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TARTICOLI DEL 11-15 luglio
2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici
(112)
Agenda religioni (
da "Stampa, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ANIMATORI LITURGICI Si svolge da domenica
Io e tante ragazze come federica - corrado augias (
da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Mancuso che insegna alla Cattolica, pubblicò un libro bello e innovativo sul mito della giovinezza: "Le frecce dell'eroe" (Franco Angeli ed.). Il mito della giovinezza, sosteneva l'autore, va riconsegnato ai giovani, alla loro espansività, alla loro voglia di tuffarsi nella vita, al "viaggio" che, scriveva Elias Canetti, è la metafora del "desiderio giovanile di varcare ogni confine"
La vincenzi riapre alla moschea - donatella alfonso (
da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: a sfidarsi sul senso di responsabilità saranno un
cattolico come don Luigi Ciotti e un laico come Giunio Luzzatto (25 luglio,
Brevi, schede e richiami 3 (
da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: per presentare il suo libro Laici e cattolici: oltre le frontiere tra ragione e fede . Al Teatro Studio di Scandicci (via Donizetti, ore 18) Altamante, una vita all'improvviso su Altamante Logli a cura di Monica Tozzi e Andrea Fantacci. paesaggio, politica Nella saletta comunale La Pira di Venturina (via della Fiera 1, ore 21) Legambiente organizza il dibattito pubblico su Cave,
Laici consapevoli operosi e dialoganti - gianfranco
pasquino ( da "Repubblica, La"
del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Bologna Il dibattito Laici consapevoli operosi e dialoganti GIANFRANCO PASQUINO ERA opportuno rispondere alla ripetuta invettiva (tecnicamente credo sia il termine corretto) che il Cardinale Caffarra, riprendendo quanto già detto con grande vigore dal suo predecessore Biffi, ha lanciato alla città di Bologna: "sazia e disperata".
Laici consapevoli... - gianfranco pasquino (
da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Bologna Laici consapevoli... GIANFRANCO PASQUINO (segue dalla prima di cronaca) Invece, no. Fermo restando che il termine "laicità" non si riferisce affatto esclusivamente ai rapporti fra Stato e Chiesa, fra il politico e il religioso, ma che riguarda le modalità con le quali analizziamo la realtà e ci rapportiamo agli altri,
Csm: sì alla tutela delle toghe milanesi (
da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sulle pratiche a tutela sono previste dal regolamento del Csm firmato dal capo dello Stato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale". Diametralmente opposta l'interpretazione del "laico" Gianfranco Anedda (An), l'unico a votare contro in commissione, che parla di "interferenza illegittima nell'attività della Corte d'Appello di Milano: "Il Csm non è competente a tutelare i magistrati.
Nabokov ( da "Corriere della Sera"
del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: altro il cacciatore di farfalle e il laico pastore di anime! è attraverso la dialettica tra questi due caratteri indimenticabili che Nabokov rende pubblica la sua "tragedia privata". Con l'intimità che solo la letteratura concede, Nabokov sfrutta al meglio la lezione del suo PuÅ¡kin: non c'è cocktail più sofisticato di quello che mescola lirismo a parodia.
Quando Scoppola contestò i contestatori (
da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: programma Un cattolico a modo suo (Morcelliana, pp. 128, € 10). Sono le pagine di un credente che, nella estrema spoliazione di sé nella malattia, usa una fede che proprio per la sua nudità parla qui ed ora. Basterebbero le righe dedicate allo sforzo suo e di sua moglie di trovare una cifra per il rapporto coi poveri che essi alla fine decidono di trattare come il loro "
Mills, si discute la ricusazione. il csm difende le toghe (
da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: era stato bollato dal premier come magistrato di "estrema sinistra", autore di "fantasiose accuse". A favore del documento si sono schierati 5 dei sei componenti della Commissione. Contrario, l'esponente laico di An, Gianfranco Anedda. E proprio mentre a Palazzo dei Marescialli si discuteva dei provvedimenti da adottare,
"dialogo sulle riforme" bertone esorta pd e pdl -
marco politi ( da "Repubblica, La"
del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che aveva posto un tema di fondo: "Il mondo cattolico non può considerarsi una riserva di valori come se al di fuori ci sia il deserto. Perché anche morali unicamente umane possono dare fondamento all'esistenza". Si è parlato essenzialmente di laicità al dibattito organizzato in Campidoglio per l'anniversario della Costituzione.
Parte la scuola di formazione politica dedicata a
Caponnetto Bologna, l'idea di Nando Dalla Chiesa: il suo nome è un discrimine,
con il suo nome non si bara e non si crea confusion (
da "Unita, L'" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Facendo prevalere nella società gli istinti peggiori; il particolarismo, l'anarchismo intollerante, il rifiuto del pensiero, il rancore sociale, la xenofobia ". Ecco, allora, il richiamo forte a quell'"apostolo laico" che è stato e continua ad essere Antonino Caponnetto.
Eluana, il padre al Vaticano: Eutanasia? Solo la sua
volontà La sentenza rispecchia la Costituzione, in uno Stato laico basta Poi
ricorda il catechismo del Papa: Ammette lo stop al (
da "Unita, L'" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: di diritto attinenti pienamente alla Costituzione e per uno Stato laico e civile come l'Italia è sufficiente questo". Punto. Englaro ha poi commentato le parole scritte nel catechismo della Chiesa cattolica dall'allora cardinal Ratzinger - "l'interruzione di procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie, o sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti può essere legittima"
Troppi pregiudizi verso gli islamici - olivier roy (
da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: più dei versi del Corano OLIVIER ROY Esce un libro di , "Islam alla sfida della laicità" (Reset-Marsilio, pagg. 158, euro 10). Ne anticipiamo alcune pagine. Il dibattito sulla laicità è all'origine dell'attuale violentissima campagna che va ben oltre il dibattito delle idee e non esita più ad attaccare direttamente le persone.
Ferretti lancia lo yacht ecologico (
da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Marignano a ridosso delle spiagge di Cattolica, in
Romagna, trasformando un peschereccio usato in uno scafo di
MUSULMANI DI MILANO (
da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: BREVI MUSULMANI DI MILANO Preghiera del venerdì Caro Romano, premesso che sono una cattolica praticante e che ammiro preti, suore e monaci che aiutano e soccorrono chi ha bisogno, ci sono, però, cose che non mi tornano. Prima di tutto ci sono ecclesiastici che certo non agiscono come predicava Gesù e altri che tollerano cose aberranti senza intervenire.
Cara opposizione loro sono in difficoltà: non dividiamoci
adesso Cara Unità, n ( da "Unita, L'"
del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ed ha ricordato come già i bioetici della Cattolica abbiano denunciato che la decisione dei magistrati "disconosce il principio della non disponibilità della vita e il dovere di ogni società civile, di assistere i propri cittadini più deboli". L'errore della Chiesa e degli illustri bioetici della Cattolica, è di parlare della vita e non della persona.
A Piazza Navona sinistra autodistrutta (
da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ciò elencato si può dunque affermare che al di là di ogni ragionevole dubbio la sinistra vera, quella giusta, quella davvero laica, democratica e antifascista che si abbevera e al tempo istesso in parte abbevera, con articoli fulminanti, La Repubblica, era fastosamente rappresentata in piazza Navona. Lì per far sentire la sua voce. Per mostrare il suo intelligente sembiante.
Ciò che voleva Eluana conta più del Vaticano (
da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: principi di diritto attinenti pienamente alla Costituzione e per uno stato Laico e civile come l'Italia è sufficiente questo". L'importante sarebbe ridefinire le competenze: nel sito della diocesi di Milano è riportata un'intervista alla responsabile dell'istituto dov'è ricoverata Eluana. Racconta le cure, le attenzioni, parla di come la ragazza muova gli occhi quando le parlano.
Csm: offese le toghe Si decide su Gandus (
da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico in quota An Gianfranco Anedda, la prima commissione del Csm ha approvato ieri un documento di solidarietà con le toghe milanesi del processo Mills duramente attaccate da Silvio Berlusconi. "Legittime le critiche ma non è accettabile la denigrazione dei giudici e la lesione del loro prestigio", gli argomenti del Csm sono i soliti di tante altre pratiche a tutela dei magistrati.
Una libera scelta per Eluana (
da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Della paura sono vittime preti, medici, cattolici in genere. Ma anche tanti laici. La paura del binomio divinità/morte è sepolta da millenni nell'inconscio collettivo, nella zona più oscura della vita individuale e sociale. Quella paura non basta esorcizzarla con esercizi puramente mentali;
Il paese senza cui è impossibile fare la pace (
da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anche se il regime del Baath, che governa dal '63, è laico e considera il fondamentalismo uno dei suoi peggiori nemici. Nell'82 Hafez al Assad ne sterminò molte migliaia nella città di Hama. Dal 1920 al '46 fu sotto mandato francese e il dopo-indipendenza fu turbolento, fino all'avvento di Assad nel '70.
L'aborto resta illegale, il papa strabatte Lula (
da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici del mondo: 127 milioni di brasiliani si dichiarano cattolici (nel numero due, il Messico, ci sono 80 milioni di cattolici, il terzo è l'Italia con 56 milioni). Era datato nientemeno che 1991, il progetto di legge affondato ieri definitivamente - se nessun deputato lo rilancerà entro cinque sessioni del parlamento o se almeno 51 deputati non lo riproporranno alla camera,
Parabole ( da "Manifesto, Il"
del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: adesione alla chiesa cattolica o ad altre confessioni cristiane". Questo è un trapasso, assai poco ecumenico, che davvero non auspichiamo. Prudenza E dopo alcune critiche anche una nota positiva. E' stato chiesto a un prelato: "recentemente un paio di cardinali hanno auspicato che venga proclamato un nuovo dogma mariano che proclami la Vergine "
Il leoncino di Damasco (
da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che la nuova generazione sia moderna come lo è stata quella degli anni '60. E che sia anche più laica in un ambiente regionale più laico". Una confessione franca, che testimonia la crisi profonda delle società arabe. E che permette di capire meglio perché la pace è più necessaria che mai per il presidente siriano.
Il padre al Vaticano: <La volontà di mia figlia conta
più di ogni cosa> ( da "Giornale.it, Il"
del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: quella delle scelte di uno Stato, e difende la sentenza: "La Corte Suprema di Cassazione ha enunciato questi principi di diritto attinenti pienamente alla Costituzione e per uno Stato laico e civile come l'Italia questo è sufficiente". Una replica meno conciliante rispetto ai toni usati nelle precedenti dichiarazioni, probabilmente la risposta all'
Cassazione stupefacente: <Se sei rasta puoi detenere tutta
la marijuana che vuoi> ( da "Giornale.it, Il"
del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I cattolici tengono fra le mani le candele e sgranano il rosario? Benissimo. I rasta, invece, fumano. Caspita. Proprio per questo vanno rispettati. Dunque, se siete simpatizzanti, con le treccine alla Bob Marley per intenderci, rilassatevi. Una medaglia forse non ve la daranno, ma le manette non ve le metterà nessuno.
Walter fa qualcosa di riformista ma nel Pd è diarchia (
da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
SARANNO NECESSARI ALCUNI GIORNI PER CONOSCERE LA DECISIONE
DEI GIUDICI DELLA QUINTA SEZIONE DELLA CO (
da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il documento è stato approvato con il voto contrario del laico di An, Gianfranco Anedda. A Milano gli avvocati del premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno depositato altri 33 documenti a sostengo della "inimicizia grave" lamentata da Berlusconi per alcune prese di posizione, soprattutto apparse in diversi siti internet,
DAN FANTE E IL POETA ULLAN A PONTICELLI, AD EST
DELL'EQUATORE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: al contrario, creato un inferno psichico, laico, che nessun teologo traccerebbe perché appartiene al solo lato della terra. I primi due romanzi pubblicati, invece, appartengono alla vena comica, scanzonata e buffonesca di Gianfranco Marziano (Inferno) e alla surreale inventiva di Gianni Solla (Airbag).
MOSCATO, LE DETENUTE E IL MIRACOLO LAICO DEL CARCERE
POSSIBILE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: le detenute e il miracolo laico del "Carcere possibile" Enrico Fiore Lo sappiamo, nel teatro di Enzo Moscato (si pensi soltanto a "Trianon") il carcere occupa un posto centrale: insieme come simbolo di una reale segregazione (sociale, economica, culturale) e come metafora della più generale condizione di ottundimento della coscienza,
Parto per Sidney, con il volo del Papa (
da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Scelti gli 11 finalisti dell'Acqui Storia delle polemiche (
da "Stampa, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Gli altri sono tutti nomi importanti di alcune delle più grandi università italiane (dalla Luiss di Roma alla Cattolica di Milano). Peraltro anche l'assessore regionale alla Cultura, Gianni Oliva, aveva ammesso che la giuria era sbilanciata a sinistra".
Mani contro la schedatura (
da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Hanno partecipato politici, attori, avvocati, artisti, tantissima gente comune, qualche famiglia di stranieri assieme ai bambini, laici e cattolici. I moduli con le impronte saranno consegnati al Prefetto e poi al Viminale. GULOTTA A PAGINA III.
Orgoglio laico e difficoltà nel dialogo - giovanni de plato (
da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pagina I - Bologna Il dibattito Orgoglio laico e difficoltà nel dialogo GIOVANNI DE PLATO A BOLOGNA il dialogo tra laici e cattolici tarda a farsi propositivo. Purtroppo, il confronto continua ad oscillare tra chiusure e dissensi nell' area della sinistra e tra aperture e riserve nell'area democratica.
Partecipa al dibattito in rete tra laici e cattolici su
bologna disperata ( da "Repubblica, La"
del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pagina I - Bologna Partecipa al dibattito in Rete tra laici e cattolici su Bologna disperata Sfilano in piazza le mani colorate contro le impronte ai bambini rom.
"centinaia di mani contro il razzismo" - carlo
gulotta ( da "Repubblica, La"
del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: lasciano le loro tracce nel piatto laici e cattolici, assessori e consiglieri comunali, attori, professionisti della politica, qualche turista, intere famiglie di stranieri. Gli organizzatori, a cose finite, parlano di quasi un migliaio di "mani colorate" fra chi si è presentato personalmente al banchetto e chi ha aderito per posta elettronica.
Notte da guerrieri, il football riaccende il super bowl -
dario giordo ( da "Repubblica, La"
del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e attende per la prossima settimana, il 19, il suo Super Bowl a Cattolica), i Neptunes, gli American Felix di Molinella e i Ravens di Imola. Insomma, la passione c'è, anche se il football rimane pur sempre uno sport di nicchia. Ed è un vero peccato che la scissione in corso non abbia permesso di rivedere il sentito derby con i Doves.
Ora rutelli guarda al centro e mette in campo la sua
corrente - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La"
del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: a rappresentare con lei l'area laica, ma anche Paola Binetti, Luigi Bobba, Renzo Lusetti, luogotenenti di quella cattolica. L'ambientalista Ermete Realacci e poi Roberto Giachetti, Luigi Zanda, Tiziano Treu, Enrico Morando, Mario Marazziti, portavoce della comunità di S.Egidio e Wilma Mazzocco, vicepresidente delle Acli.
La chiesa nel mondo che cambia - aldo schiavone (
da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ma coinvolge anche e in primo luogo la stessa dottrina cattolica, che, come tutte le concezioni religiose, non smette di evolversi e di trasformarsi. Da un lato, i continui e forti richiami del Papa e dei vescovi sul dovere dell'accoglienza nei confronti degli immigrati, sull'accettazione consapevole di chi è diverso, contro ogni forma di egoismo culturale e sociale;
Quer fattaccio brutto de Piazza Navona (
da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Gli alleati naturali del Pd stanno alla sua sinistra e in quel blocco laico e cattolico costituitosi trasversalmente nell'Italia dei Valori intorno al principio non negoziabile della legalità democratica. E lo stesso vale per l'IdV e la sinistra, nei confronti del Pd. Malatempora.
Benedetto XVI vola in Australia per il suo viaggio più
difficile ( da "Giornale.it, Il"
del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anche se sono state messe in atto catene di solidarietà, la crisi economica si fa sentire anche nei Paesi asiatici a più forte presenza cattolica, come Filippine, Corea e India. L'Italia ha dato un apporto più che significativo, con quasi diecimila presenze, ma ci saranno molti giovani provenienti dal Pakistan, dall'Afghanistan,
Protestano contro la Chiesa regalando preservativi ai
papaboys ( da "Giornale.it, Il"
del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: proprio in coincidenza con la grande kermesse cattolica della prossima settimana. I manifestanti, capeggiati da Rachel Evans, portavoce, sfileranno a fianco dei giovani della Gmg lungo il percorso del pellegrinaggio attraverso il ponte sulla baia fino all'ippodromo di Randwick. "No all'omofobia, no alle politiche anti-contraccettivi, sì all'aborto": con questi slogan i manifestanti,
Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al
Sant'Uffizio ( da "Giornale.it, Il"
del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
VESCOVE > ANGLICANE E I SILENZI DEI CATTOLICI (
da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: passati da quella Chiesa alla cattolica in anni passati sono stati riordinati e hanno tenuto moglie, se l'avevano. Una frangia piccola di preti sposati, che ricorda a tutti che il celibato riguarda la pratica e non la dottrina, anche nella Chiesa di Roma. Ben altri problemi verrebbero dal passaggio di vescovi, anch'essi solitamente coniugati: sia sul piano della disciplina cattolica;
<Per adesso Rossi lo batto solo nel cross...> (
da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: secondo nel Mondiale 250, Marco Simoncelli da Cattolica sta andando talmente forte che la Gilera ha deciso di dargli la moto ufficiale a stagione in corso, un'autentica promozione sul campo. Caro Marco, è proprio il suo momento. "Davvero. Quest'anno sono partito in salita, ma ho mantenuto la calma e mi sono ripreso.
POSTA Prioritaria (
da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e quindi se l'Italia è uno stato laico che consente a tutti di professare una qualunque religione o di non professarne nessuna, oppure se quello che conta è il "sentire comune" della maggioranza cattolica. Amedeo Rossi Gli effetti della blocca processi Sono una detenuta di un carcere speciale e laureata in scienze storiche.
Programmi ( da "Manifesto, Il"
del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: associazionismo laico e cattolico. Dopo che in molti hanno proposto di dare al popolo rom il premio Nobel per la Pace, nel programma curato da Fausto Pellegrini si cercherà di abbattere i luoghi comuni sui figli del vento. LINEA BLU AMBIENTE ORE 14.00 - RAIUNO Linea blu va in Grecia: il viaggio inizierà a bordo del Moutzouris,
L'oratorio cambia E tornano i ragazzi (
da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: forse con dentro meno sacerdoti perché le vocazioni calano, ma con più volontari laici perché le motivazioni invece crescono, gli oratori d'Italia continuano a essere - e anzi stanno diventando sempre più - l'unica vera risposta "organizzata, efficiente, sociale, economica" alle esigenze di migliaia di famiglie con figli.
Ma il vero <motore> sono i laici (
da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: "L'impegno dei laici. Che in realtà non è mai mancato, intendiamoci: i volontari sono sempre stati il motore principale di ogni oratorio. Ma diciamo che adesso, proprio per la necessità di un servizio sempre più professionale e qualificato, la buona volontà non basta più.
L'irresistibile ascesa dei radicali del Pks Gli islamisti
alla conquista dell'Indonesia ( da "Liberazione"
del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: i moderati e i laici indonesiani al potere, per la crescita dell'ancor piccolo Pks. Temono l'introduzione di leggi ispirate alla sharia e un giro di vite nella libertà di culto per le minoranze religiose cristiana, hindù e buddista. "Oggi ti puoi scordare la Costituzione del 1945, che garantisce la libertà a tutte le minoranze.
Gmg I media pressano, il cardinale Pell anche, e Ratzinger
medita sul bis delle scuse americane (
da "Riformista, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La commissione è costituita da un sacerdote e da laici esperti di legge, economia e psichiatria. Intanto, in risposta a quanto sta avvenendo, i giovani cattolici australiani hanno predisposto una serie di blog e forum per sostenere, anche con le preghiere, l'arcivescovo di Sydney che appena una settimana fa ha parlato loro dell'importanza di una leadership onesta.
Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni (
da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Crolla la Chiesa-ponte (
da "Stampa, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: tentato di mantenere un profilo cattolico anche quando l'altra anima, quella calvinista, ha iniziato a mettere in crisi quel movimento ecumenico che, alla fine del XVIII secolo, l'anglicanesimo aveva aiutato a portare alla luce. Certo, nel frattempo il Papa di Roma è stato ricevuto in quella cattedrale di Westminster dove Elisabetta II impersona ancora il simulacro di capo dell'
Papa Ratzinger prega per gli anglicani (
da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
A Balestrino il Palio degli asini (
da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Alla Società Operaia Cattolica San Giuseppe a Valleggia il Teatro del Piccione presenterà alle ore 21 lo spettacolo per ragazzi "Scarafaggi - La favola dei Beatles". Ingresso libero. Balli e musica occitani. Nell'ambito della festa del Partito Democratico, questa sera sul prolungamento a mare di Savona spettacolo di musica e balli in costume occitano con il gruppo A Brigà.
Benvenuti ad astana utopia nella steppa - leonardo coen (
da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: da quelle russe a quelle mongole, dove musulmani, ortodossi, cattolici, protestanti, ebrei e altre venticinque credenze riescono a non farsi la guerra santa: quando Giovanni Paolo II si recò in visita ad Astana, fu accolto come uno di casa. E nelle chiese dove andava c'erano più musulmani che cattolici.
Della Volpe, con Marx dalla parte di Galilei (
da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: affacciarsi in lui come il compimento di una linea critica e rigorosamente laico-scientifica di interpretazione del reale. Anche quando Della Volpe si muoveva ancora ben dentro le coordinate dell'idealismo filosofico (più di Gentile che di Croce) non mancavano affatto nelle sue pagine le sollecitazioni feconde di questa sua autentica ossessione per un uso non teologico della ragione.
Giovanardi il duro fa sparire la monnezza (
da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Azione Cattolica, a pronunciarle è stato il sottosegretario Carlo Giovanardi, improvvisatosi Bronson o Bertolaso. Insomma, voce grossa e fuori gli attributi: la droga è spazzatura, dunque va rimossa. Invero Giovanardi non è nuovo a mostrarsi come un vero duro, se sollecitato da qualche imperativo categorico: qualcuno ricorderà le sue esternazioni,
Brasile, i deputati bocciano di nuovo la legge sull'aborto
Da 17 anni la legalizzazione dell'interruzione di gravidanza viene fermata in
Commissione per l'ostilità delle Chiese (
da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Tutto il dibattito è stato marcato da interventi di tipo confessionale, che mettono in risalto l'importanza che ha la Chiesa, ormai più l'evangelica che la cattolica, nella vita politica del Brasile. Due deputati - uno dei quali, Luiz Bassuma, dello stesso Pt - portavano appeso al collo un cartello con l'immagine di feti.
La teoria dell'illuminista sul teatro a lampedusa - roberto
giambrone ( da "Repubblica, La"
del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ILLUMINISTA SUL TEATRO A LAMPEDUSA L'enciclopedista individuò in quel lembo d'Europa il luogo ideale per impiantare una comunità di comici Mentre a Parigi si sviluppava un dibattito sull'opera buffa l'intellettuale francese elaborò un'idea che anticipava Stanislavskij "è ricchissima di pesca è coperta di olivi selvatici la terra è fertile.
Nuova moschea, nei caruggi vince la diffidenza - giuseppe
filetto ( da "Repubblica, La"
del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: a casa loro ci farebbero costruire una chiesa cattolica?". La Commenda, già individuata dall'amministrazione comunale come "centro interculturale", sarebbe l'ipotesi più suggestiva. è diventato il luogo di ritrovo dei sudamericani. Tutti cattolici, e di moschea musulmana non vogliono sentir parlare.
Giocampus al via tra sole e sport i piccoli atleti crescono
- su parma.repubblica.it ( da "Repubblica, La"
del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pagina I - Bologna Giocampus al via tra sole e sport i piccoli atleti crescono Guru, arrestato Matteo Cambi bruciati oltre 54 milioni di euro Bologna disperata le reazioni di laici e cattolici Dite la vostra Primarie vere o blindate? Per Zani e Vandelli sono inutili.
Galletti cerca alleati tra i cattolici del pd (
da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Pagina IV - Bologna Galletti cerca alleati tra i cattolici del Pd "Su molti temi vicini a Rutelli, ma devono mollare Cofferati" Non solo primarie, il Pd dopo lo strappo con l'Italia dei Valori sta guardando al centro anche a Bologna, non senza difficoltà, in vista delle amministrative del 2009.
Ratzinger: "gli abusi sessuali incompatibili con il
sacerdozio" - marco politi ( da "Repubblica, La"
del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Su domanda di un reporter, ha ammesso che la Chiesa cattolica in Occidente "è in crisi", pur dicendosi ottimista per il futuro. Le cifre, tuttavia, sono allarmanti. In Australia, dove i cattolici sono il 27 per cento della popolazione, la frequenza alla messa è caduta al 14 per cento dei fedeli.
Per Eluana no a una morte burocratica (
da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la carta del laicismo ideologico. Per il Pd toccare i temi etici è come andare volontariamente in cerca di guai e spaccature, in un momento non certo sereno del loro percorso; ma non credo che per il Pdl valga lo stesso criterio. Con fatica, il centrodestra sta elaborando una nuova cultura politica, che va oltre gli schemi liberal-liberisti di dieci anni fa,
CANZONE PER LOUISE, SIGNORA DELL'OMBRA (
da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il tempo delle ferocissime guerre di religione che selvaggiamente contrappongono non solo cattolici e protestanti ma, a volte, anche protestanti e protestanti, radicali e meno radicali, calvinisti e luterani: tanto da lasciar facilmente dedurre che dietro alle ragioni di culto e confessione ce ne fossero delle altre più concrete, e cioè politiche ed economiche.
La Spagna senza Verità in balia del Potere (
da "Tempo, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Verità in balia del Potere Pochi giorni fa il Congresso dei socialisti spagnoli (Psoe) ha deliberato che la Spagna non è abbastanza laica. Dunque, via i crocifissi dalle sale pubbliche e i funerali di Stato in chiesa; si riveda la legge sull'aborto, si parli di eutanasia e di "modificare" gli accordi tra Stato e Chiesa. Le riforme minacciate saranno introdotte "progressivamente".
Il Papa in volo: Via i preti pedofili (
da "Tempo, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ospiti delle famiglie cattoliche e delle strutture diocesane locali. Il via alle celebrazioni ufficiali è fissato per giovedì, con il primo discorso che Benedetto XVI pronuncierà nella Government House di Sydney davanti alle autorità. Poi appuntamenti e manifestazioni, fino all'happening collettivo del prossimo fine settimana previsto nella grande spianata dell'
Attesa e polemiche per l'evento (
da "Tempo, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e si domanda se uno Stato il cui premier Morris Iemma è italo australiano e fervente cattolico, promuoverebbe un simile festival per un'altra fede, magari musulmana. Si lamenta anche il settore ippico e delle scommesse, che in Australia è sacro, e ha dovuto traslocare per mesi i cavalli ed evacuare il grande ippodromo di Randwick,
TOLLERANZA, CHI NE PARLA AI CITTADINI (
da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: A nessuno giova soffiare sul fuoco degli istinti più brutali. Sembra lo sappiano bene il sindaco, il prefetto, le istituzioni religiose e laiche di questa città. Lo capiscano anche i cittadini. Ma con loro chi ci parla? L'accademia tedesca?.
Ratzinger a Sydney tra canguri e preti pedofili (
da "Liberazione" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: oltre a 55 specie di canguri, ci sono 107 nomi di preti cattolici che il Papa avrebbe fatto volentieri a meno di leggere stampati sulle t-shirt appositamente confezionate dalla "Broken rites Australia", associazione delle vittime di preti pedofili. I 107 nominativi corrispondono ai sacerdoti condannati dai tribunali.
Piazza Navona, il moralismo di sinistra e la fuga di chi
rinuncia alla politica ( da "Liberazione"
del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cioè laicamente fondata nella collettività interumana, ma eteronoma, dettata da un principio astratto o religioso; e se il primato (necessario) della legge morale non ha nulla a che fare con il "regno dei fini", la politica allora si riduce a pura tecnica - a strumento funzionale a qualsiasi obiettivo, ad arma nella sua essenza intima affatto immorale.
Ora la Sinistra scopre di essere <razzista> (
da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Poi personalmente sono per uno stato laico e su queste cose la penso come Napoleone". Non sarà Napoleone ma come un comandante che deve guidare un esercito si muove Salvatore Lecce, consigliere comunale del Partito Democratico che di una struttura del genere a Cornigliano non ne vuole sentire parlare: "In via Coronata non c'è spazio per il confronto,
TIPI ITALIANI (
da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Lessi un libro sulle deportazioni dei cattolici in Siberia scritto da monsignor Cristoforo Campana, per lungo tempo parroco della cattedrale di Urbania, nelle Marche. Su indicazione di Pio XII, nel 1952 questo prete aveva fondato il Movimento rinascita Oriente cristiano, che assisteva la gente dell'Est perseguitata per motivi religiosi.
L'angelo dei martiri della Siberia: "Così ho vinto i Paesi
comunisti" ( da "Giornale.it, Il"
del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Lessi un libro sulle deportazioni dei cattolici in Siberia scritto da monsignor Cristoforo Campana, per lungo tempo parroco della cattedrale di Urbania, nelle Marche. Su indicazione di Pio XII, nel 1952 questo prete aveva fondato il Movimento rinascita Oriente cristiano, che assisteva la gente dell'Est perseguitata per motivi religiosi.
"Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" (
da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
Volo papale, 20 ore con i telefoni muti (
da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
REVIVAL DALEMIANO (
da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: balsamo che stende sulle ferite di un Partito democratico che può così continuare a pensarsi come accampamento provvisorio di tribù: i cattolici, i postcomunisti, i laici. Ognuna ridimensionata dagli eventi, ma tutte incoraggiate a procedere separatamente verso il prossimo traguardo. Ma soprattutto, è il fascino oscuro di un passaggio che evita un trasparente confronto politico.
Don Mario Allolio (
da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: In una nazione in cui la presenza cattolica resta minoritaria (5.635.000, circa il 27,7 per cento del totale degli abitanti) "la partecipazione assidua alla messa domenicale registra percentuali in discesa, passate dal 50-60 per cento di qualche decennio fa al 13 per cento attuale.
Da Londra a Roma tutte le crisi delle chiese (
da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: clero e laici. La mozione a favore delle donne vescovo è passata in tutti e tre, anche se lo scontro fra conservatori e liberali non è mancato (si era già verificato nel caso della approvazione di sacerdoti gay). Comunque, è stato dichiarato , "questa è una svolta buona per la chiesa, buona per le donne, buona per tutto il paese"
La diversità del gesto. Una porta girevole fra la vita e la
morte ( da "Manifesto, Il"
del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: le persone rispondono laicamente, qualcuno in maniera poetica. Sotto di loro, la danzatrice passa dall'iniziale "naturalezza" di riscaldamento, a gesti di dolore, mentre affronta lei stessa il tema del suicidio. Gesti, sospensioni, interrogativi che tolgono pathos a quel gesto estremo, ma che danno senso all'immagine del titolo,
Sono nato rock ma ho un'anima blues (
da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma c'è anche un'etica laica, quella di opporsi alla guerra come tu hai cantato nell'ultimo disco nella canzone "Back in Vietnam", credi che qualcosa con Obama presidente possa cambiare nel futuro dell'America? Un presidente come Obama può migliorare la vita di tutti.
Cena a lume di candela allo stadio piccocome regalo per i
cinquant'anni di eta' Corsini centra la quinta vittoria consecutiva. La Buscemi
super nei 60 ostacoli ( da "Secolo XIX, Il"
del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E così il Picco diventa sempre più un tempio laico per i suoi tifosi. Prima l'addio al celibato organizzato nella Curva Ferrovia da parte di una tifosa, poi il tristissimo saluto a Ilaria e adesso la cena in mezzo al campo. Speriamo che prima o poi al Picco si torni pure a giocare al calcio considerato le acque agitate in cui naviga lo Spezia.
Olmert: <La pace mai così vicina> (
da "Secolo XIX, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Hans Gert Poettering, ha ribadito che "la nascita dell'Upm non è mai stata un'alternativa per la membership turca nella Ue. Sono due cose distinte e continueranno a esserlo". Una Turchia laica, benestante ed europea costituirebbe un'alternativa credibile per le moltitudini arabe che si rifugiano nel fondamentalismo.
Intellettuali - nello ajello (
da "Repubblica, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: In campo cattolico le posizioni in materia sono variegate. Papa Pio XI, Achille Ratti, non smetterà di deprecare le "ideologie totalitarie", di cui sono frutto il "nazionalismo estremo" e il "razzismo esagerato", mentre meno reciso risulta l'atteggiamento di buona parte della gerarchia.
Papa, troppe 21 ore di volo tre giorni di riposo a sydney -
(segue dalla prima pagina) dal nostro inviato (
da "Repubblica, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: adattarsi alla mole di impegni che gli spetta come guida suprema di un miliardo e duecento milioni di cattolici. Un Papa è solo al vertice della Chiesa cattolica. Per quanto possa avere collaboratori di fiducia, alla fine la parola decisiva spetta a lui. Ratzinger, poi, è una persona meticolosa nello studio dei dossier. Non gli basta il riassunto fornito dai cardinali competenti.
E il beat rider simoncelli vince e guida il gruppo 250 -
sachsenring ( da "Repubblica, La"
del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ecco a voi il beat rider Marco Simoncelli da Cattolica, amico e seguace di Valentino, tipo da spiaggia, pilota che di gas gliene dà parecchio, ragazzotto simpatico e velocissimo da ieri in testa al mondiale della 250. Volete una battuta? Eccola: "Beh, ho provato a scappare e ci sono riuscito subito.
Muore Geremek, l'europeista di Solidarnosc L'eurodeputato
liberaldemocratico vittima di un incidente stradale a Lubien, presso Poznan (
da "Unita, L'" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: elettricista di Danzica era stato il punto di riferimento della Chiesa e del mondo cattolico, il professore di storia fra i massimi dirigenti dell'ala laica e liberale di Solidarnosc. Nel Parlamento di Strasburgo Geremek rappresentava un piccolo partito liberal-democratico, l'Unione per la libertà, nel frattempo quasi scomparso dalla scena politica polacca,
Il Papa prega: niente scismi per le donne (
da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare interamente la dottrina cattolica. "Il mio essenziale contributo - ha detto il Papa parlando della prossima Lambeth Conference -
PSydney APA Ratzinger fa arrivare alla tormentata Chiesa
d'Inghil ( da "Messaggero, Il"
del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: interlocutore della Chiesa cattolica nei rapporti ecumenici. Per questo non è escluso che durante il suo soggiorno australiano abbia incontri anche coi vescovi anglicani e forse con loro toccherà l'argomento. Dopodomani si aprirà la conferenza di Lambeth, a Canterbury, con un ordine del giorno capestro: ratificare oppure respingere la votazione sulle '
Una vita da eretico, sempre all'opposizione (
da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anima laica e liberaldemocratica del movimento, finisce in carcere. Non accetterà mai la teoria del "male minore", per la quale Jaruzelski avrebbe risparmiato alla Polonia l'intervento sovietico, e punterà sempre il dito contro il generale dagli occhiali neri, salvo riconoscergli il merito di aver gettato, con i negoziati della Tavola rotonda dell'
Ratzinger e la questione anglicana <Prego per loro, si
eviti lo scisma> ( da "Corriere della Sera"
del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dopo che sono già state ammesse al sacerdozio. Il passo è ritenuto "inaccettabile" sia dalla Chiesa cattolica che dalle Chiese dell'Ortodossia e c'è una minoranza anglicana - contraria a quell'innovazione - che minaccia lo "scisma", cioè la rottura dell'unità della Chiesa e il passaggio ad altre comunità cristiane: e si sa che quel passaggio privilegia da sempre,
Nostro servizio VARSAVIA - La Polonia democratica è in
lutto. Lo storico ( da "Messaggero, Il"
del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: come intellettuale cattolico fu uno dei punti di
riferimento - assieme Jacek Kuron e Adam Michnik -della dissidenza al regime
comunista. Nel
Quei giudici non hanno invaso il campo (
da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laiche, liberali e socialiste con quelle del cattolicesimo liberale. Ponendo al centro la libertà e la responsabilità personale in tutti gli ambiti, da quelli economici a quelli civili. Il Pdl potrà essere un grande partito a vocazione maggioritaria se saprà parlare a tutti gli elettori, rispettando gli spazi di libertà di ognuno e interpretando il desiderio di innovazione civile
Simoncelli: <Gara perfetta, quasi mi annoiavo> (
da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è stato un weekend perfetto, il modo migliore per andare
in vacanza (la
<Ma i libri non spariranno, parola di psicologo> (
da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: esperto Alessandro Antonietti, direttore del dipartimento all'università Cattolica "Ma i libri non spariranno, parola di psicologo" "Non so se il videogioco supererà la televisione. Di una cosa però sono certo: il videogame non è più il medium dei giovani. Davanti a computer e macchine da gioco ci sono sempre più adulti.
E fa sapere ai vescovi inglesi di pregare notte e giorno
perché si scongiuri il rischio dell (
da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: interlocutore della Chiesa cattolica nei rapporti ecumenici. Per questo non è escluso che durante il suo soggiorno australiano abbia incontri anche coi vescovi anglicani e forse con loro toccherà l'argomento. Dopodomani si aprirà la conferenza di Lambeth, a Canterbury, con un ordine del giorno capestro: ratificare oppure respingere la votazione sulle '
ROMA - In tema di riforme Veltroni aveva fin qui espresso
le posizioni più avanza ( da "Messaggero, Il"
del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: L'uso politico della giustizia, la lesione sistematica dello stato di diritto, l'esorbitanza dei magistrati dal loro ruolo di terzietà durano da 15 anni e non sono questioni personali. Prima di Berlusconi, sono stati colpiti la Dc, il Psi e i partiti laici. Poi gli strali sono arrivati a D'Alema e Fassino.
Maradona, la prima vittima del Fisco (
da "Tempo, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico" del Csm) con la ricostruzione di tutte le tappe dei vari processi in cui Diego Armando Maradona fu coinvolto. Tra gli aspetti inediti della vicenda umana e giudiziaria di Maradona, il libro presenta tutti gli atti dei processi tra Maradona e il fisco, racconta la trattativa segreta con Palazzo Chigi nel tentativo,
La politica dei veleni Caveri: "Non sono gay" (
da "Stampa, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: segno tangibile che anche in Valle d'Aosta, dove è salda una cultura laica e di difesa delle libertà civili, persistono preoccupanti sacche d'esclusione politica e sociale. Di Caveri - ha aggiunto Mancuso - ho sempre apprezzato la vicinanza rispetto alle nostre battaglie civili e di libertà, che echeggia anche nella sua esternazione.
Da Sidney un abbraccio a Gianluca (
da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera,
Le schedature etniche - (segue dalla prima pagina) (
da "Repubblica, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Questo "manifesto degli scienziati antirazzisti" è stato presentato nei giorni scorsi nel parco toscano di San Rossore in un meeting antirazzista dedicato dal presidente della Regione Claudio Martini a una riconsacrazione laica del luogo dove settant'anni fa Vittorio Emanuele III firmò le leggi razziali.
L'appello dei genitori per salvare il sacro cuore - ilaria
venturi ( da "Repubblica, La"
del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: "Un gruppo di laici cattolici, legato all'istituto si è impegnato a dare continuità formativa. Ma questo impegno non basterà a salvare la scuola", si legge nell'appello. Così è nata l'associazione Amici della Fondazione per creare la Fondazione che si chiamerà "Educare con santa Teresa Verzieri del Sacro Cuore".
Stai consultando l'edizione del GLOBE THEATRE SILVANO TOTI
largo Aqua Felix, - Tel. 0682059127 ripos... (
da "Unita, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 0680241281 riposo AUDITORIUM UNIVERSITÀ CATTOLICA DI ROMA Largo Francesco Vito, 1 - Tel. 0630155715 riposo AULA MAGNA UNIVERSITÀ LA SAPIENZA piazzale Aldo Moro, 5 - Tel. 063610051 riposo CONSERVATORIO DI S. CECILIA via Del Greci, 18 - Tel. 0668801044 riposo INTERNATIONAL CHAMBER ENSEMBLE corso Rinascimento, 40 - Tel.
Il ritorno del 7 in condotta La Gelmini: <Bocciamo chi è
violento in classe> ( da "Giornale.it, Il"
del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Sul fronte dei movimenti di ispirazione cattolica, come il Moige e gli Studenti cattolici, l'apprezzamento è totale: sì al ripristino del valore oggettivo del voto in condotta, sì a regole chiare e condivise da tutti. Rete degli studenti, Uds e Genitori democratici invece parlano di un inaccettabile ed inutile ritorno al passato.
Storia di diabolik, star dei fumetti nell'italia del boom (
da "Repubblica, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: con gli sfondi francesi del noir e il balsamo di un approccio molto laico. Intorno, l'Italietta cresceva, i pretori di provincia denunciavano e Diabolik si avviava per paradosso a diventare un simbolo del "correct" politico e no. Ma la parte decisiva rimane quella degli inizi: anni dopo, quando Ginko lo implora e il supercriminale risponde "non so chi sono" il cerchio si chiude.
Volevano il golpe , 86 ultra-nazionalisti nel mirino
dell'Akp ( da "Manifesto, Il"
del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La richiesta di scioglimento dell'Akp per attività anti-laiche era stata presentata a marzo dal procuratore generale Abdurrahman Yalcinkaya, che aveva anche chiesto l'allontanamento dalla politica per cinque anni di 71 esponenti del partito, tra cui il premier Recep Tayyip Erdogan e il presidente della Repubblica Abdullah Gul.
Ma l'alimentazione artificiale non è un accanimento? (
da "Liberazione" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: in polemica con i cattolici e l'"Avvenire" Ma l'alimentazione artificiale non è un accanimento? Carlo Flamigni Ho sotto gli occhi l'articolo di Francesco D'Agostino, scritto per l' Avvenire (11 luglio "Una sentenza di morte dai giudici. Ma si può?"). In realtà ho sotto gli occhi una quantità notevole di articoli scritti da cattolici di varia cultura e di differente mediocrità,
Scuola, torna il sette in condotta Gelmini: "Bocciare
chi è violento" ( da "Giornale.it, Il"
del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Sul fronte dei movimenti di ispirazione cattolica, come il Moige e gli Studenti cattolici, l'apprezzamento è totale: sì al ripristino del valore oggettivo del voto in condotta, sì a regole chiare e condivise da tutti. Rete degli studenti, Uds e Genitori democratici invece parlano di un inaccettabile ed inutile ritorno al passato.
"Le primarie essenza del Pd" (
da "Stampa, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Per farlo dobbiamo evitare di contrapporre laici e cattolici, diesse e provenienti dalla Margherita, quarantenni e cinquantenni, trentenni e quarantenni, vecchi e nuovi. Per farlo e per costruire una identità comune e nuova dobbiamo usare metodi nuovi per selezionare il nostro personale politico.
Nella Società operaia cattolica un'irruzione di giovani
dirigenti ( da "Stampa, La"
del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: CONSIGLIO DIRETTIVO Nella Società operaia cattolica un'irruzione di giovani dirigenti SAVONA Nella sede di via Famagosta della Società operaia cattolica N.S. di Misericordia sono state aperte le urne per il rinnovo degli organi sociali per il prossimo triennio. Si sono presentati al voto quasi 150 soci, che oggi presentano numerosi giovani e una significativa componente femminile.
( da "Stampa, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
APPUNTAMENTI,
INCONTRI, CELEBRAZIONI Agenda religioni A CURA DI DANIELE SILVA ATTIVITÀ A
VALLO TORINESE Sabato 5 luglio alle 21 nel centro parrocchiale Maria Orsola Bussone
a Vallo Torinese si tiene un incontro con Louisa e Karl-Heinz Fleeckenstein,
archeologi e guide di gruppi di pellegrini della diocesi torinese in Israele,
su "Costruire i ponti verso i cristiani nella Terra Santa". Domenica
6 alle 10 è prevista una messa per il 38º anniversario della morte della Serva
di Dio Maria Orsola Bussone, per la quale è in corso la causa di
beatificazione. Alla chiesa parrocchiale San Secondo Martire, sempre a Vallo
Torinese. PREGHIERA ECUMENICA L'associazione "Insieme per Graz"
organizza sabato 5 un incontro di preghiera ecumenica nella parrocchia
ortodossa di Santa Parascheva, in via Cottolengo 24. La serata (che parte alle
21) si intitola "La luce di Cristo illumina tutti. Terza Assemblea
ecumenica europea di Sibiu". WEEKEND AL MILAREPA Il 5 e il 6 giugno il
centro buddhista Milarepa di largo Beato Umberto 8 di Avigliana organizza un
fine settimana di lezioni con il Lama Konciog Luigi, su "Il potenziale
dell'illuminazione", seguito degli incontri precedenti basati sul testo di
Gampopa, "Prezioso ornamento di liberazione". Gli orari sono: sabato
15-18,30, domenica 10-12,30 e 15-18,30. Per partecipare è richiesta la quota
associativa. Informazioni su www.centromilarepa.org. SILVIO DISSEGNA Come ogni
anno gli "Amici di Silvio" si riuniscono per celebrare Silvio
Dissegna, nel quarantunesimo anniversario della nascita. Appuntamento domenica
6 luglio alla parrocchia Beata Vergine Consolata di La Longa (Poirino). Alle
14,30 proiezione di documentario sulla vita di Silvio Dissegna, alle 15 rosario
meditato, alle 16 la messa e alle 17 visita alla tomba nel cimitero di Poirino.
INCONTRO SUL RAZZISMO La Comunità Ebraica di Torino, in collaborazione con il
comitato "Oltre il razzismo", organizza una conferenza dal titolo "Società
e Xenofobia". Lunedì 7 luglio a partire dalle 21 al centro sociale di
piazzetta Primo Levi 12 si confrontano sul tema Francesco Ciafaloni, Ilda
Curti, Andrea Giorgis, Fredo Oliviero, Pino Petruzzelli, Luciano Scagliotti e
Voislaw Stoiovich. SERVIZIO CIVILE CON LA DIACONIA VALDESE C'è tempo fino al 7
luglio per presentare le domande per i progetti di servizio civile della
Diaconia valdese. I giovani dai 18 ai 28 anni possono scegliere tra settanta
posti a Torino e provincia oltre che a Firenze, Roma, Napoli e in Sicilia. I
progetti riguardano l'educazione dei minori e dei disabili, l'assistenza
anziani, ambiente e promozione culturale; la partecipazione a questi progetti
da diritto a crediti formativi per il tirocinio universitario. Per
informazione, 0121/953.122 o serviziocivile@diaconiavaldese.org. ANIMATORI LITURGICI Si svolge da domenica
( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
G entile
Augias, ho 38 anni e quando ne avevo 20, come tutte le ragazze per bene della
mia cerchia, partivo per viaggi all'estero. Ho preso passaggi di notte da
sconosciuti, ho bevuto fino al limite della decenza, ho concesso attenzioni
sessuali, più o meno spinte, ad "amici" del giorno prima. L'orco nel
bosco forse c'era ma non lo abbiamo incontrato e sprezzanti del pericolo
abbiamo vissuto i venti anni in maniera sconsiderata e irriverente, noi ragazze
per bene. Non bisogna, infatti, essere ragazze sconsiderate per fumarsi uno
spinello, ballare su di un tavolo, avere voglia di trasgredire, e per avere
fiducia nell'orco. La maggior parte di noi lo ha fatto almeno una volta. Provo
un profondo sgomento per la tragedia di Federica; come chi sopravvive ad una
catastrofe e si sente in colpa per gli altri che sono morti, anche io oggi
penso a tutte le volte che ho corso inutili rischi e mi domando perché Federica
non ha anche lei avuto quella buona dose di fortuna che le avrebbe, con il
tempo, fatto capire i pericoli corsi. Ho un figlio di dieci anni e non nascondo
un certo terrore e mi domando cosa dovrei insegnargli. Insegnare a stare
attenti? A non dare retta a nessuno perché non si può mai sapere? A non aprire
agli sconosciuti? A riconoscere gli orchi e l'uomo nero? Quale valore dovrei
insegnargli? Un pensiero ancora corre a Federica e che il suo destino resti
presente a tutte le ragazze per bene che si troveranno sempre in giro per il
mondo, allegre e spensierate. Raffaella Leone erbematte@gmail. com P erché è
successo? Perché c'è anche la fatalità, ed è legge statistica che ogni estate
sia segnata dalla morte violenta di una ragazza. E' successo in Spagna, poteva
accadere dovunque. E' successo perché vent'anni fa (il periodo cui fa
riferimento la signora Leone) queste circostanze erano statisticamente meno
frequenti. E' successo perché l'eccitamento, la musica che rimbomba per ore
nelle orecchie, qualche 'canna', allentano o azzerano confini che in una
condizione di maggiore tranquillità risultano per lo più invalicabili. Pochi
anni fa il prof Maurizio S. Mancuso che insegna alla
Cattolica, pubblicò un libro bello e innovativo sul mito della giovinezza:
"Le frecce dell'eroe" (Franco Angeli ed.). Il mito della giovinezza,
sosteneva l'autore, va riconsegnato ai giovani, alla loro espansività, alla
loro voglia di tuffarsi nella vita, al "viaggio" che, scriveva Elias
Canetti, è la metafora del "desiderio giovanile di varcare ogni
confine", che può anche diventare una sfida romantica agli
elementi, spinta fino alla temerarietà. Del resto non volevano dire proprio
questo i Beatles quando cantavano la coralità giovanile: "Io sono lui,
come tu sei lui, come tu sei me e noi siamo tutti assieme"? Il libro di
Mancuso prende titolo dal versetto del Salmo 127 che dice: "Come frecce in
mano a un eroe sono i figli della giovinezza". C'è però una differenza. La
freccia copre un percorso lineare mentre non sempre chi si slancia verso il
futuro può fare altrettanto. C'è bisogno di una mappa, per orientarsi. Quella
sera Federica la mappa non l'ha trovata.
( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina
VI - Genova Dal 16 al 26 luglio Il culto I protagonisti La Vincenzi riapre alla
moschea Non solo G8: ospiti illustri e un'intesa con i musulmani Genova
capitale dei diritti Dibattiti, libri, manifestazioni, dal tema degli immigrati
a quello del lavoro nero Un protocollo tra Vincenzi e la comunità araba per
trovare un luogo di preghiera in città Tra gli invitati Giancarlo Caselli, Rosy
Bindi e Kerry Kennedy. Ci sarà anche Manu Chao DONATELLA ALFONSO Genova si
richiama alle notti cupe del G8 e ai diritti fondamentali negati per ridare
voce e cittadinanza a tutti, i più deboli in particolare; e riallaccia un
discorso sui rapporti con il mondo islamico, aprendo la strada - prima città in
Italia - ad un protocollo d'intesa che verrà firmato con la comunità musulmana,
il 16 luglio a Tursi. "Non si tratta di dire dove verrà costruita la
moschea - chiarisce la Vincenzi, che firmerà il protocollo con Hussein Salah,
presidente dell'associazione di integrazione culturale - ma si avvierà un nuovo
tavolo di discussione, in cui sia chiaro cosa si dà e cosa si prende. E in
un'ottica di responsabilità reciproca che verrà impostata diversamente da com'è
avvenuto finora". Un tavolo comune per studiare dove meglio realizzare il
centro islamico; dall'altra parte, impegni precisi ad un rifiuto totale di odi
e violenze, a fronte del rispetto dei diritti delle persone, delle donne e
delle consuetudini della città e della cultura occidentale. Anche questo sta in
Genova città dei diritti, dieci giorni di eventi (16-26 luglio), promossi dal
Comune. L'idea, spiegano Marta Vincenzi e Nando Dalla Chiesa, superconsulente,
oltre che per l'immagine e la promozione della città, anche per diritti e
cittadinanza, è quella di voler riaffermare diritti antichi che si speravano
acquisiti e che invece diventano drammaticamente attuali: la schiavitù, la
tratta degli esseri umani. Il diritto a cibarsi, a lavorare. Ad avere leggi
indiscutibili (con la lectio magistralis di Gherardo Colombo per celebrare i 60
anni della Costituzione, il 17 luglio in Sala Rossa). Il diritto alla fede
"a pregare il dio che ognuno si sceglie" come spiega Dalla Chiesa;
oltre all'intesa con i musulmani, a sfidarsi sul senso di
responsabilità saranno un cattolico come don Luigi Ciotti e un laico come
Giunio Luzzatto (25 luglio,
( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
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Concerti
enzo avitabile Storico partner di Pino Daniele, sideman a fianco di James
Brown, Tina Turner, Mory Kante e Manu Dibango, il polistrumentista, autore e
cantante napoletano ha aggiunto negli anni alla formazione di conservatorio e
alla bella vena soul una attenta ricerca sul folk campano: Avitabile è oggi al
Summer Festival di Lucca per un concerto gratuito (piazza Napoleone, ore 21.30,
0584/46477). rondelli e rivera Una coppia perlomeno eccentrica di
musicisti-attori apre oggi in piazza Matteotti a Lari, in provincia di Pisa
(ore 21,45, 8 euro) Collinarea 2008 dove gli inafferrabili Bobo Rondelli e
Andrea Rivera portano sul palco fra parole, musica e liberissima
improvvisazione il loro I due terronisti . tete de bois La band romana è al
castello dell'Imperatore a Prato (21.30) con un concerto gratuito in cui si
presenta Avanti pop. L'amore e la rivolta , viaggio musicale nei luoghi del
lavoro, le fabbriche, i call center, i campi di pomodori. via palazzuolo
Stasera e domani via Palazzuolo festeggia con aperitivo, cena in piazza (dalle
19.30) e concerti. Oggi ritmi sudamericani, balcanici, echi circensi e ballate
popolari dei Camillocromo, domani Kitammore. valdarno jazz Un concerto in
produzione originale per Valdarno Jazz a San Giovanni Valdarno con Open Frontiers
International Project, gruppo formato da John Helliwell, già sassofonista del
gruppo inglese Supertramp e Paul Wertico, batterista jazz, ex membro del Pat
Metheny Group (21.30, p.za Masaccio, ingr.gratis). Conferenze libri Giorgio
"Borzacchini" Marchetti è a Viareggio per presentare il suo Le
automobili del Borzacchini. Io in automobile vado piano (bar Irene, p. del
Mercato, 21.30). A Capalbio incontro con Nicola Tranfaglia autore di Perché la
mafia ha vinto (frantoio, ore 19) e Paolo Lombardi con Streghe, spettri e lupi
mannari (ore 21). Vannino Chiti è al festival Perlamora a Figline V.no (21.30) per presentare il suo libro Laici e cattolici: oltre le frontiere tra ragione e fede . Al Teatro Studio di
Scandicci (via Donizetti, ore 18) Altamante, una vita all'improvviso su
Altamante Logli a cura di Monica Tozzi e Andrea Fantacci. paesaggio, politica
Nella saletta comunale La Pira di Venturina (via della Fiera 1, ore 21)
Legambiente organizza il dibattito pubblico su Cave, paesaggio e parco
nelle colline campigliesi intervengono Edoardo Zanchini, Massimo Zucconi. Alla
Società Dante Alighieri (via Gino Capponi 4, 18.30) I giovani chiamano, la
politica risponda , intervengono Simonetta Fossombroni, Stefania Fuscagni.
civis/civitas Il congresso su Cittadinanza e identità sociale dall'epoca romana
al Rinascimento apre al College Santa Chiara di Siena (dalle 14.30) con
l'intervento di Stefano Rodotà e con una conferenza sulle fonti scritte per
scandagliare i concetti di cittadinanza e appartenenza. Il congresso prosegue
fino al 13. Classica patrick gallois Il celebre flautista francese inaugura la
77a Estate musicale chigiana nell'abbazia di Monte Oliveto Maggiore ad Asciano
(Si, 21.30) insieme a Cecilia Lofstrand al piano, in programma pagine di
Piernè, Gaubert, Desbrière. duo pepicelli In Orsanmichele (via de' Calzaioli,
ore 21, ingr. libero) il duo composto da Angelo Pepicelli (violino) e Francesco
Pepicelli (pianoforte), tra i più interessanti della classica italiana, suonano
musiche di Mendelssohn-Bartholdy, Martucci Brahms. festival Nelle pieve di San
Pietro a Cascia a Reggello (21.15) si esibisce l'Emmanuele college choir; alla
Badia a Passignano a Tavarnelle val di Pesa (21.15) suona il Quintetto di
ottoni e percussioni dell'Ort con Gli ottoni al cinema . Nella pieve di San
Pantaleone a Pieve a Elici (Massarosa, ore 21.15) Giuseppe Andaloro al piano
esegue brani di Mozart, Schumann, Rachmaninov, Albeniz. Al Teatro Comunale di
Guardistallo ospiti del festival di musica antica sono Auser Musici (21.15).
Teatro toni servillo Al parco di Galceti a Prato (21.30) Toni Servillo legge
Mémoires di Carlo Goldoni, ingresso 15 euro. inequilibrio Doppio appuntamento
con Gaetano Ventriglia al festival di Castiglioncello, che al Castello Pasquini
presenta Otello alzati e cammina, rilettura dell'opera shakespeariana (ore 19 e
23); a seguire Michele Sambin in Tutto è vivo (tensostruttura, ore 21) e Zoe
Teatro con Malacorte (ore 22), info 0586/754202. volterra Al Teatro Persio
Flacco Adriano Jurisevich è il protagonista della conferenza-spettacolo sulla
commedia dell'arte Pantalone Arlecchino & gli altri (foyer, ore 17); quindi
nell'antico teatro romano Marion D'Amburgo è Ecuba ne Le Troiane di Euripide.
incostruzione In S. Stefano al Ponte Vecchio 21.30) L'obbedienza non è più una
virtù regia di Dimitri Frosali. ottava rima Al castelo dell'Acciaiolo a
Scandicci (21.30) spettacolo in ottava rima con Agnese Monaldi, Realdo Tonti,
Gianni Ciolli, Enrico Rustici.
( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
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Pagina
III - Bologna Il dibattito Laici consapevoli operosi e dialoganti
GIANFRANCO PASQUINO ERA opportuno rispondere alla ripetuta invettiva
(tecnicamente credo sia il termine corretto) che il Cardinale Caffarra,
riprendendo quanto già detto con grande vigore dal suo predecessore Biffi, ha
lanciato alla città di Bologna: "sazia e disperata". La
risposta di Francesco Berti Arnoaldi è rispettosa, ma critica e, a mio modo di
vedere, giustamente, severa. La Chiesa bolognese, a partire dai suoi vertici,
non può chiamarsi fuori dagli sviluppi cittadini. Non è, in questa città, una
semplice spettatrice di fenomeni e di avvenimenti. Al contrario, anche coloro
che non intendono riconoscerle potere politico (e sbagliano), le riconoscono,
qualche volta in maniera fin troppo servile, potere mediatico e, in senso lato,
culturale. Non è, naturalmente, il caso di chiedere ai Cardinali di fare
autocritica, ma non è fuori luogo attendersi precisazioni non del tutto mondane
sulle modalità di misurazione della sazietà e della disperazione, sulla loro
eventuale crescita nel decennio trascorso, sulle loro cause, sulla soluzione da
cercare almeno con riferimento alla disperazione. Di recente è diventato quasi
un luogo comune, anche se la Conferenza Episcopale non sembra esserne convinta,
sostenere che, quando la Chiesa pretende e ottiene un ruolo pubblico deve, al
tempo stesso accettare di confrontarsi in un dibattito pubblico. Proprio qui
sta uno dei pregi della risposta di Berti Arnoaldi. Poiché prende sul serio la
Chiesa e il Cardinale di Bologna, interloquisce, evidenzia alcune incongruenze,
chiama modestamente e fermamente la Chiesa ad assumersi le sue responsabilità
per quanto è avvenuto e avviene in città. Certo, la Chiesa potrebbe trincerarsi
dietro un suo ruolo profetico che non è di questo mondo, pardon, di questa
città, ma allora i suoi pronunciamenti meriterebbero minore attenzione. SEGUE A
PAGINA III.
( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
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Pagina V
- Bologna Laici consapevoli... GIANFRANCO PASQUINO (segue
dalla prima di cronaca) Invece, no. Fermo restando che il termine
"laicità" non si riferisce affatto esclusivamente ai rapporti fra
Stato e Chiesa, fra il politico e il religioso, ma che riguarda le modalità con
le quali analizziamo la realtà e ci rapportiamo agli altri, le prediche
e le valutazioni del Cardinale Caffarra hanno molti elementi, a cominciare
dagli aggettivi "sazia e disperata", che debbono essere laicamente
analizzati, soppesati, se possibile, contrastati. Qualcuno crede, a mio modo di
vedere sbagliando, che il problema possa essere risolto con una specie di
divisione del lavoro. Ma se lasciamo alla Chiesa il compito di riscoprire e
diffondere la speranza, la politica dovrebbe dedicarsi a che cosa? a limitarsi
a dar da mangiare a quei bolognesi per i quali la sazietà costituisce un
obiettivo vitale? Mi pare un approccio riduttivo e, in sostanza, fuorviante.
Mentre ascolto scetticamente e con un po' di fastidio qualche improvvisato
predicatore laico che annuncia che la sua politica darà la felicità, mi chiedo
se non dovremmo formulare e controllare con maggiore umiltà le nostre
aspettative. Esistono fior fiore di compiti laici nella costruzione di una
società migliore in collaborazione con altri, i famosi uomini (e donne) di
buona volontà, che attendono di essere svolti, in solidarietà, ma anche per la
soddisfazione personale che ciascuno può trarre dall'adempimento del suo dovere
nella sfera politica, sociale, economica, culturale. Anche se, sicuramente, si
potrebbe fare di più (e, forse, è in questo "di più" che collochiamo
il nostro futuro), non mi pare proprio che i bolognesi e, più in generale, gli
emiliano-romagnoli e le loro compagne debbano essere collocati nella schematica
categorizzazione dei "sazi e disperati". Ammetto, però, che se il
Cardinale Caffarra voleva (ri) lanciare una provocazione e suscitare commenti,
avere spazio mediatico e visibilità, dovrebbe essere soddisfatto. Quanto a me e,
probabilmente, ad altri come me, a Bologna non dovrebbe essere difficile
trovarne, saremo tutti più soddisfatti quando diventerà possibile procedere ad
un sano confronto, non di aggettivi, ma di idee, proposte, soluzioni, con
tutti, perfettamente consapevole che "non si vive di solo pane".
( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-11 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Il documento La decisione presa dopo le accuse lanciate
dal presidente del Consiglio Csm: sì alla tutela delle toghe milanesi Primo via
libera alla pratica in difesa dei giudici del procedimento Mills Scontro nella
I commissione. Patrono: non siamo andati al di là delle nostre prerogative ROMA
- La I commissione del Csm ha approvato lo schema di una pratica a tutela dei
magistrati del processo Berlusconi- Mills in corso a Milano che già la prossima
settimana potrebbe arrivare in plenum per il voto definitivo. Il presidente del
collegio Nicoletta Gandus, giudice per il quale Berlusconi chiede la
ricusazione, e il pm Fabio De Pasquale erano stati accusati dal premier di "grave
inimicizia" e di agire per finalità politiche. Per la I commissione, quei
giudizi, espressi in una lettera indirizzata al presidente del Senato il 16
giugno, costituiscono una "lesione al prestigio della magistratura "
mentre tra politica e autorità giudiziaria occorre "reciproco
rispetto". Così, con un tempismo che ha fatto saltare sulle poltrone i
consiglieri laici eletti dal centrodestra, l'organo del Csm ha votato la
pratica di autotutela proprio nel giorno in cui la corte d'Appello di Milano
inizia ad esaminare la richiesta di ricusazione e poco prima del voto alla
Camera del lodo Alfano che, per Berlusconi ma non per Mills, bloccherà il
processo tra 10-15 giorni. Va da sé che ora, dopo lo scontro frontale sulla
norma bloccaprocessi inserita nel decreto sicurezza, sono riprese subito le
polemiche intorno al ruolo del Csm. Antonio Patrono, il consigliere togato che
presiede la I commissione, conferma che il consiglio anche stavolta non è
andato al di là dei suoi compiti istituzionali: "Le competenze sulle pratiche a tutela sono previste dal regolamento del Csm
firmato dal capo dello Stato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale".
Diametralmente opposta l'interpretazione del "laico" Gianfranco
Anedda (An), l'unico a votare contro in commissione, che parla di
"interferenza illegittima nell'attività della Corte d'Appello di Milano:
"Il Csm non è competente a tutelare i magistrati. Si avvale di una
vecchia prassi ma questa competenza non c'è né nella legge istitutiva né nella
Costituzione". Polemico anche il sottosegretario Alfredo Mantovano (An):
"Il Csm ha trovato il tempo per solidarizzare con la dottoressa Gandus ma
non si occupa del tribunale di Catania che ha atteso 12 anni in primo grado per
far prescrivere un riciclaggio da 800 milioni in favore del clan Santapaola".
D. Mart. Il ritorno Il premier Silvio Berlusconi è rientrato dal vertice G8 in
Giappone.
( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-07-11 num: - pag: 39
categoria: REDAZIONALE Maestri Esce la raccolta delle opere giovanili e offre
l'occasione per contestare chi criticò l'autore per non aver scritto del suo
dramma privato Nabokov Scoprire il miracolo nel pattume della vita di
ALESSANDRO PIPERNO C he imprudenza costringere sul lettino dell'analista -
nella tremolante penombra d'un pomeriggio estivo - un gigante della letteratura
che parlando dei suoi libri scriveva: "I freudiani vi svolazzano
avidamente intorno, vi si avvicinano con ovidotti pruriginosi, si fermano,
annusano, si ritraggono". E, tuttavia, neppure lui, Vladimir Nabokov,
corazzato della leggendaria riservatezza, avrebbe potuto negare che la sua "tragedia
privata" (chiamata così per tenere a bada ficcanaso e pettegoli), avesse
irrobustito la spina dorsale del suo genio in modo imprevedibile. Quale
tragedia? Quella che fa di lui un martire della ferocia totalitaria. La Storia
lo colse nel giardino di casa con un retino per le farfalle in mano,
trasformando l'amplesso con la vita di questo rampollo di una tolstojana
famiglia pietroburghese in un coito interrotto. Il regime sovietico fece di
Vladimir un apolide. Un attentato politico lo rese orfano di padre. Il nazismo
completò l'opera deportando e uccidendo il fratello. Ma scordatevi di trovare,
nella sua narrativa, qualcosa di più del dissanguato fantasma del martire e del
suo martirio. Da un lato Vladimir è troppo orgoglioso e beneducato per fare la
lagna, dall'altro vive sotto tutela d'un severo credo artistico: la letteratura
deve suggerire in chi la pratica il genere di piacere estaticamente ineffabile
che l'appassionato di orologi cerca in ingranaggi scintillanti il cui
complicato intreccio è una sfida all'impossibile. Per Nabokov il genio è
questione di precisione geometrica e l'arte non è che lo sforzo dell'artista
nel far combaciare il complicato mosaico interiore, tessera per tessera, a
quello dell'opera in corso. Martin Amis suggerisce un assai appropriato
accostamento tra la vita di Joyce e quella di Nabokov. Due esuli di successo,
che pur avendo traversato un lungo purgatorio di indigenza, vissero
splendidamente, grazie alla letteratura. Un'idea che trova riscontro nell'odio
di Nabokov per ogni forma di pessimismo: che lui considera un'ideologia
petulante e cadaverica cui opporre un vitalismo contemplativo. "Le cose
che odio sono semplici: stupidità, oppressione, crimine, crudeltà, musica
leggera. I miei piaceri sono i più intensi che l'uomo conosca: scrivere e
cacciare farfalle". Traggo questa auto-definizione dall'inesauribile
giacimento che raccoglie le sue interviste: un librone che sta alla sua opera
come l'epistolario flaubertiano sta a quella di Flaubert. Diciamo l'ora d'aria
dei geni: luogo adiacente a quello dei lavori forzati dell'arte, deputato agli
sfoghi teorici e a intemperanze bizzarre. Dopo il successo di Lolita, Nabokov
divenne la vedette di giornalisti a caccia di un titolo ad effetto. Lo
snidavano nella suite del Grand Hotel di Montreux, lo facevano esibire nei suoi
famosi insulti contro colleghi non meno immortali di lui: per intendersi,
l'imbarazzante lista annoverava scrittori del calibro di Dostoevskij, Conrad,
Camus, per non dire degli altri. Tali sconsiderati giudizi non erano
l'espressione di uno snobismo capriccioso e parnassiano. Ma semmai una protesta
contro artisti che - secondo il canone nabokoviano - avevano sacrificato la
prelibatezza della singola immagine sull'altare della generalizzazione. Un
peccato da lui così deliziosamente riassunto: "Fa piacere ricordare che la
differenza tra il lato comico e il lato cosmico delle cose è data una
sibilante". Ecco cosa odia Nabokov: le cosmologie. Per questo ce l'ha con
Freud: e con il veleno inoculato nelle arterie del corpo sociale dai suoi
seguaci. Il cui naturale antidoto per lui s'incarna nella triade formata da
Shakespeare, Tolstoj, Flaubert. Del primo adora il virtuosismo ininterrotto cui
corrisponde una cocciuta caparbietà nel nascondere la propria visione del mondo.
Nel secondo ritrova l'amore per gli spettacoli grandiosi della natura mai
disgiunto da un'eccitante dedizione al dettaglio. E per capire quanto immenso
sia il debito nei confronti del terzo beccatevi questa: "Scrivere è sempre
stato per me un miscuglio di avvilimento ed
esaltazione, una tortura e uno svago". Nella scelta dei contemporanei non
si smentisce: " Ulisse di Joyce, La metamorfosi di Kafka (...) e la prima
parte della fiaba di Proust". Da notare, en passant, come venga
accuratamente scelto lo scrittore di lingua inglese più dotato dai tempi di
Shakespeare, il racconto più pirotecnico di Kafka, e la parte della Recherche
(definita fiaba per toglierle ogni riferimento esistenziale) meno ingolfata di
idee generali. Ma, a questo punto, dopo una così minuziosa opera di
raggelamento, cosa resta della "tragedia privata" di Vladimir
Nabokov? Il libro in cui meglio seppe esprimere la sua indignazione storica
senza tradire la consegna del pudore, e avvalendosi di una forma
lussureggiante, è senz'altro Il dono. "Una sinestesia di modernità e
memoria" secondo la definizione di Burt Foster che, pur dando conto della
trasognata vibrazione che anima ogni riga di questo capolavoro, ne sottovaluta
la deriva tragica ("nostalgica" la definiva più cautamente Nabokov).
Come tutti i grandi libri novecenteschi Il dono risolve una vicenda semplice in
modo complesso. è la storia della vocazione letteraria di FËdor, giovane poeta
russo dai tratti palesemente autobiografici, nel contesto della Berlino anni
'20, zeppa di sofisticati esuli russi. Il dono è la storia di una guerra
intestina che monta nel cuore del protagonista. Duello all'ultimo sangue tra
due anime che FËdor non smette di evocare: lo spettro del padre, avventuroso
entomologo scomparso nell'ultima scorribanda nel cuore dell'Asia alla vigilia
della Rivoluzione d'Ottobre, e il fantasma di Cernyševskij, il famoso
pensatore materialista mentore spirituale di Lenin, di cui FËdor sta scrivendo
la biografia. Sicché, ecco uno di fronte all'altro il cacciatore
di farfalle e il laico pastore di anime! è attraverso la dialettica tra questi
due caratteri indimenticabili che Nabokov rende pubblica la sua "tragedia
privata". Con l'intimità che solo la letteratura concede, Nabokov sfrutta
al meglio la lezione del suo PuÅ¡kin: non c'è cocktail più sofisticato di
quello che mescola lirismo a parodia. Come ha notato Serena Vitale, è
"dalle veggenti pupille del Profeta puškiniano" che "lo sguardo
di Nabokov trae la sua lucidità, la sua perspicacia, quell'acutezza che gli
permette di scoprire gli indizi del miracolo nel pattume della vita ".
Ecco svelato il mistero de Il dono. La vorace voluttà di questo giovane Mida
nel trasformare il geroglifico formato da un raggio di sole pigramente
penetrato da una tapparella in un tesoro. Non a caso è un verso di PuÅ¡kin che
trascina FËdor, dalla stanza berlinese alla paterna carrozza da fiaba che - nel
tempo eterno dell'immaginazione- non smette di equipaggiarsi per una nuova
impresa: "Prima che si addentri nelle montagne, la vedo serpeggiare tra
colline di un verde paradisiaco (il verde del manto erboso e della roccia di
epidoto di cui sono composte, dal vivido color mela)". Tale evocazione
dalla fragranza quasi insostenibile non sarebbe una delle più toccanti raffigurazioni
del Paradiso Perduto se, lungo il corso della narrazione, non fosse
polverizzata dall'irrompere dello spettro di Cernyševskij, il perfetto opposto
dello spirito puÅ¡kiniano. "Per CernyÅ¡evskij la genialità era sinonimo di
buon senso" scrive FËdor con acrimonia. "E PuÅ¡kin, per lui, restava
innanzitutto l'autore di piccanti versetti sui piedini femminili". Così,
al siderale radioso Eden del padre corrisponde la tetraggine, l'austerità, il
depravato buonsenso di Cernyševskij. Nabokov avrebbe pagato con l'indifferenza
questo feroce ritratto di Cernyševskij. Ma per noi, che da lontano
contempliamo una disputa così novecentesca tra indipendenza dell'arte e
ideologia, per noi per cui il paradiso ha ancora il suono argentino dei
torrenti guadati dall'intrepida carrozza del padre di FËdor, e per cui il
diavolo non smette di reincarnarsi in nuovi violenti predicatori, la scelta di
Nabokov appare così naturale che stentiamo a credere che lui possa averla
pagata. Ciò non di meno esultiamo che l'insuccesso di un così smagliante
capolavoro abbia spinto il suo autore a emigrare negli Stati Uniti, e a mettere
al servizio di quella giovanissima letteratura il suo entusiasmo di cacciatore
di farfalle. La cosa che m'indigna è che sulla testa di Nabokov penda ancora il
sospetto di algidezza e fatuità: per molti la sua colpa artistica consisterebbe
nel non aver saputo spremere dalla "tragedia privata" l'olio della
saggezza e l'aceto del risentimento. Da queste calunnie si difendeva con
grazia: "Il mio distacco è un'illusione, derivante dal fatto che non sono
mai appartenuto ad alcuna consorteria letteraria, politica o sociale. Sono un
agnello solitario". Penso a Nabokov come a un delicatissimo bambino che
s'imbatte in un monellaccio che lo prende a ceffoni. Lo vedete il bimbo che
stringe i pugni pur di non piangere? L'opera nabokoviana non avrebbe mai
tradito, neppure nelle sue più nostalgiche peripezie, il precetto che insegna
ai fanciulli della buona società a non frignare in pubblico. Non conosco sforzo
più titanico, più commovente di quello profuso dall'artista per conservare gli
occhi asciutti. Nabokov era nato a Pietroburgo nel 1899 e morto a Montreux in
Svizzera nel 1977. Emigrò in Occidente dopo la rivoluzione del 1917. Nel '40
divenne cittadino americano (foto Corbis).
( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-11 num: - pag:
41 categoria: REDAZIONALE Fede e cultura Due libri per ricordare lo storico
scomparso nel 2007 Quando Scoppola contestò i contestatori
D i Pietro Scoppola (nella foto), lo storico scomparso il 25 ottobre 2007, sono
usciti due libri piccolini e preziosissimi. Chi non l'avesse fatto, legga le
meditazioni, stese dallo storico ormai malato e apparse con il titolo- programma Un cattolico a modo suo (Morcelliana, pp. 128, € 10).
Sono le pagine di un credente che, nella estrema spoliazione di sé nella
malattia, usa una fede che proprio per la sua nudità parla qui ed ora.
Basterebbero le righe dedicate allo sforzo suo e di sua moglie di trovare una
cifra per il rapporto coi poveri che essi alla fine decidono di trattare come
il loro "sesto figlio", affiancandoli ai cinque figli nati dal
matrimonio, per rendersi conto che quelli che spesso con una colpevole
indulgenza al politicismo vengono chiamati i "cattolici
democratici " erano dei cristiani - ed è di questo, non d'altro, che certi
giorni si sente la penuria. La Commemorazione di Pietro Scoppola a Palazzo
Giustiniani (Servizio dei resoconti e della comunicazione istituzionale
11/2008, pp. 147, € 3), per quanto diversa nei toni, non è meno ricca, anche
per la meritoria scelta di arricchire le pagine finali con l'anastatica dei
discorsi in aula di Scoppola, in cui chi l'ha conosciuto ritrova la sua prosa
garbatamente profonda e chi non l'ha conosciuto sentirà cos'era il
cattolicesimo quando la cultura la faceva, anziché progettarla. Discorsi
ufficiali quelli al Senato, ma intensi. Come quello che Claudio Pavone dedica
al senso di incommensurabilità fra religione e storia che percorre l'opera di
Scoppola, secondo la quale la difficoltà dei cattolici
a comprendere le nuove esigenze poste dallo sviluppo sociale dipendeva da una
"insufficienza religiosa". O come le belle pagine nelle quali
Leopoldo Elia racconta la decisione di Scoppola di dare le dimissioni
dall'Università per contestare le proteste degli studenti del Sessantotto
trentino. Dimissioni irrevocabili, cui il governo rimediò introducendo una
deroga nel decreto legge del 1973 sull'Università, per recuperare alla ricerca
e all'insegnamento questa figura rispettosa e rispettabile di professore a modo
suo. Alberto Melloni.
( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
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Il caso
Mills, si discute la ricusazione. Il Csm difende le toghe MILANO - I magistrati
si possono criticare, ma non si insultano. La prima commissione del Csm ha
approvato un documento in difesa del pm Fabio De Pasquale, titolare degli
ultimi tre fascicoli ancora pendenti a Milano contro Silvio Berlusconi. De
Pasquale in una lettera inviata al presidente del Senato, Renato Schifani, era stato
bollato dal premier come magistrato di "estrema sinistra", autore di
"fantasiose accuse". A favore del documento si sono schierati 5 dei
sei componenti della Commissione. Contrario, l'esponente laico di An,
Gianfranco Anedda. E proprio mentre a Palazzo dei Marescialli si discuteva dei
provvedimenti da adottare, a Milano davanti alla quinta Corte d'appello,
entrava nel vivo la discussione sulla ricusazione del giudice Nicoletta Gandus.
Il 16 giugno scorso, infatti, la Procura di Milano tornava nel mirino del
premier. E veniva avanzata istanza di ricusazione nei confronti del presidente
del collegio che sta cercando di traghettare alla sentenza il processo per
corruzione contro Berlusconi e il legale inglese David Mills. Con un'istanza
nella quale si sostiene che la Gandus, aderendo tra il 2005 e il
( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il
cardinale: far rivivere lo spirito della Costituzione "Dialogo sulle
riforme" Bertone esorta Pd e Pdl D'Alema al mondo cattolico: "Non
pensi di essere la sola riserva di valori. Ci sono anche morali umane"
MARCO POLITI ROMA - Nel giorno dello scontro tra governo e opposizioni il
cardinale Bertone manda il suo segnale perché Pdl e Pd non perdano il filo del
dialogo sulle riforme istituzionali. "Auspico - esclama a conclusione di
un dibattito sulla Costituzione svoltosi in Campidoglio con la partecipazione
del sindaco Alemanno e dell'ex premier D'Alema - che la tensione ideale di
sessant'anni fa, al di là delle contrapposizioni, animi ancora oggi il
dibattito sulle riforme". Rifarsi all'esempio dei padri costituenti,
spiega, è importante affinché l'Italia del terzo millennio "non dilapidi
il patrimonio di valori cristiani e non cristiani che ne hanno contrassegnato
l'esistenza". L'ultimo accenno, il riconoscimento ai valori religiosi e
non religiosi, è indirizzato esplicitamente a D'Alema, che
aveva posto un tema di fondo: "Il mondo cattolico non può considerarsi una
riserva di valori come se al di fuori ci sia il deserto. Perché anche morali
unicamente umane possono dare fondamento all'esistenza". Si è parlato
essenzialmente di laicità al dibattito organizzato in Campidoglio per
l'anniversario della Costituzione. Alemanno, che insieme al vicesindaco
Cutrufo ha preannunciato l'accelerazione della legge sul nuovo status di Roma
capitale, ha elogiato l'inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione,
antidoto alla pretesa di "escludere la Chiesa e il mondo cattolico dal
dibattito pubblico". Da qui è partito D'Alema per rivendicare alla
"Sinistra popolare" (pudico eufemismo per il Pci) il merito di aver
archiviato l'anticlericalismo riconoscendo pienamente il ruolo dei cattolici e della Chiesa. Oggi, ha soggiunto, lo sviluppo
scientifico e la globalizzazione richiedono una nuova qualità di laicità.
Perciò si è detto fautore di una "ricerca paziente per arrivare a intese
che individuino valori condivisi". Verso la Carta costituzionale Bertone è
stato prodigo di lodi. L'inserimento dei Patti
lateranensi, ha affermato, ha permesso una "proficua collaborazione tra
Chiesa e Stato, in un clima di vera laicità". Dalla vera laicità alla
condanna del "laicismo", che vuole escludere
la religione dalla sfera pubblica, il passo è stato
breve. La Chiesa non chiede privilegi, ha scandito: "Impedire alle Chiese
di esprimere la loro posizione è atto non di laicità, ma di ostracismo".
Il porporato voluto "deplorare certi atteggiamenti di questi giorni",
i toni negativi usati verso il Papa, ma anche "certi articoli". Una
frecciata per le critiche di Micromega, che pure aveva ospitato a suo tempo un
dialogo con Benedetto XVI.
( da "Unita, L'" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Parte la scuola di formazione politica dedicata a
Caponnetto Bologna, l'idea di Nando Dalla Chiesa: il suo nome è un discrimine,
con il suo nome non si bara e non si crea confusione Parte da Bologna, domani
alle ore
( da "Unita, L'" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Eluana, il padre al Vaticano: "Eutanasia? Solo
la sua volontà" "La sentenza rispecchia la Costituzione, in uno Stato
laico basta" Poi ricorda il catechismo del Papa: "Ammette lo stop
alle cure" di Giuseppe Vittori / Roma PAROLE FERME: "Quello che dice
il Vaticano vale per il Vaticano, quello che diceva mia figlia valeva per mia
figlia". Il padre di Eluana, Beppino Englaro, rivendica in questa frase
tutta la battaglia condotta in 16 anni perchè la volontà di sua figlia - in stato vege- tativo dopo un teribile incidente stradale -
prevalesse. Che si arrivasse dove mercoledì è arrivata la sentenza di Milano:
che ha riconosciuto come nel caso di Eluana sussistano tutte le condizioni per
interrompere le cure, per staccare la spina. Per farla "tornare
libera". Perchè a quella che la Chiesa ancora ieri insisteva a chiamare
"vita" - inchiodati su un letto, senza parlare, vedere, sorridere e
riconoscere - si può avere il diritto, la libertà di dire no. "Ho il
massimo rispetto delle posizioni del Vaticano, ma non riguardano questo
caso". Non è eutanasia, dunque, come sostengono invece Oltretevere.
"La Corte Suprema di Cassazione - spiegava ieri il padre della donna - ha
enunciato questi principi di diritto attinenti pienamente
alla Costituzione e per uno Stato laico e civile come l'Italia è sufficiente
questo". Punto. Englaro ha poi commentato le parole scritte nel catechismo
della Chiesa cattolica dall'allora cardinal Ratzinger - "l'interruzione di
procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie, o sproporzionate
rispetto ai risultati ottenuti può essere legittima" - :
"Bene, secondo voi questo non corrisponde alla situazione di Eluana? La
verità è che loro alle volte dicono tutto e il contrario di tutto. Si spingono
in avanti, poi tornano indietro e non ho mai capito questo alternarsi".
Ora per chi in questi anni è stato accanto a Eluana un
ultimo scoglio: dove permetterle di andarsene in pace, accudita dignitosamente
per la fine. Anche perchè - il parere dell'avvocato Franca Alessio la curatrice
speciale della Englaro - "non ha senso aspettare, il provvedimento dei
giudici di Milano è immediatamente esecutivo e ritengo non ci sia spazio per un
ricorso perchè il decreto che autorizza la sospensione dei trattamenti che
tengono in vita Eluana è ben motivato preciso e ineccepibile". Il posto
non sarà azienda Ospedaliera di Lecco. "Il medico invece c'è - ha
proseguito il legale - perchè il professor Riccardo Massei ha dato la sua
disponibilità ad assistere Eluana. Ora quindi si tratta di trovare una
struttura adeguata o hospice o in Italia o eventualmente all'estero perchè un
ospedale non sarebbe la struttura più idonea in cui procedere con la
sospensione dei trattamenti". "Io ci sarò - conferma invece Massei,
primario di rianimazione proprio dell'ospedale di Lecco che è disposto ad
accompagnarla fino alla fine di questo percorso - . Ma quella fase non potrà
avvenire qui. Perchè gli ospedali, tutti, sono per la cura, e sottolineo cura,
del paziente acuto. Questa è una situazione assolutamente diversa per cui il
papà, se vuole da solo, oppure con me o ad altri medici, deciderà il
posto". "Aggiungo anche - ha sostenuto Massei a Radio24 - che Eluana
non potrà mai migliorare, su questo possiamo mettere la mia mano, o quella di
altri, sul fuoco. Chiariamo anche che non è assolutamente un caso di eutanasia.
Detto questo - ha proseguito il medico - l'atto di togliere il sondino, e non
spegnere la spina come molti dicono, spetta al padre. Da quel momento la
condanna a morte per arresto cardiaco è segnata". Ma, ha concluso il
primario, "come dicono la sentenza e la buona pratica clinica, è
necessario un accompagnamento fino a quando la natura deciderà che la morte
avverrà. Io come medico curante di Eluana mi sono offerto a questo ruolo".
( da "Repubblica, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura Il
caso francese: una campagna violenta e passionale TROPPI PREGIUDIZI VERSO GLI
ISLAMICI Medio Oriente e immigrazione sono problemi reali, più
dei versi del Corano OLIVIER ROY Esce un libro di , "Islam alla sfida
della laicità" (Reset-Marsilio, pagg. 158, euro 10). Ne anticipiamo alcune
pagine. Il dibattito sulla laicità è all'origine dell'attuale violentissima
campagna che va ben oltre il dibattito delle idee e non esita più ad attaccare
direttamente le persone. Alla legge contro il velo e all'espulsione di
diversi imam si aggiunge la pubblicazione sulla stampa di centinaia di libere
opinioni e di editoriali, oltre che di numerosi best seller, nei quali la
denuncia del fondamentalismo si trasforma ben presto in un vero e proprio
attacco ai musulmani e all'Islam in generale: il "pericolo islamico"
trova sempre posto nelle prime pagine dei giornali. Questa violenza passionale,
da alcuni ribattezzata "islamofobia", nasce in ambienti politici
molto diversi e sta a indicare che nella Francia di oggi la questione
dell'Islam è quasi di natura esistenziale: l'Islam sembra mettere in
discussione l'identità stessa del paese, o per lo meno la natura delle sue
istituzioni, suscitando una mobilitazione di difesa dei "valori
repubblicani" e della "laicità". (...) Tutto ciò fa aleggiare
sul nostro paese l'ombra dei conflitti mediorientali. Si crea un'inevitabile
confusione perché, dal punto di vista demografico, l'Islam in Occidente è la
conseguenza di un'immigrazione recente, volontaria e massiccia proveniente dai
paesi musulmani. L'attuale percezione del problema non cambierebbe in alcun
modo anche se si riuscisse a dimostrare che vi è un'antica tradizione di
presenza musulmana e di contatti con l'Islam. Ma se il vero problema è
l'immigrazione o il Medio Oriente, occorre dirlo con chiarezza e smettere di
farci ossessionare dai versetti del Corano. E se a essere in gioco è
"solo" la religione musulmana, dobbiamo smettere di leggere l'Islam
attraverso le banlieues e le banlieues attraverso l'Islam. Ma la questione va
ben oltre. La campagna islamofobica alla quale stiamo oggi assistendo fa parte
del processo di ricomposizione del contesto politico e intellettuale francese,
nella misura in cui in essa si riconoscono diverse componenti che fino a ora le
erano estranee. Molto ostili sia alla presenza degli immigrati che a quella
dell'Islam sono ovviamente coloro i quali ritengono che l'eredità cristiana
faccia parte dell'identità francese ed europea e quindi che l'Islam non sia
integrabile, neppure sotto forma "laica" (...). A questa ostilità per
così dire tradizionale nei confronti dell'Islam si aggiunge oggi quella degli
ambienti che hanno come punto di riferimento la repubblica e la laicità, che
non combattono gli immigrati, ma quello che viene percepito come un
fondamentalismo ben più minaccioso di quanto non lo sia stato
il suo omologo cristiano (ed è questo il significato degli attacchi lanciati
contro Tariq Ramadan da autori come Caroline Fourest). Chi definisce l'Islam un
insieme di norme chiuse e i musulmani una comunità esclusiva nei confronti di
qualsiasi altra appartenenza utilizza la stessa definizione dell'Islam che
utilizzano i fondamentalisti. In questo caso ci si riferisce a un immaginario
islamico e non al mondo musulmano reale, e si considerano i fondamentalisti i
rappresentanti autentici dell'Islam, salvo poi esprimere una benevola
condiscendenza nei confronti di quei poveri liberali che non riescono a farsi
sentire. Emerge di conseguenza una forte esasperazione nei confronti dei
fondamentalisti moderni, come Ramadan, accusati di utilizzare un doppio
linguaggio proprio perché traducono questo fondamentalismo in un linguaggio
moderno. (...) I critici dell'Islam e i fondamentalisti musulmani hanno
posizioni speculari, si rafforzano reciprocamente nella loro visione dell'Islam
che condividono a parti invertite. A questo approccio rispondono pensatori e
teologi musulmani riformisti, liberali o semplicemente moderati (...).
Ovviamente questi pensatori coprono un ampio ventaglio di opinioni, dai
moderati conservatori, molto ortodossi sul piano teologico ma anche molto
elastici sulle conseguenze che il dogma può avere nei settori politico, sociale
e culturale, fino ai riformatori veri e propri, secondo i quali è necessario
porre nuovamente la questione teologica.
( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-07-11 num: - pag: 23
categoria: REDAZIONALE Compleanni Il quarantesimo anniversario Ferretti lancia
lo yacht ecologico MILANO - In quarant'anni si è conquistato
un posto di primo piano tra i leader della nautica di lusso, diventando
un'eccellenza del made in Italy in tutto il mondo. Nella cantieristica è al
terzo posto nella graduatoria mondiale dei big di barche da diporto lunghe più
di
( da "Corriere della Sera" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-07-11 num: -
pag: 37 categoria: BREVI MUSULMANI DI MILANO Preghiera del
venerdì Caro Romano, premesso che sono una cattolica praticante e che ammiro
preti, suore e monaci che aiutano e soccorrono chi ha bisogno, ci sono, però,
cose che non mi tornano. Prima di tutto ci sono ecclesiastici che certo non
agiscono come predicava Gesù e altri che tollerano cose aberranti senza
intervenire. Ultima notizia: a Milano la Curia asserisce che impedire la
preghiera musulmana del venerdì in viale Jenner è da fascisti. Ma chi parla di
impedire la preghiera? è ora che lo facciano in luogo idoneo e non sui
marciapiedi. In quale dei loro Paesi i cattolici fanno
cose analoghe? E, infine, mi sentirei anche di dare un consiglio a monsignor
Gianfranco Bottoni. Preti e suore sono sempre di meno: basta andare a Messa per
sentire le raccomandazioni dei parroci a pregare per le vocazioni. Dato che ci
sono tante ricche proprietà della Chiesa (monasteri e simili) sempre più vuoti,
perché, in nome della carità cristiana e contro il fascismo, non ha provveduto
la Chiesa stessa a fornire loro asilo per pregare? Rea Colussi Milano Credo che
anche i musulmani di Milano preferirebbero pregare in una decorosa moschea e mi
auguro che il Comune ne tenga conto (il Vigorelli non può che essere un rimedio
provvisorio). La Chiesa cattolica ha già prestato
edifici ad altre confessioni cristiane (i copti a Milano, per esempio), ma non
credo che sia pronto a fare altrettanto con i musulmani. La visita di Giovanni
Paolo II alla grande moschea di Damasco e quella di Benedetto XVI nella vecchia
Santa Sofia di Istanbul sono aperture al di là delle quali la Santa Sede non mi
sembra disposta ad andare. E suppongo che neppure i musulmani sarebbero lieti
di pregare "a prestito". LUIGI EINAUDI I rapporti col Vaticano Caro
Romano, ho visitato la bella mostra allestita al Quirinale per il sessantesimo
anniversario dell'elezione di Luigi Einaudi a presidente della Repubblica.
Numerose tavole illustrative e tanti documenti ripercorrono la vita del
presidente da studioso, economista, editorialista, governatore della Banca
d'Italia, ministro e politico. Nulla però è riferibile ai suoi rapporti con la
Chiesa di Roma o con i vertici del Vaticano. Ciò è dovuto solo a una
religiosità non ostentata da parte di Einaudi, considerato anche il partito da
cui proveniva? Quale fu il suo rapporto con la Chiesa negli anni di vita
pubblica? Andrea Sillioni Bolsena (Vt) Non lo so e credo che nessuno abbia il
diritto di entrare nella vita privata di un uomo per sapere se crede in Dio e
come pratica la sua fede. Nelle questioni che concernono la vita interiore di
una persona abbiamo il diritto di sapere soltanto ciò che l'interessato è
disposto a dirci spontaneamente. Quanto al rapporto di Einaudi con la Santa
Sede, credo che sia stato rispettoso, corretto e un
po' più distaccato di quanto sia accaduto in tempi più recenti. AL SENATO Aula
semivuota Mentre il presidente del Senato rivolgeva scuse al Papa e al
presidente della Repubblica per i recenti attacchi dei girotondini, l'Aula si
presentava quasi vuota. Tutti a casa indisposti, oppure occupati in altre
faccende ? Carlo Radollovich carlo.radollovich@libero.it GIUSTIZIA IN RITARDO
Responsabilità dei legali Uno dei maggiori problemi della giustizia, problema
di cui nessuno parla, è costituito dagli avvocati. Le parcelle sono, in genere,
inaccettabili e la lunghezza dei processi, spesso, è dovuta proprio a loro.
Emilio Toccafondo e_toc@yahoo.it CON L'ABOLIZIONE DELL'ICI Comuni più
"virtuosi"? Speriamo che con l'abolizione dell'Ici i Comuni italiani
diventino un po' più virtuosi: taluni di essi avranno, infatti, qualche
difficoltà a gestire auto blu e a fare concorsi ad hoc. Paolo Di Micco
paolodimicco@ katamail.com DURANTE L'ESTATE L'abbandono di animali Come ogni
anno fioriscono manifesti e spot tv contro l'abbandono di cani e gatti nel
periodo estivo. Anche se ciò non allevia il crimine dell'abbandono, perché a
nessuno viene in mente di promuovere una campagna di sensibilizzazione
indirizzata alle capitanerie di porto che vietano l'accesso degli animali alle
spiagge e alle coste; agli enti che curano i parchi nazionali che proibiscono
l'ingresso anche ai cani al guinzaglio; e ai gestori di hotel e camping che non
accettano animali? Valter Villa Monza (Mi) NUOVE CENTRALI NUCLEARI Triste
eredità per i figli Il nostro capo del governo ha annunciato dal G8 che si
costruiranno nel mondo 1000 nuove centrali nucleari, di cui
( da "Unita, L'" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Cara opposizione loro sono in difficoltà: non dividiamoci
adesso Cara Unità, non ho partecipato alla manifestazione di Piazza Navona per
questioni di distanza, vivo in Sardegna, ma per quanto ho potuto ho seguito la
diretta da internet e poi i video in rete. Per quello che mi è stato possibile vedere, non condivido i titoli
preconfezionati della quasi totalità della stampa unificata, che già oggi
inizia a pubblicare dei distinguo, mentre altra cavalca l'incomprensione
montante tra Veltroni e Di Pietro. Era inevitabile che dalla piazza partissero
delle critiche anche nei confronti della nostra parte, che fa l'opposizione in
parlamento, visto che sono gli "interlocutori" di quello che si
chiama governo e della relativa maggioranza. Perchè di critiche si parla. Le
critiche servono per ragionare, per modificare la strategia, perchè, visto che
siamo di sinistra, dobbiamo sentire le voci di tutti, o quasi. Mi sta bene
quando Veltroni fa la faccia feroce con Berlusconi, meno con chi condivide il
duro mestiere di opposizione. Al contrario, visto che in piazza c'erano tanti
gruppi diversi di persone che erano lì per manifestare il proprio dissenso per
gli sfaceli che il Governo di Sua Proprietà sta facendo di questo Paese già in
difficoltà, bisogna lavorare per rafforzare queste forze che anche questa volta
convergono. Vanno bene le identità, ma prima di tutto conta l'obiettivo comune.
Veltroni, considerata la sua esperienza e capacità, elabori una strategia
comune per fare fronte insieme, perchè siamo davvero in tanti e nel nostro
piccolo siamo tutti radicati nel territorio. Il governo già scricchiola: come
sempre è arraffazzonato e ora i sostenitori come Bossi iniziano a pretendere
ciò che è stato promesso. Noi uniamoci e mostriamo
quanto siano realmente divisi loro. In Sardegna di dice "fortza
paris": Forza tutti insieme! Mauro Medici Ho una certezza: non sarò mai in
piazza con Grillo Cara Unità, credo che ogni azione politica, a seconda del
tempo e del luogo, debba darsi dei limiti. Da tempo, uno dei limiti che mi sono
data è di non partecipare a iniziative politiche promosse da Grillo. D'ora in
poi, non parteciperò ad iniziative che abbiano fra i protagonisti anche Grillo
che, non dandosi alcun limite, ha rischiato di stravolgere il significato della
importante e bella manifestazione di piazza Navona. Sono fra coloro che ha
apprezzato molto l'intervento di Furio Colombo e il grande applauso al
presidente Napolitano da parte della piazza, che è molto spesso più
"ragionante" di quanto non si pensi. Continueremo la nostra
quotidiana azione politica di opposizione allo stravolgimento della
Costituzione e a scegliere le piazze dove fare confluire il nostro impegno.
Maria Paola Patuelli, Ravenna Caso Englaro: tutelare la vita o tutelare la
persona? Caro Direttore, la Corte d'appello di Milano ha autorizzato il padre
Beppino Englaro a sospendere il trattamento che tiene in vita la figlia Eluana,
in coma da sedici anni. Radio Vaticana ha parlato di "sentenza grave"
ed ha ricordato come già i bioetici della Cattolica abbiano
denunciato che la decisione dei magistrati "disconosce il principio della
non disponibilità della vita e il dovere di ogni società civile, di assistere i
propri cittadini più deboli". L'errore della Chiesa e degli illustri
bioetici della Cattolica, è di parlare della vita e non della persona.
La tutela della vita e la tutela della persona dovrebbero essere la stessa
cosa, dal momento che la vita appartiene alla persona. Tuttavia i due principi
possono venire in contrasto qualora si affronti il problema dell'eutanasia o
dell'interruzione delle cure terapeutiche. Infatti, in questi casi, tutelare la
vita ad ogni costo può andare a scapito della persona; e tutelare la persona ad
ogni costo può andare a scapito della vita. C'è però un motivo per cui è giusto
tener conto sempre di un principio e non dell'altro: se osserviamo il primo
principio (tutela della vita), corriamo il rischio di non rispettare la volontà
del malato, manifesta o anche ragionevolmente umanamente coscienziosamente
presunta. Se osserviamo il secondo principio (tutela della persona) possiamo andare,
è vero, a scapito della vita, ma di quale vita? Solo ed unicamente della vita
di colui che la rifiuta; oppure di colui al quale in qualche modo la vita già è
stata negata. Quindi la tutela della vita ad ogni costo può recare svantaggio a
qualcuno; la tutela della persona ad ogni costo non reca svantaggio a nessuno,
giacché non va mai contro l'individuo, la sua volontà, ma contro un concetto
generico della vita. Il principio da seguire sempre dovrebbe essere il massimo
rispetto verso la persona. Elisa Merlo.
( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
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N. 164
del 2008-07-11 pagina
( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
"Ciò
che voleva Eluana conta più del Vaticano" Mariangela Maturi MILANO Non si
sa ancora se il signor Giuseppe Englaro deciderà di procedere immediatamente
con la sospensione dell'alimentazione forzata alla figlia Eluana, o aspetterà
eventuali ricorsi. "Sia chiaro - spiega il suo avvocato Vittorio Angiolini
- che dal punto di vista di dare esecuzione al decreto Beppino Englaro non ha
dubbi. I dubbi sono solo sui tempi". Nonostante la scelta della famiglia
di Eluana sia incontrovertibile, qualche spirito garibaldino della Chiesa non
si ferma davanti ad una sentenza di tribunale e continua la sua missione. Dopo
l'intervento di monsignor Fisichella, che richiamava ad una "minor
emotività", è chiaro che il Vaticano non ha alcuna intenzione di cedere
sulla questione, capace di mettere in discussione i principi stessi della
chiesa. Giuseppe Englaro risponde con parole semplici, ineludibili:
"Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, quello che diceva mia
figlia vale per mia figlia". Cuius regio eius religio. Ma neanche la
correttezza morale di un uomo dignitoso è sufficiente: interviene anche il
"Movimento per la vita Ambrosiano", che giudica inaccettabile
"l'atteggiamento arrogante di certi giudici che vanno oltre ciò che è
consentito dalla legge". E' eutanasia, e basta, tuonano. La comunità
Giovanni XXIII, tentacolo ecclesiale fondato da don Oreste Benzi, definisce
"terribile" la sentenza, e si dichiara disposta ad accogliere il
corpo di Eluana, certi che sia lei a voler vivere. Cosa abbia detto quand'era cosciente
e autosufficiente non importa, forse, perchè "se potesse manifestare le
proprio intenzioni chiederebbe solo di poter vivere ancora". Forse i
pensieri del signor Englaro non sono concentrati sull'annoso dibattito. Di
certo le chiacchiere le lascia agli altri, e pensa a sua figlia. Ieri ha
incontrato gli avvocati Vittorio Angiolini e Marco Cuniberti, che seguono il
procedimento. Angiolini ha spiegato al signor Englaro "l'esecutivà della
sentenza e la possibilità di ricorso che ci può essere. Serviranno per prendere
una determinazione che a questo punto spetta solo a lui". La questione dei
tempi di esecuzione non sembra preoccupare l'avvocato Franca Alessio, curatrice
speciale del caso di Eluana: "Sono personalmente dell'idea di non
aspettare perchè il provvedimento...è immediatamente esecutivo, e non ritengo
ci sia spazio per un ricorso". Ricorso che eventualmente potrebbe essere
mosso dalla Procura generale, che per ora attende la notifica ufficiale della
sentenza per decidere come procedere. Altro aspetto da valutare sarà la scelta
di dove avverrà la sospensione del trattamento di alimentazione forzata. Come
previsto, non sarà alla casa di cura dov'è ora Eluana, perchè le suore
misericordine che gestiscono la clinica non sono d'accordo. Il padre di Eluana
comprende e capisce la riluttanza delle suore a procedere, e rispetta la loro
posizione. In un primo momento pareva che la soluzione migliore fosse
trasferire il corpo di Eluana all'ospedale Manzoni di Lecco, ma la direzione
sanitaria ha fatto sapere che vi sono strutture più idonee (hospice e cliniche)
per assistere la donna. Gli hospice, cioè le strutture adibite all'assistenza
dei malati terminali, sono meno di
( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
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PROCESSO
MILLS Csm: offese le toghe Si decide su Gandus Con cinque voti a favore e uno
contrario, quello del consigliere laico in quota An
Gianfranco Anedda, la prima commissione del Csm ha approvato ieri un documento
di solidarietà con le toghe milanesi del processo Mills duramente attaccate da
Silvio Berlusconi. "Legittime le critiche ma non è accettabile la
denigrazione dei giudici e la lesione del loro prestigio", gli argomenti
del Csm sono i soliti di tante altre pratiche a tutela dei magistrati.
Ma questa volta, dopo le polemiche dei giorni scorsi sul parere relativo al
decreto blocca processi, uno straordinario riserbo del Consiglio superiore fa
filtrare solo pochi particolari sul documento che dovrà comunque essere
approvato dal plenum. Solo in quel momento, come ha tenuto a ribadire il
vicepresidente Mancino, si potrà parlare di un documento ufficiale del Csm. Nel
testo, messo a punto dal consigliere togato Patrono della corrente di
centrodestra Magistratura indipendente e votato dai togati Pepino (Md), Roia
(Unicost) e Fresa (Movimenti) e dalla consigliere laica Vacca (Pdci), si
giudicano le parole di Berlusconi una "lesione al prestigio" delle
toghe e una mancanza del necessario "reciproco rispetto" tra politica
e magistratura. Per Anedda il documento è invece una "interferenza nella
decisione della Corte di appello di Milano" che proprio ieri ha iniziato
ad occuparsi della richiesta di ricusazione, presentata dalla difesa di
Berlusconi, della presidente del tribunale Nicoletta Gandus che sta processando
il premier per corruzione giudiziaria. La decisione arriverà entro cinque
giorni, per i legali del premier anche la richiesta subordinata di un'eccezione
di costituzionalità sulla norma che non prevede tra le cause di ricusazione le
"gravi ragioni di convenienza".
( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
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COMMENTO
Una libera scelta per Eluana Enzo Mazzi È un annuncio di liberazione e di resurrezione
la sentenza della Corte D'Appello di Milano che accoglie il reclamo del padre
di Eluana, la ragazza in coma irreversibile da sedici anni. Lo è per lei e per
tutti noi che amiamo la vita e amiamo quindi la sua intrinseca finitezza.
Scusate l'enfasi che mi è suggerita dal clima regressivo in campo etico che
stiamo vivendo in Italia da molti anni senza un barlume di speranza. E insisto.
Beppino Englaro potrà dare di nuovo la vita a sua figlia, quasi generarla di
nuovo. Sospendendo l'alimentazione forzata potrà compiere nei confronti della
figlia il gesto generativo più forte. E sarà anche la scelta più densa di fede
cristiana. CONTINUA|PAGINA12 Sarà come un secondo battesimo, non in senso
ritualista, ma come immersione nella dimensione della resurrezione, cioè della
vita che perennemente rinasce. L'impietosa e ottusa intransigenza delle
gerarchie vaticane è ancora una volta il segno di una inadeguatezza di fronte
alle grandi trasformazioni che investono ormai tutti i campi del vivere ed
evidenzia una forte contraddizione dal punto di vista della stessa fede
cristiana. Ma può essere anche il segno della estrema debolezza in cui si trova
il sistema del dominio del sacro, mi scuso per l'approssimazione, che fin dagli
inizi della storia è fondato sull'ancestrale paura della morte. Tutti i sistemi
di potere per affermarsi e mantenersi hanno sfruttato a piene mani la paura
della morte. A cominciare dal potere attribuito a Dio in quasi tutte le
religioni e culture. Dio e morte sono considerati da sempre nemici
inconciliabili fra loro, ma in un certo senso anche alleati perché Dio usa la
morte come strumento di condanna per il peccato. E è proprio questo binomio di
opposti, Dio/morte, che forse è in crisi, già dal tempo di Francesco d'Assisi
che cantava la morte-sorella. Su di esso occorre lavorare per portare un po'
avanti la nostra liberazione dalla paura. Sul tema dell'eutanasia molto si
parla in termini politici, biologici, medici, giuridici. E già questo è un
segno di maturazione della coscienza collettiva. Poco si è parlato e si parla
però delle radici inconsce che condizionano le nostre scelte, fra cui
certamente il binomio Dio/morte. Al fondo dei problemi etici che agitano il
nostro tempo c'è questo Dio tenero per certi aspetti e terrificante per altri; c'è
questo Dio che ci ama fino a incarnarsi e sacrificarsi per salvarci dal peccato
ma ci condanna a assaporare fino in fondo la sofferenza, anche se si fa
insopportabile, una sofferenza si badi bene che lui stesso ci manda e ci impone
finché lui vuole, nella sua imperscrutabile volontà e provvidenza. E se
pretendiamo sostituirci a lui nel decidere, sostenuti e moderati dalla rete
delle relazioni affettive e tecniche, quando è il momento di rifiutare una
sofferenza il cui scopo è solo la tortura per se stessa, ci condanna alla
seconda morte, cioè a quella eterna dell'anima. Della paura
sono vittime preti, medici, cattolici in genere. Ma anche tanti laici. La paura del binomio
divinità/morte è sepolta da millenni nell'inconscio collettivo, nella zona più
oscura della vita individuale e sociale. Quella paura non basta esorcizzarla
con esercizi puramente mentali; non ritengo sufficiente ad esempio il
negazionismo ateista. Perché dal profondo emerge in forme mascherate. La paura,
sepolta nella zona più oscura della vita, ha bisogno innanzi tutto di essere
riconosciuta, narrata e analizzata. Le emergenze etiche posso essere
l'occasione per dare finalmente cittadinanza a esperienze essenziali del vivere
umano. Il problema è che da soli non ci si riesce e mancano luoghi per
socializzare tali elaborazioni e esperienze. O forse non si cercano.
( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
SIRIA Il
paese senza cui è impossibile fare la pace La Siria, per quanto priva delle
risorse petrolifere di molti dei suoi vicini, è da sempre uno dei paesi-chiave
del Medio Oriente. Diceva l'ex segretario di Stato Usa, Henry Kissinger che in
quella regione turbolenta "senza l'Egitto non si fa la guerra, senza la
Siria non si fa la pace". Grande 185 mila km quadrati, 20 milioni di
abitanti, confina con Turchia, Iraq, Giordania, Israele e Libano, oltre che con
il Mediterraneo. Il 70% è sunnita, gli altri sono drusi e alawiti e un 10%
cristiani. Alawiti sono gli Assad e buona parte del gruppo dirigente civile e
militare, anche se il regime del Baath, che governa dal
'63, è laico e considera il fondamentalismo uno dei suoi peggiori nemici.
Nell'82 Hafez al Assad ne sterminò molte migliaia nella città di Hama. Dal 1920
al '46 fu sotto mandato francese e il dopo-indipendenza fu turbolento, fino
all'avvento di Assad nel '70. Poi tre decenni di stabilità. Dal '58 al
'61 fu unita all'Egitto nasseriano nell'effimera Repubblica Araba Unita. Il
reddito pro-capite è di 1380 dollari (dati della Banca mondiale del 2006).
( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
BRASILE
Nuova legge in pezzi, dopo 17 anni L'aborto resta illegale, il papa strabatte
Lula Roberto Zanini Il governo Lula ha perso, anzi straperso. E il papa ha vinto,
anzi stravinto. La commissione giustizia e costituzione della camera del
Brasile ha seppellito l'altra sera con 57 voti contro 4 il progetto di legge
numero 1135 sulla decriminalizzazione dell'aborto. La scorsa settimana un'altra
commissione parlamentare, quella per la sicurezza sociale e la famiglia, aveva
anch'essa votato contro il progetto di legge, in proporzioni piuttosto simili.
In Brasile l'interruzione volontaria della gravidanza è un reato penale,
prevede da uno a tre anni di detenzione, è depenalizzato soltanto in caso di
stupro o di pericolo di vita della madre. Il Brasile, è utile ricordare, è il
paese in cui vive il maggior numero di cattolici del mondo: 127 milioni di brasiliani si dichiarano cattolici (nel numero due, il Messico,
ci sono 80 milioni di cattolici, il terzo è l'Italia con 56 milioni). Era datato nientemeno che
1991, il progetto di legge affondato ieri definitivamente - se nessun deputato
lo rilancerà entro cinque sessioni del parlamento o se almeno 51 deputati non
lo riproporranno alla camera, cosa che appare improbabile. Da
diciassette anni faceva la spola tra le varie istanze del potere legislativo
brasiliano, sollevando emozioni a ogni passo. Una delle più nette l'aveva
regalata lo stesso Benedetto XVI in occasione del suo primo viaggio in Brasile,
nel maggio del 2007. Sull'aereo gli chiesero che ne pensava dei vescovi
messicani che proprio il giorno prima avevano minacciato di scomunicare i
parlamentari che avessero votato a favore dell'aborto. "La scomunica è
prevista dal diritto canonico", rispose il pontefice, e prima che il
portavoce papale potesse farci qualcosa, tutti i media mondiali riportavano la
stessa notizia: il papa pronto a scomunicare chi vota per l'aborto. Un anno
dopo il Vaticano ha raccolto il frutto dei suoi fulmini preventivi e la legge
che avrebbe reso possibile abortire viene soffocata sul nascere appena prima di
diventare maggiorenne, con l'esplicita - e rumorosa - soddisfazione dei gruppi cattolici che hanno affollato il luogo del dibattito prima
pregando e poi cantando. Anche alcuni deputati si sono presentati
all'appuntamento con foto di feti abortiti appese al collo, il più fantasioso
Carlos William del Ptc (Partido trabahalista cristiano), arrivato con una
piccola bara con un bambolotto incorporato. La Conferenza episcopale brasiliana
ha fatto lobby aperta e pesante, fino a fermare di fatto il ministro della
salute Jose Temporao e il suo progetto di referendum sull'aborto. Tra i pochi
deputati che hanno votato a favore del progetto di legge c'è Jose Genoino
"Non si può trattare questo argomento come un problema religioso: questo è
un problema di salute pubblica" ha detto l'ex capo del Pt, il Partido dos
trabalhadores di Lula nonché principale partito di governo. Entusiasta invece
il relatore della proposta, Eduardo Cunha, del governista Pmdb: "E' il mio
giorno più felice da quando sono parlamentare, se anche avessi fatto solo
questo ne sarebbe valsa la pena". Viene stimato che, nonostante il
carcere, siano almeno tre milioni le donne brasiliane che abortiscono ogni
anno, e almeno duecentomila l'anno sono costrette al ricovero in ospedale per
le conseguenze di un aborto clandestino. La sorpresa statistica è in uno studio
dell'Università di Brasilia: un buon numero di esse sono donne tra i 21 e i 29
anni che lavorano, usano contraccettivi e sono cattoliche, spesso già madri.
( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Adriana
Zarri Due verbi, uno peggio dell'altro, sniffare e cliccare: nuovi costumi,
nuove tecnologie. E per oggi ci fermiamo qui, paghi della modernità. Mani
pulite Tanto triste l'idea di Maroni di prendere le impronte dei bambini dei
campi nomadi quanto confortante la risposta di molti personaggi che si sono
sporcati le dita per solidarietà coi rom. Così vediamo Furio Colombo, Andrea
Camilleri, Moni Ovadia (e chissà quanti altri ma meno noti e quindi non
fotografati) mostrare le mani sporche e mai così pulite. Ora attendiamo Maroni,
che dovrebbe essere il primo a mostrare le impronte. Ma non lo farà e non si
sporcherà le mani che sono già sporche di per sé. Cattolicesimo Prevedibile (e
triste) la reazione della chiesa cattolica all'ordinazione di donne vescovo,
attuate dalla chiesa anglicana. In un mondo sempre più celermente in cammino
verso la pari dignità dei sessi, dove le donne ormai occupano le cariche più
prestigiose, il permanente rifiuto cattolico all'ordinazione femminile è una
posizione di retroguardia sempre meno comprensibile. E una volta ammessa
l'ordinazione femminile, questa non si potrà arrestare ai primi gradi delle
gerarchie ma dovrà ovviamente procedere fino all'episcopato, fino al papato. Un
amico auspicava il momento (quanto lontano non si sa ma temo - ahimé -
lontanissimo) in cui, alla loggia di San Pietro, si sarebbe affacciato un papa
con consorte al seguito annunciando: "questa è mia moglie". Ma io
vado più avanti, quando si affaccerà un papa donna col principe consorte al
seguito, annunciando: "questo è mio marito". Ancora cattolicesimo Un
documento di Paolo VI afferma che l'ordinazione femminile "significa uno
strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le chiese del primo
millennio" (ma quante mai cose son cambiate da allora in poi!). E l'Osservatore
Romano ribadisce: "tutto questo potrebbe creare profonda crisi di
coscienza per quei vescovi, quei pastori e per i fedeli che sono comunque
contrari all'ordinazione delle donne. Non si deve escludere, infatti, che un
certo numero di queste persone travagliate da crisi religiose possano trovare
la soluzione ai loro problemi spirituali con un'adesione
alla chiesa cattolica o ad altre confessioni cristiane". Questo è un
trapasso, assai poco ecumenico, che davvero non auspichiamo. Prudenza E dopo alcune
critiche anche una nota positiva. E' stato chiesto a un prelato: "recentemente un paio di cardinali
hanno auspicato che venga proclamato un nuovo dogma mariano che proclami la
Vergine "corredentrice" e "mediatrice di tutte le
grazie". C'è questa possibilità? E' una richiesta di antica data. Il
titolo di corredentrice non è né biblico né patristico né teologico e è stato usato raramente da qualche pontefice e solo in
allocuzioni minori. Il Concilio Vaticano II l'ha volutamente evitato. Maria è
la "redenta nel modo più perfetto", è il primo frutto della
redenzione di suo figlio, unico redentore dell'umanità. Volere andare oltre mi
sembra poco prudente. Il che farà molto piacere ai nostri fratelli protestanti,
e anche a noi.
( da "Manifesto, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
SIRIA
Intervista a Bashar al Assad, presidente siriano e figlio di Hafez, "il
leone di Damasco". Parla di Iran e Al Qaeda ("uno stato
d'animo"), di Usa e Israele. Che " non deve essere distrutto" ma
obbligato alla pace. In cambio del Golan Il leoncino di Damasco Alain Gresh
DAMASCO Ci riceve sulla porta, all'entrata di una casa a un piano sulle colline
intorno a Damasco. Nessun protocollo, nessuna misura di sicurezza; non siamo
perquisiti e i nostri apparecchi di registrazione non sono controllati.
"Questa è la casa dove leggo e lavoro. C'è solo questo salotto, una sala
conferenze e una cucina. E ovviamente internet e la televisione. Anche mia
moglie Bassma ci viene spesso. Qui riesco a essere produttivo, al palazzo
presidenziale è diverso". Nel corso di queste due ore, il presidente
affronta tutti gli argomenti e non elude alcun soggetto. Dimostra un piacere
evidente ad affrontare la discussione e gesticola con le mani per rafforzare i
suoi argomenti. Alla vigilia della sua visita in Francia, il presidente Bashar
Al Assad è fiducioso, disinvolto, loquace. L'isolamento imposto alla Siria da
Washington e dall'Unione europea da circa quattro anni si sta sfaldando.
L'intesa fra il governo e l'opposizione libanese nel maggio
( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 164
del 2008-07-11 pagina 6 Il padre al Vaticano: "La volontà di mia figlia
conta più di ogni cosa" di Gaia Cesare Ha fretta di uscire dal circuito
mediatico Beppino Englaro. Per lui la battaglia in prima linea per sua figlia
Eluana si è chiusa col pronunciamento della Corte d'Appello civile di Milano:
"Ho lottato fino a ieri (giovedì, ndr) per arrivare alla sentenza -, ora
non è più necessario, è tutto chiaro - ha detto -. La vicenda umana deve
rientrare nel privato a questo punto. E lì rientrerà", ha insistito per
spiegare la rinuncia a portare in tv il dramma della sua famiglia e la
testimonianza di questo controverso epilogo. Eppure è difficile che il caso di
Eluana rientri nel privato. La questione riguarda la vita e la morte, e così il
destino di decine di malati terminali (25 quelli che a marzo hanno protestato con uno sciopero della fame "contro
l'indifferenza dello Stato" per la loro condizione). Il vuoto legislativo
del nostro ordinamento finisce per alimentare il dibattito tra scienza ed etica
e la sentenza milanese ha provocato la reazione del Vaticano, che ha definito
"grave" la decisione di sospendere l'alimentazione di Eluana e che ha
spinto il neopresidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino
Fisichella, a sostenere che i giudici di Milano hanno giustificato "di
fatto un'azione di eutanasia". Così Englaro non ha potuto fare a meno di
replicare. Lo ha fatto a modo suo, cercando soprattutto di circoscrivere la
questione ai desideri di sua figlia: "Quello che dice il Vaticano vale per
il Vaticano, quello che diceva mia figlia vale per mia figlia". È questa,
insomma, l'unica cosa che conta per papà Beppino. Che non vuole entrare in
polemica, che precisa di avere "massimo rispetto per quello che dice il
Vaticano", ma che cita poi il catechismo della chiesa cattolica
dell'allora cardinale Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, quando diceva che
"l'interruzione di procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie o
sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti può essere legittima".
"Secondo voi - insiste di fronte ai microfoni di Sky Tg24 - questo non
corrisponde alla situazione di Eluana?". Inevitabilmente anche papà
Beppino entra nel vivo della questione, quella delle scelte
di uno Stato, e difende la sentenza: "La Corte Suprema di Cassazione ha
enunciato questi principi di diritto attinenti pienamente alla Costituzione e
per uno Stato laico e civile come l'Italia questo è sufficiente". Una
replica meno conciliante rispetto ai toni usati nelle precedenti dichiarazioni,
probabilmente la risposta all'Osservatore romano che ha definito
"discutibile" "il potere di vita e di morte che di fatto viene
attribuito alla figura del tutore". Per la famiglia della donna ora è
tempo di fermare le polemiche. E di agire: "Sono dell'idea di non aspettare
perché il provvedimento dei giudici di Milano è immediatamente esecutivo e
ritengo che non ci sia spazio per un ricorso perché il decreto che autorizza la
sospensione è ben motivato, preciso e ineccepibile", ha detto l'avvocato
di famiglia Franca Alessio. C'è fretta di interrompere le sofferenze della
donna. E forse anche di impedire stop indesiderati. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 164
del 2008-07-11 pagina 17 Cassazione stupefacente: "Se sei rasta puoi
detenere tutta la marijuana che vuoi" di Stefano Zurlo Polemiche dopo la
clamorosa sentenza che ha scagionato un adepto sorpreso con un etto d'erba:
"Il fumo gli serviva per meditare" Altro che modica quantità. Gli
spinelli non possono essere contati col prosaico contagocce delle tabelle
ministeriali. No,
( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio
post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma
che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha
taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto
che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta
con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e
rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato
subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira
su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte
interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima
guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure
su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e
in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema
che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e
soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di
Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà
il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) " (5 votes, average: 3.8
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli
psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure.
A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il
regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro.
Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da
una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è
trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa
c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il
"Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd.
Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte
da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in
fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la
sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è
andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e
trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista.
Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e
del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece
riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo
Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio
opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo
Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia
per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a
te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò,
riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad
ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno
"tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici
milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti
hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno
scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà,
scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 80 ) " (36 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Saranno
necessari alcuni giorni per conoscere la decisione dei giudici della quinta
sezione della Corte d'Appello di Milano sull'istanza di ricusazione presentata
da Silvio Berlusconi nei confronti del presidente della decima sezione penale
del Tribunale, Nicoletta Gandus (nella foto). La legge prevede cinque giorni di
tempo, ma non è un termine tassativo. Nel frattempo la prima commissione del
Csm ribadisce che i provvedimenti della magistratura possono essere criticati,
ma non si può trascendere nella denigrazione. La precisazione è contenuta nella
proposta di risoluzione a tutela delle toghe del processo Mills-Berlusconi,
accusati dal premier di agire per finalità politiche. Il
documento è stato approvato
con il voto contrario del laico di An, Gianfranco Anedda. A Milano gli avvocati
del premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno depositato altri 33 documenti
a sostengo della "inimicizia grave" lamentata da Berlusconi per
alcune prese di posizione, soprattutto apparse in diversi siti internet,
riguardo a provvedimenti in tema di giustizia presi dal governo di centrodestra
nel periodo dal 2001 al 2006 e sottoscritti dal giudice milanese davanti al
quale è in corso il processo che vede tra gli imputati anche il Cavaliere.
L'accusa di agire per finalità politiche era stata rivolta da Berlusconi al pm
Fabio De Pasquale e ai componenti del collegio giudicante nella lettera inviata
il 16 giugno scorso al presidente del Senato. Quelle parole, secondo la
commissione del Csm, costituiscono una lesione al "prestigio" della
magistratura. E invece tra politica e autorità giudiziaria occorre
"reciproco rispetto", ribadiscono i consiglieri richiamandosi a
proprie precedenti risoluzioni sull'argomento. Una parte del documento, che è stato secretato, ribadisce inoltre che il Csm può
intervenire a tutela dei magistrati quando, come in questo caso, viene leso il
loro prestigio. Non si sa ancora quando il testo approderà all'esame del plenum
di Palazzo dei marescialli, probabilmente la prossima settimana.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
NUOVI
EDITORI Giovanissimi e pieni di idee Primo titolo l'antologia "Tutta colpa
di Dio" Davide Morganti Nella piccola stanza che fa da retrobottega a una sartoria
di Ponticelli, l'odore dei libri si confonde con quello delle stoffe. È la
minuscola sede di una nuova casa editrice napoletana, "Ad est
dell'equatore", fondata dai fratelli Ciro e Marco Marino, di ventitrè e
ventisei anni, con la direzione editoriale di Massimo Smith. "Volevamo
realizzare il sogno di chi - dice Ciro - sin da bambino è cresciuto tra
inchiostro e stampa". Il padre, infatti, dei due giovani editori è
tipografo. "Abbiamo iniziato aprendo la partita Iva, ci ha permesso di
ottenere una sorta di fido per poter organizzare il lavoro". Il nome
"Ad est dell'equatore", non avendo in realtà l'equatore nessun est,
rappresenta il luogo dell'immaginario, lo spazio della creazione e
dell'invenzione letteraria. La casa editrice è stata fondata ufficialmente alla
fine del 2007, ma è a partire da quest'anno che ha iniziato le pubblicazioni.
Per ottobre è annunciato un racconto lungo del talentuoso Dan Fante, figlio del
più celebre John, e successivamente le poesie del grande poeta spagnolo Josè
Miguel Ullan. Il catalogo comprenderà inoltre quattro romanzi, una raccolta di
racconti di una scrittrice romana e un'antologia. Quest'ultima, che ha dato
inizio alla neonata casa editrice, si intitola Tutta colpa di Dio. Raccoglie
sette racconti sui sette peccati capitali scritti da Riccardo Brun, Maurizio De
Giovanni, Peppe Lanzetta, Luca Maiolino, lo stesso Ciro Marino, Angelo Petrella
e Andrea Santojanni. Ognuno ha scelto un peccato, facendone una narrazione che
va dal delirio di De Giovanni, alla ironia oblomoviana di Petrella, ai dialoghi
irrigiditi di Maiolino, fino alla lingua contratta di Lanzetta. Sono,
ovviamente, modi di raccontare diversi, slegati tra loro, senza alcuna
intenzione di rincorrersi artificiosamente; l'invidia sporca del testo di
Santojanni ha in comune con le pagine di Brun solo la mortalità del peccato.
Dio è un'assenza, nel corpo degli uomini e delle loro storie resta il cascame
di una morale molto terrena, che ha dimenticato la metafisica del divieto.
Viene descritta la miseria dell'uomo che non sa più andare oltre se stesso,
convinto che l'unico modo di salvarsi dal peccato sia quello di attraversarlo,
ma consapevole di restarne trafitto. Non ci sono giudizi sulle azioni, c'è
l'esposizione dell'uomo nudo, che si porta sulla schiena il peso ingombrante
del Nulla, sotto cui lentamente rimane schiacciato, soffocando poco a poco
dentro la vita che fa da stanza senza porta né finestre. E non è nemmeno
l'inferno di natura dantesca, perché quello era un inferno religioso, Dio gli
era necessario con il suo Giudizio per poter dare consistenza alla propria
natura. I testi dei sette scrittori hanno, al contrario,
creato un inferno psichico, laico, che nessun teologo traccerebbe perché
appartiene al solo lato della terra. I primi due romanzi pubblicati, invece,
appartengono alla vena comica, scanzonata e buffonesca di Gianfranco Marziano
(Inferno) e alla surreale inventiva di Gianni Solla (Airbag). Il
progetto dell'editore "Ad est dell'equatore" mira decisamente a una
letteratura che sappia uscire dai confini regionali, per questo la sua apertura
alla letteratura anche non italiana, disponibile a qualunque proposta purché
valida. "Seguiamo - dice ancora Ciro Marino - l'autore dalla fase di
editing, fino alla distribuzione e al contatto con la stampa. Non facciamo
editoria a pagamento, gonfia le tasche senza produrre in cambio vera cultura.
Meglio chiudere e fare un altro mestiere". Nel frattempo il cammino è
iniziato, verso tutte le direzioni.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
L'ALTRA
FACCIA DEL TEATRO Moscato, le detenute e il miracolo laico
del "Carcere possibile" Enrico Fiore Lo sappiamo, nel teatro di Enzo
Moscato (si pensi soltanto a "Trianon") il carcere occupa un posto
centrale: insieme come simbolo di una reale segregazione (sociale, economica,
culturale) e come metafora della più generale condizione di ottundimento della
coscienza, incapacità di scelta e resa (vigliacca o calcolata) al
compromesso e al conformismo. E allora, forse era destino che il debutto di
"Bordello di mare con città" - preceduto unicamente da una lontana
versione radiofonica di Toni Servillo - avvenisse proprio in un istituto di
pena, quello femminile di Pozzuoli, e nell'ambito di una rassegna intitolata
"Il carcere possibile". Scritto nell'87, "Bordello di mare con
città" è uno dei più duri ma anche dei più circostanziati fra i testi di
Moscato. Vi si narra di un ex bordello che in realtà è assai poco ex e maschera
la sua vera identità e attività dietro i presunti miracoli di Assunta, pure lei
ex, in quanto prostituta, ed oggi assurta - non si sa fino a che punto convinta
dei propri poteri e fino a che punto consapevole delle trame ordite intorno a
lei - al rango di taumaturga capace, dicono, di guarire persino le più croniche
e ripugnanti malattie che torturano le carni delle sue "eredi" e, in
genere, del popolo. Adesso, debbo proprio farlo, il nome di quel
"bordello" che (in una risentita parafrasi del titolo di Compagnone,
"Città di mare con abitanti") si trascina dietro la dimensione di
"città" soltanto come ipotesi o mero accessorio? E debbo proprio
indicare quali sono le Assunte attuali e quali i loro altrettanto presunti
"miracoli"? E debbo proprio sottolineare, infine, chi rappresenta, ai
dì nostri, la giornalista di Moscato, sempre pronta a sciorinare le sue brave
teorie sulla natura, i problemi e il futuro del "bordello" in questione?
Non perdiamo tempo, via. E piuttosto, aggiungo che davvero lancinanti risultano
la sicurezza e la precisione con cui le detenute di Pozzuoli - nel quadro del
progetto curato da Alessandra di Castri, Susanna Poole e Giorgia Palombi, che
firma anche la regia - hanno centrato i nodi decisivi del testo. Non prima,
però, di aver cancellato, perché non rientra nel loro sistema di valori,
l'incesto (l'Assunta di Moscato spinge la dodicenne Betti fra le braccia dello
zio cardinale, che ne abusa fino ad ucciderla) e di averlo sostituito, perché,
al contrario, in quel sistema di valori rientra perfettamente, con lo spinto
tentativo di seduzione operato da Assunta nei confronti del prelato. Voglio
dire, in breve, che queste attrici straordinarie (nel senso etimologico
dell'aggettivo) inverano le fiammeggianti visioni di Moscato al livello più
alto, quello, appunto, del proprio codice morale e della propria storia
individuale. E ne hanno fatto fede gli applausi e le acclamazioni che il
pubblico delle loro compagne indirizzava alle battute salienti: poniamo, agli
eclatanti ossimori - "santa sgualdrina" e "santo puttanaio"
- con cui "un famoso cronista" ha definito rispettivamente Assunta e
il luogo dei suoi "miracoli". Al termine, tutte a ballare, sul
palcoscenico e in sala, sul ritmo latino dei Pink Martini: perché anche in
"Una notte a Napoli" puoi incontrare un angelo che non può più volare
ma che anche senza ali ti porta in cielo.
( da "Giornale.it, Il" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cari
amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino
con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove
incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio,
lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di
sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di
aggiornarvi su ciò che accade. Scritto in Varie Commenti ( 10 ) " (2
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il
caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti
al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia
ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo
dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non
abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons.
Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento
di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto
XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi
trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del
giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso
ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a
sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato
vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non
dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità
di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un
"caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata
per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di
Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra
gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede
di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra
l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il
dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo
e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 129 ) " (10 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la
Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato
in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del
dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni,
intervistato dal "Corriere della Sera" (che
non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di
"fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea
di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le
migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse,
inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali).
Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista
concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle
agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non
smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito,
ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni
si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni
condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore
nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte
di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo
dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata
dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici,
sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po'
esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome
bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il
monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il
vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse"
riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione
della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza:
sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva
affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di
aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato
e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti,
devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la
criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il
mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli
passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa
l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà,
riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono
parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede
scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno
sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 328 ) " (25
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08
Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della
partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato
prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei
santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il
nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato
probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato,
dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu
nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che
dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non
imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica,
l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore
universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II
prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi
come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da
Benedetto XVI, è stato il
Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e
Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo
la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le
canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente
locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto
del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura
del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione
teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia
dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato
lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la
commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza
essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali della "Dominus
Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti (
16 ) " (11 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la
nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura,
docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per
promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII.
Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il
Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che
apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra
Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più
citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo
anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire
un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma
e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa
giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i
visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato
come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il
proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (20
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Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa
che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della
Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa.
Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay
e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di
là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra -
cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 232 )
" (19 votes, average: 4.32 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie
a chi ha postato nel precedente thread il comunicato
della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al
cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai
lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una
delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per
tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la
Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei
qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali"
che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di
un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo
nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma
lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà
religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio
Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso
positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera,
bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro,
all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione
né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la
formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire
quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si
tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano,
bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere
impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro
che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto
che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va
detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle
"armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in
tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa,
come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando
modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa,
significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien
régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa
più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una
liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal
punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e
sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe,
nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo
come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è
allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più
tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire
costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti (
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amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte
"dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal
cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese
si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti
sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di
Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era
stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta
evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il
suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica,
come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il
Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto
altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni
scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un
livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il
Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della
scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le
critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche
da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei
responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel
Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della
Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre
fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo,
Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo
dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico
e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal
Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del
diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci
impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede
Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la
validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione
di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche
del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e
Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune
della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel
Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva
la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare".
Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (19 votes, average: 4.21 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul
Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale
della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il
pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima
nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa
ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (14 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di
monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che
aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del
cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non
sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo
stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però
scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni
sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla
cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la
Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo
stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la
"vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica
guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella
piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono
ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche
alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere
questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa
cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento
il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn
è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile
dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da
Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo
alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della
Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione:
"Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico
della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la
liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione.
I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso
tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto
caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da
uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo
che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi
argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere
la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano
fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano
tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A
questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie
Commenti ( 134 ) " (16 votes, average: 4.19 out of 5) Loading ... Il Blog
di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il
vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (217) Ultime
discussioni Daniele: "Beato" Lei. e non provi a lamentarsi! Saluti
Bi.Ci.: "Talvolta mi chiedo se la Chiesa crede ancora in Dio. È certo
un'affermazione paradossale e... Francesco Ursino: Bi.Ci Non si tratta di
perdono cristiano somministrato col contagoccie, ma di separare ciò che è...
Bellarmino: Buon viaggio, dott. Tornielli, anche da parte mia. Dopo la GMG di
Colonia, di cui ho un vivo ricordo nel... Vincenzo Mangione: Ill.mo dott.
TORNIELLI, ho ancora nel cuore l'emozione della Giornata Mondiale della... Gli
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di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails
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di me i cani da guardia di VeltroniA Chiaiano lanciate 3 bombe contro i
soldatiBerlusconi: ancora dubbi sul G8 alla Maddalena La Lega: vertice a
MilanoBorse a picco, bruciati 180 miliardi E il petrolio spacca quota 147
dollariIl governo cambia la blocca-processi Ma il Pd insiste: "Noi votiamo
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( da "Stampa, La" del 11-07-2008)
Argomenti: Laicita'
PREMIO
LETTERARIO. L'ELENCO Scelti gli 11 finalisti dell'Acqui Storia delle polemiche
Scelti i finalisti del premio letterario Acqui Storia (41ª edizione), infuocato
quest'anno da una violenta polemica legata alle nomine di nuovi giurati da
parte del Comune, ritenuti "troppo di destra". Con la recente scelta
della Provincia, per questo motivo, di "congelare" il tradizionale
contributo. Intanto in questi giorni sono stati resi noti gli undici finalisti,
tutti big del panorama letterario internazionale, scelti tra 92 partecipanti.
Per la sezione "divulgativa" la giuria ha indicato Gigi Di Fiore con
"Controstoria dell'Unità d'Italia; edito da Rizzoli; Vaclav Havel con
"Un uomo al Castello", edito da Santi Quaranta; Gabriele Nissim e
"Una bambina contro Stalin", Mondadori; Sergio Romano e "Con gli
occhi dell'Islam", Longanesi; Gennaro Sangiuliano con "Giuseppe
Prezzolini. L'anarchico conservatore", Mursia; Maurizio Serra con
"Fratelli separati", Settecolori. Nella sezione "storico -
scientifica" in finale Mauro Boarelli con "La fabbrica del passato.
Autobiografie di militanti comunisti (1945-1956)",r Feltrinelli; Eugenio
Di Rienzo con "La storia e l'azione. Vita politica di Gioachino
Volpe", Le Lettere; Carlo M. Fiorentino e "La corte dei Savoia",
Il Mulino; Andrea Guiso con "La colomba e la spada. "Lotta per la
pace" e antiamericanismo nella politica del Pci", Rubbettino; Raimondo
Luraghi con "La spada e le magnolie. Il Sud nella storia degli Stati
Uniti", Donzelli. Restano ora da indicare i due vincitori finali e chi si
aggiudicherà i premi speciali "Testimone del tempo" e "La storia
in tv". La consegna avverrà a fine ottobre al Teatro Ariston. Commentano
il sindaco Danilo Rapetti e l'assessore comunale alla Cultura, Carlo Sburlati:
"Il
( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I
- Bologna Professioniti, turisti, artisti, politici all'iniziativa di Arci,
Comitato Memorie e Ufficio stranieri della Cgil Mani contro la schedatura Centinaia
di persone alla protesta contro le impronte ai bimbi rom MILLE mani azzurre in
piazza Nettuno per dire no alla schedatura dei bimbi Rom: tanti hanno immerso
le loro dita nella vernice al banchetto di protesta indetto da Arci, Cgil e
Comitato delle Memorie contro il provvedimento del ministro Maroni. In due ore,
moduli terminati. Hanno partecipato politici, attori,
avvocati, artisti, tantissima gente comune, qualche famiglia di stranieri
assieme ai bambini, laici e cattolici. I moduli con le impronte saranno consegnati al Prefetto e poi
al Viminale. GULOTTA A PAGINA III.
( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Bologna Il dibattito Orgoglio laico e difficoltà nel
dialogo GIOVANNI DE PLATO A BOLOGNA il dialogo tra laici e cattolici
tarda a farsi propositivo. Purtroppo, il confronto continua ad oscillare tra
chiusure e dissensi nell' area della sinistra e tra aperture e riserve
nell'area democratica. Gli antagonisti tendono a non includere ma a
distinguersi. Di questi limiti ne sono prova due avvenimenti. Da una parte il
Gay Pride e dall'altra il dibattito apertosi con la lettera al Cardinale
Caffarra di Berti Arnoaldi Veli. Il Gay Pride poteva essere l'occasione per
rilanciare una proposta di pieno riconoscimento dei diritti civili. Purtroppo,
così non è stato. Il movimento ha voluto rimarcare la
propria vocazione antagonista. Significativa a questo proposito è stata
l'accusa offensiva rivolta contro il clero e la comunità cattolica. Le
invettive contro la Chiesa hanno in realtà offeso la città prima che il
Cardinale e il Vescovo. Tanta blasfema irriverenza, fa capire che le questioni
eticamente sensibili invece di essere poste come temi di discussione e di
confronto tra cattolici e laici per costruire una
"società dell'amore", vengono usate come clave per ulteriormente
frantumare la già compromessa coesione sociale. Ad uscire da questa
preoccupante cecità e sordità dei movimenti radicali, ci ha pensato la lettera
aperta al Cardinale Caffarra di Berti che riporta, finalmente, in termini di
civiltà e di rispetto il confronto con la Chiesa cattolica. SEGUE A PAGINA II.
( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Bologna Partecipa al dibattito in Rete tra laici e cattolici su
Bologna disperata Sfilano in piazza le mani colorate contro le impronte ai
bambini rom.
( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina
III - Bologna "Centinaia di mani contro il razzismo" Sofri: la
sinistra deve mobilitarsi. Marescotti: questo i fascisti lo fecero a mio papà
CARLO GULOTTA E' SOLO un tavolino di plastica con due piattini colmi di vernice
blu e una pila di fogli con le caselle per le cinque dita della mano sinistra,
ma l'idea è forte, almeno quanto l'indignazione, e a fine giornata, anzi, in
due ore soltanto, sono centinaia le mani che si tuffano nel colore per
esprimere il dissenso alla schedatura dei bimbi Rom voluta dal
Governo-Berlusconi e appena cassata dall'Unione Europea. Alle
( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI
- Bologna Notte da Guerrieri, il football riaccende il Super Bowl Titolo
dell'ovale in palio alla Lunetta Gamberini contro gli Hogs di Reggio Emilia
DARIO GIORDO Chissà se Dan Simrell farà vedere oggi ai suoi uomini il celebre
monologo di Al Pacino in "Ogni maledetta domenica", cavallo di
battaglia per vigilie spasmodiche di tanti e tanti allenatori. A Daniele
Arrigoni, all'alba del match contro il Mantova, portò bene, tant'è che il
Bologna s'involò verso la serie A, proprio in quella serata padana. L'head
coach dei Warriors, invece, probabilmente non ne avrà bisogno, dando per
scontato che la scena madre del film di Oliver Stone i suoi Guerrieri la
conoscano a memoria. Stasera alla Lunetta Gamberini, dalle 21 e con diretta
E'-tv per Emilia Romagna e Marche, nonchè sul canale 891 di Sky per tutti, i
Warriors Bologna si giocano molto più di una promozione calcistica. Perché è il
giorno del Super Bowl, la finale del campionato di football americano, la gara
senza domani che premierà i più forti. Nell'ambiente, è la partita che tutti
vorrebbero giocare, quella in grado di dar lustro a un'intera carriera. A
contendere il titolo ai padroni di casa, imbattuti in otto gare di regular
season e nelle due di playoff, saranno gli Hogs di Reggio Emilia, che hanno lo stesso
curriculum stagionale dei padroni di casa. E' la sfida che replica lo Young
Bowl dello scorso dicembre, quando ad affermarsi fu il team Under 21 dei
reggiani. Si attendono sulle tribune della Lunetta, per seguire il match, circa
tremila persone (il biglietto è a 20 euro). Certo, viene un po' di nostalgia a
ripensare al Super Bowl dell'86, quando a vedere i Warriors superare gli Angels
di Pesaro ci furono al Dall'Ara 20 mila appassionati, roba che manco il calcio,
oggigiorno, farebbe, se non per il D-Day della promozione in A. Ma sotto le Due
Torri comunque non ci si lamenta, il movimento è florido e in salute. Le
squadre non mancano, annoverando nel territorio anche i Doves (che però giocano
nella lega Ifl, che consente l'utilizzo di giocatori stranieri, e attende per la prossima settimana, il 19, il suo Super Bowl a
Cattolica), i Neptunes, gli American Felix di Molinella e i Ravens di Imola.
Insomma, la passione c'è, anche se il football rimane pur sempre uno sport di
nicchia. Ed è un vero peccato che la scissione in corso non abbia permesso di
rivedere il sentito derby con i Doves. Le due società hanno fatto scelte
diverse: Colombe favorevoli agli americani, Guerrieri (coaching staff a parte)
decisamente contrari, preferendo puntare sulla crescita dei propri giovani. I
risultati hanno premiato il team del presidente Benassi: Super Bowl raggiunto,
mentre sull'altra sponda, al primo anno di ritorno sulla scena dopo anni
d'assenza, i playoff sono rimasti una chimera. Meglio affidarsi ai giovani,
hanno pensato i dirigenti biancoblù, per dare un futuro alla palla ovale. E
pure il presente già sorride, perché almeno metà dei Warriors che saranno
stasera in campo ha un'età fra i 17 e i 22 anni. Se son rose fioriranno, di
sicuro una voglia così forte di football sarebbe piaciuta a John Grisham, che
ebbe l'idea di buttar giù "Il professionista" proprio guardando dal
vivo un Warriors-Panthers Parma di un anno e mezzo fa. E chissà che non si veda
sulle tribune della Lunetta pure Joe Tacopina: al nuovo proprietario in pectore
del Bologna e al suo staff l'invito a presenziare è arrivato, e se il closing
dell'operazione rossoblù non gli starà levando il sonno una capatina potrebbe
anche farla.
( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Nuovo
conio Ora Rutelli guarda al centro e mette in campo la sua corrente Tabacci e
Pezzotta inviati Udc. Anche Fassino apre a Casini A Montecatini torna a
riunirsi la componente dei coraggiosi con l'ex vicepremier è più che mai valida
l'idea di preparare alleanze di nuovo conio, si tratta di definire qual è il
conio CARMELO LOPAPA DAL NOSTRO INVIATO MONTECATINI - C'è un pezzo del Pd che
guarda altrove, non crede alla teoria dell'autosufficienza e spinge fin d'ora
perché si realizzino nuove alleanze. Al centro. Niente scissioni, anzi. A
Montecatini Francesco Rutelli torna in campo per la prima volta dopo la
disfatta di Roma e tiene a battesimo quella che qui nessuno si scandalizza a
definire "corrente". Rutelliani, ex Margherita, ma non solo. Per
l'occasione il leader di quest'area ha rispolverato la formula dei "coraggiosi",
ideata un anno fa. "Quegli argomenti sono più che mai validi, così come
l'idea di preparare alleanze di "nuovo conio", ora si tratta di
definire qual è il conio", spiega Rutelli alla vigilia della relazione con
cui oggi chiuderà la due giorni di ritiro. Il concetto è semplice: "Ci si
allea con chi condivide il nostro programma". E tutti gli sguardi sono
rivolti al centro di Casini. Due ambasciatori di peso dell'Udc sono venuti ad
aprire il canale del dialogo. Savino Pezzotta, ieri, e Bruno Tabacci questa
mattina. Padrone di casa la promotrice dell'incontro "coraggio vs.
paura", Linda Lanzillotta, ideatrice del think tank Glocus. E poi Paolo
Gentiloni, a rappresentare con lei l'area laica, ma anche
Paola Binetti, Luigi Bobba, Renzo Lusetti, luogotenenti di quella cattolica.
L'ambientalista Ermete Realacci e poi Roberto Giachetti, Luigi Zanda, Tiziano
Treu, Enrico Morando, Mario Marazziti, portavoce della comunità di S.Egidio e
Wilma Mazzocco, vicepresidente delle Acli. Massimo Cacciari tiene una
prolusione sul rapporto tra fede e politica. Giorgio Tonini è
"l'osservatore" veltroniano. C'è parecchia insoddisfazione, e non se
ne fa mistero, nei confronti dell'"attendismo" del leader Pd, verso
una linea ritenuta ancora incerta e troppo disponibile al dialogo col governo.
Rutelli lo dice e lo ribadirà oggi: "Il Pd non può solo criticare l'agenda
di Berlusconi o scoprire di avere una componente "antipolitica" a
Piazza Navona, deve andare oltre". E l'oltre non è certo a sinistra.
"Non si torna all'Unione, e Di Pietro è stato un
partner elettorale di convenienza" incalza Gentiloni, "occorre
sfondare al centro, creare una nuova identità popolare". Del resto dalla
festa dell'Unità di Roma Piero Fassino offre una sponda parlando di
"convergenze" e di "battaglie comuni" con l'Udc, fino ad
augurarsi "un'alleanza politica di governo". L'ospite più atteso,
Savino Pezzotta, non delude le attese: "Si è aperta una fase nuova, tutta
da organizzare, e lunga 5 anni. Le alleanze? Dipenderanno dalle politiche che
si metteranno in campo". Come dire, parliamone. Musica per le orecchie dei
teodem. "Il dialogo con quell'area moderata, soprattutto sui valori, per
noi è molto più facile che non con i radicali", sintetizza Paola Binetti.
"Così com'è, il Pd vivacchia". "Non è proponibile una riedizione
dell'alleanza con la sinistra estrema o con la piazza di Di Pietro", mette
in chiaro la Lanzillotta. Non è un coro unanime, però. Roberto Giachetti mette
in guardia: "Se si sostituisce Di Pietro con l'Udc, senza un progetto, si
alimenta solo la confusione". Il vento che spira a Montecatini non è
favorevole a Veltroni. Il "suo" senatore Tonini lo comprende
benissimo e avverte: "Guai a spostare il baricentro della nostra
discussione su come trovare un alleato che ci consenta di arrivare al traguardo
con minor sforzo, se questo virus entra nel partito il Pd è morto". Ma
oggi di alleanze Rutelli parlerà, come pure del no al Pse. Intanto incassa il
primo risultato. Dopo la dalemiana fondazione Red e la corrente popolare
mariniana White, rinascono i "coraggiosi". Le correnti? "Vengo
da un partito non monolitico - taglia corto Gentiloni - preferisco il ribollire
delle idee". E Lusetti: "La Dc ha vissuto 50 anni con e grazie alle
correnti. Un po' di sano confronto interno renderà più vitale questo Pd".
( da "Repubblica, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti
LA CHIESA NEL MONDO CHE CAMBIA ALDO SCHIAVONE Mai come ora la voce e la
testimonianza della Chiesa sono state ascoltate e vissute dalla sinistra
italiana, e più in genere da tutti coloro che non si riconoscono direttamente
nel magistero ecclesiastico, in modo così ambivalente, per certi versi
addirittura contraddittorio. Questa oscillazione di giudizio ? di cui proprio
negli ultimi giorni, e ancora nel doloroso caso di Eliana Englaro, abbiamo
visto nuovi evidenti segni ? sta diventando un autentico scandalo del nostro
tempo, nel significato originario di questa bellissima parola evangelica, e
cioè un ostacolo e un inciampo ? non solo intellettuale, ma etico ? che
riguarda certo noi interpreti, ma coinvolge anche e in
primo luogo la stessa dottrina cattolica, che, come tutte le concezioni religiose,
non smette di evolversi e di trasformarsi. Da un lato, i continui e forti
richiami del Papa e dei vescovi sul dovere dell'accoglienza nei confronti degli
immigrati, sull'accettazione consapevole di chi è diverso, contro ogni forma di
egoismo culturale e sociale; e in senso più ampio, sulla necessità di
una correzione morale dell'economia, nel nome di un inderogabile principio di
solidarietà (e diciamo anche di eguaglianza) universale che non esita, in
alcuni casi, ad assumere i toni e i contenuti di una vera e propria drastica
critica all'ordinamento capitalistico del mondo: con una potenza di concetti
che ormai, fuori da questi enunciati, abbiamo purtroppo del tutto perduto
altrove. Una Chiesa dal lato degli indifesi, delle vittime innocenti del mercato
totale, delle nuove plebi globali; una Chiesa cui la vittoria sul comunismo sta
consentendo di esprimere senza più preoccupazioni di ruolo e di schieramento
tutte le potenzialità emancipatrici del proprio messaggio. Dal lato opposto,
l'intransigente chiusura cattolica su tutte le questioni che implicano la
possibilità di un rapporto davvero trasformatore fra tecnica e naturalità umana
? dal più elementare controllo delle nascite alla più sofisticata bioingegneria
? e su quelle che riguardano la possibilità di una scelta sui confini della
vita. L'immagine, insomma, di un cattolicesimo prigioniero di una visione
metastorica e sacralizzata della natura, in perenne e lacerante conflitto con
la propria epoca, portato a vedere in rapporti e pratiche sociali come la
famiglia, il matrimonio, la sessualità ? per non dire della stessa vita della
specie ? il riflesso di un presunto "ordine naturale" che dovrebbe
confinare la nostra civiltà in una sorta di eterno e ripetitivo mimetismo del
trascendente; mentre per ognuna di queste istituzioni o strutture è sempre più
evidente che siamo unicamente di fronte al risultato provvisorio e modificabile
di processi evolutivi, sia culturali, sia biologici: insomma, alla storia e
solo alla storia. Né è accettabile la risposta ? del resto facilmente
prevedibile ? che questa duplicità di atteggiamenti sarebbe solo il prodotto di
una deformazione laicista, e che essa non dipenderebbe da altro se non dalle
diverse attitudini con cui si può guardare ? da chi le è lontano ? alla dottrina
della Chiesa, che sarebbe invece, per parte sua, assolutamente univoca e
coerente, arroccata intorno alla difesa di un unico principio, per quanto
declinabile in modi diversi: l'inviolabilità e la dignità della vita e della
persona in ogni sua forma, e con essa, del retroterra naturale che le fa da
presupposto. Si tratterebbe infatti di una replica non convincente. Perché quel
che chiamiamo "persona" non è un concetto astratto, e non è dato una
volta per tutte, in eterno ? come ancora sembra sostenere la Chiesa ? ma è esso
stesso un esito storico, che cambia e si trasforma, come l'umanità cui si
riferisce. E oggi quell'espressione ? persona umana ? esprime, nelle condizioni
storiche date, un insieme di domande, di attese, di bisogni, di stati mentali,
di differenze, di potenzialità di vita la cui piena valorizzazione e
soddisfazione richiede non solo equità sociale e disciplinamento etico
dell'economia, ma anche il superamento di quella soglia di
"naturalità" che la Chiesa vorrebbe invece preservare come inviolabile.
In altri termini ? e per rimanere su un piano elementare e immediato ? senza
massicci programmi di contraccezione è impossibile tutelare la
"persona" di moltissime donne africane, o cinesi, o indiane;
esattamente come la "persona" di molte donne e di molti uomini
europei e americani non può essere valorizzata e difesa senza un'idea del
rapporto fra sessualità, affettività e matrimonio che abbia rotto con un
modello che non è più "naturale", di quanto lo sia un abito o una
città, ma riflette solo una storia che ha smesso di appartenerci. E questo vale
anche per ogni forma di controllo tecnologico della vita e della morte, che
dipendono totalmente dalla cultura, e non dalla natura. Rendersene conto, non
vuol dire arrendersi al capriccio di un individualismo desiderante senza freni
e senza vincoli, ma solo riconciliarsi con un'esperienza intellettuale e
sociale più matura per poterla regolare con norme migliori. Se le cose stanno
così, abbiamo forse toccato qualcosa di importante, che si addensa al fondo del
pensiero cattolico: qualcosa che se non è una vera e propria contraddizione,
tuttavia le si avvicina molto. Voglio dire, un'altra importante traccia di
quell'atteggiamento ambivalente verso la modernità, i suoi problemi, le sue
conquiste e le sue prospettive, che ha segnato tutta l'elaborazione teorica e
dottrinaria della Chiesa, dal Concilio Vaticano II in poi. Attenzione però:
questa vicenda non riguarda soltanto chi si riconosce nella fede; coinvolge al
contrario tutti noi. Il mondo che ci aspetta domanda un'etica forte, adeguata
alle responsabilità che dovremo assumerci, rispetto al futuro della nostra
specie, e del pianeta che la ospita. Sarebbe impossibile credere che nella
formazione di questa grande impalcatura morale potremo fare a meno del contributo
cattolico, e della sua lunga consuetudine universalistica. Il cristianesimo è
una religione d'amore, che fin dal suo esordio ha radicalmente problematizzato
e capovolto il legame storico fra monoteismo, politica e violenza. è la
religione di una socialità rivoluzionata. E di questo noi abbiamo un grande e
crescente bisogno. Dobbiamo perciò, tutti insieme, riuscire a creare le
condizioni di un dialogo nuovo, in cui la Chiesa sappia immettere più
profetismo e meno dogmatica (questo è davvero il momento di farlo), e chi non
si colloca all'interno del suo insegnamento sappia evitare di confondere la
convinzione nell'inevitabile storicità di ogni proprio assunto con l'adesione a
un relativismo superficiale e corrivo. Non resta che da iniziare.
( da "Unita, L'" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Quer fattaccio brutto de Piazza Navona Moni Ovadia Bertolt
Brecht, in una delle sue opere meno note e meno frequentate, Le storie del
signor Keuner, suggerisce l'idea che, in epoche segnate dalla perdita di senso,
esiste una sola ed acuminata arma di resistenza: l'arte del pensare per portare
il sapere. Il dovere di tornare a questa modalità del pensiero non è solo
privilegio e fardello del pensatore, ma è dovere di chiunque si riconosca come
essere pensante. Questa esigenza si fa lancinante in anni confusi e volgari
come sono quelli in cui ci tocca vivere. Questo assillo mi riprende tutte le
volte che vedo le parole e le polemiche avvitarsi su se stesse e finire con
l'inghiottire, come nel vortice di un tornado, il merito e l'ordine delle cose,
degli eventi e dei significati. Il merito e l'ordine delle cose sono questi:
uomini della società civile come Pancho Pardi, della politica come Furio
Colombo e della cultura come Paolo Flores D'Arcais, convocano una
manifestazione contro lo scempio della legalità costituzionale e contro l'uso
personalistico del potere esecutivo e legislativo da parte dell'attuale
governo. Lo scopo, è quello di richiamare i cittadini a manifestare il loro
dissenso contro la vergogna che si sta consumando e sollecitare l'opposizione
parlamentare ad essere più ferma e netta. Fra i promotori dell'evento politico
c'è anche un partito, l'IdV, il cui leader, molto popolare, Antonio Di Pietro,
fa del tema della manifestazione un cavallo di battaglia che vuole affermare
con forza. Il più grande partito dell'opposizione, il Pd, con il suo leader
Walter Veltroni, si dissocia, anche se fra i promotori della manifestazione c'è
un parlamentare democratico che si è speso con tutta la sua energia per
contrastare l'aggressione pluriennale contro le regole della democrazia, Furio
Colombo, e anche se molti dei partecipanti sono elettori o simpatizzanti di
quel partito. Nel corso di alcuni degli interventi che si susseguono sul
palcoscenico, anche il Pd e Veltroni ricevono critiche, talora dure, per la
natura blanda della loro opposizione e per l'insistenza su un dialogo che
appare impossibile proprio sul piano dell'evidenza concreta e non ideologica.
Dulcis in fundo, gli interventi di due comici, socialmente e politicamente
militanti, Sabina Guzzanti e Beppe Grillo, "esondano" nelle modalità
e nei contenuti suscitando scalpore e scandalo. All'indomani de "quer
fattaccio brutto de piazza Navona" piovono su tutta la stampa immancabili
critiche, molte sinceramente preoccupate ed argomentate, altre, quelle
governative, ipocrite e intrise di amnesie. Nel "day after tomorrow",
molte critiche contro, "esondano" a loro volta, rischiando di fare di
"quer fattaccio brutto de piazza Navona" il vero problema della
nazione e facendo sfuocare sullo sfondo il vero disastro, ovvero il governo
Berlusconi. Il centrosinistra italiano, specializzato nel masochismo da rissa,
vuole di nuovo riattizzare le gazzarre da cortile che hanno fatto solo il gioco
del centro-destra? Non è evidente che la demolizione di Veltroni e del Pd non
porterebbe con sé nessuna rigenerazione, ma solo nuovi e peggiori disastri e
che l'opzione catastrofista favorirebbe ulteriormente l'avventurismo ed il
cinismo senza scrupoli della destra? E per quanto attiene alla leadership, il Pd
non ne ha ancora abbastanza di raggiri e di umiliazioni per capire che, rebus
sic stantibus, con un elettorato di destra caratterizzato da bassissimi livelli
di acculturazione politica e diffusi sentimenti qualunquisti, non conquisterà
neanche le briciole moderate a meno di non snaturarsi totalmente? Vogliamo fare
appelli a non demonizzare Berlusconi e poi demonizziamo Di Pietro? Oggi
Veltroni ha detto nettamente che il lodo Alfano è legge ad personam, i
pidiellini dicono che è per tutelare i cittadini. Mi si indichi quale è lo
spazio per il dialogo. In campagna elettorale Veltroni ha tuonato con coraggio
rivolgendosi direttamente ai mafiosi intimando loro a non votarlo perché il suo
intento inderogabile era quello di estirpare la malavita organizzata. Dell'Utri
prima e Berlusconi poi, invece, hanno proclamato il mafioso Mangano eroe e
santo. Esistono due posizioni che si trovino più agli antipodi? Non ci sono
alternative se si vuole salvare il paese da questa destra. Gli
alleati naturali del Pd stanno alla sua sinistra e in quel blocco laico e
cattolico costituitosi trasversalmente nell'Italia dei Valori intorno al
principio non negoziabile della legalità democratica. E lo stesso vale per
l'IdV e la sinistra, nei confronti del Pd. Malatempora.
( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 165
del 2008-07-12 pagina 14 Benedetto XVI vola in Australia per il suo viaggio più
difficile di Andrea Tornielli Per la Giornata mondiale della gioventù a Sydney
previste solo 500mila presenze da Roma Quello che inizia partendo alle 10 di
questa mattina da Fiumicino, diretto in Australia, è il viaggio più lungo di
Benedetto XVI. La meta è Sydney dove dal 15 al 20 luglio si celebra la Giornata
mondiale della gioventù - la decima di quelle "internazionali" che a
scadenza triennale segnano i grandi raduni dei giovani cattolici
del mondo con il pontefice. Papa Ratzinger, alla sua seconda Gmg - dopo quella
di Colonia nel 2005 - raggiunge l'Oceania percorrendo tra andata e ritorno
( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 165
del 2008-07-12 pagina 14 Protestano contro la Chiesa regalando preservativi ai
papaboys di Redazione Preservativi gratis ai pellegrini della Giornata mondiale
della gioventù per protestare contro il Papa. È una delle iniziative degli
aderenti alla NotoPope Coalition, associazione composta da atei, gay, lesbiche
e ambientalisti, che si preparano a una manifestazione pacifica a Sydney proprio in coincidenza con la grande kermesse cattolica della
prossima settimana. I manifestanti, capeggiati da Rachel Evans, portavoce,
sfileranno a fianco dei giovani della Gmg lungo il percorso del pellegrinaggio
attraverso il ponte sulla baia fino all'ippodromo di Randwick. "No
all'omofobia, no alle politiche anti-contraccettivi, sì all'aborto": con
questi slogan i manifestanti, un centinaio, hanno messo in atto una
protesta pacifica questa mattina davanti al Parlamento di Sydney. La portavoce
Evans, per la parata del 19 luglio, prevede una partecipazione "di qualche
migliaio di persone". "Sfileremo con i pellegrini per distribuire
preservativi, e per invitare i giovani cattolici a
fare campagna dentro la chiesa - ha detto Evans - perché permetta l'uso dei
preservativi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cari
amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino
con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove
incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio,
lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di
sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in Australia). Cercherò di
aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo di presentazione del
viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (3
votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008
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Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei
commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me
la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e
lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non
abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons.
Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento
di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto
XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi
trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del
giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso
ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a
sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato
vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non
dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto
necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata
come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va
strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione
di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita,
tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico,
richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra
l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il
dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo
e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 161 ) " (10 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la
Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato
in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del
dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni,
intervistato dal "Corriere della Sera" (che
non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di
"fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea
di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le
migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse,
inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire",
anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita
che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è
lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se
Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato
soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del
monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del
fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave.
Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità
della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di
rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare
che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo
quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque
giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali?
Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire
semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
Scritto in Varie Commenti ( 345 ) " (25 votes, average: 3.68 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita
spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il
lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la
nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto
del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond
Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal
1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario
della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la
"fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono
stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla,
Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo
Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle
beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins
ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al
posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra
infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal
2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e
antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università
Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno
scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi
sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati.
Anche la nomina di padre Ladaria, che è stato uno dei
commentatori ufficiali della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa
nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (11 votes, average: 3
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E'
stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da
politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto
all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore
conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un
Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti
pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del
metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica
Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi
conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte,
che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla
figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che
Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il
Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad
aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a
questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome
(non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in
Varie Commenti ( 368 ) " (20 votes, average: 4.4 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va
avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi
articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn
non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato
contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della
Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i
lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque
punti. Scritto in Varie Commenti ( 232 ) " (19 votes, average: 4.32 out of
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Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà
religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel
precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto
in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo
i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza
la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come
"dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè
senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel
1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi
"dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non
commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la
Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé
una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema"
della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che
il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non
definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la
religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio
franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad
abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur,
nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio
Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani.
Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione
sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere
costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una
zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana
risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le
situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà
religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la
sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua
minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto
giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha
parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo
(non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali
della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella
fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo
era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani
propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo
che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per
tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum
fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio
(composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha
diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto
in Varie Commenti ( 157 ) " (15 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ...
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questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete
leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor
Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il
vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in
discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise
di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo
suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque
restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata
ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto
una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di
Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani
ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho
rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma
riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal
rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della
revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla
Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi
tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però
dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la
difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter
conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono
in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale
di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le
boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione
con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto.
"Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con
i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo
di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo
Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato
e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta
nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II
sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di
certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme
posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili
con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di
comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo
inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti
celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti
indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti
promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di
rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla
Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 )
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Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico
l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca,
monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto
XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti
tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie
Commenti ( 17 ) " (14 votes, average: 3.79 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho
raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque
condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei
colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi
durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per
iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è
il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno
l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo
dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la
"vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un
gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post)
che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i
lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con
Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del
Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma
è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della
consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a
dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti
francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre
Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del
Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il
riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia
rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque
punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore -
riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto
caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da
uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo
che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi
argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere
la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano
fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano
tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A
questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie
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articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il
vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (217) Ultime
discussioni bo,mario: Sally hai scritto una cosa vera, la realtà. Non ti ho mai
letto ma dalle, quasi, offese che ricevi hai... elianna: Una persona che nelle
condizioni di Welby chieda di poter morire, e una persona che nelle stesse
condizioni... Carlo: La vita umana, ricorda il vescovo, e' indisponibile,
"dobbiamo accettare la vita umana come un profondo... Carlo: Il vero
scandalo ripeto, è la mancanza di una legge sul testamento biologico, cosa che
si spera venga fatta... Parrocchiano: Ma perchè? Voi siete pproprio convinti
dell'utilità di codeste adunate oceaniche alla Mussolini... Gli articoli più
inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don
Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra
S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima
parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Amato ai santi e il gesuita
spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio - 7 Emails Neocatecumenali, il Papa ha
approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi
- 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in
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( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-12 num: - pag:
41 autore: di ALBERTO MELLONI categoria: REDAZIONALE LE " VESCOVE "
ANGLICANE E I SILENZI DEI CATTOLICI A leggere la stampa italiana, la decisione
della Chiesa d'Inghilterra di ordinare anch'essa delle "vescove "
sembra una eccentricità che sarà pagata con un'altra emorragia di fedeli e
chierici verso la Chiesa di Roma. Niente di più sbagliato. Le tensioni fra
anglicani, infatti, sembrano più laceranti perché lì la discussione sul ruolo
delle donne e sulla natura del ministero è pubblica. Ma in tutte le Chiese ci
si interroga. Roma, che si è pronunciata contro l'ordinazione di credenti di
sesso femminile, ha al suo interno movimenti dove le donne hanno una funzione
statutaria di guida. E le correnti pentecostali, che attraversano tutte le
confessioni come un uragano, scavalcano il problema perché prescindono da un
ministero. Quanto alle conseguenze della scelta di far le "vescove",
apre problemi più grandi fuori che dentro la comunione anglicana. Infatti i
sacerdoti passati da quella Chiesa alla cattolica in anni
passati sono stati riordinati e hanno tenuto moglie, se l'avevano. Una frangia
piccola di preti sposati, che ricorda a tutti che il celibato riguarda la
pratica e non la dottrina, anche nella Chiesa di Roma. Ben altri problemi
verrebbero dal passaggio di vescovi, anch'essi solitamente coniugati: sia sul
piano della disciplina cattolica; sia sul piano delle relazioni
ecumeniche vaticane, che uscirebbero polverizzate dall'idea che Roma possa
speculare sulle divisioni altrui. Le "vescove", infatti, dicono che
tutte le Chiese hanno in comune il dramma di non riuscire a vivere in una
comunione nemmeno al loro interno, se non ricorrendo a silenzi, ipocrisie,
mediazioni fragilissime. E se tutto dipendesse dalla cortese svogliatezza con
cui snobbano la ricerca dell'unità visibile e della comunione piena fra loro?.
( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-07-12 num: - pag: 47
categoria: REDAZIONALE L'Intervista Subito primo nelle qualifiche 250. La
Gilera gli consegna la moto ufficiale dopo le due vittorie e il secondo posto
nel Mondiale "Per adesso Rossi lo batto solo nel cross..."
Simoncelli, da talento naÏf a pilota vero: "Di Valentino ce n'è uno solo,
imitarlo è impossibile" DAL NOSTRO INVIATO SACHSENRING - Da talento naÏf a
pilota vero. Due gare vinte, secondo nel Mondiale 250,
Marco Simoncelli da Cattolica sta andando talmente forte che la Gilera ha
deciso di dargli la moto ufficiale a stagione in corso, un'autentica promozione
sul campo. Caro Marco, è proprio il suo momento. "Davvero. Quest'anno sono
partito in salita, ma ho mantenuto la calma e mi sono ripreso. Io in
pista ci metto il cuore, ma ho imparato a mie spese che non basta. Bisogna
saper ragionare". Eppure gli spagnoli l'hanno spesso accusata di
scorrettezza per certe manovre al limite. "Chiacchiere. C'è stato un solo incidente, con Barbera: non so se era colpa
mia, e comunque nelle corse certe cose capitano". Alla romagnola, ha detto
loro di farsi meno "pugnette" e provare a vincere. "Beh,
arrivare dietro con la moto ufficiale gli scocciava...". Quella da ieri ce
l'ha anche lei. E ha già fatto la pole provvisoria. "Speriamo mi aiuti,
anche se non è una bacchetta magica. Il pilota conta sempre di più della
moto". L'ha conquistata per meriti e non per motivi politici o di
anzianità. Mica male no? "Bello. Un gesto che ci ripaga di tutta la fatica
fatta. Ora tocca a me non deludere ". Vincere il Mondiale è possibile?
"Sono a un punto da Kallio. è ovvio che ci penso". Poi subito in
MotoGp? Rossi le ha consigliato di vincere il Mondiale e restare anche nel
2009. "Forse ha ragione, ma non ho ancora deciso. Offerte ne ho.
Vedremo". Com'è il suo rapporto con Rossi? "Siamo amici, ci alleniamo
in palestra e facciamo cross assieme". Chi vince? "Di solito io, ma
l'ultima volta mi ha dato una gran paga e ora sto con le orecchie basse".
Per adesso lei è il suo erede nel look. Pensa di riuscire un giorno a esserlo
come pilota? "Guardi, di Valentino ce n'è uno. Imitarlo è impossibile. Se
solo riuscissi a fare in pista una piccola parte di quello che ha fatto lui
sarei già contento". Com'è Marco Simoncelli fuori pista? "Un normale
ragazzo di 21 anni che va in moto, esce a ballare con gli amici, ascolta Vasco.
Cose così". Il classico pilota from Romagna. "Beh, da noi la passione
la senti nell'aria. I genitori, invece di farci giocare a calcio o suonare il
piano, ci portano in moto". Suo papà Paolo la segue sempre. Che ruolo ha
avuto nella sua carriera? "Da piccolino guardavo le gare insieme a lui. A
7 anni mi ha portato sulle minimoto e da lì è partita la storia". Si ricorda
il giorno in cui ha detto: questa è la mia vita? "Fu da prima che salissi
in moto. Vedevo le moto e poi provavo a fare le pieghe con la bicicletta.
Sapesse quante ginocchia mi sono limato... ". Lei ha la maturità
scientifica. Mai pensato all'Università? "Per ora preferisco concentrarmi
sul dare il gas. Se poi in futuro mi verrà voglia di acculturarmi,
chissà...". Pregi e difetti come pilota? "Il pregio è che ci provo
sempre. Il difetto è che a volte mi faccio prendere dal nervoso ed
esagero". Giovane con fama e primi bei guadagni: le gira mai la testa?
"No. Vivo ancora in casa e frequento gli amici di sempre. Certo, se ho uno
sfizio posso togliermelo con più facilità, per esempio a 18 anni ho preso la
macchina. Ma cose semplici". Fidanzato? "Sì, con Kate. Come la Moss".
Straniera? "Italiana. Non so perché si chiama così. Stiamo insieme da un
anno e mezzo ". Un bel record, con questo paddock pieno di tentazioni...
"Vero, e dopo che fai qualche risultato crescono pure. Ma con Kate sto
bene. è molto brava e bella, dunque siamo a posto. Almeno spero".
Alessandro Pasini Capellone Marco Simoncelli dopo la vittoria nel Gp di
Catalogna (Estevez/Ansa).
( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Lettere@ilmanifesto.it
A proposito di bottegai Qualsiasi analisi manichea, quindi preconcetta, della
realtà crea mostri, così come estendere il particolare al generale. Quando però
si parla di piccoli commercianti, bottegai insomma, mi rendo conto che a causa
delle esperienze negative che ho e che ho avuto, la mia capacità raziocinante
cede il passo all'antipatia, a volte all'odio. Spesso il piccolo datore di
lavoro dispone a proprio piacere del tempo e della fatica del lavoratore che
essendo in balia del "padrone", non può far altro che accettare in
silenzio carichi di lavoro sempre più pesanti. Mio padre, panettiere, lavora
tredici-quattordici ore al giorno e per il suo datore di lavoro questo è del
tutto normale. Domenico Lombardini, Genova Il "lapsus" del
vicesindaco Giovedì mattina, durante una trasmissione radiofonica sula moschea
di viale Jenner, il vicensindaco di Milano De Corato ha sostenuto che il
cattolicesimo è la religione di stato. Anche ammesso
che si tratti di un lapsus e non di plateale ignoranza, la sua affermazione la
dice lunga su questa classe dirigente e su come la giunta comunale di Milano
stia affrontando il problema. Soprattutto mette in evidenza che la questione
non riguarda solo i musulmani e i loro diritti. Si tratta di stabilire se in
materia di religione si applica o meno la Costituzione, e
quindi se l'Italia è uno stato laico che consente a tutti di professare una qualunque religione
o di non professarne nessuna, oppure se quello che conta è il "sentire
comune" della maggioranza cattolica. Amedeo Rossi Gli effetti della blocca
processi Sono una detenuta di un carcere speciale e laureata in scienze
storiche. Quando è stato approvato l'indulto,
sembrava che per i detenuti ci fosse una svolta positiva. Invece con il blocca
processi svaniscono sia la riforma Gozzini che la riforma Simeoni. Un ritorno
al passato in cui non si intravvede mai la fine della pena? Rimane in piedi
solo la tecnica riforma del 1975. Qui in carcere auspichiamo un richiamo al
diritto. Lettera firmata La libreria bipartisan Facciamo riferimento
all'articolo, "Jesolo, battere la Lega si può/ Con le parole in riva al
mare", apparso a pag. 4 del vostro giornale il 6 luglio scorso, a commento
di un evento letterario - la lettura pubblica di brani del libro di Mauro
Covacich "Prima di sparire", con musiche eseguite da Enzo Moretto e
Stefano Ottogalli - di indubbia qualità e interesse culturale, che ha avuto
luogo sul litorale jesolano, la sera del 5 luglio. L'articolo, che la vostra
testata ha avuto cura di pubblicare, cita la nostra Libreria Princivalli come
luogo ove si è costituita una "... comunità di lettori impegnati a
leggere, scrivere, e anche ultimamente, a far politica. A far contrasto al
nulla cui gli amministratori della città li costringono". Precisiamo che
tali dichiarazioni del tutto incongrue e falsanti, hanno finito per
rappresentare il nostro esercizio commerciale come "centro di elaborazione
politica". La Libreria Princivalli, sin dalla sua fondazione, è, e intende
essere, un luogo di incontro bi-partisan, ove i libri, le idee e le persone si
confrontano nella piena libertà e serenità. Non accettiamo pertanto, da
qualisivoglia, etichettature politiche. Il reading, preparato con passione da
un gruppo di amici e cittadini jesolani è stato
liquidato in poche e frettolose righe. Spiace, non tanto la strumentalizzazione
politica, quanto l'occasione mancata per valorizzare un evento che avrebbe
meritato, al pari di quelli già avvenuti o programmati nell'Estate jesolana,
attenzione a livello nazionale. Cordiali saluti Alessandra Princivalli,
titolare della libreria Lutto E' morta Giuseppina Coppola, madre di Daniele
Sepe, musicista e amico da sempre del manifesto. I funerali si svolgeranno
stamane a Napoli alle ore 10 nella chiesa di Villanova. A Daniele un forte
abbraccio dal collettivo di via Bargoni.
( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Programmi
PERIFERIE DOCUMENTI ORE 12.03 - RAINEWS 24 La rilevazione delle impronte
digitali dei rom, misura fortemente voluta dal ministro Maroni, sta suscitando
molte critiche, anche da gran parte dell'associazionismo laico
e cattolico. Dopo che in molti hanno proposto di dare al popolo rom il premio
Nobel per la Pace, nel programma curato da Fausto Pellegrini si cercherà di
abbattere i luoghi comuni sui figli del vento. LINEA BLU AMBIENTE ORE 14.00 -
RAIUNO Linea blu va in Grecia: il viaggio inizierà a bordo del Moutzouris,
il treno ideato dal padre dell'artista Giorgio de Chirico, che arriva fino alle
pendici del Monte Pilio. Poi si va alle isole Sporadi, all'interno del parco
marino più grande del Mediterraneo, alla ricerca della rara foca monaca. Infine
un incontro con il delfino comune che sta sparendo dai nostri mari. BEAUTY.
BIENNALE DANZA 2008 DANZA ORE 7.00 - RAITRE Racconto per immagini del festival
di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia. Il documentario ripercorre i
momenti salienti con interviste agli artisti ospiti, cronache, commenti,
estratti live e backstage degli spettacoli. Il film replicherà nella versione
concentrata il 22 luglio su Rai Educational 2 alle 13 e il 23 luglio su Rai 1
all'una di notte. TG3 SALUTE INFORMA DOCUMENTI ORE 12.15 - RAITRE Era un
primato tipico degli Stati uniti, ma ora l'obesità si è diffusa anche in
Italia, dove praticamente un bimbo su tre è in sovrappeso, e uno su dieci è
obeso. Il nostro paese è, in Europa, quello con il più alto numero di casi di
obesità. Sarà questo uno degli argomenti di "Tg3 Salute". Saranno poi
presentati gli ultimi studi sul diabete.
( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-07-12 num: - pag: 10
categoria: REDAZIONALE Il boom Nel 2008 sono tre milioni i giovani che frequentano
i circoli legati alle parrocchie Il riconoscimento Per lo Stato hanno una
funzione sociale e non soltanto religiosa L'oratorio cambia E tornano i ragazzi
Meno catechismo più servizi Non ci sono più gli oratori di una volta. Si
capisce dalle ginocchia. Perché la sbucciatura calcistica d'ordinanza, che dopo
un po' su quei vecchi spiazzi più-sassi-che-terra era parte integrante della
rotula di ogni ragazzino, sull'odierno sintetico da calcetto magari capita, ma
non è più un marchio fisso: la 626 è arrivata anche dietro la canonica. Il
resto, che naturalmente è molto di più, è solo lo specchio del mondo che gira:
multietnici, a volte persino multireligiosi nel senso che nessun prete
obbligherà mai un bambino musulmano al catechismo, forse
con dentro meno sacerdoti perché le vocazioni calano, ma con più volontari
laici perché le motivazioni invece crescono, gli oratori d'Italia continuano a
essere - e anzi stanno diventando sempre più - l'unica vera risposta
"organizzata, efficiente, sociale, economica" alle esigenze di
migliaia di famiglie con figli. Oddìo, magari don Giovanni Bosco, che
l'oratorio "moderno" lo reinventò a Torino nel 1841, oggi potrebbe
non cogliere subito cos'è lo "Strengthening families program": bando
finanziato dal Ministero della pubblica istruzione e vinto appunto da
un'associazione di oratori, centri sportivi e comunità terapeutiche, con 47
sedi in Italia, per un "progetto di formazione genitori-figli".
Magari San Filippo Neri e San Carlo Borromeo, che di don Bosco furono precursori
con tre secoli d'anticipo, impiegherebbero un po' a capire il concetto attuale
di "rete", e che i seimila oratori oggi presenti in Italia sono
riuniti in un Forum (Foi) con un sito internet (www.oratori.org), newsletter, e
forum per commentare i "Grest". Ma anche loro capirebbero un dato
molto semplice: e cioè che oggi gli oratori italiani sono frequentati
"stabilmente" da un milione e mezzo di ragazzi, tre contando anche
chi ci va ogni tanto. E capirebbero che le tre parole-chiave, in fondo, sono
ancora quelle di don Bosco: istruzione, amicizia, percorso di fede. E che altre
cose, invece, sono cambiate eccome: "Soprattutto il fatto che una volta -
sintetizza don Massimiliano Sabbadini, presidente del Foi - l'oratorio era
tutto quel che c'era. Oggi invece i ragazzi sono pieni di impegni, attività,
cose, per mettersi d'accordo su quando vedere un amico devono guardare
l'agenda". Dunque? "Per un verso l'oratorio di oggi è una scelta, non
un parcheggio: e questo implica una responsabilità ancora maggiore. Per l'altro,
che è la cosa più importante, c'è che qui i ragazzi non sono
"clienti" ma persone. Non "comprano" una attività: la
fanno". Nel 2003, del resto, è stato il
Parlamento stesso a "riconoscere" con una specifica "Legge sugli
oratori" il loro "ruolo insostituibile in tutto il nostro Paese"
nonché la "funzione sociale" loro e di tutti gli "enti che
svolgono attività similare": il che tradotto, poi, non significa
finanziamenti diretti ma comunque agevolazioni fiscali sull'Ici, ad esempio,
con uno stanziamento fino a un tetto globale annuo di 2 milioni e mezzo di
euro, da parte dello Stato, cui i Comuni possono accedere per recuperare i
mancati introiti. In cambio, del resto, il servizio più I costi Una settimana
di vacanza in montagna non supera i 120 euro, viaggio compreso.
( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-07-12 num: - pag: 11
categoria: REDAZIONALE Il presidente Ma il vero "motore" sono i laici
"Convivenza, formazione, amicizia ". Don Massimiliano Sabbadini, che
in queste tre parole sintetizza i suoi obiettivi, ha una duplice veste: presidente
degli oratori di Milano, che con i suoi 1.500 disseminati nella Diocesi è il
territorio a più alta concentrazione oratoriale d'Italia, e presidente del
Forum degli oratori italiani. Un milione e mezzo di ragazzini, tre contando
anche i non assidui. "Il "merito", se così vogliamo chiamarlo, è
nella proposta che viene fatta: un segno concreto della cura che la comunità
cristiana ha nei confronti dei ragazzi, bambini, adolescenti e giovani in
genere". Cosa distingue veramente, aspetto religioso a parte, un oratorio
da un altro luogo di aggregazione? "Diverse cose. La frequentazione
continua, la programmazione delle attività, l'attenzione ai
"percorsi" formativi delle persone, e poi la economicità delle
proposte e dei beni in uso. L'importanza dedicata allo sport. Un aspetto in
particolare mi piace sottolineare: ed è la valorizzazione del
"cortile" inteso come ambiente accessibile a tutti, popolare,
vigilato, sicuro". Quanto è difficile restare "economici"?
"Molto. A volte mi viene da ridere se penso a quanto lavoro e quante
persone ci sono dietro il funzionamento di un oratorio. Qualcuno viene pagato,
è giusto. Ma questo non fa venir meno la gratuità del servizio". Quali
sono oggi le difficoltà degli oratori? "Soprattutto una: il fatto cioè
che, proprio mentre assistiamo a una crescita dell'interesse da parte dei
ragazzi, noi sacerdoti purtroppo siamo meno di quarant'anni fa. A Milano come
altrove ci sono parrocchie costrette a "consorziarsi" per condividere
animatori, operatori, volontari. E sacerdoti, naturalmente. Ma questo, per
altri versi, produce anche reazioni incoraggianti ". Per esempio? "L'impegno dei laici. Che in realtà non è mai mancato,
intendiamoci: i volontari sono sempre stati il motore principale di ogni
oratorio. Ma diciamo che adesso, proprio per la necessità di un servizio sempre
più professionale e qualificato, la buona volontà non basta più. E per
questo una delle attività più importanti del forum è appunto la
formazione". P.F.
( da "Liberazione" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Dopo la vittoria
alle elezioni locali si teme l'introduzione di leggi ispirate alla sharia e un
giro di vite per le minoranze religiose L'irresistibile ascesa dei radicali del
Pks Gli islamisti alla conquista dell'Indonesia Matteo Alviti E che
succederebbe se anche la nazione con la popolazione musulmana più numerosa al
mondo cedesse all'estremismo? La domanda non è peregrina, considerati i recenti
successi elettorali del Partai Keadilan Sejahtera (Pks) il Partito della
prosperità e della giustizia. Sono preoccupati, i moderati
e i laici indonesiani al potere, per la crescita dell'ancor piccolo Pks. Temono
l'introduzione di leggi ispirate alla sharia e un giro di vite nella libertà di
culto per le minoranze religiose cristiana, hindù e buddista. "Oggi ti
puoi scordare la Costituzione del 1945, che garantisce la libertà a tutte le
minoranze. Stanno provando a introdurre la legge islamica", ha
ammonito Abdurrahman Wahid, presidente indonesiano dal 1999 al 2001 e leader
del Nahdlatul Ulama, organizzazione islamica conservatrice con 37 milioni di
membri, ma dalla visione politica nettamente secolare. Loro, gli altri, sono il
Pks. Durante le ultime elezioni locali il partito islamico è riuscito a
sconfiggere i colossi della politica nazionale, come il Golkar - che nonostante
il legame con Suharto, ha sempre mantenuto i favori popolari - e il Pdi-P,
secolare e nazionalista. Nelle province di Java occidentale, la più popolosa, e
Sumatra settentrionale hanno conquistato il governo a
mani basse. Nella corsa per il governo di Jakarta il Pks è arrivato secondo per
un soffio, con il 42,5% delle preferenze. Nonostante i timori per
l'introduzione di leggi ispirate alla sharia e per la chiusura dei molti locali
notturni. Nelle elezioni nazionali del 2004 il partito islamico aveva conquistato solo il 7,3%. Per le elezioni politiche e
presidenziali dell'anno prossimo del 2009 punta al 20%. Che gli permetterebbe
di presentare un candidato presidente. Pur non controllando televisioni, radio
o giornali, il Pks è cresciuto grazie alla corruzione dilagante e alla sfiducia
della popolazione nell'attuale governo. Ha sviluppato un carattere fortemente
popolare, sul modello di Hamas, ispirandosi ai Fratelli Musulmani in Egitto. Le
loro campagne porta a porta, la non-violenza, i tarbiyah, seminari di studio
settimanali, i pronti aiuti alla popolazione dopo la tragedia dello Tsunami
hanno accresciuto la loro credibilità. Alla fine del 2007 il Pks contava
722mila attivisti. Il presidente Susilo Bambang Yudhoyono, eletto nel 2004,
aveva promesso di combattere la corruzione, ma i suoi fallimenti hanno finito
per aiutare gli avversari. "Sono un partito molto disciplinato", ha
spiegato Jusuf Kalla, presidente del Golkar, "la loro ideologia è
musulmana. Mentre l'organizzazione è fondata su cellule molto attive, fatte di
giovani preparati e determinati, con una grande capacità di mobilitare".
Le tendenze islamiche nella politica indonesiana avevano subito una dura
pressione durante i 32 anni di tirannia di Suharto. Dalla sua deposizione le
cose sono cambiate progressivamente, con fasi altalenanti di crescita e
reflusso. Ancora nel 2002, all'epoca della revisione costituzionale, era
fallita la proposta dei maggiori partiti islamici per reintrodurre nella
Costituzione la Carta di Giacarta, un capitolo sulla sharia che già era stato bocciato nella prima stesura del 1945, subito dopo
l'indipendenza dall'Olanda. Nelle elezioni del 2004 i maggiori partiti islamici
Ppp e Pan avevano raccolto risultati esigui, perdendo anzi consensi nei
confronti dei partiti secolari. Ma dal 1998 si è fatta comunque notare nella
società una crescita esponenziale dei gruppi islamici con tanto di giornali,
organizzazioni e scuole coraniche. Con la fine della dittatura di Suharto,
l'Indonesia ha progressivamente ammorbidito il centralismo politico che aveva
caratterizzato il paese. Punto di svolta è stata l'introduzione delle autonomie
per province e regioni nel 2001, una misura necessaria per frenare il
malcontento popolare contro lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali e
la scarsa considerazione delle differenze regionali. Oggi i governi locali
esercitano una forza politica vera e i successi del Pks in queste elezioni sono
dunque doppiamente significativi. L'inflazione sta mangiando il potere
d'acquisto degli indonesiani, che rimangono a stomaco vuoto. La recente
decisione del presidente Susilo Bambang Yudhoyono di tagliare i sussudi per
calmierare i prezzi del petrolio ha fatto schizzare i costi - + 30% per la
benzina - e l'inflazione, che ora viaggia sopra il 10%. Il taglio si era reso
necessario per evitare una crisi di bilancio. Tre giorni fa il presidente della
Banca Indonesiana aveva annunciato una serie di misure per la riduzione
dell'inflazione entro l'anno prossimo. In concomitanza con le elezioni. Sarà
dura, considerate le previsioni sul rallentamento del pil nazionale dal 6,3% al
5,9% e sulla crescita del debito pubblico. L'Indonesia, che è l'unica nazione
asiatica a far parte dell'Opec, ogni anno figura tra i paesi più corrotti al
mondo. Ün recente rapporto della commissione anti-corruzione ha stimato in 21
miliardi di dollari, per gli anni che vanno dal 2000 al 2007, la perdita dello stato dovuta al sistema di corruttele nel settore
petrolifero. I soldi sono stati sottratti denunciando in media di 16 milioni di
barili estratti ogni anno. Secondo gli Stati Uniti l'Indonesia rimane un paese
sicuro. Ciononostante lo scorso maggio Washington ha innalzato il livello
d'allarme per i viaggiatori statunitensi diretti verso le isole
dell'arcipelago. La minaccia terroristica non è affatto cessata. Lo racconta il
recente arresto di dieci uomini di una cellula di Jemaah Islamiya, in possesso
di ingenti quantitativi di esplosivo. Il gruppo islamico è responsabile degli
attentati di Bali del 2002 e del 2005, che avevano ucciso più di 200 persone.
12/07/2008.
( da "Riformista, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Gmg I
media pressano, il cardinale Pell anche, e Ratzinger medita sul bis delle scuse
americane Il Papa indeciso sul mea culpa per gli abusi sessuali in Australia
Recentemente era stato il cardinale George Pell,
arcivescovo di Sydney, ad auspicare che il Papa ripetesse in Australia
(Benedetto XVI parte oggi per la giornata mondiale della gioventù in programma
dal 15 al 20 luglio nella città australiana) le scuse che ha pronunciato negli
Stati Uniti a riguardo degli abusi sessuali che, nel continente oceanico come
negli Usa, hanno visto essere protagonisti alcuni sacerdoti. Era stato il cardinale Pell a tirare fuori la richiesta al
Pontefice, forse anche perché aveva avuto sentore dell'attacco che, con precisa
tempestività, i media gli avrebbero scaraventato addosso proprio nell'imminenza
dell'arrivo del Papa: l'accusa, ripresa ieri con grande enfasi dai principali
quotidiani australiani, è quella di sempre: Pell, in sostanza, come è stato imputato a diversi suoi "colleghi" negli
Stati Uniti, avrebbe coperto le denunce relative a episodi di abusi sessuali
perpetrati da preti della sua diocesi. I fatti risalgono al 1982 e, vista
l'attenzione che i media hanno riservato alla vicenda, non è escluso che
davvero, il Papa, sia "costretto" nei prossimi giorni a dire la sua
in una sorta di mea culpa pronunciato in scia a quanto fece in aprile negli
Usa. Benedetto XVI è ben consapevole della necessità che le diocesi colpite
dallo scandalo degli abusi sessuali perpetrati da sacerdoti riparino al grave
delitto e, soprattutto, si adoperino in un più rigoroso discernimento di coloro
che intendono essere ordinati, ma nello stesso tempo è improbabile che nella
minuziosa preparazione avvenuta in questi giorni a Castelgandolfo dei discorsi
da pronunciare in Australia avesse contemplato dei passaggi dedicati al tema.
Quindi, se mea culpa saranno pronunciati, la motivazione è da ricercarsi nelle
notizie provenienti in questi giorni da Sydney dove, appunto, il cardinale Pell
si trova sotto il fuoco mediatico. Tutto è iniziato grazie a un reportage
televisivo della tv nazionale Abc , andato in onda una settimana fa. Secondo il
programma "Lateline", il porporato avrebbe nascosto i precedenti di
abusi sessuali di padre Terrence Goodall a una sua vittima, Anthony Jones, che
chiedeva giustizia. Jones ha accusato padre Goodall di aver abusato di lui nel
1982 quando aveva 28 anni ed era coordinatore dell'istruzione religiosa a
Sydney. Le indagini condotte dalla Chiesa australiana nel 2003 hanno dimostrato
"comportamenti omosessuali" tra padre Goodall e Jones. In quel
frangente, Pell scrisse alla vittima dichiarando che le sue accuse non potevano
essere accettate perché la Chiesa non era a conoscenza di altre accuse, e così
c'era solo "la sua parola contro quella di un altro". Nel corso della
trasmissione, tuttavia, è stato ricordato come il
cardinale, lo stesso giorno in cui scrisse a Jones, scrisse anche a una seconda
vittima, un chierichetto che aveva nove anni quando padre Goodall aveva abusato
di lui, accettando la verità delle sue accuse. In un comunicato diffuso poco
dopo la trasmissione, il cardinale ha negato di aver voluto ingannare Jones, ma
ha ammesso che la lettera era "scritta male ed errata", e che
l'errore di espressione era suo. Ma "non vi è stato
alcun insabbiamento - ha detto -. Volevo dire che non vi era stata alcuna altra
accusa di stupro". E ancora: "Le accuse contro padre Goodall sono
state verificate dalla Chiesa e dalla polizia, ed egli è stato
sospeso dall'attività sacerdotale. Le autorità della Chiesa hanno cooperato in
ogni fase". Comunque sia, anche alla luce della nuova attenzione mediatica
riservata alla vicenda, Pell si è visto costretto nelle scorse ore a diffondere
una dichiarazione in cui afferma di aver "formalmente riferito le
questioni sollevate questa settimana a una commissione consultiva
indipendente" guidata dall'ex Giudice della Corte Suprema del Nuovo Galles
del Sud Bill Preistley, il quale avviserà il cardinale delle opzioni possibili.
La commissione è costituita da un sacerdote e da laici
esperti di legge, economia e psichiatria. Intanto, in risposta a quanto sta
avvenendo, i giovani cattolici australiani hanno predisposto una serie di blog e forum per
sostenere, anche con le preghiere, l'arcivescovo di Sydney che appena una
settimana fa ha parlato loro dell'importanza di una leadership onesta.
Blog e forum che in qualche modo vogliono mostrare la vicinanza dei giovani al
cardinale il quale, probabilmente, tutto avrebbe voluto tranne che un polverone
simile si scatenasse proprio ora, in occasione della prima volta di Benedetto
XVI sul suolo australiano. (P. Rodari) 12/07/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio
post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma
che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha
taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di
riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O
no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una
volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto
che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta
con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e
rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato
subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira
su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte
interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima
guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure
su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e
in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è
cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia
D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla
Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza.
Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con
D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di
autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente
più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più
quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 23 ) " (7 votes,
average: 3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra
(in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale
e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del
Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da
Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato
arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav
Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la
Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già
annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna,
Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in
fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra
(in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per
abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza
Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro
violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo
Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
Varie Commenti ( 176 ) " (48 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
165 ) " (38 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico
30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre
dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la
linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo"
con il Pdl su cui si era attestato il solitario
Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I
sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di
partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i
suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti
berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione
di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto
qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo
strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani.
Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino
senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per
l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia.
Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega
Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad
attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare,
a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli
italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e
uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per
l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di
vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni,
anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per
l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come
deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che
non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non
c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria.
Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di
Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa
l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema
e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 80 ) " (36 votes, average: 3.53 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente"
(troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo
diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader",
dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del
politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale"
Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi
l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo
forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma
, in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si
vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo
tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese,
le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del
leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A
conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e
realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra
moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo
che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere
uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far
uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema,
che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di
partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice
Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei
essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima
puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun
( da "Stampa, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Filippo
Di Giacomo Crolla la Chiesa-ponte Come insegna Agostino, "la Chiesa vive di
molti misteri". Prima degli scismi del XV e XVI secolo infatti, i
sacramenti erano undici. E la lista comprendeva anche l'acqua benedetta, le
esequie, la lavanda dei piedi, la professione religiosa ed altro. I protestanti
li hanno ridotti: i più "larghi" ammettono il battesimo, la cena e -
parzialmente - la confessione; i più rigoristi sono anabattisti, cioè non
praticano il battesimo. Dopo il Concilio di Trento, secondo la dottrina
trecentesca di Pietro Lombardo, i cattolici ne hanno
scelto sette. Gli ortodossi ne praticano altrettanti, ma senza fissarne il
numero, continuano a chiamarli "misteri" e restano aperti ad altre
intuizioni. Il problema delle ordinazioni femminili anglicane è tutto qui: se
nella lista dei sacramenti una Chiesa pone anche quello dell'Ordine, secondo la
tradizione dei primi concili, per avere quel segno sacramentale che permette
alla comunità di celebrate l'eucaristia, il vescovo e il prete devono essere
maschi perché tale era Cristo. Se invece nella lista dei sacramenti ordine ed
eucaristia diventano istituzioni, racconti di ciò che Cristo ha fatto, allora
può anche essere affidato a una donna. I cattolici e
gli ortodossi sono convinti di non poter rinunciare al sacerdozio ordinato.
Invece i protestanti - prima i calvinisti, poi i luterani e ora gli anglicani -
pensano che per i ministri di culto il passaggio da sacramento a istituzione
sia già stato decretato dalla coscienza e dalla
cultura dei fedeli. Come dire: anche la dottrina si forma ed evolve con le
stesse regole che formano, e fanno evolvere, l'opinione pubblica. Una tesi,
affascinante e moderna sulla quale, però, gravita un dubbio sostanziale: è
proprio così che dice il Vangelo? Mentre i dottori disputano, la Chiesa
d'Inghilterra crolla. La Comunione Anglicana ha lungamente coltivato il sogno
di svolgere un ruolo di Chiesa-ponte tra il cattolicesimo, l'ortodossia e le
varie riforme protestanti. La sua parte tradizionalista, la "Chiesa
alta", ha tentato di mantenere un profilo cattolico
anche quando l'altra anima, quella calvinista, ha iniziato a mettere in crisi
quel movimento ecumenico che, alla fine del XVIII secolo, l'anglicanesimo aveva
aiutato a portare alla luce. Certo, nel frattempo il Papa di Roma è stato ricevuto in quella cattedrale di
Westminster dove Elisabetta II impersona ancora il simulacro di capo dell'anglicanesimo.
La regina, a sua volta, è stata tre volte in Vaticano. Nelle grandi cerimonie
reali inglesi, il primate cattolico è sempre al fianco del primate anglicano.
Tuttavia, visto che l'unione tra i cristiani non si fa a colpi di cerimonie e
di bei discorsi, la crisi dell'anglicanesimo sta sempre più conferendo agli
uomini del Papa l'onere di costruire mediazioni e ponti, spostando verso l'orbe
cattolico quel ruolo di conciliazione fra tradizione e modernità che i grandi
teologi inglesi, dalla scuola di Oxford in poi, hanno svolto nel XIX e XX
secolo. Roma ha sempre resistito, e probabilmente lo farà ancora per molto,
alla fondazione di una Chiesa cattolica di rito anglicano. Accoglie, grazie a
norme date da Giovanni Paolo II nel 1980, i vescovi e i pastori anglicani che
fuggono le liti rifugiandosi nel cattolicesimo, concedendo che continuino ad
esercitare il ministero pur restando sposati. Ma, nel frattempo, manda i
cardinali Kasper e Dias alla Lambeth Conference, la riunione decennale dei
primati anglicani di tutto il mondo che si riunirà a Canterbury dal 16 luglio
al 4 agosto. Forse, un ennesimo tentativo di far comprendere agli anglicani che
per essere moderni non bisogna per forza correre da soli.
( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Benedetto
XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che
possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata
decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di
ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sidney, dove
arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger
incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice,
rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa
anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera
all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il
16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte
delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi
anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la
dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i
problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare
nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente
la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa
parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere
solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi
anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto
intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità".
Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare
nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro
tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo
contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il
proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora
il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il vangelo nel
nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione anglicana". Scritto
in Varie Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 13Jul 08 Volo papale, debacle Alitalia Sono le due di notte ora italiana
e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di
un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul
perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati
dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo, infatti, dopo aver
funzionato per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la
conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a
spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e
delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo,
abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano,
dicendo che la linea satellitare era assente. I nostri giornali hanno pagato
alla compagnia un biglietto salatissimo, alla fine avremmo potuto fare molto
meglio se fossimo rimasti a terra. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In
giornata vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Non
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul
08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato
12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà
Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23
Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23
ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a
Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale.
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Commenti Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole
della curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi
ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta
proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post
che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi
sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il
fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della
stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa
antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi
che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un
brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze
che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della
figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un
incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né
riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per
alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso
clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del
tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di
essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di
interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in
considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento
terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di
alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura
della persona". Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (10 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la
Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato
in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del
dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni,
intervistato dal "Corriere della Sera" (che
non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di
"fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea
di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le
migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse,
inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire",
anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita
che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è
lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se
Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato
soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del
monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del
fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora
più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della
curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico:
sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don
Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle
cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche"
sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece
nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato
"parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente
incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo
ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici
a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che
né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente
di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le
distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo
sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è
esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del
"diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
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Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo
Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo
viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina
del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del
cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario
della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale
successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà
inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione
per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei
santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato
il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII
e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la
svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le
canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente
locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto
del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la
candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della
Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di
teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali
della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto
in Varie Commenti ( 17 ) " (11 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata
ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan),
uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla
sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e
del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo
magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica
Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico
per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla
liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in
vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre,
intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo
l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto
essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i
sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo
costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta
inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (20
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08
Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa
che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della
Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa.
Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay
e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di
là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra -
cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 236 )
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02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi
ha postato nel precedente thread il comunicato della
Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale
Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i
quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle
richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la
Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità
stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui
introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che
Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un
tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato
dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo
perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa,
introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II,
nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo
come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì
sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro,
all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione
né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la
formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello
della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di
indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di
affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito
di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si
rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi
il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che
proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi"
che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni
nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De
Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza)
perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a
una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno
dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che
è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il
senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista
politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto
monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa
c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come
qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata
dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi
del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o
impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 159 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun
08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte
"dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal
cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese
si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti
sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di
Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era
stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta
evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il
suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica,
come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il
Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto
altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni
scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello
di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il
Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della
scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le
critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche
da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei
responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel
Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della
Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre
fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo,
Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo
dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della
liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di
comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo
inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti
celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti
indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti
promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di
rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla
Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 )
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classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli.
Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it
contatti Categorie Varie (219) Ultime discussioni Daniele: Parrocchiano,
spiacente, un so' di Napoli. 'notte a tutti Cherubino: @ Carlo, una persona può
decidere di tutto tranne che di togliersi la vita nel nostro sistema
giuridico,... Cherubino: correzione: volevo dire "irreversibile", non
"reversibile" Cherubino: giusto perchè si vedono scritte delle
fesserie (preferisco non fare nomi, sennò si lusinga troppo):... Physikelly: Le
riflessioni sulla 23.ma GMG di Sydney del cardinale Stanislaw Rylko Per
riscoprire le radici... Gli articoli più inviati Il voto
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( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Oggi
pomeriggio In dieci al via in rappresentanza dei rioni. L'iniziativa si
riallaccia alle tradizioni contadine SARANNO in dieci sulla linea di partenza,
con tutt'intorno un pubblico pronto a tifare per il suo beniamino, che dovrà
raggiungere il traguardo dopo un percorso di circa
( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura
Benvenuti ad Astana utopia nella steppa Nuove metropoli il reportage La
giovanissima, stupefacente capitale del Kazakistan, fatta edificare a suon di
petromiliardi dal presidente a vita Nazarbayev, compie dieci anni. Centinaia di
cantieri sono ancora aperti, quasi duemila gru sono al lavoro per ultimarla.
Una città esagerata, dove l'età media, dice con orgoglio il capo dello Stato,
"è di soli 32 anni" Dimensioni infinite, piazze vaste, un
monumentalismo che sembra citare il passato sovietico è l'allegoria la cifra
costante del progetto urbanistico LEONARDO COEN ASTANA (Kazakistan) Le sette e
trenta di uno splendido pomeriggio di luglio, senza il temibile vento della
steppa e il caldo asfissiante che abitualmente affliggono Astana, la capitale
del Kazakistan, colpevole di un clima infame: meno quaranta gradi d'inverno,
più quaranta d'estate. Che sia un regalo di compleanno per i dieci anni di
questa giovanissima e stupefacente capitale? Lo skyline di Astana sembra
infatti ricalcare quelle immaginate nei fumetti di Moebius, celebre per avere
ispirato le scenografie di Blade Runner: così kitsch ed esagerata da rasentare
il sublime. E l'irrealtà. Dieci anni fa qui non c'era altro che un'anonima
polverosa città di provincia del Kazakistan centrosettentrionale, massacrata
dalla devastante edilizia sovietica, e 280mila abitanti che credevano assai
poco al futuro, frastornati da un drammatico presente. Oggi gli abitanti sono
almeno 700mila e il futuro è schierato all'orizzonte, tra stravaganti e
ambiziose costruzioni avveniristiche, disposte sul territorio comunale secondo
il piano urbanistico del giapponese Kisho Kurokawa, scomparso nell'ottobre del
2007 all'età di 73 anni. Astana è il suo capolavoro, dopo il complesso
risanamento di Tokyo. Una città concepita non a cerchi d'espansione ma su due
assi portanti paralleli, a quadranti successivi. Integrati da una serie di
incredibili strutture. Come il Khan Shatyry Entertainment Centre, il Centro di
divertimenti Mercato Reale: un fantasmagorico tendone trasparente alto
( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Della Volpe, con Marx dalla parte di Galilei di Michele
Prospero Q uando, nei primi anni Quaranta, Galvano Della Volpe si accostò al
marxismo, aveva già alle sue spalle una assai intensa e molto marcata
produzione teorica. Poco italiana si potrebbe anche dire, per via della sua
impronta quasi neopositivista. Non si può però in alcun modo parlare di
"due" Della Volpe. Il filosofo che, dopo aver varcato i 40 anni,
scoprì Marx non compì affatto una rottura con la sua ventennale riflessione.
Collocò piuttosto il nucleo del suo precedente lavoro filologico-critico,
mirante a rivendicare la positività dell'esperienza sensibile, nelle nuove
categorie analitiche che esploravano il mondo dell'empirico sociale. Non è un
caso che il suo Marx sia proprio il giovane autore della Critica della
filosofia hegeliana del diritto pubblico, opera che Della Volpe lesse come
depositaria più d'ogni altra del paradigma scientifico di Marx. Non è per caso
che questo sia avvenuto. In fondo le istanze critiche ospitate nel manoscritto
del 1843, che della Volpe tradusse e impose a lungo nel dibattito teorico,
ricalcavano lo stesso tragitto intrapreso dal filosofo imolese scomparso il 13
luglio del
( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Giovanardi il duro fa sparire la monnezza Luigi
ManconiAndrea Boraschi Immaginatevi un Charles Bronson poliziotto, che gira di notte
per una qualche metropoli americana dentro la sua macchina. Le strade sono
buie, il solito idrante rotto che spara acqua per ogni dove, qualche
spacciatore all'angolo tra la 76esima e la Cross Hill Avenue. "Ripulirò
queste dannate strade da tutta questa spazzatura", mormora il buon
Charles. E via a rincorrere un ladruncolo portoricano, un pusher nero, un
mafiosetto irlandese o italiano. Con l'ossessione della dannata
"spazzatura". Che, nella sua valenza metaforica, è un topos di certa
filmografia (a sua volta, sovente, definita proprio così: trash, cioè
spazzatura), e sta a indicare la feccia, tutta quella marmaglia di cui
liberarsi senza troppi complimenti, gente di malaffare da lasciar ammuffire
nella più buia delle galere. In scenari meno esotici, la
"spazzatura", grazie ai fatti di Napoli, è diventata anche un'icona
dell'aria (o del fetore) dei tempi nel nostro paese: una sgradevole
installazione (prossima a divenire permanente) che racconta una pluralità di
cose che tralasciamo volentieri di elencare. Più in generale, a legare queste e
altre derive semantiche di quella parola lì, c'è sempre un'istanza di
rimozione: va rimossa la "monnezza" dalle strade con tanta
determinazione quanta ne metteva Bronson nel ripulire i quartieri del suo distretto
dalla criminalità. Insomma, se c'è spazzatura c'è (o si vorrebbe ci fosse)
almeno un camion disposto a portarla in discarica, un treno con destinazione
Germania o un giustiziere della notte disposto a perseguirla, fosse anche in
capo al mondo. Mutuando molti dei significati qui esposti, di recente un membro
dell'attuale governo ha detto che "la droga è spazzatura e come spazzatura
deve essere rimossa dalla società". A voler giocare con la fantasia si
potrebbero immaginare queste parole in bocca a Gianfranco Fini: una sparata
asciutta asciutta delle sue, che su certe questioni è rimasto rigido e
inesorabile. Oppure, perché no, a pronunciarle potrebbe essere qualcuno dei
suoi. O, ancora, non sfigurerebbero nel vocabolario di certi leghisti o tra i
pensieri di taluni teodem. E invece no: in virtù di quello stesso teorema per
cui a far casino più di tutti, nelle feste dei tempi del liceo, era sempre
qualcuno dell'Azione Cattolica, a pronunciarle è stato il sottosegretario Carlo
Giovanardi, improvvisatosi Bronson o Bertolaso. Insomma, voce grossa e fuori
gli attributi: la droga è spazzatura, dunque va rimossa. Invero Giovanardi non
è nuovo a mostrarsi come un vero duro, se sollecitato da qualche imperativo
categorico: qualcuno ricorderà le sue esternazioni, ad esempio, sulla
normativa olandese in materia di eutanasia, quando ebbe e dire che "la
legislazione nazista e le idee di Hitler in Europa stanno riemergendo" (ne
nacque un caso diplomatico con i Paesi Bassi, ma poco male). E poi ha dato
battaglia per la chiusura anticipata dei locali notturni, ha spiegato che gli
omosessuali possono stare nell'esercito, purché non facciano troppo le checche;
di recente ha minacciato di introdurre una legge che vieti in maniera assoluta
qualsiasi manifestazione antiproibizionista. Il tutto sempre con quel piglio da
moralizzatore senza morale e senza paura. Ora, non che le droghe siano un
pallino dell'ultim'ora: in fin dei conti se la legislazione italiana ha accolto
l'equiparazione tra droghe pesanti e droghe leggere è soprattutto merito
dell'ex esponente dell'Udc. Però questa volta l'esponente del Pdl si è mostrato
più tosto del solito. Altre sue esternazioni, pur sparate grosse, avevano la
forma della protesta e dell'indignazione, avevano qualcosa di veracemente
scomposto (quando ognuno di noi ben sa che i veri duri sono spietati con
flemma); questa volta no, questa volta Giovanardi è secco, conciso e
implacabile. Che mo', verrebbe proprio da pensare, per la droga sono cavoli
amari. Ma, attenzione, in questo caso quel signore, i contenuti delle sue prese
di posizione e anche i toni, gli accenti e i modi utilizzati rappresentano la
linea del nostro governo. E, allora, sorgono alcune domande. Come facciamo a
sbarazzarci della droga? Ovvero, esiste qualcuno dotato di buon senso che crede
che quella sostanza possa essere eliminata dalla circolazione, cancellata,
bandita per sempre dagli usi e dai costumi di milioni di consumatori? O forse
quella parolina che a "spazzatura" si associa tanto bene - e che già
abbiamo richiamato: "rimozione" - qui assume goffamente un
significato psicanalitico? Gli esponenti della maggioranza, Giovanardi in
testa, intendono affrontare un problema sociale o trovare una qualche strada
per nasconderlo, minimizzarlo e non doverlo più "vedere"? E poi: non
si corre il rischio che a identificare quelle sostanze - che bene certo non
fanno - con la "monnezza" si finisca presto o tardi, per confusione o
per calcolo, col considerare come un rifiuto anche chi da quelle sostanze
dipende? Perché in effetti, a ripensarci bene, la normativa Giovanardi sul
consumo di stupefacenti sbatte dentro i tossici e i consumatori occasionali un
po' come Bronson sbatteva dentro la spazzatura umana che infestava le strade
delle sue città. Insomma, noi siamo per la riduzione del danno e per una
politica che depenalizzi il consumo di stupefacenti. E siamo per chiamare le
cose col loro nome: convinti che gli infiniti termini usati sin qui per
identificare le droghe ("spazzatura" è solo l'ultimo) abbiano solo
prodotto guasti. Il sottosegretario con delega alla Famiglia, alla Droga e al
Servizio civile non deve pensarla così. Non ci attendiamo nulla di buono.
Intanto ha presentato la Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze. Aumentano i morti per
overdose, aumenta il consumo di cocaina (sempre più a buon mercato, come pure
l'eroina) e ancor più quello di cannabis, cresce la reperibilità degli
stupefacenti, anche a scuola; e aumentano i soggetti segnalati alle prefetture
per possesso e quelli denunciati per reati previsti dalla legge 309 (la sua):
35.238 nel 2007. E lui dichiara che non bisogna esagerare con gli allarmi:
"si corre il rischio di legittimare l'idea che siccome le droghe sono così
tanto diffuse, combatterle è una battaglia persa e tanto vale liberalizzarle".
Vallo a capire. In un frangente simile Bronson avrebbe usato parole e maniere
più coerenti e conseguenti. (E, in conclusione, come dimenticare - dettaglio
sublime - che un equivalente nostrano di Bronson, quel Tomas Milian romanizzato
e intrucidito, era soprannominato Monnezza?). Scrivere a :
abuondiritto@abuondiritto.it A buon dirittoPromemoria per la sinistra.
( da "Unita, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Brasile, i deputati bocciano di nuovo la legge
sull'aborto Da 17 anni la legalizzazione dell'interruzione di gravidanza viene
fermata in Commissione per l'ostilità delle Chiese di Franco Mimmi/ Brasilia
CON 30 VOTI CONTRO e appena quattro a favore, con dichiarazioni quasi
cavernicole ("La donna può avere diritto ai suoi capelli e alle sue
unghie, ma non al feto che trasporta nel suo ventre"), con manifestazioni
da teatranti di fiera paesana (l'esibizione di una bara per bambini e di un
paio di bambolotti), la Commissione costituzione e giustizia dei deputati
brasiliani ha respinto il progetto di depenalizzazione dell'aborto che attende
da 17 anni di essere sottoposto al voto plenario della Camera. Il progetto
chiede la soppressione dell'articolo del codice penale che definisce un crimine
l'aborto provocato dalla gestante o con il suo consenso, e propone che il
sistema sanitario pubblico sia obbligato a realizzare l'aborto fino ai novanta
giorni di gestazione (attualmente può essere realizzato legalmente solo in caso
di stupro o di rischio per la vita della madre). Inutili i tentativi di José
Genoino, deputato del Partido dos trabalhadores (quello del presidente Inacio
Lula da Silva), per rinviare il voto in modo da consentire una analisi
razionale dell'argomento. Inutili le sue accuse ai colleghi di voler sfruttare
il tema a fini elettoralistici nella campagna per le amministrative del
prossimo ottobre. Inutile la sua ovvia dichiarazione: "Nessuno può
sostituire la donna, né un giudice né un poliziotto né un sacerdote, è lei che
deve decidere, perché interrompe la gravidanza solo in un caso di
emergenza". Tutto il dibattito è stato marcato da interventi di tipo
confessionale, che mettono in risalto l'importanza che ha la Chiesa, ormai più
l'evangelica che la cattolica, nella vita politica del Brasile. Due deputati -
uno dei quali, Luiz Bassuma, dello stesso Pt - portavano appeso al collo un
cartello con l'immagine di feti. Miguel Martini, del Partido Umanista
della Solidarietà (di forte matrice cristiana, e pure sostenitore di Lula), ha
detto che, fosse passata la depenalizzazione, tanto sarebbe valso legalizzare
il traffico di droga e rendere ufficiale la professione di trafficante.
"Tutti noi, oggi, siamo qui a discutere - ha detto - perché le nostre
madri non hanno cercato una clinica e non ci hanno abortito". La fine
della votazione ha visto grandi abbracci tra deputati e religiosi che avevano
assistito al dibattito, poi, tenendosi per mano, hanno recitato tutti insieme
il padre nostro. Alcune donne dei movimenti femministi, con un bavaglio rosso,
non hanno potuto fare altro, appunto, che tacere. Si potrebbe supporre che
l'etica ferrea dei parlamentari brasiliani si manifesti in ogni e qualsiasi
situazione, facendo di loro dei modelli di comportamento, ma purtroppo la loro
fede ricorda piuttosto la richiesta di certi politici italiani che, divorziati
e risposati, si mostrano desiderosi di accedere comunque alla comunione e
all'appoggio elettorale della chiesa. Gli scandali scuotono con frequenza
Camera e Senato, tanto che - a fare i conti è stato il
prestigioso quotidiano "O Estado de S.Paulo" - ben 268 dei 513
deputati sono sotto processo e uno, Mario de Oliveira, del Partito
social-cristiano, addirittura per aver tentato di far assassinare un collega.
Però i parlamentari godono di una immunità di fatto che, grazie alla complicità
dei colleghi e di gran parte dei vertici giudiziari (solo il Supremo tribunale
federale li può giudicare), si trasforma in vera e propria impunità, sicché
delinquono con una sfacciataggine che sfiora a volte il grottesco. Ma poiché le
statistiche affermano che il 98,5 per cento dei brasiliani non voterebbe per
una persona che non crede in Dio, ecco che i politici, tanto malleabili dal
potere e dal denaro, diventano granitici di fronte alle questioni che
coinvolgono le varie chiese (cattolica, evangelica, evangelica pentecostale,
candomblé, spiritisti, mormoni, eccetera), tutte ugualmente retrograde di
fronte a un problema come l'aborto che riguarda soprattutto donne povere e
senza potere, ovvero imbavagliate.
( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina
XV - Palermo LA TEORIA DELL'ILLUMINISTA SUL TEATRO A
LAMPEDUSA L'enciclopedista individuò in quel lembo d'Europa il luogo ideale per
impiantare una comunità di comici Mentre a Parigi si sviluppava un dibattito
sull'opera buffa l'intellettuale francese elaborò un'idea che anticipava Stanislavskij
"è ricchissima di pesca è coperta di olivi selvatici la terra è fertile.
è stata abitata solo da un marabutto e da un cattivo prete" ROBERTO
GIAMBRONE (segue dalla prima di cronaca) Eppure, dietro a questo curioso
appello, che nobilitava a suo modo la piccola isola delle Pelagie, si agitava
il nucleo di una piccola rivoluzione culturale, in anticipo di oltre un secolo
sulle più note sperimentazioni di Stanislavskij e compagni. Infatti, Diderot
pensava proprio ad una piccola comunità di teatranti, che a Lampedusa avrebbe
trovato l'ambiente giusto per avviare una sorta di laboratorio in vista di una
radicale riforma del teatro: "Lì gli attori sarebbero i nostri predicatori
e non dubitate che li sceglieremmo con la cura richiesta dall'importanza del
loro ministero". Non devono sorprendere questa attenzione e questo
rispetto per i "comici", che proprio allora cominciavano a non essere
più considerati soltanto degli "istrioni". Si veniva dalla cosiddetta
Querelle des buffons che tra il 1752 e il 1754 vide contrapporsi animosamente
(chi mai più oggi si spenderebbe in tal modo per il una questione del genere?)
due fronti di intellettuali e uomini di spettacolo. L'arrivo a Parigi di una
modesta compagnia italiana diretta da Eustachio Bambini, che metteva in scena
La serva padrona di Pergolesi, aveva fatto scoccare la scintilla. Da un lato,
gli intellettuali illuministi capeggiati da Rousseau (e appoggiati dalla
regina), che propugnavano la "varietà" musicale e, di conseguenza, la
superiorità dell'opera buffa italiana rispetto all'opéra comique francese,
imbrigliata in schemi troppo rigidi e passatisti; dall'altro i partigiani della
tradizione nazionale, più numerosi, che preferivano radunarsi sotto il palco
del re. Una questione di poco conto, si direbbe, se non fosse che dall'ambito
strettamente musicale il dibattito si spostò, ideologizzandosi molto, sui
principi fondanti della cultura illuminista. "Tutta Parigi si divise in
due partiti più infiammati che da un affare di stato o di religione", scriverà
lo stesso Rousseau. In questo contesto Diderot, prendendo le distanze da
Rousseau, che a conti fatti disprezzava il teatro ritenendolo inadeguato alla
diffusione dei principi illuministi ("La ragione è l'unica cosa che non
sia di nessuna utilità sulla scena") e a "correggere i costumi",
si spese molto per la ricerca di una forma-teatro che rispondesse alle esigenze
di "rappresentazione" e "rappresentanza" della classe
sociale emergente: la borghesia. A tal fine scrisse colloqui e discorsi
sull'argomento e due commedie, che sono dei veri e propri trattati teorici sul
teatro: Il figlio naturale, ovvero le prove della Virtù e Il padre di famiglia.
Nella prima, in forma dialogica, vengono esposti i principi del nuovo teatro,
la cui fondazione ha il sapore d'un vero e proprio cerimoniale, di segno
opposto però alla cerimoniosità dell'Ancien Régime, tutto rivolto alla
naturalezza delle situazioni costruite ad immagine e somiglianza dei
"padri di famiglia". Istituito un nuovo genere teatrale - il
"dramma" - che il padre dell'Encyclopédie definisce "genere
serio" situandolo tra la commedia e la tragedia, la riflessione si sposta
sugli attori ai quali il filosofo dedicherà molta attenzione e il celebre
Paradosso, che sancisce la nascita dell'attore moderno, cioè dell'attore
"critico" che non si limita ad eseguire passivamente un compito ma ad
interpretare creativamente il dramma scritto per lui da un autore. Ma un attore
che finalmente abbandoni l'enfasi e l'artificiosità della recitazione a favore
di un'aderenza più meditata e controllata alla realtà, ha bisogno di studio e
concentrazione, di sperimentare nuove tecniche e di provare a lungo. Ecco la
necessità di uno spazio fisico e mentale per dar corso alle proprie teorie e
per avvicinare la pratica della scrittura drammaturgica a quella della
recitazione. Diderot individua nell'isola di Lampedusa il posto ideale dove
impiantare questa comunità teatrale e ne fa una descrizione nei Colloqui su Il
figlio naturale, tanto divertente quanto originale, che induce a riflettere non
solo sul teatro: "La Lampedusa è un'isoletta deserta del mar d'Africa,
situata più o meno a metà strada tra la costa di Tunisi e l'isola di Malta. è
ricchissima di pesca, è coperta di olivi selvatici, la terra è fertile. Il
frumento e la vite attecchirebbero. Invece non è mai stata abitata da altri che
da un marabutto e da un cattivo prete. Il marabutto aveva rapito la figlia del
bey di Algeri, si era rifugiato lì con la sua amante, e vi aveva trovato
salvezza. Il prete, frate Clemente, ha passato dieci anni a Lampedusa, e fino a
poco tempo fa ci viveva ancora. Aveva del bestiame, coltivava la terra.
Chiudeva le provviste in un sotterraneo e andava a vendere il resto sulle coste
vicine, dove se la spassava finché i soldi gli duravano. Nell'isola c'è una chiesetta,
divisa in due cappelle, che i maomettani venerano come tombe del santone e
della sua amante. Frate Clemente aveva consacrato una cappella a Maometto e
l'altra alla Santa Vergine. Se vedeva arrivare una nave cristiana accendeva la
lampada alla Vergine. Se il vascello era maomettano, subito spegneva la lampada
della Vergine e ne accendeva una per Maometto". Vigliaccheria o rispetto
per le culture altre? Certamente Diderot rimane affascinato da questa sperduta
isola del Mediterraneo, che con D'Alembert menziona anche nell'Encyclopédie
liquidandola come "deserta" ma con "un buon porto",
ricordando che nei suoi pressi aveva naufragato la flotta di Carlo V nel 1552.
Lampedouse (o Lampadouse), che gli italiani chiamano Lampedosa, è vista da
Diderot come un luogo neutro, inviolato dalla civiltà europea, come ci ricorda
Gyan Prakash nel saggio "After Colonialism" (Princeton University
Press, 1994), mentre la storica del teatro Mirella Schino, nell'ultimo numero
di "Teatro e Storia" (Bulzoni Editore, 2008) - dove articola una
interessante disamina del rapporto tra pubblico e spettacolo nell'opera di
Diderot - suppone che il filosofo sia stato suggestionato soprattutto dalla
liminarità dell'isola di Lampedusa, dal fatto che si trovasse al confine tra
due civiltà e per questo incondizionata da entrambe, come il simpatico racconto
di frate Clemente dimostrerebbe. Comunque sia, non sarebbe male ripartire
dall'utopia diderotiana per dare concretezza a un progetto tante volte
vagheggiato e mai concretamente realizzato, se non nella consueta formula della
"vetrina", quello di un gran Teatro del Mediterraneo, che getti un
ponte ideale tra culture e saperi diversi. Che la Sicilia, con i suoi
meticciati artistici e umani, possa costituire un ponte esemplare tra le
culture d'Oriente e Occidente non è una novità, ma l'idea di una
"comunità" teatrale "apolide" che possa, attraverso il
teatro, sperimentare nuove forme e contenuti per una cultura di confine,
sganciata dai "canoni" delle culture nazionali, sarebbe una bella
novità carica di significati concreti e simbolici in un momento in cui
riaffiorano inquietanti segnali di intolleranza nei confronti degli stranieri.
Chissà che non si possa riprendere il discorso proprio dove l'aveva lasciato
l'utopista Diderot, in quell'isoletta non più deserta del mar d'Africa che ben
conosce - purtroppo per motivi meno edificanti del teatro - le questioni del
multiculturalismo.
( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
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Pagina
VI - Genova Nuova moschea, nei caruggi vince la diffidenza "Ognuno si
tenga la sua religione". Il parroco di San Siro: non si può essere contro
Ma non tutti sono pronti a fare le barricate. "Non si può negare il
diritto di pregare" GIUSEPPE FILETTO "Ci sono già la chiesa dei
Testimoni di Geova e quella dei Pentecostali - dice, mentre sta per chiudere la
porta della sua chiesa - che facciano pure la moschea... Ormai... Questa è una
zona di porto". Quando però il parroco di "San Marco al Molo"
capisce e che le sue dichiarazioni possono finire su un giornale, tace. Meglio
rimettersi alla volontà dell'Arcivescovo, peraltro presidente della Cei.
"Non tanto per obbedienza cieca - spiega don Luigi - ma perché ci sia una
linea comune". Anche se il sacerdote della chiesa di San Siro, più volte
aggredito e rapinato, ma da anni punto di riferimento di sbandati, poveri ed
anche extracomunitari, predica l'accoglienza: "Non si può essere contro un
luogo di culto religioso; senza di questo l'integrazione diventa ancora più
difficile". Chi non usa mezze parole, spesso è la gente comune. Dal Molo a
piazza Banchi, da via del Campo a Prè, è un solo verbo: "Ci manca pure la
moschea, vorrei che qui venisse il sindaco Marta e vedesse la situazione",
sentenzia la titolare della Cappelleria Bartolomei. Da 42 anni in via Gramsci:
"Quando qui la sera c'erano le "donnine", ma che avevano
rispetto della gente". Adesso su cinque negozi, quattro sono di cineserie
e di kebab. "E la sera devi avere paura a tornare a casa". Che
relazione c'è, però, tra la moschea e la delinquenza? "Venite a girare la
sera a San Bernardo e lo capirete - ribadisce Mino, che abita al Molo - è
inutile dire che gli extracomunitari sono bravi. Ci sarà pure qualche brava
persona, ma la maggior parte spacciano. Soprattutto i giovani, schiene dritte.
La moschea diventa un ritrovo anche per loro". Razzismo? "Macché,
sono una meridionale - risponde la mamma - ma da quando sono arrivata in questo
quartiere, 46 anni fa, ho sempre rispettato gli altri, ho lavorato e non ho mai
dato fastidio a nessuno". Una delle quattro ipotesi è di alzare un
minareto in via del Molo: ai Magazzini dell'Abbondanza o al Massoero. "Penso
che il quartiere risponderà - promette Marinella, la proprietaria del negozio
di frutta e verdura - anni fa, quando c'era un forte presenza di spacciatori
marocchini, abbiamo bloccato la strada. Questa volta faremo barricate".
"Che ognuno si tenga le sue tradizioni e la sua religione", taglia
corto Michele Schiavone, che abita in vico Camelie, andato a trovare gli amici
della pizzeria "Il Leudo". Il pizzaiolo è uno spagnolo, cattolico, a
Genova da 13 anni: "Tutti hanno il diritto di pregare, ma l'importante è
rispettare le radici e la cultura di un popolo - cerca di spiegare a Michele -
però la gente ha paura di questa folla che si radunerebbe nella moschea".
Per far nascere una chiesa musulmana, sarebbe meglio spostarsi più a Ponente.
L'ipotesi più concreta sembrava quella di Coronata, il capannone acquistato dalla comunità islamica. Dopo le proteste degli scorsi
mesi, con alcuni parroci in prima linea, ora sembra la più lontana. Meglio
tornare sul Centro Storico, avrà detto Marta Vincenzi. Prè. Due altre ipotesi:
il palazzo della Dogana, davanti a Ponte dei Mille, oppure la Commenda. Eppure
quando si salta piazza Fossatello, i colori diventano altri. La risposta è
scontata: "Pregare in via dei Fregoso è un brutto posto; meglio un luogo
come si deve", chiede un giovane dalla pelle scura, ma che la mattina si
alza di buon'ora e raggiunge Varazze, dove lavora in un cantiere navale,
nell'allestimento di barche da lusso. Nei vicoli che portano alla Commenda ogni
porta ospita un call-center gestito da sudamericani, un negozio di cinesi o una
macelleria nordafricana. "Io non guardo il colore, a me portano da
mangiare", confessa il tabaccaio dell'angolo di via Ponte Calvi. In via
Prè uno dei pochi "indigeni" che resiste è il negozio di articoli da
trekking, montagna e mare, che ha le porte su piazzetta Sant'Elena. "Non è
una questione di pelle, io qui ci vivo e ci lavoro e la presenza di chi è nero
o bianco non mi dà fastidio - ripete Federica, la titolare - ma mi chiedo, a casa loro ci farebbero costruire una chiesa cattolica?".
La Commenda, già individuata dall'amministrazione comunale come "centro
interculturale", sarebbe l'ipotesi più suggestiva. è diventato il luogo di
ritrovo dei sudamericani. Tutti cattolici, e di moschea musulmana non vogliono sentir parlare. (ha
collaborato caterina cossu).
( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Bologna Giocampus al via tra sole e sport i piccoli
atleti crescono Guru, arrestato
Matteo Cambi bruciati oltre 54 milioni di euro Bologna disperata le reazioni di
laici e cattolici Dite la vostra Primarie
vere o blindate? Per Zani e Vandelli sono inutili.
( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Bologna Galletti cerca alleati tra i cattolici
del Pd "Su molti temi vicini a Rutelli, ma devono mollare Cofferati"
Non solo primarie, il Pd dopo lo strappo con l'Italia dei Valori sta guardando
al centro anche a Bologna, non senza difficoltà, in vista delle amministrative
del 2009. Se il veto dei casiniani su Sergio Cofferati ha di fatto bloccato
sul nascere ogni speranza di asse "centrista", tocca al deputato Udc
Gianluca Galletti cogliere al balzo "l'opinione personale" di Renzo
Lusetti, rutelliano, che sta cercando il dialogo con l'ex presidente della
Camera "partendo proprio da Bologna". Un assist che a stretto giro di
agenzie di stampa Galletti non si lascia sfuggire con l'obiettivo, non
dichiarato, di spaccare il Pd agganciando i cattolici
pentiti e i teodem proponendogli "un percorso comune" verso il voto
alle comunali. "Con Rutelli e il gruppo dei suoi "coraggiosi" -
scrive infatti Galletti in una nota - condividiamo molte riflessioni sulla
situazione politica e sui problemi del Paese. Basti pensare ad esempio alle
liberalizzazioni, a tante questioni etiche e alle grandi scelte sulla politica
estera, ci teniamo molto al dialogo con lui". Per questo, continua il
deputato della Vela ragionando in chiave locale, "sarebbe bello che questo
dialogo partisse da Bologna presentando una candidatura alternativa a quella di
Cofferati che ha portato la nostra città alla paralisi e al degrado". Di
fatto, Galletti boccia l'idea di una alleanza tra Udc e Pd sotto le torri. Un
dialogo impossibile sul nascere se resta Cofferati. Ma anche per l'incognita di
un ritorno di Giorgio Guazzaloca, l'ex sindaco vicinissimo a Casini e da sempre
sostenuto dalla lista civica e dall'Udc, che non ha ancora sciolto la sua
riserva. Nei giorni scorsi anche il segretario provinciale Andrea De Maria ha
annunciato che incontrerà l'Udc dopo la conferenza programmatica del 18 e 19
luglio in cui sarà presente anche il segretario Walter Veltroni.
"Disponibili a incontrare tutti - aveva risposto Galletti - ma resta il
nostro no sul Cinese". Ma ieri una ulteriore spinta sulla via del dialogo
è arrivata dal "rutelliano" Lusetti, che ha lanciato proprio Bologna
come laboratorio di dialogo. "Primo - spiega il deputato, vicinissimo ai
"coraggiosi" di Rutelli - perché è la città di Casini. Secondo,
perché si vota tra un anno. E terzo, perché il sindaco Cofferati ha più volte
espresso posizioni che sono vicine anche a quelle dei centristi". Lusetti
nega che vi siano stati colloqui sul tema tra Rutelli e Casini - "è solo una
mia proposta" - e non entra nel merito del "problema"
Guazzaloca: "Se l'Udc resta schiacciato sull'ex sindaco non si fanno passi
avanti. Invece bisogna sparigliare le carte". Ma la boutade di Lusetti
fornisce un'arma all'Udc bolognese, che ne approfitta per ribadire il suo no al
Pd, ma per flirtare con i teodem e i cattolici del Pd.
Un modo per sfruttare i disagi dei Democratici nei confronti di Cofferati, e le
divisioni sui temi etici tra l'ala ex diessina e quella ex dielle nel Pd
bolognese. (s. b.).
( da "Repubblica, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Ratzinger:
"Gli abusi sessuali incompatibili con il sacerdozio" Il Papa vola in
Australia per il suo viaggio più lungo Uno scandalo a Sidney investe il
cardinale Pell. Il pontefice: "Ci scuseremo" MARCO POLITI DAL NOSTRO
INVIATO SIDNEY - "Il vero sacerdozio non è compatibile con gli abusi
sessuali, perché i preti sono al servizio del Signore". Benedetto XVI, che
arriva stamane in Australia, ha ribadito in aereo la linea del rigore nei
confronti dei sacerdoti pedofili. Come l'ombra di Banquo nel Macbeth, gli scandali
sessuali continuano a seguire papa Ratzinger nei suoi viaggi nei paesi
anglosassoni. A Sidney è riesplosa una polemica nei confronti del cardinale
George Pell, accusato di avere coperto un caso di abuso e di violenza. In
realtà l'episodio (risalente a un quarto di secolo fa) riguarda rapporti
omosessuali fra un prete, ora rimosso, e un giovane che allora aveva 28 anni.
E' rimasto poco chiaro se fossero consenzienti o se all'origine vi fosse stato un abuso. Il cardinale Pell ha sostenuto di avere
sempre cooperato con la polizia, ma è stato costretto
ad accettare una commissione d'indagine indipendente. "Ci scuseremo",
ha anticipato Benedetto XVI, ribadendo l'importanza di "vedere la colpa
insita nel problema" e al tempo stesso di "esaminare ciò che è stato insufficiente nel nostro comportamento e come possiamo
prevenire, curare e riconciliare". Parlando con i giornalisti durante il
volo, il Papa ha toccato la questione delle tensioni esplose in seno alla
Chiesa anglicana sull'argomento dell'ordinazione delle donne-vescovo (e dei
vescovi omosessuali). "Non possiamo entrare nelle loro discussioni - ha
spiegato - ma prego che non si realizzino altre fratture e desideriamo che si
possa evitare uno scisma". Ratzinger ha preannunciato che al Giornata
mondiale della Gioventù di Sidney affronterà il tema dell'ecologia come grande
sfida globale. Su domanda di un reporter, ha ammesso che la
Chiesa cattolica in Occidente "è in crisi", pur dicendosi ottimista
per il futuro. Le cifre, tuttavia, sono allarmanti. In Australia, dove i cattolici sono il 27 per cento della
popolazione, la frequenza alla messa è caduta al 14 per cento dei fedeli.
Ma lo stesso fenomeno si registra nella patria del pontefice. A un convegno
romano della redazione di lingua tedesca della Radio vaticana i relatori della
relazione Mitschke-Collande rivelano che in Germania la messa domenicale è
seguita appena dal 14 per cento dei cattolici. Inoltre
la maggioranza dei giovani fedeli tra i 16 e i 28 anni non crede che Dio abbia
creato il mondo né crede alla Trinità, alla vita dopo la morte e alla
resurrezione dei corpi. Nella hit-parade della fiducia nelle istituzioni la
Chiesa è, per i tedeschi, al penultimo posto prima dei partiti politici. La
Caritas, invece, conquista la terza posizione nella pattuglia degli enti con
maggiore consenso. Sul piano personale il viaggio in Australia rappresenta per
Benedetto XVI una notevole prova fisica. "Alle sue spalle il Santo Padre
ha dei mesi molto stressanti", ha confidato il segretario mons.
Gaensnwein. Per la prima volta nei viaggi papali intercontinentali, il
pontefice si prenderà ben tre giorni di riposo dopo l'atterraggio per
rimettersi in forma. Soltanto il 17 luglio Benedetto XVI farà il suo ingresso -
via mare - a Sidney dove lo attendono 250.000 giovani. Per il portavoce papale
padre Lombardi "è stato un atto di fede e di
coraggio del Papa" accettare di recarsi in Australia. In realtà Benedetto
XVI regge molto poco le fatiche. In un messaggio per la giornata missionaria,
diffuso alla partenza, Ratzinger traccia a tinte fosche la situazione mondiale.
Violenza individuale e collettiva, persecuzioni per motivi razziali, culturali
e religiosi, inquinamento ed un uso irresponsabile delle tecnologie
rappresentano per Ratzinger molteplici forme di "attentati alla vita".
( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-13 num: - pag: 9
categoria: REDAZIONALE Il caso Englaro Per Eluana no a una morte burocratica C
aro Direttore, le questioni eticamente sensibili sono state davvero
accantonate, messe da parte da una trasversale connivenza (e convenienza) degli
schieramenti politici? Pierluigi Battista, nell'editoriale di ieri, sostiene di
sì: il caso Englaro avrebbe messo in evidenza l'imbarazzo bipartisan
nell'affrontare temi - come l'eutanasia o la procreazione assistita - che
possono creare divisioni interne, e che nessuno, a destra come a sinistra, sa
come maneggiare senza scottarsi. Qualche ragione Battista ce l'ha: dopo le
elezioni il dibattito si è acquietato, forse per una certa stanchezza. La
sinistra radicale, che è stata protagonista dell'accelerazione verso i
"nuovi diritti individuali ", oggi si interroga sulla propria
devastante sconfitta, a cui forse anche quella linea politica non è stata
estranea; stessa sorte è toccata ai socialisti, che hanno giocato, negli ultimi
anni, la carta del laicismo ideologico. Per il Pd toccare i temi etici è come andare
volontariamente in cerca di guai e spaccature, in un momento non certo sereno
del loro percorso; ma non credo che per il Pdl valga lo stesso criterio. Con
fatica, il centrodestra sta elaborando una nuova cultura politica, che va oltre
gli schemi liberal-liberisti di dieci anni fa, e si confronta con gli
scenari della tecnoscienza e con le questioni di biopolitica. Si vedrà presto,
in concreto, che il governo sa dove andare, su tutte le questioni citate da
Battista, senza sventolare bandiere ideologiche ma senza timidezze. Il caso di
Eluana Englaro, però, non è il prodotto di un'incertezza della politica, ma di
un'invasione di campo della magistratura. Non tutti si sono accorti delle
conseguenze della sentenza emessa dalla Cassazione l'anno scorso: una sentenza
che, di fatto, introduce in Italia qualcosa di molto simile all'eutanasia,
scavalcando tutte le discussioni parlamentari e la ricerca di una posizione
condivisa sul testamento biologico. Secondo la Cassazione, infatti, non serve
un testamento scritto, una volontà chiara e certificata. Perché ad Eluana siano
tolte l'alimentazione e l'idratazione (non c'è nessuna spina da staccare,
perché la ragazza respira da sola) basta considerare i suoi "stili di
vita" e alcune dichiarazioni pronunciate davanti a testimoni. Insomma:
nessuno permetterebbe che un bene materiale, una casa, ma anche solo un'auto,
passasse in eredità senza un testamento scritto, con tanto di bollo notarile,
mentre per lasciar morire una persona bastano un paio di frasi dette davanti a
qualcuno. Ma quale sarà mai lo "stile di vita" che permette al
giudice di decidere per la morte? Eluana è morta 16 anni fa, si dice. Ma allora
perché, per esempio, non autorizzare fin da subito l'espianto degli organi?
Perché non allargare il criterio di morte clinica anche a chi è in stato
vegetativo permanente? E ancora: la sentenza si potrebbe impugnare, la procura
potrebbe ricorrere, ma si rischia che sia troppo tardi, e che se mai un altro
giudice decidesse diversamente, il danno non si potrebbe più riparare. Se
Eluana viene lasciata morire, non sarà possibile attendere una ulteriore
pronuncia giudiziaria, non saranno valide, per lei, le garanzie che valgono per
gli altri cittadini italiani. è possibile che questo avvenga, e che si crei un
precedente così pericoloso? Non so se la politica riuscirà a fare qualcosa, se
esiste una soluzione per riportare un po' d'ordine, e di umanità, in tanta
confusione. Faremo di tutto, però, perché il caso di Eluana non scivoli nel
silenzio lamentato da Pierluigi Battista, non sia una morte burocratica e
inevitabile. Eugenia Roccella sottosegretario al Welfare \\.
( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-13 num: - pag: 35
categoria: REDAZIONALE Elzeviro Il romanzo di Eliana Bouchard CANZONE PER
LOUISE, SIGNORA DELL'OMBRA di ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI L ouise, figlia
dell'Ammiraglio di Francia, Gaspard de Coligny, fedele servitore della corona e
ugonotto come tutta la sua famiglia, i parenti e gran parte degli amici, è la
protagonista del romanzo - finalista al Premio Campiello - dell'esordiente
Eliana Bouchard, piemontese di nascita e romana di adozione, di professione
corista e studiosa di musica barocca. Il ritratto che un pittore fiammingo ha
fatto della Coligny mostra una donna dagli occhi luminosi, dal quieto viso
intelligente, incorniciato da un ampio sottogola di pizzo bianco che spicca
contro il nero del vestito, dell'acconciatura e dello sfondo. Ed è possibile che
il dipinto sia servito almeno un poco all'autrice per tentare di ricostruire la
personalità della nobile signora per raccontarne, sia pure romanzandola, la
vita in Louise, canzone senza pause (Editore Bollati Boringhieri, pagine 230, e
16). è lo sfondo della vicenda che appassiona in primo luogo, nero come quello
del ritratto: nero per il lutto del tanto sangue versato in quegli anni, a
cavallo tra il 1500 e il
( da "Tempo, Il" del 13-07-2008)
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Il punto di GIROLAMO GRILLO * La Spagna senza Verità in balia
del Potere Pochi giorni fa il Congresso dei socialisti spagnoli (Psoe) ha
deliberato che la Spagna non è abbastanza laica. Dunque, via i crocifissi dalle
sale pubbliche e i funerali di Stato in chiesa; si riveda la legge sull'aborto,
si parli di eutanasia e di "modificare" gli accordi tra Stato e
Chiesa. Le riforme minacciate saranno introdotte "progressivamente".
Forse la provocazione non sarà spinta fino in fondo. Sorge il dubbio che si
cerchi di distogliere l'attenzione da quella crisi fisiologica che la Spagna,
dopo anni di crescita, inizia a temere. Vecchia tattica: spostare l'attenzione
su un "nemico" piuttosto che parlare dei problemi veri. Giustamente
afferma il Primate Canizares che il Psoe non propone la vera laicità, nella
quale tutte le religioni sono rispettate, ma una forma di laicismo
che contrasta ogni altra fede, opponendosi ad un diritto fondamentale. Il
presule intuisce la teorica possibilità di una "teocrazia" laicista;
come se lo Stato imponesse ai cittadini un "culto" laicista statale,
una "religione" un po' misera ma "politically correct",
costruita per sottrazione, ove il municipio sostituisce la Chiesa nelle
cerimonie, e (nuova lotta iconoclasta) vige divieto per le immagini religiose.
Il Psoe sostiene che la religione è fatto privato; ma i cristiani hanno il
diritto di uscire dalle sagrestie, vivere la fede come fatto sociale,
conservare la loro cultura, senza la quale un popolo è destinato al declino. Ci
si augura che Zapatero si dimostri ragionevole, come promesso dopo la vittoria;
e che più attenzione si ponga a quegli aspetti di sensibilità sociale che
avvicinano il Psoe ai cattolici, invece di piccoli
"kulturkampf" contro quella fede a cui la Spagna deve la
sopravvivenza in quanto nazione. I laicisti odierni, per attaccare la Chiesa,
si appellano al "relativismo etico", negando il concetto di verità
assoluta. Il miglior modo per pubblicizzare tale "dogma
relativizzante" è sostenere che l'idea di una "verità assoluta"
sia pericolosa, perché consona ai totalitarismi: il potere totalitario si
fonderebbe sull'idea di possedere la Verità assoluta. Ma la storia dimostra il
contrario. Il temuto capo della Nkvd (poi Kgb), Vishinsky, elaborò (nel '37,
anno delle peggiori purghe) una brillante dottrina a parziale giustificazione
del terrore che il comunismo imponeva da 20 anni. Se ne parla in
"Arcipelago Gulag" di Solzenicyn. "Vysinsky ricordò che
l'umanità non potrà mai stabilire una verità assoluta, questa può essere solo
relativa". Se non esiste nulla di assoluto, è il Potere totalitario a
decidere cosa sia vero. Ben l'aveva capito Orwell. L'assenza di una verità
assoluta lascia l'uomo in balia del Potere. Mentre i moniti del Papa contro il
relativismo etico sono più che mai validi. Senza Dio, all'uomo nulla resta. *
Vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia.
( da "Tempo, Il" del 13-07-2008)
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Stampa GMG
2008 Benedetto XVI arriva oggi in Australia per la XXIII Giornata Mondiale
della Gioventù In aereo è intervenuto sul G8 invitando i politici a rispondere
alla grande sfida ecologica Il Papa in volo: "Via i preti pedofili"
Rodolfo Lorenzoni Il lungo volo di Benedetto verso i giovani d'Australia e del
mondo è cominciato. Il Papa è partito ieri mattina alla volta di Sydney, più di
21 ore di aereo per trascorrere oltre una settimana in Oceania: il viaggio
apostolico più lungo e distante del pontificato di Ratzinger, per la
ventitreesima Giornata Mondiale della Gioventù che culminerà nella grande
veglia con i ragazzi di sabato notte e infine nella messa di domenica mattina.
Ieri in aereo Benedetto ha voluto subito ribadire la sua ferma condanna del
fenomeno dei preti pedofili: "La pedofilia e l'abuso sessuale sono
comportamenti del tutto incompatibili con l'essere sacerdoti", ha
ammonito. La pedofilia sarà quindi uno dei temi centrali delle giornate
australiane di Benedetto XVI, così come l'attenzione alla questione della
tutela ambientale, visto che si è anche augurato che "i politici siano
capaci di rispondere alla grande sfida ecologica". Il lungo tour
australiano di Benedetto è iniziato in anticipo rispetto agli incontri
ufficiali in programma, perché il Papa riposerà privatamente per tre giorni: il
tempo di assorbire la stanchezza e di adattarsi al consistente sbalzo di fuso
orario. Soggiornerà nel Kenthurst Study Centre, una residenza dell'Opus Dei
immersa nel verde a nord-ovest di Sydney: ore di passeggiate rilassanti con
vista sulle Blue Mountains e di preghiera nella cappella intitolata ad Our Lady
of the Family. Quindi si aprirà all'abbraccio con i giovani, oltre mezzo
milione di ragazzi giunti da tutto il mondo, soprattutto australiani, tedeschi,
francesi e statunitensi, ma anche italiani. Nonostante la lontananza della
meta, sono infatti diecimila i ragazzi che hanno scelto di partire dall'Italia
per seguire il Papa. Duemila di loro sono già a Sydney e nei dintorni, ospiti delle famiglie cattoliche e delle strutture diocesane
locali. Il via alle celebrazioni ufficiali è fissato per giovedì, con il primo
discorso che Benedetto XVI pronuncierà nella Government House di Sydney davanti
alle autorità. Poi appuntamenti e manifestazioni, fino all'happening collettivo
del prossimo fine settimana previsto nella grande spianata dell'ippodromo
di Randwick. L'incontro di Benedetto con l'Australia e la sua gente sarà
l'incontro con una società spiccatamente multiculturale. I cattolici
sono poco meno di sei milioni su circa ventuno milioni di abitanti, le
parrocchie sono circa millequattrocento, articolate in 33 diocesi con più di
tremila sacerdoti, sessantacinque vescovi, settemila religiose. La Chiesa
gestisce centinaia di scuole e asili, consultori familiari e ospedali, ma il
problema è una secolarizzazione sempre più aggressiva: le chiese sono spesso
vuote e senza pastori. Tra i significati forti del viaggio australiano c'è
quindi il riportare la Parola di Dio tra i giovani di una terra minacciata dal
relativismo e dalla perdita della fede.
( da "Tempo, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa
Sydney Famiglie in vacanza ed ippodromo evacuato Attesa e polemiche per
l'evento SYDNEY Giornata dell'Amicizia, ieri nel quartiere italiano di
Leichhardt, per festeggiare i pellegrini italiani già arrivati a Sydney
organizzata dalla Confederazione italiani nel mondo e dall'Associazione Puglia.
Sui quotidiani locali, però, non mancano polemiche sulla sicurezza, i disagi, e
il costo ai contribuenti. In una società fondamentalmente laica, poco avvezza
alle intrusioni alla libertà, molti vedono la Gmg come una seccatura, e tanti
hanno colto l'occasione per andare in vacanza. Il centro città sarà del tutto
intasato, con 300 transenne sulle strade. C'è poi chi obietta per motivi
religiosi, e si domanda se uno Stato il cui premier Morris
Iemma è italo australiano e fervente cattolico, promuoverebbe un simile
festival per un'altra fede, magari musulmana. Si lamenta anche il settore
ippico e delle scommesse, che in Australia è sacro, e ha dovuto traslocare per
mesi i cavalli ed evacuare il grande ippodromo di Randwick, trasformato
in una piccola città, dove il Papa celebrerà la messa finale. Scontenti anche
gli hotel, rimasti vuoti nonostante le previsioni del governo.
( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
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Corriere
della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-07-13 num: - pag: 1
autore: di GIOACCHINO DE CHIRICO categoria: REDAZIONALE POLITICA E COMUNICAZIONE
TOLLERANZA, CHI NE PARLA AI CITTADINI N ei giorni scorsi, gli esponenti della
politica cittadina hanno commentato con varia misura la dichiarazione del
sindaco Alemanno che si dichiarava contrario alle impronte sui bambini rom. Chi
gli ha dato credito, chi ha ironizzato e chi si è sforzato di capire quanto
quelle dichiarazioni fossero compatibili con la linea del ministro Maroni.
Delle frasi del sindaco si è colto l'aspetto che riguarda la battaglia politica
giocata quasi esclusivamente sui mezzi di comunicazione: una vetrina che
rischia di diventare l'unica sede di confronto per una politica che
"interpreta gli umori della gente", ma poco fa per ascoltarli e
pochissimo per governarli. Per coincidenza, contemporaneamente, accadeva che
l'Accademia Tedesca di Villa Massimo organizzasse una serie di iniziative
culturali dedicate al tema della tolleranza. Tra queste lo spettacolo:
"Non aver paura degli zingari", ovvero "Na Dara Romestar"
della Compagnia Yaleed. Una performance che smonta i luoghi comuni e le paure
diffuse intorno alle culture zigane. Le stesse paure che fanno credere ad
alcuni romani che il crimine dei singoli sia il frutto della cultura di un
popolo o addirittura la tendenza di una etnia. Mentre da una parte si è
rischiato di far evaporare il senso profondo di una dichiarazione, dall'altra
si è lavorato, in piccolo, per tentare di incidere direttamente sulle
convinzioni delle persone. Nessuna maggioranza e nessuna opposizione sono in
grado di esercitare influenza positiva su un tessuto sociale attraversato da
pulsioni xenofobe e razziste se si precludono la via del confronto con i
cittadini. Occorre coraggio. Anche le iniziative culturali possono aiutare. Più
di quanto non si creda. A nessuno giova soffiare sul fuoco
degli istinti più brutali. Sembra lo sappiano bene il sindaco, il prefetto, le
istituzioni religiose e laiche di questa città. Lo capiscano anche i cittadini.
Ma con loro chi ci parla? L'accademia tedesca?.
( da "Liberazione" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Da oggi
fino a mercoledì riposerà all'ombra dell'Opus Dei, nel centro studi Kenthurst
Ratzinger a Sydney tra canguri e preti pedofili Fulvio Fania Padre Federico
Lombardi, qualche giorno fa, si è divertito a raccontare che in Australia
vivono 55 specie di canguri. Non è che il direttore della sala stampa vaticana
sia un esperto di marsupiali ma certo nella sua zelante preparazione al viaggio
papale a Sydney non potevano mancare i canguri. O forse il gesuita sapeva già
che alla XXIII Giornata mondiale della gioventù convocata in Oceania si sta per
presentare un Ratzinger ecologista. A scoprirlo è bastata una delle cinque
domande poste dai giornalisti sull'aereo in volo per il viaggio più lungo del
pontificato tedesco, cominciato ieri mattina a Fiumicino. Il Papa ha promesso
che negli undici discorsi ufficiali che pronuncerà e nel programma di tutta la
kermesse giovanile il tema dell'ambiente "sarà molto presente".
"Parlerò della creazione e della difesa del creato", ha
preannunciato, "non ho la pretesa di intervenire su questioni tecniche e
politiche, ma la Chiesa deve dare gli impulsi essenziali perchè la politica sia
capace di rispondere a questa grande sfida". Mentre il Boeing 777
dell'Alitalia avanzava verso la notte orientale, Ratzinger ha aggiunto che
"occorre risvegliare le coscienze" sull'ecologia. "Dobbiamo
riscoprire la nostra responsabilità - ha detto - trovare la capacità etica per
uno stile di vita necessario se vogliamo cambiare". In Australia, oltre a 55 specie di canguri, ci sono 107 nomi di preti cattolici che il Papa avrebbe fatto
volentieri a meno di leggere stampati sulle t-shirt appositamente confezionate
dalla "Broken rites Australia", associazione delle vittime di preti
pedofili. I 107 nominativi corrispondono ai sacerdoti condannati dai tribunali.
Anche di questo Ratzinger dovrà parlare a Sydney così come fece ad aprile negli
Usa. Rispondendo alla stampa ha ammesso di essere stato
"portato a parlare degli abusi per la centralità del tema in America"
e ha confermato che "in Australia sarà lo stesso". "Essere prete
è incompatibile con gli abusi sessuali, un comportamento che contraddice la
santità", ha scandito sopra il rumore di fondo del velivolo. Il Papa
chiederà nuovamente perdono e riconciliazione per le colpe di una parte del
clero. Come negli Usa, tuttavia, le vittime si attendono un mea culpa più
preciso anche riguardo alle responsabilità dei vescovi accusati di aver coperto
i colpevoli. Che Benedetto XVI avrebbe trattato lo scottante argomento era
scontato ormai da qualche giorno. Forse dovremo attendere il discorso ai
vescovi e ai seminaristi australiani in programma per venerdì prossimo ma non è
escluso che Ratzinger torni sulla questione anche in altre circostanze. Negli
Usa questa tattica comunicativa sembra aver funzionato. La visita a Sydney,
però, non riguarda solo la chiesa australiana. Da giorni affluiscono papa-boys
di tutto il mondo, dagli Stati Uniti, dall'Italia, dalla Spagna, dalle
Filippine e da altri paesi asiatici malgrado i filtri serrati dell'ufficio
immigrazione. E forse i preti pedofili sarebbero finiti davvero nel
dimenticatoio se il cardinale Pell non fosse tornato proprio adesso nell'occhio
del ciclone. La tv pubblica Abc lo ha messo in seria difficoltà tirando fuori
carte che rispolverano una vecchia accusa: aver tentato di coprire le
responsabilità di Terence Goodall, un prete poi condannato. L'arcivescovo scrisse
due lettere più o meno contemporanee: una ad Anthony Jones per assicurargli che
non esistevano altre denunce di stupro a carico del sacerdote e pertanto la sua
accusa di abusi non era credibile; l'altra ad un ex chierichetto a sua volta
abusato in cui invece ammetteva la responsabilità del prete. Il cardinale ha
giustificato la contraddizione sostenendo di essersi espresso male. Ma in
Australia è inverno e la bufera è scoppiata, tanto da indurre Pell a sottoporre
la vicenda ad una commissione guidata dal giudice di Corte suprema del Galles
del Sud e tanto da spingerlo a rivelare per primo l'intenzione del Papa di
rinnovare le scuse. Pell è l'arcivescovo di Sydney. Esponente conservatore di
spicco, sarà l'angelo custode di Ratzinger ospitandolo nella Cathedral house
dal 16 al 21 luglio, per tutta la durata della vera visita papale alla Gmg. Da
oggi fino a mercoledì, infatti, Ratzinger, non si vedrà in giro, resterà a
riposarsi nel verde del centro studi Kenthurst, una struttura dell'Opus Dei. La
sperduta Oceania, dove gli atei superano i cattolici,
non consentirà le abituali adunate oceaniche di papa-boys. Gli iscritti sono
125mila. Ratzinger sembra comunque aver preso gusto ai meeting di massa che
entusiasmavano Wojtyla. "E' una grande festa della fede" che
"apre nuove frontiere all'unione delle culture", ha spiegato.
Sull'aereo un'ultima annotazione del Papa ha riguardato gli anglicani: si è
augurato che la chiesa anglicana riesca ad evitare lo scisma nella sua
imminente conferenza mondiale. Mentre Benedetto XVI riposa, sarà il segretario
di stato Bertone ad animare la scena. Visiterà anche
un villaggio di aborigeni. Il genocidio degli indigeni, i bambini rubati dai
coloni, le colpe terribili della chiesa, il mea culpa di Giovanni Paolo II
saranno una presenza costante perfino nei ricami dei paramenti liturgici. Anche
questa sarà una prova complessa. 13/07/2008.
( da "Liberazione" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Rina
Gagliardi Affrontando il rapporto tra morale e politica, il grande filosofo
distingueva anzitutto tra il "politico morale" e il "moralista
politico": il primo fa sua la sapienza della legge morale (che non è un
contenuto ma una forma, la forma di un imperativo universale) e la pratica con
prudenza, cioè nella sfera storicamente determinata della prassi politica; il
secondo muove da principi generali "assoluti", sciolti, vale a dire,
da ogni connessione con la realtà storica e politica, ma non rinuncia ad
intervenire dentro di essa. Ed ecco l'apparente paradosso - il "politico
morale" comincia là dove finisce il "moralista politico", dice
Kant. Se morale e politica vengono non distinte, come è ovvio, ma radicalmente
separate; se la legge morale non è autonoma, cioè
laicamente fondata nella collettività interumana, ma eteronoma, dettata da un
principio astratto o religioso; e se il primato (necessario) della legge morale
non ha nulla a che fare con il "regno dei fini", la politica allora
si riduce a pura tecnica - a strumento funzionale a qualsiasi obiettivo, ad
arma nella sua essenza intima affatto immorale. Molti decenni dopo
queste affermazioni kantiane, quante volte le abbiamo viste prender corpo sotto
i nostri occhi? Quanti democristiani hanno praticato, "nel nome di
Dio", politiche scellerate o ruberie o compromessi di infimo livello,
senza sentirsi minimamente in contraddizione? Quanti moralisti sessuofobi sono
stati scoperti mentre cedevano felicemente ai peccati più orgiastici? E quanti
crimini sono stati commessi, anche nella nostra storia, "nel nome del
popolo" o del socialismo? Ora, nel presente oscuro in cui siamo immersi,
il moralista ricompare nella veste del "moralista dispotizzante" -
altra figurazione kantiana quasi profetica. Questa variante di moralista non
conosce altro che la sapienza, i principi generali, e li scaglia addosso, o
contro, tutta la realtà esterna, senza alcun reale intento trasformativo. Il
moralista "puro", possiamo dire, che è sempre e per definizione
autoritario e intollerante: egli, od essa, riempie di contenuti prescrittivi la
legge morale, pretende di regolamentare la condotta e le scelte degli altri,
decide dove sono e che cosa sono, per tutti, il bene e il male - perfino la
felicità. La storia dell'occidente è fortemente attraversata dal moralismo
dispotizzante, che spesso e volentieri si mischia al moralismo politico e tende
comunque sempre a restringere la libertà dell'individuo - si pensi al così
detto "modello di vita" nordamericano, il più conformista, a livello
delle grandi masse, che si conosca, il più sottilmente autoritario. Ma si può
negare che non ne sia intrisa, in profondità, la nostra stessa storia, il nostro
stesso presente? Si dirà: che cosa c'entra tutto questo, con piazza Navona o
con l'antiberlusconismo? A mio modesto parere, c'entra moltissimo - e può
contribuire a spiegare perché tanta gente di sinistra, tanti ex-sessantottini,
perfino qualche compagno, guardino oggi al "dipietrismo" come alla
prospettiva politica (ed elettorale) più convincente. A me pare che a sinistra,
la delusione, la crisi della politica, la sfiducia radicale nella politica,
l'antipolitica tendano oggi a declinarsi come moralismo dispotizzante. Come
astratta ossessione palingenetica. Come bisogno di pulizia anzi di
purificazione. Come vendetta. Nulla di più lontano dal pensiero di Enrico
Berlinguer: che ebbe sicuramente tentazioni di tipo moralistico (quando
propose, per un breve lasso di tempo, il "governo degli onesti"), ma
che pose la questione morale come questione sostanzialmente politica. Non si
trattava allora, come non si tratta oggi, soltanto di liberare la politica e il
potere dalla corruzione, o dal ladrocinio, o dall'imbroglio - questo essendo,
se così si può dire, l'Abc di qualunque società che non voglia sprofondare nel
degrado morale. Non si trattava, neppure, di combattere i privilegi
ingiustificati, gli abusi, le commistioni organiche con le logiche criminali e mafiose
- anche questo essendo un obiettivo rilevante (ma ovvio) di ogni democrazia che
si tale si voglia definire. Si trattava - e si tratta - di ricostruire un senso
forte a una politica, a una sinistra, che lo hanno smarrito, e che si sono
"corrotte" non perché (come Robespierre contro Danton) il vizio
alligni ormai dovunque, ma perché non sanno proporre alternative credibili
all'ordine esistente delle cose. Perché non hanno più un "regno dei
fini". Perché non capiscono, in conseguenza, i grandi processi di
mutazione che sono in corso nelle nostre società. Insomma, il discorso va
rovesciato, come ci diceva Kant: una politica morale potrà essere ricostruita
soltanto a partire dalla politica, dalla capacità di reinvestire nella politica
la nostra capacità di analisi, le nostre proposte, le nostre risorse morali. La
fuga moralistica, appunto, è una fuga. La fuga di chi rinuncia
"definitivamente" alla Grande Riforma del mondo e, non per caso, si
sfoga con un po' di parolacce. 13/07/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 166
del 2008-07-13 pagina 3 Ora la Sinistra scopre di essere "razzista" di
Federico Casabella Polemiche per la possibilità che la moschea venga realizzata
a Cornigliano, Verdi e comunisti dicono "no" senza appello Facile
essere compagni solidali quando il problema non tocca la propria pelle. Poi
succede che ti fanno una moschea nel tuo quartiere, davanti a casa, vicino alla
scuola dei tuoi figli e allora cominci a pensare che quell'area non sia quella
giusta. Poi magari, il fatto che la costruiscano nella tua via e questo non ti
va bene, la nascondi spiegando che non è il posto giusto, che manca l'uscita di
sicurezza o trovi altre ragioni di carattere urbanistico. L'importante è
mantenere un'impronta di solidarismo estremo, così piacente alla Sinistra.
Sinistra che però, davanti alla possibilità che Cornigliano possa ospitare il luogo
di culto islamico, comincia a non essere più tanto accondiscendente. La rivolta
parte dalla base e dai rappresentati dei partiti sul territorio. Anche i
consiglieri comunali cominciano a non dare più carta bianca al sindaco e a
porre paletti politici sulla struttura di via Coronata: "Sono per la
tolleranza ma anche per il rispetto delle leggi- spiega Nicolò Scialfa
vicepresidente del consiglio comunale in quota a Rifondazione-. La moschea in
quel luogo andrà fatta solo se ci saranno le normative giuste. Poi personalmente sono per uno stato laico e su queste cose la penso come Napoleone". Non sarà
Napoleone ma come un comandante che deve guidare un esercito si muove Salvatore
Lecce, consigliere comunale del Partito Democratico che di una struttura del genere
a Cornigliano non ne vuole sentire parlare: "In via Coronata non c'è
spazio per il confronto, la moschea non va fatta- tuona Lecce-. Il
sindaco si era già pronunciato una volta e quella scelta non va cambiata".
C'è anche chi si sta muovendo per un referendum consultivo che trova tra gli
estimatori anche Scialfa e Lecce. Se per il primo "è sempre giusto
ascoltare i cittadini anche se poi la decisione la dovrà prendere la
Vincenzi", per Lecce "ad un eventuale voto la scelta sarebbe quella
di dire no". In municipio la solidarietà ai popoli migranti balla un po'.
Annibale Santagata di Rifondazione, prima si dice favorevole alla realizzazione
del luogo di culto, poi ci ripensa e spiega che i circoli territoriali del
partito devono ancora riunirsi per discuterne, mentre Laura Ottonello dei Verdi
è categorica: "La moschea a Cornigliano non va fatta, si cerchino altri
luoghi e come noi rispettiamo i loro diritti, anche loro comincino a rispettare
le leggi di questo Paese". Tutto questo mentre in Rifondazione non si
placano le polemiche congressuali sull'uso fazioso che sarebbe stato fatto di alcune famiglie di origine araba, fatte
iscrivere al partito attraverso un patronato, per poi istruirle al voto dei
congressi nei circoli. Su questo è partito anche un ricorso da parte degli
esponenti di una delle mozioni interne. Ricorso respinto "perché, a fare
parte della commissione, erano gli stessi esponenti della corrente che ha
permesso questo taroccamento congressuale" spiega Simone Leoncini. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 166
del 2008-07-13 pagina 18 TIPI ITALIANI di Stefano Lorenzetto Dalla Russia alla
Romania, dalla Lituania alla Bulgaria, andava da solo a portare soldi ai
dissidenti. "Con Gorbaciov ho perso il lavoro". Mica tanto: ora
regala Tir di cibo alla Moldavia. E a darglielo sono i poveri Milano, case
popolari di via Amadeo fatte costruire da Benito Mussolini, fra Città Studi e
Ortica, dove Luchino Visconti girò Rocco e i suoi fratelli. Qualcuno bussa alla
porta. Fausto Fugazza si alza e va ad aprire. "Oh, Franca, sei tu!".
Sono nati e cresciuti qui, porta a porta. Franca, ipovedente, ha 77 anni;
Fausto 68. Durante la seconda guerra mondiale, Franca gli dava da mangiare col
biberon, "un tiro di latte a lui e due tiri a me", confessa,
"perché già eravamo tutti affamati in tempo di pace, figurarsi sotto le
bombe". Da allora, Franca continua a fare quello che ha sempre fatto. Solo
che al latte adesso ha aggiunto il caffè. "Ecco qua", deposita sulla
tavola una bracciata di pacchetti Moka club da 250 grammi. "Scusami,
stavolta sono soltanto 21, invece di 30. Ma, sai, è aumentato parecchio".
Venti confezioni le ha pagate, una gliel'hanno regalata. Fanno 34 euro, quasi
il 6 per cento della sua pensione, che è di 619 euro al mese. Fausto ringrazia
commosso l'amica. Ma non ci farà il caffellatte per sé. "Con uno di
questi", spiega, "in Moldavia paghi il medico che ti ottura un
dente". Fugazza incarna la miglior dote degli italiani: la generosità. Da
un quarto di secolo guida una stupefacente macchina di aiuti umanitari: poveri
che aiutano altri poveri. È il suo modo di rimediare agli infiniti guasti
prodotti dal comunismo. Perché questo milanese porta soccorsi soltanto lì,
nell'Est europeo. E lo fa in splendida solitudine, senza insegne, senza Onlus,
senza carta intestata, senza 5 per mille, senza sito Internet; non ha né sedi
né telefoni, neppure l'ombra di una citazione su Google, insomma nulla di ciò
che spesso contribuisce a trasformare le ragioni del cuore in burocrazia
associativa e talvolta in mestiere. Ha cominciato quando ancora c'era la
cortina di ferro. Russia, Ungheria, Cecoslovacchia, Ucraina, Lituania,
Bulgaria, Romania, Jugoslavia, Kosovo e oggi la Moldavia: non c'è Paese dove
non si sia infiltrato, mettendo a repentaglio la propria incolumità personale,
per portare denaro e, dopo il crollo del regime sovietico, Tir stracolmi di
cibo, vestiti, scarpe. Per anni è partito da solo, in treno, in aereo, in auto,
col visto turistico. "Il rischio più grosso era alle frontiere, quando mi
chiedevano se avessi qualcosa da dichiarare. E io regolarmente rispondevo:
nulla. Invece ero imbottito di dollari. Più volte mi hanno sottoposto a
ispezione corporale. Mai trovati". Non voleva dirmi dove li nascondesse e
per un attimo ho temuto che usasse l'espediente dei trafficanti di droga che si
riempiono la pancia con ovuli di cocaina. "Ma no, che cosa va a pensare!
Semplicemente li davo in mano agli stessi poliziotti". Cioè?
"Consegnavo a loro la giacca, con una copia stropicciata del Corriere
della Sera in bella vista nella tasca. Mica stavano lì ad aprire il giornale.
L'avessero fatto, sarebbero caduti a terra centinaia di bigliettoni
verdi". La specialità di Fugazza era quella di avvicinare i dissidenti
appena tornati dalla Siberia o usciti dalle prigioni nei Paesi del Patto di
Varsavia. "Poi con l'avvento di Mikhail Gorbaciov ho perso il mio
lavoro", quasi si lamenta, perché quello di manutentore di fotocopiatori e
ciclostili l'ha sempre considerato un secondo lavoro. "Cinque-sei volte
l'anno lasciavo i miei tre dipendenti e partivo". Non appena ha potuto, li
ha lasciati per sempre. Attualmente Fugazza vive otto mesi l'anno a Chisinau,
capitale della Moldavia, la repubblica incastonata fra Romania e Ucraina che si
proclamò indipendente al dissolvimento dell'Urss, nel 1991. A dargli una mano
c'è solo una segretaria, Diamantina Cojocaru, 37 anni, due figlie. Lei e sua
madre, medico, erano senza casa, ne occuparono una e il benefattore ha dato
loro i soldi per far causa allo Stato. "Alla fine sono riuscite a ottenere
un appartamentino privo di acqua e di elettricità in un casermone popolare. Da
allora lavorano per me, passo a entrambe un piccolo stipendio. Sono felici
quando torno in Italia: in quei quattro mesi si trasferiscono a vivere a casa
mia, che almeno ha il riscaldamento, l'acqua corrente e il televisore".
Come le è venuto in mente di coltivare quest'hobby? "Lessi
un libro sulle deportazioni dei cattolici in Siberia scritto da monsignor Cristoforo Campana, per lungo
tempo parroco della cattedrale di Urbania, nelle Marche. Su indicazione di Pio XII,
nel 1952 questo prete aveva fondato il Movimento rinascita Oriente cristiano,
che assisteva la gente dell'Est perseguitata per motivi religiosi. Gli
telefonai e andai a trovarlo. Mi conquistò. Alla sua morte ho continuato da
solo". È un hobby che richiede coraggio. "Vado con la fiducia in Dio,
pensando che sia questo che Lui vuole da me. Finora sono sempre tornato".
Poteva finire in Siberia anche lei. "La Siberia non era il posto peggiore.
I lager della Romania ai tempi della dittatura di Nicolae ed Elena Ceausescu
erano molto, ma molto, più duri dei gulag". L'economista Giancarlo Elia
Valori, che era spesso ospite dei Ceausescu, mi ha detto che le loro tombe sono
sempre coperte di fiori. "Questo non lo so, ma è possibile, perché il
regime ha lasciato orfani molti criminali. Quello che so, per averlo conosciuto
di persona, è che un sacerdote cattolico di rito greco-ortodosso, rinchiuso per
24 anni nel mattatoio di Adjud, veniva costretto a chinarsi per terra,
raccogliere con le mani gli escrementi, baciarli come se fossero una particola
e poi consacrarli col segno di croce, in una ripugnante parodia della messa. E
se si rifiutava di farlo, lo torturavano". Si stenta persino a crederlo.
"Lo so. Nel 1990 alloggiavo in un albergo di Bucarest, oggi demolito. Nella
hall vidi un giovane colonnello dell'esercito che barcollava. Gli chiesi se si
sentisse male. "Oh no", rispose, "è solo che ho un problema ai
piedi". E mi raccontò che la Securitate, la polizia segreta di Ceausescu,
gli aveva strappato con le tenaglie tutte le 20 unghie dei piedi e delle
mani". Per quale motivo? "Il suo incarico, durante la dittatura, era
di girare in incognito nei Paesi occidentali per rintracciare i fuoriusciti
rumeni rifugiati all'estero. Una volta individuati, faceva intervenire i sicari
da Bucarest, che venivano ad ammazzarli. Mi confessò d'aver fatto uccidere
molti suoi connazionali, in Francia, in Germania, anche in Italia, a Milano e a
Roma. Il giorno che non se la sentì più di eseguire il suo sporco lavoro, fu
ridotto in quello stato". Come mai è andato
proprio in Moldavia? "Me lo suggerì un panettiere di Bucarest. Dieci anni
fa mi disse: "Vada a Chisinau, là muoiono di fame". Arrivato alla
frontiera, mi accorsi che i primi a morire di fame erano i poliziotti. Nella
capitale mi imbattei nella tragedia di una giovane donna, madre di due bimbi
piccoli, che era stata portata all'ospedale per un'appendicite. "Ha i
soldi per pagare l'operazione?", le aveva chiesto il medico. Alla risposta
negativa, le disse: "Torni a casa. Vedrà che starà presto bene".
Infatti ora sta benissimo: è sotto terra. In Moldavia per essere curati bisogna
pagare una polizza di 1.000 lei l'anno pro capite, pari a 67 euro, che in caso
d'emergenza copre tre giorni di ricovero ospedaliero e un piccolo intervento,
quindi niente chirurgia toracica, cardiopolmonare o vascolare. Ma 1.000 lei
equivalgono a uno stipendio mensile e mezzo. Finora sono riuscito a far operare
una trentina di bisognosi. Le operazioni al cuore costano 3.500 euro l'una
perciò devo crudelmente limitarle ai bambini e ai giovani, che hanno più
aspettativa di vita. Agli anziani posso garantire solo gli interventi di
cataratta, che si fanno con 30 euro". E dove trova i soldi? "Me li dà
la gente semplice. Qui a Milano mi aiutano le parrocchie della Barona, dei
Santi Nereo e Achilleo e del Suffragio. Posso contare su gruppi di volontariato
a Brescia, Vicenza, Ortisei, Bolzano. Non ho mai cercato il sostegno delle
banche. Chiedono troppe carte e c'impiegano un sacco di tempo a erogarti un
sussidio, mentre io quello che ho da fare oggi avrei già dovuto farlo
ieri". Quanto denaro distribuisce? "Nel 2007 circa 50.000 euro, che
laggiù corrispondono a una fortuna. Spesso io e Diamantina andiamo a visitare
le località più povere, senza farci riconoscere. Ci presentiamo soltanto al
sindaco e gli chiediamo di portarci nella case dove vivono i più miserabili e
gli ammalati. E a quel punto aiutiamo direttamente la famiglia. La povertà non
ci sfugge. Niente intermediari. In un decennio avrò soccorso circa 15.000 persone
con questo sistema. A volte l'aiuto più grande è dar loro i soldi per
procurarsi i documenti d'identità. Molti non percepiscono gli assegni familiari
perché non hanno neppure i quattrini per farseli rilasciare". Come vivono
i moldavi? "In provincia mangiano solo quello che coltivano: verze,
rapanelli, carote. Le patate sono quasi tutte attaccate dal marciume secco. Lo
zama, il minestrone, è diventato il piatto nazionale obbligatorio. Polli e
conigli sono un lusso. A Chisinau si può far la spesa nei Green hills market,
aperti da un italiano di Reggio Emilia, dove però fatichi a trovare persino
l'insalata". Che cosa c'era di sbagliato nel comunismo? "Il voler
programmare tutto, annientando qualsiasi forma di iniziativa privata. Dalla
culla alla bara, provvedeva lo Stato. Vietato discutere. Io credo che il
comunismo abbia attecchito all'Est proprio perché ha trovato popolazioni dolci,
gentili, sottomesse. Schiacciarle col pugno di ferro è stato
un gioco da ragazzi". Oggi va meglio? "Ho fatto parte per due anni di
una commissione governativa sugli aiuti umanitari presieduta dal vicepremier
Valerian Cristea. Si riuniva ogni giovedì pomeriggio. Un bel giorno cominciamo
a indagare su 20 milioni di dollari arrivati dagli Stati Uniti e su tonnellate
di riso spedite dalla Cina e dal Giappone. Tutto sparito. Dove sono finiti?
Convochiamo il sindaco di una municipalità. E costui, come se nulla fosse,
risponde: "I dollari e il riso ce li siamo tenuti io e i nove
consiglieri". È ancora al suo posto. Con 20 milioni di dollari si poteva
sfamare tutta la Moldavia. Mi sono dimesso". Stanno da cani, però il
Partito dei comunisti della Repubblica di Moldavia è ancora al governo col 46%
dei voti. "Un bel mistero. Se ne meravigliano tutti. Lei gira per la
Moldavia e non trova nessuno che l'abbia votato". Che se ne farà di un
ministro dello Sviluppo informatico una nazione che ha 100 computer ogni 1.000
abitanti, quando persino la Mongolia ne ha 164 e il Sudan 102? "Me lo
chiedo anch'io, tanto più che l'accesso a Internet avviene solo attraverso
provider di Stato, quindi di fatto c'è la censura". Quant'è diffusa la
corruzione? "Domanda troppo ovvia. Non esiste una corruzione limitata. Per
un allacciamento dell'acqua o del gas devi pagare l'ingegnere e il
sottoingegnere, l'idraulico e il sottoidraulico, il manovale e il
sottomanovale. Persino le bollette ufficiali sono moltiplicate per quattro. Io
sfrondo, verso quello che ritengo giusto e nessuno fa una piega". Le
moldave che arrivano in Italia o fanno le badanti o fanno le prostitute.
Possibile che non trovino altri impieghi? "C'è molta prostituzione anche
là. Dipende dalla bassissima scolarità. Anche se, per ottenere una laurea,
basta consegnare una bustarella ai professori e organizzare un pranzo per la
commissione. Il giorno dell'esame i docenti controllano sul bloc-notes chi ha
pagato e chi no e promuovono di conseguenza". Con 4,3 milioni di abitanti
la Moldavia è uno dei Paesi d'Europa a maggiore densità di popolazione, 10,88
nascite ogni mille abitanti contro le 8,54 dell'Italia. Sono poveri e fanno
tanti figli, noi siamo ricchi e ne facciamo sempre meno. Come lo spiega?
"I figli li concepiscono per svago. I padri non riconoscono la prole per
non averla sul gobbo. Le madri rifiutano il matrimonio civile perché la donna
non sposata ha diritto a mandare i figli negli internati fino ai 18 anni.
Quanto alle nozze religiose, la Chiesa ortodossa ammette fino a tre divorzi.
Ma, se sganci qualcosa al pope, puoi arrivare a sei". Lei che è stato a lungo anche in Romania, come risolverebbe il
problema dei rom? "I rom si comportano male anche là, non soltanto in
Italia. Sono selvaggi. Però hanno un loro governo, formato da capiclan zingari
che vivono in case di lusso e si compiacciono di pagarti il biglietto del
parcheggio quando vedono la tua auto con targa italiana in una piazza di
Bucarest. Il nostro governo dovrebbe interpellare questi capiclan e metterli
alle strette. Sono loro che comandano, all'Est come all'Ovest". Che cosa
pensa dell'immigrazione clandestina in Italia? "Deve entrare solo chi può
essere ammesso a frequentare una scuola professionale dove s'insegna un
mestiere. Non ne conosco uno, di quelli tornati a Chisinau, che non abbia
imparato a fare il piastrellista a Vicenza o l'elettricista a Brescia. Alle
nostre frontiere la domanda di rito dovrebbe essere: "Che diploma
ha?"". Non ha mai l'impressione di portare gocce d'acqua all'oceano?
"Sempre. Ma quando penso che c'è gente che percorre chilometri nella neve
con le scarpe prive di suole per arrivare fino al camion degli aiuti... Mi
baciano le mani: "Nessuno ci aveva mai regalato nulla". Una volta una
mamma ortodossa mi ha detto: "Siccome tu mi hai dato da mangiare, ora con
i tuoi soldi andrò dal pope e comprerò una candela perché anche lui preghi per
te". Sono più generosi loro di me. Poi ogni tanto mi capita anche di
vedere gli effetti dell'aridità seminata dal comunismo. Una ragazza s'era
rovesciata addosso una pentola d'acqua bollente. Per curarle le ustioni
servivano 300 dollari. Il padre contadino ne guadagnava 100 in un anno. In
ospedale sono andati per le spicce: "O qualcuno paga o muore". Ho
pagato. (Si commuove). Quando è guarita, il medico le ha detto: "Guarda
che se non c'era l'italiano saresti morta". Lei ha risposto: "Non è
vero". Non credeva che fosse possibile. Non credono più a niente. Per loro
è impensabile che possa esistere la bontà". (417. Continua)
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
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N. 166
del 2008-07-13 pagina 18 L'angelo dei martiri della Siberia: "Così ho vinto
i Paesi comunisti" di Stefano Lorenzetto Fausto Fugazza. Dalla Russia alla
Romania, dalla Lituania alla Bulgaria, andava da solo a portare soldi ai
dissidenti. "Con Gorbaciov ho perso il lavoro". Mica tanto: ora
regala Tir di cibo alla Moldavia. E a darglielo sono i poveri Milano, case
popolari di via Amadeo fatte costruire da Benito Mussolini, fra Città Studi e
Ortica, dove Luchino Visconti girò Rocco e i suoi fratelli. Qualcuno bussa alla
porta. Fausto Fugazza si alza e va ad aprire. "Oh, Franca, sei tu!".
Sono nati e cresciuti qui, porta a porta. Franca, ipovedente, ha 77 anni;
Fausto 68. Durante la seconda guerra mondiale, Franca gli dava da mangiare col
biberon, "un tiro di latte a lui e due tiri a me", confessa,
"perché già eravamo tutti affamati in tempo di pace, figurarsi sotto le
bombe". Da allora, Franca continua a fare quello che ha sempre fatto. Solo
che al latte adesso ha aggiunto il caffè. "Ecco qua", deposita sulla
tavola una bracciata di pacchetti Moka club da 250 grammi. "Scusami, stavolta
sono soltanto 21, invece di 30. Ma, sai, è aumentato parecchio". Venti
confezioni le ha pagate, una gliel'hanno regalata. Fanno 34 euro, quasi il 6
per cento della sua pensione, che è di 619 euro al mese. Fausto ringrazia
commosso l'amica. Ma non ci farà il caffellatte per sé. "Con uno di
questi", spiega, "in Moldavia paghi il medico che ti ottura un
dente". Fugazza incarna la miglior dote degli italiani: la generosità. Da
un quarto di secolo guida una stupefacente macchina di aiuti umanitari: poveri
che aiutano altri poveri. è il suo modo di rimediare agli infiniti guasti
prodotti dal comunismo. Perché questo milanese porta soccorsi soltanto lì,
nell'Est europeo. E lo fa in splendida solitudine, senza insegne, senza Onlus,
senza carta intestata, senza 5 per mille, senza sito Internet; non ha né sedi
né telefoni, neppure l'ombra di una citazione su Google, insomma nulla di ciò
che spesso contribuisce a trasformare le ragioni del cuore in burocrazia
associativa e talvolta in mestiere. Ha cominciato quando ancora c'era la
cortina di ferro. Russia, Ungheria, Cecoslovacchia, Ucraina, Lituania,
Bulgaria, Romania, Jugoslavia, Kosovo e oggi la Moldavia: non c'è Paese dove
non si sia infiltrato, mettendo a repentaglio la propria incolumità personale,
per portare denaro e, dopo il crollo del regime sovietico, Tir stracolmi di
cibo, vestiti, scarpe. Per anni è partito da solo, in treno, in aereo, in auto,
col visto turistico. "Il rischio più grosso era alle frontiere, quando mi
chiedevano se avessi qualcosa da dichiarare. E io regolarmente rispondevo:
nulla. Invece ero imbottito di dollari. Più volte mi hanno sottoposto a
ispezione corporale. Mai trovati". Non voleva dirmi dove li nascondesse e
per un attimo ho temuto che usasse l'espediente dei trafficanti di droga che si
riempiono la pancia con ovuli di cocaina. "Ma no, che cosa va a pensare!
Semplicemente li davo in mano agli stessi poliziotti". Cioè?
"Consegnavo a loro la giacca, con una copia stropicciata del Corriere
della Sera in bella vista nella tasca. Mica stavano lì ad aprire il giornale.
L'avessero fatto, sarebbero caduti a terra centinaia di bigliettoni
verdi". La specialità di Fugazza era quella di avvicinare i dissidenti
appena tornati dalla Siberia o usciti dalle prigioni nei Paesi del Patto di Varsavia.
"Poi con l'avvento di Mikhail Gorbaciov ho perso il mio lavoro",
quasi si lamenta, perché quello di manutentore di fotocopiatori e ciclostili
l'ha sempre considerato un secondo lavoro. "Cinque-sei volte l'anno
lasciavo i miei tre dipendenti e partivo". Non appena ha potuto, li ha
lasciati per sempre. Attualmente Fugazza vive otto mesi l'anno a Chisinau,
capitale della Moldavia, la repubblica incastonata fra Romania e Ucraina che si
proclamò indipendente al dissolvimento dell'Urss, nel 1991. A dargli una mano
c'è solo una segretaria, Diamantina Cojocaru, 37 anni, due figlie. Lei e sua
madre, medico, erano senza casa, ne occuparono una e il benefattore ha dato
loro i soldi per far causa allo Stato. "Alla fine sono riuscite a ottenere
un appartamentino privo di acqua e di elettricità in un casermone popolare. Da
allora lavorano per me, passo a entrambe un piccolo stipendio. Sono felici
quando torno in Italia: in quei quattro mesi si trasferiscono a vivere a casa
mia, che almeno ha il riscaldamento, l'acqua corrente e il televisore".
Come le è venuto in mente di coltivare quest'hobby? "Lessi
un libro sulle deportazioni dei cattolici in Siberia scritto da monsignor Cristoforo Campana, per lungo
tempo parroco della cattedrale di Urbania, nelle Marche. Su indicazione di Pio
XII, nel 1952 questo prete aveva fondato il Movimento rinascita Oriente
cristiano, che assisteva la gente dell'Est perseguitata per motivi religiosi.
Gli telefonai e andai a trovarlo. Mi conquistò. Alla sua morte ho continuato da
solo". è un hobby che richiede coraggio. "Vado con la fiducia in Dio,
pensando che sia questo che Lui vuole da me. Finora sono sempre tornato".
Poteva finire in Siberia anche lei. "La Siberia non era il posto peggiore.
I lager della Romania ai tempi della dittatura di Nicolae ed Elena Ceausescu
erano molto, ma molto, più duri dei gulag". L'economista Giancarlo Elia
Valori, che era spesso ospite dei Ceausescu, mi ha detto che le loro tombe sono
sempre coperte di fiori. "Questo non lo so, ma è possibile, perché il
regime ha lasciato orfani molti criminali. Quello che so, per averlo conosciuto
di persona, è che un sacerdote cattolico di rito greco-ortodosso, rinchiuso per
24 anni nel mattatoio di Adjud, veniva costretto a chinarsi per terra,
raccogliere con le mani gli escrementi, baciarli come se fossero una particola
e poi consacrarli col segno di croce, in una ripugnante parodia della messa. E
se si rifiutava di farlo, lo torturavano". Si stenta persino a crederlo.
"Lo so. Nel 1990 alloggiavo in un albergo di Bucarest, oggi demolito.
Nella hall vidi un giovane colonnello dell'esercito che barcollava. Gli chiesi
se si sentisse male. “Oh no”, rispose, “è solo che ho un problema ai piedi”. E
mi raccontò che la Securitate, la polizia segreta di Ceausescu, gli aveva
strappato con le tenaglie tutte le 20 unghie dei piedi e delle mani". Per
quale motivo? "Il suo incarico, durante la dittatura, era di girare in
incognito nei Paesi occidentali per rintracciare i fuoriusciti rumeni rifugiati
all'estero. Una volta individuati, faceva intervenire i sicari da Bucarest, che
venivano ad ammazzarli. Mi confessò d'aver fatto uccidere molti suoi
connazionali, in Francia, in Germania, anche in Italia, a Milano e a Roma. Il
giorno che non se la sentì più di eseguire il suo sporco lavoro, fu ridotto in
quello stato". Come mai è andato proprio in
Moldavia? "Me lo suggerì un panettiere di Bucarest. Dieci anni fa mi
disse: “Vada a Chisinau, là muoiono di fame”. Arrivato alla frontiera, mi
accorsi che i primi a morire di fame erano i poliziotti. Nella capitale mi
imbattei nella tragedia di una giovane donna, madre di due bimbi piccoli, che
era stata portata all'ospedale per un'appendicite. “Ha i soldi per pagare
l'operazione?”, le aveva chiesto il medico. Alla risposta negativa, le disse:
“Torni a casa. Vedrà che starà presto bene”. Infatti ora sta benissimo: è sotto
terra. In Moldavia per essere curati bisogna pagare una polizza di 1.000 lei
l'anno pro capite, pari a 67 euro, che in caso d'emergenza copre tre giorni di
ricovero ospedaliero e un piccolo intervento, quindi niente chirurgia toracica,
cardiopolmonare o vascolare. Ma 1.000 lei equivalgono a uno stipendio mensile e
mezzo. Finora sono riuscito a far operare una trentina di bisognosi. Le
operazioni al cuore costano 3.500 euro l'una perciò devo crudelmente limitarle
ai bambini e ai giovani, che hanno più aspettativa di vita. Agli anziani posso
garantire solo gli interventi di cataratta, che si fanno con 30 euro". E
dove trova i soldi? "Me li dà la gente semplice. Qui a Milano mi aiutano le
parrocchie della Barona, dei Santi Nereo e Achilleo e del Suffragio. Posso
contare su gruppi di volontariato a Brescia, Vicenza, Ortisei, Bolzano. Non ho
mai cercato il sostegno delle banche. Chiedono troppe carte e c'impiegano un
sacco di tempo a erogarti un sussidio, mentre io quello che ho da fare oggi
avrei già dovuto farlo ieri". Quanto denaro distribuisce? "Nel 2007
circa 50.000 euro, che laggiù corrispondono a una fortuna. Spesso io e
Diamantina andiamo a visitare le località più povere, senza farci riconoscere.
Ci presentiamo soltanto al sindaco e gli chiediamo di portarci nella case dove
vivono i più miserabili e gli ammalati. E a quel punto aiutiamo direttamente la
famiglia. La povertà non ci sfugge. Niente intermediari. In un decennio avrò
soccorso circa 15.000 persone con questo sistema. A volte l'aiuto più grande è
dar loro i soldi per procurarsi i documenti d'identità. Molti non percepiscono
gli assegni familiari perché non hanno neppure i quattrini per farseli
rilasciare". Come vivono i moldavi? "In provincia mangiano solo
quello che coltivano: verze, rapanelli, carote. Le patate sono quasi tutte
attaccate dal marciume secco. Lo zama, il minestrone, è diventato il piatto
nazionale obbligatorio. Polli e conigli sono un lusso. A Chisinau si può far la
spesa nei Green hills market, aperti da un italiano di Reggio Emilia, dove però
fatichi a trovare persino l'insalata". Che cosa c'era di sbagliato nel
comunismo? "Il voler programmare tutto, annientando qualsiasi forma di
iniziativa privata. Dalla culla alla bara, provvedeva lo Stato. Vietato
discutere. Io credo che il comunismo abbia attecchito all'Est proprio perché ha
trovato popolazioni dolci, gentili, sottomesse. Schiacciarle col pugno di ferro
è stato un gioco da ragazzi". Oggi va meglio?
"Ho fatto parte per due anni di una commissione governativa sugli aiuti
umanitari presieduta dal vicepremier Valerian Cristea. Si riuniva ogni giovedì
pomeriggio. Un bel giorno cominciamo a indagare su 20 milioni di dollari
arrivati dagli Stati Uniti e su tonnellate di riso spedite dalla Cina e dal
Giappone. Tutto sparito. Dove sono finiti? Convochiamo il sindaco di una
municipalità. E costui, come se nulla fosse, risponde: “I dollari e il riso ce
li siamo tenuti io e i nove consiglieri”. è ancora al suo posto. Con 20 milioni
di dollari si poteva sfamare tutta la Moldavia. Mi sono dimesso". Stanno
da cani, però il Partito dei comunisti della Repubblica di Moldavia è ancora al
governo col 46% dei voti. "Un bel mistero. Se ne meravigliano tutti. Lei
gira per la Moldavia e non trova nessuno che l'abbia votato". Che se ne
farà di un ministro dello Sviluppo informatico una nazione che ha 100 computer
ogni 1.000 abitanti, quando persino la Mongolia ne ha 164 e il Sudan 102?
"Me lo chiedo anch'io, tanto più che l'accesso a Internet avviene solo
attraverso provider di Stato, quindi di fatto c'è la censura". Quant'è
diffusa la corruzione? "Domanda troppo ovvia. Non esiste una corruzione
limitata. Per un allacciamento dell'acqua o del gas devi pagare l'ingegnere e
il sottoingegnere, l'idraulico e il sottoidraulico, il manovale e il
sottomanovale. Persino le bollette ufficiali sono moltiplicate per quattro. Io
sfrondo, verso quello che ritengo giusto e nessuno fa una piega". Le
moldave che arrivano in Italia o fanno le badanti o fanno le prostitute.
Possibile che non trovino altri impieghi? "C'è molta prostituzione anche
là. Dipende dalla bassissima scolarità. Anche se, per ottenere una laurea,
basta consegnare una bustarella ai professori e organizzare un pranzo per la
commissione. Il giorno dell'esame i docenti controllano sul bloc-notes chi ha
pagato e chi no e promuovono di conseguenza". Con 4,3 milioni di abitanti
la Moldavia è uno dei Paesi d'Europa a maggiore densità di popolazione, 10,88
nascite ogni mille abitanti contro le 8,54 dell'Italia. Sono poveri e fanno
tanti figli, noi siamo ricchi e ne facciamo sempre meno. Come lo spiega?
"I figli li concepiscono per svago. I padri non riconoscono la prole per
non averla sul gobbo. Le madri rifiutano il matrimonio civile perché la donna non
sposata ha diritto a mandare i figli negli internati fino ai 18 anni. Quanto
alle nozze religiose, la Chiesa ortodossa ammette fino a tre divorzi. Ma, se
sganci qualcosa al pope, puoi arrivare a sei". Lei che è stato a lungo anche in Romania, come risolverebbe il
problema dei rom? "I rom si comportano male anche là, non soltanto in
Italia. Sono selvaggi. Però hanno un loro governo, formato da capiclan zingari
che vivono in case di lusso e si compiacciono di pagarti il biglietto del
parcheggio quando vedono la tua auto con targa italiana in una piazza di
Bucarest. Il nostro governo dovrebbe interpellare questi capiclan e metterli
alle strette. Sono loro che comandano, all'Est come all'Ovest". Che cosa
pensa dell'immigrazione clandestina in Italia? "Deve entrare solo chi può
essere ammesso a frequentare una scuola professionale dove s'insegna un
mestiere. Non ne conosco uno, di quelli tornati a Chisinau, che non abbia
imparato a fare il piastrellista a Vicenza o l'elettricista a Brescia. Alle
nostre frontiere la domanda di rito dovrebbe essere: “Che diploma ha?”".
Non ha mai l'impressione di portare gocce d'acqua all'oceano? "Sempre. Ma
quando penso che c'è gente che percorre chilometri nella neve con le scarpe
prive di suole per arrivare fino al camion degli aiuti... Mi baciano le mani:
“Nessuno ci aveva mai regalato nulla”. Una volta una mamma ortodossa mi ha
detto: “Siccome tu mi hai dato da mangiare, ora con i tuoi soldi andrò dal pope
e comprerò una candela perché anche lui preghi per te”. Sono più generosi loro
di me. Poi ogni tanto mi capita anche di vedere gli effetti dell'aridità
seminata dal comunismo. Una ragazza s'era rovesciata addosso una pentola
d'acqua bollente. Per curarle le ustioni servivano 300 dollari. Il padre
contadino ne guadagnava 100 in un anno. In ospedale sono andati per le spicce:
“O qualcuno paga o muore”. Ho pagato. (Si commuove). Quando è guarita, il
medico le ha detto: “Guarda che se non c'era l'italiano saresti morta”. Lei ha
risposto: “Non è vero”. Non credeva che fosse possibile. Non credono più a
niente. Per loro è impensabile che possa esistere la bontà". (417.
Continua) stefano.lorenzetto@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
"Molti
giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che
si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e
sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la
povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli
argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si domandano come
rispondervi. Vedono i grandi danni recati all'ambiente naturale dall'avidità
umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e
con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la
via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso
Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere
giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo,
troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la
forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore".
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articolo a un amico 13Jul 08 Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto
XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che
possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata
decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di
ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sidney, dove
arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger
incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice,
rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa
anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera
all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il
16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte
delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi
anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la
dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i
problemi da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare
nella comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente
la dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa
parlando della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere
solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi
anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto
intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro
responsabilità". Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è
che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità
davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il
cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo
e dare il proprio contributo essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha
detto ancora il Papa che trovino insieme la strada per rendere presente il
vangelo nel nostro tempo, questo è il mio augurio per la comunione
anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 37 ) " (1 votes, average: 5
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08 Volo papale, 20 ore con
i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e siamo appena atterrati a
Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno.
Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su Giornale e negli altri
quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli inviati sul Volo Papale. I
telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato
per le prime due ore, sono andati completamente in tilt! Così, la conferenza
stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e
bocconi da qualche agenzia, mentre noi giornalisti dei quotidiani e delle Tv,
che abbiamo tentato di trasmettere i nostri articoli poco dopo, abbiamo passato
l'intero giorno attaccati a telefoni che non funzionavano, dicendoci che la
linea satellitare era assente. Ora chiudo, augurandovi buona notte. In giornata
vi racconterò delle parole di Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 10 )
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08 Parto per Sidney, con il volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato
12 luglio, parto dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà
Benedetto XVI a Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23
Giornata mondiale della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23
ore (21 di aereo, più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a
Darwin, sempre in Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS.
Questo è l'articolo di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale.
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Invia questo articolo a un amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della
curia ambrosiana Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha
benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta
proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post
che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi
sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il
fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della
stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa
antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi
che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un
brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze
che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della
figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un
incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né
riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per
alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso
clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità
del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che
richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri,
due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere
in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento
terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di
alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura
della persona". Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (12 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la
Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato
in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del
dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni,
intervistato dal "Corriere della Sera" (che
non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di
"fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea
di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le
migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite,
fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire",
anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita
che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è
lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se
Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato
soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del
monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del
fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave.
Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità
della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di
rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare
che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo
quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque
giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali?
Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi,
dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici
e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della
quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in
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questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo
Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo
viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina
del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del
cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione
per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei
santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato
il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII
e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la
svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le
canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente
locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto
del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la
candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della
Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di
teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali
della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto
in Varie Commenti ( 17 ) " (12 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ...
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questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata
ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan),
uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla
sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e
del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo
magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica
Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico
per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla
liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in
vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo
ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo
l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto
essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i
sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo
costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta
inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (21
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08
Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa
che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della
Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa.
Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay
e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di
là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra -
cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 236 )
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amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie
a chi ha postato nel precedente thread il comunicato
della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al
cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai
lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una
delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per
tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la
Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei
qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali"
che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di
un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo
nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma
lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà
religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio
Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso
positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera,
bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro,
all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione
né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la
formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire
quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si
tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano,
bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere
impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro
che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto
che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va
detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle
"armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in
tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa,
come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando
modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa,
significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien
régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa
più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una
liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal
punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e
sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe,
nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo
come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è
allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più
tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire
costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti (
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amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del
Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho
tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (220) Ultime discussioni adele: Daniele,
mi sono convertita a Gesù, mio Signore e mio Salvatore. Mia unica autorità e
mia vita. In Lui sono... Daniele: Cara Adele, mi scusi, ma i può sapere a quale
chiesa, o setta, si è convertita? Ai mormoni? Agli... Alessia: @ Adele Si è
spiegata anche troppo bene. Lei, ex cattolica, si permette i giudicare noi cattolici fedeli al... Luisa: Adele dixit: "L'unica
cosa è che spero che lei abbia copreso la differenza che c'è tra il...
bo,mario: Finalmente qualcuno che argomenta. Vedo che non siete esperti di
comunicazione perchè mi potevate dire che... Gli articoli più inviati Il voto
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confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte.
Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati
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umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e
con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la
via che conduce alla vita, all'amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso
Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere
giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che cerchiamo,
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XVI è "vicino" ai vescovi anglicani con la preghiera e si augura che
possono essere evitate "nuove fratture" e scismi, dopo la contestata
decisione della Chiesa d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di
ammettere le donne all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sidney, dove
arriverà stamattina per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger
incontra i 43 giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice,
rispondendo a una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa
anglicana: nei giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera
all'ordinazione delle donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il
16 luglio nella Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte
delle comunità più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi
anglicani hanno avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la
dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi
da affrontare sono molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella
comunione con Roma verrà a loro volta chiesto di accettare integralmente la
dottrina cattolica."Il mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando
della prossima riunione generale della Chiesa anglicana può essere solo la
preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che
si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire
immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità".
Benedetto XVI ha quindi spiegato: "Il desiderio è che possano evitare
nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro
tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo
deve rendere presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo
essendo fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino
insieme la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il
mio augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 37 )
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul
08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora italiana e
siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico di un'ora
e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul perché su
Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati dagli
inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777 dell'Alitalia,
infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati completamente
in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato alle 11, è
stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi
giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i
nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni
che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora
chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di
Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 10 ) " (2 votes, average: 5 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il
volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto
dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a
Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale
della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo,
più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in
Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo
di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti
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amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di
voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo
che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non
è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il
fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile
smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile
l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu
proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida
molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un
drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di
Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana
Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è
una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie.
Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non
va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va
strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La
situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità,
suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere
etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale
distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa
circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha
bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti (
208 ) " (12 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete -
qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile
dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor
Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere
della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha
accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di
chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile
ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede.
Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste
uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le
considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro
con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad
"Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si
tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che
corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un
ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che
lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi
islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare
lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra
davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta
indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due
paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato
affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale
dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque
giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali?
Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi,
dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace
testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in
vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i
giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della
quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in
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questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo
Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo
viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina
del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del
cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale
successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà
inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione
per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei
santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato
il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII
e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la
svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le
canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente
locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto
del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la
candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della
Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di
teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali
della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto
in Varie Commenti ( 17 ) " (12 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ...
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questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata
ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan),
uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla
sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e
del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo
magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica
Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico
per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla
liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in
vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo
ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo
l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto
essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i
sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo
costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta
inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (21
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08
Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa
che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della
Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa.
Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay
e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di
là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra -
cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 236 )
" (20 votes, average: 4.35 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie
a chi ha postato nel precedente thread il comunicato
della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al
cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai
lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una
delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per
tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la
Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei
qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali"
che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di
un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo
nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma
lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà
religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio
Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso
positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera,
bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro,
all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione
né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la
formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire
quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si
tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano,
bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere
impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro
che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto
che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va
detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle
"armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in
tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa,
come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando
modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa
essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il
che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più
distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una
liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal
punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e
sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe,
nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo
come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è
allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più
tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni
o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 159 ) "
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1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo
tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it
contatti Categorie Varie (220) Ultime discussioni adele: Daniele, mi sono
convertita a Gesù, mio Signore e mio Salvatore. Mia unica autorità e mia vita.
In Lui sono... Daniele: Cara Adele, mi scusi, ma i può sapere a quale chiesa, o
setta, si è convertita? Ai mormoni? Agli... Alessia: @ Adele Si è spiegata
anche troppo bene. Lei, ex cattolica, si permette i giudicare noi cattolici fedeli al... Luisa: Adele dixit: "L'unica
cosa è che spero che lei abbia copreso la differenza che c'è tra il...
bo,mario: Finalmente qualcuno che argomenta. Vedo che non siete esperti di
comunicazione perchè mi potevate dire che... Gli articoli più inviati Il voto
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sanità? Stanziati altri 5 miliardi"Stoner, prova di forza con la Ducati:
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( da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Andrea
Romano REVIVAL DALEMIANO La nuova stagione è D'Alema?" si domandava ieri
il Riformista, che certo non può essere accusato di pregiudizi antidalemiani. E
in quel punto interrogativo c'è tutta l'incredulità di chi assiste all'ennesimo
ritorno di un protagonista immobile di quest'ultimo ventennio. Complice la
crisi in cui versa la strategia veltroniana, Massimo D'Alema torna a occupare
il centro della scena politica. Lo farà domani con il convegno di un folto
gruppo di fondazioni, dove verrà proposta una modifica della legge elettorale
in senso proporzionale e favorevole alla creazione di alleanze tra partiti
diversi. Ma ben al di là del "sistema tedesco", che pure
rappresenterebbe un bel passo avanti rispetto alla pessima legge con cui
abbiamo appena votato, il revival dalemiano dà il senso della gabbia nella
quale è finita la politica italiana. Un recinto claustrofobico dove si
rimescolano senza fine gli stessi elementi di sempre, a prescindere dalle
vittorie e soprattutto dalle sconfitte che hanno raccolto. Una strategia è
fallita? Ecco allora che si può serenamente tornare a quella precedente,
affidandola agli unici condottieri disponibili sul mercato politico. Che sono
poi gli stessi del penultimo giro. In questo caso è in ballo molto più di una
nuova legge elettorale. Si tratta per il centrosinistra di uscire dal vicolo
cieco nel quale è finita la "vocazione maggioritaria" che aveva
ispirato Veltroni dopo la rottura con Rifondazione. E dunque di aprire una
nuova stagione di alleanze con il centro e con la sinistra radicale. Sulla carta,
tutto bene. Di alleanze vive ogni politica, compresa quella italiana. Se non
fosse che ci troviamo a vivere nel 2008, ben dodici anni dopo quel 1996 nel
quale lo schema si rivelò efficace per la prima e unica volta. Quando nel mondo
governavano Bill Clinton e Boris Eltsin e in Italia i Popolari e Rifondazione
potevano vantare insediamenti elettorali di tutto rispetto, che in coalizione
con il Pds diedero all'Ulivo una maggioranza di legislatura. Da allora è
trascorsa un'intera era geologica per il centrosinistra reale, quello che vive
nel paese e nei suoi elettorati e non solo nei suoi sempiterni comandanti. Le
macerie dell'Ulivo e di Rifondazione sono ancora sotto i nostri occhi. Gli ex
Popolari sono pienamente integrati nel Partito democratico, di fatto in
posizione di comando politico. Al centro sopravvive con l'Udc di Casini un
piccolo soggetto ancora incredulo di trovarsi all'opposizione e che nella sua
componente fondamentale, quella siciliana guidata da Totò Cuffaro, governa già
con i berlusconiani. E dunque di quale alleanza tra sinistra, centro e sinistra
radicale stiamo parlando? In realtà il fascino del dalemismo che torna, al di
là del prestigioso pedigree di D'Alema, non è nella sua capacità di spiegare le
cose per come sono realmente. È piuttosto nell'effetto rassicurante che la
vecchia formula dell'alleanza tra diversi esercita su un ceto politico incapace
di ripensare la sostanza della propria strategia, compresa quella
"vocazione maggioritaria" che potrebbe essere utilmente rifondata su ben
diverse basi programmatiche. Ed è nel balsamo che stende
sulle ferite di un Partito democratico che può così continuare a pensarsi come
accampamento provvisorio di tribù: i cattolici, i postcomunisti, i laici. Ognuna ridimensionata dagli eventi,
ma tutte incoraggiate a procedere separatamente verso il prossimo traguardo. Ma
soprattutto, è il fascino oscuro di un passaggio che evita un trasparente
confronto politico. Quei confronti che i normali partiti democratici
offrono ai propri militanti e all'opinione pubblica, specie dopo le sconfitte.
Perché non ha tutti i torti Giuseppe Fioroni quando riconosce una
"scorciatoia della furbizia" in questa offensiva dalemiana. Lo stesso
D'Alema dal quale solo pochi mesi fa è venuta una benedizione piena alla
leadership di Veltroni e che oggi sceglie la strada del logoramento
sottotraccia del suo eterno contendente. Lo stesso D'Alema che sulla carta ha
sempre difeso la dignità dei partiti politici e che oggi è ben lontano dal
prendere sul serio il Pd, preferendo la via di un associazionismo culturale a
cui tutti dovremmo far finta di credere. www.lastampa.it/romano.
( da "Stampa, La" del 13-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Voci
eusebiane Don Mario Allolio LA "GMG" NELLA DIFFICILE OCEANIA E'
decollato ieri da Roma l'aereo che ha portato Benedetto XVI in Australia, per
il suo primo viaggio in Oceania, ove si svolgerà dal 15 al 20 luglio la 23ª
Giornata mondiale della gioventù. Sulla scia di Paolo VI e di Giovanni Paolo
II, anche papa Ratzinger avrà modo di toccare con mano la realtà di quelle
lontane terre, sottoposte, come tutto il mondo occidentale, alla dura sfida
della secolarizzazione. Ha dichiarato al riguardo il card. George Pell,
arcivescovo di Sydney: "La principale sfida che viviamo è quella
dell'indifferenza religiosa. L'Australia è un Paese difficile, cominciando dal
clima, duro, e dalla terra, per lo più desertica, arida. Qui Cristo non è crocifisso,
ma volgarizzato. Dio è messo ai margini". In una
nazione in cui la presenza cattolica resta minoritaria (5.635.000, circa il
27,7 per cento del totale degli abitanti) "la partecipazione assidua alla
messa domenicale registra percentuali in discesa, passate dal 50-60 per cento
di qualche decennio fa al 13 per cento attuale. E quando parliamo di
giovani, la cifra si dimezza". Questo è il paese che si appresta ad
accogliere la Gmg, "che non è una specie di olimpiade cattolica né un
festival delle nuove generazioni con tanto di Papa", ha precisato
l'arcivescovo "ma un'occasione unica che viene offerta all'Australia.
Lungi dall'essere un evento magico, la Gmg è l'opportunità di incontrare
Gesù".
( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
DIVINO
Da Londra a Roma tutte le crisi delle chiese Filippo Gentiloni La notizia ha
fatto un certo scalpore: la chiesa anglicana consente alle donne di diventare
vescovo. Una decisione che ha provocato una forte spaccatura, uno scisma. Una
parte degli anglicani, che non sono d'accordo, si potrebbero riavvicinare alla
chiesa di Roma. Una vicenda che riporta inevitabilmente ai secoli passati,
quando Londra si era staccata da Roma, proprio a a motivo di una donna: il re
Enrico VIII aveva deciso di sposare Anna Bolena, nonostante il rifiuto del papa
Clemente VIII di annullare il suo matrimonio con Caterina di Aragona. Sembra
che la storia riporti in primo piano la donna. Proprio in una chiesa come
quella d'Inghilterra che ha mantenuto la sacralità dei sacramenti e anche del
sacerdozio: un'impostazione che rende Londra vicina a Roma e ne impedisce la
neutralità. Roma è costretta a accettare o a dissentire. Il sinodo anglicano,
l'assise chiamata a decidere, è composto di tre gruppi, vescovi, clero e laici. La mozione a favore delle donne vescovo è passata
in tutti e tre, anche se lo scontro fra conservatori e liberali non è mancato
(si era già verificato nel caso della approvazione di sacerdoti gay). Comunque,
è stato dichiarato ,
"questa è una svolta buona per la chiesa, buona per le donne, buona per
tutto il paese". Il paese: in Inghilterra, Stati uniti, Australia e
Canada la maggioranza degli anglicani è orientata alla modernizzazione, mentre
In Africa e in altre regioni del terzo mondo le tradizioni vengono difese con
un certo accanimento. Un vero problema per il primate di Canterbury Rowan
Williams che cerca di mediare. E Roma? Roma guarda alla vicenda anglicana con
molto interesse e un certo imbarazzo. I contrari alla modernizzazione guardano
a Roma, ma i palazzi vaticani non possono accettare con tranquillità questo
rafforzamento del cristianesimo più conservatore. E, soprattutto, questa
inevitabile crisi dell'ecumenismo. Nel mondo cattolico non è in primo piano il
sacerdozio femminile, ma lo è una forte discussione sul centralismo e
sull'autoritarismo. Una crisi che i dissidenti anglicani inevitabilmente
aggraverebbero. Da Londra a Roma e viceversa: sotto aspetti diversi la crisi
investe ormai tutte le chiese.
( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
RAVELLO
FESTIVAL La diversità del gesto. Una porta girevole fra la vita e la morte G.
Cap. DANZA: DREHTÜR DI CECILIA BERTONI, REGIA DI CLAIRE GUERRIER, VILLA RUFFOLO
RAVELLO (SALERNO) Quello di Ravello è un festival ricco, in grado di essere
culturalmente intraprendente, ma che alla fine preferisce destinare il suo
programma ai fortunati vacanzieri della costiera amalfitana, contentandosi di
"accompagnare" semplicemente le serate di quelle vacanze, anche se si
protrae fino a tutto ottobre. Titolo unificante "la diversità", quasi
a dispetto del cartellone degli spettacoli, tendenzialmente rassicurante. Tra
molto intrattenimento, quella di Cecilia Bertoni con la sua Drehtür, (porta
girevole) prodotta dall'Associazione dello Scompiglio, è una
"intrusione"non poco benefica, con la sua disperata vitalità -
avrebbe detto Pasolini - che affronta attraverso il linguaggio del teatrodanza
il tema stesso della morte. Sono diversi i piani che si intersecano sulla scena,
scandita da una sorta di grandi "ali" di un ventaglio, schermi che
ospitano gradualmente ognuno una intervista video. Diversi i personaggi
intervistati, comune a tutti la domanda che riguarda appunto la personale
raffigurazione della morte. Con naturalezza da nord e centro Europa, le persone rispondono laicamente, qualcuno in maniera poetica.
Sotto di loro, la danzatrice passa dall'iniziale "naturalezza" di
riscaldamento, a gesti di dolore, mentre affronta lei stessa il tema del
suicidio. Gesti, sospensioni, interrogativi che tolgono pathos a quel gesto
estremo, ma che danno senso all'immagine del titolo, quella "porta
girevole" tra la vita e la morte che senza traumi apparenti da senso al
vissuto. La regia di Claire Guerrier sembra privilegiare l'impatto delle
immagini registrate (i video sono di Reinhard Manz, le musiche divertenti di
Christophe Bollonsi), rispetto al corpo della danzatrice. Anche se è lei
ovviamente, a scandire quel pendolo inquietante tra fine e continuità, tra il
dolore e la sua accettazione.
( da "Manifesto, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
LENNY
KRAVITZ Sul palco oggi a Pistoia "Sono nato rock ma ho un'anima
blues" Ilaria Urbani È matematico, ormai, quasi tutti i sex symbol della
storia del rock se sopravvivono oltre i quarant'anni, devono cambiare vita.
Lenny Kravitz ci sta riuscendo e, tenendo fede al suo mix riuscito di rock e funk,
è con i testi che sta professando la sua rivoluzione mistica. L'artista
americano, arriva oggi in Italia per la prima delle due tappe italiane del tour
It is time for a love revolution stasera al Pistoia Blues Festival e domani
all'Arena Civica di Milano. Dopo aver cantato agli esordi la passione, e negli
ultimi anni trasgressione, sensualità e frivolezze, ora The ministry of rock 'n
roll racconta quanto ogni genere d'amore possa rivoluzionare il mondo. Cambia
anche look; abbandonati i dreadlocks, si era convertito al faschionable e ora è
tornato ad essere rude. Il concerto di stasera a Pistoia si inserisce in un
festival blues. Le tue radici sono rock, ma hai sempre cercato di inserirti sul
tracciato della musica del passato. Cos'è per te il blues oggi? Il blues è la
musica della mia gente, è un modo di esprimere emozioni e dolori. E anche se io
preferisco il linguaggio del rock, in qualche parte del mondo c'è sempre, in
ogni periodo, qualcosa di blues da raccontare. Dici che oramai è arrivato il
momento di una rivoluzione d'amore. Cosa intendi per love revolution? È
arrivato il tempo di portare il verbo "amare" nel mondo. È arrivato
il momento in cui le persone devono svegliarsi e prodigarsi per vivere in pace
e in nome di Dio. Questo mondo è un posto troppo pericoloso. C'è bisogno di
stabilire un dialogo con Dio. Ma c'è anche un'etica laica,
quella di opporsi alla guerra come tu hai cantato nell'ultimo disco nella
canzone "Back in Vietnam", credi che qualcosa con Obama presidente
possa cambiare nel futuro dell'America? Un presidente come Obama può migliorare
la vita di tutti. Quella dell'America e quella della pace del mondo, è
questo per il suo modo di essere e non solo perché sarebbe il primo presidente
nero. Ognuno di noi deve iniziare a pensarla in maniera positiva, perché solo
se ciò avviene si può prospettare una vita migliore per tutti. Sei un musicista
polistrumentista, ma è la chitarra che scegli per creare i tuoi pezzi. Nel tuo
background musicale ci sono Hendrix, Prince e Sly Stone, cosa ascolta oggi Lenny
Kravitz nel suo ipod? La musica è la mia condizione naturale. Ascolto ogni
genere dalla classica a qualsiasi possibile contaminazione e magari nei
prossimi due anni mi piacerebbe produrre qualche artista di talento. Ma ora
sono nel mio mondo e ascolto di tutto come ho sempre fatto. Stai per iniziare
le riprese nel tuo primo film da regista? Sì, è quasi tutto pronto. Sarà un
ritratto della mia vita, basato sul rapporto tra cultura africana, caraibica e
ebraica per far comprendere come sono cresciuto in questo mix culturale. Sei
sempre stato affascinato dal cinema, alcune delle tue
canzoni sono state inserite in colonne sonore e l'anno prossimo potremmo
ammirarti sul grande schermo nei panni di attore in "Push" di Lee
Daniels. Sarai un infermiere che aiuta un ragazzo disagiato che vive ad Harlem.
I giovani di oggi sono in pericolo, è una metafora del nostro tempo? Il punto è
che i giovani di oggi sono quelli più esposti ai cambiamenti veloci della
società. Siamo tutti soggetti ad un lavaggio del cervello continuo sui modelli
da seguire, a partire dalla pubblicità e dai media, ma loro sono i più indifesi
dall'aggressione dei beni materiali e non hanno una famiglia unita alle spalle
che li può sostenere, in America l'unità famigliare è distrutta. Non avendo un
supporto, si appigliano a sostegni come quelli delle droghe. È triste e
terribile, ma è questo che succede.
( da "Secolo XIX, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Festa
allo speaker la valle atletica leggera PER UNA volta lo speaker Federico La Valle
è rimasto muto al Picco. Incredibile! Quando sabato sera la sua ragazza
Federica lo ha accompagnato allo stadio e gli ha fatto trovare una tavola
apparecchiata in mezzo al campo è rimasto veramente senza parole. Un regalo per
i 50 anni di età davvero originale. Federica ha ingaggiato lo staff del
ristorante "Locanda del Sole" di via dei Mille che ha pensato ad
allestire un ristorante in mezzo al campo. Un gazebo a proteggere dall'umidità,
il lume di candela a rendere ancora più romantica la serata e i servizi di
qualità con un cameriere a completa disposizione della coppia come il miglior
maggiordomo. E poi un addetto al servizio che faceva la spola con il ristorante
per ogni portata. Per una volta, però, Federico La Valle ha messo da parte la
cavalleria e ha scelto il posto a tavola piazzandosi naturalmente di fronte
alla curva Ferrovia. La sua ragazza Federica, insomma, ha pensato davvero a
tutto per rendere più particolare possibile il compleann. "Questa sera
offro io e scelgo il ristorante" aveva preannunciato a La Valle. Così l'ha
invitato a salire nella sua automobile e lo ha accompagnato verso lo stadio.
"Pensavo andassimo a cenare al Colombaio e invece si è diretta allo
stadio. Quando ho visto il gazebo e il cameriere quasi non ci credevo". E così il Picco diventa sempre più un tempio laico per i suoi
tifosi. Prima l'addio al celibato organizzato nella Curva Ferrovia da parte di
una tifosa, poi il tristissimo saluto a Ilaria e adesso la cena in mezzo al
campo. Speriamo che prima o poi al Picco si torni pure a giocare al calcio
considerato le acque agitate in cui naviga lo Spezia. P. A. .x/14/0807
Riunione al Montagna del settore promozionale. Quarto acuto nel biathlon
esordienti di Melchiorre (record nel lungo) .x/14/0807.
( da "Secolo XIX, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Olmert:
"La pace mai così vicina" Il nodo Medio Oriente battezza l'Unione per
il Mediterraneo Parigi. Il premier israeliano Ehud Olmert ha detto che "la
pace non è mai stata così vicina". E' soprattutto una dichiarazione di
buona volontà, ma proprio la buona volontà potrebbe essere ricordata come il
collante che ha riunito a Parigi 43 Stati, i 27 della Ue e altri 16 della
sponda sud del Mare Nostrum. Data storica, quella che ha visto nascere l'Unione
per il Mediterraneo? Presto per dirlo. E tuttavia Nicolas Sarkozy, il padrone
di casa che voleva un nuovo organismo senza i Paesi non rivieraschi, e ha fatto
buon viso alle pressioni della Germania che temeva un'alternativa alla Ue, si è
dichiarato ottimista: "Quello che abbiamo fatto per l'Unione europea
possiamo crearlo anche per il Mediterraneo. Da oggi dobbiamo impegnarci per
essere uniti e per costruire uno spazio di sicurezza, solidarietà e
giustizia". Sarkozy ha presieduto i lavori del vertice assieme al
presidente egiziano Hosni Mubarak: "Affinché l'avvenire del Mediterraneo
sia grande, bello, affinché sia un avvenire di pace, di giustizia e di
progresso bisogna che ciascuno faccia uno sforzo su se stesso come lo fecero
gli europei. In Europa abbiamo avuto la peggiore delle guerre, i nemici
nutrivano l'uno contro l'altro un odio incondizionato. Un giorno avremo la pace
in tutto il Mediterraneo e anche un'interdipendenza fra i suoi Stati". Un
progetto ambizioso e che oggi può apparire velleitario, ma assolutamente
necessario se si vuole pensare a un futuro prospero e pacifico di tutta l'area.
E attenzione: il presidente del Parlamento Ue, Hans Gert
Poettering, ha ribadito che "la nascita dell'Upm non è mai stata
un'alternativa per la membership turca nella Ue. Sono due cose distinte e
continueranno a esserlo". Una Turchia laica, benestante ed europea
costituirebbe un'alternativa credibile per le moltitudini arabe che si
rifugiano nel fondamentalismo. Sulla pace fra arabi e israeliani
potrebbe fondarsi la Ue allargata. Certo: tutti ricorderanno la stretta di mano
fra Rabin e Arafat davanti a Clinton, nel 1993, fotografata come storica e
rivelatasi un bluff. Ma sarebbe ben diversa una pace costruita dallo sforzo fra
i Paesi della sponda nord e quelli della sponda sud del Mediterraneo.
"L'Europa dopo la guerra era completamente divisa, c'era la cortina di
ferro, oggi stiamo insieme e condividiamo gl istessi valori. La Ue è
un'eccellente ispirazione per l'Unione per il Mediterraneo e per quei paesi che
non hanno ancora conosciuto la pace". Anche José Manuel Barroso,
presidente della Commissione europea, si è unito al coro degli ottimisti.
Ancora Sarkozy: "Palestinesi e israeliani vogliono la pace, Europa e
Francia hanno il dovere di aiutarli in tutti i modi. Anche con garanzie
militari". Su questo particolare il presidente francese non ha fornito
spiegazioni, ma a chi lo ha accusato di assumersi dei rischi ha replicato:
"Quale rischio è peggiore che non far nulla, lasciando il passo alle
ingiustizie, alle esasperazioni dei popoli? Una Francia che non fa nulla
tradisce i suoi ideali". Intanto, la Ue potrebbe entro quest'anno firmare
un accordo di partnership con la Siria. Ieri Damasco e Beirut si sono scambiati
la promessa di riaprire le rispettive ambasciate, passo avanti storico nelle
relazioni tra i due Paesi. Oggi il responsabile della politica estera
comunitaria, Xavier Solana, ha prospettato nuovi scenari: "Un nuovo patto
associativo con i siriani è possibile. Non voglio dire oggi o domani, ma
sicuramente è possibile". Anche Olmert ha indicato nella Siria un futuro
interlocutore, incassando da Abu Mazen un incoraggiante apprezzamento: "Noi
garantiamo la massima serietà nei negoziati, avviati da tempo con Israele, e il
rispetto della road map e della legalità internazionali". Diplomazie
soddisfatte, dunque, al termine del vertice. Non c'era Gheddafi, ma anche per
lui le porte del nuovo organismo restano aperte. Il presidente del consiglio
italiano Silvio Berlusconi avrebbe incontrarlo, perché resta in ballo la
questione del contenzioso coloniale: ma lo farà comunque. Intanto Berlusconi ha
visto il il turco Erdogan e il libanese Suleiman. Con Ankara il rapporto è
stretto, l'Italia sostiene a spada tratta il suo ingresso nella Ue. In Libano
continua a operare il nostro contingente. Oggi è estero, un domani Libano e
Turchia potrebbero far parte dell'Europa allargata. Paolo Crecchi
crecchi@ilsecoloxix.it 14/07/2008 ' 14/07/2008 un nuovo sogno l'upm come la
ueAnche l'Europa era divisa alla fine della seconda guerra mondiale nicolas
sarkozypresidente francese 14/07/2008.
( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura
INTELLETTUALI settant'anni fa i provvedimenti del fascismo contro gli ebrei
ecco chi sostenne le leggi razziali antisemiti Il manifesto sulla razza fu pubblicato
il 14 luglio del 1938 sul "Giornale d'Italia" Papa Pio XI pensava a
una serie di misure contro la campagna anti-israelitica Le misure razziste
furono sostenute dai medici Pende e Visco, ma anche da giornalisti e uomini di
cultura come Volpe, Fanfani, Monelli, Ansaldo e Malaparte NELLO AJELLO A
emettere il primo acuto è Il Giornale d'Italia. Lì, il 14 luglio 1938 (sotto la
data del 15 trattandosi di un quotidiano della sera) appare un manifesto
intitolato "Il fascismo e i problemi della razza", attribuito a
"un gruppo di studiosi fascisti", di cui non si fanno i nomi. Il
testo, diviso in dieci punti, culmina in una rivendicazione della purezza
razziale degli italiani e denuncia il rischio che il loro sangue venga
contaminato dall'incrocio con ceppi extra-europei, portatori di varietà
biologiche diverse da quella ariana. Il punto 9 del manifesto porta un titolo
rivelatore: "Gli ebrei non appartengono alla razza italiana". Solo il
26 luglio, il Partito nazionale fascista rivela le generalità degli autori del
manifesto. Tra i quali i più celebri sono il patologo Nicola Pende, il biologo
Sabato Visco e lo psichiatra Arturo Donaggio. Si informa che gli estensori del
documento, redatto sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare, sono
stati ricevuti dal segretario del Partito, Achille Starace. Poco più tardi
Pende e Visco protestano, sostenendo che il testo originario è stato "rimaneggiato". Ma ben presto tacciono. Chi
non tacque affatto, fin da principio, furono gli intellettuali
"militanti" - letterati, storici, giornalisti - quasi che l'avvio
ufficiale della campagna antisemita rientrasse nei loro più fervidi voti.
L'acuto risuonato sulle colonne del Giornale d'Italia diventò così un coro. Non
soltanto gli organi di stampa del razzismo ufficiale, come La vita italiana di
Giovanni Preziosi, Il Quadrivio o Il Tevere di Telesio Interlandi, Il Regime
fascista di Farinacci, ma anche i quotidiani meno etichettati aderirono alla
nuova missione. E per un certo numero di scrittori l'antisemitismo rappresentò una
palestra per esercitare virtù retoriche e talenti pedagogici. Fu proprio
Interlandi a proclamare sulla Difesa della razza, fin dai primi giorni
dell'agosto 1938, che la campagna antisemita mirava alla "liberazione
dell'Italia dai caratteri remissivi" che le erano "stati imposti
dalle precedenti classi politiche". Quale occasione migliore, dunque, per
mostrarsi aggiornati e "rivoluzionari"? In un saggio pubblicato in
quattro puntate nella rivista Il Ponte fra il 1952 e il 1953, Antonio Spinosa
avrebbe poi offerto una nutrita antologia di scritti di chiara obbedienza
razzistica. Altrettanto ricca in questo senso è la Storia degli ebrei italiani
sotto il fascismo di Renzo De Felice. Si tratta di una documentazione
inquietante. Per questo genere di letteratura, il 1938 è un anno privilegiato.
Esce un trattato di Gabriele De Rosa, intitolato La rivincita di Ario. Vi si
sostiene "l'identità ebraismo=comunismo", binomio al quale si oppone
con i fatti "l'asse Roma-Berlino": l'Italia, specifica l'autore, sta
combattendo "in terra di Spagna non l'iberico nemico, ma la terza
internazionale ebraica, quella creata dall'ingegno giudaico-massonico del
Komintern". Gli fanno eco, tra gli altri, giornalisti come Felice Chilanti
e Ugo D'Andrea. Critici delle più varie discipline denunziano, intanto, i danni
che l'ebraismo infligge alla creazione artistica. In agosto un noto musicologo,
Francesco Santoliquido, definisce la musica moderna "un vero e proprio
monopolio della razza ebraica". Il critico letterario Francesco Biondolillo
cerca di dimostrare che "il pericolo maggiore è nella narrativa".
Qui, "da Svevo, ebreo di tre cotte, a Moravia, ebreo di sei cotte, si va
tessendo tutta una miserabile rete per pescare dal fondo limaccioso della
società figure ripugnanti". Moravia non era nuovo a simili attacchi. Già
nel 1931, in visita a Giovanni Papini, era stato da
lui accolto con le parole: "Lei collabora alla rivista Solaria. I
solariani sono o zoppi, o ebrei, o omosessuali. Lei è tutte e tre le
cose". Era una frase almeno in parte inesatta, avrebbe poi commentato il
romanziere. Essa rientrava comunque nello stile dello scrittore fiorentino il
cui romanzo Gog, edito proprio nel '31, si ispirava al più schietto
antisemitismo. Ora, nei tardi anni Trenta, quei precedenti si amalgamavano al
seguito di una parola d'ordine unitaria. Gli intellettuali razzisti di
sentimenti razzisti si moltiplicavano. Fra quelli destinati a diventare
proverbiali figura Guido Piovene. è lui a firmare, sul Corriere della sera del
15 dicembre 1939, una recensione entusiastica al libello di Interlandi Contra
judaeos. Gli attribuisce il merito di "aver ridotto all'osso la questione
ebraica". Salvarsi dagli influssi semitici, suggerisce, non è difficile:
"si deve sentire d'istinto, e quasi per l'odore, quello che v'è di
giudaico nella cultura". Nella Coda di paglia (1962), lo scrittore
formulerà una drammatica abiura, confessando di aver "obbedito da
schiavo", senza sentirsene mai "partecipe", alle direttive del
regime. In altri casi, come quello di Amintore Fanfani - il quale sostenne nel
'39 che "per la potenza e il futuro della nazione gli italiani devono
essere razzialmente puri" - un'abiura altrettanto recisa non ci sarà. E
neppure qualcosa di simile verrà espressa dallo storico Gioacchino Volpe (1876-1971),
al quale la politica della razza pura parve una tappa verso la costruzione di
un'Europa "veramente unita e solidale". Ma torniamo a letterati e
giornalisti. Con lo scoppio della guerra l'antisemitismo assurge a epidemia.
Dal ghetto di Varsavia, nel '39, Paolo Monelli scrive per il Corriere della
sera: "Nulla ci pare di avere in comune con questa schiatta ebraica, con
la sua strana lingua, le sue insegne illeggibili, gli esotici costumi, i gesti
paurosi, l'andare sbilenchi il più rasente al muro possibile". Dalla
Cecoslovacchia Curzio Malaparte denunzia sullo stesso giornale "il
pericolo sociale che rappresenta", per le città boeme, "l'enorme
massa del proletariato giudaico"; mentre Giovanni Ansaldo scopre sulla
Gazzetta del Popolo che sono stati gli ebrei ad aggravare il conflitto
mondiale: "i "rabbi" di Nuova York, spingendo l'America alla
guerra, hanno seguito l'istinto e la tradizione della razza". Ci sono poi
gli ossessi, come Mario Appelius e Marco Ramperti. Il primo definisce "Israele
traditore del mondo". Per il secondo "più che dalla stella gialla gli
ebrei si riconoscono dalla ferocia dello sguardo". Fra questi mostri, egli
ne privilegia uno: "il più sozzo, il più ripugnante, il più disumano e
nemico è Charlot". Furono tutti così, gli "osservatori" italiani
degli anni Trenta? Perfino nelle file fasciste si riscontrano casi di adesione
al razzismo solo parziale, o perfino di ripudio. Pur ufficialmente antisemita,
Giuseppe Bottai, a detta di un suo biografo, Alexander J. De Grand, "fu in
grado di limitare l'applicazione alla cultura" delle teorie
discriminatorie. Martinetti espresse la sua disapprovazione fin dal novembre
1938. A contrasti significativi si assiste anche nel dibattito sul tema
"arte e razza". Ugo Ojetti si riconosce nel "pollice
verso". Di parere opposto è Carlo Carrà: "Chiamare ebraizzante l'arte
moderna", dichiara, "è tutto sommato molto puerile". Non per
motivi di estetica, ma di fede, si oppone al razzismo Giorgio La Pira. In campo cattolico le posizioni in materia sono variegate. Papa Pio
XI, Achille Ratti, non smetterà di deprecare le "ideologie
totalitarie", di cui sono frutto il "nazionalismo estremo" e il
"razzismo esagerato", mentre meno reciso risulta l'atteggiamento di
buona parte della gerarchia. Un simile quadro, già noto, s'arricchisce
in questi giorni di nuovi particolari. Nel prossimo numero della Civiltà
cattolica padre Giovanni Sale, storico della Compagnia di Gesù, ripercorre la
vicenda, pubblicando una lettera inedita di Bonifacio Pignatti, ambasciatore
d'Italia in Vaticano. In questa lettera, datata 20 luglio 1938 (cinque giorni
dopo la pubblicazione del manifesto antisemita), il conte Pignatti scrive che
"il Papa medita le contromisure da adottare dinnanzi alla campagna
anti-israelitica progettata dall'Italia, e che verrà condotta in base ai
principi di purezza di razza, redatti dai professori universitari
italiani". L'articolista ricorda che una settimana più tardi lo stesso Pio
XI - in un discorso agli studenti di Propaganda Fide attaccò con forza
l'indirizzo filo-tedesco adottato dal regime in campo razziale. La stessa
severità il pontefice avrebbe mostrato il 6 settembre del '38 - quasi in
extremis: sarebbe morto il 10 febbraio successivo - sostenendo di fronte a un
gruppo di pellegrini belgi "che l'antisemitismo è inammissibile e che
spiritualmente siamo tutti semiti perché discendenti da Abramo, nostro padre
nella fede". Era, osserva padre Sale, "la prima volta che un
pontefice in modo chiaro ed esplicito condannava l'antisemitismo". Ci si
può chiedere se ci sarebbero state altre volte.
( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Papa,
troppe 21 ore di volo tre giorni di riposo a Sydney Ratzinger giunto in
Australia ma subito in ritiro nella quiete dei Monti Blu Provato dalla
preparazione dei viaggi, che il suo fisico mal sopporta (SEGUE DALLA PRIMA
PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO marco politi Mozart, Schubert, Liszt. Ottantun'anni
sono tanti per sopportare ventun ore di volo, un brusco e totale cambiamento di
fuso orario, un passaggio rapido dai calori dell'estate ad un tempo novembrino.
Ma non è solo questo. La verità è che la fatica del pontificato pesa
enormemente sulle spalle di Joseph Ratzinger. L'uomo che non anelava a
diventare papa, sognava già quindici anni fa di ritirarsi sereno a studiare,
scrivere e pensare senza più responsabilità di governo. Era il 1994, proprio di
questi giorni, quando il cardinale Ratzinger annunciò ad un giornale della sua
Baviera, la Mittelbayerische Zeitung, che entro due anni contava di lasciare.
Tre anni dopo - aveva appena compiuto settant'anni - a chi gli chiedeva se
sarebbe rimasto prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede per un
altro quinquennio, rispondeva: "Forse anche meno". E quando gli è stato fatto notare che Giovanni Paolo II teneva molto alla
sua preziosa collaborazione, replicò: "Ma ci sono i limiti delle
forze". Non è un segreto in Vaticano che, solo grazie all'inflessibile
seppur affettuosa richiesta di papa Wojtyla, Ratzinger non ha deposto la sua
carica al Sant'Uffizio. Di fronte ad un pontefice, che sopportava eroicamente
la tortura di un corpo che si disfaceva, non era possibile a nessuno opporre
ragioni di salute per abbandonare il campo. Ma non è nemmeno un segreto che
Bendetto XVI fa grande fatica ad adattarsi alla mole di
impegni che gli spetta come guida suprema di un miliardo e duecento milioni di cattolici. Un Papa è solo al vertice
della Chiesa cattolica. Per quanto possa avere collaboratori di fiducia, alla
fine la parola decisiva spetta a lui. Ratzinger, poi, è una persona meticolosa
nello studio dei dossier. Non gli basta il riassunto fornito dai cardinali
competenti. Vuole leggere, verificare, ponderare di persona. Benché
abbia deciso di mantenere, nei limiti del possibile, il vecchio stile di vita
che aveva come prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e che comprendeva
un buon riposo al pomeriggio dopo il pranzo, le tensioni della carica papale
sono ben altra cosa rispetto alla routine tranquilla al Sant'Uffizio. Lo
stancano il susseguirsi di incontri, i colloqui con le personalità che vengono
da tutto il mondo - ognuna con la propria agenda di problemi - lo stancano la
preparazione dei viaggi che il suo fisico tendenzialmente mal sopporta. E poi
c'è lo spazio che vuole ritagliarsi per scrivere. Scrivere il secondo libro su
Gesù, elaborare l'enciclica sociale che gli sta prendendo più tempo del
previsto, stendere personalmente i discorsi più importanti. "Il Santo
Padre ha ottantun anni, non dobbiamo dimenticarlo, dobbiamo evitare che il peso
di questo viaggio non diventi eccessivo", ha confidato prima della partenza
il segretario papale don Georg Gaenswein. Il mistero di Ratzinger sta nel suo
grande senso del dovere. La sua missione, come l'avverte nel suo intimo, è lo
sforzo di contrastare la grande crisi della fede dell'Occidente - a cui ha
accennato anche parlando con i giornalisti durante il volo - ridando senso
nella società secolarizzata al vivere cristiano. Non sono le regole che gli
interessano, è il vissuto. Ma l'impresa è titanica. "Non si può contestare
- commentò già negli anni Novanta - che vi sia una profonda insicurezza
riguardo al credo cristiano. Ormai non esiste più quella lingua di base,
secondo la quale si sapeva cosa sono la grazia e il peccato". Ieri
arrivando alla base militare di Richmond, salutato dal premier australiano
Rudd, Benedetto XVI ha rifiutato l'elicottero per recarsi al suo ritiro. Basta
volare dopo ventun ore. Ha preferito fare in macchina gli ultimi quaranta
chilometri prima del riposo. Il primo dono che ha ricevuto è stata un copia
della "Madonna degli Aborigeni", l'immagine venerata dai fedeli
originari dell'Australia. "Molti non hanno ancora ascoltato la Buona
Novella di Gesù - è stato il suo primo messaggio ai
giovani australiani - e molti altri non hanno riconosciuto in questa Buona
Novella la verità salvatrice che sola può soddisfare le attese più profonde dei
loro cuori". Avidità umana, povertà, ingiustizie, ha spiegato, si
combattono facendo affidamento su Cristo. Non tutti hanno forse compreso che
questo è il programma di lavoro che gli da la forza di andare avanti.
( da "Repubblica, La" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Sport Il
personaggio E il beat rider Simoncelli vince e guida il gruppo 250 SACHSENRING
dal nostro inviato Con quel cesto di capelli che si ritrova avrebbe fatto la
sua figura in un gruppo beat. Ma siccome lui non suona il basso, ma corre in
moto, finisce che quando lo vedi ti chiedi come faccia a infilarsi il casco,
finché non ti spiegano che basta sceglierne uno più grande due misure. Ecco a voi il beat rider Marco Simoncelli da Cattolica, amico e
seguace di Valentino, tipo da spiaggia, pilota che di gas gliene dà parecchio,
ragazzotto simpatico e velocissimo da ieri in testa al mondiale della 250.
Volete una battuta? Eccola: "Beh, ho provato a scappare e ci sono riuscito
subito. Poi, a un certo punto, ho visto che mancavano dodici giri alla
fine e mi sono detto: mamma mia, che palle, altri dodici giri.". Che
personaggino. Sì, vero, Simoncelli non abita ancora nel lussuoso paddock della
Motogp. C'è chi gli fa la corte: la Ducati, per esempio. E la Yamaha del team
Teach 3. Ma Rossi gli ha consigliato di restare ancora un anno in 250 a farsi
le ossa. Chissà, magari gli darà retta. I due si ritrovano in palestra. E poi a
fare del cross. "Lo posso battere giusto lì" dice Simoncelli, che
adora Valentino come un adepto può adorare il proprio guru. "Non ce ne
sarà mai un altro come lui" dice con occhio semi-estatico. Ha l'aria del
bonaccione, perché se te lo vuoi immaginare come un supereroe di certo pensi
più a superpippo che all'uomo ragno. Ma la verità è che in pista lui non
conosce nessuno, tanto che recentemente il rivale Barbera lo ha accusato di
scorrettezze. "Non so chi avesse ragione, in quel caso. Certo che quando
perdi è più facile dare la colpa agli altri". Di fatto il pilota della
Gilera è cresciuto di botto. Tre gare vinte e un primato conquistato in anticipo sui tempi. Così, almeno, se stiamo ai
pronostici. E al fatto che a un certo punto hanno deciso di affidargli una moto
ufficiale in tutto e per tutto. Un regalone che lui ha inaugurato qui in
Germania, sotto una pioggia che è un problema, dentro una gara che comunque un
problema per lui non lo è. Rossi si è accorto che l'amico sta diventando
grande. E lo prende in giro: "Con quei capelli devi risolvere il problema
del cappellino sul podio. Non ti entra, ma come fai?". E lui ci ride su e
ne se gira per il paddock con la bella Kate, la sua ragazza morettina con la
corda di cavallo. "Stiamo bene, per ora è tutto perfetto così". Tutto
ok, allora, per il mitico Marco, ventunenne col taglio beat e col sorriso
felice. Valentino crede in lui. E lui, a occhio, non ha voglia di deluderlo,
anche se trovare un cappellino adatto proprio facile non è. (b.f.).
( da "Unita, L'" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Muore Geremek, l'europeista di Solidarnosc
L'eurodeputato liberaldemocratico vittima di un incidente stradale a Lubien,
presso Poznan di Gabriel Bertinetto BRONISLAW GEREMEK È MORTO ieri in un
incidente stradale a Lubien, presso Poznan, nella Polonia occidentale. Era al
volante di una Mercedes che ha improvvisamente invaso la carreggiata opposta ed
è andata a schiantarsi frontalmente contro un ca- mioncino. La dinamica della
sciagura lascia pensare che l'ex-dirigente di Solidarnosc ed attuale
eurodeputato abbia avuto un malore improvviso. Forse se ne potrà sapere di più
quando gli inquirenti avranno sentito l'assistente che gli sedeva accanto
nell'auto ed è rimasta ferita, così come il conducente del furgone. Geremek
aveva 76 anni, e le sue condizioni generali di salute erano buone. Professore
di storia medievale, iscritto in gioventù al partito comunista, poi dirigente
di Solidarnosc e protagonista della transizione dal comunismo alla democrazia,
in seguito ministro degli Esteri e parlamentare europeo. Ha svolto nell'arco
dei decenni un'attività politica e culturale multiforme, in cui attraverso fasi
diverse si è sempre manifestato l'animo di una persona
che credeva nel dialogo e nella non-violenza, e compiva le sue scelte di campo
alla luce di ideali semplici e grandi: progresso, civiltà, rispetto dell'uomo,
libertà, giustizia sociale. Quando in gioventù per qualche tempo pensò che
quegli ideali fossero perseguiti dal partito comunista al potere nel suo Paese,
ne fu membro e importante dirigente. Ma non esitò a rompere di colpo con il
Poup dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia. Aveva 76 anni, e
l'avresti riconosciuto tra mille in mezzo alla folla, per il profilo tagliente,
lo sguardo vivace, il pizzo sul mento e l'immancabile pipa tra i denti. Piaceva
ascoltarne la voce dal tono vellutato, e soprattutto l'eloquio sciolto, pacato,
di una irresistibile ragionevolezza. Molti giornalisti stranieri lo cercavano a
Varsavia sia per la sua dimestichezza con varie lingue europee, il francese in
particolare, sia perché il suo punto di vista e le interpretazioni degli
avvenimenti in corso erano spesso illuminanti. Anche perché non è mai stato uomo di potere, nemmeno quando gli è accaduto di
ricoprire incarichi di grande autorità. E amava lasciare che il suo spirito
critico si muovesse a trecentosessanta gradi. Sin dalla fine degli anni ottanta
non ha mai rifiutato un'intervista a l'Unità, che aveva cominciato ad
apprezzare per la sensibilità ed attenzione alle vicende del difficile rapporto
di confronto-scontro fra Solidarnosc e Poup (partito comunista polacco). La
notizia della sua scomparsa ha profondamente turbato il mondo politico polacco,
che gli rende omaggio compatto, a cominciare dagli avversari vecchi e nuovi.
Particolarmente sentito il commento di Aleksander Kwasniewski, ex-capo di Stato
della Polonia post-comunista e post-comunista lui stesso. Kwasniewski fu tra i
dirigenti dell'ala giovanile e riformista del Poup prima della svolta del 1989
e partecipò da sponde diverse con Geremek ai negoziati della cosiddetta tavola
rotonda, in cui il potere e l'opposizione concordarono la fuoriuscita dalla
dittatura. "Sono sconvolto -dice Kwasniewski-. È una perdita enorme, una
grande sventura. È stato uno dei padri della
democrazia polacca, un uomo di cultura enorme, dotato di un grande senso
dell'umorismo. Ogni incontro con lui era un'avventura". Il partito
socialdemocratico dell'antico avversario Kwasniewski era alleato con i
Democratici di Geremek nelle elezioni parlamentari che lo scorso novembre hanno
rimandato all'opposizione la destra populista dei gemelli Kaczynski, in passato
legati a Geremek dalla comune appartenenza al movimento di Solidarnosc. Uno dei
Kaczynski, Lech, che mantiene la carica di presidente della Repubblica, si dice
a sua volta "prondamente scosso". Lo riconosce come "avversario
politico", ma ricorda il suo ruolo di protagonista negli anni della
contestazione anti-comunista. Fra i Kaczynski e Geremek la polemica fu
durissima nel 2007 quando, il presidente Lech e l'allora premier Jaroslaw
tentarono invano di revocarne il mandato parlamentare a Strasburgo. Geremek,
che alcuni anni prima aveva dichiarato per scritto di non avere mai collaborato
con i servizi segreti del Poup, si era rifiutato di ripetere la stessa
affermazione, quando a lui come a centinaia di migliaia di cittadini, la
richiesta era arrivata non più da un organo costituzionalmente valido, ma da un
"Istituto della memoria" creato dai Kaczynski al di fuori da ogni
controllo istituzionale. In un'intervista a l'Unità nell'ottobre scorso criticò
aspramente il "populismo" dei Kaczynski, il loro "demagogico
appello al nazionalismo" e il sostegno ricevuto dalla "corrente
fondamentalista cattolica". Con uguale coerenza nei primi anni novanta non
aveva esitato a prendere nettamente le distanze da colui verso il quale ha
comunque sempre continuato a manifestare sentimenti di indissolubile amicizia,
Lech Walesa. Accadde quando anche il premio Nobel sembrò per qualche tempo
incamminarsi lungo pericolose scorciatoie demagogiche verso il consenso
popolare. Eppure Walesa e Geremek avevano condiviso anni e anni di battaglia
politica e sindacale, dalla fondazione di Solidarnosc al carcere patito nel
periodo della legge marziale di Jaruzelski, fino alla vittoria del 1989. L'elettricista di Danzica era stato il punto di riferimento della Chiesa e del mondo cattolico, il
professore di storia fra i massimi dirigenti dell'ala laica e liberale di
Solidarnosc. Nel Parlamento di Strasburgo Geremek rappresentava un piccolo
partito liberal-democratico, l'Unione per la libertà, nel frattempo quasi
scomparso dalla scena politica polacca, dopo che dal suo seno è nata, su
posizioni più conservatrici, la Piattaforma civica dell'attuale primo ministro
Donald Tusk. Convinto europeista, Geremek aveva ispirato in quel senso la sua
azione politica negli anni in cui, fra il 1997 ed il 2000, fu ministro degli
Esteri. In quel periodo la Polonia aderì anche alla Nato. Come studioso si è
occupato soprattutto della storia del medioevo europeo, e francese in
particolare. Oltre a saggi e articoli per riviste specializzate, ha scritto
dieci libri, tradotti in varie lingue. Ha ricevuto lauree ad honorem da molte
università straniere, dagli atenei di Bologna e Utrecht, alla Sorbona di Parigi
ed alla Columbia University di New York.
( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 28
del 2008-07-14 pagina 15 Il Papa prega: niente scismi per le donne di Andrea
Tornielli nostro inviato a Sidney Benedetto XVI interviene per la prima volta
sulle minacce di scisma che agitano le Chiese anglicane dopo la controversa
decisione del Sinodo di York di consacrare, anche nella Chiesa d'Inghilterra
considerata il baluardo dell'ortodossia anglicana, le donne vescovo. Ratzinger
si dice "vicino" ai vescovi anglicani "con la preghiera" e
si augura che nella Lambeth Conference - il tradizionale incontro dell'intera
comunione anglicana previsto per il 16 luglio - possano essere evitate
"nuove fratture". Sul volo che lo conduce a Sidney per la 23ª
Giornata mondiale della Gioventù, il Papa ha risposto a una domanda sulla
questione anglicana. Tre vescovi inglesi, nelle scorse settimane, hanno avuto
contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica. La risposta
vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono molteplici
e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà a loro
volta chiesto di accettare interamente la dottrina cattolica. "Il mio
essenziale contributo - ha detto il Papa parlando della prossima Lambeth
Conference - può essere solo la preghiera, e la mia preghiera sarà molto
vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo
- ha aggiunto - intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo
la loro responsabilità". Il Pontefice ha quindi spiegato: "Il
desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella
responsabilità davanti al nostro tempo e al vangelo. I due elementi devono
andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere presente tutto il
messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo fedele a questo
messaggio". "Speriamo - ha detto ancora il Papa - che trovino insieme
la strada per rendere presente il Vangelo nel nostro tempo, questo è il mio
augurio per la comunione anglicana". Nelle sue parole il Pontefice cita la
fedeltà a "tutto" il messaggio di Cristo, richiamandosi al quale la
Chiesa cattolica non ha mai ammesso le donne al sacerdozio né tantomeno all'episcopato.
Il Papa, però, si è anche augurato che non avvengano fratture o scismi, con
parole che rispecchiano l'atteggiamento prudente delle gerarchie vaticane di
fronte alle richieste di rientro ventilate in settori del mondo anglicano:
l'integrazione nella comunione romana di vescovi anglicani e delle loro
diocesi, o di parte di esse, presenta infatti molti problemi, sia dottrinali
che giuridici. Un caso abbastanza clamoroso avvenne nel 1994, quando il vescovo
anglicano di Londra, Graham Leonard, si fece cattolico e venne ordinato prete
(ma non vescovo) pur essendo sposato. Arrivando a Sidney, il Papa si è fatto
precedere di qualche ora da un messaggio. "Molti giovani oggi mancano di
speranza. Vedono la povertà e l'ingiustizia e desiderano trovare soluzioni.
Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l'esistenza di Dio e si
domandano come rispondervi. Vi è un detto attribuito a Sant'Agostino: "Se
vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui troviamo le risposte che
cerchiamo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)
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14 Luglio
2008 Chiudi dal nostro inviato FRANCA GIANSOLDATI PSydney APA Ratzinger fa
arrivare alla tormentata Chiesa d'Inghilterra sull'orlo di uno scisma
gravissimo, tutta la sua vicinanza. "Evitate altre fratture". La
spaccatura consumatasi la scorsa settimana a York sull'ammissione delle donne
vescovo, non può che essere vista come un altro grosso impedimento alla causa
ecumenica. Benedetto XVI è sinceramente rammaricato e fa sapere ai vescovi
inglesi di pregare notte e giorno perché si scongiuri il rischio dell'ennesima
divisione. Già sull'aereo che lo stava portando alla Giornata Mondiale della
Gioventù a Sydney non è riuscito a nascondere la sua amarezza, confessando di
seguire col fiato sospeso la vicenda. In Australia, a motivo degli storici
legami con la corona britannica, la comunione anglicana rappresenta l'interlocutore della Chiesa cattolica nei rapporti ecumenici. Per
questo non è escluso che durante il suo soggiorno australiano abbia incontri
anche coi vescovi anglicani e forse con loro toccherà l'argomento. Dopodomani
si aprirà la conferenza di Lambeth, a Canterbury, con un ordine del giorno
capestro: ratificare oppure respingere la votazione sulle 'vescove'
prese dalla Chiesa d'Inghilterra. La battaglia intestina che si sta consumando
senza esclusione di colpi all'interno dell'anglicanesimo (dove peraltro alcune
confessioni già ammettono le donne all'episcopato) allontana la meta tanto
agnognata dell'unità dei cristiani. Papa Ratzinger lo sa bene. Le donne vescovo
per i cattolici (ma anche per gli ortodossi) non sono
contemplate dalla tradizione sicché non possono che rappresentare un vulnus non
rimarginabile. "Noi non possiamo e non dobbiamo intervenire immediatamente
nelle loro discussioni, rispettiamo la loro propria responsabilità col desiderio
che possano evitare nuove fratture. Spero che si trovi la soluzione nella
responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due cose devono andare
assieme". Parole concilianti e possibiliste forse per evitare inevitabili
attriti con l'arcivescovo di Canterbury dal momento che non pochi vescovi
anglicani assolutamente contrari alla consacrazione episcopale femminile
potrebbero ingrossare le fila cattoliche come transfughi. La scorsa settimana è
filtrato che tre vescovi inglesi, proprio per far fronte a una frattura che
ormai inevitabile, si sono recati a Roma per avere colloqui riservati in
Vaticano. I prelati che fanno parte della minoranza conservatrice sono stati
ricevuti dai vertici della Congregazione della Dottrina della Fede, competente
a sciogliere anche i problemi riguardanti l'ammissione o meno di sacerdoti
protestanti (sposati). Non sarebbe la prima volta che accade. Poco più di dieci
anni fa fece parecchio scalpore il caso di monsignor Leonard Graham, vescovo
anglicano di Willesden che decise di passare al cattolicesimo dopo che la
Chiesa anglicana aprì alle donne prete. Fu una bufera di ampie proporzioni, ad
oggi ancora non rimarginata. Per divenire cattolico Graham ebbe bisogno di una
speciale dispensa dal Vaticano oltre che di una nuova consacrazione. Fu
ordinato sacerdote "sub conditione" dall'allora cardinale Hume e dopo
la sua pensione si ritirò a vivere alla periferia di Londra con moglie e figli.
Ora un nuovo capitolo rischia di aprirsi, creando grattacapi al di là del Tevere
sia per le conseguenze ecumeni che per gli aspetti pratici e gestionali.
Intanto, in attesa che il 16 luglio si apra il summit decennale di Lambeth tra
tutti i primati della galassia anglicana (fra i quali non è stato
invitato il primo vescovo gay anglicano, l'americano Gene Robinson), il Papa ha
deciso di inviare due cardinali, Dias, presidente della Congregazione per la
evangelizzazione dei popoli e il tedesco Kasper, presidente del Pontificio
Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani. Non solo "osservatori"
ma, in questo caso, "pontieri" per tentare di comporre lo scisma.
F.Gia.
( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-14 num: - pag: 14
categoria: REDAZIONALE Il ritratto L'infanzia a Varsavia, gli studi a Parigi,
l'impegno a Bruxelles per un'Europa dei diritti Una vita da eretico, sempre
all'opposizione Dalla lotta al regime comunista allo scontro con i gemelli
Kaczynski Aveva due passioni, Bach e le eresie medievali. Il suo essere eretico
andava decifrato, rintracciato oltre la trama dei completi in tweed che amava
indossare e le volute di fumo dall'inseparabile pipa. Anche nelle ore più buie
Bronislaw Geremek è rimasto uno di loro. Eretici, profeti. Un sopravvissuto.
Diceva di sé: "Non so perché vivo. Continuo a pensarci. E non trovo
risposta". Il padre veniva da Odessa, porto sul Mar Nero che oggi è
Ucraina e allora era Urss, si trasferì ancora giovane in Polonia. Il piccolo
Bronislaw aveva sette anni quando i nazisti invasero il Paese e il tedesco
divenne lingua nemica, otto quando gli ebrei di Varsavia furono rinchiusi nel ghetto.
Da grande, tante volte chiamato a commentare le accuse di antisemitismo sospese
come un'eterna condanna sulla storia nazionale, ricorderà "quell'unico
polacco che salvò me e mia madre", uno solo per salvare tutti. Il padre
viene deportato a Bergen-Belsen, poi "selezionato" per Auschwitz.
Bronislaw si laurea a Varsavia, conosce l'egittologa che sarà l'amore della
vita, "Hanja". Ottiene il dottorato all'école Pratique des Hautes
études di Parigi, torna a casa da professore, ottiene riconoscimenti e pubblica
libri in tutto il mondo. Nel 1950 entra nel Partito dei lavoratori della
Repubblica popolare polacca, per uscirne, nel '68, in segno di protesta contro
il sangue della Primavera di Praga. Comincia l'opposizione al regime comunista,
senza compromessi. Nel 1980 è tra gli operai dei cantieri navali di Danzica,
diventa consigliere del sindacato Solidarnosc guidato da un elettricista che ha
poca familiarità con le sottigliezze del pensiero, Lech Walesa. Il braccio e la
mente, intesa perfetta. Il capo del governo, il generale Jaruzelski, sceglie la
linea dura e nel 1981 anche Geremek, anima laica e
liberaldemocratica del movimento, finisce in carcere. Non accetterà mai la
teoria del "male minore", per la quale Jaruzelski avrebbe risparmiato
alla Polonia l'intervento sovietico, e punterà sempre il dito contro il
generale dagli occhiali neri, salvo riconoscergli il merito di aver gettato,
con i negoziati della Tavola rotonda dell'89, le basi della svolta.
Nella Polonia libera è ministro degli Esteri (1999-2000); nel '98 riceve il
Karlspreis per l'impegno europeista, ringrazia in tedesco; lavora per
l'adesione a Nato (1999) e Ue, nel 2004; nello stesso anno è eletto
all'Europarlamento. Nel 2007 il rifiuto di firmare la dichiarazione di non
collaborazione con il passato regime secondo la legge di Lustracja lo porta
allo scontro diretto con i Kaczynski. L'eurodeputato Daniel Cohn-Bendit accusa
i gemelli di "fascismo", Geremek non arretra ma difende la
legittimità di un governo democraticamente eletto. "Era la lealtà - ha
detto ieri al Corriere Cohn-Bendit -, con l'orgoglio di essere polacco, il suo
tratto distintivo. Anche per questo Geremek è un simbolo". Maria Serena
Natale.
( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-14 num: - pag: 22
categoria: REDAZIONALE L'appello Il caso dei vescovi donna Ratzinger e la
questione anglicana "Prego per loro, si eviti lo scisma" DA UNO DEI
NOSTRI INVIATI SYDNEY - Per la prima volta sabato mattina, durante il volo che
lo portava a Sydney, il Papa ha parlato della grave spaccatura che sta
minacciando l'unità interna alla Chiesa anglicana e lo ha fatto con parole
fraterne, senza allarmismo, mirando al fine dichiarato di aiutare gli anglicani
a restare uniti: "Il nostro desiderio è che possano evitare nuove fratture",
ha detto ai giornalisti. Come è noto la spaccatura è sulla questione
dell'ordinazione delle donne all'episcopato, dopo che sono
già state ammesse al sacerdozio. Il passo è ritenuto "inaccettabile"
sia dalla Chiesa cattolica che dalle Chiese dell'Ortodossia e c'è una minoranza
anglicana - contraria a quell'innovazione - che minaccia lo "scisma",
cioè la rottura dell'unità della Chiesa e il passaggio ad altre comunità
cristiane: e si sa che quel passaggio privilegia da sempre, ma
soprattutto lungo gli ultimi decenni, la Chiesa cattolica. La domanda Da qui la
delicatezza della questione che è stata posta al Papa da un giornalista
australiano. Egli ha fatto presente che la comunità anglicana è
"rilevante" nel paese di cui ora il Papa è ospite e che in varie
parti del mondo ci sono anglicani - sacerdoti e anche vescovi - che chiedono di
essere accolti nella Chiesa cattolica, richiesta che potrebbe infoltirsi nei
prossimi giorni, quando si riunirà la Conferenza di Lambeth, alla quale
partecipano i vescovi di tutte le Chiese anglicane del mondo: aprirà i lavori
il giorno 16 luglio. Con la sua risposta Benedetto XVI ha escluso con decisione
ogni tentazione di un uso strumentale della crisi anglicana da parte cattolica:
"Il mio essenziale contributo - ha detto ai giornalisti - può essere solo
la preghiera, e la mia preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si
riuniscono. Noi non possiamo e non dobbiamo intervenire immediatamente nelle
loro discussioni, rispettiamo la loro responsabilità. Il nostro desiderio è che
possano evitare nuove fratture e si trovi la soluzione nella responsabilità
davanti al nostro tempo e al Vangelo ". La crisi La crisi dura da anni, ma
ha avuto un'accelerazione la scorsa settimana con l'approvazione a maggioranza
del progetto di procedere all'ordinazione di donne vescovo da parte della
Chiesa di Inghilterra, che è la più importante delle Chiese anglicane. Quella
decisione già attuata lungo l'ultimo decennio da altre Chiese anglicane minori,
fuori dall'Inghilterra - è stata commentata con parole severe dal cardinale
Walter Kasper, che è il responsabile dei rapporti ecumenici nella Curia romana:
"Essa comporta uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte
le Chiese del primo millennio, ed è perciò un ulteriore ostacolo per la riconciliazione
tra la Chiesa cattolica e la Chiesa di Inghilterra". L'ostacolo Per il
cardinale Kasper l'arrivo delle donne vescovo anche nella Chiesa d'Inghilterra
costituirebbe un ostacolo decisivo al "perseguimento della piena unità tra
cattolici e anglicani". Gli ha dato ragione il
vescovo anglicano di Sydney Robert Forsyth, che incontrerà il Papa venerdì e
che ha detto di volerlo "accogliere come un fratello ", ma senza
farsi illusioni sul dialogo per l'unione: "Le differenze tra anglicani e cattolici sono grandi" e "non possiamo pretendere
che ci sia una sola Chiesa: questo non potrà mai succedere, fino a che non
tornerà Gesù in terra ". Luigi Accattoli.
( da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)
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14
Luglio 2008 Chiudi nostro servizio VARSAVIA - La Polonia democratica è in
lutto. Lo storico Bronislaw Geremek, indimenticabile leader e "coscienza
critica" di Solidarnosc -il primo sindacato libero dei Paesi comunisti
europei- è morto ieri, all'età di 76 anni, in un incidente stradale a Lubien,
nei pressi di Poznam, nell'Ovest della Polonia. La sua Mercedes, nella quale
viaggiava con un'assistente, per motivi non accertati, ha invaso la carreggiata
opposta e si è scontrata frontalemente con un un furgone. Geremek è morto sul
colpo, mentre la sua assistente è stata ferita e ricoverata in ospedale.
Geremek -assieme all'ex presidente Lech Walesa- è considerato uno dei
"padri della democrazia" in Polonia, primo Paese dell'Est a uscire
formalmente dal socialismo reale nell'agosto del 1989 con l'elezione di un
governo guidato da Mazowiecki, un altro degli intellettuali di Solidarnosc. Per
questo il presidente Lech Kaczynski, erede dell'ala conservatrice del sindacato
libero e dunque strenuo avversario del liberal Geremek, ha espresso ieri la
"grande tristezza" di tutta la Polonia. "Tutta la sua vita ha
dimostrato un grande coraggio politico, senza mai scendere a compromessi".
Con queste parole Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha
voluto ricordare la lunga azione politica svolta da Geremek nel gruppo dei
liberali nel Parlamento europeo. Nato nel 1932 a Varsavia da famiglia ebrea -
il padre morì ad Auschwitz - Geremek studiò Storia all'Università di Varsavia,
continuando poi a Parigi. E nella capitale francese successivamente insegnò
storia medievale, forte degli importanti studi sulla povertà nel Medioevo e un
suo saggio sulla prostituzione nella Parigi medievale (opera quest'ultima
tradotta in una diecina di lingue). Assieme agli studi storici Geremek si era
dedicato fin da giovane alla politica, militando nell'ala riformatrice del
Partito comunista polacco all'epoca di Gomulka. Ma decise di uscire dal Pc nel
1968, quando il segretario del Pc appoggiò e partecipo all'invasione della
Cecoslovacchia nel 1968. Da allora, come intellettuale
cattolico fu uno dei punti di riferimento - assieme Jacek Kuron e Adam Michnik
-della dissidenza al regime comunista. Nel 1980 l'approdo in Solidarnosc,
fondato a Danzica da Walesa, del quale divenne consigliere e
"tecnico". Poco dopo con la legge marziale introdotta nel dicembre
1981 dal generale Wojciech Jaruzelski e la messa fuorilegge di Solidarnosc,
venne internato per un anno. Rimesso in libertà, affiancò Walesa nelle
strutture clandestine del sindacato cattolico. E qui di nuovo la sua
intelligenza, insieme al suo prestigio e ai suoi rapporti personali con i
maggiori uomini politici europei dell' epoca, ebbe un ruolo fondamentale nella
transizione della Polonia dalla dittatura alla democrazia, attuata mediante
"tavola rotonda" potere-opposizione dell'aprile 1989. La sua casa,
nella città vecchia di Varsavia era meta di giornalisti e politici. Con la
presidenza di Walesa (nel 1991), fu nominato (dal 1997 al 2000) ministro degli
Esteri. Proprio per le sue posizioni liberali Geremek nel 2006 si scontrò
duramente con i gemelli Kaczynski, Lech (premier) e Jaroslaw (presidente) e a causa
della loro politica nazionalista-conservatrice. R.Es.
( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-14 num: - pag: 32
autore: di BENEDETTO DELLA VEDOVA categoria: REDAZIONALE IL CASO ENGLARO / DOPO
GLI INTERVENTI DI BATTISTA E ROCCELLA Quei giudici non hanno invaso il campo C
aro Direttore, ha ragione Pierluigi Battista, il silenzio della politica
italiana sui temi della biopolitica è surreale; più del fracasso ideologico di
pochi mesi fa. Oltre le convenienze del momento, infatti, i temi etici sono e
saranno uno dei fuochi della politica, lo si voglia o no. Il Pdl giocherà
intorno ad essi il proprio destino di forza moderata, liberale e pragmatica
sulla scia dei grandi partiti popolari europei, oppure di forza poderosamente
conservatrice quando non genuinamente confessionale. Un partito
"anarchico" sulle questioni etiche, per usare l'espressione di
Berlusconi, è una forza liberale che non rifugge dagli interrogativi ma rifugge
dallo statalismo etico. Un partito che difende i valori della libertà e della
dignità dell'individuo e il pluralismo etico-culturale della società ascoltando
quello che matura nelle coscienze degli elettori piuttosto che cercando di
promuovere o imporre (anche in sede legislativa e, perché no, nelle scelte di
governo) una sua propria piattaforma valoriale. Un partito non anarchico, da
questo punto di vista, non assomiglierebbe ad un partito "capace di
decidere", ma ad un "partito etico ". Non credo che gli elettori
del Pdl, nel loro variegato insieme, lo desiderino. Sul futuro del nostro schieramento,
Eugenia Roccella ha più certezze di me quando dice che il centrodestra sta
elaborando una nuova cultura politica che superi il liberal-liberismo.
Rinnovare la cultura politica del Pdl è un compito necessario nel quale tutti
dobbiamo cimentarci. Ma l'auspicato superamento degli "schemi" non
può sfociare nel frettoloso abbandono del berlusconismo, quell'esperienza -
anticipatrice anche rispetto all'Europa - che ha saputo coniugare le tradizioni
riformatrici laiche, liberali e socialiste con quelle del
cattolicesimo liberale. Ponendo al centro la libertà e la responsabilità
personale in tutti gli ambiti, da quelli economici a quelli civili. Il Pdl
potrà essere un grande partito a vocazione maggioritaria se saprà parlare a
tutti gli elettori, rispettando gli spazi di libertà di ognuno e interpretando
il desiderio di innovazione civile e sociale della gran parte di essi. E
a ciò uniformando non il proprio silenzio sui temi etici, ma la propria
capacità di scelte non ideologiche e rispettose della pluralità delle convinzioni
e delle ispirazioni. Sul caso della famiglia Englaro, non vedo alcuna invasione
di campo da parte della corte d'appello di Milano. L'assenza di una legge sul
testamento biologico non può cancellare il diritto fondamentale alla libertà di
cura e la possibilità - di fronte ad una legislazione lacunosa - di ricorrere
ad un giudice. Nessuno vuol guardare alla libertà di cura come ad un feticcio:
nessuna legge sul testamento biologico consentirebbe mai di impedire un
trattamento sanitario rispetto a situazioni reversibili e sanabili. Ma la
discussione sulla incerta frontiera tra la vita e la morte è complessa e
l'illusione di potere giungere a soluzione ricorrendo ad un principio assoluto
è sempre e comunque sbagliata. Ora si dice che non è certa la volontà di Eluana
ma a dirlo sono quanti continuano in ogni modo ad ostacolare o a ritenere
superflua l'approvazione di una legge sul testamento biologico, che invece
renderebbe più facilmente accertabile la volontà del paziente. Molti di questi,
peraltro, ritenevano che la lucida volontà espressa di Piero Welby fosse
irrilevante e che la decisione del medico che vi aveva dato attuazione fosse da
considerare alla stregua di un omicidio volontario. deputato del Pdl.
( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-07-14 num: - pag: 43
categoria: REDAZIONALE Il futuro Passeggia in Germania e punta al titolo della
250: "Ma prima vado in vacanza" Simoncelli: "Gara perfetta,
quasi mi annoiavo" DAL NOSTRO INVIATO SACHSENRING - Tra la fronte e il
cappellino c'è almeno mezzo metro. Lo occupa il cespuglio di capelli di Marco
Simoncelli, look vintage come un pantalone a zampa di elefante ma pilota
moderno come pochi. Sul podio sorride e festeggia, però senza esagerare: la
vittoria di ieri, la terza stagionale, dev'essere solo una tappa verso un
traguardo più grande, il Mondiale della classe 250 che all'Italia sfugge dal
2003, quando vinse Poggiali. Sic (è la sua sigla nelle grafiche tv) era alla
sua prima uscita con la Gilera ufficiale, conquistata sul campo dopo una prima
metà stagione da protagonista. Per ripagare della fiducia doveva vincere. Ha
invece stravinto con copione da MotoGp: partenza, fuga-passeggiata, trionfo.
Roba da fenomeni: "Che gara, quasi non ci credo! Quando ho visto che
pioveva ero disperato, invece appena sono partito mi sono subito sentito a mio
agio e ci ho provato...". A un certo punto ha rischiato pure il colpo di
sonno: "Quando mi sono accorto che mancavano ancora 12 giri mi sono detto:
che palle!". Non si è distratto, ha solo rallentato, lasciando dietro le
speranze spagnole Barbera e Bautista e portando a 11 punti il vantaggio in
classifica su Kallio, ieri quarto. "è stato un weekend perfetto, il modo
migliore per andare in vacanza (la 250 in Usa non corre, ndr ) ". Marco,
nato a Cattolica e tipo da spiaggia, andrà a Ibiza e Formentera con gli amici e
tra un bagno e un ballo penserà a come cambiano in fretta le cose della vita:
"Se prima di arrivare qui qualcuno mi avesse detto che sarebbe andata così
gli avrei dato del matto". Ora il matto è chi non scommette su di
lui, ex talento pazzo diventato pilota vero. Anche se un problema resta, come
gli ha detto Rossi, amico e compagno di allenamento in palestra e nel cross:
"A parte che adesso che vai così forte cominci a starmi un po' sulle
balle, devi risolvere il problema del cappellino sul podio! ". O lo
allarga, come fa con il casco di due taglie più grande, o taglia i capelli. In
fondo, se lo ha fatto il suo idolo, può farlo anche lui. al.p. Dominatore Marco
Simoncelli ha centrato l'appuntamento con la vittoria anche al Sachsenring:
l'italiano è il dominatore della 250 (Schulz/Ap).
( da "Corriere della Sera" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-07-14 num: - pag: 11
categoria: REDAZIONALE L'esperto Alessandro Antonietti,
direttore del dipartimento all'università Cattolica "Ma i libri non
spariranno, parola di psicologo" "Non so se il videogioco supererà la
televisione. Di una cosa però sono certo: il videogame non è più il medium dei
giovani. Davanti a computer e macchine da gioco ci sono sempre più adulti.
Un popolo di persone cha amano l'interattività ". Alessandro Antonietti è
il direttore del dipartimento di Psicologia dell'università Cattolica di
Milano. Da anni studia i processi cognitivi che legano l'uomo alla macchina e
l'intrattenimento elettronico. Non è un integrato e neppure un apocalittico e
giudica il mondo dei new media un'opportunità da studiare senza pregiudizi.
Alcuni studiosi descrivono l'avvento di un nuovo pubblico. Che non è più quello
passivo della tv, ma interattivo dei videogiochi e del computer. Analisi
giuste? "I nostri studi confermano che tra il pubblico una volta passivo
davanti alla televisione c'è stata un' evoluzione verso l'interattività. C'è
voglia di fare, partecipare, costruire e i videogiochi rispondono a questa
esigenza". E questa voglia di interagire da dove arriva?
"Probabilmente dalla percezione che l'uomo ha di se stesso all'interno
dell'ambiente. La tecnica e la tecnologia gli ha dato potere sulle cose, si
sente padrone della natura. Nelle società postmoderne l'uomo cerca sempre un
ruolo da protagonista, vuole gestire le situazioni e non subirle come un
racconto". Il videogame non si subisce? "No, nel videogame si
partecipa. Sia con l'attenzione, che è quasi sempre maggiore di quella dell'
ascolto della tv, che con l'interazione, modificando la trama. Anche se dipende
dal contenuto del game, il giocatore ha un lavoro mentale intenso e articolato.
Esiste un'attività strategica, si devono risolvere problemi. Dunque si
partecipa". Però si è soli davanti a una macchina "Non sempre. Anzi,
sempre meno. Grazie a Internet, per esempio, si videogioca con persone di tutto
il mondo. Si scambiano messaggi, impressioni, si creano micro culture ".
Qualcuno dice che l'interattività di computer e videogiochi aiutino a un
ritorno al libro. Che cosa ne pensa? "Non sarei così ottimista. E' vero
che alcune forme di divertimento elettronico, come per esempio le avventure,
hanno testo da leggere e sono ispirate ad opere letterarie. Ma siamo su piani
diversi". Pensa che il videogioco cancellerà il pensiero analitico?
"Nel videogame non c'è spazio per il pensiero analitico che nell'uomo si è
sviluppato con la scrittura. Come non c'è proiezione fantastica, perché davanti
al monitor si vede e non si immagina come nelle pagine di un testo. Il libro
resta un medium indispensabile. Che può essere integrato dal videogioco, ma non
può essere cancellato". Insomma, professore, il videogame va assolto o
condannato? "Condannare è una strategia perdente. Bisogna capire, semmai.
Anche perché i desideri che le persone hanno, alla fine prevalgono, magari in
modo distorto se si cerca di censurarli. Come tutte le cose umane, anche i
videogame hanno un lato positivo e un altro negativo. La prima cosa da fare è
valutarne il contenuto. Un discorso che vale per tutte le opere dell'ingegno.
Ci sono libri bellissimi e altri da cestinare, film straordinari e altri da
dimenticare, programmi tv interessanti e spazzatura". M.Ga. Alessandro
Antonietti "Nel videogame non c'è spazio per il pensiero analitico che
nell'uomo si è sviluppato con la scrittura" GUARDA Approfondimenti e novità
sui videogames sul blog "Vita Digitale" di Corriere.it.
( da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
14
Luglio 2008 Chiudi di FRANCA GIANSOLDATI E fa sapere ai vescovi inglesi di
pregare notte e giorno perché si scongiuri il rischio dell'ennesima divisione.
Già sull'aereo che lo stava portando alla Giornata Mondiale della Gioventù a
Sydney non è riuscito a nascondere la sua amarezza, confessando di seguire col
fiato sospeso la vicenda. In Australia, a motivo degli storici legami con la
corona britannica, la comunione anglicana rappresenta l'interlocutore
della Chiesa cattolica nei rapporti ecumenici. Per questo non è escluso che
durante il suo soggiorno australiano abbia incontri anche coi vescovi anglicani
e forse con loro toccherà l'argomento. Dopodomani si aprirà la conferenza di
Lambeth, a Canterbury, con un ordine del giorno capestro: ratificare oppure
respingere la votazione sulle 'vescove' prese dalla Chiesa
d'Inghilterra. La battaglia intestina che si sta consumando senza esclusione di
colpi all'interno dell'anglicanesimo (dove peraltro alcune confessioni già ammettono
le donne all'episcopato) allontana la meta tanto agnognata dell'unità dei
cristiani. Papa Ratzinger lo sa bene. Le donne vescovo per i cattolici
(ma anche per gli ortodossi) non sono contemplate dalla tradizione sicché non
possono che rappresentare un vulnus non rimarginabile. "Noi non possiamo e
non dobbiamo intervenire immediatamente nelle loro discussioni, rispettiamo la
loro propria responsabilità col desiderio che possano evitare nuove fratture.
Spero che si trovi la soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e
al Vangelo. Le due cose devono andare assieme". Parole concilianti e
possibiliste forse per evitare inevitabili attriti con l'arcivescovo di
Canterbury dal momento che non pochi vescovi anglicani assolutamente contrari alla
consacrazione episcopale femminile potrebbero ingrossare le fila cattoliche
come transfughi. La scorsa settimana è filtrato che tre vescovi inglesi,
proprio per far fronte a una frattura che ormai inevitabile, si sono recati a
Roma per avere colloqui riservati in Vaticano. I prelati che fanno parte della
minoranza conservatrice sono stati ricevuti dai vertici della Congregazione
della Dottrina della Fede, competente a sciogliere anche i problemi riguardanti
l'ammissione o meno di sacerdoti protestanti (sposati). Non sarebbe la prima
volta che accade. Poco più di dieci anni fa fece parecchio scalpore il caso di
monsignor Leonard Graham, vescovo anglicano di Willesden che decise di passare
al cattolicesimo dopo che la Chiesa anglicana aprì alle donne prete. Fu una
bufera di ampie proporzioni, ad oggi ancora non rimarginata. Per divenire
cattolico Graham ebbe bisogno di una speciale dispensa dal Vaticano oltre che
di una nuova consacrazione. Fu ordinato sacerdote "sub conditione"
dall'allora cardinale Hume e dopo la sua pensione si ritirò a vivere alla
periferia di Londra con moglie e figli. Ora un nuovo capitolo rischia di
aprirsi, creando grattacapi al di là del Tevere sia per le conseguenze ecumeni
che per gli aspetti pratici e gestionali. Intanto, in attesa che il 16 luglio
si apra il summit decennale di Lambeth tra tutti i primati della galassia
anglicana (fra i quali non è stato invitato il primo
vescovo gay anglicano, l'americano Gene Robinson), il Papa ha deciso di inviare
due cardinali, Dias, presidente della Congregazione per la evangelizzazione dei
popoli e il tedesco Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la
promozione dell'unità dei cristiani. Non solo "osservatori" ma, in
questo caso, "pontieri" per tentare di comporre lo scisma.
( da "Messaggero, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Laicita'
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Luglio 2008 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - "In tema di riforme Veltroni
aveva fin qui espresso le posizioni più avanzate. Ora le sue obiezioni appaiono
contraddittorie. Cosa vuol dire porre una pregiudiziale sui salari e sul costo
della vita? Questa è materia propria dell'azione di governo, dove la norma è la
dialettica tra maggioranza e opposizioni. Invece il dialogo è auspicabili
proprio sulle riforme, sulle comuni regole del gioco. Fino a poco fa lo diceva
anche Veltroni. Ma ora forse è lo scontro interno al Pd che lo induce alla
marcia indietro..." Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera,
risponde così a Walter Veltroni. Il segretario del Pd intende probabilmente
marcare la protesta per il lodo Alfano, giudicata l'ennesima legge ad personam.
"Nego alla radice che il lodo Alfano sia una legge ad personam. L'uso politico della giustizia, la lesione sistematica dello stato di diritto, l'esorbitanza dei
magistrati dal loro ruolo di terzietà durano da 15 anni e non sono questioni personali.
Prima di Berlusconi, sono stati colpiti la Dc, il Psi e i partiti laici. Poi
gli strali sono arrivati a D'Alema e Fassino. Quindi a Mastella,
diventando causa non ultima dell'ultima crisi di governo. Il lodo Alfano è solo
l'avvio di una necessaria riforma della giustizia. Non rinunciamo alla
separazione delle carriere, alla riforma della giustizia penale e civile e al
ripristino dell'immunità parlamentare". Difficilmente troverete il Pd al
tavolo. "Nel confronto alla Camera sul lodo Alfano abbiamo però apprezzato
le posizioni di Casini. Le convergenze sulla necessità di una riforma della
giustizia mi paiono ampie. E credo che potremo lavorare insieme". Oggi lei
sarà al convegno delle Fondazioni che rilancerà il modello tedesco. Farà
qualche apertura? "Dirò che sulle riforme siamo aperti al confronto con
tutti. È evidente che nel Pd è aperta la battaglia interna e noi non vogliamo
intrometterci. Solo su un punto è necessario fin d'ora fare chiarezza: se il Pd
restasse ancorato ad un'alleanza preferenziale con Di Pietro, se il
giustizialismo esercitasse un condizionamento determinante, allora il confronto
diventerebbe impossibile". Anche la maggioranza però ha i suoi problemi.
Le aperture della Lega al convegno delle Fondazioni sono state molto esplicite
e generose. "Voglio rassicurare la Lega. Non c'è bisogno che evochi
tatticamente il rapporto con la sinistra. Noi il federalismo fiscale vogliamo
farlo e lo faremo insieme". Nel merito del modello tedesco, il Pdl è
disposto a lavorare per una forma di governo parlamentare? "Siamo pronti a
ripartire dal testo Violante della scorsa legislatura. Chiediamo però che i
poteri del premier vengano rafforzati. Che gli sia consentito di dimissionare i
ministri. E che gli venga riconosciuto il potere di scioglimento delle Camere,
magari temperato dalla possibilità che la sua maggioranza si dia un nuovo
leader e blocchi così le elezioni anticipate". Sulla legge elettorale
tedesca, però, le vostre distanze sono maggiori. "Noi siamo bipolaristi e
non bipartitisti. Del documento-base del convegno condivido il proposito di
costruire partiti forti e radicati, non liquidi. Il Pdl e il Pd sono nati per
questo. Però bisogna evitare ritorni al passato: i governi non devono formarsi
in Parlamento, ma le alleanze e i candidati premier debbono presentarsi al
vaglio degli elettori". La prima tappa del confronto sulle riforme sarà la
legge elettorale europea. "Al tavolo ci presenteremo con la nostra
proposta: proporzionale con sbarrammento al 4-5%, 15 circoscrizioni invece
delle 5 attuali e niente voto di preferenza".
( da "Tempo, Il" del 14-07-2008)
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Un libro di sport alla settimanaCome Diego fu messo in fuga dall'Italia
Maradona, la prima vittima del Fisco Agli inizi del 2001 un esercito di
professionisti napoletani decise di difendere Diego Armando Maradona
dall'accusa di aver evaso il fisco, ma fu un'impresa disperata e il
maxi-collegio difensivo, composto da oltre cento professionisti, tra avvocati,
commercialisti e tributaristi, dovette poi arrendersi in Cassazione. Oggi l'ex
fuoriclasse è debitore di 35 milioni di euro nei confronti dell'Erario,
ingiustamente, a giudizio di Luca Maurelli e Giuseppe Pedersoli, gli autori del
libro "L'Oro del Pibe, paradossi e ingiustizie del fisco italiano, dal
signor Maradona al signor Nessuno" (Esi, 189 pp, 19 euro). Il libro vuole
essere un manuale di sopravvivenza agli abusi spesso involontari del fisco, che
spesso colpiscono vip e anonimi contribuenti, senza mai mettere in discussione
le sentenze e il principio del pagamento delle tasse. La parte relativa alla
vicenda fiscale di Maradona è spezzata da "flashback", nei quali si
ripercorrono aspetti meno noti della storia personale di Diego, ricostruendo
tutte le sue tappe giudiziarie e personali in una chiave sostanzialmente
innocentista: dagli altari alla polvere, con una chiave di lettura inesplorata
che svela il clima di pregiudizio, se non addirittura di congiura, che ha
caratterizzato gli anni italiani dell'ex calciatore. In questa parte si attinge
direttamente anche ad atti processuali mai pubblicati (forniti dal collegio
difensivo guidato dall'avvocato Vincenzo Siniscalchi, già parlamentare ed ora
componente "laico" del Csm) con la ricostruzione
di tutte le tappe dei vari processi in cui Diego Armando Maradona fu coinvolto.
Tra gli aspetti inediti della vicenda umana e giudiziaria di Maradona, il libro
presenta tutti gli atti dei processi tra Maradona e il fisco, racconta la
trattativa segreta con Palazzo Chigi nel tentativo, vano, di cercare una
soluzione "politica" del contenzioso, ma anche la linea intransigente
assunta dal governo Berlusconi, il ruolo del grande fiscalista Victor Uckmar,
dei sindacalisti della Cgil, le vicende parallele di altri vip accusati di
evasione. Tra i documenti fino ad oggi mai pubblicati, le copie dei primi
contratti di Diego, gli atti dei processi penali del Pibe, i verbali dei
pentiti, i file segreti sulla congiura del doping, il ruolo misterioso di
Luciano Moggi che emerge dalle carte delle inchieste.
( da "Stampa, La" del 14-07-2008)
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Il caso
La presa di posizione sul foglio ufficiale dell'Union valdôtaine La politica
dei veleni Caveri: "Non sono gay" STEFANO SERGI AOSTA Trenta righe su
"Le calepin", il taccuino, rubrica settimanale del "Peuple
valdôtain", per dire "Non sono un gay". Luciano Caveri, 50 anni,
4 volte deputato, ex sottosegretario, ex parlamentare europeo e da due
settimane ex presidente della Regione Valle d'Aosta, ha scelto il foglio del
suo movimento, l'Union Valdôtaine, per smentire un gossip velenoso che qualcuno
gli ha appiccicato addosso anche con lettere anonime finite al centro di un
processo penale. "Je regrette devoir le faire en public", mi dispiace
doverlo fare in pubblico, scrive Caveri sulla rubrica tutta in francese,
"...ma devo dire che nella mia vita non ho mai avuto rapporti con persone
del mio sesso". L'ex presidente della Regione aveva attaccato così:
"Non si sa bene il perché, ma negli ultimi anni, come un colpo di vento,
ci sono state voci su una mia presunta omosessualità. E' la punta dell'iceberg
di diversi pettegolezzi: cattivo, antipatico, irascibile. Un divertente
utilizzo della propaganda con l'obiettivo di infangare la reputazione
dell'avversario politico, tecnica volgare che ha instillato dubbi
velenosi...". "Credo che l'origine di tutto sia la stessa, un insieme
di lettere diffamatorie che sono state trasmesse attraverso diversi mezzi e
dagli abituali messaggeri di falsità...nella realtà non sono che esseri
ripugnanti..". Caveri se la prende con i veleni, non certo con gli
omosessuali: "Penso - ha scritto - che l'ipocrisia, le ironie, le
caricature che avvolgono l'omosessualità siano da sradicare in una società
egualitaria: questo è possibile non tanto per mezzo del codice penale, ma attraverso
una presa di coscienza collettiva, permettendo che le preferenze sessuali
vengano alla luce senza dover subire dei contraccolpi". In questi giorni
l'ex presidente, rieletto alle Regionali ma sceso al ruolo di consigliere
semplice, è in vacanza e spiega il perché di questa pubblica presa di
posizione: "In campagna elettorale c'è stato chi,
in Bassa Valle, ha diffuso ad arte queste voci prendendo spunto dalle tante
lettere anonime denigratorie (anche contro i famigliari, ndr) che mi hanno
bersagliato in questi anni. Ho voluto così rendere pubblico il mio pensiero su
tutto ciò. Sono stato amico di diverse persone
omosessuali, ho avuto ottimi rapporti con tutti, senza pregiudizi. Penso, ad
esempio, al presidente della Regione Puglia, Nicky Vendola. Ma non sono
omosessuale, tutto qui". E a scanso di equivoci, chiude la rubrica così:
"Sono un libertario convinto, ma voglio anche dire, perché è la verità,
che sono assolutamente attirato dal sesso femminile e che certi pettegolezzi
sono il frutto del fango puzzolente nel quale vivono e agiscono certi
personaggi senza dignità". Alle frasi di Caveri fanno eco quelle di
Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay e anche lui aostano: "Mi colpisce
questa sua necessità di precisare pubblicamente la non omosessualità, segno tangibile che anche in Valle d'Aosta, dove è salda una
cultura laica e di difesa delle libertà civili, persistono preoccupanti sacche
d'esclusione politica e sociale. Di Caveri - ha aggiunto Mancuso - ho sempre
apprezzato la vicinanza rispetto alle nostre battaglie civili e di libertà, che
echeggia anche nella sua esternazione. Nell'Union Valdôtaine, grande
partito popolare, ci sono e ci sono stati numerosi militanti e dirigenti
omosessuali, per la gran parte "velati", come avviene in tutta la
politica italiana. D'altronde chi mette in giro voci sugli altrui orientamenti
sessuali, molte volte lo fa per allontanare da sé possibili sospetti. Questo
paese cambierà davvero - conclude il presidente di Arcigay - quando nessun
politico sarà più costretto a smentire di esser gay, e tanti e tante
omosessuali visibili potranno gestire la cosa pubblica senza alcun timore di
essere discriminati".
( da "Giornale.it, Il" del 14-07-2008)
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Apprendo
dal giornale online Petrus che il suo direttore e fondatore, Gianluca Barile, è
stato colpito da una grave ischemia cerebrale. Gli
sono vicino, anche se mi trovo dall'altra parte del globo. Oggi il Papa si è
riposato e noi abbiamo visitato i luoghi della Gmg. Nella cattedrale di Sidney,
come sapete, c'è un pellegrino speciale che non si muoveva da Torino dal 1925,
anno della sua morte prematura: è il beato Pier Giorgio Frassati, uno dei
patroni della Giornata mondiale della Gioventù, davanti alla cui bara i giovani
si fermano a pregare. La sua vita è un esempio di come seguendo Cristo si può
trasformare il mondo iniziando da se stessi. Scritto in Varie Non commentato
" (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul
08 "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo" Siamo arrivati a Sidney,
dopo il lunghissimo viaggio e la sosta per il carburante a Darwin. L'aereo
papale, essendo in anticipo di mezz'ora, ha girato un po' intorno per
permettere alle autorità di essere presenti ad accogliere Benedetto XVI. Noi
giornalisti, con un viaggio di circa un'ora di pulmann, abbiamo raggiunto il Novotel
di Sidney on Darling Harbour; il seguito papale (cardinali, monsignori, etc)
invece si è fermata al Sofitel, in una zona poco distante. Papa Ratzinger e il
suo seguito più ristretto, invece, hanno ragiunto Richmond, un sobborgo
semirurale dove si trova il centro dell'Opsu Dei che ospiterà Benedetto XVI nei
tre giorni di riposo (fino a mercoledì sera) che precederanno le cerimonie
della Gmg. Il Papa si è fatto precedere di qualche ora in Australia da un
messaggio. Ve ne riporto un passo. "Molti giovani oggi mancano di
speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in
modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti
verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l'ingiustizia e
desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano
l'esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni
recati all'ambiente naturale dall'avidità umana e lottano per trovare modi per
vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare
risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all'amore e
alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito
a Sant'Agostino: "Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo". In lui
troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale
veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con
cui far nascere un mondo migliore". Scritto in Varie Commenti ( 44 ) "
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Jul 08
Papa Ratzinger prega per gli anglicani Benedetto XVI è "vicino" ai
vescovi anglicani con la preghiera e si augura che possono essere evitate
"nuove fratture" e scismi, dopo la contestata decisione della Chiesa
d'Inghilterra, baluardo della tradizione anglicana, di ammettere le donne
all'episcopato. Sul lungo volo che lo conduce a Sidney, dove arriverà stamattina
per la 23 Giornata mondiale della Gioventù, Papa Ratzinger incontra i 43
giornalisti che lo accompagnano. Per la prima volta il Pontefice, rispondendo a
una domanda, interviene sul dibattito in corso nella Chiesa anglicana: nei
giorni scorsi il sinodo di York ha dato il via libera all'ordinazione delle
donne vescovo e la comunione anglicana che si riunisce il 16 luglio nella
Lambeth Conference è attraversata da minacce di scismi da parte delle comunità
più tradizionali che non accettano la decisione. Tre vescovi anglicani hanno
avuto contatti con i responsabili della Congregazione per la dottrina della
fede, chiedendo di essere ammessi nella Chiesa cattolica.
La risposta vaticana è stata attendista, dato che i problemi da affrontare sono
molteplici, e ai prelati che chiedono di entrare nella comunione con Roma verrà
a loro volta chiesto di accettare integralmente la dottrina cattolica."Il
mio essenziale contributo ha detto il Papa parlando della prossima riunione
generale della Chiesa anglicana può essere solo la preghiera, e la mia
preghiera sarà molto vicina ai vescovi anglicani che si riuniscono. Noi non
possiamo e non dobbiamo ha aggiunto intervenire immediatamente nelle loro
discussioni, rispettiamo la loro responsabilità". Benedetto XVI ha quindi
spiegato: "Il desiderio è che possano evitare nuove fratture e si trovi la
soluzione nella responsabilità davanti al nostro tempo e al Vangelo. Le due
cose devono andare assieme. Il cristianesimo contemporaneo deve rendere
presente tutto il messaggio di Cristo e dare il proprio contributo essendo
fedele a questo messaggio. Speriamo ha detto ancora il Papa che trovino insieme
la strada per rendere presente il vangelo nel nostro tempo, questo è il mio
augurio per la comunione anglicana". Scritto in Varie Commenti ( 55 )
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13Jul 08 Volo papale, 20 ore con i telefoni muti Sono le due di notte ora
italiana e siamo appena atterrati a Darwin, in Australia, per uno scalo tecnico
di un'ora e mezza. Qui è pieno giorno. Vi scrivo due righe per informarvi sul
perché su Giornale e negli altri quotidiani di oggi non troverete pezzi firmati
dagli inviati sul Volo Papale. I telefoni di bordo del Boeing 777
dell'Alitalia, infatti, dopo aver funzionato per le prime due ore, sono andati
completamente in tilt! Così, la conferenza stampa del Papa, che ci ha parlato
alle 11, è stata trasmessa a spizzichi e bocconi da qualche agenzia, mentre noi
giornalisti dei quotidiani e delle Tv, che abbiamo tentato di trasmettere i
nostri articoli poco dopo, abbiamo passato l'intero giorno attaccati a telefoni
che non funzionavano, dicendoci che la linea satellitare era assente. Ora
chiudo, augurandovi buona notte. In giornata vi racconterò delle parole di
Benedetto XVI. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) " (5 votes, average: 4 out
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Commenti Invia questo articolo a un amico 11Jul 08 Parto per Sidney, con il
volo del Papa Cari amici, alle 10 di domani, sabato 12 luglio, parto
dall'aeroporto di Fiumicino con il Volo Papale che porterà Benedetto XVI a
Sidney, in Australia, dove incontrerà i giovani della 23 Giornata mondiale
della Gioventù. Il viaggio, lunghissimo, durerà in tutto 23 ore (21 di aereo,
più un'ora e mezza o due di sosta per uno scalo tecnico a Darwin, sempre in
Australia). Cercherò di aggiornarvi su ciò che accade. PS. Questo è l'articolo
di presentazione del viaggio pubblicato sul Giornale. Scritto in Varie Commenti
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amico 10Jul 08 Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana Qualcuno di
voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo
che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non
è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il
fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile
smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile
l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu
proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida
molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un
drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di
Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana
Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è
una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure
straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere
accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere,
né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua
vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella
sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo,
di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la
fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non
presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come
ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in
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articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo
Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il
responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia
ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato
dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in
prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e
"populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la
strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli
musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo,
dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono
sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio,
ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario
generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo
oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una
correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente,
criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben
guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni
condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle
loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un
responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da
cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal
cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici,
sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po'
esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome
bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il
monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il
vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse"
riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione
della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza:
sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva
affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di
aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato
e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti,
devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la
criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il
mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli
passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa
l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà,
riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono
parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede
scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno
sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 364 ) " (27
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Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza
di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato
prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei
santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il
nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato
probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato,
dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu
nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che
dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non
imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica,
l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore
universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come
Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida
per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto
XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati
beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre
Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto
riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta
più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte
cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor
Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia
consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004
segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo,
professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che è stato uno dei commentatori ufficiali
della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto
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questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata
ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan),
uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla
sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e
del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo
magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica
Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico
per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla
liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in
vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo
ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo
l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto
essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i
sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo
costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta
inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 368 ) " (22
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08
Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa
che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della
Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa.
Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay
e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di
là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra -
cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 237 )
" (21 votes, average: 4.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho
tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (221) Ultime discussioni mario az: Caro
sig. Vincenzo e caro Sig Tornielli...io invece, nonostante ad essere tra i
primi a doverne... bo,mario: Peccatore hai scritto di coerenza. Una te l'ho già
scritta ed è quella dei pedofili, condannati dal... daniele: Gentile yochanan
Cavolo, ma non c'è proprio nessuno fra i cattolici
romani che sappia che cosa significhi... elianna: Ho appena letto la notizia
sul malore del dott. Barile e mi associo alle preghiere per lui. elianna: z z z
z z z z z z z z &# 8211; Cara Pulce, grazie! niente è meglio di una... Gli
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gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio - 7 Emails Neocatecumenali, il Papa ha
approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi
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Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Amato ai santi e il gesuita
spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Comitato pro Papa Pio Roma e Fraternità San
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( da "Repubblica, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti
LE SCHEDATURE ETNICHE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E' inevitabile che questa situazione
dia un tono particolare alla rievocazione e alla discussione di quel che
accadde nel 1938. Un gruppo di scienziati italiani, ad esempio, ha sentito la
necessità di ribattere punto su punto le tesi di un celebre manifesto di alcuni
scienziati di allora e di affermare esplicitamente che le razze umane non
esistono. Questo "manifesto degli scienziati
antirazzisti" è stato
presentato nei giorni scorsi nel parco toscano di San Rossore in un meeting
antirazzista dedicato dal presidente della Regione Claudio Martini a una
riconsacrazione laica del luogo dove settant'anni fa Vittorio Emanuele III
firmò le leggi razziali. Di commemorazioni e di riparazioni simboliche
dello stesso genere se ne prevedono altre. Intanto, su di un binario parallelo
a quello dei riti e dei simboli si srotolano i fatti concreti di una società
italiana che, pur lontana anni luce da quella di allora, viene accusata di
ricadere negli stessi errori . Fra tante altre misure che dividono e
discriminano la popolazione tra chi è al di sopra e chi è al di sotto di ogni
sospetto ce n'è una che ha colpito in modo speciale l'opinione pubblica: il
censimento delle impronte dei piccoli zingari. La storia non si ripete, certo,
anche se è difficile non ricordare che alle leggi razziali si arrivò nel 1938
dopo un censimento dei cognomi ebraici. Una cosa è certa: queste misure prese
in nome della sicurezza diffondono insicurezza. Si è creato un circuito
perverso tra paure socialmente diffuse e ricerca politica del consenso. Chi
parla di maniera forte e tolleranza zero copre l'inefficienza delle istituzioni
e stimola la paura nei confronti dei gruppi marginali. Mendicanti, vagabondi,
gente senza casa e senza lavoro si trasformano così nella percezione sociale in
gruppi pericolosi. E' un fenomeno antico. Come abbia segnato la storia
dell'Europa e dell'Italia ce lo ha raccontato in saggi bellissimi il grande
storico e uomo politico polacco Bronislaw Geremek morto improvvisamente in
questi giorni, che a quella umanità diversa, perdente e ribelle ha dedicato una
vita di studi. Oggi, in una situazione di crisi delle società affluenti
assistiamo al riprodursi di meccanismi antichi: aumentano i gruppi di
sradicati, emarginati, migranti e cresce la paura nei loro confronti. Su quella
paura crescono fortune politiche mentre le relazioni sociali si spogliano
rapidamente di ogni traccia di umanità. Che la stragrande maggioranza degli
italiani, inclusi i membri del governo, non sia disposta a dichiararsi razzista
niente toglie alla cupezza di ciò che avviene. Qui non sono in gioco fedi
razziste. E tuttavia la discriminazione su base etnica che colpisce gli zingari
in Italia solleva una grande questione morale e giuridica. Minimizzarla o
coprirla con una untuosa retorica paternalista , parlarne come di una misura protettiva
verso gli stessi zingari significa non rendersi conto che attraverso questa
misura passa una offesa alla dignità dell'individuo, alla parità dei diritti
fra tutti gli esseri umani, all'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
La democrazia ne è colpita in un frammento della popolazione tanto più indifeso
quanto più esposto a essere ferito. E se l'offesa fatta ai bambini ci offende
in modo speciale è anche perché all'origine della sensibilità morale della
nostra cultura nei confronti dei bambini c'è una indimenticabile pagina dei
Vangeli cristiani. Il limpido manifesto antirazzista degli scienziati non si
muove a questo livello e non può far reagire una società italiana che non si
sente razzista. E'antica tra noi la coscienza della nostra realtà di paese di
passo, aperto a tutte le presenze del mondo. "L'origine degli Italiani
attuali risale agli stessi immigrati africani e mediorientali che costituiscono
tuttora il tessuto perennemente vivo dell'Europa": lo diceva perfino il
manifesto razzista del 1938 con parole che, in tempi di criminalizzazione
legale dell'immigrazione clandestina e di sfruttamento bestiale dei lavoratori
africani e orientali condannati alla clandestinità, sembrano venire da un altro
mondo. Resta il fatto che alla discriminazione poliziesca di quel piccolo
contingente di bambini (di volta in volta definiti "pericolosi" o
"in pericolo" , a seconda della franchezza o dell'ipocrisia di chi
parla) si dovrà opporre un rifiuto fermo. Chi ha autorità per farlo la usi. Chi
si vergogna del paese che fa questo lo dica. Nel 1938 ci fu un italiano che
alla lettura delle leggi razziali esplose gridando che si vergognava di essere
italiano. Si chiamava Achille Ratti ed era Papa col nome di Pio XI. (L'episodio
è emerso grazie a uno studio di P. Giovanni Sale sulla "Civiltà
cattolica"). Se il Papa non giunse a dichiarazioni pubbliche conseguenti e
adeguate, ciò si dovette solo alla morte che lo colse di lì a poco. Le parole
di un Papa contano. Contano anche i silenzi. Qualcuno immaginerà che si voglia
qui riaprire la questione del cosiddetto "silenzio" del successore di
Pio XI , un altro italiano di diversa personalità: Papa Pacelli. Non è questo
il punto. Si vuole solo ricordare una realtà a tutti evidente: il Papa aveva
allora in Italia e sulle cose italiane uno speciale campo di azione e di
governo. Lo ha ancor oggi: e non certo meno di allora. L'esercizio del diritto
papale a fare politica è un dato di fatto. Che di recente l'attuale maggioranza
di governo se ne sia fatta garante è piuttosto una mossa del gioco politico che
una sanzione al di sopra delle parti. Potrebbe il Papa di oggi avvertire lo
stesso sentimento di vergogna del suo predecessore Pio XI? Difficile
immaginarlo. Ci si vergogna per il paese a cui si appartiene, così come i bambini
si vergognano per i genitori. Ma qui si pone un problema non di sentimenti
bensì di atti politicamente e socialmente rilevanti. Sia l'eventuale parola del
Papa sia un suo perdurante silenzio avranno il loro peso in una lacerazione
della società e in un disagio che emergono oggi soprattutto dalle voci del
mondo cattolico più impegnato nel volontariato e nel governo pastorale; un
disagio tanto più forte quanto più vasta è l'apertura di credito fatta al nuovo
governo italiano da parte delle autorità della Chiesa. Nell'Italia del 1938 al
papato guardarono con speranza gli ebrei italiani, in nome di una antichissima
tradizione storica che aveva costituito il vescovo di Roma come il protettore
supremo della comunità ebraica. Ebbene, anche gli zingari hanno costruito nei
secoli un vincolo di tipo protettivo col pontefice. Come ha raccontato
Bronislaw Geremek, gli zingari ricorsero molto spesso alla protezione papale .
Si appellarono al Papa perfino per dimostrare che, se rubavano, lo facevano con
un suo permesso scritto (apocrifo, naturalmente). Anche questa è una storia
tutta italiana. Ne fu protagonista quella stessa minoranza di antica presenza
nella penisola che è stata vittima di recenti gravissime violenze e che oggi è
nel mirino di misure legali di discriminazione. Discriminazione etnica: non
diremo razziale perché le razze non esistono.
( da "Repubblica, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina
XI - Bologna L'appello dei genitori per salvare il Sacro Cuore "Chi compra
dovrà garantire la scuola" Una Fondazione che attraverso le donazioni
riacquisti il 60% del palazzo ILARIA VENTURI UN appello per trovare un
acquirente disposto a comprare a prezzo "estremamente vantaggioso",
non di mercato, l'istituto "Sacro Cuore" a patto che lasci più della
metà dell'immobile ad uso scolastico. La partita sulle scuole di via Orfeo si riapre.
Le suore dell'istituto delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù per ragioni
economiche e di crisi di vocazioni lasciano e vendono l'edificio, circa
quattromila metri quadrati immersi nel verde. Ma, pur di salvare la scuola
("con grande generosità", dicono i genitori dei 250 alunni), a
diverse condizioni rispetto a quelle già fissate con un contratto preliminare
di vendita siglato, per una cifra intorno ai sette milioni, con imprenditori
veneti e che avrebbe "confinato" la scuola in soli mille metri
quadrati. Un'operazione immobiliare temuta dallo stesso quartiere Santo
Stefano. Quel contratto non è arrivato a rogito il 30 giugno scorso, come
previsto negli accordi, e gli stessi acquirenti potrebbero essere coinvolti in
una nuova trattativa. In questa fase di "stallo" sono i genitori, con
la dirigente della scuola, a lanciare l'appello ai bolognesi. "Un gruppo di laici cattolici, legato all'istituto si è impegnato a dare continuità formativa.
Ma questo impegno non basterà a salvare la scuola", si legge nell'appello.
Così è nata l'associazione Amici della Fondazione per creare la Fondazione che
si chiamerà "Educare con santa Teresa Verzieri del Sacro Cuore".
"L'immobile ha un valore di mercato pari a diversi milioni di euro - dice
l'appello - l'istituto è disposto a cederlo ad un prezzo estremamente
vantaggioso purché si trovi un acquirente che, mosso da motivazioni di ordine
etico, sociale e culturale, sia disposto ad acquistarlo concedendo in cambio
l'utilizzo della parte necessaria alla scuola". L'associazione ha già fatto
i conti: il 60% degli spazi. Da concedere almeno per i primi anni. La
Fondazione, spiega Luigi Bidoia, presidente dell'associazione "potrà poi
raccogliere fondi, dalle donazioni al cinque per mille dei bolognesi, per
riacquistare quel 60% e dare così alla scuola una prospettiva nel lungo
periodo". "Ora la scuola è in buono stato di
salute economica, ma non lo sarebbe se dovesse pagare un affitto", spiega
la preside Marina Zarri. "Forte è la voglia di continuare, la permanenza
di queste scuole è vitale per la città". E ad oggi almeno una nuova
offerta è già arrivata. SEGUE A PAGINA V.
( da "Unita, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
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( da "Giornale.it, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 167
del 2008-07-15 pagina 19 Il ritorno del 7 in condotta La Gelmini:
"Bocciamo chi è violento in classe" di Francesca Angeli da Roma
"Gli insegnanti oggi sono impotenti. Anche di fronte a comportamenti che
degenerano nella violenza. Dobbiamo ridare ai docenti strumenti adeguati per
combattere il bullismo e soprattutto per ripristinare il principio
dell'autorità nella scuola".Il ministro dell'Istruzione, Mariastella
Gelmini, è convinta della necessità di reintrodurre, anche se in forma diversa
dal passato, la valutazione del comportamento degli studenti. "Non si
tratta di riproporre il sette in condotta, non è questo il punto - spiega -. Di
fronte al ripetersi di gravissimi episodi di bullismo, accanto alla
disponibilità a capire ed affrontare il disagio di tanti giovani, va pure
ristabilito il principio di autorità, dando strumenti adeguati ai docenti. Nei
casi estremi è possibile prevedere la bocciatura per comportamenti
inaccettabili". La Gelmini si dice pronta ad un confronto con studenti ed
insegnanti per studiare le modalità attraverso le quali valutare il
comportamento degli alunni. "Sulle forme di applicazione si può discutere
- avverte il ministro -. Ma sul principio no. Anche in nome del semplice buon
senso: va ristabilito il rispetto dell'autorità". Il voto di condotta, che
già allora non era comunque più un voto ma un giudizio, venne abolito nel 1998
dal ministro dell'Istruzione, Luigi Berlinguer, che tolse dai curricola
scolastici, cioè dall'insieme delle materie da valutare obbligatoriamente ai
fini della promozione, proprio il voto di condotta. Già l'ex ministro Letizia
Moratti aveva evidenziato la necessità della sua reintroduzione. Il
predecessore della Gelmini, Giuseppe Fioroni, si era limitato a prevedere
pesanti sanzioni disciplinare ed economiche proprio per contrastare gli episodi
sempre più frequenti di teppismo e bullismo negli istituti. La Gelmini infine
sottolinea pure come, proprio attraverso la scuola, si possa venire incontro
alle richiesta di aiuto di tante donne, soprattutto immigrate, che subiscono
soprusi e violenze anche psicologiche, intercettando sul territorio le loro
richieste di aiuto. Sono in molti a condividere con la Gelmini l'idea che un
ritorno del giudizio sul comportamento sarebbe salutare per la scuola. Il
presidente dell'Anp, Associazione nazionale presidi, Giorgio Rembado si dice
favorevole e ritiene "opportuno" valutare il comportamento anche se
"tornare semplicemente al passato sarebbe difficile". Per Rembado
occorre "individuare modalità adeguate per ridare peso a questa
valutazione aggiuntiva". Si dividono studenti e genitori. Sul fronte dei movimenti di ispirazione cattolica, come il Moige
e gli Studenti cattolici,
l'apprezzamento è totale: sì al ripristino del valore oggettivo del voto in condotta,
sì a regole chiare e condivise da tutti. Rete degli studenti, Uds e Genitori
democratici invece parlano di un inaccettabile ed inutile ritorno al passato.
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Spettacoli
STORIA DI DIABOLIK, STAR DEI FUMETTI NELL'ITALIA DEL BOOM canal grande di
antonio dipollina Quella di Angela e Luciana Giussani ("Le sorelle
Diabolike", su History Channel venerdì scorso) è una storia poco italiana.
Le due creatrici di Diabolik erano esemplari unici della buona borghesia
milanese anni 60, con la spinta verso l'editoria popolare e l'invenzione di un
personaggio altrettanto unico: al punto che il documentario prodotto da Michele
Bongiorno e realizzato da Andrea Bettinetti ha gioco facile nel raccontare la
vicenda come proiettata in altri mondi. Volendo, tutto appare come una sorta di
surrogato di analoghe storie dell'editoria popolare dei giganti, i Rizzoli e i
Mondadori. Invece c'era uno specifico poco provinciale, con
gli sfondi francesi del noir e il balsamo di un approccio molto laico. Intorno,
l'Italietta cresceva, i pretori di provincia denunciavano e Diabolik si avviava
per paradosso a diventare un simbolo del "correct" politico e no. Ma
la parte decisiva rimane quella degli inizi: anni dopo, quando Ginko lo implora
e il supercriminale risponde "non so chi sono" il cerchio si chiude.
Quello era il passaggio decisivo, azione e suggestione senza porsi inutili
domande.
( da "Manifesto, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
TURCHIA
"Volevano il golpe", 86 ultra-nazionalisti nel mirino dell'Akp
Michelangelo Cocco Lo scontro tra il governo degli islamisti moderati del
Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) e i difensori dell'ortodossia
kemalista ha fatto registrare ieri un altro acuto con la richiesta
d'incriminazione avanzata dal procuratore capo di Istanbul nei confronti di 86
persone accusate di aver complottato per rovesciare l'esecutivo turco. Aykut
Cengiz Engin ha così riassunto le sue 2.455 pagine pagine d'inchiesta, sulle
quali il giudice avrà due settimane per decidere se disporre il rinvio a
giudizio: "L'accusa si riferisce a crimini come la costituzione di un
gruppo terroristico e il tentativo di rovesciare il governo con la forza".
Sul banco degli imputati il magistrato vorrebbe portare "Ergenekon",
una formazione ultra-nazionalista venuta alla luce un anno fa, quando
nell'appartamento di un militare in pensione la polizia trovò una cassa di
bombe a mano. Da lì partirono le indagini che hanno dipinto Ergenekon come una
centrale della sovversione colpevole, tra l'altro, di un attentato, nel 2006,
contro il Consiglio di stato in cui fu assassinato un
giudice. Il pesce più grosso finito nella rete della procura è Veli Kücük,
generale a riposo e fondatore del servizio di informazioni e anti-terrorismo
della gendarmeria (Jitem) sospettato di essere responsabile, negli anni '90, di
numerose esecuzione extragiudiziali di personalità curde. La scorsa settimana
il paese - dove l'esercito costituisce uno dei pilastri della Repubblica nata
nel 1923 - era stato scosso dall'arresto di due
generali a riposo, industriali e giornalisti - tutti oppositori del governo
dell'Akp - che si erano andati ad aggiungere alla lista degli ultimi detenuti
in relazione ai presunti piani di golpe. Per questi ultimi non è stata ancora
presentata alcuna incriminazione. Indagini e arresti che, secondo i nazionalisti,
non sono altro che la risposta di un Akp (al potere dopo la vittoria elettorale
del 2002) ferito dalle iniziative dalle forze che si oppongono alla sua
politica, accusata di perseguire un'islamizzazione strisciante della società in
un paese a stragrande maggioranza musulmano (sunnita) ma che Mustafa Kemal
(Atatürk) fondò su sei princìpi, "frecce", tra cui il laicismo. Dopo aver ascoltato l'accusa e poi la difesa del
partito del premier Erdogan, la Corte costituzionale nei prossimi giorni dovrà
pronunciarsi sulla richiesta di messa al bando dell'Akp, accusato di voler
introdurre la sharia (la legge islamica) in Turchia. E proprio domani il
giudice relatore della Corte Costituzionale turca sottoporrà alla Corte il suo
rapporto sul caso relativo alla chiusura del Partito della Giustizia e dello
Sviluppo. Secondo il quotidiano Hurriyet, la sentenza sul caso potrebbe essere
emessa entro la fine di luglio o i primi di agosto. La
richiesta di scioglimento dell'Akp per attività anti-laiche era stata presentata
a marzo dal procuratore generale Abdurrahman Yalcinkaya, che aveva anche
chiesto l'allontanamento dalla politica per cinque anni di 71 esponenti del
partito, tra cui il premier Recep Tayyip Erdogan e il presidente della
Repubblica Abdullah Gul. La stessa corte qualche settimana fa aveva
giudicato incostituzionale la legge, varata dall'Akp nel febbraio scorso, che
aveva annullato la proibizione d'indossare il velo islamico (turban) per le
studentesse universitarie.
( da "Liberazione" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Caso
Eluana: in polemica con i cattolici e l'"Avvenire" Ma l'alimentazione artificiale non è un
accanimento? Carlo Flamigni Ho sotto gli occhi l'articolo di Francesco
D'Agostino, scritto per l' Avvenire (11 luglio "Una sentenza di morte dai
giudici. Ma si può?"). In realtà ho sotto gli occhi una quantità notevole
di articoli scritti da cattolici di varia cultura e di differente mediocrità, ma da molti
anni tendo a leggere quasi esclusivamente quello che scrive D'Agostino, almeno
è intelligente. Di questo articolo mi limito a citare un passo: "E'
sottoposta, Eluana - si chiede - ad accanimento terapeutico da parte delle
suore che l'accudiscono? La risposta è No. Perché, come tutte le persone in
coma, non soffre. Viene semplicemente alimentata e dissetata, atti essenziali,
minimali, umanissimi di prossimità umana, portatori di un valore simbolico
altissimo". Non atti terapeutici - sottolinea. D'Agostino ha un alto
concetto di sé (non ha tutti i torti), ma qualche volta esagera. Qui decide che
l'opinione della società scientifica internazionale, che sostiene da molto
tempo che l'idratazione e l'alimentazione artificiale costituiscono a tutti gli
effetti un trattamento medico pari a quello di altri sostegni vitali, non gli
interessa. Fesserie. 14 15/07/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 167
del 2008-07-15 pagina 0 Scuola, torna il sette in condotta Gelmini:
"Bocciare chi è violento" di Francesca Angeli Ritorna il 7 in
condotta. La lotta del ministro dell'Istruzione contro i bulli: "Non si
tratta di un ritorno al passato, ma di affermare valori condivisi". I
presidi: "Buona idea". La sinistra è critica Roma - "Gli insegnanti
oggi sono impotenti. Anche di fronte a comportamenti che degenerano nella
violenza. Dobbiamo ridare ai docenti strumenti adeguati per combattere il
bullismo e soprattutto per ripristinare il principio dell'autorità nella
scuola".Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, è convinta della
necessità di reintrodurre, anche se in forma diversa dal passato, la
valutazione del comportamento degli studenti. "Non si tratta di riproporre
il sette in condotta, non è questo il punto - spiega -. Di fronte al ripetersi
di gravissimi episodi di bullismo, accanto alla disponibilità a capire ed
affrontare il disagio di tanti giovani, va pure ristabilito il principio di
autorità, dando strumenti adeguati ai docenti. Nei casi estremi è possibile
prevedere la bocciatura per comportamenti inaccettabili". La Gelmini si
dice pronta ad un confronto con studenti ed insegnanti per studiare le modalità
attraverso le quali valutare il comportamento degli alunni. "Sulle forme
di applicazione si può discutere - avverte il ministro -. Ma sul principio no.
Anche in nome del semplice buon senso: va ristabilito il rispetto
dell'autorità". Il voto di condotta, che già allora non era comunque più
un voto ma un giudizio, venne abolito nel 1998 dal ministro dell'Istruzione,
Luigi Berlinguer, che tolse dai curricola scolastici, cioè dall'insieme delle
materie da valutare obbligatoriamente ai fini della promozione, proprio il voto
di condotta. Già l'ex ministro Letizia Moratti aveva evidenziato la necessità
della sua reintroduzione. Il predecessore della Gelmini, Giuseppe Fioroni, si
era limitato a prevedere pesanti sanzioni disciplinare ed economiche proprio
per contrastare gli episodi sempre più frequenti di teppismo e bullismo negli
istituti. La Gelmini infine sottolinea pure come, proprio attraverso la scuola,
si possa venire incontro alle richiesta di aiuto di tante donne, soprattutto
immigrate, che subiscono soprusi e violenze anche psicologiche, intercettando
sul territorio le loro richieste di aiuto. Sono in molti a condividere con la
Gelmini l'idea che un ritorno del giudizio sul comportamento sarebbe salutare
per la scuola. Il presidente dell'Anp, Associazione nazionale presidi, Giorgio
Rembado si dice favorevole e ritiene "opportuno" valutare il
comportamento anche se "tornare semplicemente al passato sarebbe
difficile". Per Rembado occorre "individuare modalità adeguate per
ridare peso a questa valutazione aggiuntiva". Si dividono studenti e
genitori. Sul fronte dei movimenti di ispirazione
cattolica, come il Moige e gli Studenti cattolici, l'apprezzamento è totale: sì al ripristino del valore oggettivo
del voto in condotta, sì a regole chiare e condivise da tutti. Rete degli
studenti, Uds e Genitori democratici invece parlano di un inaccettabile ed
inutile ritorno al passato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
AVVIATA
DALL'EX MINISTRO LA RACCOLTA DI FIRME "SALVA L'ITALIA" "Le
primarie essenza del Pd" SAVONA L'ex ministro Giovanna Melandri, eletta
alla Camera in rappresentanza del Pd savonese, ha chiuso ieri sera la festa
democratica mettendo la prima firma dell'iniziativa "Salva l'Italia".
Alla fine della serata i simpatizzanti che avevano firmato dopo la Melandri
erano circa 500. L'ex ministro ha inoltre sottolineato l'importanza
fondamentale delle primarie come tratto distintivo del nuovo partito. "Il
punto - ha affermato Giovanna Melandri - è non farsi risucchiare dal passato e
dalle vecchie appartenenze, guardando a ciò che c'è davanti a noi, alla grande
sfida di costruire davvero la grande casa dei riformisti del XXI secolo. Per farlo dobbiamo evitare di contrapporre laici e cattolici, diesse e provenienti dalla
Margherita, quarantenni e cinquantenni, trentenni e quarantenni, vecchi e
nuovi. Per farlo e per costruire una identità comune e nuova dobbiamo usare
metodi nuovi per selezionare il nostro personale politico. Questo sono
le primarie. Una grande occasione democratica per dare più forza e più
legittimazione ai nostri candidati. Solo così rimescoleremo davvero le culture
politiche. Solo così metteremo in campo i candidati più forti e più
competitivi. Non si può rivendicare che il Partito Democratico si apra, stia di
più in mezzo alla gente e poi rifiutare le primarie che chiamano in causa
direttamente i cittadini elettori". Un passaggio dedicato esplicitamente
al presidente della Provincia Marco Bertolotto che proprio sulle primarie ha
rotto con il Pd. La Melandri ha concluso sottolineando la "vitalità e
l'importanza delle feste come luogo di dibattito e di aggregazione". \.
( da "Stampa, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Laicita'
SAVONA
RINNOVATO IL CONSIGLIO DIRETTIVO Nella Società operaia
cattolica un'irruzione di giovani dirigenti SAVONA Nella sede di via Famagosta
della Società operaia cattolica N.S. di Misericordia sono state aperte le urne
per il rinnovo degli organi sociali per il prossimo triennio. Si sono
presentati al voto quasi 150 soci, che oggi presentano numerosi giovani e una
significativa componente femminile. L'associazione, una delle più
antiche della Liguria, sorta nel