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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"  10-20 aprile 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

europee, il pd punta su borsellino e crocetta ( da "Repubblica, La" del 10-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il segretario regionale del Pd è stato invitato ripetutamente a candidarsi durante il vertice di ieri. Genovese farebbe riferimento all´elettorato cattolico ex Margherita diverso da quello laico vicino a Bianco. Dopo Pasqua i primi verdetti. è certo, invece, il passaggio al Pd degli ex parlamentari di Sinistra Democratica Gianni Battaglia,

QUELL'ITALIA CHE CE LA FA ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un giornale aperto è il luogo dell'incontro proficuo tra laici e cattolici. Il luogo della tolleranza e della ragione. Dove si tenta di costruire, piuttosto che distruggere. Che sta dalla parte del Paese. Non contro. E ambisce a rappresentare quell'Italia che ce la fa, come quella di questi giorni di passione in Abruzzo.

Il ministro, Bossi e Calderoli incontrano il cardinale Scola ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Scola aprì con una lectio magistralis la manifestazione «Cattolici e laici per un Popolo della libertà», nel marzo scorso a Riva Del Garda. Nell'incontro, come riferisce la Lega, Bossi e il patriarca hanno affrontato «in una lunga e ampia disamina lo stato e il futuro delle riforme in cantiere, con particolare attenzione per il federalismo fiscale e demaniale».

Della Vedova con Fini. Gasparri si arrabbia ( da "Manifesto, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Con tutto il rispetto per le sue opinioni il Popolo della Libertà non è nato come partito relativista e agnostico, ma come partito che nella sua responsabilità laica di costruttore di politica, è ben consapevole dei valori culturali, cattolici e identitari che sono alla base dell'identità italiana. Vita, famiglia, Nazione e identità sono nostri principi cardine».

Letta e il progetto Centro Sì dai teodem. Fioroni frena ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: amalgama fra laici e cattolici finisce. Si vedrà tra giugno e ottobre...». Rutelli invece, che a fine febbraio fu a Todi con Casini e Letta a discutere di nuove alleanze, che viene sempre citato da Casini fra i suoi punti di riferimento nel Pd, da qualche tempo tace, anzi loda le prese di posizione di Franceschini sull'ambiente e sul lavoro.

Il Pdl e l'etica Della Vedova sotto tiro ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Più netto il sottosegretario Carlo Giovanardi: «Non siamo i Radicali». Smorza i toni il presidente dei deputati Pdl, : «Il Pdl si fonda sulla collaborazione tra laici e cattolici». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

MEDITAZIONE. OGGI ALLE 18, DA SEMI DI SOLE, VIA MARTUCCI 8, INCONTRO DI MEDITAZIONE NELL'ATMOSF... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stato per vent'anni parroco a San Giovanni in Laterano a Milano. Ha iniziato a lavorare come responsabile femminile dell'azione cattolica, ed ha continuato nella sua attività di ascolto ed accoglienza. Libro. Mercoledì alle 18 da Feltrinelli libri e musica, piazza dei Martiri, Bruno Jossa presenta il libro «L'impresa democratica»

Così si discute della fine dell'America cristiana, ammesso che sia finita ( da "Foglio, Il" del 11-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: importante è che oggi non è il più la costa nord occidentale degli Stati Uniti, tradizionalmente più libertaria e anarchica, a essere l?epicentro laico del paese, ma quella nord orientale, ovvero il pilastro religioso degli Stati Uniti da ben prima della loro fondazione. I numeri calanti Il numero calante degli americani cristiani, scrive Newsweek, non significa necessariamente che l?

"Uniti per vincere Il caso Omegna? Solo un incidente" ( da "Stampa, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La componente cristiano cattolica è senza dubbio maggioritaria ma c'è spazio anche per una forte presenza laica come quella dei socialisti. La collocazione internazionale nel Partito popolare europeo parla da sola». Avete due sedi, gli ex uffici di Forza Italia e An, a Verbania: quale diventerà quella ufficiale?

il primo funerale con vescovi e imam ( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: avvenuto in Abruzzo per la prima volta in un funerale di Stato, alla presenza delle più alte cariche della Repubblica e, per la parte cattolica, del Segretario di Stato vaticano. I simboli sono importanti e l´immagine dell´imam Mohammed Nour Dachan, con il suo mantello nero e il suo berretto bianco, che non mormora preghiere in silenzio, ma si rivolge alla folla con pari dignità,

Gli Illuminati in concerto ( da "Corriere della Sera" del 12-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 2009 - pag: 12 CIRCOLO DEGLI ARTISTI Gli Illuminati in concerto Stasera gli eventi multimediali di «Wi-Fi Art». Domani, alle ore 17.30 concerto degli Illuminati di Pier Paolo De Juliis e del polistrumentista Tiziano Tarli. La band propone un repertorio di musica religiosa arrangiata secondo i moderni canoni della moda beat.

Il percorso dell'etica protestante ( da "Manifesto, Il" del 13-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sembra che non esistano che l'etica cattolica e quella laica, in eterna discussione fra le due sponde del Tevere, come amava dire Spadolini. Perciò prezioso e necessario il volume «Etica protestante» a firma di Sergio Rostagno (Cittadella Editrice). Il sottotitolo è già significativo: «Un percorso».

Gli sforzi del Pdper trattenerela teodem Binetti ( da "Secolo XIX, Il" del 14-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mentre il Pd fa i conti con i mal di pancia di una parte dei suoi cattolici moderati ed Enrico Letta chiede da tempo «più riformismo» a Franceschini, ieri l'ex ministro per la Pari opportunità Barbara Pollastrini invitava il Partito democratico (di cui è parlamentare) ad essere «più laico» Questione di sintesi.

atei e cattolici a confronto da spinoza a scalfari ( da "Repubblica, La" del 14-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sul rapporto tra cultura laica e religione con spessore di riferimenti e l´ordinato lavoro di congiunzione tra pensieri diversi, «selezionati con una scelta di campo radicale», spiega Adriana Martino, «seguendo il filone illuminista». Si parte da quel pilastro che è Spinoza, poi Dostoevskij, Nietzsche, mettendoli a confronto con studiosi di oggi,

il rilancio delle ong: per trovare i soldi comprare meno armi ( da "Repubblica, La" del 14-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che comprende 163 sigle di volontariato laiche e cattoliche. Perché no al 5 per mille, come suggerisce il governo? «Ma come si fa a non essere d´accordo con quello che lo Stato fa per le zone terremotate? Il governo, però, è mosso da una cultura sbagliata che non tiene conto delle reali esigenze di chi vive nel bisogno, senza fare dare di più a chi ha di più.

Don Mazzolari? Un padre del Pd ( da "Stampa, La" del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il viaggio del segretario del Pd a Bozzolo aveva lo scopo di rilanciare i valori che accomunano cattolici e laici: «Don Primo - ha ricordato Franceschini - diceva che il comunismo ha commesso errori evidenti ma che c'era, in chi credeva in quell'idea, una domanda di giustizia. Disse quelle cose 25 anni prima di Moro e 40 prima dell'esperienza dell'Ulivo.

Poi sono arrivati gli alieni, i baccelloni... . Valerio Magrelli ritorna su questa immagine ext... ( da "Unita, L'" del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ho pensato che la fusione tra laici e cattolici si potesse fare. Pensavo di unirmi a cattolici degasperiani, quelli per i quali la fede è fatto personale ed è distinta dalla laicità dello Stato. E invece sono arrivati gli ultracorpi, i baccelloni...». Ha detto addirittura: c'è stata un'infiltrazione batteriologica.

Franceschini e don Mazzolari: nel comunismo giustizia sociale ( da "Corriere della Sera" del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: don Mazzolari sintesi della «cultura cattolica, laica, di sinistra e liberale ». Il viaggio a Bozzolo è un ritorno alle origini per ricevere lo slancio verso il futuro. Franceschini ricorda Zaccagnini che, da poco segretario della Dc, qui fece nel gennaio del '76 un discorso importante «di rottura»: «È a Bozzolo che diventò Zac per noi giovani dc.

Il Pd stia in guardia. Di Pietro... ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il laicismo che si contrappone alla tradizione del Paese non ha parole per la sofferenza e per la morte o le ha solo per la scelta della morte come evento senza senso. Qualcosa cambia nella politica italiana. Si accentua il ruolo del governo che deve affrontare non più soltanto la crisi dell?

Bye, bye Pd Parte in Liguria la scissione dei democratici ( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il ragionamento è piuttosto esplicito, creare un movimento regionale di centro che guardi a sinistra e che possa essere punto di riferimento diretto per cattolici e laici moderati. Non per niente (...) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

DONATELLA TROTTA SCAVARE. E SCOVARE. TUFFARSI NELL'AVVENTURA DELL'ESISTENZA SEN... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Associazione Laici e Gesuiti per Napoli onlus e con il patrocinio dell'Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici -, la relazione. Ma anche lo sconfinamento (tra discipline, linguaggi, generi, appartenenze, generazioni e ottiche differenti, tra credenti e non credenti): due parole chiave che connotano fortemente la testimonianza incarnata da don Casati,

Noi puntiamo sull'esperienza del candidato ( da "Stampa, La" del 16-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cita don Mazzolari «come incontro fra i riformisti laici e cattolici». La colazione deve stare dalla parte dei più deboli, dei più poveri: «Si deve dare ancora fiducia a Vedovato che garantisce la libertà di pensare e la passione di fare le cose col cuore».\

mambo Il Sud, un'idea di sinistra ( da "Riformista, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: operazione più robusta di ricollocazione del suo mondo sposando tutte le battaglie laiche un tempo patrimonio della sinistra. Dall'altro lato attorno a Berlusconi si raduna una cultura del fare che sta diventando una vera e propria ideologia che corregge il propagandismo del passato e dà linfa ad una classe dirigente di governo.

Il laico Manconi pro Binetti: il Pd non può farne a meno ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma tra noi distanze siderali» Il laico Manconi pro Binetti: il Pd non può farne a meno MILANO «Mi batto perché la Binetti possa esprimere il proprio pensiero, che nel Pd è di assoluta minoranza. Non perché lei rimanga se la sua volontà è di andare altrove, persino in un partito di profonda ispirazione pagana come il Pdl».

VITA MIA ( da "Stampa, La" del 17-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La regia dell'evento sarà assicurata da esponenti laici e cattolici. Il nostro obiettivo è quello di creare un ambiente obiettivo e neutrale in cui tutti possano esprimersi e confrontarsi liberamente. Rispetto a un anno fa molte cose sono cambiate. La vicenda di Eluana Englaro ha occupato per mesi le prime pagine.

Una famiglia allargata come antidoto al pensiero dominante ( da "Manifesto, Il" del 17-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: avere voce una posizione cattolica come quella di Paola Binetti, perché il suo pensiero, «sideralmente lontano» da quello di laici come l'autore, «su alcune problematiche etiche solleva questioni controverse» che non possiamo né dobbiamo ignorare; perché la sua posizione fa parte «di una complessiva cultura democratica che non può essere mutilata o censurata in alcuna sua componente»

Benedizione negata nelle aule della scuola ( da "Stampa, La" del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Mi è stato negato il permesso perchè la scuola è un'istituzione laica - dice don Salvatore -. Mi ha sorpreso anche se c'erano già stati dei precedenti». In questi giorni Di Piano è assente; tornerà lunedì. Ma l'episodio, che sembrava destinato a restare nei confini di Pogno, ha finito con l'assumere una valenza più ampia.

Illuminazione pubblica, l'efficienza costa duecentomila euro all'anno ( da "Stampa, La" del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: IMPIANTO Illuminazione pubblica, l'efficienza costa duecentomila euro all'anno Duecentomila euro all'anno. E' la cifra che, in media, il Comune spende per la revisione dell'impianto di illuminazione pubblica della città. In questo piano sono compresi 6300 lampioni di cui tre mila acquisiti dalla Compagnia Valdostana delle Acque dal 1°

"un conflitto con uno stato sovrano è un colpo al dialogo con i laici" - michele smargiassi ( da "Repubblica, La" del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Esteri Parla Padre Enzo Bianchi: a volte l´intransigenza cattolica può alimentare l´anticlericalismo "Un conflitto con uno Stato sovrano è un colpo al dialogo con i laici" Spesso noi credenti fatichiamo a spiegarci sui temi dell´etica. Ma qui vedo una sordità precostituita MICHELE SMARGIASSI «I "giorni cattivi" del dialogo diventano più cattivi�».

ROMA Apparentemente, solo apparentemente, il "caso Bettini" è l'ennesim... ( da "Messaggero, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: rimane un partito con qualche memoria laica. Niente, il parto rimane difficile tanto che Dario Franceschini ha deciso di convocare un'altra volta il cosiddetto "caminetto" per lunedì sera per definire capilista e candidature assieme a D'Alema, Rutelli, Marini e gli altri. Il piano di Franceschini si va delineando: la sua linea non è quella del "dàgli al diessino"

BRUXELLES - Per ora non vogliamo reagire . Il governo belga si trincera dietro un... ( da "Messaggero, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici ma dove lo Stato resta fermamente laico - i temi sociali sono molto sentiti. «Qui non si tratta del Papa come capo spirituale, ma del Papa come capo di uno Stato che ha dei rappresentanti diplomatici e con il quale è giusto poter avere un rapporto diplomatico, soprattutto dal momento in cui con le dichiarazioni sui preservativi rischia di rimettere in discussione una serie

( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sono un cattolico laico, trovo le risposte più convincenti nella mia religione». Nel missionario Carlo c'è qualcosa di lei? «Va a saperlo. Certo, ho studiato Storia delle religioni all'università di Roma. Non avessi fatto l'attore, magari sarei finito all'Istituto storico e religioso della Sapienza.

RIAFFERMARE IL DIRITTO ALLA VITA, SOLLECITANDO UNA LEGGE CHE FACCIA CHIAREZZA: COSì IL MONDO CA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sollecitando una legge che faccia chiarezza: così il mondo cattolico, scientifico e giuridico, ieri a Santa Maria La Nova, al dibattito promosso dal movimento cristiano lavoratori. «È importante - esordisce monsignor Raffaele Ponte, vicario episcopale per i laici - ribadire la sacralità della vita umana.

Il vescovo polacco Zimowski nuovo ministro della salute ( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Educazione cattolica, e Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in Varie Commenti ( 2 ) » (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi) Quando sarà pubblicata la terza enciclica di Benedetto XVI?

La lunga maratona per discutere del testamento biologico con esponenti laici e cattolici ( da "Stampa, La" del 19-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: testamento biologico con esponenti laici e cattolici Uno dei cardini di Biennale Democrazia, uno dei temi più forti e dibattuti, sarà quello del testamento biologico. Argomento di stretta e dilaniante attualità, soprattutto dopo la vicenda che ha riguardato Eluana Englaro e i provvedimenti di legge che, in seguito, sono approdati in Parlamento e potrebbero essere discussi a breve.

Tarditi, la "ricetta delle erre" per la corsa a Palazzo Natta ( da "Stampa, La" del 19-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico ma non laicista. Siamo partiti dalla base nel rispetto del territorio. VOgliamo che i Comuni partecipino fattivamente alle decisioni della Provincia. Intendiamo partecipare a tutte le future campagne elettorali che verranno». Tarditi e il territorio: «Il Cim registra un debito pauroso, chi ne ha la responsabilità non può andare ad occupare un ruolo in ente politico.

L'Olanda passa al Belgio la bandiera della laicità ( da "Corriere della Sera" del 19-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il Belgio è sì un Paese ufficialmente cattolico, e però nei fatti è anche molto progressista, e ci tiene a dimostrarlo con le sue leggi. Mentre l'Olanda, nazione protestante, ha fama di laica ma è molto più religiosa della maggior parte dei Paesi cattolici». E l'antica cultura liberale degli olandesi?

Il 25 aprile Silvio venga in piazza . E lui ci pensa su ( da "Manifesto, Il" del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fregatevene se vi dicono che è troppo di sinistra, troppo laica o troppo cattolica. Nel 2009 se un'idea è buona, questo è quello che conta», ha detto. Ma l'entusiasmo democratico non è alle stelle, i malumori per le liste sono parecchi. Prudentemente Franceschini ha sconvocato il 'caminetto' dei big che si doveva tenere lunedì.

Testamento biologico e dissenso cattolico ( da "Manifesto, Il" del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: biologico e dissenso cattolico Filippo Gentiloni Ancora il testamento biologico: è su questo che si sta concentrando l'eterno confronto fra i laici e i cattolici nel nostro paese. Confronto, ma anche scontro. E la stessa classica distinzione fra laici e cattolici in questo caso fa acqua: anche molti cattolici la pensano laidamente e si differenziano dalle posizioni della gerarchia.

Il vescovo polacco Zimowski nuovo ministro della salute. ( da "Giornale.it, Il" del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica, e Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in Varie Commenti ( 10 ) » (5 votes, average: 3.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi) Quando sarà pubblicata la terza enciclica di Benedetto XVI?

ROMA - Questa crisi economica ci cambierà. E cambierà anche la politica. A s... ( da "Messaggero, Il" del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sui temi etici intanto il Pd rischia il cortocircuito: tra laici e cattolici si fatica, a dir poco, per trovare un compromesso. «Nel nostro tempo la questione antropologica ha un valore essenziale. Nessuno può sottrarsi al confronto sui limiti della scienza e le possibilità dell'uomo. Del resto, i nostri umanesimi hanno in fondo una matrice cristiana.

. E lui ci pensa su ( da "Manifesto, Il" del 20-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fregatevene se vi dicono che è troppo di sinistra, troppo laica o troppo cattolica. Nel 2009 se un'idea è buona, questo è quello che conta», ha detto. Ma l'entusiasmo democratico non è alle stelle, i malumori per le liste sono parecchi. Prudentemente Franceschini ha sconvocato il 'caminetto' dei big che si doveva tenere lunedì.


Articoli

europee, il pd punta su borsellino e crocetta (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Palermo Europee, il Pd punta su Borsellino e Crocetta La direzione regionale indica i nomi: in lizza anche Bianco, Tripi e Genovese Rita Borsellino, Rosario Crocetta, Italo Tripi, Enzo Bianco e Francantonio Genovese. Sono i cinque nomi sui quali si è concentrata la direzione regionale del Partito democratico che si è riunita ieri mattina. Nomi da schierare alle prossime elezioni europee, in risposta all´appello del segretario nazionale Dario Franceschini che ha chiesto «liste forti» in tutti i collegi. La Borsellino darà la risposta dopo Pasqua ma vuole fare un approfondimento, fa sapere, per capire la prospettiva della sua candidatura al di là delle europee. E sarà ancora una volta il suo movimento, Un´Altra storia, ad aiutarla sulla decisone da prendere. Peserà anche il clima interno al Pd siciliano, perché la Borsellino non vuole che la sua candidatura possa diventare oggetto di scontro. Rosario Crocetta in teoria dovrebbe restare fuori dai giochi dato che Franceschini ha deciso di non candidare chi guida amministrazioni locali, come i sindaci. Ma potrebbe arrivare una deroga per il primo cittadino di Gela, sponsorizzato da Giuseppe Lumia. Ipotesi confermata dal portavoce nazionale Andrea Orlando, presente alla direzione regionale. Se Crocetta è pronto a candidarsi, la stessa cosa non si può dire di Enzo Bianco che, nonostante venga indicato da tempo tra i big in pista, ha fatto sapere ai suoi che il sì non è scontato. Anche lui, come la Borsellino, si prenderà le vacanze pasquali per decidere. Italo Tripi, invece, si consulterà con il sindacato che dirige. Il segretario regionale della Cgil gareggerebbe solo a condizione che la sua non sia una candidatura di ripiego. Il problema è che Tripi avrebbe un elettorato in parte simile a quello della Borsellino e di Crocetta. Pescherebbero tutti dallo stesso bacino rischiando di danneggiarsi. Di ambiente diverso è invece l´elettorato dal quale pescherebbe Francantonio Genovese. Il segretario regionale del Pd è stato invitato ripetutamente a candidarsi durante il vertice di ieri. Genovese farebbe riferimento all´elettorato cattolico ex Margherita diverso da quello laico vicino a Bianco. Dopo Pasqua i primi verdetti. è certo, invece, il passaggio al Pd degli ex parlamentari di Sinistra Democratica Gianni Battaglia, Antonio Rotondo, e del sindacalista ed ex segretario della funzione pubblica Cgil Angelo Lomaglio che ieri hanno formalizzato l´adesione. Sulla scia si inserisce anche Accursio Montalbano, ex Sdi della componente Angius, che ha dato la sua disponibilità e nelle prossime settimane definirà il suo passaggio. m. l.

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QUELL'ITALIA CHE CE LA FA (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Prima Pagina data: 10/04/2009 - pag: 1 UN PAESE E IL RUOLO DI UN GIORNALE QUELL'ITALIA CHE CE LA FA di FERRUCCIO DE BORTOLI N ei momenti di dolore collettivo si scoprono immagini indelebili di solidarietà, efficienza e unità d'intenti del nostro Paese. Due su tutte: la dignità e la compostezza di chi ha perduto sotto le macerie un familiare, la generosità di tanti volontari anonimi. In realtà, non dovremmo assolutamente sorprenderci, come facciamo in questi giorni. Il Paese non si trasforma, non si scopre diverso. Mostra solo alcune delle sue tante qualità. Lo spirito italiano, quello vero, è ben descritto dagli inviati del Corriere. E ci si accorge che l'informazione è utile, necessaria. Non dovremmo stupircene. Insieme alle notizie circolano i sentimenti, le emozioni. Ci si sente tutti parte di una comunità. Ma i media non svolgerebbero fino in fondo il proprio compito se non denunciassero le tante incurie, le leggi inapplicate, le costruzioni colpevolmente fuori norma. E se non continuassero, anche quando l'emergenza sarà finita, a diffondere quella cultura della prevenzione e della manutenzione che misura il nostro livello di civiltà. Basta l'esempio di questi giorni drammatici per descrivere la funzione pubblica di un buon giornale. Su carta e online. Onesto, serio e costruttivo. Com'è il Corriere della Sera, un'autentica istituzione di garanzia del Paese, che da oggi sarà firmato da chi scrive. L'impegno con i lettori, in estrema sintesi, è proprio questo. Il nostro è un giornale aperto. Nel quale le idee si confrontano e si rispettano. Ma noi siamo dei moderati, sottolineo moderati, orgogliosi della nostra tradizione. E della nostra indipendenza. Un giornale aperto è il luogo dell'incontro proficuo tra laici e cattolici. Il luogo della tolleranza e della ragione. Dove si tenta di costruire, piuttosto che distruggere. Che sta dalla parte del Paese. Non contro. E ambisce a rappresentare quell'Italia che ce la fa, come quella di questi giorni di passione in Abruzzo. Consapevole dei suoi mezzi. Che produce, investe, studia; si rimbocca le maniche ed è orgogliosa di quello che crea. E va non solo informata correttamente ma anche rappresentata. Difesa. Un giornale moderno è anche uno specchio dell'identità di chi lo legge. Il Corriere giudica sui fatti (e qualche volta può sbagliarsi), ma non sta pregiudizialmente con nessuno. Se fosse stato sempre al servizio di qualcuno (anche dei suoi azionisti) non avrebbe mai potuto svolgere il ruolo storico che gli è proprio. Non avrebbe mai potuto anticipare gran parte delle scelte di civiltà e progresso del Paese, le aperture all'Europa, al libero mercato. Paolo Mieli, a cui succedo per la seconda volta, questi valori li ha conservati in una fase difficile nel rapporto fra informazione e potere. Gli va reso merito. Mieli continuerà a scrivere sul suo giornale. Qui mi fermo. E cambio registro. Vorrei trattare in breve due temi. Primo: perché un'informazione libera, indipendente e responsabile fa bene alla democrazia? Non è una domanda retorica. CONTINUA A PAGINA 40

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Il ministro, Bossi e Calderoli incontrano il cardinale Scola (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Politica data: 10/04/2009 - pag: 21 Il patriarca di Venezia Il ministro, Bossi e Calderoli incontrano il cardinale Scola ROMA Una benedizione pasquale ma anche un incontro politico. Perché la folta delegazione Umberto Bossi, Roberto Calderoli, Giulio Tremonti e Aldo Brancher che ha incontrato ieri il patriarca di Venezia Angelo Scola, ha discusso dei temi più caldi del panorama politico: il dopo-terremoto con la macchina dei soccorsi in Abruzzo, la crisi economica nazionale e internazionale, la bioetica, i temi della famiglia e della scuola e il federalismo. L'incontro con i quattro esponenti del centrodestra è durato oltre un'ora. Scola aprì con una lectio magistralis la manifestazione «Cattolici e laici per un Popolo della libertà», nel marzo scorso a Riva Del Garda. Nell'incontro, come riferisce la Lega, Bossi e il patriarca hanno affrontato «in una lunga e ampia disamina lo stato e il futuro delle riforme in cantiere, con particolare attenzione per il federalismo fiscale e demaniale». Patriarca di Venezia Il cardinale Angelo Scola, 68 anni, teologo, è nato a Malgrate (Lecco)

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Della Vedova con Fini. Gasparri si arrabbia (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 11-04-2009)

Argomenti: Laicita'

A DESTRA Della Vedova con Fini. Gasparri si arrabbia «Fini è stato molto bravo a fare capire a tutti di non volere fare il capo-corrente di An in dialettica col premier: ha scommesso sulla creazione non della sua leadership, ma di un moderno profilo politico del Pdl». Lo sanno tutti che il radicale nel Pdl Benedetto della Vedova è ormai tra gli amici più cari del presidente della Camera. Ma ieri è stato lui stesso a spiegare le ragioni di questa stima in un'intervista al quotidiano Liberal: «La linea di Fini è molto più aderente a quella del Ppe rispetto a quanti pensano ad un Pdl come partito della vita contro un presunto partito della morte, della famiglia contro le coppie di fatto e gli omosessuali, dell'identità cristiana contro quella multietnica e multireligiosa». Della Vedova rilancia il modello del «big-tent party», un partito tendone «sotto il quale ci sono persone con opinioni e sensibilità diverse». L'ex-ex migliore amico di Fini, Maurizio Gasparri, si è arrabbiato moltissimo: «Sorprendono i toni delle parole di Della Vedova e la sua interpretazione laicista e anticattolica di talune prese di posizione. Con tutto il rispetto per le sue opinioni il Popolo della Libertà non è nato come partito relativista e agnostico, ma come partito che nella sua responsabilità laica di costruttore di politica, è ben consapevole dei valori culturali, cattolici e identitari che sono alla base dell'identità italiana. Vita, famiglia, Nazione e identità sono nostri principi cardine».

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Letta e il progetto Centro Sì dai teodem. Fioroni frena (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Politica data: 11/04/2009 - pag: 19 Scenari E Casini: va scardinato il bipolarismo Letta e il progetto Centro Sì dai teodem. Fioroni frena ROMA Da una parte c'è Enrico Letta, che scrive un libro per dire al Partito democratico di guardare al Centro moderato, perché i poli non sono due, ma tre: progressista, moderato, popu-- lista (Pdl). Dall'altra c'è Pier Ferdinando Casini, che si appassiona: «Non capisco, proprio non capisco perché Formigoni, Pisanu, Letta e Rutelli non militino nello stesso partito...». In mezzo, i malumori di certi settori cattolici del Pd: Franceschini che va alla manifestazione Cgil, la candidatura di Cofferati, il partito piegato troppo a sinistra. Ci saranno esodi, abbandoni? Partiamo da qui. Paola Binetti, che procurò molti pensieri anche al governo Prodi, è la più rappresentativa dei democratici devoti ( teodem). È ancora scontenta: «Le dimissioni di Veltroni erano l'inizio del progetto di spostamento a sinistra del partito. Adesso sono stati candidati Cofferati e Bettini. E i nostri candidati per l'Europa quando arrivano? Franceschini è diventato segretario con un preciso mandato: garantire il pensiero Ds». Quindi? «Io vorrei, al contrario, che Pd e Udc si attrezzassero per una collaborazione efficace e di governo». Vi preparate a uscire dal partito? «Va prima verificato che il nuovo Centro abbia la forza per incidere...». Un altro teodem come Enzo Carra parla del disagio degli ex Dc nel partito: «Già adesso il Pd può fare a meno di me e di altri come me. Se poi un giorno sarà guidato da qualcuno che viene dalla tradizione marxista, l'idea dell'amalgama fra laici e cattolici finisce. Si vedrà tra giugno e ottobre...». Rutelli invece, che a fine febbraio fu a Todi con Casini e Letta a discutere di nuove alleanze, che viene sempre citato da Casini fra i suoi punti di riferimento nel Pd, da qualche tempo tace, anzi loda le prese di posizione di Franceschini sull'ambiente e sul lavoro. In attesa. Poi, ci sono gli altri cattolici, gli ex popolari, i più genuini sostenitori dell'idea del Pd. Al fianco di Veltroni, e ora di Franceschini. Spiega Giuseppe Fioroni: «Dobbiamo andare avanti con il progetto iniziale. Non fare un partito di classe né un partito moderato. Dobbiamo essere interclassisti, come era la Dc. Tenere come faro il bene comune, la persona, non l'individuo». Letta non andrà via? «Letta non vuole andare via. Per evitare ogni esodo dobbiamo perseguire la sintesi fra cattolici e laici. Poi, faremo le alleanze con chi condivide i nostri programmi». Sull'altro fronte, quello della tradizione marxista, Nicola Latorre, anima dalemiana che vorrebbe sentire considerato il suo proprio pensiero, è pure convinto che le riflessioni di Letta non siano la preparazione all'uscita dal Pd: «Certo, dobbiamo essere capaci di non tirare tutta a sinistra l'idea del Pd. Esempio: io condivido la battaglia della Cgil, ma non avrei partecipato alla manifestazione ». Casini, intanto, continua con la sua pressione leggera, non invasiva: «È chiaro che io e Letta abbiamo posizioni molto vicine. Contro il veterosindacalismo, per la modernizzazione del Paese. Ma prima di uscire dal Pd lui e gli altri devono fare la battaglia all'interno, sono pur sempre fra i fondatori». Casini va avanti sul suo progetto, «un Centro che scardini il finto bipolarismo ». Dice che «l'alternativa imperniata sul Pd è un'assicurazione sulla vita per Berlusconi. Oggi il Pd è in corsa per recuperare Rifondazione... ». Il sogno del ritorno al Centro: «Senza un Centro forte non c'è alcuna alternativa possibile. Penso a una nuova fase, partito nuovo con nuovi dirigenti». Roberto Rao, deputato e portavoce di Casini, è sicuro che «il Big Bang ci sarà dopo le elezioni europee. Se l'Udc avesse un buon risultato e il Pd cattivo, i cattolici potrebbero prendere in mano il partito e finirebbe così l'eterno diritto di veto di D'Alema & company». E Bruno Tabacci: «Sì, Letta è arrivato alle stesse conclusioni mie e di Casini. Può dialogare con Bersani, ma non chiedetegli che sia il suo leader. E Cofferati non può essere un suo candidato. Nè il Pse il suo gruppo. Franceschini tenta un'impresa disperata, al di là delle sue capacità, ma la fusione a freddo del Pd è già fallita. Molti ex Dc si chiedono cosa stanno a fare lì dentro e perfino Prodi ormai ha dei dubbi che il suo Pd sia realizzabile in Italia». Al quartier generale Pd si ostenta tranquillità: «Letta non lascerà il Pd. Casini strizza sempre l'occhio ai cattolici. Nessuna novità. E noi non abbiamo perso voti al Centro negli ultimi mesi... », dice Piero Martino, deputato fedelissimo del segretario. Andrea Garibaldi

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Il Pdl e l'etica Della Vedova sotto tiro (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 87 del 2009-04-11 pagina 12 Il Pdl e l'etica Della Vedova sotto tiro «Sbaglia linea» di Fabrizio Cicchitto Qualche polemica in casa Pdl dopo un'intervista di Benedetto Della Vedova al quotidiano «Liberal», in cui rilanciava la sua idea di Pdl come «partito aperto, opposta a quella di chi vorrebbe costruire un partito mono-etico sulle posizioni di Papa Ratzinger». Le risposte non si sono fatte attendere. «Sorprendono i toni di Della Vedova e la sua interpretazione laicista e anticattolica. Il Pdl non è un partito relativista e agnostico». Più netto il sottosegretario Carlo Giovanardi: «Non siamo i Radicali». Smorza i toni il presidente dei deputati Pdl, : «Il Pdl si fonda sulla collaborazione tra laici e cattolici». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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MEDITAZIONE. OGGI ALLE 18, DA SEMI DI SOLE, VIA MARTUCCI 8, INCONTRO DI MEDITAZIONE NELL'ATMOSF... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2009)

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Meditazione. Oggi alle 18, da Semi di sole, via Martucci 8, incontro di meditazione nell'atmosfera di Pasqua, proiezione del video «Il sorriso del saggio» di Raimundo Pannikar. In conclusione te, tisane, dolci e rustici. Spettacolo. «I Fatebenefratelli story» è il titolo dei due spettacoli che Edo e Gigi Imperatrice terranno al teatro Bolivar di Mater Dei domani alle 21 e lunedì alle 19. Saranno affiancati da Marisa Carluccio, accompagnata al piano da Franco Farina. Medici. L'associazione medici ex dirigenti Cardarelli presieduta da Renato Cimino ha organizzato una visita guidata alla Fondazione Mondragone che ospita il Museo del Tessile e dell'Abbigliamento. L'appuntamento è per mercoledì alle 10.15 all'ingresso della Fondazione in piazzetta Mondragone . Incontro. Mercoledì alle 19 presso la sezione San Luigi della Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale, via Petrarca 115, appuntamento con don Angelo Casati che chiude il secondo ciclo degli «Incontri con i protagonisti dell'arte». Don Angelo Casati, chiamato dal cardinale Martini, è stato per vent'anni parroco a San Giovanni in Laterano a Milano. Ha iniziato a lavorare come responsabile femminile dell'azione cattolica, ed ha continuato nella sua attività di ascolto ed accoglienza. Libro. Mercoledì alle 18 da Feltrinelli libri e musica, piazza dei Martiri, Bruno Jossa presenta il libro «L'impresa democratica» (Carocci) nel quale si analizza come le cooperative di produzione siano imprese che capovolgono il rapporto capitale-lavoro e, come tali, possono essere definite socialiste, pur restando imprese di mercato. Intervengoo Adriana Buffardi e Massimo Villone. Modera Alfonso Ruffo. Studi filosofici. Mercoledì alle 16 nella sede dell'Istituto italiano per gli Studi filosofici, in via Monte di Dio 14, con una lezione sul tema: «Fra assoluto e particolare: il concetto di individuo», tenuta da Ernesto Paolozzi, dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, avrà inizio la serie di seminari sul tema: «Individualità, libertà, etica della responsabilità». Avvocati. Mercoledì alle 14, presso la biblioteca di Castel Capuano «Alfredo De Marsico», il Consiglio dell'ordine degli avvocati e il sindacato forense per le riforme, affrontano il tema del testamento biologico, «Analisi giuridiche per soluzioni condivise» e dei rapporti tra mondo laico e religioso. Sono previsti gli interventi del presidente Francesco Caia, del presidente della biblioteca Flavio Zanchini, dell'avvocato Luigi Iossa. Intervista. Sabato alle 18, al salone Bottiglieri di Palazzo Sant'Agostino a Salerno, l'associazione Il Riformista organizza un incontro-dibattito su «Napoli siccome immobile», il libro-intervista del giornalista Claudio Scamardella al filosofo Aldo Masullo (Guida editore). Intervengono: Andrea Manzi, vicedirettore del Roma, Angelo Giusto, consigliere regionale, Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno. Presiede Luciano Pignataro. Presenti gli autori.

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Così si discute della fine dell'America cristiana, ammesso che sia finita (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 11-04-2009)

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11 aprile 2009 Da Newsweek all'Economist Così si discute della fine dell'America cristiana, ammesso che sia finita Due saggi sullo stato della fede ai tempi di Obama, ma finché il presidente dice "God bless" l'Europa resta lontana. L'atmosfera religiosa del paese New York. La crisi economica e le grandi questioni di sicurezza internazionale tengono sempre banco in America, anche se un gradino sotto la finale del campionato universitario di basket vinta lunedì dalla North Carolina, ma un osservatore esterno non può fare a meno di notare, oggi come nell’Ottocento di Alexis de Tocqueville, “l’atmosfera religiosa del paese” accompagnata da “dubbi profondi e indifferenza” nei confronti della fede. La religione e la libertà di professarla sono elementi fondamentali della società americana di ogni epoca, codificati nel Primo emendamento della Costituzione. Questa settimana, con il presidente Barack Obama in Europa e in Iraq, la copertina di Newsweek è dedicata a un lungo saggio del suo direttore, Jon Meacham, dal titolo “Declino e caduta dell’America cristiana”. Ieri, invece, il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo di un collega di Meacham, il direttore dell’Economist John Micklethwait che, con il capo della redazione di Washington Adrian Wooldridge, ha scritto un articolo per confutare la tesi di Newsweek. Il duo dell’Economist – attento osservatore delle cose americane che ha appena scritto “God is back”, Dio è tornato – sostiene che malgrado il declino della religione sia stato annunciato ancora una volta, nella realtà “Dio non è ancora morto”. La tesi di Meacham su Newsweek è meno ultimativa del titolo del saggio: il cristianesimo, scrive il direttore del settimanale, non sta morendo, anzi resta una forza vibrante per miliardi di fedeli e la notizia della sua morte è certamente esagerata, ma ci sono segnali ben visibili sia ai credenti sia agli atei che oggi l’America sia un paese decisamente meno cristiano di un tempo, anche solo rispetto a cinque anni fa, quando il film in aramaico di Mel Gibson sulla passione di Cristo ha sbancato i botteghini. In questi anni, scrive Newsweek, è cambiato qualcosa soprattutto sul fronte politico. Il Dio cristiano non è morto, ma rispetto al passato è una forza meno influente nella politica e nella cultura, anche se ancora molto superiore a ciò che accade nel panorama europeo: “Rimaniamo una nazione formata dalla fede religiosa – scrive Meacham – ma la nostra politica e la nostra cultura sono meno influenzate dai movimenti e dalle tesi più esplicitamente cristiane”. Il direttore di Newsweek cita i dati di una recente ricerca secondo cui, dal 1990 a oggi, il numero di chi dice di non appartenere a nessuna affiliazione religiosa è raddoppiato (dall’8 al 15 per cento della popolazione). Un altro elemento importante è che oggi non è il più la costa nord occidentale degli Stati Uniti, tradizionalmente più libertaria e anarchica, a essere l’epicentro laico del paese, ma quella nord orientale, ovvero il pilastro religioso degli Stati Uniti da ben prima della loro fondazione. I numeri calanti Il numero calante degli americani cristiani, scrive Newsweek, non significa necessariamente che l’America sia diventata una nazione post cristiana, anche perché i numeri assoluti dicono altro: un terzo degli americani si definisce “cristiano rinato” e la nuova immigrazione ispanica fa crescere la percentuale dei cattolici. Il declino delle chiese protestanti del nord est, semmai, segnala un rafforzamento dell’ala più conservatrice dell’America cristiana. Anche se poi, alle ultime elezioni, a guidare i repubblicani non c’è stato un capo molto a suo agio con la destra religiosa, come lo era George W. Bush, ma uno spirito libero e laico come John McCain. L’avvento di Barack Obama, cioè di un leader politico capace di parlare con naturalezza di fede e religione, secondo il direttore di Newsweek ha spostato l’attenzione più sulla libertà religiosa che sull’imposizione di espliciti valori religiosi nella sfera pubblica. E’ stato questo l’errore dell’America cristiana, secondo Meacham, quello tradizionale e ricorrente di chiedere alla politica di governare secondo i precetti biblici e teologici in reazione a fenomeni culturali o sociali, come l’alcol o il divorzio o l’aborto, che fanno temere la trasformazione dell’America ideale delle origini in una società laicista sul modello di quelle europee. Il teologo conservatore George Weigel conferma il cambiamento in corsa, ma ricorda che “finché i presidenti degli Stati Uniti pensano sia appropriato concludere i discorsi con ‘Dio benedica l’America’ possiamo essere ragionevolmente sicuri che gli Stati Uniti non sono diventati laici come l’Europa e che la caratteristica religiosità americana che aveva notato Tocqueville ha ancora qualcosa di importante da dire”.

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"Uniti per vincere Il caso Omegna? Solo un incidente" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 12-04-2009)

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domande a Valerio Catteno coordinatore Pdl "Uniti per vincere Il caso Omegna? Solo un incidente" 8Su decisione di Berlusconi lei è il primo segretario provinciale del primo partito, per numero di voti, del Vco. La nomina arriva a due mesi da una tornata elettorale molto importante. Cosa si aspetta? «Di centrare l'obiettivo: vogliamo vincere sia la Provincia sia le comunali di Verbania. Non facciamo una corsa contro qualcuno ma ci proponiamo come alternativa a un sistema che non funziona. La nostra morale è quella del fare: oggi più che mai la gente chiede risposte concrete». Quanto vale il Popolo della libertà nel Vco? «Il traguardo minimo è confermare il dato delle politiche, circa il 37 per cento. Qualche punto percentuale potrà essere perso in favore delle liste civiche presenti a sostegno dei nostri candidati». Quanto c'è, non solo come numero di voti, di simile alla Dc in questo Pdl? «La differenza è tanta rispetto alla Democrazia cristiana. La componente cristiano cattolica è senza dubbio maggioritaria ma c'è spazio anche per una forte presenza laica come quella dei socialisti. La collocazione internazionale nel Partito popolare europeo parla da sola». Avete due sedi, gli ex uffici di Forza Italia e An, a Verbania: quale diventerà quella ufficiale? «Potrebbero restare entrambe. Una per il coordinamento provinciale, l'altra per quello cittadino. Sono comunque solo questioni tecniche: la vera sede è nei gazebo, nelle piazze, in mezzo alla gente». Come avete gestito le eventuali proprietà immobiliari dei due partiti? «Non ce ne sono. Forza Italia per scelta era in affitto ovunque, anche a Roma». Adesso ci sarà la corsa a salire sul carro: c'è da comporre il direttivo. «Lo nominerò entro quindici giorni in accordo con il vice coordinatore Luigi Songa e dopo aver consultato parlamentari e dirigenti storici dei due partiti». La nascita del Pdl, con un unico interlocutore nei confronti della Lega, metterà fine ai problemi che tengono sempre in tensione il sindaco di Domodossola Michele Marinello? «In questo momento per fortuna non c'è una questione Domodossola aperta. Certamente servirà a facilitare il dialogo». Intanto è nato il «caso Omegna», con i tre consiglieri del Pdl, ex An, che, assenti, hanno fatto saltare il Consiglio comunale di venerdì. «Un po' è dipeso dalle vacanze pasquali, per il resto penso si sia trattato di tensioni di giornata. Riuniremo presto il gruppo consiliare per capire, credo e spero sia stato solo un incidente».

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il primo funerale con vescovi e imam (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-04-2009)

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Pagina 8 - Cronaca Non era mai successo che pregassero assieme cattolici e musulmani. Segnale importante di multireligiosità Il primo funerale con vescovi e imam Rendere giustizia alle elementari esigenze di culto degli islamici d´Italia marco politi Anche Allah era presente nella piazza dell´Aquila diventata per un giorno il Golgota d´Italia. Se i morti appartengono a tutti, a ognuno spetta il ricordo, la speranza, l´invocazione del proprio Dio. E´ avvenuto in Abruzzo per la prima volta in un funerale di Stato, alla presenza delle più alte cariche della Repubblica e, per la parte cattolica, del Segretario di Stato vaticano. I simboli sono importanti e l´immagine dell´imam Mohammed Nour Dachan, con il suo mantello nero e il suo berretto bianco, che non mormora preghiere in silenzio, ma si rivolge alla folla con pari dignità, resterà come il segno di una piccola ma importante svolta: in un momento tra i più solenni l´Italia riconosce il valore della multireligiosità. Non ci sono fra le macerie del sisma italiani e "stranieri" e nemmeno cattolici e "acattolici". Ci sono fratelli e sorelle con il loro credo. Il Dio clemente e misericordioso, proclamato dal profeta Maometto, ha fatto il suo ingresso tra chi era lì in piazza all´Aquila e davanti agli schermi televisivi di tutta Italia, questa volta senza schiamazzi di proteste, senza manifestazioni, senza conflitti e tensioni. E´ un segno che rimarrà duraturo. E se il premier Berlusconi così attento ai rapporti con gli stati dell´Islam, dalla Turchia alla Libia, volesse operare per fondare in Italia un´autentica pax religiosa, la giornata dell´Aquila potrebbe diventare beneaugurante. Non è un caso che l´imam Dachan, più che recitare la preghiera coranica per i morti (ritualmente impossibile poiché le bare delle vittime macedoni e palestinesi erano già sulla via del ritorno in patria), abbia rivolto un messaggio «nel nome del Dio unico», richiamando il legame che «ci unisce tutti come fratelli e cittadini». Un´invocazione di preghiera all´unico Dio dei figli di Abramo – ebrei, cristiani e musulmani – e un appello al vincolo laico della cittadinanza. L´Unione comunità islamiche italiane, di cui Dachan è presidente, è contestata per alcune sue dichiarazioni violentemente anti-israeliane. Ma la preghiera dell´Aquila vola molto più in alto delle polemiche politiche. La presenza dell´imam tra le bare della nazione evoca l´esigenza di rendere finalmente giustizia alle elementari esigenze di culto dei musulmani d´Italia. Non è più accettabile vedere schiere di fedeli islamici peregrinare tra capannoni e garage, perseguitati da ordinanze xenofobe. Non sono tollerabili le passeggiate di maiali sotto il segno della Lega su terreni destinati a moschee. Né sono costituzionali richieste di referendum per decidere o no l´esistenza di un luogo di culto in una città. Lo Stato ha i mezzi per monitorare eventuali gruppi terroristici presenti nel Paese e il governo Berlusconi, dopo due ministri dell´Interno lungimiranti come furono Pisanu (centrodestra) e Amato (centrosinistra), dovrebbe far leva sulla Consulta islamica per regolamentare i principali problemi che stanno a cuore ai credenti musulmani. L´ascolto rispettoso sulla piazza dell´Aquila delle parole del cardinale e dell´imam, la fratellanza nel dolore e il comune desiderio di rinascita mostrano il volto di un´Italia matura.

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Gli Illuminati in concerto (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 12-04-2009)

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Corriere della Sera sezione: Tempo Libero data: 12/04/2009 - pag: 12 CIRCOLO DEGLI ARTISTI Gli Illuminati in concerto Stasera gli eventi multimediali di «Wi-Fi Art». Domani, alle ore 17.30 concerto degli Illuminati di Pier Paolo De Juliis e del polistrumentista Tiziano Tarli. La band propone un repertorio di musica religiosa arrangiata secondo i moderni canoni della moda beat. Circolo degli Artisti

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Il percorso dell'etica protestante (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 13-04-2009)

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DIVINO Il percorso dell'etica protestante Filippo Gentiloni Di etica si discute anche troppo, ma in maniera incompleta. Sembra che non esistano che l'etica cattolica e quella laica, in eterna discussione fra le due sponde del Tevere, come amava dire Spadolini. Perciò prezioso e necessario il volume «Etica protestante» a firma di Sergio Rostagno (Cittadella Editrice). Il sottotitolo è già significativo: «Un percorso». Quindi un cammino, non un codice, non un elenco di obblighi e di proibizioni. Ogni volta un appello alla coscienza, secondo i tempi e le circostanze. Il percorso è già indicato dalle parole di Geymonat che aprono il libro di Rostagno: «La dipendenza assoluta di tutti da Dio assicura a ciascuno la propria indipendenza morale dagli uomini». Dipendenza, dunque, e indipendenza: dalle parole dell'evangelo fino ai giorni nostri (Karl Barth). Passando attraverso Lutero, che nel 1521 scriveva: «Resta nella fede che ti dà Cristo, molte volte più che abbastanza; e nell'amore che dà te al prossimo, ove tu troverai abbastanza da fare, sicché sarai molte volte troppo poco». Fede e carità, dunque, in un legame ogni giorno nuovo. E ancora: «Rimetti tutto a Dio come se da lui solo tutto dipendesse; datti da fare come se tutto dipendesse da te». Un percorso, dunque, privo di quelle comode stazioni che sono le facili certezze. Ancora Rostagno: «Occorre riconoscere al campo etico una sua naturale incertezza, che permette soluzioni provvisorie e in questo modo non colpevolizza nessuno e non mette nessuno sul piedistallo di chi ha ragione... Questa è la strada che l'etica protestante predilige». Ben lontani, dunque, da tutte quelle pseudo sicurezze delle tante cattedre che caratterizzano i nostri dibattiti, come le recenti vicende sul testamento biologico hanno confermato ancora una volta. La voce protestante ripete che nulla permette di individuare l'esatta corrispondenza tra le eterne parole di pace e giustizia evocate dalla parola di Dio e le più o meno conseguenti iniziative storiche. Un campo aperto alla coscienza e alla responsabilità di tutti e di ciascuno, con le naturali incertezze e i naturali errori.

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Gli sforzi del Pdper trattenerela teodem Binetti (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 14-04-2009)

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Gli sforzi del Pdper trattenerela teodem Binetti la politica La senatrice nega di essere attirata dall'Udcma critica severamente l'attuale politica del partito Roma. Una voce e una richiesta circolano, da alcuni giorni, nelle stanze del Partito democratico post veltroniano: «Paola Binetti nun ce lascià, Paola Binetti nun ce lascià». La domanda da porsi, dopo l'accusa della parlamentare teodem alla «cultura diessina che schiaccerebbe quella cristiana» dentro al partito, è: riusciranno i democratici a recuperare la deputata tentata dall'Udc di Casini? Che ci proveranno è certo visto che dopodomani, a Roma (a Palazzo Bologna), il leader del Pd Dario Franceschini e il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, presenteranno il libro di Luigi Manconi, sociologo ed ex sottosegretario alla giustizia nel secondo Governo Prodi, dal titolo "Un'anima per il Pd. La sinistra e le passioni tristi". Scrive Manconi: «Tutti dentro il Partito democratico. Perché i focolarini, i comunisti, i riformisti, gli ecologisti, i cattolici popolari, i radicali, gli extraparlamentari, i socialisti, il partito umanista, l'Opus Dei (se proprio proprio vuole), devono stare nel Partito democratico». Poi, più avanti, va oltre e dedica un intero capitolo alla parlamentare teodem, quasi un atto di amore politico «perché? annota - non posso vivere senza Paola Binetti». «Dico subito - prosegue Manconi - che non solo voglio che Paola Binetti stia nel Pd: affermo che non posso vivere senza Paola Binetti e che il Pd non può vivere senza Paola Binetti. Per più di una ragione: perché ritengo che la sua posizione, sideralmente lontana dalla mia, su alcune problematiche etiche solleva questioni controverse che non posso e non devo ignorare; perché ritengo che la sua posizione faccia parte di una complessiva cultura democratica che non può essere mutilata o censurata in alcuna sua componente». Su questo dialogheranno giovedì Epifani e Franceschini mentre lei, la Binetti, si è già interrogata ed ha bocciato le ultime scelte del suo (ex?) leader, dal testamento biologico alla decisione di partecipare alla piazza rossa della Cgil. «Questo partito - sottolinea la deputata teodem - nella sua fondazione ha fatto delle promesse: dare vita a una forza politica capace di fare la sintesi tra la migliore tradizione del cattolicesimo orientato in senso sociale e la cultura del Partito Comunista prima e poi Pds e Ds. Una sfida ardua ma molto alta». Poi l'affondo: «Non ho condiviso lo sforzo che si è chiesto a tutti i cattolici di omologarsi a una sola scelta sul testamento biologico. E non sono stata affatto entusiasta, per non dire critica, per la partecipazione di Franceschini alla manifestazione della Cgil. Molte perplessità ho anche sull'approdo europeo; è vero che si dice che non andremo nell'Internazionale socialista ma è ancora tutto fumoso». Così, mentre Manconi pubblica in un libro l'importanza di avere la Binetti nel centrosinistra, Paola parla dell'Udc e di Casini: «Non sto pensando - avverte - di andare con l'Udc ma mi pongo il problema se non ci sia bisogno di generare una forma aperta o un modo di concepire la politica dove ci sia la possibilità di esprimere con più naturalezza radici, valori e culture della nostra tradizione. Dipende dalle scelte che fa il Pd, più sarà coerente con le promesse fatte e meno questo avverrà e l'Udc rimarrà una forza significativa di minoranza che tutela un patrimonio di valori. Ma sarebbe diverso se invece diventasse difficile nel Pd vivere gli stessi valori con la stessa intensità, questo sarebbe un Partito Democratico che invece di cercare la sintesi si appiattirebbe su una delle sue culture fondative». Così, mentre il Pd fa i conti con i mal di pancia di una parte dei suoi cattolici moderati ed Enrico Letta chiede da tempo «più riformismo» a Franceschini, ieri l'ex ministro per la Pari opportunità Barbara Pollastrini invitava il Partito democratico (di cui è parlamentare) ad essere «più laico» Questione di sintesi. Massimiliano Lenzi 14/04/2009 ' 14/04/2009 il librodel sociologoIl Pd non può vivere senza Paola Binetti. La sua cultura sarebbe come mutilata luigi manconiex sottosegretario 14/04/2009 Il terremoto nei "disegni" Capire la tragedia attraverso le nostre infografiche 14/04/2009 Il ritorno dei pirati La fotocronaca dei sequestri da gennaio a oggi 14/04/2009 COMMUNITY 14/04/2009 Salute e benessere Metereopatia occhio alle previsioni 14/04/2009 TIFOSERIE - La squadra del cuore: www.ilsecoloxix.it/genoaclub www.ilsecoloxix.it/sampclub 14/04/2009 Sondaggi Questo Genoa può sognare il terzo posto? 14/04/2009 il relax di primavera La Pasqua dei vip in Liguria guarda le immagini 14/04/2009

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atei e cattolici a confronto da spinoza a scalfari (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-04-2009)

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Pagina 47 - Spettacoli Al Teatro India di Roma da domani "L´illusione di Dio" Atei e cattolici a confronto da Spinoza a Scalfari è un teatro che ha uno stretto rapporto con la vita e la nostra vita sociale, L´illusione di dio, lo spettacolo che debutta a Roma, da domani a domenica al Teatro India e dal 21 all´Orologio, scritto e diretto Adriana Martino: si e ci interroga sul tema della fede e della ragione, sul rapporto tra cultura laica e religione con spessore di riferimenti e l´ordinato lavoro di congiunzione tra pensieri diversi, «selezionati con una scelta di campo radicale», spiega Adriana Martino, «seguendo il filone illuminista». Si parte da quel pilastro che è Spinoza, poi Dostoevskij, Nietzsche, mettendoli a confronto con studiosi di oggi, da Paolo Flores D´Arcais e Odifreddi a Eugenio Scalfari. Saranno gli attori Pietro Bontempo, Nicola D´Eramo, Bruno Viola, Fabrizio Raggi, Maurizio Repetto a dare loro voce, talvolta anche in forte contrapposizione tra loro, come quella di «un credente vicino a Heidegger, Vattimo e di un materialista ateo, Michel Onfray. A se stante, nel finale, ci sarà Scalfari. Colleziono i suoi articoli. Ho fatto un montaggio da alcuni estratti che poi lui ha rivisto. è diventato "La gabbia dell´io" un bellissimo monologo sulle ragioni delle sue convinzioni profondamente laiche». (a. b.)

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il rilancio delle ong: per trovare i soldi comprare meno armi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-04-2009)

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Pagina 11 - Interni Marelli: basterebbe il 10 per cento Il rilancio delle Ong: per trovare i soldi comprare meno armi ROMA - «è giusto fare tutto il possibile per aiutare l´Abruzzo. Ma invece di pensare al 5 per mille il governo perché non impiega parte dei finanziamenti utilizzati per gli armamenti?» La proposta arriva da Sergio Marelli, presidente dell´Associazione delle ong italiane, che comprende 163 sigle di volontariato laiche e cattoliche. Perché no al 5 per mille, come suggerisce il governo? «Ma come si fa a non essere d´accordo con quello che lo Stato fa per le zone terremotate? Il governo, però, è mosso da una cultura sbagliata che non tiene conto delle reali esigenze di chi vive nel bisogno, senza fare dare di più a chi ha di più. Il 5 per mille può andare bene se si allargasse il monte delle risorse che non può superare i 380 milioni di euro l´anno». Cosa suggerirebbe? «Penso che se si devolvesse per i terremotati d´Abruzzo una parte delle spese militari si potrebbero fare tante cose senza colpire i poveri. Ogni anno nel mondo vengono spesi 1200 miliardi di dollari per gli armamenti. Basterebbe destinarne solo il 10% per aiutare i paesi poveri e le aree colpite da calamità». Chiederete il ritiro della proposta sul 5 per mille per le zone terremotate? «No, non è il momento delle polemiche. Speriamo solo che non vengano sacrificate le già esigue risorse destinate alle altre emergenze». (o.l.r.)

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Don Mazzolari? Un padre del Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 15-04-2009)

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Franceschini «Don Mazzolari? Un padre del Pd» Appena eletto segretario del Pd ha giurato sulla Costituzione del nonno e ora che, con le elezioni europee e amministrative di giugno, si prepara a vivere un appuntamento fondamentale per il futuro del partito, Dario Franceschini ha voluto andare a Bozzolo, paese della Bassa Val Padana, dove visse don Primo Mazzolari. Un viaggio emblematico nella terra del prete antifascista non sempre in linea con le autorità della Chiesa e di fatto padre spirituale di una classe dirigente cattolica che, negli anni della prima Repubblica, si è identificata nella sinistra Dc, aperta al dialogo con il Pci. Franceschini, dopo aver sostato davanti alla tomba di don Mazzolari (di cui ricorre il 50° anniversario della morte), lo ha definito «uno dei padri del Pd». Il viaggio del segretario del Pd a Bozzolo aveva lo scopo di rilanciare i valori che accomunano cattolici e laici: «Don Primo - ha ricordato Franceschini - diceva che il comunismo ha commesso errori evidenti ma che c'era, in chi credeva in quell'idea, una domanda di giustizia. Disse quelle cose 25 anni prima di Moro e 40 prima dell'esperienza dell'Ulivo. Quella lezione è alla base dei valori fondanti del Pd».

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Poi sono arrivati gli alieni, i baccelloni... . Valerio Magrelli ritorna su questa immagine ext... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 15-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Poi sono arrivati gli alieni, i baccelloni...». Valerio Magrelli ritorna su questa immagine extraterrestre per spiegare perché ha detto addio al Pd. «Arrivederci, non addio», corregge. «Perché quando i cattolici integralisti, quelli che vogliono imporci le loro leggi, torneranno sul loro pianeta si potrà anche ripensarci...». È così determinato che per un attimo la sua proverbiale mitezza sembra oscurarsi. Crede nella laicità come sano principio di convivenza e su questo non è disposto a cedere di un millimetro. Valerio Magrelli è poeta, saggista, docente universitario di Letteratura francese. Seduto a un caffè di una libreria nel centro di Roma si infervora: «Ma esiste o no la libertà di pensiero in questo Paese?». Per dire addio al Pd ha usato una metafora, quella del guanto sinistro rivoltato che diventa destro... «Guardi, io ho creduto fermamente nel progetto del Partito democratico. Ho pensato che la fusione tra laici e cattolici si potesse fare. Pensavo di unirmi a cattolici degasperiani, quelli per i quali la fede è fatto personale ed è distinta dalla laicità dello Stato. E invece sono arrivati gli ultracorpi, i baccelloni...». Ha detto addirittura: c'è stata un'infiltrazione batteriologica... «Certo. Quando si sostituisce in commissione sanità Ignazio Marino con Dorina Bianchi si arriva a un punto di non ritorno. Dico: alt. Non puoi decidere sulla mia vita perché altrimenti io voglio decidere sulla tua morte. È un atteggiamento vendicativo di sopraffazione. Qualche amico mi ha detto che ho esagerato ma io dico che non si può cedere sui diritti individuali perché questo ha anche un riflesso sociale. Se per l'inseminazione devi andare in Spagna, per l'aborto in Inghilterra e per il suicidio assistito in Svizzera, vuol dire che ci sono i quattro quinti degli italiani esclusi. E invece in questa possibilità di scelta risiede il vertice della libertà umana portata dall'illuminismo e dal razionalismo». Purtroppo abbiamo il Vaticano qui a due passi... «Il peso della Chiesa in Italia è mostruoso. Mi chiedo: ma cosa c'entra il rispetto del prossimo che è il cuore del cristianesimo con il cilicio e la sopraffazione?». Non è anche il risultato di una sinistra che abdica al proprio ruolo? «Sicuramente. La sinistra in questi anni ha avuto una terribile fascinazione mimetica: invece di puntare i piedi si è vergognata della propria storia e dei propri modelli. Anzi, ha aderito a un altro stile di vita. Solo Prodi ha avuto grande qualità e non ha concesso nulla: la bicicletta contro i Suv, la musica da camera contro gli Apicella. Civiltà e sobrietà». Lei è considerato un veltroniano. Dove ha sbagliato Veltroni? «Lo dico con affetto: non si è lanciato, ha avuto delle remore, dei dubbi. Ha mostrato troppa incertezza. E invece bisognava scegliere, tagliare i nodi, costruire una casa in cui ci si riconosce almeno sulle linee essenziali. Troppa titubanza mentre di là c'è un caterpillar, o meglio un "presidente tefal" su cui, come nelle pentole, scivola tutto...». Qualcuno dice che l'Italia è a immagine e somiglianza del Cavaliere. Condivide? «Berlusconi è rappresentante e attore. Corrisponde a un'aria che è cambiata. Ha agito in modo devastante sui meccanismi elementari, ha modificato la percezione della realtà. Berlusconi è l'immaginazione al potere. Pensate che è riuscito nell'impresa di convincere i meno abbienti a incrementare il potere dei più abbienti. All'origine di tutto, non dimentichiamolo, c'è il patto sulle tv. Quelle tv sono un immenso volano». Che cosa la preoccupa di più dello stato dell'Italia. «Il vero cancro dell'Italia: la mafia. Mi chiedo spesso come sarei se vivessi in un posto dove l'infiltrazione è capillare. Come reagirei? Io credo che lo Stato debba istallarsi lì, dire ai mafiosi: non vi tollereremo un'ora di più. Perché quando lo Stato perde il controllo del territorio si entra nel regno dei mammiferi dove il leone si mangia la gazzella. Il nostro invece sembra un mondo virtuale, dove nessuno paga mai. L'Italia è come un paese tra parentesi...». Un Paese senza legge? «Io penso che in questi anni è avvenuto l'inquinamento dei pozzi. Pensiamo all'immigrato bruciato a Nettuno. Ma come si può? Penso a un'altra aberrazione, su un piano ovviamente diverso: Franco Califano chiamato a tenere una lectio magistralis all'Università Roma 3. Una lectio magistralis con l'introduzione del preside. Non ho nulla contro Califano, ma la cultura non è specchio del reale, la cultura è mediazione. Altrimenti che cosa ci differenzia dalle gazzelle e dai coccodrilli?». C'è un suo verso che dice: «legalità è legittima se lega il forte / se tutela il debole". Tutto il contrario di quel che si vede... «Ermanno Rea in "Napoli ferrovia" usa una bella immagine: le strisce pedonali come simbolo della democrazia. Sono la regola che difende il debole. Qui vedo una regressione, serve una rialfabetizzazione. La legge deve legare il forte. Non sopporto la sopraffazione. Dal pizzo al caso Eluana Englaro vedo in giro un'aria di imposizione. Meno male che se volgiamo lo sguardo oltre i nostri confini vediamo buone cose...». A che cosa si riferisce? «Penso alla novità di Barack Obama. Certe volte ho quasi paura che arrivi qualcuno e dica: siete su scherzi a parte. Oggi quando incontri un nero per strada lo guardi con occhi diversi. Obama ha cambiato la prospettiva. Ma penso anche a Zapatero: lo chiamavano "bambi" e invece guardate come è fermo e tranquillo davanti a un clero oscurantista e violento come quello spagnolo». Le dico alcune parole, mi dica i suoi pensieri. Uguaglianza... «È una mia fissazione: se vuoi mandare un figlio in una scuola privata perché lo Stato deve darti i soldi? Io dico: vuoi il Rolex? Pagatelo. Io penso all'orrore che sta nel fatto che essere nato in un luogo, in una classe o in una famiglia possa escludere da certe possibilità. Eppure da noi si torna a parlare di princìpi in televisione...». Libertà. «È una parola saccheggiata. Ora c'è persino il "popolo delle libertà". Credo che la libertà ha senso solo se c'è il limite altrimenti si cade nella sopraffazione». Povertà. «Come al solito mi viene in mente un dettaglio. Sono stato un bambino fortunato: avevo una donna di servizio che veniva da una borgata romana, Primavalle. Oggi i miei figli hanno donne di servizio che vengono dal Perù o dalla Romania. Ci sono nostri prossimi che vengono dall'altro capo del mondo. Ma quale povertà può spingerli fino a noi su camion sfondati e barconi traballanti? Noi oggi siamo dall'altra parte della barricata. Ma non dobbiamo dimenticare chi eravamo». Magrelli, ma in un mondo così a che serve scrivere versi? «Intanto il mondo stava male anche in altre epoche non solo oggi. La poesia paradossalmente è la forma di comunicazione più vicina alla tv: la tv ha i pixel, la poesia le sillabe. Penso che la poesia oggi debba essere pasolinianamente corsara, deve fare incursioni nel reale». «Le nostre notti cadono / nei carri merci e noi bestiame infantile / contiamo sogni polverosi con i morti». Sono versi di Quasimodo sul terremoto di Messina... «Bella l'immagine dei sogni polverosi, della polvere. Vedi, il terremoto dell'Aquila mi ha ferito. Sto scrivendo dei versi partendo da un dettaglio: quello dello sciame. Quei poveretti sono stati cacciati dallo sciame, come se avessero costruito casa su un alveare e le api si fossero ribellate. Questo ci dice che neanche casa tua può essere casa tua». È la fine di un equilibrio... «Certo, e finisce in modo drammatico. Mi colpisce il coraggio di quei cittadini di fronte all'immane tragedia. Vedo le specchiere appese ai muri, brandelli di vita quotidiana. Tutto perduto. Ognuno di noi può sempre essere cacciato dalla sua casa e dalla sua vita. Il terremoto con il suo sciame colpisce la nostra presunzione di poter abitare liberamente il mondo. Non è poco, proprio no».

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Franceschini e don Mazzolari: nel comunismo giustizia sociale (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 15-04-2009)

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Corriere della Sera sezione: Politica data: 15/04/2009 - pag: 16 Il leader e i «padri» pd Visita alla tomba di Bozzolo nel cinquantenario della scomparsa Franceschini e don Mazzolari: nel comunismo giustizia sociale «Seppe vedere oltre gli errori. Apprezzo Fini che lo commemora» «Anticipò di 25 anni Moro e Berlinguer, di 40 l'Ulivo». Martedì alla Camera la celebrazione del sacerdote-partigiano DAL NOSTRO INVIATO BOZZOLO (Mantova) «Sono sempre stata compagna e ora voto Pd, mi raccomando». Maria Ronca ha 81 anni e affida con affetto la propria supplica a Dario Franceschini all'uscita dell'archivio della Fondazione dedicata a don Primo Mazzolari. Il leader del Pd ha ricordato a Bozzolo, su invito dei giovani di Mantova, l'«intellettuale coraggioso, il prete scomodo come don Milani che sfidò il proprio tempo: antifascista, partigiano, precursore del Concilio, sfidò l'incomprensione per le cose che diceva, fece una critica coraggiosa alla dirigenza della Dc, fu in contatto con le avanguardie cristiane, aprì al dialogo con gli avversari politici. Come disse Malvestiti: 'Don Primo è più avanti di noi e ci aspetta'». Un garofano bianco deposto sulla tomba di don Primo e un discorso in piazza Europa per «tornare alle radici dei valori condivisi »: «Non una commemorazione » precisa Franceschini, ma la volontà di «evitare l'oblio», perché la lezione di Mazzolari «parla ai cattolici ma anche a tutti i cittadini che aspirino al cambiamento e che si riconoscano negli ideali di giustizia e progresso che furono alla base dell'Ulivo prima e del Pd ora». Il messaggio di don Primo sarà ricordato anche dal presidente della Camera Gianfranco Fini il 21 aprile durante una cerimonia per i cinquant'anni dalla morte. «Una decisione molto importante » per Franceschini, che ha «apprezzato » perché è necessario «non tagliare le radici dei valori che nel dopoguerra furono comuni a tutte le forze, come l'antifascismo e la solidarietà: una parte politica le sente proprie ma nel-- l'altra vi è il rischio di un'adesione solo formale». Il leader del Pd non esita a citare le posizioni più radicali di don Mazzolari, come quando «in anni di spaccatura riuscì a dire che in fondo agli errori del comunismo c'è una richiesta di giustizia sociale. E lo disse venticinque anni prima di Moro e Berlinguer, quaranta prima dell'Ulivo». «La lezione di don Primo ha continuato Franceschini è essere dalla parte dei poveri, lui spiegava che il Vangelo ricorda di stare con gli ultimi». Insomma, don Mazzolari sintesi della «cultura cattolica, laica, di sinistra e liberale ». Il viaggio a Bozzolo è un ritorno alle origini per ricevere lo slancio verso il futuro. Franceschini ricorda Zaccagnini che, da poco segretario della Dc, qui fece nel gennaio del '76 un discorso importante «di rottura»: «È a Bozzolo che diventò Zac per noi giovani dc. Citò don Primo e la sua rivoluzione cristiana. Ci insegnò a non rassegnarci mai di fronte alle ingiustizie». La lezione si traduce in due azioni: «Costruire valori e combattere la rassegnazione. In un'epoca di grandi incertezze si deve scegliere quale mondo vogliamo. E non possiamo scegliere la strada della timidezza. Noi non moriremo di prudenza » chiude Franceschini, citando don Mazzolari: «A cosa serve che le vostre mani siano pulite se le tenete in tasca?». Già, don Mazzolari e non don Milani come aveva detto Casini durante una trasmissione tv. «Ma non lo corressi», fa spallucce Franceschini. Francesca Basso

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Il Pd stia in guardia. Di Pietro... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2009)

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n. 90 del 2009-04-15 pagina 1 Il Pd stia in guardia. Di Pietro vuole solo un clima di odio di Gianni Baget Bozzo Anche di fronte al terremoto dell’Aquila Berlusconi ha dato alla risposta delle istituzioni il suo volto. E ciò vuol dire caricarsi della responsabilità innanzi a un fatto che verso tutto il paese mostra la sua eccezionale gravità. Egli lo ha fatto assumendo su di sé lo sgomento e il dolore del popolo aquilano, ha assunto di fronte alle bare dei morti che avevano conosciuto l’angoscia di morire sepolti vivi l’impegno a ridare alla città il suo vivere civile, il ritorno a ciò che era così drammaticamente perduto. E gli aquilani hanno inserito il presidente del Consiglio nella loro comunità sofferente, hanno accettato il suo impegno di persona che lega il leader politico alla sua e alla loro condizione umana. Berlusconi ha gestito la crisi dell’Aquila con un atto di comunione. Ma nelle epoche drammatiche le democrazie esprimono uomini di comunione. L’esempio più visibile è quello di Barack Obama, il cui messaggio va oltre lo Stato e si presenta con un conforto e una consolazione per gente che ha perso la normalità del vivere in forma diversa dai terremotati, ma con una radicalità inattesa. Il «populismo» del dolore non è populismo, rappresenta un impulso alla vita e alla libertà, una motivazione ad affrontare insieme le sfide che pesano sulla propria realtà personale. Si risponde a queste sfide con un senso della comunità ben lontano dall’individualismo che oggi domina la cultura europea e internazionale e non ha parole per la famiglia e per i fondamenti dell’etica. I diritti civili suppongono l’individuo, i doveri civili suppongono la comunità. Non a caso la cultura radicale che è oggi dominante in Europa, ma che in Italia ha avuto un leader significativo come Marco Pannella, esprime il linguaggio dei diritti ma non ha parole per la comunità e per i doveri. Berlusconi ha evocato il senso della comunità, della comunità che si chiama Italia e lo ha fatto fin dall’inizio del suo impegno politico. Ed è questa comunità che si stringe attorno ai paesi feriti come è accaduto nelle varie scosse telluriche che hanno punteggiato la storia della Repubblica. Qui opera l’educazione cristiana alla compassione e il valore cristiano riconosciuto alla sofferenza: al senso del soffrire che la cultura individualista e laicista non conosce. Il laicismo che si contrappone alla tradizione del Paese non ha parole per la sofferenza e per la morte o le ha solo per la scelta della morte come evento senza senso. Qualcosa cambia nella politica italiana. Si accentua il ruolo del governo che deve affrontare non più soltanto la crisi dell’economia mondiale e le sue conseguenze sulla società italiana: una sfida già grave in se stessa che poneva il governo in una situazione di emergenza. Ma ora anche la sfida di ridare all’Aquila la dignità di città e di ristabilire una normalità perduta. Il fatto che tutta la nazione si sia sentita Italia di fronte alla città ferita indica che l’aver individuato nell’Italia la comunità di riferimento che fonda l’etica e i doveri è un’intuizione politica di primo piano. L’Italia delle radici cristiane che ha in sé le parole della vittoria sulla morte è il riferimento a cui si deve fare attenzione quando tutto il Paese è in gioco di fronte a due crisi così diverse e così gravi. Il centrodestra è la forza politica chiamata a governare il Paese oggi proprio grazie al carisma di Silvio Berlusconi. Il governo non può non affrontare questa responsabilità ed è evidente che un governo di unità nazionale non avrebbe credibilità e consenso maggiore di quello attuale. Ma è importante che il Partito democratico comprenda che il clima di guerra civile antiberlusconiano che Di Pietro impersona non è quello che chiedono oggi i suoi elettori. Di Pietro è la memoria di quella guerra civile che distrusse i partiti democratici italiani, una ferita non risanata che il procuratore della Repubblica di Milano di Mani pulite ancora rende viva nella sua persona e nel suo odio. Santoro è un piccolo segno dell’odio civile che non può convenire da un partito che ha un radicamento diverso e un linguaggio diverso da quello della magistratura d’assalto. bagetbozzo@ragionpolitica.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Bye, bye Pd Parte in Liguria la scissione dei democratici (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 15-04-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 90 del 2009-04-15 pagina 1 Bye, bye Pd Parte in Liguria la scissione dei democratici di Federico Casabella Costa, Banti, Pittaluga e Broglia lavorano ad un nuovo soggetto regionale e di centro. L'esempio arriva dal Trentino di Dellai «Al centro, nel centro sinistra». Signori, la scissione è servita. I cattolici del Pd cominciano a fare sul serio, sgomitano, rivendicano spazi e, soprattutto, temono che il loro elettorato non li riconosca in un simbolo che non ha una storia. Il momento è arrivato, se ne comincerà a parlare in Liguria venerdì prossimo in un convegno che verrà ospitato all'hotel Bentley di Genova, ma quello che appare è che a livello nazionale ci sia un movimento che punti a vedere quali risultati si potranno trarre dalla discussione che potrà nascere durante e soprattutto dopo l'iniziativa voluta da Massimiliano Costa, Giovanni Battista Pittaluga, Egidio Banti e Fabio Broglia. Costa e Banti, hanno sposato la causa Pidina sin dall'inizio e fino a qualche mese fa non avrebbero mai pensato di dover mettere in discussione un progetto a cui hanno aderito sin dall'inizio. Broglia, che nel Pd c'è finito quasi per caso dovendo seguire Follini dopo l'uscita dall'Udc e l'approdo nell'Italia di Mezzo, ha già pensato a smarcarsi dicendo che lui «sì, fa parte dell'assemblea costituente del Pd, ma al partito non ho mai aderito». Pittaluga dopo il successo di «Gente di Liguria» nel 2005 sembrava essersi messo ai margini. Il ragionamento è piuttosto esplicito, creare un movimento regionale di centro che guardi a sinistra e che possa essere punto di riferimento diretto per cattolici e laici moderati. Non per niente (...) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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DONATELLA TROTTA SCAVARE. E SCOVARE. TUFFARSI NELL'AVVENTURA DELL'ESISTENZA SEN... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 15-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Donatella Trotta Scavare. E scovare. Tuffarsi nell'avventura dell'esistenza senza stancarsi di esplorarla come «uomini e donne delle miniere», nomadi e compagni di viaggio in cammino sulle tracce (e sulla soglia) del mistero della vita, costruttori di ponti - anziché di muri - nel silenzio delle cose, creature alla ricerca incessante e ostinata di quei sussulti di speranza che - come racconta il nuovo libro di don Angelo Casati in uscita a maggio per l'editrice Ancora - sono annidati «nelle pieghe più nascoste di una contemporaneità il cui orizzonte appare sconfortante», ammette l'autore, «ma solo se non si guarda più in profondità: dove esiste un panorama di grazia che può sfuggire a occhi frettolosi. Sguardi - aggiunge Casati - purtroppo disabituati, dalla civiltà dominante dell'io prevaricatore, prepotente, arrogante, a coltivare quella dimensione relazionale di ascolto e accoglienza dal basso che don Italo Mancini chiama la civiltà del volto». E si intitola non a caso «Il volto dell'altro» l'incontro con don Casati che (oggi alle ore 19 a Villa San Luigi, in via Petrarca 115) chiude alla grande il secondo ciclo di conversazioni con alcuni protagonisti e testimoni del mondo della cultura internazionale, aperto dalla storica dell'arte e collezionista Laura Mattioli («Arte in dialogo»), seguita dall'artista Michal Rovner («Oltre i confini») e dal musicista George Pehlivanian («La musica dell'anima»). Leit motiv di tutti gli incontri - ideati e coordinati dalla sensibilità vibratile di Monica Coretti nell'ambito della Scuola di Alta formazione in arte e teologia della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia meridionale con il rettore padre Giuseppe Manca, in collaborazione con l'Associazione Laici e Gesuiti per Napoli onlus e con il patrocinio dell'Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici -, la relazione. Ma anche lo sconfinamento (tra discipline, linguaggi, generi, appartenenze, generazioni e ottiche differenti, tra credenti e non credenti): due parole chiave che connotano fortemente la testimonianza incarnata da don Casati, 78 anni il 9 maggio, uomo mite in dialogo costante con la Parola biblica e la parola poetica, fine scrittore (di raccolte poetiche, riflessioni spirituali e commenti ai Vangeli), per vent'anni parroco in San Giovanni in Laterano a Milano, già responsabile della gioventù femminile di Azione Cattolica, nonché collaboratore del Cardinale Carlo Maria Martini in quell'esperienza pilota della diocesi Ambrosiana che fu la «cattedra dei non credenti», proseguita da don Angelo anche dopo il trasferimento del presule a Gerusalemme. «La "cattedra" ha dato vita a uno dei sogni del cardinale Martini: che la Chiesa ascolti prima di parlare, e parli solo dopo aver ascoltato e accolto le istanze di tutti, con umiltà», spiega don Angelo, a lungo amico di un altro sacerdote-poeta dallo sguardo profetico, David Maria Turoldo, oltre che ammiratore e lettore attento di don Primo Mazzolari e di Eugenio Montale, in sintonia, tra gli altri, con Giovanni XXIII ed Enzo Bianchi della Comunità di Bose. «Turoldo - ricorda don Angelo - aveva dentro di sé una enorme umanità, la grazia dell'amicizia, il fuoco della parola di Dio che consuma; Martini la capacità di non stare in retroguardia ma di aprire e mostrare la strada». Tutti, nella eterogeneità dei carismi, «uomini-ponte» tra diversi, perciò cari alla spiritualità «sottovoce» di don Angelo: «Difficilmente - sottolinea il sacerdote poeta - resistiamo al fascino di un ponte: è il superamento della voragine della distanza, congiunge ciò che sembrava incongiungibile, permette esplorazioni di altre terre. Le sue arcate sono sfida nel cielo, splendono come la vera sfida dell'umanità. I ponti uniscono senza confondere: non mischiano le terre, mettono in comunicazione le ricchezze». Ma se queste ricchezze, come i «volti dell'altro» (donne, stranieri, bambini, anziani, disabili) sono insidiate da violenza, misoginia, razzismi, indifferenza, scherno? Può la parola poetica venire in soccorso di quella evangelica? Casati sorride: «Sono convinto che la Chiesa dovrebbe recuperare il linguaggio della poesia, che è anche biblico, per far vibrare e trasmettere il brivido delle emozioni poetiche, rovesciando asserzioni gelide e spente, definizioni che imprigionano. Come il pre-giudizio: impedimento alla visione piena dell'oltre, e del volto dell'altro, persona che non ha mai confini. Perciò Gesù era anche un un poeta: il suo linguaggio per immagini, parabole aperte ed evocative, era sconfinato. Come la poesia, non chiudeva ma alludeva, lasciando spiragli aperti all'irruzione della libertà di scegliere sguardi ulteriori. Ma bisogna farsi piccoli per entrare davvero, dal basso e non dall'alto, nel mistero dell'altro».

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Noi puntiamo sull'esperienza del candidato (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 16-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Tre alleati «Noi puntiamo sull'esperienza del candidato» Renzo Tognetti (Idv) è convinto che si partirà in salita «ma ce la possiamo fare giocando sull'esperienza del nostro candidato». Nicola Fonzo è leader di «Sinistra e Libertà» la nuova forza politica che «vuol rappresentare i lavoratori, riconquistare gli spazi di libertà che si riducono dando voce ai nuovi soggetti politici». Ma si ispira fortemente anche ai valori della Resistenza. Sta contribuendo alla stesura del programma della coalizione «anche per mettere in ridicolo i 2, 3 milioni di passivo del Cim» di cui è presidente Sozzani candidato del Pdl. Paola Turchelli (Pd) vice di Vedovato è convinta che si debbano avere precisi punti di riferimento. Cita don Mazzolari «come incontro fra i riformisti laici e cattolici». La colazione deve stare dalla parte dei più deboli, dei più poveri: «Si deve dare ancora fiducia a Vedovato che garantisce la libertà di pensare e la passione di fare le cose col cuore».\

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mambo Il Sud, un'idea di sinistra (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 16-04-2009)

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mambo Il Sud, un'idea di sinistra Scomparso, politicamente, Veltroni, la sinistra si è spenta. La lotta per la leadership è rinviata all'autunno ma nessuno sa per quale leadership, se per il Pd così come è ora o per i due tronconi che minaccia di diventare. Non vola un'idea politica, tranne quella di rifare un partito socialista e un partito cattolico e dalla somma di tutti e due rifare l'Ulivo. Tutto qui? A destra è tutto un cantiere. Hanno fatto trionfalmente il PdL, Fini si smarca un giorno sì e l'altro pure, e lo scontro per la leadership si sta vestendo di contenuti politici. È indubbio che il presidente della Camera sta tentando l'operazione più robusta di ricollocazione del suo mondo sposando tutte le battaglie laiche un tempo patrimonio della sinistra. Dall'altro lato attorno a Berlusconi si raduna una cultura del fare che sta diventando una vera e propria ideologia che corregge il propagandismo del passato e dà linfa ad una classe dirigente di governo. A destra è tutto un movimento, un ricercare vie nuove, un dividersi lungo linee inesplorate. La sinistra non sa più dettare l'agenda politica e non sa neppure dividersi. La spinta propulsiva si è esaurita, consumata dal lungo corpo a corpo con Silvio Berlusconi. Forse non c'è più niente da fare, forse siamo bravi solo a metterci la maglietta per sostenere questo o quel leader. Invece è tempo di idee. Ad esempio una: sento che sta montando una rabbia del Mezzogiorno da tempo dileggiato e punito. C'è una sinistra che vuole farsi carico di questa emergenza? di Peppino Caldarola 16/04/2009

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Il laico Manconi pro Binetti: il Pd non può farne a meno (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2009)

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Corriere della Sera sezione: Politica data: 16/04/2009 - pag: 17 «Ma tra noi distanze siderali» Il laico Manconi pro Binetti: il Pd non può farne a meno MILANO «Mi batto perché la Binetti possa esprimere il proprio pensiero, che nel Pd è di assoluta minoranza. Non perché lei rimanga se la sua volontà è di andare altrove, persino in un partito di profonda ispirazione pagana come il Pdl». Chiarito l'arcano. Il laico Luigi Manconi ha dedicato un capitolo del suo ultimo libro Un'anima per il Pd. La sinistra e le passioni tristi che oggi presenta a Roma con Dario Franceschini alla collega teodem, spiegando che non può «vivere senza Paola Binetti e che il Pd non può vivere senza Paola Binetti», benché su tutte le questioni di bioetica abbiano «posizioni sideralmente lontane». Nessuna difesa a oltranza o tattica politica, solo la rivendicazione del «diritto delle minoranze». Perché per l'ex sottosegretario alla Giustizia nel Prodi II, docente di Sociologia dei fenomeni politici, il punto sta tutto lì: «Non si deve fare l'errore di ritenere che le posizioni della Binetti siano quelle dei cattolici italiani. All'interno della Chiesa cattolica i pensatori più acuti e autorevoli, da Possenti a Reale, da Vito Mancuso a Roberta De Monticelli, hanno offerto i contributi più illuminanti sulla questione dell'autodeterminazione e della libertà individuale». «Per questo continua Manconi è un errore identificarsi con la posizione della Binetti. Resta chiaro che anche sulle questioni di bioetica si vota e si decide a maggioranza». E chi ha deciso di lasciare il partito, come il poeta Valerio Magrelli, sbaglia perché se «le delusioni sono motivatissime, nel Pd c'è ancora l'opportunità di condurre battaglie». Francesca Basso Nel partito In alto, Luigi Manconi. Qui sopra, la deputata teodem Paola Binetti

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VITA MIA (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 17-04-2009)

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Testamento VITA MIA DI LUIGI BOBBIO Quando, un anno fa, abbiamo cominciato a impostare il programma di Biennale Democrazia abbiamo pensato che sarebbe stato importante offrire, oltre agli interventi ex cathedra degli studiosi, anche un esperimento di «democrazia deliberativa» che coinvolgesse cittadini comuni nella discussione su una questione pubblica importante e controversa. La scelta è caduta sul tema del testamento biologico e ci siamo subito messi al lavoro per preparare un documento che informasse i cittadini sullo stato della controversia, in modo trasparente ed equilibrato. Il documento è stato distribuito con TorinoSette in febbraio ed è scaricabile dal sito: www.biennaledemocrazia.it/testamentobiologico. Negli ultimi due mesi abbiamo organizzato, con l'appoggio di diverse associazioni, trenta piccoli gruppi di discussione che hanno coinvolto 600 persone. Ora siamo arrivati al momento finale del percorso. Il 25 aprile 350 cittadini parteciperanno a una giornata di discussione a Torino (presso il Sermig) e a Firenze. Saranno divisi in piccoli gruppi di 10 persone. Ciascuno si troverà a interloquire con persone che non conosce e che possono avere orientamenti lontani dai suoi. Alla fine i partecipanti potranno esprimere il loro punto di vista mediante il televoto. La regia dell'evento sarà assicurata da esponenti laici e cattolici. Il nostro obiettivo è quello di creare un ambiente obiettivo e neutrale in cui tutti possano esprimersi e confrontarsi liberamente. Rispetto a un anno fa molte cose sono cambiate. La vicenda di Eluana Englaro ha occupato per mesi le prime pagine. La questione del testamento biologico è diventata oggetto di riflessione (e di scontro) in tutto il paese. La nostra iniziativa del 25 aprile si colloca in un momento particolarmente delicato: con un testo di legge appena approvato dal Senato che ora passa alla discussione della Camera. I suggerimenti che verranno dai cittadini riuniti a Torino e Firenze saranno comunicati al Parlamento e forse potranno offrire qualche contributo allo scioglimento di questa complicata controversia. Come si fa a partecipare? Si può telefonare allo 011/553.90.71 oppure scrivere a testamentobiologico@italia150.it. Ci si può anche iscrivere on line dal sito www.biennaledemocrazia.it/testamentobiologico. I posti a Torino sono 250. I partecipanti verranno scelti tra i richiedenti in modo da formare una platea il più possibile variegata per età, professione e istruzione.

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Una famiglia allargata come antidoto al pensiero dominante (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 17-04-2009)

Argomenti: Laicita'

SAGGI / 1 Una famiglia allargata come antidoto al pensiero dominante LIBRI: LUIGI MANCONI, UN'ANIMA PER IL PD. LA SINISTRA E LE PASSIONI TRISTI, NUTRIMENTI, PP. 152, EURO 12 Federica Resta «Perché non posso vivere senza Paola Binetti», e perché soprattutto il Pd non può vivere senza Paola Binetti, o senza Anna Paola Concia, lo spiega Luigi Manconi nel saggio Un'anima per il PD con una freschezza e una passione politica che scompaginano l'immagine di una sinistra quasi incapace di «pensare al futuro come a una promessa». Queste pagine tornano a farci riflettere sulle ragioni, l'identità e il (possibile) futuro del Pd, in cui - ribadisce Manconi - deve avere voce una posizione cattolica come quella di Paola Binetti, perché il suo pensiero, «sideralmente lontano» da quello di laici come l'autore, «su alcune problematiche etiche solleva questioni controverse» che non possiamo né dobbiamo ignorare; perché la sua posizione fa parte «di una complessiva cultura democratica che non può essere mutilata o censurata in alcuna sua componente»; perché «solo una mediazione equanime e pubblica tra la sua» e quelle da essa più lontane «può aspirare a rappresentare la maggioranza dell'opinione pubblica», in particolare sui temi che vengono definiti eticamente sensibili. È un'affermazione importante, non solo perché resa da (un laico come) Luigi Manconi, proprio quando non senza difficoltà si discute, tra la maggioranza e l'opposizione e al loro interno, del diritto alla sovranità su di sé e sul proprio corpo. Dire che il Pd non potrebbe vivere senza Paola Binetti significa qualcosa di più: significa riconoscere che sull'identità di un partito pluralista per sua stessa natura si gioca il futuro del Pd, ma anche del paese, nella misura in cui spetta alle opposizioni esprimere quelle istanze sociali, plurali e diverse, che la maggioranza non può né potrebbe mai rappresentare. Per questo, scrive Manconi, «i focolarini, i comunisti, i riformisti, gli ecologisti, i cattolici popolari, i radicali, gli extraparlamentari, i socialisti, il partito umanista, l'Opus Dei (se proprio vuole), devono stare nel Partito Democratico», purché ogni posizione sia espressa in un dibattito autentico e approfondito, da cui si giunga a una decisione condivisa e rappresentativa del partito. Solo attraverso un confronto vero, magari aspro e capace di mettere in crisi certezze acriticamente acquisite, può emergere una posizione comune e consapevole, che rifletta i diversi punti di vista su ogni tema politicamente rilevante. Questa è (o potrebbe essere, se ci si impegnasse davvero) la forza di un partito nato dalla sinergia tra storie e culture politiche diverse tra loro, in cui davvero l'«identità è rapporto». Certo, come in ogni «famiglia allargata» (è questa la metafora richiamata da Manconi) la vita non è facile. Ma può anche essere bella, se riesce a coniugare identità e visioni del mondo diverse, in cui possano riconoscersi quante più persone possibile, dando voce a tutti coloro che non si sentono rappresentati dal «pensiero politico dominante». La politica e prima ancora la società italiana hanno bisogno di un partito che, come il Pd, sappia fare del pluralismo e della differenza non un motivo di debolezza, ma una risorsa e una ragione identitaria. E di questa capacità di sintesi e partecipazione delle «differenze» vi è bisogno soprattutto nel contesto politico attuale, di fronte a una maggioranza capace di strumentalizzare a meri fini elettorali e di consenso finanche tragedie umane; di invocare un astratto bisogno di sicurezza per violare le garanzie, la dignità e i diritti fondamentali della persona, varcando - per richiamare le parole di Anna Finocchiaro - quel «passo sottile, quel crinale talvolta indistinguibile che distingue il rigore della legge dalla persecuzione».

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Benedizione negata nelle aule della scuola (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 18-04-2009)

Argomenti: Laicita'

POGNO.ZACCHERA HA PRESENTATO UN'INTERROGAZIONE AL MINISTRO Benedizione negata nelle aule della scuola Scontro aperto fra parroco e preside delle elementari [FIRMA]VINCENZO AMATO POGNO Niente benedizione pasquale nella scuola primaria. Ed è polemica, finita anche in Parlamento con una interrogazione al ministro Gelmini da parte del parlamentare verbanese Marco Zacchera. Il dirigente scolastico dell'istituto comprensivo, Serafino Di Piano, ha opposto un netto rifiuto al parroco, don Salvatore Gentile, che gli aveva chiesto l'autorizzazione per entrare a scuola per la rituale, e tradizionale, benedizione pasquale. «Mi è stato negato il permesso perchè la scuola è un'istituzione laica - dice don Salvatore -. Mi ha sorpreso anche se c'erano già stati dei precedenti». In questi giorni Di Piano è assente; tornerà lunedì. Ma l'episodio, che sembrava destinato a restare nei confini di Pogno, ha finito con l'assumere una valenza più ampia. «Ho presentato un'interrogazione per sapere perchè sia stata impedita la benedizione pasquale alle aule ed agli scolari - dice Zacchera -. La motivazione, ovvero non urtare la sensibilità degli allievi non cattolici, non mi sembra una grande giustificazione visto che pochi mesi fa lo stesso don Salvatore ha benedetto lo scuolabus». La diatriba tra don Salvatore ed i dirigenti della scuola è di vecchia data. «In precedenza mi era stata negata, sempre nel nome della laicità della scuola, anche la possibilità di celebrare la Messa ad inizio dell'anno scolastico - ricorda il parroco - ma partecipare alla celebrazione non era certo un obbligo. Anche alla benedizione poteva partecipare chi lo desiderava». Dello stesso parere Marco Zacchera: «Non era necessaria la presenza di tutti. Chi non crede non deve sentirsi offeso davanti ad una benedizione mentre chi crede trova conforto e pace in un gesto che ricorda le nostre radici cristiane pur essendo la nostra società multiculturale e multireligosa. Così facendo invece si scavano solchi all'interno della comunità». Sulla vicenda cerca di gettare acqua sul fuoco il sindaco di Pogno, Gianluca Simonotti: «In municipio don Salvatore viene a dare la benedizione e non credo ci sia nulla di male se lo facesse anche la scuola - afferma Simonotti -. I bambini non cattolici, che già non partecipano alle ore di religione, possono non assistere. Cercherò di parlare con don Salvatore e con il preside, dottor Di Piano, che mi dicono sia persone sensibile e molto preparata». Adesso Zacchera che chiede al ministro Maria Stella Gelmini di dare indicazioni chiare su come procedere in futuro.

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Illuminazione pubblica, l'efficienza costa duecentomila euro all'anno (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 18-04-2009)

Argomenti: Laicita'

COMUNE.LA SPESA PER LA REVISIONE DELL'IMPIANTO Illuminazione pubblica, l'efficienza costa duecentomila euro all'anno Duecentomila euro all'anno. E' la cifra che, in media, il Comune spende per la revisione dell'impianto di illuminazione pubblica della città. In questo piano sono compresi 6300 lampioni di cui tre mila acquisiti dalla Compagnia Valdostana delle Acque dal 1° gennaio 2009. «Impianti - dice l'assessore alle Opere pubbliche, Alberto Follien - accompagnati da una relazione tecnica in cui Cva ha certificato lo stato qualitativo. Abbiamo avviato questo intervento con la sostituzione di 48 punti luce in via Gilles de Chevrères. E' partita la revisione globale dei 14 pali dell'illuminazione in via delle Betulle e dei nove in viale Gran San Bernardo. Abbiamo sostituito 42 punti luce in via Monte Grivola, 38 in corso Padre Lorenzo, 37 in via Roma e 36 in via Volontari del sangue. In fase di progettazione tendiamo, dove è possibile, - continua Follien - ad eliminare i pali, preferendo sistemare punti luce a mensola, in particolare nel centro storico. L'impegno è notevole anche sotto l'aspetto delle risorse umane, considerata la delicatezza del servizio. Ne va della sicurezza dei cittadini. C'è da precisare che, ogni anno, una media di 50 pali della luce vengono danneggiati a causa di incidenti stradali. E, non sempre, l'amministrazione viene messa al corrente in tempo reale. Con il piano di manutenzione straordinaria riusciamo a ripristinare la perfetta funzionalità di queste strutture luminose». La vita media di un palo della luce è di 25 anni; l'amministrazione comunale organizza controlli capillari dopo 15 anni, verificando la stabilità dell'impianto e lo stato di conservazione. Sono verifiche realizzate sempre al termine della stagione invernale, visto che il servizio di sgombero neve può danneggiare alcuni punti luce, come quelli esterni ai marciapiede. «Sono controlli che implicano scavi alla base del palo per appurare l'integrità dei collarini» dice Follien, ricordando come l'acquisizione da Cva di tre mila impianti abbia imposto un rafforzamento del servizio e del personale addetto.\

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"un conflitto con uno stato sovrano è un colpo al dialogo con i laici" - michele smargiassi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 7 - Esteri Parla Padre Enzo Bianchi: a volte l´intransigenza cattolica può alimentare l´anticlericalismo "Un conflitto con uno Stato sovrano è un colpo al dialogo con i laici" Spesso noi credenti fatichiamo a spiegarci sui temi dell´etica. Ma qui vedo una sordità precostituita MICHELE SMARGIASSI «I "giorni cattivi" del dialogo diventano più cattivi�». Non è il momento giusto per parlare con padre Enzo Bianchi del suo ultimo libro, Per un´etica condivisa, lamento sull´agonia del dialogo tra credenti e non, ma anche profezia della sua rinascita. «Quando il conflitto si istituzionalizza a questi livelli, tra Vaticano e stati sovrani, rischia di non chiudersi più», sospira deluso il priore della comunità di Bose. «Spesso noi cattolici fatichiamo a spiegarci. Ma qui vedo una sordità precostituita. Il discorso del papa sull´Aids era colmo di intenzioni umanizzanti. Ma ormai quando la Chiesa parla di etica le orecchie si chiudono automaticamente». Per la verità il suo libro sembra un monito ai credenti più che ai laici. «Essendo cattolico, sento la responsabilità di rendere un servizio di verità ai cattolici. Del resto tendere la mano per primi, senza garanzia di ricambio, a noi è dato come un dovere». Però lei sembra attribuire ai cattolici la responsabilità prima dei litigi, ai laici soprattutto "falli di reazione". «Nei due ultimi decenni molti cattolici con forte senso di militanza - non la Chiesa in sé � hanno cercato di imporre le proprie opzioni attraverso l´occupazione dello spazio pubblico. La reazione è stata un´onda di anticlericalismo che, confermo, è sempre una reazione a un clericalismo percepito come intransigente e irrispettoso. A sua volta, l´anticlericalismo alimenta le intransigenze cattoliche, e il circolo vizioso finisce in chiasso e barbarie». Eppure la Chiesa italiana dialoga volentieri con la classe politica al governo. «E´ seducente l´offerta del potere: un patto fondato sulla "religione civile" da imporre con le leggi. Il Cristianesimo nacque eversivo, poi spesso accettò il patto. Oggi però questa scelta è pericolosa per la sopravvivenza stessa del Cristianesimo: negli Usa, dove la religione civile è in pieno vigore, non si sa a chi si riferiscono i politici quando invocano Dio. Per fortuna, da noi questa prospettiva è ormai perdente». Ne è sicuro? Nel caso Englaro la Chiesa ha invocato leggi per imporre la propria visione dell´uomo. «Conoscendo cosa si muove nelle chiese locali, nelle comunità, so che le aspettative dei credenti sono diverse: che la Chiesa non si appiattisca più sul neo-liberismo, prenda le distanze da chi la usa come strumento, si cali nella storia con lo spirito dello "straniero pellegrino", cosciente di essere una fertile minoranza». Non sembra che le gerarchie abbiano elaborato il lutto da egemonia perduta. «Accettare di essere minoranza è necessario come elaborare un lutto. Dopo, puoi raggiungere persone che non appartengono alla tua tradizione, e averle con te in un percorso di umanizzazione sociale». Ma quanta strada possono fare assieme credenti e non? Don Milani avvertì l´amico ateo: non ti fidare di me, un giorno io ti tradirò� «Non non è detto che accada, o che il tradimento sia così drammatico. Certo, parlando di Cristo, resurrezione e vita eterna, è ovvio che io e l´ateo ci divideremo, ma non significa distruggere il cammino fatto assieme». I "valori non negoziabili" non sono il limite dell´"etica condivisa"? «Ogni dialogo ha limiti, ma se parliamo di diritti umani, siamo ben lontani dall´averli raggiunti. Ora dobbiamo tutti accettare i metodi che possiede la democrazia per giungere alle decisioni. Possono uscirne scelte non condivise, ma accettabili. Per quelle non accettabili, il cristiano sa da sempre che può invocare il diritto di dire non possumus». L´obiezione di coscienza non è un grimaldello per scardinare decisioni democratiche? «No, se chi la invoca mette in conto di pagare per la sua "eversione", per il diritto di dire di no alla polis in certi particolari casi. Accettandone le conseguenze, dimostrerà di non avere altri interessi oltre la coscienza e la verità». Vale anche quando la Chiesa invita a boicottare un referendum? Capitò con la legge 40, può accadere di nuovo sul testamento biologico. «L´iniziativa fu di alcune componenti ecclesiali, più che della Chiesa come tale. In ogni caso, queste battaglie devono farle i credenti come cittadini, non i vescovi. Le figure rappresentative della Chiesa devono fermarsi sulla soglia del pre-politico». Ai cattolici lei chiede di abbandonare il vittimismo. Agli "ateologi autodidatti", cosa chiede? «Di abbandonare una lettura vecchia e comoda della Chiesa, in cui il male è la fede e non il suo uso nella storia. E di smettere il tentativo di renderci ridicoli. E´ un obiettivo poco onesto: si abbassa arbitrariamente il bersaglio per colpirlo meglio. Chi deforma non ascolta, chi non ascolta non capisce che c´è già una Chiesa che sa declinare l´insegnamento di Cristo nell´arena della polis». Cosa succede se l´etica non si condivide? Tra i due litiganti, chi gode? «Il potere, è ovvio. Ad ogni potere fa piacere veder sperperare una profezia di speranza. Ogni potere cerca di evitare sinergie tra buone volontà. Se continuiamo a non ascoltarci, il potere ce ne sarà grato».

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ROMA Apparentemente, solo apparentemente, il "caso Bettini" è l'ennesim... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 18-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Sabato 18 Aprile 2009 Chiudi di NINO BERTOLONI MELI ROMA Apparentemente, solo apparentemente, il "caso Bettini" è l'ennesima puntata di quella sorta di pulizia etnica verso gli ex Ds in atto nel Pd da qualche tempo: dove c'è da scegliere un candidato per un posto importante, si preferisce un cattolico, un ex popolare, un centrista, un ex democristiano, un prodiano, tutti piuttosto che un diessino. E così: il segretario del Pd adesso è un ex popolare sia pure di rito cristiano-sociale. Se poi si va a vedere i candidati sindaci di due città simbolo per la sinistra, a Firenze c'è Renzi, ex ppi, a Bologna Delbono, prodiano. Per i capilista alle Europee stessa solfa: l'unico ex Ds finora identificabile è Sergio Cofferati al Nord ovest (quanta fatica!), per il resto gli ex seguaci di Piero Fassino non dovrebbero più toccar palla altrove. L'autoesclusione indotta di Goffredo Bettini è stata la classica ciliegina: proprio nella circoscrizione Centro che annovera regioni come la Toscana, l'Umbria e le Marche, storiche roccheforti rosse, il capolista sarà l'ottimo Davide Sassoli che non è certo un ex diessino. Altri candidati capilista erano circolati, ma non sono decollati, personaggi comunque al di fuori dalle logiche ex Ds o ex Margherita: Casavola al Sud per sparigliare il braccio di ferro fra D'Antoni e De Castro; Rodotà al Nord est per riaffermare che il Pd, nonostante tutto, rimane un partito con qualche memoria laica. Niente, il parto rimane difficile tanto che Dario Franceschini ha deciso di convocare un'altra volta il cosiddetto "caminetto" per lunedì sera per definire capilista e candidature assieme a D'Alema, Rutelli, Marini e gli altri. Il piano di Franceschini si va delineando: la sua linea non è quella del "dàgli al diessino", quanto quella di sparigliare i giochi in vista del congresso, sempre che il Pd sopravviva al voto europeo. Come? Puntando, d'intesa con gli ex veltroniani (e anche ex e post rutelliani nonché i parisiani potrebbero essere della partita) a creare le condizioni perché il leader prossimo venturo del Pd non sia né un ex Ds né un ex Margherita. Dell'operazione si parla da qualche tempo in maniera riservata e a mezza bocca, dopo aver constatato che l'amalgama non è riuscito e non riesce anche o proprio perché si insiste nella logica degli ex. Spetterà dunque a Franceschini, che a suo tempo si accollò il compito di spiegare che né Fassino né Rutelli potevano diventare i ledaer del costituendo Pd, fare il passo ulteriore e andare definitivamente "oltre" i due partiti fondatori. «C'è un partito delle primarie, dei candidati outsider che ovunque sopravanzano quelli di nomenklatura, le dimissioni di Veltroni hanno cambiato completamente il quadro, dopo di lui difficilmente qualcuno può aspirare a diventare leader se proviene dalle vecchie retrovie», spiega Walter Verini l'uomo ombra dell'ex leader che sta preparando un libro sugli anni di collaborazione con Veltroni. Resta un "piccolo" particolare: questo leader giovane e politicamente nato con il Pd al momento non è stato individuato. Si sussurra di Federica Mogherini, di Maurizio Martina, ma nessuno ci scommette. Al momento c'è l'identikit ma non il nome.

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BRUXELLES - Per ora non vogliamo reagire . Il governo belga si trincera dietro un... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 18-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Sabato 18 Aprile 2009 Chiudi di CRISTINA MARCONI BRUXELLES - «Per ora non vogliamo reagire». Il governo belga si trincera dietro un 'no comment' davanti alla durissima reazione della Santa Sede sulla risoluzione votata dai deputati belgi per condannare le parole pronunciate dal Santo Padre sull'uso dei preservativi nella lotta all'Aids. E lo stesso Paese non sembra scosso più di tanto dalla notizia, che ieri non ha occupato le prime posizioni nei siti d'informazione e che non è stato fatto oggetto di dichiarazioni immediate da parte di esponenti politici. Complici forse le vacanze pasquali e il fatto che, in un Paese dagli equilibri politici molto fragili, nessuno vuole cavalcare un tema che vede spaccature all'interno della stessa maggioranza. Tanto più che se da una parte i cristiano-democratici non sono mai stati del tutto entusiasti dell'idea di una risoluzione, dall'altra il premier, appartenente alla stessa coalizione, aveva a suo tempo dichiarato che se una tale risoluzione fosse stata approvata, le avrebbe dato un "seguito appropriato", mettendo comunque in chiaro: «In materia di prevenzione dell'Aids ho un'opinione molto distante da quella del Papa». In un paese come il Belgio - in cui c'è un numero altissimo di scuole, ospedali e istituti cattolici ma dove lo Stato resta fermamente laico - i temi sociali sono molto sentiti. «Qui non si tratta del Papa come capo spirituale, ma del Papa come capo di uno Stato che ha dei rappresentanti diplomatici e con il quale è giusto poter avere un rapporto diplomatico, soprattutto dal momento in cui con le dichiarazioni sui preservativi rischia di rimettere in discussione una serie di nostre politiche di sanità pubblica», spiega Christine Defraigne, capogruppo del partito liberale, il Movimento Riformista, al Senato. Senato che, sul modello della Camera, ha accarezzato l'idea di emettere una sua propria risoluzione, dai toni ancora più accesi di quella precedente. «D'altra parte se il Vaticano è un interlocutore diplomatico, lo si deve poter stigmatizzare in quanto tale», aggiunge Defraigne, tra i promotori della proposta, nella quale si pensava di fare riferimento al concetto di «crimini contro l'umanità». Ma se i deputati sono stati relativamente compatti sul loro testo, i senatori potrebbero non esserlo altrettanto. Soprattutto perché in molti sono scettici sul fatto che un approccio così frontale possa portare a dei risultati. E qualcuno, come il presidente del Senato, il liberale Armand De Decker, mettendo in chiaro di non essere credente, si appella proprio alla separazione tra Stato e Chiesa per spiegare la sua contrarietà: «Trovo che sia particolarmente pericoloso che il potere temporale si metta a giudicare quello spirituale». Perché la Chiesa resti fuori dallo Stato, bisogna che sia innanzi tutto lo Stato a tenersi a distanza dalla Chiesa.

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 93 del 2009-04-18 pagina 39 «Io cattolico praticante non amo i dogmi affilati come spade» di Michele Anselmi Nel nuovo film l'attore-regista sarà un sacerdote in crisi: il caso Englaro mi ha messo in difficoltà RomaAl cinema ha già indossato la tonaca. Ma erano sketch, per lo più. Don Alfio in Un sacco bello. Il finto sacerdote di Acqua e sapone. Il prete logorroico di Viaggi di nozze. Stavolta, invece, Carlo Verdone fa (più) sul serio. Nel nuovo Io, loro e Lara il 58enne attore-regista sarà Carlo Mascolo, un missionario comboniano di ritorno dall'Africa: un sacerdote in crisi, ferito nella fede, poco avvezzo a indossare il clergyman. Primo ciak lunedì prossimo, allo studio 8 di Cinecittà, produce la Warner Bros. A giugno trasferimento in Kenia per gli esterni. Nel cast Anna Bonaiuto, Marco Giallini, Sergio Fiorentini, ovvero «loro», e soprattutto Laura Chiatti, tornata castana, ovvero «Lara». Un prete. Ma non doveva essere un padre? «Sì, ma con i miei sceneggiatori Pasquale Plastino e Francesca Marciano ci siamo accorti che non funzionava. Avevo già dato con Il mio miglior nemico. Ero stanco di incarnare borghesi antipatici o burini arricchiti. Do il meglio, al cinema, quando i miei personaggi sono messi in difficoltà. Il missionario è una sfida. Mi impone di lavorare sui gesti, sulle parole. Di sicuro non sarà un prete anni Cinquanta, di quelli che si fregano le mani. E neanche un prete innamorato, troppo banale». Spieghi meglio, allora. «Quando lo incontriamo in Africa, all'inizio del film, Carlo è soprattutto un uomo solo. Sta vivendo una crisi spirituale, è stanco di essere, insieme, sceriffo, sciamano, medico, meccanico. Anche la sua fede vacilla. Sui profilattici non la pensa come il Papa. Così chiede di tornare a Roma. Al Vicariato lo ascoltano con attenzione. Nessuna inquisizione. Gli consigliano una pausa di riflessione. Magari ritrovarsi in famiglia per un po' gli farà bene...». Invece no, immagino. «Giusto. Il padre, ex generale, si tinge i capelli e corteggia la badante formosa. Il fratello broker è piuttosto survoltato e pieno di guai. La sorella psicoanalista sta peggio dei suoi pazienti. Un disastro di famiglia. Nessuno lo ascolta, tutti gli rovesciano addosso i loro problemi. Quasi quasi, pensa, meglio l'Africa». E poi c'è Lara. «Se le dico chi è Lara svelo il plot, il colpo di scena. Diciamo che è una scheggia impazzita, una donna con disturbi bipolari. Nella vita s'è inventata un lavoretto da guida turistica. Vestita da Messalina, illustra ai turisti le bellezze imperiali. Mi fermo qui. Sarà un film sul buon senso, sulla tolleranza, a suo modo una commedia teatrale». Qualche mese fa, parlando in tv della vicenda Englaro, lei disse: "Sono credente, ma devo riconoscere che alcuni fatti recenti stanno mettendo in crisi il mio rapporto con la Chiesa". Conferma? «Avevo semplicemente risposto a una domanda. Ma è vero, il caso di quella povera ragazza ha aperto una discussione profonda, in me come in tante persone che conosco. Sento amici che stanno riflettendo sul testamento biologico. Ho cominciato a pensare al mio, sempre che facciano una legge decente». Dalla Chiesa aspettava parole diverse? «L'ho già detto. Mi dispiace che un tema così delicato, cruciale, intimo, sia stato trattato dalla politica alla stregua di uno spot elettorale. Dalle gerarchie ecclesiastiche avrei voluto ascoltare parole più misericordiose. Provo a vivere la mia fede in modo serio e consapevole. Non sarò un praticante perfetto, ma dentro di me, tra mille errori, penso di fare del mio meglio. Sono un cattolico laico, trovo le risposte più convincenti nella mia religione». Nel missionario Carlo c'è qualcosa di lei? «Va a saperlo. Certo, ho studiato Storia delle religioni all'università di Roma. Non avessi fatto l'attore, magari sarei finito all'Istituto storico e religioso della Sapienza. Ci sono domeniche in cui vado a messa, giorni in cui mi scopro a pregare, segretamente, dentro di me. Noi Verdone veniamo da un'educazione cattolica. Siamo devoti, rispettosi. E tuttavia la Chiesa rischia di stare sempre due o tre passi indietro alla società. Lo so, è la sua forza, ma anche la sua debolezza. Non dico che il Vaticano debba cambiare opinione su temi delicati sul piano etico, ma vorrei che portasse le ragioni del suo magistero in un modo più confidenziale. Invece arrivano dogmi affilati come spade». Per questo ammira il cardinal Martini? «Sì, è un uomo che pone dilemmi cruciali con toni diversi, spesso con buon senso, di là delle sovrastrutture. In lui ho percepito l'invito a vivere la fede in modo più semplice, quasi seguendo un'impronta francescana». È vero che monsignor Ersilio Tonini apprezza i suoi film? «Siamo vicini di casa. Mi piace parlare con lui, di tutto, anche di cinema. Gli ho regalato il dvd di Al lupo al lupo. L'ha trovato "di spessore". Se lo dice lui». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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RIAFFERMARE IL DIRITTO ALLA VITA, SOLLECITANDO UNA LEGGE CHE FACCIA CHIAREZZA: COSì IL MONDO CA... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Riaffermare il diritto alla vita, sollecitando una legge che faccia chiarezza: così il mondo cattolico, scientifico e giuridico, ieri a Santa Maria La Nova, al dibattito promosso dal movimento cristiano lavoratori. «È importante - esordisce monsignor Raffaele Ponte, vicario episcopale per i laici - ribadire la sacralità della vita umana. Compito della medicina è mettere a disposizione strutture per le persone con malattie terminali». Centodieci i centri per le cure palliative e le case dei risvegli al Nord, soltanto 20 al Sud: è la denuncia di Luigi Leopaldi, specialista in medicina del dolore dell'Asl Napoli 1. «Segno - dice - di una mancanza di coscienza civica". E di una scarsa attenzione per l'uomo, rilancia Mario Di Costanzo, direttore della consulta delle aggregazioni laicali. «Si è sempre parlato di "caso" Englaro - incalza - e questo testimonia che è in atto un processo che tende a svilire la persona». Da Michele Cutolo, presidente Mcl e da Salvatore Prisco, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nola l'invito ad una legge sul "fine vita". «Si avverte l'assenza di una legislazione in Italia», commenta Prisco. «Per mettere fine - si aggancia Cutolo - anche ai ripetuti attacchi alla Chiesa. Le continue polemiche lasciano un senso di sconcerto che, come cristiani, deve mobilitarci». ro.bo.

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Il vescovo polacco Zimowski nuovo ministro della salute (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-04-2009)

Argomenti: Laicita'

La Segreteria di Stato ha replicato ieri con una nota alla protesta ufficiale presentata dal governo belga in seguito a una mozione votata dalla Camera dei rappresentanti di Bruxelles, che aveva definito "inaccettabili" le frasi del Pontefice sul preservativo e la lotta all'Aids. Le critiche del Belgio sono state rispedita al mittente. La Segreteria di Stato ricorda che il Pontefice «ha dichiarato che la soluzione è da ricercare in due direzioni: da una parte nell'umanizzazione della sessualità e, dall'altra, in una autentica amicizia e disponibilità nei confronti delle persone sofferenti, sottolineando anche l'impegno della Chiesa in ambedue gli ambiti. Senza tale dimensione morale ed educativa la battaglia contro l'Aids non sarà vinta». Nell'articolo che pubblico oggi sul Giornale, aggiungo che è attesa nelle prossime ore - forse già a mezzogiorno di oggi - la nomina del nuovo ministro della sanità del Vaticano: si tratta del sessantenne arcicescovo di Radom (Polonia), Zygmunt Zimowski, che dal 1983 al 2002 ha lavorato alla Congregazione per la dottrina della fede ed è dunque ben conosciuto da Papa Ratzinger. Con il suo arrivo a Roma i capi dicastero curiali di origine polacca diventeranno tre (oltre a lui, ci sono i cardinali Zenon Grocholewski all'Educazione cattolica, e Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in Varie Commenti ( 2 ) » (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi) Quando sarà pubblicata la terza enciclica di Benedetto XVI? Il progetto iniziale prevedeva che uscisse l'anno scorso, le prime anticipazioni - a partire dal titolo, "Caritas in veritate" - risalgono infatti ai primi mesi del 2008. Doveva essere pubblicata nel quarantesimo anniversario dell'enciclica "Populorum progressio" di Paolo VI (marzo 1968), poi il cardinale Segretario di Stato disse che sarebbe slittata probabilmente a ridosso dell'estate. Poi si parlò di dicembre. A fine anno il testo sembrava pronto, dopo l'ingresso nel gruppo di lavoro del neo-arcivescovo di Monaco di Baviera, monsignor Marx. La crisi finanziaria aveva provocato un ulteriore ritardo, ma nelle prime settimane del 2009 si dava per certo che l'enciclica sarebbe uscita con data 19 marzo - festa di San Giuseppe - e resa nota prima di Pasqua. Si è poi detto che sarebbe slittata a maggio (firmata il 1 maggio). Ora anche l'ipotesi di quella data sembra definitivamente tramontare e nei sacri palazzi è opinione diffusa che l'enciclica sociale possa vedere la luce a ridosso dell'estate, se tutto va bene. Quali sono le cause del ritardo? Fonti autorevoli confermano al Giornale che il problema sarebbe stato rappresentato proprio dalla parte aggiunta al testo, e riferita alla crisi economica mondiale. La stesura fin qui approntata, infatti, non avrebbe incontrato il gradimento del Pontefice che, ovviamente, per passaggi "tecnici" di documenti così importanti, è solito affidarsi agli esperti, ma che non rinuncia poi a intervenire, a chiedere modifiche e aggiustamenti. "Caritas in veritate" risulta dunque essere, fino a questo momento, il testo più travagliato del pontificato di Benedetto XVI, che oggi festeggia l'ottantaduesimo compleanno e si accinge a ricordare il quarto anniversario dell'elezione. Anche oggi il Papa ha festeggiato (poco) e lavorato (molto): l'attenzione sua e dei collaboratori più stretti è tutta rivolta in questo momento al prossimo viaggio in Terrasanta (Giordania, Israele, Territori sottoposti all'Autorità Palestinese). Tra le nomine curiali attese nelle prossime settimane (o nei prossimi mesi) c'è quella del nuovo "ministro della Sanità", in sostituzione del dimissionario cardinale Barragàn; quella del nuovo presidente del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace, in sostituzione del cardinale Martino - che però resterà al suo posto fino alla pubblicazione dell'enciclica sociale, prima di essere sostituito, sembra, da un prelato africano. Per quanto riguarda la Segreteria di Stato, invece, non ci dovrebbero essere sorprese ai livelli altissimi (voci di una promozione del Sostituto Filoni a un ufficio cardinalizio sembrano al momento prive di fondamento), mentre è più probabile che non tardino molto ad arrivare le promozioni a nunzio dei numeri tre Caccia (assessore) e Parolin (sottosegretario ai rapporti con gli Stati). Concluso il lavoro per l'enciclica, dovrebbe lasciare la Segreteria di Stato anche l'arcivescovo Sardi, che coordina il gruppo di scrittori incaricato di collaborare con il Papa per la stesura dei discorsi. Sardi dovrebbe ricevere un incarico presso l'Ordine di Malta, e al suo posto potrebbe andare monsignor Gloder. Infine, si parla con insistenza della possibilità di un prossimo cambio alla direzione della Sala Stampa vaticana. Ma al momento non è stata presa alcuna decisione al riguardo. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) » (10 votes, average: 3.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Il Papa dai terremotati Per la visita di Benedetto XVI ai terremotati d'Abruzzo si lavora con l'ipotesi della data del 1 maggio. Da quanto apprendiamo sarebbe stato lo stesso responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso, a indicarla, suggerendo al Pontefice attraverso i suoi collaboratori di non recarsi subito nelle zone colpite dal sisma. Il Papa, invece, avrebbe voluto essere presente prima possibile tra la gente che ora vive nelle tendopoli, per manifestare la sua vicinanza e la sua solidarietà. Aggiornamento del 18 aprile: il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha annunciato che la visita del Papa ai terremotati dell'Abruzzo si svolgerà nella mattinata di martedì 28 aprile. Scritto in Varie Commenti ( 61 ) » (9 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 09 Buona Pasqua ai naviganti, un abbraccio ai terremotati Cari amici, oggi, Sabato Santo, è la giornata del silenzio e dell'attesa. Duemila anni fa, quel giorno, gli undici apostoli e i discepoli di Gesù erano affranti, abbattuti, impauriti per la fine tremenda che era toccata al loro maestro. C'è solo una donna che vive quelle ore d'angoscia e di dolore presentendo che qualcosa sta per accadere: Maria. Questa notte la Chiesa celebra il rito più importante dell'anno, la veglia della luce. Questa notte l'unico uomo che nella storia abbia detto di sé "io sono la via, la verità e la vita", risorge e con il suo corpo glorioso, appartenente ormai alla dimensione dell'eternità, si fa vedere, si fa nuovamente incontrare, mangia e beve con i suoi amici. Che da impauriti si trasformano in instancabili annunciatori della resurrezione di Gesù. E' il cuore dell'annuncio cristiano, il fondamento della fede. Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato agli indizi di storicità di quell'evento straordinario e unico. Credere nella resurrezione è un atto di pura fede, nessuna dimostrazione scientifica o prova storica potrà mai convincere qualcuno. Ma il credente sa di non scommettere la sua vita sui fantasmi, sulle leggende o sulle proiezioni mentali di qualche mistico invasato. Sa che ci sono ragionevoli indizi per credere. E' il modo con cui vorrei augurare buona Pasqua a ciascuno di voi, avendo gli occhi e il cuore ancora pieni di dolore per la tragedia accaduta in Abruzzo. Ieri è stato davvero un Venerdì Santo di Passione. La grande domanda, il grido straziante dell'uomo di fronte alla sofferenza, alla morte, al dolore innocente è scolpita nei tanti volti di coloro che sono stati colpiti dal sisma. Di fronte a questo grido, non valgono i discorsi, le frasi fatte, l'esposizione di una dottrina. Personalmente mi sento incapace di dire alcunché. Ma questa domanda ha avuto una risposta: Dio, all'uomo che soffre, non ha offerto una soluzione, ma una compagnia, quella di suo Figlio, che ha sofferto ed è morto sulla croce, Lui, il giusto innocente. Si è fatto ammazzare per noi, per i nostri peccati. La risposta di Dio è stata l'incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù. L'unica risposta a quella domanda senza risposta, può essere soltanto l'abbraccio, la compassione, la compagnia, la vicinanza. Buona Pasqua a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 54 ) » (10 votes, average: 4.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 09 Alta tensione tra Obama e la Chiesa. Le messe di Langone Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato alla tensione crescente fra la Chiesa Usa e il presidente Barak Obama. Tensione che coinvolge anche il Vaticano: da settimane infatti si è creato un impasse per la nomina del nuovo ambasciatore Usa, che dovrà sostituire Mary Ann Glendon (designata da Bush e notoriamente vicinissima alle posizioni di Benedetto XVI). La Santa Sede vorrebbe un diplomatico professionista cattolico e non un politico del partito democratico da premiare per il suo sostegno alla campagna di Obama. Non è facile infatti trovare infatti politici cattolici del partito democratico che non siano "pro choice" sull'aborto. Nelle pagine culturali, inoltre, ho ampiamente recensito il nuovo libro di Camillo Langone: una guida Michelin alle messe italiane. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (9 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Apr 09 I "trafficanti di uomini" All'Angelus di ieri il Papa ha parlato degli immigrati vittime dei "trafficanti di uomini". Quando pensiamo a forme di moderna schiavitù, ci vengono in mente Paesi sottosviluppati, lontanissimi da noi. Non sempre è così. Mi ha profondamente colpito questa intervista video realizzata dal direttore di Fides Luca De Mata per uno dei suoi programmi documentario. L'uomo che parla è un immigrato sudamericano in Nord America. Scritto in Varie Commenti ( 74 ) » (7 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Apr 09 Il Papa ai giovani: il cristianesimo non sia ridotto a slogan Questa sera Benedetto XVI ha celebrato in San Pietro con i giovani la messa per il quarto anniversario della morte di Papa Wojtyla. Nell'omelia, dopo aver detto che il ricordo di Giovanni Paolo II "continua a essere vivo nel cuore della gente" e aver citato la fecondità del suo magistero con i giovani, Ratzinger ha parlato del momento attuale e del pericolo che la fede sia strumentalizzata: "Fate attenzione: in momenti come questo, dato il contesto culturale e sociale nel quale viviamo, potrebbe essere più forte il rischio di ridurre la speranza cristiana a ideologia, a slogan di gruppo, a rivestimento esteriore. Nulla di più contrario al messaggio di Gesù! Egli non vuole che i suoi discepoli "recitino" una parte, magari quella della speranza. Egli vuole che essi "siano" speranza, e possono esserlo soltanto se restano uniti a Lui! Vuole che ognuno di voi, cari giovani amici, sia una piccola sorgente di speranza per il suo prossimo, e che tutti insieme diventiate un'oasi di speranza per la società all'interno della quale siete inseriti. Ora, questo è possibile ad una condizione: che viviate di Lui e in Lui" Scritto in Varie Commenti ( 56 ) » (11 votes, average: 4.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 09 Crisi, inizia il G20. Il Papa scrive a Gordon Brown Benedetto XVI, di ritorno dall'Africa, ha scritto una lettera al premier inglese Gordon Brown per il G20 che inizia a Londra. Eccone qualche passaggio: "Il Vertice di Londra, così come il Vertice di Washington che lo precedette nel 2008, per motivi pratici di urgenza si è limitato a convocare gli Stati che rappresentano il 90% del PIL e l'80% del commercio mondiale. In questo contesto, l'Africa subsahariana è presente con un unico Stato e qualche Organismo regionale. Tale situazione deve indurre i partecipanti al Vertice a una profonda riflessione, perché appunto coloro la cui voce ha meno forza nello scenario politico sono quelli che soffrono di più i danni di una crisi di cui non portano la responsabilità. Essi poi, a lungo termine, sono quelli che hanno più potenzialità per contribuire al progresso di tutti". "Occorre pertanto fare ricorso ai meccanismi e agli strumenti multilaterali esistenti nel complesso delle Nazioni Unite e delle agenzie ad essa collegate, affinché sia ascoltata la voce di tutti i Paesi del mondo e affinché le misure e i provvedimenti decisi negli incontri del G20 siano condivisi da tutti". "Allo stesso tempo, vorrei aggiungere un altro motivo di riflessione per il Vertice. Le crisi finanziarie scattano nel momento in cui, anche a causa del venir meno di un corretto comportamento etico, manca la fiducia degli agenti economici negli strumenti e nei sistemi finanziari. Tuttavia, la finanza, il commercio e i sistemi di produzione sono creazioni umane contingenti che, quando diventano oggetto di fiducia cieca, portano in sé stesse la radice del loro fallimento. L'unico fondamento vero e solido è la fiducia nell'uomo. Perciò tutte le misure proposte per arginare la crisi devono cercare, in ultima analisi, di offrire sicurezza alle famiglie e stabilità ai lavoratori e di ripristinare, tramite opportune regole e controlli, l'etica nelle finanze". Scritto in Varie Commenti ( 142 ) » (10 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 09 Una nuova "Inchiesta sulla Sindone" S'intitola "Inchiesta sulla Sindone" il nuovo libro del vaticanista (e amico) Marco Tosatti, in libreria in questi giorni, edito da Piemme. Un ottimo modo per prepararsi all'ostensione del 2010 e per fare il punto sulla misteriosa immagine dell'uomo morto crocifisso, che una controversa datazione al radiocarbonio nel 1988 ritenne d'età medioevale, pur essendoci numerosissimi altri indizi che la facevano risalire, invece, al primo secolo dell'era cristiana. Tosatti descrive la storia del lino sul quale - in modo inspiegabile, e più inspiegabile oggi che vent'anni fa - si è impressa un'immagine che rappresenta un negativo fotografico. Una delle parti del libro che mi ha colpito di più è quella dedicata all'esame al radiocarbonio, sulla cui correttezza è lecito sollevare più di un dubbio: i risultati dei tre laboratori, infatti, non avevano il margine minimo di compatibilità stabilito, e si sarebbe dovuto ripetere nuovamente il test. Senza contare che proprio questo esame ha fallito clamorosamente, datando come vecchie di 400 anni foglie di platano raccolte il giorno prima, oppure stabilendo al 1600 la fattura di una tovaglia moderna, o ancora datando all'800 dopo Cristo dipinti africani che avevano invece solo undici anni. Con contributi scientifici e nuove testimonianze, il libro mostra quanto si faccia bene a dubitare su quel dato che permise di affermare che la Sindone sarebbe in reltà un manufatto medioevale. Anche se bisogna sempre tener presente il metodo di Dio, applicabile anche a questo caso: lasciare sempre sufficiente luce per chi vuole credere, e sufficiente tenebra per chi non vuole credere. Scritto in Varie Commenti ( 125 ) » (19 votes, average: 4.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Mar 09 Il Papa in Africa, un bilancio di due viaggi Visitando l'Africa, nei suoi sei giorni di permanenza nel Continente nero, Benedetto XVI ha compiuto due viaggi. Due viaggi molto diversi tra di loro. Il primo è quello reale, segnato dal contatto con le folle del Camerun e dell'Angola, dai temi che il Papa ha trattato nei discorsi e nelle omelie, dall'impatto con le contraddizioni di due capitali dove ricchezza e povertà estreme convivono fianco a fianco. L'altro viaggio è quello virtuale, quello su cui si sono accapigliati commentatori, burocrati e sondaggisti occidentali, che hanno accusato Ratzinger di irresponsabilità per aver detto ciò che tutti dovrebbero ormai riconoscere e che è attestato da studi scientifici: la distribuzione di preservativi non è il metodo efficace per combattere la diffusione dell'Aids in questi Paesi. Per tre giorni, nei Paesi europei così come negli Stati Uniti, mentre il Papa parlava di povertà, sviluppo, diritti umani, si è discusso di profilattici. Per poi passare, durante i successivi tre giorni, a parlare di aborto terapeutico, sulla base di una frase pronunciata da Benedetto XVI in un discorso forte sui mali che affliggono l'Africa.La macchina mediatico-politica, una volta messa in moto, non si è più fermata. E così in Francia, dove impallinare il Pontefice sembra diventato ultimamente uno sport nazionale, si sono fatti sondaggi e sondaggini per dimostrare che almeno metà dei cattolici del Paese chiedono a Ratzinger di dimettersi. La sensazione, leggendo dichiarazioni di alcuni ministri e dei loro portavoce, è che per la prima volta dopo molto tempo, il Papa non sia più circondato da quel rispetto attribuito a una personalità super partes, ma sia considerato un capo partito, sottoposto al tiro incrociato delle quotidiane dichiarazioni tipiche del «pastone» politico. C'è chi lo invita al silenzio, chi lo invita a lasciare, chi gli spiega cosa dire e come dirlo.Così, sedici discorsi pronunciati in terra africana, si sono ridotti a due-frasi-due, la prima delle quali peraltro pronunciata in modo estemporaneo durante la conferenza stampa tenuta sull'aereo. L'impressione è che Benedetto XVI non sia eccessivamente preoccupato di questa crescente ostilità. Mai come in questi giorni si è colta l'enorme distanza tra viaggio reale e viaggio virtuale. E se è vero che la critica montante presso certe burocrazie occidentali non ha precedenti recenti, bisognerà pure ricordare che critiche ferocissime vennero mosse a Giovanni Paolo II nei primi anni del suo pontificato. Così come va richiamata alla memoria la sofferenza e l'isolamento di Paolo VI, nel momento in cui prese decisioni coraggiose come l'Humanae vitae, divenendo segno di contraddizione.Che cosa resta, dunque, del viaggio di Benedetto in Camerun e Angola? Prima ancora e più ancora dei messaggi lanciati dal Papa per la lotta alla povertà, per la dignità della donna, per un'economia che non sia disumana, per l'educazione e lo sviluppo, resta una presenza e una straordinaria corrente di simpatia umana, che ha avuto il suo culmine in Angola. Tanta gente semplice e straordinaria, ha trascorso ore ed ore sotto il sole per salutare non Joseph Ratzinger, ma il successore di Pietro, venuto fino a qui per confermare i fratelli nella fede. E in Paesi travagliati da tragiche guerre intestine, abusi, soprusi, miserie, violenze, l'abbraccio di Pietro, il suo sorriso e la sua vicinanza hanno contato di più di mille discorsi. Scritto in Varie Commenti ( 109 ) » (19 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (343) Ultime discussioni Marina: Per Peccatore La Sacra Scrittura è un orpello pericoloso per la convivenza tra i popoli? Le religioni sono... Americo: El papa apetta perché non si puó permettere di dire, in questi tempi tempestosi, qualcosa che non sia... mauro: Caro peccatore, non c'è stato nessuno che ha commentato propriamente l'argomento proposto dal... bo.mario: Sasso perchè si cadete sempre. Il papa parla a quelli che lo capiscono. Tradotto, a quelli che... peccatore: Cara Marina: il Papa di qui, il Papa di là. Ma fa tutto lui? In vita mia ho letto molti libri di De... 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Grazie. Corrado: Mi scuso per la .http://blog.ilgiornale. it/tornielli/2008/07/02/roma-e -fraternita-san-pio-x-il-dialo go-va-avanti/Read "How can I tell the difference from phalaris grass that has DMT in it?" at Home & Garden The Daily P.E.E.P.: Antonio Cardinal Cañizares Llovera Abiura: Comment on Thornborn, un Dan Brown cattolico? by Rovere I più votati Violenze e minacce, dobbiamo vigilare - 107 Votes La comunione nella mano, la fine dell'inginocchiatoio - 57 Votes Milano e il motu proprio, la colpa è della stampa - 54 Votes La preoccupazione dei vescovi per il regime di Chavez - 51 Votes In difesa del cardinale Tettamanzi - 48 Votes Se lo storico replica: "Lei non sa chi sono io!" - 48 Votes Il Papa non andrà alla Sapienza - 42 Votes Ancora sugli statuti del Cammino, approvati dalla Chiesa - 40 Votes Il parroco trevigiano trasforma l'oratorio in moschea - 39 Votes Ebrei salvati da Pio XII: Bruno Ascoli, guardia palatina - 39 Votes Recent Posts Il vescovo polacco Zimowski nuovo ministro della salute Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi) Il Papa dai terremotati Buona Pasqua ai naviganti, un abbraccio ai terremotati Alta tensione tra Obama e la Chiesa. 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La lunga maratona per discutere del testamento biologico con esponenti laici e cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 19-04-2009)

Argomenti: Laicita'

L'INIZIATIVA AL SERMIG SABATO 25 APRILE DALLE 9 ALLE 17 La lunga maratona per discutere del testamento biologico con esponenti laici e cattolici Uno dei cardini di Biennale Democrazia, uno dei temi più forti e dibattuti, sarà quello del testamento biologico. Argomento di stretta e dilaniante attualità, soprattutto dopo la vicenda che ha riguardato Eluana Englaro e i provvedimenti di legge che, in seguito, sono approdati in Parlamento e potrebbero essere discussi a breve. Biennale Democrazia dedicherà diversi appuntamenti al tema del testamento biologico, a cominciare dalla serata di giovedì 23 aprile quando, alle 21, al teatro Gobetti, si svolgerà un dibattito, tesi a confronto che vedrà confrontarsi le posizioni di Francesco D'Agostino (professore ordinario di Filosofia del diritto e di Teoria generale del diritto presso l'Università degli studi di Roma Tor Vergata) e Carlo Augusto Viano (professore ordinario di Storia della filosofia all'Università di Torino, ex membro del Comitato nazionale di Bioetica). Introdurrà la serata Tullio Monti. Il grande evento, però, sarà sabato 25 aprile quando, dalle 9 alle 17 al Sermig di piazza Borgo Dora 61 si svolgerà un'intera giornata di discussione pubblica e seminari. E' l'evento finale di un lungo percorso cominciato a marzo con decine di gruppi di discussione che si sono confrontati sull'argomento e culminerà nella giornata al Sermig, quando più di 250 cittadini si confronteranno sull'argomento che ha diviso l'Italia. Anche in questa fase conclusiva del dibattito si cercherà la massima imparzialità e saranno presenti esponenti del mondo cattolico e laico. Tra i presenti dovrebbero esserci l'avvocato Diego Cremona (civilista e componente Commissione Regionale di Bioetica della Toscana), il professor Mario Eandi (docente di Farmacologia presso l'Università di Torino e presidente del Gruppo Cattolico di Bioetica di Torino), la professoressa Gilda Ferrando (docente di Istituzioni di Diritto privato e Diritto di famiglia presso l'Università di Genova, già membro del Comitato Nazionale di Bioetica), il professor Ignazio Marino (chirurgo specializzato in trapianto di organi, senatore e Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Ssn), la dottoressa Mariella Orsi (sociologa, vicepresidente della Commissione Regionale di Bioetica della Toscana), don Ermis Segatti (sacerdote e responsabile della Cultura dell'Arcidiocesi di Torino) e il giornalista Corrado Augias. La giornata sarà strutturata con il metodo dell'electronic Town Meeting che permette ai partecipanti di esprimersi sia collettivamente sia individualmente. I partecipanti discutono in piccoli gruppi. Tutti i tavoli sono collegati tramite un computer a un server centrale, e tutti i partecipanti sono dotati di una tastierina per il televoto individuale (anonimo). I commenti dei tavoli possono essere registrati durante ogni discussione, così come i risultati del televoto, che vengono mostrati tempestivamente. Le domande per il televoto conterranno delle risposte multiple fra cui scegliere e verranno formulate durante l'evento stesso, sulla base dei contenuti che emergeranno dalle discussioni. Lo staff dell'evento lavorerà all'integrazione dei commenti raccolti in modo tale da fornire delle sintesi da presentare all'intera assemblea nel corso della giornata. Per partecipare: www.biennaledemocrazia.it; telefono 011/5539071; mail testamentobiologico@italia150.it.

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Tarditi, la "ricetta delle erre" per la corsa a Palazzo Natta (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 19-04-2009)

Argomenti: Laicita'

L'ESORDIO.EX PARLAMENTARE IN LIZZA A Bellinzago Tarditi, la "ricetta delle erre" per la corsa a Palazzo Natta «Regole, radici rigore morale e responsabilità nel nuovo centro» «Una Provincia dei Comuni» [FIRMA]FRANCO FILIPETTO BORGOMANERO «Con il nostro nuovo partito intendiamo portare la barra della rotta verso il centro»: così l'esordio, ieri l'altro, di Vittorio Tarditi a Borgomanero alla guida della lista «Tarditi presidente-Centro di libertà». L'ex parlamentare si candida alla presidenza della Provincia. «Forza Italia non esiste più. Al centro si è creato questo spazio che intendiamo occupare senza togliere nulla a nessuno. Però rivendichiamo il nostro ruolo come movimento di ispirazione cattolica-liberale». Nella sede di via Moro c'erano alcuni dei futuri candidati della lista che avrà rappresentanti in ogni circoscrizione. C'era pure l'ex parlamentare Daniele Galli. Tarditi: «Ci ispiriamo alle quattro R: regole da rispettare, responsabilità da parte di ciascuno che si assuma un incarico, radici del territorio che non vanno dimenticate e rigore morale». Tarditi, settant'anni l'11 luglio, nel '93 è stato il fondatore di Forza Italia in provincia di Novara e nel febbraio scorso ha creato il «Centro di libertà». «Ci siamo costituiti da quando non c'è più Forza Italia proprio per rioccupare quella linea moderata di centro - dice il candidato - un movimento liberale ma non libertario, laico ma non laicista. Siamo partiti dalla base nel rispetto del territorio. VOgliamo che i Comuni partecipino fattivamente alle decisioni della Provincia. Intendiamo partecipare a tutte le future campagne elettorali che verranno». Tarditi e il territorio: «Il Cim registra un debito pauroso, chi ne ha la responsabilità non può andare ad occupare un ruolo in ente politico. Il futuro ospedale di Novara deve sorgere senza depauperare il capitale che la Sanità novarese ha accumulato. Malpensa 2000 sulla nostra terra ha fatto ricadere solo negatività in tema di inquinamento». Galli ha parlato dell'obiettivo di chiedere ai partiti di rinunciare ai rimborsi elettorali per i prossimi 5 anni e destinare gli stessi fondi alle famiglie bisognose: «In Italia si accantonerebbe un miliardo e 800 milioni di euro, nella sola provincia di Novara 10 milioni e 854 mila euro». Vittorio Tarditi ha iniziato la sua campagna elettorale anche con una tappa Bellinzago.Accanto a lui, anche alcuni candidati che lo accompagnano nella lista «Centro di libertà» come il vicesindaco di Bellinzago Giorgio Tettoni che non si ripresenterà più alle prossime comunali. «Dopo la morte di Forza Italia - ha esordito Tarditi - non crediamo più nelle 'fusioni a freddo' e in questa nuova 'massa' di liberale non c'è niente. Con la nuova legge elettorale poi si è dato troppo potere a chi sta in alto, e poco alla gente». Tarditi ha detto di voler «tornare a costruire, insieme, un partito liberale e cattolico». Tra i punti del suo programma sul territorio ci sono il rilancio del Centro intermodale merci non solo come snodo di passaggio per le merci ma come punto per far ripartire l'economia, l'università novarese, la difesa delle scuole di specializzazione a Medicina e l'importanza di una «provincia dei Comuni».

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L'Olanda passa al Belgio la bandiera della laicità (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Esteri data: 19/04/2009 - pag: 19 Scambio di ruoli Bruxelles si scontra con il Vaticano, Amsterdam si pente di droghe leggere e quartieri a luci rosse L'Olanda passa al Belgio la bandiera della laicità DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES E' come se una macchina del tempo si fosse messa a ronzare nel cuore d'Europa: il Parlamento del Belgio, Paese fiero del suo passato cattolico e tradizionalista, attacca il Papa per le sue dichiarazioni sui preservativi, e viene per questo rimbrottato dal Vaticano; mentre l'Olanda, paese all'avanguardia di tutte le battaglie radicali, dall'ufficializzazione dei matrimoni gay alla legalizzazione dell'eutanasia e delle droghe leggere, stringe sempre di più i freni, su tutti i fronti: spariscono molti «coffeeshop» degli spinelli nelle grandi città, si ritirano le licenze ai locali che vendono il sesso in vetrina, si proibiscono i funghi allucinogeni, compare perfino qualche petizione pubblica per chiudere questa o quella moschea. Si è capovolto il mondo, fra Amsterdam e Bruxelles? Una risposta può venire da qualcuno che è nato in Olanda ma vive e lavora in Belgio, e fa politica in entrambi i paesi. E' il caso di Sophie In'T Veld, 45 anni, storica olandese (ha studiato anche in Italia), e deputata al Parlamento europeo per l'Adle, l'Alleanza dei democratici e liberali: «Ma no, il mondo non si è capovolto, e Belgio e Olanda non sono diversi come sembra. Il Belgio è sì un Paese ufficialmente cattolico, e però nei fatti è anche molto progressista, e ci tiene a dimostrarlo con le sue leggi. Mentre l'Olanda, nazione protestante, ha fama di laica ma è molto più religiosa della maggior parte dei Paesi cattolici». E l'antica cultura liberale degli olandesi? «E' rimasta, ma da noi la Chiesa non è certo separata dallo Stato. Anzi: nelle scuole e nell'educazione in genere, proprio la Chiesa ha un ruolo chiave. Quasi tutti i partiti olandesi, poi, oggi convergono su posizioni tradizionaliste: ce n'è uno che vorrebbe negare il diritto di voto alle donne... Detto questo, i rapporti diplomatici sono un'altra cosa: se il Parlamento belga ha criticato il Papa, pochi giorni fa il ministro degli Esteri olandese cattolico praticante ha richiamato il nostro ambasciatore in Vaticano per la posizione assunta dalla Chiesa su quella bambina brasiliana che ha abortito a 9 anni». E per meglio intendersi sulle convinzioni personali dell'onorevole In't Veld: «Io sono atea dichiara ma mi dispiace per quei cattolici che oggi sono in crisi per le parole del Papa...». E' vicepresidente dell'Intergruppo europarlamentare sui diritti di gay e lesbiche, nel suo sito web dice di credere a un'Europa «basata sui valori dell'illuminismo». Ma di quest'Europa «laica», appunto, il Belgio sembra diventato l'alfiere. A spiegarlo basta davvero quella divaricazione fra il cattolicesimo tradizionalista di facciata e un progressismo radicato nei fatti? «Ci sono cose che anch'io non mi spiego fino in fondo. Però certe mosse del Vaticano, che si immischia negli affari dei parlamenti, possono favorire la reazione dei politici. Penso a quegli eurodeputati cattolici, anche belgi, minacciati di scomunica perché favorevoli ai matrimoni gay...». Quanto infine all'Olanda che stringe i freni, anche qui possono esservi spiegazioni «laterali»: «La chiusura dei 'coffeeshop'? Si deve ammettere che la politica sulle droghe leggere, sostenuta da me per prima, a volte non ha funzionato e ha creato problemi di criminalità che ora bisogna combattere. I discorsi anti-musulmani? Razzismo puro, ma favorito anche dalla paura del diverso. I no alla prostituzione? Beh, bisogna distinguere fra prostituzione legale e illegale: a volte è solo schiavismo... Ma più generale, in Olanda, in Belgio, dovunque, quando si comincia a invocare dei limiti alla libertà, di solito la gente trova più facile parlare di quella altrui, che della propria». Belgio Re Alberto II in chiesa con il figlio Laurent e la nuora Olanda Il quartiere a luci rosse di Amsterdam Luigi Offeddu

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Il 25 aprile Silvio venga in piazza . E lui ci pensa su (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 20-04-2009)

Argomenti: Laicita'

FRANCESCHINI «Il 25 aprile Silvio venga in piazza». E lui ci pensa su d.p. ROMA «Io il 25 aprile sarò nel luogo in cui si ricorda la strage di Onna (un paese vicino L'Aquila duramente colpito dal terremoto e sessant'anni fa teatro di un episodio della Resistenza, ndr) e poi sarò alla grande manifestazione di Milano. Voglio chiedere a Berlusconi di venire con me a Milano per dimostrare che la Resistenza è ancora un luogo condiviso». Dario Franceschini lancia la sfida al premier sulla celebrazione della festa della liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo. E quello, che non ha mai partecipato a una cerimonia del genere né pubblica né ufficiale, stavolta ci fa un pensierino: «Sto riflettendo e probabilmente il 25 aprile sarò anche io in campo», replica dall'Abruzzo. «Non ho mai partecipato perché credo ci sia una appropriazione del 25 aprile da parte di una sola parte politica». Ma stavolta potrebbe fare un'eccezione, visto che siamo in piena campagna elettorale. E visto che fin qui lo stesso Berlusconi si è appellato all'unità nazionale di fronte al terremoto in Abruzzo, appello cui il Pd ha risposto senza battere ciglio. Così Dario Franceschini rischia di guadagnarsi il discutibile merito di suggerire a Berlusconi la mossa che gli porterebbe con ogni probabilità nuovi consensi: fin qui il premier ha dimostrato indifferenza se non peggio verso la ricorrenza. E all'associazione nazionale dei partigiani non resta che rilanciare l'invito al premier, «così assolverebbe il suo ruolo di rappresentante dell'istituzione in questa celebrazione», ha detto il presidente dell'Anpi lombarda Antonio Pizzinato. Intanto il segretario pro tempore del Pd ieri ha avviato ieri a Roma la campagna elettorale per i comuni e e le province, di fronte ad una non folta platea di amministratori e candidati democratici. L'iniziativa, convocata in una teatro troppo grande degli studios di Cinecittà, alla fine è risultata un mezzo flop. È stato il battesimo di David Sassoli, giornalista Rai che ha accettato di fare il capolista Pd alle europee (ha spiegato di essersi candidato nel Pd «per dimostrare ai salotti che ci siamo»). C'era Debora Serracchiani, la ragazza terribile che un mese aveva incantato la platea dei segretari dei circoli Pd, e che per questo è stata prontamente candidata. C'era anche Stefania Pezzopane, la battagliera presidente della provincia di L'Aquila, ed ha commosso tutti chiedendo che il dramma abruzzese non sia «il terreno per speculazioni né per vincere le europee ma per dimostrare serietà, garbo, coscienza, forza e svolta. Il terreno per far capire che il paese può cambiare davvero, facendo ciò che andava fatto tanti anni fa». Mancavano invece i candidati sindaci delle città simbolo delle amministrazioni progressiste, Matteo Renzi a Firenze e Flavio Delbono a Bologna. Entrambi assenti giustificati, certo, visto che per entrambi i casi la battaglia è delicata, e nel caso del capoluogo emiliano la vittoria non è scontata. Franceschini ha cercato di spronare i suoi: «Non abbiate paura di parole come lotta, uguaglianza, solidarietà», ha detto. «Se avete una buona proposta, fregatevene se vi dicono che è troppo di sinistra, troppo laica o troppo cattolica. Nel 2009 se un'idea è buona, questo è quello che conta», ha detto. Ma l'entusiasmo democratico non è alle stelle, i malumori per le liste sono parecchi. Prudentemente Franceschini ha sconvocato il 'caminetto' dei big che si doveva tenere lunedì. «Conosco i miei polli. Ho letto sui giornali che quella riunione sarebbe stata sulle liste. Non è così, si occuperà del programma delle europee», ha spiegato. Ma non ha convinto. Il dato è che i capolista non sono ancora tutti definiti, e gli inviti declinati fin qui sono parecchi. Da Roberto Saviano a Stefano Rodotà (che ha ricevuto la proposta quattro giorni fa, rifiutandola subito). E altrettanti sono i candidati rifiutati, o costretti al ritiro: come Goffredo Bettini, che si è sfilato due giorni fa provocando un mezzo maremoto. E il sindaco di Bari Michele Emiliano che ieri, dalle colonne del Corriere della sera, rivelava: «Volevo candidarmi ma Franceschini ha detto no. Ora il rischio che corre il Pd è un travaso di voti che si rovesci su Vendola».

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Testamento biologico e dissenso cattolico (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 20-04-2009)

Argomenti: Laicita'

DIVINO Testamento biologico e dissenso cattolico Filippo Gentiloni Ancora il testamento biologico: è su questo che si sta concentrando l'eterno confronto fra i laici e i cattolici nel nostro paese. Confronto, ma anche scontro. E la stessa classica distinzione fra laici e cattolici in questo caso fa acqua: anche molti cattolici la pensano laidamente e si differenziano dalle posizioni della gerarchia. Ma ci chiediamo come mai il confronto-scontro si stia concentrando proprio sul testamento biologico. La risposta probabilmente va ricercata nella predilezione delle autorità cattoliche per tutto ciò che riguarda la morte: un territorio nel quale il cattolicesimo più ufficiale pretende una certa esclusiva e esclude il dialogo. E contesta i tentativi con cui altri - i laici - cercano di invadere il campo. La vita e la morte, dunque: dalla battaglia contro l'aborto a quella contro il testamento biologico. E' interessante osservare che questa battaglia non è condivisa dal mondo protestante italiano: una conferma del fatto che non si tratta di una questione che abbia un forte fondamento evangelico. Tipicamente cattolica, dunque. E italiana. In Germania le chiese cattolica e protestante insieme hanno detto «sì» al testamento biologico. Meglio: questione tipicamente vaticana. Notevoli sono le manifestazioni di un forte dissenso nel nostro paese. Non soltanto a Roma, come testimoniava Sandro Medici sulle nostre pagine di venerdì scorso, dal titolo «Libera scelta in libero Municipio». Si sta movendo anche un forte dissenso cattolico. Una voce fra le tante, quella di un sacerdote fiorentino don Alessandro Santoro: «Sono profondamente disturbato da questa ostentata onniscienza della Chiesa. Di quel cristianesimo non so che farmene». E Renato Mannheimer (sul «Corriere della sera») sostiene che il 47 per cento dei cattolici praticanti è favorevole a una legge sul testamento biologico che permetta di dire «no» anche a nutrizione e idratazione artificiali, contro un 24 per cento di contrari e un 29 per cento di incerti. Ma i «palazzi» vaticani continuano irremovibili la loro battaglia.

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Il vescovo polacco Zimowski nuovo ministro della salute. (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 20-04-2009)

Argomenti: Laicita'

La Segreteria di Stato ha replicato ieri con una nota alla protesta ufficiale presentata dal governo belga in seguito a una mozione votata dalla Camera dei rappresentanti di Bruxelles, che aveva definito "inaccettabili" le frasi del Pontefice sul preservativo e la lotta all'Aids. Le critiche del Belgio sono state rispedita al mittente. La Segreteria di Stato ricorda che il Pontefice «ha dichiarato che la soluzione è da ricercare in due direzioni: da una parte nell'umanizzazione della sessualità e, dall'altra, in una autentica amicizia e disponibilità nei confronti delle persone sofferenti, sottolineando anche l'impegno della Chiesa in ambedue gli ambiti. Senza tale dimensione morale ed educativa la battaglia contro l'Aids non sarà vinta». Nell'articolo che pubblico oggi sul Giornale, aggiungo che è attesa nelle prossime ore - forse già a mezzogiorno di oggi - la nomina del nuovo ministro della sanità del Vaticano: si tratta del sessantenne arcicescovo di Radom (Polonia), Zygmunt Zimowski, che dal 1983 al 2002 ha lavorato alla Congregazione per la dottrina della fede ed è dunque ben conosciuto da Papa Ratzinger. Con il suo arrivo a Roma i capi dicastero curiali di origine polacca diventeranno tre (oltre a lui, ci sono i cardinali Zenon Grocholewski all'Educazione cattolica, e Stanislaw Rylko al Pontificio consiglio per i laici). Scritto in Varie Commenti ( 10 ) » (5 votes, average: 3.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Enciclica sociale, i tempi si allungano (a causa della crisi) Quando sarà pubblicata la terza enciclica di Benedetto XVI? Il progetto iniziale prevedeva che uscisse l'anno scorso, le prime anticipazioni - a partire dal titolo, "Caritas in veritate" - risalgono infatti ai primi mesi del 2008. Doveva essere pubblicata nel quarantesimo anniversario dell'enciclica "Populorum progressio" di Paolo VI (marzo 1968), poi il cardinale Segretario di Stato disse che sarebbe slittata probabilmente a ridosso dell'estate. Poi si parlò di dicembre. A fine anno il testo sembrava pronto, dopo l'ingresso nel gruppo di lavoro del neo-arcivescovo di Monaco di Baviera, monsignor Marx. La crisi finanziaria aveva provocato un ulteriore ritardo, ma nelle prime settimane del 2009 si dava per certo che l'enciclica sarebbe uscita con data 19 marzo - festa di San Giuseppe - e resa nota prima di Pasqua. Si è poi detto che sarebbe slittata a maggio (firmata il 1 maggio). Ora anche l'ipotesi di quella data sembra definitivamente tramontare e nei sacri palazzi è opinione diffusa che l'enciclica sociale possa vedere la luce a ridosso dell'estate, se tutto va bene. Quali sono le cause del ritardo? Fonti autorevoli confermano al Giornale che il problema sarebbe stato rappresentato proprio dalla parte aggiunta al testo, e riferita alla crisi economica mondiale. La stesura fin qui approntata, infatti, non avrebbe incontrato il gradimento del Pontefice che, ovviamente, per passaggi "tecnici" di documenti così importanti, è solito affidarsi agli esperti, ma che non rinuncia poi a intervenire, a chiedere modifiche e aggiustamenti. "Caritas in veritate" risulta dunque essere, fino a questo momento, il testo più travagliato del pontificato di Benedetto XVI, che oggi festeggia l'ottantaduesimo compleanno e si accinge a ricordare il quarto anniversario dell'elezione. Anche oggi il Papa ha festeggiato (poco) e lavorato (molto): l'attenzione sua e dei collaboratori più stretti è tutta rivolta in questo momento al prossimo viaggio in Terrasanta (Giordania, Israele, Territori sottoposti all'Autorità Palestinese). Tra le nomine curiali attese nelle prossime settimane (o nei prossimi mesi) c'è quella del nuovo "ministro della Sanità", in sostituzione del dimissionario cardinale Barragàn; quella del nuovo presidente del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace, in sostituzione del cardinale Martino - che però resterà al suo posto fino alla pubblicazione dell'enciclica sociale, prima di essere sostituito, sembra, da un prelato africano. Per quanto riguarda la Segreteria di Stato, invece, non ci dovrebbero essere sorprese ai livelli altissimi (voci di una promozione del Sostituto Filoni a un ufficio cardinalizio sembrano al momento prive di fondamento), mentre è più probabile che non tardino molto ad arrivare le promozioni a nunzio dei numeri tre Caccia (assessore) e Parolin (sottosegretario ai rapporti con gli Stati). Concluso il lavoro per l'enciclica, dovrebbe lasciare la Segreteria di Stato anche l'arcivescovo Sardi, che coordina il gruppo di scrittori incaricato di collaborare con il Papa per la stesura dei discorsi. Sardi dovrebbe ricevere un incarico presso l'Ordine di Malta, e al suo posto potrebbe andare monsignor Gloder. Infine, si parla con insistenza della possibilità di un prossimo cambio alla direzione della Sala Stampa vaticana. Ma al momento non è stata presa alcuna decisione al riguardo. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) » (12 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Apr 09 Il Papa dai terremotati Per la visita di Benedetto XVI ai terremotati d'Abruzzo si lavora con l'ipotesi della data del 1 maggio. Da quanto apprendiamo sarebbe stato lo stesso responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso, a indicarla, suggerendo al Pontefice attraverso i suoi collaboratori di non recarsi subito nelle zone colpite dal sisma. Il Papa, invece, avrebbe voluto essere presente prima possibile tra la gente che ora vive nelle tendopoli, per manifestare la sua vicinanza e la sua solidarietà. Aggiornamento del 18 aprile: il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha annunciato che la visita del Papa ai terremotati dell'Abruzzo si svolgerà nella mattinata di martedì 28 aprile. Scritto in Varie Commenti ( 67 ) » (10 votes, average: 3.4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 09 Buona Pasqua ai naviganti, un abbraccio ai terremotati Cari amici, oggi, Sabato Santo, è la giornata del silenzio e dell'attesa. Duemila anni fa, quel giorno, gli undici apostoli e i discepoli di Gesù erano affranti, abbattuti, impauriti per la fine tremenda che era toccata al loro maestro. C'è solo una donna che vive quelle ore d'angoscia e di dolore presentendo che qualcosa sta per accadere: Maria. Questa notte la Chiesa celebra il rito più importante dell'anno, la veglia della luce. Questa notte l'unico uomo che nella storia abbia detto di sé "io sono la via, la verità e la vita", risorge e con il suo corpo glorioso, appartenente ormai alla dimensione dell'eternità, si fa vedere, si fa nuovamente incontrare, mangia e beve con i suoi amici. Che da impauriti si trasformano in instancabili annunciatori della resurrezione di Gesù. E' il cuore dell'annuncio cristiano, il fondamento della fede. Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato agli indizi di storicità di quell'evento straordinario e unico. Credere nella resurrezione è un atto di pura fede, nessuna dimostrazione scientifica o prova storica potrà mai convincere qualcuno. Ma il credente sa di non scommettere la sua vita sui fantasmi, sulle leggende o sulle proiezioni mentali di qualche mistico invasato. Sa che ci sono ragionevoli indizi per credere. E' il modo con cui vorrei augurare buona Pasqua a ciascuno di voi, avendo gli occhi e il cuore ancora pieni di dolore per la tragedia accaduta in Abruzzo. Ieri è stato davvero un Venerdì Santo di Passione. La grande domanda, il grido straziante dell'uomo di fronte alla sofferenza, alla morte, al dolore innocente è scolpita nei tanti volti di coloro che sono stati colpiti dal sisma. Di fronte a questo grido, non valgono i discorsi, le frasi fatte, l'esposizione di una dottrina. Personalmente mi sento incapace di dire alcunché. Ma questa domanda ha avuto una risposta: Dio, all'uomo che soffre, non ha offerto una soluzione, ma una compagnia, quella di suo Figlio, che ha sofferto ed è morto sulla croce, Lui, il giusto innocente. Si è fatto ammazzare per noi, per i nostri peccati. La risposta di Dio è stata l'incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù. L'unica risposta a quella domanda senza risposta, può essere soltanto l'abbraccio, la compassione, la compagnia, la vicinanza. Buona Pasqua a tutti. Scritto in Varie Commenti ( 54 ) » (11 votes, average: 4.36 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 09 Alta tensione tra Obama e la Chiesa. Le messe di Langone Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato alla tensione crescente fra la Chiesa Usa e il presidente Barak Obama. Tensione che coinvolge anche il Vaticano: da settimane infatti si è creato un impasse per la nomina del nuovo ambasciatore Usa, che dovrà sostituire Mary Ann Glendon (designata da Bush e notoriamente vicinissima alle posizioni di Benedetto XVI). La Santa Sede vorrebbe un diplomatico professionista cattolico e non un politico del partito democratico da premiare per il suo sostegno alla campagna di Obama. Non è facile infatti trovare infatti politici cattolici del partito democratico che non siano "pro choice" sull'aborto. Nelle pagine culturali, inoltre, ho ampiamente recensito il nuovo libro di Camillo Langone: una guida Michelin alle messe italiane. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (9 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Apr 09 I "trafficanti di uomini" All'Angelus di ieri il Papa ha parlato degli immigrati vittime dei "trafficanti di uomini". Quando pensiamo a forme di moderna schiavitù, ci vengono in mente Paesi sottosviluppati, lontanissimi da noi. Non sempre è così. Mi ha profondamente colpito questa intervista video realizzata dal direttore di Fides Luca De Mata per uno dei suoi programmi documentario. L'uomo che parla è un immigrato sudamericano in Nord America. Scritto in Varie Commenti ( 78 ) » (7 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Apr 09 Il Papa ai giovani: il cristianesimo non sia ridotto a slogan Questa sera Benedetto XVI ha celebrato in San Pietro con i giovani la messa per il quarto anniversario della morte di Papa Wojtyla. Nell'omelia, dopo aver detto che il ricordo di Giovanni Paolo II "continua a essere vivo nel cuore della gente" e aver citato la fecondità del suo magistero con i giovani, Ratzinger ha parlato del momento attuale e del pericolo che la fede sia strumentalizzata: "Fate attenzione: in momenti come questo, dato il contesto culturale e sociale nel quale viviamo, potrebbe essere più forte il rischio di ridurre la speranza cristiana a ideologia, a slogan di gruppo, a rivestimento esteriore. Nulla di più contrario al messaggio di Gesù! Egli non vuole che i suoi discepoli "recitino" una parte, magari quella della speranza. Egli vuole che essi "siano" speranza, e possono esserlo soltanto se restano uniti a Lui! Vuole che ognuno di voi, cari giovani amici, sia una piccola sorgente di speranza per il suo prossimo, e che tutti insieme diventiate un'oasi di speranza per la società all'interno della quale siete inseriti. Ora, questo è possibile ad una condizione: che viviate di Lui e in Lui" Scritto in Varie Commenti ( 57 ) » (11 votes, average: 4.91 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 09 Crisi, inizia il G20. Il Papa scrive a Gordon Brown Benedetto XVI, di ritorno dall'Africa, ha scritto una lettera al premier inglese Gordon Brown per il G20 che inizia a Londra. Eccone qualche passaggio: "Il Vertice di Londra, così come il Vertice di Washington che lo precedette nel 2008, per motivi pratici di urgenza si è limitato a convocare gli Stati che rappresentano il 90% del PIL e l'80% del commercio mondiale. In questo contesto, l'Africa subsahariana è presente con un unico Stato e qualche Organismo regionale. Tale situazione deve indurre i partecipanti al Vertice a una profonda riflessione, perché appunto coloro la cui voce ha meno forza nello scenario politico sono quelli che soffrono di più i danni di una crisi di cui non portano la responsabilità. Essi poi, a lungo termine, sono quelli che hanno più potenzialità per contribuire al progresso di tutti". "Occorre pertanto fare ricorso ai meccanismi e agli strumenti multilaterali esistenti nel complesso delle Nazioni Unite e delle agenzie ad essa collegate, affinché sia ascoltata la voce di tutti i Paesi del mondo e affinché le misure e i provvedimenti decisi negli incontri del G20 siano condivisi da tutti". "Allo stesso tempo, vorrei aggiungere un altro motivo di riflessione per il Vertice. Le crisi finanziarie scattano nel momento in cui, anche a causa del venir meno di un corretto comportamento etico, manca la fiducia degli agenti economici negli strumenti e nei sistemi finanziari. Tuttavia, la finanza, il commercio e i sistemi di produzione sono creazioni umane contingenti che, quando diventano oggetto di fiducia cieca, portano in sé stesse la radice del loro fallimento. L'unico fondamento vero e solido è la fiducia nell'uomo. Perciò tutte le misure proposte per arginare la crisi devono cercare, in ultima analisi, di offrire sicurezza alle famiglie e stabilità ai lavoratori e di ripristinare, tramite opportune regole e controlli, l'etica nelle finanze". Scritto in Varie Commenti ( 142 ) » (10 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 09 Una nuova "Inchiesta sulla Sindone" S'intitola "Inchiesta sulla Sindone" il nuovo libro del vaticanista (e amico) Marco Tosatti, in libreria in questi giorni, edito da Piemme. Un ottimo modo per prepararsi all'ostensione del 2010 e per fare il punto sulla misteriosa immagine dell'uomo morto crocifisso, che una controversa datazione al radiocarbonio nel 1988 ritenne d'età medioevale, pur essendoci numerosissimi altri indizi che la facevano risalire, invece, al primo secolo dell'era cristiana. Tosatti descrive la storia del lino sul quale - in modo inspiegabile, e più inspiegabile oggi che vent'anni fa - si è impressa un'immagine che rappresenta un negativo fotografico. Una delle parti del libro che mi ha colpito di più è quella dedicata all'esame al radiocarbonio, sulla cui correttezza è lecito sollevare più di un dubbio: i risultati dei tre laboratori, infatti, non avevano il margine minimo di compatibilità stabilito, e si sarebbe dovuto ripetere nuovamente il test. Senza contare che proprio questo esame ha fallito clamorosamente, datando come vecchie di 400 anni foglie di platano raccolte il giorno prima, oppure stabilendo al 1600 la fattura di una tovaglia moderna, o ancora datando all'800 dopo Cristo dipinti africani che avevano invece solo undici anni. Con contributi scientifici e nuove testimonianze, il libro mostra quanto si faccia bene a dubitare su quel dato che permise di affermare che la Sindone sarebbe in reltà un manufatto medioevale. Anche se bisogna sempre tener presente il metodo di Dio, applicabile anche a questo caso: lasciare sempre sufficiente luce per chi vuole credere, e sufficiente tenebra per chi non vuole credere. Scritto in Varie Commenti ( 125 ) » (19 votes, average: 4.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Mar 09 Il Papa in Africa, un bilancio di due viaggi Visitando l'Africa, nei suoi sei giorni di permanenza nel Continente nero, Benedetto XVI ha compiuto due viaggi. Due viaggi molto diversi tra di loro. Il primo è quello reale, segnato dal contatto con le folle del Camerun e dell'Angola, dai temi che il Papa ha trattato nei discorsi e nelle omelie, dall'impatto con le contraddizioni di due capitali dove ricchezza e povertà estreme convivono fianco a fianco. L'altro viaggio è quello virtuale, quello su cui si sono accapigliati commentatori, burocrati e sondaggisti occidentali, che hanno accusato Ratzinger di irresponsabilità per aver detto ciò che tutti dovrebbero ormai riconoscere e che è attestato da studi scientifici: la distribuzione di preservativi non è il metodo efficace per combattere la diffusione dell'Aids in questi Paesi. Per tre giorni, nei Paesi europei così come negli Stati Uniti, mentre il Papa parlava di povertà, sviluppo, diritti umani, si è discusso di profilattici. Per poi passare, durante i successivi tre giorni, a parlare di aborto terapeutico, sulla base di una frase pronunciata da Benedetto XVI in un discorso forte sui mali che affliggono l'Africa.La macchina mediatico-politica, una volta messa in moto, non si è più fermata. E così in Francia, dove impallinare il Pontefice sembra diventato ultimamente uno sport nazionale, si sono fatti sondaggi e sondaggini per dimostrare che almeno metà dei cattolici del Paese chiedono a Ratzinger di dimettersi. La sensazione, leggendo dichiarazioni di alcuni ministri e dei loro portavoce, è che per la prima volta dopo molto tempo, il Papa non sia più circondato da quel rispetto attribuito a una personalità super partes, ma sia considerato un capo partito, sottoposto al tiro incrociato delle quotidiane dichiarazioni tipiche del «pastone» politico. C'è chi lo invita al silenzio, chi lo invita a lasciare, chi gli spiega cosa dire e come dirlo.Così, sedici discorsi pronunciati in terra africana, si sono ridotti a due-frasi-due, la prima delle quali peraltro pronunciata in modo estemporaneo durante la conferenza stampa tenuta sull'aereo. L'impressione è che Benedetto XVI non sia eccessivamente preoccupato di questa crescente ostilità. Mai come in questi giorni si è colta l'enorme distanza tra viaggio reale e viaggio virtuale. E se è vero che la critica montante presso certe burocrazie occidentali non ha precedenti recenti, bisognerà pure ricordare che critiche ferocissime vennero mosse a Giovanni Paolo II nei primi anni del suo pontificato. Così come va richiamata alla memoria la sofferenza e l'isolamento di Paolo VI, nel momento in cui prese decisioni coraggiose come l'Humanae vitae, divenendo segno di contraddizione.Che cosa resta, dunque, del viaggio di Benedetto in Camerun e Angola? Prima ancora e più ancora dei messaggi lanciati dal Papa per la lotta alla povertà, per la dignità della donna, per un'economia che non sia disumana, per l'educazione e lo sviluppo, resta una presenza e una straordinaria corrente di simpatia umana, che ha avuto il suo culmine in Angola. Tanta gente semplice e straordinaria, ha trascorso ore ed ore sotto il sole per salutare non Joseph Ratzinger, ma il successore di Pietro, venuto fino a qui per confermare i fratelli nella fede. E in Paesi travagliati da tragiche guerre intestine, abusi, soprusi, miserie, violenze, l'abbraccio di Pietro, il suo sorriso e la sua vicinanza hanno contato di più di mille discorsi. Scritto in Varie Commenti ( 109 ) » (19 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (343) Ultime discussioni Cherubino: il commento di Luisa stravolge completamente il senso dei disegni di Vauro. Quello in particolare della... Cherubino: da zenit.org Il Papa loda la Conferenza di Ginevra contro il razzismo La Santa Sede parteciperà con una... robdealb91: Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.la Chiesa italiana ha risposto con 5 milioni di euro e... fedenrico: Cara Luisa, le persone di cui parli si permettono di schernire la nostra fede solo perché certi che il... bruno volpe: cari amici segnalo su www.pontifex.roma.it intervista sul Papa al prof Introvigne e altra al Vescovo di... 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ROMA - Questa crisi economica ci cambierà. E cambierà anche la politica. A s... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 20-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Lunedì 20 Aprile 2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - «Questa crisi economica ci cambierà. E cambierà anche la politica. A sinistra è finito il tempo della buona retorica e della leggerezza comunicativa. Tornano in campo parole dure come produzione, redistribuzione, welfare. Ma la sinistra democratica e liberale ha buoni strumenti nel suo zaino: l'uguaglianza sarà nei prossimi mesi motore decisivo della crescita». Pierluigi Bersani sta preparando per giovedì (insieme a Vincenzo Visco e all'associazione Nens) un convegno con economisti e intellettuali dal titolo: «Uno sguardo oltre la crisi». «Raccolgo materiali e li metto a disposizione del Pd» spiega. Non è ancora il tempo del congresso e Bersani tiene a preservare la tregua interna, necessità assoluta in questa difficilissima campagna elettorale. Tuttavia ha annunciato la candidatura a segretario e non intende ritirarla. Giovedì al convegno ci sarà anche il cardinal Silvestrini: vale come una prima risposta a chi l'ha accusato di preoccuparsi troppo della rappresentanza della sinistra e poco dell'apporto dei cattolici. Ma l'uguaglianza ha davvero a che fare con la crescita economica? «Dal dopoguerra agli anni '80 la crescita fu accompagnata da una riduzione delle diseguaglianze. Dagli anni '80 ad oggi è accaduto il contrario. Ma proprio questo meccanismo ha prodotto la crisi. Oggi non è neppure pensabile tornare a crescere senza un nuovo equilibrio economico e sociale. Tanto più nel nostro Paese...» La crisi è globale. Non penserà a soluzioni nazionali? «La crisi è globale, certo. Ma le diseguaglianze in Italia sono più gravi che altrove, come dicono tutti i centri studi. È da noi che si è allargata maggiormente la forbice tra i redditi più alti e quelli più bassi. Sono aumentate anche le distanze tra Nord e Sud, si è ridotta più che altrove la mobilità sociale e c'è minore scorrimento generazionale. Sono handicap gravissimi, che pesano sulla nostra capacità di ripresa. Ma possono essere il punto di partenza del nostro lavoro: è nella ricomposizione di queste fratture sociali che c'è la maggiore riserva di energia per la crescita». Secondo lei il governo si sta muovendo bene? «Il governo è immobile. Parla d'altro. Spera che passi presto la nottata. Ma stavolta non è la solita crisi ciclica. L'inerzia rischia di farci perdere per sempre attori importanti. Ad esempio: i più esposti oggi sono proprio gli imprenditori più innovativi, quelli che hanno investito di recente e che ora si trovano gravati da impegni finanziari. Bisogna aiutarli. Governare la crisi vuol dire scegliere, darsi delle priorità». Ma la sinistra è capace di scegliere la mobilità sociale, di puntare sui giovani rompendo con le corporazioni, insomma di declinare l'uguaglianza con uno spirito liberale? «Ha già dimostrato di esserne capace. Ora si tratta di andare avanti. Fedeltà fiscale, nuovo modello di welfare, liberalizzazioni, scuola e università, politica degli affitti. Ci vuole una grande forza etica e culturale perché il Paese ha bisogno di un nuovo senso civico dopo 15 anni di abbattimento delle difese immunitarie». Non rischia di scadere ora nel moralismo? «Non propongo soluzioni pedagogiche o propagandistiche. La serietà della politica sta nella concretezza del programma. Dobbiamo dare vantaggi concreti ai cittadini in regola con il pagamento delle tasse, all'imprenditore che paga per tempo i fornitori, al gestore del servizio pubblico che soddisfa gli utenti, al dipendente pubblico che ottiene risultati ottimali. I valori etici, il senso civico devono diventare programma politico». Forse è anche quello che vuol dire Tremonti con il suo Dio, Patria e Famiglia. «Di certo per la destra sta finendo il tempo in cui ha potuto fare entrambe le parti in commedia. Da un lato è stata paladina delle libertà del liberismo, dunque di tutti i fattori più dinamici del mercato. Dall'altro ha agitato le paure della globalizzazione, difendendo particolarismi ed egoismi. Anche la destra ora deve scegliere». Sui temi etici intanto il Pd rischia il cortocircuito: tra laici e cattolici si fatica, a dir poco, per trovare un compromesso. «Nel nostro tempo la questione antropologica ha un valore essenziale. Nessuno può sottrarsi al confronto sui limiti della scienza e le possibilità dell'uomo. Del resto, i nostri umanesimi hanno in fondo una matrice cristiana. Un partito però non può che fondarsi sul principio dell'autonomia e della responsabilità della politica nelle scelte concrete». È uno dei principi del cattolicesimo democratico. «Dobbiamo recuperare e dare nuova forza a parole come uguaglianza, popolare, cattolico-democratico. In queste parole non c'è solo il passato, ma una parte importante del futuro del Pd. Il nuovismo sembrava una ideologia moderna, ma proprio la crisi ha dimostrato la sua inconsistenza. Abbiamo bisogno di un pensiero strutturato, di autonomia politica e culturale, tutto il contrario insomma del piccolo cabotaggio congeniale solo al pensiero unico». In questi giorni di emergenza terremoto intanto l'Italia ha sperimentato una forma di solidarietà nazionale. Può essere preludio di nuovi rapporti con il governo? «Sul terremoto non si litiga, ma si lavora insieme. Questa è una regola iscritta nel dna di ogni persona responsabile. Ma siamo già in una fase nuova. Il governo ha detto che non metterà nuove tasse per far fronte alla prima ricostruzione. Siamo d'accordo. Ma non accettiamo che vengano prosciugate tutte le risorse del Fas destinate al Mezzogiorno per i prossimi sette anni. Il prezzo sarebbe salatissimo, e non solo per il Sud. Se Berlusconi vuole che la collaborazione continui venga in Parlamento prima di varare il decreto in consiglio dei ministri. Abbiamo proposte alternative all'azzeramento delle riserve del Fas. Ma se ci volterà le spalle, si assumerà la responsabilità di rompere questa solidarietà».

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. E lui ci pensa su (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 20-04-2009)

Argomenti: Laicita'

FRANCESCHINI «Il 25 aprile Silvio venga in piazza». E lui ci pensa su d. p. ROMA «Io il 25 aprile sarò nel luogo in cui si ricorda la strage di Onna (un paese vicino L'Aquila duramente colpito dal terremoto e sessant'anni fa teatro di un episodio della Resistenza, ndr) e poi sarò alla grande manifestazione di Milano. Voglio chiedere a Berlusconi di venire con me a Milano per dimostrare che la Resistenza è ancora un luogo condiviso». Dario Franceschini lancia la sfida al premier sulla celebrazione della festa della liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo. E quello, che non ha mai partecipato a una cerimonia del genere né pubblica né ufficiale, stavolta ci fa un pensierino: «Sto riflettendo e probabilmente il 25 aprile sarò anche io in campo», replica dall'Abruzzo. «Non ho mai partecipato perché credo ci sia una appropriazione del 25 aprile da parte di una sola parte politica». Ma stavolta potrebbe fare un'eccezione, visto che siamo in piena campagna elettorale. E visto che fin qui lo stesso Berlusconi si è appellato all'unità nazionale di fronte al terremoto in Abruzzo, appello cui il Pd ha risposto senza battere ciglio. Così Dario Franceschini rischia di guadagnarsi il discutibile merito di suggerire a Berlusconi la mossa che gli porterebbe con ogni probabilità nuovi consensi: fin qui il premier ha dimostrato indifferenza se non peggio verso la ricorrenza. E all'associazione nazionale dei partigiani non resta che rilanciare l'invito al premier, «così assolverebbe il suo ruolo di rappresentante dell'istituzione in questa celebrazione», ha detto il presidente dell'Anpi lombarda Antonio Pizzinato. Intanto il segretario pro tempore del Pd ieri ha avviato ieri a Roma la campagna elettorale per i comuni e e le province, di fronte ad una non folta platea di amministratori e candidati democratici. L'iniziativa, convocata in una teatro troppo grande degli studios di Cinecittà, alla fine è risultata un mezzo flop. È stato il battesimo di David Sassoli, giornalista Rai che ha accettato di fare il capolista Pd alle europee (ha spiegato di essersi candidato nel Pd «per dimostrare ai salotti che ci siamo»). C'era Debora Serracchiani, la ragazza terribile che un mese aveva incantato la platea dei segretari dei circoli Pd, e che per questo è stata prontamente candidata. C'era anche Stefania Pezzopane, la battagliera presidente della provincia di L'Aquila, ed ha commosso tutti chiedendo che il dramma abruzzese non sia «il terreno per speculazioni né per vincere le europee ma per dimostrare serietà, garbo, coscienza, forza e svolta. Il terreno per far capire che il paese può cambiare davvero, facendo ciò che andava fatto tanti anni fa». Mancavano invece i candidati sindaci delle città simbolo delle amministrazioni progressiste, Matteo Renzi a Firenze e Flavio Delbono a Bologna. Entrambi assenti giustificati, certo, visto che per entrambi i casi la battaglia è delicata, e nel caso del capoluogo emiliano la vittoria non è scontata. Franceschini ha cercato di spronare i suoi: «Non abbiate paura di parole come lotta, uguaglianza, solidarietà», ha detto. «Se avete una buona proposta, fregatevene se vi dicono che è troppo di sinistra, troppo laica o troppo cattolica. Nel 2009 se un'idea è buona, questo è quello che conta», ha detto. Ma l'entusiasmo democratico non è alle stelle, i malumori per le liste sono parecchi. Prudentemente Franceschini ha sconvocato il 'caminetto' dei big che si doveva tenere lunedì. «Conosco i miei polli. Ho letto sui giornali che quella riunione sarebbe stata sulle liste. Non è così, si occuperà del programma delle europee», ha spiegato. Ma non ha convinto. Il dato è che i capolista non sono ancora tutti definiti, e gli inviti declinati fin qui sono parecchi. Da Roberto Saviano a Stefano Rodotà (che ha ricevuto la proposta quattro giorni fa, rifiutandola subito). E altrettanti sono i candidati rifiutati, o costretti al ritiro: come Goffredo Bettini, che si è sfilato due giorni fa provocando un mezzo maremoto. E il sindaco di Bari Michele Emiliano che ieri, dalle colonne del Corriere della sera, rivelava: «Volevo candidarmi ma Franceschini ha detto no. Ora il rischio che corre il Pd è un travaso di voti che si rovesci su Vendola».

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