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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


TARTICOLI DEL  1-6 gennaio 2009      #TOP



Report "Laici e chierici"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (21)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Smettiamo di usare Eluana ( da "EUROPA ON-LINE" del 01-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: enfasi mediatica è anche il laico Filippo La Porta. Non so, scrive, a chi spetti l?ultima parola sulla «persona coinvolta », ma «siamo tutti abbandonati a noi stessi, in balia delle circostanze. E perciò ?tragicamente ? liberi». La ?persona coinvolta?: ecco, è questa la domanda, chi è?

Il discorso di Napolitano piace a tutti ( da "Giornale.it, Il" del 01-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: oltre a quella dello Stato, fondamentale è l?azione di altre istituzioni e delle associazioni di volontariato, laiche e cattoliche". Gasparri Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, si augura che l?opposizione "esca da una posizione di sterile arroccamento, per confrontarsi sia sul tema dell?

La lezione del presidente ( da "EUROPA ON-LINE" del 01-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: perché troppe (sacrosanto) e perché non conformi alla morale cattolica (ma lo stato è laico, «indipendente e sovrano nel proprio ordine », articolo 7). Inevitabile il rilievo di Antonello Soro sulla distanza tra il ?linguaggio della verità?, usato da Napolitano, e il linguaggio della forza, ribadito da Berlusconi.

Il Papa boccia i governi ( da "Secolo XIX, Il" del 02-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico e il capo della chiesa cattolica sembra soltanto la diversità dei rispettivi ruoli. Ratzinger, una decina di giorni fa, nel documento per la 42^ Giornata Mondiale per la Pace, che la Chiesa celebra a Capodanno, ha chiesto ai responsabili della singole nazioni e degli organismi internazionali di realizzare un nuovo «

se anche il papa perde audience - giovanni valentini ( da "Repubblica, La" del 03-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ordinamento giuridico dello Stato della Città del Vaticano». E sorprende che, a cavallo del Capodanno, dal fronte laico non siano arrivate finora reazioni adeguate. Era dal 1929, dall´epoca dei Patti lateranensi attraverso cui lo Stato italiano e il Vaticano stabilirono il mutuo riconoscimento, che vigeva questo regime di recezione pressoché automatica.

Fra Stato e Chiesa aumentano le distanze ( da "Secolo XIX, Il" del 03-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: almeno rispetto all'ideale cattolico della «immutabilità dei concetti e dei valori», e soprattutto il sempre più frequente contrasto «di tali leggi con princìpi non rinunziabili da parte della Chiesa». Di fatto, i rapporti giuridici fra Chiesa e Stato italiano non cambiano poi così profondamente: anche prima della nuova legge sulle fonti,

Le reliquie dei grandi, rito laico ( da "Corriere della Sera" del 03-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico Le ossa di Dante, il cuore di Voltaire e ora il cranio di Cartesio di ARMANDO TORNO I l culto delle reliquie non è prerogativa delle religioni, anche la ragione filosofica e le passioni letterarie hanno le loro. Se a Bijapur, nel Deccan, si venera un pelo della barba di Maometto, Gabriele d'Annunzio si inginocchiò dinanzi alla teca contenente i capelli di Lucrezia Borgia alla

la guerra e l'etica della morte e della vita - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Infine: Schiavone lamenta che la cultura laica, di fronte al fiorire di quella cattolica, sia muta, assente, dispersa e comunque impari al bisogno che ce ne sarebbe. Impari forse. Dispersa può darsi perché i laici non sono una struttura e non hanno un Papa che parli per tutti. Ma muta e assente non direi.

Influenze ( da "Riformista, Il" del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: italiana da riscuotere la simpatia di vaste aree di intellettuali e di figure provenienti dal mondo laico e da quello cattolico. Ne parlano da un lato Giovanni Orsina e dall'altro Andrea Guiso. Qui non si tratta di una leggenda nel vero senso della parola: solo che l'incontro con gli intellettuali e con i "compagni di strada" fu assai meno libero e aperto di come la vulgata vorrebbe.

LA CHIESA PERSEGUITATA IN SPAGNA E IN ITALIA ( da "Corriere della Sera" del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Forse non è il caso di affermare che esiste viceversa una persecuzione delle minoranze e quindi dello Stato laico che la nostra Costituzione dovrebbe garantire? Aldo Capasso aldcapas@unina.it Sul Corriere del 18 dicembre 2008, nelle cronache di Milano, è riportata la notizia della messa celebrata dal cardinale Tettamanzi nel cantiere del nuovo palazzo della Regione.

Quegli scricchiolii nella Chiesa. ( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: conflittualità fra poteri religiosi e poteri laici è stata acuta nel passato, accanto naturalmente a momenti di concordia non sempre contemporanei -all'interno e all'esterno - delle diverse nazioni). Il punto che ci riguarda (credenti o non credenti) è quello della misura dell'indebolimento del cristianesimo in relazione alla compattezza delle nazioni (e dell'Italia in particolare)

L'esempio del sacerdote. ( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scantonature» dei religiosi, da cui il laico vorrebbe ricevere linfa spirituale, sono ancora minoranza. Io mi auguro molti altri riesco a trovare spunti di esempio e meditazione offerti dai sacerdoti. È peraltro innegabile che troppe sono le incoerenze e diciamolo pure chiaramente gli esempi contrari alla essenza evangelica.

Quiliano, nasce il partito degli assessori uscenti ( da "Stampa, La" del 05-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolico-democratiche e laiche che ultimamente altri partiti del centrosinistra sembrano aver smarrito», sottolinea Valtero Sparso con un riferimento nemmeno troppo velato al Pd. I prossimi impegni consisteranno nella formalizzazione del programma e nell'organizzazione di un gruppo politico che è da tempo in via di formazione e sarà caratterizzato «

Commistione tra protesta e religiosità ( da "Corriere della Sera" del 05-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche per i non cattolici, un significato particolare, rappresenta il centro e il simbolo della città, la sua storia, la sua religiosità; è il luogo dove si sono svolti i fatti e le celebrazioni, anche laiche, più significative e sentite della città. E poi la commistione fra religiosità e protesta, fra politica e preghiera,

Coppie di fatto, scoppia la polemica ( da "Tempo, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: se condivisa da tutte le sensibilità del mondo cattolico. I Didore sono solo il primo di una serie di temi su cui sarà utile esercitare la capacità di dialogo tra laici e cattolici». Ma, tra i cattolici seduti in Parlamento, sia di maggioranza che d'opposizione, sembra proprio non esserci nessuna intenzione di chinare il capo nei confronti del riconoscimento delle coppie di fatto.

IL CITTADINO E LA VOLONTÀ DI ELUANA ( da "Unita, L'" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In uno Stato laico la risposta dovrebbe suonare ovvia. La volontà di Dio si esprime sempre e solo attraverso la voce di un uomo, la volontà finitamente umana di chi pretende di parlare in Suo nome, e ha un significato solo per il credente e non può vincolare che lui, e del resto è diversa quanto diversi sono i gruppi di credenti a la loro ermeneutica della volontà divina.

Rotondi non s'arrende ( da "Riformista, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Io voglio far sì che il laicato cattolico torni a contare e, dunque, a svolgere una propria opera di mediazione nella politica. Altrimenti non ha nessun senso che il Vaticano chieda una nuova generazione di credenti impegnati in politica. Che generazione si aspettano se non le si lascia la possibilità di agire, di fare?

Dico no al referendum sulla morte ( da "Riformista, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mentre qualcosa nella Chiesa si muove, sul versante laico (ma è parola vecchia, annota Schiavone) non si scorge «un interlocutore davvero rappresentativo e autorevole» in grado di cogliere le novità che emergono in area cattolica, per verificare la possibilità di una prospettiva almeno in parte condivisa.

LEGGI ITALIANE E VATICANO IL TEVERE È PIÙ LARGO ( da "Corriere della Sera" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e confesso di non avervi trovato alcunché che possa spiacere alle correnti laiche della società italiana. La questione, se ho capito bene, mi sembra essere in questi termini. Nel giugno del 1929, pochi mesi dopo la firma del trattato che tenne a battesimo la Città del Vaticano, il nuovo Stato emanò una legge sulle fonti del diritto a cui si sarebbero ispirati i suoi legislatori.

Coppie di fatto, ( da "Tempo, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il laicato cattolico. La Chiesa parlava e cresceva con le parole e i gesti del clero e del laicato cattolico il cui protagonismo è stato assoluto ed ha avuto nella Democrazia Cristiana la sua espressione politica. Al laicato cattolico e alla Dc competeva non già di eleggere in Parlamento relatori appassionati dei sacri principi,

<Senza regole è impossibile ogni dialogo> Il giornalista: <Dalla comunità islamica mi... ( da "Giornale.it, Il" del 06-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: L'errore di molti cattolici e di molti laici è quello di pensare ottimisticamente che le identità siano facilmente assimilabili. Ma la storia ci insegna che non è così. Dovrebbero fare una riflessione più seria. Ci sono circostanze che dovrebbero farci aprire gli occhi.


Articoli

Smettiamo di usare Eluana (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 01-01-2009)

Argomenti: Laicita'

SHE stato vegetativo persistente» che dipende in tutto dagli altri? Il dilemma non si sarebbe posto se fosse nata così: Eluana sarebbe quel corpo vivente. Ma in questo caso a chi essere fedeli? All?Eluana di prima o a quella di adesso? Per Doninelli «Beppino Englaro ha una precisa idea di chi è sua figlia», cioè «dell?unicità, dell?irripetibilità, della dignità di questa ragazza ». Quindi, «per dialogare con lui, e magari esprimergli il nostro disaccordo, dobbiamo innanzitutto cercare di stare al livello della sua esperienza di dolore e d?amore».

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Il discorso di Napolitano piace a tutti (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 01-01-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 1 del 2009-01-01 pagina 0 Il discorso di Napolitano piace a tutti di Redazione Consensi bipartisan alle parole del presidente della Repubblica. Al Quirinale per congratularsi telefona il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e plaudono i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. Sostegno anche da maggioranza e opposizione Roma - Consensi bipartisan alle parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del messaggio di fine anno agli italiani. Al Quirinale per congratularsi telefona il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e plaudono i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. Sostegno anche da maggioranza e opposizione, anche se il vero dialogo deve ancora partire. Calderoli Il ministro per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli (Lega Nord), dice: "Bravo Presidente, 10 e lode. Dalla crisi possono nascere le occasioni per cambiare e riformare, finalmente, il paese". Quagliarello Il vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello, afferma: "è necessario che il governo continui a fare le riforme, così come il Presidente gli ha riconosciuto, e che l?opposizione collabori più che criticare". Soro e Vietti Per il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro, "è difficile non cogliere la distanza siderale dal tono e dal merito delle parole del presidente del Consiglio" e il vicecapogruppo vicario dell?Udc, alla Camera, Michele Vietti, osserva: "La crisi c?è e ed è inutile fare finta che non ci sia, ma dalla crisi si può uscire: bisogna investire su lavoro e sulle famiglie". Fini Secondo il presidente della Camera, Gianfranco Fini, "il popolo italiano, con grande sforzo di operosità e solidarietà, di cui si è dimostrato capace in tutti i difficili momenti della sua storia", può "superare l?attuale fase critica. Le riforme strutturali, di cui il paese ha estremo bisogno, richiedono una azione di ampio respiro che, necessariamente, deve essere condivisa, con senso di responsabilità, da tutte le forze politiche". Schifani Concorda il presidente del Senato Renato Schifani: "Ci riconosciamo nelle parole del Capo dello Stato, che richiama fortemente tutte le forze politiche all?assunzione di improrogabili responsabilità, per garantire l?indispensabile coesione del paese. In un momento di grandi difficoltà economiche e sociali, occorre accrescere l?impegno di tutti verso una politica di vera solidarietà e, in questo campo, oltre a quella dello Stato, fondamentale è l?azione di altre istituzioni e delle associazioni di volontariato, laiche e cattoliche". Gasparri Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, si augura che l?opposizione "esca da una posizione di sterile arroccamento, per confrontarsi sia sul tema dell?economia sia sulle riforme che riguardano le istituzioni". Veltroni Il segretario del Pd, Walter Veltroni, nota: "Nel rispetto della distinzione dei ruoli tra opposizione e maggioranza, lavoreremo in parlamento alla ricerca delle necessarie convergenze per affrontare i problemi reali, avendo a cuore innanzitutto l?interesse del Paese". Di Pietro Il leader dell?Italia dei valori sostiene: "Il richiamo del Capo dello Stato alla corresponsabilità tra maggioranza e opposizione per affrontare al meglio la grave crisi economica, trova pronta e disponibile l?Idv, che non si è mai tirata indietro", ma "Berlusconi va avanti a forza di annunci, senza affrontare e risolvere i problemi che affliggono quotidianamente la parte più debole del paese". Ferrero Da sinistra il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, sottolinea: "Questa crisi è frutto dell?ingiustizia sociale e non è cascata dal cielo". Cicchitto Per il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: "Il Presidente ha voluto fare un richiamo per una maggiore coesione nazionale e un confronto civile e costruttivo tra le forze politiche. In questa direzione va l?azione del governo e della maggioranza". Cesa E il segretario Udc, Lorenzo Cesa parla di "un?iniezione di realismo, responsabilità e fiducia. L?esortazione alla concordia e alla coesione nazionali, giunge" tuttavia "in un momento in cui" il Pdl "vive un momento di discutibile autosufficienza e" il Pd "una fase di paralizzante impotenza". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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La lezione del presidente (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 01-01-2009)

Argomenti: Laicita'

La lezione del presidente FEDERICO ORLANDO «Questo è il mio dovere», ha detto Giorgio Napolitano a chiusura del suo breve messaggio alla nazione, un quarto d?ora. «Questo è il mio dovere ? ha detto commentando per primo le sue parole ? che corrisponde allo spirito infuso dai padri fondatori nella figura del presidente: unire tutti gli italiani, tenersi fuori dallo scontro politico, esaltare i valori comuni della libertà e della giustizia ». È un dovere a cui Napolitano adempie tutti i giorni e ciò spiega il 75 per cento dei consensi, tre italiani su quattro, che ad ogni sondaggio lo gratificano. Ai nostri concittadini piace spesso essere governati da un caudillo, ma sempre con un?assicurazione sulla vita (democratica), che si chiama, appunto, Quirinale. E il Quirinale ci ha detto a san Silvestro, per sei volte in un quarto d?ora, cioè ad ogni snodo del suo parlare, che la crisi c?è e fa paura, ma invece di averne paura dobbiamo coglierla come l?occasione per fare tutti i cambiamenti morali, sociali, strutturali, istituzionali, comportamentali di cui l?Italia, attardata tra l?Otto e il Novecento, ha bisogno per diventare una società e una democrazia moderne. Napolitano ci invita a unirci approfittando della crisi, ciascuno nella sua diversità culturale e nel suo ruolo politico, ma tutti in parlamento, che è la piazza, l?agorà di tutti, e che nessuno può sostituire col palazzo. In parlamento ? ha rilevato il presidente ? ci sono le riforme, che vanno condivise, cioè fatte insieme. Ovvietà? No, anticonformismo, secondo noi, in una giornata che s?era iniziata per tutti con l?intervista del premier all?house organ, il Giornale, e con un altro house organ, L?Osservatore Romano, che motivava il rifiuto (legittimo) della Città del Vaticano, a recepire le leggi italiane, perché troppe (sacrosanto) e perché non conformi alla morale cattolica (ma lo stato è laico, «indipendente e sovrano nel proprio ordine », articolo 7). Inevitabile il rilievo di Antonello Soro sulla distanza tra il ?linguaggio della verità?, usato da Napolitano, e il linguaggio della forza, ribadito da Berlusconi. E tuttavia, posto che nessuno può illudersi di governare con un?opposizione scendiletto, ogni energia dovrà convergere nel 2009 a garantire i non garantiti e modernizzare il paese, vecchio non per la sua Costituzione ma per i costumi di una classe politica, imprenditoriale, accademica, giornalistica, giudiziaria, amministrativa in gran parte ferma nel difendere il proprio potere contro i diritti di cittadinanza. Esitiamo ? ha detto il presidente ? a pronunciare la parola ?povertà?; ma la preoccupazione per i disoccupati, per le famiglie con un solo reddito, per i giovani con contratti a scadenza e senza protezione sociale, per il Mezzogiorno che non fa passi avanti, per chi non ha nulla, deve trasformarsi, volgendo in positivo la crisi, in riequilibrio dei redditi, in riforma del welfare a favore dei figli, in cambiamento di stili di vita indifferenti ai bisogni altrui, in modernizzazione delle industrie che già dimostrano la loro capacità di innovazione, in migliore impiego delle risorse per la ricerca e l?università anche con l?apporto delle rappresentanze studentesche: affinché l?Italia esca dalla crisi come il «paese della conoscenza». E infine «basta alla frenesia finanziaria » e si faccia «un uso trasparente e rigoroso del denaro pubblico». Questione morale? Non solo. Questione di sopravvivenza, per non sprofondare fino ai capelli nelle sabbie mobili del debito pubblico. Certo, è il discorso del dover essere, che s?attendeva. Affinché i cittadini individuino e sentano la complessità e l?interrelazione dei problemi come urgenze personali e collettive; affinché le forze politiche si convincano «a non vivere in uno stato di permanente conflitto». Il modo di operare della pubblica amministrazione e della giustizia sono condizioni della modernizzazione postfeudale del paese. Allo stesso modo in cui scelte energetiche e difesa del clima sono politiche chiavi per lo sviluppo sostenibile. Sarà stato un caso che tali parole cadessero nelle stesse ore in cui l?amico Putin chiudeva all?Ucraina il rubinetto dei gasdotti? E chi le ascoltava in casa davanti al televisore, se non era troppo distratto dai primi assalti al cenone, sarà riuscito a immaginare il grado di indipendenza suo e di un paese che, anche se il mondo è globalizzato, lascia all?estero tutte le chiavi delle sue fonti energetiche? Sono temi che, come quelli della moralizzazione della politica (e della modernizzazione bioetica, rimasta fuori dal discorso di san Silvestro), possono essere affrontati dai partiti in modo condiviso, solo se nessuno di loro sarà schiavo delle proprie minoranze fideiste, se nessuno penserà di aver diritto, in quanto confortato dagli elettori, di essere legibus solutus: al vertice del potere o nell?ultimo consiglio di comunità montana. Questa è la lezione del presidente della repubblica, che «è il capo dello Stato e rappresenta l?unità nazionale» (articolo 87). Sarà in grado di adeguarvisi, sia pure nella indiscussa autonomia del suo ruolo, chi, quando parla degli oppositori, li definisce «questi signori»? Che ancora insegna ai suoi fans che governare significa comandare: in un paese dove storicamente comandare ha sempre significato abusare, prevaricare, stuprare i sudditi? O è un caso se la più grande espressione della letteratura italiana moderna è I Promessi sposi? Ha scritto Michele Salvati che la fine della guerra fredda e delle ideologie avrebbero dovuto rendere in Italia meno aspra la contrapposizione tra destra e sinistra e far prevalere la condivisione e la tolleranza. Invece è successo il contrario. Noi pensiamo sia successo perché da decenni è tornata a prevalere in Italia la cultura del governare come comandare. E se Salvati rileva che oggi «nello stesso Partito democratico lo spirito del Lingotto sembra aver ripreso a soffiare», a nostra volta chiediamo: ma quale spirito soffia dalla parte che dice «questi signori » quando parla dell?opposizione? Ci sentiamo ancor più in dovere di porre la domanda, coerente con lo spirito se non con la forma a-poilitica del messaggio presidenziale, perché nella stessa destra, da Bossi a Fini a Calderoli, si levano voci laiche cioè collaborative e tolleranti. Lo stucchevole ma ancora attivo Stellone d?Italia le ha fatte spuntare proprio in quegli angoli di cielo dove meno le avresti cercate. E dove puoi cogliere, e sembra un?allucinazione, un Pera supernova che grida al «parlamento prigioniero»: alla marginalizzazione, per opera di questo governo, di quel parlamento che Napolitano richiama come l?unico luogo deputato agli incontri e alle riforme condivise. Auguriamoci che il 2009 sia anno di molte eresie.

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Il Papa boccia i governi (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Il Papa boccia i governi «Non bastano rattoppi, priorità ai poveri». Napolitano: sono parole che apprezzo Roma. Sulle cause della crisi economica, sulla necessità di affrontarla con lungimiranza, sul carattere prioritario e inderogabile della lotta alla povertà c'è una speciale sintonia fra il Papa e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Emerge con evidenza dalla singolare coincidenza dei toni e perfino dei termini usati da entrambi negli interventi pubblici di questi due giorni. Entrambi dicono che sconfiggere la povertàè un dovere inderogabile per la comunità internazionale e aggiungono che la crisi deve essere l'occasione per creare un ordine mondiale più equo e più giusto, più rispettoso dell'uomo e della natura, e per affermare nuovi stili di vita improntati alla sobrietà e alla solidarietà. Ciò che distingue su questi temi il presidente-laico e il capo della chiesa cattolica sembra soltanto la diversità dei rispettivi ruoli. Ratzinger, una decina di giorni fa, nel documento per la 42^ Giornata Mondiale per la Pace, che la Chiesa celebra a Capodanno, ha chiesto ai responsabili della singole nazioni e degli organismi internazionali di realizzare un nuovo «ordine mondiale degno dell'uomo» attraverso «una revisione profonda del modello di sviluppo dominante» Ha inoltre chiesto di affrontare la grave crisi economica internazionale «intervenendo sulle cause» e non sui sintomi. Stamane all'Angelus ha aggiunto: «Non basta - come direbbe Gesù - porre rattoppi nuovi su un vestito vecchio. Mettere i poveri al primo posto significa passare decisamente a quella solidarietà globale che già Giovanni Paolo II aveva indicato come necessaria, concertando le potenzialità del mercato con quelle della società civile». Napolitano ha inviato un messaggio a Ratzinger dichiarando di condividere l'appello e aggiungendo che l'azione politica e diplomatica efficace «se non si dà prova della più forte determinazione a porre fine alla condizione di indigenza materiale e di degrado spirituale e culturale nella quale versano larghe parti della popolazione della Terra» e perciò sono necessarie «politiche in grado di migliorare il livello di vita di quanti, in numero intollerabilmente elevato, rimangono ai margini dei processi di sviluppo economico». La lotta alla povertà, già ieri sera, era stata una parola chiave del messaggio di fine anno del presidente della Repubblica che ha indicato la necessità di rispondere alla crisi economica sostenendo innanzitutto i soggetti più deboli. Perché in Italia c'è povertà, «sono troppe le persone e le famiglie che stanno male». La crisi, ha sottolineato, può essere l'occasione per costruire un'Italia più giusta, con meno disparità sociali. Non è la prima volta che emerge questo feeling fra Vaticano e Quirinale. Si era visto in particolare a Capodanno del 2007 e poi nello scambio di visite ufficiali. Una delle espressioni più significative di Napolitano è stata: la Chiesa cattolica e la nazione italiana «hanno una comune missione educativa». A ottobre Napolitano è stato il primo capo di Stato intervistato dall'Osservatore Romano. Ma le buone intenzioni del Papa e del Capo dello Stato, devono poi fare i conti con la politica. E anche per il 2009 si annuncia un clima infuocato, anche se Napolitano ha riscosso ampi consensi. Tra i primi a comporre il suo numero riservato, pochi minuti dopo la diffusione del messaggio televisivo, Silvio Berlusconi e Gianni Letta, presidente e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Ma il premier, nello stesso momento, aveva concesso un'intervista a "Il Giornale" che ribadiva i paletti già posti ad un eventuale collaborazione con il Pd: «Quel Veltroni che, al Lingotto (la nascita del Partito Democratico) dichiarò la fine dell'antiberlusconismo è un miraggio che non esiste più? ha sostenuto Berlusconi - Si è, invece consegnato al giustizialismo di Di Pietro». La riforma della magistratura, secondo il presidente del Consiglio, si farà, con o senza l'apporto del centrosinistra. La risposta del segretario del Pd è arrivata solo ieri mattina: «Nel rispetto della distinzione dei ruoli di maggioranza ed opposizione - si è limitato a chiosare Veltroni - lavoreremo in Parlamento alle necessarie convergenze, ma per affrontare i problemi reali». Ma è stato Pier Luigi Bersani, ministro ombra dell'Economia, a mettere pepe nelle parole: «Napolitano ha finalmente spazzato via tante banalità e bugie sulla reale portata della crisi». Chi sarà chiamato a dirimere lo scontro, i presidenti delle due Camere, hanno voluto condividere l'ottimismo che Napolitano ha cercato di instillare. Sia Gianfranco Fini che Renato Schifani si sono detti pronti: «Le riforme strutturali, di cui il Paese ha bisogno, richiedono assolutamente la condivisione di maggioranza ed opposizione» ha spiegato il presidente della Camera. La cartina di tornasole sarà il voto sul federalismo, in calendario tra una decina di giorni: «Lì vedremo se le parole del Capo dello Stato sono state raccolte» annuncia il leghista Roberto Calderoli. angelo bocconetti bocconett@ilsecoloxix.it 02/01/2009 confronto tra poliIl Presidente: «Le forze politiche escano da un clima di scontro semprepiù sterile» 02/01/2009 FORZA ITALIA: BASTA INSULTI A BERLUSCONI 02/01/2009 «Se vuole dare seguito alle giuste parole del Capo dello Stato, l'opposizione - Pd in testa - dovrebbe mandare in archivio l'antiberlusconismo» sostiene il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone: «Non si può dire di voler cooperare, e poi ogni giorno investire Palazzo Chigi con una raffica di accuse e di paragoni assurdi (Hitler, Videla, ecc), come ha fatto, ad esempio, il signor Di Pietro» 02/01/2009 L'UDC: STOP SCONTRITRA DESTRA E SINISTRA 02/01/2009 «Nell'interesse degli italiani sinistra e destra sotterrino l'ascia di guerra e raccolgano l'appello alla coesione nazionale, aprendo una vera stagione di dialogo», ha commentato il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa: «Siamo profondamente grati a Napolitano per aver focalizzato con realismo e responsabilità le vere questioni sulle quali è necessario intervenire prontamente, a partire dal concreto sostegno alle famiglie» 02/01/2009

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se anche il papa perde audience - giovanni valentini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 20 - Commenti IL SABATO DEL VILLAGGIO SE ANCHE IL PAPA PERDE AUDIENCE GIOVANNI VALENTINI La Chiesa della "vecchia Europa" ha proprio bisogno di novità e anche di una ventata di aria fresca. (da "Conversazioni notturne a Gerusalemme" di Carlo Maria Martini ? Mondadori, 2008 ? pag. 44) Applicato a un Papa, al Santo Padre, al Sommo Pontefice, al capo della Chiesa cattolica, il termine audience può anche risultare improprio o addirittura blasfemo. Per i credenti, Sua Santità rappresenta Dio in terra e, quando esercita ex cathedra il magistero sulla fede, è coperto dal privilegio dell´infallibilità. Ma anche per i non credenti il "vicario di Cristo" è comunque la guida spirituale di una grande comunità umana, composta da oltre un miliardo di persone in tutto il mondo. E dunque, merita senz´altro il rispetto che si deve ? anche al di là dei motivi religiosi ? a un leader planetario, a una figura di riferimento, a un´autorità morale. Ecco perché in questo caso il vocabolo audience, tratto dal linguaggio mediatico e in particolare televisivo, può essere o apparire inappropriato. Eppure, nella società della comunicazione, è il termine che viene più naturale per registrare ? come hanno fatto i giornali alla vigilia di Capodanno ? il calo delle presenze dei fedeli alle udienze e agli incontri di Benedetto XVI. Nel corso del 2008, secondo i dati ufficiali diffusi dal Palazzo apostolico, l´immensa platea a cui si rivolge il Santo Padre ha perso mezzo milione di partecipanti. Ma rispetto agli oltre quattro milioni di persone che erano venute a Roma ad ascoltare Ratzinger nei primi dodici mesi del suo pontificato, la caduta dell´audience arriva complessivamente a un milione e ottocentomila fedeli. Sarà pure un calo per così dire fisiologico in seguito all´esaurimento dell´effetto novità. Ed è pur vero che il Papa non è una star televisiva né tantomeno, come ha detto lui stesso recentemente, una rockstar: per cui la sua influenza non può essere valutata con i criteri prosaici dell´Auditel. Sta di fatto, però, che tra le udienze in Vaticano e gli incontri a Castelgandolfo il trend è questo, sebbene i viaggi di Benedetto XVI all´estero, negli Stati Uniti, in Australia e in Francia, abbiano registrato invece un successo mediatico. Per cercare di essere il più possibile rispettosi, diciamo allora che ? in confronto al fascino e alla popolarità del suo predecessore Karol Wojtyla ? Papa Ratzinger ha verosimilmente meno carisma, rivela una minore capacità comunicativa, esercita una minore attrazione. Non si fa peccato, e comunque non c´è nulla di male, a osservare che la sua stessa figura fisica, il suo modo di parlare e ? soprattutto per noi italiani ed europei ? la sua cadenza marcatamente tedesca, non giovano né all´immagine né all´ascendente del Pontefice. E tutto ciò, per un leader mediatico globale, ha comunque il suo peso. Ma per non ridurre tutto a una "questione di feeling" bisogna riconoscere che il magistero di Ratzinger, nel suo rigore teologico e morale, non concede nulla allo spirito del tempo; cioè a quella tendenza verso la modernizzazione dei costumi o magari alla secolarizzazione che spesso degenera nel materialismo. La società si allontana così dalla Chiesa e la Chiesa dalla società, in un processo di divaricazione progressiva e reciproca. Per i laici o per gli atei, può essere anche un fenomeno storico; inarrestabile; in qualche misura benefico, se incrementa sul piano etico la coscienza individuale e la responsabilità collettiva. Per i credenti, invece, si pone una questione di testimonianza e di apostolato che evidentemente non può essere rimessa soltanto all´evangelizzazione del Terzo mondo. Ora, contro gli spettri della crisi mondiale, giustamente il Papa invoca un nuovo modello di sviluppo economico, più equo e solidale. Ma molto spesso è la "doppia morale" della Chiesa a deludere e allontanare i fedeli: dall´impraticabilità della dottrina sessuale fino ai temi fondamentali della bioetica; dai rapporti prematrimoniali alla contraccezione e al controllo delle nascite; dalle cellule staminali al testamento biologico. Quella "doppia morale" per cui si perdonano i preti pedofili e si condannano gli omosessuali, in base alla semplicistica argomentazione che Dio ha creato l´uomo e la donna; si nega la comunione ai divorziati o ai risposati e si somministra invece all´esponente politico che si professa cattolico e magari ha già avuto un figlio fuori dal matrimonio, in attesa dell´annullamento della Sacra rota. Oppure, si rifiutano i funerali in chiesa al povero Welby che chiedeva l´eutanasia e si concedono al noto avvocato penalista che in un momento di disperazione s´è tolto la vita con un colpo di pistola; o ancora, si difende l´accanimento terapeutico su Eluana Englaro, da sedici anni in stato vegetativo irreversibile, mentre in tanti ospedali e in tante cliniche private ogni giorno si stacca pietosamente il tubo in silenzio ai pazienti in coma. è proprio in un tale contesto che rischia di assumere il valore di una rottura diplomatica l´annuncio che il Vaticano non recepirà più automaticamente le leggi italiane, considerate troppe, mutevoli e spesso contraddittorie fra loro. A cominciare, naturalmente, da quelle che contrastano con la morale cristiana. Si tratta, come ha scritto lo stesso Osservatore romano, di «un evento importante per l´ordinamento giuridico dello Stato della Città del Vaticano». E sorprende che, a cavallo del Capodanno, dal fronte laico non siano arrivate finora reazioni adeguate. Era dal 1929, dall´epoca dei Patti lateranensi attraverso cui lo Stato italiano e il Vaticano stabilirono il mutuo riconoscimento, che vigeva questo regime di recezione pressoché automatica. Ed è senz´altro legittimo che la Santa Sede, nella sua piena autonomia, decida oggi di modificare la procedura. Ma, a parte il paradosso che ciò avviene nel momento in cui l´Italia è retta da un governo di centrodestra fin troppo compiacente, è una scelta che ? com´è stato detto nei giorni scorsi ? minaccia di allargare ulteriormente le sponde del Tevere, cioè le distanze fra la Repubblica e la Chiesa. Ottant´anni dopo il Concordato, non se ne sentiva davvero la necessità. (sabatorepubblica. it)

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Fra Stato e Chiesa aumentano le distanze (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Fra Stato e Chiesa aumentano le distanze Mauro Barberis L'ultimo atto del 2008 e il primo del 2009, per la Chiesa, è stato il cambiamento dei rapporti giuridici con lo Stato italiano. Il Vaticano, infatti, non recepirà più automaticamente le leggi italiane, come avveniva a partire dal Concordato con Benito Mussolini, ma si riserva di valutarne l'adozione caso per caso. Un cambiamento che il presidente dell'apposita commissione vaticana, José Maria Serrano Ruiz, ha giustificato con tre ordini di ragioni: il numero eccessivo delle leggi italiane, la loro instabilità, almeno rispetto all'ideale cattolico della «immutabilità dei concetti e dei valori», e soprattutto il sempre più frequente contrasto «di tali leggi con princìpi non rinunziabili da parte della Chiesa». Di fatto, i rapporti giuridici fra Chiesa e Stato italiano non cambiano poi così profondamente: anche prima della nuova legge sulle fonti, infatti, il Vaticano rifiutava di adottare istituti italiani come il divorzio o l'aborto, considerandoli incompatibili con l'ordinamento canonico o con i trattati bilaterali. Piuttosto, il provvedimento presenta una forte carica simbolica, del tutto in linea con l'irrigidimento della dottrina cattolica portata avanti da Benedetto XVI. I tre motivi addotti da Serrano Ruiz, in particolare, rivelano una duplice anomalia: una apparente e una reale. L'anomalia apparente è rappresentata dalla legislazione italiana: che - a dispetto del luogo comune secondo cui i parlamentari italiani lavorano poco - cresce a dismisura di anno in anno, tanto da indurre i due ultimi governi a istituire un ministero per la semplificazione legislativa, affidata da Romano Prodi a Linda Lanzillotta, e da Silvio Berlusconi a Roberto Calderoli. Si tratta di un'anomalia apparente, peraltro, perché la crescita della legislazione è una caratteristica quasi inevitabile delle società complesse; il vero problema della legislazione italiana non è quantitativo ma qualitativo: le leggi italiane sono fatte male, spesso per decreto e pensando a casi particolari, ciò che le rende inapplicabili se considerate, come si dovrebbe, generali, astratte e uguali per tutti. Quel che veramente disturba il Vaticano, d'altra parte, non è la farraginosità del diritto italiano, ma il suo sempre maggiore allontanamento dai princìpi della morale cattolica: della morale cattolica, beninteso, non certo della morale cristiana, come afferma Serrano Ruiz, e meno che mai della morale tout court. Mai come in questi anni, infatti, si è assistito all'espansione, specie tramite l'interpretazione delle Corti costituzionali e internazionali, dei princìpi di una specifica morale laica: la morale dei diritti umani. Orbene, il Vaticano guarda ormai con sospetto anche ai documenti internazionali in tema di diritti: come mostra il recente rifiuto vaticano sia della proposta francese in tema di depenalizzazione dell'omosessualità, sia di una convenzione sui diritti dei disabili che non condannava espressamente l'aborto. Ed è questa, a ben vedere, la vera anomalia, sulla quale anche questo piccolo episodio nei secolari rapporti fra Chiesa e Stato italiano invita a riflettere. L'anomalia sta dalla parte della Chiesa: sta in uno Stato teocratico - lo Stato vaticano - che poteva accettare di recepire automaticamente le leggi dello Stato italiano solo sinché erano queste, in realtà, ad adottare sistematicamente i princìpi della morale cattolica. Da questo punto di vista, che la Chiesa di Benedetto XVI abbia sentito la necessità di prendere le distanze dalla legislazione italiana proprio sotto il governo più amico che possa ragionevolmente augurarsi non è un paradosso: al contrario, mostra che, nonostante le intenzioni personali dei governanti, le distanze fra le due sponde del Tevere sono comunque destinate ad allargarsi. Mauro Barberis è professore ordinario di filosofia del diritto all'Università di Trieste. 03/01/2009

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Le reliquie dei grandi, rito laico (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2009-01-03 num: - pag: 43 categoria: REDAZIONALE Fede e ragione Fra culto e superstizione, resti veri e falsi sono oggetto di devozione e polemiche Le reliquie dei grandi, rito laico Le ossa di Dante, il cuore di Voltaire e ora il cranio di Cartesio di ARMANDO TORNO I l culto delle reliquie non è prerogativa delle religioni, anche la ragione filosofica e le passioni letterarie hanno le loro. Se a Bijapur, nel Deccan, si venera un pelo della barba di Maometto, Gabriele d'Annunzio si inginocchiò dinanzi alla teca contenente i capelli di Lucrezia Borgia alla Biblioteca Ambrosiana di Milano (Lord Byron, invece, ne rubò uno). Se gli antichi Egizi avevano i quattordici brani del corpo di Osiride disseminati lungo le sponde del Nilo dall'uccisore Seth, la Chiesa Cattolica ha gestito magistralmente le reliquie diffondendo il culto dei santi e i santuari. Chi scrive deve a Josif Brodskij — Venezia, dicembre 1989 — un racconto sulla tomba di Kant. Confidò con un sorriso che una leggenda metropolitana parlava di una visita di Breznev a Kaliningrad (l'antica KÖnigsberg), dove notò i resti della cattedrale. Il premier sovietico chiese perché si conservasse quel rudere. Gli risposero che custodiva, appunto, la tomba di Kant. E lui: «Chi era Kant?». L'accompagnatore fu svelto: «Un maestro di Marx». Subito il segretario del Pcus ordinò grandi restauri. Per questo non ci meraviglia che la scuola militare Prytanée chieda adesso il cranio di Descartes (il nostro Cartesio), suo antico allievo, conservato al Museo dell'Uomo di Parigi tra un busto di cavernicolo e quello di un ex calciatore. Adrien Baillet nella sua Vita di Monsieur Descartes (tradotta da Adelphi) ricorda che era piccolo, pallido, perennemente afflitto da una tosse secca e che nelle ultime ore — si trovava a Stoccolma — ordinò al domestico Schluter «di andargli a preparare dei piccoli pani, convinto che li avrebbe mangiati di buon grado, nel timore che gli si restringessero le budella se avesse continuato a prendere solo brodi e non avesse fatto lavorare stomaco e visceri ». Fatica inutile, giacché nelle prime ore dell'11 febbraio 1650 «le orazioni non erano ancora ultimate che Descartes rese l'anima al suo Creatore». Gli svedesi, dopo le esequie, ne trafugarono la testa, che arriverà a Parigi soltanto nel 1882; il corpo, invece, la precederà di due secoli abbondanti: la salma mozzata giunge nel 1666 e posta nella chiesa di Sainte-Geneviève du Mont (sarà trasportata a Saint-Germain des Près il 26 febbraio 1819). Ma Descartes è uno dei tanti. Il culto della reliquie della ragione colpisce anche il laicissimo Voltaire. Quando morì, il 30 maggio 1778, si trovava a Parigi, nella casa di rue de Beaume; l'autorità religiosa aveva fatto sapere da tempo di proibire la sua sepoltura in terra consacrata. La nipote, mademoiselle Denis, che aveva una tresca con un prelato, la notte del 31 maggio fece partire un tiro a sei con il cadavere dello zio vestito come se fosse vivo, con accanto un servitore. Mentre il corpo andava in cerca di una tomba, cuore e cervello restavano a Parigi: si conserveranno rispettivamente alla Biblioteca Nazionale di Francia e alla Comédie FranÇaise. Ci vorrà la rivoluzione per far tornare nella capitale la salma, tumulata al Panthéon il 12 luglio 1791. Ma quel che più induce a riflettere è l'accanimento su certi resti considerati simbolo di genialità. Si desidera conoscere il Dna di Galileo; periodicamente si scopre il cranio di Mozart (fu sepolto in una fossa comune...) e siamo sommersi da deduzioni; ora si punta su quel che si presume di Leonardo, le cui ossa furono disperse al tempo della Rivoluzione Francese. Quando, dopo incredibili avventure, si traslò la salma di Ugo Foscolo dal cimitero di Chiswick alla chiesa di santa Croce di Firenze, si aprì la bara per scattare fotografie più che per verificare lo stato dei resti. D'altra parte — chi scrive deve il racconto a Riccardo Muti — allorché si posero le ossa di Dante in una nuova cassa, in pieno Novecento, l'incaricato del Comune di Ravenna chiamò i suoi figli e, dopo aver toccato le reliquie, frizionò loro la testa, sperando di «trasmettere qualcosa». Il culto è stato anche istituzionalizzato. A Mosca, dopo la morte di Lenin, si fondò un vero e proprio centro per lo studio del cervello dei morti, l'Istituto Obuch. Dopo aver esaminato quello dello stesso Lenin, toccò allo scrittore comunista Henri Barbusse (si spense nella capitale sovietica nel 1935): si prelevò il cervello e il resto fu cremato e sepolto sotto le mura del Cremlino. L'onore raggiunse anche Maksim Gor'kij: nel 1936 gli tolsero la materia grigia, gliela affettarono in parti sottilissime e la esaminarono al microscopio. Come d'abitudine. Per questo non si può che condividere quanto si legge sulla tomba di William Shakespeare (chissà se essa conserva veramente i suoi resti...) nella chiesa di Stratford: «Buon amico/ per amor di Cristo/ non cavar fuori/ la polvere qui racchiusa!/ Benedetto chi rispetta queste pietre/ e maledetto chi rimuove le mie ossa». Cartesio (1596-1650) Voltaire (1694-1778) Immanuel Kant (1724-1804) Leonardo da Vinci (1452-1519) Dante Alighieri (1265-1321) William Shakespeare (1564-1616) Indagini Un particolare della «Lezione di anatomia del dottor Tulp» di Rembrandt (olio su tela; 169,5 x 216,5 cm): dipinto nel 1632 il quadro è attualmente conservato al Mauritshuis dell'Aja. Il professor Nicolaes Tulp è qui ritratto mentre sta eseguendo l'autopsia del cadavere di un condannato a morte

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la guerra e l'etica della morte e della vita - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 21 - Commenti LA GUERRA E L´ETICA DELLA MORTE E DELLA VITA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Per rompere questa sorta di accerchiamento politico il solo sbocco possibile è quello del negoziato. L´alternativa è quella d´una lotta senza quartiere, l´invasione di Gaza e lo sterminio di Hamas, non più centinaia ma migliaia di morti civili, la fine di ogni opzione pacifica. Molto dipende dall´Europa, da Obama, da Putin. Con una valutazione dei costi e dei benefici che andrebbe ben oltre lo scacchiere medio-orientale riportando in prima fila l´Onu come unico tavolo di confronto mondiale. * * * Le tensioni religiose della guerra di Gaza non sono da sottovalutare. L´influenza del messaggio cristiano è stata finora pressoché nulla. L´interpretazione bellicista del Corano ha fatto altri passi avanti. Quanto a Israele, il Dio biblico non è tanto quello di Abramo e di Salomone quanto il Dio degli eserciti di Saul e di David, il Dio vendicatore e vendicativo. Sotto la spinta di questi fatti la Chiesa di Roma ha compiuto un passo avanti. Poco influente, come abbiamo già detto, sull´atteggiamento dei belligeranti, ma molto importante per quanto riguarda il tema della non violenza e della pace. Quella della non violenza e del pacifismo è relativamente recente nella Chiesa di Roma, non si risale molto più indietro di Pio XI e di Benedetto XV, ma si trattava ancora di tracce labili. I passi più risoluti si ebbero con papa Roncalli e con il Vaticano II. Wojtyla stabilizzò quella scelta. Papa Ratzinger l´ha recentemente accentuata. L´indisponibilità della vita è ormai ? così sembra ? una scelta irreversibile della gerarchia ecclesiastica. E tuttavia, come sempre accade, dalla soluzione d´un problema altri ne scaturiscono. Così sta accadendo che l´indisponibilità della vita abbia rafforzato il principio dell´indisponibilità della morte. Ne deriva un´intransigenza sempre più ferma nel campo della bioetica dove si discutono i temi eticamente sensibili della modernità: la vita e la morte, il dogma e la libertà di coscienza, l´etica e la scienza, la politica e la teologia. La discussione su questi temi si svolge in tutto l´Occidente ma in particolare in Italia, nel giardino del papa cattolico. Perciò noi italiani ne siamo particolarmente coinvolti. * * * Proprio in questi giorni il tema è stato riproposto dal caso Englaro e da altri consimili dando luogo all´ennesimo conflitto tra la gerarchia ecclesiastica e il pensiero laico. Il Vaticano, partendo dalla sua scelta sull´indisponibilità della vita, ne ha dedotto una serie di conseguenze estremamente rigide sull´intera gamma della bioetica, con l´intento di restringere i confini della libertà individuale. I «media» non hanno dato molto spazio alla discussione registrando quasi senza commento le posizioni vaticane. Ha fatto eccezione «Repubblica»: in meno di una settimana il nostro giornale ha pubblicato un articolo di Aldo Schiavone, uno dei Cavalli Sforza (padre e figlio), un altro di Marco Politi su un´indagine effettuata sui giovani del Triveneto, uno (di ieri) di Miriam Mafai. Il nostro è un giornale molto attento alle questioni religiose e ai confini tra la gerarchia ecclesiastica, la laicità dello Stato, l´autonomia della coscienza individuale, l´etica privata e l´etica pubblica. Perciò non può meravigliare se il dibattito si svolge intensamente sulle nostre pagine. Stupisce tuttavia il silenzio pressoché completo della stampa nazionale, quasi che il tema meriti d´esser registrato ma non dibattuto. Questa assenza non può che stimolarci ad offrire spazio e respiro ad un confronto essenziale su temi essenziali. Per quanto mi riguarda prenderò come riferimento l´articolo di Aldo Schiavone del 31 dicembre scorso perché è quello che a mio avviso affronta la questione in tutta la sua complessità. * * * Scrive Schiavone che c´è nel nostro tempo una grande richiesta di etica: nella società pubblica e nei comportamenti privati, nella scienza e nella tecnologia, insomma in tutto il vissuto della modernità. Forse è vero che ve ne sia bisogno, ma che ve ne sia vera richiesta a me non pare. Tutt´al più c´è una richiesta retorica, cioè una simulazione di richiesta che vale soprattutto per gli altri ma quasi mai per se stessi. Dalla richiesta di etica Schiavone fa discendere la necessità di rivolgersi alla Chiesa che sarebbe «il principale deposito di etica nell´Occidente cristiano». Qui è necessario distinguere. La predicazione di Gesù di Nazareth, come ci è stata tramandata dai Vangeli (non soltanto i quattro canonici), dalle lettere di Paolo, dagli Atti degli apostoli, contiene certamente un messaggio etico di formidabile e duratura intensità. Questo messaggio la Chiesa l´ha tramandato, sia pure con notevoli aggiustamenti, ma quasi mai praticato. C´è stata, nei suoi duemila anni di storia, un´ala che ha non soltanto predicato ma praticato il messaggio evangelico: un´ala minoritaria, da Benedetto a Francesco, da Antonio a Bernardo, a Saverio, a Ignazio (non parlo dei mistici che sono altra cosa). Quest´ala è stata tollerata e utilizzata dalla gerarchia che ha però seguito e praticato la strada opposta. Il deposito etico della gerarchia è stato contraddittorio e pressoché nullo, come avviene in tutte le strutture di potere. Le chiese cristiane, e quella cattolica in particolare, sono state e sono tuttora strutture di potere. L´etica può riverberare su di esse una parte dei suoi contenuti e precetti ma esse non ne sono in nessun caso la fonte sorgiva «per la contraddizion che nol consente». Infine: Schiavone lamenta che la cultura laica, di fronte al fiorire di quella cattolica, sia muta, assente, dispersa e comunque impari al bisogno che ce ne sarebbe. Impari forse. Dispersa può darsi perché i laici non sono una struttura e non hanno un Papa che parli per tutti. Ma muta e assente non direi. I laici hanno molti punti di riferimento, convinzioni radicate e comuni e una comune storia di pensiero evolutivo. All´origine ci sono gli stoici e Socrate e poi via via Epitteto, Epicuro, Montaigne, Descartes, Pascal, Spinoza, Diderot, Voltaire, Kant. Anche il pensiero laico ha una storia plurimillenaria che arriva fino a noi contemporanei. Non dobbiamo inorgoglircene ma tanto meno dimenticarcene. Qui finiscono alcuni miei dissensi con l´amico Schiavone, con il quale invece consento pienamente sulla diagnosi che riguarda il rapporto tra scienza e tecnica da un lato, libertà e autonomia individuale dall´altro. * * * La vita e la morte sono sempre più fenomeni artificiali oltre che naturali a causa del progredire della ricerca scientifica e delle sue applicazioni tecniche. Fenomeni artificiali perché la tecnica è sempre più in grado di supplire alle carenze naturali. Consente la procreazione anche a chi non può ottenerla secondo natura; prolunga la vita e sconfigge la morte prevenendo e vincendo la malattia. Fenomeni artificiali e perciò culturali che hanno bisogno di normative giuridiche capaci di conciliare i desideri dei singoli con gli interessi della collettività. Scienza e tecnica continuano e continueranno ad evolversi, a sperimentare, a consentire opzioni sempre migliori, ma non vogliono né possono sostituire la natura. Se non altro per il fatto che l´umanità, la specie e gli individui che ne sono parte, è una delle innumerevoli forme della natura. Scienza e tecnica sono prodotti mentali dell´uomo e quindi protesi della natura. In questo stadio dell´evoluzione esistono zone grigie dove le protesi consentono risultati al prezzo di sofferenze e/o limitazioni a volte sopportabili, a volte radicali. Di fronte ad esse l´individuo rivendica legittimamente libertà di scelta: se accettare le soluzioni o rifiutarle. Piena libertà ai depositari di fedi religiose di indicare e raccomandare soluzioni conformi all´etica da essi predicata senza però che quelle soluzioni possano essere imposte a chi (fosse uno soltanto) non condivide quelle raccomandazioni. Questo è il limite di uno Stato laico, pluralista e non teocratico. Non sembra che la Chiesa la pensi così. Sembra invece che pretenda che le sue indicazioni nel campo della bioetica divengano norme giuridiche imperative. Ebbene, va ripetuto alto e forte che questo passo non potrà mai esser compiuto poiché segnerebbe la scomparsa della laicità a favore d´un fondamentalismo che l´Occidente ha storicamente archiviato da 250 anni. Un salto all´indietro di questa portata, esso sì, segnerebbe il ritorno ad un oscuro Medioevo e la scomparsa dei valori della nostra civiltà, inclusi quelli della predicazione cristiana.

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Influenze (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 04-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Influenze di Marco Gervasoni Il peso predominante del comunismo all'interno della sinistra è una delle tante anomalie della storia italiana. Le cronache politiche di questi giorni ci dicono che, a quasi vent'anni dalla caduta del Muro, i suoi effetti politici continuano a farsi sentire. È l'interrogativo che, da diversi punti di vista, si pongono gli studiosi nel volume, a cura di Fabrizio Cicchitto, L'influenza del comunismo nella storia d'Italia (Rubbettino, 15 euro). L'introduzione del curatore è politico-polemica e ruota attorno alla domanda: quanto della cultura comunista, togliattiana e berlingueriana, vive nei Ds e poi nel Pd? Gran parte, secondo l'esponente del Pdl, che sembra farsene un cruccio, anche se a ben vedere qualsiasi centro-destra europeo vorrebbe avere come competitor un centro-sinistra come il nostro. Se l'introduzione è "politica", i saggi degli altri autori sono invece rigorosamente storiografici. Più che di fronte a una storiografia di "destra" (non tutti gli autori sono riconducibili a quella famiglia politica), abbiamo qui un tentativo di colmare alcuni vuoti e smontare alcune leggende nella storia del comunismo italiano. La prima: il Pci è sempre stato un partito "diverso" rispetto ai comunismi settari e chiusi degli altri paesi europei. Gaetano Quagliariello per il rapporto con il comunismo francese e Viktor Zaslavsky per il caso di Tito mostrano che non è proprio così. La seconda leggenda: il Pci fin dal '45 ha scelto la strada legalitaria e il rigetto della violenza rivoluzionaria. Aldo Ricci da un lato e Piero Craveri dall'altro spiegano invece che il Pci degli anni Cinquanta non aveva del tutto risolto il problema della violenza. Quanto alle relazioni con l'Urss e con i piani di invasione del Patto di Varsavia, la terza leggenda vorrebbe il Pci, anche quello degli anni Cinquanta, estraneo o distante. Il saggio di Gianni Donno instilla più di un dubbio riguardo tale versione. Quarta leggenda: il Pci era un partito talmente inserito nella società italiana da riscuotere la simpatia di vaste aree di intellettuali e di figure provenienti dal mondo laico e da quello cattolico. Ne parlano da un lato Giovanni Orsina e dall'altro Andrea Guiso. Qui non si tratta di una leggenda nel vero senso della parola: solo che l'incontro con gli intellettuali e con i "compagni di strada" fu assai meno libero e aperto di come la vulgata vorrebbe. Poi c'è la questione del rapporto con i socialisti e in particolare il costante rigetto del Pci, fino a Berlinguer, fino allo stesso Occhetto, del "riformismo". Lunga storia, che per raccontarla non basterebbe un volume. Qui Simona Colarizi la prende dalle origini, dal Gramsci dirigente comunista. La "demonizzazione" del socialismo comincia da lì. Fin dal '21 nel repertorio antisocialista v'era la disonestà dei socialisti, le loro ruberie. C'è, scriveva Gramsci nel '25, «una quistione morale» che divide i comunisti dalla «geldra di filibustieri» socialista, tutta interessata a «bussare denari»". Corrotti Turati, Matteotti, Nenni, Pertini e Rosselli? Dal punto di vista comunista sì, perché il comunista, come scriveva Gramsci, è antropologicamente diverso da tutti gli altri, è un uomo nuovo, non irretito dalle passioni e dai vizi. Ma nell'epoca del ferro e del sangue queste parole avevano un senso. Quasi le stesse però ripeteva Enrico Berlinguer sessant'anni dopo ed è incredibile che la loro eco risuoni ancora ai nostri giorni. 04/01/2009

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LA CHIESA PERSEGUITATA IN SPAGNA E IN ITALIA (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2009-01-04 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano LA CHIESA PERSEGUITATA IN SPAGNA E IN ITALIA Ho letto che monsignore Angelo Amato sostiene che la Chiesa sarebbe perseguitata anche in Italia. Sono rimasto attonito. Ci vuole un bel coraggio e si sfida il ridicolo nell'affermare che esiste in Italia una persecuzione verso la Chiesa. Ha contributi su tutti i fronti: l'8 per mille più l'integrazione della quota di quelli che non hanno segnalato alcuna scelta nella loro dichiarazione dei redditi, l'ampia diffusione del catechismo nella scuola, uno stuolo d'insegnanti di religione a carico dello Stato (assunti senza sostenere alcun concorso), l'onere pubblico della costruzione e il restauro di chiese e conventi che spesso non sono utilizzati (in particolare nei centri storici) e l'esenzione dell'Ici delle strutture commerciali e turistiche gestite dalla Chiesa. Per non parlare della presenza continua di religiosi in televisione che rivestono i ruoli più disparati in molte trasmissioni, oltreché nello spazio liturgico stabilmente presente. è da non dimenticare il privilegio di frequenze esclusive per Radio Maria che rende difficile l'ascolto di altre emittenti, tra le quali Radiotre. Infine, a tal proposito, proprio su Radiotre, un sacerdote non giornalista — senza nulla togliere alle sue competenze — ha recentemento letto i quotidiani e dialogato con i radioascoltatori di Prima Pagina, visto che forse non bastavano i vari giornalisti dell'Avvenire che si alternano in questa pur meritoria trasmissione. Questa, dunque, sarebbe la persecuzione della Chiesa in Italia? Forse non è il caso di affermare che esiste viceversa una persecuzione delle minoranze e quindi dello Stato laico che la nostra Costituzione dovrebbe garantire? Aldo Capasso aldcapas@unina.it Sul Corriere del 18 dicembre 2008, nelle cronache di Milano, è riportata la notizia della messa celebrata dal cardinale Tettamanzi nel cantiere del nuovo palazzo della Regione. Mi piacerebbe conoscere il suo parere se un tale uso di una istituzione pubblica si può considerare rispettoso della laicità dello Stato. Ernesto Aleati Pavia Cari lettori, L e vostre lettere affrontano aspetti diversi di uno stesso tema — la Chiesa in Italia — e sono per molti aspetti complementari. Le dichiarazioni dell'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, sono state fatte in una intervista al mensile Il Consulente RE e concernono la Spagna dove è stata introdotta nelle scuole una nuova disciplina (EducaciÓn para la ciudadanÍa, educazione alla cittadinanza) in cui la Chiesa spagnola e la Santa Sede vedono una minaccia «laicista» ai principi della fede cattolica, soprattutto nelle questioni che attengono al rapporto fra sessi e alle unioni omosessuali. Nelle parole di monsignor Amato l'Italia appare incidentalmente alla fine dell'intervista. Secondo l'Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana, avrebbe detto che anch'essa non è esente da un processo di persecuzione «attraverso norme di legge, sentenze della magistratura, comportamenti irridenti». Anche a me queste parole sono sembrate stonate e sorprendentemente ignare dei molti vantaggi di cui la Chiesa gode tradizionalmente in Italia. Ma la spiegazione di questa stonatura traspare indirettamente dalla lettera di Aleati. Nella tradizione italiana, indipendentemente dai suoi regimi politici, il cattolicesimo è la «religione civile» dello Stato italiano e il suo clero è spesso chiamato a svolgere funzioni pubbliche. I vescovi hanno un alto rango nella gerarchia protocollare dello Stato. Le fabbriche hanno spesso un cappellano che organizza i pellegrinaggi dei loro dipendenti. Le forze armate hanno un vescovo castrense da cui dipendono i cappellani militari. Vescovi e cardinali presenziano al varo delle navi, tagliano nastri, benedicono opere pubbliche. I corpi delle forze armate hanno, come le città, un santo protettore. Le maggiori occasioni ufficiali vengono spesso accompagnate da un rito che ne certifica la solennità. L'anno accademico della Università Bocconi, ad esempio, comincia con una messa. Le feste religiose, anche quando hanno un evidente sapore pagano come quella di San Gennaro, si celebrano alla presenza delle autorità civili. Esiste all'interno della Chiesa una corrente conservatrice che non intende rinunciare a queste prerogative e che vede con preoccupazione la secolarizzazione delle istituzioni e della società. Ma esistono anche religiosi infastiditi e preoccupati da un ruolo che rischia di esporre la Chiesa a pericolose vicinanze e contaminazioni. Credo che abbiano ragione.

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Quegli scricchiolii nella Chiesa. (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 4 del 2009-01-04 pagina 5 Quegli scricchiolii nella Chiesa di Redazione Leggo oggi sulle pagine nazionali il suo fondo «Quando l'attacco alla Chiesa arriva dalla Chiesa»). Credo che l'oggetto del Suo interesse sia preminente e debba venir monitorato di volta in volta. Nel senso che se non risulta sorprendente in generale l'attacco alla Chiesa stessa, è particolarmente significativo il disciogliersi di un tessuto unitario che in larga misura proprio nel passato la Chiesa riuscì a mantenere anche nei momenti difficili. Gli episodi dei ripetuti gesti di offesa nei confronti dei simboli natalizi ne sono un esempio calzante. Se questi ultimi pensano di saperla lunga (particolarmente l'Islam) vantando presunte superiorità hanno pur diritto alle loro illusioni. Quello che davvero preoccupa è il cedimento che qua e là si avverte da parte dei «consacrati». Sembra di trovarsi oggi in una situazione non dissimile da quella che faceva avvertire continui scricchiolii, situazione così ben descritta nel celebre racconto di E.A. Poe, Il crollo della casa degli Usher. Credo che questo contesto ci accompagnerà nel futuro. Appare a noi tutti un problema di medio (se non di lungo periodo). Si tratta di una questione di fondo per l'Italia e per l'Europa (continente dove la conflittualità fra poteri religiosi e poteri laici è stata acuta nel passato, accanto naturalmente a momenti di concordia non sempre contemporanei -all'interno e all'esterno - delle diverse nazioni). Il punto che ci riguarda (credenti o non credenti) è quello della misura dell'indebolimento del cristianesimo in relazione alla compattezza delle nazioni (e dell'Italia in particolare). È fuori discussione che una ricaduta quanto ad indebolimento c'è. Ed è proprio in tale frangente che occorre rilanciare un fronte patriottico che sappia ovviare a una crisi della religione più diffusa nella nostra penisola. Dopo sessant'anni dalla fine della seconda guerra mondiale, è più che doveroso ricondurre l'internazionalismo, di cui si sono fatte portatrici le sinistre e una discreta parte dei cattolici, nei limiti precisi che gli competono e che non vanno oltrepassati. Dobbiamo recuperare lo spirito del Risorgimento nelle sue luci (senza nasconderci le ombre), smettendola di piangerci addosso per quei difetti che (ancorché visibili) non cancellano il positivo che si è venuti costruendo, anche (se non soprattutto) grazie all'ingegno nazionale. Gli infelici di circostanza, i masochisti e tutta quella singolare genia che si ostina a remare contro (quale che sia l'ideale che professa) va sistematicamente rintuzzata nelle istanze di cui si fa portatrice. Certo il fatto che dei «consacrati» vadano perdendo la fiducia in se stessi e assecondino spinte emotive la cui natura psicologicamente non è del tutto chiara, è un problema cui i cattolici di buon senso devono reagire accentuando la volontà di far parte di un processo storico che è anche il loro e che ci porta (se lo vogliamo davvero) verso la ricostituzione di un senso nazionale rinnovato (di cui il cattolicesimo fa naturalmente parte, anche se io non mi nascondo che lo vorrei un po' più in linea con l'orientamento protestante incline a riconoscersi senza false remore con le istituzioni civili). In decenni non tanto lontani (e le testimonianze sono molteplici e facilmente reperibili) era praticamente scomparsa dal linguaggio dei nostri politici la parola «patria», a poco a poco questa ignobile debolezza è venuta scomparendo. Penso che se lo vogliamo ben altre saranno cancellate. Chi pensa di manipolare gli immigrati per i suoi fini, chi si inginocchia di fronte a loro, non si faccia illusioni. Non ci priverà di una patria e della capacità di lottare per essa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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L'esempio del sacerdote. (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 4 del 2009-01-04 pagina 5 L'esempio del sacerdote di Mario Mortola Caro Lussana, la gratitudine che noi credenti (per quanto mi riguarda cattolico romano) dovremmo avere nei Suoi confronti ha raggiunto livelli di eccellenza. Il Suo articolo di fondo sul giornale (ovviamente «Il Giornale») del 28 c.m. dimostra come la sensibilità religiosa di persone non «dotate di tonaca talare» sia punto di riferimento superiore a chi dovrebbe diffondere tra i fedeli l'essenza della religiosità tramandataci nei secoli. Non si tratta di non essere attenti alle evoluzioni dei tempi. Nel corso degli anni all'interno della Chiesa si sono verificate situazioni tutt'altro che coerenti agli insegnamenti di Cristo. Purtroppo anche oggi una parte di clero non parla ed agisce come i semplici credenti necessitano. Troppo raramente i simboli e gli argomenti, che ci ricordano Cristo ed i Suoi insegnamenti, sono soggetti a tralignamenti. Dio ha provveduto a concedere un Papa che corrobora ed integra ciò che non si riceve dal sacerdote o vescovo di riferimento. Intendiamoci le «scantonature» dei religiosi, da cui il laico vorrebbe ricevere linfa spirituale, sono ancora minoranza. Io mi auguro molti altri riesco a trovare spunti di esempio e meditazione offerti dai sacerdoti. È peraltro innegabile che troppe sono le incoerenze e diciamolo pure chiaramente gli esempi contrari alla essenza evangelica. Il prete per il cristiano è l'interprete è il continuo annunciatore del verbo essenziale ed originale di Cristo. Grazie allo Spirito Santo ce ne sono ancora e nel contempo esistono i Lussana. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Quiliano, nasce il partito degli assessori uscenti (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 05-01-2009)

Argomenti: Laicita'

POLITICA OTTONELLO E SPARSO RIVALI DEL PD Quiliano, nasce il partito degli assessori uscenti A Quiliano è nato il partito degli assessori. Nadia Ottonello e Valtero Sparso con la riunione alla sms Aurora di Valleggia avevano gettato le basi per un vero e proprio movimento politico destinato a raccogliere l'eredità dell'amministrazione uscente. I due amministratori della giunta Isetta stanno già lavorando alla stesura di un programma incentrato sui grandi temi ambientali ma anche sulle problematiche legate ai servizi sociali. Immancabili i riferimenti all'ampliamento a carbone della centrale di Tirreno Power, alla discarica di Passeggi (che pur essendo realizzata nel territorio di Savona, incombe di fatto sull'area turistica e archeologica di Quiliano). I due assessori puntano però anche sulle ricadute derivanti dalla piattaforma portuale di Vado Ligure ma premono anche per il mantenimento del buon livello di stato sociale esistente in Quiliano, messo in pericolo dai continui tagli ai trasferimenti operati dal governo nazionale. «Le persone che hanno partecipato numerose alle nostre riunioni hanno però sottolineato anche la necessità di rimarcare le identità progressiste: di sinistra, cattolico-democratiche e laiche che ultimamente altri partiti del centrosinistra sembrano aver smarrito», sottolinea Valtero Sparso con un riferimento nemmeno troppo velato al Pd. I prossimi impegni consisteranno nella formalizzazione del programma e nell'organizzazione di un gruppo politico che è da tempo in via di formazione e sarà caratterizzato «come un vero e proprio soggetto politico progressista». \

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Commistione tra protesta e religiosità (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 05-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-01-05 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'intervento Commistione tra protesta e religiosità SEGUE DA PAGINA 1 Colpisce e fa riflettere questo atto simbolico dai molti significati. Innanzitutto il luogo, piazza Duomo, ha per tutti noi, anche per i non cattolici, un significato particolare, rappresenta il centro e il simbolo della città, la sua storia, la sua religiosità; è il luogo dove si sono svolti i fatti e le celebrazioni, anche laiche, più significative e sentite della città. E poi la commistione fra religiosità e protesta, fra politica e preghiera, quasi a volere mettere insieme in modo indissolubile le due cose, come se la fede per l'Islam coincidesse con la protesta e dovesse essere riaffermata nel luogo più «sacro» della città. Quasi che la preghiera desse ulteriore forza alla manifestazione di protesta. Abbiamo poi visto, purtroppo per l'ennesima volta, le bandiere d'Israele bruciate e vilipese, la stella di David equiparata alla svastica nazista. è qualcosa che ferisce tutti, ebrei e non, per ciò che è stata la storia, per quello che, purtroppo, è accaduto e per ciò che Israele ha rappresentato e rappresenta nel mondo libero, nonostante le guerre e le colpe degli uni e degli altri. Non vogliamo più vedere queste immagini, immagini che continuano a ripetersi malgrado le condanne bipartisan talvolta accompagnate da una larvata ipocrisia. Nel rispetto della religiosità di tutti, della fede di ciascuno, dei culti delle diverse religioni, la preghiera islamica in piazza Duomo ha un significato che ha trasceso forse le stesse intenzioni dei musulmani che vi hanno partecipato e sul quale dobbiamo tutti, con civile tolleranza, interrogarci. Sergio Harari Intenzioni La preghiera in piazza Duomo ha un significato che ha trasceso, forse, le stesse intenzioni dei musulmani che vi hanno partecipato

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Coppie di fatto, scoppia la polemica (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 05-01-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa La Carfagna disponibile a trattare, Pdl diviso Coppie di fatto, scoppia la polemica «Una legge di questo tipo non è nel programma di governo. Detto questo, se il Parlamento dovesse elaborare un testo che vada a regolare, in via privatistica, le unioni di fatto da parte mia ci sarebbe un interessamento». Con queste parole, pubblicate ieri in un'intervesta rilasciata al nostro giornale, il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ha riacceso una polemica che, ormai, si trascina da anni. Dai corridoi della Camera a quelli del Senato, dalle proteste di piazza ai salotti delle trasmissioni televisive è stato un continuo interrogarsi su quale fosse il modo migliore per affrontare la questione, senza mai venirne a capo. Così dopo il fallimento dei Dico (Diritti e doveri delle persone stabilmente convicenti) proposti dal governo Prodi II, il delicato fardello è passato nelle mani del governo Berlusconi IV con la proposta definita Didore (Diritti e doveri di reciprocità dei conviventi) arrivata dai ministri Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi. E proprio da Rotondi arrivano i primi apprezzamenti: «Finalmente si capisce che si tratta di un'iniziativa di ispirazione cristiana. Una legge su certi diritti è autorevole solo se condivisa da tutte le sensibilità del mondo cattolico. I Didore sono solo il primo di una serie di temi su cui sarà utile esercitare la capacità di dialogo tra laici e cattolici». Ma, tra i cattolici seduti in Parlamento, sia di maggioranza che d'opposizione, sembra proprio non esserci nessuna intenzione di chinare il capo nei confronti del riconoscimento delle coppie di fatto. Così se la deputato Teo-con del Pd, Paola Binetti, tuona: «Qualunque tipo di riconoscimento che nei contenuti giuridici e simbolici ponesse una sorta di equiparazione di coppie di fatto e matrimoni, troverebbe la stessa opposizione da parte nostra che ha trovato nella legislatura precedente», il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi ricorda che «uno degli elementi fondanti di questa maggioranza è la difesa della famiglia così come definita dalla Costituzione della Repubblica». Ancora più diretto è il presidente al Senato del Pdl, Maurizio Gasparri: «Non ci sono spazi per unioni gay, Dico, Didore e cose simili. In Parlamento non possono passare e non passeranno». Unico a difendere l'operato della Carfagna è il vicepresidente della Camera del Pdl Maurizio Lupi: «è inutile cercare di distorcere il pensiero del ministro Carfagna per accreditare una tesi preconfezionata. Le sue parole sono chiare: una legge che regolamenti le coppie di fatto non è nel programma». Anche se c'è chi spera in un'inversione di tendenza. Donato Robilotta, capogruppo Pdl in regione Lazio, sottolinea: «Il PdL non è solo il partito dei cattolici ma prende milioni di voti anche dai laici e dai socialisti, per ciò fanno bene Brunetta e Rotondi ad andare avanti sulla proposta di legge». Infine chi mette in guardia riguardo a possibili sciagure nel portare una legge simile in Parlamento è Maurizio Ronconi dell'Udc: «Porta male. Per la maggioranza di centro sinistra significò l'inizio della fine».

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IL CITTADINO E LA VOLONTÀ DI ELUANA (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 06-01-2009)

Argomenti: Laicita'

IL CITTADINO E LA VOLONTÀ DI ELUANA Sia fatta la volontà di Eluana» o «sia fatta la volontà di Dio»? Tra queste due possibilità si tratta di scegliere, al di là di questo singolo e terribile caso, mettendo al posto di Eluana il nome di un qualsiasi cittadino, per legiferare. Risulta infatti ormai evidente come la prima linea delle obiezioni clericali (la volontà di Eluana non è stata accertata oltre ogni ragionevole dubbio) fosse poco più di un pretesto. Fosse stata anche messa per iscritto, filmata, certificata presso un notaio, l'ostilità clericale alla decisione dei magistrati sarebbe restata tale e quale. La volontà del cittadino o la volontà di Dio? Questa, e nessun'altra, è la decisione che si deve prendere. In uno Stato laico la risposta dovrebbe suonare ovvia. La volontà di Dio si esprime sempre e solo attraverso la voce di un uomo, la volontà finitamente umana di chi pretende di parlare in Suo nome, e ha un significato solo per il credente e non può vincolare che lui, e del resto è diversa quanto diversi sono i gruppi di credenti a la loro ermeneutica della volontà divina. I cristiani valdesi ammettono il diritto all'eutanasia, e altrettanto fanno cristiani cattolici come Hans Küng, Giovanni Franzoni e tantissimi altri. La Costituzione italiana, non a caso, stabilisce che è diritto di ogni cittadino rifiutare qualsiasi genere di cure, anche se tale rifiuto porta a morte certa, e ripetute sentenze della magistratura, fino alla Cassazione, hanno ormai sistematicamente applicato il principio. La giaculatoria ricorrente, secondo cui la vita è un bene "indisponibile", è solo l'ultimo sotterfugio con cui si tenta colpevolmente di rovesciare il dettato costituzionale. Applicare o togliere una macchina, senza la quale la vita cesserebbe, è sempre una decisione, che verrà perciò presa da qualcuno. La decisione, e la vita, è sempre e comunque, perciò, nella disponibilità di qualcuno, ci si trovi di fronte al malato terminale o al neonato che abbandonato alla "natura" non sopravviverebbe. Perciò, se la tua vita non è nella tua disponibilità, caro lettore (adulto e titolare dei diritti di cittadino), sarà inevitabilmente nella disponibilità di qualcun altro, essere umano finito e fallibile come te. Qui si tratta semplicemente di decidere tra libertà democratiche e pretese di teocrazia. Se l'oltranzismo clericale arriverà alla dismisura di voler davvero imporre per legge, a tutti, la loro morale di fine vita, e non ci fosse una Corte Costituzionale capace di abrogare un così inqualificabile tentativo di restaurazione teocratica, bisognerà che tutti i cittadini democratici si sentano fin d'ora mobilitati al referendum. Nei siti www.unita.it e www.micromega.net è possibile leggere la versione integrale di questo articolo

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Rotondi non s'arrende (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Laicita'

coppie di fatto Rotondi non s'arrende Gianfranco Rotondi, ieri, ha passato la giornata al telefono con Silvio Berlusconi e altri leader del governo per spiegare loro il proprio punto di vista sui Didore. E al Riformista dice che lui, la battaglia sui Didore, la fa «anche se a Silvio Berlusconi non piace». La fa nonostante il malcontento del premier per il protagonismo e le energie profuse in merito negli ultimi mesi da lui e dal ministro Renato Brunetta cresca sempre di più. E la fa nonostante sia consapevole che il Pdl un ddl sui Didore non lo presenterà mai: «Se lo facesse - dice - il ddl passerebbe sia al Senato che alla Camera: ci sono, infatti, parlamentari dei due schieramenti pronti a votarlo. E sono la maggioranza». «Mi aspetto - dice ancora - che sia un qualche partito della sinistra a fare suo il ddl e a presentarlo. Così, finalmente, avremo una legge che tuteli le coppie di fatto». Che vi siano svariati deputati del centro destra pronti a votare i Didore non è una notizia nuova: le parole che ha detto due giorni fa al Tempo il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna non hanno fatto altro che confermarlo. Il punto semmai è un altro. Ed è che la cosa rischia di scoppiare nelle mani di un governo che a tutto vuole arrivare tranne che a una legge parecchio invisa alle gerarchie vaticane. «Il Vaticano - dice Rotondi - non ha capito che il compito del politico cattolico è quello di trovare una mediazione tra i valori che la Chiesa propone e le istanze dei non credenti. Oggi le gerarchie della Chiesa dettano i loro quattro o cinque "no" alla stampa non permettendo a nessuno l'esercizio di questa mediazione un tempo preziosa. Io voglio far sì che il laicato cattolico torni a contare e, dunque, a svolgere una propria opera di mediazione nella politica. Altrimenti non ha nessun senso che il Vaticano chieda una nuova generazione di credenti impegnati in politica. Che generazione si aspettano se non le si lascia la possibilità di agire, di fare?». Ai deputati del Pdl pronti a schierarsi in favore dei Didore ha risposto per tutti il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri per il quale una legge sulle coppie di fatto non è in agenda né oggi né mai. Il tono perentorio della sua uscita conferma come un fronte laico nella maggioranza sull'argomento esista, sia compatto e destinato a vincere nel caso un ddl venga presentato nelle due Camere. P. R. di Paolo Rodari 06/01/2009

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Dico no al referendum sulla morte (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Laicita'

bioetica Dico no al referendum sulla morte Il nostro è un tempo affamato di etica" ha scritto Aldo Schiavone su Repubblica del 31 dicembre, quasi a siglare l'anno appena concluso. Però, mentre qualcosa nella Chiesa si muove, sul versante laico (ma è parola vecchia, annota Schiavone) non si scorge «un interlocutore davvero rappresentativo e autorevole» in grado di cogliere le novità che emergono in area cattolica, per verificare la possibilità di una prospettiva almeno in parte condivisa. È vero: nel nostro paese il dibattito sulla biopolitica è ottusamente ancorato a vecchi schemi interpretativi, ormai profondamente inadeguati. Ma negli ultimi tempi si avverte una diversa disponibilità cattolica al confronto; non perché sia meno intransigente la posizione a difesa della persona e della sua dignità, ma perché i cattolici stanno abbandonando un'antica tendenza all'autoreferenzialità. Per esempio sul cosiddetto testamento biologico: una volta usciti dall'opposizione frontale alla legge si è dovuti entrare nel merito dei problemi posti dalle nuove tecniche mediche. segue a pagina 4 di Eugenia Roccella 06/01/2009

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LEGGI ITALIANE E VATICANO IL TEVERE È PIÙ LARGO (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-01-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2009-01-06 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano LEGGI ITALIANE E VATICANO IL TEVERE è PIù LARGO Dal primo gennaio il Vaticano non recepisce più automaticamente le leggi italiane. Il presidente della Corte d'appello vaticana ha dichiarato che il numero delle norme emanate in Italia è «esorbitante» e che troppo spesso queste sono in contrasto «con principi non rinunciabili da parte della Chiesa». Difficile non pensare alle recenti polemiche sull'eutanasia, i Dico, l'aborto. In effetti è chiara l'intenzione del Vaticano di tutelarsi rispetto a norme che potrebbero essere contrarie alla dottrina cristiana. Ma non si tratta di un passo indietro rispetto al Concordato del 1929? Paola Masini Firenze Il Vaticano non recepisce le leggi italiane. E quando lo Stato italiano smetterà di recepire i diktat vaticani? Angelo Ventura angeloventura@iol.it Cari lettori, H o letto il lungo articolo di José MarÍa Serrano Ruiz, presidente della Corte di appello dello Stato della Città del Vaticano ( L'Osservatore Romano del 31 dicembre 2008); e confesso di non avervi trovato alcunché che possa spiacere alle correnti laiche della società italiana. La questione, se ho capito bene, mi sembra essere in questi termini. Nel giugno del 1929, pochi mesi dopo la firma del trattato che tenne a battesimo la Città del Vaticano, il nuovo Stato emanò una legge sulle fonti del diritto a cui si sarebbero ispirati i suoi legislatori. Per ragioni pratiche e comprensibili fu deciso che non valeva la pena di scrivere nuovi codici e disposizioni amministrative per una piccola popolazione composta in buona parte da dipendenti italiani che passavano la frontiera due volte al giorno e avevano nel Regno la loro famiglia, la loro casa, i loro beni, i loro interessi familiari e patrimoniali. Dopo avere ampiamente ricordato l'importanza del diritto canonico, la legge del giugno 1929 stabiliva, come scrive Serrano Ruiz, una sorta di recezione automatica delle leggi italiane «che si presumeva come regola, solo eccezionalmente rifiutata per motivi di radicale incompatibilità con leggi fondamentali dell'Ordinamento canonico o dei trattati bilaterali». Più recentemente, durante il papato di Giovanni Paolo II, fu deciso di mettere ordine nella materia con l'aiuto di un autorevole giurista di origine ebraica, Federico Cammeo, e più recentemente, sotto il papato di Benedetto XVI, è stata istituita una «Commissione per la revisione della Legge sulle fonti del diritto Vaticano » che è presieduta, per l'appunto, da José Maria Serrano Ruiz. Il risultato di questo lavoro è una nuova legge molto più breve che sostituisce quella del 1929 e abolisce la recezione automatica della legislazione italiana. Secondo l'autore dell'articolo i motivi di quest'ultima decisione sarebbero tre: «in primo luogo il numero davvero esorbitante di norme nell'ordinamento italiano, non tutte certamente da applicare in ambito vaticano; anche l'instabilità della legislazione civile per lo più molto mutevole e come tale poco compatibile con l'auspicabile ideale tomista di una lex rationis ordinatio, che, come tutte le operazioni dell'intelletto, cerca di per sé l'immutabilità dei concetti e dei valori; e infine un contrasto, con troppa frequenza evidente, di tali leggi con principi non rinunziabili da parte della Chiesa». Nulla da eccepire. Abbiamo troppe leggi, talora contraddittorie, spesso destinate a essere sostituite da altre leggi dopo periodi relativamente brevi, e comunque poco rilevanti per uno Stato composto da poche migliaia di anime e da pochissimi nuclei familiari come quello della Città del Vaticano. Forse converrebbe ricordare al commentatore dell'Osservatore Romano che la volubilità delle leggi italiane, come di quelle di altri Stati europei, è anche il risultato delle grandi trasformazioni della nostra società. Viviamo in tempi nei quali il diritto deve adattarsi a situazioni nuove create dal mutamento dei costumi e dalle nuove tecnologie. Non è facile legiferare una volta per tutte quando la materia da regolare assume continuamente forme nuove e i governi debbono affrontare problemi che erano, mezzo secolo fa, difficilmente immaginabili. Ma Serrano Ruiz ha certamente ragione quando osserva che le leggi dello Stato italiano possono entrare in rotta di collisione con quelle della Città del Vaticano. Lo Stato legifera per tutti, non soltanto per i cattolici di stretta osservanza, e nei prossimi anni i nostri governi, comunque composti, dovranno prendere decisioni che non piaceranno alla Santa Sede. è perfettamente comprensibile quindi che le autorità della Città del Vaticano abbiano innalzato lungo la frontiera di piazza San Pietro una invisibile barriera giuridica. Non capisco invece perché i laici debbano esserne irritati e infastiditi. A me sembra che con questa nuova legge la Santa Sede abbia dato un buon contributo alla separazione fra lo Stato e la Chiesa.

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Coppie di fatto, (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Non mi sento un peccatore se propongo i DiDoRe Coppie di fatto, serve una disciplina per chi divide una casa Non stupisce il clamore che circonda l'ipotesi di una legge sulle coppie di fatto. Mai una questione marginale ha contenuto così interamente il travaglio della nostra generazione di legislatori e di cattolici democratici. Ma separiamo il merito dal metodo, proprio perché è questo ultimo ad appassionarci di più. Il merito è la legge che si vuol fare e le situazioni che si vogliono disciplinare. Il metodo è la maniera in cui una legge si fa, le volontà che la indirizzano, la sintesi che ad essa è sottesa perché sia una legge autorevole e cioè riconosciuta da tutti i consociati. Partiamo dal merito: serve una legge sulle coppie di fatto? Si e no, potremmo azzardare: non serve se immaginiamo una legge che fondi un istituto ancillare al fianco del matrimonio, una specie di coniugio di importazione parallela dai mercati del nord Europa. Serve, al contrario, una disciplina più compatta dei diritti già esigibili nel nostro ordinamento da parte dei cittadini che dividono un'abitazione sulla base di un rapporto che sia di affetto oppure no. Due ragioni militano per un intervento legislativo: la prima è che altrimenti il disordine sarà presto colpito da una sentenza scaturente dalle molteplici iniziative giudiziarie pendenti; la seconda ragione è che una legge ben fatta pone fine a una diatriba tutta ideologica dove a contrapporsi non sono cattolici e laici, ma da una parte gli anticlericali e dall'altra una curiosa compagnia di atei devoti e integralisti in cerca di candidature sicure. Si aggiunga che proprio nessun motivo di principio può preoccupare i cattolici perché l'esistenza di norme dedicate a convivenze di fatto non li riguarda, la fattispecie essendo esclusa in tutte le sue forme dai modelli etici previsti dal cattolicesimo. Ben diverso discorso riguarda l'aborto e il testamento biologico: se la definizione scientifica di vita protegge un arco temporale compreso tra gravidanza e morte naturale, ogni decisione di interrompere la vita mette una pesante responsabilità in capo a chi la pratica o anche solo al legislatore che la permette e la disciplina. In altre parole a me, che sono sposato e padre di famiglia come vuole Santa Romana Chiesa, non viene nessun peccato e nessuna colpa giuridica dal fatto di disciplinare i diritti necessari di chi vive uno stile di vita diverso dal mio. Paradossalmente, è più complesso definire un orientamento sui temi etici dell'inizio e della fine della vita. E, allora, perché ci si scalda tanto contro i DiDoRe senza nemmeno averli letti? Forse perché da un pò la Chiesa percepisce e un pò si rassegna a una minorità numerica che si innerva e si innervosisce in una sorta di testimonianza estrema e di frontiera. Essa genera un istinto difensivo che individua una specie di frontiera di salvezza: l'identificazione (in passato non scontata) tra legge di Dio e diritto naturale, e la coincidenza dello stile cristiano con l'istituzione della famiglia. Un pò bassina questa frontiera per chi è nato negli anni di un Concilio che apriva la speranza di una nuova egemonia dolce del cattolicesimo attraverso aperture e, forse, contaminazioni mai compromessi mondani. E finiamo con un'annotazione sul merito, che è il motivo della nostra passione polemica: c'era una volta la Dc e, prima ancora, il laicato cattolico. La Chiesa parlava e cresceva con le parole e i gesti del clero e del laicato cattolico il cui protagonismo è stato assoluto ed ha avuto nella Democrazia Cristiana la sua espressione politica. Al laicato cattolico e alla Dc competeva non già di eleggere in Parlamento relatori appassionati dei sacri principi, ma mediatori capaci di quei principi con quelli altrui per un'armonica convivenza sociale. Il risultato fu una Repubblica che fece convivere comunisti e cattolici, credenti e non credenti, e i mediatori si chiamarono De Gasperi, Moro, Dossetti, La Pira, Fanfani. Mai questi mediatori confusero il loro ruolo con quello della Chiesa perché avevano chiaro il proprio doppio carisma: da cattolici erano parte di un laicato non contrapposto ma complementare al clero; da legislatori sapevano che l'egemonia di un partito cattolico era ad un tempo condizione ed obbligo di laicità. Oggi assistiamo alla liquidazione di questo metodo in favore di un intervento diretto della Chiesa su tutti i temi politici e di un allineamento senza fede dei due principali partiti politici. Ormai sono abbonati alle questioni etiche due porporati e un monsignore, che danno la linea, e cinque simpatici colleghi parlamentari che porgono sulle agenzie di stampa la genuflessione dei principali partiti. C'è da chiedersi, con moltissima umiltà, come la Chiesa possa auspicare una nuova generazione di politici cattolici se lascia una corda tanto corta al laicato cattolico togliendogli ogni potere di mediazione che è l'unico luogo in cui può formarsi una classe dirigente capace di tenere unito un Paese. *Ministro per l'Attuazione del Programma

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<Senza regole è impossibile ogni dialogo> Il giornalista: <Dalla comunità islamica mi... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 06-01-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 5 del 2009-01-06 pagina 9 «Senza regole è impossibile ogni dialogo» Il giornalista: «Dalla comunità islamica mi aspettavo rispetto e dal vescovo di Milano almeno una parola Se migliaia di cattolici avessero pregato davanti a una moschea, le reazioni ci sarebbero state. Eccome» di Matteo Sacchi Antonio Socci è uno dei più noti giornalisti cattolici del nostro Paese (ha appena pubblicato per Rizzoli Indagine su Gesù). Lo abbiamo intervistato sulle impressioni che gli ha suscitato la manifestazione filo-palestinese che, sabato, ha paralizzato il centro di Milano. Una manifestazione in cui si sono viste bandiere d´Israele date alle fiamme, stelle di Davide trasformate in svastiche e cori pro-Hamas. Un corteo di due ore che si è concluso in piazza Duomo, con trecento musulmani in ginocchio ad ascoltare la preghiera dell´imam. Centinaia di musulmani che, sabato recitavano la salat in piazza Duomo a Milano... Che impressione le ha fatto? «Innanzitutto al di là dell'atto in sé mi ha stupito il dopo. Mi sarei aspettato di avere delle motivazioni, delle risposte serie e mi sembra che non ce ne siano state. Mi aspettavo che una comunità integrata, come è quella islamico-milanese avesse un comportamento diverso: più rispettoso, più attento sia alle norme che regolano le manifestazioni sia alla sensibilità dei cristiani. Ho sentito che durante la preghiera islamica il Duomo è stato chiuso ed è rimasto impraticabile...». E a proposito delle reazioni delle autorità laiche e religiose della città? «Beh, mi sarei aspettato parlasse il vescovo, che è sempre così attento alla questione del dialogo. Sono rimasto stupito di fonte al silenzio... Non si può parlare sempre di dialogo e poi, in una situazione del genere, non dire niente. Mi ingenera forti dubbi anche la commistione di un gesto di questo tipo con una questione politica come quella di Gaza. Non vedo il nesso e, nel silenzio della comunità islamica, non è facile farsene una ragione... Vedo in questo non farsi capire un atteggiamento preoccupante». La spiegazione data dall'imam del centro islamico di viale Jenner suona più o meno così: «Si sono trovati lì all'ora della preghiera e hanno pregato come se fossero in qualunque altro posto...». «Questa però è una spiegazione che non spiega niente. Non ci si può limitare ingenuamente a mantenere la discussione su questo piano. Onestamente... Non si vede che senso abbia una risposta del genere. Bisogna chiedere uno sforzo maggiore da parte dei responsabili della comunità islamica. In Italia ci sono delle regole, non si possono fare manifestazioni spontanee... L'unico dato che mi sembra positivo è che non ci sono state grosse violenze...». Bandiere in fiamme e stelle di Davide trasformate in svastiche sì... «È vero, anche se in molte delle cose accadute a margine della manifestazione la religione c'entra poco e va tenuto conto che in piazza non c'erano solo islamici... È proprio per questo che il silenzio è intollerabile». Molti cittadini di Milano a vedere piazza Duomo trasformata in «moschea» hanno avuto una sensazione di choc che va al di là dell'essersi visti guastare lo shopping dei saldi... Quella piazza è un simbolo... «È comprensibile. Ma non bisogna estremizzare la situazione o generare falsi allarmismi. Serve una valutazione lucida che metta i puntini sulle "i", fatta senza rabbia. Piazza Duomo è usata per un sacco di manifestazioni ma è chiaro che è una piazza con una cattedrale cattolica. Ecco, immagino che se qualcuno avesse portato qualche migliaio di cattolici a pregare di fronte ad una moschea, magari a quella di Roma, ci sarebbero state delle reazioni piuttosto seccate, comprensibilmente seccate. Io non andrei a pregare di fronte ad una moschea, mi sembrerebbe una provocazione fuori luogo». È quello che ha detto anche don Manganini, l'arciprete del Duomo... «Solo che l'arciprete non basta. Il vescovo dovrebbe intervenire in maniera forte. È giusto far in modo che i musulmani abbiano i loro luoghi di culto, è giusto il dialogo interculturale. Però poi bisogna prendere posizione quando, invece, accadono cose di questo tipo. L'errore di molti cattolici e di molti laici è quello di pensare ottimisticamente che le identità siano facilmente assimilabili. Ma la storia ci insegna che non è così. Dovrebbero fare una riflessione più seria. Ci sono circostanze che dovrebbero farci aprire gli occhi... Non ci si può appellare al dialogo e poi, quando serve, limitarsi a tacere». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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