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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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IN EVIDENZA

Per il consiglio di amministrazione la decisione conclude un iter di mutuo riconoscimento europeo

Ru 486, la nota dell'Agenzia italiana del farmaco

(Nota Aifa 31.7.2009) Da Kataweb 1-8-2009

La decisione “conclude anche in Italia quell’iter registrativo di mutuo riconoscimento seguito dagli altri Paesi europei”. Così, tra l’altro, la nota dell’Agenzia italiana del farmaco, che precisa che l’uso della RU 486 è subordinato al rigoroso rispetto della legge per l’interruzione volontaria della gravidanza e al ricovero in una struttura sanitaria dal momento dell’assunzione del farmaco sino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza. Il sì dell’Agenzia italiana del farmaco è stato deciso dal consiglio di amministrazione composto dal presidente Sergio Pecorelli, Gloria Saccani Jotti, Giovanni Bissoni, Romano Colozzi e Claudio De Vincenti (due professori di medicina, due politici, un economista). L'agenzia italiana del farmaco è un organismo di diritto pubblico che opera sulla base degli indirizzi e della vigilanza del ministero della salute, in autonomia in raccordo con le Regioni, l'Istituto superiore di sanità, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, le associazioni dei pazienti, i medici e le società scientifiche, il mondo produttivo e distributivo. L’Agenzia ha il potere di autorizzare la commercializzazione dei farmaci con procedura nazionale o europea secondo criteri di qualità, sicurezza ed efficacia previsti dalla normativa comunitaria. Tra i suoi compiti anche la farmacovigilanza, che avviene operando “un monitoraggio continuo delle reazioni avverse e del profilo di beneficio - rischio dei farmaci”. (31 luglio 2009)

 

Nota dell'Agenzia italiana del farmaco 31.7.2009

Il Consiglio di Amministrazione dell’AIFA ha deliberato l’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco mifepristone (Mifegyne).

La decisione assunta conclude anche in Italia quell’iter registrativo di Mutuo Riconoscimento seguito dagli altri Paesi europei in cui il farmaco è già in commercio, interrompendone l’uso off-label.

Il Consiglio di Amministrazione ha ritenuto di dover precisare, a garanzia e a tutela della salute della donna, che l’utilizzo del farmaco è subordinato al rigoroso rispetto della legge per l’interruzione volontaria della gravidanza (L. 194/78). In particolare deve essere garantito il ricovero in una struttura sanitaria, così come previsto dall’art. 8 della Legge n.194, dal momento dell’assunzione del farmaco sino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza escludendo la possibilità che si verifichino successivi effetti teratogeni. La stessa legge n.194 prevede inoltre una stretta sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi, nonché l’attento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse (emorragie, infezioni ed eventi fatali).

Ulteriori valutazioni sulla sicurezza del farmaco hanno indotto il CdA a limitare l’utilizzo del farmaco entro la settima settimana di gestazione anziché la nona come invece avviene in gran parte d’Europa. Tra la settima e la nona settimana, infatti, si registra il maggior numero di eventi avversi e il maggior ricorso all’integrazione con la metodica chirurgica.

Il Consiglio di Amministrazione si è avvalso anche dei pareri forniti dal Consiglio Superiore di Sanità e ha raccomandato ai medici la scrupolosa osservanza della legge.

La decisione assunta dal CdA rispecchia il compito di tutela della salute del cittadino che deve essere posto al di sopra e al di là delle convinzioni personali di ognuno pur essendo tutte meritevoli di rispetto.


Pillola abortiva, la stampa cattolica: "Vita umana offesa per via burocratica". A due giorni dall'approvazione della commercializzazione della Ru486. dura presa di posizione dell'Osservatore romano e dell'Avvenire. Il quotidiano dei vescovi: "Pesanti e identificabili responsabilità politiche". L'organo del Vaticano teme che i medici vengano così deresponsabilizzati (La Repubblica 1-8-2009)

ROMA - L'approvazione della pillola abortiva da parte dell'Agenzia per il farmaco ha visto scendere in campo i due principali quotidiani cattolici. L'Avvenire nel suo editoriale accusa chi non ha mosso un dito per fermare l'introduzione del farmaco in Italia, parlando di precise e individuabili responsabilità politiche. L'Osservatore romano teme, invece, che la scelta deresponsabilizzi i medici.

L'Avvenire: "Non tutto il governo si è opposto". Data la sua competenza esclusiva in materia, l'agenzia Aifa "porta per prima la responsabilità di una scelta grave e tutt'altro che necessaria" ma è "in buona compagnia" perchè sull'introduzione della pillola abortiva Ru486 "è impossibile tacere su altre precise e identificabili responsabilità politiche".

E' quanto afferma il quotidiano dei vescovi Avvenire, in un editoriale in prima pagina. "Per effetto di una nuova decisione tecnica - spiega Avvenire -, ora anche il nostro Paese può esibire la patente di "modernita garantita secondo la prevalente ideologia libertaria". Dietro la decisione dell'Aifa, secondo Avvenire, c'è stata però "una pressione politica e mediatica insostenibile" che ha dato vita a una "formidabile campagna" allo scopo di "centrare una nuova conquista simbolica: l'aborto fai da te".

"Nessun giro di parole - si legge ancora - può nascondere la verità, cioè che è stato dato il via libera a un farmaco del quale gli stessi produttori ammettono la pericolosità. Da qualche tempo la vita in Italia si sfregia con i timbri della burocrazia in modo quasi indifferente".

L'Osservatore romano: "Non si deresponsabilizzino i medici". Anche l'Osservatore romano torna a criticare la Ru486. Lo fa per bocca del medico francese Didier Sicard, che precisa: "Personalmente non sono un militante contro la Ru486". In un articolo di prima pagina intitolato "Un vero e proprio aborto apparentemente facile" mette però in guardia: "Si tratta dunque di un vero e proprio aborto che giustifica un controllo medico estremamente rigido".

Il ricorso alla pillola appena liberalizzata dall'Agenzia italiana del farmaco "appare così come una sorta di contraccezione tardiva e non come un vero e proprio aborto. Una donna che esiterebbe ad abortire può essere tentata di ricorrervi grazie alla sua apparente facilità di impiego", scrive il professore emerito di medicina interna all'Università di Paris Descartes, presidente d'onore del comitato consultivo francese di etica. "Personalmente non sono un militante contro la Ru486. Credo semplicemente che si tratti di un procedimento abortivo più complesso di quanto sembri. La sua apparente facilità di impiego rischia di far dimenticare che l'aborto rimane una decisione grave non priva di rischi. La Ru486 trasferisce alla sola responsabilità apparente della donna una decisione che spesso i medici non desiderano prendere".

 


L’Osservatore ROMANO 1-8-2009

La pillola Ru486. Un vero e proprio aborto apparentemente facile

 

di Didier Sicard
Professore emerito di Medicina interna Università di Paris Descartes. Presidente d'onore del Comitato consultivo francese di etica

 

Conosco da molti anni il conflitto, unico in Europa, che divide in Italia i sostenitori e gli oppositori della pillola Ru486. Questo conflitto è in contrasto con la relativa indifferenza che ho potuto constatare negli altri Paesi europei nel momento della sua introduzione. Essa è apparsa  infatti  come  una  nuova  libertà  acquisita  dalle donne.
Dal momento in cui l'aborto non è più proibito, questo medicinale si integra tra le modalità di realizzazione disponibili. La sua specificità risiede nell'apparente facilità di utilizzo che esso offre. Esso appare così come una sorta di contraccezione tardiva e non come un vero e proprio aborto. Una donna che esiterebbe ad abortire può essere tentata di ricorrervi grazie alla sua apparente facilità di impiego.
È proprio questa semplicità apparente che continua a pormi delle questioni. Questo medicinale ha provocato negli Stati Uniti un certo numero di morti, il cui meccanismo rimane oscuro. La rarità di casi simili in Europa non è stata finora spiegata. La responsabilità è della Ru486 stessa o del medicinale a essa associato (prostaglandine) utile all'apertura del collo dell'utero? La risposta non è chiara.
Il fatto principale rimane l'importanza di un controllo medico estremamente rigido durante il suo utilizzo, poiché questo medicinale ha un effetto ormonale molto potente, certamente transitorio (alcune ore), che può, in caso di infezione vaginale, essere all'origine di incidenti mortali. Si tratta dunque di un vero e proprio aborto che giustifica un controllo medico estremamente rigido.
Personalmente non sono un militante contro la Ru486. Credo semplicemente che si tratti di un procedimento abortivo più complesso di quanto sembri. La sua apparente facilità di impiego rischia di far dimenticare che l'aborto rimane una decisione grave non priva di rischi. La Ru486 trasferisce alla sola responsabilità apparente della donna una decisione che spesso i medici non desiderano prendere.

 


 

 


Report "Laici e chierici"   1-AGOSTO 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Illuminazione e traffico sotto lente ( da "Stampa, La" del 01-08-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ULTIMO CONSIGLIO PRIMA DELLE FERIE ELETTA ANCHE LA COMMISSIONE TOPONOMASTICA Illuminazione e traffico sotto lente [FIRMA]ENRICO FERRARI IMPERIA È stato un Consiglio comunale «alla bersagliera» quello di giovedì scorso, ricco di pratiche approvate all'unanimità e voglia di vacanza, come prova il saluto finale del presidente Claudio Baudena: «Buona estate a tutti».

Il silenzio delle femministe ( da "Riformista, Il" del 01-08-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: stata combattuta, in Francia, dall'ex-presidente del Comitato di bioetica, Didier Sicard, che ha visto sua figlia morire dopo averne fatto uso. Ma da noi le femministe tacciono, ed i giornali laici e di sinistra sposano le ragioni della Exegyn, la multinazionale farmaceutica che la produce e che ha tutto l'interesse a presentarla come un nuovo passo per la liberazione della donna,

Perché discutere la validità della scienza? ( da "Riformista, Il" del 01-08-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: formulare ad alcuni argomenti che sono stati usati per impedire la commercializzazione della RU486 nel nostro paese non sono ispirate da un pregiudizio verso la posizione di principio della Chiesa cattolica. Mi rendo conto che per alcuni il fine giustifica i mezzi, ma sono convinto che impiegare consapevolmente cattivi argomenti per sostenere le proprie tesi non è accettabile nella "

La linea del dialogo tra sinistra e cattolicesimo l'intervento ( da "Riformista, Il" del 01-08-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e partecipati - come il diritto alla vita, l'indisponibilità della persona umana, e così via. Viene di chiedersi, pertanto, se non sia naturale la creazione di una nuova sinergia democratica tra la sinistra e almeno una parte del cattolicesimo, come rimedio alle ferite aperte dal relativismo culturale,

D'Alema a Bari: il Pd non è un'associazione a delinquere ( da "Unita, L'" del 01-08-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: È la storia del mondo laico, cattolico e democratico del paese. Quando parli a una persona prima di tutto gli dici chi sei, non gli dici di guardare avanti». Pd solido o liquido, poi, dovrebbe essere un tema superato. «Un partito è fatto anche dei suoi iscritti. E se decidiamo di fare le primarie, allora prendiamo esempio da chi le ha inventate»

ROMA - La percentuale di rischio della RU 486 è pari a quella dell'interruzi... ( da "Messaggero, Il" del 01-08-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: normale che il mondo cattolico protesti - dice -. Stiamo parlando di un farmaco che blocca il progesterone, quindi la gravidanza. In questo, da laico, sono d'accordo con monsignor Fisichella, quando afferma che "assumere la RU 486 è scegliere un'interruzione diretta e deliberata di uno stato di gravidanza", ma siamo comunque nel pieno rispetto della 194»

ROMA - In campo scendono il fronte laico, quello cattolico e il Vaticano. La pillola abortiv... ( da "Messaggero, Il" del 01-08-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In campo scendono il fronte laico, quello cattolico e il Vaticano. La pillola abortiva RU486 divide le forze politiche al loro stesso interno. A risentire maggiormente della contrapposizione tra laici e cattolici sono gli ex forzisti oggi Pdl. Ma è la Chiesa a gridare la sua contrarietà in quanto «non può assistere passivamente» all'aborto,


Articoli

Illuminazione e traffico sotto lente (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 01-08-2009)

Argomenti: Laicita'

IMPERIA NELL'ULTIMO CONSIGLIO PRIMA DELLE FERIE ELETTA ANCHE LA COMMISSIONE TOPONOMASTICA Illuminazione e traffico sotto lente [FIRMA]ENRICO FERRARI IMPERIA È stato un Consiglio comunale «alla bersagliera» quello di giovedì scorso, ricco di pratiche approvate all'unanimità e voglia di vacanza, come prova il saluto finale del presidente Claudio Baudena: «Buona estate a tutti». Nella seduta sono state anche discusse numerose interrogazioni su degrado, illuminazione, porto. Fabrizio Risso dei Pd è intervenuto sul degrado dei giardini di via Vecchia Piemonte, alla periferia di Oneglia. L'assessore Emilio Broccoletti ha spiegato che è stato «varato un programma di ordinaria manutenzione per tutti i giardini comunali, con l'aggiunta ella videosorveglianza per la sicurezza», mentre per via Vecchia Piemonte è prevista una «manutenzione straordinaria con ripristino della fontana». Giorgio Montanari, new entry dei Pd, ha chiesto lumi sui lavori nelle case-parcheggio di via Airenti. Ecco la risposta dell'assessore ai Lavori pubblici Gianfranco Gaggero: «Esiste un appalto per oltre 500 mila euro nel programma di social housing. La Regione ha concesso un anno di proroga per la conclusione, quindi abbiamo tempo fino a novembre 2010. Sono opere complesse: tre mansarde sono state ristrutturate, molti inquilini hanno difficoltà ad andarsene e a volte fanno anche resistenza. Alcuni ospiti non sanno letteralmente dove andare». Ha aggiunto l'assessore ai Servizi sociali Antonello Ranise: «La nostra intenzione è quella di intervenire gradualmente per evitare traumi alle famiglie residenti». Sulla pubblica illuminazione, il consigliere di Sinistra per Imperia Carla Nattero ha sottolineato il percorso nell'oscurità alla frequentatissima Spianata Borgo Peri. Dice Gaggero: «Il potenziamento degli impianti sia qui che lungo la passeggiata degli innamorati rientreranno nei progetti delle piste ciclabili che interessano quelle aree: prima sarebbe uno spreco». Sempre della Nattero è stata esaminata un'interrogazione sull'episodio che aveva visto un cargo andare a sbattere contro la banchina per la presenza di una maxi motor yacht, la «Mariana Princess», allo scalo di Oneglia, all'angolo fra Calata Cuneo e Molo Aicardi. L'assessore ai porti Luca Lanteri si è augurato che «la presenza degli yacht entri a regime e possa fruttare in futuro utili al Comune». Sul caso specifico ha rimandato ai controlli affidati alla Capitaneria di porto. Il capogruppo Pd Paolo Verda ha invitato a rendere meglio accessibile la nuova caserma dei Vigili del fuoco, all'interno della ex Crespi, modificando la viabilità intorno a piazza della Vittoria. L'assessore Antonio Gagliano ha risposto: «Ho già compiuto un sopralluogo con il comandante della Polizia municipale e chiesto un preventivo per un semaforo che funzioni soltanto in caso di necessità». Verda ha ribattuto chiedendo che venga presa in considerazione anche l'ipotesi di una rotonda (dopo quello delle carceri, anche il rondò dei pompieri?). In discussione pure l'«orario corto» per l'estate nella nuova biblioteca e la chiusura agostana per inventario: l'assessore alla Cultura Marco Scajola ha spiegato che durante questa stagione di minore affluenza è necessario procedere alla catalogazione della mole di volumi, preannunciando la collocazione di un moderno sistema antitaccheggio. Nel Consiglio di giovedì sono stati inoltre eletti i rappresentanti della commissione toponomastica (12 per la maggioranza, 4 per la minoranza): Maria Teresa Verda, Lucetto Ramella, Gabriella Stabile Re, Flavio Serafini, Gianni De Moro, Nicola Ditta, Franco Ansaldi, Paolo Saglietto, Jean Claude Orengo, Fabrizio Anselmo, Emma Faviere, Alex Bianchi per la maggioranza; Franca Natta, Roberto Moriani, Antonello Motosso e Stefano Lanteri per l'opposizione. Gli esponenti del Consiglio imperiese per le deleghe in agricoltura sono 5 per la maggioranza (Luca Volpe, Mirco Martini, Dino Pastorelli, Marco Dellerba, Luca Martino) e 3 per la minoranza (Attilio Acquarone, Guido Alassio e Alberto Gabrielli).

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Il silenzio delle femministe (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 01-08-2009)

Argomenti: Laicita'

Il silenzio delle femministe segue dalla prima pagina È ovvio che chi la usa o la prescrive incorra nella scomunica che la Chiesa ha da sempre comminato contro l'aborto, non si tratta certo di una novità, né di un aggravamento della pena. La condanna dell'aborto da parte della Chiesa, infatti, è definitiva e ribadita per il fatto in sé, quindi non c'è nessuna ragione di sorprendersi, né di pensare che i cattolici si apprestino a riprendere una battaglia che, persa sul piano politico, continuano a combattere con un certo successo sul piano dell'assistenza alle madri. Né si tratta di una mancanza di carità degli avversari dell'aborto, i quali vorrebbero - c' è chi lo dice - farlo rimanere un momento di dolore per colpevolizzare le donne che vi ricorrono, e quindi combatterebbero contro un metodo nuovo supposto facile e indolore. Invece, è esattamente il contrario: pur tralasciando i rischi di complicazione che comporta l'assunzione delle due pillole, che ha portato ad almeno 29 morti accertate, anche quando va tutto bene, abortire con la RU486 è più doloroso fisicamente e più difficile psicologicamente che abortire attraverso l'intervento chirurgico. È una corsa nell'ignoto: le donne inghiottono le due pillole, e poi non sanno quando si verificheranno i dolori che segnano il momento dell'espulsione del feto, che possono verificarsi anche dopo 15 giorni dall'assunzione del farmaco. Dal momento che è impossibile, e poco conveniente da ogni punto di vista, ricoverare le donne per lassi di tempo così lunghi, l'aborto può coglierle in qualsiasi momento dei giorni successivi, ovviamente lontano da dottori e strutture sanitarie: è proprio per questo che alcune donne sono morte per un'infezione rarissima, che si può accompagnare all'assunzione della RU486, o per emorragia. In ogni caso, con questo farmaco le donne tornano ad abortire da sole, più facilmente di nascosto, senza il supporto medico e psicologico che offre un ospedale. Certo, così l'intervento costa meno alla sanità pubblica, elimina il problema dei medici obiettori, e molte donne si illudono in questo modo di nasconderlo meglio, magari anche a se stesse. Preferiscono pertanto affrontare maggiore dolore fisico, e la solitudine, all'intervento chirurgico che ti costringe a prendere atto di quello che accade, di assumerti la responsabilità di una scelta. Ma questo atteggiamento colpevole e furtivo non è proprio quello contro cui avevano combattuto le femministe negli anni della battaglia per la legge 194, che avrebbe dovuto rendere non solo legale, ma anche consapevole e accettato l'aborto? Adesso siamo di fronte, invece, alla proposta di un metodo che lascia le donne sole e in pericolo, ma che viene contrabbandato come nuova occasione di ampliare la libertà di scelta individuale, come il rimedio definitivo per quello che rimane comunque un momento di dolore e di sconforto nella vita di una donna. Si parla di pillola dell'aborto facile, perché non si vuole ammettere che l'aborto facile non c'è, né ci potrà mai essere. E non sono solo i cattolici che protestano per questa errata forma di comunicazione su un tema così delicato, e non è nemmeno solo l'Italia ad ospitare questa polemica: la vendita libera della RU486 è stata contrastata dalle femministe in varie parti del mondo come l'America, la Germania e l'Australia, in nome della salute della donna. Ed è stata combattuta, in Francia, dall'ex-presidente del Comitato di bioetica, Didier Sicard, che ha visto sua figlia morire dopo averne fatto uso. Ma da noi le femministe tacciono, ed i giornali laici e di sinistra sposano le ragioni della Exegyn, la multinazionale farmaceutica che la produce e che ha tutto l'interesse a presentarla come un nuovo passo per la liberazione della donna, senza ascoltare le voci contrarie, etichettate - secondo un vecchio ritornello - come oscurantiste e nemiche della libertà femminile. di Lucetta Scaraffia 01/08/2009

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Perché discutere la validità della scienza? (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 01-08-2009)

Argomenti: Laicita'

Perché discutere la validità della scienza? segue dalla prima pagina Come era prevedibile, la decisione dell'Aifa ha suscitato reazioni negative da parte di diversi esponenti del clero cattolico che hanno ricordato che l'uso di un metodo abortivo diverso rispetto a quelli tradizionali non modifica il giudizio della Chiesa, che è negativo. Per i cattolici l'aborto rimane un peccato. Non ho intenzione di entrare nel merito di questa valutazione. Pur non essendo un credente, trovo che la posizione di principio della Chiesa cattolica sull'aborto sia coerente e difendibile con argomenti razionali. Ciò nonostante, non penso affatto che la legislazione positiva dovrebbe proibire l'aborto. Come altri non credenti sono convinto che la legge 194 sia un compromesso etico ragionevole il cui scopo è quello di non infliggere sofferenze inutili a chi non sarebbe in grado di sopportarle. A differenza di certi laici, non credo che abortire sia un diritto fondamentale o che esso realizzi un'istanza di libertà dotata di valore intrinseco. L'aborto è una tragedia morale, non una conquista di libertà. Sento il bisogno di rendere pubblica - sia pure senza difenderla - la mia posizione sull'aborto perché vorrei che fosse chiaro che le obiezioni che sto per formulare ad alcuni argomenti che sono stati usati per impedire la commercializzazione della RU486 nel nostro paese non sono ispirate da un pregiudizio verso la posizione di principio della Chiesa cattolica. Mi rendo conto che per alcuni il fine giustifica i mezzi, ma sono convinto che impiegare consapevolmente cattivi argomenti per sostenere le proprie tesi non è accettabile nella "civile conversazione". Veniamo quindi agli argomenti. Abbiamo letto diverse volte che la RU486 è pericolosa, e che in alcuni casi - c'è chi dice una ventina, chi meno - essa avrebbe provocato la morte delle persone che l'hanno usata per abortire nei Paesi dove ciò è consentito. Non sono un medico, e non ho la competenza per giudicare la fondatezza scientifica di queste affermazioni. Tuttavia, anche se fosse dimostrato che in alcuni casi la RU486 ha causato la morte di una persona, non mi pare che questa sia una ragione sufficiente per non metterla in commercio. Quasi tutti i farmaci comportano un margine di rischio per chi li assume, e in alcuni casi è già accaduto in passato che l'uso di un prodotto legalmente in commercio - e approvato dalle autorità competenti - abbia avuto conseguenze fatali. Purtroppo la medicina non è una scienza esatta. Troppe sono le variabili da considerare per aspirare a una totale certezza nella diagnosi e nella cura. La possibilità che la RU486 sia pericolosa dovrebbe spingerci piuttosto a insistere perché essa venga impiegata soltanto sotto rigoroso controllo da parte di un medico, e quando il rischio di un intervento è ancora più alto rispetto a quello dell'aborto farmacologico. Oltretutto, vale la pena di sottolineare che stiamo parlando di un prodotto che viene usato in molti Paesi che non sono certo meno rigorosi del nostro dal punto di vista della tutela della salute pubblica. Ciò che va bene in Francia o in Germania potrebbe essere rifiutato in Italia solo se ci fossero prove schiaccianti della sua pericolosità per un alto numero di pazienti, ma nessuno ha fino a ora portato queste prove. Si dice che ciò è reso impossibile dagli interessi della compagnia farmaceutica che produce la RU486, ma neanche questo è un argomento conclusivo. Da un lato perché esso potrebbe essere impiegato in astratto per qualsiasi farmaco, e poi perché non è credibile che una compagnia farmaceutica possa impedire del tutto ai membri della comunità scientifica di scoprire - e di denunciare - controindicazioni gravi nell'uso di un proprio prodotto. Prima di mettere in dubbio l'intero sistema di regole che presiedono alla sperimentazione e all'uso dei farmaci a livello internazionale sarebbe meglio riflettere attentamente sulle conseguenze che ciò potrebbe avere. Rimane un ultimo argomento: quello che la possibilità di un aborto farmaceutico contribuirebbe a erodere nel pubblico la percezione della serietà della scelta di porre termine a una gravidanza. Si tratta di un argomento che deve essere preso sul serio. Tuttavia, anche in questo caso non mi pare che la posizione di chi voleva impedire la commercializzazione della RU486 sia convincente. Sono stati gli stessi oppositori di questa nuova tecnica abortiva che nei mesi scorsi ci hanno spiegato - con dovizia di particolari - quanto traumatico sia anche l'aborto farmacologico. Credo che nessuno si sottoporrebbe a cuor leggero a un'esperienza del genere. Mario Ricciardi 01/08/2009

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La linea del dialogo tra sinistra e cattolicesimo l'intervento (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 01-08-2009)

Argomenti: Laicita'

La linea del dialogo tra sinistra e cattolicesimo l'intervento Come rimedio alle ferite aperte dal relativismo culturale Un rischio grande che corre di sovente la filosofia è quello paventato da Hegel nei Lineamenti di filosofia del diritto, ossia di "arrivare con la riflessione troppo tardi, quando la realtà è già bella e fatta". Di sicuro nel rapporto tra la sinistra e la religione cattolica è quasi impossibile giungere per ultimi. Gli schemi e i pregiudizi, che hanno determinato per decenni la contrapposizione tra comunisti e cattolici, sono un retaggio del passato duro a morire e una sintomatica patologia che ogni tanto compare di nuovo nel dibattito contemporaneo. Il comunismo è stato condannato energicamente dalla Chiesa fin dall'inizio, ricevendo una sonora scomunica generale l'8 dicembre del 1864 nel Sillabo di Pio IX. Nel Novecento, in occasione delle elezioni del '48, la frontale opposizione politica tra la Democrazia cristiana e il Fronte popolare - costituito allora da socialisti e comunisti - ha fatto il resto. D'altronde, molto sopra gli equilibri nazionali, non erano pochi i riferimenti culturali e filosofici incompatibili tra le due visioni del mondo, in grado di dividere in modo sistematico il cattolicesimo dal comunismo. Non da ultimo, il fatto stesso che il partito comunista italiano è rimasto per lungo tempo attaccato ad una visione totalitaria molto vicina a Mosca e la Chiesa a un modello atlantico filo americano. Non si trattava di bruscolini. Tutti i grandi pesi e contrappesi tra Est e Ovest si basavano su una demarcazione vincolante e specifica tra due alleanze geopolitiche in lotta, entrambe legittimate dall'antifascismo. È logico chiedersi, nondimeno, se oggi vi sia una situazione che concretamente renda sensato ancora un simile antagonismo. E, quindi, tornando alla domanda iniziale, se sia ora possibile un nuovo tipo di rapporto culturale tra la sinistra post-comunista e il cattolicesimo democratico, che vada oltre la convivenza sofferta dentro un solo partito o l'appartenenza a una coalizione disomogenea. Due accadimenti fondamentali, che hanno fatto una loro recente comparsa nella scena internazionale, possono favorire la risposta. Il primo palesemente è stato la caduta non soltanto politica ma ideologica del comunismo quale cultura egemone della sinistra. Qui non s'intende il mondo sovietico o il Pci, è ovvio, ma una lettura marxista dei processi storici che ha trovato un suo graduale declino. Il capitalismo in agonia non si è evoluto automaticamente nel socialismo, e il mondo globalizzato ha finito per essere dominato da un mercato che probabilmente sopravvivrà indenne anche alla mastodontica crisi planetaria in atto. All'ineluttabilità del socialismo si è sostituita, insomma, l'inevitabilità del capitalismo. Ma c'è anche un secondo fattore importante, intervenuto questa volta a livello religioso. Il cristianesimo non è più l'unica fede influente sulla scena del mondo. Dall'11 settembre 2001 in poi è divenuta realtà la presenza dell'integralismo religioso, il quale, nelle sue molte varianti confessionali, è un'epidemia politico-militare che si propaga dappertutto, opposta alla mentalità democratica occidentale. La sinistra, in effetti, ha smarrito i riferimenti ideali di massima, ma anche il cristianesimo ha perduto il monopolio esclusivo della sfera religiosa. Questa complicata situazione potrebbe riservare in futuro qualche sorpresa. Se, infatti, la sopravvivenza della sinistra europea reclama, come vediamo in queste ultime settimane, una rinnovata frontiera ideale e culturale, nella quale valori come uguaglianza, diritti umani, critica del liberismo e lotta alla povertà trovino una nuova consistente fondazione. D'altro canto, la sfida culturale del cattolicesimo è quella di dare una rappresentazione del sacro che sia umana e nettamente distinta dai nuovi movimenti fondamentalisti, una prospettiva che permetta perlomeno di assicurare il mantenimento della saldatura politica tra religione e democrazia, guadagnata faticosamente con il Concilio Vaticano II. Significativo è il continuo richiamo della Chiesa a valori umani razionali e condivisi - ossia universali, laici e partecipati - come il diritto alla vita, l'indisponibilità della persona umana, e così via. Viene di chiedersi, pertanto, se non sia naturale la creazione di una nuova sinergia democratica tra la sinistra e almeno una parte del cattolicesimo, come rimedio alle ferite aperte dal relativismo culturale, dalla mercificazione della vita e dalle forme sempre più radicali e incontrollate d'individualismo. I valori ritenuti essenziali nell'ambito della cultura cattolica, in fin dei conti, non sono più arroccati da tempo nella difesa di una comunità statica, tradizionale e arcaica, che per altro non esiste più, ma divengono sempre maggiormente un patrimonio d'idee che può avere una sua specifica presenza pubblica anche attraverso un'adeguata riforma della società, per molti aspetti simile a quanto costituisce l'obiettivo politico indefettibile della sinistra. È chiaro che l'orizzonte entro cui quest'incontro può avvenire non deve avere il sapore eclettico di un amalgama laicista e tanto meno i contorni deleteri di un nuovo clericalismo. Si tratta, al contrario, di accettare laicamente che le vecchie barriere ideologiche cadano da sé, e una nuova sensibilità culturale per i valori umani, molto diffusa tra la gente, cresca politicamente di pari passo con lo sviluppo materiale del progresso democratico. Sperando, al solito, di non arrivare troppo tardi. di Benedetto Ippolito 01/08/2009

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D'Alema a Bari: il Pd non è un'associazione a delinquere (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 01-08-2009)

Argomenti: Laicita'

D'Alema a Bari: il Pd non è un'associazione a delinquere MARIA ZEGARELLI Parla a Bari proprio nel giorno in cui i giornali raccontano dell'inchiesta che vede coinvolti i partiti del centrosinistra e un parlamentare del Pd. Da qui parte Massimo D'Alema, in una sala dello Sheraton con solo posti in piedi, dove le generazioni di democratici ci stanno tutte: dai più giovani a quelli che fecero la prima tessera Pci, o Dc o mai nessuna. Intanto dice: «Questo congresso non sarà una rissa sanguinosa, ma un confronto civile, un dialogo tra candidati». Poi, a nome «di tutti i democratici della Puglia» ribadisce il «grande rispetto per la magistratura», ma all'opinione pubblica ricorda , nel mezzo di un lungo applauso,«che questo partito non è un'asociazione a delinquere e non ha nulla a che fare con la criminalità organizzata». Dunque, nessuno pensi, compreso Maurizio Gasparri che non perde occasione, di mescolare vicende giudiziarie con dibattito politico. L'incontro, nel corso del quale è stato presentato il candidato dell'area Bersani alla segreteria pugliese, Sergio Blasi, non può che essere l'occasione anche per affrontare quello che qui rischia di diventare uno scontro al calorbianco: la candidatura del super sindaco Michele Emiliano, uomo dal carattere forte, appena uscito vincitore dalle amministrative. «Emiliano ha detto che la sua vuole essere una candidatura unitaria, ma non c'è unità», dice. Usa parole di grande stima per il primo cittadino, «è un valore aggiunto per tutto il Pd, un grande riferimento per il Mezzogiorno, e il partito a Bari, non avrebbe potuto fare quello che ha fatto senza di lui». Un ruolo fin troppo stretto quello di segretario regionale, «che non può essere un dopo lavoro perchè noi che vogliamo costruire davvero questo Pd abbiamo bisogno di gente che ci lavori a tempo pieno». Emiliano riferimento per il Mezzogiorno, «che è una questione centrale del nostro congresso», dice D'Alema. Questione meridionale non la versione «berlusconiana». Dopo Dorso, Gramsci e Salvemini, Berlusconi «riceve pezzi di classe dirigente meridionale e, a seconda del potere di ricatto di queste, sblocca i fondi, per ora ce l'ha fatta solo la Sicilia», ma è lunga la fila di politici che «come questuanti stanno fuori Palazzo Grazioli, con il cappello in mano». IL VECCHIO E IL NUOVO Quanto alla campagna congressuale D'Alema scalda la platea ragionando sull'idea di partito che si dovrà costruire. «Bersani ha detto che il Pd è l'erede di 150 anni di storia, che inizia ben prima dei Ds e Dl. È la storia del mondo laico, cattolico e democratico del paese. Quando parli a una persona prima di tutto gli dici chi sei, non gli dici di guardare avanti». Pd solido o liquido, poi, dovrebbe essere un tema superato. «Un partito è fatto anche dei suoi iscritti. E se decidiamo di fare le primarie, allora prendiamo esempio da chi le ha inventate». L'America. Dove ti prendono «per matto» quando gli racconti che qui «da noi vota chiunque». Senza regole non esiste democrazia, «non crollano solo i mercati finanziari», «i partiti diventano scalabili ed esposti a Opa ostili e invece noi dobbiamo essere esposti a chi ci vuole bene». Regole e identità, soprattutto ora che la gente, spaventata da una crisi che ha cambiato il mondo, chiede solidarietà e affidabilità. Chi non la trova qui si rifugia altrove, «nella Lega per esempio». Un partito con un classe dirigente autorevole, «oggi più attenta alle università straniere dove mandare i figli che allo stato delle scuole italiane», un Pd non più vittima dell'idea leaderistica del partito, «c'è già Berlusconi, manifestazione del declino del paese», con un «governo in crisi» e la «maggiore opposizione» che non sta meglio. Il Pd, dice, sappia catturare il «centro e la destra che non vogliono piegarsi» alle logiche berlusconiane. E allora in questo congresso, «Si può discutere sulla direzione da dare alla barca ma praticare fori nello scafo è proibito». Il presidente di Italianieuropei in Puglia ironizza sul «meridionalismo» del governo: «A seconda del potere di ricatto dei diversi dirigenti del Sud sblocca i fondi». Le primarie? «Prendiamo esempio dall'America».

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ROMA - La percentuale di rischio della RU 486 è pari a quella dell'interruzi... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 01-08-2009)

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Sabato 01 Agosto 2009 Chiudi di FRANCESCA FILIPPI ROMA - «La percentuale di rischio della RU 486 è pari a quella dell'interruzione di gravidanza in sala operatoria. Ma questa pillola è la vera grande conquista per tutte le donne, perché in grado di evitare il trauma del ricovero, dell'anestesia e del raschiamento finale». Il professor Massimo Minozzi, responsabile del "Servizio Speciale Piccola Chirurgia Day Hospital", in pratica il reparto di Interruzione volontaria di gravidanza del Policlinico Umberto I di Roma, è un sostenitore convinto del nuovo farmaco. Nel suo reparto (2 medici, una psicologa, un'ostetrica, un'infermiera e 2 portantini) si effettuano in media 700 aborti all'anno, 20 ogni settimana, con una progressiva riduzione delle donne italiane che ne fanno ricorso (-50% dal 1978 ad oggi), un aumento del numero delle straniere, in particolare dell'Est Europa (+50%), mentre è costante il flusso delle giovanissime. Età media 30 anni, «anche se in questo centro, l'unico universitario per la legge 194 nel Lazio, vengono donne dai 14 ai 40 anni» ammette Minozzi, un pioniere nel settore. «E' normale che il mondo cattolico protesti - dice -. Stiamo parlando di un farmaco che blocca il progesterone, quindi la gravidanza. In questo, da laico, sono d'accordo con monsignor Fisichella, quando afferma che "assumere la RU 486 è scegliere un'interruzione diretta e deliberata di uno stato di gravidanza", ma siamo comunque nel pieno rispetto della 194». E gli obiettori? «Sono medici con la possibilità di astenersi liberamente dall'entrare in sala operatoria». Restano i decessi: 29 morti che la pillola avrebbe causato nel mondo. «Al momento i dati generali sono confortanti, fatte salve alcune segnalazioni - assicura Minozzi - secondo cui sembra ci siano state delle infezioni importanti legate all'assunzione di questo farmaco: 7 casi in Canada e Usa sono stati causati da un batterio raro, il "clostridium sordellii". Ripeto, 29 morti su oltre 2 milioni di interruzioni di gravidanza con la RU 486 sono una percentuale bassa, la stessa del raschiamento, solo che la pillola abortiva è meno invasiva di un intervento». Sul tavolo c'è anche la questione dell'uso corretto di questo farmaco. «Non si può sfuggire a regole precise, come la somministrazione della pillola solo in ambito ospedaliero e sotto controllo medico, dal momento in cui viene richiesta, per un periodo che va dalla quinta alla settima settimana. A questa fase deve seguire dopo 36-48 ore l'applicazione di alcuni ovuli a base di prostaglandine, che consentono di espellere l'embrione attraverso una piccola emorragia mestruale. Nel caso in cui l'espulsione secondo questa procedura non avviene, sarà necessario intervenire con l'aspirazione. Ora è importante che Regione e Ministero stabiliscano le linee guida. Nell'attesa, non ci resta che imitare gli ospedali della Svizzera, dove c'è un'organizzazione che segue la donna, le tutela e provvede nel caso di eventuali emorragie». Al fianco del dirigente medico, c'è la psicologa Daniela Liotta, che traccia l'identikit delle pazienti: «Donne con un lavoro precario, quando va bene, problemi con il partner, giovanissime che non trovano sostegno né in casa né a scuola. Tutte decise ad abortire. Solo in poche rinunciano».

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ROMA - In campo scendono il fronte laico, quello cattolico e il Vaticano. La pillola abortiv... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 01-08-2009)

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Sabato 01 Agosto 2009 Chiudi di PAOLA OREFICE ROMA - In campo scendono il fronte laico, quello cattolico e il Vaticano. La pillola abortiva RU486 divide le forze politiche al loro stesso interno. A risentire maggiormente della contrapposizione tra laici e cattolici sono gli ex forzisti oggi Pdl. Ma è la Chiesa a gridare la sua contrarietà in quanto «non può assistere passivamente» all'aborto, sostiene Monsignor Rino Fisichella presidente della Pontificia Accademia per la vita in un intervento sull'Osservatore romano. Intanto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi in una lettera inviata all'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco che dopo ben due anni di polemiche ha dato il via libera all'utilizzo della pillola RU486, chiede indicazioni certe sul suo utilizzo. Sostiene Sacconi: «Come Ministero, in collaborazione con l'Aifa, abbiamo il dovere di vigilare affinché l'uso del farmaco di cui si è appena autorizzata l'immissione in commercio non comporti il minimo rischio di indebolimento delle garanzie e dei presidi previsti dalla legge 194 a tutela della salute della donna». Certo non sono le richieste del ministro Sacconi a seppellire le proteste dei cattolici. E nemmeno le dichiarazioni a favore della decisione dell'Aifa del capogruppo dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, «mi fido», di Benedetto Della Vedova, «nessuno, tanto meno il governo, cerchi rivincite» e Margherita Boniver che chiede di «porre fine a molte polemiche» visto che la pillola si usa in day hospital. Il nutrito gruppo dei cattolici protesta. Dice sarcastico il ministro Giorgia Meloni: «Che brutta Italia, quella in cui si festeggia un nuovo "rivoluzionario" metodo per sopprimere la vita». Per il sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Casellati la pillola «strizza l'occhio alla cultura della morte». In un editoriale per il giornale del Vaticano Monsignor Fisichella esprime tutta la sua contrarietà nei confronti della pillola RU486: «La Chiesa non può mai assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società». Quindi l'alto prelato pone l'accento su una «triste tendenza», «la banalizzazione», che «assopisce la coscienza». «Inutile tergiversare - afferma monsignor Fisichella - la Ru486 è una tecnica abortiva perché tende a sopprimere l'embrione da poco annidato nell'utero della madre». Pur non citando esplicitamente la parola «scomunica», l'esponente della Santa Sede (che è anche cappellano di Montecitorio) fa capire che chiunque prescriverà o utilizzerà la RU486 incorrerà nella punizione della Chiesa. Protesta l'Udc con Gian Luigi Gigli responsabile del dipartimento Salute del partito: «Viene fatto un regalo alle multinazionali». Dario Franceschini non ha dubbi «Bisogna distinguere il dibattito politico da quello scientifico. Siccome siamo in un Paese che consente l'aborto per legge, se c'è la possibilità di avere un sistema meno invasivo per le donne non vedo un motivo per dire di no». Dice Livia Turco ex ministro della Sanità che tanto si è spesa affinché le donne possano utilizzare questo strumento meno invasivo: finalmente è stata sconfitta «la baruffa ideologica» ed è prevalsa «la valutazione tecnico scientifica». «Spero - dice l'esponente del Pd - che finisca la crociata contro le donne e i medici». Anche l'Università cattolica prende posizione contro la pillola abortiva il cui uso sembra «muoversi all'interno di una logica di banalizzazione dell'aborto volontario».

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