un baleno. Le parole di Paolo Bonaiuti avevano già sminato il caso, ma è il premier a domandarsi «come sia nata questa voce. Sarei dovuto recarmi a Montecatini (al convegno dei Circoli di Marcello dell'Utri, Ndr.) e a Verona. Ma c'è stato un ritardo di due ore nel programma e non ce l'ho fatta». Insomma, «avrei creato scontentezza, scegliendo l'uno o l'altro, così non sono andato. Forse, qualcuno per spiegare che non sarei arrivato ha messo in giro la voce... Ma io sto benissimo». E a Carlo Giovanardi, dispiaciuto per la diffusione della falsa notizia («questa è una cosa inventata di sana pianta a Roma»), il premier si rivolge così: «Un saluto a te e a tutti gli amici». Un applause sommerge le sue parole. E subito affronta i nodi politici. Alla formazione dei Popolari Liberali apre le porte del Pdl, il quale, precisa, «deve essere la costola del Ppe». Ma soprattutto conferma, come già aveva annunciato Tremonti al G20, che sarà di 80 miliardi l'aiuto del governo alle famiglie e alle imprese italiane. Che il governo lavora «con rigore, anche se molto resta da fare». Attacca l'opposizione, «divisa inconcludente, culturalmente ancora prigioniera del suo passato. Questa sinistra si è radicalizzata e si è arroccata in un'opposizione che danneggia l'Italia. E che fa dell'insulto la sua pratica quotidiana. Una sinistra che continua a fare campagna elettorale», a suo giudizio, in modo permanente. Traccia anche una scadenza. «Sembra voler continuare per i prossimi quattro anni e mezzo». Ed accusa la sinistra di aver «ribaltato», in modo incredibile, «i contenuti della riforma Gelmini». Ma è proprio la riforma della scuola che indica tra i successi del governo: l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, la riapertura delle procedure per le grandi infrastrutture, il lavoro per Alitalia. «Abbiamo rilanciato il nucleare e le fonti alternative. Abbiamo sottoposto al Parlamento grandi riforme, a cominciare da quella della scuola». Adesso, però, di fronte alla crisi dei mercati (i leader del G20 torneranno a riunirsi, fra 100 giorni, in Giappone o Inghilterra) bisogna sostenere l'economia reale. A Washington, spiega, «abbiamo concordato sulla necessità di riscrivere nuove regole per la finanza», ma occorre «che le banche continuino a fare le banche sostenendo gli investimenti degli imprenditori ed i consumi dei cittadini». Il governo, che ha «utilizzato bene la fiducia degli italiani», arrivata all'«imbarazzante», 72 per cento, sta predisponendo «un pacchetto di misure anticrisi». Assicura: «Abbiamo lavorato e stiamo lavorando con grande rigore». Lavorerà per fare del Pdl, nel quale confluiranno Fi, An e i Popolari liberali di Giovanardi, un «contenitore di tutti i moderati, cattolici, laici e riformisti, di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra». Se ci saranno dissidi locali? «Probabilmente qualche difficoltà ci sarà, l'ha avuta anche il Pd, tra Partito democratico e Margherita». Avverte: «Qualche coordinatore dovrebbe fare un passo indietro...».

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TRIESTE - Tutto sarà fatto con la massima riflessione, attenendoci a quanto decis... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 17-11-2008)

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Lunedì 17 Novembre 2008 Chiudi di MAURIZIO BAIT TRIESTE - «Tutto sarà fatto con la massima riflessione, attenendoci a quanto deciso dai giudici». Beppino Englaro, padre di Eluana, parla proprio mentre la Regione Friuli Venezia Giulia manifesta la disponibilità ad accogliere nelle proprie strutture sanitarie la figlia. Qualcuno chiede a Englaro di mostrare le foto di Eluana com'è ora: «Lei non avrebbe voluto e quindi non lo farà mai». Nessun veto quindi dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Ciò non significa che sia automaticamente possibile che le venga staccato il sondino di alimentazione. Nel silenzio delle dichiarazioni ufficiali, questo "assetto" è stato ribadito ieri, pur in una situazione di estrema difficoltà sul fronte medico: chi, materialmente, si assumerà la responsabilità di interrompere la somministrazione di cibo e acqua? Il presidente della Regione Renzo Tondo tace, ma non fino in fondo. Sul suo blog è apparsa ieri una fotografia del filosofo viennese Ludwig Wittgenstein con poche parole a corredo. Rimandano a un celebre passo del suo Tractatus logico philosophicus: «Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere». A quel «si deve tacere», Tondo preferisce tuttavia una lettura meno imperativa: «È meglio tacere». Fin troppo evidente il riferimento al caso di Eluana, il cui padre Beppino è amico di lungo corso del presidente, che ne ha condiviso l'odissea e il dolore, per l'appunto indicibile. Un altro amico di famiglia, il senatore friulano del Pdl Ferruccio Saro (che con Tondo aveva organizzato di recente un incontro pubblico in friuli con il papà di Eluana), invoca intanto «un po' di privacy». Dice che a Beppino Englaro è sempre stato vicino, ma condanna ««gli eccessi dei toni e delle forme che stanno caratterizzando questa vicenda, che coinvolge esclusivamente la sfera privata». Il senatore è preoccupato per «il precipitare dello scontro fra laici e cattolici» ed è «profondamente convinto che trasformare questo caso in un'arma con cui battagliare politicamente, come di fatto si continua a fare, sia un errore tragico, che va a scapito della famiglia e a scapito di un dibattito serio e approfondito che non può e non deve partire da un singolo caso». L'eventuale arrivo di Eluana a Udine o in ogni caso nel Friuli Venezia Giulia non viene "vietato" dalle istituzioni, ma il problema cruciale è la difficoltà a trovare un anestesista disposto a staccare il sondino: come ha spiegato anche il presidente dell'Ordine dei medici di Udine, Luigi Conte, ciò violerebbe il codice deontologico professionale nelle sue fondamenta, dove si prescrive l'obbligo di garantire a ogni paziente la cosiddetta "assistenza elementare", in altre parole il cibo. E se l'avvocato della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini, afferma che l'obiezione vale soltanto quando è consentita dalla legge (aborto e servizio militare di leva), dal fronte dei medici si controbatte che una sentenza non prevale in sé su norme accettate dall'ordinamento, come quelle che regolano i doveri professionali. E mentre tutti invocano l'intervento del legislatore per colmare il grave vuoto nel quale Eluana si è venuta suo malgrado a trovare, la Regione sta per varare un progetto innovativo che venga incontro alle 50 famiglie residenti che convivono, come Beppino Englaro, con lo stato vegetativo di un congiunto. Le intenzioni sono duplici: da una parte garantire sostegni economici degni di questo nome, dall'altra pensare alla realizzazione di un centro specializzato per assistere tutti i cittadini come Eluana. L'opzione più probabile, che ridurrebbe i tempi, è dar vita a una struttura annessa a un ospedale, con tutte le attrezzature e il personale specialistico necessari. Attualmente è in corso un censimento clinico di questi pazienti, che per patologie e cure non sono affatto analoghi. Per una parte di queste persone, infatti, lo stato vegetativo è stato provocato da incidenti, ma per altri si tratta delle conseguenze di anomalie di natura vascolare.

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Marino: basta ostruzionismi sul testamento biologico cicchitto rilancia: necessario il confronto tra laici e cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-11-2008)

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Marino: basta ostruzionismi sul testamento biologico Cicchitto rilancia: necessario il confronto tra laici e cattolici

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L'humour di Paolo De Benedetti ha contagiato la festa annuale dell'associazione Amis... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 18-11-2008)

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L'humour di Paolo De Benedetti ha contagiato la festa annuale dell'associazione «Amis d'la pera» sabato sera all'hotel Salera. Allo scrittore, biblista, docente universitario e presidente della Società di Studi Astesi, il sodalizio ha consegnato il premio «Urdin d'la pera». La «pietra» è un riconoscimento che dal 1964 viene assegnato ad astigiani che si siano distinti nella città e nel mondo nei campi della cultura, del lavoro, della solidarietà e del sociale. Lo scorso anno è andata a Ugo Scassa, titolare dell'Arazzeria alla Certosa di Valmanera. De Benedetti, 80 anni, ha ricevuto il trofeo dalle mani del presidente dell'associazione, Guido Martinengo, applaudito dai soci e da alcuni degli insigniti degli anni scorsi, come Antonio Guarene, Giovanni Perosino, Bruno Ballario e Delio Ruscalla. «La mia storia astigiana - ha esordito lo studioso nel suo breve discorso - è un po' lunga. Infatti noi De Benedetti siamo degli extracomunitari. Qualche anno dopo l'espulsione degli ebrei dalla Spagna a opera della regina Isabella la Cattolica, dalla Catalogna dove vivevamo, siamo arrivati ad Asti. E poiché non c'era ancora la Lega, siamo stati accolti, anche se più tardi chiusi nel ghetto che si trovava nelle attuali vie Aliberti e Ottolenghi». De Benedetti ha ricordato il contributo degli ebrei piemontesi allo sviluppo della cultura locale, citando il poemetto «La gran battaja d'j Abrei d'Moncalv» che terminava con i versi: «Ah! C'non i succeda pù di 'sti guai/ Baroucabà, adonai adonai!». Ha poi raccontato: «Ma la comunità ebraica astigiana e la mia famiglia hanno dato all'Italia qualcosa di più importante, credo. La mia bisnonna Dolcina Artom, dichiarata sterile dai medici e madre di quindici figli, aveva un fratello, Isacco Artom, che fu segretario di Cavour: si può ben dire che loro due fecero l'Italia, lavorando dalle sei del mattino fino a notte tutti i giorni». «Voglio vedere in questa "pera" a me donata - ha aggiunto De Benedetti - anche un simbolo della perseveranza, nel passato, nel presente e nel futuro, dell'identità astigiana, cristiana, ebraica, laica. Nel tempio di Gerusalemme c'era anche là una pietra, la "even shetijjà" o pietra di fondazione del mondo, dove Dio aveva puntato il compasso per iniziare la creazione». De Benedetti ha concluso con un augurio: «Che la nostra "pera" sia il simbolo e la spinta a rimanere nello stesso tempo fedeli e creativi, memori di chi ci ha preceduti e disponibili alle nuove generazioni. Cioè facitori di "shalom", di pace».\

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Bagnasco interviene su Eluana<La vita va sempre rispettata> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 18-11-2008)

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Bagnasco interviene su Eluana«La vita va sempre rispettata» al convegno dell'azione cattolica L'IMPEGNO politico sociale dei cattolici, l'etica e la politica. Il cardinale Angelo Bagnasco ha preso parte, ieri sera dopo le 19, al convegno di apertura delle celebrazioni e della mostra a Palazzo San Giorgio per i 140 anni di vita dell'Azione Cattolica, con il presidente nazionale Franco Miano. Inevitabile, tra gli esponenti di Azione Cattolica, il pensiero al caso di Eluana Englaro, dopo la sentenza che ha autorizzato i familiari a interrompere la nutrizione artificiale della donna. «Siamo un'associazione ecclesiale - dice il presidente Miano - composta da laici che vivono nel mondo. E non possiamo non interessarci a ogni problema che abbia un impatto sociale forte come questo. Non voglio commentare una sentenza, ma certo è necessaria una legge sul problema del fine-vita, per aprire un confronto e arrivare al più vasto consenso possibile». Il cardinale Bagnasco, arrivando a Palazzo San Giorgio, non si sottare al confronto. «È sempre più diffusa, e non solo nel mondo occidentale, una mentalità secolarista e individualista. Di fronte al caso di Eluana Englaro, devo ribadire il rispetto per la sofferenza dei suoi familiari, ma anche l'indisponibilità della vita umana che non può essere giudicata e soppesata per stabilirne il valore ma deve, invece, essere rispettata fino al momento della morte naturale. Questa è la sfida che interpella le coscienze». Il cardinale non commenta le parole e la decisione di suor Ilde, 74 anni, missionaria del Don Orione, che è stata premiata dal Comune come "Donna fuori dal coro" per aver preso una decisione controcorrente: chiedere ai suoi superiori di poter fare un testamento biologico e indicare così la sua volontà nel caso si trovasse in condizioni di malattia irreversibile e perdita di coscienza. «Non credo - si limita a dire il porporato - che le cose siano esattamente come sono state presentate». 18/11/2008

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I CATTOLICI LIBERALI FRA LA CHIESA E LO STATO (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 18-11-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-11-18 num: - pag: 45 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano I CATTOLICI LIBERALI FRA LA CHIESA E LO STATO Vuoi perché a scuola non stavo troppo attento, vuoi perché l'età mi fa dimenticare quanto avevo imparato, le sarei grato se potesse confermarmi che la Destra tradizionale in Italia, quella dei grandi uomini politici del passato, è sempre stata laica. Dunque non capisco perché la destra dei giorni nostri sia così vicina alla Chiesa al punto che ai preti insegnanti di religione l'attuale sindaco di Milano, da ministro, ha concesso uno stipendio. Ma si può insegnare una religione? Non si dovrebbe predicarla? Victor Pastorino pastorino@internet.lu Caro Pastorino, I maggiori esponenti della Destra risorgimentale furono al tempo stesso cattolici e liberali. Credevano nell'unità della nazione, nell'autorità dello Stato e nel suo diritto di restituire i beni ecclesiastici all'economia di mercato. Ma erano altrettanto convinti che la fine del potere temporale avrebbe giovato all'autorità morale e al prestigio spirituale della Chiesa in Italia e nel mondo. Uomini come Bettino Ricasoli, successore di Cavour alla presidenza del Consiglio, credevano che la Chiesa avesse bisogno di un radicale riforma e che l'unificazione della penisola ne sarebbe stata la necessaria premessa. Anticlericali furono i democratici, i repubblicani, i massoni e, più generalmente, gli esponenti della Sinistra storica. Ma i cattolici liberali della Destra credettero che il Risorgimento della nazione e il Rinnovamento della Chiesa fossero aspetti complementari di una stessa fase storica nazionale. La speranza fu condivisa anche da una parte del clero romano e in particolare da Antonio Rosmini. Vi è nella vita del filosofo di Rovereto, a questo proposito, un episodio interessante. Quando Carlo Alberto dichiarò guerra all'Austria nel 1848, Rosmini volle andare a Milano «per condividere con gli amici questo vento di libertà», e fu per qualche tempo consigliere di Gabrio Casati, capo del governo provvisorio. Un sacerdote, don Carlo Galimberti, ricorda che qualche settimana dopo, mentre si combatteva in Veneto, Rosmini fu ospite d'onore a un pranzo che si tenne nel seminario milanese, in una via che si chiamava allora Corso di Porta Orientale e si chiama oggi Corso Venezia. Galimberti racconta che gli animi dei convitati erano «pieni di entusiasmo e un po' esaltati davvero per la sperata indipendenza della patria, sicché il pranzo, anche per la presenza di un tanto ospite, fu tutto buon umore e allegria». Un poeta pronunciò un brindisi in onore di Rosmini e lo chiuse con il grido «Viva l'Italia», ripetuto «da trenta e più voci con un baccano immenso». Rosmini si alzò dopo la fine del brindisi per dire, a sua volta: «Viva la libertà della Chiesa». Sperava che la Chiesa Romana avrebbe contribuito all'unificazione nazionale e diceva implicitamente che l'unità della patria e la libertà della Chiesa erano, ai suoi occhi, due scopi perfettamente compatibili. Sappiamo che la Chiesa, nonostante le sue speranze, prese un'altra strada e divenne negli anni seguenti il maggiore avversario dell'unità nazionale. E sappiamo che i cattolici liberali vissero quella rottura con grande dolore, ma non rinunciarono mai alla difesa delle prerogative dello Stato nazionale. Lei mi chiede, caro Pastorino, perché la Destra d'oggi sia così diversa da quella d'allora. Posso soltanto risponderle che molti dei suoi membri sono forse cattolici (non ho titoli per giudicare la loro fede), ma poco liberali.

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Una scia di sangue rossa e nera (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-11-2008)

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n. 276 del 2008-11-18 pagina 32 Una scia di sangue rossa e nera di Redazione L'episodio più recente risale al 1° maggio scorso, quando un ragazzo, Nicola Tommasoli, viene ucciso a Verona da cinque giovani neonazisti. Uno dei casi più lontani nel tempo è invece del febbraio 1945, quando a Porzûs (Udine) alcuni componenti della Brigata Osoppo, formazione di orientamento cattolico e laico-socialista, fu trucidata da partigiani della Brigata Garibaldi di orientamento comunista. Fra questi due estremi temporali ma nella stessa area geografica, ossia il Triveneto, i giornalisti Giovanni Fasanella e Monica Zornetta nel saggio «Terrore a nordest» (Rizzoli, pagg. 250, euro 10) collocano la nascita e lo sviluppo del terrorismo italiano, di destra e di sinistra. È una storia complessa, che va dallo scontro tra partigiani bianchi e rossi all'orrore delle foibe, da Ordine Nuovo alle Br e Autonomia operaia, fino naziskin. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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La fiction etica e le logiche dei palinsesti tv (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 19-11-2008)

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La fiction etica e le logiche dei palinsesti tv Coincidenze. Mentre si consuma la vicenda di Eluana, la serie Rai sul bambino in coma risvegliato da Venditti allarma i laici. Gli stessi che due anni fa applaudirono al matrimonio lesbo nel "Padre delle spose" con Lino Banfi. Ma è poi vero che la programmazione segue i tempi della politica? di Fabrizio d'Esposito La fiction traccia il solco ma è il palinsesto che lo difende. La politica è televisione e una prima serata sulla cattolica Raiuno può valere non meno di sette milioni di spettatori-elettori. E allora: è stata pura coincidenza la contrapposizione Gianluca-Eluana, ossia la miniserie sul bimbo risvegliatosi dal coma contro il calvario della figlia di Beppino Englaro? Oppure c'è stata una logica manichea, da una parte il Bene-vita dall'altra il Male-morte, sottesa alla programmazione di In nome del figlio, che narra la storia vera di Gianluca Sciortino, il bambino che si destò dal coma grazie a una canzone di Antonello Venditti? Dai piani altissimi di Viale Mazzini le risposte sono contrastanti. Da Raiuno dicono che è solo una casualità, perché la fiction era stata prevista da almeno due mesi. Un altro dirigente, molto noto, ammette invece a microfoni spenti che «quello che succede da noi nei palinsesti non è mai casuale, c'è sempre una logica». In ogni caso, è certo che Raiuno ha un pubblico in media anziano e molto religioso che ha quindi «bisogno di messaggi rasserenanti e di una comunicazione senza scosse». Eppure nel 2006, sempre a novembre, successe il contrario di oggi. In questi giorni sono i favorevoli alla fine del dramma di Eluana, da 17 anni in stato vegetativo, a contestare l'uso distorsivo del palinsesto in senso cristiano-miracolistico. Ma due anni fa furono gli ultrà laicisti a esultare e a dire che «laddove non arriva il Parlamento arriva la tv». Accadde con Il padre delle spose, fiction interpretata da Lino Banfi su un matrimonio lesbo celebrato nella Spagna di Zapatero. All'epoca governava l'Unione di Prodi che si incartava su Pacs e Dico e la fiction fu una boccata d'aria per la sinistra della coalizione assediata dai teodem. Al punto che il presidente della Rai Petruccioli ringraziò pubblicamente il capo della fiction Agostino Saccà. Il quale a sua volta spiegò: «La Rai è una grande azienda laica che non può avere paura di provare a rispondere alle domande che il paese si pone. Dei Pacs, dell'unione tra omosessuali si discute nella famiglie e non ci si può girare dall'altra parte». Insomma un po' di strabismo equivicino: oggi i cattolici plaudono a In nome del figlio, due anni fa protestarono con veemenza contro Banfi e la figlia lesbica. Ecco l'onnipresente Paola Binetti: «È altamente inopportuna una fiction che tocca un problema su cui ancora non si è discusso adeguatamente e che comunque non fa parte del programma di governo». Banfi, infine, da uomo di centrodestra osservò con amarezza: «L'annunciatrice che ha presentato la fiction ha detto: "Si consiglia per la visione la presenza di un adulto". Manco fosse un film porno». La fiction etica rappresenta l'ultimo grado della polemica politica sulle convergenze tra Parlamento e palinsesto. In generale, la storia della televisione italiana è piena di coincidenze smaccate o subliminali. A Mediaset, per esempio, le peripezie giudiziarie del suo Proprietario hanno fatto programmare il kafkiano Detenuto in attesa di giudizio con Alberto Sordi diretto da Nanni Loy. Oppure, ai tempi del regime democristiano nella Prima repubblica, alla vigilia delle elezioni il palinsesto si arricchiva di significativi film di guerra, giusto per ricordare che la corruzione era un male minore rispetto alle bombe. Per tornare alla giustizia: un anno fa, l'allora Guardasigilli Clemente Mastella chiese e ottenne la sospensione del film tv La vita rubata con Beppe Fiorello. Era una fiction sulla vicenda di Graziella Campagna, uccisa dalla mafia a soli 17 anni. Mastella motivò la sua richiesta con queste parole: «La fiction rischia di interferire con il processo d'appello che riprenderà a breve». Il fratello di Graziella gli rispose: «Dov'era Mastella quando il giudice ha scarcerato l'assassino di mia sorella?». 19/11/2008

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veglie, firme e digiuni: i cattolici con eluana - orazio la rocca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-11-2008)

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Pagina 19 - Cronaca Veglie, firme e digiuni: i cattolici con Eluana Via alla mobilitazione. Ma il padre non molla: "La riporto in Friuli, è casa sua" Sit-in in tutta Italia: "Lasciatela vivere". E nascono gruppi di sostegno su Facebook ORAZIO LA ROCCA ROMA - Veglie, digiuni, recite di rosari in pubblico, messe nelle parrocchie, nelle cattedrali, nei conventi. Ma anche lettere di quasi tutti i vescovi delle 226 diocesi italiane; appelli al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio; e una gigantesca raccolta di firme, i cui promotori, gli attivisti del Movimento per la Vita, non nascondono l´ambizione di superare almeno un milione di adesioni. Ecco la risposta del mondo cattolico alla sentenza della Cassazione che autorizza lo stop dell´alimentazione di Eluana Englaro, la ragazza da 17 anni in stato vegetativo continuativo. Un movimento spontaneo lanciato sabato scorso dall´Azione cattolica italiana (la più grande associazione ecclesiale con circa 500 mila iscritti), che ha invitato le 26 mila parrocchie italiane «a pregare per Eluana e per la sua famiglia perché si lasci interrogare fino in fondo sulla natura delle scelte che potrebbe assumere» dopo il via libera della Cassazione. Un appello subito raccolto anche da Comunione e Liberazione - che ha diffuso una lettera-manifesto tra i suoi iscritti sulla sacralità della vita - , Acli, Focolarini, Associazione Giovanni XXIII, e dalle tante realtà parrocchiali e diocesane. Nessuna indicazione dalle alte gerarchie. «Serve solo pregare», si è limitato a dire ieri il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Mentre, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, alla Radio Vaticana, pur ribadendo la condanna della sentenza adombrandovi «pericoli di eutanasia», auspica che «sulla fine vita ci sia un dialogo tra laici e cattolici, perché il muro contro muro non serve». Preghiere a parte, resta sempre alta la tensione sulla sentenza, contro la quale ieri 34 associazioni italiane hanno presentato un ricorso con procedura d´urgenza alla Corte europea dei diritti dell´uomo di Strasburgo. Iniziativa che, comunque, secondo il sostituto procuratore generale della Cassazione Marcello Matera, «non può bloccare gli effetti della stessa sentenza». Lo dimostra il fatto che Beppino Englaro, papà di Eluana, pensa seriamente di trasferire la figlia in Carnia, nel Friuli, «è casa sua, lì potrà riposare accanto a suo nonno», come lui stesso confida a un giornale veneto. Ma «il giorno in cui la ragazza sarà spostata dalla clinica faremo un digiuno di protesta», avvertono al Movimento della Vita, che per domani inizierà in 500 piazze di tutte le province italiane una raccolta di firme per una petizione in difesa di Eluana e per la dignità della vita da presentare alla Corte di Strasburgo. Uno dei principali punti di raccolta, a piazza S. Lorenzo in Lucina a Roma, «ai quali sono stati invitati tutti i parlamentari», fa sapere il presidente del Movimento Carlo Casini. Tra i vescovi che partecipano alle preghiere pro-Eluana, l´ex segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, che ha indetto per domani sera nella sua diocesi di Firenze una veglia al santuario della Santissima Annunziata. A Lecco, davanti alla clinica che ospita Eluana si pregherà sabato mattina. Accanto al Movimento per la vita, opera anche l´associazione Scienza&Vita, dove si augurano - confessa il portavoce Domenico Delle Foglie - che «il Parlamento vari subito una legge di fine vita che non sia, però, una forma di eutanasia passiva, cioè che non preveda il blocco dell´alimentazione e dell´idratazione, che il parere del paziente non sia vincolante per il medico e che non apra al cosiddetto diritto a morire».

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Il Partito dell'Alleanza ha scelto Torino (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 19-11-2008)

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SEDE NAZIONALE Il Partito dell'Alleanza ha scelto Torino Ci sarà anche il Partito dell'Alleanza alle elezioni europee e per la Provincia del 2009. Ieri sera una cinquantina di militanti hanno inaugurato la sede della direzione nazionale in corso Monteucco 15, al quarto piano. «Siamo l'unico partito ad avere una sede nazionale a Torino», dice il segretario organizzativo Francesco Mutti, torinese, medico ginecologo. Per la verità anche la Lega Nord si presenta come un partito nazionale in ciascuna regione dove è attiva. «Ma noi siamo un partito italiano», aggiungono i dirigenti dell'Alleanza, di cui il coordinatore nazionale è Damiano Angelotti, pure lui torinese, imprenditore nel settore alberghiero. Il segretario regionale è Ornella Bozzer. Come mai questa presenza all'ombra della Mole? «Perché qui a Torino - spiega il segretario nazionale Sante Pisani che ha partecipato all'apertura dei locali di corso Montecucco - ci sono molti dei nostri dirigenti. Un anno fa, sotto questo cielo, abbiamo fatto la prima riunione». Quali sono gli ambienti di origine? «L'amicizia, ambienti che abbiamo frequentato per passione politica», dice Mutti. Ad esempio? «Anche partiti in cui si è militato come la Destra nazionale, la Dc e la Casa delle Libertà». In Provincia con chi vi schiererete? «Stiamo parlando con il Pdl», aggiunge Pisani, toscano. Laici, cattolici di destra, in rapporto con l'Ace (Azione cristiana evangelica) dialogano con il Pdl e con l'Udc. «L'unità tra i partiti minori di matrice cattolica - è scritto nel programma -, in un serbatoio aggregativo nell'area di centro destra, e quanti dei socialisti, dei repubblicani, dei liberali e di quanti altri aderiranno alla costituzione del soggetto politico (che ci risulta sia in embrione da gestanti appartenenti all'area di maggioranza) è la precondizione, non l'esito del processo». Siete a favore di Berlusconi? «Sì, in linea di massima - risponde Mutti -, ci differenziamo perché noi vogliamo mantenere il nostro simbolo, la nostra identità e vogliamo una legge elettorale che consenta ai partiti minori di esistere». Quali sono i tempi su cui puntare per la Provincia di Torino? «La sanità - elenca il segretario organizzativo dell'Alleanza -, noi siamo per la Città della salute, ma collocata in un'area centrale, vicina alla Molinette o a piazza d'Armi». Altro? «La sicurezza, i controlli sull'immigrazione». \

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<Da suor Ilde nessuna richiesta di testamento biologico> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 19-11-2008)

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«Da suor Ilde nessuna richiesta di testamento biologico» CASO ELUANA: PARLA BAGNASCO ROMA. È stato inviato alla Corte europea, con richiesta di applicare la procedura d'urgenza, il ricorso contro la sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro promosso da 34 associazioni italiane nel tentativo di congelare ogni azione allo stato attuale fino a quando la Corte non deciderà. L'obiettivo è di ottenere un pronunciamento e «una sospensiva o un annullamento» della sentenza della Suprema Corte. Ma il ricorso non può bloccare gli effetti della sentenza della Cassazione secondo il sostituto procuratore generale della Cassazione Marcello Matera «Non ci sono norme giuridiche che possano bloccare il rispetto del verdetto della Suprema Corte». Intanto il presidente dei vescovi italiani Angelo Bagnasco interviene, dopo la decisione della Cassazione. Staccare la spina fa correre il rischio di «eutanasia» , precisa il porporato nella intervista alla Radio Vaticana. Poi l'apertura con «l'auspicio di un clima sereno, anche nelle aule parlamentari» e l'invito ad evitare contrapposizioni laici-cattolici. È questo l'elemento di maggior novità rispetto ai precedenti interventi del presidente della Cei successivi alla decisione della Cassazione. «Spero che non ci siano dei muri contro muro». Infine Bagnasco riferisce che Suor Ildefonsa non ha fatto alcuna richiesta formale di testamento biologico. E la suora conferma, affermando di aver solo detto «alle mie consorelle con le quali vivo ogni giorno che se mi trovassi in gravi condizioni non facciano su di me accanimento terapeutico, che mi lascino andare». 19/11/2008

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Solo una scissione può salvare il Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-11-2008)

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n. 277 del 2008-11-19 pagina 0 Solo una scissione può salvare il Pd di Gianni Baget Bozzo Se nel Pd ci fosse qualche traccia di socialismo socialdemocratico o massimalista, la scissione sarebbe già avvenuta. Ma il Pd nasce dal Pci per un lato e dalla sinistra democristiana per l'altro, partiti che ebbero come riflesso primario l'unità della formazione a cui appartenevano. Il Pci nacque con la parola d'ordine di Antonio Gramsci unità, e l'Unità è ancora oggi il giornale del partito. Le scissioni intracomuniste furono sempre casi individuali e furono bollate come eresia. Il migliorista Napolitano preferiva l'unità del partito al loro "migliorismo". Dissidevano ma abbozzavano per principio. E così la sinistra democristiana voleva l'unità della Dc garantita dalla Chiesa per poter avere uno zoccolo duro su cui rivendicare la propria autonomia dalla Chiesa stessa. Unitari si nasce: e poi i cattolici democratici e i comunisti sono sempre amati, tanto che il nome di cattolici democratici è un'invenzione del Pci, in cui i democristiani di sinistra si sono poi riconosciuti. La prova del riflesso unitario è l'evoluzione di Veltroni, partito con il discorso del Lingotto sulla maggioranza autonoma dalla sinistra antagonista. Ora l'uomo del Lingotto raggiunge il colmo quando, alla testa di un corteo, propone un referendum contro il decreto Gelmini. Quindi contro il grembiulino e il sette in condotta. Più a sinistra di così non si può. Naturalmente vi è una dissidenza, ma questa è felpata e discreta. Vi può essere la mano di D'Alema o di Marini nei due voti alla Vigilanza per Riccardo Villari, ma nessuno ne riconosce la paternità. Anzi, il più deciso a chiedere a Villari le dimissioni è il deputato Gentiloni, che è un cattolico democratico. Veltroni ha certo commesso un passo falso, ma intenzionale, quando ha arruolato Antonio Di Pietro come garante dell'espansione del voto per il Pd verso la destra. Si è trovato di fronte un Di Pietro che ha il consenso della sinistra antagonista e ancor più della base comunista del Pd: e che si pone chiaramente a destra, tanto da imitare il Duce trebbiatore non a Littoria ma a Montenero di Bisaccia. Di Pietro è a un tempo la sinistra della destra e la destra della sinistra Egemonizzata, è il caso di usare questa parola, il Pd. Che patisce così il contrappasso: i comunisti, che "egemonizzarono" la cultura politica italiana, ora sono nelle mani di Di Pietro come garante della loro coerenza verso la loro base. Nonostante i "moderati" approvino tutti Villari, essi sono obbligati a chiederne le dimissioni. Disposti poi ad accettare un compromesso contro Orlando, ma con il concorso di Di Pietro. Veltroni ha commesso un errore di strategia escludendo i socialisti dall'alleanza con il Pd e ammettendovi l'Italia dei valori. è il riflesso antisocialista che lo ha perduto sino a consegnarsi nelle mani del suo attuale aguzzino. Che faranno D'Alema e Marini? Capiranno che, con la crisi che attraversa il Paese, affidare la sinistra a Veltroni e a Di Pietro è una grave colpa contro la società ed è la negazione delle loro stesse storie? Ma che una voce si alzi e dica "contraddico" non è accaduto e non è possibile che accada. L'unità è il principio da mantenere a qualunque costo al di fuori di ogni responsabilità verso lo Stato, verso la società e verso la cosa pubblica. Veltroni ha sbagliato, ma D'Alema e Marini hanno consentito il rigetto dei socialisti e l'ammissione di Di Pietro come compagno di alleanza. Ed ora la Cgil e la Cisl: una divaricata dall'altra, una per lo sciopero politico, l'altra per l'appoggio al governo. Ma Marini non è stato segretario della Cisl? A tutelare il Paese non rimane altro che il popolo che ha votato Berlusconi, ed è grave per la società italiana dover puntare tutte le carte su un giocatore solo. L'Italia ha bisogno di una sinistra socialdemocratica, ma i comunisti l'hanno uccisa tre o quattro volte nella loro storia. E ora sono alleati con colui che eliminò Craxi dalla politica italiana. Le colpe politiche che hanno valore morale segnano un destino politico. La scissione del Pd è matura nel Paese ma non nel partito; postcomunisti e postdemocristiani di sinistra si danno la mano e si affondano nel nome dell'unità. Questa è una sciagura per l'Italia. E riguarda sia i cattolici che hanno votato il Pd e lo sostengono, sia i democratici laici che hanno votato per i postcomunisti. Sono abbandonati per amore di Di Pietro sino ad accettare il fatto della fine dell'unità sindacale che sembra ormai definitiva. Non ci rallegriamo di questa malasorte né del peso che essa fa pesare alla nostra nazione. Speriamo nella speranza della scissione del Pd: una scissione almeno da di Pietro di fronte al corpo elettorale. Anche in Abruzzo, dove sono già consegnati a chi vuole "egemonizzarli" e ci riesce così bene. bagetbozzo@ragionpolitica.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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"La giustizia non può aspettare" (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 19-11-2008)

Argomenti: Laicita'

19 novembre 2008 Dal Foglio del 2 settembre 2008 "La giustizia non può aspettare" Il ministro Angelino Alfano ci spiega la riforma delle riforme, ricorda al Pd lo spirito della Bicamerale, ma dice che stavolta il processo riformatore non si fermerà “La riforma della giustizia sarà uno degli interventi attraverso cui la storia giudicherà l?esperienza politica di Silvio Berlusconi, è assolutamente centrale all?interno del processo riformatore del governo”. E dunque separazione delle carriere, corte disciplinare per i magistrati estrapolata dal Csm, riforma radicale del Consiglio superiore, revisione della procedura penale e del processo civile, superamento del principio di obbligatorietà dell?azione penale, e infine anche un nuovo sistema carcerario. E? la riforma “ab imis” promessa dal Cav. “con coerenza dal 1994 – dice il ministro – Adesso è venuto il momento di mettere tutto in pratica, fino in fondo, e segnare un solco profondo tra noi e un passato fatto di lentezze processuali, inefficienze, e dunque ingiustizie”. Pasciuto nella Dc di Agrigento, e voluto avvocato dal papà consigliere comunale della sinistra democristiana, il Guardasigilli Angelino Alfano si è guadagnato la laurea alla Cattolica e altri allori a Palermo (un dottorato), ma soprattutto non ha niente a che vedere con quel costume democristiano (e siciliano), quel linguaggio arcivescovile che ispirarono a Leonardo Sciascia “Todo Modo” e “Il contesto”; quell?afasia evasiva che veniva dalle sacrestie, dall?interloquire solitario tra il demone e il santo: “Noi la riforma la facciamo – dice – prenderemo in mano la procedura penale per ammodernarla”. E dev?essere l?energia dei suoi trentott?anni vissuti nel rimestio tragico della politica italiana del dopo Tangentopoli. Giovane promettente della Dc in Sicilia, dopo la tempesta di Mani pulite a venticinque anni era già deputato dell?Assemblea regionale, dentro Forza Italia, “dalla fondazione”, racconta. Dieci anni dopo ne sarebbe divenuto il coordinatore. Adesso è il designato per affrontare il grande rimosso giudiziaro del paese, con spirito bicamerale ma non troppo. “Intendiamo dialogare, ma intendiamo dialogare e decidere alla fine. L?infinito chiacchiericcio non appartiene alla nostra cultura di governo, è l?esatto contrario della richiesta del paese. Se a cento giorni dall?avvio del suo mandato i sondaggi premiano Berlusconi è perché questo governo ha finora saputo interpretare il disperato bisogno di decisioni che il paese ha espresso con il voto alle politiche”. Ma i sondaggi non premiano soltanto il governo nel suo complesso. Lo stesso Alfano, a tre mesi dalla nomina a Via Arenula, è tra i ministri che riscuotono maggiore fiducia e apprezzamento. Un evento raro per un ministero come quello della Giustizia che, di solito, ha offuscato e sbalzato nelle polemiche quasi sempre (e quasi subito) il titolare di turno. Non è così per Alfano, il Guardasigilli che gli antipatizzanti definivano una “mera protesi” di Berlusconi alla Giustizia oggi ha il merito riconosciuto d?aver posto di fronte all?opinione pubblica, con successo, garbo e fermezza, le questioni dirimenti del rimosso giudiziario. Anche l?Anm, pur negli ultimi, duri, attacchi rivolti al governo, ha sempre usato cautela e attenzione nei confronti del ministro che disse loro al Congresso nazionale: “Il mio programma è il vostro programma”. Perché nella dottrina Alfano “il dialogo viene prima di tutto ma poi devono seguire le scelte anche impopolari, purché utili e necessarie”. Mercoledì scorso Giulio Tremonti, applauditissimo al Meeting di Rimini, ha detto che “fare delle scelte non significa tornare al fascismo, ma compiere un dovere istituzionale”. Il Guardasigilli è d?accordo, “ma una decisione senza dialogo assomiglia troppo a una unilaterale dichiarazione di guerra. Per questo noi chiediamo alla parte più ragionevole dell?opposizione di condividere con noi le scelte che riguardano l?assetto e il futuro del nostro paese. Del resto se si fece la Bicamerale, e se la Bicamerale arrivò a un determinato punto, il motivo fu proprio questo. Cioè la necessità che alcune regole di funzionamento nell?ambito del sistema giustizia si riscrivessero insieme”. La Bicamerale doveva essere il Tempio della trasformazione italiana, lì dentro il verme-crisalide doveva diventare farfalla e il serpente mutare la pelle. “Non fu così”, ammette Alfano. Allora tutti si convinsero che sarebbero passati alla storia, ma fu una storia fatta di carte, bozze, controbozze, aerei di carta, poesiole d?occasione, ghirigori, arabeschi, trappole insidiose, nervosismi e disfunzioni ormonali: “Questa volta non ci saranno perdite di tempo – dice – la riforma della Giustizia sarà la linea di demarcazione più attuale tra riformatori e riformisti, fra coloro i quali vogliono lasciare le cose così come sono e chi vuole cambiare. Per come la vedo io, si ha tutto il diritto di essere conservatori, a condizione però – aggiunge – che i cittadini sappiano cosa si intende conservare: tempi del processo inaccettabili, un sistema delle carceri che non funziona, un complesso di distorsioni ingiustificabili che rende poco competitivo il nostro paese anche sulla scena internazionale”. La strada è piena di ostacoli. Il dialogo va cercato con l?opposizione, con il Partito democratico, ma anche con i magistrati che di separazione delle carriere, riforma del Csm e revisione del principio di obbligatorietà dell?azione penale proprio non vogliono sentir parlare. Il segretario dell?Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini, ha definito “modello fascista” l?idea di riequilibrare la composizione, tra laici e togati, all?interno del Consiglio superiore. Mentre il presidente dell?Anm, Luca Palamara, ha spiegato che l?abolizione dell?obbligatorietà “sarebbe un incentivo a delinquere”, tanto che, contro l?ipotesi di una riforma l?Anm resta in “vigile attesa”, senza escludere il ricorso a uno sciopero. Non c?è il rischio che la riforma della Giustizia blocchi, in un pantano di veti e contestazioni, il processo riformatore del governo tout court? “La Giustizia è il cardine del processo riformatore del governo e non si può fermare – spiega Alfano – Ai giudici voglio dire che, in riferimento a ogni singola questione, intendiamo entrare nel merito e valutare con serietà la posizione di ciascuno. Infine, per quanto riguarda Palamara e Cascini, mi pregerò di regalare loro un bel libro di Alessandro Pizzorno (studioso che non si può certo definire fascista) dal titolo ?Il potere dei giudici, stato democratico e controllo della virtù?. L?obbligatorietà dell?azione penale non è un dogma. E poi – aggiunge – la declinazione pratica di questo principio costituzionale ci ha consegnato nel tempo una cosa un po? diversa rispetto a quella che era immaginata dai padri costituenti. L?obbligatorietà si è tradotta in una sostanziale discrezionalità. Se ne sono accorti in molti, a sinistra e nella magistratura, tant?è che numerosi uffici giudiziari nel tempo si sono organizzati per assicurare l?efficienza attraverso un sistema basato su priorità ben ordinate, che offrano un indirizzo preciso e una certa razionalità negli interventi”. Come la circolare di Marcello Maddalena, il procuratore di Torino amico di Giancarlo Caselli. “Il governo si è già incamminato su questa strada quando abbiamo approvato il pacchetto sicurezza. E? il percorso che affronteremo fino in fondo, con il decreto sicurezza abbiamo agito per via legislativa affidando poi le modalità ai singoli uffici giudiziari, adesso è arrivato il momento di far sedimentare quelle scelte attraverso un intervento costituzionale”. Ma le toghe non criticano solo questo, sostengono il retropensiero che la riforma, nel suo complesso, abbia una volontà punitiva nei loro confronti. “Non vi è nessuna volontà di ritorsione, al centro della riforma non ci sono tanto i magistrati, quanto una serie di misure che nel loro insieme saranno orientate a rendere efficiente il sistema dei processi. Abbiamo anche trovato il sistema di ovviare ai tagli imposti dalla Finanziaria al comparto giustizia attraverso l?utilizzo dei fondi confiscati alla criminalità organizzata”. Eppure c?è chi, come Antonio Di Pietro, ma anche nel Partito democratico, sostiene che in fondo si tratti sempre e comunque di azioni dettate dalla necessità di preservare il presidente del Consiglio dai suoi, personali, problemi giudiziari. Walter Veltroni, il 20 agosto, ha presentato la festa del Partito democratico partendo con un affondo contro il governo e il suo capo: “I destini del paese – ha detto – sono confusi con i destini giudiziari di un solo uomo”. Un?idea diffusa, che tra gli osservatori ha avuto per corollario la convinzione che una volta approvato il lodo sulle immunità e messo al riparo il premier dagli attacchi delle procure, il processo riformatore tanto sbandierato dal governo, in realtà, non avrebbe avuto nessun seguito. “Si tratta di un ragionamento capzioso, nonché sbagliato – dice Alfano – Anzi è proprio il contrario. E? grazie al Lodo che adesso, finalmente, riteniamo non possano più esserci fraintendimenti”. Perché fino a ieri, ogni volta che si è arrivati al dunque, regolarmente e affannosamente la politica se l?è data a gambe, intimidita inseguita e spernacchiata dai migliori, i sacerdoti della Verità e della Giustizia, le stelle fisse che brillavano nel cielo milanese di Mani pulite. E il dibattito sulla riforma della Giustizia è degradato inevitabilmente a un pro e contro Berlusconi, alla stucchevole contesa sull?imprenditore-imputato-deputato. “Quella stagione è finita – dice Alfano – In virtù dell?immunità approvata dal Parlamento viene meno il principale dei pretesti utilizzati da chi intende conservare lo stato della giustizia. Non credo che nessuno più possa giocare in malafede con questo ritornello, la litania nasale di chi crede che ogni intervento sulla giustizia nasconda, in fondo, l?interesse occulto di Berlusconi”. L?eterno ritorno alla rivoluzione italiana del forcaiolismo dipietrista, a quella vicenda di energia popolare e di strumentalizzazione, di vitalità morale e di focoso moralismo, con il suo carico di emergenza, esagerazione, esagitazione. “La vera questione – continua Alfano – non è se la maggioranza si sia liberata dall?accusa di fare leggi per il premier, ma se il Pd riesce a tirarsi fuori dal bivio tra l?antiberlusconismo giustizialista e la via delle riforme. E? il Partito democratico ad avere qualcosa da dimostrare, dovrà scegliere una volta per tutte se imboccare finalmente la strada del progresso, oppure no. Se non sarà capace – conclude – e nutrirà ancora di antiberlusconismo i suoi gruppi dirigenti, allora avrà abbandonato ogni prospettiva riformista e forse abiurato la sua vocazione. Insisto: c?è un?occasione storica per fare una riforma condivisa e non ce la lasceremo scappare”. Questo paese – spiega il ministro – “ha un urgente bisogno di riforme, specie nella giustizia. Il sistema carcerario dev?essere ristrutturato, ne va della dignità umana dei detenuti, della civiltà giuridica della nostra comunità. Davvero ci si può rifiutare di collaborare, su un tema così importante, che ha ricadute sulla pelle di altri esseri umani? Non credo”. Che cosa farà il governo? “Cerchiamo un?altra via, tra quella dei giustizialisti e i teorici del farla franca”. L?indulto è fallito perché i detenuti “tornano a delinquere se non hanno un lavoro”, spiega il ministro. Eppure Alfano l?indulto, da parlamentare, lo ha votato, “Ma è stato un fallimento. Un errore da non ripetere – dice – i detenuti sono usciti senza che vi fosse stata un?operazione di recupero” che evitasse loro di tornare a delinquere. D?altra parte è questo il vero scopo sociale del carcere, secondo la dottrina del governo Berlusconi quarto: “In carcere ci si salva solo grazie a un incontro, a una buona compagnia – spiega il ministro – La funzione delle istituzioni deve essere questa: aiutare l?incontro. Indurre, costringere a tirare fuori il meglio di sé”. Così l?idea di introdurre il braccialetto elettronico, “affinché i detenuti possano lavorare e tentare di recuperare un loro posto al mondo”. Un progetto che in Francia ha funzionato, “come mi ha raccontato Rachida Dati”, il ministro della Giustizia di Nicolas Sarkozy.

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È STATO INVIATO ALLA CORTE EUROPEA, CON RICHIESTA DI APPLICARE LA PROCEDURA D'URGENZA, IL ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-11-2008)

Argomenti: Laicita'

È stato inviato alla Corte europea, con richiesta di applicare la procedura d'urgenza, il ricorso contro la sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro promosso da 34 associazioni italiane. «Abbiamo invocato la regola 39 che prevede l'applicazione dell'estrema urgenza» congelando ogni azione fino a quando la Corte non deciderà, ha spiegato uno dei legali. Ma in Cassazione è stato fatto notare che il ricorso non può bloccare gli effetti della sentenza che ha dato il via libera al distacco del sondino che tiene in vita la donna. Gli Stati sono obbligati a rispettare la regola 39 e ad agire immediatamente di conseguenza. Successivamente i giudici dovranno decidere sull'ammissibilità del ricorso e su questo aspetto i dubbi non mancano. Negli ambienti vicini alla Corte si ritiene che vi siano poche possibilità che i giudici di Strasburgo si pronuncino a favore. La Corte dovrà stabilire se le 34 associazioni sono titolate a rappresentare le persone il cui diritto è stato violato e se effettivamente tale violazione c'è stata. Insomma, qualsiasi sia la decisione sull'applicabilità della regola 39, la Corte di Strasburgo dovrà poi pronunciarsi sull'ammissibilità del ricorso e determinare se vi è stata una violazione degli articoli 2 e 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, cioè il diritto alla vita e il divieto alla tortura. Non potendo presentare il caso per conto di Eluana, perchè non ne avrebbero alcun titolo, i due legali sostengono che la decisione della Corte di Cassazione italiana si configura come una violazione del diritto alla vita e al divieto della tortura di soggetti terzi, altre persone che si trovano nello stesso stato di Eluana. Ieri dal Vaticano poche ma significative parole dal segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone («Eluana è nelle mani di Dio e nelle mani degli uomini») ma una lunga intervista alla Radio Vaticana del presidente dei vescovi italiani, Angelo Bagnasco, che mostra come la posizione della Chiesa sia cambiata: dopo aver affermato per molti mesi che non era necessaria una legge sul testamento biologico, ora, spinta dal precipitare del caso, si è schierata per una legge sul fine-vita di cui deve però verificare la praticabilità culturale e parlamentare. Bagnasco ha esortato a evitare il muro contro muro in parlamento per la legge sul fine-vita, a riconoscere valori che non siano frutto di maggioranze o minoranze, e a fare della vita tema di dialogo e non di scontro tra laici e cattolici. L'«auspicio di un clima sereno, anche nelle aule parlamentari» e l'invito ad evitare contrapposizioni laici-cattolici costituiscono gli elementi di maggior novità rispetto ai precedenti interventi del presidente della Cei successivi alla decisione della Cassazione, e rispetto alla nota che la presidenza della Cei (Conferenza episcopale italiana) ha emesso la sera stessa della pronuncia della Corte. Il porporato ha precisato comunque che staccare la spina fa correre il rischio di «eutanasia»; ha criticato anche il concetto di «autodeterminazione» se inteso in senso «assoluto»; ed ha invitato all'«assoluta cautela sui temi della morte e della vita» perché - ha sostenuto - lo stato vegetativo non può mai essere considerato irreversibile. L'auspicio è che «,ci sia un dialogo sempre più intenso» basato sull'«onestà intellettuale di tutti, a partire dalla consapevolezza che esistono dei valori che sono oggettivi e assoluti, quindi non frutto di maggioranze, di minoranze di nessun genere, ma di un riconoscimento intellettuale onesto di valori che sono dall'uomo soltanto da riconoscere, da accogliere, da custodire, da promuovere».

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Varazze: verso gli Stati generali, quali valori nel Pdl? (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Laicita'

n. 278 del 2008-11-20 pagina 2 Varazze: verso gli Stati generali, quali valori nel Pdl? di Redazione 2CARTA DEI VALORI Famiglia, giustizia, libertà sono e saranno la nostra base Caro direttore, ho letto con attenzione l'intervista a Pierluigi Vinai e ritengo che in questa Società, diciamo moderna, non credo vi siano molti giovani come lui. Lo considero come una rarità e mi auguro che tanti siano quelli che vorranno trarre giovamento dalle sue parole. Non penso di fare cosa sgradita se mi permetto di elogiare il suo stile di vita e di pensiero (dati che si evincano dalle varie interviste da lui rilasciate). Quello che molto chiaramente e semplicemente, ma con estrema fermezza ha esposto sul contenuto del documento la «Carta dei Valori» del Popolo della Libertà, ci fa molto riflettere. Quei valori fondamentali come: l'importanza della famiglia, il rispetto dell'altrui persona, la dignità, la responsabilità, la solidarietà, la giustizia e tante altre cosa ancora non possono che farci ritornare l'entusiasmo e la speranza di un futuro migliore. Disse Qualcuno che «Per noi la libertà è l'essenza dell'uomo, l'essenza della nostra intelligenza e del nostro cuore...» cerchiamo di non dimenticarcelo mai. Capogruppo Forza Italia Municipio III Bassa Valbisagno 2VERSO VARAZZE Ognuno di noi porti un mattone per costruire questa casa Ho letto con attenzione l'articolo intervista a Pierluigi Vinai, faccio parte della Commissione Carta dei Lavori, ci stiamo incontrando per scambiarci punti di vista, opinioni, ma soprattutto per capire quali sono i valori fondativi del Popolo della Libertà, cioè i sentimenti, le idee, i «sentire» che sono e devono essere comuni a tutti coloro che entreranno in questa grande casa che appartiene alla famiglia popolare europea. Sicuramente punto di partenza è la Carta dei Valori, quel documento che rappresenta la spina dorsale del partito e quei valori irrinunciabili che tutti gli elettori del centro destra condividono. Per creare un PDL forte e coeso, credo si debba partire da quei 15 fogli. E' fondamentale sapere cosa siamo e far comprendere a tutti che il nuovo partito non sarà una semplice sommatoria di percentuali con l'unico scopo di vincere le elezioni, ma sarà qualcosa di più sarà un popolo che crede nei valori della dignità della persona, della libertà e della responsabilità, dell'eguaglianza, della giustizia, della legalità, della solidarietà e della sussidiarietà, altro che partito di plastica! Certo le divisioni e i dissidi ci sono e spesso hanno sfogo proprio su questo quotidiano, tuttavia ritengo che non potranno in alcun un modo fermare un treno che è ormai in corsa e che è spinto dalla forza dei milioni di cittadini che ci hanno votato. Io lavorerò nel mio piccolo per l'unità e porterò nella nuova casa il mio piccolo mattoncino, altri porteranno travi e architravi, altri le tegole, altri ancora si occuperanno delle fondamenta, così facendo si costruirà una grande e solida casa dove tutti potranno entrare e questo sarà il luogo deputato per dirimere eventuali divisioni e contrasti. Buon Lavoro a Tutti! Matteo Campora Vice Coordinatore Cittadino Consigliere Comunale Genova 2CULTURA CATTOLICO LIBERALE Forti dei nostri ideali per entrare nella famiglia Popolare Caro Massimiliano, sono molto contento che si stia sviluppando sulle pagine del tuo giornale un dibattito sui principi e sui valori che dovranno caratterizzare il nuovo partito del «Popolo della libertà» tuttavia, oltre che fornire il mio personale contributo, colgo l'occasione per esortare tutti gli amici che intendono intervenire nel dibattito a non sentirsi solo eredi di antiche tradizioni, ma piuttosto di prendere coscienza che stiamo diventando protagonisti di una nuova storia politica e culturale. Una storia che propone all'umanesimo cristiano e all'umanesimo laico di tornare a camminare insieme, riscrivendo i confini di una comune etica pubblica. Una storia che, per questo, non sentiamo solo politica ma anche etica, culturale e perfino spirituale. Il nostro compito è agevolato dal fatto che per far parte della grande famiglia del «Partito popolare europeo», obiettivo a cui miriamo, il nuovo partito della libertà dovrà condividere e riconoscersi nei principi e nei valori stessi del Ppe. I principi di libertà, di giustizia insieme ai valori della tutela della vita, della famiglia, il rispetto della persona umana, in sostanza, ciò che è alla base della cultura cattolico-liberale. Un progetto che il Presidente Silvio Berlusconi ha sempre sostenuto e che si ritrova già nella carta dei valori di Forza Italia. In coerenza con il più classico pensiero liberale, noi pensiamo che i diritti dell'uomo siano antecedenti e superiori rispetto a quelli dello Stato. Facciamo nostre le parole di Alcide De Gasperi: «Si parla sempre di diritti dello Stato come fossero sovrani e superiori a qualunque altro diritto mentre la verità è che prima viene l'uomo e poi lo Stato». Questa convinzione non ci distanzia solo dai fautori dello statalismo giacobino che vede nell'Assemblea il padrone e nell'individuo il suddito, ma anche dagli alfieri di quello «Stato provvidenziale che dovrebbe regolare e tutelare dalla culla alla tomba» la vita di ogni essere umano. Il nostro liberalismo punta a promuovere valori di segno diametralmente opposto a quelli statalisti: il primato dell'iniziativa individuale, l'etica della responsabilità, il riconoscimento della famiglia come cellula base della società, il senso della tradizione, la predisposizione ad affrontare con coraggio ogni problema della vita, il patriottismo. La domanda alla quale chi governa le moderne società europee deve dare risposta è la seguente: come mantenere in piedi il carattere universale della tutela sociale riuscendo, nel contempo, a innalzare la qualità e l'efficienza dei servizi. La possibile soluzione del problema sta secondo noi nella costruzione di un Sistema Misto generalizzato nel quale il cittadino possa avere, appunto, piena «libertà di scelta» (con buoni scuola o buoni salute) tra una pluralità competitiva di offerte, private e statali. Il che vuol dire l'esatto contrario che privatizzare i servizi sociali: significa, al contrario, far entrare, a pieno titolo, nelle regole del sistema pubblico anche l'offerta privata, chiamando a intervenire imprese, cooperative, mondo del no profit. Si declinerebbe concretamente il principio di sussidiarietà orizzontale determinando un pieno coinvolgimento della società civile nella gestione dei servizi, accrescendo la responsabilità di tutti verso il «bene comune». Finora è accaduto esattamente l'opposto. Ci sarebbero molti altri temi da approfondire, ma sono certo che ognuno in base alle proprie sensibilità apporterà il proprio contributo e prima di concludere non voglio sfuggire a un tema che ci fa discutere molto e sul quale dovremo cercare le opportune convergenze: l'immigrazione. Di fronte ai massicci fenomeni di immigrazione è doveroso garantire l'accoglienza verso chi cerca la nostra terra come speranza di un futuro migliore, ma è altrettanto doveroso pretendere, da chi sceglie di venire nel nostro paese, rispetto per la nostra cultura, la nostra religione, le nostre tradizioni, le nostre leggi. Luigi Morgillo Vice presidente del Consiglio della Liguria © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Eluana, monito di Bagnasco: <La vita è indisponibile> (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Laicita'

le notizie Eluana, monito di Bagnasco: «La vita è indisponibile» Lectio Magistralis a tutto campo quella che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha pronunciato ieri inaugurando il nuovo anno accademico dell'Università Europea di Roma, sul futuro della Chiesa italiana. Allarme su mafia e criminalità organizzata; preoccupazione per le famiglie e l'emergenza educativa dei giovani; la secolarizzazione che avanza. E da Bagnasco anche un accenno alla questione dell'eutanasia e di una legge sul fine vita, all'indomani della sentenza della Cassazione che consente, di fatto, lo stop dell'alimentazione e dell'idratazione a Eluana Englaro. «Non ho posto nessuna condizione alla politica», ha precisa il presidente dei vescovi all'indomani dell'invito a non creare un muro contro muro tra laici e cattolici. Tuttavia, Bagnasco ha ribadito che «la dottrina cattolica promuove il valore dell'indisponibilità della vita». L'Anm chiede aiuto all'Onu. Troppi attacchi alle decisioni dei giudici da parte delle forze politiche, a cominciare dal presidente del Consiglio. Bordate, che creano «grande allarme e viva preoccupazione per la difficile situazione della magistratura italiana». Un clima tale da spingere i vertici dell'Anm (il sindacato dei magistrati) a prendere carta e penna per segnalare quello che ritengono il caso Italia al relatore speciale per i diritti umani delle Nazioni Unite, Leandro Despouy, invitandolo a venire di nuovo nel nostro Paese per verificare «quanto sta accadendo». L'iniziativa è stata decisa ieri dalla giunta del sindacato delle toghe. A firmare la lettera sono il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini. Immigrazione: Maroni insiste sui flussi. La possibilità di una moratoria sui decreti flussi «non è una novità» e «io condivido l'iniziativa» presentata al Senato dalla Lega Nord, che chiede una moratoria di due anni. Non poteva essere più chiaro il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, nel question time alla Camera, parlando delle iniziative del Governo per limitare o sospendere l'arrivo in Italia di nuovi lavoratori stranieri, in considerazione della crisi economica in atto. «Sarà volontà del Senato se approvare o meno questa moratoria, io credo che sia utile farlo anche in assenza di una legge. Se il Senato - ha aggiunto Maroni - l'approverà questo sarà anche un vincolo legale». Quanto al decreto flussi 2008, Maroni ha precisato che «non è in contraddizione con questo, perché le domande sono state presentate nel 2007 e non si tratta di nuovi ingressi». Del resto, la moratoria è già stata posta nel 2004 con l'ingresso di 10 nuovi paesi nell'Unione Europea. Il titolare del Viminale, ha osservato che la situazione economica, in Italia e nel mondo, richiede una valutazione attenta anche delle politiche dell'immigrazione. «Prima - ha detto - si poteva pensare di procedere con l'emanazione di continui decreti flussi, ora la situazione richiede un ripensamento e una diversa valutazione». Pendolari bistrattati. Quattordici milioni di italiani che per studio o lavoro si spostano ogni giorno (o quasi). A loro è dedicato il dossier 2008 presentato ieri da Legambiente per monitorare lo stato del trasporto locale pendolare nelle varie regioni. Quadro desolante: ovunque si registrano ritardi, treni vecchi e poco puliti, disservizi. Il motivo è semplice quanto difficile da risolvere: mancano i soldi. Fermi gli stanziamenti statali e nella finanziaria 2009 mancano anche all'appello 400 milioni di euro. Pochi fondi anche dalle Regioni. Petruzzelli, aperto ma con garanzie. Il taglio ufficiale del nastro avverrà al più presto. Ma solo dopo aver seguito un chiaro e legittimo iter tecnico, giuridico e amministrativo. Parola del ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi ,che dà qualche chiarimento sul caso del Teatro Petruzzelli di Bari. In ogni caso - continua il ministro - l'amministrazione della struttura passerà dal Comune alla Direzione regionale della Puglia. Poi l'attacco al primo cittadino: «È incredibile e inaccettabile che il sindaco di Bari si ostini a voler riaprire anche con atti di forza un Teatro, distrutto da un incendio, in assenza di collaudo definitivo, certificato di prevenzione incendi, parere di agibilità della commissione di vigilanza sul pubblico spettacolo e in assenza di certezze giuridiche sulla futura gestione». La preghiera contro la ?ndrangheta. Una lettera aperta agli uomini legati alla criminalità calabrese. Parole scritte e diffuse dai parroci di Soriano, nella diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. Un appello a convertirsi, deporre le armi, a «non portare la morte nei nostri paesi». Nessuna rinascita è possibile, continuano i sacerdoti, affidandosi alle mani di chi «crocifigge con la prepotenza e l'arroganza la speranza in un domani migliore». 20/11/2008

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Tremonti, il ministro di Dio (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Folgorazioni Oltretevere confermano la svolta ratzingeriana esibita ieri alla Cattolica di Milano Tremonti, il ministro di Dio di Paolo Rodari Un vecchio testo dell'allora cardinale Joseph Ratzinger pubblicato nel 1985 sulla rivista conservatrice cattolica Communio, Church and Economy in Dialogue. Lo ha citato ieri il ministro dell'economia Giulio Tremonti inaugurando l'anno accademico dell'Università Cattolica a Milano. «Un laico ratzingeriano». Così al Riformista Francesco Cossiga dice che definirebbe oggi Giulio Tremonti. «Un uomo sinceramente affascinato dal pensiero del Papa. Affascinato dal concetto di laicità positiva esposta da Benedetto XVI in Francia: la religione è una risorsa per la società, non un freno». Una definizione, quella di Cossiga, non smentita oltre il Tevere. Qui si dice che la svolta filo ratzingeriana del ministro dell'economia sia sincera. Non si tratterebbe, banalmente, del tentativo di mostrarsi vicino ai princìpi cattolici in vista di una possibile successione a Silvio Berlusconi. In ballo ci sarebbe più che altro una sua personale convinzione: la visione di Ratzinger sulla società - economia inclusa - è la più corretta per l'oggi. Con dei princìpi morali a cui riferirsi, infatti, si governa meglio. La religiosità, se sinceramente vissuta, spinge a fare bene, in politica come in economia. È come una fonte d'ispirazione che porta a intraprendere, a non cedere il passo a quella passività di stampo marxista che frutti amari ha portato nel mondo. Tremonti ha incontrato Benedetto XVI soltanto due volte: fugacemente due estati fa a Lorenzago di Cadore. Segue a pagina 22 20/11/2008

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CITTA' DEL VATICANO - E' un vero e proprio allarme quello lanciato dal cardinale Angelo Ba... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Giovedì 20 Novembre 2008 Chiudi CITTA' DEL VATICANO - E' un vero e proprio allarme quello lanciato dal cardinale Angelo Bagnasco: è in un tessuto sociale «friabile» che mafia, camorra e 'ndrangheta affondano le proprie radici. La situazione la definisce preoccupante. La malavita, dalla Campania alla Calabria, non solo sta mostrando i muscoli, ma, denuncia, sta varcando persino le Alpi. Il degrado, ben presente a tanti parroci che operano in condizioni di estremo disagio, non può che esigere un intervento congiunto da parte delle istituzioni, sia laiche che cattoliche, al fine di formare le coscienze dei cittadini. Col recente arrivo alla Cei del primo segretario meridionale, il vescovo siciliano Crociata, il nuovo corso appare decisamente più sensibile verso i problemi che affliggono il meridione. In primis quello della legalità. E' anche per questo che a febbraio Bagnasco ha in animo di convocare tutti i vescovi del Sud per fare un'analisi a 360 gradi. Da ex ordinario militare sa bene che risollevare il Mezzogiorno significa investire sull'educazione. «C'è un ambito che oggi si fa pressante ed è l'emergenza educativa su cui, come Chiesa, dovremo concentrare i nostri sforzi» ha aggiunto inaugurando l'anno accademico dell'università europea di Roma. Mentre pronunciava queste parole, in Calabria, i parroci del vibonese hanno chiesto la conversione di coloro che portano morte e disperazione in Calabria. F.GIA.

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Odi et amo (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Laicita'

20 novembre 2008 Anticipazione dal Foglio di venerdì 21 novembre Odi et amo Duro scambio epistolare tra don Verzè e l'Elefantino. Il sacerdote lo accusa di manipolazione diffamatoria contro il cardinal Martini. Il pachiderma: il suo è un anatema a difesa del "relativismo cristiano" Egregio Direttore, su Il Foglio del 10 novembre u.s. ho letto il Suo commento alla riflessione su “La vera vita” che S. Em.za il Cardinale Carlo Maria Martini mi aveva trasmesso per KOS e che io ho concesso integralmente in anteprima al giornale “Il Corriere della Sera”. Non sono assolutamente d?accordo con il Suo commento e so che S. Em.za il Cardinale Martini né lo approva, né avrebbe mai scritto quello che Lei ha virgolettato parafrasando le parole che non sono del Cardinale e basandosi sulle quali tende a dimostrare sua Eminenza come un relativista assoluto. Questa è anzitutto una diffamazione contro uno stimatissimo personaggio della Chiesa e un?offesa alla mia rivista KOS. Quale sacerdote e quale Direttore di KOS respingo, dunque, il Suo commento sulla riflessione del Cardinale, in quanto trattasi di manipolazione assurda e arrogante contro il pensiero di uno dei più grandi personaggi della Chiesa. Rispetto tutte le opinioni personali, ma depreco la evidente falsificazione virgolettata quale dimostrazione di leggerezza. Sono certo che la Sua professionalità La obbliga alla immediata pubblicazione di questa mia su il Suo “Il Foglio”. Le invio cordiali saluti sac. prof. Luigi M. Verzé Egregio don Verzè, converrà con me almeno su questo: tirare il sasso e nascondere la mano è poco cristiano. Voi, il cardinale e lei stesso, quelle cose sulla vita le pensate e le predicate, a modo vostro. Perché le nega? Perché le vuole sottrarre a un dibattito laico? Il titolo dello scritto di sua eminenza, e ogni titolo è una parafrasi, era questo: “Inizio e fine, i due misteri della vita - Carlo Maria Martini: difficile stabilire quando un essere umano si possa chiamare individuo o persona”. Sono anni che Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, i cardinali Caffarra, Ruini e altri si affannano a spiegare: la vita è un dono e un mistero divino, l?unica cosa chiara è che parte dal concepimento e finisce con la morte naturale. Il titolo redazionale del Corriere non è stato contestato, perché contesta la mia parafrasi? Bisognerebbe pensarci due volte prima di accusare a casaccio chi scrive su un giornale di “falsificazione virgolettata, diffamazione, manipolazione assurda e arrogante” (specie se non lo si possa in alcun modo provare). Capisco che il cardinal Martini è, per usare il suo linguaggio un poco untuoso, uno “stimatissimo personaggio”, ma in una logica asciutta di relazioni culturali tra persone e posizioni pubbliche dovrebbe essere lecito polemizzare civilmente. Invece scagliare anatemi e deprecazioni contro uno dei quindici o sedici laici non credenti che in Italia ama gratuitamente la chiesa, rispetta la fede e ne difende il ruolo pubblico al fianco della ragione, è il sintomo diffuso tra certi preti di una malattia che si chiama “mancanza di autostima”. Odiate chi vi ama e incensate chi vi odia: peggio per voi, se non ne andasse di mezzo la battaglia per la saggezza e la vitalità della società moderna, e forse il significato di essere chiesa nel tempo e oltre il tempo. Non ho apprezzato, detto con franchezza, quel tanto di intimidatorio, di burocraticamente stabilito ex cathedra di sac. prof., del suo intervento (solo apparentemente rettificatorio). Quanto al virgolettato che riassume il pensiero di Martini, rieccolo: “Siccome credo nella vita eterna, su quella temporale, fisica, di questa terra, posso transigere, sfumare, variare a seconda dei tempi e della storia e delle culture, e alla fine nascere e morire sono misteri sui quali ciascuno può e deve giudicare secondo la propria sensibilità. Contro un?etica non negoziabile della vita, dal concepimento alla morte naturale, c?è il relativismo cristiano della libertà che decide”. La sfido in qualunque momento a dimostrare, davanti a un giurì di letterati, linguisti e professori (lei scriverebbe lett., ling., prof.), che questa parafrasi è una falsificazione, una diffamazione, una manipolazione assurda e arrogante. Lei dice di sapere che il cardinale è d?accordo con lei e che si sente manipolato. Non discuto opinioni o sentimenti riferiti di seconda mano. Ogni parafrasi è a suo modo una manipolazione, questa è particolarmente accurata allo scopo di estrarre il vero e il chiaro da quel grigiore gesuitico (amo i gesuiti, non il grigiore) che avvolge in sfumature maliziose il pensiero. D?altra parte avevo correttamente avvertito, nell?articolo da lei incriminato e subito dopo il virgolettato maledetto: queste cose le ho lette su un giornale, e mi sono permesso di parafrasarle e metterle tra virgolette. Da parte mia nessun inganno. E da parte sua, don Verzé? E? strano. L?articolo è uscito il 10 novembre, e in quel pezzo descrivevo il mio imbarazzo per il fatto di dover parlare della vita, del concepito, a una riunione di medici cattolici nella diocesi dell?arcivescovo emerito di Milano, il cardinal Martini. La riunione si è regolarmente tenuta il 15 novembre, ho parafrasato e detto la mia con rispetto e senza grigiori di alcun tipo, sono stato a mia volta rispettato. E? questo autentico dialogo che dura da anni in tante chiese, in tante assemblee, in tante pagine di libri e di giornali, ciò che lei vuole interrompere? E il suo anatema lo pronuncia da prete e da organizzatore di una università e di laboratori di ricerca che ha avuto la bontà di schierare contro (sempre nel grigiore, ma contro) la battaglia sulla fecondazione artificiale e il magistero della sua chiesa in merito alle questioni etiche, specie quelle riguardanti la vita? Ecco, a me ora dispiace essere stato rispettoso e un poco duro, ma se la sua lettera fosse un interdetto poco evangelico al dialogo, questa rispettosa durezza la meriterebbe tutta. Con osservanza e cordiali saluti

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ANCHE GLI ETERO SOSTENGANO I DIRITTI DEI GAY (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 21-11-2008)

Argomenti: Laicita'

ANCHE GLI ETERO SOSTENGANO I DIRITTI DEI GAY Nessuna sorpresa se il Comitato dei Garanti del PD ha debuttato qualche giorno fa proprio tentando di dirimere una controversia sulla dignità delle persone omosessuali: l'omosessualità e i diritti di cittadinanza sono infatti un tema capace di alzare la temperatura interna al partito a livelli difficilmente controllabili. Si tratta di polemiche che nascondono in realtà divergenze - che per debolezza o incapacità non si è saputo gestire - sulla laicità delle istituzioni e sulla costruzione di una società veramente inclusiva; polemiche che finiscono col danneggiare i cittadini GLBT (gay, lesbiche, bisessuali e trans) che in Italia vivono una situazione di minorità che non ha pari in nessuno dei grandi paesi europei. Così, da noi, diritti elementari come quello di essere riconosciuti come coppie e come genitori e di avere leggi chiare contro l'omofobia e la discriminazione sono ancora lontanissimi da raggiungere. Di fatto l'incapacità di decidere pone paradossalmente il nostro partito alla destra dei principali partiti della destra europea che da tempo si sono rassegnati all'evidenza dei mutamenti sociali. Questo provoca una grave disaffezione della comunità GLBT nel suo complesso e una situazione di oggettiva sofferenza per quei cittadini GLBTA - dove la "A", rappresenta gli alleati: quei cittadini eterosessuali (genitori, fratelli, amici) che hanno a cuore le vite e i destini degli omosessuali - che si aspettano dal partito anche su questo punto la medesima carica innovativa che ne ha ispirato la creazione. C'è un fatto nuovo, però. Un gruppo di dirigenti e militanti GLBT del Partito Democratico ha sottoscritto un documento che prelude alla creazione di un Forum permanente sui diritti GLBT. È un fatto nuovo perché crea un luogo ufficiale di analisi e di lavoro sulle tematiche gay all'interno del partito e anche perché il Forum parte da una premessa forte: quella secondo cui il tema dei diritti gay è patrimonio non solo degli omosessuali ma di tutti coloro che sono interessati a vivere in un paese che rispetta tutti i suoi cittadini allo stesso modo. Si tratta degli "A", gli alleati, certo, ma anche di tutti coloro - e sono molti di più - che sono determinati a costruire un Paese che concede dignità e rispetto piuttosto che negarli. La sfida per l'uguaglianza è ostica e noi gay sappiamo di non poter vincerla da soli: l'invito a tutti i democratici - laici e cattolici, iscritti e non iscritti al partito - è quindi quello di sostenere la creazione del Forum GLBT anche attraverso una partecipazione attiva. Si promuove il progresso collettivo soprattutto sostenendo diritti che non ci riguardano direttamente: è un gesto democratico e a suo modo rivoluzionario nel paese delle corporazioni e del conflitto di interessi.

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"in emilia la passione evangelizzatrice incontra ostacoli di eccezionale gravità" - giacomo biffi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)

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Pagina XIII - Bologna "In Emilia la passione evangelizzatrice incontra ostacoli di eccezionale gravità" Dalle infatuazioni politiche, alla "disperazione", alla poca sussidiarietà In nome dello stato "laico" c´è chi ostenta insofferenza verso la Chiesa GIACOMO BIFFI Sarebbe certamente errato cullarsi nell´idea che la nostra sia una regione pacificamente e interamente cristiana; una regione, cioè, che avrebbe bisogno, più che dell´annuncio evangelico già acquisito, di una pastorale orientata unicamente a indurre nel nostro popolo una miglior consonanza del proprio comportamento con la fede cordialmente accolta e apertamente professata. [...] Le cose in realtà non sono così definite, e noi facciamo sempre un po´ fatica a capire quale tipo di approccio pastorale sia utile e conveniente. Noi non sappiamo mai se i nostri interlocutori credono o non credono, se sono ancora sinceramente religiosi o sono soltanto esteriormente consuetudinari, se percepiscono almeno confusamente nei nostri riti la presenza della grazia di Dio o vedono in essi soltanto delle convenzioni sociali e delle cerimonie esteticamente apprezzabili. E tutto si fa più arduo, più ricco di sfumature e di attenzioni implicite. [...] A questo punto però va anche detto che la passione evangelizzatrice si incontra in Emilia-Romagna con alcuni ostacoli di eccezionale gravità. Ma essi, lungi dal disanimarci, devono provocare in noi una determinazione apostolica più risoluta. Ne diamo qualche esempio. Le infatuazioni politiche. Questo è un popolo generoso, cordiale, intelligente, che misteriosamente ha la prerogativa di lasciarsi incantare a ogni epoca dalla grande menzogna storica del momento. Più che altrove qui ci si è lasciati incantare dall´esaltazione del fascismo; e più che altrove ci si è lasciati incantare dai miraggi del comunismo. E allora va detto con tutta forza che questo popolo non ha bisogno di accomodanti divagazioni culturali: ha bisogno di verità. Non ha bisogno di dialoghi tranquillizzanti e di confronti garbati che non scalfiscano nessuna coscienza aberrante: ha bisogno di Cristo, colui che è «segno di contraddizione» e speranza unica del mondo. "Disperati". Questa gente non va abbandonata all´illusione di essere un popolo gioioso ed estimatore dei beni terreni, quando anche le cifre dell´ISTAT (del 1989 per 1987) ci hanno raccontato a suo tempo di una media di suicidi di 13,5 per mille (contro una media nazionale di 7,1: quasi il doppio!) e di una media di tentati suicidi di 11,6 per mille (contro una media nazionale di 4,4: quasi il triplo!). è un popolo non va abbandonato all´illusione di essere pieno di vitalità e amico della vita, dal momento che nel suo centro, a Bologna, ha mantenuto per molto tempo il primato mondiale della denatalità. Un proverbio russo dice: se la faccia è brutta, non incolpare lo specchio. Con lo specchio, cioè con la cura della verità, la faccia può diventare più bella: evangelizzare in Emilia-Romagna significa anche infondere nei nostri fratelli un senso più forte e più vero della vita e della gioia; significa anche indicare alla nostra gente la strada perché ritorni a essere quello che è convinta di essere: gente schietta anche con se stessa, che sa apprezzare l´esistenza e sa goderne davvero. Il benessere. Siamo ai primi posti in Italia per il reddito pro capite e per i consumi voluttuari. Perciò possiamo essere classificati - statisticamente parlando - tra coloro che secondo Gesù entrano nel Regno dei cieli con più fatica del cammello che passa per la cruna di un ago. Nella corsa alla salvezza ci troviamo dunque in condizioni molto sfavorevoli. Ma Gesù nella stessa occasione ha soggiunto: ciò che è impossibile umanamente, è possibile presso Dio, «perché tutto è possibile a Dio» (cf. Mc 10,27). Ed è proprio su questa certezza della potenza misericordiosa del Signore che dobbiamo fondare la nostra opera pastorale. Poca sussidiarietà. Ancora, l´azione evangelizzatrice deve da noi fare i conti con una situazione tipicamente nostra, che è stata così descritta dai vescovi emiliano-romagnoli: «La nostra è una regione fortemente ?amministrata´, per la tendenza del potere locale a dilatare sistematicamente gli spazi del proprio intervento in campo sociale, culturale, educativo ed economico, spesso attraverso la collaborazione con organismi associativi della medesima matrice ideologica: basti ricordare settori come la scuola materna, l´edilizia, l´assistenza, il teatro, lo sport. Si realizza così una forma di presenza sociale e in certo senso di controllo, che ha anche una indubbia incidenza politica. Di riflesso finiscono per restringersi le possibilità di altre presenze". In sostanza, manca nella nostra cultura politica o è scarsamente operante quel "principio di sussidiarietà" che Pio XI aveva rilanciato con intelligenza e vigore mediante l´enciclica Quadragesimo anno, proprio nel 1931 (l´anno delle più vistose intemperanze stataliste del governo fascista). L´attacco al fatto cristiano. Lasciamo per ultima un´annotazione che non si riferisce soltanto a Bologna e all´Emilia-Romagna, ma vale per l´Italia intera. è in atto oggi una violenta e sistematica aggressione al fatto cristiano e alla stessa libera esistenza della Chiesa, che si esprime e si rifinisce quotidianamente in qualche nuovo atto di ostilità; ed è stupefacente che la cristianità - almeno quella "loquacior" (quella che più parla e più fa parlare di sé) - non mostra di rendersene conto in misura adeguata. In particolare dal 1974 - l´anno del più clamoroso e insipiente sbandamento ecclesiale - siamo senza tregua alle prese con attacchi contro la concezione cattolica che si fanno più accaniti in tutti i campi della vita personale e della vita associata. Con la fine poi del comunismo - dissolto il pericolo di cadere sotto la più brutale, irragionevole, disumanizzante schiavitù che la storia abbia conosciuto - stanno emergendo i termini veri della "questione umana": la questione cioè della natura dell´uomo, del suo destino, del suo limite, del suo impegno morale. E su tali argomenti si va sempre più delineando una vasta omologazione in senso antievangelico. è singolare che in nome dello stato "laico" - che non dovrebbe identificarsi con nessuna religione e con nessuna ideologia (neppure con quella laicista), e si dovrebbe perciò fare un punto d´onore di garantire a tutti (persino agli ecclesiastici) il diritto di parlare liberamente - c´è chi non si vergogna di ostentare insofferenza verso i pronunciamenti della Chiesa (e parrebbe perfino verso la sua stessa esistenza). [...] Il Figlio dell´uomo, quando verrà, troverà ancora la fede a Bologna, in Emilia-Romagna, in Italia? Questo è il nostro problema. La risposta dipende in larga misura dalla serietà con la quale ci determineremo a farci in mezzo ai nostri fratelli efficaci annunziatori di Cristo e del suo messaggio di gioia.

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con la carovana antimafia un tuffo nella legalità - alessandro cobianchi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 21-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XIII - Bari CON LA CAROVANA ANTIMAFIA UN TUFFO NELLA LEGALITà La Puglia ha già dimostrato di essere in grado di sviluppare gli anticorpi sociali ALESSANDRO COBIANCHI La Carovana nazionale antimafia è arrivata in Puglia, e ha attraversato la regione in un articolato percorso. La Carovana antimafia è un lungo cammino per la democrazia, i diritti, la giustizia sociale, organizzato da Arci, Libera e Avviso Pubblico. Quest´anno, è stata sostenuta dal testo di un manifesto-appello, che ribadisce i valori della Costituzione e della Dichiarazione universale dei diritti umani, e che potrà essere sottoscritto durante le singole tappe. Fra le tante iniziative, la Carovana, ha sostato nei pressi del Petruzzelli: un luogo simbolico, incardinato nella memoria storica e nella coscienza civile della comunità barese e di quella pugliese; uno spazio di produzione e di fruizione collettiva della cultura. Noi organizzatori pensiamo che sia significativo che al programma pugliese della Carovana abbiano voluto aderire e dare il proprio contributo tante realtà ed esperienze diverse, che hanno dato vita a una lunga, lunghissima successione di tappe in tutta la regione. E la nostra non è una mera constatazione numerica o quantitativa. La Carovana, infatti, è un viaggio particolare, che può essere affrontato solo stando insieme: è un percorso collettivo di avanzamento e di maturazione. è un filo che congiunge e tiene insieme tanti luoghi diversi, che proprio per questo non rimangono terre isolate, ma vanno a comporre un disegno più ampio e più complesso. Le tappe, allora, non sono semplici soste: sono punti di approdo e di ripartenza, sono quei luoghi in cui ci si ferma per poi riprendere il cammino con maggiore entusiasmo e maggiore energia. Soprattutto, sono testimonianza fisica e palpabile di tante esperienze maturate dal basso, cresciute e radicatesi nei nostri territori: soggetti associativi, gruppi, enti pubblici che hanno avuto la forza e il coraggio di gettare "semi di speranza", a partire dalla consapevolezza di non essere da soli, ma parte della costruzione di una più grande e composita esperienza di crescita collettiva. Perché è vero che esistono le mafie, esistono le criminalità organizzate grandi e piccole. Ed è vero che esiste quell´antistato che è in grado di infiltrarsi nel tessuto connettivo della nostra società, e che - per questa sua capacità pervasiva - frena la crescita e lo sviluppo civile ed economico delle nostre comunità. E però, è altrettanto vero che esistono quelle condizioni culturali, quei livelli basilari di democrazia e di protagonismo che consentono di opporsi a questo tipo di potere. La lotta alle mafie, infatti, passa anche e soprattutto attraverso la promozione di una sempre più ampia e diffusa cultura della responsabilità. Quella cultura che fa di tutti noi cittadini attivi, e che si nutre dei valori della giustizia sociale e del rispetto dei diritti. La Puglia, in questo senso, ha già dimostrato di essere in grado di sviluppare gli anticorpi sociali, politici, culturali per opporsi al potere delle mafie e più in generale di tutti quegli apparati occulti che cercano di occupare i gangli vitali della vita pubblica. Un importante e significativo lavoro, in questo senso, viene svolto quotidianamente dall´associazionismo laico e cattolico, da ampi settori delle istituzioni e degli enti pubblici, dalla magistratura e dalle forze dell´ordine, dalle comunità religiose. Un lavoro che ha conosciuto uno straordinario momento di testimonianza in quella bella ed entusiasmante esperienza che è stata la "XIII Giornata Nazionale della Memoria e dell´Impegno", svoltasi il 15 marzo a Bari. Il nostro cammino prosegue. Anzi, non si è mai fermato. coordinatore nazionale Carovana antimafie

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Vita e morte non sfuggono al bipolarismo (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 22-11-2008)

Argomenti: Laicita'

CATTO Vita e morte non sfuggono al bipolarismo ANGELO BERTANI A sfogliare i giornali dei giorni scorsi una domanda nasce spontanea: persino quando si discute sul confine tra la vita e la morte, proprio non si può sfuggire alla contrapposizione bipolare che oggi domina in ogni campo della società e della politica? Proviamo a immaginare uno scenario diverso dalle consueta polemiche tra cosiddetti cattolici e cosiddetti laici. Immaginiamo che i cattolici abbiano colto nel dibattito che accompagna in questi giorni la vicenda di Eluana Englaro e della sua famiglia l?occasione per ricordare che la morte non è la fine di tutto, che la vita è un dono e che siamo responsabili del suo valore e della sua dignità. Anche alla morte si può andare incontro con serenità come hanno fatto nei secoli tantissimi cristiani giacché «la vita si trasforma, non si cancella...»; e si può dare la vita per gli altri, o scambiarla con quella di un altro innocente. Magari qualche moralista dirà che la vita è sempre «indisponibile », ma? è il motivo, l?intenzione, che qualifica le scelte della coscienza. Senza coscienza, libertà e amore non c?è morale. Sono l?odio, la crudeltà e l?indifferenza che segnano l?immoralità di un gesto. Chi odia un immigrato è già un omicida. Così insegna il Vangelo e così vivono i cristiani, compresi i molti che sono andati in cielo lietamente («so dove vado e ci vado volentieri » aveva detto il cardinale Bevilacqua sul letto di morte chiedendo che la smettessero con le flebo perché «non nutrono più un uomo, ma il cancro di un uomo»). Molti chiedono di non esser trattenuti ?in vita? con accanimento anche per non pesare sulle persone vicine; o per rifiutare un privilegio, cioè delle cure che miliardi di persone nel mondo non possono avere. Il punto è questo: per difendere la vita anziché invocare l?imperio della legge (spesso farisaica) è meglio aiutare le coscienze a capire i valori in gioco, la centralità dell?amore e della lealtà. Questa scelta, oltre che giovare alla credibilità delle chiese, avrebbe forse l?effetto di creare un clima di attenzione e collaborazione, di rispetto e ricerca anche all?interno della società civile e politica. Alle polemiche frontali dovrebbe sostituirsi un confronto rispettoso, la ricerca di soluzioni nuove e condivise. I mutamenti che avvengono nel mondo obbligano a trovare approcci nuovi, che possono essere anche migliori e più globali. Come si può parlare di rispetto della vita senza confrontarsi seriamente sulla diffusione delle armi, sul senso delle guerre ?preventive?, dei bombardamenti sui civili, sul peccato grave e collettivo dei morti di fame e di sete, o per gli annegati nel Mediterraneo o sui mille confini che dividono la vita dalla morte?

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Sul testamento biologico oggi la Chiesa perderebbe (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 22-11-2008)

Argomenti: Laicita'

valori non negoziabili Nonostante Tremonti parli di "Dio, patria e famiglia" Sul testamento biologico oggi la Chiesa perderebbe Francesco Cossiga invita la Cei a non impegnarsi in battaglie politiche per avere una legge che rispecchi le sue posizioni: «I primi a non seguirla sarebbero molti vescovi. Meglio una nota in cui ricorda il valore inestimabile della vita e il suo no a qualsiasi forma di eutanasia». Per il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga quando «il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, dicendo di avere come propria "ideologia" la triade "Dio, patria e famiglia", non ha fatto altro che offrire un messaggio immediatamente comprensibile a tutti: ci sono valori a cui occorre aggrapparsi soprattutto di questi tempi». Ma non sono gli stessi valori fatti propri dal fascismo? «Sono i valori propri dei cattolici intransigenti francesi di fine Ottocento, coloro ai quali Leone XIII chiese di aderire alla Repubblica. Sono valori nei quali tutti si possono riconoscere. La Chiesa lo sa e per questo insiste». Valori cattolici? «Valori, come dice Ratzinger, "non negoziabili": anche la patria, infatti, è qui intesa come un insieme di valori formanti una certa identità, non tanto come il territorio in cui si vive. Valori che anche un laico come Tremonti può apprezzare e fare propri. E, infatti, ci ha "lavorato sopra", si è andato a trovare un testo del cardinale Ratzinger del 1985 e, come ha spiegato nella prolusione alla Cattolica di Milano, l'ha fatto proprio». Perché tra i valori non negoziabili non si cita mai la pace nel mondo, l'accoglienza degli immigrati... ma principalmente questioni etiche? «C'è una gerarchia di valori che occorre comprendere bene. La linea l'ha offerta il cardinale Ratzinger nel 2004, nel memorandum per la conferenza episcopale degli Stati Uniti occasionato dalla candidatura alle elezioni di politici cattolici che fanno campagna sistematica per l'aborto. Ratzinger, chiedendo di rifiutare la comunione ai politici pro aborto, diede in sostanza una gerarchia di valori. Sulle questioni attinenti la vita non si transige. Il resto viene dopo». È per questo motivo che la conferenza episcopale statunitense si è dimostrata preoccupata per l'elezione di Barack Obama? «Sì. Ma non c'è solo la conferenza episcopale statunitense. Ci sono anche i vescovi americani in Curia romana. Il cardinale James Francis Stafford, in qualità di presidente del tribunale della penitenzieria apostolica (in sostanza il foro interno della Curia romana) ha sferrato un attacco durissimo contro Barack Obama: "È aggressivo, distruttivo, apocalittico", ha detto. E ancora: "La Chiesa statunitense si appresta a vivere un periodo di agonia degno di quello passato da Gesù Cristo nell'orto del Getsemani". Per ricordare un'uscita del Vaticano simile occorre andare indietro negli anni fino ad arrivare all'enciclica di Pio XI "Mit Brennender Sorge", con cui il Pontefice prendeva le distanze dal regime nazista. Ma, pare, che la maggioranza del popolo abbia comunque scelto Obama: evidentemente non tutti ritengono doveroso obbedire ai propri pastori». Anche in Italia la Chiesa sui valori non transige. Come dovrebbe muoversi oggi che si profila una legge sul testamento biologico? I cattolici secondo lei sono così intransigenti in merito? «Ho una mia idea. Una cosa è assodata: i cattolici che io definisco "infanti", ovvero il contrario di "adulti" che sovente sui valori sembrano favorevoli a una mediazione con le istanze del mondo, nella maggioranza come nell'opposizione sono pochissimi. Sono irrilevanti. E per questo la Chiesa credo non debba mettere in campo una battaglia politica per portare questa legge verso le proprie convinzioni. Perché una battaglia oggi la Chiesa la perderebbe. In Parlamento i cattolici sono una minoranza e se si andasse a un referendum non credo che la gente comprenderebbe fino in fondo le ragioni della Chiesa. Per questo ritengo che la conferenza episcopale italiana debba fare una sola cosa: uscire con una nota in cui ricorda il valore inestimabile della vita e il suo no a qualsiasi forma di eutanasia. E niente più. Altro non deve fare perché sennò fa la fine del divorzio e dell'aborto. Allora l'unica sconfitta fu la Chiesa. Oggi occorre cercare il male minore e non andare allo scontro». Secondo lei alcuni deputati cattolici potrebbero discostarsi dalle linee della Chiesa sul testamento biologico? «Sui Dico lo fecero. La Cei tramite Avvenire espresse il suo Non possumus. E diversi cattolici cosiddetti democratici, ricordo su tutti Dario Franceschini, contestarono la posizione della Chiesa. Oggi potrebbe ripresentarsi la stessa spaccatura. E dentro questa spaccatura potrebbero levarsi le voci di tanti vescovi anch'essi disobbedienti. Sarebbe un patatrac. Ripeto: i cattolici "infanti", ovvero profondamente "antidemocratici", sono una minoranza. Nel Pd sono soltanto Paola Binetti, Enzo Carra, Gigi Bobba e pochi altri: contano troppo poco. Altri cattolici, invece, come ad esempio due ex presidenti della Fuci, ovvero quell'organizzazione che dovrebbe portare avanti una collaborazione dei laici all'apostolato della Chiesa, sono su posizioni diverse. Stefano Ceccanti e Giorgio Tonini (nella foto in alto a destra), in particolare, altro non sono che cattolici "adulti": basti ricordare che erano contro il conflitto d'attribuzione sollevato da me e da Gaetano Quagliarello contro la Cassazione sul caso Eluana Englaro. E quindi contare sui di loro sul testamento biologico credo sia difficile. Insomma, al di là del mondo laico, è il mondo cosiddetto cattolico che potrebbe non seguire la Chiesa in caso di scontro politico sul testamento biologico». 22/11/2008

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Lunedì assemblea all' Aurora contro il progetto (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Più carbone in centrale Lunedì assemblea all'«Aurora» contro il progetto «Uniti per la salute», associazione di volontariato, sta prendendo decisa posizione contro il potenziamento della centrale termoelettrica di Vado-Quiliano. Per lunedì sera alle 21 ha orga nizzato all'Aurora di Valleggia un incontro tra associazioni, gruppi, e sodalizi del comprensorio (e non sono pochi) che si vogliono opporre a questo progetto.Dicono i promotori: «Ci rivolgiamo non solo agli ambientalisti, ma anche ad associazioni culturali, gruppi politici, associazioni di lavoratori, di commercianti, professionisti, Soms ,gruppi e associazioni di ispirazione cattolica e laica, società sportive».

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Sono stato anch'io mercoledì scorso ai funerali di Roberto Peluffo a Vado Ligure, ed ho pa... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 22-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Sono stato anch'io mercoledì scorso ai funerali di Roberto Peluffo a Vado Ligure, ed ho partecipato a quel sentimento corale e genuino di profondo accoramento che era diffuso in tutti i presenti. Eravamo in tanti e mi è sembrato che, ognuno a suo modo e per sue ragioni diverse, abbia voluto esserci per testimoniare l'affetto e la stima per un uomo che, pur andandosene troppo presto, ha ben meritato, con il suo agire concreto nella vita pubblica e nella vita privata, agli occhi dei suoi cittadini, amici e conoscenti. Ma proprio da questo comune sentire, contraddittoriamente, ho provato un sentimento opposto che non saprei meglio definire che come disagio. Eravamo troppi rimasti fuori dalla chiesa non perché non c'era più posto ma perché spettatori rispettosi e anche comprensivi ma estranei ad un rito in cui non ci identificavamo. Molti si attendevano che prima o dopo la cerimonia religiosa ci fosse una cerimonia civile, quella ufficiale, davanti al palazzo del Comune, casa di tutti i cittadini, dove tutti potevano ritrovare quel sentimento comune di cui ho detto all'inizio. Il rispetto e anche la piena comprensione e adesione alla volontà della famiglia che il funerale di Roberto fosse religioso non implicava la rinuncia al momento della cerimonia civile, opportuna dovunque nello spirito della Costituzione, ma che non poteva mancare in una città come Vado Ligure; anche perché nessuno forse come Roberto Peluffo ha incarnato le caratteristiche della classe operaia e lavoratrice vadese, ieri egemone oggi ancora ben presente con il peso delle sue tradizioni. La cerimonia in chiesa, invece, ha avuto qualcosa di ibrido. Verso la fine del rito ma dentro al rito hanno parlato - mi è parso con accenti più amicali che pubblici - il sindaco e alcuni amici vadesi che a vario titolo ebbero rapporti stretti con Peluffo. Infine la cerimonia si è chiusa con alcune parole religiose. E le persone hanno iniziato ad uscire dalla chiesa. A questo punto ho sentito più forte il disagio e anche una carenza: finendo così mancava qualcosa di importante. Il momento civile aveva finito per essere inglobato nella cerimonia religiosa e si era come diluito in essa. La chiesa era diventata il luogo fisico che raccoglieva in sé la totalità dell'esperienza di fronte al momento della morte di una persona che non era stata un privato ma un uomo pubblico ed un cittadino. Sulla via del ritorno mi sono venute in mente alcune riflessioni e domande più generali. Al di là delle stesse intenzioni dei singoli, non è possibile ignorare che oggi la gerarchia cattolica vuole proprio questo: che la politica - non senza le opportune tutele, per la verità - si occupi del pratico e del quotidiano, ma che le grandi questioni sul senso della vita rientrino tutte nel magistero esclusivo della Chiesa cattolica e siano gestite quotidianamente nelle singole chiese diffuse per l'Italia. L'obbiettivo è perseguito con determinazione e la pretesa segna un solco di divisione nel paese. Di qui la domanda: ma i laici, che sono così tanti, come devono comportarsi? Devono tacere, come capita troppo spesso, oppure farsi sentire quotidianamente ad alta voce, come un dovere e come il segno di un adeguato impegno civile? E gli amministratori pubblici a tutti i livelli - compresi gli insegnanti direi - in quali modi sono chiamati ad affermare la laicità dello Stato sancita dalla Costituzione, senza rischiare altrimenti di venir meno al proprio ruolo?

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Cosa c'è dietro i con ni? (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 23-11-2008)

Argomenti: Laicita'

Rivista Cosa c?è dietro i con ni? ra. c. Visibili e invisibili, materiali e immateriali, che dividono e che uniscono, grandi e piccoli, passati e futuri. E poi geografici, storici, culturali, biologici, sociali, economici?. Sono i confini, quelli in cui ci imbattiamo ogni giorno, con cui dobbiamo fare i conti o confrontarci. Un?esplorazione dei confini del nostro tempo si trasforma, inevitabilmente, in un viaggio nella collettività umana, nella sua storia e nella sua evoluzione. Ai confini è dedicato il numero monografico di Arel/La Rivista, il quadrimestrale di analisi scientifica e di dibattito dell?Arel, il Centro studi fondato da Nino Andreatta e di cui Enrico Letta è segretario generale. «I confini hanno a che fare con le identità, individuali e collettive, con le civiltà e le culture, con la politica, se non più (oggi) con le ideologie» scrive Letta nella presentazione del volume che spazia tra sei sezioni sui confini dell?Italia, dell?Europa, della globalizzazione, della storia, della scienza e del tempo, sui racconti di confine. Ne esce uno spaccato della società a trecentosessanta gradi con voci autorevoli che intervengono: dall?ultima intervista a Leopoldo Elia (a firma di Mariantonietta Colimberti e già pubblicata per gentile concessione su Europa) alla geografia mutevole della società italiana tratteggiata da Giuseppe De Rita, dall?infinitamente grande e infinitamente piccolo di Edoardo Boncinelli a una scienza che non ha limiti di Rita Levi-Montalcini. Solo per citarne alcuni. Frontiere costituzionali e transizioni non completate, confini tra laici e cattolici alle frontiere della povertà, dalle barriere all?immigrazione agli steccati tecnologici: Arel/La Rivista i confini in Italia li legge così. Confini di bilancio pubblico e di progetto europeo, di cittadinanza ad Est e di meritocrazia, di sicurezza e di globalizzazione. Confini della crisi nei rapporti tra monete, prezzi, speculazione. Confini che sono incontro e scontro tra civiltà, che separano e appartenenza, che celano nuovi soggetti come la Cina. Un?interdisciplinarietà che nella sezione dedicata al ragionamento consente di spaziare dalla scienza alla sociologia, dall?esistenziale al culturale. Senza tralasciare le testimonianze di vita vissuta: racconti di chi i confini li ha sperimentati sulla propria pelle. Dalla cortina di ferro a cavallo tra due mondi opposti e speculari alle suggestioni di un villaggio russo prima appartenuto alla Finlandia. Dopo altri due numeri monografici dedicati a immigrazione e città Arel/La Rivista accetta una nuova sfida: quella di dare voce a una pluralità di interventi in grado di testimoniare, da angolature diverse, quanto l?umana tentazione di tracciare un solco sia sempre più vana ma al tempo stesso ineluttabile.

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CLAIRE SIMON LE DONNE SOVRANE DEL CORPO (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 23-11-2008)

Argomenti: Laicita'

CLAIRE SIMON LE DONNE SOVRANE DEL CORPO Per la prima volta in Italia, è stato presentato il cinema di Claire Simon, regista francese che da più di trent'anni realizza documentari e fiction. Il Festival dei Popoli a Firenze (che si è appena concluso) e Filmmaker a Milano (fino al 30 novembre), le dedicano una retrospettiva integrale dei suoi lavori; la regista è anche ospite di entrambe le rassegne per incontrare il pubblico e parlare della sua forma particolare di cinema. «Il documentario è come un film di finzione improvvisato», dice la Simon, che infatti ama mescolare i due linguaggi, lo sguardo documentaristico e la ricostruzione fiction, per interrogarsi sulla giusta forma per raccontare la contemporaneità. Il suo sguardo si posa di volta in volta sui giochi dei bambini che rivelano rapporti di potere tra gli adulti, sul sistema capitalistico che trasforma un'azienda alimentare in un terreno di battaglia, e soprattutto sulla condizione femminile. Il suo ultimo film, Les bureaux de Dieu, è stato presentato a Cannes nel 2008, nella Quinzaine des Réalisateurs. LA PIANIFICAZIONE FAMILIARE Les bureaux de Dieu, sono i centri di pianificazione famigliare francesi; per sei anni la regista filma le attività quotidiane di diversi consultori, assistendo agli incontri, registrando i colloqui, filmando le persone in sala d'attesa. Tutto questo viene riportato sullo schermo non nella sua forma originaria, nella forma documentaristica, ma viene riscritto e ri-filmato affidando ad attrici note e ad attori non professionisti i volti e le parole di persone reali. Lo sguardo della regista e la nostra attenzione sono concentrati sui volti delle donne che portano lì la loro storia; è sicuramente questo un metodo efficace per riportare la verità di questi drammi quotidiani sullo schermo e per porre l'attenzione su tematiche raramente affrontate al cinema, quelle della contraccezione e dell'interruzione di gravidanza. L'impatto di verità è notevole, anche in questa forma fiction di documentario; lo si deve non solo allo stile di ripresa - tutte le scene sono girate in piano sequenza, i tagli all'interno delle scene sono rari, le inquadrature sui primi piani delle donne «reggono» tutto il tempo dei dialoghi e dei silenzi - ma anche alla bravura delle note attrici (tra cui Natalie Baye, Nicole Garcia, Beatrice Dalle) e alla spontaneità delle attrici non protagoniste che interpretano le utenti del servizio. GENERAZIONI A CONFRONTO Sono donne di diverse età e cultura quelle che si rivolgono a questo centro pubblico: adolescenti alle prese con i primi rapporti, madri di famiglia e donne single, ragazze per bene e prostitute, ragazze musulmane e francesi. Un'attenzione particolare è data alla generazione delle giovanissime che chiedono consiglio alle donne adulte del consultorio. Queste donne sono le cinquantenni della generazione delle loro madri, coloro che, negli anni 70, in Francia come nel nostro paese, si sono battute affinché si aprissero i consultori, si potesse accedere liberamente alla contraccezione, venisse istituita una legge sull'interruzione di gravidanza volontaria. Sono le donne che hanno voluto riappropriarsi della conoscenza del proprio corpo, che hanno dato vita a una medicina delle donne per le donne. Le giovani che si rivolgono loro sembrano indipendenti e disinvolte nella loro relazione con il sesso, ma è subito evidente che dietro a questa apparente libertà, queste ragazze sanno poco o niente del loro corpo. Assistendo ai colloqui apprendiamo molto sulla legislazione francese in materia di pianificazione famigliare; l'assistenza è gratuita per tutti, la privacy delle donne viene sempre rispettata, e per le minori il costo della contraccezione è gratuito. NELLA FARMACIA FRANCESE In Francia la pillola del giorno è venduta anche in farmacia, al contrario che da noi, dove sempre più medici obbiettori si rifiutano di prescriverla nonostante sia legale, obbligando spesso le ragazze ad intraprendere pellegrinaggi di ospedale in ospedale per richiedere un'assistenza che è in loro diritto, ma che invece sempre più spesso viene loro rifiutata entro le necessarie 72 ore, inducendole così a dover affrontare una gravidanza non desiderata. Anche la famigerata pillola Ru 486, la pillola abortiva, è accessibile in Francia, come nella maggior parte dei paesi europei, esclusi i capisaldi cattolici quali l'Italia, l'Irlanda e il Portogallo, dove «si preferisce» che le donne affrontino l'aborto chirurgico, usandolo come possibile deterrente per l'interruzione di gravidanza. Guardando il film il confronto con la situazione del nostro paese è inevitabile, e le operatrici del centro della Simon ci ricordano le donne dell'Aied e dei consultori ora sempre meno diffusi e frequentati. Colpisce come, ieri come oggi, in Francia come in Italia, sia ancora così difficile poter parlare liberamente di contraccezione, poter accedere alle informazioni in maniera serena, laica; di quanto sia ancora conflittuale il nostro rapporto con la sessualità e di quanto sia complicato poterne parlare all'interno della coppia e della famiglia, e di quanto quindi siano preziosi questi luoghi, dove è possibile parlare liberamente e trovare la tranquillità per poter riflettere sulla propria situazione.

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Spagna, giudice contro il crocifisso: via dalla scuola pubblica (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 23-11-2008)

Argomenti: Laicita'

n. 281 del 2008-11-23 pagina 0 Spagna, giudice contro il crocifisso: via dalla scuola pubblica di Redazione Per il magistrato, la presenza di simboli religiosi viola i diritti costituzionali di uguaglianza e libertà religiosa e dove "ci sono minori in fase di formazione della personalità" dà la sensazione "che lo Stato è più vicino alla religione cattolica che a altre confessioni" Madrid - Per la prima volta in Spagna una sentenza di tribunale si è pronunciata contro la presenza del crocifisso nelle aule e negli edifici comuni di una scuola pubblica, imponendone la rimozione. Trent'anni dopo la fine della dittatura franchista, che aveva elevato il cattolicesimo al rango di religione di stato, un giudice del tribunale di Valladolid ha ordinato a una scuola pubblica della città settentrionale di rimuovere i crocifissi affissi alle pareti, malgrado la posizione contraria del consiglio scolastico. Il giudice Alejandro Valentin ha deciso che la scuola pubblica Macias Picavea dovrà "ritirare i simboli religiosi dalle classi e dagli spazi comuni", accogliendo così la richiesta del genitore di un alunno e di una associazione locale per la difesa della scuola laica. Il magistrato si è basato sulla costituzione spagnola che garantisce "libertà di religione e di culto", assicurando il carattere "laico e neutrale" dello Stato sulle questioni religiose. Secondo il giudice, la presenza di simboli religiosi viola i diritti fondamentali di uguaglianza e libertà religiosa riconosciuti dalla costituzione spagnola. Il giudice ha motivato la decisione sostenendo in particolare che "la presenza di simboli" come il crocifisso laddove "ci sono minori in piena fase di formazione della personalità " potrebbe provocare nei ragazzi la sensazione "che lo Stato è più vicino alla religione cattolica rispetto ad altre confessioni". Il che condizionerebbe la loro condotta, è scritto nella sentenza, "in una società che aspira alla tolleranza delle altre opinioni e ideali che non necessariamente coincidono con i propri". I crocifissi erano presenti nella scuola dal 1930, e più volte il consiglio di istituto si era espresso contro la loro rimozione, dopo le prime richieste pervenute già nel 2005. E' la prima volta che la giustizia spagnola prende una decisione del genere, secondo l'associazione ricorrente. Una questione simile fu affrontata a Jaen, in Andalusia, nel 2006, ma quella volta il governo regionale aveva preceduto il possibile intervento della giustizia facendo rimuovere di sua iniziativa i crocifissi da una scuola. In Spagna la costituzione del 1978 assicura il carattere anticonfessionale dello Stato e delle sue istituzioni, ma tutti i nuovi capi di governo giurano fedeltà alla costituzione stessa davanti a un crocifisso. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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