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TARTICOLI DEL 1-6 gennaio 2009 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (21)
Smettiamo di usare Eluana
( da "EUROPA
ON-LINE" del 01-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: enfasi mediatica è anche il laico Filippo La Porta. Non so, scrive, a chi spetti l?ultima parola sulla «persona coinvolta », ma «siamo tutti abbandonati a noi stessi, in balia delle circostanze. E perciò ?tragicamente ? liberi». La ?persona coinvolta?: ecco, è questa la domanda, chi è?
Il
discorso di Napolitano piace a tutti
( da "Giornale.it,
Il" del 01-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: oltre a quella dello Stato, fondamentale è l?azione di altre istituzioni e delle associazioni di volontariato, laiche e cattoliche". Gasparri Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, si augura che l?opposizione "esca da una posizione di sterile arroccamento, per confrontarsi sia sul tema dell?
La
lezione del presidente ( da "EUROPA ON-LINE"
del 01-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: perché troppe (sacrosanto) e perché non conformi alla morale cattolica (ma lo stato è laico, «indipendente e sovrano nel proprio ordine », articolo 7). Inevitabile il rilievo di Antonello Soro sulla distanza tra il ?linguaggio della verità?, usato da Napolitano, e il linguaggio della forza, ribadito da Berlusconi.
Il
Papa boccia i governi ( da "Secolo XIX, Il"
del 02-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico e il capo della chiesa cattolica sembra soltanto la diversità dei rispettivi ruoli. Ratzinger, una decina di giorni fa, nel documento per la 42^ Giornata Mondiale per la Pace, che la Chiesa celebra a Capodanno, ha chiesto ai responsabili della singole nazioni e degli organismi internazionali di realizzare un nuovo «
se
anche il papa perde audience - giovanni valentini
( da "Repubblica,
La" del 03-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ordinamento giuridico dello Stato della Città del Vaticano». E sorprende che, a cavallo del Capodanno, dal fronte laico non siano arrivate finora reazioni adeguate. Era dal 1929, dall´epoca dei Patti lateranensi attraverso cui lo Stato italiano e il Vaticano stabilirono il mutuo riconoscimento, che vigeva questo regime di recezione pressoché automatica.
Fra
Stato e Chiesa aumentano le distanze
( da "Secolo
XIX, Il" del 03-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: almeno rispetto all'ideale cattolico della «immutabilità dei concetti e dei valori», e soprattutto il sempre più frequente contrasto «di tali leggi con princìpi non rinunziabili da parte della Chiesa». Di fatto, i rapporti giuridici fra Chiesa e Stato italiano non cambiano poi così profondamente: anche prima della nuova legge sulle fonti,
Le
reliquie dei grandi, rito laico ( da "Corriere della Sera"
del 03-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico Le ossa di Dante, il cuore di Voltaire e ora il cranio di Cartesio di ARMANDO TORNO I l culto delle reliquie non è prerogativa delle religioni, anche la ragione filosofica e le passioni letterarie hanno le loro. Se a Bijapur, nel Deccan, si venera un pelo della barba di Maometto, Gabriele d'Annunzio si inginocchiò dinanzi alla teca contenente i capelli di Lucrezia Borgia alla
la
guerra e l'etica della morte e della vita - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Infine: Schiavone lamenta che la cultura laica, di fronte al fiorire di quella cattolica, sia muta, assente, dispersa e comunque impari al bisogno che ce ne sarebbe. Impari forse. Dispersa può darsi perché i laici non sono una struttura e non hanno un Papa che parli per tutti. Ma muta e assente non direi.
Influenze
( da "Riformista,
Il" del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: italiana da riscuotere la simpatia di vaste aree di intellettuali e di figure provenienti dal mondo laico e da quello cattolico. Ne parlano da un lato Giovanni Orsina e dall'altro Andrea Guiso. Qui non si tratta di una leggenda nel vero senso della parola: solo che l'incontro con gli intellettuali e con i "compagni di strada" fu assai meno libero e aperto di come la vulgata vorrebbe.
LA
CHIESA PERSEGUITATA IN SPAGNA E IN ITALIA
( da "Corriere
della Sera" del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Forse non è il caso di affermare che esiste viceversa una persecuzione delle minoranze e quindi dello Stato laico che la nostra Costituzione dovrebbe garantire? Aldo Capasso aldcapas@unina.it Sul Corriere del 18 dicembre 2008, nelle cronache di Milano, è riportata la notizia della messa celebrata dal cardinale Tettamanzi nel cantiere del nuovo palazzo della Regione.
Quegli
scricchiolii nella Chiesa. ( da "Giornale.it, Il"
del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: conflittualità fra poteri religiosi e poteri laici è stata acuta nel passato, accanto naturalmente a momenti di concordia non sempre contemporanei -all'interno e all'esterno - delle diverse nazioni). Il punto che ci riguarda (credenti o non credenti) è quello della misura dell'indebolimento del cristianesimo in relazione alla compattezza delle nazioni (e dell'Italia in particolare)
L'esempio
del sacerdote. ( da "Giornale.it, Il"
del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scantonature» dei religiosi, da cui il laico vorrebbe ricevere linfa spirituale, sono ancora minoranza. Io mi auguro molti altri riesco a trovare spunti di esempio e meditazione offerti dai sacerdoti. È peraltro innegabile che troppe sono le incoerenze e diciamolo pure chiaramente gli esempi contrari alla essenza evangelica.
Quiliano,
nasce il partito degli assessori uscenti
( da "Stampa,
La" del 05-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolico-democratiche e laiche che ultimamente altri partiti del centrosinistra sembrano aver smarrito», sottolinea Valtero Sparso con un riferimento nemmeno troppo velato al Pd. I prossimi impegni consisteranno nella formalizzazione del programma e nell'organizzazione di un gruppo politico che è da tempo in via di formazione e sarà caratterizzato «
Commistione
tra protesta e religiosità ( da "Corriere della Sera"
del 05-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anche per i non cattolici, un significato particolare, rappresenta il centro e il simbolo della città, la sua storia, la sua religiosità; è il luogo dove si sono svolti i fatti e le celebrazioni, anche laiche, più significative e sentite della città. E poi la commistione fra religiosità e protesta, fra politica e preghiera,
Coppie
di fatto, scoppia la polemica ( da "Tempo, Il"
del 05-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: se condivisa da tutte le sensibilità del mondo cattolico. I Didore sono solo il primo di una serie di temi su cui sarà utile esercitare la capacità di dialogo tra laici e cattolici». Ma, tra i cattolici seduti in Parlamento, sia di maggioranza che d'opposizione, sembra proprio non esserci nessuna intenzione di chinare il capo nei confronti del riconoscimento delle coppie di fatto.
IL
CITTADINO E LA VOLONTÀ DI ELUANA ( da "Unita, L'"
del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: In uno Stato laico la risposta dovrebbe suonare ovvia. La volontà di Dio si esprime sempre e solo attraverso la voce di un uomo, la volontà finitamente umana di chi pretende di parlare in Suo nome, e ha un significato solo per il credente e non può vincolare che lui, e del resto è diversa quanto diversi sono i gruppi di credenti a la loro ermeneutica della volontà divina.
Rotondi
non s'arrende ( da "Riformista, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Io voglio far sì che il laicato cattolico torni a contare e, dunque, a svolgere una propria opera di mediazione nella politica. Altrimenti non ha nessun senso che il Vaticano chieda una nuova generazione di credenti impegnati in politica. Che generazione si aspettano se non le si lascia la possibilità di agire, di fare?
Dico
no al referendum sulla morte ( da "Riformista, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: mentre qualcosa nella Chiesa si muove, sul versante laico (ma è parola vecchia, annota Schiavone) non si scorge «un interlocutore davvero rappresentativo e autorevole» in grado di cogliere le novità che emergono in area cattolica, per verificare la possibilità di una prospettiva almeno in parte condivisa.
LEGGI
ITALIANE E VATICANO IL TEVERE È PIÙ LARGO
( da "Corriere
della Sera" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e confesso di non avervi trovato alcunché che possa spiacere alle correnti laiche della società italiana. La questione, se ho capito bene, mi sembra essere in questi termini. Nel giugno del 1929, pochi mesi dopo la firma del trattato che tenne a battesimo la Città del Vaticano, il nuovo Stato emanò una legge sulle fonti del diritto a cui si sarebbero ispirati i suoi legislatori.
Coppie
di fatto, ( da "Tempo, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il laicato cattolico. La Chiesa parlava e cresceva con le parole e i gesti del clero e del laicato cattolico il cui protagonismo è stato assoluto ed ha avuto nella Democrazia Cristiana la sua espressione politica. Al laicato cattolico e alla Dc competeva non già di eleggere in Parlamento relatori appassionati dei sacri principi,
<Senza
regole è impossibile ogni dialogo> Il giornalista: <Dalla comunità
islamica mi... ( da "Giornale.it, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: L'errore di molti cattolici e di molti laici è quello di pensare ottimisticamente che le identità siano facilmente assimilabili. Ma la storia ci insegna che non è così. Dovrebbero fare una riflessione più seria. Ci sono circostanze che dovrebbero farci aprire gli occhi.
( da "EUROPA ON-LINE" del 01-01-2009)
Argomenti: Laicita'
SHE
( da "Giornale.it, Il" del 01-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 1 del 2009-01-01
pagina 0 Il discorso di Napolitano piace a tutti di Redazione Consensi
bipartisan alle parole del presidente della Repubblica. Al Quirinale per
congratularsi telefona il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e
plaudono i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini.
Sostegno anche da maggioranza e opposizione Roma - Consensi bipartisan alle
parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del
messaggio di fine anno agli italiani. Al Quirinale per congratularsi telefona
il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e plaudono i presidenti di
Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. Sostegno anche da
maggioranza e opposizione, anche se il vero dialogo deve ancora partire.
Calderoli Il ministro per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli
(Lega Nord), dice: "Bravo Presidente, 10 e lode. Dalla crisi possono
nascere le occasioni per cambiare e riformare, finalmente, il paese".
Quagliarello Il vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato, Gaetano
Quagliariello, afferma: "è necessario che il governo continui a fare le
riforme, così come il Presidente gli ha riconosciuto, e che l?opposizione
collabori più che criticare". Soro e Vietti Per il capogruppo del Pd alla
Camera, Antonello Soro, "è difficile non cogliere la distanza siderale dal
tono e dal merito delle parole del presidente del Consiglio" e il
vicecapogruppo vicario dell?Udc, alla Camera, Michele Vietti, osserva: "La
crisi c?è e ed è inutile fare finta che non ci sia, ma dalla crisi si può
uscire: bisogna investire su lavoro e sulle famiglie". Fini Secondo il
presidente della Camera, Gianfranco Fini, "il popolo italiano, con grande
sforzo di operosità e solidarietà, di cui si è dimostrato capace in tutti i
difficili momenti della sua storia", può "superare l?attuale fase
critica. Le riforme strutturali, di cui il paese ha estremo bisogno, richiedono
una azione di ampio respiro che, necessariamente, deve essere condivisa, con
senso di responsabilità, da tutte le forze politiche". Schifani Concorda
il presidente del Senato Renato Schifani: "Ci riconosciamo nelle parole
del Capo dello Stato, che richiama fortemente tutte le forze politiche
all?assunzione di improrogabili responsabilità, per garantire l?indispensabile
coesione del paese. In un momento di grandi difficoltà economiche e sociali,
occorre accrescere l?impegno di tutti verso una politica di vera solidarietà e,
in questo campo, oltre a quella dello Stato, fondamentale è l?azione di altre
istituzioni e delle associazioni di volontariato, laiche e cattoliche".
Gasparri Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, si augura che
l?opposizione "esca da una posizione di sterile arroccamento, per
confrontarsi sia sul tema dell?economia sia sulle riforme che riguardano le istituzioni".
Veltroni Il segretario del Pd, Walter Veltroni, nota: "Nel rispetto della
distinzione dei ruoli tra opposizione e maggioranza, lavoreremo in parlamento
alla ricerca delle necessarie convergenze per affrontare i problemi reali, avendo
a cuore innanzitutto l?interesse del Paese". Di Pietro Il leader
dell?Italia dei valori sostiene: "Il richiamo del Capo dello Stato alla
corresponsabilità tra maggioranza e opposizione per affrontare al meglio la
grave crisi economica, trova pronta e disponibile l?Idv, che non si è mai
tirata indietro", ma "Berlusconi va avanti a forza di annunci, senza
affrontare e risolvere i problemi che affliggono quotidianamente la parte più
debole del paese". Ferrero Da sinistra il segretario di Rifondazione comunista,
Paolo Ferrero, sottolinea: "Questa crisi è frutto dell?ingiustizia sociale
e non è cascata dal cielo". Cicchitto Per il capogruppo Pdl alla Camera,
Fabrizio Cicchitto: "Il Presidente ha voluto fare un richiamo per una
maggiore coesione nazionale e un confronto civile e costruttivo tra le forze
politiche. In questa direzione va l?azione del governo e della
maggioranza". Cesa E il segretario Udc, Lorenzo Cesa parla di
"un?iniezione di realismo, responsabilità e fiducia. L?esortazione alla
concordia e alla coesione nazionali, giunge" tuttavia "in un momento
in cui" il Pdl "vive un momento di discutibile autosufficienza
e" il Pd "una fase di paralizzante impotenza". © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "EUROPA ON-LINE" del 01-01-2009)
Argomenti: Laicita'
La lezione del
presidente FEDERICO ORLANDO «Questo è il mio dovere», ha detto Giorgio
Napolitano a chiusura del suo breve messaggio alla nazione, un quarto d?ora.
«Questo è il mio dovere ? ha detto commentando per primo le sue parole ? che
corrisponde allo spirito infuso dai padri fondatori nella figura del
presidente: unire tutti gli italiani, tenersi fuori dallo scontro politico,
esaltare i valori comuni della libertà e della giustizia ». È un dovere a cui
Napolitano adempie tutti i giorni e ciò spiega il 75 per cento dei consensi,
tre italiani su quattro, che ad ogni sondaggio lo gratificano. Ai nostri concittadini
piace spesso essere governati da un caudillo, ma sempre con un?assicurazione
sulla vita (democratica), che si chiama, appunto, Quirinale. E il Quirinale ci
ha detto a san Silvestro, per sei volte in un quarto d?ora, cioè ad ogni snodo
del suo parlare, che la crisi c?è e fa paura, ma invece di averne paura
dobbiamo coglierla come l?occasione per fare tutti i cambiamenti morali,
sociali, strutturali, istituzionali, comportamentali di cui l?Italia, attardata
tra l?Otto e il Novecento, ha bisogno per diventare una società e una
democrazia moderne. Napolitano ci invita a unirci approfittando della crisi,
ciascuno nella sua diversità culturale e nel suo ruolo politico, ma tutti in
parlamento, che è la piazza, l?agorà di tutti, e che nessuno può sostituire col
palazzo. In parlamento ? ha rilevato il presidente ? ci sono le riforme, che
vanno condivise, cioè fatte insieme. Ovvietà? No, anticonformismo, secondo noi,
in una giornata che s?era iniziata per tutti con l?intervista del premier
all?house organ, il Giornale, e con un altro house organ, L?Osservatore Romano,
che motivava il rifiuto (legittimo) della Città del Vaticano, a recepire le
leggi italiane, perché troppe (sacrosanto) e perché non conformi alla morale
cattolica (ma lo stato è laico, «indipendente e
sovrano nel proprio ordine », articolo 7). Inevitabile il rilievo di Antonello
Soro sulla distanza tra il ?linguaggio della verità?, usato da Napolitano, e il
linguaggio della forza, ribadito da Berlusconi. E tuttavia, posto che nessuno
può illudersi di governare con un?opposizione scendiletto, ogni energia dovrà
convergere nel
( da "Secolo XIX, Il" del 02-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Il Papa boccia i
governi «Non bastano rattoppi, priorità ai poveri». Napolitano: sono parole che
apprezzo Roma. Sulle cause della crisi economica, sulla necessità di
affrontarla con lungimiranza, sul carattere prioritario e inderogabile della
lotta alla povertà c'è una speciale sintonia fra il Papa e il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano. Emerge con evidenza dalla singolare coincidenza
dei toni e perfino dei termini usati da entrambi negli interventi pubblici di
questi due giorni. Entrambi dicono che sconfiggere la povertàè un dovere
inderogabile per la comunità internazionale e aggiungono che la crisi deve
essere l'occasione per creare un ordine mondiale più equo e più giusto, più
rispettoso dell'uomo e della natura, e per affermare nuovi stili di vita
improntati alla sobrietà e alla solidarietà. Ciò che distingue su questi temi
il presidente-laico e il capo della chiesa cattolica sembra
soltanto la diversità dei rispettivi ruoli. Ratzinger, una decina di giorni fa,
nel documento per la 42^ Giornata Mondiale per la Pace, che la Chiesa celebra a
Capodanno, ha chiesto ai responsabili della singole nazioni e degli organismi
internazionali di realizzare un nuovo «ordine mondiale degno dell'uomo»
attraverso «una revisione profonda del modello di sviluppo dominante» Ha
inoltre chiesto di affrontare la grave crisi economica internazionale
«intervenendo sulle cause» e non sui sintomi. Stamane all'Angelus ha aggiunto:
«Non basta - come direbbe Gesù - porre rattoppi nuovi su un vestito vecchio.
Mettere i poveri al primo posto significa passare decisamente a quella
solidarietà globale che già Giovanni Paolo II aveva indicato come necessaria,
concertando le potenzialità del mercato con quelle della società civile».
Napolitano ha inviato un messaggio a Ratzinger dichiarando di condividere
l'appello e aggiungendo che l'azione politica e diplomatica efficace «se non si
dà prova della più forte determinazione a porre fine alla condizione di
indigenza materiale e di degrado spirituale e culturale nella quale versano
larghe parti della popolazione della Terra» e perciò sono necessarie «politiche
in grado di migliorare il livello di vita di quanti, in numero
intollerabilmente elevato, rimangono ai margini dei processi di sviluppo
economico». La lotta alla povertà, già ieri sera, era stata una parola chiave
del messaggio di fine anno del presidente della Repubblica che ha indicato la
necessità di rispondere alla crisi economica sostenendo innanzitutto i soggetti
più deboli. Perché in Italia c'è povertà, «sono troppe le persone e le famiglie
che stanno male». La crisi, ha sottolineato, può essere l'occasione per costruire
un'Italia più giusta, con meno disparità sociali. Non è la prima volta che
emerge questo feeling fra Vaticano e Quirinale. Si era visto in particolare a
Capodanno del 2007 e poi nello scambio di visite ufficiali. Una delle
espressioni più significative di Napolitano è stata: la Chiesa cattolica e la
nazione italiana «hanno una comune missione educativa». A ottobre Napolitano è stato il primo capo di Stato intervistato
dall'Osservatore Romano. Ma le buone intenzioni del Papa e del Capo dello
Stato, devono poi fare i conti con la politica. E anche per il 2009 si annuncia
un clima infuocato, anche se Napolitano ha riscosso ampi consensi. Tra i primi
a comporre il suo numero riservato, pochi minuti dopo la diffusione del
messaggio televisivo, Silvio Berlusconi e Gianni Letta, presidente e
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Ma il premier, nello stesso
momento, aveva concesso un'intervista a "Il Giornale" che ribadiva i
paletti già posti ad un eventuale collaborazione con il Pd: «Quel Veltroni che,
al Lingotto (la nascita del Partito Democratico) dichiarò la fine
dell'antiberlusconismo è un miraggio che non esiste più? ha sostenuto
Berlusconi - Si è, invece consegnato al giustizialismo di Di Pietro». La
riforma della magistratura, secondo il presidente del Consiglio, si farà, con o
senza l'apporto del centrosinistra. La risposta del segretario del Pd è
arrivata solo ieri mattina: «Nel rispetto della distinzione dei ruoli di
maggioranza ed opposizione - si è limitato a chiosare Veltroni - lavoreremo in
Parlamento alle necessarie convergenze, ma per affrontare i problemi reali». Ma
è stato Pier Luigi Bersani, ministro ombra
dell'Economia, a mettere pepe nelle parole: «Napolitano ha finalmente spazzato
via tante banalità e bugie sulla reale portata della crisi». Chi sarà chiamato
a dirimere lo scontro, i presidenti delle due Camere, hanno voluto condividere
l'ottimismo che Napolitano ha cercato di instillare. Sia Gianfranco Fini che
Renato Schifani si sono detti pronti: «Le riforme strutturali, di cui il Paese
ha bisogno, richiedono assolutamente la condivisione di maggioranza ed
opposizione» ha spiegato il presidente della Camera. La cartina di tornasole
sarà il voto sul federalismo, in calendario tra una decina di giorni: «Lì
vedremo se le parole del Capo dello Stato sono state raccolte» annuncia il
leghista Roberto Calderoli. angelo bocconetti bocconett@ilsecoloxix.it
02/01/2009 confronto tra poliIl Presidente: «Le forze politiche escano da un
clima di scontro semprepiù sterile» 02/01/2009 FORZA ITALIA: BASTA INSULTI A
BERLUSCONI 02/01/2009 «Se vuole dare seguito alle giuste parole del Capo dello
Stato, l'opposizione - Pd in testa - dovrebbe mandare in archivio
l'antiberlusconismo» sostiene il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone:
«Non si può dire di voler cooperare, e poi ogni giorno investire Palazzo Chigi
con una raffica di accuse e di paragoni assurdi (Hitler, Videla, ecc), come ha
fatto, ad esempio, il signor Di Pietro» 02/01/2009 L'UDC: STOP SCONTRITRA
DESTRA E SINISTRA 02/01/2009 «Nell'interesse degli italiani sinistra e destra
sotterrino l'ascia di guerra e raccolgano l'appello alla coesione nazionale,
aprendo una vera stagione di dialogo», ha commentato il segretario dell'Udc
Lorenzo Cesa: «Siamo profondamente grati a Napolitano per aver focalizzato con
realismo e responsabilità le vere questioni sulle quali è necessario
intervenire prontamente, a partire dal concreto sostegno alle famiglie»
02/01/2009
( da "Repubblica, La" del 03-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 20 - Commenti
IL SABATO DEL VILLAGGIO SE ANCHE IL PAPA PERDE AUDIENCE GIOVANNI VALENTINI La
Chiesa della "vecchia Europa" ha proprio bisogno di novità e anche di
una ventata di aria fresca. (da "Conversazioni notturne a
Gerusalemme" di Carlo Maria Martini ? Mondadori, 2008 ? pag. 44) Applicato
a un Papa, al Santo Padre, al Sommo Pontefice, al capo della Chiesa cattolica,
il termine audience può anche risultare improprio o addirittura blasfemo. Per i
credenti, Sua Santità rappresenta Dio in terra e, quando esercita ex cathedra
il magistero sulla fede, è coperto dal privilegio dell´infallibilità. Ma anche
per i non credenti il "vicario di Cristo" è comunque la guida
spirituale di una grande comunità umana, composta da oltre un miliardo di
persone in tutto il mondo. E dunque, merita senz´altro il rispetto che si deve
? anche al di là dei motivi religiosi ? a un leader planetario, a una figura di
riferimento, a un´autorità morale. Ecco perché in questo caso il vocabolo
audience, tratto dal linguaggio mediatico e in particolare televisivo, può
essere o apparire inappropriato. Eppure, nella società della comunicazione, è
il termine che viene più naturale per registrare ? come hanno fatto i giornali
alla vigilia di Capodanno ? il calo delle presenze dei fedeli alle udienze e
agli incontri di Benedetto XVI. Nel corso del 2008, secondo i dati ufficiali
diffusi dal Palazzo apostolico, l´immensa platea a cui si rivolge il Santo
Padre ha perso mezzo milione di partecipanti. Ma rispetto agli oltre quattro
milioni di persone che erano venute a Roma ad ascoltare Ratzinger nei primi
dodici mesi del suo pontificato, la caduta dell´audience arriva complessivamente
a un milione e ottocentomila fedeli. Sarà pure un calo per così dire
fisiologico in seguito all´esaurimento dell´effetto novità. Ed è pur vero che
il Papa non è una star televisiva né tantomeno, come ha detto lui stesso
recentemente, una rockstar: per cui la sua influenza non può essere valutata
con i criteri prosaici dell´Auditel. Sta di fatto, però, che tra le udienze in
Vaticano e gli incontri a Castelgandolfo il trend è questo, sebbene i viaggi di
Benedetto XVI all´estero, negli Stati Uniti, in Australia e in Francia, abbiano
registrato invece un successo mediatico. Per cercare di essere il più possibile
rispettosi, diciamo allora che ? in confronto al fascino e alla popolarità del
suo predecessore Karol Wojtyla ? Papa Ratzinger ha verosimilmente meno carisma,
rivela una minore capacità comunicativa, esercita una minore attrazione. Non si
fa peccato, e comunque non c´è nulla di male, a osservare che la sua stessa
figura fisica, il suo modo di parlare e ? soprattutto per noi italiani ed europei
? la sua cadenza marcatamente tedesca, non giovano né all´immagine né
all´ascendente del Pontefice. E tutto ciò, per un leader mediatico globale, ha
comunque il suo peso. Ma per non ridurre tutto a una "questione di
feeling" bisogna riconoscere che il magistero di Ratzinger, nel suo rigore
teologico e morale, non concede nulla allo spirito del tempo; cioè a quella
tendenza verso la modernizzazione dei costumi o magari alla secolarizzazione
che spesso degenera nel materialismo. La società si allontana così dalla Chiesa
e la Chiesa dalla società, in un processo di divaricazione progressiva e
reciproca. Per i laici o per gli atei, può essere anche un fenomeno storico;
inarrestabile; in qualche misura benefico, se incrementa sul piano etico la
coscienza individuale e la responsabilità collettiva. Per i credenti, invece,
si pone una questione di testimonianza e di apostolato che evidentemente non
può essere rimessa soltanto all´evangelizzazione del Terzo mondo. Ora, contro
gli spettri della crisi mondiale, giustamente il Papa invoca un nuovo modello
di sviluppo economico, più equo e solidale. Ma molto spesso è la "doppia
morale" della Chiesa a deludere e allontanare i fedeli:
dall´impraticabilità della dottrina sessuale fino ai temi fondamentali della
bioetica; dai rapporti prematrimoniali alla contraccezione e al controllo delle
nascite; dalle cellule staminali al testamento biologico. Quella "doppia
morale" per cui si perdonano i preti pedofili e si condannano gli
omosessuali, in base alla semplicistica argomentazione che Dio ha creato l´uomo
e la donna; si nega la comunione ai divorziati o ai risposati e si somministra
invece all´esponente politico che si professa cattolico e magari ha già avuto
un figlio fuori dal matrimonio, in attesa dell´annullamento della Sacra rota.
Oppure, si rifiutano i funerali in chiesa al povero Welby che chiedeva
l´eutanasia e si concedono al noto avvocato penalista che in un momento di
disperazione s´è tolto la vita con un colpo di pistola; o ancora, si difende
l´accanimento terapeutico su Eluana Englaro, da sedici anni in stato vegetativo irreversibile, mentre in tanti ospedali e
in tante cliniche private ogni giorno si stacca pietosamente il tubo in
silenzio ai pazienti in coma. è proprio in un tale contesto che rischia di
assumere il valore di una rottura diplomatica l´annuncio che il Vaticano non
recepirà più automaticamente le leggi italiane, considerate troppe, mutevoli e
spesso contraddittorie fra loro. A cominciare, naturalmente, da quelle che
contrastano con la morale cristiana. Si tratta, come ha scritto lo stesso
Osservatore romano, di «un evento importante per l´ordinamento
giuridico dello Stato della Città del Vaticano». E sorprende che, a cavallo del
Capodanno, dal fronte laico non siano arrivate finora reazioni adeguate. Era
dal 1929, dall´epoca dei Patti lateranensi attraverso cui lo Stato italiano e
il Vaticano stabilirono il mutuo riconoscimento, che vigeva questo regime di
recezione pressoché automatica. Ed è senz´altro legittimo che la Santa
Sede, nella sua piena autonomia, decida oggi di modificare la procedura. Ma, a
parte il paradosso che ciò avviene nel momento in cui l´Italia è retta da un
governo di centrodestra fin troppo compiacente, è una scelta che ? com´è stato detto nei giorni scorsi ? minaccia di allargare
ulteriormente le sponde del Tevere, cioè le distanze fra la Repubblica e la
Chiesa. Ottant´anni dopo il Concordato, non se ne sentiva davvero la necessità.
(sabatorepubblica. it)
( da "Secolo XIX, Il" del 03-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Fra Stato e Chiesa
aumentano le distanze Mauro Barberis L'ultimo atto del 2008 e il primo del
2009, per la Chiesa, è stato il cambiamento dei
rapporti giuridici con lo Stato italiano. Il Vaticano, infatti, non recepirà
più automaticamente le leggi italiane, come avveniva a partire dal Concordato
con Benito Mussolini, ma si riserva di valutarne l'adozione caso per caso. Un
cambiamento che il presidente dell'apposita commissione vaticana, José Maria
Serrano Ruiz, ha giustificato con tre ordini di ragioni: il numero eccessivo
delle leggi italiane, la loro instabilità, almeno rispetto
all'ideale cattolico della «immutabilità dei concetti e dei valori», e
soprattutto il sempre più frequente contrasto «di tali leggi con princìpi non
rinunziabili da parte della Chiesa». Di fatto, i rapporti giuridici fra Chiesa
e Stato italiano non cambiano poi così profondamente: anche prima della nuova legge
sulle fonti, infatti, il Vaticano rifiutava di adottare istituti
italiani come il divorzio o l'aborto, considerandoli incompatibili con
l'ordinamento canonico o con i trattati bilaterali. Piuttosto, il provvedimento
presenta una forte carica simbolica, del tutto in linea con l'irrigidimento
della dottrina cattolica portata avanti da Benedetto XVI. I tre motivi addotti
da Serrano Ruiz, in particolare, rivelano una duplice anomalia: una apparente e
una reale. L'anomalia apparente è rappresentata dalla legislazione italiana:
che - a dispetto del luogo comune secondo cui i parlamentari italiani lavorano
poco - cresce a dismisura di anno in anno, tanto da indurre i due ultimi
governi a istituire un ministero per la semplificazione legislativa, affidata
da Romano Prodi a Linda Lanzillotta, e da Silvio Berlusconi a Roberto
Calderoli. Si tratta di un'anomalia apparente, peraltro, perché la crescita
della legislazione è una caratteristica quasi inevitabile delle società
complesse; il vero problema della legislazione italiana non è quantitativo ma
qualitativo: le leggi italiane sono fatte male, spesso per decreto e pensando a
casi particolari, ciò che le rende inapplicabili se considerate, come si
dovrebbe, generali, astratte e uguali per tutti. Quel che veramente disturba il
Vaticano, d'altra parte, non è la farraginosità del diritto italiano, ma il suo
sempre maggiore allontanamento dai princìpi della morale cattolica: della
morale cattolica, beninteso, non certo della morale cristiana, come afferma
Serrano Ruiz, e meno che mai della morale tout court. Mai come in questi anni,
infatti, si è assistito all'espansione, specie tramite l'interpretazione delle
Corti costituzionali e internazionali, dei princìpi di una specifica morale
laica: la morale dei diritti umani. Orbene, il Vaticano guarda ormai con
sospetto anche ai documenti internazionali in tema di diritti: come mostra il
recente rifiuto vaticano sia della proposta francese in tema di
depenalizzazione dell'omosessualità, sia di una convenzione sui diritti dei disabili
che non condannava espressamente l'aborto. Ed è questa, a ben vedere, la vera
anomalia, sulla quale anche questo piccolo episodio nei secolari rapporti fra
Chiesa e Stato italiano invita a riflettere. L'anomalia sta dalla parte della
Chiesa: sta in uno Stato teocratico - lo Stato vaticano - che poteva accettare
di recepire automaticamente le leggi dello Stato italiano solo sinché erano
queste, in realtà, ad adottare sistematicamente i princìpi della morale
cattolica. Da questo punto di vista, che la Chiesa di Benedetto XVI abbia
sentito la necessità di prendere le distanze dalla legislazione italiana
proprio sotto il governo più amico che possa ragionevolmente augurarsi non è un
paradosso: al contrario, mostra che, nonostante le intenzioni personali dei
governanti, le distanze fra le due sponde del Tevere sono comunque destinate ad
allargarsi. Mauro Barberis è professore ordinario di filosofia del diritto
all'Università di Trieste. 03/01/2009
( da "Corriere della Sera" del 03-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2009-01-03 num: - pag: 43 categoria:
REDAZIONALE Fede e ragione Fra culto e superstizione, resti veri e falsi sono
oggetto di devozione e polemiche Le reliquie dei grandi, rito laico Le ossa di Dante, il cuore di Voltaire e ora il cranio di
Cartesio di ARMANDO TORNO I l culto delle reliquie non è prerogativa delle
religioni, anche la ragione filosofica e le passioni letterarie hanno le loro.
Se a Bijapur, nel Deccan, si venera un pelo della barba di Maometto, Gabriele
d'Annunzio si inginocchiò dinanzi alla teca contenente i capelli di Lucrezia
Borgia alla Biblioteca Ambrosiana di Milano (Lord Byron, invece, ne rubò
uno). Se gli antichi Egizi avevano i quattordici brani del corpo di Osiride
disseminati lungo le sponde del Nilo dall'uccisore Seth, la Chiesa Cattolica ha
gestito magistralmente le reliquie diffondendo il culto dei santi e i santuari.
Chi scrive deve a Josif Brodskij — Venezia, dicembre 1989 — un racconto sulla
tomba di Kant. Confidò con un sorriso che una leggenda metropolitana parlava di
una visita di Breznev a Kaliningrad (l'antica KÖnigsberg), dove notò i resti
della cattedrale. Il premier sovietico chiese perché si conservasse quel
rudere. Gli risposero che custodiva, appunto, la tomba di Kant. E lui: «Chi era
Kant?». L'accompagnatore fu svelto: «Un maestro di Marx». Subito il segretario
del Pcus ordinò grandi restauri. Per questo non ci meraviglia che la scuola
militare Prytanée chieda adesso il cranio di Descartes (il nostro Cartesio),
suo antico allievo, conservato al Museo dell'Uomo di Parigi tra un busto di
cavernicolo e quello di un ex calciatore. Adrien Baillet nella sua Vita di
Monsieur Descartes (tradotta da Adelphi) ricorda che era piccolo, pallido,
perennemente afflitto da una tosse secca e che nelle ultime ore — si trovava a
Stoccolma — ordinò al domestico Schluter «di andargli a preparare dei piccoli
pani, convinto che li avrebbe mangiati di buon grado, nel timore che gli si
restringessero le budella se avesse continuato a prendere solo brodi e non
avesse fatto lavorare stomaco e visceri ». Fatica inutile, giacché nelle prime
ore dell'11 febbraio 1650 «le orazioni non erano ancora ultimate che Descartes
rese l'anima al suo Creatore». Gli svedesi, dopo le esequie, ne trafugarono la
testa, che arriverà a Parigi soltanto nel 1882; il corpo, invece, la precederà
di due secoli abbondanti: la salma mozzata giunge nel 1666 e posta nella chiesa
di Sainte-Geneviève du Mont (sarà trasportata a Saint-Germain des Près il 26
febbraio 1819). Ma Descartes è uno dei tanti. Il culto della reliquie della
ragione colpisce anche il laicissimo Voltaire. Quando morì, il 30 maggio 1778,
si trovava a Parigi, nella casa di rue de Beaume; l'autorità religiosa aveva
fatto sapere da tempo di proibire la sua sepoltura in terra consacrata. La
nipote, mademoiselle Denis, che aveva una tresca con un prelato, la notte del
31 maggio fece partire un tiro a sei con il cadavere dello zio vestito come se
fosse vivo, con accanto un servitore. Mentre il corpo andava in cerca di una
tomba, cuore e cervello restavano a Parigi: si conserveranno rispettivamente
alla Biblioteca Nazionale di Francia e alla Comédie FranÇaise. Ci vorrà la
rivoluzione per far tornare nella capitale la salma, tumulata al Panthéon il 12
luglio 1791. Ma quel che più induce a riflettere è l'accanimento su certi resti
considerati simbolo di genialità. Si desidera conoscere il Dna di Galileo;
periodicamente si scopre il cranio di Mozart (fu sepolto in una fossa
comune...) e siamo sommersi da deduzioni; ora si punta su quel che si presume
di Leonardo, le cui ossa furono disperse al tempo della Rivoluzione Francese.
Quando, dopo incredibili avventure, si traslò la salma di Ugo Foscolo dal
cimitero di Chiswick alla chiesa di santa Croce di Firenze, si aprì la bara per
scattare fotografie più che per verificare lo stato
dei resti. D'altra parte — chi scrive deve il racconto a Riccardo Muti —
allorché si posero le ossa di Dante in una nuova cassa, in pieno Novecento,
l'incaricato del Comune di Ravenna chiamò i suoi figli e, dopo aver toccato le
reliquie, frizionò loro la testa, sperando di «trasmettere qualcosa». Il culto
è stato anche istituzionalizzato. A Mosca, dopo la
morte di Lenin, si fondò un vero e proprio centro per lo studio del cervello
dei morti, l'Istituto Obuch. Dopo aver esaminato quello dello stesso Lenin,
toccò allo scrittore comunista Henri Barbusse (si spense nella capitale
sovietica nel 1935): si prelevò il cervello e il resto fu cremato e sepolto
sotto le mura del Cremlino. L'onore raggiunse anche Maksim Gor'kij: nel 1936
gli tolsero la materia grigia, gliela affettarono in parti sottilissime e la
esaminarono al microscopio. Come d'abitudine. Per questo non si può che
condividere quanto si legge sulla tomba di William Shakespeare (chissà se essa
conserva veramente i suoi resti...) nella chiesa di Stratford: «Buon amico/ per
amor di Cristo/ non cavar fuori/ la polvere qui racchiusa!/ Benedetto chi
rispetta queste pietre/ e maledetto chi rimuove le mie ossa». Cartesio
(1596-1650) Voltaire (1694-1778) Immanuel Kant (1724-1804) Leonardo da Vinci
(1452-1519) Dante Alighieri (1265-1321) William Shakespeare (1564-1616)
Indagini Un particolare della «Lezione di anatomia del dottor Tulp» di
Rembrandt (olio su tela; 169,5 x
( da "Repubblica, La" del 04-01-2009)
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Pagina 21 - Commenti
LA GUERRA E L´ETICA DELLA MORTE E DELLA VITA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Per
rompere questa sorta di accerchiamento politico il solo sbocco possibile è
quello del negoziato. L´alternativa è quella d´una lotta senza quartiere,
l´invasione di Gaza e lo sterminio di Hamas, non più centinaia ma migliaia di
morti civili, la fine di ogni opzione pacifica. Molto dipende dall´Europa, da
Obama, da Putin. Con una valutazione dei costi e dei benefici che andrebbe ben
oltre lo scacchiere medio-orientale riportando in prima fila l´Onu come unico
tavolo di confronto mondiale. * * * Le tensioni religiose della guerra di Gaza
non sono da sottovalutare. L´influenza del messaggio cristiano è stata finora
pressoché nulla. L´interpretazione bellicista del Corano ha fatto altri passi
avanti. Quanto a Israele, il Dio biblico non è tanto quello di Abramo e di
Salomone quanto il Dio degli eserciti di Saul e di David, il Dio vendicatore e
vendicativo. Sotto la spinta di questi fatti la Chiesa di Roma ha compiuto un
passo avanti. Poco influente, come abbiamo già detto, sull´atteggiamento dei
belligeranti, ma molto importante per quanto riguarda il tema della non
violenza e della pace. Quella della non violenza e del pacifismo è
relativamente recente nella Chiesa di Roma, non si risale molto più indietro di
Pio XI e di Benedetto XV, ma si trattava ancora di tracce labili. I passi più
risoluti si ebbero con papa Roncalli e con il Vaticano II. Wojtyla stabilizzò
quella scelta. Papa Ratzinger l´ha recentemente accentuata. L´indisponibilità
della vita è ormai ? così sembra ? una scelta irreversibile della gerarchia
ecclesiastica. E tuttavia, come sempre accade, dalla soluzione d´un problema
altri ne scaturiscono. Così sta accadendo che l´indisponibilità della vita
abbia rafforzato il principio dell´indisponibilità della morte. Ne deriva
un´intransigenza sempre più ferma nel campo della bioetica dove si discutono i
temi eticamente sensibili della modernità: la vita e la morte, il dogma e la
libertà di coscienza, l´etica e la scienza, la politica e la teologia. La
discussione su questi temi si svolge in tutto l´Occidente ma in particolare in
Italia, nel giardino del papa cattolico. Perciò noi italiani ne siamo
particolarmente coinvolti. * * * Proprio in questi giorni il tema è stato riproposto dal caso Englaro e da altri consimili dando
luogo all´ennesimo conflitto tra la gerarchia ecclesiastica e il pensiero
laico. Il Vaticano, partendo dalla sua scelta sull´indisponibilità della vita,
ne ha dedotto una serie di conseguenze estremamente rigide sull´intera gamma
della bioetica, con l´intento di restringere i confini della libertà
individuale. I «media» non hanno dato molto spazio alla discussione registrando
quasi senza commento le posizioni vaticane. Ha fatto eccezione «Repubblica»: in
meno di una settimana il nostro giornale ha pubblicato un articolo di Aldo
Schiavone, uno dei Cavalli Sforza (padre e figlio), un altro di Marco Politi su
un´indagine effettuata sui giovani del Triveneto, uno (di ieri) di Miriam
Mafai. Il nostro è un giornale molto attento alle questioni religiose e ai
confini tra la gerarchia ecclesiastica, la laicità dello Stato, l´autonomia
della coscienza individuale, l´etica privata e l´etica pubblica. Perciò non può
meravigliare se il dibattito si svolge intensamente sulle nostre pagine.
Stupisce tuttavia il silenzio pressoché completo della stampa nazionale, quasi
che il tema meriti d´esser registrato ma non dibattuto. Questa assenza non può
che stimolarci ad offrire spazio e respiro ad un confronto essenziale su temi
essenziali. Per quanto mi riguarda prenderò come riferimento l´articolo di Aldo
Schiavone del 31 dicembre scorso perché è quello che a mio avviso affronta la
questione in tutta la sua complessità. * * * Scrive Schiavone che c´è nel
nostro tempo una grande richiesta di etica: nella società pubblica e nei
comportamenti privati, nella scienza e nella tecnologia, insomma in tutto il
vissuto della modernità. Forse è vero che ve ne sia bisogno, ma che ve ne sia
vera richiesta a me non pare. Tutt´al più c´è una richiesta retorica, cioè una
simulazione di richiesta che vale soprattutto per gli altri ma quasi mai per se
stessi. Dalla richiesta di etica Schiavone fa discendere la necessità di
rivolgersi alla Chiesa che sarebbe «il principale deposito di etica
nell´Occidente cristiano». Qui è necessario distinguere. La predicazione di
Gesù di Nazareth, come ci è stata tramandata dai Vangeli (non soltanto i
quattro canonici), dalle lettere di Paolo, dagli Atti degli apostoli, contiene
certamente un messaggio etico di formidabile e duratura intensità. Questo
messaggio la Chiesa l´ha tramandato, sia pure con notevoli aggiustamenti, ma
quasi mai praticato. C´è stata, nei suoi duemila anni di storia, un´ala che ha
non soltanto predicato ma praticato il messaggio evangelico: un´ala
minoritaria, da Benedetto a Francesco, da Antonio a Bernardo, a Saverio, a
Ignazio (non parlo dei mistici che sono altra cosa). Quest´ala è stata
tollerata e utilizzata dalla gerarchia che ha però seguito e praticato la
strada opposta. Il deposito etico della gerarchia è stato
contraddittorio e pressoché nullo, come avviene in tutte le strutture di
potere. Le chiese cristiane, e quella cattolica in particolare, sono state e
sono tuttora strutture di potere. L´etica può riverberare su di esse una parte
dei suoi contenuti e precetti ma esse non ne sono in nessun caso la fonte
sorgiva «per la contraddizion che nol consente». Infine:
Schiavone lamenta che la cultura laica, di fronte al fiorire di quella
cattolica, sia muta, assente, dispersa e comunque impari al bisogno che ce ne
sarebbe. Impari forse. Dispersa può darsi perché i laici non sono una struttura
e non hanno un Papa che parli per tutti. Ma muta e assente non direi. I
laici hanno molti punti di riferimento, convinzioni radicate e comuni e una
comune storia di pensiero evolutivo. All´origine ci sono gli stoici e Socrate e
poi via via Epitteto, Epicuro, Montaigne, Descartes, Pascal, Spinoza, Diderot,
Voltaire, Kant. Anche il pensiero laico ha una storia plurimillenaria che
arriva fino a noi contemporanei. Non dobbiamo inorgoglircene ma tanto meno
dimenticarcene. Qui finiscono alcuni miei dissensi con l´amico Schiavone, con
il quale invece consento pienamente sulla diagnosi che riguarda il rapporto tra
scienza e tecnica da un lato, libertà e autonomia individuale dall´altro. * * *
La vita e la morte sono sempre più fenomeni artificiali oltre che naturali a
causa del progredire della ricerca scientifica e delle sue applicazioni
tecniche. Fenomeni artificiali perché la tecnica è sempre più in grado di
supplire alle carenze naturali. Consente la procreazione anche a chi non può
ottenerla secondo natura; prolunga la vita e sconfigge la morte prevenendo e
vincendo la malattia. Fenomeni artificiali e perciò culturali che hanno bisogno
di normative giuridiche capaci di conciliare i desideri dei singoli con gli
interessi della collettività. Scienza e tecnica continuano e continueranno ad
evolversi, a sperimentare, a consentire opzioni sempre migliori, ma non
vogliono né possono sostituire la natura. Se non altro per il fatto che
l´umanità, la specie e gli individui che ne sono parte, è una delle
innumerevoli forme della natura. Scienza e tecnica sono prodotti mentali
dell´uomo e quindi protesi della natura. In questo stadio dell´evoluzione
esistono zone grigie dove le protesi consentono risultati al prezzo di
sofferenze e/o limitazioni a volte sopportabili, a volte radicali. Di fronte ad
esse l´individuo rivendica legittimamente libertà di scelta: se accettare le
soluzioni o rifiutarle. Piena libertà ai depositari di fedi religiose di
indicare e raccomandare soluzioni conformi all´etica da essi predicata senza
però che quelle soluzioni possano essere imposte a chi (fosse uno soltanto) non
condivide quelle raccomandazioni. Questo è il limite di uno Stato laico,
pluralista e non teocratico. Non sembra che la Chiesa la pensi così. Sembra
invece che pretenda che le sue indicazioni nel campo della bioetica divengano
norme giuridiche imperative. Ebbene, va ripetuto alto e forte che questo passo
non potrà mai esser compiuto poiché segnerebbe la scomparsa della laicità a
favore d´un fondamentalismo che l´Occidente ha storicamente archiviato da 250
anni. Un salto all´indietro di questa portata, esso sì, segnerebbe il ritorno
ad un oscuro Medioevo e la scomparsa dei valori della nostra civiltà, inclusi
quelli della predicazione cristiana.
( da "Riformista, Il" del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Influenze di Marco
Gervasoni Il peso predominante del comunismo all'interno della sinistra è una
delle tante anomalie della storia italiana. Le cronache politiche di questi giorni
ci dicono che, a quasi vent'anni dalla caduta del Muro, i suoi effetti politici
continuano a farsi sentire. È l'interrogativo che, da diversi punti di vista,
si pongono gli studiosi nel volume, a cura di Fabrizio Cicchitto, L'influenza
del comunismo nella storia d'Italia (Rubbettino, 15 euro). L'introduzione del
curatore è politico-polemica e ruota attorno alla domanda: quanto della cultura
comunista, togliattiana e berlingueriana, vive nei Ds e poi nel Pd? Gran parte,
secondo l'esponente del Pdl, che sembra farsene un cruccio, anche se a ben
vedere qualsiasi centro-destra europeo vorrebbe avere come competitor un
centro-sinistra come il nostro. Se l'introduzione è "politica", i
saggi degli altri autori sono invece rigorosamente storiografici. Più che di
fronte a una storiografia di "destra" (non tutti gli autori sono
riconducibili a quella famiglia politica), abbiamo qui un tentativo di colmare
alcuni vuoti e smontare alcune leggende nella storia del comunismo italiano. La
prima: il Pci è sempre stato un partito
"diverso" rispetto ai comunismi settari e chiusi degli altri paesi
europei. Gaetano Quagliariello per il rapporto con il comunismo francese e
Viktor Zaslavsky per il caso di Tito mostrano che non è proprio così. La
seconda leggenda: il Pci fin dal '
( da "Corriere della Sera" del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2009-01-04 num: - pag: 25 categoria:
REDAZIONALE Risponde Sergio Romano LA CHIESA PERSEGUITATA IN SPAGNA E IN ITALIA
Ho letto che monsignore Angelo Amato sostiene che la Chiesa sarebbe
perseguitata anche in Italia. Sono rimasto attonito. Ci vuole un bel coraggio e
si sfida il ridicolo nell'affermare che esiste in Italia una persecuzione verso
la Chiesa. Ha contributi su tutti i fronti: l'8 per mille più l'integrazione
della quota di quelli che non hanno segnalato alcuna scelta nella loro
dichiarazione dei redditi, l'ampia diffusione del catechismo nella scuola, uno
stuolo d'insegnanti di religione a carico dello Stato (assunti senza sostenere
alcun concorso), l'onere pubblico della costruzione e il restauro di chiese e
conventi che spesso non sono utilizzati (in particolare nei centri storici) e
l'esenzione dell'Ici delle strutture commerciali e turistiche gestite dalla
Chiesa. Per non parlare della presenza continua di religiosi in televisione che
rivestono i ruoli più disparati in molte trasmissioni, oltreché nello spazio
liturgico stabilmente presente. è da non dimenticare il privilegio di frequenze
esclusive per Radio Maria che rende difficile l'ascolto di altre emittenti, tra
le quali Radiotre. Infine, a tal proposito, proprio su Radiotre, un sacerdote
non giornalista — senza nulla togliere alle sue competenze — ha recentemento
letto i quotidiani e dialogato con i radioascoltatori di Prima Pagina, visto
che forse non bastavano i vari giornalisti dell'Avvenire che si alternano in
questa pur meritoria trasmissione. Questa, dunque, sarebbe la persecuzione
della Chiesa in Italia? Forse non è il caso di affermare
che esiste viceversa una persecuzione delle minoranze e quindi dello Stato
laico che la nostra Costituzione dovrebbe garantire? Aldo Capasso
aldcapas@unina.it Sul Corriere del 18 dicembre 2008, nelle cronache di Milano,
è riportata la notizia della messa celebrata dal cardinale Tettamanzi nel
cantiere del nuovo palazzo della Regione. Mi piacerebbe conoscere il suo
parere se un tale uso di una istituzione pubblica si può considerare rispettoso
della laicità dello Stato. Ernesto Aleati Pavia Cari lettori, L e vostre
lettere affrontano aspetti diversi di uno stesso tema — la Chiesa in Italia — e
sono per molti aspetti complementari. Le dichiarazioni dell'arcivescovo Angelo
Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, sono state fatte in
una intervista al mensile Il Consulente RE e concernono la Spagna dove è stata
introdotta nelle scuole una nuova disciplina (EducaciÓn para la ciudadanÍa,
educazione alla cittadinanza) in cui la Chiesa spagnola e la Santa Sede vedono
una minaccia «laicista» ai principi della fede cattolica, soprattutto nelle
questioni che attengono al rapporto fra sessi e alle unioni omosessuali. Nelle
parole di monsignor Amato l'Italia appare incidentalmente alla fine
dell'intervista. Secondo l'Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale
italiana, avrebbe detto che anch'essa non è esente da un processo di
persecuzione «attraverso norme di legge, sentenze della magistratura,
comportamenti irridenti». Anche a me queste parole sono sembrate stonate e
sorprendentemente ignare dei molti vantaggi di cui la Chiesa gode
tradizionalmente in Italia. Ma la spiegazione di questa stonatura traspare
indirettamente dalla lettera di Aleati. Nella tradizione italiana,
indipendentemente dai suoi regimi politici, il cattolicesimo è la «religione
civile» dello Stato italiano e il suo clero è spesso chiamato a svolgere
funzioni pubbliche. I vescovi hanno un alto rango nella gerarchia protocollare
dello Stato. Le fabbriche hanno spesso un cappellano che organizza i
pellegrinaggi dei loro dipendenti. Le forze armate hanno un vescovo castrense
da cui dipendono i cappellani militari. Vescovi e cardinali presenziano al varo
delle navi, tagliano nastri, benedicono opere pubbliche. I corpi delle forze
armate hanno, come le città, un santo protettore. Le maggiori occasioni
ufficiali vengono spesso accompagnate da un rito che ne certifica la solennità.
L'anno accademico della Università Bocconi, ad esempio, comincia con una messa.
Le feste religiose, anche quando hanno un evidente sapore pagano come quella di
San Gennaro, si celebrano alla presenza delle autorità civili. Esiste
all'interno della Chiesa una corrente conservatrice che non intende rinunciare
a queste prerogative e che vede con preoccupazione la secolarizzazione delle
istituzioni e della società. Ma esistono anche religiosi infastiditi e
preoccupati da un ruolo che rischia di esporre la Chiesa a pericolose vicinanze
e contaminazioni. Credo che abbiano ragione.
( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 4 del 2009-01-04 pagina
5 Quegli scricchiolii nella Chiesa di Redazione Leggo oggi sulle pagine
nazionali il suo fondo «Quando l'attacco alla Chiesa arriva dalla Chiesa»).
Credo che l'oggetto del Suo interesse sia preminente e debba venir monitorato
di volta in volta. Nel senso che se non risulta sorprendente in generale
l'attacco alla Chiesa stessa, è particolarmente significativo il disciogliersi
di un tessuto unitario che in larga misura proprio nel passato la Chiesa riuscì
a mantenere anche nei momenti difficili. Gli episodi dei ripetuti gesti di
offesa nei confronti dei simboli natalizi ne sono un esempio calzante. Se
questi ultimi pensano di saperla lunga (particolarmente l'Islam) vantando
presunte superiorità hanno pur diritto alle loro illusioni. Quello che davvero
preoccupa è il cedimento che qua e là si avverte da parte dei «consacrati».
Sembra di trovarsi oggi in una situazione non dissimile da quella che faceva
avvertire continui scricchiolii, situazione così ben descritta nel celebre
racconto di E.A. Poe, Il crollo della casa degli Usher. Credo che questo
contesto ci accompagnerà nel futuro. Appare a noi tutti un problema di medio
(se non di lungo periodo). Si tratta di una questione di fondo per l'Italia e
per l'Europa (continente dove la conflittualità fra poteri
religiosi e poteri laici è stata acuta nel passato, accanto naturalmente a
momenti di concordia non sempre contemporanei -all'interno e all'esterno -
delle diverse nazioni). Il punto che ci riguarda (credenti o non credenti) è
quello della misura dell'indebolimento del cristianesimo in relazione alla
compattezza delle nazioni (e dell'Italia in particolare). È fuori
discussione che una ricaduta quanto ad indebolimento c'è. Ed è proprio in tale
frangente che occorre rilanciare un fronte patriottico che sappia ovviare a una
crisi della religione più diffusa nella nostra penisola. Dopo sessant'anni
dalla fine della seconda guerra mondiale, è più che doveroso ricondurre
l'internazionalismo, di cui si sono fatte portatrici le sinistre e una discreta
parte dei cattolici, nei limiti precisi che gli
competono e che non vanno oltrepassati. Dobbiamo recuperare lo spirito del
Risorgimento nelle sue luci (senza nasconderci le ombre), smettendola di
piangerci addosso per quei difetti che (ancorché visibili) non cancellano il
positivo che si è venuti costruendo, anche (se non soprattutto) grazie
all'ingegno nazionale. Gli infelici di circostanza, i masochisti e tutta quella
singolare genia che si ostina a remare contro (quale che sia l'ideale che
professa) va sistematicamente rintuzzata nelle istanze di cui si fa portatrice.
Certo il fatto che dei «consacrati» vadano perdendo la fiducia in se stessi e
assecondino spinte emotive la cui natura psicologicamente non è del tutto
chiara, è un problema cui i cattolici di buon senso
devono reagire accentuando la volontà di far parte di un processo storico che è
anche il loro e che ci porta (se lo vogliamo davvero) verso la ricostituzione
di un senso nazionale rinnovato (di cui il cattolicesimo fa naturalmente parte,
anche se io non mi nascondo che lo vorrei un po' più in linea con
l'orientamento protestante incline a riconoscersi senza false remore con le
istituzioni civili). In decenni non tanto lontani (e le testimonianze sono
molteplici e facilmente reperibili) era praticamente scomparsa dal linguaggio
dei nostri politici la parola «patria», a poco a poco questa ignobile debolezza
è venuta scomparendo. Penso che se lo vogliamo ben altre saranno cancellate.
Chi pensa di manipolare gli immigrati per i suoi fini, chi si inginocchia di
fronte a loro, non si faccia illusioni. Non ci priverà di una patria e della
capacità di lottare per essa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 4 del 2009-01-04
pagina
( da "Stampa, La" del 05-01-2009)
Argomenti: Laicita'
POLITICA OTTONELLO E
SPARSO RIVALI DEL PD Quiliano, nasce il partito degli assessori uscenti A
Quiliano è nato il partito degli assessori. Nadia Ottonello e Valtero Sparso
con la riunione alla sms Aurora di Valleggia avevano gettato le basi per un
vero e proprio movimento politico destinato a raccogliere l'eredità
dell'amministrazione uscente. I due amministratori della giunta Isetta stanno
già lavorando alla stesura di un programma incentrato sui grandi temi
ambientali ma anche sulle problematiche legate ai servizi sociali. Immancabili
i riferimenti all'ampliamento a carbone della centrale di Tirreno Power, alla
discarica di Passeggi (che pur essendo realizzata nel territorio di Savona,
incombe di fatto sull'area turistica e archeologica di Quiliano). I due
assessori puntano però anche sulle ricadute derivanti dalla piattaforma
portuale di Vado Ligure ma premono anche per il mantenimento del buon livello
di stato sociale esistente in Quiliano, messo in
pericolo dai continui tagli ai trasferimenti operati dal governo nazionale. «Le
persone che hanno partecipato numerose alle nostre riunioni hanno però
sottolineato anche la necessità di rimarcare le identità progressiste: di
sinistra, cattolico-democratiche e laiche che ultimamente
altri partiti del centrosinistra sembrano aver smarrito», sottolinea Valtero
Sparso con un riferimento nemmeno troppo velato al Pd. I prossimi impegni
consisteranno nella formalizzazione del programma e nell'organizzazione di un
gruppo politico che è da tempo in via di formazione e sarà caratterizzato «come
un vero e proprio soggetto politico progressista». \
( da "Corriere della Sera" del 05-01-2009)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-01-05 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE L'intervento Commistione tra protesta e religiosità
SEGUE DA PAGINA 1 Colpisce e fa riflettere questo atto simbolico dai molti
significati. Innanzitutto il luogo, piazza Duomo, ha per tutti noi, anche per i non cattolici, un significato
particolare, rappresenta il centro e il simbolo della città, la sua storia, la
sua religiosità; è il luogo dove si sono svolti i fatti e le celebrazioni,
anche laiche, più significative e sentite della città. E poi la commistione fra
religiosità e protesta, fra politica e preghiera, quasi a volere mettere
insieme in modo indissolubile le due cose, come se la fede per l'Islam
coincidesse con la protesta e dovesse essere riaffermata nel luogo più «sacro»
della città. Quasi che la preghiera desse ulteriore forza alla manifestazione
di protesta. Abbiamo poi visto, purtroppo per l'ennesima volta, le bandiere
d'Israele bruciate e vilipese, la stella di David equiparata alla svastica
nazista. è qualcosa che ferisce tutti, ebrei e non, per ciò che è stata la
storia, per quello che, purtroppo, è accaduto e per ciò che Israele ha
rappresentato e rappresenta nel mondo libero, nonostante le guerre e le colpe
degli uni e degli altri. Non vogliamo più vedere queste immagini, immagini che
continuano a ripetersi malgrado le condanne bipartisan talvolta accompagnate da
una larvata ipocrisia. Nel rispetto della religiosità di tutti, della fede di
ciascuno, dei culti delle diverse religioni, la preghiera islamica in piazza
Duomo ha un significato che ha trasceso forse le stesse intenzioni dei
musulmani che vi hanno partecipato e sul quale dobbiamo tutti, con civile
tolleranza, interrogarci. Sergio Harari Intenzioni La preghiera in piazza Duomo
ha un significato che ha trasceso, forse, le stesse intenzioni dei musulmani
che vi hanno partecipato
( da "Tempo, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa La Carfagna
disponibile a trattare, Pdl diviso Coppie di fatto, scoppia la polemica «Una
legge di questo tipo non è nel programma di governo. Detto questo, se il
Parlamento dovesse elaborare un testo che vada a regolare, in via privatistica,
le unioni di fatto da parte mia ci sarebbe un interessamento». Con queste
parole, pubblicate ieri in un'intervesta rilasciata al nostro giornale, il
ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ha riacceso una polemica che,
ormai, si trascina da anni. Dai corridoi della Camera a quelli del Senato,
dalle proteste di piazza ai salotti delle trasmissioni televisive è stato un continuo interrogarsi su quale fosse il modo
migliore per affrontare la questione, senza mai venirne a capo. Così dopo il
fallimento dei Dico (Diritti e doveri delle persone stabilmente convicenti)
proposti dal governo Prodi II, il delicato fardello è passato nelle mani del
governo Berlusconi IV con la proposta definita Didore (Diritti e doveri di
reciprocità dei conviventi) arrivata dai ministri Renato Brunetta e Gianfranco
Rotondi. E proprio da Rotondi arrivano i primi apprezzamenti: «Finalmente si
capisce che si tratta di un'iniziativa di ispirazione cristiana. Una legge su
certi diritti è autorevole solo se condivisa da tutte le
sensibilità del mondo cattolico. I Didore sono solo il primo di una serie di
temi su cui sarà utile esercitare la capacità di dialogo tra laici e cattolici». Ma, tra i cattolici seduti in Parlamento, sia
di maggioranza che d'opposizione, sembra proprio non esserci nessuna intenzione
di chinare il capo nei confronti del riconoscimento delle coppie di fatto.
Così se la deputato Teo-con del Pd, Paola Binetti, tuona: «Qualunque tipo di
riconoscimento che nei contenuti giuridici e simbolici ponesse una sorta di
equiparazione di coppie di fatto e matrimoni, troverebbe la stessa opposizione
da parte nostra che ha trovato nella legislatura precedente», il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi ricorda che «uno
degli elementi fondanti di questa maggioranza è la difesa della famiglia così
come definita dalla Costituzione della Repubblica». Ancora più diretto è il
presidente al Senato del Pdl, Maurizio Gasparri: «Non ci sono spazi per unioni
gay, Dico, Didore e cose simili. In Parlamento non possono passare e non
passeranno». Unico a difendere l'operato della Carfagna è il vicepresidente
della Camera del Pdl Maurizio Lupi: «è inutile cercare di distorcere il
pensiero del ministro Carfagna per accreditare una tesi preconfezionata. Le sue
parole sono chiare: una legge che regolamenti le coppie di fatto non è nel
programma». Anche se c'è chi spera in un'inversione di tendenza. Donato
Robilotta, capogruppo Pdl in regione Lazio, sottolinea: «Il PdL non è solo il partito
dei cattolici ma prende milioni di voti anche dai
laici e dai socialisti, per ciò fanno bene Brunetta e Rotondi ad andare avanti
sulla proposta di legge». Infine chi mette in guardia riguardo a possibili
sciagure nel portare una legge simile in Parlamento è Maurizio Ronconi
dell'Udc: «Porta male. Per la maggioranza di centro sinistra significò l'inizio
della fine».
( da "Unita, L'" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'
IL CITTADINO E LA
VOLONTÀ DI ELUANA Sia fatta la volontà di Eluana» o «sia fatta la volontà di
Dio»? Tra queste due possibilità si tratta di scegliere, al di là di questo singolo
e terribile caso, mettendo al posto di Eluana il nome di un qualsiasi
cittadino, per legiferare. Risulta infatti ormai evidente come la prima linea
delle obiezioni clericali (la volontà di Eluana non è stata accertata oltre
ogni ragionevole dubbio) fosse poco più di un pretesto. Fosse stata anche messa
per iscritto, filmata, certificata presso un notaio, l'ostilità clericale alla
decisione dei magistrati sarebbe restata tale e quale. La volontà del cittadino
o la volontà di Dio? Questa, e nessun'altra, è la decisione che si deve
prendere. In uno Stato laico la risposta dovrebbe suonare
ovvia. La volontà di Dio si esprime sempre e solo attraverso la voce di un
uomo, la volontà finitamente umana di chi pretende di parlare in Suo nome, e ha
un significato solo per il credente e non può vincolare che lui, e del resto è
diversa quanto diversi sono i gruppi di credenti a la loro ermeneutica della
volontà divina. I cristiani valdesi ammettono il diritto all'eutanasia,
e altrettanto fanno cristiani cattolici come Hans
Küng, Giovanni Franzoni e tantissimi altri. La Costituzione italiana, non a
caso, stabilisce che è diritto di ogni cittadino rifiutare qualsiasi genere di
cure, anche se tale rifiuto porta a morte certa, e ripetute sentenze della
magistratura, fino alla Cassazione, hanno ormai sistematicamente applicato il
principio. La giaculatoria ricorrente, secondo cui la vita è un bene
"indisponibile", è solo l'ultimo sotterfugio con cui si tenta
colpevolmente di rovesciare il dettato costituzionale. Applicare o togliere una
macchina, senza la quale la vita cesserebbe, è sempre una decisione, che verrà
perciò presa da qualcuno. La decisione, e la vita, è sempre e comunque, perciò,
nella disponibilità di qualcuno, ci si trovi di fronte al malato terminale o al
neonato che abbandonato alla "natura" non sopravviverebbe. Perciò, se
la tua vita non è nella tua disponibilità, caro lettore (adulto e titolare dei
diritti di cittadino), sarà inevitabilmente nella disponibilità di qualcun
altro, essere umano finito e fallibile come te. Qui si tratta semplicemente di
decidere tra libertà democratiche e pretese di teocrazia. Se l'oltranzismo
clericale arriverà alla dismisura di voler davvero imporre per legge, a tutti,
la loro morale di fine vita, e non ci fosse una Corte Costituzionale capace di
abrogare un così inqualificabile tentativo di restaurazione teocratica,
bisognerà che tutti i cittadini democratici si sentano fin d'ora mobilitati al
referendum. Nei siti www.unita.it e www.micromega.net è possibile leggere la versione
integrale di questo articolo
( da "Riformista, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'
coppie di fatto Rotondi
non s'arrende Gianfranco Rotondi, ieri, ha passato la giornata al telefono con
Silvio Berlusconi e altri leader del governo per spiegare loro il proprio punto
di vista sui Didore. E al Riformista dice che lui, la battaglia sui Didore, la
fa «anche se a Silvio Berlusconi non piace». La fa nonostante il malcontento
del premier per il protagonismo e le energie profuse in merito negli ultimi
mesi da lui e dal ministro Renato Brunetta cresca sempre di più. E la fa
nonostante sia consapevole che il Pdl un ddl sui Didore non lo presenterà mai:
«Se lo facesse - dice - il ddl passerebbe sia al Senato che alla Camera: ci
sono, infatti, parlamentari dei due schieramenti pronti a votarlo. E sono la
maggioranza». «Mi aspetto - dice ancora - che sia un qualche partito della
sinistra a fare suo il ddl e a presentarlo. Così, finalmente, avremo una legge
che tuteli le coppie di fatto». Che vi siano svariati deputati del centro
destra pronti a votare i Didore non è una notizia nuova: le parole che ha detto
due giorni fa al Tempo il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna non
hanno fatto altro che confermarlo. Il punto semmai è un altro. Ed è che la cosa
rischia di scoppiare nelle mani di un governo che a tutto vuole arrivare tranne
che a una legge parecchio invisa alle gerarchie vaticane. «Il Vaticano - dice
Rotondi - non ha capito che il compito del politico cattolico è quello di
trovare una mediazione tra i valori che la Chiesa propone e le istanze dei non
credenti. Oggi le gerarchie della Chiesa dettano i loro quattro o cinque
"no" alla stampa non permettendo a nessuno l'esercizio di questa
mediazione un tempo preziosa. Io voglio far sì che il
laicato cattolico torni a contare e, dunque, a svolgere una propria opera di
mediazione nella politica. Altrimenti non ha nessun senso che il Vaticano
chieda una nuova generazione di credenti impegnati in politica. Che generazione
si aspettano se non le si lascia la possibilità di agire, di fare?». Ai
deputati del Pdl pronti a schierarsi in favore dei Didore ha risposto per tutti
il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri per il quale una legge sulle
coppie di fatto non è in agenda né oggi né mai. Il tono perentorio della sua
uscita conferma come un fronte laico nella maggioranza sull'argomento esista,
sia compatto e destinato a vincere nel caso un ddl venga presentato nelle due
Camere. P. R. di Paolo Rodari 06/01/2009
( da "Riformista, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'
bioetica Dico no al
referendum sulla morte Il nostro è un tempo affamato di etica" ha scritto
Aldo Schiavone su Repubblica del 31 dicembre, quasi a siglare l'anno appena
concluso. Però, mentre qualcosa nella Chiesa si muove, sul
versante laico (ma è parola vecchia, annota Schiavone) non si scorge «un
interlocutore davvero rappresentativo e autorevole» in grado di cogliere le
novità che emergono in area cattolica, per verificare la possibilità di una
prospettiva almeno in parte condivisa. È vero: nel nostro paese il
dibattito sulla biopolitica è ottusamente ancorato a vecchi schemi
interpretativi, ormai profondamente inadeguati. Ma negli ultimi tempi si
avverte una diversa disponibilità cattolica al confronto; non perché sia meno
intransigente la posizione a difesa della persona e della sua dignità, ma
perché i cattolici stanno abbandonando un'antica
tendenza all'autoreferenzialità. Per esempio sul cosiddetto testamento
biologico: una volta usciti dall'opposizione frontale alla legge si è dovuti
entrare nel merito dei problemi posti dalle nuove tecniche mediche. segue a
pagina 4 di Eugenia Roccella 06/01/2009
( da "Corriere della Sera" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2009-01-06 num: - pag: 37
categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano LEGGI ITALIANE E VATICANO IL
TEVERE è PIù LARGO Dal primo gennaio il Vaticano non recepisce più
automaticamente le leggi italiane. Il presidente della Corte d'appello vaticana
ha dichiarato che il numero delle norme emanate in Italia è «esorbitante» e che
troppo spesso queste sono in contrasto «con principi non rinunciabili da parte
della Chiesa». Difficile non pensare alle recenti polemiche sull'eutanasia, i
Dico, l'aborto. In effetti è chiara l'intenzione del Vaticano di tutelarsi
rispetto a norme che potrebbero essere contrarie alla dottrina cristiana. Ma
non si tratta di un passo indietro rispetto al Concordato del 1929? Paola
Masini Firenze Il Vaticano non recepisce le leggi italiane. E quando lo Stato
italiano smetterà di recepire i diktat vaticani? Angelo Ventura
angeloventura@iol.it Cari lettori, H o letto il lungo articolo di José MarÍa
Serrano Ruiz, presidente della Corte di appello dello Stato della Città del
Vaticano ( L'Osservatore Romano del 31 dicembre 2008); e
confesso di non avervi trovato alcunché che possa spiacere alle correnti laiche
della società italiana. La questione, se ho capito bene, mi sembra essere in
questi termini. Nel giugno del 1929, pochi mesi dopo la firma del trattato che
tenne a battesimo la Città del Vaticano, il nuovo Stato emanò una legge sulle
fonti del diritto a cui si sarebbero ispirati i suoi legislatori. Per
ragioni pratiche e comprensibili fu deciso che non valeva la pena di scrivere
nuovi codici e disposizioni amministrative per una piccola popolazione composta
in buona parte da dipendenti italiani che passavano la frontiera due volte al
giorno e avevano nel Regno la loro famiglia, la loro casa, i loro beni, i loro
interessi familiari e patrimoniali. Dopo avere ampiamente ricordato
l'importanza del diritto canonico, la legge del giugno 1929 stabiliva, come
scrive Serrano Ruiz, una sorta di recezione automatica delle leggi italiane
«che si presumeva come regola, solo eccezionalmente rifiutata per motivi di
radicale incompatibilità con leggi fondamentali dell'Ordinamento canonico o dei
trattati bilaterali». Più recentemente, durante il papato di Giovanni Paolo II,
fu deciso di mettere ordine nella materia con l'aiuto di un autorevole giurista
di origine ebraica, Federico Cammeo, e più recentemente, sotto il papato di Benedetto
XVI, è stata istituita una «Commissione per la revisione della Legge sulle
fonti del diritto Vaticano » che è presieduta, per l'appunto, da José Maria
Serrano Ruiz. Il risultato di questo lavoro è una nuova legge molto più breve
che sostituisce quella del 1929 e abolisce la recezione automatica della
legislazione italiana. Secondo l'autore dell'articolo i motivi di quest'ultima
decisione sarebbero tre: «in primo luogo il numero davvero esorbitante di norme
nell'ordinamento italiano, non tutte certamente da applicare in ambito
vaticano; anche l'instabilità della legislazione civile per lo più molto
mutevole e come tale poco compatibile con l'auspicabile ideale tomista di una
lex rationis ordinatio, che, come tutte le operazioni dell'intelletto, cerca di
per sé l'immutabilità dei concetti e dei valori; e infine un contrasto, con
troppa frequenza evidente, di tali leggi con principi non rinunziabili da parte
della Chiesa». Nulla da eccepire. Abbiamo troppe leggi, talora contraddittorie,
spesso destinate a essere sostituite da altre leggi dopo periodi relativamente
brevi, e comunque poco rilevanti per uno Stato composto da poche migliaia di
anime e da pochissimi nuclei familiari come quello della Città del Vaticano.
Forse converrebbe ricordare al commentatore dell'Osservatore Romano che la
volubilità delle leggi italiane, come di quelle di altri Stati europei, è anche
il risultato delle grandi trasformazioni della nostra società. Viviamo in tempi
nei quali il diritto deve adattarsi a situazioni nuove create dal mutamento dei
costumi e dalle nuove tecnologie. Non è facile legiferare una volta per tutte
quando la materia da regolare assume continuamente forme nuove e i governi
debbono affrontare problemi che erano, mezzo secolo fa, difficilmente
immaginabili. Ma Serrano Ruiz ha certamente ragione quando osserva che le leggi
dello Stato italiano possono entrare in rotta di collisione con quelle della
Città del Vaticano. Lo Stato legifera per tutti, non soltanto per i cattolici di stretta osservanza, e nei prossimi anni i
nostri governi, comunque composti, dovranno prendere decisioni che non
piaceranno alla Santa Sede. è perfettamente comprensibile quindi che le
autorità della Città del Vaticano abbiano innalzato lungo la frontiera di
piazza San Pietro una invisibile barriera giuridica. Non capisco invece perché
i laici debbano esserne irritati e infastiditi. A me sembra che con questa
nuova legge la Santa Sede abbia dato un buon contributo alla separazione fra lo
Stato e la Chiesa.
( da "Tempo, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Non mi sento
un peccatore se propongo i DiDoRe Coppie di fatto, serve una disciplina per chi
divide una casa Non stupisce il clamore che circonda l'ipotesi di una legge
sulle coppie di fatto. Mai una questione marginale ha contenuto così
interamente il travaglio della nostra generazione di legislatori e di cattolici democratici. Ma separiamo il merito dal metodo,
proprio perché è questo ultimo ad appassionarci di più. Il merito è la legge
che si vuol fare e le situazioni che si vogliono disciplinare. Il metodo è la
maniera in cui una legge si fa, le volontà che la indirizzano, la sintesi che
ad essa è sottesa perché sia una legge autorevole e cioè riconosciuta da tutti
i consociati. Partiamo dal merito: serve una legge sulle coppie di fatto? Si e
no, potremmo azzardare: non serve se immaginiamo una legge che fondi un
istituto ancillare al fianco del matrimonio, una specie di coniugio di
importazione parallela dai mercati del nord Europa. Serve, al contrario, una
disciplina più compatta dei diritti già esigibili nel nostro ordinamento da
parte dei cittadini che dividono un'abitazione sulla base di un rapporto che
sia di affetto oppure no. Due ragioni militano per un intervento legislativo:
la prima è che altrimenti il disordine sarà presto colpito da una sentenza
scaturente dalle molteplici iniziative giudiziarie pendenti; la seconda ragione
è che una legge ben fatta pone fine a una diatriba tutta ideologica dove a
contrapporsi non sono cattolici e laici, ma da una
parte gli anticlericali e dall'altra una curiosa compagnia di atei devoti e
integralisti in cerca di candidature sicure. Si aggiunga che proprio nessun
motivo di principio può preoccupare i cattolici perché
l'esistenza di norme dedicate a convivenze di fatto non li riguarda, la
fattispecie essendo esclusa in tutte le sue forme dai modelli etici previsti
dal cattolicesimo. Ben diverso discorso riguarda l'aborto e il testamento
biologico: se la definizione scientifica di vita protegge un arco temporale
compreso tra gravidanza e morte naturale, ogni decisione di interrompere la
vita mette una pesante responsabilità in capo a chi la pratica o anche solo al
legislatore che la permette e la disciplina. In altre parole a me, che sono
sposato e padre di famiglia come vuole Santa Romana Chiesa, non viene nessun
peccato e nessuna colpa giuridica dal fatto di disciplinare i diritti necessari
di chi vive uno stile di vita diverso dal mio. Paradossalmente, è più complesso
definire un orientamento sui temi etici dell'inizio e della fine della vita. E,
allora, perché ci si scalda tanto contro i DiDoRe senza nemmeno averli letti?
Forse perché da un pò la Chiesa percepisce e un pò si rassegna a una minorità
numerica che si innerva e si innervosisce in una sorta di testimonianza estrema
e di frontiera. Essa genera un istinto difensivo che individua una specie di
frontiera di salvezza: l'identificazione (in passato non scontata) tra legge di
Dio e diritto naturale, e la coincidenza dello stile cristiano con
l'istituzione della famiglia. Un pò bassina questa frontiera per chi è nato
negli anni di un Concilio che apriva la speranza di una nuova egemonia dolce
del cattolicesimo attraverso aperture e, forse, contaminazioni mai compromessi
mondani. E finiamo con un'annotazione sul merito, che è il motivo della nostra
passione polemica: c'era una volta la Dc e, prima ancora, il
laicato cattolico. La Chiesa parlava e cresceva con le parole e i gesti del
clero e del laicato cattolico il cui protagonismo è stato assoluto ed
ha avuto nella Democrazia Cristiana la sua espressione politica. Al laicato
cattolico e alla Dc competeva non già di eleggere in Parlamento relatori appassionati
dei sacri principi, ma mediatori capaci di quei principi con quelli
altrui per un'armonica convivenza sociale. Il risultato fu una Repubblica che
fece convivere comunisti e cattolici, credenti e non
credenti, e i mediatori si chiamarono De Gasperi, Moro, Dossetti, La Pira,
Fanfani. Mai questi mediatori confusero il loro ruolo con quello della Chiesa
perché avevano chiaro il proprio doppio carisma: da cattolici
erano parte di un laicato non contrapposto ma complementare al clero; da
legislatori sapevano che l'egemonia di un partito cattolico era ad un tempo
condizione ed obbligo di laicità. Oggi assistiamo alla liquidazione di questo
metodo in favore di un intervento diretto della Chiesa su tutti i temi politici
e di un allineamento senza fede dei due principali partiti politici. Ormai sono
abbonati alle questioni etiche due porporati e un monsignore, che danno la
linea, e cinque simpatici colleghi parlamentari che porgono sulle agenzie di
stampa la genuflessione dei principali partiti. C'è da chiedersi, con
moltissima umiltà, come la Chiesa possa auspicare una nuova generazione di
politici cattolici se lascia una corda tanto corta al
laicato cattolico togliendogli ogni potere di mediazione che è l'unico luogo in
cui può formarsi una classe dirigente capace di tenere unito un Paese.
*Ministro per l'Attuazione del Programma
( da "Giornale.it, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 5 del 2009-01-06
pagina 9 «Senza regole è impossibile ogni dialogo» Il giornalista: «Dalla
comunità islamica mi aspettavo rispetto e dal vescovo di Milano almeno una
parola Se migliaia di cattolici avessero pregato
davanti a una moschea, le reazioni ci sarebbero state. Eccome» di Matteo Sacchi
Antonio Socci è uno dei più noti giornalisti cattolici
del nostro Paese (ha appena pubblicato per Rizzoli Indagine su Gesù). Lo
abbiamo intervistato sulle impressioni che gli ha
suscitato la manifestazione filo-palestinese che, sabato, ha paralizzato il
centro di Milano. Una manifestazione in cui si sono viste bandiere d´Israele
date alle fiamme, stelle di Davide trasformate in svastiche e cori pro-Hamas.
Un corteo di due ore che si è concluso in piazza Duomo, con trecento musulmani
in ginocchio ad ascoltare la preghiera dell´imam. Centinaia di musulmani che,
sabato recitavano la salat in piazza Duomo a Milano... Che impressione le ha
fatto? «Innanzitutto al di là dell'atto in sé mi ha stupito il dopo. Mi sarei
aspettato di avere delle motivazioni, delle risposte serie e mi sembra che non
ce ne siano state. Mi aspettavo che una comunità integrata, come è quella
islamico-milanese avesse un comportamento diverso: più rispettoso, più attento
sia alle norme che regolano le manifestazioni sia alla sensibilità dei
cristiani. Ho sentito che durante la preghiera islamica il Duomo è stato chiuso ed è rimasto impraticabile...». E a proposito
delle reazioni delle autorità laiche e religiose della città? «Beh, mi sarei
aspettato parlasse il vescovo, che è sempre così attento alla questione del
dialogo. Sono rimasto stupito di fonte al silenzio... Non si può parlare sempre
di dialogo e poi, in una situazione del genere, non dire niente. Mi ingenera
forti dubbi anche la commistione di un gesto di questo tipo con una questione
politica come quella di Gaza. Non vedo il nesso e, nel silenzio della comunità
islamica, non è facile farsene una ragione... Vedo in questo non farsi capire
un atteggiamento preoccupante». La spiegazione data dall'imam del centro
islamico di viale Jenner suona più o meno così: «Si sono trovati lì all'ora
della preghiera e hanno pregato come se fossero in qualunque altro posto...».
«Questa però è una spiegazione che non spiega niente. Non ci si può limitare
ingenuamente a mantenere la discussione su questo piano. Onestamente... Non si
vede che senso abbia una risposta del genere. Bisogna chiedere uno sforzo
maggiore da parte dei responsabili della comunità islamica. In Italia ci sono
delle regole, non si possono fare manifestazioni spontanee... L'unico dato che
mi sembra positivo è che non ci sono state grosse violenze...». Bandiere in
fiamme e stelle di Davide trasformate in svastiche sì... «È vero, anche se in
molte delle cose accadute a margine della manifestazione la religione c'entra
poco e va tenuto conto che in piazza non c'erano solo islamici... È proprio per
questo che il silenzio è intollerabile». Molti cittadini di Milano a vedere
piazza Duomo trasformata in «moschea» hanno avuto una sensazione di choc che va
al di là dell'essersi visti guastare lo shopping dei saldi... Quella piazza è
un simbolo... «È comprensibile. Ma non bisogna estremizzare la situazione o
generare falsi allarmismi. Serve una valutazione lucida che metta i puntini
sulle "i", fatta senza rabbia. Piazza Duomo è usata per un sacco di
manifestazioni ma è chiaro che è una piazza con una cattedrale cattolica. Ecco,
immagino che se qualcuno avesse portato qualche migliaio di cattolici
a pregare di fronte ad una moschea, magari a quella di Roma, ci sarebbero state
delle reazioni piuttosto seccate, comprensibilmente seccate. Io non andrei a
pregare di fronte ad una moschea, mi sembrerebbe una provocazione fuori luogo».
È quello che ha detto anche don Manganini, l'arciprete del Duomo... «Solo che
l'arciprete non basta. Il vescovo dovrebbe intervenire in maniera forte. È
giusto far in modo che i musulmani abbiano i loro luoghi di culto, è giusto il
dialogo interculturale. Però poi bisogna prendere posizione quando, invece,
accadono cose di questo tipo. L'errore di molti cattolici e di molti laici è quello di pensare ottimisticamente che le
identità siano facilmente assimilabili. Ma la storia ci insegna che non è così.
Dovrebbero fare una riflessione più seria. Ci sono circostanze che dovrebbero
farci aprire gli occhi... Non ci si può appellare al dialogo e poi,
quando serve, limitarsi a tacere». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
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