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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GEN.
DEL DOSSIER |
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Se
lo stato ci condanna a vivere ( da "Unita, L'"
del 01-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: lo farà lo Stato. Sono ostaggio di
chi ha voluto farsi portatore di una certa cultura cattolica contrapposta ad
una certa cultura laica. Mai, mai avrei deciso per gli altri, che possono voler
vivere la loro vita, tutta, come meglio credono. Il testamento biologico
dovrebbe essere il mezzo affinché, chi vuole, possa rifiutare la vita
artificiale,
biotestamento,
prove d'intesa pd-pdl la cei
a fini: "lo stato etico è un'altra cosa" - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il presidente della Camera aveva
parlato di una legge - quella appena approvata al Senato - «da Stato etico»,
augurandosi perciò che alla Camera, dove le norme sul fine-vita stanno per
arrivare, si cambi registro e lo Stato laico batta un colpo. Ma la Cei dà
l´alt: «Lo Stato etico è decisamente un´altra cosa e
la Chiesa cattolica non l´ha mai avuto in simpatia.
Liberalismo
sociale Il Pd ci (ri)provi o
resterà alla sbarra pubblico/privato
( da "Riformista,
Il" del 01-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: privato Non basta parlare di
sintesi tra laici e cattolici. Occorre elaborare un discorso: sull'economia e
la crisi, sulla bioetica, sulle riforme Il consolidamento del centrodestra
nella forma del Pdl è parso a tutti una svolta
nell'assetto politico del Paese. Non forse ancora la fine della lunga
transizione, se con ciò si intende un normale equilibrio tra due partiti
fondamentali,
ALCESTE SANTINI CITTà DEL
VATICANO. LA CONFERENZA EPISCOPALE
ITALIANA, PER DARE IL SUO CONTR...
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del
01-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: uno Stato laico rispetto a quello
etico», ha dichiarato: «La Chiesa non ha mai avuto simpatia per uno Stato
etico». Ha, quindi, voluto far rimarcare che in politica da parte dei vescovi
«non c'è stata nessuna scelta di campo e ancor meno di partito» perché ha
sempre avuto «rispetto dell'autonomia del Parlamento pur rivolgendo attenzione
ai valori»
( da "Unita, L'" del 01-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Se lo stato ci condanna a vivere È pomeriggio. Piove. Mi chiedono
cosa ne penso del Ddl sul testamento biologico.
Rileggo l'art. 32 della Costituzione: «La Repubblica
tutela la salute come fondamentale diritto. Nessuno può essere obbligato a un
trattamento sanitario se non per legge. La legge non può in nessun caso violare
i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Quali sono questi limiti?
Sono ormai stati superati dal progresso tecnologico? Il fine
vita cui erano abituati a pensare i nostri padri non è certo quello che
abbiamo sotto gli occhi. La situazione è andata nel tempo così modificandosi da
rendere necessaria l'affermazione, in campo internazionale, di principi prima
ignoti: si possono rifiutare atti medici anche se
benefici, l'interruzione delle cure va praticata se le cure sono
sproporzionate, o inutili o abbiano il solo effetto del mantenimento in vita
artificiale. Leggo e rileggo il complesso testo del Ddl
Calabrò licenziato dal Senato. L'articolo 3
stabilisce che, in caso di stato vegetativo,
idratazione e nutrizione forzata non vanno sospese. Mi pare che il Ddl disciplini il principio dell'intangibilità della vita,
più che il fine vita. Non avrei voluto decidere se
vivere o morire, avrei voluto scegliere se essere attaccata oppure no ad una macchina;
di decidere fino a che punto arrivare, quando fermarsi. Ora non lo deciderò, lo farà lo Stato. Sono ostaggio di chi ha voluto farsi portatore
di una certa cultura cattolica contrapposta ad una certa cultura laica. Mai,
mai avrei deciso per gli altri, che possono voler vivere la loro vita, tutta,
come meglio credono. Il testamento biologico dovrebbe essere il mezzo affinché,
chi vuole, possa rifiutare la vita artificiale, come farebbe se avesse
coscienza. Invece no. Si è stabilito che qualcuno può decidere del corpo di un
altro. Rileggete la Costituzione, sentite la gente, i medici. E fermatevi.
( da "Repubblica, La"
del 01-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 13 - Interni
Il testo, che modifica quello del Senato, visionato dal presidente della
Camera. Bocchino: il ddl cambierà. Tempi lunghi per l´approvazione Biotestamento, prove d´intesa Pd-Pdl
La Cei a Fini: "Lo Stato etico è un´altra cosa" L´emendamento cerca
un compromesso su nutrizione e idratazione GIOVANNA CASADIO ROMA - Non ci
stanno. I vescovi bacchettano Gianfranco Fini sul biotestamento.
Al congresso del Pdl, smarcandosi da Berlusconi e
dalla maggioranza, il presidente della Camera aveva parlato
di una legge - quella appena approvata al Senato - «da Stato etico»,
augurandosi perciò che alla Camera, dove le norme sul fine-vita stanno per arrivare,
si cambi registro e lo Stato laico batta un colpo. Ma la Cei dà l´alt: «Lo Stato etico è decisamente un´altra cosa e la Chiesa
cattolica non l´ha mai avuto in simpatia. Lo Stato etico c´è quando ci
sono delle costrizioni e non mi sembra che ci si trovi in queste condizioni», biasima il segretario della Conferenza episcopale,
monsignor Mariano Crociata. Per i vescovi la legge va definitivamente
approvata, e in fretta. Benché sia inutile, dal momento che la volontà del
malato espressa nel biotestamento, non è più
vincolante e spetterà al medico l´ultima parola. I laici del centrodestra hanno
fatto già sapere che queste norme finiranno in cantina e ci resteranno per un
bel po´. Insomma, prima delle elezioni europee è escluso che il biotestamento approdi nell´aula di Montecitorio.
Slittamento in vista fino all´autunno? «Non lo so, e
non credo. Però posso dire al cento per cento che ci saranno modifiche», ammette Italo Bocchino, vice capogruppo Pdl, amico personale di Fini. Alcuni deputati del Pdl hanno intanto firmato tre emendamenti preparati dai
parlamentari Pd, Eugenio Mazzarella, Sandra Zampa e
Paolo Corsini. Una proposta
bipartisan e ragionevole, la definiscono, sull´alimentazione e
l´idratazione artificiale, che è poi il punto più controverso e che ha scosso
l´opinione pubblica nel caso di Eluana Englaro. Mazzarella, che è un
filosofo, ne spiega l´obiettivo, di tradurre cioè «il diritto mite in
buonsenso», di puntare a «un´etica della situazione». In concreto,
resta il principio che idratazione e nutrizione artificiale sono sostegno
vitale. Inoltre, il rifiuto espresso nel biotestamento
resta vincolante per il fiduciario, una sorta di continuità della sua libertà.
Però il fiduciario dovrà concordare le decisioni con il medico curante e con i
familiari e qui si riconosce che il testamento non sia obbligante, se si valuti
che ci sia un beneficio terapeutico per il paziente. Tra i primi firmatari del
centrodestra ci sono Fabio Granata, Stefano Caldoro e
Francesco Pionati. Un emendamento che anche Fini ha
avuto occasione di leggere. Del resto, ricalca quello che a Palazzo Madama
aveva presentato la cattolica Albertina Soliani e che
la radicale Emma Bonino aveva votato giudicandolo una mediazione intelligente.
Di modifiche possibili parla anche Fabrizio Cicchitto,
presidente dei deputati Pdl. «è indispensabile
cambiare la legge uscita dal Senato che è inutile e anzi dannosa», rassicura il
capogruppo del Pd, Antonello Soro. E Livia Turco rincara: «La Camera non
ratifica un bel nulla, si ricomincia daccapo».
( da "Riformista, Il"
del 01-04-2009)
Argomenti: Laicita'
Liberalismo sociale
Il Pd ci (ri)provi o resterà
alla sbarra pubblico/privato Non basta parlare di sintesi
tra laici e cattolici. Occorre elaborare un discorso: sull'economia e la crisi, sulla
bioetica, sulle riforme Il consolidamento del centrodestra nella forma del Pdl è parso a tutti una svolta nell'assetto politico del
Paese. Non forse ancora la fine della lunga transizione, se con ciò si intende
un normale equilibrio tra due partiti fondamentali, con le loro
alleanze. L'assetto non è ancora definitivo, non tanto perché c'è ancora un
partito fuori dagli schieramenti, che insegue un (impossibile?) obiettivo di
terzo polo. Ma soprattutto perché il centrosinistra è ben lontano dal
raggiungere un simile livello di consolidamento. La crisi attuale del Partito
democratico non è solo la crisi (che pure può essere devastante) che segue alla
sconfitta; per questo anche i passi avanti compiuti dal nuovo segretario non
possono, per ora, essere risolutivi. Oggi il Pd vede venire al pettine nodi
lasciati irrisolti durante una storia durata quindici anni, che riguardano sia
la storia dei post-comunisti, sia quella dei post-democristiani. A partire da
quelle elezioni del 1994, nelle quali il centrosinistra, se si fosse presentato
come tale, avrebbe potuto vincere, e bloccare sul nascere, molto meglio che con
norme di incompatibilità o leggi sul conflitto di interessi, il fenomeno
Berlusconi. Ma l'incomprensione all'inizio, e poi le resistenze poste da ogni
parte al progetto del centrosinistra, condussero alla sconfitta allora, e poi
ad altre sconfitte o, anche quando si era vinto, a fallimenti. Nel frattempo
l'Ulivo, e oggi il Pd, è vissuto sempre in stato di
emergenza, sempre sul limite della dissoluzione. Sono rimaste presenti, al suo
interno, due (o più) opzioni sull'identità, le alleanze, il progetto per
l'Italia: partito socialdemocratico o democratico? Anche oggi, il partito ha
scelto il nome ma non l'identità. Democratico che vuol dire? L'unica
definizione che riesce a darsi è quella di unificazione dei riformismi; e
quindi partito di laici e cattolici. Ma questo è
decisamente poco per definire un partito. Di fronte al rafforzamento della
maggioranza berlusconiana, sia in termini di consenso sia in termini
organizzativi e di cultura politica (la fondazione del Pdl
rappresenta anche questo), i democratici non possono stare a guardare, a meno
di rassegnarsi a un ruolo di rimessa che li porterebbe a vivacchiare
all'opposizione. Devono invece trovare la spinta per una messa a punto
sostanziale della identità e cultura politica del
partito. Scegliamo solo due o tre questioni, alle quali il Pd dovrebbe dedicare
la sua attenzione. È rimasto nel buio se questo partito si ricolleghi alla tradizione socialista europea non dal punto di vista
organizzativo, ma dal punto di vista culturale (cosa di cui il problema
della collocazione nell'europarlamento è soltanto la metafora), cioè se si
riconosca nella società di mercato governato, e nello Stato sociale a
fondamento individualistico, che sono stati gli obiettivi, anche se non dappertutto
altrettanto chiari, dei governi di centrosinistra in Europa. Per di più oggi
c'è la crisi che sembra spostare gli equilibri verso l'intervento statale, e
richiede un sovrappiù di riflessione e di elaborazione. Forse qualcuno può
pensare che, visto questo cambiamento di rotta, non c'è bisogno di ulteriori
spostamenti, e che la via mediana sempre prudentemente tenuta dai nostri
riformisti - laici e cattolici - sia oggi quella
vincente. Non è così: al contrario, proprio perché non ha ancora completato il
suo processo di conversione a un liberalismo sociale, il Pd avrebbe bisogno di
una riflessione ancora più vasta e profonda su cosa significa oggi essere di
(centro)sinistra. Certo non può significare ricadere nella tentazione del
dirigismo statale né cedere alle suggestioni comunitaristiche
della cultura di destra. Né fermarsi a metà strada. Quando l'inglese Mandelson dice che solo i progressisti possono portare
l'Europa fuori dalla crisi, vuol dire che c'è bisogno di una nuova versione del
liberalismo sociale. E quindi c'è bisogno di elaborazione, di scelte, di
strategie. Ma il Pd sembra impegnato soltanto in una marcatura stretta di
Berlusconi, e se talvolta riesce a indovinare una mossa, più spesso non è in
grado di impedire al premier e al Governo di mettere a segno i suoi tiri. Poi
c'è la questione della bioetica, che è ormai deflagrata come una questione
centrale delle nostre società post-ideologiche. Qualunque cosa accada della
legge sul testamento biologico, la questione bioetica continuerà ad accompagnarci
a lungo. Che cosa pensa di fare il Pd: ogni volta dividersi, cercare di non
dividersi, impantanarsi, non avere una cosa da dire sull'argomento in questione
e restare paralizzato di fronte all'iniziativa della maggioranza (che,
essendosi ormai identificata con il Vaticano, non manca certo di argomenti)?
Toccherebbe al principale partito di opposizione elaborare non tanto una linea
quanto un discorso sulla bioetica: un discorso, cioè degli argomenti, che
affrontino le novità emergenti e cerchino di andare oltre la contrapposizione
ideologica. Infine la questione delle riforme. Franceschini
non può pensare di uscire dall'imbarazzo con l'affermazione che c'è la crisi.
Il tema delle riforme c'è e va affrontato con una posizione chiara e, sperabilmente, innovativa, se non si vuole lasciare a
Berlusconi l'iniziativa anche su questo, che è un tema di iniziativa della
sinistra sin dagli anni Novanta. Il problema non è dialogo sì o dialogo no; il
problema, in questo campo come negli altri, è avere un progetto e portarlo
avanti con determinazione. di Claudia Mancina
01/04/2009
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 01-04-2009)
Argomenti: Laicita'
ALCESTE
SANTINI Città del Vaticano. La Conferenza episcopale italiana, per dare il suo
contributo alla crisi economica e finanziaria in atto anche nel nostro Paese,
ha varato, in collaborazione con l'Associazione bancaria italiana, un fondo di
30 milioni di euro il cui valore nei fatti sarà di 300 milioni, per aiutare
quelle famiglie (circa 30mila) con almeno tre figli a carico
, o con un familiare malato, e dove non vi sia reddito. Lo ha affermato
ieri, spiegando le modalità del prestito ricevuto con un bassissimo interesse
il Segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. Questi,
riferendosi poi alla situazione politica italiana dopo la nascita del Popolo
della Libertà e le dichiarazioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini,
che nell'auspicare modifiche al ddl sul testamento biologico si era espresso a
favore di «uno Stato laico rispetto a quello etico», ha
dichiarato: «La Chiesa non ha mai avuto simpatia per uno Stato etico». Ha,
quindi, voluto far rimarcare che in politica da parte dei vescovi «non c'è
stata nessuna scelta di campo e ancor meno di partito» perché ha sempre avuto
«rispetto dell'autonomia del Parlamento pur rivolgendo attenzione ai valori».
È su questi ultimi che la Chiesa è impegnata sul piano dei princìpi
per inserirli nel processo educativo generale del Paese. Quanto ai temi
«eticamente sensibili», che hanno fatto registrare nel recente passato molte
polemiche, il Segretario generale della Cei ha tenuto a ricordare, rispondendo
alle domande dei giornalisti, che la Chiesa non ha «mai avuto simpatie per uno
Stato etico» ed è «contro l'accanimento terapeutico». Due aspetti della
dottrina cristiana che si sono chiariti dopo il Concilio Vaticano II, ma che,
in certi settori del mondo cattolico e non solo in quello lefebvriano,
non sono stati ancora recepiti pienamente. In tal modo, monsignor Crociata ha
inteso fugare illazioni e ipotesi avanzate in questi giorni da alcuni organi di
stampa e settori politici circa l'esistenza di una alleanza
oggettiva che si sarebbe realizzata tra la Chiesa cattolica e il Popolo della
Libertà in varie circostanze e, in particolare, mentre al Senato veniva
discussa e approvata la proposta di legge sul fine vita. Una presa di
posizione, quindi, di un certo peso nel momento in cui la proposta di legge sul
testamento biologico aspetta l'approvazione da parte della Camera e sulla quale
si è aperta una vivace discussione tra le forze politiche e all'interno dello
stesso Popolo della Libertà. È in questo quadro che assumono rilievo le
dichiarazioni di monsignor Crociata, il quale si è augurato che «si giunga
all'approvazione di questa legge in termini più possibili rapidi e nella forma
più possibile condivisa e concordata». Nell'annunciare, infine, che l'Assemblea
dei vescovi italiani avrà luogo dal 25 al 29 maggio prossimo con
al centro la «questione educativa» rispetto a fatti di cronaca sempre
inquietanti, monsignor Crociata ha invitato le diocesi e le parrocchie, tutte
le associazioni cattoliche, i singoli cattolici a
mobilitarsi per rendere ricca a prioritaria di fronte alla crisi economica la
«colletta» per aiutare il meglio possibile le famiglie che oggi vivono in
difficoltà. Ha ricordato che il Papa, al quale i vescovi rinnovano
«solidarietà» rispetto agli insulti ricevuti «fino all'ostracismo» dopo il suo
parere sull'uso del preservativo mentre si recava in Africa, invita tutti ad
impegnarsi per «il bene pieno della persona».