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TARTICOLI DEL 14-16 maggio
2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (22)
Proteste tra banchetti e corteo
( da "Secolo
XIX, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Rete Laica denuncia il mancato aiuto al volontariato laico e insiste: "Non sarà forse stato perché il presidente del Celivo, Stefano Tabòè anche direttore della Fondazione Auxilium di ispirazione cattolica?". Domanda girata a Tabò: "Sono tre anni che sono direttore di Auxilium, ma per tutto questo tempo le associazioni in questione hanno sempre usufruito dei nostri servizi.
Caro
Franceschini ecco cosa vorremmo ( da "Unita, L'"
del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: l'anima laica, quella cattolica. Quel "contro" che ha originato lo scatto della decisione di andare da soli era, a volte, anche su grandi e civili questioni che forse si potevano chiarire e districare e riagganciare (e in tanti, anche al vertice del Pd, anche nelle parti di sinistra rimaste chiuse fuori, sperano,
Il
fronte antiaborto benedetto dal Papa
( da "Unita,
L'" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laiche e cattoliche, siano ormai virulenti, parenti stretti e se possibile anche più feroci degli attacchi di un tempo. Tocca anche far notare che il minireferendum indetto da Giuliano Ferrara con la sua lista pazza "Aborto? No grazie", che vedeva fra i suoi capofila pezzi da novanta del Movimento per la vita e dintorni come Olimpia Tarzia e Paola Bonzi,
L'appello
della chiesa "non spegnete la speranza" - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: "i religiosi e i laici, i bambini negli ospedali, i carcerati". Alla fine, più che un "vade retro" ai ladri di speranza, il libro si rivela una esortazione agli uomini di buona volontà a non farsela rubare, il tutto poggiato su un binomio: "I valori del cristianesimo e l'identità socio-culturale di Napoli".
Sanguineti
fa il curioso "voglio capire il papa ma perché tanta polizia?" -
wanda valli ( da "Repubblica, La"
del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: intellettuale laico, vivrà la visita del papa da studioso, per cercare di capire l'impatto sul mondo cattolico e sulla città. Di Benedetto XVI pensa che in qualche modo intenda allontanarsi dall'apertura che la Chiesa volle con il Concilio Vaticano II. Un papa, ragiona il professor Sanguineti, molto diverso da Giovanni XXIII,
"se
attacca ancora la 194 rischia di ricevere dei fischi" - michela bompani
( da "Repubblica,
La" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ad urtare Mercedes Bo sono le reazioni (o il silenzio) "di politici anche cattolici che dovrebbero comunque e sempre difendere una legge dello Stato". Bo auspica però che per "legittimamente rivendicare il ruolo dello Stato laico, non si cada in tentazione di manifestazioni estemporanee di dissenso, che avrebbero ripercussioni solo negative".
"le
mie tre idee per la famiglia e le donne" - mara carfagna *
( da "Repubblica,
La" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: da ministro ho la laica consapevolezza che se partiamo discutendo sulla modifica della 194 torniamo a quelle contrapposizioni ideologiche che tutti diciamo di aver superato o di voler superare. Oggi al Paese non serve lo scontro tra guelfi e ghibellini, ma una sana e approfondita riflessione sui temi etici, sul sostegno alla famiglia,
BONCINELLI:
COSì SI RACCONTA LA SCIENZA ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anche se in Italia la scienza è accerchiata da critiche cattoliche e di cosiddetti laici. Se l'Italia scomparisse, il mondo della scienza neanche se ne accorgerebbe". Chi si avvicina alla scienza per trovare la verità è sulla buona strada? "La verità non esiste. Esiste un progressivo avvicinarsi alla verità che può avvenire solo e unicamente attraverso la ricerca scientifica"
Chi
va e chi non va alla messa di ratzinger - alberto puppo
( da "Repubblica,
La" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: neppure don Andrea Gallo che pure ha preso le distanze dagli amati ragazzi dei centri sociali e dal loro pride laico. Qualche acciacco di troppo e il peso dell'età, assicura, lo consigliano a rimanere a casa. Non rispondono alla chiamata, a ponente, neppure i domenicani di Varazze e il parroco di San Giovanni Battista, a Vado, don Nicola Lorini che non rinuncerà alla messa prefestiva.
"no,
questo non è un papa duro e poi, basta fare come de gasperi..." - wanda
valli ( da "Repubblica, La"
del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: da laico, sta alla persona interpretarlo". Il rapporto tra la chiesa e Genova è sempre stato particolare, sin dai tempi del cardinal Boetto e di Siri. E' ancora così? "Basta pensare proprio alla figura del cardinal Siri, di forte conservazione sul piano dell'ortodossia, di apertura sui problemi della società.
Addio
a tagliasco, "portatore di sogni" - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: unisce laici e cattolici, riunisce, per qualche ora, l'Università che adesso si sente smarrita senza il suo genio che insegnava "Coscienza e emozioni nell'essere umano e nella macchina", e poi Bioingegneria e Informatica medica, Vincenzo Tagliasco, ingegnere umanista, aperto alle provocazioni culturali, al dibattito,
Alla
chiesa - curzio maltese ( da "Repubblica, La"
del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Da laico riconosco e rispetto il diritto dei cattolici di intervenire e pronunciarsi come e quando vogliono sui temi etici. Ma sono anche consapevole che in questo paese la libertà di un laico è considerata inferiore a quella di un cattolico. Un laico non può offendere una persona sulla base di un pregiudizio personale,
Le
associazioni: No alla repressione
( da "Manifesto,
Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e preannuncia una possibile mobilitazione fra le associazioni, sia laiche sia cattoliche, impegnate sul fronte dell'immigrazione. "Come la pensa la destra su questi temi lo sappiamo, basta vedere la Bossi-Fini - dice Beni - ma ora sta andando oltre". Il reato di immigrazione clandestina "sarebbe un obbrobrio giuridico, è inconcepibile.
A
LEGGERE questo bel libro di Renato Coen e Federica de Sanctis (entrambi
giornalisti di ( da "Messaggero, Il"
del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e piena di sottodivisioni: laici, osservanti, rigoristi...), islamica, cristiana (e anche qui ci si articola: cattolici, ortodossi, protestanti, armeni, copti, siriaci...) è non solo la città sacra alle tre religioni rivelate, ma è anche uno straordinario misto di luoghi santi, di moderno, di antichissimo, di incontro e di scontro.
Tv
laica? La fa Augias discutendo di spiritualità
( da "Liberazione"
del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Nello studio di Augias passano indistintamente la cattolica Binetti come il laico impenitente Odifreddi, Giulietto Chiesa e la sua inchiesta sull'11 settembre 2001 come Uto Ughi che racconta la sua esperienza d'artista. E su tutti aleggia l'obbligo dell'argomentazione, della necessità di andare a fondo e individuare il vulnus della questione in esame.
Papa
Benedetto XVI in Liguriaun abbraccio lungo due giorni
( da "Secolo
XIX, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: con il Papa seduto tra il segretario di Stato Bertone e il presidente della Cei Bagnasco. Ovvero il passato e il presente della curia genovese, ma anche i vertici della Chiesa di Roma. E, fianco a fianco, si consumerà un "laico" buffet per cento persone, dagli uomini del seguito vaticano agli operatori di polizia.
Il
vescovo, Chanoux e l'alleanza nascosta
( da "Stampa,
La" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: fosse una delle principali firme laiche di Augusta Praetoria, settimanale della diocesi di Aosta diretto dallo stesso Imberti. Inoltre, se i due fossero stati su fronti opposti, come sono stati sempre dipinti, non troverebbe spiegazione la lettera che Imberti scrisse al prefetto, affinché Chanoux fosse nuovamente inserito nel ruolo dei segretari comunali,
Ora
i verdi scrivono a ratzinger ( da "Repubblica, La"
del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: integralismo ed il fondamentalismo cattolici; per la libera autodeterminazione delle donne e la difesa della legge 194; per la piena libertà di orientamento sessuale e contro l'omofobia; per un'istruzione pubblica e laica, l'abolizione dell'ora di religione, la cancellazione di ogni finanziamento pubblico alla scuola privata;
Nel
pd nasce la corrente dei cattolici battesimo venerdì 23 con gero grassi
( da "Repubblica,
La" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Siamo laici e aperti ai nuovi diritti, senza puzzare di sacrestia, ma allo stesso tempo senza maledire i convincimenti religiosi di nessuno. E saremmo onorati se al nostro gruppo volesse aderire anche il segretario Michele Emiliano". (l. p.).
Fecondazione,
il governo cambierà le regole ( da "Corriere della Sera"
del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un tiro alla fune infinito tra laici e cattolici, a prescindere dagli schieramenti. Le divisioni esistono anche nel centrodestra, oltre che nel centrosinistra. Stavolta però pochi raccolgono "la provocazione di Giovanardi " e le voci-contro, a cominciare dal ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo e tanti altri che di solito si inalberano,
Con
i rom abbiamo un debito d'onore, no a nuove persecuzioni
( da "Unita,
L'" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: quando raccogli la messe nel campo e dimentichi un covone non tornare indietro a prenderlo: sarà per il forestiero, per l'infermo, per la vedova affinché ti benedica il Signore tuo...". Io da laico rispetto questi precetti, e sono sgomento nel vedere tanti credenti che se ne infischiano".
La
visita di Ratzinger a Genova, un'occasioneper ragionare sull'arte di vivere
come fratelli ( da "Secolo XIX, Il"
del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cristianesimo e laicità, spazio pubblico delle fedi religiose e vita quotidiana. Sarà di certo un'occasione per pensare a Genova accettando la sfida di non essere provinciali e ripiegati su di sé, con realismo e intelligenza del futuro. La tentazione del provincialismo è sempre in agguato, ed è nella paura di chi si pensa diverso da sé,
( da "Secolo XIX, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
La visita del
pontefice Oggi appuntamento davanti al Galliera, ospedale della Curia. Sabato
"sfilata" da Sestri HANNO SCELTO un luogo simbolo della loro lotta
per la laicità dello Stato, il Galliera, l'ospedale presieduto dall'arcivescovo
di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco. "L'ospedale dove
abortire è difficile - dicono - e la pillola del giorno dopo non viene
prescritta". Oggi pomeriggio (dalle 17) davanti all'ospedale della Curia
manifesteranno per la laicità dello Stato, distribuendo preservativi e
volantini, e per lanciare la contro manifestazione di sabato, il corteo che da
Sestri Ponente fino a Caricamento, ricorderà la Giornata mondiale contro
l'Omotransfobia. Sono Rete Laica, l'associazione Usciamo dal silenzio, Città
Partecipata, Lila, Arcilesbica, Azione Trans, Spa azioni politiche di donne, i
centri sociali Buridda, Zapata e Terra di Nessuno oltre al collettivo
universitario Humpty Dumpty. Sono segnate da una vena polemica le
manifestazioni della Rete Laica che sabato pomeriggio, in piazza Ranco a Sestri
Ponente (dalle 16,00), organizza un presidio. "Mentre aspettiamo Zapatero,
ci stiamo dando da fare - spiegano - Come associazioni promotrici abbiamo
aderito al corteo che si svolgerà in contemporanea al nostro presidio e questa
scelta ci è valsa il rifiuto da parte del Celivo di concederci un gazebo per la
manifestazione di piazza Ranco, mentre ad Arcilesbica non metterà a disposizione
una sala per organizzare un convegno sul tema dell'omotransfobia". Rete Laica denuncia il mancato aiuto al volontariato laico e
insiste: "Non sarà forse stato perché il presidente del
Celivo, Stefano Tabòè anche direttore della Fondazione Auxilium di ispirazione
cattolica?". Domanda girata a Tabò: "Sono tre anni che sono direttore
di Auxilium, ma per tutto questo tempo le associazioni in questione hanno
sempre usufruito dei nostri servizi. Il fatto è che il Celivo ha le sue
regole e le sue procedure, anche di trasparenza, e in questi casi evidentemente
non c'erano i presupposti perché fossero rispettati". Rete Laica, che al
corteo di sabato annuncia l'adesione di Vladimir Luxuria e del presidente
onorario di Arci Gay Franco Grillini, aggiunge: "La visita papale costerà
alle disastrate casse comunali un milione e mezzo di euro che potevano essere
utilizzati, più proficuamente, per le numerose necessità scolastiche, abitative
e dei servizi sociali". La scansione delle manifestazioni laiche, alle
quali hanno aderito anche Network Giovani di Sinistra Arcobaleno, Prc, Sinistra
democratica, prevede oggi il presidio davanti al Galliera. Sabato il quartier
generale sarà in via Balbi 4, sede della facoltà di Lettere e Filosofia: al
mattino ci sarà una tavola rotonda con molti, almeno una decina, dei professori
universitari che hanno dato il sostegno all'iniziativa; al pomeriggio è
previsto il corteo da piazza Montano fino a Caricamento e subito dopo, ancora
in via Balbi 4, è in programma un'assemblea pubblica sulla laicità dello Stato
che finirà in una serata di canzoni e balli. Non c'è certezza di quante persone
arriveranno a Genova per l'happening laico e la celebrazione della giornata
contro l'omotransfobia perché contemporaneamente a Verona c'è la manifestazione
di piazza per il giovane ucciso a calci e pugni dai neonazisti. "Che fine
ha fatto l'idea di un Festival della Laicità a Genova? E ci chiediamo anche se
sta proseguendo il percorso per il riconoscimento dei diritti delle coppie di
fatto sostenuto dal sindaco Marta Vincenzi. E, soprattutto, critichiamo i
continui attacchi alla legge 194 del Papa, l'ultimo dei quali ieri, definendola
come una "ferita della società italiana"". Parole di Gabriele
Taddeo, presidente dell'Arci di Genova. Che aggiunge: "Il Papa come il
Dalai Lama, è un'autorità spirituale e riteniamo che sia giusto accoglierlo con
i protocolli previsti per il suo profilo istituzionale. Riteniamo però anche
che le legittime e condivisibili critiche alle derive integraliste di una parte
del mondo ecclesiastico meritino un ragionamento complesso, che coinvolga in
modo ampio credenti e non, l'associazionismo, la scuola, il mondo politico e
culturale della città. Ma soprattutto le istituzioni quali garanti dei diritti
dei cittadini, di tutti i cittadini". Alessandra Costante
costante@ilsecoloxix.it 14/05/2008.
( da "Unita, L'" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Caro Franceschini ecco cosa vorremmo Furio Colombo Segue dalla
Prima Ma alla fine è un bene perché lascia cadere nel vuoto e nel non commento
l'esortazione un po' esaltata all'inimicizia e al taglio di ogni contatto che,
devi ammettere, non può che stupire e disorientare. Non conta, dirai. Non sono
questi, dirai, i sentimenti di un partito che nasce con una buona dose di
impegni, di speranze e di questioni comuni di cui farsi carico. Vediamole
insieme. Tu hai colto la mia domanda che un po' echeggiava la brutta
barzelletta del tempo della guerra fascista. "Sai? - diceva uno - hanno
arrestato gli ebrei e i barbieri". "Perché i
barbieri?" chiedeva l'altro. La mia domanda era: perché gli
antiberlusconiani dovrebbero essere tutt'uno con coloro che, in quanto
massimalisti (non credo nella parola ma per comodità la uso) erano
"contro"? Se ricordo bene i nostri amici e alleati massimalisti del
prima di andare da soli erano "contro" Prodi (missioni
internazionali) o "contro" Padoa Schioppa (la maledizione del
tesoretto) e avevano troppo da fare con le pratiche ancora inevase della
"sinistra prima" per occuparsi di Berlusconi. Avrai notato che molti
nomi dei soci fondatori di quello spirito ribelle confluito nell'Unità al tempo
dei girotondi era liberal e sciolto, senza conti pregressi da sistemare,
adeguare o cancellare. Insieme alla generosità e qualità professionale di
coloro che all'Unità lavoravano prima e hanno scelto (sapessi quanti hanno
detto di no) di lavorare con me che venivo dall'America e da Repubblica e con
Padellaro che veniva dal Corriere e dall'Espresso, abbiamo fatto un punto di
opposizione-resistenza nei confronti del governo Berlusconi che è stato notato e citato nella stampa internazionale e nei
libri europei e americani che parlavano dell'Italia non felice di quegli anni.
Ma noi - ricorderai anche per gli eventi a cui abbiamo partecipato - eravamo
insieme a ciò che adesso è il Pd, insieme alle varie radici, ampiamente
ospitate nelle pagine della rinata Unità, l'anima Ds, l'anima
laica, quella cattolica. Quel "contro" che ha originato lo scatto
della decisione di andare da soli era, a volte, anche su grandi e civili
questioni che forse si potevano chiarire e districare e riagganciare (e in
tanti, anche al vertice del Pd, anche nelle parti di sinistra rimaste chiuse
fuori, sperano, speriamo che si farà). Però non era il "contro
Berlusconi" che viene rimproverato a noi e che condividiamo con mezza
Europa. Quello che a volte sembra una ossessione è invece una sorta di orgoglio
da cui alcuni di noi esitano a staccarsi. Perché dovremo essere meno liberi che
negli Stati Uniti dove il New York Times del 12 maggio pubblica un durissimo
editoriale contro la loro seconda carica dello Stato, il loro vice presidente
che è anche - guarda caso - presidente del Senato? Perché di quell'altissima
carica si può dire (citando Nancy Pelosi, leader della opposizione democratica)
che beneficia di profitti di guerra (importanti contratti esclusivi in Iraq) e
su quei profitti non paga le tasse? Perché nessun direttore o proprietario del
quotidiano newyorkese dovrà chiedere scusa, dato che un conto è la stampa
libera, un conto sono le responsabilità personali, e un conto sono le condivise
istituzioni, tutte cose da non confondere mai in un impenetrabile impasto? Ecco
che cosa distingue la tenace e costante opposizione che alcuni di noi si
ostinano a chiedere e a fare. Non invoca alcun massimalismo né storico né
ideologico, se non altro per mancanza di radici e di storia adeguata. Vorremmo
difendere il diritto di Fabio Fazio di invitare chi vuole (come i suoi colleghi
inglesi e americani durante governi di destra e di sinistra) e non dover
chiedere scusa, perché non si può costringere un cittadino a chiedere scusa per
ciò che non ha detto, a nome di un altro. Vorremmo che il solo rischio
dell'intervistato non sia la gogna (inclusa quella
riservatagli da la Repubblica, il 13 maggio), ma - se c'è errore o dolo -
l'autorità giudiziaria. Vorremmo Occidente e non salamelecchi orientali intorno
al presidente del Senato. Vorremmo che la frenesia delle ronde dei cittadini
(che in America e in Europa si chiamano vigilantes e sono vietati dalla legge e
dispersi dalla polizia) fosse fermata da parole chiare, come ha fatto il
Cardinale Martino quando ha detto no al reato di clandestinità senza domandarsi
se quel no netto alla evidente disumanità del progetto fosse o no popolare.
Vorremmo che il governo ombra non fosse una fascia di contenzione alla libera e
piena espressione politica da parte di deputati e senatori e i nuovi quadri
dirigenti locali del Pd. Vi chiediamo (chi? dirai tu, ma io provo a dirlo a
nome di tanti cittadini) di non applaudire Berlusconi prima del tempo. Certo,
non vogliamo neanche sdegno e condanne, prima del tempo. Solo l'occhio
sospettoso e in guardia dell'opposizione. Loro hanno vinto anche per una
intensa, infaticabile opposizione quotidiana in cui mai, per nessuna ragione,
hanno abbassato gli scudi un po' selvaggi dell'ostilità continua. Persino sugli
interventi internazionali delle truppe italiane hanno votato no, pur di non
accostarsi a Prodi, insieme con Turigliatto. Infine ci resta da tendere la mano
a dodici (dodici) milioni di italiani che ci hanno votato, perché sognavano
un'altra Italia, non questa, non Maroni, non Schifani, non Borghezio, non
Alemanno con la sua croce celtica (vedi ciò che accade a disorientati ragazzini
nelle scuole). Non c'è alcun estremismo nel pensare a quei dodici milioni. E
nessun massimalismo nel ripetere con loro "Berlusconi no". È la
nostra strada del ritorno. Confido che - se la faremo insieme - i dodici
milioni usciranno dala solitudine, diventeranno quindici, prima che Berlusconi
diventi presidente della Repubblica. furiocolombo@unita.it.
( da "Unita, L'" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del LEGGE 194 Quello di Ratzinger non era un intervento generale ma una
comunicazione diretta a una minoranza cattolica agguerrita Il fronte antiaborto
benedetto dal Papa Silvia Ballestra Segue dalla Prima Il commento "Da
quando in Italia è stato legalizzato l'aborto ne è
derivato un minor rispetto per la persona umana, valore che sta alla base di
ogni civile convivenza, al di là della fede professata". Di più:
"Difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile
perchè si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo
valore". Può sembrare pedante, e anche un po' noioso, ribattere colpo su
colpo a questo tipo di analisi. Che si fanno di giorno in giorno più estreme e
violente. Eppure, ancora una volta, tocca ricordare che la legge
( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Napoli
Santa Chiara Alla presentazione del libro del cardinale Sepe assenti i vertici
principali delle istituzioni L'appello della Chiesa "Non spegnete la
speranza" Il presidente della Cei Bagnasco sui rom: "No a reazioni
inconsulte" ROBERTO FUCCILLO EPPURE "Napoli è una della cose più
belle che Dio ci ha dato, una città da amare". Così il cardinale
Crescenzio Sepe chiude una serata organizzata per presentare il suo libro, in
uscita nelle librerie. Pare fatto apposta. In superficie aumentano i rifiuti e
a Ponticelli scoppia la questione sociale con i rom. Sepe non affronta
direttamente i due temi, ma la risposta è insita nel titolo delle sue cento
pagine, "Non rubate la speranza", praticamente un viaggio in questa
città dopo i primi due anni di servizio pastorale. Per scoprire che rifiuti,
crimine, miseria, "sono i fattori che possono indurre a demoralizzarsi, ma
dobbiamo mettercela tutta per non spegnere la speranza". Una speranza che
è nell'essere stesso dei tanti incontrati da Sepe, "i
religiosi e i laici, i bambini negli ospedali, i carcerati". Alla fine,
più che un "vade retro" ai ladri di speranza, il libro si rivela una
esortazione agli uomini di buona volontà a non farsela rubare, il tutto
poggiato su un binomio: "I valori del cristianesimo e l'identità
socio-culturale di Napoli". La città dunque è tutt'altro che persa.
Lo dice anche il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente
della Cei, sceso a Napoli per l'occasione: "è una città con un popolo
dotato di grande dignità spirituale e morale. E questa è un'ottima premessa per
poter ristabilire quella bellezza propria di Napoli, come geografia, come
posizione naturale, come possibilità e risorse". Certo, il caso Ponticelli
è fresco, non aiuta l'ottimismo. "La paura e il timore da parte della
gente possono essere compresi - dice Bagnasco - però questo non deve
assolutamente mai portare a reazioni inconsulte". C'è anche un richiamo: "Bisogna
che tutte le istituzioni, tutti i cittadini, tutti noi cerchiamo di coltivare
una educazione più profonda ai valori della legalità, della tolleranza, della
legalità nella giustizia, nella solidarietà, che fanno parte della cultura
italiana e della cultura di Napoli". Poi però, parlando del libro di Sepe,
Bagnasco fa subito riferimento all'episodio, raccontato nel volume, della
anziana che rassicura il cardinale sul fatto che lei prega San Gennaro perché
"faccia gialla" interceda per la città e che, "state tranquilli,
il miracolo ci sarà". Un modo chiaro per riassumere una tesi del libro,
ovvero che il tesoro, la speranza, è lì, nella profonda religiosità popolare di
Napoli. Magari la platea, raccolta nelle gremitissima Basilica di Santa Chiara,
si aspetta anche qualche colpevole all'indice. Scattano sonori battimani quando
Aldo Masullo, professore emerito di Filosofia morale alla Federico II,
scandisce che "è importante che il potente dica la verità". Idem con
Gianni Riotta, direttore del Tg1 quando afferma: "è emerso che sui rifiuti
erano colpevoli tutti, destra e sinistra, intellettuali, giornalisti, uomini di
Chiesa". E ancora quando Andrea Riccardi, fondatore della comunità di
Sant'Egidio, spiega che "nessuna forza politica parla di cambiamento,
hanno tutte bisogno di inseguire il consenso, non di dire la verità".
Politica e istituzioni sotto tiro dunque. Peraltro assenti. In basilica,
insieme ai tanti esponenti del mondo cattolico napoletano, ci sono il prefetto
Alessandro Pansa e il presidente emerito della Consulta Francesco Paolo
Casavola. L'attore Peppe Lanzetta e due parlamentari, Teresa Armato e Riccardo
Villari. Il sindaco non c'è, per il Comune c'è Gennaro Mola. Dalla Provincia il
presidente Dino Di Palma ha mandato il suo vice Antonio Pugliese. Sorpresa dalla
Regione: c'è proprio l'assessore competente ai rifiuti, Walter Ganapini, ma a
titolo strettamente personale, "sono venuto da cristiano, anche per
rimotivarmi al mio impegno". è come se nella abbozzata collaborazione fra
fede e civitas, mancasse un po' questa seconda gamba. Ma Sepe non ha voglia di
processi: "Ho solo voluto fare da matita alla parte sofferente della città
che si racconta e farne conoscere il grande cuore".
( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Genova
Sanguineti fa il curioso "Voglio capire il Papa Ma perché tanta
polizia?" L'intervista "Le contestazioni? Io condivido il dissenso,
ma mi chiedo se ha senso in quelle ore" WANDA VALLI Edoardo Sanguineti, intellettuale laico, vivrà la visita del papa da studioso, per
cercare di capire l'impatto sul mondo cattolico e sulla città. Di Benedetto XVI
pensa che in qualche modo intenda allontanarsi dall'apertura che la Chiesa
volle con il Concilio Vaticano II. Un papa, ragiona il professor Sanguineti,
molto diverso da Giovanni XXIII, che, al contrario, proprio con il
Concilio, volle l'apertura della chiesa al mondo. E poi ricorda i suoi rapporti
di studioso con il mondo della fede. Professor Sanguineti, arriva il papa, la
città è di nuovo blindata. Che sensazione ha? "Come laico, anzi laicista,
cioè geloso della propria autonomia nella libera riflessione, ovviamente non
sono personalmente coinvolto. Ma per la vita religiosa questo è comunque un
evento, perciò cercherò di capire quello che significa per il mondo cristiano.
Ho sempre seguito la storia della chiesa anche per ragioni di studio, ho già
iniziato laureandomi su Dante, adesso proverò a seguire, attraverso i media,
quanto il papa dirà, in un momento delicato come è questo". è di due
giorni fa l'ultimo intervento del papa sull'aborto, sulla legge 194. Che ne
pensa? "Mi pare un'interferenza molto seria nei confronti dell'autonomia
del nostro Stato. In passato la Chiesa parlava al popolo dei fedeli, non ai
legislatori. L'aborto esiste e lo Stato ha il dovere di prestare tutta
l'assistenza necessaria a chi, per diverse e gravi ragioni, compie questa
scelta. La stessa cosa vale per chi convive: lo Stato può legiferare per
tutelare gli interessi e i diritti di coloro che si impegnano a vivere insieme,
dopodiché un credente non lo farà". Il papa, replicano, parla secondo
dottrina. "è vero, ma non viviamo nello stato
della Chiesa e i cittadini italiani devono essere tutelati nei diritti che la
legge può liberamente e autonomamente prevedere, purché non contrastino con il
dettato della Costituzione". Le contestazioni alla visita del papa, sono
accettabili? "Ho letto che qualcuno si sbattezza, è già un modo di
contestare. Per il resto, credo esista un diritto di manifestare il dissenso su
qualunque punto della dottrina, ma non occorre che si creino turbative proprio
nel corso della visita. E poi ho una mia idea". Quale? "Se fossi papa
francamente non sarei affatto timoroso di possibili contestazioni. Le cautele
sono ovvie e obbligate, non fosse altro perché il pontefice è un Capo di stato, ma un pastore deve essere totalmente disponibile a
entrare in un contatto il più possibile vitale e immediato con i
cittadini". Non le piace Genova blindata con la zona bianca? "Dà
l'impressione di una grossa distanza tra la gente e il buon pastore, e mi
sembra un ulteriore simbolo e indizio del distacco crescente di questo
Pontefice dalle grandi aperture del Concilio Vaticano II". Professor
Sanguineti, non sarà un giudizio da laico? "Certamente perché, ripeto,
sono laicista. E, però, ho avuto molti buoni rapporti con il mondo
ecclesiastico. Vivevo ancora a Torino e collaborai a tradurre i Salmi con un
gruppo di studiosi religiosi, con loro abbozzammo addirittura una versione in
volgare del testo della Messa. Quando alcuni mi chiedevano perché lo facessi,
spiegavo che mi pareva molto giusto avere una liturgia dove il fedele capisce
quello che dice il sacerdote, anziché subire semplicemente il fascino oscuro
della liturgia stessa, in una lingua morta come il latino. Per fare un altro
esempio, mi capitò, per la Tv vaticana, di avere un colloquio con il cardinale
Tettamanzi". Come andò? "Fu una conversazione stupenda, era
importante per questa città la sua sensibilità sui temi dei poveri, degli
immigrati, del lavoro. è stato un peccato per Genova,
perderlo: con lui c'era la limpidezza nel colloquiare in una schiettezza
totale". SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Genova
La contestazione Mercedes Bo: sarebbe, però, un errore se il dissenso fosse
plateale. Oggi protesta davanti al Galliera "Se attacca ancora la 194
rischia di ricevere dei fischi" Gli organizzatori del Pride laico:
"Dopo le ultime esternazioni, boom di adesioni" MICHELA BOMPANI
"Poi non stupiamoci se qualcuno fischierà, domenica, il Papa":
Mercedes Bo, presidente dell'Aied, e coordinatrice della Rete 194 che non
parteciperà al "Pride laico", allarga le braccia. L'attacco di
Ratzinger alla legge sull'aborto pronunciato davanti al Movimento per la Vita
("la 194 una ferita per la società italiana") a pochi giorni
dall'arrivo a Genova ha riacceso le polveri di chi aveva già deciso di non
andare a protestare per rivendicare la laicità dello Stato. "E' ovvio che
Ratzinger spenda parole contro l'aborto ? riflette Bo ? ma è assurdo che possa
permettersi di attaccare una legge dello Stato". Più che le parole del
Papa, però, ad urtare Mercedes Bo sono le reazioni (o il
silenzio) "di politici anche cattolici che
dovrebbero comunque e sempre difendere una legge dello Stato". Bo auspica
però che per "legittimamente rivendicare il ruolo dello Stato laico, non
si cada in tentazione di manifestazioni estemporanee di dissenso, che avrebbero
ripercussioni solo negative". E arriva proprio da un gruppo di cattolici "impegnati a diverso titolo nella
Chiesa", come si autodefiniscono, il boccone più amaro della visita del
Papa a Genova, porto con delicatezza e nitore, in una lettera affidata al web:
avrebbero voluto una visita pastorale fatta di vero dialogo ed incontri, invece
che vetrina mediatica di un Pontefice, scrivono. Vorrebbero una Chiesa che
"non abbia solo da insegnare al mondo, ma debba anche imparare da
esso", e così rispondono alle esternazioni di Ratzinger di martedì. Quelli
dell'Uaar (unione degli atei e agnostici razionalisti) avevano deciso di non
aderire al "Pride laico", ma dopo le affermazioni di Benedetto XVI ci
stanno ripensando. E se stamattina, alle 10.30, alcuni rappresentanti dell'Uaar
porteranno in Curia le raccomandate con cui venticinque genovesi chiedono di
essere "sbattezzati" , oggi pomeriggio, alle 17, davanti all'ingresso
principale dell'ospedale Galliera, gli organizzatori del "Pride
laico" di sabato e domenica faranno una pre-manifestazione proprio per
ribadire la sacralità della 194. "Le ultime esternazioni di Ratzinger ci
danno una mano, da stamattina stiamo ricevendo sempre più richieste per
partecipare al presidio. E sull'argomento interviene anche l'Arci con una nota:
"Se da un lato è giusto accogliere il Papa con i protocolli previsti per
il suo profilo istituzionale e rispettare tutti coloro che vorranno ascoltare
le sue parole, dall'altro ci si chiede se è giusto utilizzare un milione di
euro di risorse pubbliche municipali, in una situazione di budget che rischia
di non garantire i servizi sociali per i più deboli, smantellando verde
pubblico".
( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
"Le mie tre
idee per la famiglia e le donne" "Sulla 194 sono d'accordo con il
Papa ma dico no agli scontri tra guelfi e ghibellini" MARA CARFAGNA * Caro
Direttore, prendo spunto dall'articolo di Miriam Mafai per approfondire le mie
riflessioni sul sostegno alla maternità e alla famiglia. Comincio col dire, da
cattolica, che condivido le parole del Papa quando afferma che la 194 è una
ferita, che oggettivamente ha fatto perdere all'Italia milioni di vite
provocando un danno spirituale e demografico al Paese. E credo che questo sia
dovuto soprattutto ad una cattiva ed incompleta applicazione della norma. Detto
questo, da ministro ho la laica consapevolezza che se partiamo
discutendo sulla modifica della 194 torniamo a quelle contrapposizioni
ideologiche che tutti diciamo di aver superato o di voler superare. Oggi al
Paese non serve lo scontro tra guelfi e ghibellini, ma una sana e approfondita
riflessione sui temi etici, sul sostegno alla famiglia, alla donna ed
alla maternità. Sono contraria ad una rottura su questo tema e mi auguro che si
possa arrivare ad una completa e puntuale applicazione della norma con
l'obiettivo di tutelare il nascituro e disincentivare la madre a fare una
scelta che rappresenterà per sempre un buco nero nella sua vita, con pentimenti
e sensi di colpa. Il problema sta nell'incapacità che fino ad oggi ha avuto lo
Stato di sostenere la famiglia e di assisterla. Per evitare l'aborto ed aumentare
le nascite servono almeno tre misure sulle quali intendo lavorare sin da oggi.
La prima è la leva fiscale, con l'introduzione del quoziente familiare previsto
nel nostro programma di governo, che favorisce la costituzione di nuclei
numerosi. La seconda è la pari opportunità della donna lavoratrice, per lo più
madre. Oggi, in Italia, sono ancora troppo poche le donne che lavorano e quelle
occupate sono sottopagate rispetto agli uomini. Per superare questo gap serve
la terza misura, una politica socio-assistenziale che "coccoli" la
donna, che la cinga di attenzioni da parte dello Stato. L'Italia, per nostra
fortuna, è uno dei Paesi dove si vive più a lungo, ma questo spesso comporta la
presenza di anziani, a volte disabili, all'interno dei nuclei familiari. Se
aggiungiamo la cronica e scandalosa carenza di asili nido, il quadro è
drammaticamente completo. Come può una donna contemporaneamente lavorare,
badare ad un anziano a volte disabile ed ai figli senza che nessuno la
sostenga? Ecco quindi il contesto in cui si annida la denatalità e la
sperequazione a danno delle donne, che come conseguenza rinunciano a far figli.
Le donne italiane hanno paura. E noi dobbiamo restituire forza e coraggio con
l'assistenza domiciliare per anziani, asili nido a tappeto per i figli e aiuti
fiscali alle famiglie numerose. So bene che si tratta di un programma ambizioso
e difficile. Ma, come ha scritto Miriam Mafai: "Siamo l'unico Paese ormai
in Europa che manca di un'organica politica a favore della famiglia".
Questo non è più possibile in una Nazione che culturalmente e socialmente ha
avuto nella famiglia il suo perno centrale. * ministro delle Pari opportunità.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'
IL GENETISTA AL SUOR
ORSOLA Boncinelli: così si racconta la scienza Ugo Cundari "Se una
scoperta scientifica non può essere raccontata in modo comprensibile, non è una
scoperta scientifica" sentenzia Edoardo Boncinelli, genetista di fama
mondiale, che sarà oggi a Napoli per presentare - alle 16,30 nella Sala degli
Angeli del Suor Orsola Benincasa - il master "Comunicare la scienza".
Insieme a lui, il rettore Francesco De Sanctis e il preside Lucio d'Alessandro,
il direttore del master Riccardo De Sanctis, Carlo Sbordone già presidente
dell'Unione matematica italiana, il direttore dell'Osservatorio di Capodimonte
Luigi Colangeli, Armando Massarenti del "Sole 24 ore". Professore
Boncinelli, lei ha vinto la sua prima borsa di studio a Napoli. Che ricordo ha
di quei tempi? "Devo tantissimo a Napoli, sia per gli studi sia per motivi
affettivi. Quando arrivai all'Istituto di genetica e biofisica, il 1 febbraio
del 1968, si studiava in vere e proprie baracche prefabbricate. Nell'85 feci un
concorso per il Policlinico ma Napoli non mi volle. Fu uno sgarbo a me, ma
anche a chi vinse al posto mio, che rimase ma voleva andarsene. Io sono rimasto
per più di vent'anni". Quanto conta, oggi, la comunicazione scientifica?
"Tantissimo, e anche dal punto di vista lavorativo master come questo
offrono sbocchi che altri non riescono a dare, perché in questo campo la
domanda rimane superiore all'offerta. Ancora per qualche anno sarà utile frequentarli.
Ormai non c'è azienda, istituto, ente di ricerca che non abbia il suo ufficio
stampa". Purtroppo la scienza non ha un grande appeal tra i giovani.
"Basterebbe far loro capire che per chi studia la scienza un posto di
lavoro è più sicuro e meglio retribuito". Lei parla spesso della magia
della scienza. "Certo, è così, il suo fascino è fuori di dubbio, anche se in Italia la scienza è accerchiata da critiche
cattoliche e di cosiddetti laici. Se l'Italia scomparisse, il mondo della
scienza neanche se ne accorgerebbe". Chi si avvicina alla scienza per
trovare la verità è sulla buona strada? "La verità non esiste. Esiste un
progressivo avvicinarsi alla verità che può avvenire solo e unicamente
attraverso la ricerca scientifica". Scienza e Dio, almeno qualche
volta, possono coincidere? "Per rispondere dovrei sapere cos'è Dio, ma non
lo so". È necessaria un'etica della scienza? "La scienza ha già la
sua etica, che consiste nel non dire cose false, nel non appropriarsi di
scoperte altrui e nel mettere sempre in discussione le proprie. Il controllo da
parte dello Stato deve esserci solo nelle applicazioni delle scoperte, non
anche negli esperimenti di laboratorio".
( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Genova
Chi va e chi non va alla messa di Ratzinger Così si divide la comunità dei
credenti genovesi Opus Dei, Cl e la Comunità di Sant'Egidio saranno invece tra
i più presenti Don Farinella apre la chiesa per un concerto alla stessa ora.
Don Gallo resta a casa ALBERTO PUPPO C'è chi cerca disperatamente gli ultimi
pass disponibili e chi se n'è accaparrato quantità industriali per familiari e
amici. Ma anche chi, dall'altare, celebrerà la sua messa come in qualsiasi
altra occasione dell'anno liturgico, incurante delle raccomandazioni delle
gerarchie che preferirebbero vedere i fedeli in piazza piuttosto che in chiesa.
Di più: c'è qualcuno che, la sua chiesa, la aprirà proprio in contemporanea con
la celebrazione di papa Ratzinger. Per un concerto di musica sacra. E poi
quelli che si daranno malati, i pigri, i dissidenti silenziosi. Tutti con buone
ragioni per non presentarsi sabato a Savona e domenica in piazza della
Vittoria, al cospetto di Benedetto XVI. Alcune di queste probabilmente
coincidenti con quelle espresse da un folto gruppo di credenti genovesi, vicino
alle comunità di base, che, in una lettera aperta, spiegano che avrebbero
desiderato "una vera visita: un Padre che incontra e dialoga con i suoi
figli, scambiandosi notizie, informazioni, pensieri, preoccupazioni, dolori e
gioie. Sembra invece prevalere il mito dell'immagine". Posizione chiara,
probabilmente apprezzata anche da quel don Paolo Farinella, teologo e biblista,
prete simbolo della battaglia per la difesa del concilio vaticano secondo. La
chiesa di San Torpete, la sua chiesa, domenica pomeriggio aprirà i battenti per
ospitare l'esecuzione del requiem di Johannes Ockeghem. "La scelta della
data è puramente casuale - spiega Farinella - e per noi obbligatoria perché
dietro un concerto c'è l'organizzazione di un anno di lavoro, con persone che
provano e studiano. Abbiamo fatto un piccolo sondaggio casalingo per vedere se
annullare il concerto del tutto, poiché non è possibile un trasferimento ad
altra data. Abbiamo visto che meno di un terzo degli abitanti di Genova è
interessato alla visita del Papa, per cui abbiamo ritenuto di mantenere il
programma. A Genova il 18 maggio pomeriggio c'è spazio per tutti. Il papa
stesso che ama tanto il ritorno al passato, dovrebbe essere contento perché con
Ockegem andiamo ancora più indietro del concilio di Trento. Almeno di un
secolo. Se il Papa volesse cambiare programma e venire al nostro concerto,
saremo lieti di ospitarlo, con una sola richiesta: venga da solo". In
piazza della Vittoria, ovviamente Farinella non ci sarà. E neppure
don Andrea Gallo che pure ha preso le distanze dagli amati ragazzi dei centri
sociali e dal loro pride laico. Qualche acciacco di troppo e il peso dell'età,
assicura, lo consigliano a rimanere a casa. Non rispondono alla chiamata, a
ponente, neppure i domenicani di Varazze e il parroco di San Giovanni Battista,
a Vado, don Nicola Lorini che non rinuncerà alla messa prefestiva. Anche
perché, nella sua parrocchia, sono stati richiesti solo due pass. Per tutti gli
altri che non hanno intenzione di presentarsi in piazza del Popolo, porte
aperte alle 18. "Ci siamo lasciati sfuggire l'occasione di far passare
contenuti importanti" commenta. Fin qui chi mugugna. Ma la macchina
organizzativa, in realtà, sta coinvolgendo a pieno titolo tutte le sigle
cattoliche. Con l'Opus Dei, che mai compare ufficialmente, dietro le quinte e i
movimenti giovanili a rimboccarsi le maniche. Da Comunione e Liberazione ai
focolarini, dai neocatecumenali a Rinnovamento nello Spirito. Tutti concentrati
sull'incontro di domenica mattina in piazza Matteotti. "Saremo impegnati
nel servizio d'ordine - spiega Andrea Chiappori, presidente genovese della
Comunità di Sant'Egidio - e, nel pomeriggio duecento volontari accompagneranno
anziani e malati". In piazza anche gli scout. L'Agesci, in realtà, non ha
distribuito direttamente i pass, accentrati dal Centro San Matteo. "Ma è stato un bene - assicura il responsabile regionale Filippo
Guiglia - anche perché per noi sarebbe stato un
impegno ulteriore. Abbiamo lavorato, secondo il nostro stile, al percorso
educativo, più importante dell'apparire. Due scout riceveranno dal papa il
mandato della missione tra i giovani. Il giorno dopo ogni gruppo deciderà
autonomamente se andare in piazza della Vittoria". Ma nessun
coinvolgimento ufficiale nella gestione dell'evento. Solo una richiesta,
qualche settimana fa, di reclutare "strilloni" per distribuire il
Cittadino. L'idea non ha riscosso particolare entusiasmo. Non se ne farà nulla.
Entusiasmo che non manca invece agli animatori del Movimento per la Vita,
prediletto di papa Ratzinger che lunedì ne ha ricevuto i vertici e che investe,
sul tema, impegno ed energia. "Ma noi non siamo un associazione cattolica
- precisa Andrea Codda - anche se siamo in totale sintonia con Benedetto XVI
così come lo eravamo con Giovanni Paolo. E poi, in teoria, tutti i cattolici dovrebbero pensarla come noi".
( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Genova Intervista
al presidente della Provincia Repetto sulla visita di domenica e le polemiche
su aborto ed etica "No, questo non è un papa duro E poi, basta fare come
De Gasperi..." "No, questo non è un papa duro E poi, basta fare come
De Gasperi..." "Da sempre la Chiesa richiama su quei temi, lo Stato
però ha sempre replicato" "Del pontefice apprezzo le aperture
sociali, come il viaggio a Cuba di Bertone" WANDA VALLI Alessandro
Repetto, presidente della Provincia, è un cattolico da sempre schierato con la
chiesa del sociale. Giudica la visita di papa Benedetto XVI importante per la
città, per la Liguria, perché ogni viaggio del Papa è comunque un evento di
grande impatto. Poi evidenzia proprio l'impegno di questo Pontefice per i
poveri del mondo, sottolinea l'importanza della visita a Cuba dell'ex
Arcivescovo di Genova, Tarcisio Bertone. Ricorda Benedetto XV, il Pontefice
genovese, che fu chiamato il "papa della Pace", e ribadisce i
rapporti tra Genova e la Curia. Presidente Alessandro Repetto, il Papa viene in
Liguria, a Savona e a Genova. Che tipo di evento sarà per la comunità? "Ho
due sensazioni. La prima, personale, da credente, di grande soddisfazione; la
seconda come rappresentante delle istituzioni è una visione laica, per un
avvenimento mondiale che avrà la Liguria a protagonista. Sono curioso, tra
l'altro, di ascoltare la lettura storica, che farà a Savona, sulla vicenda di
papa Pio VII, che venne imprigionato nella fortezza del Priamar".
Benedetto XVI ha voluto prendere il nome di un papa genovese, Benedetto XV. Un
altro motivo di interesse? "Forse il Pontefice farà un cenno proprio alla
vicenda di Papa Benedetto XV, nato a Pegli, che venne chiamato il Papa della
pace e che credo lo ispiri nel suo impegno costante contro tutte le
guerre". Da cattolico progressista e da politico come si trova con un Papa
rigido difensore dell'ortodossia? " Una premessa: noi, soprattutto in
politica, leggiamo sempre la parte che più ci conviene, sia come centrosinistra
che come centro destra. Per quanto riguarda me, disdegno qualsiasi
strumentalizzazione in positivo o in negativo. Per essere più chiaro, ho potuto
constatare che il Papa in alcuni suoi interventi, ufficiali e pubblici, come le
encicliche, ha manifestato una forte apertura sul
piano sociale, soprattutto verso i popoli più poveri del mondo. E, un altro
esempio, la visita a Cuba del segretario di stato
Vaticano, il cardinal Bertone non è stata letta per quello che era:
un'apertura, quasi il riconoscimento da parte di Castro, del ruolo della chiesa
che, nei paesi del Sud America, penso al Cile o al Perù, spesso viene vissuta
come un punto di riferimento di movimenti democratici contro le dittature
militari". L'ultimo attacco di Papa Ratzinger alla legge 194, sull'aborto,
si può chiudere nei confini della teologia? "Non ho letto
quell'intervento, non posso dare un giudizio compiuto. Anche in passato c'erano
spesso i richiami alla coscienza dei cattolici ma da
De Gasperi in avanti, lo Stato ha sempre replicato. Se fossi stato
ministro avrei seguito questa linea". Presidente Repetto, davvero non vi
crea qualche imbarazzo come cattolici progressisti, un
papa così conservatore, rigido? "Non è rigido, se mai rigoroso, del resto
le sue posizioni si ritrovavano anche nel Concilio Vaticano II, le aveva Siri.
Il Papa sul tema della vita deve difendere questo principio rispetto al mondo
musulmano o di altre religioni. Poi, da laico, sta alla
persona interpretarlo". Il rapporto tra la chiesa e Genova è sempre stato particolare, sin dai tempi del cardinal Boetto e di Siri. E'
ancora così? "Basta pensare proprio alla figura del cardinal Siri, di
forte conservazione sul piano dell'ortodossia, di apertura sui problemi della
società. Una tradizione che rimane". Si parla di contestazioni, per
la visita del Papa. "Mi auguro di no, comunque faccio mio il monito del
cardinal Bagnasco: il diritto al dissenso fa parte della democrazia. Aggiungo,
se ci dovesse essere, che sia un dissenso civile. Culturalmente civile".
SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI - Genova
Addio a Tagliasco, "portatore di sogni" Funerale al Molo per il genio
delle intelligenze artificiali La messa concelebrata da due ex allievi, tra la
folla decine di colleghi e molti studenti ancora increduli WANDA VALLI Sembra
che la terra non lo voglia lasciar andar via, Vincenzo Tagliasco, il docente
geniale, che invece dalla terra ha deciso di andarsene. Perché il suo addio,
ieri mattina, a Molo, in mezzo a una folla che stipa la chiesa e la via fuori,
è lunghissimo. Sembra infinito. Come il dolore disperato e disperante della sua
compagna Annamaria D'Ursi, delle sue bimbe-ragazze, Giovanna e Marianna che
piangono quel padre allegro e solare. Che non si rassegnano a averlo perso. Il
lungo addio a Vincenzo Tagliasco, docente di Ingegneria, unisce
laici e cattolici, riunisce, per qualche ora, l'Università che adesso si sente smarrita
senza il suo genio che insegnava "Coscienza e emozioni nell'essere umano e
nella macchina", e poi Bioingegneria e Informatica medica, Vincenzo
Tagliasco, ingegnere umanista, aperto alle provocazioni culturali, al
dibattito, al confronto anche in politica. Per lui, laico, c'è la messa
concelebrata da due ex allievi, don Giampiero e don Matteo, ingegneri e
cappellani del lavoro e da monsignor Molinari. E c'è la musica sacra, suonata
dall'organo o intonata dai ragazzi dell'Agesci. I fiori sono gardenie bianche
appoggiate vicino al feretro, per terra, davanti all'altare. E poi rose rosse e
bianche con il giallo dei girasoli. Nella Chiesa c'è posto per pochi,
adolescenti in jeans e maglietta, docenti universitari, rappresentanti delle
istituzioni, come Mino Ronzitti, presidente del consiglio regionale, commosso
in prima fila, o il sindaco Marta Vincenzi e il presidente della Provincia,
Repetto. E tutti gli altri, visi più meno giovani, più o meno conosciuti.
Annamaria e le sue ragazze siedono in prima fila, lei, con il bel volto
segnato, le stringe a sé, per farsi forza e darne a loro. I ragazzi degli scout
suonano le chitarre e cantano l'inno d'addio delle Acli, dicono "verrà
un'aquila e ti solleverà". Don Gianpiero Carzino e don Matteo Gillerio lo
salutano così: " Noi siamo qui, due suoi studenti divenuti sacerdoti e
cappellani del lavoro". Don Gianpiero, parla della sapienza "un dono
importantissimo, da preferire alle ricchezze", ricorda "quanto è
potente l'intelligenza messa al servizio della libertà". Sull'altare
salgono a ricordare "chi è portatore di sogni", come è stato Vincenzo Tagliasco, si scelgono parole di Bertold
Brecht per lui "il vento che corre fuori, il vento entra". C'è la
benedizione con l'incenso per chi deve andare via per sempre, c'è don Giampiero
che si commuove, c'è la bara sollevata e Annamaria che la tocca e sussurra al
suo uomo di non lasciarle sole, ci sono le sue figlie abbracciate a parenti e
amici. Scorrono i volti di chi vuole salutarlo, Giovanni Spalla, Franco
Monteverde, Giancarlo Piombino, Enrico Pedemonte, e ancora Luca Borzani, Pippo
Rossetti, Francesca Balzani, Paolo Pissarello. Il feretro si ferma lì, fuori lo
aspetta un'altra folla. Flavio Repetto, presidente della Fondazione Carige,
omaggia l'ingegner Tagliasco che era nel consiglio di indirizzo, c'è Benedetta
Spadolini a fianco di Giacomo De Ferrari, il rettore Bignardi, il pro rettore,
i presidi della facoltà, gli studenti. Piangono anche gli uomini, dentro e
fuori la chiesa, senza vergogna, per uno studioso sempre entusiasta, per un
galantuomo. E alla fine, è ancora la sua compagna di vita a farsi forza, a
mandare le sue ragazze a casa, lontane dall'ultima parte del viaggio del padre.
Sarà cremato, il Prof che giocava con i robot, che ha scelto di andar via dalla
vita. Ma la terra, finché può, lo trattiene.
( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura ALLA CHIESA
esce "La Questua", un'inchiesta di curzio maltese su cattolicesimo e
finanza i conti in tasca Una cifra enorme passa ogni anno dal bilancio dello
Stato alle casse ecclesiastiche Quanto costa davvero la religione al
contribuente? Dopo lo scandalo Ior-Ambrosiano l'attenzione sull'argomento si è
spenta Gli italiani spendono più per il Vaticano che per il ceto politico Ma
non lo sanno CURZIO MALTESE In quasi trent'anni di giornalismo, avevo
felicemente ignorato il Vaticano e avrei continuato a farlo se non fosse stata
la Chiesa cattolica a occuparsi molto, troppo, di me. E di altri cinquantotto
milioni di connazionali. Il papa e i vescovi intervengono nella vita pubblica
italiana - perfino nel dettaglio delle singole leggi - molto più di quanto non
faccia l'Unione europea, alla quale siamo vincolati. Per quanto mi riguarda, ho
voluto restituire la premura. Da anni, i corrispondenti esteri a Roma mi
ripetono la stessa cosa: "Voi giornalisti italiani siete capaci di
scrivere poemi sull'ultima mezza calza della politica e ignorate l'influenza
della Chiesa. Mentre per noi una notizia sul papa vale venti volte una sulla
crisi di governo. Il Vaticano è troppo importante per lasciarlo ai
vaticanisti". Ogni mattina saluto il mio vicino di casa, Udo Gumpel, della
tv pubblica tedesca, che esce per andare alla sala stampa vaticana. Ormai è
diventato un esperto di teologia ratzingeriana: "Avete San Pietro in casa
e nell'archivio Rai non ho trovato un'inchiesta sul Vaticano, soltanto messe e
interviste ai vescovi. Se scoppia uno scandalo, come la pedofilia, dovete
comprare i documentari della Bbc". Ho toccato con mano la rimozione del
problema quando ho cercato di documentarmi sui finanziamenti pubblici alla
Chiesa cattolica: in quasi ottant'anni dal Concordato, non era mai stata fatta
un'inchiesta sul tema. Esistono naturalmente molte belle inchieste sulle
finanze vaticane, quasi tutte però fra gli anni sessanta e la fine dei
settanta. Dallo scandalo Ior-Ambrosiano l'attenzione si attenua fino a
spegnersi. Negli articoli di Ernesto Rossi su Il Mondo ho trovato molte tracce
utili e una riflessione della quale ho verificato la stringente attualità. Sul
numero del 17 maggio 1960, Rossi scrive: "Quando si tratta della
"roba" i monsignori del Vaticano hanno la pelle delicata come quella
della principessina che non riuscì a chiudere occhio tutta la notte per il
pisello che le avevano messo sotto sette materassi. L'Osservatore Romano ha
incassato in silenzio la documentazione, da me portata per dimostrare che Pio
XII è stato uno dei maggiori responsabili della
Seconda guerra mondiale; ma ha reagito violentemente alla mia moderatissima
osservazione che la politica reazionaria della Chiesa e la sua stretta alleanza
con la Confindustria devono essere considerate anche un effetto
dell'ingigantimento del patrimonio della Santa Sede e degli ordini religiosi
che hanno avuto in pratica le clausole finanziarie contenute nei Patti
Lateranensi, e una conseguenza degli investimenti massicci fatti dalla Santa
Sede e dagli ordini religiosi in partecipazioni azionarie delle società
elettriche e degli altri maggiori gruppi che sfruttano monopolisticamente il
mercato nazionale. Tali affermazioni, scrive L'Osservatore Romano,
"destano un sentimento di pena prima che di sdegno, infatti rivelano una
mente chiusa alla comprensione di quanto trascende l'interesse materiale e
contingente; incapace, dunque, di misurare la realtà che contempla con il metro
del proprio squallore"". A distanza di quasi mezzo secolo,
l'atteggiamento della Chiesa quando si tocca la "roba" non è cambiato
di una virgola. Circa un anno fa, colpito dal volume di fuoco scatenato ogni
giorno contro il governo Prodi dalle gerarchie ecclesiastiche, in un viavai di
tonache sui telegiornali pubblici e privati, mi sono rivolto a un amico prete,
cui mi legano stima e affetto. Uno che ha dedicato la vita alla lotta alla
povertà, all'ignoranza e alla mafia, come io non sarei mai capace di fare. La
risposta, nel tono spiccio del personaggio, è stata: "I vescovi fanno
politica. Non vogliono il centrosinistra e si danno da fare per far cadere il
governo. Vedrai che alla fine la vera spallata a Prodi la daranno loro".
Con un candore ormai perduto, avevo allora chiesto la ragione di tanto odio
politico nei confronti del cattolicissimo Romano Prodi
e di un centrosinistra assai timido sui temi della laicità, certo più vicino
del berlusconismo agli ideali cristiani di solidarietà. "Nessun odio,
semmai convenienza", è stata la risposta. "Il fatto è che da quegli
altri i vescovi ottengono molto di più". Mi sono ricordato di quelle
parole nelle convulse settimane che hanno preceduto la caduta del governo
Prodi. Travolto da una "spallata" finale dei vescovi. L'episodio più
noto è la mancata visita del papa all'Università La Sapienza di Roma. Un caso
da manuale; di più: da antologia storica del machiavellismo, di come si
fabbrica un caso politico. (...) In Italia il rapporto fra Stato e Chiesa non è
di reciprocità. La Chiesa può intervenire quando vuole negli affari interni
italiani, mentre il contrario è vietato dall'articolo 11 del Concordato:
"Gli enti centrali della Chiesa sono esenti da ogni ingerenza da parte
dello Stato italiano". Le gerarchie ecclesiastiche, dall'alto di un
magistero morale, possono dunque giudicare criminali le leggi dello Stato,
criticare la pressione fiscale, mettere sotto accusa una Regione o un Comune
per un'apertura sui diritti degli omosessuali, e allo stesso tempo invocare
contro le eventuali (in verità, scarse) reazioni la protezione del Trattato. Il
Vaticano è uno Stato estero che vive grazie all'Italia, ma ha il diritto di
sputare nel piatto in cui mangia. Se davvero le questioni etiche - il divorzio,
l'aborto, la procreazione assistita, le coppie di fatto - fossero così centrali
e dunque non negoziabili, la Chiesa non dovrebbe più accettare di ricevere
finanziamenti e privilegi fiscali da parte di coloro - Stato ed enti locali -
che giudica nemici dei valori cristiani. Al contrario, non vi ha mai
rinunciato. Anzi, ne chiede e ne ottiene sempre di più. Mi sono dilungato sul
caso Sapienza perché anche per me, come per Clemente Mastella, la folla di San
Pietro ha rappresentato, nel mio piccolo, "un'illuminazione".
Decisiva per la nascita di questo libro. La prima domanda a cui si vuol
rispondere è semplice: perché negli ultimi anni le gerarchie cattoliche hanno
deciso di appoggiare il centrodestra? La scelta è evidente e testimoniata anche
dai flussi elettorali. I cattolici praticanti in
Italia sono calcolati in un terzo circa della popolazione, quanti cioè
dichiarano di andare a messa (in realtà, quelli che ci vanno davvero sono
ancora meno) e di essere influenzati nel voto dall'opinione del papa e dei
vescovi. La percentuale coincide con il numero di italiani che dona l'otto per
mille alla Chiesa cattolica. Questo elettorato cattolico, dalla comparsa del
maggioritario nel 1994, si era sempre diviso a metà nel voto fra destra e
sinistra. Ma nel 2006 si è spostato in maniera
massiccia verso il centrodestra: due terzi dei consensi contro un terzo andato
alle liste dell'Unione. La spiegazione ufficiale è la prevalenza di alcuni temi
etici nella polemica elettorale, per esempio i Dico, le coppie di fatto, il
presunto attacco ai valori della famiglia da parte del centrosinistra. Ma le
gerarchie cattoliche usano i temi etici per mascherare importanti interessi
economici. La vera differenza fra un governo di centrodestra e uno di
centrosinistra non sta tanto nella difesa dei valori cattolici
o laici - assai timida nel secondo caso, almeno rispetto agli altri paesi
europei. La differenza reale sta nel diverso atteggiamento nei confronti della
perenne "questua" di danaro pubblico da parte del Vaticano. Si tratta
di un do ut des fra due caste, quella dei politici e quella ecclesiastica, che
passa sulla testa dei cittadini. Gli italiani spendono per mantenere la Chiesa
più di quanto spendano per mantenere l'odiato ceto politico. Ma non lo sanno.
(...) Da laico riconosco e rispetto il diritto dei cattolici di intervenire e pronunciarsi come e quando vogliono sui temi
etici. Ma sono anche consapevole che in questo paese la libertà di un laico è
considerata inferiore a quella di un cattolico. Un laico non può offendere una
persona sulla base di un pregiudizio personale, né può intromettersi nella
vita privata o giudicare le scelte sessuali altrui, tanto meno boicottare le
leggi dello Stato, o accusare il prossimo di reati inesistenti. Per esempio,
sostenere che la Chiesa cattolica "ruba" il danaro pubblico. Un
cattolico invece può offendere qualcuno perché è ebreo, o musulmano, o
omosessuale, invitare i medici a boicottare la legge sull'aborto e bollare come
"assassine" le donne che ricorrono a una pratica legale sancita dalle
leggi dello Stato e approvata da un referendum popolare.
( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Sicurezza Le
associazioni: "No alla repressione" Stefano Milani Il pacchetto
sicurezza è stato solo annunciato dal ministro Maroni,
ma è bastato a far scatenare il disappunto pressoché
unanime del mondo dell'associazionismo. Il presidente dell'Arci, Paolo Beni,
non usa giri di parole e definisce "sconcertanti" queste anticipazioni
perché "denotano la volontà di mettere i cittadini uno contro
l'altro", e preannuncia una possibile mobilitazione
fra le associazioni, sia laiche sia cattoliche, impegnate sul fronte
dell'immigrazione. "Come la pensa la destra su questi temi lo sappiamo,
basta vedere la Bossi-Fini - dice Beni - ma ora sta andando oltre". Il
reato di immigrazione clandestina "sarebbe un obbrobrio giuridico, è
inconcepibile. Fa leva sulla paura della gente". Come si fa ad
espellere i rom se sono apolidi? Si domanda invece il presidente delle Acli,
Andrea Olivero, che chiede al governo di evitare "di prendere iniziative
sull'onda emotiva". Non nasconde la preoccupazione sull'ipotesi di
prevedere il reato di immigrazione clandestina e lancia una provocazione: "Introduciamo
allora anche il reato di povertà". La sicurezza, prosegue, "non si
può assicurare solo con le forze di polizia e le esclusioni di massa nei propri
paesi". Secondo Olivero la questione va discussa attentamente e un primo
appuntamento è previsto venerdì mattina a Roma, nella sede del Parlamento
europeo dove si terrà un incontro pubblico sul pacchetto sicurezza. Alla
riunione sarà presente anche la Caritas che cercherà di persuadere l'esecutivo
su "strumenti di inclusione reale" degli stranieri in Italia, perché
"esistono problemi legati alla criminalità diffusa, ma riguardano una
parte minima di immigrati", dice Oliviero Forti, responsabile nazionale
immigrazione. "Anche noi siamo contro l'irregolarità", dice
Christofer Hein, direttore del Cir (Centro italiano per i rifugiati) "ma
bisogna vedere quali metodi sono più opportuni per poter cambiare la
situazione". Preoccupato per la trasformazione dei cpt da centri di
permanenza temporanea in strutture a tutti gli effetti detentive, allungando la
permanenza a 18 mesi, è il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
(Cnca). "E' inaccettabile - si legge in una nota - per diverse ragioni:
riguarda persone che non hanno commesso alcun reato (se non quello eventuale di
immigrazione clandestina), si riferisce a strutture che diversi rapporti di
ricerca indipendenti". Non solo, anche i costi sarebbero esorbitanti:
"Già oggi i cpt costerebbero 90 milioni di euro l'anno, mentre un
rimpatrio avrebbe un costo tra i 10mila e i 25mila euro". Oggi, intanto, è
previsto un incontro al Viminale tra Maroni e il suo collega romeno agli
Interni, Cristian David, che ha chiesto di poter discutere congiuntamente le
norme del pacchetto sicurezza "visto che riguardano anche i cittadini
comunitari".
( da "Messaggero, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Di MARCO GUIDI A
LEGGERE questo bel libro di Renato Coen e Federica de Sanctis (entrambi
giornalisti di Sky) viene spontaneo un pensiero: Gerusalemme è troppo e troppo
poco insieme per una città sola. Il libro (si intitola appunto Gerusalemme, 260
pagine, 17 euro, Sperling&Kupfer) cerca di spiegare la città dalle tre
anime, dalle tre religioni, dalle troppe culture. Gerusalemme ebraica (e piena di sottodivisioni: laici, osservanti, rigoristi...),
islamica, cristiana (e anche qui ci si articola: cattolici, ortodossi,
protestanti, armeni, copti, siriaci...) è non solo la città sacra alle tre
religioni rivelate, ma è anche uno straordinario misto di luoghi santi, di
moderno, di antichissimo, di incontro e di scontro. Facendo parlare i
suoi abitanti più rappresentativi (filosofi, politici, scrittori, religiosi...)
dei vari popoli e culture, descrivendo i quartieri moderni, quelli abitati
dagli haredim (gli integralisti ebraici). E raccontando, nelle pagine forse più
interessanti, la Gerusalemme vecchia, "un chilometro quadrato cinto da
quattro chilometri di mura" dove le memorie di Gesù, Maometto, Davide,
Abramo si mescolano tra loro, divisa nei quartieri ebraico, arabo, cristiano e
armeno. Lì è possibile visitare la basilica del Santo Sepolcro, ma lì sorge
anche la moschea che è stata eretta sul posto da dove il profeta Maometto
sarebbe partito per il suo viaggio nei cieli. Lì sono i resti del Tempio che
Israele elevò al suo unico Dio. Una città specchio e barometro del mondo se non
addirittura cuore del mondo. Una città che, almeno una volta nella vita,
bisogna visitare. Segno di pace e di guerra, di odio e di amore, patria di
nessuno e di tutti. Un posto così vicino e così lontano da noi tutti. Eppure
anche un posto dove vive gente comune. Anche se, stando allo scrittore Meir
Shalev, gli abitanti di Gerusalemme "sono tutti pazzi, ciechi e
orfani". Ma è padre Piazzaballa, Custode di Terrasanta a dirlo:
"Vivendo qui ci si rende conto che il cuore del mondo batte a
Gerusalemme". Certo la città del Monte Sion è ben lontana dall'essere quel
luogo di pace che dovrebbe essere. Ma ed è un merito del libro il
raccontarcelo, in realtà ci si può vivere in tanti modi diversi. C'è chi non
mette piede nella parte storica da anni, chi non esce mai dal suo quartiere,
chi ci ha preso casa ma non ci vive praticamente mai. Si può dire che ognuno
abbia una sua Gerusalemme che non corrisponde a nessuna immagine di nessun
altro. E anche questo è uno dei miracoli o, se volete, una delle maledizioni di
questo luogo.
( da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Davide Turrini
Corrado Augias santo subito. Che papa Ratzinger lo elevi immediatamente a rango
di salvatore della televisione saltando a piè pari il processo di
beatificazione. Il settantatreenne ex conduttore dello storico Telefono Giallo
propone ogni giorno alle 12.30 su Rai Tre una striscia di venti minuti che si
intitola Le storie - diario italiano . All'interno dello studiolo illuminato da
luci basse, come sostiene una scritta in sovrimpressione "per risparmio
energetico", si verifica l'unico momento di televisione italiana
fieramente laica. L'ipotesi è che si verifichi ogni giorno un confronto su un
tema culturale "alto" che in qualche modo coinvolga una
sovrastruttura del pensiero che non sia biecamente quella dicotomica del
"mi piace perché è bello, non mi piace perché è brutto". Nello studio di Augias passano indistintamente la cattolica
Binetti come il laico impenitente Odifreddi, Giulietto Chiesa e la sua
inchiesta sull'11 settembre 2001 come Uto Ughi che racconta la sua esperienza
d'artista. E su tutti aleggia l'obbligo dell'argomentazione, della necessità di
andare a fondo e individuare il vulnus della questione in esame. Ad
Augias non importa il battibecco, ma il confronto. Ciò che attrae lo spettatore
è quindi la possibilità dialettica di accostamento e interazione degli opposti.
S'intuisce che tutto ruota attorno alla dimensione spirituale dell'essere umano
contemporaneo perché tante sono le puntate dedicate al tema (ne ricordiamo una
mirabile sulla disputa teologica spiegata ai meno esperti partendo dal libro di
Vito Mancuso, L'anima e il suo destino ). Augias provoca l'ospite con la
saggezza del laico liberal-socialista pessimista sulle sorti del mondo. Citiamo
come esempio la puntata di alcuni giorni fa, con ospite Sergio Valzania che
assieme a Piergiorgio Odifreddi sta percorrendo il cammino di Santiago di Compostela
per poi tradurlo ogni giorno in un programma per radio rai. Augias ha incalzato
il cattolico Valzania in punta di stiletto ("Sa che le dico io che non
sono un cattolico?" o "Uso un termine che a lei piace:
confessare") fino a lanciare un filmato dove nei pressi di Burgos
Odifreddi afferma: "Sto andando a cercare dio, quello vero, di Spinoza,
che è la natura; non il dio che gli idolatri trovano nelle statue e nelle
ostie". Se ve lo perdete, potete recuperarlo ogni sera collegandovi a
www.rai.tv/mpprogramma/0,,RaiTre-Lestorie%5E17%5E35534,00.html 15/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
La visita del
pontefice Domani sarà a Savona, in serata l'arrivo a Genova. Il Pontefice
visiterà i santuari della Misericordia e della Guardia. Nelle piazze il
"bagno di folla". Incognita maltempo È LA VIGILIA del giorno del Papa
e migliaia di liguri si apprestano ad accogliere una visita annunciata, attesa.
Con un occhio al cielo che potrebbe trasformare la festa in una disfatta, se
gli spostamenti in elicottero dovessero essere impediti dalla pioggia. Le
ultime notizie sono più che incoraggianti. E, interpellato, il colonnello Mario
Giuliacci, meteorologo delle reti Mediaset, prevede che nel corso della
"due giorni" papale in Liguria non dovrebbero esserci piogge
significative: cielo coperto su Savona ma senza rovesci, con una tendenza al
miglioramento e persino parziali schiarite su Genova nella giornata di
domenica. Ma, per i cattolici, la mente sarà rivolta
prima di tutto al significato dell'incontro con Papa Benedetto, l'uomo vestito di
bianco che rappresenta la continuità nel tempo della Chiesa di Cristo. Sarà,
quella ligure, una visita spiccatamente religiosa, nel cuore di maggio (mese
"mariano " per eccellenza) con due tappe forti nei santuari della
Misericordia di Savona e della Guardia, ai quali il pontefice consegnerà una
solenne onorificenza pontificia, la rosa d'oro. Un tempo era il dono per le
sovrane che si erano distinte nella difesa della cristianità, oggi è concessa
ai grandi santuari dedicati alla Madonna, da Fatima a Lourdes Alle
( da "Stampa, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
L'autore il caso Un libro
reinterpreta il conflitto storico tra Imberti e il martire Docente di italiano
e attivista cattolico Il vescovo, Chanoux e l'alleanza nascosta LAURA SECCI
AOSTA Alessandro Celi è docente di italiano e latino allo Scientifico di Aosta.
Diplomato in Paleografia e Diplomatica all'Archivio storico, giornalista
pubblicista, collabora con il "Corriere della Valle" e con la rivista
"Le Flambeau-Lo Flambò". Ha scritto "La Visitation d'Aoste.
Histoire d'un monastère valdôtain et de la politique de son époque",
collaborato alle opere "Les cent du millénarie", "Les
institutions du millenarie" e al Bollettino storico-bibliografico
subalpino. E' attivista di Azione Cattolica. Cosa unisce la figura di Emile
Chanoux, martire della Resistenza valdostana, torturato e ucciso dai
nazifascisti e il canonico Francesco Imberti, vescovo di Aosta durante
l'occupazione tedesca, giudicato dagli storici un filofascista? Nulla, in
apparenza. Almeno fino ad oggi. Lo studio appena pubblicato dal paleografo
valdostano Alessandro Celi, dal titolo "I seicento giorni della Diocesi di
Aosta" getta una luce nuova sulle posizioni della Chiesa valdostana
durante la Resistenza e, in particolare, nei 600 giorni della Repubblica di
Salò. Eppure sono passati 63 anni dalla fine della guerra. Quali nuovi elementi
sono emersi? "Solo negli ultimi anni - ha spiegato l'autore ieri
presentando l'opera - sono stati resi disponibili alla consultazione molti
archivi ecclesiastici, tanto a livello parrocchiale quanto diocesano". Il
loro contenuto ha permesso a Celi di elaborare alcune ipotesi interpretative
che modificano, in parte, le conclusioni di molta della storiografia sulla
Resistenza in Valle. Questa, secondo l'autore, ha spesso trascurato l'analisi
delle vicende ecclesiali, limitandosi - nel migliore dei casi - a riferire la
cronaca degli interventi dei parroci o del vescovo in questo o quell'episodio
ed evitando di passare dal livello descrittivo a quello interpretativo. Tale
mancanza traspare, oltre che dalla lettura degli indici analitici, anche da
quella della bibliografia utilizzata dagli autori. ""La Resistenza in
Valle d'Aosta" di Roberto Nicco - precisa Celi -, pietra miliare della
ricerca storica locale, cita solo due volte il nome di monsignor Imberti e non
cita pressoché nessuno studio relativo alla posizione della Chiesa". La
figura di Imberti quale vescovo organico al regime è difficile da confutare,
considerato che venne chiamato a ricoprire l'incarico di presidente della
giunta diocesana dell'azione cattolica di Torino. Compito che svolse con
efficacia, eliminando o tacitando, come scrive lo stesso Celi, le posizioni
avverse al regime fascista, con cui si schierò nettamente, fino alle leggi
razziali del 1938. Questa è l'apparenza dei fatti, ma l'autore valdostano ha
scoperto un filo "rosso", finora ignorato, che sembra legare
Monsignor Imberti a Emile Chanoux. "E' curioso - dice Celi - che
quest'ultimo, dal 1943 (è morto il 18 maggio 1944, ndr), fosse
una delle principali firme laiche di Augusta Praetoria, settimanale della
diocesi di Aosta diretto dallo stesso Imberti. Inoltre, se i due fossero stati
su fronti opposti, come sono stati sempre dipinti, non troverebbe spiegazione
la lettera che Imberti scrisse al prefetto, affinché Chanoux fosse nuovamente
inserito nel ruolo dei segretari comunali, evitandogli la leva
obbligatoria. "La verità è che l'azione del clero valdostano in quegli
anni - scrive Celi - era strettamente legata all'azione di Chanoux, il quale
era ben visto dai cattolici locali. I sacerdoti
rifornivano di armi i partigiani già dal settembre 1943, ne sostenevano la
clandestinità e l'azione, anche a rischio dell'incolumità fisica". Il
libro lascia aperti alcuni problemi interpretativi e indica nuove piste
d'indagine. "E' un sasso gettato nello stagno - come lo ha definito l'autore
- perché sulla Resistenza c'è ancora tanto da dire".
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Genova
Alberi abbattuti, gli ambientalisti chiedono spiegazioni Ora i Verdi scrivono a
Ratzinger "Lei sa che verrà bloccato lo spazio aereo e paralizzata la
circolazione. Scelte che non possiamo permetterci?" "GENTILISSIMA Sua
Santità" comincia soavemente la lettera aperta al Papa (e per conoscenza
alla sindaco Vincenzi) firmata da Luca Dallorto, capogruppo verde a Tursi,
"per una visita più sostenibile". Nel panorama delle proteste per la
visita papale c'è anche la riflessione ambientalista ("lei sa che, oltre
alla spesa di oltre un milione di euro, verranno abbattuti lecci secolari,
saranno spostati oltre 900 cassonetti della spazzatura, verrà bloccato lo
spazio aereo e sarà paralizzata al circolazione viaria? Scelte che non possiamo
permetterci...". Anche Dallorto aderisce peraltro all'appello del forum
della Sinistra Europea (http://sinistra. europea. splinder. com) che chiede al
papa, avendo appreso che il costo complessivo della sua visita in Liguria sarà
di circa un milione e mezzo di euro, di rinunciare al viaggio e impegnare quei
denari verso i più poveri e sfortunati. E intanto si apprende che sarà presente
anche Franco Turigliatto, uno dei portavoce nazionali di Sinistra critica, al
"Pride laico" di Genova, in programma sabato pomeriggio (mentre papa
Ratzinger sarà in visita a Savona) con partenza alle 15 da piazza Montano. è
quanto annuncia Sinistra critica di Genova in una nota. Il movimento ribadisce
inoltre le ragioni della protesta, organizzata "contro l'integralismo ed il fondamentalismo cattolici; per la
libera autodeterminazione delle donne e la difesa della legge 194; per la piena
libertà di orientamento sessuale e contro l'omofobia; per un'istruzione
pubblica e laica, l'abolizione dell'ora di religione, la cancellazione di ogni finanziamento
pubblico alla scuola privata; per l'abolizione del Concordato e di tutti
i privilegi economici della Chiesa cattolica". Al corteo sono arrivate
ieri le adesioni anche di Rifondazione Comunista e dell'Uaar, (Unione degli
atei e degli agnostici razionalisti) "perché il Pride sia un modo per dare
voce ai tanti atei e agnostici che vivono nel nostro paese e perché ai diktat
della Chiesa non faccia seguito soltanto il solito riverente silenzio. Nel
contesto delle manifestazioni del
( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Bari
L'annuncio Nel Pd nasce la corrente dei cattolici
battesimo venerdì 23 con Gero Grassi L'appuntamento è per venerdì 23 maggio
all'hotel Excelsior: nascerà in Puglia la prima corrente del Pd, quella dei cattolici. Il nome è Quarta fase, che si richiama alle
posizioni di Beppe Fioroni e Dario Franceschini. A Bari l'associazione sarà
tenuta a battesimo dall'onorevole Gero Grassi. E dal coordinatore della fase costituente
del Pd Fabiano Amati, che spiega: "è qualcosa di più di una corrente.
Abbiamo l'ambizione di elaborare una piattaforma politica e culturale al
servizio del partito. Siamo laici e aperti ai nuovi
diritti, senza puzzare di sacrestia, ma allo stesso tempo senza maledire i
convincimenti religiosi di nessuno. E saremmo onorati se al nostro gruppo
volesse aderire anche il segretario Michele Emiliano". (l. p.).
( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-16 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE
Legge 40 Contestate le linee guida della Turco sulla diagnosi pre-impianto
Fecondazione, il governo cambierà le regole L'annuncio di Giovanardi. Il Pd:
solo ideologia Il sottosegretario ha ricordato che non si può modificare la
scelta del Parlamento confermata da un referendum ROMA - Primo scoglio etico
per il nuovo governo. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo
Giovanardi, ha annunciato che è volontà dell'esecutivo cambiare le linee guida
collegate alla normativa sulla fecondazione artificiale. L'intenzione era
nell'aria ma non ci si aspettava che venisse espressa con tanto anticipo.
"Nel 2004 abbiamo approvato un testo poi confermato dal referendum ha
detto l'esponente del Pdl ad un convegno sulla Giornata internazionale della
famiglia - . Quindi questa maggioranza non accetta la circolare dell'ex
ministro della Salute. Non si può modificare così la scelta del Parlamento che
in uno Stato di diritto è sovrano ". Livia Turco lo esorta a leggere bene
la legge 40: "L'ho applicata. L'aggiornamento delle linee guida era
previsto. E quella che lui chiama circolare è solo l'applicazione dell'articolo
7 della legge ". Le regole sulla procreazione assistita erano state appena
ritoccate, a poche ore dalla fine della legislatura. Cancellato, tra l'altro,
il divieto di diagnosi preimpianto sull'embrione, uno dei punti più
controversi. Ammesse alle tecniche le coppie con partner sieropositivi, anche
in assenza di diagnosi di sterilità. Le norme introdotte per riordinare il
cosiddetto "far west" della procreazione medicalmente assistita sono
diventate una questione di principio, un tiro alla fune
infinito tra laici e cattolici, a prescindere dagli schieramenti. Le divisioni esistono anche
nel centrodestra, oltre che nel centrosinistra. Stavolta però pochi raccolgono
"la provocazione di Giovanardi " e le voci-contro, a cominciare dal
ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo e tanti altri che di solito si
inalberano, non si sono alzate. Solo Roberto Della Vedova, presidente
dei Riformatori Liberali e deputato Pdl invita il governo a "vagliare la
questione con prudenza e saggezza " invitando a non dichiarare "una
guerra ideologica ad un'interpretazione della legge più volte suffragata da
organi giurisdizionali". Giovanardi ne fa una questione di democrazia e di
rispetto del Parlamento. In quanto alla sua posizione personale "c'è
pericolo di una deriva eugenetica. Si afferma la teoria di far nascere solo chi
è perfetto. Lo dice pure Ferrara, un laico che ci ha creato attorno un partito".
E con lui si schiera Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare: "Le
linee guida forse andrebbero sospese. Poi vedremo quale può essere la
soluzione". "Non sa di cosa parla. Le nuove linee guida hanno risolto
problemi specifici. Così la legge è più umana. E comunque non è lui a decidere
", replica Vittoria Franco, ministro ombra per le Pari Opportunità del Pd.
Il senatore Pd Ignazio Marino ricorda che le linee guida non hanno implicazioni
politiche: "Le sue affermazioni sono frutto dell'ideologia, non hanno
nulla di scientifico". Durissima Maria Antonietta Farina Coscioni,
radicale eletta nelle liste del Pd: "Da sempre Giovanardi è alfiere di
tutte le politiche repressive, proibizioniste e antiscientifiche". E
mentre vengono annunciati migliaia di ricorsi da parte delle coppie sul punto
relativo alla diagnosi pre-impianto, con Giovanardi si schiera la senatrice Pd
Paola Binetti che critica Livia Turco per avere "agito alla fine del
mandato elettorale, consapevole delle polemiche che avrebbe suscitato. E' come
chiedere al nuovo governo di dare una risposta. Ed è giusto che
intervenga". Margherita De Bac.
( da "Unita, L'" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del PREDRAG MATVEJEVICLo scrittore: i campi in fiamme rievocano un
tragico passato, una comunità non va colpevolizzata per i misfatti di criminali
individuali "Con i rom abbiamo un debito d'onore, no a nuove
persecuzioni" di Umberto De Giovannangeli / Roma "Terribili. Quelle
immagini di campi Rom dati alle fiamme, quelle famiglie costrette a fuggire
nella notte, ci riportano indietro nel tempo e danno corpo a paure che
speravamo facessero parte di un tragico e irripetibile passato. Così non
è". Il suo percorso culturale e umano è quello di un intellettuale che ha
cercato nel cuore dell"inferno balcanico" di costruire "ponti di
dialogo" tra identità etniche e religiose spesso violentemente
contrapposte. Nato a Mostar (Bosnia-Erzegovina) da madre croata e padre russo,
Predrag Matvejevic, saggista e professore di Slavistica all'Università La
Sapienza di Roma, è emigrato all'inizio della guerra nella ex-Jugoslavia,
scegliendo una posizione da "asilo ed esilio". È da questa condizione
esistenziale Matvejevic riflette su quei campi Rom dati alle fiamme:
"L'Europa - avverte lo scrittore - ha un debito d'onore con i Rom. Mai
dovremmo dimenticare che gli zingari finirono assieme agli ebrei nelle camere a
gas naziste. Quel debito d'onore va rispettato". Professor Matvejevic, i
campi Rom assaltati, lo "zingaro" identificato in sé come un
criminale. Chi sono i Rom? "In alcune regioni i Rom formano la maggioranza
dei mendicanti. Ma non godono di alcuno di quei privilegi che solitamente
vengono concessi alle cosiddette maggioranze. Fanno fatica a dichiararsi Rom
per non esporsi ai sospetti, all'avversione dell'ambiente in cui vivono, al
disprezzo e perfino alle persecuzioni. La parola "Zingaro" è diventata
offensiva, per cui essi stessi e i loro amici evitano di pronunciarla. Una
volta non lo era...". L'ignoranza e la perdita di memoria storica. C'è
anche questo dietro la "caccia al Rom"? "Purtroppo è così. I Rom
hanno vissuto le loro persecuzioni. Spesso si dimentica che furono sterminati a
decine di migliaia nei lager nazisti, insieme agli Ebrei. Il loro modo di
vivere non è vietato dalla legge, ma sono sottoposti a stretto controllo. In
Europa ce ne sono dieci milioni. Se si mettessero insieme formerebbero una
popolazione più numerosa di quella di una mezza dozzina di Stati del nostro
continente. Non hanno un proprio territorio né un proprio governo. Hanno tutti
un paese natale, ma non una patria. Sono parte di un popolo in mezzo al quale
vivono, ma non una nazione. Non sono nemmeno una minoranza nazionale, sono
transnazionali. Nella mia terra natale i Rom sembravano essere più numerosi che
altrove. Da ragazzo mi univo spesso a loro. I miei genitori mi rimproveravano,
temevano che gli "Zingari" mi rapissero portandomi via chissà dove -
correvano le voci di rapimenti. Ma nessuno mi ha fatto male; invece ho imparato
dai Rom molte cose utili. Essi imparano facilmente le lingue, forse più
facilmente degli altri. Ignoro se nella loro vita di erranti riescano a
conoscere la felicità, ma certamente sanno come si può essere meno
infelici". Resta il fatto che alcuni degli episodi di cronaca che più
hanno colpito l'opinione pubblica italiana avevano come protagonisti dei
Rom...". "Comprendere non significa in alcun modo giustificare
comportamenti criminali. I criminali, che si trovano in tutte le nazionalità,
vanno processati ed espulsi, questo è fuori discussione. La comprensione è
tutt'altra cosa del "giustificazionismo". Ma non si deve colpevolizzare
una intera comunità per i misfatti di criminali individuali. La civiltà
giuridica europea stabilisce che la responsabilità è sempre del singolo. Mi
lasci aggiungere che una politica di disincentivo all'immigrazione clandestina
nasce dai Paesi di origine, e spesso, penso alla Romania ma non solo ad essa. I
Rom hanno subito pesantissime discriminazione se non vere e proprie
persecuzioni. Malvisti nel Paese di origine, i Rom se ne vanno, con il loro
carico di frustrazione che può sfociare in violenza. I paesi d'accoglienza
dovrebbero capire meglio la loro situazione e premere su Bucarest perché
finalmente vengano garantiti loro i più elementari diritti umani, civili,
sociali". L'Italia s'interroga su come agire... "L'Italia è un grande
Paese di emigrazione, la più numerosa emigrazione europea del secolo scorso
partiva dall'Italia. Nessuna altra lingua europea ha tanti termini per
designare lo straniero o l'esiliato: emigrati, profughi, fuggiaschi, rifugiati,
sfollati, deportati, espulsi, espatriati, e aggiungo in un "istrionismo"
italiano, "esodati"...E tutti questi si dividono adesso in
clandestini e irregolari. In Italia indiscutibilmente c'è una tradizione
cattolica. Per questo talvolta sono sorpreso, negativamente sorpreso, che
questa tradizione venga brutalmente messa in discussione. Si legge nella
Bibbia. "Ama il forestiero e dagli pane e vestititi...quando
raccogli la messe nel campo e dimentichi un covone non tornare indietro a
prenderlo: sarà per il forestiero, per l'infermo, per la vedova affinché ti
benedica il Signore tuo...". Io da laico rispetto questi precetti, e sono
sgomento nel vedere tanti credenti che se ne infischiano".
( da "Secolo XIX, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Andrea Chiappori
Benedetto XVI visita Genova: un privilegio, una festa, un evento, un'occasione per
riflettere sulle cose che contano. Anche su fede e ragione, cristianesimo e laicità, spazio pubblico delle fedi religiose e
vita quotidiana. Sarà di certo un'occasione per pensare a Genova accettando la
sfida di non essere provinciali e ripiegati su di sé, con realismo e
intelligenza del futuro. La tentazione del provincialismo è sempre in agguato,
ed è nella paura di chi si pensa diverso da sé, di chi preferisce sempre
dividere il mondo in "i nostri" e "loro", come se fosse
ormai facile una linea di demarcazione. Vale quando si esagera con l'allarme
"sicurezza", incoraggiando (invece di sciogliere) le sensazioni di
paura in uno dei Paesi più sicuri d'Europa e del mondo e in una delle città più
sicure d'Europa e del mondo: e si finisce per dovere progressivamente
individuare capri espiatori, l'"Altro", e magari invocare status
speciali per i romeni quando sono cittadini europei come i tedeschi, i francesi
e gli italiani, sicuramente più poveri e più in balìa di chi, sui poveri, ha
sempre speculato, di qualunque nazionalità sia. E c'è un provincialismo che
amplifica le voci di dissenso, accentuando le caricature, magari sognando un
veto al diritto di espressione del Papa che è pur sempre il primate d'Italia,
uno straordinario testimone di fede, che ha già regalato, tra l'altro, due
encicliche che sanno parlare a tutti di amore e di speranza (e quanto ce n'è
bisogno!) e, per biografia personale, un grande intellettuale europeo. Ci si
può chiudere e credere che sia "moderno" invitare al silenzio il Papa
o cercare di coprirne voce e affetto con il proprio rumore. È successo a Roma,
quando una minoranza di professori e un grande caso mediatico ha favorito
l'annullamento della visita di papa Benedetto - in quel caso anche il vescovo
della città? alla Sapienza, la più grande università d'Europa, peraltro nata
per iniziativa proprio di un Papa. Ed è la tentazione banale di minoranze
disorientate che cercano la propria identità non tanto in mare aperto quanto in
un sognato "potere di veto". È una malattia che ha umiliato molte
energie nell'Italia di oggi e che ha penalizzato pesantemente, finora, lo
stesso sforzo di rinnovamento e di proposta di chi crede a una politica nuova e
meno televisiva in Italia. Papa Benedetto a Genova rappresenta non solo un
evento ecclesiale, ma anche, un po', il mondo che viene a Genova e che è
un'occasione, per la nostra città, per essere più nel mondo, per riflettere sul
suo significato in Italia e nel mondo. Chi scrive pensa che non sia possibile
vivere nella globalizzazione cedendo allo "spaesamento" e
rifugiandosi nel proprio particolare, alla ricerca di identità dialettali o del
proprio vernacolo ideologico. Non si tratta di invasioni di campo, di ingerenze
o incursioni "politiche" della Chiesa cattolica (che pure si è
trovata in funzione di supplenza quando ha ricordato come sia difficile un
futuro per l'Italia se matrimoni, figli e nuclei familiari sono stabilmente in
calo: un'ovvietà, quasi, come osservare che a maggiore fragilità sociale, alla
fine, non corrispondono più diritti, ma più diritti negati o disattesi,
soprattutto in tempi di recessione). Ci sono problemi, nella vita globalizzata
in cui tutti siamo immersi, che non riguardano solo i cattolici
e che attraversano ognuno di noi, qualunque sia la personale storia politica e
religiosa o non religiosa. L'idea che alla modernità corrisponda una
progressiva evanescenza del "fattore R", della fede, mi sembra
contraddetta dagli ultimi decenni. Si credeva che la religione sarebbe stata un
elemento "residuale" in un mondo secolarizzato, ma è diventata sempre
più"incontournable" (imprescindibile), secondo l'espressione di
Gilles Kepel. E la modernità in cui siamo immersi deve scegliere se ricerca e
diritti individuali possano fare a meno di interrogarsi sul problema del "limite",
ovvero se i diritti dell'individuo (e alla fine anche del mercato) abbiano per
forza la meglio e se non sia questa una specie di nuova legge di natura: ma
fino a quando? In sintesi, penso che anche simbolicamente la visita di papa
Benedetto XVI sia un'occasione per Genova e i genovesi, e una grande occasione
di festa. Lo è stata negli Usa, quanto più a casa nostra, allora. In tanti
riconoscono nel Papa una figura autorevole e amata, come la guida di una
famiglia, la Chiesa, che sta vicina a molta gente, soprattutto nelle periferie.
Questo è vero a partire dalle colline di Begato, dove le parrocchie, la scuola
della pace di Sant'Egidio, le giovani missionarie francescane e le anziane
suore vincenziane sono percepite come l'unica compagnia per i giovani, i
piccoli, le famiglie in un quartiere che si sente non sufficientemente
considerato dalla sua città. Ma è vero, a maggior ragione in tante parti del
mondo (dalla vicina Albania al Sud Sudan) dimenticate dal Nord del mondo, ma
sostenute, aiutate, ricordate dalla presenza umile e operosa, non unica per
fortuna, di missionari e di organizzazioni cristiane. La visita del Papa porta
naturale l'interrogativo che viene dal vangelo e dalla secolare presenza della
Chiesa accanto ai poveri, ed è la domanda sullo spazio della gratuità in una
società in cui tutto sembra mercato e la parola mercato viene usata a volte
come magica. Genova è inserita in quel Nord Italia che ha contestato in larga parte l'accoglienza e la tolleranza come
valori, come pure la solidarietà tra regioni ricche e regioni più povere nel
nostro Paese. Ma proprio Genova può indicare una strada plausibile per uno
sviluppo capace di includere - e non di escludere - per una sussidiarietà che
alleggerisce lo Stato e la burocrazia, ma non al punto da lasciare soli quelli
che da soli non ce la fanno. Anche per questi motivi la Comunità di Sant'Egidio
di Genova ha deciso di far coincidere con la visita del Santo Padre
l'inaugurazione di una casa alloggio per anziani, (realizzata con il contributo
della Fondazione Carige), che accoglierà anziani poveri con una formula
innovativa di fronte al problema-risorsa dell'invecchiamento della popolazione:
speriamo sia un'altra proposta, per la Liguria e per il nostro Nord
iper-sviluppato, ma che non ha ancora trovato una via umana per vivere
quell'età in più che è la vera conquista del nostro secolo. Costruire società
giuste, salvaguardare la vita dei deboli, combattere ogni violenza e
discriminazione, costruire e ricostruire un'idea di educazione sono obiettivi
ambiziosi, da pensare insieme e per i quali lavorare insieme, laici e credenti
di ogni fede: insieme e non contro, perché il mondo cambia in fretta e non ci
siamo abituati. Martin Luther King ricordava: "Abbiamo imparato a volare
come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l'arte di
vivere insieme come fratelli". È ora almeno di provarci. Andrea Chiappori
è presidente della Comunità di Sant'Egidio di Genova. 16/05/2008.