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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


TARTICOLI DEL  14-16 maggio 2008      #TOP



Report "Laici e chierici"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (22)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Proteste tra banchetti e corteo ( da "Secolo XIX, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Rete Laica denuncia il mancato aiuto al volontariato laico e insiste: "Non sarà forse stato perché il presidente del Celivo, Stefano Tabòè anche direttore della Fondazione Auxilium di ispirazione cattolica?". Domanda girata a Tabò: "Sono tre anni che sono direttore di Auxilium, ma per tutto questo tempo le associazioni in questione hanno sempre usufruito dei nostri servizi.

Caro Franceschini ecco cosa vorremmo ( da "Unita, L'" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: l'anima laica, quella cattolica. Quel "contro" che ha originato lo scatto della decisione di andare da soli era, a volte, anche su grandi e civili questioni che forse si potevano chiarire e districare e riagganciare (e in tanti, anche al vertice del Pd, anche nelle parti di sinistra rimaste chiuse fuori, sperano,

Il fronte antiaborto benedetto dal Papa ( da "Unita, L'" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laiche e cattoliche, siano ormai virulenti, parenti stretti e se possibile anche più feroci degli attacchi di un tempo. Tocca anche far notare che il minireferendum indetto da Giuliano Ferrara con la sua lista pazza "Aborto? No grazie", che vedeva fra i suoi capofila pezzi da novanta del Movimento per la vita e dintorni come Olimpia Tarzia e Paola Bonzi,

L'appello della chiesa "non spegnete la speranza" - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: "i religiosi e i laici, i bambini negli ospedali, i carcerati". Alla fine, più che un "vade retro" ai ladri di speranza, il libro si rivela una esortazione agli uomini di buona volontà a non farsela rubare, il tutto poggiato su un binomio: "I valori del cristianesimo e l'identità socio-culturale di Napoli".

Sanguineti fa il curioso "voglio capire il papa ma perché tanta polizia?" - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: intellettuale laico, vivrà la visita del papa da studioso, per cercare di capire l'impatto sul mondo cattolico e sulla città. Di Benedetto XVI pensa che in qualche modo intenda allontanarsi dall'apertura che la Chiesa volle con il Concilio Vaticano II. Un papa, ragiona il professor Sanguineti, molto diverso da Giovanni XXIII,

"se attacca ancora la 194 rischia di ricevere dei fischi" - michela bompani ( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ad urtare Mercedes Bo sono le reazioni (o il silenzio) "di politici anche cattolici che dovrebbero comunque e sempre difendere una legge dello Stato". Bo auspica però che per "legittimamente rivendicare il ruolo dello Stato laico, non si cada in tentazione di manifestazioni estemporanee di dissenso, che avrebbero ripercussioni solo negative".

"le mie tre idee per la famiglia e le donne" - mara carfagna * ( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: da ministro ho la laica consapevolezza che se partiamo discutendo sulla modifica della 194 torniamo a quelle contrapposizioni ideologiche che tutti diciamo di aver superato o di voler superare. Oggi al Paese non serve lo scontro tra guelfi e ghibellini, ma una sana e approfondita riflessione sui temi etici, sul sostegno alla famiglia,

BONCINELLI: COSì SI RACCONTA LA SCIENZA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche se in Italia la scienza è accerchiata da critiche cattoliche e di cosiddetti laici. Se l'Italia scomparisse, il mondo della scienza neanche se ne accorgerebbe". Chi si avvicina alla scienza per trovare la verità è sulla buona strada? "La verità non esiste. Esiste un progressivo avvicinarsi alla verità che può avvenire solo e unicamente attraverso la ricerca scientifica"

Chi va e chi non va alla messa di ratzinger - alberto puppo ( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: neppure don Andrea Gallo che pure ha preso le distanze dagli amati ragazzi dei centri sociali e dal loro pride laico. Qualche acciacco di troppo e il peso dell'età, assicura, lo consigliano a rimanere a casa. Non rispondono alla chiamata, a ponente, neppure i domenicani di Varazze e il parroco di San Giovanni Battista, a Vado, don Nicola Lorini che non rinuncerà alla messa prefestiva.

"no, questo non è un papa duro e poi, basta fare come de gasperi..." - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: da laico, sta alla persona interpretarlo". Il rapporto tra la chiesa e Genova è sempre stato particolare, sin dai tempi del cardinal Boetto e di Siri. E' ancora così? "Basta pensare proprio alla figura del cardinal Siri, di forte conservazione sul piano dell'ortodossia, di apertura sui problemi della società.

Addio a tagliasco, "portatore di sogni" - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: unisce laici e cattolici, riunisce, per qualche ora, l'Università che adesso si sente smarrita senza il suo genio che insegnava "Coscienza e emozioni nell'essere umano e nella macchina", e poi Bioingegneria e Informatica medica, Vincenzo Tagliasco, ingegnere umanista, aperto alle provocazioni culturali, al dibattito,

Alla chiesa - curzio maltese ( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Da laico riconosco e rispetto il diritto dei cattolici di intervenire e pronunciarsi come e quando vogliono sui temi etici. Ma sono anche consapevole che in questo paese la libertà di un laico è considerata inferiore a quella di un cattolico. Un laico non può offendere una persona sulla base di un pregiudizio personale,

Le associazioni: No alla repressione ( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e preannuncia una possibile mobilitazione fra le associazioni, sia laiche sia cattoliche, impegnate sul fronte dell'immigrazione. "Come la pensa la destra su questi temi lo sappiamo, basta vedere la Bossi-Fini - dice Beni - ma ora sta andando oltre". Il reato di immigrazione clandestina "sarebbe un obbrobrio giuridico, è inconcepibile.

A LEGGERE questo bel libro di Renato Coen e Federica de Sanctis (entrambi giornalisti di ( da "Messaggero, Il" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e piena di sottodivisioni: laici, osservanti, rigoristi...), islamica, cristiana (e anche qui ci si articola: cattolici, ortodossi, protestanti, armeni, copti, siriaci...) è non solo la città sacra alle tre religioni rivelate, ma è anche uno straordinario misto di luoghi santi, di moderno, di antichissimo, di incontro e di scontro.

Tv laica? La fa Augias discutendo di spiritualità ( da "Liberazione" del 15-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Nello studio di Augias passano indistintamente la cattolica Binetti come il laico impenitente Odifreddi, Giulietto Chiesa e la sua inchiesta sull'11 settembre 2001 come Uto Ughi che racconta la sua esperienza d'artista. E su tutti aleggia l'obbligo dell'argomentazione, della necessità di andare a fondo e individuare il vulnus della questione in esame.

Papa Benedetto XVI in Liguriaun abbraccio lungo due giorni ( da "Secolo XIX, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: con il Papa seduto tra il segretario di Stato Bertone e il presidente della Cei Bagnasco. Ovvero il passato e il presente della curia genovese, ma anche i vertici della Chiesa di Roma. E, fianco a fianco, si consumerà un "laico" buffet per cento persone, dagli uomini del seguito vaticano agli operatori di polizia.

Il vescovo, Chanoux e l'alleanza nascosta ( da "Stampa, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fosse una delle principali firme laiche di Augusta Praetoria, settimanale della diocesi di Aosta diretto dallo stesso Imberti. Inoltre, se i due fossero stati su fronti opposti, come sono stati sempre dipinti, non troverebbe spiegazione la lettera che Imberti scrisse al prefetto, affinché Chanoux fosse nuovamente inserito nel ruolo dei segretari comunali,

Ora i verdi scrivono a ratzinger ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: integralismo ed il fondamentalismo cattolici; per la libera autodeterminazione delle donne e la difesa della legge 194; per la piena libertà di orientamento sessuale e contro l'omofobia; per un'istruzione pubblica e laica, l'abolizione dell'ora di religione, la cancellazione di ogni finanziamento pubblico alla scuola privata;

Nel pd nasce la corrente dei cattolici battesimo venerdì 23 con gero grassi ( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Siamo laici e aperti ai nuovi diritti, senza puzzare di sacrestia, ma allo stesso tempo senza maledire i convincimenti religiosi di nessuno. E saremmo onorati se al nostro gruppo volesse aderire anche il segretario Michele Emiliano". (l. p.).

Fecondazione, il governo cambierà le regole ( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un tiro alla fune infinito tra laici e cattolici, a prescindere dagli schieramenti. Le divisioni esistono anche nel centrodestra, oltre che nel centrosinistra. Stavolta però pochi raccolgono "la provocazione di Giovanardi " e le voci-contro, a cominciare dal ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo e tanti altri che di solito si inalberano,

Con i rom abbiamo un debito d'onore, no a nuove persecuzioni ( da "Unita, L'" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quando raccogli la messe nel campo e dimentichi un covone non tornare indietro a prenderlo: sarà per il forestiero, per l'infermo, per la vedova affinché ti benedica il Signore tuo...". Io da laico rispetto questi precetti, e sono sgomento nel vedere tanti credenti che se ne infischiano".

La visita di Ratzinger a Genova, un'occasioneper ragionare sull'arte di vivere come fratelli ( da "Secolo XIX, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cristianesimo e laicità, spazio pubblico delle fedi religiose e vita quotidiana. Sarà di certo un'occasione per pensare a Genova accettando la sfida di non essere provinciali e ripiegati su di sé, con realismo e intelligenza del futuro. La tentazione del provincialismo è sempre in agguato, ed è nella paura di chi si pensa diverso da sé,


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Proteste tra banchetti e corteo (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Laicita'

La visita del pontefice Oggi appuntamento davanti al Galliera, ospedale della Curia. Sabato "sfilata" da Sestri HANNO SCELTO un luogo simbolo della loro lotta per la laicità dello Stato, il Galliera, l'ospedale presieduto dall'arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco. "L'ospedale dove abortire è difficile - dicono - e la pillola del giorno dopo non viene prescritta". Oggi pomeriggio (dalle 17) davanti all'ospedale della Curia manifesteranno per la laicità dello Stato, distribuendo preservativi e volantini, e per lanciare la contro manifestazione di sabato, il corteo che da Sestri Ponente fino a Caricamento, ricorderà la Giornata mondiale contro l'Omotransfobia. Sono Rete Laica, l'associazione Usciamo dal silenzio, Città Partecipata, Lila, Arcilesbica, Azione Trans, Spa azioni politiche di donne, i centri sociali Buridda, Zapata e Terra di Nessuno oltre al collettivo universitario Humpty Dumpty. Sono segnate da una vena polemica le manifestazioni della Rete Laica che sabato pomeriggio, in piazza Ranco a Sestri Ponente (dalle 16,00), organizza un presidio. "Mentre aspettiamo Zapatero, ci stiamo dando da fare - spiegano - Come associazioni promotrici abbiamo aderito al corteo che si svolgerà in contemporanea al nostro presidio e questa scelta ci è valsa il rifiuto da parte del Celivo di concederci un gazebo per la manifestazione di piazza Ranco, mentre ad Arcilesbica non metterà a disposizione una sala per organizzare un convegno sul tema dell'omotransfobia". Rete Laica denuncia il mancato aiuto al volontariato laico e insiste: "Non sarà forse stato perché il presidente del Celivo, Stefano Tabòè anche direttore della Fondazione Auxilium di ispirazione cattolica?". Domanda girata a Tabò: "Sono tre anni che sono direttore di Auxilium, ma per tutto questo tempo le associazioni in questione hanno sempre usufruito dei nostri servizi. Il fatto è che il Celivo ha le sue regole e le sue procedure, anche di trasparenza, e in questi casi evidentemente non c'erano i presupposti perché fossero rispettati". Rete Laica, che al corteo di sabato annuncia l'adesione di Vladimir Luxuria e del presidente onorario di Arci Gay Franco Grillini, aggiunge: "La visita papale costerà alle disastrate casse comunali un milione e mezzo di euro che potevano essere utilizzati, più proficuamente, per le numerose necessità scolastiche, abitative e dei servizi sociali". La scansione delle manifestazioni laiche, alle quali hanno aderito anche Network Giovani di Sinistra Arcobaleno, Prc, Sinistra democratica, prevede oggi il presidio davanti al Galliera. Sabato il quartier generale sarà in via Balbi 4, sede della facoltà di Lettere e Filosofia: al mattino ci sarà una tavola rotonda con molti, almeno una decina, dei professori universitari che hanno dato il sostegno all'iniziativa; al pomeriggio è previsto il corteo da piazza Montano fino a Caricamento e subito dopo, ancora in via Balbi 4, è in programma un'assemblea pubblica sulla laicità dello Stato che finirà in una serata di canzoni e balli. Non c'è certezza di quante persone arriveranno a Genova per l'happening laico e la celebrazione della giornata contro l'omotransfobia perché contemporaneamente a Verona c'è la manifestazione di piazza per il giovane ucciso a calci e pugni dai neonazisti. "Che fine ha fatto l'idea di un Festival della Laicità a Genova? E ci chiediamo anche se sta proseguendo il percorso per il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto sostenuto dal sindaco Marta Vincenzi. E, soprattutto, critichiamo i continui attacchi alla legge 194 del Papa, l'ultimo dei quali ieri, definendola come una "ferita della società italiana"". Parole di Gabriele Taddeo, presidente dell'Arci di Genova. Che aggiunge: "Il Papa come il Dalai Lama, è un'autorità spirituale e riteniamo che sia giusto accoglierlo con i protocolli previsti per il suo profilo istituzionale. Riteniamo però anche che le legittime e condivisibili critiche alle derive integraliste di una parte del mondo ecclesiastico meritino un ragionamento complesso, che coinvolga in modo ampio credenti e non, l'associazionismo, la scuola, il mondo politico e culturale della città. Ma soprattutto le istituzioni quali garanti dei diritti dei cittadini, di tutti i cittadini". Alessandra Costante costante@ilsecoloxix.it 14/05/2008.

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Caro Franceschini ecco cosa vorremmo (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 14-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Caro Franceschini ecco cosa vorremmo Furio Colombo Segue dalla Prima Ma alla fine è un bene perché lascia cadere nel vuoto e nel non commento l'esortazione un po' esaltata all'inimicizia e al taglio di ogni contatto che, devi ammettere, non può che stupire e disorientare. Non conta, dirai. Non sono questi, dirai, i sentimenti di un partito che nasce con una buona dose di impegni, di speranze e di questioni comuni di cui farsi carico. Vediamole insieme. Tu hai colto la mia domanda che un po' echeggiava la brutta barzelletta del tempo della guerra fascista. "Sai? - diceva uno - hanno arrestato gli ebrei e i barbieri". "Perché i barbieri?" chiedeva l'altro. La mia domanda era: perché gli antiberlusconiani dovrebbero essere tutt'uno con coloro che, in quanto massimalisti (non credo nella parola ma per comodità la uso) erano "contro"? Se ricordo bene i nostri amici e alleati massimalisti del prima di andare da soli erano "contro" Prodi (missioni internazionali) o "contro" Padoa Schioppa (la maledizione del tesoretto) e avevano troppo da fare con le pratiche ancora inevase della "sinistra prima" per occuparsi di Berlusconi. Avrai notato che molti nomi dei soci fondatori di quello spirito ribelle confluito nell'Unità al tempo dei girotondi era liberal e sciolto, senza conti pregressi da sistemare, adeguare o cancellare. Insieme alla generosità e qualità professionale di coloro che all'Unità lavoravano prima e hanno scelto (sapessi quanti hanno detto di no) di lavorare con me che venivo dall'America e da Repubblica e con Padellaro che veniva dal Corriere e dall'Espresso, abbiamo fatto un punto di opposizione-resistenza nei confronti del governo Berlusconi che è stato notato e citato nella stampa internazionale e nei libri europei e americani che parlavano dell'Italia non felice di quegli anni. Ma noi - ricorderai anche per gli eventi a cui abbiamo partecipato - eravamo insieme a ciò che adesso è il Pd, insieme alle varie radici, ampiamente ospitate nelle pagine della rinata Unità, l'anima Ds, l'anima laica, quella cattolica. Quel "contro" che ha originato lo scatto della decisione di andare da soli era, a volte, anche su grandi e civili questioni che forse si potevano chiarire e districare e riagganciare (e in tanti, anche al vertice del Pd, anche nelle parti di sinistra rimaste chiuse fuori, sperano, speriamo che si farà). Però non era il "contro Berlusconi" che viene rimproverato a noi e che condividiamo con mezza Europa. Quello che a volte sembra una ossessione è invece una sorta di orgoglio da cui alcuni di noi esitano a staccarsi. Perché dovremo essere meno liberi che negli Stati Uniti dove il New York Times del 12 maggio pubblica un durissimo editoriale contro la loro seconda carica dello Stato, il loro vice presidente che è anche - guarda caso - presidente del Senato? Perché di quell'altissima carica si può dire (citando Nancy Pelosi, leader della opposizione democratica) che beneficia di profitti di guerra (importanti contratti esclusivi in Iraq) e su quei profitti non paga le tasse? Perché nessun direttore o proprietario del quotidiano newyorkese dovrà chiedere scusa, dato che un conto è la stampa libera, un conto sono le responsabilità personali, e un conto sono le condivise istituzioni, tutte cose da non confondere mai in un impenetrabile impasto? Ecco che cosa distingue la tenace e costante opposizione che alcuni di noi si ostinano a chiedere e a fare. Non invoca alcun massimalismo né storico né ideologico, se non altro per mancanza di radici e di storia adeguata. Vorremmo difendere il diritto di Fabio Fazio di invitare chi vuole (come i suoi colleghi inglesi e americani durante governi di destra e di sinistra) e non dover chiedere scusa, perché non si può costringere un cittadino a chiedere scusa per ciò che non ha detto, a nome di un altro. Vorremmo che il solo rischio dell'intervistato non sia la gogna (inclusa quella riservatagli da la Repubblica, il 13 maggio), ma - se c'è errore o dolo - l'autorità giudiziaria. Vorremmo Occidente e non salamelecchi orientali intorno al presidente del Senato. Vorremmo che la frenesia delle ronde dei cittadini (che in America e in Europa si chiamano vigilantes e sono vietati dalla legge e dispersi dalla polizia) fosse fermata da parole chiare, come ha fatto il Cardinale Martino quando ha detto no al reato di clandestinità senza domandarsi se quel no netto alla evidente disumanità del progetto fosse o no popolare. Vorremmo che il governo ombra non fosse una fascia di contenzione alla libera e piena espressione politica da parte di deputati e senatori e i nuovi quadri dirigenti locali del Pd. Vi chiediamo (chi? dirai tu, ma io provo a dirlo a nome di tanti cittadini) di non applaudire Berlusconi prima del tempo. Certo, non vogliamo neanche sdegno e condanne, prima del tempo. Solo l'occhio sospettoso e in guardia dell'opposizione. Loro hanno vinto anche per una intensa, infaticabile opposizione quotidiana in cui mai, per nessuna ragione, hanno abbassato gli scudi un po' selvaggi dell'ostilità continua. Persino sugli interventi internazionali delle truppe italiane hanno votato no, pur di non accostarsi a Prodi, insieme con Turigliatto. Infine ci resta da tendere la mano a dodici (dodici) milioni di italiani che ci hanno votato, perché sognavano un'altra Italia, non questa, non Maroni, non Schifani, non Borghezio, non Alemanno con la sua croce celtica (vedi ciò che accade a disorientati ragazzini nelle scuole). Non c'è alcun estremismo nel pensare a quei dodici milioni. E nessun massimalismo nel ripetere con loro "Berlusconi no". È la nostra strada del ritorno. Confido che - se la faremo insieme - i dodici milioni usciranno dala solitudine, diventeranno quindici, prima che Berlusconi diventi presidente della Repubblica. furiocolombo@unita.it.

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Il fronte antiaborto benedetto dal Papa (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 14-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del LEGGE 194 Quello di Ratzinger non era un intervento generale ma una comunicazione diretta a una minoranza cattolica agguerrita Il fronte antiaborto benedetto dal Papa Silvia Ballestra Segue dalla Prima Il commento "Da quando in Italia è stato legalizzato l'aborto ne è derivato un minor rispetto per la persona umana, valore che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede professata". Di più: "Difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile perchè si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore". Può sembrare pedante, e anche un po' noioso, ribattere colpo su colpo a questo tipo di analisi. Che si fanno di giorno in giorno più estreme e violente. Eppure, ancora una volta, tocca ricordare che la legge 194 ha visto, in trent'anni, dimezzare gli aborti. Tocca anche rilevare come gli attacchi del fronte antiabortista, nonostante la mutata situazione e la mutata sensibilità delle donne italiane, laiche e cattoliche, siano ormai virulenti, parenti stretti e se possibile anche più feroci degli attacchi di un tempo. Tocca anche far notare che il minireferendum indetto da Giuliano Ferrara con la sua lista pazza "Aborto? No grazie", che vedeva fra i suoi capofila pezzi da novanta del Movimento per la vita e dintorni come Olimpia Tarzia e Paola Bonzi, ha ricevuto una sonora sconfitta raccogliendo solo 135.000 voti su 38 milioni di votanti. Appena un mese fa, parlando di aborto e divorzio come di "piaghe", il Papa aveva detto che "l'aborto lascia segni profondi e indelebili nella donna, favorendo una mentalità materialistica di disprezzo per la vita". Un altro dei periodici, ormai quasi quotidiani interventi delle gerarchie cattoliche, che una settimana sì e l'altra pure trovano sui media uno spazio davvero spropositato. Si tratta di dichiarazioni pesanti che si potrebbero considerare per quelle che sono: moniti, insegnamenti, indicazioni per i cattolici. Ma stavolta non solo riguardano una legge specifica d'uno Stato straniero (indicativa la testatina di alcuni giornali che riportano la notizia sotto la dicitura "Esteri"). E in più non si tratta di indicazioni generali, ma della comunicazione a una minoranza anche in seno ai cattolici, minoranza sparuta ma estremista, numericamente irrilevante, ma agguerrita e attiva. Con l'aggravante - a proposito di ingerenza - che i Centri per l'Aiuto alla Vita hanno sede e operano all'interno dei nostri ospedali. Ospedali pubblici, italiani e, fino a prova contraria, aconfessionali. Che le donne che hanno abortito siano portatrici di una mentalità pericolosamente "pro-death" in opposizione alla loro "pro-life" è tutto da dimostrare: lo sa il Papa che la maggioranza delle donne che hanno attraversato l'esperienza dell'aborto, nel corso della vita, diventa, felicemente, madre? Che molte di quelle donne sono già madri e dunque niente affatto svilitrici della vita? Quanto al Movimento per la Vita, ha un bel dire una brava storica di formazione cattolica come Emma Fattorini che ha visto cambiare i suoi militanti: "Da isterici luoghi di propaganda colpevolizzante a luoghi riflessivi di aiuto concreto, di vera azione solidale in sinergia con gli operatori dei consultori". Sarà. Ma a sentire certe canzoncine di Olimpia Tarzia che dà voce ai feti in procinto di essere abortiti, o certe dichiarazioni di professori di bioetica dell'Università pontificia Regina Apostolorum che, da uomini, sull'argomento ci hanno costruito carriere, viene da pensare diversamente. Avendo poi ascoltato le parole dei loro fiancheggiatori (alcune proprio dai palchi della fallimentare campagna elettorale di Ferrara), segni di una propaganda violenta e isterica se ne trovano, e parecchi. Sono gli atteggiamenti nei confronti delle donne che non vengono mai chiamate "assassine" ma che, in quanto ferite dall'aborto, diventano, per esempio, "la parte malata della società" (sentito con queste orecchie a Piazza Farnese). Ma andiamo oltre, perché persino il Mpv ha le sue frange estreme, fiancheggiatori e imitatori che ne sembrano una specie di truculenta caricatura. Basta un giro sulla rete, ed ecco non solo le belle foto a colori delle ecografie, ma, anche immagini sanguinolente di embrioni abortiti, piedini microscopici tenuti fra due dita, disegni anatomici di feti raggomitolati. Iconografia, d'accordo, ma strettramente confinante con un terrorismo psicologico, con un sadismo trattenuto, con un gusto dell'orrido e dello spavento che si credeva passato, archiviato. Insomma, in certi siti, accanto ai testi di Benedetto XVI, alle preghiere e ai documenti sulla bioetica, si trova tutto un campionario rivoltante e violento, molto più variegato del feto sotto formalina che Carlo Casini si portava appresso, in valigia trent'anni fa. Dolore, dunque, veicolo di paura e intimidazione, raggiungibile con un clic anche a chi cerchi - per apertura mentale, curiosità, voglia di capire anche di chi riflette su un fronte diverso - le tesi pro-life. Violenza, corpi fatti a pezzi, altro che i discorsi sulla pornografia in rete. Qualcuno dovrebbe prenderne le distanze (magari le gerarchie cattoliche? È chiedere troppo?), invece di invitare continuamente "all'azione" in difesa della vita, specie se questa azione si traduce in orribile propaganda.

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L'appello della chiesa "non spegnete la speranza" - roberto fuccillo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Napoli Santa Chiara Alla presentazione del libro del cardinale Sepe assenti i vertici principali delle istituzioni L'appello della Chiesa "Non spegnete la speranza" Il presidente della Cei Bagnasco sui rom: "No a reazioni inconsulte" ROBERTO FUCCILLO EPPURE "Napoli è una della cose più belle che Dio ci ha dato, una città da amare". Così il cardinale Crescenzio Sepe chiude una serata organizzata per presentare il suo libro, in uscita nelle librerie. Pare fatto apposta. In superficie aumentano i rifiuti e a Ponticelli scoppia la questione sociale con i rom. Sepe non affronta direttamente i due temi, ma la risposta è insita nel titolo delle sue cento pagine, "Non rubate la speranza", praticamente un viaggio in questa città dopo i primi due anni di servizio pastorale. Per scoprire che rifiuti, crimine, miseria, "sono i fattori che possono indurre a demoralizzarsi, ma dobbiamo mettercela tutta per non spegnere la speranza". Una speranza che è nell'essere stesso dei tanti incontrati da Sepe, "i religiosi e i laici, i bambini negli ospedali, i carcerati". Alla fine, più che un "vade retro" ai ladri di speranza, il libro si rivela una esortazione agli uomini di buona volontà a non farsela rubare, il tutto poggiato su un binomio: "I valori del cristianesimo e l'identità socio-culturale di Napoli". La città dunque è tutt'altro che persa. Lo dice anche il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, sceso a Napoli per l'occasione: "è una città con un popolo dotato di grande dignità spirituale e morale. E questa è un'ottima premessa per poter ristabilire quella bellezza propria di Napoli, come geografia, come posizione naturale, come possibilità e risorse". Certo, il caso Ponticelli è fresco, non aiuta l'ottimismo. "La paura e il timore da parte della gente possono essere compresi - dice Bagnasco - però questo non deve assolutamente mai portare a reazioni inconsulte". C'è anche un richiamo: "Bisogna che tutte le istituzioni, tutti i cittadini, tutti noi cerchiamo di coltivare una educazione più profonda ai valori della legalità, della tolleranza, della legalità nella giustizia, nella solidarietà, che fanno parte della cultura italiana e della cultura di Napoli". Poi però, parlando del libro di Sepe, Bagnasco fa subito riferimento all'episodio, raccontato nel volume, della anziana che rassicura il cardinale sul fatto che lei prega San Gennaro perché "faccia gialla" interceda per la città e che, "state tranquilli, il miracolo ci sarà". Un modo chiaro per riassumere una tesi del libro, ovvero che il tesoro, la speranza, è lì, nella profonda religiosità popolare di Napoli. Magari la platea, raccolta nelle gremitissima Basilica di Santa Chiara, si aspetta anche qualche colpevole all'indice. Scattano sonori battimani quando Aldo Masullo, professore emerito di Filosofia morale alla Federico II, scandisce che "è importante che il potente dica la verità". Idem con Gianni Riotta, direttore del Tg1 quando afferma: "è emerso che sui rifiuti erano colpevoli tutti, destra e sinistra, intellettuali, giornalisti, uomini di Chiesa". E ancora quando Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, spiega che "nessuna forza politica parla di cambiamento, hanno tutte bisogno di inseguire il consenso, non di dire la verità". Politica e istituzioni sotto tiro dunque. Peraltro assenti. In basilica, insieme ai tanti esponenti del mondo cattolico napoletano, ci sono il prefetto Alessandro Pansa e il presidente emerito della Consulta Francesco Paolo Casavola. L'attore Peppe Lanzetta e due parlamentari, Teresa Armato e Riccardo Villari. Il sindaco non c'è, per il Comune c'è Gennaro Mola. Dalla Provincia il presidente Dino Di Palma ha mandato il suo vice Antonio Pugliese. Sorpresa dalla Regione: c'è proprio l'assessore competente ai rifiuti, Walter Ganapini, ma a titolo strettamente personale, "sono venuto da cristiano, anche per rimotivarmi al mio impegno". è come se nella abbozzata collaborazione fra fede e civitas, mancasse un po' questa seconda gamba. Ma Sepe non ha voglia di processi: "Ho solo voluto fare da matita alla parte sofferente della città che si racconta e farne conoscere il grande cuore".

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Sanguineti fa il curioso "voglio capire il papa ma perché tanta polizia?" - wanda valli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Genova Sanguineti fa il curioso "Voglio capire il Papa Ma perché tanta polizia?" L'intervista "Le contestazioni? Io condivido il dissenso, ma mi chiedo se ha senso in quelle ore" WANDA VALLI Edoardo Sanguineti, intellettuale laico, vivrà la visita del papa da studioso, per cercare di capire l'impatto sul mondo cattolico e sulla città. Di Benedetto XVI pensa che in qualche modo intenda allontanarsi dall'apertura che la Chiesa volle con il Concilio Vaticano II. Un papa, ragiona il professor Sanguineti, molto diverso da Giovanni XXIII, che, al contrario, proprio con il Concilio, volle l'apertura della chiesa al mondo. E poi ricorda i suoi rapporti di studioso con il mondo della fede. Professor Sanguineti, arriva il papa, la città è di nuovo blindata. Che sensazione ha? "Come laico, anzi laicista, cioè geloso della propria autonomia nella libera riflessione, ovviamente non sono personalmente coinvolto. Ma per la vita religiosa questo è comunque un evento, perciò cercherò di capire quello che significa per il mondo cristiano. Ho sempre seguito la storia della chiesa anche per ragioni di studio, ho già iniziato laureandomi su Dante, adesso proverò a seguire, attraverso i media, quanto il papa dirà, in un momento delicato come è questo". è di due giorni fa l'ultimo intervento del papa sull'aborto, sulla legge 194. Che ne pensa? "Mi pare un'interferenza molto seria nei confronti dell'autonomia del nostro Stato. In passato la Chiesa parlava al popolo dei fedeli, non ai legislatori. L'aborto esiste e lo Stato ha il dovere di prestare tutta l'assistenza necessaria a chi, per diverse e gravi ragioni, compie questa scelta. La stessa cosa vale per chi convive: lo Stato può legiferare per tutelare gli interessi e i diritti di coloro che si impegnano a vivere insieme, dopodiché un credente non lo farà". Il papa, replicano, parla secondo dottrina. "è vero, ma non viviamo nello stato della Chiesa e i cittadini italiani devono essere tutelati nei diritti che la legge può liberamente e autonomamente prevedere, purché non contrastino con il dettato della Costituzione". Le contestazioni alla visita del papa, sono accettabili? "Ho letto che qualcuno si sbattezza, è già un modo di contestare. Per il resto, credo esista un diritto di manifestare il dissenso su qualunque punto della dottrina, ma non occorre che si creino turbative proprio nel corso della visita. E poi ho una mia idea". Quale? "Se fossi papa francamente non sarei affatto timoroso di possibili contestazioni. Le cautele sono ovvie e obbligate, non fosse altro perché il pontefice è un Capo di stato, ma un pastore deve essere totalmente disponibile a entrare in un contatto il più possibile vitale e immediato con i cittadini". Non le piace Genova blindata con la zona bianca? "Dà l'impressione di una grossa distanza tra la gente e il buon pastore, e mi sembra un ulteriore simbolo e indizio del distacco crescente di questo Pontefice dalle grandi aperture del Concilio Vaticano II". Professor Sanguineti, non sarà un giudizio da laico? "Certamente perché, ripeto, sono laicista. E, però, ho avuto molti buoni rapporti con il mondo ecclesiastico. Vivevo ancora a Torino e collaborai a tradurre i Salmi con un gruppo di studiosi religiosi, con loro abbozzammo addirittura una versione in volgare del testo della Messa. Quando alcuni mi chiedevano perché lo facessi, spiegavo che mi pareva molto giusto avere una liturgia dove il fedele capisce quello che dice il sacerdote, anziché subire semplicemente il fascino oscuro della liturgia stessa, in una lingua morta come il latino. Per fare un altro esempio, mi capitò, per la Tv vaticana, di avere un colloquio con il cardinale Tettamanzi". Come andò? "Fu una conversazione stupenda, era importante per questa città la sua sensibilità sui temi dei poveri, degli immigrati, del lavoro. è stato un peccato per Genova, perderlo: con lui c'era la limpidezza nel colloquiare in una schiettezza totale". SEGUE A PAGINA V.

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"se attacca ancora la 194 rischia di ricevere dei fischi" - michela bompani (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Genova La contestazione Mercedes Bo: sarebbe, però, un errore se il dissenso fosse plateale. Oggi protesta davanti al Galliera "Se attacca ancora la 194 rischia di ricevere dei fischi" Gli organizzatori del Pride laico: "Dopo le ultime esternazioni, boom di adesioni" MICHELA BOMPANI "Poi non stupiamoci se qualcuno fischierà, domenica, il Papa": Mercedes Bo, presidente dell'Aied, e coordinatrice della Rete 194 che non parteciperà al "Pride laico", allarga le braccia. L'attacco di Ratzinger alla legge sull'aborto pronunciato davanti al Movimento per la Vita ("la 194 una ferita per la società italiana") a pochi giorni dall'arrivo a Genova ha riacceso le polveri di chi aveva già deciso di non andare a protestare per rivendicare la laicità dello Stato. "E' ovvio che Ratzinger spenda parole contro l'aborto ? riflette Bo ? ma è assurdo che possa permettersi di attaccare una legge dello Stato". Più che le parole del Papa, però, ad urtare Mercedes Bo sono le reazioni (o il silenzio) "di politici anche cattolici che dovrebbero comunque e sempre difendere una legge dello Stato". Bo auspica però che per "legittimamente rivendicare il ruolo dello Stato laico, non si cada in tentazione di manifestazioni estemporanee di dissenso, che avrebbero ripercussioni solo negative". E arriva proprio da un gruppo di cattolici "impegnati a diverso titolo nella Chiesa", come si autodefiniscono, il boccone più amaro della visita del Papa a Genova, porto con delicatezza e nitore, in una lettera affidata al web: avrebbero voluto una visita pastorale fatta di vero dialogo ed incontri, invece che vetrina mediatica di un Pontefice, scrivono. Vorrebbero una Chiesa che "non abbia solo da insegnare al mondo, ma debba anche imparare da esso", e così rispondono alle esternazioni di Ratzinger di martedì. Quelli dell'Uaar (unione degli atei e agnostici razionalisti) avevano deciso di non aderire al "Pride laico", ma dopo le affermazioni di Benedetto XVI ci stanno ripensando. E se stamattina, alle 10.30, alcuni rappresentanti dell'Uaar porteranno in Curia le raccomandate con cui venticinque genovesi chiedono di essere "sbattezzati" , oggi pomeriggio, alle 17, davanti all'ingresso principale dell'ospedale Galliera, gli organizzatori del "Pride laico" di sabato e domenica faranno una pre-manifestazione proprio per ribadire la sacralità della 194. "Le ultime esternazioni di Ratzinger ci danno una mano, da stamattina stiamo ricevendo sempre più richieste per partecipare al presidio. E sull'argomento interviene anche l'Arci con una nota: "Se da un lato è giusto accogliere il Papa con i protocolli previsti per il suo profilo istituzionale e rispettare tutti coloro che vorranno ascoltare le sue parole, dall'altro ci si chiede se è giusto utilizzare un milione di euro di risorse pubbliche municipali, in una situazione di budget che rischia di non garantire i servizi sociali per i più deboli, smantellando verde pubblico".

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"le mie tre idee per la famiglia e le donne" - mara carfagna * (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-05-2008)

Argomenti: Laicita'

"Le mie tre idee per la famiglia e le donne" "Sulla 194 sono d'accordo con il Papa ma dico no agli scontri tra guelfi e ghibellini" MARA CARFAGNA * Caro Direttore, prendo spunto dall'articolo di Miriam Mafai per approfondire le mie riflessioni sul sostegno alla maternità e alla famiglia. Comincio col dire, da cattolica, che condivido le parole del Papa quando afferma che la 194 è una ferita, che oggettivamente ha fatto perdere all'Italia milioni di vite provocando un danno spirituale e demografico al Paese. E credo che questo sia dovuto soprattutto ad una cattiva ed incompleta applicazione della norma. Detto questo, da ministro ho la laica consapevolezza che se partiamo discutendo sulla modifica della 194 torniamo a quelle contrapposizioni ideologiche che tutti diciamo di aver superato o di voler superare. Oggi al Paese non serve lo scontro tra guelfi e ghibellini, ma una sana e approfondita riflessione sui temi etici, sul sostegno alla famiglia, alla donna ed alla maternità. Sono contraria ad una rottura su questo tema e mi auguro che si possa arrivare ad una completa e puntuale applicazione della norma con l'obiettivo di tutelare il nascituro e disincentivare la madre a fare una scelta che rappresenterà per sempre un buco nero nella sua vita, con pentimenti e sensi di colpa. Il problema sta nell'incapacità che fino ad oggi ha avuto lo Stato di sostenere la famiglia e di assisterla. Per evitare l'aborto ed aumentare le nascite servono almeno tre misure sulle quali intendo lavorare sin da oggi. La prima è la leva fiscale, con l'introduzione del quoziente familiare previsto nel nostro programma di governo, che favorisce la costituzione di nuclei numerosi. La seconda è la pari opportunità della donna lavoratrice, per lo più madre. Oggi, in Italia, sono ancora troppo poche le donne che lavorano e quelle occupate sono sottopagate rispetto agli uomini. Per superare questo gap serve la terza misura, una politica socio-assistenziale che "coccoli" la donna, che la cinga di attenzioni da parte dello Stato. L'Italia, per nostra fortuna, è uno dei Paesi dove si vive più a lungo, ma questo spesso comporta la presenza di anziani, a volte disabili, all'interno dei nuclei familiari. Se aggiungiamo la cronica e scandalosa carenza di asili nido, il quadro è drammaticamente completo. Come può una donna contemporaneamente lavorare, badare ad un anziano a volte disabile ed ai figli senza che nessuno la sostenga? Ecco quindi il contesto in cui si annida la denatalità e la sperequazione a danno delle donne, che come conseguenza rinunciano a far figli. Le donne italiane hanno paura. E noi dobbiamo restituire forza e coraggio con l'assistenza domiciliare per anziani, asili nido a tappeto per i figli e aiuti fiscali alle famiglie numerose. So bene che si tratta di un programma ambizioso e difficile. Ma, come ha scritto Miriam Mafai: "Siamo l'unico Paese ormai in Europa che manca di un'organica politica a favore della famiglia". Questo non è più possibile in una Nazione che culturalmente e socialmente ha avuto nella famiglia il suo perno centrale. * ministro delle Pari opportunità.

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BONCINELLI: COSì SI RACCONTA LA SCIENZA (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2008)

Argomenti: Laicita'

IL GENETISTA AL SUOR ORSOLA Boncinelli: così si racconta la scienza Ugo Cundari "Se una scoperta scientifica non può essere raccontata in modo comprensibile, non è una scoperta scientifica" sentenzia Edoardo Boncinelli, genetista di fama mondiale, che sarà oggi a Napoli per presentare - alle 16,30 nella Sala degli Angeli del Suor Orsola Benincasa - il master "Comunicare la scienza". Insieme a lui, il rettore Francesco De Sanctis e il preside Lucio d'Alessandro, il direttore del master Riccardo De Sanctis, Carlo Sbordone già presidente dell'Unione matematica italiana, il direttore dell'Osservatorio di Capodimonte Luigi Colangeli, Armando Massarenti del "Sole 24 ore". Professore Boncinelli, lei ha vinto la sua prima borsa di studio a Napoli. Che ricordo ha di quei tempi? "Devo tantissimo a Napoli, sia per gli studi sia per motivi affettivi. Quando arrivai all'Istituto di genetica e biofisica, il 1 febbraio del 1968, si studiava in vere e proprie baracche prefabbricate. Nell'85 feci un concorso per il Policlinico ma Napoli non mi volle. Fu uno sgarbo a me, ma anche a chi vinse al posto mio, che rimase ma voleva andarsene. Io sono rimasto per più di vent'anni". Quanto conta, oggi, la comunicazione scientifica? "Tantissimo, e anche dal punto di vista lavorativo master come questo offrono sbocchi che altri non riescono a dare, perché in questo campo la domanda rimane superiore all'offerta. Ancora per qualche anno sarà utile frequentarli. Ormai non c'è azienda, istituto, ente di ricerca che non abbia il suo ufficio stampa". Purtroppo la scienza non ha un grande appeal tra i giovani. "Basterebbe far loro capire che per chi studia la scienza un posto di lavoro è più sicuro e meglio retribuito". Lei parla spesso della magia della scienza. "Certo, è così, il suo fascino è fuori di dubbio, anche se in Italia la scienza è accerchiata da critiche cattoliche e di cosiddetti laici. Se l'Italia scomparisse, il mondo della scienza neanche se ne accorgerebbe". Chi si avvicina alla scienza per trovare la verità è sulla buona strada? "La verità non esiste. Esiste un progressivo avvicinarsi alla verità che può avvenire solo e unicamente attraverso la ricerca scientifica". Scienza e Dio, almeno qualche volta, possono coincidere? "Per rispondere dovrei sapere cos'è Dio, ma non lo so". È necessaria un'etica della scienza? "La scienza ha già la sua etica, che consiste nel non dire cose false, nel non appropriarsi di scoperte altrui e nel mettere sempre in discussione le proprie. Il controllo da parte dello Stato deve esserci solo nelle applicazioni delle scoperte, non anche negli esperimenti di laboratorio".

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Chi va e chi non va alla messa di ratzinger - alberto puppo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Genova Chi va e chi non va alla messa di Ratzinger Così si divide la comunità dei credenti genovesi Opus Dei, Cl e la Comunità di Sant'Egidio saranno invece tra i più presenti Don Farinella apre la chiesa per un concerto alla stessa ora. Don Gallo resta a casa ALBERTO PUPPO C'è chi cerca disperatamente gli ultimi pass disponibili e chi se n'è accaparrato quantità industriali per familiari e amici. Ma anche chi, dall'altare, celebrerà la sua messa come in qualsiasi altra occasione dell'anno liturgico, incurante delle raccomandazioni delle gerarchie che preferirebbero vedere i fedeli in piazza piuttosto che in chiesa. Di più: c'è qualcuno che, la sua chiesa, la aprirà proprio in contemporanea con la celebrazione di papa Ratzinger. Per un concerto di musica sacra. E poi quelli che si daranno malati, i pigri, i dissidenti silenziosi. Tutti con buone ragioni per non presentarsi sabato a Savona e domenica in piazza della Vittoria, al cospetto di Benedetto XVI. Alcune di queste probabilmente coincidenti con quelle espresse da un folto gruppo di credenti genovesi, vicino alle comunità di base, che, in una lettera aperta, spiegano che avrebbero desiderato "una vera visita: un Padre che incontra e dialoga con i suoi figli, scambiandosi notizie, informazioni, pensieri, preoccupazioni, dolori e gioie. Sembra invece prevalere il mito dell'immagine". Posizione chiara, probabilmente apprezzata anche da quel don Paolo Farinella, teologo e biblista, prete simbolo della battaglia per la difesa del concilio vaticano secondo. La chiesa di San Torpete, la sua chiesa, domenica pomeriggio aprirà i battenti per ospitare l'esecuzione del requiem di Johannes Ockeghem. "La scelta della data è puramente casuale - spiega Farinella - e per noi obbligatoria perché dietro un concerto c'è l'organizzazione di un anno di lavoro, con persone che provano e studiano. Abbiamo fatto un piccolo sondaggio casalingo per vedere se annullare il concerto del tutto, poiché non è possibile un trasferimento ad altra data. Abbiamo visto che meno di un terzo degli abitanti di Genova è interessato alla visita del Papa, per cui abbiamo ritenuto di mantenere il programma. A Genova il 18 maggio pomeriggio c'è spazio per tutti. Il papa stesso che ama tanto il ritorno al passato, dovrebbe essere contento perché con Ockegem andiamo ancora più indietro del concilio di Trento. Almeno di un secolo. Se il Papa volesse cambiare programma e venire al nostro concerto, saremo lieti di ospitarlo, con una sola richiesta: venga da solo". In piazza della Vittoria, ovviamente Farinella non ci sarà. E neppure don Andrea Gallo che pure ha preso le distanze dagli amati ragazzi dei centri sociali e dal loro pride laico. Qualche acciacco di troppo e il peso dell'età, assicura, lo consigliano a rimanere a casa. Non rispondono alla chiamata, a ponente, neppure i domenicani di Varazze e il parroco di San Giovanni Battista, a Vado, don Nicola Lorini che non rinuncerà alla messa prefestiva. Anche perché, nella sua parrocchia, sono stati richiesti solo due pass. Per tutti gli altri che non hanno intenzione di presentarsi in piazza del Popolo, porte aperte alle 18. "Ci siamo lasciati sfuggire l'occasione di far passare contenuti importanti" commenta. Fin qui chi mugugna. Ma la macchina organizzativa, in realtà, sta coinvolgendo a pieno titolo tutte le sigle cattoliche. Con l'Opus Dei, che mai compare ufficialmente, dietro le quinte e i movimenti giovanili a rimboccarsi le maniche. Da Comunione e Liberazione ai focolarini, dai neocatecumenali a Rinnovamento nello Spirito. Tutti concentrati sull'incontro di domenica mattina in piazza Matteotti. "Saremo impegnati nel servizio d'ordine - spiega Andrea Chiappori, presidente genovese della Comunità di Sant'Egidio - e, nel pomeriggio duecento volontari accompagneranno anziani e malati". In piazza anche gli scout. L'Agesci, in realtà, non ha distribuito direttamente i pass, accentrati dal Centro San Matteo. "Ma è stato un bene - assicura il responsabile regionale Filippo Guiglia - anche perché per noi sarebbe stato un impegno ulteriore. Abbiamo lavorato, secondo il nostro stile, al percorso educativo, più importante dell'apparire. Due scout riceveranno dal papa il mandato della missione tra i giovani. Il giorno dopo ogni gruppo deciderà autonomamente se andare in piazza della Vittoria". Ma nessun coinvolgimento ufficiale nella gestione dell'evento. Solo una richiesta, qualche settimana fa, di reclutare "strilloni" per distribuire il Cittadino. L'idea non ha riscosso particolare entusiasmo. Non se ne farà nulla. Entusiasmo che non manca invece agli animatori del Movimento per la Vita, prediletto di papa Ratzinger che lunedì ne ha ricevuto i vertici e che investe, sul tema, impegno ed energia. "Ma noi non siamo un associazione cattolica - precisa Andrea Codda - anche se siamo in totale sintonia con Benedetto XVI così come lo eravamo con Giovanni Paolo. E poi, in teoria, tutti i cattolici dovrebbero pensarla come noi".

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"no, questo non è un papa duro e poi, basta fare come de gasperi..." - wanda valli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Genova Intervista al presidente della Provincia Repetto sulla visita di domenica e le polemiche su aborto ed etica "No, questo non è un papa duro E poi, basta fare come De Gasperi..." "No, questo non è un papa duro E poi, basta fare come De Gasperi..." "Da sempre la Chiesa richiama su quei temi, lo Stato però ha sempre replicato" "Del pontefice apprezzo le aperture sociali, come il viaggio a Cuba di Bertone" WANDA VALLI Alessandro Repetto, presidente della Provincia, è un cattolico da sempre schierato con la chiesa del sociale. Giudica la visita di papa Benedetto XVI importante per la città, per la Liguria, perché ogni viaggio del Papa è comunque un evento di grande impatto. Poi evidenzia proprio l'impegno di questo Pontefice per i poveri del mondo, sottolinea l'importanza della visita a Cuba dell'ex Arcivescovo di Genova, Tarcisio Bertone. Ricorda Benedetto XV, il Pontefice genovese, che fu chiamato il "papa della Pace", e ribadisce i rapporti tra Genova e la Curia. Presidente Alessandro Repetto, il Papa viene in Liguria, a Savona e a Genova. Che tipo di evento sarà per la comunità? "Ho due sensazioni. La prima, personale, da credente, di grande soddisfazione; la seconda come rappresentante delle istituzioni è una visione laica, per un avvenimento mondiale che avrà la Liguria a protagonista. Sono curioso, tra l'altro, di ascoltare la lettura storica, che farà a Savona, sulla vicenda di papa Pio VII, che venne imprigionato nella fortezza del Priamar". Benedetto XVI ha voluto prendere il nome di un papa genovese, Benedetto XV. Un altro motivo di interesse? "Forse il Pontefice farà un cenno proprio alla vicenda di Papa Benedetto XV, nato a Pegli, che venne chiamato il Papa della pace e che credo lo ispiri nel suo impegno costante contro tutte le guerre". Da cattolico progressista e da politico come si trova con un Papa rigido difensore dell'ortodossia? " Una premessa: noi, soprattutto in politica, leggiamo sempre la parte che più ci conviene, sia come centrosinistra che come centro destra. Per quanto riguarda me, disdegno qualsiasi strumentalizzazione in positivo o in negativo. Per essere più chiaro, ho potuto constatare che il Papa in alcuni suoi interventi, ufficiali e pubblici, come le encicliche, ha manifestato una forte apertura sul piano sociale, soprattutto verso i popoli più poveri del mondo. E, un altro esempio, la visita a Cuba del segretario di stato Vaticano, il cardinal Bertone non è stata letta per quello che era: un'apertura, quasi il riconoscimento da parte di Castro, del ruolo della chiesa che, nei paesi del Sud America, penso al Cile o al Perù, spesso viene vissuta come un punto di riferimento di movimenti democratici contro le dittature militari". L'ultimo attacco di Papa Ratzinger alla legge 194, sull'aborto, si può chiudere nei confini della teologia? "Non ho letto quell'intervento, non posso dare un giudizio compiuto. Anche in passato c'erano spesso i richiami alla coscienza dei cattolici ma da De Gasperi in avanti, lo Stato ha sempre replicato. Se fossi stato ministro avrei seguito questa linea". Presidente Repetto, davvero non vi crea qualche imbarazzo come cattolici progressisti, un papa così conservatore, rigido? "Non è rigido, se mai rigoroso, del resto le sue posizioni si ritrovavano anche nel Concilio Vaticano II, le aveva Siri. Il Papa sul tema della vita deve difendere questo principio rispetto al mondo musulmano o di altre religioni. Poi, da laico, sta alla persona interpretarlo". Il rapporto tra la chiesa e Genova è sempre stato particolare, sin dai tempi del cardinal Boetto e di Siri. E' ancora così? "Basta pensare proprio alla figura del cardinal Siri, di forte conservazione sul piano dell'ortodossia, di apertura sui problemi della società. Una tradizione che rimane". Si parla di contestazioni, per la visita del Papa. "Mi auguro di no, comunque faccio mio il monito del cardinal Bagnasco: il diritto al dissenso fa parte della democrazia. Aggiungo, se ci dovesse essere, che sia un dissenso civile. Culturalmente civile". SEGUE A PAGINA V.

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Addio a tagliasco, "portatore di sogni" - wanda valli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XI - Genova Addio a Tagliasco, "portatore di sogni" Funerale al Molo per il genio delle intelligenze artificiali La messa concelebrata da due ex allievi, tra la folla decine di colleghi e molti studenti ancora increduli WANDA VALLI Sembra che la terra non lo voglia lasciar andar via, Vincenzo Tagliasco, il docente geniale, che invece dalla terra ha deciso di andarsene. Perché il suo addio, ieri mattina, a Molo, in mezzo a una folla che stipa la chiesa e la via fuori, è lunghissimo. Sembra infinito. Come il dolore disperato e disperante della sua compagna Annamaria D'Ursi, delle sue bimbe-ragazze, Giovanna e Marianna che piangono quel padre allegro e solare. Che non si rassegnano a averlo perso. Il lungo addio a Vincenzo Tagliasco, docente di Ingegneria, unisce laici e cattolici, riunisce, per qualche ora, l'Università che adesso si sente smarrita senza il suo genio che insegnava "Coscienza e emozioni nell'essere umano e nella macchina", e poi Bioingegneria e Informatica medica, Vincenzo Tagliasco, ingegnere umanista, aperto alle provocazioni culturali, al dibattito, al confronto anche in politica. Per lui, laico, c'è la messa concelebrata da due ex allievi, don Giampiero e don Matteo, ingegneri e cappellani del lavoro e da monsignor Molinari. E c'è la musica sacra, suonata dall'organo o intonata dai ragazzi dell'Agesci. I fiori sono gardenie bianche appoggiate vicino al feretro, per terra, davanti all'altare. E poi rose rosse e bianche con il giallo dei girasoli. Nella Chiesa c'è posto per pochi, adolescenti in jeans e maglietta, docenti universitari, rappresentanti delle istituzioni, come Mino Ronzitti, presidente del consiglio regionale, commosso in prima fila, o il sindaco Marta Vincenzi e il presidente della Provincia, Repetto. E tutti gli altri, visi più meno giovani, più o meno conosciuti. Annamaria e le sue ragazze siedono in prima fila, lei, con il bel volto segnato, le stringe a sé, per farsi forza e darne a loro. I ragazzi degli scout suonano le chitarre e cantano l'inno d'addio delle Acli, dicono "verrà un'aquila e ti solleverà". Don Gianpiero Carzino e don Matteo Gillerio lo salutano così: " Noi siamo qui, due suoi studenti divenuti sacerdoti e cappellani del lavoro". Don Gianpiero, parla della sapienza "un dono importantissimo, da preferire alle ricchezze", ricorda "quanto è potente l'intelligenza messa al servizio della libertà". Sull'altare salgono a ricordare "chi è portatore di sogni", come è stato Vincenzo Tagliasco, si scelgono parole di Bertold Brecht per lui "il vento che corre fuori, il vento entra". C'è la benedizione con l'incenso per chi deve andare via per sempre, c'è don Giampiero che si commuove, c'è la bara sollevata e Annamaria che la tocca e sussurra al suo uomo di non lasciarle sole, ci sono le sue figlie abbracciate a parenti e amici. Scorrono i volti di chi vuole salutarlo, Giovanni Spalla, Franco Monteverde, Giancarlo Piombino, Enrico Pedemonte, e ancora Luca Borzani, Pippo Rossetti, Francesca Balzani, Paolo Pissarello. Il feretro si ferma lì, fuori lo aspetta un'altra folla. Flavio Repetto, presidente della Fondazione Carige, omaggia l'ingegner Tagliasco che era nel consiglio di indirizzo, c'è Benedetta Spadolini a fianco di Giacomo De Ferrari, il rettore Bignardi, il pro rettore, i presidi della facoltà, gli studenti. Piangono anche gli uomini, dentro e fuori la chiesa, senza vergogna, per uno studioso sempre entusiasta, per un galantuomo. E alla fine, è ancora la sua compagna di vita a farsi forza, a mandare le sue ragazze a casa, lontane dall'ultima parte del viaggio del padre. Sarà cremato, il Prof che giocava con i robot, che ha scelto di andar via dalla vita. Ma la terra, finché può, lo trattiene.

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Alla chiesa - curzio maltese (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura ALLA CHIESA esce "La Questua", un'inchiesta di curzio maltese su cattolicesimo e finanza i conti in tasca Una cifra enorme passa ogni anno dal bilancio dello Stato alle casse ecclesiastiche Quanto costa davvero la religione al contribuente? Dopo lo scandalo Ior-Ambrosiano l'attenzione sull'argomento si è spenta Gli italiani spendono più per il Vaticano che per il ceto politico Ma non lo sanno CURZIO MALTESE In quasi trent'anni di giornalismo, avevo felicemente ignorato il Vaticano e avrei continuato a farlo se non fosse stata la Chiesa cattolica a occuparsi molto, troppo, di me. E di altri cinquantotto milioni di connazionali. Il papa e i vescovi intervengono nella vita pubblica italiana - perfino nel dettaglio delle singole leggi - molto più di quanto non faccia l'Unione europea, alla quale siamo vincolati. Per quanto mi riguarda, ho voluto restituire la premura. Da anni, i corrispondenti esteri a Roma mi ripetono la stessa cosa: "Voi giornalisti italiani siete capaci di scrivere poemi sull'ultima mezza calza della politica e ignorate l'influenza della Chiesa. Mentre per noi una notizia sul papa vale venti volte una sulla crisi di governo. Il Vaticano è troppo importante per lasciarlo ai vaticanisti". Ogni mattina saluto il mio vicino di casa, Udo Gumpel, della tv pubblica tedesca, che esce per andare alla sala stampa vaticana. Ormai è diventato un esperto di teologia ratzingeriana: "Avete San Pietro in casa e nell'archivio Rai non ho trovato un'inchiesta sul Vaticano, soltanto messe e interviste ai vescovi. Se scoppia uno scandalo, come la pedofilia, dovete comprare i documentari della Bbc". Ho toccato con mano la rimozione del problema quando ho cercato di documentarmi sui finanziamenti pubblici alla Chiesa cattolica: in quasi ottant'anni dal Concordato, non era mai stata fatta un'inchiesta sul tema. Esistono naturalmente molte belle inchieste sulle finanze vaticane, quasi tutte però fra gli anni sessanta e la fine dei settanta. Dallo scandalo Ior-Ambrosiano l'attenzione si attenua fino a spegnersi. Negli articoli di Ernesto Rossi su Il Mondo ho trovato molte tracce utili e una riflessione della quale ho verificato la stringente attualità. Sul numero del 17 maggio 1960, Rossi scrive: "Quando si tratta della "roba" i monsignori del Vaticano hanno la pelle delicata come quella della principessina che non riuscì a chiudere occhio tutta la notte per il pisello che le avevano messo sotto sette materassi. L'Osservatore Romano ha incassato in silenzio la documentazione, da me portata per dimostrare che Pio XII è stato uno dei maggiori responsabili della Seconda guerra mondiale; ma ha reagito violentemente alla mia moderatissima osservazione che la politica reazionaria della Chiesa e la sua stretta alleanza con la Confindustria devono essere considerate anche un effetto dell'ingigantimento del patrimonio della Santa Sede e degli ordini religiosi che hanno avuto in pratica le clausole finanziarie contenute nei Patti Lateranensi, e una conseguenza degli investimenti massicci fatti dalla Santa Sede e dagli ordini religiosi in partecipazioni azionarie delle società elettriche e degli altri maggiori gruppi che sfruttano monopolisticamente il mercato nazionale. Tali affermazioni, scrive L'Osservatore Romano, "destano un sentimento di pena prima che di sdegno, infatti rivelano una mente chiusa alla comprensione di quanto trascende l'interesse materiale e contingente; incapace, dunque, di misurare la realtà che contempla con il metro del proprio squallore"". A distanza di quasi mezzo secolo, l'atteggiamento della Chiesa quando si tocca la "roba" non è cambiato di una virgola. Circa un anno fa, colpito dal volume di fuoco scatenato ogni giorno contro il governo Prodi dalle gerarchie ecclesiastiche, in un viavai di tonache sui telegiornali pubblici e privati, mi sono rivolto a un amico prete, cui mi legano stima e affetto. Uno che ha dedicato la vita alla lotta alla povertà, all'ignoranza e alla mafia, come io non sarei mai capace di fare. La risposta, nel tono spiccio del personaggio, è stata: "I vescovi fanno politica. Non vogliono il centrosinistra e si danno da fare per far cadere il governo. Vedrai che alla fine la vera spallata a Prodi la daranno loro". Con un candore ormai perduto, avevo allora chiesto la ragione di tanto odio politico nei confronti del cattolicissimo Romano Prodi e di un centrosinistra assai timido sui temi della laicità, certo più vicino del berlusconismo agli ideali cristiani di solidarietà. "Nessun odio, semmai convenienza", è stata la risposta. "Il fatto è che da quegli altri i vescovi ottengono molto di più". Mi sono ricordato di quelle parole nelle convulse settimane che hanno preceduto la caduta del governo Prodi. Travolto da una "spallata" finale dei vescovi. L'episodio più noto è la mancata visita del papa all'Università La Sapienza di Roma. Un caso da manuale; di più: da antologia storica del machiavellismo, di come si fabbrica un caso politico. (...) In Italia il rapporto fra Stato e Chiesa non è di reciprocità. La Chiesa può intervenire quando vuole negli affari interni italiani, mentre il contrario è vietato dall'articolo 11 del Concordato: "Gli enti centrali della Chiesa sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano". Le gerarchie ecclesiastiche, dall'alto di un magistero morale, possono dunque giudicare criminali le leggi dello Stato, criticare la pressione fiscale, mettere sotto accusa una Regione o un Comune per un'apertura sui diritti degli omosessuali, e allo stesso tempo invocare contro le eventuali (in verità, scarse) reazioni la protezione del Trattato. Il Vaticano è uno Stato estero che vive grazie all'Italia, ma ha il diritto di sputare nel piatto in cui mangia. Se davvero le questioni etiche - il divorzio, l'aborto, la procreazione assistita, le coppie di fatto - fossero così centrali e dunque non negoziabili, la Chiesa non dovrebbe più accettare di ricevere finanziamenti e privilegi fiscali da parte di coloro - Stato ed enti locali - che giudica nemici dei valori cristiani. Al contrario, non vi ha mai rinunciato. Anzi, ne chiede e ne ottiene sempre di più. Mi sono dilungato sul caso Sapienza perché anche per me, come per Clemente Mastella, la folla di San Pietro ha rappresentato, nel mio piccolo, "un'illuminazione". Decisiva per la nascita di questo libro. La prima domanda a cui si vuol rispondere è semplice: perché negli ultimi anni le gerarchie cattoliche hanno deciso di appoggiare il centrodestra? La scelta è evidente e testimoniata anche dai flussi elettorali. I cattolici praticanti in Italia sono calcolati in un terzo circa della popolazione, quanti cioè dichiarano di andare a messa (in realtà, quelli che ci vanno davvero sono ancora meno) e di essere influenzati nel voto dall'opinione del papa e dei vescovi. La percentuale coincide con il numero di italiani che dona l'otto per mille alla Chiesa cattolica. Questo elettorato cattolico, dalla comparsa del maggioritario nel 1994, si era sempre diviso a metà nel voto fra destra e sinistra. Ma nel 2006 si è spostato in maniera massiccia verso il centrodestra: due terzi dei consensi contro un terzo andato alle liste dell'Unione. La spiegazione ufficiale è la prevalenza di alcuni temi etici nella polemica elettorale, per esempio i Dico, le coppie di fatto, il presunto attacco ai valori della famiglia da parte del centrosinistra. Ma le gerarchie cattoliche usano i temi etici per mascherare importanti interessi economici. La vera differenza fra un governo di centrodestra e uno di centrosinistra non sta tanto nella difesa dei valori cattolici o laici - assai timida nel secondo caso, almeno rispetto agli altri paesi europei. La differenza reale sta nel diverso atteggiamento nei confronti della perenne "questua" di danaro pubblico da parte del Vaticano. Si tratta di un do ut des fra due caste, quella dei politici e quella ecclesiastica, che passa sulla testa dei cittadini. Gli italiani spendono per mantenere la Chiesa più di quanto spendano per mantenere l'odiato ceto politico. Ma non lo sanno. (...) Da laico riconosco e rispetto il diritto dei cattolici di intervenire e pronunciarsi come e quando vogliono sui temi etici. Ma sono anche consapevole che in questo paese la libertà di un laico è considerata inferiore a quella di un cattolico. Un laico non può offendere una persona sulla base di un pregiudizio personale, né può intromettersi nella vita privata o giudicare le scelte sessuali altrui, tanto meno boicottare le leggi dello Stato, o accusare il prossimo di reati inesistenti. Per esempio, sostenere che la Chiesa cattolica "ruba" il danaro pubblico. Un cattolico invece può offendere qualcuno perché è ebreo, o musulmano, o omosessuale, invitare i medici a boicottare la legge sull'aborto e bollare come "assassine" le donne che ricorrono a una pratica legale sancita dalle leggi dello Stato e approvata da un referendum popolare.

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Le associazioni: No alla repressione (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 15-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Sicurezza Le associazioni: "No alla repressione" Stefano Milani Il pacchetto sicurezza è stato solo annunciato dal ministro Maroni, ma è bastato a far scatenare il disappunto pressoché unanime del mondo dell'associazionismo. Il presidente dell'Arci, Paolo Beni, non usa giri di parole e definisce "sconcertanti" queste anticipazioni perché "denotano la volontà di mettere i cittadini uno contro l'altro", e preannuncia una possibile mobilitazione fra le associazioni, sia laiche sia cattoliche, impegnate sul fronte dell'immigrazione. "Come la pensa la destra su questi temi lo sappiamo, basta vedere la Bossi-Fini - dice Beni - ma ora sta andando oltre". Il reato di immigrazione clandestina "sarebbe un obbrobrio giuridico, è inconcepibile. Fa leva sulla paura della gente". Come si fa ad espellere i rom se sono apolidi? Si domanda invece il presidente delle Acli, Andrea Olivero, che chiede al governo di evitare "di prendere iniziative sull'onda emotiva". Non nasconde la preoccupazione sull'ipotesi di prevedere il reato di immigrazione clandestina e lancia una provocazione: "Introduciamo allora anche il reato di povertà". La sicurezza, prosegue, "non si può assicurare solo con le forze di polizia e le esclusioni di massa nei propri paesi". Secondo Olivero la questione va discussa attentamente e un primo appuntamento è previsto venerdì mattina a Roma, nella sede del Parlamento europeo dove si terrà un incontro pubblico sul pacchetto sicurezza. Alla riunione sarà presente anche la Caritas che cercherà di persuadere l'esecutivo su "strumenti di inclusione reale" degli stranieri in Italia, perché "esistono problemi legati alla criminalità diffusa, ma riguardano una parte minima di immigrati", dice Oliviero Forti, responsabile nazionale immigrazione. "Anche noi siamo contro l'irregolarità", dice Christofer Hein, direttore del Cir (Centro italiano per i rifugiati) "ma bisogna vedere quali metodi sono più opportuni per poter cambiare la situazione". Preoccupato per la trasformazione dei cpt da centri di permanenza temporanea in strutture a tutti gli effetti detentive, allungando la permanenza a 18 mesi, è il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca). "E' inaccettabile - si legge in una nota - per diverse ragioni: riguarda persone che non hanno commesso alcun reato (se non quello eventuale di immigrazione clandestina), si riferisce a strutture che diversi rapporti di ricerca indipendenti". Non solo, anche i costi sarebbero esorbitanti: "Già oggi i cpt costerebbero 90 milioni di euro l'anno, mentre un rimpatrio avrebbe un costo tra i 10mila e i 25mila euro". Oggi, intanto, è previsto un incontro al Viminale tra Maroni e il suo collega romeno agli Interni, Cristian David, che ha chiesto di poter discutere congiuntamente le norme del pacchetto sicurezza "visto che riguardano anche i cittadini comunitari".

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A LEGGERE questo bel libro di Renato Coen e Federica de Sanctis (entrambi giornalisti di (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 15-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Di MARCO GUIDI A LEGGERE questo bel libro di Renato Coen e Federica de Sanctis (entrambi giornalisti di Sky) viene spontaneo un pensiero: Gerusalemme è troppo e troppo poco insieme per una città sola. Il libro (si intitola appunto Gerusalemme, 260 pagine, 17 euro, Sperling&Kupfer) cerca di spiegare la città dalle tre anime, dalle tre religioni, dalle troppe culture. Gerusalemme ebraica (e piena di sottodivisioni: laici, osservanti, rigoristi...), islamica, cristiana (e anche qui ci si articola: cattolici, ortodossi, protestanti, armeni, copti, siriaci...) è non solo la città sacra alle tre religioni rivelate, ma è anche uno straordinario misto di luoghi santi, di moderno, di antichissimo, di incontro e di scontro. Facendo parlare i suoi abitanti più rappresentativi (filosofi, politici, scrittori, religiosi...) dei vari popoli e culture, descrivendo i quartieri moderni, quelli abitati dagli haredim (gli integralisti ebraici). E raccontando, nelle pagine forse più interessanti, la Gerusalemme vecchia, "un chilometro quadrato cinto da quattro chilometri di mura" dove le memorie di Gesù, Maometto, Davide, Abramo si mescolano tra loro, divisa nei quartieri ebraico, arabo, cristiano e armeno. Lì è possibile visitare la basilica del Santo Sepolcro, ma lì sorge anche la moschea che è stata eretta sul posto da dove il profeta Maometto sarebbe partito per il suo viaggio nei cieli. Lì sono i resti del Tempio che Israele elevò al suo unico Dio. Una città specchio e barometro del mondo se non addirittura cuore del mondo. Una città che, almeno una volta nella vita, bisogna visitare. Segno di pace e di guerra, di odio e di amore, patria di nessuno e di tutti. Un posto così vicino e così lontano da noi tutti. Eppure anche un posto dove vive gente comune. Anche se, stando allo scrittore Meir Shalev, gli abitanti di Gerusalemme "sono tutti pazzi, ciechi e orfani". Ma è padre Piazzaballa, Custode di Terrasanta a dirlo: "Vivendo qui ci si rende conto che il cuore del mondo batte a Gerusalemme". Certo la città del Monte Sion è ben lontana dall'essere quel luogo di pace che dovrebbe essere. Ma ed è un merito del libro il raccontarcelo, in realtà ci si può vivere in tanti modi diversi. C'è chi non mette piede nella parte storica da anni, chi non esce mai dal suo quartiere, chi ci ha preso casa ma non ci vive praticamente mai. Si può dire che ognuno abbia una sua Gerusalemme che non corrisponde a nessuna immagine di nessun altro. E anche questo è uno dei miracoli o, se volete, una delle maledizioni di questo luogo.

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Tv laica? La fa Augias discutendo di spiritualità (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 15-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Davide Turrini Corrado Augias santo subito. Che papa Ratzinger lo elevi immediatamente a rango di salvatore della televisione saltando a piè pari il processo di beatificazione. Il settantatreenne ex conduttore dello storico Telefono Giallo propone ogni giorno alle 12.30 su Rai Tre una striscia di venti minuti che si intitola Le storie - diario italiano . All'interno dello studiolo illuminato da luci basse, come sostiene una scritta in sovrimpressione "per risparmio energetico", si verifica l'unico momento di televisione italiana fieramente laica. L'ipotesi è che si verifichi ogni giorno un confronto su un tema culturale "alto" che in qualche modo coinvolga una sovrastruttura del pensiero che non sia biecamente quella dicotomica del "mi piace perché è bello, non mi piace perché è brutto". Nello studio di Augias passano indistintamente la cattolica Binetti come il laico impenitente Odifreddi, Giulietto Chiesa e la sua inchiesta sull'11 settembre 2001 come Uto Ughi che racconta la sua esperienza d'artista. E su tutti aleggia l'obbligo dell'argomentazione, della necessità di andare a fondo e individuare il vulnus della questione in esame. Ad Augias non importa il battibecco, ma il confronto. Ciò che attrae lo spettatore è quindi la possibilità dialettica di accostamento e interazione degli opposti. S'intuisce che tutto ruota attorno alla dimensione spirituale dell'essere umano contemporaneo perché tante sono le puntate dedicate al tema (ne ricordiamo una mirabile sulla disputa teologica spiegata ai meno esperti partendo dal libro di Vito Mancuso, L'anima e il suo destino ). Augias provoca l'ospite con la saggezza del laico liberal-socialista pessimista sulle sorti del mondo. Citiamo come esempio la puntata di alcuni giorni fa, con ospite Sergio Valzania che assieme a Piergiorgio Odifreddi sta percorrendo il cammino di Santiago di Compostela per poi tradurlo ogni giorno in un programma per radio rai. Augias ha incalzato il cattolico Valzania in punta di stiletto ("Sa che le dico io che non sono un cattolico?" o "Uso un termine che a lei piace: confessare") fino a lanciare un filmato dove nei pressi di Burgos Odifreddi afferma: "Sto andando a cercare dio, quello vero, di Spinoza, che è la natura; non il dio che gli idolatri trovano nelle statue e nelle ostie". Se ve lo perdete, potete recuperarlo ogni sera collegandovi a www.rai.tv/mpprogramma/0,,RaiTre-Lestorie%5E17%5E35534,00.html 15/05/2008.

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Papa Benedetto XVI in Liguriaun abbraccio lungo due giorni (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-05-2008)

Argomenti: Laicita'

La visita del pontefice Domani sarà a Savona, in serata l'arrivo a Genova. Il Pontefice visiterà i santuari della Misericordia e della Guardia. Nelle piazze il "bagno di folla". Incognita maltempo È LA VIGILIA del giorno del Papa e migliaia di liguri si apprestano ad accogliere una visita annunciata, attesa. Con un occhio al cielo che potrebbe trasformare la festa in una disfatta, se gli spostamenti in elicottero dovessero essere impediti dalla pioggia. Le ultime notizie sono più che incoraggianti. E, interpellato, il colonnello Mario Giuliacci, meteorologo delle reti Mediaset, prevede che nel corso della "due giorni" papale in Liguria non dovrebbero esserci piogge significative: cielo coperto su Savona ma senza rovesci, con una tendenza al miglioramento e persino parziali schiarite su Genova nella giornata di domenica. Ma, per i cattolici, la mente sarà rivolta prima di tutto al significato dell'incontro con Papa Benedetto, l'uomo vestito di bianco che rappresenta la continuità nel tempo della Chiesa di Cristo. Sarà, quella ligure, una visita spiccatamente religiosa, nel cuore di maggio (mese "mariano " per eccellenza) con due tappe forti nei santuari della Misericordia di Savona e della Guardia, ai quali il pontefice consegnerà una solenne onorificenza pontificia, la rosa d'oro. Un tempo era il dono per le sovrane che si erano distinte nella difesa della cristianità, oggi è concessa ai grandi santuari dedicati alla Madonna, da Fatima a Lourdes Alle 16,45 l'elicottero papale atterrerà nel piazzale adiacente il santuario di Savona, una città che sarà trasformata in una maxi-isola pedonale fin dalle 8. E la visita avrà inizio: quattro ore , un appuntamento dopo l'altro, nella terra che diede i natali a due Papi, Francesco Della Rovere (Sisto IV) e il nipote Giuliano Della Rovere (Giulio II). Il momento culminante sarà la messa in piazza del Popolo alle 17,45. Alle 20,45, se il maltempo non rovinerà tutto (nel qual caso scatterebbe un piano "B", che prevede la chiusura dell'autostrada e il blocco dei caselli di Savona e Bolzaneto) Benedetto XVI atterrerà nel parcheggio della Guardia, precluso alle auto per l'occasione, così come tutta l'area del santuario. Sul monte Figogna, nel comune di Ceranesi, è già pronta la stanza dove dormirà il Papa: è stata ricavata nell'appartamento solitamente riservato all'arcivescovo di Genova nell'ala est del santuario. Sullo stesso piano troveranno accoglienza il segretario personale, don Georg Gaenswein, e il cardinale Tarcisio Bertone. E ad accoglierli, se i genovesi seguiranno l'invito lanciato ieri da Angelo Bagnasco, troveranno una città illuminata: il cardinale ha infatti chiesto a sacerdoti e fedeli della diocesi di Genova, in particolare della Valpolcevera, di Sampierdarena e delle zone ai piedi del Santuario della Guardia, di dare il benvenutoal Papa accendendo le luci delle proprie chiese e delle proprie case. La ventiquattr'ore papale, nella sua parte genovese, avrà intensi momenti pubblici e intimi momenti privati. Come l'appuntamento riservato ai religiosi e alle religiose, in cattedrale, e quello con i piccoli pazienti del Gaslini e i loro familiari presso l'ospedale pediatrico (dove sono stati persino ristrutturati per l'occasione i servizi igienici destinati al Papa, con piastrelle rigorosamente nei colori vaticani, bianche e gaille). Ma ci saranno anche incontri riservati, ritagliati negli spazi destinati al riposo del pontefice, al seminario, dove i futuri preti serviranno i piatti preparati dallo staff del ristorante Zeffirino a una tavolata di soli porporati e vescovi. Saranno 36 commensali, con il Papa seduto tra il segretario di Stato Bertone e il presidente della Cei Bagnasco. Ovvero il passato e il presente della curia genovese, ma anche i vertici della Chiesa di Roma. E, fianco a fianco, si consumerà un "laico" buffet per cento persone, dagli uomini del seguito vaticano agli operatori di polizia. Insieme, però, troveranno posto alcuni invitati eccellenti che verranno fatti entrare con discrezione in seminario. Sarà probabilmente l'unico momento in cui Papa Ratzinger si troverà faccia a faccia con i rappresentanti del mondo dell'economia e della cultura. Filtra (senza conferme) il nome di Giovanni Berneschi, presidente di Banca Carige che ha sponsorizzato il soggiorno di Benedetto XVI. Ma sarà un saluto di cortesia: è impensabile che nelle tappe forzate di una visita condensata nell'arco di ventiquattr'ore, da sera a sera, sia possibile costruire qualcosa di più concreto. Per le intese, le collaborazioni, l'eventuale sviluppo di programmi futuri, ci saranno altre sedi e altre occasioni. Fuori dalle luci della ribalta. Poi la giornata proseguirà per il momento più solenne, la celebrazione della messa in piazza della Vittoria, il palco dalla parte del mare sotto le Caravelle, la folla (53 mila i pass distribuiti attraverso la rete delle parrocchie) con le spalle verso Brignole e gli occhi puntati sul Papa. Benedetto XVI indosserà paramenti sacri donati dalla Curia, che resteranno poi a Genova. E alle 19, dal Cristoforo Colombo, un aereo riporterà Papa Benedetto a Roma. In Liguria resteranno le immagini negli occhi della gente, l'eco delle proteste di chi non avrà gradito una visita impegnativa sotto molti aspetti, l'entusiasmo di chi invece avrà trovato, nelle parole del pontefice, nuovo slancio per credere. Bruno Viani viani@ilsecoloxix.it 16/05/2008 www.ilsecoloxix.it 16/05/2008 LE INIZIATIVE DE IL SECOLO XIX PER LA VISITA DEL PAPA 16/05/2008 Sul sito del Secolo XIX notizie e foto aggiornate in tempo reale: invia i tuoi scatti (anche col telefonino) a mms@ilsecoloxix.it 16/05/2008 A partire dal pomeriggio di sabato collegamenti continui con Savona e Genova: saranno seguite tutte le tappe e le messe in diretta 16/05/2008 OGGI 16/05/2008 DOMANI 16/05/2008 DOMENICA 16/05/2008 200.000 16/05/2008.

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Il vescovo, Chanoux e l'alleanza nascosta (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Laicita'

L'autore il caso Un libro reinterpreta il conflitto storico tra Imberti e il martire Docente di italiano e attivista cattolico Il vescovo, Chanoux e l'alleanza nascosta LAURA SECCI AOSTA Alessandro Celi è docente di italiano e latino allo Scientifico di Aosta. Diplomato in Paleografia e Diplomatica all'Archivio storico, giornalista pubblicista, collabora con il "Corriere della Valle" e con la rivista "Le Flambeau-Lo Flambò". Ha scritto "La Visitation d'Aoste. Histoire d'un monastère valdôtain et de la politique de son époque", collaborato alle opere "Les cent du millénarie", "Les institutions du millenarie" e al Bollettino storico-bibliografico subalpino. E' attivista di Azione Cattolica. Cosa unisce la figura di Emile Chanoux, martire della Resistenza valdostana, torturato e ucciso dai nazifascisti e il canonico Francesco Imberti, vescovo di Aosta durante l'occupazione tedesca, giudicato dagli storici un filofascista? Nulla, in apparenza. Almeno fino ad oggi. Lo studio appena pubblicato dal paleografo valdostano Alessandro Celi, dal titolo "I seicento giorni della Diocesi di Aosta" getta una luce nuova sulle posizioni della Chiesa valdostana durante la Resistenza e, in particolare, nei 600 giorni della Repubblica di Salò. Eppure sono passati 63 anni dalla fine della guerra. Quali nuovi elementi sono emersi? "Solo negli ultimi anni - ha spiegato l'autore ieri presentando l'opera - sono stati resi disponibili alla consultazione molti archivi ecclesiastici, tanto a livello parrocchiale quanto diocesano". Il loro contenuto ha permesso a Celi di elaborare alcune ipotesi interpretative che modificano, in parte, le conclusioni di molta della storiografia sulla Resistenza in Valle. Questa, secondo l'autore, ha spesso trascurato l'analisi delle vicende ecclesiali, limitandosi - nel migliore dei casi - a riferire la cronaca degli interventi dei parroci o del vescovo in questo o quell'episodio ed evitando di passare dal livello descrittivo a quello interpretativo. Tale mancanza traspare, oltre che dalla lettura degli indici analitici, anche da quella della bibliografia utilizzata dagli autori. ""La Resistenza in Valle d'Aosta" di Roberto Nicco - precisa Celi -, pietra miliare della ricerca storica locale, cita solo due volte il nome di monsignor Imberti e non cita pressoché nessuno studio relativo alla posizione della Chiesa". La figura di Imberti quale vescovo organico al regime è difficile da confutare, considerato che venne chiamato a ricoprire l'incarico di presidente della giunta diocesana dell'azione cattolica di Torino. Compito che svolse con efficacia, eliminando o tacitando, come scrive lo stesso Celi, le posizioni avverse al regime fascista, con cui si schierò nettamente, fino alle leggi razziali del 1938. Questa è l'apparenza dei fatti, ma l'autore valdostano ha scoperto un filo "rosso", finora ignorato, che sembra legare Monsignor Imberti a Emile Chanoux. "E' curioso - dice Celi - che quest'ultimo, dal 1943 (è morto il 18 maggio 1944, ndr), fosse una delle principali firme laiche di Augusta Praetoria, settimanale della diocesi di Aosta diretto dallo stesso Imberti. Inoltre, se i due fossero stati su fronti opposti, come sono stati sempre dipinti, non troverebbe spiegazione la lettera che Imberti scrisse al prefetto, affinché Chanoux fosse nuovamente inserito nel ruolo dei segretari comunali, evitandogli la leva obbligatoria. "La verità è che l'azione del clero valdostano in quegli anni - scrive Celi - era strettamente legata all'azione di Chanoux, il quale era ben visto dai cattolici locali. I sacerdoti rifornivano di armi i partigiani già dal settembre 1943, ne sostenevano la clandestinità e l'azione, anche a rischio dell'incolumità fisica". Il libro lascia aperti alcuni problemi interpretativi e indica nuove piste d'indagine. "E' un sasso gettato nello stagno - come lo ha definito l'autore - perché sulla Resistenza c'è ancora tanto da dire".

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Ora i verdi scrivono a ratzinger (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Genova Alberi abbattuti, gli ambientalisti chiedono spiegazioni Ora i Verdi scrivono a Ratzinger "Lei sa che verrà bloccato lo spazio aereo e paralizzata la circolazione. Scelte che non possiamo permetterci?" "GENTILISSIMA Sua Santità" comincia soavemente la lettera aperta al Papa (e per conoscenza alla sindaco Vincenzi) firmata da Luca Dallorto, capogruppo verde a Tursi, "per una visita più sostenibile". Nel panorama delle proteste per la visita papale c'è anche la riflessione ambientalista ("lei sa che, oltre alla spesa di oltre un milione di euro, verranno abbattuti lecci secolari, saranno spostati oltre 900 cassonetti della spazzatura, verrà bloccato lo spazio aereo e sarà paralizzata al circolazione viaria? Scelte che non possiamo permetterci...". Anche Dallorto aderisce peraltro all'appello del forum della Sinistra Europea (http://sinistra. europea. splinder. com) che chiede al papa, avendo appreso che il costo complessivo della sua visita in Liguria sarà di circa un milione e mezzo di euro, di rinunciare al viaggio e impegnare quei denari verso i più poveri e sfortunati. E intanto si apprende che sarà presente anche Franco Turigliatto, uno dei portavoce nazionali di Sinistra critica, al "Pride laico" di Genova, in programma sabato pomeriggio (mentre papa Ratzinger sarà in visita a Savona) con partenza alle 15 da piazza Montano. è quanto annuncia Sinistra critica di Genova in una nota. Il movimento ribadisce inoltre le ragioni della protesta, organizzata "contro l'integralismo ed il fondamentalismo cattolici; per la libera autodeterminazione delle donne e la difesa della legge 194; per la piena libertà di orientamento sessuale e contro l'omofobia; per un'istruzione pubblica e laica, l'abolizione dell'ora di religione, la cancellazione di ogni finanziamento pubblico alla scuola privata; per l'abolizione del Concordato e di tutti i privilegi economici della Chiesa cattolica". Al corteo sono arrivate ieri le adesioni anche di Rifondazione Comunista e dell'Uaar, (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) "perché il Pride sia un modo per dare voce ai tanti atei e agnostici che vivono nel nostro paese e perché ai diktat della Chiesa non faccia seguito soltanto il solito riverente silenzio. Nel contesto delle manifestazioni del 17, l'Uaar partecipa ad una tavola rotonda su "Laicità dei saperi e autonomia della ricerca", con il genetista Franco Ajmar, che si terrà alle ore 11.00 alla facoltà di Lettere in via Balbi 4. E c'è anche chi protesta via volantino (con l'intenzione di consegnarne una copia anche alla segreteria dell'arcivescovado, oltre che a chi sarà in piazza per aspettare Benedetto XVI). E' il Mil, il Movimento indipendentista ligure, che approfitta dell'occasione per ricordare al Papa che la Liguria è sempre stata sovrana e indipendente, mai votando l'annessione al regno d'Italia. Ma nemmeno allo stato della Chiesa, peraltro... (d. al.).

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Nel pd nasce la corrente dei cattolici battesimo venerdì 23 con gero grassi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Bari L'annuncio Nel Pd nasce la corrente dei cattolici battesimo venerdì 23 con Gero Grassi L'appuntamento è per venerdì 23 maggio all'hotel Excelsior: nascerà in Puglia la prima corrente del Pd, quella dei cattolici. Il nome è Quarta fase, che si richiama alle posizioni di Beppe Fioroni e Dario Franceschini. A Bari l'associazione sarà tenuta a battesimo dall'onorevole Gero Grassi. E dal coordinatore della fase costituente del Pd Fabiano Amati, che spiega: "è qualcosa di più di una corrente. Abbiamo l'ambizione di elaborare una piattaforma politica e culturale al servizio del partito. Siamo laici e aperti ai nuovi diritti, senza puzzare di sacrestia, ma allo stesso tempo senza maledire i convincimenti religiosi di nessuno. E saremmo onorati se al nostro gruppo volesse aderire anche il segretario Michele Emiliano". (l. p.).

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Fecondazione, il governo cambierà le regole (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 16-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-16 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Legge 40 Contestate le linee guida della Turco sulla diagnosi pre-impianto Fecondazione, il governo cambierà le regole L'annuncio di Giovanardi. Il Pd: solo ideologia Il sottosegretario ha ricordato che non si può modificare la scelta del Parlamento confermata da un referendum ROMA - Primo scoglio etico per il nuovo governo. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, ha annunciato che è volontà dell'esecutivo cambiare le linee guida collegate alla normativa sulla fecondazione artificiale. L'intenzione era nell'aria ma non ci si aspettava che venisse espressa con tanto anticipo. "Nel 2004 abbiamo approvato un testo poi confermato dal referendum ha detto l'esponente del Pdl ad un convegno sulla Giornata internazionale della famiglia - . Quindi questa maggioranza non accetta la circolare dell'ex ministro della Salute. Non si può modificare così la scelta del Parlamento che in uno Stato di diritto è sovrano ". Livia Turco lo esorta a leggere bene la legge 40: "L'ho applicata. L'aggiornamento delle linee guida era previsto. E quella che lui chiama circolare è solo l'applicazione dell'articolo 7 della legge ". Le regole sulla procreazione assistita erano state appena ritoccate, a poche ore dalla fine della legislatura. Cancellato, tra l'altro, il divieto di diagnosi preimpianto sull'embrione, uno dei punti più controversi. Ammesse alle tecniche le coppie con partner sieropositivi, anche in assenza di diagnosi di sterilità. Le norme introdotte per riordinare il cosiddetto "far west" della procreazione medicalmente assistita sono diventate una questione di principio, un tiro alla fune infinito tra laici e cattolici, a prescindere dagli schieramenti. Le divisioni esistono anche nel centrodestra, oltre che nel centrosinistra. Stavolta però pochi raccolgono "la provocazione di Giovanardi " e le voci-contro, a cominciare dal ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo e tanti altri che di solito si inalberano, non si sono alzate. Solo Roberto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato Pdl invita il governo a "vagliare la questione con prudenza e saggezza " invitando a non dichiarare "una guerra ideologica ad un'interpretazione della legge più volte suffragata da organi giurisdizionali". Giovanardi ne fa una questione di democrazia e di rispetto del Parlamento. In quanto alla sua posizione personale "c'è pericolo di una deriva eugenetica. Si afferma la teoria di far nascere solo chi è perfetto. Lo dice pure Ferrara, un laico che ci ha creato attorno un partito". E con lui si schiera Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare: "Le linee guida forse andrebbero sospese. Poi vedremo quale può essere la soluzione". "Non sa di cosa parla. Le nuove linee guida hanno risolto problemi specifici. Così la legge è più umana. E comunque non è lui a decidere ", replica Vittoria Franco, ministro ombra per le Pari Opportunità del Pd. Il senatore Pd Ignazio Marino ricorda che le linee guida non hanno implicazioni politiche: "Le sue affermazioni sono frutto dell'ideologia, non hanno nulla di scientifico". Durissima Maria Antonietta Farina Coscioni, radicale eletta nelle liste del Pd: "Da sempre Giovanardi è alfiere di tutte le politiche repressive, proibizioniste e antiscientifiche". E mentre vengono annunciati migliaia di ricorsi da parte delle coppie sul punto relativo alla diagnosi pre-impianto, con Giovanardi si schiera la senatrice Pd Paola Binetti che critica Livia Turco per avere "agito alla fine del mandato elettorale, consapevole delle polemiche che avrebbe suscitato. E' come chiedere al nuovo governo di dare una risposta. Ed è giusto che intervenga". Margherita De Bac.

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Con i rom abbiamo un debito d'onore, no a nuove persecuzioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 16-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del PREDRAG MATVEJEVICLo scrittore: i campi in fiamme rievocano un tragico passato, una comunità non va colpevolizzata per i misfatti di criminali individuali "Con i rom abbiamo un debito d'onore, no a nuove persecuzioni" di Umberto De Giovannangeli / Roma "Terribili. Quelle immagini di campi Rom dati alle fiamme, quelle famiglie costrette a fuggire nella notte, ci riportano indietro nel tempo e danno corpo a paure che speravamo facessero parte di un tragico e irripetibile passato. Così non è". Il suo percorso culturale e umano è quello di un intellettuale che ha cercato nel cuore dell"inferno balcanico" di costruire "ponti di dialogo" tra identità etniche e religiose spesso violentemente contrapposte. Nato a Mostar (Bosnia-Erzegovina) da madre croata e padre russo, Predrag Matvejevic, saggista e professore di Slavistica all'Università La Sapienza di Roma, è emigrato all'inizio della guerra nella ex-Jugoslavia, scegliendo una posizione da "asilo ed esilio". È da questa condizione esistenziale Matvejevic riflette su quei campi Rom dati alle fiamme: "L'Europa - avverte lo scrittore - ha un debito d'onore con i Rom. Mai dovremmo dimenticare che gli zingari finirono assieme agli ebrei nelle camere a gas naziste. Quel debito d'onore va rispettato". Professor Matvejevic, i campi Rom assaltati, lo "zingaro" identificato in sé come un criminale. Chi sono i Rom? "In alcune regioni i Rom formano la maggioranza dei mendicanti. Ma non godono di alcuno di quei privilegi che solitamente vengono concessi alle cosiddette maggioranze. Fanno fatica a dichiararsi Rom per non esporsi ai sospetti, all'avversione dell'ambiente in cui vivono, al disprezzo e perfino alle persecuzioni. La parola "Zingaro" è diventata offensiva, per cui essi stessi e i loro amici evitano di pronunciarla. Una volta non lo era...". L'ignoranza e la perdita di memoria storica. C'è anche questo dietro la "caccia al Rom"? "Purtroppo è così. I Rom hanno vissuto le loro persecuzioni. Spesso si dimentica che furono sterminati a decine di migliaia nei lager nazisti, insieme agli Ebrei. Il loro modo di vivere non è vietato dalla legge, ma sono sottoposti a stretto controllo. In Europa ce ne sono dieci milioni. Se si mettessero insieme formerebbero una popolazione più numerosa di quella di una mezza dozzina di Stati del nostro continente. Non hanno un proprio territorio né un proprio governo. Hanno tutti un paese natale, ma non una patria. Sono parte di un popolo in mezzo al quale vivono, ma non una nazione. Non sono nemmeno una minoranza nazionale, sono transnazionali. Nella mia terra natale i Rom sembravano essere più numerosi che altrove. Da ragazzo mi univo spesso a loro. I miei genitori mi rimproveravano, temevano che gli "Zingari" mi rapissero portandomi via chissà dove - correvano le voci di rapimenti. Ma nessuno mi ha fatto male; invece ho imparato dai Rom molte cose utili. Essi imparano facilmente le lingue, forse più facilmente degli altri. Ignoro se nella loro vita di erranti riescano a conoscere la felicità, ma certamente sanno come si può essere meno infelici". Resta il fatto che alcuni degli episodi di cronaca che più hanno colpito l'opinione pubblica italiana avevano come protagonisti dei Rom...". "Comprendere non significa in alcun modo giustificare comportamenti criminali. I criminali, che si trovano in tutte le nazionalità, vanno processati ed espulsi, questo è fuori discussione. La comprensione è tutt'altra cosa del "giustificazionismo". Ma non si deve colpevolizzare una intera comunità per i misfatti di criminali individuali. La civiltà giuridica europea stabilisce che la responsabilità è sempre del singolo. Mi lasci aggiungere che una politica di disincentivo all'immigrazione clandestina nasce dai Paesi di origine, e spesso, penso alla Romania ma non solo ad essa. I Rom hanno subito pesantissime discriminazione se non vere e proprie persecuzioni. Malvisti nel Paese di origine, i Rom se ne vanno, con il loro carico di frustrazione che può sfociare in violenza. I paesi d'accoglienza dovrebbero capire meglio la loro situazione e premere su Bucarest perché finalmente vengano garantiti loro i più elementari diritti umani, civili, sociali". L'Italia s'interroga su come agire... "L'Italia è un grande Paese di emigrazione, la più numerosa emigrazione europea del secolo scorso partiva dall'Italia. Nessuna altra lingua europea ha tanti termini per designare lo straniero o l'esiliato: emigrati, profughi, fuggiaschi, rifugiati, sfollati, deportati, espulsi, espatriati, e aggiungo in un "istrionismo" italiano, "esodati"...E tutti questi si dividono adesso in clandestini e irregolari. In Italia indiscutibilmente c'è una tradizione cattolica. Per questo talvolta sono sorpreso, negativamente sorpreso, che questa tradizione venga brutalmente messa in discussione. Si legge nella Bibbia. "Ama il forestiero e dagli pane e vestititi...quando raccogli la messe nel campo e dimentichi un covone non tornare indietro a prenderlo: sarà per il forestiero, per l'infermo, per la vedova affinché ti benedica il Signore tuo...". Io da laico rispetto questi precetti, e sono sgomento nel vedere tanti credenti che se ne infischiano".

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La visita di Ratzinger a Genova, un'occasioneper ragionare sull'arte di vivere come fratelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 16-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Andrea Chiappori Benedetto XVI visita Genova: un privilegio, una festa, un evento, un'occasione per riflettere sulle cose che contano. Anche su fede e ragione, cristianesimo e laicità, spazio pubblico delle fedi religiose e vita quotidiana. Sarà di certo un'occasione per pensare a Genova accettando la sfida di non essere provinciali e ripiegati su di sé, con realismo e intelligenza del futuro. La tentazione del provincialismo è sempre in agguato, ed è nella paura di chi si pensa diverso da sé, di chi preferisce sempre dividere il mondo in "i nostri" e "loro", come se fosse ormai facile una linea di demarcazione. Vale quando si esagera con l'allarme "sicurezza", incoraggiando (invece di sciogliere) le sensazioni di paura in uno dei Paesi più sicuri d'Europa e del mondo e in una delle città più sicure d'Europa e del mondo: e si finisce per dovere progressivamente individuare capri espiatori, l'"Altro", e magari invocare status speciali per i romeni quando sono cittadini europei come i tedeschi, i francesi e gli italiani, sicuramente più poveri e più in balìa di chi, sui poveri, ha sempre speculato, di qualunque nazionalità sia. E c'è un provincialismo che amplifica le voci di dissenso, accentuando le caricature, magari sognando un veto al diritto di espressione del Papa che è pur sempre il primate d'Italia, uno straordinario testimone di fede, che ha già regalato, tra l'altro, due encicliche che sanno parlare a tutti di amore e di speranza (e quanto ce n'è bisogno!) e, per biografia personale, un grande intellettuale europeo. Ci si può chiudere e credere che sia "moderno" invitare al silenzio il Papa o cercare di coprirne voce e affetto con il proprio rumore. È successo a Roma, quando una minoranza di professori e un grande caso mediatico ha favorito l'annullamento della visita di papa Benedetto - in quel caso anche il vescovo della città? alla Sapienza, la più grande università d'Europa, peraltro nata per iniziativa proprio di un Papa. Ed è la tentazione banale di minoranze disorientate che cercano la propria identità non tanto in mare aperto quanto in un sognato "potere di veto". È una malattia che ha umiliato molte energie nell'Italia di oggi e che ha penalizzato pesantemente, finora, lo stesso sforzo di rinnovamento e di proposta di chi crede a una politica nuova e meno televisiva in Italia. Papa Benedetto a Genova rappresenta non solo un evento ecclesiale, ma anche, un po', il mondo che viene a Genova e che è un'occasione, per la nostra città, per essere più nel mondo, per riflettere sul suo significato in Italia e nel mondo. Chi scrive pensa che non sia possibile vivere nella globalizzazione cedendo allo "spaesamento" e rifugiandosi nel proprio particolare, alla ricerca di identità dialettali o del proprio vernacolo ideologico. Non si tratta di invasioni di campo, di ingerenze o incursioni "politiche" della Chiesa cattolica (che pure si è trovata in funzione di supplenza quando ha ricordato come sia difficile un futuro per l'Italia se matrimoni, figli e nuclei familiari sono stabilmente in calo: un'ovvietà, quasi, come osservare che a maggiore fragilità sociale, alla fine, non corrispondono più diritti, ma più diritti negati o disattesi, soprattutto in tempi di recessione). Ci sono problemi, nella vita globalizzata in cui tutti siamo immersi, che non riguardano solo i cattolici e che attraversano ognuno di noi, qualunque sia la personale storia politica e religiosa o non religiosa. L'idea che alla modernità corrisponda una progressiva evanescenza del "fattore R", della fede, mi sembra contraddetta dagli ultimi decenni. Si credeva che la religione sarebbe stata un elemento "residuale" in un mondo secolarizzato, ma è diventata sempre più"incontournable" (imprescindibile), secondo l'espressione di Gilles Kepel. E la modernità in cui siamo immersi deve scegliere se ricerca e diritti individuali possano fare a meno di interrogarsi sul problema del "limite", ovvero se i diritti dell'individuo (e alla fine anche del mercato) abbiano per forza la meglio e se non sia questa una specie di nuova legge di natura: ma fino a quando? In sintesi, penso che anche simbolicamente la visita di papa Benedetto XVI sia un'occasione per Genova e i genovesi, e una grande occasione di festa. Lo è stata negli Usa, quanto più a casa nostra, allora. In tanti riconoscono nel Papa una figura autorevole e amata, come la guida di una famiglia, la Chiesa, che sta vicina a molta gente, soprattutto nelle periferie. Questo è vero a partire dalle colline di Begato, dove le parrocchie, la scuola della pace di Sant'Egidio, le giovani missionarie francescane e le anziane suore vincenziane sono percepite come l'unica compagnia per i giovani, i piccoli, le famiglie in un quartiere che si sente non sufficientemente considerato dalla sua città. Ma è vero, a maggior ragione in tante parti del mondo (dalla vicina Albania al Sud Sudan) dimenticate dal Nord del mondo, ma sostenute, aiutate, ricordate dalla presenza umile e operosa, non unica per fortuna, di missionari e di organizzazioni cristiane. La visita del Papa porta naturale l'interrogativo che viene dal vangelo e dalla secolare presenza della Chiesa accanto ai poveri, ed è la domanda sullo spazio della gratuità in una società in cui tutto sembra mercato e la parola mercato viene usata a volte come magica. Genova è inserita in quel Nord Italia che ha contestato in larga parte l'accoglienza e la tolleranza come valori, come pure la solidarietà tra regioni ricche e regioni più povere nel nostro Paese. Ma proprio Genova può indicare una strada plausibile per uno sviluppo capace di includere - e non di escludere - per una sussidiarietà che alleggerisce lo Stato e la burocrazia, ma non al punto da lasciare soli quelli che da soli non ce la fanno. Anche per questi motivi la Comunità di Sant'Egidio di Genova ha deciso di far coincidere con la visita del Santo Padre l'inaugurazione di una casa alloggio per anziani, (realizzata con il contributo della Fondazione Carige), che accoglierà anziani poveri con una formula innovativa di fronte al problema-risorsa dell'invecchiamento della popolazione: speriamo sia un'altra proposta, per la Liguria e per il nostro Nord iper-sviluppato, ma che non ha ancora trovato una via umana per vivere quell'età in più che è la vera conquista del nostro secolo. Costruire società giuste, salvaguardare la vita dei deboli, combattere ogni violenza e discriminazione, costruire e ricostruire un'idea di educazione sono obiettivi ambiziosi, da pensare insieme e per i quali lavorare insieme, laici e credenti di ogni fede: insieme e non contro, perché il mondo cambia in fretta e non ci siamo abituati. Martin Luther King ricordava: "Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l'arte di vivere insieme come fratelli". È ora almeno di provarci. Andrea Chiappori è presidente della Comunità di Sant'Egidio di Genova. 16/05/2008.

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