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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


TARTICOLI DEL  13-5-2008      #TOP


IN EVIDENZA

- Il primo governo senza un solo ministro del mondo cattolico. Le ragioni del potere e l'oblio dell'etica cristiana.  (Famiglia Cristiana n° 20)

- Legge 194, la forza dei numeri Livia Turco (L’Unità 13-5-2008)

- Vaticano: Possibile credere in Dio e negli extraterrestri" Il direttore della Specola, Josè Gabriel Funes: "Potrebbero esserci altri esseri intelligenti, non contrasta con la nostra fede". (La Repubblica 13-5-2008)

 


 

IL PRIMO GOVERNO SENZA UN SOLO MINISTRO DEL MONDO CATTOLICO. LE RAGIONI DEL POTERE E L'OBLIO DELL'ETICA CRISTIANA.  (Famiglia Cristiana n° 20)

A un anno dal Family Day (nella foto), famiglia e cattolici sono i grandi assenti di questo Governo. Il Forum delle famiglie ha presentato al presidente Napolitano una raccolta di firme per un fisco più familiare .

Non era mai accaduto nella storia della Repubblica, da De Gasperi a Prodi. È questa la vera svolta del Berlusconi IV: nel Governo non c’è un solo ministro cattolico dichiarato. Neanche uno che sia espressione di associazioni e movimenti le cui radici affondano nella dottrina sociale della Chiesa. Non ci sono più i comunisti, ma sono scomparsi anche i cattolici. Se Veltroni ha risolto d’un colpo la sovrabbondanza dei partiti, Berlusconi con l’esclusione di Casini e dell’Udc ha semplificato la storia di una Repubblica cresciuta nel segno della Dc.

 

Il Cavaliere soffre della sindrome dei cattolici. Ritiene che i "se" e i "ma" sulle questioni etiche (dalla vita alla famiglia, dalla pace all’ambiente, dalla giustizia alla legalità, dalla sicurezza all’immigrazione) possano rallentare il cammino del suo Governo, di basso profilo ma fortemente compatto, perché alla competenza si è preferita la fedeltà. Così, nonostante le resistenze, Alfano va alla Giustizia, e Schifani, da gregario, diventa la seconda carica dello Stato.

Ma davvero i cattolici sono inaffidabili? O la loro moderazione è un sano antitodo alla voglia di usare più i muscoli che la ragione? Non stiamo parlando di riserva indiana o di quote rosa: i cattolici sono ben radicati nel Paese e sanno conciliare le ragioni della politica con quelle dell’etica cristiana. In campagna elettorale Berlusconi s’è distinto per l’"anarchia dei valori": di aborto e Dico non si doveva assolutamente parlare, mentre sugli immigrati nessuna remora all’arrembaggio.

È esattamente ciò a cui stiamo assistendo, in questi giorni, con l’effervescenza di Maroni, che a problemi seri (sicurezza e immigrazione) propone soluzioni semplicistiche, sull’onda dell’emotività. Che ne dice il competente Tremonti sul costo dell’espulsione degli immigrati clandestini e la totale scomparsa delle badanti? Se al Governo ci fossero stati Pisanu, Lupi o Formigoni avrebbero posto qualche interrogativo. Ma il Cavaliere e il principe leghista non li hanno voluti. Pisanu, in passato, s’era opposto alle bellicose intenzioni contro i "clandestini" in mare, che per lui erano invece "naufraghi da soccorrere". E non parlava solo da cristiano, era l’espressione di una politica fondata sulla dignità umana, cui la classe dirigente cattolica e democratica era stata educata.

Perché un ministro equilibrato e apprezzato come Pisanu è stato cancellato dalla naturale candidatura di presidente del Senato? Ha pagato una frase andata di traverso alla Lega o la famosa notte delle elezioni 2006, ancora avvolta da oscuri misteri? E Lupi? Ha pagato la sua cocciutaggine a difesa della dottrina sociale della Chiesa? E Formigoni, che non ama la "geometria variabile sui valori"? Lupi è stato "sterilizzato" con la vicepresidenza della Camera; il governatore della Lombardia è stato cortesemente allontanato e congelato: non hanno nulla da dire Cl e la Compagnia delle Opere?

Ma il colmo s’è raggiunto con la scomparsa del ministero della Famiglia. È più urgente il "federalismo fiscale" o il "quoziente familiare" (già finito nel limbo dell’oblio)? Alle politiche familiari non basterà certo il colpo di teatro dell’abolizione dell’Ici (quando, come?), che non porterà alcun beneficio. A un anno dal Family Day siamo al punto di partenza. Ma anche il Pd, col "Governo ombra" ha ignorato la famiglia; preferiscono trastullarsi con dualismi e correnti, nonostante il segnale netto e forte delle primarie.


Legge 194, la forza dei numeri Livia Turco (L’Unità 13-5-2008)

 

L’aborto è un dramma e uno scacco. Mai un diritto. Il giudizio più duro contro l’aborto lo hanno pronunciato e lo pronunciano le donne. È il tribunale della loro coscienza a esprimere il verdetto più inflessibile. Anche perché esso non scaturisce dalla gelida elencazione di princìpi o dall’astratta predicazione di valori, ma da quel grembo materno che ha corpo e spirito. Carne ed anima. È da quel grembo materno che scaturisce la capacità di accogliere un figlio. Solo quel grembo materno che desidera un figlio ma non è in grado di accoglierlo conosce il dolore della rinuncia, della costrizione, della impossibilità. Sa quanto sia duro dire: «Non ti accolgo».

Quel grembo materno merita rispetto. Sempre. Perché è il luogo dell’incontro tra l’io della madre e il tu del figlio. È il luogo di nascita di quella specialissima relazione madre-figlio: la sola che può accogliere la vita umana. Luogo fisico, psichico, morale. Si sconfigge l’aborto solo riconoscendo, sostenendo e promuovendo la capacità di accoglienza della donna, della coppia e della società. Non si sconfigge l’aborto senza e contro le donne. Ovvero, continuando a considerarle bisognose di tutela morale in quanto incapaci di esercitare una scelta responsabile.

Amareggiano le parole del Papa contro la legge 194, perché di fatto disconoscono il mistero e la moralità del grembo materno. Accusare la 194, dopo 30 anni di applicazione, di non aver cancellato l’aborto, significa non solo attaccare una legge ma disconoscere il grande cammino che le donne italiane hanno compiuto per liberarsi dalla necessità dell’aborto. Un cammino che ha prodotto una cultura più attenta e responsabile verso i figli, verso la vita umana, verso gli altri. Attaccare la legge e non nominare la drastica riduzione del ricorso all’aborto significa non voler ammettere ciò che la realtà dice: solo la legalizzazione e il riconoscimento del principio morale della scelta possono comportare la riduzione del ricorso all’aborto. Lasciamo parlare i dati: nel 2007 sono state effettuate 127.038 Ivg (interruzione volontaria di gravidanza), con un decremento del 3% rispetto al dato definitivo del 2006 (131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto numero di Ivg (234.801 casi). Il tasso di abortività, l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all’Ivg, nel 2007 si è attestato al 9,1 per mille, con un decremento dello 0,3 per mille rispetto al 2006 (9,4 per mille) e un decremento del 47,1% rispetto al 1982 (dal 17,2 al 9,1 per mille).

Questi dati dicono che la legge 194 è efficace, saggia e lungimirante, proprio perché contiene in sé il punto di equilibrio tra la tutela del nascituro e la tutela della salute della donna. Perché fa leva sulla responsabilità delle donne, delle coppie e sulla scienza e coscienza medica.

Bisogna applicare la legge in tutte le sue parti per prevenire l’aborto. Attraverso il potenziamento dei consultori, l’educazione dei giovani, il sostegno alle maternità difficili facendo si che nessuna donna rinunci ad un figlio per ragioni economiche e sociali. Bisogna prevenire l’aborto terapeutico attraverso un accurato percorso della diagnosi prenatale prevedendo tutto il sostegno psicologico e sociale per le donne e le coppie che stanno per accogliere figli portatori di disabilità. Bisogna che le donne che scelgono di abortire possano vivere questa dolorosa esperienza in un contesto di dignità, rispetto e piena tutela della loro salute.

Su questi temi molte azioni sono state attivate dal Governo Prodi, molte si sono interrotte. Bisogna insistere per una piena e corretta applicazione della 194 e impegnarsi per costruire una società accogliente nei confronti della maternità e della paternità. Occorre una politica “forte” a sostegno della famiglia che consenta alle donne di conciliare il lavoro e la famiglia e solleciti gli uomini ad assumersi le loro responsabilità verso i figli, partecipando al lavoro di cura.

Le dure parole del Papa contro la legge 194 pongono una questione più di fondo: fino a quando nel nostro Paese sui temi etici ci sarà belligeranza, guerra fredda, scontro, è questa la strada per affermare i valori da tutti condivisi come della vita umana e della famiglia? Credo proprio di no. Lo dico ricordando anche la fatica e gli insuccessi della precedente legislatura. C’è bisogno di un cambio di passo e di approccio sui temi etici. Un cambio di passo all’insegna della pacatezza, del rispetto, del reciproco riconoscimento della ricerca delle soluzioni condivise. È disponibile il centrodestra a promuovere questo cambio di passo?


Vaticano: Possibile credere in Dio e negli extraterrestri" Il direttore della Specola, Josè Gabriel Funes: "Potrebbero esserci altri esseri intelligenti, non contrasta con la nostra fede". (La Repubblica 13-5-2008)

 

CITTA' DEL VATICANO - "E' possibile credere in Dio e negli extraterrestri" e "si può ammettere l'esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell'incarnazione e nella redenzione". Lo afferma il direttore della Specola Vaticana, padre Josè Gabriel Funes, in una intervista all'0sservatore romano.

Anche se "molti astronomi non perdono occasione per fare pubblica professione di ateismo", rimarca Funes nell'intervista, "è un po' un mito ritenere che l'astronomia favorisca una visione atea del mondo. Mi sembra - aggiunge - che proprio chi lavora alla Specola offra la testimonianza migliore di come sia possibile credere in Dio e fare scienza in modo serio".

"Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, - afferma padre Funes - così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con San Francesco, se consideriamo le creature terrene come 'fratello' e 'sorella', perché non potremmo parlare anche di un 'fratello extraterrestre'? Farebbe parte comunque della creazione".

A proposito dei problemi che altri mondi porrebbero al concetto di redenzione, l'astronomo osserva che "se anche esistessero altri esseri intelligenti, non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell'amicizia piena con il loro Creatore". E se questi extraterrestri fossero peccatori? "Gesù - osserva il gesuita - si è incarnato una volta per tutte. L'incarnazione è un evento unico e irripetibile. Comunque sono sicuro che anche loro, in qualche modo, avrebbero
la possibilità di godere della misericordia di Dio, così come è stato per noi uomini".


REport "Laici e chierici"

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Indice delle sezioni

Laici e chierici (9)


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Sezione principale: Laici e chierici

Il belpaese bigotto e perverso - francesco merlo ( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anima cattolica a vortice di malattie sessuofobiche, impensabili per la generazione che era cresciuta con il mito della vichinga e si ritrova oggi con i pedofili e i transessuali. Alla fine, solo noi laici senza ideologie restiamo a bocca spalancata ogni volta che la cronaca apre, più o meno lecitamente, uno squarcio sui vizi privati delle nostre eccellenze:

Solo l'80% dall'ulivo è passato al pd - fausto anderlini ( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: A parte i voti andati alla destra o evaporati nell'astensione, in sintesi il Pd ha perso votanti d'indole 'giustizialista' e una quota di votanti cattolici. Tuttavia queste perdite sono state più che compensate dagli afflussi provenienti dalla sinistra radicale e, in misura più ridotta ma comunque significativa, dall'area laico-socialista. SEGUE A PAGINA VI.

Solo l'80% dall'ulivo... - fausto anderlini ( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico e di sinistra'. Un partito, si potrebbe dire, a metà fra il 'socialismo latino' di Zapatero e il partito democratico americano. In una situazione paradossale: pas d'ennemies a gauche, nei pressi un alleato scalpitante e irascibile (il di-pietrismo), più in là un 'centro' cattolico che si è ristretto e ha cambiato pelle (

BENEDETTO XVI NEGLI USA LA RISCOPERTA DELL'AMERICA ( da "Corriere della Sera" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è laica nel modo in cui Benedetto XVI concepisce la laicità. è liberale e tollerante verso tutte le religioni praticate all'interno dei suoi confini, ma in un contesto in cui la fede nell'esistenza di Dio è una sorta di premessa universalmente riconosciuta.

Il Papa fa la festa alla legge 194 ( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pride laico" e indetta tra gli altri da Arci, centri sociali, Usciamo dal silenzio, l'universo gay, lesbiche e trans, e cattolici, che in un appello lanciato un paio di settimane fa su dirittinrete.org scrivono che "come era facile aspettarsi dopo l'esito del referendum sulla legge 40, l'autodeterminazione della donna e la legge 194 sono oggi violentemente sotto attacco"

Cosa attendeva la capitale per tornare a essere grande ( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica, comunista, laica"? Se tutto quanto si è speso nell'architettura di "gioiose macchine da guerra", Ulivo, Unione, Arcobaleni, Pd si fosse speso nel progetto politico! Penso a quello che l'Italia avrebbe potuto dire all'Europa nel campo dell'università, della ricerca, del paesaggio, della cultura.

Il belpaese bigotto e perverso - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: oltre che alle cure forzate, vale a dire condannarlo ad operare gratis per conto dello Stato, a risarcire la società con quel molto che sa fare. Sarebbe un buon inizio per fronteggiare laicamente i sempre più numerosi e orribili delitti sessuali che sono l'altra monnezza dell'Italia di nuovo frastornata dai moralisti.

Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it Secondo Famiglia ( da "Tempo, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Mi sembra una posizione molto laica". Pannella ha definito le sue parole "una bestemmia contro la verità". "Pannella come sempre straparla. La verità è che le parole di Benedetto XVI ci spingono a domandarci se stiamo facendo veramente tutto il possibile per difendere e sostenere concretamente la vita.

Nel luglio di dieci anni fa, l'allora don Piergiorgio Debernardi, canavesano nato a Feletto nel ( da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: del Papa nel riaffermare i principi teologici e morali della Chiesa cattolica. Dire ecumenismo non significa irenismo o tattica diplomatica. Malgrado alcune posizioni discordi nel mondo evangelico c'è molto rispetto per la persona del Papa. Aggiungo che buone relazioni sono state instaurate con i romeni ortodossi, ai quali abbiamo offerto una chiesa, e con la comunità musulmana".


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Il belpaese bigotto e perverso - francesco merlo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Il caso Il Belpaese bigotto e perverso FRANCESCO MERLO Lo sappiamo: le presunte porcherie del professore Marcelletti con una bambina di tredici anni apparentemente non c'entrano nulla con i cardinali Ruini e Bertone. E le tante notti travestite, non solo quelle del brasiliano d'Italia Ronaldo, a prima vista non hanno niente a che fare con le omelie del Papa contro la "194". Ci mancherebbe. è però vero che, ossessionati dalla legge sull'aborto e convinti che la sessualità sia una branca della teologia, i cattolici neointegralisti neppure si accorgono della devastazione che è stata fatta del paesaggio erotico nazionale, e soprattutto della rêverie dei nostri maschi. E figuriamoci se, perduti nel loro caleidoscopio di moralismo bigotto, pensano di portare sulle proprie spalle un po' di responsabilità per l'evoluzione del peccato italiano da tollerato condimento dell'anima cattolica a vortice di malattie sessuofobiche, impensabili per la generazione che era cresciuta con il mito della vichinga e si ritrova oggi con i pedofili e i transessuali. Alla fine, solo noi laici senza ideologie restiamo a bocca spalancata ogni volta che la cronaca apre, più o meno lecitamente, uno squarcio sui vizi privati delle nostre eccellenze: dal grande e bravissimo cardiochirurgo, appunto, al coccolato calciatore simbolo del calcio meneghino, europeizzato e italianizzato fra Madrid e Milano; dal politico, per bene e di sinistra, tentato dal transessuale al ricco e affascinante ereditiero Fiat che si rilassa con un travestito. SEGUE A PAGINA 31.

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Solo l'80% dall'ulivo è passato al pd - fausto anderlini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Bologna L'analisi Solo l'80% dall'Ulivo è passato al Pd FAUSTO ANDERLINI Alleanze o meno, la prima cosa da capire è che cosa sia oggi il partito democratico. E la via più immediata per risolvere l'enigma è di guardare ai flussi di voto. Le analisi in argomento condotte con vari metodi mettono in risalto una sorta di reazione a catena. Facendo la media fra le analisi condotte da Paolo Natale e informazioni nazionali in mio possesso, su 100 elettori che nel 2006 avevano opzionato l'Ulivo circa 80 sono traslati nel Pd. Almeno 20, in vario modo delusi dall'esperienza di governo dell'Unione, hanno preso varie direzioni: il Pdl (5% circa), l'astensione (6%), Di Pietro (un altro 4%), l'Udc (2%), 'altri' (2%). A contrario su 100 elettori del Pd 2008, 82 vengono dall'Ulivo, 6 dai partiti Arcobaleno, 1 dalla Rosa nel Pugno, 2 da 'altri', 2 dalla 'destra' e quasi 5 dall'astensione. I saldi appaiono evidenti: molto attivi nei confronti della sinistra radicale (ivi compresa la pattuglia radical-socialista), significativamente passivi verso la destra, l'astensione, il centro cattolico e la lista Di Pietro. La dinamica è quella di un netto spostamento da sinistra verso destra. A parte i voti andati alla destra o evaporati nell'astensione, in sintesi il Pd ha perso votanti d'indole 'giustizialista' e una quota di votanti cattolici. Tuttavia queste perdite sono state più che compensate dagli afflussi provenienti dalla sinistra radicale e, in misura più ridotta ma comunque significativa, dall'area laico-socialista. SEGUE A PAGINA VI.

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Solo l'80% dall'ulivo... - fausto anderlini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VIII - Bologna SOLO L'80% DALL'ULIVO... FAUSTO ANDERLINI (segue dalla prima di cronaca) Ne consegue che il Pd, pure ereditando in modo stringente il potenziale politico-culturale sedimentato dalla lunga esperienza dell'Ulivo, appare oggi più caratterizzato in senso 'laico e di sinistra'. Un partito, si potrebbe dire, a metà fra il 'socialismo latino' di Zapatero e il partito democratico americano. In una situazione paradossale: pas d'ennemies a gauche, nei pressi un alleato scalpitante e irascibile (il di-pietrismo), più in là un 'centro' cattolico che si è ristretto e ha cambiato pelle (oggi una sorta di piccolo partito popolare pre-prodiano). Le elezioni hanno sancito non solo la vittoria della destra ma la definitiva risoluzione della dialettica fra le due sinistre. Quanto definiva? Difficile prevederlo. Ma ci sono dati ignoti a chi, come Andreatta ed altri, si trastulla con la speranzosa transitorietà del voto 'utile'. Allo scopo ricordo i numeri di tre sondaggi da me svolti a più di un anno di distanza dalle elezioni. A Genova, alla vigilia delle amministrative, erano orientati al Pd 26 elettori su 100 della sinistra radicale; a Bologna, nell'autunno 2006, poco prima del congresso Ds, ben 43 su 100; a Borgo Panigale, nell'estate del 2007, 20 su 100. Carotaggi emblematici che mostrano come lo sfaldamento/riconversione della sinistra adunata intorno a Rc fosse in fase molto avanzata ben prima che scattasse il ricatto del voto utile. La verità è che molti elettori hanno deciso una volta per tutte di chiudere una diaspora ideologica che aveva oltrepassato ogni umana sopportazione. In modo drastico. Una volta per tutte. Oggi c'è una sinistra sola: il Pd, partito riformatore di nuovo stile, ed è ad esso che incombe l'onere di richiamare a sé le copiose legioni di operai (ma soprattutto di 'precari': disoccupati, cassa-integrati, lavoratori a contratto, interinali ecc.) che hanno opzionato la Lega o la destra in genere. In gioco non è solo la questione della 'sicurezza' e del complesso rapporto con gli immigrati, ma aspetti più corposi della dinamica sociale. Perché la linea della lotta alla precarietà ha finito per allontanare i diretti interessati? Certo per carenza di risultati, ma forse anche per una inesatta considerazione delle dinamiche sottese al reddito familiare e alle reti securitarie informali. Forse per aver trasformato il precario 'concreto' in una figurazione astratta e ideologica. Alla fine può essere stata la caduta dei cespiti familiari, anziché la mancata stabilizzazione ad aver trascinato a destra il 'nuovo proletariato'. In ogni caso la mission del Pd appare chiara, quanto difficile: 'tenere' a sinistra', innovare l'analisi sociale, sapendo guardare 'sotto', e nel contempo tenere i punti di forza nelle classi medie, guardando al centro, anche al di là di chi oggi simbolicamente lo rappresenta. Il rapporto con il ceto politico, pure composto di persone anche generose, rimasto a presidiare un terreno ormai sguarnito, è l'ultimo dei problemi. E in ogni caso è questione che riguarda innanzitutto loro stessi. Arricchire la sinistra del Pd, seguendo il sentiero già intrapreso dagli elettori e riconoscendo i propri errori strategici, non sarebbe cosa più saggia che perdersi in acrimoniose revanche e sterili battibecchi?.

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BENEDETTO XVI NEGLI USA LA RISCOPERTA DELL'AMERICA (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 13-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-13 num: - pag: 39 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano BENEDETTO XVI NEGLI USA LA RISCOPERTA DELL'AMERICA Frequento con famiglia da 60 anni le Chiese cattoliche, in particolare la domenica e sempre prima dell'Eucarestia con parole e dopo con un gesto e altre parole la Chiesa ci invita a invocare la pace. Trovo triste, a meno che non mi sia sfuggito qualche breve, timoroso e generico messaggio, che il Papa negli Stati Uniti non abbia fatto sentire una voce forte, coraggiosa e ben chiara per far cessare gli anni di stragi e di torture che i soldati Usa e i guerriglieri iracheni e afghani compiono giornalmente. D'accordo la "ragion di Stato" e la diplomazia, ma il coraggio di parlar chiaro è l'essenza delle parole di Cristo. Lei che cosa ne pensa? Franco Barbarossa f.barbarossa@redi.it Caro Barbarossa, Q ualche giorno fa, in occasione di una delle sue udienze generali in piazza San Pietro, il Papa ha parlato lungamente del viaggio negli Stati Uniti. Pubblicato interamente sulla prima pagina dell'Osservatore Romano del 1Ë? maggio, il discorso di Benedetto XVI è una specie di rapporto ai fedeli, una cronaca di tutto ciò che è accaduto durante la visita: l'incontro con il presidente Bush, quello con i vescovi americani, la celebrazione eucaristica nel National Park Stadium di Washington, l'incontro con i rettori delle università e dei college americani nella Catholic University of America, quello con i rappresentanti di altre religioni nel Centro Culturale Giovanni Paolo II di Washington, la messa nella cattedrale di Saint Patrick a New York, la visita all'Onu, la preghiera sul luogo dove sorgevano le torri gemelle, la Celebrazione eucaristica nello Yankee Stadium di New York. L'aspetto più interessante del "rapporto" papale è l'evidente soddisfazione per i risultati e le prospettive del viaggio. Programmata per commemorare il bicentenario "della elevazione a Metropolia della prima Diocesi del Paese (Baltimora) e della fondazione delle sedi di New York, Boston, Filadelfia, Louisville", la visita è stata una riscoperta dell'America. Benedetto XVI conosceva gli Stati Uniti, ma è stato evidentemente entusiasmato dalla visione di un Paese "edificato sulla felice coniugazione tra principi religiosi, etici e politici, e che tuttora costituisce un valido esempio di sana laicità, dove la dimensione religiosa, nella diversità delle sue espressioni, è non solo tollerata, ma valorizzata quale anima della Nazione e garanzia fondamentale dei diritti e doveri dell'uomo". Il Papa sa che esiste un forte protestantesimo americano e che certe manifestazioni di religiosità collettiva sono molto lontane dal suo cattolicesimo "razionale ". E non può ignorare che esiste un'America violenta, arrogante, talora razzista, che approva la pena di morte, accetta il concetto di guerra preventiva ed è pronta a condonare la violazione dei diritti umani quando la ritiene necessaria alla difesa dell'interesse nazionale. Ma credo che su ogni altra considerazione abbia fatto premio, agli occhi del Papa, la constatazione che l'America è profondamente diversa dall'Europa del XXI secolo. è laica nel modo in cui Benedetto XVI concepisce la laicità. è liberale e tollerante verso tutte le religioni praticate all'interno dei suoi confini, ma in un contesto in cui la fede nell'esistenza di Dio è una sorta di premessa universalmente riconosciuta. Mentre l'Europa, anche quando rende omaggio alla Chiesa di Roma, sembra ormai sempre più indifferente alla sostanza del suo insegnamento, gli americani hanno una naturale predisposizione alla fede. Non dimentichi infine, caro Barbarossa, che il Papa, con il suo viaggio americano, doveva anzitutto riparare il danno provocato dallo scandalo dei preti pedofili. Non era questo, quindi, il momento per rimproverare agli Stati Uniti la guerra irachena, le sevizie del carcere di Abu Ghraib, le lunghe ingiustificate detenzioni del campo di GuantÁnamo. Se qualcuno, alla vigilia del viaggio, avesse suggerito al Papa d'inserire nei suoi discorsi un cenno a questi temi, Benedetto XVI avrebbe probabilmente risposto: ogni cosa a suo tempo.

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Il Papa fa la festa alla legge 194 (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Giusto in occasione del trentesimo anniversario, Benedetto XVI lancia l'ultimo anatema contro le norme sull'aborto. E sabato sarà a Genova dove si prepara il "Pride laico" Alessandra Fava Genova L'anniversario è ghiotto. Il 22 maggio ricorrono i trent'anni della legge 194 e in anticipo di pochi giorni sulla ricorrenza, papa Benedetto XVI incontrando oltre 800 rappresentanti del Movimento per la vita ieri in Vaticano non ha perso l'occasione per cassare la legge 194, invocando anche interventi di welfare statale come già fatto l'altro ieri dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il presidente infatti, rispondendo a una precaria che avrebbe voluto evitare l'aborto, aveva chiesto "l'impegno delle istituzioni e della società a favore di una missione essenziale qual è quella sancita dalla Costituzione di mantenere, istruire ed educare i figli". Ieri il Papa davanti ai militanti del movimento per la vita che presidia ospedali e consultori violando spesso la privacy delle donne, è andato giù duro: "L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto un'ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze". E ha ulteriormente stigmatizzato che "da quando in Italia è stato legalizzato l'aborto ne è derivato un minor rispetto per la persona umana, valore che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede professata". Un messaggio lampante al nuovo governo di centro-destra appena insediato, che infatti viene anche invitato da Benedetto XVI "a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all'accoglienza della vita, e alla tutela dell'istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna". Quindi famiglia al singolare. Le idee espresse non sono nuove. Né per il papa vivente né per quelli passati. Già la Sagra congregazione per la dottrina della fede del 18 novembre 1974 (nella Dichiarazioni sull'aborto procurato) diceva che "la vita del bambino prevale su qualsiasi opinione, e non si può invocare la libertà di pensiero per togliergliela" e invocava "sussidi alle famiglie ed alle madri nubili, aiuti destinati ai bambini, statuto per i figli naturali e conveniente regolazione dell'adozione" per creare "un'alternativa concreta ed onorevole all'aborto". Ma correvano altri tempi. E' dunque evidente che se col governo Prodi il Vaticano ha iniziato un attacco sistematico alla 194 scatenando la reazione delle donne, tanto che "Usciamo dal silenzio" è diventato un movimento femminile nazionale, la sferzata arriva più determinata ora col governo Berlusconi. E tocca all'ex ministro della Salute Livia Turco ribadire che "la legge 194 è una legge saggia, lungimirante ed efficace e contiene un equilibrio fra la tutela della salute della donna e la tutela del concepito", mentre meno diplomaticamente il leader dei radicali Pannella bolla le dichiarazioni papale come "una bestemmia contro la verità e contro la religiosità quale viene vissuta nel nostro Paese e nel mondo civile". Intanto in vista dell'arrivo del papa in Liguria nel prossimo fine settimana, a Genova si prepara una manifestazione per sabato ribattezzata "Pride laico" e indetta tra gli altri da Arci, centri sociali, Usciamo dal silenzio, l'universo gay, lesbiche e trans, e cattolici, che in un appello lanciato un paio di settimane fa su dirittinrete.org scrivono che "come era facile aspettarsi dopo l'esito del referendum sulla legge 40, l'autodeterminazione della donna e la legge 194 sono oggi violentemente sotto attacco". Da buoni genovesi, qualcuno ha anche fatto i conti della due giorni papale, denunciando che le spese arrivano a un milione e mezzo di euro. Infatti al Comune di Genova confermano che "l'importo messo dal Comune supera gli 800 mila euro"; la curia genovese ne mette altrettanti, e a Savona, prima tappa della visita, le cifre non sono molto inferiori. Così un gruppo di cittadini genovesi ha lanciato un appello, ospitato sul sito di Sinistra europea, per invitare il papa a cancellare la visita e chiedere che quei soldi vengano investiti per servizi ai cittadini. Per finire in rete non è passato inosservato che nella genovese piazza della Vittoria sono stati tagliati a zero diversi alberi sotto le caravelle, in vista della messa all'aperto di domenica.

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Cosa attendeva la capitale per tornare a essere grande (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)

Argomenti: Laicita'

L'opinione Cosa attendeva la capitale per tornare a essere grande Renato Nicolini Siamo di fronte al rovesciamento della geografia politica della Roma del '76: allora la periferia rossa aveva sconfitto il centro, che seguitava a dare i maggiori consensi alla Democrazia Cristiana: oggi è stata la periferia nera a sconfiggere il Laboratorio Roma, che ha mantenuto i municipi centrali. È una responsabilità collettiva, sarebbe sbagliato discuterla privilegiando la ricerca dei capri espiatori. Dopo la sconfitta bisogna reagire, e dunque bisogna cercare piuttosto di unire tutte le energie possibili. Ma più che di una vittoria d'Alemanno, penso si debba parlare di una sconfitta dell'alleanza per Rutelli, che si è ritrovata con quasi 100.000 voti in meno. La crepa della differenza tra la sua estensione fino a Rifondazione, ed il Pd "che correva da solo" - si è molto allargata dopo la scomparsa della sinistra dal Parlamento italiano. Pensando di ritrovare l'intransigenza perduta, qualcuno ha finito per disertare le urne romane. L'aficionado della militanza anti beautiful, per combattere Veltrusconi (con la logica di Tafazzi), ha finito per non badare al colore e votare Zingaretti in provincia ed Alemanno in Campidoglio. Sommando Argan, Petroselli e Vetere a Rutelli, Veltroni e Bettini si era definita l'idea essenziale di una città che cresce su se stessa, sulle risorse che solo la città può generare. Roma, per tornare ad essere grande, attendeva, oltre al completamento della rete della metropolitana, più decisi interventi urbanistici soprattutto in relazione all'area metropolitana; e più che grandi opere od eventi, di tornare ad essere un luogo quotidiano di eccellenza culturale, utilizzando l'eccedenza dei palazzi della politica per creare - in modo simile a quello che si è fatto con le Accademie e gli istituti culturali di Valle Giulia nel 1911 - uno centro internazionale di pensiero e ricerca nei palazzi del centro storico; di tornare ad essere, se non l'Hollywood sul Tevere, almeno la città di una grande cinematografia, capitale della produzione dell'immaginario, cominciando da una Rai sottratta ai politici. È difficile pensare che questo possa resistere, sotto la gelata di una città dominata dalla paura e dal terrore, tentata dal regresso populista della società dei magnaccioni, che Alemanno fa intravedere. Si conclude un ciclo? Sicuramente non si può ripartire dal passato, agitando le vecchie bandiere. Ma c'è un problema d'identità, quell'identità che si deve saper riconoscere anche nel nuovo, altrimenti si è senza storia e dunque senza futuro. Quel nodo che la svolta di Occhetto dell' '89 ha tentato di eludere, cambiando il nome anziché il Pci. Con uno spirito non diverso dalla scelta di Rutelli, allora esponente dei Verdi Arcobaleno, a candidato Sindaco di Roma nel '93: come segnale di novità. Il "nuovo", ha però ragione Carlo Freccero, è qualcosa che di per sé non significa niente, proprio perché non lo conosciamo. Perché si è preferito il nuovismo alla necessità di affrontare i conflitti reali e irrisolti, che attraversano la società italiana almeno dal '68? Perché si è preferito occultarli sotto la presunta totalità dell'"incontro delle tre grandi componenti della società italiana, cattolica, comunista, laica"? Se tutto quanto si è speso nell'architettura di "gioiose macchine da guerra", Ulivo, Unione, Arcobaleni, Pd si fosse speso nel progetto politico! Penso a quello che l'Italia avrebbe potuto dire all'Europa nel campo dell'università, della ricerca, del paesaggio, della cultura. Vogliamo davvero stare in Europa con i musi di Bossi e di Tremonti o con il fastidio di Berlusconi? Sotto l'ideologia del primato della governance si sono imposti alla cultura - come una sorta di Auditel mai dichiarato quanto effettivo - i privilegi dell'opinione di massa e dell'opinione corretta sull'essenza della democrazia, sul diritto-dovere di esprimere le proprie idee. Così la politica ha privilegiato il fascino del grande disegno, e del consenso che genera, all'ingrato compito di sporcarsi le mani con le contraddizioni ed i dettagli. Conflitti e particolarità sono stati nascosti sotto il tappeto rosso, sotto lo spettacolo del consenso. L'attenzione all'immagine rispetto al progetto è singolarmente americana, non poteva ereditare le sottigliezze di una vita politica democratica che in Italia è stata singolarmente ricca. La strada della sinistra (Partito democratico o Arcobaleno che sia), non passa per la comunicazione ma per la capacità di dare risposte alle diverse facce ed esigenze (anche in conflitto tra loro, proprio questo è il banco di prova della politica) della società italiana. Ma quali sono le motivazioni profonde che oggi emergono dalla politica e dalla cultura? Lo smarrimento di queste motivazioni profonde ha portato alla caduta dell'antifascismo come primo abito mentale nella città delle Fosse Ardeatine e della deportazione degli ebrei, al vuoto ed all'afonia. Rutelli non è riuscito a resettare una campagna elettorale iniziata all'insegna della continuità con il Sindaco Veltroni (i cui limiti di popolarità sono emersi in modo inatteso), recuperando il voto popolare su una propria proposta autonoma, imponendo il proprio terreno di gioco (il futuro di Roma), anziché inseguire il suo avversario sul terreno minato della sicurezza (la paura preventiva cioè la negazione del futuro). Occorrerà una severa riflessione.

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Il belpaese bigotto e perverso - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti iL BELPAESE BIGOTTO E PERVERSO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Al giudice che gli chiedeva conto, l'italianizzato Ronaldo ha detto: "Non mi ero accorto che erano viados, pensavo fossero ragazze". E il giudice: "Ma che erano tre se ne sarà accorto. Lei festeggia con tre ragazze tre?". Legga, il cardinale Bertone, i verbali della famosa notte brava dell'onorevole Mele: "Mi costrinse a chiamare il mio ragazzo per riferirgli che stavo facendo sesso con lui, voleva che chiamassi solo maschi o un pornodivo (...)". Cosa è dunque accaduto agli italiani? Perché hanno sostituito il vecchio adulterio, l'abbandono del tetto coniugale e la poligamia con tutta questa robaccia, con la pedofilia, con i vizi più strani, e proprio lì dove non te li aspetti, come nel caso del grande chirurgo Marcelletti che ti immagini magari venale perché svolge una professione strategica che affronta appunto il cuore del problema, ma non lo sospetti vizioso e ridotto a bestia. Pensi a Christian Barnard e ai primi trapianti, alla sua passione per le donne belle, alle auto veloci e ai bei vestiti, al fascino di gente riverita che ha potere ma che non approfitta della soggezione che incute; non trasforma la devozione in prostrazione, specialmente sessuale. Nella posizione di grande privilegio non sospetti il verme. Nel pilota d'aereo non intravedi l'alcolista, nel fisico nucleare non immagini il piromane, nel ginecologo non temi lo stupratore. Pensi che abbiano tutti un fascino latino, che siano appunto dei latin lover, degli adulteri e non dei pervertiti, degli sfacciati peccatori e non dei sordidi viziosi. Chi ha portato gli italiani, per dirla con i sapienti tomisti, dall'illicitus coitus cum uxore vel marito alterius alla spudoratezza della perversione? L'adulterio, come tutti capiscono, era la disputa maschile sul corpo della donna. Il rifiuto dell'adulterio sta alla base della civiltà occidentale: l'odissea dei sensi, vissuta da Penelope contro ogni tentazione adultera tramata dai Proci. E, ancora oggi, ci sono posti nel mondo dove si spara e si ammazza per un adulterio. Anzi alcuni pensano che la linea discriminante dello scontro di civiltà sia proprio l'adulterio che in Occidente è stato derubricato da peccato mortale (il 9° comandamento) a peccato ultraveniale e forse persino a non peccato, a sbadataggine, mentre in Oriente è ancora l'onore dell'uomo custodito nel grembo della donna e risarcito con la lapidazione. Ebbene, l'Italia che fu il paese delle adultere e dei cicisbei, che fu la patria del peccato latino, oggi si colloca al di là di questa discriminante, come una specie di Babele, con uno statuto a parte, quello della bizzarria sessuale. Non che prima non ci fossero vizi immondi. Ma erano lì, nascosti e gestiti da personalità aberrate. Oggi l'aberrazione è diventata normalità. In passato c'erano alcuni fiori selvaggi, come Pasolini per esempio, di grande forza ma anche di grande difformità. Erano fiori che trasgredivano la misura, nel bene e nel male: viziosi per eccesso di umanità. A seguire la cronaca, gli italiani sono tutti come Pasolini senza avere scritto né fatto nulla d'importante o di eccezionale. Siamo diventati un popolo di trasgressori, tutti cittadini della Salò di Pasolini, tutti a provare azzardi e a cercare sapori forti, tutti tentati dai brividi, tutti innamorati delle porcherie, con una deformazione del carattere antropologico nazionale: dal mito del maschio italiano al mito del porco italiano. Ebbene, una parte della responsabilità ce l'ha sicuramente quel laboratorio di Frankenstein che è stato ed è tornato ad essere il neointegralismo cattolico. Una vecchia saggezza cristiana ci fa pensare che i buoni preti italiani sapranno ancora una volta smascherare, dietro le sembianze degli asceti, i nevrotici che legittimano o nascondono intrallazzi sessuali. Accade sempre così quando si scarica Dio sul sesso, quando si considera il sesso come una molla sulla quale mettere Dio a sedere: da un parte c'è il fuoco del divieto e dall'altra c'è quello del vizio, da un lato la dottrina infuocata e dall'altro la società infoiata. Da una parte le prediche sessuofobiche e dall'altra la tv più cattolica e più sporcacciona del mondo. Da una parte l'amputazione innaturale e dall'altra lo stupro. Da una parte la repressione e dall'altra le manie dei turisti sessuali in Thailandia o a Cuba. Da una parte Ruini e dall'altra Marcelletti. Non è dunque per generosità e neppure per pietà che dinanzi a tutti i Marcelletti d'Italia invochiamo uno scarto fantasioso del nostro diritto. è possibile che Marcelletti, chirurgo bravissimo e amato dalla gente, abbia a sua volta bisogno di cure mediche, di cure forzate. Se così fosse, il nostro Diritto potrebbe immaginare non una condanna che, oltre a renderlo sessualmente inoffensivo, gli togliesse i ferri dalle mani e dunque ci privasse del suo talento, della sua eccellenza chirurgica. Forse bisognerebbe destinarlo alla chirurgia forzata, oltre che alle cure forzate, vale a dire condannarlo ad operare gratis per conto dello Stato, a risarcire la società con quel molto che sa fare. Sarebbe un buon inizio per fronteggiare laicamente i sempre più numerosi e orribili delitti sessuali che sono l'altra monnezza dell'Italia di nuovo frastornata dai moralisti.

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Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it Secondo Famiglia (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 13-05-2008)

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Stampa Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it Secondo Famiglia ... Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it Secondo Famiglia Cristiana sarebbe stato escluso dal governo per "la sua cocciutaggine a difesa della dottrina sociale della Chiesa". Ma Maurizio Lupi, esponente del Pdl cresciuto nel movimento di Comunione e Liberazione, non si sente affatto penalizzato. Anzi, dal suo ufficio di vicepresidente della Camera al primo piano di Palazzo Montecitorio, incalza: "Smettiamola di pensare che certi principi possano essere difesi solo dando poltrone ai cattolici". Però in molti sono rimasti delusi. "La sfida del Pdl è proprio quella di dire che ci sono ideali e valori che sono patrimonio di tutti. E il nostro programma, che pone al centro di tutto la persona, ne è la dimostrazione". Intanto è arrivato l'affondo di Benedetto XVI. "Non si tratta di un affondo, ma di un richiamo alle istituzioni affinché difendano la vita. Il Santo Padre ha richiamato dei principi non negoziabili lasciando a noi la libertà e la responsabilità di declinarli con azioni legislative. Mi sembra una posizione molto laica". Pannella ha definito le sue parole "una bestemmia contro la verità". "Pannella come sempre straparla. La verità è che le parole di Benedetto XVI ci spingono a domandarci se stiamo facendo veramente tutto il possibile per difendere e sostenere concretamente la vita. è la stessa preoccupazioni del presidente Napolitano". Ne è proprio sicuro? "Il Capo dello Stato, sicuramente con altre parole, ha chiesto alle istituzioni di sostenere la vita eliminando quei problemi che spingono molte donne verso la scelta drammatica dell'aborto". Ma Napolitano non ha citato la legge 194, il Papa sì. "La prima responsabilità della politica è creare le condizioni affinché la vita possa essere accolta. Questo è lo spirito dell'articolo 1 della legge 194 che, troppo spesso, viene disatteso". Quindi non metterete mano alla legge? "Nessuno vuole riaprire guerre di religione, non serve. Ciò nonostante trovo giusto, a distanza di anni, verificare se la legge è ancora attuale, se non occorra migliorarla e, magari, pensare ad altri interventi per sostenere la famiglia e la difesa della vita".

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Nel luglio di dieci anni fa, l'allora don Piergiorgio Debernardi, canavesano nato a Feletto nel (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 13-05-2008)

Argomenti: Laicita'

1940, veniva eletto alla sede vescovile di Pinerolo, succedendo a un altro canavesano, monsignor Pietro Giachetti. Si è trovato a guidare una diocesi vivace, ricca di fermenti religiosi: un impegno che lo ha preso completamente e di cui ora traccia un primo bilancio. Un giudizio sul decennio? "Devo dire che sono stati dieci anni molto belli, con un clima di cordialità nei rapporti innanzitutto con sacerdoti e diaconi. Un rapporto immediato con le parrocchie portato avanti con le visite pastorali (ho appena terminato la seconda). E poi l'attenzione verso i fedeli, con interventi verso i giovani, le persone in difficoltà. Infine il buon rapporto con le autorità civili". Parlando invece dell'attualità, quali indicazioni ha sulla situazione sociale del Pinerolese? "Oggi ci troviamo ad affrontare nuove e vecchie povertà. In passato erano per lo più gli immigrati che si rivolgevano a noi per avere un aiuto. Invece ora sono molte anche le famiglie italiane che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Noi abbiamo risposto con diverse iniziative. Casa Famiglia e Casa Betania (gestite dalle suore giuseppine) per famiglie e donne in difficoltà. Verbena e Cascina Roché per i problemi di tossicodipendenza (ad opera del Cottolengo), Cascina Speranza per gli alcolisti (del Gruppo Abele). In vescovado abbiamo un centro d'ascolto e devo dire che mi impressiona la coda di persone che viene a chiedere aiuto al centro". Altre emergenze? "Quella della casa la più sintomatica. Cresce il numero di chi non riesce a pagarsi un alloggio e si rivolge alle nostre strutture di ospitalità. Per ricordare i 500 anni di consacrazione del Duomo abbiamo deciso di potenziare le strutture di accoglienza per i senza dimora". In questa situazione come si comportano i pinerolesi? "Di fronte a punti critici come l'indifferenza di tanti fedeli, lo sfascio della famiglia, l'aumento della violenza e alcuni casi di criminalità, la crescita della povertà, la reazione dei pinerolesi è improntata a grande solidarietà, sia in campo religioso sia tra i laici. Ne sono esempio le cooperative per aiutare i giovani in difficoltà e le scuole professionali, per dare un immediato futuro ai ragazzi, dirette dai giuseppini e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice". Tornando ai suoi dieci anni di vescovo quali elementi vorrebbe sottolineare? "Nelle parrocchie abbiamo fatto riaprire diversi oratori, chiusi da anni, mentre cresceva la qualità della pastorale giovanile. Collegata alla pastorale giovanile c'è la riapertura del seminario diocesano (chiuso da anni)e la nascita del seminario missionario. Inoltre abbiamo devoluto risorse alla pastorale familiare, sia come prevenzione, sia come accompagnamento delle coppie in difficoltà. È stato riaperto il Tribunale diocesano come punto d'ascolto e aiuto per i casi più difficili". A fronte di queste soddisfazioni, cui si deve aggiungere anche l'apertura dei processi di beatificazioni per due pinerolesi (don Giovanni Barra, prete scrittore con una vita dedicata ai giovani e suor Gabriella Borgarino di Luserna), qualche spina, a cominciare dal caso di don Barbero... "Sì, un fatto molto doloroso di questo decennio è stata la riduzione allo stato laicale di don Franco Barbero (avvenuta nel 2002, ndr). Non ho più avuto contatti con lui né con la comunità di base. Non entro in merito alle loro scelte. Sono però ammirato dello spirito di solidarietà che anima la comunità di base e continuo a seguire con attenzione le loro attività". E poi c'è stata la vicenda del "buco" alla Casa alpina "Don Barra" di Pragelato, che ha avuto degli strascichi in tribunale... "Di quella storia preferisco non parlare, anche perché interessa l'Istituto per il sostentamento del clero che, in questo momento, ha una vertenza con la cooperativa che gestiva la Casa alpina stessa". Passando infine a un altro tema, come procede il dialogo con i valdesi? Hanno avuto conseguenze i pronunciamenti di Benedetto XVI, che ha riproposto principi accolti alcune volte con atteggiamenti critici da parte del mondo evangelico? "Ho cercato di continuare il cammino del mio predecessore, monsignor Pietro Giachetti, un pioniere, che ha saputo operare anche là dove umanamente tutto sembrava impossibile. A lui si deve l'accordo sui matrimoni misti. Per quel che mi riguarda posso dire che il cammino ecumenico si è consolidato e a questo può giovare sicuramente la chiarezza del Papa nel riaffermare i principi teologici e morali della Chiesa cattolica. Dire ecumenismo non significa irenismo o tattica diplomatica. Malgrado alcune posizioni discordi nel mondo evangelico c'è molto rispetto per la persona del Papa. Aggiungo che buone relazioni sono state instaurate con i romeni ortodossi, ai quali abbiamo offerto una chiesa, e con la comunità musulmana".

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