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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GEN. DEL
DOSSIER |
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LA
SANA RELIGIONE ( da "Stampa, La"
del 12-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
condivisibile
non solo dai fedeli cattolici o dai credenti in generale, ma anche da chi,
laicamente, rispetta il ruolo che le religioni possono liberamente svolgere
proprio grazie alla netta separazione tra religione e politica che ha forgiato
la modernità. Ciò che immediatamente salta all'occhio, tanto più sullo sfondo
del tormentato Levante,
Quando
la religione viene sfigurata ( da "Giornale.it, Il"
del 12-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Educazione
cattolica, e Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in
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di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa
della crisi)
Il
premier: Maroni fa quello che dico io
( da "Manifesto,
Il" del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
opposizione e
associazioni sia laiche che cattoliche, ma anche dalllo stesso Gianfranco Fini
- sia sul ddl sicurezza che sulla scelta di riportate in Libia i barconi
carichi di uomini, donne e bambini. Dall'Egitto Berlusconi esclude che su
quelle barche ci fossero persone che avrebbero potuto richiere asilo politico.
ROMA
- Dal Pd non si torna indietro: il suo progetto è essenziale per ...
( da "Messaggero,
Il" del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Deve lavorare
ad una nuova sintesi tra laici e cattolici, tra riformismo e pensiero
religioso. Nel testo della Summer school si ritrova quella frase sulla
«tentazione demoniaca del potere», che tante polemiche suscitò e che D'Alema
attribuisce alla possibile alleanza tra destra e Chiesa in nome di un cristianesimo
ridotto a «religione laica dell'Occidente».
Fini
verso il sì alle coppie di fatto ( da "Foglio, Il"
del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
essere laico
(come laico è il Pdl), cioè incentrato sul diritto positivo: proprio come è
stato fatto per il testamento biologico. Questa non deve essere l?ennesima,
erronea, battaglia tra laici e chierici. La questione – dice Mantovano –
Il
premier:
Argomenti: Laicita'
Abstract:
opposizione e
associazioni sia laiche che cattoliche, ma anche dalllo stesso Gianfranco Fini
- sia sul ddl sicurezza che sulla scelta di riportate in Libia i barconi
carichi di uomini, donne e bambini. Dall'Egitto Berlusconi esclude che su
quelle barche ci fossero persone che avrebbero potuto richiere asilo politico.
FINI
CON TIPICO ABITO ARABO E COPRICAPO ABBINATO, AL CENTRO DI UNA FOTO NELLA QUALE,
IN MEZZO AD UNA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
È il
fotomontaggio che accompagna un servizio della Padania, il giornale della Lega,
dall'eloquente titolo «I multietnici». Il giornale prosegue: «Profeti di una
nuova religione, cattolici e comunisti, laici e osservanti, socialisti e
liberisti. Diversi e distanti su tutto, ma accomunati dall'esaltazione
dell'immigrazione "senza se e senza ma"».
CLAUDIO
SARDO ROMA. DAL PD NON SI TORNA INDIETRO: IL SUO PROGETTO è ESSENZIALE PER
APR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Deve lavorare
ad una nuova sintesi tra laici e cattolici, tra riformismo e pensiero
religioso. Nel testo della Summer school si ritrova quella frase sulla
«tentazione demoniaca del potere», che tante polemiche suscitò e che D'Alema
attribuisce alla possibile alleanza tra destra e Chiesa in nome di un
cristianesimo ridotto a «religione laica dell'Occidente».
Il
consigliere del Pd sale sull'Ape per riconquistare la sinistra
( da "Stampa,
La" del 14-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Placido gioca
e accentua questo suo voler essere di sinistra contrapposto a quanti nel Pd
hanno predicato e predicano la contaminazione tra l'anima cattolica, laica e
socialista. «Se sarò eletto - promette - andrò in Vespa al Parlamento europeo».
Si vedrà. Intanto Placido incrocia le dita e ricordando uno slogan del passato
si dice convinto che «con Ape di vota». \
QUANTO
DURA UN'ORA DI RELIGIONE? ( da "Unita, L'"
del 14-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è stato dato
dalla stampa al discorso con cui, una decina di giorni fa, il Papa stesso ha
ribadito che l'insegnamento della religione cattolica (Irc), lungi dal
costituire «un'interferenza o una limitazione della libertà, è un valido
esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una
convivenza civile costruttiva»
IL
MINISTRO GIANFRANCO ROTONDI CONDIVIDE L'IDEA DI MARTINA CASTELLANA DI ISTITUIRE
IN PROVINCIA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 14-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
insegna di
una ritrovata conciliazione tra mondo cattolico e quello laico proprio per una
più ampia rivalutazione dei diritti da riconoscere alla società civile». Martina
Castellana ha ricevuto l'invito a candidarsi alla Provincia proprio per
«rispondre - dice - all'esigenza della società di superare definizioni sessuali
rigide e statiche».
Benedetto
Chieffo canta suo padre ( da "Stampa, La"
del 15-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
In un
ambiente percepito come laico e spesso vicino all'impostazione marxista, quale
era quello della canzone di protesta degli Anni 60 e del decennio successivo,
Chieffo era una bestia rara: legato al movimento di Don Giussani, cattolico
fervente, fiero della propria fede.
Una
legge dopo Eluana Convegno a Vercelli
( da "Stampa,
La" del 15-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
quello laico,
secondo cui la vita è ''disponibile'' e quindi la decisione sulla sulla fine è
nelle mani dell'uomo, e il paradigma cattolico, secondo cui la vita ''non è
disponibile'': l'uomo non può decidere». Dopo l'illustrazione di Fornero
parleranno due illustri portavoce dei due paradigmi: il punto di vista laico
sarà espresso dal responsabile della pagina di «
più
soldi alle famiglie tagliandoli ai nomadi
( da "Repubblica,
La" del 15-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«Su welfare,
giovani, sussidiarietà in termini laici». Che vuol dire "sussidiarietà in termini
laici"? «Mi dicono sempre che la parola "sussidiarietà" evoca le
tonache: oggi che le risorse sono scarse è però decisivo lavorare con le
associazioni».
VALERIO
CAPRARA PER QUALCHE MEMBRO DELLA TRIBù DEI (SOPRAVVISSUTI) CRITICI UFFICIALI
SAR&22... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 16-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ugualmente
percepibile come angelica e demoniaca: da una parte lo straordinario e
sempiterno scenario di chiese, cripte, monumenti, piazze, fontane; dall'altra
l'assedio delle forze del Male, per noi metafora - più che del laicismo
fondamentalista - di emblematici guai metropolitani come traffico,
inquinamento, incomunicabilità e criminalità.
Parroco
nominato coordinatore pastorale ( da "Stampa, La"
del 17-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Mercoledì,
alle 21, nel salone parrocchiale della comunità del Cuore Immacolato di Maria a
Cuneo interverrà monsignor Domenico Segalini, assistente generale dell' Azione
cattolica nazionale e vescovo di Palestrina, per trattare il tema «Cristiani
laici nella Chiesa per la società». fazrib@tin.it.
Giro:
vigilia con Coppi e Bartali ( da "Stampa, La"
del 17-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laico Fausto,
pio cattolico Gino, una sorta di «Peppone e don Camillo su due ruote», si legge
nella presentazione del libro, alla cui stesura hanno collaborato Andrea
Bartali e Marina Coppi, come coautori, entrambi primogeniti dei due assi della
bicicletta.
Io,
teologo di sinistra scavalcato a sinistra da don Gianni...
( da "Giornale.it,
Il" del 17-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
morale della
sinistra cattolica e laica. Esule dalla sinistra io rimanevo anche estraneo
agli spiriti della nuova destra, che vedevo solo come castigo di Dio. Io
sentivo di dover parlare della fine, Gianni seguiva ogni movimento del corso
finale, in un'angoscia che lo attanagliava in maniera agonica, dovendo abitare
psicologicamente e intellettualmente nell'
Il
dibattito Dall'embrione all'eutanasia, tutti cercano un
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E non
coinvolge solo i cattolici. Edoardo Boncinelli nel suo L'etica della vita
(Rizzoli) si è posto le stesse domande, relativamente all'embrione, dandosi
delle risposte laiche. E questa necessità di stabilire un limite condiviso è la
vera istanza importante. Perché le risposte etiche non possono venire dalla
tecnica o dalla scienza.
ANGELA
VITALIANO NEW YORK. QUANDO BARACK OBAMA ENTRA NELL'IMMENSA PALESTRA DEL CAMPUS
DI NOTRE DA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
obiezione di
coscienza e al fronte laico con l'impegno a «politiche sanitarie basate
sul'etica e la scienza, assieme al rispetto per l'eguaglianza delle donne». Una
giornata difficile, in ogni caso. Già sabato 27 dimostranti erano stati
arrestati all'interno del campus, dove si erano introdotti arbitrariamente non
essendo studenti.
Né
reato né diritto ( da "Foglio, Il"
del 18-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è non molto
dissimile dalla piattaforma politica, civile ed etica della lista pazza. Se si
stabilisse intanto che l?aborto non è un reato e non è un diritto, in mezzo c?è
spazio per combatterlo sul serio. Con convinzione laica e fede cristiana. Leggi
L?America è diventata anti-abortista, e noi che facciamo?
"non
si fanno le leggi seguendo la fede" - francesco bei
( da "Repubblica,
La" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
molto lontano
dalla laicità positiva da lui stesso evocata». E critico è anche il senatore
Gaetano Quagliariello, paladino della battaglia sul decreto Englaro ed
esponente dell´ala teocon del Pdl. Secondo Quagliariello «il vero Stato etico»
non è quello in cui è la Chiesa a dettar legge, bensì «quello in cui si
pretende di governare per legge ogni aspetto della libertà della persona,
ROMA
Quando Fini separa la sfera religiosa da quella temporale non fa altro che
riaffermare... ( da "Stampa, La"
del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
riconoscere
al presidente della Camera il lodevole intento di svelenire lo scontro
laici-cattolici sui temi bioetici», pur esortandolo a «non privare la religione
della possibilità di formare le coscienze anche dei parlamentari». Condivide
l'appello che ha rivolto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a favore
della laicità delle Camere?
Fini:
i precetti religiosi non diventino legge
( da "Stampa,
La" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Guai ad
alzare steccati tra cattolici e laici. Abbiamo le carte in regole per lanciare
appelli a favore del matrimonio, contro l'eutanasia e l'aborto». Il richiamo
alla laicità del Parlamento non è piaciuto neppure al leader dell'Udc Pier
Ferdinando Casini, secondo cui «i valori e i principi rischiano di essere messi
al bando dalla politica».
Fini:
Argomenti: Laicita'
Abstract:
pone su un
piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso
evocata». Dal Vaticano la replica è affidata a monsignor Elio Sgreccia,
presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita: la Chiesa cattolica
non ha mai pensato di imporre al Parlamento italiano «precetti religiosi», ma
«non tacerà sui temi di bioetica, che riguardano i diritti umani,
Galeazzi
E ALTRI SERVIZI ALLE PAG. 4 E 5...
( da "Stampa,
La" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Concetto
della tradizione laica e anche di grandi leader cattolici come Alcide De
Gasperi, ma che non aveva mai fatto breccia, così esplicitamente, nella destra
e nel centrodestra della Seconda Repubblica. E' l'ultima «conversione» di
Gianfranco Fini, il personaggio della politica italiana che più è cambiato nel
corso degli ultimi mesi.
Fini
riafferma lo
Argomenti: Laicita'
Abstract:
non alzare
steccati perché i cattolici hanno tutte le carte in regole per lanciare appelli
su famiglia, contro l'eutanasia, contro la gravità aborto e per il diritto alla
vita». Il riferimento alla laicità dello Stato non è piaciuto a Pier Ferdinando
Casini, secondo cui «i valori e i principi rischiano di essere messi al bando
dalla politica».
Il
manicomio ispira Bellocchio ma la politica affloscia il film
( da "Giornale.it,
Il" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
e non figlio
del presidente degli Stati Uniti. In anni recenti, democratici, laici e
antifascisti, nella stessa Francia socialista, cara al presidente del Festival
di Cannes, Gilles Jacob, François Mitterrand ha avuto una figlia illegittima
che era «segreta» solo per la stampa, che non ne scrisse per decenni, finché il
settimanale Minute non infranse l'omertà.
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Leggi più
laiche» Chiesa contro Fini malumori nel Pdl di Redazione La religione resti
fuori dal Parlamento. Gianfranco Fini dice che le leggi si devono fare senza il
condizionamento dei «precetti di tipo religioso». Una presa di posizione che
mette in allarme la Chiesa e fa scoppiare la protesta dell'Udc ma anche della
componente cattolica del Pdl.
ROMA
- Sulle politiche dell'immigrazione il centrodestra deve avere la forza di a...
( da "Messaggero,
Il" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La politica
dovrebbe ascoltarle e non strumentalizzarle, e poi scegliere laicamente e
liberamente». Berlusconi ha detto no alla società multi-etnica. E ammetterà che
questa è un'espressione sbagliata o quantomeno infelice, come la Chiesa ha
sottolineato. «Fuori dalle polemiche contingenti, questo è uno dei temi
centrali.
Martini:
porte aperte ai fedeli cattolici divorziati e risposati
( da "Corriere
della Sera" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
umile, che fa
il proprio dovere, che ama, che sa comprendere e perdonare. È questa la
ricchezza delle nostre comunità. Tanti laici di queste nazioni e anche tanti
laici vicino a noi sono seri e impegnati. Lei mi chiede che cosa penso della
negazione dei sacramenti a devotissimi divorziati. Io mi so-
Lupi:
è discriminazione al contrario I miei valori valgono come i suoi dubbi
( da "Corriere
della Sera" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
idea distorta
dello Stato laico: io potrei dire che non mi piace mettermi la cintura di
sicurezza in macchina perché mi limita. Però la legge me lo impone perché si
basa sul presupposto di un bene comune a difesa dell'uomo». Pur non avendo
pensato che il presidente della Camera possa mai venir meno «al ruolo di
garante istituzionale che ben ricopre»
Sta
fuori dalla campagna elettorale, ma si rende protagonista di uscite ad effetto
(urticante) con u... ( da "Unita, L'"
del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Perché c'è
chi giura che più si rende evidente la lacerazione laici-cattolici nel Pdl, più
diventa difficile che quel progetto diventi una legge vera e propria. Il
presidente della Camera è ormai una voce del dissenso nel suo partito. Ieri è
stato lapidario: il Parlamento non faccia leggi seguendo precetti religiosi.
È
una voce anomala ma il Pdl fa altro
( da "Unita,
L'" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«È difficile
dire che c'è disciplina di partito su questi temi. Io, per esempio, sono di
formazione cattolica ma non credente. Non farei staccare la spina: per me oltre
non c'è nulla e non ho niente da perdere. Vede, le categorie laici - cattolici
sono del tutto false». Intervista a Federica Mogherini
Fini:
"No a leggi orientate dalla fede"
( da "Tempo,
Il" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
pone su un
piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso
evocata». Dal Vaticano la replica è affidata a monsignor Elio Sgreccia,
presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita: la Chiesa cattolica
non ha mai pensato di imporre al Parlamento italiano «precetti religiosi», ma
«non tacerà sui temi di bioetica, che riguardano i diritti umani,
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«Benedetto
Croce diceva che non possiamo non dirci cristiani. Io dico che non possiamo non
dirci laici. Io sono cattolico e sono laico. E per questo ritengo che il
cristianesimo è un fondamento e una risorsa della nostra società. Perché
buttarlo via?». 20/05/2009
NELLA
cultura e nella politica italiana c'è un Muro che sembra non cadere mai. È ...
( da "Messaggero,
Il" del 20-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
in realtà, è
fatta di tanti cattolici che credono nello Stato e sono gelosi della sua
laicità, e di tanti non credenti che rispettano e magari ammirano i valori
religiosi; tra questi due gruppi, un'ampia "zona grigia" gonfia di
neutralità ma anche di dubbi, voglia di capire, disponibilità a cambiare.
Carlà
contro il Papa "Sul controllo delle nascite sbaglia"
( da "Stampa,
La" del 20-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E' stata Anne
ad affrontare lo spinoso tema Aids: «Come donna e madre cosa pensa dei
propositi tenuti dal Papa sul preservativo?». «Sono nata cattolica - ha
incalzato Carla - sono stata battezzata, ma mi sento profondamente laica. Trovo
che la tempesta sollevata dal messaggio del Papa peraltro deformato nei media,
IN
REGIME DI CRISTIANITà O DI DIRITTO PUBBLICO ECCLESIASTICO (CHE NEGAVA LE
LIBERTà ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
nacque la
Repubblica i contrasti tra i cattolici e i laici di allora erano più aspri di
quelli di oggi; ma i laici si sforzarono di comprendere le ragioni dei
cattolici e questi, restando fedeli alla chiesa, riuscirono a lavorare
costruttivamente con gli altri. Pensavano infatti, come disse Giuseppe Lazzati
alla Costituente, che «la sensibilità cristiana non si impone con la forza»
Abbiamo
scelto il dialogo che è mancato in Italia
( da "Stampa,
La" del 21-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
In Italia il
dibattito sulla fine vita va avanti da anni, a fatica e tra mille polemiche.
Come lo vede lei dalla Svizzera? «In Italia c'è una eccessiva contrapposizione
tra laici e cattolici che non permette di arrivare a una sintesi giuridica. Da
noi non c'è una demarcazione così netta tra fede e credo laico». \
Pannella,
ultima battaglia per evitare la sparizione
( da "Stampa,
La" del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ci sono stati
contatti anche con Sinistra e libertà di Nicky Vendola, ma la componente
socialista ha detto di no, terrorizzata all'idea di ospitare in lista dei laici
più laici, cioè seri competitori. E insomma, i dispiaciuti saranno molti (ma
basterebbe che i molti dispiaciuti votassero e il problema sarebbe risolto)
però i radicali resteranno fuori dal Parlamento europeo:
Testamento
biologico, parola ai saggi ( da "Stampa, La"
del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Bioetica
cattolica e bioetica laica» è uno dei testi-base sull'argomento, oggi, non solo
in Italia. Fornero sarà dunque lo starter ideale per dare il via al confronto
che si annuncia alto e serrato. Il punto di vista laico («Eutanasia attiva e
passiva e altre ipocrisie» sarà sviluppato dal filosofo ed epistimologo Armando
Massarenti,
Una
strada chiamata accoglienza La Chiesa ha l'obbligo di affermare quelli che
ritien... ( da "Stampa, La"
del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Capita così
che Stato e Chiesa, laici e religiosi, agnostici e cattolici, a volte dicano la
stessa cosa, si appellino alle stesse idee morali. Ma questo non direi che è un
male, come lei tutto sommato sembra credere. È anzi prova che non ci sono
incrinature profonde nella nostra cultura.
le
parole di fini su fede e politica - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Così può
esistere una razionalità religiosa, laica, atea, ma credo che ciò cui Fini si
riferisce sia la razionalità costituzionale e questa si oggettiva in articoli
della Carta. Se i precetti religiosi non sono tali, ma «argomenti basati sulla
ragione e sul diritto», allora dovrebbero essere riconducibili al mondo del
sensibile.
Polizia
municipalein missione nellezone terremotate Cgil e Rc:
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ma poiché la
scuola italiana è laica e sono presenti alunni di tutte le nazionalità e di
varie religioni, avrebbero voluto quantomeno essere informate dell' invito e
avere la possibilità di contattare anche esponenti di altre religioni». E'
quanto afferma la segretaria provinciale della Cgil scuola Lara Ghiglione, la
quale sottolinea che «per creare "
NESSUN
dibattito può "chiudere" il caso Galileo, non solo perché questo
potr... ( da "Messaggero, Il"
del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
le tesi
teologiche abbracciate da Galileo siano state utilizzate tali e quali, ad
esempio, quando naturalisti cattolici come St. George Mivart sostennero
nell'Ottocento la compatibilità dell'evoluzionismo con il racconto biblico, e
ancor più significativo è il fatto che la stessa teologia cattolica finì con
l'accettarle facendo gradatamente spazio,
l'Exit
strategy del minotauro ( da "Foglio, Il"
del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
uomo che è la
stessa di filosofi laici come Hans Jonas. Delle direttive anticipate, sulle
quali come Conferenza episcopale svizzera non ci siamo ufficialmente
pronunciati, non penso siano da rifiutare a priori, ma non nascondo che rimane
critico l?aspetto della vincolatività.
Ferrovie,
un'altra lamentela ( da "Stampa, La"
del 24-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laico che il
cattolico, a comportarsi con rispetto e considerazione verso gli altri.
Costoro, compiendo un atto nascosto e sacrilego, hanno scelto di vivere
nell'isolamento e nell'emarginazione. Proprio l'esatto contrario di don Carlo
che, con spontaneità e naturalezza, anche questa volta, avrebbe voluto
condividere con i suoi parrocchiani e con il resto del mondo la gioia per il
Montagne
e Internet: così il Cai scommette sul suo futuro giovane
( da "Corriere
della Sera" del 24-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
le
organizzazioni dei boyscout (la prima più vicina al mondo cattolico, la seconda
laica): per lavorare insieme, camminare, scoprire. «Del Cai si ha forse una
percezione un po' 'vecchia', ma è ora che anche noi si intercetti il mondo
giovanile dice il presidente generale Annibale Salsa, professore di antropologia
all'università di Genova .
scontro
tra la cisl e brunetta bonanni sogna la balena bianca - roberto mania
( da "Repubblica,
La" del 24-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ministro
cattolico del Welfare. Il congresso della Cisl, conclusosi ieri, ha celebrato
la "bonanizzazione" della confederazione (Raffaele Bonanni è stato
rieletto con un consenso senza precedenti: il 99 per cento) ma anche la nuova
sfida dell´associazionismo cattolico: scendere in campo, tutti insieme, nel
nome di un nuovo impegno socio-
Libertà
di pensiero sulla vita in-disponibile
( da "Stampa,
La" del 24-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
si rifanno al
concetto di sacralità della vita ma non sono automaticamente ascrivibili
all'essere laici piuttosto che cattolici. Ci sono cattolici che credono nella
disponibilità della vita e laici che ne sostengono l'indisponibilità». Dilemmi
e ipocrisie Una sferzata al dibattito è arrivata da Armando Massarenti,
filosofo e responsabile di «Scienza e Filosofia» del Sole 24 Ore.
I
matrimoni gay non sono un tema scabroso da evitare
( da "Unita,
L'" del 25-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
In pratica di
laicità e diritti civili meno si parla meglio è... «Lo sappiamo dall'inizio. La
laicità è per noi la prova del fuoco. Può metterci in crisi. Serve la famosa
"sintesi alta" tra le due anime del partito: quella laica e quella
cattolica. Però, al posto di discutere in modo aperto delle nostre differenze,
Un
pizzetto sempre in ordine e un curriculum di ferro: laurea in giurisprudenza,
poi una carriera co... ( da "Unita, L'"
del 25-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
In pratica di
laicità e diritti civili meno si parla meglio è... «Lo sappiamo dall'inizio. La
laicità è per noi la prova del fuoco. Può metterci in crisi. Serve la famosa
"sintesi alta" tra le due anime del partito: quella laica e quella
cattolica. Però, al posto di discutere in modo aperto delle nostre differenze,
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«Sei passato
da laico a laico devoto». «Non mi sento ateo e neanche devoto. Ho avuto
un'evoluzione personale per problemi privati». «Cioè?». «Ho sperimentato la
sofferenza. Ti senti impotente e ti poni delle domande. Se la libertà non ha
una dimensione oltre la terra diventa totalitaria e si trasforma in
oppressione».
( da "Stampa, La" del
12-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Vittorio Emanuele
Parsi LA SANA RELIGIONE L a prima parte del pellegrinaggio di Benedetto XVI in
Terrasanta, quella più specificamente incentrata sui rapporti con l'islam, si è
conclusa come meglio non sarebbe stato possibile.
Accolto da un re, Abdallah di Giordania, che ha legato il destino politico suo
personale, quello della dinastia e quello del Paese alla scommessa che sia possibile
sconfiggere dall'interno le derive radicali così insistenti nel mondo arabo, il
Papa si è mosso con prudenza e sagacia, smentendo sia quelli che lo avrebbero
voluto protagonista di un viaggio più politico (si veda l'intervista concessa
dal solito ambiguo Tarik Ramadan alla Stampa domenica), sia chi lo aveva
dipinto come una sorta di «augusto gaffeur», interrogandosi su quante «nuove
Ratisbona» avrebbero potuto sorgere dai 32 discorsi previsti per il Papa (così
l'Herald Tribune di venerdì scorso, in un articolo forse un po' troppo
disincantato). Tutto bene, quindi, almeno per ora. Al di là dei suoi
inevitabili significati anche politici, nel senso nobile del termine, quello
del pontefice romano è innanzitutto il viaggio di un illustre pellegrino nei luoghi
che, secondo la tradizione cristiana, furono testimoni di gran parte
dell'avventura terrena di Gesù. Non bisognerebbe mai dimenticarlo. EBenedetto
XVI, lo ha voluto ribadire, ancora sull'aereo che lo conduceva ad Amman,
ricordando che si muoveva nella sua veste di «leader spirituale di una grande
religione e non in quella di capo politico». Il concetto è a dir poco
cristallino e, condivisibile non solo dai fedeli cattolici o dai credenti in generale, ma anche da chi, laicamente,
rispetta il ruolo che le religioni possono liberamente svolgere proprio grazie
alla netta separazione tra religione e politica che ha forgiato la modernità.
Ciò che immediatamente salta all'occhio, tanto più sullo sfondo del tormentato
Levante, è il destino peculiare (e positivo) che il cristianesimo, anche
nella sua versione cattolica, ha avuto in Occidente. È grazie al secolare
processo di laicizzazione e secolarizzazione che la società occidentale ha
prodotto e conosciuto, e che ha consentito anche la trasformazione dei credo
religiosi storicamente più diffusi in Occidente, che, oggi, la massima autorità
spirituale del cattolicesimo può essere accolta come amica in un Levante dove
l'Islam è di gran lunga dominante. Inutile sottolineare come l'incandescente
situazione del Medio Oriente veda uno scenario nel quale, invece, le speranze
che laicizzazione e secolarizzazione progrediscano sono ormai pie illusioni.
Dal Libano all'Iran, dall'Iraq all'Egitto e, sia pure in forme molto diverse,
allo stesso Israele e alla Turchia, la politicizzazione della religione e la
deriva religiosa del discorso politico sembrano semmai essere la nuova
tendenza. Al punto che suonano tutt'altro che convenzionali le parole
pronunciate sabato da Ratzinger di fronte alle autorità religiose e culturali del
regno ascemita: è «la manipolazione ideologica della religione per scopi
politici il catalizzatore reale delle tensioni e delle divisioni e anche delle
violenze nella società». Il corollario di queste affermazioni è che quando la
religione è impropriamente utilizzata come strumento di lotta politica essa si
trasforma: il suo messaggio intimamente pacifico viene sostituito da un
simulacro dal valore spirituale molto più basso, ma dal potenziale devastante.
La potremmo definire la «legge di Gresham applicata alla religione»: così come,
dove circolano due mezzi di pagamento di valore intrinseco diverso (oro e
argento), la moneta cattiva (cioè quella di bassa lega) scaccia quella buona,
altrettanto si potrebbe dire accada dove circolano due proposte religiose dal
valore intrinseco differente (una capace di non prestarsi a un uso improprio e
l'altra politicizzata). Alla fine, il rischio è che la religione piegata ad uso
politico prevalga su quella autenticamente intesa. Ovvero che il cattivo uso
scacci il buon uso poiché, detto più semplicemente, quando «la si butta in
politica», la «cattiva» religione scaccia quella «buona». Nel Levante ciò
appare particolarmente evidente. E non riguarda questa o quella fede, per i
propri contenuti specifici. Ma piuttosto investe tutte le religioni in quelle
società dove i processi di laicizzazione e di secolarizzazione sono falliti, si
sono interrotti o non hanno mai davvero preso piede. Anche in Occidente del
resto, in secoli bui, il cristianesimo rischiò di «snaturarsi» e «corrompersi»,
perché alcuni tentarono di porlo al «servizio della politica». Ma quel rischio
venne progressivamente rintuzzato e tanto la religione quanto la società furono
poste al sicuro da ciò che altrimenti avrebbe minacciato la libertà di
entrambe. Un'ultima notazione. In un mondo in cui è diffuso l'impiego della
religione come strumento di mobilitazione politica, i moderati e illuminati
come re Abdallah rischiano di avere vita difficile. Per dirla con Schumpeter, i
radicali e gli estremisti sembrano infatti essere imprenditori politici più
«appropriati», una volta che si consenta un uso politico della religione.
( da "Giornale.it, Il"
del 12-05-2009)
Argomenti: Laicita'
"La religione
viene sfigurata quando viene costretta a servire l'ignoranza e il pregiudizio,
il disprezzo, la violenza e l'abuso. Qui non vediamo soltanto la perversione
della religione, ma anche la corruzione della libertà umana, il restringersi e
l'onnubilarsi della mente". Lo ha detto stamattina il Papa prima di
benedire la prima pietra al sito dell'Università cattolica del patriarcato
latino di Amman. Scritto in Varie Commenti ( 57 ) » (2 votes, average: 5 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 07May 09 Parto per la Terra Santa con
il Papa Cari amici, tra qualche ora parto con Benedetto XVI per la Terra Santa.
E' un viaggio importante, delicato, affascinante. Il Papa esprimerà la sua
vicinanza ai cristiani che vivono notevoli difficoltà, parlerà di pace e di
riconciliazione. Il Giornale seguirà il viaggio con vari reportage, e una
speciale sezione è già attiva anche sul sito della nostra testata. Cercherò di
aggiornarvi anche via Internet, nella sezione online, oltre che dalle pagine
del quotidiano. Scritto in Varie Commenti ( 44 ) » (2 votes, average: 5 out of
5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo articolo a un amico 07May 09 Ranjith, la nomina può
attendere La malattia, già ben superata, del cardinale Canizares, Prefetto
della Congregazione del Culto divino, ha fatto rimandare la pubblicazione della
nomina ad arcivescovo di Colombo - da tempo già decisa - del Segretario della
stessa Congregazione, l'arcivescovo cingalese Malcom Ranjith Patabendige Don.
C'è chi parla di giorni o settimane, chi addirittura di qualche mese. Di certo
sulla nomina del nuovo Segretario è in atto un braccio di ferro, dato il ruolo
chiave che quel dicastero ha nel portare avanti la riconciliazione sul
"campo di battaglia" della liturgia e nel cercare di attuare quella
"riforma della riforma" auspicata ormai diversi anni fa dall'allora
cardinale Joseph Ratzinger. Canizares, l'ex arcivescovo di Toledo
soprannominato "il piccolo Ratzinger", vorrebbe che Ranjith rimanesse
ancora a Roma. E nel caso probabile che non riesca a trattenerlo, vorrebbe come
numero due un collaboratore che prosegua sulla stessa linea. L'unica certezza è
che sarà un anglofono. Ma al momento è inutile fare nomi (che pure ci sono),
perché la situazione è in continua evoluzione. Scritto in Varie Commenti ( 7 )
» (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04May 09
"Angeli e demoni", il Vaticano non vuol fare pubblicità Il regista di
"Angeli e demoni", Ron Howard (indimenticabile Richie Cunningham del
telefilm "Happy Days"), ci ha tentato per settimane: voleva un
commento del Vaticano al suo nuovo film. Cercava una dichiarazione contraria,
un bell'attacco mediatico. Insomma qualcosa che gli permettesse di replicare il
successo ottenuto tre anni fa con il "Codice Da Vinci". Ma questa
volta - almeno per il momento, l'esperienza insegna che non bisogna mai dire
mai - il Vaticano sembra più attento e più accorto a non contribuire, suo
malgrado, a far da cassa di risonanza al kolossal. Va detto che "Angeli e
demoni" non attacca la fede cristiana come il "Codice Da Vinci",
e dunque certe reazioni di autorevoli cardinali e prelati del 2006, oggi
sarebbero oltremodo fuori luogo. Questo è l'articolo che pubblico sul Giornale
di oggi: il direttore dell'"Osservatore Romano", Gian Maria Vian,
sceglie l'arma dell'ironia e dice che commenterà il film solo se la produzione
garantirà 1000 abbonamenti al quotidiano vaticano per dieci anni, da
distribuire ad attori e registi di Hollywood, mentre padre Federico Lombardi,
direttore della Sala Stampa della Santa Sede, non commenta e non se ne
interessa. Ma rivela che stava per finire tra le comparse del film quando hanno
girato alcune scene in via della Conciliazione. Scritto in Varie Commenti ( 75
) » (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Apr
09 Liturgia, Ranjith va a Colombo. La salute di Canizares Ormai è deciso e la
pubblicazione della nomina potrebbe essere resa nota già nei prossimi giorni:
monsignor Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, attuale segretario della
Congregazione del culto divino, lascia una seconda volta la Curia romana per
tornare oin Sri Lanka. Sarà nominato arcivescovo di Colombo, e non si esclude,
per lui, la berretta cardinalizia in un prossimo concistoro. Vescovo ausiliare
di Colombo nel 1991, nel novembre 1995 gli venne assegnata la diocesi cingalese
di Ratnapura. Sei anni dopo, nell'ottobre 2001, Papa Wojtyla lo nominò
segretario aggiunto della Congregazione di Propaganda Fide, guidata dal
cardinale Crescenzio Sepe. I due non andarono molto d'accordo, e così, a
sorpresa, nell'aprile 2004 Ranjith - che non apparteneva al servizio
diplomatico della Santa Sede - fu nominato nunzio apostolico in Indonesia e Timor
Est. Il prelato, ben conosciuto dall'allora cardinale Ratzinger, considerò
l'allontanamento un'ingiusta punizione. Nessuno si sorprese, dunque, che
Benedetto XVI, pochi mesi dopo l'elezione, nel dicembre 2005, lo richiamasse a
Roma come segretario del Culto divino. Tutti pensavano che, al momento della
pensione per l'allora Prefetto, il cardinale nigeriano Francis Arinze, sarebbe
toccato al suo vice di prenderne il posto. Considerato dagli avversari troppo
vicino ai tradizionalisti e ai lefebvriani, a causa anche di qualche intervista
improvvida dai toni poco misurati, Ranjith ha visto prima sfumare la
possibilità della successione ad Arinze (anche se il nome dell'attuale
Prefetto, il pororato spagnolo Antonio Canizares Llovera, era tra quelli
suggeriti da lui), e ora viene allontanato per la seconda volta dalla Curia
romana. La sua presenza in prima linea sulla frontiera asiatica sarà
importante, perché lì si gioca una sfida decisiva per la Chiesa. Ma è difficile
non considerare la nomina un promoveatur ut amoveatur. Si conferma così quello
della liturgia come un ambito delicatissimo, teatro di "battaglie"
tra impostazioni diverse. Ed è significativo che Papa Ratzinger abbia deciso di
affidare il dialogo con i lefebvriani non alla Congregazione del Culto, ma a
quella per la Dottrina della Fede. Dal fine della scorsa settimana, il
cardinale Canizares è ricoverato al Policlinico Gemelli per una tromboflebite
(ne ha dato notizia il quotidiano spagnolo ABC). Lo stress delle ultime
settimane, legato alla designazione del successore di Ranjith, ne ha aggravato
le conseguenze. Il porporato, che si sta riprendendo bene, dovrà rimanere in
ospedale per due settimane e dunque - se la nomina a Colombo di Ranjith sarà
resa nota già sabato - difficilmente sarà contestualmente annunciato anche il
suo successore, sul cui nome nei sacri palazzi si è giocata una non facile
partita. Sarà, con tutta probabilità, un vescovo anglofono. Si tratta di una
nomina delicatissima e ben ponderata: il nuovo segretario avrà infatti un ruolo
chiave per poter contribuire a pacificare finalmente il "campo di
battaglia" liturgico, attuando al contempo con moderazione, a piccoli
passi, ma con determinazione, quella "riforma della riforma"
liturgica tanto auspicata da Benedetto XVI: senza inutili nostalgie per il
passato né sterili formalismi, guardando al futuro nel solco tracciato dal
Concilio Vaticano II e al tempo stesso correggendo con pazienza storture e
abusi liturgici. Negli ultimi anni i segretari del Culto si sono avvicendati
con una frequenza che non ha precedenti negli altri dicasteri curiali. In molti
si augurano che questa volta la scelta sia ben ponderata e l'eletto abbia
davanti a sé un tempo sufficiente per ambientarsi e collaborare efficacemente
con il Prefetto Canizares e con il Papa. Scritto in Varie Commenti ( 85 ) » (8
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Apr 09
Se il Papa brinda alla coscienza prima che alla sua autorità Esce martedì in
libreria il volume Elogio della coscienza. La verità interroga il cuore
(Edizioni Cantagalli, pp. 176, euro 13,50), che raccoglie alcuni importanti
testi di Joseph Ratzinger. Quello che gli dà il titolo, è una conferenza tenuta
dal futuro Pontefice nel 1990 e riguarda il concetto moderno di coscienza in
rapporto a ciò che sulla coscienza insegna e crede la Chiesa. Il Papa aveva
fatto propria la celebre frase del cardinale John Henry Newman (nell'immagine):
«Certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi dopo un pranzo -
cosa che non è molto indicato fare - allora io brinderei per il Papa. Ma prima
per la coscienza e poi per il Papa». Spiegandola nel suo significato più
profondo e mostrando come il Papa «non può imporre ai fedeli cattolici
dei comandamenti, solo perché egli lo vuole o perché lo ritiene utile. Una
simile concezione moderna e volontaristica dell'autorità può soltanto deformare
l'autentico significato teologico del papato». La «voce della verità», dice
Benedetto XVI, non è qualcosa di imposto dal di fuori, «il senso del bene è stato impresso in noi», come dichiara sant'Agostino. «A
partire da ciò siamo ora in grado di comprendere correttamente il brindisi di
Newman prima per la coscienza e solo dopo per il Papa». Quest'ultimo, infatti,
non impone dall'esterno, ma sviluppa la memoria cristiana e la difende,
insegnando e predicando ciò che corrisponde a quella scintilla di Dio che è
stata impressa nel cuore umano. Scritto in Varie Commenti ( 112 ) » (10 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 09 Summit
sull'enciciclica sociale. Esce (forse) a fine giugno La data prevista per
l'uscita della nuova enciclica sociale è stata stabilita per fine giugno, ma la
decisione non può dirsi ancora definitiva perché Benedetto XVI ha voluto
"ristrutturare" il paragrafo dedicato alla crisi finanziaria che ha
messo in ginocchio le economie mondiali. Sabato scorso, a Castelgandolfo, sono
arrivati per un mini-summit i cardinali Angelo Bagnasco, presidente della Cei;
Camillo Ruini, suo predecessore; Angelo Scola, patriarca di Venezia; Christoph
Schoenborn, arcivescovo di Vienna. Sono porporati particolarmente legati a
Ratzinger. Bagnasco, come presidente della Cei, è impegnato nell'azione in
favore delle famiglie colpite dalla crisi (con un fondo di solidarietà), Ruini
è consigliere stimato e ascoltato, Scola si è occupato di etica e impresa,
Schoenborn è stato allievo del Papa. Questo è
l'articolo che pubblico oggi sul Giornale. Proprio ieri, all'udienza generale,
parlando della figura del santo monaco Ambrogio Autperto, Benedetto XVI ha
accennato alla crisi, che, ha spiegato, è stata causata dalla
"cupidigia". Scritto in Varie Commenti ( 52 ) » (7 votes, average: 5
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Apr 09 Il Vaticano contro le
dichiarazioni di Ahmadinejad La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato
stamane una dichiarazione di padre Federico Lombardi che, riproponendo le
parole pronunciate domenica da Benedetto XVI, critica - pur senza nominarlo
direttamente - il presidente iraniano, che ieri ha ripetuto a Ginevra le sue
affermazioni che negano a Israele la legittimità ad esistere: "La Santa
Sede deplora l'utilizzazione di questo forum dell'ONU per assumere posizioni
politiche, estremiste e offensive, contro qualsiasi Stato. Ciò non contribuisce
al dialogo e provoca una conflittualità inaccettabile. Si tratta, invece, di
valorizzare tale importante occasione per dialogare insieme, secondo la linea
di azione che la Santa Sede ha sempre adottato, in vista di una lotta efficace
contro il razzismo e l'intolleranza che ancor oggi colpiscono bambini, donne,
afro-discendenti, migranti, popolazioni indigene, ecc. in ogni parte del
mondo". Com'è noto diversi Paesi occidentali, tra i quali Gli Stati Uniti,
la Germania e l'Italia, hanno disertato la conferenza di Ginevra sul razzismo
per i contenuti antisemiti del documento preparatorio, che è stato
però corretto: i contenuti antisemiti sono stati espunti, e c'è un'esplicita
menzione di memoria dell'Olocausto. Ferma restando la libertà dei Paesi che
hanno deciso di non partecipare, ho trovato davvero ingenerose le critiche
rivolte al Vaticano per aver deciso comunque di essere presente. In particolare
quelle del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che ha tentato di creare
l'ennesimo motivo del contendere mediatico con il Papa proprio alla vigilia dell'importante
viaggio in Terrasanta (Giordania, Israele e Territori sottoposti all'Autorità
Palestinese). E' stata fatta troppa confusione: una cosa sono le esternazioni
di Ahmadinejad, che nega a Israele il diritto ad esistere, un'altra è la
conferenza di Ginevra contro il razzimo e la bozza di documento che, ripetiamo,
non contiene nella versione corretta alcuna affermazione antisemita. Certo, le
inaccettabili "sparate" del presidente iraniano rischiano di
compromettere irrimediabilmente l'esito dei lavori. Ma non è detta l'ultima
parola. Aggiungo queste parole di Sergio Romano, pubblicate sul
"Corriere" di oggi: "Avremmo dovuto andare a Ginevra per
affermare le nostre verità, rintuzzare le faziose parole di Ahmadinejad,
separare i faziosi dai ragionevoli (esistono anche quelli), comprendere le
ragioni degli altri, lasciare agli atti della Conferenza programmi e concetti a
cui avremmo potuto fare riferimento in altri momenti e circostanze. La Santa
Sede lo ha fatto e ci ha dato, in questo caso, una lezione di laico buon
senso". Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (13 votes, average: 4.31 out of
5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo articolo a un amico 18Apr 09 Il vescovo polacco Zimowski
nuovo ministro della salute La Segreteria di Stato ha replicato ieri con una
nota alla protesta ufficiale presentata dal governo belga in seguito a una
mozione votata dalla Camera dei rappresentanti di Bruxelles, che aveva definito
"inaccettabili" le frasi del Pontefice sul preservativo e la lotta
all'Aids. Le critiche del Belgio sono state rispedita al mittente. La
Segreteria di Stato ricorda che il Pontefice «ha dichiarato che la soluzione è
da ricercare in due direzioni: da una parte nell'umanizzazione della sessualità
e, dall'altra, in una autentica amicizia e disponibilità nei confronti delle
persone sofferenti, sottolineando anche l'impegno della Chiesa in ambedue gli
ambiti. Senza tale dimensione morale ed educativa la battaglia contro l'Aids
non sarà vinta». Nell'articolo che pubblico oggi sul Giornale, aggiungo che è
attesa nelle prossime ore - forse già a mezzogiorno di oggi - la nomina del
nuovo ministro della sanità del Vaticano: si tratta del sessantenne arcicescovo
di Radom (Polonia), Zygmunt Zimowski, che dal 1983 al
( da "Manifesto, Il"
del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'
SANZIONI UNITE
IMMIGRATI Il premier: «Profughi? E' gente che paga il biglietto» Il premier:
«Maroni fa quello che dico io» Roma e Parigi: due destre saldamente al governo,
due politiche repressive contro l'immigrazione. L'Eliseo alla ricerca di una
nuova ideologia conservatrice non si fa consigliare dai «leghisti» ma dall'ex
socialista Besson. Berlusconi invece glissa con fastidio su Fini e rilancia
tutti gli slogan del Carroccio Carlo Lania ROMA Più si avvicina il giorno delle
elezioni e più Silvio Berlusconi soffia sulla paura dell'immigrazione per
togliere i riflettori e consensi alla Lega. Al punto che ieri dall'Egitto, dove
si trova per un vertice con Mubarak, il premier si è lanciato in quella che in
apparenza sembra una difesa del ministro degli Interni Roberto Maroni, ma che
in realtà punta a rivendicare a se stesso e al Pdl la linea dura adottata
contro i clandestini, relegando il titolare del Viminale al ruolo di semplice
comprimario: «Maroni fa quello che dico io», dice infatti il presidente del consiglio
spiegando che se oggi i barconi pieni di immigrati vengono rispediti il Libia
ciò è possibile solo grazie agli accordi con il paese nordafricano che -
sottolinea - «li ho gestiti io, li ho sottoscritti io». E aggiunge una
personalissima lettura delle motivazioni che spingono migliaia di disperati
alla fuga in mare: per il premier non si tratta di rifugiati, bensì di «gente
reclutata in maniera scientifica dalle organizzazioni», gente «che paga il
biglietto» per sbarcare in Italia. Nel frattempo alla Camera è stato confermato il voto di fiducia ai tre maxiemendamenti
in cui è stato diviso il disegno di legge sicurezza
(il primo voto è previsto per oggi alle 10,30), decisione che ha provocato le
proteste dell'opposione: le tre fiducie, ha detto il capogruppo del Pd
Antonello Soro, «disattendono le sollecitazioni del capo dello Stato, del
presidente della Camera e violano la logica su cui in quest'aula si basa il
voto segreto». E' chiaro che è sull'immigrazione che si giocheranno le ultime
tre settimane di campagna elettorale. Proprio per questo il premier punta a
togliere alla Lega il primato della lotta ai clandestini che il Carroccio
rivendica con i propri elettori. E questo nonostante le critiche che piovono da
tutte le parti - Chiesa, Onu, opposizione e associazioni
sia laiche che cattoliche, ma anche dalllo stesso Gianfranco Fini - sia sul ddl
sicurezza che sulla scelta di riportate in Libia i barconi carichi di uomini,
donne e bambini. Dall'Egitto Berlusconi esclude che su quelle barche ci fossero
persone che avrebbero potuto richiere asilo politico. Al massimo,
concede, «solo casi eccezionalissimi». «Queste persone - spiega invece - sono
persone che hanno pagato un biglietto» a un'organizzazione criminale e non
fuggono certo perché «spinte da una loro situazione speciale all'interno di
paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie». Poche parole anche per cancellare
le polemiche di Fini («non mi va di entrare in questo argomento») e di chi,
come lui, non condivide la linea scelta: «Non credo si possa parlare di
polemiche», dice infatti Berlusconi. Anche perché, aggiunge azzerando
l'identità degli alleati, «An è un partito che nominalmente non esiste più. E'
confluito nel Pdl, e la politica del Pdl è unica». Alla Camera intanto è
battaglia sul ddl sicurezza. Il provvedimento, che inserisce il nuovo reato di
clandestinità, ieri è stato al centro delle polemiche
anche per un'altra delle misure anti-immigrati che introduce: il divieto, per
una donna senza permesso di soggiorno che partorisce in Italia, di iscrivere il
proprio figlio all'anagrafe. Una misure che, secondo l'Asgi, l'Associazione di
studi giuridici sull'immigrazione, rischia di creare una situazione da «bambini
invisibili» per i figli dei clandestini. Ma con il reato di clandestinità si
prospetta anche una possibilità peggiore: le madri senza passaporto non
potranno neanche riconoscere i propri figli, e rischierebbero così di perderli
visto che i bambini sarebbero per legge immediatamente adottabili.
( da "Messaggero, Il"
del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì 13 Maggio
2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - Dal Pd non si torna indietro: il suo
progetto è «essenziale per aprire una prospettiva nuova». Ma il partito è
ancora fragile. Troppo. Il partito è il cruccio di Massimo D'Alema. Non ne fa
una questione organizzativa, ma di cultura politica: è l'«identità condivisa» che
difetta, inducendo così le diverse anime «ad irrigidire le proprie identità nel
timore di una prevaricazione». Nel libro che sta per uscire («Il mondo nuovo»,
pag. 288, editrice Italianieuropei) D'Alema dedica un lungo capitolo al Pd,
dopo aver parlato di governo mondiale, di Europa e della politica estera
italiana. L'animus non è pessimista. «Sarebbe un errore - scrive nella
prefazione - considerare l'Italia un Paese berlusconizzato». Il Pd però deve
fare ancora molto per costruire «un'alternativa credibile». Il partito è il
fondamento della costruzione. Anche della futura coalizione di centrosinistra.
D'Alema cita e approva la tesi dell'ultimo libro di Enrico Letta: bisogna
«unire progressisti e moderati» perché la società italiana non è riducibile al dualismo
destra-sinistra. Il Pd però non può rinunciare all'«ambizione di unire nel suo
seno, sia pure senza alcuna pretesa di esclusività, progressisti e moderati».
Guai, insomma, a contrapporre la ricerca dell'alleanza con l'Udc con la
presenza attiva dei cattolici nel Partito democratico.
Del resto nel libro, che seleziona scritti e discorsi recenti di D'Alema, un
rilievo particolare viene attribuito agli interventi al convegno delle
Fondazioni sulle riforme istituzionali e alla Summer school di Italianieuropei
su religione e democrazia. Nel primo D'Alema spiega le ragioni del suo sostegno
ad una riforma sul modello tedesco. Un testo confermato in tempi di bagarre
referendaria. La riforma secondo D'Alema deve condurre ad un sistema con pochi
partiti (grazie allo sbarramento), ma lontano dallo schema bipartitico e da «un
presidenzialismo di fatto». Se il Pd continuasse ad ammiccare al bipartitismo,
la costruzione di un nuovo centrosinistra diventerebbe impossibile. Il Pd,
secondo D'Alema, deve riuscire a radicarsi nella storia della sinistra
riformista. Ma non solo. Deve lavorare ad una nuova sintesi
tra laici e cattolici, tra riformismo e pensiero religioso. Nel testo della Summer
school si ritrova quella frase sulla «tentazione demoniaca del potere», che
tante polemiche suscitò e che D'Alema attribuisce alla possibile alleanza tra
destra e Chiesa in nome di un cristianesimo ridotto a «religione laica
dell'Occidente». Ma D'Alema cita lo stesso cardinale Ratzinger per dire
che «se lo Stato accetta il fondamento religioso, smette di essere
pluralistico. Così sia lo Stato che la Chiesa perdono se stessi». Forse qui c'è
un messaggio per il congresso: la sinistra e i popolari mantengono una
responsabilità comune verso il Pd che non può considerarsi esaurita nell'atto
di fondazione. Il rinnovamento, scrive D'Alema, non è «l'aspettativa di
improbabili palingenesi generazionali». «Una nuova classe dirigente non nascerà
senza un partito funzionante e radicato nella società in grado di selezionarla,
di formarla e di metterla alla prova».
( da "Foglio, Il" del
13-05-2009)
Argomenti: Laicita'
13 maggio 2009
Altolà dal Pdl Fini verso il sì alle coppie di fatto Ronchi e Bocchino frenano
sull'idea di una legge per le coppie di fatto, Quagliariello pure ma con
distinguo Fini verso il sì alle coppie di fatto. Oggi il presidente della
Camera incontra i rappresentanti di Arcigay, Circolo Mario Mieli, Arcilesbica,
Gay project e GayLib. Fonti della presidenza della Camera: “Non si progetta
nessuna legge sulle unioni di fatto. E un incontro
istituzionale”. La posizione prevalente nel Pdl è che non sia necessario
intervenire con una legge sulle coppie di fatto, eppure una proposta, sostenuta
da una minoranza del partito, è stata calendarizzata per questa estate in Parlamento e il presidente della
Camera, Gianfranco Fini, ha manifestato simpatia per lipotesi
di regolamentare i diritti e i doveri delle unioni di fatto. “Personalmente non
credo che una legge sia necessaria: i diritti sono già stati tutti garantiti dallintervento della
legislazione ordinaria, ciò che ne resta fuori è davvero pochissimo”, dice
Alfredo Mantovano, sottosegretario allInterno. “I rapporti tra questo
genere di coppie, omosessuali o eterosessuali che siano – aggiunge –, sono
tutelati attraverso
disposizioni di volontà e accordi privati. Che necessità cè
di una legge?”. E quanto sostiene anche il ministro Andrea Ronchi, uno
degli uomini più vicini al presidente Fini. Dice Ronchi: “La nostra idea di
politica, come ha detto anche il presidente della Camera, mette al centro i diritti delle persone
e dei singoli. E questo non si discute, riguarda anche le unioni di fatto.
Tuttavia una legge non è necessaria, oggi basta andare dal notaio per
preservare i diritti essenziali di convivenza. Il mio timore è che un
intervento per legge possa essere un modo per scardinare in maniera surrettizia
il diritto di famiglia. Ci andrei con i piedi di piombo – dice Ronchi – la
famiglia è alla base della nostra società”. E Ronchi sembra sintetizzare il
pensiero dellarea più vicina a Fini nel Pdl, perché
anche Italo Bocchino, vicecapogruppo alla Camera, dice che “non si possono
negare i diritti fondamentali della persona a chi non si sposa. Non è giusto,
per esempio, che un convivente, omosessuale o eterosessuale, non possa andare a trovare la
propria compagna in rianimazione o in carcere. Però queste cose sono già state
risolte da alcune sentenze della magistratura. Insomma, una legge non serve.
Anzi, sarebbe meglio che gli esponenti di governo se ne tenessero ben lontani”.
Il professor Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo al Senato, cattolico di area
Forza Italia, spiega che “di coppie di fatto, tuttavia, sarebbe opportuno
discuterne allinterno del partito. Bene inteso, io sono
contrario a che si faccia una legge – dice – ma ritengo pure che il Pdl debba confrontarsi al proprio
interno. Penso che ci si debba misurare e vedere qual è la posizione
prevalente. Ci sono due tendenze mondiali del liberalismo, che forse vivono
anche nel nostro partito: una crede che a ogni libertà debba corrispondere
necessariamente un nuovo diritto, laltra tendenza crede
invece che la libertà nasca da una necessaria presa di responsabilità. Ebbene
io appartengo a questa seconda scuola e guardo sempre con scetticismo ogni
intervento normativo
dello stato in quelli che dovrebbero essere rapporti
di esclusiva libertà privata”. “Detto questo – conclude Quagliariello – se lidea
che avanza è quella di fare un testo unico sulle coppie di fatto che recepisca
le sentenze della magistratura, allora questa è una strada percorribile. Benché – aggiunge
– qualche perplessità rimane, almeno dal punto di vista simbolico”. Ovvero?
“Sarebbe strano che il centrodestra intervenisse sulle coppie di fatto ancora
prima di avere garantito quegli aiuti promessi alle famiglie in difficoltà
economica”. Daltra parte – oltre alle opinioni del
presidente Fini – ci sono almeno cento parlamentari nel Pdl che hanno firmato
una proposta di legge sulle coppie di fatto rilanciando con forza il tema. Così anche
Mantovano, come Quagliariello, sottolinea lopportunità di chiarire
la posizione del partito: “E auspicabile che se ne discuta, magari
attraverso le fondazioni darea. Ma il dibattito devessere laico
(come laico è il Pdl), cioè incentrato sul diritto positivo: proprio come è stato
fatto per il testamento biologico. Questa non deve essere lennesima,
erronea, battaglia tra laici e chierici. La questione – dice Mantovano – si
deve muovere su un piano di diritto positivo e non può risolversi
nellannacquare listituto del matrimonio”. Come se ne esce? “Se proprio
inevitabile – spiega Bocchino – basterebbero piccole modifiche al codice
civile”. Leggi Così Fini prepara una proposta di legge sulle coppie di fatto-
Leggi Dove va Fini - Leggi La conversione di Fini di Salvatore Merlo
( da "Manifesto, Il"
del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'
SANZIONI UNITE
IMMIGRATI Il premier: «Maroni fa quello che dico io» Il premier: «Profughi? E'
gente che paga il biglietto» Roma e Parigi: due destre saldamente al governo,
due politiche repressive contro l'immigrazione. L'Eliseo alla ricerca di una
nuova ideologia conservatrice non si fa consigliare dai «leghisti» ma dall'ex
socialista Besson. Berlusconi invece glissa con fastidio su Fini e rilancia
tutti gli slogan del Carroccio Carlo Lania ROMA Più si avvicina il giorno delle
elezioni e più Silvio Berlusconi soffia sulla paura dell'immigrazione per
togliere i riflettori e consensi alla Lega. Al punto che ieri dall'Egitto, dove
si trova per un vertice con Mubarak, il premier si è lanciato in quella che in
apparenza sembra una difesa del ministro degli Interni Roberto Maroni, ma che
in realtà punta a rivendicare a se stesso e al Pdl la linea dura adottata
contro i clandestini, relegando il titolare del Viminale al ruolo di semplice
comprimario: «Maroni fa quello che dico io», dice infatti il presidente del consiglio
spiegando che se oggi i barconi pieni di immigrati vengono rispediti il Libia
ciò è possibile solo grazie agli accordi con il paese nordafricano che -
sottolinea - «li ho gestiti io, li ho sottoscritti io». E aggiunge una
personalissima lettura delle motivazioni che spingono migliaia di disperati
alla fuga in mare: per il premier non si tratta di rifugiati, bensì di «gente
reclutata in maniera scientifica dalle organizzazioni», gente «che paga il
biglietto» per sbarcare in Italia. Nel frattempo alla Camera è stato confermato il voto di fiducia ai tre maxiemendamenti
in cui è stato diviso il disegno di legge sicurezza
(il primo voto è previsto per oggi alle 10,30), decisione che ha provocato le
proteste dell'opposione: le tre fiducie, ha detto il capogruppo del Pd
Antonello Soro, «disattendono le sollecitazioni del capo dello Stato, del
presidente della Camera e violano la logica su cui in quest'aula si basa il
voto segreto». E' chiaro che è sull'immigrazione che si giocheranno le ultime
tre settimane di campagna elettorale. Proprio per questo il premier punta a
togliere alla Lega il primato della lotta ai clandestini che il Carroccio
rivendica con i propri elettori. E questo nonostante le critiche che piovono da
tutte le parti - Chiesa, Onu, opposizione e associazioni
sia laiche che cattoliche, ma anche dalllo stesso Gianfranco Fini - sia sul ddl
sicurezza che sulla scelta di riportate in Libia i barconi carichi di uomini,
donne e bambini. Dall'Egitto Berlusconi esclude che su quelle barche ci fossero
persone che avrebbero potuto richiere asilo politico. Al massimo,
concede, «solo casi eccezionalissimi». «Queste persone - spiega invece - sono
persone che hanno pagato un biglietto» a un'organizzazione criminale e non
fuggono certo perché «spinte da una loro situazione speciale all'interno di
paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie». Poche parole anche per cancellare
le polemiche di Fini («non mi va di entrare in questo argomento») e di chi,
come lui, non condivide la linea scelta: «Non credo si possa parlare di
polemiche», dice infatti Berlusconi. Anche perché, aggiunge azzerando
l'identità degli alleati, «An è un partito che nominalmente non esiste più. E'
confluito nel Pdl, e la politica del Pdl è unica». Alla Camera intanto è
battaglia sul ddl sicurezza. Il provvedimento, che inserisce il nuovo reato di
clandestinità, ieri è stato al centro delle polemiche
anche per un'altra delle misure anti-immigrati che introduce: il divieto, per
una donna senza permesso di soggiorno che partorisce in Italia, di iscrivere il
proprio figlio all'anagrafe. Una misure che, secondo l'Asgi, l'Associazione di
studi giuridici sull'immigrazione, rischia di creare una situazione da «bambini
invisibili» per i figli dei clandestini. Ma con il reato di clandestinità si
prospetta anche una possibilità peggiore: le madri senza passaporto non
potranno neanche riconoscere i propri figli, e rischierebbero così di perderli
visto che i bambini sarebbero per legge immediatamente adottabili.
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Fini con tipico
abito arabo e copricapo abbinato, al centro di una foto nella quale, in mezzo
ad una folla di persone mediorientali, si distinguono i volti di Dario
Franceschini con uno zucchetto arabo, Walter Veltroni, Pier Ferdinando Casini e
Antonio di Pietro. È il fotomontaggio che accompagna un
servizio della Padania, il giornale della Lega, dall'eloquente titolo «I
multietnici». Il giornale prosegue: «Profeti di una nuova religione, cattolici e comunisti, laici e osservanti, socialisti e liberisti. Diversi
e distanti su tutto, ma accomunati dall'esaltazione dell'immigrazione
"senza se e senza ma"».
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'
CLAUDIO SARDO Roma.
Dal Pd non si torna indietro: il suo progetto è «essenziale per aprire una
prospettiva nuova». Ma il partito è ancora fragile. Troppo. Il partito è il
cruccio di Massimo D'Alema. Non ne fa una questione organizzativa, ma di
cultura politica: è l'«identità condivisa» che difetta, inducendo così le
diverse anime «ad irrigidire le proprie identità nel timore di una
prevaricazione». Nel libro che sta per uscire («Il mondo nuovo», pag. 288,
editrice Italianieuropei) D'Alema dedica un lungo capitolo al Pd, dopo aver
parlato di governo mondiale, del ruolo dell'Europa e della politica estera
italiana. L'animus non è affatto pessimista. «Sarebbe un errore - scrive nella
prefazione - considerare l'Italia un Paese berlusconizzato». Il Pd però deve
ancora fare molto per costruire «un'alternativa credibile». Il partito è il
fondamento della costruzione. Anche della futura coalizione di centrosinistra.
D'Alema cita e approva la tesi dell'ultimo libro di Enrico Letta: bisogna
«unire progressisti e moderati» perché la società italiana non è riducibile al
dualismo destra-sinistra e Berlusconi è riuscito fin qui a compattare moderati
e populisti. Il Pd però non può rinunciare all'«ambizione di unire nel suo
seno, sia pure senza alcuna pretesa di esclusività, progressisti e moderati».
Insomma, è autolesionista contrapporre la ricerca dell'alleanza con l'Udc con
la presenza attiva dei cattolici nel Pd. Del resto nel
libro, che seleziona scritti e interventi recenti di D'Alema, un rilievo
particolare viene attribuito ai discorsi dell'ex premier al convegno delle
Fondazioni sulle riforme istituzionali e alla Summer school di Italianieuropei
su religione e democrazia. Ripubblicato oggi, in piena bagarre referendaria,
l'intervento di D'Alema in cui spiega le ragioni del suo sostegno ad una
riforma sul modello tedesco offre molti spunti. Del referendum, un anno fa,
diceva che può creare «una situazione rischiosa», ma anche che «può essere uno
stimolo» alla riforma. E la riforma secondo D'Alema deve condurre ad un governo
parlamentare che superi l'attuale «presidenzialismo di fatto», ad un sistema
con pochi partiti (grazie allo sbarramento) che cancelli però l'illusione del
bipartitismo, ad un governo più forte tuttavia estraneo ad ogni deriva
«plebiscitaria». Il modello tedesco è per D'Alema coerente sia con il
bipolarismo che la politica di alleanze. Viceversa se il Pd continuasse ad
ammiccare al bipartitismo, la costruzione di un nuovo centrosinistra
diventerebbe impossibile. Ma è necessario anche un altro salto di qualità. Il
Pd, secondo D'Alema, deve riuscire a radicarsi nella storia della sinistra
riformista. E non solo. Deve lavorare ad una nuova sintesi
tra laici e cattolici, tra riformismo e pensiero religioso. Nel testo della Summer
school si ritrova quella frase sulla «tentazione demoniaca del potere», che
tante polemiche suscitò e che D'Alema attribuisce alla possibile alleanza tra
destra e Chiesa in nome di un cristianesimo ridotto a «religione laica
dell'Occidente». Ma D'Alema cita lo stesso cardinale Ratzinger (nel
colloquio con Habermas) per dire che «se lo Stato accetta il fondamento
religioso, smette di essere pluralistico. Così sia lo Stato che la Chiesa
perdono se stessi». Il cruccio di D'Alema per il partito arriva fino al punto
da ammettere, in un saggio dedicato a Beppe Vacca, che nel '98 sbagliò ad
abbandonare il lavoro di costruzione del «partito di governo della sinistra»
(formula di Vacca). Ora però il Pd è un'altra cosa. E forse, se c'è un
messaggio rivolto al congresso, è che la sinistra e i popolari mantengono una
responsabilità comune verso il Pd che non può considerarsi esaurita nell'atto
di fondazione. Il rinnovamento, scrive D'Alema, non è «l'aspettativa di
improbabili palingenesi generazionali» o «l'attesa messianica di nuovi ragazzi
della provvidenza». «Una nuova classe dirigente non nascerà senza un partito
funzionante e radicato nella società in grado di selezionarla, di formarla e di
metterla alla prova».
( da "Stampa, La" del
14-05-2009)
Argomenti: Laicita'
LA CAMPAGNA
ELETTORALE DI ROBERTO PLACIDO Il consigliere del Pd sale sull'Ape per
riconquistare la sinistra Il target è chiaro, quel popolo di centrosinistra,
soprattutto ex diessino, che si trova smarrito di fronte ad un Pd che non ha
ancora trovato una sua precisa collocazione sullo scacchiere della politica. E
per cercare di recuperare consensi, Roberto Placido, vicepresidente del
Consiglio regionale e candidato alle Europee, ha deciso di puntare tutte le sue
carte sui simboli che possono far rivivere nell'immaginario personale la
sinistra. Colore dominante: il rosso. Mezzo di trasporto individuale: la Vespa.
Vetture per la campagna elettorale: 10 Ape 50 della Piaggio. Strumento per la
comunicazione in piazza: il megafono. Insomma, una campagna in stile vecchio
pci studiata apposta per richiamare al voto elettori delusi e/o incerti. Placido gioca e accentua questo suo voler essere di sinistra
contrapposto a quanti nel Pd hanno predicato e predicano la contaminazione tra
l'anima cattolica, laica e socialista. «Se sarò eletto - promette - andrò in
Vespa al Parlamento europeo». Si vedrà. Intanto Placido incrocia le dita e
ricordando uno slogan del passato si dice convinto che «con Ape di vota». \
( da "Unita, L'" del
14-05-2009)
Argomenti: Laicita'
QUANTO DURA UN'ORA
DI RELIGIONE? Del Papa si parla sempre molto, soprattutto in questi giorni di
viaggio in Terra Santa. Poco rilievo, tuttavia, è stato dato dalla stampa al discorso con cui, una decina di giorni fa,
il Papa stesso ha ribadito che l'insegnamento della religione cattolica (Irc),
lungi dal costituire «un'interferenza o una limitazione della libertà, è un
valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere
una convivenza civile costruttiva». A prima vista la tesi
dell'insegnamento di una religione come modello di autentica laicità è tanto
paradossale da essere subito scartata. Ma forse è opportuno continuare a riflettere
sulle parole papali, almeno per consentirci di mettere in luce alcuni assunti
dell'attuale orientamento vaticano. Eccole. Con gli altri insegnanti, il
docente di religione cattolica deve «porre al centro l'uomo creato a immagine
di Dio», sollecitando ad «allargare gli spazi della nostra razionalità». Lo
scopo deve essere far capire che «la dimensione religiosa è intrinseca al fatto
culturale» e permette di «trasformare la conoscenza in saggezza di vita» dando
«un'anima alla scuola». La religione è infatti «parte integrante della persona»
e condizione del «vivere umano completo»; in breve, «rende l'uomo più uomo». Il
rilievo del discorso papale emerge quando se ne indichino le implicazioni
negative. L'idea che la religione è intrinseca alla cultura implica che senza
la religione non c'è cultura o quella che c'è è insufficiente (lo dimostra la
cultura scientifica che non attinge il mistero e non allarga la
razionalità...). Se la religione è parte integrante della persona, chi non la
coltiva è persona meno integra. Se rende l'uomo più uomo, chi non la fa propria
è meno uomo, più grezzo o incompleto. E infine se la religione dà un'anima alla
scuola, una scuola senza religione è arida o più povera, ecc. ecc. Quattro
secoli fa Pierre Bayle, in polemica coi devoti del suo tempo che negavano
potesse esistere una comunità umana priva di religione, riconosceva come del
tutto concepibile una società di "atei virtuosi", persone cioè con
solidi valori morali indipendenti dalla religione. Oggi il Papa rivendica il
primato morale della religione per l'educazione quasi riecheggiando le parole
dei programmi scolastici ministeriali del 1955 che vedevano nella religione «il
completamento e il coronamento dell'insegnamento». L'idea di individui pensanti
non religiosi è oggi per il Magistero altrettanto improbabile di quella di ateo
virtuoso per gli avversari di Bayle. È in fondo l'ammissione indiretta che
l'unico "laico virtuoso", per la Chiesa, è il laico morto, rassegnato
al precetto "fuori della chiesa, nessuna salvezza". Consulta di
Bioetica
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 14-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Il ministro
Gianfranco Rotondi condivide l'idea di Martina Castellana di istituire in
provincia di Salerno Centri di Ascolto per tutti coloro che intendono
intraprendere il percorso di adeguamento e rettificazione dei caratteri
sessuali. Lo ha detto nel corso di un incontro a Baronissi con la transgender
candidata nella lista Cirielli del centrodestra. «L'incontro - dice Martina
Castellana - è avvenuto all'insegna di una ritrovata
conciliazione tra mondo cattolico e quello laico proprio per una più ampia
rivalutazione dei diritti da riconoscere alla società civile». Martina
Castellana ha ricevuto l'invito a candidarsi alla Provincia proprio per
«rispondre - dice - all'esigenza della società di superare definizioni sessuali
rigide e statiche».
( da "Stampa, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Benedetto Chieffo
canta suo padre Sabato 16 alle 21 la Piazza dei Mestieri di via Durandi 13
ospita alle 21 il recital di Benedetto Chieffo. Il cantante propone nella
circostanza il meglio del repertorio di suo padre, lo scomparso chansonnier
cristiano Claudio Chieffo, personaggio unico nell'ambito della nostrana canzone
d'autore. In un ambiente percepito come laico e spesso
vicino all'impostazione marxista, quale era quello della canzone di protesta
degli Anni 60 e del decennio successivo, Chieffo era una bestia rara: legato al
movimento di Don Giussani, cattolico fervente, fiero della propria fede.
Ebbene, anziché il muro contro muro, con i «rossi» Ivan Della Mea, Francesco
Guccini e Giorgio Gaber nacquero dialogo e amicizia. Ora le canzoni del papà,
da «Io non sono degno» a «La guerra», rivivono nella voce del figliolo;
l'ingresso è libero, informazioni al numero 011/19709600. \
( da "Stampa, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Laicita'
TESTAMENTO
BIOLOGICO. TRA I RELATORI IL TEOLOGO VITO MANCUSO I paradigmi bioetici di fine
vita saranno messi a fuoco da Giovanni Fornero Una legge dopo Eluana Convegno a
Vercelli Medici cattolici e Ordine danno la parola ai
filosofi [FIRMA]ENRICO DE MARIA VERCELLI «Il mondo di oggi vive di troppe
opinioni e di scarsa conoscenza». Da questa constatazione, il presidente
dell'Ordine del medici Pier Giorgio Fossale è partito per presentare, con il
presidente dei Medici cattolici Marzio Grigolon, il
convegno nazionale di Bioetica che Vercelli ospiterà sabato 23 maggio nel
Salone Sant'Eusebio del Seminario. Convegno indetto appunto dai Medici cattolici, con l'appoggio dell'Ordine, della Nuova società
di cultura medica, della Società italiana di Medicina genarale,
dell'Arcidiocesi, della Provincia e del Comune. Si intitola «Il testamento
biologico» e, anche se non è citato da nessuna parte nel programma ufficiale, è
chiaro che verterà sulla vicenda che, nei mesi scorsi, ha fatto discutere
l'Italia intera: il caso Englaro. Fu proprio all'indomani della morte di
Eluana, che Medici cattolici e Ordine annunciarono un
confronto ad alto livello sul dibattutissimo problema del testamento biologico.
Osserva Fossale: «Si disse allora che il convegno sarebbe arrivato tardi per
consentire un ulteriore approfondimento prima del varo della legge, invece
siamo arrivati in tempo perché la legge non è ancora stata approvata». Il
forrum di Vercelli vuole mettere a fuoco il problema, come ha spiegato il
presidente Fossale, nel mondo più obiettivo possibile. Un filosofo e studioso
di bioetica, Giovanni Fornero, inquadrerà la questione di base: la fine della
vita. «Fornero - ha detto Fossale - illustrerà i due paradigmi opposti: quello laico, secondo cui la vita è ''disponibile'' e quindi la
decisione sulla sulla fine è nelle mani dell'uomo, e il paradigma cattolico,
secondo cui la vita ''non è disponibile'': l'uomo non può decidere». Dopo
l'illustrazione di Fornero parleranno due illustri portavoce dei due paradigmi:
il punto di vista laico sarà espresso dal responsabile della pagina di «Scienza
e filosofia» del Sole-24 Ore Armando Massarenti («Eutanasia attiva e passiva e
altre ipocrisie», è il titolo della sua relazione) mentre la prospettiva
cattolica verrà illustrata da Lucetta Scaraffia, giornalista e docente di
Storia alla Sapienza, che ha pubblicato un famoso editoriale sull'argomento,
molto dibattuto, sull'Osservatore Romano. «Ma il convegno - ha proseguito Fossale
- sulla legge che io avrei preferito chiamare del Testamento Biografico, non
Biologico, darà spazio anche ad un terzo paradigma: quello della ''libertà di
usare le nuove tecnologie pur nell'indisponbilità della vita'', tesi, questa,
del docente di Teologia e scrittore Vito Mancuso, una delle menti più alte e
aperte del nostro tempo». E' previsto un intervento dell'arcivescovo Enrico
Masseroni. La speranza di Grigolon e Fossale è che il convegno contribuisca a
far varare una legge «dall'etica forte e dal diritto mite», che non sia troppo
assertiva e che dia ancora spazio al medico.
( da "Repubblica, La"
del 15-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina VI - Firenze
Marco Vedovato, 48 anni, lista Pdl Barbara Cavandoli, 41 anni, lista Pd Più
soldi alle famiglie tagliandoli ai nomadi Poche risorse, lavoriamo con le
associazioni Marco Vedovato, 48 anni, ex presidente della consulta cattolica di
Forza Italia lavora in banca, nel settore borsa e si candida per il consiglio
comunale nella lista del Pdl. Vedovato, qual è la quotazione di Palazzo
Vecchio? «Capisco che le risorse sono quelle sono, ma ritengo che il Comune
dovrebbe prestare maggiore attenzione alle famiglie». Ha un´idea di come fare?
«Tagliando i contributi ai nomadi per esempio». Barbara Cavandoli ha 41 anni, è
responsabile del sociale al Comune di Fiesole ed è candidata nella lista
comunale del Pd. Cavandoli, su cosa vorrebbe impegnarsi? «Su
welfare, giovani, sussidiarietà in termini laici». Che vuol dire
"sussidiarietà in termini laici"? «Mi dicono sempre che la parola
"sussidiarietà" evoca le tonache: oggi che le risorse sono scarse è
però decisivo lavorare con le associazioni».
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 16-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Valerio Caprara Per
qualche membro della tribù dei (sopravvissuti) critici ufficiali sarà
frustrante aggiungere la propria goccia all'oceano. Per quanto ci riguarda,
invece, è divertente cavalcare i cavalloni mediatici sui quali sta volando
«Angeli e demoni», il sequel del «Codice da Vinci» tratto dal bestseller del
furbacchione Dan Brown che, invece, l'aveva scritto prima. Poco importerà agli
spettatori (la cui cifra pare s'ingrossi di giorno in giorno) il parere del
critico e/o del cinéfilo, ma ciò non toglie che vale la pena di precisare cosa
potersi aspettare da uno dei pochi blockbuster rimasti a disposizione. Più che
la sorpresa del messaggio moderato e conciliatorio sui difficili rapporti tra
religione e scienza messo a suggello del kolossal, ciò che salta subito agli
occhi (e alle orecchie) è la strepitosa dinamica dell'azione pura: ricordando
quanta noia e fastidio ci avessero procurato le farraginose disquisizioni
pro-massoniche del «Codice», il profitto è netto. Nella cornice incredibilmente
fascinosa della Roma rinascimentale e barocca, incredibilmente ricostruita
nella Reggia di Caserta e soprattutto al computer, quella che vola sulle
immagini è un'avventura, per così dire, a percorso, erede diretta ancorché
supertecnologica della narrativa e del cinema popolari tramandati da Walter
Scott, Dumas, Kipling, Sabatini e Verne ovvero Curtiz, Korda, Wellman, Walsh e
George Lucas. Appena il Santo Padre è morto, il Camerlengo si ritrova alle
prese col rapimento dei quattro cardinali favoriti alla successione. Bisogna
dunque assoldare Robert Langdon, il superesperto di simbologia arcinemico del
Vaticano: per sconfiggere la sfida terroristica degli Illuminati, una setta che
ha giurato di vendicare il martirio di Galileo, il prof, le guardie svizzere e
i carabinieri si lanciano in una corsa disperata contro il tempo al ritmo di
una scena madre al minuto. Più compatto nella prima che nella seconda parte (il
quarto d'ora finale sembra fatto apposta per attizzare l'ira funesta dei nemici
delle «americanate»), il film rinuncia sin dal primissimo fotogramma a ogni
pretesa di credibilità storica, scientifica e teologica. Anche i lettori del
libro si lamentano di svariate infedeltà di sceneggiatura, ma su questo punto
il discorso si morde la coda perché l'originale di tutto si può dire fornito
tranne che delle suddette prerogative. Di fatto il sodalizio tra il
superprofessionistico regista Ron Howard e il protagonista Tom Hanks funziona
benissimo proprio perché il congegno thrilling si svolge come una visita
guidata della città di Roma, ugualmente percepibile come
angelica e demoniaca: da una parte lo straordinario e sempiterno scenario di
chiese, cripte, monumenti, piazze, fontane; dall'altra l'assedio delle forze
del Male, per noi metafora - più che del laicismo fondamentalista
- di emblematici guai metropolitani come traffico, inquinamento,
incomunicabilità e criminalità.
( da "Stampa, La" del
17-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Chiesa locale Aldo
Ribero Parroco nominato coordinatore pastorale Don Osvaldo Malerba, 52 anni,
parroco di Maria Ausiliatrice a Saluzzo e direttore dell'Ufficio catechistico
diocesano da poco meno di due anni, è stato chiamato a
ricoprire l'incarico di coordinatore pastorale della diocesi di Saluzzo per il
prossimo triennio. La nomina s'inserisce in un progetto di riorganizzazione
complessiva della pastorale diocesana avviata dal vescovo monsignor Giuseppe
Guerrini, che nei mesi scorsi ha riorganizzato le zone pastorali riducendole da
otto a sei. «I compiti che vengono assegnati al coordinatore pastorale erano in
parte finora assolti dal vicario generale, sebbene non fossero competenze
strettamente inerenti il suo ruolo, la cui funzione è soprattutto
istituzionale. In molte diocesi questa figura già è presente e operativa -
sottolinea monsignor Giuseppe Guerrini. -. Sono essenzialmente tre gli ambiti
nei quali il coordinatore è chiamato ad operare: essere il punto di riferimento
per gli Uffici pastorali, per i vicari e le vicarie, oltre che rapportarsi con
il Consiglio pastorale diocesano». Il coordinatore pastorale, già presente in
tutte le altre diocesi della Granda, è destinato a diventare il punto di riferimento
per tutti gli Uffici pastorali e le 91 parrocchie e i cento sacerdoti che
operano nella diocesi del Marchesato. «Mi sembra che nella nostra diocesi -
afferma don Malerba - ci sia un'importante esperienza di collaborazione tra i
vari uffici pastorali e c'è il desiderio di crescere in questo cammino con
stima reciproca, trasparenza e rispetto. Anche le zone pastorali sono sempre di
più il luogo in cui si impara a far camminare insieme le nostre comunità
parrocchiali, secondo le indicazioni del piano pastorale diocesano. Con questo
nuovo lavoro vorrei semplicemente sostenere e incoraggiare queste nuovo stile
pastorale». Mercoledì, alle 21, nel salone parrocchiale
della comunità del Cuore Immacolato di Maria a Cuneo interverrà monsignor
Domenico Segalini, assistente generale dell' Azione cattolica nazionale e
vescovo di Palestrina, per trattare il tema «Cristiani laici nella Chiesa per
la società». fazrib@tin.it.
( da "Stampa, La" del
17-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Giro: vigilia con
Coppi e Bartali Cuneo. Nel salone d'onore del municipio domani sera
presentazione del libro di Ormezzano sui due rivali [FIRMA]MARIO BOSONETTO
CUNEO Il giornalista e scrittore Gian Paolo Ormezzano presenta domani, alle 21,
nel Salone d'onore del Municipio, a Cuneo, il libro «Coppi&Bartali», San
Paolo Edizioni. L'«incontro con l'autore», primo di un calendario nel quale
compaiono anche Elena Loewental, il 20 maggio, e Maria Daniela Raineri, il 24,
organizzato da «Librotour09», con «La Stampa» e «Scrittorincittà», si lega alla
passaggio del Giro e non potrebbe essere altrimenti. Ormezzano dedica, infatti,
la sua opera più recente al duello tra i celeberrimi campioni delle due ruote,
che riempì le cronache. «Una rivalità sportiva che però non era anche personale
- dice Ormezzano -: fu ''pompata'' dai mezzi di informazione perché faceva
gioco, divideva gli italiani in due schieramenti opposti, come guelfi e
ghibellini. Faceva leggere e vendere. In realtà Coppi e Bartali avevano grande
rispetto uno dell'altro, perché ciascuno temeva che solo l'altro fosse in grado
di batterlo». Nel libro si svela anche il «mistero della borraccia», uno dei
pochi episodi di solidarietà sportiva che accomuna i due ciclisti: tanto si è
discusso su chi sia stato ad offrirla all'altro,
durante una massacrante salita. Ormezzano riferisce ora la testimonianza -
decisiva - del fotocineoperatore che scattò l'immagine e che dunque aveva
assistito all'azione nella sua interezza. Nel libro emergono tante altre
differenze tra i due: «di ferro» Bartali, più «fragile» fisicamente Coppi; laico Fausto, pio cattolico Gino, una sorta di «Peppone e don
Camillo su due ruote», si legge nella presentazione del libro, alla cui stesura
hanno collaborato Andrea Bartali e Marina Coppi, come coautori, entrambi
primogeniti dei due assi della bicicletta. Sullo sfondo l'Italia di
allora con i suoi valori, le sue contraddizioni e i suoi sogni. «I campioni di
oggi - sostiene Ormezzano - sono senza dubbio più forti, per alimentazione,
preparazione, forse anche per doping e stimoli economici. Quei campioni, Coppi
e Bartali in particolare, erano ''grandi'' anche perché sfondo alle loro
imprese erano le macerie della Seconda Guerra Mondiale e la voglia e la
necessità di ricostruire». «Nel libro si rivela un'altra rivalità fra i due -
spiega ancora Ormezzano, tifoso e biografo del Torino -: Coppi era granata.
Bartali, seppur tiepidamente, juventino. Non ho sbagliato, dunque, ad essere
coppiano». La Festa del Libro è in svolgimento in corso Nizza angolo corso
Dante, dove sotto un lungo gazebo si può trovare un'aplissima scelta di generi
ed edizioni.
( da "Giornale.it, Il"
del 17-05-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 118 del
2009-05-17 pagina 4 Io, teologo di sinistra scavalcato a sinistra da don
Gianni... di Redazione Caro Lussana, ho riflettuto a lungo, nel lutto, per
questo intervento che ritengo molto importante. Placate le increspature
mediatiche dell'onda anomala della morte, è un mio dovere trarre dal lavoro di
Gianni Baget qualche frutto per la nostra milizia nel mondo. Frutto per pochi
e, forse, seme vivo per tanti impigliati nella rete della cronaca puntuale
della lotta politica del partito nuovo fondato dal cavaliere e del suo governo.
Frutto o seme, devo dire, per la differenza che stride sempre, drammaticamente,
tra la visione dell'Eterno nella quale riposa l'anima di Gianni e l'ansia
drammatica e tumultuosa nella quale nascevano i suoi interventi nel tempo della
vita civile, ecclesiastica e politica. Ho seguito il lavoro di Baget dal
( da "Giornale.it, Il"
del 18-05-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 20 del 2009-05-18
pagina 31 Il dibattito Dall'embrione all'eutanasia, tutti cercano un «limite»
di Redazione Il dibattito sui temi bioetici è diventato sempre più forte nel
corso degli ultimi anni. Si discute di quale sia la vera natura della vita umana.
Di quale sia il momento in cui un embrione inizi realmente a essere un membro
della specie umana. Di quando un malato, in condizioni terminali, debba ancora
essere curato, di quando la terapia si trasformi in accanimento, oppure di
quando «staccare la spina» sia, invece, un delitto contro la vita. Una
discussione così forte, che tocca temi che spaziano dalla libertà alla ricerca
scientifica, passando per la dignità della persona, non poteva non trasformarsi
anche in dibattito culturale, a colpi di libri. Oltre a La crisi del dono di
cui abbiamo ampiamente parlato in questa pagina è impossibile non citare tra le
ultime uscite anche La vita è uguale per tutti. La legge italiana e la dignità
della persona di Paola Binetti (Mondadori, pagg. 132, euro 14). Paola Binetti,
oltre ad essere una deputata del Pd è neuropsichiatria infantile e
profondamente cattolica. Proprio questa sua condizione di «tramite» tra mondi
diversi l'ha spinta a discutere di questi temi. Dal diritto alla salute
all'etica che dovrebbe regolare le scelte di fine vita. Il suo sforzo è proprio
quello di cercare di affrontare queste questioni epocali tenendo insieme la
Costituzione e i valori, le sensibilità, del credente. A partire ovviamente
dalla «frattura» culturale e morale provocata dal caso di Eluana Englaro. Sul
quale la Binetti, tra i promotori della nuova legge sul «fine vita», ha le idee
chiarissime: «A chi si chiedesse che senso abbia una vita come quella di
Eluana, basterebbe sfogliare i giornali di questi mesi per comprendere fino a
che punto è stata in grado di provocare le nostre intelligenze, di toccare i
nostri cuori e di mobilitare le nostre volontà, proprio da quel letto in cui
non sembra capire cosa accada intorno a lei». Ma il libro della Binetti si
inserisce in una discussione molto più ampia per fissare i confini della natura
umana. E non coinvolge solo i cattolici. Edoardo
Boncinelli nel suo L'etica della vita (Rizzoli) si è posto le stesse domande,
relativamente all'embrione, dandosi delle risposte laiche. E questa necessità
di stabilire un limite condiviso è la vera istanza importante. Perché le
risposte etiche non possono venire dalla tecnica o dalla scienza. La
tecnica ci rende capaci di fare sempre più cose. Non di scegliere quali siano
giuste e quali no. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-05-2009)
Argomenti: Laicita'
ANGELA VITALIANO New
York. Quando Barack Obama entra nell'immensa palestra del campus di Notre Dame,
trasformata in sala per la consegna delle lauree, un tifo da stadio lo sommerge
e quasi tutti i presenti si alzano in piedi in segno di rispetto e di accoglienza.
Ma una piccola parte degli studenti, seguendo le istruzioni stampate su un
volantino diffuso dalle associazioni antiabortiste in cui si chiede
specificamente di non applaudire né salutare il presidente, resta seduta in
silenzio. Per la prima volta, dopo oltre due anni di «bagni di folla» in giro
per gli Stati Uniti, l'arrivo di Barack Obama è stato
accolto anche da una piccola folla di oppositori, in Indiana, all'Università di
Notre Dame. La miccia della protesta si era accesa subito dopo l'annuncio che,
il presidente degli Stati Uniti, avrebbe tenuto un discorso nel campus per i
nuovi laureati ed avrebbe ricevuto una laurea «honoris causa». Niente di
strano, visto che lo stesso invito era stato rivolto,
nel passato, a Jimmy Carter, Ronald Reagan e Gorge Bush. Solo che l'università
dell'Indiana, di tradizione cattolica conservatrice, è saldamente collocata su
posizioni antiabortiste e contrarie alla ricerca sulle cellule staminali:
quindi su posizioni ben distanti dalla politica inaugurata dal presidente, che
ha invece incoraggiato la ricerca in questa direzione. Sin dall'inizio del suo
ufficio, Obama aveva chiarito di ritenere che la decisione sull'aborto spetta
esclusivamente alle donne e - azzerando i divieti imposti da Bush - ha riaperto
e rilanciato la ricerca sulle staminali. Un atteggiamento che nell'Università
dell'Indiana qualcuno non gli ha perdonato. Il rettore John Jenkins nella sua
introduzione ha però sottolineato che «il presidente Obama non ha mai smesso di
parlare con chi non condivide le sue posizioni e questo è un valore che
condividiamo». «Sono onorato di essere qui oggi - ha detto subito dopo Barack
Obama - e di ricevere la laurea ad honorem, seppur tanto contestata». Poi,
mentre gli studenti lo applaudono e oppongono i loro cori ad una voce «fuori
campo» che contesta il presidente, Obama preferisce spostare il suo discorso
sul futuro e le sfide che i neolaureati si troveranno ad affrontare. Ma torna
ad affrontare il nodo più difficile e lo fa sottolineando che si può essere in
disaccordo sull'aborto, ma che si può comunque essere uniti nel cercare di
lavorare affinché il numero di aborti diminuisca. «Riduciamo gli aborti
riducendo le gravidanze indesiderate, rendendo le adozioni più facili, dando
aiuto e sostegno alle donne che si tengono il bambino», ha detto il presidente
aprendo agli anti-abortisti con una clausola sull'obiezione
di coscienza e al fronte laico con l'impegno a «politiche sanitarie basate
sul'etica e la scienza, assieme al rispetto per l'eguaglianza delle donne». Una
giornata difficile, in ogni caso. Già sabato 27 dimostranti erano stati
arrestati all'interno del campus, dove si erano introdotti arbitrariamente non
essendo studenti. Anche ieri una ventina di manifestanti che si erano
infiltrati tra studenti e professori sono stati allontanati. Tra gli oltre
2.000 studenti alcuni avevano indossato un berretto di protesta: il classico
«tocco» nero dell'uniforme dei laureati su cui era stampata in giallo una croce
e la sagoma dei piedini di un feto. Da queste contestazioni, però, il
presidente può se non altro sperare di rinsaldare nuovamente la sua posizione
nella base «liberal» che, dopo le recenti decisioni della Casa Bianca sui
tribunali speciali e la censura delle foto dei prigionieri torturati, è
apertamente in polemica con Obama.
( da "Foglio, Il" del
18-05-2009)
Argomenti: Laicita'
18 maggio 2009 Né
reato né diritto Basta con la dimensione penale. Battere la cultura abortista
con efficaci politiche pubbliche Sullaborto le chiese
cristiane non sanno bene che fare, e questo vale anche per la chiesa cattolica.
Sono contro le leggi o le sentenze che da trenta-quarantanni lo
depenalizzano. Non intendono
ovviamente rinunciare a questa contrarietà di principio. Ma non giudicano
possibile battersi realisticamente per abrogare quelle leggi, e hanno dubbi,
molti dubbi, sul significato della dimensione penale in materia: punire,
obbligare, sanzionare, ricacciare nella clandestinità un fenomeno sociale così
esteso non è considerato plausibile. Avviene così quel che è plasticamente
rappresentato dal video in cui Barack Obama parla alla Notre Dame University,
nellIndiana, vecchia e autorevole istituzione cattolica americana. Un vasto
establishment accademico (studenti compresi, e calorosi) appalaude il
presidente, insignito di una laurea honoris causa in nome della sua negritudine
e della sua piattaforma retorica di pace e di lotta alla povertà; mentre molti
vescovi, lex ambasciatrice Usa in Vaticano Mary Ann Glendon e i movimenti
pro life protestano ciascuno a suo modo, anche duramente. LOsservatore
Romano di oggi fa della diplomazia (“Obama alla ricerca di un terreno comune” è
il titolo) e investe nella speranza di un compromesso, che però nessuno prepara. Ma la verità è che
finché le chiese non passeranno dallinterdizione penale
verso le gestanti alla guerra culturale contro laborto, dalla invocazione
di una punizione alla battaglia per politiche pubbliche e atti simbolici pro life, il
fronte antiaborto resterà diviso e imbarazzato, come avvenne in altro contesto
per la campagna della moratoria in Italia. Obama, con la pragmatica istintività
del politico di razza che lo pervade, cerca di conciliare il suo retaggio
cristiano (una black church, roba seria, impegnativa) e la sua educazione
relativista harvardiana e liberal (anche quella roba piuttosto pesante). Lo fa
proponendo appunto un compromesso. Almeno a parole. Mettiamo da parte la legge
draconiana pro choice su cui mi sono impegnato in campagna elettorale, che
legittimerebbe laborto di un milione e duecentomila bambini
lanno con misure definitive - dice - e incentiviamo invece la scelta di
non abortire o di dare in adozione il frutto del concepimento, il bambino. Il furbo politician
Obama ha capito che lAmerica si sta svegliando dal lungo sonno
etico abortista, e che alla lunga lidea dellaborto come atto
moralmente indifferente tende a cedere di fronte alla realtà (e alle ecografie
della gravidanza). Il
suo comportamento è stato finora incoerente (ha
perfino ristabilito i finanziamenti alle agenzie abortiste di pianificazione
familiare). Ma lipotesi del terreno comune su cui
sperimentare forme di unità trasversale contro laborto, accantonando la
dimensione penale, è
non molto dissimile dalla piattaforma politica, civile ed etica della lista
pazza. Se si stabilisse intanto che laborto non è un reato e
non è un diritto, in mezzo cè spazio per combatterlo sul serio. Con
convinzione laica e fede cristiana. Leggi LAmerica è diventata anti-abortista, e noi
che facciamo?
( da "Repubblica, La"
del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 4 - Interni
"Non si fanno le leggi seguendo la fede" Nuovo affondo di Fini sulla
laicità. Monsignor Sgreccia: la Chiesa non tacerà Casini: la politica mette al
bando i valori. Lupi: Gianfranco vuole lo scontro FRANCESCO BEI ROMA -
Gianfranco Fini si conferma contraltare laico dentro il Pdl. «Il Parlamento non
deve fare leggi orientate da precetti di tipo religioso». Una considerazione
semplice quella del presidente della Camera, quasi scontata, pronunciata davanti
agli studenti delle scuole di Monopoli, ma che riapre nuovamente una polemica
accesa tra guelfi e ghibellini. E questo nonostante Fini si auguri che il
dibattito sulla bioetica «venga affrontato senza gli eccessi propagandistici
che ci sono stati da entrambe le parti», perché si tratta di questioni nelle
quali «il dubbio prevale sulle certezze». Ma la Chiesa cattolica non ci sta. «I
temi sui quali il mondo cattolico intende portare il suo contributo - replica
monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della pontificia accademia per la
vita - non sono definibili come precetti religiosi perché riguardano i diritti
fondamentali dell´uomo, sono iscritti nella natura umana, difendibili con la
ragione e iscritti anche nella Costituzione». Insomma, secondo Sgreccia «i cattolici hanno tutte le carte in regole per lanciare
appelli su famiglia, contro l´eutanasia, contro la gravità aborto». Per tale
motivo, «tanto più forte faremo sentire la nostra voce». A difesa del Vaticano
e del "diritto d´ingerenza" si schierano anche l´Udc e i cattolici del Pdl. Manca poco che il centrista Luca Volontè
dia del nazista a Fini: «Siamo alla vergognosa e inaccettabile discriminazione
dei credenti come ai tempi dei totalitarismi neri del ?900». «Noi - spiega
Rocco Buttiglione - non diciamo mai che una cosa è vera perché lo dice il Papa.
Semmai diciamo che il Papa lo dice perché è vera, e ci impegniamo a dimostrarlo
con argomenti ragionevoli». Interviene anche Pier Ferdinando Casini per
difendere «valori e principi» che, sostiene il leader Udc, richierebbero
altrimenti di essere messi al bando dalla politica: «Per fortuna che in
Parlamento c´è ancora qualcuno che vuole fare battaglie su valori e principi
che ormai non hanno diritto di cittadinanza in politica». Ma Fini, com´è già
accaduto in passato, si deve scontrare con l´ostilità e l´imbarazzo che le sue
uscite provocano nel suo stesso partito. «Stupito» dalle parole di Fini, si
dichiara ad esempio il pidiellino Maurizio Lupi, perché l´ex di leader di An
«si pone su un piano di scontro ideologico molto lontano
dalla laicità positiva da lui stesso evocata». E critico è anche il senatore
Gaetano Quagliariello, paladino della battaglia sul decreto Englaro ed
esponente dell´ala teocon del Pdl. Secondo Quagliariello «il vero Stato etico»
non è quello in cui è la Chiesa a dettar legge, bensì «quello in cui si
pretende di governare per legge ogni aspetto della libertà della persona,
sottraendolo alla sua responsabilità». Un discorso che vale «sui temi di
biopolitica, dall´eutanasia alle coppie di fatto, dal matrimonio omosessuale al
testamento biologico fino a progetti che rasentano l´eugenetica». Nel
centrodestra Fini trova sponda nelle sparute voci laiche rimaste. Come quella
di Benedetto Della Vedova, che fa notare come «in una qualunque delle
democrazie avanzate» l´affermazione di Fini «sarebbe considerata scontata e
pacifica. Invece, in Italia, suscita scandalo e il presidente della Camera, per
il solo fatto di averla pronunciata, viene accusato di discriminazione
anticristiana». «Pieno sostegno» a Fini anche dal segretario del Pri Francesco
Nucara, perché il presidente della Camera «ancora una volta difende al meglio i
principi dello Stato laico e della Costituzione». Dall´opposizione si fa
sentire Massimo Donadi, capogruppo dipietrista alla Camera: «Apprezziamo le
parole di Fini. Peccato che sia una posizione isolata nel Pdl, un partito non
solo autoritario, ma ormai anche confessionale».
( da "Stampa, La" del
19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
ROMA «Quando Fini
separa la sfera religiosa da quella temporale non fa altro che riaffermare un
principio fondante del Concilio Vaticano II. La distinzione di ambiti tra Stato
e Chiesa è un caposaldo anche della nostra Costituzione». A difendere
Gianfranco Fini è il «cattolico adulto» del Pd, Pierluigi Castagnetti che
dall'opposizione è disposto a «riconoscere al presidente
della Camera il lodevole intento di svelenire lo scontro laici-cattolici sui temi bioetici», pur esortandolo a «non privare la religione
della possibilità di formare le coscienze anche dei parlamentari». Condivide
l'appello che ha rivolto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a favore
della laicità delle Camere? Si inserisce in un solco già tracciato dal
leader della destra. «Sono d'accordo con Fini sulla necessaria separazione
degli ambiti tra Chiesa e Stato come stabilito dall'articolo sette della
Costituzione. Il problema, però, è non introdurre l'impossibilità che la religione
possa influenzare la cultura del paese e di conseguenza non venga considerata
un'interferenza sull'attività delle Camere. La sentenza sulla laicità della
Corte costituzionale chiarisce in modo illuminante la separazione dei piani,
specificando però che indubbiamente in Italia abbiamo una cultura permeata
dalla religione più diffusa del paese, cioè il cattolicesimo. E ciò non inficia
il principio di laicità». Cosa trova di "cattolicamente accettabile"
nell'intervento del presidente della Camera? «Fini ha ragione ad invocare
pacatezza del confronto sulla bioetica nelle Camere. Abbiamo tutti bisogno di
spogliare il dibattito parlamentare dagli ideologismi che si sono costruiti
attorno ai due versanti, sia quello clericale sia quello laicista. A me sta a
cuore che non si arrivi a ritenere che la religione non abbia titolo di
esprimersi però non bisogna farne una clava da brandire nella contesa politica.
Ed è impossibile dare torto a Fini sul fatto che finora è accaduto esattamente
questo».\
( da "Stampa, La" del
19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Fini: i precetti
religiosi non diventino legge [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI ROMA La religione resti
fuori dal Parlamento e un precetto religioso non diventi una legge dello Stato.
L'ultima uscita «laicista» di Gianfranco Fini fa infuriare il Vaticano, crea
profondo malessere tra i cattolici del Pdl, scatena la
protesta dei «teodem» del Pd. «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da
precetti di tipo religioso», ammonisce il presidente della Camera, Gianfranco
Fini. «Su questi temi il dubbio prevale sulle certezze, oggi c'è un dibattito
aperto nella nostra società da affrontare senza gli eccessi propagandistici
degli ultimi mesi», avverte. Dalla fecondazione assistita, alle unioni di fatto
(incluso il recente incontro a Montecitorio con le associazioni gay), dal caso
Eluana alle critiche al Vaticano per il silenzio sulle leggi razziali, non è la
prima volta che il «giscardiano» Fini entra in rotta di collisione con la
Chiesa. Quando due mesi fa al congresso Pdl, Fini criticò il testamento
biologico sostenuto dalla gerarchie ecclesiastiche («se si impone per legge un
precetto, siamo più vicini a uno Stato etico che laico»), il suo intervento fu
bollato dal giornale della Cei come «un assolo dal cipiglio laicista». Stavolta
la reazione vaticana è frontale («faremo sentire la nostra voce»). «Non si
devono confondere i precetti religiosi menzionati da Fini con i diritti
fondamentali dell'uomo come il rispetto per la vita e l'unità del matrimonio -
insorge il vescovo bioeticista Elio Sgreccia, presidente emerito della
Pontificia Accademia per la Vita -. Non taceremo. Avere fede non ci deve essere
imputato come una colpa, difendiamo diritti iscritti nella natura umana e anche
nella Costituzione. Guai ad alzare steccati tra cattolici e laici. Abbiamo le carte in regole per lanciare appelli a
favore del matrimonio, contro l'eutanasia e l'aborto». Il richiamo alla laicità
del Parlamento non è piaciuto neppure al leader dell'Udc Pier Ferdinando
Casini, secondo cui «i valori e i principi rischiano di essere messi al bando
dalla politica». E per il centrista Luca Volontè, Fini «compie il peggiore
attacco laicista della storia repubblicana». Un attacco «indegno e
insopportabile, antidemocratico, da totalitarismo del '900». Il fronte
«interreligioso» contro le dichiarazioni della terza carica dello Stato schiera
anche Mario Scialoja, guida in Italia della Lega musulmana mondiale: «Il
Parlamento deve legiferare senza offendere i sentimenti religiosi del popolo
italiano. Alcuni precetti fondamentali, come la sacralità della vita, vanno
tenuti in considerazione anche da uno Stato laico». Il no più netto arriva da
un uomo di destra ben introdotto nei Sacri Palazzi come il presidente dei
senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: «Qui c'è in ballo la vita o la morte
quindi non mi si può chiedere di prescindere dalla coscienza e dai
convincimenti di fede, a meno di non voler introdurre per i parlamentari
l'obbligo di ateismo o agnosticismo». Maurizio Lupi, vicepresidente della
Camera, sostiene che Fini «sbaglia e si pone su un piano di scontro ideologico
molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata. Ognuno ha il
diritto e il dovere di difendere ciò in cui crede. Sempre». E Gaetano
Quagliariello, vicepresidente del Pdl al Senato, bacchetta Fini perché le sue
affermazioni possono ingenerare «equivoci» evocando l'immagine di uno stato «teocratico» lontano dalla realtà. Eugenia Roccella,
sottosegretario al Welfare con delega alla bioetica, obietta che non vede
«norme ispirate a precetti religiosi» e cita ad esempio «la legge 40, molto
equilibrata». Nel Pdl Benedetto Della Vedova elogia Fini per «la distinzione
tra leggi di Cesare e di Dio», in quanto il compito del Parlamento è
«preservare la libertà dei cittadini, non imporre la verità religiosa». Bene
Fini, concorda il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi, «peccato che
sia una posizione isolata in una maggioranza non solo autoritaria, ma ormai
anche confessionale». «Sulla laicità non può esserci disciplina di partito -
osserva il segretario del Pd, Dario Franceschini -. I vescovi parlano in Italia
come nel resto del mondo». www.lastampa.it/galeazzi
( da "Tempo, Il" del
19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Fini: «No
alle leggi orientate dalla fede» È polemica, il Pdl prende le distanze. Chiesa
e Udc protestano L'occasione stavolta la offre un incontro con gli studenti
sulla Costituzione. Gianfranco Fini è a Monopoli, in provincia di Bari, quando
spiega in maniera chiara: «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da
precetti di tipo religioso». «Il dibattito sulla bioetica - aggiunge - è
complesso e mi auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici
che ci sono stati da entrambe le parti perchè queste sono questioni nelle quali
il dubbio prevale sulle certezze». Il riferimento alla legge sul testamento
biologico appare non proprio del tutto casuale. Il testo, infatti, dopo essere stato approvato al Senato è tornato da poco più di un mese
alla Camera e attende di essere messo in calendario. E anche stavolta, come già
era accaduto a inizio aprile in occasione della legge sulla procreazione
assistita, l'Udc alza la voce: «Fini compie il peggiore attacco laicista della
storia repubblicana; la fede cristiana non dovrebbe informare il comportamento
e le idee dei deputati? Siamo alla vergognosa e inaccettabile discriminazione
dei credenti, come ai tempi dei totalitarismi neri del '900», protesta Luca
Volontè, deputato casiniano. «Il presidente della Camera - aggiunge Volontè -
passa dal politically correct alla discriminazione religiosa. Fini vorrebbe
favorire il dibattito e le leggi solo nel caso in cui i credenti non abbiano
dato il loro contributo. È un attacco alla libertà e alla dignità della Chiesa.
Un attacco indegno e insopportabile - conclude Volontè - in una parola,
antidemocratico». Il vicepresidente della Camera, il cattolico Maurizio Lupi,
attacca: ««Sono stupito dalle dichiarazioni del presidente Fini. Non capisco la
sua preoccupazione quando parla della necessità di evitare "leggi
orientate da preconcetti religiosi", so però che la nostra Carta
costituzionale è il frutto dell'incontro delle grandi tradizioni che hanno
fatto la storia del Paese». «E so che tra queste, la tradizione cristiana,
ispirata alla dottrina sociale della Chiesa - aggiunge Lupi - ha giocato un
ruolo di primo piano. Se il presidente Fini pensa che certi valori
rappresentino dei "preconcetti religiosi" sbaglia e si pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla
laicità positiva da lui stesso evocata». Dal Vaticano la replica è affidata a
monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della
Vita: la Chiesa cattolica non ha mai pensato di imporre al Parlamento italiano
«precetti religiosi», ma «non tacerà sui temi di bioetica, che riguardano i
diritti umani, i dettami costituzionali, la stessa razionalità umana e
il bene comune». Non si tratta di precetti religiosi, insiste il vescovo, ma
«di argomenti basati sulla ragione e il diritto: il fatto che vengano portanti
avanti dal clero o da organismi cattolici non deve
consentire a nessuno di considerarli come prodotto di una razionalità minore».
Esultano i laici. Dal Pri di Francesco Nucara all'Italia dei Valori con Donadi.
Il vicecapogruppo del Pdl Gaetano Quagliariello prova a metterci una pezza:
«Pur essendo scontate in linea di principio, le affermazioni del presidente
Fini potrebbero indurre a equivoci se riferite alla realtà dei fatti. La verità
- prosegue - è che sui temi di biopolitica, dall'eutanasia alle coppie di
fatto, dal matrimonio omosessuale al testamento biologico fino a progetti che
rasentano l'eugenetica, in Italia come nel resto d'Europa la volontà di
legiferare nasce sempre da una sola parte o dall'azione delle sue appendici
giudiziarie. E questa parte è la parte di chi ritiene che la libertà non si
eserciti attraverso la responsabilità individuale, ma mediante l'affermazione
di diritti che generano altri diritti e la loro trasformazione in leggi dello
Stato. È questo il vero Stato etico che si rischia». La polemica è appena
iniziata. Fini, anche se stavolta appare essere andato anche un po' oltre
rispetto alle precedenti dichiarazioni, non intende fare marcia indietro. Anzi.
( da "Stampa, La" del
19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Di Giorgio
Almirante, il maestro della giovinezza, Gianfranco Fini ha conservato la virtù
semantica, quel parlar chiaro senza girarci attorno. Anche l'ultimo strappo,
quello da Santa Romana Chiesa, il presidente della Camera lo ha consumato senza
perifrasi: «Il Parlamento - ha detto Fini - non deve fare leggi orientate da
precetti di tipo religioso». Concetto della tradizione
laica e anche di grandi leader cattolici come Alcide De Gasperi, ma
che non aveva mai fatto breccia, così esplicitamente, nella destra e nel
centrodestra della Seconda Repubblica. E' l'ultima «conversione» di Gianfranco
Fini, il personaggio della politica italiana che più è cambiato nel corso degli
ultimi mesi. E' come se a cinquantasei anni, dopo una giovinezza e una
maturità vissuti in un milieu post-fascista, Fini avesse deciso di «rifarsi una
vita» politica. La sequenza delle sue esternazioni spiazzanti è troppo lunga
oramai per lasciar pensare ad un rosario di casualità. Sui medici-spia ha fatto
sapere che non era d'accordo. E dal governo gli hanno dato ragione. I presidi
autorizzati a chiedere il permesso di soggiorno ai padri? Il Presidente non
gradiva e i signori del governo hanno cancellato. Il sindaco di Roma voleva
intitolare una strada a Giorgio Almirante? Ecco Fini ricordare la stagione
repubblichina del leader missino. Qualcuno torna a dire che il fascismo ha
fatto anche qualcosa di buono? Ecco Fini sciogliersi nell'apologia
dell'antifascismo. Tra i suoi ex camerati si fanno ancora battute da bar sulle
checche? Ecco il Presidente della Camera ricevere le associazioni gay nel
Palazzo. E tutte le sue esternazioni, anche quelle di minor impatto mediatico,
oramai sono venate di femminismo, multiculturalismo, anti-razzismo, spirito
laico, energica difesa delle ragioni di Israele. Nella tradizione della destra
italiana c'era quel «Dio, Patria e Famiglia» che fece convergere l'Msi (di
Almirante) con la Dc (di Fanfani e Paolo VI) nella battaglia rovinosamente
perduta per cancellare il divorzio in Italia. Un istituto che era diventato legge
grazie ad un Parlamento che, come dice il Fini di oggi, non si era lasciato
orientare da precetti di ordine religioso. Una conversione duratura? Chi lo
frequenta nei giorni di festa, racconta che una delle radici del «nuovo» Fini
stia in una rinnovata dimensione psicologica: la nuova compagna, la nuova
figlia, «persino il frequentare coppie più giovani, con problemi e mentalità
diverse», come racconta uno dei pochi amici anche nel tempo libero, Italo
Bocchino. Una scossa interiore. Ma c'è anche qualcosa d'altro. «Sdoganato» da
Berlusconi nel 1993, per 15 anni Fini non ha mai trovato una dimensione
stabile. Aveva accarezzato la suggestione dell'indipendenza, ma l'elefantino
con Mario Segni si era sgonfiato alla prima curva. Aveva cercato la via della successione
come delfino prediletto del Cavaliere, ma gli era andata male. Anche il partito
non era più quello di una volta, anche per via delle maldicenze propalate in un
caffè romano dagli incauti colonnelli, che lo davano per finito.
Paradossalmente, ma fino ad un certo punto, Fini si è sentito più libero,
proprio quando si è liberato del suo partito. Dal 13 aprile 2008, col trionfo
del Pdl berlusconiano, Fini si è affrancato, ha iniziato a produrre quella
raffica di esternazioni a tutto campo che ancora non si sa dove finiranno. Ma
lui stesso, quando parla riservatamente con i suoi, ha indicato un traguardo.
Una meta che non può esprimere ancora esplicitamente, ma che riassume così:
«Una destra moderna, laica, non populista, non ideologica». Una destra che,
sostiene il «nuovo» Fini, in Italia finora non c'è mai stata.CONTINUA A P
( da "Secolo XIX, Il"
del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Fini riafferma lo
«Stato laico»Pioggia di critiche dalla Chiesa bioetica Roma. I temi di bioetica
tornano a dividere la politica e la Chiesa. Il presidente della Camera, Gianfranco
Fini, rilancia: «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di
tipo religioso». E subito il dibattito s'accende. «I temi sui quali il mondo
cattolico intende portare il suo contributo - risponde monsignor Elio Sgreccia,
presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita - sono temi non
definibili come precetti religiosi; sono temi che riguardano i diritti
fondamentali dell'uomo, come il diritto alla vita, il rispetto della vita, i
diritti che riguardano l'unità del matrimonio e della famiglia. Non sono
precetti religiosi, ma sono iscritti nella natura umana, difendibili con la
ragione e iscritti anche nella Costituzione». Il vescovo invita inoltre a «non alzare steccati perché i cattolici hanno
tutte le carte in regole per lanciare appelli su famiglia, contro l'eutanasia,
contro la gravità aborto e per il diritto alla vita». Il riferimento alla
laicità dello Stato non è piaciuto a Pier Ferdinando Casini, secondo cui «i
valori e i principi rischiano di essere messi al bando dalla politica».
«Per fortuna che in Parlamento - ha detto Casini - c'è ancora qualcuno che
vuole fare battaglie su valori e principi che ormai non hanno diritto di
cittadinanza in politica». Per Luca Volontè, «Fini oggi compie il peggiore
attacco laicista della storia repubblicana», compiendo «un attacco indegno e
insopportabile in una parola, antidemocratico». Apprezzamento per la
dichiarazione del presidente Fini arriva da Maria Bonafede, moderatore della
Tavola Valdese, secondo cui «il Parlamento deve ascoltare tutte le voci che
nascono dalla società civile anche delle Chiese, ma deve essere poi autonomo
nel suo legiferare». 19/05/2009
( da "Giornale.it, Il"
del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 119 del
2009-05-19 pagina 37 Il manicomio ispira Bellocchio ma la politica affloscia il
film di Maurizio Cabona «Vincere» parte bene ma rallenta con troppi brani
d'epoca Le nozze col Duce raccontate come un delirio della Dalser POCHI
APPLAUSI Alla «prima» per la stampa tiepida accoglienza all'unica opera
italiana CannesDopo la follia per lutto in Antichrist di Lars von Trier, la
follia per abbandono in Vincere di Marco Bellocchio. Unico film italiano in
concorso, Vincere condensa le angosce dell'ormai lunga vita del regista in un
film meno lungo, due ore e otto minuti, ma riducibile con notevole giovamento,
se alle spalle di Bellocchio ci fosse stato un
produttore di polso. Infatti Vincere è fardellato di brani documentari,
stravisti da chi li capisce, molesti per gli altri. Se questo è il difetto
quantitativo, spiegabile con una futura diffusione tv, c'è il difetto
qualitativo: a forza di insistere che la vicenda di Ida Dalsèr (Giovanna
Mezzogiorno) è strettamente connessa con Benito Mussolini (Filippo Timi), padre
di suo figlio Benito Albino (ancora Timi), non come privato, ma come politico,
Bellocchio voleva far assurgere il caso personale a dramma nazionale. E
piantare - perché no? - un altro chiodo nella bara del Duce. Invece Vincere
induce lo spettatore meno maturo a credere che l'orrore del manicomio patito
dalla Dalsèr sia qualcosa di allora e solo di allora, di italiano e solo di
italiano, di arretrato e solo arretrato, cattolico e solo cattolico, di
fascista e solo di fascista. Un film dello scorso Festival, il formidabile
Changeling di Clint Eastwood, aveva però raccontato un caso simile - ricovero
in manicomio di una giovane donna trasgressiva nella democratica, protestante e
ricca California del 1928, e sempre per via di un bambino, sebbene rapito e
ucciso da un maniaco, e non figlio del presidente degli
Stati Uniti. In anni recenti, democratici, laici e antifascisti, nella stessa
Francia socialista, cara al presidente del Festival di Cannes, Gilles Jacob,
François Mitterrand ha avuto una figlia illegittima che era «segreta» solo per
la stampa, che non ne scrisse per decenni, finché il settimanale Minute non
infranse l'omertà. Ma allora si parlava - giustamente - di buon gusto,
non di censura... E casi del genere, d'imbarazzo per prole pregressa, si
rintracciano lungo tutta la storia. O di prole residua di un potere finito,
come il caso sempre francese, ma napoleonico, dell'Aiglon, citato proprio dalla
Dalsèr/Mezzogiorno come antecedente. Bellocchio accenna solo la personalità
della Dalsèr, notevolissima per l'epoca, lasciando lo spettatore quasi ignaro
che questa trentaquattrenne trentina del 1914 era suddita austroungarica,
quindi viveva in una società più avanzata che quella del Regno d'Italia, che
aveva studiato a Parigi e che aveva idee precise in cultura e in politica. Fu
però questa personalità insolita (lo sarebbe anche oggi) che affascinò
Mussolini, che aveva anche lui, seppur meno confortevolmente, vagato per
l'Europa. A Bellocchio non interessa l'amore fra loro, ma le sue conseguenze,
il bambino e l'abbandono. Ma senza sapere che «cavalla matta», ma anche donna
più interessante delle altre, fosse la Dalsèr non si capisce il seguito. Che
pare solo una congiura dove la meschinità, che c'era dall'inizio da parte di
Mussolini, si alleò alla ragion di Stato, che sopravvenne, specie dopo il
Concordato col Vaticano. Meriti di Vincere? Rompe il silenzio cinematografico
su un'atroce ingiustizia; ricorda che il fascismo nacque da un ovulo socialista
e da uno spermatozoo king size, come la prima guerra mondiale (Lenin, che era
socialista e beneficiò di quest'ultima, rimproverò ai compagni italiani di
essersi lasciati sfuggire con Mussolini l'unica rivoluzionario fra loro) e
dimostra l'inalterata capacità visiva di Bellocchio nell'inveire - con i suoi motivi
- contro le «istituzioni totali», come collegi e manicomi. Giovanna Mezzogiorno
ottiene un'ampia vetrina: la sua bellezza ne è valorizzata, la sua recitazione
andava modulata meglio secondo le età del personaggio. La stampa in sala ha
applaudito, ma poco. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Giornale.it, Il"
del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 119 del
2009-05-19 pagina 1 «Leggi più laiche» Chiesa contro Fini
malumori nel Pdl di Redazione La religione resti fuori dal Parlamento.
Gianfranco Fini dice che le leggi si devono fare senza il condizionamento dei
«precetti di tipo religioso». Una presa di posizione che mette in allarme la
Chiesa e fa scoppiare la protesta dell'Udc ma anche della componente cattolica
del Pdl. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Messaggero, Il"
del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Martedì 19 Maggio
2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - «Sulle politiche dell'immigrazione il
centrodestra deve avere la forza di aprire con la Chiesa un confronto franco.
Una malintesa tolleranza può portare ad annientare la nostra tradizione e le
stesse radici cristiane». Gaetano Quagliariello, vicepresidente del gruppo Pdl
al Senato, prende sul serio le critiche cattoliche al ddl sicurezza e ai
respingimenti in mare. E chiede alla sua parte di non affidarsi solo alla
diplomazia. Come può negare la coerenza della Chiesa? Vi critica sulle
politiche sociali e dell'immigrazione così come vi ha sostenuto nella battaglie
sui temi bioetici. «C'è la tentazione a leggere questa simmetria, ma io credo
che i problemi siano profondamente diversi. Da una parte esistono principi
previi, dall'altra si tratta riconoscere chi sono i deboli che vanno aiutati. E
oggi questi deboli non sono solo coloro che giungono in Italia con una
speranza, ma anche tanti nostri concittadini che vivono da stranieri nei loro
quartieri, e temono di subire atti di violenza. Solo politiche che sanno coniugare
la difesa dei vecchi e dei nuovi deboli possono essere considerate all'altezza
dei tempi». Non le sembra di rispondere alle critiche spiegando alla Chiesa
cosa dovrebbe fare? «Lungi da me cedere a questa tentazione. Mi sono sempre
battuto e continuerò a farlo perché la Chiesa possa esprimere le proprie
posizioni. La politica dovrebbe ascoltarle e non
strumentalizzarle, e poi scegliere laicamente e liberamente». Berlusconi ha
detto no alla società multi-etnica. E ammetterà che questa è un'espressione
sbagliata o quantomeno infelice, come la Chiesa ha sottolineato. «Fuori dalle
polemiche contingenti, questo è uno dei temi centrali. Si può dire che
la società occidentale, oggi, è multi-culturale nel senso che le diverse
culture si incontrano, si scontrano e si ibridano. E su questo non si può non
essere d'accordo. Ma guai a dimenticare che il multiculturalismo è anche una
precisa teoria che pretende di dare ad ogni cultura una legittimazione propria,
un proprio codice di comportamento, un proprio diritto. E il fondamento di
questa teoria è il relativismo: se non posso stabilire a priori che alcuni
principi siano migliori di altri, devo consentire a ciascuno di adottare le
proprie regole». Vuole limitare le libertà e i diritti? «Voglio affermare il
principio della legalità. Perché questa è la sola strada che consente di
coniugare libertà e diritti. Non possiamo consentire che ogni etnia si
organizzi secondo i propri principi, a rischio di violare pesantemente i
diritti dei singoli appartenenti. È sotto gli occhi di tutti che una malintesa
tolleranza rechi con sé pericoli di questa natura. E la Chiesa farebbe bene a
non sottovalutarli. Vogliamo finire come in Olanda, dove ci sono i negozi di
sesso e a due strade di distanza circolano donne col burqua, oppure si
trasformano chiese in moschee? O vogliamo sopportare nel nostro Paese
l'infibulazione, o il fatto che le donne godano di meno diritti che nei loro
Paesi d'origine?». Non avverte il rischio che senza carità la fede cristiana
diventi ideologia, magari, come alcuni dicono, la "religione laica
dell'Occidente"? «La carità è un caposaldo della dottrina della Chiesa.
Essa deve essere innanzi tutto praticata dalle singole persone. Nelle politiche
pubbliche è bene che la carità si sposi col principio della legalità, per
evitare che possa produrre risultati diversi o addirittura opposti rispetto a
quelli che si propone».
( da "Corriere della Sera"
del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Cultura data: 19/05/2009 - pag: 36 Anticipazioni Una conversazione tra
il cardinale e don Luigi Verzé Confronti Ragione e senso del cristianesimo.
Domani in libreria Martini: porte aperte ai fedeli cattolici
divorziati e risposati La Chiesa cerchi una soluzione al problema Anche il
celibato dei preti si può discutere di CARLO MARIA MARTINI e LUIGI MARIA VERZÉ
Carlo Maria Martini Non so se sono sveglio o sto sognando. So che mi trovo
completamente al buio, mentre un lento sciabordio mi fa pensare che sono su una
barca che scivola via sull'acqua. Cerco a tastoni di stabilire meglio il luogo
in cui mi trovo e mi accorgo che vicino a me vi è un albero, forse l'albero
maestro dell'imbarcazione. A poco a poco mi avvicino così da potermi aggrappare
a esso con le mani, per avere un po' di sicurezza e di stabilità nei sempre più
frequenti moti della barca sulle onde. In questo tentativo incontro qualcosa che
mi sembra come una mano d'uomo. Forse è un altro passeggero che sta cercando
anche lui di appoggiarsi all'albero maestro. Non so chi sia, come non so io
stesso come mi sia trovato su questa barca. Ma il tocco di quella mano mi dà
fiducia: mi spingo avanti così da poterla stringere ed esprimere la mia
solidarietà con qualcuno in quell'oscurità che mette i brividi. Vorrei anche
tentare di dire qualcosa, pur non sapendo se il mio compagno di barca capisce
l'italiano. Ma nel frattempo lui inizia a farmi qualche breve domanda, a cui
sono lieto di rispondere. Si tratta di una persona che non conoscevo, ma di cui
avevo sentito parlare. Mi colpiva il suo interesse per me in quel momento
difficile, in cui ciascuno avrebbe voglia di pensare solo a se stesso. Dialogando
così nella notte fonda, in quel momento di incertezza e anche di pericolo si
videro a poco a poco spuntare le prime luci dell'alba. Riconobbi il luogo in
cui mi trovavo: eravamo noi due soli in barca. E usando alcuni remi che
trovammo in fondo a essa, ci mettemmo a remare verso la riva, fermandoci ogni
tanto per assaporare la tranquillità del lago. Ci siamo detti molte cose in
quelle ore. È venuto chiaramente alla luce durante la conversazione che eravamo
tanto diversi l'uno dall'altro. Ma ci rispettavamo come persone e ci amavamo
come figli di Dio. Anche il fatto di trovarci sulla stessa barca ci permetteva
di comprenderci e di accoglierci, così come eravamo. Tra le prime cose che ci
siamo detti c'è naturalmente un poco di autopresentazione. Così ho appreso che
il mio interlocutore aveva nientemeno che ottantanove anni, mentre io ne avevo
ottantadue. Don Luigi Verzé (tale appresi poi essere il nome di colui che
viaggiava con me) presentava la sua vita come quella di uno che aveva vissuto
sessantuno anni di sacerdozio. (...) *** Luigi Maria Verzé Quanto è cambiata
ora la valutazione etica ecclesiastica, rispetto a quella imposta ai tempi
della mia infanzia. D'altra parte, poiché la moralità è imperativo categorico,
la gente si fa una propria etica laica e la Chiesa resta con un'etica cristiana
incongruente perché incondivisa dagli stessi devoti. Ricordo, per esempio, che
nella mia visita alle favelas del Brasile frequentemente mi incontravo con
povere donne senza marito con un bimbo in seno, un altro in braccio e una
sfilza di altri che le seguivano, tutti prodotti di diversi mariti. Era
giocoforza concludere che la pillola anticoncezionale andava consigliata e
fornita. Il Brasile, totalmente cattolico fino agli anni Ottanta, ora è
disseminato di chiese e chiesuole semicristiane, organizzate però sui bisogni
anche spiccioli della gente. La Chiesa cattolica è troppo lontana dalla realtà,
e le fiumane di gente, quando arriva il Papa, hanno più o meno il valore delle
carnevalate e delle feste per la dea Iemanjà, l'antica Venere cui tutti,
compreso il prefetto cristiano, gettano tributi floreali. La Chiesa, più che
vivere, sopravvive sulle ossa degli eroici primi missionari. E poiché siamo in
tema di morale pratica, che cosa dice, Eminente Padre, della negazione dei
sacramenti a devotissimi divorziati? Io penso che anche ai sacerdoti dovrebbe
essere presto tolto l'obbligo del celibato, poiché temo che per molti il
celibato sia una finzione. E non sarebbe più vantaggioso che la consacrazione
dei vescovi avvenisse su acclamazione del popolo di Dio, oggi così estraneo ai
fatti della Chiesa? Forse non si è ancora maturi per tutto questo, ma Lei non
crede che siano temi ai quali si dovrebbe pensare pregando lo Spirito? Carlo
Maria Martini Oggi ci sono non poche prescrizioni e norme che non sempre
vengono capite dal semplice fedele. Per questo, la Chiesa appare un po' troppo
lontana dalla realtà. Purtroppo sono d'accordo che le fiumane di gente che
vanno a manifestazioni religiose non sempre le vivono con profondità. Occorre
prepararle, e occorre dopo dare un seguito di riflessione nell'ambito della
parrocchia o del gruppo. Non credo, però, che si possa dire che in Paesi come
il Brasile, la Chiesa non vive ma sopravvive soltanto sulle ossa dei primi
eroici missionari. La Chiesa vive là anche su gente semplice, umile, che fa il proprio dovere, che ama, che sa comprendere e
perdonare. È questa la ricchezza delle nostre comunità. Tanti laici di queste
nazioni e anche tanti laici vicino a noi sono seri e impegnati. Lei mi chiede
che cosa penso della negazione dei sacramenti a devotissimi divorziati. Io mi
so-
( da "Corriere della Sera"
del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Politica data: 19/05/2009 - pag: 15 Cattolico pdl Il vice di
Montecitorio: sono stupito, non capisco le perplessità di Gianfranco Lupi: è
discriminazione al contrario I miei valori valgono come i suoi dubbi MILANO Il
presidente della Camera ormai esterna da mesi però la meraviglia irrompe solo
ieri, dopo quel no secco all'ingresso della fede in Parlamento: «Sono stupito
davvero, io queste preoccupazioni di Gianfranco proprio non le capisco. La sua
è una discriminazione al contrario, quasi una sorta di razzismo: il suo dubbio
e le perplessità degli altri hanno pari dignità delle mie certezze e dei valori
manifestati da chi non la pensa come lui». L'evidenza di cui parla Maurizio
Lupi vicepresidente della Camera è cattolica e ha radici personali e politiche:
50 anni, nato cresciuto e attualmente residente agli Olmi, periferia ovest di
Milano, il deputato eletto con il Popolo delle libertà da studente incontra Don
Luigi Giussani e Comunione e liberazione, un legame che ha voluto mantenere
costante negli anni. Oggi non si scandalizza dell'ultima posizione assunta
dall'ex ragazzo dell'Msi che ha traghettato An al governo ed è arrivato sul
punto più alto di Montecitorio, pero ci tiene a porgli una domanda: «Da cos'è
nata la nostra Costituzione? Dall'apporto di differenti tradizioni e ideali: la
dottrina sociale della Chiesa ha ispirato i padri costituenti così come i
valori socialisti. Istanze lontane ma che sulla Carta convivono. Laicità
significa riconoscere che i contributi possano giungere da più parti». E una di
quelle parti, nel convincimento dell'onorevole Lupi, è il cattolicesimo: «Lo
diceva persino quello spirito laico di Benedetto Croce, che non possiamo non
dirci cristiani. Non si possono fare le leggi ispirandosi al nulla, è
sbagliato. Ogni norma nasce da un confronto o da un sano scontro di idee. Ma
alla fine è sintesi, mediazione necessaria. Non si invoca una presunta
violazione di libertà in nome di un'idea distorta dello
Stato laico: io potrei dire che non mi piace mettermi la cintura di sicurezza
in macchina perché mi limita. Però la legge me lo impone perché si basa sul
presupposto di un bene comune a difesa dell'uomo». Pur non avendo pensato che
il presidente della Camera possa mai venir meno «al ruolo di garante
istituzionale che ben ricopre», a Lupi resta un unico timore: «Negli
ultimi tempi Fini ha espresso molte posizioni distanti dal Pdl e io l'ho sempre
ritenuto un vantaggio, un arricchimento per il partito. Purtroppo per lui io
non mi sento una minoranza culturale perché credo in Dio, perciò con quelle sue
frasi ha soltanto rischiato di discriminare un'esperienza cristiana che ha la
medesima dignità di ogni altra istanza». Elsa Muschella Maurizio Lupi,
vicepresidente della Camera
( da "Unita, L'" del
19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
SUSANNA TURCO Sta
fuori dalla campagna elettorale, ma si rende protagonista di uscite ad effetto
(urticante) con una frequenza degna della miglior competizione all'ultimo voto.
Adesso - a rischio dell'effetto sovraesposizione - Gianfranco Fini, dopo la
settimana dedicata agli immigrati (ci è tornato anche ieri, comunque), dice la
sua sul fronte bioetica-laicità. Lo fa da Monopoli, durante un incontro con gli
studenti dedicato alla Costituzione. «Il Parlamento deve fare leggi non
orientate da precetti di tipo religioso», dice. Frasetta semplice,
all'apparenza. Quel che è di Cesare, quel che è di Dio: l'hanno sempre detto
anche i democristiani, quelli veri. Putiferio nel centrodestra Ma il tema, già
pezzo forte del discorso-manifesto al congresso fondativo del Pdl di fine marzo
insieme con il no al biotestamento, stavolta crea un vero e proprio putiferio.
Perché non è preceduto e seguito dalla divorante liturgia berlusconiana. E
soprattutto perché stavolta Fini parla indossando le vesti delle istituzioni:
«Il dibattito sulla bioetica è complesso e mi auguro venga affrontato senza
eccessi propagandistici», spiega, «perché sono questioni nelle quali il dubbio
prevale sulle certezze». Bene. Mentre il pensiero corre al ddl Calabrò di cui
si parlerà più avanti, a prevalere nelle reazioni senza dubbio sono le
certezze. Durissima la Chiesa. Ancora peggio l'Udc, che parla addirittura di
«un appello alla discriminazione verso i cattolici
impegnati in politica, che riporta nel più buio dei totalitarismi neri nel
Novecento». E infine - mentre i vertici del Pd salvo eccezioni preferiscono
tacere - arrivano attacchi dallo stesso Pdl, prima per bocca del ciellino
Maurizio Lupi («Fini sbaglia, si pone su un piano di scontro ideologico»). Poi
attraverso la sottosegretaria e sacerdotessa del familismo cattolico Eugenia
Roccella. La quale addirittura afferma di «non vedere leggi ispirate a precetti
religiosi»: nemmeno quella sulla procreazione assistita o il progetto sul
testamento biologico, naturalmente. Chiamata in causa, la Chiesa non si
risparmia. Né in tempismo, né in toni. «Non si tratta di precetti religiosi ma
di argomenti basati sulla ragione e il diritto: il fatto che vengano portanti
avanti dal clero o da organismi cattolici non deve
consentire a nessuno di considerarli come prodotto di una razionalità minore»,
dice fra l'altro monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia
Accademia della Vita. E il biotestamento? «Strano, dovrebbe trattarsi di una
puntualizzazione scontata, e invece finisce per apparire apodittica: sui temi
di bioetica, le leggi devono rispettare la libertà religiosa e morale di
tutti», commentail neo-finiano Benedetto Della Vedova. Su questo fronte, del
resto, il presidente della Camera può contare su un sostegno trasversale anche
nel Pdl. A partire dalla fedelissima Giulia Bongiorno, che già ha promesso
barricate - ora per allora - per cambiare il testo del progetto di legge sul
fine vita. L'argomentazione, peraltro, è quella stessa ribadita da Fini: «Sui
temi che riguardano il singolo con se stesso, il legislatore deve distinguere
tra ciò che è reato e ciò che è peccato». E non sarebbe la sola nella
battaglia. Da un conteggio sommario effettuato dal radicale Della Vedova,
potrebbero essere almeno una cinquantina i parlamentari del Pdl pronti a votare
contro il biotestamento nella versione uscita dal Senato. Un fronte
laico-moderato che queste uscite del presidente della Camera non fanno che
galvanizzare. Proprio in vista, fra l'altro, della discussione a Montecitorio
del ddl Calabrò. Sempre che se ne discuta (non prima di settembre). Perché c'è chi giura che più si rende evidente la lacerazione
laici-cattolici nel Pdl, più diventa difficile che quel progetto diventi una
legge vera e propria. Il presidente della Camera è ormai una voce del dissenso
nel suo partito. Ieri è stato lapidario: il Parlamento non faccia leggi seguendo precetti
religiosi. Nel mirino il biotestamento. Le ire del Pdl e della Chiesa.
( da "Unita, L'" del
19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
«È una voce anomala
ma il Pdl fa altro» FEDERICA FANTOZZI Federica Mogherini, componente della segreteria
del Pd. Fini ha avvertito il PdL: sul testamento biologico non si faccia una
legge orientata da preconcetti religiosi. Applauso da Largo del Nazareno? «Il
punto è la coerenza. Fini in queste settimane ci ha abituati a posizioni
certamente difformi da quelle del PdL...». Anche prima di queste settimane: dal
referendum sulla Legge
( da "Tempo, Il" del
19-05-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Il presidente
della Camera avverte il Parlamento Fini: "No a leggi orientate dalla
fede" "Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di
tipo religioso". E' l'affondo laico del presidente della Camera Giancarlo
Fini che, dialogando con gli studenti sui temi della Costituzione, ha evocato
il dibattito su bioetica e testamento biologico. polemiche dalla Chiesa e
dallUdc. L'occasione stavolta la offre un incontro con gli studenti sulla
Costituzione. Gianfranco Fini è a Monopoli, in provincia di Bari, quando spiega
in maniera chiara: «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di
tipo religioso». «Il dibattito sulla bioetica - aggiunge - è complesso e mi
auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati
da entrambe le parti perchè queste sono questioni nelle quali il dubbio prevale
sulle certezze». Il riferimento alla legge sul testamento biologico appare non
proprio del tutto casuale. Il testo, infatti, dopo essere stato
approvato al Senato è tornato da poco più di un mese alla Camera e attende di
essere messo in calendario. E anche stavolta, come già era accaduto a inizio
aprile in occasione della legge sulla procreazione assistita, l'Udc alza la
voce: «Fini compie il peggiore attacco laicista della storia repubblicana; la
fede cristiana non dovrebbe informare il comportamento e le idee dei deputati?
Siamo alla vergognosa e inaccettabile discriminazione dei credenti, come ai
tempi dei totalitarismi neri del '900», protesta Luca Volontè, deputato casiniano.
«Il presidente della Camera - aggiunge Volontè - passa dal politically correct
alla discriminazione religiosa. Fini vorrebbe favorire il dibattito e le leggi
solo nel caso in cui i credenti non abbiano dato il loro contributo. è un
attacco alla libertà e alla dignità della Chiesa. Un attacco indegno e
insopportabile - conclude Volontè - in una parola, antidemocratico». Il
vicepresidente della Camera, il cattolico Maurizio Lupi, attacca: ««Sono
stupito dalle dichiarazioni del presidente Fini. Non capisco la sua
preoccupazione quando parla della necessità di evitare "leggi orientate da
preconcetti religiosi", so però che la nostra Carta costituzionale è il
frutto dell'incontro delle grandi tradizioni che hanno fatto la storia del
Paese». «E so che tra queste, la tradizione cristiana, ispirata alla dottrina
sociale della Chiesa - aggiunge Lupi - ha giocato un ruolo di primo piano. Se
il presidente Fini pensa che certi valori rappresentino dei "preconcetti
religiosi" sbaglia e si pone su un piano di scontro ideologico
molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata». Dal Vaticano la
replica è affidata a monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della
Pontificia Accademia della Vita: la Chiesa cattolica non ha mai pensato di
imporre al Parlamento italiano «precetti religiosi», ma «non tacerà sui temi di
bioetica, che riguardano i diritti umani, i dettami costituzionali, la
stessa razionalità umana e il bene comune». Non si tratta di precetti
religiosi, insiste il vescovo, ma «di argomenti basati sulla ragione e il
diritto: il fatto che vengano portanti avanti dal clero o da organismi cattolici non deve consentire a nessuno di considerarli come
prodotto di una razionalità minore». Esultano i laici. Dal Pri di Francesco
Nucara all'Italia dei Valori con Donadi. Il vicecapogruppo del Pdl Gaetano
Quagliariello prova a metterci una pezza: «Pur essendo scontate in linea di
principio, le affermazioni del presidente Fini potrebbero indurre a equivoci se
riferite alla realtà dei fatti. La verità - prosegue - è che sui temi di
biopolitica, dall'eutanasia alle coppie di fatto, dal matrimonio omosessuale al
testamento biologico fino a progetti che rasentano l'eugenetica, in Italia come
nel resto d'Europa la volontà di legiferare nasce sempre da una sola parte o dall'azione
delle sue appendici giudiziarie. E questa parte è la parte di chi ritiene che
la libertà non si eserciti attraverso la responsabilità individuale, ma
mediante l'affermazione di diritti che generano altri diritti e la loro
trasformazione in leggi dello Stato. è questo il vero Stato etico che si
rischia». La polemica è appena iniziata. Fini, anche se stavolta appare essere
andato anche un po' oltre rispetto alle precedenti dichiarazioni, non intende
fare marcia indietro. Anzi.
( da "Riformista, Il"
del 20-05-2009)
Argomenti: Laicita'
intervista parla
andrea riccardi, vincitore del "Carlo Magno" «Respingimenti? Gli
slogan non risolvono» di Paolo Rodari C'è un legame profondo tra l'idea
d'Europa propria della Comunità di Sant'Egidio e il premio che domani lo stesso
fondatore della Comunità, Andrea Riccardi, riceverà in quel di Aquisgrana
(Germania): il Carlo Magno, prestigioso premio tedesco conferito, negli anni
scorsi, a statisti e grandi europei. «Ricevo il premio come "non
politico" - spiega Riccardi al Riformista -. E la cosa è significativa:
non è, infatti, con i piccoli passi ai quali la politica spesso è costretta che
si costruisce l'Europa». Come si costruisce l'Europa? «Di certo non coi
dibattiti urlati o gli slogan venduti per nulla. L'Europa si costruisce con un
progetto di lungo periodo che sappia riconoscere l'importanza stessa che il
concetto d'Europa ha. Sono convinto che in questi dieci-quindici anni d'inizio
secolo saremo chiamati a fare le scelte fondamentali per il futuro dell'Europa.
E la prima scelta è quella verso una politica di forte integrazione».
Integrazione è una parola difficile di questi tempi, soprattutto in Italia. «Se
non sceglieremo una forte integrazione europea saremo indeboliti perché andremo
da soli all'appuntamento col mondo. Vi andremo come tante piccole monadi
(Belgio, Olanda, Italia, etc), sconfitte in partenza. Faccio un esempio. Mi
trovavo recentemente a New Delhi. All'ambasciata italiana c'era chi mi esaltava
il futuro del made in Italy in India. E gli indiani mi chiedevano: "Ma
dov'è l'Italia? Quanto è grande? E perché non parlate inglese come gli altri in
Europa?". La domanda è legittima: o abbiamo il coraggio d'essere insieme,
d'essere Europa, oppure restiamo tante monadi isolate senza futuro». Lei è per
la politica dell'aprire le frontiere e dentro tutti? «Non sono per un'Europa
che diventi come un grande Libano. Ma sono per il riconoscimento di ciò che
l'Europa già è: un mondo dalle mille "heimat", mille patrie locali:
realtà da armonizzare. L'Europa è complessa e con questa complessità occorre
fare i conti. E poi noi tutti siamo più europei di quello che pensiamo. Gran
parte della nostra vita viene influenzata da quello che capita a Bruxelles». I cosiddetti
«respingimenti» che il governo italiano vuole mettere in pratica nei confronti
dei clandestini che bussano alle nostre coste cozzano con questa visione
d'Europa? «Ho molti dubbi sull'opportunità di far fare un lavoro umanitario di
comprensione della realtà di persone che fuggono situazioni di guerra alla
Libia. Ho molti dubbi su questo modo di operare. Stavo recentemente in Etiopia.
Ho parlato con un ragazzo che mi ha raccontato la sua esperienza di immigrato
in Libia. L'hanno respinto dopo averlo torturato. Non possiamo illuderci che
coi fili spinati o coi centri di permanenza temporanea risolviamo il problema.
L'immigrazione è un fenomeno storico di portata epocale e non si può affrontare
così. Anzi:l'immigrazione non si ferma proprio. Piuttosto investiamo
sull'Africa. Aiutiamo i governi africani a non far scappare i loro cittadini.
Facciamo politiche di sviluppo serie. Di questo noi e loro abbiamo bisogno». Ma
gli italiani spesso si sentono soli di fronte al problema di tantissimi
stranieri che arrivano nelle nostre città
«Occorre avere i nervi
saldi e guardare i fenomeni sul lungo periodo. Si diceva che l'Italia sarebbe divenuta un paese
musulmano. E, invece, non lo siamo. Semmai siamo un paese ortodosso. Abbiamo 1
milione e 200 mila ortodossi nel nostro paese. Abbiamo 800 mila romeni:
vogliamo dire che i romeni non sono integrabili? Ripeto: non è come un grande
Libano che credo l'Italia debba diventare. Ma un paese capace di guardare ai
fenomeni senza politiche urlate e basate sul nulla, questo sì». Lo spaesamento
degli italiani però resta. «Lo spaesamento è originato da un allarmismo ingiustificato.
Prendiamo gli zingari: vogliamo dire che gli zingari sono una minaccia
all'identità nazionale? No, piuttosto, anche grazie a certi allarmismi, è un
antigitanismo che si sta radicando nel paese. Certi allarmi fanno bene solo in
chiave elettorale ma non aiutano il paese. Anzi, a furia di porci in un certo
modo stiamo diventando antipatici all'estero». Ritiene che le leggi italiane,
oltre che gli stranieri, debbano tutelare anche le diverse fedi presenti? «Benedetto Croce diceva che non possiamo non dirci cristiani. Io
dico che non possiamo non dirci laici. Io sono cattolico e sono laico. E per
questo ritengo che il cristianesimo è un fondamento e una risorsa della nostra
società. Perché buttarlo via?». 20/05/2009
( da "Messaggero, Il"
del 20-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì 20 Maggio
2009 Chiudi di SERGIO TALAMO NELLA cultura e nella politica italiana c'è un
Muro che sembra non cadere mai. È quello fra "laici" e "cattolici". Una condanna a rivedere sempre lo stesso
film, che va da Porta Pia ai referendum degli anni '70 passando per Peppone e
don Camillo. Un riflesso condizionato che ingessa ogni idea nuova e costringe a
ragionare come se il mondo fosse diviso in due legioni schierate l'una contro
l'altra, ognuna con la sua bandierina e la sua spada sguainata. La società
moderna, in realtà, è fatta di tanti cattolici che credono nello Stato e sono gelosi della sua laicità, e di
tanti non credenti che rispettano e magari ammirano i valori religiosi; tra
questi due gruppi, un'ampia "zona grigia" gonfia di neutralità ma
anche di dubbi, voglia di capire, disponibilità a cambiare. È un bene
che sia così, perché l'estremismo delle ideologie e l'integralismo delle fedi
hanno prodotto e producono grandi disastri. Eppure, se Gianfranco Fini dice che
"il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo
religioso", riparte il ritornello dello scontro fra crociati ed infedeli.
Non si sfugge. Addirittura si parla di "offesa ai cattolici",
come se il cattolico fosse una sorta di talebano d'Occidente e non una persona
evoluta che ha al centro dei suoi valori il pluralismo e la separazione tra
azione pubblica e sfera privata. È evidente che nelle leggi possa esserci
l'influsso di un valore religioso; dovrebbe essere altrettanto evidente che lo
Stato, quando fa una legge, deve tener conto anche di altri fattori. Il presidente
della Camera è uno dei bersagli preferiti di uno schematismo ormai superato.
Ogni volta che apre bocca scatta il vezzo di inserirlo in qualche casella. Non
solo nell'evocazione di steccati religiosi, ma anche nell'altro luogo comune
del nostro dibattito: le categorie destra-sinistra. Se Fini parla di
integrazione degli immigrati (invece che enunciare raffinate analisi del tipo
"tornatevene a casa vostra"), o se si schiera per la fecondazione
assistita, non si discute nel merito ma lo si infila dentro un nuovo abito:
"È diventato di sinistra". Un po' come accade, a sinistra, per
Francesco Rutelli, un altro politico che si muove in modo inedito e non a caso
è fuori dallo schema popolari-socialisti. Qualche anno fa Giorgio Gaber
canticchiava: "Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra?"... Al di là
delle provocazioni culturali, la realtà è che oggi le persone comuni si
orientano e votano senza farsi troppo condizionare dalle ideologie e dagli
schieramenti. Non si potrebbero spiegare altrimenti le oscillazioni così
profonde da un polo all'altro, lo spostamento di consensi su questo o quel tema
specifico, la fiducia conferita ad un leader non grazie al suo partito ma
spesso nonostante questo. Il fatto è che con la Seconda Repubblica gli elettori
hanno cambiato non solo i simboli da votare ma anche la loro mentalità. Si
sceglie ciò che appare credibile, moderno, convincente. Ciò che promette di
migliorare la vita di tutti i giorni. Ciò che tocca il cuore e, insieme, il
portafoglio. È questo, del resto, il "segreto" dei partiti
maggioritari degli ultimi 15 anni, che sono promossi o bocciati sui leader e
sul progetto e non sull'identità ideologica. Chi può dire se davvero il Pdl sia
di destra e il Pd di sinistra? E, soprattutto, quanto interessa la cosa
all'elettore medio? Per qualcuno, una politica che si unisce sulle cose da
fare, e sul leader che le rappresenta, è frutto di una deriva
"americana". In realtà è proprio l'Europa a chiedersi se le categorie
tradizionali siano ancora efficaci, se rappresentino ancora la domanda
politica. Il caso di Tony Blair fa scuola; e se si vuol trovare un politico più
intransigente di Bossi sull'immigrazione illegale, bisogna andare... da
Zapatero. Nell'Italia in ritardo, chi cerca nuove strade fa scandalo ma può
anche segnare il futuro.
( da "Stampa, La" del
20-05-2009)
Argomenti: Laicita'
CLAMOROSO ATTACCO
DELLA MOGLIE DEL PRESIDENTE FRANCESE Carlà contro il Papa "Sul controllo
delle nascite sbaglia" [FIRMA]DOMENICO QUIRICO CORRISPONDENTE DA PARIGI La
prima signora di Francia attacca, educatamente per la verità, Benedetto XVI per
le dichiarazioni sull'uso del preservativo contro l'Aids: nella Francia,
ufficialmente e intimamente laicista, farà aumentare gli entusiasmi verso
«l'italiana». Non si turberanno, almeno non troppo, neppure quei cattolici, che - salvo aree integraliste - erano stati ancor
più critici. Carla diligentemente ha copiato dal comunicato ufficiale che il
ministero degli Esteri aveva emesso dopo le dichiarazioni del Pontefice. Ma
l'intervista al settimanale «Femme actuelle» segna un altro passaggio sapiente
nella costruzione della sua identità «politica». Da qualche mese era rimasta,
con l'eccezione dei viaggi ufficiali, un po' in ombra: la crisi economica
incombe, Sarkozy si è fatto austero. Ora «la premiere dame» riprende il
cammino: in due giorni una lettera aperta alla giunta birmana per chiedere la
liberazione della prigioniera Aung San Suu Kyi, ieri l'intervista anti-Papa.
Carla Bruni, che è ambasciatrice dell'Onu per la lotta contro la diffusione
dell'Aids e presiede una fondazione che ha gli stessi scopi, si è confessata a
cinque lettrici convocate all'Eliseo, giornaliste improvvisate e estasiate.
Dapprima le ha deliziate scoperchiando il contenuto della borsa. Per la
cronaca: completo da trucco, nebulizzatore, occhiali da vista («sono miope li
uso da un anno», rivelazione), il vecchio passaporto italiano (nostalgia o
dimenticanza?), un peluche del figlio e il carnet di canzoni. Un'ora e trenta
di colloquio; ma prima, mentre le signore prendevano il the, un'apparizione
presidenziale preceduta dai due cani di stanza all'Eliseo. Sarkozy ha scambiato
facezie con le intervistatrici, ha ammesso galantemente che avrebbe preferito
restare con loro piuttosto che affrontare i baffoni del primo ministro
iracheno, e se n'è andato con il romantico viatico di un bacio della moglie: «ciao
amoruccio, coraggio». E' stata Anne ad affrontare lo
spinoso tema Aids: «Come donna e madre cosa pensa dei propositi tenuti dal Papa
sul preservativo?». «Sono nata cattolica - ha incalzato Carla - sono stata
battezzata, ma mi sento profondamente laica. Trovo che la tempesta sollevata
dal messaggio del Papa peraltro deformato nei media, è assai dannosa. In
Africa spesso sono gli uomini di chiesa che curano i malati. E' stupefacente
vedere la differenza tra la teoria e la pratica. Penso che la chiesa dovrebbe
fare progressi su questo tema. Presenta il preservativo come un metodo di
contraccezione che peraltro vieta, mentre invece è la sola protezione
esistente». Anne che delle cinque pare la più pungente, chiede cosa intendesse
fare per migliorare la condizione femminile. «Sono consapevole che ci sono
ancora molte battaglie da combattere. Io non ho mai tradito una donna, ho
amiche molto care. Questo deriva forse dal mio amore per mia madre e le mie
sorelle. Non sono una rivale di altre donne. Al contrario mi pongo volentieri
in rivalità con gli uomini». Eve-Mary la sollecita poi sui rapporti «politici»
con il marito. Risposta: «Il solo campo in cui mi permetto di dare opinioni è
l'umanitario: sì, ho insistito perché venisse con me dal Dalai lama, ma non ha
potuto per motivi politici». Domanda finale: «Pensa alla vita dopo il 2012?».
«Sinceramente la attendo. Penso a mio marito soprattutto: lavora così tanto che
temo per la sua salute psichica».
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Laicita'
In regime di
cristianità o di diritto pubblico ecclesiastico (che negava le libertà
«moderne») il potere politico è il prolungamento fisiologico della sfera
religiosa, sicché lo scarto tra principio e norma tende a ridursi al minimo,
anche se mai scompare del tutto. Si pensi, per stare al tema, al precetto del
«non uccidere» e alle attenuazioni che ha ricevuto nella storia per quel che
concerne la guerra, considerata più come ambito di intervento umanitario che
come male da rifiutare in radice. Ma ancor oggi la differenziazione avviene
concretamente quando, ad esempio, si sostiene una legge sulla procreazione
assistita che consente un tipo di procreazione diverso dall'atto coniugale come
invece prescrive la chiesa cattolica. O come quando, nel 1981, si pilotò il
voto cattolico a sostegno di un quesito referendario che consentiva, come male
minore, il ricorso all'aborto terapeutico, altrettanto tassativamente vietato.
Se ne può quindi dedurre che, restando immutata l'inderogabilità dei valori, un
margine di negoziabilità esiste e viene continuamente utilizzato per
corrispondere ai casi concreti che giungono all'attenzione della politica: un
terreno che ha regole proprie. Esige infatti confronto e ricerca in più
direzioni e si fa guidare da due criteri essenziali: quello del bene comune e
quello, dove c'è, della democrazia. Fedi religiose e principi etici connessi
come indumenti da appendere in anticamera? No, ognuno indossa il proprio; e
magari lo prende a noleggio. Ma nella prassi della politica la ricerca del bene
comune e le metodologie democratiche funzionano come due pale di una
impastatrice. La pasta non è mai la somma degli ingredienti originari; ed è
sciocco pretendere che nella composizione le identità di provenienza non
subiscano modificazioni. Tutte le denominazioni d'origine hanno dunque
cittadinanza, specie in una realtà pluralistica e secolarizzata come quella di
oggi, ma in democrazia tutte hanno da rendersi compatibili con un metodo che
impone il riconoscimento dell'esistenza e dei diritti dell'altro; senza di che
non c'è convivenza feconda e la pasta non lievita. La sintesi democratica non
coincide mai, dunque, con le carte fondative, religiose o meno, di coloro che
la producono. Consente però un reciproco riconoscimento di valori che regge la
convivenza, fornisce criteri di giudizio, indica prospettive ragionevoli perché
condivise. Quando nacque la Repubblica i contrasti tra i cattolici e i laici di allora erano più aspri di quelli di oggi; ma i
laici si sforzarono di comprendere le ragioni dei cattolici e
questi, restando fedeli alla chiesa, riuscirono a lavorare costruttivamente con
gli altri. Pensavano infatti, come disse Giuseppe Lazzati alla Costituente, che
«la sensibilità cristiana non si impone con la forza». Domenico Rosati
( da "Stampa, La" del
21-05-2009)
Argomenti: Laicita'
domande a André-M.
Jerumanis teologo «Abbiamo scelto il dialogo che è mancato in Italia»
6DALL'INVIATO A BERNA André-Marie Jerumanis è medico e sacerdote, docente di
Bioetica e Teologia all'Università di Lugano, fa parte della Commissione
Bioetica dei vescovi svizzeri. Professor Jerumanis, la Chiesa cattolica
svizzera è intervenuta nel dibattito sulle dichiarazioni anticipate di fine
vita? «Non c'è stata una posizione ufficiale sulla legge ma la Chiesa cattolica
elvetica non è contraria in linea di principio alle dichiarazioni di fine vita.
Sono anche uno strumento per discutere della morte, uno dei tabù della nostra
società». Questo vuol dire che la Chiesa cattolica elvetica, avalla ogni
pretesa di chi sottoscrive una dichiarazione anticipata? «Non c'è un diritto
alla morte. Non si può chiedere allo Stato di aiutare a morire. Ma ci sono
situazioni in cui la Chiesa non interviene, anche se non può accettare quello
che sta accadendo. La Chiesa ha il dovere di educare le coscienze. Ha il
compito di evitare ogni riduzionismo del valore della vita umana. Non è un caso
se in una società meno solidale aumentano le richieste di morte e i suicidi. E
di fronte ad ogni situazione come questa, siamo davanti ad una disfatta della
società». Uno dei principi cardini della Chiesa cattolica è la sacralità della
vita. In Svizzera e in altri Paesi europei il suicidio assistito è regolato da
norme giuridiche... «La Chiesa non lo accetta. Per noi gli individui non vanno
lasciati soli davanti alla morte. Sosteniamo anche l'importanza delle cure
palliative che alleviano il dolore e accompagnano alla morte. La Chiesa teme la
deriva irrefrenabile che mette in discussione il valore della vita. Il rischio
è quello di pensare che ciò che è legale diventa automaticamente etico».
Esponenti della Chiesa protestante elvetica sostengono che determinate situazioni
non possono essere legittimate a livello teologico ma vanno affrontate tenendo
conto del caso concreto. E' anche la posizione della Chiesa cattolica? «La
nostra posizione è quella del dialogo. Ai due estremi ci sono due valori
assoluti: l'affermazione dell'autodeterminazione e la vita che va preservata.
In Svizzera su questi temi non c'è mai stata la cultura del muro contro muro».
In un caso come quello di Eluana Englaro, la vostra posizione quale sarebbe
stata? «Per la Chiesa si tratta di elementi basilari. Non si tratta di
accanimento terapeutico». In Italia il dibattito sulla fine
vita va avanti da anni, a fatica e tra mille polemiche. Come lo vede lei dalla
Svizzera? «In Italia c'è una eccessiva contrapposizione tra laici e cattolici che non permette di arrivare a una sintesi giuridica. Da noi non
c'è una demarcazione così netta tra fede e credo laico». \
( da "Stampa, La" del
23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Personaggio ESAUSTO
E MACILENTO POSSIBILITA' Una vita in politica 23 MATTIA FELTRI La clamorosa
protesta gli ha consentito di tornare in tv e garantire visibilità al partito
Secondo tutti i sondaggisti la lista per le Europee non conquisterà seggi Casse
vuote A rischio il finanziamento della radio, e vanno esaurendosi anche i fondi
per i pochi parlamentari Alleanze Fallita quella col Pd anche con Vendola è
finita male: i socialisti non volevano laici più laici di loro Pannella, ultima
battaglia per evitare la sparizione anni col Blasco ROMA La foto messa in
pagina da Repubblica giovedì 21 maggio è d'archivio ma spiega l'attualità: si
vede Marco Pannella in primo piano, scavato e sofferente com'è oggi, un teschio
di capelli lunghi e canuti, gli occhi bassi. Dietro si vede Daniele Capezzone -
nel frattempo passato con Silvio Berlusconi - e pare in lutto stretto. Dicono
infatti alla sede radicale di Torre Argentina che gli scioperi della fame del
Gran Capo Bianco hanno l'effetto di riunire la tribù. Poi, certo, anche quello
di smuovere giornali e tv, portare l'ultima battaglia in primo piano, dare una
scossa alla frenetica sonnolenza di un partito che, forse, non ha l'estro e
l'energia di un tempo, che protesta davanti all'Università di Sassari per la
laurea honoris causa a Muhammar Gheddafi o davanti all'ambasciata di Birmania
per la sorte di San Suu Kyi, e sembra tutto in differita. E intanto, nonostante
il valoroso affaccendarsi dell'Associazione Coscioni e di Mina Welby, il
partito è comprimario persino sui temi della bioetica - dove i protagonisti
sono altri: Ignazio Marino a sinistra, Eugenia Roccella a destra - e su quelli
referendari non ha voce in capitolo. Il mondo dell'informazione avrà le sue
buone colpe se, come dicono i sondaggi di Luigi Crespi, soltanto il tre per
cento degli italiani sa che la Lista Pannella-Bonino concorre alle Europee, ma
non le ha tutte. Pannella digiuna con evidenti ragioni per ottenere gli spazi
di cui ha diritto, ma la situazione è complicata per mille motivi. L'accordo
con il Partito democratico per le Europee è saltato perché, come dice Pannella,
«nessuno ci ha cercato». E nessuno da Torre Argentina ha cercato Dario
Franceschini, che da cattolico di sinistra non vuole rompiscatole fra i piedi.
I rapporti di Emma Bonino sono con Massimo D'Alema, Walter Veltroni,
soprattutto con Goffredo Bettini. Ma il punto è un altro, con qualche aspetto
paradossale: alle Politiche del 2008 le liste bloccate hanno garatito ai
radicali nove parlamentari; alle Europee ci sono le preferenze ed è molto
semplice: gli elettori del Pd votano quelli del Pd. Possibilità di spuntare un
eurodeputato, quasi zero. Anche se sarebbe ingeneroso sostenere che i radicali
sono ancora vivi per i mezzi della casta. Ci sono stati
contatti anche con Sinistra e libertà di Nicky Vendola, ma la componente
socialista ha detto di no, terrorizzata all'idea di ospitare in lista dei laici
più laici, cioè seri competitori. E insomma, i dispiaciuti saranno molti (ma
basterebbe che i molti dispiaciuti votassero e il problema sarebbe risolto)
però i radicali resteranno fuori dal Parlamento europeo: «quasi
impossibile» che ce la facciano, dice Renato Mannheimer. E naturalmente la
questione non è soltanto politica, ma drammaticamente economica. I denari della
precedente euro-legislatura sono finiti. Quelli del Parlamento italiano, spiega
Maurizio Turco, non sono mica tanti: qualche residuo della Rosa nel Pugno
(grazie alla legge truffa secondo cui si pagano per intero anche legislature
interrotte, come è il caso della scorsa) e tre milioni e seicentomila euro per
la legislatura in corso. E infatti fu l'amministratore Paolo Chiarelli a
convincere il riluttante Pannella (la Bonino era già favorevole) a stringere il
patto con Veltroni: «Se non lo facciamo, la baracca chiude». Ora il terrore
riguarda la radio, dove tutti sono appesi alle parole di Paolo Romani,
sottosegretario allo Sviluppo economico, che pochi mesi fa ha spiegato all'aula
della Camera che l'informazione offerta dal Gr Parlamento è completa, e
lasciando così intendere che i dieci milioni annui girati in convenzione a
Radio radicale potrebbero sfumare. Il rischio della bancarotta è evidente e non
aiuta a conservare l'armonia. Il direttore della radio, Massimo Bordin,
bisticcia sovente con Pannella nel corso delle conversazioni settimanali. Cose
di vecchi compagni un po' esausti, inzitelliti. E Pannella avrebbe una gran
voglia di cambiare direttore, non fosse che Bordin ha personalità e seguito;
tuttavia a Torre Argentina girano i nomi dei sostituti: Marco Cappato, che
presto non avrà più ruolo e già legge la rassegna stampa nel fine settimana;
Walter Vecellio, giornalista del Tg2 di antica militanza radicale; persino
Filippo Facci, corsivista del Giornale di cui Pannella si è di molto invaghito.
E però intanto alla radio dicono che le botte riservate da Pannella a Bordin
siano in realtà indirizzate a Emma Bonino. Marco e Emma si adorano, per carità,
ma la frequentazione ormai millenaria permette loro di bisticciare senza
fraintendimenti. Con Marco che rimprovera a Emma di occuparsi poco del partito
sin dai tempi in cui era commissario europeo, e infatti Emma è donna di mondo,
un ambasciatore di buone amicizie (Emma Marcegaglia, Giuliano Amato, Paolo Mieli...),
e Marco del partito si occupa al suo modo visionario e apocalittico. Se ne esce
con l'idea delle stelle gialle al petto - come gli ebrei ad Auschwitz - e i
suoi allibiscono. Adesso la indossano tutti, con qualche disagio ma con la
rettitudine della falange, di nuovo militarescamente dietro al Gran Capo Bianco
che si commuove per lo sciopero della fame indetto in solidarietà da
cinquecento reclusi di Rebibbia, per il rinnovo della tessera (ventitreesimo
anno consecutivo) di Vasco Rossi, per la dichiarazione di voto di Marco
Bellocchio, per la mobilitazione di Giorgio Napolitano, per l'improvvisa
sintonia con Gianfranco Fini, al punto che qualcuno già pronostica che sarà il
presidente della Camera a garantire qualche posto in lista ai radicali per le
prossime Politiche: notizia decisamente prematura. Ma in sintesi rimane questo
vecchio guerriero che non usa tanto il corpo macilento per contrapporlo a
quello fintamente vigoroso della casta, quanto per radunarci come attorno a un
totem il popolo in armi verso l'ultima guerra. Non sarà facile stecchirli. 1 -
In piazza per il divorzio. Tra i fondatori nel '66 della Lid (Lega divorzio),
sostiene la legge del '70 e si batte per la vittoria dei «no» al referendum del
'74. 2 - L'arma del digiuno. Dagli Anni 60 ricorre innumerevoli volte a questa
antica forma di lotta non-violenta. 3 - A fianco di Tortora. Nell'84 porta
all'Europarlamento il presentatore accusato e condannato ingiustamente. 4 - Per
il pluralismo. Verso le Europee: sciopero di fame e sete contro il silenzio dei
media sulla presenza della Lista Pannella-Bonino.
( da "Stampa, La" del
23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
IN SEMINARIO. OGGI
IL PIÙ IMPORTANTE CONVEGNO NAZIONALE DOPO LA SCOMPARSA DI ELUANA Testamento
biologico, parola ai saggi [FIRMA]ENRICO DE MARIA VERCELLI Di testamento
biologico in Italia si parla da anni, ma l'argomento, un tempo confinato negli
agoni degli specialisti, è diventato terra aperta di confronto popolare durante
gli ultimi giorni di vita, e anche dopo la morte, di Eluana Englaro. Sono è
passati più di tre mesi dalla scomparsa di Eluana, il dibattito sulla
possibilità di «staccare la spina» non ha più i toni da crociata di quei
concitati, strazianti giorni, ma è pur sempre duro e acceso. Il plauso dei
radicali In attesa che il Parlamento riesca finalmente a varare una legge (che
era data per vicinissima a febbraio), Vercelli organizza oggi, nel Salone
Sant'Eusebio del Seminario, forse il più importante convegno che sia mai stato allestito in Italia. Importante e imparziale, al punto
che, pur essendo stato proposto dai Medici cattolici, persino i radicali (che oggi raccoglieranno
comunque firme per la loro proposta di legge) l'hanno giudicato al di sopra
delle parti. Era proprio lo scopo che si erano prefissi i due medici al centro
dell'organizzazione: il presidente dell'Associazione medici cattolici
Marzio Grigolon e il presidente dell'ordine dei medici Pier Giorgio Fossale.
Già il punto di partenza attesta l'intenzione di essere al di sopra delle parti
perché - introduzione a parte di Grigolon - non ci saranno medici tra i
relatori. La scelta è caduta su filosofi e teologi aedi dei due paradigmi a
confronto: quello laico, secondo cui la «vita è disponibile ad essere manovrata
dall'uomo» e quello cattolico, che sostiene la «non disponibilità» della vita
per l'essere umano. Starter imparziale E non solo, il tema di fondo del
convegno, appunto «i paradigmi bioetici di fine vita» sarà illustrato da uno
degli arbitri più imparziali oggi disponibili in Italia, Giovanni Fornero,
filosofo torinese e allievo prediletto di Abbagnano: il suo saggio del 2005 «Bioetica cattolica e bioetica laica» è uno dei testi-base
sull'argomento, oggi, non solo in Italia. Fornero sarà dunque lo starter ideale
per dare il via al confronto che si annuncia alto e serrato. Il punto di vista
laico («Eutanasia attiva e passiva e altre ipocrisie» sarà sviluppato dal
filosofo ed epistimologo Armando Massarenti, responsabile della pagina
di «Scienza e Filosofia» del Sole-24 Ore e autore di testi significartivi
contro coloro che egli definisce «i nemici della ricerca». A battagliare con
Massarenti, la docente universitaria e giornalista Lucetta Scaraffia, il cui
famoso editoriale del 2008 sulla morte cerebrale pubblicato sull'Osservatore
Romano ha provocato un dibattito tutt'altro che sopito all'interno della stessa
Chiesa sulla definizione di morte. Oggi la Scaraffia tratterà i temi: «A chi
appartiene la vita?» ed «Esiste la vita?». La terza via I medici cattolici hanno infine deciso di affidare la sintesi del
confronto al più famoso teologo «non allineato» italiano, Vito Mancuso. Il
propugnatore della cosiddetta «teologia laica» (è l'autore del bellissimo
«L'anima e il suo destino» e del recente «Disputa su Dio e dintorni» scritto
con Corrado Augias) esporrà una terza via d'uscita per il testamento biologico:
la possibilità dell'uomo di avvalersi delle nuove tecnologie, pur
nell'«indisponibilità» della vita. La sua relazione si intitola: «La sacralità
della vita libera». E' previsto un intervento dell'arcivescovo Enrico
Masseroni, le relazioni saranno moderate dal dottor Pier Giorgio Fossale.
( da "Stampa, La" del
23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Una strada chiamata
accoglienza La Chiesa ha l'obbligo di affermare quelli che ritiene gli obblighi
fondamentali di un cristiano. E fra questi c'è senz'altro la carità.
L'accoglienza del nostro prossimo è certo un atto indispensabile per
esercitarla. Quindi la nostra casa deve essere aperta a coloro che stanno
peggio di noi; i quali però sono tanti più di noi che stiamo bene. Allora
quanti ne faremo entrare? La moltiplicazione dei pani e dei pesci - dall'inizio
del tempo - è avvenuta una volta sola. Dobbiamo renderci poveri per eliminare
le differenze? (Un passato regime lo fece, durante circa 70 anni, ma non
realizzò un mondo migliore). Allora forse è lecito, anzi doveroso per lo Stato
salvaguardare l'economia, così come per un cristiano salvaguardare la propria
salute, per avere la possibilità di aiutare gli altri. Le verità evangeliche
hanno mantenuto nei secoli la loro validità, anche in quest'epoca mediatica che
ci subissa quotidianamente di messaggi. Anzi sono così pregnanti che nessuno
rinuncia periodicamente e cinicamente al tentativo di volgerle a sostegno delle
proprie tesi. Quindi la Chiesa potrebbe tener presente il rischio di
«appropriazione indebita» delle proprie parole, che rischiano forse di
acquisire il consenso di pochi in malafede e di perdere quello di tanti
credenti che le davano la fiducia (e pure l'8 per mille!). Certo, dare dei
consigli alla Chiesa appare un atto di smisurata presunzione, però mi è sempre stato detto che la Chiesa siamo noi. LIONELLO SPADA Non sarò
io a dire se le opinioni della Chiesa possano o no essere piegate da altri a
fini che non sono i propri. Magari si faranno sentire, in merito, lettori ben
più colti di me in materie dottrinarie. Però, sul valore delle parole - visto
che ci lavoro - una certa idea ce l'ho. Carità e accoglienza, come molti altri
termini «assoluti» o, se si preferisce, «valoriali», sono concetti che non
hanno solo o strettamente indicazione pratica. Nessuno chiede ai cittadini di
accogliere tutti, cosa impossibile; così come nessuno chiede allo Stato di
distruggere la propria economia pur di sostenere tutti i poveri. È il principio
che conta, perché indica la strada da percorrere. In questo caso, indica che è
parte dei doveri che una comunità si assegna anche quello di sostenere i più
deboli. La parola è dunque (anche) una misura etica. Sembra banale. Ma non
tutte le nazioni elencano questo principio fra i propri doveri. Capita così che Stato e Chiesa, laici e religiosi, agnostici e cattolici, a volte dicano la stessa cosa, si appellino alle stesse idee
morali. Ma questo non direi che è un male, come lei tutto sommato sembra
credere. È anzi prova che non ci sono incrinature profonde nella nostra
cultura. L'impegno con cui la Chiesa continuamente e pubblicamente si
pronuncia ogni volta che si parla di accoglienza è, alla fine, la migliore
prova che non ha timore di essere né usata né malintesa.
( da "Repubblica, La"
del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
G entile Augias, il
presidente Fini invita a non redigere leggi seguendo precetti religiosi e mons.
Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita
incalza: «Non si tratta di precetti religiosi, ma di argomenti basati sulla
ragione e il diritto: il fatto che vengano portati avanti dal clero o da
organismi cattolici non deve consentire a nessuno di
considerarli come prodotto di una razionalità minore». Monsignor Sgreccia ha
ragione, ma solo perché non può esistere alcuna razionalità minore: la
razionalità non può essere aggettivata in senso quantitativo, ma qualitativo
sì. Così può esistere una razionalità religiosa, laica,
atea, ma credo che ciò cui Fini si riferisce sia la razionalità costituzionale
e questa si oggettiva in articoli della Carta. Se i precetti religiosi non sono
tali, ma «argomenti basati sulla ragione e sul diritto», allora dovrebbero
essere riconducibili al mondo del sensibile. È così per monsignor
Sgreccia? Non sarebbe meglio dare a Dio e a Cesare ciò che loro spetta?
Giovanni Moschini giovanni.moschini4@tin.it P iù che gli argomenti a favore
della ragione o della fede, mi hanno colpito, nelle reazioni seguite alle
parole di Gianfranco Fini, l'enorme distanza delle obiezioni dalle
dichiarazioni iniziali. Il presidente della Camera, riassumendo, aveva detto:
«Il Parlamento non deve fare leggi orientate da precetti di tipo religioso».
Una considerazione tutto sommato semplice tanto più che seguita dall'auspicio
che il dibattito su temi bioetici «venga affrontato senza gli eccessi
propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti», perché si tratta di
questioni nelle quali «il dubbio prevale sulle certezze». Parole ragionevoli
come si vede, aperte al confronto, tese ad evitare le rigide contrapposizioni
che anche di recente abbiamo conosciuto. Il centrista Luca Volonté ha
replicato: «Siamo alla vergognosa e inaccettabile discriminazione dei credenti
come ai tempi dei totalitarismi neri del '900». Qualcuno vede la 'vergogna', la
'discriminazione'? Vede cioè la relazione tra queste parole e la premessa?
Rocco Buttiglione ha cercato di giocare con più leggerezza, abituato ai sofismi
della scolastica: «Non diciamo mai che una cosa è vera perché lo dice il Papa.
Semmai diciamo che il Papa lo dice perché è vera, e ci impegniamo a dimostrarlo
con argomenti ragionevoli». Maurizio Lupi (Pdl) si è detto stupito poiché Fini:
«Si pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva
da lui stesso evocata». Perché parlare di 'scontro ideologico' quando le parole
di Fini andavano esattamente in direzione di un confronto? Temo che la risposta
potrebbe essere questa: perché è proprio il confronto che non si vuole.
( da "Secolo XIX, Il"
del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Polizia municipalein
missione nellezone terremotate Cgil e Rc: «Solidarietà agli
insegnanti»Notarangelo: «AtTo poco democratico» da domani le reazioni PROSEGUE
l'impegno dell'amministrazione Comunale a favore delle popolazioni terremotate
dell'Abruzzo. Partono infatti domani i primi quattro vigili urbani in missione
operativa all'Aquila a sostegno dei servizi di polizia locale nelle zone
colpite dal recente sisma. Ad accompagnarli l'assessore alla Polizia
municipale, Corrado Mori e il comandante, Alberto Pagliai. A turno, altri
quattro vigili urbani per ogni settimana sino al 28 giugno opereranno nella
città abruzzese. Di questi contingenti faranno parte anche un vigile urbano di
Sarzana e uno di Santo Stefano Magra. Il Comune della Spezia ha deciso di raccogliere
l'appello dell'Anci che ha invitato i Comuni di più ampie dimensioni a
integrare i servizi di polizia locale nel territorio aquilano, quanto mai
necessari nella prima fase della ricostruzione, con proprio qualificato
personale.Agli agenti di polizia municipale spezzini saranno attribuiti compiti
specifici nel campo dei servizi di viabilità anche in vista dell'organizzazione
del prossimo evento del G8, della polizia di prossimità nelle tendopoli per
segnalare esigenze degli sfollati, dei controlli edilizi su interventi di
ricostruzione in atto e dei servizi di polizia giudiziaria a tutela del
patrimonio pubblico e privato. Tutto il personale di polizia municipale che
parteciperà alla missione operativa lo farà a titolo volontario in normale
servizio d'istituto. .x/23/0905 «CREDO che i docenti abbiano il diritto di
manifestare il loro punto di vista, specie se inerente a un progetto svolto
dagli stessi insegnanti. Ovviamente la loro critica non era rivolta alla
persona del Vescovo, ma poiché la scuola italiana è laica e
sono presenti alunni di tutte le nazionalità e di varie religioni, avrebbero
voluto quantomeno essere informate dell' invito e avere la possibilità di
contattare anche esponenti di altre religioni». E' quanto afferma la segretaria
provinciale della Cgil scuola Lara Ghiglione, la quale sottolinea che «per
creare "il caso" sono stati resi pubblici atti e documenti che
avrebbero dovuto rimanere all'interno della scuola». Solidarietà agli
insegnanti anche da Rifondazione Comunista che, per voce della segretaria
provinciale Chiara Bramanti e del portavoce e capogruppo in consiglio comunale
arcolano Gino Luvisotti,giudicano «eccessiva» la reazione del vescovo.Il
responsabile provinciale della Rosa Bianca Massimiliano Notarangelo parla
invece di «atteggiamento poco democratico di quanti si schierano per impedire a
uomini, non soltanto di fede, ma di elevata cultura, di poter esprimere le loro
riflessioni in un clima di pacato confronto che può arricchire tutti al di là
del fatto che si creda o meno in Dio e nella chiesa cattolica». .x/23/0905
( da "Messaggero, Il"
del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Sabato 23 Maggio
2009 Chiudi di EVANDRO AGAZZI NESSUN dibattito può "chiudere" il caso
Galileo, non solo perché questo potrà sempre essere approfondito e ridiscusso,
ma anche perché non sarebbe auspicabile che esso venisse mummificato come
appartenente a un passato di cui si tratta soltanto di "prendere
nota". Sul piano strettamente storico si può ritenere che i fatti siano
ormai stati adeguatamente ricostruiti. Anche sul piano strettamente giuridico
il caso non desta oggi particolare interesse. Nella condanna di Galileo due
aspetti urtano in modo particolare la nostra sensibilità attuale: la pretesa di
imporre con la forza una dottrina religiosa e la pretesa che la religione
avesse competenza di giudizio su qualunque materia (in particolare anche in
campo scientifico). Una valutazione corretta di tali aspetti esige una
contestualizzazione storica: a quell'epoca l'intolleranza religiosa era
universale e tutte le confessioni praticavano l'equivalente dei processi
inquisitori e dei roghi degli eretici, mentre le guerre di religione
insanguinavano l'Europa pretendendo legittimarsi mediante una indissolubile
unione di religione e politica. Più complesso è il discorso circa la
"pretesa" di sottoporre la scienza al giudizio della religione. In
realtà a quell'epoca non esisteva ancora quella distinzione fra i due campi che
stava appena emergendo (e proprio grazie all'opera di Galileo). Non è vero,
infatti, che le condanne del copernicanesimo e di Galileo rispecchiassero
l'opinione di alcuni teologi poco perspicaci: gli undici cardinali, che nel
1616 espressero all'unanimità il parere che la teoria copernicana fosse
"filosoficamente contraddittoria e assurda" (il che nel linguaggio
del tempo significa scientificamente sbagliata) e "formalmente
eretica", si ritenevano competenti tanto per esprimere un giudizio che
diremmo "scientifico" quanto un giudizio "teologico", ma il
fatto interessante è che lo stesso atteggiamento assunse Galileo, il quale ha
cercato di appoggiare il copernicanesimo con argomenti scientifici e di
difenderlo dall'accusa di essere contrario alle Sacre Scritture proponendo una
tesi teologica circa l'interpretazione corretta delle medesime, che non doveva
essere quella letterale. Questa sua proposta "concordista", del
resto, si inseriva su una solida tradizione della teologia cattolica
chiaramente elaborata da Tommaso d'Aquino: la Bibbia e la Natura sono entrambe
prodotte da Dio e, quindi, una lettura corretta dell'una non può contraddire
una lettura corretta dell'altra. Perché, allora, la Chiesa non accettò quella
soluzione concordista? Non è difficile convincersi che, in un momento in cui il
cattolicesimo doveva difendersi dall'accusa dei protestanti di non tenere in
sufficiente conto il testo biblico, e combattere altresì la tesi protestante
secondo cui ogni cristiano ha il diritto di interpretare la Bibbia, era molto
inopportuno riconoscere a un laico come Galileo il diritto di proporre
l'interpretazione corretta "non letterale" delle Scritture, tanto più
se questa era in contrasto con il senso comune, la filosofia accettata e la
tradizione della Chiesa. È comunque significativo che, passato quel momento
storico, le tesi teologiche abbracciate da Galileo siano
state utilizzate tali e quali, ad esempio, quando naturalisti cattolici come St. George Mivart sostennero nell'Ottocento la
compatibilità dell'evoluzionismo con il racconto biblico, e ancor più
significativo è il fatto che la stessa teologia cattolica finì con l'accettarle
facendo gradatamente spazio, nel campo dell'esegesi biblica, a criteri
di lettura e interpretazione non letterali. Quanto detto chiarisce quanto sia
culturalmente arretrato sostenere un conflitto di principio tra scienza e
religione, non meno di quanto sia scorretto attribuire statuto di teorie scientifiche
a concezioni religiose. Detto questo, non si può negare il fatto che la
condanna di Galileo ebbe un iniziale effetto frenante sullo sviluppo della
scienza naturale. Questo fu deplorevole dal punto di vista dello sviluppo della
civiltà occidentale, ma si deve osservare che ciò derivò da un ruolo ideologico
assunto della religione, che si presentò come dotata di un diritto di giudizio
illimitato su tutte le sfere conoscitive e pratiche della vita umana,
accompagnato da un diritto e da un potere di costrizione ad accettare le
proprie decisioni. Queste medesime caratteristiche emersero quando il ruolo
ideologico fu assunto da certe dottrine politico-sociali, il cui esempio più
vistoso fu il marxismo-leninismo. In nome della concezione materialista-dialettica,
nell'Unione Sovietica furono condannate praticamente tutte le conquiste più
avanzate della scienza contemporanea, dalla relatività alla fisica quantistica,
alla genetica, alla psicoanalisi, alla logica matematica, e si ebbero
"casi" clamorosi di teorie scientificamente deboli sostenute in nome
dell'ortodossia marxista-leninista, anche mediante la persecuzione di
scienziati che le criticavano (il "caso Lysenko" è solo il più noto).
Come la scienza ha potuto lasciarsi alle spalle gli interdetti religiosi di un
tempo, così essa si è lasciata alle spalle gli interdetti ideologici più
recenti e oggi nessun critico serio del marxismo direbbe che esso è
"contrario alla scienza". Pochi, tuttavia si rendono conto che è oggi
realissimo il pericolo di ideologizzare la scienza, ossia di farne l'unico e
onnipervasivo criterio di giudizio, attribuendo ai suoi fini e valori una
portata praticamente assoluta, ossia il diritto ad essere perseguiti a
qualunque prezzo, passando sopra preoccupazioni di ordine morale, sociale,
religioso, civile che vengono dipinte come oscurantiste. Ciò di cui la civiltà
attuale ha bisogno è il superamento degli esclusivismi e orgogli ideologici,
per promuovere un lavoro serio in cui scienziati, moralisti, filosofi e teologi
compiano lo sforzo di "porsi all'altezza" delle nuove e inedite
situazioni prodotte dagli sviluppi della tecnoscienza, complementando e
integrando i rispettivi punti di vista e finalità.
( da "Foglio, Il" del
23-05-2009)
Argomenti: Laicita'
23 maggio
( da "Stampa, La" del
24-05-2009)
Argomenti: Laicita'
La parola ai lettori
Ferrovie, un'altra lamentela Lettere ed e-mail vanno inviate a:LA STAMPA
REDAZIONE DI SAVONA p.za Marconi, 3/6 - 17100 Savona Fax: 019 810.971, e.mail:
savona@lastampa.it Preghiamo i lettori di essere sintetici. I testi privi di
generalità, indirizzo e recapito telefonico non saranno pubblicati.Ma a
proposito di ferrovie vogliamo parlare un attimo dei "gradini" dei
treni? E' possibile che mia madre, ogni volta che viene a Loano, debba chiedere
assistenza in stazione perchè fa fatica a scendere tanto sono alti? Non è una
donna inferma, ma che come tante persone anziane fatica a scendere. Ho parlato
con cortesi esponenti della Ferrovia e mi hanno detto che presto tutti i treni
non avranno più quei festidiosi gradini. Sarà ora, considerato che nei maggiori
Paesi Europei questo problema è stato superato da un
pezzo. MARIO TORTORA LOANO Risponde Gian Paolo Carlini: «A questa lettera
aggiungiamo una segnalazione di una lettrice inviperita perchè giovedi pomeriggio
ha dovuto rinunciare ad un'importante visita specialistica al S.Martino in
quanto due treni diretti da Savona a Brignole sono stati soppressi, senza una
particolare motivazione. Dunque il rapporto tra utenti e Trenitalia continua ad
essere particolarmente problematico. Speriamo che almeno il problema relativo
ai gradini accennato dal nostro lettore possa, quanto prima, essere superato».
Centrali eoliche? Basta con i «no» Leggo su «La Stampa» delle forti obiezioni
del sig. Franco Zunino sull'ampliamento della centrale eolica di Montenotte.
Rimango incredulo di tutte queste contrarietà perché, ai tempi di Napoleone per
dirne una, le fonti energetiche erano a petrolio, a legna e a carbone eppure
inquinavano già. Da noi da tempo qualsiasi tipo di fonte energetica viene
considerata un'«apocalisse» per l'ambiente e la collettività, dalle centrali a
carbone al nucleare e alle centrali a biomasse, le stesse centrali idriche per
tanti motivi sono contestate, l'unica energia pulita, oltre quella solare, è
quella delle centrali eoliche ed è del tutto evidente che per poterle
realizzare occorrono delle infrastrutture adeguate, e nel tempo le aree
prospicienti le «pale» saranno sistemate. Ai tempi di Napoleone in quei luoghi
si faceva la guerra e chissà quanti danni in vite umane e in distruzione di
cascinali avrà prodotto. Oggi invece si cerca di produrre energia pulita, per
inquinare un po' meno l'aria che respiriamo e per abbbattere gli enormi costi
energetici che quotidianamente sosteniamo per vivere. Eppoi l'immagine
turistica dei luoghi dipende da fattori di promozione e di valorizzazione, se
no in altri Paesi, dove l'energia eolica è da tempo usata, come avrebbero
potuto integrarla con le esigenze del territorio? Questo è un Paese in cui
dobbiamo abituarci ad accettare «qualcosa» con qualche sacrificio, non possiamo
sempre dire no. GIORGIO CROCCO CAIRO MONTENOTTE Il furto a Don Carlo? Una vera
vigliaccata Saputo del furto nella chiesa di San Giuseppe, paramenti sacri
donati a don Carlo dai suoi parrocchiani, mi sembra doveroso riflettere
sull'accaduto, tralasciando per un attimo il valore dei manufatti. Don Carlo,
per sua natura, è una persona sensibilissima che ha provato dolore nel
constatare, ancora una volta, l'assoluta mancanza di sensibilità e di etica sociale
in persone che, comunque, sapevano a chi erano destinati quei paramenti. Un
deserto è nel cuore di costoro che impedisce di comprendere le più elementari
leggi in natura che portano, sia il laico che il cattolico,
a comportarsi con rispetto e considerazione verso gli altri. Costoro, compiendo
un atto nascosto e sacrilego, hanno scelto di vivere nell'isolamento e
nell'emarginazione. Proprio l'esatto contrario di don Carlo che, con
spontaneità e naturalezza, anche questa volta, avrebbe voluto condividere con i
suoi parrocchiani e con il resto del mondo la gioia per il gradito dono.
LETTERA FIRMATA CAIRO MONTENOTTE
( da "Corriere della Sera"
del 24-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Lombardia data: 24/05/2009 - pag: 12 Lecco L'assemblea nazionale del
Club Alpino Italiano Montagne e Internet: così il Cai scommette sul suo futuro
giovane Accordo con i boyscout. «Camminare e scoprire» DAL NOSTRO INVIATO LECCO
«Chiedono di partire e di conoscere». Sono i giovani del Cai che ieri e oggi, a
Lecco, festeggia i 100 anni di Riccardo Cassin, i 135 della sezione cittadina
(3.600 soci), celebra la sua storia, ma guarda al futuro. E il futuro sono
loro, i ragazzi. Per loro, i Ragni di Lecco, oggi a loro volta guidati da un
giovane, Alberto Pirovano, non rimediano posti abbastanza nei corsi di roccia e
di scialpinismo: «Arrivano dice Pirovano dalla Brianza, da Milano. Non è che
vogliano cose nuove, cose strane: come sempre, vogliono andare, vedere,
sapere». Internet è la chiave di questo nuovo slancio verso la montagna: il
passaparola informatico. Ecco Michela Mozzanica, 26 anni, la giacca rossa dei
Ragni indossata anche per dare una mano all'organizzazione di questa assemblea
generale del Cai che porta a Lecco oltre cinquecento delegati: «Ho fatto il
corso di roccia l'anno passato, mi piace, mi diverto. Vivere in verticale,
aggiungere un punto di vista nuovo a quello solito, che si ha camminando. E poi
stare insieme». È proprio pensando a loro, ai suoi (quasi) trentamila giovani
iscritti in tutta Italia che pochi giorni fa, il 15 maggio, a Roma, il Cai ha
siglato un accordo con Agesci e Cngei, le organizzazioni
dei boyscout (la prima più vicina al mondo cattolico, la seconda laica): per
lavorare insieme, camminare, scoprire. «Del Cai si ha forse una percezione un
po' 'vecchia', ma è ora che anche noi si intercetti il mondo giovanile dice il
presidente generale Annibale Salsa, professore di antropologia all'università
di Genova . Ricordiamoci, però: il Cai non è un'associazione sportiva.
Qui facciamo turismo e cultura: dobbiamo spenderci per la modernità dei
linguaggi e della ricerca, ma senza dimenticare le radici, la tradizione». «I
giovani? Apprezzano le 'scomodità' dei rifugi dopo gli agi della città»: anche
per questo il Cai ancora alle prese con la sua assemblea e le domande dei suoi
iscritti (quasi 90 mila in Lombardia) per l'intera giornata di oggi sta
pensando a una sessione speciale, dedicata a loro, ai ragazzi. Gli «stati
generali della gioventù », per ascoltare domande, proposte, esigenze di giovani
che vogliono coniugare al gusto della scoperta e dell' impresa sportiva il
sapore della cultura, il viaggio nella storia di un'Italia minore solo a
parole, uno stile di vita attento all'ambiente. La Lombardia è già in prima
linea: Bergamo, «capitale » regionale del Cai con i suoi 9.909 iscritti, mette
in campo ben 972 giovani. Milano, capoluogo geografico, ha 7.671 iscritti e 530
giovani. Tutti pronti a «partire e conoscere ». Laura Guardini
lguardini@corriere.it Passione Con 308.339 soci e 489 sezioni il Cai è tra le
associazioni più numerose d'Italia (Sioli)
( da "Repubblica, La"
del 24-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 30 - Economia
"Ministro maleducato democraticamente". La replica: "Solo
insulti" Scontro tra la Cisl e Brunetta Bonanni sogna la balena bianca Il
segretario, confermato con il 99% dei consensi rilancia l´impegno
socio-religioso ROBERTO MANIA ROMA - Voglia di Balena Bianca. Di una Balena
Bianca sociale. Che se la batta con la Cgil e, dall´altra, con la «borghesia
laicista», come la chiama Maurizio Sacconi, ministro
cattolico del Welfare. Il congresso della Cisl, conclusosi ieri, ha celebrato
la "bonanizzazione" della confederazione (Raffaele Bonanni è stato rieletto con un consenso senza precedenti: il 99 per cento) ma
anche la nuova sfida dell´associazionismo cattolico: scendere in campo, tutti
insieme, nel nome di un nuovo impegno socio-religioso. Partecipare è la
parola chiave. Nel governo delle aziende e pure sulla scena politica. Da cattolici. Seguendo l´insegnamento della dottrina sociale
della Chiesa. «Perché le encicliche - ha detto nelle sue conclusioni Bonanni -
non scadono mai». D´altra parte è stato Papa Ratzinger
a chiedere ai credenti impegnati di contribuire alla formazione della nuova
classe dirigente. Ecco perché ci sono stati tutti al XVI congresso della Cisl:
la Compagnia delle Opere (Cdo), la Confcooperative, la Confartigianato, il
Movimento cristiano dei lavoratori (Mcl) e poi la Coldiretti e le Acli. Dice
Massimo Ferlini, vicepresidente della Cdo, braccio economico-finanziario di
Comunione e Liberazione: «La crisi ha accelerato la nostra assunzione di
responsabilità». Al congresso della Cisl hanno parlato di economia sociale di
mercato. Un confronto diretto con il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti,
laico ma interlocutore fondamentale. E anche alleato, come nella battaglia che
ha portato alla presidenza della Popolare di Milano Massimo Ponzellini, non a
caso l´unico banchiere salito sul palco del congresso. Tremonti è uno dei
ministri che piace ai cattolici sociali: ha riscoperto
il capitalismo etico e cerca più nella Bibbia che nei tomi di economia le
chiavi interpretative del collasso finanziario. Piace Sacconi - applauditissimo
al Palazzo dei Congressi - per la sua idea di «complicità» nelle relazioni
sindacali. Non piace il laicissimo Renato Brunetta, ministro della Funzione
pubblica. Netto l´attacco di Bonanni nei suoi confronti: «Quando ci sono
ministri che dicono "io risolvo il problema, o si fa come dico io o mi
dimetto", quando si arriva a questo si segnala la presenza di un politico
male educato democraticamente». E pronta la replica del ministro: «Agli inconsulti
assalti di Bonanni preferisco il consenso dei cittadini» Ai catto-sociali
piacciono anche Pier Ferdinando Casini e Enrico Letta: l´Udc e il Pd cattolico.
Tutti ex dc. Ecco, proprio come le stesse organizzazione che si sono già unite
nel Forum dell´associazionismo di ispirazione cattolica. Una massa critica (6-7
milioni di persone che operano in questo mondo) per pesare nel sociale e
guardare ai movimenti nella politica. Perché proprio questa è la novità:
l´alleanza formale tra i cattolici. A febbraio c´è
stata la fondazione del Forum e a metà aprile il primo convegno su "Lavoro
e famiglia" in un luogo altamente simbolico per la politica italiana:
quella "Domus Mariae" sull´Aurelia, che ha segnato gli scontri più
aspri nella Dc a partire dal ribaltone doroteo del 59.
Lì, un mese fa, si è ascoltata la lucida analisi di Giuseppe De Rita, sociologo
credente, presidente del Censis: «Se noi cattolici vogliamo ricominciare
a fare politica; se noi cattolici non vogliamo restare
prigionieri di questa esaltazione della categoria del popolo, sotto cui si
nasconde il populismo becero; se noi cattolici
vogliamo ritornare ad avere una nostra iniziativa, dobbiamo ritornare alle
nostre radici, sul territorio, sulla nostra cultura dei corpi intermedi, ma
specialmente sulla connessione tra realtà individuale e realtà famigliare». Un
vero manifesto programmatico imperniato sulla sussidiarietà, sulla centralità
della persona e della famiglia, sul valore della vita. Un´alternativa culturale
alla proposta socialdemocratica della Cgil. Infatti ieri Bonanni non ha affatto
offerto il ramoscello d´ulivo a Epifani.
( da "Stampa, La" del
24-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Evento Filosofi e
teologi sul testamento biologico Libertà di pensiero sulla vita in-disponibile
GLORIA POZZO VERCELLI La legge sul testamento biologico è ferma in Parlamento
da almeno quattro mesi. I toni sono duri e accesi, come sempre accade nel caso dei
temi «eticamente sensibili». Il convegno organizzato ieri dai Medici cattolici di Vercelli ha avuto, tra gli altri, il grande
merito di aiutare a capire perché. E, anche, di suggerire una possibile via di
uscita. Ma - e il convegno presieduto dal presidente dei Medici cattolici Marzio Grigolon e dal presidente dell'Ordine dei
medici e assessore alla Cultura Pier Giorgio Fossale ha chiarito anche questo -
la questione non è così semplice. I due paradigmi Ad aprire il convegno, la
relazione del filosofo torinese Giovanni Fornero sui «paradigmi bioetici di
fine vita». Assolutamente imparziale, Fornero ha avuto il fondamentale compito
di illustrare le due posizioni, o meglio «visioni del mondo», che si
contrappongono di fronte a questo tema. Il paradigma laico, che si appella alla
disponibilità della vita, e quello cattolico, che ne sostiene invece l'assoluta
«non disponibilità». «Due posizioni assolutamente e manifestamente
inconciliabili - ha spiegato Fornero - che si rifanno al
concetto di sacralità della vita ma non sono automaticamente ascrivibili
all'essere laici piuttosto che cattolici. Ci sono cattolici che credono nella disponibilità della vita e laici che ne
sostengono l'indisponibilità». Dilemmi e ipocrisie Una sferzata al dibattito è
arrivata da Armando Massarenti, filosofo e responsabile di «Scienza e
Filosofia» del Sole 24 Ore. Rappresentante del paradigma laico,
Massarenti ha in realtà proposto al pubblico accorso in Seminario una serie di
dilemmi solo a un primo sguardo lontani dal tema in questione. Come quello del
lancio del nano. «In Australia - ha spiegato Massarenti - esiste un sport che
ha come scopo quello di lanciare un nano il più lontano possibile. La Francia e
l'Onu lo hanno proibito perché "lesivo della dignità umana". E su questo,
immagino, siamo tutti d'accordo. Peccato non lo siano i nani. Interpellati,
hanno risposto che si tratta di una scelta che riguarda solo loro. Chi decide
cosa è dignitoso per un nano? Di certo loro affermano di non avere alcuna voce
in capitolo su cosa è dignitoso per noi». Da qui, all'autodeterminazione di una
persona a scegliere il proprio «fine vita», il passo è breve. Altro dilemma,
altro spunto di riflessione: a parità di risultato, ha senso parlare di
eutanasia attiva o passiva? A chi appartiene la vita? Alla docente
universitaria e giornalista Lucetta Scaraffia, il compito di ilustrare il
paradigma cattolico. Con una precisazione: «Io non porto la posizione dei
vescovi, ma la mia, indipendentemente dal fatto che coincida con quella
ufficiale della Chiesa». A sostenere il concetto di non disponibilità e
sacralità della vita, per Scaraffia, una convinzione: «Parlare di
autodeterminazione non ha senso, è un'illusione. In realtà nessuno di noi è
libero, e soprattutto in situazioni estreme è dipendente da un potere
bio-medico e da una complessa rete di rapporti umani». Sacralità della vita sì.
Ma libera La via d'uscita arriva da Vito Mancuso, teologo propugnatore della
cosiddetta teologia laica. «Credo nella sacralità della vita. Sono cattolico, e
sceglierei la vita vegetativa piuttosto che il distacco della spina, perché la
vita di un fiore ha per me la stessa dignità della mia. Ma credo anche nella
libertà. E quindi nell'autodeterminazione». Tornando alla legge sul testamento
biologico, verrebbe da pensare alla libertà di pensiero, diritto sancito dalla
Costituzione.
( da "Unita, L'" del
25-05-2009)
Argomenti: Laicita'
«I matrimoni gay non
sono un tema scabroso da evitare» Nel Pd non solo è mancata la «sintesi alta»
tra cattolici e laici, ma sui grandi temi etici si è
scelta la strada del «non decidere e questo ha fatto sicuramente perdere
credibilità» Un pizzetto sempre in ordine e un curriculum di ferro: laurea in
giurisprudenza, poi una carriera come manager bancario, con qualche anno tra
Londra e Mosca. Un'omosessualità dichiarata: il suo compagno si chiama
Federico, la loro relazione è alla luce del sole. Un'appartenenza geografica
colorita: «pescarese per nascita, foggiano per formazione e milanese per
amore», scrive sul suo sito. Ivan Scalfarotto, 44 anni, è uomo del Pd al 100%.
Altro che società civile. Vicino ai Ds, nel
( da "Unita, L'" del
25-05-2009)
Argomenti: Laicita'
Un pizzetto sempre
in ordine e un curriculum di ferro: laurea in giurisprudenza, poi una carriera
come manager bancario, con qualche anno tra Londra e Mosca. Un'omosessualità
dichiarata: il suo compagno si chiama Federico, la loro relazione è alla luce
del sole. Un'appartenenza geografica colorita: «pescarese per nascita, foggiano
per formazione e milanese per amore», scrive sul suo sito. Ivan Scalfarotto, 44
anni, è uomo del Pd al 100%. Altro che società civile. Vicino ai Ds, nel
( da "Giornale.it, Il"
del 25-05-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 21 del 2009-05-25
pagina 12 «L'opposizione? Non esiste Pure Pannella fa il moralista» di Gaetano
Quagliariello Il vicepresidente del Pdl al Senato: «La sinistra usa toni alti
ma vuoti. E i militanti delusi rischiano la libera uscita. Il leader radicale è
intriso di giustizialismo» «Sono stanco», mormora Gaetano Quagliariello
accogliendomi nel suo ufficio di presidente vicario dei senatori del Pdl. «Per
forza», verrebbe da dirgli guardando il suo viso smunto con un che di
adolescente nonostante i 49 anni. Ti sei scaraventato dal letto e hai fatto
scaraventare me per vederci presto di mattina e cominciare con una lunga
intervista una giornata che per te si annuncia campale. In Aula si discuteranno
gli aiuti ai terremotati, l'opposizione non farà sconti e finirai per
litigarci, ti dovrai poi spremere le meningi per ripetere con formule diverse -
tre volte al giorno e su sei Tg - la tua campana: il centrodestra lavora, il
centrosinistra chiacchiera. È più che certo che da Magna Carta, la fondazione
che presiedi, ti chiedano un'intervista per l'Occidentale il giornale
telematico. Tutt'altro che escluso l'arrivo all'ora pranzo - che perciò
salterai - di un collaboratore con le bozze di uno dei libretti che la
Fondazione sforna a ripetizione su legge elettorale, immigrazione, federalismo
fiscale, ecc. Neanche potrai impedire a te stesso - nonostante ti sia sospeso
dall'attività di docente alla Luiss di Storia contemporanea finché dura il
mandato - di pensare alla tua gloria di studioso. Quindi ti attaccherai al
telefono con l'editrice «il Mulino» per sapere come stanno andando la tua
biografia su De Gaulle e quella più recente su Gaetano Salvemini. Vero è - come
si desume dal tuo cognome - che i tuoi avi erano vigorosi bracconieri
(quagliara è una tecnica di uccellagione della prelibata quaglia), ma tu già da
generazioni appartieni a una famiglia di intellettuali (sfibrati per
definizione) originari di Napoli e trapiantati a Bari. Dovresti perciò
soppesare le tue forze e non menare il torrone della stanchezza con un intervistatore che ora esige il meglio da te. «Da docente a
politico. Cambio di vocazione?», dico adesso a voce alta. «Ho la politica nel
sangue. Da bambino, invece che al dottore, giocavo alle elezioni. Da prof
insegnavo Storia della politica. Siamo lì». «Differenze tra i due mestieri?».
«I tempi dello studioso sono lunghi. Il politico coglie l'attimo fuggente. È stato l'adattamento più difficile». «Eri radicale, oggi
berlusconiano. Tendi alla metamorfosi?». «Sono stato
radicale dai 15 ai 22 anni. Significava non sprangare né essere sprangato. Ero
liberale, garantista, anticomunista». «Da radicale ti sei battuto per
l'aborto». «C'era la piaga dell'aborto clandestino. La legge 194 era un freno.
Oggi, sono contro l'aborto. Non sono però per l'abrogazione della legge, ma per
la sua esatta applicazione. La politica è il regno del possibile, non dei
principi astratti». «Sei passato da laico a laico devoto».
«Non mi sento ateo e neanche devoto. Ho avuto un'evoluzione personale per
problemi privati». «Cioè?». «Ho sperimentato la sofferenza. Ti senti impotente
e ti poni delle domande. Se la libertà non ha una dimensione oltre la terra
diventa totalitaria e si trasforma in oppressione». «Sei credente e
praticante?». «Odio fare il neofita (è imbarazzato). Ma se devo proprio
definirmi, sono un credente con una pratica riluttante», e si appoggia esausto
allo schienale come un Amleto in giacca nera e cravatta rosa. «I tuoi erano dc.
Tornato all'ovile?». «Papà era nella Fuci (universitari cattolici,
ndr), cattolico di sinistra, amico di Aldo Moro. Mi ha però lasciato libero di
cercarmi la strada. Anche se soffriva vedendo che si allontanava dalla sua».
«Per Eluana Englaro hai urlato in Aula: "L'hanno ammazzata!"». «Volevo
fosse il Parlamento ad assumersi la responsabilità, non lasciare tutto a una
sentenza. Il fatto che mentre ci stavamo riuscendo, arrivasse la notizia della
morte, mi ha fatto scattare. Mi è sembrata una combinazione diabolica. Non
casuale». «Sul testamento biologico ti sei battuto contro
l'autodeterminazione». «No. Libero l'individuo di rifiutare le cure anche se
questo ne determina la morte. Sono però contrario che si decida ora per
allora». «Il testamento è sempre a futura memoria». «Quando lo fai non puoi
prevedere i progressi della scienza. La malattia di mio padre è durata dieci
anni. Una cosa sono state le cure iniziali. Completamente diverse alla fine. Se
avesse preso decisioni all'inizio, avrebbe perso anni di vita. Il futuro deve
restare aperto». «Avrebbe sofferto meno». «I giovani che hanno incidenti e sono
intubati, al 99 per cento tornano a vita normale. Ma - vedi nei blog - sono
migliaia i testamenti biologici di ragazzi che chiedono di non essere intubati
e lasciati morire. Sono decisioni a priori basate su inconsapevolezza». «C'è
altro da dire?». «Su queste cose sarebbe meglio non legiferare. Ci sono i
medici e le famiglie per decidere. Ma nel caso Englaro si sono voluti i
bollini, la magistratura si è intromessa e ci ha costretti a intervenire». «Da
radicale ti sei opposto al nucleare». «Me ne pento amaramente». «Che resta
delle tue convinzioni passate?». «Ero liberale e lo sono. Anticomunista e lo
sono. Garantista e lo sono. Non è poco», dice e si rianima. L'adrenalina scorre
copiosa e l'intervista prosegue al galoppo. Voterai il referendum elettorale
del 21 giugno? «L'ho sottoscritto e andrò per coerenza. La situazione è però
cambiata. Allora non c'erano Pd e Pdl, ma una grande frantumazione di partiti
che faceva pensare a una vera competizione. Oggi è scontato che vinca il Pdl».
Meglio per te. «In politica è bene vincere, mai stravincere». Capitolo
immigrati. O migranti, tu come li chiami? «Immigrati. Migranti è come colf:
politicamente corretto». Per il riaccompagnamento Onu e Chiesa ci danno
addosso. «Dobbiamo proseguire su questa strada e riaffermare la legalità.
Mancando di una sua politica, l'Ue ha scaricato su di noi il fenomeno». L'Onu
ci accusa di razzismo e la sinistra tifa per una società multietnica. «Se
multietnico significa molte culture che si ibridano è ciò che accade in una
società moderna. Se invece ogni cultura si chiude in sé è quello che succede in
Olanda. Da un lato droga e prostituzione, dieci metri più in là donne col burka
e chiese che diventano moschee. Invivibile. Il solo appiglio è la legalità».
Critico e non solo sugli immigrati è anche Fini. «Ha un approccio spensierato
ai problemi. Pensa che la libertà non corra pericoli lasciando che le cose
vadano per il loro verso. Su questo ci sono differenze essenziali tra destra e
sinistra. Poiché non voglio che il centrodestra annacqui le proprie
convinzioni, cerco di ribattere colpo su colpo le posizioni di Fini». La piazza
si riscatena. Che succede? «Si fa sentire la mancanza di un'opposizione con
posizioni vere e forti. I toni della sinistra sono alti, ma vuoti. Solo
antiberlusconismo. I militanti sono delusi e rischiano la libera uscita».
Franceschini? «È fuori dal tempo. A parte la simpatia umana per il numero 13
che d'incanto diventa il numero uno e si gioca la partita della vita, è l'icona
giovane di una cosa vecchia: l'alleanza tra post comunisti e cattolicesimo
sociale. Una formula morta». Di Pietro, il noto immobiliarista? «A preoccupare
non sono tanto le sue contraddizioni, quanto l'infinita ignoranza». Dà voce a un
certo elettorato. «Penso non sappia quel che dice. Il fatto però che tutti
dobbiamo farci i conti imbarbarisce la lotta politica. Rispondergli è tempo
perso e impedisce alla sinistra di andare oltre l'antiberlusconismo». D'Alema?
«Fa un'analisi vecchia. Pensa che ci debba essere un sistema frammentato con
più partiti in cui la sinistra si accorda col centro e metta Berlusconi in un
angolo». È una tecnica. «Non capisce che Berlusconi è il centro. Comunque, è
un'analisi. Altre a sinistra non ne vedo salvo quella di Veltroni, verso il
quale ho nutrito speranze, ma che alla prova dei fatti si è squagliato. D'Alema
invece non si squaglia». Pannella digiuna per le cose più futili. «Ormai è
intriso di conformismo, moralismo e perfino di giustizialismo. I radicali sono
sempre in tribunale per denunciare questo e quello». Sei il vice di Gasparri.
Lui esuberante. Tu gelido. Come ve la passate? «Abbiamo in comune buon senso
meridionale, attaccamento al lavoro, un tipo di lealtà simile. Di lui sono
amico, un termine che non uso con facilità. Confermo però che siamo
antropologicamente diversi». Tu intellettuale come giudichi il «cuménda»
Berlusconi? «Ha una straordinaria capacità di impossessarsi di analisi
raffinate e trasformarle in senso comune. È stata l'essenza del suo rapporto
con Baget Bozzo». Se ti comportassi come il Cav, galante, allusivo, «papi» e
compagnia, tua moglie come reagirebbe? «Mia moglie è sarda». Capisci quindi le
ire di donna Veronica? «Sono conservatore: non capisco come si possano portare
in pubblico certi aspetti della vita matrimoniale. Già la lotta politica in
Italia si fa dal buco della serratura. Se anche le vittime incoraggiano, è la
fine». Invidi però la vita esagerata del Casanova di Arcore? «Non ho lo stesso
temperamento». Dai, è l'ultima domanda, sii spiritoso. «Sarò invece serissimo.
Comprendo le difficoltà di trovare un equilibrio esistenziale per una persona
che è sulla breccia da 15 anni, sempre sotto attacco». © SOCIETà EUROPEA DI
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