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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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tARTICOLI DEL  7-4-2008        #TOP


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Israele-Anp, Olmert incontra Abu Mazen. Gerusalemme: «Vogliamo la pace con la Siria»

 

 

Articoli Correlati

Accordo Israele-Anp: negoziati subito, pace entro il 2008

 

Il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) tornano ad incontrarsi lunedì 7 aprile a Gerusalemme nel tentativo di imprimere slancio ai negoziati bilaterali condotti dal ministro degli Esteri Tzipi Livni e dall'ex premier Abu Ala (Ahmed Qurea). Per Olmert ed Abu Mazen si tratta del primo incontro da quando un mese e mezzo fa un attentatore palestinese ha ucciso otto seminaristi ebrei in un collegio rabbinico di Gerusalemme. Secondo il negoziatore palestinese Saeb Erekat, ad Abu Mazen preme ottenere da Olmert l'impegno al congelamento delle attività di colonizzazione ebraica in Cisgiordania e a Gerusalemme est. Abu Mazen, secondo Erekat, intende esaminare le gravi condizioni di vita della popolazione palestinese a Gaza e la possibilità di riattivare il valico di transito con l'Egitto a Rafah. Secondo il presidente dell'Anp è necessario riaprire i posti di valico fra Gaza ed Israele. Olmert e Abu Mazen discuteranno inoltre la situazione in Cisgiordania dopo che le forze armate israeliane hanno rimosso un posto di blocco e decine di ostruzione fisiche su diverse arterie. Da parte loro le forze di sicurezza dell'Anp si stanno organizzando per essere dislocate a Jenin, nella Cisgiordania settentrionale.

Israele non ha alcuna intenzione ostile nei confronti dei Paesi vicini al suo confine settentrionale ed è anzi interessato a negoziati di pace con la Siria. Lo ha precisato il premier Ehud Olmert, discutendo durante la riunione del Consiglio dei ministri di domenica 6 aprile le finalità della esercitazione di difesa civile in corso. «Tale esercitazione non rientra affatto in piani di altro tipo» ha aggiunto Olmert, riferendosi ai timori espressi da parte araba che essa possa preludere ad attacchi israeliani. «Israele non cerca affatto confronti al suo confine settentrionale... vuole la pace con la Siria», ha concluso il primo ministro.

 


 

Report "Israele/Palestina"

"L'unica via possibile per trovare la pace è lavorare insieme" ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: SCRITTORE ARABO ISRAELIANO "L'unica via possibile per trovare la pace è lavorare insieme" "È molto difficile fare lo scrittore in Medio Oriente, soprattutto se si vuole essere lo specchio della propria società". Sami Michael, autore arabo israeliano oggi ottantaduenne, candidato al Nobel per la Letteratura, questo rischio oggettivo l'ha ammesso con semplicità all'

La <guerra del pane azzimo> fa tremare il governo d'Israele ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fa tremare il governo d'Israele Scontro laici-religiosi sui precetti pasquali Lo Shas, il partito ultraortodosso, minaccia di andarsene, se la coalizione non interviene DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La guerra del pane - e non il malumore ancora diffuso per quella in Libano - rischia di ridurre in briciole il governo israeliano.

BEIRUT - La giornata è calda, sulla strada non vi è molto ( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: colline si è combattuta una guerra durissima tra i miliziani del "Partito di Dio" e lo Tzahal, l'Esercito israeliano. Ora gli israeliani si sono ritirati, i duri combattenti filo-iraniani sembrano, come per magia, scomparsi. Ma vi è una forza che garantisce la sicurezza alla popolazione di questa regione martoriata. è l'UNIFIL-2 a comando italiano, con il Generale Claudio Graziano.

Un libro che a Daniele Brisigotti è piaciuto e che, pertanto, si sente di consigliare è &# ( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la morte di un giovane soldato israeliano che i commilitoni hanno scambiato per un arabo ricercato. "Le pagine che più ho apprezzato - dice Brisigotti - sono quelle che raccontano la visita del padre alla casa palestinese dove il figlio è stato ucciso. Assai toccante è l'incontro fra il padre e una ragazza che abita in quella casa.

Il monoteismo non è sinonimo di violenza ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: convinto che "nella Bibbia la violenza esercitata dall'antico Israele sia sempre da collegare con la sua politicizzazione" e che "religione veterotestamentaria e politica coincidano". Come se i cristiani, scrive padre Giandomenico Mucci, "non avessero fatto altro per duemila anni che credere senza ragionare".

A Sderot, con l'incubo dei razzi Qassam ( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Esteri Palestina e Israele: note di un viaggio nella pace (im)possibile* A Sderot, con l'incubo dei razzi Qassam Una giornata nella citta' israeliana piu' vicina alla Striscia di Gaza Gerusalemme (dal nostro inviato), 7 apr. – Quando si arriva per la prima volta in una città che non si conosce, le prime cose che si notano sono gli edifici,

Gerusalemme considera il boicottaggio di Durban2 ( da "Opinione, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 07 Apr 2008 Edizione 67 del 05-04-2008 Israele Gerusalemme considera il boicottaggio di Durban2 Questa volta Israele non ci sta. Nell'agosto del 2001 si tenne a Durban la Conferenza Mondiale contro il Razzismo dell'Onu. In quell'occasione si voleva far passare una risoluzione in cui il sionismo veniva equiparato al razzismo.

M.O., Israele Iran distutto in caso di attacco ( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele: Iran distutto in caso di attacco Lo ha dichiarato il ministro delle Infratrutture di Gerusalemme Gerusalemme, 7 apr. - Un eventuale attacco di Teheran ad Israele scatenerebbe una risposta che porterebbe "alla distruzione dell'Iran". Lo ha affermato oggi il ministro israeliano delle Infrastrutture Benjamin Ben Eliezer (


Articoli

"L'unica via possibile per trovare la pace è lavorare insieme" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

SAMI MICHAEL. SCRITTORE ARABO ISRAELIANO "L'unica via possibile per trovare la pace è lavorare insieme" "È molto difficile fare lo scrittore in Medio Oriente, soprattutto se si vuole essere lo specchio della propria società". Sami Michael, autore arabo israeliano oggi ottantaduenne, candidato al Nobel per la Letteratura, questo rischio oggettivo l'ha ammesso con semplicità all'incontro casalese in cui è stato ospite ieri a Palazzo Sannazzaro. È stata un'autorevolissima anteprima di "Oyoyoy! Festival internazionale di cultura ebraica" (che si snoderà poi a maggio). Sami Michael è arrivato a Casale in compagnia di un altro letterato arabo israeliano, il poeta Mahmoud Abassi, e dell'editore Shulim Vogelmann. Ha parlato di sé e della sua visione del mondo rispondendo alla giornalista Vera Schiavazzi. Il tema centrale, ovviamente, è stato il Medio Oriente e la tensione che vi si respira. Da sempre. D'altronde, ha detto l'ospite, "Mosé, Gesù e Maometto sono nati tutti e tre in Medio Oriente. Tutti e tre hanno sognato di migliorare le condizioni umane e la convivenza. Ebbene? Il loro messaggio ha attecchito in tutto il mondo, ma non in Medio Oriente. Forse - ha ipotizzato con un po' di ironia - abbiamo bisogno di un altro set di profeti!". Basterebbe? Forse no, ma lo scrittore arabo israeliano continua a perseguire l'obbiettivo del dialogo sintetizzato da Sonia Nobile, responsabile per il Medio Oriente di Amnesty International in Italia: "Nei suoi libri tutti i protagonisti, pur con molte difficoltà, scoprono che l'unica soluzione è quella di lavorare insieme".

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La <guerra del pane azzimo> fa tremare il governo d'Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-07 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE # Tradizioni Un tribunale ha autorizzato l'uso del lievito La "guerra del pane azzimo" fa tremare il governo d'Israele Scontro laici-religiosi sui precetti pasquali Lo Shas, il partito ultraortodosso, minaccia di andarsene, se la coalizione non interviene DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La guerra del pane - e non il malumore ancora diffuso per quella in Libano - rischia di ridurre in briciole il governo israeliano. Lo Shas, il partito ultraortodosso, minaccia di andarsene, se la coalizione non interviene con un emendamento d'emergenza per fermare la decisione di un giudice. Che ha dato il via libera alla vendita di prodotti come la pasta, il pane, ma anche la birra o il whisky, durante il periodo della Pasqua ebraica. Un tribunale di Gerusalemme è intervenuto per interpretare una legge votata nel 1986 e che proibisce di esporre in luoghi pubblici i prodotti lievitati (vietati quando si celebra Pesach). Una pizzeria o un fornaio - ha sentenziato il magistrato - non sono "pubblici": "La norma non è stata pensata per imporre il precetto religioso di mangiare matzot (pane azzimo, ndr) e neppure per affrontare nel dettaglio le proibizioni. Solo per regolamentare l'esposizione delle merci". Eli Yishai, ministro e leader dello Shas, ha definito la decisione "una macchia sull'identità ebraica di Israele". "Il giudice ha puntato una pistola alla tempia del nostro popolo", ha commentato Yitzhak Cohen, ministro per gli Affari religiosi. Il premier Ehud Olmert ha aperto la riunione domenica-le, cercando di calmare la ribellione: "Non possiamo trasformare questo caso in una guerra culturale. In nove anni da sindaco di Gerusalemme, ho tenuto il quartiere ultraortodosso di Mea Shearim su una mano e quelli arabi o laici sull'altra. Ho imparato che dobbiamo vivere fianco a fianco". La due città che devono vivere fianco a fianco sono Gerusalemme la religiosa e Tel Aviv la laica. "La "legge delle matzot" - commenta il quotidiano liberal Haaretz- è basata sulla coercizione religiosa. E' un tentativo evidente da parte degli ultraortodossi di imporre il loro stile di vita agli altri settori della società ". I commentatori fanno notare - con ironia - che la decisione è arrivata proprio perché il comune di Gerusalemme (guidato da Uri Lupolianski, sindaco ultraortodosso) si è impuntato a portare in tribunale i ristoranti fuorilegge. Da laica, Tzipi Livni critica la sentenza, in un commento scritto per il giornale Maariv: "Riguarda tutti noi e deve preoccupare chi considera importante il carattere ebraico dello Stato". "E' proprio perché io non sono una persona religiosa - continua il ministro degli Esteri - che voglio proteggere qualcosa che simbolizza Pesach anche a Tel Aviv, qualcosa che si celebra nel contesto pubblico e che allo stesso tempo non vincola l'individuo nella sua casa, nelle scelte private". Il ministro incaricato dell'appello contro il tribunale di Gerusalemme è quello che meno vorrebbe cedere alle richieste dello Shas. Meir Sheetrit, laburista e responsabile dell'Agricoltura, si è appena lamentato con Olmert e ha accusato il partito ultraortodosso di ricattare il governo: "Sarebbe meglio andare alle elezioni piuttosto che soccombere sempre alle loro rivendicazioni ". I parlamentari religiosi hanno già pronto un emendamento alla legge e vogliono convocare i deputati per una seduta straordinaria, mentre la Knesset è in pausa per sei settimane. Davide Frattini Fornai Ebrei ultraortodossi preparano la matzà, ovvero il pane azzimo non lievitato, durante i giorni della Pasqua ebraica \\ Ehud Olmert Non dobbiamo fare una guerra culturale. Dobbiamo vivere fianco a fianco \\ Tzipi Livni Proprio perché non sono religiosa voglio proteggere un simbolo di Pesach.

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BEIRUT - La giornata è calda, sulla strada non vi è molto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa BEIRUT - La giornata è calda, sulla strada non vi è molto ... BEIRUT - La giornata è calda, sulla strada non vi è molto traffico, appena poche auto ci superano, sulla destra il mare di un azzurro intensissimo, alcuni scogli formano delle piscine naturali. Sì, lo scenario è davvero da villaggio vacanza, mentre andiamo verso sud ci guardiamo intorno: sulla sinistra la collina è brulla, ma di un verde quasi selvaggio. Sembra di stare in Sardegna, ma no, decisamente non siamo in Sardegna. Quando attraversiamo il piccolo villaggio, tante ragazze sorridono al passaggio della nostra auto. Ci salutano con la mano, ma hanno il capo coperto dal velo. Stiamo attraversando un villaggio sciita e siamo nel Libano. Libano del Sud. Qui nell'estate del 2006, tra questi colline si è combattuta una guerra durissima tra i miliziani del "Partito di Dio" e lo Tzahal, l'Esercito israeliano. Ora gli israeliani si sono ritirati, i duri combattenti filo-iraniani sembrano, come per magia, scomparsi. Ma vi è una forza che garantisce la sicurezza alla popolazione di questa regione martoriata. è l'UNIFIL-2 a comando italiano, con il Generale Claudio Graziano. Il contingente italiano, dall'ottobre dell'anno passato, è rappresentato dagli uomini e dalle donne della 132esima Brigata Corazzata "Ariete". L'attività della "Ariete" è frenetica. Gli oltre duemila militari italiani quotidianamente monitorizzano un'area difficilissima. Oltre il 70 per cento della popolazione è sciita, sostanzialmente divisa tra gli Hezbollah di Hassan Nasrallah e il partito "Amal" di Nabih Berri. Vicino alla base italiana di Tibnin, si trova il villaggio di Bint Jubayl, la roccaforte di Hezbollah. Nel 2006 oltre 5000 uomini dell'addestratissimo Esercito israeliano non sono riusciti a strapparla ai 700 miliziani del "Partito di Dio", dotati di armi modernissime - fornite soprattutto dalla Siria - nascosti fra trincee e cunicoli che ricordano la lotta dei Vietcong contro l'esercito americano. Anche se le forze si sono ritirate, e nel caso dei guerriglieri si sono semplicemente nascosti, la guerra ha lasciato una pesante eredità per la comunità libanese. Centinaia di bomblets, le micidiali cluster bombs, disseminano il terreno. In un'area dove è l'agricoltura il motore economico non poter lavorare tra i campi si può tradurre in una parola sola: carestia. Per questa ragione i team di EOD, gli sminatori, quotidianamente e con cura certosina perlustrano e bonificano il terreno. Ma l'azione dei militari italiani non è solo umanitaria. Il loro lavoro non si traduce esclusivamente nei programmi di demining, o nelle attività di cooperazione civile e militare che con "svizzera puntualità" consegnano alle municipalità locali scuole ristrutturate e altre essenziali infrastrutture. Impegni che vengono svolti di concerto con la nostra Ambasciata e l'ufficio della Cooperazione. I corazzati della "Ariete" sono dei militari e non dei poliziotti. Non si può avere un Libano sicuro se la gente non crede nelle istituzioni centrali, prima di tutto le LAF, Lebanese Armed Forces, le Forze Armate di Beirut. In una nazione multiconfessionale come il Libano, se l'esercito non rappresenta l'intera comunità, è il Paese stesso a subirne le conseguenze. Per questo gli uomini della "Ariete" hanno intensificato un programma di cooperazione con i reparti libanesi allo scopo migliorare la loro preparazione, ma soprattutto - e questo spesso è uno dei grandi paradossi delle missioni di pace - rendere l'esercito locale più vicino ai suoi cittadini. Qui si è lontani dagli echi delle polemiche romane. Missione sì, missione no. Quello che conta in Libano è lavorare in un'atmosfera delicata come il cristallo, dove tante comunità che conoscono solo l'odio tra di loro potrebbero individuare un nemico comune proprio in chi fa dell'equidistanza la sua ragion d'essere. Dopo tanti anni di fallimenti è in Libano che le Nazioni Unite stanno riprendendo prestigio e forza e credo che non sia un caso che questo sia in gran parte ascrivibile alla guida e alle attività dei soldati italiani. Poche centinaia di metri dietro la "Blue line", ci sono i carri "Merkava". Sul mare, in lontananza, si scorge una corvetta israeliana. Capita di sentire i "bang" supersonici dei Top gun di Tel Aviv. Il potente vicino non si vede, ma indiscutibilmente c'è. è per questo che, quando gli equipaggi italiani salgono sulle blindo "Puma", o sulle "Centauro", il loro compito è più molto importante di quello che si può pensare da una lontana terrazza romana. I nostri ci sono e si vedono. E sono qui perché nessuno possa più minacciare gli inermi cittadini israeliani; e perché i contadini del Libano del Sud possano tornare a lavorare nei propri campi senza il rischio di morire. Oggi abbiamo assistito a una sola esplosione, quella dei sorrisi di cinque bambini che salutavano "Paolo! Paolo!", il loro Paolo. Lui è Paolo Ruggiero, il Comandante della "Ariete". * Presidente Ce.S.I. Centro Studi Internazionali.

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Un libro che a Daniele Brisigotti è piaciuto e che, pertanto, si sente di consigliare è &# (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Un libro che a Daniele Brisigotti è piaciuto e che, pertanto, si sente di consigliare è "Fuoco amico", ultimo romanzo del grande scrittore isreaeliano Abraham Yehoshua (Einaudi 399 pagine, 19 euro). Al centro del romanzo c'è una tragedia, che dà il titolo al libro: la morte di un giovane soldato israeliano che i commilitoni hanno scambiato per un arabo ricercato. "Le pagine che più ho apprezzato - dice Brisigotti - sono quelle che raccontano la visita del padre alla casa palestinese dove il figlio è stato ucciso. Assai toccante è l'incontro fra il padre e una ragazza che abita in quella casa. Ci fa capire che grande tragedia sia per tutti la guerra, per gli israeliani come per i palestinesi".

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Il monoteismo non è sinonimo di violenza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Su "Civiltà cattolica" "Il monoteismo non è sinonimo di violenza" No all'identificazione tra monoteismo e violenza. Venerdì il quotidiano dei vescovi, Avvenire, ora Civiltà cattolica, il quindicinale dei gesuiti pubblicato con il benestare della Segreteria di Stato vaticana. La Chiesa schiera le sue corazzate di carta per contestare la tesi, esposta da Gian Enrico Rusconi in alcuni editoriali per La Stampa e da altri "saggisti laicisti" come il filosofo Giulio Giorello e l'egittologo Jan Assmann, convinto che "nella Bibbia la violenza esercitata dall'antico Israele sia sempre da collegare con la sua politicizzazione" e che "religione veterotestamentaria e politica coincidano". Come se i cristiani, scrive padre Giandomenico Mucci, "non avessero fatto altro per duemila anni che credere senza ragionare". Vengono prese in esame le critiche a quelle sezioni del Pentateuco che sembrano contenere il comando di Dio a Israele di sterminare i popoli nemici. "La violenza non appartiene all'essenza del monoteismo, quasi che essa debba necessariamente promanare dalla fede in una verità rivelata, come, ad esempio, quella cristiana". Con una stilettata ironica: "I laicisti di oggi posseggono su questa materia la stessa scientifica competenza che si ammira nelle voci del Dizionario filosofico del loro maestro Voltaire". \.

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A Sderot, con l'incubo dei razzi Qassam (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Palestina e Israele: note di un viaggio nella pace (im)possibile* A Sderot, con l'incubo dei razzi Qassam Una giornata nella citta' israeliana piu' vicina alla Striscia di Gaza Gerusalemme (dal nostro inviato), 7 apr. – Quando si arriva per la prima volta in una città che non si conosce, le prime cose che si notano sono gli edifici, la gente, i negozi. Magari i monumenti, i giardini, gli scorci caratteristici. A Sderot no. A Sderot la prima cosa che colpisce l'attenzione dello straniero in visita sono la fermate degli autobus. Perché sono molto particolari: sono fatte in cemento armato. Sono usate per aspettare l'autobus, certo. Ma anche come rifugio per ripararsi dai razzi. Sderot è una cittadina israeliana che conta poco più di 20mila abitanti. Si trova a circa un'ora di macchina a sud di Tel Aviv, ma quel che più importa è che dista solo un paio di chilometri dalla Striscia di Gaza. Attorno a questo dettaglio geografico ruota la vita della cittadina e le angosce dei suoi abitanti. Dall'inizio della seconda intifada nel 2000, infatti, Sderot è il bersaglio di razzi qassam lanciati da Gaza da estremisti palestinesi. In quasi otto anni ne sono cadute alcune migliaia, anche se è difficile avere stime precise. Molti razzi non colpiscono nessun obiettivo, altri esplodono nelle mani di chi li sta lanciando, altri ancora non raggiungono il territorio di Israele e cadono all'interno della Striscia: sono ordigni rudimentali e imprecisi, preparati artigianalmente e con una gittata limitata. Tuttavia hanno provocato decine di morti civili. Ma il lancio dei razzi non solo causa vittime: ha un impatto psicologico devastante sulla popolazione della zona, costretta a vivere una vita nella paura. Il Sappir College è un bel campus universitario appena fuori Sderot, sulla strada per Ashqelon. Ha strutture moderne e accoglienti che farebbero invidia a molti atenei europei. Qui, nel parcheggio davanti alle aule, qualche giorno fa è morto uno studente, ucciso dai frammenti provocati dall'impatto sul suolo di un razzo. Un albero lì vicino mantiene vivo il ricordo del ragazzo in maniera sobria: una foto, una bandiera israeliana, dei fiori e qualche candela. Il buco fatto dal qassam è ancora lì, ben visibile sull'asfalto del parcheggio: è grande poco più di un piede. Al Sappir College incontriamo alcuni professori del dipartimento di Pubblica Amministrazione e Politica, tra cui il direttore Zvi Schuldiner. Sono progressisti e pacifisti, detestano la politica del loro governo tanto quanto quella di Hamas, si oppongono alla costruzione del muro e vorrebbero la fine dell'occupazione dei territori palestinesi. All'inizio della nostra riunione, il direttore ci rassicura: la sala in cui ci troviamo è “sheltered”, è cioè un rifugio resistente ai razzi. Qualche attimo dopo una sirena inizia a suonare e negli occhi di noi visitatori europei balena per un attimo il panico… ma niente paura, un professore ci spiega con un sorriso che si tratta solo di un banale antifurto. Credo sia contento che, seppur involontariamente e solo per pochi istanti, abbiamo avuto un'idea di quello che loro provano tutti i giorni. Docenti e studenti ci raccontano infatti com'è vivere un vita con l'incubo dei razzi: l'allarme che preannuncia la caduta di un qassam può suonare a qualsiasi ora e gli abitanti di Sderot sanno che da quel momento hanno solo una manciata di secondi per precipitarsi nel più vicino rifugio. Ci raccontano di come hanno le scarpe sempre ai piedi anche in casa, di come una doccia non possa mai essere troppo lunga. Ma anche di tutti i disturbi psichici collegati alla costante sensazione di paura: attacchi di ansia, stati di shock, bambini con segni di regressione infantile. Qualcuno lascia la città, la cui popolazione è infatti diminuita di oltre il 10% negli ultimi anni, ma non tutti possono permetterselo. Qualcuno non vuole andarsene per non arrendersi: e il fatto che il Sappir College abbia aumentato il numero dei suoi studenti dimostra che molti giovani non si sono rassegnati. Un professore ci accompagna per un breve giro di Sderot e ci fa notare tutti i rifugi: le fermate dell'autobus, appunto, sono la cosa che si nota per prima, perché hanno la forma di bunker; ma vi sono strutture simili nelle scuole, nei campi giochi per bambini. Saliamo su una collinetta, guardando verso il mare vediamo la Striscia di Gaza. è da li che vengono lanciati i qassam. Colpire coi razzi la popolazione civile è un atto terroristico, diverso dagli attacchi contro obiettivi militari. Chi scrive è contrario anche agli attacchi ai militari, in quanto forniscono un comodo alibi alle dure operazioni di repressione israeliane e contribuiscono ad alimentare quella spirale di violenza che andrebbe invece spezzata; tuttavia il diritto umanitario internazionale e le Convenzioni di Ginevra, in caso di conflitto, li permettono. Ma nel caso di Sderot gli obiettivi sono civili innocenti, come lo studente del Sappir College e tanti altri. è vero che i palestinesi di Gaza sono allo stremo, esasperati dal blocco dell'esercito israeliano che ha sigillato la Striscia rendendola una prigione a cielo aperto, sfiniti da una crisi umanitaria che ha reso la situazione della zona “la peggiore dal 1967” (la definizione è di Amnesty International). Ma lanciare razzi, inseguire i soldati israeliani sul terreno della violenza, uccidere civili e rendere un inferno la vita di 20mila innocenti come può aiutare i palestinesi a far avanzare la propria causa? Come può alleviare la drammatica situazione di Gaza? Proprio per questo anche molti palestinesi sono contrari ai qassam, perchè hanno solo effetti negativi per il loro sogno di avere uno Stato: offrono al governo israeliano una facile scusa per giustificare l'occupazione, rendono più difficile per la comunità internazionale sostenere la causa palestinese, indeboliscono la posizione dell'Autorità Nazionale del Presidente Abu Mazen. La pioggia di qassam, infine, esaspera e radicalizza gli israeliani, rendendoli sempre più ostili. “Come faccio a convincere mio figlio a essere pacifista se viviamo nella costante paura di essere colpiti da un razzo?” ci chiede retoricamente un professore del Sappir College. Un'altra docente sintetizza alla perfezione lo stato attuale delle cose: “israeliani e palestinesi pensano che la pace sia inevitabile, che prima o poi cadrà dal cielo, ma nel frattempo agiscono in un modo che rende la pace sempre più difficile”. Per esempio occupando terre in Cisgiordania e assediando Gaza. Per esempio uccidendo uno studente di Sderot. Alessandro Bozzini * L'autore ha partecipato a una delegazione in Palestina e Israele organizzata e guidata da Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo. Il gruppo ha incontrato esponenti politici, intellettuali e associazioni sia internazionali che palestinesi e israeliani nelle città di Gerusalemme, Tel Aviv, Jaffa, Sderot, Ramallah, Nablus, Hebron e Betlemme.

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Gerusalemme considera il boicottaggio di Durban2 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Lun, 07 Apr 2008 Edizione 67 del 05-04-2008 Israele Gerusalemme considera il boicottaggio di Durban2 Questa volta Israele non ci sta. Nell'agosto del 2001 si tenne a Durban la Conferenza Mondiale contro il Razzismo dell'Onu. In quell'occasione si voleva far passare una risoluzione in cui il sionismo veniva equiparato al razzismo. Non passò per l'opposizione americana e israeliana (i rappresentanti dei due Paesi abbandonarono i lavori) e l'astensione dei Paesi europei. Questa esperienza può ripetersi nel 2009. "Stiamo esaminando assieme agli Stati Uniti la possibilità del boicottaggio" dichiara un funzionario del Ministero degli Esteri israeliano. "Se vedremo che vogliono trasformarla in qualcosa come l'altra volta, allora noi e gli Stati Uniti non saremo interessati ad esserci".

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M.O., Israele Iran distutto in caso di attacco (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri M.O., Israele: Iran distutto in caso di attacco Lo ha dichiarato il ministro delle Infratrutture di Gerusalemme Gerusalemme, 7 apr. - Un eventuale attacco di Teheran ad Israele scatenerebbe una risposta che porterebbe "alla distruzione dell'Iran". Lo ha affermato oggi il ministro israeliano delle Infrastrutture Benjamin Ben Eliezer (foto) durante una visita alla "war room" del suo dicastero, attivata nell'ambito della esercitazione civile di difesa in corso in Israele. Prima di ricoprire l'attuale incarico, Ben Eliezer è stato ministro della Difesa di Israele marzo 2001 a ottobre 2002, quando si dimise insieme ai ministri laburisti dell'esecutivo di Gerusalemme. Red. est.

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