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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"  1-17 luglio 2009

Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

casting per la successione chi studia da chiamparino - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: certamente radicato nel mondo cattolico della città. Da qualche tempo sembra declinare invece l´astro di Paolo Peveraro, vicepresidente della Giunta Regionale, già liberale oggi approdato alla corrente rutelliana del Pd. Per un laico in stand by c´è un cattolico in ascesa: l´Udc di Michele Vietti non ha fatto sfracelli alle provinciali ma ha scelto di stare con Saitta evitando l´

i raccomandati della maturità - augusto cavadi ( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: altro capo del filo del telefono parlava, in questo caso, un collega cattolico praticante. Di orientamento molto più "laico" il dirigente scolastico che in questi giorni ha fatto ricorso, invece, ad argomenti "scientifici": «A me non interessa molto l´alunno che le segnalo e so bene che lei non fa nessun conto delle raccomandazioni.

i silenzi della chiesa sul governo - giulio riccio ( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Contro questo è un dovere etico ribellarsi, per laici e cattolici. Per fare questo è necessario che i corvi stiano con i corvi, e i passeri con i passeri. Innanzitutto dire la verità, praticare la critica come strumento per costruire una città migliore. è tempo di schierarsi senza ambiguità e senza qualunquismo.

Io sono il candidato di nessuno . E intanto seppellisce l'era Walter ( da "Manifesto, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La laicità: «L'umanesimo è fondato su una cultura cristiana e laica. Ma questo non significa che qualcuno può decidere come devo morire io», lo dice a tutti, ma soprattutto a Ignazio Marino, che non c'è. I chirurgo cattolico, militante delle battaglie laiche ha detto che aspetta i discorsi dei due candidati per decidere se correre da segretario a sua volta.

( da "Corriere della Sera" del 02-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un ritorno all'antico: al partito laico e moderno, espressione di una sinistra dei diritti individuali, della laicità di tipo radicale e quindi dulcis in fundo dell'orgoglio socialista». Parole che, per il cattolico D'Ubaldo, sono quasi insulti: «Un sogno, però, che lo riconsegnerebbe alle frantumate esperienze diessine.

Fioroni spiega (pure a Dario) che il Pd non può vivere solo di YouTube ( da "Foglio, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non interessa qui stare ad analizzare il Dna degli eletti, se davvero siano stati di più i cattolici o se ci si sia risvegliati un po? più democristiani: dobbiamo solo capire che l?elettorato si è modificato e lavorare per ampliarlo, riflettere sul fatto che gli operai votano più Lega che Pdl e recuperare anche e soprattutto lì.

Così Rutelli riscrive l'agenda liberal del congresso democratico ( da "Foglio, Il" del 02-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: umanesimo laico” che superi “gli errori degli ultimi anni” e le contrapposizioni “aspre e inconcludenti” tra laici e cattolici intorno agli spazi di confine tra scienza ed etica. Si tratta di fare concorrenza, sul serio, al centrodestra.

la voce del popolo le escort e il vero maschio nazionale - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: resto è noto che i giornali cattolici, a cominciare da Famiglia cristiana, hanno commentato piuttosto severamente le festicciole e certe frequentazioni del Cavaliere. Nessuno, tuttavia, né i cattolici né i laici, aveva suggerito un´interpretazione psicanalitica dell´affaire: l´apice di un godimento, per così dire, che passerebbe attraverso il martirio sulla stampa di mezzo mondo.

rondelli, banchiere d'altri tempi combattè il credito "pietrificato" - giovanni pons ( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: stata inizialmente velocissima: già nel 1969, a soli 45 anni, Rondelli era diventato amministratore delegato, carica che ha mantenuto per sette mandati consecutivi fino allo scadere dei 66 anni. Nella lunga contrapposizione tra banchieri laici e cattolici che ha caratterizzato gran parte degli anni '70 e '80 Rondelli apparteneva alla prima categoria e dal vertice della banca di Piazza

Ignazio Marino entra in sala operatoria Poi scioglie al riserva ( da "Tempo, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: chirurgo di fama internazionale, cattolico osservante eppure laico convinto, ha davanti a sè ancora poche ore prima di decidere. Entro stasera dirà se sarà lui o no il terzo uomo nella sfida per la guida del Pd, accanto a Dario Franceschini e Pierluigi Bersani. Su di lui sono puntati gli occhi di tutti.

i volontari e i fuorilegge ( da "Repubblica, La" del 04-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolico e laico, si ribella alla criminalizzazione degli immigrati clandestini. «Vogliamo esprimere la più viva preoccupazione - dichiarano tutte le organizzazioni cattoliche che si occupano dell´assistenza ai più deboli - per le gravissime conseguenze personali e sociali del previsto reato di clandestinità su alcuni diritti fondamentali di ogni persona»

immigrati, la rivolta dei volontari "questa legge non ci appartiene" - costantino malatto ( da "Repubblica, La" del 04-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Clmc Comunità laici missionari cattolici, Movimento Focolari Genova, Movimento ragazzi, Rinascita cristiana Genova, Ufficio Diocesano per la Pastorale Missionaria. «Vogliamo esprimere la più viva preoccupazione - hanno dichiarato - per le gravissime conseguenze personali e sociali del previsto reato di clandestinità su alcuni diritti fondamentali di ogni persona»

Marino in campo per una (infelice) battuta di Marini ( da "Riformista, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: È l'idolo dei laici, il cattolico Marino. Stimatissimo da D'Alema e Pannella, apprezzato da Franceschini e Bindi, è sempre stato nei mirino dei teodem, che con Dorina Bianchi gli hanno sfilato il ruolo di capogruppo in Commissione Sanità al Senato. Alla Binetti, che lo crocifisse mettendo in dubbio la sua profonda fede,

Marino verso il sì. E Rutelli non esclude la scissione ( da "Manifesto, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: si intensificano gli attacchi al chirurgo cattolico - ma leader delle battaglie laiche - da parte di quelli che non gradiscono la sua 'scesa in campo'. «Sarà portato a estremizzare» con un danno '«non solo per il Pd ma per tutto il Paese», ha detto ieri Franco Marini. Rischi di contraccolpi anche nell'area di Francesco Rutelli, quella dei 'coraggiosi',

Marino, dei laici ( da "Corriere della Sera" del 04-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: annuncio della candidatura al congresso Marino, «campione» dei laici «Ma farò ancora il medico» Il chirurgo: sui temi etici devono decidere gli iscritti ROMA Più d'uno in questi giorni gli ha chiesto: «Se diventi segretario, che fai?». E lui, con un sorriso: «Chiederò di poter continuare a operare una volta alla settimana».

Vietato pregare sul campo di calcio Il Brasile ammonito dalla Fifa ( da "Corriere della Sera" del 04-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Era appena successo con il rito collettivo dei verdeoro al termine della finale di Confederations Cup vinta contro gli Stati Uniti: il cerchio disegnato alla fine della partita, con tutti i giocatori inginocchiati e abbracciati a innalzare lodi al cielo, ha spinto l'anima laica del pallone a ribellarsi. L'input alla Fifa è partito dalla piccola Federcalcio danese.

Oggi è il Papa, non Galileo, che è richiesto di abiura ( da "Foglio, Il" del 04-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica e cattolica e di ogni altra possibile denominazione riformata. Se la vita del nascituro è à la carte, se la soppressione selettiva la regola del giorno, dove andremo a raccogliere una qualche regola di prudenza, monsignor Pagano? Il cardinal Ruini ha fatto e sta facendo molto per chiarificare la faccenda,

Centinaia di volontari chiamati dall'Africa ( da "Stampa, La" del 05-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: associazione internazionale di volontari laici.E' lungo le strade di periferia, nei cantieri, nelle fabbriche, nelle scuole, nei frutteti di Lagnasco e tra i filari delle vigne in Langa. E' accanto agli anziani, nei bar, ai giardini, sui treni e sugli autobus, fra i precari addetti ai lavori nei grandi stabilimenti affidati alle cooperative,

Nel mondo del pop/rock che ha a cuore l'Africa, con Bono, Bob Geldof e tanti altri c'è... ( da "Stampa, La" del 05-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non è stata una iniziativa personale. Mi sono reso disponibile nell'ambito del mondo di attivisti e Ong, di One di Bono, di Data, di gruppi laici, religiosi, politici, che raccolgono un sacco di energie. Facciamo pressione in vista del G8. L'Italia, per il debito dell'Africa, è uno dei problemi: pagava ma ora non paga più.

Quando l'Africa chiama il cuore d'Imperia risponde ( da "Stampa, La" del 05-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: È stato qui come aiutante per diversi anni don Firmin Sosa, ora segretario della nunziatura in Burkina Faso». Sempre di S. Stefano è il diacono Mimmo Marrara, che dice: «Con mia moglie Monica Pastorella faccio parte dei Laici Missionari cattolici: siamo stati per tre anni in Costa d'Avorio per vari progetti di sviluppo e due volte l'

Marino c'è. Ma è già in forse ( da "Tempo, Il" del 05-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il suo manifesto politico non lascia spazio a interpretazioni: «Crediamo nella cultura del merito, nella laicità dello Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti». E si aggiunge: «Sono pronto a fare il primo passo per assumermi la responsabilità di dare voce e concretezza e ciò in cui crediamo - scrive Marino -.

patrizia, le altre e le veline silenzio sull'offesa alle donne - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 05-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e specie da quelle che si rifanno a valori laici della democrazia sociale. Il rischio, infatti, è che questo new deal della politica berlusconiana contamini i comportamenti da giudicare episodico quello che è accaduto, e dunque da sottovalutare gli effetti sia sulle persone direttamente coinvolte, sia sull´opinione pubblica, sempre più disorientata per quanto attiene i costumi.

Il tifo dei lettori in vista del Congresso Quasi duemila commenti sulla sezione virtuale del Pd aperta sul sito internet de l'Unità. In tanti sostengono la nuova candidatura. La di ( da "Unita, L'" del 05-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: aumenterebbe solo gli scontri interni tra laici e cattolici, il Pd si spaccherebbe e torneremmo a Ds e Margherita, e allora sarebbe la fine! Chi è serio e responsabile sta con Bersani! alessio E la finocchiaro? La Finocchiaro alla guida del partito potrebbe mettere fine alla guerra fratricida che si è già scatenata e che temo potrà ancor più aumentare in prossimità del congresso:

IL CONVITATO DI PIETRA ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dal tentativo di fusione del riformismo laico e cattolico. Diventerebbe un partito a prevalente intonazione laica e socialdemocratica, e, proprio per questo, lì sarebbero raggiunti da non pochi che vivono malamente nell'estrema sinistra e con Di Pietro. Dopo di che si svilupperebbe il gioco dei due forni: un partito di centro sempre al governo,

La ricetta di Bersani: laico e riformista ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicità. Perché ne è convinto. E perché su questo sa di poter mettere in imbarazzo il segretario, che è appoggiato da molti cattolici: da Beppe Fioroni a Rutelli, appunto. Su questi temi il candidato ex diessino alla leadership del Pd ha intenzione di parlare con grande chiarezza, incalzando Franceschini e mettendolo in difficoltà perché il segretario deve necessariamente tenere

Il convitato di pietra ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fusione delle culture riformiste laiche e cattoliche non danno battaglia, se non denunciano apertamente quella che per loro è una marcia indietro verso la Prima Repubblica, hanno già perso il congresso. Per loro si presenta un dilemma. Conflitto aperto, col rischio di traumi seri per il partito: questo non garantisce certo una vittoria,

Il tifo sorvegliato del Pr Bene, è credente vero Ma stia attento ai laici ( da "Manifesto, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: segreteria del chirurgo cattolico, ma paladino della laicità Marino. Per amicizia, si capisce: per non metterlo nei guai con le varie Binetti e i teodem del suo partito. Per esempio Emma Bonino evita di parlare, temendo che i suoi auguri finiscano per risultare un abbraccio mortale, visto che nel Pd non aspettano altro che di impallinare il terzo uomo bollandolo di laicismo ma anche,

C'è Englaro con Marino e spaventa Franceschini ( da "Manifesto, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Crediamo nella cultura del merito, nella laicità dello Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti», dice il manifesto. Poi alcune parole che saranno i capitoli della sua piattaforma, sicurezza, modernità, i salari, la scuola, lo sviluppo sostenibile.

Disobbedienti alla sicurezza ( da "Manifesto, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici e laici preparano il boicottaggio Disobbedienti alla sicurezza Cinzia Gubbini ROMA ROMA Non è un attacco frontale al pacchetto sicurezza, ma il messaggio arriva forte e chiaro. Il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi ha dedicato ieri un passaggio della sua omelia a quei provvedimenti dei «paesi ricchi» che creano sofferenze agli immigrati.

il cattolico adulto che il papa non vuole - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Benedetto XVI sa benissimo che se oggi la Chiesa cattolica promuove intensamente la lettura della Bibbia lo deve prima ai protestanti e poi ai quei cattolici adulti non sempre allineati (un esempio tra tutti, Pasquier Quesnel) che nel passato lottarono contro il magistero che ai laici ne proibiva la lettura.

Galilei, staminali ed eugenetica, le precisazioni di monsignor Pagano ( da "Foglio, Il" del 06-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Le parole di monsignor Pagano sono state interpretate come un?apertura sconcertante su temi presidiati fino a oggi da ben diversi e chiari paletti da parte della chiesa cattolica. Tanto che il prefetto dell?Archivio segreto ha poi voluto precisare in una nota scritta l?interpretazione autentica delle sue dichiarazioni: “

cei, affondo contro il libertinaggio "è grave, non è un fatto privato" - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Critiche fatte proprie da quasi tutta la galassia cattolica di base come le Acli, l´Azione cattolica italiana, gli universitari della Fuci, la Comunità di S. Egidio, religiosi (salesiani e francescani in testa). Voci che hanno fatto breccia anche nel quotidiano dei vescovi Avvenire nella rubrica delle lettere e in due editoriali con i quali Berlusconi è stato invitato «

berlusconi tenta il contropiede "incontro con il papa dopo il g8" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: giorni dal G8 è stato interpretato come un vero segnale di «distacco». Prima gli appunti alla nuova legge sugli immigrati, ora questo sulle «abitudini private». L´inquilino di Palazzo Chigi teme che la "luna di miele" con il mondo cattolico possa chiudersi. Già il voto delle europee aveva segnato un allontanamento dei cattolici in tutti gli studi dei flussi commissionati dal Pdl.

Flp Cisl, attivato il coordinamento delle donne ( da "Tempo, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica, dal titolo «Tino e Tina e il lavoro che cambia». «È un risultato importante - sottolinea Aurisano - ed è impegno di tutto il Coordinamento accogliere le idee provenienti dalle lavoratrici e dai lavoratori delle aziende pubbliche, risorse preziose da valorizzare per la piena realizzazione del Welfare a sostegno della famiglia»

Si è spento a 85 anni il professor Contestabile ( da "Secolo XIX, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Finita la guerra Contestabile si è laureato in lettere all'Università Cattolica di Milano ed è stato professore di italiano, latino, storia e geografia alle magistrali, al nautico e infine preside al liceo linguistico di Imperia. Nonostante il suo aspetto, a prima vista austero, il professore era amatissimo dai suoi studenti che ancora oggi lo ricordano con stima ed affetto.

Messaggio di pace e solidarietàcon i monaci tibetani di Sera Jhe ( da "Secolo XIX, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La rassegna "Etnia immaginaria"è stata voluta dal comune di Spotorno, col contributo della Provincia, ed è organizzata dall'associazione "Le Muse Novae". Mario Schenone 07/07/2009 TACCUINO Oggi, martedì 7 luglio, la chiesa Cattolica festeggia S.Claudio. Domani, mercoledì, ricorda S.

il nuovo inizio del sindaco delbono - giovanni de plato ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La prima è quella di una progettualità a lungo termine che si regge su una idea di società attiva, imprenditoriale, inclusiva e solidale. La seconda scelta è quella di ascolto e dialogo con la società civile e le sue diverse culture, da quella laica a quella cattolica. SEGUE A PAGINA VII

capogruppo pd, veto dei cattolici su lo giudice ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: veto dei cattolici su Lo Giudice Tra le proteste degli esclusi dalla giunta e il malumore dei cattolici si apre stasera in via Rivani la corsa alla poltrona di capogruppo del Pd a Palazzo D´Accursio. Con gli ex Margherita pronti a mettere in campo un loro nome - si parla di Paolo Natali - per bilanciare lo strapotere degli ex Ds in giunta.

davvero ci siamo meritati questa triade? - gabriele romagnoli ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: i suoi affari personali con qualcuno che gli manda fax da una sala giochi di Cattolica? E chi mai comprerebbe un´auto usata da Sacrati? La verità è che, così pensando, stiamo cercando una rassicurazione. Vogliamo illuderci che lo sport induca a fare in maniera sventata un gioco che, su altri tavoli, viene condotto con serietà e rispetto delle regole, del mercato, della clientela.

a rodotà e galasso i premi castiglioncello ( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cultura politica intitolato a Giovanni Spadolini con il saggio "Perché laico" (Laterza). Un riconoscimento speciale è stato assegnato a Giuseppe Galasso "per il magistrale impegno e la coraggiosa tutela del patrimonio paesaggistico nazionale". La cerimonia di premiazione è in programma alle 17.30 di sabato prossimo alla Limonaia nel Parco del castello Pasquini a Castiglioncello.

L'uno-due dei vescovi ( da "Riformista, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che il premier e i suoi sono chiamati a cogliere da parte del mondo cattolico. Certo, come ha giustamente ricordato sempre ieri monsignor Domenico Pompili, portavoce della Cei, le parole di Sigalini sono a titolo personale perché «la Chiesa Italiana non prende direttamente posizione su ogni proposta normativa», ma è anche oggettivo che le sue parole, pronunciate in questo momento,

Il ritorno di Maria Goretti in politica ( da "Riformista, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: opposizione è stata presa saldamente in mano dai cattolici, anzi dal Vaticano - ed ora, dopo la celebrazione di Ferrera Latina, si delinea, nientemeno, che un compromesso storico di nuovo conio, anzi di ritorno. Allo stesso tempo, mentre il Pd si squassa tra laici e clericali (e basta una Paola Binetti a mandarlo in tilt),

( da "Riformista, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: non dimentichiamo che Dario ha tenuto la barra dritta sulla laicità; ha risolto il problema della collocazione europea con la costituzione di un gruppo parlamentare insieme ai Socialisti; ha affidato l'organizzazione del partito a Migliavacca, non certo a un nemico dell'idea del «partito». Putroppo vedo che queste cose sono state rimosse troppo in fretta.

Tra i vescovi sta crescendo il disgusto, la loro condanna non nasconde alcun calcolo ( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sul fronte laico si dice: possibile mai che in un paese civile debbano essere i preti a criticare il governo? «Questa non è una domande da fare ai vescovi. Io non faccio il difensore d'ufficio della Cei ma c'è un fragoroso silenzio delle forze politiche d'opposizione sulle posizioni e trasformazioni della Lega Nord».

Imbarazzo nel Pdl Non parlavano di Silvio ( da "Unita, L'" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Persino uno dei cattolici più convinti del centrodestra, come Maurizio Lupi, di provata fede ciellina, nega l'evidenza. Ogni riferimento è casuale... Annebbiare il collegamento fra gli allegri festini di «papi-Silvio» e quella che appare come una scomunica sul premier, da parte del segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata:

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'>

Abstract: il grande leader laico che ha cambiato la storia del Paese e di tutta la regione. Un leader indiscusso, che un tempo il futuro presidente del partito islamico moderato della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) non esitava a criticare. Ma ora, con la consapevolezza delle responsabilità, sembra a volte chiederne silenziosamente i consigli.

Turchia ( da "Corriere della Sera" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 07/07/2009 - pag: 9 Scrittore Condannato nel 1996 per critiche al governo Fondatore Il padre della Repubblica turca laica Nobel Ha vinto il premio per la letteratura nel 2006 La nuova Turchia Yashar Kemal Orhan Pamuk Mustafa Atatürk 9 Primo Piano Corriere della Sera Martedì 7 Luglio 2009

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 18 Padre Andres Tamayo Con i manifestanti «Le gerarchie cattoliche schierate con i potenti» TEGUCIGALPA «Chi conosce questo popolo non può riconoscersi nelle parole del cardinale Maradiaga». Padre Andres Tamayo, ambientalista, è tra i leader delle proteste contro il golpe. Respinto dalla polizia, è riuscito ad arrivare a Tegucigalpa dalla sua città, Salama,

Omaggio a Ghislanzoni, scapigliato trasgressivo ( da "Corriere della Sera" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: affiancati da Giuseppe Farinelli (docente all'Università Cattolica), faranno vibrare le corde del poeta, spirito libero e trasgressivo; due qualità di cui oggi sentiamo più che mai la mancanza. (Livia Grossi) LA FUCINA GHISLANZONI, via Senato 14, ore 21, ingresso libero con prenotazione obbligatoria tel.

ROMA - A palazzo Chigi ieri l'affondo di monsignor Crociata è passato q... ( da "Messaggero, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: associazionismo cattolico a chiedere conto alle gerarchie di quella che per alcuni è una fedeltà troppo incondizionata della Chiesa al polo di centrodestra. Si avverte anche stavolta la voglia di una parte di mondo ecclesiale di prendere le distanze da coloro che, a cominciare da monsignor Camillo Ruini, hanno sempre dato un appoggio incondizionato al Berlusconi-

CITTA' DEL VATICANO - La Cei spezza una lancia a favore della proposta del ministro Carlo Giova... ( da "Messaggero, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ad intervenire è stato monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, assistente ecclesiastico dell'Azione Cattolica, oltre che segretario della Commissione episcopale per le Migrazioni. «Noi vescovi non vogliamo stare ne' da una parte ne' dall'altra, vorremmo andare al di là della contrapposizione politica per riflettere sul bene della persona.

Caro Gervaso, una delle figure della nostra nazione che più mi hanno affascinato qua... ( da "Messaggero, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fu un patriota da elevare agli altari laici. Per altri, un capobanda pittoresco e sanguigno, un mix di Don Chischiotte, Giovanni dalle Bende nere, Buffalo Bill. Un avventuriero onesto che amava il rischio, l'azzardo, lo scontro, un uomo con poche idee, ma confuse, non sempre cosciente di quello che faceva, mosso dall'azione in sé purché nobile e temeraria.

Dopo il rito cattolico canterà Andrea Bocelli, quindi parola all'Imam ( da "Stampa, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: LA CERIMONIA LA COMMOZIONE Dopo il rito cattolico canterà Andrea Bocelli, quindi parola all'Imam Una donna piange la figlia e i nipotini Intorno piangono tutti

Il Vaticano "ritocca" le perdite del 2008 ( da "Stampa, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 1558 laici e 277 laiche e quest'anno ha sostenuto costi sostenuti costi «rilevanti» per la sicurezza all'interno del Vaticano e infrastruttura di comunicazione. Nel 2007 c'era stato invece un risultato positivo di 6,7 milioni di euro, in diminuzione rispetto al 2006 che si era concluso con un avanzo di oltre 21 milioni di euro.

Ecco i numeri uno del Classico sogni, speranze e voglia di ferie ( da "Stampa, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Io alla Cattolica di Milano e Giacomo invece a Pavia. Non voglio però fermarmi alla carriera di avvocato ma intraprendere quella diplomatica». Anche i compagni dei quattro ragazzi adesso potranno godersi le tanto sospirato vacanze, ecco l'elenco degli altri «maturi»: Elisa Actis Giorgetto, Eleonora Badano, Andrea Barbera Audis,

SCACCHI Partita giocata nel Campionato giapponese 2009. La partita è proseguita con la sempl... ( da "Stampa, La" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laiche, latice, lavico, recita, ricche, rivali, taglia, taglie, talché, talchi, triali, vaglia, valico, vitali; 5 lettere: abaco, abate, abati, abili, alate, alati, alche, alice, alite, avite, bachi, bagli, baite, balia, balie, bilia, bilie, calia, calie, certa, certi, chili, coche, ehilà, etico, etili,

Marino non è laicista. Ma è un candidato rischioso ( da "EUROPA ON-LINE" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dialogo laici-cattolici, come Marino, e Dorina Bianchi, senatrice cattolica che spesso aveva sostenuto posizioni di coscienza diverse dall'orientamento prevalente. Ma Marino aveva lasciato quella presidenza di sua volontà, preferendo guidare un'altra commissione sulla riforma del sistema sanitario nazionale: non è una vittima e non è mai stato discriminato nel Pd per le sue idee.

Non tutto è mercato. Ecco l'Enciclia di B-XVI ( da "Foglio, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: XVI 85 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 407; cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 25: l.c., 822-824. 86 Cfr n. 17: AAS 99 (2007), 1000. 87 Cfr ibid., 23: l.c., 1004-1005. 88 Sant?Agostino espone in modo dettagliato questo insegnamento nel dialogo sul libero arbitrio (De libero arbitrio II 3,8,27 sgg.

La voce della Cei È un libertino ( da "Manifesto, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Vaticano quando guarda alla sponda laica del Tevere. Il discorso di Crociata è proseguito sullo stesso tono a lungo. E vale la pena di leggere tutti i passaggi di attacco: «Nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio»

Noi cattolici, muti per paura Il Pd rischiava il moralismo ( da "Manifesto, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: come da parte di altri dirigenti cattolici, c'è stata la preoccupazione di non farne una questione solo dei cattolici. Ma abbiamo sbagliato. Apprezzo il giudizio di D'Alema. Si deve esprimere un giudizio laico sull'indecenza dei comportamenti di uomini pubblici, che finiscono per fare costume, per creare un modello culturale.

Non tutto è mercato. L'Enciclia di B-XVI ( da "Foglio, Il" del 07-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: XVI 85 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 407; cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 25: l.c., 822-824. 86 Cfr n. 17: AAS 99 (2007), 1000. 87 Cfr ibid., 23: l.c., 1004-1005. 88 Sant?Agostino espone in modo dettagliato questo insegnamento nel dialogo sul libero arbitrio (De libero arbitrio II 3,8,27 sgg.

LA FACCIA E IL CUORE DELLA CITTÀ ( da "Stampa, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E' mai possibile che in una città come Torino, culla dell'etica laica e dei santi sociali, non si riescano a riunire intorno a un tavolo i protagonisti della politica, del volontariato, dell'industria, dell'esercito, della cultura e della religione, per risolvere una questione numericamente così poco rilevante?

Pochi iscritti, chiude il gruppo ViviMoncalvo ( da "Stampa, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: universitario di marketing alla Cattolica di Milano, si «plaudono gli sforzi e le iniziative intraprese» dall'associazione concorrente. ViviMoncalvo, costituita lo scorso settembre, ebbe sin dagli inizi una vita movimentata che portò alle dimissioni del presidente designato prima che questi diventasse operativo (l'insegnante Tiziano Brunoro) e di quello che gli subentrò per qualche mese,

i comportamenti dei politici e il giudizio della chiesa - nadia urbinati ( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tergiversare dei laici é arrivata infine la scure della Conferenza Episcopale Italiana che per bocca del suo Segretario generale ha in un colpo solo liquidato qualche secolo di arte liberale della distinzione per dire quello che molti italiani in cuor loro pensano: che il nostro Presidente del consiglio é un immorale e il suo comportamento non può essere rubricato come affare privato.

Con xinjiang e tibetun quarto della cinaè a rischio secessione ( da "Secolo XIX, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: attività del separatismo laico, rivolto verso gli Stati Uniti, com'era avvenuto in Kosovo. Lo scenario uighuro prevede altre opzioni, come quella pan-turca, estesa da Cipro allo Xinjiang. Questo scenario non è stato abbandonato da Ankara, nonostante il suo pantagruelismo utopico, perché offre alla Turchia un profilo di potenza e un'alternativa rispetto al processo di integrazione con l'

l'arcivescovo e l'imam pregano "un dio unico" ( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici e musulmani dentro lo stadio dei Pini pregano insieme un «Dio unico». I bagliori del fuoco di lunedì notte a Viareggio sono sembrati «il visibile di un non-senso, di un negativo assoluto che tutto fagocita e tutto distrugge, alimentato certamente non solo dal caso e dalla fatalità?

"potranno sempre beneficiare della norma sul rientro dei capitali" - sara scheggia ( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Le verifiche da Palazzo d´Accursio sono in corso, e sarà utile controllare anche quanti cercheranno di beneficiare dei "condoni" dello scudo fiscale. Tomassoli, comunque, la risolve in maniera semplice: «Spesso è una mancanza di controlli: chi non è in regola deve pagare. Del resto io Valentino Rossi lo vedevo sempre a Cattolica...».

lo giudice in pole per guidare il gruppo pd ( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ala cattolica gli ex Ds vogliono anche l´importante carica. Natali chiede una commissione Lo Giudice in pole per guidare il gruppo Pd All´esponente Arcigay il compito di rappresentare pure i consiglieri moderati Un capogruppo eletto con l´avvertenza di «distinguere le idee sue da quelle del gruppo più ampio che rappresenta».

Sanità, gratis gli ormoni per aiutare i transessuali ( da "Secolo XIX, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Sono state trattate 30 persone e la spesa complessiva è stata di 4 mila euro» aggiunge Morelli. Al di là dell'Udc e di alcuni consiglieri di centrodestra che da mesi contestano l'impianto della legge, anche nel Pd - dove convivono cattolici e laici - non è stato facile far quadrare il cerchio.

Omaggio alla pop art di Schifanoalla Galleria "Off" di Albissola ( da "Secolo XIX, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 07/2009 TACCUINO Oggi, mercoledì 8 luglio, la chiesa Cattolica festeggia S.AdrianoVeronica. Domani, giovedì, ricorda S. Veronica. Il segno zodiacale è quello del Cancro. La fase lunare è in Luna Piena. FARMACIE A Savona (orario continuato 8.30-19.30) sono di turno le farmacie: Farina (Centro) via Pietro Giuria 15-r tel.

Consiglio a sinistra leggetevi il Papa ( da "Riformista, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Poi fermarsi a riflettere su se stessi, su quello che i partiti di sinistra, di centrosinistra, laici e cattolici hanno detto e fatto negli ultimi anni sul lavoro e sui lavoratori. E, quindi, trarne le conclusioni. Io l'ho fatto. La conclusione che ne ho tratto è molto semplice. segue a pagina 15 di Ritanna Armeni 08/07/2009

Dottrina sociale e difesa dell'umano ( da "Riformista, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: le mille sfumature che differenziano la grande e multiforme famiglia cattolica, comprimendole in due sfere separate: l'etica del sociale e l'etica della vita. Lo schema segue le grandi semplificazioni generalizzanti, come la distinzione tra laici e cattolici, destra e sinistra; in questo caso, o si privilegia la difesa della vita, e si sta più a proprio agio con il centrodestra,

Bersani: vinco io regole certe per il Pd Chiamparino apre a Marino ( da "Unita, L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E la laicità? «Su questo abbiamo perso un botto di voti, ora servono posizioni chiare, senza fratture laici-cattolici. Le coppie di fatto vanno regolate. Ma non sono assimilabili al matrimonio per gli omosessuali. E non sono d'accordo sulle adozioni per le coppie gay».

Senatore Pd, sposato e padre di 7 figli. Cattolico, già presidente della Fuci, giornalista. Co... ( da "Unita, L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Senatore Pd, sposato e padre di 7 figli. Cattolico, già presidente della Fuci, giornalista. Consigliere di Veltroni, che nel '99 lo chiamò alla segreteria nazionale dei Ds e che lo ha voluto con sè nell'esperienza di segretario Pd. GIORGIO TONINI 50 ANNI SENATORE PD

La laicità è un patrimonio di tutto il Pd, uno dei punti chiave del nostro manifesto dei v... ( da "Unita, L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sul testamento biologico il gruppo Pd in Senato è stato compatto, con solo 4 voti in dissenso». Pensa che la vostra mozione appaia come quella meno laica? «Se per laica si intende polemica verso il mondo cattolico allora è vero. Ma Franceschini ha avuto parole chiarissime sulla laicità, gli "esami" li ha già superati tutti con profitto».

È il principio che deve ispirare la cultura, le scelte, l'intera visione politica di un pa... ( da "Unita, L'" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ragion di stato" è sufficiente per venir meno». Ritrova queste sue stesse convinzioni in Bersani? «Nessuno ha l'esclusiva della laicità. Ma certo Bersani, nelle sue parole all'Ambra Jovinelli, l'ha collocata come una bussola per interpretare il mondo. Non è importante quante volte la nomini, è importante che la ritenga essenziale,

. Nel Pd volano pietre ( da "Corriere della Sera" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ex popolari come Pierluigi Castagnetti, dicono che vuole solo «spostare (verso il laicismo, ndr) l'asse culturale del Pd». L'asse per la verità non si è ancora vista, o meglio ce ne sono svariate. Anche per questo si litiga (e i fans di Serracchiani su Facebook si consolano scrivendo che «simpatia», vuol dire «patire insieme»;

Walesa contro Madonna ( da "Corriere della Sera" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stata una «provocazione satanica » prevedere la tappa polacca dello Sticky & Sweet Tour nel giorno in cui i cattolici osservanti vanno in pellegrinaggio al santuario di Jasna Góra dov'è custodita l'immagine della Madonna di Czestochowa. «Indosso il suo ritratto ha detto Walesa alla Reuters riferendosi alla madre di Gesù ,

CATTOLICESIMO E CAPITALISMO, CRISI DI UN IDILLIO ( da "Manifesto, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dal ruolo dello stato ai problemi dell'ambiente e della globalizzazione. Senza dimenticare alcuni aspetti e alcune questioni che fanno parte essenziale del magistero cattolico, come le questioni legate al sesso e alla crescita democratica. Un panorama vasto e complesso, che rischia inevitabilmente la genericità.

Stiljagi , quando le ronde comuniste tagliavano i capelli agli scatenati rockers ( da "Manifesto, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: religiosa dei santi Cirillo e Metodio e quella laica istituita più recentemente per Jan Hus, il riformatore e fustigatore della scarsa moralità cattolica, diventato simbolo dell'unità nazionale. Il festival, tra quelli che si fregiano della serie A come Cannes e Venezia, ha resistito alla crisi internazionale mantenendo il supporto dei suoi sponsor e del ministero della cultura.

, quando le ronde comuniste tagliavano i capelli agli scatenati rockers ( da "Manifesto, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: religiosa dei santi Cirillo e Metodio e quella laica istituita più recentemente per Jan Hus, il riformatore e fustigatore della scarsa moralità cattolica, diventato simbolo dell'unità nazionale. Il festival, tra quelli che si fregiano della serie A come Cannes e Venezia, ha resistito alla crisi internazionale mantenendo il supporto dei suoi sponsor e del ministero della cultura.

ELISA PINNA Città del Vaticano. Alla vigilia del G8, il Papa esorta a creare una vera ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Dopo la «Deus Caritas est» del 25 novembre 2005 e la «Spe Salvi» del 30 novembre del 2007, adesso tocca alla terza enciclica di Ratzinger avviare una nuova riflessione tra i vescovi, i sacerdoti, i laici cattolici e «tutti gli uomini di buona volontà» a cui è indirizzata.

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA DOMENICO ROSATI È con l'intreccio di questi due fili che vi... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: discreta rivalutazione del ruolo dello Stato corregge certe frequentazioni decisamente «anti» manifestatesi, anche in campo cattolico, sulla scia di elaborazioni americane? Ed in qual modo una configurazione così compatta dell'etica cattolica si presta al pur necessario confronto in una società globale e pluralistica, partendo - per citare Barak Obama - «dal pregiudizio che anche l'

Il fatto che l'ex segretario dei Ds, Fassino, oggi faccia il coordinatore della corrente di Fra... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: in un'intervista apparsa ieri sul Riformista, accusi il cattolico Ignazio Marino di essere non laico, ma «laicista». Cioè una degenerazione della laicità. Marino è un grande chirurgo dei trapianti. Ma è difficile che possa trapiantare il seme della coerenza e del coraggio politico ai tanti Fassino del Pd.

Lo specchio più fedele di ciò che i tre arrestati riuscivano a ottenere nell'ambito d... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La Cattolica» di Gaetano Uccello. Uno dei suoi dipendenti si accorge però che la salma è destinata alla tumulazione nel cimitero di Marano, e a quel punto contatta l'agenzia Cesarano, «cui riferisce di aver già provveduto - "per errore" a far riporre il cadavere nella bara della ditta napoletana, cercando tuttavia di di concordare le modalità di restituzione del feretro»

La guerra è finita. O no? ( da "Foglio, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico, nel senso in cui lo intendo io dacché mio padre me lo spiegò quando ero quattordicenne: una persona in grado di cercare e cogliere il pezzo di verità che c?è anche negli individui più lontani da lui. D?Alema è un uomo leale. E, soprattutto, sa tener conto dei sentimenti della gente, ma non per questo si lascia frenare se la decisione del momento richiede fermezza e anche impopolarità.

"E' tempo di cambiare" L'ottimismo riformista di Benedetto XVI ( da "Foglio, Il" del 08-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma anzitutto parla al mondo cattolico. Il primato della persona è presente nell?intera Dottrina sociale della chiesa anche se poi i cattolici non sono mai stati molto coerenti. Penso a tanti banchieri dichiaratamente cattolici”. (segue dalla prima pagina) Lei li ha descritti, ad esempio in “

Scovati finalmente gli atei devoti ( da "Foglio, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: astensione sul maltrattamento dell?embrione umano, ogni posizione di principio sulla libera chiesa nel libero stato. Tanto si sono appoggiati ai principi, come avrebbe detto un laico serio (Leo Longanesi), che i principi si sono piegati. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

Saper parlare al Paeseecco la vera sfida del Pd ( da "Secolo XIX, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Marino occhieggia a quell'area giovanilistica e laica che cova in una formazione politica segnata profondamente dalle tradizioni fondative, comunista e cattolica. Tutto dentro le mura domestiche, secondo le prevedibili regole della "casa". Finora la discussione si è tradotta in una autocoscienza piuttosto ruvida.

Caritas in veritate. Il testo integrale ( da "Foglio, Il" del 09-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: PRESBITERI E AI DIACONI ALLE PERSONE CONSACRATE AI FEDELI LAICI E A TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTà SULLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE NELLA CARITà E NELLA VERITà INTRODUZIONE 1. La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s'è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'

il cardinale sepe al pascale inaugura la nuova cappella ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: una sanità che non può fare a meno del fattore spirituale: Dio per i cattolici, lo spirito per i laici». Nel pomeriggio, una nota polemica. «Il cardinale venga ad inaugurare al Cardarelli la palazzina Alpi (destinata all´attività intramoenia dei medici, ndr)», attaccano i consiglieri comunali Franco Verde (Pd), Salvatore Parisi (Sinistra democratica) e Gaetano Sannino (Pdci),

I FORI ILLUMINATI I Fori imperiali nella suggestiva illuminazione. Una passeggiata serale... ( da "Messaggero, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Venerdì 10 Luglio 2009 Chiudi I FORI ILLUMINATI I Fori imperiali nella suggestiva illuminazione. Una passeggiata serale ci condurrà alla scoperta dell'antica civiltà romana accompagnati dall'affascinante illuminazione dei Fori. Costo 8 euro. Info: 06-85301755. VIAGGIO NEL TEMPO AI MERCATI DI TRAIANO Visite animate ai mercati di Traiano.

Spina etica per il Pd, Binetti con Buttiglione contro l'aborto ( da "Unita, L'" del 11-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: lei sarebbe stata lì pronta, col suo filo da torcere. E oggi che, tra una polemica sul fine vita e un duello in punta lama su laicità e «posizione prevalente», il suo profilo (toh, la Binetti) ricomincia a stagliarsi sugli assetti del centrosinistra come ai tempi in cui deteneva al Senato la golden share della sopravvivenza del governo Prodi,

angeli che dicono no al crimine organizzato - raffaele sardo ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: parla di esperienze finora ignorate - di associazioni e di personalità del mondo laico e cattolico, da anni impegnate in prima fila in variegate attività di carattere sociale e culturale. Esempi memorabili di passione umana e civile, di ribellione delle coscienze di fronte al dilagare di fenomeni di violenza e di soprusi della criminalità organizzata.

Laicità va cercando anche il Pd ( da "Riformista, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: immaginiamo si possa riaprire il negletto capitolo laicità e si possa discuterne in modo approfondito evitando gli errori passati. Il primo da evitare è la stucchevole differenza ormai in voga (l'ultimo a riproporla è stato Piero Fassino) fra laicità e laicismo. Dove il laicismo è termine negativo e la laicità positivo.

( da "Corriere della Sera" del 11-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: amministrazione Usa sia aperta alle ragioni cattoliche perché sono ragioni anche laiche ». In che senso? «È importante che la posizione cattolica sulle questioni etiche non sia scambiata per una scelta di colore politico. È una preoccupazione per la difesa della persona umana e della vita: sostenuta da ragioni accessibili a tutti.

Il Papa sindacale ( da "Foglio, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stata subito letta con cura, è il “Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro”, formatosi nel febbraio 2009, promosso dalla Cisl, dalla Compagnia delle opere, dalla Confcooperative, dal Movimento cristiano dei lavoratori e dalla Confartigianato.

La carta vincente di Obama è stata l'impegno fuori programma di ridurre il num... ( da "Stampa, La" del 12-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mozione in Parlamento laici-cattolici contro l'aborto selettivo. Si volta pagina, in Curia, rispetto alle profezie apocalittiche del cardinale Stafford, che paragonava al «Getsemani» il futuro dei cattolici nell'era-Obama. Il presidente, anziché estendere il diritto all'aborto attraverso misure legislative, ha promesso di diminuire il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza,

La nostra laicità va d'accordo con la Chiesa Ecco perché ( da "Riformista, Il" del 12-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lo fa da un punto di vista laico, è un vecchio socialista liberale, ma con toni e argomenti che denotano un percorso di grande attenzione per le ragioni della cultura cattolica. L'approdo alla Camera della discussione della legge sul fine vita e il dibattito su immigrazione, moralità, nuovi modelli di sviluppo, nonché la pubblicazione dell'enciclica sociale di Benedetto XVI,

Finora tutti pazzi per Ignazio il nuovo Candidato rivelazione o bolla mediatica? ( da "Riformista, Il" del 12-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Si vuole un candidato cattolico? Eccolo. Si vuole quello laico? Eccolo, sempre lui». Insomma, è il succo, una costruzione mediatica,una bolla, appunto, che però ha successo nella opinione pubblica. Ma, avverte la Binetti, c'è un «profilo di ambiguità nello sviluppo successivo».

Il bianco e il nero ( da "Foglio, Il" del 12-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: identità cattolica cominciata poco più di un anno fa in occasione del viaggio papale negli Stati Uniti ed esplosa con forza con l?elezione di Obama, e del suo messianesimo laico e cristiano, alla Casa Bianca. Da una parte c?è un Papa “americano”

Sinistra e libertà la forza necessaria per ricominciare ( da "Manifesto, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dimostrare» allora che ci può essere una forza di sinistra, laica, ambientalista, di cambiamento e libertaria, che vuole contribuire ad una alleanza di forze riformiste, laiche e cattoliche, anche moderate, che riconquisti la credibilità necessaria per far uscire dalla crisi - che la destra aggrava - una Italia diversa.

E il terzo candidato rilancia da sarzana ( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il valore dei laicismo che permea la sua candidatura, il ricambio generazionale che è una delle istanze al centro del movimento che all'interno del Pd lo sostiene in competizione con Dario Franceschini e con Pierluigi Bersani. Proprio nel giorno in cui sè presentato alla Tenuta di Marinella, Beppe Grillo ha annunciato la volontà di candidarsi alla leadership del Pd.

Testamento biologico maggioranza divisa ( da "Stampa, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il caso Iniziativa radicale appoggiata da Englaro e Welby Cattolici e laici all'ennesimo scontro BEPPE MINELLO Testamento biologico maggioranza divisa SEGUE DA PAGINA 47

Il Vaticano blinda la legge sul fine vita ( da "Stampa, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tra laici e cattolici, c'è il testo anti-eutanasia approvato al Senato, con la benedizione del Vaticano, preoccupato che, senza una norma, vengano lasciati al giudizio dei magistrati altri casi Eluana. Il ddl Calabrò, sponsorizzato dall'ala del Pdl più sensibile alle istanze della Chiesa, è fermo a Montecitorio dopo che il presidente della Camera Gianfranco Fini lo ha criticato (

e venerdì migranti di nuovo in piazza ( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: in rappresentanza di associazioni cattoliche e laiche ma anche semplici cittadini: tutti insieme appassionatamente, a manifestare in maniera pacifica contro l´applicazione del nuovo "pacchetto sicurezza". "O siamo tutti uguali davanti alla legge, oppure non lo è più nessuno. O forse la legge non è più degna di questo nome", recitava uno degli slogan.

QUANDO Benedetto XVI andò a visitare l'America, definì a quelli che lo accompagna... ( da "Messaggero, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ha ben capito su questo punto la diversità americana, di "un Paese laico per amore della religione". La cordialità dell'incontro tra il Papa e il presidente Obama, in Vaticano, va compresa in questo contesto, in cui le due entità istituzionali, Chiesa Cattolica e Stati Uniti d'America, misurano i loro compiti nel mondo nuovo della globalizzazione.

Sono convinto che il Casilino 900 sia una vergogna per la città di Roma, e sono c... ( da "Messaggero, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: associazionismo laico e cattolico, di un quartiere attento e accogliente. Le decisioni, mai discusse o illustrate al Municipio, di istituire un presidio di vigilanza armata, a sostituzione di un efficacie servizio di custodia e controllo, e l'installazione di altri container, vanno contro la volontà del Municipio, degli attuali residenti del campo e dei cittadini del quartiere»

Era il divorzio tra libertà di religione e libertà di coscienza, in nome della ragion di S... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di «un Paese laico per amore della religione». La cordialità del recente incontro tra il Papa e il Presidente Obama, in Vaticano, va compresa in questo contesto, in cui le due entità istituzionali, Chiesa Cattolica e Stati Uniti d'America, misurano i loro compiti nel mondo nuovo della globalizzazione.

Il coma privato del soldato Ariel Sharon ( da "Riformista, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: hanno prodotto in Italia e negli Stati Uniti? E pensare che questo è un Paese in cui i conflitti tra laici e religiosi sono forti più che mai: negli ultimi giorni, per fare un esempio, nella capitale ci sono stati scontri violenti tra gruppi di ultra-ortodossi e la polizia per l'apertura di un grande negozio durante il Sabato (giornata in cui la religione ebraica prescrive il riposo)

E' finita l'anarchia etica. Forse ( da "Foglio, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: intellettuale cattolico e un uomo di chiesa, a suo modo, che sa distinguere l?appartenenza confessionale e il laico lavoro di parlamentare della Repubblica. Per questo lo cacciarono dalla Commissione di Bruxelles, perché un papista capace di rispettare la distinzione kantiana tra ciò che è reato e ciò che è peccato fu considerato pericoloso dai secolaristi più sbracati e intolleranti.

l'aborto di stato - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 16-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La condanna delle demografie coatte di Stato è conseguente al riconoscimento dell´autodeterminazione delle singole donne, che è a sua volta l´essenza più preziosa delle democrazie. Al contrario, posizioni come quella di Buttiglione o di tanta gerarchia cattolica considerano complementari e detestano allo stesso modo la libertà di autodeterminazione delle donne e l´

aborto, sì alla moratoria onu "non si usi per controllare le nascite" - mauro favale ( da "Repubblica, La" del 16-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: eccezione di Paola Binetti e di una folta pattuglia di cattolici del centrosinistra che votano a favore del documento di maggioranza. Specularmente, alcuni deputati del Pdl votano la mozione Pd, sulla quale il governo aveva dato parere contrario. Eppure non è stata approvata per un solo voto, quello del dipietrista Gabriele Cimadoro, che ha consentito al governo di non andare sotto.

S'avvicina il Formigoni IV ma non è più aria di trionfo ( da "Riformista, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: altro rimuove dalla Fondazione Policnico un uomo come Tognoli, da sempre vicino all'area laica di Forza Italia di cui è massimo referente Podestà (anch'egli impegnato dal punto di vista imprenditoriale nel settore sanitario). Ma, come rilevano voci in ambienti cattolici, la mossa del Policlinico "vale doppio" dal punto di vista politico.

Integralisti per rivedere la legge 40 Aborto, passa la mozione Buttiglione ( da "Unita, L'" del 16-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Più laicamente, di lui si può dire che ha guidato per otto anni complessivi il Comitato nazionale per la bioetica, che è presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani, che è membro della Pontificia Accademia per la Vita, che è editorialista di Avvenire.

Luigi Iscrizioni bloccate in Calabria Sono un giovane calabrese, iscritto al Pd in un ... ( da "Unita, L'" del 16-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Bonati Liviano Un partito laico Su l'Unità dell'11 luglio ho letto che l'on. Binetti avrebbe intenzione di candidarsi alla segreteria del Pd per conquistare la «leadership morale del partito», ossia «valorizzare quei valori cattolici di cui il Pd ha bisogno». Da quanto mi risulta il Pd è un partito "laico" di uno Stato "laico",

ROMA - La Camera ha approvato ieri alcune mozioni che condannano l'uso dell'... ( da "Messaggero, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La Binetti ieri ha detto apertamente che lavorerà per cercare di ricostruire una trasversalità «per la vita», insomma una convergenza tra i cattolici di tutti i Poli, come accadde per la legge sulla fecondazione assistita. Nel Pdl c'è però anche chi, come i fedelissimi di Fini, preparano emendamenti di impronta «laica».

Caro Gervaso, il severo giudizio sulla corruzione in Italia, ai primi posti in Europa, espressi da m... ( da "Messaggero, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: o comunque ne sono stati influenzati, sono meno corrotti, e non da oggi, di quelli cattolici. La Riforma, voluta da Lutero che, nel 1517, affisse le sue 95 tesi sulla porta della chiesa di Ognissanti a Wittemberg, fu la conseguenza della degenerazione, dei misfatti, delle insolenti interferenze della Chiesa romana su quelle periferiche.

La vita dopo l'anarchia ( da "Foglio, Il" del 17-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: accordo laici e cattolici, come sottolinea Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl, che sottolinea soprattutto lo spirito “internazionale” del documento approvato: “Si chiede di non usare l?aborto come forma di controllo delle nascite, né di usare questa pratica come una sorta di contraccezione alternativa.

Bersani sfotticchiato dai blog di area Pd ( da "Foglio, Il" del 17-07-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: L'incontro tra socialisti, laici e cattolici non ha piu' alibi, deve avvenire sul terreno che anche la gerarchi Ecclesiastica ha riconosciuto, quello della Pace, della laicita', della rottura con il moderatismo, quello della autonomia delle realta' temporali e dunque della politica.


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casting per la successione chi studia da chiamparino - paolo griseri (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina IX - Torino Casting per la successione chi studia da Chiamparino PAOLO GRISERI Sergio Chiamparino lo ha detto chiaramente mercoledì sera annunciando il suo ritiro dalla corsa alla segreteria nazionale del Pd: «I prossimi due anni saranno cruciali e dovranno anche preparare la candidatura del centrosinistra in Sala Rossa». Un annuncio che è anche un´ammissione implicita: oggi non si vede chi potrebbe portare sulle spalle il peso dell´amministrazione cittadina nel caso in cui lo stesso Chiamparino fosse chiamato a Roma da impegni politici nazionali. Così il ritiro del sindaco dalla corsa per la leadership nazionale del Pd coincide con l´avvio di una grande operazione di casting, come si direbbe in tv, per individuare il candidato ideale a succedere a Chiamparino. In realtà in questi ultimi mesi sono circolati già diversi nomi. Uno dei più accreditati è quello del rettore del Politecnico, Francesco Profumo. Profumo ha promosso in questi anni l´insediamento di centri di ricerca e laboratori che studiano l´innovazione industriale. Guidando il Politecnico si è trovato naturalmente all´incrocio tra la grande industria e la ricerca avanzata. Un osservatorio che già all´inizio degli anni ‘90 servì da trampolino di lancio a Valentino Castellani. Corre da tempo verso la Sala Rossa (nel senso che da più parti viene indicata come probabile candidata) Evelina Christillin, già vicepresidente del Toroc di Castellani, una delle protagoniste di Torino 2006. Oggi guida il Teatro Stabile nella difficile stagione dei tagli di bilancio dopo i fasti olimpici. Vanta un´ampia rete di rapporti a livello nazionale, un bene prezioso per evitare uno dei rischi più grandi che corre la città: l´isolamento. Tra chi non fa politica di professione c´è anche il professor Domenico Siniscalco, già ministro dell´Economia nel governo Berlusconi. Siniscalco ha mantenuto in questi anni ottimi rapporti con gran parte della classe dirigente della città e, nonostante tutto, è considerato un tecnico. Tra i politici di professione non c´è che l´imbarazzo della scelte. Il nome più noto è quello di Piero Fassino: l´ex segretario nazionale dei Ds ha certamente un´ampia rete di conoscenze e una lunga esperienza politica. Forse troppo lunga, sussurrano i suoi detrattori che vorrebbero un sindaco meno legato alla lunga e travagliata storia della sinistra torinese. Come Fassino arriva dal Pci anche Roberto Placido, campione di preferenze da tempo in corsa. Placido vanta un solido rapporto con gli abitanti dei quartieri popolari, merce sempre più rara tra gli eredi della sinistra operaia della città. Corre anche il diretto superiore di Placido in Consiglio Regionale, Davide Gariglio, uno dei leader dei popolari piemontesi, non sempre in linea con Gianfranco Morgando ma certamente radicato nel mondo cattolico della città. Da qualche tempo sembra declinare invece l´astro di Paolo Peveraro, vicepresidente della Giunta Regionale, già liberale oggi approdato alla corrente rutelliana del Pd. Per un laico in stand by c´è un cattolico in ascesa: l´Udc di Michele Vietti non ha fatto sfracelli alle provinciali ma ha scelto di stare con Saitta evitando l´effetto psicologico, certamente negativo per il centrosinistra, di un´eventuale alleanza con Claudia Porchietto. C´è chi giura che, in cambio, Vietti abbia ottenuto la promessa di fare il candidato sindaco nel 2011.

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i raccomandati della maturità - augusto cavadi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Palermo I RACCOMANDATI DELLA MATURITà AUGUSTO CAVADI all´altro capo del filo del telefono parlava, in questo caso, un collega cattolico praticante. Di orientamento molto più "laico" il dirigente scolastico che in questi giorni ha fatto ricorso, invece, ad argomenti "scientifici": «A me non interessa molto l´alunno che le segnalo e so bene che lei non fa nessun conto delle raccomandazioni. Ma ho una curiosità intellettuale: vorrei capire se è valida la teoria psicologica dell´effetto Pigmalione. Non so se la ricorda: se un maestro si attende grandi cose da un discepolo, le otterrà; se non conosce il discepolo - o se lo conosce ma non gli fa una buona impressione - non riesce a risvegliargli i tesori nascosti e assisterà davvero a una pessima prestazione». Bisognerebbe evocare il vicino di casa che abitualmente non ti saluta e che, da quando sei stato nominato commissario d´esame nella scuola del nipote, diventa gentilissimo e ti impone quasi a forza un caffè al bar; il salumiere del quartiere che, per la prima volta da quando lo frequenti, ci tiene a farti assaggiare il prosciutto di Parma appena arrivato (sa benissimo che sei vegetariano, ma giura che devi fare un´eccezione, rompere l´astinenza o almeno far felice tua suocera, che vegetariana non lo è mai stata, offrendogliene una porzione in omaggio); l´ex compagno di scuola che non vedi e non senti da quarant´anni e che, improvvisamente colto da irrefrenabile rigurgito di nostalgia, ti vuole a cena per presentarti la moglie, i figli, la nuora, il genero, i consuoceri e soprattutto la nipotina diciottenne casualmente impegnata in esami di maturità. Altrettanto variegate le ragioni per cui un alunno merita (a differenza di tutti gli altri, quasi fossero figli di un dio minore) di essere accolto con gentilezza, esaminato con garbo e valutato con benevolenza: uno, infatti, ha i genitori separati; l´altra li ha in casa ma non vanno abbastanza d´accordo; l´altro ancora ha sì i genitori in casa che vivono d´amore e d´intesa, ma vanno tanto d´accordo che il loro affetto è opprimente e il ragazzo non riesce a esprimersi con spontaneità. Uno va aiutato perché è troppo distratto dalle ragazze e rischia di non raggiungere la sufficienza (alias il "sessanta"); l´altro va aiutato perché non ha la ragazza, anzi non ha neppure amici, studia come un intellettuale antifascista rinchiuso nella medesima cella con Gramsci, ma rischia di non avere il massimo dei voti (alias il "cento") e di non essere ammesso a Medicina alla Cattolica di Roma o a Economia alla Bocconi di Milano. Variegati anche i legami sociali in virtù dei quali un alunno dovrebbe ricevere un trattamento privilegiato rispetto ai compagni: è tuo parente; è parente di un tuo parente; è amico di un tuo parente; è parente di un tuo amico; è amico di un tuo amico... Indimenticabile il bigliettino, che conservo come cimelio, di un ignoto signore della provincia: «Poiché non conosco nessuno che possa segnalare mia figlia, mi permetto di segnalarla da me». In questo bailamme, confesso che mi viene difficile evitare di guardare con comprensione affettuosa quei due o tre candidati che non trovano - o forse non cercano neppure - di "raccomandarsi": sfortunati o virtuosi che siano, non meritano un occhio di riguardo?

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i silenzi della chiesa sul governo - giulio riccio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2009)

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Pagina IX - Napoli I SILENZI DELLA CHIESA SUL GOVERNO GIULIO RICCIO eggo con un pizzico di sorpresa la lettera di don Luigi Merola, a cui porto grande rispetto per l´abito talare, ma che non perde occasione di gettare ombre sul Comune di Napoli, omettendo dal suo ragionamento ogni cenno alla gigantesca crisi di liquidità che affligge il sistema bancario e la pubblica amministrazione. Una crisi tanto grande da spingere il governo ad alcuni recentissimi provvedimenti per facilitare e accelerare i pagamenti degli enti locali. Provvedimenti di cui ben presto potremo valutare l´efficacia. Non ricordo che don Merola abbia mai sollevato il problema dei pagamenti chiedendo, come invece ha fatto, a più riprese, il Comune al governo, ovvero a chi ne ha il potere, di liberare la spesa sociale dai vincoli di bilancio, dai lacci del patto di stabilità. Non l´ho mai sentito chiedere con forza di smetterla con i tagli alla spesa per i più deboli, l´ultimo taglio opera proprio del governo Berlusconi, il 10% per cento in meno dei fondi per l´infanzia. Mi sarei aspettato che la voce autorevole della Chiesa si alzasse a difesa degli enti locali spiegando che l´abolizione dell´Ici sulla prima casa, era un trucco per nascondere i tagli ai Comuni, cioè a quell´articolazione dello stato più vicina ai Cittadini. Abbiamo il dovere etico e civile di raccontare la storia vera. "Meno tasse per tutti" è stata una cortina fumogena della destra, per tagliare scuola, sanità, inclusione e spese per le sviluppo del sud. I cittadini che hanno risparmiato l´Ici, con quei quattro spiccioli cosa hanno garantito in più alle proprie famiglie? La risposta è: niente. Don Merola nello specifico dovrebbe ricordare a tutti che la Fondazione "A voce de criature" ha sede nella villa di un boss, bene assegnato alla Fondazione dal Comune e nel quale si svolgono, grazie all´impegno di don Luigi, delle splendide attività rivolte all´infanzia a rischio. Perché non ricordarlo questo? Perché non ricordare che la scelta di assegnare quel bene è stata di questa amministrazione e del suo sindaco, che all´epoca prima di assegnarlo si occupò anche di ristrutturarlo ed attrezzarlo, di tutto punto, spendendo oltre 700.000 euro (risorse Pon). Quella è una delle tante scelte fatte a favore dell´infanzia certo in un quadro di difficoltà che non va dimenticato. Bene farebbe don Merola a gridare con forza le ingiustizie che questa città e tutto il sud stanno subendo da questo governo. Bene farebbe a dire tutta la verità, come è giusto chiedere ad un cattolico ed ancor più ad un ministro di Dio. Da chi è impegnato nel sociale con coraggio ci aspettiamo che ci sia uno stimolo e le critiche ogni qualvolta è necessario, ma ci aspettiamo anche sostegno. Al Sud nei prossimi anni non basterà la solidarietà e la carità cristiana, che pure sono valori irrinunciabili, sarà necessaria una grande battaglia per mettere la spesa per il welfare al centro dell´agenda politica, non come idea assistenzialistica, ma come presupposto di un futuro socialmente sostenibile. La grande battaglia di civiltà è quella per un welfare dei diritti. Per un sistema di protezione sociale e crescita che rappresenti una strada di emancipazione e di liberazione della nostra popolazione. Il mio sogno è avere la Chiesa a fianco e so che questo è possibile. Dobbiamo però fin da ora fare un operazione verità. Il Comune ha mantenuto in piena crisi economica globale la spesa sociale intatta senza praticare tagli, ma il welfare, l´infanzia e i non autosufficienti devono essere una priorità nazionale, ed è su questo che il Mezzogiorno deve intraprendere una grande battaglia, una vera e propria marcia per i diritti e per la liberazione delle donne e degli uomini del sud dalla povertà, dall´ignoranza, dalla criminalità organizzata, dal sottosviluppo, dal notabilato clientelare che ha interesse a tenere il Mezzogiorno come area riservata alle produzione di grandi profitti magari illeciti. Oggi invece, si va in un´altra direzione, si preparano gabbie salariali, si alimentano la xenofobia, invocando i salvifici manganelli che troppo spesso fanno violenza ai lavavetri, ai mendicanti agli immigrati, senza garantire alcuna sicurezza. Contro questo è un dovere etico ribellarsi, per laici e cattolici. Per fare questo è necessario che i corvi stiano con i corvi, e i passeri con i passeri. Innanzitutto dire la verità, praticare la critica come strumento per costruire una città migliore. è tempo di schierarsi senza ambiguità e senza qualunquismo. L´autore è assessore comunale alle Politiche sociali

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Io sono il candidato di nessuno . E intanto seppellisce l'era Walter (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 02-07-2009)

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PD/CONVENTION DI BERSANI «Io sono il candidato di nessuno». E intanto seppellisce l'era Walter Daniela Preziosi ROMA Stavolta lo fa persino apposta a non darsi un tono informale. Si condanna a giacca e cravatta per tutta l'ora e mezzo del suo discorso. Nonostante l'afa irrespirabile del teatro romano Ambra Jovinelli, ieri pomeriggio strapieno di «cari amici e cari compagni», come li saluta Pierluigi Bersani, quando - dopo un minuto di silenzio per le vittime di Viareggio - attacca il discorso con cui si candida alla segreteria pd. Davanti a un parterre di amministratori e segretari regionali, dal lombardo Martina al toscano Manciulli all'emiliano Vasco Errani, di notabili dalemiani (Nicola Latorre, Barbara Pollastrini, Gianni Cuperlo), bindiani (Roberto Zaccaria, Giovanni Burtone, Margherita Miotto), lettiani (Alessia Mosca). Non c'è Anna Finocchiaro, che fra Franceschini e Bersani non ha ancora deciso. Non c'è Sergio Chiamparino. Ci sono invece ex sparsi e pd mescolati, Alessandro Bianchi, Alessio D'Amato, Alfredo Reichlin, Vincenzo Visco, Giulio Santagata, Ricki Levi (a Prodi Bersani chiama un applauso lunghissimo), Marco Follini, Nicodemo Oliverio. E infine la pattuglia Cgil, Agostino Megale, Nicoletta Rocchi e Fabio Solari della segreteria nazionale e la segretaria Spi Carla Cantoni. In tantissimi restano fuori. Soprattutto tanti giovani con l'aria secchiona da incalliti lettori di Italianieuropei. Molti in prima fila. Ma il candidato evita la retorica giovanilistica. Anzi chiede rispetto per le generazioni precedenti. Anzi preferisce non piacere alle Debore Serracchiani. Sa che le parole che la giovane eurodeputata ieri usava su Repubblica per schierarsi con Franceschini («è simpatico») finiscono per persuadere gli indecisi a stare con lui. «Dicono che la parola piattaforma non funziona. Va bene, dirò due cosucce», ironizza Bersani. Invece la sua chiusa è seria, cita il movimento operaio e la resistenza e la lotta per «un mondo un po' più umano e un po' più giusto. Chi crede in tutto questo è giovane, chi non ci crede è vecchio». In mezzo c'è un discorso tiratissimo, «serio, solido», come dirà alla fine Rosi Bindi, che pure avrà qualche punto da mettere sulle i. Non le è piaciuta la scarna considerazione della cultura cattolica, «la terza via fra socialismo e liberalismo è già stata un fallimento, l'Ulivo aveva un'altra ambizione. Ma lo convocheremo. E lo emenderemo», dice. A Bindi invece è piaciuta moltola lunga parte in cui Bersani demolisce il veltronismo. Nessun partito liquido, né «post-identitario»: «Senza identità riconoscibili ogni gesto mette un punto interrogativo su chi sei davvero e ti disarmi verso una destra che sparge ideologie». Partito popolare, partito del lavoro, dei ceti produttivi. Solidarietà, ridistruzione delle ricchezze, lavoro. Parla di «condizione femminile», e qui sì che scivola in un linguaggio da vecchio Pci. L'applauso più lungo lo prende quando smonta la «retorica» del nuovo e dell'innovazione. «Parliamo di innovazione a chiacchiere? Allora non partecipo. Se invece parliamo di fatti allora credo di avere qualcosa da dire». O quando si toglie qualche sassolino dalla scarpa, rivendicando l'autonomia dai presunti padrini politici (D'Alema è in prima fila e va via prima della fine) «qualcuno vuole spargere una patina di grigio sulla mia candidatura», «allora io dico: sono il candidato di nessuno che però crede che ci sia bisogno di tutti». La laicità: «L'umanesimo è fondato su una cultura cristiana e laica. Ma questo non significa che qualcuno può decidere come devo morire io», lo dice a tutti, ma soprattutto a Ignazio Marino, che non c'è. I chirurgo cattolico, militante delle battaglie laiche ha detto che aspetta i discorsi dei due candidati per decidere se correre da segretario a sua volta. Infine il partito. Qui Bersani parla in politichese stretto, ma il pubblico lo capisce benissimo, e infatti e applaude. Dice che lo statuto pd è farraginoso, che il democratico deve significare democratico, e quindi le primarie vanno ripensate, debbono essere di coalizione per i candidati alle cariche monocratiche (sindaci, presidenti di regione, premier), invece gli iscritti si eleggono il proprio segretario. Serve testa e cuore, dice Bersani, anche se al suo debutto è persino troppo emozionato per lasciarsi andare. Almeno finché non si abbandona a cantare «Un senso», rock poeticissimo ma anche molto «sconvolto» che Vasco Rossi ha rimaneggiato per lui. Altro che l'annunciata «Canzone popolare» di Fossati. E su Vasco finalmente esce fuori il Pierluigi fra la via Emilia e il west. Che scende dal palco, stremato, sudato e ancora- seppellito sotto la giacca blu. E però dice 'Ora vado a farmi una birra'.

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 02-07-2009)

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Corriere della Sera sezione: Cronaca di Roma data: 02/07/2009 - pag: 2 L'attacco di D'Ubaldo «Zingaretti? Un atleta a bordo campo» Il senatore Pd (area popolare) Lucio D'Ubaldo contro Nicola Zingaretti, anch'egli Pd, e presidente della Provincia. Il convegno «Ripensare Roma» è ormai di due giorni fa, ma evidentemente le polemiche non si sono esaurite: «Cosa significa "ripensare Roma" per Zingaretti? Sostanzialmente - scrive D'Ubaldo - prendere le distanze dal passato. È questo il messaggio che emerge dal convegno promosso dai gruppi consiliari del centrosinistra e sapientemente guidato dal presidente della Provincia. Questo distacco è per ora ammantato di vaghe analisi sociologiche. Non basta per dare vita a un vero progetto politico». Non è che l'inizio: «Zingaretti rimane nonostante tutto a bordo campo, come un atleta che continui a scaldarsi i muscoli. Sente di dover fare a meno della ingombrante eredità di Bettini, ma non sviluppa alcuna riflessione critica - alla Tocci, per intenderci - sugli anni dell'onnipotenza bettiniana. Anni, in verità, che fanno da sfondo alla sua stessa formazione e crescita politica, da leader dei giovani comunisti romani alla segreteria regionale dei Ds, fino all'elezione a eurodeputato e poi alla massima carica di Palazzo Valentini. Il suo orientamento congressuale è a favore di Bersani, pur con qualche distinguo. In ogni caso non sa bene fino a che punto gli convenga (ri)entrare nelle vicende di partito. Per visione e convinzione sta oltre questo Pd. Tanto oltre da sognare. un ritorno all'antico: al partito laico e moderno, espressione di una sinistra dei diritti individuali, della laicità di tipo radicale e quindi dulcis in fundo dell'orgoglio socialista». Parole che, per il cattolico D'Ubaldo, sono quasi insulti: «Un sogno, però, che lo riconsegnerebbe alle frantumate esperienze diessine. Per questo oscilla, amleticamente, sperando di nascondere dietro l'attivismo una difficoltà più grande di quanto sia disposto egli stesso a riconoscere. È così che si diventa grandi o è così che s'invecchia presto, magari continuando a masticare chewing-gum?». Una critica che, come si vede, non ha risparmiato neanche i dettagli.

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Fioroni spiega (pure a Dario) che il Pd non può vivere solo di YouTube (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 02-07-2009)

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2 luglio 2009 Fioroni spiega (pure a Dario) che il Pd non può vivere solo di YouTube Al direttore - Il Pd esiste in natura: è questo il corollario che le elezioni europee e amministrative consegnano ai profeti di sventura e alle cassandre di turno che ne avevano preconizzato una prematura scomparsa o una lenta rosolatura tra le fiamme del berlusconismo e del dipietrismo. Il Pd esiste tra gli elettori e tra i cittadini, nei territori e nelle amministrazioni e probabilmente lì gode di reputazione e salute migliori di quanto appaia a Roma o dalle pagine dei giornali. Non interessa qui stare ad analizzare il Dna degli eletti, se davvero siano stati di più i cattolici o se ci si sia risvegliati un po’ più democristiani: dobbiamo solo capire che l’elettorato si è modificato e lavorare per ampliarlo, riflettere sul fatto che gli operai votano più Lega che Pdl e recuperare anche e soprattutto lì. Il Pd esce però da queste elezioni con un elettorato fatto anche di ceto medio e di mondi che prima forse ci erano più lontani e che vanno consolidati e incrementati. La discussione interna al Pd e la data del prossimo congresso arrivano nel bel mezzo di una devastante crisi economica: impensabile che le risposte che usciranno possano essere solo autoreferenziali, perché è proprio durante i periodi di difficoltà, politica ed economica, che si annidano insidie mortali dalle quali dobbiamo guardarci. Oggi e domani a Norcia ci riuniremo per tracciare l’identikit del partito che serve agli italiani, non ai dirigenti. E potendo riassumere in un elenco di sì e di no i requisiti base necessari per accogliere le sfide sociali ed economiche che ci attendono, inizierei da un bel no a un Pd impaurito che perde l’ambizione di governare il paese: non possiamo accontentarci di fortificare qualche regione. E dunque sì a un Pd che parla al paese, no a uno che parla all’orticello, sì a un Pd forza di governo, no a un Pd perennemente confinato all’opposizione e no a un Pd che cavalchi associazioni e sindacati come cinghia di trasmissione dei consensi. Il Pd paese ascolta tutti e poi fa la sintesi tra sindacato e Confindustria, tra imprenditore e co.co.pro., tra precario e pensionato, tra giovani e anziani per arrivare a elaborare proposte che aiutino a realizzare il bene comune, non il bene di una parte soltanto. E’ chiaro, allora, che per il Pd paese servono coraggio e un progetto che unisce e non divide, che detta linee per uscire dalla crisi. Serve un Pd che sappia sposare l’innovazione con la militanza, il radicamento con la comunicazione e il rinnovamento con il merito: per una svolta reale non bastano solo la carta d’identità e YouTube. Il Pd paese sa dare voce e ruolo ai territori e sa selezionare la classe dirigente sulla base del merito: se c’è una cosa che nei due anni da ministro della Pubblica Istruzione ho voluto a tutti i costi è stato il ripristino del concetto di merito e non è che il merito, poi, si può reintrodurlo a scuola e nella vita e depennarlo dal Pd perché tolto quello ci restano solo le raccomandazioni e il casting. Purché, però, ci si intenda su cosa sia il merito in politica che è certamente molte cose ma alcune imprescindibili: progettare, ideare, comunicare, avere consenso, rappresentanza e riconoscibilità sul proprio territorio e sintonia con i propri concittadini. Un rinnovamento che prescinda da tutto questo rischia di essere solo la celebrazione del trasformismo e dell’opportunismo: siamo traghettatori se creiamo opportunità per i giovani, non frustrazione e alienazione. Il Pd paese non divide l’Italia e gli italiani, non scimmiotta brutte copie di risposte alle domande di sicurezza e immigrazione, di federalismo fiscale e di nuovo welfare: il Pd paese non alza l’asticella sulle ronde inseguendo cliché altrui, piuttosto pretende che lo stato dia risorse alle forze dell’ordine, che non le lasci senza benzina e senza uomini. Il Pd paese non si inventa partiti del nord perché sa che dalla crisi si esce tutti insieme, non si vergogna di usare la parola “Meridione”, non vuole l’assistenzialismo ma dice sì alla detassazione degli investimenti e delle assunzioni, non demonizza le classi dirigenti del sud perché sa di avere sindaci di grande livello come ce li ha a Foggia, Bari, Avellino, Potenza e mi perdonino tutti gli altri che sono tantissimi. Il Pd paese, infine, non ha paura della laicità perché laico non significa senza valori: piuttosto elabora un nuovo pensiero e nuove risposte che comprendano il più possibile le ragioni di tutti ma dice No alla tentazione del pensiero debole che diventa evanescente pur di non scontentare qualcuno. E soprattutto il Pd paese sa che i valori non si difendono solo in sala parto e in sala rianimazione perché, in mezzo, c’è tutta la vita davanti. Il Pd apprezza la freschezza e la simpatia. Ma sa di essere un partito e non uno stato d’animo. Il Pd ha bisogno di tutto questo e alla fine, ma solo dopo, di un segretario. di Giuseppe Fioroni © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

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Così Rutelli riscrive l'agenda liberal del congresso democratico (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 02-07-2009)

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2 luglio 2009 Così Rutelli riscrive l'agenda liberal del congresso democratico Rutelli sembra ultimativo, ma vuole prima sgombrare il campo dal sospetto di una sua possibile fuoriuscita dal Pd. E lo dirà chiaro. Il progetto è ancora valido – pensa – ma va rilanciato secondo una linea precisa che passa dalle nuove alleanze. Con l’Udc di Pier Ferdinando Casini? Forse. Ma non è il momento di fare nomi, bastano le idee. La vittoria di Obama in America e il nuovo corso dei democrat statunitensi – questa l’analisi rutelliana – “sottolinea ancora l’opportunità e il valore” del nuovo inizio democratico in Italia ma non offre alcuna “rendita di posizione”. Il Pd sarebbe, insomma, secondo Rutelli, di fronte a “un bivio”, tra un partito “che si accomodi ad essere per lungo tempo minoranza”, e un partito “che si batte per formare un’alleanza credibile ed essere maggioranza”. E’ insomma “l’alleanza credibile” a rappresentare la prima via di rilancio del partito che, secondo l’ex sindaco di Roma, deve puntare su alcuni, precisi, punti programmatici culturali che hanno come obiettivo ultimo le grandi riforme strategiche. “Compito dei democratici – dice Rutelli – è costruire il consenso delle vaste forze sociali che trarrebbero vantaggio dalle riforme, a partire dal nord del paese”. Ovvero: sostenere la detassazione del lavoro subordinato, appoggiare un federalismo temperato che salvaguardi la solidarietà nazionale, sostenere una via all’integrazione degli immigrati “non fondata sul multiculturalismo”, prendere di petto il tema della sicurezza e, infine, proporre al paese un nuovo “umanesimo laico” che superi “gli errori degli ultimi anni” e le contrapposizioni “aspre e inconcludenti” tra laici e cattolici intorno agli spazi di confine tra scienza ed etica. Si tratta di fare concorrenza, sul serio, al centrodestra. Un piano ideale, quello di Rutelli, che non può dispiacere all’area nordista del Partito democratico (Rutelli cita Massimo Cacciari) e che, contemporaneamente, vibra di sensibilità riformista. “Tocca allo stato garantire nuove visioni, generazioni e gestioni di programmi di sviluppo” – dice Rutelli – ma “è matura” una riforma per l’efficienza del sistema istituzionale che si affermi intorno a un federalismo “coerente con l’idea di Carlo Cattaneo”. Un federalismo che sia imperniato sui comuni: “Dai comuni gli italiani si aspettano l’esempio del buon servizio pubblico – sostiene il leader di Liberi democratici – e l’emergere di una nuova classe dirigente”. Parole che piacerebbero, ma chissà, a giovani sindaci quali il fiorentino Matteo Renzi. Il progetto di Francesco Rutelli sembra in sostanza guardare molto ai sindaci democratici – specie quelli del centro-nord che hanno teorizzato e messo in pratica nuove formule sulla sicurezza urbana talvolta apparentemente mutuate dalla cifra leghista – anche nella critica al multiculturalismo e nella teorizzazione di nuove politiche per la sicurezza. “L’italiano medio conosce i benefici dell’immigrazione e la dignità dell’integrazione – spiega Rutelli – Ma dobbiamo comprendere l’astrattezza sbagliata del multiculturalismo e la saggezza dell’interculturalismo”. “Secondo alcuni, a sinistra, è sbagliato prendere di petto le politiche per la sicurezza. I sindaci che le promuovono sarebbero degli sceriffi. Inutile immaginare di conquistare la maggioranza – scrive Rutelli – senza chiare azioni contro la criminalità e per la certezza della pena”. Azioni che Rutelli fa passare anche dal “difendere l’efficienza e l’autonomia e non la politicizzazione della magistratura”. Leggi Fioroni spiega (pure a Dario) che il Pd non può vivere solo di YouTube © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

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la voce del popolo le escort e il vero maschio nazionale - massimo novelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)

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Pagina III - Torino Il caso La Voce del popolo le Escort e il Vero Maschio Nazionale MASSIMO NOVELLI «Gli bastò un interrogatorio insidioso per constatare un´ennesima volta che i sintomi dell´amore sono gli stessi del colera. Prescrisse infusi di fiori di tiglio per svagare i nervi e suggerì un cambiamento d´aria per cercare conforto nella distanza, ma quello cui anelava Florentino Ariza era tutto il contrario: godere del suo martirio». è un passo del romanzo L´amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Màrquez. Ma è anche la citazione che appare sulla prima pagina, nella rubrica «Tempi» e sotto il titolo Escort, dell´ultimo numero de La voce del popolo. A chi si riferisce il settimanale della Diocesi di Torino? Escluso che si tratti del vecchio modello di un´automobile della Ford, soprattutto alla luce del binomio amore-colera che connota la frase dello scrittore colombiano, non resta che pensare subito alle ragazze cosiddette «escort» (oppure, per li rami, «veline» e dintorni). Loro. Quelle protagoniste delle recentissime cronache del Palazzo (Chigi, Villa Certosa, Grazioli, ecc.). Dietro alle fanciulle, poi, si materializza un Convitato di Pietra. Sebbene sia tale e perciò mai nominato, assomiglia comunque in modo impressionante a «Papi». Ossia a Silvio Berlusconi. Del resto è noto che i giornali cattolici, a cominciare da Famiglia cristiana, hanno commentato piuttosto severamente le festicciole e certe frequentazioni del Cavaliere. Nessuno, tuttavia, né i cattolici né i laici, aveva suggerito un´interpretazione psicanalitica dell´affaire: l´apice di un godimento, per così dire, che passerebbe attraverso il martirio sulla stampa di mezzo mondo. Sottile interpretazione, certo. E, per questo, ancora più inquietante per il Paese. Perché il piacere del capo del governo consisterebbe nell´essere messo in croce, ma per questioni di donne. Quindi il massimo dell´orgasmo per il Vero Maschio Nazionale. Neanche Vitaliano Brancati, il suo Bell´Antonio (che, in ogni caso, non era premier), avrebbero saputo fare di meglio.

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rondelli, banchiere d'altri tempi combattè il credito "pietrificato" - giovanni pons (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 37 - Economia La scomparsa dell´ex presidente e amministratore delegato di Unicredit. Aveva 85 anni Rondelli, banchiere d´altri tempi combattè il credito "pietrificato" A metà anni ´90 lanciò l´Opa sul Rolo e affidò la gestione della banca a Profumo GIOVANNI PONS MILANO - Scompare all´età di 85 anni Lucio Rondelli, uno dei banchieri che più hanno contribuito al rinnovamento del sistema creditizio italiano. Era nato nel 1924 a Bologna e a soli 23 anni aveva cominciato come impiegato al Credito Italiano, la banca che lo ha reso protagonista di alterne vicende della finanza italiana fino al definitivo addio avvenuto nel 2001. La carriera, tutta interna alla banca, è stata inizialmente velocissima: già nel 1969, a soli 45 anni, Rondelli era diventato amministratore delegato, carica che ha mantenuto per sette mandati consecutivi fino allo scadere dei 66 anni. Nella lunga contrapposizione tra banchieri laici e cattolici che ha caratterizzato gran parte degli anni ´70 e ´80 Rondelli apparteneva alla prima categoria e dal vertice della banca di Piazza Cordusio ha sempre sfidato i cugini di Piazza della Scala, la Comit dei banchieri illuminati e internazionali lasciata in eredità da Raffaele Mattioli. Uomo di notevole spessore culturale, definito un gentiluomo dall´establishment milanese, alla fine degli anni ´80 si era messo in testa di rilevare la dissestata Banca Nazionale dell´Agricoltura del conte Giovanni Auletta Armenise con il consenso tacito della Banca d´Italia e di Enrico Cuccia. Ma i legami politici di Auletta impedirono l´operazione e costarono a Rondelli la poltrona ad opera del presidente andreottiano dell´Iri Franco Nobili. La rivincita arriva cinque anni più tardi, quando l´appena privatizzato Credito Italiano lo chiamò alla presidenza. è da qui che riesce a imprimere una scossa senza precedenti alla "foresta pietrificata" del credito come l´aveva definita Giuliano Amato. Lanciando l´Opa sul Credito Romagnolo inaugurò l´epoca delle acquisizioni bancarie fatte sul mercato invece che nei salotti. E quando Roberto Gavazzi dell´Allianz gli presentò un giovane manager che si era formato alla Mc Kinsey, Alessandro Profumo, gli consegnò le chiavi gestionali della banca. Due mosse dirompenti per quegli anni ma che alla fine degli anni ´90 si infransero sull´immobilismo imposto dall´ex governatore Antonio Fazio. L´Unicredito Italiano riuscì comunque a inglobare le Casse di Risparmio di Torino e di Verona e a cominciare la sua crescita sui mercati esteri che oggi l´hanno portata ai vertici europei, mentre Cuccia tentava disperatamente di costruire un approdo sicuro per la Comit. In fondo il grande merito di Rondelli è stato proprio questo: quello di essere riuscito a invertire, nel tempo, il pronostico che vedeva Piazza Scala un gradino sopra Piazza Cordusio. Con l´amarezza finale della presidenza Italease il cui dissesto non è riuscito a impedire pur avendolo toccato con mano e denunciato in varie occasioni.

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Ignazio Marino entra in sala operatoria Poi scioglie al riserva (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 04-07-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Il terzo uomo Ignazio Marino entra in sala operatoria Poi scioglie al riserva Per gli ex Popolari è un mezzo estremista che farebbe compiere al Pd un balzo a sinistra; per molti dei trenta-quarantenni che pochi giorni fa affollavano il Lingotto di Torino è il candidato ideale per ridare slancio al partito. Ignazio Marino, 54 anni, chirurgo di fama internazionale, cattolico osservante eppure laico convinto, ha davanti a sè ancora poche ore prima di decidere. Entro stasera dirà se sarà lui o no il terzo uomo nella sfida per la guida del Pd, accanto a Dario Franceschini e Pierluigi Bersani. Su di lui sono puntati gli occhi di tutti. Ma per queste ultime ore che lo separano dalla decisione della vita, Marino si è imposto di tenere la bocca cucita. Ha saputo delle critiche feroci che sono venute dagli ex Ppi (Franco Marini si è spinto fino a dipingerlo come qualcuno che «sarà portato a estremizzare e ad aggrapparsi al nuovismo super ideologgizzato» con un danno «non solo per il Pd ma per tutto il Paese»), ma si è limitato a sorridere e a scrollare le spalle. La sua giornata è cominciata in ospedale, dove ha operato un paziente di tumore al fegato. Toltosi il camice di chirurgo, ha incontrato una pattuglia dei «lingottini», guidata da Ivan Scalfarotto e Giuseppe Civati. Un'ora chiusi in una stanza a parlare del futuro del Pd e dei possibili scenari. Al termine, la decisone dei giovani rampanti del partito democratico era presa: se Marino dirà sì, sarà lui il loro candidato.

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i volontari e i fuorilegge (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Genova Un grido di allarme e di dolore dalla Caritas e dalle associazioni. Montaldo: "I medici devono assistere, non denunciare" I volontari e i fuorilegge Immigrati, il mondo della solidarietà si schiera contro il reato di clandestinità Anche il mondo del volontariato genovese, cattolico e laico, si ribella alla criminalizzazione degli immigrati clandestini. «Vogliamo esprimere la più viva preoccupazione - dichiarano tutte le organizzazioni cattoliche che si occupano dell´assistenza ai più deboli - per le gravissime conseguenze personali e sociali del previsto reato di clandestinità su alcuni diritti fondamentali di ogni persona». Il Comune e la Regione cercheranno di capire nei prossimi giorni quali conseguenze pratiche comporti la legge. «Ciò che è certo - afferma l´assessore regionale alla Sanità Claudio Montaldo - è che i medici non dovranno denunciare i pazienti clandestini, ma curarli». E la questura di Genova calcola che quasi un immigrato su tre - circa 20.000 rispetto ai 50.000 regolari - sia clandestino. In questa situazione sono soprattutto ecuadoriani e nordafricani. I SERVIZI ALLE PAGINE II E III

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immigrati, la rivolta dei volontari "questa legge non ci appartiene" - costantino malatto (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Genova Roberta Papi Claudio Montaldo Immigrati, la rivolta dei volontari "Questa legge non ci appartiene" No al reato di clandestinità: "Restiamo dalla parte degli ultimi" COSTANTINO MALATTO La voce di monsignor Marino Poggi, direttore della Caritas di Genova e Vicario episcopale alla Carità, giunge da migliaia di chilometri di distanza. Il sacerdote ha ricevuto in Israele la notizia che la legge sulla sicurezza è stata appena approvata e non nasconde la sua contrarietà. «Da Israele, insieme a tanti pellegrini, figli di Dio in ricerca qui da tutto il mondo, con il contrasto di un muro che divide, sembra impossibile che si costruiscano altri muri!» afferma monsignor Poggi. Gli fa eco il gesuita padre Alberto Remondini, presidente dell´associazione S. Marcellino: «Questa legge non è un incidente di percorso, ma esprime un´idea di convivenza civile dalla quale ci sentiamo estranei. Da parte nostra continueremo con convinzione il nostro lavoro perché stiamo dalla parte dei più deboli e siamo consapevoli che ci sono moltissimi italiani che hanno una visione comune alla nostra». Le stesse perplessità e preoccupazioni Poggi e Remondini le hanno espresse pochi giorni fa, in un documento approvato al termine di un convegno e sottoscritto da Acli Liguria, Agesci Liguria, Associazione S. Marcellino, Caritas diocesana, Cimi Coordinamento giustizia e pace, Clmc Comunità laici missionari cattolici, Movimento Focolari Genova, Movimento ragazzi, Rinascita cristiana Genova, Ufficio Diocesano per la Pastorale Missionaria. «Vogliamo esprimere la più viva preoccupazione - hanno dichiarato - per le gravissime conseguenze personali e sociali del previsto reato di clandestinità su alcuni diritti fondamentali di ogni persona». Maurizio Raineri, presidente della Fondazione diocesana ComunitàServizi di Savona, usa parole dirette: «Siamo nettamente contrari al decreto sicurezza. I pubblici ufficiali hanno l´obbligo di denunciare i clandestini, ma nelle nostre strutture non siamo tenuti a questo onere, e quindi non denunceremo nessuno. La Caritas si baserà invece sull´articolo 12 della legge Bossi-Fini per accogliere comunque le persone "per motivi umanitari"». Certo è che la legge sulla sicurezza apre interrogativi inquietanti anche per le amministrazioni pubbliche. Tant´è che l´assessore comunale Roberta Papi annuncia: «Ho chiesto all´avvocatura del Comune uno studio per fare chiarezza su ciò che accade nel momento in cui un dipendente comunale dovesse entrare in contatto con un immigrato senza permesso di soggiorno». Fra le questioni sollevate dal provvedimento nei comportamenti comuni ci sono la possibilità di frequentare la scuola, a partire da quella dell´infanzia, il diritto alle cure mediche e la prima accoglienza. Per quel che riguarda l´allarmante prospettiva che i medici debbano trovarsi costretti a denunciare pazienti immigrati clandestini, l´assessore regionale alla Sanità Claudio Montaldo non mostra dubbi: «Come già abbiamo detto, penso che non si debbano denunciare ma si debbano assistere le persone che si rivolgono alle strutture sanitarie, a meno che non ci siano palesi sospetti di reato. E a Morgillo del Pdl, il quale ha sostenuto che "se la clandestinità è un reato allora io devo denunciare i clandestini", rispondo che medici e infermieri devono fare il loro mestiere e non si può affidare loro la politica di controllo dell´immigrazione». Anche Gabriele Taddeo, presidente di Arci Genova, non nasconde i suoi timori: «La grande preoccupazione è che il governo non ottenga i risultati che si prefigge, ma rischi di gettare in una situazione di clandestinità, e dunque di reato alla luce della legge appena approvata, gli immigrati regolari che dovessero perdere temporaneamente il posto di lavoro. Con la conseguenza che queste norme facciano crollare la fiducia degli immigrati nelle nostre istituzioni».

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Marino in campo per una (infelice) battuta di Marini (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 04-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Marino in campo per una (infelice) battuta di Marini IL TERZO UOMO del Pd. Candidato per rispondere a una battuta del leader poplare (che si è scusato). Se passa il round tra gli iscritti, il chirurgo potrebbe spingere al ballottaggio Franceschini e Bersani. Cattolico, è l'idolo dei laici. Chi lo conosce bene giura lo scontro frontale che si è aperto tra il fronte di Dario Franceschini e quello di Pier Luigi Bersani non gli piace. Per niente. Quasi lo addolora. Perché Ignazio Marino, come lui stesso ha spiegato in un'intervista di qualche tempo fa al Corriere della sera, non è uno litigioso. Anzi. «Non serbo rancore. Un buon chirurgo non si adira». E poi, aggiunse, «io appartengo alla scuola americana. Negli Stati Uniti se tratti male un infermiere o alzi la voce in sala operatoria sei licenziato. Se maltratti un parigrado ricevi un'ammonizione». Stranezza tra mille stranezze, Marino, uno degli scienziati italiani più famosi al mondo, si appresta a fare «il terzo incomodo» nella contesa congressuale piddina tra il segretario uscente e l'uomo delle liberalizzazioni. Ieri il senatore democrat, considerato negli States il vero erede di Thomas Starzl (l'inventore del trapianto di fegato) era a Verona, in sala operatoria. Stasera, invece, si materializzerà sul palco della Festa dell'Unità di Roma, da cui probabilmente annuncerà la sua discesa in campo. L'intuizione della sua candidatura è frutto del cilindro di Goffredo Bettini. Negli ultimi mesi, infatti, l'inventore del «modello Roma» e il chirurgo senatore, si sono incontrati decine di volte, sempre in gran segreto, per studiare la piattaforma. Poi, dopo le prime indiscrezioni sulla sua candidatura, Marino era pronto a un passo indietro dettato, soprattutto, dall'amicizia con Massimo D'Alema. Non è tutto: la possibile candidatura di Marino aveva infastidito anche il fronte Franceschini. Veltroni, durante uno dei (pochi) colloqui recenti con Bettini, aveva chiesto al suo ex braccio destro: «Ma come, Goffredo? Marino è un medico...». Già «un medico». Se non fosse stato per la battuta sul «medico-candidato» («Quando ho sentito che Marino si candidava ho pensato: "Ma mica siamo in rianimazione") partorita da Franco Marini all'uscita della direzione del Pd della scorsa settimana, sicuramente lo scienziato avrebbe marcato visita posizionandosi ai margini della sfida congressuale. Invece no. Non appena gli hanno comunicato l'uscita dell'ex presidente del Senato, Marino ha preso immediatamente contatti con l'amico D'Alema per comunicargli il cambio di passo: «Mi dispiace ma io mi candido». Non avrà sponsor di partito se non Bettini e una parte di giovani lingottini, certo. Ma la candidatura di Marino fa già paura. «Il terzo candidato sarà portato per forza ad estremizzare, a marcare, magari con il sostegno di due giornali, quel nuovismo superideologizzato», ha spiegato ieri Franco Marini a Norcia, annunciando un colloquio personale con il senatore. «Tre candidati darebbero un'immagine di litigiosità», ha incalzato il franceschiniano Giorgio Merlo. «Della terza candidatura non ne avvertivo la mancanza», ha chiuso il cerchio Beppe Fioroni che a differenza degli altri ha declinato il verbo al passato. Guai a parlagli di «terzo uomo». Marino, imperniato da anni di american way of life, ripete in continuazione che «corro per vincere». Certo, passare il test degli iscritti (serve il 5%) sarà già difficile. Ma se arrivasse alla finalissima delle primarie, la candidatura del chirurgo potrebbe costringere «Dario» e «Pier Luigi» al ballottaggio dell'Asseblea nazionale, a scrutinio segreto. È l'idolo dei laici, il cattolico Marino. Stimatissimo da D'Alema e Pannella, apprezzato da Franceschini e Bindi, è sempre stato nei mirino dei teodem, che con Dorina Bianchi gli hanno sfilato il ruolo di capogruppo in Commissione Sanità al Senato. Alla Binetti, che lo crocifisse mettendo in dubbio la sua profonda fede, lo scienziato rispose per le rime. Facendo sapere che i suoi risvegli sono dettati dall'apertura del sito internet Liturgia della settimana e dalla lettura mattutina (ore 6,30) alla preghiera del giorno. T. L. 04/07/2009

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Marino verso il sì. E Rutelli non esclude la scissione (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 04-07-2009)

Argomenti: Laicita'

IL TERZO UOMO Marino verso il sì. E Rutelli non esclude la scissione Potrebbe essere oggi il giorno dell'annuncio del 'terzo uomo'. Ignazio Marino stasera parlerà alla festa democratica di Roma e potrebbe scegliere quella come location per il suo fatidico sì alla corsa per la segreteria del pd. La cosa a prima vista appare improbabile: aveva promesso che avrebbe ascoltato le «piattaforme» di entrambi i candidati, e quella di Franceschini sarà presentata solo il 6. E poi il dibattito stasera inizia alle 21, e quindi verrebbe bucato da molta stampa e dalle tv. Fatto sta che i boatos di un suo prossimo impegno continuano. Insieme al pressing di quelli a cui la battaglia Bersani-Franceschini va stretta. I cosiddetti Lingottini, il gruppo dei quarantenni, anche molto eterogeneo al suo interno, che dopo aver fallito con Sergio Chiamparino adesso fa pressing su Ignazio Marino. Insieme al 'grande elettore' Goffredo Bettini, anche lui per niente ben disposto verso i due candidati fin qui in campo. Parallelamente, si intensificano gli attacchi al chirurgo cattolico - ma leader delle battaglie laiche - da parte di quelli che non gradiscono la sua 'scesa in campo'. «Sarà portato a estremizzare» con un danno '«non solo per il Pd ma per tutto il Paese», ha detto ieri Franco Marini. Rischi di contraccolpi anche nell'area di Francesco Rutelli, quella dei 'coraggiosi', fra i quali militano i teodem di paola Binetti, che ieri che si sono schierati ufficialmente con Franceschini, ma avvertendo che non si tratta di un «assegno in bianco». Fra i temi in cui passeranno all'incasso, le questioni etiche. Non è un caso che l'assemblea si è scatenata contro Luigi Zanda che chiedeva che il documento finale comprendese una parola chiara contro «ogni ipotesi di scissione.

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Marino, dei laici (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Politica data: 04/07/2009 - pag: 11 Il personaggio Oggi l'annuncio della candidatura al congresso Marino, «campione» dei laici «Ma farò ancora il medico» Il chirurgo: sui temi etici devono decidere gli iscritti ROMA Più d'uno in questi giorni gli ha chiesto: «Se diventi segretario, che fai?». E lui, con un sorriso: «Chiederò di poter continuare a operare una volta alla settimana». Una battuta, ma fino a un certo punto. Ignazio Marino, il senatore-chirurgo, che oggi dovrebbe candidarsi ufficialmente alla segreteria del Pd, da quando è parlamentare va in ospedale a Verona la domenica, dorme lì, e poi torna il lunedì sera a Roma (questa settimana invece ha operato proprio ieri). E' stata una delle condizioni che ha posto dopo che Massimo D'Alema, di cui è amico di famiglia, lo ha convinto a tornare in Italia, tre anni fa. Del resto, come ama spiegare lui, «in ospedale si sta a contatto con la vita normale: si parla con gli infermieri, i pazienti, i familiari, e così si capiscono i veri problemi della gente». Ma come mai un chirurgo di fama mondiale, un genio dei trapianti di fegato, un signore che ha collaborato con gli esperti di bioetica di Obama per la ricerca sulle staminali, decide all'improvviso di candidarsi alla guida di un partito in non eccellenti condizioni? Domanda obbligatoria. Risposta altrettanto obbligatoria (almeno per come la vede lui): «Io che non ho mai avuto una tessera di partito prima d'ora, che non vengo né dalla cultura della Margherita né da quella dei Ds nel Pd mi sento a casa mia, sono convinto che questa formazione possa imprimere una svolta al centrosinistra». Prendere Marino per un ingenuo, però, sarebbe un errore marchiano. Il senatorechirurgo è l'uomo che a un D'Alema furente con lui per la decisione di candidarsi ha risposto con queste parole: «Massimo, io sono anni che passo la mia vita tra fegati e sangue, pensi che possa avere ora paura di affrontare un confronto politico?». Che Marino non sia uno sprovveduto, nonostante non abbia mai fatto vita di partito, lo ha capito al primo incontro Goffredo Bettini: «Venne da me, che nel 2006 ero il capolista nel Lazio per il Senato, per prendere contatti. Gentilissimo, mi sembrò persino timido. Ma quando cominciò a parlare compresi subito che mi trovavo di fronte a una persona intellettualmente accorta e acuta, a un uomo che invece di usare tante frasi in politichese arrivava al cuore dei problemi con semplicità e facilità». Ecco, questo è il signore che ieri tutti gli ex democristiani, da Beppe Fioroni a Franco Marini, hanno criticato perché ancora ricordano la battaglia che ebbero con lui sul testamento biologico. A quell'epoca, Marino confidava a qualche senatore amico: «Quante volte le gerarchie ecclesiastiche mi hanno detto sui temi etici cose molto più coraggiose di quelle che vanno dicendo certi ex dc». Già, perché il senatore-chirurgo, oltre a essere un cattolico (e un bravo scout da ragazzino) è anche in ottimi rapporti con le alte sfere della Chiesa. Sarà difficile, quindi, dipingerlo, nello scontro congressuale come una sorta di «Anticristo». E sarebbe sbagliato anche accusarlo di saper parlare solo di testamento biologico e di valori laici. E' chiaro che a quei valori il senatorechirurgo crede, ma ha delle idee ben precise pure sul Partito democratico che vorrebbe. Un partito che, magari, non potrebbe tener fuori dalla sua Direzione, come avviene adesso, un signore che offre le sue consulenze alla Casa Bianca. Perché, come dice uno dei pd che stanno lavorando alla sua candidatura, «sarebbe bene aprire sul serio alla società civile, anche e soprattutto a quella che non si fa cooptare». Marino sogna un Pd «senza correnti, che mescoli le culture e che faccia contare sul serio gli iscritti». Come? «Per esempio quando il partito, com'è accaduto sul testamento biologico, ha difficoltà a prendere una decisione, non riesce a scegliere, si deve affidare al dibattito tra gli iscritti. Possono decidere loro, con una consultazione». Sul treno che lo riporta da Verona a Roma, però, Marino non vuole parlare della sua candidatura. Preferisce ricordare l'operazione che ha appena eseguito e smentire le voci malevole che lo vorrebbero in freddo con Umberto Veronesi per dissidi tra prime donne della medicina («È una persona verso cui provo un rispetto straordinario e lui per me ha una certa, come dire... tenerezza»). Comunque l'altro treno, quello che della sua candidatura è già partito. Il macchinista è il deputato romano Michele Meta, cui tocca il compito di organizzare l'operazione-Marino. Bettini guarda e sorride, dalla stazione: «Mi dipingono come uno che muove i fili di questa vicenda. Falsità. Chiunque lo conosce sa che la forza di Ignazio è Ignazio stesso». Da qualche giorno lo sa anche l'«amico» D'Alema: chi vive in sala operatoria, «tra fegati e sangue», acquista inevitabilmente la determinazione necessaria ad affrontare lo scontro congressuale. Maria Teresa Meli La distanza dagli ex dc «Quante volte le gerarchie ecclesiastiche mi hanno detto cose molto più coraggiose di quelle che vanno dicendo certi ex dc»

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Vietato pregare sul campo di calcio Il Brasile ammonito dalla Fifa (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-07-2009)

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Corriere della Sera sezione: Cronache data: 04/07/2009 - pag: 26 Confederations Cup La protesta partita dalla federazione danese Vietato pregare sul campo di calcio Il Brasile ammonito dalla Fifa MILANO Vietato pregare. Firmato Fifa. La Federcalcio mondiale ha inviato un «ammonimento» alla Federcalcio brasiliana chiedendo che i giocatori della nazionale pentacampione del mondo rinuncino a ringraziare Dio sul campo di calcio. Era appena successo con il rito collettivo dei verdeoro al termine della finale di Confederations Cup vinta contro gli Stati Uniti: il cerchio disegnato alla fine della partita, con tutti i giocatori inginocchiati e abbracciati a innalzare lodi al cielo, ha spinto l'anima laica del pallone a ribellarsi. L'input alla Fifa è partito dalla piccola Federcalcio danese. «Nel calcio non c'è posto per la religione ha confermato uno dei dirigenti federali, Jim Stjerne, al giornale «Politiken» . Mescolare le cose in quel modo esagerato è stato quasi come dare vita a un evento religioso». Fonti Fifa spiegano che l'intervento di Sepp Blatter, boss del calcio mondiale, non è in realtà una censura alla preghiera cattolica e tantomeno alla nazionale brasiliana, bensì una presa di posizione netta contro tutte le (possibili) manifestazioni religiose in occasione di eventi internazionali, con particolare riferimento ai Mondiali 2010 in Sudafrica. Ciò significa che non verrà impedita o sanzionata nessuna preghiera individuale in campo: quindi potremo continuare a vedere Kakà che mostra la maglietta in cui si dichiara appartenente a Dio, o i segni della croce di molti calciatori al fischio d'inizio, o le preghiere a mani giunte dopo un gol segnato. C'è da chiedersi se la stessa ammonizione inviata in Brasile sia stata recapitata anche all'Egitto, i cui giocatori avevano pregato Allah subito dopo la vittoria contro l'Italia, sempre in Confederations e sempre in diretta Tv. Ed è la stessa domanda che si fa Nicola Legrottaglie, difensore della Juve, cattolico e appartenente alla compagnia evangelica degli Atleti di Dio: «Sono d'accordo con chi prega e non lo considero un gesto esagerato. Se pregare Dio è esagerato, mi chiedo allora quali siano i gesti condivisibili». Quindi la Fifa ha sbagliato? «La Fifa dovrebbe condannare gesti più esagerati o cattivi. Se si critica l'atteggiamento di persone che ringraziano Dio, evidentemente non ci si vuole avvicinare ai valori positivi. Se quello che si fa è nelle regole, nel rispetto e nella civiltà non ci sono problemi». Rispetto e civiltà: bisognerebbe dirlo ai tifosi scozzesi dei Rangers, club protestante, che contestarono duramente il polacco Artur Boruc, portiere del Celtic, club cattolico, per aver indossato una maglietta inneggiante a papa Wojtyla. O ai fischiatori che ogni tanto rovinavano il momento di preghiera del grande mezzofondista marocchino Hicham El Guerrouj, che ad ogni vittoria si inginocchiava per pochi secondi verso la Mecca. Fin qui le istituzioni sportive non hanno avuto nulla da ridire, ma neanche il buon senso, trattandosi di espressioni e manifestazioni personali e tutto sommato non esagerate. Semmai, del tutto spettacolari e mediaticamente rilevanti furono le conversioni all'Islam di due fuoriclasse del pugilato, Cassius Clay e Mike Tyson: il primo cambiò il nome in Muhammad Ali e ancora oggi, sia pur malato di Parkinson, è un fervente attivista musulmano; il secondo non cambiò nè nome nè vita, e continua a interpretare la fede a modo suo. C'è un lungo filo che unisce sport e religione, come scrive William J. Baker, professore ad Harvard, nel suo Playing with God. Religion and modern sport: «Sport e Dio cominciarono a dialogare in inglese: l'esperienza anglosassone conciliò il prete e l'atleta, mentre nel Continente europeo, per opposizione, i club sportivi nascevano sotto la bandiera del laicismo». La grande esposizione mediatica dello sport, il suo rapporto sempre più stretto con la politica, il suo tentativo, sempre più difficoltoso, di evitare qualsiasi tipo di strumentalizzazione ha portato spesso a decisioni discutibili. A Pechino, per esempio, durante i Giochi del 2008, il Comitato organizzatore aveva proibito l'introduzione nelle zone olimpiche di materiale religioso a scopo di propaganda. Il Cio fu accusato di censura. Lo stesso capiterà, c'è da scommetterci, alla Fifa. Claudio Colombo Il rito contestato I giocatori brasiliani pregano dopo una vittoria contro l'Argentina. Rito ripetuto anche quest'anno alla Confederations Cup. Nel tondo: il presidente della Fifa Joseph Blatter «Niente religione» Il boss del football Blatter vuole bloccare le manifestazioni religiose in vista dei Mondiali 2010 Legrottaglie: un errore Lo juventino Legrottaglie: la Fifa dovrebbe condannare i gesti più esagerati e cattivi

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Oggi è il Papa, non Galileo, che è richiesto di abiura (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 04-07-2009)

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5 luglio 2009 Oggi è il Papa, non Galileo, che è richiesto di abiura Monsignor Pagano non mi convince. Il curatore dell’archivio Galileo in Vaticano ha detto di recente che la chiesa deve esercitare la massima prudenza, se non voglia ripetere con la genetica moderna l’errore fatto quattro secoli fa nel giudicare gli sviluppi dell’astronomia moderna e di un metodo, quello galileiano, che oggi (faccio questa osservazione riferendomi al discorso di B-XVI a Verona) è rivendicato dal Papa come veicolo specialmente significativo di una lettura matematico-razionale della realtà. Richiesto di delucidazioni sui confini e l’ambito di questa prudenza, Sergio Pagano ci ha risposto con cortesia, e ha spiegato a Nicoletta Tiliacos che non intendeva certo mettere in discussione le critiche di cristiani e laici alla deriva eugenetica dei nostri tempi, che quanto da lui detto era per così dire un ovvio richiamo alla cautela reciproca nei rapporti tra scienza e dottrina biblica già condiviso da Giovanni Paolo II; ma concludendo poi che il vero problema, su cui si misura questa prudenza, è la possibile capacità della scienza di rappresentarci un “uomo nuovo”, dunque un mondo nuovo, esattamente come avvenne con la rivoluzione copernicana e con le sue conseguenze. Qui la faccenda si fa problematica. Non da un punto di vista dottrinale, che non è il mio, il nostro di noi laici devoti al patrimonio culturale e cultuale custodito dalla chiesa, dalle chiese radicate nella grande avventura cristiana. E nemmeno sul piano della composizione della verità biblica sull’uomo con quella scientifica moderna. Non è un fatto di fede, di sfida alla fede. E’ una questione di ragione, di etica, di uso e abuso della libertà nella direzione di un transumanesimo i cui contorni sono francamente sinistri. Monsignor Pagano sa molto meglio di me quanto sia forte, e balorda, la spinta ideologica a governare la scienza nel senso della manipolazione illimitata della vita umana, del materiale umano in ogni stadio del suo sviluppo; e sa meglio di me che per quanta prudenza si eserciti in relazione agli scopi umanistici della ricerca, come l’alleviamento senza illusioni della sofferenza umana, sarebbe incauto non vedere il risvolto faustiano, banalmente faustiano, della strategia di fitness morale e corporale perseguita da eserciti di ricercatori, di ginecologi, di grandi medici, di scienziati che il nostro tempo e il nostro business investono di una funzione sacerdotale, e incoronano guru e signori di una grande potenza e ricchezza, spirituale e materiale. E’ pieno di brava gente e seria e rigorosa e matura e capace, nel mondo della scienza. Ho bisogno di loro e li ammiro, come tutti. Ma c’è un sostrato di cultura e di falsa coscienza del reale, nel pensiero dominante che guida la comunità scientifica militante, per ogni dove, che è il nemico diretto e irriducibile, non già della chiesa gerarchica e istituzionale, che fa benissimo a essere prudente se prudente voglia dire “scaltra” anziché “umile”, bensì del cristianesimo, inteso come religione o etica che indebolisce l’umanità e la umilia, secondo la lezione di Nietzsche. Se il biologo promette l’immortalità, un cristiano non può dire “prudenza” senza liquidare non solo la croce, ma due millenni di teologia e di filosofia cristiane. Se il neodarwinista sfoggia baldanza nel prospettare il significato meramente neurologico dell’anima umana, parafrasi fantasiosa di un cervello semplicemente “evoluto”, tenere un tono fermo nella risposta, ricercare e mobilitare ogni possibile intelligenza, ecco il compito imprudente che tocca alla cultura cristiana, laica e cattolica e di ogni altra possibile denominazione riformata. Se la vita del nascituro è à la carte, se la soppressione selettiva la regola del giorno, dove andremo a raccogliere una qualche regola di prudenza, monsignor Pagano? Il cardinal Ruini ha fatto e sta facendo molto per chiarificare la faccenda, che duole e non è sanabile così facilmente, nell’ambito del progetto culturale della Cei. Altre iniziative sono in cottura a Bologna e altrove. Penso che monsignor Gianfranco Ravasi, preposto a un compito difficile di sfida e dialogo culturale, che sta svolgendo con il suo noto e puntiglioso talento, farebbe bene prima o poi a portare a sintesi questo problema, in senso culturale dico e non magisteriale. Per decidere quantomeno il livello di dialogo e sfida, e anche un certo livello di incomunicabilità, che è implicato dalle cose, oltre che all’insegnamento in fondo univoco dei papi della seconda metà del Novecento, compresi Pio e Giovanni, per non dire del Paolo VI dell’Humanae vitae e dei suoi successori fino a oggi. Infatti oggi il problema non è una qualche richiesta di abiura, inimmaginabile, rivolta da un prete a uno scienziato laico; oggi la questione è quella di una evidente richiesta di abiura del cristianesimo e delle sue premesse o conseguenze etiche e filosofiche da parte della scienza militante, non la scienza razionalista, dico, ma quella postmoderna e post o trans umanista. Oggi è il Papa, non Galileo, che è richiesto di abiura. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

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Centinaia di volontari chiamati dall'Africa (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 05-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Erica Asselle Protagonisti Un legame che non si è interrotto anche nei giorni difficili del sequestro di due suore Centinaia di volontari chiamati dall'Africa Don Aldo Benevelli Fondatore di Lvia, associazione internazionale di volontari laici.E' lungo le strade di periferia, nei cantieri, nelle fabbriche, nelle scuole, nei frutteti di Lagnasco e tra i filari delle vigne in Langa. E' accanto agli anziani, nei bar, ai giardini, sui treni e sugli autobus, fra i precari addetti ai lavori nei grandi stabilimenti affidati alle cooperative, nelle file di fronte agli uffici di immigrazione, in camice azzurro o bianco nelle corsie di ospedale, nei musei. Al «Craveri di Bra» come alla Certosa di Chiusa Pesio. E' tra le méte delle vacanze a basso costo o dell'avventura; è nel cuore di chi c'è stato almeno una volta. E' l'Africa in provincia di Cuneo. Esploratori e missionari fra i primi a raccontarlo. Giancarlo Turco, medico e viaggiatore, nato sulle colline di Mango è partito, nel 1970, prima solo, poi con il figlio. Lo ha scritto sui giornali locali e in un libro sulla preistoria del Teneré. Chi va in Africa una volta, poi ci ritorna. Capita, però, per ragioni diverse, che qualcuno non faccia più rientro a casa. Nella lista dei missionari della diocesi di Cuneo (oltre trenta i nomi) con cui suor Gemma Dalmasso tiene i contatti, c'è un asterisco rosso. E' di fianco al nome di Padre Giuseppe Bertaina, ucciso a gennaio. Questa è Africa, la stessa che ha restituito, a febbraio, suor Caterina Giraudo e suor Maria Teresa Olivero. «E' un'ideale che ci spinge a tornare» spiega sorella Sandra Garzino, al Convento dei Giuseppini ancora per pochi giorni, prima di tornare in Congo, un «Mal d'Africa» che dura da quarant'anni: «Portiamo il Vangelo, ma portiamo soprattutto il nostro lavoro. Ci ripagano i sorrisi di chi non ha niente». Un'ideale cristiano per laici, un'avventura di solidarietà: almeno ottocento volontari sono partiti da Cuneo alla volta dell'Africa negli ultimi trent'anni. Li conta don Aldo Benevelli, l'esile sacerdote ultraottantenne, ex partigiano, fondatore e anima di Lvia, la ong cuneese che ha avuto per testimonial Stefania Belmondo. Don Aldo ricorda chi lasciò un posto fisso alla Michelin o alla Camera di Commercio per andare in Africa, a lavorare a fianco degli africani, a tirar su una piccola centrale eolica, ad avviare una cooperativa agricola. Qualcuno è rimasto là. Altri sono tornati riportando indietro menti più aperte, disposte a conoscere l'altro, ad accogliere e ad accettare. «Queste persone - racconta don Aldo - hanno affrontato più facilmente l'arrivo degli africani. Lo avevamo previsto e intorno al 1995 è accaduto: le ondate di immigrazione, in continua e inarrestabile crescita, quelli che oggi liquidano chiamandoli clandestini». I problemi, ribadisce don Aldo, vanno risolti là e il volontariato di questi tempi, a volte impreparato, a volte scostante non è sufficiente ed efficace per dare le risposte attese. Dal Cuneese è partito tanto per l'Africa, come gli aerei di Emergency da Levaldigi, i fondi per realizzare strutture sanitarie e case famiglia, i contributi per le adozioni a distanza. L'ospedale in Burkina Faso inaugurato nel 2003 grazie all'Avis cuneese è immortalato nelle foto di Bruno Murialdo e Severino Marcato. Quest'ultimo, fotografo albese per Famiglia Cristiana, nel continente nero ha viaggiato in 18 paesi. Al ritorno, le immagini le ha messe in mostra. Perché l'Africa ha dato altrettanto al Cuneese. E' miseria e bisogno, ma è fascino, colori, storie che molti hanno voluto raccontare. Nei libri e nei film l'Africa l'hanno descritta, tra gli altri, Renzo Mialanesio e Annamaria Gallone, Gianni Vercellotti e i frati Cappuccini di Fossano con le immagini e le testimonianze di Capoverde. Già, Capoverde, un arcipelago di isole dove il frate Padre Ottavio Fasano e una moltitudine di volontari hanno realizzato un ospedale, costruito un centro di accoglienza, hanno portato giovani in Italia per imparare l'arte della cucina e dell'accoglienza alberghiera, costruito un villaggio per un turismo intelligente e ora stanno mettendo a dimora una vigna e un centro di accoglienza per ragazze madri. Oggi, qui nella Granda, Africa è Halima, liceale marocchina-saviglianese con il velo in testa per scelta. E' Hassane Mhadi, appenna tornato in Marocco, la cui testimonianza di illegale in provincia di Cuneo è raccontata sull'ultimo numero de «Di tutti i colori», periodico interculturale del Granello di Senape. Sono don Max Lafia dal Benin, don Alphonse Kavandako Mpasi dal Congo e il tanzaniano don Daniel, giovani e preparati sacerdoti africani «prestati» a tener vive le parrocchie dove le vocazioni sono rare.Don Max Lafia Parroco di Bandito di Bra: mamma musulmana e papà cattolico.

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Nel mondo del pop/rock che ha a cuore l'Africa, con Bono, Bob Geldof e tanti altri c'è... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 05-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Nel mondo del pop/rock che ha a cuore l'Africa, con Bono, Bob Geldof e tanti altri c'è anche, modestia a parte, il nostro Jovanotti. Fin da un lontano Sanremo di nove anni fa, dove invitava con un rap a cancellare il debito, passando per il Live 8 del 2005, gli italiani sanno che Lorenzo Cherubini, sul tema, c'è. C'è pure adesso, alla vigilia del G8, anche se se ne sta a New York a incuriosire i media e a mietere successi nei club, con la sua musica meticcia. Da New York, caro Lorenzo, lei ha scritto una lettera a Berlusconi... «Non è stata una iniziativa personale. Mi sono reso disponibile nell'ambito del mondo di attivisti e Ong, di One di Bono, di Data, di gruppi laici, religiosi, politici, che raccolgono un sacco di energie. Facciamo pressione in vista del G8. L'Italia, per il debito dell'Africa, è uno dei problemi: pagava ma ora non paga più. Il che è grave perché ha fatto una promessa sulla quale è stato costruito un budget, che gli altri hanno più o meno mantenuto: anche paesi più in crisi di noi, come la Spagna. L'ultima Finanziaria ha dimezzato l'impegno sulla cooperazione, ma questa politica non ha risalto sui media, perché abbiamo altri problemi». Già, noi italiani abbiamo tanti guai. Ma l'Africa versa in povertà estrema. «Parlare di povertà estrema può irritare il cittadino medio, ma il problema va affrontato. Da un punto di vista politico, l'Africa sta andando in mano ai cinesi, che investono in tutti i paesi poveri e dei diritti umani se ne fregano: ed è sbagliato, per noi, non sostenere quei diritti. Sullo scacchiere mondiale, questi paesi hanno meno bisogni di noi e quindi, nell'ottica della crisi, hanno una opportunità. Se un ricco diventa povero, ha più problemi di un povero, che comunque ha bisogno di meno per risollevarsi, entrare nel mercato globale e darsi una struttura economica. Il vero, grande problema africano è la povertà estrema, dove non hai nulla, nemmeno il rispetto di te stesso, e muori perché non puoi curarti il raffreddore, o muori di Aids, che oggi si può controllare. E' semplicemente un fatto di giustizia: possiamo occuparcene, perché non farlo? Un valore. Nella politica, è quello di dare una mano agli altri. Non è un'utopia, si può con poche risorse. Si tratta di stabilire che nella Finanziaria alcuni soldi vengano spesi per il Millennium Goal: lo studiano milioni di economisti, dottori, politici, ci sono in ballo energie anche intellettuali enormi. Non è una faccenda di beneficenza». Le ha risposto, il presidente del Consiglio? «Ha risposto la segreteria del G8 della presidenza del Consiglio, ai gruppi di pressione, dicendo che anche questo tema è al centro del G8, ma non comunicando cifre né promettendo che si ritorno ai livelli di pagamento dello 0,51 per cento del Pil per aiuti alla cooperazione. Siamo invece lontanissimi, allo 0,017». Come e quanto conosce l'Africa? «Tanto, perché facendo musica l'Africa mi è amica: un immaginario, un mito formativo, la culla della musica nera che mi ha fatto fare questo mestiere. Non sono un esperto, ma un innamorato: chi vive a Roma, dove sono cresciuto io, ha molta Africa in giardino, come canta Azzurro; la Chiesa cattolica ha un rapporto con l'Africa, si parla di missioni. Il nostro Paese poi è una freccia che punta verso il continente a forma di cuore, che dà segni più positivi dell'Occidente, in questi momenti». Africa in giardino, ma anche Africa in America, no? «Ieri mattina sono stato ad Harlem: l'America senza i neri sarebbe un paese slavato. All'Africa noi tutti dobbiamo qualcosa, chi l'immaginario, chi la forza lavoro, chi l'esistenza, visto che pare che l'uomo sia nato lì». Ha più sentito Bono? «Sì, quando ho scritto la lettera al Presidente. Lui è il più importante, è l'immagine. E' quello che si è speso di più. Ha un impegno e una preparazione impressionante, ne sa più lui di un politico».

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Quando l'Africa chiama il cuore d'Imperia risponde (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 05-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Enrico Ferrari Protagonisti Iniziative benefiche per Rwanda, Burundi, Benin, Madagascar Quando l'Africa chiama il cuore d'Imperia risponde L'etiope Teklè Roussom, assessore uscente a Diano S. Pietro, è al fianco del sindaco MassoneAnche la provincia d'Imperia non resta insensibile al grido d'aiuto dell'Africa. Parrocchie e associazioni di volontari, un ricco patrimonio d'esperienze nel Ponente, sono in prima linea nelle iniziative umanitarie. E l'integrazione è un dato di fatto: tra gli africani inseriti nel tessuto sociale spiccano medici, artisti, sportivi. Fra gli «africani di Riviera» c'è l'egiziano Fathy El Gharbawy, che risiede a Sanremo. Ha recitato a lungo nella fiction Rai «Incantesimo». In «Nassiriya-Per non dimenticare», film con Raoul Bova nei panni di un carabiniere, in onda nel 2007 su Canale 5, l'attore aveva il ruolo di un poliziotto iracheno. Non mancano poi presenze nei Consigli comunali: a Diano S. Pietro, al fianco del riconfermato sindaco Ivano Massone, c'è Teklè Roussom, assessore uscente, nato in Etiopia nel 1952. È un dottore, specializzato in Igiene e Medicina preventiva. Fra i sindacalisti, significativa la presenza nella Fillea-Cgil di Said Garjmi, nato a Casablanca ma in Italia da vent'anni. Dal 1991 abita a Imperia ed è il responsabile provinciale del settore immigrati nell'edilizia. La marocchina Amal Yanouri segue inoltre lo sportello stranieri. Due calciatori africani, Segna e Dembele, la scorsa stagione hanno militato nella Sanremese 1904 in Seconda categoria, e altri atleti del Continente nero giocano nei tornei amatoriali, come il Città di Sanremo disputato a Pian di Poma. Molto alto il numero di progetti di solidarietà. L'associazione Agya, formata nel 2007 da un gruppo multietnico di artisti e professionisti, ha sede in via Cascione 86 a Imperia, e pochi mesi fa ha organizzato uno spettacolo di danze africane al teatro Cavour per progetti in Malawi. Agya raccoglierà fondi anche stasera nell'ex Bimbo beach del Prino a Porto. Altro sodalizio sempre attivo negli aiuti è l'Aifo, rappresentata a Imperia da Susanna Bernoldi. E c'è anche il Rotary di Imperia, che ha superato i 50 anni di attività. Il presidente è ora Gigi Falcinelli, ma già sotto la guida del dottor Carlo Amoretti il Club ha avviato un piano di sviluppo a Humure, in Rwanda, creando un Centro nutrizionale. Il club service Soroptimist, sempre nel capoluogo ponentino, sta raccogliendo fondi per la creazione di pozzi nel Burkina Faso. Ultime, ma non ultime, le missioni cattoliche. A Ouesse, nel Benin, una scuola è stata chiamata «Impeto», dai nomi di Imperia e Torino, località benefattrici dei Camilliani. E ieri, nella chiesa di San Giovanni a Oneglia, un Padre missionario della missione cappuccina ha pregato perché, grazie alla riunione del G8, «la situazione in Africa possa trovare presto soluzione». Nel frattempo, però, c'è anche chi si impegna in modo concreto per alleviare le sofferenze delle popolazioni. Durante le vacanze natalizie del 2008 i fedeli delle parrocchie di Borgomaro, Maro Castello, Candeasco e S. Lazzaro Reale hanno raccolto 13 mila euro a favore degli 80 chilometri de «La strada della speranza» realizzata dal religioso imperiese Padre Floriano Strapazzon, missionario vincenziano, a Iakora in Madagascar. Di recente la Provincia ha sostenuto il progetto dei Carmelitani scalzi per le «foreste scolastiche» nella Repubblica Centrafricana: lo stesso presidente Gianni Giuliano ha consegnato una somma a Padre Giustino Zoppi. Monsignor Giovanni Battista Gandolfo, originario di Conio, è da poco diventato responsabile dei fondi per il terzo Mondo in Vaticano i suoi contatti con ambasciatori e nunzi africani sono continui. Nella diocesi di Albenga-Imperia sono diversi i sacerdoti africani, come il vice parroco di Aurigo Phanuel Alfonse Kanema, 41 anni, dello Zambia, o l'amministratore parrocchiale di Diano Arentino Prosper Bayeya Kileki, 48 anni, nato a Kinshasa in Congo. Ma la diocesi di Ventimiglia-Sanremo non è da meno. Spiega il parroco di S. Stefano, don Umberto Toffani, vicario diocesano: «È stato qui come aiutante per diversi anni don Firmin Sosa, ora segretario della nunziatura in Burkina Faso». Sempre di S. Stefano è il diacono Mimmo Marrara, che dice: «Con mia moglie Monica Pastorella faccio parte dei Laici Missionari cattolici: siamo stati per tre anni in Costa d'Avorio per vari progetti di sviluppo e due volte l'anno torno in Guinea. Agli aiuti in Guinea ha collaborato il sindaco di Taggia, Genduso. Il prossimo viaggio, con partenza il 21 agosto, è per Senegal e Gambia». Ogni anno, inoltre, l'Istituto di diritto umanitario organizza incontri sotto l'egida delle Nazioni Unite a Villa Ormond di Sanremo, con la presenza di ufficiali delle forze armate africane. Said Garjmi, marocchino, è responsabile provinciale Cgil degli immigrati per l'edilizia

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Marino c'è. Ma è già in forse (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 05-07-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Il «terzo uomo» lancia la sua «crociata» all'insegna della laicità per conquistare la guida del Pd Marino c'è. Ma è già in forse Corsa a ostacoli quasi impossibili per la candidatura del medico Ignazio Marino si candida. La conferma arriva attraverso un'intervista all'Unità. Ma la sua candidatura è già in forse visto che gli adempimenti chge prevede lo statuto e che di fatto rendono quasi impossibile la partecipazione a chi non abbia un apparanto a sostegno. Tanto per cominciare deve presentare la sua candidatura il primo scoglio sono le firme: occorre il 10% dell'Assemblea nazionale uscente, che è composta da quasi tremila persone. O serve il sostegno di 1500 iscritti distribuiti in cinque Regioni. Superato questo ostacolo, c'è il secondo che è molto più difficile. E riguarda i delegati. In ogni riunione dei circa settemila circoli territoriali il candidato deve presentare la propria mozione alla quale va collegata una lista di delegati che, in caso di vittoria, vengono eletti alla Convenzione provinciale. E non basta: ci deve essere l'alternanza uomo-donna. Se ce la farà Marino poi avrà un terza barriera: superare il 5% dei voti per accedere alle primarie. Tuttavia, il suo manifesto politico non lascia spazio a interpretazioni: «Crediamo nella cultura del merito, nella laicità dello Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti». E si aggiunge: «Sono pronto a fare il primo passo per assumermi la responsabilità di dare voce e concretezza e ciò in cui crediamo - scrive Marino -. Sulla strada siamo in tanti, a partire da un gruppo di democratici libero nello spirito e visionari, che hanno scelto di impegnarsi e condividere la sfida. Non siamo spinti nè sostenuti da correnti, siamo un ruscello ma possiamo diventare un fiume se ognuno di noi è disposto a contribuie con la propria goccia d'acqua». Marino, tra le altre cose, chiede di iscriversi al Pd per «partecipare con il proprio voto alla fase congressuale, per scegliere il candidato» e chiede di farlo entro l'11 luglio. «Tra una settimana, se saremo in tanti, il fiume seguirà un nuovo corso. Di speranza e di fiducia». In serata la prima intervista all'insegna del fair play: «Anch'io mando il mio in bocca al lupo a Franceschini e Bersani. Sono due persone serie e preparate». La sua scelta era stata sostanzialmente ignorata dall'intero vertice. Ad eccezione di Dario Franceschini che si limita a qualche frasetta di circostanza: «La candidatura di Ignazio Marino renderà più vivo il dibattito congressuale del Pd». «Ignazio - sottolinea Franceschini - è una persona che stimo, anche per questo da segretario gli ho chiesto di fare il capolista alle elezioni europee e, più recentemente, gli ho proposto più volte di arricchire, con la sua competenza e i suoi valori, la pluralità di posizioni che sostengono la mia ricandidatura alla segreteria del Pd. Ha fatto una scelta diversa, che rispetto. Gli auguro sinceramente in bocca al lupo». Ieri, comunque, è stata la volta dei rutelliani, riuniti per una due giorni a Roma dalla quale è emerso un "sostegno condizionato" a Dario Franceschini. «Marino è un po' un Giuliano Ferrara al contrario, mono-tematico sul sondino», ironizza il deputato cattolico Andrea Sarubbi. «Io Marino non lo appoggio - attacca il laico Roberto Giachetti - a parte perché lo sostiene Bettini che è uno dei guai peggiori di questo partito, ma soprattutto perché al Lingotto ha concluso il suo intervento dicendo che sarebbe ora che a chi non è d'accordo sulla laicità noi facessimo saltare un girò e io penso che se il Pd inizia a stabilire chi deve farne parte e chi no, è la strada sbagliata».

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patrizia, le altre e le veline silenzio sull'offesa alle donne - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2009)

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Pagina XX - Bari Patrizia, le altre e le veline silenzio sull´offesa alle donne (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) (segue dalla prima di cronaca) cosicché mentre le inchieste giustamente vanno avanti, i nomi e i volti delle protagoniste di una vicenda unica quanto penosa cominciano a disperdersi, e nella memoria non restano che i particolari più piccanti. Distolta l´attenzione dei media, resta comunque la vicenda che congiunge la cronaca politica alla storia di giovani donne usate, non importa se consenzienti. Donne alle quali andrebbe data maggiore solidarietà e pietas, ma verso le quali alcuno ha ritenuto finora di rivolgere un pensiero autentico. La cosa che più indigna del caso di Patrizia D´Addario consiste nel fatto che nessuno si sia chiesto come mai sia potuto accadere una cosa del genere. Ovvero la superficialità con cui si accetti la tratta degli esseri umani come una occasione prodotta dalle bizzarre abitudini di un ultrasettantenne con il vizio delle veline. è comunque assai sconcertante che le pari opportunità non valgano per Patrizia D´Addario e per le sue compagne di sventura. Se un qualsiasi aspirante ad un scranno comunale fosse stato ingannato così come Patrizia, a prescindere dall´inchiesta, ritengo non sarebbero mancate argomentazioni e circostanze per fare del malcapitato una vittima da soccorrere. In questo caso, invece, la vittima viene lasciata sola. Ed è ancora più sola, perché passibile di un giudizio morale, anacronistico e falso. Mi chiedo come sia possibile che nessuna femminista abbia sentito il dovere di parlare del coraggio di Patrizia, della sua sfida pericolosa. E come sia possibile che nessun politico abbia sentito il dovere civico di offrire disponibilità ad una donna che, probabilmente esasperata, cerca una zattera per risalire la china. O come sia possibile che nessun esponente del mondo cattolico abbia sentito il dovere cristiano di spendere parole di indulgenza. Per Patrizia e le sue compagne esiste solo il piano della descrizione degli eventi. Ma nulla importa della strumentalizzazione che emerge dalla loro vicenda, quasi che fosse un capitolo da chiudere perché chiusa è la partita dei ballottaggi elettorali. Naturalmente esiste la giustizia, verso la quale va il massimo rispetto e ossequio. Tuttavia come donna quarantenne sento il dovere umano di esortare benevolenza, comprensione e soprattutto aiuto per Patrizia e le sue compagne. Non è giusto infatti che la loro debolezza le condanni a inedite forme di segregazione, mentre le cronache continuano a lodare belletti e vallette. Soprattutto, il rispetto della persona è un principio che mi piacerebbe vedere praticato, specie dalle amministrazioni pubbliche, e specie da quelle che si rifanno a valori laici della democrazia sociale. Il rischio, infatti, è che questo new deal della politica berlusconiana contamini i comportamenti da giudicare episodico quello che è accaduto, e dunque da sottovalutare gli effetti sia sulle persone direttamente coinvolte, sia sull´opinione pubblica, sempre più disorientata per quanto attiene i costumi. La decadenza di una società dipende dalla disponibilità a costruire un paesaggio umano composito. Viceversa non restano che smarrimento, solitudine e, di conseguenza, sopraffazione e prevaricazione.

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Il tifo dei lettori in vista del Congresso Quasi duemila commenti sulla sezione virtuale del Pd aperta sul sito internet de l'Unità. In tanti sostengono la nuova candidatura. La di (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 05-07-2009)

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Il tifo dei lettori in vista del Congresso Quasi duemila commenti sulla sezione «virtuale» del Pd aperta sul sito internet de l'Unità. In tanti sostengono la nuova candidatura. La discussione è aperta IL TICKET MARINO-CHIAMPARINO Ticket Ignazio Marino-Chiamparino Il Chiampa me l'hanno segato ed era forse l'unico che poteva salvare questo PD. Meglio così per noi torinesi, avrà tempo di prepararsi per il 2013 Ma ora che Ignazio Marino intende scendere in campo, non sarebbe male se il Chiampa si impegnasse in prima persona al suo fianco. Marco (torino) INTELLIGENZA POlitica Se si ha un minimo di intelligenza politica segretario deve essere Marino. Persona che rappresenta, a mio avviso, la quasi totalità del pensiero dei Democratici, oltre che uomo di indubbio valore umano e professionale. Vai Marino non arrenderti mai siamo con te. Giuseppe l'ordine delle cose Ma come, si sceglie prima il nome e poi si discute!? Ma il Pd non dovrebbe fare il contrario e cioè prima chiarirsi le idee, definire obbiettivi e strategie, tempistica e alleanze, con la partecipazione dei militanti almeno (che per il momento se ne stanno a casa) e poi trovare la rappresentanza che meglio è capace di realizzare la volontà comune? Michele «perplesso» UN Chirurgo tra i «bagnini» Ecco un nome nuovo, uno che ha le idee chiare e fresche!!! Uno che ha fatto veramente la gavetta e che può contrastare, grazie anche al suo curriculum, i bagnini e le bagnanti di villa Certosa!!!!! pierpaolo LE cose che ci eravamo detti Non occorre un nuovo percorso bensì l'applicazione delle cose che avevamo detto alla nascita del Pd. A mio parere finora ci sono state solo parole e contrapposizioni anche personalistiche. Forza e coraggio Dario Giuseppe da Prato UN BUON INIZIO Ho letto il manifesto di Ignazio Marino. Non è ancora tempo di schieramenti, ma questo manifesto ha un tono nuovo e un'apertura ai temi delle persone che mi trova molto vicina. maura bergonzini Bersani unisce, marino no Solo Bersani può salvare questo partito e il centrosinistra tutto. Marino aumenterebbe solo gli scontri interni tra laici e cattolici, il Pd si spaccherebbe e torneremmo a Ds e Margherita, e allora sarebbe la fine! Chi è serio e responsabile sta con Bersani! alessio E la finocchiaro? La Finocchiaro alla guida del partito potrebbe mettere fine alla guerra fratricida che si è già scatenata e che temo potrà ancor più aumentare in prossimità del congresso: riflettiamo sulle sue capacità e potenzialità in caso di candidatura super partes, per non dilaniarci ulteriormente fino ad ottobre e per non andare a dividerci dopo. eugenio mancini spirito di gruppo Vorrei che dopo il congresso,una volta prese decisioni unanimi,ci fosse coesione e spirito di gruppo. Bersani mi piace molto. massimo (Prato) Cofferati-franceschini L'adesione di Cofferati al progetto di Franceschini mi conforta molto.speriamo che Sergio riesca a formare queste nuove leve. MICHELE «PENSIONATO» PER MARINO Dal 1° Luglio x colpa della crisi sono in pensione. Caro Prof.Marino, tutto il mio tempo tutte le mie energie, tutta la mia passione sono a tua disposizione. Non fermarti. G. SABRU Via Benaglia 25

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IL CONVITATO DI PIETRA (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2009)

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Corriere della Sera sezione: Prima Pagina data: 05/07/2009 - pag: 1 IL BIPOLARISMO E LE SCELTE DEL PD IL CONVITATO DI PIETRA di MICHELE SALVATI M agari le questioni sulle quali il prossimo congresso del Pd si dividerà fossero quelle descritte da Panebianco nel suo editoriale di martedì scorso! Di queste la crisi della sinistra europea, l'incapacità di quella italiana di fare i conti col suo passato, l'amalgama non riuscito tra ex comunisti ed ex democristiani, i rapporti col sindacato, gli innesti liberali in un corpo non liberale... si discuterà di certo, e con accenti differenti, ma non saranno le vere ragioni del contendere. È anzi probabile che saranno usate come pretesti per esprimere un dissenso profondo che serpeggia nel partito e ha a che fare con una questione del tutto diversa. Il dissenso tra chi ritiene che il bipolarismo coatto che abbiamo avuto nella Seconda Repubblica, imposto mediante leggi elettorali maggioritarie, sia stata e sia una iattura per il centrosinistra e per il Paese. E tra chi ritiene invece che sarebbe una iattura l'adozione di un sistema proporzionale senza premi di maggioranza: gli elettori non sarebbero più in grado di scegliere il governo e si ritornerebbe ai problemi della Prima Repubblica, ai governi fatti e disfatti in Parlamento. Non è un mistero per nessuno che nel Pd ci sono molti che la pensano come Casini e Tabacci: che il bipolarismo non è adatto e non fa bene al nostro Paese, ma soprattutto al centrosinistra. Ce ne sono sia sul lato ex democristiano, sia su quello ex comunista del partito. Nel caso si tornasse al proporzionale, i destini poi si dividerebbero: i primi probabilmente si avvicinerebbero all'Udc e, insieme a non pochi transfughi dal Pdl, a coloro che oggi soffrono sotto la leadership di Berlusconi, cercherebbero di dar vita a un robusto partito centrista. I secondi resterebbero nel Pd, che a questo punto diventerebbe una cosa del tutto diversa dal suo progetto originario, dal tentativo di fusione del riformismo laico e cattolico. Diventerebbe un partito a prevalente intonazione laica e socialdemocratica, e, proprio per questo, lì sarebbero raggiunti da non pochi che vivono malamente nell'estrema sinistra e con Di Pietro. Dopo di che si svilupperebbe il gioco dei due forni: un partito di centro sempre al governo, che ora si allea con i partiti di destra, ora con quelli di sinistra. Un gioco che nella Prima Repubblica non si era mai potuto giocare perché Pci e Msi erano partiti antisistema, ed era impensabile governare con loro. Ci sono tre motivi che ostacolano l'emersione di questo conflitto profondo nel prossimo congresso. Il primo è che non si gestisce un evento simbolico di questa importanza mettendo in primo piano una spaccatura su un problema di leggi elettorali, alleanze, assetti istituzionali: spaccature difficilmente componibili, com'è questa, fanno male al morale, e il congresso come grande rito unitario è radicato nella cultura politica del partito. CONTINUA A PAGINA 17

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La ricetta di Bersani: laico e riformista (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2009)

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Corriere della Sera sezione: Politica data: 05/07/2009 - pag: 17 Dietro le quinte La strategia dell'ex ministro in vista delle primarie, che teme più del congresso La ricetta di Bersani: laico e riformista Deciso sui diritti, cauto sull'economia. E si affida a un'agenzia di pr ROMA In questi giorni, dopo la presentazione della sua candidatura a segretario del Partito democratico, Pierluigi Bersani sembra essersi inabissato in apnea. Poche, pochissime parole e dichiarazioni pesate con il bilancino. Ma non si tratta di imbarazzo. E neanche di apprensione perché la candidatura di Ignazio Marino potrebbe togliergli qualche consenso degli ex diesse. Il senatore-chirurgo punterà la sua «campagna elettorale» sull'innovazione e quindi creerà maggiori problemi alla coppia Franceschini- Veltroni che si presenta all'insegna del «nuovo» che avanza. In realtà quella di Bersani è una scelta maturata da qualche tempo. L'ex ministro del governo Prodi è convinto e lo ha spiegato ai suoi sostenitori che occorra ridare un ruolo di un certo tipo al segretario del partito. Bersani ritiene di dover marcare la differenza con Franceschini che appare dovunque e dichiara su qualsiasi argomento: secondo lui il numero uno del Pd non può discettare su tutto come se fosse in un perenne talk-show. Ma Bersani intende sottolineare anche un'altra differenza con l'attuale segretario. Per questa ragione ha tirato quasi un sospiro di sollievo quando ha saputo che Francesco Rutelli si sarebbe schierato con Franceschini. Bersani, infatti, intende condurre una battaglia congressuale sui diritti civili e la laicità. Perché ne è convinto. E perché su questo sa di poter mettere in imbarazzo il segretario, che è appoggiato da molti cattolici: da Beppe Fioroni a Rutelli, appunto. Su questi temi il candidato ex diessino alla leadership del Pd ha intenzione di parlare con grande chiarezza, incalzando Franceschini e mettendolo in difficoltà perché il segretario deve necessariamente tenere insieme tutte le anime della sua corrente. In questo modo Bersani ritiene che una parte dell'elettorato ex ds avrà dei problemi a votare per Franceschini. Sul fronte della politica economica, invece, l'ex ministro vorrebbe dire cose non troppo di sinistra. Insomma, Bersani vorrebbe presentarsi come uno Zapatero in salsa emiliana. Il premier spagnolo, infatti, ha adottato proprio questa linea: molto spinto sui diritti civili e laicità, vira leggermente a destra quando si tratta di problemi legati all'economia. Questa strategia dell'ex ministro, però, non può non fare i conti con la presenza della Cgil. Bersani ha molto «apprezzato», e non lo ha nascosto, la decisione di Guglielmo Epifani di non far schierare il «suo» sindacato in questo congresso del Pd. Peraltro, i pezzi più importanti della Cgil stanno con l'ex ministro. Bersani è invece rimasto assai «stupito» per la presenza dei leader di Cisl e Uil, Bonanni e Angeletti, al convegno da Walter Veltroni, giovedì scorso. E un autorevole dirigente dell'ala pd che sostiene Bersani ha commentato aspro: «Bonanni e Angeletti ormai vanno solo alle cene organizzate da Berlusconi e ai convegni di corrente promossi da Veltroni». Dunque Bersani non intende spezzare il filo che in qualche modo lo lega alla Cgil, perciò dovrà tener conto anche di questo nel suo programma economico «di stampo riformista». La vera difficoltà, per l'ex ministro, è un'altra. Bersani può vincere anche facilmente il congresso, ma le primarie rischiano di diventare per lui una prova ben più dura. Perciò ha deciso di affidarsi a un'agenzia di comunicazione, la «Proforma», che è quella che curò la comunicazione di Emiliano, di Bertinotti (alle primarie del 2006) e di Vendola. E' il segno che Bersani ha intenzione di condurre una vera e propria campagna elettorale. Del resto, questo congresso per lui e Franceschini rappresenta molto. Viste le lacerazioni e le divisioni nel Pd, chi dei due perde rischia, insieme ai suoi sostenitori, di non rientrare più in gioco. Maria Teresa Meli Schieramenti Il «terzo uomo» rischia di danneggiare più Franceschini. E Bersani si è rallegrato della scelta di Rutelli, che su laicità e diritti civili può creare imbarazzi al segretario

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Il convitato di pietra (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2009)

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Corriere della Sera sezione: Politica data: 05/07/2009 - pag: 17 Il bipolarismo e le scelte del Pd Il convitato di pietra SEGUE DALLA PRIMA Il secondo motivo è che coloro i quali la pensano come Tabacci e Casini non hanno alcun interesse ad uscire allo scoperto, a dire a tutto il partito: «Oops, ci siamo sbagliati, torniamo indietro». Dall'Ulivo in poi tutta la retorica è stata bipolare, noi contro loro, e questa visione è predominante tra gli iscritti e gli elettori: a chi ha cambiato idea non conviene attaccarla frontalmente. Il terzo motivo è che si tratta di un disegno il ritorno al proporzionale che non ha alcuna possibilità di attuarsi nel futuro prevedibile, perché il Pdl è fortemente avvantaggiato dal premio di maggioranza e non ha certo l'intenzione di mollarlo. In politica non si discute di questioni virtuali, di possibilità lontane. La possibilità vicina è al massimo quella di alleanze locali con l'Udc, che però non ha alcuna intenzione, a livello nazionale, di farsi coinvolgere in un rapporto organico col centrosinistra. C'è però un motivo che va in direzione contraria, che spinge per uno scontro aperto. Se i difensori del modello bipolare e del Partito Democratico come incontro-fusione delle culture riformiste laiche e cattoliche non danno battaglia, se non denunciano apertamente quella che per loro è una marcia indietro verso la Prima Repubblica, hanno già perso il congresso. Per loro si presenta un dilemma. Conflitto aperto, col rischio di traumi seri per il partito: questo non garantisce certo una vittoria, ma la rende possibile. Oppure quieto vivere e sconfitta sicura. Vedremo presto quale corno verrà scelto. Michele Salvati

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Il tifo sorvegliato del Pr Bene, è credente vero Ma stia attento ai laici (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 06-07-2009)

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PANNELLA Il tifo sorvegliato del Pr «Bene, è credente vero Ma stia attento ai laici» Daniela Preziosi ROMA ROMA «Della candidatura di Ignazio dico quel che si dice universalmente della Rosa nel Pugno: è l'unico fatto nuovo della politica italiana. Punto esclamativo». Praticamente detta al telefono, e chiede l'esclamativo Marco Pannella. Perché poi vuole emendarsi. «Allora, attenuo appena, tolgo l'esclamativo. E comunque spero che l'iniziativa di Marino cresca, per quanto anche di implicito c'è nella sua decisione di impegnarsi sul fronte della politica italiana e sul modo rigoroso ed esemplare di essere credente». Parentesi. In generale ieri i radicali, nel senso di quelli che non sono Pannella, preferivano non intervenire sulla corsa alla segreteria del chirurgo cattolico, ma paladino della laicità Marino. Per amicizia, si capisce: per non metterlo nei guai con le varie Binetti e i teodem del suo partito. Per esempio Emma Bonino evita di parlare, temendo che i suoi auguri finiscano per risultare un abbraccio mortale, visto che nel Pd non aspettano altro che di impallinare il terzo uomo bollandolo di laicismo ma anche, peggio, di filoradicalismo. L'ex segretaria Rita Bernardini rimanda alle istanze di partito, cioè alla segretaria Antonella Casu. La segretaria Antonella Casu , nelle stanze di partito nonostante il sabato pomeriggio, a sua volta parla con misura, dice che il fatto della candidatura «lascia ben sperare sul tema della laicità», quanto al resto «vedremo le iniziative specifiche, certo nel Pd bisognerebbe iniziare dall'abolizione del divieto di doppia tessera». All'assemblea dei mille di Chianciano, a questo giro Marino non c'era. Ma non ci crede nessuno che non ne abbia ascoltato le proposte, almeno con un orecchio, dalla Radio Radicale. Pannella invece parla. Presumibilmente per la stessa ragione delle sue compagne, attenua gli esclamativi e gli entusiasmi, ma non teme di parlare. Chiusa parentesi. Significa, Pannella, che per lei i veri credenti sono quelli come Marino? Significa che siccome in quanto credente lui è un laico, saranno tutti cazzi suoi. I laici italiani sono pure peggio dei credenti italiani. Gliela faranno vedere loro. Ma voi, da radicali, proverete a dargli una mano? Mi viene da dire: credo quia absurdum. Potrebbe essere, ma non lo è per due ragioni. Primo, perché il Pd comunque è quello che è. Secondo, perché il Pd non ammette la doppia tessera, quindi, anche volendo, non potreste rispondere all'appello di Marino a iscriversi in massa entro l'11 per fare la battaglia interna. Appunto. La doppia tessera è un tabù per tutti, anche per socialisti, per Sinistra e libertà. Il Pd non si è concesso la libertà di fondare il partito sulla libertà di associazione. E non ammette per i propri iscritti la possibilità di concedersi feconde contraddizioni. Quindi, in sostanza, Marino se la vedrà con i suoi democratici. Non viene dalla politica, sembra distante dalle logiche congressuali. Le sembra attrezzato per scalare il Pd fino alla segreteria? Sì, credo di conoscerlo bene. È un vero cattolico liberale risorgimentale. Uno che nutre una profonda religiosità e quindi per questo è laico. Uno che sa che dialogo significa mettersi in causa. C'è in lui un elemento di ingenuità. Ma non sono sicuro che questo significhi innocenza. Certo è una persona rigorosa e vigorosa.

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C'è Englaro con Marino e spaventa Franceschini (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 06-07-2009)

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LA CORSA DEL PD Dopo l'annuncio che correrà per la guida dei democratici, il chirurgo cattolico «pro choice» costruisce la squadra. Allenatore non giocatore Bettini che punta sul sostegno degli irregolari ma anche degli ex diessini laziali. Con lui i quarantenni e l'adesione a sorpresa del papà di Eluana C'è Englaro con Marino e spaventa Franceschini Il medico è debole nell'apparato ma va forte con gli elettori D'Alema si sente tradito, il segretario lo teme per la conta D. P. ROMA «Non sono riuscito a ricambiare la chiamata, ma Beppino Englaro oggi mi ha cercato e posso confermare che dopo la mia candidatira si iscriverà al Pd. Ne sono felice, lo considero un eroe civile». Manca poco alle dieci della sera quando Ignazio Marino cala il suo asso, direttamente davanti al popolo democratico che lo ascolta alla festa di Roma. E lo applaude: l'adesione di Englaro appare da subito il punto di forza della sfida del chirurgo alla leadership del Pd. Prima, alle sette, Dario Franceschini era riuscito alla fine a trovarlo al telefono. Auguri, cortesie varie, «la tua scelta aggiunge ricchezza al nostro confronto interno». Per Ignazio Marino ieri è stata una giornata caldissima di cellulari ululanti, dopo l'ufficializzazione della sua candidatura al congresso con un'intervista sull'Unità - gesto di cortesia nei confronti del giornale di casa pd - e la pubblicazione del suo manifesto, subito su Facebook, unitamente all'appello ai simpatizzanti di iscriversi al partito entro l'11 per partecipare alla battaglia congressuale al suo fianco. «Crediamo nella cultura del merito, nella laicità dello Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti», dice il manifesto. Poi alcune parole che saranno i capitoli della sua piattaforma, sicurezza, modernità, i salari, la scuola, lo sviluppo sostenibile. Insomma, ieri giornata intensissima: telefonate, complimenti, incoraggiamenti. Poi una riunione con i suoi più vicini: Goffredo Bettini, quello che lo più ha consigliato e spinto la sua candidatura, ma che non avrà alcun ruolo di responsabilità nella campagna congressuale, Michele Meta, il potente ex segretario dei ds nel Lazio, Pippo Civati, trentaquattrenne consigliere lombardo, che non farà «ticket» con il chirurgo, ma oltre a coordinarne la campagna gli porta in dote buona parte dei «piombini», i quarantenni che si erano dichiarati per lo più equidistanti dai candidati fin qui in campo: Marta Meo, Paola Concia, Ivan Scalfarotto, il consigliere milanese Pierfrancesco Majorino. Gli altri arriveranno, piano piano. Già si è espressa a favore di Marino Marta Vincenzi, la sindaca di Genova. Viene dato in avvicinamento l'ex pm Felice Casson. Dopo il briefing, una corsa verso Caracalla, a Roma, dove ieri sera Marino ha annunciato la sua candidatura davanti al popolo democratico nel corso di un'intervista pubblica condotta da Bianca Berlinguer. Lì, poco prima di salire sul palco, mentre si avvicinava ai militanti dei circoli romani, di osservanza bettiniana, arriva la telefonata e gli auguri del segretario. Toni cordiali e auguri. Ripetuti poco dopo a favore delle agenzie: «Ignazio è una persona che stimo, anche per questo da segretario gli ho chiesto di fare il capolista alle elezioni europee e, più recentemente, gli ho proposto più volte di arricchire, con la sua competenza e i suoi valori, la pluralità di posizioni che sostengono la mia ricandidatura alla segreteria. Ha fatto una scelta diversa, che rispetto. Gli auguro sinceramente in bocca al lupo». Silenzio da parte dalemiana. Bersani era sicuro di averlo convinto a impegnarsi con lui. E D'Alema, amico e autore del suo ritorno in Italia, nonché del suo seggio al senato, gli aveva espresso chiaramente la contrarietà alla corsa. Di fatto però quelli che se la prendono di più sono proprio quelli del «correntone» che sostiene Franceschini. Popolari, veltroniani, ex ds e Serracchiani sparsi. La candidatura di Marino era Belzebù nei loro ragionamenti. «Rischiosa, dovrà estremizzare le posizioni. Non farà una proposta complessiva, starà lì a marcare le differenze con Franceschini o Bersani», aveva detto Franco Marini venerdì sera ai suoi. «La candidatura di Marino mette a rischio l'identità laica del pd e lo sposta verso un'asse laicista e anticlericale. È un tentativo di alcuni ambienti esterni di mutare la fisionomia del nostro partito», dice il teodem Enrico Farinone. Un complotto esterno, addirittura. Per lo meno un eccesso, come spiega un altro cattolico, anche se non teodem, Andrea Sarubbi: «È un po' un Giuliano Ferrara al contrario: mono-tematico sul sondino. Ero al Lingotto e Marino col suo intervento ha fatto saltar giù la platea per trenta volte dagli applausi. L'ha fatta saltare giù trenta volte perché ha parlato di laicità, ma non ci ha detto che cos'è questa laicità». Ma c'è dell'altro, oltre al rischio di estremizzare lo scontro sui temi su cui Marino va forte, quelli etici. L'ex braccio destro di Veltroni comincia a fare i conti sui voti. Sa che nella prima fase congressuale, quella in cui votano gli iscritti, farà fatica a prevalere. Viceversa, nei gazebo è convinto di andare forte: conta di avere più appeal sul popolo delle primarie, un'immagine più veltroniana appetibile. Lì credeva di trovare il campo libero, e invece lo aspetta il chirurgo cattolico, che fra i militanti ex ds e ex ppi sconta persino maggiori difficoltà. E che tenderà a rovesciare il suo scarso successo fra gli apparati come una medaglia da esibire ai gazebo, fra i simpatizzanti democratici. La stessa cosa che Franceschini aveva in testa di fare. Foto: IGNAZIO MARINO NEO CANDIDATO ALLA GUIDA DEL PD /FOTO EIDON A SINISTRA FRANCESCO RUTELLI

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Disobbedienti alla sicurezza (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 06-07-2009)

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RAZZISMO DI STATO Si incrina la linea «morbida» ufficiale del Vaticano sulle norme anti-immigrazione votate dal parlamento. Le gerarchie non sono tutte con la Santa Sede. Oggi in molte chiese verrà affisso un documento in cui si legge che «il razzismo è ormai a norma di legge». Mentre le associazioni preparano campagne per rendere la normativa inapplicabile LA LEGGE RAZZIALE Il cardinale Tettamanzi contro la linea ufficiale del Vaticano. Cattolici e laici preparano il boicottaggio Disobbedienti alla sicurezza Cinzia Gubbini ROMA ROMA Non è un attacco frontale al pacchetto sicurezza, ma il messaggio arriva forte e chiaro. Il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi ha dedicato ieri un passaggio della sua omelia a quei provvedimenti dei «paesi ricchi» che creano sofferenze agli immigrati. L'occasione per l'affondo è stata una messa celebrata nel duomo con i vescovi provenienti da Africa, America latina e Asia che fanno parte della delegazione del G8. «Milioni di persone al mondo - ha detto Tettamanzi - subiscono ingiuste e drammatiche sofferenze, costrette come sono a migrare. Molte di queste - ha continuato - sono causate ai migranti talvolta da discutibili provvedimenti messi in atto da quei paesi ricchi che dovrebbero maggiormente impegnarsi in percorsi di accoglienza e integrazione seri, ragionati e rigorosi». Quale sia il pensiero del cardinale è noto a tutti. Ma stavolta la sua è una sorta di «disobbedienza» alle alte sfere vaticane, visto che proprio l'altro ieri - con un'iniziativa piuttosto inedita - la sala stampa del Vaticano ha ritenuto di dover precisare che le affermazioni dell'arcivescovo Agostino Marchetto («il pacchetto sicurezza porterà dolore») erano da considerarsi «a titolo personale». Tettamanzi la sua opinione - evidentemente discordante da quella del papa - ha deciso di non tenerla per sé. D'altronde il comunicato della Santa Sede ha lasciato l'amaro in bocca a quella parte della chiesa che da sempre lavora al fianco dei migranti. E che il giorno dopo l'approvazione del pacchetto sicurezza è stata pronta a rispondere, nonostante l'estate incalzante. La «disobbedienza civile», la volontà di mettere in campo un boicottaggio della legge è la parola d'ordine che circola tra le associazioni e i movimenti che sono più vicini agli immigrati, e che questa volta coinvolge anche settori più ampi, dagli insegnanti ai medici. Ma per vederne l'effetto bisognerà probabilmente aspettare settembre. Intanto, invece, i preti si mettono all'opera. Pax Christi ha pubblicato sul suo sito un volantino, chiedendo a tutti di stamparlo e di affiggerlo nelle chiese o di leggerlo dall'altare stamattina o domenica prossima. Dice «Dolore e orrore perché il razzismo è ormai "a norma di legge"», e prosegue segnalando passi dal vecchio e nuovo testamento. «Di sicuro verrà affisso in diverse città, dal nord al sud - dice don Nandino Capovilla, coordinatore di Pax Christi - ci hanno già chiamato da Milano, Pistoia, Catania e da molte altre città». Qualcuno ha già preso l'iniziativa da solo, come Antonio Lalla, il prete di Bonefro (provincia di Campobasso) che ha fatto esporre fuori dalla chiesa di San Nicola lo striscione «Io ospito i clandestini. E tu?». L'approvazione del ddl che introduce il reato di clandestinità potrebbe provocare anche forme di protesta più clamorose. «Ne stiamo discutendo, ma vorremmo proporre un digiuno eucaristico», annuncia don Tonio Dall'Olio di Libera. Il digiuno eucaristico significa non celebrare la messa «è ancora un'ipotesi, ma potrebbe essere un giusto modo di opporsi a una gerarchia ecclesiale che non è in grado di difendere la parola del Vangelo. Io certamente inizierò la mia messa di domani (oggi, ndr) dicendo che non ha senso spezzare il pane se poi non siamo in grado di opporci alla divisione della stessa famiglia umana». Ma la disobbedienza civile è anche la parola d'ordine delle associazioni laiche. L'Arci, ad esempio, sta già studiando un nuovo vademecum da stampare in più lingue su come tutelarsi dal pacchetto sicurezza (qualche mese fa un'analoga iniziativa provocò le critiche del comune di Milano). Ma non solo: i circoli Arci continueranno a tesserare tutti senza chiedere documenti e a offrire servizi come i corsi di italiano e il doposcuola per i bambini stranieri anche agli irregolari. Pur sapendo che di questi tempi anche il solo fatto di ospitare immigrati crea sospetto e ripercussioni: diversi circoli negli ultimi mesi sono stati presi di mira. Controlli di polizia e carabinieri costanti, a volte anche in stile blitz contro la mafia, come è successo all'inizio dell'anno a Latina. E ancora: «Dobbiamo avviare cause pilota - dice il responsabile immigrazione Filippo Miraglia - su tutta la parte della legge che impone il permesso di soggiorno per l'accesso agli atti civili, in modo da poter sollevare obiezione di fronte la corte costituzionale». Sulla parte normativa e sulla tutela giuridica sia agli immigrati che agli ufficiali civili - dagli insegnanti ai medici - che potrebbero incappare in sanzioni per essersi rifiutati di segnalare i clandestini, sta lavorando anche la Cgil. Che rivolge al governo una proposta da non prendere sottogamba. «Calcoliamo che ci sono attualmente un milione di lavoratori senza permesso di soggiorno in Italia - dice il responsabile immigrazione Piero Soldini - se è vero, come sostiene il ministro Maroni, che questi provvedimenti vogliono colpire soltanto chi commette reati. E se è vero, come sostiene ancora Maroni, che il reato di clandestinità non colpirà chi già vive e lavora qui, ipotesi peraltro surreale, allora devono dare una risposta. E questa risposta non può che essere una regolarizzazione». Intanto il tavolo di associazioni che ha lavorato con l'Unicef e di cui fa parte anche il sindacato invierà una lettera al presidente della Repubblica per chiedere di vigilare sugli effetti della legge. Foto: LO STRISCIONE ESPOSTO SULLA CHIESA DI SAN NCIOLA A BONEFRO (CAMPOBASSO)

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il cattolico adulto che il papa non vuole - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2009)

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Pagina 24 - Commenti IL CATTOLICO ADULTO CHE IL PAPA NON VUOLE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Come una pubblicità di qualche anno addietro ironizzava sui turisti fai da te che finivano inevitabilmente nei guai, così il papa descrive quei credenti che per la loro visione del mondo scelgono di vagliare autonomamente quanto ospitare, o non ospitare, nella mente. La critica papale diviene a sua volta ironica ("battuta impagabile", commenta un editoriale di Avvenire) col dire che tale discernimento autonomo «lo si presenta come coraggio di esprimersi contro il Magistero della Chiesa, mentre in realtà non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso» (corsivo di Benedetto XVI). Qual è invece per il papa il modo giusto di vivere una fede adulta? Lo si ricava facilmente volgendo al contrario le sue critiche: non scegliere autonomamente quanto ospitare nella propria mente, ma ascoltare la Chiesa e i suoi Pastori, laddove il verbo ascoltare va inteso nel senso forte di obbedire. La maturità della fede si misura quindi sul livello di obbedienza alla gerarchia ecclesiastica. Il che vale anche per il coraggio, per nulla necessario quando si tratta di criticare la Chiesa (perché anzi si ricevono gli applausi del mondo) ma indispensabile nel caso contrario: «Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo schema del mondo contemporaneo». In sintesi il perfetto cattolico per Benedetto XVI è chi vive la fede come obbedienza a quanto stabilito dalla gerarchia ecclesiastica, senza temere di contrastare il mondo e i suoi falsi applausi. Ma perché il papa insiste così tanto sull´obbedienza alla Chiesa? Non certo perché vuole trasformare i cattolici in un esercito di soldatini senza razionalità, ma perché è convinto che solo aderendo in toto alla dottrina della Chiesa si aderisce alla pienezza della verità e della razionalità. La ragione infatti gioca da sempre un ruolo essenziale nella teologia di Ratzinger: «La fede cristiana è oggi come ieri l´opzione per la priorità della ragione e del razionale», scriveva da cardinale, aggiungendo che «con la sua opzione a favore del primato della ragione, il cristianesimo resta ancora oggi razionalità». Nel celebre discorso di Ratisbona del settembre 2006 il termine ragione coi suoi derivati ricorre per ben 43 volte. A questo punto appaiono chiari i due pilastri su cui si regge l´impostazione papale: da un lato l´autorità della Chiesa, dall´altro l´autorità della ragione. Lo specifico dell´architettura ratzingeriana sta nel mostrare che in realtà i due pilastri sono uno solo, perché tra la dottrina della Chiesa e la razionalità c´è, per il papa, perfetta identità. Per questo egli sostiene che il cristiano veramente adulto è colui che obbedisce alla Chiesa e ai suoi Pastori senza vagliare autonomamente i contenuti da credere, e con questa obbedienza compie perfettamente l´esigenza di razionalità intrinseca in ogni uomo giungendo alla pienezza della verità. L´equazione è cristallina: «Dottrina ecclesiastica = razionalità = verità». Ma è proprio così? Io temo di no. Senza entrare in complesse argomentazioni teoretiche che ci condurrebbero alla teologia apofatica, è sufficiente un´occhiata alla storia per rendersi conto che non è sempre così e che qualche volta la Chiesa con la sua dottrina stava da una parte e la verità e la razionalità dall´altra. Tralascio lo scontato riferimento alle verità scientifiche e faccio riferimento alla libertà religiosa, oggi tanto spesso difesa dal papa ma fino al Vaticano II osteggiata dal magistero cattolico. Benedetto XVI sa benissimo che se oggi lui sostiene la libertà religiosa in tutte le sedi istituzionali del pianeta lo deve anche a un cattolico adulto quale Felicité de Lamennais che la promosse senza temere di contraddire il magistero della Chiesa del tempo. E quindi chi era più vicino alla verità, Lamennais, cattolico dalla fede adulta non sempre allineato alla Chiesa e ai suoi Pastori, oppure papa Gregorio XVI che per la difesa della libertà religiosa lo scomunicò? Lo stesso vale per una materia ancora più importante per il cristianesimo, cioè la Bibbia. Benedetto XVI sa benissimo che se oggi la Chiesa cattolica promuove intensamente la lettura della Bibbia lo deve prima ai protestanti e poi ai quei cattolici adulti non sempre allineati (un esempio tra tutti, Pasquier Quesnel) che nel passato lottarono contro il magistero che ai laici ne proibiva la lettura. E quindi, chi era più vicino alla verità, Quesnel, cattolico dalla fede adulta non sempre allineato alla Chiesa e ai suoi Pastori, oppure papa Clemente XI che per la promozione della lettura della Bibbia lo condannò? è impossibile negare che oggi di fatto la Chiesa insegna alcune idee promosse da cattolici adulti del passato, oggetto, quando le manifestarono, di esplicite condanne ecclesiastiche. Una significativa controprova è rappresentata dai lefebvriani, perfetta fotografia di come sarebbe oggi la Chiesa cattolica se non avesse dato ascolto a quei cattolici dalla fede adulta grazie ai quali si è attuato il rinnovamento conciliare. Nella ricerca della verità e della giustizia non bisogna mai interrompere l´ascolto di ciò che lo Spirito dice alla Chiesa, senza cercare l´applauso del mondo, ma neppure senza temere le condanne della gerarchia.

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Galilei, staminali ed eugenetica, le precisazioni di monsignor Pagano (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 06-07-2009)

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6 luglio 2009 Intervista al prefetto dell'archivio segreto vaticano Galilei, staminali ed eugenetica, le precisazioni di monsignor Pagano La chiesa, per non ripetere gli errori fatti nei confronti di Galileo, deve accostarsi con prudenza e senza preconcetti alle grandi questioni poste dal progresso scientifico, come la ricerca sulle staminali, e i problemi dell’eugenetica: ha suscitato molta sorpresa l’auspicio pronunciato giovedì scorso dal prefetto dell’Archivio segreto vaticano, il barnabita monsignor Sergio Pagano, durante la presentazione nella sala stampa della Santa Sede della nuova, importante edizione dei “Documenti vaticani del processo di Galileo Galilei”. Le parole di monsignor Pagano sono state interpretate come un’apertura sconcertante su temi presidiati fino a oggi da ben diversi e chiari paletti da parte della chiesa cattolica. Tanto che il prefetto dell’Archivio segreto ha poi voluto precisare in una nota scritta l’interpretazione autentica delle sue dichiarazioni: “Il caso Galileo insegna alla scienza a non presumere di far da maestra in materia di fede e di Sacra scrittura e insegna contemporaneamente alla chiesa ad accostarsi ai problemi scientifici, fossero anche quelli legati alla più moderna ricerca sulle staminali, per esempio, con molta umiltà e circospezione”. E ha aggiunto che non intendeva auspicare cambiamenti nella valutazione da parte della chiesa dell’eugenetica, parola usata per segnalare le derive della genetica. Al Foglio, monsignor Sergio Pagano si dice stupito “dell’interpretazione sensazionalistica di una mia risposta al giornalista che mi chiedeva che cosa potesse insegnare il caso Galileo alla chiesa. Ho detto, in sostanza, che la scienza sembra andare a volte per una strada che vorrebbe escludere la fede e, dall’altra parte, che la chiesa di fronte ai problemi scientifici ha ancora qualche preconcetto. Questo è evidente, sotto gli occhi di tutti, e d’altra parte lo aveva già detto Giovanni Paolo II in modo molto chiaro. Io non ho la veste per entrare in queste questioni, ho risposto a una domanda”. Ma i temi della ricerca biomedica, e in particolare quello della ricerca sulle staminali, si portano appresso molte ambiguità. Soprattutto se non si distingue tra ricerca sulle staminali embrionali – condannata dalla chiesa e non solo, perché critiche e dubbi radicali arrivano da laici e da scienziati – e ricerca sulle staminali adulte, notoriamente incoraggiata dalla chiesa (lo dimostrano esperienze come quella del centro ternano diretto dal biologo Angelo Vescovi, finanziato da una fondazione della quale fa parte anche la diocesi di Terni Narni Amelia). Replica monsignor Pagano: “Io non sono entrato nel merito, ho parlato dell’atteggiamento di fronte alla nuova scienza. La ricerca sulle staminali o sulla ricerca biogenetica, come ho detto, può essere paragonata a una rivoluzione copernicana, se si pensa a quello a cui può approdare: praticamente a un uomo nuovo. E allora, di fronte agli orizzonti che ci si aprono, così imprevedibili, preoccupanti e nello stesso tempo affascinanti, bisogna che la chiesa affronti il problema con prudenza”. Monsignor Pagano ribadisce che “non è nelle mie intenzioni e nelle mie parole l’idea di creare dei gialli su questi argomenti. Ripeto: il caso Galileo insegna alla chiesa a essere prudente di fronte alla scienza e insegna alla scienza a non farsi padrona del campo della teologia e della fede”. Ma che cosa significa prudenza? Ci sono limiti che non vanno superati? “Di fronte a ricerche nuove, vanno distinte quelle che aprono scenari terribili da quelle che aprono scenari positivi. Non sono un medico, ma faccio l’esempio dell’uso di cellule che si possono prelevare da tessuti adulti, senza toccare embrioni umani. Intendevo questo. Ma penso che non vada nemmeno chiusa definitivamente la porta in faccia ad altre possibili ricerche sulla base di preconcetti. Perché, in fin dei conti, bisogna stare alla Sacra scrittura, alla verità di Dio: la verità dell’uomo sta lì. Quello che non è nella Sacra scrittura – prosegue monsignor Pagano – e che dipendesse da nostre tradizioni fossilizzate nel tempo, dovrebbe poter essere riconsiderato e rivisto. Come è successo per la teoria copernicana ai tempi di Galilei. E’ necessaria umiltà e prudenza anche da parte nostra, da parte della chiesa”. Ma il limite dell’uso dell’umano come strumento in biomedicina, conclude il barnabita, “la chiesa fa benissimo a ricordarlo, a ribadirlo e a proporlo come non superabile”. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Nicoletta Tiliacos

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cei, affondo contro il libertinaggio "è grave, non è un fatto privato" - orazio la rocca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

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Pagina 12 - Interni Cei, affondo contro il libertinaggio "è grave, non è un fatto privato" Monsignor Crociata: la presenza di minori grida vendetta Parole pronunciate in ricordo di Santa Maria Goretti L´Osservatore: no al degrado morale ORAZIO LA ROCCA CITTà DEL VATICANO - «Libertinaggio gaio e irresponsabile. Sfarzo narcisista e lussurioso. Uso della moralità, criticata e dileggiata con parole e fatti per scopi di tipo politico, economico o di altro genere». E poi «atti moralmente discutibili che coinvolgono minorenni». é lungo l´elenco dei mali che stanno mettendo a dura prova (con «situazioni e problemi di pressante attualità») gli equilibri socio-educativi della nostra società. Ne parla - con accenti che, pur senza fare nomi espliciti, richiamano anche le note vicende extrapolitiche del premier Silvio Berlusconi - il vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, in pratica il numero due dei capi delle diocesi. L´occasione è la festa di Santa Maria Goretti celebrata ieri a Le Ferriere (Latina), sulla tomba della santa che fu martirizzata per essersi rifiutata di subire le violenze sessuali del suo aggressore. Un modello tuttora attualissimo perché «fa sempre affiorare alle nostre labbra parole desuete come purezza, castità, verginità che facciamo fatica a pronunziare e che ci fanno forse arrossire», argomenta Crociata nell´omelia pubblicata anche dall´Osservatore Romano, il quotidiano vaticano oggi in edicola, con un titolo non casuale: "La Chiesa dice no al degrado morale". Grazie all´esempio della santa di Latina, «nessuno deve pensare - è il monito di Crociata - che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio. Dobbiamo interrogarci tutti - esorta il vescovo - sul danno causato e sulle conseguenze prodotte dall´aver tolto l´innocenza a intere nuove generazioni». Parole severissime che - confermano ambienti vicino ai vertici della Cei - non possono «non fare riferimento» anche al premier e che, inevitabilmente, vanno a rafforzare le critiche antiberlusconiane portate avanti da settimane da molti organismi cattolici. Un vero e proprio crescendo di richiami avviati con fermezza dal settimanale Famiglia Cristiana, il cui direttore don Antonio Sciortino, oltre a pubblicare una lunga serie di lettere di protesta contro il «comportamento» del Presidente del Consiglio, si è spinto a chiederne «le dimissioni, perché ormai la misura è colma». Critiche fatte proprie da quasi tutta la galassia cattolica di base come le Acli, l´Azione cattolica italiana, gli universitari della Fuci, la Comunità di S. Egidio, religiosi (salesiani e francescani in testa). Voci che hanno fatto breccia anche nel quotidiano dei vescovi Avvenire nella rubrica delle lettere e in due editoriali con i quali Berlusconi è stato invitato «a fare chiarezza» e a «rispondere a tutti gli interrogativi» riguardanti le sue vicende personali. Anche il cardinale-presidente della Cei Angelo Bagnasco ha fatto, nei giorni scorsi, un paio di interventi pubblici su etica e moralità, invitando i politici ad osservare «comportamenti coerenti» e ad indicare «ai giovani ideali alti e nobili». Dello stesso tenore l´intervento di un altro alto prelato, Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, assistente dell´Azione cattolica italiana e segretario della commissione Cei sulle migrazioni, che alla Radio Vaticana ha parlato di «emergenza educativa» anche alla luce della «sfrontatezza» di comportamenti che negano valore alla sessualità così come denunciato da Crociata alla celebrazione di Santa Maria Goretti.

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berlusconi tenta il contropiede "incontro con il papa dopo il g8" - claudio tito (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

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Pagina 13 - Interni Berlusconi tenta il contropiede "Incontro con il Papa dopo il G8" Contatti Letta-Vaticano: bisogna evitare il cortocircuito Le parole di Crociata suonano come un vero segno di distacco della gerarchia Un parallelo di cattivo augurio: Prodi cadde dopo aspre schermaglie con la Chiesa CLAUDIO TITO ROMA - Un´udienza dal Papa al termine del G8. Silvio Berlusconi prova a ribaltare il tavolo delle polemiche. La "scossa" assestata ieri dal segretario della Cei, Mariano Crociata, lo ha colpito. Il richiamo esplicito al «libertinaggio» non se lo aspettava. Soprattutto alla vigilia del summit tra i "grandi" della Terra. Tanto che per tutta la giornata il premier e il suo staff non sono riusciti a organizzare una risposta al richiamo avanzato dai vescovi italiani. Pochissime le dichiarazioni in difesa del Cavaliere. «Ma dobbiamo fare qualcosa - ha avvertito il capo del governo - dobbiamo evitare che si crei un cortocircuito. Bisogna trovare un modo per mettere a tacere tutte le polemiche». Il discorso pronunciato da Mons. Crociata per ricordare la figura di Santa Maria Goretti ha dunque lasciato il segno. E ha reso difficile la messa a punto di una replica. In primo luogo agli esponenti del centrosinistra che hanno rimarcato la forza dell´intervento del segretario Cei. Tant´è che da ieri il premier sta facendo di tutto per studiare una risposta che vada al di là della dialettica politica. Vuole invertire il trend del confronto e ha messo in moto la sua diplomazia. Con un unico obiettivo: strappare alla Santa Sede un incontro con il Pontefice a conclusione del summit dell´Aquila. L´unico modo, a suo giudizio, per «troncare le polemiche». Ratzinger ha già inserito nella sua agenda un colloquio con il presidente americano, Barack Obama, e al momento non è previsto uno spazio per il capo del governo italiano. Eppure i contatti sono stati avviati. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, si è attivato. Ed ha avuto primi colloqui con i vertici della Cei sia con quelli della Segreteria di Stato. Certo, il suo obiettivo non è stato solo quello di verificare la possibilità di un´udienza con il Papa. Ma anche quello di "sondare" gli umori della Chiesa e delle massime gerarchie ecclesiastiche italiane. Anche perché un affondo così pungente a due giorni dal G8 è stato interpretato come un vero segnale di «distacco». Prima gli appunti alla nuova legge sugli immigrati, ora questo sulle «abitudini private». L´inquilino di Palazzo Chigi teme che la "luna di miele" con il mondo cattolico possa chiudersi. Già il voto delle europee aveva segnato un allontanamento dei cattolici in tutti gli studi dei flussi commissionati dal Pdl. Ora questo ennesimo "uno due" ha fatto calare su Palazzo Grazioli il velo della paura. Letta avrebbe ricevuto la garanzia che il rapporto non si è «rotto». «Le parole di Mons. Crociata non vanno strumentalizzate in chiave politica», ha così tagliato corto il vicecapogruppo alla Camera, Osvaldo Napoli. «Si tratta di interpretazioni forzate - chiosa Gaetano Quagliariello - e si affidano alle parole di Monsignor Crociata significati "extra petita". Non è che parlando di Santa Maria Goretti si potesse fare un´esaltazione delle discoteche». Eppure il clima intorno al Cavaliere non è più quello di qualche mese fa. E il premier lo ha intuito. Le foto di Villa Certosa preannunciate dalla stampa straniera, gli scontri ormai espliciti con Rupert Murdoch, il clima cambiato con i cosiddetti "poteri forti" ed ora anche la Conferenza episcopale italiana. Fattori che messi in fila hanno impressionato non poco il presidente del consiglio. Si sente «sotto assedio» e ha chiesto un intervento diplomatico immediato a Gianni Letta. Sa bene che il voto cattolico resta determinante in Italia. Ma non solo. «Dobbiamo impedire che pure la Chiesa faccia parte dell´assedio - è stata la richiesta del premier -. Dobbiamo fare di tutto per ricucire». Anche perchè, in effetti, le reazioni d´Oltretevere hanno fatto ben poco per attenuare le parole del segretario della Cei. Dopo il caso Noemi e le foto di Porto Rotondo, il Vaticano e i Vescovi avevano invitato ad un «chiarimento» pubblico e subito dopo hanno concordato la necessità di una presa di distanza per non mettere a repentaglio la «credibilità» della Chiesa davanti ai fedeli. Basti pensare che qualche presule proprio ieri ricordava con qualche rimpianto che persino Enrico Berlinguer nel 1947, allora leader dei giovani comunisti, esaltava la figura di Maria Goretti in quel momento non ancora santa. Sottolineava «la moralità e lo spirito di sacrificio di cui sono ricche le tradizioni italiane, le tradizioni di Mario Goretti e Irma Bandiera». E Berlusconi ricorda bene che la fine dell´ultimo governo Prodi venne preceduta da una tagliente schermaglia con la gerarchi ecclesiastica.

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Flp Cisl, attivato il coordinamento delle donne (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 07-07-2009)

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stampa Sindacato Flp Cisl, attivato il coordinamento delle donne Un nuovo modello di sindacato, basato sulla partecipazione e sul confronto. Così la responsabile regionale Anna Aurisano giudica l'attivazione del Coordinamento donne FP Cisl, durante l'incontro che si è svolto all'Università Cattolica, dal titolo «Tino e Tina e il lavoro che cambia». «È un risultato importante - sottolinea Aurisano - ed è impegno di tutto il Coordinamento accogliere le idee provenienti dalle lavoratrici e dai lavoratori delle aziende pubbliche, risorse preziose da valorizzare per la piena realizzazione del Welfare a sostegno della famiglia».

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Si è spento a 85 anni il professor Contestabile (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 07-07-2009)

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Si è spento a 85 anni il professor Contestabile Partigiano della Fvil Imperia. E' morto la scorsa notte, all'età di 85 anni, il professor Osvaldo Contestabile, insegnante, preside del liceo Linguistico Internazionale, scrittore giornalista e direttore di varie pubblicazioni, oltre che direttore responsabile di Imperia TV. Contestabile, ha lasciato un segno profondo nella storia recente della città: eletto nella fila della Democrazia Cristiana negli anni Sessanta e Settanta è stato a più riprese consigliere comunale oltre che assessore e vicesindaco. Nella sua lunga carriera politica, che ha lasciato negli anni Ottanta, ha ricoperto numerose cariche: tra le altre è stato anche presidente della casa di riposo Agnesi per molti anni. Oltre che scrittore e giornalista Osvaldo Contestabile è stato uno storico della Resistenza ed ha collaborato a numerose pubblicazioni sull'argomento. Il professore, che ha combattuto durante la seconda guerra mondiale come partigiano per la libertà del Paese, aderì giovanissimo al movimento di liberazione nazionale mettendosi in luce per l'umanità con cui si rapportava con amici e nemici. Fu poi tra i fondatori della Federazione Italiana Volontari della Libertà, di cui assunse per un lungo periodo la presidenza. Fu anche socio fondatore dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea, e ne divenne segretario. Finita la guerra Contestabile si è laureato in lettere all'Università Cattolica di Milano ed è stato professore di italiano, latino, storia e geografia alle magistrali, al nautico e infine preside al liceo linguistico di Imperia. Nonostante il suo aspetto, a prima vista austero, il professore era amatissimo dai suoi studenti che ancora oggi lo ricordano con stima ed affetto. Dietro l'apparanza di persona severa aveva infatti modi affabili. Intelligente ed arguto, uno sguardo vivace ed attento il professor Contestabile negli anni '60 era stato nominato anche Cavaliere della Repubblica. Grande è stato anche il suo impegno a diffondere il Cattolicesimo: dal 1993 al 1995 è stato presidente del Serra Club Imperia 541 ha sede presso le Opere Parrocchiali della Parrocchia di San Maurizio. Un uomo generoso che prima della lunga malattia si è prodigato con impegno ed autentico spirito cristiano per la società. «La sua prosa fiorita ed intrigante, le dotte citazioni che caratterizzavano i suoi scritti lo fanno ricordare nell'ambiente giornalistico come un maestro», dice il giornalista Franco Bianchi . Osvaldo Contestabile lascia la molglie Marisa, affermata pittrice e la figlia Sara giornalista a Primocanale e Sanremo news Il funerale si svolgerà oggi pomeriggio alle 15.30 nella chiesa di Cristo Re. .x/07/0907 Il funerale dell'ex preside del liceo linguistico di Imperia si svolge oggi pomeriggio alle 15,30 nella chiesa di Cristo Re .x/07/0907

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Messaggio di pace e solidarietàcon i monaci tibetani di Sera Jhe (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 07-07-2009)

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Messaggio di pace e solidarietàcon i monaci tibetani di Sera Jhe lo spettacolo apre "etnia immaginaria" a spotorno Prende il via questa sera a Spotorno la tredicesima rassegna internazionale di musica etnica, racchiusa sotto l'insegna "Etnia immaginaria". Gli spettacoli saranno ambientati come sempre in piazza Santa Caterina, parco Monticello, al martedì con inizio alle 21.30. Oggi il primo degli otto appuntamenti ad ingresso libero, in programma nei mesi di luglio e agosto, sarà dedicato ai monaci tibetani del monastero Sera Jhe, in India. Questi monaci offriranno uno spettacolo che svela la dimensione spirituale di un popolo forzatamente migrante, in grado di trasmettere un messaggio di pace e solidarietà verso tutti gli esseri viventi. Nel 2009 infatti il viaggio attraverso i diversi aspetti della musica del mondo avrà come filo conduttore "Migrantes - Tradizioni e cultura dei popoli in movimento". La rassegna sarà dedicata ai popoli migranti, alla loro storia e cultura, ed alle espressioni musicali della loro tradizione. Le migrazioni sono state spesso l'elemento che ha scatenato vere e proprie rivoluzioni culturali, ed anche uno stimolo alla nascita di importanti civiltà. Accanto alla consueta programmazione dei concerti, quest'anno è prevista anche una serie di incontri sul tema dell'immigrazione. Si parte questa sera alle 18.30 nella sala convegni Palace, sempre a Spotorno, con "I monaci tibetani di Sera Jhe e la cultura della pace nel mondo". Il 28 invece il tema sarà"La confraternita Gnawa: la Trance della musica e la danza ipnotica", mentre il 18 agosto spazio a "La civiltà Rom e l'integrazione nel nostro paese". Tornando a parlare della musica, nel programma 2009 di Etnia Immaginaria confluiscono diverse testimonianze di popoli erranti. Basta infatti scorgere il calendario, per vedere che nel secondo incontro, il 14 luglio, "I Liguriani" riporteranno il pubblico indietro nel tempo, dando vita ai canti tradizionali di quando erano i nostri antenati ad essere protagonisti dell'emigrazione. Il quartetto femminile Les Nuages ensemble, protagonista il 21 luglio, proporrà invece la musica klezmer, espressione dello spirito e della cultura ebraica. Da non perdere anche i successivi appuntamenti, il 28 con Oggitani Gnawa Atlas, il 4 agosto con Maurizio Geri swingtet, l'11 con Julio Cesar Vasquez Garcia, il 18 arriverà Bruskoi Prala con le sue danze ed il 25 agosto conclusione con "O Fado e a vida" guest Antonio Marangolo. La rassegna "Etnia immaginaria"è stata voluta dal comune di Spotorno, col contributo della Provincia, ed è organizzata dall'associazione "Le Muse Novae". Mario Schenone 07/07/2009 TACCUINO Oggi, martedì 7 luglio, la chiesa Cattolica festeggia S.Claudio. Domani, mercoledì, ricorda S. Adriano. Il segno zodiacale è quello del Cancro. La fase lunare è nel Primo Quarto. FARMACIE A Savona (orario continuato 8.30-19.30) sono di turno le farmacie: Farina (Centro) via Pietro Giuria 15-r tel. 019-827.496; Fascie (Centro) via Boselli 24-r tel. 019-850.555; San Francesco: corso Tardy e Benech 108 - tel. 019-800402. Servizio notturno (dalle 20 alle 8.30): Saettone via Paleocapa 147r - tel. 019-829.803; Fascie via Boselli 24-r tel. 019-850.555. Di turno in provincia Cairo: Rodino (24 ore) - tel. 019.505545. Millesimo: Cigliuti (24 ore) - tel. 019-564017. Murialdo: Odella (24 ore) - tel. 019-53506.Varazze: Montanaro (8.30-12.30 e 16-20) - tel. 019-934610. Celle: Brunetti (8.30-12.30 e 16-20) - tel. 019-990124.Albisola: Albi 3 (8.30-12.30 e 16-20) - tel. 019-489.242. Vado: Mezzadra (8.30-12.30 e 16-20) - tel. 019-880231.Quiliano: Bermano (8.30-12.30 e 16-20) - tel. 019-880209. Spotorno: Citriniti (24 ore) - tel. 019-745342.Finale: Della Marina (8.30-23) - tel. 019-692670.Pietra: Finadri (8.30-23) - tel. 019.628.035. Borghetto: Franchi (8.30-23) - tel. 0182-970038.Ceriale: Nan (24 ore) - tel. 0182-990032.Albenga: Com. Don Isola (24 ore) - tel. 0182-51701.Casanova: Magliocco (24 ore) - tel. 0182-74381. Alassio: S.Ambrogio (24 ore) - tel.0182-645164. Andora: Val Merula (24 ore) - tel. 0182-80565. FARMATAXI Per la zona da Varigotti a Borghetto dalle 21 la farmacia San Giovanni di Loano (tel. 019-677171). Per Cairo, Carcare, Altare, Cengio, Pallare e Mallare comporre i numeri 504013 o 500280; per Vado e Quiliano 827951; Varazze e Celle 019-931010. OSPEDALI Valloria Savona - Centralino tel. 019-84.041. Visite: feriali 12.30-14.30 e 19-20.30 (festivi 13.30-16.30 e 19-20); Unità coronarica 12.30-13.15 e 18.30-19.15; Astanteria: 12-13 e 17.45-18.45; Neonatologia: 14.15-14.45 e 16.30-17.30; Nefrologia: 12.30-14 e 18-19 (festivi 14-16.30); Ostetricia: 13.30-15 e 20-20.30 (festivi 14.30-16.30); Semintensiva cardiologica 13.30-15 e 19.30-20; Rianimazione 14.15-14.45 e 18.30-19; Obitorio: 8-12 e 15-19. S.Corona di Pietra - Centralino tel. 019-62.301. Orario visite: feriali 14.30-15.30 e 19.30-20.30; festivi 9.30-11.30 e 14.30-18. Rianimazione 13.30-14 e 19-19.30; Pronto Soccorso 12-13 e 18-19; Neurochirurgia 14.30-16.30; Unità Terapia Intensiva Coronarica 12.30-13.30, 15-16, 19.15-20; Malattie infettive 15-17 (festivi 9.30-11 e 15-17); Nido 19.30-20.30; Unità spinale 11.30-14 e 17.30-21. Ospedale di Cairo - Visite ai degenti delle divisioni di medicina e chirurgia (tel. 019-50.091): 13-14.30 e 19-20. Ospedale di Albenga - Centralino tel. 0182-54.61. Orario visite: feriali 14.30-15.30 e 19-20; festivi 14-15.30 e 19-20. MERCATI Lunedì: Savona, Andora, Ceriale e Finalborgo. Martedì: Mallare, Cengio, Spotorno, Albissola Marina e Borghetto. Mercoledì: Carcare, Albenga, Varigotti, Albisola Capo, Sassello e Vado. Giovedì: Cairo, Finale, Mioglia, Noli e Bardineto. Venerdì: Loano, Villanova, Zuccarello, Altare, Celle e Laigueglia. Sabato: Millesimo, Alassio, Pietra e Varazze. Domenica: Sassello (solo l'ultima domenica del mese). 07/07/2009

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il nuovo inizio del sindaco delbono - giovanni de plato (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

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Pagina III - Bologna Le idee Il nuovo inizio del sindaco Delbono GIOVANNI DE PLATO I Primi tre passi del nuovo sindaco di Bologna, fanno capire che si tratta di un "nuovo inizio" nell´amministrazione della cosa pubblica. Flavio Delbono con l´intervento all´assemblea di Unindustria, la scelta della sua squadra di governo, il saluto al Cardinale Carlo Caffarra e il rilascio della prima intervista a "Bologna Sette", inserto domenicale del quotidiano l´Avvenire, ha voluto dare dei chiari segnali della Bologna che vuole costruire. Per rendere visibile e percorribile questa sua idea di città futura, Delbono ha compiuto fin dall´inizio del suo mandato tre scelte lungimiranti prima che evocative, richiamandosi a principi e valori. La prima è quella di una progettualità a lungo termine che si regge su una idea di società attiva, imprenditoriale, inclusiva e solidale. La seconda scelta è quella di ascolto e dialogo con la società civile e le sue diverse culture, da quella laica a quella cattolica. SEGUE A PAGINA VII

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capogruppo pd, veto dei cattolici su lo giudice (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

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Pagina V - Bologna Ancora tensioni in Comune. Pinelli da Delbono per candidarsi alla Sanità, Paruolo fuori dai giochi si lamenta sul blog e il Pdl solleva il caso-consulenze Capogruppo Pd, veto dei cattolici su Lo Giudice Tra le proteste degli esclusi dalla giunta e il malumore dei cattolici si apre stasera in via Rivani la corsa alla poltrona di capogruppo del Pd a Palazzo D´Accursio. Con gli ex Margherita pronti a mettere in campo un loro nome - si parla di Paolo Natali - per bilanciare lo strapotere degli ex Ds in giunta. E scongiurare l´ipotesi che a spuntarla sia Sergio Lo Giudice, ex presidente Arcigay che, secondo gli ex Dl, potrebbe difficilmente sintetizzare le posizioni di un gruppo con ben 8 cattolici su 24. «Mi aspetto che si scelga una persona adatta a un ruolo così delicato» dice l´ex Dl Lina Delli Quadri. «Il capogruppo deve essere capace di mediare tra le anime del gruppo» sottolinea Teresa Marzocchi. Mentre Daniela Turci, pure lei ex Dl, si sofferma «sullo sbilanciamento della giunta a favore dell´area ex Ds». E, riferendosi all´altro uomo in pole, Marco Lombardelli (fedelissimo di Salvatore Caronna) chiede «una discussione vera, senza decisioni già prese, altrimenti non c´è democrazia». Amarezza anche da Giuseppe Paruolo. L´ex assessore senza più incarichi assicura che non si candiderà a capogruppo, ma si sfoga sul suo blog, pubblicando le lettere di chi lo avrebbe voluto in giunta: «Il merito di chi ha lavorato bene - è il commento di Paruolo - ha un peso decisamente inferiore ad altre logiche interne al mondo politico». Più di lui fa Giuseppe Pinelli che ieri ha consegnato il suo curriculum a Flavio Delbono autocandidandosi assessore alla Sanità. Mentre l´opposizione punta il dito contro lo staff del nuovo sindaco, dal capo di Gabinetto Giuseppe Cremonesi al portavoce Luca Molinari: «Sono "estranei". Lavorano a Palazzo D´Accursio anche se non hanno ancora il contratto. A che titolo?» chiede Lorenzo Tomassini del Pdl. (s. b.)

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davvero ci siamo meritati questa triade? - gabriele romagnoli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XI - Bologna Davvero ci siamo meritati questa Triade? Questa città era un laboratorio, ora è al massimo un oratorio GABRIELE ROMAGNOLI (segue dalla prima di cronaca) Anche qui s´è raggiunto un limite. Perché avere società sportive in mani inadeguate può succedere, ma il ragionier Brizzi, per dire, era uno su tre e veniva da lontano, in nome e per conto. Ora: Menarini, Sacrati, Sabatini, tutti insieme? Chi ha fatto questo sciagurato casting? Com´è possibile che si siano fatti strada nel tessuto della città, siano arrivati ad emergere, comprare, gestire, portare in giro i colori e l´immagine di Bologna nel resto del Paese? Non uno, ma tre così. Dove, quando hanno cominciato a deragliare? E´ nello sport che si contrae il morbo dell´avventurismo? Siamo sicuri? Menarini affiderebbe la direzione finanziaria della sua impresa a Bernie Madoff come stava per affidare il Bologna a Moggi? Sabatini prenderebbe in considerazione l´idea di concludere i suoi affari personali con qualcuno che gli manda fax da una sala giochi di Cattolica? E chi mai comprerebbe un´auto usata da Sacrati? La verità è che, così pensando, stiamo cercando una rassicurazione. Vogliamo illuderci che lo sport induca a fare in maniera sventata un gioco che, su altri tavoli, viene condotto con serietà e rispetto delle regole, del mercato, della clientela. E se così non fosse? Se dovessimo invece ammettere che questo è il riflesso, uno specchio impietoso, che questo c´è oggi, e il resto sono nostalgia e illusioni? Dobbiamo prendere atto di una realtà imprenditoriale più attenta alle scaramanzie che ai progetti, con valori insoliti per la città, dedita alla ricerca di visibilità senza offrire sostanza, che predica valori cristiani e va a cena col diavolo. Dobbiamo dirci che la campagna elettorale per l´elezione dell´inquilino di Palazzo d´Accursio non è stata mai meno sobria di così. E il dopo voto non s´è mai aperto con più chiacchiere e caccia ai distintivi. Che dalla città laboratorio si declina verso la città oratorio e non solo perché i presidenti di calcio e basket hanno la fobia della bestemmia (poco male), ma perché ogni gioco che conta è affrontato in modo un po´ parrocchiale. Ora, intendiamoci, questo non vuole essere il consueto appello agli imprenditori locali: fatevi avanti, salvateci voi. Iniziative del genere finiscono con un Mister X che si rivela un cuoco mitomane o con l´apparizione del cane Gunther. La società, anche quella calcistica, si cambia dal basso. E in questo mesto scenario una luce s´intravede, e la si vedrà meglio oggi: è nella tifoseria che scende in strada per dire ‘meglio in B che con Moggi´. E´ un sussulto etico, minimo ma non scontato, che può risalire per li rami, svegliare altre coscienze addormentate e produrre, in un tempo ragionevole, classi dirigenti più affidabili in tutti i settori. Quanto all´attuale triade, se era qui per fare affari costruendo impianti, qualcuno le dica che la città non ne ha al momento bisogno, se era qui per farsi notare, può proseguire l´opera in un reality per mezzi famosi.

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a rodotà e galasso i premi castiglioncello (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2009)

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Pagina 40 - Cultura Sabato la cerimonia A Rodotà e Galasso i Premi Castiglioncello Stefano Rodotà ha vinto il Premio Castiglioncello di cultura politica intitolato a Giovanni Spadolini con il saggio "Perché laico" (Laterza). Un riconoscimento speciale è stato assegnato a Giuseppe Galasso "per il magistrale impegno e la coraggiosa tutela del patrimonio paesaggistico nazionale". La cerimonia di premiazione è in programma alle 17.30 di sabato prossimo alla Limonaia nel Parco del castello Pasquini a Castiglioncello.

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L'uno-due dei vescovi (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 07-07-2009)

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L'uno-due dei vescovi PRESSING. Sulla questione morale (no al libertinaggio) e sulle badanti (sì a una sanatoria) intervengono due prelati con incarichi in Cei: Sigalini e Crociata. È l'ennesimo segnale lanciato al Governo. di Paolo Rodari Le due uscite di ieri - quella del segretario della conferenza episcopale italiana, monsignor Mariano Crociata, sulla questione morale (no al libertinaggio) e quella del segretario della commissione episcopale per le Migrazioni, monsignor Domenico Sigalini, su colf e badanti (sì a una sanatoria) - erano attese da giorni: da un po' di tempo, infatti, si aspettava soprattutto l'uscita del numero due della Cei su una questione, quella morale, che, seppure pronunciata in termini generali, ha ripercussioni particolari. Ha, cioè, riferimenti impliciti alle vicende che riguardano Silvio Berlusconi. A poche ore dal G8 dell'Aquila, le dichiarazioni rispettivamente di monsignor Crociata e monsignor Sigalini, suonano come l'ennesimo avvertimento - impietoso, vista la tempistica - lanciato dalla Chiesa nei confronti del governo Berlusconi. L'avvertimento è importante anzitutto per chi ha parlato: questa volta non si sono pronunciati semplicemente i responsabili del dicastero vaticano che si occupa di migranti e itineranti, ovvero i vari Vegliò e Marchetto, bensì coloro che delle cose italiane hanno competenza a parlare nella Chiesa, Crociata e Sigalini appunto. Inoltre, è importante anche perché risulta essere reiterato. Non è cioè una voce sporadica buttata lì una tantum: dopo le due note di Avvenire sulla questione morale - la prima un mese fa, l'ultima sabato 20 giugno - e dopo le molteplici dichiarazioni negative dei vescovi del Paese sulle politiche dedicate dal governo all'immigrazione, il doppio affondo di ieri è l'ennesimo segnale d'insofferenza che il premier e i suoi sono chiamati a cogliere da parte del mondo cattolico. Certo, come ha giustamente ricordato sempre ieri monsignor Domenico Pompili, portavoce della Cei, le parole di Sigalini sono a titolo personale perché «la Chiesa Italiana non prende direttamente posizione su ogni proposta normativa», ma è anche oggettivo che le sue parole, pronunciate in questo momento, hanno una valenza non secondaria. Come lo hanno, ovviamente, quelle di Crociata. Il segnale lanciato ieri dai due presuli dice più cose. Anzitutto che non esiste una particolare luna di miele tra la Chiesa italiana e l'attuale maggioranza di governo. È vero: la compagine guidata da Berlusconi non è nemica delle gerarchie della Chiesa. Ma è anche vero che nemica potrebbe divenire qualora anche l'ultima occasione, quella della legge sul fine vita che la Camera deve discutere entro l'estate, venisse disattesa nonostante le promesse. Né Crociata né Sigalini, ovviamente, hanno fatto riferimento ieri ai lavori parlamentari prossimi futuri, ma sembra chiaro che risieda lì, nella discussione di una legge sul fine vita, parte della motivazione che ha portato alle uscite degli esponenti ecclesiastici delle ultime ore. Certo, ci sono anche i contenuti specifici e particolari espressi con dovizia di particolari ieri. C'è il fatto che nel campo del libertinaggio nessuno può pensare che «non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori» (Crociata). E c'è il fatto che, a bocce ferme, ovvero a ddl sicurezza approvato, i vescovi italiani stanno dalla parte delle colf e delle badanti, anche di quelle clandestine, che assicurano assistenza e cura a molti anziani italiani. Quindi appoggiano il «sì» a una sanatoria «perché c'è da sistemare una situazione che va avanti da tanto tempo» (Sigalini). Ma c'è anche il fatto che su tante questioni che stanno particolarmente a cuore alla Chiesa - la famiglia, gli aiuti alle scuole pubbliche non statali, e le promesse di una legge dopo la morte di Eluana Englaro - il governo ancora non ha agito a dovere. O meglio, non ha agito come la Chiesa e molte delle associazioni cattoliche aderenti ai vari Forum delle Associazioni Familiari, Scienza e Vita, Retinopera, si sarebbero aspettate. Politicamente parlando, chi ne esce meglio da questa vicenda è il sottosegretario alla Famiglia, Carlo Giovanardi. Questi, agli occhi del suo ultimo amore (il Pdl) e del suo precedente amore (l'Udc) appare come interlocutore ascoltato nella Chiesa italiana. Se sia ascoltato davvero poco importa: ciò che conta è che poche ore dopo la sua proposta di andare incontro, al di là del pacchetto sicurezza, alle badanti che non possono stipulare il contratto di lavoro per problemi di permesso di soggiorno, la Chiesa italiana ha fatto proprie le parole del sottosegretario. 07/07/2009

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Il ritorno di Maria Goretti in politica (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Il ritorno di Maria Goretti in politica segue dalla prima pagina Saremmo state capaci, in circostanze analoghe, di reggere il confronto, di sacrificare la vita alla "perdita della purezza", insomma di seguire quel modello? Ancora non sapevamo che il giovane Enrico Berlinguer, segretario della Fgci, aveva indicato alle ragazze comuniste due modelli ideali: la staffetta partigiana Irma Bandiera e, appunto, santa Maria Goretti. E lo aveva fatto fin dal 1947, nel mezzo dell'era di Pio XII, in piena guerra fredda, in una quasi guerra civile tra l'Italia democristiana e quella socialcomunista. Intuivamo, però, che il ventre profondo del Paese era quello, al di là delle ideologie, e non faceva sconti. Ora, a più di mezzo secolo di distanza da quegli anni, monsignor Crociata (nomina sunt omina?) rilancia con forza la vicenda di (santa) Maria Goretti, in termini nient'affatto banali. «Ci fa affiorare, questa festa - dice l'alto prelato - parole desuete come castità, purezza, verginità, parole che ci fanno arrossire». Ci fa riflettere sull'essenza della libertà e sul corpo, che non può mai esser ridotto a oggetto di consumo, come capita in questa epoca di «gaio e irresponsabile libertinaggio». Poi, il segretario della Cei sferra a Berlusconi e al berlusconismo l'attacco più duro che sia stato pronunciato da molti mesi a questa parte. Altro che le demagogie di Di Pietro, altro che le battutine petulanti di Franceschini: qui il corpo martoriato di Maria Goretti, contadina frusinate che preferì morire piuttosto che subire uno stupro viene brandito contro i corpi mercificati e profumati di veline, minorenni ed escort. Quasi un'epica contro l'edonismo, la corruzione, il degrado morale e spirituale del nostro tempo (il libertinaggio «non è una questione privata»). Qui c'è un fatto politico di prima grandezza: la rottura "definitiva" tra Chiesa cattolica e Governo, già in corso sui migranti, ora si celebra in nome del corpo femminile "puro". Le conseguenze di questo evento complicano assai il già confuso quadro attuale. Da quando si è imposta la centralità della "questione morale" (leggi villa Certosa), la guida dell'opposizione è stata presa saldamente in mano dai cattolici, anzi dal Vaticano - ed ora, dopo la celebrazione di Ferrera Latina, si delinea, nientemeno, che un compromesso storico di nuovo conio, anzi di ritorno. Allo stesso tempo, mentre il Pd si squassa tra laici e clericali (e basta una Paola Binetti a mandarlo in tilt), il centrodestra tende ad assumere la leadership di un anticlericalismo virulento quasi quanto quello dell'"Asino" (Bossi, Maroni e ora Calderoli non ci vanno certo meno leggeri di Podrecca). Tutto si mischia, le fantasie sui letti a tre piazze vagano per le tendopoli, l'etica spunta ad ogni attimo, quasi come l'immagine di (santa) Maria Goretti del mio sussidiario, nelle pieghe della crisi della sinistra e della frattura dell'ordine razionale delle cose. Ma tutto questo accade sullo sfondo di una crisi economica e sociale gravissima, e chiacchieratissima, ma che non è in cima alle preoccupazioni di nessuno. Che l'Italia sia oggi una maionese impazzita? Non lo so. So solo che tra il "modello Goretti" e quello "Letizia-D'Addario" mi ci sento proprio stretta. Rina Gagliardi 07/07/2009

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Laicita'

piero fassino «D'alema non può impiccare franceschini a un'espressione infelice» «C'è troppa nostalgia intorno a Bersani E Marino è un laicista» INTERVISTA. Il coordinatore della mozione: «Basta caricature su Dario. Noi più eterogenei? Il Pd è nato per unire culture diverse». segue dalla prima pagina D'Alema ha detto: «Un gruppo dirigente che fa la guerra alle maggiori personalità del suo partito è un gruppo dirigente modesto, non innovatore». Nessuno, e men che meno Franceschini, vuol fare la guerra a D'Alema o cancellare questa o quella esperienza dal Pd. Io, che sono il coordinatore della mozione di Dario, sono stato segretario dei Ds per sette anni e non rinnego alcunché. Tra l'altro, all'epoca della mia segreteria, scelsi di gestire il partito in maniera unitaria. E non a caso, in quell'epoca, la dialettica tra Veltroni e D'Alema era molto meno accentuata. Non negherà, Fassino, che il video con cui Franceschini ha annunciato la sua candidatura... Io sono sincero. Penso che Dario non avesse intenzione di attaccare D'Alema. Può darsi che abbia usato un'espressione infelice, certo. Ma tutti noi, Massimo compreso, abbiamo un'esperienza politica sufficientemente lunga per capire che non si possono impiccare le persone a una frase. Altrimenti, anche solo per le cose sentite negli ultimi giorni, potremmo fare un'enciclopedia di espressioni infelici. «Non lascio il partito a quelli che c'erano prima», Franceschini dixit. Neanche a me quella frase è piaciuta. Ma Dario sa benissimo che senza i sacrifici di Ds e Dl questo partito non sarebbe mai nato. Lo ripeto per l'ultima volta: Franceschini non ha intenzione di cancellare qualcosa o qualcuno dal Pd. E aggiungo una cosa: se il nostro dibattito interno non smette di sembrare una rissa velenosa e rancorosa, al congresso non potremmo discutere dei nodi veri che siamo chiamati a sciogliere. Esempio? Siamo in mezzo a una crisi che sta esponendo gli italiani a nuove insidie. In più c'è un governo che dimostra di non essere all'altezza del compito, con un premier che vede crollare ogni giorno di più la sua credibilità. Il congresso del Pd deve rimettere al centro il Paese, le sue aspettative. Abbiamo visto ridurre il nostro consenso, perso roccaforti come Sassuolo e Prato: adesso è arrivata l'ora di smettere di essere un «partito di minoranze» e rispondere alle esigenze degli italiani. Come ci poniamo rispetto a un debito pubblico del 120% che impedisce di avere le risorse per dare l'assegno ai precari e fare gli asili nido per tutti? Come evitiamo che le fobie alimentate dalla Lega continuino a fare presa sui cittadini? Il Pd deve farsi carico delle paure degli italiani. Tentare di rispondere alle aspettative del Paese: la vocazione maggioritaria è questa, non una questione di legge elettorale. Bersani insiste sulla costruzione del «partito». E voi? L'idea che Bersani voglia costruire il partito e Franceschini voglia un indistinto movimento politico è una caricatura. Io voglio un partito, che abbia una solida base di iscritti, che sia radicato nella società e formi una classe dirigente sulla base del merito. Noi siamo favorevoli alle primarie ma, sia chiaro, non abbiamo in mente né un partito liquido né uno gassoso. Cade una differenza tra «voi» e «loro»? Dario e Pier Luigi sono figli di una lunga esperienza comune, per cui vedrà che le mozioni saranno più simili di quanto non si pensi. Ma una differenza c'è. Una ragazza mi ha scritto su Facebook che il Pd è un progetto bellissimo ma difficile da realizzare. E ha concluso così: «Torniamo a fare quello che facevamo prima. Per questo, voterò Bersani». Ecco: non voglio attribuirlo a Bersani, ma è vero che il messaggio che arriva dalla sua parte è imperniato sulla nostalgia di quel che eravamo. Al contrario, Franceschini trasmette l'idea che dobbiamo scommettere sul Pd. Però è sostenuto da lei, Marini, Rutelli, Veltroni... Dice che siamo eterogenei? Ma il Pd è nato per unire culture diverse, è questa la sua ragion d'essere. E poi, non dimentichiamo che Dario ha tenuto la barra dritta sulla laicità; ha risolto il problema della collocazione europea con la costituzione di un gruppo parlamentare insieme ai Socialisti; ha affidato l'organizzazione del partito a Migliavacca, non certo a un nemico dell'idea del «partito». Putroppo vedo che queste cose sono state rimosse troppo in fretta. Aggiungo una cosa: se dopo D'Alema anche io fossi passato a sostenere Bersani, tutti noi saremmo tornati indietro. Ds da un lato, Dl dall'altro. Ci sarà il ticket Franceschini-Serracchiani? Al momento questa ipotesi non c'è e non credo ci sarà. Aggiungo una cosa su Debora: certamente si è espressa in modo sbrigativo e forse anche irriverente, ma guardiamo la sostanza: le sue parole rappresentano la voglia di partecipazione delle nuove leve. Attaccarla è come guardarne il dito, trascurando la luna che la Serracchiani indica. Cosa pensa della candidatura di Marino? È una persona stimabile ma non credo che abbia il background per guidare un partito. E poi mi pare che la sua impostazione, più che «laica», sia «laicista». In pochi ricordano che Marino, all'inizio del dibattito al Senato, voleva rendere obbligatorio il testamento biologico. Soltanto successivamente, Ignazio cambiò idea. E penso che forme di integralismo laicista non facciano bene al Pd e alla sua credibilità. Tommaso Labate 07/07/2009

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Tra i vescovi sta crescendo il disgusto, la loro condanna non nasconde alcun calcolo (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 07-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Tra i vescovi sta crescendo il disgusto, la loro condanna non nasconde alcun calcolo Monsignor Crociata non nomina il premier ma il riferimento sembra preciso. Parla di "libertinag- gio gaio e irresponsabile", aggiuge: non sono "affari privati" «Starei attento a interpretare ogni battuta come riferita alla cronaca politica, ma mi pare evidente che da parte della conferenza episcopale ci sia una sensazione un po' disgustata davanti a quello che viene fuori. E sarebbe da meravigliarsi del contrario. Dopodiché, quella di monsignor Crociata era un'omelia su santa Maria Goretti, una martire morta per stupro e il linguaggio è legato a quella circostanza. Ma la Cei si esprime oggi con più libertà di quanto non facesse prima delle elezioni, perché non si vuole dare l'impressione, anche rispetto al passato, di usare la propria autorità per spingere una parte dell'elettorato di qua o di là dal fosso». L'Avvenire e il vescovo Ghidelli avevano già chiesto chiarezza «La conferenza episcopale non vuole trovarsi nella condizione che il suo riserbo sia interpretato come tacita approvazione di certi comportamenti o addirittura che sia il prezzo pagato per atteggiamenti di favore del governo. I vescovi non possono permettersi di essere opportunisti. Possono permettersi di essere inopportuni o inopportunisti ma non di dare l'impressione di opportunismo. E io considero questa una novità benefica, che aiuta a restituire alla chiesa italiana il suo profilo: non un attore come gli altri della scena politica, con posizioni politicamente astute o redditizie, siano esse l'astensione o il "prodicidio". Ma una voce della quale si riconosce l'autorevolezza e l'indipendenza, due grandi beni che la Chiesa porta al paese». Quello che lei dice richiama un nome, quello del cardinale Ruini. «Sì, mi sembra che si possa affermare senza scandalo che questo è il cambiamento che si è voluto produrre e si è prodotto. Per il cardinale Ruini il problema principale era avere una chiesa che fosse temuta sulla scena politica. La linea del presidente Bagnasco è una chiesa che si guadagna il rispetto con strumenti diversi». Sul reato di clandestinita, la sala stampa ha "corretto" aclune posizioni, «Il ché è un'ovvietà, perché la Santa sede interviene con i "cannoni" della segreteria di stato, solo in circostanze particolari, normalmente non per commentare singole leggi. Però quelle posizioni sono state espresse e interpretano molto bene una sensazione diffusa nel clero e nelle comunità cristiane. Nella legge Maroni c'è del rancore e del disprezzo verso il diverso: perché una persona che ha diritto di chiedere il permesso di soggiorno deve essere tassata? E perché non c'è relazione fra il guadagno e la tassazione?. Ma per la conferenza episcopale c'è un'altra cosa molto importante. La Lega sostiene di avere dalla gente del Nord un mandato a non mediare. Questo spiega l'espressione molto insultante usata dal ministro degli interni, "le solite liturgie vaticane". I vescovi su questo si rendono conto che si tocca una delle grandi valenze dell'esperienza cristiana, la sua grandissima ramificazione territoriale, i parroci che portano 7 milioni di persone a messa ogni domenica. Questa grande forza anche democratica della chiesa la Lega la mette in discussione da dentro. La Lega dice "sono io che rappresento il territorio non tu". E' normale che la Chiesa rizzi le antenne. Sul fronte laico si dice: possibile mai che in un paese civile debbano essere i preti a criticare il governo? «Questa non è una domande da fare ai vescovi. Io non faccio il difensore d'ufficio della Cei ma c'è un fragoroso silenzio delle forze politiche d'opposizione sulle posizioni e trasformazioni della Lega Nord». Intervista allo storico Alberto Melloni

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Imbarazzo nel Pdl Non parlavano di Silvio (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 07-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Imbarazzo nel Pdl Non parlavano di Silvio NATALIA LOMBARDO «Adesso vogliamo tirare per la tonaca pure i vescovi? Il richiamo di monsignor Crociata era riferito a tutti noi, personaggi pubblici e privati, pronunciato celebrando Santa Maria Goretti». Per carità, ogni allusione al comportamento di Silvio Berlusconi è «puramente casuale», come i personaggi dei film. Persino uno dei cattolici più convinti del centrodestra, come Maurizio Lupi, di provata fede ciellina, nega l'evidenza. Ogni riferimento è casuale... Annebbiare il collegamento fra gli allegri festini di «papi-Silvio» e quella che appare come una scomunica sul premier, da parte del segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata: il «libertinaggio gaio e irresponsabile», la «fatua eleganza» mossa da «sfarzo narcisista», atteggiamenti che non possono essere considerati affari privati. Parole che seguono quelle del cardinal Bagnasco, giorni fa. Una mannaia altrettanto pesante del fantasma di altre foto imbarazzanti che potrebbero uscire al G8, sulla testa del «gaio» premier. Il quale ieri aveva appena promesso di rilanciare l'appello di 120 religiosi per una maggiore spiritualità. Nel Pdl la parola d'ordine è: rompere il link, negare quel legame che viene naturale leggendo le parole del vescovo e i tanti racconti delle ragazze farfalla sulle feste a Palazzo Grazioli o Villa Certosa. Tra gli ex forzisti c'è chi sostiene che «la voce di un vescovo non rappresenta tutte le anime della Chiesa». Tesi azzardata, trattandosi del segretario della Conferenza episcopale italiana. Ed è significativo che un parlamentare come Lupi, capofila dei teocon nel Pdl, si sforzi per salvare Berlusconi dal giudizio della Chiesa. Certo le parole di Crociata sono condivisibili, per il vicepresidente della Camera, ma «è un giusto richiamo alla dignità della persona, alla libertà nel rapporto uomo donna piuttosto che alla libertà in assoluto. Non sono riferite a Berlusconi, ma a ognuno di noi. Tutti noi dovremmo metterci in discussione». E poi Lupi ironizza: «Sono contento che anche quelli di Repubblica ci solleciti ad avere questo atteggiamento...». E se il premier non nasconde l'essere un gaudente? «Non mi scandalizzo». Pochi i commenti nel Pdl e nell'entourage del premier. Tutti sono molto impegnati nei ritocchi preparatori per il G8. Meglio prendersela con D'Alema per i suoi avvertimenti, politici, sugli «scenari imprevedibili» di una Silvio's decadence. Berlusconi scaccia i fantasmi (mossi dalla concorrenza «di gruppi editoriali» o di altri paesi, per Cicchitto). Nega ogni preoccupazione, al Giornale smentisce di voler pensare a un «anno sabbatico» ma solo a curarsi il torcicollo. Davanti a 500 imprenditori italiani e cinesi ripete il cliché della crisi «quasi passata», contraddetto dal presidente Hu Jintao. Ma tra Parlamento e governo i nodi non mancano: il ddl sulle intercettazioni ha dovuto essere frenato. E lo stesso Berlusconi non potrà ignorare il problema delle badanti che rischiano di essere espulse. Due ministri, Ronchi ex An e il cattolico Rotondi, lo hanno sollecitato, indispettiti dalle barricate alzate dalla Lega. Il nodo badanti Anche su questo ieri è intervenuta la Cei: «Serve una sanatoria per colf e badanti», ha detto monsignor Domenico Sigalini, Il ministro dell'Interno Maroni prende tempo, il sottosegretario Mantovano annuncia: «Il problema esiste, sarà studiato e senza realizzare sanatorie». Ma nel Pdl c'è chi accusa sottovoce di «piccole furbizie» Giovanardi, aver «messo il cappello» a un problema che il governo «stava affrontando». Nel Pdl persino i più cattolici negano che la Cei si riferisca ai comportamenti di Berlusconi. Lui ostenta tranquillità. Ma nella maggioranza i nodi vengono al pettine, e i vescovi chiedono la sanatoria per le badanti.

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2009)

Argomenti: Laicita'>Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 07/07/2009 - pag: 9 L'intervista Il primo ministro, in partenza per L'Aquila, dove parteciperà alla seconda giornata del G8 con un tavolo tutto europeo «Da 50 anni attendiamo di entrare nell'Ue Ora chiedo ai leader una risposta chiara» Il premier turco Erdogan: «Berlusconi è un collega, un amico, uno di famiglia» di ANTONIO FERRARI ANKARA «Sono 50 anni che siamo in attesa di entrare nell'Unione europea. E ora vorremmo una risposta chiara. Vi sono leader che dicono una cosa e poi si correggono, e magari in altre sedi sostengono di non averla detta. È diventato comico, e noi siamo stanchi di comiche». Parla a bassa voce, quasi a voler celare il fastidio, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, che si prepara a partire per L'Aquila, per il G8 e la sua propaggine allargata, con la determinazione di chi vuol far valere le ragioni e le aspirazioni del suo Paese. «Mi chiedete se accetterei un'associazione privilegiata? No, mai. Chiediamo l'adesione piena e basta! », ha detto nell'intervista esclusiva concessa al nostro giornale. All'incontro era presente il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli. È sera, e sul volto di Erdogan sono disegnati i segni di una dura giornata di lavoro. Ci riceve nella sede del partito dove, dietro la sua scrivania, troneggia l'immagine di Mustafa Kemal Atatürk, il grande leader laico che ha cambiato la storia del Paese e di tutta la regione. Un leader indiscusso, che un tempo il futuro presidente del partito islamico moderato della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) non esitava a criticare. Ma ora, con la consapevolezza delle responsabilità, sembra a volte chiederne silenziosamente i consigli. Ai lati del dipinto, le bandiere della Turchia e quella con la lampadina del suo partito Akp. Lampadina stampata sugli astucci di cioccolatini, che il premier offre ai suoi ospiti. Signor primo ministro, lei parteciperà alla seconda giornata di lavori del G8 e avrà, per decisione della presidenza italiana, un tavolo tutto europeo, con rappresentanti di Paesi che la sostengono, come Italia, Gran Bretagna, Spagna e la Svezia (presidente di turno dell'Ue), e Paesi che sono contrari, come la Germania, ma soprattutto la Francia. Ci tolga una curiosità: ma perché Sarkozy è così duro con voi? «Difficile comprendere. Vedete, io ho ottimi rapporti personali con tutti i miei colleghi. Anche con il presidente Sarkozy. Quando la Francia aveva la presidenza dell'Ue, il collega Sarkozy nei tête-à-tête mi diceva: 'State tranquilli. Apriremo 30 capitoli, su altri 5 vedremo dopo'. Poi andava in Svezia e faceva dichiarazioni durissime. Poi, quando ci rivedevamo, correggeva». L'Italia, invece, vi ha sempre sostenuto con scelte bipartisan, sia con i governi di centrosinistra che con quelli di centrodestra. «È vero, è così. Il problema è non diffondere messaggi conflittuali. Chiediamo chiarezza e coerenza. Certo, anche noi abbiamo le nostre colpe. Non abbiamo saputo spiegare chi siamo e non abbiamo saputo comunicare quel che stavamo e stiamo facendo. E così in alcuni leader si sono radicate idee sbagliate: che non avevano e non hanno nulla a che fare con la nostra realtà». Ma può spiegarci perché nell'Unione europea molti hanno paura della Turchia? «Ve l'ho appena detto». Un sondaggio, diffuso ieri dal vostro istituto di ricerca, dice che, nonostante le difficoltà e qualche disaffezione, il 51,9 per cento dei turchi è ancora favorevole all'ingresso del vostro Paese nell' Ue, mentre i contrari sono il 29,5 per cento. Pensavamo peggio. «Dovreste pensare che nel 2005, quando abbiamo cominciato i negoziati, il 75 per cento del nostro popolo era favorevole. Poi, a forza di no, di forse, di distinguo, siamo arrivati a questo punto. Basterebbe che la cancelliera Merkel e il presidente Sarkozy dicessero: 'Bene, se la Turchia soddisfa tutte le condizioni richieste, saremo pronti ad accoglierla'. Basterebbe questo per tornare a percentuali quasi plebiscitarie». Vi è stato chiesto di modificare l'articolo 301 del codice penale, che punisce con il carcere chi offende 'l'identità turca'. Accusa che era stata rivolta al premio Nobel Pamuk. «E noi l'abbiamo modificato. Dico di più. Abbiamo consultato e studiato i codici penali di Italia, Germania e Spagna. Posso dirvi che il nostro articolo 301 è migliore del vostro. Nessuno è finito in carcere». Ma non sarebbe ora, signor Erdogan, di fare i conti con la vostra storia? Pensiamo agli armeni, vittime di quello che molti storici considerano un genocidio. «Non esiste un solo documento che lo provi. Uno solo. E poi: pensate che 40.000 armeni continuerebbero a vivere in Turchia? Sono gli armeni in altri Paesi che diffondono notizie e interpretazioni non corrispondenti alla realtà». Lei ha parlato di un passato fascista, in Turchia, che non ha rispettato le minoranze. «Sì, mi riferivo ad errori commessi nel passato contro gli ebrei, i greci, i cristiani ». Negli ultimi tempi sono riaffiorati contrasti con i militari. C'è una proposta di legge, alla firma del presidente Gül, che prevede tribunali civili anche per i soldati. La firmerà il capo dello Stato? «La domanda non è giusta. Non si può parlare di contrasti con le Forze armate. I militari, come la polizia e le forze di sicurezza, fanno parte della nostra società. Ora, un conto è processare, in un tribunale civile, un soldato che ha commesso reati civili. Ma nessuno intende processare militari che abbiano commesso reati connessi con la loro missione». In Iraq la situazione è migliorata. Non vi sono più le pressioni nel Nord, nel Kurdistan, che tanto vi preoccupavano. Con l'Iran avete buoni rapporti. Non temete il suo potenziale nucleare? «Noi siamo assolutamente contrari alle armi di distruzione di massa, però ci poniamo una domanda: è giusto condannare soltanto alcuni Paesi che le detengono o starebbero attrezzandosi a dotarsene? Io penso che tutti i Paesi dovrebbero essere liberati dalle armi di distruzione di massa. Tutti». È quanto sosteneva il presidente Obama nei suoi scritti giovanili. «Appunto. E le notizie che arrivano da Mosca sull'accordo tra Usa e Russia per la riduzione delle testate sono incoraggianti ». Lei ha la passione per il calcio. Lo ha anche praticato. Tifa per il Fenerbahçe, ma il suo compagno di partito, il presidente della repubblica Abdullah Gül, tifa per il Besiktas. E il Besiktas ha vinto il campionato. Mi sembra che, quest' anno, lei condivida le sofferenze sportive di Berlusconi e del suo Milan. «In Italia Milan, Inter e Juventus sono icone del calcio. Da noi ce ne sono altrettante. È bello vincere, ma è anche bello riprovarci, se l'anno prima le cose non sono andate bene». A proposito del presidente Berlusconi. Che idea si è fatto delle vicende private nelle quali è coinvolto? «Berlusconi è un collega, un amico, è uno di famiglia. Perciò entrare nelle sue vicende private non è né corretto né leale».

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Turchia (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 07/07/2009 - pag: 9 Scrittore Condannato nel 1996 per critiche al governo Fondatore Il padre della Repubblica turca laica Nobel Ha vinto il premio per la letteratura nel 2006 La nuova Turchia Yashar Kemal Orhan Pamuk Mustafa Atatürk 9 Primo Piano Corriere della Sera Martedì 7 Luglio 2009

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Esteri data: 07/07/2009 - pag: 18 Padre Andres Tamayo Con i manifestanti «Le gerarchie cattoliche schierate con i potenti» TEGUCIGALPA «Chi conosce questo popolo non può riconoscersi nelle parole del cardinale Maradiaga». Padre Andres Tamayo, ambientalista, è tra i leader delle proteste contro il golpe. Respinto dalla polizia, è riuscito ad arrivare a Tegucigalpa dalla sua città, Salama, dopo tre giorni. Ha ricevuto minacce di morte. La Chiesa honduregna appoggia il golpe. «Le gerarchie stanno sempre da quella parte. Parlano di pace e fratellanza, mai di giustizia sociale ». Per il cardinale va evitato lo spargimento di sangue. «Le gerarchie fanno parte dell'oligarchia eterna di questa Paese. Se intervieni sulla situazione politica, devi dire da che parte stai. Chi sono i potenti che spadroneggiano, le imprese che distruggono la foresta, quali sono le ingiustizie. Su questo silenzio totale». La Chiesa in Honduras è molto divisa? «Nemmeno tanto, perché le gerarchie usano la mano dura e i sacerdoti hanno paura». R. Co.

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Omaggio a Ghislanzoni, scapigliato trasgressivo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2009)

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Corriere della Sera sezione: Tempo Libero data: 07/07/2009 - pag: 12 Teatro di Verdura Omaggio a Ghislanzoni, scapigliato trasgressivo «Io sono partigiano del buon senso; né al becero né al Re fo di cappello. Non soffro dittatori, e quando penso?, mi piace di pensar col mio cervello». Il pensiero dello scapigliato lombardo Antonio Ghislanzoni (foto) è protagonista al Teatro di Verdura con il ritratto per parole e musica realizzato da Filippo Crivelli. In scena a dar voce e corpo al librettista lirico e satirico, Riccardo Peroni e Sonia Grandis, che, affiancati da Giuseppe Farinelli (docente all'Università Cattolica), faranno vibrare le corde del poeta, spirito libero e trasgressivo; due qualità di cui oggi sentiamo più che mai la mancanza. (Livia Grossi) LA FUCINA GHISLANZONI, via Senato 14, ore 21, ingresso libero con prenotazione obbligatoria tel. 02.76.21.53.25

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ROMA - A palazzo Chigi ieri l'affondo di monsignor Crociata è passato q... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Martedì 07 Luglio 2009 Chiudi di MARCO CONTI ROMA - A palazzo Chigi ieri l'affondo di monsignor Crociata è passato quasi inosservato. Lo stesso Silvio Berlusconi, informato delle parole del segretario generale della Cei grazie ad una serie di lanci di agenzia, si è limitato ad un'alzata di spalle che, secondo un collaboratore del premier è riassumibile con un più eloquente "non ce l'ha con me, parlava di Santa Maria Goretti e non vedo cos'altro poteva dire". Ovvio che però le parole del prelato vengono inserite nel clima che si respira da qualche settimana. In Vaticano si cerca da giorni una via d'uscita che permetta di salvare il più che buono rapporto della Santa Sede con l'attuale governo, con i comportamenti privati del premier. Non ci sono solo le comunità di base, le parrocchie, i movimenti e tutto il variegato mondo dell'associazionismo cattolico a chiedere conto alle gerarchie di quella che per alcuni è una fedeltà troppo incondizionata della Chiesa al polo di centrodestra. Si avverte anche stavolta la voglia di una parte di mondo ecclesiale di prendere le distanze da coloro che, a cominciare da monsignor Camillo Ruini, hanno sempre dato un appoggio incondizionato al Berlusconi-premier. Berlusconi si mostra però tranquillo anche se ormai è convinto esista una saldatura tra intelligence di altri paesi con la stampa straniera e le procure di casa nostra. Fatto sta che, poichè «il libertinaggio irresponsabile non è affare privato», come scriveva ieri monsignor Crociata, anche Oltretevere attendono ormai da settimane una parola da parte del premier che non solo faccia chiarezza, ma che in sostanza chieda anche "scusa" per lo "scandalo" creato nelle coscienze di molti credenti. L'imbarazzo si coglie, anche se non sarà il giro di vite del governo sull'immigrazione o la possibile sanatoria delle badanti, a creare fratture, quanto quella tesi da "cattolico-adulto" che, come spiegava ieri un alto prelato «permette anche a Berlusconi di autoassolversi». Vista l'allergia dell'attuale pontificato per il "cattolicesimo fai da te", cresce l'attesa di una pubblica ammenda che prescinda dall'ammissione di responsabilità specifiche. In queste ore le preoccupazioni del premier sono però tutt'altre ed eventuali timori ieri pomeriggio sono scemati quando palazzo Chigi ha avuta la conferma di un possibile nuovo messaggio della Santa Sede ad avvio dei lavori del G8. Dopo la lettera di ieri l'altro del Papa che ha riconosciuto «l'impegno con cui il Governo si sta preparando a quest'importante appuntamento», «è difficile attendersi di più», sosteneva ieri Gaetano Quagliariello. Infatti, secondo il vicepresidente del gruppo Pdl al Senato, «le affermazioni di monsignor Crociata non avevano riferimenti diretti a polemiche contingenti». Ieri Berlusconi ha provato a rispondere al clima da assedio nel quale qualcuno vorrebbe far svolgere il G8, incontrando il presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Jintao e la foltissima schiera di imprenditori cinesi che lo hanno accompagnato nella visita. «E' la politica del "fare" che noi preferiamo rispetto a quella delle invenzioni, delle chiacchiere e del gossip», sosteneva ieri Paolo Bonaiuti. Il rischio dell'assedio però Berlusconi lo ha messo in conto e si è attrezzato con quello che qualcuno, tra i suoi stretti collaboratori, chiama "piano B". Le "scosse" che ieri Massimo D'Alema ha definito «imprevedibili», potrebbero infatti riguardare in maniera ancor più fragorosa esponenti del centrosinistra che negli anni scorsi, tra intercettazioni e inchieste più o meno arenatesi in qualche procura, potrebbero tornare alla ribalta della cronaca. Ieri a sostenere la tesi della "manina straniera" è stato ancora una volta l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga che ha avuto nel pomeriggio un lungo incontro con il presidente del Copasir Francesco Rutelli. Secondo Cossiga «il premier è stato spiato per conto di alcune procure», che subito dopo il G8 potrebbero entrare in azione e contribuire, grazie anche alla risonanza dei media stranieri, alla delegittimazione dell'attuale presidente del Consiglio. Uno scenario da romanzo giallo che Cossiga ha avuto modo di rappresentare anche allo stesso Berlusconi in una recente visita a palazzo Grazioli. Il Cavaliere non ha nessuna intenzione di mollare e di prendersi "sabbatici" e attende un G8 di successo prima di sferrare l'affondo contro i suoi avversari esterni ed interni. Il taglio dato ieri all'incontro con il presidente cinese, dà già l'idea di come Berlusconi intende guidare i tre giorni di vertice internazionale dell'Aquila: una grande vetrina per il Paese e un'opportunità per tutti coloro che sapranno e vorranno coglierla. Di veline, feste, intercettazioni e divorzi il Cavaliere non vuol sentir parlare, nemmeno dai suoi più stretti collaboratori.

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CITTA' DEL VATICANO - La Cei spezza una lancia a favore della proposta del ministro Carlo Giova... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Martedì 07 Luglio 2009 Chiudi CITTA' DEL VATICANO - La Cei spezza una lancia a favore della proposta del ministro Carlo Giovanardi. Serve una sanatoria per colf e badanti. «C'è da sanare una situazione che va avanti da troppo tempo». Ad intervenire è stato monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, assistente ecclesiastico dell'Azione Cattolica, oltre che segretario della Commissione episcopale per le Migrazioni. «Noi vescovi non vogliamo stare ne' da una parte ne' dall'altra, vorremmo andare al di là della contrapposizione politica per riflettere sul bene della persona. La nostra visione è di riuscire a coniugare l'accoglienza con la sicurezza». L'esortazione del vescovo arriva immediatamente dopo le riserve al pacchetto sicurezza espresse dall'Avvenire domenica. Bisogna, argomenta monsignor Sigalini, «mettere al centro della riflessione la persona» anche se il «problema delle badanti è un problema che va analizzato con molta cura. Se lo Stato prendesse a cuore questo tipo di servizio e lo qualificasse, anche attraverso dei corsi preparatori per dare professionalità a queste immigrate, potrebbe risultare un'ottima via all'integrazione. Tra l'altro questo permetterebbe di superare alcune rigidità dovute al reato di clandestinità». Sul fronte politico, la sanatoria delle badanti, sollecitata dall'opposizione, divide il Pdl e trova il muro della Lega Nord che boccia qualsiasi ipotesi di regolarizzazione. Una vasta area del Pdl, finiani in testa, è invece pronta a battersi in Parlamento per evitare che con l'entrata in vigore della nuova legge sulla sicurezza si trovino in difficoltà non solo i lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno, che si stima essere 500mila, ma anche le famiglie italiane che li ospitano. In mezzo, chi nel governo ammette l'esistenza del problema, ma dice no a sanatorie generalizzate, e questa sarebbe anche la posizione del premier, e lavora a una soluzione mirata, che possa essere digerita anche dal Carroccio. In nottata, il premier ha ricevuto a palazzo Grazioli Bossi e i vertici leghisti. I numeri sarebbero tali da rendere impossibile evitare gli abusi, sottolinea anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il quale propone una regolarizzazione per le sole badanti che si occupano di anziani e malati gravi, escludendo le colf. Una possibile soluzione sarebbe allora quella di «una direttiva del ministro dell'Interno, la cui applicazione, da verificare caso per caso, sia affidata alle prefetture». Nessun provvedimento è al momento sul tavolo ed è escluso che venga presentato in un Consiglio dei ministri che si tenesse questa settimana. Fonti governative confermano però il lavoro dei ministri dell'Interno, Roberto Maroni, e del Welfare, Maurizio Sacconi. L'idea è quella di trovare una soluzione governativa e nel frattempo di evitare iniziative parlamentari, che rischierebbero solo di irrigidire la Lega. Questa linea potrebbe bloccare sul nascere il progetto di legge, una «norma transitoria» da affiancare al ddl sicurezza, annunciata da quattro deputati vicini al presidente della Camera. L'idea di Giovanardi trova qualche spiraglio a livello comunitario. Il ministro per le Politiche Europee, Ronchi spiega che «non esiste alcuna norma europea che vieta a uno Stato membro di adottare misure di regolarizzazione degli stranieri presenti sul proprio territorio». Giù critiche dall'opposizione. «La destra al governo - sostiene la vicepresidente della Camera Rosy Bindi - non regge alla prova dei fatti e la maggioranza va in tilt». F.GIA.

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Caro Gervaso, una delle figure della nostra nazione che più mi hanno affascinato qua... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 07-07-2009)

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Martedì 07 Luglio 2009 Chiudi Caro Gervaso, una delle figure della nostra nazione che più mi hanno affascinato quando ancora studiavo è quella di Garibaldi. Quel poco che so di lui lo devo ai miei insegnanti e ai libri di testo, ma era il Garibaldi "padre della patria", "eroe dei due mondi", il combattente senza macchia e senza paura animato da grandi ideali di libertà e di fratellanza. Mi piacerebbe che lei, in questa rubrica, tracciasse un profilo di Giuseppe da giovane, prima d'incontrare Mazzini e di mettersi al servizio della Causa unitaria. Bruno Farina - Milano Mi è capitato spesso di parlare di Garibaldi, ma non ho mai dedicato molto spazio alla prima parte della sua vita quando appunto non era ancora il paladino dell'indipendenza dei popoli. Già l'etimo annunciava il prodigioso destino. Nel tema "garo" e nella desinenza "baldo" Peppino poteva presagire il proprio futuro. Un futuro di pericoli, di bandi, ma anche di solenni encomi, di sconfitte, di gloriose vittorie. La sua figura è contraddittoria, ma sempre accattivante. Per alcuni, fu un patriota da elevare agli altari laici. Per altri, un capobanda pittoresco e sanguigno, un mix di Don Chischiotte, Giovanni dalle Bende nere, Buffalo Bill. Un avventuriero onesto che amava il rischio, l'azzardo, lo scontro, un uomo con poche idee, ma confuse, non sempre cosciente di quello che faceva, mosso dall'azione in sé purché nobile e temeraria. Se gli dicevano che un Paese voleva sbarazzarsi di un tiranno, lui vi si precipitava e metteva la spada al servizio dei ribelli. Sul suo ruolo nell'unificazione dell'Italia tanto è stato scritto da apologeti e denigratori. Noi siamo, o almeno cerchiamo, di essere, imparziali e di giudicarlo senza pregiudizi, sine ira et studio, come direbbe Tacito. Senza Garibaldi l'unità d'Italia sarebbe forse stata più tardiva e meno colorita. Ma non ce la sentiamo di minimizzare il suo contributo, accreditando il Risorgimento esclusivamente al genio politico di Cavour, alla lucida e fredda lezione di Mazzini e agli eserciti piemontesi di Vittorio Emanuele II. Se il nizzardo non fu un severo e austero "padre della patria", ne fu certamente un generoso "papà". Se a Cavour spettano i galloni di statista, a Mazzini, quelli di profeta, al sovrano sabaudo quello di simbolo istituzionale e garante costituzionale, oltre che di condottiero ufficiale delle armate piemontesi, a Peppino va riconosciuto quello di eroe popolare. La madre lo avrebbe voluto prete perché "i preti non vanno in guerra". Il padre, figlio e nipote di marinai e marinaio egli stesso, sognava per lui una carriera sugli oceani. Giuseppe, fin dai primi anni, manifestò un carattere, anzi un caratterino inquieto e discolo. Vivace e indipendente, non aveva voglia di studiare. Ai banchi di scuola preferiva le banchine del porto, dove passava le giornate ad ascoltare i vecchi lupi di mare che gli raccontavano le loro fantastiche imprese nei Paesi più lontani. Peppino pendeva dalle loro labbra. Avrebbe voluto essere al loro posto, vivere la loro vita, così diversa da quella del padre, limitata al piccolo cabotaggio. In attesa di coronare il suo sogno, faceva lunghe nuotate al largo, con grande trepidazione dei genitori, timorosi di non vederlo rientrare. Ma il figlio non solo tornava. Un giorno salvò anche la vita di alcuni bagnanti, guadagnandosi una certa notorietà. Non riuscendo a fare di lui un sacerdote, i genitori lo affidarono a un vecchio militare, sotto la cui guida, qualcosa imparò. Se la grammatica e la sintassi gli erano invincibilmente ostiche, si appassionò alla storia, specialmente romana, e alla poesia di Omero, Dante, Tasso e Foscolo. Soprattutto il poeta dei "Sepolcri", che per tutta la vita, in ogni occasione, declamava, facendo forse rimpiangere all'autore di averli scritti. A Nizza cominciava a sentirsi stretto, soffocato. Quella routine, anche se allietata dai racconti dei pescatori e dei vecchi lupi di mare, gli era diventata insopportabile. E così una mattina, con tre amici, salì su una piccola barca e prese il largo. Aveva dodici anni e non fu difficile raggiungerlo e ricondurlo a riva da marinai lanciati al suo inseguimento da papà Domenico. Due anni dopo accadde un fatto che appassionò e infiammò l'opinione pubblica: il 19 maggio del 1821 Vittorio Emanuele I passò lo scettro al fratello Carlo Felice, cui successe Carlo Alberto, che concesse la Costituzione. Nizza festeggiò l'evento e Peppino partecipò esultante alla grande kermesse. Che il re del Piemonte, da cui allora la città che gli aveva dato i natali, dipendeva, rendesse i sudditi più liberi lo riempiva di speranze. Precocemente influenzato da letture libertarie, sentiva che il suo posto era accanto agli oppressi. L'occasione per dimostrarlo gli sarebbe capitata presto. atupertu@ilmessaggero.it

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Dopo il rito cattolico canterà Andrea Bocelli, quindi parola all'Imam (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 07-07-2009)

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LA CERIMONIA LA COMMOZIONE Dopo il rito cattolico canterà Andrea Bocelli, quindi parola all'Imam Una donna piange la figlia e i nipotini Intorno piangono tutti

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Il Vaticano "ritocca" le perdite del 2008 (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 07-07-2009)

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INDISCRETO Il Governatorato ha un passivo di 35 milioni e non i 15 dichiarati dal Consiglio cardinalizio Il Vaticano "ritocca" le perdite del 2008 [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTÀ DEL VATICANO Profondo rosso «mascherato» per il Governatorato vaticano. È di 35 milioni e non di 15 come dichiarato nel comunicato ufficiale il vero «passivo» del bilancio 2008 licenziato venerdì dal Consiglio cardinalizio per i problemi economici. Con un intervento «cosmetico» sui conti già collaudato all'epoca del crac Sindona, si è deciso di non calcolare nell'esercizio 2008 la perdita di valore delle azioni affidate negli Usa alle agenzie travolte dalla crisi finanziaria. Siccome il valore di queste azioni e obbligazioni di assicurazioni e banche è crollato, si è deciso di «sospenderle», in pratica di non far figurare in bilancio le minusvalenze, altrimenti il rosso del 2008 sarebbe ben più pesante di come appare ora. Il precedente governatore vaticano, il cardinale americano Edmund Szoka per investire sui mercati Usa ha venduto gran parte dell'oro vaticano, spiegano nei dicasteri finanziari della Santa Sede. Ciò ha provocato un «notevole» danno alle casse d'Oltretevere perché in tempi di crisi dei mercati la riserva aurea avrebbe consentito di bilanciare in parte le perdite azionarie. Inoltre, il Governatorato ha sofferto più delle altre amministrazioni vaticane la crisi perché era stato dotato da Szoka di un cospicuo deposito di dollari. E calato il dollaro quel «tesoretto» ha perso valore. Il nuovo corso sta aspettando il momento buono per disfarsi delle azioni, crollate a un valore nominale prossimo a zero. I consulenti Usa della passata gestione sono stati messi alla porta e ora il Governatorato si sta muovendo per liberarsi della sovrabbondanza di pacchetti azionari svalutati. Ma tra un paio d'anni la polvere nascosta sotto il tappeto potrebbe riemergere con risultato allarmanti sulle finanze del Governatorato, che provvede al territorio, a istituzioni, strutture e attività di supporto della Santa Sede e la cui attività è indipendente da contributi provenienti dalla Santa Sede o da altre istituzioni ecclesiastiche e civili. Al Governatorato lavorano 1894 persone, di cui 31 religiosi, 28 religiose, 1558 laici e 277 laiche e quest'anno ha sostenuto costi sostenuti costi «rilevanti» per la sicurezza all'interno del Vaticano e infrastruttura di comunicazione. Nel 2007 c'era stato invece un risultato positivo di 6,7 milioni di euro, in diminuzione rispetto al 2006 che si era concluso con un avanzo di oltre 21 milioni di euro.

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Ecco i numeri uno del Classico sogni, speranze e voglia di ferie (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 07-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Maturità il club dei «100» Ecco i numeri uno del Classico sogni, speranze e voglia di ferie Al liceo Lagrangia quattro studenti con il massimo dei voti. Gli altri promossi [FIRMA]ALESSANDRO NASI VERCELLI Meglio di così per i ragazzi vercellesi la maturità non poteva cominciare. La terza B del liceo Classico «Lagrangia» è la prima classe a concludere gli orali e registra subito il massimo dei voti per quattro studenti: Stefano Fiore (che ottiene anche la lode), Roberta Malacarne, Elena Bernasconi e Giacomo Puccinelli. I sorrisi e gli sguardi sereni dei ragazzi tradiscono la sensazione di una maturità più semplice del previsto: «Non è stata una passeggiata - conferma Giacomo Puccinelli - ma sicuramente tutta la paura e le preoccupazioni che ci hanno trasmesso i prof durante l'anno si sono rivelate esagerate. L'ho trovata una maturità molto meno difficile delle aspettative». Più pacate le sensazioni di Roberta Malacarne ed Elena Bernascone che hanno condiviso una normale tensione pre-esame: «È vero, eravamo un po' tese, soprattutto all'inizio. Più che altro per l'attesa di tutto l'anno e per il fatto di confrontarci con professori esterni che non conoscevamo. Però appena abbiamo letto le prime tracce del tema la tensione è calata e la preparazione e l'adrenalina hanno fatto il resto». La voce di Stefano Fiore è decisa e profonda, già pronta per affrontare la carriera di avvocato che tanto sogna: «Una maturità molto vicina alle mie aspettative: un tema con tracce interessanti, una seconda prova tosta ma fattibile e una terza prova molto difficile, sicuramente lo scritto più impegnativo». Come nella maggioranza delle scuole vercellesi, la traccia più scelta dai ragazzi è stato il saggio breve su innamoramento e amore: «L'ho scelto soprattutto per la formula del saggio breve su cui mi ero preparata - conferma con sicurezza Roberta Malacarne - e poi per l'argomento, perchè era affascinante e permetteva molti collegamenti culturali e storici». Semplicità e schiettezza non mancano a Giacomo Puccinelli, che sul tema ha le idee chiare: «Ho scelto l'analisi del testo di Svevo solo perché era quello più semplice: sono molto pigro...», ammette con un sorriso. L'orale è da sempre lo scoglio più difficile: tensione e paura di sbagliare spesso dominano i primi momenti ma la possibilità di partire da una tesina ha aiutato molto i ragazzi: «Dovevamo preparare, partendo da un argomento centrale, un percorso capace di toccare più materie possibili - spiega Roberta Malacarne -. Io ho scelto il concetto di nazione e ho parlato per circa dieci minuti. Il momento più difficile? Quando il presidente di commissione mi ha interrotto per chiedermi spiegazioni. Ho tremato un po'». Un momento di panico comune a tutti i ragazzi, come conferma anche Giacomo Puccinelli: «Io sono stato interrotto all'inizio e abbiamo discusso per circa un quarto d'ora su una poesia di Carducci». Interruzioni e tensione a parte i ragazzi ora potranno godersi una lunga estate di riposo, tra il mare della Toscana e della Liguria e mete ancora da definire, con uno sguardo però già al futuro: «Io e Roberta faremo il test per medicina a Novara - conferma Elena Bernascone -. I posti sono pochi e la paura di non farcela è tanta. Vorrei diventare pediatra anche se il mio sogno è un'altro: disegnare e dipingere. Mi piacerebbe studiare per migliorare». Laurea in Medicina ma sogni diversi anche per Roberta: «Adoro ballare fin da piccola, ma una serie di infortuni mi hanno impedito di fare la ballerina, il mio desiderio più grande». Anche i due ragazzi condividono le scelte per il futuro: «Tutti e due faremo Giurisprudenza - conferma Stefano Fiore -. Io alla Cattolica di Milano e Giacomo invece a Pavia. Non voglio però fermarmi alla carriera di avvocato ma intraprendere quella diplomatica». Anche i compagni dei quattro ragazzi adesso potranno godersi le tanto sospirato vacanze, ecco l'elenco degli altri «maturi»: Elisa Actis Giorgetto, Eleonora Badano, Andrea Barbera Audis, Andrea Bono, Vittorio Borro, Nicolò Gasparotto, Luca Leggero, Federica Razzano, Maria Flavia Sozio e Raffaele Tini.

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SCACCHI Partita giocata nel Campionato giapponese 2009. La partita è proseguita con la sempl... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 07-07-2009)

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SCACCHI Partita giocata nel Campionato giapponese 2009. La partita è proseguita con la semplice. 1. Tg8!, e il Nero ha abbandonato, dato che perde una Torre dopo 1...Rh7; 2. D:d4; T:d4; 3. T:e8. Del resto non può catturare in g8 perché prende matto: se 1...T:g8; 2. D:h6 matto. E se 1...R:g8; 2. Dg3, e poi Dg7 matto. DAMA Del grande damista di Navacchio, uno studio «miniaturizzato», di tipo problemistico, con una splendida simmetria nelle due varianti. Il Bianco vince giocando 1) 18-22, 27-31; 2) 22-27, 31x22; 3) 15-11, 7x14; 4) 16-20, 8x15; 5) 20x27 e vince. Se 1) ...27-30; 2) 22-26, 30x21; 3) 15-11 ecc. ROMPICAPO L'edificio in Piazza Roma è del XIV secolo, lo stemma del Palazzo Gamelli è il falco e l'edificio nella piazza centrale è il De Fioris. Ecco comunque gli abbinamenti completi: il Palazzo Batoli del XII secolo con lo stemma del lupo è in piazza Milano, posta a Sud, il Palazzo Sguigli del XIII secolo con lo stemma della spada è in Piazza Torino, posta a Nord; il palazzo Pandone del XIV secolo con lo stemma del guanto è in Piazza Roma, posta ad Est; il Palazzo De Fioris del XV secolo con lo stemma della castagna è in Piazza Venezia, posta in Centro; il Palazzo Gamelli del XVI secolo con lo stemma del falco è in Piazza Napoli, posta ad Ovest. PAROLIERE Schema in basso. 11 lettere: accertabili; 10 lettere: vigliacche, vigliacchi; 9 lettere: bacchiate, vigliacco; 8 lettere: ablativi, bilateri, occhiali, occhiate, tabacchi, triviali; 7 lettere: abilità, albatri, biacche, biacchi, latrice, laviche, recital, ritagli, tabacco, viatico, vitalba; 6 lettere: abachi, acciai, bacche, bacchi, biacco, bilico, calate, calati, calice, chiavi, cliché, clivia, ialite, lacche, laiche, latice, lavico, recita, ricche, rivali, taglia, taglie, talché, talchi, triali, vaglia, valico, vitali; 5 lettere: abaco, abate, abati, abili, alate, alati, alche, alice, alite, avite, bachi, bagli, baite, balia, balie, bilia, bilie, calia, calie, certa, certi, chili, coche, ehilà, etico, etili, ivate, ivati, lacci, laico, lieta, occhi, reità, ricca, ricco, tagli, talco, trial, trivi, viali. Totale 90 parole. Schema in alto. Numeri: seicentotré, seicento, trecento, centotré, centodue, cento, ottanta, settanta, trenta, sette, sei, tre, due. Totale 2.006

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Marino non è laicista. Ma è un candidato rischioso (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 07-07-2009)

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Editoriale Sei in Editoriali 7 luglio 2009 Marino non è laicista. Ma è un candidato rischioso Già la situazione è delicata, non è il caso di complicare il congresso del Pd usando parole contundenti e sbagliate. Ad esempio, se è perfettamente legittimo esprimere perplessità riguardo alla candidatura di Ignazio Marino alla segreteria del Pd, l'argomento del "laicismo" non c'entra proprio niente. Marino, figura degnissima e popolarissima, non è un laicista ma un cattolico. Un cattolico progressista di quelli che Giuliano Ferrara chiama con un po' di riprovazione "conciliari", un cattolico della cultura della mediazione come ce ne sono tanti nelle fila del Partito democratico o tra i suoi padri nobili. Un cattolico non di estrazione democristiana, certo. Ma è in quanto cattolico, oltre che in quanto medico, che Marino si è trovato in prima linea nelle battaglie sulla bioetica che si sono svolte al senato in questa e nella precedente legislatura. Battaglie che spesso lo hanno visto su posizioni più nette e avanzate di quelle di altri cattolici del Pd, probabilmente anche per l'influenza che ha avuto sul professore la sua lunga esperienza americana, ma non certo battaglie "laiciste". Secondo equivoco: Marino non è stato, come pure abbiamo letto, «estromesso» dalla presidenza della commissione che si occupava di testamento biologico. Possiamo dirlo noi, che quel giorno (era il 13 febbraio, si può controllare) accusammo il Pd di aver fatto un pasticcio, di aver gestito male l'avvicendamento tra una figura simbolo del dialogo laici-cattolici, come Marino, e Dorina Bianchi, senatrice cattolica che spesso aveva sostenuto posizioni di coscienza diverse dall'orientamento prevalente. Ma Marino aveva lasciato quella presidenza di sua volontà, preferendo guidare un'altra commissione sulla riforma del sistema sanitario nazionale: non è una vittima e non è mai stato discriminato nel Pd per le sue idee. Ciò premesso, non è illegittimo chiedersi quale sia il senso, a questo punto, di una candidatura che, se punterà a presentarsi come non monotematica, certamente avrà un peso simbolico sulle questioni della laicità e della bioetica. A noi pare che, soprattutto per merito di Dario Franceschini e dei cattolici democratici del gruppo "dei sessanta", il Pd abbia fatto in questi mesi grandi passi avanti, dopo un lungo momento di incertezza iniziale. Lo dimostra la tenuta nella bufera del caso Eluana, e il voto unitario contro la legge Quagliariello sul testamento biologico. Ad oggi, anche stando a quello che avevamo sentito dire da Franceschini e Bersani, ci pare che non ci sia una divisione laici contro cattolici nel Pd, e che la laicità sia un valore condiviso. Ecco, una persona seria ed equilibrata come Ignazio Marino forse avrebbe dovuto valutare meglio le conseguenze del proporre una figura così simbolica come la sua. Eccitare il tema della laicità, è sempre stato così, difficilmente porta ad altro che a riattizzare le posizioni più estremiste. E purtroppo, proprio su un terreno vitale per il Pd. Chiara Geloni

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Non tutto è mercato. Ecco l'Enciclia di B-XVI (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 07-07-2009)

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7 luglio 2009 L'enciclica Caritas in Veritate Non tutto è mercato. Ecco l'Enciclia di B-XVI Carità e verità sono doni. Il libero scambio ok, ma non basta Leggi il testo integrale dell'Enciclica di Benedetto XVI pubblicata oggi e di cui il Foglio ha anticipato due paragrafi sabato scorso. 34. La carità nella verità pone l’uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono. La gratuità è presente nella sua vita in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell’esistenza. L’essere umano è fatto per il dono, che ne esprime ed attua la dimensione di trascendenza. Talvolta, l’uomo moderno, è erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della società. E’ questa una presunzione, conseguente alla chiusura egoistica in se stessi, che discende – per dirla in termini di fede – dal peccato delle origini. La sapienza della Chiesa ha sempre proposto di tenere presente il peccato originale anche nell’interpretazione dei fatti sociali e nella costruzione della società: “Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi”85. All’elenco dei campi in cui si manifestano gli effetti perniciosi del peccato, si è aggiunto ormai da molto tempo anche quello dell’economia. Ne abbiamo una prova evidente anche in questi periodi. La convinzione di essere autosufficiente e di riuscire a eliminare il male presente nella storia solo con la propria azione ha indotto l’uomo a far coincidere la felicità e la salvezza con forme immanenti di benessere materiale e di azione sociale. La convinzione poi della esigenza di autonomia dell’economia, che non deve accettare “influenze” di carattere morale, ha spinto l’uomo ad abusare dello strumento economico in modo persino distruttivo. A lungo andare, queste convinzioni hanno portato a sistemi economici, sociali e politici che hanno conculcato la libertà della persona e dei corpi sociali e che, proprio per questo, non sono stati in grado di assicurare la giustizia che promettevano. Come ho affermato nella mia Enciclica Spe salvi, in questo modo si toglie dalla storia la speranza cristiana,86 che è invece una potente risorsa sociale a servizio dello sviluppo umano integrale, cercato nella libertà e nella giustizia. La speranza incoraggia la ragione e le dà la forza di orientare la volontà.87 E’ già presente nella fede, da cui anzi è suscitata. La carità nella verità se ne nutre e, nello stesso tempo, la manifesta. Essendo dono di Dio assolutamente gratuito, irrompe nella nostra vita come qualcosa di non dovuto, che trascende ogni legge di giustizia. Il dono per sua natura oltrepassa il merito, la sua regola è l’eccedenza. Esso ci precede nella nostra stessa anima quale segno della presenza di Dio in noi e della sua attesa nei nostri confronti. La verità, che al pari della carità è dono, è più grande di noi, come insegna sant’Agostino.88 Anche la verità di noi stessi, della nostra coscienza personale, ci è prima di tutto “data”. In ogni processo conoscitivo, in effetti, la verità non è prodotta da noi ma sempre trovata o, meglio, ricevuta. Essa, come l’amore, “non nasce dal pensare e dal volere ma in certo qual modo si impone all’essere umano”.89 Perché dono ricevuto da tutti, la carità nella verità è una forza che costituisce la comunità, unifica gli uomini secondo modalità in cui non ci sono barriere né confini. La comunità degli uomini può essere costituita da noi stessi, ma non potrà mai con le sole sue forze essere una comunità pienamente fraterna né essere spinta oltre ogni confine, ossia diventare una comunità veramente universale: l’unità del genere umano, una comunione fraterna ogni oltre divisione, nasce dalla con-vocazione della parola di Dio-Amore. Nell’affrontare questa decisiva questione, dobbiamo precisare, da un lato, che la logica del dono non esclude la giustizia e non si giustappone ad essa in un secondo momento e dall’esterno e, dall’altro, che lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità. 35. Il mercato, se c’è fiducia reciproca e generalizzata, è l’istituzione economica che permette l’incontro tra le persone, in quanto operatori economici che utilizzano il contratto come regola dei loro rapporti e che scambiano beni e servizi tra loro fungibili, per soddisfare i loro bisogni e desideri. Il mercato è soggetto ai principi della cosiddetta giustizia commutativa, che regola appunto i rapporti del dare e del ricevere tra soggetti paritetici. Ma la dottrina sociale della Chiesa non ha mai smesso di porre in evidenza l’importanza della giustizia distributiva e della giustizia sociale per la stessa economia di mercato, non solo perché inserita nelle maglie di un contesto sociale e politico più vasto, ma anche per la trama delle relazioni in cui si realizza. Infatti il mercato, lasciato al solo principio dell’equivalenza di valore dei beni scambiati, non riesce a produrre quella coesione sociale di cui pure ha bisogno per ben funzionare. Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi è questa fiducia che è venuta a mancare, e la perdita della fiducia è una perdita grave. Opportunamente Paolo VI nella Populorum progressio sottolineava il fatto che lo stesso sistema economico avrebbe tratto vantaggio da pratiche generalizzate di giustizia, in quanto i primi a trarre beneficio dallo sviluppo dei Paesi poveri sarebbero stati quelli ricchi.90 Non si trattava solo di correggere delle disfunzioni mediante l’assistenza. I poveri non sono da considerarsi un “fardello”,91 bensì una risorsa anche dal punto di vista strettamente economico. E’ tuttavia da ritenersi errata la visione di quanti pensano che l’economia di mercato abbia strutturalmente bisogno di una quota di povertà e di sottosviluppo per poter funzionare al meglio. E’ interesse del mercato promuovere emancipazione, ma per farlo veramente non può contare solo su se stesso, perché non è in grado di produrre da sé ciò che va oltre le sue possibilità. Esso deve attingere energie morali da altri soggetti, che sono capaci di generarle. BENEDICTUS PP. XVI 85 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 407; cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 25: l.c., 822-824. 86 Cfr n. 17: AAS 99 (2007), 1000. 87 Cfr ibid., 23: l.c., 1004-1005. 88 Sant’Agostino espone in modo dettagliato questo insegnamento nel dialogo sul libero arbitrio (De libero arbitrio II 3,8,27 sgg.). Egli indica l’esistenza dentro l’anima umana di un “senso interno”. Questo senso consiste in un atto che si compie al di fuori delle normali funzioni della ragione, atto irriflesso e quasi istintivo, per cui la ragione, rendendosi conto della sua condizione transeunte e fallibile, ammette al di sopra di sé l’esistenza di qualcosa di eterno, assolutamente vero e certo. Il nome che sant’Agostino dà a questa verità interiore è talora quello di Dio (Confessioni 10,24,35; 12,25,35; De libero arbitrio II 3,8,27), più spesso quello di Cristo (De magistro 11,38; Confessioni 7,18,24; 11,2,4). 89 Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est, 3: l.c., 219. 90 Cfr n. 49: l.c., 281. 91 Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 28: l.c., 827-828. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

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La voce della Cei È un libertino (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 07-07-2009)

Argomenti: Laicita'

La voce della Cei «È un libertino» Sara Menafra C'è chi dice che il Vaticano ha aspettato anche troppo. Di fatto però, per prendere pubblicamente le distanze dai «comportamenti libertini che non posson essere un affare privato» - leggasi, ma la Cei non lo dice, quelli del presidente del consiglio Silvio Berlusconi - il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Mariano Crociata, ha scelto un momentaccio. Il G8 è alle porte e gli invitati stanno arrivando in Italia, il Sunday times ha annunciato che in questi giorni saranno pubblicate altre foto pruriginose di Villa Certosa e da poco si è affievolito lo scontro con il presidente della repubblica Giorgio Napolitano sulle intercettazioni. L'occasione poi era di quelle suggestive. Ieri si celebrava il martirio di Santa Maria Goretti, nella chiesa delle Ferriere, in provincia di Latina. La santa vergine, venerata durante tutto il fascismo e canonizzata in piena guerra anti comunista, nel 1950, era del resto argomento più che propizio. E, stavolta, Mariano Crociata ha affondato il colpo: «Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo», ha detto. Per poi condannare la «sfrenatezza e sregolatezza» nei comportamenti sessuali, ovviamente in opposizione alle virtù della santa. Maledire dal pulpito lo «sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria, con cui fin dall'antichità si è voluto stigmatizzare la fatua esibizione di una eleganza che in realtà mette in mostra uno sfarzo narcisista». Sentenza esemplare, soprattutto perché contrapposta a chi «alla prima occasione» si «serve del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere». Il riferimento, sembra portare alla lettura che era stata data delle parole del cardinale Bagnasco, presidente della Cei, quando, all'inizio del mese aveva chiesto ai fedeli il «dominio degli istinti». Aggiungendo poi che in politica ci sono «numerosi problemi morali». Come a dire, e così molti lessero, che le debolezze del Cavaliere sono solo alcune tra le tante tollerate dal Vaticano quando guarda alla sponda laica del Tevere. Il discorso di Crociata è proseguito sullo stesso tono a lungo. E vale la pena di leggere tutti i passaggi di attacco: «Nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio». Si è di fronte a un paradosso, essendo oggi arrivati «ad agire e a parlare con sfrontatezza senza limiti di cui si dovrebbe veramente arrossire e vergognare», mentre si arrossisce - aggiunge citando San Paolo - per tutto quello che «è vero, nobile e giusto». «Qui non è in gioco - conclude - un moralismo d'altri tempi, superato» ma «è in pericolo il bene stesso dell'uomo». «Dobbiamo interrogarci tutti sul danno causato e sulle conseguenze prodotte dall'aver tolto l'innocenza a intere nuove generazioni». Per tutto il pomeriggio, il Pdl, silente, ha aspettato l'arrivo di una smentita. O almeno di una correzione, complice il consueto silenzio del Tg1 che ha dato la notizia solo in quattro secondi nel corso della trasmissione, evitando di metterla nei titoli. E invece dal Vaticano nessuno ha aperto bocca. Anzi, chi meglio conosce le sacre stanze, dice che le parole di Mariano Crociata non possono essere frutto né di una leggerezza né di una presa di posizione personale. Se ha detto quel che ha detto, il monsignore l'ha concordato con le alte sfere e non lo si può neppure tacciare di aver aiutato troppo la sinistra con qualche secondo fine: negli ambienti d'oltretevere, Crociata è considerato un uomo tutt'altro che vicino al Partito democratico o hai suoi affini. I motivi che hanno spinto la Cei a prendere posizione proprio ora sono chiari solo in parte. La distanza sul tema dell'immigrazione non è cosa di oggi e non dovrebbe aver influito. Piuttosto, avrebbero pesato le indicazioni germogliate dalle elezioni europee. Nello studio del voto, in particolare quello pubblicato da Renato Mannheimer sul Corriere della sera, tutti hanno evidenziato l'allontanamento dei cattolici dal Pdl proprio in relazione all'odissea partita da Villa Certosa e ora ferma a Bari. Via Solferino parlava, addirittura, di un meno 12%. Dalle file dell'opposizione, in pochi hanno colto l'occasione per tirare una pallonata in campo avversario. L'ha fatto Luca Volontè dell'Udc: «Le parole di Monsignor Crociata mettono in evidenza la necessità che le norme morali più elementari vengano rispettate da tutti. Non si può immaginare una persona scissa tra libertinaggi privati e coerenza pubblica specie se ricopre alte cariche istituzionali». Massimo Donadi dell'Idv, che al Vaticano non è particolarmente vicino, ha messo anche la Cei nel calderone - «Il presidente del consiglio è sempre più delegittimato dall'indecenza dei suoi comportamenti, sia pubblici che privati» - e a difendere il presidente del consiglio è rimasta, neppure troppo convinta, Angela Napoli ora Pdl ma ex barricadera di Alleanza nazionale: «Le parole di Crociata sono condivisibili, ma come è noto la Cei non fa politica». Sarà.

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Noi cattolici, muti per paura Il Pd rischiava il moralismo (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 07-07-2009)

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INTERVISTA Castagnetti: «Abbiamo sbagliato ad aspettare il fronte laico» Noi cattolici, muti per paura Il Pd rischiava il moralismo Daniela Preziosi «Il libertinaggio irresponsabile non è un fatto privato». Le parole, dure, di monsignor Mariano Crociata, segretario dei vescovi italiani, cadono nel quasi vuoto che in questi mesi ha accompagnato le rivelazioni sulla vita notturna, ma anche diurna, del cavaliere. Il prelato fa un'affermazione generale, ma è difficile non riferirla alla vicenda dei festini e delle escort dell'inchiesta barese su Berlusconi. Pierluigi Castagnetti, cattolico, oggi parlamentare democratico, ma già segretario Ppi e ancor prima collaboratore di Dossetti, Zaccagnini e Martinazzoli, non ha dubbi. «La posizione è seria e severa. Evidentemente ha giocato un ruolo l'irritazione verso chi ha voluto adombrare un giudizio più lieve da parte della Chiesa. Ha voluto troncare la strumentalizzazione di parole apparentemente più timide espresse in precedenza». Insomma, il porporato ha voluto parlare chiaro? Le parole usate in precedenza erano meno dure, ma ugualmente inequivocabili. Di fronte alla «durezza di cervice» con cui si è finto di non recepire quel messaggio, a me pare che la Chiesa abbia dovuto essere più esplicita. A febbraio monsignor Marchetto aveva usato parole forti sulle ronde, ma una nota del Vaticano lo aveva smentito. Credo che stavolta non ci sarà nessuna rettifica. Un conto è attribuire alla Santa Sede le cose dette dal segretario del pontificio consiglio per i migranti. In questo caso ha parlato il segretario della Conferenza episcopale. E si può supporre che quando assume posizioni così nitide non lo faccia senza averci pensato bene. E averne parlato. Monsignor Crociata parla di «libertinaggio», termine un po' da apologetica religiosa. Il termine è laico, non ecclesiastico. È uno spettacolo indecente, quello a cui siamo costretti in queste settimane. La cosa più seria è il silenzio della gran parte dei dirigenti del centrodestra, tranne gli avvocati d'ufficio, che cercano di difendere una situazione indifendibile. La Chiesa non può essere sospettata di un'ambiguità su temi di questo genere. Ma anche dal centrosinistra sono state pochissime le parole spese sulla vicenda a delle escort di Bari, per non parlare del silenzio che ha circondato le accuse di Veronica Lario. Prima di decidere se pensa che l'affare sia privato o pubblico, il Pd ci ha messo un po'. È vero. Anche da parte nostra c'è stata timidezza. Era la preoccupazione, che pure io non condivido, di essere tacciati di moralismo. E invece in questi casi il giudizio etico non è moralismo. Il comportamento del ceto dirigente di questo paese ha valenza politica.Non siamo di fronte a a un presidente del consiglio che ha una crisi coniugale, come pure ha accaduto. Siamo di fronte a un comportamento smisuratamente indecente di un uomo pubblico. Persino ostentati. La Chiesa non poteva stare zitta. E la politica deve sapere che è suo compito stigmatizzare. La Chiesa non è stata zitta. I politici sì. Domenica sera Massimo D'Alema, accettando la critica delle intellettuali femministe ha detto che anche nel Pd c'è stato «un eccessivo ritegno». Perché state così zitti? Io credo che, dopo le polemiche sulla battuta 'fareste educare i vostri figli da un uomo così', Franceschini volesse evitare altre polemiche. Questo riguarda il segretario pd. Se dovesse rispondere per lei? Da parte mia, come da parte di altri dirigenti cattolici, c'è stata la preoccupazione di non farne una questione solo dei cattolici. Ma abbiamo sbagliato. Apprezzo il giudizio di D'Alema. Si deve esprimere un giudizio laico sull'indecenza dei comportamenti di uomini pubblici, che finiscono per fare costume, per creare un modello culturale. Questo «ritegno», questo mutismo, ha che vedere con l'imbarazzo di un gruppo dirigente composto soprattutto da uomini che non hanno saputo, e voluto, affrontare una vicenda fatta di accuse di donne contro un uomo all'apparenza molto 'virile'? Può darsi che quest'imbarazzo ci sia. Certo, anche le voci di donna in questo caso sono state poche. Comunque nessuna voce di uomo. Non ne farei una distinzione di genere. Direi invece che avrei apprezzato una presa di posizione chiara dal fronte laico. Proprio per non trasformarla in una questione di credenti, e di credenti di una parte politica. Invece è una questione di qualità della nostra civiltà. Ora la Cei ci ha aiutato a trovare le parole giuste. E così sdoganerà molti silenzi, anche da parte cattolica.

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Non tutto è mercato. L'Enciclia di B-XVI (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 07-07-2009)

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7 luglio 2009 L'enciclica Caritas in Veritate Non tutto è mercato. L'Enciclia di B-XVI Carità e verità sono doni. Il libero scambio ok, ma non basta Leggi il testo integrale dell'Enciclica di Benedetto XVI pubblicata oggi e di cui il Foglio ha anticipato due paragrafi sabato scorso. 34. La carità nella verità pone l’uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono. La gratuità è presente nella sua vita in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell’esistenza. L’essere umano è fatto per il dono, che ne esprime ed attua la dimensione di trascendenza. Talvolta, l’uomo moderno, è erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della società. E’ questa una presunzione, conseguente alla chiusura egoistica in se stessi, che discende – per dirla in termini di fede – dal peccato delle origini. La sapienza della Chiesa ha sempre proposto di tenere presente il peccato originale anche nell’interpretazione dei fatti sociali e nella costruzione della società: “Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi”85. All’elenco dei campi in cui si manifestano gli effetti perniciosi del peccato, si è aggiunto ormai da molto tempo anche quello dell’economia. Ne abbiamo una prova evidente anche in questi periodi. La convinzione di essere autosufficiente e di riuscire a eliminare il male presente nella storia solo con la propria azione ha indotto l’uomo a far coincidere la felicità e la salvezza con forme immanenti di benessere materiale e di azione sociale. La convinzione poi della esigenza di autonomia dell’economia, che non deve accettare “influenze” di carattere morale, ha spinto l’uomo ad abusare dello strumento economico in modo persino distruttivo. A lungo andare, queste convinzioni hanno portato a sistemi economici, sociali e politici che hanno conculcato la libertà della persona e dei corpi sociali e che, proprio per questo, non sono stati in grado di assicurare la giustizia che promettevano. Come ho affermato nella mia Enciclica Spe salvi, in questo modo si toglie dalla storia la speranza cristiana,86 che è invece una potente risorsa sociale a servizio dello sviluppo umano integrale, cercato nella libertà e nella giustizia. La speranza incoraggia la ragione e le dà la forza di orientare la volontà.87 E’ già presente nella fede, da cui anzi è suscitata. La carità nella verità se ne nutre e, nello stesso tempo, la manifesta. Essendo dono di Dio assolutamente gratuito, irrompe nella nostra vita come qualcosa di non dovuto, che trascende ogni legge di giustizia. Il dono per sua natura oltrepassa il merito, la sua regola è l’eccedenza. Esso ci precede nella nostra stessa anima quale segno della presenza di Dio in noi e della sua attesa nei nostri confronti. La verità, che al pari della carità è dono, è più grande di noi, come insegna sant’Agostino.88 Anche la verità di noi stessi, della nostra coscienza personale, ci è prima di tutto “data”. In ogni processo conoscitivo, in effetti, la verità non è prodotta da noi ma sempre trovata o, meglio, ricevuta. Essa, come l’amore, “non nasce dal pensare e dal volere ma in certo qual modo si impone all’essere umano”.89 Perché dono ricevuto da tutti, la carità nella verità è una forza che costituisce la comunità, unifica gli uomini secondo modalità in cui non ci sono barriere né confini. La comunità degli uomini può essere costituita da noi stessi, ma non potrà mai con le sole sue forze essere una comunità pienamente fraterna né essere spinta oltre ogni confine, ossia diventare una comunità veramente universale: l’unità del genere umano, una comunione fraterna ogni oltre divisione, nasce dalla con-vocazione della parola di Dio-Amore. Nell’affrontare questa decisiva questione, dobbiamo precisare, da un lato, che la logica del dono non esclude la giustizia e non si giustappone ad essa in un secondo momento e dall’esterno e, dall’altro, che lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità. 35. Il mercato, se c’è fiducia reciproca e generalizzata, è l’istituzione economica che permette l’incontro tra le persone, in quanto operatori economici che utilizzano il contratto come regola dei loro rapporti e che scambiano beni e servizi tra loro fungibili, per soddisfare i loro bisogni e desideri. Il mercato è soggetto ai principi della cosiddetta giustizia commutativa, che regola appunto i rapporti del dare e del ricevere tra soggetti paritetici. Ma la dottrina sociale della Chiesa non ha mai smesso di porre in evidenza l’importanza della giustizia distributiva e della giustizia sociale per la stessa economia di mercato, non solo perché inserita nelle maglie di un contesto sociale e politico più vasto, ma anche per la trama delle relazioni in cui si realizza. Infatti il mercato, lasciato al solo principio dell’equivalenza di valore dei beni scambiati, non riesce a produrre quella coesione sociale di cui pure ha bisogno per ben funzionare. Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi è questa fiducia che è venuta a mancare, e la perdita della fiducia è una perdita grave. Opportunamente Paolo VI nella Populorum progressio sottolineava il fatto che lo stesso sistema economico avrebbe tratto vantaggio da pratiche generalizzate di giustizia, in quanto i primi a trarre beneficio dallo sviluppo dei Paesi poveri sarebbero stati quelli ricchi.90 Non si trattava solo di correggere delle disfunzioni mediante l’assistenza. I poveri non sono da considerarsi un “fardello”,91 bensì una risorsa anche dal punto di vista strettamente economico. E’ tuttavia da ritenersi errata la visione di quanti pensano che l’economia di mercato abbia strutturalmente bisogno di una quota di povertà e di sottosviluppo per poter funzionare al meglio. E’ interesse del mercato promuovere emancipazione, ma per farlo veramente non può contare solo su se stesso, perché non è in grado di produrre da sé ciò che va oltre le sue possibilità. Esso deve attingere energie morali da altri soggetti, che sono capaci di generarle. BENEDICTUS PP. XVI 85 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 407; cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 25: l.c., 822-824. 86 Cfr n. 17: AAS 99 (2007), 1000. 87 Cfr ibid., 23: l.c., 1004-1005. 88 Sant’Agostino espone in modo dettagliato questo insegnamento nel dialogo sul libero arbitrio (De libero arbitrio II 3,8,27 sgg.). Egli indica l’esistenza dentro l’anima umana di un “senso interno”. Questo senso consiste in un atto che si compie al di fuori delle normali funzioni della ragione, atto irriflesso e quasi istintivo, per cui la ragione, rendendosi conto della sua condizione transeunte e fallibile, ammette al di sopra di sé l’esistenza di qualcosa di eterno, assolutamente vero e certo. Il nome che sant’Agostino dà a questa verità interiore è talora quello di Dio (Confessioni 10,24,35; 12,25,35; De libero arbitrio II 3,8,27), più spesso quello di Cristo (De magistro 11,38; Confessioni 7,18,24; 11,2,4). 89 Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est, 3: l.c., 219. 90 Cfr n. 49: l.c., 281. 91 Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 28: l.c., 827-828. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

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LA FACCIA E IL CUORE DELLA CITTÀ (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 08-07-2009)

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Flavio Corazza LA FACCIA E IL CUORE DELLA CITTÀ In questi giorni sono arrivati in redazione molti complimenti per il numero speciale di domenica dedicato all'Africa. L'opportunità, diceva il titolo, e intendeva parlare di qualcosa di molto concreto, non di possibilità remote. Quell'opportunità Torino e i torinesi ce l'hanno tra le mani, ma non sanno coglierla, come se i piccoli problemi locali non fossero il volto visibile dei grandi problemi globali. Da giorni il nostro giornale racconta quanto sta accadendo a un gruppo di quasi duecento profughi africani (arrivano soprattutto da Eritrea, Etiopia e Somalia), rimpallati da un posto dove stanno male (l'ex clinica San Paolo) a un altro dove - tranne Comune e prefetto - non li vuole nessuno (la caserma di via Asti). Proteste, petizioni, costituzione di comitati, scritte sui muri, raduni pro e contro. E' uno di quei casi in cui si potrebbe fare qualcosa, cogliere un'opportunità, qui e adesso. Sono legittime alcune preoccupazioni dei residenti di Borgo Po ("chi vigilerà per evitare infiltrazioni della malavita?", "chi controllerà sulla nostra e loro sicurezza?"). Sacrosante sono anche le proteste di chi abita in corso Peschiera ("li hanno sistemati qui in autunno, e nessuno se n'è più preoccupato"). Ma ciò detto, è mai possibile che nove mesi dopo l'arrivo, questa gente continui a essere sbattuta da un posto provvisorio all'altro? E con la quasi certezza di dover ripetere il penoso trasloco magari fra un anno, quando la caserma servirà ad altre esigenze. E' mai possibile che in una città come Torino, culla dell'etica laica e dei santi sociali, non si riescano a riunire intorno a un tavolo i protagonisti della politica, del volontariato, dell'industria, dell'esercito, della cultura e della religione, per risolvere una questione numericamente così poco rilevante? In questa microcomunità di disperati ci sono persone con un curriculum di studi che molti si sognano di esibire: possibile che non si possa dividerli in gruppi da assegnare alle varie istituzioni cittadine affinché studino un percorso di formazione e inserimento nel mondo del lavoro? Visto che la comunità sta pagando di tasca propria per mantenere queste persone e continuerà anche in futuro, è davvero impossibile, pur in questi tempi di crisi dura, trovare un inserimento o una occupazione anche minima, ad esempio nel volontariato, per evitare continui trasferimenti da un ghetto ad un altro, da una protesta all'altra? E' vero che le istituzioni sono distratte da molti problemi seri, che il denaro è sempre poco, che il governo stringe ogni giorno di più i cordoni della borsa, ma qui non si tratta di soldi: è la faccia della città ad essere in gioco. Un bene che non dovrebbe avere prezzo, tanto meno uno così basso.

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Pochi iscritti, chiude il gruppo ViviMoncalvo (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 08-07-2009)

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COMMERCIO.ASSOCIAZIONE Pochi iscritti, chiude il gruppo ViviMoncalvo [FIRMA]GIUSEPPE PROSIO MONCALVO L'Associazione dei commercianti, ViviMoncalvo, una delle due operanti nella cittadina ducale, si è sciolta. La cessazione delle attività è stata così motivata dal suo suo presidente Gilberto Borzini, titolare della Gustoceca di via XX Settenbre e di un analogo esercizio a Prarolo, nel Vercellese: «Non vogliamo creare confusione, ma desideriamo un'armonica coesione dei commercianti moncalvesi attorno a progetti comuni e condivisi» . Nel comunicato diffuso da Borzini, docente universitario di marketing alla Cattolica di Milano, si «plaudono gli sforzi e le iniziative intraprese» dall'associazione concorrente. ViviMoncalvo, costituita lo scorso settembre, ebbe sin dagli inizi una vita movimentata che portò alle dimissioni del presidente designato prima che questi diventasse operativo (l'insegnante Tiziano Brunoro) e di quello che gli subentrò per qualche mese, il farmacista Oscar Ottone. In quei frangenti Borzini aveva l'incarico di vice. L'Associazione riuniva commercianti del centro storico e in particolare quelli della Contrada Maestra. Costoro manifestarono la volontà di restare indipendenti rifiutando la proposta di fondere le due associazioni e costituendosi nell'Acam: una sessantina di soci presieduti da Franco Trento e organizzatori nel frattempo di molte e seguite manifestazioni, in qualche modo parallele a quelle della Pro Loco. Borzini rimase con pochi iscritti. Da lì la scelta di «fare un passo indietro».

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i comportamenti dei politici e il giudizio della chiesa - nadia urbinati (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)

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Pagina 33 - Commenti I comportamenti dei politici e il giudizio della chiesa Nelle condizioni in cui versa il Paese la valutazione morale ha valenza pubblica è in gioco il prestigio dell´Italia che si porta dietro l´immagine del suo leader NADIA URBINATI Dopo tanto tergiversare dei laici é arrivata infine la scure della Conferenza Episcopale Italiana che per bocca del suo Segretario generale ha in un colpo solo liquidato qualche secolo di arte liberale della distinzione per dire quello che molti italiani in cuor loro pensano: che il nostro Presidente del consiglio é un immorale e il suo comportamento non può essere rubricato come affare privato. Monsignore Mariano Crociata lo ha detto dal pulpito di una chiesa, non in un luogo pubblico-civile. Il suo é un giudizio morale e così vuole essere. Ma, nelle condizioni eccezionali nelle quali versa il nostro paese, questo giudizio morale ha immancabilmente una valenza pubblica e politica. Quando i padri fondatori del liberalismo hanno messo in chiaro la distinzione tra le sfere di vita - quella economica e politica, quella privata e pubblica, quella religiosa e civile - essi presumevano che alla base di questa distinzione ci fosse una sostanziale condivisione da parte di tutti i membri della comunità di un codice di comportamento che viveva nel senso comune senza dover essere imposto con la forza. Perché solo a questa condizione sarebbe stato possibile edificare una società di individui autonomi, dotati cioè di un senso della norma che li rendesse in grado di agire moralmente senza la presenza di un´autorità coercitiva che li controllasse direttamente. Se per operare correttamente ci fosse sempre bisogno del gendarme, si avrebbe una società di soffocante autoritarismo nella quale nessuno sarebbe libero. La distinzione tra pubblico e privato, quindi, non é un dualismo schizofrenico perché non contempla individui doppi come il Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Presume invece persone che sappiamo valutare le conseguenze delle loro azioni e in alcuni casi, come quelli che riguardano gli uomini pubblici, le azioni private non possono che avere molto spesso conseguenze pubbliche. è dunque obsoleta la distinzione liberale? No, non é obsoleta. Occorre però interpretarla senza semplicismi. La regola aurea della distinzione é che il potere civile (lo stato, per intenderci) debba giudicare le azioni dei suoi cittadini con il metro non del moralmente "buono" ma del legalmente "giusto". La legge non può punire chi invita a casa propria uno stuolo di ragazze non minorenni. Ma la legge deve e non può esimersi dal punire chi, avendone la possibilità, promette incarichi pubblici (per esempio un seggio in un parlamento o in un consiglio comunale) in cambio di favori privati - quali che essi siano, sessuali o monetari. Ora, provato che la persona pubblica in questione non sia incorsa in questa o altre azioni penalmente perseguibili, quale é il ruolo del giudizio pubblico? è ammissibile che le azioni private diventino oggetto di scrutinio pubblico? Detto altrimenti, é giustificabile l´applicazione della regola aurea della separazione delle sfere di vita in un caso in cui é coinvolto non un cittadino ordinario, ma un rappresentante eletto (le cui azioni devono poter essere monitorate perché i cittadini abbiano la possibilità di giudicarle)? In circostanze normali, il giudizio pubblico dovrebbe contenersi nei limiti dei comportamenti pubblici o che abbiano rilevanza pubblica. Si tratta come si può intuire di categorie molto scivolose e lasciate all´interpretazione del buon senso; fino a quando il comportamento del politico non ha così tanto tracimato i limiti del senso comune da non poter essere ignorato, anche con la buona volontà dei liberali più ortodossi. Ad un certo punto, la quantità si fa qualità. Scriveva John Stuart Mill nel Saggio sulla libertà che se é vero che non si può con la legge interferire nelle decisioni personali di un adulto qualora non arrechino danno ad alcuno (un concetto, quello del "danno", di per sé molto complicato e controverso), é altrettanto vero che noi possiamo decidere di non voler come amico colui le cui azioni disapproviamo. Tradotta questa decisione morale in termini di opinione pubblica, l´esito é questo: tutti noi possiamo decidere di non approvare e anzi di criticare pubblicamente quelle azioni che, sebbene non illecite, confliggono gravemente con le nostre concezioni morali. La critica, il giudizio pubblico, é anzi la sola arma ammissibile in una società liberale, anche se non va mai trasformata in incitamento alla violenza o alla discriminazione. L´opinione pubblica é un potere molto efficace e per questo lo si dovrebbe usare sempre con cautela. Ma é un potere fondamentale senza il quale nessuna democrazia può essere al riparo da chi detiene il potere (e cerca di nascondere i propri misfatti). A maggior ragione quando si tratta di giudicare le azioni di uomini politici, poiché se queste diventano, cosÍccome succede oggi in Italia, un vero e proprio caso nazionale, allora é chiaro che non é in questione il giudizio morale semplicemente, ma la fiducia politica stessa. E noi sappiamo che la democrazia moderna riposta su due pilastri: la volontà che si esprime con il voto, e la fiducia che si esprime con il giudizio pubblico. Il primo pilastro é depositario dell´autorizzazione formale a governare (legittimità istituzionale), il secondo dell´autorizzazione informale nel tempo che intercorre tra un´elezione e l´altra (legittimità politica). Anche se il voto resta il dato incontrovertibile, può tuttavia succedere che nel corso del suo mandato un governo perda la fiducia dei cittadini, e il giudizio negativo espresso dagli organi di informazione e dalla società civile é un segno importante di questo declino di fiducia. La Chiesa dunque ha le sue buone ragioni a criticare l´operato degli uomini pubblici con argomenti morali e privati; e in questo senso di partecipare indirettamente alla costruzione del giudizio. Ma il suo linguaggio non é il solo di cui noi disponiamo e possiamo avvalerci. La politica, o se si vuole l´etica pubblica, ha anch´essa strumenti altrettanto severi e, nel rispetto della distinzione tra pubblico e privato, sa comprendere quando i limiti vengono travalicati e un´azione, anzi una serie di azioni private hanno un impatto che é decisamente pubblico. Del resto, qui é in questione l´immagine intera del paese perché un popolo si porta addosso l´immagine che di esso dà il suo rappresentante politico. A questo punto le azioni immorali del nostro leader hanno effetti politici diretti, non solo effetti morali. L´immoralità di chi ci governa costituisce un gravissimo danno all´immagine di ciascuno di noi; é da questo punto di vista che occorrerebbe criticarla, ovvero per il danno politico che arreca.

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Con xinjiang e tibetun quarto della cinaè a rischio secessione (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-07-2009)

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Con xinjiang e tibetun quarto della cinaè a rischio secessione l'analisi nFINO a un anno fa il separatismo dello Xinjiang veniva classificato come un tentativo di Al Qaida di allargare la propria influenza in una regione musulmana (8 milioni di islamici su 18 milioni di abitanti). Ora il quadro appare più complesso e lo jihadismo potrebbe essere servito a giustificare la repressione. Oggi la figura chiave dell'indipendentismo è una donna esule a Fairfax negli Usa, Rebiya Kadeer, divenuta presidente del World Uyghur Congress, associazione fondata in Baviera nel 2004. La Kadeer potrebbe impersonare la Dottrina Obama, che consiste nello smantellamento dei conflitti attraverso il sostegno alla parte moderata, come si è visto di recente in Iran. Non a caso Pechino imputa i disordini e i morti di questi giorni al gruppo di Rebiya Kadeer, che da parte sua evidenzia il "femminismo" della società uighura, per distanziarsi dal vaso di Pandora integralista. Se sommiamo Xinjiang e Tibet, vedremo che un quarto della Cina è a rischio di secessione. Sarebbe un nuovo collasso, dopo quello dell'Unione Sovietica. Secondo "The Xinjiang problem" di Graham Fuller (2004) «È difficile negare che la riconquista del Turkestan orientale da parte dei manchu della dinastia Qing nel 1759 sia un atto coloniale, com'è avvenuto con l'espansione russa in Asia Centrale, della Francia nel Maghreb, del Regno Unito in India». Non dobbiamo però dimenticare che la provincia degli uighuri è ricca di petrolio (mentre il Tibet è ricco di uranio) e che le disintegrazioni necessitano di enormi cautele. Il Turkestan è un vecchio impero, nato lungo la Via della Seta. Gli uighuri riottennero l'indipendenza nel 1863 - dopo 42 rivolte - ma si trattò di un breve lampo, perché gli inglesi convinsero i cinesi a una nuova invasione. Era il 1884, periodo del Grande Gioco contro l'espansione zarista in Asia. Nel 1933 e nel 1944 gli uighuri proclamarono la Repubblica del Turkestan, approfittando dell'invasione giapponese. La vittoria maoista del 1949 ha chiuso la partita, come nel Tibet. Nel 1990 cominciò la rivolta jihadista. Nel gennaio 2002 fu reso noto un rapporto dei servizi cinesi sul terrorismo nello Xinjiang, dal quale risultavano 200 attentati, con 162 morti e 440 feriti (dati del Center for contemporary conflict). La rivolta del 1997 produsse un'iniziativa diplomatica con la Turchia e il Pakistan, dove i combattenti jihadisti uighuri venivano addestrati. Intanto cominciava l'attività del separatismo laico, rivolto verso gli Stati Uniti, com'era avvenuto in Kosovo. Lo scenario uighuro prevede altre opzioni, come quella pan-turca, estesa da Cipro allo Xinjiang. Questo scenario non è stato abbandonato da Ankara, nonostante il suo pantagruelismo utopico, perché offre alla Turchia un profilo di potenza e un'alternativa rispetto al processo di integrazione con l'Europa. Rimane forte l'alternativa alqaidista, guidata dall'Islamic Party of Turkestan. Nel 2001 a Urumqi i militari cinesi eliminarono ben 351 cellule jihadiste, mentre proseguiva l'attività dei bingtuan, i genieri militari che trasformarono la città nella capitale degli Han emigrati nella regione. Obama può utilizzare il moderatismo uighuro e tibetano per contenere l'espansione del Gruppo di Shangai guidato da Cina e Russia ai danni della Nato. Al G8 si discute di pace, ma intanto cresce una nuova Guerra Fredda, che fonda su basi etniche il controllo delle fonti energetiche e dei mercati. gli scenariSullo sfondo della rivolta il sogno pan-turco e le mosse tattiche americane 08/07/2009

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l'arcivescovo e l'imam pregano "un dio unico" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Firenze La messa L´arcivescovo e l´imam pregano "un Dio unico" DAI NOSTRI INVIATI VIAREGGIO - L´arcivescovo e l´imam sullo stesso palco. Il dolore spiana tutto anche le differenze religiose. Cattolici e musulmani dentro lo stadio dei Pini pregano insieme un «Dio unico». I bagliori del fuoco di lunedì notte a Viareggio sono sembrati «il visibile di un non-senso, di un negativo assoluto che tutto fagocita e tutto distrugge, alimentato certamente non solo dal caso e dalla fatalità…». La gente applaude durante più di un passaggio dell´omelia dell´arcivescovo di Lucca Italo Castellani. Applaude e piange. Nelle parole del sacerdote non c´è solo il tentativo di dare un senso religioso a una tragedia così grande ma anche un invito a cercare spiegazioni terrene. «Chissà per quanto tempo "la tragedia di Viareggio" segnerà il ricordo di un dolore grande, di tanta sofferenza del corpo e dell´anima, di uno smarrimento e di una angosciosa ricerca di tanti "perché?"». L´arcivescovo fa sue le parole del Papa durante l´Angelus di domenica scorsa: «Auspico che simili incidenti non abbiano a ripetersi e sia garantita a tutti la sicurezza sul lavoro e nello svolgimento della vita quotidiana». E ancora, prima che canti Andrea Bocelli e dopo la straziante lettura sulle beatitudini, in uno stadio pieno di ministri e di gente qualunque, di volontari, vigili del fuoco, scout, maestre, ragazzi: «C´è da interrogarsi - sottolinea l´arcivescovo - sul "modo di vivere", per certi aspetti violenti o ad ogni modo che mettono a rischio la vita stessa, a cui concorriamo tutti, coi i nostri stili di vita personali e collettivi. E´ da tempo venuto il momento che il nostro territorio, la nostra Terra, con il contributo e la responsabilità di tutti nessuno escluso, diventi come Dio l´ha voluta, "madre sicura", "terra sicura", proprio convertendo gli stili di vita personali e collettivi». «Viareggio risorgi più bella», chiude monsignor Castellani nell´omelia, pronunciata con la voce rotta dalla commozione e ricordando anche il dramma de L´Aquila cui ora Viareggio è più «intimamente» unita, e salutando la comunità magrebina, alla quale appartenevano sette vittime, una comunità che «si sente a pieno titolo parte viva della città». Dopo l´arcivescovo doveva intervenire Wahid el Fihri, della comunità islamica romana che prima della funzione religiosa aveva anche distribuito un foglio con sopra la sua preghiera. Invece, a sorpresa, si è presentato al microfono Nour Dachan, esponente dell´Ucoii che ha portato un «abbraccio di solidarietà e fratellanza»: «Avevamo cominciato con l´Aquila, ma due ferite come queste sono troppe». Finita la cerimonia, sfilate via le bare, in un comunicato scritto, la polemica all´interno della comunità islamica viareggina: «Dachan non ci rappresenta. Si è appropriato con un´azione di forza del microfono parlando al posto di el Fihri - continua la nota di Marocco Insieme - e compiendo un atto di prepotenza ai danni della comunità marocchina». (mi.bo. e l.m.)

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"potranno sempre beneficiare della norma sul rientro dei capitali" - sara scheggia (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)

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Pagina IV - Bologna Il presidente del commercialisti Tomassoli spiega che "se non si vive all´estero per sette mesi non si è in regola" "Potranno sempre beneficiare della norma sul rientro dei capitali" SARA SCHEGGIA «Se sono i soliti furbi, vanno beccati e multati a dovere». Se, invece, sono cittadini rispettabili che all´estero «ci risiedono almeno 7 mesi all´anno per fare il bene dell´Italia», tanto di cappello. E´ il commento di Gianfranco Tomassoli, presidente dell´Ordine dei dottori commercialisti di Bologna, che tra i suoi colleghi in città vanta anche Vanni Trombetta, il consulente fiscale di Luciano Pavarotti nei suoi lunghi duelli con gli ispettori delle tasse. «Certo, se riferiti alla sola città di Bologna diecimila sono tanti - continua Tomassoli - il parere tecnico è molto semplice: o si è in regola o non lo si è. E se non si è a posto con la giustizia, vorrà dire che queste persone usufruiranno del rientro dei capitali». Tomassoli, che oltre all´ordine presiede anche l´omonima fondazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili bolognesi, si riferisce all´emendamento pronto ad entrare nel decreto legge anti-crisi, in sede di conversione in Parlamento. Una modifica che favorirebbe il rientro dei capitali detenuti all´estero illegalmente e a cui, secondo Tomassoli, «potrebbero beneficiare in molti». L´ago della bilancia, in questi casi, è il periodo che si passa effettivamente nella nazione in cui si dichiara di risiedere, che deve corrispondere almeno ad un semestre l´anno: «Se una persona è per 7 mesi all´anno a Bruxelles, significa che sta vivendo lì e sta facendo il bene del nostro paese dall´estero». Dunque si tratta di una fuga di cervelli per 3 bolognesi ogni 100? «Questa è una città viva, nonostante il dica il contrario. Ci sono già 10 mila professori universitari bolognesi all´estero? Ben venga. Che li seguano altri diecimila». Il dato rimane comunque sospetto, e lo stesso presidente dei commercialisti frena: «Sono stime che deve fare la Guardia di Finanza, in ogni caso direi che l´Emilia Romagna è messa molto meglio di altre regioni». Le verifiche da Palazzo d´Accursio sono in corso, e sarà utile controllare anche quanti cercheranno di beneficiare dei "condoni" dello scudo fiscale. Tomassoli, comunque, la risolve in maniera semplice: «Spesso è una mancanza di controlli: chi non è in regola deve pagare. Del resto io Valentino Rossi lo vedevo sempre a Cattolica...».

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lo giudice in pole per guidare il gruppo pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2009)

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Pagina VII - Bologna In Comune vinte le resistenze dell´ala cattolica gli ex Ds vogliono anche l´importante carica. Natali chiede una commissione Lo Giudice in pole per guidare il gruppo Pd All´esponente Arcigay il compito di rappresentare pure i consiglieri moderati Un capogruppo eletto con l´avvertenza di «distinguere le idee sue da quelle del gruppo più ampio che rappresenta». Questa la prospettiva per Sergio Lo Giudice, consigliere comunale con già un mandato alle spalle e nel curriculum la presidenza di Arcigay, che si prepara per essere votato a capogruppo Pd in Palazzo D´Accursio durante la riunione convocata dal consigliere anziano (cioè quello che ha avuto il maggior numero di preferenze) Maurizio Cevenini. Domani alle 15 nella sala bianca del Comune prenderà veste ufficiale l´esito della riunione di ieri sera in via Rivani dove il consigliere si presentava per avere l´ok anche dell´ala cattolica del Partito democratico, che ha visto eleggere ben 8 consiglieri su 24. «Non presenterò la mia candidatura per fare il capogruppo - aveva detto ieri Paolo Natali, che arriva al Pd dalle fila della Margherita e sembrava il candidato alternativo a Lo Giudice - sarei interessato piuttosto a ripetere l´esperienza di presidente della commissione che ho fatto durante lo scorso mandato». «Mi sembra una figura su cui si è trovata ampia convergenza - dice l´ex vicesindaco Giuseppe Paruolo -. Del resto credo che una persona chiamata a quella carica debba distinguere le idee sue da quelle di un gruppo più ampio che rappresenta». Semaforo verde anche da Amelia Frascaroli, ex coordinatrice della Caritas e vice-presidente dell´Asp Poveri Vergognosi, che domani sarà in sala bianca per votare. Più prudenti le neo consigliere Teresa Marzocchi e Daniela Turci che hanno messo le mani avanti: «Questa prima riunione è stata solo per capire e discutere, bisogna ancora decidere, un buon criterio può essere chi ha già fatto un mandato, ma ci sono anche altre persone».

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Sanità, gratis gli ormoni per aiutare i transessuali (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-07-2009)

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Sanità, gratis gli ormoni per aiutare i transessuali la decisione La maggioranza dà il via libera alla legge presentata dalla Verde Morelli Genova. Nella Liguria che ha ospitato l'ultimo Gay Pride nazionale, i transessuali potranno sottoporsi gratuitamente alle cure ormonali «per fare in modo che la loro identità sessuale coincida con l'identità psicologica». La proposta di legge presentata dalla Verde Cristina Morelli non è ancora arrivata in consiglio regionale (dovrebbe approdarvi a settembre) ma ieri ha avuto il definitivo via libera della maggioranza di centrosinistra nel corso dell'incontro settimanale. Nel frattempo, la prossima settimana, farà il primo passaggio in commissione affari istituzionali dove l'opposizione di centrodestra ha già annunciato la richiesta di audizione dell'assessore regionale alla Salute Claudio Montaldo e i Verdi risponderanno presentando un lungo elenco di associazioni del mondo gay, lesbico e transessuale. «I 13 articoli di questa legge non parlano solo di ormoni ai transessuali, ma anche della tutela dei diritti di tutte le persone, a prescindere dalla loro identità e orientamento sessuale - proclama Morelli - Questa norma serve al riconoscimento dei diritti a tutti per qualsiasi servizio pubblico, che sia sanità, casa, lavoro oppure istruzione». A sostegno della legge e della gratuità delle cure ormonali per i transessuali si era pronunciata, il giorno del Gay Pride, anche Vladimir Luxuria dal palco di piazza De Ferrari. Tutti presenti ieri nella riunione di maggioranza, tranne l'Udc di Rosario Monteleone che, proclamatosi equidistante dal centrosinistra e dal centrodestra, da alcuni mesi diserta le riunioni corali dei partiti che sostengono la maggioranza di Claudio Montaldo. Ed è proprio su questa legge che l'Udc, come va ripetendo, potrebbe appellarsi non solo alla coscienza, ma anche alla morale cattolica e voltare le spalle alla maggioranza. Monteleone per il momento glissa, anche se nel dibattito dentro e fuori l'aula del consiglio regionale la proposta di legge della Verde Cristina Morelli tiene banco e polemiche da mesi: «Non vado più da tempo alle riunioni di maggioranza. La legge dei Verdi? L'ho ricevuta, ma non l'ho ancora letta». A dire il vero l'Udc non è l'unico scoglio da superare. Resta da ottenere l'assenso da parte del tavolo di monitoraggio, il team di tecnici dei ministeri dell'Economia e Sanità, che da tre anni controllano ogni singola spesa ligure che vada a pesare sul bilancio della sanità, i cui conti sono (dopo lo sprofondo rosso del 2005-2007) sempre molto delicati. «Èâ??vero che ogni spesa che riguarda le aziende sanitarie locali deve passare al vaglio del tavolo di monitoraggio - conferma Morelli - ma in questo caso la spesa è davvero molto limitata». I Verdi ragionano sugli dati disponibili e che provengono dalla Toscana, l'unica regione oltre la Liguria ad aver assicurato per legge le cure ormonali agli individui che vogliono cambiare identità sessuale. «Sono state trattate 30 persone e la spesa complessiva è stata di 4 mila euro» aggiunge Morelli. Al di là dell'Udc e di alcuni consiglieri di centrodestra che da mesi contestano l'impianto della legge, anche nel Pd - dove convivono cattolici e laici - non è stato facile far quadrare il cerchio. Lavoro compiuto con prudenza dal capogruppo Michele Boffa che ieri, dopo la riunione di maggioranza, ha ammesso: «Qualche fibrillazione c'è stata, ma è sempre così che si parli di gronda oppure di temi sensibili. I principi di questa legge però sono condivisibili anche perché non stabilisce privilegi, ma sancisce diritti». Posizione unitaria raggiunta nonostante le obiezioni dei democratici che sostenevano che «non è indispensabile ripetere in una legge ciò che la costituzione comunque prevede già». Alessandra Costante costante@ilsecoloxix.it 08/07/2009 ' 08/07/2009 una normain 13 articoli«Questa legge tutela i diritti a prescindere da identità e orientamento sessuale»» cristina morellicapogruppo Verde 08/07/2009

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Omaggio alla pop art di Schifanoalla Galleria "Off" di Albissola (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Omaggio alla pop art di Schifanoalla Galleria "Off" di Albissola opere scelte dagli anni settanta ai pezzi più recenti Al maestro della Pop Art italiana, Mario Schifano, Albissola rende omaggio con una importante mostra dal titolo "Mario Schifano - opere scelte" che verrà inaugurata venerdì alle 18,30 alla Off Gallery di Albissola Marina. La mostra, patrocinata dalla Regione Liguria e dalla Provincia di Savona, con il contributo del Comune di Albissola Marina, rientra nei progetti di Zonacontemporanea ed è curata da Beppe Lupo e promossa da Silvia Calcagno, giovane artista che da tempo porta alla Off Gallery importanti artisti. In mostra una trentina di pezzi unici, tutti autenticati dalla Fondazione Mario Schifano, che, in un percorso cronologico, riassumono l'opera del maestro dagli anni Settanta sino alle fasi più recenti con le "Polaroid" e i pezzi futuristi rivisitati. Formatosi in seno alla Scuola romana di Piazza del Popolo, Schifano offre una lettura tutta italiana della Pop Art, arricchita di valenze concettuali e mantenendo intatta la dimensione classica del "fare" pittura. Opera simbolo della mostra albisolese è la bandiera statunitense realizzata con colori tenui dove le stelle sono appena sfumate e il rosso è dato da pennellate rapide e righi di colore che gocciolano. Approfondimenti anche sul rapporto tra l'artista e la fotografia. Schifano, infatti, amava lavorare con questo strumento ed era solito ritoccare a mano le immagini stampate con i suoi colori e i suoi gesti veloci e sicuri. É Schifano stesso ad avere affermato: "Ho sempre usato la fotografia anche se in modi differenti (?) perché la macchina fotografica è l'unico mezzo che consente di produrre le sembianze dell'uomo nella sua più esatta dimensione". Completano la mostra le opere dedicate al "futurismo rivisitato", le opere grafiche e la serie raffigurante gli schermi televisivi, ossia sequenze televisive fotografate e riprodotte sulla tela. La mostra costituisce, quindi, un momento di approfondimento e di riflessione sull'opera di un grande artista italiano che ha saputo cogliere una nuova ispirazione dal mondo della Pop Art americana e dall'opera di Andy Warhol che conobbe nel suo soggiorno a New York. Mario Schifano è nato a Homs in Libia nel 1934 ed è scomparso nel 1998. In occasione della mostra del 1960 alla Galleria La Salita la critica comincia a interessarsi del suo lavoro. Tra gli artisti italiani contemporanei più apprezzati, è famoso per i quadri monocromi e per le celebri opere dedicate al marchio della Esso e della Coca-Cola. La mostra "Mario Schifano - opere scelte" resterà aperta alla Off Gallery di via Repetto 6, sino al 30 agosto 2009 e sarà visibile da martedì a sabato 16 - 19, domenica 10-12 e 16-19; apertura serale al sabato dalle 21 alle 23. silvia campese 08/07/2009 TACCUINO Oggi, mercoledì 8 luglio, la chiesa Cattolica festeggia S.AdrianoVeronica. Domani, giovedì, ricorda S. Veronica. Il segno zodiacale è quello del Cancro. La fase lunare è in Luna Piena. FARMACIE A Savona (orario continuato 8.30-19.30) sono di turno le farmacie: Farina (Centro) via Pietro Giuria 15-r tel. 019-827.496; Fascie (Centro) via Boselli 24-r tel. 019-850.555; San Francesco: corso Tardy e Benech 108 - tel. 019-800402. Servizio notturno (dalle 20 alle 8.30): Saettone via Paleocapa 147r - tel. 019-829.803; Fascie via Boselli 24-r tel. 019-850.555. Di turno in provincia Cairo: Rodino (24 ore) - tel. 019.505545. Millesimo: Cigliuti (24 ore) - tel. 019-564017. Murialdo: Odella (24 ore) - tel. 019-53506.Varazze: Montanaro (8.30-12.30 e 16-20) - tel. 019-934610. Celle: Brunetti (8.30-12.30 e 16-20) - tel. 019-990124.Albisola: Albi 3 (8.30-12.30 e 16-20) - tel. 019-489.242. Vado: Mezzadra (8.30-12.30 e 16-20) - tel. 019-880231.Quiliano: Bermano (8.30-12.30 e 16-20) - tel. 019-880209. Spotorno: Citriniti (24 ore) - tel. 019-745342.Finale: Della Marina (8.30-23) - tel. 019-692670.Pietra: Finadri (8.30-23) - tel. 019.628.035. Borghetto: Franchi (8.30-23) - tel. 0182-970038.Ceriale: Nan (24 ore) - tel. 0182-990032.Albenga: Com. Don Isola (24 ore) - tel. 0182-51701.Casanova: Magliocco (24 ore) - tel. 0182-74381. Alassio: S.Ambrogio (24 ore) - tel.0182-645164. Andora: Val Merula (24 ore) - tel. 0182-80565. FARMATAXI Per la zona da Varigotti a Borghetto dalle 21 la farmacia San Giovanni di Loano (tel. 019-677171). Per Cairo, Carcare, Altare, Cengio, Pallare e Mallare comporre i numeri 504013 o 500280; per Vado e Quiliano 827951; Varazze e Celle 019-931010. OSPEDALI Valloria Savona - Centralino tel. 019-84.041. Visite: feriali 12.30-14.30 e 19-20.30 (festivi 13.30-16.30 e 19-20); Unità coronarica 12.30-13.15 e 18.30-19.15; Astanteria: 12-13 e 17.45-18.45; Neonatologia: 14.15-14.45 e 16.30-17.30; Nefrologia: 12.30-14 e 18-19 (festivi 14-16.30); Ostetricia: 13.30-15 e 20-20.30 (festivi 14.30-16.30); Semintensiva cardiologica 13.30-15 e 19.30-20; Rianimazione 14.15-14.45 e 18.30-19; Obitorio: 8-12 e 15-19. S.Corona di Pietra - Centralino tel. 019-62.301. Orario visite: feriali 14.30-15.30 e 19.30-20.30; festivi 9.30-11.30 e 14.30-18. Rianimazione 13.30-14 e 19-19.30; Pronto Soccorso 12-13 e 18-19; Neurochirurgia 14.30-16.30; Unità Terapia Intensiva Coronarica 12.30-13.30, 15-16, 19.15-20; Malattie infettive 15-17 (festivi 9.30-11 e 15-17); Nido 19.30-20.30; Unità spinale 11.30-14 e 17.30-21. Ospedale di Cairo - Visite ai degenti delle divisioni di medicina e chirurgia (tel. 019-50.091): 13-14.30 e 19-20. Ospedale di Albenga - Centralino tel. 0182-54.61. Orario visite: feriali 14.30-15.30 e 19-20; festivi 14-15.30 e 19-20. MERCATI Lunedì: Savona, Andora, Ceriale e Finalborgo. Martedì: Mallare, Cengio, Spotorno, Albissola Marina e Borghetto. Mercoledì: Carcare, Albenga, Varigotti, Albisola Capo, Sassello e Vado. Giovedì: Cairo, Finale, Mioglia, Noli e Bardineto. Venerdì: Loano, Villanova, Zuccarello, Altare, Celle e Laigueglia. Sabato: Millesimo, Alassio, Pietra e Varazze. Domenica: Sassello (solo l'ultima domenica del mese). 08/07/2009 È IN ARRIVO un mercoledì da leoni per i fan alassini della musica house, che stasera potranno ritrovarsi alla discoteca Le Vele per affollare l'inaugurazione del ciclo di party di tendenza che come di consueto porterà a suonare in Riviera i migliori deejay del momento. L'onore e l'onere del debutto spetterà all'acclamato Joe T. Vannelli, performer del Supalova Club che si esibirà insieme ai resident Francis K. e Giorgio V. e al vocalist Cody MC. Fino alle 00.30 sarà garantito l'ingresso omaggio alle ragazze, così come alla Suerte di Laigueglia, dove si ballerà sulla spiaggia nel beach party animato dalla happy music di Rudy Mas. 08/07/2009 GRANDE successo l'altra sera a Verezzi per gli spettacoli delle scuole segnalate dalla giuria di "Ragazzi sul Palco" (liceo Vieusseux Imperia e media di Follo). 08/07/2009

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Consiglio a sinistra leggetevi il Papa (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 08-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Consiglio a sinistra leggetevi il Papa Un consiglio a sinistra: leggere e sottolineare l'enciclica di Benedetto XVI "Caritas in veritate". Poi fermarsi a riflettere su se stessi, su quello che i partiti di sinistra, di centrosinistra, laici e cattolici hanno detto e fatto negli ultimi anni sul lavoro e sui lavoratori. E, quindi, trarne le conclusioni. Io l'ho fatto. La conclusione che ne ho tratto è molto semplice. segue a pagina 15 di Ritanna Armeni 08/07/2009

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Dottrina sociale e difesa dell'umano (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 08-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Dottrina sociale e difesa dell'umano La politica tende a ridurre le mille sfumature che differenziano la grande e multiforme famiglia cattolica, comprimendole in due sfere separate: l'etica del sociale e l'etica della vita. Lo schema segue le grandi semplificazioni generalizzanti, come la distinzione tra laici e cattolici, destra e sinistra; in questo caso, o si privilegia la difesa della vita, e si sta più a proprio agio con il centrodestra, o il terreno del sociale, e si pende a sinistra. segue a pagina 8 di Eugenia Roccella 08/07/2009

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Bersani: vinco io regole certe per il Pd Chiamparino apre a Marino (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 08-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Bersani: vinco io regole certe per il Pd Chiamparino apre a Marino A. CARUGATI - M. GERINA «Io penso di vincere perché ho in testa qualcosa che può essere utile. Non sono mosso da esigenze personali, ma ho delle idee e questa è l'occasione per darci una linea», dice Pierluigi Bersani, intervistato in mattinata dal blogger Diego Bianchi «Zoro». Ma dietro di lei c'è D'Alema? «Sono di un paesino di montagna, piccolo e democristiano. Sono diventato presidente dell'Emilia Romagna partendo da lì, senza conoscere D'Alema e neppure Veltroni. E poi alla mia età si è usciti dalla culla da un pezzo...». E i toni di D'Alema contro Franceschini? «C'è stata un'azione e una reazione, i toni per me devono essere bassi, guai se non diamo agli italiani l'impressione che stiamo parlando di loro. Con Franceschini ne abbiamo parlato, nessuno di noi lavora per una rottura. Per il bene della ditta, siamo d'accordo di dire le stesse cose sui temi del momento e uscire uniti». «Sono convinto che la generazione che c'era prima deve traghettare quella nuova, ma senza anatemi», prosegue. «Questa cosa del vecchio e del nuovo la dobbiamo risolvere. Io propongo di passare al merito, e quello te lo crei solo nel territorio. Se invece prendi uno e lo fai simbolo del rinnovamento finisce che lo rovini. E qualcuno, negli ultimi tempi, lo abbiamo già rovinato...». La forma-partito? «Io non voglio fare il Pci, ma l'Avis, o una bocciofila, voglio costruire un'associazione che funzioni. Richiede un minimo di disciplina e di codice...». Le tessere? «Ma che cavolo di partito facciamo se l'idea dei signori delle tessere ci fa dire che quella parola è impronunciabile? Dobbiamo averne di più di iscritti». «Dopo il congresso va messa in campo una nuova classe dirigente, anche in Campania», aggiunge Bersani. E la laicità? «Su questo abbiamo perso un botto di voti, ora servono posizioni chiare, senza fratture laici-cattolici. Le coppie di fatto vanno regolate. Ma non sono assimilabili al matrimonio per gli omosessuali. E non sono d'accordo sulle adozioni per le coppie gay». «Troppo poco», protesta Aurelio Mancuso dell'Arcigay. Franceschini, intanto, ieri ha incassato l'appoggio degli Ecodem di Ermete Realacci: «Dario rappresenta meglio di altri l'impegno sulla green economy». In serata l'incontro a porte chiuse con i parlamentari Pd che lo sostengono, circa 180 i presenti. «Bello vedere qui tante storie diverse, è la nostra idea del Pd», ha detto. E ha difeso lo statuto: «Non è figlio del caso, c'è l'idea che contano gli iscritti e anche gli elettori». MARINO VEDE CHIAMPARINO «Fin qui solo un confronto di schieramenti, nemmeno troppo esaltante», liquida il dibattito di questi giorni Chiamparino, più che tentato di scegliere la «terza via» appoggiando Ignazio Marino. «Bisognerà vedere quando presenterà la sua candidatura in modo organico, ma è vero - conferma a l'Unità - guardo con simpatia alla sua candidatura, può far sì che il confronto non sia solo sul con chi stai ma per cosa stai, introducendo quello che nel congresso non c'è, una discussione almeno su alcuni contenuti: la laicità, ma non solo, Marino mi ha detto che ha intenzione di dire la sua su altri temi». Questione di giorni. «Prima di prendere una decisione voglio avere il tempo di consultarmi con i miei collaboratori politici», spiega il sindaco di Torino, che intanto ieri ha già avuto modo di scambiare qualche idea di persona con Marino. Un incontro «non ufficiale», all'aeroporto di Caselle, da uomini d'affari più che da dirigenti di partito, aiutato dalle coincidenze. Marino era a Torino per chiudere all'Einaudi le bozze del libro che uscirà a settembre. E prima di ripartire è riuscito a incassare la «simpatia» di Chiamparino. E l'impegno a risentirsi al più presto. «Non mi dò tempi, ma ci siamo detti: sentiamoci tra qualche giorno», spiega Chiamparino, a cui da sempre è vicino il numero due di Marino, Civati. Forse il passo indietro di Bettini ha aiutato («Ma non rinuncerò alle sue idee», rivendica Marino). E il duo certamente scalderà i cuori del Lingotto. Davanti alla platea dei «piombini» si erano incrociati in un gioco di sliding doors. Ieri sono entrati nel vivo dei temi. «Certo che la laicità non basta - spiega Chiamparino -, ma se non sono riuscito a convincere mio figlio a votare per il Pd al novanta per cento è per questo». Bersani a tutto campo: «Penso di vincere, i toni devono restare bassi, con Dario siamo d'accordo di lavorare per la ditta». Franceschini incassa il via libera degli Ecodem, Chiamparino più vicino a Marino.

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Senatore Pd, sposato e padre di 7 figli. Cattolico, già presidente della Fuci, giornalista. Co... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 08-07-2009)

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Senatore Pd, sposato e padre di 7 figli. Cattolico, già presidente della Fuci, giornalista. Consigliere di Veltroni, che nel '99 lo chiamò alla segreteria nazionale dei Ds e che lo ha voluto con sè nell'esperienza di segretario Pd. GIORGIO TONINI 50 ANNI SENATORE PD

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La laicità è un patrimonio di tutto il Pd, uno dei punti chiave del nostro manifesto dei v... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 08-07-2009)

Argomenti: Laicita'

La laicità è un patrimonio di tutto il Pd, uno dei punti chiave del nostro manifesto dei valori, sarebbe sbagliato farne una bandiera di una parte», spiega Giorgio Tonini, senatore, tra i principali consiglieri di Veltroni e ora con Franceschini. La vostra mozione come si connoterà su questo tema? «L'idea di una distinzione chiara e netta tra ciò che è della politica e ciò che è della religione». Sempre più spesso però questa distinzione, in Italia, viene meno. Cosa deve fare il Pd? «Essere un partito forte e plurale che può parlare con tutti, comprese le Chiese, e poi decidere in autonomia. L'idea stessa del Pd è un passo avanti: un partito che contiene posizioni diverse che si abituano a confrontarsi e a produrre sintesi impegnative per tutti. Un esempio: sulla fecondazione assistita Ds e Dl votarono divisi, sul testamento biologico il gruppo Pd in Senato è stato compatto, con solo 4 voti in dissenso». Pensa che la vostra mozione appaia come quella meno laica? «Se per laica si intende polemica verso il mondo cattolico allora è vero. Ma Franceschini ha avuto parole chiarissime sulla laicità, gli "esami" li ha già superati tutti con profitto». Su coppie di fatto e matrimoni gay che proposte farete? «La mia posizione è quella di Obama: il matrimonio come unione di due persone di sesso diverso è un valore fondante, ma vanno tutelate anche le convivenze, in particolare per quanto riguarda i diritti di assistenza in caso di malattia». E i matrimoni gay? «Neppure i Ds li hanno mai proposti, tantomeno le adozioni. Bisogna tornare all'impianto dei Dico». Oltre non si può andare? «Lo dice la Costituzione, non solo la Chiesa. Matrimonio e convivenza sono due cose diverse». Il sostegno a Franceschini dei teodem vi farà perdere voti "laici"? «Immagino un Pd con il gusto di incontrarsi tra persone diverse. I teodem sono una ricchezza, non mi piace quanto sento dire che bisogna mandare via qualcuno». Come valuta Marino candidato? «Lui ha un giudizio negativo della nostra battaglia sul testamento biologico in Senato...». Teme che possa radicalizzare lo scontro? «Non credo, lo stimo, è una persona che crede nel Pd e sa che costruendo tifoserie sui temi etici faremmo male al Pd senza trovare soluzioni all'altezza dei problemi». ANDREA CARUGATI Intervista a Giorgio Tonini

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È il principio che deve ispirare la cultura, le scelte, l'intera visione politica di un pa... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 08-07-2009)

Argomenti: Laicita'

È il principio che deve ispirare la cultura, le scelte, l'intera visione politica di un partito che si chiama democratico. Democrazia e laicità non possono esistere l'una senza l'altra. E il congresso di ottobre è un'occasione straordinaria per riaffermarlo». Il valore della laicità, che ritiene «decisivo», ha ispirato tanta parte della pratica politica della deputata Pd Barbara Pollastrini. «Battaglie che sapevamo difficili», dice, «come quella sulla fecondazione assistita, o per i Dico, ma che volevamo fare: nessuna "ragion di stato" è sufficiente per venir meno». Ritrova queste sue stesse convinzioni in Bersani? «Nessuno ha l'esclusiva della laicità. Ma certo Bersani, nelle sue parole all'Ambra Jovinelli, l'ha collocata come una bussola per interpretare il mondo. Non è importante quante volte la nomini, è importante che la ritenga essenziale, declinata in tutti i temi della pratica politica». Quali temi? «Innanzitutto è il faro in un mondo attraversato dai fondamentalismi. Poi, attiene ai diritti e doveri delle persone. Una visione laica implica il riconoscimento delle persone nella loro libertà e responsabilità, ed è la leva di un nuovo civismo. È la base dell'idea di progresso da rendere maggioritario e popolare nel paese. Pensiamo ad un tema quale la migrazione: solo uno sguardo laico tiene insieme i due aspetti, solidaristico e legalitario, come ritengo indispensabile fare. Pensiamo al corpo delle donne: la stessa idea di rispetto nasce da una visione laica, tanto più negli scontri che attraversano il mondo. Obama, Lula, Zapatero, si ispirano alla laicità per praticare nuove teorie sociali di uguaglianza che da noi, invece, faticano a prendere terreno. C'è il tema dell'avanzare della scienza, importantissimo anch'esso. Ecco perchè con altri ho ridepositato la proposta di legge sul testamento biologico, simile a quella dei senatori Marino e Veronesi». Per il Pd punto cruciale e assai sensibile: la richiesta è forte, l'offerta vacilla. «Finora non ha avuto l'impatto che avrebbe dovuto avere. È mancata la consapevolezza delle sue attualità e modernità. Il congresso è l'occasione perchè si affermi come valore fondante, irrinunciabile per costruire un partito con lo sguardo al futuro». La domanda di molti è: in un Pd laico, che ci fanno i teocon, Binetti in testa? «Sta a lei rispondere, lo dico con rispetto. Io credo di essere dalla parte della maggioranza dei nostri sostenitori». LAURA MATTEUCCI Intervista a Barbara Pollastrini

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. Nel Pd volano pietre (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Politica data: 08/07/2009 - pag: 14 «Gattopardi». «Notabili» Nel Pd volano pietre di MARIA LAURA RODOTÀ Dice Piero Fassino, ex dalemiano pro-Franceschini: «Perché D'Alema si definisce uno statista e ha paura della Serracchiani?» e «perché (i dalemianibersaniani, ndr) hanno paura delle primarie?». Dice il dalemiano Pierluigi Bersani, pro-Bersani: «Basta con la storia dei signori delle tessere. Un partito senza tessere, che c... di partito è?». Nel Pd ci si insulta da settimane, gente perbene usa parolacce. Ex e non-ex si sono rimescolati in tre fazioni; e la litigiosità precongresso è intensa, e pubblica. Di volta in volta gli «altri» sono dei Gattopardi, dei soci di bocciofile disorganizzate, dei vecchi notabili cattivi, degli svaporati. E' un «confronto franco», come auspicato da Dario Franceschini. Molto franco, più che un'«alternativa culturale al berlusconismo», pare un'alternativa a Uomini e Donne di Canale 5. Chissà come faranno i partecipanti a ricompattarsi a fine ottobre. Perché entro il 10 i tesserati sceglieranno tre candidati; e poi, il 25, alle primarie, potranno votare tutti i simpatizzanti (negli Usa si fa il contrario; ma così è più divertente, forse). E già ora ci si attacca con passione, più che da partito a vocazione maggioritaria, da Sinistra Arcobaleno post-tracollo (e c'è chi si preoccupa, da lì son nati circa seicento micropartiti). E si discute su alcune aree tematiche, come: YouDario e gli altri Franceschini si è candidato con un videomessaggio: «Per cambiare. Per non riconsegnare il partito a quelli che c'erano prima di me». YouDario ha «stupito e dispiaciuto» dalemiani come Barbara Pollastrini: «Scarso stile ». E' rimasto male anche D'Alema. Domenica ha detto: «E' un vertice modesto se fa la guerra alle grandi personalità (come D'Alema, ndr) del partito, altro che innovatore». E gli amici americani di D'Alema si sono sganasciati sulle primarie Pd. Intanto Luciano Violante, aveva già attaccato: «Neanche in una bocciofila il segretario viene eletto da chi passa di lì, bisogna cambiare lo statuto». E via così. Caccia al perdente Secondo i dalemiani-bersaniani, il perdente è il segretario in carica. Il leader Max dopo le regionali perse nel 2000 si era dimesso da premier. Sottinteso: Franceschini sarebbe dovuto sparire dopo le Europee. I franceschiniani dissentono. La più cattiva, all'evento pro-Dario di Roma, è stata la sarda Francesca Barracciu. Per lei i rivali i sono «una classe dirigente col futuro alle spalle». Per cui: «I morti seppelliscano i loro morti e sia consentito a questo partito di spiccare il volo ». Poco dopo Sergio Chiamparino ammetteva triste: «Non abbiamo più l'orgoglio di essere dalla parte giusta ». Ci sono troppe parti, in effetti. I vecchi e i nuovi Anche l'erodeputato ex Tg1 David Sassoli si preoccupava del team Bersani: «Non vorrei che girassero una nuova versione del 'Gattopardo': notabili travestiti da innovatori». Intanto, veniva maltrattata Debora Serracchiani, diva al primo scivolone: «Sto con Franceschini perché è simpatico». Doveva essere una battuta, è successo il finimondo, Serracchiani ha fatto una figura da peso leggero, e poi «anche Totò e Tina Pica erano simpatici», ha notato il presidente della provincia di Roma Luca Zingaretti. E poi la novità non è più Debora S., da qualche giorno. Marino, Marino, Marino E' chirurgo-senatore-cattolico adulto Ignazio Marino, combattente per il testamento biologico e ora terzo candidato. Senza mezzi termini: «I nostri elettori sono stufi, delusi, nauseati dalle incertezze del Pd». Il suo sponsor nel partito è l'ex veltroniano Goffredo Bettini, la sua squadra (perplessa su Bettini) è quella dei 'piombini', giovani o quasi, da Pippo Civati a Ivan Scalfarotto a Paola Concia. I suoi elettori potenziali i delusi dal Pd hanno qualche chance di sparigliare alle primarie aperte; così l'appoggio di Marino diventerebbe essenziale per il futuro segretario. I critici di Marino, ex popolari come Pierluigi Castagnetti, dicono che vuole solo «spostare (verso il laicismo, ndr) l'asse culturale del Pd». L'asse per la verità non si è ancora vista, o meglio ce ne sono svariate. Anche per questo si litiga (e i fans di Serracchiani su Facebook si consolano scrivendo che «simpatia», vuol dire «patire insieme»; ma anche divisi, ora, nel Pd). Tutti contro tutti Giorni di aspre polemiche e di accuse tra i Democratici. Il «caso Serracchiani» e la «nausea» di Marino

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Walesa contro Madonna (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Esteri data: 08/07/2009 - pag: 17 Sacro e profano Il concerto in Polonia nel giorno dell'Ascensione Walesa contro Madonna «Provocazioni sataniche» Il premio Nobel: non può cantare il 15 agosto Lui non si è mai staccato dal bavero l'immagine della Madonna nera di Czestochowa, lei ha sfondato cantando Like a Virgin e baciando il Gesù nero del videoclip di Like a Prayer. Erano gli anni Ottanta, Lech Walesa combatteva il comunismo con i crocifissi e gli scioperi dei cantieri di Danzica, Louise Veronica Ciccone esibiva le gioie pagane della Material Girl e diventava Madonna. Nostra signora del pop, canta pro nobis. Le due icone s'incontrano vent'anni dopo, e non è amore. Lech Walesa ha aderito alla campagna di boicottaggio organizzata da alcune organizzazioni ultracattoliche, contrarie alla data fissata per il primo concerto di Madonna in Polonia, il 15 agosto, in coincidenza con la festa religiosa dell'Ascensione in cielo della Vergine Maria (oltre che con l'anniversario della vittoria del maresciallo Jozef Pilsudski contro l'Armata rossa nel 1920). Secondo l'ex presidente e premio Nobel per la pace, è stata una «provocazione satanica » prevedere la tappa polacca dello Sticky & Sweet Tour nel giorno in cui i cattolici osservanti vanno in pellegrinaggio al santuario di Jasna Góra dov'è custodita l'immagine della Madonna di Czestochowa. «Indosso il suo ritratto ha detto Walesa alla Reuters riferendosi alla madre di Gesù , è comprensibile che non sia entusiasta della data scelta per il concerto. Non ho niente contro Madonna, nonostante le provocazioni passate». Come le crocifissioni sul palco del 2006, all'Olimpico di Roma. La «crociata della preghiera » è stata lanciata dal Comitato di difesa della fede e della tradizione nazionale Pro-Polonia. «Questo concerto ha dichiarato padre Stanislaw Malkowski, uno dei leader della protesta è un attacco del diavolo alla nostra intatta nazione cattolica e alla tradizione dei polacchi ». Il cattolicesimo è uno dei pilastri dell'identità polacca ed è stata una componente fondamentale della rivoluzione non violenta compiuta dal sindacato fondato da Wa-- lesa, Solidarnosc, che portò alle prime elezioni semilibere del 1989 e alla caduta del regime. La maggioranza dei polacchi di oggi, tuttavia, non è in sintonia con i toni apocalittici usati dal Comitato o dall'altro bastione del conservatorismo ultrareligioso, la «famiglia » di Radio Maryja, che già tre anni fa reagì duramente alla copertina della rivista Machina nella quale Miss Ciccone compariva ritratta proprio come la Madonna di Czestochowa. Allo show di ferragosto all'aeroporto di Bemowo, Varsavia, sono attesi oltre ventimila spettatori. Gli attivisti continuano a chiedere l'intervento del sindaco della capitale e del ministero dell'Interno per bloccare l'evento. «Eviteremo questo scandalo», è la promessa di Marian Brudzinski, membro del partito d'opposizione Legge e Giustizia, quello dei gemelli Kaczynski. «Insieme possiamo fare la differenza ha detto alla Radio nazionale Anna Olasik, promotrice della campagna , riaffermare i nostri valori e tornare ad essere la Polonia dei tempi di Giovanni Paolo II». In caso di mancata risposta delle autorità governative, il piano B prevede un picchetto di massa e di preghiera per arginare l'onda sonora e corruttrice. In Italia, il tour arriva il 14 luglio (San Siro), ed è da poco uscito il primo film di Madonna regista. Titolo, Sacro e profano. Maria Serena Natale

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CATTOLICESIMO E CAPITALISMO, CRISI DI UN IDILLIO (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 08-07-2009)

Argomenti: Laicita'

COMMENTO CATTOLICESIMO E CAPITALISMO, CRISI DI UN IDILLIO Filippo Gentiloni Filippo Gentiloni Carità e verità: due forze molto nobili e solenni aprono l'Enciclica di Benedetto XVI pubblicata ieri. Solenne anche lo scopo: fare il punto sulla situazione economica del mondo, sulla crisi in atto, sulle possibilità di ripresa. Nobile anche quella che si potrebbe considerare la tesi di fondo: la necessità dell'etica per risolvere la situazione, proprio quell'etica cristiana della quale Roma è custode e maestra. In questa ottica, il Papa affronta i principali e più scottanti temi che oggi sono all'ordine del giorno sotto gli occhi di tutti, dal bene comune alla giustizia, dalla necessità di regole per regolare il lavoro, al precariato, dalla impresa alla fame nel mondo, alla immigrazione, dal ruolo dello stato ai problemi dell'ambiente e della globalizzazione. Senza dimenticare alcuni aspetti e alcune questioni che fanno parte essenziale del magistero cattolico, come le questioni legate al sesso e alla crescita democratica. Un panorama vasto e complesso, che rischia inevitabilmente la genericità. Soprattutto perché la storia dimostra quanto la sua realizzazione sia difficile. Troppe le difficoltà e le resistenze. Saranno sufficienti quella carità e quella verità che l'Enciclica pontificia sollecita e stimola? L'ultimo secolo ha dimostrato e confermato - purtroppo - quale e quanta sia la forza del denaro e del grande capitale e insieme quanta e quale sia la debolezza della carità e della verità. Lo conferma la stessa storia del cattolicesimo, anche se l'Enciclica non lo dice. Basti pensare alla vicenda del cattolicesimo postconciliare e della teologia della liberazione. La paura del comunismo ateo spinse la stessa chiesa cattolica verso il capitalismo più sfrenato, in America latina e non solo. Qualche cosa del genere è accaduta anche a quei tentativi centristi - le varie democrazie cristiane - che la chiesa cattolica ha sostenuto fino a un certo punto, sempre per paura della sinistra comunista. Una storia che non si può dimenticare, mentre oggi la stessa chiesa esorta il grande capitale a ricordarsi dei poveri del mondo. Una storia pesante, questa dell'abbraccio fra il cattolicesimo e il capitalismo. Una storia che riguarda soprattutto l'Africa e l'America latina, ma non solo. Basterà la nuova Enciclica a fare cambiare pagina? Ce lo chiediamo, come ci chiediamo se il G8 dell'Aquila farà cambiare pagina all'atteggiamento degli stati ricchi verso i poveri del mondo.

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Stiljagi , quando le ronde comuniste tagliavano i capelli agli scatenati rockers (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 08-07-2009)

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KARLOVY VARY FESTIVAL Vent'anni di film, vissuti tutti pericolosamente «Stiljagi», quando le ronde comuniste tagliavano i capelli agli scatenati rockers Silvana Silvestri KARLOVY VARY KARLOVY VARY Nella Repubblica Ceca il festival di Karlovy Vary (3 / 12 luglio) inizia in coincidenza con due feste importanti, quella religiosa dei santi Cirillo e Metodio e quella laica istituita più recentemente per Jan Hus, il riformatore e fustigatore della scarsa moralità cattolica, diventato simbolo dell'unità nazionale. Il festival, tra quelli che si fregiano della serie A come Cannes e Venezia, ha resistito alla crisi internazionale mantenendo il supporto dei suoi sponsor e del ministero della cultura. Il ministero è presente come produttore di una serie di corti divertenti, che aprono ogni proiezione, realizzati nel corso degli ultimi anni, che hanno come protagonisti i celebri registi che hanno ottenuto il globo di cristallo per i loro meriti cinematografici. Il pubblico occidentale conosce Andy Garcia (nel corto, usa il pesantissimo globo per sfondare la porta della sua casa di cui non trova la chiave), ma dovrebbe conoscere anche Jiri Menzel, il regista che metteva in scena i romanzi di Bohumil Hrabal, lo scrittore vietato durante il controllo dei sovietici, per le sue storie dissacranti ambientate nei piccoli villaggi, l'erotismo soft. Così è anche il suo corto, usa il globo di cristallo (ottenuto nel 2003) per amplificare come lente di ingrandimento il sedere della camerierina che invita a spolverare i piani alti della libreria (e perde l'equilibrio dalla sedia). Il globo della grande cineasta Vera Chytilova invece si è rotto in pezzi, il supporto è pieno di ragnatele. Lei incolla insieme i pezzi e poi si soffia il naso rumorosamente, uno sberleffo che è il suo marchio di fabbrica fin dal suo intramontabile esordio, Le margheritine. Milos Forman, il più internazionale dei registi boemi, utilizza il suo avuto nel '97 per schiacciare le pillole. La memoria degli anni del cosiddetto socialismo è vivido per quanti frequentavano il festival in quegli anni (e noi fra i pochissimi italiani presenti) in alternanza con il festival di Mosca. Lo ricorda anche la direttrice artistica del festival, il critico Eva Zaoralova nell'introduzione al catalogo (una legge toglie il suffisso maritale ai cognomi, ma il suo riporta alla mente un supercensurato regista del regime, sperimentatore di nuove immagini), le difficoltà di accesso, le file per comprare una banana. Ma sempre un grande entusiasmo per le proiezioni. Da almeno una ventina di anni il festival è frequentato da migliaia di giovani, oggi da quelli nati dopo la caduta del muro. Vedono The Wrestler, ma non possono immaginare che in una edizione all'inizio degli anni ottanta un unico film americano, presentato con cautela, era tutto girato in interni (per lo più in una bisca) non fosse mai che si vedesse la way of life. Vetrina da sempre dei paesi dell'est, quest'anno al festival è stata creata una sezione speciale, chiamata «Venti anni di libertà» con sei film da Russia, Ungheria, Serbia Polonia ex Ddr e Cecoslovacchia che mettono in evidenza certi lati oscuri del nuovo mondo. Ma la sensazione dei primi film visti al festival è che ci troviamo in una situazione meno distruttiva, non più di imitazione dell'occidente e della sua espressività. Le problematiche, i disagi raccontati vengono tutti dalle radici, dal passato, dalla natura umana. I veti del comunismo? Sono a tempo di musica come Made in Hungaria di Gergely Fonyo che rifà a Budapest un musical su due bande rivali a tempo di rock, importate da un teenager che torna dagli Usa. All'acclamato regista di Odessa Valerij Todorovskij (classe 1962) il merito di aver portato in pieno 1955 lo swing a Mosca, così come non si immaginava potesse trovare posto. Stiljagi (Hipsters) ha come protagonista Mels, il suo nome è composto dalle iniziali Marx Engels Lenin e Stalin, ma i suoi amici lo consigliano di americanizzare il nome in Mel, come Boris diventa Bob e Fedor, Fred. Ecco in azione le ronde comuniste, armate di forbici si appostano fuori dai locali segreti dove si riuniscono i rockers e tagliano ciuffi e giacche colorate, cravatte sgargianti e gonne a ruota, tutto comprato alla borsa nera. Anche Mels fa parte delle ronde, ma è fulminato da Polly e per amore, come un vero atleta di prima categoria, si pone l'obiettivo di conquistarla, abbandona i compagni e per starle vicino diventa anche lui un esperto ballerino e suonatore di sax. In un complesso gioco di riferimenti ai personaggi dei film dell'epoca e location famose, viene a patti con un passato ancora tutto da riesaminare con due elementi del grande musical russo, canzone e sentimento. Il jazz, il mambo, il twist sono incisi su lastre dei raggi X per passare inosservati, poi un po' amaramente la vita seguirà il suo corso e i figli dei privilegiati seguiranno le orme dei padri. Ma un long playing di Elvis resta sul selciato, sfuggito al controllo della polizia. Si esprime meno divertimento in altri paesi dell'est come nell'Ungheria di Utolso Idok di Aron Matyassy, visto alla settimana del cinema ungherese, un drammatico caso poliziesco che sfocia nella analisi di radici profonde di disastro. O nell'amara vicenda di Tomek protagonista del film polacco Swinki di Robert Glinski (autore del premio dei critici Hi Tereska del 2001), un ragazzino appassionato di astronomia accompagnato inevitabilmente fuori dalla parrocchia e verso le auto oscure che arrivano dalla vicina Germania a prostituirsi, unica fonte di lavoro redditizio, racconto condotto con un certo moralismo per l'inevitabile concatenarsi degli eventi, un tempo assente da questa cinematografia molto più allusiva e meno didattica. La vita colpisce duro anche in Bulgaria con Raci (Esche) di Ivan Cerkelov, un regista che ha colto i processi di trasformazione del paese in film come Pieces of Love, Rolling Stones, premiato nel 2006 a Karlovy Vary per Obarnata Elha. In questo suo ultimo film in un crescendo drammatico mette a confronto i nuovi potenti e i diseredati di sempre, che si ostinano a vivere con orgoglio. Rimasti disoccupati nel nuovo corso economico, i due amici Doka e Bonza si sono inventati un business di esche, senza sapere che diventeranno essi stessi delle esche umane. Il film, senza lasciare indovinare lo svolgimento, trasmette un senso crescente di ansia e di pericolo, a ragion veduta. Ed è sempre una storia di regolamenti tra uomini, come se ci si volesse guardare in faccia e misurare le forze, ed ancora tra potenti locali e protagonisti destinati alla sconfitta da pagare a caro prezzo il film slovacco Pokoj v dusi (Soul at peace) di Vladimir Balko, economista di formazione e giornalista tv di Bratislava, documentarista, regista di serie e video musicali, qui al suo esordio. Protagonista Tono, appena uscito di prigione, tornato al paese dove ritrova i vecchi amici di cui dovrà provare la fedeltà. I conti con il passato sono difficili da fare e la durezza con cui la realtà incombe e le si risponde, mostra delle rovine umane e un mondo tutto da ricostruire. Questi uomini dei diversi paesi che vediamo sugli schermi nel tentativo di misurare le loro forze, maneggiando fucili e violenza fisica, sono gli stessi che da tutte le parti del centro Europa emigrarono nel nuovo mondo e lo costruirono, i cowboy, i tycoon, gli operai, i cercatori d'oro. Ora stanno cercando di ricostruire una «nuova» realtà combattendo spesso con forze non così controllabili come la semplice forza della natura o del male o del passato, ma contro le leggi della finanza. Foto: LA LOCANDINA DI «STILJAGI» DI VALERIJ TODOROVSKIJ

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, quando le ronde comuniste tagliavano i capelli agli scatenati rockers (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 08-07-2009)

Argomenti: Laicita'

KARLOVY VARY FESTIVAL Vent'anni di film, vissuti tutti pericolosamente «Stiljagi», quando le ronde comuniste tagliavano i capelli agli scatenati rockers Silvana Silvestri KARLOVY VARY Nella Repubblica Ceca il festival di Karlovy Vary (3 / 12 luglio) inizia in coincidenza con due feste importanti, quella religiosa dei santi Cirillo e Metodio e quella laica istituita più recentemente per Jan Hus, il riformatore e fustigatore della scarsa moralità cattolica, diventato simbolo dell'unità nazionale. Il festival, tra quelli che si fregiano della serie A come Cannes e Venezia, ha resistito alla crisi internazionale mantenendo il supporto dei suoi sponsor e del ministero della cultura. Il ministero è presente come produttore di una serie di corti divertenti, che aprono ogni proiezione, realizzati nel corso degli ultimi anni, che hanno come protagonisti i celebri registi che hanno ottenuto il globo di cristallo per i loro meriti cinematografici. Il pubblico occidentale conosce Andy Garcia (nel corto, usa il pesantissimo globo per sfondare la porta della sua casa di cui non trova la chiave), ma dovrebbe conoscere anche Jiri Menzel, il regista che metteva in scena i romanzi di Bohumil Hrabal, lo scrittore vietato durante il controllo dei sovietici, per le sue storie dissacranti ambientate nei piccoli villaggi, l'erotismo soft. Così è anche il suo corto, usa il globo di cristallo (ottenuto nel 2003) per amplificare come lente di ingrandimento il sedere della camerierina che invita a spolverare i piani alti della libreria (e perde l'equilibrio dalla sedia). Il globo della grande cineasta Vera Chytilova invece si è rotto in pezzi, il supporto è pieno di ragnatele. Lei incolla insieme i pezzi e poi si soffia il naso rumorosamente, uno sberleffo che è il suo marchio di fabbrica fin dal suo intramontabile esordio, Le margheritine. Milos Forman, il più internazionale dei registi boemi, utilizza il suo avuto nel '97 per schiacciare le pillole. La memoria degli anni del cosiddetto socialismo è vivido per quanti frequentavano il festival in quegli anni (e noi fra i pochissimi italiani presenti) in alternanza con il festival di Mosca. Lo ricorda anche la direttrice artistica del festival, il critico Eva Zaoralova nell'introduzione al catalogo (una legge toglie il suffisso maritale ai cognomi, ma il suo riporta alla mente un supercensurato regista del regime, sperimentatore di nuove immagini), le difficoltà di accesso, le file per comprare una banana. Ma sempre un grande entusiasmo per le proiezioni. Da almeno una ventina di anni il festival è frequentato da migliaia di giovani, oggi da quelli nati dopo la caduta del muro. Vedono The Wrestler, ma non possono immaginare che in una edizione all'inizio degli anni ottanta un unico film americano, presentato con cautela, era tutto girato in interni (per lo più in una bisca) non fosse mai che si vedesse la way of life. Vetrina da sempre dei paesi dell'est, quest'anno al festival è stata creata una sezione speciale, chiamata «Venti anni di libertà» con sei film da Russia, Ungheria, Serbia Polonia ex Ddr e Cecoslovacchia che mettono in evidenza certi lati oscuri del nuovo mondo. Ma la sensazione dei primi film visti al festival è che ci troviamo in una situazione meno distruttiva, non più di imitazione dell'occidente e della sua espressività. Le problematiche, i disagi raccontati vengono tutti dalle radici, dal passato, dalla natura umana. I veti del comunismo? Sono a tempo di musica come Made in Hungaria di Gergely Fonyo che rifà a Budapest un musical su due bande rivali a tempo di rock, importate da un teenager che torna dagli Usa. All'acclamato regista di Odessa Valerij Todorovskij (classe 1962) il merito di aver portato in pieno 1955 lo swing a Mosca, così come non si immaginava potesse trovare posto. Stiljagi (Hipsters) ha come protagonista Mels, il suo nome è composto dalle iniziali Marx Engels Lenin e Stalin, ma i suoi amici lo consigliano di americanizzare il nome in Mel, come Boris diventa Bob e Fedor, Fred. Ecco in azione le ronde comuniste, armate di forbici si appostano fuori dai locali segreti dove si riuniscono i rockers e tagliano ciuffi e giacche colorate, cravatte sgargianti e gonne a ruota, tutto comprato alla borsa nera. Anche Mels fa parte delle ronde, ma è fulminato da Polly e per amore, come un vero atleta di prima categoria, si pone l'obiettivo di conquistarla, abbandona i compagni e per starle vicino diventa anche lui un esperto ballerino e suonatore di sax. In un complesso gioco di riferimenti ai personaggi dei film dell'epoca e location famose, viene a patti con un passato ancora tutto da riesaminare con due elementi del grande musical russo, canzone e sentimento. Il jazz, il mambo, il twist sono incisi su lastre dei raggi X per passare inosservati, poi un po' amaramente la vita seguirà il suo corso e i figli dei privilegiati seguiranno le orme dei padri. Ma un long playing di Elvis resta sul selciato, sfuggito al controllo della polizia. Si esprime meno divertimento in altri paesi dell'est come nell'Ungheria di Utolso Idok di Aron Matyassy, visto alla settimana del cinema ungherese, un drammatico caso poliziesco che sfocia nella analisi di radici profonde di disastro. O nell'amara vicenda di Tomek protagonista del film polacco Swinki di Robert Glinski (autore del premio dei critici Hi Tereska del 2001), un ragazzino appassionato di astronomia accompagnato inevitabilmente fuori dalla parrocchia e verso le auto oscure che arrivano dalla vicina Germania a prostituirsi, unica fonte di lavoro redditizio, racconto condotto con un certo moralismo per l'inevitabile concatenarsi degli eventi, un tempo assente da questa cinematografia molto più allusiva e meno didattica. La vita colpisce duro anche in Bulgaria con Raci (Esche) di Ivan Cerkelov, un regista che ha colto i processi di trasformazione del paese in film come Pieces of Love, Rolling Stones, premiato nel 2006 a Karlovy Vary per Obarnata Elha. In questo suo ultimo film in un crescendo drammatico mette a confronto i nuovi potenti e i diseredati di sempre, che si ostinano a vivere con orgoglio. Rimasti disoccupati nel nuovo corso economico, i due amici Doka e Bonza si sono inventati un business di esche, senza sapere che diventeranno essi stessi delle esche umane. Il film, senza lasciare indovinare lo svolgimento, trasmette un senso crescente di ansia e di pericolo, a ragion veduta. Ed è sempre una storia di regolamenti tra uomini, come se ci si volesse guardare in faccia e misurare le forze, ed ancora tra potenti locali e protagonisti destinati alla sconfitta da pagare a caro prezzo il film slovacco Pokoj v dusi (Soul at peace) di Vladimir Balko, economista di formazione e giornalista tv di Bratislava, documentarista, regista di serie e video musicali, qui al suo esordio. Protagonista Tono, appena uscito di prigione, tornato al paese dove ritrova i vecchi amici di cui dovrà provare la fedeltà. I conti con il passato sono difficili da fare e la durezza con cui la realtà incombe e le si risponde, mostra delle rovine umane e un mondo tutto da ricostruire. Questi uomini dei diversi paesi che vediamo sugli schermi nel tentativo di misurare le loro forze, maneggiando fucili e violenza fisica, sono gli stessi che da tutte le parti del centro Europa emigrarono nel nuovo mondo e lo costruirono, i cowboy, i tycoon, gli operai, i cercatori d'oro. Ora stanno cercando di ricostruire una «nuova» realtà combattendo spesso con forze non così controllabili come la semplice forza della natura o del male o del passato, ma contro le leggi della finanza.

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ELISA PINNA Città del Vaticano. Alla vigilia del G8, il Papa esorta a creare una vera ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-07-2009)

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ELISA PINNA Città del Vaticano. Alla vigilia del G8, il Papa esorta a creare una vera «autorità mondiale» in grado di guidare i sommovimenti della globalizzazione e di imporre regole etiche all'economia. Chiede più presenza dei governi e della società civile per uscire dall'attuale crisi mondiale, che ha accresciuto le disuguaglianze sociali, le povertà estreme, il dramma del lavoro precario, e messo a rischio persino la democrazia nei Paesi più fragili e poveri. Nella sua enciclica «Caritas in Veritate», la terza del pontificato e la prima di carattere sociale, Benedetto XVI punta il dito contro il liberismo sfrenato, la logica del profitto, la finanza «speculativa» senza Dio, responsabili dell'attuale collasso planetario. Nell'era globale, l'Onu e altri forum internazionali - avverte Ratzinger - si sono rivelati inadeguati a fronteggiare le nuove sfide della interdipendenza; anche i Paesi poveri hanno diritto a far sentire la loro voce: accanto ad un'urgente riforma delle Nazioni Unite, Benedetto XVI ipotizza dunque una vera governance dei processi mondiali in atto, un'autorità con «potere effettivo» e nel rispetto dei «principi di solidarietà e sussidiarietà». Una proposta che deve definirsi meglio ma che non si traduce - ha avvertito il cardinale Renato Raffaele Martino nella conferenza di presentazione dell'enciclica - nella creazione di un supergoverno mondiale. In «Caritas in Veritate», il Papa ribadisce il sì della Chiesa al «mercato», purchè esso non si riduca alla «legge del più forte», non pretenda di essere svincolato da qualsiasi controllo e ammetta la presenza di più forme economiche, ad esempio le cooperative. La Chiesa - ricorda - non è nemmeno contro la globalizzazione, a patto che essa non sia frenata «con progetti egoistici e protezionistici» e offra la possibilità di «una grande redistribuzione della ricchezza». La crisi attuale, sintetizza Benedetto XVI, «ci obbliga a riprogettare il nostro cammino». L'enciclica, 142 pagine nella versione italiana, una gestazione di quasi tre anni, diverse stesure e revisioni fino agli ultimi ritocchi della scorsa settimana, si avvale di contributo molteplici e si presta a più di una lettura. In primo piano c'è la riaffermazione della dottrina sociale cattolica, ancorata sin dai tempi di Leone XIII e della sua Rerum Novarum del 1891 alla difesa dei più deboli. Nell'attualizzarla al giorno d'oggi, Benedetto XVI denuncia la «riduzione delle reti di sicurezza sociale», il pericolo delle delocalizzazioni volute spesso da multinazionali prive di scrupoli. Il Papa affronta anche il problema della tutela dell'ambiente, «un dono di Dio da usare responsabilmente». Deve finire - scrive - «l'accaparramento delle risorse» da parte di Stati e gruppi di potere a danno dei «Paesi poveri». I temi economici dell'enciclica si intrecciano tuttavia con questioni morali e più propriamente teologiche. Perchè tutto è collegato, e senza rispetto della vita umana, senza il senso della trascendenza, non vi può essere sviluppo, osserva Benedetto XVI. Così accanto alle pagine sulla crisi e sul diritto al lavoro, ecco quelle sulla necessità di contrastare la «cultura della morte», il «relativismo», la sessualità vissuta come edonismo. Un altro tema-chiave è quello dell'indebolimento dei sindacati. Il Papa ha ricordato che un lavoro decente è un «diritto inalienabile». E dice no al precariato che, ormai endemico, ostacola i normali percorsi di vita, no alla delocalizzazione che porta allo sfruttamento, no all'abbassamento delle tutele di fronte ad un sindacato indebolito. Come l'economia deve fondarsi sull'etica, così la carità cristiana non può prescindere dalla fede, dalla verità. Proprio per evitare che un «cristianesimo di carità senza verità» possa venire scambiato «per una riserva di buoni sentimenti», utili ma marginali, Benedetto XVI, nei passaggi cruciali dell'enciclica, ricorda che tutto si riconduce a Dio. Dopo la «Deus Caritas est» del 25 novembre 2005 e la «Spe Salvi» del 30 novembre del 2007, adesso tocca alla terza enciclica di Ratzinger avviare una nuova riflessione tra i vescovi, i sacerdoti, i laici cattolici e «tutti gli uomini di buona volontà» a cui è indirizzata.

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SEGUE DALLA PRIMA PAGINA DOMENICO ROSATI È con l'intreccio di questi due fili che vi... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-07-2009)

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SEGUE DALLA PRIMA PAGINA DOMENICO ROSATI È con l'intreccio di questi due fili che viene tessuta interamente la trama dell'enciclica, con una omogeneità di tensione che la percorre dall'inizio alla conclusione. Ed è in questo elemento costitutivo che sta la differenza specifica con le precedenti espressioni del magistero sociale della chiesa. Anziché partire dall'analisi del contesto storico, che non è ignorato ma sembra dato per acquisito, ci si immette subito in un circuito di elaborazione che non rifugge dalla considerazione, anche critica, dei problemi, ma inquadra tutto nella precisa cornice teologica che è caratteristica del pensiero di papa Ratzinger. «La verità - scrive infatti - va cercata, trovata ed espressa nell'"economia" della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità». In questo modo, precisa «non avremo solo reso un servizio alla carità, illuminata dalla verità, ma avremo anche contribuito ad accreditare la verità, mostrandone il potere di autenticazione e di persuasione nel concreto del vivere sociale». E puntualizza: «Cosa, questa, di non poco conto oggi, in un contesto sociale e culturale che relativizza la verità, diventando spesso di essa incurante e ad essa restio». Altrettanto fuorviante sarebbe tuttavia ritenere che una simile premessa ponga sull'insieme un'ipoteca di carattere sedativo. L'accento sulla verità, fino alla sentenza per cui «senza Dio l'uomo non sa dove andare, e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia», non impaccia lo svolgersi della diagnosi sui mali del mondo e anzi la rende, per molti aspetti, più critica ed esigente. Domina in ogni ambito - l'economico, il sociale, il politico, il lavoro, lo Stato, la sussidiarietà, l'ambiente, la bioetica solo per citare qualche capitolo - una preoccupazione eminentemente etica, come discernimento di ciò che giova e ciò che nuoce all'uomo. Ma anche l'etica abbisogna di una qualificazione e questa non può venire se non dalla frequentazione della verità che rende autentica la carità. Il discorso è rivolto alle coscienze più che ai poteri, anche se questi non sono lasciati in pace perché assidua e spesso puntuale è la segnalazione delle inadempienze (verso i poveri del mondo) e delle disfunzioni (del mercato egoistico). Uomini nuovi, illuminati dalla verità, saranno tuttavia capaci di rendere migliore la convivenza umana con la coerenza della loro testimonianza. Naturalmente la sintesi non rende giustizia ad un argomentare complesso, che meriterà approfondimenti non frettolosi anche per gli aspetti in cui si inoltra nel difficile disegno di modalità di vita economica e imprenditoriale libere (o liberate?) dall'assillo dell'aggressività competitiva. In che misura, ad esempio, una discreta rivalutazione del ruolo dello Stato corregge certe frequentazioni decisamente «anti» manifestatesi, anche in campo cattolico, sulla scia di elaborazioni americane? Ed in qual modo una configurazione così compatta dell'etica cattolica si presta al pur necessario confronto in una società globale e pluralistica, partendo - per citare Barak Obama - «dal pregiudizio che anche l'altro è in buona fede»? Alcune delle risposte sono già contenute nel magistero della chiesa. Se, come ha recentemente ricordato il cardinale Cottier citando la Dichiarazione sulla libertà religiosa, è insito nella natura umana il dovere di ogni persona di ricercare la verità, allora «quando rispetto l'altro io rispetto in lui questa capacità di verità». Benedetto XVI ha modulato l'impianto della sua lettera sulla «Populorum Progressio» di Paolo VI, continuamente richiamata. Ma il testo paolino si rifà esplicitamente alla «Pacem in terris» di Giovanni XXIII nella quale è scritto che, prima ancora dell'intervento della Grazia, dalla stessa natura dell'uomo scaturiscono simultaneamente i diritti universali e inviolabili della persona; e che esiste dunque una piattaforma umana di valori che rappresenta il terreno comune di una ricerca per tutti gli uomini di buona volontà. Ai quali del resto è dedicata anche la «Caritas in veritate»; che dunque, se si vuole, può aprire un fecondo dibattito nell'intera società.

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Il fatto che l'ex segretario dei Ds, Fassino, oggi faccia il coordinatore della corrente di Fra... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-07-2009)

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Il fatto che l'ex segretario dei Ds, Fassino, oggi faccia il coordinatore della corrente di Franceschini spiega perché quel partito non decollava. Ma la cosa più curiosa è che il coordinatore, in un'intervista apparsa ieri sul Riformista, accusi il cattolico Ignazio Marino di essere non laico, ma «laicista». Cioè una degenerazione della laicità. Marino è un grande chirurgo dei trapianti. Ma è difficile che possa trapiantare il seme della coerenza e del coraggio politico ai tanti Fassino del Pd. Però la scienza...

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Lo specchio più fedele di ciò che i tre arrestati riuscivano a ottenere nell'ambito d... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-07-2009)

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Lo specchio più fedele di ciò che i tre arrestati riuscivano a ottenere nell'ambito dell'inchiesta sul racket del «caro estinto» emerge dalle intercettazioni telefoniche, che si confermano uno strumento indispensabile per le indagini. E nelle 186 pagine che compongono l'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Paola Russo di intercettazioni ne vengono riportate molte. La bara scambiata. Il 22 agosto del 2008 al Cardarelli muore un paziente ricoverato, Giuseppe D.D. Per questo decesso - ricostruisce il gip - venne dato incarico alla ditta di onoranze funebri «La Cattolica» di Gaetano Uccello. Uno dei suoi dipendenti si accorge però che la salma è destinata alla tumulazione nel cimitero di Marano, e a quel punto contatta l'agenzia Cesarano, «cui riferisce di aver già provveduto - "per errore" a far riporre il cadavere nella bara della ditta napoletana, cercando tuttavia di di concordare le modalità di restituzione del feretro». Dunque il corpo senza vita del paziente, sistemato in una prima bara, venne poi trasferito in una seconda bara, quella della ditta dei Cesarano. «Ora corro al Cardarelli, lo tolgo dalla sua bara e lo metto nella mia...», dice Ciro Cesarano, ignorando ovviamente di essere intercettato. In un'altra telefonata Vincenzo Pizza, dipendente della sala mortuaria del Cardarelli, conversa con Luigi Di Napoli, dipendente della ditta Cesarano. Un colloquio surreale, il loro. Luigi: «Pensiamo noi a dare la bara a Gaetano Uccello». Vincenzo: «Allora resta così?» Luigi: «Sì. Non ti preoccupare». Vincenzo: «A noi se resta ci fa piacere, perché ormai lo abbiamo messo nella bara. Quello è pure un "pezzo d'uomo"». Luigi: «Ah, ma sta bene nella bara?» Vincenzo: «Sì, sta bene, però poi se lo devono tumulare non saprei...». Il tipografo «confuso». Dalle indagini emerge come il controllo della ditta Cesarano sul mercato del «caro estinto» fosse un vero e proprio monopolio. Anche per i servizi accessori, a cominciare dall'affissione dei manifesti funebri. In una telefonata un tipografo si scusa con Giovanni Passero Menna, dipendente dell'agenzia Cesarano, per aver fatto affiggere a Marano manifesti di lutto di un defunto con il nome di un'altra ditta concorrente. «Se è un problema - dice - faccio uscire di nuovo il ragazzo che si è "confuso": vi assicuro che non l'abbiamo fatto apposta, non è mai capitato prima...». Il passaggio di salma. Il 15 gennaio 2008 alcuni carabinieri in borghese documentano che a mezzogiorno la salma di un defunto - Antonio S. - viene prelevata dalla sua casa di Quarto per essere trasportata nell'autorimessa di un'altra ditta di Arzano «ove viene "consegnata" a personale della stessa ditta». Per il gip il fatto «conferma che la ditta di Arzano, consapevole del "regime" imposto da Cesarano, si è ben guardata dal procedere autonomamente alla gestione di un servizio funebre ricadente in una zona di competenza esclusiva, appunto, dei Cesarano». Il «morto a spalla». Ancora particolari inquietanti. In una telefonata tra un dipendente di Cesarano e un impiegato della sala mortuaria del Cardarelli, quest'ultimo racconta al suo interlocutore che Tommaso Carannante (altro dipendente di Cesarano) «avrebbe prelevato una salma senza essere munito della necessaria autorizzazione». ecco il passaggio chiave: «Si è venuto a prendere il morto senza documenti e senza niente, lo ha messo a spalla e se n'è andato». Le «mazzette». Cinquanta euro a cadavere. Tanto incassavano, di media, i dipendenti infedeli di alcuni ospedali che «vendevano» informazioni sui decessi del giorno alla ditta Cesarano. In qualche caso si poteva arrivare anche a 100 euro. Intercettato dai carabinieri, Patrizio Macrì spiega ad un interlocutore che «i dipendenti dell'ospedale Cardarelli hanno chiesto l'aumento». Dei verbali d'indagine emerge che la presunta corruzione del personale ospedaliero si allargava, con il tempo, a macchia d'olio. «Analoghi episodi illeciti - conclude il gip - si sarebbero verificati anche presso il Cotugno. giu.cri.

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La guerra è finita. O no? (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 08-07-2009)

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8 luglio 2009 La guerra è finita. O no? Fassino ci spiega i termini di una intesa strategica sul governo del sistema Dal Foglio del 6 maggio 2006 Piero Fassino si alza in piedi nel suo ufficio e legge un appunto. “Io la metto così: la guerra è finita, perciò la candidatura di D’Alema al Quirinale deve essere il primo atto di una pace da costruire e non l’ultimo atto di una guerra che continua”. Il destinatario del messaggio è anzitutto Silvio Berlusconi. A lui e all’intera Cdl il segretario dei Ds – parlando con il Foglio – chiede “di valutare alla luce del sole la possibilità di eleggere D’Alema alla presidenza della Repubblica”. Fassino chiede i voti della Cdl? “Certo. O comunque un’intesa graduabile in diverse forme, purché esplicite”. Il presupposto dell’iniziativa fassiniana è questo: “Il centrosinistra ha vinto le elezioni, ma sul filo di lana ed è innegabile che una metà del paese sia rappresentata dalla Cdl. Siccome l’Italia deve ritrovare la serenità che le consenta di essere una democrazia normale, di riprendere a crescere e uscire dalla precarietà, bisogna smetterla di pensare che se vince Berlusconi ci sia il fascismo alle porte; e da destra che, se vince l’Ulivo, alle porte ci sia il comunismo”. Come ha fatto in circostanze analoghe il premier inglese Blair a nome del governo laburista, così, dice Fassino, “il prossimo governo italiano si farà carico delle scelte di chi lo ha preceduto, nel nome dell’interesse nazionale”. Di questo percorso, secondo il segretario dei Ds, D’Alema, se e quando candidato al Quirinale, vuole farsi garante. “Non siamo una Repubblica presidenziale, né lo dobbiamo diventare. Ma è essenziale che il prossimo presidente svolga un ruolo di garanzia e di coesione che contribuisca ad un clima nuovo e ad aprire una nuova stagione nella vita delle istituzioni della Repubblica”. Fassino indica quattro punti fondamentali che riassumono queste sue intenzioni e le collegano al nome di D’Alema. Primo: “L’assicurazione che se il governo di Prodi dovesse entrare in crisi si tornerà a votare, in base al principio tipico delle democrazie dell’alternanza per cui la legittimità di una maggioranza e di un governo viene dal voto dei cittadini”. Secondo: “Da capo del Csm, un presidente che eserciti la funzione di garanzia operando – come ha fatto Ciampi – per evitare ogni possibile cortocircuito tra giustizia e politica”. Terzo: “Sulle grandi scelte di politica estera un presidente che favorisca la massima intesa possibile”. Quarto: “All’indomani del referendum che – come noi auspichiamo – boccerà la revisione costituzionale della destra, si riprenda un confronto tra le forze politiche sulle istituzioni che consenta di portare a conclusione una transizione istituzionale da troppi anni incompiuta”. Questo il manifesto presidenziale di un possibile candidato di nome D’Alema, che secondo Fassino potrebbe anche essere reso esplicito prima del voto delle Camere. L’obiezione è che il ruolo del presidente possa venire meglio interpretato da figure terze, “emerite” o di vecchia scuola o con venature tecniche. Come Giorgio Napolitano, Giuliano Amato, Mario Monti. In più, un certo establishment e alcuni poteri editoriali conservano delle riserve su D’Alema. Fassino: “Certo, non c’è una sola personalità capace d’interpretare bene il ruolo di presidente, ma siamo in un tornante politico molto delicato e una figura tecnica rischia di rivelarsi una soluzione che coprirebbe a stento le tensioni, senza peraltro impedire che diventino virulente ed esplodano. Meglio un presidente di chiaro profilo politico. Quanto agli ambienti che diffidano di D’Alema, i timori sono figli della coazione a ripetere per cui si diffida di ciò che non si conosce più di quanto si creda in ciò che è noto. Io vedo in D’Alema un uomo politico dal profilo riformista, nel quale può identificarsi il centrosinistra, ma che ha l’intelligenza e la capacità di cogliere e rappresentare anche le aspettative e le inquietudini del campo avverso”. Il D’Alema capo dello stato proposto da Fassino è “quello che ha presieduto la Bicamerale, quello che ha impegnato l’Italia nell’operazione internazionale in Kosovo, quello che gestì l’elezione bipartisan di Carlo Azeglio Ciampi e quello che ha sempre rifiutato di demonizzare il centrodestra”. E il centrodestra dovrebbe fidarsi? “Ai dirigenti del centrodestra chiediamo fiducia, sapendo che caricherebbero l’elezione dalemiana di un dovere in più, e anche pubblico, di onorare questa fiducia”. La sinistra militante e radicale ha già pronta l’accusa contro il nuovo inciucio. Ma Fassino insiste a dire che “tutto deve avvenire alla luce del sole” e preannuncia: “Non escludo affatto che lo stesso candidato dell’Unione, se e quando verrà scelto dopo adeguate consultazioni, possa anticipare il modo con cui si propone d’interpretare il proprio ruolo”. In altri termini D’Alema potrebbe presentare ai mille grandi elettori, che da lunedì voteranno, una specie di programma presidenziale sul quale chiedere un consenso diffuso. “E’ un’ipotesi che rappresenterebbe una innovazione importante”. In questo modo il Parlamento voterebbe sugli intenti futuri del candidato e non sulla storia di ieri del “comunista che divide”, come ha detto ieri il Cav. in campagna elettorale a Napoli. “Quelle dichiarazioni non mi impressionano, ma sono ancora espressione di una guerra che vogliamo superare per aprire un ciclo nuovo”. C’è pure un carattere da decrittare e D’Alema oscilla tra il decisionismo di Togliatti e gli strappi ammalianti ma non definitivi di Berlinguer. “D’Alema è spigoloso e a volte urticante. Ma è un vero laico, nel senso in cui lo intendo io dacché mio padre me lo spiegò quando ero quattordicenne: una persona in grado di cercare e cogliere il pezzo di verità che c’è anche negli individui più lontani da lui. D’Alema è un uomo leale. E, soprattutto, sa tener conto dei sentimenti della gente, ma non per questo si lascia frenare se la decisione del momento richiede fermezza e anche impopolarità. E sa onorare i patti”. Da uomo di parte, però. “Lo erano anche Pertini e Cossiga. Ma, per me, un uomo politico più è dotato di identità e profilo forte, più può onorare bene le responsabilità istituzionali dello statista”. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

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"E' tempo di cambiare" L'ottimismo riformista di Benedetto XVI (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 08-07-2009)

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8 luglio 2009 Caritas in veritate "E' tempo di cambiare" L'ottimismo riformista di Benedetto XVI "Il Papa prende atto del mercato e punta sull'uomo". Non è in discussione il capitalismo. L'analisi di Galli “E’ un intervento molto importante scritto in modo accessibile, chiaro. Non mette in discussione né il capitalismo né il mercato. Nonostante la crisi non annuncia apocalissi e non demonizza. Il Papa è animato da un ottimismo riformista, con una profonda fiducia nell’uomo”. Giancarlo Galli, giornalista ed economista di lungo corso, conosce bene il mondo economico e finanziario italiano sul quale ha scritto numerosi saggi. La terza enciclica di Benedetto XVI, “Caritas in veritate”, di cui ieri è stato diffuso il testo integrale, lo riguarda da vicino. “A differenza di altri testi papali non preconizza terze vie ma prende atto del mercato e punta sull’uomo. Ratzinger è di un realismo estremo, basta pensare a come parla di ambiente: nessun vezzo ecologista, anzi dice che è contrario al vero sviluppo considerare la natura umana più importante della stessa persona. Non è certo un fondamentalista ma non risparmia nessuno, pur con garbo e senza saccenteria. Mi ha colpito il riferimento ai sindacati: oggi sono delle corporazioni che pensano solo ai loro iscritti, invece dovrebbero aprirsi a tutti i lavoratori, specie quelli dei paesi in via di sviluppo”. L’analisi del sistema economico-finanziario è articolata. “In questo momento avrebbe avuto gioco facile a dare delle spallate, invece dice che la finanza è uno strumento finalizzato alla miglior produzione di ricchezza e di sviluppo. Non ne rifiuta il ruolo, lo indirizza. Oggi la finanza è degenerata perché guarda solo se stessa”. Anche Galli è rimasto colpito dalla ripresa della dottrina del peccato originale. Secondo Benedetto XVI non si può non tener conto della “natura ferita” dell’uomo che condiziona il suo agire anche in campo economico. “In economia il peccato originale è l’ansia, la frenesia. Si vuol fare tutto più velocemente, inventando continuamente nuovi prodotti finanziari e nuove formule”. Come ha osservato di recente il cardinale Ruini, il Papa è un protagonista assoluto del mondo della comunicazione, a livello planetario, e un documento del genere verrà ripreso da più voci. “L’enciclica è rivolta a tutti, ma anzitutto parla al mondo cattolico. Il primato della persona è presente nell’intera Dottrina sociale della chiesa anche se poi i cattolici non sono mai stati molto coerenti. Penso a tanti banchieri dichiaratamente cattolici”. (segue dalla prima pagina) Lei li ha descritti, ad esempio in “Finanza bianca. La chiesa, i soldi, il potere” (Mondadori, 2004). “Sono persone dicono delle cose meravigliose – risponde Galli – ma poi come si comportano? Ma ciò vale per moltissimi imprenditori”. Questo forse dipende da una vecchia mentalità religiosa, che in questa enciclica Benedetto XVI combatte con forza, secondo cui la carità è un di più, un’appendice, un gesto di buon cuore fatto senza pensarci troppo mentre ciò che conta, nei rapporti economici (i contratti), è la giustizia. “Infatti, la carità nel mondo imprenditoriale e finanziario, soprattutto delle banche, equivale alla beneficenza, un po’ come la penitenza dopo la confessione. Pecco pecco pecco e poi con quattro Ave Maria me la cavo. Allo stesso modo, faccio i miei affari sporchi e poi con una bella offerta per l’asilo nido, un assegno alla curia o allo Ior va tutto a posto. Invece il Papa riequilibra le cose: la carità è parte integrante del discorso economico”. Un discorso su scala planetaria. “Ci troviamo più che mai in un’economia globale. E quindi siamo di fronte anche a entità religiose molto forti. Pensiamo alla Cina”. L’etica confuciana, sostiene Paolo Prodi nel suo recente saggio su furto e mercato, è ideale per questa economia globalizzata. “E’ vero, loro non hanno i nostri comandamenti e così questi paesi fanno irruzione nel mercato in condizioni di disparità. Basta pensare a quanto poco contano i diritti umani in certe parti del mondo; sicuramente molto meno del più reazionario dei paesi con una cultura cristiana. Questo pone il problema di un mercato veramente globale. Nell’enciclica ho trovato, su una sfera che non è economica ma che si riallaccia a quello che sta succedendo oggi con il G8, la raccomandazione di trovare sedi e organismi che sappiano far rispettare certi orientamenti. L’Onu è diventata uno strumento di copertura, il segretario generale non riesce nemmeno a visitare San Suu Kyi in Birmania e non sappiamo niente di cosa sta succedendo nella provincia cinese degli uiguri. E’ come se il Papa dicesse: signori, è tempo di cambiare”. Un buon esempio è la critica alla cosiddetta finanza etica: Benedetto XVI chiede piuttosto che “l’intera economia e l’intera finanza siano etiche e lo siano non per un’etichettatura dall’esterno, ma per il rispetto di esigenze intrinseche alla loro stessa natura”. “Di certo non concede scappatoie – conviene Galli – Lui è rigoroso, fa il suo mestiere e non è alla ricerca del facile consenso. Magari domani è capace di dire: signori, io ve l’avevo detto ma voi continuate a fare quello che volete”. La parola responsabilità è forse quella che ricorre più frequentemente nel documento. “Più che le regole, i comportamenti. E’ come se dicesse: non siate ipocriti. Ma al fondo del suo ragionamento c’è la fiducia”. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Marco Burini

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Scovati finalmente gli atei devoti (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 09-07-2009)

Argomenti: Laicita'

9 luglio 2009 Scovati finalmente gli atei devoti Sono le redazioni di Repubblica e di MicrOmega, laici e ultraclericali Tanto tempo fa, nel corso di una delle nostre battaglie razionaliste in difesa dello spazio pubblico della fede e della cultura cristiana (il caso Buttiglione), ci facemmo sfuggire, et pour cause, questa frase: “Ebbene sì, siamo atei devoti”. Non essendo atei (non almeno nel senso del simpatico e povero Odifreddi) e nemmeno poi tanto bigotti, che cosa volevamo dire? Volevamo ritorcere ironicamente contro i laicisti d’occasione, fattisi intolleranti contro la fede privata di un candidato commissario in Europa, una formula icastica firmata dal compianto Nino Andreatta, cattolico molto adulto, per bollare chi faccia un uso politicamente e opportunisticamente disinvolto, filoclericale, di una fede che non ha. Volevamo semplicemente dire che l’Italia e il mondo occidentale non si reggono senza la cultura e il patrimonio di fede cattolico e cristiano, ed esprimere questa convinzione nella forma modesta ma non servile di una devozione verso l’avventura della nostra religione. Sfottevamo il pensiero dei finti libertini, affettando devozione (che per noi significa dialogo e rispetto, oltre che stupore e talvolta grande ammirazione). Che cosa ti vanno a fare adesso i finti libertini, i laicisti militanti di Repubblica e MicrOmega, gli stessi che ci hanno pubblicamente processato per le nostre idee di sostegno al papato della ragione? Organizzano una vera persecuzione del libertino Berlusconi (magari fosse libertino, monsignor Crociata, l’amor nostro purtroppo è solo un gaudente) allineandosi, si fa per dire, a posizioni della gerarchia episcopale italiana e arrivando, nel caso estremo della rivista di Paolo Flores d’Arcais, a chiamare i fedeli a raccolta, su appello di un prete, per evitare che il Papa, ricevendo eventualmente Berlusconi, conferisca il crisma della sua autorità morale a un simile peccatore. Questi atei devoti senza allegria e senza ironia, feroci conformisti nell’uso e nell’abuso di quelle sacrosante omelie e altri castighi spirituali, che Berlusconi merita in pieno ma di cui discuterà con il suo confessore, sacrificano alla più faziosa lotta politica contro l’Arcinemico ogni tipo di laicità indipendente, ogni fronte civile contro le ingerenze del Vaticano, ogni arcigno proposito di incarcerare i preti che invitano all’astensione sul maltrattamento dell’embrione umano, ogni posizione di principio sulla libera chiesa nel libero stato. Tanto si sono appoggiati ai principi, come avrebbe detto un laico serio (Leo Longanesi), che i principi si sono piegati. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

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Saper parlare al Paeseecco la vera sfida del Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 09-07-2009)

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Saper parlare al Paeseecco la vera sfida del Pd filippo paganini Pierluigi Bersani "mastica" il Toscano, canta benino da baritono, è figlio di un benzinaio. Dario Franceschini pubblica romanzi, è una buona forchetta ma non ingrassa, il padre è stato un deputato dc. Ignazio Marino si inorgoglisce per le sue origini genovesi, è un luminare della chirurgia, un cattolico praticante e affetta molta disponibilità verso i suoi pazienti. Seguendo l'involontario paradosso della giovanissima europarlamentare Debora Serracchiani potrebbero anche bastare questi pochissimi elementi per stabilire chi è il più"simpatico" dei tre candidati alla leadership del Partito democratico e proclamarlo segretario, come si fa al "Grande Fratello", attraverso un ampio sondaggio telefonico, senza bisogno di aspettare il congresso di ottobre. L'infelice e paradossale uscita dell'esordiente che nella corsa a Strasburgo ha battuto per numero di preferenze Silvio Berlusconi nel Nord Est, «voterò Franceschini perchéè simpatico» - una motivazione da elezione del capoclasse alle scuole elementari - vista dall'esterno si rivela l'impietoso paradigma del dibattito precongressuale (ma in realtàè già congressuale) per la scelta del leader del Pd. Perché tutta la discussione, lo scambio di velenosissime accuse, le proposte e gli slogan affastellati dai tre "tenori" che aspirano alla segreteria e dalle rispettive tifoserie, si sta congestionando nelle asfittiche tematiche interne al partito. Come una classe, appunto, molto litigiosa impegnata a scegliere il proprio capo. Si battaglia sulla vocazione maggioritaria di veltroniana memoria. Si litiga sulle primarie per la scelta del segretario, se debbono essere aperte a tutti oppure limitate agli iscritti. Se il leader del Pd sia destinato o meno a essere anche il candidato premier. Se il partito deve allearsi con tutto quello che si muove nel centrosinistra, dall'Udc a Rifondazione, oppure deve maritarsi solo sulla base di una sintonia programmatica a prova di bomba. Si bisticcia sul ricambio generazionale. Bersani ha richiamato nel suo campo gran parte dei vecchi compagni d'arme dei Ds e gode del patronage dell'ex primo ministro Massimo D'Alema, che sta sparando bordate sulla leadership uscente. Franceschini conta sugli ex-popolari-dc ed è benedetto dal loro padre nobile, Franco Marini, e dal predecessore Walter Veltroni. Marino occhieggia a quell'area giovanilistica e laica che cova in una formazione politica segnata profondamente dalle tradizioni fondative, comunista e cattolica. Tutto dentro le mura domestiche, secondo le prevedibili regole della "casa". Finora la discussione si è tradotta in una autocoscienza piuttosto ruvida. In una sorta di dolorosa endoscopia, un feroce psicodramma interno al partito, tra fiele, veleni e antichi rancori. Con appelli alle truppe accampate nel fortilizio democratico. Al "resto del mondo", quello che sta al di là della cinta muraria dei militanti e dei dirigenti, si è rivolta ben poca attenzione. Tanto che, a chi osserva da fuori, la scelta del leader appare come un regolamento di conti dentro una tribù dal linguaggio e dai tormenti oscuri. E ci potrà pure stare che vinca il "più simpatico" ai democratici. Non quello che vuole e sa parlare al Paese. È fuor di dubbio che in un congresso un partito debba mettere a posto le proprie magagne interne, soprattutto se è di salute assai cagionevole come il Pd. Che debba rimodulare l'organizzazione, ridefinire il profilo, risagomare il disegno delle alleanze, registrare i rapporti di forza tra le correnti. Ed è di questo che stanno parlando i democratici. Ma un congresso è anche la grande occasione per una forza politica, che aspira a tornare al governo, di discutere e scegliere un progetto convincente di società. In altri termini, è il momento in cui può e deve rivolgersi al Paese, all'opinione pubblica. Cosa che a un centinaio di giorni dalle assise del Pd non è accaduto. Nessuno dei tre runner ha ancora spiegato, per parafrasare Charles De Gaulle, qual è quella sua "certa idea dell'Italia" che lo ha spinto a scendere in pista. I grandi temi della sfida che il Pd intende lanciare al centrodestra non sembrano neppure sullo sfondo del dibattito tutto ripiegato sul partito e i suoi clan. Il tempo per cambiare rotta c'è. Ammesso che ci sia anche la capacità di compiere lo scatto di reni. Altrimenti, se i democratici si attarderanno fino al congresso sullo stesso canovaccio seguito fin qui, corrono il rischio - adattando un vecchio monito di Luigi Pintor - di rassegnarsi a "morire berlusconiani". paganini@ilsecoloxix.it 09/07/2009 alessandro leto Questo è stato il primo Vertice in cui i leaders politici mondiali hanno preso fisicamente contatto con la realtà, in questo caso una realtà fatta di dura, ma composta sofferenza, rappresentata dalla gente di Abruzzo che ha mostrato al mondo quanto sia grande il cuore degli italiani. Il giro di adozioni internazionali, questa sorta di asta delle buone intenzioni nella quale premier e presidenti si sono cimentati in una virtuosa competizione nell'adottare parti martoriate de L'Aquila, per poterle risanare, restaurare e restituire agli aquilani, è cominciata la mattina con la visita del cancelliere Merkel ed ha trovato l'apice nella passeggiata in maniche di camicia di Obama che ha voluto controllare di persona lo stato delle cose. Insomma, questo prologo senza precedenti nella storia del G8, ha fatto da memento ai leaders per ricordare loro come la politica debba essere al servizio dei cittadini, soprattutto vicina a chi più soffre. Entrando nel merito della giornata poi, osserviamo come, pur sembrando un paradosso, sia divenuta ormai prassi consolidata che il primo giorno di lavoro sia l'unico effettivamente circoscritto ai soli Otto grandi più le presidenze di Unione e Commissione Europea, perché a partire dal secondo giorno tutti i meeting vengono allargati fino a trasformarsi rispettivamente in G14 e G15 per poi allargarsi ancora l'ultimo giorno all'intera Africa ed alle Organizzazioni Internazionali Multilaterali. Per questo ieri sono stati affrontati di petto gli argomenti sui quali già da tempo era maturata una sostanziale convergenza, in primis la crisi economica con le sue drammatiche ricadute sociali e la conseguente necessità di impostare nuovi parametri etici per un'economia rispettosa di regole condivise e sostenibili e poi in generale la non proliferazione delle armi nucleari ed in particolare le questioni iraniana e nord coreana. Il primo tema in agenda ha segnato un punto a favore della diplomazia europea, a riprova che quando si presenta coesa l'Europa risulta determinante, ed in particolare dell'Italia, vista la condivisione del suo impianto di regole (noto come Lecce Framework) che dovrà ispirare l'adozione di nuove e più severe norme per la disciplina dell'economia mondiale, che verrà proposto al G20 di Pittsburgh in settembre sotto la presidenza Usa. Si tratta di un passaggio importante, perché segna il ritorno della politica nel suo ruolo di funzione guida della società, un ruolo sottrattole recentemente da un economia vorace che aveva travalicato ogni confine generando le ben note turbolenze sfociate poi nell'attuale crisi. Su questa strategia tutti i primi ministri si sono trovati concordi lasciando poi, come è normale che avvenga, ad ogni stato la libertà di intervenire per determinarne in termini tattici l'attuazione, resistendo però alle sirene del protezionismo. Il fatto stesso però che la dimensione speculativa dell'economia sia stata messa all'indice, almeno nei suoi eccessi, renderà certamente dura la vita a tutti coloro che intenderanno in futuro maturare profitti sulla pelle del prossimo, anche perché queste misure saranno rafforzate dalle determinazioni dell'Ocse nell'isolare i cosiddetti Paradisi Fiscali. Sulla proliferazione delle armi nucleari e sulla vicenda iraniana, complicata dalla sistematica repressione nel sangue delle legittime proteste post elezioni, come era plausibile, non si è giunti a risoluzioni capaci di andare oltre una mera, quanto ferma condanna, rimandando ad altra sede (il prossimo G8 dei ministri degli Esteri a ottobre) richieste di sanzioni in sede Onu. Ma è noto che il valore aggiunto del G8 è proprio la possibilità per i leaders occidentali più il Giappone di incontrarsi senza filtri, scambiandosi franche opinioni dalle quali possano poi emergere posizioni politiche ufficiali ed è indubbio che su Iran e Corea del Nord vi siano stati approfonditi colloqui. Sul fronte dell'ambiente, la validità del G8 come formula, come camera di compensazione per determinare strategie comuni su temi di prospettiva vitali per il futuro dell'umanità, ha mostrato questa volta tutta la sua forza: per la prima volta i paesi membri hanno condiviso, pur fra alcune inevitabili sfumature, obiettivi comuni che sono un ottimo viatico per la prossima Conferenza Mondiale sull'Ambiente di Copenaghen. Un capitolo a parte merita il tema degli aiuti allo sviluppo su cui a parole tutti hanno concordato un incremento ulteriore di 15 miliardi di dollari, ma soprattutto una revisione profonda dei meccanismi di erogazione. Il bilancio della prima giornata è quindi positivo proprio perché l'occidente è riuscito per la prima volta dopo tanto tempo ad esprimere una posizione omogenea su temi così importanti. Ed oggi vedremo come ed in che misura sarà possibile confrontarsi con le posizioni espresse dai paesi emergenti che compongono il G14. Alessandro Leto è docente di Relazioni internazionali e Sviluppo sostenibile alla Franklin University (Columbus, Ohio) ed è senior advisor del ministero degli Esteri per il G8 su acqua e sicurezza alimentare. 09/07/2009

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Caritas in veritate. Il testo integrale (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 09-07-2009)

Argomenti: Laicita'

9 luglio 2009 Caritas in veritate. Il testo integrale LETTERA ENCICLICA CARITAS IN VERITATE DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI AI VESCOVI AI PRESBITERI E AI DIACONI ALLE PERSONE CONSACRATE AI FEDELI LAICI E A TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTà SULLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE NELLA CARITà E NELLA VERITà INTRODUZIONE 1. La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s'è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera. L'amore — « caritas » — è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. è una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta. Ciascuno trova il suo bene aderendo al progetto che Dio ha su di lui, per realizzarlo in pienezza: in tale progetto infatti egli trova la sua verità ed è aderendo a tale verità che egli diventa libero (cfr Gv 8,22). Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carità. Questa, infatti, « si compiace della verità » (1 Cor 13,6). Tutti gli uomini avvertono l'interiore impulso ad amare in modo autentico: amore e verità non li abbandonano mai completamente, perché sono la vocazione posta da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo. Gesù Cristo purifica e libera dalle nostre povertà umane la ricerca dell'amore e della verità e ci svela in pienezza l'iniziativa di amore e il progetto di vita vera che Dio ha preparato per noi. In Cristo, la carità nella verità diventa il Volto della sua Persona, una vocazione per noi ad amare i nostri fratelli nella verità del suo progetto. Egli stesso, infatti, è la Verità (cfr Gv 14,6). 2. La carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa. Ogni responsabilità e impegno delineati da tale dottrina sono attinti alla carità che, secondo l'insegnamento di Gesù, è la sintesi di tutta la Legge (cfr Mt 22,36-40). Essa dà vera sostanza alla relazione personale con Dio e con il prossimo; è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici. Per la Chiesa — ammaestrata dal Vangelo — la carità è tutto perché, come insegna san Giovanni (cfr 1 Gv 4,8.16) e come ho ricordato nella mia prima Lettera enciclica, « Dio è carità » (Deus caritas est): dalla carità di Dio tutto proviene, per essa tutto prende forma, ad essa tutto tende. La carità è il dono più grande che Dio abbia dato agli uomini, è sua promessa e nostra speranza. Sono consapevole degli sviamenti e degli svuotamenti di senso a cui la carità è andata e va incontro, con il conseguente rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico e, in ogni caso, di impedirne la corretta valorizzazione. In ambito sociale, giuridico, culturale, politico, economico, ossia nei contesti più esposti a tale pericolo, ne viene dichiarata facilmente l'irrilevanza a interpretare e a dirigere le responsabilità morali. Di qui il bisogno di coniugare la carità con la verità non solo nella direzione, segnata da san Paolo, della « veritas in caritate » (Ef 4,15), ma anche in quella, inversa e complementare, della « caritas in veritate ». La verità va cercata, trovata ed espressa nell'« economia » della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità. In questo modo non avremo solo reso un servizio alla carità, illuminata dalla verità, ma avremo anche contribuito ad accreditare la verità, mostrandone il potere di autenticazione e di persuasione nel concreto del vivere sociale. Cosa, questa, di non poco conto oggi, in un contesto sociale e culturale che relativizza la verità, diventando spesso di essa incurante e ad essa restio. 3. Per questo stretto collegamento con la verità, la carità può essere riconosciuta come espressione autentica di umanità e come elemento di fondamentale importanza nelle relazioni umane, anche di natura pubblica. Solo nella verità la carità risplende e può essere autenticamente vissuta. La verità è luce che dà senso e valore alla carità. Questa luce è, a un tempo, quella della ragione e della fede, attraverso cui l'intelligenza perviene alla verità naturale e soprannaturale della carità: ne coglie il significato di donazione, di accoglienza e di comunione. Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L'amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. è il fatale rischio dell'amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, una parola abusata e distorta, fino a significare il contrario. La verità libera la carità dalle strettoie di un emotivismo che la priva di contenuti relazionali e sociali, e di un fideismo che la priva di respiro umano ed universale. Nella verità la carità riflette la dimensione personale e nello stesso tempo pubblica della fede nel Dio biblico, che è insieme « AgÁpe » e « LÓgos »: Carità e Verità, Amore e Parola. 4. Perché piena di verità, la carità può essere dall'uomo compresa nella sua ricchezza di valori, condivisa e comunicata. La verità, infatti, è “lÓgos” che crea “diÁ-logos” e quindi comunicazione e comunione. La verità, facendo uscire gli uomini dalle opinioni e dalle sensazioni soggettive, consente loro di portarsi al di là delle determinazioni culturali e storiche e di incontrarsi nella valutazione del valore e della sostanza delle cose. La verità apre e unisce le intelligenze nel lÓgos dell'amore: è, questo, l'annuncio e la testimonianza cristiana della carità. Nell'attuale contesto sociale e culturale, in cui è diffusa la tendenza a relativizzare il vero, vivere la carità nella verità porta a comprendere che l'adesione ai valori del Cristianesimo è elemento non solo utile, ma indispensabile per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale. Un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali. In questo modo non ci sarebbe più un vero e proprio posto per Dio nel mondo. Senza la verità, la carità viene relegata in un ambito ristretto e privato di relazioni. è esclusa dai progetti e dai processi di costruzione di uno sviluppo umano di portata universale, nel dialogo tra i saperi e le operatività. 5. La carità è amore ricevuto e donato. Essa è « grazia » (chÁris). La sua scaturigine è l'amore sorgivo del Padre per il Figlio, nello Spirito Santo. è amore che dal Figlio discende su di noi. è amore creatore, per cui noi siamo; è amore redentore, per cui siamo ricreati. Amore rivelato e realizzato da Cristo (cfr Gv 13,1) e « riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo » (Rm 5,5). Destinatari dell'amore di Dio, gli uomini sono costituiti soggetti di carità, chiamati a farsi essi stessi strumenti della grazia, per effondere la carità di Dio e per tessere reti di carità. A questa dinamica di carità ricevuta e donata risponde la dottrina sociale della Chiesa. Essa è « caritas in veritate in re sociali »: annuncio della verità dell'amore di Cristo nella società. Tale dottrina è servizio della carità, ma nella verità. La verità preserva ed esprime la forza di liberazione della carità nelle vicende sempre nuove della storia. è, a un tempo, verità della fede e della ragione, nella distinzione e insieme nella sinergia dei due ambiti cognitivi. Lo sviluppo, il benessere sociale, un'adeguata soluzione dei gravi problemi socio-economici che affliggono l'umanità, hanno bisogno di questa verità. Ancor più hanno bisogno che tale verità sia amata e testimoniata. Senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c'è coscienza e responsabilità sociale, e l'agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali. 6. « Caritas in veritate » è principio intorno a cui ruota la dottrina sociale della Chiesa, un principio che prende forma operativa in criteri orientativi dell'azione morale. Ne desidero richiamare due in particolare, dettati in special modo dall'impegno per lo sviluppo in una società in via di globalizzazione: la giustizia e il bene comune. La giustizia anzitutto. Ubi societas, ibi ius: ogni società elabora un proprio sistema di giustizia. La carità eccede la giustizia, perché amare è donare, offrire del “mio” all'altro; ma non è mai senza la giustizia, la quale induce a dare all'altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. Non posso « donare » all'altro del mio, senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia. Chi ama con carità gli altri è anzitutto giusto verso di loro. Non solo la giustizia non è estranea alla carità, non solo non è una via alternativa o parallela alla carità: la giustizia è « inseparabile dalla carità » [1], intrinseca ad essa. La giustizia è la prima via della carità o, com'ebbe a dire Paolo VI, « la misura minima » di essa [2], parte integrante di quell'amore « coi fatti e nella verità » (1 Gv 3,18), a cui esorta l'apostolo Giovanni. Da una parte, la carità esige la giustizia: il riconoscimento e il rispetto dei legittimi diritti degli individui e dei popoli. Essa s'adopera per la costruzione della “città dell'uomo” secondo diritto e giustizia. Dall'altra, la carità supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono [3]. La “città dell'uomo” non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione. La carità manifesta sempre anche nelle relazioni umane l'amore di Dio, essa dà valore teologale e salvifico a ogni impegno di giustizia nel mondo. 7. Bisogna poi tenere in grande considerazione il bene comune. Amare qualcuno è volere il suo bene e adoperarsi efficacemente per esso. Accanto al bene individuale, c'è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune. è il bene di quel “noi-tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale [4]. Non è un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pÓlis, di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni. Ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d'incidenza nella pÓlis. è questa la via istituzionale — possiamo anche dire politica — della carità, non meno qualificata e incisiva di quanto lo sia la carità che incontra il prossimo direttamente, fuori delle mediazioni istituzionali della pÓlis. Quando la carità lo anima, l'impegno per il bene comune ha una valenza superiore a quella dell'impegno soltanto secolare e politico. Come ogni impegno per la giustizia, esso s'inscrive in quella testimonianza della carità divina che, operando nel tempo, prepara l'eterno. L'azione dell'uomo sulla terra, quando è ispirata e sostenuta dalla carità, contribuisce all'edificazione di quella universale città di Dio verso cui avanza la storia della famiglia umana. In una società in via di globalizzazione, il bene comune e l'impegno per esso non possono non assumere le dimensioni dell'intera famiglia umana, vale a dire della comunità dei popoli e delle Nazioni [5], così da dare forma di unità e di pace alla città dell'uomo, e renderla in qualche misura anticipazione prefiguratrice della città senza barriere di Dio. 8. Pubblicando nel 1967 l'Enciclica Populorum progressio, il mio venerato predecessore Paolo VI ha illuminato il grande tema dello sviluppo dei popoli con lo splendore della verità e con la luce soave della carità di Cristo. Egli ha affermato che l'annuncio di Cristo è il primo e principale fattore di sviluppo [6] e ci ha lasciato la consegna di camminare sulla strada dello sviluppo con tutto il nostro cuore e con tutta la nostra intelligenza [7], vale a dire con l'ardore della carità e la sapienza della verità. è la verità originaria dell'amore di Dio, grazia a noi donata, che apre la nostra vita al dono e rende possibile sperare in uno « sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini » [8], in un passaggio « da condizioni meno umane a condizioni più umane » [9], ottenuto vincendo le difficoltà che inevitabilmente si incontrano lungo il cammino. A oltre quarant'anni dalla pubblicazione dell'Enciclica, intendo rendere omaggio e tributare onore alla memoria del grande Pontefice Paolo VI, riprendendo i suoi insegnamenti sullo sviluppo umano integrale e collocandomi nel percorso da essi tracciato, per attualizzarli nell'ora presente. Questo processo di attualizzazione iniziò con l'Enciclica Sollicitudo rei socialis, con cui il Servo di Dio Giovanni Paolo II volle commemorare la pubblicazione della Populorum progressio in occasione del suo ventennale. Fino ad allora, una simile commemorazione era stata riservata solo alla Rerum novarum. Passati altri vent'anni, esprimo la mia convinzione che la Populorum progressio merita di essere considerata come « la Rerum novarum dell'epoca contemporanea », che illumina il cammino dell'umanità in via di unificazione. 9. L'amore nella verità — caritas in veritate — è una grande sfida per la Chiesa in un mondo in progressiva e pervasiva globalizzazione. Il rischio del nostro tempo è che all'interdipendenza di fatto tra gli uomini e i popoli non corrisponda l'interazione etica delle coscienze e delle intelligenze, dalla quale possa emergere come risultato uno sviluppo veramente umano. Solo con la carità, illuminata dalla luce della ragione e della fede, è possibile conseguire obiettivi di sviluppo dotati di una valenza più umana e umanizzante. La condivisione dei beni e delle risorse, da cui proviene l'autentico sviluppo, non è assicurata dal solo progresso tecnico e da mere relazioni di convenienza, ma dal potenziale di amore che vince il male con il bene (cfr Rm 12,21) e apre alla reciprocità delle coscienze e delle libertà. La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire [10] e non pretende « minimamente d'intromettersi nella politica degli Stati » [11]. Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell'uomo, della sua dignità, della sua vocazione. Senza verità si cade in una visione empiristica e scettica della vita, incapace di elevarsi sulla prassi, perché non interessata a cogliere i valori — talora nemmeno i significati — con cui giudicarla e orientarla. La fedeltà all'uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà (cfr Gv 8,32) e della possibilità di uno sviluppo umano integrale. Per questo la Chiesa la ricerca, l'annunzia instancabilmente e la riconosce ovunque essa si palesi. Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile. La sua dottrina sociale è momento singolare di questo annuncio: essa è servizio alla verità che libera. Aperta alla verità, da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa l'accoglie, compone in unità i frammenti in cui spesso la ritrova, e la media nel vissuto sempre nuovo della società degli uomini e dei popoli [12]. CAPITOLO PRIMO IL MESSAGGIO DELLA POPULORUM PROGRESSIO 10. La rilettura della Populorum progressio, a oltre quarant'anni dalla pubblicazione, sollecita a rimanere fedeli al suo messaggio di carità e di verità, considerandolo nell'ambito dello specifico magistero di Paolo VI e, più in generale, dentro la tradizione della dottrina sociale della Chiesa. Sono poi da valutare i diversi termini in cui oggi, a differenza da allora, si pone il problema dello sviluppo. Il corretto punto di vista, dunque, è quello della Tradizione della fede apostolica [13], patrimonio antico e nuovo, fuori del quale la Populorum progressio sarebbe un documento senza radici e le questioni dello sviluppo si ridurrebbero unicamente a dati sociologici. 11. La pubblicazione della Populorum progressio avvenne immediatamente dopo la conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. La stessa Enciclica segnala, nei primi paragrafi, il suo intimo rapporto con il Concilio [14]. Giovanni Paolo II, vent'anni dopo, nella Sollicitudo rei socialis sottolineava, a sua volta, il fecondo rapporto di quella Enciclica con il Concilio e, in particolare, con la Costituzione pastorale Gaudium et spes [15]. Anch'io desidero ricordare qui l'importanza del Concilio Vaticano II per l'Enciclica di Paolo VI e per tutto il successivo Magistero sociale dei Sommi Pontefici. Il Concilio approfondì quanto appartiene da sempre alla verità della fede, ossia che la Chiesa, essendo a servizio di Dio, è a servizio del mondo in termini di amore e di verità. Proprio da questa visione partiva Paolo VI per comunicarci due grandi verità. La prima è che tutta la Chiesa, in tutto il suo essere e il suo agire, quando annuncia, celebra e opera nella carità, è tesa a promuovere lo sviluppo integrale dell'uomo. Essa ha un ruolo pubblico che non si esaurisce nelle sue attività di assistenza o di educazione, ma rivela tutte le proprie energie a servizio della promozione dell'uomo e della fraternità universale quando può valersi di un regime di libertà. In non pochi casi tale libertà è impedita da divieti e da persecuzioni o è anche limitata quando la presenza pubblica della Chiesa viene ridotta unicamente alle sue attività caritative. La seconda verità è che l'autentico sviluppo dell'uomo riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione [16]. Senza la prospettiva di una vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro. Chiuso dentro la storia, esso è esposto al rischio di ridursi al solo incremento dell'avere; l'umanità perde così il coraggio di essere disponibile per i beni più alti, per le grandi e disinteressate iniziative sollecitate dalla carità universale. L'uomo non si sviluppa con le sole proprie forze, né lo sviluppo gli può essere semplicemente dato dall'esterno. Lungo la storia, spesso si è ritenuto che la creazione di istituzioni fosse sufficiente a garantire all'umanità il soddisfacimento del diritto allo sviluppo. Purtroppo, si è riposta un'eccessiva fiducia in tali istituzioni, quasi che esse potessero conseguire l'obiettivo desiderato in maniera automatica. In realtà, le istituzioni da sole non bastano, perché lo sviluppo umano integrale è anzitutto vocazione e, quindi, comporta una libera e solidale assunzione di responsabilità da parte di tutti. Un tale sviluppo richiede, inoltre, una visione trascendente della persona, ha bisogno di Dio: senza di Lui lo sviluppo o viene negato o viene affidato unicamente alle mani dell'uomo, che cade nella presunzione dell'auto-salvezza e finisce per promuovere uno sviluppo disumanizzato. D'altronde, solo l'incontro con Dio permette di non “vedere nell'altro sempre soltanto l'altro” [17], ma di riconoscere in lui l'immagine divina, giungendo così a scoprire veramente l'altro e a maturare un amore che “diventa cura dell'altro e per l'altro”[18]. 12. Il legame tra la Populorum progressio e il Concilio Vaticano II non rappresenta una cesura tra il Magistero sociale di Paolo VI e quello dei Pontefici suoi predecessori, dato che il Concilio costituisce un approfondimento di tale magistero nella continuità della vita della Chiesa [19]. In questo senso, non contribuiscono a fare chiarezza certe astratte suddivisioni della dottrina sociale della Chiesa che applicano all'insegnamento sociale pontificio categorie ad esso estranee. Non ci sono due tipologie di dottrina sociale, una preconciliare e una postconciliare, diverse tra loro, ma un unico insegnamento, coerente e nello stesso tempo sempre nuovo [20]. è giusto rilevare le peculiarità dell'una o dell'altra Enciclica, dell'insegnamento dell'uno o dell'altro Pontefice, mai però perdendo di vista la coerenza dell'intero corpus dottrinale [21]. Coerenza non significa chiusura in un sistema, quanto piuttosto fedeltà dinamica a una luce ricevuta. La dottrina sociale della Chiesa illumina con una luce che non muta i problemi sempre nuovi che emergono [22]. Ciò salvaguarda il carattere sia permanente che storico di questo « patrimonio » dottrinale [23] che, con le sue specifiche caratteristiche, fa parte della Tradizione sempre vitale della Chiesa [24]. La dottrina sociale è costruita sopra il fondamento trasmesso dagli Apostoli ai Padri della Chiesa e poi accolto e approfondito dai grandi Dottori cristiani. Tale dottrina si rifà in definitiva all'Uomo nuovo, all'« ultimo Adamo che divenne spirito datore di vita » (1 Cor 15,45) e che è principio della carità che « non avrà mai fine » (1 Cor 13,8). è testimoniata dai Santi e da quanti hanno dato la vita per Cristo Salvatore nel campo della giustizia e della pace. In essa si esprime il compito profetico dei Sommi Pontefici di guidare apostolicamente la Chiesa di Cristo e di discernere le nuove esigenze dell'evangelizzazione. Per queste ragioni, la Populorum progressio, inserita nella grande corrente della Tradizione, è in grado di parlare ancora a noi, oggi. 13. Oltre al suo importante legame con l'intera dottrina sociale della Chiesa, la Populorum progressio è strettamente connessa con il magistero complessivo di Paolo VI e, in particolare, con il suo magistero sociale. Il suo fu certo un insegnamento sociale di grande rilevanza: egli ribadì l'imprescindibile importanza del Vangelo per la costruzione della società secondo libertà e giustizia, nella prospettiva ideale e storica di una civiltà animata dall'amore. Paolo VI comprese chiaramente come la questione sociale fosse diventata mondiale [25] e colse il richiamo reciproco tra la spinta all'unificazione dell'umanità e l'ideale cristiano di un'unica famiglia dei popoli, solidale nella comune fraternità. Indicò nello sviluppo, umanamente e cristianamente inteso, il cuore del messaggio sociale cristiano e propose la carità cristiana come principale forza a servizio dello sviluppo. Mosso dal desiderio di rendere l'amore di Cristo pienamente visibile all'uomo contemporaneo, Paolo VI affrontò con fermezza importanti questioni etiche, senza cedere alle debolezze culturali del suo tempo. 14. Con la Lettera apostolica Octogesima adveniens del 1971, Paolo VI trattò poi il tema del senso della politica e del pericolo costituito da visioni utopistiche e ideologiche che ne pregiudicavano la qualità etica e umana. Sono argomenti strettamente collegati con lo sviluppo. Purtroppo le ideologie negative fioriscono in continuazione. Dall'ideologia tecnocratica, particolarmente radicata oggi, Paolo VI aveva già messo in guardia [26], consapevole del grande pericolo di affidare l'intero processo dello sviluppo alla sola tecnica, perché in tal modo rimarrebbe senza orientamento. La tecnica, presa in se stessa, è ambivalente. Se da un lato, oggi, vi è chi propende ad affidarle interamente detto processo di sviluppo, dall'altro si assiste all'insorgenza di ideologie che negano in toto l'utilità stessa dello sviluppo, ritenuto radicalmente anti-umano e portatore solo di degradazione. Così, si finisce per condannare non solo il modo distorto e ingiusto con cui gli uomini talvolta orientano il progresso, ma le stesse scoperte scientifiche, che, se ben usate, costituiscono invece un'opportunità di crescita per tutti. L'idea di un mondo senza sviluppo esprime sfiducia nell'uomo e in Dio. è, quindi, un grave errore disprezzare le capacità umane di controllare le distorsioni dello sviluppo o addirittura ignorare che l'uomo è costitutivamente proteso verso l'« essere di più ». Assolutizzare ideologicamente il progresso tecnico oppure vagheggiare l'utopia di un'umanità tornata all'originario stato di natura sono due modi opposti per separare il progresso dalla sua valutazione morale e, quindi, dalla nostra responsabilità. 15. Altri due documenti di Paolo VI non strettamente connessi con la dottrina sociale — l'Enciclica Humanae vitae, del 25 luglio 1968, e l'Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, dell'8 dicembre 1975 — sono molto importanti per delineare il senso pienamente umano dello sviluppo proposto dalla Chiesa. è quindi opportuno leggere anche questi testi in relazione con la Populorum progressio. L'Enciclica Humanae vitae sottolinea il significato insieme unitivo e procreativo della sessualità, ponendo così a fondamento della società la coppia degli sposi, uomo e donna, che si accolgono reciprocamente nella distinzione e nella complementarità; una coppia, dunque, aperta alla vita [27]. Non si tratta di morale meramente individuale: la Humanae vitae indica i forti legami esistenti tra etica della vita ed etica sociale, inaugurando una tematica magisteriale che ha via via preso corpo in vari documenti, da ultimo nell'Enciclica Evangelium vitae di Giovanni Paolo II [28]. La Chiesa propone con forza questo collegamento tra etica della vita e etica sociale nella consapevolezza che non può “avere solide basi una società che — mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace — si contraddice radicalmente accettando e tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata” [29]. L'Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, per parte sua, ha un rapporto molto intenso con lo sviluppo, in quanto « l'evangelizzazione — scriveva Paolo VI — non sarebbe completa se non tenesse conto del reciproco appello, che si fanno continuamente il Vangelo e la vita concreta, personale e sociale, dell'uomo » [30]. « Tra evangelizzazione e promozione umana — sviluppo, liberazione — ci sono infatti dei legami profondi » [31]: partendo da questa consapevolezza, Paolo VI poneva in modo chiaro il rapporto tra l'annuncio di Cristo e la promozione della persona nella società. La testimonianza della carità di Cristo attraverso opere di giustizia, pace e sviluppo fa parte della evangelizzazione, perché a Gesù Cristo, che ci ama, sta a cuore tutto l'uomo. Su questi importanti insegnamenti si fonda l'aspetto missionario [32] della dottrina sociale della Chiesa come elemento essenziale di evangelizzazione [33]. La dottrina sociale della Chiesa è annuncio e testimonianza di fede. è strumento e luogo imprescindibile di educazione ad essa. 16. Nella Populorum progressio, Paolo VI ha voluto dirci, prima di tutto, che il progresso è, nella sua scaturigine e nella sua essenza, una vocazione: « Nel disegno di Dio, ogni uomo è chiamato a uno sviluppo, perché ogni vita è vocazione » [34]. è proprio questo fatto a legittimare l'intervento della Chiesa nelle problematiche dello sviluppo. Se esso riguardasse solo aspetti tecnici della vita dell'uomo, e non il senso del suo camminare nella storia assieme agli altri suoi fratelli né l'individuazione della meta di tale cammino, la Chiesa non avrebbe titolo per parlarne. Paolo VI, come già Leone XIII nella Rerum novarum [35], era consapevole di assolvere un dovere proprio del suo ufficio proiettando la luce del Vangelo sulle questioni sociali del suo tempo [36]. Dire che lo sviluppo è vocazione equivale a riconoscere, da una parte, che esso nasce da un appello trascendente e, dall'altra, che è incapace di darsi da sé il proprio significato ultimo. Non senza motivo la parola « vocazione » ricorre anche in un altro passo dell'Enciclica, ove si afferma: « Non vi è dunque umanesimo vero se non aperto verso l'Assoluto, nel riconoscimento d'una vocazione, che offre l'idea vera della vita umana » [37]. Questa visione dello sviluppo è il cuore della Populorum progressio e motiva tutte le riflessioni di Paolo VI sulla libertà, sulla verità e sulla carità nello sviluppo. è anche la ragione principale per cui quell'Enciclica è ancora attuale ai nostri giorni. 17. La vocazione è un appello che richiede una risposta libera e responsabile. Lo sviluppo umano integrale suppone la libertà responsabile della persona e dei popoli: nessuna struttura può garantire tale sviluppo al di fuori e al di sopra della responsabilità umana. I « messianismi carichi di promesse, ma fabbricatori di illusioni » [38] fondano sempre le proprie proposte sulla negazione della dimensione trascendente dello sviluppo, nella sicurezza di averlo tutto a propria disposizione. Questa falsa sicurezza si tramuta in debolezza, perché comporta l'asservimento dell'uomo ridotto a mezzo per lo sviluppo, mentre l'umiltà di chi accoglie una vocazione si trasforma in vera autonomia, perché rende libera la persona. Paolo VI non ha dubbi che ostacoli e condizionamenti frenino lo sviluppo, ma è anche certo che « ciascuno rimane, qualunque siano le influenze che si esercitano su di lui, l'artefice della sua riuscita o del suo fallimento » [39]. Questa libertà riguarda lo sviluppo che abbiamo davanti a noi ma, contemporaneamente, riguarda anche le situazioni di sottosviluppo, che non sono frutto del caso o di una necessità storica, ma dipendono dalla responsabilità umana. è per questo che « i popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell'opulenza » [40]. Anche questo è vocazione, un appello rivolto da uomini liberi a uomini liberi per una comune assunzione di responsabilità. Fu viva in Paolo VI la percezione dell'importanza delle strutture economiche e delle istituzioni, ma altrettanto chiara fu in lui la percezione della loro natura di strumenti della libertà umana. Solo se libero, lo sviluppo può essere integralmente umano; solo in un regime di libertà responsabile esso può crescere in maniera adeguata. 18. Oltre a richiedere la libertà, lo sviluppo umano integrale come vocazione esige anche che se ne rispetti la verità. La vocazione al progresso spinge gli uomini a « fare, conoscere e avere di più, per essere di più » [41]. Ma ecco il problema: che cosa significa « essere di più »? Alla domanda Paolo VI risponde indicando la connotazione essenziale dell'« autentico sviluppo »: esso « deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo » [42]. Nella concorrenza tra le varie visioni dell'uomo, che vengono proposte nella società di oggi ancor più che in quella di Paolo VI, la visione cristiana ha la peculiarità di affermare e giustificare il valore incondizionato della persona umana e il senso della sua crescita. La vocazione cristiana allo sviluppo aiuta a perseguire la promozione di tutti gli uomini e di tutto l'uomo. Scriveva Paolo VI: « Ciò che conta per noi è l'uomo, ogni uomo, ogni gruppo d'uomini, fino a comprendere l'umanità tutta intera » [43]. La fede cristiana si occupa dello sviluppo non contando su privilegi o su posizioni di potere e neppure sui meriti dei cristiani, che pure ci sono stati e ci sono anche oggi accanto a naturali limiti [44], ma solo su Cristo, al Quale va riferita ogni autentica vocazione allo sviluppo umano integrale. Il Vangelo è elemento fondamentale dello sviluppo, perché in esso Cristo, « rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l'uomo all'uomo » [45]. Ammaestrata dal suo Signore, la Chiesa scruta i segni dei tempi e li interpreta ed offre al mondo « ciò che possiede in proprio: una visione globale dell'uomo e dell'umanità » [46]. Proprio perché Dio pronuncia il più grande « sì » all'uomo [47], l'uomo non può fare a meno di aprirsi alla vocazione divina per realizzare il proprio sviluppo. La verità dello sviluppo consiste nella sua integralità: se non è di tutto l'uomo e di ogni uomo, lo sviluppo non è vero sviluppo. Questo è il messaggio centrale della Populorum progressio, valido oggi e sempre. Lo sviluppo umano integrale sul piano naturale, risposta a una vocazione di Dio creatore [48], domanda il proprio inveramento in un « umanesimo trascendente, che ... conferisce [all'uomo] la sua più grande pienezza: questa è la finalità suprema dello sviluppo personale » [49]. La vocazione cristiana a tale sviluppo riguarda dunque sia il piano naturale sia quello soprannaturale; motivo per cui, « quando Dio viene eclissato, la nostra capacità di riconoscere l'ordine naturale, lo scopo e il “bene” comincia a svanire » [50]. 19. Infine, la visione dello sviluppo come vocazione comporta la centralità in esso della carità. Paolo VI nell'Enciclica Populorum progressio osservava che le cause del sottosviluppo non sono primariamente di ordine materiale. Egli ci invitava a ricercarle in altre dimensioni dell'uomo. Nella volontà, prima di tutto, che spesso disattende i doveri della solidarietà. Nel pensiero, in secondo luogo, che non sempre sa orientare convenientemente il volere. Per questo, nel perseguimento dello sviluppo, servono « uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca d'un umanesimo nuovo, che permetta all'uomo moderno di ritrovare se stesso » [51]. Ma non è tutto. Il sottosviluppo ha una causa ancora più importante della carenza di pensiero: è « la mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli » [52]. Questa fraternità, gli uomini potranno mai ottenerla da soli? La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. La ragione, da sola, è in grado di cogliere l'uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità. Questa ha origine da una vocazione trascendente di Dio Padre, che ci ha amati per primo, insegnandoci per mezzo del Figlio che cosa sia la carità fraterna. Paolo VI, presentando i vari livelli del processo di sviluppo dell'uomo, poneva al vertice, dopo aver menzionato la fede, « l'unità nella carità del Cristo che ci chiama tutti a partecipare in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini » [53]. 20. Queste prospettive, aperte dalla Populorum progressio, rimangono fondamentali per dare respiro e orientamento al nostro impegno per lo sviluppo dei popoli. La Populorum progressio, poi, sottolinea ripetutamente l'urgenza delle riforme [54] e chiede che davanti ai grandi problemi dell'ingiustizia nello sviluppo dei popoli si agisca con coraggio e senza indugio. Questa urgenza è dettata anche dalla carità nella verità. è la carità di Cristo che ci spinge: « caritas Christi urget nos » (2 Cor 5,14). L'urgenza è inscritta non solo nelle cose, non deriva soltanto dall'incalzare degli avvenimenti e dei problemi, ma anche dalla stessa posta in palio: la realizzazione di un'autentica fraternità. La rilevanza di questo obiettivo è tale da esigere la nostra apertura a capirlo fino in fondo e a mobilitarci in concreto con il « cuore », per far evolvere gli attuali processi economici e sociali verso esiti pienamente umani. CAPITOLO SECONDO LO SVILUPPO UMANO NEL NOSTRO TEMPO 21. Paolo VI aveva una visione articolata dello sviluppo. Con il termine « sviluppo » voleva indicare l'obiettivo di far uscire i popoli anzitutto dalla fame, dalla miseria, dalle malattie endemiche e dall'analfabetismo. Dal punto di vista economico, ciò significava la loro partecipazione attiva e in condizioni di parità al processo economico internazionale; dal punto di vista sociale, la loro evoluzione verso società istruite e solidali; dal punto di vista politico, il consolidamento di regimi democratici in grado di assicurare libertà e pace. Dopo tanti anni, mentre guardiamo con preoccupazione agli sviluppi e alle prospettive delle crisi che si susseguono in questi tempi, ci domandiamo quanto le aspettative di Paolo VI siano state soddisfatte dal modello di sviluppo che è stato adottato negli ultimi decenni. Riconosciamo pertanto che erano fondate le preoccupazioni della Chiesa sulle capacità dell'uomo solo tecnologico di sapersi dare obiettivi realistici e di saper gestire sempre adeguatamente gli strumenti a disposizione. Il profitto è utile se, in quanto mezzo, è orientato ad un fine che gli fornisca un senso tanto sul come produrlo quanto sul come utilizzarlo. L'esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà. Lo sviluppo economico che auspicava Paolo VI doveva essere tale da produrre una crescita reale, estensibile a tutti e concretamente sostenibile. è vero che lo sviluppo c'è stato e continua ad essere un fattore positivo che ha tolto dalla miseria miliardi di persone e, ultimamente, ha dato a molti Paesi la possibilità di diventare attori efficaci della politica internazionale. Va tuttavia riconosciuto che lo stesso sviluppo economico è stato e continua ad essere gravato da distorsioni e drammatici problemi, messi ancora più in risalto dall'attuale situazione di crisi. Essa ci pone improrogabilmente di fronte a scelte che riguardano sempre più il destino stesso dell'uomo, il quale peraltro non può prescindere dalla sua natura. Le forze tecniche in campo, le interrelazioni planetarie, gli effetti deleteri sull'economia reale di un'attività finanziaria mal utilizzata e per lo più speculativa, gli imponenti flussi migratori, spesso solo provocati e non poi adeguatamente gestiti, lo sfruttamento sregolato delle risorse della terra, ci inducono oggi a riflettere sulle misure necessarie per dare soluzione a problemi non solo nuovi rispetto a quelli affrontati dal Papa Paolo VI, ma anche, e soprattutto, di impatto decisivo per il bene presente e futuro dell'umanità. Gli aspetti della crisi e delle sue soluzioni, nonché di un futuro nuovo possibile sviluppo, sono sempre più interconnessi, si implicano a vicenda, richiedono nuovi sforzi di comprensione unitaria e una nuova sintesi umanistica. La complessità e gravità dell'attuale situazione economica giustamente ci preoccupa, ma dobbiamo assumere con realismo, fiducia e speranza le nuove responsabilità a cui ci chiama lo scenario di un mondo che ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori di fondo su cui costruire un futuro migliore. La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente. 22. Oggi il quadro dello sviluppo è policentrico. Gli attori e le cause sia del sottosviluppo sia dello sviluppo sono molteplici, le colpe e i meriti sono differenziati. Questo dato dovrebbe spingere a liberarsi dalle ideologie, che semplificano in modo spesso artificioso la realtà, e indurre a esaminare con obiettività lo spessore umano dei problemi. La linea di demarcazione tra Paesi ricchi e poveri non è più così netta come ai tempi della Populorum progressio, secondo quanto già aveva segnalato Giovanni Paolo II [55]. Cresce la ricchezza mondiale in termini assoluti, ma aumentano le disparità. Nei Paesi ricchi nuove categorie sociali si impoveriscono e nascono nuove povertà. In aree più povere alcuni gruppi godono di una sorta di supersviluppo dissipatore e consumistico che contrasta in modo inaccettabile con perduranti situazioni di miseria disumanizzante. Continua « lo scandalo di disuguaglianze clamorose » [56]. La corruzione e l'illegalità sono purtroppo presenti sia nel comportamento di soggetti economici e politici dei Paesi ricchi, vecchi e nuovi, sia negli stessi Paesi poveri. A non rispettare i diritti umani dei lavoratori sono a volte grandi imprese transnazionali e anche gruppi di produzione locale. Gli aiuti internazionali sono stati spesso distolti dalle loro finalità, per irresponsabilità che si annidano sia nella catena dei soggetti donatori sia in quella dei fruitori. Anche nell'ambito delle cause immateriali o culturali dello sviluppo e del sottosviluppo possiamo trovare la medesima articolazione di responsabilità. Ci sono forme eccessive di protezione della conoscenza da parte dei Paesi ricchi, mediante un utilizzo troppo rigido del diritto di proprietà intellettuale, specialmente nel campo sanitario. Nello stesso tempo, in alcuni Paesi poveri persistono modelli culturali e norme sociali di comportamento che rallentano il processo di sviluppo. 23. Molte aree del pianeta, oggi, seppure in modo problematico e non omogeneo, si sono evolute, entrando nel novero delle grandi potenze destinate a giocare ruoli importanti nel futuro. Va tuttavia sottolineato come non sia sufficiente progredire solo da un punto di vista economico e tecnologico. Bisogna che lo sviluppo sia anzitutto vero e integrale. L'uscita dall'arretratezza economica, un dato in sé positivo, non risolve la complessa problematica della promozione dell'uomo, né per i Paesi protagonisti di questi avanzamenti, né per i Paesi economicamente già sviluppati, né per quelli ancora poveri, i quali possono soffrire, oltre che delle vecchie forme di sfruttamento, anche delle conseguenze negative derivanti da una crescita contrassegnata da distorsioni e squilibri. Dopo il crollo dei sistemi economici e politici dei Paesi comunisti dell'Europa orientale e la fine dei cosiddetti “blocchi contrapposti”, sarebbe stato necessario un complessivo ripensamento dello sviluppo. Lo aveva chiesto Giovanni Paolo II, il quale nel 1987 aveva indicato l'esistenza di questi “blocchi” come una delle principali cause del sottosviluppo [57], in quanto la politica sottraeva risorse all'economia e alla cultura e l'ideologia inibiva la libertà. Nel 1991, dopo gli avvenimenti del 1989, egli chiese anche che, alla fine dei “blocchi”, corrispondesse una riprogettazione globale dello sviluppo, non solo in quei Paesi, ma anche in Occidente e in quelle parti del mondo che andavano evolvendosi [58]. Questo è avvenuto solo in parte e continua ad essere un reale dovere al quale occorre dare soddisfazione, magari profittando proprio delle scelte necessarie a superare gli attuali problemi economici. 24. Il mondo che Paolo VI aveva davanti a sé, benché il processo di socializzazione fosse già avanzato così che egli poteva parlare di una questione sociale divenuta mondiale, era ancora molto meno integrato di quello odierno. Attività economica e funzione politica si svolgevano in gran parte dentro lo stesso ambito spaziale e potevano quindi fare reciproco affidamento. L'attività produttiva avveniva prevalentemente all'interno dei confini nazionali e gli investimenti finanziari avevano una circolazione piuttosto limitata all'estero, sicché la politica di molti Stati poteva ancora fissare le priorità dell'economia e, in qualche modo, governarne l'andamento con gli strumenti di cui ancora disponeva. Per questo motivo la Populorum progressio assegnava un compito centrale, anche se non esclusivo, ai « poteri pubblici » [59]. Nella nostra epoca, lo Stato si trova nella situazione di dover far fronte alle limitazioni che alla sua sovranità frappone il nuovo contesto economico-commerciale e finanziario internazionale, contraddistinto anche da una crescente mobilità dei capitali finanziari e dei mezzi di produzione materiali ed immateriali. Questo nuovo contesto ha modificato il potere politico degli Stati. Oggi, facendo anche tesoro della lezione che ci viene dalla crisi economica in atto che vede i pubblici poteri dello Stato impegnati direttamente a correggere errori e disfunzioni, sembra più realistica una rinnovata valutazione del loro ruolo e del loro potere, che vanno saggiamente riconsiderati e rivalutati in modo che siano in grado, anche attraverso nuove modalità di esercizio, di far fronte alle sfide del mondo odierno. Con un meglio calibrato ruolo dei pubblici poteri, è prevedibile che si rafforzino quelle nuove forme di partecipazione alla politica nazionale e internazionale che si realizzano attraverso l'azione delle Organizzazioni operanti nella società civile; in tale direzione è auspicabile che crescano un'attenzione e una partecipazione più sentite alla res publica da parte dei cittadini. 25. Dal punto di vista sociale, i sistemi di protezione e previdenza, già presenti ai tempi di Paolo VI in molti Paesi, faticano e potrebbero faticare ancor più in futuro a perseguire i loro obiettivi di vera giustizia sociale entro un quadro di forze profondamente mutato. Il mercato diventato globale ha stimolato anzitutto, da parte di Paesi ricchi, la ricerca di aree dove delocalizzare le produzioni di basso costo al fine di ridurre i prezzi di molti beni, accrescere il potere di acquisto e accelerare pertanto il tasso di sviluppo centrato su maggiori consumi per il proprio mercato interno. Conseguentemente, il mercato ha stimolato forme nuove di competizione tra Stati allo scopo di attirare centri produttivi di imprese straniere, mediante vari strumenti, tra cui un fisco favorevole e la deregolamentazione del mondo del lavoro. Questi processi hanno comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale in cambio della ricerca di maggiori vantaggi competitivi nel mercato globale, con grave pericolo per i diritti dei lavoratori, per i diritti fondamentali dell'uomo e per la solidarietà attuata nelle tradizionali forme dello Stato sociale. I sistemi di sicurezza sociale possono perdere la capacità di assolvere al loro compito, sia nei Paesi emergenti, sia in quelli di antico sviluppo, oltre che nei Paesi poveri. Qui le politiche di bilancio, con i tagli alla spesa sociale, spesso anche promossi dalle Istituzioni finanziarie internazionali, possono lasciare i cittadini impotenti di fronte a rischi vecchi e nuovi; tale impotenza è accresciuta dalla mancanza di protezione efficace da parte delle associazioni dei lavoratori. L'insieme dei cambiamenti sociali ed economici fa sì che le organizzazioni sindacali sperimentino maggiori difficoltà a svolgere il loro compito di rappresentanza degli interessi dei lavoratori, anche per il fatto che i Governi, per ragioni di utilità economica, limitano spesso le libertà sindacali o la capacità negoziale dei sindacati stessi. Le reti di solidarietà tradizionali trovano così crescenti ostacoli da superare. L'invito della dottrina sociale della Chiesa, cominciando dalla Rerum novarum [60], a dar vita ad associazioni di lavoratori per la difesa dei propri diritti va pertanto onorato oggi ancor più di ieri, dando innanzitutto una risposta pronta e lungimirante all'urgenza di instaurare nuove sinergie a livello internazionale, oltre che locale. La mobilità lavorativa, associata alla deregolamentazione generalizzata, è stata un fenomeno importante, non privo di aspetti positivi perché capace di stimolare la produzione di nuova ricchezza e lo scambio tra culture diverse. Tuttavia, quando l'incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell'esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio. Conseguenza di ciò è il formarsi di situazioni di degrado umano, oltre che di spreco sociale. Rispetto a quanto accadeva nella società industriale del passato, oggi la disoccupazione provoca aspetti nuovi di irrilevanza economica e l'attuale crisi può solo peggiorare tale situazione. L'estromissione dal lavoro per lungo tempo, oppure la dipendenza prolungata dall'assistenza pubblica o privata, minano la libertà e la creatività della persona e i suoi rapporti familiari e sociali con forti sofferenze sul piano psicologico e spirituale. Desidererei ricordare a tutti, soprattutto ai governanti impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo, che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: “L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale” [61]. 26. Sul piano culturale, rispetto all'epoca di Paolo VI, la differenza è ancora più marcata. Allora le culture erano piuttosto ben definite e avevano maggiori possibilità di difendersi dai tentativi di omogeneizzazione culturale. Oggi le possibilità di interazione tra le culture sono notevolmente aumentate dando spazio a nuove prospettive di dialogo interculturale, un dialogo che, per essere efficace, deve avere come punto di partenza l'intima consapevolezza della specifica identità dei vari interlocutori. Non va tuttavia trascurato il fatto che l'accresciuta mercificazione degli scambi culturali favorisce oggi un duplice pericolo. Si nota, in primo luogo, un eclettismo culturale assunto spesso acriticamente: le culture vengono semplicemente accostate e considerate come sostanzialmente equivalenti e tra loro interscambiabili. Ciò favorisce il cedimento ad un relativismo che non aiuta il vero dialogo interculturale; sul piano sociale il relativismo culturale fa sì che i gruppi culturali si accostino o convivano ma separati, senza dialogo autentico e, quindi, senza vera integrazione. In secondo luogo, esiste il pericolo opposto, che è costituito dall'appiattimento culturale e dall'omologazione dei comportamenti e degli stili di vita. In questo modo viene perduto il significato profondo della cultura delle varie Nazioni, delle tradizioni dei vari popoli, entro le quali la persona si misura con le domande fondamentali dell'esistenza [62]. Eclettismo e appiattimento culturale convergono nella separazione della cultura dalla natura umana. Così, le culture non sanno più trovare la loro misura in una natura che le trascende [63], finendo per ridurre l'uomo a solo dato culturale. Quando questo avviene, l'umanità corre nuovi pericoli di asservimento e di manipolazione. 27. In molti Paesi poveri permane e rischia di accentuarsi l'estrema insicurezza di vita, che è conseguenza della carenza di alimentazione: la fame miete ancora moltissime vittime tra i tanti Lazzaro ai quali non è consentito, come aveva auspicato Paolo VI, di sedersi alla mensa del ricco epulone [64]. Dare da mangiare agli affamati (cfr Mt 25, 35.37.42) è un imperativo etico per la Chiesa universale, che risponde agli insegnamenti di solidarietà e di condivisione del suo Fondatore, il Signore Gesù. Inoltre, eliminare la fame nel mondo è divenuta, nell'era della globalizzazione, anche un traguardo da perseguire per salvaguardare la pace e la stabilità del pianeta. La fame non dipende tanto da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali, la più importante delle quali è di natura istituzionale. Manca, cioè, un assetto di istituzioni economiche in grado sia di garantire un accesso al cibo e all'acqua regolare e adeguato dal punto di vista nutrizionale, sia di fronteggiare le necessità connesse con i bisogni primari e con le emergenze di vere e proprie crisi alimentari, provocate da cause naturali o dall'irresponsabilità politica nazionale e internazionale. Il problema dell'insicurezza alimentare va affrontato in una prospettiva di lungo periodo, eliminando le cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri mediante investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cioè di utilizzare al meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche maggiormente accessibili a livello locale, in modo da garantire una loro sostenibilità anche nel lungo periodo. Tutto ciò va realizzato coinvolgendo le comunità locali nelle scelte e nelle decisioni relative all'uso della terra coltivabile. In tale prospettiva, potrebbe risultare utile considerare le nuove frontiere che vengono aperte da un corretto impiego delle tecniche di produzione agricola tradizionali e di quelle innovative, supposto che esse siano state dopo adeguata verifica riconosciute opportune, rispettose dell'ambiente e attente alle popolazioni più svantaggiate. Al tempo stesso, non dovrebbe venir trascurata la questione di un'equa riforma agraria nei Paesi in via di sviluppo. Il diritto all'alimentazione, così come quello all'acqua, rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita. è necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni [65]. è importante inoltre evidenziare come la via solidaristica allo sviluppo dei Paesi poveri possa costituire un progetto di soluzione della crisi globale in atto, come uomini politici e responsabili di Istituzioni internazionali hanno negli ultimi tempi intuito. Sostenendo mediante piani di finanziamento ispirati a solidarietà i Paesi economicamente poveri, perché provvedano essi stessi a soddisfare le domande di beni di consumo e di sviluppo dei propri cittadini, non solo si può produrre vera crescita economica, ma si può anche concorrere a sostenere le capacità produttive dei Paesi ricchi che rischiano di esser compromesse dalla crisi. 28. Uno degli aspetti più evidenti dello sviluppo odierno è l'importanza del tema del rispetto per la vita, che non può in alcun modo essere disgiunto dalle questioni relative allo sviluppo dei popoli. Si tratta di un aspetto che negli ultimi tempi sta assumendo una rilevanza sempre maggiore, obbligandoci ad allargare i concetti di povertà [66] e di sottosviluppo alle questioni collegate con l'accoglienza della vita, soprattutto là dove essa è in vario modo impedita. Non solo la situazione di povertà provoca ancora in molte regioni alti tassi di mortalità infantile, ma perdurano in varie parti del mondo pratiche di controllo demografico da parte dei governi, che spesso diffondono la contraccezione e giungono a imporre anche l'aborto. Nei Paesi economicamente più sviluppati, le legislazioni contrarie alla vita sono molto diffuse e hanno ormai condizionato il costume e la prassi, contribuendo a diffondere una mentalità antinatalista che spesso si cerca di trasmettere anche ad altri Stati come se fosse un progresso culturale. Alcune Organizzazioni non governative, poi, operano attivamente per la diffusione dell'aborto, promuovendo talvolta nei Paesi poveri l'adozione della pratica della sterilizzazione, anche su donne inconsapevoli. Vi è inoltre il fondato sospetto che a volte gli stessi aiuti allo sviluppo vengano collegati a determinate politiche sanitarie implicanti di fatto l'imposizione di un forte controllo delle nascite. Preoccupanti sono altresì tanto le legislazioni che prevedono l'eutanasia quanto le pressioni di gruppi nazionali e internazionali che ne rivendicano il riconoscimento giuridico. L'apertura alla vita è al centro del vero sviluppo. Quando una società s'avvia verso la negazione e la soppressione della vita, finisce per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell'uomo. Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l'accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono [67]. L'accoglienza della vita tempra le energie morali e rende capaci di aiuto reciproco. Coltivando l'apertura alla vita, i popoli ricchi possono comprendere meglio le necessità di quelli poveri, evitare di impiegare ingenti risorse economiche e intellettuali per soddisfare desideri egoistici tra i propri cittadini e promuovere, invece, azioni virtuose nella prospettiva di una produzione moralmente sana e solidale, nel rispetto del diritto fondamentale di ogni popolo e di ogni persona alla vita. 29. C'è un altro aspetto della vita di oggi, collegato in modo molto stretto con lo sviluppo: la negazione del diritto alla libertà religiosa. Non mi riferisco solo alle lotte e ai conflitti che nel mondo ancora si combattono per motivazioni religiose, anche se talvolta quella religiosa è solo la copertura di ragioni di altro genere, quali la sete di dominio e di ricchezza. Di fatto, oggi spesso si uccide nel nome sacro di Dio, come più volte è stato pubblicamente rilevato e deplorato dal mio predecessore Giovanni Paolo II e da me stesso [68]. Le violenze frenano lo sviluppo autentico e impediscono l'evoluzione dei popoli verso un maggiore benessere socio-economico e spirituale. Ciò si applica specialmente al terrorismo a sfondo fondamentalista [69], che genera dolore, devastazione e morte, blocca il dialogo tra le Nazioni e distoglie grandi risorse dal loro impiego pacifico e civile. Va però aggiunto che, oltre al fanatismo religioso che in alcuni contesti impedisce l'esercizio del diritto di libertà di religione, anche la promozione programmata dell'indifferenza religiosa o dell'ateismo pratico da parte di molti Paesi contrasta con le necessità dello sviluppo dei popoli, sottraendo loro risorse spirituali e umane. Dio è il garante del vero sviluppo dell'uomo, in quanto, avendolo creato a sua immagine, ne fonda altresì la trascendente dignità e ne alimenta il costitutivo anelito ad “essere di più”. L'uomo non è un atomo sperduto in un universo casuale [70], ma è una creatura di Dio, a cui Egli ha voluto donare un'anima immortale e che ha da sempre amato. Se l'uomo fosse solo frutto o del caso o della necessità, oppure se dovesse ridurre le sue aspirazioni all'orizzonte ristretto delle situazioni in cui vive, se tutto fosse solo storia e cultura, e l'uomo non avesse una natura destinata a trascendersi in una vita soprannaturale, si potrebbe parlare di incremento o di evoluzione, ma non di sviluppo. Quando lo Stato promuove, insegna, o addirittura impone, forme di ateismo pratico, sottrae ai suoi cittadini la forza morale e spirituale indispensabile per impegnarsi nello sviluppo umano integrale e impedisce loro di avanzare con rinnovato dinamismo nel proprio impegno per una più generosa risposta umana all'amore divino [71]. Capita anche che i Paesi economicamente sviluppati o quelli emergenti esportino nei Paesi poveri, nel contesto dei loro rapporti culturali, commerciali e politici, questa visione riduttiva della persona e del suo destino. è il danno che il « supersviluppo » [72] procura allo sviluppo autentico, quando è accompagnato dal « sottosviluppo morale » [73]. 30. In questa linea, il tema dello sviluppo umano integrale assume una portata ancora più complessa: la correlazione tra i molteplici suoi elementi richiede che ci si impegni per far interagire i diversi livelli del sapere umano in vista della promozione di un vero sviluppo dei popoli. Spesso si ritiene che lo sviluppo, o i provvedimenti socio-economici relativi, richiedano solo di essere attuati quale frutto di un agire comune. Questo agire comune, però, ha bisogno di essere orientato, perché « ogni azione sociale implica una dottrina » [74]. Considerata la complessità dei problemi, è ovvio che le varie discipline debbano collaborare mediante una interdisciplinarità ordinata. La carità non esclude il sapere, anzi lo richiede, lo promuove e lo anima dall'interno. Il sapere non è mai solo opera dell'intelligenza. Può certamente essere ridotto a calcolo e ad esperimento, ma se vuole essere sapienza capace di orientare l'uomo alla luce dei principi primi e dei suoi fini ultimi, deve essere “condito” con il « sale » della carità. Il fare è cieco senza il sapere e il sapere è sterile senza l'amore. Infatti, « colui che è animato da una vera carità è ingegnoso nello scoprire le cause della miseria, nel trovare i mezzi per combatterla, nel vincerla risolutamente » [75]. Nei confronti dei fenomeni che abbiamo davanti, la carità nella verità richiede prima di tutto di conoscere e di capire, nella consapevolezza e nel rispetto della competenza specifica di ogni livello del sapere. La carità non è un'aggiunta posteriore, quasi un'appendice a lavoro ormai concluso delle varie discipline, bensì dialoga con esse fin dall'inizio. Le esigenze dell'amore non contraddicono quelle della ragione. Il sapere umano è insufficiente e le conclusioni delle scienze non potranno indicare da sole la via verso lo sviluppo integrale dell'uomo. C'è sempre bisogno di spingersi più in là: lo richiede la carità nella verità [76]. Andare oltre, però, non significa mai prescindere dalle conclusioni della ragione né contraddire i suoi risultati. Non c'è l'intelligenza e poi l'amore: ci sono l'amore ricco di intelligenza e l'intelligenza piena di amore. 31. Questo significa che le valutazioni morali e la ricerca scientifica devono crescere insieme e che la carità deve animarle in un tutto armonico interdisciplinare, fatto di unità e di distinzione. La dottrina sociale della Chiesa, che ha « un'importante dimensione interdisciplinare » [77], può svolgere, in questa prospettiva, una funzione di straordinaria efficacia. Essa consente alla fede, alla teologia, alla metafisica e alle scienze di trovare il loro posto entro una collaborazione a servizio dell'uomo. è soprattutto qui che la dottrina sociale della Chiesa attua la sua dimensione sapienziale. Paolo VI aveva visto con chiarezza che tra le cause del sottosviluppo c'è una mancanza di sapienza, di riflessione, di pensiero in grado di operare una sintesi orientativa [78], per la quale si richiede « una visione chiara di tutti gli aspetti economici, sociali, culturali e spirituali » [79]. L'eccessiva settorialità del sapere [80], la chiusura delle scienze umane alla metafisica [81], le difficoltà del dialogo tra le scienze e la teologia sono di danno non solo allo sviluppo del sapere, ma anche allo sviluppo dei popoli, perché, quando ciò si verifica, viene ostacolata la visione dell'intero bene dell'uomo nelle varie dimensioni che lo caratterizzano. L'« allargamento del nostro concetto di ragione e dell'uso di essa » [82] è indispensabile per riuscire a pesare adeguatamente tutti i termini della questione dello sviluppo e della soluzione dei problemi socio-economici. 32. Le grandi novità, che il quadro dello sviluppo dei popoli oggi presenta, pongono in molti casi l'esigenza di soluzioni nuove. Esse vanno cercate insieme nel rispetto delle leggi proprie di ogni realtà e alla luce di una visione integrale dell'uomo, che rispecchi i vari aspetti della persona umana, contemplata con lo sguardo purificato dalla carità. Si scopriranno allora singolari convergenze e concrete possibilità di soluzione, senza rinunciare ad alcuna componente fondamentale della vita umana. La dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono che, soprattutto oggi, le scelte economiche non facciano aumentare in modo eccessivo e moralmente inaccettabile le differenze di ricchezza [83] e che si continui a perseguire quale priorità l'obiettivo dell'accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti. A ben vedere, ciò è esigito anche dalla « ragione economica ». L'aumento sistemico delle ineguaglianze tra gruppi sociali all'interno di un medesimo Paese e tra le popolazioni dei vari Paesi, ossia l'aumento massiccio della povertà in senso relativo, non solamente tende a erodere la coesione sociale, e per questa via mette a rischio la democrazia, ma ha anche un impatto negativo sul piano economico, attraverso la progressiva erosione del « capitale sociale », ossia di quell'insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensabili ad ogni convivenza civile. è sempre la scienza economica a dirci che una strutturale situazione di insicurezza genera atteggiamenti antiproduttivi e di spreco di risorse umane, in quanto il lavoratore tende ad adattarsi passivamente ai meccanismi automatici, anziché liberare creatività. Anche su questo punto c'è una convergenza tra scienza economica e valutazione morale. I costi umani sono sempre anche costi economici e le disfunzioni economiche comportano sempre anche costi umani. Va poi ricordato che l'appiattimento delle culture sulla dimensione tecnologica, se nel breve periodo può favorire l'ottenimento di profitti, nel lungo periodo ostacola l'arricchimento reciproco e le dinamiche collaborative. è importante distinguere tra considerazioni economiche o sociologiche di breve e di lungo termine. L'abbassamento del livello di tutela dei diritti dei lavoratori o la rinuncia a meccanismi di ridistribuzione del reddito per far acquisire al Paese maggiore competitività internazionale impediscono l'affermarsi di uno sviluppo di lunga durata. Vanno, allora, attentamente valutate le conseguenze sulle persone delle tendenze attuali verso un'economia del breve, talvolta brevissimo termine. Ciò richiede una nuova e approfondita riflessione sul senso dell'economia e dei suoi fini [84], nonché una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni. Lo esige, in realtà, lo stato di salute ecologica del pianeta; soprattutto lo richiede la crisi culturale e morale dell'uomo, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni parte del mondo. 33. Oltre quarant'anni dopo la Populorum progressio, il suo tema di fondo, il progresso, resta ancora un problema aperto, reso più acuto ed impellente dalla crisi economico-finanziaria in atto. Se alcune aree del pianeta, già un tempo gravate dalla povertà, hanno conosciuto cambiamenti notevoli in termini di crescita economica e di partecipazione alla produzione mondiale, altre zone vivono ancora una situazione di miseria paragonabile a quella esistente ai tempi di Paolo VI, anzi in qualche caso si può addirittura parlare di un peggioramento. è significativo che alcune cause di questa situazione fossero state già individuate nella Populorum progressio, come per esempio gli alti dazi doganali posti dai Paesi economicamente sviluppati e che ancora impediscono ai prodotti provenienti dai Paesi poveri di raggiungere i mercati dei Paesi ricchi. Altre cause, invece, che l'Enciclica aveva solo adombrato, in seguito sono emerse con maggiore evidenza. è questo il caso della valutazione del processo di decolonizzazione, allora in pieno corso. Paolo VI auspicava un percorso autonomo da compiere nella libertà e nella pace. Dopo oltre quarant'anni, dobbiamo riconoscere quanto questo percorso sia stato difficile, sia a causa di nuove forme di colonialismo e di dipendenza da vecchi e nuovi Paesi egemoni, sia per gravi irresponsabilità interne agli stessi Paesi resisi indipendenti. La novità principale è stata l'esplosione dell'interdipendenza planetaria, ormai comunemente nota come globalizzazione. Paolo VI l'aveva parzialmente prevista, ma i termini e l'impetuosità con cui essa si è evoluta sono sorprendenti. Nato dentro i Paesi economicamente sviluppati, questo processo per sua natura ha prodotto un coinvolgimento di tutte le economie. Esso è stato il principale motore per l'uscita dal sottosviluppo di intere regioni e rappresenta di per sé una grande opportunità. Tuttavia, senza la guida della carità nella verità, questa spinta planetaria può concorrere a creare rischi di danni sconosciuti finora e di nuove divisioni nella famiglia umana. Per questo la carità e la verità ci pongono davanti a un impegno inedito e creativo, certamente molto vasto e complesso. Si tratta di dilatare la ragione e di renderla capace di conoscere e di orientare queste imponenti nuove dinamiche, animandole nella prospettiva di quella « civiltà dell'amore » il cui seme Dio ha posto in ogni popolo, in ogni cultura. CAPITOLO TERZO FRATERNITà, SVILUPPO ECONOMICO E SOCIETà CIVILE 34. La carità nella verità pone l'uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono. La gratuità è presente nella sua vita in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell'esistenza. L'essere umano è fatto per il dono, che ne esprime ed attua la dimensione di trascendenza. Talvolta l'uomo moderno è erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della società. è questa una presunzione, conseguente alla chiusura egoistica in se stessi, che discende — per dirla in termini di fede — dal peccato delle origini. La sapienza della Chiesa ha sempre proposto di tenere presente il peccato originale anche nell'interpretazione dei fatti sociali e nella costruzione della società: « Ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale e dei costumi » [85]. All'elenco dei campi in cui si manifestano gli effetti perniciosi del peccato, si è aggiunto ormai da molto tempo anche quello dell'economia. Ne abbiamo una prova evidente anche in questi periodi. La convinzione di essere autosufficiente e di riuscire a eliminare il male presente nella storia solo con la propria azione ha indotto l'uomo a far coincidere la felicità e la salvezza con forme immanenti di benessere materiale e di azione sociale. La convinzione poi della esigenza di autonomia dell'economia, che non deve accettare “influenze” di carattere morale, ha spinto l'uomo ad abusare dello strumento economico in modo persino distruttivo. A lungo andare, queste convinzioni hanno portato a sistemi economici, sociali e politici che hanno conculcato la libertà della persona e dei corpi sociali e che, proprio per questo, non sono stati in grado di assicurare la giustizia che promettevano. Come ho affermato nella mia Enciclica Spe salvi, in questo modo si toglie dalla storia la speranza cristiana [86], che è invece una potente risorsa sociale a servizio dello sviluppo umano integrale, cercato nella libertà e nella giustizia. La speranza incoraggia la ragione e le dà la forza di orientare la volontà [87]. è già presente nella fede, da cui anzi è suscitata. La carità nella verità se ne nutre e, nello stesso tempo, la manifesta. Essendo dono di Dio assolutamente gratuito, irrompe nella nostra vita come qualcosa di non dovuto, che trascende ogni legge di giustizia. Il dono per sua natura oltrepassa il merito, la sua regola è l'eccedenza. Esso ci precede nella nostra stessa anima quale segno della presenza di Dio in noi e della sua attesa nei nostri confronti. La verità, che al pari della carità è dono, è più grande di noi, come insegna sant'Agostino [88]. Anche la verità di noi stessi, della nostra coscienza personale, ci è prima di tutto “data”. In ogni processo conoscitivo, in effetti, la verità non è prodotta da noi, ma sempre trovata o, meglio, ricevuta. Essa, come l'amore, « non nasce dal pensare e dal volere ma in certo qual modo si impone all'essere umano » [89]. Perché dono ricevuto da tutti, la carità nella verità è una forza che costituisce la comunità, unifica gli uomini secondo modalità in cui non ci sono barriere né confini. La comunità degli uomini può essere costituita da noi stessi, ma non potrà mai con le sole sue forze essere una comunità pienamente fraterna né essere spinta oltre ogni confine, ossia diventare una comunità veramente universale: l'unità del genere umano, una comunione fraterna oltre ogni divisione, nasce dalla con-vocazione della parola di Dio-Amore. Nell'affrontare questa decisiva questione, dobbiamo precisare, da un lato, che la logica del dono non esclude la giustizia e non si giustappone ad essa in un secondo momento e dall'esterno e, dall'altro, che lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità. 35. Il mercato, se c'è fiducia reciproca e generalizzata, è l'istituzione economica che permette l'incontro tra le persone, in quanto operatori economici che utilizzano il contratto come regola dei loro rapporti e che scambiano beni e servizi tra loro fungibili, per soddisfare i loro bisogni e desideri. Il mercato è soggetto ai principi della cosiddetta giustizia commutativa, che regola appunto i rapporti del dare e del ricevere tra soggetti paritetici. Ma la dottrina sociale della Chiesa non ha mai smesso di porre in evidenza l'importanza della giustizia distributiva e della giustizia sociale per la stessa economia di mercato, non solo perché inserita nelle maglie di un contesto sociale e politico più vasto, ma anche per la trama delle relazioni in cui si realizza. Infatti il mercato, lasciato al solo principio dell'equivalenza di valore dei beni scambiati, non riesce a produrre quella coesione sociale di cui pure ha bisogno per ben funzionare. Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi è questa fiducia che è venuta a mancare, e la perdita della fiducia è una perdita grave. Opportunamente Paolo VI nella Populorum progressio sottolineava il fatto che lo stesso sistema economico avrebbe tratto vantaggio da pratiche generalizzate di giustizia, in quanto i primi a trarre beneficio dallo sviluppo dei Paesi poveri sarebbero stati quelli ricchi [90]. Non si trattava solo di correggere delle disfunzioni mediante l'assistenza. I poveri non sono da considerarsi un « fardello » [91], bensì una risorsa anche dal punto di vista strettamente economico. è tuttavia da ritenersi errata la visione di quanti pensano che l'economia di mercato abbia strutturalmente bisogno di una quota di povertà e di sottosviluppo per poter funzionare al meglio. è interesse del mercato promuovere emancipazione, ma per farlo veramente non può contare solo su se stesso, perché non è in grado di produrre da sé ciò che va oltre le sue possibilità. Esso deve attingere energie morali da altri soggetti, che sono capaci di generarle. 36. L'attività economica non può risolvere tutti i problemi sociali mediante la semplice estensione della logica mercantile. Questa va finalizzata al perseguimento del bene comune, di cui deve farsi carico anche e soprattutto la comunità politica. Pertanto, va tenuto presente che è causa di gravi scompensi separare l'agire economico, a cui spetterebbe solo produrre ricchezza, da quello politico, a cui spetterebbe di perseguire la giustizia mediante la ridistribuzione. La Chiesa ritiene da sempre che l'agire economico non sia da considerare antisociale. Il mercato non è, e non deve perciò diventare, di per sé il luogo della sopraffazione del forte sul debole. La società non deve proteggersi dal mercato, come se lo sviluppo di quest'ultimo comportasse ipso facto la morte dei rapporti autenticamente umani. è certamente vero che il mercato può essere orientato in modo negativo, non perché sia questa la sua natura, ma perché una certa ideologia lo può indirizzare in tal senso. Non va dimenticato che il mercato non esiste allo stato puro. Esso trae forma dalle configurazioni culturali che lo specificano e lo orientano. Infatti, l'economia e la finanza, in quanto strumenti, possono esser mal utilizzati quando chi li gestisce ha solo riferimenti egoistici. Così si può riuscire a trasformare strumenti di per sé buoni in strumenti dannosi. Ma è la ragione oscurata dell'uomo a produrre queste conseguenze, non lo strumento di per sé stesso. Perciò non è lo strumento a dover essere chiamato in causa ma l'uomo, la sua coscienza morale e la sua responsabilità personale e sociale. La dottrina sociale della Chiesa ritiene che possano essere vissuti rapporti autenticamente umani, di amicizia e di socialità, di solidarietà e di reciprocità, anche all'interno dell'attività economica e non soltanto fuori di essa o « dopo » di essa. La sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all'attività dell'uomo e, proprio perché umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente. La grande sfida che abbiamo davanti a noi, fatta emergere dalle problematiche dello sviluppo in questo tempo di globalizzazione e resa ancor più esigente dalla crisi economico-finanziaria, è di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che non solo i tradizionali principi dell'etica sociale, quali la trasparenza, l'onestà e la responsabilità non possono venire trascurati o attenuati, ma anche che nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica. Ciò è un'esigenza dell'uomo nel momento attuale, ma anche un'esigenza della stessa ragione economica. Si tratta di una esigenza ad un tempo della carità e della verità. 37. La dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto che la giustizia riguarda tutte le fasi dell'attività economica, perché questa ha sempre a che fare con l'uomo e con le sue esigenze. Il reperimento delle risorse, i finanziamenti, la produzione, il consumo e tutte le altre fasi del ciclo economico hanno ineluttabilmente implicazioni morali. Così ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale. Tutto questo trova conferma anche nelle scienze sociali e nelle tendenze dell'economia contemporanea. Forse un tempo era pensabile affidare dapprima all'economia la produzione di ricchezza per assegnare poi alla politica il compito di distribuirla. Oggi tutto ciò risulta più difficile, dato che le attività economiche non sono costrette entro limiti territoriali, mentre l'autorità dei governi continua ad essere soprattutto locale. Per questo, i canoni della giustizia devono essere rispettati sin dall'inizio, mentre si svolge il processo economico, e non già dopo o lateralmente. Inoltre, occorre che nel mercato si aprano spazi per attività economiche realizzate da soggetti che liberamente scelgono di informare il proprio agire a principi diversi da quelli del puro profitto, senza per ciò stesso rinunciare a produrre valore economico. Le tante espressioni di economia che traggono origine da iniziative religiose e laicali dimostrano che ciò è concretamente possibile. Nell'epoca della globalizzazione l'economia risente di modelli competitivi legati a culture tra loro molto diverse. I comportamenti economico-imprenditoriali che ne derivano trovano prevalentemente un punto d'incontro nel rispetto della giustizia commutativa. La vita economica ha senz'altro bisogno del contratto, per regolare i rapporti di scambio tra valori equivalenti. Ma ha altresì bisogno di leggi giuste e di forme di ridistribuzione guidate dalla politica, e inoltre di opere che rechino impresso lo spirito del dono. L'economia globalizzata sembra privilegiare la prima logica, quella dello scambio contrattuale, ma direttamente o indirettamente dimostra di aver bisogno anche delle altre due, la logica politica e la logica del dono senza contropartita. 38. Il mio predecessore Giovanni Paolo II aveva segnalato questa problematica, quando nella Centesimus annus aveva rilevato la necessità di un sistema a tre soggetti: il mercato, lo Stato e la società civile [92]. Egli aveva individuato nella società civile l'ambito più proprio di un'economia della gratuità e della fraternità, ma non aveva inteso negarla agli altri due ambiti. Oggi possiamo dire che la vita economica deve essere compresa come una realtà a più dimensioni: in tutte, in diversa misura e con modalità specifiche, deve essere presente l'aspetto della reciprocità fraterna. Nell'epoca della globalizzazione, l'attività economica non può prescindere dalla gratuità, che dissemina e alimenta la solidarietà e la responsabilità per la giustizia e il bene comune nei suoi vari soggetti e attori. Si tratta, in definitiva, di una forma concreta e profonda di democrazia economica. La solidarietà è anzitutto sentirsi tutti responsabili di tutti [93], quindi non può essere delegata solo allo Stato. Mentre ieri si poteva ritenere che prima bisognasse perseguire la giustizia e che la gratuità intervenisse dopo come un complemento, oggi bisogna dire che senza la gratuità non si riesce a realizzare nemmeno la giustizia. Serve, pertanto, un mercato nel quale possano liberamente operare, in condizioni di pari opportunità, imprese che perseguono fini istituzionali diversi. Accanto all'impresa privata orientata al profitto, e ai vari tipi di impresa pubblica, devono potersi radicare ed esprimere quelle organizzazioni produttive che perseguono fini mutualistici e sociali. è dal loro reciproco confronto sul mercato che ci si può attendere una sorta di ibridazione dei comportamenti d'impresa e dunque un'attenzione sensibile alla civilizzazione dell'economia. Carità nella verità, in questo caso, significa che bisogna dare forma e organizzazione a quelle iniziative economiche che, pur senza negare il profitto, intendono andare oltre la logica dello scambio degli equivalenti e del profitto fine a se stesso. 39. Paolo VI nella Populorum progressio chiedeva di configurare un modello di economia di mercato capace di includere, almeno tendenzialmente, tutti i popoli e non solamente quelli adeguatamente attrezzati. Chiedeva che ci si impegnasse a promuovere un mondo più umano per tutti, un mondo nel quale tutti avessero « qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisca un ostacolo allo sviluppo degli altri » [94]. Egli in questo modo estendeva al piano universale le stesse richieste e aspirazioni contenute nella Rerum novarum, scritta quando per la prima volta, in conseguenza della rivoluzione industriale, si affermò l'idea — sicuramente avanzata per quel tempo — che l'ordine civile per reggersi aveva bisogno anche dell'intervento ridistributivo dello Stato. Oggi questa visione, oltre a essere posta in crisi dai processi di apertura dei mercati e delle società, mostra di essere incompleta per soddisfare le esigenze di un'economia pienamente umana. Quanto la dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto a partire dalla sua visione dell'uomo e della società oggi è richiesto anche dalle dinamiche caratteristiche della globalizzazione. Quando la logica del mercato e quella dello Stato si accordano tra loro per continuare nel monopolio dei rispettivi ambiti di influenza, alla lunga vengono meno la solidarietà nelle relazioni tra i cittadini, la partecipazione e l'adesione, l'agire gratuito, che sono altra cosa rispetto al “dare per avere”, proprio della logica dello scambio, e al “dare per dovere”, proprio della logica dei comportamenti pubblici, imposti per legge dallo Stato. La vittoria sul sottosviluppo richiede di agire non solo sul miglioramento delle transazioni fondate sullo scambio, non solo sui trasferimenti delle strutture assistenziali di natura pubblica, ma soprattutto sulla progressiva apertura, in contesto mondiale, a forme di attività economica caratterizzate da quote di gratuità e di comunione. Il binomio esclusivo mercato-Stato corrode la socialità, mentre le forme economiche solidali, che trovano il loro terreno migliore nella società civile senza ridursi ad essa, creano socialità. Il mercato della gratuità non esiste e non si possono disporre per legge atteggiamenti gratuiti. Eppure sia il mercato sia la politica hanno bisogno di persone aperte al dono reciproco. 40. Le attuali dinamiche economiche internazionali, caratterizzate da gravi distorsioni e disfunzioni, richiedono profondi cambiamenti anche nel modo di intendere l'impresa. Vecchie modalità della vita imprenditoriale vengono meno, ma altre promettenti si profilano all'orizzonte. Uno dei rischi maggiori è senz'altro che l'impresa risponda quasi esclusivamente a chi in essa investe e finisca così per ridurre la sua valenza sociale. Sempre meno le imprese, grazie alla crescita di dimensione ed al bisogno di sempre maggiori capitali, fanno capo a un imprenditore stabile che si senta responsabile a lungo termine, e non solo a breve, della vita e dei risultati della sua impresa, e sempre meno dipendono da un unico territorio. Inoltre la cosiddetta delocalizzazione dell'attività produttiva può attenuare nell'imprenditore il senso di responsabilità nei confronti di portatori di interessi, quali i lavoratori, i fornitori, i consumatori, l'ambiente naturale e la più ampia società circostante, a vantaggio degli azionisti, che non sono legati a uno spazio specifico e godono quindi di una straordinaria mobilità. Il mercato internazionale dei capitali, infatti, offre oggi una grande libertà di azione. è però anche vero che si sta dilatando la consapevolezza circa la necessità di una più ampia “responsabilità sociale” dell'impresa. Anche se le impostazioni etiche che guidano oggi il dibattito sulla responsabilità sociale dell'impresa non sono tutte accettabili secondo la prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, è un fatto che si va sempre più diffondendo il convincimento in base al quale la gestione dell'impresa non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell'impresa: i lavoratori, i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunità di riferimento. Negli ultimi anni si è notata la crescita di una classe cosmopolita di manager, che spesso rispondono solo alle indicazioni degli azionisti di riferimento costituiti in genere da fondi anonimi che stabiliscono di fatto i loro compensi. Anche oggi tuttavia vi sono molti manager che con analisi lungimirante si rendono sempre più conto dei profondi legami che la loro impresa ha con il territorio, o con i territori, in cui opera. Paolo VI invitava a valutare seriamente il danno che il trasferimento all'estero di capitali a esclusivo vantaggio personale può produrre alla propria Nazione [95]. Giovanni Paolo II avvertiva che investire ha sempre un significato morale, oltre che economico [96]. Tutto questo — va ribadito — è valido anche oggi, nonostante che il mercato dei capitali sia stato fortemente liberalizzato e le moderne mentalità tecnologiche possano indurre a pensare che investire sia solo un fatto tecnico e non anche umano ed etico. Non c'è motivo per negare che un certo capitale possa fare del bene, se investito all'estero piuttosto che in patria. Devono però essere fatti salvi i vincoli di giustizia, tenendo anche conto di come quel capitale si è formato e dei danni alle persone che comporterà il suo mancato impiego nei luoghi in cui esso è stato generato [97]. Bisogna evitare che il motivo per l'impiego delle risorse finanziarie sia speculativo e ceda alla tentazione di ricercare solo profitto di breve termine, e non anche la sostenibilità dell'impresa a lungo termine, il suo puntuale servizio all'economia reale e l'attenzione alla promozione, in modo adeguato ed opportuno, di iniziative economiche anche nei Paesi bisognosi di sviluppo. Non c'è nemmeno motivo di negare che la delocalizzazione, quando comporta investimenti e formazione, possa fare del bene alle popolazioni del Paese che la ospita. Il lavoro e la conoscenza tecnica sono un bisogno universale. Non è però lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favore, o peggio per sfruttamento, senza apportare alla società locale un vero contributo per la nascita di un robusto sistema produttivo e sociale, fattore imprescindibile di sviluppo stabile. 41. Nel contesto di questo discorso è utile osservare che l'imprenditorialità ha e deve sempre più assumere un significato plurivalente. La perdurante prevalenza del binomio mercato-Stato ci ha abituati a pensare esclusivamente all'imprenditore privato di tipo capitalistico da un lato e al dirigente statale dall'altro. In realtà, l'imprenditorialità va intesa in modo articolato. Ciò risulta da una serie di motivazioni metaeconomiche. L'imprenditorialità, prima di avere un significato professionale, ne ha uno umano [98]. Essa è inscritta in ogni lavoro, visto come « actus personae » [99], per cui è bene che a ogni lavoratore sia offerta la possibilità di dare il proprio apporto in modo che egli stesso « sappia di lavorare “in proprio” » [100]. Non a caso Paolo VI insegnava che « ogni lavoratore è un creatore » [101]. Proprio per rispondere alle esigenze e alla dignità di chi lavora, e ai bisogni della società, esistono vari tipi di imprese, ben oltre la sola distinzione tra « privato » e « pubblico ». Ognuna richiede ed esprime una capacità imprenditoriale specifica. Al fine di realizzare un'economia che nel prossimo futuro sappia porsi al servizio del bene comune nazionale e mondiale, è opportuno tenere conto di questo significato esteso di imprenditorialità. Questa concezione più ampia favorisce lo scambio e la formazione reciproca tra le diverse tipologie di imprenditorialità, con travaso di competenze dal mondo non profit a quello profit e viceversa, da quello pubblico a quello proprio della società civile, da quello delle economie avanzate a quello dei Paesi in via di sviluppo. Anche l'“autorità politica” ha un significato plurivalente, che non può essere dimenticato, mentre si procede alla realizzazione di un nuovo ordine economico-produttivo, socialmente responsabile e a misura d'uomo. Come si intende coltivare un'imprenditorialità differenziata sul piano mondiale, così si deve promuovere un'autorità politica distribuita e attivantesi su più piani. L'economia integrata dei giorni nostri non elimina il ruolo degli Stati, piuttosto ne impegna i Governi ad una più forte collaborazione reciproca. Ragioni di saggezza e di prudenza suggeriscono di non proclamare troppo affrettatamente la fine dello Stato. In relazione alla soluzione della crisi attuale, il suo ruolo sembra destinato a crescere, riacquistando molte delle sue competenze. Ci sono poi delle Nazioni in cui la costruzione o ricostruzione dello Stato continua ad essere un elemento chiave del loro sviluppo. L'aiuto internazionale proprio all'interno di un progetto solidaristico mirato alla soluzione degli attuali problemi economici dovrebbe piuttosto sostenere il consolidamento di sistemi costituzionali, giuridici, amministrativi nei Paesi che non godono ancora pienamente di questi beni. Accanto agli aiuti economici, devono esserci quelli volti a rafforzare le garanzie proprie dello Stato di diritto, un sistema di ordine pubblico e di carcerazione efficiente nel rispetto dei diritti umani, istituzioni veramente democratiche. Non è necessario che lo Stato abbia dappertutto le medesime caratteristiche: il sostegno ai sistemi costituzionali deboli affinché si rafforzino può benissimo accompagnarsi con lo sviluppo di altri soggetti politici, di natura culturale, sociale, territoriale o religiosa, accanto allo Stato. L'articolazione dell'autorità politica a livello locale, nazionale e internazionale è, tra l'altro, una delle vie maestre per arrivare ad essere in grado di orientare la globalizzazione economica. è anche il modo per evitare che essa mini di fatto i fondamenti della democrazia. 42. Talvolta nei riguardi della globalizzazione si notano atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana [102]. è bene ricordare a questo proposito che la globalizzazione va senz'altro intesa come un processo socio-economico, ma questa non è l'unica sua dimensione. Sotto il processo più visibile c'è la realtà di un'umanità che diviene sempre più interconnessa; essa è costituita da persone e da popoli a cui quel processo deve essere di utilità e di sviluppo [103], grazie all'assunzione da parte tanto dei singoli quanto della collettività delle rispettive responsabilità. Il superamento dei confini non è solo un fatto materiale, ma anche culturale nelle sue cause e nei suoi effetti. Se si legge deterministicamente la globalizzazione, si perdono i criteri per valutarla ed orientarla. Essa è una realtà umana e può avere a monte vari orientamenti culturali sui quali occorre esercitare il discernimento. La verità della globalizzazione come processo e il suo criterio etico fondamentale sono dati dall'unità della famiglia umana e dal suo sviluppo nel bene. Occorre quindi impegnarsi incessantemente per favorire un orientamento culturale personalista e comunitario, aperto alla trascendenza, del processo di integrazione planetaria. Nonostante alcune sue dimensioni strutturali che non vanno negate ma nemmeno assolutizzate, « la globalizzazione, a priori, non è né buona né cattiva. Sarà ciò che le persone ne faranno » [104]. Non dobbiamo esserne vittime, ma protagonisti, procedendo con ragionevolezza, guidati dalla carità e dalla verità. Opporvisi ciecamente sarebbe un atteggiamento sbagliato, preconcetto, che finirebbe per ignorare un processo contrassegnato anche da aspetti positivi, con il rischio di perdere una grande occasione di inserirsi nelle molteplici opportunità di sviluppo da esso offerte. I processi di globalizzazione, adeguatamente concepiti e gestiti, offrono la possibilità di una grande ridistribuzione della ricchezza a livello planetario come in precedenza non era mai avvenuto; se mal gestiti, possono invece far crescere povertà e disuguaglianza, nonché contagiare con una crisi l'intero mondo. Bisogna correggerne le disfunzioni, anche gravi, che introducono nuove divisioni tra i popoli e dentro i popoli e fare in modo che la ridistribuzione della ricchezza non avvenga con una ridistribuzione della povertà o addirittura con una sua accentuazione, come una cattiva gestione della situazione attuale potrebbe farci temere. Per molto tempo si è pensato che i popoli poveri dovessero rimanere ancorati a un prefissato stadio di sviluppo e dovessero accontentarsi della filantropia dei popoli sviluppati. Contro questa mentalità ha preso posizione Paolo VI nella Populorum progressio. Oggi le forze materiali utilizzabili per far uscire quei popoli dalla miseria sono potenzialmente maggiori di un tempo, ma di esse hanno finito per avvalersi prevalentemente gli stessi popoli dei Paesi sviluppati, che hanno potuto sfruttare meglio il processo di liberalizzazione dei movimenti di capitali e del lavoro. La diffusione delle sfere di benessere a livello mondiale non va, dunque, frenata con progetti egoistici, protezionistici o dettati da interessi particolari. Infatti il coinvolgimento dei Paesi emergenti o in via di sviluppo, permette oggi di meglio gestire la crisi. La transizione insita nel processo di globalizzazione presenta grandi difficoltà e pericoli, che potranno essere superati solo se si saprà prendere coscienza di quell'anima antropologica ed etica, che dal profondo sospinge la globalizzazione stessa verso traguardi di umanizzazione solidale. Purtroppo tale anima è spesso soverchiata e compressa da prospettive etico-culturali di impostazione individualistica e utilitaristica. La globalizzazione è fenomeno multidimensionale e polivalente, che esige di essere colto nella diversità e nell'unità di tutte le sue dimensioni, compresa quella teologica. Ciò consentirà di vivere ed orientare la globalizzazione dell'umanità in termini di relazionalità, di comunione e di condivisione. CAPITOLO QUARTO SVILUPPO DEI POPOLI, DIRITTI E DOVERI, AMBIENTE 43. « La solidarietà universale, che è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere » [105]. Molte persone, oggi, tendono a coltivare la pretesa di non dover niente a nessuno, tranne che a se stesse. Ritengono di essere titolari solo di diritti e incontrano spesso forti ostacoli a maturare una responsabilità per il proprio e l'altrui sviluppo integrale. Per questo è importante sollecitare una nuova riflessione su come i diritti presuppongano doveri senza i quali si trasformano in arbitrio [106]. Si assiste oggi a una pesante contraddizione. Mentre, per un verso, si rivendicano presunti diritti, di carattere arbitrario e voluttuario, con la pretesa di vederli riconosciuti e promossi dalle strutture pubbliche, per l'altro verso, vi sono diritti elementari e fondamentali disconosciuti e violati nei confronti di tanta parte dell'umanità [107]. Si è spesso notata una relazione tra la rivendicazione del diritto al superfluo o addirittura alla trasgressione e al vizio, nelle società opulente, e la mancanza di cibo, di acqua potabile, di istruzione di base o di cure sanitarie elementari in certe regioni del mondo del sottosviluppo e anche nelle periferie di grandi metropoli. La relazione sta nel fatto che i diritti individuali, svincolati da un quadro di doveri che conferisca loro un senso compiuto, impazziscono e alimentano una spirale di richieste praticamente illimitata e priva di criteri. L'esasperazione dei diritti sfocia nella dimenticanza dei doveri. I doveri delimitano i diritti perché rimandano al quadro antropologico ed etico entro la cui verità anche questi ultimi si inseriscono e così non diventano arbitrio. Per questo motivo i doveri rafforzano i diritti e propongono la loro difesa e promozione come un impegno da assumere a servizio del bene. Se, invece, i diritti dell'uomo trovano il proprio fondamento solo nelle deliberazioni di un'assemblea di cittadini, essi possono essere cambiati in ogni momento e, quindi, il dovere di rispettarli e perseguirli si allenta nella coscienza comune. I Governi e gli Organismi internazionali possono allora dimenticare l'oggettività e l'« indisponibilità » dei diritti. Quando ciò avviene, il vero sviluppo dei popoli è messo in pericolo [108]. Comportamenti simili compromettono l'autorevolezza degli Organismi internazionali, soprattutto agli occhi dei Paesi maggiormente bisognosi di sviluppo. Questi, infatti, richiedono che la comunità internazionale assuma come un dovere l'aiutarli a essere « artefici del loro destino » [109], ossia ad assumersi a loro volta dei doveri. La condivisione dei doveri reciproci mobilita assai più della sola rivendicazione di diritti. 44. La concezione dei diritti e dei doveri nello sviluppo deve tener conto anche delle problematiche connesse con la crescita demografica. Si tratta di un aspetto molto importante del vero sviluppo, perché concerne i valori irrinunciabili della vita e della famiglia [110]. Considerare l'aumento della popolazione come causa prima del sottosviluppo è scorretto, anche dal punto di vista economico: basti pensare, da una parte, all'importante diminuzione della mortalità infantile e il prolungamento della vita media che si registrano nei Paesi economicamente sviluppati; dall'altra, ai segni di crisi rilevabili nelle società in cui si registra un preoccupante calo della natalità. Resta ovviamente doveroso prestare la debita attenzione ad una procreazione responsabile, che costituisce, tra l'altro, un fattivo contributo allo sviluppo umano integrale. La Chiesa, che ha a cuore il vero sviluppo dell'uomo, gli raccomanda il pieno rispetto dei valori umani anche nell'esercizio della sessualità: non la si può ridurre a mero fatto edonistico e ludico, così come l'educazione sessuale non si può ridurre a un'istruzione tecnica, con l'unica preoccupazione di difendere gli interessati da eventuali contagi o dal « rischio » procreativo. Ciò equivarrebbe ad impoverire e disattendere il significato profondo della sessualità, che deve invece essere riconosciuto ed assunto con responsabilità tanto dalla persona quanto dalla comunità. La responsabilità vieta infatti sia di considerare la sessualità una semplice fonte di piacere, sia di regolarla con politiche di forzata pianificazione delle nascite. In ambedue i casi si è in presenza di concezioni e di politiche materialistiche, nelle quali le persone finiscono per subire varie forme di violenza. A tutto ciò si deve opporre la competenza primaria delle famiglie in questo campo [111], rispetto allo Stato e alle sue politiche restrittive, nonché un'appropriata educazione dei genitori. L'apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed economica. Grandi Nazioni hanno potuto uscire dalla miseria anche grazie al grande numero e alle capacità dei loro abitanti. Al contrario, Nazioni un tempo floride conoscono ora una fase di incertezza e in qualche caso di declino proprio a causa della denatalità, problema cruciale per le società di avanzato benessere. La diminuzione delle nascite, talvolta al di sotto del cosiddetto « indice di sostituzione », mette in crisi anche i sistemi di assistenza sociale, ne aumenta i costi, contrae l'accantonamento di risparmio e di conseguenza le risorse finanziarie necessarie agli investimenti, riduce la disponibilità di lavoratori qualificati, restringe il bacino dei « cervelli » a cui attingere per le necessità della Nazione. Inoltre, le famiglie di piccola, e talvolta piccolissima, dimensione corrono il rischio di impoverire le relazioni sociali, e di non garantire forme efficaci di solidarietà. Sono situazioni che presentano sintomi di scarsa fiducia nel futuro come pure di stanchezza morale. Diventa così una necessità sociale, e perfino economica, proporre ancora alle nuove generazioni la bellezza della famiglia e del matrimonio, la rispondenza di tali istituzioni alle esigenze più profonde del cuore e della dignità della persona. In questa prospettiva, gli Stati sono chiamati a varare politiche che promuovano la centralità e l'integrità della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, prima e vitale cellula della società, [112] facendosi carico anche dei suoi problemi economici e fiscali, nel rispetto della sua natura relazionale. 45. Rispondere alle esigenze morali più profonde della persona ha anche importanti e benefiche ricadute sul piano economico. L'economia infatti ha bisogno dell'etica per il suo corretto funzionamento; non di un'etica qualsiasi, bensì di un'etica amica della persona. Oggi si parla molto di etica in campo economico, finanziario, aziendale. Nascono Centri di studio e percorsi formativi di business ethics; si diffonde nel mondo sviluppato il sistema delle certificazioni etiche, sulla scia del movimento di idee nato intorno alla responsabilità sociale dell'impresa. Le banche propongono conti e fondi di investimento cosiddetti « etici ». Si sviluppa una « finanza etica », soprattutto mediante il microcredito e, più in generale, la microfinanza. Questi processi suscitano apprezzamento e meritano un ampio sostegno. I loro effetti positivi si fanno sentire anche nelle aree meno sviluppate della terra. è bene, tuttavia, elaborare anche un valido criterio di discernimento, in quanto si nota un certo abuso dell'aggettivo « etico » che, adoperato in modo generico, si presta a designare contenuti anche molto diversi, al punto da far passare sotto la sua copertura decisioni e scelte contrarie alla giustizia e al vero bene dell'uomo. Molto, infatti, dipende dal sistema morale di riferimento. Su questo argomento la dottrina sociale della Chiesa ha un suo specifico apporto da dare, che si fonda sulla creazione dell'uomo “ad immagine di Dio” (Gn 1,27), un dato da cui discende l'inviolabile dignità della persona umana, come anche il trascendente valore delle norme morali naturali. Un'etica economica che prescindesse da questi due pilastri rischierebbe inevitabilmente di perdere la propria connotazione e di prestarsi a strumentalizzazioni; più precisamente essa rischierebbe di diventare funzionale ai sistemi economico-finanziari esistenti, anziché correttiva delle loro disfunzioni. Tra l'altro, finirebbe anche per giustificare il finanziamento di progetti che etici non sono. Bisogna, poi, non ricorrere alla parola « etica » in modo ideologicamente discriminatorio, lasciando intendere che non sarebbero etiche le iniziative che non si fregiassero formalmente di questa qualifica. Occorre adoperarsi — l'osservazione è qui essenziale! — non solamente perché nascano settori o segmenti « etici » dell'economia o della finanza, ma perché l'intera economia e l'intera finanza siano etiche e lo siano non per un'etichettatura dall'esterno, ma per il rispetto di esigenze intrinseche alla loro stessa natura. Parla con chiarezza, a questo riguardo, la dottrina sociale della Chiesa, che ricorda come l'economia, con tutte le sue branche, è un settore dell'attività umana [113]. 46. Considerando le tematiche relative al rapporto tra impresa ed etica, nonché l'evoluzione che il sistema produttivo sta compiendo, sembra che la distinzione finora invalsa tra imprese finalizzate al profitto (profit) e organizzazioni non finalizzate al profitto (non profit) non sia più in grado di dar conto completo della realtà, né di orientare efficacemente il futuro. In questi ultimi decenni è andata emergendo un'ampia area intermedia tra le due tipologie di imprese. Essa è costituita da imprese tradizionali, che però sottoscrivono dei patti di aiuto ai Paesi arretrati; da fondazioni che sono espressione di singole imprese; da gruppi di imprese aventi scopi di utilità sociale; dal variegato mondo dei soggetti della cosiddetta economia civile e di comunione. Non si tratta solo di un « terzo settore », ma di una nuova ampia realtà composita, che coinvolge il privato e il pubblico e che non esclude il profitto, ma lo considera strumento per realizzare finalità umane e sociali. Il fatto che queste imprese distribuiscano o meno gli utili oppure che assumano l'una o l'altra delle configurazioni previste dalle norme giuridiche diventa secondario rispetto alla loro disponibilità a concepire il profitto come uno strumento per raggiungere finalità di umanizzazione del mercato e della società. è auspicabile che queste nuove forme di impresa trovino in tutti i Paesi anche adeguata configurazione giuridica e fiscale. Esse, senza nulla togliere all'importanza e all'utilità economica e sociale delle forme tradizionali di impresa, fanno evolvere il sistema verso una più chiara e compiuta assunzione dei doveri da parte dei soggetti economici. Non solo. è la stessa pluralità delle forme istituzionali di impresa a generare un mercato più civile e al tempo stesso più competitivo. 47. Il potenziamento delle diverse tipologie di imprese e, in particolare, di quelle capaci di concepire il profitto come uno strumento per raggiungere finalità di umanizzazione del mercato e delle società, deve essere perseguito anche nei Paesi che soffrono di esclusione o di emarginazione dai circuiti dell'economia globale, dove è molto importante procedere con progetti di sussidiarietà opportunamente concepita e gestita che tendano a potenziare i diritti, prevedendo però sempre anche l'assunzione di corrispettive responsabilità. Negli interventi per lo sviluppo va fatto salvo il principio della centralità della persona umana, la quale è il soggetto che deve assumersi primariamente il dovere dello sviluppo. L'interesse principale è il miglioramento delle situazioni di vita delle persone concrete di una certa regione, affinché possano assolvere a quei doveri che attualmente l'indigenza non consente loro di onorare. La sollecitudine non può mai essere un atteggiamento astratto. I programmi di sviluppo, per poter essere adattati alle singole situazioni, devono avere caratteristiche di flessibilità; e le persone beneficiarie dovrebbero essere coinvolte direttamente nella loro progettazione e rese protagoniste della loro attuazione. è anche necessario applicare i criteri della progressione e dell'accompagnamento — compreso il monitoraggio dei risultati –, perché non ci sono ricette universalmente valide. Molto dipende dalla concreta gestione degli interventi. « Artefici del loro proprio sviluppo, i popoli ne sono i primi responsabili. Ma non potranno realizzarlo nell'isolamento » [114]. Oggi, con il consolidamento del processo di progressiva integrazione del pianeta, questo ammonimento di Paolo VI è ancor più valido. Le dinamiche di inclusione non hanno nulla di meccanico. Le soluzioni vanno calibrate sulla vita dei popoli e delle persone concrete, sulla base di una valutazione prudenziale di ogni situazione. Accanto ai macroprogetti servono i microprogetti e, soprattutto, serve la mobilitazione fattiva di tutti i soggetti della società civile, tanto delle persone giuridiche quanto delle persone fisiche. La cooperazione internazionale ha bisogno di persone che condividano il processo di sviluppo economico e umano, mediante la solidarietà della presenza, dell'accompagnamento, della formazione e del rispetto. Da questo punto di vista, gli stessi Organismi internazionali dovrebbero interrogarsi sulla reale efficacia dei loro apparati burocratici e amministrativi, spesso troppo costosi. Capita talvolta che chi è destinatario degli aiuti diventi funzionale a chi lo aiuta e che i poveri servano a mantenere in vita dispendiose organizzazioni burocratiche che riservano per la propria conservazione percentuali troppo elevate di quelle risorse che invece dovrebbero essere destinate allo sviluppo. In questa prospettiva, sarebbe auspicabile che tutti gli Organismi internazionali e le Organizzazioni non governative si impegnassero ad una piena trasparenza, informando i donatori e l'opinione pubblica circa la percentuale dei fondi ricevuti destinata ai programmi di cooperazione, circa il vero contenuto di tali programmi, e infine circa la composizione delle spese dell'istituzione stessa. 48. Il tema dello sviluppo è oggi fortemente collegato anche ai doveri che nascono dal rapporto dell'uomo con l'ambiente naturale. Questo è stato donato da Dio a tutti, e il suo uso rappresenta per noi una responsabilità verso i poveri, le generazioni future e l'umanità intera. Se la natura, e per primo l'essere umano, vengono considerati come frutto del caso o del determinismo evolutivo, la consapevolezza della responsabilità si attenua nelle coscienze. Nella natura il credente riconosce il meraviglioso risultato dell'intervento creativo di Dio, che l'uomo può responsabilmente utilizzare per soddisfare i suoi legittimi bisogni — materiali e immateriali — nel rispetto degli intrinseci equilibri del creato stesso. Se tale visione viene meno, l'uomo finisce o per considerare la natura un tabù intoccabile o, al contrario, per abusarne. Ambedue questi atteggiamenti non sono conformi alla visione cristiana della natura, frutto della creazione di Dio. La natura è espressione di un disegno di amore e di verità. Essa ci precede e ci è donata da Dio come ambiente di vita. Ci parla del Creatore (cfr Rm 1, 20) e del suo amore per l'umanità. è destinata ad essere « ricapitolata » in Cristo alla fine dei tempi (cfr Ef 1, 9-10; Col 1, 19-20). Anch'essa, quindi, è una « vocazione » [115]. La natura è a nostra disposizione non come « un mucchio di rifiuti sparsi a caso » [116], bensì come un dono del Creatore che ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, affinché l'uomo ne tragga gli orientamenti doverosi per “custodirla e coltivarla” (Gn 2,15). Ma bisogna anche sottolineare che è contrario al vero sviluppo considerare la natura più importante della stessa persona umana. Questa posizione induce ad atteggiamenti neopagani o di nuovo panteismo: dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, non può derivare la salvezza per l'uomo. Peraltro, bisogna anche rifiutare la posizione contraria, che mira alla sua completa tecnicizzazione, perché l'ambiente naturale non è solo materia di cui disporre a nostro piacimento, ma opera mirabile del Creatore, recante in sé una “grammatica” che indica finalità e criteri per un utilizzo sapiente, non strumentale e arbitrario. Oggi molti danni allo sviluppo provengono proprio da queste concezioni distorte. Ridurre completamente la natura ad un insieme di semplici dati di fatto finisce per essere fonte di violenza nei confronti dell'ambiente e addirittura per motivare azioni irrispettose verso la stessa natura dell'uomo. Questa, in quanto costituita non solo di materia ma anche di spirito e, come tale, essendo ricca di significati e di fini trascendenti da raggiungere, ha un carattere normativo anche per la cultura. L'uomo interpreta e modella l'ambiente naturale mediante la cultura, la quale a sua volta viene orientata mediante la libertà responsabile, attenta ai dettami della legge morale. I progetti per uno sviluppo umano integrale non possono pertanto ignorare le generazioni successive, ma devono essere improntati a solidarietà e a giustizia intergenerazionali, tenendo conto di molteplici ambiti: l'ecologico, il giuridico, l'economico, il politico, il culturale [117]. 49. Le questioni legate alla cura e alla salvaguardia dell'ambiente devono oggi tenere in debita considerazione le problematiche energetiche. L'accaparramento delle risorse energetiche non rinnovabili da parte di alcuni Stati, gruppi di potere e imprese costituisce, infatti, un grave impedimento per lo sviluppo dei Paesi poveri. Questi non hanno i mezzi economici né per accedere alle esistenti fonti energetiche non rinnovabili né per finanziare la ricerca di fonti nuove e alternative. L'incetta delle risorse naturali, che in molti casi si trovano proprio nei Paesi poveri, genera sfruttamento e frequenti conflitti tra le Nazioni e al loro interno. Tali conflitti si combattono spesso proprio sul suolo di quei Paesi, con pesanti bilanci in termini di morte, distruzione e ulteriore degrado. La comunità internazionale ha il compito imprescindibile di trovare le strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, con la partecipazione anche dei Paesi poveri, in modo da pianificare insieme il futuro. Anche su questo fronte vi è l'urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà, specialmente nei rapporti tra i Paesi in via di sviluppo e i Paesi altamente industrializzati [118]. Le società tecnologicamente avanzate possono e devono diminuire il proprio fabbisogno energetico sia perché le attività manifatturiere evolvono, sia perché tra i loro cittadini si diffonde una sensibilità ecologica maggiore. Si deve inoltre aggiungere che oggi è realizzabile un miglioramento dell'efficienza energetica ed è al tempo stesso possibile far avanzare la ricerca di energie alternative. è però anche necessaria una ridistribuzione planetaria delle risorse energetiche, in modo che anche i Paesi che ne sono privi possano accedervi. Il loro destino non può essere lasciato nelle mani del primo arrivato o alla logica del più forte. Si tratta di problemi rilevanti che, per essere affrontati in modo adeguato, richiedono da parte di tutti la responsabile presa di coscienza delle conseguenze che si riverseranno sulle nuove generazioni, soprattutto sui moltissimi giovani presenti nei popoli poveri, i quali « reclamano la parte attiva che loro spetta nella costruzione d'un mondo migliore » [119]. 50. Questa responsabilità è globale, perché non concerne solo l'energia, ma tutto il creato, che non dobbiamo lasciare alle nuove generazioni depauperato delle sue risorse. All'uomo è lecito esercitare un governo responsabile sulla natura per custodirla, metterla a profitto e coltivarla anche in forme nuove e con tecnologie avanzate in modo che essa possa degnamente accogliere e nutrire la popolazione che la abita. C'è spazio per tutti su questa nostra terra: su di essa l'intera famiglia umana deve trovare le risorse necessarie per vivere dignitosamente, con l'aiuto della natura stessa, dono di Dio ai suoi figli, e con l'impegno del proprio lavoro e della propria inventiva. Dobbiamo però avvertire come dovere gravissimo quello di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch'esse possano degnamente abitarla e ulteriormente coltivarla. Ciò implica l'impegno di decidere insieme, « dopo aver ponderato responsabilmente la strada da percorrere, con l'obiettivo di rafforzare quell'alleanza tra essere umano e ambiente che deve essere specchio dell'amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino » [120]. è auspicabile che la comunità internazionale e i singoli governi sappiano contrastare in maniera efficace le modalità d'utilizzo dell'ambiente che risultino ad esso dannose. è altresì doveroso che vengano intrapresi, da parte delle autorità competenti, tutti gli sforzi necessari affinché i costi economici e sociali derivanti dall'uso delle risorse ambientali comuni siano riconosciuti in maniera trasparente e siano pienamente supportati da coloro che ne usufruiscono e non da altre popolazioni o dalle generazioni future: la protezione dell'ambiente, delle risorse e del clima richiede che tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta [121]. Uno dei maggiori compiti dell'economia è proprio il più efficiente uso delle risorse, non l'abuso, tenendo sempre presente che la nozione di efficienza non è assiologicamente neutrale. 51. Le modalità con cui l'uomo tratta l'ambiente influiscono sulle modalità con cui tratta se stesso e, viceversa. Ciò richiama la società odierna a rivedere seriamente il suo stile di vita che, in molte parti del mondo, è incline all'edonismo e al consumismo, restando indifferente ai danni che ne derivano [122]. è necessario un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita, “nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti” [123]. Ogni lesione della solidarietà e dell'amicizia civica provoca danni ambientali, così come il degrado ambientale, a sua volta, provoca insoddisfazione nelle relazioni sociali. La natura, specialmente nella nostra epoca, è talmente integrata nelle dinamiche sociali e culturali da non costituire quasi più una variabile indipendente. La desertificazione e l'impoverimento produttivo di alcune aree agricole sono anche frutto dell'impoverimento delle popolazioni che le abitano e della loro arretratezza. Incentivando lo sviluppo economico e culturale di quelle popolazioni, si tutela anche la natura. Inoltre, quante risorse naturali sono devastate dalle guerre! La pace dei popoli e tra i popoli permetterebbe anche una maggiore salvaguardia della natura. L'accaparramento delle risorse, specialmente dell'acqua, può provocare gravi conflitti tra le popolazioni coinvolte. Un pacifico accordo sull'uso delle risorse può salvaguardare la natura e, contemporaneamente, il benessere delle società interessate. La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l'acqua e l'aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l'uomo contro la distruzione di se stesso. è necessario che ci sia qualcosa come un'ecologia dell'uomo, intesa in senso giusto. Il degrado della natura è infatti strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l'« ecologia umana » [124] è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio. Come le virtù umane sono tra loro comunicanti, tanto che l'indebolimento di una espone a rischio anche le altre, così il sistema ecologico si regge sul rispetto di un progetto che riguarda sia la sana convivenza in società sia il buon rapporto con la natura. Per salvaguardare la natura non è sufficiente intervenire con incentivi o disincentivi economici e nemmeno basta un'istruzione adeguata. Sono, questi, strumenti importanti, ma il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell'uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale. è una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell'ambiente naturale, quando l'educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse. Il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell'ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale. I doveri che abbiamo verso l'ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri. Non si possono esigere gli uni e conculcare gli altri. Questa è una grave antinomia della mentalità e della prassi odierna, che avvilisce la persona, sconvolge l'ambiente e danneggia la società. 52. La verità e l'amore che essa dischiude non si possono produrre, si possono solo accogliere. La loro fonte ultima non è, né può essere, l'uomo, ma Dio, ossia Colui che è Verità e Amore. Questo principio è assai importante per la società e per lo sviluppo, in quanto né l'una né l'altro possono essere solo prodotti umani; la stessa vocazione allo sviluppo delle persone e dei popoli non si fonda su una semplice deliberazione umana, ma è inscritta in un piano che ci precede e che costituisce per tutti noi un dovere che deve essere liberamente accolto. Ciò che ci precede e che ci costituisce — l'Amore e la Verità sussistenti — ci indica che cosa sia il bene e in che cosa consista la nostra felicità. Ci indica quindi la strada verso il vero sviluppo. CAPITOLO QUINTO LA COLLABORAZIONE DELLA FAMIGLIA UMANA 53. Una delle più profonde povertà che l'uomo può sperimentare è la solitudine. A ben vedere anche le altre povertà, comprese quelle materiali, nascono dall'isolamento, dal non essere amati o dalla difficoltà di amare. Le povertà spesso sono generate dal rifiuto dell'amore di Dio, da un'originaria tragica chiusura in se medesimo dell'uomo, che pensa di bastare a se stesso, oppure di essere solo un fatto insignificante e passeggero, uno « straniero » in un universo costituitosi per caso. L'uomo è alienato quando è solo o si stacca dalla realtà, quando rinuncia a pensare e a credere in un Fondamento [125]. L'umanità intera è alienata quando si affida a progetti solo umani, a ideologie e a utopie false [126]. Oggi l'umanità appare molto più interattiva di ieri: questa maggiore vicinanza si deve trasformare in vera comunione. Lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia, che collabora in vera comunione ed è costituita da soggetti che non vivono semplicemente l'uno accanto all'altro [127]. Paolo VI notava che « il mondo soffre per mancanza di pensiero » [128]. L'affermazione contiene una constatazione, ma soprattutto un auspicio: serve un nuovo slancio del pensiero per comprendere meglio le implicazioni del nostro essere una famiglia; l'interazione tra i popoli del pianeta ci sollecita a questo slancio, affinché l'integrazione avvenga nel segno della solidarietà [129] piuttosto che della marginalizzazione. Un simile pensiero obbliga ad un approfondimento critico e valoriale della categoria della relazione. Si tratta di un impegno che non può essere svolto dalle sole scienze sociali, in quanto richiede l'apporto di saperi come la metafisica e la teologia, per cogliere in maniera illuminata la dignità trascendente dell'uomo. La creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali. Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria identità personale. Non è isolandosi che l'uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio. L'importanza di tali relazioni diventa quindi fondamentale. Ciò vale anche per i popoli. è, quindi, molto utile al loro sviluppo una visione metafisica della relazione tra le persone. A questo riguardo, la ragione trova ispirazione e orientamento nella rivelazione cristiana, secondo la quale la comunità degli uomini non assorbe in sé la persona annientandone l'autonomia, come accade nelle varie forme di totalitarismo, ma la valorizza ulteriormente, perché il rapporto tra persona e comunità è di un tutto verso un altro tutto [130]. Come la comunità familiare non annulla in sé le persone che la compongono e come la Chiesa stessa valorizza pienamente la “nuova creatura” (Gal 6,15; 2 Cor 5,17) che con il battesimo si inserisce nel suo Corpo vivo, così anche l'unità della famiglia umana non annulla in sé le persone, i popoli e le culture, ma li rende più trasparenti l'uno verso l'altro, maggiormente uniti nelle loro legittime diversità. 54. Il tema dello sviluppo coincide con quello dell'inclusione relazionale di tutte le persone e di tutti i popoli nell'unica comunità della famiglia umana, che si costruisce nella solidarietà sulla base dei fondamentali valori della giustizia e della pace. Questa prospettiva trova un'illuminazione decisiva nel rapporto tra le Persone della Trinità nell'unica Sostanza divina. La Trinità è assoluta unità, in quanto le tre divine Persone sono relazionalità pura. La trasparenza reciproca tra le Persone divine è piena e il legame dell'una con l'altra totale, perché costituiscono un'assoluta unità e unicità. Dio vuole associare anche noi a questa realtà di comunione: « perché siano come noi una cosa sola » (Gv 17,22). Di questa unità la Chiesa è segno e strumento [131]. Anche le relazioni tra gli uomini lungo la storia non hanno che da trarre vantaggio dal riferimento a questo divino Modello. In particolare, alla luce del mistero rivelato della Trinità si comprende che la vera apertura non significa dispersione centrifuga, ma compenetrazione profonda. Questo risulta anche dalle comuni esperienze umane dell'amore e della verità. Come l'amore sacramentale tra i coniugi li unisce spiritualmente in « una carne sola » (Gn 2,24; Mt 19,5; Ef 5,31) e da due che erano fa di loro un'unità relazionale e reale, analogamente la verità unisce gli spiriti tra loro e li fa pensare all'unisono, attirandoli e unendoli in sé. 55. La rivelazione cristiana sull'unità del genere umano presuppone un'interpretazione metafisica dell'humanum in cui la relazionalità è elemento essenziale. Anche altre culture e altre religioni insegnano la fratellanza e la pace e, quindi, sono di grande importanza per lo sviluppo umano integrale. Non mancano, però, atteggiamenti religiosi e culturali in cui non si assume pienamente il principio dell'amore e della verità e si finisce così per frenare il vero sviluppo umano o addirittura per impedirlo. Il mondo di oggi è attraversato da alcune culture a sfondo religioso, che non impegnano l'uomo alla comunione, ma lo isolano nella ricerca del benessere individuale, limitandosi a gratificarne le attese psicologiche. Anche una certa proliferazione di percorsi religiosi di piccoli gruppi o addirittura di singole persone, e il sincretismo religioso possono essere fattori di dispersione e di disimpegno. Un possibile effetto negativo del processo di globalizzazione è la tendenza a favorire tale sincretismo [132], alimentando forme di “religione” che estraniano le persone le une dalle altre anziché farle incontrare e le allontanano dalla realtà. Contemporaneamente, permangono talora retaggi culturali e religiosi che ingessano la società in caste sociali statiche, in credenze magiche irrispettose della dignità della persona, in atteggiamenti di soggezione a forze occulte. In questi contesti, l'amore e la verità trovano difficoltà ad affermarsi, con danno per l'autentico sviluppo. Per questo motivo, se è vero, da un lato, che lo sviluppo ha bisogno delle religioni e delle culture dei diversi popoli, resta pure vero, dall'altro, che è necessario un adeguato discernimento. La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali [133]. Il discernimento circa il contributo delle culture e delle religioni si rende necessario per la costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene comune soprattutto per chi esercita il potere politico. Tale discernimento dovrà basarsi sul criterio della carità e della verità. Siccome è in gioco lo sviluppo delle persone e dei popoli, esso terrà conto della possibilità di emancipazione e di inclusione nell'ottica di una comunità umana veramente universale. « Tutto l'uomo e tutti gli uomini » è criterio per valutare anche le culture e le religioni. Il Cristianesimo, religione del « Dio dal volto umano » [134], porta in se stesso un simile criterio. 56. La religione cristiana e le altre religioni possono dare il loro apporto allo sviluppo solo se Dio trova un posto anche nella sfera pubblica, con specifico riferimento alle dimensioni culturale, sociale, economica e, in particolare, politica. La dottrina sociale della Chiesa è nata per rivendicare questo « statuto di cittadinanza » [135] della religione cristiana. La negazione del diritto a professare pubblicamente la propria religione e ad operare perché le verità della fede informino di sé anche la vita pubblica comporta conseguenze negative sul vero sviluppo. L'esclusione della religione dall'ambito pubblico come, per altro verso, il fondamentalismo religioso, impediscono l'incontro tra le persone e la loro collaborazione per il progresso dell'umanità. La vita pubblica si impoverisce di motivazioni e la politica assume un volto opprimente e aggressivo. I diritti umani rischiano di non essere rispettati o perché vengono privati del loro fondamento trascendente o perché non viene riconosciuta la libertà personale. Nel laicismo e nel fondamentalismo si perde la possibilità di un dialogo fecondo e di una proficua collaborazione tra la ragione e la fede religiosa. La ragione ha sempre bisogno di essere purificata dalla fede, e questo vale anche per la ragione politica, che non deve credersi onnipotente. A sua volta, la religione ha sempre bisogno di venire purificata dalla ragione per mostrare il suo autentico volto umano. La rottura di questo dialogo comporta un costo molto gravoso per lo sviluppo dell'umanità. 57. Il dialogo fecondo tra fede e ragione non può che rendere più efficace l'opera della carità nel sociale e costituisce la cornice più appropriata per incentivare la collaborazione fraterna tra credenti e non credenti nella condivisa prospettiva di lavorare per la giustizia e la pace dell'umanità. Nella Costituzione pastorale Gaudium et spes i Padri conciliari affermavano: « Credenti e non credenti sono generalmente d'accordo nel ritenere che tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito all'uomo, come a suo centro e a suo vertice » [136]. Per i credenti, il mondo non è frutto del caso né della necessità, ma di un progetto di Dio. Nasce di qui il dovere che i credenti hanno di unire i loro sforzi con tutti gli uomini e le donne di buona volontà di altre religioni o non credenti, affinché questo nostro mondo corrisponda effettivamente al progetto divino: vivere come una famiglia, sotto lo sguardo del Creatore. Manifestazione particolare della carità e criterio guida per la collaborazione fraterna di credenti e non credenti è senz'altro il principio di sussidiarietà [137], espressione dell'inalienabile libertà umana. La sussidiarietà è prima di tutto un aiuto alla persona, attraverso l'autonomia dei corpi intermedi. Tale aiuto viene offerto quando la persona e i soggetti sociali non riescono a fare da sé e implica sempre finalità emancipatrici, perché favorisce la libertà e la partecipazione in quanto assunzione di responsabilità. La sussidiarietà rispetta la dignità della persona, nella quale vede un soggetto sempre capace di dare qualcosa agli altri. Riconoscendo nella reciprocità l'intima costituzione dell'essere umano, la sussidiarietà è l'antidoto più efficace contro ogni forma di assistenzialismo paternalista. Essa può dar conto sia della molteplice articolazione dei piani e quindi della pluralità dei soggetti, sia di un loro coordinamento. Si tratta quindi di un principio particolarmente adatto a governare la globalizzazione e a orientarla verso un vero sviluppo umano. Per non dar vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico, il governo della globalizzazione deve essere di tipo sussidiario, articolato su più livelli e su piani diversi, che collaborino reciprocamente. La globalizzazione ha certo bisogno di autorità, in quanto pone il problema di un bene comune globale da perseguire; tale autorità, però, dovrà essere organizzata in modo sussidiario e poliarchico [138], sia per non ledere la libertà sia per risultare concretamente efficace. 58. Il principio di sussidiarietà va mantenuto strettamente connesso con il principio di solidarietà e viceversa, perché se la sussidiarietà senza la solidarietà scade nel particolarismo sociale, è altrettanto vero che la solidarietà senza la sussidiarietà scade nell'assistenzialismo che umilia il portatore di bisogno. Questa regola di carattere generale va tenuta in grande considerazione anche quando si affrontano le tematiche relative agli aiuti internazionali allo sviluppo. Essi, al di là delle intenzioni dei donatori, possono a volte mantenere un popolo in uno stato di dipendenza e perfino favorire situazioni di dominio locale e di sfruttamento all'interno del Paese aiutato. Gli aiuti economici, per essere veramente tali, non devono perseguire secondi fini. Devono essere erogati coinvolgendo non solo i governi dei Paesi interessati, ma anche gli attori economici locali e i soggetti della società civile portatori di cultura, comprese le Chiese locali. I programmi di aiuto devono assumere in misura sempre maggiore le caratteristiche di programmi integrati e partecipati dal basso. Resta vero infatti che la maggior risorsa da valorizzare nei Paesi da assistere nello sviluppo è la risorsa umana: questa è l'autentico capitale da far crescere per assicurare ai Paesi più poveri un vero avvenire autonomo. Va anche ricordato che, in campo economico, il principale aiuto di cui hanno bisogno i Paesi in via di sviluppo è quello di consentire e favorire il progressivo inserimento dei loro prodotti nei mercati internazionali, rendendo così possibile la loro piena partecipazione alla vita economica internazionale. Troppo spesso, nel passato, gli aiuti sono valsi a creare soltanto mercati marginali per i prodotti di questi Paesi. Questo è dovuto spesso a una mancanza di vera domanda di questi prodotti: è pertanto necessario aiutare tali Paesi a migliorare i loro prodotti e ad adattarli meglio alla domanda. Inoltre, alcuni hanno spesso temuto la concorrenza delle importazioni di prodotti, normalmente agricoli, provenienti dai Paesi economicamente poveri. Va tuttavia ricordato che per questi Paesi la possibilità di commercializzare tali prodotti significa molto spesso garantire la loro sopravvivenza nel breve e nel lungo periodo. Un commercio internazionale giusto e bilanciato in campo agricolo può portare benefici a tutti, sia dal lato dell'offerta che da quello della domanda. Per questo motivo, non solo è necessario orientare commercialmente queste produzioni, ma stabilire regole commerciali internazionali che le sostengano, e rafforzare il finanziamento allo sviluppo per rendere più produttive queste economie. 59. La cooperazione allo sviluppo non deve riguardare la sola dimensione economica; essa deve diventare una grande occasione di incontro culturale e umano. Se i soggetti della cooperazione dei Paesi economicamente sviluppati non tengono conto, come talvolta avviene, della propria ed altrui identità culturale fatta di valori umani, non possono instaurare alcun dialogo profondo con i cittadini dei Paesi poveri. Se questi ultimi, a loro volta, si aprono indifferentemente e senza discernimento a ogni proposta culturale, non sono in condizione di assumere la responsabilità del loro autentico sviluppo [139]. Le società tecnologicamente avanzate non devono confondere il proprio sviluppo tecnologico con una presunta superiorità culturale, ma devono riscoprire in se stesse virtù talvolta dimenticate, che le hanno fatte fiorire lungo la storia. Le società in crescita devono rimanere fedeli a quanto di veramente umano c'è nelle loro tradizioni, evitando di sovrapporvi automaticamente i meccanismi della civiltà tecnologica globalizzata. In tutte le culture ci sono singolari e molteplici convergenze etiche, espressione della medesima natura umana, voluta dal Creatore, e che la sapienza etica dell'umanità chiama legge naturale [140]. Una tale legge morale universale è saldo fondamento di ogni dialogo culturale, religioso e politico e consente al multiforme pluralismo delle varie culture di non staccarsi dalla comune ricerca del vero, del bene e di Dio. L'adesione a quella legge scritta nei cuori, pertanto, è il presupposto di ogni costruttiva collaborazione sociale. In tutte le culture vi sono pesantezze da cui liberarsi, ombre a cui sottrarsi. La fede cristiana, che si incarna nelle culture trascendendole, può aiutarle a crescere nella convivialità e nella solidarietà universali a vantaggio dello sviluppo comunitario e planetario. 60. Nella ricerca di soluzioni della attuale crisi economica, l'aiuto allo sviluppo dei Paesi poveri deve esser considerato come vero strumento di creazione di ricchezza per tutti. Quale progetto di aiuto può prospettare una crescita di valore così significativa — anche dell'economia mondiale — come il sostegno a popolazioni che si trovano ancora in una fase iniziale o poco avanzata del loro processo di sviluppo economico? In questa prospettiva, gli Stati economicamente più sviluppati faranno il possibile per destinare maggiori quote del loro prodotto interno lordo per gli aiuti allo sviluppo, rispettando gli impegni che su questo punto sono stati presi a livello di comunità internazionale. Lo potranno fare anche rivedendo le politiche di assistenza e di solidarietà sociale al loro interno, applicandovi il principio di sussidiarietà e creando sistemi di previdenza sociale maggiormente integrati, con la partecipazione attiva dei soggetti privati e della società civile. In questo modo è possibile perfino migliorare i servizi sociali e di assistenza e, nello stesso tempo, risparmiare risorse, anche eliminando sprechi e rendite abusive, da destinare alla solidarietà internazionale. Un sistema di solidarietà sociale maggiormente partecipato e organico, meno burocratizzato ma non meno coordinato, permetterebbe di valorizzare tante energie, oggi sopite, a vantaggio anche della solidarietà tra i popoli. Una possibilità di aiuto per lo sviluppo potrebbe derivare dall'applicazione efficace della cosiddetta sussidiarietà fiscale, che permetterebbe ai cittadini di decidere sulla destinazione di quote delle loro imposte versate allo Stato. Evitando degenerazioni particolaristiche, ciò può essere di aiuto per incentivare forme di solidarietà sociale dal basso, con ovvi benefici anche sul versante della solidarietà per lo sviluppo. 61. Una solidarietà più ampia a livello internazionale si esprime innanzitutto nel continuare a promuovere, anche in condizioni di crisi economica, un maggiore accesso all'educazione, la quale, d'altro canto, è condizione essenziale per l'efficacia della stessa cooperazione internazionale. Con il termine “educazione” non ci si riferisce solo all'istruzione o alla formazione al lavoro, entrambe cause importanti di sviluppo, ma alla formazione completa della persona. A questo proposito va sottolineato un aspetto problematico: per educare bisogna sapere chi è la persona umana, conoscerne la natura. L'affermarsi di una visione relativistica di tale natura pone seri problemi all'educazione, soprattutto all'educazione morale, pregiudicandone l'estensione a livello universale. Cedendo ad un simile relativismo, si diventa tutti più poveri, con conseguenze negative anche sull'efficacia dell'aiuto alle popolazioni più bisognose, le quali non hanno solo necessità di mezzi economici o tecnici, ma anche di vie e di mezzi pedagogici che assecondino le persone nella loro piena realizzazione umana. Un esempio della rilevanza di questo problema ci è offerto dal fenomeno del turismo internazionale [141], che può costituire un notevole fattore di sviluppo economico e di crescita culturale, ma che può trasformarsi anche in occasione di sfruttamento e di degrado morale. La situazione attuale offre singolari opportunità perché gli aspetti economici dello sviluppo, ossia i flussi di denaro e la nascita in sede locale di esperienze imprenditoriali significative, arrivino a combinarsi con quelli culturali, primo fra tutti l'aspetto educativo. In molti casi questo avviene, ma in tanti altri il turismo internazionale è evento diseducativo sia per il turista sia per le popolazioni locali. Queste ultime spesso sono poste di fronte a comportamenti immorali, o addirittura perversi, come nel caso del turismo cosiddetto sessuale, al quale sono sacrificati tanti esseri umani, perfino in giovane età. è doloroso constatare che ciò si svolge spesso con l'avallo dei governi locali, con il silenzio di quelli da cui provengono i turisti e con la complicità di tanti operatori del settore. Anche quando non si giunge a tanto, il turismo internazionale, non poche volte, è vissuto in modo consumistico ed edonistico, come evasione e con modalità organizzative tipiche dei Paesi di provenienza, così da non favorire un vero incontro tra persone e culture. Bisogna, allora, pensare a un turismo diverso, capace di promuovere una vera conoscenza reciproca, senza togliere spazio al riposo e al sano divertimento: un turismo di questo genere va incrementato, grazie anche ad un più stretto collegamento con le esperienze di cooperazione internazionale e di imprenditoria per lo sviluppo. 62. Un altro aspetto meritevole di attenzione, trattando dello sviluppo umano integrale, è il fenomeno delle migrazioni. è fenomeno che impressiona per la quantità di persone coinvolte, per le problematiche sociali, economiche, politiche, culturali e religiose che solleva, per le sfide drammatiche che pone alle comunità nazionali e a quella internazionale. Possiamo dire che siamo di fronte a un fenomeno sociale di natura epocale, che richiede una forte e lungimirante politica di cooperazione internazionale per essere adeguatamente affrontato. Tale politica va sviluppata a partire da una stretta collaborazione tra i Paesi da cui partono i migranti e i Paesi in cui arrivano; va accompagnata da adeguate normative internazionali in grado di armonizzare i diversi assetti legislativi, nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di approdo degli stessi emigrati. Nessun Paese da solo può ritenersi in grado di far fronte ai problemi migratori del nostro tempo. Tutti siamo testimoni del carico di sofferenza, di disagio e di aspirazioni che accompagna i flussi migratori. Il fenomeno, com'è noto, è di gestione complessa; resta tuttavia accertato che i lavoratori stranieri, nonostante le difficoltà connesse con la loro integrazione, recano un contributo significativo allo sviluppo economico del Paese ospite con il loro lavoro, oltre che a quello del Paese d'origine grazie alle rimesse finanziarie. Ovviamente, tali lavoratori non possono essere considerati come una merce o una mera forza lavoro. Non devono, quindi, essere trattati come qualsiasi altro fattore di produzione. Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione [142]. 63. Nella considerazione dei problemi dello sviluppo, non si può non mettere in evidenza il nesso diretto tra povertà e disoccupazione. I poveri in molti casi sono il risultato della violazione della dignità del lavoro umano, sia perché ne vengono limitate le possibilità (disoccupazione, sotto-occupazione), sia perché vengono svalutati « i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia » [143]. Perciò, già il 1° maggio 2000, il mio Predecessore Giovanni Paolo II, di venerata memoria, in occasione del Giubileo dei Lavoratori, lanciò un appello per « una coalizione mondiale in favore del lavoro decente » [144], incoraggiando la strategia dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro. In tal modo, conferiva un forte riscontro morale a questo obiettivo, quale aspirazione delle famiglie in tutti i Paesi del mondo. Che cosa significa la parola « decenza » applicata al lavoro? Significa un lavoro che, in ogni società, sia l'espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa. 64. Riflettendo sul tema del lavoro, è opportuno anche un richiamo all'urgente esigenza che le organizzazioni sindacali dei lavoratori, da sempre incoraggiate e sostenute dalla Chiesa, si aprano alle nuove prospettive che emergono nell'ambito lavorativo. Superando le limitazioni proprie dei sindacati di categoria, le organizzazioni sindacali sono chiamate a farsi carico dei nuovi problemi delle nostre società: mi riferisco, ad esempio, a quell'insieme di questioni che gli studiosi di scienze sociali identificano nel conflitto tra persona-lavoratrice e persona-consumatrice. Senza dover necessariamente sposare la tesi di un avvenuto passaggio dalla centralità del lavoratore alla centralità del consumatore, sembra comunque che anche questo sia un terreno per innovative esperienze sindacali. Il contesto globale in cui si svolge il lavoro richiede anche che le organizzazioni sindacali nazionali, prevalentemente chiuse nella difesa degli interessi dei propri iscritti, volgano lo sguardo anche verso i non iscritti e, in particolare, verso i lavoratori dei Paesi in via di sviluppo, dove i diritti sociali vengono spesso violati. La difesa di questi lavoratori, promossa anche attraverso opportune iniziative verso i Paesi di origine, permetterà alle organizzazioni sindacali di porre in evidenza le autentiche ragioni etiche e culturali che hanno loro consentito, in contesti sociali e lavorativi diversi, di essere un fattore decisivo per lo sviluppo. Resta sempre valido il tradizionale insegnamento della Chiesa, che propone la distinzione di ruoli e funzioni tra sindacato e politica. Questa distinzione consentirà alle organizzazioni sindacali di individuare nella società civile l'ambito più consono alla loro necessaria azione di difesa e promozione del mondo del lavoro, soprattutto a favore dei lavoratori sfruttati e non rappresentati, la cui amara condizione risulta spesso ignorata dall'occhio distratto della società. 65. Bisogna, poi, che la finanza in quanto tale, nelle necessariamente rinnovate strutture e modalità di funzionamento dopo il suo cattivo utilizzo che ha danneggiato l'economia reale, ritorni ad essere uno strumento finalizzato alla miglior produzione di ricchezza ed allo sviluppo. Tutta l'economia e tutta la finanza, non solo alcuni loro segmenti, devono, in quanto strumenti, essere utilizzati in modo etico così da creare le condizioni adeguate per lo sviluppo dell'uomo e dei popoli. è certamente utile, e in talune circostanze indispensabile, dar vita a iniziative finanziarie nelle quali la dimensione umanitaria sia dominante. Ciò, però, non deve far dimenticare che l'intero sistema finanziario deve essere finalizzato al sostegno di un vero sviluppo. Soprattutto, bisogna che l'intento di fare del bene non venga contrapposto a quello dell'effettiva capacità di produrre dei beni. Gli operatori della finanza devono riscoprire il fondamento propriamente etico della loro attività per non abusare di quegli strumenti sofisticati che possono servire per tradire i risparmiatori. Retta intenzione, trasparenza e ricerca dei buoni risultati sono compatibili e non devono mai essere disgiunti. Se l'amore è intelligente, sa trovare anche i modi per operare secondo una previdente e giusta convenienza, come indicano, in maniera significativa, molte esperienze nel campo della cooperazione di credito. Tanto una regolamentazione del settore tale da garantire i soggetti più deboli e impedire scandalose speculazioni, quanto la sperimentazione di nuove forme di finanza destinate a favorire progetti di sviluppo, sono esperienze positive che vanno approfondite ed incoraggiate, richiamando la stessa responsabilità del risparmiatore. Anche l'esperienza della microfinanza, che affonda le proprie radici nella riflessione e nelle opere degli umanisti civili — penso soprattutto alla nascita dei Monti di Pietà –, va rafforzata e messa a punto, soprattutto in questi momenti dove i problemi finanziari possono diventare drammatici per molti segmenti più vulnerabili della popolazione, che vanno tutelati dai rischi di usura o dalla disperazione. I soggetti più deboli vanno educati a difendersi dall'usura, così come i popoli poveri vanno educati a trarre reale vantaggio dal microcredito, scoraggiando in tal modo le forme di sfruttamento possibili in questi due campi. Poiché anche nei Paesi ricchi esistono nuove forme di povertà, la microfinanza può dare concreti aiuti per la creazione di iniziative e settori nuovi a favore dei ceti deboli della società anche in una fase di possibile impoverimento della società stessa. 66. La interconnessione mondiale ha fatto emergere un nuovo potere politico, quello dei consumatori e delle loro associazioni. Si tratta di un fenomeno da approfondire, che contiene elementi positivi da incentivare e anche eccessi da evitare. è bene che le persone si rendano conto che acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico. C'è dunque una precisa responsabilità sociale del consumatore, che si accompagna alla responsabilità sociale dell'impresa. I consumatori vanno continuamente educati [145] al ruolo che quotidianamente esercitano e che essi possono svolgere nel rispetto dei principi morali, senza sminuire la razionalità economica intrinseca all'atto dell'acquistare. Anche nel campo degli acquisti, proprio in momenti come quelli che si stanno sperimentando dove il potere di acquisto potrà ridursi e si dovrà consumare con maggior sobrietà, è necessario percorrere altre strade, come per esempio forme di cooperazione all'acquisto, quali le cooperative di consumo, attive a partire dall'Ottocento anche grazie all'iniziativa dei cattolici. è utile inoltre favorire forme nuove di commercializzazione di prodotti provenienti da aree depresse del pianeta per garantire una retribuzione decente ai produttori, a condizione che si tratti veramente di un mercato trasparente, che i produttori non ricevano solo maggiori margini di guadagno, ma anche maggiore formazione, professionalità e tecnologia, e infine che non s'associno a simili esperienze di economia per lo sviluppo visioni ideologiche di parte. Un più incisivo ruolo dei consumatori, quando non vengano manipolati essi stessi da associazioni non veramente rappresentative, è auspicabile come fattore di democrazia economica. 67. Di fronte all'inarrestabile crescita dell'interdipendenza mondiale, è fortemente sentita, anche in presenza di una recessione altrettanto mondiale, l'urgenza della riforma sia dell'Organizzazione delle Nazioni Unite che dell'architettura economica e finanziaria internazionale, affinché si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni. Sentita è pure l'urgenza di trovare forme innovative per attuare il principio di responsabilità di proteggere [146] e per attribuire anche alle Nazioni più povere una voce efficace nelle decisioni comuni. Ciò appare necessario proprio in vista di un ordinamento politico, giuridico ed economico che incrementi ed orienti la collaborazione internazionale verso lo sviluppo solidale di tutti i popoli. Per il governo dell'economia mondiale; per risanare le economie colpite dalla crisi, per prevenire peggioramenti della stessa e conseguenti maggiori squilibri; per realizzare un opportuno disarmo integrale, la sicurezza alimentare e la pace; per garantire la salvaguardia dell'ambiente e per regolamentare i flussi migratori, urge la presenza di una vera Autorità politica mondiale, quale è stata già tratteggiata dal mio Predecessore, il Beato Giovanni XXIII. Una simile Autorità dovrà essere regolata dal diritto, attenersi in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà, essere ordinata alla realizzazione del bene comune [147], impegnarsi nella realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale ispirato ai valori della carità nella verità. Tale Autorità inoltre dovrà essere da tutti riconosciuta, godere di potere effettivo per garantire a ciascuno la sicurezza, l'osservanza della giustizia, il rispetto dei diritti [148]. Ovviamente, essa deve godere della facoltà di far rispettare dalle parti le proprie decisioni, come pure le misure coordinate adottate nei vari fori internazionali. In mancanza di ciò, infatti, il diritto internazionale, nonostante i grandi progressi compiuti nei vari campi, rischierebbe di essere condizionato dagli equilibri di potere tra i più forti. Lo sviluppo integrale dei popoli e la collaborazione internazionale esigono che venga istituito un grado superiore di ordinamento internazionale di tipo sussidiario per il governo della globalizzazione [149] e che si dia finalmente attuazione ad un ordine sociale conforme all'ordine morale e a quel raccordo tra sfera morale e sociale, tra politica e sfera economica e civile che è già prospettato nello Statuto delle Nazioni Unite. CAPITOLO SESTO LO SVILUPPO DEI POPOLI E LA TECNICA 68. Il tema dello sviluppo dei popoli è legato intimamente a quello dello sviluppo di ogni singolo uomo. La persona umana per sua natura è dinamicamente protesa al proprio sviluppo. Non si tratta di uno sviluppo garantito da meccanismi naturali, perché ognuno di noi sa di essere in grado di compiere scelte libere e responsabili. Non si tratta nemmeno di uno sviluppo in balia del nostro capriccio, in quanto tutti sappiamo di essere dono e non risultato di autogenerazione. In noi la libertà è originariamente caratterizzata dal nostro essere e dai suoi limiti. Nessuno plasma la propria coscienza arbitrariamente, ma tutti costruiscono il proprio “io” sulla base di un “sé” che ci è stato dato. Non solo le altre persone sono indisponibili, ma anche noi lo siamo a noi stessi. Lo sviluppo della persona si degrada, se essa pretende di essere l'unica produttrice di se stessa. Analogamente, lo sviluppo dei popoli degenera se l'umanità ritiene di potersi ri-creare avvalendosi dei “prodigi” della tecnologia. Così come lo sviluppo economico si rivela fittizio e dannoso se si affida ai “prodigi” della finanza per sostenere crescite innaturali e consumistiche. Davanti a questa pretesa prometeica, dobbiamo irrobustire l'amore per una libertà non arbitraria, ma resa veramente umana dal riconoscimento del bene che la precede. Occorre, a tal fine, che l'uomo rientri in se stesso per riconoscere le fondamentali norme della legge morale naturale che Dio ha inscritto nel suo cuore. 69. Il problema dello sviluppo oggi è strettamente congiunto con il progresso tecnologico, con le sue strabilianti applicazioni in campo biologico. La tecnica — è bene sottolinearlo — è un fatto profondamente umano, legato all'autonomia e alla libertà dell'uomo. Nella tecnica si esprime e si conferma la signoria dello spirito sulla materia. Lo spirito, « reso così “meno schiavo delle cose, può facilmente elevarsi all'adorazione e alla contemplazione del Creatore” » [150]. La tecnica permette di dominare la materia, di ridurre i rischi, di risparmiare fatica, di migliorare le condizioni di vita. Essa risponde alla stessa vocazione del lavoro umano: nella tecnica, vista come opera del proprio genio, l'uomo riconosce se stesso e realizza la propria umanità. La tecnica è l'aspetto oggettivo dell'agire umano [151], la cui origine e ragion d'essere sta nell'elemento soggettivo: l'uomo che opera. Per questo la tecnica non è mai solo tecnica. Essa manifesta l'uomo e le sue aspirazioni allo sviluppo, esprime la tensione dell'animo umano al graduale superamento di certi condizionamenti materiali. La tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di “coltivare e custodire la terra” (cfr Gn 2,15), che Dio ha affidato all'uomo e va orientata a rafforzare quell'alleanza tra essere umano e ambiente che deve essere specchio dell'amore creatore di Dio. 70. Lo sviluppo tecnologico può indurre l'idea dell'autosufficienza della tecnica stessa quando l'uomo, interrogandosi solo sul come, non considera i tanti perché dai quali è spinto ad agire. è per questo che la tecnica assume un volto ambiguo. Nata dalla creatività umana quale strumento della libertà della persona, essa può essere intesa come elemento di libertà assoluta, quella libertà che vuole prescindere dai limiti che le cose portano in sé. Il processo di globalizzazione potrebbe sostituire le ideologie con la tecnica [152], divenuta essa stessa un potere ideologico, che esporrebbe l'umanità al rischio di trovarsi rinchiusa dentro un a priori dal quale non potrebbe uscire per incontrare l'essere e la verità. In tal caso, noi tutti conosceremmo, valuteremmo e decideremmo le situazioni della nostra vita dall'interno di un orizzonte culturale tecnocratico, a cui apparterremmo strutturalmente, senza mai poter trovare un senso che non sia da noi prodotto. Questa visione rende oggi così forte la mentalità tecnicistica da far coincidere il vero con il fattibile. Ma quando l'unico criterio della verità è l'efficienza e l'utilità, lo sviluppo viene automaticamente negato. Infatti, il vero sviluppo non consiste primariamente nel fare. Chiave dello sviluppo è un'intelligenza in grado di pensare la tecnica e di cogliere il senso pienamente umano del fare dell'uomo, nell'orizzonte di senso della persona presa nella globalità del suo essere. Anche quando opera mediante un satellite o un impulso elettronico a distanza, il suo agire rimane sempre umano, espressione di libertà responsabile. La tecnica attrae fortemente l'uomo, perché lo sottrae alle limitazioni fisiche e ne allarga l'orizzonte. Ma la libertà umana è propriamente se stessa, solo quando risponde al fascino della tecnica con decisioni che siano frutto di responsabilità morale. Di qui, l'urgenza di una formazione alla responsabilità etica nell'uso della tecnica. A partire dal fascino che la tecnica esercita sull'essere umano, si deve recuperare il senso vero della libertà, che non consiste nell'ebbrezza di una totale autonomia, ma nella risposta all'appello dell'essere, a cominciare dall'essere che siamo noi stessi. 71. Questa possibile deviazione della mentalità tecnica dal suo originario alveo umanistico è oggi evidente nei fenomeni della tecnicizzazione sia dello sviluppo che della pace. Spesso lo sviluppo dei popoli è considerato un problema di ingegneria finanziaria, di apertura dei mercati, di abbattimento di dazi, di investimenti produttivi, di riforme istituzionali, in definitiva un problema solo tecnico. Tutti questi ambiti sono quanto mai importanti, ma ci si deve chiedere perché le scelte di tipo tecnico finora abbiano funzionato solo relativamente. La ragione va ricercata più in profondità. Lo sviluppo non sarà mai garantito compiutamente da forze in qualche misura automatiche e impersonali, siano esse quelle del mercato o quelle della politica internazionale. Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l'appello del bene comune. Sono necessarie sia la preparazione professionale sia la coerenza morale. Quando prevale l'assolutizzazione della tecnica si realizza una confusione fra fini e mezzi, l'imprenditore considererà come unico criterio d'azione il massimo profitto della produzione; il politico, il consolidamento del potere; lo scienziato, il risultato delle sue scoperte. Accade così che, spesso, sotto la rete dei rapporti economici, finanziari o politici, permangono incomprensioni, disagi e ingiustizie; i flussi delle conoscenze tecniche si moltiplicano, ma a beneficio dei loro proprietari, mentre la situazione reale delle popolazioni che vivono sotto e quasi sempre all'oscuro di questi flussi rimane immutata, senza reali possibilità di emancipazione. 72. Anche la pace rischia talvolta di essere considerata come un prodotto tecnico, frutto soltanto di accordi tra governi o di iniziative volte ad assicurare efficienti aiuti economici. è vero che la costruzione della pace esige la costante tessitura di contatti diplomatici, di scambi economici e tecnologici, di incontri culturali, di accordi su progetti comuni, come anche l'assunzione di impegni condivisi per arginare le minacce di tipo bellico e scalzare alla radice le ricorrenti tentazioni terroristiche. Tuttavia, perché tali sforzi possano produrre effetti duraturi, è necessario che si appoggino su valori radicati nella verità della vita. Occorre cioè sentire la voce e guardare alla situazione delle popolazioni interessate per interpretarne adeguatamente le attese. Ci si deve porre, per così dire, in continuità con lo sforzo anonimo di tante persone fortemente impegnate nel promuovere l'incontro tra i popoli e nel favorire lo sviluppo partendo dall'amore e dalla comprensione reciproca. Tra queste persone ci sono anche fedeli cristiani, coinvolti nel grande compito di dare allo sviluppo e alla pace un senso pienamente umano. 73. Connessa con lo sviluppo tecnologico è l'accresciuta pervasività dei mezzi di comunicazione sociale. è ormai quasi impossibile immaginare l'esistenza della famiglia umana senza di essi. Nel bene e nel male, sono così incarnati nella vita del mondo, che sembra davvero assurda la posizione di coloro che ne sostengono la neutralità, rivendicandone di conseguenza l'autonomia rispetto alla morale che tocca le persone. Spesso simili prospettive, che enfatizzano la natura strettamente tecnica dei media, favoriscono di fatto la loro subordinazione al calcolo economico, al proposito di dominare i mercati e, non ultimo, al desiderio di imporre parametri culturali funzionali a progetti di potere ideologico e politico. Data la loro fondamentale importanza nella determinazione di mutamenti nel modo di percepire e di conoscere la realtà e la stessa persona umana, diventa necessaria un'attenta riflessione sulla loro influenza specie nei confronti della dimensione etico-culturale della globalizzazione e dello sviluppo solidale dei popoli. Al pari di quanto richiesto da una corretta gestione della globalizzazione e dello sviluppo, il senso e la finalizzazione dei media vanno ricercati nel fondamento antropologico. Ciò vuol dire che essi possono divenire occasione di umanizzazione non solo quando, grazie allo sviluppo tecnologico, offrono maggiori possibilità di comunicazione e di informazione, ma soprattutto quando sono organizzati e orientati alla luce di un'immagine della persona e del bene comune che ne rispecchi le valenze universali. I mezzi di comunicazione sociale non favoriscono la libertà né globalizzano lo sviluppo e la democrazia per tutti, semplicemente perché moltiplicano le possibilità di interconnessione e di circolazione delle idee. Per raggiungere simili obiettivi bisogna che essi siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e siano posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale. Infatti, nell'umanità la libertà è intrinsecamente collegata con questi valori superiori. I media possono costituire un valido aiuto per far crescere la comunione della famiglia umana e l'ethos delle società, quando diventano strumenti di promozione dell'universale partecipazione nella comune ricerca di ciò che è giusto. 74. Campo primario e cruciale della lotta culturale tra l'assolutismo della tecnicità e la responsabilità morale dell'uomo è oggi quello della bioetica, in cui si gioca radicalmente la possibilità stessa di uno sviluppo umano integrale. Si tratta di un ambito delicatissimo e decisivo, in cui emerge con drammatica forza la questione fondamentale: se l'uomo si sia prodotto da se stesso o se egli dipenda da Dio. Le scoperte scientifiche in questo campo e le possibilità di intervento tecnico sembrano talmente avanzate da imporre la scelta tra le due razionalità: quella della ragione aperta alla trascendenza o quella della ragione chiusa nell'immanenza. Si è di fronte a un aut aut decisivo. La razionalità del fare tecnico centrato su se stesso si dimostra però irrazionale, perché comporta un rifiuto deciso del senso e del valore. Non a caso la chiusura alla trascendenza si scontra con la difficoltà a pensare come dal nulla sia scaturito l'essere e come dal caso sia nata l'intelligenza [153]. Di fronte a questi drammatici problemi, ragione e fede si aiutano a vicenda. Solo assieme salveranno l'uomo. Attratta dal puro fare tecnico, la ragione senza la fede è destinata a perdersi nell'illusione della propria onnipotenza. La fede senza la ragione, rischia l'estraniamento dalla vita concreta delle persone [154]. 75. Già Paolo VI aveva riconosciuto e indicato l'orizzonte mondiale della questione sociale [155]. Seguendolo su questa strada, oggi occorre affermare che la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica, nel senso che essa implica il modo stesso non solo di concepire, ma anche di manipolare la vita, sempre più posta dalle biotecnologie nelle mani dell'uomo. La fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilità della clonazione e dell'ibridazione umana nascono e sono promosse nell'attuale cultura del disincanto totale, che crede di aver svelato ogni mistero, perché si è ormai arrivati alla radice della vita. Qui l'assolutismo della tecnica trova la sua massima espressione. In tale tipo di cultura la coscienza è solo chiamata a prendere atto di una mera possibilità tecnica. Non si possono tuttavia minimizzare gli scenari inquietanti per il futuro dell'uomo e i nuovi potenti strumenti che la « cultura della morte » ha a disposizione. Alla diffusa, tragica, piaga dell'aborto si potrebbe aggiungere in futuro, ma è già surrettiziamente in nuce, una sistematica pianificazione eugenetica delle nascite. Sul versante opposto, va facendosi strada una mens eutanasica, manifestazione non meno abusiva di dominio sulla vita, che in certe condizioni viene considerata non più degna di essere vissuta. Dietro questi scenari stanno posizioni culturali negatrici della dignità umana. Queste pratiche, a loro volta, sono destinate ad alimentare una concezione materiale e meccanicistica della vita umana. Chi potrà misurare gli effetti negativi di una simile mentalità sullo sviluppo? Come ci si potrà stupire dell'indifferenza per le situazioni umane di degrado, se l'indifferenza caratterizza perfino il nostro atteggiamento verso ciò che è umano e ciò che non lo è? Stupisce la selettività arbitraria di quanto oggi viene proposto come degno di rispetto. Pronti a scandalizzarsi per cose marginali, molti sembrano tollerare ingiustizie inaudite. Mentre i poveri del mondo bussano ancora alle porte dell'opulenza, il mondo ricco rischia di non sentire più quei colpi alla sua porta, per una coscienza ormai incapace di riconoscere l'umano. Dio svela l'uomo all'uomo; la ragione e la fede collaborano nel mostrargli il bene, solo che lo voglia vedere; la legge naturale, nella quale risplende la Ragione creatrice, indica la grandezza dell'uomo, ma anche la sua miseria quando egli disconosce il richiamo della verità morale. 76. Uno degli aspetti del moderno spirito tecnicistico è riscontrabile nella propensione a considerare i problemi e i moti legati alla vita interiore soltanto da un punto di vista psicologico, fino al riduzionismo neurologico. L'interiorità dell'uomo viene così svuotata e la consapevolezza della consistenza ontologica dell'anima umana, con le profondità che i Santi hanno saputo scandagliare, progressivamente si perde. Il problema dello sviluppo è strettamente collegato anche alla nostra concezione dell'anima dell'uomo, dal momento che il nostro io viene spesso ridotto alla psiche e la salute dell'anima è confusa con il benessere emotivo. Queste riduzioni hanno alla loro base una profonda incomprensione della vita spirituale e portano a disconoscere che lo sviluppo dell'uomo e dei popoli, invece, dipende anche dalla soluzione di problemi di carattere spirituale. Lo sviluppo deve comprendere una crescita spirituale oltre che materiale, perché la persona umana è un'« unità di anima e corpo » [156], nata dall'amore creatore di Dio e destinata a vivere eternamente. L'essere umano si sviluppa quando cresce nello spirito, quando la sua anima conosce se stessa e le verità che Dio vi ha germinalmente impresso, quando dialoga con se stesso e con il suo Creatore. Lontano da Dio, l'uomo è inquieto e malato. L'alienazione sociale e psicologica e le tante nevrosi che caratterizzano le società opulente rimandano anche a cause di ordine spirituale. Una società del benessere, materialmente sviluppata, ma opprimente per l'anima, non è di per sé orientata all'autentico sviluppo. Le nuove forme di schiavitù della droga e la disperazione in cui cadono tante persone trovano una spiegazione non solo sociologica e psicologica, ma essenzialmente spirituale. Il vuoto in cui l'anima si sente abbandonata, pur in presenza di tante terapie per il corpo e per la psiche, produce sofferenza. Non ci sono sviluppo plenario e bene comune universale senza il bene spirituale e morale delle persone, considerate nella loro interezza di anima e corpo. 77. L'assolutismo della tecnica tende a produrre un'incapacità di percepire ciò che non si spiega con la semplice materia. Eppure tutti gli uomini sperimentano i tanti aspetti immateriali e spirituali della loro vita. Conoscere non è un atto solo materiale, perché il conosciuto nasconde sempre qualcosa che va al di là del dato empirico. Ogni nostra conoscenza, anche la più semplice, è sempre un piccolo prodigio, perché non si spiega mai completamente con gli strumenti materiali che adoperiamo. In ogni verità c'è più di quanto noi stessi ci saremmo aspettati, nell'amore che riceviamo c'è sempre qualcosa che ci sorprende. Non dovremmo mai cessare di stupirci davanti a questi prodigi. In ogni conoscenza e in ogni atto d'amore l'anima dell'uomo sperimenta un « di più » che assomiglia molto a un dono ricevuto, ad un'altezza a cui ci sentiamo elevati. Anche lo sviluppo dell'uomo e dei popoli si colloca a una simile altezza, se consideriamo la dimensione spirituale che deve connotare necessariamente tale sviluppo perché possa essere autentico. Esso richiede occhi nuovi e un cuore nuovo, in grado di superare la visione materialistica degli avvenimenti umani e di intravedere nello sviluppo un “oltre” che la tecnica non può dare. Su questa via sarà possibile perseguire quello sviluppo umano integrale che ha il suo criterio orientatore nella forza propulsiva della carità nella verità. CONCLUSIONE 78. Senza Dio l'uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia. Di fronte agli enormi problemi dello sviluppo dei popoli che quasi ci spingono allo sconforto e alla resa, ci viene in aiuto la parola del Signore Gesù Cristo che ci fa consapevoli: « Senza di me non potete far nulla » (Gv 15,5) e c'incoraggia: « Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20). Di fronte alla vastità del lavoro da compiere, siamo sostenuti dalla fede nella presenza di Dio accanto a coloro che si uniscono nel suo nome e lavorano per la giustizia. Paolo VI ci ha ricordato nella Populorum progressio che l'uomo non è in grado di gestire da solo il proprio progresso, perché non può fondare da sé un vero umanesimo. Solo se pensiamo di essere chiamati in quanto singoli e in quanto comunità a far parte della famiglia di Dio come suoi figli, saremo anche capaci di produrre un nuovo pensiero e di esprimere nuove energie a servizio di un vero umanesimo integrale. La maggiore forza a servizio dello sviluppo è quindi un umanesimo cristiano [157], che ravvivi la carità e si faccia guidare dalla verità, accogliendo l'una e l'altra come dono permanente di Dio. La disponibilità verso Dio apre alla disponibilità verso i fratelli e verso una vita intesa come compito solidale e gioioso. Al contrario, la chiusura ideologica a Dio e l'ateismo dell'indifferenza, che dimenticano il Creatore e rischiano di dimenticare anche i valori umani, si presentano oggi tra i maggiori ostacoli allo sviluppo. L'umanesimo che esclude Dio è un umanesimo disumano. Solo un umanesimo aperto all'Assoluto può guidarci nella promozione e realizzazione di forme di vita sociale e civile — nell'ambito delle strutture, delle istituzioni, della cultura, dell'ethos — salvaguardandoci dal rischio di cadere prigionieri delle mode del momento. è la consapevolezza dell'Amore indistruttibile di Dio che ci sostiene nel faticoso ed esaltante impegno per la giustizia, per lo sviluppo dei popoli, tra successi ed insuccessi, nell'incessante perseguimento di retti ordinamenti per le cose umane. L'amore di Dio ci chiama ad uscire da ciò che è limitato e non definitivo, ci dà il coraggio di operare e di proseguire nella ricerca del bene di tutti, anche se non si realizza immediatamente, anche se quello che riusciamo ad attuare, noi e le autorità politiche e gli operatori economici, è sempre meno di ciò a cui aneliamo [158]. Dio ci dà la forza di lottare e di soffrire per amore del bene comune, perché Egli è il nostro Tutto, la nostra speranza più grande. 79. Lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, cristiani mossi dalla consapevolezza che l'amore pieno di verità, caritas in veritate, da cui procede l'autentico sviluppo, non è da noi prodotto ma ci viene donato. Perciò anche nei momenti più difficili e complessi, oltre a reagire con consapevolezza, dobbiamo soprattutto riferirci al suo amore. Lo sviluppo implica attenzione alla vita spirituale, seria considerazione delle esperienze di fiducia in Dio, di fraternità spirituale in Cristo, di affidamento alla Provvidenza e alla Misericordia divine, di amore e di perdono, di rinuncia a se stessi, di accoglienza del prossimo, di giustizia e di pace. Tutto ciò è indispensabile per trasformare i « cuori di pietra » in « cuori di carne » (Ez 36,26), così da rendere « divina » e perciò più degna dell'uomo la vita sulla terra. Tutto questo è dell'uomo, perché l'uomo è soggetto della propria esistenza; ed insieme è di Dio, perché Dio è al principio e alla fine di tutto ciò che vale e redime: « Il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio » (1 Cor 3,22-23). L'anelito del cristiano è che tutta la famiglia umana possa invocare Dio come « Padre nostro! ». Insieme al Figlio unigenito, possano tutti gli uomini imparare a pregare il Padre e a chiedere a Lui, con le parole che Gesù stesso ci ha insegnato, di saperLo santificare vivendo secondo la sua volontà, e poi di avere il pane quotidiano necessario, la comprensione e la generosità verso i debitori, di non essere messi troppo alla prova e di essere liberati dal male (cfr Mt 6,9-13). Al termine dell'Anno Paolino mi piace esprimere questo auspicio con le parole stesse dell'Apostolo nella sua Lettera ai Romani: “La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda” (12,9-10). Che la Vergine Maria, proclamata da Paolo VI Mater Ecclesiae e onorata dal popolo cristiano come Speculum iustitiae e Regina pacis, ci protegga e ci ottenga, con la sua celeste intercessione, la forza, la speranza e la gioia necessarie per continuare a dedicarci con generosità all'impegno di realizzare lo « sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini » [159]. Dato a Roma, presso San Pietro, il 29 giugno, solennità dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, dell'anno 2009, quinto del mio Pontificato. BENEDICTUS PP. XVI [1] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 22: AAS 59 (1967), 268; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 69. [2] Discorso per la giornata dello sviluppo (23 agosto 1968): AAS 60 (1968), 626-627. [3] Cfr Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2002: AAS 94 (2002), 132-140. [4] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 26. [5] Cfr Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris (11 aprile 1963): AAS 55 (1963), 268-270. [6] Cfr n. 16: l.c., 265. [7] Cfr ibid., 82: l.c., 297. [8] Ibid., 42: l.c., 278. [9] Ibid., 20: l.c., 267. [10] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 36; Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens (14 maggio 1971), 4: AAS 63 (1971), 403-404; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1º maggio 1991), 43: AAS 83 (1991), 847. [11] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio,13: l.c., 263-264. [12] Cfr Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, n. 76. [13] Cfr Benedetto XVI, Discorso alla sessione inaugurale dei lavori della V Conferenza generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi (13 maggio 2007): Insegnamenti III, 1 (2007), 854-870. [14] Cfr nn. 3-5: l.c., 258-260. [15] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 6-7: AAS 80 (1988), 517-519. [16] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 14: l.c., 264. [17] Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 18: AAS 98 (2006), 232. [18] Ibid., 6: l.c., 222. [19] Cfr Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi (22 dicembre 2005): Insegnamenti I (2005), 1023-1032. [20] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 3: l.c., 515. [21] Cfr ibid.,1: l.c., 513-514. [22] Cfr ibid., 3: l.c., 515. [23] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens (14 settembre 1981), 3: AAS 73 (1981), 583-584. [24] Cfr Id., Lett. enc. Centesimus annus, 3: l.c., 794-796. [25] Cfr Lett. enc. Populorum progressio, 3: l.c., 258. [26] Cfr ibid., 34: l.c., 274. [27] Cfr nn. 8-9: AAS 60 (1968), 485-487; Benedetto XVI, Discorso ai Partecipanti al Convegno Internazionale organizzato nel 40º anniversario dell'« Humanae vitae » (10 maggio 2008): Insegnamenti IV, 1 (2008), 753-756. [28] Cfr Lett. enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995), 93: AAS 87 (1995), 507-508. [29] Ibid., 101: l.c., 516-518. [30] N. 29: AAS 68 (1976), 25. [31] Ibid., 31: l.c., 26. [32] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 41: l.c., 570-572. [33] Cfr ibid.; Id. Lett. enc. Centesimus annus, 5.54: l.c. 799. 859-860. [34] N. 15: l.c., 265. [35] Cfr ibid., 2: l.c., 258; Leone XIII, Lett. enc. Rerum novarum (15 maggio 1891): Leonis XIII P.M. Acta, XI, Romae 1892, 97-144; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 8: l.c., 519-520 ; Id., Lett. enc. Centesimus annus, 5: l.c., 799. [36] Cfr Lett. enc. Populorum progressio, 2.13: l.c., 258. 263-264. [37] Ibid., 42: l.c., 278. [38] Ibid., 11: l.c., 262; cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 25: l.c, 822-824. [39] Lett. enc. Populorum progressio, 15: l.c., 265. [40] Ibid., 3: l.c., 258. [41] Ibid., 6: l.c., 260. [42] Ibid., 14: l.c., 264. [43] Ibid.; cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 53-62: l.c., 859-867; Id., Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979) 13-14: AAS 71 (1979), 282-286. [44] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 12: l.c., 262-263. [45] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 22. [46] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 13: l.c., 263-264. [47] Cfr Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al IV Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa che è in Italia (19 ottobre 2006): Insegnamenti II, 2 (2006), 465-477. [48] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 16: l.c., 265. [49] Ibid. [50] Benedetto XVI, Discorso ai giovani al molo di Barangaroo: L'Osservatore Romano, 18 luglio 2008, p. 8. [51] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 20: l.c., 267. [52] Ibid., 66: l.c., 289-290. [53] I bid., 21: l.c., 267-268. [54] Cfr nn. 3.29.32: l.c., 258.272.273. [55] Cfr Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 28: l.c., 548-550. [56] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 9: l.c., 261-262. [57] Cfr Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 20: l.c., 536-537. [58] Cfr Lett. enc. Centesimus annus, 22-29: l.c., 819-830. [59] Cfr nn. 23.33: l.c., 268-269. 273-274. [60] Cfr l.c., 135. [61] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 63. [62] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 24: l.c., 821-822. [63] Cfr Id., Lett. enc. Veritatis splendor (6 agosto 1993), 33.46.51: AAS 85 (1993), 1160.1169-1171.1174-1175; Id., Discorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la celebrazione del 50º di fondazione (5 ottobre 1995), 3: Insegnamenti XVIII, 2 (1995), 732-733. [64] Cfr Lett. enc. Populorum progressio, 47: l.c., 280-281; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 42: l.c., 572-574. [65] Cfr Benedetto XVI, Messaggio in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione 2007: AAS 99 (2007), 933-935. [66] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae, 18.59.63-64: l.c., 419-421. 467-468. 472-475. [67] Cfr Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2007, 5: Insegnamenti II, 2 (2006), 778. [68] Cfr Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2002, 4-7.12-15: AAS 94 (2002), 134-136. 138- 140; id., Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2004, 8: AAS 96 (2004), 119; id., Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2005, 4: AAS 97 (2005), 177-178; Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2006, 9-10: AAS 98 (2006), 60-61; id., Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2007, 5.14: l.c., 778. 782-783. [69] Cfr Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2002, 6: l.c., 135; Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2006, 9-10: l.c., 60-61. [70] Cfr Benedetto XVI, Omelia alla Santa Messa nell'« Islinger Feld » di Regensburg (12 settembre 2006): Insegnamenti II, 2 (2006), 252-256. [71] Cfr Id., Lett. enc. Deus caritas est, 1: l.c., 217-218. [72] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 28: l.c., 548-550. [73] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 19: l.c., 266-267. [74] Ibid., 39: l.c., 276-277. [75] Ibid., 75: l.c., 293-294. [76] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est, 28: l.c., 238-240. [77] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 59: l.c., 864. [78] Cfr Lett. enc. Populorum progressio, 40.85: l.c., 277. 298- 299. [79] Ibid., 13: l.c., 263-264. [80] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Fides et ratio (14 settembre 1998), 85: AAS 91 (1999), 72-73. [81] Cfr Ibid., 83: l.c., 70-71. [82] Benedetto XVI, Discorso all'Università di Regensburg (12 settembre 2006): Insegnamenti II, 2 (2006), 265. [83] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 33: l.c., 273-274. [84] Cfr Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2000, 15: AAS 92 (2000), 366. [85] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 407; cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 25: l.c., 822-824. [86] Cfr n. 17: AAS 99 (2007), 1000. [87] Cfr ibid., 23: l.c., 1004-1005. [88] Sant'Agostino espone in modo dettagliato questo insegnamento nel dialogo sul libero arbitrio (De libero arbitrio II 3,8 sgg.). Egli indica l'esistenza dentro l'anima umana di un « senso interno ». Questo senso consiste in un atto che si compie al di fuori delle normali funzioni della ragione, atto irriflesso e quasi istintivo, per cui la ragione, rendendosi conto della sua condizione transeunte e fallibile, ammette al di sopra di sé l'esistenza di qualcosa di eterno, assolutamente vero e certo. Il nome che sant'Agostino dà a questa verità interiore è talora quello di Dio (Confessioni X,24,35; XII,25,35; De libero arbitrio II 3,8), più spesso quello di Cristo (De magistro 11,38; Confessioni VII,18,24; XI,2,4). [89] Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est, 3: l.c., 219. [90] Cfr n. 49: l.c., 281. [91] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 28: l.c., 827-828. [92] Cfr n. 35: l.c., 836-838. [93] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 38: l.c., 565-566. [94] N. 44: l.c., 279. [95] Cfr Ibid., 24: l.c., 269. [96] Cfr Lett. enc. Centesimus annus, 36: l.c., 838-840. [97] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 24: l.c., 269. [98] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 32: l.c., 832-833; Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 25: l.c., 269-270. [99] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens, 24: l.c., 637-638. [100] Ibid., 15: l.c., 616-618. [101] Lett. enc. Populorum progressio, 27: l.c., 271. [102] Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione sulla libertà cristiana e la liberazione Libertatis conscientia (22 marzo 1987) 74: AAS 79 (1987), 587. [103] Cfr Giovanni Paolo II, Intervista al quotidiano cattolico « La Croix », 20 agosto 1997. [104] Giovanni Paolo II, Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali (27 aprile 2001): Insegnamenti XXIV, 1 (2001), 800. [105] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 17: l.c., 265-266. [106] Cfr Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2003, 5: AAS 95 (2003), 343. [107] Cfr ibid. [108] Cfr Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2007, 13: l.c., 781-782. [109] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 65: l.c., 289. [110] Cfr ibid., 36-37: l.c., 275-276. [111] Cfr ibid., 37: l.c., 275-276. [112] Cfr Conc. Ecum.Vat. II, Decreto sull'apostolato dei laici Apostolicam actuositatem, 11. [113] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 14: l.c., 264; Giovanni Paolo II Lett. enc. Centesimus annus, 32: l.c., 832-833. [114] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 77: l.c., 295. [115] Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, 6: AAS 82 (1990), 150. [116] Eraclito di Efeso (Efeso 535 a.C. ca. – 475 a.C. ca.), Frammento 22B124, in H. Diels-W. Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker, Weidmann, Berlin 19526 . [117] Cfr Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, nn. 451- 487. [118] Cfr Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, 10: l.c., 152-153. [119] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 65: l.c., 289. [120] Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2008, 7: AAS 100 (2008), 41. [121] Cfr Id., Discorso ai partecipanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (18 aprile 2008): Insegnamenti IV, 1 (2008), 618- 626. [122] Cfr Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, 13: l.c., 154-155. [123] Id., Lett. enc. Centesimus annus, 36: l.c., 838-840. [124] Ibid., 38: l.c., 840-841; cfr Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2007, 8: l.c., 779. [125] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 41: l.c., 843-845. [126] Cfr ibid. [127] Cfr Id., Lett. enc. Evangelium vitae, 20: l.c., 422-424. [128] Lett. enc. Populorum progressio, 85: l.c., 298-299. [129] Cfr Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1998, 3: AAS 90 (1998), 150; Id., Discorso ai Membri della Fondazione « Centesimus Annus » (9 maggio 1998), 2: Insegnamenti XXI, 1 (1998), 873-874; Id., Discorso alle Autorità Civili e Politiche e al Corpo Diplomatico durante l'incontro nel « Wiener Hofburg » (20 giugno 1998), 8: Insegnamenti XXI, 1 (1998), 1435-1436; Id., Messaggio al Rettore Magnifico dell'Università Cattolica del Sacro Cuore nella ricorrenza annuale della giornata (5 maggio 2000), 6: Insegnamenti XXIII, 1 (2000), 759-760. [130] Secondo San Tommaso « ratio partis contrariatur rationi personae » in III Sent. d. 5, 3, 2.; anche « Homo non ordinatur ad communitatem politicam secundum se totum et secundum omnia sua » in Summa Theologiae I-II, q. 21, a. 4, ad 3um. [131] Cfr Conc. Ecum.Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 1. [132] Cfr Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti alla seduta pubblica delle Pontificie Accademie di Teologia e di San Tommaso d'Aquino (8 novembre 2001), 3: Insegnamenti XXIV, 2 (2001), 676-677. [133] Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. circa l'unicità e l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa Dominus Jesus (6 agosto 2000), 22: AAS 92 (2000), 763-764; Id., Nota Dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (24 novembre 2002), 8: AAS 96 (2004), 369-370. [134] Benedetto XVI, Lett. enc. Spe salvi, 31: l.c., 1010; Id., Discorso ai partecipanti al IV Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa che è in Italia (19 ottobre 2006): l.c., 465-477. [135] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 5: l.c., 798-800; cfr Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al IV Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa che è in Italia (19 ottobre 2006): l.c., 471. [136] N. 12. [137] Cfr Pio XI, Lett. enc. Quadragesimo anno (15 maggio 1931): AAS 23 (1931), 203; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 48: l.c., 852-854; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1883. [138] Cfr Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris: l.c., 274. [139] Cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 10.41: l.c., 262.277-278. [140] Cfr Benedetto XVI, Discorso ai Membri della Commissione Teologica Internazionale (5 ottobre 2007): Insegnamenti III, 2 (2007), 418-421; Id., Discorso ai partecipanti al Congresso internazionale su « Legge Morale Naturale » promosso dalla Pontificia Università Lateranense (12 febbraio 2007): Insegnamenti III, 1 (2007), 209-212. [141] Cfr Benedetto XVI, Discorso ai Presuli della Conferenza Episcopale della Thailandia in visita ad limina (16 maggio 2008): Insegnamenti IV, 1 (2008), 798-801. [142] Cfr Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Istruzione Erga migrantes caritas Christi (3 maggio 2004): AAS 96 (2004), 762-822. [143] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens, 8: l.c., 594-598. [144] Discorso al termine della Concelebrazione Eucaristica in occasione del Giubileo dei Lavoratori (1º maggio 2000): Insegnamenti XXIII, 1 (2000), 720. [145] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 36: l.c., 838-840. [146] Cfr Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (18 aprile 2008): l.c., 618-626. [147] Cfr Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris: l.c., 293; Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, n. 441. [148] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 82. [149] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 43: l.c., 574-575. [150] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 41: l.c., 277- 278; Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 57. [151] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens, 5: l.c., 586-589. [152] Cfr Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens, 29: l.c., 420. [153] Cfr Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al IV Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa che è in Italia (19 ottobre 2006): l.c., 465-477; Id., Omelia alla Santa Messa nell'« Islinger Feld » di Regensburg (12 settembre 2006): l.c., 252-256. [154] Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione su alcune questioni di bioetica Dignitas personae (8 settembre 2008): AAS 100 (2008), 858-887. [155] Cfr Lett. enc. Populorum progressio, 3: l.c., 258. [156] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 14. [157] Cfr n. 42: l.c., 278. [158] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Spe salvi, 35: l.c., 1013-1014. [159] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 42: l.c., 278. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

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il cardinale sepe al pascale inaugura la nuova cappella (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina IX - Napoli L´arcivescovo ha incontrato i vertici e i pazienti Il cardinale Sepe al Pascale inaugura la nuova cappella Incontra i vertici, visita i pazienti e inaugura la nuova cappella. Il tour del cardinale Crescenzio Sepe nel Pascale inizia alle 10 e 30. Ad accoglierlo, nella palazzina amministrativa il manager La Rocca, il direttore sanitario Oliviero e l´assessore alla Sanità Santangelo. è il momento dello scambio di doni: al presule viene consegnata una penna commissionata ad hoc per un progetto dell´Unicef, mentre il suo regalo all´ospedale è un´icona sacra. Intorno a Sepe le autorità, dal procuratore Giandomenico Lepore, alla manager della Napoli 1 Maria Grazia Falciatore, al direttore del Cardarelli Iovino, fino all´ordinario di Medicina ed ex manager Di Minno. Pochi minuti, poi il corteo entra nel reparto di Chirurgia toracica. Il cardinale si trattiene con pazienti e personale. Chiede quanti sono i posti letto e sorride quando La Rocca gli rivela: «Ora sono attivi 180, ma con la ristrutturazione, nel 2011 diventeranno 400». Un degente si presenta: «Sono di Casal di Principe, una mala zona». Lui, di rimando: «E io di lì vicino…». E mette tra le mani il Tau di legno, simbolo della croce e della redenzione di San Francesco. Battute e carezze per tutti: «è stato operato ieri, eppure è rosso in faccia, questo è un buon segno, Anche io sono laureato in medicina, quella morale però». Ultima tappa, la cappella. Sepe e Santangelo camminano sottobraccio. Ancora il cardinale: «Sono vecchio, del ‘43…». E l´assessore: «Lo dice a me che sono del ‘34? La somma è uguale, ma il risultato è diverso». Finalmente in chiesa, alle suore in prima fila: «Voi, pietre preziose, rare». La benedizione e il saluto dell´assessore: «Questa cappella è il simbolo della ripresa della sanità, una sanità che non può fare a meno del fattore spirituale: Dio per i cattolici, lo spirito per i laici». Nel pomeriggio, una nota polemica. «Il cardinale venga ad inaugurare al Cardarelli la palazzina Alpi (destinata all´attività intramoenia dei medici, ndr)», attaccano i consiglieri comunali Franco Verde (Pd), Salvatore Parisi (Sinistra democratica) e Gaetano Sannino (Pdci), «Attualmente non è utilizzata a questo scopo per privilegi e interessi anche di ambienti eccelesiastici». (giuseppe del bello)

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I FORI ILLUMINATI I Fori imperiali nella suggestiva illuminazione. Una passeggiata serale... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 10-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Venerdì 10 Luglio 2009 Chiudi I FORI ILLUMINATI I Fori imperiali nella suggestiva illuminazione. Una passeggiata serale ci condurrà alla scoperta dell'antica civiltà romana accompagnati dall'affascinante illuminazione dei Fori. Costo 8 euro. Info: 06-85301755. VIAGGIO NEL TEMPO AI MERCATI DI TRAIANO Visite animate ai mercati di Traiano. Durante le visite, guide e attori accompagnano tra gli ambienti di questo incantevole sito. Costo 5 euro. Info: 06-85301755. IL MISTERO DI DONNA VITTORIA Personaggi misteriosi di Roma, donna Vittoria: passione e sangue. Una bellissima donna senza scrupoli protagonista di un'intricata storia d'amore e morte nella Roma di Gregorio XIII e Sisto V. Costo 8 euro più ingresso. Info: 06-85301755. IL REGNO DI VESPASIANO Il Colosseo: il bimillenario dei Flavi. La mostra racconta il regno di Vespasiano, di cui pochi conoscono il new-deal segnato dal suo avvento al potere. Costo 8 euro più ingresso. Info: 06-85301755. M.Gh.

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Spina etica per il Pd, Binetti con Buttiglione contro l'aborto (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 11-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Spina etica per il Pd, Binetti con Buttiglione contro l'aborto SUSANNA TURCO La teodem per eccellenza del Partito democratico aveva avvertito tutti per tempo. «Se si candida Ignazio Marino, mi candido anche io». Era il 12 giugno, appena dopo le europee. Ma Paola Binetti, una che dalle battaglie contro la 194 in poi di tutto si può incolpare tranne che di incoerenza, aveva già le idee chiare. Sapeva che, se il fronte del dibattito del Pd si fosse spostato sui temi etici, lei sarebbe stata lì pronta, col suo filo da torcere. E oggi che, tra una polemica sul fine vita e un duello in punta lama su laicità e «posizione prevalente», il suo profilo (toh, la Binetti) ricomincia a stagliarsi sugli assetti del centrosinistra come ai tempi in cui deteneva al Senato la golden share della sopravvivenza del governo Prodi, la numeraria dell'Opus Dei non fa altro che dar corpo a quell'annuncio. Si muove e parla infatti come una candidata ombra al congresso del Pd. Contro Marino, anzitutto. Non per contendere la «leadership organizzativa», «per la quale ci vogliono competenze e strutture che non ho», bensì per conquistare la «leadership morale del partito», ossia «valorizzare quei valori cattolici di cui il Pd ha bisogno»: tutte cose già dette in sordina un mese fa. L'anti-Marino Tutte cose che la Binetti conferma tanto più adesso, sotto forma di un suo «forte impegno personale per il bene del partito»: «Perché certo, la candidatura di Marino comporta il rischio che tutte le posizioni sul tema della laicità si spostino a sinistra: un motivo in più per sostenere con maggior forza le mie convinzioni, ed evitare che finiscano nell'angolo», ragiona. Con una mano, intanto, puntella in commissione Affari sociali il ddl Calabrò sul fine vita, da lei condiviso nella sostanza e per il quale si augura una approvazione «tempestiva ma non precipitosa». E, con l'altra, sostiene alla Camera la mozione del centrista Buttiglione per «una iniziativa per la moratoria contro l'aborto»: un testo semplice, si discuterà lunedì, che porta la firma di sei deputati Udc, più la sua - che non compare in calce «per un disguido». Una mozione che, spiega Buttiglione, «non ha nulla contro la 194». Eppure, aggiunge la Binetti, «naturalmente chiede più attenzioni verso la vita nascente, e dunque anche una applicazione completa di quella legge, come ammortizzatore dei suoi effetti, visto che oggi la 194 non può essere toccata: provocherebbe troppe divisioni». Cosa abbia tutto ciò in comune con la laicità «sacra e indiscutibile» appena proclamata da Franceschini, è la stessa Binetti a spiegare. «Su temi così, laicità significa precisamente rispetto delle diverse posizioni. Dunque, quanto il Pd sia laico lo verificheremo nei fatti, sul fine vita per esempio». Di certo, c'è che lei si «batterà» perché la «posizione prevalente di Marino» non diventi «unica ed esclusiva». «Non permetteremo che accada», ha detto ieri in un convegno. Parole che da sole valgono una mozione congressuale. Coi centristi per «ammortizzare» gli effetti della 194. E contro Marino, perché la sua posizione sul ddl Calabrò non diventi «l'unica del Pd». Così, la Binetti sfida il Pd a «dimostrare la sua laicità».

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angeli che dicono no al crimine organizzato - raffaele sardo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XVI - Napoli Camorra Angeli che dicono no al crimine organizzato RAFFAELE SARDO è la storia di una piccola resistenza civile che da anni cerca di mettere radici in un territorio ad alta presenza camorristica. La racconta Pasquale Iorio, sindacalista Cgil, vicepresidente dell´Obr Campania, nel libro "ll Sud che resiste. Storie di lotta per la cultura della legalità in terra di lavoro". Si tratta di storie poco note che hanno come protagonisti i medici volontari dell´associazione "Jerry Masslo", che danno spazio all´imam della moschea di San Marcellino, Nasser Hidouri, o ci presentano suor Rita Giaretta, da anni impegnata contro la tratta delle donne al fianco della Comunità Rut. A parlare sono in tanti: il vescovo Raffaele Nogaro, il comboniano padre Giorgio Poletti ed altri attivisti. "Il lavoro di Pasquale Iorio - scrive Guglielmo Epifani nella prefazione - parla di esperienze finora ignorate - di associazioni e di personalità del mondo laico e cattolico, da anni impegnate in prima fila in variegate attività di carattere sociale e culturale. Esempi memorabili di passione umana e civile, di ribellione delle coscienze di fronte al dilagare di fenomeni di violenza e di soprusi della criminalità organizzata. è l´energia delle forze sane del mondo produttivo, del sindacato, del volontariato e della cultura sul territorio." Un libro dalla parte di chi lavora in silenzio, sottolinea nella postfazione don luigi Ciotti, presidente di Libera: "La camorra affama e dunque contrastarla è anche necessità sociale, non solo schieramento culturale". SEGUE A PAGINA XI

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Laicità va cercando anche il Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 11-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Laicità va cercando anche il Pd di Ritanna Armeni La candidatura di Ignazio Marino per la segreteria del Pd ha un merito e, insieme, mostra un limite. Il merito consiste nella possibilità di riportare il tema della laicità al centro del dibattito del partito. Il Pd sui temi della laicità è stato spesso insufficiente, timido, propenso alla mediazione prima che all'approfondimento. E lo è ancora oggi. Ne è spia la preoccupazione mostrata da Dario Franceschini per il quale quella di Marino è «una candidatura che divide». I suoi timori e le sue incertezze hanno contribuito non poco alle sconfitte che si sono susseguite su questioni fondamentali: la legge sulla fecondazione assistita, i diritti delle coppie omosessuali, il testamento biologico. Temi importanti, sui cui si forma la cultura e il comune sentire di un Paese e la cui soluzione non può essere influenzata dalla necessità di mediare con le gerarchie ecclesiastiche prima di fare un esame delle esigenze poste dalla società e dei nuovi orizzonti proposti dalla scienza. Il limite (che non è di Marino ma della situazione in cui si trova il Pd) sta nel fatto che per riportare i temi della laicità nella composizione della identità del Pd si è ricorsi a una candidatura alla segreteria, come se ormai fosse impossibile costruire una parte importante del volto di un partito senza ricorrere all'immagine di un leader, senza riportarla alla contesa fra uomini (e qualche donna). Insomma la candidatura di Marino mostra l'incapacità grave in un'organizzazione politica di parlare di contenuti, magari in forma anche aspra, senza introdurre l'elemento della personalizzazione leaderistica. Comunque, immaginiamo si possa riaprire il negletto capitolo laicità e si possa discuterne in modo approfondito evitando gli errori passati. Il primo da evitare è la stucchevole differenza ormai in voga (l'ultimo a riproporla è stato Piero Fassino) fra laicità e laicismo. Dove il laicismo è termine negativo e la laicità positivo. Il primo evoca radicali e mangiapreti. I laicisti un po' come i comunisti negli anni 50. Quelli mangiavano i bambini, questi uccidono gli embrioni e non hanno una cultura della vita. Il secondo indica ragionevolezza, mediazione con il mondo cattolico, moderazione nei contenuti, rapporto imprescindibile con la Chiesa. Come si vede la distinzione, proposta da un teocon come Marcello Pera, a seconda dei punti di vista, getta una luce negativa su entrambi i termini. Il secondo errore da evitare è quello di pensare che il concetto di laicità possa rimanere sempre uguale a se stesso. Che la laicità del terzo millennio non abbia nulla di diverso da quella novecentesca o da quella ottocentesca. Che sia un residuo di queste, o che costituisca il suo spontaneo prolungamento. Non è così. Anch'essa va ripensata alla luce delle novità politiche e sociali. In un mondo in cui le religioni hanno acquistato nel bene e nel male una così grande importanza (imprevista fino a qualche anno fa) uno Stato laico non può che essere includente, cioè garantire l'espressione dello spirito religioso senza pregiudizi o chiusure. Compito duro, ma necessario, nel momento in cui la globalizzazione fa convivere negli stessi confini uomini e donne che praticano diverse fedi e hanno con esse un diverso rapporto. La laicità del terzo millennio non è la negazione di valori o l'adeguamento a un'anarchia etica e a un edonismo privo di responsabilità, ma è la ricerca di valori in un mondo che è divenuto molto più complicato in seguito al progresso scientifico, alla convivenza stretta nei nostri territori di diverse religioni e culture, a una più complessa distinzione fra bene e male. Come si risolve il problema del rispetto delle scelte religiose quando calpestano i diritti umani? Come si affrontano i nuovi confini fra la vita e la morte? Mettere paletti, distinguere fra bene e male, fra giusto e ingiusto per il bene del singolo e dell'umanità è oggi un compito necessario per un'etica laica, che non può supinamente accettare l'esistente (né quello della ricerca scientifica e delle tecnologie né quello dello stravolgimento dei diritti della persona legati alla religione) e che non ha come come àncora il messaggio rivelato di un soprannaturale. Essere laici oggi è un percorso di dubbio e di ricerca. Con un consapevole e fortissimo senso del limite. I laici devono anche accettare di non trovare la soluzione giusta in assoluto ad un problema, ma, sicuramente, possono e devono trovare la soluzione meno dolorosa, meno dannosa e più rispettosa. Possono sostenere a esempio una legge sull'aborto che limiti il più possibile danni e dolore, senza pretendere di intervenire sul rapporto di ciascuno con la vita e con la morte. Un partito di sinistra ha il dovere di percorrere la strada della laicità. Sapendo che l'uso del dubbio, della critica, il senso del limite non possono intaccare la determinazione ad andare al fondo dei problemi. Oggi la laicità non riguarda solo il rapporto con la Chiesa, ma innanzitutto il rapporto che gli uomini e le donne hanno con se stessi e fra di loro, il tipo di relazione che vogliono costruire, le regole che vogliono darsi. Un partito che vuole essere nuovo e moderno può prescindere da tutto questo? No. Su questo si misurano gli elementi di novità e di gioventù e non sull'età anagrafica di uomini e donne. 11/07/2009

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 11/07/2009 - pag: 3 Il direttore dell'Osservatore «Tra Papa e Usa feeling speciale» «Le diversità ci sono ma colpisce la volontà di procedere assieme» Vian: Obama ben consigliato, ora vediamo i fatti CITTÀ DEL VATICANO «La cosa che più colpisce, direi, è la volontà di procedere assieme, questa attenzione reciproca ». L'incontro tra Benedetto XVI e Barack Obama è finito da poco e Giovanni Maria Vian, direttore dell'Osservatore Romano, è l'ultimo a mostrarsi stupito del buon esito, «sì, in effetti mi pare sia andata molto bene... ». Il quotidiano della Santa Sede, senza nascondersi le divergenze, è stato il primo a dissolvere le voci di «scontro» imminente tra il neoeletto presidente americano e Benedetto XVI. «La posizione di Obama non mi sembra così radicale», diceva Vian. «È un uomo religioso... ». Eppure, direttore, c'era chi dubitava, no? «Mah, forse lo scontro era auspicato per altri motivi, ragioni che nulla hanno a che fare con un'analisi dei fatti». Quali fatti? «Anzitutto, questa visita conferma i rapporti intensissimi tra Stati Uniti e Santa Sede da mezzo secolo a questa parte. Il primo incontro tra un Papa e un presidente americano fu esattamente 90 anni fa, quando Woodrow Wilson vide Benedetto XV. Poi nulla per quarant'anni. Ma dal '59, quando si parlarono Eisenhower e Giovanni XXIII, ci sono stati 26 incontri». Era inimmaginabile non si vedessero ora... «Ovvio. I rapporti stanno a cuore ad entrambe le parti. Senza contare che Benedetto XVI ha nei confronti degli Usa un'attenzione simpatetica. Un feeling particolare. Ricordo la bellissima definizione che diede nel volo che lo portava in America: gli Stati Uniti sono un Paese laico per amore della religione ». E Obama rispetta questa caratteristica? «Parrebbe proprio di sì. Anche il dono che ha fatto al Papa è interessante: una stola di San Giovanni Neumann, nato il Boemia, il primo vescovo americano canonizzato. Lo hanno consigliato bene: una stola liturgica, e Benedetto XVI è molto attento alla liturgia». La stessa abilità mostrata nel nominare come ambasciatore un teologo... «Certo. Dopodiché, chiaro, speriamo seguano i fatti. Sappiamo che i punti di vista sui temi bioetici divergono, inutile nasconderlo, esistono anche diversità notevoli. L'auspicio è che l'amministrazione Usa sia aperta alle ragioni cattoliche perché sono ragioni anche laiche ». In che senso? «È importante che la posizione cattolica sulle questioni etiche non sia scambiata per una scelta di colore politico. È una preoccupazione per la difesa della persona umana e della vita: sostenuta da ragioni accessibili a tutti. Il terreno comune può essere dato proprio dalla vita, Benedetto XVI è convinto che basti una ragione non chiusa al trascendente, o almeno alle ragioni degli uomini di fede, perché si possa insieme difendere e promuovere la vita: non a caso, in perfetta continuità con Paolo VI e Giovanni Paolo II, ne parla anche nell'enciclica sociale: le politiche di pianificazione demografica forzata sono un freno allo sviluppo». Del resto c'è sintonia sulla politica internazionale... «E anche questo è evidente. Dal Medio Oriente all'Africa all'America latina, esistono interessi comuni, una convergenza notata anche da osservatori neutrali». Morale? «La strada è aperta, tutti speriamo di poterla percorrere assieme per il bene comune». Gian Guido Vecchi Arrivo Il Pontefice accoglie il presidente americano (Afp/Helgren) Anticamera Il presidente negli appartamenti del Papa (Reuters) Partenza Obama e famiglia a Pratica di Mare (Ansa/Martucci)

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Il Papa sindacale (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 11-07-2009)

Argomenti: Laicita'

11 luglio 2009 Il Papa sindacale Così Benedetto XVI riconcilia il cattolicesimo con la modernità del mondo del lavoro e non solo Se c’è un luogo dove l’enciclica “Caritas in veritate” è stata subito letta con cura, è il “Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro”, formatosi nel febbraio 2009, promosso dalla Cisl, dalla Compagnia delle opere, dalla Confcooperative, dal Movimento cristiano dei lavoratori e dalla Confartigianato. Alleanza “laica” di movimenti per i quali la riflessione sulla dottrina sociale della chiesa è stimolo centrale. Del Forum è portavoce, cioè coordinatore, Natale Forlani, storico dirigente della Cisl, da qualche anno impegnato in Italia lavoro, agenzia promossa dai ministeri del Welfare e dell’Economia per le politiche attive del lavoro. I tempi, l’impetuosa globalizzazione, la crisi del 2008, i costanti flussi migratori chiedevano – spiega Forlani – alla chiesa l’esigenza di una nuova riflessione sui temi economico-sociali. Un intervento che non poteva poggiare solo sulla prassi, ma anche su un rinnovato sostegno culturale. Da una parte si era di fronte all’esaurirsi di un’ispirazione ideale (e ideologica) che ha segnato il mondo negli ultimi due secoli: l’idea del conflitto antagonistico delle classi (ma anche tra stati imperialisti e paesi ex coloniali) come motore della storia. Ispirazione che ha segnato non solo la storia del comunismo ma più in generale il movimento socialista, nonostante i temperamenti di socialdemocrazia e laburismo. Dall’altra si doveva avere la consapevolezza – come ha ricordato Giovanni Paolo II con l’enciclica “Centesimus annus” (peraltro esplicitamente raccordata alla “Rerum novarum” di Leone XIII che fonda la dottrina sociale della chiesa e alla “Popolorum progressio” di Paolo VI, critica puntuale del colonialismo) – che le ragioni che avevano prodotto il comunismo (Papa Wojtyla ne parlava a pochi mesi dalla caduta del Muro di Berlino) non erano tramontate: l’ingiustizia sociale, lo sradicamento, le offese alla “dignità del lavoro” centrali nella “Rerum Novarum”. Giovanni Paolo II avvertiva del rischio che le contraddizioni ben reali delle nostre società venissero rimosse dal prevalere di un pensiero unico (definito successivamente “mercatista”) che considerava come i processi economici di globalizzazione risolvessero di per sé ogni problema. Papa Ratzinger fa un passo in avanti. Al richiamo all’attenzione unisce un esame delle forme di cooperazione che possono, non solo su scala nazionale ma anche globale, governare i conflitti. La base della lezione di Benedetto XVI è la consapevolezza che il cattolicesimo vada riconciliato con la modernità, non solo grazie alla fede, ai valori ma anche alla razionalità e alla morale naturale, antropologica. Tutta la lezione del Papa, in questo senso, è tesa a comprendere come si sia sviluppata una divaricazione tra modernità e cattolicesimo, e come sia non solo possibile ma necessario, e non solo nell’interesse della chiesa e dei suoi fedeli ma di tutto il mondo, ricomporla. Da un qualche punto di vista certe esperienze del cattolicesimo italiano, la lezione di alcuni fondatori della nostra economia del Dopoguerra, da Ezio Vanoni, a Pasquale Saraceno, a Enrico Mattei dimostrano come l’ispirazione cristiana sia stata un formidabile sostegno a scelte di sviluppo e innovazione (in una logica per cui l’imprenditorialità – come ricorda l’enciclica “Caritas in veritate” – non è solo del capitalismo privato: il che costituisce un’elaborazione del concetto di sussidiarietà come definito nella enciclica “Quadragesimo anno” di Pio XI). Altrettanto straordinaria l’esperienza del sindacalismo cislino, da Guido Pastore a Vincenzo Saba, che sposa le frontiere più avanzate del sindacalismo moderno americano, di matrice liberale e non socialdemocratica, fondato sulla centralità della persona non della classe. Anche la Germania vive questo rapporto tra lavoro, modernità e cristianesimo in democrazia. E anche in Belgio. Ricorda Forlani. Mentre è notevole il ruolo che ai sindacati nel nuovo mondo auspicabilmente segnato dall’uscita dalle logiche antagonistico-corporative viene attribuita dalla nuova enciclica, oltre agli orizzonti della “Rerum novarum”. Gli effetti di questa predicazione si sentiranno molto in Asia e Sud America. C’è chi si chiede se un’economia in cui così decisive sono le rotture di discontinuità per favorire la distruzione creativa indispensabile allo sviluppo capitalistico, sia alla fine assimilabile da una cultura cattolica in cui l’asse con la tradizione è fondamentale, e che quindi in qualche modo “teme” le rotture dolorose, Forlani spiega che la riflessione dell’enciclica non è sugli strumenti tecnici del capitalismo, bensì sul quadro di valori e sul contesto sociale. E al centro pone la questione della fiducia (su cui molto si è riflettuto dopo la crisi dell’autunno 2008) come base per il funzionamento del mercato: e se c’è un fattore storico, culturale, sociale per eccellenza è la fiducia. Forlani insiste sul carattere valoriale e pragmatico dell’insegnamento di una chiesa che non fornisce dottrine ideologiche e trae conforto dall’insegnamento papale per ribadire lo sforzo del Forum, capace di costruire un sistema sociale flessibile, basato sulla sussidiarietà, in grado di mobilitare quell’enorme risorsa che è la famiglia coi suoi affetti. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Lodovico Festa

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La carta vincente di Obama è stata l'impegno fuori programma di ridurre il num... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 12-07-2009)

Argomenti: Laicita'

La carta vincente di Obama è stata l'impegno «fuori programma» di ridurre il numero degli aborti negli Stati Uniti. Si rallegra per il «positivo andamento» dell'udienza, l'ambasciatore papale negli Usa, Pietro Sambi, e riannoda i fili tra Chiesa americana in rotta di collisione con la Casa Bianca e Santa Sede che abbraccia Obama. Dopo lo storico «faccia a faccia» tra Benedetto XVI e Obama restano divergenze sulla «difesa della vita e la dignità della persona», ma aumentano le affinità sulle tematiche sociali e la politica internazionale. «Non può esserci terreno comune su principi etici non negoziabili», precisa il nunzio Sambi. L'episcopato Usa ha protestato per alcuni articoli dell'«Osservatore romano» giudicati troppo «filo-Obama», ma il cardinale Achille Silvestrini, ex ministro degli Esteri vaticano, richiama il «clima di speranza» della visita di Kennedy a Paolo VI apprezzando «l'approccio non ideologico alle questioni bioetiche». E la «conversione pro life» di Obama ispira all'Udc la mozione in Parlamento laici-cattolici contro l'aborto selettivo. Si volta pagina, in Curia, rispetto alle profezie apocalittiche del cardinale Stafford, che paragonava al «Getsemani» il futuro dei cattolici nell'era-Obama. Il presidente, anziché estendere il diritto all'aborto attraverso misure legislative, ha promesso di diminuire il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza, con «un sorprendente cambiamento nel suo programma elettorale», riconosce il giornale dei vescovi «Avvenire». In Vaticano sanno che impegnarsi per diminuire gli aborti avrà per Obama un costo politico in termini di consensi e, come evidenzia Sambi, lo esporrà agli attacchi di gruppi minoritari, però nell'episcopato Usa rimane il «gelo». Una freddezza che indica il diverso giudizio che le gerarchie cattoliche hanno del 44° presidente Usa da una sponda all'altra dell'Atlantico. In Vaticano lodano l'«Obama day» («si aprono nuovi scenari di collaborazione»), nella Chiesa Usa rilanciano la campagna contro l'ultima decisione del suo governo: finanziare la ricerca sulle staminali («distruttiva» e «contro ogni principio etico»). E restano sulle barricate anche sul controllo delle nascite e i diritti civili dei gay. Obama ha pubblicamente scoraggiato i rapporti sessuali tra i giovanissimi, promettendo robuste politiche a difesa di dottori, infermieri e farmacisti obiettori che si rifiutano di praticare l'aborto. Ma non convince la Chiesa Usa. Senza negare i punti di dissapore, il Vaticano ha orientato l'agenda della visita sui temi globali su cui c'è pieno consenso: il rinnovato dialogo con l'Islam, l'attenzione comune verso una soluzione di pace in Medio Oriente, la lotta contro la fame in Africa. Il Papa e Obama escono dal «faccia a faccia» reciprocamente rafforzati. Una «convergenza d'interessi», sintetizza Raymon Flynn, ambasciatore di Clinton in Curia: «Il Pontefice punta ad avere buone relazioni con gli Stati Uniti e il popolo americano, senza compromettersi troppo con le proposte del presidente. Obama ha tutto l'interesse ad avere buoni rapporti con chi è il punto di riferimento dei cattolici che in maggioranza lo votarono pochi mesi fa».

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La nostra laicità va d'accordo con la Chiesa Ecco perché (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 12-07-2009)

Argomenti: Laicita'

La nostra laicità va d'accordo con la Chiesa Ecco perché Maurizio Sacconi. Legge sul fine vita: su nutrizione e idratazione non si cambia. Fecondazione assistita: niente tentazioni eugenetiche. Immigrazione: anche i vescovi sanno che la legalità è la condizione per l'integrazione. "Caritas in veritate": coniuga sviluppo e persona, leggerla con umiltà. di Ubaldo Casotto Roma. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi è stato in prima linea nel difendere la posizione di chi voleva salvare la vita a Eluana Englaro. Ed è anche, nella compagine ministeriale - il suo libro bianco sul futuro del modello sociale "La vita buona nella società attiva" lo testimonia - uno dei ministri più attenti alle tematiche che stanno a cuore alla Chiesa. Lo fa da un punto di vista laico, è un vecchio socialista liberale, ma con toni e argomenti che denotano un percorso di grande attenzione per le ragioni della cultura cattolica. L'approdo alla Camera della discussione della legge sul fine vita e il dibattito su immigrazione, moralità, nuovi modelli di sviluppo, nonché la pubblicazione dell'enciclica sociale di Benedetto XVI, la "Caritas in veritate", offrono l'occasione per fare con lui il punto sull'agenda "eticamente sensibile" del governo di centrodestra. Signor ministro, partiamo dalla legge sul fine vita. Noi ci siamo ispirati a una criterio laico, intendendo per laicità ciò cui si può giungere con la ragione: l'affermazione del valore della vita è parte di una più moderna laicità. Il che implica il riconoscimento del valore della persona (e il peso della demografia) e della sua centralità anche nella vita sociale, politica ed economica. Solo la difesa e la promozione della persona può ridare infatti vitalità all'economia. Difendere la vita umana vuol dire anche considerare con molta attenzione e discrezione il momento del suo inizio e il confine che la separa dalla sua fine. Nel momento in cui viene investita della responsabilità di decidere, responsabilità che deve misurarsi anche con gli indiscutibili progressi della scienza e della tecnologia, la politica deve saper scegliere. Per questo intendiamo condurre a compimento l'iter della regolazione del fine vita, sia tenendo presente la problematica dell'accanimento terapeutico sia puntando a salvaguardare quello che ritengo, e riteniamo nella maggioranza, un diritto inalienabile della persona: l'essere nutrita e idratata, il mangiare e il bere. Quindi la legge uscita dal Senato non si cambia? Ferma restando la sovranità del Parlamento noi insisteremo sulla nostra posizione. Anche perché su questo punto c'è un motivo per il quale mi sembra più che legittimo che il Governo faccia appello alla sua maggioranza: ed è il fatto che proprio sulla questione nutrizione e idratazione il Consiglio dei ministri si è espresso all'unanimità quando si tentò la strada del decreto legge per salvare la vita a Eluana Englaro. Lei vede cambiamenti nel clima politico su questo tema? Intanto le ricordo che il Senato si espresse a larga maggioranza a favore della considerazione di idratazione e nutrizione come bisogni vitali e non come terapie, questo concetto era negli ordini del giorno di entrambi gli schieramenti. E penso che a questo livello di sostanza debba restare il dibattito. Giochi linguistici intorno alla definizione del termine "sostentamento" o del vero significato della parola "terapie", che vedo affiorare nel dibattito, certamente non aiutano. La stessa nozione di "stato vegetativo persistente" è scientificamente incerta, non lo si può definire con certezza, non se ne conoscono le evoluzioni, resta indefinita anche la capacità di percezione del dolore. Di fronte a queste incertezze delle scienza ritegno che valga il laicissimo principio di precauzione, una decisione pro vita. Lei insiste sulla laicità della sua posizione, che effetto le fa che sia questa la parola al centro del dibattito pre-congressuale del Partito democratico? Oltre al cattolico Ignazio Marino, che ne ha fatto la sua bandiera, anche Franceschini e Fassino hanno ritenuto di rimarcare il loro schieramento dalla parte della laicità, ed è stato, giovedì scorso, il passaggio più applaudito dalla platea piddina che li ascoltava. È un dibattito, quello nel Pd, che non aiuta. E che dimostra tutta la difficoltà che quel partito ha nel giungere a una sintesi, su questi argomenti e in genere sui temi eticamente sensibili, tra credenti e non credenti. Ed è una difficoltà proprio sulla concezione della laicità. I due grandi partiti del nostro sistema politico devono saper superare la dicotomia credenti-non credenti. Il Pdl l'ha fatto, se il Pd non lo farà lo vedo condannato al declino. Sulla legge di fine vita - che potrà, fatto salvo il principio di cui sopra, subire delle modifiche - il Popolo della libertà è riuscito a realizzare questa sintesi, certo non all'unanimità, ma con una forma di consenso largo giungendo a soluzioni condivise. Mi sembra una buona dimostrazione di pratica della laicità. Vedo invece il Partito democratico insabbiato in contraddizioni che al momento sembrano insanabili. A differenza del vecchio Partito comunista, nel quale, con i dovuti distinguo, alcuni cattolici non fecero fatica a coabitare con i "compagni", il Pd appare contraddistinto da posizioni laiciste che non sembrano fatte per mettere a loro agio i credenti e costruire quindi una risposta condivisa ai problemi bioetici. C'è un allarme della Chiesa, che non riguarda solo l'Italia, per le possibile derive eugenetiche di certa ricerca scientifica. Il confine sorgivo della vita è altrettanto importante del suo confine finale. Bisogna assolutamente evitare derive eugenetiche. L'uomo contemporaneo può essere tentato di ritenersi in grado di provvedere da sé, con l'evoluzione della tecnica, alla propria riproduzione. Noi non possiamo non chiederci, razionalmente, laicamente, quali siano i limiti contro cui questa tentazione debba arrestarsi. Non c'entra la fede, io penso che evitare ogni forma di manipolazione e di selezione della vita sia non sia un obiettivo "religioso", ma assolutamente laico, razionale. Tentativi di modifica della legge 40 verranno quindi respinti? Guardi che anche il pronunciamento della Corte costituzionale ha sostanzialmente confermato che gli embrioni "prodotti" sono funzionali alla procreazione all'interno della coppia che li ha generati. Ha tolto la rigidità di determinarne a priori il numero, ma ha confermato la finalità. Per questo stiamo lavorando a nuove linee guida nella commissione etico-scientifica che abbiamo istituito e agli strumenti del monitoraggio dell'applicazione della legge, in modo che quando se ne parla lo si faccia in base a dati certi e non a "numeri" dedotti o interpretati in base posizioni ideologiche. Un tema sul quale il Governo di cui lei fa parte ha avuto rapporti burrascosi con il mondo cattolico è quello dell'immigrazione. Io nelle posizioni ufficiali della gerarchia ecclesiastica ho sempre ascoltato il richiamo al criterio della legalità, il cui rispetto permette uno svolgimento ordinato dell'integrazione. Il mettere ordine nei flussi migratori è la condizione per l'integrazione che ctutti vogliamo. Che non può avvenire senza un compiuto rispetto delle leggi. Con il provvedimento sulla sicurezza noi abbiamo voluto dare un segnale di cesura con i tempi in cui l'Italia veniva vista nel mondo come l'attracco più facile e permissivo per l'ingresso in Europa. Il nostro Paese ha dato di sé questa idea, non può più essere così. Bisogna lavorare contemporaneamente sul doppio binario di rigorosa repressione della clandestinità, combattendo in questo modo i mercanti di carne umana, e della programmazione dei flussi migratori in cooperazione con i Paesi di origine. Devono essere flussi compatibili con le caratteristiche della nostra società e della nostra economia. Questa, oltretutto, e la Chiesa lo sa bene, è la modalità più seria e concreta per difendere gli immigrati che già in Italia hanno intrapreso un cammino di integrazione all'interno della legalità, e che in momenti di crisi come questo sono i più deboli. Il secondo binario è quello di insistere, perché già ci sono, e di incrementare le politiche di integrazione. Però sulle badanti è scoppiata una gran polemica nella maggioranza. Possibile che non ne aveste parlato prima? Infatti ne avevamo parlato. Io e il ministro dell'Interno Maroni avevamo già fissato l'appuntamento per predisporre la soluzione del problema, del quale eravamo pienamente coscienti, per il giorno dopo l'approvazione della legge. E infatti in un giorno abbiamo trovato la soluzione sia per le colf sia per le badanti. Dalla Chiesa, da un uomo di vertice della Chiesa italiana, il segretario della Cei monsignor Mariano Crociata, è arrivato anche un richiamo sul "libertinaggio morale" e sull'impossibilità di confinarlo nel "privato". Ritengo che quelle parole, pronunciate in tutt'altro contesto rispetto al dibattito mediatico di quei giorni, ormai esaurito, siano state strumentalizzate. Non credo, anzi mi risulta, che avessero alcun riferimento con la campagna mediatica della sinistra politica ed editoriale contro il presidente del Consiglio. Lei ha avuto parole di grande apprezzamento per l'enciclica "Caritas in veritate". Perché? È un documento compiuto e organico. Un richiamo per tutti allo sviluppo umano integrale. Un'enciclica che toglie argomenti anche a vecchie posizioni espresse nel mondo cattolico contrarie all'idea di sviluppo. Chi non crede allo sviluppo, parafraso liberamente il Papa, è come se non credesse in Dio e non avesse fiducia nella sua creatura, nell'uomo. È un'enciclica che toglie argomenti all'ecologismo ideologico: l'uomo viene prima della natura, deve rispettarla, ma viene prima. È un'enciclica che contesta la dottrina secondo cui il mercato è destinato a produrre una parte di esclusi. No dice il Papa, se vissuto con libertà e responsabilità il mercato può essere inclusivo e non generare esclusioni. È un testo che verrà apprezzato nel tempo. Qual è secondo lei l'elemento di novità? Sono parole e pensieri che fanno riflettere credenti e non credenti. Siamo di fronte a un'evoluzione della dottrina sociale della Chiesa nella continuità della sua tradizione, che mostra una grande organicità e una notevole capacità di rispondere alle domande e ai bisogni che emergono nel presente. Hanno ragione quei commentatori, come Ritanna Armeni, che invitano la sinistra a «leggere, sottolineare e riflettere» sul testo della "Caritas in veritate". «Vi troverete cose molto care a noi di sinistra» ha scritto sul Riformista. Io invito tutti a non leggere la "Caritas in veritate" a partire dalla presunzione di applicarvi le proprie categorie. Ma piuttosto ad avvicinarsi ad essa con umiltà. Ma conosco Ritanna Armeni e so che questa presunzione non le appartiene, non è quindi questa la sua prospettiva. Piuttosto mi sembra di riconoscere nel suo giudizio qualcosa dello stupore che ho provato io: la Chiesa è assolutamente presente nel nostro tempo e in grado di riproporre la sua egemonia culturale. Questo è tanto più evidente in un momento i cui, rovesciando uno slogan fortunato, Marx è morto, noi non ci sentiamo tanto bene, ma Dio esiste. O almeno esiste, per chi non crede, la presenza e la cultura cristiana. E in momenti in cui più di altri si avverte il bisogno di una lucidità di pensiero e di razionalità, sa soccorrere l'uomo. Ci soccorre. 12/07/2009

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Finora tutti pazzi per Ignazio il nuovo Candidato rivelazione o bolla mediatica? (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 12-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Finora tutti pazzi per Ignazio il nuovo Candidato rivelazione o bolla mediatica? Paola Binetti di Alessandro Calvi Una bolla, pronta a sgonfiarsi perché rappresenta «il partito gassoso», come dice Paola Binetti. Oppure no, tutt'altro: destinato addirittura a piazzarsi secondo nella corsa alla segreteria del Pd. Insomma, Ignazio Marino rimane ancora un oggetto misterioso: quante tessere, e quanti voti alle primarie, riuscirà a mettere insieme è ancora difficile dirlo. «Allo stato non posseggo elementi per dire quanto la candidatura di Marino peserà», dice Renato Mannheimer, di Ispo. Qualche segnale però è già possibile coglierlo e, dice Mannheimer, «la candidatura di Marino potrebbe rappresentare l'elemento di novità che molti elettori del centrosinistra esterni al Pd stanno cercando». Marino lo sa e infatti più volte ha lanciato appelli per favorire nuove iscrizioni al partito e, «in parte ci sta riuscendo, attraendo - conclude Mannheimer - quella fascia di elettorato di centrosinistra mai iscritta al partito e che vede con disturbo la tradizionale competizione Veltroni-D'Alema». Anche Roberto Weber, di Swg, spiega che al momento non è facile dare una dimensione del fenomeno Marino. «La sensazione, ma è soltanto una sensazione, è che al momento quella di Ignazio Marino possa rimanere una terza candidatura», osserva Weber. Ciò non significa però che la sua presenza non abbia conseguenze sulla corsa. «Certo, sulle dimensioni che potrà raggiungere quella candidatura, per ora è difficile esprimersi - ripete Weber - ma tenderei a pensare che sia una candidatura significativa e che potrebbe erodere qualcosa a entrambi gli schieramenti». Idee molto chiare sembra invece averle Paola Binetti, che di Marino è stata a lungo un vero e proprio contraltare nel partito. Per mesi, quando ancora il Pd non esisteva e al governo c'era Romano Prodi, i due sono stati raccontati come i campioni delle due scuole di pensiero sulla bioetica nell'area di riferimento del futuro Pd. Ora Marino corre per diventare il segretario di quel partito. E la Binetti non nasconde la propria preoccupazione. «Le contraddizioni che leggo nel personaggio e la capacità di spaccatura assoluta che ha avuto, mi fanno chiedere cosa potrebbe accadere», attacca. E spiega che si tratta di un personaggio nel quale è «difficile trovare quello che l'immaginario collettivo gli attribuisce». «La verità - aggiunge la Binetti - è che siccome non è in realtà molto conosciuto, ciascuno proietta su di lui le aspettative che si hanno sul Pd. Si vuole un partito giovane? Ecco il candidato giovane, che però è più vecchio di Franceschini. Si vuole un candidato cattolico? Eccolo. Si vuole quello laico? Eccolo, sempre lui». Insomma, è il succo, una costruzione mediatica,una bolla, appunto, che però ha successo nella opinione pubblica. Ma, avverte la Binetti, c'è un «profilo di ambiguità nello sviluppo successivo». Ovvero, «il Pd non ha bisogno di un leader simpatico» e un domani Marino come segretario «che garanzie può dare?». Ciò detto, «quando alle primarie potrà votare chiunque, una mediatizzazione così importante può avere conseguenze imprevedibili». Ma «non si può prendere la Binetti come punto di riferimento nel Pd», protesta Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale, secondo il quale, «semmai, c'è il problema di alcuni ex popolari come Castagnetti o Fioroni». Anche secondo Bordin, però, cosa accadrà «è ancora tutto da vedere». Se infatti Marino dovesse superare la prima fase in cui si pesa l'appoggio degli iscritti poi «ha buone probabilità, perché il metodo che affida anche ai non iscritti la scelta del segretario avvantaggia l'outsider se ha una capacità di impatto». I radicali, a quanto pare, sono pronti a fare la loro parte per aumentarla. 12/07/2009

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Il bianco e il nero (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 12-07-2009)

Argomenti: Laicita'

12 luglio 2009 Il bianco e il nero Incontro pragmatico tra B-XVI e Obama, la disputa è sull'identità cattolica Il Papa bianco e il presidente nero. Il primo incontro tra Joseph Ratzinger e Barack Obama, ieri pomeriggio in Vaticano, è stato molto più di una visita di cortesia tra due capi di stato. La preparazione è stata meticolosa, i segnali di intesa sono numerosi, Obama ha assicurato il suo impegno in difesa dell’obiezione di coscienza sull’aborto, ma sullo sfondo c’è una partita sulla definizione dell’identità cattolica che pone i due leader globali su posizioni decisamente opposte. Tre giorni prima dell’incontro, il Papa ha pubblicato l’enciclica “Caritas in veritate” e per andare incontro alla pressante richiesta del presidente americano ha accettato di incontrarlo al pomeriggio, anziché nella prima mattinata come vuole la tradizione degli incontri tra il Pontefice e i capi di stato stranieri. Obama ha fatto i salti mortali per trovare il tempo necessario a incontrare Benedetto XVI, peraltro ancora prima che il suo ambasciatore presso la Santa Sede sia stato confermato dal Senato di Washington e malgrado un’agenda fitta di impegni del G8 all’Aquila, di incontri bilaterali e di un viaggio in Ghana. Il presidente americano, prima del Papa, ha incontrato come da protocollo anche il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone. La visita del grande capo nero dal Pontefice bianco, ieri in mozzetta rossa, è stata anticipata da settimane di reciproche dichiarazioni amichevoli affidate da una parte all’attenzione obamiana al mondo cattolico e dall’altra all’Osservatore Romano e ad alti prelati del Vaticano, come il cardinale George Cottier che ha paragonato il presidente a San Tommaso, quasi a voler prendere le distanze dalle durissime critiche a Obama elaborate dalla Conferenza episcopale americana a proposito del programma della Casa Bianca sui temi della vita (aborto e ricerca sugli embrioni). La Curia di Roma e l’Amministrazione Obama sono istituzioni pragmatiche, l’una tradizionalmente e l’altra ideologicamente, consapevoli che non potranno essere d’accordo su tutto e capaci di trovare ove possibile un terreno comune, per esempio sull’impegno a ridurre il numero degli aborti. Ma dietro le ovattate intese diplomatiche, Benedetto XVI e Barack II combattono la grande battaglia sull’identità cattolica cominciata poco più di un anno fa in occasione del viaggio papale negli Stati Uniti ed esplosa con forza con l’elezione di Obama, e del suo messianesimo laico e cristiano, alla Casa Bianca. Da una parte c’è un Papa “americano”, cultore della libertà religiosa e del ruolo della fede nella sfera pubblica, garantita dalla Costituzione statunitense e dalla separazione tra lo stato e la chiesa. Dall’altra c’è un leader come Obama, laico e cristiano allo stesso tempo, che cura con particolare attenzione i rapporti con il mondo religioso e che cerca di plasmare una nuova identità cattolica, al punto che, secondo i critici interpellati dal Foglio, come il teologo George Weigel, biografo di Giovanni Paolo II e senior fellow all’Ethics and public policy center di Washington, “interferisce in una battaglia interna alla chiesa”. Un passo indietro. Benedetto XVI, ad aprile 2008, è andato in visita pastorale negli Stati Uniti presentandosi agli americani come un Papa tocquevilliano, capace di elogiare la “laicità positiva” degli Stati Uniti e il loro sistema costituzionale fondato sulla libertà religiosa. Il Papa è convinto che la vitalità del cattolicesimo americano non sia un caso. Anzi lo spiega, come faceva Alexis de Tocqueville meno di duecento anni fa, con la straordinaria libertà religiosa degli americani e la separazione tra gli affari statali e quelli della chiesa. Il merito, secondo il Pontefice, è del Primo emendamento alla Costituzione. La libertà religiosa e la separazione di fatto tra stato e chiesa, secondo il professor Joseph Ratzinger, consentono al pensiero religioso di partecipare liberamente al mercato delle idee che si affrontano nel dibattito pubblico. Un modello contrapposto a quello laico, e in declino, vigente in Europa. Benedetto XVI è un “Papa americano” non soltanto perché si è circondato di cardinali statunitensi, dal suo successore alla Congregazione per la dottrina della fede, William Levada, al numero tre dell’ex Sant’Uffizio, Joseph Augustine Di Noia, ma soprattutto perché considera vitale per il futuro del cattolicesimo lo stato di salute della cultura civile e religiosa americana, specie se confrontata con quella europea. In quel viaggio pastorale di un anno fa, però, Benedetto XVI non si è dimenticato di essere anche ratzingeriano, oltre che tocquevillano, ribadendo “l’importanza di restare fedeli agli insegnamenti morali del cattolicesimo su questioni controverse come l’aborto e il matrimonio gay” e criticando gli eccessi del secolarismo, fino a irrompere nel dibattito culturale e politico della società americana. Il suggerimento del professor Ratzinger è questo: il modo migliore per i cattolici di rispondere alla richiesta di spiritualità e ai bisogni materiali della società moderna è far guidare le proprie vite agli insegnamenti morali del cattolicesimo e ai sacramenti della chiesa. I cattolici, insomma, devono comportarsi da cattolici ed evitare la tendenza a selezionare e a scegliere solo alcuni elementi della fede, invece di adottare un approccio integrale del pensiero della chiesa. Obama contesta apertamente questa visione e lo fa con l’abilità di un professionista di campagne politiche e mediatiche. Il presidente americano cita sempre Dio, addirittura più di George W. Bush. Ha ampliato l’ufficio bushiano delle attività caritatevoli religiose della Casa Bianca. Ha pronunciato un importante discorso all’Università cattolica di Notre Dame, sfidando la viva protesta di gran parte dei vescovi americani e degli studenti cattolici. Non ha esaudito le richieste del fronte super abortista né quelle della comunità omosessuale. E, prima del G8, ha preferito parlare con giornali, tv, radio cattoliche, compreso l’Avvenire e Radio Vaticana, piuttosto che concedere – come da tradizione – un’intervista a giornali e televisioni italiane. Ma il diavolo sta nel dettaglio. A Notre Dame e nell’intervista ad Avvenire, Obama ha citato come modello l’ex cardinale di Chicago Joseph Bernardin. Il cardinale Bernardin, dice George Weigel al Foglio, sosteneva che “il vero cattolico è chi cerca di lavorare con gli uomini di buona volontà per raggiungere obiettivi comuni”. Weigel ricorda che l’insegnamento di Bernardin, malgrado il suo impegno a favore dei temi pro life, ha consentito a un’intera generazione di politici cattolici americani, da Joe Biden a John Kerry a Nancy Pelosi, di impegnarsi contro la pena di morte e il nucleare, ma non contro l’aborto. Ad Avvenire, Obama ha detto che il cardinale Bernardin “parlava chiaramente ed esplicitamente della difesa della vita. E vi includeva anche la lotta alla povertà, il benessere dell’infanzia, la pena di morte. Questa parte della tradizione cattolica mi ispira continuamente e ha avuto un forte impatto su mia moglie. A volte penso che sia stata seppellita sotto il dibattito sull’aborto. Desidero invece che resti in primo piano nel dibattito nazionale”. Commenta Weigel: “Bernardin parlava di ‘un’etica coerente a favore della vita’, ma dire no alla pena di morte e no al nucleare, dicendo sì all’aborto, è come essere coerenti soltanto al 66 per cento”. Nel discorso a Notre Dame, continua Weigel, il presidente Obama ha detto che i veri cattolici sono quelli che lo hanno ricevuto all’università malgrado le differenze ideologiche sull’aborto e non quelli che hanno denunciato la laurea honoris causa a un politico pro choice come un atto di palese incoerenza. Obama, secondo Weigel, ha spiegato che a rappresentare i veri cattolici non sono gli ottanta vescovi americani che si sono opposti alla cerimonia di Notre Dame, e si è messo a fare “da arbitro in una disputa interna a una comunità religiosa”. Intervenendo da capo del potere esecutivo americano, insomma, anche Obama infrange il muro di divisione tra stato e chiesa. Un opinionista liberal, ma attento alle questioni religiose, come E. J. Dionne del Washington Post, contesta l’impostazione di Weigel e degli altri pensatori, teologi e vescovi americani, ma di fatto conferma il dibattito interno alla chiesa sulla vera identità cattolica e il ruolo che sta giocando Obama. Secondo Dionne, “Obama è alla destra del Papa”, “è troppo conservatore”. Con la critica al capitalismo contenuta nell’enciclica “Caritas in veritate”, Benedetto invita alla diffusione della ricchezza, un mantra caro ai socialisti che fa imbufalire la destra americana, ma le preoccupazioni del Pontefice sono anche il prodotto di una critica conservatrice alla permissività della società. Padre Robert Sirico, presidente dell’Acton Institute, dice al Foglio che l’entusiasmo di certa sinistra cattolica per le parole del Papa a favore di una maggiore sicurezza sociale è mal riposto, perché il Pontefice nel paragrafo sessanta dell’enciclica spiega che intende un sistema di protezione sociale più decentralizzato, meno burocratico e più centrato sul coinvolgimento della società civile. Secondo Dionne, la destra religiosa e parte dei vescovi “insistono a giudicare il presidente soltanto sulla base del suo sostegno all’aborto legale e alla ricerca sulle staminali embrionali”, mentre invece “il Vaticano chiaramente vede Obama attraverso un prisma più ampio”. Dionne ovviamente non vuole far credere che al Vaticano non interessino le questioni legate alla vita, ma spiega che il Papa vede Obama come un potenziale alleato su altre questioni, come quelle dello sviluppo economico nel Terzo mondo, della pace in medio oriente e del dialogo con l’islam. Questa interpretazione del rapporto pragmatico tra il Papa bianco e il presidente nero rientra nella visione dell’impegno pubblico dei cattolici caro al cardinal Bernardin, citato da Obama ed espressamente rigettato da Benedetto XVI nel suo viaggio americano, ma anche nel 2004 quando, da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, motivò il suo no alla comunione ai politici favorevoli all’interruzione di gravidanza con queste parole: “La chiesa insegna che l’aborto e l’eutanasia sono peccati gravi. Ci possono essere legittime divergenze di opinione, anche tra i cattolici, a proposito della guerra e sull’applicazione della pena di morte, ma non riguardo all’aborto e all’eutanasia”. Weigel spera che durante l’incontro con Obama il professor Ratzinger, su questo tema, abbia impartito una lezione al giovane presidente americano, più che discutere di povertà, Aids e altre questioni di cui certamente Obama avrà parlato in dettaglio con il cardinal Bertone. Secondo Weigel, il professor Ratzinger potrebbe aver fatto a Obama una lezione sul principale diritto civile di questi tempi: il diritto alla vita. Durante un incontro di campagna elettorale dello scorso autunno, nella chiesa californiana Saddleback Church del reverendo Rick Warren, Obama aveva evitato di rispondere alla questione morale che sta al centro dell’insegnamento della chiesa cattolica, dicendo che non era in grado di rispondere alla domanda su quando un bambino diventa titolare di diritti umani. Weigel – per quanto non entusiasta dell’enciclica papale, esattamente come l’altro teologo conservatore Michael Novak – sostiene che “è difficile immaginare punti di contatto tra la ‘Caritas in veritate’ e la visione del mondo di Obama, anche se è molto probabile che gli spin doctor del presidente cercheranno di far passare l’idea che il Papa sia d’accordo su molti elementi del programma della Casa Bianca”. Padre Robert Sirico dice al Foglio di intravedere la possibilità di “qualche punto di contatto tra il presidente Obama e il Santo Padre in certe aree, così come articolate nella “Caritas in veritate” e in altre dichiarazioni del Vaticano”, ma pensa che “queste aree comuni siano meno profonde dei dissidi tra loro, evidenziati proprio dall’enciclica”. Padre Sirico si riferisce “alla questione della natura tradizionale del matrimonio e a quella della grave espansione dei finanziamenti alla ricerca sugli embrioni, che il presidente ha recentemente messo in atto proprio pochi giorni prima dell’incontro con il Papa, senza dimenticare il vigoroso sostegno del presidente a una maggiore accessibilità dell’aborto fino al momento del parto”. Conclude il presidente dell’Acton Institute: “La ‘Caritas in veritate’ esprime giudizi su cui i cattolici di destra possono legittimamente discutere. I cattolici sono liberi di non essere d’accordo tra di loro e anche con il Papa sulle questioni che la Chiesa considera discrezionali – come la gran parte delle questioni di politica economica – ma non sui temi come l’aborto e l’eutanasia. Sulle questioni fondamentali della vita, il Papa e Obama sono separati”. Benedetto XVI ha regalato al presidente, fuori programma, una copia dell’istruzione “Dignitas personae”, che così recita nell’incipit: “A ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, va riconosciuta la dignità di persona”. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

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Sinistra e libertà la forza necessaria per ricominciare (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 13-07-2009)

Argomenti: Laicita'

CHE FARE? «Sinistra e libertà la forza necessaria per ricominciare» Il risultato elettorale in Lombardia ci dice che «vocazione maggioritaria» (autosufficienza!), identità e «resistenza umana», cartelli elettorali nemmeno sfiorano la rete di interessi e di culture che si fanno rappresentare dal centrodestra e ci pone la dura questione di elettorato «di sinistra» che non vota o lo fa verso centrodestra e Lega. Appare evidente il nostro deficit di risposta culturale e programmatica a questioni che formano la «idea del mondo» di ampi strati popolari: l'immigrazione, che abbiamo accettato venisse schiacciata sulla sicurezza; il salario e il costo della vita; il sistema del welfare e i diritti sociali. Sono temi delle condizioni materiali di vita che si riflettono sul funzionamento dei servizi sociali e pubblici, moltiplicando il senso di insicurezza. Per questo è grave la assenza dal governo e dalla rappresentanza locale, non occupazione di posti ma strumento per dare risposte per una realtà in cambiamento. Anche il tema delle alleanze non è tattica per le elezioni ma definizione di programmi e proposte, condivise tra soggetti diversi non per battere un nemico comune ma per risolvere i problemi e trasformare le condizioni materiali. Invece, ci si rifugia in categorie generali e quasi astratte (non come condizione, drammaticamente concreta, ma poste come strati sociali di riferimento), i precari, gli immigrati, i poveri: ma così si può fare solo la - nobilissima - solidarietà, che non ha bisogno di partiti, di politica, di rappresentanza. Pensiamo, invece, che le condizioni materiali dei diversi gruppi sociali trovino soluzione in una prospettiva di cambiamento del paese nel suo insieme: a partire da un principio di libertà, la sinistra è la forza che vuole realizzare politiche pubbliche che assicurino mobilità sociale e diritti. Due, tre mesi di lavoro, scavo e costruzione al tempo stesso di una cultura, di un programma e di un partito è quanto urge: riforma del welfare, squilibrato nel suo impianto centrato sul lavoratore dipendente e dalla patologia di un sistema fiscale fonte di ingiustizia; riconversione ecologica dell'economia, di abitudini e stili di vita, per imprimere un orientamento verso il futuro del progresso tecnico, scientifico ed umano, dal risparmio e recupero del territorio, delle merci, alle politiche industriali; diritti individuali e collettivi, sullatraccia della Costituzione e delle culture più avanzate dell'esperienza democratica, a partire dal valore fondativo della differenza di genere; pubblica amministrazione, fattore al tempo stesso di garanzia di ogni politica pubblica, dei diritti, e di sostegno al tessuto economico sociale. Questi punti non sono forse una versione contemporanea dei principi di libertà, eguaglianza e fraternità? E poi dobbiamo essere quella forza politica che afferma ed estende la democrazia partecipativa, per la definizione delle scelte di governo ed anche per la sua vita interna (altro che le primarie!). Tutto ciò può essere Sinistra e Libertà: con tempi e modalità propri a ciascuna componente organizzata, facendola vivere nella costruzione comune e nella iniziativa che non può attendere e nel contributo che tanti sono pronti a dare nelle città. Potremo «dimostrare» allora che ci può essere una forza di sinistra, laica, ambientalista, di cambiamento e libertaria, che vuole contribuire ad una alleanza di forze riformiste, laiche e cattoliche, anche moderate, che riconquisti la credibilità necessaria per far uscire dalla crisi - che la destra aggrava - una Italia diversa. *** Marco Cipriano, vicepresidente Consiglio regionale Lombardia, Alessandro Pollio Salimbeni, consiglio nazionale Sd

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E il terzo candidato rilancia da sarzana (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2009)

Argomenti: Laicita'

E il terzo candidato rilancia da sarzana il chirurgo in corsa per la segreteria E' SCESO in pista al festival dei giovani democratici in corso alla Tenuta di Marinella a Sarzana il terzo candidato alla segreteria nazionale del Pd, il chirurgo, oltreché senatore Ignazio Marino. Il quale ha spiegato alla platea le ragioni che lo hanno spinto a mettersi in corsa, il valore dei laicismo che permea la sua candidatura, il ricambio generazionale che è una delle istanze al centro del movimento che all'interno del Pd lo sostiene in competizione con Dario Franceschini e con Pierluigi Bersani. Proprio nel giorno in cui sè presentato alla Tenuta di Marinella, Beppe Grillo ha annunciato la volontà di candidarsi alla leadership del Pd. Marino al microfono ha rilanciato la propria nomination come una scelta coerente di una morale politica alla quale ha fatto riferimento a proposito delle polemiche sullo stuprator seriale di Roma. 13/07/2009

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Testamento biologico maggioranza divisa (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Laicita'

il caso Iniziativa radicale appoggiata da Englaro e Welby Cattolici e laici all'ennesimo scontro BEPPE MINELLO Testamento biologico maggioranza divisa SEGUE DA PAGINA 47

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Il Vaticano blinda la legge sul fine vita (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Laicita'

CORSIA PREFERENZIALE O RALLENTAMENTO DELL'ITER A MONTECITORIO? Marino accusa il premier di piegarsi alle gerarchie Il Pdl: «Libero confronto e nessuna soggezione» Il Vaticano blinda la legge sul fine vita [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI INVIATO A LES COMBES (AOSTA) Battaglia sul biotestamento. Mentre il Papa lascia Roma per la Valle d'Aosta, tra le due sponde del Tevere si gioca una delle partite più delicate della legislatura. Al centro della bufera, che imbarazza soprattutto la maggioranza ma che spacca trasversalmente le forze politiche tra laici e cattolici, c'è il testo anti-eutanasia approvato al Senato, con la benedizione del Vaticano, preoccupato che, senza una norma, vengano lasciati al giudizio dei magistrati altri casi Eluana. Il ddl Calabrò, sponsorizzato dall'ala del Pdl più sensibile alle istanze della Chiesa, è fermo a Montecitorio dopo che il presidente della Camera Gianfranco Fini lo ha criticato («è una legge da Stato etico») con l'intenzione di modificarlo pesantemente. Adesso che il centrodestra, come aveva annunciato ad «Avvenire» il ministro del Welfare Sacconi, si appresta a velocizzare l'iter di approvazione, Fini si oppone, ma la Santa Sede fa sentire la sua voce. «Nessun testo è blindato, però se nel passaggio all'aula della Camera ci fossero interventi che ne stravolgono la natura, ciò sarebbe in netta e grave contraddizione con gli impegni assunti a Palazzo Madama dalla maggioranza della quale il presidente Fini fa parte», osserva l'arcivescovo Rino Fisichella, ministro vaticano della Bioetica, in una pausa degli esercizi spirituali che sta predicando per tutta la settimana al «Sant'Ignazio» di Torino. «E' comprensibile che nella discussione a Montecitorio si possano prevedere aggiustamenti alla proposta, però non sarebbe coerente con quanto votato al Senato se il ddl fosse snaturato alla Camera», ammonisce il presidente della Pontificia accademia per la Vita e rettore dell'Università Lateranense. La questione, però, non sembra di facile soluzione. Fini, infatti, boccia il disegno di legge perché impone idratazione e nutrizione per chi si ritrovasse nelle condizioni di Eluana Englaro, mentre il ddl portato la scorsa settimana all'ordine dei lavori in commissione sembra destinato a procedere a tappe forzate. Per volontà personale del presidente del Consiglio che lo aveva promesso a febbraio nell'incontro con Bertone e Bagnasco all'ambasciata italiana presso la Santa Sede. «Sull'esame del biotestamento alla Camera non c'è nessuna accelerazione - assicura Fini -. Il testo è ancora in commissione e non è stato ancora calendarizzato per l'aula». Ma sui contenuti la Santa Sede non è disposta a cedere. «Il diritto all'acqua e all'alimentazione rientra nel diritto alla vita - ribadisce il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace -. La Chiesa ha il dovere di illuminare la strada». Intanto nel mondo politico infuria la polemica dopo che il senatore del Pd Ignazio Marino ha accusato il premier Berlusconi di voler compiacere le gerarchie ecclesiastiche per recuperare, attraverso l'accelerazione al Calabrò, il terreno perduto con il Vaticano a causa degli scandali delle escort. «Parla proprio Marino che negli interventi sia in aula sia in commissione cita sempre il catechismo o le affermazioni di qualche vescovo o cardinale» protesta Laura Bianconi, vicepresidente dei senatori del Pdl. E Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl, spiega che su questo, come sugli altri temi, «fin dall'inizio c'è stato un confronto libero con le posizioni ecclesiastiche, senza alcuna soggezione».

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e venerdì migranti di nuovo in piazza (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)

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Pagina V - Genova L´iniziativa E venerdì migranti di nuovo in piazza LA PASSATA settimana erano più di un migliaio davanti alla prefettura di Genova, in rappresentanza di associazioni cattoliche e laiche ma anche semplici cittadini: tutti insieme appassionatamente, a manifestare in maniera pacifica contro l´applicazione del nuovo "pacchetto sicurezza". "O siamo tutti uguali davanti alla legge, oppure non lo è più nessuno. O forse la legge non è più degna di questo nome", recitava uno degli slogan. Il nuovo appuntamento "per contestare un dispositivo di legge che viola la Costituzione e lede i diritti fondamentali dell´uomo" è in programma venerdì prossimo, a partire dalle ore 19, ancora davanti alla prefettura.

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QUANDO Benedetto XVI andò a visitare l'America, definì a quelli che lo accompagna... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Martedì 14 Luglio 2009 Chiudi di FRANCESCO PAOLO CASAVOLA QUANDO Benedetto XVI andò a visitare l'America, definì a quelli che lo accompagnavano gli Stati Uniti come "Paese laico per amore della religione". Giudizio tutt'altro che d'occasione, anzi rigorosamente aderente alla realtà storica. Le colonie che si ribellarono alla Corona britannica cercavano la libertà politica per i loro popoli, e i loro governi, e insieme la libertà di coscienza per ciascun cittadino. George Washington firmò la Costituzione degli Stati Uniti il 17 settembre del 1787, dodicesimo anno dall'indipendenza. Vi si richiamava l'obbligo per i senatori e i rappresentanti e per i membri del potere esecutivo e giudiziario di giurare di difendere la Costituzione, "ma nessuna professione di fede religiosa sarà mai imposta come necessaria per coprire un ufficio o una carica pubblica negli Stati Uniti". Il 15 dicembre 1791, il Bill of rights o Dichiarazione dei diritti si apriva con il divieto al Congresso di fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione, o per proibirne il libero culto. Era la risposta americana alla tragica vicenda europea che con la pace di Westfalia del 1648 poneva fine ai sanguinosi trent'anni di guerre di religione, ma con questa condizione, che ogni suddito dovesse professare la religione del suo sovrano territoriale. Era il divorzio tra libertà di religione e libertà di coscienza, in nome della ragion di Stato, a garanzia dell'ordine pubblico interno e internazionale. Ecco perché gli innumerevoli europei che migrarono da ogni Paese del Vecchio Continente cercavano in America non soltanto felicità e libertà, per usare i termini settecenteschi, ma anche e talora soprattutto libertà di coscienza e di religione. Mentre in Europa si imponevano le religioni di Stato, negli Stati Uniti si rispettavano le religioni delle coscienze. Mentre in Europa il cammino della laicità diventava quello dell'anticlericalismo o dell'ateismo, in America lo Stato, estraneo per Costituzione allo spazio della coscienza, lasciava alla società la più totale e radicale libertà di religione. Benedetto XVI, da quel conoscitore tedesco che è della cultura europea, ha ben capito su questo punto la diversità americana, di "un Paese laico per amore della religione". La cordialità dell'incontro tra il Papa e il presidente Obama, in Vaticano, va compresa in questo contesto, in cui le due entità istituzionali, Chiesa Cattolica e Stati Uniti d'America, misurano i loro compiti nel mondo nuovo della globalizzazione. La Chiesa, con la enciclica Caritas in veritate, pressoché coeva al G8, manifesta la sua riflessione sul tempo che stiamo vivendo. La campagna elettorale e i primi atti di governo del presidente Obama segnalano una tendenziale convergenza americana verso i problemi dello sviluppo, della pace, dell'ambiente, dell'economia, della cultura, della scienza, della democrazia, dell'etica, per molti dei tratti disegnati in questa terza enciclica del Papa, dopo la prima Deus caritas est, e la seconda Spe Salvi. Restano le questioni bioetiche, dell'aborto e della ricerca sulle staminali embrionali sopra le altre, in cui le posizioni non coincidono. Per questo il Papa ha donato ad Obama il testo della Dignitas personae, istruzione della Congregazione per la dottrina della fede, in aggiunta a quello della sua enciclica. Impegno a capirsi di più? Lo speriamo. I due interlocutori sono consapevoli del loro carisma e della loro responsabilità verso l'umanità del nostro tempo. E il Papa sa bene di avere dinanzi a sé un mondo laico per amore della religione.

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Sono convinto che il Casilino 900 sia una vergogna per la città di Roma, e sono c... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Martedì 14 Luglio 2009 Chiudi di ELENA PANARELLA «Sono convinto che il Casilino 900 sia una vergogna per la città di Roma, e sono convinto che questa vergogna vada cancellata. Non è possibile continuare in questa direzione e sono qui per dare la personale assicurazione a tutti voi», ha detto il prefetto, Giuseppe Pecoraro, incontrando i cittadini del VII Municipio al cinema Broadway, a Centocelle, in un'assemblea partecipata, che ha visto la presenza di comitati di quartiere, residenti e istituzioni con il presidente del municipio Roberto Mastrantonio. Presente anche Najo Adzovic, uno dei portavoce del campo nomadi. Il prefetto ha assicurato: «I lavori per campi attrezzati e autorizzati sono iniziati già in 4 insediamenti, in altri 3 cominceranno entro l'estate. Il controllo del campo Casilino 900 fino allo spostamento definitivo, che sarà entro la fine dell'anno, verrà garantito dalle forze dell'ordine». Tante le domande poste dai cittadini rivolte proprio al prefetto, che ha ricordato: «Siamo in un paese civile e siamo tutti delle persone, è sbagliato considerare i nomadi come delle non persone. Il nostro obiettivo è dare sicurezza ai cittadini, integrazione e dignità ai rom». E ha poi aggiunto: «La mia grande preoccupazione è quella, una volta aperti i campi attrezzati, di traghettare verso il nostro mondo queste persone. Questa è la cosa più complicata perché non bisogna ritrovarci tra 20 anni con gli stessi problemi ma su altri campi nomadi». Delusione da parte dei comitati di quartiere: «Le cose che ci ha detto il prefetto all'incontro ci erano state già dette dall'assessore Belviso, ci aspettavamo qualcosa di più - spiega il presidente del comitato di quartiere Torre Spaccata, Bruno Di Venuta - Abbiamo chiesto di ripristinare l'ordinanza del sindaco, scaduta l'anno scorso, per il controllo h24 del campo, per il problema dell'accensione dei fuochi. Il prefetto ci ha poi dato dei tempi sulla chiusura del Casilino 900: entro settembre una parte del campo sarà delocalizzata, trecento persone saranno spostate altrove, gli altri entro febbraio. Speriamo che non si tratti dell'ennesima promessa». Intanto, dall'altro lato della Casilina (in linea d'aria si tratta di 500 metri), nel campo autorizzato di via dei Gordiani, si discuteva di altro. Un'assemblea pubblica dove hanno partecipato cittadini, comitati di quartiere, istituzioni e abitanti del campo «per dire no all'ampliamento dell'area e alla vigilanza armata». «Due settimane fa si è presentata al campo una ditta per fare dei lavori, sottolineando il fatto che avrebbero dovuto montare dei container che sarebbero serviti a loro per il cantiere», spiega il presidente del VI Municipio Giammarco Palmieri. «Peccato che nessuno ci ha avvertito di questi lavori - continua Palmieri - Chiederò il capitolato d'appalto per sapere di che tipo di interventi si tratta e un atto scritto che in questo campo autorizzato, non saranno aggiunte altre persone. La comunità di Via dei Gordiani trova oggi un equilibrio frutto di un lavoro costante dei servizi sociali, dell'associazionismo laico e cattolico, di un quartiere attento e accogliente. Le decisioni, mai discusse o illustrate al Municipio, di istituire un presidio di vigilanza armata, a sostituzione di un efficacie servizio di custodia e controllo, e l'installazione di altri container, vanno contro la volontà del Municipio, degli attuali residenti del campo e dei cittadini del quartiere».

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Era il divorzio tra libertà di religione e libertà di coscienza, in nome della ragion di S... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Era il divorzio tra libertà di religione e libertà di coscienza, in nome della ragion di Stato, a garanzia dell'ordine pubblico interno e internazionale. Ecco perché gli innumerevoli europei che migrarono da ogni Paese del Vecchio Continente cercavano in America non soltanto felicità e libertà, per usare i termini settecenteschi, ma anche e talora soprattutto libertà di coscienza e di religione. Mentre in Europa si imponevano le religioni di Stato, negli Stati Uniti si rispettavano le religioni delle coscienze. Mentre in Europa il cammino della laicità diventava quello dell'anticlericalismo o dell'ateismo, in America lo Stato, estraneo per Costituzione allo spazio della coscienza, lasciava alla società la più totale e radicale libertà di religione. Benedetto XVI, da quel conoscitore tedesco che è della cultura europea, ha ben capito su questo pungo la diversità americana, di «un Paese laico per amore della religione». La cordialità del recente incontro tra il Papa e il Presidente Obama, in Vaticano, va compresa in questo contesto, in cui le due entità istituzionali, Chiesa Cattolica e Stati Uniti d'America, misurano i loro compiti nel mondo nuovo della globalizzazione. La Chiesa, con la enciclica «Caritas in veritate», pressoché coeva al G8, manifesta la sua riflessione sul tempo che stiamo vivendo. La campagna elettorale e i primi atti di governo del Presidente Obama segnalano una tendenziale convergenza americana verso i problemi dello sviluppo, della pace, dell'ambiente, dell'economia, della cultura, della scienza, della democrazia, dell'etica, per molti dei tratti disegnati in questa terza enciclica del Papa, dopo la prima «Deus caritas est», e la seconda «Spe salvi». Restano le questioni bioetiche, dell'aborto e della ricerca sulle staminali embrionali sopra le altre, in cui le posizioni non coincidono. Per questo il Papa ha donato ad Obama il testo della «Dignitas personae», istruzione della Congregazione per la dottrina della fede, in aggiunta a quello della sua enciclica. Impegno a capirsi di più? Lo speriamo. I due interlocutori sono consapevoli del loro carisma e della loro responsabilità verso l'umanità del nostro tempo. E il Papa sa bene di avere dinanzi a sé un mondo laico per amore della religione. Francesco Paolo Casavola

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Il coma privato del soldato Ariel Sharon (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 15-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Il coma privato del soldato Ariel Sharon Tre anni. Respira da solo, ma le speranze di un risveglio sono nulle. In un Paese in cui tra laici e religiosi è guerra permanente, la bioetica non provoca lacerazioni. Per Arik, l'unica contesa è sul letto d'ospedale. di Anna Momigliano Tel Aviv. Sono passati più di tre anni dal giorno in cui un'emorragia celebrale ha ridotto Ariel Sharon in uno stato di coma permanente. Da allora l'ex primo ministro israeliano giace in un letto di ospedale: respira senza l'aiuto di macchinari, ma i medici dicono che le speranze di un suo risveglio sono pressoché nulle. La famiglia non vuole interrompere la sua permanenza ospedaliera, anche contro il parere della struttura. Ma la questione non ha catalizzato più di tanto l'attenzione dei media israeliani: nessun caso alla Terry Schiavo, alla Eluana Englaro, alla Piergiorgio Welby. In un primo momento, quando ancora si sperava che "il vecchio generale" (come lo chiamano da queste parti) potesse farcela, c'era anche una questione politica: quando dichiarare il premier incapacitato? Quando e se destituirlo dalla carica? Ma adesso è una vicenda privata, che riguarda la famiglia e gli amici più intimi. «La questione Sharon non è una questione tout court», dice al Riformista David Satran, docente di religioni comparate all'Università ebraica di Gerusalemme. «C'è poco da dire. Certamente qui non è un big deal come lo sarebbe in un Paese cattolico». «Perché la gente dovrebbe impicciarsi? Sharon non è più un leader politico», risponde sullo stesso tono Jeffrey Macy, esperto di religione e politica dello stesso ateneo. Perché in Israele le questioni di bioetica non suscitano lo stesso dibattito infuocato che hanno prodotto in Italia e negli Stati Uniti? E pensare che questo è un Paese in cui i conflitti tra laici e religiosi sono forti più che mai: negli ultimi giorni, per fare un esempio, nella capitale ci sono stati scontri violenti tra gruppi di ultra-ortodossi e la polizia per l'apertura di un grande negozio durante il Sabato (giornata in cui la religione ebraica prescrive il riposo). Cionondimeno la Knesset, il parlamento unicamerale di Gerusalemme, nel dicembre del 2005 ha approvato senza incontrare troppi problemi una legge che stabiliva le modalità per interrompere il sostegno artificiale alla vita di pazienti senza speranze di guarigione. La legge impone il rispetto di volontà scritte (una specie di testamento biologico) dello stesso paziente in caso non sia più in grado di intendere e di volere, e inoltre obbliga i medici a discutere con i malati terminali fino a che punto intendano spingersi. Sempre secondo la legge un paziente ha il diritto, se lo desidera, di andare avanti con i trattamenti indipendentemente dall'aspettativa di vita. Infine se i familiari o lo stesso paziente dovessero decidere di "staccare la spina", il compito deve essere affidato a un timer automatico, in modo da non gravare sulle coscienze di medici e infermieri - e di non essere in conflitto con il diritto rabbinico. In altre parole, massimo rispetto delle volontà individuali, una combinazione che ha messo d'accordo laici e religiosi, in un Paese in cui difficilmente le due categorie la vedono allo stesso modo: «Israele è il primo paese in cui elementi laici e religiosi sono riusciti a produrre un documento condivisibile virtualmente da tutte le parti, sul trattamento dei malati terminali», aveva commentato Michael Barilan, docente di medicina all'Università di Tel Aviv, sul quotidiano Yediot Ahronot all'indomani del voto in parlamento. Solamente i partiti ultra-ortodossi si erano opposti alla legge. Ma perché le grandi questioni di bioetica suscitano meno trambusto tra gli ultra-ortodossi israeliani, rispetto a questioni apparentemente più banali, come l'apertura di un negozio durante il sabato? Una spiegazione possibile è che non esiste un'unica regola accettata sull'argomento. Tutti i rabbini invece concordano sulla necessità di rispettare il riposo sabbatico, anche se la stragrande maggioranza condanna i fanatici che per salvaguardarlo tirano pietre contro la polizia. A differenza del Cattolicesimo, l'Ebraismo non riconosce alcuna autorità suprema, senza contare che le questioni bioetiche sono assai complesse e che gli ultimi progressi della medicina rendono difficile rifarsi ai testi antichi: «Quando una persona è viva? Quando è morta? A che punto un intervento diventa inappropriato? Sono tutte domande che non hanno più una risposta netta nel mondo moderno», aveva dichiarato un rabbino esperto di bioetica, Noam Zohar, proprio in occasione della malattia di Sharon. Per esempio i rabbini sono divisi su come classificare l'utilizzo dei respiratori artificiali: secondo un'opinione diffusa tra i dottori del diritto religioso, è vietato interrompere le cure o accelerare l'agonia di un moribondo, ma è consentito rimuover gli «ostacoli irragionevoli» alla morte naturale. Un respiratore è un ostacolo irragionevole? Ogni rabbino ha una risposta diversa. Tornando al caso di Sharon, l'unica questione legale che si pone è se possa rimanere o meno in ospedale. Lo scorso febbraio l'ospedale di Tel Ha-Shomer, che ospita l'ex primo ministro, aveva chiesto ai due figli di Sharon, Omri e Gilad, di riportarlo a casa: ormai non ci sono più speranze di migliorare le sue condizioni, è stata la spiegazione, si possono somministrare soltanto le cure di routine, che possono essere effettuate anche a domicilio. La struttura ospedaliera avrebbe avanzato la richiesta onde liberare la stanza nel reparto di Rieducazione respiratoria, uno dei migliori in Israele, in previsione che possa servire ad altri. Omri e Gilad Sharon hanno rifiutato di trasferire il padre: temono che, in caso di peggioramento improvviso delle sue condizioni, a casa sarebbe più difficile salvargli la vita. 15/07/2009

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E' finita l'anarchia etica. Forse (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 15-07-2009)

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15 luglio 2009 E' finita l'anarchia etica. Forse Adesso il governo deve prendere sul serio la volontà della Camera Rocco Buttiglione non è un passante. Né solo un capopartito democristiano. E’ un intellettuale cattolico e un uomo di chiesa, a suo modo, che sa distinguere l’appartenenza confessionale e il laico lavoro di parlamentare della Repubblica. Per questo lo cacciarono dalla Commissione di Bruxelles, perché un papista capace di rispettare la distinzione kantiana tra ciò che è reato e ciò che è peccato fu considerato pericoloso dai secolaristi più sbracati e intolleranti. E’ significativo che uno come Buttiglione abbia preso in mano con efficacia politica e senso della mediazione culturale una bandiera antiabortista, che è anche la nostra, diversa da quelle che nel passato sono state agitate da chi legittimamente poneva in testa a tutto l’avversione radicale alla logica delle legislazioni occidentali pro choice, abortiste. I cattolici hanno felicemente cambiato linea, questa è la sostanza della battaglia parlamentare sulla moratoria, approdata ieri a un buon risultato: vanno oltre la divergenza di principio, che resta, e cercano di unire le forze non già contro le leggi sull’aborto, ma contro l’aborto. E questo, in un certo senso, è stato anche l’esito del recente incontro tra il Papa testardo, che sulla questione della vita non molla, e il presidente americano pragmatico, che ha rovesciato la linea pro life di Bush ma si sente in dovere, per quella parte di leader cristiano che è in lui o per opportunismo, di fare qualcosa contro la deriva abortista ed eugenetica e di discriminazione sessuale che caratterizza oggi l’aborto nel mondo. Ora però il governo deve essere conseguente. Non deve ripararsi comodamente dietro la difesa della legge 194, sulla quale ci attendiamo dal sottosegretario Roccella una relazione non burocratica né statistica. La 194 codifica l’aborto (perché nessuna donna può essere obbligata a partorire) ma non ne fa un diritto civile libertario. E’ vergognosamente disapplicata in molte sue parti. Berlusconi aveva annunciato alle Camere, presentando il suo governo, un piano nazionale per la vita. Che ne è stato? Chi se ne occupa? Che idee si hanno? Si estende la consapevolezza che si debbano combattere le cause materiali degli aborti, destinando risorse serie alla tutela della maternità. E allora? Adesso bisogna riuscire, con una mobilitazione straordinaria della nostra diplomazia e della nostra leadership politica, a trovare consensi all’idea che nessuno stato può obbligare le donne ad abortire le figlie femmine nell’ambito di una pianificazione familiare con il bollino umanitario dell’Onu. Ma c’è molto altro da fare. Forse è finita la fase surreale dell’anarchia etica, proclamata e praticata da una classe dirigente che avrebbe un mandato non bigotto né clericale, ma laicamente e razionalmente più serio e responsabile. Tra le altre cose, il combattimento sulla frontiera decisiva di questo secolo: il maltrattamento e la manipolazione della vita umana. Leggi La Camera approva la mozione di Buttiglione sull'aborto - Leggi le dichiarazioni di voto alla Camera © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

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l'aborto di stato - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 16-07-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 35 - Commenti l´abortO di stato (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell´aborto". Pd e Idv (con eccezioni singole e prevedibili di cosiddetti teodem) non l´hanno votata, ritenendo indispensabile che contenesse un richiamo alla necessità di promuovere la contraccezione. Vorrei spiegare perché dubito di questa astensione. Non occorre dire che non considero un pregio per sé l´eventualità che maggioranza e opposizione votino insieme. Lo è solo quando votino insieme una legge giusta. In questo caso, è un vero peccato (impiego questa parola, Buttiglione capirà) che i fautori della mozione non ammettano che donne e uomini di tutto il mondo debbano essere informati sui modi per rendere sempre più responsabile la maternità e la paternità. E´ un antico e irrimediato bigottismo protezionista e proibizionista. Ma anche con questa parzialità, l´auspicio della mozione non è forse condivisibile, e anzi urgente? Ci sono interi paesi-continenti in cui l´aborto serve da strumento di controllo demografico, cioè di riduzione della natalità, e di persecuzione della natalità femminile – in Cina o in Nord-Corea o in alcuni Stati latinoamericani soprattutto per effetto di una legislazione repressiva e spesso violenta, in India soprattutto per effetto di un costume, a sua volta spesso violento; e in tanti altri luoghi. La ribellione a questa violenza è la faccia ammirevole di una campagna contro l´aborto, come quella che il Foglio portò nelle scorse elezioni politiche, confondendo però gravemente l´aborto forzato, dallo Stato o dalla comunità, in tanta parte del mondo, con la scelta di abortire, e dunque di non abortire, che si vuole garantire in altri paesi. E in Italia da leggi come la 194, il cui effetto appena confermato, con la provvisoria eccezione di donne povere straniere, è una forte diminuzione degli aborti. Perseguire penalmente l´aborto, condannarlo alla clandestinità e all´infamia, è un delitto contro la persona, e specialmente contro la donna. E´ un orribile delitto anche il controllo coercitivo della natalità, col quale lo Stato o la comunità tradizionale pretendono di espropriare e violentare, in nome del "corpo sociale", le famiglie e le persone, e soprattutto il corpo delle donne. Delitto aggravato dalla strumentalizzazione dell´allarme che suscita l´aumento della popolazione umana. Questo è vero sia quando si sopprima una vita già iniziata (come nell´aborto indiscriminato o nell´infanticidio delle figlie femmine) sia quando la tecnologia riproduttiva permetta di predeterminare il sesso del figlio voluto escludendo le femmine. (Paradosso impressionante, man mano che si avvicina un´autosufficienza delle donne nello stesso concepimento). La pretesa di accostare alla moratoria sulla pena di morte una "moratoria sull´aborto" non ha alcun senso dove alle donne sia riconosciuta una libertà di scelta. Ha un senso per l´aborto forzato o "comprato", dove siano in vigore politiche dispotiche e brutali di denatalità. La ribadita (perfino in Africa) condanna cattolica del preservativo è irresponsabile. Ma la risposta non si esaurisce certo nella promozione del preservativo. Troppo spesso le Nazioni Unite hanno ceduto a un feticismo del controllo delle nascite che le ha portate a promuovere o fiancheggiare campagne di sterilizzazione coatta o "compensata". Che le Nazioni Unite promuovano invece o appoggino campagne di informazione e di sostegno materiale nei confronti delle famiglie e delle donne, è un proposito necessario e urgente. La condanna delle demografie coatte di Stato è conseguente al riconoscimento dell´autodeterminazione delle singole donne, che è a sua volta l´essenza più preziosa delle democrazie. Al contrario, posizioni come quella di Buttiglione o di tanta gerarchia cattolica considerano complementari e detestano allo stesso modo la libertà di autodeterminazione delle donne e l´oppressione degli Stati sulle donne. Ma nella mozione votata ieri (salva una mia lettura incompleta) quest´assurdità non c´era. Essa è il sottinteso permanente di certe assolutezze "pro-life", e bisogna restarne in guardia. L´arrogante ripresa in commissione parlamentare della legge contro il testamento biologico che impone l´alimentazione forzata (a proposito di violenza carnale statale) sta lì a ricordarlo. Forse non è una ragione sufficiente per non far propria una campagna contro la violenza –autentica violenza carnale, sulla scala di miliardi di esseri umani – delle demografie di Stato e dei loro disastri, come l´abolizione per legge di fratelli e sorelle e un divario senza precedenti fra maschi e femmine nella storia del genere umano. Investire le Nazioni Unite di questi temi è giusto. Con un´ispirazione, credo, semplice e netta come quella riassunta in questi tre punti: "Nessuna donna può essere obbligata ad abortire; nessuna donna può essere punita perché rifiuta la maternità; tutte le donne devono essere libere di non abortire". La mozione di Buttiglione non comprende i tre punti, ma non li pregiudica. Il mondo laico – credenti e non credenti – avrebbe ogni ragione per farsi protagonista di un impegno internazionale contro la demografia forzata davvero simile a quello contro la pena di morte. Meglio che chiosare parzialità e doppi sensi delle iniziative altrui, e astenersi.

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aborto, sì alla moratoria onu "non si usi per controllare le nascite" - mauro favale (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 16-07-2009)

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Pagina 14 - Interni Aborto, sì alla moratoria Onu "Non si usi per controllare le nascite" Passa la mozione Udc-Pdl, quella Pd respinta per un voto MAURO FAVALE ROMA - Il governo italiano si impegnerà a promuovere, presso le Nazioni Unite, una «moratoria sull´aborto obbligatorio». Il vincolo è il risultato della mozione, promossa da Udc, Pdl e Lega, approvata ieri a Montecitorio con l´astensione di Pd e Idv. Il Vaticano è entusiasta. Esecutivo e maggioranza esultano, i democratici non si oppongono e, fuori dal Parlamento, solo Sinistra e Libertà parla di «imbroglio e ipocrisia». La Camera dice no, dunque, all´aborto come strumento di controllo demografico. Nel dispositivo approvato viene affermato «il diritto di ogni donna a non essere costretta e indotta ad abortire». Al risultato di ieri si è giunti con un gioco di astensioni e voti trasversali: governo e maggioranza fanno propria la mozione dell´Udc, sulla quale Pd e Idv decidono di astenersi. Ad eccezione di Paola Binetti e di una folta pattuglia di cattolici del centrosinistra che votano a favore del documento di maggioranza. Specularmente, alcuni deputati del Pdl votano la mozione Pd, sulla quale il governo aveva dato parere contrario. Eppure non è stata approvata per un solo voto, quello del dipietrista Gabriele Cimadoro, che ha consentito al governo di non andare sotto. Quasi un rompicapo da interpretare: perché se sul dispositivo finale (no all´aborto per controllare le nascite) tutto il Parlamento era d´accordo, erano le premesse a differenziare le posizioni. In aula Livia Turco ha puntato sulla contraccezione, sulla libertà delle donne e sull´autodeterminazione femminile; aspetti che la mozione dell´Udc non prendeva in considerazione. «Se avessi dovuto votare sulla base di ciò che ho sentito dire da Livia Turco – afferma Paola Binetti – avrei votato contro. La mozione del Pd, invece, era scritta con quegli "equilibrismi lessicali" che mi hanno permesso di votarla». Motivazione simile a quella fornita da Cimadoro, deputato (autodefinitosi «binettiano») dell´Idv, che però si è astenuto sulla mozione Pd. «Dispiace che non sia passata per un voto – spiega la Turco – ma ho apprezzato comunque l´iniziativa di Buttiglione». Margherita Boniver, laica del Pdl, si è astenuta in tutte le votazioni: «Trovo che queste risoluzioni contengano al loro interno la volontà di boicottare le agenzie Onu che si occupano dei progetti di Family planning nei Paesi in via di sviluppo e che vengono, a torto, accusate di puntare sull´aborto». Soddisfatto, invece, il primo firmatario della mozione, Rocco Buttiglione: «è ora di contrastare – ha detto l´esponente centrista – sia chi è contro la vita sia chi è contro la scelta». Il governo, per bocca del ministro degli Esteri Franco Frattini, parla di «un risultato di alto valore morale». Il Vaticano, con il cardinale Renato Martino, presidente del pontificio consiglio Giustizia e Pace, si definisce «entusiasta», perché quello di ieri «è un sì alla vita». Claudio Fava, di SL, invece, interpreta il voto come «un imbroglio e un´ipocrisia: non si può condannare l´aborto anziché promuovere la libera scelta delle donne in materia di maternità». Ancora indietro, invece, la pratica testamento biologico: il testo approdato ieri in commissione alla Camera andrebbe riscritto per Pd e Idv mentre, per il Pdl, quello approvato al Senato rappresenta il punto di partenza.

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S'avvicina il Formigoni IV ma non è più aria di trionfo (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 16-07-2009)

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S'avvicina il Formigoni IV ma non è più aria di trionfo IL PREZZO DI di Pietro. «No comment». L'ex pm non smentisce la tentazione di scendere in campo, tratta col Pd e intanto oscura Grillo. di Alessandro Da Rold I numeri lo danno al 56 per cento dei consensi. Poco sopra il 50 anche l'operato della giunta: 52. Cifre solide ma non fenomenali per un governatore che, come Roberto Formigoni, si avvia a chiedere un quarto mandato ai cittadini lombardi, dove secondo il 25 per cento degli intervistati indica come problema più importante la disoccupazione e mentre la crisi economica in regione si fa sempre più sentire nelle Pmi. Eppure, anche se la Lega insiste a chiedere il candidato (il nome di Roberto Maroni è sul tavolo, quello di Castelli pare scartato), sarà difficile sbarrare il passo a Formigoni. E certo non sarà il centrosinistra a farlo. «Siamo in alto mare» - avverte una voce anonima del Pd -, complice sia la crisi storica del partito su questi territori, sia il congresso nazionale di ottobre che dovrà eleggere il nuovo segretario nazionale: di nomi se ne fanno molti, da Bruno Tabacci ad Antonio Di Pietro e c'è persino chi ha voluto sondare Emma Bonino. Praticamente certa (con o senza Udc) - come dimostra il sondaggio pubblicato oggi dal Riformista - la vittoria del centrodestra. Dall'altra parte l'obiettivo sarà (al solito) salvare la faccia. Per Popolo della libertà e Lega Nord, la definizione della candidatura del prossimo governatore inizierà a entrare nel vivo dopo l'estate. La quadra dovranno trovarla Umberto Bossi e Silvio Berlusconi. Formigoni, sbarrate le porte in Europa e a Roma (si aggiunga pure il flop dell'amico Mario Mauro al Parlamento europeo), vuole correre di nuovo. Ma ci sono pure da tenere presente le lotte fratricide all'interno del Pdl, con la nomina di un nuovo coordinatore regionale dopo l'elezione di Guido Podestà alla presidenza della provincia di Milano. Si intravede già buona parte della prossima partita per le elezioni regionali del 2010 nei nuovi assetti societari stabiliti dal presidente Formigoni per gli Ircss, le cliniche di competenza della regione Lombardia. O almeno questa è la sensazione di un bello spicchio della politica locale . Il riassesto della sanità, è stato interpretato in vari modi, sia come un ultimo lascito di Formigoni ai suoi, prima della partenza verso nuovi lidi; sia un assist per gli alleati leghisti, da sempre interessati alla poltrona più importante del Pirellone; sia il radicamento delle politiche formigoniane in Lombardia. La nomina di Antonio Colombo alla presidenza dell'Istituto dei Tumori ha soddisfatto la Lega Nord che con Bossi aveva chiesto di contare nelle stanze del potere sanitario lombardo, all'indomani del risultato elettorale di giugno. Così come ha certamente dato rassicurazioni al mondo di Comunione e Liberazione la scelta di Giancarlo Cesana alla guida della Fondazione Policlinico, posto occupato negli ultimi anni da Carlo Tognoli, ex sindaco del Psi a Milano. Cesana è un ciellino storico e rappresenta bene gli interessi che si fondono nella Compagnia delle Opere. Così, se da un lato Formigoni dà conferme al tessuto economico politico di cui è referente, dall'altro rimuove dalla Fondazione Policnico un uomo come Tognoli, da sempre vicino all'area laica di Forza Italia di cui è massimo referente Podestà (anch'egli impegnato dal punto di vista imprenditoriale nel settore sanitario). Ma, come rilevano voci in ambienti cattolici, la mossa del Policlinico "vale doppio" dal punto di vista politico. Perché in quel groviglio di strade dove sorge la Fondazione, compare la clinica Mangiagalli, specializzata in gravidanze, la più importante nel capoluogo lombardo. Allo scontro tra l'area laica e cattolica di Forza Italia si aggiunge il rafforzamento di Maurizio Lupi, ormai «diventato grande», referente di cielle a Roma, ma sciolto da tutele formigoniane. Anche su questo bisognerà a lungo ragionare nella villa di Arcore del Cavaliere, come in viale Monza, storica sede degli azzurri. Lupi vorrebbe correre alla poltrona di Palazzo Marino nel 2011. È noto il malcontento di una parte del centrodestra nei confronti di Letizia Moratti, ma appare evidente che due istituzioni occupate dalla stessa area politica non possono convivere. «Per il momento - avverte una voce ben informata nel Pdl - è una guerra di posizioni». 16/07/2009

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Integralisti per rivedere la legge 40 Aborto, passa la mozione Buttiglione (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 16-07-2009)

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Integralisti per rivedere la legge 40 Aborto, passa la mozione Buttiglione SUSANNA TURCO Mentre la Camera con una sostanziale convergenza bipartisan (via astensione di Pd e Idv al testo proposto dal centrista Buttiglione e sostenuto dal Pdl)dice no all'aborto come strumento di controllo delle nascite, non nuovissimo principio contenuto anche nella legge 194, e rinuncia invece a dire una parola esplicita sul tema della «libertà di scelta della donna» (per non parlare della contraccezione), tutt'altro clima si respira dalle parti del ministero della Salute. Molto più fattivo, molto più concreto. Di certo pochissimo alla ricerca di quel «minimo comun denominatore etico» sbandierato dai fautori della mozione che, da ieri, impegna il governo a proporre in sede Onu una risoluzione antiabortista. Un clima tutt'altro che trasversale. Commissioni al Welfare Si è, infatti, che proprio oggi, a ventiquattr'ore dalle gentili convergenze Buttiglione-Binetti, e dalla soddisfazione della gran parte del mondo cattolico, si insedierà la commissione istituita a fine giugno dal ministro Maurizio Sacconi per «valutare le implicazioni giuridiche ed etiche» della sentenza della Consulta sulla legge 40 che regola la procreazione assistita. All'inizio di aprile, infatti, la Corte Costituzionale aveva dichiarato inammissibili alcuni punti della legge, in particolare quello sul limite dei tre embrioni. Rendendo opportuno un ulteriore lavoro per armonizzare il testo con le indicazioni della Consulta. «Procederemo emanando nuove linee guida», aveva risposto all'epoca la sottosegretaria Eugenia Roccella a chi già si azzardava a ipotizzare una revisione della legge. Detto, fatto. Le nuove linee guida, come annunciato in un trafiletto di Avvenire, «scaturiranno» dal lavoro di questa commissione, che si occuperà in particolare dei problemi relativi alla crioconservazione degli embrioni, più quello di un Osservatorio che dovrà monitorare l'applicazione delle norme sulla fecondazione assistita. Due su undici Curioso è tuttavia che, in stridente contrasto con la ricerca volenterosa di convergenze parlamentari su un tema come l'aborto, le personalità di giuristi e bioeticisti individuate per lavorare su una questione controversa come la procreazione assistita provengono tutte o quasi dalla stessa parte. Circostanza sulla quale i radicali hanno già presentato una interrogazione parlamentare. Presidente, per dire, è Francesco D'Agostino. Qualche maligno lo chiama «mastino della Cei». Più laicamente, di lui si può dire che ha guidato per otto anni complessivi il Comitato nazionale per la bioetica, che è presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani, che è membro della Pontificia Accademia per la Vita, che è editorialista di Avvenire. C'è poi Bruno Dalla Piccola, presidente dell'associazione Scienza e Vita, plaudentissimo ieri per «il fronte trasversale che ha detto no all'aborto». Assuntina Morresi, consulente ministeriale e alter ego ciellino della Roccella. Alberto Gambino, mente giuridica di Rutelli e teodem nella campagna per l'astensione al referendum sulla legge 40. Angelo Vescovi, altro protagonista della campagna referendaria «la vita non si tocca» e convinto sostenitore della tesi che la ricerca sulle staminali embrionali sia inutile. Enrico Garaci, il «signor nessuno» che Comunione e liberazione candidò all'89 a sindaco di Roma sotto le insegne della Dc. Ci sarebbe da citarne qualcun altro, ma in sostanza, per fare un bilancio, di cosiddetti "laici" figurano Carlo Alberto Redi e Amedeo Santosuosso. Due membri su undici. Un bell'esempio di ricerca di convergenze, non c'è che dire. Alla Camera passa con una sostanziale convergenza la mozione per il no all'aborto. Intanto, al ministero della Salute, si insedia una commissione che lavora sulla legge 40: i membri "laici" sono due su undici.

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Luigi Iscrizioni bloccate in Calabria Sono un giovane calabrese, iscritto al Pd in un ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 16-07-2009)

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Luigi Iscrizioni bloccate in Calabria Sono un giovane calabrese, iscritto al Pd in un piccolo paese alle porte di Cosenza. Volevo richiamare all'attenzione un problema che affligge i circoli Pd di tutto il Cosentino, e la Federazione provinciale stessa, che non ha finora trovato risoluzione né riscontrato interesse in alcuno dei dirigenti Pd, evidentemente troppo occupati in questo periodo che precede il Congresso d'ottobre. Da circa 5 mesi, unico caso in Italia, il tesseramento è stato bloccato, e non c'è alcun segnale riguardo un suo ripristino. Il 21 luglio sarà l'ultima data utile per iscriversi e avere il diritto di votare alle primarie. Nelle altre regioni il tesseramento è durato circa un anno, qui due mesi: dall'apertura dei circoli a gennaio, fino a febbraio. Lo statuto prevede inoltre che gli introiti derivanti dal tesseramento vengano versati per il 30% alla Federazione provinciale e al Consiglio Regionale, e che il restante 70% ritorni al circolo di provenienza. I soldi sono partiti, ma mai tornati. Il nostro è un piccolo circolo, ma proprio a causa di queste mancate entrate, rischia di chiudere, dopo oltre 50 anni di militanza. Insieme alla vecchia «sezione» rischia di scomparire anche uno degli eventi che da sempre hanno accompagnato la sua storia: la festa de l'Unità. Nella nostra stessa condizione versano la maggior parte dei circoli calabresi, che si scontrano ogni giorno con l'indifferenza del partito. La presenza sul territorio, già di per sé deficitaria, rischia di annullarsi del tutto. Bonati Liviano Un partito laico Su l'Unità dell'11 luglio ho letto che l'on. Binetti avrebbe intenzione di candidarsi alla segreteria del Pd per conquistare la «leadership morale del partito», ossia «valorizzare quei valori cattolici di cui il Pd ha bisogno». Da quanto mi risulta il Pd è un partito "laico" di uno Stato "laico", e non un partito "etico", ossia un partito che si identifica con una sola morale. L'onorevole Binetti sarebbe più coerente se fondasse un partito "etico" a immagine e somiglianza dei suoi principi morali. Annalucia Carboni L'occhio del «padrone» Ho sofferto seguendo Linea Notte, nel vedere il premier che si giustificava per aver versato solo il 3% dei soldi promessi all'Africa prendendo come scusa la tragedia del terremoto, e ora soffro nel leggere che cerca casa all'Aquila «perché si sa che l'occhio del padrone funziona meglio». Insomma quest'uomo si sente proprio il padrone d'Italia e lo dimostra con disprezzo in tutte le sue manifestazioni: attacchi alla stampa, leggi ad personam, residenze pubbliche, voli di Stato, farsa dell'aggiornamento politico delle veline (confermato da Brunetta e Lucia Annunziata), bugie sugli inviti in Vaticano o da Obama e statistiche, tutte, a suo uso e consumo. Non ne posso più. Esiste un'altro «modo di vivere» e siamo in tanti che leggiamo l'Unità. Moreno Il BRIC e noi Vi leggo da sempre, anche da piccolo non sapendo cosa fosse l'Unità la leggevo, perché era sempre fra le mani di mio nonno e di mio padre. Oggi ho deciso di scrivervi perché mi ha incuriosito l'ultima parola che è nata al G8, "BRIC", di più mi incuriosisce come farà un governino e un branco di mangiapane a tradimento capaci solo di concludere affari tra ruffiani, cioè i nostri bankieri, come si comporteranno con il Brasile, la Russia, l'India e la Cina. Saranno capaci di non farsela sotto e svendersi? Io già una idea ce l'avrei: intanto a Cina, India e Brasile lascerei la produzione industriale, noi dobbiamo ripuntare su piccole e medie imprese, turismo, arte e ingegneria, dove se siamo seri non ci batte nessuno, per la Russia è un discorso già iniziato con il pronismo, quindi partiamo perdenti. Tommaso Marcantonio Vorrei capire Ho letto lunedì la risposta del Responsabile della Festa del Pd di Roma all'articolo di Furio Colombo. Mi dispiace dire che non ci ho capito nulla, Colombo lo comprendo invece. Andiamo avanti cosi a parlare del nulla ed a sentirci subito offesi per troppa autoreferenzialità.. Alegher, alegher....

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ROMA - La Camera ha approvato ieri alcune mozioni che condannano l'uso dell'... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 16-07-2009)

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Giovedì 16 Luglio 2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - La Camera ha approvato ieri alcune mozioni che condannano «l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico» e affermano «il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire». Le mozioni di Pdl, Lega e Udc sono state approvate integralmente, mentre quelle del Pd e dei radicali solo in parte. Il dibatitto comunque ha registrato un'ampia condivisione sul no all'aborto come strumento di controllo delle nascite. Ed è pressocché unanime il mandato conferito al governo di promuovere una risoluzione in tal senso all'assemblea delle Nazioni Unite, sul modello della moratoria sulla pena di morte che proprio l'Italia portò al successo nel 2007. Era stato Rocco Buttiglione (Udc) a innescare il confronto parlamentare con la sua prima mozione. «Siamo tutti d'accordo - ha detto - che l'aborto è comunque un male ma ci dividiamo sempre tra chi è per la vita e chi è per la scelta. È ora di contrastare insieme chi nel mondo è sia contro la vita che contro la scelta». I partiti della maggioranza hanno tuttavia voluto affiancare un loro documento, anziché limitarsi a sostenere la mozione Buttiglione (che dall'altra parte ha subito raccolto il pieno sostegno di Paola Binetti). E così anche il Pd, l'Idv e i radicali hanno messo nero su bianco i loro punti di vista, aggiungendo proprie sottolineature al comune denominatore proposto da Buttiglione. La mozione Pd, prima firmataria Livia Turco, insisteva sulla «libertà di scelta» delle donne, quella dell'Idv sulla diffusione della conoscenza dei «metodi contraccettivi». Ma tutte le parti eccedenti rispetto all'impegno su cui il governo ha espresso in aula il parere favorevole sono state bocciate dall'assemblea. Alla mozione Turco, votata anche dall'Udc, è mancato solo un voto per passare integralmente: 228 sì e altrettanti no. Anche questo vale come prova di un confronto senza asprezze: del resto, non ha creato problemi il fatto che molti cattolici del Pd abbiano votato a favore della mozione Buttiglione (l'indicazione ufficiale del gruppo era comunque una benevola astensione). Il commento del Vaticano è stato entusiasta. «Ora mi auguro - ha detto il cardinale Renato Martino - che la mozione vada avanti all'Onu e che possa raccogliere altri consensi». Un serio impegno della Farnesina è stato garantito dal ministro Franco Frattini. Comunque, il confronto parlamentare ha ribadito che la legge 194 non è in discussione (perché l'aborto, ha detto la Turco, «è sempre un dramma e mai un diritto») e la prevenzione può essere un'orizzonte comune. Mentre nell'aula di Montecitorio andava in scena la convergenza possibile, in commissione però la legge sul testamento biologico ha avviato il suo iter nel segno di una netta contrapposizione. La legge, già votata in Senato, approderà in aula in autunno. Ma è intenzione del Pdl mantenere l'attuale impianto, che ruota attorno all'obbligatorietà dell'idratazione e della nutrizione per chi è in stato vegetativo. Al Senato solo l'Udc votò con la maggioranza, mentre i cattolici del Pd si sono tutti, o quasi, opposti. La Binetti ieri ha detto apertamente che lavorerà per cercare di ricostruire una trasversalità «per la vita», insomma una convergenza tra i cattolici di tutti i Poli, come accadde per la legge sulla fecondazione assistita. Nel Pdl c'è però anche chi, come i fedelissimi di Fini, preparano emendamenti di impronta «laica».

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Caro Gervaso, il severo giudizio sulla corruzione in Italia, ai primi posti in Europa, espressi da m... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 16-07-2009)

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Giovedì 16 Luglio 2009 Chiudi Caro Gervaso, il severo giudizio sulla corruzione in Italia, ai primi posti in Europa, espressi da molta stampa, è contrapposto in uno dei tanti articoli sull'argomento, all'"elogio dei danesi che risultano il popolo meno corrotto del vecchio Continente". L'autore non mette esplicitamente in evidenza che i danesi sono prevalentemente protestanti, mentre gli italiani sono in grande maggioranza cattolici. Sarebbe opportuna un'indagine per appurare l'effetto di tale differenza sulla corruzione dei due popoli, anche analizzando il comportamento dei protestanti italiani e dei cattolici danesi. In ogni modo, in Europa, i cui popoli sono destinati nei prossimi decenni (o secoli?) a fondersi in un crogiolo sotto la spinta della globalizzazione, le famiglie saranno religiosamente miste. Ascanio De Sanctis - Roma Caro De Sanctis, la Danimarca protestante non fa eccezione. Tutti, e dico tutti i Paesi che hanno avuto la Riforma, o comunque ne sono stati influenzati, sono meno corrotti, e non da oggi, di quelli cattolici. La Riforma, voluta da Lutero che, nel 1517, affisse le sue 95 tesi sulla porta della chiesa di Ognissanti a Wittemberg, fu la conseguenza della degenerazione, dei misfatti, delle insolenti interferenze della Chiesa romana su quelle periferiche. La corruzione aveva toccato l'acme, tutto era in vendita e i maggiori beneficiari di questo andazzo erano i grandi prelati, vescovi, cardinali, pontefice e corte compresi. Non se ne poteva più. Il monaco agostiniano di Erfurt, prima di prendere una decisione così radicale, gravida di esiti traumatici e, in qualche caso, drammatici, aveva fatto di tutto per non rompere con le supreme gerarchie ecclesiastiche. Ma queste erano così marce che ogni raccomandazione o invocazione di bonifica non avrebbe sortito alcun risultato. Con la vendita delle indulgenze la Chiesa romana e i suoi emissari avevano passato ogni limite. Ma come si poteva assolvere un'istituzione, che ti promette il Paradiso, di cui nessuno ha mai verificato l'esistenza, in cambio di favori e di denaro? Lutero capì che c'era una sola via d'uscita:affrancarsi dalla tutela della Chiesa romana e fondarne un'altra. Il cristianesimo, prima della divisione, era appannaggio del Papa e dei suoi stati maggiori, che facevano belle prediche da pulpiti screditati. La Chiesa aveva clericalizzato gli animi, li aveva, cioè, resi scettici e opportunisti, con il nepotismo e la condotta scostumata dei suoi rappresentanti più insigni. Avevano quasi tutti amanti, molte con figli, e nessuno se ne scandalizzava. E non se ne scandalizzavano perché, salvo le solite, eroiche, pie eccezioni, nessuno credeva in niente, avendone viste, e vedendone, troppe. Quando la misura fu colma, si consumò lo scisma. Il cristianesimo, poi cattolicesimo, pretendeva, attraverso certi suoi viziosi e avidi ministri, che il fedele rinunciasse a ragionare e a non farsi domande su Dio e i suoi misteri. Il gregge doveva affidarsi al suo pastore, il solo qualificato a parlare con l'Onnipotente. L'ubbidienza del devoto doveva essere cieca, pronta, assoluta. Chi sgarrava, chi cercava, cioè, di pensare con la propria testa, veniva bandito dalla grande famiglia cattolica e, se insisteva a ragionare autonomamente, e magari polemicamente, finiva sul rogo. Lutero, tanto per cominciare, tradusse in volgare, cioè in tedesco, le Sacre Scritture che ognuno poteva ora leggere e interpretare senza arbitrarie mediazioni. E, soprattutto, lo autorizzava e lo incoraggiava a dialogare direttamente con il Padreterno. Il fedele si sentì più libero e, volendo essere un buon fedele, più responsabile. La Chiesa rispose alla Riforma con la Controriforma, che la fece riprecipitare nel Medioevo. Cercò di rigenerarsi, ma restava un'istituzione intollerante e intransigente, che perseguitava il libero pensiero, incompatibile con i dogmi, cioè con le verità unilateralmente rivelate. Ma c'è dell'altro. I Paesi che passarono al protestantesimo (calvinisti, luterani eccetera), avevano alle spalle uno Stato. Alcuni più democratico, altri più autoritario, ma Stato. La separazione fra gli affari politici e mondani e quelli religiosi era drastica. L'Italia, al contrario, dalla caduta dell'Impero Romano, era sempre stata in balia dello straniero e dei suoi eserciti. Una situazione deprecabile, ma assai gradita alla Chiesa Romana che, mettendo comuni o signorie in competizione fra di loro, ne vanificava le aspirazioni autonomistiche e unitarie. Quanto allo straniero, pensava solo a far bottino. Cosa succederà domani, non lo so. Credo anch'io che finiremo tutti in un grande crogiolo, di cui non sarà facile trovare la temperatura di fusione. L'importante è che l'Italia diventi finalmente laica e si sappia difendere dalle pretese universalistiche di arroganti teocrazie. atupertu@ilmessaggero.it

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La vita dopo l'anarchia (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 17-07-2009)

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17 luglio 2009 La vita dopo l'anarchia Il governo prende sul serio la moratoria di Buttiglione sull'aborto votata alla Camera. Tremonti promette poche ma buone risorse per le donne, la Farnesina assicura battaglia all'Onu. Meloni e Roccella combattive Adesso il governo deve prendere sul serio la volontà della Camera, ha scritto ieri il Foglio dopo l’approvazione della mozione presentata da Rocco Buttiglione e Paola Binetti che impegna l’esecutivo a farsi promotore presso le Nazioni Unite di una risoluzione che “condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico e affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto”. Il piano nazionale per la vita annunciato da Silvio Berlusconi il giorno del suo insediamento potrebbe quindi trovare nuove energie, sicuramente nuove risorse per combattere innanzitutto le cause materiali dell’aborto; ad esempio, dall’aumento dell’età in cui le donne andranno in pensione. Un’ipotesi è quella di destinare al sostegno della maternità una parte di questi soldi risparmiati. Cosa che peraltro il governo pare avere in mente. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti spiega infatti al Foglio: “E’ previsto che gli effetti di risparmio (non molto forti) vengano dedicati al fondo sociale, con particolare riferimento alle donne non autosufficienti”. In altri termini, questi soldi “non finiranno a bilancio dello stato” ma direttamente al fondo sociale. Contemporaneamente il governo è pronto a dar battaglia alle Nazioni Unite, come promette al Foglio Vincenzo Scotti, sottosegretario agli Affari esteri: “A livello istituzionale bisognerà lavorare per cercare il consenso all’Onu. Occorre partire subito, sappiamo che serve un lavoro paziente, lungo e determinato. Sappiamo che è una battaglia cruciale per la civiltà, che difendiamo un diritto fondamentale della donna”. Perché questo lavoro porti frutto, aggiunge Scotti, “c’è bisogno che cresca il consenso della gente attorno a questo argomento. Purtroppo mi sembra di vedere disinteresse, si è più attenti a questioni interne che alla sostanza dell’iniziativa. Senza sostegno della società civile, laica e religiosa, è difficile che si vinca questa battaglia. Sarà invece possibile trovando unità, come accaduto per la moratoria sulla pena di morte”. Parole rassicuranti, confermate nelle intenzioni dal ministro per le Politiche giovanili Giorgia Meloni, che spiega come questo tipo di politiche fossero “una priorità del governo fin dall’inizio”. Meloni non parla solo di “tutela della maternità”, ma anche della necessità di “incentivi alla natalità”. “Ci sono moltissime cose che si possono fare in tal senso; certo la situazione è complessa e i costi di un’operazione ben fatta sono molto alti, non meno di due miliardi di euro”. Ecco perché queste, dice il ministro, “sono scelte da sottrarre al conflitto tra gli schieramenti, come ad esempio è stato fatto in Francia vent’anni fa”. Le piace la mozione approvata alla Camera (“La condivido in pieno”) e si dice “pronta a metterla in pratica per tutto ciò che mi riguarda”. Puntando a una “legislazione organica, a trecentosessanta gradi” sul tema e permettendo che la legge 194 sia applicata fino in fondo. Su questo il ministro sgombra subito il campo da possibili equivoci: “Quando sento dire che la 194 funziona perché gli aborti sono diminuiti bisognerebbe ricordare che a diminuire sono invece state le gravidanze: la percentuale di interruzioni volontarie di gravidanza è rimasta uguale”. Per questo Meloni parla di “necessità di una legislazione organica”: “Non solo più asili nido, ma anche, ad esempio, creare più alternative possibili all’aborto, come un sistema di adozioni che funzioni, una sorta di ‘meccanismo Juno’ (dal nome del film premiato a Cannes l’anno scorso che racconta di una minorenne rimasta incinta che decide di far nascere il bambino e affidarlo a una coppia di sposi, ndr) che spinga le ragazze a non decidere per l’aborto”. Due piani di intervento paralleli ma distinti per favorire la maternità. E’ quello che pensa Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, che parla al Foglio di “battaglia economica e culturale”. Aiuti alle famiglie (“anche con incentivi per il lavoro”) e una valorizzazione della maternità”. Sulla destinazione delle risorse Roccella dice che “innanzitutto bisogna fare attenzione alla tassazione delle famiglie”. Questo l’intervento economico attuabile in tempi brevi, e poi “una serie di politiche che abbiamo già incominciato per ricostruire il tessuto” di una maternità ormai troppo medicalizzata e troppo poco valorizzata. “Anche se la vera battaglia sull’aborto – conclude – è quella contro la pillola Ru486”. Le parole che arrivano dal governo sembrano quindi smentire l’atteggiamento di “anarchia etica” di cui parlò Berlusconi in campagna elettorale: “Se mai c’è stata anarchia etica in questo governo – precisa Roccella – è comunque finita con il decreto approvato all’unanimità dal Cdm per salvare la vita di Eluana Englaro. Credo che nessun governo avrebbe fatto di più”. Quella della mozione di mercoledì, aggiunge il sottosegretario, “non è un caso isolato, ma un’altra tappa di un progetto preciso di azione”. Le fa eco il capogruppo al Senato del Pdl Maurizio Gasparri, esponente della maggioranza di governo che sottolinea come “spesso il Parlamento vota delle mozioni che servono poco, questa sull’aborto invece mi sembra importante, un punto di svolta”. D’altra parte, continua Gasparri, “questo è un esecutivo che è sempre stato coraggioso sui temi della vita, si pensi al caso Englaro. Sono sicuro che anche sull’aborto si muoverà con determinazione”. Gasparri non risparmia una frecciata: “Mi auguro che però sia coerente: non vorrei che dopo l’impegno ‘sull’inizio della vita’, sul fine vita lasci invece spazio a un pensiero eugenetico. Quella della mozione sull’aborto è un’ottima notizia, ne aspettiamo dunque altrettante sul testamento biologico”. Una mozione che ha trovato d’accordo laici e cattolici, come sottolinea Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl, che sottolinea soprattutto lo spirito “internazionale” del documento approvato: “Si chiede di non usare l’aborto come forma di controllo delle nascite, né di usare questa pratica come una sorta di contraccezione alternativa. E’ una mozione che non è entrata in conflitto con la legge 194, e per questo ha trovato apprezzamenti bipartisan”. Sulla tutela della maternità Cicchitto dice che il nodo da sciogliere è sulle “risorse da trovare, non sulle contrapposizioni politiche. Certo, sulle risorse pesa la situazione di crisi generale, ma il mio auspicio è che si trovino per fare in modo che la parte meno attuata di questa legge possa invece essere applicata”. Serve quindi incalzare il governo? “Sì, anche se sono convinto che il governo questo problema se lo ponga anche a prescindere dalla mozione”. Leggi Partorirete con meno dolore © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Piero Vietti

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Bersani sfotticchiato dai blog di area Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 17-07-2009)

Argomenti: Laicita'

17 luglio 2009 Bersani sfotticchiato dai blog di area Pd Copio e incollo l'intervento del sociologo Luca Diotallevi su landino.it Avvertimento: è satira, tremenda satira. Io sto con Bersani! ... eh si'! Nonostante il moderatismo di alcuni passaggi, e qualche indecisione nella guida politica non si puo' cedere al ribellissmo, all'estremismo qualunquista e liquidare l'esperienza del centro-sinistra di questi anni recenti, l'esperienza dell'unione tra le forse democratiche. Non possiamo assecondare la logica del "tanto peggio, tanto meglio". Non ci si puo' isolare e cosi' tener fuori dal gioco politico nazionale i lavoratori e le gente comune. Abbiamo un compito storico e le circostanze si presentano, a volte, con profili diversi da quelli che desideravamo. Le grandi eseperienze dei socialisti europei, nello scorso decennio, in Gran Bretagna, Germania, Francia rappresentano una indicazione che non dobbiamo accettare acriticamente ma che dobbiamo cogliere e portare ad una piu' compita espressione. L'incontro tra socialisti, laici e cattolici non ha piu' alibi, deve avvenire sul terreno che anche la gerarchi Ecclesiastica ha riconosciuto, quello della Pace, della laicita', della rottura con il moderatismo, quello della autonomia delle realta' temporali e dunque della politica. Cosi' potremo incarnare le giuste aspettative per le riforme, ma anche la prudenza che ci fa conservare i grandi valori del passato. La grande tradizione del socialismo europeo, certo non esente da critiche e da contraddizioni, ha bisogno del nostro apporto per essere rigenerata, ma noi dobbiamo riagganciare quel cammino da cui gli eventi storici drammatici ci hanno separato per esprimere a pieno la nostra capacita' di introdurre finalmente sulla scena politica un vero ed audace riformismo, capace di "riforme di struttura". Battere l'estremismo e far crescere il socialismo nella democrazia: per questo io sosterro' la candidatura di Bersani al prossimo, XI, Congresso del PCI, perche' questo 1966 sia davvero l'anno della svolta! Ps. Senza mediazioni e senza cedimenti. Sento che potrebbe spuntare un candidato di compromesso come Enrico Berlinguer. Una scelta del genere paralizzerebbe il nostro cammino. Ho riso per mezz'ora e ringrazio Stefano Ceccanti per la segnalazione. Clicca Qui per leggere tutti i commenti. Io ne ho scelti tre, eccoli: Giorgio Armillei | 16/07/2009 09:44:12 Mi associo all'outing del compagno Diotallevi. Dobbiamo riprendere e sviluppare la svolta di Bad Godesberg. Sono passati setti anni: è il momento di assumere fino in fondo, superandola nella prospettiva di un vero partito riformatore e non solo riformista, la linea del socialismo europeo, alla scuola della grande socialdemocrazia tedesca. Le forze conservatrici sono al governo in Europa: è un grande danno per i lavoratori e la democrazia. Noi terremo aperta la prospettiva del "socialismo in un solo paese" utilizzando ogni risorsa, dal progressismo cattolico anti-capitalista del Concilio al liberalismo borghese di Keynes, per la costruzione di una nuova grande alleanza, per una nuova politica di coalizione. Una grande alleanza, o meglio una grande unione, tra socialisti, liberali e cattolici per una svolta nella guida del paese. La svolta del 1966. L'anno dei mondiali. Giorgio Amendola | 16/07/2009 11:26:03 Ringrazio i compagni Diotallevi e Armillei che hanno ben capito il senso della candidatura del compagno Bersani. Sono invece perplesso risetto ad altre dichiarazioni di compagni che pur hanno espresso consenso a tale candidatura. Mi riferisco alla compagna Bindi, che pur elogiando tutto l'intervento ha però affermato "Se ci avesse salutato con un 'care democratiche e cari democratici' anziché usare amici e compagni, sarei stata più contenta" e ancor più ai compagni di "Agire Politicamente" il cui dirigente Lino Prenna ha scritto "Agire politicamente apprezza da tempo il tuo lavoro politico, la chiarezza e la determinazione delle tue idee, soprattutto in campo economico. Ha anche apprezzato e condiviso più o meno tutto di quello che hai detto il 1° luglio, presentando la tua candidatura alla segreteria del PD. Ma, perché il saluto col pugno chiuso e l’appellativo di “compagni”, rivolto ai numerosi presenti? Ora, capisco che questi compagni cattolici siano ancora commossi per la tragica e recente scomparsa di John Kennedy, primo cattolico alla Presidenza degli Stati Uniti D'America. Tuttavia essi non possono scambiare un grande Partito socialdemocratico europeo, dove il pugno chiuso e l'appellativo compagni restano elementi identitari irrinunciabili, come ben sa il compagno Bersani, con il Partito Democratico americano. Un conto è superare i limiti della gloriosa storia del Pci, un altro cadere nella tentazione di negarla: non ci siamo rivolti proprio per questo al compagno Bersani? Già in altri casi ho dovuto segnalare una certa intemperanza di questi giovanissimi compagni cattolici al compagno Rodano perché sia loro educatore. Egli, pur avendo subito sanzioni canoniche, ha sempre avuto il senso della moderazione sia nella vita politica sia evitando inutili polemiche interne alla Chiesa cattolica, cosa che essi ancora faticano ad apprendere. Ha invece ragione il compagno D'Alema a segnalare che, in occasione della presentazione della piattaforma del compagno Bersani, la giusta esigenza di far rientrare i numerosi operai presenti al turno di lavoro, ha sacrificato il canto devoto dell'Internazionale, ma voglio rassicurarlo che vi si farà rimedio nella prossima occasione. Ultimo Giapponese | 16/07/2009 12:40:04 Compagni non sono d'accordo. Questo è puro revisionismo. Così perdiamo la nostra vera forza: l'antagonismo nelle fabbriche e nella società. Il revisionismo ci sta uccidendo. Inseguire il capitale sul suo terreno vagheggiando una riforma interna che è oggettivamente impossibile sarà il nostro suicidio. La dialettica della storia impone il conflitto radicale perchè la società possa trasformarsi dal suo interno. questi movimenti non strutturati che si fanno strada oggi e che non hanno il senso della centralità del Partito come avanguardia del proletariato non sono altro che il tentativo della società borghese ormai sull'orlo della catastrofe di rilanciarsi con un'immagine imbellettata. Ma sappiamo tutti che l'anarchismo è il più grande nemico del comunismo. Ripensateci! © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Salvatore Merlo

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