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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GEN. DEL
DOSSIER |
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europee,
il pd punta su borsellino e crocetta
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il segretario
regionale del Pd è stato invitato ripetutamente a candidarsi durante il vertice
di ieri. Genovese farebbe riferimento all´elettorato cattolico ex Margherita
diverso da quello laico vicino a Bianco. Dopo Pasqua i primi verdetti. è certo,
invece, il passaggio al Pd degli ex parlamentari di Sinistra Democratica Gianni
Battaglia,
QUELL'ITALIA
CHE CE LA FA ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Un giornale
aperto è il luogo dell'incontro proficuo tra laici e cattolici. Il luogo della
tolleranza e della ragione. Dove si tenta di costruire, piuttosto che
distruggere. Che sta dalla parte del Paese. Non contro. E ambisce a
rappresentare quell'Italia che ce la fa, come quella di questi giorni di
passione in Abruzzo.
Il
ministro, Bossi e Calderoli incontrano il cardinale Scola
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Scola aprì
con una lectio magistralis la manifestazione «Cattolici e laici per un Popolo
della libertà», nel marzo scorso a Riva Del Garda. Nell'incontro, come
riferisce la Lega, Bossi e il patriarca hanno affrontato «in una lunga e ampia
disamina lo stato e il futuro delle riforme in cantiere, con particolare
attenzione per il federalismo fiscale e demaniale».
Della
Vedova con Fini. Gasparri si arrabbia
( da "Manifesto,
Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Con tutto il
rispetto per le sue opinioni il Popolo della Libertà non è nato come partito
relativista e agnostico, ma come partito che nella sua responsabilità laica di
costruttore di politica, è ben consapevole dei valori culturali, cattolici e
identitari che sono alla base dell'identità italiana. Vita, famiglia, Nazione e
identità sono nostri principi cardine».
Letta
e il progetto Centro Sì dai teodem. Fioroni frena
( da "Corriere
della Sera" del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
amalgama fra
laici e cattolici finisce. Si vedrà tra giugno e ottobre...». Rutelli invece,
che a fine febbraio fu a Todi con Casini e Letta a discutere di nuove alleanze,
che viene sempre citato da Casini fra i suoi punti di riferimento nel Pd, da
qualche tempo tace, anzi loda le prese di posizione di Franceschini
sull'ambiente e sul lavoro.
Il
Pdl e l'etica Della Vedova sotto tiro
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Più netto il
sottosegretario Carlo Giovanardi: «Non siamo i Radicali». Smorza i toni il
presidente dei deputati Pdl, : «Il Pdl si fonda sulla collaborazione tra laici
e cattolici». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
MEDITAZIONE.
OGGI ALLE 18, DA SEMI DI SOLE, VIA MARTUCCI 8, INCONTRO DI MEDITAZIONE
NELL'ATMOSF... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è stato per
vent'anni parroco a San Giovanni in Laterano a Milano. Ha iniziato a lavorare
come responsabile femminile dell'azione cattolica, ed ha continuato nella sua
attività di ascolto ed accoglienza. Libro. Mercoledì alle 18 da Feltrinelli
libri e musica, piazza dei Martiri, Bruno Jossa presenta il libro «L'impresa
democratica»
Così
si discute della fine dell'America cristiana, ammesso che sia finita
( da "Foglio,
Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
importante è
che oggi non è il più la costa nord occidentale degli Stati Uniti,
tradizionalmente più libertaria e anarchica, a essere l?epicentro laico del
paese, ma quella nord orientale, ovvero il pilastro religioso degli Stati Uniti
da ben prima della loro fondazione. I numeri calanti Il numero calante degli
americani cristiani, scrive Newsweek, non significa necessariamente che l?
"Uniti
per vincere Il caso Omegna? Solo un incidente"
( da "Stampa,
La" del 12-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La componente
cristiano cattolica è senza dubbio maggioritaria ma c'è spazio anche per una
forte presenza laica come quella dei socialisti. La collocazione internazionale
nel Partito popolare europeo parla da sola». Avete due sedi, gli ex uffici di
Forza Italia e An, a Verbania: quale diventerà quella ufficiale?
il
primo funerale con vescovi e imam
( da "Repubblica,
La" del 12-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
avvenuto in
Abruzzo per la prima volta in un funerale di Stato, alla presenza delle più
alte cariche della Repubblica e, per la parte cattolica, del Segretario di
Stato vaticano. I simboli sono importanti e l´immagine dell´imam Mohammed Nour
Dachan, con il suo mantello nero e il suo berretto bianco, che non mormora
preghiere in silenzio, ma si rivolge alla folla con pari dignità,
Gli
Illuminati in concerto ( da "Corriere della Sera"
del 12-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
2009 - pag:
12 CIRCOLO DEGLI ARTISTI Gli Illuminati in concerto Stasera gli eventi
multimediali di «Wi-Fi Art». Domani, alle ore 17.30 concerto degli Illuminati
di Pier Paolo De Juliis e del polistrumentista Tiziano Tarli. La band propone
un repertorio di musica religiosa arrangiata secondo i moderni canoni della
moda beat.
Il
percorso dell'etica protestante ( da "Manifesto, Il"
del 13-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Sembra che
non esistano che l'etica cattolica e quella laica, in eterna discussione fra le
due sponde del Tevere, come amava dire Spadolini. Perciò prezioso e necessario
il volume «Etica protestante» a firma di Sergio Rostagno (Cittadella Editrice).
Il sottotitolo è già significativo: «Un percorso».
Gli
sforzi del Pdper trattenerela teodem Binetti
( da "Secolo
XIX, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
mentre il Pd
fa i conti con i mal di pancia di una parte dei suoi cattolici moderati ed
Enrico Letta chiede da tempo «più riformismo» a Franceschini, ieri l'ex
ministro per la Pari opportunità Barbara Pollastrini invitava il Partito
democratico (di cui è parlamentare) ad essere «più laico» Questione di sintesi.
atei
e cattolici a confronto da spinoza a scalfari
( da "Repubblica,
La" del 14-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sul rapporto
tra cultura laica e religione con spessore di riferimenti e l´ordinato lavoro
di congiunzione tra pensieri diversi, «selezionati con una scelta di campo
radicale», spiega Adriana Martino, «seguendo il filone illuminista». Si parte
da quel pilastro che è Spinoza, poi Dostoevskij, Nietzsche, mettendoli a
confronto con studiosi di oggi,
il
rilancio delle ong: per trovare i soldi comprare meno armi
( da "Repubblica,
La" del 14-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che comprende
163 sigle di volontariato laiche e cattoliche. Perché no al 5 per mille, come
suggerisce il governo? «Ma come si fa a non essere d´accordo con quello che lo
Stato fa per le zone terremotate? Il governo, però, è mosso da una cultura
sbagliata che non tiene conto delle reali esigenze di chi vive nel bisogno,
senza fare dare di più a chi ha di più.
Don
Mazzolari? Un padre del Pd ( da "Stampa, La"
del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il viaggio
del segretario del Pd a Bozzolo aveva lo scopo di rilanciare i valori che
accomunano cattolici e laici: «Don Primo - ha ricordato Franceschini - diceva
che il comunismo ha commesso errori evidenti ma che c'era, in chi credeva in
quell'idea, una domanda di giustizia. Disse quelle cose 25 anni prima di Moro e
40 prima dell'esperienza dell'Ulivo.
Poi
sono arrivati gli alieni, i baccelloni... . Valerio Magrelli ritorna su questa
immagine ext... ( da "Unita, L'"
del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ho pensato
che la fusione tra laici e cattolici si potesse fare. Pensavo di unirmi a
cattolici degasperiani, quelli per i quali la fede è fatto personale ed è
distinta dalla laicità dello Stato. E invece sono arrivati gli ultracorpi, i
baccelloni...». Ha detto addirittura: c'è stata un'infiltrazione
batteriologica.
Franceschini
e don Mazzolari: nel comunismo giustizia sociale
( da "Corriere
della Sera" del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
don Mazzolari
sintesi della «cultura cattolica, laica, di sinistra e liberale ». Il viaggio a
Bozzolo è un ritorno alle origini per ricevere lo slancio verso il futuro.
Franceschini ricorda Zaccagnini che, da poco segretario della Dc, qui fece nel
gennaio del '76 un discorso importante «di rottura»: «È a Bozzolo che diventò
Zac per noi giovani dc.
Il
Pd stia in guardia. Di Pietro... ( da "Giornale.it, Il"
del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il laicismo
che si contrappone alla tradizione del Paese non ha parole per la sofferenza e
per la morte o le ha solo per la scelta della morte come evento senza senso.
Qualcosa cambia nella politica italiana. Si accentua il ruolo del governo che
deve affrontare non più soltanto la crisi dell?
Bye,
bye Pd Parte in Liguria la scissione dei democratici
( da "Giornale.it,
Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il
ragionamento è piuttosto esplicito, creare un movimento regionale di centro che
guardi a sinistra e che possa essere punto di riferimento diretto per cattolici
e laici moderati. Non per niente (...) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano
DONATELLA
TROTTA SCAVARE. E SCOVARE. TUFFARSI NELL'AVVENTURA DELL'ESISTENZA SEN...
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Associazione
Laici e Gesuiti per Napoli onlus e con il patrocinio dell'Ufficio Nazionale per
i beni culturali ecclesiastici -, la relazione. Ma anche lo sconfinamento (tra
discipline, linguaggi, generi, appartenenze, generazioni e ottiche differenti,
tra credenti e non credenti): due parole chiave che connotano fortemente la
testimonianza incarnata da don Casati,
Noi
puntiamo sull'esperienza del candidato
( da "Stampa,
La" del 16-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cita don
Mazzolari «come incontro fra i riformisti laici e cattolici». La colazione deve
stare dalla parte dei più deboli, dei più poveri: «Si deve dare ancora fiducia
a Vedovato che garantisce la libertà di pensare e la passione di fare le cose
col cuore».\
mambo
Il Sud, un'idea di sinistra ( da "Riformista, Il"
del 16-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
operazione
più robusta di ricollocazione del suo mondo sposando tutte le battaglie laiche
un tempo patrimonio della sinistra. Dall'altro lato attorno a Berlusconi si
raduna una cultura del fare che sta diventando una vera e propria ideologia che
corregge il propagandismo del passato e dà linfa ad una classe dirigente di
governo.
Il
laico Manconi pro Binetti: il Pd non può farne a meno
( da "Corriere
della Sera" del 16-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ma tra noi
distanze siderali» Il laico Manconi pro Binetti: il Pd non può farne a meno
MILANO «Mi batto perché la Binetti possa esprimere il proprio pensiero, che nel
Pd è di assoluta minoranza. Non perché lei rimanga se la sua volontà è di
andare altrove, persino in un partito di profonda ispirazione pagana come il
Pdl».
VITA
MIA ( da "Stampa, La"
del 17-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La regia
dell'evento sarà assicurata da esponenti laici e cattolici. Il nostro obiettivo
è quello di creare un ambiente obiettivo e neutrale in cui tutti possano
esprimersi e confrontarsi liberamente. Rispetto a un anno fa molte cose sono
cambiate. La vicenda di Eluana Englaro ha occupato per mesi le prime pagine.
Una
famiglia allargata come antidoto al pensiero dominante
( da "Manifesto,
Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
avere voce
una posizione cattolica come quella di Paola Binetti, perché il suo pensiero,
«sideralmente lontano» da quello di laici come l'autore, «su alcune
problematiche etiche solleva questioni controverse» che non possiamo né dobbiamo
ignorare; perché la sua posizione fa parte «di una complessiva cultura
democratica che non può essere mutilata o censurata in alcuna sua componente»
Benedizione
negata nelle aule della scuola ( da "Stampa, La"
del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Mi è stato
negato il permesso perchè la scuola è un'istituzione laica - dice don Salvatore
-. Mi ha sorpreso anche se c'erano già stati dei precedenti». In questi giorni
Di Piano è assente; tornerà lunedì. Ma l'episodio, che sembrava destinato a
restare nei confini di Pogno, ha finito con l'assumere una valenza più ampia.
Illuminazione
pubblica, l'efficienza costa duecentomila euro all'anno
( da "Stampa,
La" del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
IMPIANTO
Illuminazione pubblica, l'efficienza costa duecentomila euro all'anno
Duecentomila euro all'anno. E' la cifra che, in media, il Comune spende per la
revisione dell'impianto di illuminazione pubblica della città. In questo piano
sono compresi 6300 lampioni di cui tre mila acquisiti dalla Compagnia
Valdostana delle Acque dal 1°
"un
conflitto con uno stato sovrano è un colpo al dialogo con i laici" -
michele smargiassi ( da "Repubblica, La"
del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Esteri Parla
Padre Enzo Bianchi: a volte l´intransigenza cattolica può alimentare
l´anticlericalismo "Un conflitto con uno Stato sovrano è un colpo al
dialogo con i laici" Spesso noi credenti fatichiamo a spiegarci sui temi
dell´etica. Ma qui vedo una sordità precostituita MICHELE SMARGIASSI «I
"giorni cattivi" del dialogo diventano più cattivi�».
ROMA
Apparentemente, solo apparentemente, il "caso Bettini" è l'ennesim...
( da "Messaggero,
Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
rimane un
partito con qualche memoria laica. Niente, il parto rimane difficile tanto che
Dario Franceschini ha deciso di convocare un'altra volta il cosiddetto
"caminetto" per lunedì sera per definire capilista e candidature assieme
a D'Alema, Rutelli, Marini e gli altri. Il piano di Franceschini si va
delineando: la sua linea non è quella del "dàgli al diessino"
BRUXELLES
- Per ora non vogliamo reagire . Il governo belga si trincera dietro un...
( da "Messaggero,
Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolici ma
dove lo Stato resta fermamente laico - i temi sociali sono molto sentiti. «Qui
non si tratta del Papa come capo spirituale, ma del Papa come capo di uno Stato
che ha dei rappresentanti diplomatici e con il quale è giusto poter avere un
rapporto diplomatico, soprattutto dal momento in cui con le dichiarazioni sui
preservativi rischia di rimettere in discussione una serie
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Sono un
cattolico laico, trovo le risposte più convincenti nella mia religione». Nel
missionario Carlo c'è qualcosa di lei? «Va a saperlo. Certo, ho studiato Storia
delle religioni all'università di Roma. Non avessi fatto l'attore, magari sarei
finito all'Istituto storico e religioso della Sapienza.
RIAFFERMARE
IL DIRITTO ALLA VITA, SOLLECITANDO UNA LEGGE CHE FACCIA CHIAREZZA: COSì IL
MONDO CA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sollecitando
una legge che faccia chiarezza: così il mondo cattolico, scientifico e
giuridico, ieri a Santa Maria La Nova, al dibattito promosso dal movimento
cristiano lavoratori. «È importante - esordisce monsignor Raffaele Ponte,
vicario episcopale per i laici - ribadire la sacralità della vita umana.
Il
vescovo polacco Zimowski nuovo ministro della salute
( da "Giornale.it,
Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Educazione
cattolica, e Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in
Varie Commenti ( 2 ) » (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di
Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa
della crisi) Quando sarà pubblicata la terza enciclica di Benedetto XVI?
La
lunga maratona per discutere del testamento biologico con esponenti laici e
cattolici ( da "Stampa, La"
del 19-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
testamento
biologico con esponenti laici e cattolici Uno dei cardini di Biennale
Democrazia, uno dei temi più forti e dibattuti, sarà quello del testamento
biologico. Argomento di stretta e dilaniante attualità, soprattutto dopo la
vicenda che ha riguardato Eluana Englaro e i provvedimenti di legge che, in
seguito, sono approdati in Parlamento e potrebbero essere discussi a breve.
Tarditi,
la "ricetta delle erre" per la corsa a Palazzo Natta
( da "Stampa,
La" del 19-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laico ma non
laicista. Siamo partiti dalla base nel rispetto del territorio. VOgliamo che i
Comuni partecipino fattivamente alle decisioni della Provincia. Intendiamo
partecipare a tutte le future campagne elettorali che verranno». Tarditi e il
territorio: «Il Cim registra un debito pauroso, chi ne ha la responsabilità non
può andare ad occupare un ruolo in ente politico.
L'Olanda
passa al Belgio la bandiera della laicità
( da "Corriere
della Sera" del 19-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il Belgio è
sì un Paese ufficialmente cattolico, e però nei fatti è anche molto
progressista, e ci tiene a dimostrarlo con le sue leggi. Mentre l'Olanda,
nazione protestante, ha fama di laica ma è molto più religiosa della maggior
parte dei Paesi cattolici». E l'antica cultura liberale degli olandesi?
Il
25 aprile Silvio venga in piazza . E lui ci pensa su
( da "Manifesto,
Il" del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
fregatevene
se vi dicono che è troppo di sinistra, troppo laica o troppo cattolica. Nel
2009 se un'idea è buona, questo è quello che conta», ha detto. Ma l'entusiasmo
democratico non è alle stelle, i malumori per le liste sono parecchi. Prudentemente
Franceschini ha sconvocato il 'caminetto' dei big che si doveva tenere lunedì.
Testamento
biologico e dissenso cattolico ( da "Manifesto, Il"
del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
biologico e
dissenso cattolico Filippo Gentiloni Ancora il testamento biologico: è su
questo che si sta concentrando l'eterno confronto fra i laici e i cattolici nel
nostro paese. Confronto, ma anche scontro. E la stessa classica distinzione fra
laici e cattolici in questo caso fa acqua: anche molti cattolici la pensano
laidamente e si differenziano dalle posizioni della gerarchia.
Il
vescovo polacco Zimowski nuovo ministro della salute.
( da "Giornale.it,
Il" del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolica, e
Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in Varie Commenti
( 10 ) » (5 votes, average: 3.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi)
Quando sarà pubblicata la terza enciclica di Benedetto XVI?
ROMA
- Questa crisi economica ci cambierà. E cambierà anche la politica. A s...
( da "Messaggero,
Il" del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Sui temi
etici intanto il Pd rischia il cortocircuito: tra laici e cattolici si fatica,
a dir poco, per trovare un compromesso. «Nel nostro tempo la questione
antropologica ha un valore essenziale. Nessuno può sottrarsi al confronto sui
limiti della scienza e le possibilità dell'uomo. Del resto, i nostri umanesimi
hanno in fondo una matrice cristiana.
Argomenti: Laicita'
Abstract:
fregatevene
se vi dicono che è troppo di sinistra, troppo laica o troppo cattolica. Nel
2009 se un'idea è buona, questo è quello che conta», ha detto. Ma l'entusiasmo
democratico non è alle stelle, i malumori per le liste sono parecchi.
Prudentemente Franceschini ha sconvocato il 'caminetto' dei big che si doveva
tenere lunedì.
( da "Repubblica, La"
del 10-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Palermo
Europee, il Pd punta su Borsellino e Crocetta La direzione regionale indica i
nomi: in lizza anche Bianco, Tripi e Genovese Rita Borsellino, Rosario
Crocetta, Italo Tripi, Enzo Bianco e Francantonio Genovese. Sono i cinque nomi
sui quali si è concentrata la direzione regionale del Partito democratico che
si è riunita ieri mattina. Nomi da schierare alle prossime elezioni europee, in
risposta all´appello del segretario nazionale Dario Franceschini che ha chiesto
«liste forti» in tutti i collegi. La Borsellino darà la risposta dopo Pasqua ma
vuole fare un approfondimento, fa sapere, per capire la prospettiva della sua
candidatura al di là delle europee. E sarà ancora una volta il suo movimento,
Un´Altra storia, ad aiutarla sulla decisone da prendere. Peserà anche il clima
interno al Pd siciliano, perché la Borsellino non vuole che la sua candidatura
possa diventare oggetto di scontro. Rosario Crocetta in teoria dovrebbe restare
fuori dai giochi dato che Franceschini ha deciso di non candidare chi guida
amministrazioni locali, come i sindaci. Ma potrebbe arrivare una deroga per il
primo cittadino di Gela, sponsorizzato da Giuseppe Lumia. Ipotesi confermata
dal portavoce nazionale Andrea Orlando, presente alla direzione regionale. Se
Crocetta è pronto a candidarsi, la stessa cosa non si può dire di Enzo Bianco
che, nonostante venga indicato da tempo tra i big in pista, ha fatto sapere ai
suoi che il sì non è scontato. Anche lui, come la Borsellino, si prenderà le
vacanze pasquali per decidere. Italo Tripi, invece, si consulterà con il
sindacato che dirige. Il segretario regionale della Cgil gareggerebbe solo a
condizione che la sua non sia una candidatura di ripiego. Il problema è che
Tripi avrebbe un elettorato in parte simile a quello della Borsellino e di
Crocetta. Pescherebbero tutti dallo stesso bacino rischiando di danneggiarsi.
Di ambiente diverso è invece l´elettorato dal quale pescherebbe Francantonio
Genovese. Il segretario regionale del Pd è stato invitato ripetutamente a
candidarsi durante il vertice di ieri. Genovese farebbe riferimento
all´elettorato cattolico ex Margherita diverso da quello laico vicino a Bianco.
Dopo Pasqua i primi verdetti. è certo, invece, il passaggio al Pd degli ex
parlamentari di Sinistra Democratica Gianni Battaglia, Antonio Rotondo,
e del sindacalista ed ex segretario della funzione pubblica Cgil Angelo
Lomaglio che ieri hanno formalizzato l´adesione. Sulla scia si inserisce anche
Accursio Montalbano, ex Sdi della componente Angius, che ha dato la sua
disponibilità e nelle prossime settimane definirà il suo passaggio. m. l.
( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Prima Pagina data: 10/04/2009 - pag: 1 UN PAESE E IL RUOLO DI UN
GIORNALE QUELL'ITALIA CHE CE LA FA di FERRUCCIO DE BORTOLI N ei momenti di
dolore collettivo si scoprono immagini indelebili di solidarietà, efficienza e
unità d'intenti del nostro Paese. Due su tutte: la dignità e la compostezza di
chi ha perduto sotto le macerie un familiare, la generosità di tanti volontari
anonimi. In realtà, non dovremmo assolutamente sorprenderci, come facciamo in
questi giorni. Il Paese non si trasforma, non si scopre diverso. Mostra solo
alcune delle sue tante qualità. Lo spirito italiano, quello vero, è ben
descritto dagli inviati del Corriere. E ci si accorge che l'informazione è
utile, necessaria. Non dovremmo stupircene. Insieme alle notizie circolano i
sentimenti, le emozioni. Ci si sente tutti parte di una comunità. Ma i media
non svolgerebbero fino in fondo il proprio compito se non denunciassero le
tante incurie, le leggi inapplicate, le costruzioni colpevolmente fuori norma.
E se non continuassero, anche quando l'emergenza sarà finita, a diffondere
quella cultura della prevenzione e della manutenzione che misura il nostro
livello di civiltà. Basta l'esempio di questi giorni drammatici per descrivere
la funzione pubblica di un buon giornale. Su carta e online. Onesto, serio e
costruttivo. Com'è il Corriere della Sera, un'autentica istituzione di garanzia
del Paese, che da oggi sarà firmato da chi scrive. L'impegno con i lettori, in
estrema sintesi, è proprio questo. Il nostro è un giornale aperto. Nel quale le
idee si confrontano e si rispettano. Ma noi siamo dei moderati, sottolineo
moderati, orgogliosi della nostra tradizione. E della nostra indipendenza. Un giornale aperto è il luogo dell'incontro proficuo tra laici e cattolici. Il luogo della tolleranza e
della ragione. Dove si tenta di costruire, piuttosto che distruggere. Che sta
dalla parte del Paese. Non contro. E ambisce a rappresentare quell'Italia che
ce la fa, come quella di questi giorni di passione in Abruzzo.
Consapevole dei suoi mezzi. Che produce, investe, studia; si rimbocca le
maniche ed è orgogliosa di quello che crea. E va non solo informata
correttamente ma anche rappresentata. Difesa. Un giornale moderno è anche uno
specchio dell'identità di chi lo legge. Il Corriere giudica sui fatti (e
qualche volta può sbagliarsi), ma non sta pregiudizialmente con nessuno. Se
fosse stato sempre al servizio di qualcuno (anche dei
suoi azionisti) non avrebbe mai potuto svolgere il ruolo storico che gli è
proprio. Non avrebbe mai potuto anticipare gran parte delle scelte di civiltà e
progresso del Paese, le aperture all'Europa, al libero mercato. Paolo Mieli, a
cui succedo per la seconda volta, questi valori li ha conservati in una fase
difficile nel rapporto fra informazione e potere. Gli va reso merito. Mieli
continuerà a scrivere sul suo giornale. Qui mi fermo. E cambio registro. Vorrei
trattare in breve due temi. Primo: perché un'informazione libera, indipendente
e responsabile fa bene alla democrazia? Non è una domanda retorica. CONTINUA A
PAGINA 40
( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Politica data: 10/04/2009 - pag: 21 Il patriarca di Venezia Il
ministro, Bossi e Calderoli incontrano il cardinale Scola ROMA Una benedizione
pasquale ma anche un incontro politico. Perché la folta delegazione Umberto
Bossi, Roberto Calderoli, Giulio Tremonti e Aldo Brancher che ha incontrato
ieri il patriarca di Venezia Angelo Scola, ha discusso dei temi più caldi del
panorama politico: il dopo-terremoto con la macchina dei soccorsi in Abruzzo,
la crisi economica nazionale e internazionale, la bioetica, i temi della
famiglia e della scuola e il federalismo. L'incontro con i quattro esponenti
del centrodestra è durato oltre un'ora. Scola aprì con una
lectio magistralis la manifestazione «Cattolici e laici per un Popolo della
libertà», nel marzo scorso a Riva Del Garda. Nell'incontro, come riferisce la
Lega, Bossi e il patriarca hanno affrontato «in una lunga e ampia disamina lo stato e il futuro delle riforme in
cantiere, con particolare attenzione per il federalismo fiscale e demaniale».
Patriarca di Venezia Il cardinale Angelo Scola, 68 anni, teologo, è nato a
Malgrate (Lecco)
( da "Manifesto, Il"
del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'
A DESTRA Della
Vedova con Fini. Gasparri si arrabbia «Fini è stato
molto bravo a fare capire a tutti di non volere fare il capo-corrente di An in
dialettica col premier: ha scommesso sulla creazione non della sua leadership,
ma di un moderno profilo politico del Pdl». Lo sanno tutti che il radicale nel
Pdl Benedetto della Vedova è ormai tra gli amici più cari del presidente della
Camera. Ma ieri è stato lui stesso a spiegare le
ragioni di questa stima in un'intervista al quotidiano Liberal: «La linea di
Fini è molto più aderente a quella del Ppe rispetto a quanti pensano ad un Pdl
come partito della vita contro un presunto partito della morte, della famiglia
contro le coppie di fatto e gli omosessuali, dell'identità cristiana contro
quella multietnica e multireligiosa». Della Vedova rilancia il modello del
«big-tent party», un partito tendone «sotto il quale ci sono persone con
opinioni e sensibilità diverse». L'ex-ex migliore amico di Fini, Maurizio
Gasparri, si è arrabbiato moltissimo: «Sorprendono i toni delle parole di Della
Vedova e la sua interpretazione laicista e anticattolica di talune prese di
posizione. Con tutto il rispetto per le sue opinioni il
Popolo della Libertà non è nato come partito relativista e agnostico, ma come
partito che nella sua responsabilità laica di costruttore di politica, è ben
consapevole dei valori culturali, cattolici e identitari che sono alla base dell'identità italiana. Vita,
famiglia, Nazione e identità sono nostri principi cardine».
( da "Corriere della Sera"
del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Politica data: 11/04/2009 - pag: 19 Scenari E Casini: va scardinato il
bipolarismo Letta e il progetto Centro Sì dai teodem. Fioroni frena ROMA Da una
parte c'è Enrico Letta, che scrive un libro per dire al Partito democratico di
guardare al Centro moderato, perché i poli non sono due, ma tre: progressista,
moderato, popu-- lista (Pdl). Dall'altra c'è Pier Ferdinando Casini, che si
appassiona: «Non capisco, proprio non capisco perché Formigoni, Pisanu, Letta e
Rutelli non militino nello stesso partito...». In mezzo, i malumori di certi
settori cattolici del Pd: Franceschini che va alla
manifestazione Cgil, la candidatura di Cofferati, il partito piegato troppo a
sinistra. Ci saranno esodi, abbandoni? Partiamo da qui. Paola Binetti, che
procurò molti pensieri anche al governo Prodi, è la più rappresentativa dei
democratici devoti ( teodem). È ancora scontenta: «Le dimissioni di Veltroni
erano l'inizio del progetto di spostamento a sinistra del partito. Adesso sono
stati candidati Cofferati e Bettini. E i nostri candidati per l'Europa quando
arrivano? Franceschini è diventato segretario con un preciso mandato: garantire
il pensiero Ds». Quindi? «Io vorrei, al contrario, che Pd e Udc si
attrezzassero per una collaborazione efficace e di governo». Vi preparate a
uscire dal partito? «Va prima verificato che il nuovo Centro abbia la forza per
incidere...». Un altro teodem come Enzo Carra parla del disagio degli ex Dc nel
partito: «Già adesso il Pd può fare a meno di me e di altri come me. Se poi un
giorno sarà guidato da qualcuno che viene dalla tradizione marxista, l'idea
dell'amalgama fra laici e cattolici finisce. Si vedrà tra giugno e ottobre...». Rutelli invece, che
a fine febbraio fu a Todi con Casini e Letta a discutere di nuove alleanze, che
viene sempre citato da Casini fra i suoi punti di riferimento nel Pd, da
qualche tempo tace, anzi loda le prese di posizione di Franceschini
sull'ambiente e sul lavoro. In attesa. Poi, ci sono gli altri cattolici, gli ex popolari, i più genuini sostenitori
dell'idea del Pd. Al fianco di Veltroni, e ora di Franceschini. Spiega Giuseppe
Fioroni: «Dobbiamo andare avanti con il progetto iniziale. Non fare un partito
di classe né un partito moderato. Dobbiamo essere interclassisti, come era la
Dc. Tenere come faro il bene comune, la persona, non l'individuo». Letta non
andrà via? «Letta non vuole andare via. Per evitare ogni esodo dobbiamo
perseguire la sintesi fra cattolici e laici. Poi,
faremo le alleanze con chi condivide i nostri programmi». Sull'altro fronte,
quello della tradizione marxista, Nicola Latorre, anima dalemiana che vorrebbe
sentire considerato il suo proprio pensiero, è pure convinto che le riflessioni
di Letta non siano la preparazione all'uscita dal Pd: «Certo, dobbiamo essere
capaci di non tirare tutta a sinistra l'idea del Pd. Esempio: io condivido la
battaglia della Cgil, ma non avrei partecipato alla manifestazione ». Casini,
intanto, continua con la sua pressione leggera, non invasiva: «È chiaro che io
e Letta abbiamo posizioni molto vicine. Contro il veterosindacalismo, per la
modernizzazione del Paese. Ma prima di uscire dal Pd lui e gli altri devono
fare la battaglia all'interno, sono pur sempre fra i fondatori». Casini va
avanti sul suo progetto, «un Centro che scardini il finto bipolarismo ». Dice
che «l'alternativa imperniata sul Pd è un'assicurazione sulla vita per
Berlusconi. Oggi il Pd è in corsa per recuperare Rifondazione... ». Il sogno
del ritorno al Centro: «Senza un Centro forte non c'è alcuna alternativa
possibile. Penso a una nuova fase, partito nuovo con nuovi dirigenti». Roberto
Rao, deputato e portavoce di Casini, è sicuro che «il Big Bang ci sarà dopo le
elezioni europee. Se l'Udc avesse un buon risultato e il Pd cattivo, i cattolici potrebbero prendere in mano il partito e finirebbe
così l'eterno diritto di veto di D'Alema & company». E Bruno Tabacci: «Sì,
Letta è arrivato alle stesse conclusioni mie e di Casini. Può dialogare con
Bersani, ma non chiedetegli che sia il suo leader. E Cofferati non può essere
un suo candidato. Nè il Pse il suo gruppo. Franceschini tenta un'impresa
disperata, al di là delle sue capacità, ma la fusione a freddo del Pd è già
fallita. Molti ex Dc si chiedono cosa stanno a fare lì dentro e perfino Prodi
ormai ha dei dubbi che il suo Pd sia realizzabile in Italia». Al quartier generale
Pd si ostenta tranquillità: «Letta non lascerà il Pd. Casini strizza sempre
l'occhio ai cattolici. Nessuna novità. E noi non
abbiamo perso voti al Centro negli ultimi mesi... », dice Piero Martino,
deputato fedelissimo del segretario. Andrea Garibaldi
( da "Giornale.it, Il"
del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 87 del 2009-04-11
pagina 12 Il Pdl e l'etica Della Vedova sotto tiro «Sbaglia linea» di Fabrizio
Cicchitto Qualche polemica in casa Pdl dopo un'intervista di Benedetto Della
Vedova al quotidiano «Liberal», in cui rilanciava la sua idea di Pdl come «partito
aperto, opposta a quella di chi vorrebbe costruire un partito mono-etico sulle
posizioni di Papa Ratzinger». Le risposte non si sono fatte attendere.
«Sorprendono i toni di Della Vedova e la sua interpretazione laicista e
anticattolica. Il Pdl non è un partito relativista e agnostico». Più netto il sottosegretario Carlo Giovanardi: «Non siamo i
Radicali». Smorza i toni il presidente dei deputati Pdl, : «Il Pdl si fonda
sulla collaborazione tra laici e cattolici». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Meditazione. Oggi
alle 18, da Semi di sole, via Martucci 8, incontro di meditazione
nell'atmosfera di Pasqua, proiezione del video «Il sorriso del saggio» di
Raimundo Pannikar. In conclusione te, tisane, dolci e rustici. Spettacolo. «I
Fatebenefratelli story» è il titolo dei due spettacoli che Edo e Gigi
Imperatrice terranno al teatro Bolivar di Mater Dei domani alle 21 e lunedì
alle 19. Saranno affiancati da Marisa Carluccio, accompagnata al piano da
Franco Farina. Medici. L'associazione medici ex dirigenti Cardarelli presieduta
da Renato Cimino ha organizzato una visita guidata alla Fondazione Mondragone
che ospita il Museo del Tessile e dell'Abbigliamento. L'appuntamento è per
mercoledì alle 10.15 all'ingresso della Fondazione in piazzetta Mondragone .
Incontro. Mercoledì alle 19 presso la sezione San Luigi della Pontificia
facoltà teologica dell'Italia meridionale, via Petrarca 115, appuntamento con
don Angelo Casati che chiude il secondo ciclo degli «Incontri con i protagonisti
dell'arte». Don Angelo Casati, chiamato dal cardinale Martini, è stato per
vent'anni parroco a San Giovanni in Laterano a Milano. Ha iniziato a lavorare
come responsabile femminile dell'azione cattolica, ed ha continuato nella sua
attività di ascolto ed accoglienza. Libro. Mercoledì alle 18 da Feltrinelli
libri e musica, piazza dei Martiri, Bruno Jossa presenta il libro «L'impresa
democratica» (Carocci) nel quale si analizza come le cooperative di
produzione siano imprese che capovolgono il rapporto capitale-lavoro e, come
tali, possono essere definite socialiste, pur restando imprese di mercato.
Intervengoo Adriana Buffardi e Massimo Villone. Modera Alfonso Ruffo. Studi
filosofici. Mercoledì alle 16 nella sede dell'Istituto italiano per gli Studi
filosofici, in via Monte di Dio 14, con una lezione sul tema: «Fra assoluto e
particolare: il concetto di individuo», tenuta da Ernesto Paolozzi,
dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, avrà inizio la serie di
seminari sul tema: «Individualità, libertà, etica della responsabilità».
Avvocati. Mercoledì alle 14, presso la biblioteca di Castel Capuano «Alfredo De
Marsico», il Consiglio dell'ordine degli avvocati e il sindacato forense per le
riforme, affrontano il tema del testamento biologico, «Analisi giuridiche per
soluzioni condivise» e dei rapporti tra mondo laico e religioso. Sono previsti
gli interventi del presidente Francesco Caia, del presidente della biblioteca
Flavio Zanchini, dell'avvocato Luigi Iossa. Intervista. Sabato alle 18, al salone
Bottiglieri di Palazzo Sant'Agostino a Salerno, l'associazione Il Riformista
organizza un incontro-dibattito su «Napoli siccome immobile», il
libro-intervista del giornalista Claudio Scamardella al filosofo Aldo Masullo
(Guida editore). Intervengono: Andrea Manzi, vicedirettore del Roma, Angelo
Giusto, consigliere regionale, Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno. Presiede
Luciano Pignataro. Presenti gli autori.
( da "Foglio, Il" del
11-04-2009)
Argomenti: Laicita'
11 aprile 2009 Da
Newsweek all'Economist Così si discute della fine dell'America cristiana,
ammesso che sia finita Due saggi sullo stato della
fede ai tempi di Obama, ma finché il presidente dice "God bless"
l'Europa resta lontana. L'atmosfera religiosa del paese New York. La crisi
economica e le grandi questioni di sicurezza internazionale tengono sempre
banco in America, anche se un gradino sotto la finale del campionato
universitario di basket vinta lunedì dalla North Carolina, ma un osservatore
esterno non può fare a meno di notare, oggi come nellOttocento
di Alexis de Tocqueville, “latmosfera religiosa del paese” accompagnata da “dubbi profondi e
indifferenza” nei confronti della fede. La religione e la libertà di
professarla sono elementi fondamentali della società americana di ogni epoca,
codificati nel Primo emendamento della Costituzione. Questa settimana, con il presidente
Barack Obama in Europa e in Iraq, la copertina di Newsweek è dedicata a un
lungo saggio del suo direttore, Jon Meacham, dal titolo “Declino e caduta dellAmerica
cristiana”. Ieri, invece, il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo di
un collega di Meacham,
il direttore dellEconomist John Micklethwait che, con il
capo della redazione di Washington Adrian Wooldridge, ha scritto un articolo
per confutare la tesi di Newsweek. Il duo dellEconomist – attento
osservatore delle cose americane che ha appena scritto “God is back”, Dio è tornato – sostiene
che malgrado il declino della religione sia stato annunciato
ancora una volta, nella realtà “Dio non è ancora morto”. La tesi di Meacham su
Newsweek è meno ultimativa del titolo del saggio: il cristianesimo, scrive il
direttore del settimanale, non sta morendo, anzi resta una forza vibrante per
miliardi di fedeli e la notizia della sua morte è certamente esagerata, ma ci
sono segnali ben visibili sia ai credenti sia agli atei che oggi lAmerica
sia un paese
decisamente meno cristiano di un tempo, anche solo rispetto a cinque anni fa,
quando il film in aramaico di Mel Gibson sulla passione di Cristo ha sbancato i
botteghini. In questi anni, scrive Newsweek, è cambiato qualcosa soprattutto
sul fronte politico. Il Dio cristiano non è morto, ma rispetto al passato è una
forza meno influente nella politica e nella cultura, anche se ancora molto
superiore a ciò che accade nel panorama europeo: “Rimaniamo una nazione formata
dalla fede religiosa – scrive Meacham – ma la nostra politica e la nostra
cultura sono meno influenzate dai movimenti e dalle tesi più esplicitamente
cristiane”. Il direttore di Newsweek cita i dati di una recente ricerca secondo
cui, dal
( da "Stampa, La" del
12-04-2009)
Argomenti: Laicita'
domande a Valerio
Catteno coordinatore Pdl "Uniti per vincere Il caso Omegna? Solo un
incidente" 8Su decisione di Berlusconi lei è il primo segretario
provinciale del primo partito, per numero di voti, del Vco. La nomina arriva a
due mesi da una tornata elettorale molto importante. Cosa si aspetta? «Di
centrare l'obiettivo: vogliamo vincere sia la Provincia sia le comunali di
Verbania. Non facciamo una corsa contro qualcuno ma ci proponiamo come
alternativa a un sistema che non funziona. La nostra morale è quella del fare:
oggi più che mai la gente chiede risposte concrete». Quanto vale il Popolo
della libertà nel Vco? «Il traguardo minimo è confermare il dato delle
politiche, circa il 37 per cento. Qualche punto percentuale potrà essere perso
in favore delle liste civiche presenti a sostegno dei nostri candidati». Quanto
c'è, non solo come numero di voti, di simile alla Dc in questo Pdl? «La
differenza è tanta rispetto alla Democrazia cristiana. La
componente cristiano cattolica è senza dubbio maggioritaria ma c'è spazio anche
per una forte presenza laica come quella dei socialisti. La collocazione
internazionale nel Partito popolare europeo parla da sola». Avete due sedi, gli
ex uffici di Forza Italia e An, a Verbania: quale diventerà quella ufficiale?
«Potrebbero restare entrambe. Una per il coordinamento provinciale, l'altra per
quello cittadino. Sono comunque solo questioni tecniche: la vera sede è nei
gazebo, nelle piazze, in mezzo alla gente». Come avete gestito le eventuali
proprietà immobiliari dei due partiti? «Non ce ne sono. Forza Italia per scelta
era in affitto ovunque, anche a Roma». Adesso ci sarà la corsa a salire sul
carro: c'è da comporre il direttivo. «Lo nominerò entro quindici giorni in
accordo con il vice coordinatore Luigi Songa e dopo aver consultato
parlamentari e dirigenti storici dei due partiti». La nascita del Pdl, con un
unico interlocutore nei confronti della Lega, metterà fine ai problemi che
tengono sempre in tensione il sindaco di Domodossola Michele Marinello? «In
questo momento per fortuna non c'è una questione Domodossola aperta. Certamente
servirà a facilitare il dialogo». Intanto è nato il «caso Omegna», con i tre
consiglieri del Pdl, ex An, che, assenti, hanno fatto saltare il Consiglio
comunale di venerdì. «Un po' è dipeso dalle vacanze pasquali, per il resto
penso si sia trattato di tensioni di giornata. Riuniremo presto il gruppo
consiliare per capire, credo e spero sia stato solo un
incidente».
( da "Repubblica, La"
del 12-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 8 - Cronaca
Non era mai successo che pregassero assieme cattolici e
musulmani. Segnale importante di multireligiosità Il primo funerale con vescovi
e imam Rendere giustizia alle elementari esigenze di culto degli islamici
d´Italia marco politi Anche Allah era presente nella piazza dell´Aquila
diventata per un giorno il Golgota d´Italia. Se i morti appartengono a tutti, a
ognuno spetta il ricordo, la speranza, l´invocazione del proprio Dio. E´ avvenuto in Abruzzo per la prima volta in un funerale di Stato,
alla presenza delle più alte cariche della Repubblica e, per la parte
cattolica, del Segretario di Stato vaticano. I simboli sono importanti e
l´immagine dell´imam Mohammed Nour Dachan, con il suo mantello nero e il suo
berretto bianco, che non mormora preghiere in silenzio, ma si rivolge alla
folla con pari dignità, resterà come il segno di una piccola ma
importante svolta: in un momento tra i più solenni l´Italia riconosce il valore
della multireligiosità. Non ci sono fra le macerie del sisma italiani e
"stranieri" e nemmeno cattolici e "acattolici". Ci sono fratelli e sorelle con il loro
credo. Il Dio clemente e misericordioso, proclamato dal profeta Maometto, ha
fatto il suo ingresso tra chi era lì in piazza all´Aquila e davanti agli
schermi televisivi di tutta Italia, questa volta senza schiamazzi di proteste,
senza manifestazioni, senza conflitti e tensioni. E´ un segno che rimarrà
duraturo. E se il premier Berlusconi così attento ai rapporti con gli stati
dell´Islam, dalla Turchia alla Libia, volesse operare per fondare in Italia
un´autentica pax religiosa, la giornata dell´Aquila potrebbe diventare
beneaugurante. Non è un caso che l´imam Dachan, più che recitare la preghiera
coranica per i morti (ritualmente impossibile poiché le bare delle vittime
macedoni e palestinesi erano già sulla via del ritorno in patria), abbia
rivolto un messaggio «nel nome del Dio unico», richiamando il legame che «ci
unisce tutti come fratelli e cittadini». Un´invocazione di preghiera all´unico
Dio dei figli di Abramo ebrei, cristiani e musulmani e un
appello al vincolo laico della cittadinanza. L´Unione comunità islamiche italiane, di cui
Dachan è presidente, è contestata per alcune sue dichiarazioni violentemente
anti-israeliane. Ma la preghiera dell´Aquila vola molto più in alto delle
polemiche politiche. La presenza dell´imam tra le bare della nazione evoca
l´esigenza di rendere finalmente giustizia alle elementari esigenze di culto
dei musulmani d´Italia. Non è più accettabile vedere schiere di fedeli islamici
peregrinare tra capannoni e garage, perseguitati da ordinanze xenofobe. Non
sono tollerabili le passeggiate di maiali sotto il segno della Lega su terreni
destinati a moschee. Né sono costituzionali richieste di referendum per
decidere o no l´esistenza di un luogo di culto in una città. Lo Stato ha i
mezzi per monitorare eventuali gruppi terroristici presenti nel Paese e il
governo Berlusconi, dopo due ministri dell´Interno lungimiranti come furono
Pisanu (centrodestra) e Amato (centrosinistra), dovrebbe far leva sulla
Consulta islamica per regolamentare i principali problemi che stanno a cuore ai
credenti musulmani. L´ascolto rispettoso sulla piazza dell´Aquila delle parole
del cardinale e dell´imam, la fratellanza nel dolore e il comune desiderio di
rinascita mostrano il volto di un´Italia matura.
( da "Corriere della Sera"
del 12-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Tempo Libero data: 12/04/2009 - pag: 12 CIRCOLO
DEGLI ARTISTI Gli Illuminati in concerto Stasera gli eventi multimediali di
«Wi-Fi Art». Domani, alle ore 17.30 concerto degli Illuminati di Pier Paolo De
Juliis e del polistrumentista Tiziano Tarli. La band propone un repertorio di
musica religiosa arrangiata secondo i moderni canoni della moda beat.
Circolo degli Artisti
( da "Manifesto, Il"
del 13-04-2009)
Argomenti: Laicita'
DIVINO Il percorso
dell'etica protestante Filippo Gentiloni Di etica si discute anche troppo, ma
in maniera incompleta. Sembra che non esistano che l'etica
cattolica e quella laica, in eterna discussione fra le due sponde del Tevere,
come amava dire Spadolini. Perciò prezioso e necessario il volume «Etica
protestante» a firma di Sergio Rostagno (Cittadella Editrice). Il sottotitolo è
già significativo: «Un percorso». Quindi un cammino, non un codice, non
un elenco di obblighi e di proibizioni. Ogni volta un appello alla coscienza,
secondo i tempi e le circostanze. Il percorso è già indicato dalle parole di
Geymonat che aprono il libro di Rostagno: «La dipendenza assoluta di tutti da
Dio assicura a ciascuno la propria indipendenza morale dagli uomini». Dipendenza,
dunque, e indipendenza: dalle parole dell'evangelo fino ai giorni nostri (Karl
Barth). Passando attraverso Lutero, che nel 1521 scriveva: «Resta nella fede
che ti dà Cristo, molte volte più che abbastanza; e nell'amore che dà te al
prossimo, ove tu troverai abbastanza da fare, sicché sarai molte volte troppo
poco». Fede e carità, dunque, in un legame ogni giorno nuovo. E ancora:
«Rimetti tutto a Dio come se da lui solo tutto dipendesse; datti da fare come
se tutto dipendesse da te». Un percorso, dunque, privo di quelle comode
stazioni che sono le facili certezze. Ancora Rostagno: «Occorre riconoscere al
campo etico una sua naturale incertezza, che permette soluzioni provvisorie e
in questo modo non colpevolizza nessuno e non mette nessuno sul piedistallo di
chi ha ragione... Questa è la strada che l'etica protestante predilige». Ben
lontani, dunque, da tutte quelle pseudo sicurezze delle tante cattedre che
caratterizzano i nostri dibattiti, come le recenti vicende sul testamento
biologico hanno confermato ancora una volta. La voce protestante ripete che
nulla permette di individuare l'esatta corrispondenza tra le eterne parole di
pace e giustizia evocate dalla parola di Dio e le più o meno conseguenti
iniziative storiche. Un campo aperto alla coscienza e alla responsabilità di
tutti e di ciascuno, con le naturali incertezze e i naturali errori.
( da "Secolo XIX, Il"
del 14-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Gli sforzi del Pdper
trattenerela teodem Binetti la politica La senatrice nega di essere attirata
dall'Udcma critica severamente l'attuale politica del partito Roma. Una voce e
una richiesta circolano, da alcuni giorni, nelle stanze del Partito democratico
post veltroniano: «Paola Binetti nun ce lascià, Paola Binetti nun ce lascià».
La domanda da porsi, dopo l'accusa della parlamentare teodem alla «cultura
diessina che schiaccerebbe quella cristiana» dentro al partito, è: riusciranno
i democratici a recuperare la deputata tentata dall'Udc di Casini? Che ci
proveranno è certo visto che dopodomani, a Roma (a Palazzo Bologna), il leader
del Pd Dario Franceschini e il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani,
presenteranno il libro di Luigi Manconi, sociologo ed ex sottosegretario alla
giustizia nel secondo Governo Prodi, dal titolo "Un'anima per il Pd. La
sinistra e le passioni tristi". Scrive Manconi: «Tutti dentro il Partito
democratico. Perché i focolarini, i comunisti, i riformisti, gli ecologisti, i cattolici popolari, i radicali, gli extraparlamentari, i
socialisti, il partito umanista, l'Opus Dei (se proprio proprio vuole), devono
stare nel Partito democratico». Poi, più avanti, va oltre e dedica un intero
capitolo alla parlamentare teodem, quasi un atto di amore politico «perché?
annota - non posso vivere senza Paola Binetti». «Dico subito - prosegue Manconi
- che non solo voglio che Paola Binetti stia nel Pd: affermo che non posso
vivere senza Paola Binetti e che il Pd non può vivere senza Paola Binetti. Per
più di una ragione: perché ritengo che la sua posizione, sideralmente lontana
dalla mia, su alcune problematiche etiche solleva questioni controverse che non
posso e non devo ignorare; perché ritengo che la sua posizione faccia parte di
una complessiva cultura democratica che non può essere mutilata o censurata in
alcuna sua componente». Su questo dialogheranno giovedì Epifani e Franceschini
mentre lei, la Binetti, si è già interrogata ed ha bocciato le ultime scelte
del suo (ex?) leader, dal testamento biologico alla decisione di partecipare
alla piazza rossa della Cgil. «Questo partito - sottolinea la deputata teodem -
nella sua fondazione ha fatto delle promesse: dare vita a una forza politica capace
di fare la sintesi tra la migliore tradizione del cattolicesimo orientato in
senso sociale e la cultura del Partito Comunista prima e poi Pds e Ds. Una
sfida ardua ma molto alta». Poi l'affondo: «Non ho condiviso lo sforzo che si è
chiesto a tutti i cattolici di omologarsi a una sola
scelta sul testamento biologico. E non sono stata affatto entusiasta, per non
dire critica, per la partecipazione di Franceschini alla manifestazione della
Cgil. Molte perplessità ho anche sull'approdo europeo; è vero che si dice che
non andremo nell'Internazionale socialista ma è ancora tutto fumoso». Così,
mentre Manconi pubblica in un libro l'importanza di avere la Binetti nel
centrosinistra, Paola parla dell'Udc e di Casini: «Non sto pensando - avverte -
di andare con l'Udc ma mi pongo il problema se non ci sia bisogno di generare
una forma aperta o un modo di concepire la politica dove ci sia la possibilità
di esprimere con più naturalezza radici, valori e culture della nostra
tradizione. Dipende dalle scelte che fa il Pd, più sarà coerente con le
promesse fatte e meno questo avverrà e l'Udc rimarrà una forza significativa di
minoranza che tutela un patrimonio di valori. Ma sarebbe diverso se invece
diventasse difficile nel Pd vivere gli stessi valori con la stessa intensità, questo
sarebbe un Partito Democratico che invece di cercare la sintesi si
appiattirebbe su una delle sue culture fondative». Così, mentre
il Pd fa i conti con i mal di pancia di una parte dei suoi cattolici moderati ed Enrico Letta
chiede da tempo «più riformismo» a Franceschini, ieri l'ex ministro per la Pari
opportunità Barbara Pollastrini invitava il Partito democratico (di cui è
parlamentare) ad essere «più laico» Questione di sintesi. Massimiliano
Lenzi 14/04/2009 ' 14/04/2009 il librodel sociologoIl Pd non può vivere senza
Paola Binetti. La sua cultura sarebbe come mutilata luigi manconiex
sottosegretario 14/04/2009 Il terremoto nei "disegni" Capire la
tragedia attraverso le nostre infografiche 14/04/2009 Il ritorno dei pirati La
fotocronaca dei sequestri da gennaio a oggi 14/04/2009 COMMUNITY 14/04/2009
Salute e benessere Metereopatia occhio alle previsioni 14/04/2009 TIFOSERIE -
La squadra del cuore: www.ilsecoloxix.it/genoaclub www.ilsecoloxix.it/sampclub
14/04/2009 Sondaggi Questo Genoa può sognare il terzo posto? 14/04/2009 il
relax di primavera La Pasqua dei vip in Liguria guarda le immagini 14/04/2009
( da "Repubblica, La"
del 14-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 47 -
Spettacoli Al Teatro India di Roma da domani "L´illusione di Dio"
Atei e cattolici a confronto da Spinoza a Scalfari è
un teatro che ha uno stretto rapporto con la vita e la nostra vita sociale,
L´illusione di dio, lo spettacolo che debutta a Roma, da domani a domenica al
Teatro India e dal 21 all´Orologio, scritto e diretto Adriana Martino: si e ci
interroga sul tema della fede e della ragione, sul rapporto
tra cultura laica e religione con spessore di riferimenti e l´ordinato lavoro
di congiunzione tra pensieri diversi, «selezionati con una scelta di campo
radicale», spiega Adriana Martino, «seguendo il filone illuminista». Si parte
da quel pilastro che è Spinoza, poi Dostoevskij, Nietzsche, mettendoli a
confronto con studiosi di oggi, da Paolo Flores D´Arcais e Odifreddi a
Eugenio Scalfari. Saranno gli attori Pietro Bontempo, Nicola D´Eramo, Bruno
Viola, Fabrizio Raggi, Maurizio Repetto a dare loro voce, talvolta anche in
forte contrapposizione tra loro, come quella di «un credente vicino a
Heidegger, Vattimo e di un materialista ateo, Michel Onfray. A se stante, nel
finale, ci sarà Scalfari. Colleziono i suoi articoli. Ho fatto un montaggio da
alcuni estratti che poi lui ha rivisto. è diventato "La gabbia
dell´io" un bellissimo monologo sulle ragioni delle sue convinzioni
profondamente laiche». (a. b.)
( da "Repubblica, La"
del 14-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 11 - Interni
Marelli: basterebbe il 10 per cento Il rilancio delle Ong: per trovare i soldi
comprare meno armi ROMA - «è giusto fare tutto il possibile per aiutare
l´Abruzzo. Ma invece di pensare al 5 per mille il governo perché non impiega
parte dei finanziamenti utilizzati per gli armamenti?» La proposta arriva da
Sergio Marelli, presidente dell´Associazione delle ong italiane, che comprende 163 sigle di volontariato laiche e cattoliche.
Perché no al 5 per mille, come suggerisce il governo? «Ma come si fa a non
essere d´accordo con quello che lo Stato fa per le zone terremotate? Il
governo, però, è mosso da una cultura sbagliata che non tiene conto delle reali
esigenze di chi vive nel bisogno, senza fare dare di più a chi ha di più.
Il 5 per mille può andare bene se si allargasse il monte delle risorse che non
può superare i 380 milioni di euro l´anno». Cosa suggerirebbe? «Penso che se si
devolvesse per i terremotati d´Abruzzo una parte delle spese militari si
potrebbero fare tante cose senza colpire i poveri. Ogni anno nel mondo vengono
spesi 1200 miliardi di dollari per gli armamenti. Basterebbe destinarne solo il
10% per aiutare i paesi poveri e le aree colpite da calamità». Chiederete il
ritiro della proposta sul 5 per mille per le zone terremotate? «No, non è il
momento delle polemiche. Speriamo solo che non vengano sacrificate le già
esigue risorse destinate alle altre emergenze». (o.l.r.)
( da "Stampa, La" del
15-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Franceschini «Don
Mazzolari? Un padre del Pd» Appena eletto segretario del Pd ha giurato sulla
Costituzione del nonno e ora che, con le elezioni europee e amministrative di
giugno, si prepara a vivere un appuntamento fondamentale per il futuro del
partito, Dario Franceschini ha voluto andare a Bozzolo, paese della Bassa Val Padana,
dove visse don Primo Mazzolari. Un viaggio emblematico nella terra del prete
antifascista non sempre in linea con le autorità della Chiesa e di fatto padre
spirituale di una classe dirigente cattolica che, negli anni della prima
Repubblica, si è identificata nella sinistra Dc, aperta al dialogo con il Pci.
Franceschini, dopo aver sostato davanti alla tomba di
don Mazzolari (di cui ricorre il 50° anniversario della morte), lo ha definito
«uno dei padri del Pd». Il viaggio del segretario del Pd a
Bozzolo aveva lo scopo di rilanciare i valori che accomunano cattolici e laici: «Don Primo - ha
ricordato Franceschini - diceva che il comunismo ha commesso errori evidenti ma
che c'era, in chi credeva in quell'idea, una domanda di giustizia. Disse quelle
cose 25 anni prima di Moro e 40 prima dell'esperienza dell'Ulivo. Quella
lezione è alla base dei valori fondanti del Pd».
( da "Unita, L'" del
15-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Poi sono arrivati
gli alieni, i baccelloni...». Valerio Magrelli ritorna su questa immagine
extraterrestre per spiegare perché ha detto addio al Pd. «Arrivederci, non
addio», corregge. «Perché quando i cattolici
integralisti, quelli che vogliono imporci le loro leggi, torneranno sul loro
pianeta si potrà anche ripensarci...». È così determinato che per un attimo la
sua proverbiale mitezza sembra oscurarsi. Crede nella laicità come sano
principio di convivenza e su questo non è disposto a cedere di un millimetro.
Valerio Magrelli è poeta, saggista, docente universitario di Letteratura
francese. Seduto a un caffè di una libreria nel centro di Roma si infervora:
«Ma esiste o no la libertà di pensiero in questo Paese?». Per dire addio al Pd
ha usato una metafora, quella del guanto sinistro rivoltato che diventa
destro... «Guardi, io ho creduto fermamente nel progetto del Partito
democratico. Ho pensato che la fusione tra laici e cattolici si potesse fare. Pensavo di
unirmi a cattolici
degasperiani, quelli per i quali la fede è fatto personale ed è distinta dalla
laicità dello Stato. E invece sono arrivati gli ultracorpi, i baccelloni...».
Ha detto addirittura: c'è stata un'infiltrazione batteriologica...
«Certo. Quando si sostituisce in commissione sanità Ignazio Marino con Dorina
Bianchi si arriva a un punto di non ritorno. Dico: alt. Non puoi decidere sulla
mia vita perché altrimenti io voglio decidere sulla tua morte. È un
atteggiamento vendicativo di sopraffazione. Qualche amico mi ha detto che ho
esagerato ma io dico che non si può cedere sui diritti individuali perché
questo ha anche un riflesso sociale. Se per l'inseminazione devi andare in
Spagna, per l'aborto in Inghilterra e per il suicidio assistito in Svizzera,
vuol dire che ci sono i quattro quinti degli italiani esclusi. E invece in
questa possibilità di scelta risiede il vertice della libertà umana portata
dall'illuminismo e dal razionalismo». Purtroppo abbiamo il Vaticano qui a due
passi... «Il peso della Chiesa in Italia è mostruoso. Mi chiedo: ma cosa
c'entra il rispetto del prossimo che è il cuore del cristianesimo con il
cilicio e la sopraffazione?». Non è anche il risultato di una sinistra che
abdica al proprio ruolo? «Sicuramente. La sinistra in questi anni ha avuto una
terribile fascinazione mimetica: invece di puntare i piedi si è vergognata
della propria storia e dei propri modelli. Anzi, ha aderito a un altro stile di
vita. Solo Prodi ha avuto grande qualità e non ha concesso nulla: la bicicletta
contro i Suv, la musica da camera contro gli Apicella. Civiltà e sobrietà». Lei
è considerato un veltroniano. Dove ha sbagliato Veltroni? «Lo dico con affetto:
non si è lanciato, ha avuto delle remore, dei dubbi. Ha mostrato troppa
incertezza. E invece bisognava scegliere, tagliare i nodi, costruire una casa
in cui ci si riconosce almeno sulle linee essenziali. Troppa titubanza mentre
di là c'è un caterpillar, o meglio un "presidente tefal" su cui, come
nelle pentole, scivola tutto...». Qualcuno dice che l'Italia è a immagine e
somiglianza del Cavaliere. Condivide? «Berlusconi è rappresentante e attore.
Corrisponde a un'aria che è cambiata. Ha agito in modo devastante sui
meccanismi elementari, ha modificato la percezione della realtà. Berlusconi è
l'immaginazione al potere. Pensate che è riuscito nell'impresa di convincere i
meno abbienti a incrementare il potere dei più abbienti. All'origine di tutto,
non dimentichiamolo, c'è il patto sulle tv. Quelle tv sono un immenso volano».
Che cosa la preoccupa di più dello stato dell'Italia.
«Il vero cancro dell'Italia: la mafia. Mi chiedo spesso come sarei se vivessi
in un posto dove l'infiltrazione è capillare. Come reagirei? Io credo che lo
Stato debba istallarsi lì, dire ai mafiosi: non vi tollereremo un'ora di più.
Perché quando lo Stato perde il controllo del territorio si entra nel regno dei
mammiferi dove il leone si mangia la gazzella. Il nostro invece sembra un mondo
virtuale, dove nessuno paga mai. L'Italia è come un paese tra parentesi...». Un
Paese senza legge? «Io penso che in questi anni è avvenuto l'inquinamento dei
pozzi. Pensiamo all'immigrato bruciato a Nettuno. Ma come si può? Penso a
un'altra aberrazione, su un piano ovviamente diverso: Franco Califano chiamato
a tenere una lectio magistralis all'Università Roma 3. Una lectio magistralis
con l'introduzione del preside. Non ho nulla contro Califano, ma la cultura non
è specchio del reale, la cultura è mediazione. Altrimenti che cosa ci
differenzia dalle gazzelle e dai coccodrilli?». C'è un suo verso che dice: «legalità
è legittima se lega il forte / se tutela il debole". Tutto il contrario di
quel che si vede... «Ermanno Rea in "Napoli ferrovia" usa una bella
immagine: le strisce pedonali come simbolo della democrazia. Sono la regola che
difende il debole. Qui vedo una regressione, serve una rialfabetizzazione. La
legge deve legare il forte. Non sopporto la sopraffazione. Dal pizzo al caso
Eluana Englaro vedo in giro un'aria di imposizione. Meno male che se volgiamo
lo sguardo oltre i nostri confini vediamo buone cose...». A che cosa si
riferisce? «Penso alla novità di Barack Obama. Certe volte ho quasi paura che
arrivi qualcuno e dica: siete su scherzi a parte. Oggi quando incontri un nero
per strada lo guardi con occhi diversi. Obama ha cambiato la prospettiva. Ma penso
anche a Zapatero: lo chiamavano "bambi" e invece guardate come è
fermo e tranquillo davanti a un clero oscurantista e violento come quello
spagnolo». Le dico alcune parole, mi dica i suoi pensieri. Uguaglianza... «È
una mia fissazione: se vuoi mandare un figlio in una scuola privata perché lo
Stato deve darti i soldi? Io dico: vuoi il Rolex? Pagatelo. Io penso all'orrore
che sta nel fatto che essere nato in un luogo, in una classe o in una famiglia
possa escludere da certe possibilità. Eppure da noi si torna a parlare di
princìpi in televisione...». Libertà. «È una parola saccheggiata. Ora c'è
persino il "popolo delle libertà". Credo che la libertà ha senso solo
se c'è il limite altrimenti si cade nella sopraffazione». Povertà. «Come al solito
mi viene in mente un dettaglio. Sono stato un bambino
fortunato: avevo una donna di servizio che veniva da una borgata romana,
Primavalle. Oggi i miei figli hanno donne di servizio che vengono dal Perù o
dalla Romania. Ci sono nostri prossimi che vengono dall'altro capo del mondo.
Ma quale povertà può spingerli fino a noi su camion sfondati e barconi
traballanti? Noi oggi siamo dall'altra parte della barricata. Ma non dobbiamo
dimenticare chi eravamo». Magrelli, ma in un mondo così a che serve scrivere
versi? «Intanto il mondo stava male anche in altre epoche non solo oggi. La
poesia paradossalmente è la forma di comunicazione più vicina alla tv: la tv ha
i pixel, la poesia le sillabe. Penso che la poesia oggi debba essere
pasolinianamente corsara, deve fare incursioni nel reale». «Le nostre notti
cadono / nei carri merci e noi bestiame infantile / contiamo sogni polverosi
con i morti». Sono versi di Quasimodo sul terremoto di Messina... «Bella
l'immagine dei sogni polverosi, della polvere. Vedi, il terremoto dell'Aquila
mi ha ferito. Sto scrivendo dei versi partendo da un dettaglio: quello dello
sciame. Quei poveretti sono stati cacciati dallo sciame, come se avessero
costruito casa su un alveare e le api si fossero ribellate. Questo ci dice che
neanche casa tua può essere casa tua». È la fine di un equilibrio... «Certo, e
finisce in modo drammatico. Mi colpisce il coraggio di quei cittadini di fronte
all'immane tragedia. Vedo le specchiere appese ai muri, brandelli di vita
quotidiana. Tutto perduto. Ognuno di noi può sempre essere cacciato dalla sua
casa e dalla sua vita. Il terremoto con il suo sciame colpisce la nostra
presunzione di poter abitare liberamente il mondo. Non è poco, proprio no».
( da "Corriere della Sera"
del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Politica data: 15/04/2009 - pag: 16 Il leader e i «padri» pd Visita
alla tomba di Bozzolo nel cinquantenario della scomparsa Franceschini e don
Mazzolari: nel comunismo giustizia sociale «Seppe vedere oltre gli errori.
Apprezzo Fini che lo commemora» «Anticipò di 25 anni Moro e Berlinguer, di
( da "Giornale.it, Il"
del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 90 del 2009-04-15
pagina 1 Il Pd stia in guardia. Di Pietro vuole solo un clima di odio di Gianni
Baget Bozzo Anche di fronte al terremoto dellAquila Berlusconi
ha dato alla risposta delle istituzioni il suo volto. E ciò vuol dire caricarsi
della responsabilità
innanzi a un fatto che verso tutto il paese mostra la sua eccezionale gravità.
Egli lo ha fatto assumendo su di sé lo sgomento e il dolore del popolo
aquilano, ha assunto di fronte alle bare dei morti che avevano conosciuto langoscia
di morire sepolti vivi
limpegno a ridare alla città il suo vivere civile, il ritorno a
ciò che era così drammaticamente perduto. E gli aquilani hanno inserito il
presidente del Consiglio nella loro comunità sofferente, hanno accettato il suo
impegno di persona che lega
il leader politico alla sua e alla loro condizione umana. Berlusconi ha gestito
la crisi dellAquila con un atto di comunione. Ma nelle
epoche drammatiche le democrazie esprimono uomini di comunione. Lesempio
più visibile è quello di Barack Obama, il cui messaggio va oltre lo Stato e si presenta con un
conforto e una consolazione per gente che ha perso la normalità del vivere in
forma diversa dai terremotati, ma con una radicalità inattesa. Il «populismo»
del dolore non è populismo, rappresenta un impulso alla vita e alla libertà,
una motivazione ad affrontare insieme le sfide che pesano sulla propria realtà
personale. Si risponde a queste sfide con un senso della comunità ben lontano
dallindividualismo che oggi domina la cultura europea e internazionale e non ha parole per la famiglia
e per i fondamenti delletica. I diritti civili suppongono
lindividuo, i doveri civili suppongono la comunità. Non a caso la cultura
radicale che è oggi dominante in Europa, ma che in Italia ha avuto un leader
significativo come
Marco Pannella, esprime il linguaggio dei diritti ma non ha parole per la
comunità e per i doveri. Berlusconi ha evocato il senso della comunità, della
comunità che si chiama Italia e lo ha fatto fin dallinizio
del suo impegno politico. Ed è questa comunità che si stringe attorno ai paesi feriti come è
accaduto nelle varie scosse telluriche che hanno punteggiato la storia della
Repubblica. Qui opera leducazione cristiana alla compassione e il
valore cristiano riconosciuto alla sofferenza: al senso del soffrire che la cultura
individualista e laicista non conosce. Il laicismo che
si contrappone alla tradizione del Paese non ha parole per la sofferenza e per
la morte o le ha solo per la scelta della morte come evento senza senso.
Qualcosa cambia nella politica italiana. Si accentua il ruolo del governo che
deve affrontare non più soltanto la crisi delleconomia mondiale
e le sue conseguenze sulla società italiana: una sfida già grave in se stessa
che poneva il governo in una situazione di emergenza. Ma ora anche la sfida di ridare allAquila
la dignità di città e di ristabilire una normalità perduta. Il fatto che tutta
la nazione si sia sentita Italia di fronte alla città ferita indica che
laver individuato nellItalia la comunità di riferimento che fonda letica
e i doveri è unintuizione politica di primo piano. LItalia delle
radici cristiane che ha in sé le parole della vittoria sulla morte è il
riferimento a cui si deve fare attenzione quando tutto il Paese è in gioco di
fronte a due crisi così diverse
e così gravi. Il centrodestra è la forza politica chiamata a governare il Paese
oggi proprio grazie al carisma di Silvio Berlusconi. Il governo non può non
affrontare questa responsabilità ed è evidente che un governo di unità
nazionale non avrebbe credibilità e consenso maggiore di quello attuale. Ma è
importante che il Partito democratico comprenda che il clima di guerra civile
antiberlusconiano che Di Pietro impersona non è quello che chiedono oggi i suoi
elettori. Di Pietro è la memoria di quella guerra civile che distrusse i
partiti democratici italiani, una ferita non risanata che il procuratore della
Repubblica di Milano di Mani pulite ancora rende viva nella sua persona e nel
suo odio. Santoro è un piccolo segno dellodio civile che non può
convenire da un
partito che ha un radicamento diverso e un linguaggio diverso da quello della
magistratura dassalto. bagetbozzo@ragionpolitica.it ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il"
del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 90 del 2009-04-15
pagina 1 Bye, bye Pd Parte in Liguria la scissione dei democratici di Federico
Casabella Costa, Banti, Pittaluga e Broglia lavorano ad un nuovo soggetto
regionale e di centro. L'esempio arriva dal Trentino di Dellai «Al centro, nel
centro sinistra». Signori, la scissione è servita. I cattolici
del Pd cominciano a fare sul serio, sgomitano, rivendicano spazi e,
soprattutto, temono che il loro elettorato non li riconosca in un simbolo che
non ha una storia. Il momento è arrivato, se ne comincerà a parlare in Liguria
venerdì prossimo in un convegno che verrà ospitato all'hotel Bentley di Genova,
ma quello che appare è che a livello nazionale ci sia un movimento che punti a
vedere quali risultati si potranno trarre dalla discussione che potrà nascere
durante e soprattutto dopo l'iniziativa voluta da Massimiliano Costa, Giovanni
Battista Pittaluga, Egidio Banti e Fabio Broglia. Costa e Banti, hanno sposato
la causa Pidina sin dall'inizio e fino a qualche mese fa non avrebbero mai
pensato di dover mettere in discussione un progetto a cui hanno aderito sin
dall'inizio. Broglia, che nel Pd c'è finito quasi per caso dovendo seguire
Follini dopo l'uscita dall'Udc e l'approdo nell'Italia di Mezzo, ha già pensato
a smarcarsi dicendo che lui «sì, fa parte dell'assemblea costituente del Pd, ma
al partito non ho mai aderito». Pittaluga dopo il successo di «Gente di
Liguria» nel 2005 sembrava essersi messo ai margini. Il
ragionamento è piuttosto esplicito, creare un movimento regionale di centro che
guardi a sinistra e che possa essere punto di riferimento diretto per cattolici e laici moderati. Non per
niente (...) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Donatella Trotta
Scavare. E scovare. Tuffarsi nell'avventura dell'esistenza senza stancarsi di
esplorarla come «uomini e donne delle miniere», nomadi e compagni di viaggio in
cammino sulle tracce (e sulla soglia) del mistero della vita, costruttori di
ponti - anziché di muri - nel silenzio delle cose, creature alla ricerca
incessante e ostinata di quei sussulti di speranza che - come racconta il nuovo
libro di don Angelo Casati in uscita a maggio per l'editrice Ancora - sono
annidati «nelle pieghe più nascoste di una contemporaneità il cui orizzonte
appare sconfortante», ammette l'autore, «ma solo se non si guarda più in
profondità: dove esiste un panorama di grazia che può sfuggire a occhi
frettolosi. Sguardi - aggiunge Casati - purtroppo disabituati, dalla civiltà
dominante dell'io prevaricatore, prepotente, arrogante, a coltivare quella
dimensione relazionale di ascolto e accoglienza dal basso che don Italo Mancini
chiama la civiltà del volto». E si intitola non a caso «Il volto dell'altro»
l'incontro con don Casati che (oggi alle ore
( da "Stampa, La" del
16-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Tre alleati «Noi
puntiamo sull'esperienza del candidato» Renzo Tognetti (Idv) è convinto che si
partirà in salita «ma ce la possiamo fare giocando sull'esperienza del nostro
candidato». Nicola Fonzo è leader di «Sinistra e Libertà» la nuova forza
politica che «vuol rappresentare i lavoratori, riconquistare gli spazi di
libertà che si riducono dando voce ai nuovi soggetti politici». Ma si ispira
fortemente anche ai valori della Resistenza. Sta contribuendo alla stesura del
programma della coalizione «anche per mettere in ridicolo i 2, 3 milioni di
passivo del Cim» di cui è presidente Sozzani candidato del Pdl. Paola Turchelli
(Pd) vice di Vedovato è convinta che si debbano avere precisi punti di
riferimento. Cita don Mazzolari «come incontro fra i
riformisti laici e cattolici». La colazione deve stare dalla parte dei più deboli, dei più
poveri: «Si deve dare ancora fiducia a Vedovato che garantisce la libertà di
pensare e la passione di fare le cose col cuore».\
( da "Riformista, Il"
del 16-04-2009)
Argomenti: Laicita'
mambo Il Sud,
un'idea di sinistra Scomparso, politicamente, Veltroni, la sinistra si è
spenta. La lotta per la leadership è rinviata all'autunno ma nessuno sa per
quale leadership, se per il Pd così come è ora o per i due tronconi che
minaccia di diventare. Non vola un'idea politica, tranne quella di rifare un
partito socialista e un partito cattolico e dalla somma di tutti e due rifare
l'Ulivo. Tutto qui? A destra è tutto un cantiere. Hanno fatto trionfalmente il
PdL, Fini si smarca un giorno sì e l'altro pure, e lo scontro per la leadership
si sta vestendo di contenuti politici. È indubbio che il presidente della
Camera sta tentando l'operazione più robusta di
ricollocazione del suo mondo sposando tutte le battaglie laiche un tempo
patrimonio della sinistra. Dall'altro lato attorno a Berlusconi si raduna una
cultura del fare che sta diventando una vera e propria ideologia che corregge
il propagandismo del passato e dà linfa ad una classe dirigente di governo.
A destra è tutto un movimento, un ricercare vie nuove, un dividersi lungo linee
inesplorate. La sinistra non sa più dettare l'agenda politica e non sa neppure
dividersi. La spinta propulsiva si è esaurita, consumata dal lungo corpo a
corpo con Silvio Berlusconi. Forse non c'è più niente da fare, forse siamo
bravi solo a metterci la maglietta per sostenere questo o quel leader. Invece è
tempo di idee. Ad esempio una: sento che sta montando una rabbia del
Mezzogiorno da tempo dileggiato e punito. C'è una sinistra che vuole farsi
carico di questa emergenza? di Peppino Caldarola 16/04/2009
( da "Corriere della Sera"
del 16-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Politica data: 16/04/2009 - pag: 17 «Ma tra noi
distanze siderali» Il laico Manconi pro Binetti: il Pd non può farne a meno
MILANO «Mi batto perché la Binetti possa esprimere il proprio pensiero, che nel
Pd è di assoluta minoranza. Non perché lei rimanga se la sua volontà è di
andare altrove, persino in un partito di profonda ispirazione pagana come il
Pdl». Chiarito l'arcano. Il laico Luigi Manconi ha dedicato un capitolo
del suo ultimo libro Un'anima per il Pd. La sinistra e le passioni tristi che
oggi presenta a Roma con Dario Franceschini alla collega teodem, spiegando che
non può «vivere senza Paola Binetti e che il Pd non può vivere senza Paola
Binetti», benché su tutte le questioni di bioetica abbiano «posizioni
sideralmente lontane». Nessuna difesa a oltranza o tattica politica, solo la
rivendicazione del «diritto delle minoranze». Perché per l'ex sottosegretario
alla Giustizia nel Prodi II, docente di Sociologia dei fenomeni politici, il
punto sta tutto lì: «Non si deve fare l'errore di ritenere che le posizioni
della Binetti siano quelle dei cattolici italiani.
All'interno della Chiesa cattolica i pensatori più acuti e autorevoli, da
Possenti a Reale, da Vito Mancuso a Roberta De Monticelli, hanno offerto i
contributi più illuminanti sulla questione dell'autodeterminazione e della
libertà individuale». «Per questo continua Manconi è un errore identificarsi
con la posizione della Binetti. Resta chiaro che anche sulle questioni di
bioetica si vota e si decide a maggioranza». E chi ha deciso di lasciare il
partito, come il poeta Valerio Magrelli, sbaglia perché se «le delusioni sono
motivatissime, nel Pd c'è ancora l'opportunità di condurre battaglie».
Francesca Basso Nel partito In alto, Luigi Manconi. Qui sopra, la deputata
teodem Paola Binetti
( da "Stampa, La" del
17-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Testamento VITA MIA
DI LUIGI BOBBIO Quando, un anno fa, abbiamo cominciato a impostare il programma
di Biennale Democrazia abbiamo pensato che sarebbe stato
importante offrire, oltre agli interventi ex cathedra degli studiosi, anche un
esperimento di «democrazia deliberativa» che coinvolgesse cittadini comuni
nella discussione su una questione pubblica importante e controversa. La scelta
è caduta sul tema del testamento biologico e ci siamo subito messi al lavoro
per preparare un documento che informasse i cittadini sullo stato
della controversia, in modo trasparente ed equilibrato. Il documento è stato distribuito con TorinoSette in febbraio ed è
scaricabile dal sito: www.biennaledemocrazia.it/testamentobiologico. Negli
ultimi due mesi abbiamo organizzato, con l'appoggio di diverse associazioni,
trenta piccoli gruppi di discussione che hanno coinvolto 600 persone. Ora siamo
arrivati al momento finale del percorso. Il 25 aprile 350 cittadini
parteciperanno a una giornata di discussione a Torino (presso il Sermig) e a
Firenze. Saranno divisi in piccoli gruppi di 10 persone. Ciascuno si troverà a
interloquire con persone che non conosce e che possono avere orientamenti
lontani dai suoi. Alla fine i partecipanti potranno esprimere il loro punto di
vista mediante il televoto. La regia dell'evento sarà
assicurata da esponenti laici e cattolici. Il nostro obiettivo è quello di creare un ambiente obiettivo e
neutrale in cui tutti possano esprimersi e confrontarsi liberamente. Rispetto a
un anno fa molte cose sono cambiate. La vicenda di Eluana Englaro ha occupato
per mesi le prime pagine. La questione del testamento biologico è
diventata oggetto di riflessione (e di scontro) in tutto il paese. La nostra
iniziativa del 25 aprile si colloca in un momento particolarmente delicato: con
un testo di legge appena approvato dal Senato che ora passa alla discussione
della Camera. I suggerimenti che verranno dai cittadini riuniti a Torino e
Firenze saranno comunicati al Parlamento e forse potranno offrire qualche
contributo allo scioglimento di questa complicata controversia. Come si fa a
partecipare? Si può telefonare allo 011/553.90.71 oppure scrivere a
testamentobiologico@italia150.it. Ci si può anche iscrivere on line dal sito
www.biennaledemocrazia.it/testamentobiologico. I posti a Torino sono 250. I
partecipanti verranno scelti tra i richiedenti in modo da formare una platea il
più possibile variegata per età, professione e istruzione.
( da "Manifesto, Il"
del 17-04-2009)
Argomenti: Laicita'
SAGGI / 1 Una
famiglia allargata come antidoto al pensiero dominante LIBRI: LUIGI MANCONI,
UN'ANIMA PER IL PD. LA SINISTRA E LE PASSIONI TRISTI, NUTRIMENTI, PP. 152, EURO
12 Federica Resta «Perché non posso vivere senza Paola Binetti», e perché
soprattutto il Pd non può vivere senza Paola Binetti, o senza Anna Paola
Concia, lo spiega Luigi Manconi nel saggio Un'anima per il PD con una
freschezza e una passione politica che scompaginano l'immagine di una sinistra
quasi incapace di «pensare al futuro come a una promessa». Queste pagine
tornano a farci riflettere sulle ragioni, l'identità e il (possibile) futuro
del Pd, in cui - ribadisce Manconi - deve avere voce una
posizione cattolica come quella di Paola Binetti, perché il suo pensiero,
«sideralmente lontano» da quello di laici come l'autore, «su alcune
problematiche etiche solleva questioni controverse» che non possiamo né
dobbiamo ignorare; perché la sua posizione fa parte «di una complessiva cultura
democratica che non può essere mutilata o censurata in alcuna sua componente»;
perché «solo una mediazione equanime e pubblica tra la sua» e quelle da essa
più lontane «può aspirare a rappresentare la maggioranza dell'opinione
pubblica», in particolare sui temi che vengono definiti eticamente sensibili. È
un'affermazione importante, non solo perché resa da (un laico come) Luigi
Manconi, proprio quando non senza difficoltà si discute, tra la maggioranza e
l'opposizione e al loro interno, del diritto alla sovranità su di sé e sul
proprio corpo. Dire che il Pd non potrebbe vivere senza Paola Binetti significa
qualcosa di più: significa riconoscere che sull'identità di un partito
pluralista per sua stessa natura si gioca il futuro del Pd, ma anche del paese,
nella misura in cui spetta alle opposizioni esprimere quelle istanze sociali,
plurali e diverse, che la maggioranza non può né potrebbe mai rappresentare.
Per questo, scrive Manconi, «i focolarini, i comunisti, i riformisti, gli
ecologisti, i cattolici popolari, i radicali, gli
extraparlamentari, i socialisti, il partito umanista, l'Opus Dei (se proprio
vuole), devono stare nel Partito Democratico», purché ogni posizione sia
espressa in un dibattito autentico e approfondito, da cui si giunga a una
decisione condivisa e rappresentativa del partito. Solo attraverso un confronto
vero, magari aspro e capace di mettere in crisi certezze acriticamente
acquisite, può emergere una posizione comune e consapevole, che rifletta i
diversi punti di vista su ogni tema politicamente rilevante. Questa è (o
potrebbe essere, se ci si impegnasse davvero) la forza di un partito nato dalla
sinergia tra storie e culture politiche diverse tra loro, in cui davvero
l'«identità è rapporto». Certo, come in ogni «famiglia allargata» (è questa la
metafora richiamata da Manconi) la vita non è facile. Ma può anche essere
bella, se riesce a coniugare identità e visioni del mondo diverse, in cui
possano riconoscersi quante più persone possibile, dando voce a tutti coloro
che non si sentono rappresentati dal «pensiero politico dominante». La politica
e prima ancora la società italiana hanno bisogno di un partito che, come il Pd,
sappia fare del pluralismo e della differenza non un motivo di debolezza, ma
una risorsa e una ragione identitaria. E di questa capacità di sintesi e
partecipazione delle «differenze» vi è bisogno soprattutto nel contesto
politico attuale, di fronte a una maggioranza capace di strumentalizzare a meri
fini elettorali e di consenso finanche tragedie umane; di invocare un astratto
bisogno di sicurezza per violare le garanzie, la dignità e i diritti
fondamentali della persona, varcando - per richiamare le parole di Anna
Finocchiaro - quel «passo sottile, quel crinale talvolta indistinguibile che
distingue il rigore della legge dalla persecuzione».
( da "Stampa, La" del
18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
POGNO.ZACCHERA HA
PRESENTATO UN'INTERROGAZIONE AL MINISTRO Benedizione negata nelle aule della
scuola Scontro aperto fra parroco e preside delle elementari [FIRMA]VINCENZO
AMATO POGNO Niente benedizione pasquale nella scuola primaria. Ed è polemica,
finita anche in Parlamento con una interrogazione al ministro Gelmini da parte
del parlamentare verbanese Marco Zacchera. Il dirigente scolastico
dell'istituto comprensivo, Serafino Di Piano, ha opposto un netto rifiuto al
parroco, don Salvatore Gentile, che gli aveva chiesto l'autorizzazione per
entrare a scuola per la rituale, e tradizionale, benedizione pasquale. «Mi è stato
negato il permesso perchè la scuola è un'istituzione laica - dice don Salvatore
-. Mi ha sorpreso anche se c'erano già stati dei precedenti». In questi giorni
Di Piano è assente; tornerà lunedì. Ma l'episodio, che sembrava destinato a
restare nei confini di Pogno, ha finito con l'assumere una valenza più ampia.
«Ho presentato un'interrogazione per sapere perchè sia stata impedita la
benedizione pasquale alle aule ed agli scolari - dice Zacchera -. La
motivazione, ovvero non urtare la sensibilità degli allievi non cattolici, non mi sembra una grande giustificazione visto
che pochi mesi fa lo stesso don Salvatore ha benedetto lo scuolabus». La
diatriba tra don Salvatore ed i dirigenti della scuola è di vecchia data. «In
precedenza mi era stata negata, sempre nel nome della laicità della scuola,
anche la possibilità di celebrare la Messa ad inizio dell'anno scolastico -
ricorda il parroco - ma partecipare alla celebrazione non era certo un obbligo.
Anche alla benedizione poteva partecipare chi lo desiderava». Dello stesso
parere Marco Zacchera: «Non era necessaria la presenza di tutti. Chi non crede
non deve sentirsi offeso davanti ad una benedizione mentre chi crede trova
conforto e pace in un gesto che ricorda le nostre radici cristiane pur essendo
la nostra società multiculturale e multireligosa. Così facendo invece si
scavano solchi all'interno della comunità». Sulla vicenda cerca di gettare acqua
sul fuoco il sindaco di Pogno, Gianluca Simonotti: «In municipio don Salvatore
viene a dare la benedizione e non credo ci sia nulla di male se lo facesse
anche la scuola - afferma Simonotti -. I bambini non cattolici,
che già non partecipano alle ore di religione, possono non assistere. Cercherò
di parlare con don Salvatore e con il preside, dottor Di Piano, che mi dicono
sia persone sensibile e molto preparata». Adesso Zacchera che chiede al
ministro Maria Stella Gelmini di dare indicazioni chiare su come procedere in
futuro.
( da "Stampa, La" del
18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
COMUNE.LA SPESA PER
LA REVISIONE DELL'IMPIANTO Illuminazione pubblica,
l'efficienza costa duecentomila euro all'anno Duecentomila euro all'anno. E' la
cifra che, in media, il Comune spende per la revisione dell'impianto di
illuminazione pubblica della città. In questo piano sono compresi 6300 lampioni
di cui tre mila acquisiti dalla Compagnia Valdostana delle Acque dal 1°
gennaio 2009. «Impianti - dice l'assessore alle Opere pubbliche, Alberto
Follien - accompagnati da una relazione tecnica in cui Cva ha certificato lo
stato qualitativo. Abbiamo avviato questo intervento con la sostituzione di 48
punti luce in via Gilles de Chevrères. E' partita la revisione globale dei 14
pali dell'illuminazione in via delle Betulle e dei nove in viale Gran San
Bernardo. Abbiamo sostituito 42 punti luce in via Monte Grivola,
( da "Repubblica, La"
del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 7 - Esteri Parla Padre Enzo Bianchi: a volte l´intransigenza
cattolica può alimentare l´anticlericalismo "Un conflitto con uno Stato
sovrano è un colpo al dialogo con i laici" Spesso noi credenti fatichiamo
a spiegarci sui temi dell´etica. Ma qui vedo una sordità precostituita MICHELE
SMARGIASSI «I "giorni cattivi" del dialogo diventano più cattivi�».
Non è il momento giusto per parlare con padre Enzo Bianchi del suo ultimo
libro, Per un´etica condivisa, lamento sull´agonia del dialogo tra credenti e
non, ma anche profezia della sua rinascita. «Quando il conflitto si
istituzionalizza a questi livelli, tra Vaticano e stati sovrani, rischia di non
chiudersi più», sospira deluso il priore della comunità di Bose. «Spesso noi cattolici fatichiamo a spiegarci. Ma qui vedo una sordità
precostituita. Il discorso del papa sull´Aids era colmo di intenzioni
umanizzanti. Ma ormai quando la Chiesa parla di etica le orecchie si chiudono
automaticamente». Per la verità il suo libro sembra un monito ai credenti più
che ai laici. «Essendo cattolico, sento la responsabilità di rendere un
servizio di verità ai cattolici. Del resto tendere la
mano per primi, senza garanzia di ricambio, a noi è dato come un dovere». Però
lei sembra attribuire ai cattolici la responsabilità
prima dei litigi, ai laici soprattutto "falli di reazione". «Nei due
ultimi decenni molti cattolici con forte senso di
militanza - non la Chiesa in sé � hanno cercato di imporre le proprie opzioni
attraverso l´occupazione dello spazio pubblico. La reazione è stata un´onda di
anticlericalismo che, confermo, è sempre una reazione a un clericalismo
percepito come intransigente e irrispettoso. A sua volta, l´anticlericalismo alimenta
le intransigenze cattoliche, e il circolo vizioso finisce in chiasso e
barbarie». Eppure la Chiesa italiana dialoga volentieri con la classe politica
al governo. «E´ seducente l´offerta del potere: un patto fondato sulla
"religione civile" da imporre con le leggi. Il Cristianesimo nacque
eversivo, poi spesso accettò il patto. Oggi però questa scelta è pericolosa per
la sopravvivenza stessa del Cristianesimo: negli Usa, dove la religione civile
è in pieno vigore, non si sa a chi si riferiscono i politici quando invocano
Dio. Per fortuna, da noi questa prospettiva è ormai perdente». Ne è sicuro? Nel
caso Englaro la Chiesa ha invocato leggi per imporre la propria visione
dell´uomo. «Conoscendo cosa si muove nelle chiese locali, nelle comunità, so
che le aspettative dei credenti sono diverse: che la Chiesa non si appiattisca
più sul neo-liberismo, prenda le distanze da chi la usa come strumento, si cali
nella storia con lo spirito dello "straniero pellegrino", cosciente
di essere una fertile minoranza». Non sembra che le gerarchie abbiano elaborato
il lutto da egemonia perduta. «Accettare di essere minoranza è necessario come
elaborare un lutto. Dopo, puoi raggiungere persone che non appartengono alla
tua tradizione, e averle con te in un percorso di umanizzazione sociale». Ma
quanta strada possono fare assieme credenti e non? Don Milani avvertì l´amico
ateo: non ti fidare di me, un giorno io ti tradirò� «Non non è detto che
accada, o che il tradimento sia così drammatico. Certo, parlando di Cristo,
resurrezione e vita eterna, è ovvio che io e l´ateo ci divideremo, ma non
significa distruggere il cammino fatto assieme». I "valori non
negoziabili" non sono il limite dell´"etica condivisa"? «Ogni
dialogo ha limiti, ma se parliamo di diritti umani, siamo ben lontani
dall´averli raggiunti. Ora dobbiamo tutti accettare i metodi che possiede la
democrazia per giungere alle decisioni. Possono uscirne scelte non condivise,
ma accettabili. Per quelle non accettabili, il cristiano sa da sempre che può
invocare il diritto di dire non possumus». L´obiezione di coscienza non è un
grimaldello per scardinare decisioni democratiche? «No, se chi la invoca mette
in conto di pagare per la sua "eversione", per il diritto di dire di
no alla polis in certi particolari casi. Accettandone le conseguenze,
dimostrerà di non avere altri interessi oltre la coscienza e la verità». Vale
anche quando la Chiesa invita a boicottare un referendum? Capitò con la legge
40, può accadere di nuovo sul testamento biologico. «L´iniziativa fu di alcune
componenti ecclesiali, più che della Chiesa come tale. In ogni caso, queste
battaglie devono farle i credenti come cittadini, non i vescovi. Le figure
rappresentative della Chiesa devono fermarsi sulla soglia del pre-politico». Ai
cattolici lei chiede di abbandonare il vittimismo.
Agli "ateologi autodidatti", cosa chiede? «Di abbandonare una lettura
vecchia e comoda della Chiesa, in cui il male è la fede e non il suo uso nella
storia. E di smettere il tentativo di renderci ridicoli. E´ un obiettivo poco
onesto: si abbassa arbitrariamente il bersaglio per colpirlo meglio. Chi
deforma non ascolta, chi non ascolta non capisce che c´è già una Chiesa che sa
declinare l´insegnamento di Cristo nell´arena della polis». Cosa succede se
l´etica non si condivide? Tra i due litiganti, chi gode? «Il potere, è ovvio.
Ad ogni potere fa piacere veder sperperare una profezia di speranza. Ogni
potere cerca di evitare sinergie tra buone volontà. Se continuiamo a non
ascoltarci, il potere ce ne sarà grato».
( da "Messaggero, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Sabato 18 Aprile
2009 Chiudi di NINO BERTOLONI MELI ROMA Apparentemente, solo apparentemente, il
"caso Bettini" è l'ennesima puntata di quella sorta di pulizia etnica
verso gli ex Ds in atto nel Pd da qualche tempo: dove c'è da scegliere un candidato
per un posto importante, si preferisce un cattolico, un ex popolare, un
centrista, un ex democristiano, un prodiano, tutti piuttosto che un diessino. E
così: il segretario del Pd adesso è un ex popolare sia pure di rito
cristiano-sociale. Se poi si va a vedere i candidati sindaci di due città
simbolo per la sinistra, a Firenze c'è Renzi, ex ppi, a Bologna Delbono,
prodiano. Per i capilista alle Europee stessa solfa: l'unico ex Ds finora
identificabile è Sergio Cofferati al Nord ovest (quanta fatica!), per il resto
gli ex seguaci di Piero Fassino non dovrebbero più toccar palla altrove.
L'autoesclusione indotta di Goffredo Bettini è stata la classica ciliegina:
proprio nella circoscrizione Centro che annovera regioni come la Toscana,
l'Umbria e le Marche, storiche roccheforti rosse, il capolista sarà l'ottimo
Davide Sassoli che non è certo un ex diessino. Altri candidati capilista erano
circolati, ma non sono decollati, personaggi comunque al di fuori dalle logiche
ex Ds o ex Margherita: Casavola al Sud per sparigliare il braccio di ferro fra
D'Antoni e De Castro; Rodotà al Nord est per riaffermare che il Pd, nonostante
tutto, rimane un partito con qualche memoria laica. Niente,
il parto rimane difficile tanto che Dario Franceschini ha deciso di convocare
un'altra volta il cosiddetto "caminetto" per lunedì sera per definire
capilista e candidature assieme a D'Alema, Rutelli, Marini e gli altri. Il
piano di Franceschini si va delineando: la sua linea non è quella del
"dàgli al diessino", quanto quella di sparigliare i giochi in
vista del congresso, sempre che il Pd sopravviva al voto europeo. Come?
Puntando, d'intesa con gli ex veltroniani (e anche ex e post rutelliani nonché
i parisiani potrebbero essere della partita) a creare le condizioni perché il
leader prossimo venturo del Pd non sia né un ex Ds né un ex Margherita.
Dell'operazione si parla da qualche tempo in maniera riservata e a mezza bocca,
dopo aver constatato che l'amalgama non è riuscito e non riesce anche o proprio
perché si insiste nella logica degli ex. Spetterà dunque a Franceschini, che a
suo tempo si accollò il compito di spiegare che né Fassino né Rutelli potevano
diventare i ledaer del costituendo Pd, fare il passo ulteriore e andare
definitivamente "oltre" i due partiti fondatori. «C'è un partito delle
primarie, dei candidati outsider che ovunque sopravanzano quelli di
nomenklatura, le dimissioni di Veltroni hanno cambiato completamente il quadro,
dopo di lui difficilmente qualcuno può aspirare a diventare leader se proviene
dalle vecchie retrovie», spiega Walter Verini l'uomo ombra dell'ex leader che
sta preparando un libro sugli anni di collaborazione con Veltroni. Resta un
"piccolo" particolare: questo leader giovane e politicamente nato con
il Pd al momento non è stato individuato. Si sussurra
di Federica Mogherini, di Maurizio Martina, ma nessuno ci scommette. Al momento
c'è l'identikit ma non il nome.
( da "Messaggero, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Sabato 18 Aprile
2009 Chiudi di CRISTINA MARCONI BRUXELLES - «Per ora non vogliamo reagire». Il
governo belga si trincera dietro un 'no comment' davanti alla durissima
reazione della Santa Sede sulla risoluzione votata dai deputati belgi per
condannare le parole pronunciate dal Santo Padre sull'uso dei preservativi
nella lotta all'Aids. E lo stesso Paese non sembra scosso più di tanto dalla
notizia, che ieri non ha occupato le prime posizioni nei siti d'informazione e
che non è stato fatto oggetto di dichiarazioni
immediate da parte di esponenti politici. Complici forse le vacanze pasquali e
il fatto che, in un Paese dagli equilibri politici molto fragili, nessuno vuole
cavalcare un tema che vede spaccature all'interno della stessa maggioranza.
Tanto più che se da una parte i cristiano-democratici non sono mai stati del
tutto entusiasti dell'idea di una risoluzione, dall'altra il premier,
appartenente alla stessa coalizione, aveva a suo tempo dichiarato che se una
tale risoluzione fosse stata approvata, le avrebbe dato un "seguito
appropriato", mettendo comunque in chiaro: «In materia di prevenzione
dell'Aids ho un'opinione molto distante da quella del Papa». In un paese come
il Belgio - in cui c'è un numero altissimo di scuole, ospedali e istituti cattolici ma dove lo Stato resta
fermamente laico - i temi sociali sono molto sentiti. «Qui non si tratta del
Papa come capo spirituale, ma del Papa come capo di uno Stato che ha dei
rappresentanti diplomatici e con il quale è giusto poter avere un rapporto
diplomatico, soprattutto dal momento in cui con le dichiarazioni sui
preservativi rischia di rimettere in discussione una serie di nostre
politiche di sanità pubblica», spiega Christine Defraigne, capogruppo del
partito liberale, il Movimento Riformista, al Senato. Senato che, sul modello
della Camera, ha accarezzato l'idea di emettere una sua propria risoluzione,
dai toni ancora più accesi di quella precedente. «D'altra parte se il Vaticano
è un interlocutore diplomatico, lo si deve poter stigmatizzare in quanto tale»,
aggiunge Defraigne, tra i promotori della proposta, nella quale si pensava di
fare riferimento al concetto di «crimini contro l'umanità». Ma se i deputati
sono stati relativamente compatti sul loro testo, i senatori potrebbero non
esserlo altrettanto. Soprattutto perché in molti sono scettici sul fatto che un
approccio così frontale possa portare a dei risultati. E qualcuno, come il
presidente del Senato, il liberale Armand De Decker, mettendo in chiaro di non
essere credente, si appella proprio alla separazione tra Stato e Chiesa per
spiegare la sua contrarietà: «Trovo che sia particolarmente pericoloso che il
potere temporale si metta a giudicare quello spirituale». Perché la Chiesa
resti fuori dallo Stato, bisogna che sia innanzi tutto lo Stato a tenersi a
distanza dalla Chiesa.
( da "Giornale.it, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 93 del 2009-04-18
pagina 39 «Io cattolico praticante non amo i dogmi affilati come spade» di
Michele Anselmi Nel nuovo film l'attore-regista sarà un sacerdote in crisi: il
caso Englaro mi ha messo in difficoltà RomaAl cinema ha già indossato la
tonaca. Ma erano sketch, per lo più. Don Alfio in Un sacco bello. Il finto
sacerdote di Acqua e sapone. Il prete logorroico di Viaggi di nozze. Stavolta,
invece, Carlo Verdone fa (più) sul serio. Nel nuovo Io, loro e Lara il 58enne
attore-regista sarà Carlo Mascolo, un missionario comboniano di ritorno
dall'Africa: un sacerdote in crisi, ferito nella fede, poco avvezzo a indossare
il clergyman. Primo ciak lunedì prossimo, allo studio 8 di Cinecittà, produce
la Warner Bros. A giugno trasferimento in Kenia per gli esterni. Nel cast Anna
Bonaiuto, Marco Giallini, Sergio Fiorentini, ovvero «loro», e soprattutto Laura
Chiatti, tornata castana, ovvero «Lara». Un prete. Ma non doveva essere un
padre? «Sì, ma con i miei sceneggiatori Pasquale Plastino e Francesca Marciano
ci siamo accorti che non funzionava. Avevo già dato con Il mio miglior nemico.
Ero stanco di incarnare borghesi antipatici o burini arricchiti. Do il meglio,
al cinema, quando i miei personaggi sono messi in difficoltà. Il missionario è
una sfida. Mi impone di lavorare sui gesti, sulle parole. Di sicuro non sarà un
prete anni Cinquanta, di quelli che si fregano le mani. E neanche un prete
innamorato, troppo banale». Spieghi meglio, allora. «Quando lo incontriamo in
Africa, all'inizio del film, Carlo è soprattutto un uomo solo. Sta vivendo una
crisi spirituale, è stanco di essere, insieme, sceriffo, sciamano, medico,
meccanico. Anche la sua fede vacilla. Sui profilattici non la pensa come il
Papa. Così chiede di tornare a Roma. Al Vicariato lo ascoltano con attenzione.
Nessuna inquisizione. Gli consigliano una pausa di riflessione. Magari
ritrovarsi in famiglia per un po' gli farà bene...». Invece no, immagino.
«Giusto. Il padre, ex generale, si tinge i capelli e corteggia la badante
formosa. Il fratello broker è piuttosto survoltato e pieno di guai. La sorella
psicoanalista sta peggio dei suoi pazienti. Un disastro di famiglia. Nessuno lo
ascolta, tutti gli rovesciano addosso i loro problemi. Quasi quasi, pensa,
meglio l'Africa». E poi c'è Lara. «Se le dico chi è Lara svelo il plot, il
colpo di scena. Diciamo che è una scheggia impazzita, una donna con disturbi
bipolari. Nella vita s'è inventata un lavoretto da guida turistica. Vestita da
Messalina, illustra ai turisti le bellezze imperiali. Mi fermo qui. Sarà un
film sul buon senso, sulla tolleranza, a suo modo una commedia teatrale».
Qualche mese fa, parlando in tv della vicenda Englaro, lei disse: "Sono
credente, ma devo riconoscere che alcuni fatti recenti stanno mettendo in crisi
il mio rapporto con la Chiesa". Conferma? «Avevo semplicemente risposto a
una domanda. Ma è vero, il caso di quella povera ragazza ha aperto una
discussione profonda, in me come in tante persone che conosco. Sento amici che
stanno riflettendo sul testamento biologico. Ho cominciato a pensare al mio,
sempre che facciano una legge decente». Dalla Chiesa aspettava parole diverse?
«L'ho già detto. Mi dispiace che un tema così delicato, cruciale, intimo, sia stato trattato dalla politica alla stregua di uno spot
elettorale. Dalle gerarchie ecclesiastiche avrei voluto ascoltare parole più
misericordiose. Provo a vivere la mia fede in modo serio e consapevole. Non
sarò un praticante perfetto, ma dentro di me, tra mille errori, penso di fare
del mio meglio. Sono un cattolico laico, trovo le risposte
più convincenti nella mia religione». Nel missionario Carlo c'è qualcosa di
lei? «Va a saperlo. Certo, ho studiato Storia delle religioni all'università di
Roma. Non avessi fatto l'attore, magari sarei finito all'Istituto storico e
religioso della Sapienza. Ci sono domeniche in cui vado a messa, giorni
in cui mi scopro a pregare, segretamente, dentro di me. Noi Verdone veniamo da
un'educazione cattolica. Siamo devoti, rispettosi. E tuttavia la Chiesa rischia
di stare sempre due o tre passi indietro alla società. Lo so, è la sua forza,
ma anche la sua debolezza. Non dico che il Vaticano debba cambiare opinione su
temi delicati sul piano etico, ma vorrei che portasse le ragioni del suo
magistero in un modo più confidenziale. Invece arrivano dogmi affilati come
spade». Per questo ammira il cardinal Martini? «Sì, è un uomo che pone dilemmi
cruciali con toni diversi, spesso con buon senso, di là delle sovrastrutture.
In lui ho percepito l'invito a vivere la fede in modo più semplice, quasi
seguendo un'impronta francescana». È vero che monsignor Ersilio Tonini apprezza
i suoi film? «Siamo vicini di casa. Mi piace parlare con lui, di tutto, anche
di cinema. Gli ho regalato il dvd di Al lupo al lupo. L'ha trovato "di
spessore". Se lo dice lui». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Riaffermare il
diritto alla vita, sollecitando una legge che faccia
chiarezza: così il mondo cattolico, scientifico e giuridico, ieri a Santa Maria
La Nova, al dibattito promosso dal movimento cristiano lavoratori. «È
importante - esordisce monsignor Raffaele Ponte, vicario episcopale per i laici
- ribadire la sacralità della vita umana. Compito della medicina è
mettere a disposizione strutture per le persone con malattie terminali».
Centodieci i centri per le cure palliative e le case dei risvegli al Nord,
soltanto 20 al Sud: è la denuncia di Luigi Leopaldi, specialista in medicina
del dolore dell'Asl Napoli 1. «Segno - dice - di una mancanza di coscienza
civica". E di una scarsa attenzione per l'uomo, rilancia Mario Di
Costanzo, direttore della consulta delle aggregazioni laicali. «Si è sempre
parlato di "caso" Englaro - incalza - e questo testimonia che è in
atto un processo che tende a svilire la persona». Da Michele Cutolo, presidente
Mcl e da Salvatore Prisco, sostituto procuratore della Repubblica presso il
Tribunale di Nola l'invito ad una legge sul "fine vita". «Si avverte
l'assenza di una legislazione in Italia», commenta Prisco. «Per mettere fine -
si aggancia Cutolo - anche ai ripetuti attacchi alla Chiesa. Le continue
polemiche lasciano un senso di sconcerto che, come cristiani, deve
mobilitarci». ro.bo.
( da "Giornale.it, Il"
del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'
La Segreteria di
Stato ha replicato ieri con una nota alla protesta ufficiale presentata dal
governo belga in seguito a una mozione votata dalla Camera dei rappresentanti
di Bruxelles, che aveva definito "inaccettabili" le frasi del
Pontefice sul preservativo e la lotta all'Aids. Le critiche del Belgio sono
state rispedita al mittente. La Segreteria di Stato ricorda che il Pontefice
«ha dichiarato che la soluzione è da ricercare in due direzioni: da una parte
nell'umanizzazione della sessualità e, dall'altra, in una autentica amicizia e
disponibilità nei confronti delle persone sofferenti, sottolineando anche
l'impegno della Chiesa in ambedue gli ambiti. Senza tale dimensione morale ed
educativa la battaglia contro l'Aids non sarà vinta». Nell'articolo che pubblico
oggi sul Giornale, aggiungo che è attesa nelle prossime ore - forse già a
mezzogiorno di oggi - la nomina del nuovo ministro della sanità del Vaticano:
si tratta del sessantenne arcicescovo di Radom (Polonia), Zygmunt Zimowski, che
dal 1983 al
( da "Stampa, La" del
19-04-2009)
Argomenti: Laicita'
L'INIZIATIVA AL
SERMIG SABATO 25 APRILE DALLE 9 ALLE 17 La lunga maratona per discutere del testamento biologico con esponenti laici e cattolici Uno dei cardini di Biennale
Democrazia, uno dei temi più forti e dibattuti, sarà quello del testamento
biologico. Argomento di stretta e dilaniante attualità, soprattutto dopo la
vicenda che ha riguardato Eluana Englaro e i provvedimenti di legge che, in seguito,
sono approdati in Parlamento e potrebbero essere discussi a breve.
Biennale Democrazia dedicherà diversi appuntamenti al tema del testamento
biologico, a cominciare dalla serata di giovedì 23 aprile quando, alle 21, al
teatro Gobetti, si svolgerà un dibattito, tesi a confronto che vedrà
confrontarsi le posizioni di Francesco D'Agostino (professore ordinario di
Filosofia del diritto e di Teoria generale del diritto presso l'Università
degli studi di Roma Tor Vergata) e Carlo Augusto Viano (professore ordinario di
Storia della filosofia all'Università di Torino, ex membro del Comitato
nazionale di Bioetica). Introdurrà la serata Tullio Monti. Il grande evento,
però, sarà sabato 25 aprile quando, dalle 9 alle 17 al Sermig di piazza Borgo
Dora 61 si svolgerà un'intera giornata di discussione pubblica e seminari. E'
l'evento finale di un lungo percorso cominciato a marzo con decine di gruppi di
discussione che si sono confrontati sull'argomento e culminerà nella giornata
al Sermig, quando più di 250 cittadini si confronteranno sull'argomento che ha
diviso l'Italia. Anche in questa fase conclusiva del dibattito si cercherà la
massima imparzialità e saranno presenti esponenti del mondo cattolico e laico.
Tra i presenti dovrebbero esserci l'avvocato Diego Cremona (civilista e
componente Commissione Regionale di Bioetica della Toscana), il professor Mario
Eandi (docente di Farmacologia presso l'Università di Torino e presidente del
Gruppo Cattolico di Bioetica di Torino), la professoressa Gilda Ferrando (docente
di Istituzioni di Diritto privato e Diritto di famiglia presso l'Università di
Genova, già membro del Comitato Nazionale di Bioetica), il professor Ignazio
Marino (chirurgo specializzato in trapianto di organi, senatore e Presidente
della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Ssn), la dottoressa Mariella
Orsi (sociologa, vicepresidente della Commissione Regionale di Bioetica della
Toscana), don Ermis Segatti (sacerdote e responsabile della Cultura
dell'Arcidiocesi di Torino) e il giornalista Corrado Augias. La giornata sarà
strutturata con il metodo dell'electronic Town Meeting che permette ai
partecipanti di esprimersi sia collettivamente sia individualmente. I
partecipanti discutono in piccoli gruppi. Tutti i tavoli sono collegati tramite
un computer a un server centrale, e tutti i partecipanti sono dotati di una
tastierina per il televoto individuale (anonimo). I commenti dei tavoli possono
essere registrati durante ogni discussione, così come i risultati del televoto,
che vengono mostrati tempestivamente. Le domande per il televoto conterranno
delle risposte multiple fra cui scegliere e verranno formulate durante l'evento
stesso, sulla base dei contenuti che emergeranno dalle discussioni. Lo staff
dell'evento lavorerà all'integrazione dei commenti raccolti in modo tale da
fornire delle sintesi da presentare all'intera assemblea nel corso della
giornata. Per partecipare: www.biennaledemocrazia.it; telefono 011/5539071;
mail testamentobiologico@italia150.it.
( da "Stampa, La" del
19-04-2009)
Argomenti: Laicita'
L'ESORDIO.EX
PARLAMENTARE IN LIZZA A Bellinzago Tarditi, la "ricetta delle erre"
per la corsa a Palazzo Natta «Regole, radici rigore morale e responsabilità nel
nuovo centro» «Una Provincia dei Comuni» [FIRMA]FRANCO FILIPETTO BORGOMANERO
«Con il nostro nuovo partito intendiamo portare la barra della rotta verso il
centro»: così l'esordio, ieri l'altro, di Vittorio Tarditi a Borgomanero alla
guida della lista «Tarditi presidente-Centro di libertà». L'ex parlamentare si
candida alla presidenza della Provincia. «Forza Italia non esiste più. Al
centro si è creato questo spazio che intendiamo occupare senza togliere nulla a
nessuno. Però rivendichiamo il nostro ruolo come movimento di ispirazione
cattolica-liberale». Nella sede di via Moro c'erano alcuni dei futuri candidati
della lista che avrà rappresentanti in ogni circoscrizione. C'era pure l'ex
parlamentare Daniele Galli. Tarditi: «Ci ispiriamo alle quattro R: regole da
rispettare, responsabilità da parte di ciascuno che si assuma un incarico,
radici del territorio che non vanno dimenticate e rigore morale». Tarditi,
settant'anni l'11 luglio, nel '93 è stato il fondatore
di Forza Italia in provincia di Novara e nel febbraio scorso ha creato il
«Centro di libertà». «Ci siamo costituiti da quando non c'è più Forza Italia
proprio per rioccupare quella linea moderata di centro - dice il candidato - un
movimento liberale ma non libertario, laico ma non
laicista. Siamo partiti dalla base nel rispetto del territorio. VOgliamo che i
Comuni partecipino fattivamente alle decisioni della Provincia. Intendiamo
partecipare a tutte le future campagne elettorali che verranno». Tarditi e il
territorio: «Il Cim registra un debito pauroso, chi ne ha la responsabilità non
può andare ad occupare un ruolo in ente politico. Il futuro ospedale di
Novara deve sorgere senza depauperare il capitale che la Sanità novarese ha
accumulato. Malpensa 2000 sulla nostra terra ha fatto ricadere solo negatività
in tema di inquinamento». Galli ha parlato dell'obiettivo di chiedere ai
partiti di rinunciare ai rimborsi elettorali per i prossimi 5 anni e destinare
gli stessi fondi alle famiglie bisognose: «In Italia si accantonerebbe un
miliardo e 800 milioni di euro, nella sola provincia di Novara 10 milioni e 854
mila euro». Vittorio Tarditi ha iniziato la sua campagna elettorale anche con
una tappa Bellinzago.Accanto a lui, anche alcuni candidati che lo accompagnano
nella lista «Centro di libertà» come il vicesindaco di Bellinzago Giorgio
Tettoni che non si ripresenterà più alle prossime comunali. «Dopo la morte di
Forza Italia - ha esordito Tarditi - non crediamo più nelle 'fusioni a freddo'
e in questa nuova 'massa' di liberale non c'è niente. Con la nuova legge
elettorale poi si è dato troppo potere a chi sta in alto, e poco alla gente».
Tarditi ha detto di voler «tornare a costruire, insieme, un partito liberale e
cattolico». Tra i punti del suo programma sul territorio ci sono il rilancio
del Centro intermodale merci non solo come snodo di passaggio per le merci ma
come punto per far ripartire l'economia, l'università novarese, la difesa delle
scuole di specializzazione a Medicina e l'importanza di una «provincia dei
Comuni».
( da "Corriere della Sera"
del 19-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Esteri data: 19/04/2009 - pag: 19 Scambio di ruoli Bruxelles si
scontra con il Vaticano, Amsterdam si pente di droghe leggere e quartieri a
luci rosse L'Olanda passa al Belgio la bandiera della laicità DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES E' come se una macchina del tempo si fosse messa a ronzare nel cuore
d'Europa: il Parlamento del Belgio, Paese fiero del suo passato cattolico e
tradizionalista, attacca il Papa per le sue dichiarazioni sui preservativi, e
viene per questo rimbrottato dal Vaticano; mentre l'Olanda, paese
all'avanguardia di tutte le battaglie radicali, dall'ufficializzazione dei
matrimoni gay alla legalizzazione dell'eutanasia e delle droghe leggere,
stringe sempre di più i freni, su tutti i fronti: spariscono molti «coffeeshop»
degli spinelli nelle grandi città, si ritirano le licenze ai locali che vendono
il sesso in vetrina, si proibiscono i funghi allucinogeni, compare perfino
qualche petizione pubblica per chiudere questa o quella moschea. Si è capovolto
il mondo, fra Amsterdam e Bruxelles? Una risposta può venire da qualcuno che è
nato in Olanda ma vive e lavora in Belgio, e fa politica in entrambi i paesi.
E' il caso di Sophie In'T Veld, 45 anni, storica olandese (ha studiato anche in
Italia), e deputata al Parlamento europeo per l'Adle, l'Alleanza dei
democratici e liberali: «Ma no, il mondo non si è capovolto, e Belgio e Olanda
non sono diversi come sembra. Il Belgio è sì un Paese
ufficialmente cattolico, e però nei fatti è anche molto progressista, e ci
tiene a dimostrarlo con le sue leggi. Mentre l'Olanda, nazione protestante, ha
fama di laica ma è molto più religiosa della maggior parte dei Paesi cattolici». E l'antica cultura liberale
degli olandesi? «E' rimasta, ma da noi la Chiesa non è certo separata
dallo Stato. Anzi: nelle scuole e nell'educazione in genere, proprio la Chiesa
ha un ruolo chiave. Quasi tutti i partiti olandesi, poi, oggi convergono su
posizioni tradizionaliste: ce n'è uno che vorrebbe negare il diritto di voto
alle donne... Detto questo, i rapporti diplomatici sono un'altra cosa: se il
Parlamento belga ha criticato il Papa, pochi giorni fa il ministro degli Esteri
olandese cattolico praticante ha richiamato il nostro ambasciatore in Vaticano
per la posizione assunta dalla Chiesa su quella bambina brasiliana che ha
abortito a 9 anni». E per meglio intendersi sulle convinzioni personali
dell'onorevole In't Veld: «Io sono atea dichiara ma mi dispiace per quei cattolici che oggi sono in crisi per le parole del Papa...».
E' vicepresidente dell'Intergruppo europarlamentare sui diritti di gay e
lesbiche, nel suo sito web dice di credere a un'Europa «basata sui valori
dell'illuminismo». Ma di quest'Europa «laica», appunto, il Belgio sembra
diventato l'alfiere. A spiegarlo basta davvero quella divaricazione fra il
cattolicesimo tradizionalista di facciata e un progressismo radicato nei fatti?
«Ci sono cose che anch'io non mi spiego fino in fondo. Però certe mosse del
Vaticano, che si immischia negli affari dei parlamenti, possono favorire la
reazione dei politici. Penso a quegli eurodeputati cattolici,
anche belgi, minacciati di scomunica perché favorevoli ai matrimoni gay...».
Quanto infine all'Olanda che stringe i freni, anche qui possono esservi
spiegazioni «laterali»: «La chiusura dei 'coffeeshop'? Si deve ammettere che la
politica sulle droghe leggere, sostenuta da me per prima, a volte non ha
funzionato e ha creato problemi di criminalità che ora bisogna combattere. I
discorsi anti-musulmani? Razzismo puro, ma favorito anche dalla paura del
diverso. I no alla prostituzione? Beh, bisogna distinguere fra prostituzione
legale e illegale: a volte è solo schiavismo... Ma più generale, in Olanda, in
Belgio, dovunque, quando si comincia a invocare dei limiti alla libertà, di
solito la gente trova più facile parlare di quella altrui, che della propria».
Belgio Re Alberto II in chiesa con il figlio Laurent e la nuora Olanda Il
quartiere a luci rosse di Amsterdam Luigi Offeddu
( da "Manifesto, Il"
del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'
FRANCESCHINI «Il 25
aprile Silvio venga in piazza». E lui ci pensa su d.p. ROMA «Io il 25 aprile
sarò nel luogo in cui si ricorda la strage di Onna (un paese vicino L'Aquila
duramente colpito dal terremoto e sessant'anni fa teatro di un episodio della
Resistenza, ndr) e poi sarò alla grande manifestazione di Milano. Voglio
chiedere a Berlusconi di venire con me a Milano per dimostrare che la
Resistenza è ancora un luogo condiviso». Dario Franceschini lancia la sfida al
premier sulla celebrazione della festa della liberazione dell'Italia dal
nazi-fascismo. E quello, che non ha mai partecipato a una cerimonia del genere
né pubblica né ufficiale, stavolta ci fa un pensierino: «Sto riflettendo e
probabilmente il 25 aprile sarò anche io in campo», replica dall'Abruzzo. «Non
ho mai partecipato perché credo ci sia una appropriazione del 25 aprile da
parte di una sola parte politica». Ma stavolta potrebbe fare un'eccezione,
visto che siamo in piena campagna elettorale. E visto che fin qui lo stesso
Berlusconi si è appellato all'unità nazionale di fronte al terremoto in
Abruzzo, appello cui il Pd ha risposto senza battere ciglio. Così Dario
Franceschini rischia di guadagnarsi il discutibile merito di suggerire a
Berlusconi la mossa che gli porterebbe con ogni probabilità nuovi consensi: fin
qui il premier ha dimostrato indifferenza se non peggio verso la ricorrenza. E
all'associazione nazionale dei partigiani non resta che rilanciare l'invito al
premier, «così assolverebbe il suo ruolo di rappresentante dell'istituzione in
questa celebrazione», ha detto il presidente dell'Anpi lombarda Antonio
Pizzinato. Intanto il segretario pro tempore del Pd ieri ha avviato ieri a Roma
la campagna elettorale per i comuni e e le province, di fronte ad una non folta
platea di amministratori e candidati democratici. L'iniziativa, convocata in
una teatro troppo grande degli studios di Cinecittà, alla fine è risultata un
mezzo flop. È stato il battesimo di David Sassoli,
giornalista Rai che ha accettato di fare il capolista Pd alle europee (ha
spiegato di essersi candidato nel Pd «per dimostrare ai salotti che ci siamo»).
C'era Debora Serracchiani, la ragazza terribile che un mese aveva incantato la
platea dei segretari dei circoli Pd, e che per questo è stata prontamente
candidata. C'era anche Stefania Pezzopane, la battagliera presidente della
provincia di L'Aquila, ed ha commosso tutti chiedendo che il dramma abruzzese
non sia «il terreno per speculazioni né per vincere le europee ma per
dimostrare serietà, garbo, coscienza, forza e svolta. Il terreno per far capire
che il paese può cambiare davvero, facendo ciò che andava fatto tanti anni fa».
Mancavano invece i candidati sindaci delle città simbolo delle amministrazioni
progressiste, Matteo Renzi a Firenze e Flavio Delbono a Bologna. Entrambi
assenti giustificati, certo, visto che per entrambi i casi la battaglia è
delicata, e nel caso del capoluogo emiliano la vittoria non è scontata.
Franceschini ha cercato di spronare i suoi: «Non abbiate paura di parole come
lotta, uguaglianza, solidarietà», ha detto. «Se avete una buona proposta, fregatevene se vi dicono che è troppo di sinistra, troppo laica o
troppo cattolica. Nel 2009 se un'idea è buona, questo è quello che conta», ha
detto. Ma l'entusiasmo democratico non è alle stelle, i malumori per le liste
sono parecchi. Prudentemente Franceschini ha sconvocato il 'caminetto' dei big
che si doveva tenere lunedì. «Conosco i miei polli. Ho letto sui
giornali che quella riunione sarebbe stata sulle liste. Non è così, si occuperà
del programma delle europee», ha spiegato. Ma non ha convinto. Il dato è che i
capolista non sono ancora tutti definiti, e gli inviti declinati fin qui sono
parecchi. Da Roberto Saviano a Stefano Rodotà (che ha ricevuto la proposta
quattro giorni fa, rifiutandola subito). E altrettanti sono i candidati
rifiutati, o costretti al ritiro: come Goffredo Bettini, che si è sfilato due
giorni fa provocando un mezzo maremoto. E il sindaco di Bari Michele Emiliano
che ieri, dalle colonne del Corriere della sera, rivelava: «Volevo candidarmi
ma Franceschini ha detto no. Ora il rischio che corre il Pd è un travaso di
voti che si rovesci su Vendola».
( da "Manifesto, Il"
del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'
DIVINO Testamento biologico e dissenso cattolico Filippo Gentiloni Ancora il
testamento biologico: è su questo che si sta concentrando l'eterno confronto
fra i laici e i cattolici nel
nostro paese. Confronto, ma anche scontro. E la stessa classica distinzione fra
laici e cattolici in questo
caso fa acqua: anche molti cattolici la pensano laidamente e si differenziano dalle posizioni della
gerarchia. Ma ci chiediamo come mai il confronto-scontro si stia
concentrando proprio sul testamento biologico. La risposta probabilmente va
ricercata nella predilezione delle autorità cattoliche per tutto ciò che
riguarda la morte: un territorio nel quale il cattolicesimo più ufficiale
pretende una certa esclusiva e esclude il dialogo. E contesta i tentativi con
cui altri - i laici - cercano di invadere il campo. La vita e la morte, dunque:
dalla battaglia contro l'aborto a quella contro il testamento biologico. E'
interessante osservare che questa battaglia non è condivisa dal mondo
protestante italiano: una conferma del fatto che non si tratta di una questione
che abbia un forte fondamento evangelico. Tipicamente cattolica, dunque. E
italiana. In Germania le chiese cattolica e protestante insieme hanno detto
«sì» al testamento biologico. Meglio: questione tipicamente vaticana. Notevoli
sono le manifestazioni di un forte dissenso nel nostro paese. Non soltanto a
Roma, come testimoniava Sandro Medici sulle nostre pagine di venerdì scorso,
dal titolo «Libera scelta in libero Municipio». Si sta movendo anche un forte
dissenso cattolico. Una voce fra le tante, quella di un sacerdote fiorentino
don Alessandro Santoro: «Sono profondamente disturbato da questa ostentata
onniscienza della Chiesa. Di quel cristianesimo non so che farmene». E Renato
Mannheimer (sul «Corriere della sera») sostiene che il 47 per cento dei cattolici praticanti è favorevole a una legge sul testamento
biologico che permetta di dire «no» anche a nutrizione e idratazione
artificiali, contro un 24 per cento di contrari e un 29 per cento di incerti.
Ma i «palazzi» vaticani continuano irremovibili la loro battaglia.
( da "Giornale.it, Il"
del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'
La Segreteria di
Stato ha replicato ieri con una nota alla protesta ufficiale presentata dal
governo belga in seguito a una mozione votata dalla Camera dei rappresentanti
di Bruxelles, che aveva definito "inaccettabili" le frasi del
Pontefice sul preservativo e la lotta all'Aids. Le critiche del Belgio sono
state rispedita al mittente. La Segreteria di Stato ricorda che il Pontefice
«ha dichiarato che la soluzione è da ricercare in due direzioni: da una parte
nell'umanizzazione della sessualità e, dall'altra, in una autentica amicizia e
disponibilità nei confronti delle persone sofferenti, sottolineando anche
l'impegno della Chiesa in ambedue gli ambiti. Senza tale dimensione morale ed
educativa la battaglia contro l'Aids non sarà vinta». Nell'articolo che
pubblico oggi sul Giornale, aggiungo che è attesa nelle prossime ore - forse
già a mezzogiorno di oggi - la nomina del nuovo ministro della sanità del
Vaticano: si tratta del sessantenne arcicescovo di Radom (Polonia), Zygmunt
Zimowski, che dal 1983 al
( da "Messaggero, Il"
del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Lunedì 20 Aprile
2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - «Questa crisi economica ci cambierà. E cambierà
anche la politica. A sinistra è finito il tempo della buona retorica e della
leggerezza comunicativa. Tornano in campo parole dure come produzione,
redistribuzione, welfare. Ma la sinistra democratica e liberale ha buoni
strumenti nel suo zaino: l'uguaglianza sarà nei prossimi mesi motore decisivo
della crescita». Pierluigi Bersani sta preparando per giovedì (insieme a
Vincenzo Visco e all'associazione Nens) un convegno con economisti e
intellettuali dal titolo: «Uno sguardo oltre la crisi». «Raccolgo materiali e
li metto a disposizione del Pd» spiega. Non è ancora il tempo del congresso e
Bersani tiene a preservare la tregua interna, necessità assoluta in questa
difficilissima campagna elettorale. Tuttavia ha annunciato la candidatura a
segretario e non intende ritirarla. Giovedì al convegno ci sarà anche il
cardinal Silvestrini: vale come una prima risposta a chi l'ha accusato di
preoccuparsi troppo della rappresentanza della sinistra e poco dell'apporto dei
cattolici. Ma l'uguaglianza ha davvero a che fare con
la crescita economica? «Dal dopoguerra agli anni '80 la crescita fu
accompagnata da una riduzione delle diseguaglianze. Dagli anni '80 ad oggi è
accaduto il contrario. Ma proprio questo meccanismo ha prodotto la crisi. Oggi
non è neppure pensabile tornare a crescere senza un nuovo equilibrio economico
e sociale. Tanto più nel nostro Paese...» La crisi è globale. Non penserà a
soluzioni nazionali? «La crisi è globale, certo. Ma le diseguaglianze in Italia
sono più gravi che altrove, come dicono tutti i centri studi. È da noi che si è
allargata maggiormente la forbice tra i redditi più alti e quelli più bassi.
Sono aumentate anche le distanze tra Nord e Sud, si è ridotta più che altrove
la mobilità sociale e c'è minore scorrimento generazionale. Sono handicap
gravissimi, che pesano sulla nostra capacità di ripresa. Ma possono essere il
punto di partenza del nostro lavoro: è nella ricomposizione di queste fratture
sociali che c'è la maggiore riserva di energia per la crescita». Secondo lei il
governo si sta muovendo bene? «Il governo è immobile. Parla d'altro. Spera che
passi presto la nottata. Ma stavolta non è la solita crisi ciclica. L'inerzia
rischia di farci perdere per sempre attori importanti. Ad esempio: i più
esposti oggi sono proprio gli imprenditori più innovativi, quelli che hanno
investito di recente e che ora si trovano gravati da impegni finanziari.
Bisogna aiutarli. Governare la crisi vuol dire scegliere, darsi delle
priorità». Ma la sinistra è capace di scegliere la mobilità sociale, di puntare
sui giovani rompendo con le corporazioni, insomma di declinare l'uguaglianza
con uno spirito liberale? «Ha già dimostrato di esserne capace. Ora si tratta
di andare avanti. Fedeltà fiscale, nuovo modello di welfare, liberalizzazioni,
scuola e università, politica degli affitti. Ci vuole una grande forza etica e
culturale perché il Paese ha bisogno di un nuovo senso civico dopo 15 anni di
abbattimento delle difese immunitarie». Non rischia di scadere ora nel
moralismo? «Non propongo soluzioni pedagogiche o propagandistiche. La serietà
della politica sta nella concretezza del programma. Dobbiamo dare vantaggi
concreti ai cittadini in regola con il pagamento delle tasse, all'imprenditore
che paga per tempo i fornitori, al gestore del servizio pubblico che soddisfa
gli utenti, al dipendente pubblico che ottiene risultati ottimali. I valori
etici, il senso civico devono diventare programma politico». Forse è anche
quello che vuol dire Tremonti con il suo Dio, Patria e Famiglia. «Di certo per
la destra sta finendo il tempo in cui ha potuto fare entrambe le parti in
commedia. Da un lato è stata paladina delle libertà del liberismo, dunque di
tutti i fattori più dinamici del mercato. Dall'altro ha agitato le paure della
globalizzazione, difendendo particolarismi ed egoismi. Anche la destra ora deve
scegliere». Sui temi etici intanto il Pd rischia il
cortocircuito: tra laici e cattolici si fatica, a dir poco, per trovare un compromesso. «Nel nostro
tempo la questione antropologica ha un valore essenziale. Nessuno può sottrarsi
al confronto sui limiti della scienza e le possibilità dell'uomo. Del resto, i
nostri umanesimi hanno in fondo una matrice cristiana. Un partito però
non può che fondarsi sul principio dell'autonomia e della responsabilità della
politica nelle scelte concrete». È uno dei principi del cattolicesimo
democratico. «Dobbiamo recuperare e dare nuova forza a parole come uguaglianza,
popolare, cattolico-democratico. In queste parole non c'è solo il passato, ma
una parte importante del futuro del Pd. Il nuovismo sembrava una ideologia
moderna, ma proprio la crisi ha dimostrato la sua inconsistenza. Abbiamo
bisogno di un pensiero strutturato, di autonomia politica e culturale, tutto il
contrario insomma del piccolo cabotaggio congeniale solo al pensiero unico». In
questi giorni di emergenza terremoto intanto l'Italia ha sperimentato una forma
di solidarietà nazionale. Può essere preludio di nuovi rapporti con il governo?
«Sul terremoto non si litiga, ma si lavora insieme. Questa è una regola
iscritta nel dna di ogni persona responsabile. Ma siamo già in una fase nuova.
Il governo ha detto che non metterà nuove tasse per far fronte alla prima
ricostruzione. Siamo d'accordo. Ma non accettiamo che vengano prosciugate tutte
le risorse del Fas destinate al Mezzogiorno per i prossimi sette anni. Il
prezzo sarebbe salatissimo, e non solo per il Sud. Se Berlusconi vuole che la
collaborazione continui venga in Parlamento prima di varare il decreto in
consiglio dei ministri. Abbiamo proposte alternative all'azzeramento delle
riserve del Fas. Ma se ci volterà le spalle, si assumerà la responsabilità di
rompere questa solidarietà».
( da "Manifesto, Il"
del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'
FRANCESCHINI «Il 25
aprile Silvio venga in piazza». E lui ci pensa su d. p. ROMA «Io il 25 aprile
sarò nel luogo in cui si ricorda la strage di Onna (un paese vicino L'Aquila
duramente colpito dal terremoto e sessant'anni fa teatro di un episodio della
Resistenza, ndr) e poi sarò alla grande manifestazione di Milano. Voglio
chiedere a Berlusconi di venire con me a Milano per dimostrare che la
Resistenza è ancora un luogo condiviso». Dario Franceschini lancia la sfida al
premier sulla celebrazione della festa della liberazione dell'Italia dal
nazi-fascismo. E quello, che non ha mai partecipato a una cerimonia del genere
né pubblica né ufficiale, stavolta ci fa un pensierino: «Sto riflettendo e
probabilmente il 25 aprile sarò anche io in campo», replica dall'Abruzzo. «Non
ho mai partecipato perché credo ci sia una appropriazione del 25 aprile da parte
di una sola parte politica». Ma stavolta potrebbe fare un'eccezione, visto che
siamo in piena campagna elettorale. E visto che fin qui lo stesso Berlusconi si
è appellato all'unità nazionale di fronte al terremoto in Abruzzo, appello cui
il Pd ha risposto senza battere ciglio. Così Dario Franceschini rischia di
guadagnarsi il discutibile merito di suggerire a Berlusconi la mossa che gli
porterebbe con ogni probabilità nuovi consensi: fin qui il premier ha
dimostrato indifferenza se non peggio verso la ricorrenza. E all'associazione
nazionale dei partigiani non resta che rilanciare l'invito al premier, «così
assolverebbe il suo ruolo di rappresentante dell'istituzione in questa
celebrazione», ha detto il presidente dell'Anpi lombarda Antonio Pizzinato. Intanto
il segretario pro tempore del Pd ieri ha avviato ieri a Roma la campagna
elettorale per i comuni e e le province, di fronte ad una non folta platea di
amministratori e candidati democratici. L'iniziativa, convocata in una teatro
troppo grande degli studios di Cinecittà, alla fine è risultata un mezzo flop.
È stato il battesimo di David Sassoli, giornalista Rai
che ha accettato di fare il capolista Pd alle europee (ha spiegato di essersi
candidato nel Pd «per dimostrare ai salotti che ci siamo»). C'era Debora
Serracchiani, la ragazza terribile che un mese aveva incantato la platea dei
segretari dei circoli Pd, e che per questo è stata prontamente candidata. C'era
anche Stefania Pezzopane, la battagliera presidente della provincia di
L'Aquila, ed ha commosso tutti chiedendo che il dramma abruzzese non sia «il
terreno per speculazioni né per vincere le europee ma per dimostrare serietà,
garbo, coscienza, forza e svolta. Il terreno per far capire che il paese può
cambiare davvero, facendo ciò che andava fatto tanti anni fa». Mancavano invece
i candidati sindaci delle città simbolo delle amministrazioni progressiste,
Matteo Renzi a Firenze e Flavio Delbono a Bologna. Entrambi assenti
giustificati, certo, visto che per entrambi i casi la battaglia è delicata, e
nel caso del capoluogo emiliano la vittoria non è scontata. Franceschini ha
cercato di spronare i suoi: «Non abbiate paura di parole come lotta,
uguaglianza, solidarietà», ha detto. «Se avete una buona proposta, fregatevene se vi dicono che è troppo di sinistra, troppo laica o
troppo cattolica. Nel 2009 se un'idea è buona, questo è quello che conta», ha
detto. Ma l'entusiasmo democratico non è alle stelle, i malumori per le liste
sono parecchi. Prudentemente Franceschini ha sconvocato il 'caminetto' dei big
che si doveva tenere lunedì. «Conosco i miei polli. Ho letto sui
giornali che quella riunione sarebbe stata sulle liste. Non è così, si occuperà
del programma delle europee», ha spiegato. Ma non ha convinto. Il dato è che i
capolista non sono ancora tutti definiti, e gli inviti declinati fin qui sono
parecchi. Da Roberto Saviano a Stefano Rodotà (che ha ricevuto la proposta
quattro giorni fa, rifiutandola subito). E altrettanti sono i candidati
rifiutati, o costretti al ritiro: come Goffredo Bettini, che si è sfilato due
giorni fa provocando un mezzo maremoto. E il sindaco di Bari Michele Emiliano
che ieri, dalle colonne del Corriere della sera, rivelava: «Volevo candidarmi
ma Franceschini ha detto no. Ora il rischio che corre il Pd è un travaso di voti
che si rovesci su Vendola».