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TARTICOLI DEL 14-19 gennaio
2009 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (30)
La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu?
( da "Giornale.it,
Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
BUS
ATEO SCOSSA AI CREDENTI ( da "Stampa, La"
del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La contesa tra la pretesa della Chiesa cattolica di rappresentare i sentimenti più autentici degli italiani e un'area laica che rivendica la propria esistenza e presenza nella società pluralistica. È fin troppo evidente che questa campagna sull'inesistenza di Dio è una specie di sfida atea in casa del cardinal Bagnasco, vescovo della città e presidente della Cei,
Se
la sinistra abdicaalle radici laiche per Gaza
( da "Secolo
XIX, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Se la sinistra abdicaalle radici laiche per Gaza david bidussa la scena della preghiera nella piazza antistante la stazione centrale di Milano sabato scorso è stata letta come una ripetizione della scena avvenuta il sabato precedente in Piazza Duomo e a Piazza Maggiore a Bologna.
Il
Papa ai neocatecumenali ( da "Giornale.it, Il"
del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
Il
rabbino di Venezia contro Papa Benedetto.
( da "Giornale.it,
Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
Per
capire cosa è successo a Milano pensate a Sharon sulla Spianata delle moschee
( da "Foglio,
Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico/2 Per capire cosa è successo a Milano pensate a Sharon sulla Spianata delle moschee Per cercare di capire il senso delle manifestazioni islamiche che a sostegno di Hamas si sono concluse con raduni di preghiera davanti al Duomo di Milano e alla basilica di San Petronio a Bologna può essere utile considerare il senso che gli islamici attribuiscono alla inviolabilità dei luoghi
Gasparri-Vincenzi,
scontrosui bus della discordia ( da "Secolo XIX, Il"
del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Non il laicismo. La pubblicità degli atei è senza dubbio una provocazione, ma non è riferita a nessuna religione particolare, né Cristo, né Buddha, né Allah. Perciòè importante difendere la libertà di espressione». Un paio d'ore dopo, finita la votazione sul "Pacchetto sicurezza", la risposta di Gasparri: «Non dev'essere certo il sindaco a darmi il permesso di parlare.
Le
vie della pubblicitànon sono infinite
( da "Secolo
XIX, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il punto è però che anche solo dieci anni fa un manifesto del genere sarebbe stato impensabile, e non per colpa dei laici. La fede era considerata, come è giusto che sia, una questione privata, che andava incontro a severe sconfitte quando pretendeva di interferire nella vita pubblica, come, esemplarmente, era avvenuto nel 1974 con il referendum sul divorzio.
-
andrea bonanni bruxelles ( da "Repubblica, La"
del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: i laici ritengono che Filippo abbia ereditato gli atteggiamenti bigotti e rigidi dello zio, piuttosto che l´apertura mentale del padre. Proprio questo, osserva qualcuno, potrebbe spiegare l´improvvisa antipatia del Vaticano per re Alberto II. L´attacco dei vescovi, insomma, avrebbe lo scopo di accelerarne l´abdicazione,
ateo-bus,
la rivolta degli autisti "no alla scritta, obiezione di guida" -
donatella alfonso ( da "Repubblica, La"
del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: non il laicismo. La pubblicità degli atei è senza dubbio una provocazione, ma non è riferita a nessuna religione particolare, né Cristo, né Buddha, né Allah. Perciò è importante difendere la libertà di espressione; noi lo facciamo ospitando il Papa e dicendo sì anche al Gay Pride come alla costruzione della moschea».
Burleigh:
"Attenti all'imperialismo dell'Islam"
( da "Giornale.it,
Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Certamente fra i gruppi dei vari movimenti terroristici laici o etno-nazionalisti e i vari tipi di terrorismo marxista, quelli che hanno una lunga storia, come l?Ira e l?Eta, possono vantare un qualche successo. Ma dagli anni Sessanta il baricentro si è spostato sulla religione, e questo ha cambiato le cose».
il
seme e il frutto della chiesa - luigiamicone
( da "Repubblica,
La" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la chiesa cattolica) e di progresso (laicismo), per insegnare all´individuo il "culto" del bene comune. Cosa ci viene da osservare? In primo luogo: Mancuso non sa bene come costruire questa "religione civile", ma dimentica assai bene che religione, etimologicamente e storicamente parlando, non è un "principio unificatore" qualsiasi.
Quando
c'era lo scià ( da "EUROPA ON-LINE"
del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: era in cui la fede sciita fu messa alle corde dal laicismo imposto dalla corte imperiale ma odiato dagli attuali governanti, molti dei quali hanno patito lunghi anni di prigionia durante il suo regno. I media di stato iraniani stanno dedicando ampio risalto, in tono celebrativo, alla ricorrenza mentre il popolo si prepara a ricordare i giorni di «sangue e di fuoco»,
Giallo
sul libro di Bettazzi E' stampato, ma non arriva
( da "Stampa,
La" del 16-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici e laici, subito dopo la quale il segretario del partito comunista proponeva pubblicamente il «compromesso storico». La Stampa, l'altro ieri, ha anticipato alcuni passi del libro, nei quali monsignor Bettazzi racconta uno dei momenti più delicati della sua vita, parlando del sequestro Moro: «Mi cercò un avvocato socialista emissario di Craxi per trattare con i brigatisti
Cattolici
contro Zapatero: no agli spot pro preservativo
( da "Giornale.it,
Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sempre più lacerante quella tra la Spagna cattolica e quella laica. Dopo i bus atei e quelli cattolici – che si fanno la guerra su due ruote, rispettivamente professando che “Dio non esiste” o “Dio esiste” – dopo la battaglia sul presepe, quella sui matrimoni omosessuali e quella sul crocifisso nelle aule, ora sono i preservativi a dividere l?
Odifreddi
zittisce la Cei. Fini senza partito
( da "EUROPA
ON-LINE" del 17-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Interventismo e laicità Sulle prese di posizione della Cei, il Corriere della Sera intervista Piergiorgio Odifreddi che afferma: «Intervenendo su tutto è chiaro che il Vaticano scatena il balletto dei favorevoli e dei contrari, ma indipendentemente dal fatto che quello che dice, come è successo stavolta, piaccia al centrosinistra oppure no,
chiesa
cattolica all'avanguardia - lucio iaccarino
( da "Repubblica,
La" del 17-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E le componenti territoriali della Chiesa cattolica ce la mettono tutta per non restare a guardare, per operare nel tempo presente, con uno sforzo organizzativo intenso, e di certo, se comparate ad altre forme di partecipazione laica e politica, appaiono come assolute avanguardie.
La
radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa
( da "Giornale.it,
Il" del 17-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
L'appello:
tocca ai cristiani assistere i nuovi poveri
( da "Stampa,
La" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il documento che indica gli orientamenti della diocesi, rivolto a laici e religiosi e quest'anno dedicato al tema della «cittadinanza». Il vescovo ha parlato di «responsabilità sociale della chiesa», ricordando la duplice appartenenza del cristiano: alla comunità cattolica della parrocchia e alla comunità civile della città.
Per
grazia ricevuta stop all'"ateobus"
( da "Secolo
XIX, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Papisti come presunti laici. Anche a scapito delle loro antiche identità. Lo pensavo venerdì scorso assistendo alla rimpatriata di antichi militanti del Pli, oggi per lo più seduti sullo strapuntino offerto da Silvio Berlusconi, che consente loro di proseguire in carriere politiche personali di assai scarsa rilevanza generale.
Paternalismo
sudista e giusto meridionalismo ( da "Riformista, Il"
del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico che del meridionalismo fece una missione di vita. A Piovene, Compagna spiega come la cultura cattolica della Dc e quella marxista del Pci abbiano avuto come fine convergente quello di generare semi e semi di assistenzialismo. È passato mezzo secolo da quel colloquio tra Piovene e Compagna, e oggi a vedere i risultati prodotti anche dal centrosinistra nel Mezzogiorno non si
Anche
l'Opus sul bus ateo <per vedere dove va>
( da "Riformista,
Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: basta risalire alla radice del pensiero laico come si è formato in Francia alla fine del Settecento. Per Rousseau, ad esempio, la felicità, assieme all'avvenire radioso dell'umanità intera, ha il punto di partenza nel buon selvaggio. L'uomo allo stato di natura con i suoi istinti e la sua semplicità.
Atto
doveroso e gesto di carità rispettare la sua volontà
( da "Unita,
L'" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: per un cattolico, avere un approccio laico su questioni come quella di Eluana? «Io mi sforzo di averlo, ma è difficile, soprattutto in Italia. All'estero è diverso, ma qui il Vaticano influisce molto sulle coscienze». L'art. 32 della Costituzione recita: «Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario».
le
vie dei cattolici e dei laici - samuele ciambriello
( da "Repubblica,
La" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pagina XV - Napoli Le vie dei cattolici e dei laici SAMUELE CIAMBRIELLO P rendo spunto dal recente articolo di Giovanni Laino, pubblicato su questa pagine. Da cattolico, ma anche da sostenitore della necessaria separazione tra fede personale e etica pubblica, vorrei formulare un´osservazione semplice ma essenziale.
Errani
e Cofferati: il governo non interferisca porte aperte in Emilia
( da "Corriere
della Sera" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e più firmatari di un appello che chiede alla Regione di trovare un ospedale per Eluana: un fronte variegato di laici e gente di Chiesa, tra i quali il politologo di sinistra Gianfranco Pasquino e la cattolica Livia Zaccagnini, figlia dell'ex segretario dc, Benigno («al di là dell'orientamento religioso spetta alle istituzioni portare a termine il percorso scelto dagli Englaro»).
VITTORIO
MESSORI: LA MIA FEDE ( da "Corriere della Sera"
del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la Torino dove studiava con i maestri laici e progressisti, gli incontri. Momenti e figure che, qua e là, affiorano tra le pagine come fiumi carsici. Sotto l'incalzare di domande ben calibrate, le risposte non sono mai apologetiche o scontate. Il Messori di oggi ricorda quanto è successo al ventritreenne laico che fu, permeato di valori circolanti nella Torino dei primi anni '
la
parola ai lettori sui bus <atei>
( da "Giornale.it,
Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Sono facilmente identificabili in tutte le aree che si richiamano al materialismo, al laicismo, al terzomondismo antioccidentale. È indispensabile che l'altra «testa» della Genova bicefala di cui si diceva, si attivi in modo urgente e determinatissimo per invertire a 180° la direzione e far prendere alla città le vele verso una rinnovata armonia di pensieri e di opere.
Quel
corpo diventato l'unica vittima di uno scontro d'idee
( da "Giornale.it,
Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ragione dei laici e la fede dei cattolici. È bianco e nero, guelfo e ghibellino. È processi, carte bollate, parlamenti, convenzioni Onu, ministri e fiaccolate. È la ricerca disperata di una clinica dove risolvere la pratica, con Udine che dice non possiamo rischiare, perché noi lavoriamo con la sanità pubblica e c'è il rischio che qualcosa fra tutte queste carte ci finisca sul muso.
Eluana,
quel corpo diventato l'unica... ( da "Giornale.it, Il"
del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è la ragione dei laici e la fede dei cattolici. è bianco e nero, guelfo e ghibellino. è processi, carte bollate, parlamenti, convenzioni Onu, ministri e fiaccolate. è la ricerca disperata di una clinica dove risolvere la pratica, con Udine che dice non possiamo rischiare, perché noi lavoriamo con la sanità pubblica e c?
( da "Giornale.it, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Questo pomeriggio il
Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella basilica di San Piero. Ecco
un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a Roma, quarant'anni or sono,
quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi si costituirono le prime
comunità del Cammino neocatecumenale. Come non benedire il Signore per i frutti
spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si
sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono
state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e
quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano
abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma
e l'itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state
aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza
evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da
parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la
benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato
attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia
per il generoso servizio che rendete all'evangelizzazione di questa Città e per
la dedizione con cui vi prodigate per recare l'annuncio cristiano in ogni suo
ambiente. Scritto in Varie Commenti ( 255 ) » (9 votes, average: 4 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 09Jan 09 La radiografia delle
emergenze mondiali nelle parole del Papa Ieri Benedetto XVI ha incontrato il
corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle emergenze che preoccupano il
Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi sull'argomento. Un paragrafo
importante è stato dedicato alla situazione di Gaza.
Parlando della Terrasanta, «dove, in questi giorni, assistiamo ad una
recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle
popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in corso «complica
ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra israeliani e
palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo intero». Ha
ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da
qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata
fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della comunità
internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in vigore» per
«ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per rilanciare «i
negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e all'uso delle
armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni sono programmate
in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi escano vincitori non
i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in occasione delle scadenze
elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti della regione nei
prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione
questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile
riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa Sede, sarà
possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di quei Paesi,
nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni
coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del discorso, che
aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella spirituale: ad esempio
quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle persecuzioni contro i
cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra anche nel mondo
occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani più poveri sono
i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 86 ) » (5 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 Maritain:
"Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il quotidiano
"Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante anticipazione di
un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro 14), contenente i
carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni amici, tra i quali il
filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969, parlando dell'atteggiamento
di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui: "Quanto a Pio XII, sarebbe
grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza il suo silenzio nell'ora della
persecuzione hitleriana: a Roma mi sono informato in alto loco sulle ragioni di
questo silenzio, e so che è stato dovuto solo alla paura
di au mentare gravemente la persecu zione, se avesse alzato la voce [ ]. Il
Papa aveva consul tato alcune comunità ebraiche te desche, ed è proprio questo
che es se avevano risposto. [ ] Il suo mo tivo è stato
quello che ha ritenuto un obbligo di coscienza, ed era un motivo profondamente
umano". Qui potete leggere l'articolo integrale sul sito del quotiando
diretto da Dino Boffo. Scritto in Varie Commenti ( 89 ) » (5 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 La tragedia di
Gaza: dov'è l'Onu? Cari amici, nell'augurarvi una buona festa dell'Epifania
(sotto la neve, a Milano ne siamo abbondantamente ricoperti), vorrei attirare
nuovamente la vostra attenzione sulla tragedia che si sta consumando a Gaza.
Bisogna innanzitutto ricordare che Hamas ha unilateralmente dichiarato finita
la tregua e che centinaia di razzi e colpi di mortaio sono stati sparati dalla
Striscia verso i centri israeliani più vicini. Ma bisogna anche a mio avviso
ribadire che la massiccia azione militare, i bombardamenti che uccidono
centinaia di civili innocenti, l'isolamento di Gaza che riduce alla fame la
popolazione sono iniziative sproporzionate: se distruggeranno l'attuale forza
di Hamas (organizzazione che per sua stessa ammissione Israele inizialmente
finanziò in funzione anti-Arafat), temo che finiranno per creare, allo stesso
tempo, un numero sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi per un
conflitto ormai coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e non
era così al tempo dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di
Gaza è interdetta ai giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra
che non può essere raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu?
Perché Europa e Stati Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una
forza di interposizione dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di
Israele e a controllare Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del ministro
degli Esteri e candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la quale ha
sottolineato che il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla
"legittima difesa" contro gli attacchi dei razzi, bensì sta
"combattendo contro il terrorismo". Una posizione legittimata
purtroppo dalla dottrina della guerra preventiva di George Bush, servita a
giustificare di tutto, in Cecenia come in Irak (dove le armi di distruzione di
massa non c'erano, non ci sono mai state e i governi inglese e americano lo
sapevano). Benedetto XVI domenica scorsa aveva detto: "La guerra e l'odio
non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più
recente". Scritto in Varie Commenti ( 73 ) » (4 votes, average: 4 out of
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( da "Stampa, La" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Franco Garelli BUS
ATEO SCOSSA AI CREDENTI Eora, dopo i bus atei, ci saranno quelli della fede? La
campagna pro-incredulità promossa a Genova, che dal 4 febbraio vedrà due linee
di autobus tappezzate da scritte che «di Dio si può fare a meno», armerà i
muscoli di quanti sono allergici agli slogan choc contro il sacro? L'iniziativa
che non ha precedenti nel nostro Paese è dell'Unione degli atei e dei
razionalisti italiani (Uaar), vogliosa di ristabilire la par condicio
«comunicativa» sulle questioni religiose, spingendo i mass media a dar risalto
non solo ai messaggi della Chiesa ma anche alle posizioni dei «senza
religione». Il vento dell'ateismo spira dunque ancor forte in Italia e attraverso
questa iniziativa intende far breccia soprattutto nel capoluogo ligure da
qualche tempo diventato il simbolo di una contesa. La
contesa tra la pretesa della Chiesa cattolica di rappresentare i sentimenti più
autentici degli italiani e un'area laica che rivendica la propria esistenza e
presenza nella società pluralistica. È fin troppo evidente che questa campagna
sull'inesistenza di Dio è una specie di sfida atea in casa del cardinal
Bagnasco, vescovo della città e presidente della Cei, reo d'essersi
dimostrato poco tenero nei confronti di alcune minoranze culturali. In giugno
la curia genovese ha fatto di tutto per ostacolare lo svolgimento del Gay Pride
in quella città, fissato nello stesso giorno del Corpus Domini. Inoltre, il
prelato ha più volte ribadito le posizioni della Chiesa sui temi cari ai cattolici (famiglia, vita, bioetica, eterosessualità,
scienza), sminuendo - questa l'accusa - quanti hanno orientamenti diversi. La
campagna pubblicitaria s'iscrive quindi nel clima ad alta tensione che da qualche
tempo caratterizza i rapporti tra Chiesa e mondo laico, parte del quale
reagisce con fastidio a una Chiesa sempre più protagonista nel campo culturale
ed etico, e che continua a identificare l'Italia tout court con l'Italia
cattolica. Come ci dice il mercato editoriale, oggi il libro di argomento
religioso vende bene, ma a un doppio livello: non soltanto i testi di
spiritualità o che parlano a favore della fede, ma anche i pamphlet che
denunciano le ingenuità di una religione ancora arcaica e incantata e quelli
che denunciano lo strapotere clericale nella società. Genova e l'Italia,
comunque, non detengono il primato della svolta antireligiosa e anticlericale.
Da tempo iniziative analoghe sono presenti in alcune metropoli del mondo, tra
cui Londra, Washington e varie città spagnole. Si tratta di rigurgiti o
reazioni a gruppi religiosi che manifestano attivamente nella società
pluralistica le proprie convinzioni, che si mobilitano contro il divorzio e
l'aborto, portatori di quella cultura pro-life che tende a contrastare quella
pro-choice. In Belgio, addirittura, gruppi di atei hanno da tempo costituito
una sorta di associazione para-religiosa a difesa dei propri orientamenti e
valori, rivendicando dallo Stato un finanziamento pubblico alla stessa stregua di
quello accordato alle diverse confessioni religiose. Anche l'ateismo può essere
un oggetto di propaganda, come le chiese promuovono i valori religiosi. Anche
l'Italia, dunque, sembra partecipare di tendenze presenti in ogni dove. A ben
guardare, la pubblicità pro-ateismo può anche servire alla causa della fede
religiosa. Nel senso che può scuotere dall'indifferenza molti credenti per caso
o per tradizione, che si trascinano nel tempo un vago orientamento di fede
senza un'adeguata riflessione e approfondimento. La promozione dell'incredulità
può anche spingere qualcuno a uscire da uno stallo sulla questione religiosa
che gli impedisce una più piena comprensione di sé e del mondo. Forse è anche
guardando a questa opportunità che gli ambienti ecclesiali (sia genovesi che
nazionali) non hanno troppo preso sul serio l'iniziativa, per cui non è detto
che essa dia il via a una catena di reazioni, che, nel caso specifico,
arricchirebbe le aziende di trasporto delle nostre città. I bus atei ci possono
stare, rientrano nella provocazione creativa, se dietro essi non si nasconde
una crociata di cattiverie contro la religione e la Chiesa.
( da "Secolo XIX, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Se
la sinistra abdicaalle radici laiche per Gaza david bidussa la scena della
preghiera nella piazza antistante la stazione centrale di Milano sabato scorso
è stata letta come una ripetizione della scena avvenuta il sabato precedente in
Piazza Duomo e a Piazza Maggiore a Bologna. Se rimaniamo alla scenografia è
indubbio che sia così. Ma la scenografia è l'ultima cosa a cui dobbiamo
prestare attenzione. Questa seconda scena, infatti, non è una replica della
prima. Ha altri significati. A differenza di ciò che è accaduto la prima volta,
la seconda ha stabilito una nuova consuetudine. Un rituale con cui non solo è
bene misurarsi, ma che è bene cogliere per le molte implicazioni che contiene e
a cui rinvia. Ma soprattutto per i significati politici che in esso e intorno
ad esso si sono stabiliti e costituiti. Per almeno cinque buoni motivi è bene
prestare attenzione a quella scena. Il primo allude alla questione delle
moschee negate. A lungo rinviate, affrontate da tutte le amministrazioni locali
(di destra e di sinistra, con rare eccezioni, per certi aspetti quella di
Genova ci si è provata anche se con scarso successo) come Bertoldo in cerca
dell'albero a cui impiccarsi, senza che ovviamente mai trovasse quello a lui
confacente, dopo il 3 gennaio diventa impossibile non pensare che qualcuno non
cerchi di risolvere la questione trovando una soluzione. Certo, la questione
delle moschee negate contiene in sé molti aspetti, compreso il fatto che una
parte dell'islam si presenta come islam politico. E tuttavia la sensazione oggi
è che quello che è stato a lungo negato o non
affrontato andrà in qualche modo risolto. Ciò non toglie, comunque, che l'Islam
politico da sabato scorso sia più forte o più autorevole di prima. Per quanto
una soluzione sia auspicabile, la realtàè già oltre. E ciò perché? ed è il
secondo motivo - oggi la questione della preghiera - e non più e non tanto
quella della moschea come luogo di preghiera finalmente autorizzato - ha la
stessa funzione dell''inno nazionale alla fine delle manifestazioni politiche
in Israele (siano esse di destra e di sinistra): ha valore politico e dice chi
si è. Quell'atto sancisce un passaggio che i più saggi fra i politici avrebbero
voluto evitare, ma che ora risulta arduo - anche se non impossibile - far
recedere. Ovvero il fatto che la questione mediorientale tende a presentarsi
come scontro tra fedi. Un aspetto che rischia di essere vero anche qui. È uno
scenario - e qui sta il terzo motivo - che è richiamato anche da chi qui pensa
che quelle scene abbiano profanato il proprio spazio sacro e che dunque, prima
ancora di procedere a qualsiasi decisione politica, si tratti di restaurare
l'ordine violato. Si potrebbe dire, dunque, che lo spazio della politica si sta
restringendo. Avanzano le linee del confronto identitario, e in queste linee
così come qualcuno sta spingendo per l'Islam politico, da noi altri e
specularmente ritengono che sia necessario ritrovare e mettere in campo
un'identità cattolica ritenuta debole o "remissiva". È un tema che
non riguarda solo il confronto con l'Islam. Dentro la reazione aspra di
Avvenire in questi giorni alle inchieste aperte dal Secolo XIX c'è anche
questo. Al di là di questo e nello specifico, è significativa l'occasione con
cui si sancisce questo passaggio. Tutta la questione del diritto al proprio
spazio identitario non avviene infatti sull'onda di un'emozione discriminativa
(come fu, per esempio, tre anni fa durante la rivolta delle banlieues
parigine), ma apparentemente su una questione di rivendicazione politica. È la
questione palestinese ad aver innescato questo meccanismo. E proprio per questo
sono ancor più significativi gli ultimi due motivi che da sabato modificano il
quadro dell'umore politico nel nostro Paese. Il quarto motivo di novità,
infatti, è segnato dall'annullamento della dimensione politica della questione
palestinese nel momento in cui essa viene assimilata come questione islamica.
Di fatto, la questione politica palestinese così come l'abbiamo discussa,
analizzata, e tematizzata dal
( da "Giornale.it, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'
La rivista
"Popoli", mensile dei gesuiti, ospita nell'ultimo numero un intervento
del rabbino di Venezia, Elia Enrico Richetti, il quale - spiegando i motivi per
i quali l'assemblea rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non aderire alla
giornata dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale - critica non
soltanto la decisione del Papa di liberalizzare il messale antico ma anche
alcune sue recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla
lettera-prefazione di Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera,
"Perché dobbiamo dirci cristiani"). Critica la nuova versione della
preghiera del Venerdì santo contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di
proprio pugno dopo le proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di
Gerusalemme. E afferma che così facendo si cancellano cinquant'anni di storia
della Chiesa. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) » (1 votes, average: 5 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jan 09 Il Papa ai neocatecumenali
Questo pomeriggio il Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella
basilica di San Piero. Ecco un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a
Roma, quarant'anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi
si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non
benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di
evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni?
Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che
tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate
dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita
cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma e l'itinerario di riscoperta del
Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della
fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione
degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i
Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede
segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete
all'evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate
per recare l'annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Scritto in Varie Commenti
( 276 ) » (10 votes, average: 4.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 09Jan 09 La radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa
Ieri Benedetto XVI ha incontrato il corpo diplomatico accreditato presso la
Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle
emergenze che preoccupano il Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi
sull'argomento. Un paragrafo importante è stato
dedicato alla situazione di Gaza. Parlando della Terrasanta, «dove, in questi
giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense
sofferenze alle popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in
corso «complica ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra
israeliani e palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo
intero». Ha ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la
violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va
condannata fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della
comunità internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in
vigore» per «ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per
rilanciare «i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e
all'uso delle armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni
sono programmate in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi
escano vincitori non i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in
occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti
della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con
determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma
indispensabile riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa
Sede, sarà possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di
quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte
le popolazioni coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del
discorso, che aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella
spirituale: ad esempio quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle
persecuzioni contro i cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra
anche nel mondo occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani
più poveri sono i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 87 ) »
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Maritain: "Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il
quotidiano "Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante
anticipazione di un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro
14), contenente i carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni
amici, tra i quali il filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969,
parlando dell'atteggiamento di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui:
"Quanto a Pio XII, sarebbe grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza
il suo silenzio nell'ora della persecuzione hitleriana: a Roma mi sono
informato in alto loco sulle ragioni di questo silenzio, e so che è stato dovuto solo alla paura di au mentare gravemente la
persecu zione, se avesse alzato la voce [ ]. Il Papa aveva consul tato alcune
comunità ebraiche te desche, ed è proprio questo che es se avevano risposto. [
] Il suo mo tivo è stato quello che ha ritenuto un obbligo
di coscienza, ed era un motivo profondamente umano". Qui potete leggere
l'articolo integrale sul sito del quotiando diretto da Dino Boffo. Scritto in
Varie Commenti ( 90 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di
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articolo a un amico 06Jan 09 La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu? Cari amici,
nell'augurarvi una buona festa dell'Epifania (sotto la neve, a Milano ne siamo
abbondantamente ricoperti), vorrei attirare nuovamente la vostra attenzione
sulla tragedia che si sta consumando a Gaza. Bisogna innanzitutto ricordare che
Hamas ha unilateralmente dichiarato finita la tregua e che centinaia di razzi e
colpi di mortaio sono stati sparati dalla Striscia verso i centri israeliani
più vicini. Ma bisogna anche a mio avviso ribadire che la massiccia azione
militare, i bombardamenti che uccidono centinaia di civili innocenti,
l'isolamento di Gaza che riduce alla fame la popolazione sono iniziative
sproporzionate: se distruggeranno l'attuale forza di Hamas (organizzazione che
per sua stessa ammissione Israele inizialmente finanziò in funzione
anti-Arafat), temo che finiranno per creare, allo stesso tempo, un numero
sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi per un conflitto ormai
coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e non era così al tempo
dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di Gaza è interdetta ai
giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra che non può essere
raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu? Perché Europa e Stati
Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una forza di interposizione
dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di Israele e a controllare
Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del ministro degli Esteri e
candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la quale ha sottolineato che
il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla "legittima difesa"
contro gli attacchi dei razzi, bensì sta "combattendo contro il terrorismo".
Una posizione legittimata purtroppo dalla dottrina della guerra preventiva di
George Bush, servita a giustificare di tutto, in Cecenia come in Irak (dove le
armi di distruzione di massa non c'erano, non ci sono mai state e i governi
inglese e americano lo sapevano). Benedetto XVI domenica scorsa aveva detto:
"La guerra e l'odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche
la storia più recente". Scritto in Varie Commenti ( 73 ) » (4 votes,
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( da "Giornale.it, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'
La rivista
"Popoli", mensile dei gesuiti, ospita nell'ultimo numero un
intervento del rabbino di Venezia, Elia Enrico Richetti, il quale - spiegando i
motivi per i quali l'assemblea rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non
aderire alla giornata dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale -
critica non soltanto la decisione del Papa di liberalizzare il messale antico
ma anche alcune sue recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla
lettera-prefazione di Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera,
"Perché dobbiamo dirci cristiani"). Critica la nuova versione della
preghiera del Venerdì santo contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di
proprio pugno dopo le proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di
Gerusalemme. E afferma che così facendo si cancellano cinquant'anni di storia
della Chiesa. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) » (1 votes, average: 5 out of 5)
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Questo pomeriggio il Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella
basilica di San Piero. Ecco un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a
Roma, quarant'anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi
si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non
benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di
evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni?
Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che
tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate
dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita
cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma e l'itinerario di riscoperta del
Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della
fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione
degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i
Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede
segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete
all'evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate
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Ieri Benedetto XVI ha incontrato il corpo diplomatico accreditato presso la
Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle
emergenze che preoccupano il Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi
sull'argomento. Un paragrafo importante è stato
dedicato alla situazione di Gaza. Parlando della Terrasanta, «dove, in questi
giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense
sofferenze alle popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in
corso «complica ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra
israeliani e palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo
intero». Ha ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la
violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va
condannata fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della
comunità internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in
vigore» per «ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per
rilanciare «i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e
all'uso delle armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni
sono programmate in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi
escano vincitori non i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in
occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti
della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con
determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma
indispensabile riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa
Sede, sarà possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di
quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte
le popolazioni coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del
discorso, che aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella
spirituale: ad esempio quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle
persecuzioni contro i cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra
anche nel mondo occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani
più poveri sono i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 87 ) »
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Maritain: "Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il
quotidiano "Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante
anticipazione di un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro
14), contenente i carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni
amici, tra i quali il filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969,
parlando dell'atteggiamento di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui:
"Quanto a Pio XII, sarebbe grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza
il suo silenzio nell'ora della persecuzione hitleriana: a Roma mi sono informato
in alto loco sulle ragioni di questo silenzio, e so che è stato
dovuto solo alla paura di au mentare gravemente la persecu zione, se avesse
alzato la voce [ ]. Il Papa aveva consul tato alcune comunità ebraiche te
desche, ed è proprio questo che es se avevano risposto. [ ] Il suo mo tivo è stato quello che ha ritenuto un obbligo di coscienza, ed era
un motivo profondamente umano". Qui potete leggere l'articolo integrale
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09 La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu? Cari amici, nell'augurarvi una buona festa
dell'Epifania (sotto la neve, a Milano ne siamo abbondantamente ricoperti),
vorrei attirare nuovamente la vostra attenzione sulla tragedia che si sta
consumando a Gaza. Bisogna innanzitutto ricordare che Hamas ha unilateralmente
dichiarato finita la tregua e che centinaia di razzi e colpi di mortaio sono
stati sparati dalla Striscia verso i centri israeliani più vicini. Ma bisogna
anche a mio avviso ribadire che la massiccia azione militare, i bombardamenti
che uccidono centinaia di civili innocenti, l'isolamento di Gaza che riduce
alla fame la popolazione sono iniziative sproporzionate: se distruggeranno
l'attuale forza di Hamas (organizzazione che per sua stessa ammissione Israele
inizialmente finanziò in funzione anti-Arafat), temo che finiranno per creare,
allo stesso tempo, un numero sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi
per un conflitto ormai coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e
non era così al tempo dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di
Gaza è interdetta ai giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra
che non può essere raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu?
Perché Europa e Stati Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una
forza di interposizione dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di
Israele e a controllare Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del
ministro degli Esteri e candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la
quale ha sottolineato che il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla
"legittima difesa" contro gli attacchi dei razzi, bensì sta
"combattendo contro il terrorismo". Una posizione legittimata
purtroppo dalla dottrina della guerra preventiva di George Bush, servita a
giustificare di tutto, in Cecenia come in Irak (dove le armi di distruzione di
massa non c'erano, non ci sono mai state e i governi inglese e americano lo
sapevano). Benedetto XVI domenica scorsa aveva detto: "La guerra e l'odio
non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più
recente". Scritto in Varie Commenti ( 73 ) » (4 votes, average: 4 out of
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( da "Foglio, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Laicita'
14 gennaio 2009 Il
grande silenzio laico/2 Per capire cosa è successo a Milano
pensate a Sharon sulla Spianata delle moschee Per cercare di capire il senso
delle manifestazioni islamiche che a sostegno di Hamas si sono concluse con
raduni di preghiera davanti al Duomo di Milano e alla basilica di San Petronio
a Bologna può essere utile considerare il senso che gli islamici attribuiscono
alla inviolabilità dei luoghi sacri. Quando Ariel Sharon, allora
candidato del Likud alla guida del governo israeliano, si inoltrò sulla
Spianata delle moschee per una “passeggiata” che intendeva ribadire che anche
quell?area faceva parte della capitale israeliana, l?emozione e la collera dei
credenti fu sfruttata dalla leadership palestinese per dare il via alla seconda
intifada. La decisione di “occupare” simbolicamente le piazze prospicenti a due
delle più celebri cattedrali italiane, letta sotto questo profilo, ha
indubbiamente il senso di una sfida e di una provocazione. Il diritto degli
islamici di esercitare il loro diritto e la loro libertà di culto, che nessuno
mette in discussione e che è stato perfino sostenuto
dalla cattedra ambrosiana con toni che ad alcuni sono parsi eccessivi, non
c?entra proprio niente. Non c?entra nemmeno il diritto delle religioni a
partecipare al discorso pubblico, rifiutando di farsi rinchiudere in un recinto
puramente coscienziale. La chiesa italiana, che rivendica questo diritto
costituzionale, non si è mai sognata di indire sessioni di preghiera davanti
alle sedi consacrate ad altre religioni, almeno negli ultimi decenni. Anche
quando, molti anni fa, una conferenza eucaristica cattolica fu convocata
proprio a Luserna San Giovanni, località a maggioranza valdese, la sede della
manifestazione fu collocata a debita distanza dalle sedi del culto evangelico.
Non è l?espressione pubblica della fede islamica a preoccupare, ma l?esatto
contrario, la strumentalizzazione della fede al servizio di una causa politica,
e per giunta di una politica di odio, con l?aggravante della provocazione nei
confronti delle sedi e quindi dei simboli di un?altra religione. L?assoluta
mancanza di reciprocità, sulla quale si tende a sorvolare, non è un elemento
secondario, è al contrario l?espressione moderna di un?idea di espansione
dell?islam affidata alla forza e non alla persuasione, un elemento della
tradizione al quale si aggrappano gli estremisti per predicare la guerra santa
contro Israele e contro l?occidente. Leggi Dopo dieci anni di sorrisini, quella
piazza ha dimostrato cosa diavolo è l?Eurabia di Camillo Langone di Sergio
Soave
( da "Secolo XIX, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Gasparri-Vincenzi,
scontrosui bus della discordia pubblicità choc In campo gli avvocati per decidere
se autorizzare le scritte atee genova. L'ultima parola passa all'ufficio legale
della concessionaria di pubblicità per l'Amt. Toccherà agli avvocati dare un
parere, vincolante per la IgpDecaux, sulla pubblicità commissionata dall'Unione
degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar), per due bus di Genova. I
legali decideranno se ammettere o cassare la scritta - «La cattiva notizia è
che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno» - che fa discutere
mezza Italia. Neppure campagne pubblicitarie pressanti e shoccanti erano mai
state decise dall'ufficio legale delle concessionarie di pubblicità. Il compito
spetta agli esperti interni alle agenzie. Che stavolta alzano le braccia:
eccessivo il vespaio sollevato dai due ateo-bus. Conferma Marco Fabiani,
responsabile tecnico della IgpDecaux, incaricato di vagliare le campagne:
«Stavolta, mi astengo. La IgpDecaux ha passato tutto al nostro ufficio legale.
Decideranno loro. Qui c'è in ballo qualcosa di talmente pesante...». Dato che
alla IgpDecaux non sono ancora arrivati gli ottomila euro che la campagna
sarebbe costata alla Uaar, non ci sarà da restituire nulla. A meno che non
vengano chiesti i danni. «Siamo noi a doverli chiedere alla Uaar - sbotta Marco
Fabiani - Con tutta la pubblicità gratis, che si sono fatti... Ammesso che non
sia stata addirittura un'operazione pilotata». Circostanza già smentita da
Silvano Vergoli, responsabile genovese della Uaar, decisa «a non recedere dalla
campagna pubblicitaria». Anche se dato il polverone suscitato da quello che
avrebbe dovuto essere - il 4 febbraio - il debutto nazionale a Genova, non sarà
facilissimo per la Uaar trovare altre aziende trasporti italiane disposte a
rischiare analoghi fuochi d'artificio politici. Una querelle dalla quale si
sfila il sindacato Filt-Cgil e guardata con perplessità da Ugl, dopo la
minaccia di Faisa-Cisal: «Gli autisti non saliranno su quei bus». Sciabolate a
distanza tra Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, il sindaco Marta
Vincenzi. Martedì, Gasparri aveva invitato Amt ad «affittare gli stessi spazi,
scrivendo ciò che si ha diritto di pensare sul sindaco». Ieri, Marta Vincenzi
gli ha mandato a dire: «Se il livello di chi ci governa a Roma è questo,
capisco che sia difficile affrontare temi, come questo, che prevedano quanto
meno la lettura dei libri base della filosofia. Regalerei volentieri a Gasparri
una piccola biblioteca sulla filosofia di base, mentre il regalo più grande che
può farmi lui è non intervenire nella vita sociale di Genova. Non spetta a me
dire sì o no ai bus con la pubblicità degli atei, ma neppure censurare chi non
offende nessuno». Spiegando: «La linea del Comune è difendere democrazia e
laicità in una città con una forte presenza della Chiesa e di personalità
intelligenti come il cardinale Bagnasco. Non il laicismo. La pubblicità degli atei è
senza dubbio una provocazione, ma non è riferita a nessuna religione
particolare, né Cristo, né Buddha, né Allah. Perciòè importante difendere la
libertà di espressione». Un paio d'ore dopo, finita la votazione sul
"Pacchetto sicurezza", la risposta di Gasparri: «Non dev'essere certo
il sindaco a darmi il permesso di parlare. So che lei era preside, ma io
ero a capo degli studenti che quei presidi li contestavano. C'è libertà di
pensiero, anche per me. Ma questa pubblicità, mi pare singolare. Specie in una
situazione in cui i musulmani fanno preghiere come minaccia politica. Certo -
prosegue Gasparri - non siamo in uno Stato confessionale, però ci vuole maggior
rispetto». E chiosa: «Marta Vincenzi non mi deve dare la pagella. Da preside,
si occupi piuttosto delle mense scolastiche. O apra una scuola guida per
Burlando». Querelle finita o seguono nuove puntate? patrizia albanese
albanese@ilsecolo 15/01/2009 ' 15/01/2009 bottae rispostaL'onorevole legga qualche
libro di filosofia e non intervenga nella vita sociale di Genova marta
vincenzisindaco di Genova 15/01/2009
( da "Secolo XIX, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Le vie della
pubblicitànon sono infinite Maurizio Ferraris L'idea di affiggere dei manifesti
con su scritto che Dio non esiste mi pare non meno bizzarra che quella di
scrivere "Dio c'è" sui cavalcavia delle autostrade, una frase
misteriosa e che mi ha sempre incuriosito. In effetti, scrivere che Dio non
c'è, e non in una controversia teologica o filosofica, ma sulla fiancata di un
autobus, è una strana iniziativa. Chi non ci crede, non ha certo bisogno di
sentirselo ripetere da una pubblicità, e chi ci crede difficilmente cambierà
parere, perché sarà anche vero che gli esseri umani sono creduloni, e in
particolare schiavi della pubblicità, ma certo non sino a questo punto. Il
testo completo del manifesto italiano suona: "La cattiva notizia è che Dio
non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno". Quello inglese e
quello spagnolo recitavano invece "Probabilmente Dio non esiste. Smettila
di preoccuparti e goditi la vita". In modi diversi, anche se più esplicito
in quello spagnolo e in quello inglese, si insiste sul fatto che una volta che
si sia scoperto che Dio non esiste si può incominciare a godersi la vita. Ora,
io mi auguro che i credenti, in civiltà evolute, non concepiscano Dio come
qualcuno che si frappone alla realizzazione dei loro desideri. Non credo
insomma che lo considerino come un maestro di scuola d'altri tempi o come un
poliziotto, quello al massimo lo credevano i nichilisti di Dostoevskij, che, in
una Russia zarista arretrata e spiritata, dichiaravano che "se Dio è
morto, tutto è possibile". No, per le persone civili, se Dio non esiste
non cambia niente, quanto al comportamento pubblico, che è governato dalla
coscienza e dalle leggi. Tra l'altro, ci sono moltissimi studi che dimostrano che
le persone religiose sono più felici, cioè, in effetti, si godono di più la
vita. Tuttavia, voglio sperare che nessuno decida di credere semplicemente per
godersi la vita (può magari decidere di fingere di credere, ma questo è tutto
un altro paio di maniche). Ora, se questo è vero, è anche altamente
implausibile che uno decida di credere che Dio non esiste solo per godersi la
vita. È anzi plausibile (e sperabile) che se uno non crede in Dio, o smette di
crederci, abbandonando le promesse di felicità ultraterrene e magari le
consolazioni e le solidarietà terrene, è per l'ottima e più che sufficiente
ragione che non crede che Dio esista. Per quanto poi riguarda la versione
italiana, sarebbe facile osservare che se qualcuno non ha bisogno di Dio, certo
sapere che non esiste non è una buona notizia, ma, al massimo, una curiosità
scientifica o erudita, anche se non è una grande novità, visto che circola da
un pezzo. Ma se viceversa qualcuno, per un qualunque motivo, ha bisogno di Dio,
sapere che non esiste resta una pessima notizia anche se la pubblicità vuole
convincerlo del contrario. Ma, appunto, perché fare delle pubblicità sulla
inesistenza di Dio? Mi immagino già che ci sarà chi incomincerà a parlare di un
laicismo aggressivo e irrispettoso nei confronti della
Chiesa. Il punto è però che anche solo dieci anni fa un
manifesto del genere sarebbe stato impensabile, e non per colpa dei laici. La fede era considerata,
come è giusto che sia, una questione privata, che andava incontro a severe
sconfitte quando pretendeva di interferire nella vita pubblica, come,
esemplarmente, era avvenuto nel 1974 con il referendum sul divorzio. E
sarebbe apparso a giusto titolo insensato prendere posizione sulle convinzioni
private di qualcuno. Adesso, purtroppo, le cose sono cambiate, e la Chiesa
cattolica, entrando in scena - anzi, scendendo in campo - potentemente in
questioni pubbliche e politiche, ha creato questa situazione conflittuale. Una
situazione in cui iniziative come queste trovano una ragion d'essere, nel
quadro di quello che - quantomeno per la Spagna e per l'Italia -è uno scontro
eminentemente politico, pubblico e pubblicitario, da ambo le parti. Uno scontro
in cui, per ciò che riguarda quest'ultima iniziativa, non si fa tanto caso alla
circostanza che, nella fattispecie, a essere coinvolte nella questione
dell'inesistenza di Dio non sono soltanto le religioni cristiane, ma tutte le
religioni teistiche, e anche dei possibili teisti non religiosi. Con l'unica
esclusione possibile dei panteisti, che alla frase "Dio non esiste"
risponderanno "ma va là", mostrando l'autobus, la strada, le case e
tutto il resto; e dei politeisti, che chiederanno "a quale Dio in
particolare ti riferisci?" 15/01/2009 conflittoLa Chiesa cattolica,
intervenendo potentemente su temi pubblici, ha creato una situazione
conflittuale 15/01/2009 fede e societàSolo dieci anni fa la fede era una
questione privata, quando interferiva nella vita pubblica veniva sconfitta
severamente 15/01/2009
( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 33 - Esteri
Nel 1989 il fratello abdicò pur di non siglare la norma che autorizzava
l´aborto ANDREA BONANNI BRUXELLES dal nostro inviato L´Osservatore Romano ha
violentemente attaccato martedì il cattolicissimo re
Alberto II del Belgio. Ma ieri, sulla stampa belga, non c´era traccia della
notizia. Bisognerebbe forse partire da questo episodio per capire chi è Alberto
Felice Umberto Teodoro Cristiano Eugenio Maria del Belgio, sesto sovrano nella
storia del Paese, e quale ruolo svolge per tenere unito uno stato
che, senza la monarchia, si sarebbe smembrato già da tempo. L´ira del Papa
contro Alberto II è motivata dal fatto che il sovrano ha firmato una legge
approvata all´unanimità dal parlamento federale. La norma rende accessibile
alla ricerca scientifica e alla medicina tutto il «materiale umano» costituito
da embrioni, feti e cellule staminali. Certamente non era nel potere del re
opporsi alla volontà del Parlamento. Ma l´Osservatore Romano ricorda come, nel
1989, il fratello di Alberto, Baldovino, avesse abdicato per due giorni
piuttosto che firmare una legge sull´aborto che egli considerava contraria alla
propria coscienza. Il gesto valse a Baldovino, e a quello che venne considerato
il suo rigore morale, una generale simpatia. Ma erano altri tempi. Alberto del
Belgio, si sa, è un re convintamente cattolico nonostante il suo passato da
gaudente che gli ha dato anche una figlia illegittima (o forse proprio per
questo). Ma è anche un re prudente. E, forse avvertito dalla disavventura del
nipote, forse per propria intima convinzione, si è ben guardato dal ripetere il
«gran rifiuto» di Baldovino. Del resto questo sovrano settantacinquenne, salito
inaspettatamente al trono sedici anni fa dopo l´improvvisa morte del fratello,
ha rinnovato con discrezione ma con fermezza l´immagine bigotta e moralista
della monarchia belga, tuttora impersonata dalla vedova di Baldovino, la
spagnola Fabiola. Non è stata un´operazione facile. Al momento della morte,
dopo quarantadue anni di regno, Baldovino era estremamente popolare ed
estremamente potente. Di Alberto, invece, si sapeva poco al di là del suo
tempestoso menage con la bella moglie Paola Ruffo di Calabria, del suo gusto
per le moto, le auto veloci, le belle donne, le grandi feste e la vita dorata.
In realtà, stando alle volontà di Baldovino, Alberto non avrebbe dovuto nemmeno
salire al trono. L´erede designato era il figlio di Alberto, Filippo, che
Baldovino e Fabiola, senza prole, avevano cresciuto come un figlio con
l´intenzione di prepararlo a regnare. Ma la personalità di Filippo era, e
rimane, a dir poco controversa. Dopo la morte improvvisa di Baldovino, il
governo belga interferì apertamente nella successione e, dichiarando Filippo
«non ancora maturo per il trono», passò lo scettro ad Alberto. Con uno stile
morbido e poco appariscente, il nuovo re cominciò subito a dare una sterzata
alla monarchia. Un anno dopo l´incoronazione firmò la legge che trasformava il
Belgio in stato federale. Si è spesso pronunciato
contro ogni forma di razzismo e xenofobia. Ha sempre rifiutato di ricevere a
corte gli esponenti dell´estrema destra fiamminga. Il suo stile si è imposto
gradatamente. Ma oggi non c´è dubbio che il re sia benvoluto sia dai fiamminghi
sia dai valloni. Anche in campo etico, Alberto II non ha esitato a firmare sia
la legge sull´eutanasia sia quella che autorizza il matrimonio tra omosessuali:
altre due tra le numerose bestie nere della Chiesa cattolica. L´attacco contro
di lui, lanciato prima dalla conferenza episcopale belga e rinforzato dal
Vaticano, ha dunque colto qualcuno di sorpresa. Perché ora e non prima? ci si
chiede. La risposta potrebbe avere più a vedere con la politica che con la
morale. Alberto II è in precarie condizioni di salute, che gli rendono
difficile, o quantomeno molto gravoso, assolvere alle sue funzioni
protocollari. Nei pettegolezzi di corte ripresi dalla stampa belga, l´idea di
una abdicazione in favore di Filippo si fa sempre più strada. Ma l´erede, che
ha già detto apertamente e poco elegantemente di sentirsi pronto per il trono,
è inviso a molti. I politici lo considerano incompetente, prepotente, e troppo
interventista. Le Fiandre non lo amano, i laici ritengono
che Filippo abbia ereditato gli atteggiamenti bigotti e rigidi dello zio,
piuttosto che l´apertura mentale del padre. Proprio questo, osserva qualcuno,
potrebbe spiegare l´improvvisa antipatia del Vaticano per re Alberto II.
L´attacco dei vescovi, insomma, avrebbe lo scopo di accelerarne l´abdicazione,
riportando sul trono del Belgio un re ligio agli ordini del Papa.
( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 16 - Cronaca
Ateo-bus, la rivolta degli autisti "No alla scritta, obiezione di
guida" Genova, ma i sindacati si dividono. Polemica Vincenzi-Gasparri La
Faisa-Cisal conta 900 iscritti tra i 1700 lavoratori dell´azienda DONATELLA
ALFONSO GENOVA - Contro "l´ateobus" arrivano gli obiettori di guida,
pardon di coscienza. Il sindacato confederale Faisa-Cisal, che conta 900
iscritti tra i 1700 autisti dell´Amt, l´azienda di trasporto pubblico di
Genova, è pronto a sostenere i lavoratori che, facendo riferimento alle proprie
convinzioni religiose e di coscienza, rifiutassero di mettersi alla guida dei
due bus che, almeno nelle intenzioni dell´Uaar, l´unione degli atei, agnostici
e razionalisti, dovrebbero percorrere le strade di Genova dal 4 febbraio e per
un mese intero, portando sulle fiancate lo slogan «La cattiva notizia è che Dio
non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno». «Alcuni colleghi hanno
espresso dei dubbi, ma come sindacato ci sembra fuori luogo una scritta del
genere, che tocca le coscienze non solo dei cattolici. Perciò se qualcuno si
rifiuterà di salire su questo bus, noi lo appoggeremo» spiega Mauro Nolaschi,
segretario ligure della Faisa. La discussione teologica divide le sigle
sindacali in maniera bipartisan: non solo la Cgil, ma anche l´Ugl, alzano le
spalle. «Ci sono problemi concreti dei lavoratori e del mondo, di cui
occuparsi» ribatte gelido Guido Fassio della Filt Cgil, mentre Serafino Carloni
dell´Ugl la butta sul pragmatico: la pubblicità porta soldi all´azienda, e
questo servirà anche al personale. Bruno Sessarego, presidente di Amt, obietta:
«Nei regolamenti aziendali non c´è traccia dell´obiezione di coscienza. Potremo
riformularli, ma per il momento non abbiamo preso alcuna decisione. Aspettiamo
anche che la concessionaria di pubblicità veda i bozzetti della campagna,
lunedì prossimo: saranno loro, in base al codice di autodisciplina
pubblicitaria, a dire se sia accettabile o meno». Dal canto suo Marta Vincenzi,
sindaco a capo di una coalizione di centrosinistra, conferma: nessuna censura.
«La linea del Comune di Genova è difendere democrazia e laicità in una città
con una forte presenza della Chiesa e di personalità intelligenti come il
cardinale Bagnasco; non il laicismo. La pubblicità degli atei è senza dubbio una provocazione, ma
non è riferita a nessuna religione particolare, né Cristo, né Buddha, né Allah.
Perciò è importante difendere la libertà di espressione; noi lo facciamo
ospitando il Papa e dicendo sì anche al Gay Pride come alla costruzione della
moschea». E a Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di An che
l´aveva attaccata, ribatte: «Regalerei volentieri a Gasparri una piccola
biblioteca sulla filosofia di base, mentre il regalo più grande che può farmi
lui è non intervenire nella vita sociale di Genova. Non spetta a me dire sì o
no ai bus con la pubblicità degli atei, ma neppure censurare chi non offende
nessuno». Dura replica di Gasparri, che forse teme un "lancio" di
libri filosofici: «Non accetto le minacce della Vincenzi e le comunico che
presto mi recherò a Genova per esprimere l´indignazione della gran parte degli
italiani per questa pessima iniziativa che lei cerca di difendere con argomentazioni
pseudo filosofiche scadenti come la sue persona». E mentre tace ancora il
cardinale Bagnasco in pellegrinaggio a Fatima, il segretario generale dell´Uaar
Raffaele Carcano gongola. «Abbiamo raggiunto quasi 8000 euro di donazioni, il
costo della campagna; pensiamo di estenderla. Se verrà bloccata, ci dovranno
spiegare perché si può dire che Dio esiste e non il contrario...».
( da "Giornale.it, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 13 del 2009-01-15
pagina 0 Burleigh: "Attenti all?imperialismo dell?Islam" di Aridea
Fezzi Price Lo studioso britannico ripercorre la storia del terrorismo moderno e
condanna la tolleranza multiculturale della sinistra liberal: "La
preghiera in piazza Duomo è un?invasione egemonica dello spazio cristiano"
Londra - Il multiculturalismo? «è pernicioso: e la tolleranza multiculturale
delle società europee aiuta i terroristi», afferma lo storico britannico
Michael Burleigh nel suo recente libro Blood and rage: A Cultural history of
terrorism (Harper Press, pagg. 546, sterline 25), sottolineando come «la
tolleranza multiculturale sia una costruzione della sinistra liberal,
un?ideologia che riduce l?identità individuale, che è sempre complessa, a un
unico elemento: la condizione di vittima». Subito tradotto in molte lingue, ma
curiosamente non ancora in italiano, Blood and rage (Sangue e rabbia) è
un?indagine approfondita che ripercorre la storia del terrorismo moderno, le
attività nazionaliste e separatiste, le campagne terroristiche che hanno
accompagnato i processi di decolonizzazione, i movimenti ideologicamente
ispirati come la banda Baader Meinhof o le Brigate rosse, la cui attività
emerge effimera rispetto ai gruppi nazionalisti Eta e Ira a loro volta
eclissati dalla violenza jihadista. Un?indagine approfondita mirata a
demistificare il liberal nonsense che ostacola la nostra capacità di affrontare
efficacemente il problema del terrorismo che domina oggi la nostra vita. A
dispetto dell?accoglienza prevedibilmente glaciale da parte degli accademici di
sinistra, il libro è stato citato come testo esemplare
da Lord Guthrie, capo delle forze armate britanniche, e raccomandato per i
corsi di addestramento dal capo del controterrorismo Peter Clarke, mentre in
America ha suscitato l?interesse del Pentagono. Sarebbe comunque un errore
etichettare Michael Burleigh come un semplice apologo della destra. Lui si
definisce un «conservatore realista, scettico nei confronti dei “neocon”, ma
indignato dall?antiamericanismo della sinistra europea». Avversario implacabile
del politicamente corretto, lo storico ce l?ha soprattutto con quel relativismo
annacquato che informa l?atteggiamento di molta parte della sinistra nei
confronti del terrorismo. «Non ha senso parlare della guerra al terrorismo
islamico come di uno scontro di civiltà - dice -: la distinzione è fra civiltà
e caos. Non c?è mai giustificazione alla violenza». Così ci spiega nella sua
casa di Londra a sud del Tamigi, di ritorno dal fortunato lancio in Spagna del
suo saggio. Cinquant?anni o poco più, polemico e combattivo, è facile intuire
la sua rabbia repressa dietro la pacata sicurezza dello storico di razza, forte
di anni di ricerca e di docenza negli atenei più autorevoli, Oxford, Cardiff,
Stanford, premiato in Inghilterra e in Germania per il suo importante studio
sul Terzo Reich (tradotto in Italia da Rizzoli nel 2003). E che cosa pensa
dell?attuale invasione da parte degli arabi musulmani del sagrato del duomo di
Milano, un?area cristiana e cattolica, in protesta alla situazione di Gaza? «Ho
seguito il tentativo di boicottaggio e le preghiere di massa a Milano. Mi fa
piacere che i vostri sindacati hanno condannato il boicottaggio visto che gli
ebrei italiani non possono certo essere ritenuti responsabili per le azioni del
governo israeliano. In quanto alle preghiere di massa, le bandirei poiché
costituiscono un?invasione dello spazio cattolico: un?ulteriore manifestazione insomma
dell?“imperialismo territoriale” dell?Islam “suprematista”. Sono pienamente
d?accordo con la posizione dura del sindaco di Milano, e certamente del governo
del primo ministro Berlusconi nel suo insieme. Almeno capiscono che non abbiamo
bisogno di una guerra civile nelle nostre strade. A Londra abbiamo folle
musulmane isteriche con cartelli con scritte “Death to Juices” (sic) - non
riescono neanche a scrivere correttamente “Jews” (ebrei) - che interrompono la
vita della gente comune e assalgono negozi a Kensington. Nel frattempo, i
musulmani “moderati” hanno minacciato il nostro governo che ci sarà ancora
dell?altro terrorismo se i “Brits” non alterano la loro politica estera. Poiché
il governo ha condannato la reazione “sproporzionata” di Israele non vedo cosa
possano volere di più, forse un?alleanza con Hamas?». Nel suo libro lei
definisce il terrorismo una tattica e non una strategia. Una tattica qualche
volta politicamente efficace? «è una tattica nel senso che è un continuum di
attività mirate a provocare indiscriminatamente vittime civili per sollecitare
i governi a cambiare politica. Certamente fra i gruppi dei vari movimenti
terroristici laici o etno-nazionalisti e i vari tipi di terrorismo marxista,
quelli che hanno una lunga storia, come l?Ira e l?Eta, possono vantare un
qualche successo. Ma dagli anni Sessanta il baricentro si è spostato sulla religione, e questo ha cambiato le cose». Lei
tratteggia un ritratto del terrorista islamico calcato soprattutto
sull?individuo, guidato da un sentimento perverso di altruismo, inebriato
dall?eccitazione, senza alcuna vera conoscenza dell?Islam. «L?ideologia che
muove questi terroristi è importante ma non bisogna trascurare l?aspetto
psicopatologico del loro agire. Sono individui che provengono da ambienti moralmente
squallidi, con nessuna preparazione teologica o umanistica, che hanno assorbito
un sacco di slogan vagamente connessi all?Islam, trovati in rete o ascoltati
dai predicatori radicali, che poi collegano a qualche ingiustizia subita dai
musulmani ma che non spetta alla violenza risolvere. Ho seguito molto da vicino
una lunga serie di processi contro gli islamici militanti in Gran Bretagna. Non
si trattava mai di persone sofisticate, ma di individui prevalentemente
stupidi, alla fine motivati solo da un odio puro e semplice per l?occidente,
per la società in cui vivono e nella quale sono disadattati». Martin Amis
afferma che è la nostra ideologia occidentalista a indebolire la nostra
percezione del problema dell?islamismo militante. Nel suo libro lei parla di
inettitudine dei governi e della responsabilità della politica liberal...
«Abbiamo le mani legate dalla disastrosa ideologia del multiculturalismo,
adottata come alternativa al marxismo leninismo quando questi entravano in
coma. Un?ideologia nefasta, che divide la gente in tribù in base a identità
particolari, i negri, i gay, e così via, senza tener conto delle differenze
individuali. Le tribù diventano comunità con dei leader autoproclamati che non
riflettono alcunché ma rafforzano una visione monolitica della comunità
portando avanti un discorso vittimista, e i governi si trovano a dover gestire
le tribù attraverso queste leadership radicali. Poi si finisce col credere di
risolvere tutto con la cosmetica del politicamente corretto. In Inghilterra i
terroristi oggi bisogna chiamarli “terroristi antislamici” per non offendere i
musulmani, perché secondo il governo i terroristi non hanno niente a che fare
con l?islam». I terroristi contano sull?effetto moltiplicatore della
pubblicità. L?uso sapiente che fanno della strumentazione mediatica non
potrebbe diventare anche un?arma per il controterrorismo? «Con i nostri
notiziari a getto continuo aggiungiamo delle marce in più alla già
sofisticatissima propaganda dei terroristi. Solo riciclando costantemente le
medesime immagini si contribuisce a pubblicizzare il successo di esplosioni e
stragi. Così come è altrettanto grave diffondere notizie prive di analisi
critica, con la scusa che si tratta di una cultura aliena alla nostra. Ma i
media potrebbero riscattarsi screditando Al Qaida che come dicono alcuni
dirigenti della comunità moderata è vista come una “marca” pubblicitaria
globale. I musulmani moderati vorrebbero adottare delle strategie contrarie che
pubblicizzino Al Qaida come una marca fallimentare invece che di successo». Lei
sostiene che sul piano pragmatico occorre una polizia ben agguerrita e
preparata per affrontare concretamente il terrorismo di oggi. E sul piano
politico? «Non sono un sostenitore acritico dell?occidente. L?occidente oggi si
trova di fronte un dilemma fondamentale: come gestire i rapporti con quei
governi autoritari e profondamente corrotti del Medio Oriente che si dichiarano
impegnati a far la guerra al terrorismo, e che in nome di questo approfittano
per compiere nei loro Paesi ogni sorta di repressione. Aiutandoli contro il
terrorismo noi finiamo per fare il loro gioco. Ma siamo pigri, preferiamo
mandar giù la propaganda... Dovremmo innanzitutto eliminare le ovvie
contraddizioni della nostra politica estera, smetterla di chiudere gli occhi
sui governi autoritari come l?Arabia Saudita solo perché ci serve il loro
petrolio, o inneggiare ad Hamas come si è fatto finora dimenticando il terrore
che Hamas semina fra chi non sta ai loro ordini. In società polarizzate fra
autocrati e islamisti c?è molta gente ragionevole nel mezzo che attende di
potersi esprimere politicamente...». Lei afferma che si dovrebbe incoraggiare
un?ortodossia moderata, aprire un vero dialogo culturale studiando i loro
classici e divulgando nelle lingue dell?Islam i nostri... «Innanzitutto non
bisogna cercare di arabizzare l?Islam, benché la lingua del Corano sia l?arabo.
Ma dare più attenzione alle vaste comunità musulmane nel mondo, in India,
Indonesia, Malesia, in Turchia, non deformate dalle patologie del Medio Oriente
dove ci sono una ventina di conflitti in atto. Sentire le loro voci invece di
lasciare che gli elementi peggiori del medio Oriente dominino costantemente il
dibattito. Anche in Nord Africa ci sono molte differenze: l?idea di Sarkozy di
una Unione mediterranea è molto astuta, il principio è eccellente, perché
propone misure pratiche. è più importante, a me sembra, di tutti quei dialoghi
interreligiosi che altro non sono che turismo di alta classe con le solite
facce. Forse perché sono un vecchio empirico conservatore». © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Repubblica, La" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 40 - Cultura
A proposito dell´intervento di Vito Mancuso IL SEME E IL FRUTTO DELLA CHIESA Il
teologo non sa bene come costruire una "religione civile"
LUIGIAMICONE Caro Direttore, Papa Montini parlava della Chiesa cattolica
(dunque dei cattolici) come «entità etnica sui generis». Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI sono sulla stessa lunghezza d´onda. Insomma, il cattolicesimo non
è universale in quanto cessa di essere particolare. è vero esattamente il
contrario: la pretesa universale del cattolicesimo si fonda sul "non
negoziabile" particolare della fede nella persona di Gesù Cristo. Il
"seme". Il socialismo, "questo cristianesimo dall´esterno",
come lo definì il grande teologo ortodosso Olivier Clement, è stato invece
l´ultimo grande tentativo di costruire quella "religione civile"
auspicata, come frutto nel "marcire del seme", da Vito Mancuso. E
sono ormai ricorrenti questi inviti, più o meno stringenti, a mettere il
cattolicesimo al servizio di una "buona causa". Da destra (l´action
francaise di Maurras) e da sinistra (la chiesa patriottica di Mao). è sempre
stato in nome di un nobile fine sociale che si è chiesto ai cattolici di
rinunciare alla propria identità. Mancuso, oggi, ci offre una versione
aggiornata, che potremmo definire pragmatica, mediana o, per usare un
linguaggio politico, "centrista", di questa posizione. Credo però che
ci sia un difetto di schematismo nel suo ragionamento. Fin dalle premesse.
Secondo le quali, semplifico il discorso, l´Italia sarebbe un paese corrotto,
non più come dicevano una volta liberali e marxisti, perché l´Italia non ha
conosciuto la riforma protestante. Ma perché, dice oggi il teologo, in Italia
manca un legame, una "religione" che sappia mixare gli elementi di tradizione
(la chiesa cattolica) e di progresso (laicismo), per insegnare all´individuo
il "culto" del bene comune. Cosa ci viene da osservare? In primo
luogo: Mancuso non sa bene come costruire questa "religione civile",
ma dimentica assai bene che religione, etimologicamente e storicamente
parlando, non è un "principio unificatore" qualsiasi. Al
contrario, era ed è un´identità religiosamente definita che produceva e produce
la tenuta, l´unità, la maestà della polis. Se paragoniamo la civiltà romana a
quella degli altri popoli, spiega per esempio Cicerone nel suo De natura
deorum, si può discutere di tutto circa il ruolo di Roma, dove essa abbia da
insegnare o dove invece essa abbia da imparare dagli altri popoli. Ma
«Religione, id est cultu deorum, multo superiores»: nella religione, cioè nel
culto degli dei, siamo di gran lunga superiore agli altri. Quanto all´America.
Anche a lasciar riposare in pace i Padri pellegrini, lo stesso Barack Obama
(che come sappiamo è salito alla Casa Bianca accompagnato da un´aura laicista e
progressista quasi messianica) ha voluto che il suo insediamento al vertice
politico del mondo venisse scandito dalla religione e benedetto dalle
preghiere. E dalle preghiere cristiane. Nonostante lo spirito corrosivo dei
tempi, basta rileggere la Costituzione americana per ricordare che l´America ha
come fondamento il cristianesimo, non un qualsiasi "oppio dei
popoli". Punto secondo. Cosa suggerisce invece Mancuso per dotare l´Italia
di quella "religione civile" che dovrebbe salvarci dalla decadenza e
inaugurare l´epoca (danese?) di una moralità nuova? Pensando anzitutto a noi
cattolici il teologo ci invita a «porre davvero la fede al servizio del
mondo� pensandosi come seme che marcisce nel campo o come lievito che
scompare nella pasta». Ecco, «fino a quando il seme vorrà preservare la sua
identità di seme senza pensarsi in funzione della pianta, verrà meno al suo
compito». Verrebbe da dire, niente di nuovo sotto il sole. Ben prima del
teologo, già agli inizi dello scorso secolo, fu il filosofo e pedagogista John
Dewey, a proporre che ogni identità si sacrificasse sull´altare di un´impresa
basata sulla "partecipazione di ogni essere umano alla formazione dei
valori sociali" e alla formazione di "un´intelligenza finale
collettiva". L´obiezione fondamentale è che non pare proprio che
l´esperienza � l´esperienza personale e storica - dimostri che il sacrificio,
la negazione o la castrazione della personalità, dell´identità, dell´io della
persona umana in vista di un "bene superiore" o di un "futuro
radioso", sia stata foriera di liberazione. Terzo, l´accusa fatta ai
cosiddetti "atei devoti" di puntellare l´ideologia usando il
cristianesimo come instrumentum regni, qui, nello schema mancusiano di
cattolicesimo che rinuncia alla propria specificità per "servire il
mondo" (e poi, quale mondo? Quello dell´individualismo e del principio di
"autodeterminazione" etico, come sul Foglio va proponendo lo stesso
autore?) diventa davvero pertinente e attuale. Quarto, come tanti intellettuali
cattolici hanno provato a fare prima di lui, Vito Mancuso sembra impegnato a
offrire il suo contributo al "suicidio assistito" di quel
"popolo sui generis" di cui parlava papa Montini. Quinto, la
suggestiva proposta socio-teologale dell´ex sacerdote di Carate Brianza e
pupillo dell´ex cardinale di Milano Carlo Maria Martini, mi pare perfettamente
omologa a quel filone ecclesiastico e intellettuale che, in nome della
democrazia, del progresso, del servizio al mondo, dal ´68 in avanti hanno
costantemente tentato di strumentalizzare il Concilio Vaticano II per
introdurre nella chiesa cattolica una visione "collegialista" (o
"socialista") minante la dottrina del primato petrino. Il mio spirito
birichino sarebbe tentato di concludere, parafrasando un Tischreden di Lutero,
che questo tipo di teologia è una teologia furba e ricca, che ha come gioco e
carte, re e principi potentissimi. L´ateo devoto è il 4 di fiori, il papa è il
6 di quadri, il Musulmano l´8 di quadri, l´Americano è il re; alla fine Dio
distribuisce il gioco, e batte il papa con Mancuso che è il suo asso.
( da "EUROPA ON-LINE" del 15-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Quando c?era lo scià
SIAVUSH RANDJBAR-DAEMI Dai quartieri persiani filomonarchici di Los Angeles
alle roccaforti del regime islamico a Teheran milioni di iraniani commemorano
oggi, con modalità del tutto diverse, un anniversario del massimo rilievo per
l?Iran. Il 16 gennaio 1979, lo scià Mohammad Reza Pahlavi entrava per l?ultima
volta nel padiglione imperiale dell?aeroporto Mehrabad di Teheran, per partire
alla volta di un esilio permanente che avrebbe spianato la strada alla presa
del potere da parte dell?ayatollah Ruhollah Khomeini. A trent?anni di distanza
? complice anche un presidente che ancora ieri proclamava che «non è possibile»
per il «regime sionista» continuare a vivere in Medio Oriente ? lo scià rimane
tuttora un protagonista controverso della politica iraniana, amato dai
nostalgici dell?era in cui la fede sciita fu messa alle
corde dal laicismo imposto
dalla corte imperiale ma odiato dagli attuali governanti, molti dei quali hanno
patito lunghi anni di prigionia durante il suo regno. I media di stato iraniani
stanno dedicando ampio risalto, in tono celebrativo, alla ricorrenza mentre il
popolo si prepara a ricordare i giorni di «sangue e di fuoco», come
furono definiti da Bahman Jalali ? uno dei fotografi che meglio immortalò gli
eventi di tre decenni fa. Istruito in un prestigioso istituto svizzero di
Gstaad e instaurato sul Trono del Pavone per ben due volte, nello spazio di una
dozzina d?anni, dalla Gran Bretagna e da altre potenze alleate, lo scià
mantenne sino all?ultimo un rapporto complesso con l?Occidente. Amato esponente
del jet-set internazionale, cultore delle lingue inglesi e francesi, che
preferiva al persiano, l?ultimo monarca iraniano non prestò allo stesso tempo
molta attenzione alla cultura politica di quell?Occidente di cui cercò, spesso
con tentativi maldestri, di forzare il progresso tecnologico su di un popolo in
gran parte analfabeta e ancorato alle proprie tradizioni islamiche. A
differenza del suo premier liberale Mohammad Mossadegh, laureatosi in
giurisprudenza in Svizzera e autore della nazionalizzazione del petrolio ai
danni della Gran Bretagna, lo scià mise in disparte qualsiasi osservanza della
Costituzione del 1906, la Magna Charta persiana che, per la prima volta in
oltre due millenni, pose limiti e vincoli ben definiti allo strapotere
dell?istituzione monarchica in seguito al colpo di stato anglo-americano
dell?agosto 1953, che spodestò Mossadegh e gli riconsegnò il trono. Da quella
data in poi Mohammad Reza Pahlavi si appoggiò sulla nuova e spietata polizia
segreta, il Savak, e un esercito che conobbe un?espansione senza precedenti,
grazie ai rapporti sempre più stretti con Washington e ad un budget militare
che raggiunse livelli stratosferici in seguito al boom petrolifero del 1973.
Convinto di aver raggiunto uno status di rilievo nel sistema politico mondiale,
lo scià si lasciò andare a smanie faraoniche, espresse in particolar modo
durante l?anniversario di Persepoli del 1971, quando i potenti di tutto il
mondo furono invitati alle celebrazioni dei 2500 anni della monarchia iraniana:
la rivelazione dei presunti legami di parentela diretti tra lo scià e Ciro il
grande e l?inizio della ?grande civiltà?, una trasformazione economico- sociale
che avrebbe dovuto equiparare l?Iran al Giappone di lì a un paio di decenni. Il
bengodi derivante dagli introiti petroliferi, che portò all?ingresso di
migliaia di operatori economici occidentali in Iran, fu però a breve termine.
Ma già a partire dal 1976, lo scià dovette fare i conti con un aumento
significativo del tasso d?inflazione e una flessione simultanea dei profitti petroliferi.
Costretto a fronteggiare un carovita senza precedenti, lo scià preferì
addossare le colpe ai bazaari e ai prezzi da loro praticati. La persecuzione
contro i mercanti tradizionalisti diede nuova linfa all?attività
dell?opposizione clericale, condotta da Ruhollah Khomeini, l?ayatollah che fu
spedito in esilio nel
( da "Stampa, La" del 16-01-2009)
Argomenti: Laicita'
IVREA SLITTA LA
DISTRIBUZIONE DELL'ULTIMO VOLUME SCRITTO DAL VESCOVO EMERITO Giallo sul libro di
Bettazzi E' stampato, ma non arriva Delusione ieri fra i lettori L'editore:
arriverà alla fine del mese IVREA Lo attendevano nelle librerie ieri. E, ieri,
decine di persone hanno chiesto ai librai della città se fosse arrivato
«Apocalisse laica (In dialogo con i lontani. Memorie e riflessioni di un
vescovo un po' laico)», l'ultimo libro di monsignor Luigi Bettazzi, pubblicato
dall'editore Aliberti. Niente da fare. Il volume, atteso con ansia da molti
lettori, ieri non è arrivato. Il motivo? «Non lo sappiamo - dice Italo
Cossavella, dell'omonima libreria in corso Cavour -, forse un errore di stampa.
La vera motivazione resta però sconosciuta». Un piccolo giallo, dunque, attorno
al libro tanto atteso di Bettazzi. Mistero che rimane anche dopo aver contattato
la casa editrice di Reggio Emilia. I responsabili sono irreperibili, al
telefono risponde una segretaria. «L'unica cosa che posso dirle - fa sapere - è
che la distribuzione slitta al 22 o, al massimo al 29 gennaio». I lettori
dovranno pazientare. «Sono decine le persone che hanno prenotato il volume -
spiega Rita Grossi - titolare della Galleria del Libro, in via Palestro - e
alle quali, per altro, non siamo riusciti a spiegare i motivi di questo
forfait». E' solo questione di tempo, poi il mistero dovrebbe essere risolto e
il volume comparire sugli scaffali. Nelle oltre 200 pagine (il prezzo è di 15
euro) il vescovo emerito di Ivrea ripercorre parte della sua vita e analizza il
mondo in cui stiamo vivendo: si parla di integralismo religioso e di valore della
religiosità, analizzando con estrema attenzione le difficoltà intrinseche nel
rapporto delle religioni con le società, con gli Stati, con la coscienza
individuale del cittadino. Figura di indubbio spessore, monsignor Bettazzi è stato il più giovane vescovo presente al Concilio Vaticano
II e protagonista della maggioranza conciliare «progressista», autore della
famosa «Lettera a Berlinguer», in cui auspicava, a metà degli Anni Settanta, un
rinnovato e fertile dialogo fra cattolici e laici, subito dopo la quale il segretario del partito
comunista proponeva pubblicamente il «compromesso storico». La Stampa, l'altro
ieri, ha anticipato alcuni passi del libro, nei quali monsignor Bettazzi
racconta uno dei momenti più delicati della sua vita, parlando del sequestro
Moro: «Mi cercò un avvocato socialista emissario di Craxi per trattare con i
brigatisti - scrive Bettazzi -. Consultai i miei superiori, che me lo
vietarono. L'avvocato mi ricontattò per farmi incontrare Curcio nel carcere di
Torino assieme a un piccolo industriale torinese, che però all'ultimo cancellò
l'appuntamento». Monsignor Bettazzi fu poi impegnato in prima persona nel
cercare di effettuare uno scambio di prigionieri, pronto a offrire sé stesso, o
altri due vescovi che si erano resi disponibili, in cambio di Moro, ma la
trattativa non ebbe luogo, stoppata dal ministro vaticano degli Affari
generali, il cardinale Giuseppe Caprio.\
( da "Giornale.it, Il" del 16-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 14 del 2009-01-16
pagina 0 Cattolici contro Zapatero: no agli spot pro preservativo di Redazione La
Confederazione nazionale cattolica dei genitori (Concapa) – che rappresenta due
milioni di famiglie spagnole - ha chiesto al ministro della Sanità il ritiro di
una campagna a favore dell?uso del condom tra i giovani Madrid – Una
spaccattura che si fa sempre più lacerante quella tra la Spagna cattolica e
quella laica. Dopo i bus atei e quelli cattolici – che
si fanno la guerra su due ruote, rispettivamente professando che “Dio non
esiste” o “Dio esiste” – dopo la battaglia sul presepe, quella sui matrimoni
omosessuali e quella sul crocifisso nelle aule, ora sono i preservativi a
dividere l?opinione pubblica ma soprattutto le istituzioni cattoliche da una
parte e il governo socialista di Zapatero dall?altra. La Confederazione
nazionale cattolica dei genitori (Concapa) – che rappresenta due milioni di
famiglie spagnole ed è radicata in Spagna dagli anni Trenta - ha chiesto al
ministro della Sanità il ritiro di una campagna a favore dell?uso del
preservativo tra i giovani. Concapa ha criticato la campagna ?Yopongocondon.org?
(?Io metto il reservativo.org?), lanciata dal governo qualche settimana fa, e
la firma di un accordo tra ministero e produttori di preservativi per ridurne
il costo. “Si presenta il preservativo come garanzia di sesso sicuro, ma la Oms
spiega che nel 14% dei casi non funziona” ha detto Olimpia Garcia, portavoce di
Concapa. La campagna è stata varata dal governo del premier socialista Josè
Luis Zapatero dopo la pubblicazione dei dati sull?aborto nel paese, che ha
rivelato un forte aumento fra le adolescenti. Secondo l?associazione cattolica,
la campagna «banalizza il sesso, presentandolo solo come piacere istantaneo,
senza fornire nessun riferimento all?amore o alla famiglia». © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "EUROPA ON-LINE" del 17-01-2009)
Argomenti: Laicita'
S C R I P T A M A N E
N T Odifreddi zittisce la Cei. Fini senza partito PANORAMIX «No alla delazione»
Lo scontro tra il governo e la Conferenza episcopale italiana sulla tassa
leghista («un balzello inaccettabile») è raccontato da tutti i quotidiani in
edicola e, da più parti, commentato in prima pagina. Non è quest?ultimo il caso
di Avvenire. Il quotidiano dei vescovi infatti dedica spazio alla notizia nelle
pagine interne ma non l?editoriale. Dall?articolo di Mimmo Muolo, però, si
possono ottenere altre utili informazioni, altrove non evidenziate a
sufficienza, sull?atteggiamento della Chiesa italiana di fronte all?offensiva
leghista. In particolare, vale la pena leggere il commento di padre Gianromano
Gnesotto, direttore dell?ufficio per la pastorale degli immigrati esteri in
Italia e dei profughi, sull?emendamento leghista in base al quale gli operatori
sanitari dovrebbero denunciare quegli immigrati irregolari che si rivolgono
alle strutture di cura: «Al personale medico non compete la delazione.
L?accesso alla salute da parte dell?immigrato non può essere limitato da alcun
tipo di segnalazione alle autorità perché è un diritto che va garantito a
tutti, senza preclusioni o invenzioni». In conclusione, l?augurio «che
l?emendamento non passi perché confligge con l?articolo 32 della Costituzione,
nel quale si parla di tutela della salute della collettività ». Interventismo e laicità Sulle prese di posizione della Cei, il
Corriere della Sera intervista Piergiorgio Odifreddi che afferma: «Intervenendo
su tutto è chiaro che il Vaticano scatena il balletto dei favorevoli e dei
contrari, ma indipendentemente dal fatto che quello che dice, come è successo
stavolta, piaccia al centrosinistra oppure no, resta la questione
fondamentale: l?interventismo della Chiesa». Insomma, «l?ingerenza è
inaccettabile anche quando le parole ci piacciono». Quella di Odifreddi non è
una posizione laica. È una posizione laicista. Perché lo spazio pubblico del
dibattito e della discussione sono aperti. A tutti. Lavoro, salute,
accoglienza, solidarietà, lotta alle povertà e al disagio, internazionalismo
sono (anche) cardini della dottrina sociale della chiesa cattolica. Lo spettro
delle questioni è ampio. Si può essere d?accordo o meno sulle diverse prese di
posizione. Ma esse sono un contributo, sempre utile, alla costruzione di un
sentire comune. O c?è chi magari vorrebbe una Chiesa cattolica arroccata e
pronta a intervenire solo sulle questioni da camera da letto come purtroppo ha
fatto nel recente passato? La battuta di Bocchino Umorismo (involontario) nelle
parole di Italo Bocchino, vicecapogruppo in quota An del Pdl alla camera,
intervistato dal Giornale. Tema della conversazione i
rapporti tra i due presidenti (Berlusconi e Fini). Alla domanda se esiste una
esigenza di Fini di «smarcarsi », Bocchino (serio) risponde: «No, solo scarsa
comunicazione tra Palazzo Chigi e Montecitorio anche se i palazzi distano pochi
metri». I colonnelli di An si stanno sciogliendo. Come neve al sole del Pdl
monarchico. Casini, la volta precedente, il partito se l?era tenuto stretto. Il
rischio per Fini è quello di ritrovarsi senza nemmeno uno straccio di partito.
Come Bertinotti, a proposito di paragoni con i predecessori sulla poltrona più
alta di Montecitorio.
( da "Repubblica, La" del 17-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Napoli
L´analisi L´egemonia tecnologica Chiesa cattolica all´avanguardia LUCIO
IACCARINO (segue dalla prima di cronaca) Tuttavia, la necessità di coinvolgere
i giovani e la spinta generazionale dei sacerdoti meno anziani ha innescato un
vero e proprio movimento spontaneo di siti internet parrocchiali. Pur non
mancando iniziative di carattere diocesano, finalizzate alla crescita di questo
circuito, più significativa è la scoperta di un moto comunicativo di base,
gestito direttamente dalla singole parrocchie che hanno un sito internet. E un
primo dato sembra rassicurarci: una volta tanto, il Mezzogiorno e la Campania
se la giocano alla pari con le parrocchie del Centro-Nord. Internet/religione
rappresenta davvero una frontiera affascinante che ha già prodotto occasioni
sacramentali in rete, confessionali virtuali, con liste di peccati abituali da
contrassegnare e per gli altri una finestra ad hoc, sempre che le colpe non
superino le 3.500 battute, cui può seguire una assoluzione telematica.
Assolutamente diversa è la prospettiva cattolica che guarda al web nel rispetto
dei vincoli canonici, rifiutando la confessioni on-line, per la necessità di
non poter prescindere dalla presenza fisica del confessionale, sebbene i
rapporti epistolari, via mail, tra parroci e credenti, hanno spesso il sapore
di momenti associabili alla confessione. Ma dalla rete è possibile scaricare
anche i testi delle omelie, con rischi di omologazione della cerimonia
religiosa compensati dalle possibilità di rafforzare i legami
interparrocchiali. Le componenti di base della Chiesa cattolica si sono
lanciate in una sfida generazionale di grande importanza, talvolta frutto della
buona volontà di singoli, più spesso esito di percorsi di evoluzione
comunicativa che rispecchiano il vitalismo delle comunità religiose. La
costruzione di un sito internet parrocchiale, oltre alle competenze tecniche
per la sua messa in rete, necessità di un rapporto diretto con le articolazioni
territoriali, pena il suo precoce invecchiamento. Mentre il parroco si occupa
dei contenuti religiosi del sito, ai fedeli spetta contornare questo messaggio
con una miriade di altri input, capaci di costruire identità collettive. Tale
innovazione comincia a forzare i confini comunitari, dando visibilità a network
inter-organizzativi, allacciando rapporti extraterritoriali, fino a raggiungere
i parrocchiani all´estero. I nodi sollevati da questo movimento di
comunicazione telematica riguardano, quindi, il complesso rapporto tra comunità
religiosa virtuale e comunità religiosa reale, tra identità territoriale e
mondo globale, tra reti corte e reti lunghe. Internet, blog, siti, social
network, a dispetto dello scetticismo della prima ora, si vanno affermando come
occasioni comunicative in grado di rafforzare le reti sociali, più che
minacciare la frequenza dei rapporti faccia a faccia. è insomma possibile
costruire capitale sociale, reti di relazioni umane virtuose, partendo dal
virtuale e approdando nel reale e viceversa, senza restare imprigionati
all´interno dei media che veicolano relazioni sociali. Il rischio che il
messaggio si appiattisca sul mezzo è sempre dietro l´angolo, ma riguarda più i
mezzi di comunicazione appartenenti a epoche precedenti, come la televisione.
Così come sarebbe impossibile prescindere dall´egemonia tecnologica, per la
funzione di protesi mentale che gli oggetti della comunicazione assolvono nel
quotidiano di ognuno di noi, dal telefonino, al palmare, al computer, alle
continue connessioni in rete. E le componenti territoriali
della Chiesa cattolica ce la mettono tutta per non restare a guardare, per
operare nel tempo presente, con uno sforzo organizzativo intenso, e di certo,
se comparate ad altre forme di partecipazione laica e politica, appaiono come
assolute avanguardie.
( da "Giornale.it, Il" del 17-01-2009)
Argomenti: Laicita'
La rivista
"Popoli", mensile dei gesuiti, ospita nell'ultimo numero un
intervento del rabbino di Venezia, Elia Enrico Richetti, il quale - spiegando i
motivi per i quali l'assemblea rabbinica italiana ha deciso quest'anno di non
aderire alla giornata dell'ebraismo promossa dalla Conferenza episcopale -
critica non soltanto la decisione del Papa di liberalizzare il messale antico
ma anche alcune sue recenti dichiarazioni (il riferimento sembra essere alla
lettera-prefazione di Benedetto XVI al recente libro di Marcello Pera,
"Perché dobbiamo dirci cristiani"). Critica la nuova versione della
preghiera del Venerdì santo contenuta nel nuovo messale - corretta dal Papa di
proprio pugno dopo le proteste dei gran rabbini aschenazita e sefardita di
Gerusalemme. E afferma che così facendo si cancellano cinquant'anni di storia
della Chiesa. Scritto in Varie Commenti ( 153 ) » (6 votes, average: 4.33 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jan 09 Il Papa ai neocatecumenali
Questo pomeriggio il Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella
basilica di San Piero. Ecco un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a
Roma, quarant'anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi
si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non
benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di
evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni?
Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che
tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate
dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita
cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma e l'itinerario di riscoperta del
Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della
fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione
degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i
Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede
segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete
all'evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate
per recare l'annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Scritto in Varie Commenti
( 366 ) » (11 votes, average: 4.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 09Jan 09 La radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa
Ieri Benedetto XVI ha incontrato il corpo diplomatico accreditato presso la
Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle
emergenze che preoccupano il Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi
sull'argomento. Un paragrafo importante è stato
dedicato alla situazione di Gaza. Parlando della Terrasanta, «dove, in questi
giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense
sofferenze alle popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in
corso «complica ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra
israeliani e palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo
intero». Ha ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la
violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va
condannata fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della
comunità internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in
vigore» per «ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per
rilanciare «i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e
all'uso delle armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni
sono programmate in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi
escano vincitori non i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in
occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti
della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con
determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma
indispensabile riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa
Sede, sarà possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di
quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte
le popolazioni coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del
discorso, che aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella
spirituale: ad esempio quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle
persecuzioni contro i cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra
anche nel mondo occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani
più poveri sono i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 91 ) »
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09
Maritain: "Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il
quotidiano "Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante
anticipazione di un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro
14), contenente i carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni
amici, tra i quali il filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969,
parlando dell'atteggiamento di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui:
"Quanto a Pio XII, sarebbe grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza
il suo silenzio nell'ora della persecuzione hitleriana: a Roma mi sono
informato in alto loco sulle ragioni di questo silenzio, e so che è stato dovuto solo alla paura di au mentare gravemente la
persecu zione, se avesse alzato la voce [ ]. Il Papa aveva consul tato alcune
comunità ebraiche te desche, ed è proprio questo che es se avevano risposto. [
] Il suo mo tivo è stato quello che ha ritenuto un
obbligo di coscienza, ed era un motivo profondamente umano". Qui potete
leggere l'articolo integrale sul sito del quotiando diretto da Dino Boffo.
Scritto in Varie Commenti ( 90 ) » (6 votes, average: 4.33 out of 5) Loading
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Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu?
Cari amici, nell'augurarvi una buona festa dell'Epifania (sotto la neve, a
Milano ne siamo abbondantamente ricoperti), vorrei attirare nuovamente la
vostra attenzione sulla tragedia che si sta consumando a Gaza. Bisogna
innanzitutto ricordare che Hamas ha unilateralmente dichiarato finita la tregua
e che centinaia di razzi e colpi di mortaio sono stati sparati dalla Striscia
verso i centri israeliani più vicini. Ma bisogna anche a mio avviso ribadire
che la massiccia azione militare, i bombardamenti che uccidono centinaia di
civili innocenti, l'isolamento di Gaza che riduce alla fame la popolazione sono
iniziative sproporzionate: se distruggeranno l'attuale forza di Hamas
(organizzazione che per sua stessa ammissione Israele inizialmente finanziò in
funzione anti-Arafat), temo che finiranno per creare, allo stesso tempo, un
numero sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi per un conflitto ormai
coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e non era così al tempo
dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di Gaza è interdetta ai
giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra che non può essere
raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu? Perché Europa e Stati
Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una forza di interposizione
dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di Israele e a controllare
Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del ministro degli Esteri e
candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la quale ha sottolineato che
il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla "legittima difesa"
contro gli attacchi dei razzi, bensì sta "combattendo contro il
terrorismo". Una posizione legittimata purtroppo dalla dottrina della
guerra preventiva di George Bush, servita a giustificare di tutto, in Cecenia
come in Irak (dove le armi di distruzione di massa non c'erano, non ci sono mai
state e i governi inglese e americano lo sapevano). Benedetto XVI domenica
scorsa aveva detto: "La guerra e l'odio non sono la soluzione dei
problemi. Lo conferma anche la storia più recente". Scritto in Varie
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articolo a un amico 04Jan
( da "Stampa, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
DIBATTITO.TEMPO DI
CRISI L'appello: tocca ai cristiani assistere i nuovi poveri Confronto sulla
Nota pastorale e la cittadinanza [FIRMA]LORENZO BORATTO CUNEO «E' il momento
per i cristiani della comunità di Cuneo di rimboccarsi le maniche, sporcarsi le
mani, offrire vera solidarietà: siamo di fronte a una crisi che porterà povertà
e degrado. Un momento difficile che non durerà pochi mesi, anche in un
territorio apparentemente "ricco" come il Cuneese». Giuseppe
Cavallotto, vescovo di Cuneo, l'altra sera al cinema don Bosco si è confrontato
con il sindaco del capoluogo Alberto Valmaggia sui temi più diversi: religione,
appartenenza, politica, città. L'incontro era programmato per discutere della
«Nota pastorale» di monsignor Cavallotto, il documento che
indica gli orientamenti della diocesi, rivolto a laici e religiosi e quest'anno
dedicato al tema della «cittadinanza». Il vescovo ha parlato di «responsabilità
sociale della chiesa», ricordando la duplice appartenenza del cristiano: alla
comunità cattolica della parrocchia e alla comunità civile della città.
Il moderatore dell'incontro Arturo D'Aniello (presidente dell'Unione ex allievi
Don Bosco di Cuneo) ha chiesto al sindaco come sia possibile conciliare scelte
politiche e amministrative con lo spirito cristiano. «Ho sempre dubbi, ogni
scelta è faticosa. Cerco di mettermi dalla parte degli ultimi quando immagino
cosa accadrà: guardare a che sta "dietro" è l'unico modo per sperare
in una società più giusta e per dare senso alle cose quotidiane». Dal pubblico
la domanda sulla situazione dello sgombero neve in città, critica in quartieri
«periferici» ma popolosi, come Donatello e San Paolo. Andrea Gallo, ex
consigliere comunale Dc, ha chiesto: «I più deboli sono anche i più anziani. Il
Comune dice di non aver soldi per ripulire le strade, ma perché non rinuncia ad
altro, ad esempio i finanziamenti alle manifestazioni sportive, e permette a
tutti di poter uscire di casa?». La replica del primo cittadino: «Oggi manca
sempre più quel senso di socialità che ci fa sentire il pubblico come
"bene comune", qualcosa di nostro e non "di altri". Fino a
pochi anni fa erano i cittadini a spalare i marciapiedi dei condomini:
dovrebbero farlo ancora oggi, è loro competenza. Si chiede e si vuole solo che
altri facciano, mai noi». Poi il vescovo ha parlato della situazione politica:
«I cristiani oggi interpretano la politica come delega e non come momento
partecipativo». «I credenti non sono solo spettatori nella società - ha detto
il sindaco, citando la nota pastorale -, ma devono saper andare oltre i confini
dei loro interessi». In apertura (un centinaio i partecipanti), monsignor
Cavallotto ha poi ricordato padre Bertaina. «Il modo barbaro con cui è stato ucciso Giuseppe è un gesto vile» ha detto il vescovo
che due giorni prima, in un incontro alla parrocchia del Cuore immacolato,
aveva ricordato la vicinanza della comunità cuneese alle due suore cuneesi
rapite, sempre in Kenya.
( da "Secolo XIX, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Per grazia ricevuta
stop all'"ateobus" Pierfranco Pellizzetti A vicenda conclusa, con l'abiura
galileiana dell'agenzia che cura le affissioni mobili di Amt, possiamo dirlo:
l'intera vicenda degli "ateobus"è stata una vera e propria sagra
della sciocchezza. Gli autisti che minacciavano "l'obiezione di
coscienza", i turbamenti annunciati di viaggiatori solitamente frettolosi,
d'improvviso diventati teologi da concilio di Nicea o Calcedonia, ma anche le
provocazioni chiassose cui si è consacrata l'associazione promotrice della
tentata affissione mobile non brillano certo per lucidità. A partire dalla sua
denominazione, che unisce termini sostanzialmente antitetici quali
"ateo" (cioè chi prende particolarmente a cuore la questione del
divino) e "agnostico" (cioè chi di tale questione se ne infischia).
Un'associazione che si è segnalata a suo tempo per un'altra iniziativa
peregrina come quella dello "sbattezzo", che finisce per dare estrema
importanza a un rito destinato a restare inerte nella misura in cui il diretto
interessato non gli attribuisce rilevanza. D'altro canto il diritto costituzionale
alla libera espressione non prevede deroghe nei casi di accertata labilità. O
in materia di creanza e buon gusto. L'affermazione che "Dio non
esiste" lede le convinzioni di qualcuno? Di molti? E perché non tenere in
debito conto come tutta l'iconografia cattolica tridentina potrebbe indurre
effetti devastanti ben più gravi su personalità sensibili? Del resto i
propugnatori della tesi contraria all'inesistenza di Dio non ci hanno dilettato
con le loro capacità argomentative. In sostanza: "Dio esiste? perché
esiste". Ma quale dio? Il "deus sive natura" caro a Baruch
Spinoza, ossia "la potenza inconsapevole" di Bertrand Russell, oppure
il Dio-persona, magari con barba fluente quale ce lo rappresenta Michelangelo
nella Cappella Sistina? L'intera vicenda è l'ennesima riprova della rozzezza
estrema con cui è in corso lo strombazzato "ritorno di Dio", in un
Paese ormai largamente secolarizzato quanto culturalmente devastato dalla colonizzazione consumistica. Alla totale insegna
dell'oscurantismo. Cui sparute minoranze si contrappongono con frizzi e lazzi,
non con un pensiero alto e robusto. Mentre va costituendosi una sorta di
"Santa Alleanza dei benpensanti", che imbarca tutti i propugnatori
della Restaurazione possessiva (i fondamentalisti della "roba"). Papisti come presunti laici. Anche a scapito delle loro antiche
identità. Lo pensavo venerdì scorso assistendo alla rimpatriata di antichi
militanti del Pli, oggi per lo più seduti sullo strapuntino offerto da Silvio
Berlusconi, che consente loro di proseguire in carriere politiche personali di
assai scarsa rilevanza generale. Un consesso entusiasmato dall'annuncio
che nel sedicente Partito delle Libertà stava realizzandosi l'incontro tra la
cultura liberale e quella cattolica. Ma il Pli non era anticlericale (almeno
nella sua cospicua componente massonica?). Di questi tempi conta solo che si
crei, grazie a tali sciocchezzai di cultura politica, una maggioranza in grado
di sostenere gli attuali equilibri per interi lustri. Contro i cui effetti
perversi dovrebbe metterci in guardia un maestro di pensiero liberale quale
Alexis de Tocqueville. Chiamasi dittatura della maggioranza, di cui a Genova
abbiamo visto un bell'esempio nella vicenda "ateobus". Magari a danno
di minoranze altrettanto sciocchine. Pierfranco Pellizzetti (pellizzetti@
fastwebnet.it) è opinionista di Micromega. 18/01/2009
( da "Riformista, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Paternalismo sudista
e giusto meridionalismo In modo efficace e importante, l'altro giorno da Reggio
Calabria, il Capo dello Stato ha ricordato che il problema maggiore del nostro
Paese resta il Mezzogiorno. Lo ha fatto, Napolitano, con parole fin troppo
chiare: «C'è stata, non si può nasconderlo, una drammatica caduta del grado di
attenzione da parte di tutte le forze rappresentative del Paese verso la realtà
del Mezzogiorno e verso il tema del rapporto tra Mezzogiorno e sviluppo nazionale».
Il presidente della Repubblica ha parlato durante un convegno accademico e si è
soffermato anche su un altro versante, quello degli squilibri tra la sponda
nord e la sponda sud del Mediterraneo. Di qui un altro severo richiamo all'uso
dei fondi della politica di coesione dell'Unione europea: «Dovrebbero avere un
carattere addizionale e non sostitutivo» degli investimenti ordinari. Insomma,
Napolitano ha rilanciato una nuova stagione di genuino meridionalismo, ben
altra cosa dal sudismo paternalitisco berlusconiano, intervenendo da una delle
regioni più disastrate d'Italia, la Calabria. E in questo contesto due sono le
preoccupazioni che assillano il Colle. La prima riguarda «il dovere di
solidarietà tra Nord e Sud, che è garanzia costituzionale dell'unità
nazionale». Come non cogliere tra le righe un riferimento al federalismo spinto
e unilaterale che la Lega vorrebbe imporre al Paese? Poi Napolitano ha citato
più di una volta quello che è il suo cruccio maggiore: un Mezzogiorno che non
si limiti solo alla denuncia ma sappia autocorreggersi e innovarsi grazie alle
sue classi dirigenti. Qui è Rodi e qui bisogna saltare. Sul Mezzogiorno hanno
fallito sia la Prima Repubblica sia la Seconda, almeno sinora. Dalla Dc a Forza
Italia, dal Pci al Pd sono state provate ricette anche opposte ma tutti i
partiti alla fine sono rimasti prigionieri del loro gestionismo e finanche
della questione morale. Il risultato è lo sfascio cui abbiamo assistito in
questi anni e che è ben lontano da una soluzione. La spazzatura in Campania, la
sanità in Sicilia, l'uso dei fondi europei, la commistione tra politica e mafia
in Calabria che ha portato all'omicidio Fortugno, il dramma della
disoccupazione: sono solo alcuni dei tanti esempi che si potrebbero fare. Oggi
in Italia esiste ancora una questione meridionale, purtroppo. E l'appello di
Napolitano alla forza del meridionalismo storico riporta alla mente quel passo
su Napoli del viaggio italiano di Guido Piovene, quando lo scrittore incontra
Francesco Chinchino Compagna, autentico riformista laico
che del meridionalismo fece una missione di vita. A Piovene, Compagna spiega
come la cultura cattolica della Dc e quella marxista del Pci abbiano avuto come
fine convergente quello di generare semi e semi di assistenzialismo. È passato
mezzo secolo da quel colloquio tra Piovene e Compagna, e oggi a vedere i
risultati prodotti anche dal centrosinistra nel Mezzogiorno non si può
non rimanere colpiti dal valore di quella analisi. Il Sud ha bisogno davvero di
voltare pagina, al di là delle inchieste giudiziarie che incombono sugli
amministratori locali. Il Capo dello Stato ci ha avvertiti. 18/01/2009
( da "Riformista, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Anche l'Opus sul bus
ateo «per vedere dove va» PIPPO CORIGLIANO. Il portavoce dell'Opera, attaccata
in passato dal libro di Dan Brown, commenta la campagna di Londra, Barcellona e
Genova. di Paolo Rodari Alla fine la concessionaria pubblicitaria IGPDecaux ha
bloccato tutto per motivi deontologici. Eppure i "bus atei" - così li
hanno battezzati -, ovvero alcuni autobus che avrebbero dovuto girare per
Genova con sul retro scritto «La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella
buona è che non ne hai bisogno», fanno ancora parlare di sé. È stata l'Unione
degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) a decidere di lanciare la
campagna nella città sede della diocesi governata dal presidente dei vescovi
italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, in scia a quanto già è stato fatto in Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti e
Australia. E a Genova, come nelle altre parti del mondo, le polemiche non sono
mancate. Come deve reagire la Chiesa? Occorre rispondere per le rime oppure
lasciar fare che tanto tutto scorre e tutto passa? Pippo Corigliano, portavoce
dell'Opus Dei, ha una sua idea. Lui, che è riuscito a ribaltare un attacco
durissimo nei confronti dell'Opera - parliamo delle accuse contro l'Opus
riportate nel libro di Dan Brown Il Codice da Vinci - in un'occasione per far
conoscere meglio e a più gente cosa davvero sia l'Opus, pensa che «non serva
rispondere scendendo sullo stesso piano di chi attacca». «Anche perché - dice -
in fondo questa iniziativa induce la gente a pensare a Dio e al bisogno che
l'uomo ha di Dio: il vero pericolo è il sonno dell'anima, non pensare».
Corigliano, come commenta questa bizzarra campagna pubblicitaria? Ho imparato
da san Josemaría, fondatore dell'Opus Dei, che i "cattivi" non
esistono. Queste persone probabilmente sono mosse da un atteggiamento culturale
che ha la radice remota nel rifiuto di Dio, che è proprio dell'uomo fin
dall'origine, come ci ricorda la Bibbia. Per venire ai nostri tempi, basta risalire alla radice del pensiero laico come si è formato
in Francia alla fine del Settecento. Per Rousseau, ad esempio, la felicità,
assieme all'avvenire radioso dell'umanità intera, ha il punto di partenza nel
buon selvaggio. L'uomo allo stato di natura con i suoi istinti e la sua semplicità. Il male
è rappresentato dalla morale costrittiva e dalle complicazioni create dalla
Chiesa. Secondo il suo pensiero, il futuro radioso si raggiungerà soltanto
abbattendo la Chiesa, le sue istituzioni e il suo modo di pensare. Così si
spiega l'impeto quasi missionario con cui si attacca tuttora la Chiesa
cattolica, come se fosse l'unico impedimento per la felicità futura. Lo stesso
atteggiamento è maturato nei paesi protestanti. Lì la secolarizzazione, diffusa
soprattutto dai media, più che attaccare la Chiesa attacca l'idea stessa di
Dio. Naturalmente la realtà è ben diversa. L'unica garanzia della felicità è
sapersi figlio di Dio, di un Dio Padre. E il buon selvaggio non esiste. Non
siamo buoni, selvaggi o no: abbiamo bisogno dell'aiuto di Dio e di un po'
d'impegno. La Chiesa cattolica secondo lei dovrebbe reagire? La Chiesa ha
reagito soprattutto con Giovanni Paolo II. Davanti al mondo sempre più
secolarizzato Wojtyla ha offerto l'esempio non solo di un buon Papa e di un
buon vescovo ma di un vero cristiano come i tempi attuali esigono: aperto,
sportivo, colto, affettuoso, allegro, affamato di verità. Benedetto XVI
continua questo lavoro soprattutto a livello intellettuale, non a caso le prime
due encicliche sono sull'amore e sulla speranza. E poi non dimentichiamo che
Chiesa è tutto il popolo di Dio. Anche i laici. E in questo tempo stanno
fiorendo tante istituzioni e realtà che si occupano di formare laici che
sappiano dimostrare con la vita la bellezza della fede in Gesù. La reazione
giusta non è senz'altro scrivere sugli autobus uno slogan opposto. Piuttosto
c'è da considerare che quest'iniziativa ottiene l'effetto contrario a quello
proposto. Induce la gente a pensare a Dio e al bisogno che l'uomo ha di Dio. Il
vero pericolo è il sonno dell'anima: non pensare. Come avete risposto voi a Dan
Brown? Abbiamo utilizzato l'interesse per l'Opus Dei che Il Codice da Vinci
suscitava. Da sempre abbiamo tentato di spiegar bene sui media lo spirito
dell'Opera ma c'era disinteresse. I media sono, per loro natura, sensibili solo
alla politica, all'economia e ad argomenti leggeri. Dan Brown ha acceso un
riflettore sull'Opus Dei e noi siamo stati ben contenti di aprire le porte ai
giornalisti e di illustrare la bellezza di questo messaggio di santità nella
vita quotidiana e nel lavoro ordinario. Chi oggi si occupa di comunicazione ha
potuto verificare che la miglior comunicazione nei nostri tempi è la
testimonianza diretta, personale, di ciò che si vive. Se incontrasse uno dei
responsabili dell'Uaar, cosa gli direbbe? Cercherei di conoscerlo e capirlo.
Chi è lontano da Dio soffre. E la professione di ateismo può essere anche un
grido d'aiuto, una speranza di essersi sbagliati. E se si trovasse alla fermata
dell'autobus e ne arrivasse uno "ateo" cosa farebbe? Salirebbe?
Certo. Perché è l'autobus stesso che mi induce a chiedermi: dove vado? E questa
domanda può acquistare un senso profondo, grazie a quella stupida scritta.
Perché la fede oggi dà così tanto fastidio? Perché un'ideologia è rimasta. È l'ideologia
dei desideri che si trasformano in diritti. È un'onda culturale che non vuole
argini e vuole dilagare seminando distruzione. La Chiesa è forse l'unica
istituzione che offre resistenza perché difende l'uomo in quanto tale. Gesù non
ha parlato delle cellule staminali eppure la Chiesa deve oggi difendere la
vita, il matrimonio, l'educazione dei figli, la salute contro la droga, che
sono dei beni di tutti non solo dei cristiani. Per chi si lascia impregnare da
questa moda culturale la Chiesa è un ostacolo odioso. Ma, se quest'ideologia
vincesse, tutto il vivere civile sarebbe compromesso. Basti pensare alla crisi
economica attuale, che nasce dalla voglia smodata e illecita di guadagno. Nel
suo libro "Un lavoro soprannaturale. La mia vita nell'Opus Dei" viene
fuori un'immagine dell'Opus diversa da quella sovente tratteggiata sui media.
Perché secondo lei media spesso dipingono l'Opus come una setta, un gruppo di
potere? L'ideologia di cui si parlava non vede di buon occhio la Chiesa,
figuriamoci un'istituzione della Chiesa che svolge il suo apostolato nella
società civile! Così succede che sul conto dell'Opera non solo si dicono
sciocchezze ma si dice, alle volte, il contrario della verità. La verità è che
l'Opera viene a rimarcare la distinzione fra fede e politica e fra fede e
affari. Un'istituzione che si occupa di fede non può anzi non deve occuparsi di
politica ed economia. Spetta ai singoli coniugare l'"io" e svolgere
una politica umana e affari corretti, senza coinvolgere la Chiesa nelle proprie
vicende personali. Lavorare nella Chiesa nel settore comunicazione non è
facile. Come si deve trattare coi giornalisti? Ha qualche trucco? Spesso il
giornalista è inserito in un sistema che è di per sé orientato in modo
contrario alla fede. Perciò è importante conoscersi, riflettere e fare il
possibile perché l'informazione sia più profonda e veritiera e andare così
prudentemente controcorrente. L'Italia è un paese ricco di umanità e anche i
giornalisti lo sono. In secondo luogo più che parlare occorre testimoniare la
fede. Gesù disse ai primi discepoli «venite e vedete». Non fece un comizio.
Così noi diciamo: «Venite e vedete». Questi sono "i trucchi".
18/01/2009
( da "Unita, L'" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
«Atto doveroso e
gesto di carità rispettare la sua volontà» Quella di Eluana non è vita, non lo
è da 17 anni. E chiedere che si rispetti la sua volontà è un atto doveroso dal
punto di vista civico, ma anche un gesto di carità. Ecco perché ho aderito
all'appello», spiega Anna Alberigo, cattolica di area Pd. Nella lista dei 323
politici e intellettuali che hanno scritto al presidente dell'Emilia-Romagna
perché offrisse ospitalità ad Eluana Englaro, infatti, compare anche la sua
firma. Sul caso il Vaticano si è espresso chiaramente, dicendo che staccare il
sondino equivale a un «omicidio». «Non condivido affatto questa affermazione.
Il Vaticano è molto lontano dal mio concetto di fede. Spesso la gerarchia
ecclesiastica non rispecchia il pensiero dei cattolici».
Perché ha firmato la petizione? «Perché penso che quella di Eluana non sia vita
e che potrebbe configurarsi l'accanimento terapeutico. La medicina ha fatto
passi da gigante e ci sono macchine sofisticate che tengono in vita anche chi è
morto. Ora tocca alla Chiesa evolversi verso posizioni più aperte». Non
condivide la rigidità della Chiesa sulle questioni etiche? «No. Tempo fa, con
il Concilio Vaticano II, aveva intrapreso una strada coraggiosa, che l'aveva
avvicinata al popolo di Dio. Ora, invece, c'è di nuovo molta distanza. Se la
Chiesa fosse più disposta a discutere di certe questioni, che spesso sono
trattate come dogmi, la gente si avvicinerebbe di nuovo». Pensa che sia
possibile, per un cattolico, avere un approccio laico su
questioni come quella di Eluana? «Io mi sforzo di averlo, ma è difficile,
soprattutto in Italia. All'estero è diverso, ma qui il Vaticano influisce molto
sulle coscienze». L'art. 32 della Costituzione recita: «Nessuno può essere
obbligato ad un determinato trattamento sanitario». «Sono d'accordo. E
questo rafforza la sentenza della Cassazione e l'atteggiamento civico di
appoggio al padre di Eluana contenuto nel nostro appello». ELISABETTA PAGANI
( da "Repubblica, La" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina
XV - Napoli Le vie dei cattolici e dei laici SAMUELE CIAMBRIELLO P
rendo spunto dal recente articolo di Giovanni Laino, pubblicato su questa
pagine. Da cattolico, ma anche da sostenitore della necessaria separazione tra
fede personale e etica pubblica, vorrei formulare un´osservazione semplice ma
essenziale. La
parola se non è accompagnata dall´azione di per sé non vale nulla. Ecco perché
sarebbe impensabile che la Chiesa possa smuovere le coscienze se in prima
persona non pratica precetti e comportamenti che chiede agli uomini di seguire.
E, naturalmente, la solidarietà si esercita nell´offrire servizi e interventi a
chi ne ha bisogno. Certo l´assistenza, il welfare, dovrebbe essere un compito
innanzitutto delle istituzioni, ma di fronte ad evidenti bisogni e ad
altrettanta evidente incapacità a dare ad essi risposta, è inevitabile che la
Chiesa si proponga in prima persona di intervenire. La chiesa non è solo carità
e con la sua presenza nei territori, come antenna sociale, vede i nuovi bisogni
e svolge azione di denuncia. Ma non è solo un vuoto quello che si copre. è
anche il modo migliore per trovare, nella pratica quotidiana, in quella cosa
bellissima che è l´impegno sociale, un punto di incontro tra laici e cattolici. Vorrei che ci fossero più incontri ed iniziative
di ricerca sul modo di vivere da cristiani nel mondo e nelle chiese. Nella
nostra regione ci sono esperienze sociali ed ecclesiali ispirate dal Vangelo e
dai valori democratici, mai abituate alla povertà, alle diseguaglianze e alle
ingiustizie. Vivo la passione per la Chiesa e la preoccupazione per un clima
nel quale è debole la ricerca del dialogo e spesso confuso o trascurato il
ruolo e la specificità dei laici. Certo, come anche altri hanno osservato, in
questo clima di sfiducia generale, la figura del cardinale Sepe si impone
all´attenzione dell´opinione pubblica e posso immaginare che per chi è laico
ciò sia una difficoltà. I laici sono meno visibili che in passato, non tanto
perché schiacciati dal protagonismo del nostro Pastore, ma perché ripiegati nel
loro privato. Molti hanno saltato lo steccato dei partiti, senza trovare
alternative, e si sentono liberi da vincoli di identità e di appartenenza. Ma
penso il dinamismo della Chiesa e del cardinale Sepe non sia la causa
dell´immobilismo della società civile napoletana, ma, che anzi, il loro esempio
possa essere solo uno stimolo. Laino citava diverse parrocchie e comunità
ecclesiali che sono segno di coraggio e di risveglio. Quotidianamente tocco con
mano molte realtà evolute, silenziose che operano nelle nostre periferie a
sostegno dei deboli. La parola non basta, ci vogliono azioni. Occorre costruire
spazi per un laboratorio avanzato di laicità dove siano di casa singole azioni,
opzioni di coscienza, nuova grammatica ed etica della convivenza. Bisogna
guardare più a fondo nel tessuto sociale dove non mancano figure sacerdotali e
laicali, più o meno note, impegnate nelle varie forme dell´operosità sociale e cattolici senza distintivi nelle professioni, nella politica
e nelle istituzioni. E ci vuole qualcosa che unifichi e dia coesione (o anima)
a queste testimonianze. Per chi crede questa è la democrazia dei cristiani. Noi
fedeli dobbiamo quotidianamente partire dall´etica del nostro ruolo. Non
vorrei, parafrasando il titolo di un bellissimo libro dello storico Fulvio De
Giorgi, che il nostro laicato sia il brutto anatroccolo con diverse piaghe:
carenza di un´adeguata spiritualità, della libertà di parola nelle comunità
ecclesiali, della dignità fraterna. Alla fine anche da noi, pur attraverso tante
difficoltà, il laicato cattolico potrà diventare davvero un cigno bellissimo,
non per vanità o visibilità ma perché strumento vivo di una Chiesa
"sorella e serva" di tutti gli uomini.
( da "Corriere della Sera" del 18-01-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-01-18 num: - pag: 20 categoria:
REDAZIONALE Il governatore e il sindaco Errani e Cofferati: il governo non
interferisca porte aperte in Emilia DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA — Non ci sono
novità. E se anche ci fossero non ci sarebbero. L'Emilia Romagna abbassa i
ponti levatoi. «La famiglia non ci ha fatto nessuna richiesta e non c'è stato nessun contatto con loro ». Giovanni Bissoni è
assessore alla Salute dell'Emilia-Romagna. E mai come ora si sente addosso gli
occhi di quella parte dell'Italia che, sul calvario di Eluana, piange, si
divide, strumentalizza. «Nessuna novità», ripete. Evitando di dire il resto. E
cioè che, se anche ci fosse stato il contatto con la
famiglia Englaro, ora che pure Udine ha chiuso la porta, da lui non uscirebbe
una parola. Figuriamoci poi dal suo diretto superiore, il governatore Vasco
Errani, che nemmeno sotto tortura tornerebbe sull'argomento: «Questo è il
momento del silenzio e del rispetto», dice, sapendo che lo attendono giorni
complicati. L'Emilia-Romagna, i vertici politici e istituzionali dell'ex isola
rossa, ora firmata Pd, quello che avevano da dire, l'hanno già detto. I segnali
che volevano inviare, li hanno già inviati. Papà Beppino sa benissimo, l'ha
capito da un pezzo, che se mai decidesse di scegliere queste terre per l'ultimo
viaggio della sua sventurata figliola, non troverebbe ostacoli da parte dei
vertici della Regione. Perché mai come adesso su questa tragica vicenda
l'Emilia-Romagna dell'ex ds, ora pd, Vasco Errani, è lontana anni luce dalla
Lombardia di Formigoni e dalla Roma dei Sacconi. Il governatore emiliano non ha
giocato con le parole quando ha deciso di prendere le distanze dall'atto di
indirizzo con il quale il ministro del Welfare ha vietato alle strutture
sanitarie di staccare la spina ad Eluana: «Un atto giuridicamente ininfluente »
ha scritto in dicembre Errani per poi ribadirlo due giorni fa. Aggiungendo:
«Nel rispetto della separazione dei poteri e a fronte di una sentenza
esecutiva, la scelta del luogo di cura e di assistenza appartiene alla libera
scelta del cittadino, è tutelato dalla legge e non può essere frutto di atti
dell'autorità di governo regionali o nazionali.». Sacconi non l'ha presa bene e
ha praticamente dato del Ponzio Pilato ad Errani e a chi la pensa come lui. Che
non sono pochi comunque a Bologna. Il pensiero del sindaco Sergio Cofferati, ad
esempio, è una fotocopia di quello del governatore: «Si agisca nel rispetto
della legge e si tenga conto del dolore e delle scelte che la famiglia farà,
senza strumentalizzazioni ed evitando contese ideologiche» ha detto. E il suo
vice, Adriana Scaramuzzino, compare tra i 300 e più
firmatari di un appello che chiede alla Regione di trovare un ospedale per
Eluana: un fronte variegato di laici e gente di Chiesa, tra i quali il
politologo di sinistra Gianfranco Pasquino e la cattolica Livia Zaccagnini,
figlia dell'ex segretario dc, Benigno («al di là dell'orientamento religioso
spetta alle istituzioni portare a termine il percorso scelto dagli Englaro»).
Poi c'è l'altra Emilia, naturalmente. Allarmata all'idea che papà Englaro punti
su Bologna. Decisa a dar battaglia. «Sarebbe inaccettabile se questa sentenza
di morte venisse eseguita nella nostra Regione », mette le mani avanti Isabella
Bertolini, berlusconiana modenese. E Pierferdinando Casini, leader Udc: «Giusta
la circolare di Sacconi ». Intanto 13 dei 18 centri per malati terminali della
Regione hanno già fatto sapere, con tanto di lettera pubblica, che loro, ad
Eluana, «non toglieranno mai la vita». Gli altri, quelli che non hanno firmato,
tacciono. I centri contrari Ma 13 dei 18 centri emiliani per malati terminali
fanno sapere che a Eluana «non toglieremo mai la vita» Vasco Errani Sergio
Cofferati Francesco Alberti
( da "Corriere della Sera" del 18-01-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2009-01-18 num: - pag: 35 categoria:
REDAZIONALE Elzeviro In un libro-intervista lo scrittore si racconta VITTORIO
MESSORI: LA MIA FEDE di ARMANDO TORNO el settimo libro delle N Confessioni di
Agostino ci si imbatte in una descrizione surreale. Il santo piega la sintassi,
insegue l'impossibile. «Intravi et vidi qualicunque oculo animae meae supra
eundem oculum animae meae...»; parole che Carlo Carena (nella Pléiade, Einaudi)
ha così tradotto: «Vi entrai e scorsi con l'occhio della mia anima, per quanto
torbido fosse, sopra l'occhio medesimo della mia anima...». Agostino penetra in
sé e narra la prima intuizione di Dio Spirito. I termini implodono mentre
appare l'«immutabile luce», la verità che si confonde con l'eterno. La
conversione non è mai un atto banale. Dal mito della caverna di Platone nasce
la metafora utilizzata dal cristianesimo: il filosofo capace di liberarsi dalle
catene si con-verte, ossia si volta dalle tenebre alla luce. Forse, per tali
motivi, parafrasando quanto scrisse André Frossard in Dio esiste, io l'ho
incontrato (Sei, 1969,) la conversione altro non è che un bombardamento di
luce. O, se volessimo utilizzare le parole di Vittorio Messori (nella foto):
«Con quella Luce esplosa all'improvviso». L'espressione si legge a pagina 63
del libro-intervista che lo stesso Messori ha scritto con Andrea Tornielli.
Intitolato Perché credo (Piemme, pp. 430, e 20) è il documento di una vita, lo
specchio nel quale rivede i suoi anni, i dubbi, le domande, le spensieratezze, la Torino dove studiava con i maestri laici e progressisti, gli
incontri. Momenti e figure che, qua e là, affiorano tra le pagine come fiumi
carsici. Sotto l'incalzare di domande ben calibrate, le risposte non sono mai
apologetiche o scontate. Il Messori di oggi ricorda quanto è successo al
ventritreenne laico che fu, permeato di valori circolanti nella Torino dei
primi anni '60, mentre i nuovi guru, i sociologi, producevano a ritmo
serrato saggi sull'eclissi del Sacro: «Questo giovane — in modo del tutto
imprevisto e nemmeno cercato — è come abbagliato da una luce che lo spinge
irresistibilmente a varcare una soglia, al di là della quale c'è un mondo
"altro". Un mondo dove l'invisibile si fa visibile, e sul quale regna
Colui che è adorato come Salvatore e Rivelatore da quei cristiani, da quei cattolici verso i quali quel giovanotto nutriva sino ad
allora estraneità e diffidenza. Nel caso più benevolo, curiosità, come
superstiti credenti di un complesso di miti anacronistici » (p. 71). Si
aggiungano riferimenti, citazioni, letture non banali. Inutile stilarne l'elenco,
osserviamo soltanto che Pascal fece comprendere a Messori la dinamica della
fede e gli fornì «il più efficace bagaglio di prove». Ammette: «Sono un
pascaliant convinto e grato, eppure sono incapace di capire la sua gloria
maggiore, quella di scienziato» (p. 134). Dopo le grane giovanili con la
matematica, l'autore salda i conti con chi scrisse i Pensieri, l'opera più
forte della filosofia moderna a difesa del cristianesimo, frammenti di pura
intelligenza che mai lasciano indifferenti. L'estate del 1964, allorché Messori
scopre il Vangelo, si trasforma in uno spartiacque. Lo studente che di notte
lavorava come centralinista alla Stipel e aveva nell'agenda preziosi numeri
telefonici (invidiati dagli amici) risponde ora con queste pagine — percorse da
continue riflessioni culturali — ai numerosi pamphlets che accusano di
ignoranza o di scarso comprendonio chi confessa la sua fede. Ma questa è
un'altra storia, forse un giorno ne parleremo. Per ora ci basti aggiungere che
nella luce è dolce perdersi. Recenti teorie scientifiche, che la intendono come
collante della struttura atomica, sembrano ispirate da Plotino, il tardo
filosofo greco che in taluni passi delle Enneadi la ridusse a sostanza. Ai
Padri della Chiesa sfuggiva senza requie: la evocavano per parlare di Dio e ne
erano al tempo stesso avvolti; sovente la descrivevano e, senza accorgersi, si
smarrivano in essa. Perché la luce assomiglia alla fede: ti arriva addosso e
scopri un'altra realtà. Vittorio Messori ne sa qualcosa.
( da "Giornale.it, Il" del 18-01-2009)
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n. 16 del 2009-01-18
pagina 2 la parola ai lettori sui bus «atei» di Andrea Macco 2GLI ALTRI
SCANDALI La concessionaria più saggia del sindaco La pubblicità all'ateismo non
apparirà sugli autobus di Genova per decisione della concessionaria
pubblicitaria, che è stata più saggia della scadente sindaco Vincenzi, che ha
perso una buona occasione per tacere. Ora avrà tempo per occuparsi degli
scandali che minano la credibilità della sinistra ligure. L'esito della vicenda
dimostra che avevo ragione io, dalla parte del buonsenso, e torto lei, dalla
parte dell'arroganza. La prossima volta eviti aggressioni verbali nei miei
confronti all'insegna dell'intolleranza. Una preghiera le sarà utile per farsi
perdonare. Maurizio Gasparri capogruppo Pdl Senato 2LA BUONA NOTIZIA Genova è
sotto la protezione di Maria Siete mai entrati nella Cattedrale di San Lorenzo
a guardare l'immagine esposta al centro del grande rosone della navata
centrale? L'immagine raffigura la Vergine Maria che riceve una corona. Tale
vetrata ricorda un fatto storico: il 25 marzo 1637 Genova elesse la la Vergine
Maria propria Regina, ponendosi sotto la Sua protezione. Non mi risulta che
nessuno abbia deposto tale Regina, ne'che ella abbia abdicato. Che piaccia agli
amici atei e agnostici, Genova è ancora sotto la sua protezione. Manifestare
davanti alla Curia, distribuire moduli per lo «sbattezzo», far circolare bus
con inviti all'ateismo non sono certo ciò che destituirà questo Regno i cui
principi - è noto - sono quelli del Servizio, dell'umiltà, dell'Amore.
Ricordate la polemica che era sorta un anno fa circa da parte del Comune nei
confronti della Caritas diocesana perché - l'accusa sosteneva - non si prendeva
cura dei rumeni di Begato? Le scuse delle istituzioni furono immediate perché
capirono di aver commesso un immenso errore nell'additare alla Caritas, che
lavora gratis et amore dei, una colpa che sua non è. Col solo rischio che se la
Caritas sospendesse dall'oggi al domani i suoi servizi, Genova subirebbe un
crash sociale peggiore di quello delle borse statunitensi prima di Natale. Il
numero di famiglie aiutate e raggiunte dalla Chiesa cattolica è cosi ampio
all'interno del tessuto sociale che se venisse meno si vedrebbe una bella
signora afflosciarsi a terra all'istante, la colonna vertebrale in frantumi.
Manifestare contro la Fede che permea la vita e il tessuto sociale di una città
come Genova e' manifestare contro il bene stesso di questa città. E'
manifestare contro se stessi. Simili cattive notizie Genova non può
permettersele. Deve restare solo la buona notizia di Cristo e dei Cristiani:
persone che non fanno notizia me che, in nome di Dio e della fede che hanno in
lui, si rimboccano le maniche. Ogni giorno, coi fatti, e non con slogan
pubblicitari. 2COLPE Superba nell'800 città d'avanguardia Leggo uno scritto sul
periodico della Fidas relativo alle «Scuole Vespertine» sorte a Genova nel 1897
grazie ad una iniziativa (non la sola) della Duchessa di Galliera; certo la
Genova di fine '800 era una città del «fare», che lasciava l'impronta in tante
parti del mondo (Argentina, Cile, Uruguay, California), mentre quella odierna
passerà alla storia come la città del Gay Pride, dei Bus con la pubblicità
laicista, di primati di cui non si sente alcuna necessità ed il tutto condito
dalla rassegnazione dei suoi abitanti che considerano gli eventi dell'inizio
del XXI Secolo quasi una cosa normale cui non serve opporsi ma meglio far finta
di non vedere, scansarsi e limitarsi ad un timido «mugugno» ma nulla di più.
Ora se la città a fine '800 era una città d'avanguardia ed oggi non lo è più,
ci saranno delle colpe dei politici, amministratori comunali ma la colpa
principale è dei cittadini che accettano passivamente tutto ciò che gli
amministratori gli propongono. Saluti Mario Lauro 2LA REAZIONE Dopo la rabbia,
grido: «Vergogna» La nuova pubblicità sui nostri autobus: Dio non esiste. La
pubblicità, si dice, è l'anima del commercio. Il Comune, per fare cassetta, la
utilizza anche sui mezzi di pubblico trasporto, tanté che li vediamo dipinti
con tutti i colori e con le scritte più disparate. Adesso assistiamo a un
patetico show, iniziato nella già cattolicissima Spagna. Che a far colore a
certe estrosità fosse stata per prima la Spagna di un certo Zapatero, che ha
legalizzato il matrimonio fra uomini, non ha fatto meraviglia. Infatti, questo
soggetto, per reclamizzare la sua politica, ha fatto girare i mezzi pubblici a
Madrid con questa novità. Non fa neanche meraviglia ne stupore, il vedere che
la scritta Dio non esiste è stata fatta sui nostri autobus. Ne meraviglia ne
stupore, ma solo indignazione e rabbia se si pensa non da beghino o baciapile,
ma da cattolico credente, che è nato e cresciuto lavorando sin da giovane in
questa città, dove ha pagato le tasse, come fanno tutti i nostri cittadini. Per
acquistare i mezzi che dovrebbero essere pubblici. Ora sono anche utilizzati
per farli girare a favore di certe ideologie bacate. Lavarsi la bocca col
disturbare la «libertà di pensiero», come qualche saccente ebbro di diritto,
non vale. Costringere un autista credente a condurre un autobus con questa
scritta, equivale a fare una violenza alla sua coscienza, così come avverrebbe
per i passeggeri costretti a salirvi. Farlo circolare per la città, affinché
tutti lo additino, sghignazzino o si mortifichino, significa solo e soltanto
fare della provocazione gratuita. Credo sia anche una mancanza di rispetto per certi
nostri valori, come il culto per i morti, per gli stessi cimiteri sulle cui
tombe ci fermiamo a pregare. Un pensatore potrebbe arguire che questa
provocazione si è voluto farla a Genova, dove il cardinale Bagnasco presidente
della Cei ha avuto il coraggio di prendere certe posizioni. Non voglio pensarlo
anche io. Quello che invece sottolineo è la furbizia di certuni i quali essendo
una sparuta minoranza, vogliono esistere a tutti i costi, anche mancando di
rispetto alla nostra religione a coloro che negli ospedali pregano, utilizzando
dei mezzi che devono servire al servizio per il trasporto dei cittadini. Qui
non c'è un pubblico interesse, ma solo provocazione. A che scopo il Comune il
cui impegno dovrebbe essere altro ha fatto questo? Adesso alla rabbia fa eco
una parola: «vergogna». dr. Remo Benzi 2CAMPAGNA D'ODIO La rivolta dei fedeli
blocca la pubblicità La società IGP Decaux, concessionaria responsabile degli
spazi pubblicitari sugli autobus del capoluogo ligure ha deciso di non
concedere gli spazi all'Uaar (Unione Atei Razionalisti ed Agnostici). Risulta
evidente, che tale decisione, è il frutto della grande reazione manifestata
dalla popolazione genovese; l'accoglimento di questa proposta era stato
caldeggiato dalla «sindaca» Marta Vincenzi. L'Uaar attende spiegazioni, e
chiede al comune di Genova, la revoca della concessione all'IGP Decaux.
Accogliamo con gioia questa decisione, frutto della spontanea ribellione dei
fedeli, e di quanti, alla sola luce del «buon senso», si sono opposti a questa ennesima
campagna di odio, avente come scopo, di offendere unicamente la Chiesa
Cattolica. Associazione San Michele Arcangelo 2DAI BUS AL GAY PRIDE C'è molto
Satana di questi tempi C'è molto Satana di questi tempi a Genova. Dio tace, o
forse piuttosto sono i berci di Satana a rendere indistinguibile la sua voce
nel disturbo di fondo che inquina la nostra quotidianità in questo che potrebbe
essere un angolo di paradiso, se gli uomini e le donne che vi abitano non
inclinassero in maggioranza più al male che al bene. Ho sempre pensato che una
delle prove più cogenti dell'esistenza di Dio sia la presenza tangibile e
sfacciata del Male. Parafrasando il famigerato spot degli atei, «la cattiva
notizia è che Satana esiste, quella buona è che dunque esiste anche Dio». C'è
molto Satana a Genova. Lo incontriamo nella bruttezza disumana di certa
architettura che violenta paesaggi e anime; nello sfregio portato ovunque a
muri e monumenti con scritte cariche di odio e di volgarità; nello squallore
selvatico di aiuole e giardini polverosi e abbandonati all'incuria; nella
pratica predatoria di una nuova delinquenza che scippa e rapina facilmente e
d'impulso. Per gli antichi Greci c'era un'ovvia equivalenza tra la bellezza
estetica e la bellezza morale, tra il Bello e il Buono. Nel nostro laboratorio
genovese un'intera classe dirigente mediocre, piccina e opportunista ha
completamente e colpevolmente escluso dalle sue prospettive - quel che è
peggio: dalle nostre - questi divini ingredienti, preferendo invertirne il
segno e investendo di negatività l'intero tessuto cittadino. «La bussola va
impazzita all'avventura e il calcolo dei dadi più non torna», scriveva il
genovese Montale nella Casa dei doganieri. Apri la finestra dell'informazione
su Genova e ti pare in certi momenti di osservare con sgomento una tela di
Hieronymus Bosch con le sue raccapriccianti fantasie oniriche che s'intrecciano
alla vita ordinaria: in tempi di aggressiva espansione islamica incombe la
minaccia di una moschea (benedetta dal cosiddetto Sindaco di Genova) in
parallelo alla Lanterna; davanti al Duomo di S. Lorenzo mille musulmani
recitano il Corano in odio a Israele; il giorno del Corpus Domini (13 giugno)
va in scena la sconcia kermesse del Gay pride; e fra pochi giorni due autobus
potrebbero far circolare per le vie del centro il proclama della inesistenza di
Dio. È evidente che la città si dibatte in un anti-ordine nato da una perversa
disgregazione dei valori e delle identità, cui è seguita una riaggregazione
caotica e non funzionale, di cui sono precisamente responsabili tutti gli
uomini e tutte le forze sociali e politiche che in passato hanno elaborato
questo progetto distruttivo e che adesso ne sostengono le aberranti
manifestazioni. Sono facilmente identificabili in tutte le
aree che si richiamano al materialismo, al laicismo, al terzomondismo antioccidentale. È indispensabile che l'altra
«testa» della Genova bicefala di cui si diceva, si attivi in modo urgente e
determinatissimo per invertire a 180° la direzione e far prendere alla città le
vele verso una rinnovata armonia di pensieri e di opere. Andrea Del
Ponte © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 16 del 2009-01-18
pagina 2 Quel corpo diventato l'unica vittima di uno scontro d'idee di Redazione
Verrà la morte e, solo allora, avrà i suoi occhi. Eluana è chiusa in una stanza
buia e sorda, dove tutti parlano. È questa forse la cosa più terribile. Questo
silenzio che non è silenzio, questa vita che non è vita, questa zona grigia
dove tutto si confonde: natura, destino, coscienza, padri e figli, legge e
morale, essere e non essere. Qui perfino Dio mostra agli uomini i suoi dubbi.
Il limbo deve assomigliare a qualcosa del genere, un posto dove tutti hanno
qualcosa da dire su di te e tu non sai, non vuoi, non puoi rispondere. Il limbo
di Eluana comincia diciassette anni fa. È una mattina di gennaio e la ragazza
arriva in coma profondo all'ospedale di Lecco. L'ultima cosa che ricorda è
l'incidente. I medici pensano che bisogna strapparla alla morte. Fanno di
tutto. Forse lei aveva già oltrepassato l'ultima linea, ma qualcosa la riporta
indietro. Due rianimatori fanno chiaramente capire ai genitori che in questi
casi bisogna attendere le prossime quarantotto ore. Saranno molto più lunghe.
Quel corpo non vuole morire. Gli occhi di Eluana si aprono e si chiudono
seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Non c'è
coscienza. Il suo cuore batte, il resto è sospeso nel nulla. Eluana è
prigioniera di questo lungo sonno e suo padre con lei. Lui tutore, lui con in
mano il destino della figlia, giudice senza sentenza. Cosa avresti fatto tu al
suo posto? Quello che forse fanno in molti, nel silenzio degli ospedali, dove
basta uno sguardo e un gesto di pietà. È lì che i medici e i familiari fanno i
conti con la propria coscienza, intima, senza parole, mentre la ragione cerca
pezze d'appoggio e si confronta con quel segreto che chiamano morte. Qualcuno
dice che il destino di Eluana è deragliato quando lei si è voltata indietro,
quando la medicina ha strappato un frammento di questa vita all'aldilà. Forse i
medici, quel giorno di gennaio, sono stati troppo bravi. E quelle quarantotto
ore sono diventate eterne. Ecco dopo quello che è successo. Il limbo di Eluana
si è riempito di parole. È diventato un caso, pieno di simboli, bandiere,
filosofie, religioni, battaglie politiche e giudiziarie. Eluana non era più
Eluana, ma il corpo martoriato di uno scontro ideologico. È il diritto alla
dolce morte o la sacralità della vita. È la ragione dei
laici e la fede dei cattolici. È bianco e nero, guelfo e ghibellino. È processi, carte
bollate, parlamenti, convenzioni Onu, ministri e fiaccolate. È la ricerca
disperata di una clinica dove risolvere la pratica, con Udine che dice non
possiamo rischiare, perché noi lavoriamo con la sanità pubblica e c'è il
rischio che qualcosa fra tutte queste carte ci finisca sul muso. E qui
c'è gente che lavora, bocche da sfamare: provate da un'altra parte. Magari in
questa confusione di competenze tra Stato e Regioni c'è una in Emilia.
L'odissea continua. La verità è che nessuno ha voglia di dare una risposta a
questo fardello etico. È troppo pesante. È già un terremoto di cuore e nervi
quando tocca l'individuo, il tuo prossimo, la persona che hai più cara al
mondo. È già tragedia. È già rimorso. È già dolore. Qui si tratta di dare una
risposta urbi et orbi. Prego signori, tracciate i confini della morte. Qualcuno
un giorno lo farà, perché questo uomo ultramoderno appare sempre più fragile e
delega alla legge e allo Stato ogni cosa, anche l'indirizzo preciso dell'ultima
destinazione. Sì, magari il limite verrà tracciato, ma non in questo clima di
barricate ideologiche. Sono passati diciassette anni. La foto dove lei sorride
sotto un cappello nero si è scolorita e non ha più uno sguardo. Non c'è per il
padre un lutto da sublimare, un dolore atroce ma dai contorni definiti con cui
convivere. In questa storia non c'è la parola fine. Non c'è mai un domani. È un
altro limbo, metafisico, che spaventa ancora di più chi su questa terra passa
le sue giornate, tirando avanti. E se fosse questo l'oltre che ci aspetta dopo?
Qualcosa di indefinito, senza senso, dove non stai né qua e né là, in bilico,
in attesa di qualcuno o qualcosa che dica: fiat lux. Eluana è diventato lo
specchio delle nostre paure o, ancora peggio, lo strumento inerme delle nostre
visioni del mondo. Un giorno questa notte finirà e verrà la morte. E avrà gli
occhi di Eluana. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Giornale.it, Il" del 18-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 16 del 2009-01-18
pagina 2 Eluana, quel corpo diventato l?unica vittima di uno scontro d?idee di
Vittorio Macioce Verrà la morte e, solo allora, avrà i suoi occhi. Eluana è
chiusa in una stanza buia e sorda, dove tutti parlano. è questa forse la cosa
più terribile. Questo silenzio che non è silenzio, questa vita che non è vita,
questa zona grigia dove tutto si confonde: natura, destino, coscienza, padri e
figli, legge e morale, essere e non essere. Qui perfino Dio mostra agli uomini
i suoi dubbi. Il limbo deve assomigliare a qualcosa del genere, un posto dove
tutti hanno qualcosa da dire su di te e tu non sai, non vuoi, non puoi
rispondere. Il limbo di Eluana comincia diciassette anni fa. è una mattina di
gennaio e la ragazza arriva in coma profondo all?ospedale di Lecco. L?ultima
cosa che ricorda è l?incidente. I medici pensano che bisogna strapparla alla
morte. Fanno di tutto. Forse lei aveva già oltrepassato l?ultima linea, ma
qualcosa la riporta indietro. Due rianimatori fanno chiaramente capire ai
genitori che in questi casi bisogna attendere le prossime quarantotto ore.
Saranno molto più lunghe. Quel corpo non vuole morire. Gli occhi di Eluana si
aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti
vedono. Non c?è coscienza. Il suo cuore batte, il resto è sospeso nel nulla.
Eluana è prigioniera di questo lungo sonno e suo padre con lei. Lui tutore, lui
con in mano il destino della figlia, giudice senza sentenza. Cosa avresti fatto
tu al suo posto? Quello che forse fanno in molti, nel silenzio degli ospedali,
dove basta uno sguardo e un gesto di pietà. è lì che i medici e i familiari
fanno i conti con la propria coscienza, intima, senza parole, mentre la ragione
cerca pezze d?appoggio e si confronta con quel segreto che chiamano morte.
Qualcuno dice che il destino di Eluana è deragliato quando lei si è voltata
indietro, quando la medicina ha strappato un frammento di questa vita
all?aldilà. Forse i medici, quel giorno di gennaio, sono stati troppo bravi. E
quelle quarantotto ore sono diventate eterne. Ecco dopo quello che è successo.
Il limbo di Eluana si è riempito di parole. è diventato un caso, pieno di
simboli, bandiere, filosofie, religioni, battaglie politiche e giudiziarie.
Eluana non era più Eluana, ma il corpo martoriato di uno scontro ideologico. è
il diritto alla dolce morte o la sacralità della vita. è la ragione dei laici e
la fede dei cattolici. è bianco e nero, guelfo e
ghibellino. è processi, carte bollate, parlamenti, convenzioni Onu, ministri e
fiaccolate. è la ricerca disperata di una clinica dove risolvere la pratica,
con Udine che dice non possiamo rischiare, perché noi lavoriamo con la sanità
pubblica e c?è il rischio che qualcosa fra tutte queste carte ci finisca sul
muso. E qui c?è gente che lavora, bocche da sfamare: provate da un?altra parte.
Magari in questa confusione di competenze tra Stato e Regioni c?è una in
Emilia. L?odissea continua. La verità è che nessuno ha voglia di dare una
risposta a questo fardello etico. è troppo pesante. è già un terremoto di cuore
e nervi quando tocca l?individuo, il tuo prossimo, la persona che hai più cara
al mondo. è già tragedia. è già rimorso. è già dolore. Qui si tratta di dare
una risposta urbi et orbi. Prego signori, tracciate i confini della morte.
Qualcuno un giorno lo farà, perché questo uomo ultramoderno appare sempre più
fragile e delega alla legge e allo Stato ogni cosa, anche l?indirizzo preciso
dell?ultima destinazione. Sì, magari il limite verrà tracciato, ma non in
questo clima di barricate ideologiche. Sono passati diciassette anni. La foto
dove lei sorride sotto un cappello nero si è scolorita e non ha più uno
sguardo. Non c?è per il padre un lutto da sublimare, un dolore atroce ma dai
contorni definiti con cui convivere. In questa storia non c?è la parola fine.
Non c?è mai un domani. è un altro limbo, metafisico, che spaventa ancora di più
chi su questa terra passa le sue giornate, tirando avanti. E se fosse questo
l?oltre che ci aspetta dopo? Qualcosa di indefinito, senza senso, dove non stai
né qua e né là, in bilico, in attesa di qualcuno o qualcosa che dica: fiat lux.
Eluana è diventato lo specchio delle nostre paure o, ancora peggio, lo
strumento inerme delle nostre visioni del mondo. Un giorno questa notte finirà
e verrà la morte. E avrà gli occhi di Eluana. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano