HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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TARTICOLI DEL 13-5-2008 #TOP
IN
EVIDENZA
- Il
primo governo senza un solo ministro del mondo cattolico.
Le ragioni del potere e l'oblio dell'etica cristiana. (Famiglia Cristiana n° 20)
Non
era mai accaduto nella storia della Repubblica, da De Gasperi a Prodi. È questa
la vera svolta del Berlusconi IV: nel Governo non c’è un solo ministro cattolico
dichiarato. Neanche uno che sia espressione di associazioni e movimenti le cui
radici affondano nella dottrina sociale della Chiesa. Non ci sono più i
comunisti, ma sono scomparsi anche i cattolici. Se Veltroni ha risolto d’un
colpo la sovrabbondanza dei partiti, Berlusconi con l’esclusione di Casini e
dell’Udc ha semplificato la storia di una Repubblica cresciuta nel segno della
Dc.
Il
Cavaliere soffre della sindrome dei cattolici. Ritiene che i "se" e i
"ma" sulle questioni etiche (dalla vita alla famiglia, dalla pace
all’ambiente, dalla giustizia alla legalità, dalla sicurezza all’immigrazione)
possano rallentare il cammino del suo Governo, di basso profilo ma fortemente
compatto, perché alla competenza si è preferita la fedeltà. Così, nonostante le
resistenze, Alfano va alla Giustizia, e Schifani, da gregario, diventa la
seconda carica dello Stato.
Ma
davvero i cattolici sono inaffidabili? O la loro moderazione è un sano antitodo
alla voglia di usare più i muscoli che la ragione? Non stiamo parlando di
riserva indiana o di quote rosa: i cattolici sono ben radicati nel Paese e
sanno conciliare le ragioni della politica con quelle dell’etica cristiana. In
campagna elettorale Berlusconi s’è distinto per l’"anarchia dei
valori": di aborto e Dico non si doveva assolutamente parlare, mentre
sugli immigrati nessuna remora all’arrembaggio.
È
esattamente ciò a cui stiamo assistendo, in questi giorni, con l’effervescenza
di Maroni, che a problemi seri (sicurezza e immigrazione) propone soluzioni
semplicistiche, sull’onda dell’emotività. Che ne dice il competente Tremonti
sul costo dell’espulsione degli immigrati clandestini e la totale scomparsa
delle badanti? Se al Governo ci fossero stati Pisanu, Lupi o Formigoni
avrebbero posto qualche interrogativo. Ma il Cavaliere e il principe leghista
non li hanno voluti. Pisanu, in passato, s’era opposto alle bellicose
intenzioni contro i "clandestini" in mare, che per lui erano invece
"naufraghi da soccorrere". E non parlava solo da cristiano, era
l’espressione di una politica fondata sulla dignità umana, cui la classe
dirigente cattolica e democratica era stata educata.
Perché
un ministro equilibrato e apprezzato come Pisanu è stato cancellato dalla
naturale candidatura di presidente del Senato? Ha pagato una frase andata di
traverso alla Lega o la famosa notte delle elezioni 2006, ancora avvolta da
oscuri misteri? E Lupi? Ha pagato la sua cocciutaggine a difesa della dottrina
sociale della Chiesa? E Formigoni, che non ama la "geometria variabile sui
valori"? Lupi è stato "sterilizzato" con la vicepresidenza della
Camera; il governatore della Lombardia è stato cortesemente allontanato e
congelato: non hanno nulla da dire Cl e la Compagnia delle Opere?
Ma il
colmo s’è raggiunto con la scomparsa del ministero della Famiglia. È più
urgente il "federalismo fiscale" o il "quoziente familiare"
(già finito nel limbo dell’oblio)? Alle politiche familiari non basterà certo
il colpo di teatro dell’abolizione dell’Ici (quando, come?), che non porterà
alcun beneficio. A un anno dal Family Day siamo al punto di partenza. Ma anche
il Pd, col "Governo ombra" ha ignorato la famiglia; preferiscono
trastullarsi con dualismi e correnti, nonostante il segnale netto e forte delle
primarie.
L’aborto
è un dramma e uno scacco. Mai un diritto. Il giudizio più duro contro l’aborto
lo hanno pronunciato e lo pronunciano le donne. È il tribunale della loro
coscienza a esprimere il verdetto più inflessibile. Anche perché esso non
scaturisce dalla gelida elencazione di princìpi o dall’astratta predicazione di
valori, ma da quel grembo materno che ha corpo e spirito. Carne ed anima. È da
quel grembo materno che scaturisce la capacità di accogliere un figlio. Solo
quel grembo materno che desidera un figlio ma non è in grado di accoglierlo
conosce il dolore della rinuncia, della costrizione, della impossibilità. Sa quanto
sia duro dire: «Non ti accolgo».
Quel grembo materno merita rispetto. Sempre. Perché è il luogo dell’incontro
tra l’io della madre e il tu del figlio. È il luogo di nascita di quella
specialissima relazione madre-figlio: la sola che può accogliere la vita umana.
Luogo fisico, psichico, morale. Si sconfigge l’aborto solo riconoscendo,
sostenendo e promuovendo la capacità di accoglienza della donna, della coppia e
della società. Non si sconfigge l’aborto senza e contro le donne. Ovvero,
continuando a considerarle bisognose di tutela morale in quanto incapaci di
esercitare una scelta responsabile.
Amareggiano le parole del Papa contro la legge 194, perché di fatto
disconoscono il mistero e la moralità del grembo materno. Accusare la 194, dopo
30 anni di applicazione, di non aver cancellato l’aborto, significa non solo
attaccare una legge ma disconoscere il grande cammino che le donne italiane
hanno compiuto per liberarsi dalla necessità dell’aborto. Un cammino che ha
prodotto una cultura più attenta e responsabile verso i figli, verso la vita
umana, verso gli altri. Attaccare la legge e non nominare la drastica riduzione
del ricorso all’aborto significa non voler ammettere ciò che la realtà dice:
solo la legalizzazione e il riconoscimento del principio morale della scelta
possono comportare la riduzione del ricorso all’aborto. Lasciamo parlare i
dati: nel 2007 sono state effettuate 127.038 Ivg (interruzione volontaria di
gravidanza), con un decremento del 3% rispetto al dato definitivo del 2006
(131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è
registrato il più alto numero di Ivg (234.801 casi). Il tasso di abortività,
l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al
ricorso all’Ivg, nel 2007 si è attestato al 9,1 per mille, con un decremento
dello 0,3 per mille rispetto al 2006 (9,4 per mille) e un decremento del 47,1%
rispetto al 1982 (dal 17,2 al 9,1 per mille).
Questi dati dicono che la legge 194 è efficace, saggia e lungimirante, proprio
perché contiene in sé il punto di equilibrio tra la tutela del nascituro e la
tutela della salute della donna. Perché fa leva sulla responsabilità delle
donne, delle coppie e sulla scienza e coscienza medica.
Bisogna applicare la legge in tutte le sue parti per prevenire l’aborto.
Attraverso il potenziamento dei consultori, l’educazione dei giovani, il
sostegno alle maternità difficili facendo si che nessuna donna rinunci ad un
figlio per ragioni economiche e sociali. Bisogna prevenire l’aborto terapeutico
attraverso un accurato percorso della diagnosi prenatale prevedendo tutto il
sostegno psicologico e sociale per le donne e le coppie che stanno per
accogliere figli portatori di disabilità. Bisogna che le donne che scelgono di
abortire possano vivere questa dolorosa esperienza in un contesto di dignità,
rispetto e piena tutela della loro salute.
Su questi temi molte azioni sono state attivate dal Governo Prodi, molte si
sono interrotte. Bisogna insistere per una piena e corretta applicazione della
194 e impegnarsi per costruire una società accogliente nei confronti della
maternità e della paternità. Occorre una politica “forte” a sostegno della
famiglia che consenta alle donne di conciliare il lavoro e la famiglia e
solleciti gli uomini ad assumersi le loro responsabilità verso i figli,
partecipando al lavoro di cura.
Le dure parole del Papa contro la legge 194 pongono una questione più di fondo:
fino a quando nel nostro Paese sui temi etici ci sarà belligeranza, guerra
fredda, scontro, è questa la strada per affermare i valori da tutti condivisi
come della vita umana e della famiglia? Credo proprio di no. Lo dico ricordando
anche la fatica e gli insuccessi della precedente legislatura. C’è bisogno di
un cambio di passo e di approccio sui temi etici. Un cambio di passo
all’insegna della pacatezza, del rispetto, del reciproco riconoscimento della
ricerca delle soluzioni condivise. È disponibile il centrodestra a promuovere
questo cambio di passo?
CITTA'
DEL VATICANO - "E' possibile credere in Dio e negli extraterrestri"
e "si può ammettere l'esistenza di altri mondi e altre vite, anche più
evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella
creazione, nell'incarnazione e nella redenzione". Lo afferma il direttore
della Specola Vaticana, padre Josè Gabriel Funes, in una intervista all'0sservatore
romano.
Anche se "molti astronomi non perdono occasione per fare pubblica
professione di ateismo", rimarca Funes nell'intervista, "è un po' un
mito ritenere che l'astronomia favorisca una visione atea del mondo. Mi sembra
- aggiunge - che proprio chi lavora alla Specola offra la testimonianza
migliore di come sia possibile credere in Dio e fare scienza in modo
serio".
"Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, - afferma padre
Funes - così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da
Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti
alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con San Francesco, se consideriamo le
creature terrene come 'fratello' e 'sorella', perché non potremmo parlare anche
di un 'fratello extraterrestre'? Farebbe parte comunque della creazione".
A proposito dei problemi che altri mondi porrebbero al concetto di redenzione,
l'astronomo osserva che "se anche esistessero altri esseri intelligenti,
non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere
rimasti nell'amicizia piena con il loro Creatore". E se questi
extraterrestri fossero peccatori? "Gesù - osserva il gesuita - si è
incarnato una volta per tutte. L'incarnazione è un evento unico e irripetibile.
Comunque sono sicuro che anche loro, in qualche modo, avrebbero la
possibilità di godere della misericordia di Dio, così come è stato per noi
uomini".
·
Articoli
Laici e chierici
(9)
Il belpaese bigotto e perverso - francesco merlo (
da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anima cattolica a vortice di malattie sessuofobiche, impensabili per la generazione che era cresciuta con il mito della vichinga e si ritrova oggi con i pedofili e i transessuali. Alla fine, solo noi laici senza ideologie restiamo a bocca spalancata ogni volta che la cronaca apre, più o meno lecitamente, uno squarcio sui vizi privati delle nostre eccellenze:
Solo l'80% dall'ulivo è passato al pd - fausto anderlini (
da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: A parte i voti andati alla destra o evaporati nell'astensione, in sintesi il Pd ha perso votanti d'indole 'giustizialista' e una quota di votanti cattolici. Tuttavia queste perdite sono state più che compensate dagli afflussi provenienti dalla sinistra radicale e, in misura più ridotta ma comunque significativa, dall'area laico-socialista. SEGUE A PAGINA VI.
Solo l'80% dall'ulivo... - fausto anderlini (
da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico e di sinistra'. Un partito, si potrebbe dire, a metà fra il 'socialismo latino' di Zapatero e il partito democratico americano. In una situazione paradossale: pas d'ennemies a gauche, nei pressi un alleato scalpitante e irascibile (il di-pietrismo), più in là un 'centro' cattolico che si è ristretto e ha cambiato pelle (
BENEDETTO XVI NEGLI USA LA RISCOPERTA DELL'AMERICA (
da "Corriere della Sera" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è laica nel modo in cui Benedetto XVI concepisce la laicità. è liberale e tollerante verso tutte le religioni praticate all'interno dei suoi confini, ma in un contesto in cui la fede nell'esistenza di Dio è una sorta di premessa universalmente riconosciuta.
Il Papa fa la festa alla legge 194 (
da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pride laico" e indetta tra gli altri da Arci, centri
sociali, Usciamo dal silenzio, l'universo gay, lesbiche e trans, e cattolici,
che in un appello lanciato un paio di settimane fa su dirittinrete.org scrivono
che "come era facile aspettarsi dopo l'esito del referendum sulla legge
Cosa attendeva la capitale per tornare a essere grande (
da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica, comunista, laica"? Se tutto quanto si è speso nell'architettura di "gioiose macchine da guerra", Ulivo, Unione, Arcobaleni, Pd si fosse speso nel progetto politico! Penso a quello che l'Italia avrebbe potuto dire all'Europa nel campo dell'università, della ricerca, del paesaggio, della cultura.
Il belpaese bigotto e perverso - (segue dalla prima pagina) (
da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: oltre che alle cure forzate, vale a dire condannarlo ad operare gratis per conto dello Stato, a risarcire la società con quel molto che sa fare. Sarebbe un buon inizio per fronteggiare laicamente i sempre più numerosi e orribili delitti sessuali che sono l'altra monnezza dell'Italia di nuovo frastornata dai moralisti.
Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it Secondo Famiglia (
da "Tempo, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Mi sembra una posizione molto laica". Pannella ha definito le sue parole "una bestemmia contro la verità". "Pannella come sempre straparla. La verità è che le parole di Benedetto XVI ci spingono a domandarci se stiamo facendo veramente tutto il possibile per difendere e sostenere concretamente la vita.
Nel luglio di dieci anni fa, l'allora don Piergiorgio
Debernardi, canavesano nato a Feletto nel (
da "Stampa, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: del Papa nel riaffermare i principi teologici e morali della Chiesa cattolica. Dire ecumenismo non significa irenismo o tattica diplomatica. Malgrado alcune posizioni discordi nel mondo evangelico c'è molto rispetto per la persona del Papa. Aggiungo che buone relazioni sono state instaurate con i romeni ortodossi, ai quali abbiamo offerto una chiesa, e con la comunità musulmana".
( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Il caso
Il Belpaese bigotto e perverso FRANCESCO MERLO Lo sappiamo: le presunte
porcherie del professore Marcelletti con una bambina di tredici anni apparentemente
non c'entrano nulla con i cardinali Ruini e Bertone. E le tante notti
travestite, non solo quelle del brasiliano d'Italia Ronaldo, a prima vista non
hanno niente a che fare con le omelie del Papa contro la "194". Ci
mancherebbe. è però vero che, ossessionati dalla legge sull'aborto e convinti
che la sessualità sia una branca della teologia, i cattolici
neointegralisti neppure si accorgono della devastazione che è stata fatta del
paesaggio erotico nazionale, e soprattutto della rêverie dei nostri maschi. E
figuriamoci se, perduti nel loro caleidoscopio di moralismo bigotto, pensano di
portare sulle proprie spalle un po' di responsabilità per l'evoluzione del
peccato italiano da tollerato condimento dell'anima
cattolica a vortice di malattie sessuofobiche, impensabili per la generazione
che era cresciuta con il mito della vichinga e si ritrova oggi con i pedofili e
i transessuali. Alla fine, solo noi laici senza ideologie restiamo a bocca
spalancata ogni volta che la cronaca apre, più o meno lecitamente, uno squarcio
sui vizi privati delle nostre eccellenze: dal grande e bravissimo
cardiochirurgo, appunto, al coccolato calciatore simbolo del calcio meneghino,
europeizzato e italianizzato fra Madrid e Milano; dal politico, per bene e di
sinistra, tentato dal transessuale al ricco e affascinante ereditiero Fiat che
si rilassa con un travestito. SEGUE A PAGINA 31.
( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina
III - Bologna L'analisi Solo l'80% dall'Ulivo è passato al Pd FAUSTO ANDERLINI
Alleanze o meno, la prima cosa da capire è che cosa sia oggi il partito democratico.
E la via più immediata per risolvere l'enigma è di guardare ai flussi di voto.
Le analisi in argomento condotte con vari metodi mettono in risalto una sorta
di reazione a catena. Facendo la media fra le analisi condotte da Paolo Natale
e informazioni nazionali in mio possesso, su 100 elettori che nel 2006 avevano
opzionato l'Ulivo circa 80 sono traslati nel Pd. Almeno
( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina
VIII - Bologna SOLO L'80% DALL'ULIVO... FAUSTO ANDERLINI (segue dalla prima di
cronaca) Ne consegue che il Pd, pure ereditando in modo stringente il potenziale
politico-culturale sedimentato dalla lunga esperienza dell'Ulivo, appare oggi
più caratterizzato in senso 'laico e di sinistra'. Un
partito, si potrebbe dire, a metà fra il 'socialismo latino' di Zapatero e il
partito democratico americano. In una situazione paradossale: pas d'ennemies a
gauche, nei pressi un alleato scalpitante e irascibile (il di-pietrismo), più
in là un 'centro' cattolico che si è ristretto e ha cambiato pelle (oggi
una sorta di piccolo partito popolare pre-prodiano). Le elezioni hanno sancito
non solo la vittoria della destra ma la definitiva risoluzione della dialettica
fra le due sinistre. Quanto definiva? Difficile prevederlo. Ma ci sono dati
ignoti a chi, come Andreatta ed altri, si trastulla con la speranzosa
transitorietà del voto 'utile'. Allo scopo ricordo i numeri di tre sondaggi da
me svolti a più di un anno di distanza dalle elezioni. A Genova, alla vigilia
delle amministrative, erano orientati al Pd 26 elettori su 100 della sinistra
radicale; a Bologna, nell'autunno 2006, poco prima del congresso Ds, ben 43 su
100; a Borgo Panigale, nell'estate del 2007, 20 su 100. Carotaggi emblematici
che mostrano come lo sfaldamento/riconversione della sinistra adunata intorno a
Rc fosse in fase molto avanzata ben prima che scattasse il ricatto del voto
utile. La verità è che molti elettori hanno deciso una volta per tutte di
chiudere una diaspora ideologica che aveva oltrepassato ogni umana
sopportazione. In modo drastico. Una volta per tutte. Oggi c'è una sinistra
sola: il Pd, partito riformatore di nuovo stile, ed è ad esso che incombe
l'onere di richiamare a sé le copiose legioni di operai (ma soprattutto di
'precari': disoccupati, cassa-integrati, lavoratori a contratto, interinali
ecc.) che hanno opzionato la Lega o la destra in genere. In gioco non è solo la
questione della 'sicurezza' e del complesso rapporto con gli immigrati, ma
aspetti più corposi della dinamica sociale. Perché la linea della lotta alla
precarietà ha finito per allontanare i diretti interessati? Certo per carenza
di risultati, ma forse anche per una inesatta considerazione delle dinamiche
sottese al reddito familiare e alle reti securitarie informali. Forse per aver
trasformato il precario 'concreto' in una figurazione astratta e ideologica.
Alla fine può essere stata la caduta dei cespiti familiari, anziché la mancata
stabilizzazione ad aver trascinato a destra il 'nuovo proletariato'. In ogni
caso la mission del Pd appare chiara, quanto difficile: 'tenere' a sinistra',
innovare l'analisi sociale, sapendo guardare 'sotto', e nel contempo tenere i
punti di forza nelle classi medie, guardando al centro, anche al di là di chi
oggi simbolicamente lo rappresenta. Il rapporto con il ceto politico, pure
composto di persone anche generose, rimasto a presidiare un terreno ormai
sguarnito, è l'ultimo dei problemi. E in ogni caso è questione che riguarda
innanzitutto loro stessi. Arricchire la sinistra del Pd, seguendo il sentiero
già intrapreso dagli elettori e riconoscendo i propri errori strategici, non
sarebbe cosa più saggia che perdersi in acrimoniose revanche e sterili
battibecchi?.
( da "Corriere della Sera" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-13 num: -
pag: 39 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano BENEDETTO XVI NEGLI USA
LA RISCOPERTA DELL'AMERICA Frequento con famiglia da 60 anni le Chiese
cattoliche, in particolare la domenica e sempre prima dell'Eucarestia con
parole e dopo con un gesto e altre parole la Chiesa ci invita a invocare la
pace. Trovo triste, a meno che non mi sia sfuggito qualche breve, timoroso e
generico messaggio, che il Papa negli Stati Uniti non abbia fatto sentire una
voce forte, coraggiosa e ben chiara per far cessare gli anni di stragi e di
torture che i soldati Usa e i guerriglieri iracheni e afghani compiono
giornalmente. D'accordo la "ragion di Stato" e la diplomazia, ma il
coraggio di parlar chiaro è l'essenza delle parole di Cristo. Lei che cosa ne
pensa? Franco Barbarossa f.barbarossa@redi.it Caro Barbarossa, Q ualche giorno
fa, in occasione di una delle sue udienze generali in piazza San Pietro, il Papa
ha parlato lungamente del viaggio negli Stati Uniti. Pubblicato interamente
sulla prima pagina dell'Osservatore Romano del 1Ë? maggio, il discorso di
Benedetto XVI è una specie di rapporto ai fedeli, una cronaca di tutto ciò che
è accaduto durante la visita: l'incontro con il presidente Bush, quello con i
vescovi americani, la celebrazione eucaristica nel National Park Stadium di
Washington, l'incontro con i rettori delle università e dei college americani
nella Catholic University of America, quello con i rappresentanti di altre
religioni nel Centro Culturale Giovanni Paolo II di Washington, la messa nella
cattedrale di Saint Patrick a New York, la visita all'Onu, la preghiera sul
luogo dove sorgevano le torri gemelle, la Celebrazione eucaristica nello Yankee
Stadium di New York. L'aspetto più interessante del "rapporto" papale
è l'evidente soddisfazione per i risultati e le prospettive del viaggio.
Programmata per commemorare il bicentenario "della elevazione a Metropolia
della prima Diocesi del Paese (Baltimora) e della fondazione delle sedi di New
York, Boston, Filadelfia, Louisville", la visita è stata una riscoperta
dell'America. Benedetto XVI conosceva gli Stati Uniti, ma è stato
evidentemente entusiasmato dalla visione di un Paese "edificato sulla felice
coniugazione tra principi religiosi, etici e politici, e che tuttora
costituisce un valido esempio di sana laicità, dove la dimensione religiosa,
nella diversità delle sue espressioni, è non solo tollerata, ma valorizzata
quale anima della Nazione e garanzia fondamentale dei diritti e doveri
dell'uomo". Il Papa sa che esiste un forte protestantesimo americano e che
certe manifestazioni di religiosità collettiva sono molto lontane dal suo
cattolicesimo "razionale ". E non può ignorare che esiste un'America
violenta, arrogante, talora razzista, che approva la pena di morte, accetta il
concetto di guerra preventiva ed è pronta a condonare la violazione dei diritti
umani quando la ritiene necessaria alla difesa dell'interesse nazionale. Ma
credo che su ogni altra considerazione abbia fatto premio, agli occhi del Papa,
la constatazione che l'America è profondamente diversa dall'Europa del XXI
secolo. è laica nel modo in cui Benedetto XVI concepisce la
laicità. è liberale e tollerante verso tutte le religioni praticate all'interno
dei suoi confini, ma in un contesto in cui la fede nell'esistenza di Dio è una
sorta di premessa universalmente riconosciuta. Mentre l'Europa, anche
quando rende omaggio alla Chiesa di Roma, sembra ormai sempre più indifferente
alla sostanza del suo insegnamento, gli americani hanno una naturale
predisposizione alla fede. Non dimentichi infine, caro Barbarossa, che il Papa,
con il suo viaggio americano, doveva anzitutto riparare il danno provocato
dallo scandalo dei preti pedofili. Non era questo, quindi, il momento per
rimproverare agli Stati Uniti la guerra irachena, le sevizie del carcere di Abu
Ghraib, le lunghe ingiustificate detenzioni del campo di GuantÁnamo. Se
qualcuno, alla vigilia del viaggio, avesse suggerito al Papa d'inserire nei
suoi discorsi un cenno a questi temi, Benedetto XVI avrebbe probabilmente
risposto: ogni cosa a suo tempo.
( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Giusto
in occasione del trentesimo anniversario, Benedetto XVI lancia l'ultimo anatema
contro le norme sull'aborto. E sabato sarà a Genova dove si prepara il
"Pride laico" Alessandra Fava Genova L'anniversario è ghiotto. Il 22
maggio ricorrono i trent'anni della legge 194 e in anticipo di pochi giorni
sulla ricorrenza, papa Benedetto XVI incontrando oltre 800 rappresentanti del
Movimento per la vita ieri in Vaticano non ha perso l'occasione per cassare la
legge 194, invocando anche interventi di welfare statale come già fatto l'altro
ieri dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il presidente infatti,
rispondendo a una precaria che avrebbe voluto evitare l'aborto, aveva chiesto
"l'impegno delle istituzioni e della società a favore di una missione
essenziale qual è quella sancita dalla Costituzione di mantenere, istruire ed
educare i figli". Ieri il Papa davanti ai militanti del movimento per la
vita che presidia ospedali e consultori violando spesso la privacy delle donne,
è andato giù duro: "L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della
gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non
pochi nuclei familiari, ma ha aperto un'ulteriore ferita nelle nostre società,
già purtroppo gravate da profonde sofferenze". E ha ulteriormente
stigmatizzato che "da quando in Italia è stato
legalizzato l'aborto ne è derivato un minor rispetto per la persona umana,
valore che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede
professata". Un messaggio lampante al nuovo governo di centro-destra
appena insediato, che infatti viene anche invitato da Benedetto XVI "a
promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni
favorevoli all'accoglienza della vita, e alla tutela dell'istituto della
famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna". Quindi famiglia
al singolare. Le idee espresse non sono nuove. Né per il papa vivente né per
quelli passati. Già la Sagra congregazione per la dottrina della fede del 18
novembre 1974 (nella Dichiarazioni sull'aborto procurato) diceva che "la
vita del bambino prevale su qualsiasi opinione, e non si può invocare la
libertà di pensiero per togliergliela" e invocava "sussidi alle
famiglie ed alle madri nubili, aiuti destinati ai bambini, statuto per i figli
naturali e conveniente regolazione dell'adozione" per creare
"un'alternativa concreta ed onorevole all'aborto". Ma correvano altri
tempi. E' dunque evidente che se col governo Prodi il Vaticano ha iniziato un
attacco sistematico alla 194 scatenando la reazione delle donne, tanto che
"Usciamo dal silenzio" è diventato un movimento femminile nazionale,
la sferzata arriva più determinata ora col governo Berlusconi. E tocca all'ex
ministro della Salute Livia Turco ribadire che "la legge 194 è una legge
saggia, lungimirante ed efficace e contiene un equilibrio fra la tutela della
salute della donna e la tutela del concepito", mentre meno
diplomaticamente il leader dei radicali Pannella bolla le dichiarazioni papale
come "una bestemmia contro la verità e contro la religiosità quale viene
vissuta nel nostro Paese e nel mondo civile". Intanto in vista dell'arrivo
del papa in Liguria nel prossimo fine settimana, a Genova si prepara una
manifestazione per sabato ribattezzata "Pride
laico" e indetta tra gli altri da Arci, centri sociali, Usciamo dal
silenzio, l'universo gay, lesbiche e trans, e cattolici, che in un
appello lanciato un paio di settimane fa su dirittinrete.org scrivono che
"come era facile aspettarsi dopo l'esito del referendum sulla legge
( da "Manifesto, Il" del 13-05-2008)
Argomenti: Laicita'
L'opinione
Cosa attendeva la capitale per tornare a essere grande Renato Nicolini Siamo di
fronte al rovesciamento della geografia politica della Roma del '76: allora la
periferia rossa aveva sconfitto il centro, che seguitava a dare i maggiori
consensi alla Democrazia Cristiana: oggi è stata la periferia nera a
sconfiggere il Laboratorio Roma, che ha mantenuto i municipi centrali. È una
responsabilità collettiva, sarebbe sbagliato discuterla privilegiando la
ricerca dei capri espiatori. Dopo la sconfitta bisogna reagire, e dunque
bisogna cercare piuttosto di unire tutte le energie possibili. Ma più che di
una vittoria d'Alemanno, penso si debba parlare di una sconfitta dell'alleanza
per Rutelli, che si è ritrovata con quasi 100.000 voti in meno. La crepa della
differenza tra la sua estensione fino a Rifondazione, ed il Pd "che correva
da solo" - si è molto allargata dopo la scomparsa della sinistra dal
Parlamento italiano. Pensando di ritrovare l'intransigenza perduta, qualcuno ha
finito per disertare le urne romane. L'aficionado della militanza anti
beautiful, per combattere Veltrusconi (con la logica di Tafazzi), ha finito per
non badare al colore e votare Zingaretti in provincia ed Alemanno in
Campidoglio. Sommando Argan, Petroselli e Vetere a Rutelli, Veltroni e Bettini
si era definita l'idea essenziale di una città che cresce su se stessa, sulle
risorse che solo la città può generare. Roma, per tornare ad essere grande,
attendeva, oltre al completamento della rete della metropolitana, più decisi
interventi urbanistici soprattutto in relazione all'area metropolitana; e più che
grandi opere od eventi, di tornare ad essere un luogo quotidiano di eccellenza
culturale, utilizzando l'eccedenza dei palazzi della politica per creare - in
modo simile a quello che si è fatto con le Accademie e gli istituti culturali
di Valle Giulia nel 1911 - uno centro internazionale di pensiero e ricerca nei
palazzi del centro storico; di tornare ad essere, se non l'Hollywood sul
Tevere, almeno la città di una grande cinematografia, capitale della produzione
dell'immaginario, cominciando da una Rai sottratta ai politici. È difficile
pensare che questo possa resistere, sotto la gelata di una città dominata dalla
paura e dal terrore, tentata dal regresso populista della società dei
magnaccioni, che Alemanno fa intravedere. Si conclude un ciclo? Sicuramente non
si può ripartire dal passato, agitando le vecchie bandiere. Ma c'è un problema
d'identità, quell'identità che si deve saper riconoscere anche nel nuovo,
altrimenti si è senza storia e dunque senza futuro. Quel nodo che la svolta di
Occhetto dell' '
( da "Repubblica, La" del 13-05-2008)
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iL BELPAESE BIGOTTO E PERVERSO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Al giudice che gli
chiedeva conto, l'italianizzato Ronaldo ha detto: "Non mi ero accorto che
erano viados, pensavo fossero ragazze". E il giudice: "Ma che erano
tre se ne sarà accorto. Lei festeggia con tre ragazze tre?". Legga, il
cardinale Bertone, i verbali della famosa notte brava dell'onorevole Mele:
"Mi costrinse a chiamare il mio ragazzo per riferirgli che stavo facendo
sesso con lui, voleva che chiamassi solo maschi o un pornodivo (...)".
Cosa è dunque accaduto agli italiani? Perché hanno sostituito il vecchio
adulterio, l'abbandono del tetto coniugale e la poligamia con tutta questa
robaccia, con la pedofilia, con i vizi più strani, e proprio lì dove non te li
aspetti, come nel caso del grande chirurgo Marcelletti che ti immagini magari
venale perché svolge una professione strategica che affronta appunto il cuore
del problema, ma non lo sospetti vizioso e ridotto a bestia. Pensi a Christian
Barnard e ai primi trapianti, alla sua passione per le donne belle, alle auto
veloci e ai bei vestiti, al fascino di gente riverita che ha potere ma che non
approfitta della soggezione che incute; non trasforma la devozione in
prostrazione, specialmente sessuale. Nella posizione di grande privilegio non
sospetti il verme. Nel pilota d'aereo non intravedi l'alcolista, nel fisico
nucleare non immagini il piromane, nel ginecologo non temi lo stupratore. Pensi
che abbiano tutti un fascino latino, che siano appunto dei latin lover, degli
adulteri e non dei pervertiti, degli sfacciati peccatori e non dei sordidi
viziosi. Chi ha portato gli italiani, per dirla con i sapienti tomisti,
dall'illicitus coitus cum uxore vel marito alterius alla spudoratezza della
perversione? L'adulterio, come tutti capiscono, era la disputa maschile sul
corpo della donna. Il rifiuto dell'adulterio sta alla base della civiltà
occidentale: l'odissea dei sensi, vissuta da Penelope contro ogni tentazione
adultera tramata dai Proci. E, ancora oggi, ci sono posti nel mondo dove si
spara e si ammazza per un adulterio. Anzi alcuni pensano che la linea discriminante
dello scontro di civiltà sia proprio l'adulterio che in Occidente è stato derubricato da peccato mortale (il 9° comandamento) a
peccato ultraveniale e forse persino a non peccato, a sbadataggine, mentre in Oriente
è ancora l'onore dell'uomo custodito nel grembo della donna e risarcito con la
lapidazione. Ebbene, l'Italia che fu il paese delle adultere e dei cicisbei,
che fu la patria del peccato latino, oggi si colloca al di là di questa
discriminante, come una specie di Babele, con uno statuto a parte, quello della
bizzarria sessuale. Non che prima non ci fossero vizi immondi. Ma erano lì,
nascosti e gestiti da personalità aberrate. Oggi l'aberrazione è diventata
normalità. In passato c'erano alcuni fiori selvaggi, come Pasolini per esempio,
di grande forza ma anche di grande difformità. Erano fiori che trasgredivano la
misura, nel bene e nel male: viziosi per eccesso di umanità. A seguire la
cronaca, gli italiani sono tutti come Pasolini senza avere scritto né fatto
nulla d'importante o di eccezionale. Siamo diventati un popolo di trasgressori,
tutti cittadini della Salò di Pasolini, tutti a provare azzardi e a cercare
sapori forti, tutti tentati dai brividi, tutti innamorati delle porcherie, con
una deformazione del carattere antropologico nazionale: dal mito del maschio
italiano al mito del porco italiano. Ebbene, una parte della responsabilità ce
l'ha sicuramente quel laboratorio di Frankenstein che è stato
ed è tornato ad essere il neointegralismo cattolico. Una vecchia saggezza
cristiana ci fa pensare che i buoni preti italiani sapranno ancora una volta
smascherare, dietro le sembianze degli asceti, i nevrotici che legittimano o
nascondono intrallazzi sessuali. Accade sempre così quando si scarica Dio sul sesso,
quando si considera il sesso come una molla sulla quale mettere Dio a sedere:
da un parte c'è il fuoco del divieto e dall'altra c'è quello del vizio, da un
lato la dottrina infuocata e dall'altro la società infoiata. Da una parte le
prediche sessuofobiche e dall'altra la tv più cattolica e più sporcacciona del
mondo. Da una parte l'amputazione innaturale e dall'altra lo stupro. Da una
parte la repressione e dall'altra le manie dei turisti sessuali in Thailandia o
a Cuba. Da una parte Ruini e dall'altra Marcelletti. Non è dunque per
generosità e neppure per pietà che dinanzi a tutti i Marcelletti d'Italia
invochiamo uno scarto fantasioso del nostro diritto. è possibile che
Marcelletti, chirurgo bravissimo e amato dalla gente, abbia a sua volta bisogno
di cure mediche, di cure forzate. Se così fosse, il nostro Diritto potrebbe
immaginare non una condanna che, oltre a renderlo sessualmente inoffensivo, gli
togliesse i ferri dalle mani e dunque ci privasse del suo talento, della sua
eccellenza chirurgica. Forse bisognerebbe destinarlo alla chirurgia forzata, oltre che alle cure forzate, vale a dire condannarlo ad operare
gratis per conto dello Stato, a risarcire la società con quel molto che sa
fare. Sarebbe un buon inizio per fronteggiare laicamente i sempre più numerosi
e orribili delitti sessuali che sono l'altra monnezza dell'Italia di nuovo
frastornata dai moralisti.
( da "Tempo, Il" del 13-05-2008)
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Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it Secondo Famiglia ... Nicola Imberti
n.imberti@iltempo.it Secondo Famiglia Cristiana sarebbe stato
escluso dal governo per "la sua cocciutaggine a difesa della dottrina
sociale della Chiesa". Ma Maurizio Lupi, esponente del Pdl cresciuto nel
movimento di Comunione e Liberazione, non si sente affatto penalizzato. Anzi,
dal suo ufficio di vicepresidente della Camera al primo piano di Palazzo Montecitorio,
incalza: "Smettiamola di pensare che certi principi possano essere difesi
solo dando poltrone ai cattolici". Però in molti
sono rimasti delusi. "La sfida del Pdl è proprio quella di dire che ci
sono ideali e valori che sono patrimonio di tutti. E il nostro programma, che
pone al centro di tutto la persona, ne è la dimostrazione". Intanto è
arrivato l'affondo di Benedetto XVI. "Non si tratta di un affondo, ma di
un richiamo alle istituzioni affinché difendano la vita. Il Santo Padre ha richiamato
dei principi non negoziabili lasciando a noi la libertà e la responsabilità di
declinarli con azioni legislative. Mi sembra una posizione
molto laica". Pannella ha definito le sue parole "una bestemmia
contro la verità". "Pannella come sempre straparla. La verità è che
le parole di Benedetto XVI ci spingono a domandarci se stiamo facendo veramente
tutto il possibile per difendere e sostenere concretamente la vita. è la
stessa preoccupazioni del presidente Napolitano". Ne è proprio sicuro?
"Il Capo dello Stato, sicuramente con altre parole, ha chiesto alle
istituzioni di sostenere la vita eliminando quei problemi che spingono molte
donne verso la scelta drammatica dell'aborto". Ma Napolitano non ha citato
la legge 194, il Papa sì. "La prima responsabilità della politica è creare
le condizioni affinché la vita possa essere accolta. Questo è lo spirito
dell'articolo 1 della legge 194 che, troppo spesso, viene disatteso".
Quindi non metterete mano alla legge? "Nessuno vuole riaprire guerre di
religione, non serve. Ciò nonostante trovo giusto, a distanza di anni,
verificare se la legge è ancora attuale, se non occorra migliorarla e, magari,
pensare ad altri interventi per sostenere la famiglia e la difesa della
vita".
( da "Stampa, La" del 13-05-2008)
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1940,
veniva eletto alla sede vescovile di Pinerolo, succedendo a un altro
canavesano, monsignor Pietro Giachetti. Si è trovato a guidare una diocesi
vivace, ricca di fermenti religiosi: un impegno che lo ha preso completamente e
di cui ora traccia un primo bilancio. Un giudizio sul decennio? "Devo dire
che sono stati dieci anni molto belli, con un clima di cordialità nei rapporti
innanzitutto con sacerdoti e diaconi. Un rapporto immediato con le parrocchie
portato avanti con le visite pastorali (ho appena terminato la seconda). E poi
l'attenzione verso i fedeli, con interventi verso i giovani, le persone in
difficoltà. Infine il buon rapporto con le autorità civili". Parlando
invece dell'attualità, quali indicazioni ha sulla situazione sociale del
Pinerolese? "Oggi ci troviamo ad affrontare nuove e vecchie povertà. In
passato erano per lo più gli immigrati che si rivolgevano a noi per avere un
aiuto. Invece ora sono molte anche le famiglie italiane che non ce la fanno ad
arrivare alla fine del mese. Noi abbiamo risposto con diverse iniziative. Casa
Famiglia e Casa Betania (gestite dalle suore giuseppine) per famiglie e donne
in difficoltà. Verbena e Cascina Roché per i problemi di tossicodipendenza (ad
opera del Cottolengo), Cascina Speranza per gli alcolisti (del Gruppo Abele).
In vescovado abbiamo un centro d'ascolto e devo dire che mi impressiona la coda
di persone che viene a chiedere aiuto al centro". Altre emergenze?
"Quella della casa la più sintomatica. Cresce il numero di chi non riesce
a pagarsi un alloggio e si rivolge alle nostre strutture di ospitalità. Per
ricordare i 500 anni di consacrazione del Duomo abbiamo deciso di potenziare le
strutture di accoglienza per i senza dimora". In questa situazione come si
comportano i pinerolesi? "Di fronte a punti critici come l'indifferenza di
tanti fedeli, lo sfascio della famiglia, l'aumento della violenza e alcuni casi
di criminalità, la crescita della povertà, la reazione dei pinerolesi è
improntata a grande solidarietà, sia in campo religioso sia tra i laici. Ne
sono esempio le cooperative per aiutare i giovani in difficoltà e le scuole
professionali, per dare un immediato futuro ai ragazzi, dirette dai giuseppini
e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice". Tornando ai suoi dieci anni di
vescovo quali elementi vorrebbe sottolineare? "Nelle parrocchie abbiamo
fatto riaprire diversi oratori, chiusi da anni, mentre cresceva la qualità
della pastorale giovanile. Collegata alla pastorale giovanile c'è la riapertura
del seminario diocesano (chiuso da anni)e la nascita del seminario missionario.
Inoltre abbiamo devoluto risorse alla pastorale familiare, sia come
prevenzione, sia come accompagnamento delle coppie in difficoltà. È stato riaperto il Tribunale diocesano come punto d'ascolto e
aiuto per i casi più difficili". A fronte di queste soddisfazioni, cui si deve
aggiungere anche l'apertura dei processi di beatificazioni per due pinerolesi
(don Giovanni Barra, prete scrittore con una vita dedicata ai giovani e suor
Gabriella Borgarino di Luserna), qualche spina, a cominciare dal caso di don
Barbero... "Sì, un fatto molto doloroso di questo decennio è stata la
riduzione allo stato laicale di don Franco Barbero
(avvenuta nel 2002, ndr). Non ho più avuto contatti con lui né con la comunità
di base. Non entro in merito alle loro scelte. Sono però ammirato dello spirito
di solidarietà che anima la comunità di base e continuo a seguire con
attenzione le loro attività". E poi c'è stata la vicenda del
"buco" alla Casa alpina "Don Barra" di Pragelato, che ha
avuto degli strascichi in tribunale... "Di quella storia preferisco non
parlare, anche perché interessa l'Istituto per il sostentamento del clero che,
in questo momento, ha una vertenza con la cooperativa che gestiva la Casa
alpina stessa". Passando infine a un altro tema, come procede il dialogo
con i valdesi? Hanno avuto conseguenze i pronunciamenti di Benedetto XVI, che
ha riproposto principi accolti alcune volte con atteggiamenti critici da parte
del mondo evangelico? "Ho cercato di continuare il cammino del mio
predecessore, monsignor Pietro Giachetti, un pioniere, che ha saputo operare
anche là dove umanamente tutto sembrava impossibile. A lui si deve l'accordo
sui matrimoni misti. Per quel che mi riguarda posso dire che il cammino
ecumenico si è consolidato e a questo può giovare sicuramente la chiarezza del Papa nel riaffermare i principi teologici e morali della
Chiesa cattolica. Dire ecumenismo non significa irenismo o tattica diplomatica.
Malgrado alcune posizioni discordi nel mondo evangelico c'è molto rispetto per
la persona del Papa. Aggiungo che buone relazioni sono state instaurate con i
romeni ortodossi, ai quali abbiamo offerto una chiesa, e con la comunità
musulmana".