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Accordo
Israele-Anp: negoziati subito, pace entro il 2008
Il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente
palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) tornano ad incontrarsi lunedì 7 aprile a
Gerusalemme nel tentativo di imprimere slancio ai negoziati bilaterali condotti
dal ministro degli Esteri Tzipi Livni e dall'ex premier Abu Ala (Ahmed Qurea).
Per Olmert ed Abu Mazen si tratta del primo incontro da quando un mese e mezzo
fa un attentatore palestinese ha ucciso otto seminaristi ebrei in un collegio
rabbinico di Gerusalemme. Secondo il negoziatore palestinese Saeb Erekat, ad
Abu Mazen preme ottenere da Olmert l'impegno al congelamento delle attività di
colonizzazione ebraica in Cisgiordania e a Gerusalemme est. Abu Mazen, secondo
Erekat, intende esaminare le gravi condizioni di vita della popolazione
palestinese a Gaza e la possibilità di riattivare il valico di transito con
l'Egitto a Rafah. Secondo il presidente dell'Anp è necessario riaprire i posti
di valico fra Gaza ed Israele. Olmert e Abu Mazen discuteranno inoltre la situazione
in Cisgiordania dopo che le forze armate israeliane hanno rimosso un posto di
blocco e decine di ostruzione fisiche su diverse arterie. Da parte loro le
forze di sicurezza dell'Anp si stanno organizzando per essere dislocate a
Jenin, nella Cisgiordania settentrionale.
Israele non ha alcuna intenzione ostile nei confronti dei Paesi vicini al suo
confine settentrionale ed è anzi interessato a negoziati di pace con la Siria.
Lo ha precisato il premier Ehud Olmert, discutendo durante la riunione del Consiglio
dei ministri di domenica 6 aprile le finalità della esercitazione di difesa
civile in corso. «Tale esercitazione non rientra affatto in piani di altro
tipo» ha aggiunto Olmert, riferendosi ai timori espressi da parte araba che
essa possa preludere ad attacchi israeliani. «Israele non cerca affatto
confronti al suo confine settentrionale... vuole la pace con la Siria», ha
concluso il primo ministro.
"L'unica
via possibile per trovare la pace è lavorare insieme"
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: SCRITTORE ARABO ISRAELIANO "L'unica via possibile per trovare la pace è lavorare insieme" "È molto difficile fare lo scrittore in Medio Oriente, soprattutto se si vuole essere lo specchio della propria società". Sami Michael, autore arabo israeliano oggi ottantaduenne, candidato al Nobel per la Letteratura, questo rischio oggettivo l'ha ammesso con semplicità all'
La
<guerra del pane azzimo> fa tremare il governo d'Israele
( da "Corriere
della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fa tremare il governo d'Israele Scontro laici-religiosi sui precetti pasquali Lo Shas, il partito ultraortodosso, minaccia di andarsene, se la coalizione non interviene DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La guerra del pane - e non il malumore ancora diffuso per quella in Libano - rischia di ridurre in briciole il governo israeliano.
BEIRUT
- La giornata è calda, sulla strada non vi è molto
( da "Tempo,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
colline si è
combattuta una guerra durissima tra i miliziani del "Partito di Dio"
e lo Tzahal, l'Esercito israeliano. Ora gli israeliani si sono ritirati, i duri
combattenti filo-iraniani sembrano, come per magia, scomparsi. Ma vi è una
forza che garantisce la sicurezza alla popolazione di questa regione
martoriata. è l'UNIFIL-
Un
libro che a Daniele Brisigotti è piaciuto e che, pertanto, si sente di
consigliare è &# ( da "Messaggero, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la morte di un giovane soldato israeliano che i commilitoni hanno scambiato per un arabo ricercato. "Le pagine che più ho apprezzato - dice Brisigotti - sono quelle che raccontano la visita del padre alla casa palestinese dove il figlio è stato ucciso. Assai toccante è l'incontro fra il padre e una ragazza che abita in quella casa.
Il
monoteismo non è sinonimo di violenza
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: convinto che "nella Bibbia la violenza esercitata dall'antico Israele sia sempre da collegare con la sua politicizzazione" e che "religione veterotestamentaria e politica coincidano". Come se i cristiani, scrive padre Giandomenico Mucci, "non avessero fatto altro per duemila anni che credere senza ragionare".
A
Sderot, con l'incubo dei razzi Qassam
( da "Voce
d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Esteri Palestina e Israele: note di un viaggio nella pace (im)possibile* A Sderot, con l'incubo dei razzi Qassam Una giornata nella citta' israeliana piu' vicina alla Striscia di Gaza Gerusalemme (dal nostro inviato), 7 apr. – Quando si arriva per la prima volta in una città che non si conosce, le prime cose che si notano sono gli edifici,
Gerusalemme
considera il boicottaggio di Durban2
( da "Opinione,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 07 Apr 2008 Edizione 67 del 05-04-2008 Israele Gerusalemme considera il boicottaggio di Durban2 Questa volta Israele non ci sta. Nell'agosto del 2001 si tenne a Durban la Conferenza Mondiale contro il Razzismo dell'Onu. In quell'occasione si voleva far passare una risoluzione in cui il sionismo veniva equiparato al razzismo.
M.O.,
Israele Iran distutto in caso di attacco
( da "Voce
d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele: Iran distutto in caso di attacco Lo ha dichiarato il ministro delle Infratrutture di Gerusalemme Gerusalemme, 7 apr. - Un eventuale attacco di Teheran ad Israele scatenerebbe una risposta che porterebbe "alla distruzione dell'Iran". Lo ha affermato oggi il ministro israeliano delle Infrastrutture Benjamin Ben Eliezer (
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
SAMI MICHAEL. SCRITTORE ARABO ISRAELIANO "L'unica via possibile per
trovare la pace è lavorare insieme" "È molto difficile fare lo
scrittore in Medio Oriente, soprattutto se si vuole essere lo specchio della
propria società". Sami Michael, autore arabo israeliano oggi
ottantaduenne, candidato al Nobel per la Letteratura, questo rischio oggettivo
l'ha ammesso con semplicità all'incontro casalese in cui è stato ospite
ieri a Palazzo Sannazzaro. È stata un'autorevolissima anteprima di
"Oyoyoy! Festival internazionale di cultura ebraica" (che si snoderà
poi a maggio). Sami Michael è arrivato a Casale in compagnia di un altro
letterato arabo israeliano, il poeta Mahmoud Abassi, e dell'editore Shulim
Vogelmann. Ha parlato di sé e della sua visione del mondo rispondendo alla
giornalista Vera Schiavazzi. Il tema centrale, ovviamente, è stato il Medio
Oriente e la tensione che vi si respira. Da sempre. D'altronde, ha detto
l'ospite, "Mosé, Gesù e Maometto sono nati tutti e tre in Medio Oriente.
Tutti e tre hanno sognato di migliorare le condizioni umane e la convivenza.
Ebbene? Il loro messaggio ha attecchito in tutto il mondo, ma non in Medio
Oriente. Forse - ha ipotizzato con un po' di ironia - abbiamo bisogno di un
altro set di profeti!". Basterebbe? Forse no, ma lo scrittore arabo
israeliano continua a perseguire l'obbiettivo del dialogo sintetizzato da Sonia
Nobile, responsabile per il Medio Oriente di Amnesty International in Italia:
"Nei suoi libri tutti i protagonisti, pur con molte difficoltà, scoprono
che l'unica soluzione è quella di lavorare insieme".
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-07 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE # Tradizioni Un tribunale ha autorizzato l'uso del lievito La
"guerra del pane azzimo" fa tremare il governo d'Israele Scontro laici-religiosi sui precetti pasquali Lo Shas, il
partito ultraortodosso, minaccia di andarsene, se la coalizione non interviene
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La guerra del pane - e non il malumore
ancora diffuso per quella in Libano - rischia di ridurre in briciole il governo
israeliano. Lo Shas, il partito ultraortodosso, minaccia di andarsene, se
la coalizione non interviene con un emendamento d'emergenza per fermare la
decisione di un giudice. Che ha dato il via libera alla vendita di prodotti
come la pasta, il pane, ma anche la birra o il whisky, durante il periodo della
Pasqua ebraica. Un tribunale di Gerusalemme è intervenuto per interpretare una
legge votata nel 1986 e che proibisce di esporre in luoghi pubblici i prodotti
lievitati (vietati quando si celebra Pesach). Una pizzeria o un fornaio - ha
sentenziato il magistrato - non sono "pubblici": "La norma non è
stata pensata per imporre il precetto religioso di mangiare matzot (pane
azzimo, ndr) e neppure per affrontare nel dettaglio le proibizioni. Solo per
regolamentare l'esposizione delle merci". Eli Yishai, ministro e leader
dello Shas, ha definito la decisione "una macchia sull'identità ebraica di
Israele". "Il giudice ha puntato una pistola
alla tempia del nostro popolo", ha commentato Yitzhak Cohen, ministro per
gli Affari religiosi. Il premier Ehud Olmert ha aperto la riunione domenica-le,
cercando di calmare la ribellione: "Non possiamo trasformare questo caso
in una guerra culturale. In nove anni da sindaco di Gerusalemme, ho tenuto il
quartiere ultraortodosso di Mea Shearim su una mano e quelli arabi o laici
sull'altra. Ho imparato che dobbiamo vivere fianco a fianco". La due città
che devono vivere fianco a fianco sono Gerusalemme la religiosa e Tel Aviv la
laica. "La "legge delle matzot" - commenta il quotidiano liberal
Haaretz- è basata sulla coercizione religiosa. E' un tentativo evidente da
parte degli ultraortodossi di imporre il loro stile di vita agli altri settori
della società ". I commentatori fanno notare - con ironia - che la
decisione è arrivata proprio perché il comune di Gerusalemme (guidato da Uri
Lupolianski, sindaco ultraortodosso) si è impuntato a portare in tribunale i
ristoranti fuorilegge. Da laica, Tzipi Livni critica la sentenza, in un
commento scritto per il giornale Maariv: "Riguarda tutti noi e deve
preoccupare chi considera importante il carattere ebraico dello Stato".
"E' proprio perché io non sono una persona religiosa - continua il
ministro degli Esteri - che voglio proteggere qualcosa che simbolizza Pesach
anche a Tel Aviv, qualcosa che si celebra nel contesto pubblico e che allo
stesso tempo non vincola l'individuo nella sua casa, nelle scelte
private". Il ministro incaricato dell'appello contro il tribunale di
Gerusalemme è quello che meno vorrebbe cedere alle richieste dello Shas. Meir
Sheetrit, laburista e responsabile dell'Agricoltura, si è appena lamentato con
Olmert e ha accusato il partito ultraortodosso di ricattare il governo:
"Sarebbe meglio andare alle elezioni piuttosto che soccombere sempre alle
loro rivendicazioni ". I parlamentari religiosi hanno già pronto un
emendamento alla legge e vogliono convocare i deputati per una seduta
straordinaria, mentre la Knesset è in pausa per sei settimane. Davide Frattini
Fornai Ebrei ultraortodossi preparano la matzà, ovvero il pane azzimo non
lievitato, durante i giorni della Pasqua ebraica \\ Ehud Olmert Non dobbiamo
fare una guerra culturale. Dobbiamo vivere fianco a fianco \\ Tzipi Livni
Proprio perché non sono religiosa voglio proteggere un simbolo di Pesach.
( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa BEIRUT - La
giornata è calda, sulla strada non vi è molto ... BEIRUT - La giornata è calda,
sulla strada non vi è molto traffico, appena poche auto ci superano, sulla
destra il mare di un azzurro intensissimo, alcuni scogli formano delle piscine
naturali. Sì, lo scenario è davvero da villaggio vacanza, mentre andiamo verso
sud ci guardiamo intorno: sulla sinistra la collina è brulla, ma di un verde
quasi selvaggio. Sembra di stare in Sardegna, ma no, decisamente non siamo in
Sardegna. Quando attraversiamo il piccolo villaggio, tante ragazze sorridono al
passaggio della nostra auto. Ci salutano con la mano, ma hanno il capo coperto
dal velo. Stiamo attraversando un villaggio sciita e siamo nel Libano. Libano
del Sud. Qui nell'estate del 2006, tra questi colline si è
combattuta una guerra durissima tra i miliziani del "Partito di Dio"
e lo Tzahal, l'Esercito israeliano. Ora gli israeliani si sono ritirati, i duri
combattenti filo-iraniani sembrano, come per magia, scomparsi. Ma vi è una
forza che garantisce la sicurezza alla popolazione di questa regione
martoriata. è l'UNIFIL-
( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un libro che a
Daniele Brisigotti è piaciuto e che, pertanto, si sente di consigliare è
"Fuoco amico", ultimo romanzo del grande scrittore isreaeliano
Abraham Yehoshua (Einaudi 399 pagine, 19 euro). Al centro del romanzo c'è una
tragedia, che dà il titolo al libro: la morte di un giovane
soldato israeliano che i commilitoni hanno scambiato per un arabo ricercato.
"Le pagine che più ho apprezzato - dice Brisigotti - sono quelle che
raccontano la visita del padre alla casa palestinese dove il figlio è stato
ucciso. Assai toccante è l'incontro fra il padre e una ragazza che abita in
quella casa. Ci fa capire che grande tragedia sia per tutti la guerra,
per gli israeliani come per i palestinesi".
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Su "Civiltà
cattolica" "Il monoteismo non è sinonimo di violenza" No all'identificazione
tra monoteismo e violenza. Venerdì il quotidiano dei vescovi, Avvenire, ora
Civiltà cattolica, il quindicinale dei gesuiti pubblicato con il benestare
della Segreteria di Stato vaticana. La Chiesa schiera le sue corazzate di carta
per contestare la tesi, esposta da Gian Enrico Rusconi in alcuni editoriali per
La Stampa e da altri "saggisti laicisti" come il filosofo Giulio
Giorello e l'egittologo Jan Assmann, convinto che
"nella Bibbia la violenza esercitata dall'antico Israele sia sempre
da collegare con la sua politicizzazione" e che "religione
veterotestamentaria e politica coincidano". Come se i cristiani, scrive
padre Giandomenico Mucci, "non avessero fatto altro per duemila anni che
credere senza ragionare". Vengono prese in esame le critiche a
quelle sezioni del Pentateuco che sembrano contenere il comando di Dio a Israele di sterminare i popoli nemici. "La violenza non
appartiene all'essenza del monoteismo, quasi che essa debba necessariamente
promanare dalla fede in una verità rivelata, come, ad esempio, quella
cristiana". Con una stilettata ironica: "I laicisti di oggi
posseggono su questa materia la stessa scientifica competenza che si ammira
nelle voci del Dizionario filosofico del loro maestro Voltaire". \.
( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri
Palestina e Israele: note di un
viaggio nella pace (im)possibile* A Sderot, con l'incubo dei razzi Qassam Una
giornata nella citta' israeliana piu' vicina alla Striscia di Gaza Gerusalemme
(dal nostro inviato), 7 apr. – Quando si arriva per la prima volta in una città
che non si conosce, le prime cose che si notano sono gli edifici, la gente, i negozi. Magari i
monumenti, i giardini, gli scorci caratteristici. A Sderot no. A Sderot la
prima cosa che colpisce l'attenzione dello straniero in visita sono la fermate
degli autobus. Perché sono molto particolari: sono fatte in cemento armato.
Sono usate per aspettare l'autobus, certo. Ma anche come rifugio per ripararsi
dai razzi. Sderot è una cittadina israeliana che conta poco più di 20mila
abitanti. Si trova a circa un'ora di macchina a sud di Tel Aviv, ma quel che più
importa è che dista solo un paio di chilometri dalla Striscia di Gaza. Attorno
a questo dettaglio geografico ruota la vita della cittadina e le angosce dei
suoi abitanti. Dall'inizio della seconda intifada nel 2000, infatti, Sderot è
il bersaglio di razzi qassam lanciati da Gaza da estremisti palestinesi. In
quasi otto anni ne sono cadute alcune migliaia, anche se è difficile avere
stime precise. Molti razzi non colpiscono nessun obiettivo, altri esplodono
nelle mani di chi li sta lanciando, altri ancora non raggiungono il territorio
di Israele e cadono all'interno della Striscia: sono
ordigni rudimentali e imprecisi, preparati artigianalmente e con una gittata
limitata. Tuttavia hanno provocato decine di morti civili. Ma il lancio dei
razzi non solo causa vittime: ha un impatto psicologico devastante sulla
popolazione della zona, costretta a vivere una vita nella paura. Il Sappir
College è un bel campus universitario appena fuori Sderot, sulla strada per
Ashqelon. Ha strutture moderne e accoglienti che farebbero invidia a molti
atenei europei. Qui, nel parcheggio davanti alle aule, qualche giorno fa è
morto uno studente, ucciso dai frammenti provocati dall'impatto sul suolo di un
razzo. Un albero lì vicino mantiene vivo il ricordo del ragazzo in maniera sobria:
una foto, una bandiera israeliana, dei fiori e qualche candela. Il buco fatto
dal qassam è ancora lì, ben visibile sull'asfalto del parcheggio: è grande poco
più di un piede. Al Sappir College incontriamo alcuni professori del
dipartimento di Pubblica Amministrazione e Politica, tra cui il direttore Zvi
Schuldiner. Sono progressisti e pacifisti, detestano la politica del loro
governo tanto quanto quella di Hamas, si oppongono alla costruzione del muro e
vorrebbero la fine dell'occupazione dei territori palestinesi. All'inizio della
nostra riunione, il direttore ci rassicura: la sala in cui ci troviamo è
“sheltered”, è cioè un rifugio resistente ai razzi. Qualche attimo dopo una
sirena inizia a suonare e negli occhi di noi visitatori europei balena per un
attimo il panico… ma niente paura, un professore ci spiega con un sorriso che
si tratta solo di un banale antifurto. Credo sia contento che, seppur
involontariamente e solo per pochi istanti, abbiamo avuto un'idea di quello che
loro provano tutti i giorni. Docenti e studenti ci raccontano infatti com'è
vivere un vita con l'incubo dei razzi: l'allarme che preannuncia la caduta di
un qassam può suonare a qualsiasi ora e gli abitanti di Sderot sanno che da
quel momento hanno solo una manciata di secondi per precipitarsi nel più vicino
rifugio. Ci raccontano di come hanno le scarpe sempre ai piedi anche in casa,
di come una doccia non possa mai essere troppo lunga. Ma anche di tutti i
disturbi psichici collegati alla costante sensazione di paura: attacchi di ansia,
stati di shock, bambini con segni di regressione infantile. Qualcuno lascia la
città, la cui popolazione è infatti diminuita di oltre il 10% negli ultimi
anni, ma non tutti possono permetterselo. Qualcuno non vuole andarsene per non
arrendersi: e il fatto che il Sappir College abbia aumentato il numero dei suoi
studenti dimostra che molti giovani non si sono rassegnati. Un professore ci
accompagna per un breve giro di Sderot e ci fa notare tutti i rifugi: le
fermate dell'autobus, appunto, sono la cosa che si nota per prima, perché hanno
la forma di bunker; ma vi sono strutture simili nelle scuole, nei campi giochi
per bambini. Saliamo su una collinetta, guardando verso il mare vediamo la
Striscia di Gaza. è da li che vengono lanciati i qassam. Colpire coi razzi la
popolazione civile è un atto terroristico, diverso dagli attacchi contro
obiettivi militari. Chi scrive è contrario anche agli attacchi ai militari, in
quanto forniscono un comodo alibi alle dure operazioni di repressione
israeliane e contribuiscono ad alimentare quella spirale di violenza che
andrebbe invece spezzata; tuttavia il diritto umanitario internazionale e le
Convenzioni di Ginevra, in caso di conflitto, li permettono. Ma nel caso di
Sderot gli obiettivi sono civili innocenti, come lo studente del Sappir College
e tanti altri. è vero che i palestinesi di Gaza sono allo stremo, esasperati
dal blocco dell'esercito israeliano che ha sigillato la Striscia rendendola una
prigione a cielo aperto, sfiniti da una crisi umanitaria che ha reso la
situazione della zona “la peggiore dal
( da "Opinione, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Lun, 07 Apr 2008 Edizione 67 del 05-04-2008 Israele Gerusalemme
considera il boicottaggio di Durban2 Questa volta Israele non ci
sta. Nell'agosto del 2001 si tenne a Durban la Conferenza Mondiale contro il
Razzismo dell'Onu. In quell'occasione si voleva far passare una risoluzione in
cui il sionismo veniva equiparato al razzismo. Non passò per
l'opposizione americana e israeliana (i rappresentanti dei due Paesi
abbandonarono i lavori) e l'astensione dei Paesi europei. Questa esperienza può
ripetersi nel 2009. "Stiamo esaminando assieme agli Stati Uniti la possibilità
del boicottaggio" dichiara un funzionario del Ministero degli Esteri
israeliano. "Se vedremo che vogliono trasformarla in qualcosa come l'altra
volta, allora noi e gli Stati Uniti non saremo interessati ad esserci".
( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri M.O., Israele: Iran distutto in caso di attacco Lo ha dichiarato il ministro
delle Infratrutture di Gerusalemme Gerusalemme, 7 apr. - Un eventuale attacco
di Teheran ad Israele scatenerebbe una risposta che porterebbe "alla distruzione
dell'Iran". Lo ha affermato oggi il ministro israeliano delle Infrastrutture
Benjamin Ben Eliezer (foto) durante una visita alla "war room"
del suo dicastero, attivata nell'ambito della esercitazione civile di difesa in
corso in Israele. Prima di ricoprire l'attuale
incarico, Ben Eliezer è stato ministro della Difesa di Israele
marzo