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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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TARTICOLI DEL  14-19 gennaio 2009      #TOP



Report "Laici e chierici"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (30)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu? ( da "Giornale.it, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.

BUS ATEO SCOSSA AI CREDENTI ( da "Stampa, La" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La contesa tra la pretesa della Chiesa cattolica di rappresentare i sentimenti più autentici degli italiani e un'area laica che rivendica la propria esistenza e presenza nella società pluralistica. È fin troppo evidente che questa campagna sull'inesistenza di Dio è una specie di sfida atea in casa del cardinal Bagnasco, vescovo della città e presidente della Cei,

Se la sinistra abdicaalle radici laiche per Gaza ( da "Secolo XIX, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Se la sinistra abdicaalle radici laiche per Gaza david bidussa la scena della preghiera nella piazza antistante la stazione centrale di Milano sabato scorso è stata letta come una ripetizione della scena avvenuta il sabato precedente in Piazza Duomo e a Piazza Maggiore a Bologna.

Il Papa ai neocatecumenali ( da "Giornale.it, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.

Il rabbino di Venezia contro Papa Benedetto. ( da "Giornale.it, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.

Per capire cosa è successo a Milano pensate a Sharon sulla Spianata delle moschee ( da "Foglio, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico/2 Per capire cosa è successo a Milano pensate a Sharon sulla Spianata delle moschee Per cercare di capire il senso delle manifestazioni islamiche che a sostegno di Hamas si sono concluse con raduni di preghiera davanti al Duomo di Milano e alla basilica di San Petronio a Bologna può essere utile considerare il senso che gli islamici attribuiscono alla inviolabilità dei luoghi

Gasparri-Vincenzi, scontrosui bus della discordia ( da "Secolo XIX, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non il laicismo. La pubblicità degli atei è senza dubbio una provocazione, ma non è riferita a nessuna religione particolare, né Cristo, né Buddha, né Allah. Perciòè importante difendere la libertà di espressione». Un paio d'ore dopo, finita la votazione sul "Pacchetto sicurezza", la risposta di Gasparri: «Non dev'essere certo il sindaco a darmi il permesso di parlare.

Le vie della pubblicitànon sono infinite ( da "Secolo XIX, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il punto è però che anche solo dieci anni fa un manifesto del genere sarebbe stato impensabile, e non per colpa dei laici. La fede era considerata, come è giusto che sia, una questione privata, che andava incontro a severe sconfitte quando pretendeva di interferire nella vita pubblica, come, esemplarmente, era avvenuto nel 1974 con il referendum sul divorzio.

- andrea bonanni bruxelles ( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: i laici ritengono che Filippo abbia ereditato gli atteggiamenti bigotti e rigidi dello zio, piuttosto che l´apertura mentale del padre. Proprio questo, osserva qualcuno, potrebbe spiegare l´improvvisa antipatia del Vaticano per re Alberto II. L´attacco dei vescovi, insomma, avrebbe lo scopo di accelerarne l´abdicazione,

ateo-bus, la rivolta degli autisti "no alla scritta, obiezione di guida" - donatella alfonso ( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: non il laicismo. La pubblicità degli atei è senza dubbio una provocazione, ma non è riferita a nessuna religione particolare, né Cristo, né Buddha, né Allah. Perciò è importante difendere la libertà di espressione; noi lo facciamo ospitando il Papa e dicendo sì anche al Gay Pride come alla costruzione della moschea».

Burleigh: "Attenti all'imperialismo dell'Islam" ( da "Giornale.it, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Certamente fra i gruppi dei vari movimenti terroristici laici o etno-nazionalisti e i vari tipi di terrorismo marxista, quelli che hanno una lunga storia, come l?Ira e l?Eta, possono vantare un qualche successo. Ma dagli anni Sessanta il baricentro si è spostato sulla religione, e questo ha cambiato le cose».

il seme e il frutto della chiesa - luigiamicone ( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la chiesa cattolica) e di progresso (laicismo), per insegnare all´individuo il "culto" del bene comune. Cosa ci viene da osservare? In primo luogo: Mancuso non sa bene come costruire questa "religione civile", ma dimentica assai bene che religione, etimologicamente e storicamente parlando, non è un "principio unificatore" qualsiasi.

Quando c'era lo scià ( da "EUROPA ON-LINE" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: era in cui la fede sciita fu messa alle corde dal laicismo imposto dalla corte imperiale ma odiato dagli attuali governanti, molti dei quali hanno patito lunghi anni di prigionia durante il suo regno. I media di stato iraniani stanno dedicando ampio risalto, in tono celebrativo, alla ricorrenza mentre il popolo si prepara a ricordare i giorni di «sangue e di fuoco»,

Giallo sul libro di Bettazzi E' stampato, ma non arriva ( da "Stampa, La" del 16-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici e laici, subito dopo la quale il segretario del partito comunista proponeva pubblicamente il «compromesso storico». La Stampa, l'altro ieri, ha anticipato alcuni passi del libro, nei quali monsignor Bettazzi racconta uno dei momenti più delicati della sua vita, parlando del sequestro Moro: «Mi cercò un avvocato socialista emissario di Craxi per trattare con i brigatisti

Cattolici contro Zapatero: no agli spot pro preservativo ( da "Giornale.it, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sempre più lacerante quella tra la Spagna cattolica e quella laica. Dopo i bus atei e quelli cattolici – che si fanno la guerra su due ruote, rispettivamente professando che “Dio non esiste” o “Dio esiste” – dopo la battaglia sul presepe, quella sui matrimoni omosessuali e quella sul crocifisso nelle aule, ora sono i preservativi a dividere l?

Odifreddi zittisce la Cei. Fini senza partito ( da "EUROPA ON-LINE" del 17-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Interventismo e laicità Sulle prese di posizione della Cei, il Corriere della Sera intervista Piergiorgio Odifreddi che afferma: «Intervenendo su tutto è chiaro che il Vaticano scatena il balletto dei favorevoli e dei contrari, ma indipendentemente dal fatto che quello che dice, come è successo stavolta, piaccia al centrosinistra oppure no,

chiesa cattolica all'avanguardia - lucio iaccarino ( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E le componenti territoriali della Chiesa cattolica ce la mettono tutta per non restare a guardare, per operare nel tempo presente, con uno sforzo organizzativo intenso, e di certo, se comparate ad altre forme di partecipazione laica e politica, appaiono come assolute avanguardie.

La radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa ( da "Giornale.it, Il" del 17-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.

L'appello: tocca ai cristiani assistere i nuovi poveri ( da "Stampa, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il documento che indica gli orientamenti della diocesi, rivolto a laici e religiosi e quest'anno dedicato al tema della «cittadinanza». Il vescovo ha parlato di «responsabilità sociale della chiesa», ricordando la duplice appartenenza del cristiano: alla comunità cattolica della parrocchia e alla comunità civile della città.

Per grazia ricevuta stop all'"ateobus" ( da "Secolo XIX, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Papisti come presunti laici. Anche a scapito delle loro antiche identità. Lo pensavo venerdì scorso assistendo alla rimpatriata di antichi militanti del Pli, oggi per lo più seduti sullo strapuntino offerto da Silvio Berlusconi, che consente loro di proseguire in carriere politiche personali di assai scarsa rilevanza generale.

Paternalismo sudista e giusto meridionalismo ( da "Riformista, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico che del meridionalismo fece una missione di vita. A Piovene, Compagna spiega come la cultura cattolica della Dc e quella marxista del Pci abbiano avuto come fine convergente quello di generare semi e semi di assistenzialismo. È passato mezzo secolo da quel colloquio tra Piovene e Compagna, e oggi a vedere i risultati prodotti anche dal centrosinistra nel Mezzogiorno non si

Anche l'Opus sul bus ateo <per vedere dove va> ( da "Riformista, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: basta risalire alla radice del pensiero laico come si è formato in Francia alla fine del Settecento. Per Rousseau, ad esempio, la felicità, assieme all'avvenire radioso dell'umanità intera, ha il punto di partenza nel buon selvaggio. L'uomo allo stato di natura con i suoi istinti e la sua semplicità.

Atto doveroso e gesto di carità rispettare la sua volontà ( da "Unita, L'" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per un cattolico, avere un approccio laico su questioni come quella di Eluana? «Io mi sforzo di averlo, ma è difficile, soprattutto in Italia. All'estero è diverso, ma qui il Vaticano influisce molto sulle coscienze». L'art. 32 della Costituzione recita: «Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario».

le vie dei cattolici e dei laici - samuele ciambriello ( da "Repubblica, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina XV - Napoli Le vie dei cattolici e dei laici SAMUELE CIAMBRIELLO P rendo spunto dal recente articolo di Giovanni Laino, pubblicato su questa pagine. Da cattolico, ma anche da sostenitore della necessaria separazione tra fede personale e etica pubblica, vorrei formulare un´osservazione semplice ma essenziale.

Errani e Cofferati: il governo non interferisca porte aperte in Emilia ( da "Corriere della Sera" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e più firmatari di un appello che chiede alla Regione di trovare un ospedale per Eluana: un fronte variegato di laici e gente di Chiesa, tra i quali il politologo di sinistra Gianfranco Pasquino e la cattolica Livia Zaccagnini, figlia dell'ex segretario dc, Benigno («al di là dell'orientamento religioso spetta alle istituzioni portare a termine il percorso scelto dagli Englaro»).

VITTORIO MESSORI: LA MIA FEDE ( da "Corriere della Sera" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la Torino dove studiava con i maestri laici e progressisti, gli incontri. Momenti e figure che, qua e là, affiorano tra le pagine come fiumi carsici. Sotto l'incalzare di domande ben calibrate, le risposte non sono mai apologetiche o scontate. Il Messori di oggi ricorda quanto è successo al ventritreenne laico che fu, permeato di valori circolanti nella Torino dei primi anni '

la parola ai lettori sui bus <atei> ( da "Giornale.it, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sono facilmente identificabili in tutte le aree che si richiamano al materialismo, al laicismo, al terzomondismo antioccidentale. È indispensabile che l'altra «testa» della Genova bicefala di cui si diceva, si attivi in modo urgente e determinatissimo per invertire a 180° la direzione e far prendere alla città le vele verso una rinnovata armonia di pensieri e di opere.

Quel corpo diventato l'unica vittima di uno scontro d'idee ( da "Giornale.it, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ragione dei laici e la fede dei cattolici. È bianco e nero, guelfo e ghibellino. È processi, carte bollate, parlamenti, convenzioni Onu, ministri e fiaccolate. È la ricerca disperata di una clinica dove risolvere la pratica, con Udine che dice non possiamo rischiare, perché noi lavoriamo con la sanità pubblica e c'è il rischio che qualcosa fra tutte queste carte ci finisca sul muso.

Eluana, quel corpo diventato l'unica... ( da "Giornale.it, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è la ragione dei laici e la fede dei cattolici. è bianco e nero, guelfo e ghibellino. è processi, carte bollate, parlamenti, convenzioni Onu, ministri e fiaccolate. è la ricerca disperata di una clinica dove risolvere la pratica, con Udine che dice non possiamo rischiare, perché noi lavoriamo con la sanità pubblica e c?


Articoli

La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu? (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 14-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Questo pomeriggio il Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella basilica di San Piero. Ecco un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a Roma, quarant'anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma e l'itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete all'evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate per recare l'annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Scritto in Varie Commenti ( 255 ) » (9 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Jan 09 La radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa Ieri Benedetto XVI ha incontrato il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle emergenze che preoccupano il Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi sull'argomento. Un paragrafo importante è stato dedicato alla situazione di Gaza. Parlando della Terrasanta, «dove, in questi giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in corso «complica ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra israeliani e palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo intero». Ha ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della comunità internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in vigore» per «ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per rilanciare «i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e all'uso delle armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni sono programmate in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi escano vincitori non i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa Sede, sarà possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del discorso, che aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella spirituale: ad esempio quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle persecuzioni contro i cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra anche nel mondo occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani più poveri sono i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 86 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 Maritain: "Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il quotidiano "Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante anticipazione di un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro 14), contenente i carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni amici, tra i quali il filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969, parlando dell'atteggiamento di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui: "Quanto a Pio XII, sarebbe grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza il suo silenzio nell'ora della persecuzione hitleriana: a Roma mi sono informato in alto loco sulle ragioni di questo silenzio, e so che è stato dovuto solo alla paura di au mentare gravemente la persecu zione, se avesse alzato la voce [ ]. Il Papa aveva consul tato alcune comunità ebraiche te desche, ed è proprio questo che es se avevano risposto. [ ] Il suo mo tivo è stato quello che ha ritenuto un obbligo di coscienza, ed era un motivo profondamente umano". Qui potete leggere l'articolo integrale sul sito del quotiando diretto da Dino Boffo. Scritto in Varie Commenti ( 89 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu? Cari amici, nell'augurarvi una buona festa dell'Epifania (sotto la neve, a Milano ne siamo abbondantamente ricoperti), vorrei attirare nuovamente la vostra attenzione sulla tragedia che si sta consumando a Gaza. Bisogna innanzitutto ricordare che Hamas ha unilateralmente dichiarato finita la tregua e che centinaia di razzi e colpi di mortaio sono stati sparati dalla Striscia verso i centri israeliani più vicini. Ma bisogna anche a mio avviso ribadire che la massiccia azione militare, i bombardamenti che uccidono centinaia di civili innocenti, l'isolamento di Gaza che riduce alla fame la popolazione sono iniziative sproporzionate: se distruggeranno l'attuale forza di Hamas (organizzazione che per sua stessa ammissione Israele inizialmente finanziò in funzione anti-Arafat), temo che finiranno per creare, allo stesso tempo, un numero sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi per un conflitto ormai coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e non era così al tempo dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di Gaza è interdetta ai giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra che non può essere raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu? Perché Europa e Stati Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una forza di interposizione dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di Israele e a controllare Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del ministro degli Esteri e candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la quale ha sottolineato che il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla "legittima difesa" contro gli attacchi dei razzi, bensì sta "combattendo contro il terrorismo". Una posizione legittimata purtroppo dalla dottrina della guerra preventiva di George Bush, servita a giustificare di tutto, in Cecenia come in Irak (dove le armi di distruzione di massa non c'erano, non ci sono mai state e i governi inglese e americano lo sapevano). Benedetto XVI domenica scorsa aveva detto: "La guerra e l'odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente". Scritto in Varie Commenti ( 73 ) » (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Jan 09 L'Osservatore contro la pillola: "E' abortiva e cancerogena" «L'Osservatore Romano» scrive che la normale pillola anticoncezionale in molti casi ha effetti «abortivi», provoca «effetti devastanti» sull'ambiente contribuendo ad aumentare la sterilità maschile e per di più è «cancerogena». Tre affermazioni destinate a far discutere e che hanno già provocato reazioni polemiche nel mondo scientifico. Il giornale vaticano diretto da Gian Maria Vian, nel numero oggi in edicola ospita un articolo intitolato «L'Humanae vitae. Una profezia scientifica», a firma di Pedro José María Simón Castellví, Presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici (Fiamc). Simón Castellví riferisce di uno studio tecnico e lungo, «di cento pagine, con trecento citazioni bibliografiche, la maggior parte di riviste mediche specializzate», redatto con cura da medico svizzero Rudolf Ehmann, che giunge a questi risultati. Ecco l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Il testo integrale dell'«Osservatore Romano» lo allego come primo commento al post. Scritto in Varie Commenti ( 220 ) » (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jan 09 Buon 2009 ai naviganti Auguro a tutti i visitatori del blog un buon 2009. L'anno certo non inizia bene, anche il Papa durante il "Te Deum" di ieri ha parlato di "non poche ombre" che gravano sul nostro futuro: c'è la crisi che incombe, ci sono i tanti focolai di guerra, in particolare nella terra di Gesù, c'è la drammatica situazione di vari paesi africani, dimenticati da tutti. Poco fa, nell'omelia della messa per la Giornata mondiale della pace, Benedetto XVI ha affermato: "La storia terrena di Gesù, culminata nel mistero pasquale, è l'inizio di un mondo nuovo, perché ha realmente inaugurato una nuova umanità, capace, sempre e solo con la grazia di Cristo, di operare una "rivoluzione" pacifica. Una rivoluzione non ideologica ma spirituale, non utopistica ma reale, e per questo bisognosa di infinita pazienza, di tempi talora lunghissimi, evitando qualunque scorciatoia e percorrendo la via più difficile: la via della maturazione della responsabilità nelle coscienze". Scritto in Varie Commenti ( 156 ) » (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Dec 08 Il Papa a palestinesi e israeliani: basta attacchi e rappresaglie Cari amici, oggi Benedetto XVI ha lanciato un appello per il cessate il fuoco a Gaza, per fermare questo Natale macchiato di sangue nella terra dove è nato Gesù. Ecco le sue parole: La Terrasanta, che nei giorni natalizi è al centro dei pensieri e degli affetti dei fedeli di ogni parte del mondo, è nuovamente sconvolta da uno scoppio di inaudita violenza. Sono profondamente addolorato per i morti, i feriti, i danni materiali, le sofferenze e le lacrime delle popolazioni vittime di questo tragico susseguirsi di attacchi e di rappresaglie. La patria terrena di Gesù non può continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue, che si ripete senza fine! Imploro la fine di quella violenza, che è da condannare in ogni sua manifestazione, e il ripristino della tregua nella striscia di Gaza; chiedo un sussulto di umanità e di saggezza in tutti quelli che hanno responsabilità nella situazione, domando alla comunità internazionale di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi come dicevo due giorni fa nel messaggio Urbi et Orbi alla logica perversa dello scontro e della violenza, ma a privilegiare invece la via del dialogo e del negoziato. Affidiamo a Gesù, Principe della Pace, la nostra fervida preghiera per queste intenzioni e a Lui, a Maria e Giuseppe, diciamo: "O famiglia di Nazareth, esperta del soffrire, dona al mondo la pace". Donala oggi soprattutto alla Terrasanta! Scritto in Varie Commenti ( 228 ) » (10 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Dec 08 Ratzinger e la Gmg: "Il Papa non è una star" «Analisi in voga tendono a considerare queste giornate come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star Con o senza la fede, questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita». Con queste parole Benedetto XVI, nel discorso per gli auguri natalizi alla Curia romana, ha affrontato le obiezioni ricorrenti sull'utilità delle Giornate mondiali della gioventù. «Il Papa ha spiegato Ratzinger non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente vicario. Rimanda all'Altro che sta in mezzo a noi Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri in una gioia che non è paragonabile con l'estasi di un festival rock». Scritto in Varie Commenti ( 155 ) » (15 votes, average: 3.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Dec 08 "Un bambino indifeso l'intera ricchezza del mondo" Cari amici, auguro a tutti Buon Natale con le parole usate da Giovanni Paolo II durante la celebrazione della messa nella piazza della Mangiatoia, a Betlemme, il 22 marzo 2000. «La gioia annunciata dall'angelo non è qualcosa che appartiene al passato. È una gioia di oggi, dell'oggi eterno della salvezza di Dio, che comprende tutti i tempi, passato, presente e futuro. All'alba del nuovo millennio siamo chiamati a comprendere più chiaramente che il tempo ha un senso perché qui l'Eterno è entrato nella storia e rimane con noi per sempre. [ ] Il bambino appena nato, indifeso e totalmente dipendente dalle cure di Maria e di Giuseppe, affidato al loro amore, è l'intera ricchezza del mondo. Egli è il nostro tutto! In questo bambino, il Figlio che ci è stato dato, noi troviamo riposo per le nostre anime e il vero pane che non viene mai meno, il Pane Eucaristico annunciato anche dal nome stesso di questa città: Beth-lehem, la casa del pane. Dio è nascosto nel Bambino; la divinità è celata nel Pane della Vita». Scritto in Varie Commenti ( 57 ) » (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Dec 08 Il Vaticano "condanna ogni forma di violenza contro i gay" Nel pomeriggio di ieri è stata resa pubblica una dichiarazione della Delegazione della Santa Sede alla 63 sessione dell'assemblea generale dell'Onu che sgombra il campo da tante strumentalizzazioni e accuse infondate rivolte nell'ultimo mese al Vaticano in merito alla depenalizzazione dell'omosessualità. «La Santa Sede" - ha detto l'arcivescovo Celestino Migliore - apprezza l'impegno della Dichiarazione sui diritti umani, l'orientamento sessuale e la identità di genere - presentata all'assemblea generale delle Nazioni Unite - di condannare tutte le forme di violenza nei confronti di persone omosessuali e di spronare gli Stati a prendere i necessari provvedimenti per porre fine a tutte le penalità criminali contro di esse». «Allo stesso tempo, la Santa Sede nota che le parole usate in questa Dichiarazione vanno ben al di là dell'intento sopra indicato e da essa condiviso. «In particolare - ha continuato Migliore - le categorie "orientamento sessuale" e "identità di genere", usate nel testo, non trovano riscontro e chiara e concordata definizione nel diritto internazionale. Se dovessero essere prese in considerazione per la proclamazione e attuazione dei diritti fondamentali, creerebbero grave incertezza giuridica e verrebbero a minare la capacità degli Stati ad impegnarsi per far rispettare nuovi o già esistenti convenzioni e criteri relativi ai diritti umani». «Nonostante la giusta condanna della Dichiarazione da tutte le forme di violenza contro persone omosessuali e la protezione contro le violenze, il documento, considerato nella sua interezza, va molto al di là tale finalità ed invece fa sorgere l'incertezza nel diritto e ricusa le norme esistenti relative ai diritti umani». «La Santa Sede ha concluso Migliore continua a sostenere che si deve evitare ogni segno di ingiusta discriminazione verso le persone omosessuali ed esorta gli Stati ad abolire le pene criminali contro di essi». Ora forse Vladimir Luxuria e compagni potranno togliersi dal collo quel cappio platealmente agitato sotto le finestre del Papa. Scritto in Varie Commenti ( 57 ) » (11 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (299) Ultime discussioni filippo: Egregio Bruno Volpe, pur ammirando la sua attuale resistenza a citare per l'ennesima volta il suo sito... bruno volpe: Cari Naviganti: non voglio polemizzare con nessuno.Mi limito a segnalare che pochi si scandalizzano che... filippo: Chi confida in Dio non resterà confuso. Chi segue i commenti su questa new ha bisogno due volte di... Giovanni Mandis: Cosimo, perchè ce l'hai tanto con Mons. Lefebvre? Conosci la sua vita decennale di... Artefice1: Reginaldus . Chi te lo garantisce? "meglio che a progresso menerebbe a rovina" A mio modo di... 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BUS ATEO SCOSSA AI CREDENTI (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 14-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Franco Garelli BUS ATEO SCOSSA AI CREDENTI Eora, dopo i bus atei, ci saranno quelli della fede? La campagna pro-incredulità promossa a Genova, che dal 4 febbraio vedrà due linee di autobus tappezzate da scritte che «di Dio si può fare a meno», armerà i muscoli di quanti sono allergici agli slogan choc contro il sacro? L'iniziativa che non ha precedenti nel nostro Paese è dell'Unione degli atei e dei razionalisti italiani (Uaar), vogliosa di ristabilire la par condicio «comunicativa» sulle questioni religiose, spingendo i mass media a dar risalto non solo ai messaggi della Chiesa ma anche alle posizioni dei «senza religione». Il vento dell'ateismo spira dunque ancor forte in Italia e attraverso questa iniziativa intende far breccia soprattutto nel capoluogo ligure da qualche tempo diventato il simbolo di una contesa. La contesa tra la pretesa della Chiesa cattolica di rappresentare i sentimenti più autentici degli italiani e un'area laica che rivendica la propria esistenza e presenza nella società pluralistica. È fin troppo evidente che questa campagna sull'inesistenza di Dio è una specie di sfida atea in casa del cardinal Bagnasco, vescovo della città e presidente della Cei, reo d'essersi dimostrato poco tenero nei confronti di alcune minoranze culturali. In giugno la curia genovese ha fatto di tutto per ostacolare lo svolgimento del Gay Pride in quella città, fissato nello stesso giorno del Corpus Domini. Inoltre, il prelato ha più volte ribadito le posizioni della Chiesa sui temi cari ai cattolici (famiglia, vita, bioetica, eterosessualità, scienza), sminuendo - questa l'accusa - quanti hanno orientamenti diversi. La campagna pubblicitaria s'iscrive quindi nel clima ad alta tensione che da qualche tempo caratterizza i rapporti tra Chiesa e mondo laico, parte del quale reagisce con fastidio a una Chiesa sempre più protagonista nel campo culturale ed etico, e che continua a identificare l'Italia tout court con l'Italia cattolica. Come ci dice il mercato editoriale, oggi il libro di argomento religioso vende bene, ma a un doppio livello: non soltanto i testi di spiritualità o che parlano a favore della fede, ma anche i pamphlet che denunciano le ingenuità di una religione ancora arcaica e incantata e quelli che denunciano lo strapotere clericale nella società. Genova e l'Italia, comunque, non detengono il primato della svolta antireligiosa e anticlericale. Da tempo iniziative analoghe sono presenti in alcune metropoli del mondo, tra cui Londra, Washington e varie città spagnole. Si tratta di rigurgiti o reazioni a gruppi religiosi che manifestano attivamente nella società pluralistica le proprie convinzioni, che si mobilitano contro il divorzio e l'aborto, portatori di quella cultura pro-life che tende a contrastare quella pro-choice. In Belgio, addirittura, gruppi di atei hanno da tempo costituito una sorta di associazione para-religiosa a difesa dei propri orientamenti e valori, rivendicando dallo Stato un finanziamento pubblico alla stessa stregua di quello accordato alle diverse confessioni religiose. Anche l'ateismo può essere un oggetto di propaganda, come le chiese promuovono i valori religiosi. Anche l'Italia, dunque, sembra partecipare di tendenze presenti in ogni dove. A ben guardare, la pubblicità pro-ateismo può anche servire alla causa della fede religiosa. Nel senso che può scuotere dall'indifferenza molti credenti per caso o per tradizione, che si trascinano nel tempo un vago orientamento di fede senza un'adeguata riflessione e approfondimento. La promozione dell'incredulità può anche spingere qualcuno a uscire da uno stallo sulla questione religiosa che gli impedisce una più piena comprensione di sé e del mondo. Forse è anche guardando a questa opportunità che gli ambienti ecclesiali (sia genovesi che nazionali) non hanno troppo preso sul serio l'iniziativa, per cui non è detto che essa dia il via a una catena di reazioni, che, nel caso specifico, arricchirebbe le aziende di trasporto delle nostre città. I bus atei ci possono stare, rientrano nella provocazione creativa, se dietro essi non si nasconde una crociata di cattiverie contro la religione e la Chiesa.

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Se la sinistra abdicaalle radici laiche per Gaza (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 14-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Se la sinistra abdicaalle radici laiche per Gaza david bidussa la scena della preghiera nella piazza antistante la stazione centrale di Milano sabato scorso è stata letta come una ripetizione della scena avvenuta il sabato precedente in Piazza Duomo e a Piazza Maggiore a Bologna. Se rimaniamo alla scenografia è indubbio che sia così. Ma la scenografia è l'ultima cosa a cui dobbiamo prestare attenzione. Questa seconda scena, infatti, non è una replica della prima. Ha altri significati. A differenza di ciò che è accaduto la prima volta, la seconda ha stabilito una nuova consuetudine. Un rituale con cui non solo è bene misurarsi, ma che è bene cogliere per le molte implicazioni che contiene e a cui rinvia. Ma soprattutto per i significati politici che in esso e intorno ad esso si sono stabiliti e costituiti. Per almeno cinque buoni motivi è bene prestare attenzione a quella scena. Il primo allude alla questione delle moschee negate. A lungo rinviate, affrontate da tutte le amministrazioni locali (di destra e di sinistra, con rare eccezioni, per certi aspetti quella di Genova ci si è provata anche se con scarso successo) come Bertoldo in cerca dell'albero a cui impiccarsi, senza che ovviamente mai trovasse quello a lui confacente, dopo il 3 gennaio diventa impossibile non pensare che qualcuno non cerchi di risolvere la questione trovando una soluzione. Certo, la questione delle moschee negate contiene in sé molti aspetti, compreso il fatto che una parte dell'islam si presenta come islam politico. E tuttavia la sensazione oggi è che quello che è stato a lungo negato o non affrontato andrà in qualche modo risolto. Ciò non toglie, comunque, che l'Islam politico da sabato scorso sia più forte o più autorevole di prima. Per quanto una soluzione sia auspicabile, la realtàè già oltre. E ciò perché? ed è il secondo motivo - oggi la questione della preghiera - e non più e non tanto quella della moschea come luogo di preghiera finalmente autorizzato - ha la stessa funzione dell''inno nazionale alla fine delle manifestazioni politiche in Israele (siano esse di destra e di sinistra): ha valore politico e dice chi si è. Quell'atto sancisce un passaggio che i più saggi fra i politici avrebbero voluto evitare, ma che ora risulta arduo - anche se non impossibile - far recedere. Ovvero il fatto che la questione mediorientale tende a presentarsi come scontro tra fedi. Un aspetto che rischia di essere vero anche qui. È uno scenario - e qui sta il terzo motivo - che è richiamato anche da chi qui pensa che quelle scene abbiano profanato il proprio spazio sacro e che dunque, prima ancora di procedere a qualsiasi decisione politica, si tratti di restaurare l'ordine violato. Si potrebbe dire, dunque, che lo spazio della politica si sta restringendo. Avanzano le linee del confronto identitario, e in queste linee così come qualcuno sta spingendo per l'Islam politico, da noi altri e specularmente ritengono che sia necessario ritrovare e mettere in campo un'identità cattolica ritenuta debole o "remissiva". È un tema che non riguarda solo il confronto con l'Islam. Dentro la reazione aspra di Avvenire in questi giorni alle inchieste aperte dal Secolo XIX c'è anche questo. Al di là di questo e nello specifico, è significativa l'occasione con cui si sancisce questo passaggio. Tutta la questione del diritto al proprio spazio identitario non avviene infatti sull'onda di un'emozione discriminativa (come fu, per esempio, tre anni fa durante la rivolta delle banlieues parigine), ma apparentemente su una questione di rivendicazione politica. È la questione palestinese ad aver innescato questo meccanismo. E proprio per questo sono ancor più significativi gli ultimi due motivi che da sabato modificano il quadro dell'umore politico nel nostro Paese. Il quarto motivo di novità, infatti, è segnato dall'annullamento della dimensione politica della questione palestinese nel momento in cui essa viene assimilata come questione islamica. Di fatto, la questione politica palestinese così come l'abbiamo discussa, analizzata, e tematizzata dal 1967 in poi, e anche assunta come parte del patrimonio politico lungo l'asse destra-sinistra in Europa, si trasforma. Se a lungo in Europa una parte della leadership palestinese ha cercato alleati, interlocutori, sistemi di relazione, il dato nuovo della islamizzazione della questione palestinese dice che quella stagione è finita. Ma soprattutto, ed è qui il quinto motivo, risulta superflua la presenza di quell'area di opinione che sulla questione palestinese aveva ritradotto una parte della propria identità politica nella sinistra italiana e che quella questione aveva assunto come parte del proprio patrimonio politico. Tant'è che forse è arrivato il momento non tanto di sapere se la sinistra oggi debba rivedere le proprie posizioni sul Medio Oriente in base ai torti e alle ragioni, ma interrogarsi preliminarmente sulla propria identità politica. È una questione su cui in Italia si sono levate voci flebili, per certi aspetti ancora incapaci di proporre una riflessione pubblica. Ma quella questione non è né banale né marginale e non sarà rinviabile per molto. In una lettera pubblicata sul Manifesto la scorsa settimana qualcuno ha scritto: «Da un pezzo siamo costretti a allontanarci da manifestazioni per una giusta causa che usano un linguaggio sbagliato: manichini e bandiere bruciate, stella di David uguagliata alla svastica, ora le preghiere rivolte alla Mecca. Per la destra nostrana queste ultime sono un sacrilegio, una contaminazione dei sagrati e delle «radici cristiane». Fatti suoi. Fatti nostri, invece, che manifestazioni organizzate anche dalla sinistra deviino dalle sue "radici laiche". Considero questo rassegnato codismo come l'ultima delle prove dell'impotenza di una sinistra a pezzi, incapace persino di contrattare le modalità di un corteo. Non si obietti, per favore, che di fronte ai cinquecento morti a Gaza queste sono argomentazioni accademiche. Riguardano lo statuto della sinistra». In questione non c'è la Palestina, ma la laicità, un tema che fino a ieri a sinistra era collocato rispetto all'invadenza della Chiesa e che oggi va rideclinato in forma molto più generale coinvolgendo anche quelle questioni fino a ieri rubricate sotto la voce solidarietà. Anche sotto questo profilo da sabato scorso niente è come prima. 14/01/2009 la religione guidaLa dimensione politica della questione palestinese viene meno da quando è assimilata come questione islamica 14/01/2009 non solo palestinaIn discussione c'è la laicità: prima la sinistra la riferiva all'invadenza della Chiesa; oggi va rideclinata in forma più generale 14/01/2009 gianni baget bozzo Anche a Genova, come in Inghilterra e in Spagna, alcuni autobus porteranno in giro una singolare pubblicità: l'annuncio che "Dio non esiste". Questa è presentata come una "cattiva notizia" dallo slogan stesso, ed affiancata a quella "buona": "Non ne hai bisogno". L'iniziativa inglese era al tempo stesso più chiara e più moderata: poneva la non esistenza di Dio come una possibilità, come un "forse". Ma il messaggio era netto: "Godetevi la vita". L'aspetto interessante di questa iniziativa è che propone un ateismo leggero, legato al sentimento di poter decidere la propria vita con la sola propria responsabilità. Ma il linguaggio è indicativo: il termine laico di "responsabilità" implica sempre un "altro", quello dinanzi a cui si è responsabili. Si può dire che questo è l'altro uomo, ma in realtà l'altro uomo non è interiore a noi stessi, non ci giudica. Dio è la sola realtà che, grazie alla memoria cristiana, è divenuto interiore all'uomo ed ha creato la dimensione occidentale della coscienza. Questa non è altro che il vincolo interiore della persona con Dio, un vincolo visto come più forte dell'impegno politico-sociale. La coscienza occidentale è l'origine della libertà occidentale: la differenza della persona rispetto alla società. Senza riferimento a Dio, la coscienza diviene decisione e la decisione senza coscienza è il peso maggiore che possa essere dato all'uomo: quello di essere il solo regolatore di se stesso. Il vantaggio dell'ateismo leggero è che un ateismo irreligioso, mentre l'ateismo è esistito come religione. Il comunismo sovietico è stato l'espressione perfettamente religiosa di un ateismo reale. Questa forma è finita, anche se l'idea di una religione atea, di un ateismo come religione, è ancora diffusa, e vi sono le leghe atee che chiedono di essere riconosciute dallo Stato italiano come forma religiosa ammessa all'otto per mille. L'ateismo leggero presenta dunque qualche vantaggio rispetto alle forme religiose di ateismo: l'invito a godersi la vita è un invito innocente, che non suppone militanza né passione. Quando i genovesi vedranno passare gli autobus con la scritta sul Dio che non esiste saranno spinti a interrogarsi se credono in Lui oppure no. La fede in Dio è più diffusa di quanto si creda e di quanto si professi. La fede è implicita, nascosta sotto altri pensieri. Il meglio che possa fare un predicatore è quello di estrarre la fede implicita dall'indifferenza in cui è avvolta. Forse le scritte sugli autobus saranno insospettabili predicatori per coloro che scoprono di credere in Dio e non sapevano di farlo, credenti anonimi che si nominano. Gianni Baget Bozzo (bagetbozzo@ragionpolitica.it) è sacerdote e consigliere politico di Forza Italia e Pdl. 14/01/2009

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Il Papa ai neocatecumenali (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 14-01-2009)

Argomenti: Laicita'

La rivista "Popoli", mensile dei gesuiti, ospita nell'ultimo numero un intervento del rabbino di Venezia, Elia Enrico Richetti, il quale - spiegando i motivi per i quali l'assemblea rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non aderire alla giornata dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale - critica non soltanto la decisione del Papa di liberalizzare il messale antico ma anche alcune sue recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla lettera-prefazione di Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera, "Perché dobbiamo dirci cristiani"). Critica la nuova versione della preghiera del Venerdì santo contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di proprio pugno dopo le proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di Gerusalemme. E afferma che così facendo si cancellano cinquant'anni di storia della Chiesa. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) » (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jan 09 Il Papa ai neocatecumenali Questo pomeriggio il Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella basilica di San Piero. Ecco un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a Roma, quarant'anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma e l'itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete all'evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate per recare l'annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Scritto in Varie Commenti ( 276 ) » (10 votes, average: 4.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Jan 09 La radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa Ieri Benedetto XVI ha incontrato il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle emergenze che preoccupano il Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi sull'argomento. Un paragrafo importante è stato dedicato alla situazione di Gaza. Parlando della Terrasanta, «dove, in questi giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in corso «complica ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra israeliani e palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo intero». Ha ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della comunità internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in vigore» per «ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per rilanciare «i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e all'uso delle armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni sono programmate in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi escano vincitori non i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa Sede, sarà possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del discorso, che aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella spirituale: ad esempio quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle persecuzioni contro i cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra anche nel mondo occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani più poveri sono i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 87 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 Maritain: "Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il quotidiano "Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante anticipazione di un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro 14), contenente i carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni amici, tra i quali il filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969, parlando dell'atteggiamento di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui: "Quanto a Pio XII, sarebbe grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza il suo silenzio nell'ora della persecuzione hitleriana: a Roma mi sono informato in alto loco sulle ragioni di questo silenzio, e so che è stato dovuto solo alla paura di au mentare gravemente la persecu zione, se avesse alzato la voce [ ]. Il Papa aveva consul tato alcune comunità ebraiche te desche, ed è proprio questo che es se avevano risposto. [ ] Il suo mo tivo è stato quello che ha ritenuto un obbligo di coscienza, ed era un motivo profondamente umano". Qui potete leggere l'articolo integrale sul sito del quotiando diretto da Dino Boffo. Scritto in Varie Commenti ( 90 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu? Cari amici, nell'augurarvi una buona festa dell'Epifania (sotto la neve, a Milano ne siamo abbondantamente ricoperti), vorrei attirare nuovamente la vostra attenzione sulla tragedia che si sta consumando a Gaza. Bisogna innanzitutto ricordare che Hamas ha unilateralmente dichiarato finita la tregua e che centinaia di razzi e colpi di mortaio sono stati sparati dalla Striscia verso i centri israeliani più vicini. Ma bisogna anche a mio avviso ribadire che la massiccia azione militare, i bombardamenti che uccidono centinaia di civili innocenti, l'isolamento di Gaza che riduce alla fame la popolazione sono iniziative sproporzionate: se distruggeranno l'attuale forza di Hamas (organizzazione che per sua stessa ammissione Israele inizialmente finanziò in funzione anti-Arafat), temo che finiranno per creare, allo stesso tempo, un numero sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi per un conflitto ormai coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e non era così al tempo dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di Gaza è interdetta ai giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra che non può essere raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu? Perché Europa e Stati Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una forza di interposizione dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di Israele e a controllare Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del ministro degli Esteri e candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la quale ha sottolineato che il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla "legittima difesa" contro gli attacchi dei razzi, bensì sta "combattendo contro il terrorismo". Una posizione legittimata purtroppo dalla dottrina della guerra preventiva di George Bush, servita a giustificare di tutto, in Cecenia come in Irak (dove le armi di distruzione di massa non c'erano, non ci sono mai state e i governi inglese e americano lo sapevano). Benedetto XVI domenica scorsa aveva detto: "La guerra e l'odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente". Scritto in Varie Commenti ( 73 ) » (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Jan 09 L'Osservatore contro la pillola: "E' abortiva e cancerogena" «L'Osservatore Romano» scrive che la normale pillola anticoncezionale in molti casi ha effetti «abortivi», provoca «effetti devastanti» sull'ambiente contribuendo ad aumentare la sterilità maschile e per di più è «cancerogena». Tre affermazioni destinate a far discutere e che hanno già provocato reazioni polemiche nel mondo scientifico. Il giornale vaticano diretto da Gian Maria Vian, nel numero oggi in edicola ospita un articolo intitolato «L'Humanae vitae. Una profezia scientifica», a firma di Pedro José María Simón Castellví, Presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici (Fiamc). Simón Castellví riferisce di uno studio tecnico e lungo, «di cento pagine, con trecento citazioni bibliografiche, la maggior parte di riviste mediche specializzate», redatto con cura da medico svizzero Rudolf Ehmann, che giunge a questi risultati. Ecco l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Il testo integrale dell'«Osservatore Romano» lo allego come primo commento al post. Scritto in Varie Commenti ( 220 ) » (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jan 09 Buon 2009 ai naviganti Auguro a tutti i visitatori del blog un buon 2009. L'anno certo non inizia bene, anche il Papa durante il "Te Deum" di ieri ha parlato di "non poche ombre" che gravano sul nostro futuro: c'è la crisi che incombe, ci sono i tanti focolai di guerra, in particolare nella terra di Gesù, c'è la drammatica situazione di vari paesi africani, dimenticati da tutti. Poco fa, nell'omelia della messa per la Giornata mondiale della pace, Benedetto XVI ha affermato: "La storia terrena di Gesù, culminata nel mistero pasquale, è l'inizio di un mondo nuovo, perché ha realmente inaugurato una nuova umanità, capace, sempre e solo con la grazia di Cristo, di operare una "rivoluzione" pacifica. Una rivoluzione non ideologica ma spirituale, non utopistica ma reale, e per questo bisognosa di infinita pazienza, di tempi talora lunghissimi, evitando qualunque scorciatoia e percorrendo la via più difficile: la via della maturazione della responsabilità nelle coscienze". Scritto in Varie Commenti ( 156 ) » (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Dec 08 Il Papa a palestinesi e israeliani: basta attacchi e rappresaglie Cari amici, oggi Benedetto XVI ha lanciato un appello per il cessate il fuoco a Gaza, per fermare questo Natale macchiato di sangue nella terra dove è nato Gesù. Ecco le sue parole: La Terrasanta, che nei giorni natalizi è al centro dei pensieri e degli affetti dei fedeli di ogni parte del mondo, è nuovamente sconvolta da uno scoppio di inaudita violenza. Sono profondamente addolorato per i morti, i feriti, i danni materiali, le sofferenze e le lacrime delle popolazioni vittime di questo tragico susseguirsi di attacchi e di rappresaglie. La patria terrena di Gesù non può continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue, che si ripete senza fine! Imploro la fine di quella violenza, che è da condannare in ogni sua manifestazione, e il ripristino della tregua nella striscia di Gaza; chiedo un sussulto di umanità e di saggezza in tutti quelli che hanno responsabilità nella situazione, domando alla comunità internazionale di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi come dicevo due giorni fa nel messaggio Urbi et Orbi alla logica perversa dello scontro e della violenza, ma a privilegiare invece la via del dialogo e del negoziato. Affidiamo a Gesù, Principe della Pace, la nostra fervida preghiera per queste intenzioni e a Lui, a Maria e Giuseppe, diciamo: "O famiglia di Nazareth, esperta del soffrire, dona al mondo la pace". Donala oggi soprattutto alla Terrasanta! Scritto in Varie Commenti ( 228 ) » (10 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Dec 08 Ratzinger e la Gmg: "Il Papa non è una star" «Analisi in voga tendono a considerare queste giornate come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star Con o senza la fede, questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita». Con queste parole Benedetto XVI, nel discorso per gli auguri natalizi alla Curia romana, ha affrontato le obiezioni ricorrenti sull'utilità delle Giornate mondiali della gioventù. «Il Papa ha spiegato Ratzinger non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente vicario. Rimanda all'Altro che sta in mezzo a noi Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri in una gioia che non è paragonabile con l'estasi di un festival rock». Scritto in Varie Commenti ( 155 ) » (15 votes, average: 3.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Dec 08 "Un bambino indifeso l'intera ricchezza del mondo" Cari amici, auguro a tutti Buon Natale con le parole usate da Giovanni Paolo II durante la celebrazione della messa nella piazza della Mangiatoia, a Betlemme, il 22 marzo 2000. «La gioia annunciata dall'angelo non è qualcosa che appartiene al passato. È una gioia di oggi, dell'oggi eterno della salvezza di Dio, che comprende tutti i tempi, passato, presente e futuro. All'alba del nuovo millennio siamo chiamati a comprendere più chiaramente che il tempo ha un senso perché qui l'Eterno è entrato nella storia e rimane con noi per sempre. [ ] Il bambino appena nato, indifeso e totalmente dipendente dalle cure di Maria e di Giuseppe, affidato al loro amore, è l'intera ricchezza del mondo. Egli è il nostro tutto! In questo bambino, il Figlio che ci è stato dato, noi troviamo riposo per le nostre anime e il vero pane che non viene mai meno, il Pane Eucaristico annunciato anche dal nome stesso di questa città: Beth-lehem, la casa del pane. Dio è nascosto nel Bambino; la divinità è celata nel Pane della Vita». Scritto in Varie Commenti ( 57 ) » (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (300) Ultime discussioni anniballo: Tommaso,scusa, non volevo rubarti il "copyrait", ma il termine mi pare efficace e... Artefice1: Cosimo..nella loro imperfezione moderna.. I significati di Anniballo mi sembrano fedeli. Forse... Tommaso: Se in caso ti stancassi del tuo "nik name", il prossimo potrebbe essere l' Enigmista. Io... Artefice1: Tommaso...riveli, confessi e sveli sempre, Ancora il tuo attaccamento ai Fatti? Stai tranquillo e... Artefice1: Tommaso riveli, confessi e sveli sempre, Ancora il tuo attaccamento ai Fatti? Stai tranquillo e... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio - 7 Emails Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5 Emails Ultime news Il Brasile nega l'estradizione di Battisti La protesta della Farnesina con LulaLa crociata della Cei: "Inaccettabile la tassa sull'immigrazione"Industria a picco, crolla il settore auto: -46% Conti pubblici espostiDl anticrisi alla Camera, Bossi: fiducia inevitabileGaza, Bin Laden su internet invita alla Jihad. Israele, razzi dal Libano. 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Corrado: Mi scuso per la .http://blog.ilgiornale. it/tornielli/2008/07/02/roma-e -fraternita-san-pio-x-il-dialo go-va-avanti/Read "How can I tell the difference from phalaris grass that has DMT in it?" at Home & Garden The Daily P.E.E.P.: Antonio Cardinal Cañizares Llovera Abiura: Comment on Thornborn, un Dan Brown cattolico? by Rovere Thornborn, un Dan Brown cattolico?: Dan Brown I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 107 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 48 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 42 Votes Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa - 40 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Recent Posts Il rabbino di Venezia contro Papa Benedetto Il Papa ai neocatecumenali La radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa Maritain: "Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu? L'Osservatore contro la pillola: "E' abortiva e cancerogena" Buon 2009 ai naviganti Il Papa a palestinesi e israeliani: basta attacchi e rappresaglie Ratzinger e la Gmg: "Il Papa non è una star" "Un bambino indifeso l'intera ricchezza del mondo" Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

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Il rabbino di Venezia contro Papa Benedetto. (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 14-01-2009)

Argomenti: Laicita'

La rivista "Popoli", mensile dei gesuiti, ospita nell'ultimo numero un intervento del rabbino di Venezia, Elia Enrico Richetti, il quale - spiegando i motivi per i quali l'assemblea rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non aderire alla giornata dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale - critica non soltanto la decisione del Papa di liberalizzare il messale antico ma anche alcune sue recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla lettera-prefazione di Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera, "Perché dobbiamo dirci cristiani"). Critica la nuova versione della preghiera del Venerdì santo contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di proprio pugno dopo le proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di Gerusalemme. E afferma che così facendo si cancellano cinquant'anni di storia della Chiesa. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) » (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jan 09 Il Papa ai neocatecumenali Questo pomeriggio il Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella basilica di San Piero. Ecco un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a Roma, quarant'anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma e l'itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete all'evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate per recare l'annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Scritto in Varie Commenti ( 276 ) » (10 votes, average: 4.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Jan 09 La radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa Ieri Benedetto XVI ha incontrato il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle emergenze che preoccupano il Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi sull'argomento. Un paragrafo importante è stato dedicato alla situazione di Gaza. Parlando della Terrasanta, «dove, in questi giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in corso «complica ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra israeliani e palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo intero». Ha ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della comunità internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in vigore» per «ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per rilanciare «i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e all'uso delle armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni sono programmate in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi escano vincitori non i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa Sede, sarà possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del discorso, che aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella spirituale: ad esempio quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle persecuzioni contro i cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra anche nel mondo occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani più poveri sono i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 87 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 Maritain: "Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il quotidiano "Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante anticipazione di un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro 14), contenente i carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni amici, tra i quali il filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969, parlando dell'atteggiamento di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui: "Quanto a Pio XII, sarebbe grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza il suo silenzio nell'ora della persecuzione hitleriana: a Roma mi sono informato in alto loco sulle ragioni di questo silenzio, e so che è stato dovuto solo alla paura di au mentare gravemente la persecu zione, se avesse alzato la voce [ ]. Il Papa aveva consul tato alcune comunità ebraiche te desche, ed è proprio questo che es se avevano risposto. [ ] Il suo mo tivo è stato quello che ha ritenuto un obbligo di coscienza, ed era un motivo profondamente umano". Qui potete leggere l'articolo integrale sul sito del quotiando diretto da Dino Boffo. Scritto in Varie Commenti ( 90 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu? Cari amici, nell'augurarvi una buona festa dell'Epifania (sotto la neve, a Milano ne siamo abbondantamente ricoperti), vorrei attirare nuovamente la vostra attenzione sulla tragedia che si sta consumando a Gaza. Bisogna innanzitutto ricordare che Hamas ha unilateralmente dichiarato finita la tregua e che centinaia di razzi e colpi di mortaio sono stati sparati dalla Striscia verso i centri israeliani più vicini. Ma bisogna anche a mio avviso ribadire che la massiccia azione militare, i bombardamenti che uccidono centinaia di civili innocenti, l'isolamento di Gaza che riduce alla fame la popolazione sono iniziative sproporzionate: se distruggeranno l'attuale forza di Hamas (organizzazione che per sua stessa ammissione Israele inizialmente finanziò in funzione anti-Arafat), temo che finiranno per creare, allo stesso tempo, un numero sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi per un conflitto ormai coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e non era così al tempo dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di Gaza è interdetta ai giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra che non può essere raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu? Perché Europa e Stati Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una forza di interposizione dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di Israele e a controllare Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del ministro degli Esteri e candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la quale ha sottolineato che il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla "legittima difesa" contro gli attacchi dei razzi, bensì sta "combattendo contro il terrorismo". Una posizione legittimata purtroppo dalla dottrina della guerra preventiva di George Bush, servita a giustificare di tutto, in Cecenia come in Irak (dove le armi di distruzione di massa non c'erano, non ci sono mai state e i governi inglese e americano lo sapevano). Benedetto XVI domenica scorsa aveva detto: "La guerra e l'odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente". Scritto in Varie Commenti ( 73 ) » (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Jan 09 L'Osservatore contro la pillola: "E' abortiva e cancerogena" «L'Osservatore Romano» scrive che la normale pillola anticoncezionale in molti casi ha effetti «abortivi», provoca «effetti devastanti» sull'ambiente contribuendo ad aumentare la sterilità maschile e per di più è «cancerogena». Tre affermazioni destinate a far discutere e che hanno già provocato reazioni polemiche nel mondo scientifico. Il giornale vaticano diretto da Gian Maria Vian, nel numero oggi in edicola ospita un articolo intitolato «L'Humanae vitae. Una profezia scientifica», a firma di Pedro José María Simón Castellví, Presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici (Fiamc). Simón Castellví riferisce di uno studio tecnico e lungo, «di cento pagine, con trecento citazioni bibliografiche, la maggior parte di riviste mediche specializzate», redatto con cura da medico svizzero Rudolf Ehmann, che giunge a questi risultati. Ecco l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Il testo integrale dell'«Osservatore Romano» lo allego come primo commento al post. Scritto in Varie Commenti ( 220 ) » (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jan 09 Buon 2009 ai naviganti Auguro a tutti i visitatori del blog un buon 2009. L'anno certo non inizia bene, anche il Papa durante il "Te Deum" di ieri ha parlato di "non poche ombre" che gravano sul nostro futuro: c'è la crisi che incombe, ci sono i tanti focolai di guerra, in particolare nella terra di Gesù, c'è la drammatica situazione di vari paesi africani, dimenticati da tutti. Poco fa, nell'omelia della messa per la Giornata mondiale della pace, Benedetto XVI ha affermato: "La storia terrena di Gesù, culminata nel mistero pasquale, è l'inizio di un mondo nuovo, perché ha realmente inaugurato una nuova umanità, capace, sempre e solo con la grazia di Cristo, di operare una "rivoluzione" pacifica. Una rivoluzione non ideologica ma spirituale, non utopistica ma reale, e per questo bisognosa di infinita pazienza, di tempi talora lunghissimi, evitando qualunque scorciatoia e percorrendo la via più difficile: la via della maturazione della responsabilità nelle coscienze". Scritto in Varie Commenti ( 156 ) » (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Dec 08 Il Papa a palestinesi e israeliani: basta attacchi e rappresaglie Cari amici, oggi Benedetto XVI ha lanciato un appello per il cessate il fuoco a Gaza, per fermare questo Natale macchiato di sangue nella terra dove è nato Gesù. Ecco le sue parole: La Terrasanta, che nei giorni natalizi è al centro dei pensieri e degli affetti dei fedeli di ogni parte del mondo, è nuovamente sconvolta da uno scoppio di inaudita violenza. Sono profondamente addolorato per i morti, i feriti, i danni materiali, le sofferenze e le lacrime delle popolazioni vittime di questo tragico susseguirsi di attacchi e di rappresaglie. La patria terrena di Gesù non può continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue, che si ripete senza fine! Imploro la fine di quella violenza, che è da condannare in ogni sua manifestazione, e il ripristino della tregua nella striscia di Gaza; chiedo un sussulto di umanità e di saggezza in tutti quelli che hanno responsabilità nella situazione, domando alla comunità internazionale di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi come dicevo due giorni fa nel messaggio Urbi et Orbi alla logica perversa dello scontro e della violenza, ma a privilegiare invece la via del dialogo e del negoziato. Affidiamo a Gesù, Principe della Pace, la nostra fervida preghiera per queste intenzioni e a Lui, a Maria e Giuseppe, diciamo: "O famiglia di Nazareth, esperta del soffrire, dona al mondo la pace". Donala oggi soprattutto alla Terrasanta! Scritto in Varie Commenti ( 228 ) » (10 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... 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Con queste parole Benedetto XVI, nel discorso per gli auguri natalizi alla Curia romana, ha affrontato le obiezioni ricorrenti sull'utilità delle Giornate mondiali della gioventù. «Il Papa ha spiegato Ratzinger non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente vicario. Rimanda all'Altro che sta in mezzo a noi Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri in una gioia che non è paragonabile con l'estasi di un festival rock». Scritto in Varie Commenti ( 155 ) » (15 votes, average: 3.6 out of 5) Loading ... 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In questo bambino, il Figlio che ci è stato dato, noi troviamo riposo per le nostre anime e il vero pane che non viene mai meno, il Pane Eucaristico annunciato anche dal nome stesso di questa città: Beth-lehem, la casa del pane. Dio è nascosto nel Bambino; la divinità è celata nel Pane della Vita». Scritto in Varie Commenti ( 57 ) » (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (300) Ultime discussioni anniballo: Tommaso,scusa, non volevo rubarti il "copyrait", ma il termine mi pare efficace e... Artefice1: Cosimo..nella loro imperfezione moderna.. I significati di Anniballo mi sembrano fedeli. Forse... Tommaso: Se in caso ti stancassi del tuo "nik name", il prossimo potrebbe essere l' Enigmista. Io... Artefice1: Tommaso...riveli, confessi e sveli sempre, Ancora il tuo attaccamento ai Fatti? Stai tranquillo e... Artefice1: Tommaso riveli, confessi e sveli sempre, Ancora il tuo attaccamento ai Fatti? Stai tranquillo e... 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Per capire cosa è successo a Milano pensate a Sharon sulla Spianata delle moschee (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 14-01-2009)

Argomenti: Laicita'

14 gennaio 2009 Il grande silenzio laico/2 Per capire cosa è successo a Milano pensate a Sharon sulla Spianata delle moschee Per cercare di capire il senso delle manifestazioni islamiche che a sostegno di Hamas si sono concluse con raduni di preghiera davanti al Duomo di Milano e alla basilica di San Petronio a Bologna può essere utile considerare il senso che gli islamici attribuiscono alla inviolabilità dei luoghi sacri. Quando Ariel Sharon, allora candidato del Likud alla guida del governo israeliano, si inoltrò sulla Spianata delle moschee per una “passeggiata” che intendeva ribadire che anche quell?area faceva parte della capitale israeliana, l?emozione e la collera dei credenti fu sfruttata dalla leadership palestinese per dare il via alla seconda intifada. La decisione di “occupare” simbolicamente le piazze prospicenti a due delle più celebri cattedrali italiane, letta sotto questo profilo, ha indubbiamente il senso di una sfida e di una provocazione. Il diritto degli islamici di esercitare il loro diritto e la loro libertà di culto, che nessuno mette in discussione e che è stato perfino sostenuto dalla cattedra ambrosiana con toni che ad alcuni sono parsi eccessivi, non c?entra proprio niente. Non c?entra nemmeno il diritto delle religioni a partecipare al discorso pubblico, rifiutando di farsi rinchiudere in un recinto puramente coscienziale. La chiesa italiana, che rivendica questo diritto costituzionale, non si è mai sognata di indire sessioni di preghiera davanti alle sedi consacrate ad altre religioni, almeno negli ultimi decenni. Anche quando, molti anni fa, una conferenza eucaristica cattolica fu convocata proprio a Luserna San Giovanni, località a maggioranza valdese, la sede della manifestazione fu collocata a debita distanza dalle sedi del culto evangelico. Non è l?espressione pubblica della fede islamica a preoccupare, ma l?esatto contrario, la strumentalizzazione della fede al servizio di una causa politica, e per giunta di una politica di odio, con l?aggravante della provocazione nei confronti delle sedi e quindi dei simboli di un?altra religione. L?assoluta mancanza di reciprocità, sulla quale si tende a sorvolare, non è un elemento secondario, è al contrario l?espressione moderna di un?idea di espansione dell?islam affidata alla forza e non alla persuasione, un elemento della tradizione al quale si aggrappano gli estremisti per predicare la guerra santa contro Israele e contro l?occidente. Leggi Dopo dieci anni di sorrisini, quella piazza ha dimostrato cosa diavolo è l?Eurabia di Camillo Langone di Sergio Soave

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Gasparri-Vincenzi, scontrosui bus della discordia (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Gasparri-Vincenzi, scontrosui bus della discordia pubblicità choc In campo gli avvocati per decidere se autorizzare le scritte atee genova. L'ultima parola passa all'ufficio legale della concessionaria di pubblicità per l'Amt. Toccherà agli avvocati dare un parere, vincolante per la IgpDecaux, sulla pubblicità commissionata dall'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar), per due bus di Genova. I legali decideranno se ammettere o cassare la scritta - «La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno» - che fa discutere mezza Italia. Neppure campagne pubblicitarie pressanti e shoccanti erano mai state decise dall'ufficio legale delle concessionarie di pubblicità. Il compito spetta agli esperti interni alle agenzie. Che stavolta alzano le braccia: eccessivo il vespaio sollevato dai due ateo-bus. Conferma Marco Fabiani, responsabile tecnico della IgpDecaux, incaricato di vagliare le campagne: «Stavolta, mi astengo. La IgpDecaux ha passato tutto al nostro ufficio legale. Decideranno loro. Qui c'è in ballo qualcosa di talmente pesante...». Dato che alla IgpDecaux non sono ancora arrivati gli ottomila euro che la campagna sarebbe costata alla Uaar, non ci sarà da restituire nulla. A meno che non vengano chiesti i danni. «Siamo noi a doverli chiedere alla Uaar - sbotta Marco Fabiani - Con tutta la pubblicità gratis, che si sono fatti... Ammesso che non sia stata addirittura un'operazione pilotata». Circostanza già smentita da Silvano Vergoli, responsabile genovese della Uaar, decisa «a non recedere dalla campagna pubblicitaria». Anche se dato il polverone suscitato da quello che avrebbe dovuto essere - il 4 febbraio - il debutto nazionale a Genova, non sarà facilissimo per la Uaar trovare altre aziende trasporti italiane disposte a rischiare analoghi fuochi d'artificio politici. Una querelle dalla quale si sfila il sindacato Filt-Cgil e guardata con perplessità da Ugl, dopo la minaccia di Faisa-Cisal: «Gli autisti non saliranno su quei bus». Sciabolate a distanza tra Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, il sindaco Marta Vincenzi. Martedì, Gasparri aveva invitato Amt ad «affittare gli stessi spazi, scrivendo ciò che si ha diritto di pensare sul sindaco». Ieri, Marta Vincenzi gli ha mandato a dire: «Se il livello di chi ci governa a Roma è questo, capisco che sia difficile affrontare temi, come questo, che prevedano quanto meno la lettura dei libri base della filosofia. Regalerei volentieri a Gasparri una piccola biblioteca sulla filosofia di base, mentre il regalo più grande che può farmi lui è non intervenire nella vita sociale di Genova. Non spetta a me dire sì o no ai bus con la pubblicità degli atei, ma neppure censurare chi non offende nessuno». Spiegando: «La linea del Comune è difendere democrazia e laicità in una città con una forte presenza della Chiesa e di personalità intelligenti come il cardinale Bagnasco. Non il laicismo. La pubblicità degli atei è senza dubbio una provocazione, ma non è riferita a nessuna religione particolare, né Cristo, né Buddha, né Allah. Perciòè importante difendere la libertà di espressione». Un paio d'ore dopo, finita la votazione sul "Pacchetto sicurezza", la risposta di Gasparri: «Non dev'essere certo il sindaco a darmi il permesso di parlare. So che lei era preside, ma io ero a capo degli studenti che quei presidi li contestavano. C'è libertà di pensiero, anche per me. Ma questa pubblicità, mi pare singolare. Specie in una situazione in cui i musulmani fanno preghiere come minaccia politica. Certo - prosegue Gasparri - non siamo in uno Stato confessionale, però ci vuole maggior rispetto». E chiosa: «Marta Vincenzi non mi deve dare la pagella. Da preside, si occupi piuttosto delle mense scolastiche. O apra una scuola guida per Burlando». Querelle finita o seguono nuove puntate? patrizia albanese albanese@ilsecolo 15/01/2009 ' 15/01/2009 bottae rispostaL'onorevole legga qualche libro di filosofia e non intervenga nella vita sociale di Genova marta vincenzisindaco di Genova 15/01/2009

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Le vie della pubblicitànon sono infinite (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Le vie della pubblicitànon sono infinite Maurizio Ferraris L'idea di affiggere dei manifesti con su scritto che Dio non esiste mi pare non meno bizzarra che quella di scrivere "Dio c'è" sui cavalcavia delle autostrade, una frase misteriosa e che mi ha sempre incuriosito. In effetti, scrivere che Dio non c'è, e non in una controversia teologica o filosofica, ma sulla fiancata di un autobus, è una strana iniziativa. Chi non ci crede, non ha certo bisogno di sentirselo ripetere da una pubblicità, e chi ci crede difficilmente cambierà parere, perché sarà anche vero che gli esseri umani sono creduloni, e in particolare schiavi della pubblicità, ma certo non sino a questo punto. Il testo completo del manifesto italiano suona: "La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno". Quello inglese e quello spagnolo recitavano invece "Probabilmente Dio non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita". In modi diversi, anche se più esplicito in quello spagnolo e in quello inglese, si insiste sul fatto che una volta che si sia scoperto che Dio non esiste si può incominciare a godersi la vita. Ora, io mi auguro che i credenti, in civiltà evolute, non concepiscano Dio come qualcuno che si frappone alla realizzazione dei loro desideri. Non credo insomma che lo considerino come un maestro di scuola d'altri tempi o come un poliziotto, quello al massimo lo credevano i nichilisti di Dostoevskij, che, in una Russia zarista arretrata e spiritata, dichiaravano che "se Dio è morto, tutto è possibile". No, per le persone civili, se Dio non esiste non cambia niente, quanto al comportamento pubblico, che è governato dalla coscienza e dalle leggi. Tra l'altro, ci sono moltissimi studi che dimostrano che le persone religiose sono più felici, cioè, in effetti, si godono di più la vita. Tuttavia, voglio sperare che nessuno decida di credere semplicemente per godersi la vita (può magari decidere di fingere di credere, ma questo è tutto un altro paio di maniche). Ora, se questo è vero, è anche altamente implausibile che uno decida di credere che Dio non esiste solo per godersi la vita. È anzi plausibile (e sperabile) che se uno non crede in Dio, o smette di crederci, abbandonando le promesse di felicità ultraterrene e magari le consolazioni e le solidarietà terrene, è per l'ottima e più che sufficiente ragione che non crede che Dio esista. Per quanto poi riguarda la versione italiana, sarebbe facile osservare che se qualcuno non ha bisogno di Dio, certo sapere che non esiste non è una buona notizia, ma, al massimo, una curiosità scientifica o erudita, anche se non è una grande novità, visto che circola da un pezzo. Ma se viceversa qualcuno, per un qualunque motivo, ha bisogno di Dio, sapere che non esiste resta una pessima notizia anche se la pubblicità vuole convincerlo del contrario. Ma, appunto, perché fare delle pubblicità sulla inesistenza di Dio? Mi immagino già che ci sarà chi incomincerà a parlare di un laicismo aggressivo e irrispettoso nei confronti della Chiesa. Il punto è però che anche solo dieci anni fa un manifesto del genere sarebbe stato impensabile, e non per colpa dei laici. La fede era considerata, come è giusto che sia, una questione privata, che andava incontro a severe sconfitte quando pretendeva di interferire nella vita pubblica, come, esemplarmente, era avvenuto nel 1974 con il referendum sul divorzio. E sarebbe apparso a giusto titolo insensato prendere posizione sulle convinzioni private di qualcuno. Adesso, purtroppo, le cose sono cambiate, e la Chiesa cattolica, entrando in scena - anzi, scendendo in campo - potentemente in questioni pubbliche e politiche, ha creato questa situazione conflittuale. Una situazione in cui iniziative come queste trovano una ragion d'essere, nel quadro di quello che - quantomeno per la Spagna e per l'Italia -è uno scontro eminentemente politico, pubblico e pubblicitario, da ambo le parti. Uno scontro in cui, per ciò che riguarda quest'ultima iniziativa, non si fa tanto caso alla circostanza che, nella fattispecie, a essere coinvolte nella questione dell'inesistenza di Dio non sono soltanto le religioni cristiane, ma tutte le religioni teistiche, e anche dei possibili teisti non religiosi. Con l'unica esclusione possibile dei panteisti, che alla frase "Dio non esiste" risponderanno "ma va là", mostrando l'autobus, la strada, le case e tutto il resto; e dei politeisti, che chiederanno "a quale Dio in particolare ti riferisci?" 15/01/2009 conflittoLa Chiesa cattolica, intervenendo potentemente su temi pubblici, ha creato una situazione conflittuale 15/01/2009 fede e societàSolo dieci anni fa la fede era una questione privata, quando interferiva nella vita pubblica veniva sconfitta severamente 15/01/2009

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- andrea bonanni bruxelles (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 33 - Esteri Nel 1989 il fratello abdicò pur di non siglare la norma che autorizzava l´aborto ANDREA BONANNI BRUXELLES dal nostro inviato L´Osservatore Romano ha violentemente attaccato martedì il cattolicissimo re Alberto II del Belgio. Ma ieri, sulla stampa belga, non c´era traccia della notizia. Bisognerebbe forse partire da questo episodio per capire chi è Alberto Felice Umberto Teodoro Cristiano Eugenio Maria del Belgio, sesto sovrano nella storia del Paese, e quale ruolo svolge per tenere unito uno stato che, senza la monarchia, si sarebbe smembrato già da tempo. L´ira del Papa contro Alberto II è motivata dal fatto che il sovrano ha firmato una legge approvata all´unanimità dal parlamento federale. La norma rende accessibile alla ricerca scientifica e alla medicina tutto il «materiale umano» costituito da embrioni, feti e cellule staminali. Certamente non era nel potere del re opporsi alla volontà del Parlamento. Ma l´Osservatore Romano ricorda come, nel 1989, il fratello di Alberto, Baldovino, avesse abdicato per due giorni piuttosto che firmare una legge sull´aborto che egli considerava contraria alla propria coscienza. Il gesto valse a Baldovino, e a quello che venne considerato il suo rigore morale, una generale simpatia. Ma erano altri tempi. Alberto del Belgio, si sa, è un re convintamente cattolico nonostante il suo passato da gaudente che gli ha dato anche una figlia illegittima (o forse proprio per questo). Ma è anche un re prudente. E, forse avvertito dalla disavventura del nipote, forse per propria intima convinzione, si è ben guardato dal ripetere il «gran rifiuto» di Baldovino. Del resto questo sovrano settantacinquenne, salito inaspettatamente al trono sedici anni fa dopo l´improvvisa morte del fratello, ha rinnovato con discrezione ma con fermezza l´immagine bigotta e moralista della monarchia belga, tuttora impersonata dalla vedova di Baldovino, la spagnola Fabiola. Non è stata un´operazione facile. Al momento della morte, dopo quarantadue anni di regno, Baldovino era estremamente popolare ed estremamente potente. Di Alberto, invece, si sapeva poco al di là del suo tempestoso menage con la bella moglie Paola Ruffo di Calabria, del suo gusto per le moto, le auto veloci, le belle donne, le grandi feste e la vita dorata. In realtà, stando alle volontà di Baldovino, Alberto non avrebbe dovuto nemmeno salire al trono. L´erede designato era il figlio di Alberto, Filippo, che Baldovino e Fabiola, senza prole, avevano cresciuto come un figlio con l´intenzione di prepararlo a regnare. Ma la personalità di Filippo era, e rimane, a dir poco controversa. Dopo la morte improvvisa di Baldovino, il governo belga interferì apertamente nella successione e, dichiarando Filippo «non ancora maturo per il trono», passò lo scettro ad Alberto. Con uno stile morbido e poco appariscente, il nuovo re cominciò subito a dare una sterzata alla monarchia. Un anno dopo l´incoronazione firmò la legge che trasformava il Belgio in stato federale. Si è spesso pronunciato contro ogni forma di razzismo e xenofobia. Ha sempre rifiutato di ricevere a corte gli esponenti dell´estrema destra fiamminga. Il suo stile si è imposto gradatamente. Ma oggi non c´è dubbio che il re sia benvoluto sia dai fiamminghi sia dai valloni. Anche in campo etico, Alberto II non ha esitato a firmare sia la legge sull´eutanasia sia quella che autorizza il matrimonio tra omosessuali: altre due tra le numerose bestie nere della Chiesa cattolica. L´attacco contro di lui, lanciato prima dalla conferenza episcopale belga e rinforzato dal Vaticano, ha dunque colto qualcuno di sorpresa. Perché ora e non prima? ci si chiede. La risposta potrebbe avere più a vedere con la politica che con la morale. Alberto II è in precarie condizioni di salute, che gli rendono difficile, o quantomeno molto gravoso, assolvere alle sue funzioni protocollari. Nei pettegolezzi di corte ripresi dalla stampa belga, l´idea di una abdicazione in favore di Filippo si fa sempre più strada. Ma l´erede, che ha già detto apertamente e poco elegantemente di sentirsi pronto per il trono, è inviso a molti. I politici lo considerano incompetente, prepotente, e troppo interventista. Le Fiandre non lo amano, i laici ritengono che Filippo abbia ereditato gli atteggiamenti bigotti e rigidi dello zio, piuttosto che l´apertura mentale del padre. Proprio questo, osserva qualcuno, potrebbe spiegare l´improvvisa antipatia del Vaticano per re Alberto II. L´attacco dei vescovi, insomma, avrebbe lo scopo di accelerarne l´abdicazione, riportando sul trono del Belgio un re ligio agli ordini del Papa.

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ateo-bus, la rivolta degli autisti "no alla scritta, obiezione di guida" - donatella alfonso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 16 - Cronaca Ateo-bus, la rivolta degli autisti "No alla scritta, obiezione di guida" Genova, ma i sindacati si dividono. Polemica Vincenzi-Gasparri La Faisa-Cisal conta 900 iscritti tra i 1700 lavoratori dell´azienda DONATELLA ALFONSO GENOVA - Contro "l´ateobus" arrivano gli obiettori di guida, pardon di coscienza. Il sindacato confederale Faisa-Cisal, che conta 900 iscritti tra i 1700 autisti dell´Amt, l´azienda di trasporto pubblico di Genova, è pronto a sostenere i lavoratori che, facendo riferimento alle proprie convinzioni religiose e di coscienza, rifiutassero di mettersi alla guida dei due bus che, almeno nelle intenzioni dell´Uaar, l´unione degli atei, agnostici e razionalisti, dovrebbero percorrere le strade di Genova dal 4 febbraio e per un mese intero, portando sulle fiancate lo slogan «La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno». «Alcuni colleghi hanno espresso dei dubbi, ma come sindacato ci sembra fuori luogo una scritta del genere, che tocca le coscienze non solo dei cattolici. Perciò se qualcuno si rifiuterà di salire su questo bus, noi lo appoggeremo» spiega Mauro Nolaschi, segretario ligure della Faisa. La discussione teologica divide le sigle sindacali in maniera bipartisan: non solo la Cgil, ma anche l´Ugl, alzano le spalle. «Ci sono problemi concreti dei lavoratori e del mondo, di cui occuparsi» ribatte gelido Guido Fassio della Filt Cgil, mentre Serafino Carloni dell´Ugl la butta sul pragmatico: la pubblicità porta soldi all´azienda, e questo servirà anche al personale. Bruno Sessarego, presidente di Amt, obietta: «Nei regolamenti aziendali non c´è traccia dell´obiezione di coscienza. Potremo riformularli, ma per il momento non abbiamo preso alcuna decisione. Aspettiamo anche che la concessionaria di pubblicità veda i bozzetti della campagna, lunedì prossimo: saranno loro, in base al codice di autodisciplina pubblicitaria, a dire se sia accettabile o meno». Dal canto suo Marta Vincenzi, sindaco a capo di una coalizione di centrosinistra, conferma: nessuna censura. «La linea del Comune di Genova è difendere democrazia e laicità in una città con una forte presenza della Chiesa e di personalità intelligenti come il cardinale Bagnasco; non il laicismo. La pubblicità degli atei è senza dubbio una provocazione, ma non è riferita a nessuna religione particolare, né Cristo, né Buddha, né Allah. Perciò è importante difendere la libertà di espressione; noi lo facciamo ospitando il Papa e dicendo sì anche al Gay Pride come alla costruzione della moschea». E a Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di An che l´aveva attaccata, ribatte: «Regalerei volentieri a Gasparri una piccola biblioteca sulla filosofia di base, mentre il regalo più grande che può farmi lui è non intervenire nella vita sociale di Genova. Non spetta a me dire sì o no ai bus con la pubblicità degli atei, ma neppure censurare chi non offende nessuno». Dura replica di Gasparri, che forse teme un "lancio" di libri filosofici: «Non accetto le minacce della Vincenzi e le comunico che presto mi recherò a Genova per esprimere l´indignazione della gran parte degli italiani per questa pessima iniziativa che lei cerca di difendere con argomentazioni pseudo filosofiche scadenti come la sue persona». E mentre tace ancora il cardinale Bagnasco in pellegrinaggio a Fatima, il segretario generale dell´Uaar Raffaele Carcano gongola. «Abbiamo raggiunto quasi 8000 euro di donazioni, il costo della campagna; pensiamo di estenderla. Se verrà bloccata, ci dovranno spiegare perché si può dire che Dio esiste e non il contrario...».

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Burleigh: "Attenti all'imperialismo dell'Islam" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 15-01-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 13 del 2009-01-15 pagina 0 Burleigh: "Attenti all?imperialismo dell?Islam" di Aridea Fezzi Price Lo studioso britannico ripercorre la storia del terrorismo moderno e condanna la tolleranza multiculturale della sinistra liberal: "La preghiera in piazza Duomo è un?invasione egemonica dello spazio cristiano" Londra - Il multiculturalismo? «è pernicioso: e la tolleranza multiculturale delle società europee aiuta i terroristi», afferma lo storico britannico Michael Burleigh nel suo recente libro Blood and rage: A Cultural history of terrorism (Harper Press, pagg. 546, sterline 25), sottolineando come «la tolleranza multiculturale sia una costruzione della sinistra liberal, un?ideologia che riduce l?identità individuale, che è sempre complessa, a un unico elemento: la condizione di vittima». Subito tradotto in molte lingue, ma curiosamente non ancora in italiano, Blood and rage (Sangue e rabbia) è un?indagine approfondita che ripercorre la storia del terrorismo moderno, le attività nazionaliste e separatiste, le campagne terroristiche che hanno accompagnato i processi di decolonizzazione, i movimenti ideologicamente ispirati come la banda Baader Meinhof o le Brigate rosse, la cui attività emerge effimera rispetto ai gruppi nazionalisti Eta e Ira a loro volta eclissati dalla violenza jihadista. Un?indagine approfondita mirata a demistificare il liberal nonsense che ostacola la nostra capacità di affrontare efficacemente il problema del terrorismo che domina oggi la nostra vita. A dispetto dell?accoglienza prevedibilmente glaciale da parte degli accademici di sinistra, il libro è stato citato come testo esemplare da Lord Guthrie, capo delle forze armate britanniche, e raccomandato per i corsi di addestramento dal capo del controterrorismo Peter Clarke, mentre in America ha suscitato l?interesse del Pentagono. Sarebbe comunque un errore etichettare Michael Burleigh come un semplice apologo della destra. Lui si definisce un «conservatore realista, scettico nei confronti dei “neocon”, ma indignato dall?antiamericanismo della sinistra europea». Avversario implacabile del politicamente corretto, lo storico ce l?ha soprattutto con quel relativismo annacquato che informa l?atteggiamento di molta parte della sinistra nei confronti del terrorismo. «Non ha senso parlare della guerra al terrorismo islamico come di uno scontro di civiltà - dice -: la distinzione è fra civiltà e caos. Non c?è mai giustificazione alla violenza». Così ci spiega nella sua casa di Londra a sud del Tamigi, di ritorno dal fortunato lancio in Spagna del suo saggio. Cinquant?anni o poco più, polemico e combattivo, è facile intuire la sua rabbia repressa dietro la pacata sicurezza dello storico di razza, forte di anni di ricerca e di docenza negli atenei più autorevoli, Oxford, Cardiff, Stanford, premiato in Inghilterra e in Germania per il suo importante studio sul Terzo Reich (tradotto in Italia da Rizzoli nel 2003). E che cosa pensa dell?attuale invasione da parte degli arabi musulmani del sagrato del duomo di Milano, un?area cristiana e cattolica, in protesta alla situazione di Gaza? «Ho seguito il tentativo di boicottaggio e le preghiere di massa a Milano. Mi fa piacere che i vostri sindacati hanno condannato il boicottaggio visto che gli ebrei italiani non possono certo essere ritenuti responsabili per le azioni del governo israeliano. In quanto alle preghiere di massa, le bandirei poiché costituiscono un?invasione dello spazio cattolico: un?ulteriore manifestazione insomma dell?“imperialismo territoriale” dell?Islam “suprematista”. Sono pienamente d?accordo con la posizione dura del sindaco di Milano, e certamente del governo del primo ministro Berlusconi nel suo insieme. Almeno capiscono che non abbiamo bisogno di una guerra civile nelle nostre strade. A Londra abbiamo folle musulmane isteriche con cartelli con scritte “Death to Juices” (sic) - non riescono neanche a scrivere correttamente “Jews” (ebrei) - che interrompono la vita della gente comune e assalgono negozi a Kensington. Nel frattempo, i musulmani “moderati” hanno minacciato il nostro governo che ci sarà ancora dell?altro terrorismo se i “Brits” non alterano la loro politica estera. Poiché il governo ha condannato la reazione “sproporzionata” di Israele non vedo cosa possano volere di più, forse un?alleanza con Hamas?». Nel suo libro lei definisce il terrorismo una tattica e non una strategia. Una tattica qualche volta politicamente efficace? «è una tattica nel senso che è un continuum di attività mirate a provocare indiscriminatamente vittime civili per sollecitare i governi a cambiare politica. Certamente fra i gruppi dei vari movimenti terroristici laici o etno-nazionalisti e i vari tipi di terrorismo marxista, quelli che hanno una lunga storia, come l?Ira e l?Eta, possono vantare un qualche successo. Ma dagli anni Sessanta il baricentro si è spostato sulla religione, e questo ha cambiato le cose». Lei tratteggia un ritratto del terrorista islamico calcato soprattutto sull?individuo, guidato da un sentimento perverso di altruismo, inebriato dall?eccitazione, senza alcuna vera conoscenza dell?Islam. «L?ideologia che muove questi terroristi è importante ma non bisogna trascurare l?aspetto psicopatologico del loro agire. Sono individui che provengono da ambienti moralmente squallidi, con nessuna preparazione teologica o umanistica, che hanno assorbito un sacco di slogan vagamente connessi all?Islam, trovati in rete o ascoltati dai predicatori radicali, che poi collegano a qualche ingiustizia subita dai musulmani ma che non spetta alla violenza risolvere. Ho seguito molto da vicino una lunga serie di processi contro gli islamici militanti in Gran Bretagna. Non si trattava mai di persone sofisticate, ma di individui prevalentemente stupidi, alla fine motivati solo da un odio puro e semplice per l?occidente, per la società in cui vivono e nella quale sono disadattati». Martin Amis afferma che è la nostra ideologia occidentalista a indebolire la nostra percezione del problema dell?islamismo militante. Nel suo libro lei parla di inettitudine dei governi e della responsabilità della politica liberal... «Abbiamo le mani legate dalla disastrosa ideologia del multiculturalismo, adottata come alternativa al marxismo leninismo quando questi entravano in coma. Un?ideologia nefasta, che divide la gente in tribù in base a identità particolari, i negri, i gay, e così via, senza tener conto delle differenze individuali. Le tribù diventano comunità con dei leader autoproclamati che non riflettono alcunché ma rafforzano una visione monolitica della comunità portando avanti un discorso vittimista, e i governi si trovano a dover gestire le tribù attraverso queste leadership radicali. Poi si finisce col credere di risolvere tutto con la cosmetica del politicamente corretto. In Inghilterra i terroristi oggi bisogna chiamarli “terroristi antislamici” per non offendere i musulmani, perché secondo il governo i terroristi non hanno niente a che fare con l?islam». I terroristi contano sull?effetto moltiplicatore della pubblicità. L?uso sapiente che fanno della strumentazione mediatica non potrebbe diventare anche un?arma per il controterrorismo? «Con i nostri notiziari a getto continuo aggiungiamo delle marce in più alla già sofisticatissima propaganda dei terroristi. Solo riciclando costantemente le medesime immagini si contribuisce a pubblicizzare il successo di esplosioni e stragi. Così come è altrettanto grave diffondere notizie prive di analisi critica, con la scusa che si tratta di una cultura aliena alla nostra. Ma i media potrebbero riscattarsi screditando Al Qaida che come dicono alcuni dirigenti della comunità moderata è vista come una “marca” pubblicitaria globale. I musulmani moderati vorrebbero adottare delle strategie contrarie che pubblicizzino Al Qaida come una marca fallimentare invece che di successo». Lei sostiene che sul piano pragmatico occorre una polizia ben agguerrita e preparata per affrontare concretamente il terrorismo di oggi. E sul piano politico? «Non sono un sostenitore acritico dell?occidente. L?occidente oggi si trova di fronte un dilemma fondamentale: come gestire i rapporti con quei governi autoritari e profondamente corrotti del Medio Oriente che si dichiarano impegnati a far la guerra al terrorismo, e che in nome di questo approfittano per compiere nei loro Paesi ogni sorta di repressione. Aiutandoli contro il terrorismo noi finiamo per fare il loro gioco. Ma siamo pigri, preferiamo mandar giù la propaganda... Dovremmo innanzitutto eliminare le ovvie contraddizioni della nostra politica estera, smetterla di chiudere gli occhi sui governi autoritari come l?Arabia Saudita solo perché ci serve il loro petrolio, o inneggiare ad Hamas come si è fatto finora dimenticando il terrore che Hamas semina fra chi non sta ai loro ordini. In società polarizzate fra autocrati e islamisti c?è molta gente ragionevole nel mezzo che attende di potersi esprimere politicamente...». Lei afferma che si dovrebbe incoraggiare un?ortodossia moderata, aprire un vero dialogo culturale studiando i loro classici e divulgando nelle lingue dell?Islam i nostri... «Innanzitutto non bisogna cercare di arabizzare l?Islam, benché la lingua del Corano sia l?arabo. Ma dare più attenzione alle vaste comunità musulmane nel mondo, in India, Indonesia, Malesia, in Turchia, non deformate dalle patologie del Medio Oriente dove ci sono una ventina di conflitti in atto. Sentire le loro voci invece di lasciare che gli elementi peggiori del medio Oriente dominino costantemente il dibattito. Anche in Nord Africa ci sono molte differenze: l?idea di Sarkozy di una Unione mediterranea è molto astuta, il principio è eccellente, perché propone misure pratiche. è più importante, a me sembra, di tutti quei dialoghi interreligiosi che altro non sono che turismo di alta classe con le solite facce. Forse perché sono un vecchio empirico conservatore». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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il seme e il frutto della chiesa - luigiamicone (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 40 - Cultura A proposito dell´intervento di Vito Mancuso IL SEME E IL FRUTTO DELLA CHIESA Il teologo non sa bene come costruire una "religione civile" LUIGIAMICONE Caro Direttore, Papa Montini parlava della Chiesa cattolica (dunque dei cattolici) come «entità etnica sui generis». Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sono sulla stessa lunghezza d´onda. Insomma, il cattolicesimo non è universale in quanto cessa di essere particolare. è vero esattamente il contrario: la pretesa universale del cattolicesimo si fonda sul "non negoziabile" particolare della fede nella persona di Gesù Cristo. Il "seme". Il socialismo, "questo cristianesimo dall´esterno", come lo definì il grande teologo ortodosso Olivier Clement, è stato invece l´ultimo grande tentativo di costruire quella "religione civile" auspicata, come frutto nel "marcire del seme", da Vito Mancuso. E sono ormai ricorrenti questi inviti, più o meno stringenti, a mettere il cattolicesimo al servizio di una "buona causa". Da destra (l´action francaise di Maurras) e da sinistra (la chiesa patriottica di Mao). è sempre stato in nome di un nobile fine sociale che si è chiesto ai cattolici di rinunciare alla propria identità. Mancuso, oggi, ci offre una versione aggiornata, che potremmo definire pragmatica, mediana o, per usare un linguaggio politico, "centrista", di questa posizione. Credo però che ci sia un difetto di schematismo nel suo ragionamento. Fin dalle premesse. Secondo le quali, semplifico il discorso, l´Italia sarebbe un paese corrotto, non più come dicevano una volta liberali e marxisti, perché l´Italia non ha conosciuto la riforma protestante. Ma perché, dice oggi il teologo, in Italia manca un legame, una "religione" che sappia mixare gli elementi di tradizione (la chiesa cattolica) e di progresso (laicismo), per insegnare all´individuo il "culto" del bene comune. Cosa ci viene da osservare? In primo luogo: Mancuso non sa bene come costruire questa "religione civile", ma dimentica assai bene che religione, etimologicamente e storicamente parlando, non è un "principio unificatore" qualsiasi. Al contrario, era ed è un´identità religiosamente definita che produceva e produce la tenuta, l´unità, la maestà della polis. Se paragoniamo la civiltà romana a quella degli altri popoli, spiega per esempio Cicerone nel suo De natura deorum, si può discutere di tutto circa il ruolo di Roma, dove essa abbia da insegnare o dove invece essa abbia da imparare dagli altri popoli. Ma «Religione, id est cultu deorum, multo superiores»: nella religione, cioè nel culto degli dei, siamo di gran lunga superiore agli altri. Quanto all´America. Anche a lasciar riposare in pace i Padri pellegrini, lo stesso Barack Obama (che come sappiamo è salito alla Casa Bianca accompagnato da un´aura laicista e progressista quasi messianica) ha voluto che il suo insediamento al vertice politico del mondo venisse scandito dalla religione e benedetto dalle preghiere. E dalle preghiere cristiane. Nonostante lo spirito corrosivo dei tempi, basta rileggere la Costituzione americana per ricordare che l´America ha come fondamento il cristianesimo, non un qualsiasi "oppio dei popoli". Punto secondo. Cosa suggerisce invece Mancuso per dotare l´Italia di quella "religione civile" che dovrebbe salvarci dalla decadenza e inaugurare l´epoca (danese?) di una moralità nuova? Pensando anzitutto a noi cattolici il teologo ci invita a «porre davvero la fede al servizio del mondo� pensandosi come seme che marcisce nel campo o come lievito che scompare nella pasta». Ecco, «fino a quando il seme vorrà preservare la sua identità di seme senza pensarsi in funzione della pianta, verrà meno al suo compito». Verrebbe da dire, niente di nuovo sotto il sole. Ben prima del teologo, già agli inizi dello scorso secolo, fu il filosofo e pedagogista John Dewey, a proporre che ogni identità si sacrificasse sull´altare di un´impresa basata sulla "partecipazione di ogni essere umano alla formazione dei valori sociali" e alla formazione di "un´intelligenza finale collettiva". L´obiezione fondamentale è che non pare proprio che l´esperienza � l´esperienza personale e storica - dimostri che il sacrificio, la negazione o la castrazione della personalità, dell´identità, dell´io della persona umana in vista di un "bene superiore" o di un "futuro radioso", sia stata foriera di liberazione. Terzo, l´accusa fatta ai cosiddetti "atei devoti" di puntellare l´ideologia usando il cristianesimo come instrumentum regni, qui, nello schema mancusiano di cattolicesimo che rinuncia alla propria specificità per "servire il mondo" (e poi, quale mondo? Quello dell´individualismo e del principio di "autodeterminazione" etico, come sul Foglio va proponendo lo stesso autore?) diventa davvero pertinente e attuale. Quarto, come tanti intellettuali cattolici hanno provato a fare prima di lui, Vito Mancuso sembra impegnato a offrire il suo contributo al "suicidio assistito" di quel "popolo sui generis" di cui parlava papa Montini. Quinto, la suggestiva proposta socio-teologale dell´ex sacerdote di Carate Brianza e pupillo dell´ex cardinale di Milano Carlo Maria Martini, mi pare perfettamente omologa a quel filone ecclesiastico e intellettuale che, in nome della democrazia, del progresso, del servizio al mondo, dal ´68 in avanti hanno costantemente tentato di strumentalizzare il Concilio Vaticano II per introdurre nella chiesa cattolica una visione "collegialista" (o "socialista") minante la dottrina del primato petrino. Il mio spirito birichino sarebbe tentato di concludere, parafrasando un Tischreden di Lutero, che questo tipo di teologia è una teologia furba e ricca, che ha come gioco e carte, re e principi potentissimi. L´ateo devoto è il 4 di fiori, il papa è il 6 di quadri, il Musulmano l´8 di quadri, l´Americano è il re; alla fine Dio distribuisce il gioco, e batte il papa con Mancuso che è il suo asso.

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Quando c'era lo scià (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 15-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Quando c?era lo scià SIAVUSH RANDJBAR-DAEMI Dai quartieri persiani filomonarchici di Los Angeles alle roccaforti del regime islamico a Teheran milioni di iraniani commemorano oggi, con modalità del tutto diverse, un anniversario del massimo rilievo per l?Iran. Il 16 gennaio 1979, lo scià Mohammad Reza Pahlavi entrava per l?ultima volta nel padiglione imperiale dell?aeroporto Mehrabad di Teheran, per partire alla volta di un esilio permanente che avrebbe spianato la strada alla presa del potere da parte dell?ayatollah Ruhollah Khomeini. A trent?anni di distanza ? complice anche un presidente che ancora ieri proclamava che «non è possibile» per il «regime sionista» continuare a vivere in Medio Oriente ? lo scià rimane tuttora un protagonista controverso della politica iraniana, amato dai nostalgici dell?era in cui la fede sciita fu messa alle corde dal laicismo imposto dalla corte imperiale ma odiato dagli attuali governanti, molti dei quali hanno patito lunghi anni di prigionia durante il suo regno. I media di stato iraniani stanno dedicando ampio risalto, in tono celebrativo, alla ricorrenza mentre il popolo si prepara a ricordare i giorni di «sangue e di fuoco», come furono definiti da Bahman Jalali ? uno dei fotografi che meglio immortalò gli eventi di tre decenni fa. Istruito in un prestigioso istituto svizzero di Gstaad e instaurato sul Trono del Pavone per ben due volte, nello spazio di una dozzina d?anni, dalla Gran Bretagna e da altre potenze alleate, lo scià mantenne sino all?ultimo un rapporto complesso con l?Occidente. Amato esponente del jet-set internazionale, cultore delle lingue inglesi e francesi, che preferiva al persiano, l?ultimo monarca iraniano non prestò allo stesso tempo molta attenzione alla cultura politica di quell?Occidente di cui cercò, spesso con tentativi maldestri, di forzare il progresso tecnologico su di un popolo in gran parte analfabeta e ancorato alle proprie tradizioni islamiche. A differenza del suo premier liberale Mohammad Mossadegh, laureatosi in giurisprudenza in Svizzera e autore della nazionalizzazione del petrolio ai danni della Gran Bretagna, lo scià mise in disparte qualsiasi osservanza della Costituzione del 1906, la Magna Charta persiana che, per la prima volta in oltre due millenni, pose limiti e vincoli ben definiti allo strapotere dell?istituzione monarchica in seguito al colpo di stato anglo-americano dell?agosto 1953, che spodestò Mossadegh e gli riconsegnò il trono. Da quella data in poi Mohammad Reza Pahlavi si appoggiò sulla nuova e spietata polizia segreta, il Savak, e un esercito che conobbe un?espansione senza precedenti, grazie ai rapporti sempre più stretti con Washington e ad un budget militare che raggiunse livelli stratosferici in seguito al boom petrolifero del 1973. Convinto di aver raggiunto uno status di rilievo nel sistema politico mondiale, lo scià si lasciò andare a smanie faraoniche, espresse in particolar modo durante l?anniversario di Persepoli del 1971, quando i potenti di tutto il mondo furono invitati alle celebrazioni dei 2500 anni della monarchia iraniana: la rivelazione dei presunti legami di parentela diretti tra lo scià e Ciro il grande e l?inizio della ?grande civiltà?, una trasformazione economico- sociale che avrebbe dovuto equiparare l?Iran al Giappone di lì a un paio di decenni. Il bengodi derivante dagli introiti petroliferi, che portò all?ingresso di migliaia di operatori economici occidentali in Iran, fu però a breve termine. Ma già a partire dal 1976, lo scià dovette fare i conti con un aumento significativo del tasso d?inflazione e una flessione simultanea dei profitti petroliferi. Costretto a fronteggiare un carovita senza precedenti, lo scià preferì addossare le colpe ai bazaari e ai prezzi da loro praticati. La persecuzione contro i mercanti tradizionalisti diede nuova linfa all?attività dell?opposizione clericale, condotta da Ruhollah Khomeini, l?ayatollah che fu spedito in esilio nel 1964 in seguito ad una filippica leggendaria emanata contro lo scià dopo l?approvazione della Convenzione di Vienna, che concesse l?immunità diplomatica alla moltitudine di consiglieri militari americani operanti allora in Iran. Ma l?opposizione a una monarchia sempre più autoritaria fu condotta pure da guerriglieri urbani di tendenze islamiche e marxiste, dagli ambienti liberali facenti riferimento a Mossadegh e dal mondo universitario colpito da una soffocante censura. Braccato su più fronti e incapace di risolvere la questione sociale derivante dalla massiccia migrazione verso i centri urbani delle masse rurali, attratte dalle ormai fantomatiche ricchezze petrolifere, lo scià si ritrovò a un passo dal baratro. Fu un goffo intervento di Jimmy Carter, alla cena di capodanno nel palazzo reale a Teheran nel 1978, a far traboccare il vaso. Nel brindisi finale il presidente americano dichiarò che l?Iran era «un?isola di stabilità in mezzo ad acque molto travagliate». Rincuorato dal sostegno dell?alleato lo scià ordinò, una settimana più tardi, la pubblicazione di un durissimo editoriale contro Khomeini, definito senza troppi veli un mullah omosessuale al soldo di Londra. I seminari di Qom non tardarono a diventare focolaio di violenti scontri repressi nel sangue. Quaranta giorni dopo le morti di Qom, come vuole la prassi sciita, la città di Tabriz scese in piazza per commemorare gli studenti coranici, dando così vita ad un ciclo di manifestazioni sempre più imponenti contro il regime. In agosto una grande folla, ignara della legge marziale appena imposta, si assembrò nella piazza Jaleh nel centro di Teheran. I soldati spararono sulla folla, uccidendo almeno sessanta persone. L?eccidio fu il punto di svolta per l?opposizione moderata, che rifiutò di intavolare da allora in poi qualsiasi trattativa di rilievo con lo scià. Il governo monarchico tentò di correre ai ripari chiedendo a Saddam Hussein l?espulsione di Khomeini dalla città santa di Najaf. Lo scià commise allora un errore madornale acconsentendo, come fece, al trasferimento di Khomeini in Francia. Dotato di mezzi di comunicazione infinitamente superiori a quelli di Najaf, l?ayatollah trasmise sermoni telefonici che furono immediatamente diffusi in tutto l?Iran tramite l?estesa rete delle moschee. Alla fine del 1978, milioni di persone erano in piazza quasi quotidianamente a Teheran e nelle altri grandi città, con un solo grido: ?Marg bar shah!?, morte allo scià. Pressoché tutte le industrie del paese, da quella mediatica a quella petrolifera, erano immobilizzate da scioperi con adesioni quasi totali. Spossato da una debolezza fisica, causata da un cancro incurabile, lo scià non riuscì a reagire in maniera decisa. Il monarca alternò mosse distensive, come il ritorno al calendario islamico, la messa al bando di casinò e alcoolici e l?imposizione di un governo militare. Dopo mesi di consigli contraddittori e inconcludenti da parte dei salvatori di una volta, Londra e Washington, e dopo aver finalmente persuaso Shapour Bakhtiar, un oppositore già collaboratore di Mossadegh, a prendere in mano il premierato per evitare l?ascesa definitiva di Khomeini, lo scià annunciò alla nazione l?intenzione di prendersi una «vacanza all?estero ». L?esercito più numeroso e meglio armato del Medio Oriente fu però incapace di contenere la fiumana umana costituita dai sostenitori di Khomeini e dei partiti rivoluzionari laici e islamisti, accomunati dalla comune avversione allo scià e all?occidente che per troppo tempo aveva chiuso gli occhi agli eccessi dell?alleato iraniano in nome della comune opposizione all?Unione Sovietica. Due settimane dopo la partenza dello scià, un charter dell?Air France si fermò a poche centinaia di metri dal padiglione imperiale. A scendere dalle scale dell?aereo fu un ayatollah Khomeini accolto da milioni di dimostranti che, di lì a poco, avrebbero spazzato via il governo Bakhtiar per porre le basi della nuova Repubblica islamica.

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Giallo sul libro di Bettazzi E' stampato, ma non arriva (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 16-01-2009)

Argomenti: Laicita'

IVREA SLITTA LA DISTRIBUZIONE DELL'ULTIMO VOLUME SCRITTO DAL VESCOVO EMERITO Giallo sul libro di Bettazzi E' stampato, ma non arriva Delusione ieri fra i lettori L'editore: arriverà alla fine del mese IVREA Lo attendevano nelle librerie ieri. E, ieri, decine di persone hanno chiesto ai librai della città se fosse arrivato «Apocalisse laica (In dialogo con i lontani. Memorie e riflessioni di un vescovo un po' laico)», l'ultimo libro di monsignor Luigi Bettazzi, pubblicato dall'editore Aliberti. Niente da fare. Il volume, atteso con ansia da molti lettori, ieri non è arrivato. Il motivo? «Non lo sappiamo - dice Italo Cossavella, dell'omonima libreria in corso Cavour -, forse un errore di stampa. La vera motivazione resta però sconosciuta». Un piccolo giallo, dunque, attorno al libro tanto atteso di Bettazzi. Mistero che rimane anche dopo aver contattato la casa editrice di Reggio Emilia. I responsabili sono irreperibili, al telefono risponde una segretaria. «L'unica cosa che posso dirle - fa sapere - è che la distribuzione slitta al 22 o, al massimo al 29 gennaio». I lettori dovranno pazientare. «Sono decine le persone che hanno prenotato il volume - spiega Rita Grossi - titolare della Galleria del Libro, in via Palestro - e alle quali, per altro, non siamo riusciti a spiegare i motivi di questo forfait». E' solo questione di tempo, poi il mistero dovrebbe essere risolto e il volume comparire sugli scaffali. Nelle oltre 200 pagine (il prezzo è di 15 euro) il vescovo emerito di Ivrea ripercorre parte della sua vita e analizza il mondo in cui stiamo vivendo: si parla di integralismo religioso e di valore della religiosità, analizzando con estrema attenzione le difficoltà intrinseche nel rapporto delle religioni con le società, con gli Stati, con la coscienza individuale del cittadino. Figura di indubbio spessore, monsignor Bettazzi è stato il più giovane vescovo presente al Concilio Vaticano II e protagonista della maggioranza conciliare «progressista», autore della famosa «Lettera a Berlinguer», in cui auspicava, a metà degli Anni Settanta, un rinnovato e fertile dialogo fra cattolici e laici, subito dopo la quale il segretario del partito comunista proponeva pubblicamente il «compromesso storico». La Stampa, l'altro ieri, ha anticipato alcuni passi del libro, nei quali monsignor Bettazzi racconta uno dei momenti più delicati della sua vita, parlando del sequestro Moro: «Mi cercò un avvocato socialista emissario di Craxi per trattare con i brigatisti - scrive Bettazzi -. Consultai i miei superiori, che me lo vietarono. L'avvocato mi ricontattò per farmi incontrare Curcio nel carcere di Torino assieme a un piccolo industriale torinese, che però all'ultimo cancellò l'appuntamento». Monsignor Bettazzi fu poi impegnato in prima persona nel cercare di effettuare uno scambio di prigionieri, pronto a offrire sé stesso, o altri due vescovi che si erano resi disponibili, in cambio di Moro, ma la trattativa non ebbe luogo, stoppata dal ministro vaticano degli Affari generali, il cardinale Giuseppe Caprio.\

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Cattolici contro Zapatero: no agli spot pro preservativo (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-01-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 14 del 2009-01-16 pagina 0 Cattolici contro Zapatero: no agli spot pro preservativo di Redazione La Confederazione nazionale cattolica dei genitori (Concapa) – che rappresenta due milioni di famiglie spagnole - ha chiesto al ministro della Sanità il ritiro di una campagna a favore dell?uso del condom tra i giovani Madrid – Una spaccattura che si fa sempre più lacerante quella tra la Spagna cattolica e quella laica. Dopo i bus atei e quelli cattolici – che si fanno la guerra su due ruote, rispettivamente professando che “Dio non esiste” o “Dio esiste” – dopo la battaglia sul presepe, quella sui matrimoni omosessuali e quella sul crocifisso nelle aule, ora sono i preservativi a dividere l?opinione pubblica ma soprattutto le istituzioni cattoliche da una parte e il governo socialista di Zapatero dall?altra. La Confederazione nazionale cattolica dei genitori (Concapa) – che rappresenta due milioni di famiglie spagnole ed è radicata in Spagna dagli anni Trenta - ha chiesto al ministro della Sanità il ritiro di una campagna a favore dell?uso del preservativo tra i giovani. Concapa ha criticato la campagna ?Yopongocondon.org? (?Io metto il reservativo.org?), lanciata dal governo qualche settimana fa, e la firma di un accordo tra ministero e produttori di preservativi per ridurne il costo. “Si presenta il preservativo come garanzia di sesso sicuro, ma la Oms spiega che nel 14% dei casi non funziona” ha detto Olimpia Garcia, portavoce di Concapa. La campagna è stata varata dal governo del premier socialista Josè Luis Zapatero dopo la pubblicazione dei dati sull?aborto nel paese, che ha rivelato un forte aumento fra le adolescenti. Secondo l?associazione cattolica, la campagna «banalizza il sesso, presentandolo solo come piacere istantaneo, senza fornire nessun riferimento all?amore o alla famiglia». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Odifreddi zittisce la Cei. Fini senza partito (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 17-01-2009)

Argomenti: Laicita'

S C R I P T A M A N E N T Odifreddi zittisce la Cei. Fini senza partito PANORAMIX «No alla delazione» Lo scontro tra il governo e la Conferenza episcopale italiana sulla tassa leghista («un balzello inaccettabile») è raccontato da tutti i quotidiani in edicola e, da più parti, commentato in prima pagina. Non è quest?ultimo il caso di Avvenire. Il quotidiano dei vescovi infatti dedica spazio alla notizia nelle pagine interne ma non l?editoriale. Dall?articolo di Mimmo Muolo, però, si possono ottenere altre utili informazioni, altrove non evidenziate a sufficienza, sull?atteggiamento della Chiesa italiana di fronte all?offensiva leghista. In particolare, vale la pena leggere il commento di padre Gianromano Gnesotto, direttore dell?ufficio per la pastorale degli immigrati esteri in Italia e dei profughi, sull?emendamento leghista in base al quale gli operatori sanitari dovrebbero denunciare quegli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture di cura: «Al personale medico non compete la delazione. L?accesso alla salute da parte dell?immigrato non può essere limitato da alcun tipo di segnalazione alle autorità perché è un diritto che va garantito a tutti, senza preclusioni o invenzioni». In conclusione, l?augurio «che l?emendamento non passi perché confligge con l?articolo 32 della Costituzione, nel quale si parla di tutela della salute della collettività ». Interventismo e laicità Sulle prese di posizione della Cei, il Corriere della Sera intervista Piergiorgio Odifreddi che afferma: «Intervenendo su tutto è chiaro che il Vaticano scatena il balletto dei favorevoli e dei contrari, ma indipendentemente dal fatto che quello che dice, come è successo stavolta, piaccia al centrosinistra oppure no, resta la questione fondamentale: l?interventismo della Chiesa». Insomma, «l?ingerenza è inaccettabile anche quando le parole ci piacciono». Quella di Odifreddi non è una posizione laica. È una posizione laicista. Perché lo spazio pubblico del dibattito e della discussione sono aperti. A tutti. Lavoro, salute, accoglienza, solidarietà, lotta alle povertà e al disagio, internazionalismo sono (anche) cardini della dottrina sociale della chiesa cattolica. Lo spettro delle questioni è ampio. Si può essere d?accordo o meno sulle diverse prese di posizione. Ma esse sono un contributo, sempre utile, alla costruzione di un sentire comune. O c?è chi magari vorrebbe una Chiesa cattolica arroccata e pronta a intervenire solo sulle questioni da camera da letto come purtroppo ha fatto nel recente passato? La battuta di Bocchino Umorismo (involontario) nelle parole di Italo Bocchino, vicecapogruppo in quota An del Pdl alla camera, intervistato dal Giornale. Tema della conversazione i rapporti tra i due presidenti (Berlusconi e Fini). Alla domanda se esiste una esigenza di Fini di «smarcarsi », Bocchino (serio) risponde: «No, solo scarsa comunicazione tra Palazzo Chigi e Montecitorio anche se i palazzi distano pochi metri». I colonnelli di An si stanno sciogliendo. Come neve al sole del Pdl monarchico. Casini, la volta precedente, il partito se l?era tenuto stretto. Il rischio per Fini è quello di ritrovarsi senza nemmeno uno straccio di partito. Come Bertinotti, a proposito di paragoni con i predecessori sulla poltrona più alta di Montecitorio.

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chiesa cattolica all'avanguardia - lucio iaccarino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Napoli L´analisi L´egemonia tecnologica Chiesa cattolica all´avanguardia LUCIO IACCARINO (segue dalla prima di cronaca) Tuttavia, la necessità di coinvolgere i giovani e la spinta generazionale dei sacerdoti meno anziani ha innescato un vero e proprio movimento spontaneo di siti internet parrocchiali. Pur non mancando iniziative di carattere diocesano, finalizzate alla crescita di questo circuito, più significativa è la scoperta di un moto comunicativo di base, gestito direttamente dalla singole parrocchie che hanno un sito internet. E un primo dato sembra rassicurarci: una volta tanto, il Mezzogiorno e la Campania se la giocano alla pari con le parrocchie del Centro-Nord. Internet/religione rappresenta davvero una frontiera affascinante che ha già prodotto occasioni sacramentali in rete, confessionali virtuali, con liste di peccati abituali da contrassegnare e per gli altri una finestra ad hoc, sempre che le colpe non superino le 3.500 battute, cui può seguire una assoluzione telematica. Assolutamente diversa è la prospettiva cattolica che guarda al web nel rispetto dei vincoli canonici, rifiutando la confessioni on-line, per la necessità di non poter prescindere dalla presenza fisica del confessionale, sebbene i rapporti epistolari, via mail, tra parroci e credenti, hanno spesso il sapore di momenti associabili alla confessione. Ma dalla rete è possibile scaricare anche i testi delle omelie, con rischi di omologazione della cerimonia religiosa compensati dalle possibilità di rafforzare i legami interparrocchiali. Le componenti di base della Chiesa cattolica si sono lanciate in una sfida generazionale di grande importanza, talvolta frutto della buona volontà di singoli, più spesso esito di percorsi di evoluzione comunicativa che rispecchiano il vitalismo delle comunità religiose. La costruzione di un sito internet parrocchiale, oltre alle competenze tecniche per la sua messa in rete, necessità di un rapporto diretto con le articolazioni territoriali, pena il suo precoce invecchiamento. Mentre il parroco si occupa dei contenuti religiosi del sito, ai fedeli spetta contornare questo messaggio con una miriade di altri input, capaci di costruire identità collettive. Tale innovazione comincia a forzare i confini comunitari, dando visibilità a network inter-organizzativi, allacciando rapporti extraterritoriali, fino a raggiungere i parrocchiani all´estero. I nodi sollevati da questo movimento di comunicazione telematica riguardano, quindi, il complesso rapporto tra comunità religiosa virtuale e comunità religiosa reale, tra identità territoriale e mondo globale, tra reti corte e reti lunghe. Internet, blog, siti, social network, a dispetto dello scetticismo della prima ora, si vanno affermando come occasioni comunicative in grado di rafforzare le reti sociali, più che minacciare la frequenza dei rapporti faccia a faccia. è insomma possibile costruire capitale sociale, reti di relazioni umane virtuose, partendo dal virtuale e approdando nel reale e viceversa, senza restare imprigionati all´interno dei media che veicolano relazioni sociali. Il rischio che il messaggio si appiattisca sul mezzo è sempre dietro l´angolo, ma riguarda più i mezzi di comunicazione appartenenti a epoche precedenti, come la televisione. Così come sarebbe impossibile prescindere dall´egemonia tecnologica, per la funzione di protesi mentale che gli oggetti della comunicazione assolvono nel quotidiano di ognuno di noi, dal telefonino, al palmare, al computer, alle continue connessioni in rete. E le componenti territoriali della Chiesa cattolica ce la mettono tutta per non restare a guardare, per operare nel tempo presente, con uno sforzo organizzativo intenso, e di certo, se comparate ad altre forme di partecipazione laica e politica, appaiono come assolute avanguardie.

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La radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 17-01-2009)

Argomenti: Laicita'

La rivista "Popoli", mensile dei gesuiti, ospita nell'ultimo numero un intervento del rabbino di Venezia, Elia Enrico Richetti, il quale - spiegando i motivi per i quali l'assemblea rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non aderire alla giornata dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale - critica non soltanto la decisione del Papa di liberalizzare il messale antico ma anche alcune sue recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla lettera-prefazione di Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera, "Perché dobbiamo dirci cristiani"). Critica la nuova versione della preghiera del Venerdì santo contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di proprio pugno dopo le proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di Gerusalemme. E afferma che così facendo si cancellano cinquant'anni di storia della Chiesa. Scritto in Varie Commenti ( 153 ) » (6 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jan 09 Il Papa ai neocatecumenali Questo pomeriggio il Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella basilica di San Piero. Ecco un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a Roma, quarant'anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma e l'itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete all'evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate per recare l'annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Scritto in Varie Commenti ( 366 ) » (11 votes, average: 4.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Jan 09 La radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa Ieri Benedetto XVI ha incontrato il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle emergenze che preoccupano il Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi sull'argomento. Un paragrafo importante è stato dedicato alla situazione di Gaza. Parlando della Terrasanta, «dove, in questi giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in corso «complica ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra israeliani e palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo intero». Ha ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della comunità internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in vigore» per «ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per rilanciare «i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e all'uso delle armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni sono programmate in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi escano vincitori non i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa Sede, sarà possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del discorso, che aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella spirituale: ad esempio quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle persecuzioni contro i cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra anche nel mondo occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani più poveri sono i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 91 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 Maritain: "Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il quotidiano "Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante anticipazione di un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro 14), contenente i carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni amici, tra i quali il filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969, parlando dell'atteggiamento di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui: "Quanto a Pio XII, sarebbe grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza il suo silenzio nell'ora della persecuzione hitleriana: a Roma mi sono informato in alto loco sulle ragioni di questo silenzio, e so che è stato dovuto solo alla paura di au mentare gravemente la persecu zione, se avesse alzato la voce [ ]. Il Papa aveva consul tato alcune comunità ebraiche te desche, ed è proprio questo che es se avevano risposto. [ ] Il suo mo tivo è stato quello che ha ritenuto un obbligo di coscienza, ed era un motivo profondamente umano". Qui potete leggere l'articolo integrale sul sito del quotiando diretto da Dino Boffo. Scritto in Varie Commenti ( 90 ) » (6 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu? Cari amici, nell'augurarvi una buona festa dell'Epifania (sotto la neve, a Milano ne siamo abbondantamente ricoperti), vorrei attirare nuovamente la vostra attenzione sulla tragedia che si sta consumando a Gaza. Bisogna innanzitutto ricordare che Hamas ha unilateralmente dichiarato finita la tregua e che centinaia di razzi e colpi di mortaio sono stati sparati dalla Striscia verso i centri israeliani più vicini. Ma bisogna anche a mio avviso ribadire che la massiccia azione militare, i bombardamenti che uccidono centinaia di civili innocenti, l'isolamento di Gaza che riduce alla fame la popolazione sono iniziative sproporzionate: se distruggeranno l'attuale forza di Hamas (organizzazione che per sua stessa ammissione Israele inizialmente finanziò in funzione anti-Arafat), temo che finiranno per creare, allo stesso tempo, un numero sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi per un conflitto ormai coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e non era così al tempo dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di Gaza è interdetta ai giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra che non può essere raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu? Perché Europa e Stati Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una forza di interposizione dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di Israele e a controllare Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del ministro degli Esteri e candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la quale ha sottolineato che il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla "legittima difesa" contro gli attacchi dei razzi, bensì sta "combattendo contro il terrorismo". Una posizione legittimata purtroppo dalla dottrina della guerra preventiva di George Bush, servita a giustificare di tutto, in Cecenia come in Irak (dove le armi di distruzione di massa non c'erano, non ci sono mai state e i governi inglese e americano lo sapevano). Benedetto XVI domenica scorsa aveva detto: "La guerra e l'odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente". Scritto in Varie Commenti ( 73 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Jan 09 L'Osservatore contro la pillola: "E' abortiva e cancerogena" «L'Osservatore Romano» scrive che la normale pillola anticoncezionale in molti casi ha effetti «abortivi», provoca «effetti devastanti» sull'ambiente contribuendo ad aumentare la sterilità maschile e per di più è «cancerogena». Tre affermazioni destinate a far discutere e che hanno già provocato reazioni polemiche nel mondo scientifico. Il giornale vaticano diretto da Gian Maria Vian, nel numero oggi in edicola ospita un articolo intitolato «L'Humanae vitae. Una profezia scientifica», a firma di Pedro José María Simón Castellví, Presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici (Fiamc). Simón Castellví riferisce di uno studio tecnico e lungo, «di cento pagine, con trecento citazioni bibliografiche, la maggior parte di riviste mediche specializzate», redatto con cura da medico svizzero Rudolf Ehmann, che giunge a questi risultati. Ecco l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Il testo integrale dell'«Osservatore Romano» lo allego come primo commento al post. Scritto in Varie Commenti ( 221 ) » (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jan 09 Buon 2009 ai naviganti Auguro a tutti i visitatori del blog un buon 2009. L'anno certo non inizia bene, anche il Papa durante il "Te Deum" di ieri ha parlato di "non poche ombre" che gravano sul nostro futuro: c'è la crisi che incombe, ci sono i tanti focolai di guerra, in particolare nella terra di Gesù, c'è la drammatica situazione di vari paesi africani, dimenticati da tutti. Poco fa, nell'omelia della messa per la Giornata mondiale della pace, Benedetto XVI ha affermato: "La storia terrena di Gesù, culminata nel mistero pasquale, è l'inizio di un mondo nuovo, perché ha realmente inaugurato una nuova umanità, capace, sempre e solo con la grazia di Cristo, di operare una "rivoluzione" pacifica. Una rivoluzione non ideologica ma spirituale, non utopistica ma reale, e per questo bisognosa di infinita pazienza, di tempi talora lunghissimi, evitando qualunque scorciatoia e percorrendo la via più difficile: la via della maturazione della responsabilità nelle coscienze". Scritto in Varie Commenti ( 156 ) » (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Dec 08 Il Papa a palestinesi e israeliani: basta attacchi e rappresaglie Cari amici, oggi Benedetto XVI ha lanciato un appello per il cessate il fuoco a Gaza, per fermare questo Natale macchiato di sangue nella terra dove è nato Gesù. Ecco le sue parole: La Terrasanta, che nei giorni natalizi è al centro dei pensieri e degli affetti dei fedeli di ogni parte del mondo, è nuovamente sconvolta da uno scoppio di inaudita violenza. Sono profondamente addolorato per i morti, i feriti, i danni materiali, le sofferenze e le lacrime delle popolazioni vittime di questo tragico susseguirsi di attacchi e di rappresaglie. La patria terrena di Gesù non può continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue, che si ripete senza fine! Imploro la fine di quella violenza, che è da condannare in ogni sua manifestazione, e il ripristino della tregua nella striscia di Gaza; chiedo un sussulto di umanità e di saggezza in tutti quelli che hanno responsabilità nella situazione, domando alla comunità internazionale di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi come dicevo due giorni fa nel messaggio Urbi et Orbi alla logica perversa dello scontro e della violenza, ma a privilegiare invece la via del dialogo e del negoziato. Affidiamo a Gesù, Principe della Pace, la nostra fervida preghiera per queste intenzioni e a Lui, a Maria e Giuseppe, diciamo: "O famiglia di Nazareth, esperta del soffrire, dona al mondo la pace". Donala oggi soprattutto alla Terrasanta! Scritto in Varie Commenti ( 228 ) » (11 votes, average: 4.27 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Dec 08 Ratzinger e la Gmg: "Il Papa non è una star" «Analisi in voga tendono a considerare queste giornate come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star Con o senza la fede, questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita». Con queste parole Benedetto XVI, nel discorso per gli auguri natalizi alla Curia romana, ha affrontato le obiezioni ricorrenti sull'utilità delle Giornate mondiali della gioventù. «Il Papa ha spiegato Ratzinger non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente vicario. Rimanda all'Altro che sta in mezzo a noi Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri in una gioia che non è paragonabile con l'estasi di un festival rock». Scritto in Varie Commenti ( 155 ) » (15 votes, average: 3.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Dec 08 "Un bambino indifeso l'intera ricchezza del mondo" Cari amici, auguro a tutti Buon Natale con le parole usate da Giovanni Paolo II durante la celebrazione della messa nella piazza della Mangiatoia, a Betlemme, il 22 marzo 2000. «La gioia annunciata dall'angelo non è qualcosa che appartiene al passato. È una gioia di oggi, dell'oggi eterno della salvezza di Dio, che comprende tutti i tempi, passato, presente e futuro. All'alba del nuovo millennio siamo chiamati a comprendere più chiaramente che il tempo ha un senso perché qui l'Eterno è entrato nella storia e rimane con noi per sempre. [ ] Il bambino appena nato, indifeso e totalmente dipendente dalle cure di Maria e di Giuseppe, affidato al loro amore, è l'intera ricchezza del mondo. Egli è il nostro tutto! In questo bambino, il Figlio che ci è stato dato, noi troviamo riposo per le nostre anime e il vero pane che non viene mai meno, il Pane Eucaristico annunciato anche dal nome stesso di questa città: Beth-lehem, la casa del pane. Dio è nascosto nel Bambino; la divinità è celata nel Pane della Vita». Scritto in Varie Commenti ( 57 ) » (11 votes, average: 4.64 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (300) Ultime discussioni Artefice1: Cheruttino hai fatto .! Direi che. Chi ignora la Legittimità, brandendo il Potere (magari fosse... Cherubino: Caterina, è così, i sacerdoti della Fraternità S Pio X sono sospesi, sebbene non scomunicati (le due... Artefice1: Affatto Caterina Cara/o .qui sarebbe tutto estremamente vecchio e CON-Sunto. Nell'argomentare , ho... LDCaterina63: Artefice1 Scrive: January 16th, 2009 at 11:25 pm Sei in accordo? ***************************... bruno frusca: VOLPE E CHERUBINO Per cortesia mettetevi d'accordo ! Uno parla di " Conforti religiosi... 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L'appello: tocca ai cristiani assistere i nuovi poveri (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 18-01-2009)

Argomenti: Laicita'

DIBATTITO.TEMPO DI CRISI L'appello: tocca ai cristiani assistere i nuovi poveri Confronto sulla Nota pastorale e la cittadinanza [FIRMA]LORENZO BORATTO CUNEO «E' il momento per i cristiani della comunità di Cuneo di rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani, offrire vera solidarietà: siamo di fronte a una crisi che porterà povertà e degrado. Un momento difficile che non durerà pochi mesi, anche in un territorio apparentemente "ricco" come il Cuneese». Giuseppe Cavallotto, vescovo di Cuneo, l'altra sera al cinema don Bosco si è confrontato con il sindaco del capoluogo Alberto Valmaggia sui temi più diversi: religione, appartenenza, politica, città. L'incontro era programmato per discutere della «Nota pastorale» di monsignor Cavallotto, il documento che indica gli orientamenti della diocesi, rivolto a laici e religiosi e quest'anno dedicato al tema della «cittadinanza». Il vescovo ha parlato di «responsabilità sociale della chiesa», ricordando la duplice appartenenza del cristiano: alla comunità cattolica della parrocchia e alla comunità civile della città. Il moderatore dell'incontro Arturo D'Aniello (presidente dell'Unione ex allievi Don Bosco di Cuneo) ha chiesto al sindaco come sia possibile conciliare scelte politiche e amministrative con lo spirito cristiano. «Ho sempre dubbi, ogni scelta è faticosa. Cerco di mettermi dalla parte degli ultimi quando immagino cosa accadrà: guardare a che sta "dietro" è l'unico modo per sperare in una società più giusta e per dare senso alle cose quotidiane». Dal pubblico la domanda sulla situazione dello sgombero neve in città, critica in quartieri «periferici» ma popolosi, come Donatello e San Paolo. Andrea Gallo, ex consigliere comunale Dc, ha chiesto: «I più deboli sono anche i più anziani. Il Comune dice di non aver soldi per ripulire le strade, ma perché non rinuncia ad altro, ad esempio i finanziamenti alle manifestazioni sportive, e permette a tutti di poter uscire di casa?». La replica del primo cittadino: «Oggi manca sempre più quel senso di socialità che ci fa sentire il pubblico come "bene comune", qualcosa di nostro e non "di altri". Fino a pochi anni fa erano i cittadini a spalare i marciapiedi dei condomini: dovrebbero farlo ancora oggi, è loro competenza. Si chiede e si vuole solo che altri facciano, mai noi». Poi il vescovo ha parlato della situazione politica: «I cristiani oggi interpretano la politica come delega e non come momento partecipativo». «I credenti non sono solo spettatori nella società - ha detto il sindaco, citando la nota pastorale -, ma devono saper andare oltre i confini dei loro interessi». In apertura (un centinaio i partecipanti), monsignor Cavallotto ha poi ricordato padre Bertaina. «Il modo barbaro con cui è stato ucciso Giuseppe è un gesto vile» ha detto il vescovo che due giorni prima, in un incontro alla parrocchia del Cuore immacolato, aveva ricordato la vicinanza della comunità cuneese alle due suore cuneesi rapite, sempre in Kenya.

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Per grazia ricevuta stop all'"ateobus" (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 18-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Per grazia ricevuta stop all'"ateobus" Pierfranco Pellizzetti A vicenda conclusa, con l'abiura galileiana dell'agenzia che cura le affissioni mobili di Amt, possiamo dirlo: l'intera vicenda degli "ateobus"è stata una vera e propria sagra della sciocchezza. Gli autisti che minacciavano "l'obiezione di coscienza", i turbamenti annunciati di viaggiatori solitamente frettolosi, d'improvviso diventati teologi da concilio di Nicea o Calcedonia, ma anche le provocazioni chiassose cui si è consacrata l'associazione promotrice della tentata affissione mobile non brillano certo per lucidità. A partire dalla sua denominazione, che unisce termini sostanzialmente antitetici quali "ateo" (cioè chi prende particolarmente a cuore la questione del divino) e "agnostico" (cioè chi di tale questione se ne infischia). Un'associazione che si è segnalata a suo tempo per un'altra iniziativa peregrina come quella dello "sbattezzo", che finisce per dare estrema importanza a un rito destinato a restare inerte nella misura in cui il diretto interessato non gli attribuisce rilevanza. D'altro canto il diritto costituzionale alla libera espressione non prevede deroghe nei casi di accertata labilità. O in materia di creanza e buon gusto. L'affermazione che "Dio non esiste" lede le convinzioni di qualcuno? Di molti? E perché non tenere in debito conto come tutta l'iconografia cattolica tridentina potrebbe indurre effetti devastanti ben più gravi su personalità sensibili? Del resto i propugnatori della tesi contraria all'inesistenza di Dio non ci hanno dilettato con le loro capacità argomentative. In sostanza: "Dio esiste? perché esiste". Ma quale dio? Il "deus sive natura" caro a Baruch Spinoza, ossia "la potenza inconsapevole" di Bertrand Russell, oppure il Dio-persona, magari con barba fluente quale ce lo rappresenta Michelangelo nella Cappella Sistina? L'intera vicenda è l'ennesima riprova della rozzezza estrema con cui è in corso lo strombazzato "ritorno di Dio", in un Paese ormai largamente secolarizzato quanto culturalmente devastato dalla colonizzazione consumistica. Alla totale insegna dell'oscurantismo. Cui sparute minoranze si contrappongono con frizzi e lazzi, non con un pensiero alto e robusto. Mentre va costituendosi una sorta di "Santa Alleanza dei benpensanti", che imbarca tutti i propugnatori della Restaurazione possessiva (i fondamentalisti della "roba"). Papisti come presunti laici. Anche a scapito delle loro antiche identità. Lo pensavo venerdì scorso assistendo alla rimpatriata di antichi militanti del Pli, oggi per lo più seduti sullo strapuntino offerto da Silvio Berlusconi, che consente loro di proseguire in carriere politiche personali di assai scarsa rilevanza generale. Un consesso entusiasmato dall'annuncio che nel sedicente Partito delle Libertà stava realizzandosi l'incontro tra la cultura liberale e quella cattolica. Ma il Pli non era anticlericale (almeno nella sua cospicua componente massonica?). Di questi tempi conta solo che si crei, grazie a tali sciocchezzai di cultura politica, una maggioranza in grado di sostenere gli attuali equilibri per interi lustri. Contro i cui effetti perversi dovrebbe metterci in guardia un maestro di pensiero liberale quale Alexis de Tocqueville. Chiamasi dittatura della maggioranza, di cui a Genova abbiamo visto un bell'esempio nella vicenda "ateobus". Magari a danno di minoranze altrettanto sciocchine. Pierfranco Pellizzetti (pellizzetti@ fastwebnet.it) è opinionista di Micromega. 18/01/2009

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Paternalismo sudista e giusto meridionalismo (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 18-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Paternalismo sudista e giusto meridionalismo In modo efficace e importante, l'altro giorno da Reggio Calabria, il Capo dello Stato ha ricordato che il problema maggiore del nostro Paese resta il Mezzogiorno. Lo ha fatto, Napolitano, con parole fin troppo chiare: «C'è stata, non si può nasconderlo, una drammatica caduta del grado di attenzione da parte di tutte le forze rappresentative del Paese verso la realtà del Mezzogiorno e verso il tema del rapporto tra Mezzogiorno e sviluppo nazionale». Il presidente della Repubblica ha parlato durante un convegno accademico e si è soffermato anche su un altro versante, quello degli squilibri tra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo. Di qui un altro severo richiamo all'uso dei fondi della politica di coesione dell'Unione europea: «Dovrebbero avere un carattere addizionale e non sostitutivo» degli investimenti ordinari. Insomma, Napolitano ha rilanciato una nuova stagione di genuino meridionalismo, ben altra cosa dal sudismo paternalitisco berlusconiano, intervenendo da una delle regioni più disastrate d'Italia, la Calabria. E in questo contesto due sono le preoccupazioni che assillano il Colle. La prima riguarda «il dovere di solidarietà tra Nord e Sud, che è garanzia costituzionale dell'unità nazionale». Come non cogliere tra le righe un riferimento al federalismo spinto e unilaterale che la Lega vorrebbe imporre al Paese? Poi Napolitano ha citato più di una volta quello che è il suo cruccio maggiore: un Mezzogiorno che non si limiti solo alla denuncia ma sappia autocorreggersi e innovarsi grazie alle sue classi dirigenti. Qui è Rodi e qui bisogna saltare. Sul Mezzogiorno hanno fallito sia la Prima Repubblica sia la Seconda, almeno sinora. Dalla Dc a Forza Italia, dal Pci al Pd sono state provate ricette anche opposte ma tutti i partiti alla fine sono rimasti prigionieri del loro gestionismo e finanche della questione morale. Il risultato è lo sfascio cui abbiamo assistito in questi anni e che è ben lontano da una soluzione. La spazzatura in Campania, la sanità in Sicilia, l'uso dei fondi europei, la commistione tra politica e mafia in Calabria che ha portato all'omicidio Fortugno, il dramma della disoccupazione: sono solo alcuni dei tanti esempi che si potrebbero fare. Oggi in Italia esiste ancora una questione meridionale, purtroppo. E l'appello di Napolitano alla forza del meridionalismo storico riporta alla mente quel passo su Napoli del viaggio italiano di Guido Piovene, quando lo scrittore incontra Francesco Chinchino Compagna, autentico riformista laico che del meridionalismo fece una missione di vita. A Piovene, Compagna spiega come la cultura cattolica della Dc e quella marxista del Pci abbiano avuto come fine convergente quello di generare semi e semi di assistenzialismo. È passato mezzo secolo da quel colloquio tra Piovene e Compagna, e oggi a vedere i risultati prodotti anche dal centrosinistra nel Mezzogiorno non si può non rimanere colpiti dal valore di quella analisi. Il Sud ha bisogno davvero di voltare pagina, al di là delle inchieste giudiziarie che incombono sugli amministratori locali. Il Capo dello Stato ci ha avvertiti. 18/01/2009

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Anche l'Opus sul bus ateo <per vedere dove va> (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 18-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Anche l'Opus sul bus ateo «per vedere dove va» PIPPO CORIGLIANO. Il portavoce dell'Opera, attaccata in passato dal libro di Dan Brown, commenta la campagna di Londra, Barcellona e Genova. di Paolo Rodari Alla fine la concessionaria pubblicitaria IGPDecaux ha bloccato tutto per motivi deontologici. Eppure i "bus atei" - così li hanno battezzati -, ovvero alcuni autobus che avrebbero dovuto girare per Genova con sul retro scritto «La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno», fanno ancora parlare di sé. È stata l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) a decidere di lanciare la campagna nella città sede della diocesi governata dal presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, in scia a quanto già è stato fatto in Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti e Australia. E a Genova, come nelle altre parti del mondo, le polemiche non sono mancate. Come deve reagire la Chiesa? Occorre rispondere per le rime oppure lasciar fare che tanto tutto scorre e tutto passa? Pippo Corigliano, portavoce dell'Opus Dei, ha una sua idea. Lui, che è riuscito a ribaltare un attacco durissimo nei confronti dell'Opera - parliamo delle accuse contro l'Opus riportate nel libro di Dan Brown Il Codice da Vinci - in un'occasione per far conoscere meglio e a più gente cosa davvero sia l'Opus, pensa che «non serva rispondere scendendo sullo stesso piano di chi attacca». «Anche perché - dice - in fondo questa iniziativa induce la gente a pensare a Dio e al bisogno che l'uomo ha di Dio: il vero pericolo è il sonno dell'anima, non pensare». Corigliano, come commenta questa bizzarra campagna pubblicitaria? Ho imparato da san Josemaría, fondatore dell'Opus Dei, che i "cattivi" non esistono. Queste persone probabilmente sono mosse da un atteggiamento culturale che ha la radice remota nel rifiuto di Dio, che è proprio dell'uomo fin dall'origine, come ci ricorda la Bibbia. Per venire ai nostri tempi, basta risalire alla radice del pensiero laico come si è formato in Francia alla fine del Settecento. Per Rousseau, ad esempio, la felicità, assieme all'avvenire radioso dell'umanità intera, ha il punto di partenza nel buon selvaggio. L'uomo allo stato di natura con i suoi istinti e la sua semplicità. Il male è rappresentato dalla morale costrittiva e dalle complicazioni create dalla Chiesa. Secondo il suo pensiero, il futuro radioso si raggiungerà soltanto abbattendo la Chiesa, le sue istituzioni e il suo modo di pensare. Così si spiega l'impeto quasi missionario con cui si attacca tuttora la Chiesa cattolica, come se fosse l'unico impedimento per la felicità futura. Lo stesso atteggiamento è maturato nei paesi protestanti. Lì la secolarizzazione, diffusa soprattutto dai media, più che attaccare la Chiesa attacca l'idea stessa di Dio. Naturalmente la realtà è ben diversa. L'unica garanzia della felicità è sapersi figlio di Dio, di un Dio Padre. E il buon selvaggio non esiste. Non siamo buoni, selvaggi o no: abbiamo bisogno dell'aiuto di Dio e di un po' d'impegno. La Chiesa cattolica secondo lei dovrebbe reagire? La Chiesa ha reagito soprattutto con Giovanni Paolo II. Davanti al mondo sempre più secolarizzato Wojtyla ha offerto l'esempio non solo di un buon Papa e di un buon vescovo ma di un vero cristiano come i tempi attuali esigono: aperto, sportivo, colto, affettuoso, allegro, affamato di verità. Benedetto XVI continua questo lavoro soprattutto a livello intellettuale, non a caso le prime due encicliche sono sull'amore e sulla speranza. E poi non dimentichiamo che Chiesa è tutto il popolo di Dio. Anche i laici. E in questo tempo stanno fiorendo tante istituzioni e realtà che si occupano di formare laici che sappiano dimostrare con la vita la bellezza della fede in Gesù. La reazione giusta non è senz'altro scrivere sugli autobus uno slogan opposto. Piuttosto c'è da considerare che quest'iniziativa ottiene l'effetto contrario a quello proposto. Induce la gente a pensare a Dio e al bisogno che l'uomo ha di Dio. Il vero pericolo è il sonno dell'anima: non pensare. Come avete risposto voi a Dan Brown? Abbiamo utilizzato l'interesse per l'Opus Dei che Il Codice da Vinci suscitava. Da sempre abbiamo tentato di spiegar bene sui media lo spirito dell'Opera ma c'era disinteresse. I media sono, per loro natura, sensibili solo alla politica, all'economia e ad argomenti leggeri. Dan Brown ha acceso un riflettore sull'Opus Dei e noi siamo stati ben contenti di aprire le porte ai giornalisti e di illustrare la bellezza di questo messaggio di santità nella vita quotidiana e nel lavoro ordinario. Chi oggi si occupa di comunicazione ha potuto verificare che la miglior comunicazione nei nostri tempi è la testimonianza diretta, personale, di ciò che si vive. Se incontrasse uno dei responsabili dell'Uaar, cosa gli direbbe? Cercherei di conoscerlo e capirlo. Chi è lontano da Dio soffre. E la professione di ateismo può essere anche un grido d'aiuto, una speranza di essersi sbagliati. E se si trovasse alla fermata dell'autobus e ne arrivasse uno "ateo" cosa farebbe? Salirebbe? Certo. Perché è l'autobus stesso che mi induce a chiedermi: dove vado? E questa domanda può acquistare un senso profondo, grazie a quella stupida scritta. Perché la fede oggi dà così tanto fastidio? Perché un'ideologia è rimasta. È l'ideologia dei desideri che si trasformano in diritti. È un'onda culturale che non vuole argini e vuole dilagare seminando distruzione. La Chiesa è forse l'unica istituzione che offre resistenza perché difende l'uomo in quanto tale. Gesù non ha parlato delle cellule staminali eppure la Chiesa deve oggi difendere la vita, il matrimonio, l'educazione dei figli, la salute contro la droga, che sono dei beni di tutti non solo dei cristiani. Per chi si lascia impregnare da questa moda culturale la Chiesa è un ostacolo odioso. Ma, se quest'ideologia vincesse, tutto il vivere civile sarebbe compromesso. Basti pensare alla crisi economica attuale, che nasce dalla voglia smodata e illecita di guadagno. Nel suo libro "Un lavoro soprannaturale. La mia vita nell'Opus Dei" viene fuori un'immagine dell'Opus diversa da quella sovente tratteggiata sui media. Perché secondo lei media spesso dipingono l'Opus come una setta, un gruppo di potere? L'ideologia di cui si parlava non vede di buon occhio la Chiesa, figuriamoci un'istituzione della Chiesa che svolge il suo apostolato nella società civile! Così succede che sul conto dell'Opera non solo si dicono sciocchezze ma si dice, alle volte, il contrario della verità. La verità è che l'Opera viene a rimarcare la distinzione fra fede e politica e fra fede e affari. Un'istituzione che si occupa di fede non può anzi non deve occuparsi di politica ed economia. Spetta ai singoli coniugare l'"io" e svolgere una politica umana e affari corretti, senza coinvolgere la Chiesa nelle proprie vicende personali. Lavorare nella Chiesa nel settore comunicazione non è facile. Come si deve trattare coi giornalisti? Ha qualche trucco? Spesso il giornalista è inserito in un sistema che è di per sé orientato in modo contrario alla fede. Perciò è importante conoscersi, riflettere e fare il possibile perché l'informazione sia più profonda e veritiera e andare così prudentemente controcorrente. L'Italia è un paese ricco di umanità e anche i giornalisti lo sono. In secondo luogo più che parlare occorre testimoniare la fede. Gesù disse ai primi discepoli «venite e vedete». Non fece un comizio. Così noi diciamo: «Venite e vedete». Questi sono "i trucchi". 18/01/2009

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Atto doveroso e gesto di carità rispettare la sua volontà (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 18-01-2009)

Argomenti: Laicita'

«Atto doveroso e gesto di carità rispettare la sua volontà» Quella di Eluana non è vita, non lo è da 17 anni. E chiedere che si rispetti la sua volontà è un atto doveroso dal punto di vista civico, ma anche un gesto di carità. Ecco perché ho aderito all'appello», spiega Anna Alberigo, cattolica di area Pd. Nella lista dei 323 politici e intellettuali che hanno scritto al presidente dell'Emilia-Romagna perché offrisse ospitalità ad Eluana Englaro, infatti, compare anche la sua firma. Sul caso il Vaticano si è espresso chiaramente, dicendo che staccare il sondino equivale a un «omicidio». «Non condivido affatto questa affermazione. Il Vaticano è molto lontano dal mio concetto di fede. Spesso la gerarchia ecclesiastica non rispecchia il pensiero dei cattolici». Perché ha firmato la petizione? «Perché penso che quella di Eluana non sia vita e che potrebbe configurarsi l'accanimento terapeutico. La medicina ha fatto passi da gigante e ci sono macchine sofisticate che tengono in vita anche chi è morto. Ora tocca alla Chiesa evolversi verso posizioni più aperte». Non condivide la rigidità della Chiesa sulle questioni etiche? «No. Tempo fa, con il Concilio Vaticano II, aveva intrapreso una strada coraggiosa, che l'aveva avvicinata al popolo di Dio. Ora, invece, c'è di nuovo molta distanza. Se la Chiesa fosse più disposta a discutere di certe questioni, che spesso sono trattate come dogmi, la gente si avvicinerebbe di nuovo». Pensa che sia possibile, per un cattolico, avere un approccio laico su questioni come quella di Eluana? «Io mi sforzo di averlo, ma è difficile, soprattutto in Italia. All'estero è diverso, ma qui il Vaticano influisce molto sulle coscienze». L'art. 32 della Costituzione recita: «Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario». «Sono d'accordo. E questo rafforza la sentenza della Cassazione e l'atteggiamento civico di appoggio al padre di Eluana contenuto nel nostro appello». ELISABETTA PAGANI

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le vie dei cattolici e dei laici - samuele ciambriello (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Napoli Le vie dei cattolici e dei laici SAMUELE CIAMBRIELLO P rendo spunto dal recente articolo di Giovanni Laino, pubblicato su questa pagine. Da cattolico, ma anche da sostenitore della necessaria separazione tra fede personale e etica pubblica, vorrei formulare un´osservazione semplice ma essenziale. La parola se non è accompagnata dall´azione di per sé non vale nulla. Ecco perché sarebbe impensabile che la Chiesa possa smuovere le coscienze se in prima persona non pratica precetti e comportamenti che chiede agli uomini di seguire. E, naturalmente, la solidarietà si esercita nell´offrire servizi e interventi a chi ne ha bisogno. Certo l´assistenza, il welfare, dovrebbe essere un compito innanzitutto delle istituzioni, ma di fronte ad evidenti bisogni e ad altrettanta evidente incapacità a dare ad essi risposta, è inevitabile che la Chiesa si proponga in prima persona di intervenire. La chiesa non è solo carità e con la sua presenza nei territori, come antenna sociale, vede i nuovi bisogni e svolge azione di denuncia. Ma non è solo un vuoto quello che si copre. è anche il modo migliore per trovare, nella pratica quotidiana, in quella cosa bellissima che è l´impegno sociale, un punto di incontro tra laici e cattolici. Vorrei che ci fossero più incontri ed iniziative di ricerca sul modo di vivere da cristiani nel mondo e nelle chiese. Nella nostra regione ci sono esperienze sociali ed ecclesiali ispirate dal Vangelo e dai valori democratici, mai abituate alla povertà, alle diseguaglianze e alle ingiustizie. Vivo la passione per la Chiesa e la preoccupazione per un clima nel quale è debole la ricerca del dialogo e spesso confuso o trascurato il ruolo e la specificità dei laici. Certo, come anche altri hanno osservato, in questo clima di sfiducia generale, la figura del cardinale Sepe si impone all´attenzione dell´opinione pubblica e posso immaginare che per chi è laico ciò sia una difficoltà. I laici sono meno visibili che in passato, non tanto perché schiacciati dal protagonismo del nostro Pastore, ma perché ripiegati nel loro privato. Molti hanno saltato lo steccato dei partiti, senza trovare alternative, e si sentono liberi da vincoli di identità e di appartenenza. Ma penso il dinamismo della Chiesa e del cardinale Sepe non sia la causa dell´immobilismo della società civile napoletana, ma, che anzi, il loro esempio possa essere solo uno stimolo. Laino citava diverse parrocchie e comunità ecclesiali che sono segno di coraggio e di risveglio. Quotidianamente tocco con mano molte realtà evolute, silenziose che operano nelle nostre periferie a sostegno dei deboli. La parola non basta, ci vogliono azioni. Occorre costruire spazi per un laboratorio avanzato di laicità dove siano di casa singole azioni, opzioni di coscienza, nuova grammatica ed etica della convivenza. Bisogna guardare più a fondo nel tessuto sociale dove non mancano figure sacerdotali e laicali, più o meno note, impegnate nelle varie forme dell´operosità sociale e cattolici senza distintivi nelle professioni, nella politica e nelle istituzioni. E ci vuole qualcosa che unifichi e dia coesione (o anima) a queste testimonianze. Per chi crede questa è la democrazia dei cristiani. Noi fedeli dobbiamo quotidianamente partire dall´etica del nostro ruolo. Non vorrei, parafrasando il titolo di un bellissimo libro dello storico Fulvio De Giorgi, che il nostro laicato sia il brutto anatroccolo con diverse piaghe: carenza di un´adeguata spiritualità, della libertà di parola nelle comunità ecclesiali, della dignità fraterna. Alla fine anche da noi, pur attraverso tante difficoltà, il laicato cattolico potrà diventare davvero un cigno bellissimo, non per vanità o visibilità ma perché strumento vivo di una Chiesa "sorella e serva" di tutti gli uomini.

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Errani e Cofferati: il governo non interferisca porte aperte in Emilia (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 18-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-01-18 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Il governatore e il sindaco Errani e Cofferati: il governo non interferisca porte aperte in Emilia DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA — Non ci sono novità. E se anche ci fossero non ci sarebbero. L'Emilia Romagna abbassa i ponti levatoi. «La famiglia non ci ha fatto nessuna richiesta e non c'è stato nessun contatto con loro ». Giovanni Bissoni è assessore alla Salute dell'Emilia-Romagna. E mai come ora si sente addosso gli occhi di quella parte dell'Italia che, sul calvario di Eluana, piange, si divide, strumentalizza. «Nessuna novità», ripete. Evitando di dire il resto. E cioè che, se anche ci fosse stato il contatto con la famiglia Englaro, ora che pure Udine ha chiuso la porta, da lui non uscirebbe una parola. Figuriamoci poi dal suo diretto superiore, il governatore Vasco Errani, che nemmeno sotto tortura tornerebbe sull'argomento: «Questo è il momento del silenzio e del rispetto», dice, sapendo che lo attendono giorni complicati. L'Emilia-Romagna, i vertici politici e istituzionali dell'ex isola rossa, ora firmata Pd, quello che avevano da dire, l'hanno già detto. I segnali che volevano inviare, li hanno già inviati. Papà Beppino sa benissimo, l'ha capito da un pezzo, che se mai decidesse di scegliere queste terre per l'ultimo viaggio della sua sventurata figliola, non troverebbe ostacoli da parte dei vertici della Regione. Perché mai come adesso su questa tragica vicenda l'Emilia-Romagna dell'ex ds, ora pd, Vasco Errani, è lontana anni luce dalla Lombardia di Formigoni e dalla Roma dei Sacconi. Il governatore emiliano non ha giocato con le parole quando ha deciso di prendere le distanze dall'atto di indirizzo con il quale il ministro del Welfare ha vietato alle strutture sanitarie di staccare la spina ad Eluana: «Un atto giuridicamente ininfluente » ha scritto in dicembre Errani per poi ribadirlo due giorni fa. Aggiungendo: «Nel rispetto della separazione dei poteri e a fronte di una sentenza esecutiva, la scelta del luogo di cura e di assistenza appartiene alla libera scelta del cittadino, è tutelato dalla legge e non può essere frutto di atti dell'autorità di governo regionali o nazionali.». Sacconi non l'ha presa bene e ha praticamente dato del Ponzio Pilato ad Errani e a chi la pensa come lui. Che non sono pochi comunque a Bologna. Il pensiero del sindaco Sergio Cofferati, ad esempio, è una fotocopia di quello del governatore: «Si agisca nel rispetto della legge e si tenga conto del dolore e delle scelte che la famiglia farà, senza strumentalizzazioni ed evitando contese ideologiche» ha detto. E il suo vice, Adriana Scaramuzzino, compare tra i 300 e più firmatari di un appello che chiede alla Regione di trovare un ospedale per Eluana: un fronte variegato di laici e gente di Chiesa, tra i quali il politologo di sinistra Gianfranco Pasquino e la cattolica Livia Zaccagnini, figlia dell'ex segretario dc, Benigno («al di là dell'orientamento religioso spetta alle istituzioni portare a termine il percorso scelto dagli Englaro»). Poi c'è l'altra Emilia, naturalmente. Allarmata all'idea che papà Englaro punti su Bologna. Decisa a dar battaglia. «Sarebbe inaccettabile se questa sentenza di morte venisse eseguita nella nostra Regione », mette le mani avanti Isabella Bertolini, berlusconiana modenese. E Pierferdinando Casini, leader Udc: «Giusta la circolare di Sacconi ». Intanto 13 dei 18 centri per malati terminali della Regione hanno già fatto sapere, con tanto di lettera pubblica, che loro, ad Eluana, «non toglieranno mai la vita». Gli altri, quelli che non hanno firmato, tacciono. I centri contrari Ma 13 dei 18 centri emiliani per malati terminali fanno sapere che a Eluana «non toglieremo mai la vita» Vasco Errani Sergio Cofferati Francesco Alberti

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VITTORIO MESSORI: LA MIA FEDE (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 18-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2009-01-18 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Elzeviro In un libro-intervista lo scrittore si racconta VITTORIO MESSORI: LA MIA FEDE di ARMANDO TORNO el settimo libro delle N Confessioni di Agostino ci si imbatte in una descrizione surreale. Il santo piega la sintassi, insegue l'impossibile. «Intravi et vidi qualicunque oculo animae meae supra eundem oculum animae meae...»; parole che Carlo Carena (nella Pléiade, Einaudi) ha così tradotto: «Vi entrai e scorsi con l'occhio della mia anima, per quanto torbido fosse, sopra l'occhio medesimo della mia anima...». Agostino penetra in sé e narra la prima intuizione di Dio Spirito. I termini implodono mentre appare l'«immutabile luce», la verità che si confonde con l'eterno. La conversione non è mai un atto banale. Dal mito della caverna di Platone nasce la metafora utilizzata dal cristianesimo: il filosofo capace di liberarsi dalle catene si con-verte, ossia si volta dalle tenebre alla luce. Forse, per tali motivi, parafrasando quanto scrisse André Frossard in Dio esiste, io l'ho incontrato (Sei, 1969,) la conversione altro non è che un bombardamento di luce. O, se volessimo utilizzare le parole di Vittorio Messori (nella foto): «Con quella Luce esplosa all'improvviso». L'espressione si legge a pagina 63 del libro-intervista che lo stesso Messori ha scritto con Andrea Tornielli. Intitolato Perché credo (Piemme, pp. 430, e 20) è il documento di una vita, lo specchio nel quale rivede i suoi anni, i dubbi, le domande, le spensieratezze, la Torino dove studiava con i maestri laici e progressisti, gli incontri. Momenti e figure che, qua e là, affiorano tra le pagine come fiumi carsici. Sotto l'incalzare di domande ben calibrate, le risposte non sono mai apologetiche o scontate. Il Messori di oggi ricorda quanto è successo al ventritreenne laico che fu, permeato di valori circolanti nella Torino dei primi anni '60, mentre i nuovi guru, i sociologi, producevano a ritmo serrato saggi sull'eclissi del Sacro: «Questo giovane — in modo del tutto imprevisto e nemmeno cercato — è come abbagliato da una luce che lo spinge irresistibilmente a varcare una soglia, al di là della quale c'è un mondo "altro". Un mondo dove l'invisibile si fa visibile, e sul quale regna Colui che è adorato come Salvatore e Rivelatore da quei cristiani, da quei cattolici verso i quali quel giovanotto nutriva sino ad allora estraneità e diffidenza. Nel caso più benevolo, curiosità, come superstiti credenti di un complesso di miti anacronistici » (p. 71). Si aggiungano riferimenti, citazioni, letture non banali. Inutile stilarne l'elenco, osserviamo soltanto che Pascal fece comprendere a Messori la dinamica della fede e gli fornì «il più efficace bagaglio di prove». Ammette: «Sono un pascaliant convinto e grato, eppure sono incapace di capire la sua gloria maggiore, quella di scienziato» (p. 134). Dopo le grane giovanili con la matematica, l'autore salda i conti con chi scrisse i Pensieri, l'opera più forte della filosofia moderna a difesa del cristianesimo, frammenti di pura intelligenza che mai lasciano indifferenti. L'estate del 1964, allorché Messori scopre il Vangelo, si trasforma in uno spartiacque. Lo studente che di notte lavorava come centralinista alla Stipel e aveva nell'agenda preziosi numeri telefonici (invidiati dagli amici) risponde ora con queste pagine — percorse da continue riflessioni culturali — ai numerosi pamphlets che accusano di ignoranza o di scarso comprendonio chi confessa la sua fede. Ma questa è un'altra storia, forse un giorno ne parleremo. Per ora ci basti aggiungere che nella luce è dolce perdersi. Recenti teorie scientifiche, che la intendono come collante della struttura atomica, sembrano ispirate da Plotino, il tardo filosofo greco che in taluni passi delle Enneadi la ridusse a sostanza. Ai Padri della Chiesa sfuggiva senza requie: la evocavano per parlare di Dio e ne erano al tempo stesso avvolti; sovente la descrivevano e, senza accorgersi, si smarrivano in essa. Perché la luce assomiglia alla fede: ti arriva addosso e scopri un'altra realtà. Vittorio Messori ne sa qualcosa.

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la parola ai lettori sui bus <atei> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-01-2009)

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n. 16 del 2009-01-18 pagina 2 la parola ai lettori sui bus «atei» di Andrea Macco 2GLI ALTRI SCANDALI La concessionaria più saggia del sindaco La pubblicità all'ateismo non apparirà sugli autobus di Genova per decisione della concessionaria pubblicitaria, che è stata più saggia della scadente sindaco Vincenzi, che ha perso una buona occasione per tacere. Ora avrà tempo per occuparsi degli scandali che minano la credibilità della sinistra ligure. L'esito della vicenda dimostra che avevo ragione io, dalla parte del buonsenso, e torto lei, dalla parte dell'arroganza. La prossima volta eviti aggressioni verbali nei miei confronti all'insegna dell'intolleranza. Una preghiera le sarà utile per farsi perdonare. Maurizio Gasparri capogruppo Pdl Senato 2LA BUONA NOTIZIA Genova è sotto la protezione di Maria Siete mai entrati nella Cattedrale di San Lorenzo a guardare l'immagine esposta al centro del grande rosone della navata centrale? L'immagine raffigura la Vergine Maria che riceve una corona. Tale vetrata ricorda un fatto storico: il 25 marzo 1637 Genova elesse la la Vergine Maria propria Regina, ponendosi sotto la Sua protezione. Non mi risulta che nessuno abbia deposto tale Regina, ne'che ella abbia abdicato. Che piaccia agli amici atei e agnostici, Genova è ancora sotto la sua protezione. Manifestare davanti alla Curia, distribuire moduli per lo «sbattezzo», far circolare bus con inviti all'ateismo non sono certo ciò che destituirà questo Regno i cui principi - è noto - sono quelli del Servizio, dell'umiltà, dell'Amore. Ricordate la polemica che era sorta un anno fa circa da parte del Comune nei confronti della Caritas diocesana perché - l'accusa sosteneva - non si prendeva cura dei rumeni di Begato? Le scuse delle istituzioni furono immediate perché capirono di aver commesso un immenso errore nell'additare alla Caritas, che lavora gratis et amore dei, una colpa che sua non è. Col solo rischio che se la Caritas sospendesse dall'oggi al domani i suoi servizi, Genova subirebbe un crash sociale peggiore di quello delle borse statunitensi prima di Natale. Il numero di famiglie aiutate e raggiunte dalla Chiesa cattolica è cosi ampio all'interno del tessuto sociale che se venisse meno si vedrebbe una bella signora afflosciarsi a terra all'istante, la colonna vertebrale in frantumi. Manifestare contro la Fede che permea la vita e il tessuto sociale di una città come Genova e' manifestare contro il bene stesso di questa città. E' manifestare contro se stessi. Simili cattive notizie Genova non può permettersele. Deve restare solo la buona notizia di Cristo e dei Cristiani: persone che non fanno notizia me che, in nome di Dio e della fede che hanno in lui, si rimboccano le maniche. Ogni giorno, coi fatti, e non con slogan pubblicitari. 2COLPE Superba nell'800 città d'avanguardia Leggo uno scritto sul periodico della Fidas relativo alle «Scuole Vespertine» sorte a Genova nel 1897 grazie ad una iniziativa (non la sola) della Duchessa di Galliera; certo la Genova di fine '800 era una città del «fare», che lasciava l'impronta in tante parti del mondo (Argentina, Cile, Uruguay, California), mentre quella odierna passerà alla storia come la città del Gay Pride, dei Bus con la pubblicità laicista, di primati di cui non si sente alcuna necessità ed il tutto condito dalla rassegnazione dei suoi abitanti che considerano gli eventi dell'inizio del XXI Secolo quasi una cosa normale cui non serve opporsi ma meglio far finta di non vedere, scansarsi e limitarsi ad un timido «mugugno» ma nulla di più. Ora se la città a fine '800 era una città d'avanguardia ed oggi non lo è più, ci saranno delle colpe dei politici, amministratori comunali ma la colpa principale è dei cittadini che accettano passivamente tutto ciò che gli amministratori gli propongono. Saluti Mario Lauro 2LA REAZIONE Dopo la rabbia, grido: «Vergogna» La nuova pubblicità sui nostri autobus: Dio non esiste. La pubblicità, si dice, è l'anima del commercio. Il Comune, per fare cassetta, la utilizza anche sui mezzi di pubblico trasporto, tanté che li vediamo dipinti con tutti i colori e con le scritte più disparate. Adesso assistiamo a un patetico show, iniziato nella già cattolicissima Spagna. Che a far colore a certe estrosità fosse stata per prima la Spagna di un certo Zapatero, che ha legalizzato il matrimonio fra uomini, non ha fatto meraviglia. Infatti, questo soggetto, per reclamizzare la sua politica, ha fatto girare i mezzi pubblici a Madrid con questa novità. Non fa neanche meraviglia ne stupore, il vedere che la scritta Dio non esiste è stata fatta sui nostri autobus. Ne meraviglia ne stupore, ma solo indignazione e rabbia se si pensa non da beghino o baciapile, ma da cattolico credente, che è nato e cresciuto lavorando sin da giovane in questa città, dove ha pagato le tasse, come fanno tutti i nostri cittadini. Per acquistare i mezzi che dovrebbero essere pubblici. Ora sono anche utilizzati per farli girare a favore di certe ideologie bacate. Lavarsi la bocca col disturbare la «libertà di pensiero», come qualche saccente ebbro di diritto, non vale. Costringere un autista credente a condurre un autobus con questa scritta, equivale a fare una violenza alla sua coscienza, così come avverrebbe per i passeggeri costretti a salirvi. Farlo circolare per la città, affinché tutti lo additino, sghignazzino o si mortifichino, significa solo e soltanto fare della provocazione gratuita. Credo sia anche una mancanza di rispetto per certi nostri valori, come il culto per i morti, per gli stessi cimiteri sulle cui tombe ci fermiamo a pregare. Un pensatore potrebbe arguire che questa provocazione si è voluto farla a Genova, dove il cardinale Bagnasco presidente della Cei ha avuto il coraggio di prendere certe posizioni. Non voglio pensarlo anche io. Quello che invece sottolineo è la furbizia di certuni i quali essendo una sparuta minoranza, vogliono esistere a tutti i costi, anche mancando di rispetto alla nostra religione a coloro che negli ospedali pregano, utilizzando dei mezzi che devono servire al servizio per il trasporto dei cittadini. Qui non c'è un pubblico interesse, ma solo provocazione. A che scopo il Comune il cui impegno dovrebbe essere altro ha fatto questo? Adesso alla rabbia fa eco una parola: «vergogna». dr. Remo Benzi 2CAMPAGNA D'ODIO La rivolta dei fedeli blocca la pubblicità La società IGP Decaux, concessionaria responsabile degli spazi pubblicitari sugli autobus del capoluogo ligure ha deciso di non concedere gli spazi all'Uaar (Unione Atei Razionalisti ed Agnostici). Risulta evidente, che tale decisione, è il frutto della grande reazione manifestata dalla popolazione genovese; l'accoglimento di questa proposta era stato caldeggiato dalla «sindaca» Marta Vincenzi. L'Uaar attende spiegazioni, e chiede al comune di Genova, la revoca della concessione all'IGP Decaux. Accogliamo con gioia questa decisione, frutto della spontanea ribellione dei fedeli, e di quanti, alla sola luce del «buon senso», si sono opposti a questa ennesima campagna di odio, avente come scopo, di offendere unicamente la Chiesa Cattolica. Associazione San Michele Arcangelo 2DAI BUS AL GAY PRIDE C'è molto Satana di questi tempi C'è molto Satana di questi tempi a Genova. Dio tace, o forse piuttosto sono i berci di Satana a rendere indistinguibile la sua voce nel disturbo di fondo che inquina la nostra quotidianità in questo che potrebbe essere un angolo di paradiso, se gli uomini e le donne che vi abitano non inclinassero in maggioranza più al male che al bene. Ho sempre pensato che una delle prove più cogenti dell'esistenza di Dio sia la presenza tangibile e sfacciata del Male. Parafrasando il famigerato spot degli atei, «la cattiva notizia è che Satana esiste, quella buona è che dunque esiste anche Dio». C'è molto Satana a Genova. Lo incontriamo nella bruttezza disumana di certa architettura che violenta paesaggi e anime; nello sfregio portato ovunque a muri e monumenti con scritte cariche di odio e di volgarità; nello squallore selvatico di aiuole e giardini polverosi e abbandonati all'incuria; nella pratica predatoria di una nuova delinquenza che scippa e rapina facilmente e d'impulso. Per gli antichi Greci c'era un'ovvia equivalenza tra la bellezza estetica e la bellezza morale, tra il Bello e il Buono. Nel nostro laboratorio genovese un'intera classe dirigente mediocre, piccina e opportunista ha completamente e colpevolmente escluso dalle sue prospettive - quel che è peggio: dalle nostre - questi divini ingredienti, preferendo invertirne il segno e investendo di negatività l'intero tessuto cittadino. «La bussola va impazzita all'avventura e il calcolo dei dadi più non torna», scriveva il genovese Montale nella Casa dei doganieri. Apri la finestra dell'informazione su Genova e ti pare in certi momenti di osservare con sgomento una tela di Hieronymus Bosch con le sue raccapriccianti fantasie oniriche che s'intrecciano alla vita ordinaria: in tempi di aggressiva espansione islamica incombe la minaccia di una moschea (benedetta dal cosiddetto Sindaco di Genova) in parallelo alla Lanterna; davanti al Duomo di S. Lorenzo mille musulmani recitano il Corano in odio a Israele; il giorno del Corpus Domini (13 giugno) va in scena la sconcia kermesse del Gay pride; e fra pochi giorni due autobus potrebbero far circolare per le vie del centro il proclama della inesistenza di Dio. È evidente che la città si dibatte in un anti-ordine nato da una perversa disgregazione dei valori e delle identità, cui è seguita una riaggregazione caotica e non funzionale, di cui sono precisamente responsabili tutti gli uomini e tutte le forze sociali e politiche che in passato hanno elaborato questo progetto distruttivo e che adesso ne sostengono le aberranti manifestazioni. Sono facilmente identificabili in tutte le aree che si richiamano al materialismo, al laicismo, al terzomondismo antioccidentale. È indispensabile che l'altra «testa» della Genova bicefala di cui si diceva, si attivi in modo urgente e determinatissimo per invertire a 180° la direzione e far prendere alla città le vele verso una rinnovata armonia di pensieri e di opere. Andrea Del Ponte © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Quel corpo diventato l'unica vittima di uno scontro d'idee (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-01-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 16 del 2009-01-18 pagina 2 Quel corpo diventato l'unica vittima di uno scontro d'idee di Redazione Verrà la morte e, solo allora, avrà i suoi occhi. Eluana è chiusa in una stanza buia e sorda, dove tutti parlano. È questa forse la cosa più terribile. Questo silenzio che non è silenzio, questa vita che non è vita, questa zona grigia dove tutto si confonde: natura, destino, coscienza, padri e figli, legge e morale, essere e non essere. Qui perfino Dio mostra agli uomini i suoi dubbi. Il limbo deve assomigliare a qualcosa del genere, un posto dove tutti hanno qualcosa da dire su di te e tu non sai, non vuoi, non puoi rispondere. Il limbo di Eluana comincia diciassette anni fa. È una mattina di gennaio e la ragazza arriva in coma profondo all'ospedale di Lecco. L'ultima cosa che ricorda è l'incidente. I medici pensano che bisogna strapparla alla morte. Fanno di tutto. Forse lei aveva già oltrepassato l'ultima linea, ma qualcosa la riporta indietro. Due rianimatori fanno chiaramente capire ai genitori che in questi casi bisogna attendere le prossime quarantotto ore. Saranno molto più lunghe. Quel corpo non vuole morire. Gli occhi di Eluana si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Non c'è coscienza. Il suo cuore batte, il resto è sospeso nel nulla. Eluana è prigioniera di questo lungo sonno e suo padre con lei. Lui tutore, lui con in mano il destino della figlia, giudice senza sentenza. Cosa avresti fatto tu al suo posto? Quello che forse fanno in molti, nel silenzio degli ospedali, dove basta uno sguardo e un gesto di pietà. È lì che i medici e i familiari fanno i conti con la propria coscienza, intima, senza parole, mentre la ragione cerca pezze d'appoggio e si confronta con quel segreto che chiamano morte. Qualcuno dice che il destino di Eluana è deragliato quando lei si è voltata indietro, quando la medicina ha strappato un frammento di questa vita all'aldilà. Forse i medici, quel giorno di gennaio, sono stati troppo bravi. E quelle quarantotto ore sono diventate eterne. Ecco dopo quello che è successo. Il limbo di Eluana si è riempito di parole. È diventato un caso, pieno di simboli, bandiere, filosofie, religioni, battaglie politiche e giudiziarie. Eluana non era più Eluana, ma il corpo martoriato di uno scontro ideologico. È il diritto alla dolce morte o la sacralità della vita. È la ragione dei laici e la fede dei cattolici. È bianco e nero, guelfo e ghibellino. È processi, carte bollate, parlamenti, convenzioni Onu, ministri e fiaccolate. È la ricerca disperata di una clinica dove risolvere la pratica, con Udine che dice non possiamo rischiare, perché noi lavoriamo con la sanità pubblica e c'è il rischio che qualcosa fra tutte queste carte ci finisca sul muso. E qui c'è gente che lavora, bocche da sfamare: provate da un'altra parte. Magari in questa confusione di competenze tra Stato e Regioni c'è una in Emilia. L'odissea continua. La verità è che nessuno ha voglia di dare una risposta a questo fardello etico. È troppo pesante. È già un terremoto di cuore e nervi quando tocca l'individuo, il tuo prossimo, la persona che hai più cara al mondo. È già tragedia. È già rimorso. È già dolore. Qui si tratta di dare una risposta urbi et orbi. Prego signori, tracciate i confini della morte. Qualcuno un giorno lo farà, perché questo uomo ultramoderno appare sempre più fragile e delega alla legge e allo Stato ogni cosa, anche l'indirizzo preciso dell'ultima destinazione. Sì, magari il limite verrà tracciato, ma non in questo clima di barricate ideologiche. Sono passati diciassette anni. La foto dove lei sorride sotto un cappello nero si è scolorita e non ha più uno sguardo. Non c'è per il padre un lutto da sublimare, un dolore atroce ma dai contorni definiti con cui convivere. In questa storia non c'è la parola fine. Non c'è mai un domani. È un altro limbo, metafisico, che spaventa ancora di più chi su questa terra passa le sue giornate, tirando avanti. E se fosse questo l'oltre che ci aspetta dopo? Qualcosa di indefinito, senza senso, dove non stai né qua e né là, in bilico, in attesa di qualcuno o qualcosa che dica: fiat lux. Eluana è diventato lo specchio delle nostre paure o, ancora peggio, lo strumento inerme delle nostre visioni del mondo. Un giorno questa notte finirà e verrà la morte. E avrà gli occhi di Eluana. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Eluana, quel corpo diventato l'unica... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-01-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 16 del 2009-01-18 pagina 2 Eluana, quel corpo diventato l?unica vittima di uno scontro d?idee di Vittorio Macioce Verrà la morte e, solo allora, avrà i suoi occhi. Eluana è chiusa in una stanza buia e sorda, dove tutti parlano. è questa forse la cosa più terribile. Questo silenzio che non è silenzio, questa vita che non è vita, questa zona grigia dove tutto si confonde: natura, destino, coscienza, padri e figli, legge e morale, essere e non essere. Qui perfino Dio mostra agli uomini i suoi dubbi. Il limbo deve assomigliare a qualcosa del genere, un posto dove tutti hanno qualcosa da dire su di te e tu non sai, non vuoi, non puoi rispondere. Il limbo di Eluana comincia diciassette anni fa. è una mattina di gennaio e la ragazza arriva in coma profondo all?ospedale di Lecco. L?ultima cosa che ricorda è l?incidente. I medici pensano che bisogna strapparla alla morte. Fanno di tutto. Forse lei aveva già oltrepassato l?ultima linea, ma qualcosa la riporta indietro. Due rianimatori fanno chiaramente capire ai genitori che in questi casi bisogna attendere le prossime quarantotto ore. Saranno molto più lunghe. Quel corpo non vuole morire. Gli occhi di Eluana si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Non c?è coscienza. Il suo cuore batte, il resto è sospeso nel nulla. Eluana è prigioniera di questo lungo sonno e suo padre con lei. Lui tutore, lui con in mano il destino della figlia, giudice senza sentenza. Cosa avresti fatto tu al suo posto? Quello che forse fanno in molti, nel silenzio degli ospedali, dove basta uno sguardo e un gesto di pietà. è lì che i medici e i familiari fanno i conti con la propria coscienza, intima, senza parole, mentre la ragione cerca pezze d?appoggio e si confronta con quel segreto che chiamano morte. Qualcuno dice che il destino di Eluana è deragliato quando lei si è voltata indietro, quando la medicina ha strappato un frammento di questa vita all?aldilà. Forse i medici, quel giorno di gennaio, sono stati troppo bravi. E quelle quarantotto ore sono diventate eterne. Ecco dopo quello che è successo. Il limbo di Eluana si è riempito di parole. è diventato un caso, pieno di simboli, bandiere, filosofie, religioni, battaglie politiche e giudiziarie. Eluana non era più Eluana, ma il corpo martoriato di uno scontro ideologico. è il diritto alla dolce morte o la sacralità della vita. è la ragione dei laici e la fede dei cattolici. è bianco e nero, guelfo e ghibellino. è processi, carte bollate, parlamenti, convenzioni Onu, ministri e fiaccolate. è la ricerca disperata di una clinica dove risolvere la pratica, con Udine che dice non possiamo rischiare, perché noi lavoriamo con la sanità pubblica e c?è il rischio che qualcosa fra tutte queste carte ci finisca sul muso. E qui c?è gente che lavora, bocche da sfamare: provate da un?altra parte. Magari in questa confusione di competenze tra Stato e Regioni c?è una in Emilia. L?odissea continua. La verità è che nessuno ha voglia di dare una risposta a questo fardello etico. è troppo pesante. è già un terremoto di cuore e nervi quando tocca l?individuo, il tuo prossimo, la persona che hai più cara al mondo. è già tragedia. è già rimorso. è già dolore. Qui si tratta di dare una risposta urbi et orbi. Prego signori, tracciate i confini della morte. Qualcuno un giorno lo farà, perché questo uomo ultramoderno appare sempre più fragile e delega alla legge e allo Stato ogni cosa, anche l?indirizzo preciso dell?ultima destinazione. Sì, magari il limite verrà tracciato, ma non in questo clima di barricate ideologiche. Sono passati diciassette anni. La foto dove lei sorride sotto un cappello nero si è scolorita e non ha più uno sguardo. Non c?è per il padre un lutto da sublimare, un dolore atroce ma dai contorni definiti con cui convivere. In questa storia non c?è la parola fine. Non c?è mai un domani. è un altro limbo, metafisico, che spaventa ancora di più chi su questa terra passa le sue giornate, tirando avanti. E se fosse questo l?oltre che ci aspetta dopo? Qualcosa di indefinito, senza senso, dove non stai né qua e né là, in bilico, in attesa di qualcuno o qualcosa che dica: fiat lux. Eluana è diventato lo specchio delle nostre paure o, ancora peggio, lo strumento inerme delle nostre visioni del mondo. Un giorno questa notte finirà e verrà la morte. E avrà gli occhi di Eluana. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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