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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL   11-15 luglio 2008       #TOP



Report "Laici e chierici"

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Indice delle sezioni

Laici e chierici (112)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Agenda religioni ( da "Stampa, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ANIMATORI LITURGICI Si svolge da domenica 6 a martedì 8 luglio a Pallanza (Verbania) "Soli deo", seminario internazionale per animatori liturgici organizzato dal Centro di spiritualità Marinista e rivolto a laici, religiose e sacerdoti. Info e prenotazioni: 338/704.52.35.

Io e tante ragazze come federica - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Mancuso che insegna alla Cattolica, pubblicò un libro bello e innovativo sul mito della giovinezza: "Le frecce dell'eroe" (Franco Angeli ed.). Il mito della giovinezza, sosteneva l'autore, va riconsegnato ai giovani, alla loro espansività, alla loro voglia di tuffarsi nella vita, al "viaggio" che, scriveva Elias Canetti, è la metafora del "desiderio giovanile di varcare ogni confine"

La vincenzi riapre alla moschea - donatella alfonso ( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a sfidarsi sul senso di responsabilità saranno un cattolico come don Luigi Ciotti e un laico come Giunio Luzzatto (25 luglio, 18.30 a Palazzo rosso). Le mani sul manifesto riecheggiano l'arcobaleno della bandiera della pace e il diritto a scelte diverse. Ma anche le impronte che qualcuno insiste a voler prendere ai bambini rom, e quelle mani alzate dei manifestanti contro il G8,

Brevi, schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per presentare il suo libro Laici e cattolici: oltre le frontiere tra ragione e fede . Al Teatro Studio di Scandicci (via Donizetti, ore 18) Altamante, una vita all'improvviso su Altamante Logli a cura di Monica Tozzi e Andrea Fantacci. paesaggio, politica Nella saletta comunale La Pira di Venturina (via della Fiera 1, ore 21) Legambiente organizza il dibattito pubblico su Cave,

Laici consapevoli operosi e dialoganti - gianfranco pasquino ( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Bologna Il dibattito Laici consapevoli operosi e dialoganti GIANFRANCO PASQUINO ERA opportuno rispondere alla ripetuta invettiva (tecnicamente credo sia il termine corretto) che il Cardinale Caffarra, riprendendo quanto già detto con grande vigore dal suo predecessore Biffi, ha lanciato alla città di Bologna: "sazia e disperata".

Laici consapevoli... - gianfranco pasquino ( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Bologna Laici consapevoli... GIANFRANCO PASQUINO (segue dalla prima di cronaca) Invece, no. Fermo restando che il termine "laicità" non si riferisce affatto esclusivamente ai rapporti fra Stato e Chiesa, fra il politico e il religioso, ma che riguarda le modalità con le quali analizziamo la realtà e ci rapportiamo agli altri,

Csm: sì alla tutela delle toghe milanesi ( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sulle pratiche a tutela sono previste dal regolamento del Csm firmato dal capo dello Stato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale". Diametralmente opposta l'interpretazione del "laico" Gianfranco Anedda (An), l'unico a votare contro in commissione, che parla di "interferenza illegittima nell'attività della Corte d'Appello di Milano: "Il Csm non è competente a tutelare i magistrati.

Nabokov ( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: altro il cacciatore di farfalle e il laico pastore di anime! è attraverso la dialettica tra questi due caratteri indimenticabili che Nabokov rende pubblica la sua "tragedia privata". Con l'intimità che solo la letteratura concede, Nabokov sfrutta al meglio la lezione del suo PuÅ¡kin: non c'è cocktail più sofisticato di quello che mescola lirismo a parodia.

Quando Scoppola contestò i contestatori ( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: programma Un cattolico a modo suo (Morcelliana, pp. 128, € 10). Sono le pagine di un credente che, nella estrema spoliazione di sé nella malattia, usa una fede che proprio per la sua nudità parla qui ed ora. Basterebbero le righe dedicate allo sforzo suo e di sua moglie di trovare una cifra per il rapporto coi poveri che essi alla fine decidono di trattare come il loro "

Mills, si discute la ricusazione. il csm difende le toghe ( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: era stato bollato dal premier come magistrato di "estrema sinistra", autore di "fantasiose accuse". A favore del documento si sono schierati 5 dei sei componenti della Commissione. Contrario, l'esponente laico di An, Gianfranco Anedda. E proprio mentre a Palazzo dei Marescialli si discuteva dei provvedimenti da adottare,

"dialogo sulle riforme" bertone esorta pd e pdl - marco politi ( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che aveva posto un tema di fondo: "Il mondo cattolico non può considerarsi una riserva di valori come se al di fuori ci sia il deserto. Perché anche morali unicamente umane possono dare fondamento all'esistenza". Si è parlato essenzialmente di laicità al dibattito organizzato in Campidoglio per l'anniversario della Costituzione.

Parte la scuola di formazione politica dedicata a Caponnetto Bologna, l'idea di Nando Dalla Chiesa: il suo nome è un discrimine, con il suo nome non si bara e non si crea confusion ( da "Unita, L'" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Facendo prevalere nella società gli istinti peggiori; il particolarismo, l'anarchismo intollerante, il rifiuto del pensiero, il rancore sociale, la xenofobia ". Ecco, allora, il richiamo forte a quell'"apostolo laico" che è stato e continua ad essere Antonino Caponnetto.

Eluana, il padre al Vaticano: Eutanasia? Solo la sua volontà La sentenza rispecchia la Costituzione, in uno Stato laico basta Poi ricorda il catechismo del Papa: Ammette lo stop al ( da "Unita, L'" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di diritto attinenti pienamente alla Costituzione e per uno Stato laico e civile come l'Italia è sufficiente questo". Punto. Englaro ha poi commentato le parole scritte nel catechismo della Chiesa cattolica dall'allora cardinal Ratzinger - "l'interruzione di procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie, o sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti può essere legittima"

Troppi pregiudizi verso gli islamici - olivier roy ( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: più dei versi del Corano OLIVIER ROY Esce un libro di , "Islam alla sfida della laicità" (Reset-Marsilio, pagg. 158, euro 10). Ne anticipiamo alcune pagine. Il dibattito sulla laicità è all'origine dell'attuale violentissima campagna che va ben oltre il dibattito delle idee e non esita più ad attaccare direttamente le persone.

Ferretti lancia lo yacht ecologico ( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Marignano a ridosso delle spiagge di Cattolica, in Romagna, trasformando un peschereccio usato in uno scafo di 11 metri e mezzo da esporre al Salone nautico di Genova, è nato un gruppo con 25 centri produttivi, che opera in 95 Paesi, costruisce imbarcazioni e megayacht da sette a 80 metri di lunghezza, dà lavoro a 3mila persone e che negli ultimi 12 anni ha acquisito otto marchi (

MUSULMANI DI MILANO ( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: BREVI MUSULMANI DI MILANO Preghiera del venerdì Caro Romano, premesso che sono una cattolica praticante e che ammiro preti, suore e monaci che aiutano e soccorrono chi ha bisogno, ci sono, però, cose che non mi tornano. Prima di tutto ci sono ecclesiastici che certo non agiscono come predicava Gesù e altri che tollerano cose aberranti senza intervenire.

Cara opposizione loro sono in difficoltà: non dividiamoci adesso Cara Unità, n ( da "Unita, L'" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ed ha ricordato come già i bioetici della Cattolica abbiano denunciato che la decisione dei magistrati "disconosce il principio della non disponibilità della vita e il dovere di ogni società civile, di assistere i propri cittadini più deboli". L'errore della Chiesa e degli illustri bioetici della Cattolica, è di parlare della vita e non della persona.

A Piazza Navona sinistra autodistrutta ( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ciò elencato si può dunque affermare che al di là di ogni ragionevole dubbio la sinistra vera, quella giusta, quella davvero laica, democratica e antifascista che si abbevera e al tempo istesso in parte abbevera, con articoli fulminanti, La Repubblica, era fastosamente rappresentata in piazza Navona. Lì per far sentire la sua voce. Per mostrare il suo intelligente sembiante.

Ciò che voleva Eluana conta più del Vaticano ( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: principi di diritto attinenti pienamente alla Costituzione e per uno stato Laico e civile come l'Italia è sufficiente questo". L'importante sarebbe ridefinire le competenze: nel sito della diocesi di Milano è riportata un'intervista alla responsabile dell'istituto dov'è ricoverata Eluana. Racconta le cure, le attenzioni, parla di come la ragazza muova gli occhi quando le parlano.

Csm: offese le toghe Si decide su Gandus ( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico in quota An Gianfranco Anedda, la prima commissione del Csm ha approvato ieri un documento di solidarietà con le toghe milanesi del processo Mills duramente attaccate da Silvio Berlusconi. "Legittime le critiche ma non è accettabile la denigrazione dei giudici e la lesione del loro prestigio", gli argomenti del Csm sono i soliti di tante altre pratiche a tutela dei magistrati.

Una libera scelta per Eluana ( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Della paura sono vittime preti, medici, cattolici in genere. Ma anche tanti laici. La paura del binomio divinità/morte è sepolta da millenni nell'inconscio collettivo, nella zona più oscura della vita individuale e sociale. Quella paura non basta esorcizzarla con esercizi puramente mentali;

Il paese senza cui è impossibile fare la pace ( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche se il regime del Baath, che governa dal '63, è laico e considera il fondamentalismo uno dei suoi peggiori nemici. Nell'82 Hafez al Assad ne sterminò molte migliaia nella città di Hama. Dal 1920 al '46 fu sotto mandato francese e il dopo-indipendenza fu turbolento, fino all'avvento di Assad nel '70.

L'aborto resta illegale, il papa strabatte Lula ( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici del mondo: 127 milioni di brasiliani si dichiarano cattolici (nel numero due, il Messico, ci sono 80 milioni di cattolici, il terzo è l'Italia con 56 milioni). Era datato nientemeno che 1991, il progetto di legge affondato ieri definitivamente - se nessun deputato lo rilancerà entro cinque sessioni del parlamento o se almeno 51 deputati non lo riproporranno alla camera,

Parabole ( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: adesione alla chiesa cattolica o ad altre confessioni cristiane". Questo è un trapasso, assai poco ecumenico, che davvero non auspichiamo. Prudenza E dopo alcune critiche anche una nota positiva. E' stato chiesto a un prelato: "recentemente un paio di cardinali hanno auspicato che venga proclamato un nuovo dogma mariano che proclami la Vergine "

Il leoncino di Damasco ( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che la nuova generazione sia moderna come lo è stata quella degli anni '60. E che sia anche più laica in un ambiente regionale più laico". Una confessione franca, che testimonia la crisi profonda delle società arabe. E che permette di capire meglio perché la pace è più necessaria che mai per il presidente siriano.

Il padre al Vaticano: <La volontà di mia figlia conta più di ogni cosa> ( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quella delle scelte di uno Stato, e difende la sentenza: "La Corte Suprema di Cassazione ha enunciato questi principi di diritto attinenti pienamente alla Costituzione e per uno Stato laico e civile come l'Italia questo è sufficiente". Una replica meno conciliante rispetto ai toni usati nelle precedenti dichiarazioni, probabilmente la risposta all'

Cassazione stupefacente: <Se sei rasta puoi detenere tutta la marijuana che vuoi> ( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I cattolici tengono fra le mani le candele e sgranano il rosario? Benissimo. I rasta, invece, fumano. Caspita. Proprio per questo vanno rispettati. Dunque, se siete simpatizzanti, con le treccine alla Bob Marley per intenderci, rilassatevi. Una medaglia forse non ve la daranno, ma le manette non ve le metterà nessuno.

Walter fa qualcosa di riformista ma nel Pd è diarchia ( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

SARANNO NECESSARI ALCUNI GIORNI PER CONOSCERE LA DECISIONE DEI GIUDICI DELLA QUINTA SEZIONE DELLA CO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il documento è stato approvato con il voto contrario del laico di An, Gianfranco Anedda. A Milano gli avvocati del premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno depositato altri 33 documenti a sostengo della "inimicizia grave" lamentata da Berlusconi per alcune prese di posizione, soprattutto apparse in diversi siti internet,

DAN FANTE E IL POETA ULLAN A PONTICELLI, AD EST DELL'EQUATORE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: al contrario, creato un inferno psichico, laico, che nessun teologo traccerebbe perché appartiene al solo lato della terra. I primi due romanzi pubblicati, invece, appartengono alla vena comica, scanzonata e buffonesca di Gianfranco Marziano (Inferno) e alla surreale inventiva di Gianni Solla (Airbag).

MOSCATO, LE DETENUTE E IL MIRACOLO LAICO DEL CARCERE POSSIBILE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: le detenute e il miracolo laico del "Carcere possibile" Enrico Fiore Lo sappiamo, nel teatro di Enzo Moscato (si pensi soltanto a "Trianon") il carcere occupa un posto centrale: insieme come simbolo di una reale segregazione (sociale, economica, culturale) e come metafora della più generale condizione di ottundimento della coscienza,

Parto per Sidney, con il volo del Papa ( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

Scelti gli 11 finalisti dell'Acqui Storia delle polemiche ( da "Stampa, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Gli altri sono tutti nomi importanti di alcune delle più grandi università italiane (dalla Luiss di Roma alla Cattolica di Milano). Peraltro anche l'assessore regionale alla Cultura, Gianni Oliva, aveva ammesso che la giuria era sbilanciata a sinistra".

Mani contro la schedatura ( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Hanno partecipato politici, attori, avvocati, artisti, tantissima gente comune, qualche famiglia di stranieri assieme ai bambini, laici e cattolici. I moduli con le impronte saranno consegnati al Prefetto e poi al Viminale. GULOTTA A PAGINA III.

Orgoglio laico e difficoltà nel dialogo - giovanni de plato ( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina I - Bologna Il dibattito Orgoglio laico e difficoltà nel dialogo GIOVANNI DE PLATO A BOLOGNA il dialogo tra laici e cattolici tarda a farsi propositivo. Purtroppo, il confronto continua ad oscillare tra chiusure e dissensi nell' area della sinistra e tra aperture e riserve nell'area democratica.

Partecipa al dibattito in rete tra laici e cattolici su bologna disperata ( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina I - Bologna Partecipa al dibattito in Rete tra laici e cattolici su Bologna disperata Sfilano in piazza le mani colorate contro le impronte ai bambini rom.

"centinaia di mani contro il razzismo" - carlo gulotta ( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: lasciano le loro tracce nel piatto laici e cattolici, assessori e consiglieri comunali, attori, professionisti della politica, qualche turista, intere famiglie di stranieri. Gli organizzatori, a cose finite, parlano di quasi un migliaio di "mani colorate" fra chi si è presentato personalmente al banchetto e chi ha aderito per posta elettronica.

Notte da guerrieri, il football riaccende il super bowl - dario giordo ( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e attende per la prossima settimana, il 19, il suo Super Bowl a Cattolica), i Neptunes, gli American Felix di Molinella e i Ravens di Imola. Insomma, la passione c'è, anche se il football rimane pur sempre uno sport di nicchia. Ed è un vero peccato che la scissione in corso non abbia permesso di rivedere il sentito derby con i Doves.

Ora rutelli guarda al centro e mette in campo la sua corrente - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a rappresentare con lei l'area laica, ma anche Paola Binetti, Luigi Bobba, Renzo Lusetti, luogotenenti di quella cattolica. L'ambientalista Ermete Realacci e poi Roberto Giachetti, Luigi Zanda, Tiziano Treu, Enrico Morando, Mario Marazziti, portavoce della comunità di S.Egidio e Wilma Mazzocco, vicepresidente delle Acli.

La chiesa nel mondo che cambia - aldo schiavone ( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma coinvolge anche e in primo luogo la stessa dottrina cattolica, che, come tutte le concezioni religiose, non smette di evolversi e di trasformarsi. Da un lato, i continui e forti richiami del Papa e dei vescovi sul dovere dell'accoglienza nei confronti degli immigrati, sull'accettazione consapevole di chi è diverso, contro ogni forma di egoismo culturale e sociale;

Quer fattaccio brutto de Piazza Navona ( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Gli alleati naturali del Pd stanno alla sua sinistra e in quel blocco laico e cattolico costituitosi trasversalmente nell'Italia dei Valori intorno al principio non negoziabile della legalità democratica. E lo stesso vale per l'IdV e la sinistra, nei confronti del Pd. Malatempora.

Benedetto XVI vola in Australia per il suo viaggio più difficile ( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche se sono state messe in atto catene di solidarietà, la crisi economica si fa sentire anche nei Paesi asiatici a più forte presenza cattolica, come Filippine, Corea e India. L'Italia ha dato un apporto più che significativo, con quasi diecimila presenze, ma ci saranno molti giovani provenienti dal Pakistan, dall'Afghanistan,

Protestano contro la Chiesa regalando preservativi ai papaboys ( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: proprio in coincidenza con la grande kermesse cattolica della prossima settimana. I manifestanti, capeggiati da Rachel Evans, portavoce, sfileranno a fianco dei giovani della Gmg lungo il percorso del pellegrinaggio attraverso il ponte sulla baia fino all'ippodromo di Randwick. "No all'omofobia, no alle politiche anti-contraccettivi, sì all'aborto": con questi slogan i manifestanti,

Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio ( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

VESCOVE > ANGLICANE E I SILENZI DEI CATTOLICI ( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: passati da quella Chiesa alla cattolica in anni passati sono stati riordinati e hanno tenuto moglie, se l'avevano. Una frangia piccola di preti sposati, che ricorda a tutti che il celibato riguarda la pratica e non la dottrina, anche nella Chiesa di Roma. Ben altri problemi verrebbero dal passaggio di vescovi, anch'essi solitamente coniugati: sia sul piano della disciplina cattolica;

<Per adesso Rossi lo batto solo nel cross...> ( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: secondo nel Mondiale 250, Marco Simoncelli da Cattolica sta andando talmente forte che la Gilera ha deciso di dargli la moto ufficiale a stagione in corso, un'autentica promozione sul campo. Caro Marco, è proprio il suo momento. "Davvero. Quest'anno sono partito in salita, ma ho mantenuto la calma e mi sono ripreso.

POSTA Prioritaria ( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e quindi se l'Italia è uno stato laico che consente a tutti di professare una qualunque religione o di non professarne nessuna, oppure se quello che conta è il "sentire comune" della maggioranza cattolica. Amedeo Rossi Gli effetti della blocca processi Sono una detenuta di un carcere speciale e laureata in scienze storiche.

Programmi ( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: associazionismo laico e cattolico. Dopo che in molti hanno proposto di dare al popolo rom il premio Nobel per la Pace, nel programma curato da Fausto Pellegrini si cercherà di abbattere i luoghi comuni sui figli del vento. LINEA BLU AMBIENTE ORE 14.00 - RAIUNO Linea blu va in Grecia: il viaggio inizierà a bordo del Moutzouris,

L'oratorio cambia E tornano i ragazzi ( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: forse con dentro meno sacerdoti perché le vocazioni calano, ma con più volontari laici perché le motivazioni invece crescono, gli oratori d'Italia continuano a essere - e anzi stanno diventando sempre più - l'unica vera risposta "organizzata, efficiente, sociale, economica" alle esigenze di migliaia di famiglie con figli.

Ma il vero <motore> sono i laici ( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: "L'impegno dei laici. Che in realtà non è mai mancato, intendiamoci: i volontari sono sempre stati il motore principale di ogni oratorio. Ma diciamo che adesso, proprio per la necessità di un servizio sempre più professionale e qualificato, la buona volontà non basta più.

L'irresistibile ascesa dei radicali del Pks Gli islamisti alla conquista dell'Indonesia ( da "Liberazione" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: i moderati e i laici indonesiani al potere, per la crescita dell'ancor piccolo Pks. Temono l'introduzione di leggi ispirate alla sharia e un giro di vite nella libertà di culto per le minoranze religiose cristiana, hindù e buddista. "Oggi ti puoi scordare la Costituzione del 1945, che garantisce la libertà a tutte le minoranze.

Gmg I media pressano, il cardinale Pell anche, e Ratzinger medita sul bis delle scuse americane ( da "Riformista, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La commissione è costituita da un sacerdote e da laici esperti di legge, economia e psichiatria. Intanto, in risposta a quanto sta avvenendo, i giovani cattolici australiani hanno predisposto una serie di blog e forum per sostenere, anche con le preghiere, l'arcivescovo di Sydney che appena una settimana fa ha parlato loro dell'importanza di una leadership onesta.

Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni ( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Crolla la Chiesa-ponte ( da "Stampa, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tentato di mantenere un profilo cattolico anche quando l'altra anima, quella calvinista, ha iniziato a mettere in crisi quel movimento ecumenico che, alla fine del XVIII secolo, l'anglicanesimo aveva aiutato a portare alla luce. Certo, nel frattempo il Papa di Roma è stato ricevuto in quella cattedrale di Westminster dove Elisabetta II impersona ancora il simulacro di capo dell'

Papa Ratzinger prega per gli anglicani ( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

A Balestrino il Palio degli asini ( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Alla Società Operaia Cattolica San Giuseppe a Valleggia il Teatro del Piccione presenterà alle ore 21 lo spettacolo per ragazzi "Scarafaggi - La favola dei Beatles". Ingresso libero. Balli e musica occitani. Nell'ambito della festa del Partito Democratico, questa sera sul prolungamento a mare di Savona spettacolo di musica e balli in costume occitano con il gruppo A Brigà.

Benvenuti ad astana utopia nella steppa - leonardo coen ( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: da quelle russe a quelle mongole, dove musulmani, ortodossi, cattolici, protestanti, ebrei e altre venticinque credenze riescono a non farsi la guerra santa: quando Giovanni Paolo II si recò in visita ad Astana, fu accolto come uno di casa. E nelle chiese dove andava c'erano più musulmani che cattolici.

Della Volpe, con Marx dalla parte di Galilei ( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: affacciarsi in lui come il compimento di una linea critica e rigorosamente laico-scientifica di interpretazione del reale. Anche quando Della Volpe si muoveva ancora ben dentro le coordinate dell'idealismo filosofico (più di Gentile che di Croce) non mancavano affatto nelle sue pagine le sollecitazioni feconde di questa sua autentica ossessione per un uso non teologico della ragione.

Giovanardi il duro fa sparire la monnezza ( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Azione Cattolica, a pronunciarle è stato il sottosegretario Carlo Giovanardi, improvvisatosi Bronson o Bertolaso. Insomma, voce grossa e fuori gli attributi: la droga è spazzatura, dunque va rimossa. Invero Giovanardi non è nuovo a mostrarsi come un vero duro, se sollecitato da qualche imperativo categorico: qualcuno ricorderà le sue esternazioni,

Brasile, i deputati bocciano di nuovo la legge sull'aborto Da 17 anni la legalizzazione dell'interruzione di gravidanza viene fermata in Commissione per l'ostilità delle Chiese ( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Tutto il dibattito è stato marcato da interventi di tipo confessionale, che mettono in risalto l'importanza che ha la Chiesa, ormai più l'evangelica che la cattolica, nella vita politica del Brasile. Due deputati - uno dei quali, Luiz Bassuma, dello stesso Pt - portavano appeso al collo un cartello con l'immagine di feti.

La teoria dell'illuminista sul teatro a lampedusa - roberto giambrone ( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ILLUMINISTA SUL TEATRO A LAMPEDUSA L'enciclopedista individuò in quel lembo d'Europa il luogo ideale per impiantare una comunità di comici Mentre a Parigi si sviluppava un dibattito sull'opera buffa l'intellettuale francese elaborò un'idea che anticipava Stanislavskij "è ricchissima di pesca è coperta di olivi selvatici la terra è fertile.

Nuova moschea, nei caruggi vince la diffidenza - giuseppe filetto ( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a casa loro ci farebbero costruire una chiesa cattolica?". La Commenda, già individuata dall'amministrazione comunale come "centro interculturale", sarebbe l'ipotesi più suggestiva. è diventato il luogo di ritrovo dei sudamericani. Tutti cattolici, e di moschea musulmana non vogliono sentir parlare.

Giocampus al via tra sole e sport i piccoli atleti crescono - su parma.repubblica.it ( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina I - Bologna Giocampus al via tra sole e sport i piccoli atleti crescono Guru, arrestato Matteo Cambi bruciati oltre 54 milioni di euro Bologna disperata le reazioni di laici e cattolici Dite la vostra Primarie vere o blindate? Per Zani e Vandelli sono inutili.

Galletti cerca alleati tra i cattolici del pd ( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina IV - Bologna Galletti cerca alleati tra i cattolici del Pd "Su molti temi vicini a Rutelli, ma devono mollare Cofferati" Non solo primarie, il Pd dopo lo strappo con l'Italia dei Valori sta guardando al centro anche a Bologna, non senza difficoltà, in vista delle amministrative del 2009.

Ratzinger: "gli abusi sessuali incompatibili con il sacerdozio" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Su domanda di un reporter, ha ammesso che la Chiesa cattolica in Occidente "è in crisi", pur dicendosi ottimista per il futuro. Le cifre, tuttavia, sono allarmanti. In Australia, dove i cattolici sono il 27 per cento della popolazione, la frequenza alla messa è caduta al 14 per cento dei fedeli.

Per Eluana no a una morte burocratica ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la carta del laicismo ideologico. Per il Pd toccare i temi etici è come andare volontariamente in cerca di guai e spaccature, in un momento non certo sereno del loro percorso; ma non credo che per il Pdl valga lo stesso criterio. Con fatica, il centrodestra sta elaborando una nuova cultura politica, che va oltre gli schemi liberal-liberisti di dieci anni fa,

CANZONE PER LOUISE, SIGNORA DELL'OMBRA ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il tempo delle ferocissime guerre di religione che selvaggiamente contrappongono non solo cattolici e protestanti ma, a volte, anche protestanti e protestanti, radicali e meno radicali, calvinisti e luterani: tanto da lasciar facilmente dedurre che dietro alle ragioni di culto e confessione ce ne fossero delle altre più concrete, e cioè politiche ed economiche.

La Spagna senza Verità in balia del Potere ( da "Tempo, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Verità in balia del Potere Pochi giorni fa il Congresso dei socialisti spagnoli (Psoe) ha deliberato che la Spagna non è abbastanza laica. Dunque, via i crocifissi dalle sale pubbliche e i funerali di Stato in chiesa; si riveda la legge sull'aborto, si parli di eutanasia e di "modificare" gli accordi tra Stato e Chiesa. Le riforme minacciate saranno introdotte "progressivamente".

Il Papa in volo: Via i preti pedofili ( da "Tempo, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ospiti delle famiglie cattoliche e delle strutture diocesane locali. Il via alle celebrazioni ufficiali è fissato per giovedì, con il primo discorso che Benedetto XVI pronuncierà nella Government House di Sydney davanti alle autorità. Poi appuntamenti e manifestazioni, fino all'happening collettivo del prossimo fine settimana previsto nella grande spianata dell'

Attesa e polemiche per l'evento ( da "Tempo, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e si domanda se uno Stato il cui premier Morris Iemma è italo australiano e fervente cattolico, promuoverebbe un simile festival per un'altra fede, magari musulmana. Si lamenta anche il settore ippico e delle scommesse, che in Australia è sacro, e ha dovuto traslocare per mesi i cavalli ed evacuare il grande ippodromo di Randwick,

TOLLERANZA, CHI NE PARLA AI CITTADINI ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: A nessuno giova soffiare sul fuoco degli istinti più brutali. Sembra lo sappiano bene il sindaco, il prefetto, le istituzioni religiose e laiche di questa città. Lo capiscano anche i cittadini. Ma con loro chi ci parla? L'accademia tedesca?.

Ratzinger a Sydney tra canguri e preti pedofili ( da "Liberazione" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: oltre a 55 specie di canguri, ci sono 107 nomi di preti cattolici che il Papa avrebbe fatto volentieri a meno di leggere stampati sulle t-shirt appositamente confezionate dalla "Broken rites Australia", associazione delle vittime di preti pedofili. I 107 nominativi corrispondono ai sacerdoti condannati dai tribunali.

Piazza Navona, il moralismo di sinistra e la fuga di chi rinuncia alla politica ( da "Liberazione" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cioè laicamente fondata nella collettività interumana, ma eteronoma, dettata da un principio astratto o religioso; e se il primato (necessario) della legge morale non ha nulla a che fare con il "regno dei fini", la politica allora si riduce a pura tecnica - a strumento funzionale a qualsiasi obiettivo, ad arma nella sua essenza intima affatto immorale.

Ora la Sinistra scopre di essere <razzista> ( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Poi personalmente sono per uno stato laico e su queste cose la penso come Napoleone". Non sarà Napoleone ma come un comandante che deve guidare un esercito si muove Salvatore Lecce, consigliere comunale del Partito Democratico che di una struttura del genere a Cornigliano non ne vuole sentire parlare: "In via Coronata non c'è spazio per il confronto,

TIPI ITALIANI ( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lessi un libro sulle deportazioni dei cattolici in Siberia scritto da monsignor Cristoforo Campana, per lungo tempo parroco della cattedrale di Urbania, nelle Marche. Su indicazione di Pio XII, nel 1952 questo prete aveva fondato il Movimento rinascita Oriente cristiano, che assisteva la gente dell'Est perseguitata per motivi religiosi.

L'angelo dei martiri della Siberia: "Così ho vinto i Paesi comunisti" ( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lessi un libro sulle deportazioni dei cattolici in Siberia scritto da monsignor Cristoforo Campana, per lungo tempo parroco della cattedrale di Urbania, nelle Marche. Su indicazione di Pio XII, nel 1952 questo prete aveva fondato il Movimento rinascita Oriente cristiano, che assisteva la gente dell'Est perseguitata per motivi religiosi.

"Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" ( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

Volo papale, 20 ore con i telefoni muti ( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

REVIVAL DALEMIANO ( da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: balsamo che stende sulle ferite di un Partito democratico che può così continuare a pensarsi come accampamento provvisorio di tribù: i cattolici, i postcomunisti, i laici. Ognuna ridimensionata dagli eventi, ma tutte incoraggiate a procedere separatamente verso il prossimo traguardo. Ma soprattutto, è il fascino oscuro di un passaggio che evita un trasparente confronto politico.

Don Mario Allolio ( da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In una nazione in cui la presenza cattolica resta minoritaria (5.635.000, circa il 27,7 per cento del totale degli abitanti) "la partecipazione assidua alla messa domenicale registra percentuali in discesa, passate dal 50-60 per cento di qualche decennio fa al 13 per cento attuale.

Da Londra a Roma tutte le crisi delle chiese ( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: clero e laici. La mozione a favore delle donne vescovo è passata in tutti e tre, anche se lo scontro fra conservatori e liberali non è mancato (si era già verificato nel caso della approvazione di sacerdoti gay). Comunque, è stato dichiarato , "questa è una svolta buona per la chiesa, buona per le donne, buona per tutto il paese"

La diversità del gesto. Una porta girevole fra la vita e la morte ( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: le persone rispondono laicamente, qualcuno in maniera poetica. Sotto di loro, la danzatrice passa dall'iniziale "naturalezza" di riscaldamento, a gesti di dolore, mentre affronta lei stessa il tema del suicidio. Gesti, sospensioni, interrogativi che tolgono pathos a quel gesto estremo, ma che danno senso all'immagine del titolo,

Sono nato rock ma ho un'anima blues ( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma c'è anche un'etica laica, quella di opporsi alla guerra come tu hai cantato nell'ultimo disco nella canzone "Back in Vietnam", credi che qualcosa con Obama presidente possa cambiare nel futuro dell'America? Un presidente come Obama può migliorare la vita di tutti.

Cena a lume di candela allo stadio piccocome regalo per i cinquant'anni di eta' Corsini centra la quinta vittoria consecutiva. La Buscemi super nei 60 ostacoli ( da "Secolo XIX, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E così il Picco diventa sempre più un tempio laico per i suoi tifosi. Prima l'addio al celibato organizzato nella Curva Ferrovia da parte di una tifosa, poi il tristissimo saluto a Ilaria e adesso la cena in mezzo al campo. Speriamo che prima o poi al Picco si torni pure a giocare al calcio considerato le acque agitate in cui naviga lo Spezia.

Olmert: <La pace mai così vicina> ( da "Secolo XIX, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Hans Gert Poettering, ha ribadito che "la nascita dell'Upm non è mai stata un'alternativa per la membership turca nella Ue. Sono due cose distinte e continueranno a esserlo". Una Turchia laica, benestante ed europea costituirebbe un'alternativa credibile per le moltitudini arabe che si rifugiano nel fondamentalismo.

Intellettuali - nello ajello ( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In campo cattolico le posizioni in materia sono variegate. Papa Pio XI, Achille Ratti, non smetterà di deprecare le "ideologie totalitarie", di cui sono frutto il "nazionalismo estremo" e il "razzismo esagerato", mentre meno reciso risulta l'atteggiamento di buona parte della gerarchia.

Papa, troppe 21 ore di volo tre giorni di riposo a sydney - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: adattarsi alla mole di impegni che gli spetta come guida suprema di un miliardo e duecento milioni di cattolici. Un Papa è solo al vertice della Chiesa cattolica. Per quanto possa avere collaboratori di fiducia, alla fine la parola decisiva spetta a lui. Ratzinger, poi, è una persona meticolosa nello studio dei dossier. Non gli basta il riassunto fornito dai cardinali competenti.

E il beat rider simoncelli vince e guida il gruppo 250 - sachsenring ( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ecco a voi il beat rider Marco Simoncelli da Cattolica, amico e seguace di Valentino, tipo da spiaggia, pilota che di gas gliene dà parecchio, ragazzotto simpatico e velocissimo da ieri in testa al mondiale della 250. Volete una battuta? Eccola: "Beh, ho provato a scappare e ci sono riuscito subito.

Muore Geremek, l'europeista di Solidarnosc L'eurodeputato liberaldemocratico vittima di un incidente stradale a Lubien, presso Poznan ( da "Unita, L'" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: elettricista di Danzica era stato il punto di riferimento della Chiesa e del mondo cattolico, il professore di storia fra i massimi dirigenti dell'ala laica e liberale di Solidarnosc. Nel Parlamento di Strasburgo Geremek rappresentava un piccolo partito liberal-democratico, l'Unione per la libertà, nel frattempo quasi scomparso dalla scena politica polacca,

Il Papa prega: niente scismi per le donne ( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare interamente la dottrina cattolica. "Il mio essenziale contributo - ha detto il Papa parlando della prossima Lambeth Conference -

PSydney APA Ratzinger fa arrivare alla tormentata Chiesa d'Inghil ( da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: interlocutore della Chiesa cattolica nei rapporti ecumenici. Per questo non è escluso che durante il suo soggiorno australiano abbia incontri anche coi vescovi anglicani e forse con loro toccherà l'argomento. Dopodomani si aprirà la conferenza di Lambeth, a Canterbury, con un ordine del giorno capestro: ratificare oppure respingere la votazione sulle '

Una vita da eretico, sempre all'opposizione ( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anima laica e liberaldemocratica del movimento, finisce in carcere. Non accetterà mai la teoria del "male minore", per la quale Jaruzelski avrebbe risparmiato alla Polonia l'intervento sovietico, e punterà sempre il dito contro il generale dagli occhiali neri, salvo riconoscergli il merito di aver gettato, con i negoziati della Tavola rotonda dell'

Ratzinger e la questione anglicana <Prego per loro, si eviti lo scisma> ( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dopo che sono già state ammesse al sacerdozio. Il passo è ritenuto "inaccettabile" sia dalla Chiesa cattolica che dalle Chiese dell'Ortodossia e c'è una minoranza anglicana - contraria a quell'innovazione - che minaccia lo "scisma", cioè la rottura dell'unità della Chiesa e il passaggio ad altre comunità cristiane: e si sa che quel passaggio privilegia da sempre,

Nostro servizio VARSAVIA - La Polonia democratica è in lutto. Lo storico ( da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: come intellettuale cattolico fu uno dei punti di riferimento - assieme Jacek Kuron e Adam Michnik -della dissidenza al regime comunista. Nel 1980 l'approdo in Solidarnosc, fondato a Danzica da Walesa, del quale divenne consigliere e "tecnico". Poco dopo con la legge marziale introdotta nel dicembre 1981 dal generale Wojciech Jaruzelski e la messa fuorilegge di Solidarnosc,

Quei giudici non hanno invaso il campo ( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laiche, liberali e socialiste con quelle del cattolicesimo liberale. Ponendo al centro la libertà e la responsabilità personale in tutti gli ambiti, da quelli economici a quelli civili. Il Pdl potrà essere un grande partito a vocazione maggioritaria se saprà parlare a tutti gli elettori, rispettando gli spazi di libertà di ognuno e interpretando il desiderio di innovazione civile

Simoncelli: <Gara perfetta, quasi mi annoiavo> ( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stato un weekend perfetto, il modo migliore per andare in vacanza (la 250 in Usa non corre, ndr ) ". Marco, nato a Cattolica e tipo da spiaggia, andrà a Ibiza e Formentera con gli amici e tra un bagno e un ballo penserà a come cambiano in fretta le cose della vita: "Se prima di arrivare qui qualcuno mi avesse detto che sarebbe andata così gli avrei dato del matto"

<Ma i libri non spariranno, parola di psicologo> ( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: esperto Alessandro Antonietti, direttore del dipartimento all'università Cattolica "Ma i libri non spariranno, parola di psicologo" "Non so se il videogioco supererà la televisione. Di una cosa però sono certo: il videogame non è più il medium dei giovani. Davanti a computer e macchine da gioco ci sono sempre più adulti.

E fa sapere ai vescovi inglesi di pregare notte e giorno perché si scongiuri il rischio dell ( da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: interlocutore della Chiesa cattolica nei rapporti ecumenici. Per questo non è escluso che durante il suo soggiorno australiano abbia incontri anche coi vescovi anglicani e forse con loro toccherà l'argomento. Dopodomani si aprirà la conferenza di Lambeth, a Canterbury, con un ordine del giorno capestro: ratificare oppure respingere la votazione sulle '

ROMA - In tema di riforme Veltroni aveva fin qui espresso le posizioni più avanza ( da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: L'uso politico della giustizia, la lesione sistematica dello stato di diritto, l'esorbitanza dei magistrati dal loro ruolo di terzietà durano da 15 anni e non sono questioni personali. Prima di Berlusconi, sono stati colpiti la Dc, il Psi e i partiti laici. Poi gli strali sono arrivati a D'Alema e Fassino.

Maradona, la prima vittima del Fisco ( da "Tempo, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico" del Csm) con la ricostruzione di tutte le tappe dei vari processi in cui Diego Armando Maradona fu coinvolto. Tra gli aspetti inediti della vicenda umana e giudiziaria di Maradona, il libro presenta tutti gli atti dei processi tra Maradona e il fisco, racconta la trattativa segreta con Palazzo Chigi nel tentativo,

La politica dei veleni Caveri: "Non sono gay" ( da "Stampa, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: segno tangibile che anche in Valle d'Aosta, dove è salda una cultura laica e di difesa delle libertà civili, persistono preoccupanti sacche d'esclusione politica e sociale. Di Caveri - ha aggiunto Mancuso - ho sempre apprezzato la vicinanza rispetto alle nostre battaglie civili e di libertà, che echeggia anche nella sua esternazione.

Da Sidney un abbraccio a Gianluca ( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,

Le schedature etniche - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Questo "manifesto degli scienziati antirazzisti" è stato presentato nei giorni scorsi nel parco toscano di San Rossore in un meeting antirazzista dedicato dal presidente della Regione Claudio Martini a una riconsacrazione laica del luogo dove settant'anni fa Vittorio Emanuele III firmò le leggi razziali.

L'appello dei genitori per salvare il sacro cuore - ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: "Un gruppo di laici cattolici, legato all'istituto si è impegnato a dare continuità formativa. Ma questo impegno non basterà a salvare la scuola", si legge nell'appello. Così è nata l'associazione Amici della Fondazione per creare la Fondazione che si chiamerà "Educare con santa Teresa Verzieri del Sacro Cuore".

Stai consultando l'edizione del GLOBE THEATRE SILVANO TOTI largo Aqua Felix, - Tel. 0682059127 ripos... ( da "Unita, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 0680241281 riposo AUDITORIUM UNIVERSITÀ CATTOLICA DI ROMA Largo Francesco Vito, 1 - Tel. 0630155715 riposo AULA MAGNA UNIVERSITÀ LA SAPIENZA piazzale Aldo Moro, 5 - Tel. 063610051 riposo CONSERVATORIO DI S. CECILIA via Del Greci, 18 - Tel. 0668801044 riposo INTERNATIONAL CHAMBER ENSEMBLE corso Rinascimento, 40 - Tel.

Il ritorno del 7 in condotta La Gelmini: <Bocciamo chi è violento in classe> ( da "Giornale.it, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sul fronte dei movimenti di ispirazione cattolica, come il Moige e gli Studenti cattolici, l'apprezzamento è totale: sì al ripristino del valore oggettivo del voto in condotta, sì a regole chiare e condivise da tutti. Rete degli studenti, Uds e Genitori democratici invece parlano di un inaccettabile ed inutile ritorno al passato.

Storia di diabolik, star dei fumetti nell'italia del boom ( da "Repubblica, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: con gli sfondi francesi del noir e il balsamo di un approccio molto laico. Intorno, l'Italietta cresceva, i pretori di provincia denunciavano e Diabolik si avviava per paradosso a diventare un simbolo del "correct" politico e no. Ma la parte decisiva rimane quella degli inizi: anni dopo, quando Ginko lo implora e il supercriminale risponde "non so chi sono" il cerchio si chiude.

Volevano il golpe , 86 ultra-nazionalisti nel mirino dell'Akp ( da "Manifesto, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La richiesta di scioglimento dell'Akp per attività anti-laiche era stata presentata a marzo dal procuratore generale Abdurrahman Yalcinkaya, che aveva anche chiesto l'allontanamento dalla politica per cinque anni di 71 esponenti del partito, tra cui il premier Recep Tayyip Erdogan e il presidente della Repubblica Abdullah Gul.

Ma l'alimentazione artificiale non è un accanimento? ( da "Liberazione" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: in polemica con i cattolici e l'"Avvenire" Ma l'alimentazione artificiale non è un accanimento? Carlo Flamigni Ho sotto gli occhi l'articolo di Francesco D'Agostino, scritto per l' Avvenire (11 luglio "Una sentenza di morte dai giudici. Ma si può?"). In realtà ho sotto gli occhi una quantità notevole di articoli scritti da cattolici di varia cultura e di differente mediocrità,

Scuola, torna il sette in condotta Gelmini: "Bocciare chi è violento" ( da "Giornale.it, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sul fronte dei movimenti di ispirazione cattolica, come il Moige e gli Studenti cattolici, l'apprezzamento è totale: sì al ripristino del valore oggettivo del voto in condotta, sì a regole chiare e condivise da tutti. Rete degli studenti, Uds e Genitori democratici invece parlano di un inaccettabile ed inutile ritorno al passato.

"Le primarie essenza del Pd" ( da "Stampa, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Per farlo dobbiamo evitare di contrapporre laici e cattolici, diesse e provenienti dalla Margherita, quarantenni e cinquantenni, trentenni e quarantenni, vecchi e nuovi. Per farlo e per costruire una identità comune e nuova dobbiamo usare metodi nuovi per selezionare il nostro personale politico.

Nella Società operaia cattolica un'irruzione di giovani dirigenti ( da "Stampa, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: CONSIGLIO DIRETTIVO Nella Società operaia cattolica un'irruzione di giovani dirigenti SAVONA Nella sede di via Famagosta della Società operaia cattolica N.S. di Misericordia sono state aperte le urne per il rinnovo degli organi sociali per il prossimo triennio. Si sono presentati al voto quasi 150 soci, che oggi presentano numerosi giovani e una significativa componente femminile.


Articoli

Agenda religioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

APPUNTAMENTI, INCONTRI, CELEBRAZIONI Agenda religioni A CURA DI DANIELE SILVA ATTIVITÀ A VALLO TORINESE Sabato 5 luglio alle 21 nel centro parrocchiale Maria Orsola Bussone a Vallo Torinese si tiene un incontro con Louisa e Karl-Heinz Fleeckenstein, archeologi e guide di gruppi di pellegrini della diocesi torinese in Israele, su "Costruire i ponti verso i cristiani nella Terra Santa". Domenica 6 alle 10 è prevista una messa per il 38º anniversario della morte della Serva di Dio Maria Orsola Bussone, per la quale è in corso la causa di beatificazione. Alla chiesa parrocchiale San Secondo Martire, sempre a Vallo Torinese. PREGHIERA ECUMENICA L'associazione "Insieme per Graz" organizza sabato 5 un incontro di preghiera ecumenica nella parrocchia ortodossa di Santa Parascheva, in via Cottolengo 24. La serata (che parte alle 21) si intitola "La luce di Cristo illumina tutti. Terza Assemblea ecumenica europea di Sibiu". WEEKEND AL MILAREPA Il 5 e il 6 giugno il centro buddhista Milarepa di largo Beato Umberto 8 di Avigliana organizza un fine settimana di lezioni con il Lama Konciog Luigi, su "Il potenziale dell'illuminazione", seguito degli incontri precedenti basati sul testo di Gampopa, "Prezioso ornamento di liberazione". Gli orari sono: sabato 15-18,30, domenica 10-12,30 e 15-18,30. Per partecipare è richiesta la quota associativa. Informazioni su www.centromilarepa.org. SILVIO DISSEGNA Come ogni anno gli "Amici di Silvio" si riuniscono per celebrare Silvio Dissegna, nel quarantunesimo anniversario della nascita. Appuntamento domenica 6 luglio alla parrocchia Beata Vergine Consolata di La Longa (Poirino). Alle 14,30 proiezione di documentario sulla vita di Silvio Dissegna, alle 15 rosario meditato, alle 16 la messa e alle 17 visita alla tomba nel cimitero di Poirino. INCONTRO SUL RAZZISMO La Comunità Ebraica di Torino, in collaborazione con il comitato "Oltre il razzismo", organizza una conferenza dal titolo "Società e Xenofobia". Lunedì 7 luglio a partire dalle 21 al centro sociale di piazzetta Primo Levi 12 si confrontano sul tema Francesco Ciafaloni, Ilda Curti, Andrea Giorgis, Fredo Oliviero, Pino Petruzzelli, Luciano Scagliotti e Voislaw Stoiovich. SERVIZIO CIVILE CON LA DIACONIA VALDESE C'è tempo fino al 7 luglio per presentare le domande per i progetti di servizio civile della Diaconia valdese. I giovani dai 18 ai 28 anni possono scegliere tra settanta posti a Torino e provincia oltre che a Firenze, Roma, Napoli e in Sicilia. I progetti riguardano l'educazione dei minori e dei disabili, l'assistenza anziani, ambiente e promozione culturale; la partecipazione a questi progetti da diritto a crediti formativi per il tirocinio universitario. Per informazione, 0121/953.122 o serviziocivile@diaconiavaldese.org. ANIMATORI LITURGICI Si svolge da domenica 6 a martedì 8 luglio a Pallanza (Verbania) "Soli deo", seminario internazionale per animatori liturgici organizzato dal Centro di spiritualità Marinista e rivolto a laici, religiose e sacerdoti. Info e prenotazioni: 338/704.52.35.

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Io e tante ragazze come federica - corrado augias (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

G entile Augias, ho 38 anni e quando ne avevo 20, come tutte le ragazze per bene della mia cerchia, partivo per viaggi all'estero. Ho preso passaggi di notte da sconosciuti, ho bevuto fino al limite della decenza, ho concesso attenzioni sessuali, più o meno spinte, ad "amici" del giorno prima. L'orco nel bosco forse c'era ma non lo abbiamo incontrato e sprezzanti del pericolo abbiamo vissuto i venti anni in maniera sconsiderata e irriverente, noi ragazze per bene. Non bisogna, infatti, essere ragazze sconsiderate per fumarsi uno spinello, ballare su di un tavolo, avere voglia di trasgredire, e per avere fiducia nell'orco. La maggior parte di noi lo ha fatto almeno una volta. Provo un profondo sgomento per la tragedia di Federica; come chi sopravvive ad una catastrofe e si sente in colpa per gli altri che sono morti, anche io oggi penso a tutte le volte che ho corso inutili rischi e mi domando perché Federica non ha anche lei avuto quella buona dose di fortuna che le avrebbe, con il tempo, fatto capire i pericoli corsi. Ho un figlio di dieci anni e non nascondo un certo terrore e mi domando cosa dovrei insegnargli. Insegnare a stare attenti? A non dare retta a nessuno perché non si può mai sapere? A non aprire agli sconosciuti? A riconoscere gli orchi e l'uomo nero? Quale valore dovrei insegnargli? Un pensiero ancora corre a Federica e che il suo destino resti presente a tutte le ragazze per bene che si troveranno sempre in giro per il mondo, allegre e spensierate. Raffaella Leone erbematte@gmail. com P erché è successo? Perché c'è anche la fatalità, ed è legge statistica che ogni estate sia segnata dalla morte violenta di una ragazza. E' successo in Spagna, poteva accadere dovunque. E' successo perché vent'anni fa (il periodo cui fa riferimento la signora Leone) queste circostanze erano statisticamente meno frequenti. E' successo perché l'eccitamento, la musica che rimbomba per ore nelle orecchie, qualche 'canna', allentano o azzerano confini che in una condizione di maggiore tranquillità risultano per lo più invalicabili. Pochi anni fa il prof Maurizio S. Mancuso che insegna alla Cattolica, pubblicò un libro bello e innovativo sul mito della giovinezza: "Le frecce dell'eroe" (Franco Angeli ed.). Il mito della giovinezza, sosteneva l'autore, va riconsegnato ai giovani, alla loro espansività, alla loro voglia di tuffarsi nella vita, al "viaggio" che, scriveva Elias Canetti, è la metafora del "desiderio giovanile di varcare ogni confine", che può anche diventare una sfida romantica agli elementi, spinta fino alla temerarietà. Del resto non volevano dire proprio questo i Beatles quando cantavano la coralità giovanile: "Io sono lui, come tu sei lui, come tu sei me e noi siamo tutti assieme"? Il libro di Mancuso prende titolo dal versetto del Salmo 127 che dice: "Come frecce in mano a un eroe sono i figli della giovinezza". C'è però una differenza. La freccia copre un percorso lineare mentre non sempre chi si slancia verso il futuro può fare altrettanto. C'è bisogno di una mappa, per orientarsi. Quella sera Federica la mappa non l'ha trovata.

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La vincenzi riapre alla moschea - donatella alfonso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VI - Genova Dal 16 al 26 luglio Il culto I protagonisti La Vincenzi riapre alla moschea Non solo G8: ospiti illustri e un'intesa con i musulmani Genova capitale dei diritti Dibattiti, libri, manifestazioni, dal tema degli immigrati a quello del lavoro nero Un protocollo tra Vincenzi e la comunità araba per trovare un luogo di preghiera in città Tra gli invitati Giancarlo Caselli, Rosy Bindi e Kerry Kennedy. Ci sarà anche Manu Chao DONATELLA ALFONSO Genova si richiama alle notti cupe del G8 e ai diritti fondamentali negati per ridare voce e cittadinanza a tutti, i più deboli in particolare; e riallaccia un discorso sui rapporti con il mondo islamico, aprendo la strada - prima città in Italia - ad un protocollo d'intesa che verrà firmato con la comunità musulmana, il 16 luglio a Tursi. "Non si tratta di dire dove verrà costruita la moschea - chiarisce la Vincenzi, che firmerà il protocollo con Hussein Salah, presidente dell'associazione di integrazione culturale - ma si avvierà un nuovo tavolo di discussione, in cui sia chiaro cosa si dà e cosa si prende. E in un'ottica di responsabilità reciproca che verrà impostata diversamente da com'è avvenuto finora". Un tavolo comune per studiare dove meglio realizzare il centro islamico; dall'altra parte, impegni precisi ad un rifiuto totale di odi e violenze, a fronte del rispetto dei diritti delle persone, delle donne e delle consuetudini della città e della cultura occidentale. Anche questo sta in Genova città dei diritti, dieci giorni di eventi (16-26 luglio), promossi dal Comune. L'idea, spiegano Marta Vincenzi e Nando Dalla Chiesa, superconsulente, oltre che per l'immagine e la promozione della città, anche per diritti e cittadinanza, è quella di voler riaffermare diritti antichi che si speravano acquisiti e che invece diventano drammaticamente attuali: la schiavitù, la tratta degli esseri umani. Il diritto a cibarsi, a lavorare. Ad avere leggi indiscutibili (con la lectio magistralis di Gherardo Colombo per celebrare i 60 anni della Costituzione, il 17 luglio in Sala Rossa). Il diritto alla fede "a pregare il dio che ognuno si sceglie" come spiega Dalla Chiesa; oltre all'intesa con i musulmani, a sfidarsi sul senso di responsabilità saranno un cattolico come don Luigi Ciotti e un laico come Giunio Luzzatto (25 luglio, 18.30 a Palazzo rosso). Le mani sul manifesto riecheggiano l'arcobaleno della bandiera della pace e il diritto a scelte diverse. Ma anche le impronte che qualcuno insiste a voler prendere ai bambini rom, e quelle mani alzate dei manifestanti contro il G8, nel luglio di sette anni fa, il cui ricordo è il fil rouge della settimana, pur senza sovrapporsi a quelle organizzate da altri soggetti. Però c'è uno Stato di diritto da riaffermare, c'è quell'habeas corpus violato alla Diaz e a Bolzaneto, sottolinea Dalla Chiesa, ed è giusto che da qui si riparta. Non a caso Vincenzi incontrerà il 20 luglio a Tursi le parti civili nel processo per le violenze di Bolzaneto; ma nessuno di loro, si chiarisce, dev'essere tra gli accusati di violenze. E il 21 luglio alla sala Diana-Teatro Garage si presenta il libro "Dossier Genova G8" di Gloria Bardi e Gabriele Gamberini; il 22 luglio a Palazzo rosso un altro libro, "Inferno Bolzaneto" di Mario Portanova. Sabato 26 luglio, infine, sarà il giorno dei Diritti Umani. Con un incontro per lanciare la campagna di sensibilizzazione verso il 60° anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, a cui parteciperà tra gli altri anche Manu Chao, ospite del Goa Boa Festival. "Sia chiaro, è il festival che l'ha invitato - precisa Dalla Chiesa - ma la sua presenza a Genova va vista proprio nell'arco delle manifestazioni per i diritti umani, Ed è per questo che la sua presenza è importante per tutti noi". Nel programma c'è spazio per il ricordo di Paolo Borsellino (il 19 luglio, concerto nell'atrio di Tursi e interventi di Anna Canepa, Giancarlo Caselli, Francesco Forgione) e per festeggiare e ringraziare don Andrea Gallo per i suoi tanti anni di attività svolta in favore degli ultimi (il 17 luglio alle 11.30, sempre a Tursi). E poi, i deboli: a partire dal primo incontro, quello con la vicepresidente della Camera Rosy Bindi, la mattina del 16 luglio; nella stessa giornata, un fuori programma prevede l'arrivo a Tursi di Kerry Kennedy, l'ultima figlia di Bob, attivista dei diritti umani, per avviare una serie di manifestazioni di sensibilizzazione. Così il 23 luglio ci sarà la proiezione di quello che Nando Dalla Chiesa chiama "un pugno nello stomaco", il filmato Piccolo fratello girato da Fabio Ilacqua e Roberto Pelitti negli slums di Nairobi; a commentarlo, oltre a Fernanda Contri e Fabio Ilacqua, un rappresentante dell'associazione Amani che opera in questi luoghi di diritti negati. E deboli sono coloro che lavorano come schiavi, come spiega il libro "Morte a 3 euro" di Paolo Berizzi, che sarà presentato il 24 luglio.

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Brevi, schede e richiami 3 (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Concerti enzo avitabile Storico partner di Pino Daniele, sideman a fianco di James Brown, Tina Turner, Mory Kante e Manu Dibango, il polistrumentista, autore e cantante napoletano ha aggiunto negli anni alla formazione di conservatorio e alla bella vena soul una attenta ricerca sul folk campano: Avitabile è oggi al Summer Festival di Lucca per un concerto gratuito (piazza Napoleone, ore 21.30, 0584/46477). rondelli e rivera Una coppia perlomeno eccentrica di musicisti-attori apre oggi in piazza Matteotti a Lari, in provincia di Pisa (ore 21,45, 8 euro) Collinarea 2008 dove gli inafferrabili Bobo Rondelli e Andrea Rivera portano sul palco fra parole, musica e liberissima improvvisazione il loro I due terronisti . tete de bois La band romana è al castello dell'Imperatore a Prato (21.30) con un concerto gratuito in cui si presenta Avanti pop. L'amore e la rivolta , viaggio musicale nei luoghi del lavoro, le fabbriche, i call center, i campi di pomodori. via palazzuolo Stasera e domani via Palazzuolo festeggia con aperitivo, cena in piazza (dalle 19.30) e concerti. Oggi ritmi sudamericani, balcanici, echi circensi e ballate popolari dei Camillocromo, domani Kitammore. valdarno jazz Un concerto in produzione originale per Valdarno Jazz a San Giovanni Valdarno con Open Frontiers International Project, gruppo formato da John Helliwell, già sassofonista del gruppo inglese Supertramp e Paul Wertico, batterista jazz, ex membro del Pat Metheny Group (21.30, p.za Masaccio, ingr.gratis). Conferenze libri Giorgio "Borzacchini" Marchetti è a Viareggio per presentare il suo Le automobili del Borzacchini. Io in automobile vado piano (bar Irene, p. del Mercato, 21.30). A Capalbio incontro con Nicola Tranfaglia autore di Perché la mafia ha vinto (frantoio, ore 19) e Paolo Lombardi con Streghe, spettri e lupi mannari (ore 21). Vannino Chiti è al festival Perlamora a Figline V.no (21.30) per presentare il suo libro Laici e cattolici: oltre le frontiere tra ragione e fede . Al Teatro Studio di Scandicci (via Donizetti, ore 18) Altamante, una vita all'improvviso su Altamante Logli a cura di Monica Tozzi e Andrea Fantacci. paesaggio, politica Nella saletta comunale La Pira di Venturina (via della Fiera 1, ore 21) Legambiente organizza il dibattito pubblico su Cave, paesaggio e parco nelle colline campigliesi intervengono Edoardo Zanchini, Massimo Zucconi. Alla Società Dante Alighieri (via Gino Capponi 4, 18.30) I giovani chiamano, la politica risponda , intervengono Simonetta Fossombroni, Stefania Fuscagni. civis/civitas Il congresso su Cittadinanza e identità sociale dall'epoca romana al Rinascimento apre al College Santa Chiara di Siena (dalle 14.30) con l'intervento di Stefano Rodotà e con una conferenza sulle fonti scritte per scandagliare i concetti di cittadinanza e appartenenza. Il congresso prosegue fino al 13. Classica patrick gallois Il celebre flautista francese inaugura la 77a Estate musicale chigiana nell'abbazia di Monte Oliveto Maggiore ad Asciano (Si, 21.30) insieme a Cecilia Lofstrand al piano, in programma pagine di Piernè, Gaubert, Desbrière. duo pepicelli In Orsanmichele (via de' Calzaioli, ore 21, ingr. libero) il duo composto da Angelo Pepicelli (violino) e Francesco Pepicelli (pianoforte), tra i più interessanti della classica italiana, suonano musiche di Mendelssohn-Bartholdy, Martucci Brahms. festival Nelle pieve di San Pietro a Cascia a Reggello (21.15) si esibisce l'Emmanuele college choir; alla Badia a Passignano a Tavarnelle val di Pesa (21.15) suona il Quintetto di ottoni e percussioni dell'Ort con Gli ottoni al cinema . Nella pieve di San Pantaleone a Pieve a Elici (Massarosa, ore 21.15) Giuseppe Andaloro al piano esegue brani di Mozart, Schumann, Rachmaninov, Albeniz. Al Teatro Comunale di Guardistallo ospiti del festival di musica antica sono Auser Musici (21.15). Teatro toni servillo Al parco di Galceti a Prato (21.30) Toni Servillo legge Mémoires di Carlo Goldoni, ingresso 15 euro. inequilibrio Doppio appuntamento con Gaetano Ventriglia al festival di Castiglioncello, che al Castello Pasquini presenta Otello alzati e cammina, rilettura dell'opera shakespeariana (ore 19 e 23); a seguire Michele Sambin in Tutto è vivo (tensostruttura, ore 21) e Zoe Teatro con Malacorte (ore 22), info 0586/754202. volterra Al Teatro Persio Flacco Adriano Jurisevich è il protagonista della conferenza-spettacolo sulla commedia dell'arte Pantalone Arlecchino & gli altri (foyer, ore 17); quindi nell'antico teatro romano Marion D'Amburgo è Ecuba ne Le Troiane di Euripide. incostruzione In S. Stefano al Ponte Vecchio 21.30) L'obbedienza non è più una virtù regia di Dimitri Frosali. ottava rima Al castelo dell'Acciaiolo a Scandicci (21.30) spettacolo in ottava rima con Agnese Monaldi, Realdo Tonti, Gianni Ciolli, Enrico Rustici.

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Laici consapevoli operosi e dialoganti - gianfranco pasquino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Bologna Il dibattito Laici consapevoli operosi e dialoganti GIANFRANCO PASQUINO ERA opportuno rispondere alla ripetuta invettiva (tecnicamente credo sia il termine corretto) che il Cardinale Caffarra, riprendendo quanto già detto con grande vigore dal suo predecessore Biffi, ha lanciato alla città di Bologna: "sazia e disperata". La risposta di Francesco Berti Arnoaldi è rispettosa, ma critica e, a mio modo di vedere, giustamente, severa. La Chiesa bolognese, a partire dai suoi vertici, non può chiamarsi fuori dagli sviluppi cittadini. Non è, in questa città, una semplice spettatrice di fenomeni e di avvenimenti. Al contrario, anche coloro che non intendono riconoscerle potere politico (e sbagliano), le riconoscono, qualche volta in maniera fin troppo servile, potere mediatico e, in senso lato, culturale. Non è, naturalmente, il caso di chiedere ai Cardinali di fare autocritica, ma non è fuori luogo attendersi precisazioni non del tutto mondane sulle modalità di misurazione della sazietà e della disperazione, sulla loro eventuale crescita nel decennio trascorso, sulle loro cause, sulla soluzione da cercare almeno con riferimento alla disperazione. Di recente è diventato quasi un luogo comune, anche se la Conferenza Episcopale non sembra esserne convinta, sostenere che, quando la Chiesa pretende e ottiene un ruolo pubblico deve, al tempo stesso accettare di confrontarsi in un dibattito pubblico. Proprio qui sta uno dei pregi della risposta di Berti Arnoaldi. Poiché prende sul serio la Chiesa e il Cardinale di Bologna, interloquisce, evidenzia alcune incongruenze, chiama modestamente e fermamente la Chiesa ad assumersi le sue responsabilità per quanto è avvenuto e avviene in città. Certo, la Chiesa potrebbe trincerarsi dietro un suo ruolo profetico che non è di questo mondo, pardon, di questa città, ma allora i suoi pronunciamenti meriterebbero minore attenzione. SEGUE A PAGINA III.

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Laici consapevoli... - gianfranco pasquino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Bologna Laici consapevoli... GIANFRANCO PASQUINO (segue dalla prima di cronaca) Invece, no. Fermo restando che il termine "laicità" non si riferisce affatto esclusivamente ai rapporti fra Stato e Chiesa, fra il politico e il religioso, ma che riguarda le modalità con le quali analizziamo la realtà e ci rapportiamo agli altri, le prediche e le valutazioni del Cardinale Caffarra hanno molti elementi, a cominciare dagli aggettivi "sazia e disperata", che debbono essere laicamente analizzati, soppesati, se possibile, contrastati. Qualcuno crede, a mio modo di vedere sbagliando, che il problema possa essere risolto con una specie di divisione del lavoro. Ma se lasciamo alla Chiesa il compito di riscoprire e diffondere la speranza, la politica dovrebbe dedicarsi a che cosa? a limitarsi a dar da mangiare a quei bolognesi per i quali la sazietà costituisce un obiettivo vitale? Mi pare un approccio riduttivo e, in sostanza, fuorviante. Mentre ascolto scetticamente e con un po' di fastidio qualche improvvisato predicatore laico che annuncia che la sua politica darà la felicità, mi chiedo se non dovremmo formulare e controllare con maggiore umiltà le nostre aspettative. Esistono fior fiore di compiti laici nella costruzione di una società migliore in collaborazione con altri, i famosi uomini (e donne) di buona volontà, che attendono di essere svolti, in solidarietà, ma anche per la soddisfazione personale che ciascuno può trarre dall'adempimento del suo dovere nella sfera politica, sociale, economica, culturale. Anche se, sicuramente, si potrebbe fare di più (e, forse, è in questo "di più" che collochiamo il nostro futuro), non mi pare proprio che i bolognesi e, più in generale, gli emiliano-romagnoli e le loro compagne debbano essere collocati nella schematica categorizzazione dei "sazi e disperati". Ammetto, però, che se il Cardinale Caffarra voleva (ri) lanciare una provocazione e suscitare commenti, avere spazio mediatico e visibilità, dovrebbe essere soddisfatto. Quanto a me e, probabilmente, ad altri come me, a Bologna non dovrebbe essere difficile trovarne, saremo tutti più soddisfatti quando diventerà possibile procedere ad un sano confronto, non di aggettivi, ma di idee, proposte, soluzioni, con tutti, perfettamente consapevole che "non si vive di solo pane".

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Csm: sì alla tutela delle toghe milanesi (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-11 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il documento La decisione presa dopo le accuse lanciate dal presidente del Consiglio Csm: sì alla tutela delle toghe milanesi Primo via libera alla pratica in difesa dei giudici del procedimento Mills Scontro nella I commissione. Patrono: non siamo andati al di là delle nostre prerogative ROMA - La I commissione del Csm ha approvato lo schema di una pratica a tutela dei magistrati del processo Berlusconi- Mills in corso a Milano che già la prossima settimana potrebbe arrivare in plenum per il voto definitivo. Il presidente del collegio Nicoletta Gandus, giudice per il quale Berlusconi chiede la ricusazione, e il pm Fabio De Pasquale erano stati accusati dal premier di "grave inimicizia" e di agire per finalità politiche. Per la I commissione, quei giudizi, espressi in una lettera indirizzata al presidente del Senato il 16 giugno, costituiscono una "lesione al prestigio della magistratura " mentre tra politica e autorità giudiziaria occorre "reciproco rispetto". Così, con un tempismo che ha fatto saltare sulle poltrone i consiglieri laici eletti dal centrodestra, l'organo del Csm ha votato la pratica di autotutela proprio nel giorno in cui la corte d'Appello di Milano inizia ad esaminare la richiesta di ricusazione e poco prima del voto alla Camera del lodo Alfano che, per Berlusconi ma non per Mills, bloccherà il processo tra 10-15 giorni. Va da sé che ora, dopo lo scontro frontale sulla norma bloccaprocessi inserita nel decreto sicurezza, sono riprese subito le polemiche intorno al ruolo del Csm. Antonio Patrono, il consigliere togato che presiede la I commissione, conferma che il consiglio anche stavolta non è andato al di là dei suoi compiti istituzionali: "Le competenze sulle pratiche a tutela sono previste dal regolamento del Csm firmato dal capo dello Stato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale". Diametralmente opposta l'interpretazione del "laico" Gianfranco Anedda (An), l'unico a votare contro in commissione, che parla di "interferenza illegittima nell'attività della Corte d'Appello di Milano: "Il Csm non è competente a tutelare i magistrati. Si avvale di una vecchia prassi ma questa competenza non c'è né nella legge istitutiva né nella Costituzione". Polemico anche il sottosegretario Alfredo Mantovano (An): "Il Csm ha trovato il tempo per solidarizzare con la dottoressa Gandus ma non si occupa del tribunale di Catania che ha atteso 12 anni in primo grado per far prescrivere un riciclaggio da 800 milioni in favore del clan Santapaola". D. Mart. Il ritorno Il premier Silvio Berlusconi è rientrato dal vertice G8 in Giappone.

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Nabokov (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-07-11 num: - pag: 39 categoria: REDAZIONALE Maestri Esce la raccolta delle opere giovanili e offre l'occasione per contestare chi criticò l'autore per non aver scritto del suo dramma privato Nabokov Scoprire il miracolo nel pattume della vita di ALESSANDRO PIPERNO C he imprudenza costringere sul lettino dell'analista - nella tremolante penombra d'un pomeriggio estivo - un gigante della letteratura che parlando dei suoi libri scriveva: "I freudiani vi svolazzano avidamente intorno, vi si avvicinano con ovidotti pruriginosi, si fermano, annusano, si ritraggono". E, tuttavia, neppure lui, Vladimir Nabokov, corazzato della leggendaria riservatezza, avrebbe potuto negare che la sua "tragedia privata" (chiamata così per tenere a bada ficcanaso e pettegoli), avesse irrobustito la spina dorsale del suo genio in modo imprevedibile. Quale tragedia? Quella che fa di lui un martire della ferocia totalitaria. La Storia lo colse nel giardino di casa con un retino per le farfalle in mano, trasformando l'amplesso con la vita di questo rampollo di una tolstojana famiglia pietroburghese in un coito interrotto. Il regime sovietico fece di Vladimir un apolide. Un attentato politico lo rese orfano di padre. Il nazismo completò l'opera deportando e uccidendo il fratello. Ma scordatevi di trovare, nella sua narrativa, qualcosa di più del dissanguato fantasma del martire e del suo martirio. Da un lato Vladimir è troppo orgoglioso e beneducato per fare la lagna, dall'altro vive sotto tutela d'un severo credo artistico: la letteratura deve suggerire in chi la pratica il genere di piacere estaticamente ineffabile che l'appassionato di orologi cerca in ingranaggi scintillanti il cui complicato intreccio è una sfida all'impossibile. Per Nabokov il genio è questione di precisione geometrica e l'arte non è che lo sforzo dell'artista nel far combaciare il complicato mosaico interiore, tessera per tessera, a quello dell'opera in corso. Martin Amis suggerisce un assai appropriato accostamento tra la vita di Joyce e quella di Nabokov. Due esuli di successo, che pur avendo traversato un lungo purgatorio di indigenza, vissero splendidamente, grazie alla letteratura. Un'idea che trova riscontro nell'odio di Nabokov per ogni forma di pessimismo: che lui considera un'ideologia petulante e cadaverica cui opporre un vitalismo contemplativo. "Le cose che odio sono semplici: stupidità, oppressione, crimine, crudeltà, musica leggera. I miei piaceri sono i più intensi che l'uomo conosca: scrivere e cacciare farfalle". Traggo questa auto-definizione dall'inesauribile giacimento che raccoglie le sue interviste: un librone che sta alla sua opera come l'epistolario flaubertiano sta a quella di Flaubert. Diciamo l'ora d'aria dei geni: luogo adiacente a quello dei lavori forzati dell'arte, deputato agli sfoghi teorici e a intemperanze bizzarre. Dopo il successo di Lolita, Nabokov divenne la vedette di giornalisti a caccia di un titolo ad effetto. Lo snidavano nella suite del Grand Hotel di Montreux, lo facevano esibire nei suoi famosi insulti contro colleghi non meno immortali di lui: per intendersi, l'imbarazzante lista annoverava scrittori del calibro di Dostoevskij, Conrad, Camus, per non dire degli altri. Tali sconsiderati giudizi non erano l'espressione di uno snobismo capriccioso e parnassiano. Ma semmai una protesta contro artisti che - secondo il canone nabokoviano - avevano sacrificato la prelibatezza della singola immagine sull'altare della generalizzazione. Un peccato da lui così deliziosamente riassunto: "Fa piacere ricordare che la differenza tra il lato comico e il lato cosmico delle cose è data una sibilante". Ecco cosa odia Nabokov: le cosmologie. Per questo ce l'ha con Freud: e con il veleno inoculato nelle arterie del corpo sociale dai suoi seguaci. Il cui naturale antidoto per lui s'incarna nella triade formata da Shakespeare, Tolstoj, Flaubert. Del primo adora il virtuosismo ininterrotto cui corrisponde una cocciuta caparbietà nel nascondere la propria visione del mondo. Nel secondo ritrova l'amore per gli spettacoli grandiosi della natura mai disgiunto da un'eccitante dedizione al dettaglio. E per capire quanto immenso sia il debito nei confronti del terzo beccatevi questa: "Scrivere è sempre stato per me un miscuglio di avvilimento ed esaltazione, una tortura e uno svago". Nella scelta dei contemporanei non si smentisce: " Ulisse di Joyce, La metamorfosi di Kafka (...) e la prima parte della fiaba di Proust". Da notare, en passant, come venga accuratamente scelto lo scrittore di lingua inglese più dotato dai tempi di Shakespeare, il racconto più pirotecnico di Kafka, e la parte della Recherche (definita fiaba per toglierle ogni riferimento esistenziale) meno ingolfata di idee generali. Ma, a questo punto, dopo una così minuziosa opera di raggelamento, cosa resta della "tragedia privata" di Vladimir Nabokov? Il libro in cui meglio seppe esprimere la sua indignazione storica senza tradire la consegna del pudore, e avvalendosi di una forma lussureggiante, è senz'altro Il dono. "Una sinestesia di modernità e memoria" secondo la definizione di Burt Foster che, pur dando conto della trasognata vibrazione che anima ogni riga di questo capolavoro, ne sottovaluta la deriva tragica ("nostalgica" la definiva più cautamente Nabokov). Come tutti i grandi libri novecenteschi Il dono risolve una vicenda semplice in modo complesso. è la storia della vocazione letteraria di FËdor, giovane poeta russo dai tratti palesemente autobiografici, nel contesto della Berlino anni '20, zeppa di sofisticati esuli russi. Il dono è la storia di una guerra intestina che monta nel cuore del protagonista. Duello all'ultimo sangue tra due anime che FËdor non smette di evocare: lo spettro del padre, avventuroso entomologo scomparso nell'ultima scorribanda nel cuore dell'Asia alla vigilia della Rivoluzione d'Ottobre, e il fantasma di CernyÅ¡evskij, il famoso pensatore materialista mentore spirituale di Lenin, di cui FËdor sta scrivendo la biografia. Sicché, ecco uno di fronte all'altro il cacciatore di farfalle e il laico pastore di anime! è attraverso la dialettica tra questi due caratteri indimenticabili che Nabokov rende pubblica la sua "tragedia privata". Con l'intimità che solo la letteratura concede, Nabokov sfrutta al meglio la lezione del suo PuÅ¡kin: non c'è cocktail più sofisticato di quello che mescola lirismo a parodia. Come ha notato Serena Vitale, è "dalle veggenti pupille del Profeta puÅ¡kiniano" che "lo sguardo di Nabokov trae la sua lucidità, la sua perspicacia, quell'acutezza che gli permette di scoprire gli indizi del miracolo nel pattume della vita ". Ecco svelato il mistero de Il dono. La vorace voluttà di questo giovane Mida nel trasformare il geroglifico formato da un raggio di sole pigramente penetrato da una tapparella in un tesoro. Non a caso è un verso di PuÅ¡kin che trascina FËdor, dalla stanza berlinese alla paterna carrozza da fiaba che - nel tempo eterno dell'immaginazione- non smette di equipaggiarsi per una nuova impresa: "Prima che si addentri nelle montagne, la vedo serpeggiare tra colline di un verde paradisiaco (il verde del manto erboso e della roccia di epidoto di cui sono composte, dal vivido color mela)". Tale evocazione dalla fragranza quasi insostenibile non sarebbe una delle più toccanti raffigurazioni del Paradiso Perduto se, lungo il corso della narrazione, non fosse polverizzata dall'irrompere dello spettro di CernyÅ¡evskij, il perfetto opposto dello spirito puÅ¡kiniano. "Per CernyÅ¡evskij la genialità era sinonimo di buon senso" scrive FËdor con acrimonia. "E PuÅ¡kin, per lui, restava innanzitutto l'autore di piccanti versetti sui piedini femminili". Così, al siderale radioso Eden del padre corrisponde la tetraggine, l'austerità, il depravato buonsenso di CernyÅ¡evskij. Nabokov avrebbe pagato con l'indifferenza questo feroce ritratto di CernyÅ¡evskij. Ma per noi, che da lontano contempliamo una disputa così novecentesca tra indipendenza dell'arte e ideologia, per noi per cui il paradiso ha ancora il suono argentino dei torrenti guadati dall'intrepida carrozza del padre di FËdor, e per cui il diavolo non smette di reincarnarsi in nuovi violenti predicatori, la scelta di Nabokov appare così naturale che stentiamo a credere che lui possa averla pagata. Ciò non di meno esultiamo che l'insuccesso di un così smagliante capolavoro abbia spinto il suo autore a emigrare negli Stati Uniti, e a mettere al servizio di quella giovanissima letteratura il suo entusiasmo di cacciatore di farfalle. La cosa che m'indigna è che sulla testa di Nabokov penda ancora il sospetto di algidezza e fatuità: per molti la sua colpa artistica consisterebbe nel non aver saputo spremere dalla "tragedia privata" l'olio della saggezza e l'aceto del risentimento. Da queste calunnie si difendeva con grazia: "Il mio distacco è un'illusione, derivante dal fatto che non sono mai appartenuto ad alcuna consorteria letteraria, politica o sociale. Sono un agnello solitario". Penso a Nabokov come a un delicatissimo bambino che s'imbatte in un monellaccio che lo prende a ceffoni. Lo vedete il bimbo che stringe i pugni pur di non piangere? L'opera nabokoviana non avrebbe mai tradito, neppure nelle sue più nostalgiche peripezie, il precetto che insegna ai fanciulli della buona società a non frignare in pubblico. Non conosco sforzo più titanico, più commovente di quello profuso dall'artista per conservare gli occhi asciutti. Nabokov era nato a Pietroburgo nel 1899 e morto a Montreux in Svizzera nel 1977. Emigrò in Occidente dopo la rivoluzione del 1917. Nel '40 divenne cittadino americano (foto Corbis).

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Quando Scoppola contestò i contestatori (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-11 num: - pag: 41 categoria: REDAZIONALE Fede e cultura Due libri per ricordare lo storico scomparso nel 2007 Quando Scoppola contestò i contestatori D i Pietro Scoppola (nella foto), lo storico scomparso il 25 ottobre 2007, sono usciti due libri piccolini e preziosissimi. Chi non l'avesse fatto, legga le meditazioni, stese dallo storico ormai malato e apparse con il titolo- programma Un cattolico a modo suo (Morcelliana, pp. 128, € 10). Sono le pagine di un credente che, nella estrema spoliazione di sé nella malattia, usa una fede che proprio per la sua nudità parla qui ed ora. Basterebbero le righe dedicate allo sforzo suo e di sua moglie di trovare una cifra per il rapporto coi poveri che essi alla fine decidono di trattare come il loro "sesto figlio", affiancandoli ai cinque figli nati dal matrimonio, per rendersi conto che quelli che spesso con una colpevole indulgenza al politicismo vengono chiamati i "cattolici democratici " erano dei cristiani - ed è di questo, non d'altro, che certi giorni si sente la penuria. La Commemorazione di Pietro Scoppola a Palazzo Giustiniani (Servizio dei resoconti e della comunicazione istituzionale 11/2008, pp. 147, € 3), per quanto diversa nei toni, non è meno ricca, anche per la meritoria scelta di arricchire le pagine finali con l'anastatica dei discorsi in aula di Scoppola, in cui chi l'ha conosciuto ritrova la sua prosa garbatamente profonda e chi non l'ha conosciuto sentirà cos'era il cattolicesimo quando la cultura la faceva, anziché progettarla. Discorsi ufficiali quelli al Senato, ma intensi. Come quello che Claudio Pavone dedica al senso di incommensurabilità fra religione e storia che percorre l'opera di Scoppola, secondo la quale la difficoltà dei cattolici a comprendere le nuove esigenze poste dallo sviluppo sociale dipendeva da una "insufficienza religiosa". O come le belle pagine nelle quali Leopoldo Elia racconta la decisione di Scoppola di dare le dimissioni dall'Università per contestare le proteste degli studenti del Sessantotto trentino. Dimissioni irrevocabili, cui il governo rimediò introducendo una deroga nel decreto legge del 1973 sull'Università, per recuperare alla ricerca e all'insegnamento questa figura rispettosa e rispettabile di professore a modo suo. Alberto Melloni.

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Mills, si discute la ricusazione. il csm difende le toghe (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il caso Mills, si discute la ricusazione. Il Csm difende le toghe MILANO - I magistrati si possono criticare, ma non si insultano. La prima commissione del Csm ha approvato un documento in difesa del pm Fabio De Pasquale, titolare degli ultimi tre fascicoli ancora pendenti a Milano contro Silvio Berlusconi. De Pasquale in una lettera inviata al presidente del Senato, Renato Schifani, era stato bollato dal premier come magistrato di "estrema sinistra", autore di "fantasiose accuse". A favore del documento si sono schierati 5 dei sei componenti della Commissione. Contrario, l'esponente laico di An, Gianfranco Anedda. E proprio mentre a Palazzo dei Marescialli si discuteva dei provvedimenti da adottare, a Milano davanti alla quinta Corte d'appello, entrava nel vivo la discussione sulla ricusazione del giudice Nicoletta Gandus. Il 16 giugno scorso, infatti, la Procura di Milano tornava nel mirino del premier. E veniva avanzata istanza di ricusazione nei confronti del presidente del collegio che sta cercando di traghettare alla sentenza il processo per corruzione contro Berlusconi e il legale inglese David Mills. Con un'istanza nella quale si sostiene che la Gandus, aderendo tra il 2005 e il 2006 a iniziative per contrastare le leggi approvate dal Berlusconi-bis, dimostrava pregiudizio nei suoi confronti. Ieri, gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno insistito su questa tesi, chiedendo che il processo riparta con un altro collegio. Ipotesi contestata dal pg Laura Bertolè Viale. I giudici, ora, hanno 5 giorni di tempo per esprimersi. Il lodo Alfano non tutela Mills, che rischia comunque una sentenza di condanna. Terminata l'udienza, Ghedini e Longo smessa la toga sono volati a Roma e, come parlamentari, hanno discusso del Lodo Schifani. (e. ran.).

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"dialogo sulle riforme" bertone esorta pd e pdl - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)

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Il cardinale: far rivivere lo spirito della Costituzione "Dialogo sulle riforme" Bertone esorta Pd e Pdl D'Alema al mondo cattolico: "Non pensi di essere la sola riserva di valori. Ci sono anche morali umane" MARCO POLITI ROMA - Nel giorno dello scontro tra governo e opposizioni il cardinale Bertone manda il suo segnale perché Pdl e Pd non perdano il filo del dialogo sulle riforme istituzionali. "Auspico - esclama a conclusione di un dibattito sulla Costituzione svoltosi in Campidoglio con la partecipazione del sindaco Alemanno e dell'ex premier D'Alema - che la tensione ideale di sessant'anni fa, al di là delle contrapposizioni, animi ancora oggi il dibattito sulle riforme". Rifarsi all'esempio dei padri costituenti, spiega, è importante affinché l'Italia del terzo millennio "non dilapidi il patrimonio di valori cristiani e non cristiani che ne hanno contrassegnato l'esistenza". L'ultimo accenno, il riconoscimento ai valori religiosi e non religiosi, è indirizzato esplicitamente a D'Alema, che aveva posto un tema di fondo: "Il mondo cattolico non può considerarsi una riserva di valori come se al di fuori ci sia il deserto. Perché anche morali unicamente umane possono dare fondamento all'esistenza". Si è parlato essenzialmente di laicità al dibattito organizzato in Campidoglio per l'anniversario della Costituzione. Alemanno, che insieme al vicesindaco Cutrufo ha preannunciato l'accelerazione della legge sul nuovo status di Roma capitale, ha elogiato l'inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione, antidoto alla pretesa di "escludere la Chiesa e il mondo cattolico dal dibattito pubblico". Da qui è partito D'Alema per rivendicare alla "Sinistra popolare" (pudico eufemismo per il Pci) il merito di aver archiviato l'anticlericalismo riconoscendo pienamente il ruolo dei cattolici e della Chiesa. Oggi, ha soggiunto, lo sviluppo scientifico e la globalizzazione richiedono una nuova qualità di laicità. Perciò si è detto fautore di una "ricerca paziente per arrivare a intese che individuino valori condivisi". Verso la Carta costituzionale Bertone è stato prodigo di lodi. L'inserimento dei Patti lateranensi, ha affermato, ha permesso una "proficua collaborazione tra Chiesa e Stato, in un clima di vera laicità". Dalla vera laicità alla condanna del "laicismo", che vuole escludere la religione dalla sfera pubblica, il passo è stato breve. La Chiesa non chiede privilegi, ha scandito: "Impedire alle Chiese di esprimere la loro posizione è atto non di laicità, ma di ostracismo". Il porporato voluto "deplorare certi atteggiamenti di questi giorni", i toni negativi usati verso il Papa, ma anche "certi articoli". Una frecciata per le critiche di Micromega, che pure aveva ospitato a suo tempo un dialogo con Benedetto XVI.

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Parte la scuola di formazione politica dedicata a Caponnetto Bologna, l'idea di Nando Dalla Chiesa: il suo nome è un discrimine, con il suo nome non si bara e non si crea confusion (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 11-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del Parte la scuola di formazione politica dedicata a Caponnetto Bologna, l'idea di Nando Dalla Chiesa: il suo nome è un discrimine, con il suo nome non si bara e non si crea confusione Parte da Bologna, domani alle ore 10 a Palazzo d'Accursio patrocinata dal Comune, la scuola di formazione politica, "C'era una volta il voto..." che porta il nome di Antonino Caponnetto, ideata da Nando Dalla Chiesa per presidiare i temi dell'etica pubblica, della pace, della legalità, della lotta alla mafia a cui si ispirava il magistrato, padre del pool antimafia di Falcone e Borsellino. Un "apostolo laico", come lo definisce Nando dalla Chiesa, che spiega: "il suo nome è un discrimine, con il suo nome non si bara e non si crea confusione perché il suo nome è un richiamo ai suoi valori". La scuola di formazione non avrà una sede, ma sarà itinerante nel senso che sarà a disposizione di associazioni locali, di gruppi di giovani che da ogni parte d'Italia sentiranno il bisogno di interrogarsi, di riflettere, di crescere, presentando libri, organizzando dibattiti e confronti. Il fine? Quello di ricostruire una politica che non urli o che non abbia parole. Formare la politica, il modo di fare politica che altrimenti è senza radici. "Una scuola che rifugge dal "chi c'è?" ma forte dei contenuti e della qualità delle persone" continua Nando Dalla Chiesa, presidente onorario di Libera, dirigente nazionale del Pd, e consulente del sindaco di Genova per l'immagine e organizzazione di eventi culturali. "La crisi che grava sul presente e sul futuro del Paese non è solo politico-istituzionale ed economico-sociale, è anche e prima di tutto culturale e civile. E affonda le sue radici nei valori affermatisi negli ultimi decenni sulla spinta di una modernizzazione senz'anima, di mass media degradanti, di una politica priva di visione responsabile. Per questo mina su più piani la qualità della convivenza, lo spirito pubblico e la fiducia nel futuro delle nuove generazioni". Dunque occorre ripartire. Da dove? "Dall'impegno generale nella "polis",risponde dalla Chiesa "Se è vero che la politica rappresenta la forma più elevata di attività umana o anche "la più alta forma di carità", e se è vero che esiste un suo primato, è necessariamente da lì che occorre ricostruire. Perché quando la politica non è più concepita come servizio al bene comune, quando diventa sorda ai bisogni diffusi, quando non parla ai cuori ed alle intelligenze, quando si fa sempre più spesso ingannevole, demagogica, arrogante, invadente, collusa, impunita, essa non può che riversare - come è accaduto - la propria degenerazione anche sui valori civili, sui rapporti che intercorrono tra i cittadini e tra questi ultimi e le Istituzioni. Facendo prevalere nella società gli istinti peggiori; il particolarismo, l'anarchismo intollerante, il rifiuto del pensiero, il rancore sociale, la xenofobia ". Ecco, allora, il richiamo forte a quell'"apostolo laico" che è stato e continua ad essere Antonino Caponnetto.

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Eluana, il padre al Vaticano: Eutanasia? Solo la sua volontà La sentenza rispecchia la Costituzione, in uno Stato laico basta Poi ricorda il catechismo del Papa: Ammette lo stop al (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 11-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del Eluana, il padre al Vaticano: "Eutanasia? Solo la sua volontà" "La sentenza rispecchia la Costituzione, in uno Stato laico basta" Poi ricorda il catechismo del Papa: "Ammette lo stop alle cure" di Giuseppe Vittori / Roma PAROLE FERME: "Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, quello che diceva mia figlia valeva per mia figlia". Il padre di Eluana, Beppino Englaro, rivendica in questa frase tutta la battaglia condotta in 16 anni perchè la volontà di sua figlia - in stato vege- tativo dopo un teribile incidente stradale - prevalesse. Che si arrivasse dove mercoledì è arrivata la sentenza di Milano: che ha riconosciuto come nel caso di Eluana sussistano tutte le condizioni per interrompere le cure, per staccare la spina. Per farla "tornare libera". Perchè a quella che la Chiesa ancora ieri insisteva a chiamare "vita" - inchiodati su un letto, senza parlare, vedere, sorridere e riconoscere - si può avere il diritto, la libertà di dire no. "Ho il massimo rispetto delle posizioni del Vaticano, ma non riguardano questo caso". Non è eutanasia, dunque, come sostengono invece Oltretevere. "La Corte Suprema di Cassazione - spiegava ieri il padre della donna - ha enunciato questi principi di diritto attinenti pienamente alla Costituzione e per uno Stato laico e civile come l'Italia è sufficiente questo". Punto. Englaro ha poi commentato le parole scritte nel catechismo della Chiesa cattolica dall'allora cardinal Ratzinger - "l'interruzione di procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie, o sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti può essere legittima" - : "Bene, secondo voi questo non corrisponde alla situazione di Eluana? La verità è che loro alle volte dicono tutto e il contrario di tutto. Si spingono in avanti, poi tornano indietro e non ho mai capito questo alternarsi". Ora per chi in questi anni è stato accanto a Eluana un ultimo scoglio: dove permetterle di andarsene in pace, accudita dignitosamente per la fine. Anche perchè - il parere dell'avvocato Franca Alessio la curatrice speciale della Englaro - "non ha senso aspettare, il provvedimento dei giudici di Milano è immediatamente esecutivo e ritengo non ci sia spazio per un ricorso perchè il decreto che autorizza la sospensione dei trattamenti che tengono in vita Eluana è ben motivato preciso e ineccepibile". Il posto non sarà azienda Ospedaliera di Lecco. "Il medico invece c'è - ha proseguito il legale - perchè il professor Riccardo Massei ha dato la sua disponibilità ad assistere Eluana. Ora quindi si tratta di trovare una struttura adeguata o hospice o in Italia o eventualmente all'estero perchè un ospedale non sarebbe la struttura più idonea in cui procedere con la sospensione dei trattamenti". "Io ci sarò - conferma invece Massei, primario di rianimazione proprio dell'ospedale di Lecco che è disposto ad accompagnarla fino alla fine di questo percorso - . Ma quella fase non potrà avvenire qui. Perchè gli ospedali, tutti, sono per la cura, e sottolineo cura, del paziente acuto. Questa è una situazione assolutamente diversa per cui il papà, se vuole da solo, oppure con me o ad altri medici, deciderà il posto". "Aggiungo anche - ha sostenuto Massei a Radio24 - che Eluana non potrà mai migliorare, su questo possiamo mettere la mia mano, o quella di altri, sul fuoco. Chiariamo anche che non è assolutamente un caso di eutanasia. Detto questo - ha proseguito il medico - l'atto di togliere il sondino, e non spegnere la spina come molti dicono, spetta al padre. Da quel momento la condanna a morte per arresto cardiaco è segnata". Ma, ha concluso il primario, "come dicono la sentenza e la buona pratica clinica, è necessario un accompagnamento fino a quando la natura deciderà che la morte avverrà. Io come medico curante di Eluana mi sono offerto a questo ruolo".

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Troppi pregiudizi verso gli islamici - olivier roy (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)

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Cultura Il caso francese: una campagna violenta e passionale TROPPI PREGIUDIZI VERSO GLI ISLAMICI Medio Oriente e immigrazione sono problemi reali, più dei versi del Corano OLIVIER ROY Esce un libro di , "Islam alla sfida della laicità" (Reset-Marsilio, pagg. 158, euro 10). Ne anticipiamo alcune pagine. Il dibattito sulla laicità è all'origine dell'attuale violentissima campagna che va ben oltre il dibattito delle idee e non esita più ad attaccare direttamente le persone. Alla legge contro il velo e all'espulsione di diversi imam si aggiunge la pubblicazione sulla stampa di centinaia di libere opinioni e di editoriali, oltre che di numerosi best seller, nei quali la denuncia del fondamentalismo si trasforma ben presto in un vero e proprio attacco ai musulmani e all'Islam in generale: il "pericolo islamico" trova sempre posto nelle prime pagine dei giornali. Questa violenza passionale, da alcuni ribattezzata "islamofobia", nasce in ambienti politici molto diversi e sta a indicare che nella Francia di oggi la questione dell'Islam è quasi di natura esistenziale: l'Islam sembra mettere in discussione l'identità stessa del paese, o per lo meno la natura delle sue istituzioni, suscitando una mobilitazione di difesa dei "valori repubblicani" e della "laicità". (...) Tutto ciò fa aleggiare sul nostro paese l'ombra dei conflitti mediorientali. Si crea un'inevitabile confusione perché, dal punto di vista demografico, l'Islam in Occidente è la conseguenza di un'immigrazione recente, volontaria e massiccia proveniente dai paesi musulmani. L'attuale percezione del problema non cambierebbe in alcun modo anche se si riuscisse a dimostrare che vi è un'antica tradizione di presenza musulmana e di contatti con l'Islam. Ma se il vero problema è l'immigrazione o il Medio Oriente, occorre dirlo con chiarezza e smettere di farci ossessionare dai versetti del Corano. E se a essere in gioco è "solo" la religione musulmana, dobbiamo smettere di leggere l'Islam attraverso le banlieues e le banlieues attraverso l'Islam. Ma la questione va ben oltre. La campagna islamofobica alla quale stiamo oggi assistendo fa parte del processo di ricomposizione del contesto politico e intellettuale francese, nella misura in cui in essa si riconoscono diverse componenti che fino a ora le erano estranee. Molto ostili sia alla presenza degli immigrati che a quella dell'Islam sono ovviamente coloro i quali ritengono che l'eredità cristiana faccia parte dell'identità francese ed europea e quindi che l'Islam non sia integrabile, neppure sotto forma "laica" (...). A questa ostilità per così dire tradizionale nei confronti dell'Islam si aggiunge oggi quella degli ambienti che hanno come punto di riferimento la repubblica e la laicità, che non combattono gli immigrati, ma quello che viene percepito come un fondamentalismo ben più minaccioso di quanto non lo sia stato il suo omologo cristiano (ed è questo il significato degli attacchi lanciati contro Tariq Ramadan da autori come Caroline Fourest). Chi definisce l'Islam un insieme di norme chiuse e i musulmani una comunità esclusiva nei confronti di qualsiasi altra appartenenza utilizza la stessa definizione dell'Islam che utilizzano i fondamentalisti. In questo caso ci si riferisce a un immaginario islamico e non al mondo musulmano reale, e si considerano i fondamentalisti i rappresentanti autentici dell'Islam, salvo poi esprimere una benevola condiscendenza nei confronti di quei poveri liberali che non riescono a farsi sentire. Emerge di conseguenza una forte esasperazione nei confronti dei fondamentalisti moderni, come Ramadan, accusati di utilizzare un doppio linguaggio proprio perché traducono questo fondamentalismo in un linguaggio moderno. (...) I critici dell'Islam e i fondamentalisti musulmani hanno posizioni speculari, si rafforzano reciprocamente nella loro visione dell'Islam che condividono a parti invertite. A questo approccio rispondono pensatori e teologi musulmani riformisti, liberali o semplicemente moderati (...). Ovviamente questi pensatori coprono un ampio ventaglio di opinioni, dai moderati conservatori, molto ortodossi sul piano teologico ma anche molto elastici sulle conseguenze che il dogma può avere nei settori politico, sociale e culturale, fino ai riformatori veri e propri, secondo i quali è necessario porre nuovamente la questione teologica.

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Ferretti lancia lo yacht ecologico (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-07-11 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE Compleanni Il quarantesimo anniversario Ferretti lancia lo yacht ecologico MILANO - In quarant'anni si è conquistato un posto di primo piano tra i leader della nautica di lusso, diventando un'eccellenza del made in Italy in tutto il mondo. Nella cantieristica è al terzo posto nella graduatoria mondiale dei big di barche da diporto lunghe più di 8 metri. E oggi, con la realizzazione della prima imbarcazione a emissioni zero, il Long Range 23, il gruppo Ferretti si è conquistato un altro record assoluto. L'ultimo gioiello nato nei cantieri Ferretti, è infatti un vero e proprio concentrato di innovazione e tecnologia. Ed è la prima imbarcazione ad ottenere dal Rina (il Registro navale) la certificazione "Green star clean energy e clean propulsion". In pratica il più severo standard di certificazione ambientale applicabile a una imbarcazione da diporto. Caratteristica principale del Long Range 23 è il rivoluzionario sistema di propulsione ibrido, sviluppato dall'Ayt (Advanced yacht technology di Ferretti, dove lavorano 120 ingegneri), che permette di utilizzare e far navigare l'imbarcazione in cinque differenti modalità: dal tradizionale funzionamento diesel alle modalità a emissioni zero, combinando in maniera diversa il funzionamento del motore diesel, del motore elettrico, dell'invertitore, di batterie e generatore. Il tutto controllabile tramite un display touchscreen. In pratica potranno essere scelte le funzionalità più adatte alle esigenze di un determinato momento: dall'uscita o all'ingresso in porto senza fumo e nel silenzio più assoluto, alla sosta in rada a emissioni zero grazie all'utilizzo delle funzioni elettriche, fino alla navigazione nel totale rispetto della natura in aree incontaminate. Dal 1968, quando Norberto Ferretti, attuale presidente, cominciò a San Giovanni in Marignano a ridosso delle spiagge di Cattolica, in Romagna, trasformando un peschereccio usato in uno scafo di 11 metri e mezzo da esporre al Salone nautico di Genova, è nato un gruppo con 25 centri produttivi, che opera in 95 Paesi, costruisce imbarcazioni e megayacht da sette a 80 metri di lunghezza, dà lavoro a 3mila persone e che negli ultimi 12 anni ha acquisito otto marchi (tra cui Mochi Craft, Pershing, Riva). Controllato dal fondo inglese di private equity Candover (50,2% del capitale) e con un fatturato che l'anno scorso ha raggiunto i 1.254 milioni di dollari, il gruppo Ferretti adesso si prepara allo sbarco in Borsa (o meglio, al ritorno sul listino di Piazza Affari dal momento che nel 2003 il titolo era stato delistato), con il supporto di Mediobanca e Merrill Lynch, come joint global coordinator. Gabriele Dossena Norberto Ferretti.

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MUSULMANI DI MILANO (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-11 num: - pag: 37 categoria: BREVI MUSULMANI DI MILANO Preghiera del venerdì Caro Romano, premesso che sono una cattolica praticante e che ammiro preti, suore e monaci che aiutano e soccorrono chi ha bisogno, ci sono, però, cose che non mi tornano. Prima di tutto ci sono ecclesiastici che certo non agiscono come predicava Gesù e altri che tollerano cose aberranti senza intervenire. Ultima notizia: a Milano la Curia asserisce che impedire la preghiera musulmana del venerdì in viale Jenner è da fascisti. Ma chi parla di impedire la preghiera? è ora che lo facciano in luogo idoneo e non sui marciapiedi. In quale dei loro Paesi i cattolici fanno cose analoghe? E, infine, mi sentirei anche di dare un consiglio a monsignor Gianfranco Bottoni. Preti e suore sono sempre di meno: basta andare a Messa per sentire le raccomandazioni dei parroci a pregare per le vocazioni. Dato che ci sono tante ricche proprietà della Chiesa (monasteri e simili) sempre più vuoti, perché, in nome della carità cristiana e contro il fascismo, non ha provveduto la Chiesa stessa a fornire loro asilo per pregare? Rea Colussi Milano Credo che anche i musulmani di Milano preferirebbero pregare in una decorosa moschea e mi auguro che il Comune ne tenga conto (il Vigorelli non può che essere un rimedio provvisorio). La Chiesa cattolica ha già prestato edifici ad altre confessioni cristiane (i copti a Milano, per esempio), ma non credo che sia pronto a fare altrettanto con i musulmani. La visita di Giovanni Paolo II alla grande moschea di Damasco e quella di Benedetto XVI nella vecchia Santa Sofia di Istanbul sono aperture al di là delle quali la Santa Sede non mi sembra disposta ad andare. E suppongo che neppure i musulmani sarebbero lieti di pregare "a prestito". LUIGI EINAUDI I rapporti col Vaticano Caro Romano, ho visitato la bella mostra allestita al Quirinale per il sessantesimo anniversario dell'elezione di Luigi Einaudi a presidente della Repubblica. Numerose tavole illustrative e tanti documenti ripercorrono la vita del presidente da studioso, economista, editorialista, governatore della Banca d'Italia, ministro e politico. Nulla però è riferibile ai suoi rapporti con la Chiesa di Roma o con i vertici del Vaticano. Ciò è dovuto solo a una religiosità non ostentata da parte di Einaudi, considerato anche il partito da cui proveniva? Quale fu il suo rapporto con la Chiesa negli anni di vita pubblica? Andrea Sillioni Bolsena (Vt) Non lo so e credo che nessuno abbia il diritto di entrare nella vita privata di un uomo per sapere se crede in Dio e come pratica la sua fede. Nelle questioni che concernono la vita interiore di una persona abbiamo il diritto di sapere soltanto ciò che l'interessato è disposto a dirci spontaneamente. Quanto al rapporto di Einaudi con la Santa Sede, credo che sia stato rispettoso, corretto e un po' più distaccato di quanto sia accaduto in tempi più recenti. AL SENATO Aula semivuota Mentre il presidente del Senato rivolgeva scuse al Papa e al presidente della Repubblica per i recenti attacchi dei girotondini, l'Aula si presentava quasi vuota. Tutti a casa indisposti, oppure occupati in altre faccende ? Carlo Radollovich carlo.radollovich@libero.it GIUSTIZIA IN RITARDO Responsabilità dei legali Uno dei maggiori problemi della giustizia, problema di cui nessuno parla, è costituito dagli avvocati. Le parcelle sono, in genere, inaccettabili e la lunghezza dei processi, spesso, è dovuta proprio a loro. Emilio Toccafondo e_toc@yahoo.it CON L'ABOLIZIONE DELL'ICI Comuni più "virtuosi"? Speriamo che con l'abolizione dell'Ici i Comuni italiani diventino un po' più virtuosi: taluni di essi avranno, infatti, qualche difficoltà a gestire auto blu e a fare concorsi ad hoc. Paolo Di Micco paolodimicco@ katamail.com DURANTE L'ESTATE L'abbandono di animali Come ogni anno fioriscono manifesti e spot tv contro l'abbandono di cani e gatti nel periodo estivo. Anche se ciò non allevia il crimine dell'abbandono, perché a nessuno viene in mente di promuovere una campagna di sensibilizzazione indirizzata alle capitanerie di porto che vietano l'accesso degli animali alle spiagge e alle coste; agli enti che curano i parchi nazionali che proibiscono l'ingresso anche ai cani al guinzaglio; e ai gestori di hotel e camping che non accettano animali? Valter Villa Monza (Mi) NUOVE CENTRALI NUCLEARI Triste eredità per i figli Il nostro capo del governo ha annunciato dal G8 che si costruiranno nel mondo 1000 nuove centrali nucleari, di cui 14 in Italia. Che bella eredità per i nostri nipoti e pronipoti: un mondo non pieno solo di rifiuti, ma anche di scorie radioattive per migliaia di anni! Anna Cogno Peotta fra78cogno@tiscali.it PER LA FAMIGLIA DI ELUANA Maggiore rispetto Il signor Beppino Englaro, padre di Eluana in coma da 16 anni, è costretto ad evitare le telecamere. Va bene la cronaca, ma in segno di rispetto per il dramma che sta vivendo quella famiglia, non sarebbe il caso che fossero le telecamere ad evitare lui? Potrebbe essere lo stesso signor Englaro a chiamare i tg nel caso volesse comunicare qualcosa. Lello Marangio Arzano (Na).

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Cara opposizione loro sono in difficoltà: non dividiamoci adesso Cara Unità, n (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Cara opposizione loro sono in difficoltà: non dividiamoci adesso Cara Unità, non ho partecipato alla manifestazione di Piazza Navona per questioni di distanza, vivo in Sardegna, ma per quanto ho potuto ho seguito la diretta da internet e poi i video in rete. Per quello che mi è stato possibile vedere, non condivido i titoli preconfezionati della quasi totalità della stampa unificata, che già oggi inizia a pubblicare dei distinguo, mentre altra cavalca l'incomprensione montante tra Veltroni e Di Pietro. Era inevitabile che dalla piazza partissero delle critiche anche nei confronti della nostra parte, che fa l'opposizione in parlamento, visto che sono gli "interlocutori" di quello che si chiama governo e della relativa maggioranza. Perchè di critiche si parla. Le critiche servono per ragionare, per modificare la strategia, perchè, visto che siamo di sinistra, dobbiamo sentire le voci di tutti, o quasi. Mi sta bene quando Veltroni fa la faccia feroce con Berlusconi, meno con chi condivide il duro mestiere di opposizione. Al contrario, visto che in piazza c'erano tanti gruppi diversi di persone che erano lì per manifestare il proprio dissenso per gli sfaceli che il Governo di Sua Proprietà sta facendo di questo Paese già in difficoltà, bisogna lavorare per rafforzare queste forze che anche questa volta convergono. Vanno bene le identità, ma prima di tutto conta l'obiettivo comune. Veltroni, considerata la sua esperienza e capacità, elabori una strategia comune per fare fronte insieme, perchè siamo davvero in tanti e nel nostro piccolo siamo tutti radicati nel territorio. Il governo già scricchiola: come sempre è arraffazzonato e ora i sostenitori come Bossi iniziano a pretendere ciò che è stato promesso. Noi uniamoci e mostriamo quanto siano realmente divisi loro. In Sardegna di dice "fortza paris": Forza tutti insieme! Mauro Medici Ho una certezza: non sarò mai in piazza con Grillo Cara Unità, credo che ogni azione politica, a seconda del tempo e del luogo, debba darsi dei limiti. Da tempo, uno dei limiti che mi sono data è di non partecipare a iniziative politiche promosse da Grillo. D'ora in poi, non parteciperò ad iniziative che abbiano fra i protagonisti anche Grillo che, non dandosi alcun limite, ha rischiato di stravolgere il significato della importante e bella manifestazione di piazza Navona. Sono fra coloro che ha apprezzato molto l'intervento di Furio Colombo e il grande applauso al presidente Napolitano da parte della piazza, che è molto spesso più "ragionante" di quanto non si pensi. Continueremo la nostra quotidiana azione politica di opposizione allo stravolgimento della Costituzione e a scegliere le piazze dove fare confluire il nostro impegno. Maria Paola Patuelli, Ravenna Caso Englaro: tutelare la vita o tutelare la persona? Caro Direttore, la Corte d'appello di Milano ha autorizzato il padre Beppino Englaro a sospendere il trattamento che tiene in vita la figlia Eluana, in coma da sedici anni. Radio Vaticana ha parlato di "sentenza grave" ed ha ricordato come già i bioetici della Cattolica abbiano denunciato che la decisione dei magistrati "disconosce il principio della non disponibilità della vita e il dovere di ogni società civile, di assistere i propri cittadini più deboli". L'errore della Chiesa e degli illustri bioetici della Cattolica, è di parlare della vita e non della persona. La tutela della vita e la tutela della persona dovrebbero essere la stessa cosa, dal momento che la vita appartiene alla persona. Tuttavia i due principi possono venire in contrasto qualora si affronti il problema dell'eutanasia o dell'interruzione delle cure terapeutiche. Infatti, in questi casi, tutelare la vita ad ogni costo può andare a scapito della persona; e tutelare la persona ad ogni costo può andare a scapito della vita. C'è però un motivo per cui è giusto tener conto sempre di un principio e non dell'altro: se osserviamo il primo principio (tutela della vita), corriamo il rischio di non rispettare la volontà del malato, manifesta o anche ragionevolmente umanamente coscienziosamente presunta. Se osserviamo il secondo principio (tutela della persona) possiamo andare, è vero, a scapito della vita, ma di quale vita? Solo ed unicamente della vita di colui che la rifiuta; oppure di colui al quale in qualche modo la vita già è stata negata. Quindi la tutela della vita ad ogni costo può recare svantaggio a qualcuno; la tutela della persona ad ogni costo non reca svantaggio a nessuno, giacché non va mai contro l'individuo, la sua volontà, ma contro un concetto generico della vita. Il principio da seguire sempre dovrebbe essere il massimo rispetto verso la persona. Elisa Merlo.

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A Piazza Navona sinistra autodistrutta (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 164 del 2008-07-11 pagina 38 A Piazza Navona sinistra autodistrutta di Redazione Caro Granzotto, per l'incalzare degli avvenimenti e per la ferrea regola che notizia scaccia notizia, la spaventosa manifestazione di Piazza Navona passerà prestissimo agli archivi. Io trovo che ciò sia un male e che occorrerebbe istituire una "giornata della memoria" per tenere acceso nel ricordo degli italiani quell'inqualificabile raduno che nella sua volgarità ha mostrato il vero volto e la natura sovversiva della sinistra, ovvero il disprezzo per le istituzioni. Di più, caro Galante: un monumento a Tonino Di Pietro raffigurato petto in fuori, le manette nella destra e Micromega nella sinistra. Sul piedistallo, una secca epigrafe: "La Patria riconoscente". Tanta, infatti, glie ne dobbiamo perché è riuscito a dar corpo a una certezza e cioè che la sinistra è fessa. Fessa al quadrato. Fessa col botto. Che così fosse se ne avevano centinaia se non migliaia di indizi ed altrettante avvisaglie. Mancava quella che si chiama "la pistola fumante", la prova provata. Lui, Tonino, ce l'ha fornita su un piatto d'argento. E siccome è troppo bello per essere vero, non per fare della dietrologia, caro Galante, ma io nella sarabanda di piazza Navona ci vedo lo zampino del Cavaliere. Sì, è così, non ci son santi: l'ha messo in piedi lui, quel demonio d'un Berlusconi, il fantastico reality show di martedì scorso. Acchiappando due piccioni con una Mercedes. Il primo, l'aver mandato in pezzi il totem della sinistra, l'unità. Il secondo, l'aver messo a nudo il re che senza le mutande di Repubblica indosso s'è palesato per quello che è. Fesso. Fesso al quadrato. Fesso col botto. C'erano tutti, a piazza Navona. Tutti i rappresentanti della sinistra antropologicamente diversa. Quella sempre in cattedra. C'erano i campioni dell'onanismo intellettuale e c'erano i delegati della scuola di pensiero di Capalbio; c'erano i depositari della tivvù intelligente e c'erano gli incontinenti della problematica; c'era il poeta civile e c'era l'artista impegnato con tanto di messaggio in saccoccia; c'erano i Vopos a guardia dell'informazione libera&indipendente e c'erano i pizzardoni che dirigono il traffico dei Valori e dei Princìpi; c'erano gli erpetologi addetti al regime strisciante, i guru sovrappeso dei blog e, immancabili, le titolari dei salotti e delle terrazze frequentate dai "sinceri democratici". Dove fra una bresaola alla rucola e un frizzantino dei Castelli si fa e si disfà il mondo a ogni due per tre. Ah, c'era anche Pancho Pardi. Bene, ciò elencato si può dunque affermare che al di là di ogni ragionevole dubbio la sinistra vera, quella giusta, quella davvero laica, democratica e antifascista che si abbevera e al tempo istesso in parte abbevera, con articoli fulminanti, La Repubblica, era fastosamente rappresentata in piazza Navona. Lì per far sentire la sua voce. Per mostrare il suo intelligente sembiante. Per stupire l'Urbe e l'orbe con la raffinata, elegante dialettica progressista. E s'è visto. Perfino uno come Furio Colombo, pur avvezzo al rave party politico, ha provato imbarazzo per la figura da fessi, fessi al quadrato, fessi col botto che stavano facendo. Pare fosse stato lì lì per lasciare la piazza. Ma vi ha rinunciato. Perché, ha poi spiegato, "mi ero impegnato a portare sul palco alcuni bambini rom". In termini dotti, quella di Colombo si chiama "cupio dissolvi". In parole povere, desiderio di autodistruzione. Suo e della sinistra che così magnificamente rappresenta. Si apra la sottoscrizione per il monumento a Tonino Di Pietro. Subito. Polo Granzotto © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ciò che voleva Eluana conta più del Vaticano (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

"Ciò che voleva Eluana conta più del Vaticano" Mariangela Maturi MILANO Non si sa ancora se il signor Giuseppe Englaro deciderà di procedere immediatamente con la sospensione dell'alimentazione forzata alla figlia Eluana, o aspetterà eventuali ricorsi. "Sia chiaro - spiega il suo avvocato Vittorio Angiolini - che dal punto di vista di dare esecuzione al decreto Beppino Englaro non ha dubbi. I dubbi sono solo sui tempi". Nonostante la scelta della famiglia di Eluana sia incontrovertibile, qualche spirito garibaldino della Chiesa non si ferma davanti ad una sentenza di tribunale e continua la sua missione. Dopo l'intervento di monsignor Fisichella, che richiamava ad una "minor emotività", è chiaro che il Vaticano non ha alcuna intenzione di cedere sulla questione, capace di mettere in discussione i principi stessi della chiesa. Giuseppe Englaro risponde con parole semplici, ineludibili: "Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, quello che diceva mia figlia vale per mia figlia". Cuius regio eius religio. Ma neanche la correttezza morale di un uomo dignitoso è sufficiente: interviene anche il "Movimento per la vita Ambrosiano", che giudica inaccettabile "l'atteggiamento arrogante di certi giudici che vanno oltre ciò che è consentito dalla legge". E' eutanasia, e basta, tuonano. La comunità Giovanni XXIII, tentacolo ecclesiale fondato da don Oreste Benzi, definisce "terribile" la sentenza, e si dichiara disposta ad accogliere il corpo di Eluana, certi che sia lei a voler vivere. Cosa abbia detto quand'era cosciente e autosufficiente non importa, forse, perchè "se potesse manifestare le proprio intenzioni chiederebbe solo di poter vivere ancora". Forse i pensieri del signor Englaro non sono concentrati sull'annoso dibattito. Di certo le chiacchiere le lascia agli altri, e pensa a sua figlia. Ieri ha incontrato gli avvocati Vittorio Angiolini e Marco Cuniberti, che seguono il procedimento. Angiolini ha spiegato al signor Englaro "l'esecutivà della sentenza e la possibilità di ricorso che ci può essere. Serviranno per prendere una determinazione che a questo punto spetta solo a lui". La questione dei tempi di esecuzione non sembra preoccupare l'avvocato Franca Alessio, curatrice speciale del caso di Eluana: "Sono personalmente dell'idea di non aspettare perchè il provvedimento...è immediatamente esecutivo, e non ritengo ci sia spazio per un ricorso". Ricorso che eventualmente potrebbe essere mosso dalla Procura generale, che per ora attende la notifica ufficiale della sentenza per decidere come procedere. Altro aspetto da valutare sarà la scelta di dove avverrà la sospensione del trattamento di alimentazione forzata. Come previsto, non sarà alla casa di cura dov'è ora Eluana, perchè le suore misericordine che gestiscono la clinica non sono d'accordo. Il padre di Eluana comprende e capisce la riluttanza delle suore a procedere, e rispetta la loro posizione. In un primo momento pareva che la soluzione migliore fosse trasferire il corpo di Eluana all'ospedale Manzoni di Lecco, ma la direzione sanitaria ha fatto sapere che vi sono strutture più idonee (hospice e cliniche) per assistere la donna. Gli hospice, cioè le strutture adibite all'assistenza dei malati terminali, sono meno di 200 in tutt'Italia; in Lombardia sono 38, ma dovrebbero diventare 53 entro fine anno, e sarà forse in una di queste che avverrà il distacco dall'alimentazione forzata. C'è anche chi non gradisce questa soluzione: Riccardo Massei, direttore di anestesia e rianimazione dell'ospedale di Lecco, ritiene che un luogo adatto sia "sempre in prossimità dei propri cari, e presso un ambiente domestico". Questa ipotesi, sebbene apparentemente scartata dalla stessa sentenza che richiede il ricovero in hospice, trova giustificazione nel fatto che l'operazione di fine trattamento sia "un atto privato della famiglia...anche perchè non implica alcun gesto medico", spiega l'anestesista. Il suo coinvolgimento potrebbe essere fondamentale se decidesse di seguire personalmente la sospensione dell'alimentazione. L'avvocato Angiolini ha tuttavia precisato che "non c'è al momento nessun affidamento ad alcuno, e quindi nemmeno al dottor Massei". Dall'Ordine dei medici di Milano, intanto, arriva l'ennesima protesta, chiede che non si continuino "a delegare al pensiero giuridico aspetti che competono ad altre categorie di pensiero", usando come "pretesto" il caso di Eluana per mettere in discussione "principi fondanti della nostra società". Eppure il signor Englaro prosegue nella sua strada: "Ho il massimo rispetto delle posizioni della Chiesa ma non riguardano questo caso. La Corte Suprema di Cassazione ha enunciato questi principi di diritto attinenti pienamente alla Costituzione e per uno stato Laico e civile come l'Italia è sufficiente questo". L'importante sarebbe ridefinire le competenze: nel sito della diocesi di Milano è riportata un'intervista alla responsabile dell'istituto dov'è ricoverata Eluana. Racconta le cure, le attenzioni, parla di come la ragazza muova gli occhi quando le parlano. Pare strano che vi sia una risposta agli stimoli, infatti poi precisa che "in tutti questi anni non ha mai dato nessun segno". E conclude con un appello imbarazzante, "anche se vorremmo dire al signor Englaro che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. Eluana è parte anche della nostra famiglia". Continueranno a piovere commenti e consigli non richiesti, mentre un unico pensiero dovrebbe correre alla famiglia di Eluana, al suo dolore e alla sua inesauribile forza. Sentimenti che in una società civile, laica e moderna non possono che ricordarci quanto rispetto e cura meriterebbero le persone come loro.

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Csm: offese le toghe Si decide su Gandus (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)

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PROCESSO MILLS Csm: offese le toghe Si decide su Gandus Con cinque voti a favore e uno contrario, quello del consigliere laico in quota An Gianfranco Anedda, la prima commissione del Csm ha approvato ieri un documento di solidarietà con le toghe milanesi del processo Mills duramente attaccate da Silvio Berlusconi. "Legittime le critiche ma non è accettabile la denigrazione dei giudici e la lesione del loro prestigio", gli argomenti del Csm sono i soliti di tante altre pratiche a tutela dei magistrati. Ma questa volta, dopo le polemiche dei giorni scorsi sul parere relativo al decreto blocca processi, uno straordinario riserbo del Consiglio superiore fa filtrare solo pochi particolari sul documento che dovrà comunque essere approvato dal plenum. Solo in quel momento, come ha tenuto a ribadire il vicepresidente Mancino, si potrà parlare di un documento ufficiale del Csm. Nel testo, messo a punto dal consigliere togato Patrono della corrente di centrodestra Magistratura indipendente e votato dai togati Pepino (Md), Roia (Unicost) e Fresa (Movimenti) e dalla consigliere laica Vacca (Pdci), si giudicano le parole di Berlusconi una "lesione al prestigio" delle toghe e una mancanza del necessario "reciproco rispetto" tra politica e magistratura. Per Anedda il documento è invece una "interferenza nella decisione della Corte di appello di Milano" che proprio ieri ha iniziato ad occuparsi della richiesta di ricusazione, presentata dalla difesa di Berlusconi, della presidente del tribunale Nicoletta Gandus che sta processando il premier per corruzione giudiziaria. La decisione arriverà entro cinque giorni, per i legali del premier anche la richiesta subordinata di un'eccezione di costituzionalità sulla norma che non prevede tra le cause di ricusazione le "gravi ragioni di convenienza".

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Una libera scelta per Eluana (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

COMMENTO Una libera scelta per Eluana Enzo Mazzi È un annuncio di liberazione e di resurrezione la sentenza della Corte D'Appello di Milano che accoglie il reclamo del padre di Eluana, la ragazza in coma irreversibile da sedici anni. Lo è per lei e per tutti noi che amiamo la vita e amiamo quindi la sua intrinseca finitezza. Scusate l'enfasi che mi è suggerita dal clima regressivo in campo etico che stiamo vivendo in Italia da molti anni senza un barlume di speranza. E insisto. Beppino Englaro potrà dare di nuovo la vita a sua figlia, quasi generarla di nuovo. Sospendendo l'alimentazione forzata potrà compiere nei confronti della figlia il gesto generativo più forte. E sarà anche la scelta più densa di fede cristiana. CONTINUA|PAGINA12 Sarà come un secondo battesimo, non in senso ritualista, ma come immersione nella dimensione della resurrezione, cioè della vita che perennemente rinasce. L'impietosa e ottusa intransigenza delle gerarchie vaticane è ancora una volta il segno di una inadeguatezza di fronte alle grandi trasformazioni che investono ormai tutti i campi del vivere ed evidenzia una forte contraddizione dal punto di vista della stessa fede cristiana. Ma può essere anche il segno della estrema debolezza in cui si trova il sistema del dominio del sacro, mi scuso per l'approssimazione, che fin dagli inizi della storia è fondato sull'ancestrale paura della morte. Tutti i sistemi di potere per affermarsi e mantenersi hanno sfruttato a piene mani la paura della morte. A cominciare dal potere attribuito a Dio in quasi tutte le religioni e culture. Dio e morte sono considerati da sempre nemici inconciliabili fra loro, ma in un certo senso anche alleati perché Dio usa la morte come strumento di condanna per il peccato. E è proprio questo binomio di opposti, Dio/morte, che forse è in crisi, già dal tempo di Francesco d'Assisi che cantava la morte-sorella. Su di esso occorre lavorare per portare un po' avanti la nostra liberazione dalla paura. Sul tema dell'eutanasia molto si parla in termini politici, biologici, medici, giuridici. E già questo è un segno di maturazione della coscienza collettiva. Poco si è parlato e si parla però delle radici inconsce che condizionano le nostre scelte, fra cui certamente il binomio Dio/morte. Al fondo dei problemi etici che agitano il nostro tempo c'è questo Dio tenero per certi aspetti e terrificante per altri; c'è questo Dio che ci ama fino a incarnarsi e sacrificarsi per salvarci dal peccato ma ci condanna a assaporare fino in fondo la sofferenza, anche se si fa insopportabile, una sofferenza si badi bene che lui stesso ci manda e ci impone finché lui vuole, nella sua imperscrutabile volontà e provvidenza. E se pretendiamo sostituirci a lui nel decidere, sostenuti e moderati dalla rete delle relazioni affettive e tecniche, quando è il momento di rifiutare una sofferenza il cui scopo è solo la tortura per se stessa, ci condanna alla seconda morte, cioè a quella eterna dell'anima. Della paura sono vittime preti, medici, cattolici in genere. Ma anche tanti laici. La paura del binomio divinità/morte è sepolta da millenni nell'inconscio collettivo, nella zona più oscura della vita individuale e sociale. Quella paura non basta esorcizzarla con esercizi puramente mentali; non ritengo sufficiente ad esempio il negazionismo ateista. Perché dal profondo emerge in forme mascherate. La paura, sepolta nella zona più oscura della vita, ha bisogno innanzi tutto di essere riconosciuta, narrata e analizzata. Le emergenze etiche posso essere l'occasione per dare finalmente cittadinanza a esperienze essenziali del vivere umano. Il problema è che da soli non ci si riesce e mancano luoghi per socializzare tali elaborazioni e esperienze. O forse non si cercano.

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Il paese senza cui è impossibile fare la pace (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

SIRIA Il paese senza cui è impossibile fare la pace La Siria, per quanto priva delle risorse petrolifere di molti dei suoi vicini, è da sempre uno dei paesi-chiave del Medio Oriente. Diceva l'ex segretario di Stato Usa, Henry Kissinger che in quella regione turbolenta "senza l'Egitto non si fa la guerra, senza la Siria non si fa la pace". Grande 185 mila km quadrati, 20 milioni di abitanti, confina con Turchia, Iraq, Giordania, Israele e Libano, oltre che con il Mediterraneo. Il 70% è sunnita, gli altri sono drusi e alawiti e un 10% cristiani. Alawiti sono gli Assad e buona parte del gruppo dirigente civile e militare, anche se il regime del Baath, che governa dal '63, è laico e considera il fondamentalismo uno dei suoi peggiori nemici. Nell'82 Hafez al Assad ne sterminò molte migliaia nella città di Hama. Dal 1920 al '46 fu sotto mandato francese e il dopo-indipendenza fu turbolento, fino all'avvento di Assad nel '70. Poi tre decenni di stabilità. Dal '58 al '61 fu unita all'Egitto nasseriano nell'effimera Repubblica Araba Unita. Il reddito pro-capite è di 1380 dollari (dati della Banca mondiale del 2006).

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L'aborto resta illegale, il papa strabatte Lula (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

BRASILE Nuova legge in pezzi, dopo 17 anni L'aborto resta illegale, il papa strabatte Lula Roberto Zanini Il governo Lula ha perso, anzi straperso. E il papa ha vinto, anzi stravinto. La commissione giustizia e costituzione della camera del Brasile ha seppellito l'altra sera con 57 voti contro 4 il progetto di legge numero 1135 sulla decriminalizzazione dell'aborto. La scorsa settimana un'altra commissione parlamentare, quella per la sicurezza sociale e la famiglia, aveva anch'essa votato contro il progetto di legge, in proporzioni piuttosto simili. In Brasile l'interruzione volontaria della gravidanza è un reato penale, prevede da uno a tre anni di detenzione, è depenalizzato soltanto in caso di stupro o di pericolo di vita della madre. Il Brasile, è utile ricordare, è il paese in cui vive il maggior numero di cattolici del mondo: 127 milioni di brasiliani si dichiarano cattolici (nel numero due, il Messico, ci sono 80 milioni di cattolici, il terzo è l'Italia con 56 milioni). Era datato nientemeno che 1991, il progetto di legge affondato ieri definitivamente - se nessun deputato lo rilancerà entro cinque sessioni del parlamento o se almeno 51 deputati non lo riproporranno alla camera, cosa che appare improbabile. Da diciassette anni faceva la spola tra le varie istanze del potere legislativo brasiliano, sollevando emozioni a ogni passo. Una delle più nette l'aveva regalata lo stesso Benedetto XVI in occasione del suo primo viaggio in Brasile, nel maggio del 2007. Sull'aereo gli chiesero che ne pensava dei vescovi messicani che proprio il giorno prima avevano minacciato di scomunicare i parlamentari che avessero votato a favore dell'aborto. "La scomunica è prevista dal diritto canonico", rispose il pontefice, e prima che il portavoce papale potesse farci qualcosa, tutti i media mondiali riportavano la stessa notizia: il papa pronto a scomunicare chi vota per l'aborto. Un anno dopo il Vaticano ha raccolto il frutto dei suoi fulmini preventivi e la legge che avrebbe reso possibile abortire viene soffocata sul nascere appena prima di diventare maggiorenne, con l'esplicita - e rumorosa - soddisfazione dei gruppi cattolici che hanno affollato il luogo del dibattito prima pregando e poi cantando. Anche alcuni deputati si sono presentati all'appuntamento con foto di feti abortiti appese al collo, il più fantasioso Carlos William del Ptc (Partido trabahalista cristiano), arrivato con una piccola bara con un bambolotto incorporato. La Conferenza episcopale brasiliana ha fatto lobby aperta e pesante, fino a fermare di fatto il ministro della salute Jose Temporao e il suo progetto di referendum sull'aborto. Tra i pochi deputati che hanno votato a favore del progetto di legge c'è Jose Genoino "Non si può trattare questo argomento come un problema religioso: questo è un problema di salute pubblica" ha detto l'ex capo del Pt, il Partido dos trabalhadores di Lula nonché principale partito di governo. Entusiasta invece il relatore della proposta, Eduardo Cunha, del governista Pmdb: "E' il mio giorno più felice da quando sono parlamentare, se anche avessi fatto solo questo ne sarebbe valsa la pena". Viene stimato che, nonostante il carcere, siano almeno tre milioni le donne brasiliane che abortiscono ogni anno, e almeno duecentomila l'anno sono costrette al ricovero in ospedale per le conseguenze di un aborto clandestino. La sorpresa statistica è in uno studio dell'Università di Brasilia: un buon numero di esse sono donne tra i 21 e i 29 anni che lavorano, usano contraccettivi e sono cattoliche, spesso già madri.

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Parabole (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Adriana Zarri Due verbi, uno peggio dell'altro, sniffare e cliccare: nuovi costumi, nuove tecnologie. E per oggi ci fermiamo qui, paghi della modernità. Mani pulite Tanto triste l'idea di Maroni di prendere le impronte dei bambini dei campi nomadi quanto confortante la risposta di molti personaggi che si sono sporcati le dita per solidarietà coi rom. Così vediamo Furio Colombo, Andrea Camilleri, Moni Ovadia (e chissà quanti altri ma meno noti e quindi non fotografati) mostrare le mani sporche e mai così pulite. Ora attendiamo Maroni, che dovrebbe essere il primo a mostrare le impronte. Ma non lo farà e non si sporcherà le mani che sono già sporche di per sé. Cattolicesimo Prevedibile (e triste) la reazione della chiesa cattolica all'ordinazione di donne vescovo, attuate dalla chiesa anglicana. In un mondo sempre più celermente in cammino verso la pari dignità dei sessi, dove le donne ormai occupano le cariche più prestigiose, il permanente rifiuto cattolico all'ordinazione femminile è una posizione di retroguardia sempre meno comprensibile. E una volta ammessa l'ordinazione femminile, questa non si potrà arrestare ai primi gradi delle gerarchie ma dovrà ovviamente procedere fino all'episcopato, fino al papato. Un amico auspicava il momento (quanto lontano non si sa ma temo - ahimé - lontanissimo) in cui, alla loggia di San Pietro, si sarebbe affacciato un papa con consorte al seguito annunciando: "questa è mia moglie". Ma io vado più avanti, quando si affaccerà un papa donna col principe consorte al seguito, annunciando: "questo è mio marito". Ancora cattolicesimo Un documento di Paolo VI afferma che l'ordinazione femminile "significa uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le chiese del primo millennio" (ma quante mai cose son cambiate da allora in poi!). E l'Osservatore Romano ribadisce: "tutto questo potrebbe creare profonda crisi di coscienza per quei vescovi, quei pastori e per i fedeli che sono comunque contrari all'ordinazione delle donne. Non si deve escludere, infatti, che un certo numero di queste persone travagliate da crisi religiose possano trovare la soluzione ai loro problemi spirituali con un'adesione alla chiesa cattolica o ad altre confessioni cristiane". Questo è un trapasso, assai poco ecumenico, che davvero non auspichiamo. Prudenza E dopo alcune critiche anche una nota positiva. E' stato chiesto a un prelato: "recentemente un paio di cardinali hanno auspicato che venga proclamato un nuovo dogma mariano che proclami la Vergine "corredentrice" e "mediatrice di tutte le grazie". C'è questa possibilità? E' una richiesta di antica data. Il titolo di corredentrice non è né biblico né patristico né teologico e è stato usato raramente da qualche pontefice e solo in allocuzioni minori. Il Concilio Vaticano II l'ha volutamente evitato. Maria è la "redenta nel modo più perfetto", è il primo frutto della redenzione di suo figlio, unico redentore dell'umanità. Volere andare oltre mi sembra poco prudente. Il che farà molto piacere ai nostri fratelli protestanti, e anche a noi.

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Il leoncino di Damasco (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

SIRIA Intervista a Bashar al Assad, presidente siriano e figlio di Hafez, "il leone di Damasco". Parla di Iran e Al Qaeda ("uno stato d'animo"), di Usa e Israele. Che " non deve essere distrutto" ma obbligato alla pace. In cambio del Golan Il leoncino di Damasco Alain Gresh DAMASCO Ci riceve sulla porta, all'entrata di una casa a un piano sulle colline intorno a Damasco. Nessun protocollo, nessuna misura di sicurezza; non siamo perquisiti e i nostri apparecchi di registrazione non sono controllati. "Questa è la casa dove leggo e lavoro. C'è solo questo salotto, una sala conferenze e una cucina. E ovviamente internet e la televisione. Anche mia moglie Bassma ci viene spesso. Qui riesco a essere produttivo, al palazzo presidenziale è diverso". Nel corso di queste due ore, il presidente affronta tutti gli argomenti e non elude alcun soggetto. Dimostra un piacere evidente ad affrontare la discussione e gesticola con le mani per rafforzare i suoi argomenti. Alla vigilia della sua visita in Francia, il presidente Bashar Al Assad è fiducioso, disinvolto, loquace. L'isolamento imposto alla Siria da Washington e dall'Unione europea da circa quattro anni si sta sfaldando. L'intesa fra il governo e l'opposizione libanese nel maggio 2008 ha permesso di voltare pagina. "La posizione della Siria è stata fraintesa e il nostro punto di vista è stato deformato. Ma l'accordo sul Libano ha riportato la gente alla realtà. Si deve capire che siamo parte integrante della soluzione della crisi in Libano, così come in Iraq e in Palestina. Si ha bisogno di noi per combattere il terrorismo e per arrivare alla pace. Non possiamo essere isolati, né risolvere i problemi della regione manipolando parole come "bene" e "male", "nero" e "bianco". Bisogna negoziare, anche se non si è d'accordo su tutto". Mentre viene annunciata la prossima costituzione di un nuovo governo libanese, come vede Assad il futuro delle relazioni con Beirut? "Siamo pronti a risolvere i problemi rimasti sul tappeto. A partire dal 2005 abbiamo scambiato delle lettere sulla delimitazione delle frontiere, ho anche dichiarato all'epoca al presidente libanese Emile Lahud e al primo ministro che eravamo disposti ad aprire un'ambasciata a Beirut. Ma per fare questo ci devono essere delle buone relazioni e così non è dopo le elezioni del 2005". Il presidente Assad temeva infatti che il Libano si trasformasse in un centro di destabilizzazione del regime siriano. Ormai questo timore sembra fugato e la Siria potrebbe ristabilire delle relazioni diplomatiche con il Libano. Dubbi sull'Unione mediterranea Domenica Bashar Al Assad parteciperà alla cerimonia inaugurale dell'Unione per il Mediterraneo a Parigi, cosa che non gli impedisce di esprimere alcuni timori sul progetto. Quando il progetto euro-mediterraneo è stato lanciato nel 1995, spiega il presidente siriano, alcuni responsabili europei "pensavano che lo sviluppo di relazioni economiche fra i partecipanti avrebbe contribuito alla pace. Ma perché questo sia possibile, deve esistere un processo di pace". Era il caso nel 1995, non è più così oggi: "Se non si avvia un dialogo politico, cioè se non si affrontano i veri problemi, se non si fanno passi verso la pace, non vi sarà posto per alcuna iniziativa, che si chiami mediterranea o con un altro nome". Assad mette in guardia contro un nuovo fallimento, "perché in questo caso la fiducia verrà meno per molto tempo e le nostre società si indirizzeranno verso il conservatorismo e l'estremismo". Questa idea lo ossessiona e vi torna sopra più di una volta. "Il terrorismo è una minaccia per l'intera umanità. Al Qaeda non è un'organizzazione, ma uno stato d'animo che nessuna frontiera può fermare. Dal 2004, dopo la guerra in Iraq, abbiamo assistito in Siria allo sviluppo di cellule qaediste senza collegamenti con l'organizzazione, ma che si alimentano di pubblicazioni, di libri e soprattutto di tutto quello che circola su internet. Ho paura per il futuro della regione. Dobbiamo cambiare il terreno che alimenta il terrorismo, e per fare questo dobbiamo sviluppare l'economia, la cultura, il sistema educativo, il turismo - e anche lo scambio di informazioni fra i paesi sui gruppi terroristici. L'esercito da solo non può risolvere questo problema. Gli americani se ne stanno rendendo conto in Afghanistan". Che cosa spera per il suo paese fra cinque anni? "Che la nostra società diventi più aperta, che la nuova generazione sia moderna come lo è stata quella degli anni '60. E che sia anche più laica in un ambiente regionale più laico". Una confessione franca, che testimonia la crisi profonda delle società arabe. E che permette di capire meglio perché la pace è più necessaria che mai per il presidente siriano. Dal 2003 Assad ha moltiplicato le dichiarazioni sulla sua volontà di riprendere il negoziato con Israele. Dopo la guerra del Libano del 2006, Assad si ha preso le distanze dalle dichiarazioni del presidente iraniano Mohamed Ahmadinejad: "Non dico che Israele debba essere cancellata dalla carta. Noi vogliamo la pace con Israele" (Der Spiegel, 24 settembre 2006). La risposta iniziale di Sharon e quella successiva di Ehud Olmert è stata negativa. Tuttavia nel maggio 2008 Tel Aviv e Damasco hanno annunciato l'avvio di negoziati indiretti sotto l'egida di Recep Tayyip Erdogan, il primo ministro turco. Perché questa svolta? "La guerra del Libano del 2006 ha fatto capire a tutti che non si può risolvere un problema con la guerra. Israele è la più grande potenza militare della regione e gli hezbollah un esercito minuscolo. E che cosa ha ottenuto Israele? Nulla". Il presidente ricorda che dopo questa guerra molte delegazioni americane vicino alle posizioni israeliane sono andate a Damasco. Nel dicembre 2006 la commissione Baker-Hamilton ha raccomandato l'adozione di un dialogo fra Washington e Damasco, e nell'aprile 2007 Nancy Pelosi, presidente della Camera, ha incontrato Assad. "Tuttavia, continua il presidente siriano, il più grande ostacolo alla pace è l'amministrazione americana. Per la prima volta un'amministrazione ha raccomandato a Israele di non impegnarsi sulla strada della pace". Assad è consapevole che questa pace non potrà arrivare domani; ricorda che l'opinione pubblica israeliana, se si deve dare credito ai sondaggi, è contraria a una restituzione totale del Golan. "Dopo otto anni di paralisi , dopo la guerra contro il Libano, dopo gli attacchi contro la Siria, la fiducia non esiste più. Quello che facciamo in Turchia è mettere alla prova le intenzioni israeliane e la cosa è probabilmente reciproca". Il bombardamento da parte di Israele di un sito siriano - a carattere nucleare secondo Tel Aviv - all'inizio di settembre 2007 non ha però interrotto i rapporti fra le due parti e il presidente Assad sembra sereno: un'équipe dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea) ha visitato il sito interessato ed è convinto che non abbia trovato alcuna prova di un'attività nucleare illegale siriana. Come rilanciare negoziati diretti e seri fra Israele e Siria? "Vogliamo essere sicuri che gli israeliani siano pronti a restituire l'insieme del Golan; vogliamo anche fissare le basi comuni del negoziato, cioè le risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di sicurezza, oltre ai grandi temi da esaminare: frontiera, sicurezza, acqua e relazioni bilaterali". Il presidente sa che il negoziato comporterà l'intervento di un potente mediatore, gli Stati Uniti, cosa che presuppone l'arrivo di un nuovo presidente all'inizio del 2009. Ma nel frattempo bisogna andare avanti. In occasioni dei negoziati fra Hafez Al Assad ed Ehud Barak (all'epoca primo ministro israeliano) nel 1999-2000, numerosi passi avanti erano stati fatti sugli argomenti più delicati. "In passato ho detto che l'80% dei problemi era stato risolti. Era un ordine di grandezza. Se dovessimo ripartire da zero, come vuole oggi Israele, dovremo ancora perdere del tempo. Vorremmo che la Francia e l'Unione europea incoraggino Israele ad accettare il risultato dei negoziati del 1999-2000". In diverse occasioni Assad ha espresso la speranza che la Francia e la Ue svolgano un ruolo complementare a quello degli Usa. A parte la determinazione siriana di riprendere tutto il Golan, si ha l'impressione che si voglia arrivare a un compromesso. Sulla sicurezza, ad esempio, Israele chiedeva nel 2000 che una stazione di allerta rimanesse sotto il suo controllo in territorio siriano, una proposta inaccettabile per Damasco, che non può permettere una presenza militare israeliana sul proprio territorio. Alla fine le due parti sono arrivate a un accordo: dei militari americani sarebbero presenti in questa stazione. Rompere con l'Iran? Numerosi responsabili negli Usa, in Francia e in Europa sperano che i negoziati israelo-siriani spingeranno Damasco a rompere le relazioni con Teheran. La risposta del presidente è prudente. "Siamo stati isolati dagli Stati Uniti e dagli europei. Gli iraniani ci hanno sostenuto e adesso dovrei dire loro: non voglio il vostro aiuto, voglio rimanere isolato!", dice Assad ridendo, per poi riprendere più seriamente: "Non abbiamo bisogno di essere d'accordo su tutto per avere delle relazioni. Ci vediamo regolarmente per delle discussioni. Gli iraniani non cercano di modificare la nostra posizione, ci rispettano. Prendiamo le nostre decisioni, come ai tempi dell'Unione Sovietica". E insiste: "Se si vuole parlare di stabilità, di pace nella regione, bisogna avere delle buone relazioni con l'Iran". La stabilità regionale e la pace non sono un fine a sé stante, ma per il presidente Assad creano un contesto che permette di affrontare i veri problemi. "La nostra prima priorità è la povertà. I poveri se ne infischiano delle dichiarazioni o di sapere qual è il nostro punto di vista su questa o quella cosa. Vogliono cibo per i loro figli, delle scuole, un sistema sanitario. Per questo abbiamo bisogno di riforme economiche. Le riforme politiche vengono dopo". La crescita economica della Siria è passata da circa l'1% annuo, quando Bashar Al Assad è diventato presidente, al 6,6% nel 2007. Ma questo non basta ad assorbire le centinaia di migliaia di giovani che arrivano ogni anno sul mercato del lavoro. Milioni di siriani vanno a cercare un lavoro all'estero. Il presidente afferma che è in corso una liberalizzazione dell'economia, che l'apertura del settore bancario ha portato grandi benefici, che gli investimenti del Golfo Persico non sono mai stati così importanti e così via. I prigionieri politici E le riforme politiche? Il presidente affronta questo argomento in modo più convenzionale e spiega i "ritardi" con la situazione contingente. In sostanza afferma che la Siria si è trovata di fronte due minacce: l'estremismo alimentato dalla guerra in Iraq e i tentativi di destabilizzazione seguiti all'uccisione di Rafik Hariri nel 2005. A quell'epoca si stava preparando una nuova legge sui partiti politici, ma il presidente dice di essere stato costretto a rimandarla. Con il rinnovo dell'amministrazione americana "il 2009 sarà l'anno in cui potremo avviare serie riforme politiche, a condizione che nulla di grave avvenga nella regione, che non si parli più di guerra e che l'estremismo sia sempre meno accentuato". E i prigionieri politici? "Centinaia sono stati liberati prima e dopo il mio arrivo al potere - dice -. Abbiamo più di mille persone arrestate per terrorismo, vuole che le liberiamo?". Parliamo di Michel Kilo, un intellettuale arrestato nel maggio 2006 e condannato a tre anni di prigione per aver contribuito a "indebolire il sentimento di unità nazionale". Questo dissidente non ha mai raccomandato né fatto ricorso alla violenza. "Ma - precisa - ha firmato una dichiarazione comune con Walid Jumblatt , il quale due anni fa aveva chiesto apertamente agli Usa di invadere la Siria e di sbarazzarsi del regime. In base alle nostre leggi Jumblatt è diventato un nemico e chi lo incontra va in prigione. Perché Michel Kilo possa essere liberato è necessaria una grazia presidenziale, che sono pronto ad accordargli purché riconosca il suo errore". Né le ripercussioni negative per la Siria per la prigionia di Kilo né il fatto che lui si dichiari nazionalista e ostile alla politica americana riescono a far cambiare idea al presidente. Evocando le speranze nate con la sua elezione nel 2000 e quella che era stata chiamata la "primavera di Damasco" - una sorta di disgelo politico - il presidente Assad parla di illusioni: "Non possiamo cambiare le cose in poche settimane". E aggiunge: "Non si possono cambiare le regole mentre si gioca a scacchi. Le regole sono quelle e vanno rispettate. Per mettere in pratica una vera riforma avremo bisogno di una generazione". Sul futuro del paese, Assad è realistico: "Non sono l'unico a guidare la barca, ci sono molti capitani, europei, americani. Vedremo". ©Le Monde Diplomatique/il manifesto Traduzione di Andrea De Ritis.

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Il padre al Vaticano: <La volontà di mia figlia conta più di ogni cosa> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 164 del 2008-07-11 pagina 6 Il padre al Vaticano: "La volontà di mia figlia conta più di ogni cosa" di Gaia Cesare Ha fretta di uscire dal circuito mediatico Beppino Englaro. Per lui la battaglia in prima linea per sua figlia Eluana si è chiusa col pronunciamento della Corte d'Appello civile di Milano: "Ho lottato fino a ieri (giovedì, ndr) per arrivare alla sentenza -, ora non è più necessario, è tutto chiaro - ha detto -. La vicenda umana deve rientrare nel privato a questo punto. E lì rientrerà", ha insistito per spiegare la rinuncia a portare in tv il dramma della sua famiglia e la testimonianza di questo controverso epilogo. Eppure è difficile che il caso di Eluana rientri nel privato. La questione riguarda la vita e la morte, e così il destino di decine di malati terminali (25 quelli che a marzo hanno protestato con uno sciopero della fame "contro l'indifferenza dello Stato" per la loro condizione). Il vuoto legislativo del nostro ordinamento finisce per alimentare il dibattito tra scienza ed etica e la sentenza milanese ha provocato la reazione del Vaticano, che ha definito "grave" la decisione di sospendere l'alimentazione di Eluana e che ha spinto il neopresidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, a sostenere che i giudici di Milano hanno giustificato "di fatto un'azione di eutanasia". Così Englaro non ha potuto fare a meno di replicare. Lo ha fatto a modo suo, cercando soprattutto di circoscrivere la questione ai desideri di sua figlia: "Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, quello che diceva mia figlia vale per mia figlia". È questa, insomma, l'unica cosa che conta per papà Beppino. Che non vuole entrare in polemica, che precisa di avere "massimo rispetto per quello che dice il Vaticano", ma che cita poi il catechismo della chiesa cattolica dell'allora cardinale Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, quando diceva che "l'interruzione di procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti può essere legittima". "Secondo voi - insiste di fronte ai microfoni di Sky Tg24 - questo non corrisponde alla situazione di Eluana?". Inevitabilmente anche papà Beppino entra nel vivo della questione, quella delle scelte di uno Stato, e difende la sentenza: "La Corte Suprema di Cassazione ha enunciato questi principi di diritto attinenti pienamente alla Costituzione e per uno Stato laico e civile come l'Italia questo è sufficiente". Una replica meno conciliante rispetto ai toni usati nelle precedenti dichiarazioni, probabilmente la risposta all'Osservatore romano che ha definito "discutibile" "il potere di vita e di morte che di fatto viene attribuito alla figura del tutore". Per la famiglia della donna ora è tempo di fermare le polemiche. E di agire: "Sono dell'idea di non aspettare perché il provvedimento dei giudici di Milano è immediatamente esecutivo e ritengo che non ci sia spazio per un ricorso perché il decreto che autorizza la sospensione è ben motivato, preciso e ineccepibile", ha detto l'avvocato di famiglia Franca Alessio. C'è fretta di interrompere le sofferenze della donna. E forse anche di impedire stop indesiderati. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Cassazione stupefacente: <Se sei rasta puoi detenere tutta la marijuana che vuoi> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 164 del 2008-07-11 pagina 17 Cassazione stupefacente: "Se sei rasta puoi detenere tutta la marijuana che vuoi" di Stefano Zurlo Polemiche dopo la clamorosa sentenza che ha scagionato un adepto sorpreso con un etto d'erba: "Il fumo gli serviva per meditare" Altro che modica quantità. Gli spinelli non possono essere contati col prosaico contagocce delle tabelle ministeriali. No, 97 grammi di marijuana, più o meno un etto, sono un invito alla preghiera e alla contemplazione. I cattolici tengono fra le mani le candele e sgranano il rosario? Benissimo. I rasta, invece, fumano. Caspita. Proprio per questo vanno rispettati. Dunque, se siete simpatizzanti, con le treccine alla Bob Marley per intenderci, rilassatevi. Una medaglia forse non ve la daranno, ma le manette non ve le metterà nessuno. È la sesta sezione della Cassazione a spiegarci l'antichissima novità, perché gli ermellini la prendono da lontano e ci informano che la marijuana cresceva sulla tomba di Re Salomone. Dunque, lo stesso quantitativo che a bordo dell'auto di un ragazzotto delle nostre periferie sarebbe indizio grave di spaccio, sulla macchina di un rastafari ortodosso è solo la controprova di un'anima devota. Giuseppe G, 44 anni, l'aveva pure spiegato ai carabinieri di Perugia che l'avevano pizzicato con 97 grammi sul sedile. Lui aveva detto che quelli erano solo gli ingredienti del suo misticismo. Aveva fatto presente che lui non era un volgare spacciatore; no, gli spinelli gli servivano per aprire i lucchetti dell'anima e liberarla verso le regioni celesti. In Tribunale e in Corte d'appello gli avevano risposto con un sorrisetto di compatimento e gli avevano affibbiato 1 anno e 4 mesi in nome del popolo italiano. La Cassazione, invece l'ha preso sul serio. L'erba, ci fa sapere, è erba sacra e quello che per noi è solo un viaggio, per i rasta è un traghettamento verso altri lidi. Di qui, la bacchettata ai giudici di Perugia che hanno condannato il pio Giuseppe solo sulla base del "semplicistico richiamo al dato ponderale della sostanza" che più o meno valeva 70 spinelli. I magistrati umbri non hanno capito: "Secondo le notizie relative alle caratteristiche comportamentali degli adepti di tale religione di origine ebraica, la marijuana non è utilizzabile solo come erba medicinale, ma anche come erba meditativa, come tale possibile apportatrice dello stato psicofisico teso alla contemplazione nella preghiera, nel ricordo e nella credenza che l'erba sacra sia cresciuta sulla tomba di Re Salomone". Certo, la legge è uguale per tutti, ma dalle parti della Cassazione sanno anche che per milioni di persone l'imperatore Hailé Selassié, il Cristo Nero, è la reincarnazione di Gesù. E allora i nostri parametri diventano carta straccia. La condanna è stata annullata e Giuseppe sarà processato di nuovo davanti alla Corte d'appello di Firenze. Si aspettano ora gli standard di altre confessioni religiose. Nell'attesa, si registra il solito sciame di commenti. Crudo, anche più del solito, il capogruppo di An al Senato Maurizio Gasparri: "Spesso arrivano sentenze bizzarre. Oggi scopriamo che un rasta può girare con la droga. Se uno fosse di una religione che permette di mangiare i figli gli diranno che lo può fare?". Al Dipartimento per le politiche antidroga sono esterrefatti: "Siamo alla stravolgimento della normativa vigente". Sul filo del sarcasmo, invece, il radicale Marco Perduca: "I cattolici trovino un santo cui votarsi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Walter fa qualcosa di riformista ma nel Pd è diarchia (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) " (5 votes, average: 3.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 166 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 80 ) " (36 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Paolo: Signor Taliani, intanto le faccio i complimenti per l'ottimo articolo e ringrazio il Giornale perchè ci... Wilson: Sono imprenditore, non ho parole non capisco che paese sia diventato, se potessi emigrerei, ma non posso. Una... valentino: Franz, ci vanno ci vanno con un pò di "asciugamano di olmo" ( é un detto delle mie parti,... daniele: C'è poco da commentare. Fa veramente tristezza sentire parlare Veltroni di leggi ad personam, e far... Alberto Taliani: Caro Davide, il lodo, nella versione rivista e corretta, dopo la prima bocciatura del 2004, ha avuto... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News L'allarme di Bankitalia: debito da record a 1.661 miliardi di euroAgguato di camorra tra i bagnanti: ucciso il padre del sindacoE' arrivato il melafonino: code in tutto il mondoPyongyang, turista uccisa: tensione tra le due CoreeIl governo cambia la blocca-processi Ghedini: "Ora voti anche l'opposizione"Chiaiano, attacco ai soldati: lanciate 3 bombe Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (3) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia La guerra (in)civile degli psico-comici della politica Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. 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SARANNO NECESSARI ALCUNI GIORNI PER CONOSCERE LA DECISIONE DEI GIUDICI DELLA QUINTA SEZIONE DELLA CO (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Saranno necessari alcuni giorni per conoscere la decisione dei giudici della quinta sezione della Corte d'Appello di Milano sull'istanza di ricusazione presentata da Silvio Berlusconi nei confronti del presidente della decima sezione penale del Tribunale, Nicoletta Gandus (nella foto). La legge prevede cinque giorni di tempo, ma non è un termine tassativo. Nel frattempo la prima commissione del Csm ribadisce che i provvedimenti della magistratura possono essere criticati, ma non si può trascendere nella denigrazione. La precisazione è contenuta nella proposta di risoluzione a tutela delle toghe del processo Mills-Berlusconi, accusati dal premier di agire per finalità politiche. Il documento è stato approvato con il voto contrario del laico di An, Gianfranco Anedda. A Milano gli avvocati del premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno depositato altri 33 documenti a sostengo della "inimicizia grave" lamentata da Berlusconi per alcune prese di posizione, soprattutto apparse in diversi siti internet, riguardo a provvedimenti in tema di giustizia presi dal governo di centrodestra nel periodo dal 2001 al 2006 e sottoscritti dal giudice milanese davanti al quale è in corso il processo che vede tra gli imputati anche il Cavaliere. L'accusa di agire per finalità politiche era stata rivolta da Berlusconi al pm Fabio De Pasquale e ai componenti del collegio giudicante nella lettera inviata il 16 giugno scorso al presidente del Senato. Quelle parole, secondo la commissione del Csm, costituiscono una lesione al "prestigio" della magistratura. E invece tra politica e autorità giudiziaria occorre "reciproco rispetto", ribadiscono i consiglieri richiamandosi a proprie precedenti risoluzioni sull'argomento. Una parte del documento, che è stato secretato, ribadisce inoltre che il Csm può intervenire a tutela dei magistrati quando, come in questo caso, viene leso il loro prestigio. Non si sa ancora quando il testo approderà all'esame del plenum di Palazzo dei marescialli, probabilmente la prossima settimana.

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DAN FANTE E IL POETA ULLAN A PONTICELLI, AD EST DELL'EQUATORE (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

NUOVI EDITORI Giovanissimi e pieni di idee Primo titolo l'antologia "Tutta colpa di Dio" Davide Morganti Nella piccola stanza che fa da retrobottega a una sartoria di Ponticelli, l'odore dei libri si confonde con quello delle stoffe. È la minuscola sede di una nuova casa editrice napoletana, "Ad est dell'equatore", fondata dai fratelli Ciro e Marco Marino, di ventitrè e ventisei anni, con la direzione editoriale di Massimo Smith. "Volevamo realizzare il sogno di chi - dice Ciro - sin da bambino è cresciuto tra inchiostro e stampa". Il padre, infatti, dei due giovani editori è tipografo. "Abbiamo iniziato aprendo la partita Iva, ci ha permesso di ottenere una sorta di fido per poter organizzare il lavoro". Il nome "Ad est dell'equatore", non avendo in realtà l'equatore nessun est, rappresenta il luogo dell'immaginario, lo spazio della creazione e dell'invenzione letteraria. La casa editrice è stata fondata ufficialmente alla fine del 2007, ma è a partire da quest'anno che ha iniziato le pubblicazioni. Per ottobre è annunciato un racconto lungo del talentuoso Dan Fante, figlio del più celebre John, e successivamente le poesie del grande poeta spagnolo Josè Miguel Ullan. Il catalogo comprenderà inoltre quattro romanzi, una raccolta di racconti di una scrittrice romana e un'antologia. Quest'ultima, che ha dato inizio alla neonata casa editrice, si intitola Tutta colpa di Dio. Raccoglie sette racconti sui sette peccati capitali scritti da Riccardo Brun, Maurizio De Giovanni, Peppe Lanzetta, Luca Maiolino, lo stesso Ciro Marino, Angelo Petrella e Andrea Santojanni. Ognuno ha scelto un peccato, facendone una narrazione che va dal delirio di De Giovanni, alla ironia oblomoviana di Petrella, ai dialoghi irrigiditi di Maiolino, fino alla lingua contratta di Lanzetta. Sono, ovviamente, modi di raccontare diversi, slegati tra loro, senza alcuna intenzione di rincorrersi artificiosamente; l'invidia sporca del testo di Santojanni ha in comune con le pagine di Brun solo la mortalità del peccato. Dio è un'assenza, nel corpo degli uomini e delle loro storie resta il cascame di una morale molto terrena, che ha dimenticato la metafisica del divieto. Viene descritta la miseria dell'uomo che non sa più andare oltre se stesso, convinto che l'unico modo di salvarsi dal peccato sia quello di attraversarlo, ma consapevole di restarne trafitto. Non ci sono giudizi sulle azioni, c'è l'esposizione dell'uomo nudo, che si porta sulla schiena il peso ingombrante del Nulla, sotto cui lentamente rimane schiacciato, soffocando poco a poco dentro la vita che fa da stanza senza porta né finestre. E non è nemmeno l'inferno di natura dantesca, perché quello era un inferno religioso, Dio gli era necessario con il suo Giudizio per poter dare consistenza alla propria natura. I testi dei sette scrittori hanno, al contrario, creato un inferno psichico, laico, che nessun teologo traccerebbe perché appartiene al solo lato della terra. I primi due romanzi pubblicati, invece, appartengono alla vena comica, scanzonata e buffonesca di Gianfranco Marziano (Inferno) e alla surreale inventiva di Gianni Solla (Airbag). Il progetto dell'editore "Ad est dell'equatore" mira decisamente a una letteratura che sappia uscire dai confini regionali, per questo la sua apertura alla letteratura anche non italiana, disponibile a qualunque proposta purché valida. "Seguiamo - dice ancora Ciro Marino - l'autore dalla fase di editing, fino alla distribuzione e al contatto con la stampa. Non facciamo editoria a pagamento, gonfia le tasche senza produrre in cambio vera cultura. Meglio chiudere e fare un altro mestiere". Nel frattempo il cammino è iniziato, verso tutte le direzioni.

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MOSCATO, LE DETENUTE E IL MIRACOLO LAICO DEL CARCERE POSSIBILE (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

L'ALTRA FACCIA DEL TEATRO Moscato, le detenute e il miracolo laico del "Carcere possibile" Enrico Fiore Lo sappiamo, nel teatro di Enzo Moscato (si pensi soltanto a "Trianon") il carcere occupa un posto centrale: insieme come simbolo di una reale segregazione (sociale, economica, culturale) e come metafora della più generale condizione di ottundimento della coscienza, incapacità di scelta e resa (vigliacca o calcolata) al compromesso e al conformismo. E allora, forse era destino che il debutto di "Bordello di mare con città" - preceduto unicamente da una lontana versione radiofonica di Toni Servillo - avvenisse proprio in un istituto di pena, quello femminile di Pozzuoli, e nell'ambito di una rassegna intitolata "Il carcere possibile". Scritto nell'87, "Bordello di mare con città" è uno dei più duri ma anche dei più circostanziati fra i testi di Moscato. Vi si narra di un ex bordello che in realtà è assai poco ex e maschera la sua vera identità e attività dietro i presunti miracoli di Assunta, pure lei ex, in quanto prostituta, ed oggi assurta - non si sa fino a che punto convinta dei propri poteri e fino a che punto consapevole delle trame ordite intorno a lei - al rango di taumaturga capace, dicono, di guarire persino le più croniche e ripugnanti malattie che torturano le carni delle sue "eredi" e, in genere, del popolo. Adesso, debbo proprio farlo, il nome di quel "bordello" che (in una risentita parafrasi del titolo di Compagnone, "Città di mare con abitanti") si trascina dietro la dimensione di "città" soltanto come ipotesi o mero accessorio? E debbo proprio indicare quali sono le Assunte attuali e quali i loro altrettanto presunti "miracoli"? E debbo proprio sottolineare, infine, chi rappresenta, ai dì nostri, la giornalista di Moscato, sempre pronta a sciorinare le sue brave teorie sulla natura, i problemi e il futuro del "bordello" in questione? Non perdiamo tempo, via. E piuttosto, aggiungo che davvero lancinanti risultano la sicurezza e la precisione con cui le detenute di Pozzuoli - nel quadro del progetto curato da Alessandra di Castri, Susanna Poole e Giorgia Palombi, che firma anche la regia - hanno centrato i nodi decisivi del testo. Non prima, però, di aver cancellato, perché non rientra nel loro sistema di valori, l'incesto (l'Assunta di Moscato spinge la dodicenne Betti fra le braccia dello zio cardinale, che ne abusa fino ad ucciderla) e di averlo sostituito, perché, al contrario, in quel sistema di valori rientra perfettamente, con lo spinto tentativo di seduzione operato da Assunta nei confronti del prelato. Voglio dire, in breve, che queste attrici straordinarie (nel senso etimologico dell'aggettivo) inverano le fiammeggianti visioni di Moscato al livello più alto, quello, appunto, del proprio codice morale e della propria storia individuale. E ne hanno fatto fede gli applausi e le acclamazioni che il pubblico delle loro compagne indirizzava alle battute salienti: poniamo, agli eclatanti ossimori - "santa sgualdrina" e "santo puttanaio" - con cui "un famoso cronista" ha definito rispettivamente Assunta e il luogo dei suoi "miracoli". Al termine, tutte a ballare, sul palcoscenico e in sala, sul ritmo latino dei Pink Martini: perché anche in "Una notte a Napoli" puoi incontrare un angelo che non può più volare ma che anche senza ali ti porta in cielo.

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Parto per Sidney, con il volo del Papa (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. Scritto in Varie Commenti ( 10 ) " (2 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 129 ) " (10 votes, average: 3.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 328 ) " (25 votes, average: 3.68 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (11 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (20 votes, average: 4.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 232 ) " (19 votes, average: 4.32 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 157 ) " (15 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (19 votes, average: 4.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (14 votes, average: 3.79 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (16 votes, average: 4.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (217) Ultime discussioni Daniele: "Beato" Lei. e non provi a lamentarsi! Saluti Bi.Ci.: "Talvolta mi chiedo se la Chiesa crede ancora in Dio. È certo un'affermazione paradossale e... Francesco Ursino: Bi.Ci Non si tratta di perdono cristiano somministrato col contagoccie, ma di separare ciò che è... Bellarmino: Buon viaggio, dott. Tornielli, anche da parte mia. Dopo la GMG di Colonia, di cui ho un vivo ricordo nel... Vincenzo Mangione: Ill.mo dott. TORNIELLI, ho ancora nel cuore l'emozione della Giornata Mondiale della... 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Scelti gli 11 finalisti dell'Acqui Storia delle polemiche (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 11-07-2008)

Argomenti: Laicita'

PREMIO LETTERARIO. L'ELENCO Scelti gli 11 finalisti dell'Acqui Storia delle polemiche Scelti i finalisti del premio letterario Acqui Storia (41ª edizione), infuocato quest'anno da una violenta polemica legata alle nomine di nuovi giurati da parte del Comune, ritenuti "troppo di destra". Con la recente scelta della Provincia, per questo motivo, di "congelare" il tradizionale contributo. Intanto in questi giorni sono stati resi noti gli undici finalisti, tutti big del panorama letterario internazionale, scelti tra 92 partecipanti. Per la sezione "divulgativa" la giuria ha indicato Gigi Di Fiore con "Controstoria dell'Unità d'Italia; edito da Rizzoli; Vaclav Havel con "Un uomo al Castello", edito da Santi Quaranta; Gabriele Nissim e "Una bambina contro Stalin", Mondadori; Sergio Romano e "Con gli occhi dell'Islam", Longanesi; Gennaro Sangiuliano con "Giuseppe Prezzolini. L'anarchico conservatore", Mursia; Maurizio Serra con "Fratelli separati", Settecolori. Nella sezione "storico - scientifica" in finale Mauro Boarelli con "La fabbrica del passato. Autobiografie di militanti comunisti (1945-1956)",r Feltrinelli; Eugenio Di Rienzo con "La storia e l'azione. Vita politica di Gioachino Volpe", Le Lettere; Carlo M. Fiorentino e "La corte dei Savoia", Il Mulino; Andrea Guiso con "La colomba e la spada. "Lotta per la pace" e antiamericanismo nella politica del Pci", Rubbettino; Raimondo Luraghi con "La spada e le magnolie. Il Sud nella storia degli Stati Uniti", Donzelli. Restano ora da indicare i due vincitori finali e chi si aggiudicherà i premi speciali "Testimone del tempo" e "La storia in tv". La consegna avverrà a fine ottobre al Teatro Ariston. Commentano il sindaco Danilo Rapetti e l'assessore comunale alla Cultura, Carlo Sburlati: "Il 2008 ha visto la partecipazione di 92 volumi, quasi il doppio dei 57 della passata edizione. È un record che conferma il meritato posto dell'Acqui Storia nel gotha storico-letterario europeo". Sburlati inoltre torna sulla polemica rinfocolata nell'ultimo Consiglio provinciale sulla nomina dei nuovi giurati replicando alle affermazioni dell'assessore provinciale alla Cultura, Rita Rossa: "Falso dire che i precedenti giurati siano stati estromessi, erano decaduti ed erano già stati più volte prorogati. Inoltre più volte non si sono presentati alle convocazioni della giuria. Non è di 5000 ma di 3000 euro il contributo della Provincia. E solo due degli attuali 12 giurati sono attribuiti ad Alleanza nazionale, Mauro Mazza, direttore del Tg2, e Gennaro Malgieri del Cd della Rai. Gli altri sono tutti nomi importanti di alcune delle più grandi università italiane (dalla Luiss di Roma alla Cattolica di Milano). Peraltro anche l'assessore regionale alla Cultura, Gianni Oliva, aveva ammesso che la giuria era sbilanciata a sinistra".

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Mani contro la schedatura (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Bologna Professioniti, turisti, artisti, politici all'iniziativa di Arci, Comitato Memorie e Ufficio stranieri della Cgil Mani contro la schedatura Centinaia di persone alla protesta contro le impronte ai bimbi rom MILLE mani azzurre in piazza Nettuno per dire no alla schedatura dei bimbi Rom: tanti hanno immerso le loro dita nella vernice al banchetto di protesta indetto da Arci, Cgil e Comitato delle Memorie contro il provvedimento del ministro Maroni. In due ore, moduli terminati. Hanno partecipato politici, attori, avvocati, artisti, tantissima gente comune, qualche famiglia di stranieri assieme ai bambini, laici e cattolici. I moduli con le impronte saranno consegnati al Prefetto e poi al Viminale. GULOTTA A PAGINA III.

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Orgoglio laico e difficoltà nel dialogo - giovanni de plato (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Bologna Il dibattito Orgoglio laico e difficoltà nel dialogo GIOVANNI DE PLATO A BOLOGNA il dialogo tra laici e cattolici tarda a farsi propositivo. Purtroppo, il confronto continua ad oscillare tra chiusure e dissensi nell' area della sinistra e tra aperture e riserve nell'area democratica. Gli antagonisti tendono a non includere ma a distinguersi. Di questi limiti ne sono prova due avvenimenti. Da una parte il Gay Pride e dall'altra il dibattito apertosi con la lettera al Cardinale Caffarra di Berti Arnoaldi Veli. Il Gay Pride poteva essere l'occasione per rilanciare una proposta di pieno riconoscimento dei diritti civili. Purtroppo, così non è stato. Il movimento ha voluto rimarcare la propria vocazione antagonista. Significativa a questo proposito è stata l'accusa offensiva rivolta contro il clero e la comunità cattolica. Le invettive contro la Chiesa hanno in realtà offeso la città prima che il Cardinale e il Vescovo. Tanta blasfema irriverenza, fa capire che le questioni eticamente sensibili invece di essere poste come temi di discussione e di confronto tra cattolici e laici per costruire una "società dell'amore", vengono usate come clave per ulteriormente frantumare la già compromessa coesione sociale. Ad uscire da questa preoccupante cecità e sordità dei movimenti radicali, ci ha pensato la lettera aperta al Cardinale Caffarra di Berti che riporta, finalmente, in termini di civiltà e di rispetto il confronto con la Chiesa cattolica. SEGUE A PAGINA II.

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Partecipa al dibattito in rete tra laici e cattolici su bologna disperata (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Bologna Partecipa al dibattito in Rete tra laici e cattolici su Bologna disperata Sfilano in piazza le mani colorate contro le impronte ai bambini rom.

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"centinaia di mani contro il razzismo" - carlo gulotta (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Bologna "Centinaia di mani contro il razzismo" Sofri: la sinistra deve mobilitarsi. Marescotti: questo i fascisti lo fecero a mio papà CARLO GULOTTA E' SOLO un tavolino di plastica con due piattini colmi di vernice blu e una pila di fogli con le caselle per le cinque dita della mano sinistra, ma l'idea è forte, almeno quanto l'indignazione, e a fine giornata, anzi, in due ore soltanto, sono centinaia le mani che si tuffano nel colore per esprimere il dissenso alla schedatura dei bimbi Rom voluta dal Governo-Berlusconi e appena cassata dall'Unione Europea. Alle 17, in piazza Nettuno, è subito fila al banchetto allestito dall'Arci, dal Comitato delle Memorie e dal centro stranieri della Cgil che hanno invitato la città alla protesta civile con la raccolta delle impronte digitali che la settimana prossima saranno mandate in Prefettura e da lì al Viminale. Protesta trasversale, larga, partecipazione forse inattesa: lasciano le loro tracce nel piatto laici e cattolici, assessori e consiglieri comunali, attori, professionisti della politica, qualche turista, intere famiglie di stranieri. Gli organizzatori, a cose finite, parlano di quasi un migliaio di "mani colorate" fra chi si è presentato personalmente al banchetto e chi ha aderito per posta elettronica. C'è la preoccupazione del presidente del consiglio comunale Gianni Sofri "per l'approccio razzista e sbagliato del Governo sulla questione-Rom e la sinistra tutta che deve mobilitarsi in modo massiccio", l'esortazione di monsignor Giovanni Catti "a ritornare all'uso della ragione. Penso alle piccole dita di Alex e Amanda, bruciate nel rogo del campo nomadi a Santa Caterina di Quarto: forse chi oggi sta usando la paura contro i Rom e per trovare consensi le impronte le avrebbe volute prendere anche a loro". C'è l'indignazione dell'attore Ivano Marescotti, che stampa le sue cinque dita azzurre sulle carta e confida: "Ho appena fatto la cosa che fecero fare i fascisti a mio papà. E' un provvedimento discriminatorio, pericoloso, il segno di una dittatura che avanza. Il nostro paese è sotto osservazione in Europa. Se una maggioranza approva questa schedatura etnica, è un diritto-dovere della minoranza intervenire. Il ministro Maroni dice che tutto questo serve per tutelare i bambini dallo sfruttamento: si dovrebbe vergognare". Mandano le loro adesioni il senatore del Pd Walter Vitali ("grave atto di discriminazione etnica che fa venire in mente i momenti più bui della storia d'Europa del '900"), lo scrittore Carlo Lucarelli, poi Roberto Roversi, la vicesindaco Scaramuzzino, Alessandro Begonzoni. Poi la vicepresidente del parlamento europeo Luisa Morgantini e tantissimi altri, mentre in piazza arrivano uno dopo l'altro l'assessore Merola, Paruolo, il segretario del Pd De Maria, Riccardo Malagoli, poi Grillini, Vania e Katia Zanotti, il segretario Cgil Cesare Melloni. Monteventi, indipendente di Rifondazione, si presenta assieme a D'Onofrio (il Cantiere) con una maglietta con la scritta: "Berlusconi e Maroni coi bimbi Rom vogliono tornare al 1943, Bologna città libera dal razzismo". Paolo Buconi suona il violino accompagnato da un percussionista senegalese: "mio padre fu deportato dai nazisti, suono musica ebraica e zingara per tutelare i diritti dei più piccoli, gli indifesi". L'ultima battuta, quando i moduli per le impronte sono ormai terminati, è dell'avvocato Mario Giulio Leone. Anche le sue dita sono azzurre: "è una legge nazista, opporsi è un dovere".

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Notte da guerrieri, il football riaccende il super bowl - dario giordo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XI - Bologna Notte da Guerrieri, il football riaccende il Super Bowl Titolo dell'ovale in palio alla Lunetta Gamberini contro gli Hogs di Reggio Emilia DARIO GIORDO Chissà se Dan Simrell farà vedere oggi ai suoi uomini il celebre monologo di Al Pacino in "Ogni maledetta domenica", cavallo di battaglia per vigilie spasmodiche di tanti e tanti allenatori. A Daniele Arrigoni, all'alba del match contro il Mantova, portò bene, tant'è che il Bologna s'involò verso la serie A, proprio in quella serata padana. L'head coach dei Warriors, invece, probabilmente non ne avrà bisogno, dando per scontato che la scena madre del film di Oliver Stone i suoi Guerrieri la conoscano a memoria. Stasera alla Lunetta Gamberini, dalle 21 e con diretta E'-tv per Emilia Romagna e Marche, nonchè sul canale 891 di Sky per tutti, i Warriors Bologna si giocano molto più di una promozione calcistica. Perché è il giorno del Super Bowl, la finale del campionato di football americano, la gara senza domani che premierà i più forti. Nell'ambiente, è la partita che tutti vorrebbero giocare, quella in grado di dar lustro a un'intera carriera. A contendere il titolo ai padroni di casa, imbattuti in otto gare di regular season e nelle due di playoff, saranno gli Hogs di Reggio Emilia, che hanno lo stesso curriculum stagionale dei padroni di casa. E' la sfida che replica lo Young Bowl dello scorso dicembre, quando ad affermarsi fu il team Under 21 dei reggiani. Si attendono sulle tribune della Lunetta, per seguire il match, circa tremila persone (il biglietto è a 20 euro). Certo, viene un po' di nostalgia a ripensare al Super Bowl dell'86, quando a vedere i Warriors superare gli Angels di Pesaro ci furono al Dall'Ara 20 mila appassionati, roba che manco il calcio, oggigiorno, farebbe, se non per il D-Day della promozione in A. Ma sotto le Due Torri comunque non ci si lamenta, il movimento è florido e in salute. Le squadre non mancano, annoverando nel territorio anche i Doves (che però giocano nella lega Ifl, che consente l'utilizzo di giocatori stranieri, e attende per la prossima settimana, il 19, il suo Super Bowl a Cattolica), i Neptunes, gli American Felix di Molinella e i Ravens di Imola. Insomma, la passione c'è, anche se il football rimane pur sempre uno sport di nicchia. Ed è un vero peccato che la scissione in corso non abbia permesso di rivedere il sentito derby con i Doves. Le due società hanno fatto scelte diverse: Colombe favorevoli agli americani, Guerrieri (coaching staff a parte) decisamente contrari, preferendo puntare sulla crescita dei propri giovani. I risultati hanno premiato il team del presidente Benassi: Super Bowl raggiunto, mentre sull'altra sponda, al primo anno di ritorno sulla scena dopo anni d'assenza, i playoff sono rimasti una chimera. Meglio affidarsi ai giovani, hanno pensato i dirigenti biancoblù, per dare un futuro alla palla ovale. E pure il presente già sorride, perché almeno metà dei Warriors che saranno stasera in campo ha un'età fra i 17 e i 22 anni. Se son rose fioriranno, di sicuro una voglia così forte di football sarebbe piaciuta a John Grisham, che ebbe l'idea di buttar giù "Il professionista" proprio guardando dal vivo un Warriors-Panthers Parma di un anno e mezzo fa. E chissà che non si veda sulle tribune della Lunetta pure Joe Tacopina: al nuovo proprietario in pectore del Bologna e al suo staff l'invito a presenziare è arrivato, e se il closing dell'operazione rossoblù non gli starà levando il sonno una capatina potrebbe anche farla.

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Ora rutelli guarda al centro e mette in campo la sua corrente - carmelo lopapa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Nuovo conio Ora Rutelli guarda al centro e mette in campo la sua corrente Tabacci e Pezzotta inviati Udc. Anche Fassino apre a Casini A Montecatini torna a riunirsi la componente dei coraggiosi con l'ex vicepremier è più che mai valida l'idea di preparare alleanze di nuovo conio, si tratta di definire qual è il conio CARMELO LOPAPA DAL NOSTRO INVIATO MONTECATINI - C'è un pezzo del Pd che guarda altrove, non crede alla teoria dell'autosufficienza e spinge fin d'ora perché si realizzino nuove alleanze. Al centro. Niente scissioni, anzi. A Montecatini Francesco Rutelli torna in campo per la prima volta dopo la disfatta di Roma e tiene a battesimo quella che qui nessuno si scandalizza a definire "corrente". Rutelliani, ex Margherita, ma non solo. Per l'occasione il leader di quest'area ha rispolverato la formula dei "coraggiosi", ideata un anno fa. "Quegli argomenti sono più che mai validi, così come l'idea di preparare alleanze di "nuovo conio", ora si tratta di definire qual è il conio", spiega Rutelli alla vigilia della relazione con cui oggi chiuderà la due giorni di ritiro. Il concetto è semplice: "Ci si allea con chi condivide il nostro programma". E tutti gli sguardi sono rivolti al centro di Casini. Due ambasciatori di peso dell'Udc sono venuti ad aprire il canale del dialogo. Savino Pezzotta, ieri, e Bruno Tabacci questa mattina. Padrone di casa la promotrice dell'incontro "coraggio vs. paura", Linda Lanzillotta, ideatrice del think tank Glocus. E poi Paolo Gentiloni, a rappresentare con lei l'area laica, ma anche Paola Binetti, Luigi Bobba, Renzo Lusetti, luogotenenti di quella cattolica. L'ambientalista Ermete Realacci e poi Roberto Giachetti, Luigi Zanda, Tiziano Treu, Enrico Morando, Mario Marazziti, portavoce della comunità di S.Egidio e Wilma Mazzocco, vicepresidente delle Acli. Massimo Cacciari tiene una prolusione sul rapporto tra fede e politica. Giorgio Tonini è "l'osservatore" veltroniano. C'è parecchia insoddisfazione, e non se ne fa mistero, nei confronti dell'"attendismo" del leader Pd, verso una linea ritenuta ancora incerta e troppo disponibile al dialogo col governo. Rutelli lo dice e lo ribadirà oggi: "Il Pd non può solo criticare l'agenda di Berlusconi o scoprire di avere una componente "antipolitica" a Piazza Navona, deve andare oltre". E l'oltre non è certo a sinistra. "Non si torna all'Unione, e Di Pietro è stato un partner elettorale di convenienza" incalza Gentiloni, "occorre sfondare al centro, creare una nuova identità popolare". Del resto dalla festa dell'Unità di Roma Piero Fassino offre una sponda parlando di "convergenze" e di "battaglie comuni" con l'Udc, fino ad augurarsi "un'alleanza politica di governo". L'ospite più atteso, Savino Pezzotta, non delude le attese: "Si è aperta una fase nuova, tutta da organizzare, e lunga 5 anni. Le alleanze? Dipenderanno dalle politiche che si metteranno in campo". Come dire, parliamone. Musica per le orecchie dei teodem. "Il dialogo con quell'area moderata, soprattutto sui valori, per noi è molto più facile che non con i radicali", sintetizza Paola Binetti. "Così com'è, il Pd vivacchia". "Non è proponibile una riedizione dell'alleanza con la sinistra estrema o con la piazza di Di Pietro", mette in chiaro la Lanzillotta. Non è un coro unanime, però. Roberto Giachetti mette in guardia: "Se si sostituisce Di Pietro con l'Udc, senza un progetto, si alimenta solo la confusione". Il vento che spira a Montecatini non è favorevole a Veltroni. Il "suo" senatore Tonini lo comprende benissimo e avverte: "Guai a spostare il baricentro della nostra discussione su come trovare un alleato che ci consenta di arrivare al traguardo con minor sforzo, se questo virus entra nel partito il Pd è morto". Ma oggi di alleanze Rutelli parlerà, come pure del no al Pse. Intanto incassa il primo risultato. Dopo la dalemiana fondazione Red e la corrente popolare mariniana White, rinascono i "coraggiosi". Le correnti? "Vengo da un partito non monolitico - taglia corto Gentiloni - preferisco il ribollire delle idee". E Lusetti: "La Dc ha vissuto 50 anni con e grazie alle correnti. Un po' di sano confronto interno renderà più vitale questo Pd".

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La chiesa nel mondo che cambia - aldo schiavone (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)

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Commenti LA CHIESA NEL MONDO CHE CAMBIA ALDO SCHIAVONE Mai come ora la voce e la testimonianza della Chiesa sono state ascoltate e vissute dalla sinistra italiana, e più in genere da tutti coloro che non si riconoscono direttamente nel magistero ecclesiastico, in modo così ambivalente, per certi versi addirittura contraddittorio. Questa oscillazione di giudizio ? di cui proprio negli ultimi giorni, e ancora nel doloroso caso di Eliana Englaro, abbiamo visto nuovi evidenti segni ? sta diventando un autentico scandalo del nostro tempo, nel significato originario di questa bellissima parola evangelica, e cioè un ostacolo e un inciampo ? non solo intellettuale, ma etico ? che riguarda certo noi interpreti, ma coinvolge anche e in primo luogo la stessa dottrina cattolica, che, come tutte le concezioni religiose, non smette di evolversi e di trasformarsi. Da un lato, i continui e forti richiami del Papa e dei vescovi sul dovere dell'accoglienza nei confronti degli immigrati, sull'accettazione consapevole di chi è diverso, contro ogni forma di egoismo culturale e sociale; e in senso più ampio, sulla necessità di una correzione morale dell'economia, nel nome di un inderogabile principio di solidarietà (e diciamo anche di eguaglianza) universale che non esita, in alcuni casi, ad assumere i toni e i contenuti di una vera e propria drastica critica all'ordinamento capitalistico del mondo: con una potenza di concetti che ormai, fuori da questi enunciati, abbiamo purtroppo del tutto perduto altrove. Una Chiesa dal lato degli indifesi, delle vittime innocenti del mercato totale, delle nuove plebi globali; una Chiesa cui la vittoria sul comunismo sta consentendo di esprimere senza più preoccupazioni di ruolo e di schieramento tutte le potenzialità emancipatrici del proprio messaggio. Dal lato opposto, l'intransigente chiusura cattolica su tutte le questioni che implicano la possibilità di un rapporto davvero trasformatore fra tecnica e naturalità umana ? dal più elementare controllo delle nascite alla più sofisticata bioingegneria ? e su quelle che riguardano la possibilità di una scelta sui confini della vita. L'immagine, insomma, di un cattolicesimo prigioniero di una visione metastorica e sacralizzata della natura, in perenne e lacerante conflitto con la propria epoca, portato a vedere in rapporti e pratiche sociali come la famiglia, il matrimonio, la sessualità ? per non dire della stessa vita della specie ? il riflesso di un presunto "ordine naturale" che dovrebbe confinare la nostra civiltà in una sorta di eterno e ripetitivo mimetismo del trascendente; mentre per ognuna di queste istituzioni o strutture è sempre più evidente che siamo unicamente di fronte al risultato provvisorio e modificabile di processi evolutivi, sia culturali, sia biologici: insomma, alla storia e solo alla storia. Né è accettabile la risposta ? del resto facilmente prevedibile ? che questa duplicità di atteggiamenti sarebbe solo il prodotto di una deformazione laicista, e che essa non dipenderebbe da altro se non dalle diverse attitudini con cui si può guardare ? da chi le è lontano ? alla dottrina della Chiesa, che sarebbe invece, per parte sua, assolutamente univoca e coerente, arroccata intorno alla difesa di un unico principio, per quanto declinabile in modi diversi: l'inviolabilità e la dignità della vita e della persona in ogni sua forma, e con essa, del retroterra naturale che le fa da presupposto. Si tratterebbe infatti di una replica non convincente. Perché quel che chiamiamo "persona" non è un concetto astratto, e non è dato una volta per tutte, in eterno ? come ancora sembra sostenere la Chiesa ? ma è esso stesso un esito storico, che cambia e si trasforma, come l'umanità cui si riferisce. E oggi quell'espressione ? persona umana ? esprime, nelle condizioni storiche date, un insieme di domande, di attese, di bisogni, di stati mentali, di differenze, di potenzialità di vita la cui piena valorizzazione e soddisfazione richiede non solo equità sociale e disciplinamento etico dell'economia, ma anche il superamento di quella soglia di "naturalità" che la Chiesa vorrebbe invece preservare come inviolabile. In altri termini ? e per rimanere su un piano elementare e immediato ? senza massicci programmi di contraccezione è impossibile tutelare la "persona" di moltissime donne africane, o cinesi, o indiane; esattamente come la "persona" di molte donne e di molti uomini europei e americani non può essere valorizzata e difesa senza un'idea del rapporto fra sessualità, affettività e matrimonio che abbia rotto con un modello che non è più "naturale", di quanto lo sia un abito o una città, ma riflette solo una storia che ha smesso di appartenerci. E questo vale anche per ogni forma di controllo tecnologico della vita e della morte, che dipendono totalmente dalla cultura, e non dalla natura. Rendersene conto, non vuol dire arrendersi al capriccio di un individualismo desiderante senza freni e senza vincoli, ma solo riconciliarsi con un'esperienza intellettuale e sociale più matura per poterla regolare con norme migliori. Se le cose stanno così, abbiamo forse toccato qualcosa di importante, che si addensa al fondo del pensiero cattolico: qualcosa che se non è una vera e propria contraddizione, tuttavia le si avvicina molto. Voglio dire, un'altra importante traccia di quell'atteggiamento ambivalente verso la modernità, i suoi problemi, le sue conquiste e le sue prospettive, che ha segnato tutta l'elaborazione teorica e dottrinaria della Chiesa, dal Concilio Vaticano II in poi. Attenzione però: questa vicenda non riguarda soltanto chi si riconosce nella fede; coinvolge al contrario tutti noi. Il mondo che ci aspetta domanda un'etica forte, adeguata alle responsabilità che dovremo assumerci, rispetto al futuro della nostra specie, e del pianeta che la ospita. Sarebbe impossibile credere che nella formazione di questa grande impalcatura morale potremo fare a meno del contributo cattolico, e della sua lunga consuetudine universalistica. Il cristianesimo è una religione d'amore, che fin dal suo esordio ha radicalmente problematizzato e capovolto il legame storico fra monoteismo, politica e violenza. è la religione di una socialità rivoluzionata. E di questo noi abbiamo un grande e crescente bisogno. Dobbiamo perciò, tutti insieme, riuscire a creare le condizioni di un dialogo nuovo, in cui la Chiesa sappia immettere più profetismo e meno dogmatica (questo è davvero il momento di farlo), e chi non si colloca all'interno del suo insegnamento sappia evitare di confondere la convinzione nell'inevitabile storicità di ogni proprio assunto con l'adesione a un relativismo superficiale e corrivo. Non resta che da iniziare.

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Quer fattaccio brutto de Piazza Navona (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Quer fattaccio brutto de Piazza Navona Moni Ovadia Bertolt Brecht, in una delle sue opere meno note e meno frequentate, Le storie del signor Keuner, suggerisce l'idea che, in epoche segnate dalla perdita di senso, esiste una sola ed acuminata arma di resistenza: l'arte del pensare per portare il sapere. Il dovere di tornare a questa modalità del pensiero non è solo privilegio e fardello del pensatore, ma è dovere di chiunque si riconosca come essere pensante. Questa esigenza si fa lancinante in anni confusi e volgari come sono quelli in cui ci tocca vivere. Questo assillo mi riprende tutte le volte che vedo le parole e le polemiche avvitarsi su se stesse e finire con l'inghiottire, come nel vortice di un tornado, il merito e l'ordine delle cose, degli eventi e dei significati. Il merito e l'ordine delle cose sono questi: uomini della società civile come Pancho Pardi, della politica come Furio Colombo e della cultura come Paolo Flores D'Arcais, convocano una manifestazione contro lo scempio della legalità costituzionale e contro l'uso personalistico del potere esecutivo e legislativo da parte dell'attuale governo. Lo scopo, è quello di richiamare i cittadini a manifestare il loro dissenso contro la vergogna che si sta consumando e sollecitare l'opposizione parlamentare ad essere più ferma e netta. Fra i promotori dell'evento politico c'è anche un partito, l'IdV, il cui leader, molto popolare, Antonio Di Pietro, fa del tema della manifestazione un cavallo di battaglia che vuole affermare con forza. Il più grande partito dell'opposizione, il Pd, con il suo leader Walter Veltroni, si dissocia, anche se fra i promotori della manifestazione c'è un parlamentare democratico che si è speso con tutta la sua energia per contrastare l'aggressione pluriennale contro le regole della democrazia, Furio Colombo, e anche se molti dei partecipanti sono elettori o simpatizzanti di quel partito. Nel corso di alcuni degli interventi che si susseguono sul palcoscenico, anche il Pd e Veltroni ricevono critiche, talora dure, per la natura blanda della loro opposizione e per l'insistenza su un dialogo che appare impossibile proprio sul piano dell'evidenza concreta e non ideologica. Dulcis in fundo, gli interventi di due comici, socialmente e politicamente militanti, Sabina Guzzanti e Beppe Grillo, "esondano" nelle modalità e nei contenuti suscitando scalpore e scandalo. All'indomani de "quer fattaccio brutto de piazza Navona" piovono su tutta la stampa immancabili critiche, molte sinceramente preoccupate ed argomentate, altre, quelle governative, ipocrite e intrise di amnesie. Nel "day after tomorrow", molte critiche contro, "esondano" a loro volta, rischiando di fare di "quer fattaccio brutto de piazza Navona" il vero problema della nazione e facendo sfuocare sullo sfondo il vero disastro, ovvero il governo Berlusconi. Il centrosinistra italiano, specializzato nel masochismo da rissa, vuole di nuovo riattizzare le gazzarre da cortile che hanno fatto solo il gioco del centro-destra? Non è evidente che la demolizione di Veltroni e del Pd non porterebbe con sé nessuna rigenerazione, ma solo nuovi e peggiori disastri e che l'opzione catastrofista favorirebbe ulteriormente l'avventurismo ed il cinismo senza scrupoli della destra? E per quanto attiene alla leadership, il Pd non ne ha ancora abbastanza di raggiri e di umiliazioni per capire che, rebus sic stantibus, con un elettorato di destra caratterizzato da bassissimi livelli di acculturazione politica e diffusi sentimenti qualunquisti, non conquisterà neanche le briciole moderate a meno di non snaturarsi totalmente? Vogliamo fare appelli a non demonizzare Berlusconi e poi demonizziamo Di Pietro? Oggi Veltroni ha detto nettamente che il lodo Alfano è legge ad personam, i pidiellini dicono che è per tutelare i cittadini. Mi si indichi quale è lo spazio per il dialogo. In campagna elettorale Veltroni ha tuonato con coraggio rivolgendosi direttamente ai mafiosi intimando loro a non votarlo perché il suo intento inderogabile era quello di estirpare la malavita organizzata. Dell'Utri prima e Berlusconi poi, invece, hanno proclamato il mafioso Mangano eroe e santo. Esistono due posizioni che si trovino più agli antipodi? Non ci sono alternative se si vuole salvare il paese da questa destra. Gli alleati naturali del Pd stanno alla sua sinistra e in quel blocco laico e cattolico costituitosi trasversalmente nell'Italia dei Valori intorno al principio non negoziabile della legalità democratica. E lo stesso vale per l'IdV e la sinistra, nei confronti del Pd. Malatempora.

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Benedetto XVI vola in Australia per il suo viaggio più difficile (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)

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N. 165 del 2008-07-12 pagina 14 Benedetto XVI vola in Australia per il suo viaggio più difficile di Andrea Tornielli Per la Giornata mondiale della gioventù a Sydney previste solo 500mila presenze da Roma Quello che inizia partendo alle 10 di questa mattina da Fiumicino, diretto in Australia, è il viaggio più lungo di Benedetto XVI. La meta è Sydney dove dal 15 al 20 luglio si celebra la Giornata mondiale della gioventù - la decima di quelle "internazionali" che a scadenza triennale segnano i grandi raduni dei giovani cattolici del mondo con il pontefice. Papa Ratzinger, alla sua seconda Gmg - dopo quella di Colonia nel 2005 - raggiunge l'Oceania percorrendo tra andata e ritorno 32.836 chilometri, con due trasferte aeree della durata ciascuna di quasi un giorno intero, facendo entrambe le volte scalo per rifornimento solo nello stesso territorio dell'Australia, a Darwin. Pellegrinaggio impegnativo, dunque, soprattutto per il Papa, che ha già compiuto altri due viaggi intercontinentali, in Brasile nel 2007 e negli Usa nel 2008, entrambi però molto più corti: proprio per poter recuperare le forze e riprendere il fuso orario (soffre parecchio il jet lag), dopo l'arrivo domenica pomeriggio a Sydney, Ratzinger rimarrà in assoluto riposo fino a giovedì mattina al Kenthrurst Study Center, una residenza dell'Opus Dei in un sobborgo semirurale a quaranta chilometri dal centro di Sydney. È la quarta volta che un pontefice mette piede in Australia: prima di lui vi erano stati Paolo VI (1970) e due volte Giovanni Paolo II (1986 e 1995). Il tema principale del viaggio è lo stesso della Gmg, un versetto degli Atti degli apostoli: "Avrete forza dallo Spirito santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni". Benedetto XVI non incontrerà folle oceaniche pur essendo in un continente che dall'oceano prende il nome: le stime più rosee per le due celebrazioni finali di sabato sera e domenica mattina prevedono mezzo milione di persone, più della metà delle quali provenienti dalla stessa Australia. Proprio le difficoltà logistiche e soprattutto il costo del biglietto hanno reso infatti proibitivo per molti il viaggio: anche se sono state messe in atto catene di solidarietà, la crisi economica si fa sentire anche nei Paesi asiatici a più forte presenza cattolica, come Filippine, Corea e India. L'Italia ha dato un apporto più che significativo, con quasi diecimila presenze, ma ci saranno molti giovani provenienti dal Pakistan, dall'Afghanistan, dagli Emirati Arabi. La sfida per il Papa non saranno soltanto i giovani, ma più in generale l'impatto con una società nella quale, secondo un sondaggio della Bertelsmann Foundation, più della metà dei 20.343.000 abitanti non prende parte ad alcuna pratica religiosa e dove i credenti praticanti delle varie religioni sono meno di un quarto della popolazione. I cattolici, cinque milioni e mezzo, sono il gruppo religioso nazionale più omogeneo, in continua concorrenza con le chiese evangelico-protestanti e con le più agguerrite nuove comunità pentecostali. Ma è anche il Paese il cui governo statale e locale hanno finanziato maggiormente, in assoluto, una Giornata mondiale della Gioventù, stanziando 100 milioni di dollari australiani e permettendo al cardinale George Pell di Sydney, ratzingeriano di ferro, di organizzare l'evento affidandosi allo stesso gruppo di professionisti del marketing che aveva promosso le Olimpiadi. Un'attenzione particolare, nei discorsi che pronuncerà a partire da giovedì, Benedetto XVI la riserverà alla questione degli aborigeni e dei loro diritti e alle tematiche legate al clima e alla salvaguardia dell'ambiente. Così come non mancheranno i discorsi sui casi di pedofilia che hanno coinvolto esponenti del clero australiano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Protestano contro la Chiesa regalando preservativi ai papaboys (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 165 del 2008-07-12 pagina 14 Protestano contro la Chiesa regalando preservativi ai papaboys di Redazione Preservativi gratis ai pellegrini della Giornata mondiale della gioventù per protestare contro il Papa. È una delle iniziative degli aderenti alla NotoPope Coalition, associazione composta da atei, gay, lesbiche e ambientalisti, che si preparano a una manifestazione pacifica a Sydney proprio in coincidenza con la grande kermesse cattolica della prossima settimana. I manifestanti, capeggiati da Rachel Evans, portavoce, sfileranno a fianco dei giovani della Gmg lungo il percorso del pellegrinaggio attraverso il ponte sulla baia fino all'ippodromo di Randwick. "No all'omofobia, no alle politiche anti-contraccettivi, sì all'aborto": con questi slogan i manifestanti, un centinaio, hanno messo in atto una protesta pacifica questa mattina davanti al Parlamento di Sydney. La portavoce Evans, per la parata del 19 luglio, prevede una partecipazione "di qualche migliaio di persone". "Sfileremo con i pellegrini per distribuire preservativi, e per invitare i giovani cattolici a fare campagna dentro la chiesa - ha detto Evans - perché permetta l'uso dei preservativi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)

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Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (3 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 161 ) " (10 votes, average: 3.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 345 ) " (25 votes, average: 3.68 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (11 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (20 votes, average: 4.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 232 ) " (19 votes, average: 4.32 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 157 ) " (15 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (19 votes, average: 4.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (14 votes, average: 3.79 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (16 votes, average: 4.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (217) Ultime discussioni bo,mario: Sally hai scritto una cosa vera, la realtà. Non ti ho mai letto ma dalle, quasi, offese che ricevi hai... elianna: Una persona che nelle condizioni di Welby chieda di poter morire, e una persona che nelle stesse condizioni... Carlo: La vita umana, ricorda il vescovo, e' indisponibile, "dobbiamo accettare la vita umana come un profondo... Carlo: Il vero scandalo ripeto, è la mancanza di una legge sul testamento biologico, cosa che si spera venga fatta... Parrocchiano: Ma perchè? Voi siete pproprio convinti dell'utilità di codeste adunate oceaniche alla Mussolini... 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VESCOVE > ANGLICANE E I SILENZI DEI CATTOLICI (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-12 num: - pag: 41 autore: di ALBERTO MELLONI categoria: REDAZIONALE LE " VESCOVE " ANGLICANE E I SILENZI DEI CATTOLICI A leggere la stampa italiana, la decisione della Chiesa d'Inghilterra di ordinare anch'essa delle "vescove " sembra una eccentricità che sarà pagata con un'altra emorragia di fedeli e chierici verso la Chiesa di Roma. Niente di più sbagliato. Le tensioni fra anglicani, infatti, sembrano più laceranti perché lì la discussione sul ruolo delle donne e sulla natura del ministero è pubblica. Ma in tutte le Chiese ci si interroga. Roma, che si è pronunciata contro l'ordinazione di credenti di sesso femminile, ha al suo interno movimenti dove le donne hanno una funzione statutaria di guida. E le correnti pentecostali, che attraversano tutte le confessioni come un uragano, scavalcano il problema perché prescindono da un ministero. Quanto alle conseguenze della scelta di far le "vescove", apre problemi più grandi fuori che dentro la comunione anglicana. Infatti i sacerdoti passati da quella Chiesa alla cattolica in anni passati sono stati riordinati e hanno tenuto moglie, se l'avevano. Una frangia piccola di preti sposati, che ricorda a tutti che il celibato riguarda la pratica e non la dottrina, anche nella Chiesa di Roma. Ben altri problemi verrebbero dal passaggio di vescovi, anch'essi solitamente coniugati: sia sul piano della disciplina cattolica; sia sul piano delle relazioni ecumeniche vaticane, che uscirebbero polverizzate dall'idea che Roma possa speculare sulle divisioni altrui. Le "vescove", infatti, dicono che tutte le Chiese hanno in comune il dramma di non riuscire a vivere in una comunione nemmeno al loro interno, se non ricorrendo a silenzi, ipocrisie, mediazioni fragilissime. E se tutto dipendesse dalla cortese svogliatezza con cui snobbano la ricerca dell'unità visibile e della comunione piena fra loro?.

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<Per adesso Rossi lo batto solo nel cross...> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-07-12 num: - pag: 47 categoria: REDAZIONALE L'Intervista Subito primo nelle qualifiche 250. La Gilera gli consegna la moto ufficiale dopo le due vittorie e il secondo posto nel Mondiale "Per adesso Rossi lo batto solo nel cross..." Simoncelli, da talento naÏf a pilota vero: "Di Valentino ce n'è uno solo, imitarlo è impossibile" DAL NOSTRO INVIATO SACHSENRING - Da talento naÏf a pilota vero. Due gare vinte, secondo nel Mondiale 250, Marco Simoncelli da Cattolica sta andando talmente forte che la Gilera ha deciso di dargli la moto ufficiale a stagione in corso, un'autentica promozione sul campo. Caro Marco, è proprio il suo momento. "Davvero. Quest'anno sono partito in salita, ma ho mantenuto la calma e mi sono ripreso. Io in pista ci metto il cuore, ma ho imparato a mie spese che non basta. Bisogna saper ragionare". Eppure gli spagnoli l'hanno spesso accusata di scorrettezza per certe manovre al limite. "Chiacchiere. C'è stato un solo incidente, con Barbera: non so se era colpa mia, e comunque nelle corse certe cose capitano". Alla romagnola, ha detto loro di farsi meno "pugnette" e provare a vincere. "Beh, arrivare dietro con la moto ufficiale gli scocciava...". Quella da ieri ce l'ha anche lei. E ha già fatto la pole provvisoria. "Speriamo mi aiuti, anche se non è una bacchetta magica. Il pilota conta sempre di più della moto". L'ha conquistata per meriti e non per motivi politici o di anzianità. Mica male no? "Bello. Un gesto che ci ripaga di tutta la fatica fatta. Ora tocca a me non deludere ". Vincere il Mondiale è possibile? "Sono a un punto da Kallio. è ovvio che ci penso". Poi subito in MotoGp? Rossi le ha consigliato di vincere il Mondiale e restare anche nel 2009. "Forse ha ragione, ma non ho ancora deciso. Offerte ne ho. Vedremo". Com'è il suo rapporto con Rossi? "Siamo amici, ci alleniamo in palestra e facciamo cross assieme". Chi vince? "Di solito io, ma l'ultima volta mi ha dato una gran paga e ora sto con le orecchie basse". Per adesso lei è il suo erede nel look. Pensa di riuscire un giorno a esserlo come pilota? "Guardi, di Valentino ce n'è uno. Imitarlo è impossibile. Se solo riuscissi a fare in pista una piccola parte di quello che ha fatto lui sarei già contento". Com'è Marco Simoncelli fuori pista? "Un normale ragazzo di 21 anni che va in moto, esce a ballare con gli amici, ascolta Vasco. Cose così". Il classico pilota from Romagna. "Beh, da noi la passione la senti nell'aria. I genitori, invece di farci giocare a calcio o suonare il piano, ci portano in moto". Suo papà Paolo la segue sempre. Che ruolo ha avuto nella sua carriera? "Da piccolino guardavo le gare insieme a lui. A 7 anni mi ha portato sulle minimoto e da lì è partita la storia". Si ricorda il giorno in cui ha detto: questa è la mia vita? "Fu da prima che salissi in moto. Vedevo le moto e poi provavo a fare le pieghe con la bicicletta. Sapesse quante ginocchia mi sono limato... ". Lei ha la maturità scientifica. Mai pensato all'Università? "Per ora preferisco concentrarmi sul dare il gas. Se poi in futuro mi verrà voglia di acculturarmi, chissà...". Pregi e difetti come pilota? "Il pregio è che ci provo sempre. Il difetto è che a volte mi faccio prendere dal nervoso ed esagero". Giovane con fama e primi bei guadagni: le gira mai la testa? "No. Vivo ancora in casa e frequento gli amici di sempre. Certo, se ho uno sfizio posso togliermelo con più facilità, per esempio a 18 anni ho preso la macchina. Ma cose semplici". Fidanzato? "Sì, con Kate. Come la Moss". Straniera? "Italiana. Non so perché si chiama così. Stiamo insieme da un anno e mezzo ". Un bel record, con questo paddock pieno di tentazioni... "Vero, e dopo che fai qualche risultato crescono pure. Ma con Kate sto bene. è molto brava e bella, dunque siamo a posto. Almeno spero". Alessandro Pasini Capellone Marco Simoncelli dopo la vittoria nel Gp di Catalogna (Estevez/Ansa).

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POSTA Prioritaria (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Lettere@ilmanifesto.it A proposito di bottegai Qualsiasi analisi manichea, quindi preconcetta, della realtà crea mostri, così come estendere il particolare al generale. Quando però si parla di piccoli commercianti, bottegai insomma, mi rendo conto che a causa delle esperienze negative che ho e che ho avuto, la mia capacità raziocinante cede il passo all'antipatia, a volte all'odio. Spesso il piccolo datore di lavoro dispone a proprio piacere del tempo e della fatica del lavoratore che essendo in balia del "padrone", non può far altro che accettare in silenzio carichi di lavoro sempre più pesanti. Mio padre, panettiere, lavora tredici-quattordici ore al giorno e per il suo datore di lavoro questo è del tutto normale. Domenico Lombardini, Genova Il "lapsus" del vicesindaco Giovedì mattina, durante una trasmissione radiofonica sula moschea di viale Jenner, il vicensindaco di Milano De Corato ha sostenuto che il cattolicesimo è la religione di stato. Anche ammesso che si tratti di un lapsus e non di plateale ignoranza, la sua affermazione la dice lunga su questa classe dirigente e su come la giunta comunale di Milano stia affrontando il problema. Soprattutto mette in evidenza che la questione non riguarda solo i musulmani e i loro diritti. Si tratta di stabilire se in materia di religione si applica o meno la Costituzione, e quindi se l'Italia è uno stato laico che consente a tutti di professare una qualunque religione o di non professarne nessuna, oppure se quello che conta è il "sentire comune" della maggioranza cattolica. Amedeo Rossi Gli effetti della blocca processi Sono una detenuta di un carcere speciale e laureata in scienze storiche. Quando è stato approvato l'indulto, sembrava che per i detenuti ci fosse una svolta positiva. Invece con il blocca processi svaniscono sia la riforma Gozzini che la riforma Simeoni. Un ritorno al passato in cui non si intravvede mai la fine della pena? Rimane in piedi solo la tecnica riforma del 1975. Qui in carcere auspichiamo un richiamo al diritto. Lettera firmata La libreria bipartisan Facciamo riferimento all'articolo, "Jesolo, battere la Lega si può/ Con le parole in riva al mare", apparso a pag. 4 del vostro giornale il 6 luglio scorso, a commento di un evento letterario - la lettura pubblica di brani del libro di Mauro Covacich "Prima di sparire", con musiche eseguite da Enzo Moretto e Stefano Ottogalli - di indubbia qualità e interesse culturale, che ha avuto luogo sul litorale jesolano, la sera del 5 luglio. L'articolo, che la vostra testata ha avuto cura di pubblicare, cita la nostra Libreria Princivalli come luogo ove si è costituita una "... comunità di lettori impegnati a leggere, scrivere, e anche ultimamente, a far politica. A far contrasto al nulla cui gli amministratori della città li costringono". Precisiamo che tali dichiarazioni del tutto incongrue e falsanti, hanno finito per rappresentare il nostro esercizio commerciale come "centro di elaborazione politica". La Libreria Princivalli, sin dalla sua fondazione, è, e intende essere, un luogo di incontro bi-partisan, ove i libri, le idee e le persone si confrontano nella piena libertà e serenità. Non accettiamo pertanto, da qualisivoglia, etichettature politiche. Il reading, preparato con passione da un gruppo di amici e cittadini jesolani è stato liquidato in poche e frettolose righe. Spiace, non tanto la strumentalizzazione politica, quanto l'occasione mancata per valorizzare un evento che avrebbe meritato, al pari di quelli già avvenuti o programmati nell'Estate jesolana, attenzione a livello nazionale. Cordiali saluti Alessandra Princivalli, titolare della libreria Lutto E' morta Giuseppina Coppola, madre di Daniele Sepe, musicista e amico da sempre del manifesto. I funerali si svolgeranno stamane a Napoli alle ore 10 nella chiesa di Villanova. A Daniele un forte abbraccio dal collettivo di via Bargoni.

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Programmi (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Programmi PERIFERIE DOCUMENTI ORE 12.03 - RAINEWS 24 La rilevazione delle impronte digitali dei rom, misura fortemente voluta dal ministro Maroni, sta suscitando molte critiche, anche da gran parte dell'associazionismo laico e cattolico. Dopo che in molti hanno proposto di dare al popolo rom il premio Nobel per la Pace, nel programma curato da Fausto Pellegrini si cercherà di abbattere i luoghi comuni sui figli del vento. LINEA BLU AMBIENTE ORE 14.00 - RAIUNO Linea blu va in Grecia: il viaggio inizierà a bordo del Moutzouris, il treno ideato dal padre dell'artista Giorgio de Chirico, che arriva fino alle pendici del Monte Pilio. Poi si va alle isole Sporadi, all'interno del parco marino più grande del Mediterraneo, alla ricerca della rara foca monaca. Infine un incontro con il delfino comune che sta sparendo dai nostri mari. BEAUTY. BIENNALE DANZA 2008 DANZA ORE 7.00 - RAITRE Racconto per immagini del festival di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia. Il documentario ripercorre i momenti salienti con interviste agli artisti ospiti, cronache, commenti, estratti live e backstage degli spettacoli. Il film replicherà nella versione concentrata il 22 luglio su Rai Educational 2 alle 13 e il 23 luglio su Rai 1 all'una di notte. TG3 SALUTE INFORMA DOCUMENTI ORE 12.15 - RAITRE Era un primato tipico degli Stati uniti, ma ora l'obesità si è diffusa anche in Italia, dove praticamente un bimbo su tre è in sovrappeso, e uno su dieci è obeso. Il nostro paese è, in Europa, quello con il più alto numero di casi di obesità. Sarà questo uno degli argomenti di "Tg3 Salute". Saranno poi presentati gli ultimi studi sul diabete.

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L'oratorio cambia E tornano i ragazzi (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-07-12 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Il boom Nel 2008 sono tre milioni i giovani che frequentano i circoli legati alle parrocchie Il riconoscimento Per lo Stato hanno una funzione sociale e non soltanto religiosa L'oratorio cambia E tornano i ragazzi Meno catechismo più servizi Non ci sono più gli oratori di una volta. Si capisce dalle ginocchia. Perché la sbucciatura calcistica d'ordinanza, che dopo un po' su quei vecchi spiazzi più-sassi-che-terra era parte integrante della rotula di ogni ragazzino, sull'odierno sintetico da calcetto magari capita, ma non è più un marchio fisso: la 626 è arrivata anche dietro la canonica. Il resto, che naturalmente è molto di più, è solo lo specchio del mondo che gira: multietnici, a volte persino multireligiosi nel senso che nessun prete obbligherà mai un bambino musulmano al catechismo, forse con dentro meno sacerdoti perché le vocazioni calano, ma con più volontari laici perché le motivazioni invece crescono, gli oratori d'Italia continuano a essere - e anzi stanno diventando sempre più - l'unica vera risposta "organizzata, efficiente, sociale, economica" alle esigenze di migliaia di famiglie con figli. Oddìo, magari don Giovanni Bosco, che l'oratorio "moderno" lo reinventò a Torino nel 1841, oggi potrebbe non cogliere subito cos'è lo "Strengthening families program": bando finanziato dal Ministero della pubblica istruzione e vinto appunto da un'associazione di oratori, centri sportivi e comunità terapeutiche, con 47 sedi in Italia, per un "progetto di formazione genitori-figli". Magari San Filippo Neri e San Carlo Borromeo, che di don Bosco furono precursori con tre secoli d'anticipo, impiegherebbero un po' a capire il concetto attuale di "rete", e che i seimila oratori oggi presenti in Italia sono riuniti in un Forum (Foi) con un sito internet (www.oratori.org), newsletter, e forum per commentare i "Grest". Ma anche loro capirebbero un dato molto semplice: e cioè che oggi gli oratori italiani sono frequentati "stabilmente" da un milione e mezzo di ragazzi, tre contando anche chi ci va ogni tanto. E capirebbero che le tre parole-chiave, in fondo, sono ancora quelle di don Bosco: istruzione, amicizia, percorso di fede. E che altre cose, invece, sono cambiate eccome: "Soprattutto il fatto che una volta - sintetizza don Massimiliano Sabbadini, presidente del Foi - l'oratorio era tutto quel che c'era. Oggi invece i ragazzi sono pieni di impegni, attività, cose, per mettersi d'accordo su quando vedere un amico devono guardare l'agenda". Dunque? "Per un verso l'oratorio di oggi è una scelta, non un parcheggio: e questo implica una responsabilità ancora maggiore. Per l'altro, che è la cosa più importante, c'è che qui i ragazzi non sono "clienti" ma persone. Non "comprano" una attività: la fanno". Nel 2003, del resto, è stato il Parlamento stesso a "riconoscere" con una specifica "Legge sugli oratori" il loro "ruolo insostituibile in tutto il nostro Paese" nonché la "funzione sociale" loro e di tutti gli "enti che svolgono attività similare": il che tradotto, poi, non significa finanziamenti diretti ma comunque agevolazioni fiscali sull'Ici, ad esempio, con uno stanziamento fino a un tetto globale annuo di 2 milioni e mezzo di euro, da parte dello Stato, cui i Comuni possono accedere per recuperare i mancati introiti. In cambio, del resto, il servizio più I costi Una settimana di vacanza in montagna non supera i 120 euro, viaggio compreso.

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Ma il vero <motore> sono i laici (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-07-12 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il presidente Ma il vero "motore" sono i laici "Convivenza, formazione, amicizia ". Don Massimiliano Sabbadini, che in queste tre parole sintetizza i suoi obiettivi, ha una duplice veste: presidente degli oratori di Milano, che con i suoi 1.500 disseminati nella Diocesi è il territorio a più alta concentrazione oratoriale d'Italia, e presidente del Forum degli oratori italiani. Un milione e mezzo di ragazzini, tre contando anche i non assidui. "Il "merito", se così vogliamo chiamarlo, è nella proposta che viene fatta: un segno concreto della cura che la comunità cristiana ha nei confronti dei ragazzi, bambini, adolescenti e giovani in genere". Cosa distingue veramente, aspetto religioso a parte, un oratorio da un altro luogo di aggregazione? "Diverse cose. La frequentazione continua, la programmazione delle attività, l'attenzione ai "percorsi" formativi delle persone, e poi la economicità delle proposte e dei beni in uso. L'importanza dedicata allo sport. Un aspetto in particolare mi piace sottolineare: ed è la valorizzazione del "cortile" inteso come ambiente accessibile a tutti, popolare, vigilato, sicuro". Quanto è difficile restare "economici"? "Molto. A volte mi viene da ridere se penso a quanto lavoro e quante persone ci sono dietro il funzionamento di un oratorio. Qualcuno viene pagato, è giusto. Ma questo non fa venir meno la gratuità del servizio". Quali sono oggi le difficoltà degli oratori? "Soprattutto una: il fatto cioè che, proprio mentre assistiamo a una crescita dell'interesse da parte dei ragazzi, noi sacerdoti purtroppo siamo meno di quarant'anni fa. A Milano come altrove ci sono parrocchie costrette a "consorziarsi" per condividere animatori, operatori, volontari. E sacerdoti, naturalmente. Ma questo, per altri versi, produce anche reazioni incoraggianti ". Per esempio? "L'impegno dei laici. Che in realtà non è mai mancato, intendiamoci: i volontari sono sempre stati il motore principale di ogni oratorio. Ma diciamo che adesso, proprio per la necessità di un servizio sempre più professionale e qualificato, la buona volontà non basta più. E per questo una delle attività più importanti del forum è appunto la formazione". P.F.

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L'irresistibile ascesa dei radicali del Pks Gli islamisti alla conquista dell'Indonesia (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Dopo la vittoria alle elezioni locali si teme l'introduzione di leggi ispirate alla sharia e un giro di vite per le minoranze religiose L'irresistibile ascesa dei radicali del Pks Gli islamisti alla conquista dell'Indonesia Matteo Alviti E che succederebbe se anche la nazione con la popolazione musulmana più numerosa al mondo cedesse all'estremismo? La domanda non è peregrina, considerati i recenti successi elettorali del Partai Keadilan Sejahtera (Pks) il Partito della prosperità e della giustizia. Sono preoccupati, i moderati e i laici indonesiani al potere, per la crescita dell'ancor piccolo Pks. Temono l'introduzione di leggi ispirate alla sharia e un giro di vite nella libertà di culto per le minoranze religiose cristiana, hindù e buddista. "Oggi ti puoi scordare la Costituzione del 1945, che garantisce la libertà a tutte le minoranze. Stanno provando a introdurre la legge islamica", ha ammonito Abdurrahman Wahid, presidente indonesiano dal 1999 al 2001 e leader del Nahdlatul Ulama, organizzazione islamica conservatrice con 37 milioni di membri, ma dalla visione politica nettamente secolare. Loro, gli altri, sono il Pks. Durante le ultime elezioni locali il partito islamico è riuscito a sconfiggere i colossi della politica nazionale, come il Golkar - che nonostante il legame con Suharto, ha sempre mantenuto i favori popolari - e il Pdi-P, secolare e nazionalista. Nelle province di Java occidentale, la più popolosa, e Sumatra settentrionale hanno conquistato il governo a mani basse. Nella corsa per il governo di Jakarta il Pks è arrivato secondo per un soffio, con il 42,5% delle preferenze. Nonostante i timori per l'introduzione di leggi ispirate alla sharia e per la chiusura dei molti locali notturni. Nelle elezioni nazionali del 2004 il partito islamico aveva conquistato solo il 7,3%. Per le elezioni politiche e presidenziali dell'anno prossimo del 2009 punta al 20%. Che gli permetterebbe di presentare un candidato presidente. Pur non controllando televisioni, radio o giornali, il Pks è cresciuto grazie alla corruzione dilagante e alla sfiducia della popolazione nell'attuale governo. Ha sviluppato un carattere fortemente popolare, sul modello di Hamas, ispirandosi ai Fratelli Musulmani in Egitto. Le loro campagne porta a porta, la non-violenza, i tarbiyah, seminari di studio settimanali, i pronti aiuti alla popolazione dopo la tragedia dello Tsunami hanno accresciuto la loro credibilità. Alla fine del 2007 il Pks contava 722mila attivisti. Il presidente Susilo Bambang Yudhoyono, eletto nel 2004, aveva promesso di combattere la corruzione, ma i suoi fallimenti hanno finito per aiutare gli avversari. "Sono un partito molto disciplinato", ha spiegato Jusuf Kalla, presidente del Golkar, "la loro ideologia è musulmana. Mentre l'organizzazione è fondata su cellule molto attive, fatte di giovani preparati e determinati, con una grande capacità di mobilitare". Le tendenze islamiche nella politica indonesiana avevano subito una dura pressione durante i 32 anni di tirannia di Suharto. Dalla sua deposizione le cose sono cambiate progressivamente, con fasi altalenanti di crescita e reflusso. Ancora nel 2002, all'epoca della revisione costituzionale, era fallita la proposta dei maggiori partiti islamici per reintrodurre nella Costituzione la Carta di Giacarta, un capitolo sulla sharia che già era stato bocciato nella prima stesura del 1945, subito dopo l'indipendenza dall'Olanda. Nelle elezioni del 2004 i maggiori partiti islamici Ppp e Pan avevano raccolto risultati esigui, perdendo anzi consensi nei confronti dei partiti secolari. Ma dal 1998 si è fatta comunque notare nella società una crescita esponenziale dei gruppi islamici con tanto di giornali, organizzazioni e scuole coraniche. Con la fine della dittatura di Suharto, l'Indonesia ha progressivamente ammorbidito il centralismo politico che aveva caratterizzato il paese. Punto di svolta è stata l'introduzione delle autonomie per province e regioni nel 2001, una misura necessaria per frenare il malcontento popolare contro lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali e la scarsa considerazione delle differenze regionali. Oggi i governi locali esercitano una forza politica vera e i successi del Pks in queste elezioni sono dunque doppiamente significativi. L'inflazione sta mangiando il potere d'acquisto degli indonesiani, che rimangono a stomaco vuoto. La recente decisione del presidente Susilo Bambang Yudhoyono di tagliare i sussudi per calmierare i prezzi del petrolio ha fatto schizzare i costi - + 30% per la benzina - e l'inflazione, che ora viaggia sopra il 10%. Il taglio si era reso necessario per evitare una crisi di bilancio. Tre giorni fa il presidente della Banca Indonesiana aveva annunciato una serie di misure per la riduzione dell'inflazione entro l'anno prossimo. In concomitanza con le elezioni. Sarà dura, considerate le previsioni sul rallentamento del pil nazionale dal 6,3% al 5,9% e sulla crescita del debito pubblico. L'Indonesia, che è l'unica nazione asiatica a far parte dell'Opec, ogni anno figura tra i paesi più corrotti al mondo. Ün recente rapporto della commissione anti-corruzione ha stimato in 21 miliardi di dollari, per gli anni che vanno dal 2000 al 2007, la perdita dello stato dovuta al sistema di corruttele nel settore petrolifero. I soldi sono stati sottratti denunciando in media di 16 milioni di barili estratti ogni anno. Secondo gli Stati Uniti l'Indonesia rimane un paese sicuro. Ciononostante lo scorso maggio Washington ha innalzato il livello d'allarme per i viaggiatori statunitensi diretti verso le isole dell'arcipelago. La minaccia terroristica non è affatto cessata. Lo racconta il recente arresto di dieci uomini di una cellula di Jemaah Islamiya, in possesso di ingenti quantitativi di esplosivo. Il gruppo islamico è responsabile degli attentati di Bali del 2002 e del 2005, che avevano ucciso più di 200 persone. 12/07/2008.

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Gmg I media pressano, il cardinale Pell anche, e Ratzinger medita sul bis delle scuse americane (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 12-07-2008)

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Gmg I media pressano, il cardinale Pell anche, e Ratzinger medita sul bis delle scuse americane Il Papa indeciso sul mea culpa per gli abusi sessuali in Australia Recentemente era stato il cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney, ad auspicare che il Papa ripetesse in Australia (Benedetto XVI parte oggi per la giornata mondiale della gioventù in programma dal 15 al 20 luglio nella città australiana) le scuse che ha pronunciato negli Stati Uniti a riguardo degli abusi sessuali che, nel continente oceanico come negli Usa, hanno visto essere protagonisti alcuni sacerdoti. Era stato il cardinale Pell a tirare fuori la richiesta al Pontefice, forse anche perché aveva avuto sentore dell'attacco che, con precisa tempestività, i media gli avrebbero scaraventato addosso proprio nell'imminenza dell'arrivo del Papa: l'accusa, ripresa ieri con grande enfasi dai principali quotidiani australiani, è quella di sempre: Pell, in sostanza, come è stato imputato a diversi suoi "colleghi" negli Stati Uniti, avrebbe coperto le denunce relative a episodi di abusi sessuali perpetrati da preti della sua diocesi. I fatti risalgono al 1982 e, vista l'attenzione che i media hanno riservato alla vicenda, non è escluso che davvero, il Papa, sia "costretto" nei prossimi giorni a dire la sua in una sorta di mea culpa pronunciato in scia a quanto fece in aprile negli Usa. Benedetto XVI è ben consapevole della necessità che le diocesi colpite dallo scandalo degli abusi sessuali perpetrati da sacerdoti riparino al grave delitto e, soprattutto, si adoperino in un più rigoroso discernimento di coloro che intendono essere ordinati, ma nello stesso tempo è improbabile che nella minuziosa preparazione avvenuta in questi giorni a Castelgandolfo dei discorsi da pronunciare in Australia avesse contemplato dei passaggi dedicati al tema. Quindi, se mea culpa saranno pronunciati, la motivazione è da ricercarsi nelle notizie provenienti in questi giorni da Sydney dove, appunto, il cardinale Pell si trova sotto il fuoco mediatico. Tutto è iniziato grazie a un reportage televisivo della tv nazionale Abc , andato in onda una settimana fa. Secondo il programma "Lateline", il porporato avrebbe nascosto i precedenti di abusi sessuali di padre Terrence Goodall a una sua vittima, Anthony Jones, che chiedeva giustizia. Jones ha accusato padre Goodall di aver abusato di lui nel 1982 quando aveva 28 anni ed era coordinatore dell'istruzione religiosa a Sydney. Le indagini condotte dalla Chiesa australiana nel 2003 hanno dimostrato "comportamenti omosessuali" tra padre Goodall e Jones. In quel frangente, Pell scrisse alla vittima dichiarando che le sue accuse non potevano essere accettate perché la Chiesa non era a conoscenza di altre accuse, e così c'era solo "la sua parola contro quella di un altro". Nel corso della trasmissione, tuttavia, è stato ricordato come il cardinale, lo stesso giorno in cui scrisse a Jones, scrisse anche a una seconda vittima, un chierichetto che aveva nove anni quando padre Goodall aveva abusato di lui, accettando la verità delle sue accuse. In un comunicato diffuso poco dopo la trasmissione, il cardinale ha negato di aver voluto ingannare Jones, ma ha ammesso che la lettera era "scritta male ed errata", e che l'errore di espressione era suo. Ma "non vi è stato alcun insabbiamento - ha detto -. Volevo dire che non vi era stata alcuna altra accusa di stupro". E ancora: "Le accuse contro padre Goodall sono state verificate dalla Chiesa e dalla polizia, ed egli è stato sospeso dall'attività sacerdotale. Le autorità della Chiesa hanno cooperato in ogni fase". Comunque sia, anche alla luce della nuova attenzione mediatica riservata alla vicenda, Pell si è visto costretto nelle scorse ore a diffondere una dichiarazione in cui afferma di aver "formalmente riferito le questioni sollevate questa settimana a una commissione consultiva indipendente" guidata dall'ex Giudice della Corte Suprema del Nuovo Galles del Sud Bill Preistley, il quale avviserà il cardinale delle opzioni possibili. La commissione è costituita da un sacerdote e da laici esperti di legge, economia e psichiatria. Intanto, in risposta a quanto sta avvenendo, i giovani cattolici australiani hanno predisposto una serie di blog e forum per sostenere, anche con le preghiere, l'arcivescovo di Sydney che appena una settimana fa ha parlato loro dell'importanza di una leadership onesta. Blog e forum che in qualche modo vogliono mostrare la vicinanza dei giovani al cardinale il quale, probabilmente, tutto avrebbe voluto tranne che un polverone simile si scatenasse proprio ora, in occasione della prima volta di Benedetto XVI sul suolo australiano. (P. Rodari) 12/07/2008.

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Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (7 votes, average: 3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 176 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 80 ) " (36 votes, average: 3.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 102 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Murgo Salvatore: X il sig. Wolf,ovvio e logico che i giudizi di costituzionalità spettano alla corte... Murgo Salvatore: x il sig. Raffaele,probabilmente lei fà fatica a capire quel che legge,o forse ignora il... Damy: Salve tutti! Berlusconi anke senza leggi"blocca processi" non sarebbe mai andato in carcere,visto... BoPo: Il ministero per le pari opportunità non è un ministero cruciale,ed è un bene che in Italia ci sia un... Alberto Taliani: Caro Raffaele, mettere sullo stesso piano gli gli insulti e le volgarità di piazza Navona. mi... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Grosseto, donna uccisa durante rapina in villaSalasso carburanti: ennesimo record di benzina e gasolioVolano le tariffe (+ 40%): il doppio degli stipendiCassazione, il giudice più pazzo del mondoLutto in tv, è morto Gianfranco FunariIl Papa: "Condanno gli abusi sessuali dei preti" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (3) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia La guerra (in)civile degli psico-comici della politica Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. 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Crolla la Chiesa-ponte (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Filippo Di Giacomo Crolla la Chiesa-ponte Come insegna Agostino, "la Chiesa vive di molti misteri". Prima degli scismi del XV e XVI secolo infatti, i sacramenti erano undici. E la lista comprendeva anche l'acqua benedetta, le esequie, la lavanda dei piedi, la professione religiosa ed altro. I protestanti li hanno ridotti: i più "larghi" ammettono il battesimo, la cena e - parzialmente - la confessione; i più rigoristi sono anabattisti, cioè non praticano il battesimo. Dopo il Concilio di Trento, secondo la dottrina trecentesca di Pietro Lombardo, i cattolici ne hanno scelto sette. Gli ortodossi ne praticano altrettanti, ma senza fissarne il numero, continuano a chiamarli "misteri" e restano aperti ad altre intuizioni. Il problema delle ordinazioni femminili anglicane è tutto qui: se nella lista dei sacramenti una Chiesa pone anche quello dell'Ordine, secondo la tradizione dei primi concili, per avere quel segno sacramentale che permette alla comunità di celebrate l'eucaristia, il vescovo e il prete devono essere maschi perché tale era Cristo. Se invece nella lista dei sacramenti ordine ed eucaristia diventano istituzioni, racconti di ciò che Cristo ha fatto, allora può anche essere affidato a una donna. I cattolici e gli ortodossi sono convinti di non poter rinunciare al sacerdozio ordinato. Invece i protestanti - prima i calvinisti, poi i luterani e ora gli anglicani - pensano che per i ministri di culto il passaggio da sacramento a istituzione sia già stato decretato dalla coscienza e dalla cultura dei fedeli. Come dire: anche la dottrina si forma ed evolve con le stesse regole che formano, e fanno evolvere, l'opinione pubblica. Una tesi, affascinante e moderna sulla quale, però, gravita un dubbio sostanziale: è proprio così che dice il Vangelo? Mentre i dottori disputano, la Chiesa d'Inghilterra crolla. La Comunione Anglicana ha lungamente coltivato il sogno di svolgere un ruolo di Chiesa-ponte tra il cattolicesimo, l'ortodossia e le varie riforme protestanti. La sua parte tradizionalista, la "Chiesa alta", ha tentato di mantenere un profilo cattolico anche quando l'altra anima, quella calvinista, ha iniziato a mettere in crisi quel movimento ecumenico che, alla fine del XVIII secolo, l'anglicanesimo aveva aiutato a portare alla luce. Certo, nel frattempo il Papa di Roma è stato ricevuto in quella cattedrale di Westminster dove Elisabetta II impersona ancora il simulacro di capo dell'anglicanesimo. La regina, a sua volta, è stata tre volte in Vaticano. Nelle grandi cerimonie reali inglesi, il primate cattolico è sempre al fianco del primate anglicano. Tuttavia, visto che l'unione tra i cristiani non si fa a colpi di cerimonie e di bei discorsi, la crisi dell'anglicanesimo sta sempre più conferendo agli uomini del Papa l'onere di costruire mediazioni e ponti, spostando verso l'orbe cattolico quel ruolo di conciliazione fra tradizione e modernità che i grandi teologi inglesi, dalla scuola di Oxford in poi, hanno svolto nel XIX e XX secolo. Roma ha sempre resistito, e probabilmente lo farà ancora per molto, alla fondazione di una Chiesa cattolica di rito anglicano. Accoglie, grazie a norme date da Giovanni Paolo II nel 1980, i vescovi e i pastori anglicani che fuggono le liti rifugiandosi nel cattolicesimo, concedendo che continuino ad esercitare il ministero pur restando sposati. Ma, nel frattempo, manda i cardinali Kasper e Dias alla Lambeth Conference, la riunione decennale dei primati anglicani di tutto il mondo che si riunirà a Canterbury dal 16 luglio al 4 agosto. Forse, un ennesimo tentativo di far comprendere agli anglicani che per essere moderni non bisogna per forza correre da soli.

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Papa Ratzinger prega per gli anglicani (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sidney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, debacle Alitalia Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendo che la linea satellitare era assente. I nostri giornali hanno pagato alla compagnia un biglietto salatissimo, alla fine avremmo potuto fare molto meglio se fossimo rimasti a terra. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 110 ) " (3 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (10 votes, average: 3.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (25 votes, average: 3.68 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (11 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (20 votes, average: 4.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 236 ) " (19 votes, average: 4.32 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 159 ) " (15 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (19 votes, average: 4.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (219) Ultime discussioni Daniele: Parrocchiano, spiacente, un so' di Napoli. 'notte a tutti Cherubino: @ Carlo, una persona può decidere di tutto tranne che di togliersi la vita nel nostro sistema giuridico,... Cherubino: correzione: volevo dire "irreversibile", non "reversibile" Cherubino: giusto perchè si vedono scritte delle fesserie (preferisco non fare nomi, sennò si lusinga troppo):... Physikelly: Le riflessioni sulla 23.ma GMG di Sydney del cardinale Stanislaw Rylko Per riscoprire le radici... 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A Balestrino il Palio degli asini (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Oggi pomeriggio In dieci al via in rappresentanza dei rioni. L'iniziativa si riallaccia alle tradizioni contadine SARANNO in dieci sulla linea di partenza, con tutt'intorno un pubblico pronto a tifare per il suo beniamino, che dovrà raggiungere il traguardo dopo un percorso di circa 200 metri sul "prato dei giardini", di fronte al castello dei marchesi del Carretto. Tutto questo per dar vita alla sesta edizione del Palio degli asini, in programma oggi a Balestrino. Il via è per le 17 e quattro asini estratti a sorte, coordinati dal loro istruttore, il cerialese Clemente Nervo, saranno abbinati alle quattro frazioni nelle quali è suddiviso Balestrino, vale a dire Bergalla, Cuneo, Poggio e Borgo. Gli altri sei quadrupedi correranno invece fuori classifica. "Questa gara vuole rievocare quando, fin verso il 1960, c'era una sorta di competizione fra i contadini che volevano raggiungere per primi il paese con il loro asino carico di fieno - afferma il presidente della Pro Loco di Balestrino, Carlo Ismarro - Per i proprietari dei primi tre asini classificati c'è una targa, agli altri andrà un diploma di partecipazione". Il Palio degli asini è inserito nel contesto di una giornata di festa che vede protagonisti oggi alle 18 a Balestrino artigiani impegnati a dare dimostrazioni di vecchi mestieri come l'arrotino, il fabbro, la realizzazione di cesti in vimini e in legno di castagno. Ci saranno anche scultori in legno e su granito, lavori a uncinetto e via dicendo. E' prevista una sagra gastronomica (apertura stand alle 19) con specialità polenta, carne alla brace, fugassin, frittele e torta di cavolo, che è un piatto locale. Serata danzante alle 21 in compagnia dell'orchestra Brazil 2000. Da non dimenticare l'esposizione delle opere e la premiazione, intorno alle 21.45, dei due concorsi di pittura. Sia quello per adulti, giunto alla seconda edizione, che quello per bambini delle elementari, al suo esordio quest'anno, hanno per tema gli "Scorci liguri". Mario Schenone 13/07/2008 Festival teatrale di Borgio. In piazza Sant'Agostino verrà messa in scena l'ultima replica della commedia "L'Impresario delle Smirne" di Carlo Goldoni (ore 21.30). Luglio nei quartieri. Nel Giardino del Chinotto in via Verdi a Savona esibizione della Corale Alpina Savonese (ore 21). Cactus Magia. Si conclude oggi al palazzetto di Borghetto la rassegna dedicata alle cactacee e alle piante succulente. Uno spazio quest'anno è stato dedicato anche alle orchidee. Nel corso della giornata conclusiva si terrà anche la premiazione del concorso "La vetrina più bella". Teatro a Finalborgo. Nei Chiostri di Santa Caterina il gruppo Teatrale "I senza tempo" di Loano metteranno in scena (ore 21) la commedia musicale "Robin Hood. Tutta un'altra storia". Collettiva di pittura e ceramica. Al centro congressi Palace a Spotorno proseguirà fino al 24 luglio la collettiva di pittura e ceramica curata dall'associazione Amici dell'Arte "U Lumme". L'esposizione è visitabile tutti i giorni dalle 21 alle 23.30 (ingresso libero). Lezioni di pittura. In piazza Pietro Chiesa ad Albisola Capo (dalle ore 19 alle 24) estemporanea e lezioni di pittura con Luigi Pretin. Mostra di pittura. Nel centro commerciale Le Serre ad Albenga tiene banco la mostra collettiva di pittura organizzata dall'associazione "Torchio e Pennello" (dalle ore 16 alle 20). Teatro ragazzi. Alla Società Operaia Cattolica San Giuseppe a Valleggia il Teatro del Piccione presenterà alle ore 21 lo spettacolo per ragazzi "Scarafaggi - La favola dei Beatles". Ingresso libero. Balli e musica occitani. Nell'ambito della festa del Partito Democratico, questa sera sul prolungamento a mare di Savona spettacolo di musica e balli in costume occitano con il gruppo A Brigà. Pinocchio a Pietra. In piazza Rosselli la compagnia teatrale "Nati da un sogno" presenterà alle ore 21.30 lo spettacolo "Pinocchio. Sogni un Burattino". Teatro dialettale a Celle. In frazione Costa la compagnia Sipario Cellese presenterà"Voei e no poei" (21.15). Assenzio in concerto. In piazza Sapeto a Carcare concerto del gruppo degli Assenzio (ore 22). Pittura in piazza a Loano. In piazza Palestro esposizione di opere d'arte dalle ore 19 alle 23. Concorso musicale. In piazza Don Aragno a Legino si terrà alle ore 21 "Saremo Famosi 2008", concorso per giovani cantanti. Alle 23 estrazione dei biglietti vincenti della lotteria "U Pregin". Festa a Luceto. Stand gastronomici e musica dal vivo con l'orchestra Mike e i Simpatici questa sera a Luceto. Sagra della patatina fritta. Si concluderà a Toirano la sagra gastronomica. In serata concerto dei Sweet Sound Trio. Teatro a Varazze. Nel Giardino delle Boschine il gruppo teatrale Don bosco presenterà"Trappola per due" di Derek Benfield (ore 21.30). Teatro amatoriale a Cengio. In località Rocchetta la Compagnia Uno sguardo dal palcoscenico" di Cairo (nella foto) metterà in scena la commedia "A piedi nudi nel parco". Cena dei Pirati. Alla SMS Baia dei Pirati di Porto Vado si potrà cenare con menù a base di pesce a partire dale ore 19. Totani, gamberi, primi piatti a base di pesto e frutti ai mare i piatti principali. Giusvalla in festa. Durante la giornata a Giusvalla si alterneranno la sagra gastronomica, il concerto del gruppo femminile Romantos, il raduno di Fiat 500 e moto d'epoca e la mostra canina. Dalle ore 9 in avanti. Sagra dell'estate. A Celle in località Sanda stand gastronomici aperti dalle ore 19. Dalle ore 21 si potrà ballare con l'orchestra Zino. Sagra Napoleonica. A Vezzi Portio in località Moisio strand gastronomici e balli con Fabio Guarino. Dimostrazione di smielatura. 13/07/2008 BARBARA Delfino, ventenne di Albenga, studentessa in economia aziendale, ha vinto la selezione che si è svolta alle Vele di Alassio de "La modella per l'arte 2008 - Premio Terme di Acqui". Nel corso della serata, presentata da Loredana Sileo, premi speciali a Stefany Moser di Balestrino e Gloria Massaferro di Pietra. "La modella per l'arte", giunta alla 32^ edizione, vede protagonisti venti pittori italiani impegnati a realizzare un quadro sulla donna d'oggi, ispirati da altrettante modelle. Nella foto, da sinistra, Stefany Moser, Barbara Delfino, Gloria Massaferro e Loredana Sileo. 13/07/2008.

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Benvenuti ad astana utopia nella steppa - leonardo coen (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura Benvenuti ad Astana utopia nella steppa Nuove metropoli il reportage La giovanissima, stupefacente capitale del Kazakistan, fatta edificare a suon di petromiliardi dal presidente a vita Nazarbayev, compie dieci anni. Centinaia di cantieri sono ancora aperti, quasi duemila gru sono al lavoro per ultimarla. Una città esagerata, dove l'età media, dice con orgoglio il capo dello Stato, "è di soli 32 anni" Dimensioni infinite, piazze vaste, un monumentalismo che sembra citare il passato sovietico è l'allegoria la cifra costante del progetto urbanistico LEONARDO COEN ASTANA (Kazakistan) Le sette e trenta di uno splendido pomeriggio di luglio, senza il temibile vento della steppa e il caldo asfissiante che abitualmente affliggono Astana, la capitale del Kazakistan, colpevole di un clima infame: meno quaranta gradi d'inverno, più quaranta d'estate. Che sia un regalo di compleanno per i dieci anni di questa giovanissima e stupefacente capitale? Lo skyline di Astana sembra infatti ricalcare quelle immaginate nei fumetti di Moebius, celebre per avere ispirato le scenografie di Blade Runner: così kitsch ed esagerata da rasentare il sublime. E l'irrealtà. Dieci anni fa qui non c'era altro che un'anonima polverosa città di provincia del Kazakistan centrosettentrionale, massacrata dalla devastante edilizia sovietica, e 280mila abitanti che credevano assai poco al futuro, frastornati da un drammatico presente. Oggi gli abitanti sono almeno 700mila e il futuro è schierato all'orizzonte, tra stravaganti e ambiziose costruzioni avveniristiche, disposte sul territorio comunale secondo il piano urbanistico del giapponese Kisho Kurokawa, scomparso nell'ottobre del 2007 all'età di 73 anni. Astana è il suo capolavoro, dopo il complesso risanamento di Tokyo. Una città concepita non a cerchi d'espansione ma su due assi portanti paralleli, a quadranti successivi. Integrati da una serie di incredibili strutture. Come il Khan Shatyry Entertainment Centre, il Centro di divertimenti Mercato Reale: un fantasmagorico tendone trasparente alto 150 metri partorito dalla fervida fantasia dello studio Foster&Partners di Londra, che sorgerà sulla riva destra del fiume Ishim e coprirà un'area vasta più di dieci campi da football, in grado di accogliere 10mila persone. La copertura in efte, tessuto speciale molto flessibile, garantirà una sofisticata e costante termoregolazione sui 20-25 gradi, rendendo la piccola città racchiusa sotto l'immenso tendone un paradiso artificiale: scuole, ospedale, centri sportivi, sale da concerto, centro commerciale, minigolf, persino una giungla, una spiaggia sabbiosa e un lago artificiale. Le auto saranno bandite, confinate in dieci garage di dodici piani disposti a corona attorno al Khan Shatyry, collegati con ponti pedonali. Il Khan Shatyry aprirà il 16 dicembre, per la festa dell'Indipendenza. Ma è solo uno dei 650 cantieri che in questo momento lavorano a pieno regime in città, 24 ore al giorno, ritmi frenetici da Metropolis di Fritz Lang. Il premuroso ufficio stampa londinese ingaggiato dalla presidenza kazaka fornisce alcune cifre: 1700 gru operative, investimenti per 70 miliardi di dollari, 40mila ettari di foresta già piantata attorno alla città per proteggerla dal famigerato vento della steppa. Una compagnia andalusa di flamenco presenta la Carmen di Bizet nell'auditorium sotterraneo della mirabolante piramide che il presidente (a vita) Nursultan Nazarbayev ha voluto edificare per il Congresso delle religioni del mondo (si tiene ogni tre anni ad Astana). I millecinquecento spettatori accolgono gli artisti con intensa partecipazione emotiva, il che non impedisce ai loro telefonini di squillare imperterriti durante lo spettacolo. Il rumoroso pubblico va in visibilio per l'abilità dei venti ballerini, il flamenco è travolgente, la coreografia minimalista: alla fine il soldato disertore José, geloso della gitana Carmen che flirta col torero Escamillo, pugnala l'eroina che muore tra le sue braccia. L'entusiasmo esplode, il bis è concesso, per qualche minuto danza e passione si mescolano magicamente anche tra gli spettatori kazaki. Fuori, le ombre della sera tardano a calare mentre i raggi del tramonto si riflettono sulle vetrate della piramide che in realtà si chiama Palazzo della Pace e della Concordia ed è alta quanto un edificio di venticinque piani, 62 metri d'altezza e altrettanti di larghezza. Così luccicante, sembra un'icona massonica. Nazarbayev la "pensò" nel 1998, il sogno del presidente fu affidato alle cure di Foster. Il grande architetto dovette lavorare al galoppo, visto la fretta che il presidente aveva: "Voglio che il progetto sia pronto per l'anno Duemila. Sarà consacrata alla pace e alla convivenza tra le religioni". Una necessità, in un Paese che ospita 130 etnie, da quelle russe a quelle mongole, dove musulmani, ortodossi, cattolici, protestanti, ebrei e altre venticinque credenze riescono a non farsi la guerra santa: quando Giovanni Paolo II si recò in visita ad Astana, fu accolto come uno di casa. E nelle chiese dove andava c'erano più musulmani che cattolici. La frammentazione etnica di un Paese vasto quanto l'Europa occidentale ma abitato da appena sedici milioni di abitanti non impedisce il processo di "cementificazione" dell'identità nazionale e della pace religiosa portata caparbiamente avanti da Nazarbayev, a scapito delle libertà, e simbolizzato dalla cementificazione reale di Astana, "vetrina"del Paese: che vuole dimostrare al mondo di essere ricco, importante e potente, al crocevia di una delle aree strategicamente più cruciali del mondo per via delle fonti energetiche e delle materie prime. Nel Kazakistan il petrolio sgorga sempre più copiosamente, le riserve sono enormi, l'economia tira ma un vero sviluppo ancora non c'è, per non parlare della democrazia, molto controllata, per usare un eufemismo. "Costruendo un nuovo Stato, passando dall'economia pianificata a quella di mercato, dal regime totalitario alla democrazia", mi racconta lo stesso presidente Nazarbayev, "avevamo bisogno di nuova gente, di nuovi quadri. E di una nuova capitale. All'inizio l'idea non venne accettata. Fu respinta dal Parlamento. Io capivo perché. Era il 1994: crisi, inflazione galoppante, non si pagavano né stipendi né pensioni. Non mi capivano nemmeno a casa mia. I negozi erano vuoti, mancava l'elettricità, le fabbriche erano ferme e avevamo due milioni di disoccupati: dovevamo trovare un'idea forte, ispiratrice per tutti, per uscire da questo tunnel. Trasferire la capitale era un segnale, una sfida, ma anche il modo di sbarazzarci di quella burocrazia statale che non accettava i cambiamenti necessari per rilanciare l'economia. Oggi Astana è una città di giovani, l'età media è di 32 anni, qui sta nascendo un'élite dirigente del tutto nuova". L'equazione ideologica di Nazarbayev è, a suo modo, semplice e convincente: sedurre gli investitori stranieri, convincerli che puntare su Astana non è una scommessa bensì una certezza. Andare oltre l'economia del petrolio. Stimolare l'immaginazione. Come hanno fatto gli architetti. Propaganda e cultura urbanistica sono sempre andati a braccetto, nei regimi in cui a comandare sono le piccole caste scaturite dalle vecchie nomenklature sovietiche prontamente convertitesi al capitalismo. La piramide della Pace si trova in linea d'aria di fronte al palazzo presidenziale, da cui dista un paio di chilometri: fu completata in diciotto mesi, grazie a duemila muratori e all'esercito che venne impiegato per ultimare i lavori, e inaugurata il primo settembre del 2006. La facciata è in granito chiaro, grigio-argento, incorniciato da una griglia a forma di diamante (altro riferimento massonico) di acciaio tubolare: il tutto poggiato su una sorta di collinetta che la eleva di altri 15 metri, e che rievoca la tipica vegetazione della steppa. Sotto la punta. Lì troneggia la Camera centrale, modellata sul Consiglio di Sicurezza dell'Onu, capace di accogliere duecento delegati. Vi si arriva percorrendo una sorta di scalinata addobbata a giardino pensile, con vetrate celestiali e gialle - i colori nazionali kazaki - disegnate da Brian Clarke, che rivelano immagini in controluce di colombe in volo verso il sole radioso, posto nel cuore della cuspide: l'emblema centrale della bandiera del Kazakistan. L'allegoria è la cifra costante del progetto urbanistico che configura la nuova Astana. In mancanza di miti, importante è crearne di nuovi. Si dice spesso che una città ha una biografia collettiva e che se ne parla come fosse una persona. Ma il passato di Astana è sbiadito, persino il nome è cambiato quattro volte, in appena 178 anni di storia. Nacque come avamposto cosacco, nel 1830: si chiamava Akmolinsk. Il forte, posto sull'antica carovaniera che collegava l'Asia centrale alla Siberia, assunse ben presto una notevole importanza commerciale, soprattutto per il traffico di bestiame. Il nome resiste sino al 1961, quando Krusciov tenta di trasformare la Repubblica sovietica del Kazakistan nel granaio dell'Urss, dopo aver sfruttato le zone desertiche (ma non del tutto) per i test nucleari. La città è ribattezzata Tselinograd e s'ingrigisce nella sovietizzazione. Il crollo dell'Urss e l'indipendenza rimescolano le carte. Nel 1992 terza identità: Akmola, che dura appena sei anni. Nazarbayev, il padre padrone del Kazakistan, vuole trasferirvi la capitale, abbandonando la sismica Almaty, mille chilometri più a sud est, e l'eccessiva vicinanza con la Cina (meno di 50 km). Nazarbayev ha in mente progetti grandiosi per l'umile Akmola. è lungimirante. Confida nel boom energetico. Coi petromiliardi vuole trasformare Akmola nella Brasilia centroasiatica per irradiare in tutto il Paese e nel mondo l'immagine del successo economico del Kazakistan (e, quindi, il suo). Ha già pronto il nuovo nome: Astana. Vuol dire "capitale". Ma anche, nel lessico tradizionale dei nomadi kazaki, "luogo dove si decide". Dove le tende mobili - le yurtà della steppa - fanno sosta. Astana, la visione dell'avvenire di un uomo del passato. Eccola, Astana la Capitale, la Grande Yurtà Urbana delle orde diventate metropolitane: dimensioni infinite, piazze vaste, il senso di un monumentalismo di brezneviana memoria.

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Della Volpe, con Marx dalla parte di Galilei (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Della Volpe, con Marx dalla parte di Galilei di Michele Prospero Q uando, nei primi anni Quaranta, Galvano Della Volpe si accostò al marxismo, aveva già alle sue spalle una assai intensa e molto marcata produzione teorica. Poco italiana si potrebbe anche dire, per via della sua impronta quasi neopositivista. Non si può però in alcun modo parlare di "due" Della Volpe. Il filosofo che, dopo aver varcato i 40 anni, scoprì Marx non compì affatto una rottura con la sua ventennale riflessione. Collocò piuttosto il nucleo del suo precedente lavoro filologico-critico, mirante a rivendicare la positività dell'esperienza sensibile, nelle nuove categorie analitiche che esploravano il mondo dell'empirico sociale. Non è un caso che il suo Marx sia proprio il giovane autore della Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, opera che Della Volpe lesse come depositaria più d'ogni altra del paradigma scientifico di Marx. Non è per caso che questo sia avvenuto. In fondo le istanze critiche ospitate nel manoscritto del 1843, che della Volpe tradusse e impose a lungo nel dibattito teorico, ricalcavano lo stesso tragitto intrapreso dal filosofo imolese scomparso il 13 luglio del 1968. A ispirare la radicale critica di Marx alla dialettica hegeliana comparivano infatti l'Aristotele del libro quarto della Metafisica, un certo Kant ostile al razionalismo astratto leibniziano in nome della positività del sensibile, il Feuerbach scopritore dell'oscuro sottofondo teologico della filosofia moderna dopo Cartesio. Insomma, proprio gli stessi riferimenti gnoseologici di Della Volpe (Hume e Galilei a parte). La figura di Marx non poteva che affacciarsi in lui come il compimento di una linea critica e rigorosamente laico-scientifica di interpretazione del reale. Anche quando Della Volpe si muoveva ancora ben dentro le coordinate dell'idealismo filosofico (più di Gentile che di Croce) non mancavano affatto nelle sue pagine le sollecitazioni feconde di questa sua autentica ossessione per un uso non teologico della ragione. La sua rimostranza verso l'attualismo gentiliano concerneva proprio l'uso della nozione ambigua, e in fondo mistica, della ragione come unità o sintesi originaria degli opposti. Il programma teorico dellavolpiano di una logica come scienza positiva, annunciato negli anni cinquanta, era già impostato nei suoi pilastri essenziali in un testo fondamentale del 1941 dal titolo Critica dei principi logici. Fra l'altro qui Della Volpe faceva i conti con "il conservatore d'oggi Gentile" e la sua "laica religiosità dello spirito" che ingoiava la formula misticheggiante della verità come precostituita o pretesa unità intemporale. La logica attualistica del concreto falliva in pieno nel render conto dell'empiria o contingenza e annullava l'effettività reale nel puro pensiero pensante o uno. Il rilievo di Della Volpe era al riguardo molto radicale: "Del mero uno non ci può essere logica, ma soltanto una mistica". Dal misticismo logico, che destituiva il particolare sensibile di ogni positività, si usciva solo recuperando quella che Della Volpe chiamava "la pura, schietta singolarità e conseguente adialetticità del senso", ossia tenendo fermo il tratto, irriducibile al pensiero, del particolare molteplice assunto quale fondamento del giudizio e della storicità del reale. Per un filosofo antidialettico come Della Volpe il neoidealismo di Croce e Gentile, proprio come quello classico di Hegel, si muoveva in un "soliloquio dell'idea" che tramutava la ragione, da forma o espressività, in autocoscienza o unità immediata di finito e infinito. Il "trascendentale" veniva cioè trasformato da momento formale in trascendenza dello spirito assoluto che annullava repentinamente il particolare, e lo degradava a mero non essere. La realtà cessava così di essere un dato in sé positivo e veniva a dissolversi supinamente nell'unità dell'autocoscienza. La diversità o reale contrarietà tra particolare e forma era poi dissolta e spacciata per contraddizione di un'idea capace di autoscindersi, esprimendo il molteplice come il mero negativo da superare. Tutta una tradizione teorica, che dall'ontologia mistica di Meister Eckhart (studiata a fondo in un testo apparso nel 1930) passando per l'Hegel romantico e mistico (così si intitola un celebre volume del 1929) perveniva fino a Croce e Gentile, si muoveva entro una dialettica senza discorso o categorialità che dissolveva il sentimento o particolare nell'Idea. E non lo assumeva nella sua irriducibile alterità. Esisteva per Della Volpe una autentica malattia platonica e romantica, che contagiava gran parte della filosofia moderna, incapace di risolvere il problema dell'esperienza o della storicità. Perché l'essere diventava pura idea o unità intemporale sovraordinata al molteplice discreto. A questa linea platonica, contaminata dalle palesi ascendenze mistiche, Della Volpe contrapponeva un diverso tragitto. La strada che da Hume conduceva a Marx. Con la sua indagine genetica "delle idee dalle impressioni", Hume (così scriveva Della Volpe nel suo libro La filosofia dell'esperienza di Hume licenziato nel 1933) impostava uno "studio fenomenologico della mente" che accantonava l'ontologia metafisica in direzione di una "psicologia della conoscenza". Hume cioè definiva "una specie di meccanica della sfera emotiva" e proprio esplorando le emozioni, i desideri, i meccanismi naturali della psiche, egli spezzava ogni concetto ontologico di unità o sostanza. Questo lavoro demolitorio dell'antica ontologia metafisica sul piano etico mostrava ricadute enormi. E demolendo l'idea di soggetto portava Hume a definire "il primo sistema di ethica mundana-immanentistica" che poggiava sul fondamento passionale-economico dell'azione. Con la sua "filosofia sperimentale del diritto" inoltre Hume, secondo Della Volpe, ha avuto il merito di abbandonare il problema metafisico dell'inizio per esplorare le reali dinamiche della società. Spiegava Della Volpe che "con questo concetto concreto del fondamento economico della società è fugato, per la prima volta, il mitico homo oeconomicus di marca hobbesiana, l'egoista assoluto, sui cui calcoli sapienti lo stesso suo inventore non riuscì il cimentarsi della società politica, onde dovette ricorrere all'espediente estrinseco empirico di un potere assoluto". Ed è proprio su questo piano dell'indagine sociale che Della Volpe incontrava Marx che, con il suo nesso tra idee e istituzioni sociali, rigettava ogni idea metafisica di Inizio e orientava i riflettori sulla temporalità dell'esperienza intersoggettiva. Il merito di Marx, secondo Della Volpe, era anzitutto quello di interpretare la società "come termine mediatore degli elementi", ovvero come il medium del generale (etica, cultura) e del particolare (economia, interessi). Con il suo fecondo concetto di astrazione determinata, anche Marx veniva da Della Volpe coinvolto nel grande lavoro critico ingaggiato per "sostituire una logica della ragione-intelletto, o critica, alla logica della pura ragione, o dogmatica". Ai concetti indeterminati e generici, privi di dimensioni temporali precise, Marx opponeva dei calibrati concetti funzionali, che risultavano cioè ritagliati su specifici assetti sociali. Solo modulando i concetti come funzioni era possibile schivare il rischio nefasto di quella che Della Volpe chiamava "la restaurazione acritica dell'empiria". Un greve empirismo infatti contraddistingueva per lui, in maniera puntuale, tutti i concetti pretesi "puri", intemporali. Che finivano per riempire le astrazioni, in apparenza vuote, di materiali spiccioli grezzi, non filtrati e quindi irrelati, scollegati. Perciò quello di Della Volpe rimane, a quarant'anni dalla scomparsa, il più grande e affascinante tentativo di cogliere la pregnanza del programma scientifico di Marx, assunto come passaggio essenziale del lavoro moderno di una risoluta critica della metafisica. Nessuno più di Della Volpe ha decifrato i segreti epistemologici della logica specifica dell'oggetto specifico impiantata dal pensatore di Treviri. E solo la volgarità di questi anni un po' meschini ha potuto inserire il nome di Della Volpe tra i "redenti", che con disinvoltura passarono dal fascismo al comunismo. Il suo approdo al marxismo avvenne in realtà su un rigoroso e trasparente profilo di scientificità. E solo di questo si deve parlare. ANNIVERSARI Quarant'anni fa moriva il più grande pensatore marxista del secondo '900. La sua battaglia fu contro un'idea "mistica" della Ragione. Fedelissimo al Pci, da esso fu guardato con diffidenza. Oggi ne apprezziamo la straordinaria ricchezza.

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Giovanardi il duro fa sparire la monnezza (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Giovanardi il duro fa sparire la monnezza Luigi ManconiAndrea Boraschi Immaginatevi un Charles Bronson poliziotto, che gira di notte per una qualche metropoli americana dentro la sua macchina. Le strade sono buie, il solito idrante rotto che spara acqua per ogni dove, qualche spacciatore all'angolo tra la 76esima e la Cross Hill Avenue. "Ripulirò queste dannate strade da tutta questa spazzatura", mormora il buon Charles. E via a rincorrere un ladruncolo portoricano, un pusher nero, un mafiosetto irlandese o italiano. Con l'ossessione della dannata "spazzatura". Che, nella sua valenza metaforica, è un topos di certa filmografia (a sua volta, sovente, definita proprio così: trash, cioè spazzatura), e sta a indicare la feccia, tutta quella marmaglia di cui liberarsi senza troppi complimenti, gente di malaffare da lasciar ammuffire nella più buia delle galere. In scenari meno esotici, la "spazzatura", grazie ai fatti di Napoli, è diventata anche un'icona dell'aria (o del fetore) dei tempi nel nostro paese: una sgradevole installazione (prossima a divenire permanente) che racconta una pluralità di cose che tralasciamo volentieri di elencare. Più in generale, a legare queste e altre derive semantiche di quella parola lì, c'è sempre un'istanza di rimozione: va rimossa la "monnezza" dalle strade con tanta determinazione quanta ne metteva Bronson nel ripulire i quartieri del suo distretto dalla criminalità. Insomma, se c'è spazzatura c'è (o si vorrebbe ci fosse) almeno un camion disposto a portarla in discarica, un treno con destinazione Germania o un giustiziere della notte disposto a perseguirla, fosse anche in capo al mondo. Mutuando molti dei significati qui esposti, di recente un membro dell'attuale governo ha detto che "la droga è spazzatura e come spazzatura deve essere rimossa dalla società". A voler giocare con la fantasia si potrebbero immaginare queste parole in bocca a Gianfranco Fini: una sparata asciutta asciutta delle sue, che su certe questioni è rimasto rigido e inesorabile. Oppure, perché no, a pronunciarle potrebbe essere qualcuno dei suoi. O, ancora, non sfigurerebbero nel vocabolario di certi leghisti o tra i pensieri di taluni teodem. E invece no: in virtù di quello stesso teorema per cui a far casino più di tutti, nelle feste dei tempi del liceo, era sempre qualcuno dell'Azione Cattolica, a pronunciarle è stato il sottosegretario Carlo Giovanardi, improvvisatosi Bronson o Bertolaso. Insomma, voce grossa e fuori gli attributi: la droga è spazzatura, dunque va rimossa. Invero Giovanardi non è nuovo a mostrarsi come un vero duro, se sollecitato da qualche imperativo categorico: qualcuno ricorderà le sue esternazioni, ad esempio, sulla normativa olandese in materia di eutanasia, quando ebbe e dire che "la legislazione nazista e le idee di Hitler in Europa stanno riemergendo" (ne nacque un caso diplomatico con i Paesi Bassi, ma poco male). E poi ha dato battaglia per la chiusura anticipata dei locali notturni, ha spiegato che gli omosessuali possono stare nell'esercito, purché non facciano troppo le checche; di recente ha minacciato di introdurre una legge che vieti in maniera assoluta qualsiasi manifestazione antiproibizionista. Il tutto sempre con quel piglio da moralizzatore senza morale e senza paura. Ora, non che le droghe siano un pallino dell'ultim'ora: in fin dei conti se la legislazione italiana ha accolto l'equiparazione tra droghe pesanti e droghe leggere è soprattutto merito dell'ex esponente dell'Udc. Però questa volta l'esponente del Pdl si è mostrato più tosto del solito. Altre sue esternazioni, pur sparate grosse, avevano la forma della protesta e dell'indignazione, avevano qualcosa di veracemente scomposto (quando ognuno di noi ben sa che i veri duri sono spietati con flemma); questa volta no, questa volta Giovanardi è secco, conciso e implacabile. Che mo', verrebbe proprio da pensare, per la droga sono cavoli amari. Ma, attenzione, in questo caso quel signore, i contenuti delle sue prese di posizione e anche i toni, gli accenti e i modi utilizzati rappresentano la linea del nostro governo. E, allora, sorgono alcune domande. Come facciamo a sbarazzarci della droga? Ovvero, esiste qualcuno dotato di buon senso che crede che quella sostanza possa essere eliminata dalla circolazione, cancellata, bandita per sempre dagli usi e dai costumi di milioni di consumatori? O forse quella parolina che a "spazzatura" si associa tanto bene - e che già abbiamo richiamato: "rimozione" - qui assume goffamente un significato psicanalitico? Gli esponenti della maggioranza, Giovanardi in testa, intendono affrontare un problema sociale o trovare una qualche strada per nasconderlo, minimizzarlo e non doverlo più "vedere"? E poi: non si corre il rischio che a identificare quelle sostanze - che bene certo non fanno - con la "monnezza" si finisca presto o tardi, per confusione o per calcolo, col considerare come un rifiuto anche chi da quelle sostanze dipende? Perché in effetti, a ripensarci bene, la normativa Giovanardi sul consumo di stupefacenti sbatte dentro i tossici e i consumatori occasionali un po' come Bronson sbatteva dentro la spazzatura umana che infestava le strade delle sue città. Insomma, noi siamo per la riduzione del danno e per una politica che depenalizzi il consumo di stupefacenti. E siamo per chiamare le cose col loro nome: convinti che gli infiniti termini usati sin qui per identificare le droghe ("spazzatura" è solo l'ultimo) abbiano solo prodotto guasti. Il sottosegretario con delega alla Famiglia, alla Droga e al Servizio civile non deve pensarla così. Non ci attendiamo nulla di buono. Intanto ha presentato la Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze. Aumentano i morti per overdose, aumenta il consumo di cocaina (sempre più a buon mercato, come pure l'eroina) e ancor più quello di cannabis, cresce la reperibilità degli stupefacenti, anche a scuola; e aumentano i soggetti segnalati alle prefetture per possesso e quelli denunciati per reati previsti dalla legge 309 (la sua): 35.238 nel 2007. E lui dichiara che non bisogna esagerare con gli allarmi: "si corre il rischio di legittimare l'idea che siccome le droghe sono così tanto diffuse, combatterle è una battaglia persa e tanto vale liberalizzarle". Vallo a capire. In un frangente simile Bronson avrebbe usato parole e maniere più coerenti e conseguenti. (E, in conclusione, come dimenticare - dettaglio sublime - che un equivalente nostrano di Bronson, quel Tomas Milian romanizzato e intrucidito, era soprannominato Monnezza?). Scrivere a : abuondiritto@abuondiritto.it A buon dirittoPromemoria per la sinistra.

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Brasile, i deputati bocciano di nuovo la legge sull'aborto Da 17 anni la legalizzazione dell'interruzione di gravidanza viene fermata in Commissione per l'ostilità delle Chiese (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Brasile, i deputati bocciano di nuovo la legge sull'aborto Da 17 anni la legalizzazione dell'interruzione di gravidanza viene fermata in Commissione per l'ostilità delle Chiese di Franco Mimmi/ Brasilia CON 30 VOTI CONTRO e appena quattro a favore, con dichiarazioni quasi cavernicole ("La donna può avere diritto ai suoi capelli e alle sue unghie, ma non al feto che trasporta nel suo ventre"), con manifestazioni da teatranti di fiera paesana (l'esibizione di una bara per bambini e di un paio di bambolotti), la Commissione costituzione e giustizia dei deputati brasiliani ha respinto il progetto di depenalizzazione dell'aborto che attende da 17 anni di essere sottoposto al voto plenario della Camera. Il progetto chiede la soppressione dell'articolo del codice penale che definisce un crimine l'aborto provocato dalla gestante o con il suo consenso, e propone che il sistema sanitario pubblico sia obbligato a realizzare l'aborto fino ai novanta giorni di gestazione (attualmente può essere realizzato legalmente solo in caso di stupro o di rischio per la vita della madre). Inutili i tentativi di José Genoino, deputato del Partido dos trabalhadores (quello del presidente Inacio Lula da Silva), per rinviare il voto in modo da consentire una analisi razionale dell'argomento. Inutili le sue accuse ai colleghi di voler sfruttare il tema a fini elettoralistici nella campagna per le amministrative del prossimo ottobre. Inutile la sua ovvia dichiarazione: "Nessuno può sostituire la donna, né un giudice né un poliziotto né un sacerdote, è lei che deve decidere, perché interrompe la gravidanza solo in un caso di emergenza". Tutto il dibattito è stato marcato da interventi di tipo confessionale, che mettono in risalto l'importanza che ha la Chiesa, ormai più l'evangelica che la cattolica, nella vita politica del Brasile. Due deputati - uno dei quali, Luiz Bassuma, dello stesso Pt - portavano appeso al collo un cartello con l'immagine di feti. Miguel Martini, del Partido Umanista della Solidarietà (di forte matrice cristiana, e pure sostenitore di Lula), ha detto che, fosse passata la depenalizzazione, tanto sarebbe valso legalizzare il traffico di droga e rendere ufficiale la professione di trafficante. "Tutti noi, oggi, siamo qui a discutere - ha detto - perché le nostre madri non hanno cercato una clinica e non ci hanno abortito". La fine della votazione ha visto grandi abbracci tra deputati e religiosi che avevano assistito al dibattito, poi, tenendosi per mano, hanno recitato tutti insieme il padre nostro. Alcune donne dei movimenti femministi, con un bavaglio rosso, non hanno potuto fare altro, appunto, che tacere. Si potrebbe supporre che l'etica ferrea dei parlamentari brasiliani si manifesti in ogni e qualsiasi situazione, facendo di loro dei modelli di comportamento, ma purtroppo la loro fede ricorda piuttosto la richiesta di certi politici italiani che, divorziati e risposati, si mostrano desiderosi di accedere comunque alla comunione e all'appoggio elettorale della chiesa. Gli scandali scuotono con frequenza Camera e Senato, tanto che - a fare i conti è stato il prestigioso quotidiano "O Estado de S.Paulo" - ben 268 dei 513 deputati sono sotto processo e uno, Mario de Oliveira, del Partito social-cristiano, addirittura per aver tentato di far assassinare un collega. Però i parlamentari godono di una immunità di fatto che, grazie alla complicità dei colleghi e di gran parte dei vertici giudiziari (solo il Supremo tribunale federale li può giudicare), si trasforma in vera e propria impunità, sicché delinquono con una sfacciataggine che sfiora a volte il grottesco. Ma poiché le statistiche affermano che il 98,5 per cento dei brasiliani non voterebbe per una persona che non crede in Dio, ecco che i politici, tanto malleabili dal potere e dal denaro, diventano granitici di fronte alle questioni che coinvolgono le varie chiese (cattolica, evangelica, evangelica pentecostale, candomblé, spiritisti, mormoni, eccetera), tutte ugualmente retrograde di fronte a un problema come l'aborto che riguarda soprattutto donne povere e senza potere, ovvero imbavagliate.

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La teoria dell'illuminista sul teatro a lampedusa - roberto giambrone (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Palermo LA TEORIA DELL'ILLUMINISTA SUL TEATRO A LAMPEDUSA L'enciclopedista individuò in quel lembo d'Europa il luogo ideale per impiantare una comunità di comici Mentre a Parigi si sviluppava un dibattito sull'opera buffa l'intellettuale francese elaborò un'idea che anticipava Stanislavskij "è ricchissima di pesca è coperta di olivi selvatici la terra è fertile. è stata abitata solo da un marabutto e da un cattivo prete" ROBERTO GIAMBRONE (segue dalla prima di cronaca) Eppure, dietro a questo curioso appello, che nobilitava a suo modo la piccola isola delle Pelagie, si agitava il nucleo di una piccola rivoluzione culturale, in anticipo di oltre un secolo sulle più note sperimentazioni di Stanislavskij e compagni. Infatti, Diderot pensava proprio ad una piccola comunità di teatranti, che a Lampedusa avrebbe trovato l'ambiente giusto per avviare una sorta di laboratorio in vista di una radicale riforma del teatro: "Lì gli attori sarebbero i nostri predicatori e non dubitate che li sceglieremmo con la cura richiesta dall'importanza del loro ministero". Non devono sorprendere questa attenzione e questo rispetto per i "comici", che proprio allora cominciavano a non essere più considerati soltanto degli "istrioni". Si veniva dalla cosiddetta Querelle des buffons che tra il 1752 e il 1754 vide contrapporsi animosamente (chi mai più oggi si spenderebbe in tal modo per il una questione del genere?) due fronti di intellettuali e uomini di spettacolo. L'arrivo a Parigi di una modesta compagnia italiana diretta da Eustachio Bambini, che metteva in scena La serva padrona di Pergolesi, aveva fatto scoccare la scintilla. Da un lato, gli intellettuali illuministi capeggiati da Rousseau (e appoggiati dalla regina), che propugnavano la "varietà" musicale e, di conseguenza, la superiorità dell'opera buffa italiana rispetto all'opéra comique francese, imbrigliata in schemi troppo rigidi e passatisti; dall'altro i partigiani della tradizione nazionale, più numerosi, che preferivano radunarsi sotto il palco del re. Una questione di poco conto, si direbbe, se non fosse che dall'ambito strettamente musicale il dibattito si spostò, ideologizzandosi molto, sui principi fondanti della cultura illuminista. "Tutta Parigi si divise in due partiti più infiammati che da un affare di stato o di religione", scriverà lo stesso Rousseau. In questo contesto Diderot, prendendo le distanze da Rousseau, che a conti fatti disprezzava il teatro ritenendolo inadeguato alla diffusione dei principi illuministi ("La ragione è l'unica cosa che non sia di nessuna utilità sulla scena") e a "correggere i costumi", si spese molto per la ricerca di una forma-teatro che rispondesse alle esigenze di "rappresentazione" e "rappresentanza" della classe sociale emergente: la borghesia. A tal fine scrisse colloqui e discorsi sull'argomento e due commedie, che sono dei veri e propri trattati teorici sul teatro: Il figlio naturale, ovvero le prove della Virtù e Il padre di famiglia. Nella prima, in forma dialogica, vengono esposti i principi del nuovo teatro, la cui fondazione ha il sapore d'un vero e proprio cerimoniale, di segno opposto però alla cerimoniosità dell'Ancien Régime, tutto rivolto alla naturalezza delle situazioni costruite ad immagine e somiglianza dei "padri di famiglia". Istituito un nuovo genere teatrale - il "dramma" - che il padre dell'Encyclopédie definisce "genere serio" situandolo tra la commedia e la tragedia, la riflessione si sposta sugli attori ai quali il filosofo dedicherà molta attenzione e il celebre Paradosso, che sancisce la nascita dell'attore moderno, cioè dell'attore "critico" che non si limita ad eseguire passivamente un compito ma ad interpretare creativamente il dramma scritto per lui da un autore. Ma un attore che finalmente abbandoni l'enfasi e l'artificiosità della recitazione a favore di un'aderenza più meditata e controllata alla realtà, ha bisogno di studio e concentrazione, di sperimentare nuove tecniche e di provare a lungo. Ecco la necessità di uno spazio fisico e mentale per dar corso alle proprie teorie e per avvicinare la pratica della scrittura drammaturgica a quella della recitazione. Diderot individua nell'isola di Lampedusa il posto ideale dove impiantare questa comunità teatrale e ne fa una descrizione nei Colloqui su Il figlio naturale, tanto divertente quanto originale, che induce a riflettere non solo sul teatro: "La Lampedusa è un'isoletta deserta del mar d'Africa, situata più o meno a metà strada tra la costa di Tunisi e l'isola di Malta. è ricchissima di pesca, è coperta di olivi selvatici, la terra è fertile. Il frumento e la vite attecchirebbero. Invece non è mai stata abitata da altri che da un marabutto e da un cattivo prete. Il marabutto aveva rapito la figlia del bey di Algeri, si era rifugiato lì con la sua amante, e vi aveva trovato salvezza. Il prete, frate Clemente, ha passato dieci anni a Lampedusa, e fino a poco tempo fa ci viveva ancora. Aveva del bestiame, coltivava la terra. Chiudeva le provviste in un sotterraneo e andava a vendere il resto sulle coste vicine, dove se la spassava finché i soldi gli duravano. Nell'isola c'è una chiesetta, divisa in due cappelle, che i maomettani venerano come tombe del santone e della sua amante. Frate Clemente aveva consacrato una cappella a Maometto e l'altra alla Santa Vergine. Se vedeva arrivare una nave cristiana accendeva la lampada alla Vergine. Se il vascello era maomettano, subito spegneva la lampada della Vergine e ne accendeva una per Maometto". Vigliaccheria o rispetto per le culture altre? Certamente Diderot rimane affascinato da questa sperduta isola del Mediterraneo, che con D'Alembert menziona anche nell'Encyclopédie liquidandola come "deserta" ma con "un buon porto", ricordando che nei suoi pressi aveva naufragato la flotta di Carlo V nel 1552. Lampedouse (o Lampadouse), che gli italiani chiamano Lampedosa, è vista da Diderot come un luogo neutro, inviolato dalla civiltà europea, come ci ricorda Gyan Prakash nel saggio "After Colonialism" (Princeton University Press, 1994), mentre la storica del teatro Mirella Schino, nell'ultimo numero di "Teatro e Storia" (Bulzoni Editore, 2008) - dove articola una interessante disamina del rapporto tra pubblico e spettacolo nell'opera di Diderot - suppone che il filosofo sia stato suggestionato soprattutto dalla liminarità dell'isola di Lampedusa, dal fatto che si trovasse al confine tra due civiltà e per questo incondizionata da entrambe, come il simpatico racconto di frate Clemente dimostrerebbe. Comunque sia, non sarebbe male ripartire dall'utopia diderotiana per dare concretezza a un progetto tante volte vagheggiato e mai concretamente realizzato, se non nella consueta formula della "vetrina", quello di un gran Teatro del Mediterraneo, che getti un ponte ideale tra culture e saperi diversi. Che la Sicilia, con i suoi meticciati artistici e umani, possa costituire un ponte esemplare tra le culture d'Oriente e Occidente non è una novità, ma l'idea di una "comunità" teatrale "apolide" che possa, attraverso il teatro, sperimentare nuove forme e contenuti per una cultura di confine, sganciata dai "canoni" delle culture nazionali, sarebbe una bella novità carica di significati concreti e simbolici in un momento in cui riaffiorano inquietanti segnali di intolleranza nei confronti degli stranieri. Chissà che non si possa riprendere il discorso proprio dove l'aveva lasciato l'utopista Diderot, in quell'isoletta non più deserta del mar d'Africa che ben conosce - purtroppo per motivi meno edificanti del teatro - le questioni del multiculturalismo.

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Nuova moschea, nei caruggi vince la diffidenza - giuseppe filetto (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VI - Genova Nuova moschea, nei caruggi vince la diffidenza "Ognuno si tenga la sua religione". Il parroco di San Siro: non si può essere contro Ma non tutti sono pronti a fare le barricate. "Non si può negare il diritto di pregare" GIUSEPPE FILETTO "Ci sono già la chiesa dei Testimoni di Geova e quella dei Pentecostali - dice, mentre sta per chiudere la porta della sua chiesa - che facciano pure la moschea... Ormai... Questa è una zona di porto". Quando però il parroco di "San Marco al Molo" capisce e che le sue dichiarazioni possono finire su un giornale, tace. Meglio rimettersi alla volontà dell'Arcivescovo, peraltro presidente della Cei. "Non tanto per obbedienza cieca - spiega don Luigi - ma perché ci sia una linea comune". Anche se il sacerdote della chiesa di San Siro, più volte aggredito e rapinato, ma da anni punto di riferimento di sbandati, poveri ed anche extracomunitari, predica l'accoglienza: "Non si può essere contro un luogo di culto religioso; senza di questo l'integrazione diventa ancora più difficile". Chi non usa mezze parole, spesso è la gente comune. Dal Molo a piazza Banchi, da via del Campo a Prè, è un solo verbo: "Ci manca pure la moschea, vorrei che qui venisse il sindaco Marta e vedesse la situazione", sentenzia la titolare della Cappelleria Bartolomei. Da 42 anni in via Gramsci: "Quando qui la sera c'erano le "donnine", ma che avevano rispetto della gente". Adesso su cinque negozi, quattro sono di cineserie e di kebab. "E la sera devi avere paura a tornare a casa". Che relazione c'è, però, tra la moschea e la delinquenza? "Venite a girare la sera a San Bernardo e lo capirete - ribadisce Mino, che abita al Molo - è inutile dire che gli extracomunitari sono bravi. Ci sarà pure qualche brava persona, ma la maggior parte spacciano. Soprattutto i giovani, schiene dritte. La moschea diventa un ritrovo anche per loro". Razzismo? "Macché, sono una meridionale - risponde la mamma - ma da quando sono arrivata in questo quartiere, 46 anni fa, ho sempre rispettato gli altri, ho lavorato e non ho mai dato fastidio a nessuno". Una delle quattro ipotesi è di alzare un minareto in via del Molo: ai Magazzini dell'Abbondanza o al Massoero. "Penso che il quartiere risponderà - promette Marinella, la proprietaria del negozio di frutta e verdura - anni fa, quando c'era un forte presenza di spacciatori marocchini, abbiamo bloccato la strada. Questa volta faremo barricate". "Che ognuno si tenga le sue tradizioni e la sua religione", taglia corto Michele Schiavone, che abita in vico Camelie, andato a trovare gli amici della pizzeria "Il Leudo". Il pizzaiolo è uno spagnolo, cattolico, a Genova da 13 anni: "Tutti hanno il diritto di pregare, ma l'importante è rispettare le radici e la cultura di un popolo - cerca di spiegare a Michele - però la gente ha paura di questa folla che si radunerebbe nella moschea". Per far nascere una chiesa musulmana, sarebbe meglio spostarsi più a Ponente. L'ipotesi più concreta sembrava quella di Coronata, il capannone acquistato dalla comunità islamica. Dopo le proteste degli scorsi mesi, con alcuni parroci in prima linea, ora sembra la più lontana. Meglio tornare sul Centro Storico, avrà detto Marta Vincenzi. Prè. Due altre ipotesi: il palazzo della Dogana, davanti a Ponte dei Mille, oppure la Commenda. Eppure quando si salta piazza Fossatello, i colori diventano altri. La risposta è scontata: "Pregare in via dei Fregoso è un brutto posto; meglio un luogo come si deve", chiede un giovane dalla pelle scura, ma che la mattina si alza di buon'ora e raggiunge Varazze, dove lavora in un cantiere navale, nell'allestimento di barche da lusso. Nei vicoli che portano alla Commenda ogni porta ospita un call-center gestito da sudamericani, un negozio di cinesi o una macelleria nordafricana. "Io non guardo il colore, a me portano da mangiare", confessa il tabaccaio dell'angolo di via Ponte Calvi. In via Prè uno dei pochi "indigeni" che resiste è il negozio di articoli da trekking, montagna e mare, che ha le porte su piazzetta Sant'Elena. "Non è una questione di pelle, io qui ci vivo e ci lavoro e la presenza di chi è nero o bianco non mi dà fastidio - ripete Federica, la titolare - ma mi chiedo, a casa loro ci farebbero costruire una chiesa cattolica?". La Commenda, già individuata dall'amministrazione comunale come "centro interculturale", sarebbe l'ipotesi più suggestiva. è diventato il luogo di ritrovo dei sudamericani. Tutti cattolici, e di moschea musulmana non vogliono sentir parlare. (ha collaborato caterina cossu).

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Giocampus al via tra sole e sport i piccoli atleti crescono - su parma.repubblica.it (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Bologna Giocampus al via tra sole e sport i piccoli atleti crescono Guru, arrestato Matteo Cambi bruciati oltre 54 milioni di euro Bologna disperata le reazioni di laici e cattolici Dite la vostra Primarie vere o blindate? Per Zani e Vandelli sono inutili.

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Galletti cerca alleati tra i cattolici del pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Bologna Galletti cerca alleati tra i cattolici del Pd "Su molti temi vicini a Rutelli, ma devono mollare Cofferati" Non solo primarie, il Pd dopo lo strappo con l'Italia dei Valori sta guardando al centro anche a Bologna, non senza difficoltà, in vista delle amministrative del 2009. Se il veto dei casiniani su Sergio Cofferati ha di fatto bloccato sul nascere ogni speranza di asse "centrista", tocca al deputato Udc Gianluca Galletti cogliere al balzo "l'opinione personale" di Renzo Lusetti, rutelliano, che sta cercando il dialogo con l'ex presidente della Camera "partendo proprio da Bologna". Un assist che a stretto giro di agenzie di stampa Galletti non si lascia sfuggire con l'obiettivo, non dichiarato, di spaccare il Pd agganciando i cattolici pentiti e i teodem proponendogli "un percorso comune" verso il voto alle comunali. "Con Rutelli e il gruppo dei suoi "coraggiosi" - scrive infatti Galletti in una nota - condividiamo molte riflessioni sulla situazione politica e sui problemi del Paese. Basti pensare ad esempio alle liberalizzazioni, a tante questioni etiche e alle grandi scelte sulla politica estera, ci teniamo molto al dialogo con lui". Per questo, continua il deputato della Vela ragionando in chiave locale, "sarebbe bello che questo dialogo partisse da Bologna presentando una candidatura alternativa a quella di Cofferati che ha portato la nostra città alla paralisi e al degrado". Di fatto, Galletti boccia l'idea di una alleanza tra Udc e Pd sotto le torri. Un dialogo impossibile sul nascere se resta Cofferati. Ma anche per l'incognita di un ritorno di Giorgio Guazzaloca, l'ex sindaco vicinissimo a Casini e da sempre sostenuto dalla lista civica e dall'Udc, che non ha ancora sciolto la sua riserva. Nei giorni scorsi anche il segretario provinciale Andrea De Maria ha annunciato che incontrerà l'Udc dopo la conferenza programmatica del 18 e 19 luglio in cui sarà presente anche il segretario Walter Veltroni. "Disponibili a incontrare tutti - aveva risposto Galletti - ma resta il nostro no sul Cinese". Ma ieri una ulteriore spinta sulla via del dialogo è arrivata dal "rutelliano" Lusetti, che ha lanciato proprio Bologna come laboratorio di dialogo. "Primo - spiega il deputato, vicinissimo ai "coraggiosi" di Rutelli - perché è la città di Casini. Secondo, perché si vota tra un anno. E terzo, perché il sindaco Cofferati ha più volte espresso posizioni che sono vicine anche a quelle dei centristi". Lusetti nega che vi siano stati colloqui sul tema tra Rutelli e Casini - "è solo una mia proposta" - e non entra nel merito del "problema" Guazzaloca: "Se l'Udc resta schiacciato sull'ex sindaco non si fanno passi avanti. Invece bisogna sparigliare le carte". Ma la boutade di Lusetti fornisce un'arma all'Udc bolognese, che ne approfitta per ribadire il suo no al Pd, ma per flirtare con i teodem e i cattolici del Pd. Un modo per sfruttare i disagi dei Democratici nei confronti di Cofferati, e le divisioni sui temi etici tra l'ala ex diessina e quella ex dielle nel Pd bolognese. (s. b.).

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Ratzinger: "gli abusi sessuali incompatibili con il sacerdozio" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)

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Ratzinger: "Gli abusi sessuali incompatibili con il sacerdozio" Il Papa vola in Australia per il suo viaggio più lungo Uno scandalo a Sidney investe il cardinale Pell. Il pontefice: "Ci scuseremo" MARCO POLITI DAL NOSTRO INVIATO SIDNEY - "Il vero sacerdozio non è compatibile con gli abusi sessuali, perché i preti sono al servizio del Signore". Benedetto XVI, che arriva stamane in Australia, ha ribadito in aereo la linea del rigore nei confronti dei sacerdoti pedofili. Come l'ombra di Banquo nel Macbeth, gli scandali sessuali continuano a seguire papa Ratzinger nei suoi viaggi nei paesi anglosassoni. A Sidney è riesplosa una polemica nei confronti del cardinale George Pell, accusato di avere coperto un caso di abuso e di violenza. In realtà l'episodio (risalente a un quarto di secolo fa) riguarda rapporti omosessuali fra un prete, ora rimosso, e un giovane che allora aveva 28 anni. E' rimasto poco chiaro se fossero consenzienti o se all'origine vi fosse stato un abuso. Il cardinale Pell ha sostenuto di avere sempre cooperato con la polizia, ma è stato costretto ad accettare una commissione d'indagine indipendente. "Ci scuseremo", ha anticipato Benedetto XVI, ribadendo l'importanza di "vedere la colpa insita nel problema" e al tempo stesso di "esaminare ciò che è stato insufficiente nel nostro comportamento e come possiamo prevenire, curare e riconciliare". Parlando con i giornalisti durante il volo, il Papa ha toccato la questione delle tensioni esplose in seno alla Chiesa anglicana sull'argomento dell'ordinazione delle donne-vescovo (e dei vescovi omosessuali). "Non possiamo entrare nelle loro discussioni - ha spiegato - ma prego che non si realizzino altre fratture e desideriamo che si possa evitare uno scisma". Ratzinger ha preannunciato che al Giornata mondiale della Gioventù di Sidney affronterà il tema dell'ecologia come grande sfida globale. Su domanda di un reporter, ha ammesso che la Chiesa cattolica in Occidente "è in crisi", pur dicendosi ottimista per il futuro. Le cifre, tuttavia, sono allarmanti. In Australia, dove i cattolici sono il 27 per cento della popolazione, la frequenza alla messa è caduta al 14 per cento dei fedeli. Ma lo stesso fenomeno si registra nella patria del pontefice. A un convegno romano della redazione di lingua tedesca della Radio vaticana i relatori della relazione Mitschke-Collande rivelano che in Germania la messa domenicale è seguita appena dal 14 per cento dei cattolici. Inoltre la maggioranza dei giovani fedeli tra i 16 e i 28 anni non crede che Dio abbia creato il mondo né crede alla Trinità, alla vita dopo la morte e alla resurrezione dei corpi. Nella hit-parade della fiducia nelle istituzioni la Chiesa è, per i tedeschi, al penultimo posto prima dei partiti politici. La Caritas, invece, conquista la terza posizione nella pattuglia degli enti con maggiore consenso. Sul piano personale il viaggio in Australia rappresenta per Benedetto XVI una notevole prova fisica. "Alle sue spalle il Santo Padre ha dei mesi molto stressanti", ha confidato il segretario mons. Gaensnwein. Per la prima volta nei viaggi papali intercontinentali, il pontefice si prenderà ben tre giorni di riposo dopo l'atterraggio per rimettersi in forma. Soltanto il 17 luglio Benedetto XVI farà il suo ingresso - via mare - a Sidney dove lo attendono 250.000 giovani. Per il portavoce papale padre Lombardi "è stato un atto di fede e di coraggio del Papa" accettare di recarsi in Australia. In realtà Benedetto XVI regge molto poco le fatiche. In un messaggio per la giornata missionaria, diffuso alla partenza, Ratzinger traccia a tinte fosche la situazione mondiale. Violenza individuale e collettiva, persecuzioni per motivi razziali, culturali e religiosi, inquinamento ed un uso irresponsabile delle tecnologie rappresentano per Ratzinger molteplici forme di "attentati alla vita".

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Per Eluana no a una morte burocratica (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-13 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il caso Englaro Per Eluana no a una morte burocratica C aro Direttore, le questioni eticamente sensibili sono state davvero accantonate, messe da parte da una trasversale connivenza (e convenienza) degli schieramenti politici? Pierluigi Battista, nell'editoriale di ieri, sostiene di sì: il caso Englaro avrebbe messo in evidenza l'imbarazzo bipartisan nell'affrontare temi - come l'eutanasia o la procreazione assistita - che possono creare divisioni interne, e che nessuno, a destra come a sinistra, sa come maneggiare senza scottarsi. Qualche ragione Battista ce l'ha: dopo le elezioni il dibattito si è acquietato, forse per una certa stanchezza. La sinistra radicale, che è stata protagonista dell'accelerazione verso i "nuovi diritti individuali ", oggi si interroga sulla propria devastante sconfitta, a cui forse anche quella linea politica non è stata estranea; stessa sorte è toccata ai socialisti, che hanno giocato, negli ultimi anni, la carta del laicismo ideologico. Per il Pd toccare i temi etici è come andare volontariamente in cerca di guai e spaccature, in un momento non certo sereno del loro percorso; ma non credo che per il Pdl valga lo stesso criterio. Con fatica, il centrodestra sta elaborando una nuova cultura politica, che va oltre gli schemi liberal-liberisti di dieci anni fa, e si confronta con gli scenari della tecnoscienza e con le questioni di biopolitica. Si vedrà presto, in concreto, che il governo sa dove andare, su tutte le questioni citate da Battista, senza sventolare bandiere ideologiche ma senza timidezze. Il caso di Eluana Englaro, però, non è il prodotto di un'incertezza della politica, ma di un'invasione di campo della magistratura. Non tutti si sono accorti delle conseguenze della sentenza emessa dalla Cassazione l'anno scorso: una sentenza che, di fatto, introduce in Italia qualcosa di molto simile all'eutanasia, scavalcando tutte le discussioni parlamentari e la ricerca di una posizione condivisa sul testamento biologico. Secondo la Cassazione, infatti, non serve un testamento scritto, una volontà chiara e certificata. Perché ad Eluana siano tolte l'alimentazione e l'idratazione (non c'è nessuna spina da staccare, perché la ragazza respira da sola) basta considerare i suoi "stili di vita" e alcune dichiarazioni pronunciate davanti a testimoni. Insomma: nessuno permetterebbe che un bene materiale, una casa, ma anche solo un'auto, passasse in eredità senza un testamento scritto, con tanto di bollo notarile, mentre per lasciar morire una persona bastano un paio di frasi dette davanti a qualcuno. Ma quale sarà mai lo "stile di vita" che permette al giudice di decidere per la morte? Eluana è morta 16 anni fa, si dice. Ma allora perché, per esempio, non autorizzare fin da subito l'espianto degli organi? Perché non allargare il criterio di morte clinica anche a chi è in stato vegetativo permanente? E ancora: la sentenza si potrebbe impugnare, la procura potrebbe ricorrere, ma si rischia che sia troppo tardi, e che se mai un altro giudice decidesse diversamente, il danno non si potrebbe più riparare. Se Eluana viene lasciata morire, non sarà possibile attendere una ulteriore pronuncia giudiziaria, non saranno valide, per lei, le garanzie che valgono per gli altri cittadini italiani. è possibile che questo avvenga, e che si crei un precedente così pericoloso? Non so se la politica riuscirà a fare qualcosa, se esiste una soluzione per riportare un po' d'ordine, e di umanità, in tanta confusione. Faremo di tutto, però, perché il caso di Eluana non scivoli nel silenzio lamentato da Pierluigi Battista, non sia una morte burocratica e inevitabile. Eugenia Roccella sottosegretario al Welfare \\.

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CANZONE PER LOUISE, SIGNORA DELL'OMBRA (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-13 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Elzeviro Il romanzo di Eliana Bouchard CANZONE PER LOUISE, SIGNORA DELL'OMBRA di ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI L ouise, figlia dell'Ammiraglio di Francia, Gaspard de Coligny, fedele servitore della corona e ugonotto come tutta la sua famiglia, i parenti e gran parte degli amici, è la protagonista del romanzo - finalista al Premio Campiello - dell'esordiente Eliana Bouchard, piemontese di nascita e romana di adozione, di professione corista e studiosa di musica barocca. Il ritratto che un pittore fiammingo ha fatto della Coligny mostra una donna dagli occhi luminosi, dal quieto viso intelligente, incorniciato da un ampio sottogola di pizzo bianco che spicca contro il nero del vestito, dell'acconciatura e dello sfondo. Ed è possibile che il dipinto sia servito almeno un poco all'autrice per tentare di ricostruire la personalità della nobile signora per raccontarne, sia pure romanzandola, la vita in Louise, canzone senza pause (Editore Bollati Boringhieri, pagine 230, e 16). è lo sfondo della vicenda che appassiona in primo luogo, nero come quello del ritratto: nero per il lutto del tanto sangue versato in quegli anni, a cavallo tra il 1500 e il 1600, in Francia e nei Paesi Bassi soprattutto, teatro della vicenda, ma anche nel resto d'Europa. è questo, infatti, il tempo delle ferocissime guerre di religione che selvaggiamente contrappongono non solo cattolici e protestanti ma, a volte, anche protestanti e protestanti, radicali e meno radicali, calvinisti e luterani: tanto da lasciar facilmente dedurre che dietro alle ragioni di culto e confessione ce ne fossero delle altre più concrete, e cioè politiche ed economiche. Né più né meno di quanto a volte sembra succedere oggi tra le file musulmane. è il tempo dei massacri ugonotti, culminati nella strage di San Bartolomeo - tra il 23 e il 24 agosto 1572 - notte nella quale Louise, appena diciassettenne, perse il padre, il marito e un gran numero di amici, riuscendo miracolosamente a salvarsi. Ma poco dopo sarà anche il tempo del famoso "Parigi val bene una messa", leggendaria (e ipotetica) frase pronunciata dall'ugonotto Enrico di Navarra diventato Enrico IV di Francia e convertitosi al cattolicesimo poco dopo essere salito al trono al fine di pacificare, almeno un poco, il suo regno. In questi anni, dopo essersi risposata con l'affascinante, potente e protestante Guglielmo d'Orange, detto il Taciturno, ed essere di nuovo rimasta prestissimo vedova ad opera di un sicario cattolico, Louise divenne, grazie alle sue ottime amicizie e parentele, una specie di diplomatica, al servizio dei figli, naturalmente, ma anche delle sue due patrie, la Francia e l'Olanda, nonché della Germania, Paese d'origine del Taciturno. Perciò la troviamo viaggiatrice senza posa e mittente di centinaia e centinaia di lettere, sempre intenta, praticamente fino alla fine dei suoi giorni, a mediare, a tessere alleanze e riconciliare gli irriconciliabili. Una suggestiva, battagliera figura di donna semisconosciuta che l'autrice ha incontrato chissà dove e che con appassionata scrittura ha fatto emergere - luminosa - dall'ombra, non diversamente da come l'antico pittore ne ha fatto affiorare il bel viso pallido in mezzo al nero delle vesti. \\ La storia di una donna ai tempi delle guerre di religione.

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La Spagna senza Verità in balia del Potere (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 13-07-2008)

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Stampa Il punto di GIROLAMO GRILLO * La Spagna senza Verità in balia del Potere Pochi giorni fa il Congresso dei socialisti spagnoli (Psoe) ha deliberato che la Spagna non è abbastanza laica. Dunque, via i crocifissi dalle sale pubbliche e i funerali di Stato in chiesa; si riveda la legge sull'aborto, si parli di eutanasia e di "modificare" gli accordi tra Stato e Chiesa. Le riforme minacciate saranno introdotte "progressivamente". Forse la provocazione non sarà spinta fino in fondo. Sorge il dubbio che si cerchi di distogliere l'attenzione da quella crisi fisiologica che la Spagna, dopo anni di crescita, inizia a temere. Vecchia tattica: spostare l'attenzione su un "nemico" piuttosto che parlare dei problemi veri. Giustamente afferma il Primate Canizares che il Psoe non propone la vera laicità, nella quale tutte le religioni sono rispettate, ma una forma di laicismo che contrasta ogni altra fede, opponendosi ad un diritto fondamentale. Il presule intuisce la teorica possibilità di una "teocrazia" laicista; come se lo Stato imponesse ai cittadini un "culto" laicista statale, una "religione" un po' misera ma "politically correct", costruita per sottrazione, ove il municipio sostituisce la Chiesa nelle cerimonie, e (nuova lotta iconoclasta) vige divieto per le immagini religiose. Il Psoe sostiene che la religione è fatto privato; ma i cristiani hanno il diritto di uscire dalle sagrestie, vivere la fede come fatto sociale, conservare la loro cultura, senza la quale un popolo è destinato al declino. Ci si augura che Zapatero si dimostri ragionevole, come promesso dopo la vittoria; e che più attenzione si ponga a quegli aspetti di sensibilità sociale che avvicinano il Psoe ai cattolici, invece di piccoli "kulturkampf" contro quella fede a cui la Spagna deve la sopravvivenza in quanto nazione. I laicisti odierni, per attaccare la Chiesa, si appellano al "relativismo etico", negando il concetto di verità assoluta. Il miglior modo per pubblicizzare tale "dogma relativizzante" è sostenere che l'idea di una "verità assoluta" sia pericolosa, perché consona ai totalitarismi: il potere totalitario si fonderebbe sull'idea di possedere la Verità assoluta. Ma la storia dimostra il contrario. Il temuto capo della Nkvd (poi Kgb), Vishinsky, elaborò (nel '37, anno delle peggiori purghe) una brillante dottrina a parziale giustificazione del terrore che il comunismo imponeva da 20 anni. Se ne parla in "Arcipelago Gulag" di Solzenicyn. "Vysinsky ricordò che l'umanità non potrà mai stabilire una verità assoluta, questa può essere solo relativa". Se non esiste nulla di assoluto, è il Potere totalitario a decidere cosa sia vero. Ben l'aveva capito Orwell. L'assenza di una verità assoluta lascia l'uomo in balia del Potere. Mentre i moniti del Papa contro il relativismo etico sono più che mai validi. Senza Dio, all'uomo nulla resta. * Vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia.

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Il Papa in volo: Via i preti pedofili (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 13-07-2008)

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Stampa GMG 2008 Benedetto XVI arriva oggi in Australia per la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù In aereo è intervenuto sul G8 invitando i politici a rispondere alla grande sfida ecologica Il Papa in volo: "Via i preti pedofili" Rodolfo Lorenzoni Il lungo volo di Benedetto verso i giovani d'Australia e del mondo è cominciato. Il Papa è partito ieri mattina alla volta di Sydney, più di 21 ore di aereo per trascorrere oltre una settimana in Oceania: il viaggio apostolico più lungo e distante del pontificato di Ratzinger, per la ventitreesima Giornata Mondiale della Gioventù che culminerà nella grande veglia con i ragazzi di sabato notte e infine nella messa di domenica mattina. Ieri in aereo Benedetto ha voluto subito ribadire la sua ferma condanna del fenomeno dei preti pedofili: "La pedofilia e l'abuso sessuale sono comportamenti del tutto incompatibili con l'essere sacerdoti", ha ammonito. La pedofilia sarà quindi uno dei temi centrali delle giornate australiane di Benedetto XVI, così come l'attenzione alla questione della tutela ambientale, visto che si è anche augurato che "i politici siano capaci di rispondere alla grande sfida ecologica". Il lungo tour australiano di Benedetto è iniziato in anticipo rispetto agli incontri ufficiali in programma, perché il Papa riposerà privatamente per tre giorni: il tempo di assorbire la stanchezza e di adattarsi al consistente sbalzo di fuso orario. Soggiornerà nel Kenthurst Study Centre, una residenza dell'Opus Dei immersa nel verde a nord-ovest di Sydney: ore di passeggiate rilassanti con vista sulle Blue Mountains e di preghiera nella cappella intitolata ad Our Lady of the Family. Quindi si aprirà all'abbraccio con i giovani, oltre mezzo milione di ragazzi giunti da tutto il mondo, soprattutto australiani, tedeschi, francesi e statunitensi, ma anche italiani. Nonostante la lontananza della meta, sono infatti diecimila i ragazzi che hanno scelto di partire dall'Italia per seguire il Papa. Duemila di loro sono già a Sydney e nei dintorni, ospiti delle famiglie cattoliche e delle strutture diocesane locali. Il via alle celebrazioni ufficiali è fissato per giovedì, con il primo discorso che Benedetto XVI pronuncierà nella Government House di Sydney davanti alle autorità. Poi appuntamenti e manifestazioni, fino all'happening collettivo del prossimo fine settimana previsto nella grande spianata dell'ippodromo di Randwick. L'incontro di Benedetto con l'Australia e la sua gente sarà l'incontro con una società spiccatamente multiculturale. I cattolici sono poco meno di sei milioni su circa ventuno milioni di abitanti, le parrocchie sono circa millequattrocento, articolate in 33 diocesi con più di tremila sacerdoti, sessantacinque vescovi, settemila religiose. La Chiesa gestisce centinaia di scuole e asili, consultori familiari e ospedali, ma il problema è una secolarizzazione sempre più aggressiva: le chiese sono spesso vuote e senza pastori. Tra i significati forti del viaggio australiano c'è quindi il riportare la Parola di Dio tra i giovani di una terra minacciata dal relativismo e dalla perdita della fede.

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Attesa e polemiche per l'evento (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa Sydney Famiglie in vacanza ed ippodromo evacuato Attesa e polemiche per l'evento SYDNEY Giornata dell'Amicizia, ieri nel quartiere italiano di Leichhardt, per festeggiare i pellegrini italiani già arrivati a Sydney organizzata dalla Confederazione italiani nel mondo e dall'Associazione Puglia. Sui quotidiani locali, però, non mancano polemiche sulla sicurezza, i disagi, e il costo ai contribuenti. In una società fondamentalmente laica, poco avvezza alle intrusioni alla libertà, molti vedono la Gmg come una seccatura, e tanti hanno colto l'occasione per andare in vacanza. Il centro città sarà del tutto intasato, con 300 transenne sulle strade. C'è poi chi obietta per motivi religiosi, e si domanda se uno Stato il cui premier Morris Iemma è italo australiano e fervente cattolico, promuoverebbe un simile festival per un'altra fede, magari musulmana. Si lamenta anche il settore ippico e delle scommesse, che in Australia è sacro, e ha dovuto traslocare per mesi i cavalli ed evacuare il grande ippodromo di Randwick, trasformato in una piccola città, dove il Papa celebrerà la messa finale. Scontenti anche gli hotel, rimasti vuoti nonostante le previsioni del governo.

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TOLLERANZA, CHI NE PARLA AI CITTADINI (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-07-13 num: - pag: 1 autore: di GIOACCHINO DE CHIRICO categoria: REDAZIONALE POLITICA E COMUNICAZIONE TOLLERANZA, CHI NE PARLA AI CITTADINI N ei giorni scorsi, gli esponenti della politica cittadina hanno commentato con varia misura la dichiarazione del sindaco Alemanno che si dichiarava contrario alle impronte sui bambini rom. Chi gli ha dato credito, chi ha ironizzato e chi si è sforzato di capire quanto quelle dichiarazioni fossero compatibili con la linea del ministro Maroni. Delle frasi del sindaco si è colto l'aspetto che riguarda la battaglia politica giocata quasi esclusivamente sui mezzi di comunicazione: una vetrina che rischia di diventare l'unica sede di confronto per una politica che "interpreta gli umori della gente", ma poco fa per ascoltarli e pochissimo per governarli. Per coincidenza, contemporaneamente, accadeva che l'Accademia Tedesca di Villa Massimo organizzasse una serie di iniziative culturali dedicate al tema della tolleranza. Tra queste lo spettacolo: "Non aver paura degli zingari", ovvero "Na Dara Romestar" della Compagnia Yaleed. Una performance che smonta i luoghi comuni e le paure diffuse intorno alle culture zigane. Le stesse paure che fanno credere ad alcuni romani che il crimine dei singoli sia il frutto della cultura di un popolo o addirittura la tendenza di una etnia. Mentre da una parte si è rischiato di far evaporare il senso profondo di una dichiarazione, dall'altra si è lavorato, in piccolo, per tentare di incidere direttamente sulle convinzioni delle persone. Nessuna maggioranza e nessuna opposizione sono in grado di esercitare influenza positiva su un tessuto sociale attraversato da pulsioni xenofobe e razziste se si precludono la via del confronto con i cittadini. Occorre coraggio. Anche le iniziative culturali possono aiutare. Più di quanto non si creda. A nessuno giova soffiare sul fuoco degli istinti più brutali. Sembra lo sappiano bene il sindaco, il prefetto, le istituzioni religiose e laiche di questa città. Lo capiscano anche i cittadini. Ma con loro chi ci parla? L'accademia tedesca?.

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Ratzinger a Sydney tra canguri e preti pedofili (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 13-07-2008)

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Da oggi fino a mercoledì riposerà all'ombra dell'Opus Dei, nel centro studi Kenthurst Ratzinger a Sydney tra canguri e preti pedofili Fulvio Fania Padre Federico Lombardi, qualche giorno fa, si è divertito a raccontare che in Australia vivono 55 specie di canguri. Non è che il direttore della sala stampa vaticana sia un esperto di marsupiali ma certo nella sua zelante preparazione al viaggio papale a Sydney non potevano mancare i canguri. O forse il gesuita sapeva già che alla XXIII Giornata mondiale della gioventù convocata in Oceania si sta per presentare un Ratzinger ecologista. A scoprirlo è bastata una delle cinque domande poste dai giornalisti sull'aereo in volo per il viaggio più lungo del pontificato tedesco, cominciato ieri mattina a Fiumicino. Il Papa ha promesso che negli undici discorsi ufficiali che pronuncerà e nel programma di tutta la kermesse giovanile il tema dell'ambiente "sarà molto presente". "Parlerò della creazione e della difesa del creato", ha preannunciato, "non ho la pretesa di intervenire su questioni tecniche e politiche, ma la Chiesa deve dare gli impulsi essenziali perchè la politica sia capace di rispondere a questa grande sfida". Mentre il Boeing 777 dell'Alitalia avanzava verso la notte orientale, Ratzinger ha aggiunto che "occorre risvegliare le coscienze" sull'ecologia. "Dobbiamo riscoprire la nostra responsabilità - ha detto - trovare la capacità etica per uno stile di vita necessario se vogliamo cambiare". In Australia, oltre a 55 specie di canguri, ci sono 107 nomi di preti cattolici che il Papa avrebbe fatto volentieri a meno di leggere stampati sulle t-shirt appositamente confezionate dalla "Broken rites Australia", associazione delle vittime di preti pedofili. I 107 nominativi corrispondono ai sacerdoti condannati dai tribunali. Anche di questo Ratzinger dovrà parlare a Sydney così come fece ad aprile negli Usa. Rispondendo alla stampa ha ammesso di essere stato "portato a parlare degli abusi per la centralità del tema in America" e ha confermato che "in Australia sarà lo stesso". "Essere prete è incompatibile con gli abusi sessuali, un comportamento che contraddice la santità", ha scandito sopra il rumore di fondo del velivolo. Il Papa chiederà nuovamente perdono e riconciliazione per le colpe di una parte del clero. Come negli Usa, tuttavia, le vittime si attendono un mea culpa più preciso anche riguardo alle responsabilità dei vescovi accusati di aver coperto i colpevoli. Che Benedetto XVI avrebbe trattato lo scottante argomento era scontato ormai da qualche giorno. Forse dovremo attendere il discorso ai vescovi e ai seminaristi australiani in programma per venerdì prossimo ma non è escluso che Ratzinger torni sulla questione anche in altre circostanze. Negli Usa questa tattica comunicativa sembra aver funzionato. La visita a Sydney, però, non riguarda solo la chiesa australiana. Da giorni affluiscono papa-boys di tutto il mondo, dagli Stati Uniti, dall'Italia, dalla Spagna, dalle Filippine e da altri paesi asiatici malgrado i filtri serrati dell'ufficio immigrazione. E forse i preti pedofili sarebbero finiti davvero nel dimenticatoio se il cardinale Pell non fosse tornato proprio adesso nell'occhio del ciclone. La tv pubblica Abc lo ha messo in seria difficoltà tirando fuori carte che rispolverano una vecchia accusa: aver tentato di coprire le responsabilità di Terence Goodall, un prete poi condannato. L'arcivescovo scrisse due lettere più o meno contemporanee: una ad Anthony Jones per assicurargli che non esistevano altre denunce di stupro a carico del sacerdote e pertanto la sua accusa di abusi non era credibile; l'altra ad un ex chierichetto a sua volta abusato in cui invece ammetteva la responsabilità del prete. Il cardinale ha giustificato la contraddizione sostenendo di essersi espresso male. Ma in Australia è inverno e la bufera è scoppiata, tanto da indurre Pell a sottoporre la vicenda ad una commissione guidata dal giudice di Corte suprema del Galles del Sud e tanto da spingerlo a rivelare per primo l'intenzione del Papa di rinnovare le scuse. Pell è l'arcivescovo di Sydney. Esponente conservatore di spicco, sarà l'angelo custode di Ratzinger ospitandolo nella Cathedral house dal 16 al 21 luglio, per tutta la durata della vera visita papale alla Gmg. Da oggi fino a mercoledì, infatti, Ratzinger, non si vedrà in giro, resterà a riposarsi nel verde del centro studi Kenthurst, una struttura dell'Opus Dei. La sperduta Oceania, dove gli atei superano i cattolici, non consentirà le abituali adunate oceaniche di papa-boys. Gli iscritti sono 125mila. Ratzinger sembra comunque aver preso gusto ai meeting di massa che entusiasmavano Wojtyla. "E' una grande festa della fede" che "apre nuove frontiere all'unione delle culture", ha spiegato. Sull'aereo un'ultima annotazione del Papa ha riguardato gli anglicani: si è augurato che la chiesa anglicana riesca ad evitare lo scisma nella sua imminente conferenza mondiale. Mentre Benedetto XVI riposa, sarà il segretario di stato Bertone ad animare la scena. Visiterà anche un villaggio di aborigeni. Il genocidio degli indigeni, i bambini rubati dai coloni, le colpe terribili della chiesa, il mea culpa di Giovanni Paolo II saranno una presenza costante perfino nei ricami dei paramenti liturgici. Anche questa sarà una prova complessa. 13/07/2008.

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Piazza Navona, il moralismo di sinistra e la fuga di chi rinuncia alla politica (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Rina Gagliardi Affrontando il rapporto tra morale e politica, il grande filosofo distingueva anzitutto tra il "politico morale" e il "moralista politico": il primo fa sua la sapienza della legge morale (che non è un contenuto ma una forma, la forma di un imperativo universale) e la pratica con prudenza, cioè nella sfera storicamente determinata della prassi politica; il secondo muove da principi generali "assoluti", sciolti, vale a dire, da ogni connessione con la realtà storica e politica, ma non rinuncia ad intervenire dentro di essa. Ed ecco l'apparente paradosso - il "politico morale" comincia là dove finisce il "moralista politico", dice Kant. Se morale e politica vengono non distinte, come è ovvio, ma radicalmente separate; se la legge morale non è autonoma, cioè laicamente fondata nella collettività interumana, ma eteronoma, dettata da un principio astratto o religioso; e se il primato (necessario) della legge morale non ha nulla a che fare con il "regno dei fini", la politica allora si riduce a pura tecnica - a strumento funzionale a qualsiasi obiettivo, ad arma nella sua essenza intima affatto immorale. Molti decenni dopo queste affermazioni kantiane, quante volte le abbiamo viste prender corpo sotto i nostri occhi? Quanti democristiani hanno praticato, "nel nome di Dio", politiche scellerate o ruberie o compromessi di infimo livello, senza sentirsi minimamente in contraddizione? Quanti moralisti sessuofobi sono stati scoperti mentre cedevano felicemente ai peccati più orgiastici? E quanti crimini sono stati commessi, anche nella nostra storia, "nel nome del popolo" o del socialismo? Ora, nel presente oscuro in cui siamo immersi, il moralista ricompare nella veste del "moralista dispotizzante" - altra figurazione kantiana quasi profetica. Questa variante di moralista non conosce altro che la sapienza, i principi generali, e li scaglia addosso, o contro, tutta la realtà esterna, senza alcun reale intento trasformativo. Il moralista "puro", possiamo dire, che è sempre e per definizione autoritario e intollerante: egli, od essa, riempie di contenuti prescrittivi la legge morale, pretende di regolamentare la condotta e le scelte degli altri, decide dove sono e che cosa sono, per tutti, il bene e il male - perfino la felicità. La storia dell'occidente è fortemente attraversata dal moralismo dispotizzante, che spesso e volentieri si mischia al moralismo politico e tende comunque sempre a restringere la libertà dell'individuo - si pensi al così detto "modello di vita" nordamericano, il più conformista, a livello delle grandi masse, che si conosca, il più sottilmente autoritario. Ma si può negare che non ne sia intrisa, in profondità, la nostra stessa storia, il nostro stesso presente? Si dirà: che cosa c'entra tutto questo, con piazza Navona o con l'antiberlusconismo? A mio modesto parere, c'entra moltissimo - e può contribuire a spiegare perché tanta gente di sinistra, tanti ex-sessantottini, perfino qualche compagno, guardino oggi al "dipietrismo" come alla prospettiva politica (ed elettorale) più convincente. A me pare che a sinistra, la delusione, la crisi della politica, la sfiducia radicale nella politica, l'antipolitica tendano oggi a declinarsi come moralismo dispotizzante. Come astratta ossessione palingenetica. Come bisogno di pulizia anzi di purificazione. Come vendetta. Nulla di più lontano dal pensiero di Enrico Berlinguer: che ebbe sicuramente tentazioni di tipo moralistico (quando propose, per un breve lasso di tempo, il "governo degli onesti"), ma che pose la questione morale come questione sostanzialmente politica. Non si trattava allora, come non si tratta oggi, soltanto di liberare la politica e il potere dalla corruzione, o dal ladrocinio, o dall'imbroglio - questo essendo, se così si può dire, l'Abc di qualunque società che non voglia sprofondare nel degrado morale. Non si trattava, neppure, di combattere i privilegi ingiustificati, gli abusi, le commistioni organiche con le logiche criminali e mafiose - anche questo essendo un obiettivo rilevante (ma ovvio) di ogni democrazia che si tale si voglia definire. Si trattava - e si tratta - di ricostruire un senso forte a una politica, a una sinistra, che lo hanno smarrito, e che si sono "corrotte" non perché (come Robespierre contro Danton) il vizio alligni ormai dovunque, ma perché non sanno proporre alternative credibili all'ordine esistente delle cose. Perché non hanno più un "regno dei fini". Perché non capiscono, in conseguenza, i grandi processi di mutazione che sono in corso nelle nostre società. Insomma, il discorso va rovesciato, come ci diceva Kant: una politica morale potrà essere ricostruita soltanto a partire dalla politica, dalla capacità di reinvestire nella politica la nostra capacità di analisi, le nostre proposte, le nostre risorse morali. La fuga moralistica, appunto, è una fuga. La fuga di chi rinuncia "definitivamente" alla Grande Riforma del mondo e, non per caso, si sfoga con un po' di parolacce. 13/07/2008.

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Ora la Sinistra scopre di essere <razzista> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 166 del 2008-07-13 pagina 3 Ora la Sinistra scopre di essere "razzista" di Federico Casabella Polemiche per la possibilità che la moschea venga realizzata a Cornigliano, Verdi e comunisti dicono "no" senza appello Facile essere compagni solidali quando il problema non tocca la propria pelle. Poi succede che ti fanno una moschea nel tuo quartiere, davanti a casa, vicino alla scuola dei tuoi figli e allora cominci a pensare che quell'area non sia quella giusta. Poi magari, il fatto che la costruiscano nella tua via e questo non ti va bene, la nascondi spiegando che non è il posto giusto, che manca l'uscita di sicurezza o trovi altre ragioni di carattere urbanistico. L'importante è mantenere un'impronta di solidarismo estremo, così piacente alla Sinistra. Sinistra che però, davanti alla possibilità che Cornigliano possa ospitare il luogo di culto islamico, comincia a non essere più tanto accondiscendente. La rivolta parte dalla base e dai rappresentati dei partiti sul territorio. Anche i consiglieri comunali cominciano a non dare più carta bianca al sindaco e a porre paletti politici sulla struttura di via Coronata: "Sono per la tolleranza ma anche per il rispetto delle leggi- spiega Nicolò Scialfa vicepresidente del consiglio comunale in quota a Rifondazione-. La moschea in quel luogo andrà fatta solo se ci saranno le normative giuste. Poi personalmente sono per uno stato laico e su queste cose la penso come Napoleone". Non sarà Napoleone ma come un comandante che deve guidare un esercito si muove Salvatore Lecce, consigliere comunale del Partito Democratico che di una struttura del genere a Cornigliano non ne vuole sentire parlare: "In via Coronata non c'è spazio per il confronto, la moschea non va fatta- tuona Lecce-. Il sindaco si era già pronunciato una volta e quella scelta non va cambiata". C'è anche chi si sta muovendo per un referendum consultivo che trova tra gli estimatori anche Scialfa e Lecce. Se per il primo "è sempre giusto ascoltare i cittadini anche se poi la decisione la dovrà prendere la Vincenzi", per Lecce "ad un eventuale voto la scelta sarebbe quella di dire no". In municipio la solidarietà ai popoli migranti balla un po'. Annibale Santagata di Rifondazione, prima si dice favorevole alla realizzazione del luogo di culto, poi ci ripensa e spiega che i circoli territoriali del partito devono ancora riunirsi per discuterne, mentre Laura Ottonello dei Verdi è categorica: "La moschea a Cornigliano non va fatta, si cerchino altri luoghi e come noi rispettiamo i loro diritti, anche loro comincino a rispettare le leggi di questo Paese". Tutto questo mentre in Rifondazione non si placano le polemiche congressuali sull'uso fazioso che sarebbe stato fatto di alcune famiglie di origine araba, fatte iscrivere al partito attraverso un patronato, per poi istruirle al voto dei congressi nei circoli. Su questo è partito anche un ricorso da parte degli esponenti di una delle mozioni interne. Ricorso respinto "perché, a fare parte della commissione, erano gli stessi esponenti della corrente che ha permesso questo taroccamento congressuale" spiega Simone Leoncini. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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TIPI ITALIANI (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 166 del 2008-07-13 pagina 18 TIPI ITALIANI di Stefano Lorenzetto Dalla Russia alla Romania, dalla Lituania alla Bulgaria, andava da solo a portare soldi ai dissidenti. "Con Gorbaciov ho perso il lavoro". Mica tanto: ora regala Tir di cibo alla Moldavia. E a darglielo sono i poveri Milano, case popolari di via Amadeo fatte costruire da Benito Mussolini, fra Città Studi e Ortica, dove Luchino Visconti girò Rocco e i suoi fratelli. Qualcuno bussa alla porta. Fausto Fugazza si alza e va ad aprire. "Oh, Franca, sei tu!". Sono nati e cresciuti qui, porta a porta. Franca, ipovedente, ha 77 anni; Fausto 68. Durante la seconda guerra mondiale, Franca gli dava da mangiare col biberon, "un tiro di latte a lui e due tiri a me", confessa, "perché già eravamo tutti affamati in tempo di pace, figurarsi sotto le bombe". Da allora, Franca continua a fare quello che ha sempre fatto. Solo che al latte adesso ha aggiunto il caffè. "Ecco qua", deposita sulla tavola una bracciata di pacchetti Moka club da 250 grammi. "Scusami, stavolta sono soltanto 21, invece di 30. Ma, sai, è aumentato parecchio". Venti confezioni le ha pagate, una gliel'hanno regalata. Fanno 34 euro, quasi il 6 per cento della sua pensione, che è di 619 euro al mese. Fausto ringrazia commosso l'amica. Ma non ci farà il caffellatte per sé. "Con uno di questi", spiega, "in Moldavia paghi il medico che ti ottura un dente". Fugazza incarna la miglior dote degli italiani: la generosità. Da un quarto di secolo guida una stupefacente macchina di aiuti umanitari: poveri che aiutano altri poveri. È il suo modo di rimediare agli infiniti guasti prodotti dal comunismo. Perché questo milanese porta soccorsi soltanto lì, nell'Est europeo. E lo fa in splendida solitudine, senza insegne, senza Onlus, senza carta intestata, senza 5 per mille, senza sito Internet; non ha né sedi né telefoni, neppure l'ombra di una citazione su Google, insomma nulla di ciò che spesso contribuisce a trasformare le ragioni del cuore in burocrazia associativa e talvolta in mestiere. Ha cominciato quando ancora c'era la cortina di ferro. Russia, Ungheria, Cecoslovacchia, Ucraina, Lituania, Bulgaria, Romania, Jugoslavia, Kosovo e oggi la Moldavia: non c'è Paese dove non si sia infiltrato, mettendo a repentaglio la propria incolumità personale, per portare denaro e, dopo il crollo del regime sovietico, Tir stracolmi di cibo, vestiti, scarpe. Per anni è partito da solo, in treno, in aereo, in auto, col visto turistico. "Il rischio più grosso era alle frontiere, quando mi chiedevano se avessi qualcosa da dichiarare. E io regolarmente rispondevo: nulla. Invece ero imbottito di dollari. Più volte mi hanno sottoposto a ispezione corporale. Mai trovati". Non voleva dirmi dove li nascondesse e per un attimo ho temuto che usasse l'espediente dei trafficanti di droga che si riempiono la pancia con ovuli di cocaina. "Ma no, che cosa va a pensare! Semplicemente li davo in mano agli stessi poliziotti". Cioè? "Consegnavo a loro la giacca, con una copia stropicciata del Corriere della Sera in bella vista nella tasca. Mica stavano lì ad aprire il giornale. L'avessero fatto, sarebbero caduti a terra centinaia di bigliettoni verdi". La specialità di Fugazza era quella di avvicinare i dissidenti appena tornati dalla Siberia o usciti dalle prigioni nei Paesi del Patto di Varsavia. "Poi con l'avvento di Mikhail Gorbaciov ho perso il mio lavoro", quasi si lamenta, perché quello di manutentore di fotocopiatori e ciclostili l'ha sempre considerato un secondo lavoro. "Cinque-sei volte l'anno lasciavo i miei tre dipendenti e partivo". Non appena ha potuto, li ha lasciati per sempre. Attualmente Fugazza vive otto mesi l'anno a Chisinau, capitale della Moldavia, la repubblica incastonata fra Romania e Ucraina che si proclamò indipendente al dissolvimento dell'Urss, nel 1991. A dargli una mano c'è solo una segretaria, Diamantina Cojocaru, 37 anni, due figlie. Lei e sua madre, medico, erano senza casa, ne occuparono una e il benefattore ha dato loro i soldi per far causa allo Stato. "Alla fine sono riuscite a ottenere un appartamentino privo di acqua e di elettricità in un casermone popolare. Da allora lavorano per me, passo a entrambe un piccolo stipendio. Sono felici quando torno in Italia: in quei quattro mesi si trasferiscono a vivere a casa mia, che almeno ha il riscaldamento, l'acqua corrente e il televisore". Come le è venuto in mente di coltivare quest'hobby? "Lessi un libro sulle deportazioni dei cattolici in Siberia scritto da monsignor Cristoforo Campana, per lungo tempo parroco della cattedrale di Urbania, nelle Marche. Su indicazione di Pio XII, nel 1952 questo prete aveva fondato il Movimento rinascita Oriente cristiano, che assisteva la gente dell'Est perseguitata per motivi religiosi. Gli telefonai e andai a trovarlo. Mi conquistò. Alla sua morte ho continuato da solo". È un hobby che richiede coraggio. "Vado con la fiducia in Dio, pensando che sia questo che Lui vuole da me. Finora sono sempre tornato". Poteva finire in Siberia anche lei. "La Siberia non era il posto peggiore. I lager della Romania ai tempi della dittatura di Nicolae ed Elena Ceausescu erano molto, ma molto, più duri dei gulag". L'economista Giancarlo Elia Valori, che era spesso ospite dei Ceausescu, mi ha detto che le loro tombe sono sempre coperte di fiori. "Questo non lo so, ma è possibile, perché il regime ha lasciato orfani molti criminali. Quello che so, per averlo conosciuto di persona, è che un sacerdote cattolico di rito greco-ortodosso, rinchiuso per 24 anni nel mattatoio di Adjud, veniva costretto a chinarsi per terra, raccogliere con le mani gli escrementi, baciarli come se fossero una particola e poi consacrarli col segno di croce, in una ripugnante parodia della messa. E se si rifiutava di farlo, lo torturavano". Si stenta persino a crederlo. "Lo so. Nel 1990 alloggiavo in un albergo di Bucarest, oggi demolito. Nella hall vidi un giovane colonnello dell'esercito che barcollava. Gli chiesi se si sentisse male. "Oh no", rispose, "è solo che ho un problema ai piedi". E mi raccontò che la Securitate, la polizia segreta di Ceausescu, gli aveva strappato con le tenaglie tutte le 20 unghie dei piedi e delle mani". Per quale motivo? "Il suo incarico, durante la dittatura, era di girare in incognito nei Paesi occidentali per rintracciare i fuoriusciti rumeni rifugiati all'estero. Una volta individuati, faceva intervenire i sicari da Bucarest, che venivano ad ammazzarli. Mi confessò d'aver fatto uccidere molti suoi connazionali, in Francia, in Germania, anche in Italia, a Milano e a Roma. Il giorno che non se la sentì più di eseguire il suo sporco lavoro, fu ridotto in quello stato". Come mai è andato proprio in Moldavia? "Me lo suggerì un panettiere di Bucarest. Dieci anni fa mi disse: "Vada a Chisinau, là muoiono di fame". Arrivato alla frontiera, mi accorsi che i primi a morire di fame erano i poliziotti. Nella capitale mi imbattei nella tragedia di una giovane donna, madre di due bimbi piccoli, che era stata portata all'ospedale per un'appendicite. "Ha i soldi per pagare l'operazione?", le aveva chiesto il medico. Alla risposta negativa, le disse: "Torni a casa. Vedrà che starà presto bene". Infatti ora sta benissimo: è sotto terra. In Moldavia per essere curati bisogna pagare una polizza di 1.000 lei l'anno pro capite, pari a 67 euro, che in caso d'emergenza copre tre giorni di ricovero ospedaliero e un piccolo intervento, quindi niente chirurgia toracica, cardiopolmonare o vascolare. Ma 1.000 lei equivalgono a uno stipendio mensile e mezzo. Finora sono riuscito a far operare una trentina di bisognosi. Le operazioni al cuore costano 3.500 euro l'una perciò devo crudelmente limitarle ai bambini e ai giovani, che hanno più aspettativa di vita. Agli anziani posso garantire solo gli interventi di cataratta, che si fanno con 30 euro". E dove trova i soldi? "Me li dà la gente semplice. Qui a Milano mi aiutano le parrocchie della Barona, dei Santi Nereo e Achilleo e del Suffragio. Posso contare su gruppi di volontariato a Brescia, Vicenza, Ortisei, Bolzano. Non ho mai cercato il sostegno delle banche. Chiedono troppe carte e c'impiegano un sacco di tempo a erogarti un sussidio, mentre io quello che ho da fare oggi avrei già dovuto farlo ieri". Quanto denaro distribuisce? "Nel 2007 circa 50.000 euro, che laggiù corrispondono a una fortuna. Spesso io e Diamantina andiamo a visitare le località più povere, senza farci riconoscere. Ci presentiamo soltanto al sindaco e gli chiediamo di portarci nella case dove vivono i più miserabili e gli ammalati. E a quel punto aiutiamo direttamente la famiglia. La povertà non ci sfugge. Niente intermediari. In un decennio avrò soccorso circa 15.000 persone con questo sistema. A volte l'aiuto più grande è dar loro i soldi per procurarsi i documenti d'identità. Molti non percepiscono gli assegni familiari perché non hanno neppure i quattrini per farseli rilasciare". Come vivono i moldavi? "In provincia mangiano solo quello che coltivano: verze, rapanelli, carote. Le patate sono quasi tutte attaccate dal marciume secco. Lo zama, il minestrone, è diventato il piatto nazionale obbligatorio. Polli e conigli sono un lusso. A Chisinau si può far la spesa nei Green hills market, aperti da un italiano di Reggio Emilia, dove però fatichi a trovare persino l'insalata". Che cosa c'era di sbagliato nel comunismo? "Il voler programmare tutto, annientando qualsiasi forma di iniziativa privata. Dalla culla alla bara, provvedeva lo Stato. Vietato discutere. Io credo che il comunismo abbia attecchito all'Est proprio perché ha trovato popolazioni dolci, gentili, sottomesse. Schiacciarle col pugno di ferro è stato un gioco da ragazzi". Oggi va meglio? "Ho fatto parte per due anni di una commissione governativa sugli aiuti umanitari presieduta dal vicepremier Valerian Cristea. Si riuniva ogni giovedì pomeriggio. Un bel giorno cominciamo a indagare su 20 milioni di dollari arrivati dagli Stati Uniti e su tonnellate di riso spedite dalla Cina e dal Giappone. Tutto sparito. Dove sono finiti? Convochiamo il sindaco di una municipalità. E costui, come se nulla fosse, risponde: "I dollari e il riso ce li siamo tenuti io e i nove consiglieri". È ancora al suo posto. Con 20 milioni di dollari si poteva sfamare tutta la Moldavia. Mi sono dimesso". Stanno da cani, però il Partito dei comunisti della Repubblica di Moldavia è ancora al governo col 46% dei voti. "Un bel mistero. Se ne meravigliano tutti. Lei gira per la Moldavia e non trova nessuno che l'abbia votato". Che se ne farà di un ministro dello Sviluppo informatico una nazione che ha 100 computer ogni 1.000 abitanti, quando persino la Mongolia ne ha 164 e il Sudan 102? "Me lo chiedo anch'io, tanto più che l'accesso a Internet avviene solo attraverso provider di Stato, quindi di fatto c'è la censura". Quant'è diffusa la corruzione? "Domanda troppo ovvia. Non esiste una corruzione limitata. Per un allacciamento dell'acqua o del gas devi pagare l'ingegnere e il sottoingegnere, l'idraulico e il sottoidraulico, il manovale e il sottomanovale. Persino le bollette ufficiali sono moltiplicate per quattro. Io sfrondo, verso quello che ritengo giusto e nessuno fa una piega". Le moldave che arrivano in Italia o fanno le badanti o fanno le prostitute. Possibile che non trovino altri impieghi? "C'è molta prostituzione anche là. Dipende dalla bassissima scolarità. Anche se, per ottenere una laurea, basta consegnare una bustarella ai professori e organizzare un pranzo per la commissione. Il giorno dell'esame i docenti controllano sul bloc-notes chi ha pagato e chi no e promuovono di conseguenza". Con 4,3 milioni di abitanti la Moldavia è uno dei Paesi d'Europa a maggiore densità di popolazione, 10,88 nascite ogni mille abitanti contro le 8,54 dell'Italia. Sono poveri e fanno tanti figli, noi siamo ricchi e ne facciamo sempre meno. Come lo spiega? "I figli li concepiscono per svago. I padri non riconoscono la prole per non averla sul gobbo. Le madri rifiutano il matrimonio civile perché la donna non sposata ha diritto a mandare i figli negli internati fino ai 18 anni. Quanto alle nozze religiose, la Chiesa ortodossa ammette fino a tre divorzi. Ma, se sganci qualcosa al pope, puoi arrivare a sei". Lei che è stato a lungo anche in Romania, come risolverebbe il problema dei rom? "I rom si comportano male anche là, non soltanto in Italia. Sono selvaggi. Però hanno un loro governo, formato da capiclan zingari che vivono in case di lusso e si compiacciono di pagarti il biglietto del parcheggio quando vedono la tua auto con targa italiana in una piazza di Bucarest. Il nostro governo dovrebbe interpellare questi capiclan e metterli alle strette. Sono loro che comandano, all'Est come all'Ovest". Che cosa pensa dell'immigrazione clandestina in Italia? "Deve entrare solo chi può essere ammesso a frequentare una scuola professionale dove s'insegna un mestiere. Non ne conosco uno, di quelli tornati a Chisinau, che non abbia imparato a fare il piastrellista a Vicenza o l'elettricista a Brescia. Alle nostre frontiere la domanda di rito dovrebbe essere: "Che diploma ha?"". Non ha mai l'impressione di portare gocce d'acqua all'oceano? "Sempre. Ma quando penso che c'è gente che percorre chilometri nella neve con le scarpe prive di suole per arrivare fino al camion degli aiuti... Mi baciano le mani: "Nessuno ci aveva mai regalato nulla". Una volta una mamma ortodossa mi ha detto: "Siccome tu mi hai dato da mangiare, ora con i tuoi soldi andrò dal pope e comprerò una candela perché anche lui preghi per te". Sono più generosi loro di me. Poi ogni tanto mi capita anche di vedere gli effetti dell'aridità seminata dal comunismo. Una ragazza s'era rovesciata addosso una pentola d'acqua bollente. Per curarle le ustioni servivano 300 dollari. Il padre contadino ne guadagnava 100 in un anno. In ospedale sono andati per le spicce: "O qualcuno paga o muore". Ho pagato. (Si commuove). Quando è guarita, il medico le ha detto: "Guarda che se non c'era l'italiano saresti morta". Lei ha risposto: "Non è vero". Non credeva che fosse possibile. Non credono più a niente. Per loro è impensabile che possa esistere la bontà". (417. Continua) stefano.lorenzetto@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'angelo dei martiri della Siberia: "Così ho vinto i Paesi comunisti" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 166 del 2008-07-13 pagina 18 L'angelo dei martiri della Siberia: "Così ho vinto i Paesi comunisti" di Stefano Lorenzetto Fausto Fugazza. Dalla Russia alla Romania, dalla Lituania alla Bulgaria, andava da solo a portare soldi ai dissidenti. "Con Gorbaciov ho perso il lavoro". Mica tanto: ora regala Tir di cibo alla Moldavia. E a darglielo sono i poveri Milano, case popolari di via Amadeo fatte costruire da Benito Mussolini, fra Città Studi e Ortica, dove Luchino Visconti girò Rocco e i suoi fratelli. Qualcuno bussa alla porta. Fausto Fugazza si alza e va ad aprire. "Oh, Franca, sei tu!". Sono nati e cresciuti qui, porta a porta. Franca, ipovedente, ha 77 anni; Fausto 68. Durante la seconda guerra mondiale, Franca gli dava da mangiare col biberon, "un tiro di latte a lui e due tiri a me", confessa, "perché già eravamo tutti affamati in tempo di pace, figurarsi sotto le bombe". Da allora, Franca continua a fare quello che ha sempre fatto. Solo che al latte adesso ha aggiunto il caffè. "Ecco qua", deposita sulla tavola una bracciata di pacchetti Moka club da 250 grammi. "Scusami, stavolta sono soltanto 21, invece di 30. Ma, sai, è aumentato parecchio". Venti confezioni le ha pagate, una gliel'hanno regalata. Fanno 34 euro, quasi il 6 per cento della sua pensione, che è di 619 euro al mese. Fausto ringrazia commosso l'amica. Ma non ci farà il caffellatte per sé. "Con uno di questi", spiega, "in Moldavia paghi il medico che ti ottura un dente". Fugazza incarna la miglior dote degli italiani: la generosità. Da un quarto di secolo guida una stupefacente macchina di aiuti umanitari: poveri che aiutano altri poveri. è il suo modo di rimediare agli infiniti guasti prodotti dal comunismo. Perché questo milanese porta soccorsi soltanto lì, nell'Est europeo. E lo fa in splendida solitudine, senza insegne, senza Onlus, senza carta intestata, senza 5 per mille, senza sito Internet; non ha né sedi né telefoni, neppure l'ombra di una citazione su Google, insomma nulla di ciò che spesso contribuisce a trasformare le ragioni del cuore in burocrazia associativa e talvolta in mestiere. Ha cominciato quando ancora c'era la cortina di ferro. Russia, Ungheria, Cecoslovacchia, Ucraina, Lituania, Bulgaria, Romania, Jugoslavia, Kosovo e oggi la Moldavia: non c'è Paese dove non si sia infiltrato, mettendo a repentaglio la propria incolumità personale, per portare denaro e, dopo il crollo del regime sovietico, Tir stracolmi di cibo, vestiti, scarpe. Per anni è partito da solo, in treno, in aereo, in auto, col visto turistico. "Il rischio più grosso era alle frontiere, quando mi chiedevano se avessi qualcosa da dichiarare. E io regolarmente rispondevo: nulla. Invece ero imbottito di dollari. Più volte mi hanno sottoposto a ispezione corporale. Mai trovati". Non voleva dirmi dove li nascondesse e per un attimo ho temuto che usasse l'espediente dei trafficanti di droga che si riempiono la pancia con ovuli di cocaina. "Ma no, che cosa va a pensare! Semplicemente li davo in mano agli stessi poliziotti". Cioè? "Consegnavo a loro la giacca, con una copia stropicciata del Corriere della Sera in bella vista nella tasca. Mica stavano lì ad aprire il giornale. L'avessero fatto, sarebbero caduti a terra centinaia di bigliettoni verdi". La specialità di Fugazza era quella di avvicinare i dissidenti appena tornati dalla Siberia o usciti dalle prigioni nei Paesi del Patto di Varsavia. "Poi con l'avvento di Mikhail Gorbaciov ho perso il mio lavoro", quasi si lamenta, perché quello di manutentore di fotocopiatori e ciclostili l'ha sempre considerato un secondo lavoro. "Cinque-sei volte l'anno lasciavo i miei tre dipendenti e partivo". Non appena ha potuto, li ha lasciati per sempre. Attualmente Fugazza vive otto mesi l'anno a Chisinau, capitale della Moldavia, la repubblica incastonata fra Romania e Ucraina che si proclamò indipendente al dissolvimento dell'Urss, nel 1991. A dargli una mano c'è solo una segretaria, Diamantina Cojocaru, 37 anni, due figlie. Lei e sua madre, medico, erano senza casa, ne occuparono una e il benefattore ha dato loro i soldi per far causa allo Stato. "Alla fine sono riuscite a ottenere un appartamentino privo di acqua e di elettricità in un casermone popolare. Da allora lavorano per me, passo a entrambe un piccolo stipendio. Sono felici quando torno in Italia: in quei quattro mesi si trasferiscono a vivere a casa mia, che almeno ha il riscaldamento, l'acqua corrente e il televisore". Come le è venuto in mente di coltivare quest'hobby? "Lessi un libro sulle deportazioni dei cattolici in Siberia scritto da monsignor Cristoforo Campana, per lungo tempo parroco della cattedrale di Urbania, nelle Marche. Su indicazione di Pio XII, nel 1952 questo prete aveva fondato il Movimento rinascita Oriente cristiano, che assisteva la gente dell'Est perseguitata per motivi religiosi. Gli telefonai e andai a trovarlo. Mi conquistò. Alla sua morte ho continuato da solo". è un hobby che richiede coraggio. "Vado con la fiducia in Dio, pensando che sia questo che Lui vuole da me. Finora sono sempre tornato". Poteva finire in Siberia anche lei. "La Siberia non era il posto peggiore. I lager della Romania ai tempi della dittatura di Nicolae ed Elena Ceausescu erano molto, ma molto, più duri dei gulag". L'economista Giancarlo Elia Valori, che era spesso ospite dei Ceausescu, mi ha detto che le loro tombe sono sempre coperte di fiori. "Questo non lo so, ma è possibile, perché il regime ha lasciato orfani molti criminali. Quello che so, per averlo conosciuto di persona, è che un sacerdote cattolico di rito greco-ortodosso, rinchiuso per 24 anni nel mattatoio di Adjud, veniva costretto a chinarsi per terra, raccogliere con le mani gli escrementi, baciarli come se fossero una particola e poi consacrarli col segno di croce, in una ripugnante parodia della messa. E se si rifiutava di farlo, lo torturavano". Si stenta persino a crederlo. "Lo so. Nel 1990 alloggiavo in un albergo di Bucarest, oggi demolito. Nella hall vidi un giovane colonnello dell'esercito che barcollava. Gli chiesi se si sentisse male. “Oh no”, rispose, “è solo che ho un problema ai piedi”. E mi raccontò che la Securitate, la polizia segreta di Ceausescu, gli aveva strappato con le tenaglie tutte le 20 unghie dei piedi e delle mani". Per quale motivo? "Il suo incarico, durante la dittatura, era di girare in incognito nei Paesi occidentali per rintracciare i fuoriusciti rumeni rifugiati all'estero. Una volta individuati, faceva intervenire i sicari da Bucarest, che venivano ad ammazzarli. Mi confessò d'aver fatto uccidere molti suoi connazionali, in Francia, in Germania, anche in Italia, a Milano e a Roma. Il giorno che non se la sentì più di eseguire il suo sporco lavoro, fu ridotto in quello stato". Come mai è andato proprio in Moldavia? "Me lo suggerì un panettiere di Bucarest. Dieci anni fa mi disse: “Vada a Chisinau, là muoiono di fame”. Arrivato alla frontiera, mi accorsi che i primi a morire di fame erano i poliziotti. Nella capitale mi imbattei nella tragedia di una giovane donna, madre di due bimbi piccoli, che era stata portata all'ospedale per un'appendicite. “Ha i soldi per pagare l'operazione?”, le aveva chiesto il medico. Alla risposta negativa, le disse: “Torni a casa. Vedrà che starà presto bene”. Infatti ora sta benissimo: è sotto terra. In Moldavia per essere curati bisogna pagare una polizza di 1.000 lei l'anno pro capite, pari a 67 euro, che in caso d'emergenza copre tre giorni di ricovero ospedaliero e un piccolo intervento, quindi niente chirurgia toracica, cardiopolmonare o vascolare. Ma 1.000 lei equivalgono a uno stipendio mensile e mezzo. Finora sono riuscito a far operare una trentina di bisognosi. Le operazioni al cuore costano 3.500 euro l'una perciò devo crudelmente limitarle ai bambini e ai giovani, che hanno più aspettativa di vita. Agli anziani posso garantire solo gli interventi di cataratta, che si fanno con 30 euro". E dove trova i soldi? "Me li dà la gente semplice. Qui a Milano mi aiutano le parrocchie della Barona, dei Santi Nereo e Achilleo e del Suffragio. Posso contare su gruppi di volontariato a Brescia, Vicenza, Ortisei, Bolzano. Non ho mai cercato il sostegno delle banche. Chiedono troppe carte e c'impiegano un sacco di tempo a erogarti un sussidio, mentre io quello che ho da fare oggi avrei già dovuto farlo ieri". Quanto denaro distribuisce? "Nel 2007 circa 50.000 euro, che laggiù corrispondono a una fortuna. Spesso io e Diamantina andiamo a visitare le località più povere, senza farci riconoscere. Ci presentiamo soltanto al sindaco e gli chiediamo di portarci nella case dove vivono i più miserabili e gli ammalati. E a quel punto aiutiamo direttamente la famiglia. La povertà non ci sfugge. Niente intermediari. In un decennio avrò soccorso circa 15.000 persone con questo sistema. A volte l'aiuto più grande è dar loro i soldi per procurarsi i documenti d'identità. Molti non percepiscono gli assegni familiari perché non hanno neppure i quattrini per farseli rilasciare". Come vivono i moldavi? "In provincia mangiano solo quello che coltivano: verze, rapanelli, carote. Le patate sono quasi tutte attaccate dal marciume secco. Lo zama, il minestrone, è diventato il piatto nazionale obbligatorio. Polli e conigli sono un lusso. A Chisinau si può far la spesa nei Green hills market, aperti da un italiano di Reggio Emilia, dove però fatichi a trovare persino l'insalata". Che cosa c'era di sbagliato nel comunismo? "Il voler programmare tutto, annientando qualsiasi forma di iniziativa privata. Dalla culla alla bara, provvedeva lo Stato. Vietato discutere. Io credo che il comunismo abbia attecchito all'Est proprio perché ha trovato popolazioni dolci, gentili, sottomesse. Schiacciarle col pugno di ferro è stato un gioco da ragazzi". Oggi va meglio? "Ho fatto parte per due anni di una commissione governativa sugli aiuti umanitari presieduta dal vicepremier Valerian Cristea. Si riuniva ogni giovedì pomeriggio. Un bel giorno cominciamo a indagare su 20 milioni di dollari arrivati dagli Stati Uniti e su tonnellate di riso spedite dalla Cina e dal Giappone. Tutto sparito. Dove sono finiti? Convochiamo il sindaco di una municipalità. E costui, come se nulla fosse, risponde: “I dollari e il riso ce li siamo tenuti io e i nove consiglieri”. è ancora al suo posto. Con 20 milioni di dollari si poteva sfamare tutta la Moldavia. Mi sono dimesso". Stanno da cani, però il Partito dei comunisti della Repubblica di Moldavia è ancora al governo col 46% dei voti. "Un bel mistero. Se ne meravigliano tutti. Lei gira per la Moldavia e non trova nessuno che l'abbia votato". Che se ne farà di un ministro dello Sviluppo informatico una nazione che ha 100 computer ogni 1.000 abitanti, quando persino la Mongolia ne ha 164 e il Sudan 102? "Me lo chiedo anch'io, tanto più che l'accesso a Internet avviene solo attraverso provider di Stato, quindi di fatto c'è la censura". Quant'è diffusa la corruzione? "Domanda troppo ovvia. Non esiste una corruzione limitata. Per un allacciamento dell'acqua o del gas devi pagare l'ingegnere e il sottoingegnere, l'idraulico e il sottoidraulico, il manovale e il sottomanovale. Persino le bollette ufficiali sono moltiplicate per quattro. Io sfrondo, verso quello che ritengo giusto e nessuno fa una piega". Le moldave che arrivano in Italia o fanno le badanti o fanno le prostitute. Possibile che non trovino altri impieghi? "C'è molta prostituzione anche là. Dipende dalla bassissima scolarità. Anche se, per ottenere una laurea, basta consegnare una bustarella ai professori e organizzare un pranzo per la commissione. Il giorno dell'esame i docenti controllano sul bloc-notes chi ha pagato e chi no e promuovono di conseguenza". Con 4,3 milioni di abitanti la Moldavia è uno dei Paesi d'Europa a maggiore densità di popolazione, 10,88 nascite ogni mille abitanti contro le 8,54 dell'Italia. Sono poveri e fanno tanti figli, noi siamo ricchi e ne facciamo sempre meno. Come lo spiega? "I figli li concepiscono per svago. I padri non riconoscono la prole per non averla sul gobbo. Le madri rifiutano il matrimonio civile perché la donna non sposata ha diritto a mandare i figli negli internati fino ai 18 anni. Quanto alle nozze religiose, la Chiesa ortodossa ammette fino a tre divorzi. Ma, se sganci qualcosa al pope, puoi arrivare a sei". Lei che è stato a lungo anche in Romania, come risolverebbe il problema dei rom? "I rom si comportano male anche là, non soltanto in Italia. Sono selvaggi. Però hanno un loro governo, formato da capiclan zingari che vivono in case di lusso e si compiacciono di pagarti il biglietto del parcheggio quando vedono la tua auto con targa italiana in una piazza di Bucarest. Il nostro governo dovrebbe interpellare questi capiclan e metterli alle strette. Sono loro che comandano, all'Est come all'Ovest". Che cosa pensa dell'immigrazione clandestina in Italia? "Deve entrare solo chi può essere ammesso a frequentare una scuola professionale dove s'insegna un mestiere. Non ne conosco uno, di quelli tornati a Chisinau, che non abbia imparato a fare il piastrellista a Vicenza o l'elettricista a Brescia. Alle nostre frontiere la domanda di rito dovrebbe essere: “Che diploma ha?”". Non ha mai l'impressione di portare gocce d'acqua all'oceano? "Sempre. Ma quando penso che c'è gente che percorre chilometri nella neve con le scarpe prive di suole per arrivare fino al camion degli aiuti... Mi baciano le mani: “Nessuno ci aveva mai regalato nulla”. Una volta una mamma ortodossa mi ha detto: “Siccome tu mi hai dato da mangiare, ora con i tuoi soldi andrò dal pope e comprerò una candela perché anche lui preghi per te”. Sono più generosi loro di me. Poi ogni tanto mi capita anche di vedere gli effetti dell'aridità seminata dal comunismo. Una ragazza s'era rovesciata addosso una pentola d'acqua bollente. Per curarle le ustioni servivano 300 dollari. Il padre contadino ne guadagnava 100 in un anno. In ospedale sono andati per le spicce: “O qualcuno paga o muore”. Ho pagato. (Si commuove). Quando è guarita, il medico le ha detto: “Guarda che se non c'era l'italiano saresti morta”. Lei ha risposto: “Non è vero”. Non credeva che fosse possibile. Non credono più a niente. Per loro è impensabile che possa esistere la bontà". (417. Continua) stefano.lorenzetto@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

"Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 10 ) " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sidney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 10 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (12 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (26 votes, average: 3.73 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (12 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (21 votes, average: 4.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 236 ) " (20 votes, average: 4.35 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 159 ) " (16 votes, average: 4.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (220) Ultime discussioni adele: Daniele, mi sono convertita a Gesù, mio Signore e mio Salvatore. Mia unica autorità e mia vita. In Lui sono... Daniele: Cara Adele, mi scusi, ma i può sapere a quale chiesa, o setta, si è convertita? Ai mormoni? Agli... Alessia: @ Adele Si è spiegata anche troppo bene. Lei, ex cattolica, si permette i giudicare noi cattolici fedeli al... Luisa: Adele dixit: "L'unica cosa è che spero che lei abbia copreso la differenza che c'è tra il... bo,mario: Finalmente qualcuno che argomenta. Vedo che non siete esperti di comunicazione perchè mi potevate dire che... 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Volo papale, 20 ore con i telefoni muti (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

"Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 10 ) " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sidney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 10 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 115 ) " (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (12 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (26 votes, average: 3.73 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (12 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (21 votes, average: 4.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 236 ) " (20 votes, average: 4.35 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 159 ) " (16 votes, average: 4.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (220) Ultime discussioni adele: Daniele, mi sono convertita a Gesù, mio Signore e mio Salvatore. Mia unica autorità e mia vita. In Lui sono... Daniele: Cara Adele, mi scusi, ma i può sapere a quale chiesa, o setta, si è convertita? Ai mormoni? Agli... Alessia: @ Adele Si è spiegata anche troppo bene. Lei, ex cattolica, si permette i giudicare noi cattolici fedeli al... Luisa: Adele dixit: "L'unica cosa è che spero che lei abbia copreso la differenza che c'è tra il... bo,mario: Finalmente qualcuno che argomenta. Vedo che non siete esperti di comunicazione perchè mi potevate dire che... 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REVIVAL DALEMIANO (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Andrea Romano REVIVAL DALEMIANO La nuova stagione è D'Alema?" si domandava ieri il Riformista, che certo non può essere accusato di pregiudizi antidalemiani. E in quel punto interrogativo c'è tutta l'incredulità di chi assiste all'ennesimo ritorno di un protagonista immobile di quest'ultimo ventennio. Complice la crisi in cui versa la strategia veltroniana, Massimo D'Alema torna a occupare il centro della scena politica. Lo farà domani con il convegno di un folto gruppo di fondazioni, dove verrà proposta una modifica della legge elettorale in senso proporzionale e favorevole alla creazione di alleanze tra partiti diversi. Ma ben al di là del "sistema tedesco", che pure rappresenterebbe un bel passo avanti rispetto alla pessima legge con cui abbiamo appena votato, il revival dalemiano dà il senso della gabbia nella quale è finita la politica italiana. Un recinto claustrofobico dove si rimescolano senza fine gli stessi elementi di sempre, a prescindere dalle vittorie e soprattutto dalle sconfitte che hanno raccolto. Una strategia è fallita? Ecco allora che si può serenamente tornare a quella precedente, affidandola agli unici condottieri disponibili sul mercato politico. Che sono poi gli stessi del penultimo giro. In questo caso è in ballo molto più di una nuova legge elettorale. Si tratta per il centrosinistra di uscire dal vicolo cieco nel quale è finita la "vocazione maggioritaria" che aveva ispirato Veltroni dopo la rottura con Rifondazione. E dunque di aprire una nuova stagione di alleanze con il centro e con la sinistra radicale. Sulla carta, tutto bene. Di alleanze vive ogni politica, compresa quella italiana. Se non fosse che ci troviamo a vivere nel 2008, ben dodici anni dopo quel 1996 nel quale lo schema si rivelò efficace per la prima e unica volta. Quando nel mondo governavano Bill Clinton e Boris Eltsin e in Italia i Popolari e Rifondazione potevano vantare insediamenti elettorali di tutto rispetto, che in coalizione con il Pds diedero all'Ulivo una maggioranza di legislatura. Da allora è trascorsa un'intera era geologica per il centrosinistra reale, quello che vive nel paese e nei suoi elettorati e non solo nei suoi sempiterni comandanti. Le macerie dell'Ulivo e di Rifondazione sono ancora sotto i nostri occhi. Gli ex Popolari sono pienamente integrati nel Partito democratico, di fatto in posizione di comando politico. Al centro sopravvive con l'Udc di Casini un piccolo soggetto ancora incredulo di trovarsi all'opposizione e che nella sua componente fondamentale, quella siciliana guidata da Totò Cuffaro, governa già con i berlusconiani. E dunque di quale alleanza tra sinistra, centro e sinistra radicale stiamo parlando? In realtà il fascino del dalemismo che torna, al di là del prestigioso pedigree di D'Alema, non è nella sua capacità di spiegare le cose per come sono realmente. È piuttosto nell'effetto rassicurante che la vecchia formula dell'alleanza tra diversi esercita su un ceto politico incapace di ripensare la sostanza della propria strategia, compresa quella "vocazione maggioritaria" che potrebbe essere utilmente rifondata su ben diverse basi programmatiche. Ed è nel balsamo che stende sulle ferite di un Partito democratico che può così continuare a pensarsi come accampamento provvisorio di tribù: i cattolici, i postcomunisti, i laici. Ognuna ridimensionata dagli eventi, ma tutte incoraggiate a procedere separatamente verso il prossimo traguardo. Ma soprattutto, è il fascino oscuro di un passaggio che evita un trasparente confronto politico. Quei confronti che i normali partiti democratici offrono ai propri militanti e all'opinione pubblica, specie dopo le sconfitte. Perché non ha tutti i torti Giuseppe Fioroni quando riconosce una "scorciatoia della furbizia" in questa offensiva dalemiana. Lo stesso D'Alema dal quale solo pochi mesi fa è venuta una benedizione piena alla leadership di Veltroni e che oggi sceglie la strada del logoramento sottotraccia del suo eterno contendente. Lo stesso D'Alema che sulla carta ha sempre difeso la dignità dei partiti politici e che oggi è ben lontano dal prendere sul serio il Pd, preferendo la via di un associazionismo culturale a cui tutti dovremmo far finta di credere. www.lastampa.it/romano.

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Don Mario Allolio (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 13-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Voci eusebiane Don Mario Allolio LA "GMG" NELLA DIFFICILE OCEANIA E' decollato ieri da Roma l'aereo che ha portato Benedetto XVI in Australia, per il suo primo viaggio in Oceania, ove si svolgerà dal 15 al 20 luglio la 23ª Giornata mondiale della gioventù. Sulla scia di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, anche papa Ratzinger avrà modo di toccare con mano la realtà di quelle lontane terre, sottoposte, come tutto il mondo occidentale, alla dura sfida della secolarizzazione. Ha dichiarato al riguardo il card. George Pell, arcivescovo di Sydney: "La principale sfida che viviamo è quella dell'indifferenza religiosa. L'Australia è un Paese difficile, cominciando dal clima, duro, e dalla terra, per lo più desertica, arida. Qui Cristo non è crocifisso, ma volgarizzato. Dio è messo ai margini". In una nazione in cui la presenza cattolica resta minoritaria (5.635.000, circa il 27,7 per cento del totale degli abitanti) "la partecipazione assidua alla messa domenicale registra percentuali in discesa, passate dal 50-60 per cento di qualche decennio fa al 13 per cento attuale. E quando parliamo di giovani, la cifra si dimezza". Questo è il paese che si appresta ad accogliere la Gmg, "che non è una specie di olimpiade cattolica né un festival delle nuove generazioni con tanto di Papa", ha precisato l'arcivescovo "ma un'occasione unica che viene offerta all'Australia. Lungi dall'essere un evento magico, la Gmg è l'opportunità di incontrare Gesù".

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Da Londra a Roma tutte le crisi delle chiese (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Laicita'

DIVINO Da Londra a Roma tutte le crisi delle chiese Filippo Gentiloni La notizia ha fatto un certo scalpore: la chiesa anglicana consente alle donne di diventare vescovo. Una decisione che ha provocato una forte spaccatura, uno scisma. Una parte degli anglicani, che non sono d'accordo, si potrebbero riavvicinare alla chiesa di Roma. Una vicenda che riporta inevitabilmente ai secoli passati, quando Londra si era staccata da Roma, proprio a a motivo di una donna: il re Enrico VIII aveva deciso di sposare Anna Bolena, nonostante il rifiuto del papa Clemente VIII di annullare il suo matrimonio con Caterina di Aragona. Sembra che la storia riporti in primo piano la donna. Proprio in una chiesa come quella d'Inghilterra che ha mantenuto la sacralità dei sacramenti e anche del sacerdozio: un'impostazione che rende Londra vicina a Roma e ne impedisce la neutralità. Roma è costretta a accettare o a dissentire. Il sinodo anglicano, l'assise chiamata a decidere, è composto di tre gruppi, vescovi, clero e laici. La mozione a favore delle donne vescovo è passata in tutti e tre, anche se lo scontro fra conservatori e liberali non è mancato (si era già verificato nel caso della approvazione di sacerdoti gay). Comunque, è stato dichiarato , "questa è una svolta buona per la chiesa, buona per le donne, buona per tutto il paese". Il paese: in Inghilterra, Stati uniti, Australia e Canada la maggioranza degli anglicani è orientata alla modernizzazione, mentre In Africa e in altre regioni del terzo mondo le tradizioni vengono difese con un certo accanimento. Un vero problema per il primate di Canterbury Rowan Williams che cerca di mediare. E Roma? Roma guarda alla vicenda anglicana con molto interesse e un certo imbarazzo. I contrari alla modernizzazione guardano a Roma, ma i palazzi vaticani non possono accettare con tranquillità questo rafforzamento del cristianesimo più conservatore. E, soprattutto, questa inevitabile crisi dell'ecumenismo. Nel mondo cattolico non è in primo piano il sacerdozio femminile, ma lo è una forte discussione sul centralismo e sull'autoritarismo. Una crisi che i dissidenti anglicani inevitabilmente aggraverebbero. Da Londra a Roma e viceversa: sotto aspetti diversi la crisi investe ormai tutte le chiese.

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La diversità del gesto. Una porta girevole fra la vita e la morte (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Laicita'

RAVELLO FESTIVAL La diversità del gesto. Una porta girevole fra la vita e la morte G. Cap. DANZA: DREHTÜR DI CECILIA BERTONI, REGIA DI CLAIRE GUERRIER, VILLA RUFFOLO RAVELLO (SALERNO) Quello di Ravello è un festival ricco, in grado di essere culturalmente intraprendente, ma che alla fine preferisce destinare il suo programma ai fortunati vacanzieri della costiera amalfitana, contentandosi di "accompagnare" semplicemente le serate di quelle vacanze, anche se si protrae fino a tutto ottobre. Titolo unificante "la diversità", quasi a dispetto del cartellone degli spettacoli, tendenzialmente rassicurante. Tra molto intrattenimento, quella di Cecilia Bertoni con la sua Drehtür, (porta girevole) prodotta dall'Associazione dello Scompiglio, è una "intrusione"non poco benefica, con la sua disperata vitalità - avrebbe detto Pasolini - che affronta attraverso il linguaggio del teatrodanza il tema stesso della morte. Sono diversi i piani che si intersecano sulla scena, scandita da una sorta di grandi "ali" di un ventaglio, schermi che ospitano gradualmente ognuno una intervista video. Diversi i personaggi intervistati, comune a tutti la domanda che riguarda appunto la personale raffigurazione della morte. Con naturalezza da nord e centro Europa, le persone rispondono laicamente, qualcuno in maniera poetica. Sotto di loro, la danzatrice passa dall'iniziale "naturalezza" di riscaldamento, a gesti di dolore, mentre affronta lei stessa il tema del suicidio. Gesti, sospensioni, interrogativi che tolgono pathos a quel gesto estremo, ma che danno senso all'immagine del titolo, quella "porta girevole" tra la vita e la morte che senza traumi apparenti da senso al vissuto. La regia di Claire Guerrier sembra privilegiare l'impatto delle immagini registrate (i video sono di Reinhard Manz, le musiche divertenti di Christophe Bollonsi), rispetto al corpo della danzatrice. Anche se è lei ovviamente, a scandire quel pendolo inquietante tra fine e continuità, tra il dolore e la sua accettazione.

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Sono nato rock ma ho un'anima blues (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Laicita'

LENNY KRAVITZ Sul palco oggi a Pistoia "Sono nato rock ma ho un'anima blues" Ilaria Urbani È matematico, ormai, quasi tutti i sex symbol della storia del rock se sopravvivono oltre i quarant'anni, devono cambiare vita. Lenny Kravitz ci sta riuscendo e, tenendo fede al suo mix riuscito di rock e funk, è con i testi che sta professando la sua rivoluzione mistica. L'artista americano, arriva oggi in Italia per la prima delle due tappe italiane del tour It is time for a love revolution stasera al Pistoia Blues Festival e domani all'Arena Civica di Milano. Dopo aver cantato agli esordi la passione, e negli ultimi anni trasgressione, sensualità e frivolezze, ora The ministry of rock 'n roll racconta quanto ogni genere d'amore possa rivoluzionare il mondo. Cambia anche look; abbandonati i dreadlocks, si era convertito al faschionable e ora è tornato ad essere rude. Il concerto di stasera a Pistoia si inserisce in un festival blues. Le tue radici sono rock, ma hai sempre cercato di inserirti sul tracciato della musica del passato. Cos'è per te il blues oggi? Il blues è la musica della mia gente, è un modo di esprimere emozioni e dolori. E anche se io preferisco il linguaggio del rock, in qualche parte del mondo c'è sempre, in ogni periodo, qualcosa di blues da raccontare. Dici che oramai è arrivato il momento di una rivoluzione d'amore. Cosa intendi per love revolution? È arrivato il tempo di portare il verbo "amare" nel mondo. È arrivato il momento in cui le persone devono svegliarsi e prodigarsi per vivere in pace e in nome di Dio. Questo mondo è un posto troppo pericoloso. C'è bisogno di stabilire un dialogo con Dio. Ma c'è anche un'etica laica, quella di opporsi alla guerra come tu hai cantato nell'ultimo disco nella canzone "Back in Vietnam", credi che qualcosa con Obama presidente possa cambiare nel futuro dell'America? Un presidente come Obama può migliorare la vita di tutti. Quella dell'America e quella della pace del mondo, è questo per il suo modo di essere e non solo perché sarebbe il primo presidente nero. Ognuno di noi deve iniziare a pensarla in maniera positiva, perché solo se ciò avviene si può prospettare una vita migliore per tutti. Sei un musicista polistrumentista, ma è la chitarra che scegli per creare i tuoi pezzi. Nel tuo background musicale ci sono Hendrix, Prince e Sly Stone, cosa ascolta oggi Lenny Kravitz nel suo ipod? La musica è la mia condizione naturale. Ascolto ogni genere dalla classica a qualsiasi possibile contaminazione e magari nei prossimi due anni mi piacerebbe produrre qualche artista di talento. Ma ora sono nel mio mondo e ascolto di tutto come ho sempre fatto. Stai per iniziare le riprese nel tuo primo film da regista? Sì, è quasi tutto pronto. Sarà un ritratto della mia vita, basato sul rapporto tra cultura africana, caraibica e ebraica per far comprendere come sono cresciuto in questo mix culturale. Sei sempre stato affascinato dal cinema, alcune delle tue canzoni sono state inserite in colonne sonore e l'anno prossimo potremmo ammirarti sul grande schermo nei panni di attore in "Push" di Lee Daniels. Sarai un infermiere che aiuta un ragazzo disagiato che vive ad Harlem. I giovani di oggi sono in pericolo, è una metafora del nostro tempo? Il punto è che i giovani di oggi sono quelli più esposti ai cambiamenti veloci della società. Siamo tutti soggetti ad un lavaggio del cervello continuo sui modelli da seguire, a partire dalla pubblicità e dai media, ma loro sono i più indifesi dall'aggressione dei beni materiali e non hanno una famiglia unita alle spalle che li può sostenere, in America l'unità famigliare è distrutta. Non avendo un supporto, si appigliano a sostegni come quelli delle droghe. È triste e terribile, ma è questo che succede.

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Cena a lume di candela allo stadio piccocome regalo per i cinquant'anni di eta' Corsini centra la quinta vittoria consecutiva. La Buscemi super nei 60 ostacoli (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Festa allo speaker la valle atletica leggera PER UNA volta lo speaker Federico La Valle è rimasto muto al Picco. Incredibile! Quando sabato sera la sua ragazza Federica lo ha accompagnato allo stadio e gli ha fatto trovare una tavola apparecchiata in mezzo al campo è rimasto veramente senza parole. Un regalo per i 50 anni di età davvero originale. Federica ha ingaggiato lo staff del ristorante "Locanda del Sole" di via dei Mille che ha pensato ad allestire un ristorante in mezzo al campo. Un gazebo a proteggere dall'umidità, il lume di candela a rendere ancora più romantica la serata e i servizi di qualità con un cameriere a completa disposizione della coppia come il miglior maggiordomo. E poi un addetto al servizio che faceva la spola con il ristorante per ogni portata. Per una volta, però, Federico La Valle ha messo da parte la cavalleria e ha scelto il posto a tavola piazzandosi naturalmente di fronte alla curva Ferrovia. La sua ragazza Federica, insomma, ha pensato davvero a tutto per rendere più particolare possibile il compleann. "Questa sera offro io e scelgo il ristorante" aveva preannunciato a La Valle. Così l'ha invitato a salire nella sua automobile e lo ha accompagnato verso lo stadio. "Pensavo andassimo a cenare al Colombaio e invece si è diretta allo stadio. Quando ho visto il gazebo e il cameriere quasi non ci credevo". E così il Picco diventa sempre più un tempio laico per i suoi tifosi. Prima l'addio al celibato organizzato nella Curva Ferrovia da parte di una tifosa, poi il tristissimo saluto a Ilaria e adesso la cena in mezzo al campo. Speriamo che prima o poi al Picco si torni pure a giocare al calcio considerato le acque agitate in cui naviga lo Spezia. P. A. .x/14/0807 Riunione al Montagna del settore promozionale. Quarto acuto nel biathlon esordienti di Melchiorre (record nel lungo) .x/14/0807.

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Olmert: <La pace mai così vicina> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Olmert: "La pace mai così vicina" Il nodo Medio Oriente battezza l'Unione per il Mediterraneo Parigi. Il premier israeliano Ehud Olmert ha detto che "la pace non è mai stata così vicina". E' soprattutto una dichiarazione di buona volontà, ma proprio la buona volontà potrebbe essere ricordata come il collante che ha riunito a Parigi 43 Stati, i 27 della Ue e altri 16 della sponda sud del Mare Nostrum. Data storica, quella che ha visto nascere l'Unione per il Mediterraneo? Presto per dirlo. E tuttavia Nicolas Sarkozy, il padrone di casa che voleva un nuovo organismo senza i Paesi non rivieraschi, e ha fatto buon viso alle pressioni della Germania che temeva un'alternativa alla Ue, si è dichiarato ottimista: "Quello che abbiamo fatto per l'Unione europea possiamo crearlo anche per il Mediterraneo. Da oggi dobbiamo impegnarci per essere uniti e per costruire uno spazio di sicurezza, solidarietà e giustizia". Sarkozy ha presieduto i lavori del vertice assieme al presidente egiziano Hosni Mubarak: "Affinché l'avvenire del Mediterraneo sia grande, bello, affinché sia un avvenire di pace, di giustizia e di progresso bisogna che ciascuno faccia uno sforzo su se stesso come lo fecero gli europei. In Europa abbiamo avuto la peggiore delle guerre, i nemici nutrivano l'uno contro l'altro un odio incondizionato. Un giorno avremo la pace in tutto il Mediterraneo e anche un'interdipendenza fra i suoi Stati". Un progetto ambizioso e che oggi può apparire velleitario, ma assolutamente necessario se si vuole pensare a un futuro prospero e pacifico di tutta l'area. E attenzione: il presidente del Parlamento Ue, Hans Gert Poettering, ha ribadito che "la nascita dell'Upm non è mai stata un'alternativa per la membership turca nella Ue. Sono due cose distinte e continueranno a esserlo". Una Turchia laica, benestante ed europea costituirebbe un'alternativa credibile per le moltitudini arabe che si rifugiano nel fondamentalismo. Sulla pace fra arabi e israeliani potrebbe fondarsi la Ue allargata. Certo: tutti ricorderanno la stretta di mano fra Rabin e Arafat davanti a Clinton, nel 1993, fotografata come storica e rivelatasi un bluff. Ma sarebbe ben diversa una pace costruita dallo sforzo fra i Paesi della sponda nord e quelli della sponda sud del Mediterraneo. "L'Europa dopo la guerra era completamente divisa, c'era la cortina di ferro, oggi stiamo insieme e condividiamo gl istessi valori. La Ue è un'eccellente ispirazione per l'Unione per il Mediterraneo e per quei paesi che non hanno ancora conosciuto la pace". Anche José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, si è unito al coro degli ottimisti. Ancora Sarkozy: "Palestinesi e israeliani vogliono la pace, Europa e Francia hanno il dovere di aiutarli in tutti i modi. Anche con garanzie militari". Su questo particolare il presidente francese non ha fornito spiegazioni, ma a chi lo ha accusato di assumersi dei rischi ha replicato: "Quale rischio è peggiore che non far nulla, lasciando il passo alle ingiustizie, alle esasperazioni dei popoli? Una Francia che non fa nulla tradisce i suoi ideali". Intanto, la Ue potrebbe entro quest'anno firmare un accordo di partnership con la Siria. Ieri Damasco e Beirut si sono scambiati la promessa di riaprire le rispettive ambasciate, passo avanti storico nelle relazioni tra i due Paesi. Oggi il responsabile della politica estera comunitaria, Xavier Solana, ha prospettato nuovi scenari: "Un nuovo patto associativo con i siriani è possibile. Non voglio dire oggi o domani, ma sicuramente è possibile". Anche Olmert ha indicato nella Siria un futuro interlocutore, incassando da Abu Mazen un incoraggiante apprezzamento: "Noi garantiamo la massima serietà nei negoziati, avviati da tempo con Israele, e il rispetto della road map e della legalità internazionali". Diplomazie soddisfatte, dunque, al termine del vertice. Non c'era Gheddafi, ma anche per lui le porte del nuovo organismo restano aperte. Il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi avrebbe incontrarlo, perché resta in ballo la questione del contenzioso coloniale: ma lo farà comunque. Intanto Berlusconi ha visto il il turco Erdogan e il libanese Suleiman. Con Ankara il rapporto è stretto, l'Italia sostiene a spada tratta il suo ingresso nella Ue. In Libano continua a operare il nostro contingente. Oggi è estero, un domani Libano e Turchia potrebbero far parte dell'Europa allargata. Paolo Crecchi crecchi@ilsecoloxix.it 14/07/2008 ' 14/07/2008 un nuovo sogno l'upm come la ueAnche l'Europa era divisa alla fine della seconda guerra mondiale nicolas sarkozypresidente francese 14/07/2008.

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Intellettuali - nello ajello (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura INTELLETTUALI settant'anni fa i provvedimenti del fascismo contro gli ebrei ecco chi sostenne le leggi razziali antisemiti Il manifesto sulla razza fu pubblicato il 14 luglio del 1938 sul "Giornale d'Italia" Papa Pio XI pensava a una serie di misure contro la campagna anti-israelitica Le misure razziste furono sostenute dai medici Pende e Visco, ma anche da giornalisti e uomini di cultura come Volpe, Fanfani, Monelli, Ansaldo e Malaparte NELLO AJELLO A emettere il primo acuto è Il Giornale d'Italia. Lì, il 14 luglio 1938 (sotto la data del 15 trattandosi di un quotidiano della sera) appare un manifesto intitolato "Il fascismo e i problemi della razza", attribuito a "un gruppo di studiosi fascisti", di cui non si fanno i nomi. Il testo, diviso in dieci punti, culmina in una rivendicazione della purezza razziale degli italiani e denuncia il rischio che il loro sangue venga contaminato dall'incrocio con ceppi extra-europei, portatori di varietà biologiche diverse da quella ariana. Il punto 9 del manifesto porta un titolo rivelatore: "Gli ebrei non appartengono alla razza italiana". Solo il 26 luglio, il Partito nazionale fascista rivela le generalità degli autori del manifesto. Tra i quali i più celebri sono il patologo Nicola Pende, il biologo Sabato Visco e lo psichiatra Arturo Donaggio. Si informa che gli estensori del documento, redatto sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare, sono stati ricevuti dal segretario del Partito, Achille Starace. Poco più tardi Pende e Visco protestano, sostenendo che il testo originario è stato "rimaneggiato". Ma ben presto tacciono. Chi non tacque affatto, fin da principio, furono gli intellettuali "militanti" - letterati, storici, giornalisti - quasi che l'avvio ufficiale della campagna antisemita rientrasse nei loro più fervidi voti. L'acuto risuonato sulle colonne del Giornale d'Italia diventò così un coro. Non soltanto gli organi di stampa del razzismo ufficiale, come La vita italiana di Giovanni Preziosi, Il Quadrivio o Il Tevere di Telesio Interlandi, Il Regime fascista di Farinacci, ma anche i quotidiani meno etichettati aderirono alla nuova missione. E per un certo numero di scrittori l'antisemitismo rappresentò una palestra per esercitare virtù retoriche e talenti pedagogici. Fu proprio Interlandi a proclamare sulla Difesa della razza, fin dai primi giorni dell'agosto 1938, che la campagna antisemita mirava alla "liberazione dell'Italia dai caratteri remissivi" che le erano "stati imposti dalle precedenti classi politiche". Quale occasione migliore, dunque, per mostrarsi aggiornati e "rivoluzionari"? In un saggio pubblicato in quattro puntate nella rivista Il Ponte fra il 1952 e il 1953, Antonio Spinosa avrebbe poi offerto una nutrita antologia di scritti di chiara obbedienza razzistica. Altrettanto ricca in questo senso è la Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo di Renzo De Felice. Si tratta di una documentazione inquietante. Per questo genere di letteratura, il 1938 è un anno privilegiato. Esce un trattato di Gabriele De Rosa, intitolato La rivincita di Ario. Vi si sostiene "l'identità ebraismo=comunismo", binomio al quale si oppone con i fatti "l'asse Roma-Berlino": l'Italia, specifica l'autore, sta combattendo "in terra di Spagna non l'iberico nemico, ma la terza internazionale ebraica, quella creata dall'ingegno giudaico-massonico del Komintern". Gli fanno eco, tra gli altri, giornalisti come Felice Chilanti e Ugo D'Andrea. Critici delle più varie discipline denunziano, intanto, i danni che l'ebraismo infligge alla creazione artistica. In agosto un noto musicologo, Francesco Santoliquido, definisce la musica moderna "un vero e proprio monopolio della razza ebraica". Il critico letterario Francesco Biondolillo cerca di dimostrare che "il pericolo maggiore è nella narrativa". Qui, "da Svevo, ebreo di tre cotte, a Moravia, ebreo di sei cotte, si va tessendo tutta una miserabile rete per pescare dal fondo limaccioso della società figure ripugnanti". Moravia non era nuovo a simili attacchi. Già nel 1931, in visita a Giovanni Papini, era stato da lui accolto con le parole: "Lei collabora alla rivista Solaria. I solariani sono o zoppi, o ebrei, o omosessuali. Lei è tutte e tre le cose". Era una frase almeno in parte inesatta, avrebbe poi commentato il romanziere. Essa rientrava comunque nello stile dello scrittore fiorentino il cui romanzo Gog, edito proprio nel '31, si ispirava al più schietto antisemitismo. Ora, nei tardi anni Trenta, quei precedenti si amalgamavano al seguito di una parola d'ordine unitaria. Gli intellettuali razzisti di sentimenti razzisti si moltiplicavano. Fra quelli destinati a diventare proverbiali figura Guido Piovene. è lui a firmare, sul Corriere della sera del 15 dicembre 1939, una recensione entusiastica al libello di Interlandi Contra judaeos. Gli attribuisce il merito di "aver ridotto all'osso la questione ebraica". Salvarsi dagli influssi semitici, suggerisce, non è difficile: "si deve sentire d'istinto, e quasi per l'odore, quello che v'è di giudaico nella cultura". Nella Coda di paglia (1962), lo scrittore formulerà una drammatica abiura, confessando di aver "obbedito da schiavo", senza sentirsene mai "partecipe", alle direttive del regime. In altri casi, come quello di Amintore Fanfani - il quale sostenne nel '39 che "per la potenza e il futuro della nazione gli italiani devono essere razzialmente puri" - un'abiura altrettanto recisa non ci sarà. E neppure qualcosa di simile verrà espressa dallo storico Gioacchino Volpe (1876-1971), al quale la politica della razza pura parve una tappa verso la costruzione di un'Europa "veramente unita e solidale". Ma torniamo a letterati e giornalisti. Con lo scoppio della guerra l'antisemitismo assurge a epidemia. Dal ghetto di Varsavia, nel '39, Paolo Monelli scrive per il Corriere della sera: "Nulla ci pare di avere in comune con questa schiatta ebraica, con la sua strana lingua, le sue insegne illeggibili, gli esotici costumi, i gesti paurosi, l'andare sbilenchi il più rasente al muro possibile". Dalla Cecoslovacchia Curzio Malaparte denunzia sullo stesso giornale "il pericolo sociale che rappresenta", per le città boeme, "l'enorme massa del proletariato giudaico"; mentre Giovanni Ansaldo scopre sulla Gazzetta del Popolo che sono stati gli ebrei ad aggravare il conflitto mondiale: "i "rabbi" di Nuova York, spingendo l'America alla guerra, hanno seguito l'istinto e la tradizione della razza". Ci sono poi gli ossessi, come Mario Appelius e Marco Ramperti. Il primo definisce "Israele traditore del mondo". Per il secondo "più che dalla stella gialla gli ebrei si riconoscono dalla ferocia dello sguardo". Fra questi mostri, egli ne privilegia uno: "il più sozzo, il più ripugnante, il più disumano e nemico è Charlot". Furono tutti così, gli "osservatori" italiani degli anni Trenta? Perfino nelle file fasciste si riscontrano casi di adesione al razzismo solo parziale, o perfino di ripudio. Pur ufficialmente antisemita, Giuseppe Bottai, a detta di un suo biografo, Alexander J. De Grand, "fu in grado di limitare l'applicazione alla cultura" delle teorie discriminatorie. Martinetti espresse la sua disapprovazione fin dal novembre 1938. A contrasti significativi si assiste anche nel dibattito sul tema "arte e razza". Ugo Ojetti si riconosce nel "pollice verso". Di parere opposto è Carlo Carrà: "Chiamare ebraizzante l'arte moderna", dichiara, "è tutto sommato molto puerile". Non per motivi di estetica, ma di fede, si oppone al razzismo Giorgio La Pira. In campo cattolico le posizioni in materia sono variegate. Papa Pio XI, Achille Ratti, non smetterà di deprecare le "ideologie totalitarie", di cui sono frutto il "nazionalismo estremo" e il "razzismo esagerato", mentre meno reciso risulta l'atteggiamento di buona parte della gerarchia. Un simile quadro, già noto, s'arricchisce in questi giorni di nuovi particolari. Nel prossimo numero della Civiltà cattolica padre Giovanni Sale, storico della Compagnia di Gesù, ripercorre la vicenda, pubblicando una lettera inedita di Bonifacio Pignatti, ambasciatore d'Italia in Vaticano. In questa lettera, datata 20 luglio 1938 (cinque giorni dopo la pubblicazione del manifesto antisemita), il conte Pignatti scrive che "il Papa medita le contromisure da adottare dinnanzi alla campagna anti-israelitica progettata dall'Italia, e che verrà condotta in base ai principi di purezza di razza, redatti dai professori universitari italiani". L'articolista ricorda che una settimana più tardi lo stesso Pio XI - in un discorso agli studenti di Propaganda Fide attaccò con forza l'indirizzo filo-tedesco adottato dal regime in campo razziale. La stessa severità il pontefice avrebbe mostrato il 6 settembre del '38 - quasi in extremis: sarebbe morto il 10 febbraio successivo - sostenendo di fronte a un gruppo di pellegrini belgi "che l'antisemitismo è inammissibile e che spiritualmente siamo tutti semiti perché discendenti da Abramo, nostro padre nella fede". Era, osserva padre Sale, "la prima volta che un pontefice in modo chiaro ed esplicito condannava l'antisemitismo". Ci si può chiedere se ci sarebbero state altre volte.

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Papa, troppe 21 ore di volo tre giorni di riposo a sydney - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Papa, troppe 21 ore di volo tre giorni di riposo a Sydney Ratzinger giunto in Australia ma subito in ritiro nella quiete dei Monti Blu Provato dalla preparazione dei viaggi, che il suo fisico mal sopporta (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO marco politi Mozart, Schubert, Liszt. Ottantun'anni sono tanti per sopportare ventun ore di volo, un brusco e totale cambiamento di fuso orario, un passaggio rapido dai calori dell'estate ad un tempo novembrino. Ma non è solo questo. La verità è che la fatica del pontificato pesa enormemente sulle spalle di Joseph Ratzinger. L'uomo che non anelava a diventare papa, sognava già quindici anni fa di ritirarsi sereno a studiare, scrivere e pensare senza più responsabilità di governo. Era il 1994, proprio di questi giorni, quando il cardinale Ratzinger annunciò ad un giornale della sua Baviera, la Mittelbayerische Zeitung, che entro due anni contava di lasciare. Tre anni dopo - aveva appena compiuto settant'anni - a chi gli chiedeva se sarebbe rimasto prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede per un altro quinquennio, rispondeva: "Forse anche meno". E quando gli è stato fatto notare che Giovanni Paolo II teneva molto alla sua preziosa collaborazione, replicò: "Ma ci sono i limiti delle forze". Non è un segreto in Vaticano che, solo grazie all'inflessibile seppur affettuosa richiesta di papa Wojtyla, Ratzinger non ha deposto la sua carica al Sant'Uffizio. Di fronte ad un pontefice, che sopportava eroicamente la tortura di un corpo che si disfaceva, non era possibile a nessuno opporre ragioni di salute per abbandonare il campo. Ma non è nemmeno un segreto che Bendetto XVI fa grande fatica ad adattarsi alla mole di impegni che gli spetta come guida suprema di un miliardo e duecento milioni di cattolici. Un Papa è solo al vertice della Chiesa cattolica. Per quanto possa avere collaboratori di fiducia, alla fine la parola decisiva spetta a lui. Ratzinger, poi, è una persona meticolosa nello studio dei dossier. Non gli basta il riassunto fornito dai cardinali competenti. Vuole leggere, verificare, ponderare di persona. Benché abbia deciso di mantenere, nei limiti del possibile, il vecchio stile di vita che aveva come prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e che comprendeva un buon riposo al pomeriggio dopo il pranzo, le tensioni della carica papale sono ben altra cosa rispetto alla routine tranquilla al Sant'Uffizio. Lo stancano il susseguirsi di incontri, i colloqui con le personalità che vengono da tutto il mondo - ognuna con la propria agenda di problemi - lo stancano la preparazione dei viaggi che il suo fisico tendenzialmente mal sopporta. E poi c'è lo spazio che vuole ritagliarsi per scrivere. Scrivere il secondo libro su Gesù, elaborare l'enciclica sociale che gli sta prendendo più tempo del previsto, stendere personalmente i discorsi più importanti. "Il Santo Padre ha ottantun anni, non dobbiamo dimenticarlo, dobbiamo evitare che il peso di questo viaggio non diventi eccessivo", ha confidato prima della partenza il segretario papale don Georg Gaenswein. Il mistero di Ratzinger sta nel suo grande senso del dovere. La sua missione, come l'avverte nel suo intimo, è lo sforzo di contrastare la grande crisi della fede dell'Occidente - a cui ha accennato anche parlando con i giornalisti durante il volo - ridando senso nella società secolarizzata al vivere cristiano. Non sono le regole che gli interessano, è il vissuto. Ma l'impresa è titanica. "Non si può contestare - commentò già negli anni Novanta - che vi sia una profonda insicurezza riguardo al credo cristiano. Ormai non esiste più quella lingua di base, secondo la quale si sapeva cosa sono la grazia e il peccato". Ieri arrivando alla base militare di Richmond, salutato dal premier australiano Rudd, Benedetto XVI ha rifiutato l'elicottero per recarsi al suo ritiro. Basta volare dopo ventun ore. Ha preferito fare in macchina gli ultimi quaranta chilometri prima del riposo. Il primo dono che ha ricevuto è stata un copia della "Madonna degli Aborigeni", l'immagine venerata dai fedeli originari dell'Australia. "Molti non hanno ancora ascoltato la Buona Novella di Gesù - è stato il suo primo messaggio ai giovani australiani - e molti altri non hanno riconosciuto in questa Buona Novella la verità salvatrice che sola può soddisfare le attese più profonde dei loro cuori". Avidità umana, povertà, ingiustizie, ha spiegato, si combattono facendo affidamento su Cristo. Non tutti hanno forse compreso che questo è il programma di lavoro che gli da la forza di andare avanti.

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E il beat rider simoncelli vince e guida il gruppo 250 - sachsenring (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Sport Il personaggio E il beat rider Simoncelli vince e guida il gruppo 250 SACHSENRING dal nostro inviato Con quel cesto di capelli che si ritrova avrebbe fatto la sua figura in un gruppo beat. Ma siccome lui non suona il basso, ma corre in moto, finisce che quando lo vedi ti chiedi come faccia a infilarsi il casco, finché non ti spiegano che basta sceglierne uno più grande due misure. Ecco a voi il beat rider Marco Simoncelli da Cattolica, amico e seguace di Valentino, tipo da spiaggia, pilota che di gas gliene dà parecchio, ragazzotto simpatico e velocissimo da ieri in testa al mondiale della 250. Volete una battuta? Eccola: "Beh, ho provato a scappare e ci sono riuscito subito. Poi, a un certo punto, ho visto che mancavano dodici giri alla fine e mi sono detto: mamma mia, che palle, altri dodici giri.". Che personaggino. Sì, vero, Simoncelli non abita ancora nel lussuoso paddock della Motogp. C'è chi gli fa la corte: la Ducati, per esempio. E la Yamaha del team Teach 3. Ma Rossi gli ha consigliato di restare ancora un anno in 250 a farsi le ossa. Chissà, magari gli darà retta. I due si ritrovano in palestra. E poi a fare del cross. "Lo posso battere giusto lì" dice Simoncelli, che adora Valentino come un adepto può adorare il proprio guru. "Non ce ne sarà mai un altro come lui" dice con occhio semi-estatico. Ha l'aria del bonaccione, perché se te lo vuoi immaginare come un supereroe di certo pensi più a superpippo che all'uomo ragno. Ma la verità è che in pista lui non conosce nessuno, tanto che recentemente il rivale Barbera lo ha accusato di scorrettezze. "Non so chi avesse ragione, in quel caso. Certo che quando perdi è più facile dare la colpa agli altri". Di fatto il pilota della Gilera è cresciuto di botto. Tre gare vinte e un primato conquistato in anticipo sui tempi. Così, almeno, se stiamo ai pronostici. E al fatto che a un certo punto hanno deciso di affidargli una moto ufficiale in tutto e per tutto. Un regalone che lui ha inaugurato qui in Germania, sotto una pioggia che è un problema, dentro una gara che comunque un problema per lui non lo è. Rossi si è accorto che l'amico sta diventando grande. E lo prende in giro: "Con quei capelli devi risolvere il problema del cappellino sul podio. Non ti entra, ma come fai?". E lui ci ride su e ne se gira per il paddock con la bella Kate, la sua ragazza morettina con la corda di cavallo. "Stiamo bene, per ora è tutto perfetto così". Tutto ok, allora, per il mitico Marco, ventunenne col taglio beat e col sorriso felice. Valentino crede in lui. E lui, a occhio, non ha voglia di deluderlo, anche se trovare un cappellino adatto proprio facile non è. (b.f.).

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Muore Geremek, l'europeista di Solidarnosc L'eurodeputato liberaldemocratico vittima di un incidente stradale a Lubien, presso Poznan (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 14-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Muore Geremek, l'europeista di Solidarnosc L'eurodeputato liberaldemocratico vittima di un incidente stradale a Lubien, presso Poznan di Gabriel Bertinetto BRONISLAW GEREMEK È MORTO ieri in un incidente stradale a Lubien, presso Poznan, nella Polonia occidentale. Era al volante di una Mercedes che ha improvvisamente invaso la carreggiata opposta ed è andata a schiantarsi frontalmente contro un ca- mioncino. La dinamica della sciagura lascia pensare che l'ex-dirigente di Solidarnosc ed attuale eurodeputato abbia avuto un malore improvviso. Forse se ne potrà sapere di più quando gli inquirenti avranno sentito l'assistente che gli sedeva accanto nell'auto ed è rimasta ferita, così come il conducente del furgone. Geremek aveva 76 anni, e le sue condizioni generali di salute erano buone. Professore di storia medievale, iscritto in gioventù al partito comunista, poi dirigente di Solidarnosc e protagonista della transizione dal comunismo alla democrazia, in seguito ministro degli Esteri e parlamentare europeo. Ha svolto nell'arco dei decenni un'attività politica e culturale multiforme, in cui attraverso fasi diverse si è sempre manifestato l'animo di una persona che credeva nel dialogo e nella non-violenza, e compiva le sue scelte di campo alla luce di ideali semplici e grandi: progresso, civiltà, rispetto dell'uomo, libertà, giustizia sociale. Quando in gioventù per qualche tempo pensò che quegli ideali fossero perseguiti dal partito comunista al potere nel suo Paese, ne fu membro e importante dirigente. Ma non esitò a rompere di colpo con il Poup dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia. Aveva 76 anni, e l'avresti riconosciuto tra mille in mezzo alla folla, per il profilo tagliente, lo sguardo vivace, il pizzo sul mento e l'immancabile pipa tra i denti. Piaceva ascoltarne la voce dal tono vellutato, e soprattutto l'eloquio sciolto, pacato, di una irresistibile ragionevolezza. Molti giornalisti stranieri lo cercavano a Varsavia sia per la sua dimestichezza con varie lingue europee, il francese in particolare, sia perché il suo punto di vista e le interpretazioni degli avvenimenti in corso erano spesso illuminanti. Anche perché non è mai stato uomo di potere, nemmeno quando gli è accaduto di ricoprire incarichi di grande autorità. E amava lasciare che il suo spirito critico si muovesse a trecentosessanta gradi. Sin dalla fine degli anni ottanta non ha mai rifiutato un'intervista a l'Unità, che aveva cominciato ad apprezzare per la sensibilità ed attenzione alle vicende del difficile rapporto di confronto-scontro fra Solidarnosc e Poup (partito comunista polacco). La notizia della sua scomparsa ha profondamente turbato il mondo politico polacco, che gli rende omaggio compatto, a cominciare dagli avversari vecchi e nuovi. Particolarmente sentito il commento di Aleksander Kwasniewski, ex-capo di Stato della Polonia post-comunista e post-comunista lui stesso. Kwasniewski fu tra i dirigenti dell'ala giovanile e riformista del Poup prima della svolta del 1989 e partecipò da sponde diverse con Geremek ai negoziati della cosiddetta tavola rotonda, in cui il potere e l'opposizione concordarono la fuoriuscita dalla dittatura. "Sono sconvolto -dice Kwasniewski-. È una perdita enorme, una grande sventura. È stato uno dei padri della democrazia polacca, un uomo di cultura enorme, dotato di un grande senso dell'umorismo. Ogni incontro con lui era un'avventura". Il partito socialdemocratico dell'antico avversario Kwasniewski era alleato con i Democratici di Geremek nelle elezioni parlamentari che lo scorso novembre hanno rimandato all'opposizione la destra populista dei gemelli Kaczynski, in passato legati a Geremek dalla comune appartenenza al movimento di Solidarnosc. Uno dei Kaczynski, Lech, che mantiene la carica di presidente della Repubblica, si dice a sua volta "prondamente scosso". Lo riconosce come "avversario politico", ma ricorda il suo ruolo di protagonista negli anni della contestazione anti-comunista. Fra i Kaczynski e Geremek la polemica fu durissima nel 2007 quando, il presidente Lech e l'allora premier Jaroslaw tentarono invano di revocarne il mandato parlamentare a Strasburgo. Geremek, che alcuni anni prima aveva dichiarato per scritto di non avere mai collaborato con i servizi segreti del Poup, si era rifiutato di ripetere la stessa affermazione, quando a lui come a centinaia di migliaia di cittadini, la richiesta era arrivata non più da un organo costituzionalmente valido, ma da un "Istituto della memoria" creato dai Kaczynski al di fuori da ogni controllo istituzionale. In un'intervista a l'Unità nell'ottobre scorso criticò aspramente il "populismo" dei Kaczynski, il loro "demagogico appello al nazionalismo" e il sostegno ricevuto dalla "corrente fondamentalista cattolica". Con uguale coerenza nei primi anni novanta non aveva esitato a prendere nettamente le distanze da colui verso il quale ha comunque sempre continuato a manifestare sentimenti di indissolubile amicizia, Lech Walesa. Accadde quando anche il premio Nobel sembrò per qualche tempo incamminarsi lungo pericolose scorciatoie demagogiche verso il consenso popolare. Eppure Walesa e Geremek avevano condiviso anni e anni di battaglia politica e sindacale, dalla fondazione di Solidarnosc al carcere patito nel periodo della legge marziale di Jaruzelski, fino alla vittoria del 1989. L'elettricista di Danzica era stato il punto di riferimento della Chiesa e del mondo cattolico, il professore di storia fra i massimi dirigenti dell'ala laica e liberale di Solidarnosc. Nel Parlamento di Strasburgo Geremek rappresentava un piccolo partito liberal-democratico, l'Unione per la libertà, nel frattempo quasi scomparso dalla scena politica polacca, dopo che dal suo seno è nata, su posizioni più conservatrici, la Piattaforma civica dell'attuale primo ministro Donald Tusk. Convinto europeista, Geremek aveva ispirato in quel senso la sua azione politica negli anni in cui, fra il 1997 ed il 2000, fu ministro degli Esteri. In quel periodo la Polonia aderì anche alla Nato. Come studioso si è occupato soprattutto della storia del medioevo europeo, e francese in particolare. Oltre a saggi e articoli per riviste specializzate, ha scritto dieci libri, tradotti in varie lingue. Ha ricevuto lauree ad honorem da molte università straniere, dagli atenei di Bologna e Utrecht, alla Sorbona di Parigi ed alla Columbia University di New York.

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Il Papa prega: niente scismi per le donne (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 28 del 2008-07-14 pagina 15 Il Papa prega: niente scismi per le donne di Andrea Tornielli nostro inviato a Sidney Benedetto XVI interviene per la prima volta sulle minacce di scisma che agitano le Chiese anglicane dopo la controversa decisione del Sinodo di York di consacrare, anche nella Chiesa d'Inghilterra considerata il baluardo dell'ortodossia anglicana, le donne vescovo. Ratzinger si dice "vicino" ai vescovi anglicani "con la preghiera" e si augura che nella Lambeth Conference - il tradizionale incontro dell'intera comunione anglicana previsto per il 16 luglio - possano essere evitate "nuove fratture". Sul volo che lo conduce a Sidney per la 23ª Giornata mondiale della Gioventù, il Papa ha risposto a una domanda sulla questione anglicana. Tre vescovi inglesi, nelle scorse settimane, hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare interamente la dottrina cattolica. "Il mio essenziale contributo - ha detto il Papa parlando della prossima Lambeth Conference - può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo - ha aggiunto - intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Il Pontefice ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al vangelo. I due elementi devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio". "Speriamo - ha detto ancora il Papa - che trovino insieme la strada per rendere presente il Vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Nelle sue parole il Pontefice cita la fedeltà a "tutto" il messaggio di Cristo, richiamandosi al quale la Chiesa cattolica non ha mai ammesso le donne al sacerdozio né tantomeno all'episcopato. Il Papa, però, si è anche augurato che non avvengano fratture o scismi, con parole che rispecchiano l'atteggiamento prudente delle gerarchie vaticane di fronte alle richieste di rientro ventilate in settori del mondo anglicano: l'integrazione nella comunione romana di vescovi anglicani e delle loro diocesi, o di parte di esse, presenta infatti molti problemi, sia dottrinali che giuridici. Un caso abbastanza clamoroso avvenne nel 1994, quando il vescovo anglicano di Londra, Graham Leonard, si fece cattolico e venne ordinato prete (ma non vescovo) pur essendo sposato. Arrivando a Sidney, il Papa si è fatto precedere di qualche ora da un messaggio. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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PSydney APA Ratzinger fa arrivare alla tormentata Chiesa d'Inghil (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Laicita'

14 Luglio 2008 Chiudi dal nostro inviato FRANCA GIANSOLDATI PSydney APA Ratzinger fa arrivare alla tormentata Chiesa d'Inghilterra sull'orlo di uno scisma gravissimo, tutta la sua vicinanza. "Evitate altre fratture". La spaccatura consumatasi la scorsa settimana a York sull'ammissione delle donne vescovo, non può che essere vista come un altro grosso impedimento alla causa ecumenica. Benedetto XVI è sinceramente rammaricato e fa sapere ai vescovi inglesi di pregare notte e giorno perché si scongiuri il rischio dell'ennesima divisione. Già sull'aereo che lo stava portando alla Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney non è riuscito a nascondere la sua amarezza, confessando di seguire col fiato sospeso la vicenda. In Australia, a motivo degli storici legami con la corona britannica, la comunione anglicana rappresenta l'interlocutore della Chiesa cattolica nei rapporti ecumenici. Per questo non è escluso che durante il suo soggiorno australiano abbia incontri anche coi vescovi anglicani e forse con loro toccherà l'argomento. Dopodomani si aprirà la conferenza di Lambeth, a Canterbury, con un ordine del giorno capestro: ratificare oppure respingere la votazione sulle 'vescove' prese dalla Chiesa d'Inghilterra. La battaglia intestina che si sta consumando senza esclusione di colpi all'interno dell'anglicanesimo (dove peraltro alcune confessioni già ammettono le donne all'episcopato) allontana la meta tanto agnognata dell'unità dei cristiani. Papa Ratzinger lo sa bene. Le donne vescovo per i cattolici (ma anche per gli ortodossi) non sono contemplate dalla tradizione sicché non possono che rappresentare un vulnus non rimarginabile. "Noi non possiamo e non dobbiamo intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro propria responsabilità col desiderio che possano evitare nuove fratture. Spero che si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme". Parole concilianti e possibiliste forse per evitare inevitabili attriti con l'arcivescovo di Canterbury dal momento che non pochi vescovi anglicani assolutamente contrari alla consacrazione episcopale femminile potrebbero ingrossare le fila cattoliche come transfughi. La scorsa settimana è filtrato che tre vescovi inglesi, proprio per far fronte a una frattura che ormai inevitabile, si sono recati a Roma per avere colloqui riservati in Vaticano. I prelati che fanno parte della minoranza conservatrice sono stati ricevuti dai vertici della Congregazione della Dottrina della Fede, competente a sciogliere anche i problemi riguardanti l'ammissione o meno di sacerdoti protestanti (sposati). Non sarebbe la prima volta che accade. Poco più di dieci anni fa fece parecchio scalpore il caso di monsignor Leonard Graham, vescovo anglicano di Willesden che decise di passare al cattolicesimo dopo che la Chiesa anglicana aprì alle donne prete. Fu una bufera di ampie proporzioni, ad oggi ancora non rimarginata. Per divenire cattolico Graham ebbe bisogno di una speciale dispensa dal Vaticano oltre che di una nuova consacrazione. Fu ordinato sacerdote "sub conditione" dall'allora cardinale Hume e dopo la sua pensione si ritirò a vivere alla periferia di Londra con moglie e figli. Ora un nuovo capitolo rischia di aprirsi, creando grattacapi al di là del Tevere sia per le conseguenze ecumeni che per gli aspetti pratici e gestionali. Intanto, in attesa che il 16 luglio si apra il summit decennale di Lambeth tra tutti i primati della galassia anglicana (fra i quali non è stato invitato il primo vescovo gay anglicano, l'americano Gene Robinson), il Papa ha deciso di inviare due cardinali, Dias, presidente della Congregazione per la evangelizzazione dei popoli e il tedesco Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani. Non solo "osservatori" ma, in questo caso, "pontieri" per tentare di comporre lo scisma. F.Gia.

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Una vita da eretico, sempre all'opposizione (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-14 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Il ritratto L'infanzia a Varsavia, gli studi a Parigi, l'impegno a Bruxelles per un'Europa dei diritti Una vita da eretico, sempre all'opposizione Dalla lotta al regime comunista allo scontro con i gemelli Kaczynski Aveva due passioni, Bach e le eresie medievali. Il suo essere eretico andava decifrato, rintracciato oltre la trama dei completi in tweed che amava indossare e le volute di fumo dall'inseparabile pipa. Anche nelle ore più buie Bronislaw Geremek è rimasto uno di loro. Eretici, profeti. Un sopravvissuto. Diceva di sé: "Non so perché vivo. Continuo a pensarci. E non trovo risposta". Il padre veniva da Odessa, porto sul Mar Nero che oggi è Ucraina e allora era Urss, si trasferì ancora giovane in Polonia. Il piccolo Bronislaw aveva sette anni quando i nazisti invasero il Paese e il tedesco divenne lingua nemica, otto quando gli ebrei di Varsavia furono rinchiusi nel ghetto. Da grande, tante volte chiamato a commentare le accuse di antisemitismo sospese come un'eterna condanna sulla storia nazionale, ricorderà "quell'unico polacco che salvò me e mia madre", uno solo per salvare tutti. Il padre viene deportato a Bergen-Belsen, poi "selezionato" per Auschwitz. Bronislaw si laurea a Varsavia, conosce l'egittologa che sarà l'amore della vita, "Hanja". Ottiene il dottorato all'école Pratique des Hautes études di Parigi, torna a casa da professore, ottiene riconoscimenti e pubblica libri in tutto il mondo. Nel 1950 entra nel Partito dei lavoratori della Repubblica popolare polacca, per uscirne, nel '68, in segno di protesta contro il sangue della Primavera di Praga. Comincia l'opposizione al regime comunista, senza compromessi. Nel 1980 è tra gli operai dei cantieri navali di Danzica, diventa consigliere del sindacato Solidarnosc guidato da un elettricista che ha poca familiarità con le sottigliezze del pensiero, Lech Walesa. Il braccio e la mente, intesa perfetta. Il capo del governo, il generale Jaruzelski, sceglie la linea dura e nel 1981 anche Geremek, anima laica e liberaldemocratica del movimento, finisce in carcere. Non accetterà mai la teoria del "male minore", per la quale Jaruzelski avrebbe risparmiato alla Polonia l'intervento sovietico, e punterà sempre il dito contro il generale dagli occhiali neri, salvo riconoscergli il merito di aver gettato, con i negoziati della Tavola rotonda dell'89, le basi della svolta. Nella Polonia libera è ministro degli Esteri (1999-2000); nel '98 riceve il Karlspreis per l'impegno europeista, ringrazia in tedesco; lavora per l'adesione a Nato (1999) e Ue, nel 2004; nello stesso anno è eletto all'Europarlamento. Nel 2007 il rifiuto di firmare la dichiarazione di non collaborazione con il passato regime secondo la legge di Lustracja lo porta allo scontro diretto con i Kaczynski. L'eurodeputato Daniel Cohn-Bendit accusa i gemelli di "fascismo", Geremek non arretra ma difende la legittimità di un governo democraticamente eletto. "Era la lealtà - ha detto ieri al Corriere Cohn-Bendit -, con l'orgoglio di essere polacco, il suo tratto distintivo. Anche per questo Geremek è un simbolo". Maria Serena Natale.

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Ratzinger e la questione anglicana <Prego per loro, si eviti lo scisma> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-14 num: - pag: 22 categoria: REDAZIONALE L'appello Il caso dei vescovi donna Ratzinger e la questione anglicana "Prego per loro, si eviti lo scisma" DA UNO DEI NOSTRI INVIATI SYDNEY - Per la prima volta sabato mattina, durante il volo che lo portava a Sydney, il Papa ha parlato della grave spaccatura che sta minacciando l'unità interna alla Chiesa anglicana e lo ha fatto con parole fraterne, senza allarmismo, mirando al fine dichiarato di aiutare gli anglicani a restare uniti: "Il nostro desiderio è che possano evitare nuove fratture", ha detto ai giornalisti. Come è noto la spaccatura è sulla questione dell'ordinazione delle donne all'episcopato, dopo che sono già state ammesse al sacerdozio. Il passo è ritenuto "inaccettabile" sia dalla Chiesa cattolica che dalle Chiese dell'Ortodossia e c'è una minoranza anglicana - contraria a quell'innovazione - che minaccia lo "scisma", cioè la rottura dell'unità della Chiesa e il passaggio ad altre comunità cristiane: e si sa che quel passaggio privilegia da sempre, ma soprattutto lungo gli ultimi decenni, la Chiesa cattolica. La domanda Da qui la delicatezza della questione che è stata posta al Papa da un giornalista australiano. Egli ha fatto presente che la comunità anglicana è "rilevante" nel paese di cui ora il Papa è ospite e che in varie parti del mondo ci sono anglicani - sacerdoti e anche vescovi - che chiedono di essere accolti nella Chiesa cattolica, richiesta che potrebbe infoltirsi nei prossimi giorni, quando si riunirà la Conferenza di Lambeth, alla quale partecipano i vescovi di tutte le Chiese anglicane del mondo: aprirà i lavori il giorno 16 luglio. Con la sua risposta Benedetto XVI ha escluso con decisione ogni tentazione di un uso strumentale della crisi anglicana da parte cattolica: "Il mio essenziale contributo - ha detto ai giornalisti - può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità. Il nostro desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo ". La crisi La crisi dura da anni, ma ha avuto un'accelerazione la scorsa settimana con l'approvazione a maggioranza del progetto di procedere all'ordinazione di donne vescovo da parte della Chiesa di Inghilterra, che è la più importante delle Chiese anglicane. Quella decisione già attuata lungo l'ultimo decennio da altre Chiese anglicane minori, fuori dall'Inghilterra - è stata commentata con parole severe dal cardinale Walter Kasper, che è il responsabile dei rapporti ecumenici nella Curia romana: "Essa comporta uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo millennio, ed è perciò un ulteriore ostacolo per la riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa di Inghilterra". L'ostacolo Per il cardinale Kasper l'arrivo delle donne vescovo anche nella Chiesa d'Inghilterra costituirebbe un ostacolo decisivo al "perseguimento della piena unità tra cattolici e anglicani". Gli ha dato ragione il vescovo anglicano di Sydney Robert Forsyth, che incontrerà il Papa venerdì e che ha detto di volerlo "accogliere come un fratello ", ma senza farsi illusioni sul dialogo per l'unione: "Le differenze tra anglicani e cattolici sono grandi" e "non possiamo pretendere che ci sia una sola Chiesa: questo non potrà mai succedere, fino a che non tornerà Gesù in terra ". Luigi Accattoli.

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Nostro servizio VARSAVIA - La Polonia democratica è in lutto. Lo storico (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)

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14 Luglio 2008 Chiudi nostro servizio VARSAVIA - La Polonia democratica è in lutto. Lo storico Bronislaw Geremek, indimenticabile leader e "coscienza critica" di Solidarnosc -il primo sindacato libero dei Paesi comunisti europei- è morto ieri, all'età di 76 anni, in un incidente stradale a Lubien, nei pressi di Poznam, nell'Ovest della Polonia. La sua Mercedes, nella quale viaggiava con un'assistente, per motivi non accertati, ha invaso la carreggiata opposta e si è scontrata frontalemente con un un furgone. Geremek è morto sul colpo, mentre la sua assistente è stata ferita e ricoverata in ospedale. Geremek -assieme all'ex presidente Lech Walesa- è considerato uno dei "padri della democrazia" in Polonia, primo Paese dell'Est a uscire formalmente dal socialismo reale nell'agosto del 1989 con l'elezione di un governo guidato da Mazowiecki, un altro degli intellettuali di Solidarnosc. Per questo il presidente Lech Kaczynski, erede dell'ala conservatrice del sindacato libero e dunque strenuo avversario del liberal Geremek, ha espresso ieri la "grande tristezza" di tutta la Polonia. "Tutta la sua vita ha dimostrato un grande coraggio politico, senza mai scendere a compromessi". Con queste parole Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha voluto ricordare la lunga azione politica svolta da Geremek nel gruppo dei liberali nel Parlamento europeo. Nato nel 1932 a Varsavia da famiglia ebrea - il padre morì ad Auschwitz - Geremek studiò Storia all'Università di Varsavia, continuando poi a Parigi. E nella capitale francese successivamente insegnò storia medievale, forte degli importanti studi sulla povertà nel Medioevo e un suo saggio sulla prostituzione nella Parigi medievale (opera quest'ultima tradotta in una diecina di lingue). Assieme agli studi storici Geremek si era dedicato fin da giovane alla politica, militando nell'ala riformatrice del Partito comunista polacco all'epoca di Gomulka. Ma decise di uscire dal Pc nel 1968, quando il segretario del Pc appoggiò e partecipo all'invasione della Cecoslovacchia nel 1968. Da allora, come intellettuale cattolico fu uno dei punti di riferimento - assieme Jacek Kuron e Adam Michnik -della dissidenza al regime comunista. Nel 1980 l'approdo in Solidarnosc, fondato a Danzica da Walesa, del quale divenne consigliere e "tecnico". Poco dopo con la legge marziale introdotta nel dicembre 1981 dal generale Wojciech Jaruzelski e la messa fuorilegge di Solidarnosc, venne internato per un anno. Rimesso in libertà, affiancò Walesa nelle strutture clandestine del sindacato cattolico. E qui di nuovo la sua intelligenza, insieme al suo prestigio e ai suoi rapporti personali con i maggiori uomini politici europei dell' epoca, ebbe un ruolo fondamentale nella transizione della Polonia dalla dittatura alla democrazia, attuata mediante "tavola rotonda" potere-opposizione dell'aprile 1989. La sua casa, nella città vecchia di Varsavia era meta di giornalisti e politici. Con la presidenza di Walesa (nel 1991), fu nominato (dal 1997 al 2000) ministro degli Esteri. Proprio per le sue posizioni liberali Geremek nel 2006 si scontrò duramente con i gemelli Kaczynski, Lech (premier) e Jaroslaw (presidente) e a causa della loro politica nazionalista-conservatrice. R.Es.

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Quei giudici non hanno invaso il campo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-14 num: - pag: 32 autore: di BENEDETTO DELLA VEDOVA categoria: REDAZIONALE IL CASO ENGLARO / DOPO GLI INTERVENTI DI BATTISTA E ROCCELLA Quei giudici non hanno invaso il campo C aro Direttore, ha ragione Pierluigi Battista, il silenzio della politica italiana sui temi della biopolitica è surreale; più del fracasso ideologico di pochi mesi fa. Oltre le convenienze del momento, infatti, i temi etici sono e saranno uno dei fuochi della politica, lo si voglia o no. Il Pdl giocherà intorno ad essi il proprio destino di forza moderata, liberale e pragmatica sulla scia dei grandi partiti popolari europei, oppure di forza poderosamente conservatrice quando non genuinamente confessionale. Un partito "anarchico" sulle questioni etiche, per usare l'espressione di Berlusconi, è una forza liberale che non rifugge dagli interrogativi ma rifugge dallo statalismo etico. Un partito che difende i valori della libertà e della dignità dell'individuo e il pluralismo etico-culturale della società ascoltando quello che matura nelle coscienze degli elettori piuttosto che cercando di promuovere o imporre (anche in sede legislativa e, perché no, nelle scelte di governo) una sua propria piattaforma valoriale. Un partito non anarchico, da questo punto di vista, non assomiglierebbe ad un partito "capace di decidere", ma ad un "partito etico ". Non credo che gli elettori del Pdl, nel loro variegato insieme, lo desiderino. Sul futuro del nostro schieramento, Eugenia Roccella ha più certezze di me quando dice che il centrodestra sta elaborando una nuova cultura politica che superi il liberal-liberismo. Rinnovare la cultura politica del Pdl è un compito necessario nel quale tutti dobbiamo cimentarci. Ma l'auspicato superamento degli "schemi" non può sfociare nel frettoloso abbandono del berlusconismo, quell'esperienza - anticipatrice anche rispetto all'Europa - che ha saputo coniugare le tradizioni riformatrici laiche, liberali e socialiste con quelle del cattolicesimo liberale. Ponendo al centro la libertà e la responsabilità personale in tutti gli ambiti, da quelli economici a quelli civili. Il Pdl potrà essere un grande partito a vocazione maggioritaria se saprà parlare a tutti gli elettori, rispettando gli spazi di libertà di ognuno e interpretando il desiderio di innovazione civile e sociale della gran parte di essi. E a ciò uniformando non il proprio silenzio sui temi etici, ma la propria capacità di scelte non ideologiche e rispettose della pluralità delle convinzioni e delle ispirazioni. Sul caso della famiglia Englaro, non vedo alcuna invasione di campo da parte della corte d'appello di Milano. L'assenza di una legge sul testamento biologico non può cancellare il diritto fondamentale alla libertà di cura e la possibilità - di fronte ad una legislazione lacunosa - di ricorrere ad un giudice. Nessuno vuol guardare alla libertà di cura come ad un feticcio: nessuna legge sul testamento biologico consentirebbe mai di impedire un trattamento sanitario rispetto a situazioni reversibili e sanabili. Ma la discussione sulla incerta frontiera tra la vita e la morte è complessa e l'illusione di potere giungere a soluzione ricorrendo ad un principio assoluto è sempre e comunque sbagliata. Ora si dice che non è certa la volontà di Eluana ma a dirlo sono quanti continuano in ogni modo ad ostacolare o a ritenere superflua l'approvazione di una legge sul testamento biologico, che invece renderebbe più facilmente accertabile la volontà del paziente. Molti di questi, peraltro, ritenevano che la lucida volontà espressa di Piero Welby fosse irrilevante e che la decisione del medico che vi aveva dato attuazione fosse da considerare alla stregua di un omicidio volontario. deputato del Pdl.

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Simoncelli: <Gara perfetta, quasi mi annoiavo> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-07-14 num: - pag: 43 categoria: REDAZIONALE Il futuro Passeggia in Germania e punta al titolo della 250: "Ma prima vado in vacanza" Simoncelli: "Gara perfetta, quasi mi annoiavo" DAL NOSTRO INVIATO SACHSENRING - Tra la fronte e il cappellino c'è almeno mezzo metro. Lo occupa il cespuglio di capelli di Marco Simoncelli, look vintage come un pantalone a zampa di elefante ma pilota moderno come pochi. Sul podio sorride e festeggia, però senza esagerare: la vittoria di ieri, la terza stagionale, dev'essere solo una tappa verso un traguardo più grande, il Mondiale della classe 250 che all'Italia sfugge dal 2003, quando vinse Poggiali. Sic (è la sua sigla nelle grafiche tv) era alla sua prima uscita con la Gilera ufficiale, conquistata sul campo dopo una prima metà stagione da protagonista. Per ripagare della fiducia doveva vincere. Ha invece stravinto con copione da MotoGp: partenza, fuga-passeggiata, trionfo. Roba da fenomeni: "Che gara, quasi non ci credo! Quando ho visto che pioveva ero disperato, invece appena sono partito mi sono subito sentito a mio agio e ci ho provato...". A un certo punto ha rischiato pure il colpo di sonno: "Quando mi sono accorto che mancavano ancora 12 giri mi sono detto: che palle!". Non si è distratto, ha solo rallentato, lasciando dietro le speranze spagnole Barbera e Bautista e portando a 11 punti il vantaggio in classifica su Kallio, ieri quarto. "è stato un weekend perfetto, il modo migliore per andare in vacanza (la 250 in Usa non corre, ndr ) ". Marco, nato a Cattolica e tipo da spiaggia, andrà a Ibiza e Formentera con gli amici e tra un bagno e un ballo penserà a come cambiano in fretta le cose della vita: "Se prima di arrivare qui qualcuno mi avesse detto che sarebbe andata così gli avrei dato del matto". Ora il matto è chi non scommette su di lui, ex talento pazzo diventato pilota vero. Anche se un problema resta, come gli ha detto Rossi, amico e compagno di allenamento in palestra e nel cross: "A parte che adesso che vai così forte cominci a starmi un po' sulle balle, devi risolvere il problema del cappellino sul podio! ". O lo allarga, come fa con il casco di due taglie più grande, o taglia i capelli. In fondo, se lo ha fatto il suo idolo, può farlo anche lui. al.p. Dominatore Marco Simoncelli ha centrato l'appuntamento con la vittoria anche al Sachsenring: l'italiano è il dominatore della 250 (Schulz/Ap).

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<Ma i libri non spariranno, parola di psicologo> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-07-14 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE L'esperto Alessandro Antonietti, direttore del dipartimento all'università Cattolica "Ma i libri non spariranno, parola di psicologo" "Non so se il videogioco supererà la televisione. Di una cosa però sono certo: il videogame non è più il medium dei giovani. Davanti a computer e macchine da gioco ci sono sempre più adulti. Un popolo di persone cha amano l'interattività ". Alessandro Antonietti è il direttore del dipartimento di Psicologia dell'università Cattolica di Milano. Da anni studia i processi cognitivi che legano l'uomo alla macchina e l'intrattenimento elettronico. Non è un integrato e neppure un apocalittico e giudica il mondo dei new media un'opportunità da studiare senza pregiudizi. Alcuni studiosi descrivono l'avvento di un nuovo pubblico. Che non è più quello passivo della tv, ma interattivo dei videogiochi e del computer. Analisi giuste? "I nostri studi confermano che tra il pubblico una volta passivo davanti alla televisione c'è stata un' evoluzione verso l'interattività. C'è voglia di fare, partecipare, costruire e i videogiochi rispondono a questa esigenza". E questa voglia di interagire da dove arriva? "Probabilmente dalla percezione che l'uomo ha di se stesso all'interno dell'ambiente. La tecnica e la tecnologia gli ha dato potere sulle cose, si sente padrone della natura. Nelle società postmoderne l'uomo cerca sempre un ruolo da protagonista, vuole gestire le situazioni e non subirle come un racconto". Il videogame non si subisce? "No, nel videogame si partecipa. Sia con l'attenzione, che è quasi sempre maggiore di quella dell' ascolto della tv, che con l'interazione, modificando la trama. Anche se dipende dal contenuto del game, il giocatore ha un lavoro mentale intenso e articolato. Esiste un'attività strategica, si devono risolvere problemi. Dunque si partecipa". Però si è soli davanti a una macchina "Non sempre. Anzi, sempre meno. Grazie a Internet, per esempio, si videogioca con persone di tutto il mondo. Si scambiano messaggi, impressioni, si creano micro culture ". Qualcuno dice che l'interattività di computer e videogiochi aiutino a un ritorno al libro. Che cosa ne pensa? "Non sarei così ottimista. E' vero che alcune forme di divertimento elettronico, come per esempio le avventure, hanno testo da leggere e sono ispirate ad opere letterarie. Ma siamo su piani diversi". Pensa che il videogioco cancellerà il pensiero analitico? "Nel videogame non c'è spazio per il pensiero analitico che nell'uomo si è sviluppato con la scrittura. Come non c'è proiezione fantastica, perché davanti al monitor si vede e non si immagina come nelle pagine di un testo. Il libro resta un medium indispensabile. Che può essere integrato dal videogioco, ma non può essere cancellato". Insomma, professore, il videogame va assolto o condannato? "Condannare è una strategia perdente. Bisogna capire, semmai. Anche perché i desideri che le persone hanno, alla fine prevalgono, magari in modo distorto se si cerca di censurarli. Come tutte le cose umane, anche i videogame hanno un lato positivo e un altro negativo. La prima cosa da fare è valutarne il contenuto. Un discorso che vale per tutte le opere dell'ingegno. Ci sono libri bellissimi e altri da cestinare, film straordinari e altri da dimenticare, programmi tv interessanti e spazzatura". M.Ga. Alessandro Antonietti "Nel videogame non c'è spazio per il pensiero analitico che nell'uomo si è sviluppato con la scrittura" GUARDA Approfondimenti e novità sui videogames sul blog "Vita Digitale" di Corriere.it.

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E fa sapere ai vescovi inglesi di pregare notte e giorno perché si scongiuri il rischio dell (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Laicita'

14 Luglio 2008 Chiudi di FRANCA GIANSOLDATI E fa sapere ai vescovi inglesi di pregare notte e giorno perché si scongiuri il rischio dell'ennesima divisione. Già sull'aereo che lo stava portando alla Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney non è riuscito a nascondere la sua amarezza, confessando di seguire col fiato sospeso la vicenda. In Australia, a motivo degli storici legami con la corona britannica, la comunione anglicana rappresenta l'interlocutore della Chiesa cattolica nei rapporti ecumenici. Per questo non è escluso che durante il suo soggiorno australiano abbia incontri anche coi vescovi anglicani e forse con loro toccherà l'argomento. Dopodomani si aprirà la conferenza di Lambeth, a Canterbury, con un ordine del giorno capestro: ratificare oppure respingere la votazione sulle 'vescove' prese dalla Chiesa d'Inghilterra. La battaglia intestina che si sta consumando senza esclusione di colpi all'interno dell'anglicanesimo (dove peraltro alcune confessioni già ammettono le donne all'episcopato) allontana la meta tanto agnognata dell'unità dei cristiani. Papa Ratzinger lo sa bene. Le donne vescovo per i cattolici (ma anche per gli ortodossi) non sono contemplate dalla tradizione sicché non possono che rappresentare un vulnus non rimarginabile. "Noi non possiamo e non dobbiamo intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro propria responsabilità col desiderio che possano evitare nuove fratture. Spero che si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme". Parole concilianti e possibiliste forse per evitare inevitabili attriti con l'arcivescovo di Canterbury dal momento che non pochi vescovi anglicani assolutamente contrari alla consacrazione episcopale femminile potrebbero ingrossare le fila cattoliche come transfughi. La scorsa settimana è filtrato che tre vescovi inglesi, proprio per far fronte a una frattura che ormai inevitabile, si sono recati a Roma per avere colloqui riservati in Vaticano. I prelati che fanno parte della minoranza conservatrice sono stati ricevuti dai vertici della Congregazione della Dottrina della Fede, competente a sciogliere anche i problemi riguardanti l'ammissione o meno di sacerdoti protestanti (sposati). Non sarebbe la prima volta che accade. Poco più di dieci anni fa fece parecchio scalpore il caso di monsignor Leonard Graham, vescovo anglicano di Willesden che decise di passare al cattolicesimo dopo che la Chiesa anglicana aprì alle donne prete. Fu una bufera di ampie proporzioni, ad oggi ancora non rimarginata. Per divenire cattolico Graham ebbe bisogno di una speciale dispensa dal Vaticano oltre che di una nuova consacrazione. Fu ordinato sacerdote "sub conditione" dall'allora cardinale Hume e dopo la sua pensione si ritirò a vivere alla periferia di Londra con moglie e figli. Ora un nuovo capitolo rischia di aprirsi, creando grattacapi al di là del Tevere sia per le conseguenze ecumeni che per gli aspetti pratici e gestionali. Intanto, in attesa che il 16 luglio si apra il summit decennale di Lambeth tra tutti i primati della galassia anglicana (fra i quali non è stato invitato il primo vescovo gay anglicano, l'americano Gene Robinson), il Papa ha deciso di inviare due cardinali, Dias, presidente della Congregazione per la evangelizzazione dei popoli e il tedesco Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani. Non solo "osservatori" ma, in questo caso, "pontieri" per tentare di comporre lo scisma.

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ROMA - In tema di riforme Veltroni aveva fin qui espresso le posizioni più avanza (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)

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14 Luglio 2008 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - "In tema di riforme Veltroni aveva fin qui espresso le posizioni più avanzate. Ora le sue obiezioni appaiono contraddittorie. Cosa vuol dire porre una pregiudiziale sui salari e sul costo della vita? Questa è materia propria dell'azione di governo, dove la norma è la dialettica tra maggioranza e opposizioni. Invece il dialogo è auspicabili proprio sulle riforme, sulle comuni regole del gioco. Fino a poco fa lo diceva anche Veltroni. Ma ora forse è lo scontro interno al Pd che lo induce alla marcia indietro..." Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, risponde così a Walter Veltroni. Il segretario del Pd intende probabilmente marcare la protesta per il lodo Alfano, giudicata l'ennesima legge ad personam. "Nego alla radice che il lodo Alfano sia una legge ad personam. L'uso politico della giustizia, la lesione sistematica dello stato di diritto, l'esorbitanza dei magistrati dal loro ruolo di terzietà durano da 15 anni e non sono questioni personali. Prima di Berlusconi, sono stati colpiti la Dc, il Psi e i partiti laici. Poi gli strali sono arrivati a D'Alema e Fassino. Quindi a Mastella, diventando causa non ultima dell'ultima crisi di governo. Il lodo Alfano è solo l'avvio di una necessaria riforma della giustizia. Non rinunciamo alla separazione delle carriere, alla riforma della giustizia penale e civile e al ripristino dell'immunità parlamentare". Difficilmente troverete il Pd al tavolo. "Nel confronto alla Camera sul lodo Alfano abbiamo però apprezzato le posizioni di Casini. Le convergenze sulla necessità di una riforma della giustizia mi paiono ampie. E credo che potremo lavorare insieme". Oggi lei sarà al convegno delle Fondazioni che rilancerà il modello tedesco. Farà qualche apertura? "Dirò che sulle riforme siamo aperti al confronto con tutti. È evidente che nel Pd è aperta la battaglia interna e noi non vogliamo intrometterci. Solo su un punto è necessario fin d'ora fare chiarezza: se il Pd restasse ancorato ad un'alleanza preferenziale con Di Pietro, se il giustizialismo esercitasse un condizionamento determinante, allora il confronto diventerebbe impossibile". Anche la maggioranza però ha i suoi problemi. Le aperture della Lega al convegno delle Fondazioni sono state molto esplicite e generose. "Voglio rassicurare la Lega. Non c'è bisogno che evochi tatticamente il rapporto con la sinistra. Noi il federalismo fiscale vogliamo farlo e lo faremo insieme". Nel merito del modello tedesco, il Pdl è disposto a lavorare per una forma di governo parlamentare? "Siamo pronti a ripartire dal testo Violante della scorsa legislatura. Chiediamo però che i poteri del premier vengano rafforzati. Che gli sia consentito di dimissionare i ministri. E che gli venga riconosciuto il potere di scioglimento delle Camere, magari temperato dalla possibilità che la sua maggioranza si dia un nuovo leader e blocchi così le elezioni anticipate". Sulla legge elettorale tedesca, però, le vostre distanze sono maggiori. "Noi siamo bipolaristi e non bipartitisti. Del documento-base del convegno condivido il proposito di costruire partiti forti e radicati, non liquidi. Il Pdl e il Pd sono nati per questo. Però bisogna evitare ritorni al passato: i governi non devono formarsi in Parlamento, ma le alleanze e i candidati premier debbono presentarsi al vaglio degli elettori". La prima tappa del confronto sulle riforme sarà la legge elettorale europea. "Al tavolo ci presenteremo con la nostra proposta: proporzionale con sbarrammento al 4-5%, 15 circoscrizioni invece delle 5 attuali e niente voto di preferenza".

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Maradona, la prima vittima del Fisco (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 14-07-2008)

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Stampa Un libro di sport alla settimanaCome Diego fu messo in fuga dall'Italia Maradona, la prima vittima del Fisco Agli inizi del 2001 un esercito di professionisti napoletani decise di difendere Diego Armando Maradona dall'accusa di aver evaso il fisco, ma fu un'impresa disperata e il maxi-collegio difensivo, composto da oltre cento professionisti, tra avvocati, commercialisti e tributaristi, dovette poi arrendersi in Cassazione. Oggi l'ex fuoriclasse è debitore di 35 milioni di euro nei confronti dell'Erario, ingiustamente, a giudizio di Luca Maurelli e Giuseppe Pedersoli, gli autori del libro "L'Oro del Pibe, paradossi e ingiustizie del fisco italiano, dal signor Maradona al signor Nessuno" (Esi, 189 pp, 19 euro). Il libro vuole essere un manuale di sopravvivenza agli abusi spesso involontari del fisco, che spesso colpiscono vip e anonimi contribuenti, senza mai mettere in discussione le sentenze e il principio del pagamento delle tasse. La parte relativa alla vicenda fiscale di Maradona è spezzata da "flashback", nei quali si ripercorrono aspetti meno noti della storia personale di Diego, ricostruendo tutte le sue tappe giudiziarie e personali in una chiave sostanzialmente innocentista: dagli altari alla polvere, con una chiave di lettura inesplorata che svela il clima di pregiudizio, se non addirittura di congiura, che ha caratterizzato gli anni italiani dell'ex calciatore. In questa parte si attinge direttamente anche ad atti processuali mai pubblicati (forniti dal collegio difensivo guidato dall'avvocato Vincenzo Siniscalchi, già parlamentare ed ora componente "laico" del Csm) con la ricostruzione di tutte le tappe dei vari processi in cui Diego Armando Maradona fu coinvolto. Tra gli aspetti inediti della vicenda umana e giudiziaria di Maradona, il libro presenta tutti gli atti dei processi tra Maradona e il fisco, racconta la trattativa segreta con Palazzo Chigi nel tentativo, vano, di cercare una soluzione "politica" del contenzioso, ma anche la linea intransigente assunta dal governo Berlusconi, il ruolo del grande fiscalista Victor Uckmar, dei sindacalisti della Cgil, le vicende parallele di altri vip accusati di evasione. Tra i documenti fino ad oggi mai pubblicati, le copie dei primi contratti di Diego, gli atti dei processi penali del Pibe, i verbali dei pentiti, i file segreti sulla congiura del doping, il ruolo misterioso di Luciano Moggi che emerge dalle carte delle inchieste.

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La politica dei veleni Caveri: "Non sono gay" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 14-07-2008)

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Il caso La presa di posizione sul foglio ufficiale dell'Union valdôtaine La politica dei veleni Caveri: "Non sono gay" STEFANO SERGI AOSTA Trenta righe su "Le calepin", il taccuino, rubrica settimanale del "Peuple valdôtain", per dire "Non sono un gay". Luciano Caveri, 50 anni, 4 volte deputato, ex sottosegretario, ex parlamentare europeo e da due settimane ex presidente della Regione Valle d'Aosta, ha scelto il foglio del suo movimento, l'Union Valdôtaine, per smentire un gossip velenoso che qualcuno gli ha appiccicato addosso anche con lettere anonime finite al centro di un processo penale. "Je regrette devoir le faire en public", mi dispiace doverlo fare in pubblico, scrive Caveri sulla rubrica tutta in francese, "...ma devo dire che nella mia vita non ho mai avuto rapporti con persone del mio sesso". L'ex presidente della Regione aveva attaccato così: "Non si sa bene il perché, ma negli ultimi anni, come un colpo di vento, ci sono state voci su una mia presunta omosessualità. E' la punta dell'iceberg di diversi pettegolezzi: cattivo, antipatico, irascibile. Un divertente utilizzo della propaganda con l'obiettivo di infangare la reputazione dell'avversario politico, tecnica volgare che ha instillato dubbi velenosi...". "Credo che l'origine di tutto sia la stessa, un insieme di lettere diffamatorie che sono state trasmesse attraverso diversi mezzi e dagli abituali messaggeri di falsità...nella realtà non sono che esseri ripugnanti..". Caveri se la prende con i veleni, non certo con gli omosessuali: "Penso - ha scritto - che l'ipocrisia, le ironie, le caricature che avvolgono l'omosessualità siano da sradicare in una società egualitaria: questo è possibile non tanto per mezzo del codice penale, ma attraverso una presa di coscienza collettiva, permettendo che le preferenze sessuali vengano alla luce senza dover subire dei contraccolpi". In questi giorni l'ex presidente, rieletto alle Regionali ma sceso al ruolo di consigliere semplice, è in vacanza e spiega il perché di questa pubblica presa di posizione: "In campagna elettorale c'è stato chi, in Bassa Valle, ha diffuso ad arte queste voci prendendo spunto dalle tante lettere anonime denigratorie (anche contro i famigliari, ndr) che mi hanno bersagliato in questi anni. Ho voluto così rendere pubblico il mio pensiero su tutto ciò. Sono stato amico di diverse persone omosessuali, ho avuto ottimi rapporti con tutti, senza pregiudizi. Penso, ad esempio, al presidente della Regione Puglia, Nicky Vendola. Ma non sono omosessuale, tutto qui". E a scanso di equivoci, chiude la rubrica così: "Sono un libertario convinto, ma voglio anche dire, perché è la verità, che sono assolutamente attirato dal sesso femminile e che certi pettegolezzi sono il frutto del fango puzzolente nel quale vivono e agiscono certi personaggi senza dignità". Alle frasi di Caveri fanno eco quelle di Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay e anche lui aostano: "Mi colpisce questa sua necessità di precisare pubblicamente la non omosessualità, segno tangibile che anche in Valle d'Aosta, dove è salda una cultura laica e di difesa delle libertà civili, persistono preoccupanti sacche d'esclusione politica e sociale. Di Caveri - ha aggiunto Mancuso - ho sempre apprezzato la vicinanza rispetto alle nostre battaglie civili e di libertà, che echeggia anche nella sua esternazione. Nell'Union Valdôtaine, grande partito popolare, ci sono e ci sono stati numerosi militanti e dirigenti omosessuali, per la gran parte "velati", come avviene in tutta la politica italiana. D'altronde chi mette in giro voci sugli altrui orientamenti sessuali, molte volte lo fa per allontanare da sé possibili sospetti. Questo paese cambierà davvero - conclude il presidente di Arcigay - quando nessun politico sarà più costretto a smentire di esser gay, e tanti e tante omosessuali visibili potranno gestire la cosa pubblica senza alcun timore di essere discriminati".

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Da Sidney un abbraccio a Gianluca (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)

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Apprendo dal giornale online Petrus che il suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è stato colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sidney, come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925, anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può trasformare il mondo iniziando da se stessi. Scritto in Varie Non commentato " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sidney, dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc) invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 44 ) " (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sidney, dove arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 55 ) " (5 votes, average: 3.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) " (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 119 ) " (6 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 220 ) " (13 votes, average: 3.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (27 votes, average: 3.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (22 votes, average: 4.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 237 ) " (21 votes, average: 4.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (221) Ultime discussioni mario az: Caro sig. Vincenzo e caro Sig Tornielli...io invece, nonostante ad essere tra i primi a doverne... bo,mario: Peccatore hai scritto di coerenza. Una te l'ho già scritta ed è quella dei pedofili, condannati dal... daniele: Gentile yochanan Cavolo, ma non c'è proprio nessuno fra i cattolici romani che sappia che cosa significhi... elianna: Ho appena letto la notizia sul malore del dott. Barile e mi associo alle preghiere per lui. elianna: z z z z z z z z z z z &# 8211; Cara Pulce, grazie! niente è meglio di una... 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Le schedature etniche - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti LE SCHEDATURE ETNICHE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E' inevitabile che questa situazione dia un tono particolare alla rievocazione e alla discussione di quel che accadde nel 1938. Un gruppo di scienziati italiani, ad esempio, ha sentito la necessità di ribattere punto su punto le tesi di un celebre manifesto di alcuni scienziati di allora e di affermare esplicitamente che le razze umane non esistono. Questo "manifesto degli scienziati antirazzisti" è stato presentato nei giorni scorsi nel parco toscano di San Rossore in un meeting antirazzista dedicato dal presidente della Regione Claudio Martini a una riconsacrazione laica del luogo dove settant'anni fa Vittorio Emanuele III firmò le leggi razziali. Di commemorazioni e di riparazioni simboliche dello stesso genere se ne prevedono altre. Intanto, su di un binario parallelo a quello dei riti e dei simboli si srotolano i fatti concreti di una società italiana che, pur lontana anni luce da quella di allora, viene accusata di ricadere negli stessi errori . Fra tante altre misure che dividono e discriminano la popolazione tra chi è al di sopra e chi è al di sotto di ogni sospetto ce n'è una che ha colpito in modo speciale l'opinione pubblica: il censimento delle impronte dei piccoli zingari. La storia non si ripete, certo, anche se è difficile non ricordare che alle leggi razziali si arrivò nel 1938 dopo un censimento dei cognomi ebraici. Una cosa è certa: queste misure prese in nome della sicurezza diffondono insicurezza. Si è creato un circuito perverso tra paure socialmente diffuse e ricerca politica del consenso. Chi parla di maniera forte e tolleranza zero copre l'inefficienza delle istituzioni e stimola la paura nei confronti dei gruppi marginali. Mendicanti, vagabondi, gente senza casa e senza lavoro si trasformano così nella percezione sociale in gruppi pericolosi. E' un fenomeno antico. Come abbia segnato la storia dell'Europa e dell'Italia ce lo ha raccontato in saggi bellissimi il grande storico e uomo politico polacco Bronislaw Geremek morto improvvisamente in questi giorni, che a quella umanità diversa, perdente e ribelle ha dedicato una vita di studi. Oggi, in una situazione di crisi delle società affluenti assistiamo al riprodursi di meccanismi antichi: aumentano i gruppi di sradicati, emarginati, migranti e cresce la paura nei loro confronti. Su quella paura crescono fortune politiche mentre le relazioni sociali si spogliano rapidamente di ogni traccia di umanità. Che la stragrande maggioranza degli italiani, inclusi i membri del governo, non sia disposta a dichiararsi razzista niente toglie alla cupezza di ciò che avviene. Qui non sono in gioco fedi razziste. E tuttavia la discriminazione su base etnica che colpisce gli zingari in Italia solleva una grande questione morale e giuridica. Minimizzarla o coprirla con una untuosa retorica paternalista , parlarne come di una misura protettiva verso gli stessi zingari significa non rendersi conto che attraverso questa misura passa una offesa alla dignità dell'individuo, alla parità dei diritti fra tutti gli esseri umani, all'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. La democrazia ne è colpita in un frammento della popolazione tanto più indifeso quanto più esposto a essere ferito. E se l'offesa fatta ai bambini ci offende in modo speciale è anche perché all'origine della sensibilità morale della nostra cultura nei confronti dei bambini c'è una indimenticabile pagina dei Vangeli cristiani. Il limpido manifesto antirazzista degli scienziati non si muove a questo livello e non può far reagire una società italiana che non si sente razzista. E'antica tra noi la coscienza della nostra realtà di paese di passo, aperto a tutte le presenze del mondo. "L'origine degli Italiani attuali risale agli stessi immigrati africani e mediorientali che costituiscono tuttora il tessuto perennemente vivo dell'Europa": lo diceva perfino il manifesto razzista del 1938 con parole che, in tempi di criminalizzazione legale dell'immigrazione clandestina e di sfruttamento bestiale dei lavoratori africani e orientali condannati alla clandestinità, sembrano venire da un altro mondo. Resta il fatto che alla discriminazione poliziesca di quel piccolo contingente di bambini (di volta in volta definiti "pericolosi" o "in pericolo" , a seconda della franchezza o dell'ipocrisia di chi parla) si dovrà opporre un rifiuto fermo. Chi ha autorità per farlo la usi. Chi si vergogna del paese che fa questo lo dica. Nel 1938 ci fu un italiano che alla lettura delle leggi razziali esplose gridando che si vergognava di essere italiano. Si chiamava Achille Ratti ed era Papa col nome di Pio XI. (L'episodio è emerso grazie a uno studio di P. Giovanni Sale sulla "Civiltà cattolica"). Se il Papa non giunse a dichiarazioni pubbliche conseguenti e adeguate, ciò si dovette solo alla morte che lo colse di lì a poco. Le parole di un Papa contano. Contano anche i silenzi. Qualcuno immaginerà che si voglia qui riaprire la questione del cosiddetto "silenzio" del successore di Pio XI , un altro italiano di diversa personalità: Papa Pacelli. Non è questo il punto. Si vuole solo ricordare una realtà a tutti evidente: il Papa aveva allora in Italia e sulle cose italiane uno speciale campo di azione e di governo. Lo ha ancor oggi: e non certo meno di allora. L'esercizio del diritto papale a fare politica è un dato di fatto. Che di recente l'attuale maggioranza di governo se ne sia fatta garante è piuttosto una mossa del gioco politico che una sanzione al di sopra delle parti. Potrebbe il Papa di oggi avvertire lo stesso sentimento di vergogna del suo predecessore Pio XI? Difficile immaginarlo. Ci si vergogna per il paese a cui si appartiene, così come i bambini si vergognano per i genitori. Ma qui si pone un problema non di sentimenti bensì di atti politicamente e socialmente rilevanti. Sia l'eventuale parola del Papa sia un suo perdurante silenzio avranno il loro peso in una lacerazione della società e in un disagio che emergono oggi soprattutto dalle voci del mondo cattolico più impegnato nel volontariato e nel governo pastorale; un disagio tanto più forte quanto più vasta è l'apertura di credito fatta al nuovo governo italiano da parte delle autorità della Chiesa. Nell'Italia del 1938 al papato guardarono con speranza gli ebrei italiani, in nome di una antichissima tradizione storica che aveva costituito il vescovo di Roma come il protettore supremo della comunità ebraica. Ebbene, anche gli zingari hanno costruito nei secoli un vincolo di tipo protettivo col pontefice. Come ha raccontato Bronislaw Geremek, gli zingari ricorsero molto spesso alla protezione papale . Si appellarono al Papa perfino per dimostrare che, se rubavano, lo facevano con un suo permesso scritto (apocrifo, naturalmente). Anche questa è una storia tutta italiana. Ne fu protagonista quella stessa minoranza di antica presenza nella penisola che è stata vittima di recenti gravissime violenze e che oggi è nel mirino di misure legali di discriminazione. Discriminazione etnica: non diremo razziale perché le razze non esistono.

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L'appello dei genitori per salvare il sacro cuore - ilaria venturi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XI - Bologna L'appello dei genitori per salvare il Sacro Cuore "Chi compra dovrà garantire la scuola" Una Fondazione che attraverso le donazioni riacquisti il 60% del palazzo ILARIA VENTURI UN appello per trovare un acquirente disposto a comprare a prezzo "estremamente vantaggioso", non di mercato, l'istituto "Sacro Cuore" a patto che lasci più della metà dell'immobile ad uso scolastico. La partita sulle scuole di via Orfeo si riapre. Le suore dell'istituto delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù per ragioni economiche e di crisi di vocazioni lasciano e vendono l'edificio, circa quattromila metri quadrati immersi nel verde. Ma, pur di salvare la scuola ("con grande generosità", dicono i genitori dei 250 alunni), a diverse condizioni rispetto a quelle già fissate con un contratto preliminare di vendita siglato, per una cifra intorno ai sette milioni, con imprenditori veneti e che avrebbe "confinato" la scuola in soli mille metri quadrati. Un'operazione immobiliare temuta dallo stesso quartiere Santo Stefano. Quel contratto non è arrivato a rogito il 30 giugno scorso, come previsto negli accordi, e gli stessi acquirenti potrebbero essere coinvolti in una nuova trattativa. In questa fase di "stallo" sono i genitori, con la dirigente della scuola, a lanciare l'appello ai bolognesi. "Un gruppo di laici cattolici, legato all'istituto si è impegnato a dare continuità formativa. Ma questo impegno non basterà a salvare la scuola", si legge nell'appello. Così è nata l'associazione Amici della Fondazione per creare la Fondazione che si chiamerà "Educare con santa Teresa Verzieri del Sacro Cuore". "L'immobile ha un valore di mercato pari a diversi milioni di euro - dice l'appello - l'istituto è disposto a cederlo ad un prezzo estremamente vantaggioso purché si trovi un acquirente che, mosso da motivazioni di ordine etico, sociale e culturale, sia disposto ad acquistarlo concedendo in cambio l'utilizzo della parte necessaria alla scuola". L'associazione ha già fatto i conti: il 60% degli spazi. Da concedere almeno per i primi anni. La Fondazione, spiega Luigi Bidoia, presidente dell'associazione "potrà poi raccogliere fondi, dalle donazioni al cinque per mille dei bolognesi, per riacquistare quel 60% e dare così alla scuola una prospettiva nel lungo periodo". "Ora la scuola è in buono stato di salute economica, ma non lo sarebbe se dovesse pagare un affitto", spiega la preside Marina Zarri. "Forte è la voglia di continuare, la permanenza di queste scuole è vitale per la città". E ad oggi almeno una nuova offerta è già arrivata. SEGUE A PAGINA V.

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Stai consultando l'edizione del GLOBE THEATRE SILVANO TOTI largo Aqua Felix, - Tel. 0682059127 ripos... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 15-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del GLOBE THEATRE SILVANO TOTI largo Aqua Felix, - Tel. 0682059127 riposo GRAN TEATRO viale Tor di Quinto, - Tel. 0633220917 riposo GRECO via Leoncavallo, 10 - Tel. 068607513 riposo IL PUFF via Giggi Zanazzo, 4 - Tel. 065810721 riposo IL SISTINA via Sistina, 129 - Tel. 064200711 riposo IL VASCELLO via Giacinto Carini, 72 78 - Tel. 065881021 Oggi ore Ore 10.00Recitar cantando A cura di Enrico Arias. INDIA Lungotevere dei Papareschi, 1 - Tel. 0668400061 riposo INSTABILE DELL'HUMOUR MOULIN ROUGE via Taro, 14 - Tel. 068416057 Oggi ore 21.30Tre donne...mille risate Con D.Granata, O.Palmieri, S.Bugatti. LA COMUNITÀ via Zanazzo, 1 - Tel. 065817413 riposo LE MASCHERE via Aurelio Saliceti, 1-3 - Tel. 0658330817 riposo MANZONI via Montezebio, 14 - Tel. 063223634 riposo NAZIONALE via del Viminale, 51 - Tel. 064870610 riposo NUOVO COLOSSEO RIDOTTO via Capo d'Africa, 5/a - Tel. 067004932 riposo NUOVO COLOSSEO SALA GRANDE via Capo d'Africa, 5/a - Tel. 067004932 riposo OLIMPICO piazza Gentile Da Fabriano, 17 - Tel. 063265991 riposo PARIOLI via Giosuè Borsi, 20 - Tel. 068022329 Oggi ore n.d.Campagna Abbonamenti 2008/2009 PASSAGGI SEGRETI via Aurelia Antica, 183 - Tel. 066795130 riposo PEGASO Viale dei Promontori, 131 - Tel. 065665208 riposo PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI via Nazionale, 183 - Tel. 064882114 riposo PICCOLO JOVINELLI via Giolitti, 287 - Tel. 0644340262 riposo POLITECNICO via Tiepolo, 13/a - Tel. 063219891 riposo PRATI via Degli Scipioni, 98 - Tel. 0639740503 Oggi ore n.d.Campagna Abbonamenti 2008/2009 Aperta campagna abbonamenti Stagione di prosa 2008-2009 Abbonamenti a 4 spettacoli - Fabio Gravina in ''I nipoti del sindaco'' di E.Scarpetta - ''Questi fantasmi'' di E. De Filippo - ''Come si rapina una banca'' di S. Fayad - ''Madama Sangenella'' di E. Scarpetta Orario botteghino: dal lun al sab ore 10.00 - 13.00 e 15.00 - 20.00 ROSSINI - RENATO RASCEL piazza Santa Chiara, 14 - Tel. 066832281 riposo SALA UMBERTO via della Mercede, 50 - Tel. 066794753 riposo SALA UNO piazza San Giovanni in Laterano, 10 - Tel. 067009329 riposo SALONE MARGHERITA via Due Macelli, 75 - Tel. 066791439 riposo SPAZIO UNO vicolo dei Panieri, 3 - Tel. 065896974 riposo STANZE SEGRETE via della Penitenza, 3 - Tel. 066872690 riposo STUDIOUNO STABILE DEL COMICO - SALA A via Carlo della Rocca, 6 - Tel. 0624406952 riposo STUDIOUNO STABILE DEL COMICO - SALA B via Carlo della Rocca, 6 - Tel. 0624406952 riposo TEATRO BELLI piazza S. Apollonia, 11/a - Tel. 065894875 riposo TEATRO DEL LIDO via delle Sirene, 22 - Tel. 0656339753 riposo TEATRO DUE SALA ALDO NICOLAJ vicolo Due Macelli, 37 - Tel. 066788259 riposo TEATRO FRANCESE DI ROMA largo Toniolo, 20 - Tel. 066802632 riposo TEATRO MOLIÈRE via Podgora, 1 - Tel. 063223432 riposo TEATRO NINO MANFREDI Via Dei Pallottini, - Tel. 0656324849 riposo TEATRO PETROLINI via Rubattino, 5 - Tel. 065757488 riposo TEATRO ROMANO DI OSTIA ANTICA via dei Romagnoli, 717 - Tel. 063200376 riposo TEATRO SETTE via Benevento, 23 - Tel. 0644236382 riposo TEATRO TENDASTRISCE via Giorgio Perlasca, 69 - Tel. 0625209633 riposo TEATRO TOR BELLA MONACA Via D. Cambellotti, 11 - Tel. 062010579 riposo TEATRO ULPIANO via L. Calamatta, 38 - Tel. 063218258 riposo TESTACCIO via Romolo Gessi, 8 - Tel. 065755482 Oggi ore 21.00Chi ha chiamato la befana? Regia Marco Falaguasta. TESTACCIO SALETTA COMICI via Romolo Gessi, 8 - Tel. 065755482 riposo TORDINONA via degli Acquasparta, 16 - Tel. 0668805890 riposo VERDE circonvallazione Gianicolense, 10 - Tel. 065882034 riposo VILLA DORIA PAMPHILJ via di San Pancrazio, 10 - Tel. 06-21707618 riposo VITTORIA piazza Santa Maria Liberatrice, 8 - Tel. 065740170 riposo musica ACCADEMIA FILARMONICA ROMANA via Flaminia, 118 - Tel. 063201752 riposo ARCILIUTO - SALOTTO MUSICALE piazza Montevecchio 5, 5 - Tel. 066879419 Oggi ore 22.00Mille anni di poesia e musica Di E. Samaritani.; Oggi ore 22.00Mille anni di poesia e musica Di E. Samaritani. AUDITORIO DI VIA DELLA CONCILIAZIONE via Conciliazione, 4 - Tel. 0668801044 riposo AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA viale De Coubertin, 15 - Tel. 0680693444 Oggi ore 21.00George Benson in concerto c/o Cavea. AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA - SALA SANTA CECILIA viale De Coubertin, 15 - Tel. 068082058 riposo AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA SALA SINOPOLI viale De Coubertin, 15 - Tel. 0680241281 riposo AUDITORIUM UNIVERSITÀ CATTOLICA DI ROMA Largo Francesco Vito, 1 - Tel. 0630155715 riposo AULA MAGNA UNIVERSITÀ LA SAPIENZA piazzale Aldo Moro, 5 - Tel. 063610051 riposo CONSERVATORIO DI S. CECILIA via Del Greci, 18 - Tel. 0668801044 riposo INTERNATIONAL CHAMBER ENSEMBLE corso Rinascimento, 40 - Tel. 0686800125 Oggi ore 21.30Da "My way" a "Yesterday" Direttore F. Carotenuto. Domenica e lunedì riposo. TEATRO DELL'OPERA piazza Beniamino Gigli, 1 - Tel. 0648160255 riposo.

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Il ritorno del 7 in condotta La Gelmini: <Bocciamo chi è violento in classe> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 15-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 167 del 2008-07-15 pagina 19 Il ritorno del 7 in condotta La Gelmini: "Bocciamo chi è violento in classe" di Francesca Angeli da Roma "Gli insegnanti oggi sono impotenti. Anche di fronte a comportamenti che degenerano nella violenza. Dobbiamo ridare ai docenti strumenti adeguati per combattere il bullismo e soprattutto per ripristinare il principio dell'autorità nella scuola".Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, è convinta della necessità di reintrodurre, anche se in forma diversa dal passato, la valutazione del comportamento degli studenti. "Non si tratta di riproporre il sette in condotta, non è questo il punto - spiega -. Di fronte al ripetersi di gravissimi episodi di bullismo, accanto alla disponibilità a capire ed affrontare il disagio di tanti giovani, va pure ristabilito il principio di autorità, dando strumenti adeguati ai docenti. Nei casi estremi è possibile prevedere la bocciatura per comportamenti inaccettabili". La Gelmini si dice pronta ad un confronto con studenti ed insegnanti per studiare le modalità attraverso le quali valutare il comportamento degli alunni. "Sulle forme di applicazione si può discutere - avverte il ministro -. Ma sul principio no. Anche in nome del semplice buon senso: va ristabilito il rispetto dell'autorità". Il voto di condotta, che già allora non era comunque più un voto ma un giudizio, venne abolito nel 1998 dal ministro dell'Istruzione, Luigi Berlinguer, che tolse dai curricola scolastici, cioè dall'insieme delle materie da valutare obbligatoriamente ai fini della promozione, proprio il voto di condotta. Già l'ex ministro Letizia Moratti aveva evidenziato la necessità della sua reintroduzione. Il predecessore della Gelmini, Giuseppe Fioroni, si era limitato a prevedere pesanti sanzioni disciplinare ed economiche proprio per contrastare gli episodi sempre più frequenti di teppismo e bullismo negli istituti. La Gelmini infine sottolinea pure come, proprio attraverso la scuola, si possa venire incontro alle richiesta di aiuto di tante donne, soprattutto immigrate, che subiscono soprusi e violenze anche psicologiche, intercettando sul territorio le loro richieste di aiuto. Sono in molti a condividere con la Gelmini l'idea che un ritorno del giudizio sul comportamento sarebbe salutare per la scuola. Il presidente dell'Anp, Associazione nazionale presidi, Giorgio Rembado si dice favorevole e ritiene "opportuno" valutare il comportamento anche se "tornare semplicemente al passato sarebbe difficile". Per Rembado occorre "individuare modalità adeguate per ridare peso a questa valutazione aggiuntiva". Si dividono studenti e genitori. Sul fronte dei movimenti di ispirazione cattolica, come il Moige e gli Studenti cattolici, l'apprezzamento è totale: sì al ripristino del valore oggettivo del voto in condotta, sì a regole chiare e condivise da tutti. Rete degli studenti, Uds e Genitori democratici invece parlano di un inaccettabile ed inutile ritorno al passato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Storia di diabolik, star dei fumetti nell'italia del boom (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Spettacoli STORIA DI DIABOLIK, STAR DEI FUMETTI NELL'ITALIA DEL BOOM canal grande di antonio dipollina Quella di Angela e Luciana Giussani ("Le sorelle Diabolike", su History Channel venerdì scorso) è una storia poco italiana. Le due creatrici di Diabolik erano esemplari unici della buona borghesia milanese anni 60, con la spinta verso l'editoria popolare e l'invenzione di un personaggio altrettanto unico: al punto che il documentario prodotto da Michele Bongiorno e realizzato da Andrea Bettinetti ha gioco facile nel raccontare la vicenda come proiettata in altri mondi. Volendo, tutto appare come una sorta di surrogato di analoghe storie dell'editoria popolare dei giganti, i Rizzoli e i Mondadori. Invece c'era uno specifico poco provinciale, con gli sfondi francesi del noir e il balsamo di un approccio molto laico. Intorno, l'Italietta cresceva, i pretori di provincia denunciavano e Diabolik si avviava per paradosso a diventare un simbolo del "correct" politico e no. Ma la parte decisiva rimane quella degli inizi: anni dopo, quando Ginko lo implora e il supercriminale risponde "non so chi sono" il cerchio si chiude. Quello era il passaggio decisivo, azione e suggestione senza porsi inutili domande.

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Volevano il golpe , 86 ultra-nazionalisti nel mirino dell'Akp (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 15-07-2008)

Argomenti: Laicita'

TURCHIA "Volevano il golpe", 86 ultra-nazionalisti nel mirino dell'Akp Michelangelo Cocco Lo scontro tra il governo degli islamisti moderati del Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) e i difensori dell'ortodossia kemalista ha fatto registrare ieri un altro acuto con la richiesta d'incriminazione avanzata dal procuratore capo di Istanbul nei confronti di 86 persone accusate di aver complottato per rovesciare l'esecutivo turco. Aykut Cengiz Engin ha così riassunto le sue 2.455 pagine pagine d'inchiesta, sulle quali il giudice avrà due settimane per decidere se disporre il rinvio a giudizio: "L'accusa si riferisce a crimini come la costituzione di un gruppo terroristico e il tentativo di rovesciare il governo con la forza". Sul banco degli imputati il magistrato vorrebbe portare "Ergenekon", una formazione ultra-nazionalista venuta alla luce un anno fa, quando nell'appartamento di un militare in pensione la polizia trovò una cassa di bombe a mano. Da lì partirono le indagini che hanno dipinto Ergenekon come una centrale della sovversione colpevole, tra l'altro, di un attentato, nel 2006, contro il Consiglio di stato in cui fu assassinato un giudice. Il pesce più grosso finito nella rete della procura è Veli Kücük, generale a riposo e fondatore del servizio di informazioni e anti-terrorismo della gendarmeria (Jitem) sospettato di essere responsabile, negli anni '90, di numerose esecuzione extragiudiziali di personalità curde. La scorsa settimana il paese - dove l'esercito costituisce uno dei pilastri della Repubblica nata nel 1923 - era stato scosso dall'arresto di due generali a riposo, industriali e giornalisti - tutti oppositori del governo dell'Akp - che si erano andati ad aggiungere alla lista degli ultimi detenuti in relazione ai presunti piani di golpe. Per questi ultimi non è stata ancora presentata alcuna incriminazione. Indagini e arresti che, secondo i nazionalisti, non sono altro che la risposta di un Akp (al potere dopo la vittoria elettorale del 2002) ferito dalle iniziative dalle forze che si oppongono alla sua politica, accusata di perseguire un'islamizzazione strisciante della società in un paese a stragrande maggioranza musulmano (sunnita) ma che Mustafa Kemal (Atatürk) fondò su sei princìpi, "frecce", tra cui il laicismo. Dopo aver ascoltato l'accusa e poi la difesa del partito del premier Erdogan, la Corte costituzionale nei prossimi giorni dovrà pronunciarsi sulla richiesta di messa al bando dell'Akp, accusato di voler introdurre la sharia (la legge islamica) in Turchia. E proprio domani il giudice relatore della Corte Costituzionale turca sottoporrà alla Corte il suo rapporto sul caso relativo alla chiusura del Partito della Giustizia e dello Sviluppo. Secondo il quotidiano Hurriyet, la sentenza sul caso potrebbe essere emessa entro la fine di luglio o i primi di agosto. La richiesta di scioglimento dell'Akp per attività anti-laiche era stata presentata a marzo dal procuratore generale Abdurrahman Yalcinkaya, che aveva anche chiesto l'allontanamento dalla politica per cinque anni di 71 esponenti del partito, tra cui il premier Recep Tayyip Erdogan e il presidente della Repubblica Abdullah Gul. La stessa corte qualche settimana fa aveva giudicato incostituzionale la legge, varata dall'Akp nel febbraio scorso, che aveva annullato la proibizione d'indossare il velo islamico (turban) per le studentesse universitarie.

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Ma l'alimentazione artificiale non è un accanimento? (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 15-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Caso Eluana: in polemica con i cattolici e l'"Avvenire" Ma l'alimentazione artificiale non è un accanimento? Carlo Flamigni Ho sotto gli occhi l'articolo di Francesco D'Agostino, scritto per l' Avvenire (11 luglio "Una sentenza di morte dai giudici. Ma si può?"). In realtà ho sotto gli occhi una quantità notevole di articoli scritti da cattolici di varia cultura e di differente mediocrità, ma da molti anni tendo a leggere quasi esclusivamente quello che scrive D'Agostino, almeno è intelligente. Di questo articolo mi limito a citare un passo: "E' sottoposta, Eluana - si chiede - ad accanimento terapeutico da parte delle suore che l'accudiscono? La risposta è No. Perché, come tutte le persone in coma, non soffre. Viene semplicemente alimentata e dissetata, atti essenziali, minimali, umanissimi di prossimità umana, portatori di un valore simbolico altissimo". Non atti terapeutici - sottolinea. D'Agostino ha un alto concetto di sé (non ha tutti i torti), ma qualche volta esagera. Qui decide che l'opinione della società scientifica internazionale, che sostiene da molto tempo che l'idratazione e l'alimentazione artificiale costituiscono a tutti gli effetti un trattamento medico pari a quello di altri sostegni vitali, non gli interessa. Fesserie. 14 15/07/2008.

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Scuola, torna il sette in condotta Gelmini: "Bocciare chi è violento" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 15-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 167 del 2008-07-15 pagina 0 Scuola, torna il sette in condotta Gelmini: "Bocciare chi è violento" di Francesca Angeli Ritorna il 7 in condotta. La lotta del ministro dell'Istruzione contro i bulli: "Non si tratta di un ritorno al passato, ma di affermare valori condivisi". I presidi: "Buona idea". La sinistra è critica Roma - "Gli insegnanti oggi sono impotenti. Anche di fronte a comportamenti che degenerano nella violenza. Dobbiamo ridare ai docenti strumenti adeguati per combattere il bullismo e soprattutto per ripristinare il principio dell'autorità nella scuola".Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, è convinta della necessità di reintrodurre, anche se in forma diversa dal passato, la valutazione del comportamento degli studenti. "Non si tratta di riproporre il sette in condotta, non è questo il punto - spiega -. Di fronte al ripetersi di gravissimi episodi di bullismo, accanto alla disponibilità a capire ed affrontare il disagio di tanti giovani, va pure ristabilito il principio di autorità, dando strumenti adeguati ai docenti. Nei casi estremi è possibile prevedere la bocciatura per comportamenti inaccettabili". La Gelmini si dice pronta ad un confronto con studenti ed insegnanti per studiare le modalità attraverso le quali valutare il comportamento degli alunni. "Sulle forme di applicazione si può discutere - avverte il ministro -. Ma sul principio no. Anche in nome del semplice buon senso: va ristabilito il rispetto dell'autorità". Il voto di condotta, che già allora non era comunque più un voto ma un giudizio, venne abolito nel 1998 dal ministro dell'Istruzione, Luigi Berlinguer, che tolse dai curricola scolastici, cioè dall'insieme delle materie da valutare obbligatoriamente ai fini della promozione, proprio il voto di condotta. Già l'ex ministro Letizia Moratti aveva evidenziato la necessità della sua reintroduzione. Il predecessore della Gelmini, Giuseppe Fioroni, si era limitato a prevedere pesanti sanzioni disciplinare ed economiche proprio per contrastare gli episodi sempre più frequenti di teppismo e bullismo negli istituti. La Gelmini infine sottolinea pure come, proprio attraverso la scuola, si possa venire incontro alle richiesta di aiuto di tante donne, soprattutto immigrate, che subiscono soprusi e violenze anche psicologiche, intercettando sul territorio le loro richieste di aiuto. Sono in molti a condividere con la Gelmini l'idea che un ritorno del giudizio sul comportamento sarebbe salutare per la scuola. Il presidente dell'Anp, Associazione nazionale presidi, Giorgio Rembado si dice favorevole e ritiene "opportuno" valutare il comportamento anche se "tornare semplicemente al passato sarebbe difficile". Per Rembado occorre "individuare modalità adeguate per ridare peso a questa valutazione aggiuntiva". Si dividono studenti e genitori. Sul fronte dei movimenti di ispirazione cattolica, come il Moige e gli Studenti cattolici, l'apprezzamento è totale: sì al ripristino del valore oggettivo del voto in condotta, sì a regole chiare e condivise da tutti. Rete degli studenti, Uds e Genitori democratici invece parlano di un inaccettabile ed inutile ritorno al passato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"Le primarie essenza del Pd" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Laicita'

AVVIATA DALL'EX MINISTRO LA RACCOLTA DI FIRME "SALVA L'ITALIA" "Le primarie essenza del Pd" SAVONA L'ex ministro Giovanna Melandri, eletta alla Camera in rappresentanza del Pd savonese, ha chiuso ieri sera la festa democratica mettendo la prima firma dell'iniziativa "Salva l'Italia". Alla fine della serata i simpatizzanti che avevano firmato dopo la Melandri erano circa 500. L'ex ministro ha inoltre sottolineato l'importanza fondamentale delle primarie come tratto distintivo del nuovo partito. "Il punto - ha affermato Giovanna Melandri - è non farsi risucchiare dal passato e dalle vecchie appartenenze, guardando a ciò che c'è davanti a noi, alla grande sfida di costruire davvero la grande casa dei riformisti del XXI secolo. Per farlo dobbiamo evitare di contrapporre laici e cattolici, diesse e provenienti dalla Margherita, quarantenni e cinquantenni, trentenni e quarantenni, vecchi e nuovi. Per farlo e per costruire una identità comune e nuova dobbiamo usare metodi nuovi per selezionare il nostro personale politico. Questo sono le primarie. Una grande occasione democratica per dare più forza e più legittimazione ai nostri candidati. Solo così rimescoleremo davvero le culture politiche. Solo così metteremo in campo i candidati più forti e più competitivi. Non si può rivendicare che il Partito Democratico si apra, stia di più in mezzo alla gente e poi rifiutare le primarie che chiamano in causa direttamente i cittadini elettori". Un passaggio dedicato esplicitamente al presidente della Provincia Marco Bertolotto che proprio sulle primarie ha rotto con il Pd. La Melandri ha concluso sottolineando la "vitalità e l'importanza delle feste come luogo di dibattito e di aggregazione". \.

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Nella Società operaia cattolica un'irruzione di giovani dirigenti (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Laicita'

SAVONA RINNOVATO IL CONSIGLIO DIRETTIVO Nella Società operaia cattolica un'irruzione di giovani dirigenti SAVONA Nella sede di via Famagosta della Società operaia cattolica N.S. di Misericordia sono state aperte le urne per il rinnovo degli organi sociali per il prossimo triennio. Si sono presentati al voto quasi 150 soci, che oggi presentano numerosi giovani e una significativa componente femminile. L'associazione, una delle più antiche della Liguria, sorta nel 1882, ha voluto così darsi un volto nuovo, rinnovando in buona parte il Consiglio direttivo, approvato dal vescovo diocesano, e inserendo un gruppo di giovani tra i 28 e i 34 anni. Si tratta di Federico Fresia, impiegato; Francesco Gatto, operaio; Alberto Giraudo, agente immobiliare; Marco Isopo, agente di commercio; Renato Procopio, ricercatore universitario; Fabrizio Vincis, esperto di servizi amministrativi. Enzo Sabatini, riconfermato presidente della Società, sottolinea con soddisfazione come queste persone "nonostante i loro impegni di lavoro hanno mantenuto uno stretto legame con la Società cattolica che frequentavano fin da ragazzi. Inoltre, vorrei sottolineare la molto numerosa e qualificata presenza femminile, anche nel consiglio direttivo". Si tratta, ad esempio, di Anna Maria Peluffo, docente di religione al Liceo classico di Savona e nuovo vice-presidente; Giuseppina Nicolini, esperta di economia e finanze, eletta tesoriere; Maria Clara Bonino, docente di lettere da poco in pensione, nominata segretaria; infine Erica Bonino, presidente regionale dei consultori familiari di ispirazione cristiana. \.

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