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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"    12-25 maggio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

LA SANA RELIGIONE ( da "Stampa, La" del 12-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: condivisibile non solo dai fedeli cattolici o dai credenti in generale, ma anche da chi, laicamente, rispetta il ruolo che le religioni possono liberamente svolgere proprio grazie alla netta separazione tra religione e politica che ha forgiato la modernità. Ciò che immediatamente salta all'occhio, tanto più sullo sfondo del tormentato Levante,

Quando la religione viene sfigurata ( da "Giornale.it, Il" del 12-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Educazione cattolica, e Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in Varie Commenti ( 33 ) » (13 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi)

Il premier: Maroni fa quello che dico io ( da "Manifesto, Il" del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: opposizione e associazioni sia laiche che cattoliche, ma anche dalllo stesso Gianfranco Fini - sia sul ddl sicurezza che sulla scelta di riportate in Libia i barconi carichi di uomini, donne e bambini. Dall'Egitto Berlusconi esclude che su quelle barche ci fossero persone che avrebbero potuto richiere asilo politico.

ROMA - Dal Pd non si torna indietro: il suo progetto è essenziale per ... ( da "Messaggero, Il" del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Deve lavorare ad una nuova sintesi tra laici e cattolici, tra riformismo e pensiero religioso. Nel testo della Summer school si ritrova quella frase sulla «tentazione demoniaca del potere», che tante polemiche suscitò e che D'Alema attribuisce alla possibile alleanza tra destra e Chiesa in nome di un cristianesimo ridotto a «religione laica dell'Occidente».

Fini verso il sì alle coppie di fatto ( da "Foglio, Il" del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: essere laico (come laico è il Pdl), cioè incentrato sul diritto positivo: proprio come è stato fatto per il testamento biologico. Questa non deve essere l?ennesima, erronea, battaglia tra laici e chierici. La questione – dice Mantovano –

Il premier: ( da "Manifesto, Il" del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: opposizione e associazioni sia laiche che cattoliche, ma anche dalllo stesso Gianfranco Fini - sia sul ddl sicurezza che sulla scelta di riportate in Libia i barconi carichi di uomini, donne e bambini. Dall'Egitto Berlusconi esclude che su quelle barche ci fossero persone che avrebbero potuto richiere asilo politico.

FINI CON TIPICO ABITO ARABO E COPRICAPO ABBINATO, AL CENTRO DI UNA FOTO NELLA QUALE, IN MEZZO AD UNA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: È il fotomontaggio che accompagna un servizio della Padania, il giornale della Lega, dall'eloquente titolo «I multietnici». Il giornale prosegue: «Profeti di una nuova religione, cattolici e comunisti, laici e osservanti, socialisti e liberisti. Diversi e distanti su tutto, ma accomunati dall'esaltazione dell'immigrazione "senza se e senza ma"».

CLAUDIO SARDO ROMA. DAL PD NON SI TORNA INDIETRO: IL SUO PROGETTO è ESSENZIALE PER APR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Deve lavorare ad una nuova sintesi tra laici e cattolici, tra riformismo e pensiero religioso. Nel testo della Summer school si ritrova quella frase sulla «tentazione demoniaca del potere», che tante polemiche suscitò e che D'Alema attribuisce alla possibile alleanza tra destra e Chiesa in nome di un cristianesimo ridotto a «religione laica dell'Occidente».

Il consigliere del Pd sale sull'Ape per riconquistare la sinistra ( da "Stampa, La" del 14-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Placido gioca e accentua questo suo voler essere di sinistra contrapposto a quanti nel Pd hanno predicato e predicano la contaminazione tra l'anima cattolica, laica e socialista. «Se sarò eletto - promette - andrò in Vespa al Parlamento europeo». Si vedrà. Intanto Placido incrocia le dita e ricordando uno slogan del passato si dice convinto che «con Ape di vota». \

QUANTO DURA UN'ORA DI RELIGIONE? ( da "Unita, L'" del 14-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stato dato dalla stampa al discorso con cui, una decina di giorni fa, il Papa stesso ha ribadito che l'insegnamento della religione cattolica (Irc), lungi dal costituire «un'interferenza o una limitazione della libertà, è un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva»

IL MINISTRO GIANFRANCO ROTONDI CONDIVIDE L'IDEA DI MARTINA CASTELLANA DI ISTITUIRE IN PROVINCIA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: insegna di una ritrovata conciliazione tra mondo cattolico e quello laico proprio per una più ampia rivalutazione dei diritti da riconoscere alla società civile». Martina Castellana ha ricevuto l'invito a candidarsi alla Provincia proprio per «rispondre - dice - all'esigenza della società di superare definizioni sessuali rigide e statiche».

Benedetto Chieffo canta suo padre ( da "Stampa, La" del 15-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In un ambiente percepito come laico e spesso vicino all'impostazione marxista, quale era quello della canzone di protesta degli Anni 60 e del decennio successivo, Chieffo era una bestia rara: legato al movimento di Don Giussani, cattolico fervente, fiero della propria fede.

Una legge dopo Eluana Convegno a Vercelli ( da "Stampa, La" del 15-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quello laico, secondo cui la vita è ''disponibile'' e quindi la decisione sulla sulla fine è nelle mani dell'uomo, e il paradigma cattolico, secondo cui la vita ''non è disponibile'': l'uomo non può decidere». Dopo l'illustrazione di Fornero parleranno due illustri portavoce dei due paradigmi: il punto di vista laico sarà espresso dal responsabile della pagina di «

più soldi alle famiglie tagliandoli ai nomadi ( da "Repubblica, La" del 15-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Su welfare, giovani, sussidiarietà in termini laici». Che vuol dire "sussidiarietà in termini laici"? «Mi dicono sempre che la parola "sussidiarietà" evoca le tonache: oggi che le risorse sono scarse è però decisivo lavorare con le associazioni».

VALERIO CAPRARA PER QUALCHE MEMBRO DELLA TRIBù DEI (SOPRAVVISSUTI) CRITICI UFFICIALI SAR&22... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ugualmente percepibile come angelica e demoniaca: da una parte lo straordinario e sempiterno scenario di chiese, cripte, monumenti, piazze, fontane; dall'altra l'assedio delle forze del Male, per noi metafora - più che del laicismo fondamentalista - di emblematici guai metropolitani come traffico, inquinamento, incomunicabilità e criminalità.

Parroco nominato coordinatore pastorale ( da "Stampa, La" del 17-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Mercoledì, alle 21, nel salone parrocchiale della comunità del Cuore Immacolato di Maria a Cuneo interverrà monsignor Domenico Segalini, assistente generale dell' Azione cattolica nazionale e vescovo di Palestrina, per trattare il tema «Cristiani laici nella Chiesa per la società». fazrib@tin.it.

Giro: vigilia con Coppi e Bartali ( da "Stampa, La" del 17-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico Fausto, pio cattolico Gino, una sorta di «Peppone e don Camillo su due ruote», si legge nella presentazione del libro, alla cui stesura hanno collaborato Andrea Bartali e Marina Coppi, come coautori, entrambi primogeniti dei due assi della bicicletta.

Io, teologo di sinistra scavalcato a sinistra da don Gianni... ( da "Giornale.it, Il" del 17-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: morale della sinistra cattolica e laica. Esule dalla sinistra io rimanevo anche estraneo agli spiriti della nuova destra, che vedevo solo come castigo di Dio. Io sentivo di dover parlare della fine, Gianni seguiva ogni movimento del corso finale, in un'angoscia che lo attanagliava in maniera agonica, dovendo abitare psicologicamente e intellettualmente nell'

Il dibattito Dall'embrione all'eutanasia, tutti cercano un ( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E non coinvolge solo i cattolici. Edoardo Boncinelli nel suo L'etica della vita (Rizzoli) si è posto le stesse domande, relativamente all'embrione, dandosi delle risposte laiche. E questa necessità di stabilire un limite condiviso è la vera istanza importante. Perché le risposte etiche non possono venire dalla tecnica o dalla scienza.

ANGELA VITALIANO NEW YORK. QUANDO BARACK OBAMA ENTRA NELL'IMMENSA PALESTRA DEL CAMPUS DI NOTRE DA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: obiezione di coscienza e al fronte laico con l'impegno a «politiche sanitarie basate sul'etica e la scienza, assieme al rispetto per l'eguaglianza delle donne». Una giornata difficile, in ogni caso. Già sabato 27 dimostranti erano stati arrestati all'interno del campus, dove si erano introdotti arbitrariamente non essendo studenti.

Né reato né diritto ( da "Foglio, Il" del 18-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è non molto dissimile dalla piattaforma politica, civile ed etica della lista pazza. Se si stabilisse intanto che l?aborto non è un reato e non è un diritto, in mezzo c?è spazio per combatterlo sul serio. Con convinzione laica e fede cristiana. Leggi L?America è diventata anti-abortista, e noi che facciamo?

"non si fanno le leggi seguendo la fede" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata». E critico è anche il senatore Gaetano Quagliariello, paladino della battaglia sul decreto Englaro ed esponente dell´ala teocon del Pdl. Secondo Quagliariello «il vero Stato etico» non è quello in cui è la Chiesa a dettar legge, bensì «quello in cui si pretende di governare per legge ogni aspetto della libertà della persona,

ROMA Quando Fini separa la sfera religiosa da quella temporale non fa altro che riaffermare... ( da "Stampa, La" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: riconoscere al presidente della Camera il lodevole intento di svelenire lo scontro laici-cattolici sui temi bioetici», pur esortandolo a «non privare la religione della possibilità di formare le coscienze anche dei parlamentari». Condivide l'appello che ha rivolto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a favore della laicità delle Camere?

Fini: i precetti religiosi non diventino legge ( da "Stampa, La" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Guai ad alzare steccati tra cattolici e laici. Abbiamo le carte in regole per lanciare appelli a favore del matrimonio, contro l'eutanasia e l'aborto». Il richiamo alla laicità del Parlamento non è piaciuto neppure al leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, secondo cui «i valori e i principi rischiano di essere messi al bando dalla politica».

Fini: ( da "Tempo, Il" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata». Dal Vaticano la replica è affidata a monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita: la Chiesa cattolica non ha mai pensato di imporre al Parlamento italiano «precetti religiosi», ma «non tacerà sui temi di bioetica, che riguardano i diritti umani,

Galeazzi E ALTRI SERVIZI ALLE PAG. 4 E 5... ( da "Stampa, La" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Concetto della tradizione laica e anche di grandi leader cattolici come Alcide De Gasperi, ma che non aveva mai fatto breccia, così esplicitamente, nella destra e nel centrodestra della Seconda Repubblica. E' l'ultima «conversione» di Gianfranco Fini, il personaggio della politica italiana che più è cambiato nel corso degli ultimi mesi.

Fini riafferma lo Pioggia di critiche dalla Chiesa ( da "Secolo XIX, Il" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: non alzare steccati perché i cattolici hanno tutte le carte in regole per lanciare appelli su famiglia, contro l'eutanasia, contro la gravità aborto e per il diritto alla vita». Il riferimento alla laicità dello Stato non è piaciuto a Pier Ferdinando Casini, secondo cui «i valori e i principi rischiano di essere messi al bando dalla politica».

Il manicomio ispira Bellocchio ma la politica affloscia il film ( da "Giornale.it, Il" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e non figlio del presidente degli Stati Uniti. In anni recenti, democratici, laici e antifascisti, nella stessa Francia socialista, cara al presidente del Festival di Cannes, Gilles Jacob, François Mitterrand ha avuto una figlia illegittima che era «segreta» solo per la stampa, che non ne scrisse per decenni, finché il settimanale Minute non infranse l'omertà.

Chiesa contro Fini malumori nel Pdl ( da "Giornale.it, Il" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Leggi più laiche» Chiesa contro Fini malumori nel Pdl di Redazione La religione resti fuori dal Parlamento. Gianfranco Fini dice che le leggi si devono fare senza il condizionamento dei «precetti di tipo religioso». Una presa di posizione che mette in allarme la Chiesa e fa scoppiare la protesta dell'Udc ma anche della componente cattolica del Pdl.

ROMA - Sulle politiche dell'immigrazione il centrodestra deve avere la forza di a... ( da "Messaggero, Il" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La politica dovrebbe ascoltarle e non strumentalizzarle, e poi scegliere laicamente e liberamente». Berlusconi ha detto no alla società multi-etnica. E ammetterà che questa è un'espressione sbagliata o quantomeno infelice, come la Chiesa ha sottolineato. «Fuori dalle polemiche contingenti, questo è uno dei temi centrali.

Martini: porte aperte ai fedeli cattolici divorziati e risposati ( da "Corriere della Sera" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: umile, che fa il proprio dovere, che ama, che sa comprendere e perdonare. È questa la ricchezza delle nostre comunità. Tanti laici di queste nazioni e anche tanti laici vicino a noi sono seri e impegnati. Lei mi chiede che cosa penso della negazione dei sacramenti a devotissimi divorziati. Io mi so-

Lupi: è discriminazione al contrario I miei valori valgono come i suoi dubbi ( da "Corriere della Sera" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: idea distorta dello Stato laico: io potrei dire che non mi piace mettermi la cintura di sicurezza in macchina perché mi limita. Però la legge me lo impone perché si basa sul presupposto di un bene comune a difesa dell'uomo». Pur non avendo pensato che il presidente della Camera possa mai venir meno «al ruolo di garante istituzionale che ben ricopre»

Sta fuori dalla campagna elettorale, ma si rende protagonista di uscite ad effetto (urticante) con u... ( da "Unita, L'" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Perché c'è chi giura che più si rende evidente la lacerazione laici-cattolici nel Pdl, più diventa difficile che quel progetto diventi una legge vera e propria. Il presidente della Camera è ormai una voce del dissenso nel suo partito. Ieri è stato lapidario: il Parlamento non faccia leggi seguendo precetti religiosi.

È una voce anomala ma il Pdl fa altro ( da "Unita, L'" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «È difficile dire che c'è disciplina di partito su questi temi. Io, per esempio, sono di formazione cattolica ma non credente. Non farei staccare la spina: per me oltre non c'è nulla e non ho niente da perdere. Vede, le categorie laici - cattolici sono del tutto false». Intervista a Federica Mogherini

Fini: "No a leggi orientate dalla fede" ( da "Tempo, Il" del 19-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata». Dal Vaticano la replica è affidata a monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita: la Chiesa cattolica non ha mai pensato di imporre al Parlamento italiano «precetti religiosi», ma «non tacerà sui temi di bioetica, che riguardano i diritti umani,

( da "Riformista, Il" del 20-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Benedetto Croce diceva che non possiamo non dirci cristiani. Io dico che non possiamo non dirci laici. Io sono cattolico e sono laico. E per questo ritengo che il cristianesimo è un fondamento e una risorsa della nostra società. Perché buttarlo via?». 20/05/2009

NELLA cultura e nella politica italiana c'è un Muro che sembra non cadere mai. È ... ( da "Messaggero, Il" del 20-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: in realtà, è fatta di tanti cattolici che credono nello Stato e sono gelosi della sua laicità, e di tanti non credenti che rispettano e magari ammirano i valori religiosi; tra questi due gruppi, un'ampia "zona grigia" gonfia di neutralità ma anche di dubbi, voglia di capire, disponibilità a cambiare.

Carlà contro il Papa "Sul controllo delle nascite sbaglia" ( da "Stampa, La" del 20-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E' stata Anne ad affrontare lo spinoso tema Aids: «Come donna e madre cosa pensa dei propositi tenuti dal Papa sul preservativo?». «Sono nata cattolica - ha incalzato Carla - sono stata battezzata, ma mi sento profondamente laica. Trovo che la tempesta sollevata dal messaggio del Papa peraltro deformato nei media,

IN REGIME DI CRISTIANITà O DI DIRITTO PUBBLICO ECCLESIASTICO (CHE NEGAVA LE LIBERTà ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 20-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: nacque la Repubblica i contrasti tra i cattolici e i laici di allora erano più aspri di quelli di oggi; ma i laici si sforzarono di comprendere le ragioni dei cattolici e questi, restando fedeli alla chiesa, riuscirono a lavorare costruttivamente con gli altri. Pensavano infatti, come disse Giuseppe Lazzati alla Costituente, che «la sensibilità cristiana non si impone con la forza»

Abbiamo scelto il dialogo che è mancato in Italia ( da "Stampa, La" del 21-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In Italia il dibattito sulla fine vita va avanti da anni, a fatica e tra mille polemiche. Come lo vede lei dalla Svizzera? «In Italia c'è una eccessiva contrapposizione tra laici e cattolici che non permette di arrivare a una sintesi giuridica. Da noi non c'è una demarcazione così netta tra fede e credo laico». \

Pannella, ultima battaglia per evitare la sparizione ( da "Stampa, La" del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ci sono stati contatti anche con Sinistra e libertà di Nicky Vendola, ma la componente socialista ha detto di no, terrorizzata all'idea di ospitare in lista dei laici più laici, cioè seri competitori. E insomma, i dispiaciuti saranno molti (ma basterebbe che i molti dispiaciuti votassero e il problema sarebbe risolto) però i radicali resteranno fuori dal Parlamento europeo:

Testamento biologico, parola ai saggi ( da "Stampa, La" del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Bioetica cattolica e bioetica laica» è uno dei testi-base sull'argomento, oggi, non solo in Italia. Fornero sarà dunque lo starter ideale per dare il via al confronto che si annuncia alto e serrato. Il punto di vista laico («Eutanasia attiva e passiva e altre ipocrisie» sarà sviluppato dal filosofo ed epistimologo Armando Massarenti,

Una strada chiamata accoglienza La Chiesa ha l'obbligo di affermare quelli che ritien... ( da "Stampa, La" del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Capita così che Stato e Chiesa, laici e religiosi, agnostici e cattolici, a volte dicano la stessa cosa, si appellino alle stesse idee morali. Ma questo non direi che è un male, come lei tutto sommato sembra credere. È anzi prova che non ci sono incrinature profonde nella nostra cultura.

le parole di fini su fede e politica - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Così può esistere una razionalità religiosa, laica, atea, ma credo che ciò cui Fini si riferisce sia la razionalità costituzionale e questa si oggettiva in articoli della Carta. Se i precetti religiosi non sono tali, ma «argomenti basati sulla ragione e sul diritto», allora dovrebbero essere riconducibili al mondo del sensibile.

Polizia municipalein missione nellezone terremotate Cgil e Rc: Notarangelo: ( da "Secolo XIX, Il" del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma poiché la scuola italiana è laica e sono presenti alunni di tutte le nazionalità e di varie religioni, avrebbero voluto quantomeno essere informate dell' invito e avere la possibilità di contattare anche esponenti di altre religioni». E' quanto afferma la segretaria provinciale della Cgil scuola Lara Ghiglione, la quale sottolinea che «per creare "

NESSUN dibattito può "chiudere" il caso Galileo, non solo perché questo potr... ( da "Messaggero, Il" del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: le tesi teologiche abbracciate da Galileo siano state utilizzate tali e quali, ad esempio, quando naturalisti cattolici come St. George Mivart sostennero nell'Ottocento la compatibilità dell'evoluzionismo con il racconto biblico, e ancor più significativo è il fatto che la stessa teologia cattolica finì con l'accettarle facendo gradatamente spazio,

l'Exit strategy del minotauro ( da "Foglio, Il" del 23-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: uomo che è la stessa di filosofi laici come Hans Jonas. Delle direttive anticipate, sulle quali come Conferenza episcopale svizzera non ci siamo ufficialmente pronunciati, non penso siano da rifiutare a priori, ma non nascondo che rimane critico l?aspetto della vincolatività.

Ferrovie, un'altra lamentela ( da "Stampa, La" del 24-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico che il cattolico, a comportarsi con rispetto e considerazione verso gli altri. Costoro, compiendo un atto nascosto e sacrilego, hanno scelto di vivere nell'isolamento e nell'emarginazione. Proprio l'esatto contrario di don Carlo che, con spontaneità e naturalezza, anche questa volta, avrebbe voluto condividere con i suoi parrocchiani e con il resto del mondo la gioia per il

Montagne e Internet: così il Cai scommette sul suo futuro giovane ( da "Corriere della Sera" del 24-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: le organizzazioni dei boyscout (la prima più vicina al mondo cattolico, la seconda laica): per lavorare insieme, camminare, scoprire. «Del Cai si ha forse una percezione un po' 'vecchia', ma è ora che anche noi si intercetti il mondo giovanile dice il presidente generale Annibale Salsa, professore di antropologia all'università di Genova .

scontro tra la cisl e brunetta bonanni sogna la balena bianca - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 24-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ministro cattolico del Welfare. Il congresso della Cisl, conclusosi ieri, ha celebrato la "bonanizzazione" della confederazione (Raffaele Bonanni è stato rieletto con un consenso senza precedenti: il 99 per cento) ma anche la nuova sfida dell´associazionismo cattolico: scendere in campo, tutti insieme, nel nome di un nuovo impegno socio-

Libertà di pensiero sulla vita in-disponibile ( da "Stampa, La" del 24-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: si rifanno al concetto di sacralità della vita ma non sono automaticamente ascrivibili all'essere laici piuttosto che cattolici. Ci sono cattolici che credono nella disponibilità della vita e laici che ne sostengono l'indisponibilità». Dilemmi e ipocrisie Una sferzata al dibattito è arrivata da Armando Massarenti, filosofo e responsabile di «Scienza e Filosofia» del Sole 24 Ore.

I matrimoni gay non sono un tema scabroso da evitare ( da "Unita, L'" del 25-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In pratica di laicità e diritti civili meno si parla meglio è... «Lo sappiamo dall'inizio. La laicità è per noi la prova del fuoco. Può metterci in crisi. Serve la famosa "sintesi alta" tra le due anime del partito: quella laica e quella cattolica. Però, al posto di discutere in modo aperto delle nostre differenze,

Un pizzetto sempre in ordine e un curriculum di ferro: laurea in giurisprudenza, poi una carriera co... ( da "Unita, L'" del 25-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In pratica di laicità e diritti civili meno si parla meglio è... «Lo sappiamo dall'inizio. La laicità è per noi la prova del fuoco. Può metterci in crisi. Serve la famosa "sintesi alta" tra le due anime del partito: quella laica e quella cattolica. Però, al posto di discutere in modo aperto delle nostre differenze,

( da "Giornale.it, Il" del 25-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Sei passato da laico a laico devoto». «Non mi sento ateo e neanche devoto. Ho avuto un'evoluzione personale per problemi privati». «Cioè?». «Ho sperimentato la sofferenza. Ti senti impotente e ti poni delle domande. Se la libertà non ha una dimensione oltre la terra diventa totalitaria e si trasforma in oppressione».


Articoli

LA SANA RELIGIONE (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 12-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Vittorio Emanuele Parsi LA SANA RELIGIONE L a prima parte del pellegrinaggio di Benedetto XVI in Terrasanta, quella più specificamente incentrata sui rapporti con l'islam, si è conclusa come meglio non sarebbe stato possibile. Accolto da un re, Abdallah di Giordania, che ha legato il destino politico suo personale, quello della dinastia e quello del Paese alla scommessa che sia possibile sconfiggere dall'interno le derive radicali così insistenti nel mondo arabo, il Papa si è mosso con prudenza e sagacia, smentendo sia quelli che lo avrebbero voluto protagonista di un viaggio più politico (si veda l'intervista concessa dal solito ambiguo Tarik Ramadan alla Stampa domenica), sia chi lo aveva dipinto come una sorta di «augusto gaffeur», interrogandosi su quante «nuove Ratisbona» avrebbero potuto sorgere dai 32 discorsi previsti per il Papa (così l'Herald Tribune di venerdì scorso, in un articolo forse un po' troppo disincantato). Tutto bene, quindi, almeno per ora. Al di là dei suoi inevitabili significati anche politici, nel senso nobile del termine, quello del pontefice romano è innanzitutto il viaggio di un illustre pellegrino nei luoghi che, secondo la tradizione cristiana, furono testimoni di gran parte dell'avventura terrena di Gesù. Non bisognerebbe mai dimenticarlo. EBenedetto XVI, lo ha voluto ribadire, ancora sull'aereo che lo conduceva ad Amman, ricordando che si muoveva nella sua veste di «leader spirituale di una grande religione e non in quella di capo politico». Il concetto è a dir poco cristallino e, condivisibile non solo dai fedeli cattolici o dai credenti in generale, ma anche da chi, laicamente, rispetta il ruolo che le religioni possono liberamente svolgere proprio grazie alla netta separazione tra religione e politica che ha forgiato la modernità. Ciò che immediatamente salta all'occhio, tanto più sullo sfondo del tormentato Levante, è il destino peculiare (e positivo) che il cristianesimo, anche nella sua versione cattolica, ha avuto in Occidente. È grazie al secolare processo di laicizzazione e secolarizzazione che la società occidentale ha prodotto e conosciuto, e che ha consentito anche la trasformazione dei credo religiosi storicamente più diffusi in Occidente, che, oggi, la massima autorità spirituale del cattolicesimo può essere accolta come amica in un Levante dove l'Islam è di gran lunga dominante. Inutile sottolineare come l'incandescente situazione del Medio Oriente veda uno scenario nel quale, invece, le speranze che laicizzazione e secolarizzazione progrediscano sono ormai pie illusioni. Dal Libano all'Iran, dall'Iraq all'Egitto e, sia pure in forme molto diverse, allo stesso Israele e alla Turchia, la politicizzazione della religione e la deriva religiosa del discorso politico sembrano semmai essere la nuova tendenza. Al punto che suonano tutt'altro che convenzionali le parole pronunciate sabato da Ratzinger di fronte alle autorità religiose e culturali del regno ascemita: è «la manipolazione ideologica della religione per scopi politici il catalizzatore reale delle tensioni e delle divisioni e anche delle violenze nella società». Il corollario di queste affermazioni è che quando la religione è impropriamente utilizzata come strumento di lotta politica essa si trasforma: il suo messaggio intimamente pacifico viene sostituito da un simulacro dal valore spirituale molto più basso, ma dal potenziale devastante. La potremmo definire la «legge di Gresham applicata alla religione»: così come, dove circolano due mezzi di pagamento di valore intrinseco diverso (oro e argento), la moneta cattiva (cioè quella di bassa lega) scaccia quella buona, altrettanto si potrebbe dire accada dove circolano due proposte religiose dal valore intrinseco differente (una capace di non prestarsi a un uso improprio e l'altra politicizzata). Alla fine, il rischio è che la religione piegata ad uso politico prevalga su quella autenticamente intesa. Ovvero che il cattivo uso scacci il buon uso poiché, detto più semplicemente, quando «la si butta in politica», la «cattiva» religione scaccia quella «buona». Nel Levante ciò appare particolarmente evidente. E non riguarda questa o quella fede, per i propri contenuti specifici. Ma piuttosto investe tutte le religioni in quelle società dove i processi di laicizzazione e di secolarizzazione sono falliti, si sono interrotti o non hanno mai davvero preso piede. Anche in Occidente del resto, in secoli bui, il cristianesimo rischiò di «snaturarsi» e «corrompersi», perché alcuni tentarono di porlo al «servizio della politica». Ma quel rischio venne progressivamente rintuzzato e tanto la religione quanto la società furono poste al sicuro da ciò che altrimenti avrebbe minacciato la libertà di entrambe. Un'ultima notazione. In un mondo in cui è diffuso l'impiego della religione come strumento di mobilitazione politica, i moderati e illuminati come re Abdallah rischiano di avere vita difficile. Per dirla con Schumpeter, i radicali e gli estremisti sembrano infatti essere imprenditori politici più «appropriati», una volta che si consenta un uso politico della religione.

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Quando la religione viene sfigurata (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 12-05-2009)

Argomenti: Laicita'

"La religione viene sfigurata quando viene costretta a servire l'ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l'abuso. Qui non vediamo soltanto la perversione della religione, ma anche la corruzione della libertà umana, il restringersi e l'onnubilarsi della mente". Lo ha detto stamattina il Papa prima di benedire la prima pietra al sito dell'Università cattolica del patriarcato latino di Amman. Scritto in Varie Commenti ( 57 ) » (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07May 09 Parto per la Terra Santa con il Papa Cari amici, tra qualche ora parto con Benedetto XVI per la Terra Santa. E' un viaggio importante, delicato, affascinante. Il Papa esprimerà la sua vicinanza ai cristiani che vivono notevoli difficoltà, parlerà di pace e di riconciliazione. Il Giornale seguirà il viaggio con vari reportage, e una speciale sezione è già attiva anche sul sito della nostra testata. Cercherò di aggiornarvi anche via Internet, nella sezione online, oltre che dalle pagine del quotidiano. Scritto in Varie Commenti ( 44 ) » (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07May 09 Ranjith, la nomina può attendere La malattia, già ben superata, del cardinale Canizares, Prefetto della Congregazione del Culto divino, ha fatto rimandare la pubblicazione della nomina ad arcivescovo di Colombo - da tempo già decisa - del Segretario della stessa Congregazione, l'arcivescovo cingalese Malcom Ranjith Patabendige Don. C'è chi parla di giorni o settimane, chi addirittura di qualche mese. Di certo sulla nomina del nuovo Segretario è in atto un braccio di ferro, dato il ruolo chiave che quel dicastero ha nel portare avanti la riconciliazione sul "campo di battaglia" della liturgia e nel cercare di attuare quella "riforma della riforma" auspicata ormai diversi anni fa dall'allora cardinale Joseph Ratzinger. Canizares, l'ex arcivescovo di Toledo soprannominato "il piccolo Ratzinger", vorrebbe che Ranjith rimanesse ancora a Roma. E nel caso probabile che non riesca a trattenerlo, vorrebbe come numero due un collaboratore che prosegua sulla stessa linea. L'unica certezza è che sarà un anglofono. Ma al momento è inutile fare nomi (che pure ci sono), perché la situazione è in continua evoluzione. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) » (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04May 09 "Angeli e demoni", il Vaticano non vuol fare pubblicità Il regista di "Angeli e demoni", Ron Howard (indimenticabile Richie Cunningham del telefilm "Happy Days"), ci ha tentato per settimane: voleva un commento del Vaticano al suo nuovo film. Cercava una dichiarazione contraria, un bell'attacco mediatico. Insomma qualcosa che gli permettesse di replicare il successo ottenuto tre anni fa con il "Codice Da Vinci". Ma questa volta - almeno per il momento, l'esperienza insegna che non bisogna mai dire mai - il Vaticano sembra più attento e più accorto a non contribuire, suo malgrado, a far da cassa di risonanza al kolossal. Va detto che "Angeli e demoni" non attacca la fede cristiana come il "Codice Da Vinci", e dunque certe reazioni di autorevoli cardinali e prelati del 2006, oggi sarebbero oltremodo fuori luogo. Questo è l'articolo che pubblico sul Giornale di oggi: il direttore dell'"Osservatore Romano", Gian Maria Vian, sceglie l'arma dell'ironia e dice che commenterà il film solo se la produzione garantirà 1000 abbonamenti al quotidiano vaticano per dieci anni, da distribuire ad attori e registi di Hollywood, mentre padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, non commenta e non se ne interessa. Ma rivela che stava per finire tra le comparse del film quando hanno girato alcune scene in via della Conciliazione. Scritto in Varie Commenti ( 75 ) » (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Apr 09 Liturgia, Ranjith va a Colombo. La salute di Canizares Ormai è deciso e la pubblicazione della nomina potrebbe essere resa nota già nei prossimi giorni: monsignor Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, attuale segretario della Congregazione del culto divino, lascia una seconda volta la Curia romana per tornare oin Sri Lanka. Sarà nominato arcivescovo di Colombo, e non si esclude, per lui, la berretta cardinalizia in un prossimo concistoro. Vescovo ausiliare di Colombo nel 1991, nel novembre 1995 gli venne assegnata la diocesi cingalese di Ratnapura. Sei anni dopo, nell'ottobre 2001, Papa Wojtyla lo nominò segretario aggiunto della Congregazione di Propaganda Fide, guidata dal cardinale Crescenzio Sepe. I due non andarono molto d'accordo, e così, a sorpresa, nell'aprile 2004 Ranjith - che non apparteneva al servizio diplomatico della Santa Sede - fu nominato nunzio apostolico in Indonesia e Timor Est. Il prelato, ben conosciuto dall'allora cardinale Ratzinger, considerò l'allontanamento un'ingiusta punizione. Nessuno si sorprese, dunque, che Benedetto XVI, pochi mesi dopo l'elezione, nel dicembre 2005, lo richiamasse a Roma come segretario del Culto divino. Tutti pensavano che, al momento della pensione per l'allora Prefetto, il cardinale nigeriano Francis Arinze, sarebbe toccato al suo vice di prenderne il posto. Considerato dagli avversari troppo vicino ai tradizionalisti e ai lefebvriani, a causa anche di qualche intervista improvvida dai toni poco misurati, Ranjith ha visto prima sfumare la possibilità della successione ad Arinze (anche se il nome dell'attuale Prefetto, il pororato spagnolo Antonio Canizares Llovera, era tra quelli suggeriti da lui), e ora viene allontanato per la seconda volta dalla Curia romana. La sua presenza in prima linea sulla frontiera asiatica sarà importante, perché lì si gioca una sfida decisiva per la Chiesa. Ma è difficile non considerare la nomina un promoveatur ut amoveatur. Si conferma così quello della liturgia come un ambito delicatissimo, teatro di "battaglie" tra impostazioni diverse. Ed è significativo che Papa Ratzinger abbia deciso di affidare il dialogo con i lefebvriani non alla Congregazione del Culto, ma a quella per la Dottrina della Fede. Dal fine della scorsa settimana, il cardinale Canizares è ricoverato al Policlinico Gemelli per una tromboflebite (ne ha dato notizia il quotidiano spagnolo ABC). Lo stress delle ultime settimane, legato alla designazione del successore di Ranjith, ne ha aggravato le conseguenze. Il porporato, che si sta riprendendo bene, dovrà rimanere in ospedale per due settimane e dunque - se la nomina a Colombo di Ranjith sarà resa nota già sabato - difficilmente sarà contestualmente annunciato anche il suo successore, sul cui nome nei sacri palazzi si è giocata una non facile partita. Sarà, con tutta probabilità, un vescovo anglofono. Si tratta di una nomina delicatissima e ben ponderata: il nuovo segretario avrà infatti un ruolo chiave per poter contribuire a pacificare finalmente il "campo di battaglia" liturgico, attuando al contempo con moderazione, a piccoli passi, ma con determinazione, quella "riforma della riforma" liturgica tanto auspicata da Benedetto XVI: senza inutili nostalgie per il passato né sterili formalismi, guardando al futuro nel solco tracciato dal Concilio Vaticano II e al tempo stesso correggendo con pazienza storture e abusi liturgici. Negli ultimi anni i segretari del Culto si sono avvicendati con una frequenza che non ha precedenti negli altri dicasteri curiali. In molti si augurano che questa volta la scelta sia ben ponderata e l'eletto abbia davanti a sé un tempo sufficiente per ambientarsi e collaborare efficacemente con il Prefetto Canizares e con il Papa. Scritto in Varie Commenti ( 85 ) » (8 votes, average: 3.88 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Apr 09 Se il Papa brinda alla coscienza prima che alla sua autorità Esce martedì in libreria il volume Elogio della coscienza. La verità interroga il cuore (Edizioni Cantagalli, pp. 176, euro 13,50), che raccoglie alcuni importanti testi di Joseph Ratzinger. Quello che gli dà il titolo, è una conferenza tenuta dal futuro Pontefice nel 1990 e riguarda il concetto moderno di coscienza in rapporto a ciò che sulla coscienza insegna e crede la Chiesa. Il Papa aveva fatto propria la celebre frase del cardinale John Henry Newman (nell'immagine): «Certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi dopo un pranzo - cosa che non è molto indicato fare - allora io brinderei per il Papa. Ma prima per la coscienza e poi per il Papa». Spiegandola nel suo significato più profondo e mostrando come il Papa «non può imporre ai fedeli cattolici dei comandamenti, solo perché egli lo vuole o perché lo ritiene utile. Una simile concezione moderna e volontaristica dell'autorità può soltanto deformare l'autentico significato teologico del papato». La «voce della verità», dice Benedetto XVI, non è qualcosa di imposto dal di fuori, «il senso del bene è stato impresso in noi», come dichiara sant'Agostino. «A partire da ciò siamo ora in grado di comprendere correttamente il brindisi di Newman prima per la coscienza e solo dopo per il Papa». Quest'ultimo, infatti, non impone dall'esterno, ma sviluppa la memoria cristiana e la difende, insegnando e predicando ciò che corrisponde a quella scintilla di Dio che è stata impressa nel cuore umano. Scritto in Varie Commenti ( 112 ) » (10 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 09 Summit sull'enciciclica sociale. Esce (forse) a fine giugno La data prevista per l'uscita della nuova enciclica sociale è stata stabilita per fine giugno, ma la decisione non può dirsi ancora definitiva perché Benedetto XVI ha voluto "ristrutturare" il paragrafo dedicato alla crisi finanziaria che ha messo in ginocchio le economie mondiali. Sabato scorso, a Castelgandolfo, sono arrivati per un mini-summit i cardinali Angelo Bagnasco, presidente della Cei; Camillo Ruini, suo predecessore; Angelo Scola, patriarca di Venezia; Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna. Sono porporati particolarmente legati a Ratzinger. Bagnasco, come presidente della Cei, è impegnato nell'azione in favore delle famiglie colpite dalla crisi (con un fondo di solidarietà), Ruini è consigliere stimato e ascoltato, Scola si è occupato di etica e impresa, Schoenborn è stato allievo del Papa. Questo è l'articolo che pubblico oggi sul Giornale. Proprio ieri, all'udienza generale, parlando della figura del santo monaco Ambrogio Autperto, Benedetto XVI ha accennato alla crisi, che, ha spiegato, è stata causata dalla "cupidigia". Scritto in Varie Commenti ( 52 ) » (7 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Apr 09 Il Vaticano contro le dichiarazioni di Ahmadinejad La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato stamane una dichiarazione di padre Federico Lombardi che, riproponendo le parole pronunciate domenica da Benedetto XVI, critica - pur senza nominarlo direttamente - il presidente iraniano, che ieri ha ripetuto a Ginevra le sue affermazioni che negano a Israele la legittimità ad esistere: "La Santa Sede deplora l'utilizzazione di questo forum dell'ONU per assumere posizioni politiche, estremiste e offensive, contro qualsiasi Stato. Ciò non contribuisce al dialogo e provoca una conflittualità inaccettabile. Si tratta, invece, di valorizzare tale importante occasione per dialogare insieme, secondo la linea di azione che la Santa Sede ha sempre adottato, in vista di una lotta efficace contro il razzismo e l'intolleranza che ancor oggi colpiscono bambini, donne, afro-discendenti, migranti, popolazioni indigene, ecc. in ogni parte del mondo". Com'è noto diversi Paesi occidentali, tra i quali Gli Stati Uniti, la Germania e l'Italia, hanno disertato la conferenza di Ginevra sul razzismo per i contenuti antisemiti del documento preparatorio, che è stato però corretto: i contenuti antisemiti sono stati espunti, e c'è un'esplicita menzione di memoria dell'Olocausto. Ferma restando la libertà dei Paesi che hanno deciso di non partecipare, ho trovato davvero ingenerose le critiche rivolte al Vaticano per aver deciso comunque di essere presente. In particolare quelle del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che ha tentato di creare l'ennesimo motivo del contendere mediatico con il Papa proprio alla vigilia dell'importante viaggio in Terrasanta (Giordania, Israele e Territori sottoposti all'Autorità Palestinese). E' stata fatta troppa confusione: una cosa sono le esternazioni di Ahmadinejad, che nega a Israele il diritto ad esistere, un'altra è la conferenza di Ginevra contro il razzimo e la bozza di documento che, ripetiamo, non contiene nella versione corretta alcuna affermazione antisemita. Certo, le inaccettabili "sparate" del presidente iraniano rischiano di compromettere irrimediabilmente l'esito dei lavori. Ma non è detta l'ultima parola. Aggiungo queste parole di Sergio Romano, pubblicate sul "Corriere" di oggi: "Avremmo dovuto andare a Ginevra per affermare le nostre verità, rintuzzare le faziose parole di Ahmadinejad, separare i faziosi dai ragionevoli (esistono anche quelli), comprendere le ragioni degli altri, lasciare agli atti della Conferenza programmi e concetti a cui avremmo potuto fare riferimento in altri momenti e circostanze. La Santa Sede lo ha fatto e ci ha dato, in questo caso, una lezione di laico buon senso". Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (13 votes, average: 4.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Apr 09 Il vescovo polacco Zimowski nuovo ministro della salute La Segreteria di Stato ha replicato ieri con una nota alla protesta ufficiale presentata dal governo belga in seguito a una mozione votata dalla Camera dei rappresentanti di Bruxelles, che aveva definito "inaccettabili" le frasi del Pontefice sul preservativo e la lotta all'Aids. Le critiche del Belgio sono state rispedita al mittente. La Segreteria di Stato ricorda che il Pontefice «ha dichiarato che la soluzione è da ricercare in due direzioni: da una parte nell'umanizzazione della sessualità e, dall'altra, in una autentica amicizia e disponibilità nei confronti delle persone sofferenti, sottolineando anche l'impegno della Chiesa in ambedue gli ambiti. Senza tale dimensione morale ed educativa la battaglia contro l'Aids non sarà vinta». Nell'articolo che pubblico oggi sul Giornale, aggiungo che è attesa nelle prossime ore - forse già a mezzogiorno di oggi - la nomina del nuovo ministro della sanità del Vaticano: si tratta del sessantenne arcicescovo di Radom (Polonia), Zygmunt Zimowski, che dal 1983 al 2002 ha lavorato alla Congregazione per la dottrina della fede ed è dunque ben conosciuto da Papa Ratzinger. Con il suo arrivo a Roma i capi dicastero curiali di origine polacca diventeranno tre (oltre a lui, ci sono i cardinali Zenon Grocholewski all'Educazione cattolica, e Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in Varie Commenti ( 33 ) » (13 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi) Quando sarà pubblicata la terza enciclica di Benedetto XVI? Il progetto iniziale prevedeva che uscisse l'anno scorso, le prime anticipazioni - a partire dal titolo, "Caritas in veritate" - risalgono infatti ai primi mesi del 2008. Doveva essere pubblicata nel quarantesimo anniversario dell'enciclica "Populorum progressio" di Paolo VI (marzo 1968), poi il cardinale Segretario di Stato disse che sarebbe slittata probabilmente a ridosso dell'estate. Poi si parlò di dicembre. A fine anno il testo sembrava pronto, dopo l'ingresso nel gruppo di lavoro del neo-arcivescovo di Monaco di Baviera, monsignor Marx. La crisi finanziaria aveva provocato un ulteriore ritardo, ma nelle prime settimane del 2009 si dava per certo che l'enciclica sarebbe uscita con data 19 marzo - festa di San Giuseppe - e resa nota prima di Pasqua. Si è poi detto che sarebbe slittata a maggio (firmata il 1 maggio). Ora anche l'ipotesi di quella data sembra definitivamente tramontare e nei sacri palazzi è opinione diffusa che l'enciclica sociale possa vedere la luce a ridosso dell'estate, se tutto va bene. Quali sono le cause del ritardo? Fonti autorevoli confermano al Giornale che il problema sarebbe stato rappresentato proprio dalla parte aggiunta al testo, e riferita alla crisi economica mondiale. La stesura fin qui approntata, infatti, non avrebbe incontrato il gradimento del Pontefice che, ovviamente, per passaggi "tecnici" di documenti così importanti, è solito affidarsi agli esperti, ma che non rinuncia poi a intervenire, a chiedere modifiche e aggiustamenti. "Caritas in veritate" risulta dunque essere, fino a questo momento, il testo più travagliato del pontificato di Benedetto XVI, che oggi festeggia l'ottantaduesimo compleanno e si accinge a ricordare il quarto anniversario dell'elezione. Anche oggi il Papa ha festeggiato (poco) e lavorato (molto): l'attenzione sua e dei collaboratori più stretti è tutta rivolta in questo momento al prossimo viaggio in Terrasanta (Giordania, Israele, Territori sottoposti all'Autorità Palestinese). Tra le nomine curiali attese nelle prossime settimane c'è quella del nuovo "ministro della Sanità", in sostituzione del dimissionario cardinale Barragàn; quella del nuovo presidente del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace, in sostituzione del cardinale Martino - che però resterà al suo posto fino alla pubblicazione dell'enciclica sociale, prima di essere sostituito, sembra, da un prelato africano. Per quanto riguarda la Segreteria di Stato, invece, non ci dovrebbero essere sorprese ai livelli altissimi (voci di una promozione del Sostituto Filoni a un ufficio cardinalizio sembrano prive di fondamento), mentre è più probabile che non tardino molto ad arrivare le promozioni a nunzio dei numeri tre Caccia (assessore) e Parolin (sottosegretario ai rapporti con gli Stati). Concluso il lavoro per l'enciclica, dovrebbe lasciare la Segreteria di Stato anche l'arcivescovo Sardi, che coordina il gruppo di scrittori incaricato di collaborare con il Papa per la stesura dei discorsi e che dovrebbe ricevere un incarico presso l'Ordine di Malta. Scritto in Varie Commenti ( 93 ) » (19 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (351) Ultime discussioni marina: Vero,non tutti gli ebrei del mondo sono sionisti,però sono i sionisti che hanno in mano le redini e il... Franco: quella di Gladiator è un'analisi lucida e argomentata. il resto è ideologismo e malafede Franco: Marina non sarei tanto d'accordo, i sionisti sono nazionalisti (nel contesto sano di nazione)poi si... Marina: http://www.ariannaeditrice.it/ articolo.php?id_articolo=4576 Marina: Nuovo ordine mondiale " ogni cultura deve essere sostituita con la "cultura" sionista, che è fatta... 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Grazie. Corrado: Mi scuso per la .http://blog.ilgiornale. it/tornielli/2008/07/02/roma-e -fraternita-san-pio-x-il-dialo go-va-avanti/Read "How can I tell the difference from phalaris grass that has DMT in it?" at Home & Garden The Daily P.E.E.P.: Antonio Cardinal Cañizares Llovera Abiura: Comment on Thornborn, un Dan Brown cattolico? by Rovere I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 107 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 48 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 42 Votes Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa - 40 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Recent Posts Quando la religione viene sfigurata Parto per la Terra Santa con il Papa Ranjith, la nomina può attendere "Angeli e demoni", il Vaticano non vuol fare pubblicità Liturgia, Ranjith va a Colombo. La salute di Canizares Se il Papa brinda alla coscienza prima che alla sua autorità Summit sull'enciciclica sociale. Esce (forse) a fine giugno Il Vaticano contro le dichiarazioni di Ahmadinejad Il vescovo polacco Zimowski nuovo ministro della salute Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi) Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

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Il premier: Maroni fa quello che dico io (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 13-05-2009)

Argomenti: Laicita'

SANZIONI UNITE IMMIGRATI Il premier: «Profughi? E' gente che paga il biglietto» Il premier: «Maroni fa quello che dico io» Roma e Parigi: due destre saldamente al governo, due politiche repressive contro l'immigrazione. L'Eliseo alla ricerca di una nuova ideologia conservatrice non si fa consigliare dai «leghisti» ma dall'ex socialista Besson. Berlusconi invece glissa con fastidio su Fini e rilancia tutti gli slogan del Carroccio Carlo Lania ROMA Più si avvicina il giorno delle elezioni e più Silvio Berlusconi soffia sulla paura dell'immigrazione per togliere i riflettori e consensi alla Lega. Al punto che ieri dall'Egitto, dove si trova per un vertice con Mubarak, il premier si è lanciato in quella che in apparenza sembra una difesa del ministro degli Interni Roberto Maroni, ma che in realtà punta a rivendicare a se stesso e al Pdl la linea dura adottata contro i clandestini, relegando il titolare del Viminale al ruolo di semplice comprimario: «Maroni fa quello che dico io», dice infatti il presidente del consiglio spiegando che se oggi i barconi pieni di immigrati vengono rispediti il Libia ciò è possibile solo grazie agli accordi con il paese nordafricano che - sottolinea - «li ho gestiti io, li ho sottoscritti io». E aggiunge una personalissima lettura delle motivazioni che spingono migliaia di disperati alla fuga in mare: per il premier non si tratta di rifugiati, bensì di «gente reclutata in maniera scientifica dalle organizzazioni», gente «che paga il biglietto» per sbarcare in Italia. Nel frattempo alla Camera è stato confermato il voto di fiducia ai tre maxiemendamenti in cui è stato diviso il disegno di legge sicurezza (il primo voto è previsto per oggi alle 10,30), decisione che ha provocato le proteste dell'opposione: le tre fiducie, ha detto il capogruppo del Pd Antonello Soro, «disattendono le sollecitazioni del capo dello Stato, del presidente della Camera e violano la logica su cui in quest'aula si basa il voto segreto». E' chiaro che è sull'immigrazione che si giocheranno le ultime tre settimane di campagna elettorale. Proprio per questo il premier punta a togliere alla Lega il primato della lotta ai clandestini che il Carroccio rivendica con i propri elettori. E questo nonostante le critiche che piovono da tutte le parti - Chiesa, Onu, opposizione e associazioni sia laiche che cattoliche, ma anche dalllo stesso Gianfranco Fini - sia sul ddl sicurezza che sulla scelta di riportate in Libia i barconi carichi di uomini, donne e bambini. Dall'Egitto Berlusconi esclude che su quelle barche ci fossero persone che avrebbero potuto richiere asilo politico. Al massimo, concede, «solo casi eccezionalissimi». «Queste persone - spiega invece - sono persone che hanno pagato un biglietto» a un'organizzazione criminale e non fuggono certo perché «spinte da una loro situazione speciale all'interno di paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie». Poche parole anche per cancellare le polemiche di Fini («non mi va di entrare in questo argomento») e di chi, come lui, non condivide la linea scelta: «Non credo si possa parlare di polemiche», dice infatti Berlusconi. Anche perché, aggiunge azzerando l'identità degli alleati, «An è un partito che nominalmente non esiste più. E' confluito nel Pdl, e la politica del Pdl è unica». Alla Camera intanto è battaglia sul ddl sicurezza. Il provvedimento, che inserisce il nuovo reato di clandestinità, ieri è stato al centro delle polemiche anche per un'altra delle misure anti-immigrati che introduce: il divieto, per una donna senza permesso di soggiorno che partorisce in Italia, di iscrivere il proprio figlio all'anagrafe. Una misure che, secondo l'Asgi, l'Associazione di studi giuridici sull'immigrazione, rischia di creare una situazione da «bambini invisibili» per i figli dei clandestini. Ma con il reato di clandestinità si prospetta anche una possibilità peggiore: le madri senza passaporto non potranno neanche riconoscere i propri figli, e rischierebbero così di perderli visto che i bambini sarebbero per legge immediatamente adottabili.

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ROMA - Dal Pd non si torna indietro: il suo progetto è essenziale per ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 13-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Mercoledì 13 Maggio 2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - Dal Pd non si torna indietro: il suo progetto è «essenziale per aprire una prospettiva nuova». Ma il partito è ancora fragile. Troppo. Il partito è il cruccio di Massimo D'Alema. Non ne fa una questione organizzativa, ma di cultura politica: è l'«identità condivisa» che difetta, inducendo così le diverse anime «ad irrigidire le proprie identità nel timore di una prevaricazione». Nel libro che sta per uscire («Il mondo nuovo», pag. 288, editrice Italianieuropei) D'Alema dedica un lungo capitolo al Pd, dopo aver parlato di governo mondiale, di Europa e della politica estera italiana. L'animus non è pessimista. «Sarebbe un errore - scrive nella prefazione - considerare l'Italia un Paese berlusconizzato». Il Pd però deve fare ancora molto per costruire «un'alternativa credibile». Il partito è il fondamento della costruzione. Anche della futura coalizione di centrosinistra. D'Alema cita e approva la tesi dell'ultimo libro di Enrico Letta: bisogna «unire progressisti e moderati» perché la società italiana non è riducibile al dualismo destra-sinistra. Il Pd però non può rinunciare all'«ambizione di unire nel suo seno, sia pure senza alcuna pretesa di esclusività, progressisti e moderati». Guai, insomma, a contrapporre la ricerca dell'alleanza con l'Udc con la presenza attiva dei cattolici nel Partito democratico. Del resto nel libro, che seleziona scritti e discorsi recenti di D'Alema, un rilievo particolare viene attribuito agli interventi al convegno delle Fondazioni sulle riforme istituzionali e alla Summer school di Italianieuropei su religione e democrazia. Nel primo D'Alema spiega le ragioni del suo sostegno ad una riforma sul modello tedesco. Un testo confermato in tempi di bagarre referendaria. La riforma secondo D'Alema deve condurre ad un sistema con pochi partiti (grazie allo sbarramento), ma lontano dallo schema bipartitico e da «un presidenzialismo di fatto». Se il Pd continuasse ad ammiccare al bipartitismo, la costruzione di un nuovo centrosinistra diventerebbe impossibile. Il Pd, secondo D'Alema, deve riuscire a radicarsi nella storia della sinistra riformista. Ma non solo. Deve lavorare ad una nuova sintesi tra laici e cattolici, tra riformismo e pensiero religioso. Nel testo della Summer school si ritrova quella frase sulla «tentazione demoniaca del potere», che tante polemiche suscitò e che D'Alema attribuisce alla possibile alleanza tra destra e Chiesa in nome di un cristianesimo ridotto a «religione laica dell'Occidente». Ma D'Alema cita lo stesso cardinale Ratzinger per dire che «se lo Stato accetta il fondamento religioso, smette di essere pluralistico. Così sia lo Stato che la Chiesa perdono se stessi». Forse qui c'è un messaggio per il congresso: la sinistra e i popolari mantengono una responsabilità comune verso il Pd che non può considerarsi esaurita nell'atto di fondazione. Il rinnovamento, scrive D'Alema, non è «l'aspettativa di improbabili palingenesi generazionali». «Una nuova classe dirigente non nascerà senza un partito funzionante e radicato nella società in grado di selezionarla, di formarla e di metterla alla prova».

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Fini verso il sì alle coppie di fatto (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 13-05-2009)

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13 maggio 2009 Altolà dal Pdl Fini verso il sì alle coppie di fatto Ronchi e Bocchino frenano sull'idea di una legge per le coppie di fatto, Quagliariello pure ma con distinguo Fini verso il sì alle coppie di fatto. Oggi il presidente della Camera incontra i rappresentanti di Arcigay, Circolo Mario Mieli, Arcilesbica, Gay project e GayLib. Fonti della presidenza della Camera: “Non si progetta nessuna legge sulle unioni di fatto. E’ un incontro istituzionale”. La posizione prevalente nel Pdl è che non sia necessario intervenire con una legge sulle coppie di fatto, eppure una proposta, sostenuta da una minoranza del partito, è stata calendarizzata per questa estate in Parlamento e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha manifestato simpatia per l’ipotesi di regolamentare i diritti e i doveri delle unioni di fatto. “Personalmente non credo che una legge sia necessaria: i diritti sono già stati tutti garantiti dall’intervento della legislazione ordinaria, ciò che ne resta fuori è davvero pochissimo”, dice Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno. “I rapporti tra questo genere di coppie, omosessuali o eterosessuali che siano – aggiunge –, sono tutelati attraverso disposizioni di volontà e accordi privati. Che necessità c’è di una legge?”. E’ quanto sostiene anche il ministro Andrea Ronchi, uno degli uomini più vicini al presidente Fini. Dice Ronchi: “La nostra idea di politica, come ha detto anche il presidente della Camera, mette al centro i diritti delle persone e dei singoli. E questo non si discute, riguarda anche le unioni di fatto. Tuttavia una legge non è necessaria, oggi basta andare dal notaio per preservare i diritti essenziali di convivenza. Il mio timore è che un intervento per legge possa essere un modo per scardinare in maniera surrettizia il diritto di famiglia. Ci andrei con i piedi di piombo – dice Ronchi – la famiglia è alla base della nostra società”. E Ronchi sembra sintetizzare il pensiero dell’area più vicina a Fini nel Pdl, perché anche Italo Bocchino, vicecapogruppo alla Camera, dice che “non si possono negare i diritti fondamentali della persona a chi non si sposa. Non è giusto, per esempio, che un convivente, omosessuale o eterosessuale, non possa andare a trovare la propria compagna in rianimazione o in carcere. Però queste cose sono già state risolte da alcune sentenze della magistratura. Insomma, una legge non serve. Anzi, sarebbe meglio che gli esponenti di governo se ne tenessero ben lontani”. Il professor Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo al Senato, cattolico di area Forza Italia, spiega che “di coppie di fatto, tuttavia, sarebbe opportuno discuterne all’interno del partito. Bene inteso, io sono contrario a che si faccia una legge – dice – ma ritengo pure che il Pdl debba confrontarsi al proprio interno. Penso che ci si debba misurare e vedere qual è la posizione prevalente. Ci sono due tendenze mondiali del liberalismo, che forse vivono anche nel nostro partito: una crede che a ogni libertà debba corrispondere necessariamente un nuovo diritto, l’altra tendenza crede invece che la libertà nasca da una necessaria presa di responsabilità. Ebbene io appartengo a questa seconda scuola e guardo sempre con scetticismo ogni intervento normativo dello stato in quelli che dovrebbero essere rapporti di esclusiva libertà privata”. “Detto questo – conclude Quagliariello – se l’idea che avanza è quella di fare un testo unico sulle coppie di fatto che recepisca le sentenze della magistratura, allora questa è una strada percorribile. Benché – aggiunge – qualche perplessità rimane, almeno dal punto di vista simbolico”. Ovvero? “Sarebbe strano che il centrodestra intervenisse sulle coppie di fatto ancora prima di avere garantito quegli aiuti promessi alle famiglie in difficoltà economica”. D’altra parte – oltre alle opinioni del presidente Fini – ci sono almeno cento parlamentari nel Pdl che hanno firmato una proposta di legge sulle coppie di fatto rilanciando con forza il tema. Così anche Mantovano, come Quagliariello, sottolinea l’opportunità di chiarire la posizione del partito: “E’ auspicabile che se ne discuta, magari attraverso le fondazioni d’area. Ma il dibattito dev’essere laico (come laico è il Pdl), cioè incentrato sul diritto positivo: proprio come è stato fatto per il testamento biologico. Questa non deve essere l’ennesima, erronea, battaglia tra laici e chierici. La questione – dice Mantovano – si deve muovere su un piano di diritto positivo e non può risolversi nell’annacquare l’istituto del matrimonio”. Come se ne esce? “Se proprio inevitabile – spiega Bocchino – basterebbero piccole modifiche al codice civile”. Leggi Così Fini prepara una proposta di legge sulle coppie di fatto- Leggi Dove va Fini - Leggi La conversione di Fini di Salvatore Merlo

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Il premier: (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 13-05-2009)

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SANZIONI UNITE IMMIGRATI Il premier: «Maroni fa quello che dico io» Il premier: «Profughi? E' gente che paga il biglietto» Roma e Parigi: due destre saldamente al governo, due politiche repressive contro l'immigrazione. L'Eliseo alla ricerca di una nuova ideologia conservatrice non si fa consigliare dai «leghisti» ma dall'ex socialista Besson. Berlusconi invece glissa con fastidio su Fini e rilancia tutti gli slogan del Carroccio Carlo Lania ROMA Più si avvicina il giorno delle elezioni e più Silvio Berlusconi soffia sulla paura dell'immigrazione per togliere i riflettori e consensi alla Lega. Al punto che ieri dall'Egitto, dove si trova per un vertice con Mubarak, il premier si è lanciato in quella che in apparenza sembra una difesa del ministro degli Interni Roberto Maroni, ma che in realtà punta a rivendicare a se stesso e al Pdl la linea dura adottata contro i clandestini, relegando il titolare del Viminale al ruolo di semplice comprimario: «Maroni fa quello che dico io», dice infatti il presidente del consiglio spiegando che se oggi i barconi pieni di immigrati vengono rispediti il Libia ciò è possibile solo grazie agli accordi con il paese nordafricano che - sottolinea - «li ho gestiti io, li ho sottoscritti io». E aggiunge una personalissima lettura delle motivazioni che spingono migliaia di disperati alla fuga in mare: per il premier non si tratta di rifugiati, bensì di «gente reclutata in maniera scientifica dalle organizzazioni», gente «che paga il biglietto» per sbarcare in Italia. Nel frattempo alla Camera è stato confermato il voto di fiducia ai tre maxiemendamenti in cui è stato diviso il disegno di legge sicurezza (il primo voto è previsto per oggi alle 10,30), decisione che ha provocato le proteste dell'opposione: le tre fiducie, ha detto il capogruppo del Pd Antonello Soro, «disattendono le sollecitazioni del capo dello Stato, del presidente della Camera e violano la logica su cui in quest'aula si basa il voto segreto». E' chiaro che è sull'immigrazione che si giocheranno le ultime tre settimane di campagna elettorale. Proprio per questo il premier punta a togliere alla Lega il primato della lotta ai clandestini che il Carroccio rivendica con i propri elettori. E questo nonostante le critiche che piovono da tutte le parti - Chiesa, Onu, opposizione e associazioni sia laiche che cattoliche, ma anche dalllo stesso Gianfranco Fini - sia sul ddl sicurezza che sulla scelta di riportate in Libia i barconi carichi di uomini, donne e bambini. Dall'Egitto Berlusconi esclude che su quelle barche ci fossero persone che avrebbero potuto richiere asilo politico. Al massimo, concede, «solo casi eccezionalissimi». «Queste persone - spiega invece - sono persone che hanno pagato un biglietto» a un'organizzazione criminale e non fuggono certo perché «spinte da una loro situazione speciale all'interno di paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie». Poche parole anche per cancellare le polemiche di Fini («non mi va di entrare in questo argomento») e di chi, come lui, non condivide la linea scelta: «Non credo si possa parlare di polemiche», dice infatti Berlusconi. Anche perché, aggiunge azzerando l'identità degli alleati, «An è un partito che nominalmente non esiste più. E' confluito nel Pdl, e la politica del Pdl è unica». Alla Camera intanto è battaglia sul ddl sicurezza. Il provvedimento, che inserisce il nuovo reato di clandestinità, ieri è stato al centro delle polemiche anche per un'altra delle misure anti-immigrati che introduce: il divieto, per una donna senza permesso di soggiorno che partorisce in Italia, di iscrivere il proprio figlio all'anagrafe. Una misure che, secondo l'Asgi, l'Associazione di studi giuridici sull'immigrazione, rischia di creare una situazione da «bambini invisibili» per i figli dei clandestini. Ma con il reato di clandestinità si prospetta anche una possibilità peggiore: le madri senza passaporto non potranno neanche riconoscere i propri figli, e rischierebbero così di perderli visto che i bambini sarebbero per legge immediatamente adottabili.

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FINI CON TIPICO ABITO ARABO E COPRICAPO ABBINATO, AL CENTRO DI UNA FOTO NELLA QUALE, IN MEZZO AD UNA... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-05-2009)

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Fini con tipico abito arabo e copricapo abbinato, al centro di una foto nella quale, in mezzo ad una folla di persone mediorientali, si distinguono i volti di Dario Franceschini con uno zucchetto arabo, Walter Veltroni, Pier Ferdinando Casini e Antonio di Pietro. È il fotomontaggio che accompagna un servizio della Padania, il giornale della Lega, dall'eloquente titolo «I multietnici». Il giornale prosegue: «Profeti di una nuova religione, cattolici e comunisti, laici e osservanti, socialisti e liberisti. Diversi e distanti su tutto, ma accomunati dall'esaltazione dell'immigrazione "senza se e senza ma"».

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CLAUDIO SARDO ROMA. DAL PD NON SI TORNA INDIETRO: IL SUO PROGETTO è ESSENZIALE PER APR... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-05-2009)

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CLAUDIO SARDO Roma. Dal Pd non si torna indietro: il suo progetto è «essenziale per aprire una prospettiva nuova». Ma il partito è ancora fragile. Troppo. Il partito è il cruccio di Massimo D'Alema. Non ne fa una questione organizzativa, ma di cultura politica: è l'«identità condivisa» che difetta, inducendo così le diverse anime «ad irrigidire le proprie identità nel timore di una prevaricazione». Nel libro che sta per uscire («Il mondo nuovo», pag. 288, editrice Italianieuropei) D'Alema dedica un lungo capitolo al Pd, dopo aver parlato di governo mondiale, del ruolo dell'Europa e della politica estera italiana. L'animus non è affatto pessimista. «Sarebbe un errore - scrive nella prefazione - considerare l'Italia un Paese berlusconizzato». Il Pd però deve ancora fare molto per costruire «un'alternativa credibile». Il partito è il fondamento della costruzione. Anche della futura coalizione di centrosinistra. D'Alema cita e approva la tesi dell'ultimo libro di Enrico Letta: bisogna «unire progressisti e moderati» perché la società italiana non è riducibile al dualismo destra-sinistra e Berlusconi è riuscito fin qui a compattare moderati e populisti. Il Pd però non può rinunciare all'«ambizione di unire nel suo seno, sia pure senza alcuna pretesa di esclusività, progressisti e moderati». Insomma, è autolesionista contrapporre la ricerca dell'alleanza con l'Udc con la presenza attiva dei cattolici nel Pd. Del resto nel libro, che seleziona scritti e interventi recenti di D'Alema, un rilievo particolare viene attribuito ai discorsi dell'ex premier al convegno delle Fondazioni sulle riforme istituzionali e alla Summer school di Italianieuropei su religione e democrazia. Ripubblicato oggi, in piena bagarre referendaria, l'intervento di D'Alema in cui spiega le ragioni del suo sostegno ad una riforma sul modello tedesco offre molti spunti. Del referendum, un anno fa, diceva che può creare «una situazione rischiosa», ma anche che «può essere uno stimolo» alla riforma. E la riforma secondo D'Alema deve condurre ad un governo parlamentare che superi l'attuale «presidenzialismo di fatto», ad un sistema con pochi partiti (grazie allo sbarramento) che cancelli però l'illusione del bipartitismo, ad un governo più forte tuttavia estraneo ad ogni deriva «plebiscitaria». Il modello tedesco è per D'Alema coerente sia con il bipolarismo che la politica di alleanze. Viceversa se il Pd continuasse ad ammiccare al bipartitismo, la costruzione di un nuovo centrosinistra diventerebbe impossibile. Ma è necessario anche un altro salto di qualità. Il Pd, secondo D'Alema, deve riuscire a radicarsi nella storia della sinistra riformista. E non solo. Deve lavorare ad una nuova sintesi tra laici e cattolici, tra riformismo e pensiero religioso. Nel testo della Summer school si ritrova quella frase sulla «tentazione demoniaca del potere», che tante polemiche suscitò e che D'Alema attribuisce alla possibile alleanza tra destra e Chiesa in nome di un cristianesimo ridotto a «religione laica dell'Occidente». Ma D'Alema cita lo stesso cardinale Ratzinger (nel colloquio con Habermas) per dire che «se lo Stato accetta il fondamento religioso, smette di essere pluralistico. Così sia lo Stato che la Chiesa perdono se stessi». Il cruccio di D'Alema per il partito arriva fino al punto da ammettere, in un saggio dedicato a Beppe Vacca, che nel '98 sbagliò ad abbandonare il lavoro di costruzione del «partito di governo della sinistra» (formula di Vacca). Ora però il Pd è un'altra cosa. E forse, se c'è un messaggio rivolto al congresso, è che la sinistra e i popolari mantengono una responsabilità comune verso il Pd che non può considerarsi esaurita nell'atto di fondazione. Il rinnovamento, scrive D'Alema, non è «l'aspettativa di improbabili palingenesi generazionali» o «l'attesa messianica di nuovi ragazzi della provvidenza». «Una nuova classe dirigente non nascerà senza un partito funzionante e radicato nella società in grado di selezionarla, di formarla e di metterla alla prova».

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Il consigliere del Pd sale sull'Ape per riconquistare la sinistra (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 14-05-2009)

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LA CAMPAGNA ELETTORALE DI ROBERTO PLACIDO Il consigliere del Pd sale sull'Ape per riconquistare la sinistra Il target è chiaro, quel popolo di centrosinistra, soprattutto ex diessino, che si trova smarrito di fronte ad un Pd che non ha ancora trovato una sua precisa collocazione sullo scacchiere della politica. E per cercare di recuperare consensi, Roberto Placido, vicepresidente del Consiglio regionale e candidato alle Europee, ha deciso di puntare tutte le sue carte sui simboli che possono far rivivere nell'immaginario personale la sinistra. Colore dominante: il rosso. Mezzo di trasporto individuale: la Vespa. Vetture per la campagna elettorale: 10 Ape 50 della Piaggio. Strumento per la comunicazione in piazza: il megafono. Insomma, una campagna in stile vecchio pci studiata apposta per richiamare al voto elettori delusi e/o incerti. Placido gioca e accentua questo suo voler essere di sinistra contrapposto a quanti nel Pd hanno predicato e predicano la contaminazione tra l'anima cattolica, laica e socialista. «Se sarò eletto - promette - andrò in Vespa al Parlamento europeo». Si vedrà. Intanto Placido incrocia le dita e ricordando uno slogan del passato si dice convinto che «con Ape di vota». \

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QUANTO DURA UN'ORA DI RELIGIONE? (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 14-05-2009)

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QUANTO DURA UN'ORA DI RELIGIONE? Del Papa si parla sempre molto, soprattutto in questi giorni di viaggio in Terra Santa. Poco rilievo, tuttavia, è stato dato dalla stampa al discorso con cui, una decina di giorni fa, il Papa stesso ha ribadito che l'insegnamento della religione cattolica (Irc), lungi dal costituire «un'interferenza o una limitazione della libertà, è un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva». A prima vista la tesi dell'insegnamento di una religione come modello di autentica laicità è tanto paradossale da essere subito scartata. Ma forse è opportuno continuare a riflettere sulle parole papali, almeno per consentirci di mettere in luce alcuni assunti dell'attuale orientamento vaticano. Eccole. Con gli altri insegnanti, il docente di religione cattolica deve «porre al centro l'uomo creato a immagine di Dio», sollecitando ad «allargare gli spazi della nostra razionalità». Lo scopo deve essere far capire che «la dimensione religiosa è intrinseca al fatto culturale» e permette di «trasformare la conoscenza in saggezza di vita» dando «un'anima alla scuola». La religione è infatti «parte integrante della persona» e condizione del «vivere umano completo»; in breve, «rende l'uomo più uomo». Il rilievo del discorso papale emerge quando se ne indichino le implicazioni negative. L'idea che la religione è intrinseca alla cultura implica che senza la religione non c'è cultura o quella che c'è è insufficiente (lo dimostra la cultura scientifica che non attinge il mistero e non allarga la razionalità...). Se la religione è parte integrante della persona, chi non la coltiva è persona meno integra. Se rende l'uomo più uomo, chi non la fa propria è meno uomo, più grezzo o incompleto. E infine se la religione dà un'anima alla scuola, una scuola senza religione è arida o più povera, ecc. ecc. Quattro secoli fa Pierre Bayle, in polemica coi devoti del suo tempo che negavano potesse esistere una comunità umana priva di religione, riconosceva come del tutto concepibile una società di "atei virtuosi", persone cioè con solidi valori morali indipendenti dalla religione. Oggi il Papa rivendica il primato morale della religione per l'educazione quasi riecheggiando le parole dei programmi scolastici ministeriali del 1955 che vedevano nella religione «il completamento e il coronamento dell'insegnamento». L'idea di individui pensanti non religiosi è oggi per il Magistero altrettanto improbabile di quella di ateo virtuoso per gli avversari di Bayle. È in fondo l'ammissione indiretta che l'unico "laico virtuoso", per la Chiesa, è il laico morto, rassegnato al precetto "fuori della chiesa, nessuna salvezza". Consulta di Bioetica

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IL MINISTRO GIANFRANCO ROTONDI CONDIVIDE L'IDEA DI MARTINA CASTELLANA DI ISTITUIRE IN PROVINCIA... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Il ministro Gianfranco Rotondi condivide l'idea di Martina Castellana di istituire in provincia di Salerno Centri di Ascolto per tutti coloro che intendono intraprendere il percorso di adeguamento e rettificazione dei caratteri sessuali. Lo ha detto nel corso di un incontro a Baronissi con la transgender candidata nella lista Cirielli del centrodestra. «L'incontro - dice Martina Castellana - è avvenuto all'insegna di una ritrovata conciliazione tra mondo cattolico e quello laico proprio per una più ampia rivalutazione dei diritti da riconoscere alla società civile». Martina Castellana ha ricevuto l'invito a candidarsi alla Provincia proprio per «rispondre - dice - all'esigenza della società di superare definizioni sessuali rigide e statiche».

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Benedetto Chieffo canta suo padre (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 15-05-2009)

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Benedetto Chieffo canta suo padre Sabato 16 alle 21 la Piazza dei Mestieri di via Durandi 13 ospita alle 21 il recital di Benedetto Chieffo. Il cantante propone nella circostanza il meglio del repertorio di suo padre, lo scomparso chansonnier cristiano Claudio Chieffo, personaggio unico nell'ambito della nostrana canzone d'autore. In un ambiente percepito come laico e spesso vicino all'impostazione marxista, quale era quello della canzone di protesta degli Anni 60 e del decennio successivo, Chieffo era una bestia rara: legato al movimento di Don Giussani, cattolico fervente, fiero della propria fede. Ebbene, anziché il muro contro muro, con i «rossi» Ivan Della Mea, Francesco Guccini e Giorgio Gaber nacquero dialogo e amicizia. Ora le canzoni del papà, da «Io non sono degno» a «La guerra», rivivono nella voce del figliolo; l'ingresso è libero, informazioni al numero 011/19709600. \

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Una legge dopo Eluana Convegno a Vercelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 15-05-2009)

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TESTAMENTO BIOLOGICO. TRA I RELATORI IL TEOLOGO VITO MANCUSO I paradigmi bioetici di fine vita saranno messi a fuoco da Giovanni Fornero Una legge dopo Eluana Convegno a Vercelli Medici cattolici e Ordine danno la parola ai filosofi [FIRMA]ENRICO DE MARIA VERCELLI «Il mondo di oggi vive di troppe opinioni e di scarsa conoscenza». Da questa constatazione, il presidente dell'Ordine del medici Pier Giorgio Fossale è partito per presentare, con il presidente dei Medici cattolici Marzio Grigolon, il convegno nazionale di Bioetica che Vercelli ospiterà sabato 23 maggio nel Salone Sant'Eusebio del Seminario. Convegno indetto appunto dai Medici cattolici, con l'appoggio dell'Ordine, della Nuova società di cultura medica, della Società italiana di Medicina genarale, dell'Arcidiocesi, della Provincia e del Comune. Si intitola «Il testamento biologico» e, anche se non è citato da nessuna parte nel programma ufficiale, è chiaro che verterà sulla vicenda che, nei mesi scorsi, ha fatto discutere l'Italia intera: il caso Englaro. Fu proprio all'indomani della morte di Eluana, che Medici cattolici e Ordine annunciarono un confronto ad alto livello sul dibattutissimo problema del testamento biologico. Osserva Fossale: «Si disse allora che il convegno sarebbe arrivato tardi per consentire un ulteriore approfondimento prima del varo della legge, invece siamo arrivati in tempo perché la legge non è ancora stata approvata». Il forrum di Vercelli vuole mettere a fuoco il problema, come ha spiegato il presidente Fossale, nel mondo più obiettivo possibile. Un filosofo e studioso di bioetica, Giovanni Fornero, inquadrerà la questione di base: la fine della vita. «Fornero - ha detto Fossale - illustrerà i due paradigmi opposti: quello laico, secondo cui la vita è ''disponibile'' e quindi la decisione sulla sulla fine è nelle mani dell'uomo, e il paradigma cattolico, secondo cui la vita ''non è disponibile'': l'uomo non può decidere». Dopo l'illustrazione di Fornero parleranno due illustri portavoce dei due paradigmi: il punto di vista laico sarà espresso dal responsabile della pagina di «Scienza e filosofia» del Sole-24 Ore Armando Massarenti («Eutanasia attiva e passiva e altre ipocrisie», è il titolo della sua relazione) mentre la prospettiva cattolica verrà illustrata da Lucetta Scaraffia, giornalista e docente di Storia alla Sapienza, che ha pubblicato un famoso editoriale sull'argomento, molto dibattuto, sull'Osservatore Romano. «Ma il convegno - ha proseguito Fossale - sulla legge che io avrei preferito chiamare del Testamento Biografico, non Biologico, darà spazio anche ad un terzo paradigma: quello della ''libertà di usare le nuove tecnologie pur nell'indisponbilità della vita'', tesi, questa, del docente di Teologia e scrittore Vito Mancuso, una delle menti più alte e aperte del nostro tempo». E' previsto un intervento dell'arcivescovo Enrico Masseroni. La speranza di Grigolon e Fossale è che il convegno contribuisca a far varare una legge «dall'etica forte e dal diritto mite», che non sia troppo assertiva e che dia ancora spazio al medico.

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più soldi alle famiglie tagliandoli ai nomadi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-05-2009)

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Pagina VI - Firenze Marco Vedovato, 48 anni, lista Pdl Barbara Cavandoli, 41 anni, lista Pd Più soldi alle famiglie tagliandoli ai nomadi Poche risorse, lavoriamo con le associazioni Marco Vedovato, 48 anni, ex presidente della consulta cattolica di Forza Italia lavora in banca, nel settore borsa e si candida per il consiglio comunale nella lista del Pdl. Vedovato, qual è la quotazione di Palazzo Vecchio? «Capisco che le risorse sono quelle sono, ma ritengo che il Comune dovrebbe prestare maggiore attenzione alle famiglie». Ha un´idea di come fare? «Tagliando i contributi ai nomadi per esempio». Barbara Cavandoli ha 41 anni, è responsabile del sociale al Comune di Fiesole ed è candidata nella lista comunale del Pd. Cavandoli, su cosa vorrebbe impegnarsi? «Su welfare, giovani, sussidiarietà in termini laici». Che vuol dire "sussidiarietà in termini laici"? «Mi dicono sempre che la parola "sussidiarietà" evoca le tonache: oggi che le risorse sono scarse è però decisivo lavorare con le associazioni».

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VALERIO CAPRARA PER QUALCHE MEMBRO DELLA TRIBù DEI (SOPRAVVISSUTI) CRITICI UFFICIALI SAR... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 16-05-2009)

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Valerio Caprara Per qualche membro della tribù dei (sopravvissuti) critici ufficiali sarà frustrante aggiungere la propria goccia all'oceano. Per quanto ci riguarda, invece, è divertente cavalcare i cavalloni mediatici sui quali sta volando «Angeli e demoni», il sequel del «Codice da Vinci» tratto dal bestseller del furbacchione Dan Brown che, invece, l'aveva scritto prima. Poco importerà agli spettatori (la cui cifra pare s'ingrossi di giorno in giorno) il parere del critico e/o del cinéfilo, ma ciò non toglie che vale la pena di precisare cosa potersi aspettare da uno dei pochi blockbuster rimasti a disposizione. Più che la sorpresa del messaggio moderato e conciliatorio sui difficili rapporti tra religione e scienza messo a suggello del kolossal, ciò che salta subito agli occhi (e alle orecchie) è la strepitosa dinamica dell'azione pura: ricordando quanta noia e fastidio ci avessero procurato le farraginose disquisizioni pro-massoniche del «Codice», il profitto è netto. Nella cornice incredibilmente fascinosa della Roma rinascimentale e barocca, incredibilmente ricostruita nella Reggia di Caserta e soprattutto al computer, quella che vola sulle immagini è un'avventura, per così dire, a percorso, erede diretta ancorché supertecnologica della narrativa e del cinema popolari tramandati da Walter Scott, Dumas, Kipling, Sabatini e Verne ovvero Curtiz, Korda, Wellman, Walsh e George Lucas. Appena il Santo Padre è morto, il Camerlengo si ritrova alle prese col rapimento dei quattro cardinali favoriti alla successione. Bisogna dunque assoldare Robert Langdon, il superesperto di simbologia arcinemico del Vaticano: per sconfiggere la sfida terroristica degli Illuminati, una setta che ha giurato di vendicare il martirio di Galileo, il prof, le guardie svizzere e i carabinieri si lanciano in una corsa disperata contro il tempo al ritmo di una scena madre al minuto. Più compatto nella prima che nella seconda parte (il quarto d'ora finale sembra fatto apposta per attizzare l'ira funesta dei nemici delle «americanate»), il film rinuncia sin dal primissimo fotogramma a ogni pretesa di credibilità storica, scientifica e teologica. Anche i lettori del libro si lamentano di svariate infedeltà di sceneggiatura, ma su questo punto il discorso si morde la coda perché l'originale di tutto si può dire fornito tranne che delle suddette prerogative. Di fatto il sodalizio tra il superprofessionistico regista Ron Howard e il protagonista Tom Hanks funziona benissimo proprio perché il congegno thrilling si svolge come una visita guidata della città di Roma, ugualmente percepibile come angelica e demoniaca: da una parte lo straordinario e sempiterno scenario di chiese, cripte, monumenti, piazze, fontane; dall'altra l'assedio delle forze del Male, per noi metafora - più che del laicismo fondamentalista - di emblematici guai metropolitani come traffico, inquinamento, incomunicabilità e criminalità.

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Parroco nominato coordinatore pastorale (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 17-05-2009)

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Chiesa locale Aldo Ribero Parroco nominato coordinatore pastorale Don Osvaldo Malerba, 52 anni, parroco di Maria Ausiliatrice a Saluzzo e direttore dell'Ufficio catechistico diocesano da poco meno di due anni, è stato chiamato a ricoprire l'incarico di coordinatore pastorale della diocesi di Saluzzo per il prossimo triennio. La nomina s'inserisce in un progetto di riorganizzazione complessiva della pastorale diocesana avviata dal vescovo monsignor Giuseppe Guerrini, che nei mesi scorsi ha riorganizzato le zone pastorali riducendole da otto a sei. «I compiti che vengono assegnati al coordinatore pastorale erano in parte finora assolti dal vicario generale, sebbene non fossero competenze strettamente inerenti il suo ruolo, la cui funzione è soprattutto istituzionale. In molte diocesi questa figura già è presente e operativa - sottolinea monsignor Giuseppe Guerrini. -. Sono essenzialmente tre gli ambiti nei quali il coordinatore è chiamato ad operare: essere il punto di riferimento per gli Uffici pastorali, per i vicari e le vicarie, oltre che rapportarsi con il Consiglio pastorale diocesano». Il coordinatore pastorale, già presente in tutte le altre diocesi della Granda, è destinato a diventare il punto di riferimento per tutti gli Uffici pastorali e le 91 parrocchie e i cento sacerdoti che operano nella diocesi del Marchesato. «Mi sembra che nella nostra diocesi - afferma don Malerba - ci sia un'importante esperienza di collaborazione tra i vari uffici pastorali e c'è il desiderio di crescere in questo cammino con stima reciproca, trasparenza e rispetto. Anche le zone pastorali sono sempre di più il luogo in cui si impara a far camminare insieme le nostre comunità parrocchiali, secondo le indicazioni del piano pastorale diocesano. Con questo nuovo lavoro vorrei semplicemente sostenere e incoraggiare queste nuovo stile pastorale». Mercoledì, alle 21, nel salone parrocchiale della comunità del Cuore Immacolato di Maria a Cuneo interverrà monsignor Domenico Segalini, assistente generale dell' Azione cattolica nazionale e vescovo di Palestrina, per trattare il tema «Cristiani laici nella Chiesa per la società». fazrib@tin.it.

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Giro: vigilia con Coppi e Bartali (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 17-05-2009)

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Giro: vigilia con Coppi e Bartali Cuneo. Nel salone d'onore del municipio domani sera presentazione del libro di Ormezzano sui due rivali [FIRMA]MARIO BOSONETTO CUNEO Il giornalista e scrittore Gian Paolo Ormezzano presenta domani, alle 21, nel Salone d'onore del Municipio, a Cuneo, il libro «Coppi&Bartali», San Paolo Edizioni. L'«incontro con l'autore», primo di un calendario nel quale compaiono anche Elena Loewental, il 20 maggio, e Maria Daniela Raineri, il 24, organizzato da «Librotour09», con «La Stampa» e «Scrittorincittà», si lega alla passaggio del Giro e non potrebbe essere altrimenti. Ormezzano dedica, infatti, la sua opera più recente al duello tra i celeberrimi campioni delle due ruote, che riempì le cronache. «Una rivalità sportiva che però non era anche personale - dice Ormezzano -: fu ''pompata'' dai mezzi di informazione perché faceva gioco, divideva gli italiani in due schieramenti opposti, come guelfi e ghibellini. Faceva leggere e vendere. In realtà Coppi e Bartali avevano grande rispetto uno dell'altro, perché ciascuno temeva che solo l'altro fosse in grado di batterlo». Nel libro si svela anche il «mistero della borraccia», uno dei pochi episodi di solidarietà sportiva che accomuna i due ciclisti: tanto si è discusso su chi sia stato ad offrirla all'altro, durante una massacrante salita. Ormezzano riferisce ora la testimonianza - decisiva - del fotocineoperatore che scattò l'immagine e che dunque aveva assistito all'azione nella sua interezza. Nel libro emergono tante altre differenze tra i due: «di ferro» Bartali, più «fragile» fisicamente Coppi; laico Fausto, pio cattolico Gino, una sorta di «Peppone e don Camillo su due ruote», si legge nella presentazione del libro, alla cui stesura hanno collaborato Andrea Bartali e Marina Coppi, come coautori, entrambi primogeniti dei due assi della bicicletta. Sullo sfondo l'Italia di allora con i suoi valori, le sue contraddizioni e i suoi sogni. «I campioni di oggi - sostiene Ormezzano - sono senza dubbio più forti, per alimentazione, preparazione, forse anche per doping e stimoli economici. Quei campioni, Coppi e Bartali in particolare, erano ''grandi'' anche perché sfondo alle loro imprese erano le macerie della Seconda Guerra Mondiale e la voglia e la necessità di ricostruire». «Nel libro si rivela un'altra rivalità fra i due - spiega ancora Ormezzano, tifoso e biografo del Torino -: Coppi era granata. Bartali, seppur tiepidamente, juventino. Non ho sbagliato, dunque, ad essere coppiano». La Festa del Libro è in svolgimento in corso Nizza angolo corso Dante, dove sotto un lungo gazebo si può trovare un'aplissima scelta di generi ed edizioni.

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Io, teologo di sinistra scavalcato a sinistra da don Gianni... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 17-05-2009)

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n. 118 del 2009-05-17 pagina 4 Io, teologo di sinistra scavalcato a sinistra da don Gianni... di Redazione Caro Lussana, ho riflettuto a lungo, nel lutto, per questo intervento che ritengo molto importante. Placate le increspature mediatiche dell'onda anomala della morte, è un mio dovere trarre dal lavoro di Gianni Baget qualche frutto per la nostra milizia nel mondo. Frutto per pochi e, forse, seme vivo per tanti impigliati nella rete della cronaca puntuale della lotta politica del partito nuovo fondato dal cavaliere e del suo governo. Frutto o seme, devo dire, per la differenza che stride sempre, drammaticamente, tra la visione dell'Eterno nella quale riposa l'anima di Gianni e l'ansia drammatica e tumultuosa nella quale nascevano i suoi interventi nel tempo della vita civile, ecclesiastica e politica. Ho seguito il lavoro di Baget dal 1965, in combinazione con la lotta del cardinale Siri contro il neomodernismo dilagante nella chiesa cattolica. Abbiamo rivisto, all'inizio del nuovo millennio, la nostra differente storia teologico-politica in una lunga serie di incontri del sabato pomeriggio, prima della messa in San Giacomo di Carignano. La sua collaborazione con Siri e la sua accettazione della chiamata al presbiterato, nacquero dall'aver avvertito, in una delle sue illuminazioni, che la cultura di fondo di Giuseppe Dossetti era tra le aure della «gnosi» e che la Dc, il «partito cristiano» e il partito comunista suo gemello, fossero il cavallo di Troia dell'attacco frontale della cultura gnostica alla fede cattolica della tradizione: autodivinizzazione della creatura e rifiuto del dono dello Spirito Santo di Cristo. La gnosi luci-ferina, era la radice della cultura teologica che dal Concilio Vaticano II aveva preso l'abbrivio per dilagare fino alla sua stessa sparizione nell'abisso nichilistico, negli anni recenti. La data della di questa morte del progressismo neognostico del modernismo teologico fu individuata con Claudio Leonardi, suo fratello spirituale, nel 2001. Quell'anno io ebbi la più intensa frequentazione in via Corsica e le nostre diagnosi congiunte coincisero con la decisione dei due di pubblicare in italiano «Homo Dei», resoconto di un'esperienza mistica, un testo singolare redatto come dialogo in latino. Alla chiusura del concilio nel 1966, dopo il discorso conclusivo di Paolo VI Leonardi e Baget si sentirono chiamati a una riformulazione della fede cattolica, minacciata dal disegno emergente dal concilio. Il testo rimase nascosto fino al 2001, quando apparve esaurita la bufera sterilizzatrice della fede cattolica promossa dalla teologia neomodernista. La mia correlativa conclusione «apocalittica» di cattolico comunista sulla scia rodaniana, apparve a Gianni sembrò tanto convergente, che mi fece il dono singolare di questo testo rimasto ancora più sigillato dopo la pubblicazione di quanto non lo fosse nella quiete latina di un segreto cassetto di Claudio Leonardi. Tra me e Baget rimaneva una differenza come la definì: «tu hai una visione logico - sistematica del disegno divino, io sono illuminato momento per momento, secondo interventi puntuali nella lotta contro la gnosi che distrugge chiesa e stato nella loro funzione distinta e congiunta. Era per lui, a suo dire, un grande conforto, che placava la sua ansia drammatica, la mia visone apocalittica dell'ultimo pezzo del disegno divino della storia. Gianni è l'unica persona che per lunghissime ore ha ascoltato con un'attenzione che non ho trovato, in alcuna altra persona dell'ambiente ecclesiastico. Rimase la differenza sull'impegno politico: egli fedele al momento profondeva ogni sforzo dentro il disegno di Berlusconi, io ritenevo tale esito della politica italiana uno sbocco fatale della crisi spirituale, culturale, morale della sinistra cattolica e laica. Esule dalla sinistra io rimanevo anche estraneo agli spiriti della nuova destra, che vedevo solo come castigo di Dio. Io sentivo di dover parlare della fine, Gianni seguiva ogni movimento del corso finale, in un'angoscia che lo attanagliava in maniera agonica, dovendo abitare psicologicamente e intellettualmente nell'abisso della distruzione della fede cristiana, dovendo appoggiarsi alla verga di ferro della guida messianica della storia. Io del tutto isolato, vivevo la visione dell'esito finale che mi dava il centuplo di consolazione, in totale solitudine, sul piano intellettuale, filosofico e biblico. Ma tutto ci accomunava, pur tra dissonanze su temi empirici e singoli, nel senso drammatico della situazione ecclesiale. E lascio a Claudio Leonardi la descrizione di questa convinzione comune. «Nel 1966, la dichiarazione papale che la Chiesa e il mondo moderno potevano finalmente unirsi per valorizzare l'uomo era da noi sentita come eretica, nel ricordo delle parole di Cristo sulla contrapposizione tra Dio e il mondo. Sentivamo la Chiesa come privata della sua guida terrena». (Homo Dei, p. VIII). E dice del 2001 - «Dopo trentacinque anni siamo di fronte, in verità, ad una forma di dissoluzione della Chiesa di Roma e dunque del cattolicesimo». Di fatto il sistema di pensiero conciliare sé realizzato e ha distrutto la tradizione cattolica...(p. IX). Com'è oggi la situazione mentre Baget ci lascia in questo mondo per entrare nella Luce del disegno realizzato in Cristo? A Gianni sembrava ancora che il nuovo pontefice ricucisse lo strappo della veste della Sposa. Nel mio quadro strategico, vedevo un strappo maggiore nel vestito, rimasto umano, troppo umano. I suoi dolori tattici sono finiti, i miei si aggravano, pur nella certezza della Vittoria finale. *teologo © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Il dibattito Dall'embrione all'eutanasia, tutti cercano un (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 20 del 2009-05-18 pagina 31 Il dibattito Dall'embrione all'eutanasia, tutti cercano un «limite» di Redazione Il dibattito sui temi bioetici è diventato sempre più forte nel corso degli ultimi anni. Si discute di quale sia la vera natura della vita umana. Di quale sia il momento in cui un embrione inizi realmente a essere un membro della specie umana. Di quando un malato, in condizioni terminali, debba ancora essere curato, di quando la terapia si trasformi in accanimento, oppure di quando «staccare la spina» sia, invece, un delitto contro la vita. Una discussione così forte, che tocca temi che spaziano dalla libertà alla ricerca scientifica, passando per la dignità della persona, non poteva non trasformarsi anche in dibattito culturale, a colpi di libri. Oltre a La crisi del dono di cui abbiamo ampiamente parlato in questa pagina è impossibile non citare tra le ultime uscite anche La vita è uguale per tutti. La legge italiana e la dignità della persona di Paola Binetti (Mondadori, pagg. 132, euro 14). Paola Binetti, oltre ad essere una deputata del Pd è neuropsichiatria infantile e profondamente cattolica. Proprio questa sua condizione di «tramite» tra mondi diversi l'ha spinta a discutere di questi temi. Dal diritto alla salute all'etica che dovrebbe regolare le scelte di fine vita. Il suo sforzo è proprio quello di cercare di affrontare queste questioni epocali tenendo insieme la Costituzione e i valori, le sensibilità, del credente. A partire ovviamente dalla «frattura» culturale e morale provocata dal caso di Eluana Englaro. Sul quale la Binetti, tra i promotori della nuova legge sul «fine vita», ha le idee chiarissime: «A chi si chiedesse che senso abbia una vita come quella di Eluana, basterebbe sfogliare i giornali di questi mesi per comprendere fino a che punto è stata in grado di provocare le nostre intelligenze, di toccare i nostri cuori e di mobilitare le nostre volontà, proprio da quel letto in cui non sembra capire cosa accada intorno a lei». Ma il libro della Binetti si inserisce in una discussione molto più ampia per fissare i confini della natura umana. E non coinvolge solo i cattolici. Edoardo Boncinelli nel suo L'etica della vita (Rizzoli) si è posto le stesse domande, relativamente all'embrione, dandosi delle risposte laiche. E questa necessità di stabilire un limite condiviso è la vera istanza importante. Perché le risposte etiche non possono venire dalla tecnica o dalla scienza. La tecnica ci rende capaci di fare sempre più cose. Non di scegliere quali siano giuste e quali no. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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ANGELA VITALIANO NEW YORK. QUANDO BARACK OBAMA ENTRA NELL'IMMENSA PALESTRA DEL CAMPUS DI NOTRE DA... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-05-2009)

Argomenti: Laicita'

ANGELA VITALIANO New York. Quando Barack Obama entra nell'immensa palestra del campus di Notre Dame, trasformata in sala per la consegna delle lauree, un tifo da stadio lo sommerge e quasi tutti i presenti si alzano in piedi in segno di rispetto e di accoglienza. Ma una piccola parte degli studenti, seguendo le istruzioni stampate su un volantino diffuso dalle associazioni antiabortiste in cui si chiede specificamente di non applaudire né salutare il presidente, resta seduta in silenzio. Per la prima volta, dopo oltre due anni di «bagni di folla» in giro per gli Stati Uniti, l'arrivo di Barack Obama è stato accolto anche da una piccola folla di oppositori, in Indiana, all'Università di Notre Dame. La miccia della protesta si era accesa subito dopo l'annuncio che, il presidente degli Stati Uniti, avrebbe tenuto un discorso nel campus per i nuovi laureati ed avrebbe ricevuto una laurea «honoris causa». Niente di strano, visto che lo stesso invito era stato rivolto, nel passato, a Jimmy Carter, Ronald Reagan e Gorge Bush. Solo che l'università dell'Indiana, di tradizione cattolica conservatrice, è saldamente collocata su posizioni antiabortiste e contrarie alla ricerca sulle cellule staminali: quindi su posizioni ben distanti dalla politica inaugurata dal presidente, che ha invece incoraggiato la ricerca in questa direzione. Sin dall'inizio del suo ufficio, Obama aveva chiarito di ritenere che la decisione sull'aborto spetta esclusivamente alle donne e - azzerando i divieti imposti da Bush - ha riaperto e rilanciato la ricerca sulle staminali. Un atteggiamento che nell'Università dell'Indiana qualcuno non gli ha perdonato. Il rettore John Jenkins nella sua introduzione ha però sottolineato che «il presidente Obama non ha mai smesso di parlare con chi non condivide le sue posizioni e questo è un valore che condividiamo». «Sono onorato di essere qui oggi - ha detto subito dopo Barack Obama - e di ricevere la laurea ad honorem, seppur tanto contestata». Poi, mentre gli studenti lo applaudono e oppongono i loro cori ad una voce «fuori campo» che contesta il presidente, Obama preferisce spostare il suo discorso sul futuro e le sfide che i neolaureati si troveranno ad affrontare. Ma torna ad affrontare il nodo più difficile e lo fa sottolineando che si può essere in disaccordo sull'aborto, ma che si può comunque essere uniti nel cercare di lavorare affinché il numero di aborti diminuisca. «Riduciamo gli aborti riducendo le gravidanze indesiderate, rendendo le adozioni più facili, dando aiuto e sostegno alle donne che si tengono il bambino», ha detto il presidente aprendo agli anti-abortisti con una clausola sull'obiezione di coscienza e al fronte laico con l'impegno a «politiche sanitarie basate sul'etica e la scienza, assieme al rispetto per l'eguaglianza delle donne». Una giornata difficile, in ogni caso. Già sabato 27 dimostranti erano stati arrestati all'interno del campus, dove si erano introdotti arbitrariamente non essendo studenti. Anche ieri una ventina di manifestanti che si erano infiltrati tra studenti e professori sono stati allontanati. Tra gli oltre 2.000 studenti alcuni avevano indossato un berretto di protesta: il classico «tocco» nero dell'uniforme dei laureati su cui era stampata in giallo una croce e la sagoma dei piedini di un feto. Da queste contestazioni, però, il presidente può se non altro sperare di rinsaldare nuovamente la sua posizione nella base «liberal» che, dopo le recenti decisioni della Casa Bianca sui tribunali speciali e la censura delle foto dei prigionieri torturati, è apertamente in polemica con Obama.

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Né reato né diritto (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 18-05-2009)

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18 maggio 2009 Né reato né diritto Basta con la dimensione penale. Battere la cultura abortista con efficaci politiche pubbliche Sull’aborto le chiese cristiane non sanno bene che fare, e questo vale anche per la chiesa cattolica. Sono contro le leggi o le sentenze che da trenta-quarant’anni lo depenalizzano. Non intendono ovviamente rinunciare a questa contrarietà di principio. Ma non giudicano possibile battersi realisticamente per abrogare quelle leggi, e hanno dubbi, molti dubbi, sul significato della dimensione penale in materia: punire, obbligare, sanzionare, ricacciare nella clandestinità un fenomeno sociale così esteso non è considerato plausibile. Avviene così quel che è plasticamente rappresentato dal video in cui Barack Obama parla alla Notre Dame University, nell’Indiana, vecchia e autorevole istituzione cattolica americana. Un vasto establishment accademico (studenti compresi, e calorosi) appalaude il presidente, insignito di una laurea honoris causa in nome della sua negritudine e della sua piattaforma retorica di pace e di lotta alla povertà; mentre molti vescovi, l’ex ambasciatrice Usa in Vaticano Mary Ann Glendon e i movimenti pro life protestano ciascuno a suo modo, anche duramente. L’Osservatore Romano di oggi fa della diplomazia (“Obama alla ricerca di un terreno comune” è il titolo) e investe nella speranza di un compromesso, che però nessuno prepara. Ma la verità è che finché le chiese non passeranno dall’interdizione penale verso le gestanti alla guerra culturale contro l’aborto, dalla invocazione di una punizione alla battaglia per politiche pubbliche e atti simbolici pro life, il fronte antiaborto resterà diviso e imbarazzato, come avvenne in altro contesto per la campagna della moratoria in Italia. Obama, con la pragmatica istintività del politico di razza che lo pervade, cerca di conciliare il suo retaggio cristiano (una black church, roba seria, impegnativa) e la sua educazione relativista harvardiana e liberal (anche quella roba piuttosto pesante). Lo fa proponendo appunto un compromesso. Almeno a parole. Mettiamo da parte la legge draconiana pro choice su cui mi sono impegnato in campagna elettorale, che legittimerebbe l’aborto di un milione e duecentomila bambini l’anno con misure definitive - dice - e incentiviamo invece la scelta di non abortire o di dare in adozione il frutto del concepimento, il bambino. Il furbo politician Obama ha capito che l’America si sta svegliando dal lungo sonno etico abortista, e che alla lunga l’idea dell’aborto come atto moralmente indifferente tende a cedere di fronte alla realtà (e alle ecografie della gravidanza). Il suo comportamento è stato finora incoerente (ha perfino ristabilito i finanziamenti alle agenzie abortiste di pianificazione familiare). Ma l’ipotesi del terreno comune su cui sperimentare forme di unità trasversale contro l’aborto, accantonando la dimensione penale, è non molto dissimile dalla piattaforma politica, civile ed etica della lista pazza. Se si stabilisse intanto che l’aborto non è un reato e non è un diritto, in mezzo c’è spazio per combatterlo sul serio. Con convinzione laica e fede cristiana. Leggi L’America è diventata anti-abortista, e noi che facciamo?

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"non si fanno le leggi seguendo la fede" - francesco bei (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-05-2009)

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Pagina 4 - Interni "Non si fanno le leggi seguendo la fede" Nuovo affondo di Fini sulla laicità. Monsignor Sgreccia: la Chiesa non tacerà Casini: la politica mette al bando i valori. Lupi: Gianfranco vuole lo scontro FRANCESCO BEI ROMA - Gianfranco Fini si conferma contraltare laico dentro il Pdl. «Il Parlamento non deve fare leggi orientate da precetti di tipo religioso». Una considerazione semplice quella del presidente della Camera, quasi scontata, pronunciata davanti agli studenti delle scuole di Monopoli, ma che riapre nuovamente una polemica accesa tra guelfi e ghibellini. E questo nonostante Fini si auguri che il dibattito sulla bioetica «venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti», perché si tratta di questioni nelle quali «il dubbio prevale sulle certezze». Ma la Chiesa cattolica non ci sta. «I temi sui quali il mondo cattolico intende portare il suo contributo - replica monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della pontificia accademia per la vita - non sono definibili come precetti religiosi perché riguardano i diritti fondamentali dell´uomo, sono iscritti nella natura umana, difendibili con la ragione e iscritti anche nella Costituzione». Insomma, secondo Sgreccia «i cattolici hanno tutte le carte in regole per lanciare appelli su famiglia, contro l´eutanasia, contro la gravità aborto». Per tale motivo, «tanto più forte faremo sentire la nostra voce». A difesa del Vaticano e del "diritto d´ingerenza" si schierano anche l´Udc e i cattolici del Pdl. Manca poco che il centrista Luca Volontè dia del nazista a Fini: «Siamo alla vergognosa e inaccettabile discriminazione dei credenti come ai tempi dei totalitarismi neri del ?900». «Noi - spiega Rocco Buttiglione - non diciamo mai che una cosa è vera perché lo dice il Papa. Semmai diciamo che il Papa lo dice perché è vera, e ci impegniamo a dimostrarlo con argomenti ragionevoli». Interviene anche Pier Ferdinando Casini per difendere «valori e principi» che, sostiene il leader Udc, richierebbero altrimenti di essere messi al bando dalla politica: «Per fortuna che in Parlamento c´è ancora qualcuno che vuole fare battaglie su valori e principi che ormai non hanno diritto di cittadinanza in politica». Ma Fini, com´è già accaduto in passato, si deve scontrare con l´ostilità e l´imbarazzo che le sue uscite provocano nel suo stesso partito. «Stupito» dalle parole di Fini, si dichiara ad esempio il pidiellino Maurizio Lupi, perché l´ex di leader di An «si pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata». E critico è anche il senatore Gaetano Quagliariello, paladino della battaglia sul decreto Englaro ed esponente dell´ala teocon del Pdl. Secondo Quagliariello «il vero Stato etico» non è quello in cui è la Chiesa a dettar legge, bensì «quello in cui si pretende di governare per legge ogni aspetto della libertà della persona, sottraendolo alla sua responsabilità». Un discorso che vale «sui temi di biopolitica, dall´eutanasia alle coppie di fatto, dal matrimonio omosessuale al testamento biologico fino a progetti che rasentano l´eugenetica». Nel centrodestra Fini trova sponda nelle sparute voci laiche rimaste. Come quella di Benedetto Della Vedova, che fa notare come «in una qualunque delle democrazie avanzate» l´affermazione di Fini «sarebbe considerata scontata e pacifica. Invece, in Italia, suscita scandalo e il presidente della Camera, per il solo fatto di averla pronunciata, viene accusato di discriminazione anticristiana». «Pieno sostegno» a Fini anche dal segretario del Pri Francesco Nucara, perché il presidente della Camera «ancora una volta difende al meglio i principi dello Stato laico e della Costituzione». Dall´opposizione si fa sentire Massimo Donadi, capogruppo dipietrista alla Camera: «Apprezziamo le parole di Fini. Peccato che sia una posizione isolata nel Pdl, un partito non solo autoritario, ma ormai anche confessionale».

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ROMA Quando Fini separa la sfera religiosa da quella temporale non fa altro che riaffermare... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 19-05-2009)

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ROMA «Quando Fini separa la sfera religiosa da quella temporale non fa altro che riaffermare un principio fondante del Concilio Vaticano II. La distinzione di ambiti tra Stato e Chiesa è un caposaldo anche della nostra Costituzione». A difendere Gianfranco Fini è il «cattolico adulto» del Pd, Pierluigi Castagnetti che dall'opposizione è disposto a «riconoscere al presidente della Camera il lodevole intento di svelenire lo scontro laici-cattolici sui temi bioetici», pur esortandolo a «non privare la religione della possibilità di formare le coscienze anche dei parlamentari». Condivide l'appello che ha rivolto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a favore della laicità delle Camere? Si inserisce in un solco già tracciato dal leader della destra. «Sono d'accordo con Fini sulla necessaria separazione degli ambiti tra Chiesa e Stato come stabilito dall'articolo sette della Costituzione. Il problema, però, è non introdurre l'impossibilità che la religione possa influenzare la cultura del paese e di conseguenza non venga considerata un'interferenza sull'attività delle Camere. La sentenza sulla laicità della Corte costituzionale chiarisce in modo illuminante la separazione dei piani, specificando però che indubbiamente in Italia abbiamo una cultura permeata dalla religione più diffusa del paese, cioè il cattolicesimo. E ciò non inficia il principio di laicità». Cosa trova di "cattolicamente accettabile" nell'intervento del presidente della Camera? «Fini ha ragione ad invocare pacatezza del confronto sulla bioetica nelle Camere. Abbiamo tutti bisogno di spogliare il dibattito parlamentare dagli ideologismi che si sono costruiti attorno ai due versanti, sia quello clericale sia quello laicista. A me sta a cuore che non si arrivi a ritenere che la religione non abbia titolo di esprimersi però non bisogna farne una clava da brandire nella contesa politica. Ed è impossibile dare torto a Fini sul fatto che finora è accaduto esattamente questo».\

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Fini: i precetti religiosi non diventino legge (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 19-05-2009)

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Fini: i precetti religiosi non diventino legge [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI ROMA La religione resti fuori dal Parlamento e un precetto religioso non diventi una legge dello Stato. L'ultima uscita «laicista» di Gianfranco Fini fa infuriare il Vaticano, crea profondo malessere tra i cattolici del Pdl, scatena la protesta dei «teodem» del Pd. «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso», ammonisce il presidente della Camera, Gianfranco Fini. «Su questi temi il dubbio prevale sulle certezze, oggi c'è un dibattito aperto nella nostra società da affrontare senza gli eccessi propagandistici degli ultimi mesi», avverte. Dalla fecondazione assistita, alle unioni di fatto (incluso il recente incontro a Montecitorio con le associazioni gay), dal caso Eluana alle critiche al Vaticano per il silenzio sulle leggi razziali, non è la prima volta che il «giscardiano» Fini entra in rotta di collisione con la Chiesa. Quando due mesi fa al congresso Pdl, Fini criticò il testamento biologico sostenuto dalla gerarchie ecclesiastiche («se si impone per legge un precetto, siamo più vicini a uno Stato etico che laico»), il suo intervento fu bollato dal giornale della Cei come «un assolo dal cipiglio laicista». Stavolta la reazione vaticana è frontale («faremo sentire la nostra voce»). «Non si devono confondere i precetti religiosi menzionati da Fini con i diritti fondamentali dell'uomo come il rispetto per la vita e l'unità del matrimonio - insorge il vescovo bioeticista Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita -. Non taceremo. Avere fede non ci deve essere imputato come una colpa, difendiamo diritti iscritti nella natura umana e anche nella Costituzione. Guai ad alzare steccati tra cattolici e laici. Abbiamo le carte in regole per lanciare appelli a favore del matrimonio, contro l'eutanasia e l'aborto». Il richiamo alla laicità del Parlamento non è piaciuto neppure al leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, secondo cui «i valori e i principi rischiano di essere messi al bando dalla politica». E per il centrista Luca Volontè, Fini «compie il peggiore attacco laicista della storia repubblicana». Un attacco «indegno e insopportabile, antidemocratico, da totalitarismo del '900». Il fronte «interreligioso» contro le dichiarazioni della terza carica dello Stato schiera anche Mario Scialoja, guida in Italia della Lega musulmana mondiale: «Il Parlamento deve legiferare senza offendere i sentimenti religiosi del popolo italiano. Alcuni precetti fondamentali, come la sacralità della vita, vanno tenuti in considerazione anche da uno Stato laico». Il no più netto arriva da un uomo di destra ben introdotto nei Sacri Palazzi come il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: «Qui c'è in ballo la vita o la morte quindi non mi si può chiedere di prescindere dalla coscienza e dai convincimenti di fede, a meno di non voler introdurre per i parlamentari l'obbligo di ateismo o agnosticismo». Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, sostiene che Fini «sbaglia e si pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata. Ognuno ha il diritto e il dovere di difendere ciò in cui crede. Sempre». E Gaetano Quagliariello, vicepresidente del Pdl al Senato, bacchetta Fini perché le sue affermazioni possono ingenerare «equivoci» evocando l'immagine di uno stato «teocratico» lontano dalla realtà. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare con delega alla bioetica, obietta che non vede «norme ispirate a precetti religiosi» e cita ad esempio «la legge 40, molto equilibrata». Nel Pdl Benedetto Della Vedova elogia Fini per «la distinzione tra leggi di Cesare e di Dio», in quanto il compito del Parlamento è «preservare la libertà dei cittadini, non imporre la verità religiosa». Bene Fini, concorda il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi, «peccato che sia una posizione isolata in una maggioranza non solo autoritaria, ma ormai anche confessionale». «Sulla laicità non può esserci disciplina di partito - osserva il segretario del Pd, Dario Franceschini -. I vescovi parlano in Italia come nel resto del mondo». www.lastampa.it/galeazzi

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Fini: (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 19-05-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Fini: «No alle leggi orientate dalla fede» È polemica, il Pdl prende le distanze. Chiesa e Udc protestano L'occasione stavolta la offre un incontro con gli studenti sulla Costituzione. Gianfranco Fini è a Monopoli, in provincia di Bari, quando spiega in maniera chiara: «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso». «Il dibattito sulla bioetica - aggiunge - è complesso e mi auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti perchè queste sono questioni nelle quali il dubbio prevale sulle certezze». Il riferimento alla legge sul testamento biologico appare non proprio del tutto casuale. Il testo, infatti, dopo essere stato approvato al Senato è tornato da poco più di un mese alla Camera e attende di essere messo in calendario. E anche stavolta, come già era accaduto a inizio aprile in occasione della legge sulla procreazione assistita, l'Udc alza la voce: «Fini compie il peggiore attacco laicista della storia repubblicana; la fede cristiana non dovrebbe informare il comportamento e le idee dei deputati? Siamo alla vergognosa e inaccettabile discriminazione dei credenti, come ai tempi dei totalitarismi neri del '900», protesta Luca Volontè, deputato casiniano. «Il presidente della Camera - aggiunge Volontè - passa dal politically correct alla discriminazione religiosa. Fini vorrebbe favorire il dibattito e le leggi solo nel caso in cui i credenti non abbiano dato il loro contributo. È un attacco alla libertà e alla dignità della Chiesa. Un attacco indegno e insopportabile - conclude Volontè - in una parola, antidemocratico». Il vicepresidente della Camera, il cattolico Maurizio Lupi, attacca: ««Sono stupito dalle dichiarazioni del presidente Fini. Non capisco la sua preoccupazione quando parla della necessità di evitare "leggi orientate da preconcetti religiosi", so però che la nostra Carta costituzionale è il frutto dell'incontro delle grandi tradizioni che hanno fatto la storia del Paese». «E so che tra queste, la tradizione cristiana, ispirata alla dottrina sociale della Chiesa - aggiunge Lupi - ha giocato un ruolo di primo piano. Se il presidente Fini pensa che certi valori rappresentino dei "preconcetti religiosi" sbaglia e si pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata». Dal Vaticano la replica è affidata a monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita: la Chiesa cattolica non ha mai pensato di imporre al Parlamento italiano «precetti religiosi», ma «non tacerà sui temi di bioetica, che riguardano i diritti umani, i dettami costituzionali, la stessa razionalità umana e il bene comune». Non si tratta di precetti religiosi, insiste il vescovo, ma «di argomenti basati sulla ragione e il diritto: il fatto che vengano portanti avanti dal clero o da organismi cattolici non deve consentire a nessuno di considerarli come prodotto di una razionalità minore». Esultano i laici. Dal Pri di Francesco Nucara all'Italia dei Valori con Donadi. Il vicecapogruppo del Pdl Gaetano Quagliariello prova a metterci una pezza: «Pur essendo scontate in linea di principio, le affermazioni del presidente Fini potrebbero indurre a equivoci se riferite alla realtà dei fatti. La verità - prosegue - è che sui temi di biopolitica, dall'eutanasia alle coppie di fatto, dal matrimonio omosessuale al testamento biologico fino a progetti che rasentano l'eugenetica, in Italia come nel resto d'Europa la volontà di legiferare nasce sempre da una sola parte o dall'azione delle sue appendici giudiziarie. E questa parte è la parte di chi ritiene che la libertà non si eserciti attraverso la responsabilità individuale, ma mediante l'affermazione di diritti che generano altri diritti e la loro trasformazione in leggi dello Stato. È questo il vero Stato etico che si rischia». La polemica è appena iniziata. Fini, anche se stavolta appare essere andato anche un po' oltre rispetto alle precedenti dichiarazioni, non intende fare marcia indietro. Anzi.

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Galeazzi E ALTRI SERVIZI ALLE PAG. 4 E 5... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 19-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Di Giorgio Almirante, il maestro della giovinezza, Gianfranco Fini ha conservato la virtù semantica, quel parlar chiaro senza girarci attorno. Anche l'ultimo strappo, quello da Santa Romana Chiesa, il presidente della Camera lo ha consumato senza perifrasi: «Il Parlamento - ha detto Fini - non deve fare leggi orientate da precetti di tipo religioso». Concetto della tradizione laica e anche di grandi leader cattolici come Alcide De Gasperi, ma che non aveva mai fatto breccia, così esplicitamente, nella destra e nel centrodestra della Seconda Repubblica. E' l'ultima «conversione» di Gianfranco Fini, il personaggio della politica italiana che più è cambiato nel corso degli ultimi mesi. E' come se a cinquantasei anni, dopo una giovinezza e una maturità vissuti in un milieu post-fascista, Fini avesse deciso di «rifarsi una vita» politica. La sequenza delle sue esternazioni spiazzanti è troppo lunga oramai per lasciar pensare ad un rosario di casualità. Sui medici-spia ha fatto sapere che non era d'accordo. E dal governo gli hanno dato ragione. I presidi autorizzati a chiedere il permesso di soggiorno ai padri? Il Presidente non gradiva e i signori del governo hanno cancellato. Il sindaco di Roma voleva intitolare una strada a Giorgio Almirante? Ecco Fini ricordare la stagione repubblichina del leader missino. Qualcuno torna a dire che il fascismo ha fatto anche qualcosa di buono? Ecco Fini sciogliersi nell'apologia dell'antifascismo. Tra i suoi ex camerati si fanno ancora battute da bar sulle checche? Ecco il Presidente della Camera ricevere le associazioni gay nel Palazzo. E tutte le sue esternazioni, anche quelle di minor impatto mediatico, oramai sono venate di femminismo, multiculturalismo, anti-razzismo, spirito laico, energica difesa delle ragioni di Israele. Nella tradizione della destra italiana c'era quel «Dio, Patria e Famiglia» che fece convergere l'Msi (di Almirante) con la Dc (di Fanfani e Paolo VI) nella battaglia rovinosamente perduta per cancellare il divorzio in Italia. Un istituto che era diventato legge grazie ad un Parlamento che, come dice il Fini di oggi, non si era lasciato orientare da precetti di ordine religioso. Una conversione duratura? Chi lo frequenta nei giorni di festa, racconta che una delle radici del «nuovo» Fini stia in una rinnovata dimensione psicologica: la nuova compagna, la nuova figlia, «persino il frequentare coppie più giovani, con problemi e mentalità diverse», come racconta uno dei pochi amici anche nel tempo libero, Italo Bocchino. Una scossa interiore. Ma c'è anche qualcosa d'altro. «Sdoganato» da Berlusconi nel 1993, per 15 anni Fini non ha mai trovato una dimensione stabile. Aveva accarezzato la suggestione dell'indipendenza, ma l'elefantino con Mario Segni si era sgonfiato alla prima curva. Aveva cercato la via della successione come delfino prediletto del Cavaliere, ma gli era andata male. Anche il partito non era più quello di una volta, anche per via delle maldicenze propalate in un caffè romano dagli incauti colonnelli, che lo davano per finito. Paradossalmente, ma fino ad un certo punto, Fini si è sentito più libero, proprio quando si è liberato del suo partito. Dal 13 aprile 2008, col trionfo del Pdl berlusconiano, Fini si è affrancato, ha iniziato a produrre quella raffica di esternazioni a tutto campo che ancora non si sa dove finiranno. Ma lui stesso, quando parla riservatamente con i suoi, ha indicato un traguardo. Una meta che non può esprimere ancora esplicitamente, ma che riassume così: «Una destra moderna, laica, non populista, non ideologica». Una destra che, sostiene il «nuovo» Fini, in Italia finora non c'è mai stata.CONTINUA A PAGINA 5 Galeazzi E ALTRI SERVIZI ALLE PAG. 4 E 5

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Fini riafferma lo Pioggia di critiche dalla Chiesa (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 19-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Fini riafferma lo «Stato laico»Pioggia di critiche dalla Chiesa bioetica Roma. I temi di bioetica tornano a dividere la politica e la Chiesa. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, rilancia: «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso». E subito il dibattito s'accende. «I temi sui quali il mondo cattolico intende portare il suo contributo - risponde monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita - sono temi non definibili come precetti religiosi; sono temi che riguardano i diritti fondamentali dell'uomo, come il diritto alla vita, il rispetto della vita, i diritti che riguardano l'unità del matrimonio e della famiglia. Non sono precetti religiosi, ma sono iscritti nella natura umana, difendibili con la ragione e iscritti anche nella Costituzione». Il vescovo invita inoltre a «non alzare steccati perché i cattolici hanno tutte le carte in regole per lanciare appelli su famiglia, contro l'eutanasia, contro la gravità aborto e per il diritto alla vita». Il riferimento alla laicità dello Stato non è piaciuto a Pier Ferdinando Casini, secondo cui «i valori e i principi rischiano di essere messi al bando dalla politica». «Per fortuna che in Parlamento - ha detto Casini - c'è ancora qualcuno che vuole fare battaglie su valori e principi che ormai non hanno diritto di cittadinanza in politica». Per Luca Volontè, «Fini oggi compie il peggiore attacco laicista della storia repubblicana», compiendo «un attacco indegno e insopportabile in una parola, antidemocratico». Apprezzamento per la dichiarazione del presidente Fini arriva da Maria Bonafede, moderatore della Tavola Valdese, secondo cui «il Parlamento deve ascoltare tutte le voci che nascono dalla società civile anche delle Chiese, ma deve essere poi autonomo nel suo legiferare». 19/05/2009

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Il manicomio ispira Bellocchio ma la politica affloscia il film (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-05-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 119 del 2009-05-19 pagina 37 Il manicomio ispira Bellocchio ma la politica affloscia il film di Maurizio Cabona «Vincere» parte bene ma rallenta con troppi brani d'epoca Le nozze col Duce raccontate come un delirio della Dalser POCHI APPLAUSI Alla «prima» per la stampa tiepida accoglienza all'unica opera italiana CannesDopo la follia per lutto in Antichrist di Lars von Trier, la follia per abbandono in Vincere di Marco Bellocchio. Unico film italiano in concorso, Vincere condensa le angosce dell'ormai lunga vita del regista in un film meno lungo, due ore e otto minuti, ma riducibile con notevole giovamento, se alle spalle di Bellocchio ci fosse stato un produttore di polso. Infatti Vincere è fardellato di brani documentari, stravisti da chi li capisce, molesti per gli altri. Se questo è il difetto quantitativo, spiegabile con una futura diffusione tv, c'è il difetto qualitativo: a forza di insistere che la vicenda di Ida Dalsèr (Giovanna Mezzogiorno) è strettamente connessa con Benito Mussolini (Filippo Timi), padre di suo figlio Benito Albino (ancora Timi), non come privato, ma come politico, Bellocchio voleva far assurgere il caso personale a dramma nazionale. E piantare - perché no? - un altro chiodo nella bara del Duce. Invece Vincere induce lo spettatore meno maturo a credere che l'orrore del manicomio patito dalla Dalsèr sia qualcosa di allora e solo di allora, di italiano e solo di italiano, di arretrato e solo arretrato, cattolico e solo cattolico, di fascista e solo di fascista. Un film dello scorso Festival, il formidabile Changeling di Clint Eastwood, aveva però raccontato un caso simile - ricovero in manicomio di una giovane donna trasgressiva nella democratica, protestante e ricca California del 1928, e sempre per via di un bambino, sebbene rapito e ucciso da un maniaco, e non figlio del presidente degli Stati Uniti. In anni recenti, democratici, laici e antifascisti, nella stessa Francia socialista, cara al presidente del Festival di Cannes, Gilles Jacob, François Mitterrand ha avuto una figlia illegittima che era «segreta» solo per la stampa, che non ne scrisse per decenni, finché il settimanale Minute non infranse l'omertà. Ma allora si parlava - giustamente - di buon gusto, non di censura... E casi del genere, d'imbarazzo per prole pregressa, si rintracciano lungo tutta la storia. O di prole residua di un potere finito, come il caso sempre francese, ma napoleonico, dell'Aiglon, citato proprio dalla Dalsèr/Mezzogiorno come antecedente. Bellocchio accenna solo la personalità della Dalsèr, notevolissima per l'epoca, lasciando lo spettatore quasi ignaro che questa trentaquattrenne trentina del 1914 era suddita austroungarica, quindi viveva in una società più avanzata che quella del Regno d'Italia, che aveva studiato a Parigi e che aveva idee precise in cultura e in politica. Fu però questa personalità insolita (lo sarebbe anche oggi) che affascinò Mussolini, che aveva anche lui, seppur meno confortevolmente, vagato per l'Europa. A Bellocchio non interessa l'amore fra loro, ma le sue conseguenze, il bambino e l'abbandono. Ma senza sapere che «cavalla matta», ma anche donna più interessante delle altre, fosse la Dalsèr non si capisce il seguito. Che pare solo una congiura dove la meschinità, che c'era dall'inizio da parte di Mussolini, si alleò alla ragion di Stato, che sopravvenne, specie dopo il Concordato col Vaticano. Meriti di Vincere? Rompe il silenzio cinematografico su un'atroce ingiustizia; ricorda che il fascismo nacque da un ovulo socialista e da uno spermatozoo king size, come la prima guerra mondiale (Lenin, che era socialista e beneficiò di quest'ultima, rimproverò ai compagni italiani di essersi lasciati sfuggire con Mussolini l'unica rivoluzionario fra loro) e dimostra l'inalterata capacità visiva di Bellocchio nell'inveire - con i suoi motivi - contro le «istituzioni totali», come collegi e manicomi. Giovanna Mezzogiorno ottiene un'ampia vetrina: la sua bellezza ne è valorizzata, la sua recitazione andava modulata meglio secondo le età del personaggio. La stampa in sala ha applaudito, ma poco. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Chiesa contro Fini malumori nel Pdl (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-05-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 119 del 2009-05-19 pagina 1 «Leggi più laiche» Chiesa contro Fini malumori nel Pdl di Redazione La religione resti fuori dal Parlamento. Gianfranco Fini dice che le leggi si devono fare senza il condizionamento dei «precetti di tipo religioso». Una presa di posizione che mette in allarme la Chiesa e fa scoppiare la protesta dell'Udc ma anche della componente cattolica del Pdl. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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ROMA - Sulle politiche dell'immigrazione il centrodestra deve avere la forza di a... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 19-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Martedì 19 Maggio 2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - «Sulle politiche dell'immigrazione il centrodestra deve avere la forza di aprire con la Chiesa un confronto franco. Una malintesa tolleranza può portare ad annientare la nostra tradizione e le stesse radici cristiane». Gaetano Quagliariello, vicepresidente del gruppo Pdl al Senato, prende sul serio le critiche cattoliche al ddl sicurezza e ai respingimenti in mare. E chiede alla sua parte di non affidarsi solo alla diplomazia. Come può negare la coerenza della Chiesa? Vi critica sulle politiche sociali e dell'immigrazione così come vi ha sostenuto nella battaglie sui temi bioetici. «C'è la tentazione a leggere questa simmetria, ma io credo che i problemi siano profondamente diversi. Da una parte esistono principi previi, dall'altra si tratta riconoscere chi sono i deboli che vanno aiutati. E oggi questi deboli non sono solo coloro che giungono in Italia con una speranza, ma anche tanti nostri concittadini che vivono da stranieri nei loro quartieri, e temono di subire atti di violenza. Solo politiche che sanno coniugare la difesa dei vecchi e dei nuovi deboli possono essere considerate all'altezza dei tempi». Non le sembra di rispondere alle critiche spiegando alla Chiesa cosa dovrebbe fare? «Lungi da me cedere a questa tentazione. Mi sono sempre battuto e continuerò a farlo perché la Chiesa possa esprimere le proprie posizioni. La politica dovrebbe ascoltarle e non strumentalizzarle, e poi scegliere laicamente e liberamente». Berlusconi ha detto no alla società multi-etnica. E ammetterà che questa è un'espressione sbagliata o quantomeno infelice, come la Chiesa ha sottolineato. «Fuori dalle polemiche contingenti, questo è uno dei temi centrali. Si può dire che la società occidentale, oggi, è multi-culturale nel senso che le diverse culture si incontrano, si scontrano e si ibridano. E su questo non si può non essere d'accordo. Ma guai a dimenticare che il multiculturalismo è anche una precisa teoria che pretende di dare ad ogni cultura una legittimazione propria, un proprio codice di comportamento, un proprio diritto. E il fondamento di questa teoria è il relativismo: se non posso stabilire a priori che alcuni principi siano migliori di altri, devo consentire a ciascuno di adottare le proprie regole». Vuole limitare le libertà e i diritti? «Voglio affermare il principio della legalità. Perché questa è la sola strada che consente di coniugare libertà e diritti. Non possiamo consentire che ogni etnia si organizzi secondo i propri principi, a rischio di violare pesantemente i diritti dei singoli appartenenti. È sotto gli occhi di tutti che una malintesa tolleranza rechi con sé pericoli di questa natura. E la Chiesa farebbe bene a non sottovalutarli. Vogliamo finire come in Olanda, dove ci sono i negozi di sesso e a due strade di distanza circolano donne col burqua, oppure si trasformano chiese in moschee? O vogliamo sopportare nel nostro Paese l'infibulazione, o il fatto che le donne godano di meno diritti che nei loro Paesi d'origine?». Non avverte il rischio che senza carità la fede cristiana diventi ideologia, magari, come alcuni dicono, la "religione laica dell'Occidente"? «La carità è un caposaldo della dottrina della Chiesa. Essa deve essere innanzi tutto praticata dalle singole persone. Nelle politiche pubbliche è bene che la carità si sposi col principio della legalità, per evitare che possa produrre risultati diversi o addirittura opposti rispetto a quelli che si propone».

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Martini: porte aperte ai fedeli cattolici divorziati e risposati (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Cultura data: 19/05/2009 - pag: 36 Anticipazioni Una conversazione tra il cardinale e don Luigi Verzé Confronti Ragione e senso del cristianesimo. Domani in libreria Martini: porte aperte ai fedeli cattolici divorziati e risposati La Chiesa cerchi una soluzione al problema Anche il celibato dei preti si può discutere di CARLO MARIA MARTINI e LUIGI MARIA VERZÉ Carlo Maria Martini Non so se sono sveglio o sto sognando. So che mi trovo completamente al buio, mentre un lento sciabordio mi fa pensare che sono su una barca che scivola via sull'acqua. Cerco a tastoni di stabilire meglio il luogo in cui mi trovo e mi accorgo che vicino a me vi è un albero, forse l'albero maestro dell'imbarcazione. A poco a poco mi avvicino così da potermi aggrappare a esso con le mani, per avere un po' di sicurezza e di stabilità nei sempre più frequenti moti della barca sulle onde. In questo tentativo incontro qualcosa che mi sembra come una mano d'uomo. Forse è un altro passeggero che sta cercando anche lui di appoggiarsi all'albero maestro. Non so chi sia, come non so io stesso come mi sia trovato su questa barca. Ma il tocco di quella mano mi dà fiducia: mi spingo avanti così da poterla stringere ed esprimere la mia solidarietà con qualcuno in quell'oscurità che mette i brividi. Vorrei anche tentare di dire qualcosa, pur non sapendo se il mio compagno di barca capisce l'italiano. Ma nel frattempo lui inizia a farmi qualche breve domanda, a cui sono lieto di rispondere. Si tratta di una persona che non conoscevo, ma di cui avevo sentito parlare. Mi colpiva il suo interesse per me in quel momento difficile, in cui ciascuno avrebbe voglia di pensare solo a se stesso. Dialogando così nella notte fonda, in quel momento di incertezza e anche di pericolo si videro a poco a poco spuntare le prime luci dell'alba. Riconobbi il luogo in cui mi trovavo: eravamo noi due soli in barca. E usando alcuni remi che trovammo in fondo a essa, ci mettemmo a remare verso la riva, fermandoci ogni tanto per assaporare la tranquillità del lago. Ci siamo detti molte cose in quelle ore. È venuto chiaramente alla luce durante la conversazione che eravamo tanto diversi l'uno dall'altro. Ma ci rispettavamo come persone e ci amavamo come figli di Dio. Anche il fatto di trovarci sulla stessa barca ci permetteva di comprenderci e di accoglierci, così come eravamo. Tra le prime cose che ci siamo detti c'è naturalmente un poco di autopresentazione. Così ho appreso che il mio interlocutore aveva nientemeno che ottantanove anni, mentre io ne avevo ottantadue. Don Luigi Verzé (tale appresi poi essere il nome di colui che viaggiava con me) presentava la sua vita come quella di uno che aveva vissuto sessantuno anni di sacerdozio. (...) *** Luigi Maria Verzé Quanto è cambiata ora la valutazione etica ecclesiastica, rispetto a quella imposta ai tempi della mia infanzia. D'altra parte, poiché la moralità è imperativo categorico, la gente si fa una propria etica laica e la Chiesa resta con un'etica cristiana incongruente perché incondivisa dagli stessi devoti. Ricordo, per esempio, che nella mia visita alle favelas del Brasile frequentemente mi incontravo con povere donne senza marito con un bimbo in seno, un altro in braccio e una sfilza di altri che le seguivano, tutti prodotti di diversi mariti. Era giocoforza concludere che la pillola anticoncezionale andava consigliata e fornita. Il Brasile, totalmente cattolico fino agli anni Ottanta, ora è disseminato di chiese e chiesuole semicristiane, organizzate però sui bisogni anche spiccioli della gente. La Chiesa cattolica è troppo lontana dalla realtà, e le fiumane di gente, quando arriva il Papa, hanno più o meno il valore delle carnevalate e delle feste per la dea Iemanjà, l'antica Venere cui tutti, compreso il prefetto cristiano, gettano tributi floreali. La Chiesa, più che vivere, sopravvive sulle ossa degli eroici primi missionari. E poiché siamo in tema di morale pratica, che cosa dice, Eminente Padre, della negazione dei sacramenti a devotissimi divorziati? Io penso che anche ai sacerdoti dovrebbe essere presto tolto l'obbligo del celibato, poiché temo che per molti il celibato sia una finzione. E non sarebbe più vantaggioso che la consacrazione dei vescovi avvenisse su acclamazione del popolo di Dio, oggi così estraneo ai fatti della Chiesa? Forse non si è ancora maturi per tutto questo, ma Lei non crede che siano temi ai quali si dovrebbe pensare pregando lo Spirito? Carlo Maria Martini Oggi ci sono non poche prescrizioni e norme che non sempre vengono capite dal semplice fedele. Per questo, la Chiesa appare un po' troppo lontana dalla realtà. Purtroppo sono d'accordo che le fiumane di gente che vanno a manifestazioni religiose non sempre le vivono con profondità. Occorre prepararle, e occorre dopo dare un seguito di riflessione nell'ambito della parrocchia o del gruppo. Non credo, però, che si possa dire che in Paesi come il Brasile, la Chiesa non vive ma sopravvive soltanto sulle ossa dei primi eroici missionari. La Chiesa vive là anche su gente semplice, umile, che fa il proprio dovere, che ama, che sa comprendere e perdonare. È questa la ricchezza delle nostre comunità. Tanti laici di queste nazioni e anche tanti laici vicino a noi sono seri e impegnati. Lei mi chiede che cosa penso della negazione dei sacramenti a devotissimi divorziati. Io mi so-

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Lupi: è discriminazione al contrario I miei valori valgono come i suoi dubbi (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Politica data: 19/05/2009 - pag: 15 Cattolico pdl Il vice di Montecitorio: sono stupito, non capisco le perplessità di Gianfranco Lupi: è discriminazione al contrario I miei valori valgono come i suoi dubbi MILANO Il presidente della Camera ormai esterna da mesi però la meraviglia irrompe solo ieri, dopo quel no secco all'ingresso della fede in Parlamento: «Sono stupito davvero, io queste preoccupazioni di Gianfranco proprio non le capisco. La sua è una discriminazione al contrario, quasi una sorta di razzismo: il suo dubbio e le perplessità degli altri hanno pari dignità delle mie certezze e dei valori manifestati da chi non la pensa come lui». L'evidenza di cui parla Maurizio Lupi vicepresidente della Camera è cattolica e ha radici personali e politiche: 50 anni, nato cresciuto e attualmente residente agli Olmi, periferia ovest di Milano, il deputato eletto con il Popolo delle libertà da studente incontra Don Luigi Giussani e Comunione e liberazione, un legame che ha voluto mantenere costante negli anni. Oggi non si scandalizza dell'ultima posizione assunta dall'ex ragazzo dell'Msi che ha traghettato An al governo ed è arrivato sul punto più alto di Montecitorio, pero ci tiene a porgli una domanda: «Da cos'è nata la nostra Costituzione? Dall'apporto di differenti tradizioni e ideali: la dottrina sociale della Chiesa ha ispirato i padri costituenti così come i valori socialisti. Istanze lontane ma che sulla Carta convivono. Laicità significa riconoscere che i contributi possano giungere da più parti». E una di quelle parti, nel convincimento dell'onorevole Lupi, è il cattolicesimo: «Lo diceva persino quello spirito laico di Benedetto Croce, che non possiamo non dirci cristiani. Non si possono fare le leggi ispirandosi al nulla, è sbagliato. Ogni norma nasce da un confronto o da un sano scontro di idee. Ma alla fine è sintesi, mediazione necessaria. Non si invoca una presunta violazione di libertà in nome di un'idea distorta dello Stato laico: io potrei dire che non mi piace mettermi la cintura di sicurezza in macchina perché mi limita. Però la legge me lo impone perché si basa sul presupposto di un bene comune a difesa dell'uomo». Pur non avendo pensato che il presidente della Camera possa mai venir meno «al ruolo di garante istituzionale che ben ricopre», a Lupi resta un unico timore: «Negli ultimi tempi Fini ha espresso molte posizioni distanti dal Pdl e io l'ho sempre ritenuto un vantaggio, un arricchimento per il partito. Purtroppo per lui io non mi sento una minoranza culturale perché credo in Dio, perciò con quelle sue frasi ha soltanto rischiato di discriminare un'esperienza cristiana che ha la medesima dignità di ogni altra istanza». Elsa Muschella Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera

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Sta fuori dalla campagna elettorale, ma si rende protagonista di uscite ad effetto (urticante) con u... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 19-05-2009)

Argomenti: Laicita'

SUSANNA TURCO Sta fuori dalla campagna elettorale, ma si rende protagonista di uscite ad effetto (urticante) con una frequenza degna della miglior competizione all'ultimo voto. Adesso - a rischio dell'effetto sovraesposizione - Gianfranco Fini, dopo la settimana dedicata agli immigrati (ci è tornato anche ieri, comunque), dice la sua sul fronte bioetica-laicità. Lo fa da Monopoli, durante un incontro con gli studenti dedicato alla Costituzione. «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso», dice. Frasetta semplice, all'apparenza. Quel che è di Cesare, quel che è di Dio: l'hanno sempre detto anche i democristiani, quelli veri. Putiferio nel centrodestra Ma il tema, già pezzo forte del discorso-manifesto al congresso fondativo del Pdl di fine marzo insieme con il no al biotestamento, stavolta crea un vero e proprio putiferio. Perché non è preceduto e seguito dalla divorante liturgia berlusconiana. E soprattutto perché stavolta Fini parla indossando le vesti delle istituzioni: «Il dibattito sulla bioetica è complesso e mi auguro venga affrontato senza eccessi propagandistici», spiega, «perché sono questioni nelle quali il dubbio prevale sulle certezze». Bene. Mentre il pensiero corre al ddl Calabrò di cui si parlerà più avanti, a prevalere nelle reazioni senza dubbio sono le certezze. Durissima la Chiesa. Ancora peggio l'Udc, che parla addirittura di «un appello alla discriminazione verso i cattolici impegnati in politica, che riporta nel più buio dei totalitarismi neri nel Novecento». E infine - mentre i vertici del Pd salvo eccezioni preferiscono tacere - arrivano attacchi dallo stesso Pdl, prima per bocca del ciellino Maurizio Lupi («Fini sbaglia, si pone su un piano di scontro ideologico»). Poi attraverso la sottosegretaria e sacerdotessa del familismo cattolico Eugenia Roccella. La quale addirittura afferma di «non vedere leggi ispirate a precetti religiosi»: nemmeno quella sulla procreazione assistita o il progetto sul testamento biologico, naturalmente. Chiamata in causa, la Chiesa non si risparmia. Né in tempismo, né in toni. «Non si tratta di precetti religiosi ma di argomenti basati sulla ragione e il diritto: il fatto che vengano portanti avanti dal clero o da organismi cattolici non deve consentire a nessuno di considerarli come prodotto di una razionalità minore», dice fra l'altro monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita. E il biotestamento? «Strano, dovrebbe trattarsi di una puntualizzazione scontata, e invece finisce per apparire apodittica: sui temi di bioetica, le leggi devono rispettare la libertà religiosa e morale di tutti», commentail neo-finiano Benedetto Della Vedova. Su questo fronte, del resto, il presidente della Camera può contare su un sostegno trasversale anche nel Pdl. A partire dalla fedelissima Giulia Bongiorno, che già ha promesso barricate - ora per allora - per cambiare il testo del progetto di legge sul fine vita. L'argomentazione, peraltro, è quella stessa ribadita da Fini: «Sui temi che riguardano il singolo con se stesso, il legislatore deve distinguere tra ciò che è reato e ciò che è peccato». E non sarebbe la sola nella battaglia. Da un conteggio sommario effettuato dal radicale Della Vedova, potrebbero essere almeno una cinquantina i parlamentari del Pdl pronti a votare contro il biotestamento nella versione uscita dal Senato. Un fronte laico-moderato che queste uscite del presidente della Camera non fanno che galvanizzare. Proprio in vista, fra l'altro, della discussione a Montecitorio del ddl Calabrò. Sempre che se ne discuta (non prima di settembre). Perché c'è chi giura che più si rende evidente la lacerazione laici-cattolici nel Pdl, più diventa difficile che quel progetto diventi una legge vera e propria. Il presidente della Camera è ormai una voce del dissenso nel suo partito. Ieri è stato lapidario: il Parlamento non faccia leggi seguendo precetti religiosi. Nel mirino il biotestamento. Le ire del Pdl e della Chiesa.

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È una voce anomala ma il Pdl fa altro (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 19-05-2009)

Argomenti: Laicita'

«È una voce anomala ma il Pdl fa altro» FEDERICA FANTOZZI Federica Mogherini, componente della segreteria del Pd. Fini ha avvertito il PdL: sul testamento biologico non si faccia una legge orientata da preconcetti religiosi. Applauso da Largo del Nazareno? «Il punto è la coerenza. Fini in queste settimane ci ha abituati a posizioni certamente difformi da quelle del PdL...». Anche prima di queste settimane: dal referendum sulla Legge 40 a proposito di fecondazione assistita. «Sì. Sulla Legge 40, i diritti delle coppie gay, la gestione dell'immigrazione, la vicenda di Eluana Englaro. Il presidente della Camera è una voce anomala nella maggioranza. Ma il problema resta di coerenza». Come deve essere coerente Fini? «Si faccia valere di più nel partito di cui fa parte e di cui è tra i leader. Porti avanti una battaglia culturale nella maggioranza di governo che determina quasi tutte le scelte del Parlamento. Altrimenti quella di Fini resta una testimonianza senza effetto». Sul caso Englaro qualche effetto lo ha avuto. È probabile che la contrarietà di Fini al decreto urgente come l'indisponibilità ad accelerare la procedura abbiano contribuito a evitare un'invasione di campo della politica. «Indubbiamente in questa fase Fini sta obbedendo di meno. A differenza della Lega che, al di là delle parole, vota come dice Palazzo Chigi. Ma ripeto: si tratta di affrontare una grande battaglia culturale». Cosa può e deve fare la terza carica dello Stato per garantire un passaggio parlamentare corretto al disegno di legge Calabrò? «Nel PdL già si sono resi conto che il tema è complicato, senza verità assodate né bianco e nero. Parlando con militanti e opinion makers di destra mi accorgo che molti sono perplessi. La vicenda di Eluana era umana prima che politica o ideologica». Quindi il ddl va calendarizzato subito? «L'importante è parlarne senza casi emblematici né leggi ad personam. Fare una discussione serena e approfondita evitando strumentalità. Questo tema va tolto dalla campagna elettorale». Il Pd lo ha già fatto. Tra orientamento prevalente, terza via, spaccature, una voce unica si troverà? «Noi abbiamo fatto nei gruppi parlamentari un lavoro molto serio e poco mediatico. Abbiamo una posizione condivisa dalla maggioranza del partito, che mette al primo posto la volontà della persona e la sua possibilità di decidere sul fine vita». La minoranza del partito si adeguerà? «È difficile dire che c'è disciplina di partito su questi temi. Io, per esempio, sono di formazione cattolica ma non credente. Non farei staccare la spina: per me oltre non c'è nulla e non ho niente da perdere. Vede, le categorie laici - cattolici sono del tutto false». Intervista a Federica Mogherini

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Fini: "No a leggi orientate dalla fede" (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 19-05-2009)

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stampa Il presidente della Camera avverte il Parlamento Fini: "No a leggi orientate dalla fede" "Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso". E' l'affondo laico del presidente della Camera Giancarlo Fini che, dialogando con gli studenti sui temi della Costituzione, ha evocato il dibattito su bioetica e testamento biologico. polemiche dalla Chiesa e dallUdc. L'occasione stavolta la offre un incontro con gli studenti sulla Costituzione. Gianfranco Fini è a Monopoli, in provincia di Bari, quando spiega in maniera chiara: «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso». «Il dibattito sulla bioetica - aggiunge - è complesso e mi auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti perchè queste sono questioni nelle quali il dubbio prevale sulle certezze». Il riferimento alla legge sul testamento biologico appare non proprio del tutto casuale. Il testo, infatti, dopo essere stato approvato al Senato è tornato da poco più di un mese alla Camera e attende di essere messo in calendario. E anche stavolta, come già era accaduto a inizio aprile in occasione della legge sulla procreazione assistita, l'Udc alza la voce: «Fini compie il peggiore attacco laicista della storia repubblicana; la fede cristiana non dovrebbe informare il comportamento e le idee dei deputati? Siamo alla vergognosa e inaccettabile discriminazione dei credenti, come ai tempi dei totalitarismi neri del '900», protesta Luca Volontè, deputato casiniano. «Il presidente della Camera - aggiunge Volontè - passa dal politically correct alla discriminazione religiosa. Fini vorrebbe favorire il dibattito e le leggi solo nel caso in cui i credenti non abbiano dato il loro contributo. è un attacco alla libertà e alla dignità della Chiesa. Un attacco indegno e insopportabile - conclude Volontè - in una parola, antidemocratico». Il vicepresidente della Camera, il cattolico Maurizio Lupi, attacca: ««Sono stupito dalle dichiarazioni del presidente Fini. Non capisco la sua preoccupazione quando parla della necessità di evitare "leggi orientate da preconcetti religiosi", so però che la nostra Carta costituzionale è il frutto dell'incontro delle grandi tradizioni che hanno fatto la storia del Paese». «E so che tra queste, la tradizione cristiana, ispirata alla dottrina sociale della Chiesa - aggiunge Lupi - ha giocato un ruolo di primo piano. Se il presidente Fini pensa che certi valori rappresentino dei "preconcetti religiosi" sbaglia e si pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata». Dal Vaticano la replica è affidata a monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita: la Chiesa cattolica non ha mai pensato di imporre al Parlamento italiano «precetti religiosi», ma «non tacerà sui temi di bioetica, che riguardano i diritti umani, i dettami costituzionali, la stessa razionalità umana e il bene comune». Non si tratta di precetti religiosi, insiste il vescovo, ma «di argomenti basati sulla ragione e il diritto: il fatto che vengano portanti avanti dal clero o da organismi cattolici non deve consentire a nessuno di considerarli come prodotto di una razionalità minore». Esultano i laici. Dal Pri di Francesco Nucara all'Italia dei Valori con Donadi. Il vicecapogruppo del Pdl Gaetano Quagliariello prova a metterci una pezza: «Pur essendo scontate in linea di principio, le affermazioni del presidente Fini potrebbero indurre a equivoci se riferite alla realtà dei fatti. La verità - prosegue - è che sui temi di biopolitica, dall'eutanasia alle coppie di fatto, dal matrimonio omosessuale al testamento biologico fino a progetti che rasentano l'eugenetica, in Italia come nel resto d'Europa la volontà di legiferare nasce sempre da una sola parte o dall'azione delle sue appendici giudiziarie. E questa parte è la parte di chi ritiene che la libertà non si eserciti attraverso la responsabilità individuale, ma mediante l'affermazione di diritti che generano altri diritti e la loro trasformazione in leggi dello Stato. è questo il vero Stato etico che si rischia». La polemica è appena iniziata. Fini, anche se stavolta appare essere andato anche un po' oltre rispetto alle precedenti dichiarazioni, non intende fare marcia indietro. Anzi.

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 20-05-2009)

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intervista parla andrea riccardi, vincitore del "Carlo Magno" «Respingimenti? Gli slogan non risolvono» di Paolo Rodari C'è un legame profondo tra l'idea d'Europa propria della Comunità di Sant'Egidio e il premio che domani lo stesso fondatore della Comunità, Andrea Riccardi, riceverà in quel di Aquisgrana (Germania): il Carlo Magno, prestigioso premio tedesco conferito, negli anni scorsi, a statisti e grandi europei. «Ricevo il premio come "non politico" - spiega Riccardi al Riformista -. E la cosa è significativa: non è, infatti, con i piccoli passi ai quali la politica spesso è costretta che si costruisce l'Europa». Come si costruisce l'Europa? «Di certo non coi dibattiti urlati o gli slogan venduti per nulla. L'Europa si costruisce con un progetto di lungo periodo che sappia riconoscere l'importanza stessa che il concetto d'Europa ha. Sono convinto che in questi dieci-quindici anni d'inizio secolo saremo chiamati a fare le scelte fondamentali per il futuro dell'Europa. E la prima scelta è quella verso una politica di forte integrazione». Integrazione è una parola difficile di questi tempi, soprattutto in Italia. «Se non sceglieremo una forte integrazione europea saremo indeboliti perché andremo da soli all'appuntamento col mondo. Vi andremo come tante piccole monadi (Belgio, Olanda, Italia, etc), sconfitte in partenza. Faccio un esempio. Mi trovavo recentemente a New Delhi. All'ambasciata italiana c'era chi mi esaltava il futuro del made in Italy in India. E gli indiani mi chiedevano: "Ma dov'è l'Italia? Quanto è grande? E perché non parlate inglese come gli altri in Europa?". La domanda è legittima: o abbiamo il coraggio d'essere insieme, d'essere Europa, oppure restiamo tante monadi isolate senza futuro». Lei è per la politica dell'aprire le frontiere e dentro tutti? «Non sono per un'Europa che diventi come un grande Libano. Ma sono per il riconoscimento di ciò che l'Europa già è: un mondo dalle mille "heimat", mille patrie locali: realtà da armonizzare. L'Europa è complessa e con questa complessità occorre fare i conti. E poi noi tutti siamo più europei di quello che pensiamo. Gran parte della nostra vita viene influenzata da quello che capita a Bruxelles». I cosiddetti «respingimenti» che il governo italiano vuole mettere in pratica nei confronti dei clandestini che bussano alle nostre coste cozzano con questa visione d'Europa? «Ho molti dubbi sull'opportunità di far fare un lavoro umanitario di comprensione della realtà di persone che fuggono situazioni di guerra alla Libia. Ho molti dubbi su questo modo di operare. Stavo recentemente in Etiopia. Ho parlato con un ragazzo che mi ha raccontato la sua esperienza di immigrato in Libia. L'hanno respinto dopo averlo torturato. Non possiamo illuderci che coi fili spinati o coi centri di permanenza temporanea risolviamo il problema. L'immigrazione è un fenomeno storico di portata epocale e non si può affrontare così. Anzi:l'immigrazione non si ferma proprio. Piuttosto investiamo sull'Africa. Aiutiamo i governi africani a non far scappare i loro cittadini. Facciamo politiche di sviluppo serie. Di questo noi e loro abbiamo bisogno». Ma gli italiani spesso si sentono soli di fronte al problema di tantissimi stranieri che arrivano nelle nostre città… «Occorre avere i nervi saldi e guardare i fenomeni sul lungo periodo. Si diceva che l'Italia sarebbe divenuta un paese musulmano. E, invece, non lo siamo. Semmai siamo un paese ortodosso. Abbiamo 1 milione e 200 mila ortodossi nel nostro paese. Abbiamo 800 mila romeni: vogliamo dire che i romeni non sono integrabili? Ripeto: non è come un grande Libano che credo l'Italia debba diventare. Ma un paese capace di guardare ai fenomeni senza politiche urlate e basate sul nulla, questo sì». Lo spaesamento degli italiani però resta. «Lo spaesamento è originato da un allarmismo ingiustificato. Prendiamo gli zingari: vogliamo dire che gli zingari sono una minaccia all'identità nazionale? No, piuttosto, anche grazie a certi allarmismi, è un antigitanismo che si sta radicando nel paese. Certi allarmi fanno bene solo in chiave elettorale ma non aiutano il paese. Anzi, a furia di porci in un certo modo stiamo diventando antipatici all'estero». Ritiene che le leggi italiane, oltre che gli stranieri, debbano tutelare anche le diverse fedi presenti? «Benedetto Croce diceva che non possiamo non dirci cristiani. Io dico che non possiamo non dirci laici. Io sono cattolico e sono laico. E per questo ritengo che il cristianesimo è un fondamento e una risorsa della nostra società. Perché buttarlo via?». 20/05/2009

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NELLA cultura e nella politica italiana c'è un Muro che sembra non cadere mai. È ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 20-05-2009)

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Mercoledì 20 Maggio 2009 Chiudi di SERGIO TALAMO NELLA cultura e nella politica italiana c'è un Muro che sembra non cadere mai. È quello fra "laici" e "cattolici". Una condanna a rivedere sempre lo stesso film, che va da Porta Pia ai referendum degli anni '70 passando per Peppone e don Camillo. Un riflesso condizionato che ingessa ogni idea nuova e costringe a ragionare come se il mondo fosse diviso in due legioni schierate l'una contro l'altra, ognuna con la sua bandierina e la sua spada sguainata. La società moderna, in realtà, è fatta di tanti cattolici che credono nello Stato e sono gelosi della sua laicità, e di tanti non credenti che rispettano e magari ammirano i valori religiosi; tra questi due gruppi, un'ampia "zona grigia" gonfia di neutralità ma anche di dubbi, voglia di capire, disponibilità a cambiare. È un bene che sia così, perché l'estremismo delle ideologie e l'integralismo delle fedi hanno prodotto e producono grandi disastri. Eppure, se Gianfranco Fini dice che "il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso", riparte il ritornello dello scontro fra crociati ed infedeli. Non si sfugge. Addirittura si parla di "offesa ai cattolici", come se il cattolico fosse una sorta di talebano d'Occidente e non una persona evoluta che ha al centro dei suoi valori il pluralismo e la separazione tra azione pubblica e sfera privata. È evidente che nelle leggi possa esserci l'influsso di un valore religioso; dovrebbe essere altrettanto evidente che lo Stato, quando fa una legge, deve tener conto anche di altri fattori. Il presidente della Camera è uno dei bersagli preferiti di uno schematismo ormai superato. Ogni volta che apre bocca scatta il vezzo di inserirlo in qualche casella. Non solo nell'evocazione di steccati religiosi, ma anche nell'altro luogo comune del nostro dibattito: le categorie destra-sinistra. Se Fini parla di integrazione degli immigrati (invece che enunciare raffinate analisi del tipo "tornatevene a casa vostra"), o se si schiera per la fecondazione assistita, non si discute nel merito ma lo si infila dentro un nuovo abito: "È diventato di sinistra". Un po' come accade, a sinistra, per Francesco Rutelli, un altro politico che si muove in modo inedito e non a caso è fuori dallo schema popolari-socialisti. Qualche anno fa Giorgio Gaber canticchiava: "Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra?"... Al di là delle provocazioni culturali, la realtà è che oggi le persone comuni si orientano e votano senza farsi troppo condizionare dalle ideologie e dagli schieramenti. Non si potrebbero spiegare altrimenti le oscillazioni così profonde da un polo all'altro, lo spostamento di consensi su questo o quel tema specifico, la fiducia conferita ad un leader non grazie al suo partito ma spesso nonostante questo. Il fatto è che con la Seconda Repubblica gli elettori hanno cambiato non solo i simboli da votare ma anche la loro mentalità. Si sceglie ciò che appare credibile, moderno, convincente. Ciò che promette di migliorare la vita di tutti i giorni. Ciò che tocca il cuore e, insieme, il portafoglio. È questo, del resto, il "segreto" dei partiti maggioritari degli ultimi 15 anni, che sono promossi o bocciati sui leader e sul progetto e non sull'identità ideologica. Chi può dire se davvero il Pdl sia di destra e il Pd di sinistra? E, soprattutto, quanto interessa la cosa all'elettore medio? Per qualcuno, una politica che si unisce sulle cose da fare, e sul leader che le rappresenta, è frutto di una deriva "americana". In realtà è proprio l'Europa a chiedersi se le categorie tradizionali siano ancora efficaci, se rappresentino ancora la domanda politica. Il caso di Tony Blair fa scuola; e se si vuol trovare un politico più intransigente di Bossi sull'immigrazione illegale, bisogna andare... da Zapatero. Nell'Italia in ritardo, chi cerca nuove strade fa scandalo ma può anche segnare il futuro.

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Carlà contro il Papa "Sul controllo delle nascite sbaglia" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 20-05-2009)

Argomenti: Laicita'

CLAMOROSO ATTACCO DELLA MOGLIE DEL PRESIDENTE FRANCESE Carlà contro il Papa "Sul controllo delle nascite sbaglia" [FIRMA]DOMENICO QUIRICO CORRISPONDENTE DA PARIGI La prima signora di Francia attacca, educatamente per la verità, Benedetto XVI per le dichiarazioni sull'uso del preservativo contro l'Aids: nella Francia, ufficialmente e intimamente laicista, farà aumentare gli entusiasmi verso «l'italiana». Non si turberanno, almeno non troppo, neppure quei cattolici, che - salvo aree integraliste - erano stati ancor più critici. Carla diligentemente ha copiato dal comunicato ufficiale che il ministero degli Esteri aveva emesso dopo le dichiarazioni del Pontefice. Ma l'intervista al settimanale «Femme actuelle» segna un altro passaggio sapiente nella costruzione della sua identità «politica». Da qualche mese era rimasta, con l'eccezione dei viaggi ufficiali, un po' in ombra: la crisi economica incombe, Sarkozy si è fatto austero. Ora «la premiere dame» riprende il cammino: in due giorni una lettera aperta alla giunta birmana per chiedere la liberazione della prigioniera Aung San Suu Kyi, ieri l'intervista anti-Papa. Carla Bruni, che è ambasciatrice dell'Onu per la lotta contro la diffusione dell'Aids e presiede una fondazione che ha gli stessi scopi, si è confessata a cinque lettrici convocate all'Eliseo, giornaliste improvvisate e estasiate. Dapprima le ha deliziate scoperchiando il contenuto della borsa. Per la cronaca: completo da trucco, nebulizzatore, occhiali da vista («sono miope li uso da un anno», rivelazione), il vecchio passaporto italiano (nostalgia o dimenticanza?), un peluche del figlio e il carnet di canzoni. Un'ora e trenta di colloquio; ma prima, mentre le signore prendevano il the, un'apparizione presidenziale preceduta dai due cani di stanza all'Eliseo. Sarkozy ha scambiato facezie con le intervistatrici, ha ammesso galantemente che avrebbe preferito restare con loro piuttosto che affrontare i baffoni del primo ministro iracheno, e se n'è andato con il romantico viatico di un bacio della moglie: «ciao amoruccio, coraggio». E' stata Anne ad affrontare lo spinoso tema Aids: «Come donna e madre cosa pensa dei propositi tenuti dal Papa sul preservativo?». «Sono nata cattolica - ha incalzato Carla - sono stata battezzata, ma mi sento profondamente laica. Trovo che la tempesta sollevata dal messaggio del Papa peraltro deformato nei media, è assai dannosa. In Africa spesso sono gli uomini di chiesa che curano i malati. E' stupefacente vedere la differenza tra la teoria e la pratica. Penso che la chiesa dovrebbe fare progressi su questo tema. Presenta il preservativo come un metodo di contraccezione che peraltro vieta, mentre invece è la sola protezione esistente». Anne che delle cinque pare la più pungente, chiede cosa intendesse fare per migliorare la condizione femminile. «Sono consapevole che ci sono ancora molte battaglie da combattere. Io non ho mai tradito una donna, ho amiche molto care. Questo deriva forse dal mio amore per mia madre e le mie sorelle. Non sono una rivale di altre donne. Al contrario mi pongo volentieri in rivalità con gli uomini». Eve-Mary la sollecita poi sui rapporti «politici» con il marito. Risposta: «Il solo campo in cui mi permetto di dare opinioni è l'umanitario: sì, ho insistito perché venisse con me dal Dalai lama, ma non ha potuto per motivi politici». Domanda finale: «Pensa alla vita dopo il 2012?». «Sinceramente la attendo. Penso a mio marito soprattutto: lavora così tanto che temo per la sua salute psichica».

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IN REGIME DI CRISTIANITà O DI DIRITTO PUBBLICO ECCLESIASTICO (CHE NEGAVA LE LIBERTà ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 20-05-2009)

Argomenti: Laicita'

In regime di cristianità o di diritto pubblico ecclesiastico (che negava le libertà «moderne») il potere politico è il prolungamento fisiologico della sfera religiosa, sicché lo scarto tra principio e norma tende a ridursi al minimo, anche se mai scompare del tutto. Si pensi, per stare al tema, al precetto del «non uccidere» e alle attenuazioni che ha ricevuto nella storia per quel che concerne la guerra, considerata più come ambito di intervento umanitario che come male da rifiutare in radice. Ma ancor oggi la differenziazione avviene concretamente quando, ad esempio, si sostiene una legge sulla procreazione assistita che consente un tipo di procreazione diverso dall'atto coniugale come invece prescrive la chiesa cattolica. O come quando, nel 1981, si pilotò il voto cattolico a sostegno di un quesito referendario che consentiva, come male minore, il ricorso all'aborto terapeutico, altrettanto tassativamente vietato. Se ne può quindi dedurre che, restando immutata l'inderogabilità dei valori, un margine di negoziabilità esiste e viene continuamente utilizzato per corrispondere ai casi concreti che giungono all'attenzione della politica: un terreno che ha regole proprie. Esige infatti confronto e ricerca in più direzioni e si fa guidare da due criteri essenziali: quello del bene comune e quello, dove c'è, della democrazia. Fedi religiose e principi etici connessi come indumenti da appendere in anticamera? No, ognuno indossa il proprio; e magari lo prende a noleggio. Ma nella prassi della politica la ricerca del bene comune e le metodologie democratiche funzionano come due pale di una impastatrice. La pasta non è mai la somma degli ingredienti originari; ed è sciocco pretendere che nella composizione le identità di provenienza non subiscano modificazioni. Tutte le denominazioni d'origine hanno dunque cittadinanza, specie in una realtà pluralistica e secolarizzata come quella di oggi, ma in democrazia tutte hanno da rendersi compatibili con un metodo che impone il riconoscimento dell'esistenza e dei diritti dell'altro; senza di che non c'è convivenza feconda e la pasta non lievita. La sintesi democratica non coincide mai, dunque, con le carte fondative, religiose o meno, di coloro che la producono. Consente però un reciproco riconoscimento di valori che regge la convivenza, fornisce criteri di giudizio, indica prospettive ragionevoli perché condivise. Quando nacque la Repubblica i contrasti tra i cattolici e i laici di allora erano più aspri di quelli di oggi; ma i laici si sforzarono di comprendere le ragioni dei cattolici e questi, restando fedeli alla chiesa, riuscirono a lavorare costruttivamente con gli altri. Pensavano infatti, come disse Giuseppe Lazzati alla Costituente, che «la sensibilità cristiana non si impone con la forza». Domenico Rosati

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Abbiamo scelto il dialogo che è mancato in Italia (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 21-05-2009)

Argomenti: Laicita'

domande a André-M. Jerumanis teologo «Abbiamo scelto il dialogo che è mancato in Italia» 6DALL'INVIATO A BERNA André-Marie Jerumanis è medico e sacerdote, docente di Bioetica e Teologia all'Università di Lugano, fa parte della Commissione Bioetica dei vescovi svizzeri. Professor Jerumanis, la Chiesa cattolica svizzera è intervenuta nel dibattito sulle dichiarazioni anticipate di fine vita? «Non c'è stata una posizione ufficiale sulla legge ma la Chiesa cattolica elvetica non è contraria in linea di principio alle dichiarazioni di fine vita. Sono anche uno strumento per discutere della morte, uno dei tabù della nostra società». Questo vuol dire che la Chiesa cattolica elvetica, avalla ogni pretesa di chi sottoscrive una dichiarazione anticipata? «Non c'è un diritto alla morte. Non si può chiedere allo Stato di aiutare a morire. Ma ci sono situazioni in cui la Chiesa non interviene, anche se non può accettare quello che sta accadendo. La Chiesa ha il dovere di educare le coscienze. Ha il compito di evitare ogni riduzionismo del valore della vita umana. Non è un caso se in una società meno solidale aumentano le richieste di morte e i suicidi. E di fronte ad ogni situazione come questa, siamo davanti ad una disfatta della società». Uno dei principi cardini della Chiesa cattolica è la sacralità della vita. In Svizzera e in altri Paesi europei il suicidio assistito è regolato da norme giuridiche... «La Chiesa non lo accetta. Per noi gli individui non vanno lasciati soli davanti alla morte. Sosteniamo anche l'importanza delle cure palliative che alleviano il dolore e accompagnano alla morte. La Chiesa teme la deriva irrefrenabile che mette in discussione il valore della vita. Il rischio è quello di pensare che ciò che è legale diventa automaticamente etico». Esponenti della Chiesa protestante elvetica sostengono che determinate situazioni non possono essere legittimate a livello teologico ma vanno affrontate tenendo conto del caso concreto. E' anche la posizione della Chiesa cattolica? «La nostra posizione è quella del dialogo. Ai due estremi ci sono due valori assoluti: l'affermazione dell'autodeterminazione e la vita che va preservata. In Svizzera su questi temi non c'è mai stata la cultura del muro contro muro». In un caso come quello di Eluana Englaro, la vostra posizione quale sarebbe stata? «Per la Chiesa si tratta di elementi basilari. Non si tratta di accanimento terapeutico». In Italia il dibattito sulla fine vita va avanti da anni, a fatica e tra mille polemiche. Come lo vede lei dalla Svizzera? «In Italia c'è una eccessiva contrapposizione tra laici e cattolici che non permette di arrivare a una sintesi giuridica. Da noi non c'è una demarcazione così netta tra fede e credo laico». \

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Pannella, ultima battaglia per evitare la sparizione (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 23-05-2009)

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Personaggio ESAUSTO E MACILENTO POSSIBILITA' Una vita in politica 23 MATTIA FELTRI La clamorosa protesta gli ha consentito di tornare in tv e garantire visibilità al partito Secondo tutti i sondaggisti la lista per le Europee non conquisterà seggi Casse vuote A rischio il finanziamento della radio, e vanno esaurendosi anche i fondi per i pochi parlamentari Alleanze Fallita quella col Pd anche con Vendola è finita male: i socialisti non volevano laici più laici di loro Pannella, ultima battaglia per evitare la sparizione anni col Blasco ROMA La foto messa in pagina da Repubblica giovedì 21 maggio è d'archivio ma spiega l'attualità: si vede Marco Pannella in primo piano, scavato e sofferente com'è oggi, un teschio di capelli lunghi e canuti, gli occhi bassi. Dietro si vede Daniele Capezzone - nel frattempo passato con Silvio Berlusconi - e pare in lutto stretto. Dicono infatti alla sede radicale di Torre Argentina che gli scioperi della fame del Gran Capo Bianco hanno l'effetto di riunire la tribù. Poi, certo, anche quello di smuovere giornali e tv, portare l'ultima battaglia in primo piano, dare una scossa alla frenetica sonnolenza di un partito che, forse, non ha l'estro e l'energia di un tempo, che protesta davanti all'Università di Sassari per la laurea honoris causa a Muhammar Gheddafi o davanti all'ambasciata di Birmania per la sorte di San Suu Kyi, e sembra tutto in differita. E intanto, nonostante il valoroso affaccendarsi dell'Associazione Coscioni e di Mina Welby, il partito è comprimario persino sui temi della bioetica - dove i protagonisti sono altri: Ignazio Marino a sinistra, Eugenia Roccella a destra - e su quelli referendari non ha voce in capitolo. Il mondo dell'informazione avrà le sue buone colpe se, come dicono i sondaggi di Luigi Crespi, soltanto il tre per cento degli italiani sa che la Lista Pannella-Bonino concorre alle Europee, ma non le ha tutte. Pannella digiuna con evidenti ragioni per ottenere gli spazi di cui ha diritto, ma la situazione è complicata per mille motivi. L'accordo con il Partito democratico per le Europee è saltato perché, come dice Pannella, «nessuno ci ha cercato». E nessuno da Torre Argentina ha cercato Dario Franceschini, che da cattolico di sinistra non vuole rompiscatole fra i piedi. I rapporti di Emma Bonino sono con Massimo D'Alema, Walter Veltroni, soprattutto con Goffredo Bettini. Ma il punto è un altro, con qualche aspetto paradossale: alle Politiche del 2008 le liste bloccate hanno garatito ai radicali nove parlamentari; alle Europee ci sono le preferenze ed è molto semplice: gli elettori del Pd votano quelli del Pd. Possibilità di spuntare un eurodeputato, quasi zero. Anche se sarebbe ingeneroso sostenere che i radicali sono ancora vivi per i mezzi della casta. Ci sono stati contatti anche con Sinistra e libertà di Nicky Vendola, ma la componente socialista ha detto di no, terrorizzata all'idea di ospitare in lista dei laici più laici, cioè seri competitori. E insomma, i dispiaciuti saranno molti (ma basterebbe che i molti dispiaciuti votassero e il problema sarebbe risolto) però i radicali resteranno fuori dal Parlamento europeo: «quasi impossibile» che ce la facciano, dice Renato Mannheimer. E naturalmente la questione non è soltanto politica, ma drammaticamente economica. I denari della precedente euro-legislatura sono finiti. Quelli del Parlamento italiano, spiega Maurizio Turco, non sono mica tanti: qualche residuo della Rosa nel Pugno (grazie alla legge truffa secondo cui si pagano per intero anche legislature interrotte, come è il caso della scorsa) e tre milioni e seicentomila euro per la legislatura in corso. E infatti fu l'amministratore Paolo Chiarelli a convincere il riluttante Pannella (la Bonino era già favorevole) a stringere il patto con Veltroni: «Se non lo facciamo, la baracca chiude». Ora il terrore riguarda la radio, dove tutti sono appesi alle parole di Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo economico, che pochi mesi fa ha spiegato all'aula della Camera che l'informazione offerta dal Gr Parlamento è completa, e lasciando così intendere che i dieci milioni annui girati in convenzione a Radio radicale potrebbero sfumare. Il rischio della bancarotta è evidente e non aiuta a conservare l'armonia. Il direttore della radio, Massimo Bordin, bisticcia sovente con Pannella nel corso delle conversazioni settimanali. Cose di vecchi compagni un po' esausti, inzitelliti. E Pannella avrebbe una gran voglia di cambiare direttore, non fosse che Bordin ha personalità e seguito; tuttavia a Torre Argentina girano i nomi dei sostituti: Marco Cappato, che presto non avrà più ruolo e già legge la rassegna stampa nel fine settimana; Walter Vecellio, giornalista del Tg2 di antica militanza radicale; persino Filippo Facci, corsivista del Giornale di cui Pannella si è di molto invaghito. E però intanto alla radio dicono che le botte riservate da Pannella a Bordin siano in realtà indirizzate a Emma Bonino. Marco e Emma si adorano, per carità, ma la frequentazione ormai millenaria permette loro di bisticciare senza fraintendimenti. Con Marco che rimprovera a Emma di occuparsi poco del partito sin dai tempi in cui era commissario europeo, e infatti Emma è donna di mondo, un ambasciatore di buone amicizie (Emma Marcegaglia, Giuliano Amato, Paolo Mieli...), e Marco del partito si occupa al suo modo visionario e apocalittico. Se ne esce con l'idea delle stelle gialle al petto - come gli ebrei ad Auschwitz - e i suoi allibiscono. Adesso la indossano tutti, con qualche disagio ma con la rettitudine della falange, di nuovo militarescamente dietro al Gran Capo Bianco che si commuove per lo sciopero della fame indetto in solidarietà da cinquecento reclusi di Rebibbia, per il rinnovo della tessera (ventitreesimo anno consecutivo) di Vasco Rossi, per la dichiarazione di voto di Marco Bellocchio, per la mobilitazione di Giorgio Napolitano, per l'improvvisa sintonia con Gianfranco Fini, al punto che qualcuno già pronostica che sarà il presidente della Camera a garantire qualche posto in lista ai radicali per le prossime Politiche: notizia decisamente prematura. Ma in sintesi rimane questo vecchio guerriero che non usa tanto il corpo macilento per contrapporlo a quello fintamente vigoroso della casta, quanto per radunarci come attorno a un totem il popolo in armi verso l'ultima guerra. Non sarà facile stecchirli. 1 - In piazza per il divorzio. Tra i fondatori nel '66 della Lid (Lega divorzio), sostiene la legge del '70 e si batte per la vittoria dei «no» al referendum del '74. 2 - L'arma del digiuno. Dagli Anni 60 ricorre innumerevoli volte a questa antica forma di lotta non-violenta. 3 - A fianco di Tortora. Nell'84 porta all'Europarlamento il presentatore accusato e condannato ingiustamente. 4 - Per il pluralismo. Verso le Europee: sciopero di fame e sete contro il silenzio dei media sulla presenza della Lista Pannella-Bonino.

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Testamento biologico, parola ai saggi (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 23-05-2009)

Argomenti: Laicita'

IN SEMINARIO. OGGI IL PIÙ IMPORTANTE CONVEGNO NAZIONALE DOPO LA SCOMPARSA DI ELUANA Testamento biologico, parola ai saggi [FIRMA]ENRICO DE MARIA VERCELLI Di testamento biologico in Italia si parla da anni, ma l'argomento, un tempo confinato negli agoni degli specialisti, è diventato terra aperta di confronto popolare durante gli ultimi giorni di vita, e anche dopo la morte, di Eluana Englaro. Sono è passati più di tre mesi dalla scomparsa di Eluana, il dibattito sulla possibilità di «staccare la spina» non ha più i toni da crociata di quei concitati, strazianti giorni, ma è pur sempre duro e acceso. Il plauso dei radicali In attesa che il Parlamento riesca finalmente a varare una legge (che era data per vicinissima a febbraio), Vercelli organizza oggi, nel Salone Sant'Eusebio del Seminario, forse il più importante convegno che sia mai stato allestito in Italia. Importante e imparziale, al punto che, pur essendo stato proposto dai Medici cattolici, persino i radicali (che oggi raccoglieranno comunque firme per la loro proposta di legge) l'hanno giudicato al di sopra delle parti. Era proprio lo scopo che si erano prefissi i due medici al centro dell'organizzazione: il presidente dell'Associazione medici cattolici Marzio Grigolon e il presidente dell'ordine dei medici Pier Giorgio Fossale. Già il punto di partenza attesta l'intenzione di essere al di sopra delle parti perché - introduzione a parte di Grigolon - non ci saranno medici tra i relatori. La scelta è caduta su filosofi e teologi aedi dei due paradigmi a confronto: quello laico, secondo cui la «vita è disponibile ad essere manovrata dall'uomo» e quello cattolico, che sostiene la «non disponibilità» della vita per l'essere umano. Starter imparziale E non solo, il tema di fondo del convegno, appunto «i paradigmi bioetici di fine vita» sarà illustrato da uno degli arbitri più imparziali oggi disponibili in Italia, Giovanni Fornero, filosofo torinese e allievo prediletto di Abbagnano: il suo saggio del 2005 «Bioetica cattolica e bioetica laica» è uno dei testi-base sull'argomento, oggi, non solo in Italia. Fornero sarà dunque lo starter ideale per dare il via al confronto che si annuncia alto e serrato. Il punto di vista laico («Eutanasia attiva e passiva e altre ipocrisie» sarà sviluppato dal filosofo ed epistimologo Armando Massarenti, responsabile della pagina di «Scienza e Filosofia» del Sole-24 Ore e autore di testi significartivi contro coloro che egli definisce «i nemici della ricerca». A battagliare con Massarenti, la docente universitaria e giornalista Lucetta Scaraffia, il cui famoso editoriale del 2008 sulla morte cerebrale pubblicato sull'Osservatore Romano ha provocato un dibattito tutt'altro che sopito all'interno della stessa Chiesa sulla definizione di morte. Oggi la Scaraffia tratterà i temi: «A chi appartiene la vita?» ed «Esiste la vita?». La terza via I medici cattolici hanno infine deciso di affidare la sintesi del confronto al più famoso teologo «non allineato» italiano, Vito Mancuso. Il propugnatore della cosiddetta «teologia laica» (è l'autore del bellissimo «L'anima e il suo destino» e del recente «Disputa su Dio e dintorni» scritto con Corrado Augias) esporrà una terza via d'uscita per il testamento biologico: la possibilità dell'uomo di avvalersi delle nuove tecnologie, pur nell'«indisponibilità» della vita. La sua relazione si intitola: «La sacralità della vita libera». E' previsto un intervento dell'arcivescovo Enrico Masseroni, le relazioni saranno moderate dal dottor Pier Giorgio Fossale.

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Una strada chiamata accoglienza La Chiesa ha l'obbligo di affermare quelli che ritien... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 23-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Una strada chiamata accoglienza La Chiesa ha l'obbligo di affermare quelli che ritiene gli obblighi fondamentali di un cristiano. E fra questi c'è senz'altro la carità. L'accoglienza del nostro prossimo è certo un atto indispensabile per esercitarla. Quindi la nostra casa deve essere aperta a coloro che stanno peggio di noi; i quali però sono tanti più di noi che stiamo bene. Allora quanti ne faremo entrare? La moltiplicazione dei pani e dei pesci - dall'inizio del tempo - è avvenuta una volta sola. Dobbiamo renderci poveri per eliminare le differenze? (Un passato regime lo fece, durante circa 70 anni, ma non realizzò un mondo migliore). Allora forse è lecito, anzi doveroso per lo Stato salvaguardare l'economia, così come per un cristiano salvaguardare la propria salute, per avere la possibilità di aiutare gli altri. Le verità evangeliche hanno mantenuto nei secoli la loro validità, anche in quest'epoca mediatica che ci subissa quotidianamente di messaggi. Anzi sono così pregnanti che nessuno rinuncia periodicamente e cinicamente al tentativo di volgerle a sostegno delle proprie tesi. Quindi la Chiesa potrebbe tener presente il rischio di «appropriazione indebita» delle proprie parole, che rischiano forse di acquisire il consenso di pochi in malafede e di perdere quello di tanti credenti che le davano la fiducia (e pure l'8 per mille!). Certo, dare dei consigli alla Chiesa appare un atto di smisurata presunzione, però mi è sempre stato detto che la Chiesa siamo noi. LIONELLO SPADA Non sarò io a dire se le opinioni della Chiesa possano o no essere piegate da altri a fini che non sono i propri. Magari si faranno sentire, in merito, lettori ben più colti di me in materie dottrinarie. Però, sul valore delle parole - visto che ci lavoro - una certa idea ce l'ho. Carità e accoglienza, come molti altri termini «assoluti» o, se si preferisce, «valoriali», sono concetti che non hanno solo o strettamente indicazione pratica. Nessuno chiede ai cittadini di accogliere tutti, cosa impossibile; così come nessuno chiede allo Stato di distruggere la propria economia pur di sostenere tutti i poveri. È il principio che conta, perché indica la strada da percorrere. In questo caso, indica che è parte dei doveri che una comunità si assegna anche quello di sostenere i più deboli. La parola è dunque (anche) una misura etica. Sembra banale. Ma non tutte le nazioni elencano questo principio fra i propri doveri. Capita così che Stato e Chiesa, laici e religiosi, agnostici e cattolici, a volte dicano la stessa cosa, si appellino alle stesse idee morali. Ma questo non direi che è un male, come lei tutto sommato sembra credere. È anzi prova che non ci sono incrinature profonde nella nostra cultura. L'impegno con cui la Chiesa continuamente e pubblicamente si pronuncia ogni volta che si parla di accoglienza è, alla fine, la migliore prova che non ha timore di essere né usata né malintesa.

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le parole di fini su fede e politica - corrado augias (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 23-05-2009)

Argomenti: Laicita'

G entile Augias, il presidente Fini invita a non redigere leggi seguendo precetti religiosi e mons. Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita incalza: «Non si tratta di precetti religiosi, ma di argomenti basati sulla ragione e il diritto: il fatto che vengano portati avanti dal clero o da organismi cattolici non deve consentire a nessuno di considerarli come prodotto di una razionalità minore». Monsignor Sgreccia ha ragione, ma solo perché non può esistere alcuna razionalità minore: la razionalità non può essere aggettivata in senso quantitativo, ma qualitativo sì. Così può esistere una razionalità religiosa, laica, atea, ma credo che ciò cui Fini si riferisce sia la razionalità costituzionale e questa si oggettiva in articoli della Carta. Se i precetti religiosi non sono tali, ma «argomenti basati sulla ragione e sul diritto», allora dovrebbero essere riconducibili al mondo del sensibile. È così per monsignor Sgreccia? Non sarebbe meglio dare a Dio e a Cesare ciò che loro spetta? Giovanni Moschini giovanni.moschini4@tin.it P iù che gli argomenti a favore della ragione o della fede, mi hanno colpito, nelle reazioni seguite alle parole di Gianfranco Fini, l'enorme distanza delle obiezioni dalle dichiarazioni iniziali. Il presidente della Camera, riassumendo, aveva detto: «Il Parlamento non deve fare leggi orientate da precetti di tipo religioso». Una considerazione tutto sommato semplice tanto più che seguita dall'auspicio che il dibattito su temi bioetici «venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti», perché si tratta di questioni nelle quali «il dubbio prevale sulle certezze». Parole ragionevoli come si vede, aperte al confronto, tese ad evitare le rigide contrapposizioni che anche di recente abbiamo conosciuto. Il centrista Luca Volonté ha replicato: «Siamo alla vergognosa e inaccettabile discriminazione dei credenti come ai tempi dei totalitarismi neri del '900». Qualcuno vede la 'vergogna', la 'discriminazione'? Vede cioè la relazione tra queste parole e la premessa? Rocco Buttiglione ha cercato di giocare con più leggerezza, abituato ai sofismi della scolastica: «Non diciamo mai che una cosa è vera perché lo dice il Papa. Semmai diciamo che il Papa lo dice perché è vera, e ci impegniamo a dimostrarlo con argomenti ragionevoli». Maurizio Lupi (Pdl) si è detto stupito poiché Fini: «Si pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata». Perché parlare di 'scontro ideologico' quando le parole di Fini andavano esattamente in direzione di un confronto? Temo che la risposta potrebbe essere questa: perché è proprio il confronto che non si vuole.

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Polizia municipalein missione nellezone terremotate Cgil e Rc: Notarangelo: (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 23-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Polizia municipalein missione nellezone terremotate Cgil e Rc: «Solidarietà agli insegnanti»Notarangelo: «AtTo poco democratico» da domani le reazioni PROSEGUE l'impegno dell'amministrazione Comunale a favore delle popolazioni terremotate dell'Abruzzo. Partono infatti domani i primi quattro vigili urbani in missione operativa all'Aquila a sostegno dei servizi di polizia locale nelle zone colpite dal recente sisma. Ad accompagnarli l'assessore alla Polizia municipale, Corrado Mori e il comandante, Alberto Pagliai. A turno, altri quattro vigili urbani per ogni settimana sino al 28 giugno opereranno nella città abruzzese. Di questi contingenti faranno parte anche un vigile urbano di Sarzana e uno di Santo Stefano Magra. Il Comune della Spezia ha deciso di raccogliere l'appello dell'Anci che ha invitato i Comuni di più ampie dimensioni a integrare i servizi di polizia locale nel territorio aquilano, quanto mai necessari nella prima fase della ricostruzione, con proprio qualificato personale.Agli agenti di polizia municipale spezzini saranno attribuiti compiti specifici nel campo dei servizi di viabilità anche in vista dell'organizzazione del prossimo evento del G8, della polizia di prossimità nelle tendopoli per segnalare esigenze degli sfollati, dei controlli edilizi su interventi di ricostruzione in atto e dei servizi di polizia giudiziaria a tutela del patrimonio pubblico e privato. Tutto il personale di polizia municipale che parteciperà alla missione operativa lo farà a titolo volontario in normale servizio d'istituto. .x/23/0905 «CREDO che i docenti abbiano il diritto di manifestare il loro punto di vista, specie se inerente a un progetto svolto dagli stessi insegnanti. Ovviamente la loro critica non era rivolta alla persona del Vescovo, ma poiché la scuola italiana è laica e sono presenti alunni di tutte le nazionalità e di varie religioni, avrebbero voluto quantomeno essere informate dell' invito e avere la possibilità di contattare anche esponenti di altre religioni». E' quanto afferma la segretaria provinciale della Cgil scuola Lara Ghiglione, la quale sottolinea che «per creare "il caso" sono stati resi pubblici atti e documenti che avrebbero dovuto rimanere all'interno della scuola». Solidarietà agli insegnanti anche da Rifondazione Comunista che, per voce della segretaria provinciale Chiara Bramanti e del portavoce e capogruppo in consiglio comunale arcolano Gino Luvisotti,giudicano «eccessiva» la reazione del vescovo.Il responsabile provinciale della Rosa Bianca Massimiliano Notarangelo parla invece di «atteggiamento poco democratico di quanti si schierano per impedire a uomini, non soltanto di fede, ma di elevata cultura, di poter esprimere le loro riflessioni in un clima di pacato confronto che può arricchire tutti al di là del fatto che si creda o meno in Dio e nella chiesa cattolica». .x/23/0905

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NESSUN dibattito può "chiudere" il caso Galileo, non solo perché questo potr... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 23-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Sabato 23 Maggio 2009 Chiudi di EVANDRO AGAZZI NESSUN dibattito può "chiudere" il caso Galileo, non solo perché questo potrà sempre essere approfondito e ridiscusso, ma anche perché non sarebbe auspicabile che esso venisse mummificato come appartenente a un passato di cui si tratta soltanto di "prendere nota". Sul piano strettamente storico si può ritenere che i fatti siano ormai stati adeguatamente ricostruiti. Anche sul piano strettamente giuridico il caso non desta oggi particolare interesse. Nella condanna di Galileo due aspetti urtano in modo particolare la nostra sensibilità attuale: la pretesa di imporre con la forza una dottrina religiosa e la pretesa che la religione avesse competenza di giudizio su qualunque materia (in particolare anche in campo scientifico). Una valutazione corretta di tali aspetti esige una contestualizzazione storica: a quell'epoca l'intolleranza religiosa era universale e tutte le confessioni praticavano l'equivalente dei processi inquisitori e dei roghi degli eretici, mentre le guerre di religione insanguinavano l'Europa pretendendo legittimarsi mediante una indissolubile unione di religione e politica. Più complesso è il discorso circa la "pretesa" di sottoporre la scienza al giudizio della religione. In realtà a quell'epoca non esisteva ancora quella distinzione fra i due campi che stava appena emergendo (e proprio grazie all'opera di Galileo). Non è vero, infatti, che le condanne del copernicanesimo e di Galileo rispecchiassero l'opinione di alcuni teologi poco perspicaci: gli undici cardinali, che nel 1616 espressero all'unanimità il parere che la teoria copernicana fosse "filosoficamente contraddittoria e assurda" (il che nel linguaggio del tempo significa scientificamente sbagliata) e "formalmente eretica", si ritenevano competenti tanto per esprimere un giudizio che diremmo "scientifico" quanto un giudizio "teologico", ma il fatto interessante è che lo stesso atteggiamento assunse Galileo, il quale ha cercato di appoggiare il copernicanesimo con argomenti scientifici e di difenderlo dall'accusa di essere contrario alle Sacre Scritture proponendo una tesi teologica circa l'interpretazione corretta delle medesime, che non doveva essere quella letterale. Questa sua proposta "concordista", del resto, si inseriva su una solida tradizione della teologia cattolica chiaramente elaborata da Tommaso d'Aquino: la Bibbia e la Natura sono entrambe prodotte da Dio e, quindi, una lettura corretta dell'una non può contraddire una lettura corretta dell'altra. Perché, allora, la Chiesa non accettò quella soluzione concordista? Non è difficile convincersi che, in un momento in cui il cattolicesimo doveva difendersi dall'accusa dei protestanti di non tenere in sufficiente conto il testo biblico, e combattere altresì la tesi protestante secondo cui ogni cristiano ha il diritto di interpretare la Bibbia, era molto inopportuno riconoscere a un laico come Galileo il diritto di proporre l'interpretazione corretta "non letterale" delle Scritture, tanto più se questa era in contrasto con il senso comune, la filosofia accettata e la tradizione della Chiesa. È comunque significativo che, passato quel momento storico, le tesi teologiche abbracciate da Galileo siano state utilizzate tali e quali, ad esempio, quando naturalisti cattolici come St. George Mivart sostennero nell'Ottocento la compatibilità dell'evoluzionismo con il racconto biblico, e ancor più significativo è il fatto che la stessa teologia cattolica finì con l'accettarle facendo gradatamente spazio, nel campo dell'esegesi biblica, a criteri di lettura e interpretazione non letterali. Quanto detto chiarisce quanto sia culturalmente arretrato sostenere un conflitto di principio tra scienza e religione, non meno di quanto sia scorretto attribuire statuto di teorie scientifiche a concezioni religiose. Detto questo, non si può negare il fatto che la condanna di Galileo ebbe un iniziale effetto frenante sullo sviluppo della scienza naturale. Questo fu deplorevole dal punto di vista dello sviluppo della civiltà occidentale, ma si deve osservare che ciò derivò da un ruolo ideologico assunto della religione, che si presentò come dotata di un diritto di giudizio illimitato su tutte le sfere conoscitive e pratiche della vita umana, accompagnato da un diritto e da un potere di costrizione ad accettare le proprie decisioni. Queste medesime caratteristiche emersero quando il ruolo ideologico fu assunto da certe dottrine politico-sociali, il cui esempio più vistoso fu il marxismo-leninismo. In nome della concezione materialista-dialettica, nell'Unione Sovietica furono condannate praticamente tutte le conquiste più avanzate della scienza contemporanea, dalla relatività alla fisica quantistica, alla genetica, alla psicoanalisi, alla logica matematica, e si ebbero "casi" clamorosi di teorie scientificamente deboli sostenute in nome dell'ortodossia marxista-leninista, anche mediante la persecuzione di scienziati che le criticavano (il "caso Lysenko" è solo il più noto). Come la scienza ha potuto lasciarsi alle spalle gli interdetti religiosi di un tempo, così essa si è lasciata alle spalle gli interdetti ideologici più recenti e oggi nessun critico serio del marxismo direbbe che esso è "contrario alla scienza". Pochi, tuttavia si rendono conto che è oggi realissimo il pericolo di ideologizzare la scienza, ossia di farne l'unico e onnipervasivo criterio di giudizio, attribuendo ai suoi fini e valori una portata praticamente assoluta, ossia il diritto ad essere perseguiti a qualunque prezzo, passando sopra preoccupazioni di ordine morale, sociale, religioso, civile che vengono dipinte come oscurantiste. Ciò di cui la civiltà attuale ha bisogno è il superamento degli esclusivismi e orgogli ideologici, per promuovere un lavoro serio in cui scienziati, moralisti, filosofi e teologi compiano lo sforzo di "porsi all'altezza" delle nuove e inedite situazioni prodotte dagli sviluppi della tecnoscienza, complementando e integrando i rispettivi punti di vista e finalità.

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l'Exit strategy del minotauro (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 23-05-2009)

Argomenti: Laicita'

23 maggio 2009 l'Exit strategy del minotauro Viaggio nel labirinto della Svizzera smarrita tra pietà e persuasion di morte Comincia dalla città prediletta da Friedrich DÜrrenmatt, il viaggio nella Svizzera che molto ragiona sulle questioni ultime, che discute e legifera (lo ha appena fatto) sui modi di morire e che appare, anche su questo piano, ben decisa a tenersi strette le proprie singolarità. Un paese che tuttavia è sempre più costretto, con i suoi trecento suicidi assistiti l’anno, a valutare le conseguenze di una legislazione penale nella quale, fin dalle origini, si prevede di fatto la non punibilità dell’aiuto al suicidio, se fornito “per motivi onorevoli, segnatamente per pietà”. Un’impostazione ottocentesca, che non poteva fare i conti con l’era dell’offerta organizzata di aiuto al suicidio. E’ in questo varco che operano associazioni dai nomi che non sfigurerebbero nel “Mondo Nuovo” di Huxley, come Exit o Dignitas. Grandi agenzie di promozione del suicidio su richiesta (anche se soltanto una domanda su tre viene accettata) e che spiegano ai vecchietti negli ospizi come ci si possa liberare, all’occorrenza, di una vita diventata troppo scomoda o gravosa. Agenzie che, oltretutto, attirano dall’estero un turismo suicidario (cinquanta casi su trecento riguardano stranieri) di cui perfino l’imperturbabile Confederazione elvetica non può essere contenta. Ma, accanto a questa Svizzera, c’è anche quella delle associazioni protestanti e cattoliche che lavorano per promuovere le cure palliative, o le organizzazioni per la tutela dei disabili, come la grande Pro Infirmis, che riesce a ottenere norme pionieristiche a tutela dei più deboli. A tenere insieme tutto, c’è la capacità di un popolo, né veramente nordico né mediterraneo, che ha saputo trasformare in istinto naturale la storica e culturale necessità di mediare, discutere, armonizzare, contemperare, salvando allo stesso tempo una certa idea di libertà e di autodeterminazione. Ci sono ventisei cantoni di cui tener conto, e diverse chiese – la cattolica e le chiese protestanti – a loro volta dotate di autonomia cantonale. E’ proprio l’idea di autodeterminazione a dominare su tutto e a tenere insieme tutto, come se l’incubo del “Minotauro” di DÜrrenmatt, la prigionia impotente in un labirinto che non si è scelto e da cui non si riesce a evadere, fosse l’incarnazione di un’angoscia nazionale da tenere continuamente a bada. E’ per questo che di “promozione dell’autodeterminazione della persona” ci parla subito il giurista Olivier Guillod, direttore dell’Institut de droit de la santé di Neuchtel, per spiegare la genesi, dopo dieci anni di lavoro, dell’approvazione di una riforma del diritto civile nella quale si introducono a livello confederale, e tra molto altro, le direttive anticipate sui trattamenti medici e la possibilità di nominare un rappresentante che prenda decisioni per chi non fosse in futuro più in grado di intendere e di volere. Su questo campo, tuttora minato, di confronto in Italia – a seguito del caso Englaro e mentre è ancora in corso la discussione parlamentare sul biotestamento – in Svizzera ci sono andati con i piedi di piombo. Guillod spiega che “c’è stato un percorso molto lungo e capillare di consultazioni, con vari progetti preliminari e molti pareri chiesti. Grazie a questo, nessuno si è opposto con richiesta di referendum al testo ora approvato, che prevede l’obbligo per il medico – con alcune eccezioni – di rispettare le decisioni espresse con direttive anticipate dal paziente (anche se all’inizio metà della commissione incaricata di studiare il provvedimento era contraria a questa vincolatività)”. Nelle direttive si può chiedere al medico di astenersi da qualsiasi trattamento, comprese la nutrizione e l’idratazione assistite. La forma deve essere “scritta, con data e firma”, ma per il resto rimane libera “perché una modulistica troppo generica o troppo particolareggiata rischierebbe di creare problemi”, dice Guillod, mentre “si cerca di valorizzare il rapporto con il medico di fiducia e con il rappresentante designato”. Il giurista, che ha partecipato ai lavori della commissione incaricata di elaborare la legge, ci tiene a sottolineare che con le direttive anticipate “non si può chiedere il suicidio assistito, che ha bisogno di una volontà piena e consapevole in atto”. Esprime anche la sua contrarietà all’invadenza delle organizzazioni che fanno marketing del suicidio, “ma si sta pensando a una legge che consenta una sorveglianza minima su alcune di queste organizzazioni, in particolare Dignitas”. Guillod spiega anche che “nessuno, nelle strutture pubbliche, ha l’obbligo di rispondere alle richieste di suicidio assistito, che invece sono possibili a opera di personale esterno”, perché la mano che cura non può essere la stessa che offre il bicchiere con il mortale pentobarbital. Ma “ci sono municipalità, come Zurigo, che vietano comunque l’attuazione del suicidio assistito negli ospizi comunali”. La volontà di morire non è, in teoria e soltanto in teoria, sufficiente per ottenere un suicidio assistito: “Andrebbero sempre aggiunti motivi di ordine clinico, come una malattia terminale, e si dice anche che la volontà di morire non dovrebbe essere espressione della malattia psichica di cui si soffre, come la depressione. Ma come è possibile stabilire se voglio morire perché sono depresso o se voglio morire al di là del fatto che sono depresso? Io stesso non saprei quali criteri usare. Il risultato è che Exit procede a pratiche di suicidio assistito in caso di malattia soltanto psichica nella parte tedesca del paese, mentre non lo fa nella Svizzera romanda”. La mostra sulle cure palliative, ospitata nelle cantine del Palais di Neuchtel, si intitola “Si un jour je meurs…”. La organizza la fondazione “La Chrysalide”, collegata all’ospedale cittadino, perché “è più facile capire il concetto di eutanasia e di suicidio, piuttosto che quello di cure palliative – dice il presidente della fondazione, Michel von Wyss – e allora noi lavoriamo per spiegare che il dolore si può alleviare, che si può seguire l’evolvere naturale della malattia, senza accelerare la morte”. L’infermiera Cecilia Bisi aggiunge che “è importante sostenere le famiglie dei malati. In dieci anni di attività, tra le persone che abbiamo seguito, soltanto tre hanno chiesto il suicidio assistito e lo hanno ottenuto, fuori dalle nostre strutture”. La terza via tra accanimento e eutanasia viene spiegata con pacatezza, e sempre sottolineando che “si rispetta l’autonomia dei pazienti, e non si condannano scelte diverse. Ma qui non si viene a chiedere il suicidio”. Più tardi, a Berna, incontriamo il consigliere e delegato di Pro Infirmis, Ruedi Prerost. Un uomo vigoroso che si muove in carrozzella, e che dopo il nostro incontro salirà in macchina e guiderà fino a casa, nel Canton Ticino. Scherza sulla sua “carriera di handicappato”. Sano fino a trent’anni, due anni di immobilità assoluta dopo un’operazione al midollo, quindici anni di stampelle e ora, da quindici anni, su una carrozzella, Prerost dice di sentirsi come “qualcuno che ha una vita faticosa, come un contadino dell’Ottocento, ma non soffro”. Per lui la parola autodeterminazione si declina soprattutto nel senso di affermazione del diritto “alla vita, all’assistenza e all’accesso alla scuola e al lavoro per gli handicappati”. Racconta che anche in Svizzera i margini economici per garantire tutto questo si vanno restringendo, “e allora bisogna essere vigili, perché sappiamo che in ogni liberalizzazione ci può essere un pericolo per il valore della vita dell’handicappato. Come associazione non ci opponiamo alla nuova legge sulle direttive anticipate, ma sappiamo che molto dipenderà dalla sua interpretazione. Tutti gli studi, ma anche la comune esperienza, dimostrano che più un malato ha l’impressione di pesare, più avrà voglia di morire, e viceversa”. A preoccupare Prerost è soprattutto “la tendenza a creare le condizioni per abbreviare la vita di persone che ‘costano’ tanto, come i malati di Alzheimer”. Il professor Alberto Bondolfi, docente di Etica a Losanna, ha partecipato ai lavori della Commissione nazionale per la revisione del diritto di tutela, nel quale è contenuta la norma sulle direttive anticipate. Confessa però “di non aver ancora pensato a redigerle, perché ho fiducia in chi mi sta intorno”. La (non) scelta del professore non è, più di tanto, un’eccezione. Nonostante il biotestamento sia già da tempo oggetto di regolamentazioni cantonali, e nonostante il novanta per cento della popolazione si sia espresso nei sondaggi per la sua introduzione, si calcola che non più del dieci per cento lo abbia davvero stilato. Bondolfi sottolinea che in Svizzera c’è, insieme, “fiducia nel diritto e poca voglia di ricorrere ai giudici. Le direttive anticipate devono servire a eliminare margini di dubbio, ad avere meno casi conflittuali e a dare spazio a quella libertà negativa (non voglio quel certo trattamento o quell’intervento) che qui è considerata essenziale. Ne discende il vincolo all’osservanza da parte del medico, con alcuni limiti: le disposizioni anticipate non devono violare prescrizioni legali e non devono esserci dubbi sul fatto che possano essere frutto di costrizione”. Il professor Bondolfi, ovviamente ottimista sulla funzione della legge che ha contribuito a scrivere, è invece preoccupato per quanto riguarda il suicidio assistito “e quello che questa opportunità sta provocando nella testa degli svizzeri”. Ci sono tremila suicidi all’anno su sette milioni di abitanti (trecento dei quali assistiti, a cura di Exit e Dignitas, come si è già detto), vale a dire uno dei tassi più alti d’Europa. Eppure, spiega Bondolfi, “non avrebbe senso, come pure si è pensato in passato, cambiare gli articoli del codice penale (114 e 115), il cui combinato disposto rende possibile la non punibilità dell’aiuto al suicidio. La Svizzera non è come l’Olanda, il Belgio, il Lussemburgo, che hanno legiferato sul suicidio allo scopo di liberare il medico, e soltanto lui, dal peso del reato. Qui c’è uno spazio di ‘tolleranza’ di cui si può abusare da parte di alcune associazioni, ma nessuno vuole una lex mortis, che rischierebbe di creare un obbligo attivo dello stato. Un problema comunque c’è, e per questo anche la responsabile del Dipartimento della Giustizia, Eveline Widmer-Schlumpf, sta pensando a intervenire per controllare l’attività delle organizzazioni che si occupano di suicidio assistito”. Nessuno, nemmeno le chiese, chiede attivamente di cambiare gli articoli del codice penale che “tollerano” l’aiuto al suicidio, ma semmai di arginare le organizzazioni che lo trasformano in missione e di scongiurare una loro modifica peggiorativa. Il dottor Frank Mathwig, incaricato delle questioni etiche nella Federazione delle chiese protestanti svizzere, spiega che “nel dibattito sull’eutanasia e l’aiuto al suicidio consideriamo tre elementi: la tutela della vita, il valore dell’autonomia e quello dell’assistenza ai più deboli. Le chiese evangeliche cercano costantemente di trovare un punto di equilibrio tra questi tre aspetti, sapendo che dall’assolutizzazione dell’autonomia non può discendere un ‘diritto alla morte’ che obblighi lo stato a esaudirlo. Né all’autonomia può essere legato il concetto di dignità umana. Non è dotato di dignità soltanto chi può decidere”. Mathwig, che a titolo personale non si dice contrario alle nuove direttive anticipate, ricorda che “in Germania esistono ma non sono vincolanti, e non possono andare contro l’ethos del medico”. “La chiesa cattolica – spiega infine il sacerdote André-Marie Jerumanis, docente di Teologia a Lugano e rappresentante della Conferenza dei vescovi svizzeri – difende un criterio di dignità umana che può essere accettato anche da chi non ha fede. E’ quello che vorrei dire al vostro presidente della Camera, Gianfranco Fini, quando parla di leggi che non devono essere ispirate dalla religione. Qui non si tratta di principi di fede, ma di una visione dell’uomo che è la stessa di filosofi laici come Hans Jonas. Delle direttive anticipate, sulle quali come Conferenza episcopale svizzera non ci siamo ufficialmente pronunciati, non penso siano da rifiutare a priori, ma non nascondo che rimane critico l’aspetto della vincolatività. Il medico potrà sempre obiettare che la sua scienza e la sua coscienza gli impediscono di adempiere a certe indicazioni, e allora un provvedimento che dovrebbe risolvere certi problemi ne creerà fatalmente altri e provocherà altri conflitti. Lo dice anche la Convenzione di Oviedo: nessuna legge può intervenire su un aspetto che pertiene esclusivamente al medico. Togliergli la libertà di coscienza sarebbe molto grave. A proposito dell’autonomia dell’individuo, dobbiamo ricordarci che si tratta di un concetto che deve tener conto della relazione, non può trasformarsi in autoreferenzialità”. di Nicoletta Tiliacos

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Ferrovie, un'altra lamentela (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 24-05-2009)

Argomenti: Laicita'

La parola ai lettori Ferrovie, un'altra lamentela Lettere ed e-mail vanno inviate a:LA STAMPA REDAZIONE DI SAVONA p.za Marconi, 3/6 - 17100 Savona Fax: 019 810.971, e.mail: savona@lastampa.it Preghiamo i lettori di essere sintetici. I testi privi di generalità, indirizzo e recapito telefonico non saranno pubblicati.Ma a proposito di ferrovie vogliamo parlare un attimo dei "gradini" dei treni? E' possibile che mia madre, ogni volta che viene a Loano, debba chiedere assistenza in stazione perchè fa fatica a scendere tanto sono alti? Non è una donna inferma, ma che come tante persone anziane fatica a scendere. Ho parlato con cortesi esponenti della Ferrovia e mi hanno detto che presto tutti i treni non avranno più quei festidiosi gradini. Sarà ora, considerato che nei maggiori Paesi Europei questo problema è stato superato da un pezzo. MARIO TORTORA LOANO Risponde Gian Paolo Carlini: «A questa lettera aggiungiamo una segnalazione di una lettrice inviperita perchè giovedi pomeriggio ha dovuto rinunciare ad un'importante visita specialistica al S.Martino in quanto due treni diretti da Savona a Brignole sono stati soppressi, senza una particolare motivazione. Dunque il rapporto tra utenti e Trenitalia continua ad essere particolarmente problematico. Speriamo che almeno il problema relativo ai gradini accennato dal nostro lettore possa, quanto prima, essere superato». Centrali eoliche? Basta con i «no» Leggo su «La Stampa» delle forti obiezioni del sig. Franco Zunino sull'ampliamento della centrale eolica di Montenotte. Rimango incredulo di tutte queste contrarietà perché, ai tempi di Napoleone per dirne una, le fonti energetiche erano a petrolio, a legna e a carbone eppure inquinavano già. Da noi da tempo qualsiasi tipo di fonte energetica viene considerata un'«apocalisse» per l'ambiente e la collettività, dalle centrali a carbone al nucleare e alle centrali a biomasse, le stesse centrali idriche per tanti motivi sono contestate, l'unica energia pulita, oltre quella solare, è quella delle centrali eoliche ed è del tutto evidente che per poterle realizzare occorrono delle infrastrutture adeguate, e nel tempo le aree prospicienti le «pale» saranno sistemate. Ai tempi di Napoleone in quei luoghi si faceva la guerra e chissà quanti danni in vite umane e in distruzione di cascinali avrà prodotto. Oggi invece si cerca di produrre energia pulita, per inquinare un po' meno l'aria che respiriamo e per abbbattere gli enormi costi energetici che quotidianamente sosteniamo per vivere. Eppoi l'immagine turistica dei luoghi dipende da fattori di promozione e di valorizzazione, se no in altri Paesi, dove l'energia eolica è da tempo usata, come avrebbero potuto integrarla con le esigenze del territorio? Questo è un Paese in cui dobbiamo abituarci ad accettare «qualcosa» con qualche sacrificio, non possiamo sempre dire no. GIORGIO CROCCO CAIRO MONTENOTTE Il furto a Don Carlo? Una vera vigliaccata Saputo del furto nella chiesa di San Giuseppe, paramenti sacri donati a don Carlo dai suoi parrocchiani, mi sembra doveroso riflettere sull'accaduto, tralasciando per un attimo il valore dei manufatti. Don Carlo, per sua natura, è una persona sensibilissima che ha provato dolore nel constatare, ancora una volta, l'assoluta mancanza di sensibilità e di etica sociale in persone che, comunque, sapevano a chi erano destinati quei paramenti. Un deserto è nel cuore di costoro che impedisce di comprendere le più elementari leggi in natura che portano, sia il laico che il cattolico, a comportarsi con rispetto e considerazione verso gli altri. Costoro, compiendo un atto nascosto e sacrilego, hanno scelto di vivere nell'isolamento e nell'emarginazione. Proprio l'esatto contrario di don Carlo che, con spontaneità e naturalezza, anche questa volta, avrebbe voluto condividere con i suoi parrocchiani e con il resto del mondo la gioia per il gradito dono. LETTERA FIRMATA CAIRO MONTENOTTE

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Montagne e Internet: così il Cai scommette sul suo futuro giovane (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 24-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Lombardia data: 24/05/2009 - pag: 12 Lecco L'assemblea nazionale del Club Alpino Italiano Montagne e Internet: così il Cai scommette sul suo futuro giovane Accordo con i boyscout. «Camminare e scoprire» DAL NOSTRO INVIATO LECCO «Chiedono di partire e di conoscere». Sono i giovani del Cai che ieri e oggi, a Lecco, festeggia i 100 anni di Riccardo Cassin, i 135 della sezione cittadina (3.600 soci), celebra la sua storia, ma guarda al futuro. E il futuro sono loro, i ragazzi. Per loro, i Ragni di Lecco, oggi a loro volta guidati da un giovane, Alberto Pirovano, non rimediano posti abbastanza nei corsi di roccia e di scialpinismo: «Arrivano dice Pirovano dalla Brianza, da Milano. Non è che vogliano cose nuove, cose strane: come sempre, vogliono andare, vedere, sapere». Internet è la chiave di questo nuovo slancio verso la montagna: il passaparola informatico. Ecco Michela Mozzanica, 26 anni, la giacca rossa dei Ragni indossata anche per dare una mano all'organizzazione di questa assemblea generale del Cai che porta a Lecco oltre cinquecento delegati: «Ho fatto il corso di roccia l'anno passato, mi piace, mi diverto. Vivere in verticale, aggiungere un punto di vista nuovo a quello solito, che si ha camminando. E poi stare insieme». È proprio pensando a loro, ai suoi (quasi) trentamila giovani iscritti in tutta Italia che pochi giorni fa, il 15 maggio, a Roma, il Cai ha siglato un accordo con Agesci e Cngei, le organizzazioni dei boyscout (la prima più vicina al mondo cattolico, la seconda laica): per lavorare insieme, camminare, scoprire. «Del Cai si ha forse una percezione un po' 'vecchia', ma è ora che anche noi si intercetti il mondo giovanile dice il presidente generale Annibale Salsa, professore di antropologia all'università di Genova . Ricordiamoci, però: il Cai non è un'associazione sportiva. Qui facciamo turismo e cultura: dobbiamo spenderci per la modernità dei linguaggi e della ricerca, ma senza dimenticare le radici, la tradizione». «I giovani? Apprezzano le 'scomodità' dei rifugi dopo gli agi della città»: anche per questo il Cai ancora alle prese con la sua assemblea e le domande dei suoi iscritti (quasi 90 mila in Lombardia) per l'intera giornata di oggi sta pensando a una sessione speciale, dedicata a loro, ai ragazzi. Gli «stati generali della gioventù », per ascoltare domande, proposte, esigenze di giovani che vogliono coniugare al gusto della scoperta e dell' impresa sportiva il sapore della cultura, il viaggio nella storia di un'Italia minore solo a parole, uno stile di vita attento all'ambiente. La Lombardia è già in prima linea: Bergamo, «capitale » regionale del Cai con i suoi 9.909 iscritti, mette in campo ben 972 giovani. Milano, capoluogo geografico, ha 7.671 iscritti e 530 giovani. Tutti pronti a «partire e conoscere ». Laura Guardini lguardini@corriere.it Passione Con 308.339 soci e 489 sezioni il Cai è tra le associazioni più numerose d'Italia (Sioli)

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scontro tra la cisl e brunetta bonanni sogna la balena bianca - roberto mania (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 24-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 30 - Economia "Ministro maleducato democraticamente". La replica: "Solo insulti" Scontro tra la Cisl e Brunetta Bonanni sogna la balena bianca Il segretario, confermato con il 99% dei consensi rilancia l´impegno socio-religioso ROBERTO MANIA ROMA - Voglia di Balena Bianca. Di una Balena Bianca sociale. Che se la batta con la Cgil e, dall´altra, con la «borghesia laicista», come la chiama Maurizio Sacconi, ministro cattolico del Welfare. Il congresso della Cisl, conclusosi ieri, ha celebrato la "bonanizzazione" della confederazione (Raffaele Bonanni è stato rieletto con un consenso senza precedenti: il 99 per cento) ma anche la nuova sfida dell´associazionismo cattolico: scendere in campo, tutti insieme, nel nome di un nuovo impegno socio-religioso. Partecipare è la parola chiave. Nel governo delle aziende e pure sulla scena politica. Da cattolici. Seguendo l´insegnamento della dottrina sociale della Chiesa. «Perché le encicliche - ha detto nelle sue conclusioni Bonanni - non scadono mai». D´altra parte è stato Papa Ratzinger a chiedere ai credenti impegnati di contribuire alla formazione della nuova classe dirigente. Ecco perché ci sono stati tutti al XVI congresso della Cisl: la Compagnia delle Opere (Cdo), la Confcooperative, la Confartigianato, il Movimento cristiano dei lavoratori (Mcl) e poi la Coldiretti e le Acli. Dice Massimo Ferlini, vicepresidente della Cdo, braccio economico-finanziario di Comunione e Liberazione: «La crisi ha accelerato la nostra assunzione di responsabilità». Al congresso della Cisl hanno parlato di economia sociale di mercato. Un confronto diretto con il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, laico ma interlocutore fondamentale. E anche alleato, come nella battaglia che ha portato alla presidenza della Popolare di Milano Massimo Ponzellini, non a caso l´unico banchiere salito sul palco del congresso. Tremonti è uno dei ministri che piace ai cattolici sociali: ha riscoperto il capitalismo etico e cerca più nella Bibbia che nei tomi di economia le chiavi interpretative del collasso finanziario. Piace Sacconi - applauditissimo al Palazzo dei Congressi - per la sua idea di «complicità» nelle relazioni sindacali. Non piace il laicissimo Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica. Netto l´attacco di Bonanni nei suoi confronti: «Quando ci sono ministri che dicono "io risolvo il problema, o si fa come dico io o mi dimetto", quando si arriva a questo si segnala la presenza di un politico male educato democraticamente». E pronta la replica del ministro: «Agli inconsulti assalti di Bonanni preferisco il consenso dei cittadini» Ai catto-sociali piacciono anche Pier Ferdinando Casini e Enrico Letta: l´Udc e il Pd cattolico. Tutti ex dc. Ecco, proprio come le stesse organizzazione che si sono già unite nel Forum dell´associazionismo di ispirazione cattolica. Una massa critica (6-7 milioni di persone che operano in questo mondo) per pesare nel sociale e guardare ai movimenti nella politica. Perché proprio questa è la novità: l´alleanza formale tra i cattolici. A febbraio c´è stata la fondazione del Forum e a metà aprile il primo convegno su "Lavoro e famiglia" in un luogo altamente simbolico per la politica italiana: quella "Domus Mariae" sull´Aurelia, che ha segnato gli scontri più aspri nella Dc a partire dal ribaltone doroteo del ‘59. Lì, un mese fa, si è ascoltata la lucida analisi di Giuseppe De Rita, sociologo credente, presidente del Censis: «Se noi cattolici vogliamo ricominciare a fare politica; se noi cattolici non vogliamo restare prigionieri di questa esaltazione della categoria del popolo, sotto cui si nasconde il populismo becero; se noi cattolici vogliamo ritornare ad avere una nostra iniziativa, dobbiamo ritornare alle nostre radici, sul territorio, sulla nostra cultura dei corpi intermedi, ma specialmente sulla connessione tra realtà individuale e realtà famigliare». Un vero manifesto programmatico imperniato sulla sussidiarietà, sulla centralità della persona e della famiglia, sul valore della vita. Un´alternativa culturale alla proposta socialdemocratica della Cgil. Infatti ieri Bonanni non ha affatto offerto il ramoscello d´ulivo a Epifani.

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Libertà di pensiero sulla vita in-disponibile (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 24-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Evento Filosofi e teologi sul testamento biologico Libertà di pensiero sulla vita in-disponibile GLORIA POZZO VERCELLI La legge sul testamento biologico è ferma in Parlamento da almeno quattro mesi. I toni sono duri e accesi, come sempre accade nel caso dei temi «eticamente sensibili». Il convegno organizzato ieri dai Medici cattolici di Vercelli ha avuto, tra gli altri, il grande merito di aiutare a capire perché. E, anche, di suggerire una possibile via di uscita. Ma - e il convegno presieduto dal presidente dei Medici cattolici Marzio Grigolon e dal presidente dell'Ordine dei medici e assessore alla Cultura Pier Giorgio Fossale ha chiarito anche questo - la questione non è così semplice. I due paradigmi Ad aprire il convegno, la relazione del filosofo torinese Giovanni Fornero sui «paradigmi bioetici di fine vita». Assolutamente imparziale, Fornero ha avuto il fondamentale compito di illustrare le due posizioni, o meglio «visioni del mondo», che si contrappongono di fronte a questo tema. Il paradigma laico, che si appella alla disponibilità della vita, e quello cattolico, che ne sostiene invece l'assoluta «non disponibilità». «Due posizioni assolutamente e manifestamente inconciliabili - ha spiegato Fornero - che si rifanno al concetto di sacralità della vita ma non sono automaticamente ascrivibili all'essere laici piuttosto che cattolici. Ci sono cattolici che credono nella disponibilità della vita e laici che ne sostengono l'indisponibilità». Dilemmi e ipocrisie Una sferzata al dibattito è arrivata da Armando Massarenti, filosofo e responsabile di «Scienza e Filosofia» del Sole 24 Ore. Rappresentante del paradigma laico, Massarenti ha in realtà proposto al pubblico accorso in Seminario una serie di dilemmi solo a un primo sguardo lontani dal tema in questione. Come quello del lancio del nano. «In Australia - ha spiegato Massarenti - esiste un sport che ha come scopo quello di lanciare un nano il più lontano possibile. La Francia e l'Onu lo hanno proibito perché "lesivo della dignità umana". E su questo, immagino, siamo tutti d'accordo. Peccato non lo siano i nani. Interpellati, hanno risposto che si tratta di una scelta che riguarda solo loro. Chi decide cosa è dignitoso per un nano? Di certo loro affermano di non avere alcuna voce in capitolo su cosa è dignitoso per noi». Da qui, all'autodeterminazione di una persona a scegliere il proprio «fine vita», il passo è breve. Altro dilemma, altro spunto di riflessione: a parità di risultato, ha senso parlare di eutanasia attiva o passiva? A chi appartiene la vita? Alla docente universitaria e giornalista Lucetta Scaraffia, il compito di ilustrare il paradigma cattolico. Con una precisazione: «Io non porto la posizione dei vescovi, ma la mia, indipendentemente dal fatto che coincida con quella ufficiale della Chiesa». A sostenere il concetto di non disponibilità e sacralità della vita, per Scaraffia, una convinzione: «Parlare di autodeterminazione non ha senso, è un'illusione. In realtà nessuno di noi è libero, e soprattutto in situazioni estreme è dipendente da un potere bio-medico e da una complessa rete di rapporti umani». Sacralità della vita sì. Ma libera La via d'uscita arriva da Vito Mancuso, teologo propugnatore della cosiddetta teologia laica. «Credo nella sacralità della vita. Sono cattolico, e sceglierei la vita vegetativa piuttosto che il distacco della spina, perché la vita di un fiore ha per me la stessa dignità della mia. Ma credo anche nella libertà. E quindi nell'autodeterminazione». Tornando alla legge sul testamento biologico, verrebbe da pensare alla libertà di pensiero, diritto sancito dalla Costituzione.

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I matrimoni gay non sono un tema scabroso da evitare (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 25-05-2009)

Argomenti: Laicita'

«I matrimoni gay non sono un tema scabroso da evitare» Nel Pd non solo è mancata la «sintesi alta» tra cattolici e laici, ma sui grandi temi etici si è scelta la strada del «non decidere e questo ha fatto sicuramente perdere credibilità» Un pizzetto sempre in ordine e un curriculum di ferro: laurea in giurisprudenza, poi una carriera come manager bancario, con qualche anno tra Londra e Mosca. Un'omosessualità dichiarata: il suo compagno si chiama Federico, la loro relazione è alla luce del sole. Un'appartenenza geografica colorita: «pescarese per nascita, foggiano per formazione e milanese per amore», scrive sul suo sito. Ivan Scalfarotto, 44 anni, è uomo del Pd al 100%. Altro che società civile. Vicino ai Ds, nel 2005 ha sfidato Romano Prodi alle primarie dell'Unione. È poi entrato in Assemblea costituente, è stato primo dei non eletti alla Camera in Lombardia e ora è candidato alle elezioni europee nelle liste del Nord-Ovest. Tesserato, appassionato, legato alla maglia: sì. Fedele alla linea: proprio no. Soprattutto su laicità e diritti. La fusione tra Ds e Margherita ha creato da subito un imbarazzo. In pratica di laicità e diritti civili meno si parla meglio è... «Lo sappiamo dall'inizio. La laicità è per noi la prova del fuoco. Può metterci in crisi. Serve la famosa "sintesi alta" tra le due anime del partito: quella laica e quella cattolica. Però, al posto di discutere in modo aperto delle nostre differenze, abbiamo scelto un'altra strada: rimuovere l'argomento. E siamo arrivati a un paradosso: oggi il presidente Fini dice cose più chiare e più nette di gran parte dei nostri leader. E così il nostro elettorato si disorienta. E, in parte, scappa». Bussola alla mano, allora. da dove si ricomincia? «Da un principio semplice: tutto ciò che non crea danno al singolo o a terzi deve essere consentito. Per limitare i diritti servono ragioni molto forti e oggettive». Traduciamo in un esempio. «C'è n'è uno che mi sta molto a cuore: il matrimonio tra persone dello stesso genere. Non mi sta bene che due persone dello stesso sesso non possano sposarsi solo perché "storicamente" questo non è mai successo. Fino al 1965 le donne non potevano fare i magistrati. Era "storicamente" così. Però quella era una barbarie. E infatti è stata rimossa». Non punti troppo in alto? In un Paese come il nostro, non facciamo prima ad accontentarci dei Pacs, dei Dico; insomma delle unioni di fatto? Non bastano? «No che non bastano. Io sento l'urgenza della parità. Riservare un istituto giuridico minore a una categoria specifica di cittadini, come la comunità Glbt, è una forma di discriminazione, di apartheid». Un tuffo nel passato remoto: referendum sulla legge 40. Il Pd ancora non c'era. Andò male lo stesso. Non si è mai più tornati veramente su quella battaglia. Impossibile riprovarci adesso? «Per me è una battaglia ancora vivissima. Per due ragioni, Primo: quella legge è inammissibile, perché mette a rischio la salute delle donne e non consente la diagnosi preimpianto. Secondo: viene costantemente aggirata da chi può permetterselo e va all'estero a fare quello che in Italia è vietato. E noi non possiamo diventare un paese di stranieri in patria». Passato recente: il caso Englaro. Partito promosso o bocciato? «Ho apprezzato l'intervento di Ichino al Senato e ho ritenuto che la proposta di Ignazio Marino fosse ottima. Poi però si è dato un segnale pessimo, sostituendo Marino con Dorina Bianchi come capogruppo in Commissione sanità al Senato. Lì si è rotto qualcosa, è avvenuto uno scollamento tra gli elettori e il partito». Il nuovo segretario Franceschini viene dall'area cattolica. È un problema? «No. Anzi, potenzialmente è una grande opportunità. Se Franceschini battesse un colpo chiaro sui diritti e sulla laicità, come sta facendo con grande incisività su altri terreni, ci aiuterebbe a convincere l'area "moderata" del partito che questi non sono temi scabrosi». La linea-Scalfarotto allora è : matrimoni gay, fecondazione e testamento biologico non devono fare paura al Pd. «La linea è: parliamone. Perché sono questioni che riguardano la vita quotidiana di migliaia di persone. Tra cui buona parte dei nostri elettori. Che iniziano ad essere stanchi di aspettare». L'intervista

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Un pizzetto sempre in ordine e un curriculum di ferro: laurea in giurisprudenza, poi una carriera co... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 25-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Un pizzetto sempre in ordine e un curriculum di ferro: laurea in giurisprudenza, poi una carriera come manager bancario, con qualche anno tra Londra e Mosca. Un'omosessualità dichiarata: il suo compagno si chiama Federico, la loro relazione è alla luce del sole. Un'appartenenza geografica colorita: «pescarese per nascita, foggiano per formazione e milanese per amore», scrive sul suo sito. Ivan Scalfarotto, 44 anni, è uomo del Pd al 100%. Altro che società civile. Vicino ai Ds, nel 2005 ha sfidato Romano Prodi alle primarie dell'Unione. È poi entrato in Assemblea costituente, è stato primo dei non eletti alla Camera in Lombardia e ora è candidato alle elezioni europee nelle liste del Nord-Ovest. Tesserato, appassionato, legato alla maglia: sì. Fedele alla linea: proprio no. Soprattutto su laicità e diritti. La fusione tra Ds e Margherita ha creato da subito un imbarazzo. In pratica di laicità e diritti civili meno si parla meglio è... «Lo sappiamo dall'inizio. La laicità è per noi la prova del fuoco. Può metterci in crisi. Serve la famosa "sintesi alta" tra le due anime del partito: quella laica e quella cattolica. Però, al posto di discutere in modo aperto delle nostre differenze, abbiamo scelto un'altra strada: rimuovere l'argomento. E siamo arrivati a un paradosso: oggi il presidente Fini dice cose più chiare e più nette di gran parte dei nostri leader. E così il nostro elettorato si disorienta. E, in parte, scappa». Bussola alla mano, allora. da dove si ricomincia? «Da un principio semplice: tutto ciò che non crea danno al singolo o a terzi deve essere consentito. Per limitare i diritti servono ragioni molto forti e oggettive». Traduciamo in un esempio. «C'è n'è uno che mi sta molto a cuore: il matrimonio tra persone dello stesso genere. Non mi sta bene che due persone dello stesso sesso non possano sposarsi solo perché "storicamente" questo non è mai successo. Fino al 1965 le donne non potevano fare i magistrati. Era "storicamente" così. Però quella era una barbarie. E infatti è stata rimossa». Non punti troppo in alto? In un Paese come il nostro, non facciamo prima ad accontentarci dei Pacs, dei Dico; insomma delle unioni di fatto? Non bastano? «No che non bastano. Io sento l'urgenza della parità. Riservare un istituto giuridico minore a una categoria specifica di cittadini, come la comunità Glbt, è una forma di discriminazione, di apartheid». Un tuffo nel passato remoto: referendum sulla legge 40. Il Pd ancora non c'era. Andò male lo stesso. Non si è mai più tornati veramente su quella battaglia. Impossibile riprovarci adesso? «Per me è una battaglia ancora vivissima. Per due ragioni, Primo: quella legge è inammissibile, perché mette a rischio la salute delle donne e non consente la diagnosi preimpianto. Secondo: viene costantemente aggirata da chi può permetterselo e va all'estero a fare quello che in Italia è vietato. E noi non possiamo diventare un paese di stranieri in patria». Passato recente: il caso Englaro. Partito promosso o bocciato? «Ho apprezzato l'intervento di Ichino al Senato e ho ritenuto che la proposta di Ignazio Marino fosse ottima. Poi però si è dato un segnale pessimo, sostituendo Marino con Dorina Bianchi come capogruppo in Commissione sanità al Senato. Lì si è rotto qualcosa, è avvenuto uno scollamento tra gli elettori e il partito». Il nuovo segretario Franceschini viene dall'area cattolica. È un problema? «No. Anzi, potenzialmente è una grande opportunità. Se Franceschini battesse un colpo chiaro sui diritti e sulla laicità, come sta facendo con grande incisività su altri terreni, ci aiuterebbe a convincere l'area "moderata" del partito che questi non sono temi scabrosi». La linea-Scalfarotto allora è : matrimoni gay, fecondazione e testamento biologico non devono fare paura al Pd. «La linea è: parliamone. Perché sono questioni che riguardano la vita quotidiana di migliaia di persone. Tra cui buona parte dei nostri elettori. Che iniziano ad essere stanchi di aspettare».

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 25-05-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 21 del 2009-05-25 pagina 12 «L'opposizione? Non esiste Pure Pannella fa il moralista» di Gaetano Quagliariello Il vicepresidente del Pdl al Senato: «La sinistra usa toni alti ma vuoti. E i militanti delusi rischiano la libera uscita. Il leader radicale è intriso di giustizialismo» «Sono stanco», mormora Gaetano Quagliariello accogliendomi nel suo ufficio di presidente vicario dei senatori del Pdl. «Per forza», verrebbe da dirgli guardando il suo viso smunto con un che di adolescente nonostante i 49 anni. Ti sei scaraventato dal letto e hai fatto scaraventare me per vederci presto di mattina e cominciare con una lunga intervista una giornata che per te si annuncia campale. In Aula si discuteranno gli aiuti ai terremotati, l'opposizione non farà sconti e finirai per litigarci, ti dovrai poi spremere le meningi per ripetere con formule diverse - tre volte al giorno e su sei Tg - la tua campana: il centrodestra lavora, il centrosinistra chiacchiera. È più che certo che da Magna Carta, la fondazione che presiedi, ti chiedano un'intervista per l'Occidentale il giornale telematico. Tutt'altro che escluso l'arrivo all'ora pranzo - che perciò salterai - di un collaboratore con le bozze di uno dei libretti che la Fondazione sforna a ripetizione su legge elettorale, immigrazione, federalismo fiscale, ecc. Neanche potrai impedire a te stesso - nonostante ti sia sospeso dall'attività di docente alla Luiss di Storia contemporanea finché dura il mandato - di pensare alla tua gloria di studioso. Quindi ti attaccherai al telefono con l'editrice «il Mulino» per sapere come stanno andando la tua biografia su De Gaulle e quella più recente su Gaetano Salvemini. Vero è - come si desume dal tuo cognome - che i tuoi avi erano vigorosi bracconieri (quagliara è una tecnica di uccellagione della prelibata quaglia), ma tu già da generazioni appartieni a una famiglia di intellettuali (sfibrati per definizione) originari di Napoli e trapiantati a Bari. Dovresti perciò soppesare le tue forze e non menare il torrone della stanchezza con un intervistatore che ora esige il meglio da te. «Da docente a politico. Cambio di vocazione?», dico adesso a voce alta. «Ho la politica nel sangue. Da bambino, invece che al dottore, giocavo alle elezioni. Da prof insegnavo Storia della politica. Siamo lì». «Differenze tra i due mestieri?». «I tempi dello studioso sono lunghi. Il politico coglie l'attimo fuggente. È stato l'adattamento più difficile». «Eri radicale, oggi berlusconiano. Tendi alla metamorfosi?». «Sono stato radicale dai 15 ai 22 anni. Significava non sprangare né essere sprangato. Ero liberale, garantista, anticomunista». «Da radicale ti sei battuto per l'aborto». «C'era la piaga dell'aborto clandestino. La legge 194 era un freno. Oggi, sono contro l'aborto. Non sono però per l'abrogazione della legge, ma per la sua esatta applicazione. La politica è il regno del possibile, non dei principi astratti». «Sei passato da laico a laico devoto». «Non mi sento ateo e neanche devoto. Ho avuto un'evoluzione personale per problemi privati». «Cioè?». «Ho sperimentato la sofferenza. Ti senti impotente e ti poni delle domande. Se la libertà non ha una dimensione oltre la terra diventa totalitaria e si trasforma in oppressione». «Sei credente e praticante?». «Odio fare il neofita (è imbarazzato). Ma se devo proprio definirmi, sono un credente con una pratica riluttante», e si appoggia esausto allo schienale come un Amleto in giacca nera e cravatta rosa. «I tuoi erano dc. Tornato all'ovile?». «Papà era nella Fuci (universitari cattolici, ndr), cattolico di sinistra, amico di Aldo Moro. Mi ha però lasciato libero di cercarmi la strada. Anche se soffriva vedendo che si allontanava dalla sua». «Per Eluana Englaro hai urlato in Aula: "L'hanno ammazzata!"». «Volevo fosse il Parlamento ad assumersi la responsabilità, non lasciare tutto a una sentenza. Il fatto che mentre ci stavamo riuscendo, arrivasse la notizia della morte, mi ha fatto scattare. Mi è sembrata una combinazione diabolica. Non casuale». «Sul testamento biologico ti sei battuto contro l'autodeterminazione». «No. Libero l'individuo di rifiutare le cure anche se questo ne determina la morte. Sono però contrario che si decida ora per allora». «Il testamento è sempre a futura memoria». «Quando lo fai non puoi prevedere i progressi della scienza. La malattia di mio padre è durata dieci anni. Una cosa sono state le cure iniziali. Completamente diverse alla fine. Se avesse preso decisioni all'inizio, avrebbe perso anni di vita. Il futuro deve restare aperto». «Avrebbe sofferto meno». «I giovani che hanno incidenti e sono intubati, al 99 per cento tornano a vita normale. Ma - vedi nei blog - sono migliaia i testamenti biologici di ragazzi che chiedono di non essere intubati e lasciati morire. Sono decisioni a priori basate su inconsapevolezza». «C'è altro da dire?». «Su queste cose sarebbe meglio non legiferare. Ci sono i medici e le famiglie per decidere. Ma nel caso Englaro si sono voluti i bollini, la magistratura si è intromessa e ci ha costretti a intervenire». «Da radicale ti sei opposto al nucleare». «Me ne pento amaramente». «Che resta delle tue convinzioni passate?». «Ero liberale e lo sono. Anticomunista e lo sono. Garantista e lo sono. Non è poco», dice e si rianima. L'adrenalina scorre copiosa e l'intervista prosegue al galoppo. Voterai il referendum elettorale del 21 giugno? «L'ho sottoscritto e andrò per coerenza. La situazione è però cambiata. Allora non c'erano Pd e Pdl, ma una grande frantumazione di partiti che faceva pensare a una vera competizione. Oggi è scontato che vinca il Pdl». Meglio per te. «In politica è bene vincere, mai stravincere». Capitolo immigrati. O migranti, tu come li chiami? «Immigrati. Migranti è come colf: politicamente corretto». Per il riaccompagnamento Onu e Chiesa ci danno addosso. «Dobbiamo proseguire su questa strada e riaffermare la legalità. Mancando di una sua politica, l'Ue ha scaricato su di noi il fenomeno». L'Onu ci accusa di razzismo e la sinistra tifa per una società multietnica. «Se multietnico significa molte culture che si ibridano è ciò che accade in una società moderna. Se invece ogni cultura si chiude in sé è quello che succede in Olanda. Da un lato droga e prostituzione, dieci metri più in là donne col burka e chiese che diventano moschee. Invivibile. Il solo appiglio è la legalità». Critico e non solo sugli immigrati è anche Fini. «Ha un approccio spensierato ai problemi. Pensa che la libertà non corra pericoli lasciando che le cose vadano per il loro verso. Su questo ci sono differenze essenziali tra destra e sinistra. Poiché non voglio che il centrodestra annacqui le proprie convinzioni, cerco di ribattere colpo su colpo le posizioni di Fini». La piazza si riscatena. Che succede? «Si fa sentire la mancanza di un'opposizione con posizioni vere e forti. I toni della sinistra sono alti, ma vuoti. Solo antiberlusconismo. I militanti sono delusi e rischiano la libera uscita». Franceschini? «È fuori dal tempo. A parte la simpatia umana per il numero 13 che d'incanto diventa il numero uno e si gioca la partita della vita, è l'icona giovane di una cosa vecchia: l'alleanza tra post comunisti e cattolicesimo sociale. Una formula morta». Di Pietro, il noto immobiliarista? «A preoccupare non sono tanto le sue contraddizioni, quanto l'infinita ignoranza». Dà voce a un certo elettorato. «Penso non sappia quel che dice. Il fatto però che tutti dobbiamo farci i conti imbarbarisce la lotta politica. Rispondergli è tempo perso e impedisce alla sinistra di andare oltre l'antiberlusconismo». D'Alema? «Fa un'analisi vecchia. Pensa che ci debba essere un sistema frammentato con più partiti in cui la sinistra si accorda col centro e metta Berlusconi in un angolo». È una tecnica. «Non capisce che Berlusconi è il centro. Comunque, è un'analisi. Altre a sinistra non ne vedo salvo quella di Veltroni, verso il quale ho nutrito speranze, ma che alla prova dei fatti si è squagliato. D'Alema invece non si squaglia». Pannella digiuna per le cose più futili. «Ormai è intriso di conformismo, moralismo e perfino di giustizialismo. I radicali sono sempre in tribunale per denunciare questo e quello». Sei il vice di Gasparri. Lui esuberante. Tu gelido. Come ve la passate? «Abbiamo in comune buon senso meridionale, attaccamento al lavoro, un tipo di lealtà simile. Di lui sono amico, un termine che non uso con facilità. Confermo però che siamo antropologicamente diversi». Tu intellettuale come giudichi il «cuménda» Berlusconi? «Ha una straordinaria capacità di impossessarsi di analisi raffinate e trasformarle in senso comune. È stata l'essenza del suo rapporto con Baget Bozzo». Se ti comportassi come il Cav, galante, allusivo, «papi» e compagnia, tua moglie come reagirebbe? «Mia moglie è sarda». Capisci quindi le ire di donna Veronica? «Sono conservatore: non capisco come si possano portare in pubblico certi aspetti della vita matrimoniale. Già la lotta politica in Italia si fa dal buco della serratura. Se anche le vittime incoraggiano, è la fine». Invidi però la vita esagerata del Casanova di Arcore? «Non ho lo stesso temperamento». Dai, è l'ultima domanda, sii spiritoso. «Sarò invece serissimo. Comprendo le difficoltà di trovare un equilibrio esistenziale per una persona che è sulla breccia da 15 anni, sempre sotto attacco». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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