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TARTICOLI DEL 1 dicembre 2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (4)
anche i migranti hanno dei diritti - samuele
ciambriello e dario stefano dell'aquila
( da "Repubblica,
La" del 01-12-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici o cattolici, impegnati da sempre su questi temi. è necessario che la politica, le istituzioni, la società civile, prendano posizione. Noi potremmo limitarci a dire che i migranti sono una risorsa, che portano ricchezza, che lavorano molto e sono essenziali per la nostra economia, specie in alcuni settori dove non vi è più manodopera italiana.
"massimo
e walter? io sono laica e non ci servono rese dei conti" - goffredo de
marchis ( da "Repubblica, La"
del 01-12-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Io sono laica e non ci servono rese dei conti" Non voglio il Pd del nord ma un Pd federale questo sì. E bisogna valorizzare la classe dirigente del territorio So che a Veltroni dà fastidio che lo dica, ma sono mancati luoghi per coinvolgere tutti, le direzioni sono affrettate GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Onorevole Bindi,
Fioroni:
no all'ingresso nel Pse Massimo? Dia sostegno leale
( da "Corriere
della Sera" del 01-12-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il Pd è un'esperienza originale che mette insieme laici e cattolici: serve una nuova casa riformista. Stiamo lavorando per trovare un rapporto federato tra i due gruppi al Parlamento europeo». Giachetti ha dato del «fascista» al segretario romano e potrebbe lasciare il Pd. «Siamo gli unici ad avere ancora una democrazia interna.
Siccome
il Signore largheggia in doni partitici, ora è il turno di Magdi
( da "Foglio,
Il" del 01-12-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: islamicamente corretto, buonismo, laicismo, soggettivismo giuridico, autolesionismo, indifferentismo e, sul piano più ampio della gestione sociale, nel multiculturalismo” – che onestamente, politica a parte, più qualche scongiuro, se il Padreterno non ci tiene una mano sulla capoccia siamo fritti.
( da "Repubblica, La" del 01-12-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Napoli
ANCHE I MIGRANTI HANNO DEI DIRITTI SAMUELE CIAMBRIELLO E DARIO STEFANO
DELL´AQUILA ê uesta volta la città non ha ottenuto l´attenzione dei media.
Unici testimoni disposti al racconto sono stati i padri Comboniani. Il racconto
di uno di loro è visibile su youtube.it, registrato da alcuni coraggiosi
reporter volontari di InsuTv. Questo governo, forte con i deboli e debole con i
forti, ha deciso di mostrare i muscoli e così i migranti di Castel Volturno
sanno che non devono avere paura solo della camorra. Accanto a questo dato di
cronaca, vorremmo affiancare alcuni dati, appena pubblicati. Il rapporto della
Caritas 2008 sui migranti stima che nella sola Campania ve ne siano circa 130
mila, pari al 3,3 per cento del dato nazionale e al 40 per cento di quelli
presenti nelle regioni meridionali. Vi sono più donne che uomini, molte delle
quali impegnate nei servizi alla persona, in particolare nell´assistenza agli
anziani. Questi migranti lavorano, producono reddito, offrono servizi, pagano
le tasse e contributi e, ironia della sorte, molto probabilmente non vedranno
mai una pensione. Con i loro contributi si pagheranno le pensioni degli
italiani. In cambio, e ci riferiamo solo agli ultimi mesi, il governo che non
apre a nuovi flussi incoraggiando così di fatto la clandestinità, propone di
introdurre il reato di clandestinità, di impedire i ricongiungimenti familiari,
limitare i matrimoni misti, di creare classi differenziate per minori
stranieri. C´è il rischio concreto che i diecimila minori stranieri che
frequentano scuole nella nostra regione si trovino nel prossimo anno scolastico
in classi ghetto. Come se non bastasse, un emendamento promosso dalla Lega nord
vuole modificare il testo unico sull´immigrazione e obbligare i medici a denunciare
gli immigrati irregolari che ricorrono alle loro cure. Un emendamento che, se
approvato, trasformerebbe i medici in delatori e andrebbe a creare un mercato
in nero dell´assistenza medica. Qui non si tratta, semplicemente, di rompere il
silenzio che avvolge Castel Volturno e la sua strage. Bisogna dire, ad alta
voce, basta. E non è sufficiente che queste parole le dicano i soliti noti, gli
operatori, laici o cattolici,
impegnati da sempre su questi temi. è necessario che la politica, le
istituzioni, la società civile, prendano posizione. Noi potremmo limitarci a
dire che i migranti sono una risorsa, che portano ricchezza, che lavorano molto
e sono essenziali per la nostra economia, specie in alcuni settori dove non vi
è più manodopera italiana. C´è di più. C´è la storia di milioni di
persone che, a prescindere da ogni altra considerazione, sono portatori di
diritti, fondamentali e inviolabili. Nella nostra regione, sempre a Castel
Volturno, il consiglio comunale ha discusso (e respinto per un solo voto) una
mozione che chiedeva la chiusura del centro di accoglienza migranti della
Caritas. è un segnale inquietante. Occorre, partendo da tutte le esperienze di
governo dei territori, che il centro sinistra elabori una proposta culturale,
prima ancora che politica, sul tema dei migranti. Noi vogliamo proporre due
punti su cui lavorare sin da subito. Il diritto al voto (nei limiti previsti
dalla normativa nazionale), alle elezioni amministrative, e il rifiuto da parte
dei sindaci di centrosinistra di trasformarsi in sceriffi e di avvalersi delle
norme previste dal decreto Maroni. Passare cioè da politiche di
criminalizzazione a politiche di integrazione, partendo dalle esperienze di
governo locale, dimostrando così che, malgrado la Lega nord, esiste nel nostro paese
una cultura politica rispettosa dei diritti e delle storie di tutti gli esseri
umani. Gli autori sono presidente dell´associazione Città Invisibile e
presidente di Antigone Campania
( da "Repubblica, La" del 01-12-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina 12 - Interni L´intervista
Direzioni affrettate Un Pd federale Rosy Bindi chiede un confronto sui temi
programmatici e non sulla segreteria: è fuorviante "Massimo e Walter? Io sono laica e non ci servono rese dei conti" Non voglio il
Pd del nord ma un Pd federale questo sì. E bisogna valorizzare la classe
dirigente del territorio So che a Veltroni dà fastidio che lo dica, ma sono
mancati luoghi per coinvolgere tutti, le direzioni sono affrettate GOFFREDO DE
MARCHIS ROMA - Onorevole Bindi, lei sta con Walter o con Massimo? «Con
nessuno dei due. Sono leale al segretario del mio partito che si chiama
Veltroni e ho grande stima di D´Alema. Non mi si può chiedere di più. Sono
laica nei confronti della fede, figuriamoci nei confronti di Walter e Massimo».
Il chiarimento invocato da tutto il Pd sarà personale o politico? «Per carità,
le questioni personali mi interessano molto. Ma siamo tutti abbastanza grandi.
Per quanto i due siano o pensino di essere importanti, per quanto difficili
siano i loro rapporti, nessuno può bloccare la vita di un partito se non sulla
base di obiezioni politiche. Il chiarimento vero invece serve come il pane».
Lei su cosa punta? «Per me il nodo cruciale è la natura plurale del Pd. O è il
compimento dell´Ulivo o siamo destinati a riprodurre quelle che io considero le
contraddizioni del centrosinistra col trattino. Il punto è sempre questo. Poi
si è consumato nel partito un equivoco fondamentale. Non so quale sia la causa
e quale l´effetto, ma sono mancati luoghi capaci di coinvolgere tutti e
dall´altra parte si sono costruite strutture parallele. Quando D´Alema dice che
torna al partito non la considero una minaccia ma un modo per dire che userà
più tutte le sue energie per Red e la fondazione Italianieuropei». Sul deficit
di democrazia interna Veltroni sostiene che in nessun partito si discute come
nel Pd. «So che lui prova fastidio quando dico queste cose. Ma guardiamo in
faccia la realtà: le riunioni della direzione sono sempre affrettate e ci sono
spesso segnali di insofferenza nei confronti delle proposte che vengono fatte
fuori dal circuito del gruppo dirigente». Per citare Fini anche nel Pd c´è un
problema di cesarismo? «Che i partiti siano preda del leaderismo, non c´è
dubbio. D´altra parte tutto nasce dall´elezione diretta del segretario. Ma a maggior
ragione non si può tenere nessuno ai margini». La prossima direzione si
concluderà con un voto? «In direzione si vota. Ma nessuno si metta in testa una
resa dei conti perché non sarebbe un chiarimento autentico. La situazione è
talmente difficile e il progetto così impegnativo che c´è bisogno di una
ricerca vera sulle questioni programmatiche. E di valorizzare una classe
dirigente che sul territorio esiste ma viene oscurata da un gruppo dirigente
romano, o peggio romano de´ Roma, che non va bene per un partito nazionale. Non
voglio il Pd del Nord, ma un Pd federale, questo sì. Ci sono dei problemi al
Nord, ce ne sono altri al centro dove l´eredità Pci-Pds-Ds può compromettere il
partito plurale, ce ne sono altri ancora al Sud dove abbiamo perso le elezioni.
Non dimentichiamo che noi governiamo ancora in 15 regioni e abbiamo centinaia
di amministratori locali». E se dal chiarimento uscisse un Pd che si sfascia,
che torna ai vecchi partiti? «Magari qualcuno farà una riflessione personale
sulla sua presenza nel Pd. Forse ha sbagliato casa e la cambierà. Non faccio
nomi, ma può darsi che vengano fuori casi singoli. Ma io credo nel progetto, è
quello giusto per il nostro tempo. Dico di più: comunque vada ci sarà qualcuno
che lo porterà avanti». Quanto è fragile la leadership di Veltroni? «Lo vedremo
al prossimo congresso, in autunno. Ma mettere subito in campo il tema della
segreteria è fuorviante e ci allontana dal chiarimento. Non esiste al mondo un
partito che organizza sempre congressi per discutere. Una cosa però dev´essere
chiara: la prossima volta non andremo a incoronare un imperatore, abbiamo
bisogno di primarie vere». Per D´Alema il Pd deve stare con i socialisti. Per
lei? «Possiamo stare con i socialisti europei, collaborare, ma il nostro posto
non è nel Pse. Io non chiedo a D´Alema e Fassino di diventare democratici cattolici, loro non chiedano a me di abbracciare al
socialismo. Dobbiamo ribaltare il discorso e farci aiutare dal mondo che
cambia: sono i socialisti che dovranno entrare nell´Internazionale democratica.
Con Obama, con il partito del congresso indiano, con altri. Siamo nella stessa
metà del campo con il Pse, ma dobbiamo starci in modo nuovo».
( da "Corriere della Sera" del 01-12-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-12-01 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Dal Pd «Al sindaco di Torino dico che l'autonomia c'è già» Fioroni:
no all'ingresso nel Pse Massimo? Dia sostegno leale ROMA — Beppe Fioroni, lei è
coordinatore dell'organizzazione del Pd: D'Alema ha detto che si vuole
impegnare di più nel partito. Qualcuno legge queste parole più come una
minaccia che come una promessa. «Io le leggo come la disponibilità a trovare
una soluzione unitaria nel partito. Il che non vuol dire unanimismo di
facciata. Sono convinto che la chiave di lettura sia la volontà di collaborare,
iniziando da un sostegno aperto e leale al segretario nazionale, eletto da
milioni di cittadini. Credo che il Pd sarebbe migliore se tutti noi mettessimo
più energia nel partito e meno nei tesseramenti di questa o quella associazione
». Nel Pd fioccano i nomi di candidati alternativi a Veltroni. E anche qualche
autocandidatura. «Da noi, a Viterbo, si dice: chi entra papa non esce neanche
prete. Le autocandidature sono dannose anche per chi le propone». La richiesta
di un congresso anticipato è ancora in piedi? «Il 19 c'è la Direzione, nella
quale mi auguro che siano sanciti da un voto chiaro l'indirizzo unitario e la
volontà di rinnovamento della classe dirigente locale e nazionale. Il congresso
non è una priorità, ma lo diventerebbe se nella Direzione non ci fossero dei sì
e dei no, se si verificassero profonde divergenze politiche o si mettesse in
discussione la leadership». Nel Pd soffia il vento del Nord. «Il Pd è il
partito più avanzato sul piano della struttura federale. I segretari regionali
sono eletti con primarie, che coinvolgono centinaia di migliaia di cittadini».
Ma Chiamparino chiede più autonomia. «L'autonomia è già riconosciuta. Non
vorrei che a qualcuno venisse in mente di realizzare la grande Padania o il
Parlamento del Nord: certe liturgie le lascio volentieri alla Lega. E vorrei
anche che evitassimo di dare la sensazione che invece di discutere del
coordinamento interregionale già previsto dallo Statuto si discuta del
coordinatore, che risponde solo all'opportunità dei singoli». Chiamparino non esclude
alleanze con la Lega. «Vedo con difficoltà l'ipotesi che si trovi una
compatibilità programmatica con la Lega, sia pure depurata da venature
populiste e intolleranti. E non mi sembra all'ordine del giorno una rottura tra
Bossi e Berlusconi». Allora la strada qual è? «Un rafforzamento dei segretari
regionali e una curvatura delle alleanze sulle liste civiche. Questo
federalismo senza risorse ha tradito gli amministratori e gli elettori: le
liste civiche possono aiutarci a conquistare consensi in quell'area». Europa:
per D'Alema il Pd deve stare con i socialisti. «Non credo che il Pd possa
entrare nel Pse. Il Pd è un'esperienza originale che mette
insieme laici e cattolici: serve una nuova casa riformista. Stiamo lavorando per trovare
un rapporto federato tra i due gruppi al Parlamento europeo». Giachetti ha dato
del «fascista» al segretario romano e potrebbe lasciare il Pd. «Siamo gli unici
ad avere ancora una democrazia interna. La critica è il sale della
politica, ma le soluzioni ipertoniche possono uccidere. Meglio evitare le
minestre troppo salate ». Caso Villari: giovedì sarà espulso? «Villari si è
messo fuori dall'opposizione: bene farà il gruppo a rispettare la sua volontà».
Alessandro Trocino Organizzazione Giuseppe Fioroni è coordinatore dell'organizzazione
del Partito democratico. Nel secondo governo Prodi è stato
ministro dell'Istruzione. Le prime esperienze politiche furono nel movimento
giovanile della Dc. è stato sindaco di Viterbo. Aderì
al Partito popolare e poi alla Margherita
( da "Foglio, Il" del 01-12-2008)
Argomenti: Laicita'
1 dicembre 2008 Anticipazione
dal Foglio di martedì 2 dicembre Siccome il Signore largheggia in doni
partitici, ora è il turno di Magdi L'europa cristiana potrà contare sul Pppec
C?è da riconoscere che il Signore non è certo sparagnino per quanto riguarda la
politica italiana. Se già – come Berlusconi sempre ricorda, e l?Italia tutta
concorda – ha già donato Gianni Letta alla penisola, adesso deve aver deciso
saggiamente di accrescere il presente con l?aggiunta del partito di Magdi
Cristiano Allam, che ha recentemente visto la luce in quel di Fabrica di Roma,
zona viterbese. E? un periodo in cui, se molto si parla di satira, neanche la
politica resta inoperosa. E così, nel giro di pochi giorni si è registrata la
nascita del Movimento per l?Italia di Daniela Santanchè (il suo slogan:
“Scegliere, decidere, risolvere” – un po? come dicevano a “Striscia la notiza”:
“Presto che è tardi”) – quindi la nascita del movimento di Francesco Pionati,
“Allenza di centro”, mamma che fantasia, idealmente situato tra il Cav. e
Avellino. Ma niente di paragonabile a quanto è accaduto a Fabrica di Roma.
Perché, se tanto Daniela quanto Francesco guardano a Berlusconi (che pur con
l?Altissimo, se non in stretta colleganza, ritiene quantomeno di avere una
certa consuetudine dal tempo della famosa unzione), Allam va ben oltre, e con
il suo Partito Protagonisti Per l?Europa Cristiana – certo, la sigla non viene
granché: PPPEC, mah… – vanta benemerenze che gli altri manco si sognano. “Al
pari della scelta di amare l?Italia e dell?orgoglio di sentirmi cittadino
italiano, al pari del dono della fede cristiana e del regalo più bello che la
vita potesse riservarmi, ricevere il battesimo dalle mani del Vicario di
Cristo, il Papa Benedetto XVI, considero il Partito Protagonisti Per l?Europa
Cristiana una scelta personale e un dono del Signore”. Appunto. Dunque, dal
cielo si largheggia. E se il Cav. bimbetto dai salesiani già ardeva di spirito
liberale, come ha spesso rievocato, Magdi Allam, pur non ancora cristiano, lo
superava in ardore e visione. “Sin dall?età di quattro anni, quando grazie a
un?opportunità offertami dalla Divina Provvidenza cominciai a frequentare il
collegio delle suore comboniane e poi dei salesiani in Egitto, il mio paese
natale, nutrivo una istintiva e profonda passione per la politica”. Se nel caso
degli altri due partiti sorti nella seconda decade novembrina, pur in un grande
sfolgorio di Patria e Moderazione, la visione è tutto sommato angusta – tiè, al
massimo l?Italia, tutt?al più Berlusconi – per il Partito Protagonista ecc.
ecc. l?orizzonte è addirittura continentale (ed è inutile fare facili ironie
sulla nascita in terra viterbese: quando la proposta incontra, il consenso
dilaga), e quindi senza stare a perdere ulteriore tempo, “si assume la storica
missione di riscattarci sul piano personale e collettivo proclamando uno stato
di emergenza etica, che consideri come priorità nazionale e comunitaria europea
la riscoperta, l?adesione e la difesa della nostra comune civiltà europea
cristiana” – che casomai, dovesse il progetto andare a buon fine, sarebbe per
Ratzinger un bel pensiero in meno. E dove la Santanchè vuol scegliere presto e
decidere in fretta, e Pionati posa lo sguardo sulle amministrative, Magdi
Cristiano Allam ha tutt?altro respiro e tutt?altra complessità. Nientemeno: “Costruiamo
insieme la Civiltà di Verità e Libertà, Fede e Ragione, Valori e Regole!”– un
partito, comunque, dove oltre l?allarme etico spopolano pure le maiuscole.
Tutte parole d?ordine che si ritrovano nel complesso simbolo – che a qualcuno
potrebbe ricordare, esteticamente, certi esperimenti diniani, ma si tratterebbe
solo di osservatori superficiali – così, a blocchetti di due, “Verità e
Libertà”, “Fede e Ragione”, “Valori e Regole”, (“sono indicati tre binomi che
rappresentano i passaggi fondamentali del mio percorso spirituale”, spiega il
fondatore al Corriere), e tutti insieme, con rispetto parlando, rappresentano
una specie di mano santa rispetto al baratro dell?Europa che Allam ha
avvistato, “una malattia ideologica naufragata nel nichilismo, relativismo, islamicamente corretto, buonismo, laicismo,
soggettivismo giuridico, autolesionismo, indifferentismo e, sul piano più ampio
della gestione sociale, nel multiculturalismo” – che onestamente, politica a
parte, più qualche scongiuro, se il Padreterno non ci tiene una mano sulla
capoccia siamo fritti. Visto mai, proprio tra gli incantevoli paesaggi
della Tuscia potrebbe materializzarsi (se il verbo non è troppo relativista)
l?avvio della riscossa. “Dono del Signore”, una cosetta da niente, allora più
che comprensibile l?ambizione a voler riscattare “la nostra anima dal baratro
della deriva etica”. Bella novità: a nessun partito era mai venuto in mente di
occuparsi dell?anima – il Cav, per dire, parla col prete ma pure con
Scapagnini. “Sì, noi siamo i protagonisti e ce la faremo”: quasi come “Yes, we
can” – però a Fabrica di Roma. di Stefano Di Michele