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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DELL’ 8 e 9 maggio 2008
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Articoli
Israele/Palestina (150)
Al via la Fiera: Si parli di libri e scrittori Oggi
arriva Napolitano. Denunciati tre ragazzi per vilipendio alla bandiera di Stati
esteri ( da "Unita, L'"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: stato giusto invitare i grandi scrittori israeliani nell'anno dell'anniversario dello Stato di Israele. Se poi chi ha protestato contro questa Fiera l'ha fatto semplicemente perché Israele esiste e per delegittimare questo Paese, l'invito assume un ulteriore significato". Si vedrà se si riuscirà a parlare di libri e scrittori e lettori già da stamattina.
ROMAIn
Campidoglio il vessillo di Israele: prima volta in sessant'anni
( da "Unita,
L'" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: edizione del ROMAIn Campidoglio il vessillo di Israele: prima volta in sessant'anni LA BANDIERA ISRAELIANA (nella foto) sventola da ieri sera - per 24 ore - in piazza del Campidoglio, per celebrare i sessant'anni della nascita dello stato di Israele. Un fatto non solo simbolico, ma che assume un "significato storico", come ha sottolineato il neo sindaco di Roma Gianni Alemanno,
La
vera prova sabato, quando ci sarà la manifestazione indetta dalle associazioni
pro-Palestina per la quale arriveranno esponenti dei centri sociali da
tutt'Italia ( da "Unita, L'"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del La vera prova sabato, quando ci sarà la manifestazione indetta dalle associazioni pro-Palestina per la quale arriveranno esponenti dei centri sociali da tutt'Italia.
C'è
chi invoca la censura per la band italiana che inneggia all'Eta
( da "Unita,
L'" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: della Palestina, dei paesi Baschi". Il brano in questione è presente in un disco del gruppo uscito nel 2003. Non si tratta di un testo scritto in Italia, la canzone originale è del gruppo basco Etxamendi Ta Larraide e rievoca l'attentato nel quale perse la vita il braccio destro di Franco (allora ancora vivente) Carrero Blanco.
<Insegno
la Cabala per avvicinare l'uomo al divino>
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in Israele, promuove incontri con cabalisti guaritori, artisti, medici e psicologi interessati a trovare una guida in campi non convenzionali, a comprendere qualcosa di più sulle radici ebraiche del cristianesimo. Basandosi e vivificando gli aspetti del Talmud e della Cabala che ricordano i doveri dell'uomo verso l'ambiente.
Da
oggi al 12 maggio la festa dei libri
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: e come Paese ospite Israele nel 60º anniversario della nascita dello stato, proseguirà sino a lunedì 12 maggio, con i seguenti orari: giovedì, domenica e lunedì 10-22; venerdì e sabato 10-23. Biglietto di ingresso: intero 8 euro, ridotto 6, professionali 5. Per informazioni: Segreteria organizzativa, via Santa Teresa 15,
Tra
fumogeni, denunce e misure di sicurezza
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il fumo è stato quello dei fumogeni con cui i contestatori di Israele, Paese ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino, hanno ieri pomeriggio impestato la zona di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell'Università. "Boicotta Israele sostieni la Palestina" e "Solidarietà alla resistenza palestinese" gli slogan urlati.
Ciò
che è in gioco a Torino ( da "Manifesto, Il"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele difendiamo il diritto alla critica delle pratiche oppressive dei suoi governi, cosa che - del resto - facciamo ogni giorno su questo giornale. Da oggi a sabato, a Torino, non è in gioco il diritto di vivere dello stato israeliano, ma la libertà di denunciare e contestare le condizioni di non-vita cui sono ridotti i palestinesi,
ANTICIPAZIONI
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Uri Avnery: ecco la storia reale d'Israele P. 7/20 Fiera del libro/2 A Torino sarà presentato "La perdita", un dialogo tra Rossana Rossanda e Manuela Fraire. Uno stralcio P. 15 Fermo immagine Marlon Brando al funerale di Bobby Hutton, la giovane Pantera Nera uccisa dalla polizia.
L'Anp:
Ecco perché non partecipiamo ( da "Manifesto, Il"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Noi negoziamo con Israele, noi parliamo con Israele, noi stiamo discutendo per arrivare alla pace con Israele. Non siamo contrari alla presenza di Israele in qualsiasi manifestazione. Non siamo contro, siamo per sollevare la questione palestinese, la catastrofe del popolo palestinese, i diritti dei palestinesi che purtroppo sono stati volutamente tenuti fuori da questo evento.
La
bandiera israeliana in Campidoglio
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: anni della fondazione dello Stato di Israele. Un omaggio fortemente voluto dal neosindaco di Roma Alemanno e che "ha un significato storico molto importante", anche perché si tratta della prima volta. Alla cerimonia di alzabandiera era presente anche l'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir, e il presidente della comunità ebraica della capitale,
Torino
superblindata inaugura la Fiera del libro
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di certo la più contestata nella storia della manifestazione per la scelta di dedicare a Israele il ruolo di paese ospite d'onore. Nonostante le rassicurazioni degli organizzatori ("siamo tranquilli, ma attenti", ha ripetuto anche ieri il direttore generale della Fiera, Ernesto Ferrero), basterà darsi un'occhiata intorno per capire che aria tira.
Hezbollah
sciopera Libano in fiamme ( da "Manifesto, Il"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e Stati Uniti. Il movimento sciita tuttavia contesta anche la decisione del governo di rimuovere il generale Wafiq Shuqeir - considerato vicino a Hezbollah - dall'incarico di responsabile della sicurezza dell'aeroporto di Beirut. Un dirigente di Hezbollah, Qassim Allaq, ha spiegato che le telecamere installate nei pressi dello scalo sono in funzione da oltre 20 anni e che
Ci
sarò. Per la Palestina ( da "Manifesto, Il"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: nel contesto della Fiera del libro ci sia un unico interlocutore presente, il governo e lo stato d'Israele, ma non si faccia mai cenno all'altra parte, al popolo palestinese. Invece bisognava invitare tutte e due le parti, proprio perché il problema non può essere isolato. Dal momento che c'è una guerra in atto, si massacrano, si sparano, si uccidono;
L'invito,
premio all'occupazione ( da "Manifesto, Il"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Contro la scelta di Israele come ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino - da oggi al 12 - si è schierato il sociologo palestinese Jamil Hilal, molto conosciuto in Italia. Per Hilal scegliere lo Stato ebraico come ospite d'onore significa "premiare Israele per la sua continua occupazione, per il suo assedio alla Striscia di Gaza,
No
al boicottaggio dal poeta Adonis ( da "Manifesto, Il"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Su un altro fronte, ha destato scalpore in Israele, dove da due mesi è in cima alle classifiche dei libri più venduti, un romanzo iconoclasta del giovane scrittore Alon Hilu che si burla di un pioniere sionista del XIX secolo, mentre dimostra empatia verso un adolescente palestinese da lui ingannato.
Ironica,
parossistica, alimentata da una vena crudele è in arrivo al Lingotto la
scrittrice Orly Castel-Bloom ( da "Manifesto, Il"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Un fenomeno da Israele Ironica, parossistica, alimentata da una vena crudele è in arrivo al Lingotto la scrittrice Orly Castel-Bloom Francesca Borrelli Ci si può avvicinare, chi l'ha incontata dice che non è pericolosa, non sputa, non bestemmia, non si droga, non porta armi: non in pubblico, almeno.
A
Gerusalemme i 60 anni sono già arrivati Via alla festa, ma la corte di Olmert
traballa ( da "Manifesto, Il"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, furono cacciati via o fuggirono dalla loro terra dove non hanno più potuto far ritorno. Il programma di celebrazioni per Israele è fitto e andrà avanti per mesi. Prevede oltre a cerimonie ufficiali anche eventi artistici e musicali. C'è attesa per il seminario (13-15 maggio) organizzato dal capo dello stato Shimon Peres al quale prenderanno parte almeno dieci presidenti
E
lo Stato si chiamerà Israele ( da "Manifesto, Il"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Apparentemente fra Kfar Sava in Israele e la vicina Qalqiliyah palestinese, fra Mod'in Illit e Bil'in. Tra lo Stato di Israele (e un po' di terra in più arraffata) e i Territori Occupati palestinesi. In realtà, fra due mondi. Nella fervida immaginazione di coloro che credono nello "scontro di civiltà", siano essi George Bush o Osama bin Laden,
Il
direttore di Le Figaro: Berlusconi e Sarkozy sono simili
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sempre dedicato ai 60 anni di Israele: "Non ci sono state contestazioni come a Torino". Quanto al crollo della popolarità del presidente francese alle ultime elezioni amministrative, "bisogna dargli tempo - ha spiegato il giornalista -. Anche perché il giudizio dei cittadini sulle singole riforme è positivo".
Tensione
a Torino. Tre indagati per i roghi
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele Visita "blindata" per il Presidente. Procura al lavoro sulle bandiere bruciate. Contestazioni all'Università TORINO - Alla fine, tocca ad Aharon Appelfeld, 76 anni, uno dei più grandi scrittori d'Israele, pronunciare le parole magiche, quelle che richiamano alla pace dei cuori e al silenzio delle polemiche: "Il mio discorso ce l'
Starnone:
io ci sarò No ad attacchi assurdi
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sono da sempre critico verso la politica di Israele. è in atto uno scontro violentissimo, che va fermato, tra uno Stato ricco e tecnologicamente avanzato e un popolo povero e male armato. Ritengo l'occupazione dei territori una cosa nefanda, la condizione umana dei profughi palestinesi una delle vergogne della nostra epoca.
Israele
e la libertà dal pregiudizio ( da "Corriere della Sera"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele di partecipare come ospite d'onore al Salone del Libro di Torino, aggiungendo: "La mia impressione è che si veda come illegittima non soltanto la presenza alla Fiera del Libro, ma la stessa esistenza di Israele". Non si può dire che gli avvenimenti degli ultimi giorni, con le critiche rivolte da un noto intellettuale del mondo arabo alla giustissima decisione del presidente
Campidoglio,
issata ieri la bandiera d'Israele
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che rappresentò la distruzione dello Stato di Israele e i festeggiamenti di sessant'anni fa quando, una volta ricostituito lo Stato di Israele, fu permesso agli israeliani di passare sotto l'Arco". "Oggi - ha osservato il sindaco - il fatto che la bandiera di Israele sventoli sul Campidoglio rappresenta in qualche modo la chiusura di una grande tragedia" ed il coronamento "
La
banda ( da "Corriere della Sera"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,
Guida
ai film a cura di Maurizio Porro DRAMMATICO Sotto le bombe
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Apollo.
Ragazzi
e ( da "Corriere della Sera"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 11 categoria: BREVI Ragazzi e "squatter" "Se offriamo al quartiere il "pranzo partigiano" del 25 Aprile ci chiamano "ragazzi". Quando manifestiamo pro Palestina diventiamo "squatter"".
Gli
antagonisti: decideremo all'ultimo minuto
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: non è che di Israele a noi importi poi molto". Non è un argomento che sentono particolarmente, lo testimonia l'assenza di qualunque accenno alla questione palestinese nei tazebao all'ingresso, tutti molto autoreferenziali. Più che Ben Gurion o Olmert, interessano il Chiamparino "legge e ordine" assimilato al leghista Borghezio.
10
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 11 categoria: BREVI 10 maggio è il giorno in cui è previsto il corteo pro-Palestina: i manifestanti non potranno avvicinarsi a più di duecento metri dal Lingotto.
Bandiere
e proteste ( da "Corriere della Sera"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la manifestazione pro-Palestina organizzata dai centri sociali ieri mattina davanti a Palazzo Nuovo a Torino. Sopra, preparativi anche per le misure di sicurezza: alcuni poliziotti presidiano già il Lingotto. A destra, ultimi ritocchi per l'allestimento della Fiera: campeggia la bandiera di Israele, ospite d'onore.
Kefiah,
fotografi e scolaresche in fuga la tensione viaggia tra gli stand - concita de
gregorio ( da "Repubblica, La"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Parecchio più teso è il clima allo stand di Israele, in Fiera. Ferrero racconta che l'iniziativa di invitare Israele come ospite d'onore è nata durante un incontro a Bose, la comunità di Enzo Bianchi, da un'idea di alcuni librai torinesi tra cui Angelo Pezzana, titolare della libreria Luxemburg.
Il
vessillo di israele in campidoglio
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Cronaca Il vessillo di Israele in Campidoglio ROMA - La bandiera israeliana issata per 24 ore in piazza del Campidoglio per celebrare i sessant'anni della nascita dello Stato di Israele. Ieri sera il neosindaco di Roma Gianni Alemanno ha partecipato all'alzabandiera insieme all'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir.
Torino,
partenza blindata per la fiera del libro
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: per protestare contro la decisione di indicare Israele come ospite d'onore dell'edizione di quest'anno. Ieri gli organizzatori del boicottaggio hanno annunciato che prevedono di far arrivare a Torino "5-7.000 persone per una manifestazione pacifica e senza incidenti". Al termine del corteo, che ci concluderà a duecento metri dagli ingressi della Fiera,
Libri,
il giorno di napolitano ( da "Repubblica, La"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: anche se le preoccupazioni maggiori sono per sabato, giorno del corteo contro Israele organizzato da "Free Palestine", per il quale si preannuncia il proposito di forzare gli eventuali blocchi per raggiungere il Lingotto. Ieri tre giovani sono stati denunciati dalla Digos per aver bruciato le bandiere israeliane e statunitense il Primo Maggio.
Bandiere
bruciate, tre denunciati uno è figlio di un giudice civile
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sventolano i vessilli - tre di Israele, uno degli Stati Uniti - poi appiccano il fuoco. Qualcuno applaude. C'è il successivo lavoro di riconoscimento ed identificazione degli investigatori. Tre giorni di accertamenti minuziosi. Il risultato è il rapporto finito ieri mattina sul tavolo del procuratore aggiunto Maurizio Laudi.
Free
palestine, promessa che inquieta "sfonderemo per arrivare al salone"
- niccolo zancan ( da "Repubblica, La"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: agenti NICCOLO ZANCAN niccolò zancan Tremila persone al corteo contro Israele, mille agenti a vegliare su un sabato pomeriggio difficile. "Sarà una questione di numeri", dicono in questura. Però i numeri sono neutri, non spiegano. Per esempio il fatto che metà degli antagonisti arriverà da fuori Torino. Ieri sera, nuove adesioni da Milano e Bologna, centri sociali Transiti e Crash.
Napolitano
apre la fiera la prima di un presidente - federica cravero
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano a Roma, Gideon Meir. Ma non erano mancate voci critiche. Come quelle del filosofo Gianni Vattimo e dell'ambasciatore palestinese in Italia, Sabri Ateyeh, che aveva espresso "massimo rispetto" per la scelta di Napolitano, salvo sollevare alcune perplessità visto che il gesto potrebbe essere interpretato "come un appoggio italiano alla politica di negazione dei diritti del
Il
suono del corno di capra saluta i 60 anni dalla fondazione di israele
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele Con il suono dello shofar, il corno di capra utilizzato in alcune feste particolari, la comunità ebraica torinese ha ricordato ieri sera in Sinagoga i 60 anni dalla fondazione di Israele. La festa di Yom Hazmaut che si svolge ogni anno in questo periodo, coincide per una pura casualità con la serata di apertura della Fiera del Libro dedicata allo stato con capitale Gerusalemme.
Fra
il sacro e il profano i cento volti della fiera - massimo novelli
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: tra i massimi letterati contemporanei, lo scrittore israeliano ha pubblicato di recente Fuoco amico, il suo ultimo romanzo. Stamattina lo si può incontrare in Fiera. Qualcuno lo ha accusato di essere "un razzista immorale", ma lui è uno che pensa che "l'esplosione della cultura ebraica in molti campi non è un buon segno.
Il
cinema di qua e di là dal muro - mario serenellini
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: con Juliette Binoche MARIO SERENELLINI "Amos Gitai è israeliano ma il suo sguardo avvolge pure l'altra faccia della medaglia, anche la terza, cioè l'Europa. Questa sua apertura mi ha subito conquistata. Quando mi ha fatto leggere la sinossi di Disengagement, ispirato all'Uomo senza qualità di Musil, ho sentito di poter entrare nel suo universo".
Tra
corni da caccia e finger food alla reggia la festa dei novecento - sara
strippoli ( da "Repubblica, La"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che arriva oggi con l'ambasciatore israeliano Gideon Meier. Per il mondo ebraico è presente il consigliere dell'ambasciata d'Israele Elazar Cohen. Editoria al gran completo: Gian Arturo Ferrari di Mondadori, che fra l'altro proprio qui a Venaria è convolato a nozze, Inge Feltrinelli, Elisabetta Sgarbi.
Brevi,
schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Azzurra
Eraldo Affinati e Stas Gawronski incontrano lo scrittore israeliano Aron
Appelfeld. israele Alle 17 al Caffè Pedrocchi Vittorio Dan Segre presenta il
suo libro "La metamorfosi di Israele" con Khaled Fouad Allam ed Elena
Loewenthal. A cura di Utet. in cucina con luciana Alle
Giunta,
alemanno a caccia di tecnici - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: tecnici E in Campidoglio sventola la bandiera di Israele Il 26 debutta il nuovo Consiglio comunale. Contro l'esclusione lista Grillo ricorre al Tar GIOVANNA VITALE La fuga in avanti del coordinatore azzurro Francesco Giro, che uscendo dal primo vertice congiunto Fi-An convocato per definire la prossima giunta capitolina ha snocciolato la lista quasi completa degli assessori in pectore,
Oggi
la Fiera del libro di Torino a rischio di opposti integralismi
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele Autori schiacciati tra due fazioni: chi nega il diritto di parola e chi nega l'occupazione della Palestina Oggi la Fiera del libro di Torino a rischio di opposti integralismi Stefania Podda Torino (nostra inviata) Zone rosse, agenti del Mossad in giro per la città e per gli stand, misure di sicurezza che nemmeno la conferenza di Annapolis sul Medio Oriente.
Cosa
diceva la radio che dava tanto fastidio ai clan. Il notiziario del 24 dicembre
1977 di Radio Aut ( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fallire i piani israelo-egiziani che mirano alla liquidazione della causa palestinese. Notizie nazionali Pontedera Occupato il comune. Oggi, durante la conferenza stampa organizzata subito dopo l'occupazione, è emerso, in tutta la sua gravità, il problema degli enti locali condotti all'asfissia da trentenni di governi democristiani che hanno badato solo agli interessi dei padroni.
Rende
(Cs) Da vedere e/o rivedere: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni
sospetto il film di Petri del 1970 alle 21 al Dam dell'Università della
Calabria ( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Torino Prosegue la rassegna Free Palestine : alle 18.30 al cinema Fratelli Marx in corso Belgio 53 Intervento divino di Suleiman; alle 20.30 omaggio a Wael Zuaiter con Teatro Forsennato in Sangue palestinese e poi A stone Throw Away di Lina Halvorsen e dibattito con la regista.
Le
tante, troppe spie ignorate di Verona Quando la paura è verso qualcuno Se la
mia Cgil fa come re Franceschiello
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come quello di bruciare una bandiera di Israele a Torino. Se l'atteggiamento minimizzante e fuorviante del sindaco veronese Tosi è semplicemente disgustoso, il Presidente della Camera Fini non prova vergogna a fare certe affermazioni? O dobbiamo pensare che a destra, sotto il doppiopetto, qualcuno porti ancora la camicia nera?
Fiera
del libro a rischio di opposti integralismi
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: In questi mesi di mobilitazione contro la presenza di Israele a Torino, si è oramai perso il senso della misura. Da una parte e dall'altra. Nella pretesa di imbavagliare gli scrittori senza preoccuparsi di tracciare un confine tra cultura e potere, e nell'automatismo di una risposta che cancella l'esistenza dell'occupazione israeliana e della tragedia palestinese.
<Se
c'è chi vuol boicottare lo faccia. Qui al Salone vogliamo discutere>
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: anche la politica di Israele. Di sicuro c'è che la Fiera non ha mai avuto tanta pubblicità come quest'anno, e sarebbe bello che i media si occupassero anche dei libri. Che invece rischiano di essere oscurati? È un meccanismo incontrollabile, quando si scatena la rincorsa alla notizia, al titolo di giornale forte, al fatto che bisogna sempre caricare per accattivarsi il pubblico.
Sbagliato
il boicottaggio del Salone Sbagliato demonizzare chi manifesta
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quello israeliano, come prevedono quelle risoluzioni Onu che sono alla base della legittimità dell'esistenza dello stato d'Israele. La cancellazione della questione palestinese dall'agenda politica è invece la vera emergenza. Il Prc è impegnato per questo a riprendere l'iniziativa per la pace sulla parola d'ordine due popoli due stati con Gerusalemme capitale condivisa di entrambi.
Tre
denunciati per le bandiere bruciate in piazza
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: perchè vogliamo che i palestinesi sappiano che in Italia c'è chi sostiene la loro resistenza. Non si tratta di un gesto ostile nei confronti degli ebrei, nè degli israeliani ma dello Stato di Israele, del suo esercito, del suo governo e non c'è stata da parte nostra alcuna equiparazione fra Israele e il nazismo". 08/05/2008.
Non
ignorate ancora la manifestazione
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sessanta anni della nascita di Israele un evento culturale di massa come la Fiera del Libro. Se sessanta anni fa Israele avesse consentito la nascita anche della Palestina ciò non rappresenterebbe un problema, ma così non è stato allora e così non è neanche adesso. I motivi li hanno documentati per anni sulle vostre pagine giornalisti preziosi come Stefano Chiarini e Giancarlo Lannutti.
Rispettare
e informare Ma noi non ci saremo ( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sappiamo che la nostra posizione fortemente filopalestinese e non ostile verso il popolo di Israele e i suoi diritti, è una posizione minoritaria in Italia. Siamo abituati ad essere minoranza. Diversa è la questione di Verona. Che per motivi misteriosi è stata accostata a Torino. Forse solo per quel paragone folle e sciagurato avanzato dal presidente della Camera Fini.
La
"gazzetta" cambia direttore
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
in Israele
dalla scorsa estate, era stato sempre per l'Ansa corrispondente da Tirana e anche
responsabile della Gazeta Shqiptare, il foglio in lingua albanese edito dalla
stessa Edisud. Nelle settimane scorse il 30 per cento della società editrice è
stato acquisito dalla Fi
Dance,
disco e minimalista la nuova frontiera della musica - carlo moretti
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: americano Charlemagne Palestine e il compositore minimalista giapponese Ryoji Ikeda. All'una spazio alla dance degli anni Ottanta con "Italo & Cosmic Disco": sul palco le selezioni musicali saranno curate da due pionieri della dance italiana: Daniele Baldelli, già deejay della Baia degli Angeli e del Cosmic, e Alexander Robotnik,
Beirut
in fiamme, un giorno di guerra civile - fabio scuto
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
La guerra con
Israele nell'estate del
Brevi,
schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 10 controcorrente Chi critica Israele è antisemita? In occasione della Fiera del libro di Torino, dedicata allo stato d'Israele, si sono scatenate violente polemiche. Corrado Formigli ne parla col filosofo Gianni Vattimo, Ugo Tramballi ( Sole 24 Ore ) e con esponenti della Comunità ebraica romana.
Il
miracolo dell'ebraico che rinasce - torino
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: per quel che riguarda Israele, Yehoshua, Appelfeld e molti altri. Allora Vogelmann, qual è il segreto di questo prodigio? "La letteratura israeliana ha in sé un grande paradosso: i primi a scrivere in ebraico lo fecero fuori dalla Palestina. Prendiamo Bialik, o piuttosto Brenner che solo in seguito andranno in Eretz Israel.
FERRERO:
BASTA POLEMICHE TORINO NON è KABUL
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ma si teme soprattutto la manifestazione di sabato dell'associazione Free Palestine alla quale sono attese cinquemila persone. C'è chi parla di "zona rossa" attorno al Lingotto. "Non siamo a Kabul nè a Baghdad - replica il direttore della Fiera Ernesto Ferrero - Torino riuscirà a fare una Fiera bellissima, e non solo per il tema, che è la bellezza".
FIERA
DEL LIBRO, AL VIA NELLA CITTà BLINDATA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: manifestazione di protesta di sabato prossimo contro la presenza ufficiale di Israele. E il segnale che mandano alla vigilia le forze dell'ordine è molto chiaro: tre persone sono state denunciate dalla Digos (che sta lavorando in collaborazione con il Mossad, i servizi segreti israeliani) per avere bruciato le bandiere di Israele e Usa a Torino durante il corteo del Primo Maggio.
SUL
CAMPIDOGLIO IL VESSILLO CON LA STELLA DI DAVIDE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dove resterà per 24 ore, alla presenza del sindaco di Roma, Alemanno, e dell'ambasciatore israeliano in Italia, Meir, per il 60.esimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele. Alemanno ha sottolineato come sia "la prima volta" che il vessillo con la stella di David sventoli di fronte al palazzo senatorio.
LA
RELIGIONE DIVENTATA TERRA ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: reagirono attaccando Israele, ma le truppe israeliane riuscirono a resistere e a contrattaccare. La prima guerra tra arabi e israeliani si concluse a favore d'Israele, mentre nasceva il regno di Giordania con la fusione della Transgiordania con la Cisgiordania, dove, secondo l'Onu, sarebbe dovuto nascere uno stato palestinese.
Prova
di forza di Hezbollah Spari nelle strade di Beirut
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Hezbollah ha asserito che le tensioni proseguiranno finché il governo non revocherà le decisioni adottate contro di esso. Il gruppo accusa Siniora di essere "uno strumento israelo-americano". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
GERUSALEMME
- Visti dalla parte araba di questa città così contesa, i q
( da "Messaggero,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele per essere pronti, oggi, a festeggiare i 60 anni (secondo il calendario ebraico) della creazione dello Stato, volevano mandare un segnale inequivocabile. Venivano dalla pianura costiera, da Tel Aviv, e arrivati sopra Gerusalemme si sono dilungati in un gioco di cerchi che man mano si allargavano per coprire non soltanto i quartieri ebraici ma anche la città vecchia,
ROMA
- Manco il tempo di gioire che per Bobo Maroni cominciano i grattacapi. Oggi il
giuramento e l& ( da "Messaggero, Il"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ma la Lega aveva bisogno di un posto di rilievo, l'unico disponibile era il Viminale, e Maroni è il solo di cui Bossi si fida per incarichi così: "Vedrete, Bobo restituirà il senso di sicurezza ai cittadini" dice il capo leghista. Che però nemmeno sa della manifestazione anti-Israele in preparazione a Torino. re. pez.
Dal
nostro inviato Torino A novantacinque anni Boris Pahor arri
( da "Messaggero,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il Salone è accompagnato dal boicotaggio dei paesi arabi e dalle polemiche successive per aver scelto Israele come paese ospite. Come ne pensa? "La parola boicottaggio non dovrebbe esistere. Non deriva da un potere letterario o culturale. Serve il dialogo, la comprensione. Cultura vuol dire sbarazzarsi dei pregiudizi, dell'odio, è uno strumento per vincere i conflitti.
PICCOLA
LIRICA Ancora in scena "Tosca" di Puccini in formato cameristico, con
l ( da "Messaggero, Il"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: TEATRO DELL'OPERA Va in scena l'opera "Viaggio alla fine del millennio" di Jossef Bardanashvili su libretto di Abrahab B. Yehoshua tratto dal suo romanzo omonimo. Sul podio Asher Fisch, allestimento e complessi della Israeli Opera di Tel Aviv.Lo segnaliamo anche se è già esaurito. Tel. 06481601. (l.d.l.).
Docu-Fiction
mmm1/2 Sotto le bombe di Ph ( da "Messaggero, Il"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica.
Festa
finita: Olmert indagato rischia l'impeachment
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, è già stato divulgato dal tabloid New York Post che l' identifica Morris "Moshe" Talansky, un uomo d'affari d'origine ebraica fondatore di finanziario esteso da Long Island a Israele. Proprio l'interrogatorio di Talansky fermato al suo arrivo nello stato ebraico per le celebrazioni della Pasqua avrebbe indotto il procuratore generale a metter sotto torchio il primo ministro
Napolitano
alla Fiera del Libro: luogo di dialogo
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: particolare per le sue prese di posizione negli ultimi giorni a favore dello stato di Israele e della sua presenza a Torino. L'ambasciatore israeliano ha sottolineato che a rappresentare Israele a Torino ci sono 19 autori e questi rappresentano "il sentimento israeliano, la sua vivacità come la sua volontà di pace e di convivenza, sentimenti che ci uniscono ad un forte spirito critico,
Olmert
indagato per corruzione "mi dimetterò se sarò incriminato"
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele Olmert indagato per corruzione "Mi dimetterò se sarò incriminato" GERUSALEMME - Il primo ministro di Israele Ehud Olmert è indagato per corruzione, ma è "pronto a dimettersi" - ha detto ieri sera in tv - solo se verrà formalmente incriminato.
Le
trappole da evitare - fabio mini ( da "Repubblica, La"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il bracconiere Nasrallah tende la trappola a Israele, che da tempo vuole coinvolgere Unifil nella guerra, e allo stesso tempo vuole delegittimare l'Onu. Il contingente del nostro generale Graziano non sta facendo un favore a nessuno, né a Hezbollah né a Israele. Vorrebbe soltanto lavorare per il Libano, ma forse a volerlo veramente è rimasto solo.
Chi
insulta gli ebrei colpisce gli arabi - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il governo di Israele e la sua politica di colonizzazione e occupazione sono condannabili. Non ho mai confuso uno scrittore con il suo Stato. Infatti, all'epoca dell'apartheid in Sudafrica, leggevamo Nadine Gordimer, Coetzee, Breytenbach, senza confondere quegli scrittori con la politica abominevole dei loro governanti.
Pochi
vigili, troppi impegni: movida "libera" sabato sera
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: manifestazione pro-Palestina, domenica ecologica e partita di calcio. "Abbiamo dovuto fare delle scelte - dice Famigli - altrimenti avremmo fatto tutto male". Colpa della mancanza di personale, ma l'assessore Borgogno ribatte: "In bilancio ci sono 2 milioni in più, il turn-over è garantito e nel 2009 assumeremo".
Autori
famosi spiegano ai giovani la costituzione - massimo novelli a pagina vii
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Pagina III - Torino L'intervista Autori famosi spiegano ai giovani la Costituzione Dario Fo "Sulla Palestina niente storie" MASSIMO NOVELLI A PAGINA VII SEGUE A PAGINA VII.
Yehoshua
"l'anno prossimo con i palestinesi" - torino
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: autore israeliano usa il microfono come un megafono per combattere la stanchezza e vuol chiarire il legame forte tra romanzo e dimensione etica. Un tema già affrontato in un suo saggio, Il potere terribile di una piccola colpa, dove, ricorda Piperno, citava le sue letture fondative, Camus, Dostoevskij, anche la Cattedrale di Carver.
Napolitano,
l'augurio a picchioni "ho fatto la mia parte, tocca a voi" - paolo
griseri ( da "Repubblica, La"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il momento più significativo è la visita allo stand di Israele, l'incontro con gli esponenti della comunità di Roma che sventolano bandiere e le foto dei soldati sequestrati in Palestina, la visita a una classe di bambini delle elementari. Quando il corteo arriva all'anfiteatro del Bookstok Village, l'abbraccio dei ragazzi fa saltare ogni residuo tentativo di blindare la visita.
Slogan
e volantini, ma niente scontri - niccolo zancan
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: invito di Israele alla fiera del libro. Da anni è in prima fila nel sostenere guerre e politiche di aparthaid israeliane. Il sito curato dal signor Pezzana non è altro che un contenitore di intolleranza razzista nei confronti del palestinesi...". Pezzana non esce dal suo negozio, se non per andare al Salone del Libro a partecipare a un dibattito.
Appelfeld
bacchetta i docenti boicottatori - sara strippoli
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Torino Lectio magistralis Lo scrittore israeliano: "Non mi sarei mai aspettato un simile atteggiamento da uomini di cultura" Appelfeld bacchetta i docenti boicottatori "Adoro questa città: stavolta ne approfitterò per vederla, con il mio amico Elkann" SARA STRIPPOLI Indisturbato nella fibrillazione che precede l'arrivo del presidente della Repubblica,
La
gerusalemme "grinzanata"
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: con tanto di bandiera d'Israele in mano, circondato da ragazzini e ragazzine che gli chiedono l'autografo, però è tutt'altro discorso, che non volge allo splendido. Anche scorgere le Porsche e le Fiat in mostra tra i libri, fa uno strano effetto. Va convenuto, in onestà, che comunque tira più l'automobile che il romanzo.
Napolitano:
Torino luogo di dialogo Diritto alla pace per Israele e Palestina
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Torino luogo di dialogo "Diritto alla pace per Israele e Palestina" "Non c'è dialogo se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua nascita e del suo diritto a esistere nella pace e nella sicurezza", un diritto che "può e deve combinarsi con quello del popolo palestinese a dare vita a un suo Stato".
Il
Presidente cita Amos Oz: non siate pro-Israele o pro-Palestina ma per la pace
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del Il Presidente cita Amos Oz: non siate pro-Israele o pro-Palestina ma per la pace.
Sternhell:
il boicottaggio culturale è la cosa più anticulturale che c'è
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele come Stato ebraico". Ed è giusto questo pretendere di più da Israele? "A giudicare da come ci si riferisce ad Israele nel mondo, sembra che questa pretesa sia un semplice dato di fatto, neppure messo in discussione. Si richiede ad Israele di essere più giusto, meno violento, di impegnarsi nel mantenere l'uguaglianza e la giustizia più di quanto altri popoli e nazioni abbiano
Apprezzamento
dell'ambasciatore Meir Sparuta la contestazione di una trentina di militanti di
Free Palestine con uno striscione
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del Apprezzamento dell'ambasciatore Meir Sparuta la contestazione di una trentina di militanti di Free Palestine con uno striscione.
Olmert:
Mai preso fondi. Se incriminato mi dimetto
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. Specializzato nella raccolta di fondi a favore di Israele fra gli ebrei americani, Talansky è inoltre attivo in progetti legati allo sfruttamento di immagini via satellite. Secondo la televisione commerciale Canale 10, Talansky ha detto alla polizia israeliana di aver versato ad Olmert fondi per un valore complessivo di centinaia di migliaia di dollari nel corso di anni.
Al
via le celebrazioni per i 60 anni Il 15 maggio i Grandi a Gerusalemme
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: cadavere nauseabondo" "il regime impostore e usurpatore di Israele", in occasione del 60° anniversario della creazione dello stato ebraico. "Quelli che pensano che, organizzando una festa di compleanno si possa resuscitare il cadavere nauseabondo del regime impostore ed usurpatore di Israele - ha detto Ahmadinejad - si sbagliano.
Lo
storico israeliano: quello che avviene attorno alla Fiera del Libro è uno
scandalo originato da ignoranza e incomprensione dei fatti
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del Lo storico israeliano: quello che avviene attorno alla Fiera del Libro è uno scandalo originato da ignoranza e incomprensione dei fatti.
Ho
avuto un premio dallo Stato d'Israele nonostante le mie critiche: è una prova
di democrazia ( da "Unita, L'"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del "Ho avuto un premio dallo Stato d'Israele nonostante le mie critiche: è una prova di democrazia".
Nei
primi 60 anni possiamo individuare nello Stato d'Israele allo stesso tempo
un'incredibile storia di successi e alcuni cocenti fallimenti
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del "Nei primi 60 anni possiamo individuare nello Stato d'Israele allo stesso tempo un'incredibile storia di successi e alcuni cocenti fallimenti".
Si
spara nelle strade di Beirut, Nasrallah minaccia il governo Scontri tra milizie
sunnite e sciite. Il leader Hezbollah: le regole d'ingaggio non cambino come
vuole Berlusconi ( da "Unita, L'"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: guerra e sono state prese per conto degli Stati Uniti e di Israele". Il leader Hezbollah ha anche parlato dell'Unifil e ha definito "positive" le relazioni con la forza di pace che risponde agli ordini del generale Graziano. Secondo il capo sciita le regole d'ingaggio "non cambieranno" e "non devono essere cambiate" come - ha aggiunto Nasrallah - "Berlusconi dice di voler fare".
Napolitano:
questo è uno spazio di dialogo Israele ha diritto di vivere in pace. I
palestinesi di avere il loro Stato . Il Lingotto non è blindato, migliaia i
visitatori ( da "Unita, L'"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: pretendendo di introdurvi la problematica del drammatico conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria". Anche perché, conclude Napolitano con un passaggio di "Contro il fanatismo" dello scrittore israeliano Amos Oz, "non dovete essere pro-Israele o pro-Palestina, dovete essere per la pace". Napolitano incassa l'apprezzamento dell'ambasciatore israeliano Gideon Meir,
Yehoshua:
dialogo con Hamas per fermare la strage
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: edizione del LO SCRITTORE ISRAELIANO Yehoshua: dialogo con Hamas per fermare la strage "Penso che si debba dialogare anche con Hamas come unica via per arrivare a fermare questo stillicidio di morti da tutte e due le parti" ha detto ieri Abraham Yehoshua alla Fiera di Torino, aggiungendo di confidare nella realizzazione di uno stato palestinese "
Non
solo Gerusalemme: negli stand voci di Palestina
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Non dovete scegliere tra essere pro Israele o pro Palestina, dovete essere per la pace". Già, ma in che misura la nostra editoria che ci ha fatto conoscere e amare da un paio di decenni la cultura israeliana, è anche "pro" Palestina, o meglio, "pro" araba, e ci fa conoscere anche quel mondo?
La
Comunità ebraica e il voto per Alemanno
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: nel corso di un viaggio in Israele, una visita allo Yad va-Shem, il museo dedicato al ricordo del genocidio organizzato dalla Germania nazista contro il popolo ebraico. Un gesto che aveva il significato inequivocabile di un definitivo riconoscimento della terribile tragedia prodotta dal razzismo nazifascista.
Berlusconi
trova i conti in ordine... Cara Unità, così, la storia si ripete. Berl
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come quello di bruciare una bandiera di Israele a Torino. Se l'atteggiamento minimizzante e fuorviante del sindaco veronese Tosi è semplicemente disgusto so, il Presidente della Camera Fini non prova vergogna a fare certe affermazioni? O dobbiamo pensare che a destra, sotto il doppiopetto, qualcuno porti ancora la camicia nera?
Nascita
di una nazione nelle foto di capa e attraverso il cinema - brunella torresin
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
primi di
tante generazioni di soldati di Israele. Sono quarantasei le "Fotografie
da Israele" di Robert Capa che il Museo Ebraico di Bologna espone dal 14
maggio prossimo, alle
Ma
al Lingotto può cominciare una nuova era
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e di chi l'ha voluta alla Fiera, il direttore editoriale Ernesto Ferrero, e Rolando Picchioni, il presidente. Mentre arriva Napolitano respiriamo l'aria di un tempo nuovo, quello in cui la gente sa che Israele non è un paria, che il suo diritto all'esistenza è un fatto prima ancora che di legalità internazionale,
Israele,
Libia e Libano le questioni <calde>
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 09 pagina 8 Israele, Libia e Libano le questioni "calde" di Redazione Alla Farnesina arriva un ex inquilino ma soprattutto uno stimato commissario europeo a Giustizia, Libertà e Sicurezza fresco di dimissioni. Grande dialogo con l'Europa, ma senza "euro-entusiasmi", con un giusto bilanciamento tra tradizione europeista dell'Italia e tutela degli interessi nazionali.
IL
fallito boicottaggio della letteratura israeliana alla Fiera del libro ha
evidenziato, a ( da "Messaggero, Il"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La letteratura di Israele in realtà ha sempre accompagnato i processi politici che hanno caratterizzato la rinascita del popolo ebraico in veste moderna, cioè lo Stato di Israele. Basta pensare che ottant'anni fa l'ebraico scritto e parlato era in netta minoranza in tutto il mondo ebraico, mentre lo yiddish era la lingua della letteratura e della vita quotidiana ebraica in Europa.
Non
c'è dialogo senza il riconoscimento di Israele
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Non c'è dialogo senza il riconoscimento di Israele" Napolitano inaugura la rassegna di Torino. E ai bambini dice: "Leggete, vi aiuterà a crescere".
GERUSALEMME
Se sarò incriminato, mi dimetterò . Dopo 24 ore di cerimon
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, Ehud Olmert ha convocato ieri giornali e tivù per difendersi da pesanti accuse di corruzione. Non ha smentito le notizie filtrate nei giorni scorsi, ma ha cercato di spiegarle. All'epoca in cui era sindaco di Gerusalemme ha accettato centinaia di migliaia di dollari in donazioni raccolte da un uomo d'affari americano per finanziare il Likud,
TORINO
- Qualche settimana fa ha fatto parte di una folta rappresentanza di scrittori
israel ( da "Messaggero, Il"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: nel primo incontro della Fiera del Libro come massimo rappresentante di Israele che ne è il paese ospite. La vita di un scrittore, dice, "è diventata intensissima. I festival letterari e cinematografici, le mostre, i seminari in cui si disserta dello stato del mondo e di cultura hanno sostituito negli ultimi anni le guerre e gli scontri di frontiera.
TORINO
- Leggete, leggete, leggete . E' l'invito che il presidente della Repubbli
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ovvero di indirizzi e comportamenti concreti del governo di Israele: libertà che è riconosciuta innanzitutto in Israele in quanto Stato democratico". E ha concluso con l'invito rivolto ai popoli europei dallo scrittore israeliano Amoz Oz, nel suo saggio "Contro il fanatismo": "Non dovete più scegliere fra essere pro Israele o pro Palestina.
Napolitano
apre la Fiera del libro: dialogo per israeliani e palestinesi
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Lingotto dove ieri mattina alle dieci stava per inaugurare la XXI Fiera del libro dedicata alla cultura di Israele. Ha visto invece tante bandiere bianche e azzurre con la stella di David. Il presidente ha voluto però subito rispondere a chi ha considerato la scelta di Israele Paese ospite nel sessantesimo della sua fondazione come "appiattimento politico di un grande evento culturale".
Gideon
Meir: il Quirinale un modello per tutti i leader
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: viene indicato in Israele come "simbolo di giustizia naturale". Meir si è detto certo che a novembre, quando il capo dello Stato andrà in Israele, "sarà accolto a braccia aperte". Napolitano, per parte sua, ha ripetuto che "l'Italia è fortemente impegnata a difendere il diritto di Israele a vivere in pace e sicurezza".
Raffiche
secche sulla <Corniche> Il vizio assurdo del Paese delle fazioni
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La tendopoli che Hezbollah ha piantato in Sodeco Square nel dicembre 2006, dopo la guerra con Israele, è ancora lì. Carri armati bloccano la strada per Hamra, altri circondano l'ufficio di Hariri, il figlio del presidente ucciso. La casa cittadina dei Jumblatt - drusi di montagna, quelli che il "Partito di Dio" considera i veri avversari - è chiusa come uno scrigno.
<Nuovi
compiti? Ascolteremo i nostri uomini>
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Anche a Israele. "Se saremo al governo le cambieremo", disse Silvio Berlusconi sulle regole di ingaggio il 14 marzo. Parlò così dopo che Antonio Martino, di Forza Italia, aveva espresso i desideri di ridurre i soldati in Libano o di toglierli. Il ministro della Difesa Arturo Parisi fece presente che quelle regole erano state stabilite dall'
Ahmadinejad:
<L'Imam Nascosto è la mia guida>
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Né Israele né gli Stati Uniti, è il messaggio di Ahmadinejad, potranno mai ostacolare il ritorno del Mahdi e la carriera politica del suo protetto. Cecilia Zecchinelli Superdevoto Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad Messia \\ Gli Usa ci vogliono attaccare perché sanno che il Messia sta per tornare MAHDI Il Mahdi o Messia (
Scontri
e morti a Beirut Libano sull'orlo del caos
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La decisione di considerarla illegale è un favore all'America e a Israele. è una dichiarazione di guerra: ho detto che avremmo tagliato la mano che avesse ostacolato la nostra lotta, è venuto il giorno di mantenere quella promessa ". Dopo il discorso, gli scontri per le strade si sono intensificati, con sette morti e otto feriti.
<Corruzione>
Ehud Olmert indagato ( da "Corriere della Sera"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: data: 2008-05-09 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Israele "Corruzione" Ehud Olmert indagato Il premier israeliano Olmert è formalmente indagato "per corruzione". Lo rivela il ministro della Giustizia. Olmert avrebbe ricevuto dall'americano Morris Talansky delle "somme non autorizzate" per le sue campagne elettorali.
Yehoshua:
Palestina ospite d'onore? Io ci sarò
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 2008-05-09 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE L'auspicio Il maestro israeliano risponde ai boicottatori: "Sono per il dialogo, anche con Hamas" Yehoshua: Palestina ospite d'onore? Io ci sarò DA UNO DEI NOSTRI INVIATI TORINO - Alla fine quasi si indispettisce Abraham Yehoshua, quando sente ancora parlare del boicottaggio.
Quegli
scrittori vitali e scarni come la loro terra
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ricordo la faccia di un signore israeliano filmato da Claude Lanzmann mentre piange ricordando il suo ruolo di Sonderkommando nel campo della morte di Treblinka: doveva infilare nei forni i corpi, talvolta ancora vivi. Questa è Israele: una costruzione fittizia, artificiale, insensata che fonda la sua legittimità su un immane lutto.
Il
Presidente cita Oz: siamo per la pace
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: apostrofando ingiuriosamente Israele o i palestinesi, per favore fate tutto quello che potete per aiutare entrambe le parti, perché tutte e due sono in procinto di prendere la più tormentosa decisione della loro storia. Non dovete più scegliere fra essere pro Israele o pro Palestina, dovete essere per la pace".
Fiera
del Libro polemiche su Israele ( da "Corriere della Sera"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sezione: Spettacoli TV - data: 2008-05-09 num: - pag: 68 categoria: BREVI Fiera del Libro polemiche su Israele Con David Sassoli puntata su la Fiera del Libro di Torino e le polemiche su Israele. Da Torino Fiamma Nirenstein e Tobia Zevi. In studio il vice direttore del "Corriere" Pierluigi Battista. Tv7 Raiuno, ore 23.20.
Teatro
dell'Opera in festa per le celebrazioni del Sessantesimo anniversario dalla
fond ( da "Messaggero, Il"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: celebrazioni del Sessantesimo anniversario dalla fondazione dello Stato di Israele. Invitato speciale all'evento, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accolto dal neosindaco della città Gianni Alemanno, accanto alla moglie Isabella. In pole position l'ambasciatore di Israele, Gideon Meir. Va in scena Viaggio alla fine del millennio l'opera scritta dal grande Abraham B.
La
letteratura di Israele in realtà ha sempre accompagnato i processi politici che
hann ( da "Messaggero, Il"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La letteratura di Israele in realtà ha sempre accompagnato i processi politici che hanno caratterizzato la rinascita del popolo ebraico in veste moderna, cioè lo Stato di Israele. Basta pensare che ottant'anni fa l'ebraico scritto e parlato era in netta minoranza in tutto il mondo ebraico, mentre lo yiddish era la lingua della letteratura e della vita quotidiana ebraica in Europa.
ROMA
- Bisogna lodare Dio a suon di strumenti dicono i Salmi. E il re Davide,
adoratore ( da "Messaggero, Il"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E Israele aveva formato musicisti professionisti già prima dell'esilio. Il rapporto fra la terra di Davide e la musica è insomma antichissimo. Parrebbe un piccolo compleanno, il ventesimo che la Israeli Opera, l'orchestra impegnata al Costanzi, ha celebrato in patria, a Tel Aviv, dal 21 al 28 del 2005, proprio con il lavoro di Jossef Bardanashvili eseguito ieri sera a Roma (
ROMA
- Viaggio alla fine del millennio, uno dei romanzi più celebri
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Viaggio alla fine del millennio, uno dei romanzi più celebri dello scrittore israeliano Abraham B. Yehosuha, dal 2005 è anche un'opera lirica. L'ha composta il musicista israeliano Jossef Bardanashvili sul libretto che lo stesso Yehoshua ha tratto dal suo romanzo. Tre anni fa il lavoro ha debuttato all'Israeli Opera di Tel Aviv.
PREZZI
DI VENDITA ALL'ESTERO: ( da "Corriere della Sera"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e 2,00; Lux e 1,85; Malta Mtl 0,90 e 2,10; Marocco e 2,00; Monaco P. e 1,85; Norvegia Kr. 17; Olanda e 1,85; Polonia Pln. 9,00; Portogallo/Isole e 1,60; Romania e 2,00; SK Slov. Kr. 80; Slovenia e 1,60; Spagna/Isole e 1,60; Svezia Kr.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: è dialogo se si nega ad Israele il diritto di esistere". Il presidente Napolitano inaugura la Fiera del Libro di Torino e riafferma la legittimità della presenza di Israele alla manifestazione dopo le polemiche dei giorni scorsi. Focus Vita difficile per i figli degli immigrati Vita difficile per le seconde generazioni di immigrati che vivono nel nostro Paese,
Entro
un anno la Palestina avrà uno Stato
( da "Tempo,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: scrittore e intellettuale israeliano, aggiungendo di confidare nella realizzazione di uno stato palestinese "entro quest'anno o al massimo il prossimo. La Fiera del libro potrà così invitare presto la Palestina come ospite d'onore". "Io sono 40 anni che mi batto per la costituzione di uno stato palestinese, naturalmente appoggiando coloro che sono per il confronto e il dialogo,
ANTICIPAZIONI
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Lo scrittore israeliano incontra i lettori al Lingotto. Città blindata, ma niente tensioni. Free Palestine: "La nostra protesta non è contro i libri di Israele". Lettera aperta di Yitzhak Laor P. 2/3/11 Speciale Cannes Edizione boom dedicata al "Che" e al nuovo cinema latinoamericano, a 40 anni dal '68.
La
Fiera è qui. Ingresso libero ( da "Manifesto, Il"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: l'ambasciatore (d'Israele) e, a bilanciare i prelati vaticani, Fiamma Nirenstein. Fuori, nel sole tiepido di maggio, testimoniano della "Torino blindata" favoleggiata dai media solo qualche camionetta della celere, qualche ispezione ai tombini (fervono i lavori per la metropolitana).
Decine
e decine di performance di musica elettronica, dance, arte digitale &
dintorni, u ( da "Messaggero, Il"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: gli americani Charlemagne Palestine, Prefuse 73, Model 500, No Age, Carl Craig, gli inglesi Erol Alkan, Fujiya & Myyagi, Inside-us-all, Pinch, Pixel Addicts, il compositore minimalista giapponese Ryoji Ikeda (con un'anteprima mondiale), la dance di Italo & Cosmic Disco, lo scontro fra i dj Zu e Scarful e mille altri italiani e stranieri con la loro musica,
Franco
Remolo Frattini va all'ingaggio di guerra
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: subito rilanciate dal governo israeliano e in coro ripetute ieri dal neoletto Frattini che potrebbe, a quanto pare, schierare ora i contingenti italiani subito dentro la crisi libanese. Una missione quella in Libano che però lascia mano libera a Israele per alimentare il disastro di Gaza e dei Territori occupati palestinesi in Cisgiordania,
La
Turchia sta lavorando alla preparazione di un incontro a
( da "Tempo,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che cita il quotidiano arabo "Al-Hayat", secondo cui Ankara vorrebbe che le parti firmassero una dichiarazione da considerare come base di partenza per successivi colloqui. Da settimane, il governo del premier turco Recep Tayyip Erdoagan è impegnato in un tentativo di mediazione tra Siria e Israele.
Diaspore,
esili e ritorni tra passato e presente. Incontri e narrazioni alla Fiera del
Libro ( da "Manifesto, Il"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e Palestina Diaspore, esili e ritorni tra passato e presente. Incontri e narrazioni alla Fiera del Libro La maggioranza degli incontri alla Fiera del libro è dedicata al sessantesimo aanniversario della fondazione dello stato di Israele.
Tel
Aviv festeggia i 60 anni, i palestinesi no
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come i giorni di Israele) palloncini di colore nero lanciati da centinaia di ragazzi palestinesi di Ramallah, Betlemme, Nablus, in segno di lutto per un anniversario che rappresenta anche la Nakba, la "catastrofe" nazionale palestinese. "Israele festeggia ma per noi, che non abbiamo uno Stato, che viviamo sotto occupazione e nei campi profughi,
Beirut,
ora la guerra è fra sciiti e sunniti
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come avvenuto nella guerra con Israele nel 2006: Hassan Nasrallah non poteva essere più chiaro ieri pomeriggio mentre nelle strade di Beirut Ovest (la parte musulmana), in particolare a Mazraa, miliziani sunniti inquadrati da Mustaqbal, il partito di Saad Hariri, giunti in gran parte da Tripoli e altre località del nord del Libano,
Non
siamo contro i libri di Israele ( da "Manifesto, Il"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: palestinesi provocando la reazione di un solo simpatizzante di Israele, che ha imprecato da lontano. Le iniziative per contestare la presenza di Israele come paese ospite continuano anche oggi nelle sale di Palazzo Nuovo (un'assemblea dal pomeriggio fino a sera, e proiezioni filmate sulla tragedia palestinese) e con un'altra incursione di controinformazione nei pressi del Lingotto.
La
pace disarmante tra gli stand del Lingotto
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dei lettori con lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua, che ha invitato al dialogo. Anche con Hamas Francesca Borrelli Torino Forse sarà stata la prospettiva di confrontarsi con la generale riprovazione annunciata dalle dichiarazioni di chi, ormai da mesi, è schierato contro il boicottaggio, o forse sarà grazie a un tardivo stato di maturità raggiunto anche dai centri sociali,
In
Libano si respira di nuovo l'aria pesante della guerra civile. Nel Paese dei
Cedri senza pac ( da "Messaggero, Il"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Nasrallah ha pure
definito il governo di Beirut una "gang" che ha l'obiettivo di fare
ciò in cui Israele, con la guerra del
La
Fiera del libro di Torino e la buona vecchia Europa
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: anniversario di Israele. L'Europa si sta espandendo fino a includere Israele, come "isola di democrazia", di "diritti umani". Non dobbiamo dimenticare che la sinistra italiana non ha mai attraversato un processo post-coloniale. Ha fatto tutta la strada dalla retorica anticolonialista degli anni '70 all'attuale "ansia" coloniale per "i nostri fratelli ebrei là nella giungla,
Lettere@ilmanifesto.it
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: invito ufficiale dello stato di Israele, nella quale non vi è nulla contro la gente e il popolo di Israele, ma molto contro la politica di repressione dei palestinesi di Gaza del governo di Israele. Tutto ciò credo che sia un atto dovuto in nome di quella famosa libertà di stampa per cui in tanti da sempre ci battiamo.
Blitz
presidenziale a sostegno della kermesse torinese
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: a Israele, proprio in occasione del sessantesimo anniversario della sua nascita ("che fu deliberata dall'assemblea delle Nazioni Unite" ha tenuto a precisare). Ha condannato il boicottaggio (affrontare "il drammatico conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria" è "tutt'altro rispetto alla libertà di critica nei confronti della politica del governo di Israele,
Docu-Fiction
mmm1/2 Sotto le bombe di Ph ( da "Messaggero, Il"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica.
Torino,
Napolitano apre la fiera del libro: <È luogo di dialogo, non di contese
politiche> ( da "Liberazione"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua nascita, del suo diritto a esistere nella pace e nella sicurezza. Si stravolge politicamente e culturalmente questo evento pretendendo di introdurvi la problematica del drammatico conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria".
Intellettuali
di sinistra e Israele ( da "Tempo, Il"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: EDITORIALE Intellettuali di sinistra e Israele A Torino è accaduto qualcosa di più grave delle bandiere di Israele bruciate, di parole scomposte di una sinistra estrema che - almeno - si è dilaniata al suo interno (ottimo Bertinotti). A Torino è emerso un fatto tragico: l'antisemitismo più becero ha trovato il suo mentore in un brillante filosofo della sinistra:
Dopo
Cina e Stati Uniti il meglio del jazz italiano sbarca a Londra
( da "Tempo,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dopo i numerosi successi ottenuti con le varie manifestazioni organizzate in Cina, Israele, Kuwait, New York, Atene si lancia così in una nuova sfida: irrompere, a suon di musica, anche nel mondo anglosassone per diffondere la cultura del jazz italiano che ha una sua identità ben precisa e una straordinaria vivacità. Londra è il luogo ideale per accogliere questo patrimonio.
Fasano
(Br) Musica etnica con Aira in concerto Arco del Balì, centro storico
( da "Liberazione"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: oppositore delle politiche di occupazione del governo israeliano nei territori palestinesi, che presenta Politica (Multimedia) il suo primo libro tradotto in italiano. Da oggi a domenica al Pime di via Mosè Bianchi 94 Tuttaunaltracosa a, la Fiera nazionale del commercio equo e solidale che quest'anno guarda alla famiglia.
Fiera
del libro, Napolitano: <Luogo di dialogo non di contese politiche>
( da "Campanile,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: tentano di esporre uno striscione che recita no al colonialismo sionista-stato unico per arabi ed ebrei in Palestina-boicotta Israele-boicotta la Fiera del Libro 2008. "L'opposizione alla presenza di Israele alla Fiera del libro stravolge politicamente e culturalmente l'evento - afferma il capo dello Stato e scandisce che non c'è dialogo se si nega ad Israele il diritto di esistere".
<Non
siamo contro i libri di Israele>
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: palestinesi provocando la reazione di un solo simpatizzante di Israele, che ha imprecato da lontano. Le iniziative per contestare la presenza di Israele come paese ospite continuano anche oggi nelle sale di Palazzo Nuovo (un'assemblea dal pomeriggio fino a sera, e proiezioni filmate sulla tragedia palestinese) e con un'altra incursione di controinformazione nei pressi del Lingotto.
Chi
cerca il Mossad trova un siciliano
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele troneggiante nelle due pagine centrali. Glielo porge il deputato Pd Emanuele Fiano. Omaggi bipartisan e tutti contenti. BAMBINERIE Al Bookstock Village, orde di bambini muniti di cappellini e leccalecca, totalmente ignari di quel che succede intorno, vanno a caccia di autografi di qualcuno, "basta che sia famoso"
Olmert
indagato per corruzione: "Se verrò incriminato mi dimetterò da
premier" ( da "Stampa, La"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: palestinesi dovuta alla nascita di Israele, nel 1948) è degenerata in duri scontri con la polizia. Ma di questi episodi l'israeliano medio - determinato a concedersi una pausa e una giornata di svago - ha solo avuto un vago sentore. Come in passato gli eventi ufficiali si sono svolti nei due luoghi principali della memoria israeliana a Gerusalemme: l'austera Spianata del Muro del Pianto,
Sulla
facciata della redazione novarese
( da "Stampa,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stampa serva di Israele"; nell'altra "Stampa uguale Mossad". Nessuno ha rivendicato il gesto che - si suppone - sia stato compiuto nella notte fra mercoledì e giovedì, alla vigilia dell'inaugurazione della Fiera del Libro di Torino. Sull'episodio sta indagando la Digos della Questura di Novara, intervenuta sul posto per i rilievi e assumere informazioni.
Le
surreali disavventure di tre fratelli verso l'India a cercare la madre
( da "Stampa,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano e i militanti Hezbollah, una donna parte da Dubai alla ricerca del figlio di sei anni e percorre in taxi un paese devastato. SPEED RACER Fantasy. Regia di Andy e Larry Wachowski, con Christina Ricci e Emile Hirsch. Gli autori di "Matrix" portano sullo schermo un cartone animato assai popolare in Giappone: lo spericolato pilota Speed Racer rifiuta le offerte di una potente
Torino
8/12 maggio ( da "Stampa, La"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
12 maggio
Sergio Della Pergola, nato in Italia, vive in Israele dal 1966. È docente di
Studi sulla Popolazione Ebraica all'Università di Gerusalemme e ha pubblicato
dal Mulino "La forza dei numeri", in cui sostiene l'ineluttabilità
della cessione di terra ai palestinesi. Oggi presenterà il suo volume alle
Grande
Israele? L'utopia è finita ( da "Stampa, La"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E li ha regalati a Israele per i suoi 60 anni. La politica, da queste parti, sembra piuttosto confusa. Cosa dicono i numeri, professor Della Pergola? "Il futuro è scritto. Israele non potrà essere contemporaneamente ebraica, democratica e grande. Dovrà rinunciare a qualcosa".
Yehoshua:
<Israele avrebbe salvato gli ebrei dalla Shoah>
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ha esaltato i diritti palestinesi per attaccare Israele e a quanti continuano a negare legittimità all'esistenza stessa dello Stato israeliano. Poi si parla di moralità nella scrittura, dei suoi personaggi, di come i suoi romanzi riescano a raccontare e interpretare il grande fluire della Storia attraverso le storie minime e i sentimenti dei singoli.
Attacchi
a Israele, il Cavaliere: "Frange assurde"
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Berlusconi cancella le polemiche e si stringe a Israele. "Sono cose isolatissime: tutto il popolo italiano è vicino a Israele, siamo il popolo più vicino". Così il premier, appena giunto alla cerimonia di festeggiamento ai 60 anni della nascita di Israele, giudica le proteste di questi giorni a margine della Fiera del Libro di Torino.
( da "Unita,
L'" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del Al
via la Fiera: "Si parli di libri e scrittori" Oggi arriva Napolitano.
Denunciati tre ragazzi per vilipendio alla bandiera di Stati esteri di Simone
Collini inviato a Torino "NON SIAMO A KABUL né a Baghdad". Siamo a
Torino, ricorda Ernesto Ferrero passeggiando tra i padiglioni del Lingotto. Ma
mentre il direttore della Fiera del Libro dà un'occhiata agli ultimi lavori per
allestire gli stand e qui dentro riecheggiano martel- late e rumore di trapano,
fuori gli uomini delle forze dell'ordine stanno effettuando gli ultimi
sopralluoghi e sul tetto si stanno decidendo i punti in cui posizionare i
tiratori scelti. Perché sarà anche vero che "la situazione è assolutamente
tranquilla", come assicura Ferrero. Ma vista l'aria che tira sul capoluogo
piemontese, al di là dei fumogeni agitati da studenti con la kefiah e militanti
di "Free Palestine" davanti all'Università mentre dal quinto piano
del Palazzo Nuovo veniva srotolata una grande bandiera palestinese e uno
striscione con sopra scritto "boicotta Israele,
sostieni la Palestina", al di là del fatto che
quest'aria si propaga anche al di fuori dei confini torinesi, come dimostrano i
militanti del centro sociale Vittoria di Milano che ieri mattina hanno
manifestato a Malpensa davanti ai banchi della linea aerea israeliana El Al, da
oggi e fino a lunedì è comunque meglio stare, come aggiunge lo stesso direttore
della Fiera del Libro pur volendo minimizzare i rischi, "attenti".
Anche perché oggi si aprono i battenti di una fiera internazionale del libro
che non ha mai provocato così tante discussioni, per via della scelta di avere Israele come paese ospite, e suscitato una così alta
tensione, per via di contestazioni attuate e di altre annunciate da varie sigle
pro-Palestina. A tagliare il nastro sarà Giorgio
Napolitano, che è tra quanti hanno cercato di rasserenare il clima, chiedendo
tra le altre cose al prefetto di Torino Paolo Padoin di non essere accolto in
una città blindata. Così sarà, nonostante gli oltre mille agenti, tra quelli in
divisa e quelli in borghese, che presiederanno la zona. Il capo dello Stato,
che per la presa di posizione dell'altro giorno ieri ha incassato
l'apprezzamento del presidente del Congresso ebraico europeo Moshe Kantor,
atterrerà all'aeroporto di Caselle alle nove e trenta e raggiungerà la Fiera
facendo un percorso che rimarrà segreto fino all'ultimo. Si era anche parlato
di farlo atterrare direttamente sul Lingotto con un elicottero, ma l'ipotesi
dovrebbe essere stata alla fine scartata. Così come è difficile valutare quanto
siano attendibili le voci che parlano di una collaborazione, per evitare
sorprese sia sul fronte interno che sul quello del terrorismo internazionale,
tra la Digos e il Mossad, il servizio segreto israeliano. Quel che è certo è
che le forze dell'ordine hanno lanciato un primo segnale, il giorno della
vigilia, a eventuali malintenzionati. Tre ragazzi del centro sociale torinese
Askatasuna sono stati denunciati per vilipendio della bandiera di Stati esteri
e travisamento durante manifestazioni pubbliche. Sarebbero loro, secondo la
questura, gli "esponenti d'area antagonista" che durante il corteo
del primo maggio hanno dato fuoco in piazza San Carlo a tre bandiere israeliane
e a una statunitense. Gli investigatori sarebbero arrivati a loro studiando i
fotogrammi di un filmato che li riprendeva mentre si coprivano il volto con la
kefiah, poco prima di appiccare il fuoco ai vessilli. Il direttore della
kermesse Ferrero vorrebbe un clima diverso. "Basta, è il momento di
parlare di libri, scrittori e lettori". Ieri l'anteprima, alla festa ad
inviti alla Reggia di Venaria e la lectio magistralis dello scrittore
israeliano Aharon Appelfeld, si è svolta senza che all'esterno si
manifestassero (temute) contestazioni. Dice Piero Fassino, tra gli invitati:
"Sarà una grande Fiera, e questo proverà ulteriormente quanto il
boicottaggio di un evento come questo sia sbagliato. E' stato
giusto invitare i grandi scrittori israeliani nell'anno dell'anniversario dello
Stato di Israele. Se poi chi ha protestato contro questa Fiera l'ha fatto
semplicemente perché Israele esiste e per delegittimare questo Paese, l'invito assume un
ulteriore significato". Si vedrà se si riuscirà a parlare di libri e
scrittori e lettori già da stamattina. Ma poi la vera prova sarà sabato,
quando ci sarà la manifestazione indetta dalle associazioni pro-Palestina, alla quale si stanno preparando esponenti dei
centri sociali e della galassia antagonista di varie regioni d'Italia (il
veneto Casarini definisce "Israele come la
Cina" sui diritti umani, ma non ci sarà, idem il napoletano Caruso). Gli
organizzatori prevedono di portare a Torino tra le cinque e le settemila
persone. "Sarà assolutamente pacifica, garantiremo noi stessi
l'ordine", assicura il coordinatore piemontese delle Rappresentanze di
Base Luigi Casale. Tra i partiti aderiscono Pdci, la Sinistra critica di
Turigliatto e il Partito comunista dei lavoratori di Ferrando. Rifondazione ha
invece deciso di non farlo.
( da "Unita,
L'" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del ROMAIn Campidoglio il vessillo di Israele: prima volta in sessant'anni LA BANDIERA ISRAELIANA (nella foto)
sventola da ieri sera - per 24 ore - in piazza del Campidoglio, per celebrare i
sessant'anni della nascita dello stato di Israele. Un fatto
non solo simbolico, ma che assume un "significato storico", come ha
sottolineato il neo sindaco di Roma Gianni Alemanno, presente insieme
all'ambasciatore d'Israele Gideon Meir e al presidente
della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici. È la prima volta in
sessantanni che il vessillo con la stella di David sventola di fronte al
palazzo Senatorio, In serata si è svolta la "Festa Yom Hazmaouth",
nel Ghetto di Roma alla quale hanno partecipato, tra gli altri, anche il
presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti e il presidente della
Regione Lazio, Piero Marrazzo.Foto di F. Cencetti/Ansa.
( da "Unita,
L'" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del La vera prova sabato, quando ci sarà la
manifestazione indetta dalle associazioni pro-Palestina per la quale
arriveranno esponenti dei centri sociali da tutt'Italia.
( da "Unita,
L'" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del
SPAGNANell'occhio del ciclone la Banda Bassotti che sarà ospite di un festival
della gioventù comunista nei pressi di Madrid C'è chi invoca la censura per la
band italiana che inneggia all'Eta Toni Fontana La musica è musica e la censura
è sempre censura. Altra cosa è il buonsenso, e altra cosa ancora è il dissenso
sui contenuti. Per questo forse non guasterebbe mettere mano al testo del brano
"Yup La La". Tra una nota e l'altra si sente cantare "Ti
omaggiamo Eta, sei il braccio del popolo! Grande è la tua forza, il popolo è
protetto" ci permettiamo di dire che il brano è davvero stonato, stride
con il buonsenso e la realtà, tragica, rappresentata dal terrorismo. Questa
frase fa parte del repertorio del gruppo romano Ska-punk Banda Bassotti che sta
per partire per un tour in Spagna. La band musicale, spiega il sito del gruppo,
"nasce nel 1981 nei cantieri delle periferie romane, quando alcuni
compagni iniziano ad organizzare iniziative di solidarietà con la lotta del popolo
nicaraguense, di quello salvadoregno, della Palestina, dei paesi Baschi". Il brano in questione è presente in un
disco del gruppo uscito nel 2003. Non si tratta di un testo scritto in Italia,
la canzone originale è del gruppo basco Etxamendi Ta Larraide e rievoca
l'attentato nel quale perse la vita il braccio destro di Franco (allora ancora
vivente) Carrero Blanco. Nel corso degli anni il gruppo romano ha
allacciato rapporti con alcune band spagnole che si sono poi sciolte e che
avevano la fama dei "sovversivi". Tra i tanti i madrileni di Ska-P e
i baschi di Negu Gorriak (Inverno Rosso). Grazie a questi contatti anche i
romani si sono fatti conoscere in Spagna e sono stati invitati per un concerto
in occasione dell'imminente "Festival Agitacion", promosso dalla
gioventù comunista. Ma quando qualcuno ha visto i manifesti è andato a cercare
i testi della band e si è scoperto che nel brano "Yup La la" c'è
l'elogio dell'Eta. Di qui la protesta di alcuni consiglieri comunali di una
lista civica di Rivas-Vaciamadrid, comune della periferia della capitale
spagnola, che si sono lamentati per il contenuto del brano che dovrebbe essere
suonato e cantato il 24 maggio, in occasione appunto, del festival dei giovani
della sinistra radicale spagnola. Gli amministratori che appartengono ai
partiti della sinistra (il Psoe di Zapatero, i verdi e Iu, izquierda unida)
hanno risposto facendo notare che tra musicisti Ska-punk che sono attesi in
Spagna "non vi è alcun membro dell'Eta". L'opposizione però insiste:
meglio non fare il concerto. La vicenda rischia di diventare una patata
bollente in Spagna dove la questione del terrorismo è di grandissima e
drammatica attualità. Dai tempi dell'attentato a Carrero Blanco l'Eta ha
continuato ad uccidere civili innocenti, poliziotti ed esponenti della politica
nella Spagna democratica. Il 7 marzo, 48 ore prima del voto, un commando di
assassini ha ucciso Isaias Garrasco, già consigliere socialista nella cittadina
basca di Mondragon. Nei paesi baschi si vive nel terrore, l'Eta, utilizzando
metodi mafiosi, minaccia, ricatta e pretende il pizzo. La scia di sangue è
lunghissima e, dopo il delitto di Mondragon, la Spagna teme una nuova
escalation del terrore. Per cui ci permettiamo di consigliare alla Banda
Bassotti, di inventarsi un "arrangiamento" di Yup La La in modo che
la musica resti musica, anche "sovversiva", e non suoni come un
insulto alle vittime del terrorismo.
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 109 del 2008-05-08 pagina 33
"Insegno la Cabala per avvicinare l'uomo al divino" di Redazione
Daniela Abravanel è una donna minuta, con un volto scarno e due occhi nerissimi
e penetranti. Porta uno dei nomi più illustri dell'ebraismo sefardita, cioè
spagnolo. Diretta discendente di Don Itzhak Abravanel (commentatore della
Bibbia, filosofo, poeta, astronomo, finanziere e uomo politico), vive a
Gerusalemme e dirige un centro di ritiro spirituale e terapeutico nella
Galilea. Scrittrice di successo, i suoi libri di divulgazione dell'insegnamento
mistico della Cabala (Guarire per curarsi, ed. Lulav; Cabala e trasformazione
con le lettere ebraiche, ed. Mamash) hanno avuto varie ristampe in Italia. Ma
la sua vita è un romanzo. "Dopo essermi laureata in filosofia a Milano -
mi dice - ed essermi appassionata alla psicologia, capii che c'era qualcosa al
di là della morte e della mente razionale ereditata nei miei anni di immersione
nel marxismo. Una nuova laurea in psicologia all'Università di Los Angeles,
tuttavia, non mi soddisfece. Partii per il Messico e andai sulla costa
caraibica di Tulum e Chetumal, a lavorare come esperta subacquea. Per un anno
vissi immersa nel mare, pescando in acque profonde. Quel contatto con la natura
liquida fu anche il mio primo reale contatto con i misteri dell'anima. Una
specie di lungo bagno purificatore dalla cultura occidentale". A
indirizzarla sulla strada della spiritualità fu una curandera locale di nome
Sara. La condusse nella giungla a conoscere Panchito, uno sciamano discendente
dell'antica casta dei sacerdoti Maya che ebbe per lei il ruolo che il famoso
Don Juan ebbe per Castaneda. "Panchito - dice - viveva in una capanna
sprovvista di tutto. Mi ricevette disteso su un'amaca emanando intorno a se un
calore che a me parve possedere una dimensione di luminosità. Sapeva tutto di
me senza che gli avessi raccontato nulla. Lo frequentai per mesi sino a quando
mi consigliò di lasciare il paradiso che credevo di aver trovato su quella
sponda di mare invitandomi a continuare a studiare per "apprendere nuovi
modi per servire il divino". Mi recai in India a studiare tecniche yoga e
buddhismo, stupita di scoprire che il 60 per cento degli europei che incontravo
negli ashram erano ebrei in cerca di spiritualità che non avevano trovato né
nell'ebraismo liberale, aperto, né in quello chiuso, ortodosso. Scoprii le
molte similitudini fra la Cabala e spiritualità orientale, l'importanza delle
discipline spirituali legate al corpo e alle sue funzioni. Lo Yoga, il Tai Chi
sono oggi strumenti usati da molti ebrei ortodossi per vivere, come dice
Giobbe, "nella propria carne", per percepire i messaggi della psiche
e dello spirito. Quando li si rifiutano, arrivano sotto forma di malattia, o di
guai di altro genere, il che non è il modo più gratificante per ascoltare la
voce del divino". Il successo dei libri della Abravanel è curioso tanto
per il suo approccio originale, quanto per il consenso che questi suoi scritti
incontrano nel mondo ortodosso ebraico, sospettoso nei confronti della donna
che si occupa di questioni religiose. Le chiedo di darmi la sua definizione
della Cabala. Mi dice che "una risposta classica potrebbe essere quella di
una tradizione esoterica che commenta il testo biblico trasmessa oralmente e
per secoli in segreto da padre in figlio o da maestro ad allievo. Ma se ci si
pone a un livello più universale, valevole per tutti, ebrei e non ebrei, si
potrebbe dire che la Cabala è la scienza che insegna a ricevere e accogliere la
vita, in ogni suo aspetto. Un vero cabalista sa accogliere l'amore divino, sa
ricevere e decifrare il suo messaggio nella vita quotidiana, mentre la società
occidentale usa e sperimenta pochissimi sensi, male e materialmente (cibo e
sesso). I sensi dovrebbero rivelare il divino e non nasconderlo. Facendo
all'amore con la propria compagna si dovrebbe incontrare l'Altra parte della
Divinità, nel cibarsi dovremmo riconoscere le scintille di divinità discese e
condensate nella creazione fisica. Idem nel toccare o odorare un fiore. Cabala
vuol anche dire capacità di accettare prove come parte di un percorso di
allargamento della propria consapevolezza del divino". La novità della
Cabala moderna, non da ciarlatani, sviluppa una dimensione di psicologia
meditativa di interesse tanto per il malato, quanto per il medico e lo
psicologo. La società moderna è malata di "oralità": mangiamo
insoddisfatti, male e di tutto. La meditazione cabalistica, simile a quella
zen, mira a "curare" questi squilibri accentuando la coscienza del
"femminile" nel divino, accessibile a tutti nell'esperienza
sensoriale sublimata. Per la Cabala moderna che Daniela Abravanel cerca di
insegnare, il contatto con il cibo è potenzialmente un incontro con il divino.
I cristiani l'hanno del resto capito nel simbolo dell'Eucarestia. Partendo da
questo concetto ha incominciato a insegnare e a scrivere libri centrati sul
tema della guarigione. Vive studiando, commentando testi antichi in linguaggio
moderno ad "allievi-pazienti" che si rivolgono a lei provenendo da
molte parti del mondo. Organizza percorsi di "contatto con la natura"
in Israele, promuove incontri con cabalisti guaritori, artisti, medici e
psicologi interessati a trovare una guida in campi non convenzionali, a
comprendere qualcosa di più sulle radici ebraiche del cristianesimo. Basandosi
e vivificando gli aspetti del Talmud e della Cabala che ricordano i doveri
dell'uomo verso l'ambiente. Aspetti poco noti dell'ebraismo che ne fanno
emergere il messaggio universale volto a preservare il pianeta e l'umanità. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 109 del 2008-05-08 pagina 33 Da
oggi al 12 maggio la festa dei libri di Redazione Apre oggi a Torino, negli
spazi espositivi del Lingotto (via Nizza 280) la Fiera internazionale del Libro,
l'appuntamento più importante d'Italia per editori, autori e lettori. La
manifestazione, che quest'anno ha per tema "Ci salverà la bellezza" e come Paese ospite Israele nel 60º
anniversario della nascita dello stato, proseguirà sino a lunedì 12 maggio, con
i seguenti orari: giovedì, domenica e lunedì 10-22; venerdì e sabato 10-23.
Biglietto di ingresso: intero 8 euro, ridotto 6, professionali 5. Per
informazioni: Segreteria organizzativa, via Santa Teresa 15, 10121
Torino, tel. 0115069709, fax 0115633519; sito Internet: www.fieralibro.it. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 109 del 2008-05-08 pagina 33 Tra
fumogeni, denunce e misure di sicurezza di Redazione Molto fumo e anche un po'
di arrosto. Il fumo è stato quello dei fumogeni con cui i
contestatori di Israele, Paese ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino, hanno ieri
pomeriggio impestato la zona di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche
dell'Università. "Boicotta Israele sostieni
la Palestina" e "Solidarietà alla resistenza palestinese" gli
slogan urlati. L'arrosto, invece, sotto forma di tre denunciati dalla
polizia, era stato servito in mattinata. Tre persone sono infatti state
identificate fra coloro che hanno, lo scorso primo maggio, incendiato le bandiere
israeliana e statunitense durante la festa dei lavoratori, in piazza San Carlo.
L'accusa è "vilipendio alla bandiera di uno Stato estero e travisamento in
occasione di manifestazioni pubbliche". Poco dopo Luca Casarini, leader
dei Disobbedienti del Nord-Est, ha dato idealmente una pacca sulla spalla ai
compagni in azione nel capoluogo piemontese. Sul rispetto dei diritti umani, ha
detto, "Israele è come la Cina". E dunque
"è giusto protestare contro uno e contro l'altro". Tuttavia, ha
aggiunto sentendo aria di bruciato, "non vogliamo metterci in mezzo ad una
questione che è stata troppo ideologizzata". Quindi, niente appoggio
"fisico" alla manifestazione in programma per sabato organizzata dal
Forum Palestina. E anche il Prc non ci sarà:
"pensiamo che lanciare il boicottaggio sia stato sbagliato perché
reputiamo che la cultura debba essere preservata dallo scontro ideologico e
politico". I "cugini" del Pdci, invece, saranno presenti. Lo ha
annunciato Jacopo Venier, responsabile esteri del partito. Situazione
tranquilla, dunque? Non proprio. Lo dimostra il fatto che ci saranno anche i
tiratori scelti, sul tetto del Lingotto e nelle aree limitrofe del quartiere
fieristico, per vigilare sulla presenza alla Fiera del capo dello Stato,
Giorgio Napolitano, che arriverà oggi, intorno alle 9,30, all'aeroporto Sandro
Pertini di Caselle (Torino). Il presidente della Repubblica giungerà al
Lingotto per l'inaugurazione, prevista per le 10. Intanto gli organizzatori
gettano acqua sul fuoco. "Non siamo a Kabul né a Bagdad ma a Torino, una
città dove la situazione è assolutamente tranquilla e permetterà lo svolgimento
di una Fiera bellissima, e non solo per il tema, che è la bellezza, ma per la
bellezza degli stand, curati dagli editori come mai prima". Lo ha detto il
direttore della Fiera, Ernesto Ferrero, durante una visita nei padiglioni del
Lingotto. "Questa è davvero una Fiera molto bella - ha aggiunto - pensata
per accontentare 300mila persone mentre meno di 300 stanno cercando di
rovinarla e snaturarla". Tra il fumo e l'arrosto, insomma, ricordiamoci
che si tratta di libri, e che il tempo dei roghi è finito da un pezzo. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gabriele Polo La Fiera del libro
che inizia oggi a Torino ha assunto una natura completamente diversa da quella
delle precedenti edizioni. Rimane una Fiera, un misto di cultura e commercio,
ma ciò che "promuove" quest'anno è l'anniversario della nascita d'Israele. Che non è uno stato qualsiasi: perché è nato dalla
shoah - la più grande tragedia del '900 -, perché diede inizio alla diaspora di
un altro popolo - i palestinesi -, perché i governi di Tel Aviv in tutti questi
anni hanno negato il diritto dei palestinesi ad avere una loro terra e un loro
stato. Inevitabilmente, per quanto si tratti di libri e scrittori,
l'appuntamento di Torino ha assunto un carattere tutto politico, si è aperto un
confronto molto aspro sulla partecipazione alla Fiera, ne è stato proposto il
boicottaggio. Proposta su cui si sono divisi gli intellettuali israeliani e
palestinesi. Questo giornale, pur con opinioni diverse al suo interno, si è
pronunciato contro il boicottaggio. E ribadisce oggi questo giudizio, perché ha
ancora la presunzione di ritenere che la cultura possa essere un luogo
d'incontro e confronto, anche con chi lo nega. Perché non prevalgano le "pratiche
di guerra". Ma oggi, con la stessa forza con cui difendiamo la legittimità
all'esistenza dello stato d'Israele difendiamo il diritto alla critica delle pratiche oppressive dei
suoi governi, cosa che - del resto - facciamo ogni giorno su questo giornale.
Da oggi a sabato, a Torino, non è in gioco il diritto di vivere dello stato
israeliano, ma la libertà di denunciare e contestare le condizioni di non-vita
cui sono ridotti i palestinesi, la possibilità di tenere aperta una
prospettiva di pace e un movimento coerente con essa. Che non sarà dato da chi
considera un omicidio meno grave di una bandiera bruciata, né aiutato da chi
quella bandiera la brucia. Sappiamo che ci sarà una frattura tra ciò che accade
dentro e fuori la Fiera del libro, ma ci batteremo - dentro e fuori - perché ci
sia un pacifico confronto, non uno scontro che motteggi un potere prepotente o
una guerra disperata. Sappiamo che è difficile, ma sinceramente non vediamo
un'altra strada possibile.
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fiera del libro/1 Parla Dario Fo:
"Per la Palestina, ci sarò". Il no dell'Anp.
Uri Avnery: ecco la storia reale d'Israele P. 7/20 Fiera del libro/2 A Torino sarà presentato "La
perdita", un dialogo tra Rossana Rossanda e Manuela Fraire. Uno stralcio
P. 15 Fermo immagine Marlon Brando al funerale di Bobby Hutton, la giovane
Pantera Nera uccisa dalla polizia. Sabato sul manifesto Sinistra Mussi e
la "catastrofe": "Tanti errori. Ritentiamo" A PAGINA 2
Birmania I generali bloccano gli aiuti Un milione di senza tetto A PAGINA 8.
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"La celebrazione d'Israele ci cancella" L'Anp: "Ecco perché non
partecipiamo" T. D. F. Sempre sulla Fiera del Libro di Torino abbiamo
parlato con Sabri Ateyeh, ambasciatore dell'Autorità nazionale palestinese
(Anp) in Italia. Lei ha espresso massimo rispetto per la decisione del
presidente Napolitano di inaugurare oggi la Fiera di Torino dove quest'anno Israele, ospite d'onore, celebra il 60mo della sua
fondazione, ma anche la preoccupazione critica che la sua presenza possa essere
interpretata da Israele come un appoggio italiano alla
sua politica di negazione dei diritti del popolo palestinese... Vorrei
precisare un punto essenziale. Massimo e convinto rispetto per Napolitano, noto
per il suo interesse per tutte le manifestazioni culturali, soprattutto in
Italia. Non siamo preoccupati per questo e non ci permetiamo di criticare il
presidente italiano. La nostra preoccupazione è che questa manifestazione non
venga accompagnata da una parola critica alla politica del governo israeliano e
che quindi Israele possa approfittarne interpretando
tutto questo come un appoggio alla sua politica. Era lo stesso concetto che ho espresso
al signore dell'agenzia Ansa, il cui testo però ha fatto intendere un legame
fra questa preoccupazione e la presenza del capo dello stato italiano a questa
manifestazione. Le vostre perplessità comunque restano sulla coincidenza tra
Fiera del Libro e celebrazione del 60mo anniversario d'Israele,
per quella data che il popolo palestinese chiama "nakba"
(catastrofe), cioè la cacciata dalla propria terra... Noi instistiamo con
questa perplessità e abbiamo riscontrato una comprensione anche da parte dell'organizzione
della Fiera del libro. Abbiamo spiegato la nostra posizione, sono venuti da noi
e abbiamo discusso a lungo. Non era nel loro intento assolutamente far nascere
questo equivoco. Da parte nostra noi non siamo contrari assolutamente né ad invitare
Israele, né a celebrare, in qualsiasi altra occasione,
Israele. Quello che noi abbiamo obiettato è che questa
coincidenza - la celebrazione -, negando la questione palestinese, ignorando
completamente la catastrofe che è stata subita dal popolo palestinese, è
assolutamente sbagliata. Noi negoziamo con Israele, noi parliamo con Israele, noi
stiamo discutendo per arrivare alla pace con Israele. Non siamo
contrari alla presenza di Israele in qualsiasi manifestazione.
Non siamo contro, siamo per sollevare la questione palestinese, la catastrofe
del popolo palestinese, i diritti dei palestinesi che purtroppo sono stati
volutamente tenuti fuori da questo evento. Qual è la posizione ufficiale
dell'Anp? Voi avete deciso di non partecipare alla Fiera di Torino... È la
posizione di tutti i paesi arabi, concordi con tutti gli intellettuali arabi.
Le dico di più. La posizione politica araba è molto più moderata della
reazione, assai risentita, degli intellettuali arabi. Noi politicamente abbiamo
cercato di smorzare un po' i toni di questo risentimento. Ma manca
nell'iniziativa di Torino la memoria, la presenza e la parola, per riconoscere
che, sì, è nato lo stato di Israele dietro la
risoluzione dell'Onu, ma la risoluzione dell'Onu è stata applicata a metà. La
seconda metà della risoluzione dell'Onu era condizionata, legata, alla nascita
dello stato palestinese. Ancora oggi negato. E la stessa risoluzione che ha
dato la vita allo stato di Israele implica la nascita
dello stato della Palestina. La mancanza di questo riferimento
al diritto della nascita dello stato palestinese, la coincidenza della
celebrazione ufficiale, ha provocato questa nostra giusta reazione.
L'ambasciatore israeliano Gideon Meir apprezza molto la presenza di Napolitano,
la scelta della Fiera del Libro di celebrare la nascita di Israele
e dice che chiunque la contesta nega la legittimità allo stato israeliano.
Ripeto, non non ci permettiamo di mettere in discussione la presenza di
Napolitano. Ma la Fiera del libro di Torino divide piuttosto che unire. La
gioia dell'ambasciatore israeliano è un atteggiamento miope, di chi è incapace
di allargare la sua visione, perché è stata ignorata l'altra parte che è
egualmente importante, come la celebrazione di Israele,
cioè la negazione del diritto dei palestinesi ad avere uno stato. Se Meir si
accontenta di cancellare la memoria...Che grande equivoco il suo. Con in più un
pizzico di arroganza, proprio di chi non accetta nessuna critica e addirittura
la collega al diritto all'esistenza dello stato di Israele
che l'Anp non mette in discussione. Noi stiamo negoziando con Israele, l'Anp l'ha riconosciuto. Ma come si fa a continuare
a mascherare la questione di fondo dei diritti negati al popolo palestinese,
dietro una manifestazione culturale gestita solo come propaganda. Mi dispiace
molto per un politico che si abbassa a questo livello.
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'omaggio di Alemanno La bandiera
israeliana in Campidoglio La bandiera israeliana da ieri sera sventola in
piazza del Campidoglio accanto a quella di Roma e al tricolore. E lo farà per
ventiquattr'ore, a celebrare i sessant'anni della
fondazione dello Stato di Israele. Un omaggio fortemente
voluto dal neosindaco di Roma Alemanno e che "ha un significato storico
molto importante", anche perché si tratta della prima volta. Alla
cerimonia di alzabandiera era presente anche l'ambasciatore israeliano in
Italia, Gideon Meir, e il presidente della comunità ebraica della capitale,
Riccardo Pacifici. "Il fatto che la bandiera di Israele
sventoli sul Campidoglio rappresenta in qualche modo la chiusura di una grande
tragedia", ha detto il sindaco capitolino che poi si è recato in Sinagoga
per proseguire le celebrazioni.
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Centinaia di agenti sorveglieranno
oggi l'arrivo di Napolitano. Tre giovani denunciati per le bandiere bruciate
durante il corteo del 1 maggio c.l. Roma Il via ufficiale è previsto per questa
mattina alle 10,30, ora in cui il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano varcherà il portone del Lingotto per inaugurare ufficialmente la XXI
edizione della Fiera del Libro di Torino, di certo la più
contestata nella storia della manifestazione per la scelta di dedicare a Israele il ruolo di paese ospite d'onore. Nonostante le rassicurazioni
degli organizzatori ("siamo tranquilli, ma attenti", ha ripetuto
anche ieri il direttore generale della Fiera, Ernesto Ferrero), basterà darsi
un'occhiata intorno per capire che aria tira. Centinaia di poliziotti e
carabinieri, compresa qualche decina di tiratori scelti, sorveglieranno
l'arrivo del capo dello Stato, accompagnandolo per tutto il tempo - un'ora e
mezza al massimo - della sua visita. Per poi restare, una volta ripartito
Napolitano, a presidiare l'intera area esterna della Fiera. Sulla carta e
ufficialmente non è prevista alcuna zona rossa attorno al Lingotto, ma
l'attenzione delle forze dell'ordine resterà altissima. Come dimostra anche la
denuncia piovuta ieri sulla di tre giovani accusati di aver bruciato, al
termine del corteo del 1 maggio, tre bandiere israeliane e una americana. La
Digos li ha identificati visionando le riprese effettuate durante il corteo. Si
tratterebbe di tre ragazzi di età compresa tra i 25 e i 30 anni, appartenenti
secondo la Digos al centro sociale Askatasuna di Torino, che è tra i promotori
del boicottaggio della Fiera. L'accusa nei loro confronti è di vilipendio della
bandiera di uno Stato straniero e di travisamento in occasione di una manifestazione
pubblica, per essersi coperti il volto con una kefiah. Gesti di protesta contro
il salone del Libro e Israele non sono comunque
mancati neanche ieri. Riuscendo a eludere ogni sorveglianza, un gruppo di
aderenti all'assemblea Free Palestine è riuscito ad arrivare fino al quinto
piano di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell'Università e a
srotolare una grande bandiera della Palestina, mentre
altri aderenti all'associazione hanno aperto uno striscione con la scritta
"Solidarietà alla resistenza palestinese". Il gruppo ha anche letto
un elenco di nomi di bambini palestinesi uccisi nel 2008. "Pensiamo sia
una forma di razzismo - hanno spiegato - il fatto che queste morti non
interessano a nessuno". Ma l'attenzione generale è centrata su quanto
accadrà sabato pomerigi, quando a Torino è prevista la manifestazione a favore
della Palestina. L'appuntamento divide la sinistra
radicale, con Rifondazione comunista che si dissocia dal boicottaggio e dal
corteo indetto dal Forum Palestina al quale hanno
aderito il Pdci, il Pcl di Marco Ferrando e alcuni centri sociali tra i più
radicali. Al corteo, che partirà alle 15 da corso Marconi per concludersi a
piazza Fabio Filzi, a
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I lavoratori sono scesi in piazza per
chiedere l'aumento delle retribuzioni, ma subito si sono scatenati gli scontri
tra governo e opposizione. Numerosi feriti Michele Giorgio Centinaia di
attivisti di Hezbollah e di altre forze dell'opposizione libanese continuavano
a bloccare ieri sera la strada per l'aeroporto di Beirut e minacciavano di
attuare un sit-in permanente nella zona dello scalo internazionale per
protestare contro il governo, accusato di aver adottato provvedimenti illegali
che colpiscono direttamente il movimento sciita guidato da Hassan Nasrallah. La
giornata che doveva veder scendere in strada migliaia di lavoratori libanesi
per chiedere, nel centro di Beirut, l'aumento del salario minimo ben oltre le
500 mila lire libanesi (330 dollari) proposte dal governo, nonché aiuti alle
fasce sociali più deboli colpite duramente dall'aumento vertiginoso del costo
della vita, si è presto trasformata, come molti avevano previsto, in un nuovo e
pericoloso round di boxe tra l'opposizione e il governo filo-Usa del sunnita
Fuad Siniora. Per la prima volta dai tempi della guerra civile che ha sconvolto
il Libano tra il 1975 e il 1990, gruppi di attivisti politici rivali si sono
dati battaglia a Beirut a colpi di mitra e granate rpg. A farne le spese sono
stati anche alcuni giornalisti e fotografi mentre tra le tante persone rimaste
bloccate in aeroporto c'era anche l'anziana cantante Fayrouz, icona del
nazionalismo arabo. La tensione ha fatto venire alla luce la spaccatura
profonda esistente tra i musulmani sunniti, in maggioranza legati al leader del
partito Mustaqbal di Saad Hariri, e gli sciiti che fanno capo a Hezbollah e al
partito Amal, del presidente del Parlamento Nabih Berri. Gli scontri sono stati
violenti e diffusi. Secondo testimoni, uomini armati, probabilmente di
Hezbollah, avrebbero fatto fuoco contro una sede di Mustaqbal a Ras al Nabaa. A
pochi km di distanza, attivisti di Amal si sono scontrati con militanti del
leader druso Walid Jumblatt, uno stretto alleato degli Stati Uniti. Al termine
della giornata si sono contati numerosi feriti ma per fortuna nessun morto. Un
anno fa, in incidenti simili, i morti furono una decina. Ieri la protesta
sindacale, sebbene fondata su dati economici molto concreti e su un diffuso
disagio dei lavoratori, non aveva speranze di successo. La politica domina
ormai ogni aspetto della vita libanese. In strada c'erano anche i sostenitori
del Movimento cristiano dei Liberi Patrioti di Michel Aoun a manifestare contro
il governo. Covava una tensione troppo forte, causata anche delle violenze dei
giorni scorsi a Beirut, sempre tra sciiti e sunniti, e nella Valle della Bekaa.
Troppo per il Libano dove dallo scorso novembre la maggioranza e l'opposizione
non riescono a trovare un compromesso per eleggere il nuovo presidente e
formare un governo di unità nazionale. A ciò si aggiunge la decisione presa da
Fuad Siniora, o meglio dalle forze politiche che lo controllano, di sfidare
apertamente Hezbollah divenuto gestore di una rete telefonica privata che
"violerebbe la sovranità dello Stato", non solo, ma il movimento
sciita avrebbe anche installato telecamere per spiare l'aeroporto di Beirut.
Hezbollah nega di gestire una rete telefonica in contrasto con la legge e il
vice segretario generale del movimento, Naim Qassem, ha avvertito che le linee
telefoniche contestate "sono parte integrante" dell'apparato di
sicurezza della sua organizzazione. "Chi interferirà con la rete
telefonica sarà trattato come se fosse una spia israeliana", ha detto
Qassem. Hezbollah sostiene che il suo sistema di comunicazione è volto unicamente
a proteggerlo dalle "attività di spionaggio" di Israele e Stati
Uniti. Il movimento sciita tuttavia contesta anche la decisione del governo di
rimuovere il generale Wafiq Shuqeir - considerato vicino a Hezbollah -
dall'incarico di responsabile della sicurezza dell'aeroporto di Beirut. Un
dirigente di Hezbollah, Qassim Allaq, ha spiegato che le telecamere installate
nei pressi dello scalo sono in funzione da oltre 20 anni e che sino a
oggi nessuno aveva protestato. "Perché i media cominciano a farlo solo
oggi? Tutto ciò è molto sospetto", ha detto. "Nonostante i ripetuti
avvertimenti, il governo ha deciso ugualmente lo scontro", ha commentato
ieri as-Safir, uno dei principali quotidiani di Beirut.
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dario Fo: "È vergognoso. Se
parli dei Territori, ti accusano di antisemitismo" "Ci sarò. Per la Palestina" Tommaso Di Francesco Sulla Fiera del Libro
di Torino abbiamo rivolto alcune domande al premio Nobel per la letteratura
Dario Fo. "Avrei dovuto presentare domani nella Sala Gialla della Fiera -
ci dice - il mio libro appena pubblicato da Guanda, L'apocalisse rimandata, sul
disastro ambientale. Invece ho scelto di parlare di Palestina".
Perché hai preso questa decisione così difficile e impegnativa? Ho voluto
affrontare un "tabù". Perché trovo incredibile che, nel contesto della Fiera del libro ci sia un unico interlocutore
presente, il governo e lo stato d'Israele, ma non si
faccia mai cenno all'altra parte, al popolo palestinese. Invece bisognava
invitare tutte e due le parti, proprio perché il problema non può essere
isolato. Dal momento che c'è una guerra in atto, si massacrano, si sparano, si
uccidono; in particolare quello che spara di più è quello che ha i mezzi
migliori e che naturalmente ha un esercito di livello internazionale maggiore
tra tutti gli eserciti che si conoscono oggi al mondo. E ora a Gaza c'è la fame
nera, tagliano elettricità, acqua, riserve alimentari, e non si permette che
arrivino aiuti dall'estero. Tutto è bloccato, è una trappola immensa con questi
muri che impediscono di muoversi. Diventa difficile anche per gli stessi
israeliani i quali, naturalmente, si lamentano di questa condizione. È una
trappola per tutti e due i popoli che non possono più comunicare, tra loro e al
loro interno. Come giudichi l'inaugurazione del presidente Giorgio Napolitano?
Che ci sia il presidente della repubblica è un fatto legato agli Stati.
Dimostra che non è - come cercano di far passare - una mostra letteraria,
perché è diventata politica. Dedicata com'è alla fondazione di uno Stato, non
alla letteratura, all'intelligenza, alla cultura di questo Stato, ma allo
Stato, fondato sessanta anni fa. Ma c'è anche un altro stato, che non è neanche
uno Stato, che non ha mai potuto esserlo, che è stato smantellato, gli hanno
portato via le terre, hanno cacciato gli abitanti. Parlo della Palestina e dei palestinesi, profughi nella loro terra e in
tutto il Medio Oriente proprio a partire dalla fondazione d'Israele.
E questo non si può dimenticare. Tu lamenti l'ingerenza dei governi e denunci
che l'evento avrebbe potuto essere gestito in modo culturale e letterario da scrittori
israeliani e palestinesi... La cosa incredibile è che ti tacciano di fare della
politica dal momento che ricordi che esiste anche la Palestina.
Tu dici: c'è anche la Palestina in questa situazione.
Allora o fai della politica oppure sei antisemita. E' il discorso di metterti
subito una bella etichetta per poterti tirar fuori da ogni dialogo, da ogni
discorso: è così palese che è vergognoso. Come l'ipocrisia della parola
"cultura": ma quando mai la cultura è stata qualche cosa a sé, astratta,
metafisica, al di sopra di tutto e di tutti? La cultura è sempre stata un atto
importante della politica, perché la politica assorbe in sé libertà, dignità
dei popoli, giustizia delle leggi, pace. Si dice la politica di pace, no? La
pace vista come atto politico dei popoli. E di colpo invece no! Si prende tutto
quello che è cultura e si mette da parte come un fatto intoccabile, bisogna
entrare a piedi giunti, "togliti le scarpe infangate perché qui sei nel
limbo".... Adesso poi ci troviamo di fronte a fascisti riciclati, missini,
post-fascisti e post-neofascisti, già razzisti e antisemiti, che si dichiarano
filo-israeliani... Una cosa terrificante. E si viene pure a dire che bruciare
una bandiera, cioè un simbolo, è molto più criminale che uccidere un uomo. Io ho
sempre saputo che la vita è la cosa più importante e sacra del mondo,
dell'umanità: la vita. No, invece adesso sono i simboli. Questo è fascismo,
proprio questo di scegliere il simbolo come l'atto massimo e più grave è
proprio un atteggiamento culturale fascista, perché il fascismo ha sempre
tenuto ai simboli sopra ad ogni cosa. Ricordando la posizione di Moni Ovadia,
Amos Gitai, david Grossman, del grande Daniel Barenboim, dici che quest'anno a
Torino avrebbe dovuto svolgersi la Fiera dei due popoli: di Israele
e Palestina insieme. Che segno è invece averli
separati ancora una volta? È la sconfitta della speranza. Ma la cosa
terrificante è ancora un'altra: il fatto che si è spinto verso questo
conflitto, inorridendo e dicendo "no, non si può pretendere di sospendere
un incontro di questo genere per il valore che ha...". Tutto questo è
passato senza mai considerare il discorso della fame, della disperazione in Palestina, dell'angoscia, dell'ingiustizia, delle carceri
piene. Così tutto questo viene coperto, mascherato con un gesto di ipocrisia
infinita. Tu hai scelto questo tipo di posizione interna, se così si può dire,
diversa dall'aperto boicottaggio dall'esterno. Il boicottaggio è un errore.
Sbagliano anche i rappresentanti della sinistra israeliana da sempre invisa al
potere, perché il potere israeliano non ha mai ascoltato la parte colta della
sua popolazione, coloro che sono considerati la forza intellettuale del mondo
ebraico viene ignorata. Che avrebbe voluto invitare il mondo palestinese e
arabo a questa festa della cultura, in uno dei momenti in cui si possono
trovare degli spazi. Poi però l'arrivo della celebrazione ha traformato la
Fiera in un fatto di stato. E questo alla fine ha diviso. Già. Perché Israele può celebrare la sua fondazione, ma dire che i
palestinesi devono venire a battere le mani forse è un po' troppo. Questo è il
punto. E questa è un'idea giustissima.
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Jamil Hilal "L'invito, premio
all'occupazione" Contro la scelta di Israele come ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino - da oggi al
12 - si è schierato il sociologo palestinese Jamil Hilal, molto conosciuto in
Italia. Per Hilal scegliere lo Stato ebraico come ospite d'onore significa
"premiare Israele per la sua continua occupazione, per il suo assedio alla
Striscia di Gaza, per la sua continua costruzione di insediamenti".
"L'Unione dei giornalisti e degli scrittori palestinesi - ricorda - è
contro l'invito di Israele che celebrerà alla Fiera il
60mo anniversario, perché per i palestinesi la creazione di Israele
equivale alla loro catastrofe".
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ultime nuove No al boicottaggio dal
poeta Adonis La discesa in campo del poeta Adonis non lascia spazio ai dubbi
sul boicottaggio: "Non è mai consentito tentennare sulla necessità di
affrontare il mondo attraverso le verità nelle quali si crede - ha dichiarato -
anzi è doveroso essere decisi nella difesa di queste verità". Da qui, dunque,
la convinzione che sia antiproducente la defezione degli scrittori arabi a
Torino, quando coerenza vorrebbe che si spendessero per "le stesse
battaglie nelle loro terre, sia l'Egitto che il Marocco, che il Qatar e tutti i
paesi arabi che si riconciliano con questo nemico di cui chiedono il
boicottaggio culturale". Convinto che "la questione palestinese deve
essere al primo posto" proprio per questo gli sembra indispensabile
"ottenere la solidarietà internazionale". Su un
altro fronte, ha destato scalpore in Israele, dove da
due mesi è in cima alle classifiche dei libri più venduti, un romanzo
iconoclasta del giovane scrittore Alon Hilu che si burla di un pioniere
sionista del XIX secolo, mentre dimostra empatia verso un adolescente
palestinese da lui ingannato. Le vicende del romanzo, intitolato
"La Casa Dajani" e scritto in parte in un ebraico ottocentesco
ricostruito a tavolino, sono ambientate oltre cento anni fa, in una comoda villa
abitata da una distinta famiglia palestinese in un lembo di terra dove oggi si
stagliano i tre grattacieli Azrieli, simbolo della dinamica Tel Aviv.
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un fenomeno da Israele Ironica,
parossistica, alimentata da una vena crudele è in arrivo al Lingotto la
scrittrice Orly Castel-Bloom Francesca Borrelli Ci si può avvicinare, chi l'ha
incontata dice che non è pericolosa, non sputa, non bestemmia, non si droga,
non porta armi: non in pubblico, almeno. Porta i suoi libri che sono già abbastanza, ma li
tiene in una borsa termica e sarebbe contro i suoi interessi, soprattutto in
una Fiera che ospita il suo paese, lasciare che i loro umori provochino una
esplosione: questo però vale solo per gli originali, che lei maneggia con
guanti siliconati e rilegge non prima prima di essersi cosparsa lo stomaco con
l'adeguato pelo. Quanto alle copie immesse nel regolare commercio, i lettori
che si trovino a maneggiarle, sebbene sbadatamente, sono garatiti sulla loro
incolumità: fisica si intende. Tanto per dirne una, l'ultimo suo romanzo (che
si intitola Dolly City ed è stato pubblicato da Stampa alternativa nella
mirabolante traduzione di Elena Loewenthal, che ne è anche uscita viva) ruota
intorno al protagonismo di una sedicente laureata in medicina all'università di
Katmandu, involontaria madre di un trovatello, da lei sottratto (si fa per
dire) alla morte per abbandono e consegnato alla sopravvivenza stentata a suon
di sevizie plurime e prolungate. La signorina Dolly, che è animata dalle
migliori intenzioni, non è in grado di contenere alcun pensiero più di un
secondo senza sentirsi in obbligo di trasformarlo in azione. Esempio: è
preoccupata che il suo bambino abbia un soffio al cuore? Bisogna verificare. E
cosa c'è di più sicuro se non segargli il torace, dilatargli le costole e
esplorargli da vicino il muscolo cardiaco? Lo stesso dicasi per i reni,
nell'incertezza meglio trapiantargliene uno: non uno qualsiasi è chiaro, da
buona madre ebrea Dolly lo vuole tedesco. Ed è così che vola in Germania (tralasciamo
le considerazioni che le passano per la testa) trova l'esemplare umano in forma
di bambino adatto alla bisogna, espianta l'organo, torna a casa, lo reimpianta
sul suo trovatello, e a parte il dubbio che non ne avesse bisogno per il resto
tutto bene. Dolly vive in una torre di quattrocento piani progettata da un
architetetto di origine beduina e tra i vicini di casa ha fatto amicizia con un
mago che allestisce sinistri festini, ma dalla sua ha il fatto che le elargisce
antidepressivi in quantità ciclopica e quanto al sesso non la lascia mai sola.
Se fosse un prodotto della natura sarebbe un vulcano in perenne eruzione,
invece è un prodotto della cultura e i posteri parleranno di lei come una
esponente femminile della gioventù cannibale, uno dei pochi generi di narratori
che l'Italia ha felicemente maturato per poi esportarlo nel resto del mondo.
Prima di tutto in Israele, che notoriamente non
conosce frontiere.
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Mi. gio. Gerusalemme Sono
cominciate ieri sera le celebrazioni in Israele per il
60esimo anniversario della sua fondazione. In tutto il paese e nella zona
ebraica di Gerusalemme sventolano le bandiere con la Stella di David e si vive
in un clima di festa. Nella zona araba della Città Santa invece regna una
atmosfera ben diversa, triste e di lutto. Dentro e fuori i Territori occupati,
a partire dai prossimi giorni, si svolgeranno manifestazioni e sit-in per
commemorare la Nakba, la "Catastrofe" nazionale, simboleggiata dai
circa 750mila palestinesi (oggi 4 milioni) che, con la nascita dello Stato di Israele, furono cacciati via o fuggirono dalla loro terra dove non hanno
più potuto far ritorno. Il programma di celebrazioni per Israele è fitto e andrà avanti per mesi. Prevede oltre a cerimonie
ufficiali anche eventi artistici e musicali. C'è attesa per il seminario (13-15
maggio) organizzato dal capo dello stato Shimon Peres al quale prenderanno
parte almeno dieci presidenti e ex presidenti di vari Paesi, primo fra
tutti George Bush. Ci saranno anche l'inviato per il Quartetto Tony Blair, l'ex
leader sovietico Mikhail Gorbaciov, il magnate Rupert Murdoch; l'ex segretario
di stato Usa Henry Kissinger, il premio Nobel Elie Wiesel, il fondatore di
Google Sergey Brinn e il fondatore di Facebook Mark Zuckerman. Non tutti i
paesi europei invieranno in Israele una delegazione al
massimo livello. Dalla Spagna arriverà il ministro degli esteri, Miguel Angel
Moratinos mentre per la Francia sarà presente l'ex premier Jean Pierre Raffarin
come rappresentante personale del presidente Nicolas Sarkozy. Il Foreign Office
da Londra non si è ancora espresso. Quanto a Silvio Berlusconi è improbabile la
sua presenza per la concomitanza con l'insediamento del nuovo governo ma le
autorità israeliane confermano che il nuovo premier italiano effettuerà la sua
prima visita ufficiale all'estero proprio nello Stato ebraico. I festeggiamenti
per l'anniversario di Israele potrebbero essere gli
ultimi da premier per Ehud Olmert, sospettato di essere coinvolto in un giro di
tangenti versate da un finanziere statunitense, Morris Talansky. La polizia
tornerà a interrogarlo domenica e, prevede la stampa locale, Olmert potrebbe
autosospendersi o dimettersi. I dirigenti del suo partito, Kadima, pensano alle
contromisure per evitare le elezioni anticipate. A sostituire Olmert, almeno
per qualche mese, potrebbe essere il ministro degli esteri, Tzipi Livni.
( da "Manifesto,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Storie Come poteva essere lo Stato
ebraico. E come è diventato nella realtà E lo Stato si chiamerà Israele... Ben Gurion parlava alla radio in quel lontano
1948, mentre io pulivo il fucile prima di un assalto. Cosa ne penserebbe Issar,
che morì in quei giorni? E perché il Muro è diventato il vero simbolo
nazionale? Uri Avnery Ogni volta che sento la voce di David Ben-Gurion
pronunciare le parole "perciò siamo qui riuniti..." penso a Issar
Barsky, un giovane affascinante, fratello minore di una mia amica. L'ultima
volta che ci siamo incontrati fu davanti al refettorio del Kibbutz Hulda, il 14
maggio 1948. La notte successiva la mia compagnia avrebbe attaccato al-Qubab,
un villaggio arabo sulla strada per Gerusalemme, a est di Ramle. Eravamo
impegnati nei preparativi. Io lucidavo il mio fucile di fabbricazione cèca
quando arrivò qualcuno a dirci che Ben Gurion stava pronunciando un discorso
sulla fondazione dello Stato. Francamente nessuno di noi era molto interessato
ai discorsi dei politici di Tel Aviv. La città sembrava così lontana. Lo Stato,
sapevamo, dipendeva da noi. Se gli arabi avessero vinto, lo Stato non ci
sarebbe stato e neppure noi. Se avessimo vinto, allora lo Stato sarebbe
esistito. Eravamo giovani e sicuri di noi, e non avevamo dubbi che avremmo
vinto. Ma c'era un dettaglio che mi incuriosiva molto: come si sarebbe chiamato
il nuovo Stato. Giudea? Sion? Lo Stato Ebraico? Così mi affrettai verso il
refettorio. La voce inconfondibile di Ben Gurion usciva a tutto volume dalla radio.
Quando arrivò alle parole "vale a dire lo Stato di Israele"
ne ebbi abbastanza e me ne andai. Fuori, mi imbattei in Issar. Lui apparteneva
a un'altra compagnia, che quella notte avrebbe attaccato un altro villaggio.
Gli riferii il nome dello Stato e gli dissi "abbi cura di te!". Pochi
giorni dopo fu ucciso. Così ancora oggi lo ricordo come era allora: un ragazzo
di 19 anni, sorridente, un Sabra alto, pieno di gioia di vivere e di innocenza.
Più ci avviciniamo alle celebrazioni del grandioso 60esimo anniversario, più
sono tormentato dalla domanda: se Issar potesse aprire gli occhi e vederci
oggi, ancora ragazzo di 19 anni, che cosa penserebbe dello Stato che fu
ufficialmente costituito quel giorno? Vedrebbe uno Stato che si è sviluppato
oltre i suoi sogni più folli. Da una piccola comunità di 635mila anime (più di
6000 delle quali sarebbero morte con Issar in quella guerra) siamo cresciuti
fino a diventare sette milioni. I due grandi miracoli da noi forgiati - la
rinascita della lingua ebraica e l'istituzione della democrazia israeliana -
continuano a essere realtà. La nostra economia è forte e in alcuni campi - come
l'hi-tech - siamo nella squadra dei primi al mondo. Issar sarebbe eccitato e
orgoglioso. Ma egli avvertirebbe anche che qualcosa è andato storto nella
nostra società. Il kibbutz dove quel giorno piantammo le nostre tende da
bivacco è diventato un'impresa economica come le altre. La solidarietà sociale,
della quale eravamo tanto orgogliosi, è crollata. Masse di adulti e bambini
vivono al di sotto della linea di povertà, gli anziani, i malati e i
disoccupati sono abbandonati a se stessi. La diseguaglianza fra ricchi e poveri
è una delle più ampie del mondo sviluppato. E la nostra società, che un tempo
innalzava il vessillo dell'eguaglianza e della giustizia, schiocca appena la
sua lingua collettiva e si occupa d'altro. Ma quello che lo scioccherebbe di
più sarebbe scoprire che la guerra brutale, che uccise lui e ferì me, insieme
ad altre migliaia, ancora continua a tutta forza. Determina l'intera vita della
nazione. Riempie le prime pagine dei giornali ed è in testa ai notiziari. Che
il nostro esercito, l'esercito che davvero eravamo "noi", è diventato
qualcosa di completamente diverso, un esercito la cui principale occupazione è
opprimere un altro popolo. Quella notte attaccammo davvero al-Qubab. Quando
entrammo nel villaggio, era già deserto. Feci irruzione in una delle case. La
pentola era ancora calda, il cibo era sulla tavola. Su una mensola vidi alcune
foto: un uomo che si era appena pettinato, una donna di villaggio, due bambini
piccoli. Li ho ancora con me. Presumo che il villaggio attaccato da Issar
quella notte presentasse un aspetto simile. Gli abitanti del villaggio -
uomini, donne, bambini - fuggirono all'ultimo momento, lasciando dietro di sé
la loro intera vita. *** Non c'è scampo dal fatto storico: il giorno
dell'Indipendenza di Israele e il giorno della Naqba
(la catastrofe) palestinese sono le due facce di una stessa medaglia. In 60
anni non siamo riusciti - e in realtà non ci abbiamo nemmeno provato - a
sciogliere questo nodo creando un'altra realtà. E così la guerra continua.
All'avvicinarsi del 60esimo anniversario, è stato costituito un comitato per
scegliere un emblema adatto all'evento. Quello che hanno prodotto somiglia a
qualcosa che andrebbe bene per la Coca Cola o il concorso musicale in
Eurovisione. Il vero emblema dello stato è completamente diverso e nessun
comitato di burocrati se lo deve inventare. E' conficcato al suolo e si vede da
lontano: il Muro. Il Muro di Separazione. Separazione fra chi e che cosa? Apparentemente fra Kfar Sava in Israele e la
vicina Qalqiliyah palestinese, fra Mod'in Illit e Bil'in. Tra lo Stato di Israele (e un po' di terra in più arraffata) e i Territori Occupati palestinesi.
In realtà, fra due mondi. Nella fervida immaginazione di coloro che credono
nello "scontro di civiltà", siano essi George Bush o Osama bin Laden,
il Muro è il confine fra due titani della storia, la civiltà Occidentale e
quella Islamica, due nemici mortali che combattono la guerra di Gog e Magog. Il
nostro Muro è diventato la linea del fronte tra questi due mondi. Il Muro non è
soltanto una struttura di cemento e filo spinato. Esso è soprattutto un
proclama ideologico, una dichiarazione d'intenti, una realtà mentale. I suoi
ideatori dichiarano di appartenere, anima e corpo, a un campo, quello
dell'Occidente, e che sull'altro versante del muro comincia il mondo opposto,
il nemico, le masse degli arabi e degli altri musulmani. Quando è stato deciso
tutto ciò? Chi lo ha deciso? E in che modo? 102 anni fa, Theodor Herzl scrisse
nella sua pionieristica opera "Der Judenstaat" (Lo Stato ebraico,
ndt), da cui nacque il movimento sionista, una frase densa di significato:
"Per conto dell'Europa noi dovremo costituire lì (in Palestina,
nda) un settore del muro contro l'Asia, dovremo servire come avanguardia della
cultura contro la barbarie". Così, in 22 parole tedesche, fu definita la
visione del mondo del Sionismo, e il nostro posto in quel mondo. E ora, con un
ritardo di quattro generazioni, il muro fisico sta prendendo il posto di quello
mentale. Il quadro è chiaro e netto: Noi siamo essenzialmente una parte
dell'Europa (come il Nord America); una parte della cultura, che è interamente
europea. Dall'altra parte: l'Asia, un continente barbaro, senza cultura, che
comprende il mondo arabo e musulmano. Si può comprendere la visione del mondo
di Herzl. Egli era un uomo del XIX secolo e scrisse il suo trattato quando
l'Imperialismo bianco era allo zenit. Lui lo ammirava con tutta l'anima. Si era
sforzato (invano) di avere un incontro con Cecil Rhodes, l'uomo simbolo del
colonialismo britannico. Aveva contattato Joseph Chamberlain, il ministro delle
colonie inglese, che gli aveva offerto l'Uganda, allora colonia britannica. Al
tempo stesso, ammirava anche il Kaiser tedesco e il suo così ordinato Reich,
che compì un orribile genocidio nell'Africa del Sudovest nell'anno della morte
di Herzl. La massima di Herzl non rimase un pensiero astratto. Il movimento
sionista la seguì dal primo momento in poi e lo Stato di Israele
continua a farlo a tutt'oggi. *** Avrebbe potuto andare diversamente? Avremmo
potuto diventare una parte di una regione, una sorta di Svizzera culturale,
un'isola indipendente tra Est e Ovest, che collegasse le due parti facendo da
mediatrice? Un mese prima dello scoppio della guerra del 1948, sette mesi prima
che lo Stato d'Israele venisse ufficialmente fondato,
pubblicai un opuscolo intitolato "Guerra o Pace nella Regione
semitica". Cominciava con queste parole: "Quando i nostri padri
sionisti decisero di stabilire un 'porto sicuro' in Palestina,
dovettero scegliere tra due strade: avrebbero potuto apparire in Asia
occidentale come conquistatori europei, che si consideravano una testa di ponte
della razza 'bianca', dominatori degli 'indigeni' come i conquistadores
spagnoli e i colonialisti anglosassoni in America. O come, a loro tempo, i
Crociati in Palestina. L'altra strada era di
considerarsi come un popolo asiatico che torna alla sua terra natale, come un
erede delle tradizioni politiche e culturali della regione semitica". La
storia di questa terra ha visto decine di invasioni, che possono dividersi in
due categorie principali. Ci sono stati invasori venuti da Occidente, come i
Filistei, i Greci, i Romani, i Crociati, Napoleone, gli Inglesi. Questi
invasori stabilivano delle teste di ponte, e il loro atteggiamento mentale era
quello di chi sta in un avamposto. La regione intorno a loro era territorio
ostile, i suoi abitanti dei nemici che dovevano essere sottomessi o distrutti.
Alla fine, tutti questi invasori furono cacciati. E ci sono stati gli invasori
che venivano da Oriente, come gli Emoriti, gli Assiri, i Babilonesi, i Persiani
e gli Arabi. Questi conquistavano la terra e diventavano parte di essa,
influenzavano la sua cultura e ne venivano influenzati. E alla fine mettevano
radici. Gli antichi Israeliti appartenevano a questa seconda categoria. Anche
se ci sono dubbi sull'Esodo dall'Egitto come descritto nel Libro di Mosè, o
sulla conquista di Canaan come descritta nel Libro di Giosè, è ragionevole
assumere che essi fossero tribù che venivano dal deserto, infiltratesi tra le
città fortificate della Cananea che non potevano conquistare - come in effetti
è descritto nel Libro dei Giudici 1. I Sionisti, d'altra parte, appartenevano
alla prima categoria. Essi portavano con sé la visione del mondo di una testa
di ponte, avanguardia dell'Europa: e questa ha dato vita al Muro come simbolo
nazionale. Tutto questo deve essere completamente cambiato. Una delle nostre
peculiarità nazionali è una forma di discussione in cui tutti i partecipanti,
siano di destra o di sinistra, usano l'argomento decisivo: "Se non
facciamo questo o quest'altro, lo Stato cesserà di esistere!". Si può
immaginare un'argomentazione del genere in Francia, in Inghilterra o negli Usa?
Questo è un sintomo dell'ansia "da Crociati". Anche se i Crociati
rimasero in queste terre per circa 200 anni e produssero otto generazioni di
"indigeni", non furono mai realmente certi della continuazione della
loro esistenza qui. Io non sono preoccupato dell'esistenza dello Stato d'Israele. Esso esisterà fintanto che esistono gli Stati. Il
vero problema è: che genere di Stato sarà? Uno Stato in guerra permanente,
terrore dei suoi vicini, dove la violenza pervade ogni sfera della vita, dove i
ricchi prosperano e i poveri vivono in miseria, uno Stato abbandonato dai suoi
figli migliori? Oppure uno Stato che vive in pace con i suoi vicini, con mutuo
vantaggio; una moderna società con uguali diritti per tutti i suoi cittadini e
senza povertà; uno Stato che investe le sue risorse nella scienza e nella
cultura, nell'industria e nell'ambiente, dove le future generazioni vorranno
vivere, fonte di orgoglio per tutti i suoi cittadini? Questo può essere il
nostro obiettivo per i prossimi 60 anni. Io credo che questo sia quel che anche
Issar avrebbe voluto.
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Grande Milano - data: 2008-05-08 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE
Intervistato da Toni Capuozzo al Dal Verme Il direttore di Le Figaro: Berlusconi
e Sarkozy sono simili Dall'immigrazione ad Alitalia. Dall'editoria alle
elezioni. Curiosità e differenze tra Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi. Uno
spaccato della Francia raccontato in un'ora e mezzo da Etienne Mougeotte,
direttore del quotidiano Le Figaro, intervistato da Toni Capuozzo,
vicedirettore del Tg5. L'incontro, al teatro Dal Verme, è cominciato con la
questione delle 35 ore. "Il governo ha trovato un escamotage per non
votare una legge per cui si è obbligati a lavorare di più - ha spiegato il
giornalista -. Le aziende potranno decidere come indurre i dipendenti agli
straordinari". Poi si è parlato del festival del libro di Parigi, sempre dedicato ai 60 anni di Israele: "Non
ci sono state contestazioni come a Torino". Quanto al crollo della popolarità
del presidente francese alle ultime elezioni amministrative, "bisogna
dargli tempo - ha spiegato il giornalista -. Anche perché il giudizio dei
cittadini sulle singole riforme è positivo". Sarkozy e Berlusconi
"sono molto simili". Anche se "hanno avuto due percorsi molto
diversi". Capitolo Alitalia. Secondo il direttore, la campagna elettorale
del nuovo premier "ha spaventato Air France". Direttore Etienne
Mougeotte.
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE
Tensione a Torino. Tre indagati per i roghi Inchiesta sul figlio di un
magistrato. Napolitano inaugura la Fiera del Libro, proteste anti-Israele Visita "blindata" per il Presidente. Procura al lavoro
sulle bandiere bruciate. Contestazioni all'Università TORINO - Alla fine, tocca
ad Aharon Appelfeld, 76 anni, uno dei più grandi scrittori d'Israele, pronunciare le parole magiche, quelle che richiamano alla pace
dei cuori e al silenzio delle polemiche: "Il mio discorso ce l'avete
già, voglio leggervene soltanto due pagine in ebraico, per farvi sentire la
musica di questa lingua". Così, a sera, nella Reggia di Venaria dove si
tiene un'elegante e tranquillissima cena di gala, l'emozione torna là dove
dovrebbe essere: sulle parole, sulle lingue, sui libri e sulle culture. E cala
un provvisorio "the end" su una vigilia tesa e corrucciata, nella
quale la Digos di Torino ha denunciato per "vilipendio alla bandiera di
uno Stato estero" alla Procura i tre giovani accusati di aver bruciato in
piazza, il 1Ë? maggio, le bandiere di Israele:
sarebbero Ennio Donato, figlio di un giudice del Tribunale civile di Torino,
Giorgio Rossetto e Gabriele Sandri, tutti e tre giovani esponenti di
"Askatasuna ", il più attivo tra i circoli dell'area antagonista
torinese. Un fascicolo sul caso è stato aperto dal pubblico ministero Marcello
Tatangelo, il magistrato che nei prossimi cinque giorni lavorerà a stretto
contatto con le forze dell'ordine. Nella stessa giornata, studenti dei licei e
dell'Università improvvisavano performance pro o contro la presenza di Israele alla XXI Fiera del Libro: davanti a Palazzo Nuovo,
sede delle facoltà umanistiche, e al vicino classico "Gioberti" si
calavano dalle finestre bandiere palestinesi e si lanciavano fumogeni, il capo
avvolto nelle kefiah nere e rosse, mentre i loro coetanei dell'Alfieri
distribuivano volantini in piazza Castello in favore del dialogo e contro il
boicottaggio. Alcuni ufficiali di Tzahal, l'esercito di Israele,
hanno esplorato in lungo e il largo il Lingotto, dove questa mattina alle 10 le
porte si apriranno al pubblico mentre il capo dello Stato Giorgio Napolitano
arriverà nella Sala Gialla. Napolitano non pronuncerà un discorso ufficiale, ma
ascolterà, insieme ad Abraham Yehoshua, quelli di Rolando Picchioni e Ernesto
Ferrero, presidente e direttore della Fiera, della presidente della Regione
Mercedes Bresso e dell'ambasciatore d'Israele Gideon
Meir. Ma le sue parole potrebbero arrivare in apertura o in chiusura, o nel
breve giro tra gli stand di editori e istituzioni. "Sarà una fiera ancora
più bella delle altre e assolutamente normale ", ha assicurato ieri
mattina Ernesto Ferrero. E a sera, da Venaria, gli ha fatto eco Piero Fassino:
"Il successo sarà ancora maggiore che negli anni precedenti ". Ciò
non toglie che, in vista delle possibili contestazioni di questa mattina -
quando gruppi di contestatori anti-israeliani tenteranno di distribuire
volantini fuori dal Lingotto, mentre i sostenitori dello Stato di Gerusalemme
esporranno bandiere con la stella di David nel cortile davanti alla Fiera -
l'attenzione delle forze dell'ordine sia al massimo, con tiratori scelti, un
imponente presidio di uomini all'esterno e un altro di agenti in borghese
all'interno. Il resto è atteso per sabato, data fissata per la manifestazione
nazionale di chi contesta la Fiera. Vera Schiavazzi LA LETTERA di Walter
Veltroni nelle Opinioni.
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE
Lo scrittore "Discutere senza intolleranza" Starnone: io ci sarò No
ad attacchi assurdi DAL NOSTRO INVIATO TORINO - "Sia chiaro che venire
alla Fiera di Torino è una scelta, non un'abitudine". Vincitore del premio
Strega nel 2001 con "Via Gemito", presente alla kermesse del Lingotto
con "Prima esecuzione", romanzo sul tema della violenza, Domenico
Starnone fa parte di quella nutrita pattuglia di intellettuali di sinistra, da
Erri De Luca a Luciano Canfora, che non vogliono sentir parlare di
boicottaggio. "Come molte persone di sinistra - esordisce Starnone - sono da sempre critico verso la politica di Israele. è in atto uno scontro violentissimo, che va fermato, tra uno
Stato ricco e tecnologicamente avanzato e un popolo povero e male armato.
Ritengo l'occupazione dei territori una cosa nefanda, la condizione umana dei
profughi palestinesi una delle vergogne della nostra epoca. Sono altresì
persuaso che lo Stato di Israele non sia da
cancellare, è lì da sessant'anni e ha una storia complessa con cui dobbiamo
fare i conti, così come è doveroso distinguere tra la politica di Tel Aviv e la
questione ebraica". Una volta chiarita la sua inequivocabile posizione,
Starnone tiene a dire altrettanto chiaramente di non vedere "alcun nesso
tra la questione palestinese e un convegno di scrittori, la Fiera del libro,
dove queste cose vanno discusse". Il boicottaggio di una manifestazione,
continua , "attira verso la cultura e il mondo ebraici sentimenti
incontrollabili, è funzionale all'impatto mediatico ma non a una discussione
seria. Aggiungo che il dovere degli intellettuali è distinguere e impedire che
si riproducano quei semi dell'intolleranza che hanno portato alla catastrofe
del secolo scorso". Al seminario organizzato nei giorni scorsi da Free
Palestine c'è stato chi come il poeta Aaaron Shabtai ha accusato tre grandi
scrittori israeliani, Amos Oz, Abraham Yehoshua e David Grossman, di essere
funzionali alla politica aggressiva di Tel Aviv, e chi come lo storico Angelo
D'Orsi si è chiesto se non sia il caso di parlare di "olocausto
palestinese". Starnone non ha esitazione a obiettare: "Qualsiasi cosa
che abbia una risonanza mediatica può essere funzionale al potere, però in
questo caso si tratta di autori di qualità che esprimono idee ponderate con cui
è giusto confrontarsi. Paragonare, poi, la condizione dei profughi nei campi a
quella degli internati nei Lager è oltremodo sbagliato". Dino Messina \\
Da sinistra contesto lo Stato ebraico. Ma ha 60 anni di storia complessa:
dobbiamo farci i conti.
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Opinioni - data: 2008-05-08 num: - pag: 48 autore: di WALTER VELTRONI
categoria: REDAZIONALE LA FIERA DEL LIBRO Israele e la
libertà dal pregiudizio C aro Direttore, "cultura e boicottaggio sono due
parole incompatibili fra di loro. L'essenza della cultura è il dialogo ".
Così David Grossman, lo scorso febbraio, commentava le polemiche nate dopo
l'invito a Israele di partecipare come ospite d'onore al Salone del Libro di
Torino, aggiungendo: "La mia impressione è che si veda come illegittima
non soltanto la presenza alla Fiera del Libro, ma la stessa esistenza di Israele". Non si può dire che gli avvenimenti degli ultimi giorni,
con le critiche rivolte da un noto intellettuale del mondo arabo alla
giustissima decisione del presidente Giorgio Napolitano di essere oggi
al Lingotto e con le contestazioni culminate il 1Ë?maggio nelle bandiere
israeliane bruciate in piazza, abbiano nel frattempo dato torto alle
affermazioni di Grossman. Al contrario. Della prima è evidente l'intima verità:
come possa un qualsiasi uomo di cultura che voglia davvero essere tale chiedere
di far tacere altri uomini di cultura, negare ascolto alle loro parole è
difficile capire. Tanto più quando si tratta di autori che sostengono l'unica
possibilità che israeliani e palestinesi hanno di convivere pacificamente: il
dialogo, il riconoscimento delle reciproche sofferenze e speranze, il diritto
degli uni a vivere in casa propria senza paura e sicuri del proprio futuro,
degli altri a vivere in un loro Stato indipendente. Ma qui entra in gioco la
seconda affermazione di Grossman, la sua "impressione" che il vero
bersaglio sia esattamente lo Stato di Israele, nel
sessantesimo anniversario della sua fondazione. E' proprio di questo che pare
trattarsi. A preoccupare è un clima, sono posizioni, che nascono da un
pregiudizio e che possono condurre a conseguenze pericolose. Il pregiudizio
procede lungo un confine sottile, che separa le critiche ragionate e per questo
legittime alle politiche dei governi israeliani, da quelle ideologiche,
manichee: Israele ha sempre torto, la
"colpa" è sempre sua, anche quando il coraggio di chiudere un accordo
manca alla controparte o quando magari formazioni arabe fanno fuoco le une
contro le altre. Le conseguenze pericolose si annidano nel lato più oscuro di
questo fenomeno, nel fatto che oltre alla critica a Israele
spesso viene chiamato in causa l'intero popolo ebraico. Forse non apertamente,
forse con un "non detto", che però nulla toglie ai rischi di un
risorgente antisemitismo, di fenomeni di intolleranza e di discriminazione oggi
più evidenti di ieri, purtroppo. A volte questi rischi si nascondono dietro le
parole e i termini usati. Un anno fa il presidente Napolitano esortò a
combattere "ogni rigurgito di antisemitismo anche quando esso si travesta
da antisionismo ", perché "antisionismo significa negazione della
fonte ispiratrice dello Stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e
della sua sicurezza oggi, al di là dei governi che si alternano alla guida di Israele". Parole coraggiose e nette, che io sono
convinto possano essere, per i democratici, la perfetta bussola da seguire. Lo
dico con la convinzione di chi, da sindaco di Roma, non incontrò l'allora vice
primo ministro iracheno Tariq Aziz, che s'era rifiutato di rispondere a un
giornalista solo perché israeliano. E lo dico con la determinazione di chi non
ritiene ci sia più posto, tra i riformisti, nell'identità del Pd, per alcuna
forma di ostilità e di pregiudizio verso Israele,
verso un Paese democratico, civile, ricco di cultura, con una società aperta,
plurale e dinamica. Verso un popolo, per dirla sempre con Grossman, che ha
diritto ad avere, oltre a una concreta sicurezza, quella "normalità
politica universale " che significa riconoscergli laicamente ragioni e
torti e che invece gli è sempre stata negata, sostituita dal "trattamento
speciale" di cui ha parlato ieri su queste colonne Pierluigi Battista. Il
cammino della pace è già abbastanza ricco di ostacoli senza che si aggiunga
l'incoraggiamento che viene dato ai nemici della pace da chi dichiara giusto
"boicottare" Israele. "So che debellare
completamente l'antisemitismo - ha detto Yehoshua - è un obiettivo proibitivo.
Ma non lo è combatterlo. L'Europa lo deve combattere con tutta la sua forza.
Non per il bene degli ebrei ma per il proprio bene". Attenzione e
determinazione non dovranno mai mancare. Anche quando protagoniste di gesti
gravissimi come quelli degli ultimi giorni sono poche persone. La migliore
risposta, ne sono certo, verrà già dalle prossime giornate torinesi, dalle
migliaia di cittadini che affolleranno il Salone del Libro, per leggere e
ascoltare le parole degli scrittori della terra d'Israele.
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - ROMA -
sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-05-08 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE La cerimonia Con Alemanno Campidoglio, issata ieri la bandiera d'Israele La bandiera israeliana che da ieri, per
ventiquattr'ore, sventolerà in piazza del Campidoglio per celebrare i
sessant'anni della fondazione dello Stato di Israele
"ha un significato storico molto importante", anche perché si tratta
della prima volta. Lo ha sottolineato il neo sindaco di Roma Gianni Alemanno che
ha presenziato alla cerimonia di alzabandiera assieme all'ambasciatore
israeliano in Italia, Gideon Meir. "Prima - ha detto Alemanno conversando
con i cronisti subito dopo un incontro nel suo ufficio con il diplomatico
israeliano affacciandoci dal famoso balcone del sindaco assieme
all'ambasciatore e alla sua consorte, abbiamo guardato l'Arco di Tito ed
abbiamo fatto un parallelo storico tra l'Arco stesso, che
rappresentò la distruzione dello Stato di Israele e i
festeggiamenti di sessant'anni fa quando, una volta ricostituito lo Stato di Israele, fu permesso agli israeliani di passare sotto l'Arco".
"Oggi - ha osservato il sindaco - il fatto che la bandiera di Israele sventoli sul Campidoglio rappresenta in qualche modo la chiusura
di una grande tragedia" ed il coronamento "della grande epopea
di Israele".
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-08 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE
COMMEDIA La banda YYYY La banda della polizia egiziana
arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova
a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di
affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi
speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un
piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,
ma baciato dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia Eliseo.
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - MILANO -
sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-08 num: - pag: 21 categoria: BREVI Guida
ai film a cura di Maurizio Porro DRAMMATICO Sotto le bombe YYYY Un road movie
dal vero in taxi da Beirut nel Libano del Sud, mentre impazza la tregua nell'estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista
cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli
elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran
bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Apollo.
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della
Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 11
categoria: BREVI Ragazzi e "squatter" "Se offriamo al quartiere
il "pranzo partigiano" del 25 Aprile ci chiamano "ragazzi".
Quando manifestiamo pro Palestina diventiamo
"squatter"".
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Viaggio
nell'Asilo Occupato Il portavoce di Askatasuna: saremo tranquilli. Ma la Digos
teme "gesti isolati" Gli antagonisti: decideremo all'ultimo minuto
L'incognita degli squatter: i "duri" eredi dei due giovani anarchici
suicidi DAL NOSTRO INVIATO TORINO - Di nuovo c'è solo che si sono rifatti il
trucco. Qualcuno ha disegnato un bel veliero blu sul muro dell'Asilo Occupato
di via Alessandria, che non ha più la facciata dipinta di azzurro, ma sfoggia
un sobrio bianco che fa molto villetta a schiera. Quelli di Askatasuna, in
basco significa libertà, hanno optato per un ritocco, verniciando i muri di un
rosso ancora più vivo, in linea con l'approccio ideologico. C'è qualcosa di
rassicurante nella scena antagonista torinese, come possono esserlo le cose che
non cambiano. Uguale a se stessa, da almeno una decina di anni. Le variazioni
sono minime, qualche centro sociale che chiude, sempre le stesse facce, o
quasi. "Invecchiamo" dice Luca, sulla porta dell'Asilo Occupato Maria
Teresa e Principe di Napoli, questa è la sigla per esteso della sua funzione
originaria, abbandonata per via del calo demografico sulla fine degli anni
Ottanta. Dopo anni di abbandono, il Comune non sapeva cosa farsene, rimettere
in sesto l'edificio costava troppo. Nel gennaio 1995 la casa venne occupata, e
divenne l'Asilo squat, la dimora degli squatter nel quartiere Aurora
Vanchiglia, stretto tra Porta Palazzo e Barriera di Milano, ieri operai, oggi
immigrati. Da allora è la casa di Luca, muratore a tempo perso, alto e magro
con camicia a quadroni e baffetti sottili, il decano con i suoi 41 anni. In
linea molto teorica, gli inquilini dei piani superiori - nel seminterrato ci
sono cucina, sala da pranzo e cortile - sarebbero le schegge impazzite di
questa affannosa vigilia di Fiera del Libro. Gli incontrollabili, per
definizione. Quelli che non parlano con nessuno e disprezzano tutti, gli
squatter discendenti in via diretta dalla tragica vicenda di Edoardo Massari e
Maria Soledad Rosas, i due anarchici arrestati per alcuni attentati in Val Susa
e morti suicidi in carcere, era la primavera del 1998 e per un paio di mesi le
strade di Torino divennero dei gran brutti posti. Molta di quella rabbia
rimane, ma nei più giovani, che ancora vestono di nero, che forse alla
manifestazione di sabato avranno il passamontagna. Forse, perché - dice Luca -
"non è che di Israele a noi
importi poi molto". Non è un argomento che sentono particolarmente, lo
testimonia l'assenza di qualunque accenno alla questione palestinese nei
tazebao all'ingresso, tutti molto autoreferenziali. Più che Ben Gurion o
Olmert, interessano il Chiamparino "legge e ordine" assimilato al
leghista Borghezio. "Tu pensi che se ne sia parlato? Che stiamo
preparando qualcosa? Queste sono scemate per voi dei media, che vedete dietro
ad ogni realtà antagonista una falange compatta. Non è così. Liberi tutti. Chi
vuole va, e poi vede cosa fare". Questa di Luca è quasi l'enunciazione
dello spirito spontaneista che preoccupa la questura di Torino. La città è
tranquilla, come si usa dire, tutt'altro che blindata. Al netto di provocazioni
e annunciati "gesti simbolici", l'attenzione è sulla manifestazione
di sabato. Previste 1.500 persone, quasi tutte indigene. C'è stato qualche
brutto segnale, come il rifiuto dell'Assemblea Free Palestine di accomodarsi
negli spazi offerti dalla Fiera del Libro all'interno dei padiglioni. C'è una
modifica all'interminabile percorso -
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della
Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 11
categoria: BREVI 10 maggio è il giorno in cui è previsto il corteo pro-Palestina: i
manifestanti non potranno avvicinarsi a più di duecento metri dal Lingotto.
( da "Corriere
della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 11 categoria: BREVI Bandiere
e proteste A sinistra, la manifestazione pro-Palestina organizzata dai centri sociali ieri mattina davanti a Palazzo
Nuovo a Torino. Sopra, preparativi anche per le misure di sicurezza: alcuni
poliziotti presidiano già il Lingotto. A destra, ultimi ritocchi per
l'allestimento della Fiera: campeggia la bandiera di Israele, ospite
d'onore.
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca Kefiah, fotografi e
scolaresche in fuga la tensione viaggia tra gli stand Lo sfogo di Ferrero: in questo
clima i libri passano in secondo piano Lo storico libraio Pezzana: quelli che
boicottano sono solo fascisti di sinistra CONCITA DE GREGORIO TORINO - Diverse
scolaresche hanno disdetto la gita. Sono poche decine, ma è un segnale. I
professori e i genitori, specie quelli dei bambini più piccoli, hanno chiamato:
volevano sapere di zona rossa e Mossad, di cordoni di sicurezza e pericolo G8.
Magari veniamo l'anno prossimo, hanno detto. Qualche decina sui 27mila studenti
accreditati in Fiera, duemila in più dell'anno scorso, ma quell'elenco di
telefonate di prima mattina - "le famiglie ci hanno consigliato di lasciar
perdere, è una responsabilità troppo grande" - hanno messo di pessimo
umore Ernesto Ferrero, direttore editoriale del Salone. Ferrero gira fra gli
operai e i falegnami, al lavoro tutta la notte perché tutto sia pronto entro le
dieci di stamani, ora dell'inaugurazione e del solenne discorso di apertura di
Napolitano in sala gialla, quella che qui tutti chiamano "la sala di
Veltroni", la sala "I care". Tiene in mano il programma della
Fiera: 120 pagine, quasi un libro, fitte di incontri presentazioni e dibattiti.
"Come può constatare da sola sono tutti appuntamenti di grande interesse e
rilievo. Purtroppo però siamo tutti schiavi della cultura mediatica, se quattro
studenti srotolano una bandiera il titolo l'indomani è quello e pazienza se di
là ci sono Appelfeld e Yehoshua, i ragazzi di undici culti diversi che parlano
di minoranze, la musica multietnica e la Costituzione letta ai ragazzini. Io non
ho ancora sentito, forte, la voce di qualcuno che dica che i libri si discutono
anche aspramente, non si boicottano. Boicottare la cultura è un gesto violento,
dispotico e sommamente stupido. Sono tutti lì a parlare dell'anniversario della
nascita dello Stato di Israele come se questa fosse
una celebrazione politica e nessuno dice che i costi di tutte le persone che
saranno qui, scrittori relatori editori, li sostiene la Fiera. Che abbiamo
scelto noi, liberamente, il programma. Che nessuno ci ha imposto una
"lista di Stato". Che le voci arabe e palestinesi sono state invitate
e hanno declinato, in molti casi. Li abbiamo chiamati e non sono voluti venire:
d'altra parte le loro prese di posizione, quelle del mondo arabo e palestinese,
sono tutte rivolte al fronte interno: non sono scelte libere, questo è il
punto. Ho incontrato Oz e Grossman al Salone di Parigi, per questa edizione non
potevano, saranno qui l'anno prossimo. Dei loro colleghi arabi hanno stima, si
conoscono, vivono gomito a gomito, hanno spesso gli stessi editori. Alimentare
lo scontro è demenziale. Una sciagura da professionisti del conflitto perpetuo.
E comunque anche la sinistra di Free Palestine, quella che chiama al corteo di
sabato mi pare che si muova in un ambito spaccato e intimidito dal clamore. Di
cosa stiamo parlando: una rivendicazione politica? Certo, capisco che una certa
sinistra dubitando della sua stessa esistenza abbia il problema di rendersi
visibile. Anche coi fumogeni se necessario, tanto una telecamera che ti
inquadra la trovi sempre. La colpa è di chi ci casca". Uno sfogo fluviale,
una filippica. Mentre Ferrero parla e i falegnami martellano, cinque
giovanissimi si avvolgono la testa con la kefiah e si fanno fotografare a pugno
chiuso davanti alle porte di Palazzo Nuovo, all'Università. Ne arriva di corsa
un altro, ora sono in sei. I fotografi trenta. Le telecamere otto. Un ragazzo
col megafono invita alla massima mobilitazione per sabato: "Noi non siamo
antisemiti come scrivono i giornali, siamo filopalestinesi". Scoppia una
bomboletta di fumo blu, i cameraman impazziscono. Nei tavolini dei tre
ristoranti di via Verdi tutti continuano a mangiare e i camerieri scherzano:
attenti, la rivoluzione. Dall'ultimo piano della Facoltà due persone srotolano
una grande bandiera palestinese: copre due finestre dell'ateneo. I fotografi
cambiano obiettivo: è la foto del giorno. Prende il megafono una ragazzina coi
ricci rossi: "Sono una studentessa ebrea - dice - ma chiedo che siano
rispettati i diritti di tutte le minoranze". Fine della manifestazione, ai
tavolini del bar siamo al caffè, i sei avvolti dalla kefiah si liberano la
testa accendono una sigaretta e si siedono sui gradini al sole. Parecchio più teso è il clima allo stand di Israele, in Fiera. Ferrero racconta che l'iniziativa di invitare Israele come ospite d'onore è nata durante un incontro a Bose, la
comunità di Enzo Bianchi, da un'idea di alcuni librai torinesi tra cui Angelo
Pezzana, titolare della libreria Luxemburg. Pezzana è allo stand che
sistema libri di Magdi Allam e Fiamma Nirenstein. "Io a quel nazista di
Vattimo non rispondo. A me hanno buttato le molotov in libreria nell'88. Io
sono una vittima. Non ne voglio più sapere. Non voglio vivere sotto scorta, non
voglio che si faccia nemmeno il mio nome. Questo è fascismo, fascismo di
sinistra. Sono qui a fare il volontario lasciatemi in pace". Maria Toller,
co-fondatrice con Pezzana dell'Associazione Italia-Israele
di Torino, dice che "anche il nazismo è arrivato al potere così, nella
sottovalutazione generale, anche allora negli anni Venti c'erano dei
gruppuscoli e poi guarda. Noi siamo l'aristocrazia del dolore e non ammettiamo
aggressioni: tutte siamo state adultere, nei loro paesi saremmo lapidate".
Napolitano si fermerà qui, stamani. Lo riceverà l'ambasciatore dello Stato di Israele. "Certo devo riconoscergli coraggio - si
congeda la signora - non condivido le sue idee ma avrebbe avuto mille motivi
per rinunciare, a partire dalla sicurezza". Tuttavia Salvatore Sanna, il
vicequestore responsabile della sicurezza al Lingotto, ha vinto il suo braccio
di ferro per il basso profilo: il capo dello Stato ha chiesto di passeggiare
senza particolari protezioni tra gli stand, dalla sicurezza israeliana
(qualcuno ha detto persino dal Mossad, Ferrero ride a crepapelle: "Non hanno
il badge di riconoscimento, se ci sono non li abbiamo visti") veniva
l'invito alla prudenza. In finale la tanto annunciata zona rossa non sarà altro
che un camminamento protetto per il presidente della Repubblica, normale nelle
visite di un capo di Stato. Per sabato semplicemente la questura farà in modo
che il corteo non arrivi vicino al Lingotto. Luciano Segre, esponente di spicco
della comunità:: "Noi ebrei siamo i primi ad avere il dovere della
tolleranza, non dobbiamo cadere in provocazioni. A me quando Fini dice che è
più grave bruciare una bandiera che uccidere un ragazzo mi si accappona la
pelle: ho un concetto diverso del valore della vita". Claudia De
Benedetti, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, torinese di
piazza Castello: "Forse il rettore doveva fare in modo che seminari sulla
pulizia etnica si svolgessero in un altro momento. La coincidenza delle
attività universitarie filopalestinesi con la Fiera non giova alla distensione.
La nostra risposta sarà in Fiera, abbiamo uno stand. Rispondiamo coi libri ai
fuochi in piazza. A Parigi al Salone ho visto uno spettacolo meraviglioso: i
Campi Elisi tutti imbandierati di vessilli israeliani. Sono sicura che sarà
così anche a Torino". Non così, non proprio. Ciascuno potrà esibire le
bandiere che vuole ma i presìdi di bandiere biancoazzurre sono stati, per
prudenza, banditi dagli ingressi alle sale. Nel primo pomeriggio Napolitano
riparte, a Roma lo aspetta il giuramento del nuovo governo. Per il vecchio
arriva Giovanna Melandri, presidente della consulta inter-religiosa: ha un
dibattito alle tre e mezza. Entra al Lingotto ministro, esce deputata.
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca Il
vessillo di Israele in Campidoglio
ROMA - La bandiera israeliana issata per 24 ore in piazza del Campidoglio per
celebrare i sessant'anni della nascita dello Stato di Israele. Ieri sera il
neosindaco di Roma Gianni Alemanno ha partecipato all'alzabandiera insieme
all'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir.
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca Torino, partenza blindata
per la fiera del libro Bandiere bruciate, 3 denunce: identificato il figlio di
un giudice. La visita di Napolitano TORINO - L'aereo presidenziale arriverà a
Caselle questa mattina alle 9,30. Quella di Napolitano sarà una visita-lampo:
alle 10 incontrerà le autorità nella Sala Gialla del Lingotto. Poi la parte
riservata agli studenti delle scuole e quindi un breve percorso di visita tra
gli stand prima del ritorno a Roma. Alle 11,30 il Lingotto aprirà i battenti al
pubblico. La mattinata è uno dei due momenti delicati della kermesse torinese:
cecchini e sentieri scortati dalla sicurezza, cambi di percorso, centinaia di
agenti in borghese per evitare ogni tipo di blitz. "Ma attenzione -
dicevano ieri gli organizzatori, Rolando Picchioni e Ernesto Ferrero - Torino
non è Gaza o Kabul: le misure di sicurezza sono necessariamente maggiori che
nelle precedenti edizioni ma la Fiera vuole continuare ad essere un luogo
aperto a tutti". La XXI edizione si è aperta ieri sera con la cena di gala
alla Reggia di Venaria. La giornata più delicata sarà quella di sabato quando è
previsto il corteo organizzato da "Free palestine" per protestare contro la decisione di indicare Israele come ospite d'onore dell'edizione di quest'anno. Ieri gli
organizzatori del boicottaggio hanno annunciato che prevedono di far arrivare a
Torino "5-7.000 persone per una manifestazione pacifica e senza incidenti".
Al termine del corteo, che ci concluderà a duecento metri dagli ingressi della
Fiera, prenderanno la parola palestinesi e israeliani dissidenti. La
questura ha annunciato ieri di aver identificato gli autori della messa in
scena del Primo Maggio quando, al termine del corteo per la festa dei
lavoratori, un gruppo di ragazzi ha incendiato tre bandiere israeliane e una
statunitense. I responsabili sarebbero tre esponenti del centro sociale
torinese Askatasuna di età compresa tra i 25 e i 30 anni. Tra questi Ennio
Donato, figlio di Francesco, presidente dell'ottava sezione civile del
tribunale di Torino: "Mio figlio è un ragazzo d'oro - ha detto il
magistrato - ho sempre ammirato il suo altruismo e la sua generosità".
Nella mattinata di ieri un altro gruppo di appartenenti ai centri sociali e ai
collettivi universitari ha fatto scendere una grande bandiera palestinese dalle
finestre del palazzo delle facoltà umanistiche. Giungendo alla serata di gala
di Venaria, il presidente del congresso ebraico europeo, Moshe Kantor, ha
proposto all'Unione europea una "Carta che impegni tutti i paesi europei a
lottare contro i fenomeni di xenofobia, razzismo e antisemitismo". (p.g.).
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina III - Torino Stamani il
taglio del nastro: è la prima volta di un Capo dello Stato. Percorso blindato,
poi l'apertura dei cancelli al pubblico Libri, il giorno di Napolitano Ma dalle
scuole alcune defezioni: "C'è troppo allarme" Giorgio Napolitano
inaugura stamattina la ventunesima edizione della Fiera del libro. E sarà un
evento particolare: mai in passato un capo dello Stato ha tagliato il nastro
della rassegna libraria più importante d'Italia. Una scelta, quella di
Napolitano, maturata nei giorni in cui divamparono le polemiche per l'invito
agli scrittori israeliani in occasione del sessantesimo anno dalla fondazione
dello Stato ebraico e che ancora oggi scatena critiche e divisioni. La visita
avverrà in una città presidiata da centinaia di agenti, anche
se le preoccupazioni maggiori sono per sabato, giorno del corteo contro Israele organizzato da "Free Palestine", per il quale si preannuncia
il proposito di forzare gli eventuali blocchi per raggiungere il Lingotto. Ieri
tre giovani sono stati denunciati dalla Digos per aver bruciato le bandiere
israeliane e statunitense il Primo Maggio. E proprio l'allarme scatenato
dalle polemiche di questi giorni avrebbe convinto alcune scolaresche a
rinunciare alla gita al Lingotto. "è vero, abbiamo avuto defezioni, ma
ancora di più sono le nuove iscrizioni" dice il direttore della Fiera
Ernesto Ferrero. ALLE PAGINE II E III.
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Torino La Digos è
arrivata all'identificazione grazie all'esame dei filmati Bandiere bruciate,
tre denunciati Uno è figlio di un giudice civile Il padre: "è un ragazzo
d'oro: ora la storia sarà strumentalizzata per il mio ruolo" Cuore di
padre: "Mio figlio è un ragazzo d'oro, uno che ha sempre fatto delle
rinunce perché altri ragazzi non potevano essere fortunati quanto lui. Se ha
sbagliato, ovvio, è giusto che paghi. Ma quello che mi fa male adesso, ciò che
mi fa sentire in colpa, è sapere che questa vicenda verrà strumentalizzata dalla
politica in ragione della carica che ricopro io". Francesco Donato è il
presidente dell'ottava sezione civile del tribunale di Torino. Suo figlio
Ennio, 24 anni, è una delle tre persone denunciate dalla Digos per i roghi
della bandiere israeliane alla fine del corteo del Primo Maggio. Ci sono le
immagini girate dalla polizia scientifica in piazza San Carlo. I ragazzi
entrano dentro il furgone dei centri sociali, si cambiano le magliette, escono
con la kefiah palestinese avvolta intorno alla testa, sventolano
i vessilli - tre di Israele, uno degli Stati Uniti - poi appiccano il fuoco. Qualcuno
applaude. C'è il successivo lavoro di riconoscimento ed identificazione degli
investigatori. Tre giorni di accertamenti minuziosi. Il risultato è il rapporto
finito ieri mattina sul tavolo del procuratore aggiunto Maurizio Laudi.
Ipotesi di reato: vilipendio alla bandiera di uno stato estero e travisamento
in occasione di manifestazioni pubbliche. Gli altri due denunciati sono
Gabriele Sandri, un giovane antagonista di Chieri e Giorgio Rossotto, uno dei
leader storici del centro sociale Askatasuna. Ma nessuno di loro vuole entrare
nel merito della denuncia. Non commentano. Dicono di non aver ancora ricevuto
la notifica del provvedimento: "In ogni caso, quel gesto lo rivendichiamo
collettivamente - spiegano altri ragazzi presenti - era e resta un gesto
politico, simbolico. Non voleva essere ostile nei confronti delle popolazioni
di quei paesi, ma delle loro istituzioni. Chi è stato denunciato si difenderà
davanti a un giudice". è proprio questa la parola imbarazzante. Un
giudice. "Vorrei che ce ne fossero tanti di ragazzi come mio figlio - dice
Francesco Donato, prima sorpreso, poi molto amareggiato per la notizia - ma qui
non parla il magistrato, qui parla il padre. Ed io ho sempre ammirato
l'impegno, l'altruismo e la generosità di Ennio. Il giudice invece si rimette
alla legge, come sempre. E non commenta... ". Come valuta il fatto in sé,
bruciare in piazza delle bandiere israeliane? "Sono sempre stato lontano dalle
strumentalizzazioni politiche - spiega il giudice Donato - vorrei continuare a
starci. Mio figlio non merita di subire tutto questo per il lavoro che
faccio". Quel fuoco in piazza San Carlo ha prodotto un profluvio di
commenti. Anche alcuni clamorosi. Fra tutti, quello del presidente della
Camera, Gianfranco Fini: "I fatti di Torino sono più gravi di quelli di
Verona". Dove il paragone sta con cinque naziskin che hanno massacrato di
botte ed ucciso un loro coetaneo che si rifiutava di offrire una sigaretta. Il
presidente del Senato, Renato Schifani, ieri ha detto: "Quando si bruciano
le bandiere di un paese si offende la democrazia internazionale, non soltanto
lo status di quel paese, si offendono le regole della democrazia davanti a
tutto il mondo". Tre autonomi, quattro bandiere in fiamme e un padre
ingombrante: "Capisco il diritto di cronaca, lo difendo. Ma questo è un
gioco perverso... ". (n.z.).
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Torino Più della visita
del Capo dello Stato di oggi, preoccupa le forze dell'ordine il corteo di sabato
Free Palestine, promessa che inquieta "Sfonderemo per arrivare al
Salone" I negozianti di via Madama Cristina protestano: non vogliamo che
il corteo passi di qui Sono attesi circa 3mila manifestanti A contrastarli ci
saranno un migliaio di agenti NICCOLO ZANCAN niccolò zancan
Tremila persone al corteo contro Israele, mille
agenti a vegliare su un sabato pomeriggio difficile. "Sarà una questione
di numeri", dicono in questura. Però i numeri sono neutri, non spiegano.
Per esempio il fatto che metà degli antagonisti arriverà da fuori Torino. Ieri
sera, nuove adesioni da Milano e Bologna, centri sociali Transiti e Crash.
Per esempio il fatto che, secondo fonti di intelligence, ci saranno anche gruppi
di anarchici, squatter e anarcoinsurrezionalisti alla manifestazione di sabato.
E poi il punto vero, il nodo cruciale. Quando i tremila in corteo - cinquemila
secondo le stime degli organizzatori - saranno fermati in piazza Filzi, come da
percorso concordato, a trecento metri dal Lingotto Fiere, cosa accadrà? Alcuni
ragazzi del gruppo di "Free Palestine" hanno annunciato le loro
intenzioni: "Noi sfonderemo. Perché vogliamo manifestare davanti al Salone
del Libro". Tremila contro mille. Lì, in quei momenti, si giocherà il
destino della giornata. Un sabato carico di tensioni. Avvelenato, si potrebbe
dire. "Certo - dice una qualificata fonte dell'antiterrorismo - chi l'ha
paragonato a Genova, tirando in ballo inesistenti zone rosse, come chi ha parlato
di un fantomatico divieto di sventolare le bandiere israeliane, non ha certo
lavorato per distendere il clima". Per gli investigatori sono stati giorni
di decisioni delicate e sopralluoghi, l'ultimo ieri mattina. Ore a controllare
i percorsi. Le vie di fuga. A valutare le scelte. Le zone di controllo.
Presenti tutti i vertici delle forze dell'ordine, il questore di Torino Stefano
Berrettoni, il capo della Digos Giuseppe Petronzi. Nulla è stato lasciato al
caso. In un contesto, va detto, oggettivamente complesso. Negozi, turisti,
bambini, anziani, mezzi pubblici, il cantiere della metropolitana, la zona
ospedali poco distante, almeno trentamila persone che si muoveranno intorno al
Lingotto durante il corteo di sabato. Ma la Fiera inizia oggi, questa mattina alle
10. Con la visita lampo del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Che significa sempre, ovviamente, massimo allerta: protocolli strettissimi,
minuti contati, tiratori scelti sui tetti a controllare le strade, unità
cinofile a cercare esplosivi, bonifiche del percorso, controlli di massima
sicurezza. Un lavoro gestito in stretta collaborazione con il corpo di guardia
del Quirinale. Ultime novità. Ieri sera, per ragioni logistiche è cambiata la
sala in cui il capo dello stato terrà il suo discorso. Non più la sala dei
Cinquecento, ma la sala Gialla. Da lì è prevista, ma non sicura, una breve
passeggiata del presidente della Repubblica fra gli stand del salone. Fino a
quello dello Stato di Israele. Meno di un'ora mezza in
totale a Torino. Poi partenza immediata verso Roma. Domani invece sarà un
giorno di preparativi. Interlocutorio, finalmente normale. Forse l'unico giorno
di salone e basta. Poi il ritrovo, sabato alle
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IV - Torino Napolitano apre
la Fiera la prima di un presidente Ma alcune scuole disdicono la visita: troppo
allarme Ferrero "Vero, ci sono state defezioni, ma sono cresciute di più
le adesioni" FEDERICA CRAVERO Per la prima volta, dopo 21 anni, un capo
dello Stato inaugura la Fiera del libro del Lingotto. Ed è una festa, ma solo a
metà. Perché prima ancora di arrivare a Torino, la visita di Giorgio Napolitano
è stata preceduta da polemiche, tensioni e paure. Polemiche a distanza tra il
Quirinale e lo scrittore Tariq Ramadan, che aveva criticato la partecipazione
istituzionale alla Fiera. Tensioni nella macchina organizzativa, in bilico tra
garantire la sicurezza ed evitare un salone blindato. Paure tra i ragazzi e gli
insegnanti delle scuole che dovevano assistere al taglio del nastro. Dei
quattromila studenti attesi da tutta Italia qualcuno alla fine ha dato forfait,
motivando la rinuncia a partecipare con la paura che potesse "accadere
qualcosa". Non grandi numeri, per la verità. "Credo che le defezioni
siano state poche - ha detto Ernesto Ferrero, direttore della Fiera - In ogni
caso le classi che hanno rinunciato sono state subito compensate da altre scuole
che invece si sono aggiunte all'ultimo momento Torino non è Kabul, non è
Baghdad e non sarà nemmeno il G8 di Genova. Abbiamo adottato delle misure
precauzionali, certo, ma non ci sono preoccupazioni per la sicurezza dei
visitatori". Peraltro era stato lo stesso presidente della Repubblica a
esprimere il desiderio di non avere una inaugurazione a porte chiuse. E d'altra
parte Napolitano non è nuovo a tagli del nastro al Lingotto. Nell'autunno 2006,
infatti, aveva inaugurato il Salone del Gusto e Terra madre, nella sua prima
visita ufficiale a Torino dopo l'elezione. Ma certo il tono e la mobilitazione
non hanno paragoni con la visita di oggi. All'arrivo di Napolitano - previsto
intorno alle
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VI - Torino In sinagoga Il
suono del corno di capra saluta i 60 anni dalla fondazione di Israele Con il suono dello shofar, il corno di capra utilizzato in alcune
feste particolari, la comunità ebraica torinese ha ricordato ieri sera in
Sinagoga i 60 anni dalla fondazione di Israele. La festa
di Yom Hazmaut che si svolge ogni anno in questo periodo, coincide per una pura
casualità con la serata di apertura della Fiera del Libro dedicata allo stato
con capitale Gerusalemme. Il rabbino della comunità torinese, Alberto
Somek, ha presieduto la funzione che ha preceduto la festa. Quest'anno gli
ebrei festeggiano anche il 160 esimo anniversario dello statuto albertino che
il 17 febbraio 1848 concesse la libertà religiosa alle minoranze dello stato
sabaudo decretando la fine della segregazione nei ghetti.
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VII - Torino Una carrellata
scelta sui personaggi che interverranno al salone Fra il sacro e il profano i
cento volti della Fiera Già oggi il primo Premio Nobel: Yehoshua E domani
arriva Dario Fo MASSIMO NOVELLI Ci salverà la bellezza. Può essere. Intanto il
quesito, non da poco, la Fiera del Libro l'ha mutuato, rea confessa, da
L'Idiota di Dostoevskij, che tuttavia se lo poneva con un punto interrogativo.
E allora andiamo a vedere in che modo i veri protagonisti di Librolandia, cioè
i narratori e i poeti, ma anche quelli del cinema, del teatro, dell'arte, della
musica, della magistratura, della politica, pensano di salvarci e salvarsi, in
qualche modo, dall'orrido che avanza. Ne citiamo qualcuno, fra il sacro e il
profano. Abraham B.Yehoshua. Premio Nobel per la letteratura, tra i massimi letterati contemporanei, lo scrittore israeliano ha
pubblicato di recente Fuoco amico, il suo ultimo romanzo. Stamattina lo si può
incontrare in Fiera. Qualcuno lo ha accusato di essere "un razzista
immorale", ma lui è uno che pensa che "l'esplosione della cultura
ebraica in molti campi non è un buon segno. In molte epoche l'arte
fiorisce quando la situazione sociale e politica è pessima". Tinto Brass.
Se c'è lui a Librolandia, dove incontra la giovane scrittrice torinese
Francesca Ferrando, allora possiamo stare tranquilli: la bellezza (delle donne)
non è morta. Basta vedere i film del regista de La chiave e di Monella.
Geraldine Brooks. Già inviata di guerra per i grandi quotidiani americani, ha
scritto un romanzo bellissimo, I custodi del libro, che dimostra come gli
uomini di buona volontà ci sono sempre stati e sempre ci saranno, al di là degli
odi religiosi, delle inquisizioni, delle guerre e del razzismo. Dario Fo.
Doveva dialogare intorno alla sua cronaca visionaria L'apocalisse rimandata.
Invece il premio Nobel, che non ha bisogno di presentazioni, ha annunciato che
parlerà della Palestina. Come ai bei tempi (ma erano
davvero belli?) della Comune e della Palazzina Liberty di Milano. Clementina
Forleo. Professione magistrato, come tutti sanno. Una che ha osato mettere il
naso dove non doveva, tra politica, politici e affari, e per questo l'hanno
messa nelle condizioni di non nuocere. Enrico Maria Papes. Ve li ricordate i
Giganti, il complesso che lanciò all'epoca del beat la celeberrima canzone Noi
non abbiamo paura della bomba? Papes era uno di loro, come Lord Jim era uno di
noi, e viene a Torino per rievocare quei tempi. Tra Sessantotto e dintorni.
Gian Luca Pessotto. è stato un campione nel gioco del pallone. Lo ha saputo
essere anche nella vita. Ha scritto un libro sulla sua storia, sul suo dramma e
sulla sua rinascita. Viene a narrarcela. Elif Shafak. In Turchia, il suo paese,
l'hanno messa sotto processo per avere offeso "l'identità nazionale"
raccontando del genocidio armeno nel romanzo La bastarda di Istanbul. La sua
bellezza è anche coraggio. Dalia Sofer. Iraniana. Scrittrice. Oltre a essere
una bella donna, ha scritto un romanzo di denuncia sull'Iran degli ayatollah,
La città delle rose, che il New York Times ha definito tra i cento libri più
significativi del 2007. Vittorio ed Elisabetta Sgarbi. Fratello e sorella. Lui,
il critico d'arte che s'arrabbia per un nonnulla, sa che non è tutto bello quel
che piace. Lei, che è direttrice editoriale di Bompiani, è anche la madrina un
po' dark di questa Fiera. Paco Ignacio Taibo II. Ha narrato di anarchici,
ribelli assortiti, repubblicani spagnoli, di Pancho Villa e di Zapata, di Che
Guevara e dei contadini in rivolta del suo Messico. Adesso dialogherà con
Fausto Bertinotti, ma sono affari suoi. Gore Vidal. Monumento della letteratura
americana e non solo di questa, nel suo libro più recente, Il candidato, ci
rivela che il marcio della politica del 1876 non era poi troppo diverso
dall'attuale.
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VIII - Torino Il cinema di
qua e di là dal muro Dieci film israeliani al Massimo, lo schermo palestinese
al Fratelli Marx Il regista Amos Gitai sarà stasera in sala per presentare
"Disengagement" con Juliette Binoche MARIO
SERENELLINI "Amos Gitai è israeliano ma il suo sguardo avvolge pure
l'altra faccia della medaglia, anche la terza, cioè l'Europa. Questa sua
apertura mi ha subito conquistata. Quando mi ha fatto leggere la sinossi di
Disengagement, ispirato all'Uomo senza qualità di Musil, ho sentito di poter
entrare nel suo universo". Protagonista del film che apre stasera
alle 21 al Massimo la rassegna di dieci titoli israeliani d'oggi, organizzata
dal Museo del Cinema in occasione della Fiera del Libro, Juliette Binoche, più
sensuale e intensa che mai, vi interpreta un'ebrea cresciuta in Europa che
finisce a Gaza, nei giorni dello sgombero. "Disengagement mette a fuoco un
conflitto tra cervello e sentimenti - precisa Gitai, che stasera s'incontrerà
col pubblico al termine del film - Razionalmente parlando, quei coloni andavano
portati altrove: io sono d'accordo sul 'disimpegno' di Gaza; ma capisco il loro
dolore. Una sofferenza che ho vissuto da vicino: tre anni fa, mentre ero giurato
a Venezia, mi chiamò mio figlio, militare di leva, per dirmi ciò che stava
accadendo. Sono partito subito, riuscendo per miracolo ad arrivare a Gaza
(privo di permesso, come la protagonista del film), assistendo al dramma in
prima persona". Il risultato è una viva rappresentazione del conflitto:
non tra ebrei e palestinesi, ma tra israeliani e israeliani. Il film vuol
essere anche, spiega Gitai, "una sorta di ponte lanciato tra Europa e
Medio Oriente", una possibilità d'incontro che s'incarna nel viaggio della
Binoche: "All'inizio, quando è in Francia, è una donna tormentata, poi,
una volta a Gaza, si trasforma: il conflitto non è più dentro di lei, ma
attorno a lei". Un rovesciamento di cui l'attrice s'è resa subito conto:
"Lo sgombero degli insediamenti ebraici nel 2005, anche se 'logico', ha
comportato traumi profondi: non è facile sostituire da un giorno all'altro i
luoghi dell'infanzia e quel che si è costruito in trent'anni di vita".
Altri drammi, altri traumi percorrono i film (tutti in originale con
sottotitoli italiani) in programma fino al 13, da My Father, My Lord (domani e
il 10), opera prima di David Volachi, rivelazione al Festival di Haifa e al
Tribeca, a Beaufort di Joseph Cedar (domani e l'11), sulla roccaforte
israeliana spazzata via nel 2000 dagli Hezbollah: la liberazione del Libano
dopo diciotto anni di occupazione, vista nella prospettiva degli occupanti.
Info 011/8138570-
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IX - Torino Tra corni da
caccia e finger food alla Reggia la festa dei novecento Venaria presa d'assalto
dai vip con la voglia di esserci SARA STRIPPOLI "bENVENUTI, ospiti
illustri": tanti, novecento, tutti colti dalla febbre di esserci. Richiamo
familiare per il principe Carlo d'Inghilterra, che però alla caccia alla volpe
preferisce il Gusto, un po' meno per i torinesi che al rito da tempo sono poco
avvezzi, il 21° Salone del Libro di Torino si apre al suono dei corni da
caccia. Con un po' di ritardo sul programma, allo scoccare delle otto e mezza
di sera a Venaria Reale, è questo il segnale. I 400 fra i selezionati si
dirigono verso la cappella di Sant'Uberto, per l'appunto santo protettore dei
cacciatori. Splendida cornice, troppo piccola però per contenere tutti gli
invitati. Gli altri vengono ricompensati con un bicchiere di vino e un
quartetto di corni moderni, mentre nella cappella lo scrittore Aaron Appelfed
tiene la sua lectio magistralis in ebraico. Testo scritto in italiano per
tutti, niente traduzione simultanea: la magia svanirebbe. Ma prima dice qualche
parola in inglese: "Sono felice di essere qui, con tanti amici, in questo
posto meraviglioso. Peccato non parlare l'italiano" Parte così la Fiera
del Libro. Edizione numero ventuno. Già deflagrata, ancor prima di aprire i
cancelli del Lingotto. Sarà per i riflettori accesi da giorni, sarà per i
giochi d'acqua delle fontane, anticipo per il salone prima dell'inaugurazione
di giugno, ma la febbre dell'esserci a tutti i costi ha contagiato la città e
ne ha varcato i confini. Richieste fino all'ultima ora: Piero Fassino ha
chiamato ieri mattina. Il Consiglio regionale è stato sciolto in anticipo per
permettere agli invitati, soltanto i capigruppo, di arrivare in tempo. Ma il
borbottio prevalente era dei tanti senza invito. Nella cappella di Sant'Uberto
il saluto è di Mercedes Bresso: "La Reggia di Venaria e la Fiera hanno
raggiunto un accordo per promuoversi a vicenda". Il raddoppio è del
padrone di casa di Intesa-San Paolo Enrico Salza: "La vera bellezza è
quella del pensiero, scegliere è la vera irrinunciabile libertà". Il
direttore del Salone Ernesto Ferrero si affida alle parole di Gabriele
D'Annunzio per rendere omaggio al luogo: "Uno dei più vasti e solenni
spettacoli dell'Italia subalpina, con la massa rossa e bianca del castello sabaudo,
con i boschi della Mandria che vaporano nell'area cinerea, con le Prealpi
plumbee accosciate nella caligine...". E aggiunge: "In un mondo
sporcato da ogni genere di brutture perché moralmente brutto, a noi compete
batterci per la bellezza difficile". C'è il sindaco Chiamparino, che
sembrava non potesse venire, c'è il presidente della Provincia Saitta. I tre
assessori alla cultura Fiorenzo Alfieri, Walter Giuliano e Gianni Oliva. Ci
sono Angelo Benessia e Luca De Meo. Non c'è, ma non è una novità, la star degli
scrittori, Abraham Yehoshua, che arriva oggi con
l'ambasciatore israeliano Gideon Meier. Per il mondo ebraico è presente il
consigliere dell'ambasciata d'Israele Elazar Cohen. Editoria al
gran completo: Gian Arturo Ferrari di Mondadori, che fra l'altro proprio qui a
Venaria è convolato a nozze, Inge Feltrinelli, Elisabetta Sgarbi. Da
fuori Italia per Gallimard è arrivato l'editor Vincent Raynaud. E ancora, in
ordine sparso: il notaio Francesca Cilluffo con il marito Angelo Chianale, il
prefetto Paolo Padoin, il presidente della Camera di Commercio Giuseppe
Pichetto, il direttore del Circolo dei Lettori Antonella Parigi, il presidente
Amiat Maurizio Magnabosco, quello dell'Unione industriale Alberto Tazzetti, il
banchiere Enrico Salza con la figlia, la presidente della Fondazione Musei
Giovanna Cattaneo, il rettore Ezio Pelizzetti, Piero Gastaldo della Compagnia
di San Paolo, il presidente e il segretario generale del Congresso europeo
ebraico Moshe Kantor e Serge Cwaigenbaum, il presidente dell'Ucei Renzo
Gattegna (che, quando arriva, saluta con calore Chiamparino: "Grazie per
tutto quello che avete fatto"), la presidente del Teatro Stabile Evelina
Christillin, l'economista Elsa Fornero col marito Mario Deaglio. Cena per tutti
nella magnifica Galleria di Diana. Il buffet è firmato dalla regina del finger
food che ha conquistato Torino arrivando da Tortona. è Anna Elena Ghisolfi e
per la serata ha puntato su mille declinazioni diverse del "cibo da
dita": niente salumi, molti piatti "micro" e un solo primo
(malfatti di ricotta e spinaci), frittini di verdure, sushi mediterraneo e così
via. Tutti in piedi, tranne cinque tavoli molto eleganti: quattro riservati a
Intesa-San Paolo, sponsor della serata, l'altro per le autorità e gli ospiti
più illustri.
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Parola di Yehoshua Alle
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVII - Roma Giunta, Alemanno
a caccia di tecnici E in Campidoglio sventola la bandiera
di Israele Il 26 debutta il nuovo Consiglio comunale. Contro l'esclusione
lista Grillo ricorre al Tar GIOVANNA VITALE La fuga in avanti del coordinatore
azzurro Francesco Giro, che uscendo dal primo vertice congiunto Fi-An convocato
per definire la prossima giunta capitolina ha snocciolato la lista quasi
completa degli assessori in pectore, non è piaciuto al sindaco Alemanno.
"Sono soltanto voci", ha tagliato corto l'ex ministro a margine
dell'alzabandiera israeliana in piazza del Campidoglio, "non c'è nessuna
novità, abbiamo ancora una settimana di lavoro e non voglio bruciarla con
indiscrezioni". Come a dire: i tempi sono definiti (il governo di Roma
sarà costituito entro il 20 maggio, con una settimana di anticipo sul debutto
del consiglio comunale previsto per il 26), ma i nomi e le deleghe no.
Strascico evidente del lungo braccio di ferro che ha preceduto e accompagnato
il primo summit ufficiale del Pdl che si è svolto ieri nello studio con vista
sui Fori. Eppure Giro era stato chiaro, parlando di "lavoro positivo e
telepatico fatto oggi con Alemanno". Preciso nell'elencare gli incarichi
già assegnati: "Abbiamo individuato dei nomi comuni" ha spiegato,
"e cioè Davide Bordoni al Commercio, Fabio De Lillo all'Ambiente e Alfredo
Antoniozzi al Patrimonio". Tutti e tre di Forza Italia. Già pronta a
prendere anche la presidenza dell'Aula Giulio Cesare ("Pensiamo a Marco
Pomarici che sta crescendo molto") e un quarto assessorato pesante come i
Lavori Pubblici (al quale però aspira anche De Lillo) per un tecnico esterno
che fa capo alla componente Previti-Sammarco: si tratta del dentista Franco
Condò, già nominato direttore generale della Asl RmE dall'allora governatore
Francesco Storace. Se così fosse, il partito di Berlusconi farebbe il pieno.
Anche se "si tratta solo di desiderata", raffreddano gli entusiasmi
gli Alemanno boys, "è legittimo che FI avanzi le sue richieste, che poi il
sindaco le accolga è tutto da vedere". An in compenso incasserebbe 7 assessori,
mentre resta confermato vicesindaco il senatore democristiano Mauro Cutrufo
("Serve qualcuno che, in stretta collaborazione con governo e Parlamento,
segua la legge sul distretto di Roma", sottolinea lui). Al posto del
quale, a un certo punto, sembrava dovesse subentrare Elisabetta Gardini, che
però potrebbe anche accomodarsi in giunta da semplice assessore - ma si fa
anche il nome di Gabriella Carlucci - per incrementare le quota rosa e
sopperire alla cronica penuria di donne che affligge An. Alle prese, anche, con
il rebus dei doppi incarichi, al quale sono legate le sorti dei deputati
Marsilio e Rampelli, entrambi in predicato per l'Urbanistica, e di Vincenzo
Piso ai Trasporti. Casella, quest'ultima, che in alternativa potrebbe essere
occupata dal consigliere Sergio Marchi. Il Bilancio pare invece ormai assegnato
a un tecnico di fiducia: Ezio Castiglione, già capo di gabinetto al ministero
dell'Agricoltura. Mentre al Personale andrebbe l'ex consigliere Luca Malcotti,
ora segretario romano dell'Ugl (incontrato nei giorni scorsi da Alemanno
insieme alla segretaria nazionale Renata Polverini). Alla Cultura in pole resta
Umberto Croppi, regista della campagna elettorale. Rimangono ancora vuote le
Politiche Sociali e la Scuola, dove si vedrebbero bene due donne. SEGUE A
PAGINA VI.
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Inaugurazione tra le polemiche del
Salone, dedicato quest'anno alla nascita d'Israele Autori
schiacciati tra due fazioni: chi nega il diritto di parola e chi nega
l'occupazione della Palestina Oggi la Fiera del libro di Torino a rischio di opposti
integralismi Stefania Podda Torino (nostra inviata) Zone rosse, agenti del
Mossad in giro per la città e per gli stand, misure di sicurezza che nemmeno la
conferenza di Annapolis sul Medio Oriente. Sulla Fiera del Libro di
Torino, in questi giorni si è scritto di tutto. Si è parlato di un appuntamento
blindato, di una città sotto assedio, ostaggio di un ospite - Israele con i suoi scrittori - politicamente ingombrante e
alla fine poco gradito. Soprattutto si è parlato di tutto tranne che dei libri
che da oggi saranno i protagonisti - a questo punto non si sa quanto assoluti o
piuttosto oramai secondari - dell'evento torinese. In realtà, almeno sino a
ieri, questa Fiera non sembrava davvero un luogo blindato. Nel pomeriggio
chiunque poteva entrare e uscire dal Lingotto, farsi un giro negli spazi del
Salone, arrivare sino agli uffici dell'organizzazione, senza mai incappare in
un controllo e senza bisogno di accrediti. Con grande soddisfazione
dell'ufficio stampa che da settimane ormai raccoglie volumi di articoli pro e
contro il boicottaggio e cerca di smorzare gli allarmi. Gli organizzatori
sperano che da oggi si parli solo di letteratura, e meno di geopolitica e
ordine pubblico, ma sarà difficile che le polemiche lascino il passo ai libri.
Oggi si parte con il discorso del presidente Giorgio Napolitano, affiancato da
Abraham B. Yehoshua, protagonista poi di un incontro con i lettori. Un
discorso, e una presenza, quella di Napolitano, tutt'altro che rituale. Nei
giorni scorsi, il presidente era stato attaccato dallo scrittore e professore
egiziano, Tariq Ramadan, che aveva definito "inopportuno"
l'intervento del capo dello Stato a un evento preparato - aveva detto - di
celebrare i 60 anni dello Stato di Israele, a scapito
della concomitante Nakba palestinese. 6 08/05/2008.
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Editoriale Domani è natale. Questa
sera nascerà il bambin Gesù, figlio di dio, di san Giuseppe e della Vergine
santissima. Secondo i testi sacri la prima volta Cristo nacque in una stalla:
questa notte nascerà in ogni chiesa, dove la superbia e la violenza di potere
in questi giorni sta sfiorando l'assurdo. Probabilmente Berlinguer manderà la
sua consueta letterina d'amore al papa, questa volta carica di pace e di
solidarietà profonda. Nelle belle case delle città questa notte ci si scambierà
i doni. Cosa si farà nelle case proletarie? Si maledirà dio per essere stati
messi al mondo? O si aspetterà, ancora una volta inutilmente, dopo tanti
secoli, la manna dal cielo? Notizie internazionali Sud Africa Un altro detenuto
politico è morto in circostanze oscure, nelle carceri africane. Si chiamava
Zukisi Nabadula. Forse è stato un attacco d'asma a ucciderlo, ma la reticenza
delle pubbliche autorità e la testimonianza dell'avvocato della vittima fanno
temere che il decesso di Nabadula rientri nella serie delle ventuno morti in
carcere di prigionieri politici in meno di due anni, sulle quali il governo di
Pretoria si è sempre rifiutato di aprire un'inchiesta. La situazione a Port
Elisabeth è sempre tesa e non solo per quest'ultimo episodio. Nei quartieri
"satelliti" della città, i ghetti negri, la polizia ha aperto ieri
sera il fuoco per la terza giornata consecutiva, ferendo quattro africani. Due
erano stati uccisi nei giorni precedenti. Cile Continua in Cile la propaganda
per il referendum farsa indetto da Pinochet per ottenere dai cileni il consenso
alla sua presa di posizione contro l'Onu che recentemente ha condannato la sua
politica. Se i cileni potessero dire quello che pensano, il risultato sarebbe
acquisito a priori. Infatti, se al momento del golpe i militari avevano con
loro la maggioranza della popolazione, oggi non è rimasto più del dieci per
cento. I giornali pubblicano quasi ogni giorno lettere di protesta, mentre i
lavoratori delle miniere di El Tenente hanno scioperato, recentemente per tre
giorni. Inoltre dirigenti sindacali e dirigenti di associazioni studentesche
rivendicano apertamente il diritto di svolgere attività democratiche e di
massa. Beirut Yasser Arafat, presidente del comitato esecutivo dell'Olp, ha
convocato per domenica una riunione del vertice palestinese sui recenti
sviluppi della situazione del mondo arabo. Vi sono intanto dure prese di
posizione di esponenti palestinesi nei confronti di Sadat. Così, a Damasco,
Zuher Moushen ha dichiarato che la resistenza palestinese è determinata a far fallire i piani israelo-egiziani che mirano alla liquidazione
della causa palestinese. Notizie nazionali Pontedera Occupato il comune. Oggi,
durante la conferenza stampa organizzata subito dopo l'occupazione, è emerso,
in tutta la sua gravità, il problema degli enti locali condotti all'asfissia da
trentenni di governi democristiani che hanno badato solo agli interessi dei
padroni. Qualche tempo fa i dipendenti dell'ospedale Lotti di Pontedera
cacciarono l'ufficiale giudiziario che era venuto a fare il pignoramento
dell'ospedale per i debiti accumulati. Oggi tocca ai dipendenti comunali.
Torino Alla Ilte di Moncalieri gli operai sono in lotta da una settimana. Lo
scontro è importante: è ormai da due anni che la direzione aziendale non ha
cessato di chiedere agli operai mobilità, straordinari, riduzioni d'organico,
aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro. Adesso addirittura la Ilte chiede il
taglio del salario, il pieno sfruttamento di alcuni impianti con mobilità e
straordinario, la riduzione di altri settanta operai, l'appalto esterno di
intere fasi di lavorazione. Gli operai non hanno intenzione di pagare più.
Oltre il blocco totale dello straordinario e della mobilità, si attua un'ora di
sciopero al giorno per gruppi di reparti, con il blocco del lavoro che
l'Azienda vorrebbe appaltare fuori fabbrica. 08/05/2008.
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Rende (Cs) Da vedere e/o rivedere:
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto il film di Petri del 1970
alle 21 al Dam dell'Università della Calabria. Nardò (Le) Parte dal libro di
Manlio Castronuovo "Vuoto a perdere" (Besa) il dibattito per
ricordare Aldo Moro a 30 anni dalla morte. Alle 18.30 Teatro comunale con il
sindaco Antonio Vaglio, Giovanni Pellegrino presidente della provincia,
l'autore, Pantaleo dell'Anna di Costruire Insieme e Raffaele Gorgoni
giornalista Rai. Molfetta (Ba) Enza Buono, la donna di casa Carofiglio,
presenta il libro Quella mattina a Noto (Nottetempo) alle 19 Il Ghigno in via
Salepico 47. Donne che nella Sicilia a cavallo del secolo si sono battute per
la libertà di decidere, di istruirsi, di insegnare. La capostipite è Mariannina
e... Napoli Secondo incontro di studio con Domenico Losurdo per "Il
ritorno della Cina": Lotta per l'unità nazionale e diritti umani nella
Cina di oggi alle 17 Società di Studi politici in piazza Santa Maria degli
Angeli 1. Dj La'Nduja Vs Mangù: Discotrash Vs Latino Ateneo libertario in vico
Verde Monteoliveto 4. Frosinone Emozioni forti e piedi irrefrenabili con Cinema
Underground live Cantina Mediterraneo. Frascati (Rm) E' in Italia per la prima
volta Yuri Bandazhevsky , scienziato, ex rettore dell'Università di Gomel in
Bielorussia, che da anni lotta per la verità su Chernobyl, perseguitato ed
imprigionato a causa delle sue idee e ricerche. Con lui e con Enrico del
Vescovo presidente di Alternativ@Mente, discutiamo di Chernobyl: una verità
ancora da scoprire : alle 21 Spazio Zip via Mamiani 6. Roma La conoscenza di
sé, l'armonia, il tesoro più prezioso... la poetessa Gabriella Gianfelici e
l'editore Fausto Tanzarella ci parlano del libro di Beatrice Martini Graal 14
(Pascal) alle 17 Odradek via dei Banchi Vecchi 57. Per la rassegna "Anche
gli africani... pensano", Giusy Muzzopappa presenta il libro che ha curato
e tradotto L'invenzione dell'Africa di Valentin Mudimbe (Meltemi) alle 18
libreria Ave in via della Conciliazione 12. Dopo il successo di
"Radiobugliolo" e "Delinquenti", il Teatro 7 di via Benevento
23, presenta Recidivo recital. Torna in prigione senza passare dal via un nuovo
spettacolo sul carcere firmato dai Presi per caso. Da stasera al 18 maggio.
Dancehall One Love Hi Pawa al Brancaleone. Le immagini di Nicola Calò, video,
dj set electro e live per l' Aperitivo Infoshokkante al Villaggio globale. Jazz
melodico con Silvia Manco al Pentagrappolo. Il coro canadese "Choeur Neil
- Michaud" in un originale programma tra cui spicca la Grande Messa di
Charles Gounod alle 20.30 Chiesa Santa Maria delle Grazie alle Fornaci.
Imperdibili: Afterhours live al Teandastrisce. Sesta edizione del Punk Rock
festival al Mads: si parte con Vic Godard and The Subway Sect + Wild Weekend +
The Sperms. il Mediterraneo e la Sicilia con Unaddarè in Kalsa e cunti al Beba
do Samba. Grande hip hop con Kaos + Moddi + dj Trix + Turi al Circolo degli
Artisti. Dal jazz al dixieland con il piano di Adriano Urso al Cotton Club. E a
Locanda Atlantide parte il Festival di San Romolo , musiche per l'altro
fratello con tanta canzone d'autore: alle 18 la mostra fotografica di Nicola
Candidi "Fermo", dj set e poi Enrico Capuano + Toti Poeta + Her e non
solo. Da "Berta filava" a "Aida" con Rino Gaetano Band al
Big mama; ospite speciale Marco Morandi. Hendrix a 360° con Maurizio Rota al
Lian. Poggibonsi (Si) Il "cult" di Federico Fellini La dolce vita
alle 21 Teatro Politeama. Firenze Spegni lo spreco: Mobilità sostenibile,
comportamenti individuali per il risparmio energetico : alle 21 Isolotto in via
Maccari 104. Gabriella Corona ci parla del suo libro I ragazzi del piano,
Napoli e le ragioni dell'ambientalismo urbano (Donzelli) alle 21 Giardino dei
Ciliegi via dell'Agnolo 5. Jazz contemporaneo radicato nella tradizione:
Ipnofonia Cpa Fi-Sud. Empoli (Fi) Le dinamiche eterne dei rapporti umani nel
film di Andrea Molaioli La ragazza del lago alle 22 csa Intifada. Bologna In
greco vuol dire anche "vive": Zeta l'orgia del potere di Costa Gavras
alle 21.30 Arci Vino e Kino in via della Dogana 6. La Grecia dei Colonnelli.
Per conoscere la situazione nella Striscia, per capire le ragioni della
resistenza palestinese e per ricordare il 60° anniversario della Nakba, La
parola a Gaza! Alle 21 circolo "Iqbal Masih" di via della Barca 24.
Techno Night benefit Pride all'Estragon con Superpitcher dj. Ferrara E' un film
meraviglioso che denuncia il vuoto di diritto delle donne sul proprio corpo nei
Paesi arabi. E' Dunia Kiss me not on the eyes della libanese Jocelyne Saab alle
20.30 al cinema Apollo. Verona Pagine e pagine di stramberie e un
"fonoromanzo": Caparezza ci parla del suo libro "Saghe
mentali" (Rizzoli) e l'album "Le dimensioni del mio caos" alle
18 Fnac in via Cappello 34. Affi (Vr) Padre Franco Moretti, direttore di
Nigrizia ci racconta la sua esperienza in Kenya alle 20.45 Biblioteca civica.
Trieste A 60 anni dalla morte ricordiamo il maestro della cinematografia
sovietica Sergej Ejzenstejn con il film Sciopero! alle 20.30 Casa del Popolo
Canciani in via Masaccio 24. Kermesse di 107 "artisti sensibili",
danza, film e giocosità per L'inutile indispensabile per il compleanno di Erik
Satie alle 12 Teatro Miela. Trento Con Carlo Rubbia, premio Nobel per la
Fisica, discutiamo di Quale energia per il futuro? alle 20.30 al Teatro sociale
via Oss Mazzurana. Grande teatro civile con EstroTeatro in Il racconto del
Vajont di Marco Paolini alle 21 Ridotto 43. Malè (Tn) La guerra non fa parte di
noi... Pace: utopia, sogno, necessità? Alle 20.30 al Municipio con lo scrittore
e uomo di pace bosniaco, Bozidar Stanisic. Fornace (Tn) Con i Gruppi d'acquisto
solidale per acquistare "consapevolmente": alle 20.30 Sala didattica
Anziani. Mattarello (Tn) Un tema "prezioso": Uso e riuso dell'acqua .
Con Bruno Maialini e Walter Nicoletti alle 20.30 Centro civico. Bergamo Con
"Ballate di terra e d'acqua" Massimo Bubola in concerto auditorium di
piazza libertà. Milano Gianni Bosio e Clara Longhini hanno curato il volume
1968, una ricerca in Salento. Suoni grida canti rumori storie immagini
(Kurumuny) presentato alle 21 Casa della Cultura in via Borgogna 3. Con il
direttore editoriale Luigi Chiriatti, Iva della Mea presidente dell'Istituto E.
De Martino e Maria Luisa Betri docente all'Università statale di Milano.
Riusciremo a salvare la poesia del vivere? Davide Rondoni ci parla del suo
libro Il fuoco della poesia. In viaggio nelle questioni d'oggi (Bur) alle 21
nella Sala Verri di via Zebeldia 2; con Giulio Sapelli docente di Storia
economica all'Università di Milano, lo scrittore Luca Doninelli e Giorgio
Vittadini presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. E' un importante
documento della nostra storia: è il il Memorial in onore degli italiani caduti
nei campi di sterminio che si trova ad Auschwitz (Blocco 21). Per questo
l'Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea e
l'Accademia di Brera ti invitano alla presentazione del progetto del
laboratorio di studio per restaurare il Memorial Auschwitz - Cantiere blocco 21
alle 11 nell'Aula 10 dell'Accademia di Brera in via Brera 28. Una
"botta" di Salento e di reggae e di impegno: Sud Sound System live
Alcatraz. Jam session con Niccolò Cattaneo Organ trio al Baretto del
Leoncavallo e poi all'Hemp Bar Hempy thursday : Bovisa Reggae Foundation feat.
Junior Sprea, Dreama, Gamba the lenk, Papa Sabbo. Parte ad Arci Metromondo via
E. Ponti 40, un cineforum per parlare di ambiente, di evoluzione e tecnologia:
alle 21 Il nostro pane quotidiano di Nikolaus Geyrhalter. Segrate (Mi) Ultima
proposta per "Pellicole Resistenti" al Baraonda: alle 21 I nostri
anni di Daniele Gaglianone. San Giuliano (Mi) Aperitivo per festeggiare la
vittoria nella vertenza dei lavoratori dell'ospedale di Melegnano alle 17.30
Eterotopia via Risorgimento 1. Cesano B. (Mi) La prescrizione medica parla di
Ricostituenti (60 anni di canti e musiche per la nostra Repubblica) per una
sana e robusta Costituzione... Cantosociale in concerto alle 21 scuola media
Alessandrini - Da Vinci. Inzago (Mi) Teatro e testimonianze per Edi bese! Ora
basta! Racconti dal Kurdistan alle 21 auditorium Fabrizio de André con Annet
Hanneman e Gianni Calastri del Teatro di Nascosto, Antonio Olivieri di Verso il
Kurdistan e Luigi Vinci di Punto Rosso. Torino Prosegue la
rassegna Free Palestine : alle 18.30 al cinema Fratelli Marx in corso Belgio 53
Intervento divino di Suleiman; alle 20.30 omaggio a Wael Zuaiter con Teatro
Forsennato in Sangue palestinese e poi A stone Throw Away di Lina Halvorsen e
dibattito con la regista. A cura di Lo Sguardo di Handala. 08/05/2008.
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Le tante, troppe spie ignorate di
Verona Quando la paura è verso qualcuno? Se la mia Cgil fa come re
Franceschiello Verona, una città che non vuole fare i conti col passato Cara
"Liberazione", abito a Verona, dietro piazza Erbe. Una settimana fa,
dopo cena, sono uscito di casa dirigendomi alla piazza, appunto. Portavo, sotto
la giacca, una vecchia maglietta con la stella rossa su fondo nero. Ho
incontrato un gruppo di quattro ragazzi, due dei quali, guardandomi, hanno
detto ad alta voce: "Che schifo, un comunista". Non ho dato
particolare peso all'episodio. Le osservazioni cretine non suscitano interesse,
e, dopotutto, la zona immediatamente circostante a casa mia è piena di bar
aperti fino a tardi, uno dietro l'altro, è difficile, ho pensato tra me, che
qualcuno passi dalle parole ai fatti, così, sotto gli occhi di tutti. Ma
proprio due giorni dopo, bevendo il caffè al bar sotto casa, ho incontrato due
amici che mi hanno avvisato della aggressione avvenuta a Porta Leoni (io non
avevo ancora letto i giornali): anch'essa dietro piazza Erbe, appunto. Così, mi
sono venuti in mente, uno dietro l'altro, tanti episodi. Tra piazza Erbe e via
Mazzini, pochi mesi fa, un ragazzo è stato aggredito e accoltellato, di notte.
L'anno scorso, proprio in piazza Erbe, alcuni ragazzi furono aggrediti e
picchiati da estremisti di destra. D'altronde, pochi giorni fa, nella mia
scuola, mi è stato annunciato un nuovo consiglio straordinario, relativo ad una
classe nella quale uno studente, uscito di scuola, ha chiarito una divergenza
di opinioni con un altro picchiandolo, e rompendogli i denti nel senso
letterale della parola (mi spiega la coordinatrice di classe). In effetti,
qualche mese fa, in un'altra classe venne tirato un petardo esplosivo contro la
cattedra (incidentalmente, era la mia; la cosa finì con una breve intervista al
"Corriere"). Di per sé, non è un fatto tanto grave. Ma è una spia,
una delle tante spie indicatrici di un atteggiamento diffuso, e,
disgraziatamente, in crescita, lenta ma continua, negli ultimi anni:
l'atteggiamento interiore della aggressione, della sfida fisica, della
divisione del mondo in amici e nemici, i quali ultimi devono essere aggrediti,
o, perlomeno, minacciati, intimiditi. Si tratta di una mentalità prettamente
fascista nella sua essenza (e, infatti, la parola stessa, "fascismo",
deriva da fasci di combattimento, di romana memoria). Si tratta, insomma, di un
fascismo culturale soggiacente, indipendentemente dalla esplicita adesione o
meno ad una organizzazione politica. Del resto, in questi anni di insegnamento,
mi è capitato più di una volta di annotare sul registro che, a norma di
Costituzione, è vietata la ricostituzione e l'apologia del partito fascista, il
che significa che sono vietate le magliette con fasci littori e croci celtiche,
così come le scritte sulla lavagna "sieg heil" e "juden
kaputt". Questa è Verona, nel senso che uno zoccolo duro di mentalità
fascista è sempre sopravvissuto, con i suoi "Priebke libero" e
"Onore a Rudolf Hess" pitturati sui muri. Questa città, già sede del
governo della Rsi di Mussolini, non riesce a fare i conti col proprio passato,
e non riesce a liberarsene. Infatti, questa città ha sempre paura di parlarne:
qui il mito del fascismo non è mai morto. Vincenzo Zamboni via e-mail
Presidente della Camera, si vergogni! Cara "Liberazione", sono
estremamente preoccupato di vivere in un Paese in cui la vita di un ragazzo
massacrato da cinque suoi coetanei nazifascisti venga messa alla stregua o,
peggio, declassata rispetto ad un episodio di dissenso ideologico, seppure
forte, come quello di bruciare una bandiera di Israele a Torino. Se l'atteggiamento minimizzante e fuorviante del
sindaco veronese Tosi è semplicemente disgustoso, il Presidente della Camera
Fini non prova vergogna a fare certe affermazioni? O dobbiamo pensare che a
destra, sotto il doppiopetto, qualcuno porti ancora la camicia nera?
Rammento, tra l'altro, quale fosse l'uso che Bossi, sodale di Fini, consigliava
di fare della bandiera italiana. Sdoganamento dopo sdoganamento si stanno
cancellando valori e memoria della Resistenza e questi sono i frutti. Vanni
Destro Rovigo Fini, la Lega e la bandiera italiana Caro direttore, dunque il
neo presidente della Camera Fini sostiene che il bruciare la bandiera
israeliana da parte di alcuni isolati imbecilli è meno grave che uccidere un
ragazzo a calci da parte di alcuni fighetti della Verona bene. Se questo è
l'antipasto chissà come sarà il menù! Vorrei tuttavia chiedere all'on. Fini un
parere sulle esternazioni di un suo collega, oggi ministro di questa
Repubblica, quando invitò una signora di Venezia, che esponeva al balcone la
nostra bandiera, a buttarla nel cesso! Livio Serafini Verbania I dati Istat e
il clima di insicurezza Caro direttore, sono perfettamente d'accordo con le
lettere che hai pubblicato oggi (ieri per chi legge, ndr) sul tema della
sicurezza. Soprattutto alla luce degli ultimi dati dell'Istat, secondo cui gli
omicidi in Italia diminuiscono, ma gli italiani hanno più paura. Il clima di
paura e insicurezza può generare misure "straordinarie" e di
emergenza che poco hanno a che fare con la vivibilità quotidiana. E' bene non
prendere sottogamba il problema, perché è vero che la gente ha paura, è vero
che se dovessi camminare in una strada buia probabilmente avrei il cuore a
mille ed è anche vero che le vittime ci sono state. Ma in questo modo non si ha
paura per un "qualcosa", ma si ha paura di "qualcuno" ed è
a questo punto che il discorso si fa delicato e facilmente strumentalizzabile.
Non dobbiamo cadere in questa trappola, perché innanzitutto non si risolve il
problema e poi si creano dei mostri che hanno le stesse probabilità di essere
"malandrini" quanto un qualsiasi altro essere umano. Mariangela B.
Roma Quello di Marcelletti non è un caso isolato Gentile redazione, il caso
Marcelletti per un senso non è unico, da anni questo sconcio è diventato regola.
Quanti primari in Italia sfruttano l'istituto dell'intramoenia, per portarsi
clienti dalle cliniche private o "parificate" a quelle pubbliche i
cui soggiorni e mezzi necessari per gli interventi sono a totale carico della
collettività? Pertanto il primario ospedaliero o universitario non può servirsi
del pubblico per fare i propri comodi e arricchirsi a danno, non solo della
spesa pubblica, ma sfalsando anche gli interventi provenienti da liste di
prenotazioni. Roberto C. via e-mail Il garantismo "relativo" del
"Giornale" Gentile direttore, "Il Giornale", organo
ufficiale della famiglia Berlusconi, fottendosene brillantemente del garantismo
predicato dal capo famiglia, sbatte in prima pagina il prof. Marcelletti, posto
agli arresti domiciliari per reati vari che vanno dalla truffa aggravata ai
danni dello Stato, peculato, concussione nonché pedopornografia; questa accusa
proviene da non meglio identificati ambienti giudiziari di Palermo (la notizia
inizialmente diffusa dall'Adnkronos era stata poi smentita). Intanto, in nome e
per conto di un malinteso diritto di cronaca, il quotidiano di Berlusconi
accoglie le prove, celebra il processo ed emette una condanna; perché si tratta
di una condanna già pronunciata quella di sbattere "il mostro" in
prima pagina. Evidentemente il principio della presunzione di innocenza, fino a
sentenza definitiva, vale per delinquenti come Previti, il quale sarebbe
vittima di una vendetta politica anche a fronte di una sentenza definitiva, per
mitigare la quale si è mosso lo stesso governo del cavaliere alterando la
legislazione a misura di reato. Proprietario del quotidiano risulta Paolo,
fratello del più importante Silvio e perciò detto "berluschino"; se
l'accusa di peculato dovesse venire ridimensionata e quella di pedopornografia
dovesse cadere nel nulla, chi ripagherà il prof. Marcelletti per la sentenza
emessa da "Il giornale" che ha provocato un incalcolabile danno di
immagine?? "Il Giornale" usa pesi e misure secondo una visione tutta
personalistica; tra l'altro accoglie le tesi anti-relativismo ma sfrutta
proprio il relativismo nel diritto all'informazione che diventa
"relativa" all'imputato. Rosario Amico Roxas via e-mail Perché lascio
la tessera della mia Cgil Compagno Sansonetti, oggi è per me un triste giorno:
ho dato disdetta al sindacato Spi-Cgil, organizzazione a cui aderii oltre 30
anni fa, prima come operaio metalmeccanico, poi come pensionato. Sono stufo di
sostenere chi ho creduto facesse l'interesse dei lavoratori, mentre ora troppi
esempi mi dicono che - invece - l'obiettivo del mio sindacato è stato da troppi
anni di "tenermi buono" per poi farmi credere che è primaria la
centralità dell'impresa, che l'eliminazione della scala mobile avrebbe
consentito maggiori assunzioni, che i contributi agli industriali avrebbero
garantito maggiore competitività, ecc. ecc. La conseguenza: mentre i padroni si
arricchivano sempre più, i lavoratori perdevano potere di acquisto. Nel mio
piccolo mi sono sempre battuto con la speranza che i lavoratori prendessero
coscienza dello stato sociale in cui sono confinati dai padroni. Non posso più
tollerare, però, che i sindacati li strumentalizzino ed illudano con falsi
valori. Si sono fatte tante ipotesi sulla sconfitta della Sinistra e, tra le
tante, vi è quella di attribuire tale débâcle al fatto che la Destra ha saputo
seminare meglio di noi. Si fa sempre riferimento al seme, ma il terreno va
preparato a riceverlo. Io ho orgogliosamente arato il mio terreno, ma ora il
mio sindacato si comporta come re franceschiello: dopo la farina, mi riserva la
festa con la forca. Floriano Cervelli via e-mail A Roccella Jonica nel ricordo
di Rocco Gatto Buongiorno, mi chiamo Alberto Gatto, calabrese della città di
Gioiosa Jonica, sono il nipote di Rocco Gatto, che voi sicuramente ricorderete
in quanto vittima di mafia, mugnaio e comunista, ucciso il 12 marzo 1977.
08/05/2008.
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi inaugurazione con il
presidente Napolitano e il big Yehoshua Fiera del libro a rischio di opposti
integralismi Stefania Podda Torino (nostra inviata) Mai, in nessuna precedente
edizione, un presidente della Repubblica aveva inaugurato la Fiera. Ma questa è
una Fiera diversa da tutte le altre, a questo punto esserci o non esserci
sembra essere diventata la trincea su cui posizionarsi politicamente e
moralmente. Un paradosso e una caricatura, ma tant'è. In
questi mesi di mobilitazione contro la presenza di Israele a Torino,
si è oramai perso il senso della misura. Da una parte e dall'altra. Nella
pretesa di imbavagliare gli scrittori senza preoccuparsi di tracciare un
confine tra cultura e potere, e nell'automatismo di una risposta che cancella
l'esistenza dell'occupazione israeliana e della tragedia palestinese.
Così succede che alla fine in questa chiamata al boicottaggio ci sia un po' di
tutto, anche quel peggio con cui il diritto di critica alla politica israeliana
c'entra ben poco. E così succede, ad esempio, che all'Università di Torino, al
convegno organizzato da Free Palestine, il professor Francesco Coppellotti, che
ha tradotto in Italia gli scritti dello storico revisionista Ernst Nolte, si
trovi a discettare su tedeschi e palestinesi, entrambi vittime del "senso
di colpa collettivo scaricato su di loro da ebrei e Stato di Israele".
E quanto poi alle camere a gas, nessuna certezza storica. Questione di punti di
vista, sostiene Coppellotti, tra l'imbarazzo del collettivo autonomo
universitario e l'allegra spensieratezza del professor Gianni Vattimo - uno a
cui l'equazione ebrei-fascisti o nazisti non sembra poi così grave, anzi la
trova calzante - che lo abbraccia e lo ringrazia per la sua presenza. Poiché al
fanatismo di una parte corrisponde quasi sempre un fanatismo di segno opposto,
ecco che a chi dichiara guerra all'"occupazione israeliana della Fiera del
Libro", risponde Gianfranco Fini. Il quale giudica più grave il rogo di
una bandiera che non il pestaggio e l'omicidio di un ragazzo a Verona,
dimostrando così la strumentalità e la forzatura dietro il suo incondizionato
appoggio al governo israeliano, di qualunque segno sia e qualunque scelta
faccia. In questo scontro - non solo metaforico - di due bandiere, rischia di perdersi
l'occasione di conoscere un paese attraverso la voce dei suoi scrittori. Che
non sono, come vorrebbe far credere chi si schiera per il boicottaggio, servi
del governo israeliano, collaborazionisti spediti a Torino per far propaganda e
mostrare il volto migliore dell'occupante. Chiunque abbia letto i loro libri,
sa che non è così. La loro non è una letteratura celebrativa, anzi è lo
specchio di una società che ha perso il collante rappresentato dall'utopia
collettiva del sionismo. Quell'utopia, con le sue grandezze e le sue miserie,
l'hanno raccontata i tre scrittori più famosi, Yehoshua, David Grossman e Amos
Oz. Che sono scrittori a cui non si dovrebbe chiedere la patente di dissidenti
per apprezzarne il valore letterario. E se è vero, come dice Valerio
Evangelisti nel suo intervento sul boicottaggio, che tutti e tre hanno avallato
la guerra in Libano, è sbagliato liquidare, come fa sempre Evangelisti, quello
di Grossman come un "tardivo ripensamento". La sua orazione al
funerale del figlio Uri è considerato un testo fondante, un canone
dell'esperienza israeliana. Non celebra la guerra per amor di patria, sa che è
stata un disastro, ma celebra il figlio come emblema di una nuova generazione
che vive in un paese dove non c'è più consenso, dove si discute e ci si divide
su tutto. Sulla Shoah e sulla Palestina. Sulla storia
e sulla cronaca. Su quello che doveva essere e su quello che invece è stato, e
che è ancora. E la stessa spietatezza di giudizio, pur nell'amore per il
proprio paese e non per il governo, è negli interventi di Amos Oz. Quanto ai
loro libri, poi, sono tutt'altro che pacificati e trionfanti. Non lo sono
nemmeno quelli del moderato Yehoshua che da scrittore vero qual è, lascia
parlare i suoi personaggi. E i suoi personaggi, a differenza del loro padre
quando vuol fare il polemista politico, non hanno nessuna certezza. Nel suo
ultimo romanzo Fuoco amico , Yehoshua fa dire a Yirmiyahu che non ne può più
dei suoi compatrioti e degli ebrei in genere. Meglio l'Africa che Israele, almeno lì si vive una vita normale, senza il peso
della memoria. E non verranno certo a Torino a parlare di un paese pacificato e
senza contraddizioni, gli scrittori della nuova generazione, come Etgar Keret,
Orly Castel-Bloom, Shifra Horn, Ron Leshem. Loro hanno un passo diverso
rispetto ai padri letterari, hanno visto solo guerre e negoziati falliti, non
credono più in niente. E però sanno che è nella pace e nella convivenza con i
palestinesi la chiave di un futuro che sembra non arrivare mai. Lo sanno, lo
scrivono e soprattutto lo vivono. Ne parleranno anche a Torino, parleranno dei
palestinesi e del loro dramma, come non ne ha parlato Pierluigi Battista in due
editoriali dedicati al boicottaggio. Ne parleranno da scrittori di romanzi che
meriterebbero di essere letti, e ai quali non dovrebbe essere richiesto un
esame politico per non essere liquidati come collaborazionisti. 08/05/2008.
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Se c'è chi vuol boicottare lo
faccia. Qui al Salone vogliamo discutere" Monia Cappuccini Torino (nostra inviata)
Sommersi dalle polemiche, rischiano di passare in secondo ordine. Non ci
riferiamo ai numeri e alle previsioni sull'affluenza che, puntualmente, mettono
in uno stato da ansia da prestazione gli organizzatori a pochi giorni dalla
campanella d'inizio. Ma degli scrittori, delle scrittrici, delle case editrici,
dei libri, del pubblico. Dei veri protagonisti dell'annuale appuntamento
torinese che, volenti o nolenti, rappresentano una parte significativa della
produzione culturale italiana. Dunque, ecco a voi la Fiera del Libro di Torino
XXI edizione. Se lo scorso anno erano stati i confini a fare da filo conduttore
tra le centinaia di incontri previsti, quest'anno al Lingotto ci si misurerà
con una dimensione altrettanto ampia e astratta (per non dire onnicomprensiva):
la Bellezza, da una citazione di un personaggio dell' Idiota che chiede al
principe Myskin: "La bellezza salverà il mondo?". A domanda
risponderanno con lezioni magistrali i grandi del panorama letterario nostrano
(Remo Bodei, Luigi Canfora, Erri De Luca, Raffaele La Capria) e di quello
mondiale (tra gli altri Boris Pahor, Gore Vidal, Joe Lansdale, Philippe Forest
e Ignacio Paco Taibo II). Si celebrano anche i centenari di Giovanni Guareschi,
Cesare Pavese e Elio Vittorini, mentre non mancheranno convegni e incontri
sulla giustizia, il quarantennale del '68 e la tragedia alla Thyssenkrupp.
Riconfermato Terra Madre, l'appuntamento sulle identità culturali e le
ibridazioni, con voci provenienti dal Mediterraneo (Gilali Khellas, Ibrahim Al
Faqih, Mohammed Lamsuni), dall'Africa (Sabdrine Bessora, Véronique Tadjo, Laila
Guerriero), da Cuba (Eduardo Manet), dalla Turchia (Elif Shafak) e dall'Est
europeo (Georgi Gospodinov, Aleksandr Galatica, Mihai Mircea Butcovan). Dopo il
flop e le proteste della passata edizione, per quest'anno niente fumettari del
Torino Comics. Mentre si ripete l'appuntamento del Bookstock, spazio di 4mila
metri quadrati dedicato a bambini, ragazzi e ai giovani di tutte le età.
Giuseppe Culicchia, scrittore torinese, è responsabile della programmazione per
gli adolescenti. A poche ore dall'inaugurazione della Fiera appare tranquillo e
attende la messa a punto degli ultimi preparativi. Giuseppe Culicchia, a poche
ore dalla inaugurazione della Fiera che aria tira? Quella degli altri anni, si
lavora a pieno ritmo e prevale uno spirito sabaudo. Nonostante per molti questo
sia un anno particolare, per la Fiera tutto procede come sempre. Alla luce
delle polemiche, cosa succederà? Finché non inizia, chi può dirlo. Abbiamo
letto sui giornali delle polemiche, ma poi chissà che cosa succederà. Ci
auguriamo che prevalga un'atmosfera pacifica. Lei che idea si è fatto del
boicottaggio? Rispetto le opinioni di tutti e se qualcuno ritiene di boicottare
la Fiera lo faccia. Siamo in un paese democratico e si può fare. E della
paventata zona rossa? Penso che se uno mette una zona rossa, a quegli altri
viene voglia di oltrepassarla. Si parla di un nuovo G8 a Torino, ma francamente
mi sembra una esagerazione, poi non so, magari verrò smentito dai fatti.
Condivido le parole del presidente Napolitano: credo nella libertà di criticare
la politica di uno Stato, ma senza essere per questo considerati dei nemici.
Guarda l'America, quando gli Stati Uniti hanno "esportato" la
democrazia in Iraq, chiunque dicesse mezza parola contro il governo Bush veniva
accusato di connivenza con Bin Laden. Da molto tempo invece, in molti
vorrebbero aver avuto la possibilità di dire no a questa guerra, e non credo si
possano considerare antiamericani. Siamo in democrazia e tutto è criticabile, anche la politica di Israele. Di sicuro
c'è che la Fiera non ha mai avuto tanta pubblicità come quest'anno, e sarebbe
bello che i media si occupassero anche dei libri. Che invece rischiano di
essere oscurati? È un meccanismo incontrollabile, quando si scatena la rincorsa
alla notizia, al titolo di giornale forte, al fatto che bisogna sempre caricare
per accattivarsi il pubblico. Mi auguro vivamente che siano i fatti a
smentire i titoli dei giornali. L'Università in questi giorni sta tenendo un
convegno sulla questione palestinese, ecco a Torino non mancano i luoghi e i
modi per farsi un'opinione libera e indipendente, al di là della propaganda.
Per lei è la seconda prova al Boockstock, il villaggio letterario per bambini e
ragazzi, vera rivelazione della scorsa edizione. Sì, l'anno scorso è andata
bene e speriamo di essere fortunati allo stesso modo. La novità è che il
Boockstock è un evento a impatto zero. Lavoriamo con la LifeGate, una società
che si occupa dell'applicazione del trattato di Kyoto e che, in collaborazione
con alcune università, riesce a quantificare quanto la Fiera costi
all'ambiente. Fanno calcoli molto complicati: il numero dei visitatori, i loro
spostamenti (se arrivano in metro, macchina, treno, aereo), la carta utilizzata
per i programmi, fino ai decibel che lo scorso anno hanno dato tanti problemi.
Forse un giorno non potremmo permetterci il lusso di organizzare delle Fiere,
il pianeta sta dando chiari segni di insofferenza e il Boockstock, essendo uno
spazio rivolto ai ragazzi, è un'occasione per portare all'attenzione il tema
dell'ambiente. Perché i nostri figli non solo hanno davanti prospettive di
lavoro precarie e una peggiore qualità di vita rispetto a noi, ma dovranno per
forza confrontarsi con l'emergenza ambientale. Vorrei che i ragazzi capissero
che se ora possiamo prendere l'aereo, domani chissà. Quando si parla di nuove
città e nuove architetture, bisogna capire che impatto hanno sull'ambiente.
Altri paesi sono più avanti di noi, e sarebbe bene se l'Italia investisse di
più sulla ricerca. 08/05/2008.
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La posizione di Rifondazione
Sbagliato il boicottaggio del Salone Sbagliato demonizzare chi manifesta Le
parole sono pietre e quelle del presidente della Camera Fini sono
particolarmente gravi. Chi uccide selvaggiamente e agendo in modo squadristico
non può avere alibi né tanto meno essere considerato meno pericoloso di chi,
magari su piattaforme discutibili, manifesta un proprio dissenso. La decisione
del Salone del libro di Torino di dedicare l'edizione di quest'anno alle
celebrazioni per i 60 anni della fondazione dello stato di Israele,
ha visto da diversi mesi aprirsi un dibattito, non solo in Italia, sul valore
simbolico e politico di questo evento. Noi pensiamo che lanciare il
boicottaggio sia stato sbagliato perché reputiamo che la cultura debba essere
preservata dallo scontro ideologico e politico. Per questo non abbiamo aderito
alla manifestazione del 10 Maggio a Torino, perché ha fatto del boicottaggio il
suo cuore principale. Ma allo stesso tempo sbagliata è la demonizzazione di chi
manifesterà in piazza sabato. Il Prc avrebbe partecipato volentieri ad una
manifestazione a sostegno del popolo palestinese contro l'occupazione del
governo israeliano, l'assedio immorale e criminale praticato in questi mesi a
Gaza, per chiedere l'abbattimento del muro dell'apartheid e il riconoscimento
del diritto del popolo palestinese ad uno stato. Uno stato palestinese al
fianco e alla pari di quello israeliano, come prevedono
quelle risoluzioni Onu che sono alla base della legittimità dell'esistenza
dello stato d'Israele. La cancellazione della questione palestinese dall'agenda
politica è invece la vera emergenza. Il Prc è impegnato per questo a riprendere
l'iniziativa per la pace sulla parola d'ordine due popoli due stati con
Gerusalemme capitale condivisa di entrambi. Il comitato di gestione
nazionale del Prc 08/05/2008.
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sono stati identificati, ieri,
dalla Digos di Torino e denunciati per "vilipendio alla bandiera di uno
stato estero e travisamento in occasione di manifestazioni pubbliche", tre
giovani "frequentatori del centro sociale Askatasuna" che avrebbero
incendiato le bandiere americana e israeliana alla fine della manifestazione
del primo maggio a Torino, in piazza San Carlo. Una denuncia che arriva
puntuale come un orologio dopo le polemiche di questi giorni. Il centro sociale
ha risposto, ieri, che bruciare la bandiera di Israele
"è un gesto simbolico che possa essere riportato anche in Medio Oriente, perchè vogliamo che i palestinesi sappiano che in Italia c'è chi
sostiene la loro resistenza. Non si tratta di un gesto ostile nei confronti
degli ebrei, nè degli israeliani ma dello Stato di Israele, del suo
esercito, del suo governo e non c'è stata da parte nostra alcuna equiparazione
fra Israele e il nazismo". 08/05/2008.
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Lettera aperta del Forum Palestina Non ignorate ancora la manifestazione Caro Sansonetti,
Caro Polo i lettori aprendo i vostri giornali questa mattina - martedì 6 maggio
- hanno avuto a disposizione come informazione su quanto sta accadendo e
accadrà intorno alla Fiera del Libro di Torino dedicata a Israele,
le dichiarazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano e poco più.
E' curioso e preoccupante, perchè i vostri lettori, su tutti gli altri
giornali, hanno avuto informazioni sulla manifestazione nazionale per la Palestina che si sta preparando a Torino per sabato 10 maggio,
hanno avuto notizie su un riuscitissimo seminario all'università di Torino
sulla pulizia etnica contro i palestinesi con la presenza di studiosi italiani,
palestinesi e israeliani ed hanno avuto notizie sul rischio che a Torino si
riproduca l'inquietante logica delle "zone rosse", una logica che
molti di loro e di noi portano ancora sulla pelle dopo la drammatica esperienza
di Genova. Non solo. Il neo presidente della Camera Gianfranco Fini, ha
rilasciato dichiarazioni aberranti secondo cui il tasso criminogeno di una
bandiera israeliana bruciata in una piazza è superiore a quello di un branco di
neonazisti che uccidono a calci e pugni un ragazzo a Verona. Sulla seconda
questione - giustamente - i vostri giornali hanno dato ampio spazio con
servizi, commenti, analisi. Sulla prima avete scelto la completa omissione.
State commettendo un errore e forse un errore più grave. L'errore è quello di
ostracizzare in modo piuttosto miope una campagna di contestazione di un evento
politico grave come quello di dedicare ai sessanta anni
della nascita di Israele un evento culturale di massa come la Fiera del Libro. Se
sessanta anni fa Israele avesse consentito la nascita anche della Palestina ciò non rappresenterebbe un problema, ma così non è stato allora
e così non è neanche adesso. I motivi li hanno documentati per anni sulle
vostre pagine giornalisti preziosi come Stefano Chiarini e Giancarlo Lannutti.
I vostri giornali si sono schierati contro la campagna di boicottaggio della
Fiera del Libro ma i vostri lettori no. In piccolo avete riproposto quella
rottura tra quartieri generali e "popolo della sinistra" che tutti
hanno visualizzato prima nella manifestazione del 9 giugno dello scorso anno e
poi- assai più clamorosamente - nelle recenti elezioni. Questa ripetuta rottura
della connessione sentimentale tra il "vostro/nostro popolo" e gli
apparati ideologici della sinistra storica (redazioni, direzioni etc.) , è
diventato un macigno di cui vi rifiutate di sentire ed assumere la piena
responsabilità. Sulla Palestina, su Torino, come sul 9
giugno di un anno fa, state commettendo un pericoloso errore di supponenza.
Infine c'è un secondo errore che traspariva oggi dalle prime pagine dei vostri
giornali. Il tentativo di sovrapporre una sacrosanta mobilitazione antifascista
a Verona contro la manifestazione nazionale del 10 maggio a Torino amplificando
la prima e occultando la seconda. E' già accaduto in passato, proprio sulla Palestina, ed è accaduto il 9 giugno. La risposta è stata
non solo nei numeri ma anche nelle conseguenze politiche. La cultura politica
della sinistra uscita demolita dalle urne è stata quella che ha cercato e
voluto la contrapposizione ai movimenti sociali. Quella del 10 maggio a Torino
sarà una manifestazione internazionalista a fianco dei palestinesi, sarà una
manifestazione a difesa delle libertà democratiche contro la logica delle zone
rosse e della subalternità alla lobby israeliana in Italia e sarà anche la
manifestazione degli antifascisti in risposta alla logica e alle coperture
politiche che hanno portato all'omicidio di Verona e che oggi si schierano
incondizionatamente a sostegno della politica di Israele.
Non commettete nuovamente errori di valutazione come quelli già commessi. I
risultati sono l', davanti a tutti a testimoniare che hanno comportato un
prezzo politico altissimo per la sinistra nel nostro paese. Per Il Forum Palestina Sergio Cararo, Germano Monti 08/05/2008.
( da "Liberazione"
del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La risposta del Direttore di
Liberazione Rispettare e informare Ma noi non ci saremo Cari amici, cari
compagni, pubblichiamo con piacere questa vostra lettera aperta. E cerchiamo di
fornire ai nostri lettori una informazione completa - nei limiti delle nostre
possibilità - su quel che sta succedendo a Torino e su quel che si sta muovendo
attorno alla fiera del libro. Se c'è qualche lacuna nella nostra informazione,
ci dispiace e cercheremo di superarla. Non contestiamo affatto il diritto di
chiunque di protestare contro la fiera del libro. Non contestiamo il diritto di
nessuno di protestare contro qualsiasi cosa, anche se temiamo che, di questi
tempi, questo diritto stia iniziando a diventare non più così scontato...
Dopodiché pensiamo anche che un giornale esprime un suo punto di vista. Noi, in
redazione, abbiamo molto discusso del tema fiera del libro, e delle questioni
che le se affollano intorno, e che toccano i problemi delicatissimi del
Medioriente, dei diritti dei palestinesi e degli israeliani, della politica
internazionale, dell'idea che si ha di relazione tra potere e cultura. Siamo
arrivati a delle conclusioni, che naturalmente non impegnano tutta la redazione
ma il gruppo dirigente del giornale. Succede sempre così. Il nostro punto di
vista, sul salone del libro - che abbiamo varie volte illustrato sul giornale e
sul nostro settimanale Queer - è diverso dal vostro. Noi crediamo che il salone
del libro dedicato alla cultura israeliana sia da difendere. Voi credete che
sia da criticare. Noi siamo decisamente contrari al boicottaggio. Voi, in
parte, siete favorevoli. Per queste ragioni non abbiamo aderito alla vostra
manifestazione, e non la sosteniamo, ma certo non la consideriamo un atto
illegittimo o da ostacolare, o da proibire. E certo sappiamo che una parte del
popolo di sinistra, e anche dei nostri lettori, sarà lì con voi. Speriamo che
sia una manifestazione seria, forte e pacifica. Noi però non ci saremo, e i
nostri amici palestinesi sanno che in nessun modo questa decisione può essere
considerata un disimpegno nei confronti della lora giustissia e sacrosanta
lotta. Sappiamo che la nostra posizione fortemente
filopalestinese e non ostile verso il popolo di Israele e i suoi
diritti, è una posizione minoritaria in Italia. Siamo abituati ad essere
minoranza. Diversa è la questione di Verona. Che per motivi misteriosi è stata
accostata a Torino. Forse solo per quel paragone folle e sciagurato avanzato
dal presidente della Camera Fini. A Verona noi andremo a manifestare -
contro l'intolleranza, contro la cultura della repressione, del machismo e del
pugno di ferro - nelle forme che decideranno i movimenti e i partiti di Verona.
E siamo sicuri che lì ci troveremo insieme. Piero Sansonetti 08/05/2008.
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VIII - Bari La
"Gazzetta" cambia direttore Giuseppe De Tomaso è il nuovo direttore
responsabile della Gazzetta del Mezzogiorno. Direttore è stato designato Carlo
Bollino, corrispondente dell'Ansa da Tel Aviv. Lino Patruno lascia la direzione
del quotidiano pugliese dopo 13 anni al timone. L'Edisud guidata da Mario
Ciancio Sanfilippo ha annunciato ieri al comitato di redazione il cambio di
direzione, che avverrà a partire da mercoledì 14 maggio. I due direttori avranno
competenze su aree differenti del giornale: Bollino si occuperà delle edizioni
locali, mentre a De Tomaso sarà affidato il dorso nazionale. De Tomaso, notista
politico, è attualmente vicedirettore della Gazzetta. Bollino, in Israele dalla scorsa estate, era stato sempre per l'Ansa corrispondente
da Tirana e anche responsabile della Gazeta Shqiptare, il foglio in lingua
albanese edito dalla stessa Edisud. Nelle settimane scorse il 30 per cento
della società editrice è stato acquisito dalla Fi
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XX - Roma Dance, disco e
minimalista la nuova frontiera della musica "Dissonanze" Star
internazionali di scena tra Ara Pacis, Palazzo dei Congressi e Auditorium CARLO
MORETTI Il punto più avanzato della sperimentazione musicale e visuale si
troverà a Roma tra domani e dopodomani. Torna il festival "Dissonanze",
mai tanto ricco come quest'anno, e conquista nuovi spazi a cominciare dall'Ara
Pacis dove il contrasto tra memoria e innovazione sarà esemplare, mentre si
confermano luoghi ormai storici della rassegna il Palazzo dei Congressi all'Eur
e l'Auditorium - Parco della Musica. All'Ara Pacis, animata da installazioni e
proiezioni come quella realizzata per domani sera alle 19 da Qoob.tv (content
partner del festival), si esibirà tra gli altri l'artista e deejay parigino
Cyprien Gaillard. Al Palazzo dei Congressi sarà di scena la musica elettronica:
domani sono attesi anche i tedeschi Booka Shade, il canadese Caribou, l'americano Charlemagne Palestine e il compositore minimalista
giapponese Ryoji Ikeda. All'una spazio alla dance degli anni Ottanta con
"Italo & Cosmic Disco": sul palco le selezioni musicali saranno
curate da due pionieri della dance italiana: Daniele Baldelli, già deejay della
Baia degli Angeli e del Cosmic, e Alexander Robotnik, una delle icone
della dance music anni Ottanta. A loro si affiancheranno Francisco e Rodion,
astri nascenti della nostra nuova scena dance. Sabato la serata al Palazzo dei
Congressi verrà aperta alle 23 da Dieter Moebius e Hans-Joachim Roedelius,
eminenze grigie della musica elettronica che da qualche tempo hanno ripreso in
mano la sigla Cluster con la quale si erano fatti conoscere 35 anni fa grazie a
produzioni krautrock che anticipavano la ambient music. Sempre al Palazzo dei
Congressi, all'una di notte, protagonista il ritmo grazie al progetto
multimediale "BrasilianTime" che mette assieme tre generazioni di
percussionisti brasiliani (tra i quali Ivan Mamao Conti e Joao Comanche
Parayhaba), il nigeriano Tony Allen già batterista di Fela Kuti, e alcuni dei
produttori e deejay di punta della scena americana tra i quali il rapper Madlib.
Il suggestivo live, che negli ultimi anni ha riempito le platee in Brasile e in
Nordamerica, è tutto giocato sulla ritmica, arriva per la prima volta in Italia
e vede sul palco dialogare le batterie e i piatti delle consolle, tra
scratches, rap e qualche frase musicale suonata alle tastiere. All'Auditorium
Parco della Musica, sia domani sia sabato alle 21, sarà invece di scena la
danza con la Array Dance Company diretta da Arren Johnston che propone
"Outre", uno spettacolo multimediale di grande suggestione.
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Beirut in fiamme, un giorno di
guerra civile Il governo vuole zittire i telefoni di Hezbollah: è battaglia.
Bloccato l'aeroporto Sono gli scontri più gravi esplosi dalla fine del
conflitto del '75-'90 FABIO SCUTO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - I
kalashnikov hanno smesso di sparare a pomeriggio inoltrato, fumi neri si
alzavano dai quartieri del centro, la zona sud della città isolata, il continuo
via-vai di ambulanze e sirene, l'aeroporto chiuso per motivi di sicurezza. Ieri
a Beirut sono tornati i fantasmi della guerra civile. Lo sciopero generale
decretato dalla Cgtl, il principale sindacato libanese, contro il modesto
incremento del salario minimo deciso dal governo di Fuad Siniora - portato a
300 dollari contro i 600 richiesti - si è trasformato in una battaglia nei
quartieri meridionali della città abilmente diretta dagli Hezbollah. I suoi
attivisti hanno bloccato con copertoni e cassonetti dati alle fiamme le
principali arterie stradali della capitale, compresa quella per l'aeroporto. In
serata ha annunciato che la "disobbedienza civile" continuerà finché
il governo non revocherà le decisioni adottate contro Hezbollah. Capofila
dell'opposizione e alleato con i cristiani di Michel Aoun, il Partito di Dio
libanese vuole chiudere i conti con il governo del sunnita Siniora, sostenuto
dagli americani. Lo scontro, dopo 17 mesi di tensione scanditi da attentati e
assassinii, è esploso. Sparatorie sono scoppiate nella zona ovest della città.
Una sede del maggiore partito sunnita della maggioranza guidato da Saad Hariri
è stata assaltata a colpi di mitra e granate nel quartiere Ras al Nabah.
Scontri armati tra gli uomini del movimento sciita Amal e del Partito
progressista socialista del leader druso e membro della maggioranza Walid
Jumblatt a Musaitbeh, quartiere sempre nella zona ovest. Si tratta dei peggiori
incidenti dai tempi della guerra civile che ha insanguinato il Libano tra il
1975 e il 1990. Con questa crisi sarà difficile per il Parlamento eleggere il
nuovo capo dello Stato il prossimo 13 maggio, la seduta verrà rinviata e sarà la
diciottesima volta. Il Libano non ha un presidente dal novembre scorso. Unica
milizia a non aver deposto le armi dopo i quindici anni di guerra civile,
Hezbollah ha creato uno Stato nello Stato. La guerra con Israele nell'estate del
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Otto e mezzo Nel giorno in cui i
venti ministri del nuovo Governo giurano davanti al presidente Napolitano Paolo
Mieli, direttore del Corriere della Sera e Vittorio Feltri, direttore di Libero
commentano la squadra che guiderà il Paese. La7 20.30 ANNOZERO Nicola Tommasoli
è stato preso a calci e pugni da un gruppo di ventenni, poi finiti in manette:
"La peggio gioventù" è il titolo della puntata che propone un
reportage sui giovani. Beatrice Borromeo è in collegamento dal liceo di Verona
frequentato da uno degli aggressori. In studio Assunta Almirante, Umberto
Galimberti e Titti De Simone (Arcilesbica). RaiDue 21.05 lo show piu' buono che
ci sia Amanda Lear è ospite insieme alla showgirl Fanny Caddeo e alla band
Linea 77. All Music 21.30 il bivio Enrico Ruggeri incontra Fabrizio Corona.
Italia 1 21.10 controcorrente Chi critica Israele è antisemita? In occasione della Fiera del libro di Torino,
dedicata allo stato d'Israele, si sono scatenate violente polemiche. Corrado Formigli ne parla
col filosofo Gianni Vattimo, Ugo Tramballi ( Sole 24 Ore ) e con esponenti
della Comunità ebraica romana. Sky Tg24 22.35 sfide Ventisei anni fa,
l'8 maggio 1982, moriva Gilles Villeneuve. Testimonianze di Jody Schekter, da
Mauro Forghieri, da Franco Gozzi e René Arnoux. RaiTre 23.45.
( da "Repubblica,
La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura IL MIRACOLO DELL'EBRAICO
CHE RINASCE "Il paradosso è che i primi a scrivere nell'antica lingua lo
fecero fuori dalla Palestina" Nella precarietà
degli scrittori i lettori tendono a riconoscersi Appelfeld, Yehoshua, Oz,
Grossman, Shalev, Keret... Una grande letteratura cresciuta in pochi decenni Ne
parliamo con l'editore Shulim Vogelmann TORINO Una lingua nuova di zecca per
una letteratura che in poco più di un secolo ha prodotto decine di autori di
fama internazionale. Un miracolo: il sionismo ha fatto rivivere l'ebraico della
Bibbia, l'ha rinnovato e gli scrittori israeliani sono stati alla testa di
questo rinascimento che è l'ospite d'onore alla Fiera del libro di Torino. Un
fenomeno unico di cui parliamo con Shulim Vogelmann, direttore editoriale della
collana Israeliana all'interno della casa editrice Giuntina, la sola in Italia
ad avere un catalogo dedicato alla produzione ebraica. Editori appassionati,
attenti, capaci di intuire e pubblicare per primi narratori del calibro di Elie
Wiesel, la Némirovsky e, per quel che riguarda Israele, Yehoshua, Appelfeld e molti altri. Allora Vogelmann, qual è il
segreto di questo prodigio? "La letteratura israeliana ha in sé un grande
paradosso: i primi a scrivere in ebraico lo fecero fuori dalla Palestina. Prendiamo Bialik, o piuttosto Brenner che solo in seguito
andranno in Eretz Israel. Siamo nell'Est Europa, a fine Ottocento, e i primi
sionisti, che parlano e compongono in yiddish, in russo, scelgono di passare
all'ebraico come un primo passo verso la rinascita nazionale. Insomma, oltre ai
pionieri, è la letteratura a prendere su di sé il compito di forgiare lo Stato
che sarebbe nato". Tutta la cultura si fa nazionale prima della nascita di
Israele: dal '900 al '48, prendono vita l'Accademia
d'Arte, l'Università, la Filarmonica, il Teatro. "Sì, tuttavia, nonostante
l'ansia di rinnovamento si prospetta una tematica che si ripresenterà anche
molto più tardi, quella dell'esilio, della nostalgia per ciò che hanno
lasciato. Da una parte descrivono con entusiasmo la nuova vita in Palestina, la costruzione, dall'altro si rendono conto di
aver lasciato un mondo più ricco, l'Europa dalle radici profonde". Mi
faccia un esempio. "Prendiamo Brenner, un racconto del 1911. Le leggo un
passo: "I villaggi, ma quelli antichi, non i nostri; che hanno radici, per
cui il sole è il loro sole, la pioggia è la loro pioggia, che non hanno 25
anni, i cui abitanti non sono degli esuli che hanno abbandonato il padre e la
madre. Che tristezza"". Eppure sono carichi di speranza e di energia.
"Certo. Nonostante non avessero ancora a disposizione tutte le parole per
raccontare quella che era già modernità, la prospettiva di essere protagonisti
del rinnovamento del proprio popolo, creando una nuova lingua, li esaltava. Si
nutrivano di idealismo. Più tardi, la generazione nata in Palestina
cambiò tutto. Lasciata da parte la nostalgia e lo struggimento, con il '48 è il
mito della fondazione dello Stato a prendere piede. Si passa al periodo epico
sionista. Lo scrittore più famoso di questa ondata è senz'altro S. Yitzar, poco
tradotto in Italia, ma comunque il più grande". Una letteratura
ideologica, come quella del socialismo russo? "Qui è la gente, il
sentimento popolare a dettare il tema. Lo Stato è appena nato, si sta educando
e a questa educazione contribuiscono anche gli scrittori". Poi di nuovo
c'è una svolta. "Arrivano i giovani che non hanno combattuto la guerra d'Indipendenza,
vogliono rompere questa struttura monolitica della letteratura. E come spesso
succede nei grandi cambiamenti culturali si ritrovano tutti nello stesso
momento nel medesimo luogo, l'università di Gerusalemme: si affacciano
Yehoshua, Oz, Kenaz, Yakov Shabtai. Pieni di ottimismo, convinti che l'epoca
delle guerre e del pericolo esistenziale sia finito, mettono in atto una
trasformazione che dice: basta col mito, con l'epos, passiamo a una scrittura
realista, che approfondisca l'analisi psicologica dei personaggi, che sia prima
di tutto intima, privata, al passo con le altre letterature
contemporanee". Eppure ben presto si ritroveranno in mezzo alle guerre del
'67, del ''73. "Queste due terribili guerre frantumano le sicurezze dello
Stato. E parallelamente si frantuma anche il panorama letterario, e nelle
brecce aperte dalla crisi trovano espressione i disagi, le incertezze, i traumi
di Israele. La letteratura diventa più settoriale, c'è
una nuova spinta a guardare l'altro, gli arabi. Ne nascerà il lavoro di Tammuz,
e un po' più in là L'amante di Yehoshua, anche se lo scrittore che più di tutti
è riuscito a raccontare gli arabi in ebraico è Sami Michael, con Rifugio e Una
tromba nello wadi". Appare anche la Shoah. "Un argomento restato un
tabù a lungo in Israele che trova voce in
numerosissimi autori tra cui Appelfeld, in Vedi alla voce amore di Grossman,
nel poeta Pagis, Kaniuk e, della seconda generazione, Lizzie Doron. Ma la
letteratura non si ferma a questo, guadagnano spazio il mondo sefardita, gli
arabi israeliani (Anton Shammas e più tardi Sayed Kashua), la scrittura
femminile (cito Savyon Liebrecht, Shifra Horn, Shulamit Hareven, Zeruya
Shalev), il rapporto con l'ortodossia di Haym Be'er e Yehudit Rotem, i ricordi
magici della fondazione con Meir Shalev. Torna anche la memoria della diaspora
che il neonato Stato sionista aveva "imposto" di lasciare da parte.
La maggior parte degli scrittori cerca consolazione nella ricerca delle radici:
Sami Michael racconta la sua Bagdad, Oz la nonna in Germania, Appelfeld la sua
infanzia". E questo ha un significato particolare? "L'anima ebraica
ha tre dimensioni oggi: una nazionale, con Israele,
una religiosa, legata alla tradizione, e una terza più universale e intima. Lo
scrittore alla ricerca di un equilibrio passa da un mondo all'altro. Insomma,
per quanto la si possa guardare come un fatto specifico, la letteratura
israeliana è prima di tutto un capitolo della letteratura ebraica". A
fronte di questo percorso, come si spiega però la stabilità del successo di
scrittori come Oz e Yehoshua? "A differenza delle altre generazioni quella
di Oz e Yehoshua ha vissuto tutto il viaggio di Israele,
dalle prime speranze ai drammi di oggi. Una consapevolezza ereditata anche da
Grossman. è questo a renderli speciali, oltre ad essere stati tra gli artefici
del raffinarsi dell'ebraico che continuano tuttora a forgiare. Forse rispetto
agli altri sanno vedere dentro l'anima del paese e raccontarla in un orizzonte
più ampio. Senza tentazioni epiche però, perché, come abbiamo detto, questo è
il loro imprinting". E i nuovi scrittori israeliani? "Molti rifuggono
tutto ciò che è tradizione, legame con le radici, e al tempo stesso si tengono
lontani dalle tematiche dei conflitti. Vedono Israele
come un fazzoletto di terra, per di più provinciale, da cui vorrebbero solo
andarsene, e questo vuoto di convinzioni produce un vuoto di sostanza". A
chi pensa? "No, non voglio parlar male di nessuno. In questo panorama
post-tutto vedo comunque autori capaci come Keret, o Orly Castel-Bloom che con
i loro personaggi nervosi, distaccati e surreali, riescono ad esprimere bene il
desiderio di fuga e la realtà paradossale di chi vive in Israele
oggi, una società supermoderna stretta dalla minaccia del terrorismo e della
guerra". Ci sono anche autori solidi tra chi è nato in mezzo al
terrorismo. "Certo, Leshem, Eskol Nevo, Benny Barbash, Sara Shilo per
citarne solo quattro. Scrittori sensibili e capaci che hanno rimesso in campo
un forte rapporto con la realtà". Tiriamo delle conclusioni. Perché è una
letteratura speciale, che viene letta così tanto oltre i propri confini?
"Perché la precarietà che attanaglia in modo particolare le persone in Israele, è in fondo la stessa precarietà di tutti gli
individui. Avvolti dall'incertezza del vivere, gli scrittori sono tuttavia
capaci di trovare e di offrire gli appigli necessari a reagire: l'appartenenza
collettiva, la famiglia, le radici culturali, la responsabilità individuale che
in Israele è un caposaldo per tutti. E lo fanno con
l'energia di una lingua potente e incisiva, con quell'energia che appartiene
solo a una società giovane". Non cita mai l'amore. "Tra tutte queste
guerre l'amore, il pensiero dell'amore, non è al primo posto. L'unica eccezione
di rilievo è Grossman: una magnifica eccezione".
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ferrero: "Basta polemiche
Torino non è Kabul" Con la festa alla Reggia di Venaria e la prolusione
del decano Aharon Appelfeld, si apre la XXI edizione della Fiera del Libro di
Torino, forse la più attesa, la più problematica, la più chiacchierata. L'avvio
della kermesse stamane alle 10, con l'arrivo del presidente Giorgio Napolitano.
Nulla sinora è successo in termini di sicurezza, a parte le polemiche sulle
bandiere palestinesi all'università, ma si teme soprattutto
la manifestazione di sabato dell'associazione Free Palestine alla quale sono
attese cinquemila persone. C'è chi parla di "zona rossa" attorno al
Lingotto. "Non siamo a Kabul nè a Baghdad - replica il direttore della
Fiera Ernesto Ferrero - Torino riuscirà a fare una Fiera bellissima, e non solo
per il tema, che è la bellezza". "Questa è una edizione - ha
aggiunto - pensata per accontentare 300mila persone e non i 300 che stanno
cercando di rovinarla. Basta parlare di Fiera blindata, è il momento di parlare
di libri, scrittori e lettori".
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fiera del Libro, al via nella città
blindata CLAUDIO D'AMICO Polemiche e tensioni: "Il presidente Napolitano
ha perfettamente ragione", dice il presidente del Congresso ebraico
europeo Moshe Kantor alla vigilia dell'apertura della Fiera del libro di
Torino, annunciando la proposta di una "convenzione della tolleranza
dell'Europa". La preoccupazione c'è ma tutto è stato curato nei minimi
dettagli, sulla scorta dell'esperienza accumulata nel più difficile impegno
delle olimpiadi invernali di Torino 2006: l'apparato di sicurezza predisposto
dal Prefetto Paolo Padoin è pronto a reggere oggi l'impatto della visita del
Capo dello Stato Giorgio Napolitano e della più impegnativa manifestazione di protesta di sabato prossimo contro la presenza
ufficiale di Israele. E il segnale che mandano alla vigilia le forze dell'ordine è
molto chiaro: tre persone sono state denunciate dalla Digos (che sta lavorando
in collaborazione con il Mossad, i servizi segreti israeliani) per avere
bruciato le bandiere di Israele e Usa a Torino durante il corteo del Primo Maggio. Sono
giovani tra i 25 e i 30 anni e vengono indicati come frequentatori del centro
sociale Askatasuna. Gli specialisti della polizia scientifica hanno individuato
il terzetto analizzando i fotogrammi delle riprese video del corteo. A Torino,
mille persone tra carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili controlleranno
all'esterno e all'interno ogni angolo dello spazio espositivo. Ci saranno anche
i tiratori scelti, sul tetto del Lingotto e nelle aree limitrofe del quartiere
fieristico, per vigilare sulla presenza del Presidente della repubblica che
arriverà stamattina, intorno alle 9.30, all'aeroporto di Caselle (Torino). Poi,
attraverso un percorso deciso solo all'ultimo momento (tra le altre opzioni
anche il volo in elicottero), arriverà al salone per l'inaugurazione prevista
per le 10. Napolitano si fermerà un'ora o al massimo un'ora e mezzo. Dopo
l'intervento nella sala gialla e il taglio del nastro, visiterà alcuni stand e
poi rientrerà subito a Roma. Ma l'impegno di oggi appare molto più semplice
rispetto a quello di sabato. "Al corteo di sabato a Torino saremo tra i
5.000 e i 7.000 - ha assicurato Luigi Casali, coordinatore piemontese delle
Rappresentanze di Base e uno dei promotori locali dell'associazione Free Palestina, che in questi mesi ha trattato con la Fiera del
Libro - garantiremo noi stessi l'ordine e sarà una manifestazione assolutamente
pacifica. Non ci sono segnali contrari". La mattina, intorno alle 10,
rappresentanti di tutte le delegazioni, dei no global e dell'associazione Free Palestina s'incontreranno in corso Marconi, da dove intorno
alle 15 partirà il corteo che si concluderà in piazza Fabio Filzi, a circa
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sul Campidoglio il vessillo con la
stella di Davide La bandiera israeliana è stata issata ieri sera in piazza del
Campidoglio, dove resterà per 24 ore, alla presenza del
sindaco di Roma, Alemanno, e dell'ambasciatore israeliano in Italia, Meir, per
il 60.esimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele. Alemanno ha sottolineato come sia "la prima volta"
che il vessillo con la stella di David sventoli di fronte al palazzo senatorio.
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La religione diventata terra
L'aspirazione a costruire una "patria ebraica" fu subito contrastata
per la scelta in Palestina Aurelio Lepre La nascita
dello stato d'Israele, il 14 maggio 1948 - l'8 maggio
secondo il calendario ebraico -, non fu un fatto improvviso. Era stata
preceduta da una lunga elaborazione culturale e politica e avvenne sulla base
dell'esistenza di una società ebraica palestinese, che si era formata anch'essa
nel corso di alcuni decenni. All'origine dello fondazione d'Israele
c'è il movimento culturale e politico del sionismo, che ebbe il suo maggior
rappresentante in Theodor Herzl, un giornalista e scrittore ungherese nato nel
1860, che svolse la maggior parte della sua attività a Vienna. Fu molto colpito
dal processo intentato in Francia ad Alfred Dreyfus. L'ondata di antisemitismo
che lo accompagnò lo convinse che per gli ebrei era difficile integrarsi nelle
società europee e che essi avevano bisogno di crearsi un loro stato, di cui si
discuteva già da qualche tempo. Nella sua più importante opera, Lo Stato
ebraico (1895), Herzl prese in esame la possibilità di fondare un nuovo stato
in Uganda o in Argentina, ma poi fissò la sua attenzione sulla Palestina, la "patria storica" che avrebbe
esercitato una grande forza di attrazione sugli ebrei in tutto il mondo. Herzl
sperava di ottenere dalla Turchia la concessione del territorio necessario alla
sua fondazione: gli ebrei, scriveva, avrebbero potuto ricambiarla mettendo a
disposizione dello stato ottomano le loro competenze finanziarie. Nell'opera di
Herzl era espressa anche l'idea che il nuovo stato sarebbe potuto diventare un
avamposto della civiltà occidentale: "Noi formeremmo lì una parte di un
bastione dell'Europa contro l'Asia, un avamposto della civilizzazione opposta
alla barbarie". Altro rappresentante del sionismo fu Max Nordau, un altro
saggista ungherese. Anche per Nordau la spinta iniziale fu costituita
dall'antisemitismo diffuso in alcune parti d'Europa. Ma non solo da esso. Già
al primo congresso sionista disse che "l'ebreo occidentale ha il pane, ma
l'uomo non vive di solo pane" e in seguito si andò convincendo che gli ebrei
avevano bisogno non solo di essere rispettati in Europa, ma di crearsi uno
stato. Anche Nordau in un primo momento pensò all'Uganda; poi capì che la terra
promessa poteva essere solo la Palestina. Le tesi
sioniste non ebbero un'accoglienza del tutto favorevole da parte delle comunità
ebraiche europee, molte delle quali si erano completamente integrate. Esse
diedero comunque una forte spinta all'immigrazione degli ebrei verso la Palestina, finanziata soprattutto dai correligionari inglesi
e americani. E fu grazie a questa immigrazione che in Palestina
cominciò a svilupparsi una società ebraica in mezzo a quella araba. Nel 1914
essa comprendeva circa centomila ebrei, che avevano fondato colonie agricole
chiamate kibbutz. La questione della nascita di uno stato ebraico diventò
internazionale il 2 novembre 1917, quando il ministro degli esteri britannico
Arthur James Balfour dichiarò: "Il governo di Sua Maestà vede con favore
la nascita in Palestina di una patria per il popolo
ebreo e impiegherà tutti i suoi sforzi per facilitare il conseguimento di
questo obiettivo, restando chiaramente inteso che non sarà fatto niente che
possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle altre comunità esistenti
in Palestina". Ma le cose procedettero molto
lentamente e una parte degli ebrei palestinesi formò un'organizzazione armata,
chiamata Haganah, per conquistare l'indipendenza con le armi. Solo negli anni
Trenta il governo britannico cominciò a pensare seriamente a favorire la
nascita di uno stato ebraico intorno alla città di Tel Aviv, ma l'ostilità
degli arabi a una simile prospettiva lo spinse, nell'immediata vigilia dello
scoppio della seconda guerra mondiale, a porre forti restrizioni
all'immigrazione. Nonostante le simpatie mostrate dai molti nazionalisti arabi
per la Germania di Hitler, nel dopoguerra le tensioni tra britannici ed ebrei
non cessarono e provocarono scontri armati e anche attacchi terroristici da
parte degli ebrei. Fu l'Onu a decidere la nascita di uno stato ebraico. Intanto
erano state conosciute in tutta la loro atrocità le persecuzioni che gli ebrei
avevano subito dai nazisti e la decisione dell'Onu sembrò quasi un gesto di
risarcimento offerto agli ebrei a spese degli arabi. Ma la fondazione d'Israele fu soprattutto la conclusione del lungo processo che
aveva portato, grazie all'immigrazione e all'acquisto di terre, alla formazione
di una società ebraica in Palestina. I paesi arabi
confinanti, la Siria, il Libano, l'Egitto e la Transgiordania, aiutati anche
dall'Iraq, reagirono attaccando Israele, ma le
truppe israeliane riuscirono a resistere e a contrattaccare. La prima guerra
tra arabi e israeliani si concluse a favore d'Israele, mentre
nasceva il regno di Giordania con la fusione della Transgiordania con la
Cisgiordania, dove, secondo l'Onu, sarebbe dovuto nascere uno stato
palestinese. Questi sono i fatti nell'arida ricostruzione che può farne
la storia. La letteratura e il cinema possono utilmente integrarla, dando volti
e sentimenti a coloro che ne furono protagonisti. Il romanzo Exodus e il film
omonimo danno un'immagine molto efficace degli avvenimenti che si svolsero nel
1947. Si tratta di un'epopea popolare che ricorda le vicende della nave
"Exodus", che da Cipro portò in Israele 5000
ebrei, nonostante l'opposizione dei britannici. La sceneggiatura del film fu
scritta dal comunista Dalton Trumbo che proprio in quell'anno finì nella lista
nera dei sospetti di attività antiamericane. Anche l'Unione Sovietica
riconosceva allora il diritto degli ebrei ad avere un proprio stato, che non
nacque in seguito a un "complotto" americano, come sembrano oggi
credere molti che pure si richiamano al comunismo.
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 109 del 2008-05-08 pagina 15
Prova di forza di Hezbollah Spari nelle strade di Beirut di Redazione Beirut.
Violenti scontri armati in città per lo sciopero generale indetto dal partito sciita
d'opposizione Hezbollah, appoggiato da Siria e Iran, contro il governo del
primo ministro Fouad Siniora, sostenuto dagli Stati Uniti. Motivo della
protesta è la richiesta di aumenti salariali. Sostenitori filogovernativi e
dell'opposizione sono stati coinvolti in sparatorie e sassaiole in diversi
quartieri della capitale, paralizzandola. Bloccata anche la strada che porta
all'aeroporto internazionale. Carri armati dell'esercito per le strade hanno
tentato di contenere le violenze, le più gravi dal febbraio 2007, quando le
truppe governative erano impiegate nella neutralizzazione di milizie vicine ad
Al Qaida. Negli scontri, è stata attaccata la sede del partito della principale
formazione politica della maggioranza parlamentare anti-siriana, al Mustaqbal,
fondato da Rafik Hariri, l'ex premier assassinato nel febbraio 2005. Il
bilancio è di pochi feriti, la maggior parte dovuta al lancio di pietre. Auto,
copertoni e cassonetti della spazzatura sono stati incendiati. Hezbollah ha asserito che le tensioni proseguiranno finché il
governo non revocherà le decisioni adottate contro di esso. Il gruppo accusa
Siniora di essere "uno strumento israelo-americano". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Messaggero,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO GERUSALEMME - Visti
dalla parte araba di questa città così contesa, i quattro caccia della squadra
acrobatica che si sono addestrati sul cielo d'Israele per essere
pronti, oggi, a festeggiare i 60 anni (secondo il calendario ebraico) della
creazione dello Stato, volevano mandare un segnale inequivocabile. Venivano
dalla pianura costiera, da Tel Aviv, e arrivati sopra Gerusalemme si sono
dilungati in un gioco di cerchi che man mano si allargavano per coprire non
soltanto i quartieri ebraici ma anche la città vecchia, con i suoi
quartieri ebraico, musulmano e cristiano, la parte orientale, araba, il monte
degli Ulivi fino a sfiorare il Muro. E' la "frontiera" e le scie di
fumo bianco dei caccia, sembravano dire: quella resterà per sempre. Le notizie
contrastanti sullo stato dei negoziati con i palestinesi non fanno pensare che
l'obiettivo d'Israele di vivere in pace con i suoi
vicini sarà raggiunto entro breve. Le statistiche pubblicate ieri dicono che
gli israeliani ebrei sono 5.499.000, i cittadini arabi 1.461.000. I primi
festeggiano (un po' meno il premier Olmert, indagato per corruzione) gli altri
pensano alla Nakba, la "tragedia", perché il successo degli ebrei è
significato la sconfitta degli arabi divenuti poi cittadini di questo Stato in
cui solo parzialmente riescono a identificarsi. Per non parlare dei palestinesi
oltre il Muro che in occasione dei festeggiamenti è stato sigillato per
impedire attentati. L'allarme è alto. I servizi di sicurezza temono azioni
terroristiche in Israele e all'estero. Polizia,
esercito, guardie di frontiera sono mobilitati ma la loro presenza (a cui gli
israeliani sono purtroppo abituati) non guasta la festa. Il paese è pavesato di
bandiere: alle finestre, sui balconi, sventolano sulle auto, sui pullman. Un
rito turbato dall'amara sorpresa, per un milione di cittadini che hanno
ricevuto in omaggio da una nota banca, stendardi made in Cina in cui la stella
di Davide è stata stampata sottosopra. Tonnellate di bistecche e braciole e
salsicce sono pronte a finire sul fuoco di centinaia di migliaia di griglie intorno
ai quali si parlerà del destino ignoto di Ehud Olmert, di basket e vacanze e,
in alcuni casi, delle riflessioni e delle riletture della storia nelle edizioni
speciali dei quotidiani. Tom Segev, storico famoso, è andato a guardarsi i
numeri di Haaretz, il giornale per il quale scrive, uscite tra il 14 e il 16
maggio 1948. I titoli principali davano conto della proclamazione dello stato e
della guerra incombente. All'interno c'era, però, "la dose settimanale di
cultura che il giornale offriva ai suoi lettori da 30 anni" e la
presentazione di eventi come l'opera in programma a Tel Aviv e l'inaugurazione
di una terrazza-gelateria, l'Hermon Ice Cream. "Un esame del giornale -
scrive Segev - suggerisce qualcosa che le celebrazioni per i 60 anni tendono ad
annebbiare e che molti israeliani tendono ad affogare nella pioggia di
nostalgia che li circonda: il 1948 non fu l'ora zero. L'identità israeliana
nacque molti anni prima. Tra le altre cose, questo spiega la capacità di
confrontare le sfide del momento, compresa la vittoria nella guerra,
contrariamente alla tesi che "pochi furono vittoriosi contro
tanti"". E a proposito di passato, è saltato fuori un brano inedito
(in inglese quantomeno) dell'autobiografia di Nahum Goldman, primo presidente
del Congresso ebraico mondiale. Goldman ha raccontato ampiamente di un suo
famoso incontro con Mussolini nel 1934 per chiedere un intervento del Duce
presso Hitler a difesa degli ebrei austriaci e della Saar. Circa un anno e
mezzo dopo, nell'aprile 1938, sollecitò un nuovo incontro per parlare della Palestina. Mussolini non era disponibile. Il conte Ciano,
sì. E, secondo una pagina non pubblicata della sua autobiografia, Goldman fu
ricevuto dal ministro degli esteri fascista. Aveva un messaggio per lui dal
Duce: "L'Italia è sempre stata amichevole agli ebrei e l'Italia resterà
sempre così; l'Italia è sempre stata pro-sionista e resterà sempre tale se lo
scopo dei sionisti è una soluzione pratica alla questione ebraica in Palestina e non la costituzione di una colonia Inglese-Ebraica".
Due mesi più tardi, ricorda Goldman, furono emanate le leggi razziali.
"Devo menzionare - scrive l'esponente sionista - che con Ciano si è
parlato degli ebrei polacchi". Un dialogo virgolettato in cui il ministro
appare sorpreso a sentire quanti erano gli ebrei in Europa, negli Stati Uniti e
nel mondo. "Sedici o diciassette milioni! E' formidabile. Quanti di loro
volete portare in Palestina?". "...Spero
d'essere attivo per altri vent'anni e in quegli anni di portare almeno due
milioni di ebrei in Palestina". "Due
milioni! Si rende conto che se porta due milioni d'ebrei in Palestina,
controllerà l'intero Vicino Oriente?". "E' precisamente ciò che
vogliamo". L'Olocausto ha distrutto buona parte delle comunità ebraiche
dell'Europa ma 70 anni dopo l'incontro Goldman-Ciano, Israele,
la cui storia era cominciata, come ricorda Tom Segev, molto prima dei 60 anni
che si festeggiano oggi, certamente non controlla la regione, ma è sicuramente
la patria consolidata voluta dai vecchi sionisti.
( da "Messaggero,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ROMA - Manco il tempo di gioire che
per Bobo Maroni cominciano i grattacapi. Oggi il giuramento e l'insediamento al
Viminale, domani e sabato la grana delle Fiera del Libro di Torino:
"Faremo quello che c'è da fare" dice il nuovo ministro dell'Interno,
invidioso dei colleghi che avranno tutto il tempo per godersi la nomina e
prendere possesso con calma della poltrona. A lui toccherà subito un fine
settimana rovente: corteo dell'estrema sinistra a Torino, molto temuto, molto
enfatizzato per i suoi "pericoli di scontri"; come non bastasse,
corteo no-global "anti-nazi" pure a Verona. Maroni apparentemente
ostenta tranquillità. Lui al Ministero dell'Interno c'è giù stato una volta, era
il 1994, primo governo Berlusconi. Un'esperienza durata pochi mesi, ma che
adesso gli fa sentire le spalle larghe: "Le tensioni di piazza e i
pericoli di incidenti c'erano anche in quegli anni" dice. E racconta di un
diverbio non da poco con l'allora capo della polizia, Vincenzo Parisi:
"Proprio in occasione di una manifestazione che si annunciava piena di
tensioni, diedi disposizione che tutti i poliziotti responsabili dell'ordine
pubblico vestissero la divisa". Niente "infiltrati" nel corteo,
niente agenti in borghese. "Parisi non era d'accordo, la polizia era
abituata a camuffarsi dei suoi uomini fra i manifestanti per controllare meglio
la situazione. Io non volevo invece che si creassero situazioni ambigue come
quelle che si erano create nei decenni precedenti. Si fece come dicevo
io". In realtà, alla manifestazione di sabato polizia e carabinieri stanno
già lavorando da tempo, le strategie dell'ordine pubblico sono pronte da almeno
una settimana, e probabilmente questa volta Maroni non dovrà - o non potrà -
fare altro che assistere inerme a quello che accadrà o non accadrà: "Anche
se so già che se qualcosa non dovesse funzionare, diranno che è colpa mia. Ma
non mi faccio problemi: così vanno le cose, lo so da sempre". E forse
proprio perché lo sa da sempre avrebbe preferito un Ministero meno caldo, tipo
lo Sviluppo Economico. Ma la Lega aveva bisogno di un posto
di rilievo, l'unico disponibile era il Viminale, e Maroni è il solo di cui
Bossi si fida per incarichi così: "Vedrete, Bobo restituirà il senso di
sicurezza ai cittadini" dice il capo leghista. Che però nemmeno sa della
manifestazione anti-Israele in preparazione a Torino. re. pez.
( da "Messaggero,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
RENATO MINORE dal nostro inviato
Torino A novantacinque anni Boris Pahor arriva al suo primo Salone del Libro. Ha
impiegato più di quarant'anni per farsi conoscere in Italia dopo che era stato
tradotto nel mondo e insignito della Legione d'onore in Francia, questo
scrittore di cittadinanza italiana, di nazionalità slovena, di appartenenza
triestina e di nascita austroungarica, grazie a Necropoli ripubblicato da Fazi
dopo aver circolato per tanto tempo presso un piccolo editore istriano e
rifiutato da editori come Einaudi, Feltrinelli, Adelphi. Necropoli è uno dei
tredici libri scritti in sloveno da Pahor, italiano di una minoranza
linguistica e culturale oppressa dal fascismo, antinazista internato in un
lager, successivamente impegnato contro il totalitarismo comunista. Libro
tremendo e memorabile, racconta il lager attraverso lo spiazzamento continuo
del ricordo, con la ineliminabile consapevolezza dei limiti dell'intelligenza e
della comprensione umana, come scrive Claudio Magris. Con uno sguardo affilato
e millimetrico sull'"abisso di abiezione in cui fu gettata la fiducia
nella dignità umana e nella libertà personale", confessa ora Pahor. E
anche come "ricerca di una difficile identità transitata attraverso
l'orrore del lager", nel nome di un popolo, di una lingua, di una nazione
che da secoli non avevano il permesso di esistere. Una sofferenza che veniva da
lontano, nell'umiliazione e nell'assimilazione coatta di tutto il ventennio per
concludersi nell'immane tragedia del lager di Natzweiler-Struthof. Aveva sette
anni Pahor, nel 1920, quando ha visto bruciare la Národni Dom di Trieste, il
principale centro culturale sloveno. "Era un palazzo magnifico, costruito
sotto l'impero. Arrivarono con fez e manganello. I carabinieri non
intervennero, i fascisti tagliarono la pompa ai vigili. I triestini salirono
sulle colline per veder l'incendio". Una ferita mai rimarginata, ma anche
un senso di colpa? "Mi sentivo in colpa ma senza sapere di quale, come in
Kafka. Dovevo rinunziare alla lingua in cui parlavo e sognavo. Ci hanno
cambiato i cognomi, anche al cimitero: furono ribattezzati persino i morti. Il
parroco inventava nomi nuovi per i battesimi, non potendo usare nomi sloveni.
Una "pulizia etnica" iniziata nel terrore, con saccheggi, incendi, la
distruzione dei simboli della cultura? "Siamo stati trattati come un
popolo da colonizzare. Ci hanno annientati negandoci la lingua, la cultura,
l'identità. Se parlavi in sloveno in una piazza triestina rischiavi che
qualcuno ti desse uno schiaffo. Si riteneva che questo popolo di contadini e
lavoratori fosse senza cultura. La nostra lingua era considerata praticamente
una non lingua da eliminare per elevare la gente alla cultura". Lei come
ha reagito, come ha fatto la sua "resistenza"? "La letteratura
mi ha salvato. Dopo quattro anni di scuola in sloveno dovevo diventare
improvvisamente italiano: è stato un disastro completo. Fui mandato a
Capodistria, una città istriana ma abitata da contadine e lattaie croate e
slovene. Ho preso coscienza, mi sono ricostruito. Ho sviluppato un'identità
mimetica, il modo di sopravvivere dei popoli più piccoli". Nel lager si è
trovato schedato come italiano pur rifiutando di appartenere a una nazione
che,dalla fine della prima guerra, aveva assimilato il suo popolo. "Oltre
ai cinque milioni di ebrei, nei campi c'era gente di altre dodici nazioni,
oppositori al regime nazifascista. Gli ebrei venivano gasati, gli altri
morivano di freddo, malattia o impiccagione, alla fine tutti diventavano cenere
per concimare i campi. In tutti i campi c'erano forni crematori. Quello di
Natzweiler in confronto a Dachau era piccolo. Ardeva giorno e notte. Al buio si
vedeva il fuoco che bruciava nelle ciminiere, come in una raffineria". Nel
lager si è trovato a faccia a faccia con l'orrore e l'abiezione più
inconcepibile "Ho fatto una terribile esperienza in mezzo a uomini e corpi
che venivano annientati come paglia marcia. Ho scritto di quella esperienza e
ho avuto la sensazione che mi stavo liberando del male che avevo vissuto,
incollato addosso come una cosa sporca. Era come se mi lavassi. L'orrore poteva
inseguirmi per sempre. Molti sopravvissuti si sono suicidati incapaci di
adeguarsi alla normalità". La sua reazione all'orrore è come quella di un
personaggio di "Necropoli" che sogna lo sterminio dei carnefici?
"All'orrore non si può rispondere con l'orrore. Odiavo il nazismo, non i
tedeschi. Volevo che si punissero i colpevoli di quella terribile tragedia, non
infierire su quel popolo. Se comprendo il suo errore posso perdonare il mio
carnefice. Ho perdonato alcune SS che non si erano pentite che continuavano a
fare il loro disumano lavoro fino in fondo. Ma il male non si perdona. Con il
racconto, la testimonianza, la condanna si deve impedire che ritorni".
Oggi cosa è cambiato a Trieste? "Non sono uno sloveno d'adozione come
Joyce, faccio parte della comunità che vive qua da secoli. Era così ai tempi
del fascismo ed è così anche oggi per coloro che pensano che ormai dovrei già
essere italiano, che dovrei scrivere in italiano perché sono in Italia. Una
mentalità che spero venga superata del tutto. Adesso abbiamo una legge che dà
facoltà a tutti quelli che parlano un'altra lingua di farla insegnare ai propri
ragazzi se lo vogliono. Il clima è cambiato. Ai comuni che si sono dichiarati
la lingua slovena è ufficiale insieme a quella italiana; a Trieste, Gorizia e
Udine c'è un ufficio per le pratiche in sloveno. Chi lo desidera riceve una
carta d'identità bilingue. Sul Carso ci sono scritte bilingue e il busto di un
poeta sloveno accanto a Saba e a Joyce. Hanno capito che non si poteva
pretendere che tutti quelli che fanno parte della repubblica italiana siano
italiani". Con quale stato d'animo si appresta all'incontro torinese di
sabato, un nuovo "riconoscimento" tra i molti di questi mesi,arrivati
però con tanto ritardo? "La italianissima Trieste non poteva accettare uno
come me, triestino, ma non italiano. Sono molto contento, attraverso il mio
esempio di scrittore fuori corso emerge la questione della lingua di un altro
popolo che vive in Italia. Non vivo di rancore, metà della mia cultura è
italiana, essere antifascista però non significa essere antitaliano". Il Salone è accompagnato dal boicotaggio dei paesi arabi e dalle
polemiche successive per aver scelto Israele come paese
ospite. Come ne pensa? "La parola boicottaggio non dovrebbe esistere. Non
deriva da un potere letterario o culturale. Serve il dialogo, la comprensione.
Cultura vuol dire sbarazzarsi dei pregiudizi, dell'odio, è uno strumento per
vincere i conflitti.Gli scrittori d'Israele, in
maggioranza, si battono da quarant'anni per la pace, non ha senso che paghino
per la politica del loro governo".
( da "Messaggero,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A regia di Rossana Siclari, la
direzione d'orchestra di Elisabetta Del Buono e un cast di giovani: Nathalie
Sekatcheff, Alberto Profeta, Jo Sanghyung. Teatro Flaiano; ore 20; tel.
066796496. TERRE SOMMERSE La stagione concertistica dell'associazione
"Terre sommerse" vede stasera il chitarrista Stefano Mingo impegnato
in un programma dedicato alla produzione di Augustin Barrios. Sala Baldini
(Piazza Campitelli, 9); ore 19; 15 euro. MILLENNIUM IN MUSICA Il coro maschile
"Neli-Michaud" propone un programma con musiche sacre di Caccini,
Bach, Victoria, Gounod, Franck, Liszt, Wagner e Cajkovskij.Chiesa Santa Maria
delle Grazie alle Fornaci (Via delle Fornaci); ore 20.30; ingresso libero.
ACCADEMIA DI SANTA CECILIA Prosegue la parata di grandi pianisti al Parco della
Musica; dopo lo splendido concerto di Krystian Zimerman, arriva domani Radu
Lupu con la "Sonata D 850" di Schubert e il Primo libro dei
"Preludi" di Debussy. Auditorium Parco della Musica, Sala Santa
Cecilia; domani ore 21; tel. 068082058; da
( da "Messaggero,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ilippe Aractingi, con Nada Abou
Farhat, Georges Khabbaz UN UOMO, una donna, un paese devastato da una guerra
lampo. Lui, cristiano, guida il taxi. Lei, sciita, cerca il figlio che aveva
lasciato nel Sud, dalla zia. Troveranno profughi, terrore, crateri, distruzione
materiale e morale. Ma anche nel Libano piegato dai missili e minato dalle
divisioni intestine, c'è spazio per un brandello di umanità. Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della
guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento
e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo
schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più
straziante). Nessuna speculazione politica. Non conta attribuire colpe,
solo raccontare la pena di ogni guerra, sotto qualsiasi cielo. Nuovo Olimpia
(in v.o. con s.t.), Quattro Fontane.
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 109 del 2008-05-08 pagina 15
Festa finita: Olmert indagato rischia l'impeachment di Gian Micalessin Il
premier, accusato di aver ricevuto finanziamenti illegali, pronto a dimettersi:
lo sostituirà la Livni I sessant'anni d'Israele
rischiano di durare solo pochi giorni per il suo primo ministro. Mentre lo
Stato ebraico festeggia i sessant'anni di vita Ehud Olmert fa i conti con le
insidie dell'ultima indagine aperta a suo carico dall'inossidabile e
inflessibile procuratore generale Menachem Mazuz. Fino a oggi il premier ha
potuto beneficiare della moratoria imposta dalla magistratura a giornali e
televisioni. Quest'oggi quell'ultima diga cadrà e la fiumana delle rivelazioni
bloccate nelle redazioni per quasi una settimana si abbatterà su Ehud Olmert.
Le celebrazioni per il 60° anniversario dello Stato ebraico e i ricevimenti
alla presenza di capi di stato e ospiti provenienti di tutto il mondo rischiano
dunque di trasformarsi in una spiacevole berlina mediatica. Soprattutto se,
come sussurrano le voci più maliziose, l'indagine si rivelerà così
compromettente da costringere il primo ministro all'auto sospensione o
addirittura alle dimissioni. Per quanto se ne sa tutta l'indagine verterebbe su
una serie di misteriosi finanziamenti messi a disposizione di Ehud Olmert da un
"amico americano" il cui nome è coperto dal segreto imposto dalla
procura generale. Ma quel nome, impronunciabile fino a ieri in Israele, è già stato divulgato dal tabloid New York Post che l'
identifica Morris "Moshe" Talansky, un uomo d'affari d'origine
ebraica fondatore di finanziario esteso da Long Island a Israele. Proprio l'interrogatorio di Talansky fermato al suo arrivo
nello stato ebraico per le celebrazioni della Pasqua avrebbe indotto il
procuratore generale a metter sotto torchio il primo ministro spedendo
l'unità anti frode della polizia a interrogarlo nella sua residenza di
Gerusalemme. Durante l'interrogatorio di venerdì mattina il premier avrebbe
smentito qualsiasi collusione illegale con l'amico Talansky e avrebbe negato
qualsiasi finanziamento illegale. Il colpo fatale potrebbe arrivare dal
confronto tra le dichiarazioni del premier e quelle rese nel corso di quattro
durissimi interrogatori da Shulaa Zaken, la super collaboratrice conosciuta
come l'amministratrice di tutte le attività di Olmert durante il suo mandato di
ministro delle infrastrutture. Si tratterebbe in ogni caso d'accuse risalenti
alla metà degli anni '90 quando Olmert era ancora sindaco di Gerusalemme. La
scarsa popolarità di Olmert, le mire dell'ambizioso leader laburista Ehud Barak
pronto a saltare dalla poltrona di ministro della difesa a quella di premier, e
il malanimo di ampi settori del partito Kadima rischiano di trasformare quelle
vecchie "bazzecole" in un arma letale. In attesa della nuova
battaglia Ehud Olmert ha celebrato ieri la giornata della memoria dedicata ogni
anno al solenne ricordo dei soldati caduti in tutte le guerre combattute tra il
( da "Giornale.it,
Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 109 del 2008-05-08 pagina 0
Napolitano alla Fiera del Libro: luogo di dialogo di Redazione Il presidente
della Repubblica inaugura la Fiera visitando i padiglioni della rassegna
torinese. All'esterno un gruppo di contestatori è stato allontanato dalle forze
dell'ordine Torino - Dopo la grande festa di ieri sera nella maestosa Reggia di
Venaria, che ha accolto un migliaio di invitati, è tutto pronto al Lingotto di
Torino per l'apertura della 21/a edizione della Fiera del Libro, caratterizzata
da violente polemiche verbali per la decisione degli organizzatori di invitare Israele come ospite d'onore. Davanti al Lingotto diverse
bandiere israeliane hanno accolto l'arrivo del presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, in una giornata che si preannuncia già densa di polemiche.
Napolitano: "Non c'è dialogo senza diritti" "Si tratta di un
contesto e di un clima che non possono essere turbati e deviati da contese
politiche o da intrusioni pretestuose". Giorgio Napolitano è stato accolto
all'ingresso del Lingotto dai vertici istituzionali e da numerose bandiere di Israele. Dopo essersi diretto nella Sala gialla dove è stato
salutato con un applauso dal pubblico, il Capo dello Stato ha inaugurato la
21ma fiera internazionale di Torino, "luogo di dialogo e non di contese
politiche". "Non c'è dialogo - ha detto il presidente riferendosi al
conflitto arabo-israeliano - se si muove dal rifiuto della legittimità dello
Stato di Israele, delle ragioni della sua nascita e
del suo diritto all'esistenza". "Un diritto - ha continuato tra gli
applausi - che può e deve comminarsi con il diritto del popolo palestinese a
dare vita a un proprio stato. In questi termini si colloca ogni sforzo di
mediazione e di intesa" da parte della comunità internazionale. Napolitano
ha ricordato che Israele è stato invitato a questa
edizione della Fiera "per il patrimonio storico-culturale che rappresenta,
per il suo apporto all'evoluzione della ricerca, dell'elaborazione culturale
dei linguaggi espressivi in molteplici ambiti e in prospettiva comune. Lo si è
fatto nella speciale occasione dei 60 anni della fondazione dello Stato di Israele, deliberata dall'assemblea delle Nazioni unite.
Nulla in ciò può essere contestato come appiattimento politico di un grande
evento culturale come quello che si inaugura oggi". "è vero piuttosto
- ha continuato Napolitano - che si stravolge politicamente e culturalmente
questo evento pretendendo di introdurvi la problematica del drammatico
conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria e di negazione
dei termini obiettivi di un dialogo più che mai necessario". Firma sulla bandiera
israeliana Il Presidente durante la visita agli stand ha firmato una copertina
del Riformista di oggi che riporta la bandiera di Israele.
Il giornale è stato offerto dal deputato del Pd Emenuele Fiano, segretatio
dell'associazione Sinistra per Israele. Napolitano
nell'apporre la propria firma ha detto di farlo "molto volentieri".
Il ringraziamento di Meir L'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir, ha
ringraziato calorosamente il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
per la sua presenza all'inaugurazione della Fiera del libro di Torino e in particolare per le sue prese di posizione negli ultimi giorni a
favore dello stato di Israele e della sua presenza a Torino. L'ambasciatore israeliano ha
sottolineato che a rappresentare Israele a Torino
ci sono 19 autori e questi rappresentano "il sentimento israeliano, la sua
vivacità come la sua volontà di pace e di convivenza, sentimenti che ci
uniscono ad un forte spirito critico, proprio della libertà".
"Insieme alle molte attività collaterali, dalla musica al teatro alla
scienza, contribuiranno a far conoscere la vera straordinarietà di Israele, uno stato giovane fondato sulla nostra storia
millenaria", ha concluso l'ambasciatore sottolineando che quanto più
"l'immagine di Israele ci arriva attraverso la
televisione e i giornali, appiattita nello stereotipo e nel pregiudizio, tanto
più la conoscenza della sua letteratura e della sua cultura, diventa di
primaria importanza". Meir ha espresso una doppia emozione perché in questo
giorno del calendario ebraico, "60 anni fa, nasceva lo stato di Israele, dando compimento all'aspirazione antica di 2000
anni del popolo ebraico, di tornare nella propria patria, e alla risoluzione
dell'Onu, che stabiliva il diritto di creare uno stato ebraico accanto ad uno
stato arabo". Contestazione davanti al Lingotto Un gruppo di simpatizzanti
dell'associazione Free Palestine ha cercato di esporre uno striscione davanti
al Lingotto di Torino, ma le forze dell'ordine lo hanno impedito per ragioni di
sicurezza. Ci sono stati attimi di tensione verbale e poi una decina di
manifestanti è stata spostata in una via laterale, in via Spotorno, dove è
stato possibile aprire lo striscione su cui c'è scritto "No al
colonialismo sionista, stato unico per arabi ed ebrei in palestina. Boicotta Israele, boicotta la fiera del libro 2008". Durante la
contestazione, un simpatizzante di Israele ha lanciato
imprecazioni contro il gruppo filopalestinese ma è stato subito bloccato dalla
polizia che non gli ha permesso di raggiungere i manifestanti di Free
Palestine. Alcuni dei manifestanti contro la presenza di Israele
alla Fiera del Libro si sono anche avvolti in bandiere palestinesi. "Siamo
in un sistema fascista - ha detto Anna Musini - non c'è democrazia. Quelli di Israele possono sventolare le bandiere, noi non possiamo
mettere uno striscione per denunciare un paese barbaro che opprime il popolo
palestinese da 70 anni. Noi che siamo dalla parte degli oppressi, ci hanno
impedito di manifestare. Gli altri possono fare tutto". Durante la
protesta è stato anche distribuito un volantino del Partito Comunista dei
Lavoratori, in cui si invita a partecipare alla manifestazione di sabato a
Torino. "Il popolo palestinese - si legge nel volantino - si è organizzato
e continua ad organizzarsi per opporre la sua resistenza a questa mostruosità.
Da 60 anni Israele continua impunemente nella sua
pratica dell'annientamento del popolo palestinese". Città blindata La
notte è stata tranquilla ma tutta la città è stata sorvegliata da un imponente
servizio delle forze dell'ordine in attesa dell'arrivo del Capo dello Stato
Giorgio Napolitano che inaugurerà ufficialmente la kermesse. Dopo l'intervento
nella sala gialla e il taglio del nastro, il Capo dello Stato visiterà alcuni
stand e poi rientrerà immediatamente a Roma per il giuramento del nuovo Governo
al Quirinale. Centinaia di persone tra carabinieri, poliziotti, finanzieri e
vigili urbani garantiranno la sicurezza a Napolitano ed ai visitatori della
Fiera. E per tutti i giorni della kermesse saranno un migliaio le forze
dell'ordine coinvolte (servizi segreti italiani e israeliani compresi). Ciò che
preoccupa di più è la manifestazione di protesta in programma sabato prossimo
dove sono attese oltre cinquemila persone da tutta Italia. Il corteo partirà
alle 15 da corso Marconi e si concluderà in piazza Fabio Filzi, a circa
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele Olmert
indagato per corruzione "Mi dimetterò se sarò incriminato"
GERUSALEMME - Il primo ministro di Israele Ehud Olmert è
indagato per corruzione, ma è "pronto a dimettersi" - ha detto ieri
sera in tv - solo se verrà formalmente incriminato. Olmert ha ammesso di avere
ricevuto contributi elettorali da un controverso finanziere americano, Morris
Talansky: si tratterebbe di "somme ingenti e non autorizzate",
secondo l'accusa, incassate quando l'attuale premier era sindaco di Gerusalemme
e ministro del Commercio. L'uomo d'affari è sospettato a sua volta di aver
ricevuto da diverse fonti somme di denaro che sono poi state versate al premier
per finanziarne la campagna elettorale come candidato del Likud alla carica di
sindaco di Gerusalemme nel 1993 e poi nel 1998-
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
TACCUINO STRATEGICO LE TRAPPOLE DA
EVITARE FABIO MINI Parole, venti ed eventi di guerra in Libano. Di nuovo. Gli
attori sono sempre gli stessi: israeliani, libanesi e Hezbollah. I fautori della
guerra sono invece aumentati. La Francia di Sarkozy è orientata ad assecondare
gli Stati Uniti e Israele e se il governo Berlusconi
intende fare il contrario del precedente, così, tanto per segnalare un cambio
di rotta, la guerra toccherà anche a noi. Oltre agli attori e ai fautori c'è
anche il terzo incomodo: la missione Unifil. C'era anche nel trentennio
passato, ma allora si trattava di pochi soldati e una missione in sordina. Oggi
abbiamo il meglio dei soldati europei accatastati in un fazzoletto di terra e
noi italiani abbiamo il comando sul terreno. Siamo responsabili di ciò che
avviene e siamo anche l'esca per le trappole che i bracconieri politici, gli
stessi che vogliono la guerra, si tendono a vicenda. E' una trappola la
frenesia israeliana contro Hezbollah. Il vero obiettivo è il Libano per
controbilanciare Gaza e fare pressione sulla Siria. E' una trappola l'ostilità
governativa libanese nei confronti di Hezbollah come se fosse un nemico esterno
al Libano. Il vero obiettivo è il potere interno, per gli affari, per il
dominio della politica. E' una trappola il monito di Nasrallah al governo
Berlusconi di non cambiare le regole d'ingaggio di Unifil. Non spetta al nostro
governo stabilire le regole d'ingaggio e quelle in vigore seguono la politica
dell'Onu. Facendo balenare l'idea che le attuali regole gli vadano bene, il bracconiere Nasrallah tende la trappola a Israele, che da tempo vuole coinvolgere Unifil nella guerra, e allo
stesso tempo vuole delegittimare l'Onu. Il contingente del nostro generale
Graziano non sta facendo un favore a nessuno, né a Hezbollah né a Israele. Vorrebbe soltanto lavorare per il Libano, ma forse a volerlo
veramente è rimasto solo.
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commenti CHI INSULTA GLI EBREI COLPISCE
GLI ARABI In occasione di una manifestazione strettamente culturale il razzismo
antisemita trapela da un'azione di boicottaggio (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La
paura aumenta e si traduce in una chiusura su se stessi, con il risultato che a
pagarne lo scotto sono i Palestinesi. Attualmente le manifestazioni di
antisemitismo in Europa sono assai meno numerose di sessant'anni fa, ma il
razzismo antiarabo e anti-immigrati slitta facilmente verso il razzismo
antisemita. Bisogna rimanere vigili e seguire il consiglio di Hannah Arendt:
guardare in faccia la realtà e farle resistenza. è dimostrato che non esiste un
razzismo selettivo. Quando a qualcuno non piacciono gli arabi, non piacciono
neanche gli ebrei, i neri, gli zingari, insomma tutti quelli che ritiene
diversi. Se prendiamo per esempio il Front National francese, si può osservare
che promuove un odio a 360°. Lo stesso vale per il fascismo italiano, che
metteva tutti i meteci nello stesso sacco. Oggi sono gli immigrati a trovarsi
in prima linea davanti al razzismo ordinario. E ora, in occasione di una
manifestazione strettamente culturale ? mi riferisco infatti alla Fiera del
libro di Torino ? il razzismo antisemita trapela dal boicottaggio messo in atto
nei confronti della fiera per via del fatto che quest'anno gli ospiti d'onore
sono degli scrittori israeliani. Ho già scritto in queste colonne che non
boicotterò mai uno scrittore, da qualsiasi posto arrivi e qualunque cosa abbia
scritto. Un libro è un amico. Come tutti gli amici può non piacerci, può infastidirci
o magari tenerci compagnia quando siamo in solitudine. Per alcuni il
boicottaggio del salone di Torino rappresenta un'occasione per confondere
cultura e politica. Il governo di Israele e la sua
politica di colonizzazione e occupazione sono condannabili. Non ho mai confuso
uno scrittore con il suo Stato. Infatti, all'epoca dell'apartheid in Sudafrica,
leggevamo Nadine Gordimer, Coetzee, Breytenbach, senza confondere quegli
scrittori con la politica abominevole dei loro governanti. Lo stesso
vale oggi con gli scrittori israeliani, per la maggior parte molto critici nei
confronti del loro governo. Nella "Certosa di Parma" Stendhal
scriveva che "la politica in un'opera letteraria è volgare come un colpo
di pistola durante un concerto". Introdurre la politica in un salone del
libro è un modo di deviarlo dal suo obbiettivo, che deve restare nobile e sano.
Il salone di Torino dovrebbe conservare il suo scopo: far vivere i libri e far
dialogare gli scrittori di ogni orizzonte. Mi è sempre piaciuto quel salone,
semplicemente perché mi piace quell'agitazione intorno al testo scritto, mi
piacciono quei dibattiti dove a volte fatico a seguire le parole, mi piace
l'esposizione delle pagine stampate, di qualsiasi provenienza. è importante
conservare quello spazio e quegli incontri. Abbiamo bisogno di
quell'appuntamento annuale, perché permette alla creazione letteraria,
all'immaginazione e alla bellezza di mettersi in mostra e diventare una realtà
che ci riguarda. Io diffido di chi boicotta i libri e i loro creatori. Sono gli
stessi che censurano gli scrittori o ne bruciano i libri. Denunciare la
politica israeliana è un diritto legittimo, come è legittimo difendere il
diritto del popolo palestinese di avere uno Stato e di vivere in pace accanto a
uno Stato israeliano. Basta con le confusioni e i miscugli. Non è in un salone
del libro che questo conflitto, vecchio di oltre sessant'anni, deve essere
discusso. Il boicottaggio non farà che esacerbare gli odi e le diffidenze. Ci
occorrono invece chiarezza, resistenza e dialogo franco. E per questo servono
anche i libri: letti, amati, discussi, criticati, ma nella nobiltà della
creazione. (traduzione di Elda Volterrani).
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina III - Torino Pochi vigili,
troppi impegni: movida "libera" sabato sera Troppi eventi e pochi
uomini. Un mix che ha costretto il comandate della polizia municipale, Famigli,
a rinunciare nel fine settimana ai presidi nelle piazze, nei giardini, nei
parchi e nei luoghi di ritrovo. A vigilare sulla movida ci saranno solo quattro
pattuglie su tutta la città. Il resto degli uomini sarà impegnato tra Fiera del
Libro, manifestazione pro-Palestina,
domenica ecologica e partita di calcio. "Abbiamo dovuto fare delle scelte
- dice Famigli - altrimenti avremmo fatto tutto male". Colpa della
mancanza di personale, ma l'assessore Borgogno ribatte: "In bilancio ci
sono 2 milioni in più, il turn-over è garantito e nel 2009 assumeremo".
A PAGINA VIII.
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina III -
Torino L'intervista Autori famosi spiegano ai giovani la Costituzione Dario Fo
"Sulla Palestina niente
storie" MASSIMO NOVELLI A PAGINA VII SEGUE A PAGINA VII.
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Yehoshua "L'anno
prossimo con i palestinesi" TORINO Migliore risposta alle provocazioni dei
boicottanti non poteva esserci: la Fiera del Libro è affollata come non mai, e
la gente preme per entrare nella Sala dei cinquecento dove Abraham B. Yehoshua
viene intervistato da Elena Loewenthal e Alessandro Piperno. Poi correrà a Roma
dove ieri sera è andata in scena l'opera tratta dal suo Viaggio alla fine del
millennio, ma per ora l'autore israeliano usa il microfono
come un megafono per combattere la stanchezza e vuol chiarire il legame forte
tra romanzo e dimensione etica. Un tema già affrontato in un suo saggio, Il
potere terribile di una piccola colpa, dove, ricorda Piperno, citava le sue
letture fondative, Camus, Dostoevskij, anche la Cattedrale di Carver.
"Storie apparentemente piccole e private hanno il potere di porre all'uomo
grandi drammi morali. Negli ultimi tempi però c'è troppa psicologia in
letteratura: se capisci l'infanzia di un killer, puoi arrivare ad accettarne il
crimine. La psicologia va usata con equilibrio. Così come il concetto di colpa,
un motore della civilizzazione occidentale e della moralità, necessario, ma con
balance: troppa colpa può paralizzare". Sempre a proposito delle piccole
storie da usare come lente per questioni più "grandi" - un must di
Yehoshua ? lo scrittore parla della famiglia. "Credo che uno dei motivi
per cui l'Italia mi apprezza, è l'importanza della famiglia nei miei libri.
Penso a Una giornata particolare di Scola, dove attraverso la finestra di una
casa si vede scorrere il Fascismo. In Israele quella
finestra è un'intera parete, ma il concetto è lo stesso: il problema, se vuoi
raccontare la Storia, è non farsi opprimere dai fatti, e ciò si può fare con la
leggerezza dello humour, come riesce a Cechov, che l'inserisce anche nelle
situazioni più tragiche". Qualcuno gli chiede del boicottaggio: "Sono
stato tra i primi, decenni fa, a firmare petizioni per il riconoscimento
dell'Olp, ora chiedo di parlare con Hamas", ripete dopo aver firmato circa
due mesi fa una lettera con Oz e Grossman a riguardo. "Gli scrittori
vengono ad aprire un dialogo, è assurdo boicottarli: l'anno prossimo sarò qui a
omaggiare lo Stato Palestinese ospite d'onore della Fiera, questo è il mio
augurio". La gente sciama verso altri incontri, Shlomo Venezia, Aharon
Appelfeld, Avirama Golan e Zeruya Shalev, ma anche Luciana Littizzetto,
l'indiano Nirpal Dhaliwal e l'iracheno Younis Tawfik.
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IV - Torino Il presidente in
giro per gli stand "scortato" dai politici dei due schieramenti
Napolitano, l'augurio a Picchioni "Ho fatto la mia parte, tocca a
voi" PAOLO GRISERI Visita blindata? Macché. Nella sala Gialla, la stessa
del battesimo di Veltroni, la scorta del Quirinale è attenta a ogni dettaglio.
All'arrivo il Presidente l'organizzazione entra nel caos: la sala è mezza vuota
ma ai cronisti accreditati è vietato l'accesso. Sarà l'unico momento di
autentica tensione della visita inaugurale. Poi tutto si stempera nel consueto
grumo di taccuini, telecamere e autorità strattonate che ha sempre
caratterizzato il tour tra i padiglioni dell'inauguratore, che si tratti di un
oscuro sottosegretario o del Capo dello Stato. Ad accogliere Napolitano c'è un
parterre da cambio della guardia: alla destra del Colle siede il cardinale
Severino Poletto. A sinistra Giovanna Melandri, colta negli ultimi istanti da
ministro. Poi, sempre a sinistra Chiamparino, Saitta e Fassino. Qui termina il
vecchio centrosinistra che cederà il passo alla nuova destra. A fianco di
Fassino fanno capolino Margherita Boniver e Giorgio La Malfa. Sull'altro lato
della prima fila, di fianco a Gariglio e al tramontante Vernetti ("Pensa -
dice il sottosegretario al presidente di palazzo Lascaris - adesso dovremo
scegliere tra Veltroni e D'Alema") si affacciano il futuro sottosegretario
Enzo Ghigo e Agostino Ghiglia. Si affaccia anche Luca Barbareschi che più tardi
si vestirà con un vessillo isreaeliano. Napolitano saluta Sergio Marchionne, in
prima fila ma lontano dai politici, e si attrezza per un giro tra gli stand.
Firma una bandiera israeliana, incontra i vertici dell'Einaudi, segue
diligentemente le indicazioni della scorta anche quando, nel secondo
padiglione, un errore costringe tutti a un complicato dietro-front. Il momento più significativo è la visita allo stand di Israele, l'incontro con gli esponenti della comunità di Roma che
sventolano bandiere e le foto dei soldati sequestrati in Palestina, la visita a una classe di bambini delle elementari. Quando il
corteo arriva all'anfiteatro del Bookstok Village, l'abbraccio dei ragazzi fa
saltare ogni residuo tentativo di blindare la visita. Napolitano saluta,
parafrasando Borrelli dice che l'imperativo delle nuove generazioni deve essere
"Leggere, Leggere, Leggere" e si dirige verso l'auto blu. Quasi sul
predellino saluta Picchioni: "Caro Presidente, io la mia parte l'ho fatta,
adesso tocca a voi".
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VIII - Torino Slogan e
volantini, ma niente scontri Free Palestine "assedia" la Luxemburg.
Fotomontaggio per Picchioni Si prepara la manifestazione di sabato: il corteo dovrà
restare a
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IX - Torino
Lectio magistralis Lo scrittore israeliano: "Non mi sarei mai aspettato un
simile atteggiamento da uomini di cultura" Appelfeld bacchetta i docenti
boicottatori "Adoro questa città: stavolta ne approfitterò per vederla,
con il mio amico Elkann" SARA STRIPPOLI Indisturbato nella fibrillazione
che precede l'arrivo del presidente della Repubblica, il grande
scrittore israeliano Aharon Appelfeld siede tranquillo in terza fila.
Tranquillo e solitario come il più ordinario degli ospiti in attesa che la sala
si riempia degli invitati. Il clima di questa Fiera è ottimo, dice "ma non
sono un profeta e più di ogni altra cosa mi dispiace che le polemiche siano
state alimentate anche da docenti universitari. Che dovrebbero restare super
partes". "Ne ho viste così tante nella mia vita", dice
sospirando. E aggiunge: "Davvero non credo che, mai, si possa pensare di
sapere cosa accadrà, o se potrà accadere qualcosa. Non so se questa fiera e
questa festa della cultura sarà disturbata o meno da incidenti o problemi, ma
diciamo che la paura è un sentimento che caratterizza gli anni quando si è più
giovani. Man mano che si diventa vecchi si prova sempre meno paura e io adesso
ho di sicuro meno timori di un tempo". Protagonista della serata di
apertura a Venaria con la sua prolusione che ha commosso la platea raccolta
nella cappella di Sant'Uberto, uno dei dispiaceri più grandi di Appelfeld è la
lingua: non conoscere l'italiano e non poterlo parlare: "Ma lo dirò in
inglese. Sono innamorato degli italiani, che sono un po' come noi, pieni di
vita, allegri, creativi. E questa città la adoro. A Torino sono già stato, ma
soltanto per una notte. Adesso avrò finalmente tempo per scoprirla. La prima
cosa che farò è andare al Museo Egizio, a trovare Alain Elkann, che è un mio
grande amico. E di questo sono davvero felice". Boicottaggio? Che vuole
dire questa parola? "preferisco pensare che sia un termine da abolire,
anzi vorrei che non esistesse questo concetto". Assurda, questa polemica
sull'invito ad Israele dice Appelfeld: "è davvero
un peccato. E in particolare trovo assurdo che abbia coinvolto personaggi
importanti della cultura e del mondo accademico. Non mi sarei aspettato che fra
i promotori del boicottaggio ci fossero docenti dell'Università". Libertà
di pensiero, certo "ma io credo che come gli scrittori anche gli
accademici dovrebbero stare al di sopra".
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VIII - Torino La Gerusalemme
"grinzanata" Belle ragazze, questo sì, in giro per i padiglioni
ex-fordisti del Lingotto. E il bel sollievo di una inaugurazione senza
problemi. Ma vedere l'attore-parlamentare Luca Barbareschi, con tanto di bandiera d'Israele in mano,
circondato da ragazzini e ragazzine che gli chiedono l'autografo, però è
tutt'altro discorso, che non volge allo splendido. Anche scorgere le Porsche e le
Fiat in mostra tra i libri, fa uno strano effetto. Va convenuto, in onestà, che
comunque tira più l'automobile che il romanzo. E sembra che vadano a
ruba, nei paesi arabi, le Barbie in versione islamica, come racconta un saggio
che Giovanni Carullo ha scritto per Prospettive. Diciamocela tutta: le Barbie,
cattoliche o islamiche non importa, sono poi davvero così belle? Soria alla
prima crociata. Il patron del premione Grinzane Cavour ne ha fatta un'altra
delle sue. Invece di buttarsi su Israele tout court,
come ha fatto la Fiera, e di rischiare tensioni & agitazioni assortite, ha
inventato un furbissimo Grinzane Gerusalemme, che è un inno alla coesistenza di
cattolici, ebrei e musulmani. Debutterà l'anno prossimo. Bel colpo, Soria.
Salgariana. Una buona notizia. Paco Ignacio Taibo II sta lavorando a un libro
su Emilio Salgari, per celebrare il centesimo anniversario della morte del
Capitano, avvenuta nel 1911. Lopate cult. Alfonso Berardinelli ha scritto che
il libro dell'americano Philip Lopate, L'arte di aspettare, edito da Gaffi, ci
riconcilia con la saggistica. Allora aspettiamo (con ansia?) l'odierno arrivo
di Lopate da New York. Aspettare, sempre aspettare. Ma con arte. Questo è il
problema. Padre Pio. L'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato propone un
cofanetto contenente una ottantina di lettere che Padre Pio inviò ai fedeli.
Bello o brutto? Il dibattito è aperto, soprattutto sulla figura del frate di
Pietrelcina, come ci insegna il libro su di lui scritto da Sergio Luzzatto.
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del Napolitano:
Torino luogo di dialogo "Diritto alla pace per Israele e Palestina" "Non c'è dialogo se si muove dal rifiuto della
legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua
nascita e del suo diritto a esistere nella pace e nella sicurezza", un diritto
che "può e deve combinarsi con quello del popolo palestinese a dare vita a
un suo Stato". Così ieri a Torino il Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano ha inaugurato la Fiera del Libro che ha come paese ospite Israele che quest'anno compie 60 anni. Una presenza
contestata da alcuni intellettuali e da parte della sinistra estremista. Ma
anche sostenuta da chi ieri si è trovato davanti a un Lingotto, presidiato da
un ingente numero di forze dell'ordine, sventolando la bandiera con la stella
di David. Ma a Torino ieri tutto si è svolto nella massima tranquillità. Anche
se rimane alta la preoccupazione per la manifestazione anti-Israele
di domani. Collini e Palieri a pagina 11.
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Il Presidente cita Amos Oz: non siate pro-Israele o pro-Palestina ma per la
pace.
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del
Sternhell: il boicottaggio culturale è la cosa più anticulturale che c'è di
Umberto De Giovannangeli "Boicottare la Fiera del Libro? È uno scandalo e
dei peggiori. Perché fondato sull'ignoranza e l'incomprensione dei fatti".
A sostenerlo è il più autorevole storico israeliano: Zeev Sternhell. Tra le sue
opere, ricordiamo "Nascita d'Israele. Miti,
storia, contraddizioni"; "Nascita dell'ideologia fascista";
"Contro l'illuminismo. Dal XVIII° secolo alla guerra fredda", editi
in Italia da Baldini, Castoldi, Dalai. Professor Sternhell, l'Italia si trova
oggi al centro della polemica intorno alla Fiera Internazionale del Libro di
Torino, in cui Israele è ospite d'onore in occasione
dei suoi 60 anni. Quella che dovrebbe essere una festa della cultura finisce
con il diventare un festival di boicottaggi e contro-boicottaggi. Qual è il
senso di tutta questa opposizione? "Penso che tutto ciò sia uno scandalo.
Del peggiore degli scandali, perché originato da una bassa demagogia o peggio,
dall'ignoranza e dalla incomprensione dei fatti. Non si può costruire una
posizione su una questione così complessa sulla base di immagini televisive, per
cruente e orribili che siano. Quello che avviene con i palestinesi è terribile,
ma in questa guerra ci sono due parti che si dividono la responsabilità di
quanto avviene, in parti fra l'altro non eque se si mette in conto l'uso del
terrorismo. La gente deve capire che se non avvenisse ciò che avviene in questi
giorni a Gaza, probabilmente gli schermi tv sarebbero pieni di immagini di
terrorismo a Tel Aviv o a Gerusalemme, come è già più volte avvenuto negli
ultimi anni. Io grido a piena voce da anni contro le decisioni dei governi che
mi rappresentano. Sostengo che si deve trovare un modo di porre fine a tutto
ciò, ma questo non c'entra con la cultura. Il boicottaggio culturale è la cosa
più anti-culturale che esiste. Fin troppo facile ricordare chi ne ha fatto uso,
e non fa molto onore trovarsi in compagnia di movimenti come il
nazionalsocialismo o il fascismo. Si deve assolutamente evitare che la cultura
diventi ostaggio della protesta politica. E questo è ancora più ingiusto se
viene fatto contro un Paese che ha più volte dimostrato di essere democratico e
libero, all'interno del quale si svolge da decenni un confronto politico e
ideologico duro, profondo e sincero su quanto avviene nei Territori occupati.
Solo poche settimane fa abbiamo festeggiato i 30 anni di Peace Now. Non si
possono chiudere gli occhi e non constatare che se nella società palestinese
non esistono voci del genere e che se ci fossero, forse le cose andrebbero
diversamente. Ed è anche un fatto che le posizioni dell'opinione pubblica israeliana
sono radicalmente cambiate dal passato, laddove oggi la maggioranza degli
israeliani è pronta ad accettare uno Stato palestinese. Non posso credere che
chi boicotta Torino per la presenza di Israele sappia
e capisca tutto questo; al massimo si può dar loro il beneficio della
superficialità, della non comprensione del fatto che si tratta di una
situazione molto complessa in cui non si può vedere tutto bianco o tutto nero,
perché oggi, in definitiva, sono Hamas e i movimenti integralisti, che continuano
a rifiutare ogni accettazione dello Stato d'Israele e
a rappresentare il maggiore ostacolo per la pace. E in questo imbroglio - in
cui la cosa forse più necessaria è quella di capire, capirsi, parlare e
spiegare -il boicottaggio culturale può solo portare ad una ulteriore chiusura,
ignoranza e incomprensione. Vale a dire l'esatto contrario di ciò di cui
abbiamo bisogno". Israele festeggia i 60 anni
dalla sua nascita. Quale bilancio è possibile trarre di una vicenda storica
cosi complessa e per molti versi drammatica? "Al termine dei suoi primi 60
anni, possiamo individuare nello Stato d'Israele allo
stesso tempo una incredibile storia di successo e alcuni cocenti fallimenti. Se
guardiamo agli obiettivi primari e di fondo del sionismo, sono stati tutti conseguiti:
abbiamo uno Stato in cui vivono 7 milioni di persone - un numero che perfino in
termini europei non è così piccolo - una società che in quanto a capacità
tecnologiche si trova all'avanguardia nel mondo, un livello di vita occidentale
secondo tutti i parametri materiali e se vogliamo anche culturali; insomma un
luogo in cui oggi qualsiasi ebreo che voglia trasferirvisi non deve, come
poteva avvenire in passato, fare una scomoda scelta ideologica rinunciando al
benessere della sua terra di provenienza. Ma tutto ciò non può lasciarci sazi e
soddisfatti. A controbilanciare questi enormi successi, ci sono anche grandi
fallimenti. Il primo, più evidente a tutti, è rappresentato dall'incapacità di
risolvere, almeno finora, il conflitto con i palestinesi e con parte del mondo
arabo. Che sia chiaro, è una responsabilità che va divisa almeno a metà fra le
parti, laddove gli arabi, in sostanza, non hanno ancora accettato l'esistenza
dello Stato d'Israele. Ma ciò che a me brucia di più,
è lo stato attuale della società israeliana: una società borghese assolutamente
convenzionale in cui la sperequazione dei redditi è una delle più alte nel
mondo occidentale. E in questo caso, la responsabilità non è attribuibile ad
altri che a noi stessi" . Se oggi Theodor Herzl si trovasse a camminare
nelle strade di Israele sarebbe deluso? "No,
probabilmente se oggi Herzl potesse vedere Israele,
sarebbe felice di vedere realizzato lo Stato degli Ebrei, in cui essi possono
vivere liberi, padroni della propria vita, non più dipendenti dalla benevolenza
di questo o di un altro sovrano, governo o nazione. Sarebbe fiero dei simboli
dello Stato, della lingua, rinata dopo oltre duemila anni e parlata oggi nelle
strade, nei mercati e nell'accademia. In altre parole, Hezrl e con lui i pionieri
del sionismo sarebbero felici della normalità del Paese e del popolo che lo
abita, tranne poi cominciare ad avere qualche dubbio vedendo quanto questa
normalità si è ormai radicata, soffocando quel qualcosa in più che ci si
aspetta da Israele come Stato ebraico". Ed è giusto questo pretendere di più
da Israele? "A giudicare da come ci si riferisce ad Israele nel mondo, sembra che questa pretesa sia un semplice dato di
fatto, neppure messo in discussione. Si richiede ad Israele di essere
più giusto, meno violento, di impegnarsi nel mantenere l'uguaglianza e la
giustizia più di quanto altri popoli e nazioni abbiano fatto nel passato
e fanno nel presente. Non c'è nazione al mondo che non abbia fatto molto peggio
di quanto viene attribuito a Israele. La guerra
quotidiana combattuta contro i palestinesi è orribile, sanguinosa. I suoi
risultati mi spezzano il cuore ogni giorno. E non mi consola pensare che -
tanto per dare un esempio - i francesi in Algeria abbiano represso nel maggio
1945 una sommossa, uccidendo un minimo di 15.000 persone, e che in tutta questa
guerra abbiano perso la vita circa un milione di algerini. E come con i
francesi, potrei prendere l'esempio di decine di altre nazioni i cui governi,
mass media e opinioni pubbliche pretendono da Israele
standard di moralità che loro non hanno saputo mantenere in passato e che nutro
forti dubbi saprebbero mantenere in circostanze simili a quelle in cui si trova
ad agire Israele. Eppure, questo non mi consola e mi
arrabbio con il mio Paese, perché negli ultimi decenni tende a prendere da
tutte le società del mondo il peggio di quanto queste offrono, il materialismo
sfrenato, il consumismo. No, rispondendo alla sua domanda, probabilmente quanto
si pretende da Israele non è giusto, ma io sento che
in ogni caso è quello che Israele deve fare. Deve
farlo verso l'esterno, ma soprattutto deve farlo per sé stesso, per essere una
società migliore, più umana, più solidale. La sfida che vorrei Israele vincesse, è proprio di riuscire a trovare
quell'equilibrio in cui giustizia sociale, solidarietà e benessere riescano a
convivere perfino nelle proibitive condizioni in cui opera Israele".
Da storico, ha ancora un significato parlare di Israele
come Stato sionista, termine usato spesso con intenzioni offensive?
"Questa è una delle maggiori distorsioni a cui oggi assistiamo. Il
sionismo è l'espressione del nazionalismo ebraico. Una corrente resa impellente
da circostanze storiche, legittima come lo sono tutti gli altri nazionalismi,
francese, italiano, belga, svedese ecc... Quanto è successo nella Shoah non ha
fatto altro che confermare in modo schiacciante quanto il sionismo avesse
ragione in termini di richiesta di un focolaio nazionale del popolo ebraico, di
una normalità. Per questo la conquista del Paese fino al 1949 è stata a mio
parere giusta e legittima: poiché era indispensabile. Era la condizione
necessaria per rendere possibile l'esistenza nella normalità del popolo
ebraico. Il problema è nato dopo il 1967, quando è iniziata l'opera di
insediamento dei Territori. Considero tutto ciò che è avvenuto dopo il '67
illegittimo, dannoso e soprattutto non necessario. Israele
si è infilato in una trappola quando ha smesso di considerare inviolabili gli
aspetti universali del sionismo, quelli che identificavano i propri diritti
alla pari di quelli degli altri, quelli che determinavano in modo inoppugnabile
il diritto di ogni popolo alla libertà, all'indipendenza e alla sovranità. È
per questo che io, per fortuna con molti altri, mi batto da 30 anni per
riportare alla giusta interpretazione del sionismo, per convincere che questa
terra deve essere divisa fra i due popoli che ne hanno pari diritto. In questa
tragedia ognuno ha le proprie responsabilità: Israele
deve smobilitare la gran parte degli insediamenti nei Territori e i palestinesi
devono accettare una volta per tutte l'esistenza di Israele
e rinunciare alla richiesta del diritto al ritorno, un eufemismo dietro il
quale si nasconde l'eliminazione graduale di Israele".
Lei è spesso in prima linea nel criticare l'operato dei governi di Israele eppure ha ricevuto questo anno il maggiore
riconoscimento concesso dallo Stato ai suoi ricercatori e scienziati. Qual è il
senso di questo riconoscimento: è - come alcuni dicono - una foglia di fico,
oppure - come affermano altri - è il segno di un Paese democratico a confronto
con situazioni ingestibili in una vera democrazia? "Questo riconoscimento
mi è stato dato per la mia ricerca scientifica, anche se nelle motivazioni
della commissione è ricordata la mia attività pubblica. Ciò non sarebbe potuto
avvenire in una società non democratica e nessuno può ignorare o sminuire la
democraticità di Israele, delle sue istituzioni, della
sua Corte suprema e della sua società, che sono in grado di elevarsi al di
sopra delle divergenze e premiare anche chi, da decenni, esprime le proprie
critiche e l'opposizione politica alle scelte dei governi di Israele.
Criticare e ammonire, sono parti integrali dell'attività dell'intellettuale. Io
e tanti altri come me, non solo hanno in Israele il
proprio spazio nella dialettica politica del Paese, ma hanno di fatto
contribuito a cambiare l'opinione degli israeliani i quali oggi, è bene
ricordarlo, sono in gran parte a favore della spartizione del territorio in due
Stati. Il premio dato a me è in fondo, anche un premio alla democrazia
israeliana".
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Apprezzamento dell'ambasciatore Meir Sparuta la
contestazione di una trentina di militanti di Free Palestine con uno
striscione.
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del
Olmert: "Mai preso fondi. Se incriminato mi dimetto" Il primo
ministro israeliano, Ehud Olmert, ha respinto con un breve discorso alla
Nazione, le accuse di corruzione mossegli da un uomo d'affari statunitense, che
la scorsa settimana hanno messo in moto una serrata e complessa indagine della
polizia israeliana. "Io guardo negli occhi ciascuno di voi - ha detto
Olmert, fissando le telecamere della televisione -. Non ho mai ricevuto fondi
di corruzione, non ho mai messo in tasca un solo centesimo". Se tuttavia
il procuratore capo Menachem Mazuz decidesse di incriminarlo, egli, ha
assicurato Olmert, rassegnerebbe le dimissioni dalla carica di primo ministro.
Per una settimana l'intera vicenda è stata secretata in Israele,
mentre numerosi dettagli venivano egualmente pubblicati negli Stati Uniti.
L'uomo chiave della vicenda è Morris Talansky (80 anni), un uomo d'affari
statunitense che gode di ottimi rapporti personali con dirigenti sia negli
Stati Uniti sia in Israele. Specializzato nella raccolta di fondi a favore di Israele fra gli ebrei americani, Talansky è inoltre attivo in progetti
legati allo sfruttamento di immagini via satellite. Secondo la televisione
commerciale Canale 10, Talansky ha detto alla polizia israeliana di aver
versato ad Olmert fondi per un valore complessivo di centinaia di migliaia di
dollari nel corso di anni. Ciò nell'intento di aiutarlo nelle campagne
elettorali per il municipio di Gerusalemme e in seno al Likud, il partito in
cui in quegli anni Olmert militava. Ancora non è noto se Talansky abbia
ricevuto da Olmert favori, e quali.
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del Al
via le celebrazioni per i 60 anni Il 15 maggio i Grandi a Gerusalemme
GERUSALEMME Israele ha festeggiato ieri il suo
sessantesimo compleanno con cerimonie pubbliche, gite, parate e in un clima di letizia,
malgrado le severe misure di sicurezza e lo stato d'allerta della polizia nel
timore di possibili attentati. La ricorrenza coincide con la data ebraica della
proclamazione dello stato che per il calendario gregoriano cade invece il 14
maggio. La settimana prossima questa data coinciderà con una conferenza che si
terrà a Gerusalemme con la partecipazione del presidente degli Usa Bush, dell'
ex premier britannico Blair, di Kissinger e numerose altre personalità di fama
internazionale. Saranno tutti qui per onorare lo stato ebraico. La festa è
cominciata mercoledì sera con una cerimonia di stato sul monte Herzl e con
grandi spettacoli pirotecnici in tutto il paese. Ieri come è tradizione, è
stata la giornata dei picnic, e basi militari sono state aperte al pubblico;
l'aviazione ha tenuto esibizioni acrobatiche ( per un incidente ci sono stati 7
feriti) e navi della marina sono sfilate davanti alle città costiere. Mentre
gli israeliani celebrano la nascita del loro Stato, i palestinesi commemorano
la perdita della loro terra. Il premier Salam Fayyad ha partecipato
all'inaugurazione di un simbolico "campo del ritorno", un piccolo
accampamento organizzato con una mostra di fotografie e documenti risalenti
alla creazione, nel 1948, dello Stato di Israele. con
la nascita dello stato ebraico infatti centinaia di migliaia di palestinesi
divennero rifugiati. Il più acerrimo nemico, il presidente iraniano Ahmadinejad
ha definito un "cadavere nauseabondo" "il
regime impostore e usurpatore di Israele", in
occasione del 60° anniversario della creazione dello stato ebraico.
"Quelli che pensano che, organizzando una festa di compleanno si possa
resuscitare il cadavere nauseabondo del regime impostore ed usurpatore di Israele - ha detto Ahmadinejad - si sbagliano. E i nomi dei
partecipanti a queste cerimonie saranno iscritti tra i criminali
sionisti".
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Lo storico israeliano: quello che avviene attorno alla
Fiera del Libro è uno scandalo originato da ignoranza e incomprensione dei
fatti.
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del "Ho avuto un premio dallo Stato d'Israele nonostante le
mie critiche: è una prova di democrazia".
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del "Nei primi 60 anni possiamo individuare nello
Stato d'Israele allo stesso
tempo un'incredibile storia di successi e alcuni cocenti fallimenti".
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del Si
spara nelle strade di Beirut, Nasrallah minaccia il governo Scontri tra milizie
sunnite e sciite. Il leader Hezbollah: le regole d'ingaggio non cambino come
vuole Berlusconi di Toni Fontana SIAMO ORMAI sull'orlo dell'abisso. Se il
titolo pubblicato ieri da Al Hayat, giornale arabo internazionale, è azzeccato,
per il Libano si annunciano giorni davvero difficili. Molti commentatori della
stampa araba parlano già di "guerra civile" e, da un paio di giorni,
a Beirut non sono pochi coloro che temono che si possa ripetere la tragedia che
ha devastato il paese dei Cedri tra il 1975 ed il 1990. Gli scontri sono
intensi, l'aeroporto è paralizzato, la zone ovest della capitale è sconvolta da
combattimenti casa per casa tra sciiti e sunniti, ma le speranze di evitare un
nuovo bagno di sangue sono ancora tante e, per ora, il confronto armato non
dilaga. Ieri, per la prima volta dalla fine della guerra dell'estate 2006, il
leader di Hezbollah Hassan Nasrallah, ha convocato una conferenza stampa per
gettare benzina sul fuoco. Il leader sciita, sotto i riflettori delle
televisioni, ha definito "una dichiarazione di guerra" le decisioni
assunte lunedì dal governo di Fuad Sinora. I motivi che hanno scatenato la
rabbiosa reazione delle milizie sciite sono due. Sinora ha dichiarato
"illegale" la rete di telecomunicazioni che Hezbollah ha creato nel
paese costruendo in tal modo un sistema privato e parallelo attraverso il quale
le milizie si tengono in contatto tra loro. Da questa prima decisione discende
la seconda e cioè il licenziamento del generale Wafiq Shuqeir, uomo di
Hezbollah, e responsabile della sicurezza dell'aeroporto della capitale.
L'ufficiale, secondo il governo per conto del partito sciita, aveva realizzato
un sistema di videosorveglianza nello scalo. In tal modo le "spie" di
Nasrallah tenevano sotto controllo partenze e arrivi. Lunedì il governo di
Sinora ha finalmente deciso di assestare un colpo a questo complesso e
pericoloso sistema di spionaggio e controllo del territorio. Poi le tensioni
innescate da queste decisioni si sono intrecciate con le proteste per carovita
promosse dai sindacati ancora una volta vicini al movimento sciita. Le
manifestazioni sindacali sono state rinviate, ma i militanti sono scesi nelle
piazze. Vi sono stati i primi blocchi stradali e successivamente gli scontri
con bastoni e pietre tra gruppi di militanti sciiti e sunniti. Gli uomini di
Nasrallah hanno compiuto un'incursione nel quartiere sunnita di Ras al Nabaa
distruggendo a raffiche di mitra una sede del partito di Saad Hariri, esponente
della maggioranza antisiriana. Ora dopo ora gli scontri sono saliti di
intensità, i combattimenti si sono spostati nelle piazze e nella vie e, a quel
punto, si è affacciato il fantasma della guerra civile (1975-1990). La
compagnia di bandiera Mea ha così deciso di sopprimere tutti i voli, e
l'aeroporto è rimasto paralizzato anche perché lungo la strada per il centro
erano stati istituiti posti di blocco e nessuno poteva raggiungere lo scalo. Un
gruppo di italiani, giunto ieri a Beirut, è stato scortato dai carabinieri fino
ad un luogo sicuro. Scontri e sparatorie anche nella valle della Bekaa. Il
bilancio, per ora, è di 20 feriti tra i quali alcuni bambini. In questa
situazione incandescente il capo di Hezbollah è entrato in campo per alzare
ulteriormente la tensione. "Le decisioni del governo - ha detto Nasrallah
- equivalgono ad una dichiarazione di guerra e sono state
prese per conto degli Stati Uniti e di Israele". Il
leader Hezbollah ha anche parlato dell'Unifil e ha definito
"positive" le relazioni con la forza di pace che risponde agli ordini
del generale Graziano. Secondo il capo sciita le regole d'ingaggio "non
cambieranno" e "non devono essere cambiate" come - ha aggiunto
Nasrallah - "Berlusconi dice di voler fare". Il riferimento è
ad alcune affermazioni del premier italiano durante la campagna elettorale.
Berlusconi e l'ex ministro Martino avevano appunto ipotizzato una modifica
delle regole d'ingaggio dei militari in Libano. Ieri però il neo-ministro degli
Esteri Franco Frattini è apparso molto cauto ed ha detto che parlerà della
questione "con i militari". Le regole d'ingaggio, che disciplinano il
comportamento dei soldati, sono, nel caso del Libano, stabilite per tutti i contingenti
dall'Onu e solo il Consiglio di sicurezza può modificarle. Egitto e Arabia
Saudita solidarizzano infine con il governo di Siniora.
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del
Napolitano: questo è uno spazio di dialogo "Israele
ha diritto di vivere in pace. I palestinesi di avere il loro Stato". Il
Lingotto non è blindato, migliaia i visitatori di Simone Collini inviato a
Torino DIALOGO È LA PAROLA Non boicottaggio, né esclusione. Ma dialogo,
confronto, uniti a una disposizione d'animo che non può essere pro qualcuno o
contro qualcun altro ma che deve essere, semplicemente, per la pace. Giorgio
Napolitano taglia il na- stro della Fiera del Libro consegnando un messaggio
chiaro. Il Capo dello Stato difende la scelta degli organizzatori di avere Israele come paese ospite, una iniziativa che "coincide
con la nascita 60 anni fa di questo Stato, deliberata dall'assemblea delle
Nazioni unite, non c'è nulla che possa essere contestato". Ma allo stesso
tempo sottolinea anche che il diritto di esistere di Israele
deve combinarsi con il diritto del popolo palestinese ad avere un suo Stato.
Parole che arrivano in una giornata in cui scompare la tensione accumulata nei
giorni scorsi e a cui in serata il presidente della Repubblica fa un'aggiunta:
"L'Italia è fortemente impegnata a difendere il diritto di Israele a vivere in pace e sicurezza". Le scolaresche e
le migliaia di visitatori affollano un Lingotto tutt'altro che blindato e gli
uomini delle forze dell'ordine hanno il loro bel daffare più nell'evitare che
Napolitano venga travolto durante la passeggiata tra gli stand dai tanti che
vogliono salutarlo, stringergli la mano, fotografarlo, che non per evitare disordini
davanti ai cancelli. Qualche contestazione fuori dalla Fiera c'è, ma niente in
confronto a quelle temute nei giorni scorsi. Un gruppo di "Free
Palestine" cerca di esporre davanti al Lingotto uno striscione ma le forze
dell'ordine glielo impediscono. I simpatizzanti dell'associazione che sta
organizzando la manifestazione di sabato, una trentina in tutto, vanno a
srotolare lo striscione a un centinaio di metri ("no al colonialismo
sionista"), con gli agenti che devono intanto bloccare un signore con la
bandiera israeliana che inveendo in vario modo va in quella stessa direzione.
Napolitano non assiste a queste scene. Durante la cerimonia d'apertura nella
Sala Gialla del Lingotto sottolinea comunque che il clima della Fiera non può
essere turbato "da contese politiche o da intrusioni pretestuose":
"Non c'è dialogo se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, dalle ragioni della sua nascita e del suo diritto a
esistere nella pace e nella sicurezza". Un diritto che però, aggiunge Napolitano,
"può e deve combinarsi con quello del popolo palestinese a dare vita a un
suo Stato". Il discorso è breve ma chiaro. La sala è strapiena, si
intravedono molte kippah e la porpora del cardinale Severino Poletto, il
maglione blu di Sergio Marchionne e il completo grigio di Piero Fassino, la
fascia tricolore di Sergio Chiamparino e la giacca di seta verde di Giovanna
Melandri. Il Capo dello Stato respinge le critiche alla Fiera: "I valori
che esprime sono quelli del confronto e del dialogo. Non c'è nulla in ciò che
possa essere contestato come appiattimento politico. È vero piuttosto che si
stravolge politicamente e culturalmente questo evento, pretendendo
di introdurvi la problematica del drammatico conflitto arabo-israeliano in
chiave di esasperata partigianeria". Anche perché, conclude Napolitano con
un passaggio di "Contro il fanatismo" dello scrittore israeliano Amos
Oz, "non dovete essere pro-Israele o pro-Palestina, dovete essere per la pace". Napolitano incassa
l'apprezzamento dell'ambasciatore israeliano Gideon Meir, che gli regala
una penna stilografica realizzata per il sessantesimo di Israele
(948 pezzi al mondo), lo ringrazia "di vero cuore" e lo definisce
"modello e punto di riferimento per i leader di tutto il mondo". E
molte testimonianze di stima e affetto arrivano dopo, quando il Capo dello
Stato si infila tra gli stand, senza tirarsi indietro quando nella ressa gli
chiedono un autografo (il parlamentare del Pd Fiano gli porge la bandiera
israeliana che fa da copertina al Riformista), dando suggerimenti (allo stand
del ministero della Difesa consiglia di mettere qualche fiore), ringraziando
quando i fratelli Laterza gli consegnano una copia del Manifesto per la lettura
(nello stand è in bella mostra la riedizione dell'autobiografia di Napolitano
Dal Pci al socialismo europeo) e quando nello stand Mondadori la direttrice
della collana "I Meridiani" Renata Colorni gli regala una copia di
Scrittori in viaggio. La stanchezza si fa sentire ma vuole fare un'ultima tappa
nello spazio "Bookstock", dove l'entusiasmo di un migliaio di bambini
si fa sentire. Prende il microfono per poche parole: "Non pretendo che
stiate zitti, anche perché le vostre voci sono la cosa più allegra che esista.
Vi dico solo leggete, perché vi aiuterà a pensare e a vivere la vostra vita in
piena libertà. Voi siete l'avvenire del libro e della democrazia. Ora vi lascio
perché devo andare in un luogo in cui c'è molta meno bellezza di qui".
"Ci salverà la bellezza" è il titolo scelto per questa edizione, che
campeggia all'entrata e all'uscita del Lingotto. Napolitano ci passa davanti,
prima di infilarsi nella macchina che lo porta in aeroporto. E da qui a Roma,
dove poco dopo assisterà al giuramento del governo Berlusconi.
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del LO SCRITTORE ISRAELIANO Yehoshua: dialogo con Hamas per
fermare la strage "Penso che si debba dialogare anche con Hamas come unica
via per arrivare a fermare questo stillicidio di morti da tutte e due le
parti" ha detto ieri Abraham Yehoshua alla Fiera di Torino, aggiungendo di
confidare nella realizzazione di uno stato palestinese "entro
quest'anno o al massimo il prossimo. La Fiera del libro potrà così invitare
presto la Palestina come stato ospite d'onore. In
quell'occasione tornerò anche io a Torino, per festeggiare e confrontarmi con i
colleghi". Lo scrittore israeliano ha affrontato questo argomento in
risposa a una domanda del pubblico sul boicottaggio: "Quando si è
cominciato a sentirne parlare ci sono rimasto malissimo. Io sono 40 anni che mi
batto per la costituzione di uno stato palestinese, naturalmente appoggiando
coloro che sono per il confronto e il dialogo, non certo chi cerca il
boicottaggio".
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del GLI
EDITORI ITALIANI Non solo Gerusalemme: negli stand voci di Palestina
di Maria Serena Palieri inviata a Torino Da lettore "fortissimo"
(cioè di più di dodici titoli l'anno, secondo il gergo statistico che alla
Fiera del Libro tutti masticano), il presidente Giorgio Napolitano, ieri
mattina, ha concluso il suo intervento citando Amos Oz. Che, nel suo pamphlet
Contro il fanatismo, scrive: "Se fossi un europeo starei bene attento a
non puntare il dito contro l'uno o l'altro. Non dovete
scegliere tra essere pro Israele o pro Palestina, dovete essere per la pace". Già, ma in che misura la
nostra editoria che ci ha fatto conoscere e amare da un paio di decenni la cultura
israeliana, è anche "pro" Palestina, o
meglio, "pro" araba, e ci fa conoscere anche quel mondo? In
una Fiera dove all'improvviso fioriscono come funghi i copricapi maschili -
consueto lo zucchetto porpora del cardinal Poletto, inediti le kippah e i cappelli
neri da ebrei ortodossi, ma anche gli straordinari rostri dorati dei corazzieri
con la criniera da fanciulle e, isolata, la calottina bianca musulmana
dell'Imam Yahya Pallavicini - seguiamo questa traccia. Prima sosta d'obbligo
allo stand di una piccola casa editrice: Jouvence, fondata nel 1976 da un
avvocato romano, Alessandro Gallo, perché dal 1993, dalla sua sede extraurbana
sulla Cassia oltre il Raccordo Anulare, questa editrice, col supporto di
Isabella Camera d'Afflitto, ci ha fatto conoscere - in traduzione diretta
dall'arabo - la prosa e la poesia spesso nostalgiche o dolorose degli scrittori
palestinesi. Qualche nome? Muhammad Darwish con Una memoria per l'oblio, Giabra
Ibahim Giabra con I pozzi di Betlemme, due viaggi nel tempo perduto in cui
popoli e confessioni convivevano senza guerre in quel pezzo di deserto.
"Da editore di libri di storia, soprattutto sul Medio Evo, mi sono
convertito alla passione per le culture del basso Mediterraneo, gli arabi, ma
anche popolazioni più antiche come gli Egizi" racconta l'avvocato-editore.
Che in catalogo ha anche storici israeliani come Benjamin Kedar, Joshua Prawer
e Shelomo Goitein. Secondo la legge darwinista dell'editoria, però, il grande
divora il piccolo: così, dopo l'11 settembre, mentre le corazzate varavano
nuove collane "islamiche" , il catalogo di Jouvence ha regalato ai
maggiori autori di successo come Sahar Khalifa, la scrittrice che dopo La porta
della piazza e Terra di fichi d'India ha pubblicato invece con Giunti La
svergognata e, da poco, Una primavera di fuoco. Sharq/Garb in arabo significa
Est/Ovest. Badate a quel segno tipografico, la barra obliqua. Perché è lo
stesso che compare nel marchio di una casa editrice che in trent'anni da
piccola, col passo lento e tenace del fondista, è diventata "media",
e/o. Sharq/Garb è un'impresa targata appunto e/o che verrà presentata oggi in
Fiera. La governa Amara Lakhous, laureato in filosofia ad Algeri e in
antropologia a Roma, ora dottorando con una tesi sull'emigrazione egiziana,
algerina e tunisina in Italia, e autore nelle scorse stagioni di un fortunato
piccolo libro, Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio.
"Alla base di Sharq/Garb c'è quest'intuizione: il Muro di Berlino,
nell'89, non è caduto, si è solo spostato, oggi il Muro separa il Nord e il Sud
del Mediterraneo" spiega Lakhous, nello stesso italiano forbito,
filologico, che costituisce l'elemento con cui nel suo romanzo il protagonista
spiazza gli interlocutori. "Il Muro, intendo, come blocco mentale e
ostacolo artificiale, quando si enfatizzano le differenze. ". E, come ai
tempi della guerra fredda tra Est e Ovest, ci si guarda con sospetto?
"Appunto. Oggi, in più, con la componente religiosa dei conflitti non
risolti tra i tre monoteismi". Così, come e/o nacque nel '79 per farci
conoscere la letteratura ungherese e quella polacca, e come la prima costola
che ne è derivata due anni fa, Europa Editions, per far conoscere gli europei
agli americani, questa seconda costola nasce per superare quest'altra
"barra obliqua". L'operazione è in tre tappe: prima, tradurre e
pubblicare autori italiani in arabo, seconda, allargare il tiro ad autori
europei, terza pubblicare autori arabi giovani nella loro lingua, poi tradurli
in italiano per e/o e in inglese per Europa Editions. I tre titoli d'esordio
destinati al mercato arabo sono significativi: "I giorni dell'abbandono di
Elena Ferrante, perché racconta di una donna lasciata dal marito senza
spiegazioni, insomma di una prepotenza maschile, problema assai diffuso nei
paesi arabi" spiega Lakhous. "Il secondo Un borghese piccolo piccolo
di Vincenzo Cerami perché racconta di un padre che va a caccia di un lavoro per
il figlio e il clientelismo è un male comune a tutto il Mediterraneo, terzo La
festa del ritorno di Carmine Abate, storia di un'emigrato in Francia, che a me
è sembrata la storia di mio padre". Sulle due sponde del Mediterraneo ciò
che ci accomuna sono anche i vizi e i mali. Mercato potenziale per Sharq/Garb
300.000.000 di parlanti arabo, ma i lettori, per via di povertà oppure censura,
sono assai meno. Lakhous, tra i non molti maghrebini in circolazione al
Lingotto, sulla questione Israele/Palestina
(altra barra obliqua.) tiene un suo equilibrio: "C'è stata una grande
strumentalizzazione dalle due parti. Ma, per aiutare la causa palestinese, non
si poteva trovare uno strumento meno controproducente del boicottaggio?".
Da "entrista", come si sarebbe definito un tempo, si muoverà oggi
Dario Fo: il Nobel ha deciso di trasformare il suo incontro in Sala Grande, in
origine sul suo libro L'apocalisse rimandata uscito per Guanda, in un confronto
sulla Palestina. E a proposito di monoteismi: siamo
abituati, in Fiera, a vedere in mostra l'articolato mondo editoriale cristiano,
dai Paolini alla Conferenza Episcopale. Ma quest'anno la Santa Sede è sbarcata
direttamente in proprio: nello stand bianco e oro, pronte al duello ideologico,
ecco le opere di papa Ratzinger.
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del La
Comunità ebraica e il voto per Alemanno Fernando Liuzzi Poco dopo la nascita di
Alleanza nazionale, il piccolo mondo ebraico italiano fu chiamato a dare, o
meno, il bollino blu dell'avvenuto superamento della tradizione fascista al
nuovo partito derivante dal vecchio Movimento sociale. Si trattava di una
richiesta impropria perché, in democrazia, chi può dare patenti di effettiva
democraticità a un partito politico, dal punto di vista del diritto, è solo il
complesso delle istituzioni democratiche. Mentre, da un punto di vista
culturale, tale patente dovrebbe/potrebbe essere assegnata da intellettuali
capaci di interpretare lo spirito pubblico. Formalmente, Alleanza nazionale si
è presentata come un partito che agiva negli ambiti e con gli strumenti della
democrazia politica. Da un punto di vista simbolico-culturale, la questione della
democraticità di An era invece più sfumata e complessa. C'era quella fiamma
missina, allusione all'indomito persistere dello spirito repubblichino, che
continuava a campeggiare nel simbolo del partito. C'erano qua e là
comportamenti e manifestazioni che lasciavano trapelare non sopiti legami
nostalgici col Ventennio. Persistevano dunque, in generale, elementi di
ambiguità circa la capacità di An di troncare qualsiasi legame con ogni
retaggio dell'esperienza fascista. Invece, rispetto al più atroce esito di
quella esperienza - ovvero la teorizzazione esplicita e poi la pratica di uno
spietato razzismo antiebraico da parte del Regime mussoliniano, fino all'aperta
collaborazione, nei venti mesi della Repubblica Sociale, con lo sterminio
attuato dai nazisti - il gruppo dirigente del nuovo partito sentì l'esigenza di
marcare un taglio netto. Una scorciatoia? Forse. Ma imboccata in modo deciso.
Nel 2004 il leader di An, Gianfranco Fini, compì, nel corso
di un viaggio in Israele, una visita allo Yad va-Shem, il museo dedicato al ricordo del
genocidio organizzato dalla Germania nazista contro il popolo ebraico. Un gesto
che aveva il significato inequivocabile di un definitivo riconoscimento della
terribile tragedia prodotta dal razzismo nazifascista. In quella visita,
Fini fu accompagnato dal Presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche
italiane. Fece bene Amos Luzzatto ad offrire a Fini l'avallo implicito della
propria autorevole presenza? Credo di sì. Perché chi fa un passo nella
direzione giusta non può che essere incoraggiato. Con quella visita, infatti,
Fini parlava anche ai suoi per indicare agli ex ragazzi del Fronte della
gioventù quale fosse stata la stazione di arrivo dell'antisemitismo
mussoliniano: Auschwitz. Tutto bene allora? No. Perché il primo dei crimini
politici compiuti dal fascismo non è stato il razzismo antiebraico, praticato
nella parte finale del proprio sciagurato percorso, ma quella soppressione
violenta della democrazia parlamentare che aveva costituito la sua base di
partenza e la premessa di ogni crimine successivo. Da questo punto di vista, il
bollino blu della denominazione democratica garantita avrebbe dovuto essere
consegnato ad An, se del caso, dai rappresentanti dell'intera realtà nazionale
e non da quelli di 30mila ebrei. E la domanda cruciale per superare tale esame
avrebbe dovuto essere non "Condannate voi l'antisemitismo fascista?",
ma "Condannate voi il fascismo?". Questa domanda non fu posta in
termini chiari ad An. La coscienza nazionale preferì accontentarsi della
risposta affermativa che Fini, col suo viaggio, aveva dato alla prima delle due
domande, lasciando che l'Ucei svolgesse quella che fu interpretata e utilizzata
come una funzione di supplenza politico-culturale nei confronti di un mondo
democratico la cui lucidità appariva appannata dopo anni di pensiero debole. In
ogni caso, tutto questo fa già parte del nostro passato. Fini ha pagato con la
scissione guidata da Storace non il suo viaggio a Gerusalemme, ma la
manifestata intenzione di sciogliere An dentro il berlusconiano Popolo delle
libertà. Credo quindi sia stato un errore sollevare, nella recente competizione
per l'elezione del nuovo Sindaco di Roma, un allarme antisemitismo relativo
alla candidatura del finiano Alemanno. Una candidatura che andava combattuta,
certo, ma per mille altri motivi: dall'inaccettabile linguaggio usato dallo
steso Alemanno, in generale, verso gli stranieri poveri e, in particolare,
verso i Rom rumeni, fino alle simpatie mostrate per l'ottuso corporativismo dei
tassisti capitolini. Perciò, se c'è qualcosa che mi ha rattristato nel fatto
che altri iscritti alla Comunità ebraica di Roma abbiano votato proprio per
Alemanno, non è che si siano dimenticati dell'antisemitismo fascista - da cui
immagino il nuovo Sindaco si terrà programmaticamente alla larga - ma, semmai,
che si siano dimenticati di ciò che la tradizione ebraica insegna circa il modo
in cui ci si deve comportare verso "lo straniero che abiterà presso di
te".
( da "Unita,
L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del Berlusconi
trova i conti in ordine... Cara Unità, così, la storia si ripete. Berlusconi
ritorna al governo e trova i conti in ordine. Altri cinque anni per fare
disastri. Ma tra cinque anni, chi li metterà a posto? Il peggio, fra le altre
cose, è che il governo Prodi non ha approfittato della situazione; avrebbe
potuto battere sul tasto dell'eredità maledetta tutte le volte che voleva, e
(forse) le elezioni sarebbero andate in modo diverso, o non sarebbero neppure
avvenute. Ma tant'è, dopo la beffa, ora aspettiamo il danno. Giuseppe
Valendino, Canonica di Triuggio (Mi) I City Angels non c'entrano con le ronde
padane Caro Direttore quello delle "ronde" sembra diventato il
tormentone post elettorale su cui si cimentano politologi di varia estrazione,
ma anche sindaci ed assessori, spece del centro-nord, che tentano di dare
risposte al bisogno i sicurezza, espresso dalla popolazione. E l'articolo di
Cotroneo del 7 Maggio s'addentra in modo ironico nei vari possibili scenari a
cui il prolifeare di queste iniziative potrebbe portare. Credo però che il
richiamo ai City Angels, una organizzazione, a volte discussa, ma che si occupa
da una trentina d'anni di disagio sociale, come fanno altre strutture di
volontariato laiche e religiose, che agiscono soprattutto in quei luoghi, come
le stazioni ferroviarie, dove maggiore è il concentramento di tossicodipendeti,
"barboni" e quantaltro, c'entri poco con le ronde messe in piedi
dalla Lega. Inoltre alcuni scenari che lui ipotizza sono già realtà. Il
Movimento Guardie Padane ad esempio è una onlus di volontari della protezione
civile, quindi dotata di mezzi finanziati dalla Regione. E a cui si può già
devolvere, non l'otto, ma il cinque per mille. Come si vede con un po' di
fantasia... Ivan Moretti, Cremona Si rischia di cancellare i valori della
Resistenza Caro Direttore, sono estremamente preoccupato di vivere in un Paese
in cui la vita di un ragazzo massacrato da cinque suoi coetanei nazifascisti
venga messa alla stregua o, peggio, declassata rispetto ad un episodio di dissenso
ideologico, seppure forte, come quello di bruciare una
bandiera di Israele a Torino. Se l'atteggiamento minimizzante e fuorviante del
sindaco veronese Tosi è semplicemente disgusto so, il Presidente della Camera
Fini non prova vergogna a fare certe affermazioni? O dobbiamo pensare che a
destra, sotto il doppiopetto, qualcuno porti ancora la camicia nera?
Rammento, tra l'altro, quale fosse l'uso che Bossi, sodale di Fini, consigliava
di fare della bandiera italiana. Sdoganamento dopo sdoganamento si stanno
cancellando valori e memoria della Resistenza e questi sono i frutti. Vanni
Destro, Rovigo Sicurezza, la violenza in famiglia è un'altra cosa Caro
direttore, ogni volta che si parla di sicurezza e della paura delle donne
d'essere aggredite per strada, qualcuno se n'esce col discorso che la maggior
parte delle violenze e degli stupri avvengono in famiglia. Spero non lo abbia
fatto anche lei, altrimenti cestinerà questa mia. Anche il bravo Gad Lerner,
durante la trasmissione L'infedele del 7 maggio, dedicata appunto al tema della
sicurezza, ha riferito con foga i dati dell'Istat relativi agli stupri in
famiglia. Ma che cosa c'entra? Una donna che ha ricevuto o riceve violenze in
famiglia, non ha il problema della sicurezza quando è fuori di casa? Il problema
delle violenze in famiglia va affrontato con strumenti diversi, salvo che
qualcuno oltre al poliziotto di quartiere non pensi anche al poliziotto di
famiglia. Veronica Tussi L'Unità, dopo averla letta la lascio sempre in giro
Cara Unità, non sprecate l'Unità. Sono 15 anni che, dopo averla letta, la
lascio su una panchina, ad un bar, dentro un portone, sopra un muretto, in una
spiaggia, ecc... Paolo Craniotto, Varazze Una poesia per ricordare chi lottò
per la libertà Caro Direttore, vi mando questa mia poesia per sfogare l'orrore
e la rabbia di quanto abbiamo vissuto in tempi passati. E adesso vedo giovani
esultare facendo il salutofascista. Mi fa paura per i nostri nipoti:
"Nessuno mi ha insegnato che cos'era la resistenza. Ancor oggi c'è il
rischio di pagare cara questa ignoranza. La memoria non si deve ricordare solo
sulle lapidi. Il passato ha dato troppe vite umane. Terra non coprire il suo
sangue, non fare che il suo sangue, non fare che ogni morte sia vana e tu uomo
no lasciare che il popolo dimentichi per poi condannarlo a riviviere il
passato". Fernanda Di Carlo Verona, c'è anche un problema di educazione
Cara Unità, il martedì sera La7 trasmette un simpatico programma intitolato
S.O.S Tata. Una tata esperta affianca per una settimana genitori alle prese con
figli particolarmente indisciplinati e con pazienza, ironia e fermezza, elabora
la sua personale ed efficace ricetta per trasformare i diavoletti in
angioletti. Ma la sua bacchetta magica non consiste tanto nell'educare i
bambini, quanto quanto nell'educare i genitori ad educare i figli. Mi pare,
alle volte, che tutte le nostre famiglie avrebbero bisogno di una tata, giacché
abbiamo smarrito la capacità di educare i nostri figlioli. Quei calci sferrati
da alcuni giovani di Verona alla testa di un altro giovane, quasi quella testa
fosse stata palla da gioco, sono calci sferrati alla nostra coscienza. Attilio
Doni Riecco Berlusconi laccato Che nostalgia di Prodi... Carà Unità, ci
mancherà, Romano Prodi. Ecco sugli schermi tv il Berlusconi IV, laccato a
nuovo. A molti, con me, mancherà il volto pulito e semplice di Romano Prodi, lo
sguardo rispettoso e attento, la parlata dimessa e pensosa, l'intelligenza d'un
pensiero nel poco apparire. Un grande vuoto, anche nel "vedere"
quotidiano. Dietro a questo, sappiamo bene il lavoro competente e rigoroso d'un
uomo al servizio del cittadino e del bene comune. Forse, domani, qualcuno ci
ripenserà e proverà a costruirgli un monumento su misura. È già capitato, nella
storia del mondo e di questo sfortunato Paese. Ma ricordo il "Guai a voi,
farisei ipocriti!", gridato tanti anni fa a chi innalzava sepolcri ai
profeti, dopo averli mandati a morte (Vangelo di Matteo 23,29). Giuliano
Ligabue.
( da "Repubblica,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVII - Bologna Nascita di
una nazione nelle foto di Capa e attraverso il cinema Il 14 maggio il Museo
Ebraico celebra l'anniversario con un concerto, una mostra e otto film BRUNELLA
TORRESIN Tra il 1948 e il 1950 Robert Capa si recò quattro volte in Israele. Era a Tel Aviv il 14 maggio 1948 quando venne
dichiarata la nascita dello Stato di Israele. In mezzo
alla folla festante, ne aveva fotografato i volti e l'esultanza e ritratto
David Ben Gurion durante il suo primo discorso. Era successivamente tornato in Palestina per realizzare assieme a Irwin Shaw una Cronaca su
Israele; aveva attraversato il paese, visitato i campi
di transito, testimoniato l'insediarsi delle prime attività, l'arrivo delle
diverse ondate d'immigrazione. Aveva fotografato donne e uomini curvi sotto le
valigie, e i primi coloni intenti a dissodare la terra; aveva ritratto rabbini
immersi nello studio della Torah, e ragazzi e ragazze che piantavano ulivi. Era
stato anche testimone dei primi conflitti con gli stati confinanti, e
fotografato i sacchi di sabbia su cui si sarebbero appoggiati e protetti i primi di tante generazioni di soldati di Israele. Sono quarantasei le "Fotografie da Israele" di Robert Capa che il Museo Ebraico di Bologna espone dal
14 maggio prossimo, alle
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 110 del 2008-05-09 pagina 33 Ma
al Lingotto può cominciare una nuova era di Fiamma Nirenstein Alla fine, dopo
mesi di nuotata controcorrente fra onde di frasi insensate sugli ebrei, i
Protocolli dei Savi di Sion, dopo le follie sulla "pulizia etnica"
pretesa dai seguaci di Vattimo e le intimidazioni a Napolitano
dell'intellettuale Tareq Ramadan, persona non grata negli Usa e ora anche da
noi, la Fiera del libro è finalmente approdata nel suo porto naturale davanti a
folle di giovani e no, ben più numerosi di quanto mi sarei mai aspettata. Gente
arrivata da ogni parte d'Italia semplicemente per ascoltare degli scrittori che
parlano a voce bassa di poesia, romani, milanesi, fiorentini, siciliani, una
quantità di parlamentari di tutte e due le parti politiche di cui alcuni, come
Luca Barbareschi, Giorgio La Malfa che sul telefonino mi chiede dove siete,
Margherita Boniver, Scipione Rossi e tanti altri si fermano a sventolare la
bandiera di Israele davanti ai cancelli del Lingotto,
mentre scorrono sorridenti anche Giovanna Melandri, Fassino, Vernetti, Fiano.
La folla vuole entrare sin dalle prime ore, la accompagnano eroine come la
professoressa Santus che, esponendosi alla possibile violenza, si avvolse in
una bandiera di Israele sulle scale dell'Università.
La gente si accalca alle biglietterie e si sparge nel gigantesco edificio in
cui troneggia una torre di libri, circondata da miriadi di stand colorati: lo
fa certo per la cultura, lo fa certo per la bellezza che, come dice il titolo
della Fiera, ci salverà. Ma lo fa soprattutto per venire a sostenere l'immagine
d'Israele e di chi l'ha voluta alla Fiera, il direttore editoriale Ernesto
Ferrero, e Rolando Picchioni, il presidente. Mentre arriva Napolitano
respiriamo l'aria di un tempo nuovo, quello in cui la gente sa che Israele non è un paria, che il suo diritto all'esistenza è un fatto
prima ancora che di legalità internazionale, di merito per essere sempre
rimasto il baluardo della democrazia mentre il rifiuto arabo la costringeva a
tante guerre. È chiaro, non c'è forse più nemmeno bisogno di dire la solita
frase di circostanza di cui francamente non se ne può più: pur riconoscendo il
pieno diritto a criticare Israele... Ieri al Lingotto
il senso di tutti i discorsi, l'aria che si è respirata durante il discorso di
Napolitano, persino da prima che aprisse bocca era: smettete di odiare Israele, è un errore e un crimine. E chi ha mai impedito di
criticare Israele? Anzi, è stato lo sport nazionale. Soltanto
che poi queste critiche dovrebbero sostanziarsi in qualcosa di concreto, magari
per spiegare che cosa avrebbe dovuto offrire Israele a
Arafat perché accettasse la proposta di pace; come avrebbe dovuto andarsene dal
Libano perché gli Hezbollah smettessero di odiarla; cosa c'è di sbagliato nel
ritenere che una volta sgomberata Gaza sarebbe stato meglio utilizzarla per
piantare pomodori nelle serre, come facevano i settler, invece che come una
rampa di lancio missilistica contro Sderot. Mentre la folla si accalca e sta
per arrivare il presidente insieme all'ambasciatore israeliano Gideon Meir e a
Yehoshua, Angelo Pezzana ancora martella con i suoi cari amici dentro lo stand
d'Israele in cui sono in mostra l'uno vicino all'altro
la messe infinita di romanzi che in questi anni, da Aleph Beth Yeoshua, che sta
arrivando e parlerà alla folla, a Zruia Shalev, una scrittrice magica e
segreta, che in piedi nello stand guarda incredula tutti questi italiani che
festeggiano Israele sotto un gran bandierone bianco e
azzurro. Quando qualcuno chiede a Yehoshua del boicottaggio, la folla fa un
ululato di impazienza che dice "il boicottaggio non esiste, non è degno di
esistere. Torniamo a parlare di Cechov come faceva Yehoshua fino a un momento
fa, dell'importanza delle piccole cose nell'ispirazione di uno scrittore".
Yehoshua risponde che adesso esiste lo Stato palestinese (probabilmente si
riferisce agli accordi di Annapolis) e promette che verrà certamente a visitare
i palestinesi se il loro nuovo Stato sarà scelto come ospite. Anche lui, con il
quale abbiamo passato tante ore, e che ha fatto della parola "pace"
un mantra, sa che le delusioni degli anni passati hanno un titolo principale:
rifiuto islamista, estremismo, terrore. Sa che poche ore fa Shimon Peres ha
ripetuto durante la cerimonia in memoria dei caduti d'Israele
il sogno di "far sorridere i bambini israeliani e palestinesi", ma ha
anche detto che le cose si fanno sempre più difficili nel tempo. Anche Buli,
così chiamano Yehoshua gli amici, lo sa. Certi toni polemici di un tempo contro
l'establishment del suo Paese non avrebbero più senso, e non li sentiamo più.
Sono lontanissimi anche dal discorso di inaugurazione di Aharon Appelfeld, che
con la sua piccola voce ha comunicato anche a chi non sa l'ebraico il mare di
emozioni che promana dalla lingua di Abramo oggi risorta, come nuova. Ho
l'impressione che ormai la gran parte della gente sappia che Israele
ci prova sempre a far la pace anche scrivendo libri che tutto il mondo ama. Un
tempo amare Yehoshua o Grossman si sovrapponeva a una critica pacifista a Israele. Anche questo è tramontato. E da quello che si è
visto qui, dall'accoglienza che ha ricevuto Napolitano, dalla folla che al
ristorante si spingeva per un piatto di insalata, si può dire tranquillamente:
può cominciare una nuova epoca e la Fiera può essere il suo trampolino. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 110 del 2008-05-09 pagina 8 Israele, Libia e Libano le questioni
"calde" di Redazione Alla Farnesina arriva un ex inquilino ma
soprattutto uno stimato commissario europeo a Giustizia, Libertà e Sicurezza
fresco di dimissioni. Grande dialogo con l'Europa, ma senza
"euro-entusiasmi", con un giusto bilanciamento tra tradizione
europeista dell'Italia e tutela degli interessi nazionali. Una linea di
discontinuità rispetto alla politica del predecessore D'Alema nella visione del
conflitto mediorientale, con un atteggiamento equilibrato ma riconoscendo le
ragioni di Israele. Un'intensa collaborazione con il
Viminale sull'immigrazione. Saranno questi tre punti di riferimento importanti
di Frattini al ministero degli Esteri, senza dimenticare la conferma
dell'amicizia storica del governo Berlusconi con Stati Uniti. Il primo impegno
ufficiale sul palcoscenico mondiale è la conferenza di Lima della prossima
settimana Europa-America latina. Dal Perù il neoministro inizierà a confermare
la ritrovata attenzione dell'Italia per il continente sudamericano. Ma
l'appuntamento più importante a media scadenza è l'organizzazione del vertice
del G8 l'estate prossima in Sardegna: una task force è già prevista a palazzo
Chigi, in coordinamento con la Farnesina e con il Viminale. Per quanto riguarda
i fronti internazionali e le missioni militari all'estero, uno dei primi atti
sarà una ridefinizione della presenza italiana in Libano, ed eventualmente
delle regole d'ingaggio del nostro contingente, in collaborazione con il
ministero della Difesa. Nelle relazioni diplomatiche, che si legano in questo
caso al contrasto all'immigrazione clandestina, la gestione Frattini punterà a
un consolidamento dei rapporti con la Libia. Fondamentali saranno poi nuovi
accordi di riammissione con quei Paesi di provenienza degli extracomunitari
illegali che finora non sono stati collaborativi con l'Italia e con l'Europa. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ALON ALTARAS IL fallito
boicottaggio della letteratura israeliana alla Fiera del libro ha evidenziato,
a mio giudizio, il ruolo politico che la letteratura esercita in questi giorni.
La letteratura di Israele in realtà
ha sempre accompagnato i processi politici che hanno caratterizzato la
rinascita del popolo ebraico in veste moderna, cioè lo Stato di Israele. Basta pensare che ottant'anni fa l'ebraico scritto e parlato
era in netta minoranza in tutto il mondo ebraico, mentre lo yiddish era la
lingua della letteratura e della vita quotidiana ebraica in Europa. La
paura che ha avuto chi voleva boicottare la presenza israeliana a Torino si
basa sull'enorme successo di questa giovane letteratura in Italia e nel mondo.
Scrittori come Amos Oz e Abraham Yehoshua o studiosi come Benny Morris sono
tradotti in molte lingue e rappresentano, a mio avviso, i veri ambasciatori di Israele nel mondo. In Italia io che vivo ormai da cinque
anni in questo Paese me ne sono accorto si avverte una grande curiosità verso
la letteratura israeliana, accompagnata tuttavia da una disarmante ignoranza
verso la sua società, la sua storia recente, la sua composizione antropologica,
i suoi successi e i suoi fallimenti. La Fiera del Libro di quest'anno offre
un'occasione irripetibile per conoscere profondamente la società israeliana, è
sufficiente sfogliare la vastissima scelta di titoli israeliani, di scrittori e
scrittrici di ogni generazione, per avere un incontro autentico con il mosaico
affascinante dell'Israele odierna. Essere scrittore in
lingua ebraica nel
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Non c'è dialogo
senza il riconoscimento di Israele"
Napolitano inaugura la rassegna di Torino. E ai bambini dice: "Leggete, vi
aiuterà a crescere".
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO GERUSALEMME
"Se sarò incriminato, mi dimetterò". Dopo 24 ore di cerimonie
ufficiali e festeggiamenti per i 60 anni d'Israele, Ehud
Olmert ha convocato ieri giornali e tivù per difendersi da pesanti accuse di
corruzione. Non ha smentito le notizie filtrate nei giorni scorsi, ma ha
cercato di spiegarle. All'epoca in cui era sindaco di Gerusalemme ha accettato
centinaia di migliaia di dollari in donazioni raccolte da un uomo d'affari
americano per finanziare il Likud, il partito nel quale militava.
"Mai per me", ha precisato in una breve ma drammatica apparizione
davanti alle telecamere. La magistratura aveva imposto il blocco delle notizie
sulle indagini e solo quando su un quotidiano di New York è stata rivelata
l'essenza delle accuse e il nome, Morris Talansky, dell'uomo che avrebbe
confermato agli inquirenti di aver reperito fondi per conto di Olmert, la
magistratura ha autorizzato la divulgazione. Non è chiaro se le accuse
riguardano finanziamenti illeciti o se Olmert sia sospettato di aver concesso
favori in cambio di soldi. "Finirà in galera", aveva anticipato una
fonte vicina agli inquirenti. "Non ho mai intascato un centesimo", ha
insistito il premier ricordando anche la delicatezza di questo periodo. Nei
prossimi giorni, nell'ambito dei festeggiamenti, ci saranno ancora conferenze e
le visite di capi di stato (Bush, il più atteso), ma la maggioranza degli israeliani
è ormai focalizzata sul futuro politico e giudiziario di Ehud Olmert e sugli
scambi reciproci di segnali di disponibilità col siriano Bashir Assad. I due
leader parlano di pace. Di riprendere i negoziati, interrotti anni fa dai loro
predecessori. E la gente, al di là dalle divergenze sul prezzo da pagare, ossia
se la pace vale la restituzione a Damasco delle alture del Golan, si chiede per
quanto tempo ancora Olmert guiderà il paese. Per qualcuno, la "questione
morale" è fondamentale, per altri "poco importa se il premier è
corrotto se finalmente arriverà alla pace". La polizia non appare pronta
ancora a chiedere l'incriminazione del premier. Un collaboratore di Olmert
accusa l'opposizione di aver imbastito tutta la vicenda per impedirgli di
andare avanti sulla via della pace, smantellare una parte delle colonie in
Cisgiordania e restituire il Golan. In una delle interviste rilasciate in
questi giorni, Olmert ha, infatti, insistito che la sua massima priorità è
mettere fine al conflitto con la Siria e con i palestinesi.
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dal nostro inviato RENATO MINORE
TORINO - Qualche settimana fa ha fatto parte di una folta rappresentanza di
scrittori israeliani alla Fiera del Libro di Parigi. Sette giorni fa ha
partecipato al Pen festival di New York. Tra poche settimane sarà al festival
della cultura ebraica di Cracovia e a giugno a Milano, per La Milanesiana. E
oggi Abraham Yehoshua è a Torino dove ha presentato il ultimo romanzo
"Fuoco amico" , nel primo incontro della Fiera
del Libro come massimo rappresentante di Israele che ne è
il paese ospite. La vita di un scrittore, dice, "è diventata intensissima.
I festival letterari e cinematografici, le mostre, i seminari in cui si
disserta dello stato del mondo e di cultura hanno sostituito negli ultimi anni
le guerre e gli scontri di frontiera. Tutti cercano il dialogo, e non
solo quello culturale ma quello autentico, faccia a faccia. E lui in modo
particolare perché accetta questo perenne pellegrinaggio intellettuale,cosa più
lo seduce? "E' il contatto col pubblico a stupirmi, spesso proprio quel
contatto superficiale". Confessa di aver sviluppato una certa abilità
nello scambiare qualche parola con i lettori che vengono a chiedergli un
autografo. Domanda loro cosa apprezzano del suo stile, quale suo libro sia piaciuto
di più. Per un'ora o più si rende conto di come personaggi ben definiti,
concepiti in un luogo e in un tempo lontani, siano riusciti a suscitare un
senso di identificazione. "Risorge in me la fede nello spirito umano,
nella fratellanza che quest'ultimo riesce a generare con tanta facilità e io,
che vengo da una terra martoriata da guerre e conflitti e ultimamente mi lascio
sopraffare dal pessimismo, riprendo coraggio". Yehoshua: qui a Torino la
sua presenza e quella dei suoi colleghi è stata però fortemente contestata,
"boicottata"? "Il boicottaggio non solo è ingiusto ma anche
dannoso al processo di pace in cui tutti riponiamo speranze. Sono 40 anni che
mi batto per riconoscere la Palestina, sono stato uno
dei primi a firmare la petizione affinché il mio governo trattasse con l'Olp e
ora sostengo il dialogo con Hamas. Mi auguro e che gli scrittori palestinesi
vengano invitati alla Fiera del Libro del 2009: verrò a salutarli". La
letteratura può avere qualche peso nel creare aperture tra persone di diversa
religione? "E' come le gocce di olio lubrificante sulle ruote della
realtà. Non credo che possa cambiare la gente. Ma quando viene offerto il
pensiero degli scrittori, esso può aiutare ad affrontare la realtà, a
conoscerla in profondità. Il mio romanzo "L'amante" , con un ragazzo
arabo di 15 anni che lavora in un garage è diventato un testo adottato nelle
scuole. Lo hanno letto, lo hanno studiato. Qualunque sia l'opinione che si sono
fatti, se ho aiutato a cercare di capire e a identificarsi con il ragazzino arabo,
tutto ciò ha reso tutti più aperti verso il popolo arabo". Lo scrittore è
uno psicoanalista della comunità? Porta alla luce l'inconscio della gente per
estrarne verità nascoste. "Lo psicoanalista fa analisi individuali, lo
scrittore le fa al popolo ebraico che però per questo non paga... Come accade
nell'analisi i pazienti sono spesso arrabbiati con l'interpretazione. Si va a
toccare attraverso la scrittura la parte più nascosta scendendo come un vero e
proprio minatore. Si tocca la zona più profonda grazie all'elemento più intimo,
il linguaggio". Qual è il peso del giudizio etico? "Una decina di
anni fa pensavamo alla fine della storia. Tutto andava bene, senza più
conflitti, trionfavano il capitalismo e la globalizzazione e tutto il resto,
con grandi festeggiamenti e aspettative si viveva la fine del millennio. Ora ci
troviamo a fare i conti con il terrorismo, il fondamentalismo islamico e tutto
il resto. La letteratura deve proiettarsi fuori dal proprio ambito psicologico,
deve sempre più misurarsi sulla questione etica. Affronta la complessità in cui
viviamo".
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dal nostro inviato OLIVIERO LA
STELLA TORINO - "Leggete, leggete, leggete". E' l'invito che il
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rivolto a una folla di
bambini che lo ha accolto con una gioiosa ovazione, ieri mattina, al termine
della sua visita inaugurale alla Fiera del libro di Torino. Centinaia e
centinaia di bambini che hanno evidentemente identificato in lui una figura
paterna, e il Presidente ne è stato toccato tanto che ha deciso un breve fuori
programma: si è fermato lì, nel Bookstock Village, l'area dedicata ai ragazzi,
e ha rivolto loro un breve discorso. "Non vi chiederò di fare
silenzio", ha detto. "Le vostre voci sono la cosa più allegra che
esista". Li ha ringraziati dell'accoglienza e li ha sollecitati, come si è
detto, a coltivare la lettura: "Vi aiuterà a pensare, a crescere, a
formarvi". Quasi a malincuore Napolitano si è staccato dai piccoli fan in
delirio per tornare a Roma, alle incombenze della politica: "Ora vi lascio
- ha detto - per andare in un posto dove c'è molta meno bellezza". E
alzando il tono della voce, per superare il frastuono degli applausi, così ha
concluso: "Voi siete l'avvenire del libro, della cultura e della
democrazia". I ragazzi gli hanno urlato: "Grande, sei grande
Presidente!". In questa atmosfera festosa è terminata l'inaugurazione
della ventunesima edizione della Fiera, iniziata un'ora e mezza prima in un
clima di apprensione per le roventi polemiche seguite alla scelta di invitare Israele come paese ospite. Non c'è stata comunque alcuna
contestazione nei confronti del Presidente. Ad alcune centinaia di metri dal
Lingotto - dove si svolge la Fiera - una ventina di esponenti di Free
Palestine, la "rete" che promuove il boicottaggio della manifestazione
e la protesta contro la scelta degli organizzatori, si è limitata a esporre uno
striscione e a distribuire volantini. Per domani è prevista una manifestazione
pro Palestina e contro il governo di Israele che, come è stato scritto, crea forti timori. Ma
ieri tutto è filato liscio. Subito dopo il suo arrivo, alle 10, Napolitano ha
tenuto un discorso alla presenza del sindaco Chiamparino, della presidente
della Regione Bresso, del vescovo Poletto, dell'ambasciatore di Israele Meir, di altre autorità e di esponenti
dell'editoria, della cultura e dell'industria. La sua è stata una lezione di
tolleranza e di democrazia. "Il valore essenziale che la Fiera esprime è
quello - ha affermato - del confronto e del dialogo tra culture, posizioni di
pensiero, esperienze creative, senza confini impenetrabili e senza preclusioni.
Si tratta di un contesto e di un clima che non possono essere turbati e deviati
da contese politiche, da intrusioni pretestuose". Ma, ha aggiunto,
"non c'è dialogo se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele. Un diritto che può e deve combinarsi con il diritto
del popolo palestinese a dare vita a un suo Stato". "Tutt'altra cosa
è la libertà di critica nei confronti della politica, ovvero
di indirizzi e comportamenti concreti del governo di Israele: libertà
che è riconosciuta innanzitutto in Israele in quanto
Stato democratico". E ha concluso con l'invito rivolto ai popoli europei
dallo scrittore israeliano Amoz Oz, nel suo saggio "Contro il fanatismo":
"Non dovete più scegliere fra essere pro Israele o pro Palestina. Dovete essere per la pace". (Ha collaborato Luca
Pasquaretta).
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-05-09 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE
Napolitano apre la Fiera del libro: dialogo per israeliani e palestinesi
"Questo evento non va stravolto". Pochi contestatori davanti al
Lingotto Inaugurazione senza tensioni. E la Nirenstein fa "pace" con
Gad Lerner: sarà insieme a lui a un dibattito DA UNO DEI NOSTRI INVIATI TORINO
- Forse Giorgio Napolitano non ha notato arrivando i pochi contestatori di Free
Palestine in una strada adiacente al Lingotto dove ieri
mattina alle dieci stava per inaugurare la XXI Fiera del libro dedicata alla
cultura di Israele. Ha visto invece tante bandiere bianche e azzurre con la stella
di David. Il presidente ha voluto però subito rispondere a chi ha considerato
la scelta di Israele Paese ospite nel sessantesimo della sua fondazione come
"appiattimento politico di un grande evento culturale". è vero
piuttosto - ha detto Napolitano accolto da un applauso in una sala piena di
cinquecento persone, tra cui in prima fila Sergio Marchionne, il cardinale
Severino Poletto, Giovanna Meandri, Piero Fassino, Abraham Yehoshua e Aharon
Appelfeld - "che si stravolge politicamente e culturalmente quest'evento
pretendendo di introdurvi la problematica del drammatico conflitto
arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria, di negazione dei
termini obiettivi di un dialogo più che mai necessario. Perché non c'è dialogo
se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele,
delle ragioni della sua nascita, del suo diritto a esistere nella pace e nella
sicurezza. Un diritto che può e deve combinarsi con il diritto del popolo
palestinese a dare vita a un suo Stato". Napolitano ha fatto un discorso
emozionante, a tratti pedagogico. E dopo aver sottolineato anche l'importanza
della "libertà di critica" nei confronti della politica del governo
di Israele, ha invitato a riflettere sulle parole conclusive
del saggio di Amos Oz, Contro il fanatismo. Prima l'ambasciatore di Israele in Italia, Gideon Meir, figlio e nipote di librai,
aveva espresso gratitudine a Napolitano "per la sua forte presa di
posizione quando ci sono stati appelli al boicottaggio". Uomo di libri
nella casa dei libri, come ha ricordato Ernesto Ferrero citando l'autobiografia
politica Dal Pci al socialismo europeo (Laterza), e il volume su Altiero
Spinelli e l'Europa (Il Mulino), Napolitano, primo presidente a inaugurare la
Fiera del libro, nonostante il pressante impegno che lo attendeva a Roma (la
visita torinese è durata meno di due ore), ha voluto fare il giro inaugurale
fra gli stand. In una ressa a tratti incontrollata si è fermato a salutare
Antonio Sellerio, Giuseppe Laterza, ha chiesto a Renata Colorni della Mondadori
quando sarà pronta la sua traduzione della Montagna incantata. Allo stand di Israele ha ricevuto l'omaggio di una bandiera israeliana e
una penna. E da Fiamma Nirenstein, che ha fatto pace con Gad Lerner, una copia
autografa del suo Israele siamo noi. Poi il capo dello
Stato si è fermato a salutare Lisa, bambina disabile di Reggio Emilia. Quindi
ha fatto la tappa conclusiva al Bookstock, lo spazio dedicato ai ragazzi. Dopo
il saluto della madrina della fiera, Elisabetta Sgarbi, ha strappato un
applauso di commiato: "Le vostre voci sono la cosa più bella. Leggere vi
aiuterà a crescere. Io vado in un luogo in cui c'è meno bellezza di qua",
ha concluso alludendo al tema conduttore della Fiera. Ieri è stata una giornata
di festa, le temute contestazioni non ci sono state. Un piccolo drappello di
"boicottatori" si è limitato a distribuire volantini davanti alla
libreria di Angelo Pezzana sulla manifestazione dei centri sociali prevista per
sabato. Dino Messina GUARDA le immagini della Fiera del libro su
www.corriere.it.
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-05-09 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE
L'ambasciatore Gideon Meir: il Quirinale un modello per tutti i leader MILANO -
La sua "presa di posizione netta contro ogni forma di antisemitismo e
antisionismo" fa del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
"un modello e punto di riferimento per i leader di tutto il mondo".
Lo ha detto ieri sera l'ambasciatore israeliano a Roma, Gideon Meir (nella
foto), presentando Viaggio alla fine del millennio, adattamento lirico del
romanzo di Yehoshua, al Teatro dell'Opera. Introducendo la serata,
l'ambasciatore ha ringraziato il presidente, seduto in prima fila: "La sua
chiara posizione - ha detto Meir -, assunta insieme a tutti gli altri esponenti
politici di maggioranza e opposizione contro i tentativi di delegittimare lo
Stato ebraico, merita stima e ammirazione e fa di lei il modello e il punto di
riferimento per i leader di tutto il mondo". Napolitano, ha aggiunto, viene indicato in Israele come
"simbolo di giustizia naturale". Meir si è detto certo che a
novembre, quando il capo dello Stato andrà in Israele,
"sarà accolto a braccia aperte". Napolitano, per parte sua, ha
ripetuto che "l'Italia è fortemente impegnata a difendere il diritto di Israele a vivere in pace e sicurezza".
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Esteri - data: 2008-05-09 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il
reportage "Strade semivuote, barricate e carri armati ovunque"
Raffiche secche sulla "Corniche" Il vizio assurdo del Paese delle
fazioni SEGUE DALLA PRIMA "Il governo libanese - ha detto il leader del
movimento sciita Hezbollah, vestito di nero e d'arancio - ci ha dichiarato
guerra". Prima esplosione, alle 18.01. Oltre la finestra aperta: cielo
azzurro, raffiche secche, odore di primavera, il basso delle granate, mare
sullo sfondo. Sembra d'essere finiti nel sogno di qualcun altro. Fuori, per le
strade di quella che era una città bellissima, sparatorie tra le fazioni sciite
e sunnite: come se non aspettassero altro. L'esercito libanese, per ora, non si
mette in mezzo. Molti, nella truppa, sono sciiti, e la decisione di intervenire
potrebbe spaccare l'ultima forza di unità nazionale. Dai carri armati sbucano
teste di ragazzi nati durante la guerra civile (1975-1990). Mai, da allora,
Beirut c'era tornata così vicina. Il Libano delle fazioni è ricaduto nel suo
vizio assurdo. Hezbollah non vuole che il governo smantelli la sua rete privata
di telecomunicazioni: mercoledì ha preso in ostaggio l'aeroporto; ieri, il
discorso di Nasrallah e le sparatorie. I libanesi hanno l'occhio lungo:
sapevano che sarebbe andata a finir male. Da due giorni le strade sono
semivuote, i supermercati svuotati, i ristoranti deserti. A "Le
Pecheur", sulla Corniche, tre tavoli occupati; piccole onde contro i
vetri, navi mercantili all'orizzonte. I camerieri, consegnati hummus e tabule,
parlottano tra loro. Tutti hanno una casa, e devono tornarci. Siriani contro
anti-siriani, governo sunnita filo-occidentale e opposizione sciita, maroniti
incapaci di issare un proprio uomo alla presidenza, come vuole la tradizione.
Il rituale libanese - "un regime feudale mascherato", sussurra
ridacchiando un conoscente locale - s'è incattivito di colpo. Nessuno, quando
viene buio, esce per le strade. Si assiste, si aspetta. Ci sono Internet, i
cellulari, la televisione: le notti di battaglia del XXI secolo non si vedono,
s'intuiscono. Credo che il volo MEA 236, da Roma e Milano, sia stato l'ultimo
ad atterrare a Beirut, mercoledì: all'uscita ci aspettavano i nostri
carabinieri paracadutisti del Tuscania, mandati dall'ambasciatore Checchia a
raccogliere gli italiani in arrivo. Per un chilometro, in fila indiana, tirando
i bagagli, abbiamo camminato lungo Airport Road, che attraversa i quartieri sciiti,
e si lascia a destra il campo palestinese di Shatila. Ogni duecento metri,
prima di arrivare ai fuoristrada in attesa, una barricata artigianale - sassi,
gomme, ringhiere - e una piccola folla che ci studiava. Barbe, telefonini,
occhiali da sole; niente armi visibili, non ancora. Ragazzini in motorino
passavano dai varchi. Bambini eccitatissimi, anche loro con la maglietta nera
di Hezbollah, cercavano sassi per aggiungerli al mucchio. Qualcuno salutava:
"Ciao Italia". La prova che il transito era autorizzato; e i nostri
carabinieri, soldati e cooperatori, da queste parti, hanno fatto un buon
lavoro. Sono venuto qui per una tavola rotonda alla Lebanese American
University e una conferenza. Surreale - anzi, impossibile - parlare del
"ruolo del giornalista nel dialogo interculturale". Così ieri ho
girato la città, in un'auto con targa diplomatica: qualche varco si apriva, ma
non tutti. La tendopoli che Hezbollah ha piantato in Sodeco
Square nel dicembre 2006, dopo la guerra con Israele, è ancora
lì. Carri armati bloccano la strada per Hamra, altri circondano l'ufficio di
Hariri, il figlio del presidente ucciso. La casa cittadina dei Jumblatt - drusi
di montagna, quelli che il "Partito di Dio" considera i veri
avversari - è chiusa come uno scrigno. Dovunque gigantografie di caduti,
degli attentati che hanno ritmato la vita del Libano anche in questi anni di
pace violenta. Ognuna delle diciotto fazioni, come un'organizzatissima
tifoseria, ha i suoi simboli, i suoi striscioni, i suoi martiri, i suoi colori.
E' il marketing del risentimento, e funziona. Stasera - venerdì 9 maggio - è in
programma la 80Ë? Pizza Italians, dopo un giro del mondo durato dieci anni,
attraverso quaranta Paesi. Cento iscritti: italiani da esportazione, amici
libanesi, l'istituto di cultura. Non abbiamo ancora cancellato. Mollare, a
Beirut, non si usa. Beppe Severgnini www.corriere.it/italians
www.beppesevergnini.com Le vie di Beirut Miliziani sciiti di Hezbollah prendono
posizione durante gli scontri con i sostenitori del governo sunnita
filo-occidentale nelle strade di Beirut (Ezzat Attar/Reuters) ASCOLTA l'audio
di Beppe Severgnini dalla capitale libanese su www.corriere.it.
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Esteri - data: 2008-05-09 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il
ministro Frattini "Nuovi compiti? Ascolteremo i nostri uomini" 500
ROMA - Più che vedere rischi immediati per i circa 2.500 militari del
contingente italiano nella missione Unifil, gli occhi della nostra diplomazia
sono puntati sulle conseguenze della contesa in atto tra governo libanese e
Hezbollah. è da un inasprirsi dello scontro nato a Beirut sulla rete telefonica
dei fondamentalisti islamici, si ritiene, che potrebbero derivare pericoli.
Motivi concreti per considerare l'Italia nel mirino del Partito di Dio oggi non
se ne ravvisano. Anche se Silvio Berlusconi ha proclamato in campagna
elettorale l'intenzione di rivedere le "regole di ingaggio" sul
comportamento dei soldati italiani, attraverso Unifil un dialogo con Hezbollah
esiste. Ed è convinzione della diplomazia italiana che non spezzarlo convenga a
tutti. Anche a Israele. "Se
saremo al governo le cambieremo", disse Silvio Berlusconi sulle regole di
ingaggio il 14 marzo. Parlò così dopo che Antonio Martino, di Forza Italia,
aveva espresso i desideri di ridurre i soldati in Libano o di toglierli. Il
ministro della Difesa Arturo Parisi fece presente che quelle regole erano state
stabilite dall'Onu. Ieri il nuovo ministro degli Esteri Franco Frattini
ha commentato così le parole del capo di Hezbollah Hassan Nasrallah, secondo il
quale le norme non vanno modificate come "Berlusconi dice di volere":
"Dovremo ascoltare i nostri militari e valutare se a loro avviso occorre
ridiscutere, almeno in parte, le regole di ingaggio. è evidente che le regole
d'ingaggio, che si discutono poi all'Onu, si cambiano e possono essere
migliorate". Parisi, da ieri non più al governo, dichiarò che non gli
risultavano richieste. Importante sarà se prenderanno corpo i progressi nella
pace israelo-palestinese auspicati da George W. Bush o i timori di guerra che
circolano tra gli arabi. Maurizio Caprara 2. La voce di Hezbollah Il leader
sciita Hassan Nasrallah nel suo nascondiglio (Ap) I soldati italiani in Libano
Il contingente più numeroso.
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
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sezione: Esteri - data: 2008-05-09 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Iran
L'uscita del presidente scatena le polemiche nel Paese: "Anche
l'inflazione è di ispirazione mistica?" Ahmadinejad: "L'Imam Nascosto
è la mia guida" Che sia sempre stato superdevoto all'Imam Nascosto - per
la maggior parte degli sciiti scomparso ma non morto nel 941, destinato a
tornare sulla Terra come Mahdi o Messia - è cosa nota. Ma questa volta il
presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad s'è spinto al di là della normale
devozione per l'ultimo dei dodici "leader infallibili " discendenti
dal Profeta, il primo dei quali fu Ali. "è lui che guida l'operato del mio
governo ", ha dichiarato ispirato a Mashad, di fronte a un pubblico di
studenti. "Lui che dirige il mondo ed è possibile vederne la mano in tutti
gli affari del nostro Paese", ha aggiunto nel discorso trasmesso dalla tv
nazionale lunedì scorso e commentato nei giorni successivi (con molte critiche)
dai media iraniani. E ancora: è stato "lui" ovvero Abul Qassem
Muhammad- da oltre mille anni "in occultamento " e pronto a tornare
per portare (finalmente) pace, giustizia e Islam nell'intero pianeta - che ha
"sostenuto e protetto il programma nucleare" di Teheran, ispirato
Ahmadinejad in più occasioni. Come nel famoso discorso all'Onu (era il 2007),
quando il presidente iraniano sostenne di essere stato protetto dal Mahdi in
persona, circondato sul podio da una "intensa aura luminosa" per suo
volere. Almeno un testimone (iraniano) aveva confermato. La nuova uscita
mistica dell'ex sindaco di Teheran - che già in tale veste aveva fatto costruire
nella capitale un grande viale per il ritorno del Mahdi e stanziato 17 milioni
di dollari per costruire a Jamkaran una moschea blu a lui dedicata - aveva
suscitato in passato accuse di "incoraggiamento alla superstizione ".
Le ultime sono arrivate dall'ex negoziatore per il nucleare, Hassan Rowhani. Ma
questa volta i commenti sono stati più duri del solito. "Se il presidente
sostiene che il Dodicesimo Imam appoggia il suo governo, ebbene si
sbaglia", ha scritto il religioso conservatore e parlamentare Gholamreza
Mshabi-Moghaddam su un quotidiano nazionale. "Di certo l'Imam Assente non
sostiene un'inflazione al 20%", ha aggiunto. E dalla città santa di
Mashad, un altro religioso ha invitato il presidente a "pensare e agire in
termini più terreni. La gente non si aspetta certo consigli religiosi da
lui". Che queste siano difese del proprio potere da parte del clero sciita
è probabile: Ahmadinejad in fondo è il primo presidente "laico" della
Repubblica Islamica ma a volte sembra dimenticarlo. Che ci sia sullo sfondo una
lotta tra fazioni politiche, anche tra i conservatori, è certo. La crisi
economica (vedi l'accenno all'inflazione) è l'argomento più utilizzato dal
fronte anti-Ahmadinejad per criticarne la politica. Ed è probabile infine che
lo stesso presidente, nonostante la recente vittoria dei suoi uomini al voto
per il Parlamento, stia già lavorando per le presidenziali 2009: il
proletariato religioso (molto religioso) è la sua base elettorale. Quale
migliore sponsor dell'Imam Nascosto? A frenare davvero la propaganda messianica
di Ahmadinejad, però, potrebbe essere solo il Grande Aytollah Ali Khamenei. Ma
la Guida Spirituale del-l'Iran finora ha lasciato fare il presidente. Non ha
mai nemmeno commentato le dichiarazioni di quest'ultimo sul vero scopo dell'offensiva
americana contro l'Iran: ostacolare il ritorno (ormai imminente) dell'Imam
Nascosto, indebolire la Repubblica Islamica in previsione dell'arrivo del
Messia che imporrebbe (con ovvia soddisfazione di Teheran) la religione
islamica nel mondo. E non ha nemmeno detto una parola sulle uscite
anti-israeliane di Ahmadinejad. Che proprio ieri, in occasione del 60esimo
anniversario della creazione dello Stato ebraico, ha definito il Paese un
"cadavere nauseabondo", "un regime impostore e usurpatore
". E che se l'è presa con tutti quelli che "pensano di poter
resuscitare quel corpo putrefatto organizzando una festa di compleanno ". Né Israele né gli Stati Uniti, è il messaggio di Ahmadinejad, potranno mai
ostacolare il ritorno del Mahdi e la carriera politica del suo protetto.
Cecilia Zecchinelli Superdevoto Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad
Messia \\ Gli Usa ci vogliono attaccare perché sanno che il Messia sta per
tornare MAHDI Il Mahdi o Messia (in alto una scritta in suo onore) per
gli sciiti duodecimani è l'Imam Nascosto che tornerà presto a rivelarsi.
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
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sezione: Esteri - data: 2008-05-09 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Esteri
Sfida Islamici in piazza dopo il blocco della loro rete telefonica. Sette
vittime Scontri e morti a Beirut Libano sull'orlo del caos Nasrallah a
Berlusconi: "Regole di ingaggio intoccabili" Il leader di Hezbollah:
"I compiti dei soldati Onu non devono cambiare, come il premier italiano
dice di voler fare" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La battaglia
dei telefoni tra Hezbollah e il governo libanese ha paralizzato Beirut.
L'aeroporto è sotto assedio, i miliziani sciiti hanno bloccato le strade con le
barricate. Hassan Nasrallah, leader del movimento filo-iraniano, è apparso in
televisione, da qualche bunker nel sud della città, per minacciare il primo
ministro Fouad Siniora: "La nostra rete di comunicazione fa parte delle
armi della resistenza. La decisione di considerarla
illegale è un favore all'America e a Israele. è una
dichiarazione di guerra: ho detto che avremmo tagliato la mano che avesse
ostacolato la nostra lotta, è venuto il giorno di mantenere quella promessa
". Dopo il discorso, gli scontri per le strade si sono intensificati, con
sette morti e otto feriti. Sciiti contro sunniti (sostenitori del governo),
fucili mitragliatori e lanciagranate, come nei quindici anni di guerra civile.
Nasrallah ha accusato Siniora di dare ascolto alla comunità internazionale:
"Prima di prendere qualunque decisione, telefona a Bush, a Condoleezza
Rice e Sarkozy, Merkozy o come lo chiamano. E magari ora ci si mette pure
Berlusconi". Il premier italiano - ha continuato - sbaglia sulle regole di
ingaggio per le truppe dell'Unifil, dispiegate nel sud del Paese: "I
nostro rapporti con i militari Onu sono positivi anche nel confrontare ogni
tipo di pericolo per i soldati. Ma le regole di ingaggio non vanno toccate,
come Berlusconi dice di voler fare". Franco Frattini, neo-ministro degli
Esteri, ha replicato: "è evidente che dovremo ascoltare la voce dei nostri
militari e valutare, se a loro avviso occorre rivedere le regole di ingaggio.
Che si modificano e possono essere migliorate, dopo averne discusso all'Onu.
Saad Hariri - guida la maggioranza parlamentare - vuole evitare che la capitale
sprofondi nel caos e ha lanciato un appello a Nasrallah per "salvare il
Libano dall'inferno ". Ha proposto al capo dell'organizzazione
fondamentalista un compromesso: lasciare ai militari "la decisione finale
sui casi che hanno generato equivoci". Oltre ad aver bandito la rete
privata di linee che collegano i dirigenti e i comandanti sciiti, il governo di
Siniora aveva rimosso il capo della sicurezza dell'aeroporto. Era stato
accusato da Walid Jumblatt, leader druzo, di aver permesso a Hezbollah di
installare un sistema di videosorveglianza per controllare lo scalo
internazionale. Nell'appello al "fratello Nasrallah ", Hariri ha
anche chiesto di sbloccare la crisi politica che ha impedito l'elezione del
presidente negli ultimi cinque mesi e permettere la nomina di Michel Suleiman,
adesso capo di Stato maggiore. La Casa Bianca ha avvertito Hezbollah:
"Deve smetterla di creare disordine e decidere se essere un'organizzazione
terroristica o un movimento politico". Davide Frattini.
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
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sezione: Esteri - data: 2008-05-09 num: - pag: 12
categoria: REDAZIONALE Israele "Corruzione" Ehud Olmert indagato Il premier
israeliano Olmert è formalmente indagato "per corruzione". Lo rivela
il ministro della Giustizia. Olmert avrebbe ricevuto dall'americano Morris
Talansky delle "somme non autorizzate" per le sue campagne
elettorali. Lui nega: "Non ho mai ricevuto mazzette".
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
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sezione: Primo Piano - data: 2008-05-09 num: - pag: 9
categoria: REDAZIONALE L'auspicio Il maestro israeliano risponde ai
boicottatori: "Sono per il dialogo, anche con Hamas" Yehoshua: Palestina ospite d'onore? Io ci sarò DA UNO DEI NOSTRI INVIATI TORINO -
Alla fine quasi si indispettisce Abraham Yehoshua, quando sente ancora parlare
del boicottaggio. Presentato dal direttore editoriale Ernesto Ferrero
come "una grande voce che appartiene a tutti, così come la cultura di un
Paese appartiene a tutti", una voce a cui sarebbe stato assurdo impedire
di parlare, nell'incontro che di fatto ha inaugurato gli eventi culturali della
Fiera, questo scrittore che ha raccontato il suo Paese in molti romanzi (l'ultimo,
Fuoco amico), docente di letteratura comparata e letteratura ebraica ad Haifa,
alza la voce, si scalda e le sue parole sembrano la risposta a chi, come il
poeta israeliano Aharon Shabtai, ospite l'altro giorno del convegno organizzato
da Free Palestina all'Università, lo ha accusato di
rappresentare (insieme ai suoi amici e colleghi David Grossman e Amos Oz che al
Salone non ci sono) una sinistra soft che nei fatti è complice della politica
aggressiva del governo. "Sono 40 anni che combatto perché la Palestina abbia uno stato, mi sono sempre messo dalla loro
parte - ha detto -. Sono stato uno dei primi a firmare petizioni, a fare
pressioni perché il mio governo trattasse con l'Olp e ora sostengo il dialogo
con Hamas per fermare questo stillicidio di morti da entrambe le parti. Il
boicottaggio è stupido, io appoggio coloro che sono per il confronto e il
dialogo". L'arringa di Yehoshua è proseguita nel segno della speranza:
"Confido nella realizzazione di uno Stato palestinese entro quest'anno o
al massimo il prossimo, così la Fiera del libro potrà invitare la Palestina come Paese ospite d'onore. In quell'occasione
anch'io tornerò a Torino per festeggiare l'evento e confrontarmi con gli
scrittori palestinesi". Il riferimento alla questione calda di queste
giornate è arrivato quasi alla fine dell'incontro, dopo che Yehoshua aveva
parlato, con Alessandro Piperno ed Elena Loewenthal, di letteratura e amore, di
colpa e moralità, di umorismo (visto come un modo per difendersi dalla realtà
che "in Israele sfonda la finestra") e di
sesso, che lo scrittore usa nei suoi romanzi come vera e propria lente di
ingrandimento sulla realtà. "La colpa è il carburante della cultura
occidentale" ha detto precisando però che l'eccesso può portare "alla
morte e alla paralisi ". "Mettete la moralità al centro del vostro
scrivere", è stato l'invito ai giovani prima di partire, con Napolitano,
verso Roma dove, in serata, ha assistito alla prima dell'opera Viaggio al
termine del millennio, di cui ha scritto il libretto. "Non lasciate che se
ne occupino solo i media. La letteratura può occuparsene in maniera più
profonda". Cristina Taglietti Al Lingotto A sinistra, il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano all'inaugurazione della Fiera del libro. In alto
Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana, con la bandiera di
Israele. A destra, i contestatori di "Free
Palestine" Abraham B. Yehoshua.
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-05-09 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE
Dalla Fiera di Alessandro Piperno Quegli scrittori vitali e scarni come la loro
terra I eri mattina nella hall dell'albergo sono stato presentato ad Aharon
Appelfeld, decano della letteratura israeliana. Un uomo piccolo, glabro, nella
voce una nota di dolcezza tipica degli adulti che hanno mantenuto un rapporto
privilegiato con l'infanzia. Ero meno intimidito io nella mia veste di
ammiratore che lui in quella di maestro. Questo signore è timido come un
bambino. Ecco cosa mi sono colto a pensare. Questo vecchio signore non è ancora
uscito dal bosco nel quale si rifugiò quando i nazisti gli ammazzarono i
genitori. Non ha ancora superato il trauma dei cani lupo che, per divertire i
nazisti, sbranavano i suoi amichetti. Un paio di ore dopo mi ritrovo vicino ad
Abraham Yehoshua che grida, con l'energia che lo distingue, nel suo inglese
scarno e nel modo burattinesco di gesticolare, che lui è arrabbiato con la
storia ebraica. è arrabbiato per tutte quelle inutili morti. Che lui non
conosce un israeliano che non sia in qualche modo implicato con quel genocidio.
Questo mi fa pensare al suo amico Amos Oz, alla storia della madre raccontata
nel suo libro più intimo e più necessario. La vicenda di una bella ragazza
cresciuta negli agi borghesi di una ricca famiglia della Mitteleuropa che
improvvisamente si ritrova a dover vivere in un miserabile quartiere di
Gerusalemme: non regge e si ammazza. E che dire del giovane protagonista di
Vedi alla voce: amore di David Grossman in cui incubi infantili sono
l'avventurosa trasfigurazione di ciò che i suoi genitori hanno subito dalla
"Bestia nazista"? E che elegge a suo eroe Bruno Schulz, il grande
scrittore polacco ucciso per gioco, con un colpo alla tempia, da un soldato
tedesco ubriaco? Di storie così ne conosco a migliaia. Ricordo
la faccia di un signore israeliano filmato da Claude Lanzmann mentre piange
ricordando il suo ruolo di Sonderkommando nel campo della morte di Treblinka:
doveva infilare nei forni i corpi, talvolta ancora vivi. Questa è Israele: una costruzione fittizia, artificiale, insensata che fonda la sua
legittimità su un immane lutto. E allora capisci perché sono così
vitali, perché sono così arroganti, perché sono così infantili, perché sono
così spaventati, perché sono così seri e così ironici. Sembra quasi che
esprimano il grado zero dell'umanità. Sono scarni e spogli come la terra che
hanno scelto di abitare contro tutto e contro tutti. Israele,
sismografo del mondo. \\ Israele, una costruzione che
fonda la sua legittimità su un immane lutto \\ Si capisce perché gli scrittori
sono infantili, seri e ironici.
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Primo Piano - data: 2008-05-09 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE La
riflessione Il Presidente cita Oz: siamo per la pace TORINO - è stata la
giornata delle citazioni. Il presidente Napolitano ha invitato a riflettere
sulle parole conclusive di Amos Oz al saggio "Contro il fanatismo"
edito da Feltrinelli: "Se fossi europeo, starei bene attento a non puntare
il dito contro nulla e nessuno. Invece di far questo, apostrofando
ingiuriosamente Israele o i palestinesi, per favore fate tutto quello che potete per
aiutare entrambe le parti, perché tutte e due sono in procinto di prendere la
più tormentosa decisione della loro storia. Non dovete più scegliere fra essere
pro Israele o pro Palestina, dovete essere per la pace". Prima del presidente,
Rolando Picchioni, della Fiera del libro, aveva citato uno scrittore israeliano
nato e cresciuto in Iraq che sarà presente qui a Torino, Sami Michael:
"Nei giorni in cui risuonano grida di guerra e minacce di sterminio, sono
felice di ogni incontro culturale, di ogni fiera del libro". La presidente
della Regione Piemonte, Mercedes Presso, aveva evocato invece due grandi voci
della letteratura ebraica europea: l'asburgico Joseph Roth e il torinese Primo
Levi. Elisabetta Sgarbi ha infine ricordato che Valentino Bompiani pubblicò un
libro dell'unico Nobel della letteratura israeliano, "Il torto diventerà
diritto" di Shmuel Joseph Agnon, insignito dall'accademia di Stoccolma nel
1966. D. M. Grandi autori Amos Oz e Primo Levi, in alto, e sotto Joseph Roth e
Shmuel Joseph Agnon.
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-05-09 num: - pag: 68
categoria: BREVI Fiera del Libro polemiche su Israele Con David
Sassoli puntata su la Fiera del Libro di Torino e le polemiche su Israele. Da Torino Fiamma Nirenstein e Tobia Zevi. In studio il vice
direttore del "Corriere" Pierluigi Battista. Tv7 Raiuno, ore 23.20.
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di SALVATORE TAVERNA Teatro
dell'Opera in festa per le celebrazioni del Sessantesimo
anniversario dalla fondazione dello Stato di Israele. Invitato
speciale all'evento, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accolto
dal neosindaco della città Gianni Alemanno, accanto alla moglie Isabella. In
pole position l'ambasciatore di Israele, Gideon
Meir. Va in scena Viaggio alla fine del millennio l'opera scritta dal grande
Abraham B. Yehoshua, musica di Joseph Bardanashvili. Così le suggestioni
di uno scrittore di grande intensità artistica fanno riflettere su la fede,
l'amore, la libertà. Viaggio alla fine del millennio, in dieci scene, è
realizzata dalla Israeli Opera di Tel Aviv dove ha debuttato il 21 maggio del
2005. Questa è solo la prima delle iniziative per Israele
60. La capitale ospiterà altri numerosi eventi come il concerto del compositore
Yotam Haber a villa Aurelia il 31 maggio, in autunno la mostra fotografica
itinerante di Niel Forberg, e il premio Le eccellenze di Israele,
il 13 novembre al complesso del Vittoriano. Ma torniamo in presa diretta. In
platea, il segretario generale dell'Associazione Israele
60, Alessandro Ruben e il presidente, l'economista Giancarlo Elia Valori:
"E' vero, come sostiene il mio amico Shimon Perez, che la vittoria
fiorisce sempre nel giardino della pazienza, della costanza e della fermezza...
Nello stato ebraico la cultura moderna si è fusa con le tradizioni
plurimillenarie del popolo ebraico". Ecco Renzo Gattegna, presidente
dell'Unione Comunità ebraiche italiane, Riccardo Pacifici, numero uno della
Comunità di Roma, il presidente della Camera Gianfranco Fini con Elisabetta Tulliani,
il senatore Francesco Cossiga, il ministro degli Esteri Franco Frattini, il
ministro della Cultura Sandro Bondi, Gianni e Maddalena Letta, Walter Veltroni,
Piero Fassino e Piero Marrazzo, presidente della Regione, il colonnello
Vittorio Tomasone, alla guida del comando provinciale dei carabinieri, Alain
Elkann e Rosy Greco, Carla Fracci, Carla Fendi, Luca Barbareschi, Gigi Magni,
il manager David Zard, Eleonora Giorgi e la vulcanica Gina Lollobrigida... Pian
piano si apre il sipario e via con l'opera, tratta dal più famoso romanzo
scritto da Abraham B. Yehoshua. Così Viaggio alla fine del millennio,
ambientato nel 999, racconta la storia di Ben Atar, quarantacinquenne mercante
di Tangeri e delle sue due mogli, una molto più giovane di lui che si muove in
equilibrio cercando di non pendere mai dalla parte di una di loro. A un certo
punto Ben Atar decide di raggiungere un amato nipote in Francia. Ma qui la
moglie del nipote lo accusa di essere un bigamo e di muoversi al di fuori
dell'ortodossia ebraica... Al termine, applausi infiniti al direttore Asher
Fink, al regista Omri Nizan, allo scenografo Ruth Dar e a tutta l'Israeli Opera
di Tel Aviv. Soddisfatto il pubblico e gli invitati. Intanto oggi, venerdì,
l'ambasciatore israeliano offrirà un ricevimento a Villa Spada. Non mancheranno
il mondo culturale, economico e politico. Con molta probabilità parteciperà
Silvio Berlusconi.
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ALON ALTARAS La letteratura di Israele in realtà
ha sempre accompagnato i processi politici che hanno caratterizzato la rinascita
del popolo ebraico in veste moderna, cioè lo Stato di Israele. Basta
pensare che ottant'anni fa l'ebraico scritto e parlato era in netta minoranza
in tutto il mondo ebraico, mentre lo yiddish era la lingua della letteratura e
della vita quotidiana ebraica in Europa. La paura che ha avuto chi
voleva boicottare la presenza israeliana a Torino si basa sull'enorme successo
di questa giovane letteratura in Italia e nel mondo. Scrittori come Amos Oz e
Abraham Yehoshua o studiosi come Benny Morris sono tradotti in molte lingue e
rappresentano, a mio avviso, i veri ambasciatori di Israele
nel mondo. In Italia io che vivo ormai da cinque anni in questo Paese me ne
sono accorto si avverte una grande curiosità verso la letteratura israeliana,
accompagnata tuttavia da una disarmante ignoranza verso la sua società, la sua
storia recente, la sua composizione antropologica, i suoi successi e i suoi
fallimenti. La Fiera del Libro di quest'anno offre un'occasione irripetibile
per conoscere profondamente la società israeliana, è sufficiente sfogliare la
vastissima scelta di titoli israeliani, di scrittori e scrittrici di ogni
generazione, per avere un incontro autentico con il mosaico affascinante dell'Israele odierna. Essere scrittore in lingua ebraica nel
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ROMA - "Bisogna lodare Dio a
suon di strumenti" dicono i Salmi. E il re Davide, adoratore della musica,
decretò che gli strumenti musicali fossero impiegati per lodare Dio. Non a caso
ne fece costruire moltissimi ("Quattromila leviti devono suonare per
lodare Jahweh"), organizzando nel contempo classi di cantanti e di
strumentisti. Nella Bibbia si parla di un'orchestra dei Tempio dove 120 trombe
accompagnavano cembali, arpe e chitarre. All'epoca di Salomone chitarre ed arpe
venivano costruite con i legni preziosi di Ofir. E Israele aveva formato musicisti professionisti già prima dell'esilio. Il
rapporto fra la terra di Davide e la musica è insomma antichissimo. Parrebbe un
piccolo compleanno, il ventesimo che la Israeli Opera, l'orchestra impegnata al
Costanzi, ha celebrato in patria, a Tel Aviv, dal 21 al 28 del 2005, proprio
con il lavoro di Jossef Bardanashvili eseguito ieri sera a Roma (il
compositore è un georgiano emigrato nel
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ALFREDO GASPONI ROMA - Viaggio alla fine del millennio, uno dei romanzi più celebri
dello scrittore israeliano Abraham B. Yehosuha, dal 2005 è anche un'opera
lirica. L'ha composta il musicista israeliano Jossef Bardanashvili sul libretto
che lo stesso Yehoshua ha tratto dal suo romanzo. Tre anni fa il lavoro ha
debuttato all'Israeli Opera di Tel Aviv. E ieri, alla presenza del capo
dello Stato, Giorgio Napolitano, del presidente dalla Camera, Gianfranco Fini,
del sindaco di Roma Gianni Alemanno e di altre autorità italiane e straniere, è
andato in scena al Teatro dell'Opera nel quadro delle celebrazioni per il 60º
anniversario della nascita dello Stato d'Israele,
proprio nell'allestimento di Tel Aviv. La storia di Viaggio alla fine del
millennio, ambientata intorno all'anno
( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-09 num: - pag: 51 categoria: BREVI
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( da "Corriere
della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Due Minuti - data: 2008-05-09 num: - pag: 72 categoria: BREVI Notizie in 2
minuti Primo piano Il governo ha giurato Davanti al presidente Giorgio
Napolitano la cerimonia di giuramento del nuovo esecutivo. Gianni Letta è stato
nominato sottosegretario alla presidenza nel primo Consiglio dei ministri del
Berlusconi-quater, che ha anche assegnato le deleghe ai ministri senza
portafoglio. Il Fmi all'Italia: lavorate su debito e riforme Il Fondo monetario
internazionale (Fmi) ha invitato il nuovo governo italiano ad intraprendere
azioni rapide su: consolidamento dei conti pubblici e riforme strutturali.
Napolitano a Torino: appello al dialogo "Non c'è
dialogo se si nega ad Israele il diritto di esistere". Il presidente Napolitano inaugura
la Fiera del Libro di Torino e riafferma la legittimità della presenza di Israele alla manifestazione dopo le polemiche dei giorni scorsi. Focus
Vita difficile per i figli degli immigrati Vita difficile per le seconde
generazioni di immigrati che vivono nel nostro Paese, soprattutto al
compimento dei 18 anni. Esteri Scontri in Libano: sette morti A Beirut nei
combattimenti tra sostenitori della maggioranza parlamentare libanese
anti-siriana e attivisti dell'opposizione guidata da Hezbollah, sette persone
sono morte. Respinto il tentativo di dialogo della maggioranza di governo con
Hezbollah. Cronache Milano, la Moratti ritira le deleghe a Sgarbi
"Mancanza di rispetto per la Giunta e nei confronti dei cittadini" e
quindi "rottura del rapporto di fiducia con il Sindaco e con i colleghi
Assessori". Con queste ragioni il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha
ritirato le deleghe di assessore alla Cultura a Vittorio Sgarbi. Redditi:
indagato il direttore dell'Agenzia delle entrate Massimo Romano, direttore
della Agenzia delle entrate, che firmò il provvedimento che autorizzava a
diffondere in rete i redditi relativi al 2005, è stato iscritto nel registro
degli indagati della Procura di Roma per violazione della legge sulla privacy.
Economia Unicredit in assemblea Unicredit: prima assemblea degli azionisti dopo
la fusione con Capitalia. La crisi pesa sui conti: a fine marzo l'utile è più
che dimezzato a un miliardo di euro, ma le prospettive, ha detto Alessandro
Profumo, amministratore delegato di Unicredit, lasciano vedere la fine del
tunnel. Cultura La scomparsa di Malerba è morto l'altra notte a Roma lo
scrittore e giornalista Luigi Malerba. Nato a Berceto (Parma) 81 anni fa, aveva
esordito nel 1963 con la raccolta di racconti "La scoperta
dell'alfabeto". Spettacoli Ligabue, il nuovo disco Un brano sul sito del
Corriere Da oggi e fino al 16 maggio sarà possibile guardare il videoclip e il
backstage de "Il centro del mondo", il brano inedito contenuto nel
nuovo album di Ligabue "Secondo tempo" in uscita il 30 maggio, in
esclusiva e in anteprima sul sito del Corriere (www.corriere. it). Sport Coppa
Italia, Roma finalista Coppa Italia: Roma in finale (con l'Inter). Pareggio
ieri a Catania per 1-1 dopo la vittoria (2-0) nella semifinale d'andata.
( da "Tempo,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Lo scrittore Yehoshua
"Entro un anno la Palestina avrà uno Stato"
"Penso che si debba dialogare anche con Hamas come unica via per arrivare
a fermare questo stillicidio di morti da tutte e due le parti" ha detto
Abraham Yehoshua, scrittore e intellettuale israeliano,
aggiungendo di confidare nella realizzazione di uno stato palestinese
"entro quest'anno o al massimo il prossimo. La Fiera del libro potrà così
invitare presto la Palestina come ospite d'onore". "Io sono 40 anni che mi batto
per la costituzione di uno stato palestinese, naturalmente appoggiando coloro
che sono per il confronto e il dialogo, non certo chi cerca il
boicottaggio".
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Yehoshua a Torino: "Dialogare
anche con Hamas" Inaugurazione tranquilla, con il presidente Napolitano,
per la Fiera del libro 2008. Lo scrittore israeliano
incontra i lettori al Lingotto. Città blindata, ma niente tensioni. Free
Palestine: "La nostra protesta non è contro i libri di Israele". Lettera aperta di Yitzhak Laor P. 2/3/11 Speciale Cannes
Edizione boom dedicata al "Che" e al nuovo cinema latinoamericano, a
40 anni dal '68. Domani con il manifesto Verona La giunta Tosi assolve i
picchiatori A PAGINA 8 Sicurezza Mendicanti e lavavetri Roma copia Firenze A
PAGINA 8 Birmania Centomila morti, aiuti con il contagocce A PAGINA 10.
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Marco d'Eramo Manca solo il nastro
da sforbiciare perché sembri l'inaugurazione di un monumento ai caduti,
piuttosto che di una fiera del libro. È giovedì mattina e si celebra la sagra
dei "borghesi, dei preti e dei poliziotti", quando il presidente
Giorgio Napolitano entra al Lingotto accompagnato dal Cardinal Poletti, dal
sindaco Chiamparino, dal rappresentante torinese dell'opposizione (nella
persona di Piero Fassino). A completare il palco delle autorità. l'ambasciatore (d'Israele) e, a
bilanciare i prelati vaticani, Fiamma Nirenstein. Fuori, nel sole tiepido di
maggio, testimoniano della "Torino blindata" favoleggiata dai media
solo qualche camionetta della celere, qualche ispezione ai tombini (fervono i
lavori per la metropolitana). I controlli all'ingresso sono una
barzelletta, potrebbero passare tonnellate di Semtex: nessun detector, né
controllo di bagagli. Altrettanto discreti i tanto paventati boicottatori (ma
sabato sarà forse un'altra storia). Invece, dileguato il codazzo delle
autorità, tra gli stand esultano per la vittoria fuori casa solo tifosi della
stella di Davide in trasferta da Roma che sventolano le loro bandiere
biancocelesti. Scolaresche accoccolate bivaccano a colpi di merendine tra quei
variopinti, misteriosi mattoncini di cellulosa impilati, che i più temerari tra
i ragazzi sfiorano cauti, sfogliano persino, sfidando il contagio culturale.
Visto il clima fuori, l'atmosfera dentro e lo slogan della fiera ("Ci salverà
la bellezza"), pare quasi di udire l'inno "Giovinezza, primavera di
bellezza", dal sapore tanto dannunziano, che opportunamente ci ricorda
come la bellezza di Leni Riefenstahl salvò gli ebrei dall'Olocausto. Dalla
primavera di bellezza alla bellezza della modella Olena Popova il cui volto
campeggia sotto le stilizzate chiome della Primavera di Botticelli nel logo
della Fiera: forse gli organizzatori vogliono suggerirci che la languente,
acciaccata editoria italiana ha anch'essa bisogno della sua giovane badante
ucraina.
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di FABRIZIO ZAMPA Decine e decine
di performance di musica elettronica, dance, arte digitale & dintorni, una
panoramica aggiornatissima sulla musica elettronica e l'arte digitale che girano
nel mondo, un viaggio fra le nuove frontiere della musica in due dense giornate
distribuite fra l'Auditorium Parco della Musica, il Palazzo dei Congressi e
l'Ara Pacis: ecco l'edizione 2008 del festival Dissonanze, che col passare del
tempi è cresciuto, si è arricchito e offre un cartellone pieno di star
nazionali e internazionali, un mix di artisti techno e electro, lavori
audiovisivi e sperimentali, danza e minimalismo, spettacoli live e tanta altra
roba, in un programma che per gli organizzatori è "un gioco di rifrazioni
di luoghi, stili, media espressivi diversi". Cosa vi aspetta? Difficile
dirvi che scegliere, molto meglio qualche indicazione e il consiglio di frugare
nel programma (sul sito www.dissonanze.it) per scoprire, se siete pratici del settore,
le cose più interessanti. Andiamo per ordine. Al centro di tutto ci sono il
Salone della Cultura, l'Aula Magna e la Terrazza del Palazzo dei Congressi
all'Eur (piazza Kennedy 1), definite "oasi rarefatte, avventurose e
intriganti" aperte fino a tarda notte, dove c'è tutta l'elettronica che
volete. Fra oggi e domani si alterneranno i canadesi Caribou e Cobblestone
Jazz, il messicano Murcof, i tedeschi Boba Shade, Cluster, Loco Dice, Munk, gli americani Charlemagne Palestine, Prefuse 73, Model 500, No
Age, Carl Craig, gli inglesi Erol Alkan, Fujiya & Myyagi, Inside-us-all,
Pinch, Pixel Addicts, il compositore minimalista giapponese Ryoji Ikeda (con
un'anteprima mondiale), la dance di Italo & Cosmic Disco, lo scontro fra i
dj Zu e Scarful e mille altri italiani e stranieri con la loro musica, i
loro esperimenti e i loro visuals. All'Ara Pacis (dalle 19.30 alle 21) tante
vision visive e sonore, da quelle create da Brian Eno e Mimmo Paladino (e già
proposte) ai dj set di Luca Trevisani, Susan Philipsz, Cyprien Gaillard,
Spartacus Chetwynd, i video di Marco Mancuso e Thorsten Fleisch, antologie dei
video di Qoob, la presentazione del film documentario Brasilintime, Batucada
Com Discos. Al Parco della Musica, sia oggi che domani, è di scena Outre,
creazione (e non solo danza) di Darren Johnston e della Array Dance Company,
"in grado di ricreare una vertigine multimediale in cui gli estremi si
scontrano e si seducono a vicenda percorrendo sentieri sonori tracciati da
artisti come Cristian Vogel, Jamie Lidell, Venetian Snares". Se infine
volete un consiglio, andate alla cieca: incontrerete mille sorprese.
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commento Franco "Remolo"
Frattini va all'ingaggio di guerra Tommaso Di Francesco Chissenefrega del
monito della Libia: Calderoli fa il ministro. Eppure, nemmeno era ancora nato
che già il nuovo governo Berlusconi produceva il primo conflitto
d'impresentabilità all'estero. In particolare, e pericolosamente, rispetto al
mondo arabo e musulmano. La Libia, preoccupata di una nuova esplosione nei
punti delicati dell'islamismo interno come Bengasi, ha annunciato una settimana
fa "ripercussioni catastrofiche" se il leghista con t-shirt fosse
ridiventato ministro. Lo stesso che solo due anni fa, nel febbraio 2006,
divertito e ridente mostrò in tv la maglietta con vignette anti-Islam, e poi fu
costretto a dimettersi non pentito. È la stessa Libia che non solo alimenta le
nostre fonti d'energia, ma che in modo poco onorevole ma per noi fruttuoso,
filtra e reprime l'immigrazione in fuga dalla fame dell'Africa e del Maghreb.
Ieri, com'era d'aspettarsi di fronte allo schiaffo, fonti diplomatiche di
Tripoli hanno annunciato una imminente, pesante risposta. Ha un bel rivendicare
L'Italia bipartisan il diritto all'autonoma scelta dei propri ministri. Come fa
dopo l'11 settembre, due guerre sanguinose d'aggressione al mondo musulmano,
all'Afghanistan e all'Iraq, e una scia di sangue del terrorismo integralista
che ha attraversato l'Europa e il mondo arabo? L'Italia tira dritto. Questo
antefatto di scontro anticipa la politica estera del "nuovo" governo
Berlusconi e del ministro degli esteri Franco Frattini. A proposito, la
smettano la Repubblica e La Stampa di accreditare un presunto passato di
Frattini al manifesto: è una menzogna, riciclata - lo pensava così anche Luigi
Pintor - perché fa tanto "origine di sinistra". Sarà - forse -
passato come troppi per qualche assemblea degli anni '70. E basta (aspettiamo
le prove del contrario). Certo l'uomo non ha la statura internazionale di
Renato Ruggero, ex segretario del Wto ed europeista convinto, nominato dal
Cavaliere su pressione della Fiat e di Andreotti e poi cacciato da Tremonti,
Lega del Nord e An. Ciononostante avrà, per ora, vita facile. Una condizione
che deriva dalla tavola apparecchiata che gli lascia il governo di
centrosinistra su molte questioni cruciali, dall'Afghanistan ai Balcani.
Compreso il Medio Oriente, sempre sull'orlo del baratro ed epicentro delle
guerre in corso. A parte le parole del ministro uscente Massimo D'Alema
sensibile alla sorte dei palestinesi, l'iniziativa di inviare truppe con i
reparti Unifil dell'Onu in Libano ha, finora, immobilizzato quel fronte
lasciandolo però nella tensione irresoluta con gli hezbollah sempre più forti e
dentro una crisi istituzionale sempre più acuta. Dove rischiano di far
precipitare la situazione le puntuali pressioni per rivedere le regole
d'ingaggio dei contingenti Unifil, subito rilanciate dal
governo israeliano e in coro ripetute ieri dal neoletto Frattini che potrebbe,
a quanto pare, schierare ora i contingenti italiani subito dentro la crisi
libanese. Una missione quella in Libano che però lascia mano libera a Israele per alimentare il disastro di Gaza e dei Territori occupati
palestinesi in Cisgiordania, abbandonati a se stessi, alla guerra
intestina e ora alla fame. Frattini si è già "speso" in sede Ue per
il Medio Oriente: nel
( da "Tempo,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa La Turchia sta lavorando
alla preparazione di un incontro a ... La Turchia sta lavorando alla
preparazione di un incontro a tre con rappresentanti siriani e israeliani, da
tenersi presumibilmente a Istanbul, con l'obiettivo di dare avvio a negoziati
di pace tra i due Paesi. Ne ha dato notizia la radio israeliana, che cita il quotidiano arabo "Al-Hayat", secondo cui
Ankara vorrebbe che le parti firmassero una dichiarazione da considerare come
base di partenza per successivi colloqui. Da settimane, il governo del premier
turco Recep Tayyip Erdoagan è impegnato in un tentativo di mediazione tra Siria
e Israele.
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele e Palestina Diaspore,
esili e ritorni tra passato e presente. Incontri e narrazioni alla Fiera del
Libro La maggioranza degli incontri alla Fiera del libro è dedicata al
sessantesimo aanniversario della fondazione dello stato di Israele. Ma molti di questi appuntamenti
proveranno a guardare a ciò che accadde nel 1948 e ciò che accade tutt'oggi nei
territori occupati e in Israele assumendo il fatto che
i punti di vista possono condurre a narrazioni che non cancellino quello
palestinese. Tra questi va segnato quello che si terrà domenica 11 con il
titolo: "Israele 60 anni dopo: Esili, Diaspore,
Terre Promesse" Una tavola rotonda che domenica 11 vedrà la partecipazione
di Idith Zertal, Mario Szanjder, David Bidussa e Stefano Levi Della Torre e
Simon Levis Sullam. O quello tenuto ieri su "Vita quotidiana in Israele e Palestina" con
Renato Coen, Federica De Sanctis, Gianluca Solera, Ugo Tramballi.
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cerimonie pubbliche e parate, ma
anche un raid su Gaza. E dall'altra parte si ricorda la "Nakba" con
una marcia dei profughi Michele Giorgio Gerusalemme Israele
ha festeggiato ieri il suo 60esimo compleanno con cerimonie pubbliche, gite,
parate. La giornata è stata dedicata da molti israeliani ai picnic nei boschi,
nei parchi pubblici e nei giardini privati e persino dallo spazio sono giunti
gli auguri dell'astronauta ebreo Garret Reisman, membro dell'equipaggio della
stazione spaziale internazionale. L'aviazione militare ha tenuto esibizioni
acrobatiche non mancando però di compiere anche un attacco contro Gaza
provocando il ferimento grave di quattro palestinesi - due civili e due
attivisti del Jihad - investiti in pieno dall'esplosione di un razzo. Ma verso
il cielo ieri non sono saliti soltanto i caccia F-16 israeliani ma anche 21.951
(come i giorni di Israele)
palloncini di colore nero lanciati da centinaia di ragazzi palestinesi di
Ramallah, Betlemme, Nablus, in segno di lutto per un anniversario che rappresenta
anche la Nakba, la "catastrofe" nazionale palestinese. "Israele festeggia ma per noi, che non abbiamo uno Stato, che viviamo
sotto occupazione e nei campi profughi, è una giornata nera - ha detto
un giovane palestinese - e abbiamo voluto dipingere il cielo di nero sopra la
testa di George Bush che verrà (la prossima settimana) a celebrare la nostra
disfatta e il nostro esodo forzato". Nei prossimi giorni sono previste
varie iniziative per la Nakba, come la marcia dei profughi verso i punti di
confine con in mano le tende piegate dove sono stati costretti a vivere per
anni, le chiavi delle loro case originarie in Palestina
e con appesa al collo la scritta con il numero 194, la risoluzione dell'Onu che
sancisce il diritto dei rifugiati al ritorno. Domenica invece il gruppo
"Sopravvissuti alla Nakba" si recherà a Gerusalemme Ovest, la zona
ebraica della città, davanti alle case palestinesi confiscate da Israele dopo il 1948. Le commemorazioni della Nakba
coincideranno con la conferenza che si terra la prossima settimana a
Gerusalemme con la partecipazione di Bush, dell' ex premier britannico Tony
Blair, di Henry Kissinger e numerose altre personalità internazionali. Ieri si
è saputo che Bush, non prenderà parte al vertice a tre con il premier israeliano
Ehud Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen. Ciò conferma che israeliani
e palestinesi non hanno raggiunto alcun accordo su quella dichiarazione di
intenti, richiesta dal Segretario di stato Condoleezza Rice, che si trascina
dallo scorso novembre, quando le parti si incontrarono ad Annapolis. Secondo
altre versioni la decisione del presidente Usa sarebbe essere collegata
all'incerto destino politico di Olmert coinvolto in una indagine su mazzette
elargite negli anni Novanta da un palazzinaro di Long Island, Morris Talansky,
quando il premier israeliano era sindaco di Gerusalemme. Ieri sera era attesa
la decisione della magistratura se sollevare, pienamente o parzialmente, il
silenzio stampa imposto sull'intera vicenda ai media locali. Negli Stati Uniti
però il New York Post ha già rivelato tutti i particolari dello scandalo. Le
dimissioni di Olmert sono probabili nell'eventualità in cui venisse
incriminato.
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Scontri, trincee e milizie per le
strade del Libano Beirut, ora la guerra è fra sciiti e sunniti Dopo il decreto
che ha spento i telefoni di Hezbollah, le milizie di Nasrallah e quelle di
Hariri si fronteggiano. L'esercito non garantisce di reggere l'urto Michele
Giorgio "Io non voglio dichiarare guerra, ma voglio dichiarare il diritto
a difenderci. Non combattiamo, ma non accettiamo che ci sparino contro o che
tocchino le nostre armi. Se vogliono il dialogo devono annullare quel decreto
illegittimo". Il decreto è quello sulla rete di telecomunicazioni
indipendente che il movimento sciita Hezbollah usa da anni per garantire la sua
sicurezza, come avvenuto nella guerra con Israele nel 2006: Hassan Nasrallah non poteva essere più chiaro ieri
pomeriggio mentre nelle strade di Beirut Ovest (la parte musulmana), in
particolare a Mazraa, miliziani sunniti inquadrati da Mustaqbal, il partito di
Saad Hariri, giunti in gran parte da Tripoli e altre località del nord del
Libano, erano impegnati in scontri a fuoco con militanti di hezbollah
senza precedenti dalla fine della guerra civile. Il compromesso politico è
possibile ma la realtà è che il Libano, spaccato in due tra la maggioranza
appoggiata da Usa e Arabia saudita e l'opposizione sostenuta da Damasco e
Teheran, si è incamminato verso una nuova guerra civile, non tra cristiani e
musulmani come tra il 1975 e il 1990, ma tra sunniti e sciiti. Nasrallah non
esclude più un conflitto interno ma deve cercare di impedirlo. Ha l'autorità
per evitare un bagno di sangue che farebbe solo il gioco di Hariri e delle
milizie sunnite (venute finalmente alla luce del sole: la loro esistenza era
stata sempre negata) nel loro obiettivo di disarmare Hezbollah e schiacciare la
popolazione sciita nei ghetti in cui aveva vissuto per decenni. Molto dipenderà
dall'esercito. Il capo di stato maggiore Michel Suleiman - indicato come
possibile presidente di consenso nazionale - ha usato le forze armate per
disperdere i miliziani ma, come lui stesso ha avvertito, il settarismo potrebbe
presto rovesciarsi anche sui militari: "La crisi - avverte un comunicato
ufficiale del comando - minaccia l'unità delle istituzioni militari".
Secondo Nasrallah le recenti decisioni del governo Siniora hanno fatto
precipitare il Libano in un tunnel. Quanto fatto dall'esecutivo lunedì, ha
denunciato, equivale a "una dichiarazione di guerra contro la resistenza
(sciita) a vantaggio degli Stati uniti. È sbagliato dire che il governo
libanese è guidato da Fuad Siniora, lui è solo un povero impiegato, il governo
è di Walid Jumblatt", il leader druso filo-Usa. Il leader di hezbollah ha
minacciato di "tagliare le mani di chi le vuole mettere sulle armi della
resistenza". Infine ha chiamato in causa anche il nuovo governo italiano:
"Il governo Siniora, prima di prendere qualunque decisione telefona a Bush
oppure a Condoleezza Rice e Sarkozy, e magari ora ci si mette pure
Berlusconi", ha detto. In serata Saad Hariri si è rivolto con tono
conciliante al capo di Hezbollah, affinché lavori assieme a lui per risolvere
la crisi. "Non abbiamo agito contro la resistenza - ha detto spiegando le
decisioni del governo Siniora - stiamo solo adottando misure per proteggere il
governo, non per attaccare la resistenza". "Quello che sta accadendo
nelle strade di Beirut - ha poi ammesso - è una guerra tra musulmani sunniti e
sciiti". Ma ben poco contano i toni morbidi di Hariri. Le decisioni non le
prenderà certo lui. Arabia Saudita e Stati uniti sono scesi pesantemente in
campo contro Hezbollah e non è certo un caso che proprio ieri Farhan Haq,
portavoce del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, abbia comunicato che le
regole d'ingaggio dell'Unifil, la missione internazionale in Libano del sud
(con truppe anche italiane), "potrebbero essere modificate". E'
l'effetto delle dichiarazioni dell'inviato dell'Onu Terje Roed-Larsen, che ha
definito Hezbollah "una minaccia alla pace" regionale". Le stesse
parole di Bush. L'ambasciatore americano all'Onu Zalmay Khalilzad ha
caldeggiato l'ipotesi di sanzioni contro Hezbollah e la Siria. Dopo il discorso
di Nasrallah gli scontri a fuoco si sono intensificati, specie a Beirut ovest.
"Da Tripoli continuano ad arrivare miliziani di Mustaqbal (il movimento di
Hariri, ndr) e dall'altra parte gli attivisti di Hezbollah stanno rafforzando
le loro posizioni, le aree miste della città sono spaccate in due dalle
barricate", ci riferiva ieri sera un giornalista libanese. Gli scontri poi
si sono estesi in altre zone della capitale. Non si sono registrate vittime
solo per un miracolo - "solo" una donna morta nella Bekaa - ma è
breve il passo verso il bagno di sangue.
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Free palestine "Non siamo
contro i libri di Israele" l.fa. Nessuna
"ombra di un dissenso violento e insensato" (Fiamma Nirenstein), non
"un pensiero estremista che si risolve nel bruciare bandiere"
(Margherita Boniver), niente ha turbato la prima giornata blindata del
Lingotto, presidiato in occasione della visita del presidente Napolitano. Solo
il tentativo di srotolare sotto gli occhi dei poliziotti uno striscione con la
scritta "No al colonialismo sionista, stato unico per arabi ed ebrei in Palestina. Boicotta Israele,
boicotta la Fiera del Libro 2008", e un volantinaggio gentilmente consentito
dalle forze dell'ordine davanti alla Fiera. Un compromesso che non ha
accontentato il gruppo di manifestanti di Free Palestine. "Siamo in una
situazione vergognosa - ha protestato Anna Musini - in cui si restringono gli
spazi di democrazia. E' gravissimo che Israele possa
tirare fuori i suoi simboli, mentre i palestinesi no. Agli oppressi non è
concesso nulla, mentre agli oppressori tutto è concesso". Alcuni
rappresentanti di Free Palestine, una cinquantina di persone, tra cui i
militanti dei centri, si sono avvolti con le bandiere palestinesi
provocando la reazione di un solo simpatizzante di Israele, che ha
imprecato da lontano. Le iniziative per contestare la presenza di Israele come paese ospite continuano anche oggi nelle sale di Palazzo
Nuovo (un'assemblea dal pomeriggio fino a sera, e proiezioni filmate sulla
tragedia palestinese) e con un'altra incursione di controinformazione nei
pressi del Lingotto. Ma l'attenzione di tutti è per quella che si
profila come la prima manifestazione di piazza gestita dal nuovo governo
Berlusconi, con la cosiddetta sinistra radicale fuori dal Parlamento e con i
media che soffiano sul fuoco della presunta "zona rossa" dove
dovrebbe andare ad infrangersi il corteo che domani chiamerà a Torino decine di
realtà sotto il segno della lotta a fianco dei palestinesi. Gli organizzatori
parlano di 10 mila persone in arrivo. Tra le fila dei manifestanti ci sarà
sicuramente il Pcdl di Ferrando e il Pdci di Diliberto. "Si inaugura oggi
un evento a senso unico che, ospitando solo lo stato di Israele,
decide di stare, come sempre, dalla parte del più forte. E' giusto invece
battersi per i più deboli. Per questo aderisco alla manifestazione di sabato in
difesa del popolo palestinese", ha spiegato Marco Rizzo (Pdci). Filerà
tutto liscio? Davide Grasso, del centro sociale Askatasuna, e portavoce di Free
Palestine, quasi si stupisce per la domanda. "Il corteo vuole arrivare
fino a via Nizza e la questura ha autorizzato ciò che avevamo chiesto, davvero
non capisco l'invenzione della zona rossa, vogliamo solo che vengano rispettati
i patti". C'è un'altra cosa che Davide Grasso ci tiene a precisare.
"Noi non abbiamo mai parlato di boicottaggio di libri e di scrittori
israeliani, sarebbe privo di senso boicottare i libri, anzi, ci sentiamo
calunniati solo per il fatto che qualcuno ci abbia attribuito questa
intenzione. Noi contestiamo la presenza dello stato di Israele
come ospite d'onore alla Festa del libro".
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dopo giorni di contestazioni
annunciate, inaugurazione tranquilla per la Fiera del libro. E così è stato
anche per l'incontro dei lettori con lo scrittore
israeliano Abraham Yehoshua, che ha invitato al dialogo. Anche con Hamas
Francesca Borrelli Torino Forse sarà stata la prospettiva di confrontarsi con
la generale riprovazione annunciata dalle dichiarazioni di chi, ormai da mesi,
è schierato contro il boicottaggio, o forse sarà grazie a un tardivo stato di
maturità raggiunto anche dai centri sociali, loro malgrado, dopo la
batosta elettorale, fatto sta che mai inaugurazione della Fiera del libro fu al
tempo stesso più affollata e più tranquilla: due sole bandiere sono penetrate
nell'aula a anfiteatro che ospitava ieri mattina l'incontro con Abraham
Yehoshua ma, lungi dal tentare di bruciarle, chi le portava ci si è avvolto
dentro. In sala stampa, i cronisti mobilitati per rendere conto delle
turbolenze annunciate si interrogavano un po' sgomenti sul come raccontare un
fatto inesistente, e convenivano nel dire che la parola da spendere avrebbe
dovuto essere "contestazione", vocabolo sufficientemente generico,
aleatorio e adattabile da prestarsi a compiacere i caporedattori in agguato e
restituire un minimo di visibilità a quei pochi che, animati dalla migliori
intenzioni di manifestare la loro empatia con i palestinesi, si saranno sentiti
un po' soli e persino un po' abbandonati. Anche a volersi spingere fin dentro
il supposto occhio del ciclone, ovvero nello stand isareliano che si immaginava
accerchiato da forze dell'ordine stremate nell'azione di contenimento dei
riottosi, si temeva, almeno ieri, di avere sbagliato indirizzo: francamente
disertato rispetto a altri luoghi di incontro, triste nella sua dominante di
blu intervallato da pochi bianchi, il quartier generale del paese ospite
appariva un luogo qualunque, con i suoi stand dove i libri, divisi per collane,
sono stati disposti alternati ai vini, alle magliette, alle patacche d'antan e
ai prodotti di bellezza provenienti Mar morto, evidentemente assai
rivitalizzanti. Completato il giro di ricognizione, aguzzata la vista per
scorgere eventuali vessilli impropriamente branditi, consumati i tacchi nella
speranza di imbattersi in almeno un esemplare uno di focoso boicottante, non
restava che mettersi in fila con le migliaia di studenti disordinatamente in
attesa di buttarsi sulle gradinate della Sala dei Cinquecento, dove era
annunciato Abraham Yehoshua. Qualunque cosa dicesse, dall'alto delle gradinate
la vista coglieva una distesa di teste annuenti, ratificanti, compiaciute:
dicevano tutte di sì prima ancora di lasciarlo terminare, mentre Elena
Loewenthal e Alessandro Piperno lo affiancavano come due angeli protettori,
alternando le loro domande. Come ci si sente a essere considerato uno scrittore
modello quando si proviene da un contesto tutt'altro che esemplare? Che ruolo
hanno, nella sua narrativa, le questioni morali? Come mai questa insistenza
sulla intimità dei legami coniugali? "Intanto - rispondeva Yehoshua - non
mi sento affatto uno scrittore modello, né sono un classico, o almeno non
ancora, ma quel che è più certo è che laddove mi passasse un giorno per la testa
di considerarmi tale, quel giorno mia moglie provvederebbe a riportarmi
bruscamente con i piedi per terra. Di notte mi prende ancora l'ansia di sapere
se quel che sto scrivendo ha senso o no, se va bene o va male, e insomma manca
un bel po' alla mia strada verso la consacrazione a classico, e laddove di qui
a cinquan'anni dovesse succedere, io non ci sarò più a godermela. Quanto alla
questioni etiche, sono decenni che imposto i miei libri guardando al loro
contenuto attraverso la lente della morale, è un'ottica che, tra l'altro,
riserva molte soprese, e che non andrebbe abbandonata in favore della rincorsa
a comprendere tutto, perché non tutte le motivazioni hanno ragione di essere
assolutorie. Tra la descrizione psicologica dei personaggi e le loro istanze morali
lo scrittore deve stabilire un equilibrio, sta qui il successo di un'opera
letteraria. E per quel che riguarda la mia insistenza sui rapporti
matrimoniali, a parte l'ovvia considerazione per cui forse proprio questo mio
interesse è responsabile del successo in Italia dei miei libri, effettivamente
considero la relazione coniugale specialmente emblematica della enigmaticità
dei rapporti, perché non soggiace a alcuna imposizione, è il frutto di una
scelta revocabile in ogni momento. Mi interessa, come si vede anche nell'ultimo
mio romanzo Fuoco amico, quello che definirei il lavoro della coppia: se ho
immaginato che il personaggio della moglie si separasse per una settimana dal
marito per andarsene in Africa mentre lui restava a Tel Aviv, è proprio per indagare
come reciprocamente si mettano in relazione nella distanza". In un'altra
occasione, Yehoshua ha detto che l'allontanamento dei suoi due personaggi gli è
servito per dare al romanzo una struttura al tempo stesso dialogante e ancorata
al parallelismo dei due punti di vista: quello di lui, lasciato solo a
occuparsi dei figli, dei nipoti, nonché dei problemi relativi a alcuni
ascensori incautamente progettati, e insomma impegnato a tenere insieme la
vita, e quello di lei che si provava a tenere a bada la morte, dopo che si era
insinuata nella sua famiglia sotto forma di quel "fuoco amico" che
aveva ammazzato il nipote, incidentalmente ucciso dai suoi stessi commilitoni.
La domanda di rito sulla opportunità o meno di manifestare il proprio dissenso
tramite il boicottaggio è arrivata puntuale dal pubblico, trovando Yehoshua
preparato a rispondere come di prammatica, ovvero che il dialogo è l'unica
forma nella quale trova legittimo esprimere ogni genere di riserva, e proprio
perciò da anni va promuovendo scambi con i palestinesi e ora si adopera
affinché siano avviati dialoghi costruttivi anche con Hamas. Rapidissimo,
applauditissimo, ordinatissimo, l'incontro assolveva al suo ruolo di fiore
all'occhiello di questa Fiera, altrimenti privata degli scrittori israeliani
più frequentati dal nostro pubblico, e già l'areo del presidente della
Repubblica reclamava la puntualità di Yehoshua, anche lui diretto a Roma dove
ieri sera si è svolta la rappresentazione unica dell'opera tratta dal suo
Viaggio alla fine del millennio, uno dei romanzi più fiabeschi e suggestivi
della letteratura israeliana contemporanea.
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di MARCO BERTI In Libano si respira
di nuovo l'aria pesante della guerra civile. Nel Paese dei Cedri senza pace da due
giorni si odono nuovamente spari e raffiche di mitra: da una parte i
filogovernativi antisiriani e dall'altra le fazioni filosiriane guidate dal
movimento Hezbollah. Per ora si parla di sette morti e un numero imprecisato
feriti. La tensione è andata crescendo fino a esplodere dopo che il leader di
Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha accusato il governo filo occidentale di Fuad
Siniora di aver dichiarato guerra al movimento sciita. In sostanza, Nashrallah
ritiene che Siniora, annunciando chiusure nelle attività di Hezbollah, voglia
soffocare la resistenza. Tutto è nato da due drastici provvedimenti del governo
di Beirut: il blocco della rete telefonica privata di Hezbollah (in attività
dal 2000) e la rimozione del capo della sicurezza dell'aeroporto di Beirut, il
generale Wafiq Shqeir, per presunti legami con il movimento sciita. "La
rete di telecomunicazioni usata da Hezbollah - ha affermato in una
teleconferenza stampa a Beirut Nasrallah - è l'arma più importante in mano alla
resistenza". Secondo il leader del movimento, ispiratori di questo
provvedimento governativo sarebbero gli Stati Uniti. Washington è anche sotto
accusa per la questione della rimozione del capo dell'aeroporto "Rafiq
Hariri". "Vogliono trasformare l'aeroporto - ha adetto ancora
Nashrallah - in una base per la Cia, l'Fbi e il Mossad. Vogliono sostituire il
generale Shqeir con un ufficiale filo americano". A chiedere la rimozione
del generale, in realtà, è stato il leader druso Walid Jumblatt perché sarebbe
stato responsabile di aver consentito a Hezbollah l'installazione di telecamere
nell'aeroporto per monitorare, secondo Jumblatt, "l'arrivo di leader
libanesi e stranieri da sequestrare e poi da uccidere". Le parole di
Nasrallah hanno ben presto infiammato gli animi e subito sono scoppiati gli
incidenti a Beirut: raffiche di mitra, lanci di granate Rpg e di lacrimogeni
(questi ultimi utilizzati dalla forze armate governative) hanno segnato la
giornata di ieri, dopo gli scontri di mercoledì per lo sciopero generale
indetto dai sindacati e sostenuto dall'opposizione per chiedere un aumento dei
salari minimi. Nasrallah ha pure definito il governo di
Beirut una "gang" che ha l'obiettivo di fare ciò in cui Israele, con la guerra del
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Lettera aperta La Fiera del libro
di Torino e la buona vecchia Europa Yitzhak Laor * Yitzhak Laor * Cara amica,
il nostro problema qui, in quanto israeliani contro l'occupazione, è un
problema concreto con i nostri vicini concreti, quelli che tornano a casa dopo
avere prestato servizio ai blocchi stradali e avere trattato esseri umani come
animali: diventano fascisti attraverso la pratica - ossia attraverso il
servizio militare - e solo poi fascisti ideologicamente. Questo non preoccupa
la sinistra filo-israeliana in Italia. Tu sostieni che la sinistra italiana non
avrebbe trattato un boicottaggio del Sudafrica nel modo in cui sta trattando
qualunque proposta di boicottaggio di Israele. Ma la cosa
è più semplice: pensa alla sinistra italiana durante la prima guerra del Libano
e paragonala alla sua posizione attuale. Non è l'occupazione a aver cambiato
natura. È l'Europa occidentale che è cambiata, che è tornata al suo vecchio
modo di guardare i non-europei con odio e disprezzo. Nell'immaginario della
sinistra italiana, i palestinesi hanno perso lo "status" simbolico di
cui godevano un tempo (la kefia al collo di decine di migliaia di giovani
italiani, ad esempio) e sono passati nell'hinterland dell'Europa: dove gli
americani possono fare quello che vogliono, e l'avida Europa, come sempre, si
schiera dalla parte dei più forti. I palestinesi sono ancora una volta solo
degli arabi che sanguinano, e il sangue arabo - proprio come in passato il sangue
ebraico - vale poco. Si potrebbe riassumere il cinismo dell'attuale scena
italiana citando Giorgio Napolitano, quando ha fatto riferimento a una vecchia
discussione che ebbe nel
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Lettere@ilmanifesto.it L'humus di
Verona Le dichiarazioni della terza carica dello stato, il neopresidente della
Camera Fini, che mettono in relazione l'omicidio del ragazzo veronese a opera
di naziskin e le bandiere israeliane bruciate nelle proteste contro la fiera
del libro di Torino, ritenendo più gravi politicamente le seconde, sono
semplicemente scandalose! L'omicidio di Verona germina in un humus di
sottocultura fascista che il neo presidente della Camera tende evidentemente a
minimizzare e che è frutto di un'ideologia del viva la muerte (altrui,
possibilmente). I giovani assassini veronesi che hanno massacrato un coetaneo
solo perché diverso da loro fanno parte di gruppi politici criminali usi a
questo genere di violenze. Un'azione orribile come questa non può essere
minimamente paragonata a una forma, sicuramente condannabile, di
"attentato" a degli oggetti, le bandiere, cariche di significato quanto
si vuole, ma pur sempre oggetti. Per noi, poi, che siamo ebrei impegnati sulla
questione mediorientale desiderando costruire pace nella giustizia,
affermazioni del genere, non nuove per il postfascista Fini, appaiono come un
segnale di una preoccupante strumentalizzazione politica di una tragedia che si
trascina da più di 60 anni e che vede purtroppo ancora divise su tutto due
popolazioni che vorremmo vedere convivere pacificamente sulla stessa terra.
Come la destra fondamentalista cristiana di Bush, che appoggia Israele in funzione antislamica, così la posizione dei
nostri neocon rivendica un'identità forte dell'Occidente non nella sua storia e
nella forza della sua democrazia, ma nelle radici giudaico-cristiane
dell'Europa e da ciò deriva un appoggio senza se e senza ma di qualsiasi
politica di qualsiasi governo israeliano, possibilmente conservatore. Sul primo
punto, chiunque conosca la storia europea non può che rilevarvi la presenza
ebraica come capro espiatorio della civiltà cristiana e, solo dopo la Shoah, un
certo ripensamento nella cultura maggioritaria. Per quanto riguarda Israele, fatta salva la critica, secondo noi giustamente
netta, a chi vuole metterne in discussione l'esistenza, altrettanto serrata
deve essere quella di chi vuole affermarne a tutti i costi una
"santità" inesistente. Purtroppo questa seconda uscita di Fini, dopo
quella del discorso inaugurale della sua presidenza della Camera, che conteneva
una critica del relativismo culturale, dimostra, se ce ne fosse stato bisogno,
l'assenza da parte dell'esponente del Popolo della libertà di una cultura laica
pluralista, positiva e non disgregante. Cosa che a noi, rappresentanti di una
minoranza, preoccupa non poco. D. Astrologo, A. Billau, G. Canarutto, I.
Gottlieb, J. Haim, M. Morpurgo, R. Sarfati, Sergio e Susanna Sinigaglia, C.
Treves campodellapace@yahoo.it Per la libertà di stampa Due giorni fa
partecipato a un incontro con una delegazione proveniente da Gaza in cui Gamal
Elkoudary e Sameh Habeeb, presidente e coordinatore del Comitato contro
l'assedio di Gaza, hanno illustrato la tragica situazione di Gaza. E' stato
proiettato un video tremendo sulla situazione di estrema difficoltà dei loro
ospedali a soccorrere e aiutare i feriti colpiti dai bombardamenti israeliani.
Tutto ciò in coincidenza con il Salone del libro di Torino. Mi piacerebbe che
vi fosse più spazio sul vostro giornale sulle " vere" ragioni di una
protesta contro l' invito ufficiale dello stato di Israele, nella quale non vi è nulla contro la gente e il popolo di Israele, ma molto contro la politica di repressione dei palestinesi di
Gaza del governo di Israele. Tutto ciò credo che sia un atto dovuto in nome di quella famosa
libertà di stampa per cui in tanti da sempre ci battiamo. Cordiali
saluti. Jan Jensen, Reggio Emilia Ebrei contro l'occupazione Vorrei fare alcune
precisazioni a proposito dell'intervista di martedì a Amos Gitai. 1. Lontano
dall'essere un'operazione culturale, quella di Israele
alla Fiera del libro di Torino è una strumentalizzazione politica della cultura.
Gli scrittori che rappresentano la "coscienza moderata" a detta di
Amos Gitai sono stati costretti a firmare un foglio in cui si impegnavano a non
criticare Israele prima di far parte della delegazione
ufficiale (Haaretz). 2. Il boicottaggio non è partito dai governi arabi, ma
dalle associazioni e comitati impegnati sulla Palestina,
cioè società civile. Solo dopo e giustamente si sono accodati i paesi arabi. Se
poi non hanno boicottato anche la fiera delle armi questo è un altro discorso.
3. E' ridicolo e turpe scandalizzarsi come se si stesse boicottando la cultura.
In realtà è il contrario, si cerca di smascherare l'operazione di piegare e
strumentalizzare la cultura ai fini della propaganda israeliana. E' quindi una
difesa della cultura compresa quella ebraica e israeliana. Devo ricordare la
violenza, la crudeltà, la quotidianità del boicottaggio israreliano della
cultura e dell'istruzione palestinese? (vedere il sito dell'università Bir
Zeit). 4. Sarebbe stato diverso se la Fiera avesse invitato scrittori
israeliani e palestinesi fuori da ogni ufficialità e in pari dignità. Questo è
ciò che abbiamo chiesto noi di Eco (Ebrei contro l'occupazione). La risposta è
stata un netto rifiuto, dato anche a chiunque altro abbia avanzato critiche e
proposte, comprese alcune case editrici. Chiamparino ha di recente dimostrato
la sua imparzialità facendo scomparire un libro curato da alcune associazioni
pacifiste di Torino su Israele-Palestina
e stampato a cura del comune per le scuole. La ragione è che il libro era stato
criticato prima dalla comunità ebraica e poi dall'ambasciatore israeliano: Israele detta legge anche in Italia. Io non ci sto. Se non
si può intervenire in nessun modo né a favore dei palestinesi, né della cultura
cosa resta oltre il boicottaggio? Miriam Marino Paradossi Il paradosso di
sostenere la contestazioni di Torino equivalenti, se non peggiori, al fattaccio
di Verona mostra l'incapacità di distinguere il simbolico dal reale senza
curarsi di capire le vere ragioni che stanno dietro alla discussa edizione
della Fiera del libro di quest'anno liquidando il fatto con la semplice
condanna. "Lo stato di Israele non è in
discussione" ripetono con accenti e inflessioni diverse ma più o meno in
coro occultando qualsiasi riferimento alla conseguente tragedia palestinese che
appunto compie 60 anni e rischia di invecchiare senza soluzione. L'iniquità
della prima spartizione, che riconosceva al 3% della popolazione il 52% del
territorio, si è allargata nella mancata applicazione delle risoluzioni
dell'Onu, che tentavano di rammendare una ferita troppo profonda. La Guerra dei
sei giorni e tutto il resto ci portano alla tragica attualità che il vostro
inviato Michele Giorgio ci restituisce con la lucida sensibilità della
testimonianza più o meno ogni giorno sulle pagine di questo giornale. Accuse di
antisemitismo o tradimento per chi osa criticare la politica dello stato di Israele a seconda se si tratti di gentili o ebrei. Da qui a
quella di terrorismo il passo è breve. Ma se essere poi orfani di una
rappresentanza parlamentare condanna direttamente alla criminalità allora è un
po' troppo. Enrica Palmieri, Roma.
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Aperta da Giorgio Napolitano la
rassegna del Lingotto. Il presidente della Repubblica condanna il boicottaggio
della Fiera e fa sue le parole dello scrittore Amos Oz sull'Europa come fonte
di una proposta di pace che ponga fine al conflitto tra lo stato di Israele e il popolo palestinese Maria Teresa Carbone Torino
Ieri, alla Fiera di Torino, Napolitano è rimasto meno di due ore: era arrivato
alle dieci da Roma, è ripartito prima di mezzogiorno di nuovo per Roma, dove
nel pomeriggio lo aspettava il giuramento del nuovo governo. Ma in quelle due
ore scarse, il presidente della repubblica ha detto e fatto quanto gli premeva di
più. (O forse no, forse da "prototipo esemplare di lettore forte"
come lo ha definito nel suo discorso il direttore della Fiera, Ernesto Ferrero,
gli sarebbe piaciuto fermarsi ancora, sfogliare le novità, scoprire il catalogo
di piccole case editrici. Ma questo non è dato sapere). Ha ribadito comunque,
Napolitano nel suo discorso, la legittimità dell'invito a Israele, proprio in occasione del sessantesimo anniversario della sua
nascita ("che fu deliberata dall'assemblea delle Nazioni Unite" ha
tenuto a precisare). Ha condannato il boicottaggio (affrontare "il
drammatico conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata
partigianeria" è "tutt'altro rispetto alla libertà di critica nei
confronti della politica del governo di Israele, libertà
riconosciuta innanzitutto in Israele in quanto Stato
democratico"). Ha, infine, rivolto un invito a evitare la rigida logica
degli schieramenti prendendo a prestito le parole di Amos Oz in Contro il
fanatismo ("se fossi europeo starei ben attento a non puntare il dito
contro nulla e nessuno... non dovete scegliere tra essere pro israeliani o pro Palestina, dovete essere per la pace"). Ma soprattutto
Napolitano è venuto di persona, fra l'altro portando con sé avanti e indietro
sull'aereo il più importante, e il più celebre, degli scrittori israeliani
contemporanei, Abraham Yehoshua (fino all'ultimo, per motivi esterni,
riluttante a partecipare). È la prima volta che un capo dello stato interviene
all'inaugurazione della Fiera del Libro, e naturalmente gioisce Ferrero, perché
dopo tutti i dispiaceri dei mesi - e dei giorni - scorsi, la presenza di
Napolitano è una gran soddisfazione, tanto che nel suo intervento il direttore
editoriale non si trattiene dal tessere le lodi di questa sua creatura, che - dice
- in un paese così povero di lettori come è l'Italia, ha adesso un pubblico
doppio rispetto al Salon du Livre di Parigi, lo stesso Salon che vent'anni fa
sembrava un modello irraggiungibile. E appare soddisfatto (ovviamente)
l'ambasciatore israeliano Gideon Meir, il cui nonno - rivela - aprì nel 1908,
giusto un secolo fa, la prima libreria di Gerusalemme. Ma più di tutti a
sorridere sono i rappresentanti delle comunità ebraiche italiane che si
affollano intorno allo stand di Israele
(strategicamente piazzato in un angolo, fra quello della polizia e lo spazio -
regionale e dunque innocuo? - della Puglia), aspettando pazienti che Napolitano
finisca la sua visita per poter entrare e muoversi fra i tavoli e salutarsi
come in una grande festa di famiglia. Molti di loro, un centinaio e passa,
erano partiti all'alba da Roma, sul volo delle 6 e 55 da Fiumicino c'erano
quasi soltanto loro, in grandissima maggioranza uomini fra i trenta e i
quaranta, in giubbotto e jeans, piegata in tasca ma visibile la maglietta con i
colori della bandiera di Israele, bianca e azzurra,
pronta da essere indossata al Lingotto. E vuoi per questi colori che, appena
intravisti, sembrano quelli di una squadra di calcio, vuoi per il brusio un po'
teso e sovreccitato di tante voci maschili, l'atmosfera sull'aereo era quella
di un gruppo di tifosi in trasferta per andare a vedere una partita decisiva, e
dove forse ci potrebbero essere scontri. ("È stata una cosa spontanea,
dopo le bandiere bruciate, dopo le dichiarazioni di Vattimo, abbiamo sentito la
necessità di essere presenti, di mostrare anche fisicamente che lo stato di Israele c'è, e che l'unico modo per uscire dal conflitto con
i palestinesi è semmai sedersi a un tavolo e parlare" dice un passeggero
che ha "sempre, sempre, votato a sinistra"). Ma adesso che la Fiera
si è aperta, e del fronte del boicottaggio non si è praticamente vista traccia,
la tensione è calata, e molti si preparano a rientrare.
( da "Messaggero,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ilippe Aractingi, con Nada Abou
Farhat, Georges Khabbaz UN UOMO, una donna, un paese devastato da una guerra lampo.
Lui, cristiano, guida il taxi. Lei, sciita, cerca il figlio che aveva lasciato
nel Sud, dalla zia. Troveranno profughi, terrore, crateri, distruzione
materiale e morale. Ma anche nel Libano piegato dai missili e minato dalle
divisioni intestine, c'è spazio per un brandello di umanità. Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della
guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento
e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo
schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più
straziante). Nessuna speculazione politica. Non conta attribuire colpe,
solo raccontare la pena di ogni guerra, sotto qualsiasi cielo. Quattro Fontane.
( da "Liberazione"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Tutto tranquillo all'esterno del Lingotto,
dentro parlano Yehoshua, Loewenthal e Piperno Torino, Napolitano apre la fiera
del libro: "È luogo di dialogo, non di contese politiche" Stefania
Podda Torino (nostra inviata) Qualche bandiera palestinese all'ingresso del
Lingotto, qualche bandiera israeliana sventolata all'arrivo di Giorgio
Napolitano. Non poteva esserci debutto diverso per la Fiera del Libro che si è
aperta ieri a Torino, preceduta da polemiche politiche, allarmi sulla sicurezza
e, inevitabilmente, quasi nessuna attenzione alla letteratura. In attesa del
corteo di sabato pomeriggio, in mattinata un gruppo di manifestanti di Free
Palestine si presentano ai cancelli del Lingotto. Vogliono esporre uno
striscione, ma vengono allontanati per motivi di sicurezza. Lo srotolano
qualche centinaio di metri più avanti, c'è scritto: "No al colonialismo
sionista. Stato unico per arabi ed ebrei in Palestina.
Boicotta Israele, boicotta la Fiera del Libro".
Protestano con i giornalisti, sanno che all'interno del Salone ci sono
parecchie bandiere israeliane. E davanti all'ingresso, ad attendere il
presidente della Repubblica, c'è in effetti un piccolo presidio completo di
vessilli. Ci sono Fiamma Nirenstein, Luca Barbareschi e una rappresentanza
locale di Alleanza Nazionale, con tanto di bandiera al braccio. "Siamo in
un paese fascista, non c'è democrazia. Una situazione vergognosa in cui stanno
restringendo gli spazi di parola - accusa Anna Musini, rappresentante di Free
Palestine -. E' vergognoso che Israele possa tirare
fuori i suoi simboli, mentre i palestinesi no. Ai palestinesi che sono gli
oppressi è impedito tutto, mentre agli oppressori tutto è concesso". La
questione del boicottaggio che in questi mesi ha sì assicurato parecchia
pubblicità gratuita alla Fiera, ma allo stesso tempo ne ha oscurato i contenuti
culturali, è stata al centro anche dei discorsi inaugurali. Tutti -
organizzatori e autorità israeliane - hanno reso innanzitutto omaggio al
presidente Napolitano, che ha fortemente voluto essere presente a Torino ieri
mattina. La scelta di Israele come ospite d'onore ha
reso questa Fiera diversa da tutte le altre e ha caricato di un valore
simbolico la presenza del presidente alla cerimonia di apertura del Salone. Nei
giorni scorsi il capo dello Stato era stato duramente attaccato dal professore
e scrittore egiziano Tariq Ramadan, il quale aveva giudicato
"inopportuno" il suo intervento a Torino e lo aveva accusato di
liquidare come antisemite le posizioni di critica a Israele.
Napolitano ha ribadito ieri il perché della sua venuta al Lingotto:
"Questa Fiera - ha spiegato - è un luogo di dialogo, non di contese
politiche. I valori essenziali che esprime attraverso un'offerta sempre più
riccamente pluralistica, è quella del confronto e del dialogo tra culture senza
confini impenetrabili e senza preclusioni. Si tratta di un contesto e di un
clima che non possono essere deviati da contese politiche o da intrusioni
pretestuose". Poi il monito sui rischi di una chiamata al boicottaggio
così concepita: "Non c'è dialogo - ha detto - se si
muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, delle
ragioni della sua nascita, del suo diritto a esistere nella pace e nella
sicurezza. Si stravolge politicamente e culturalmente questo evento pretendendo
di introdurvi la problematica del drammatico conflitto arabo-israeliano in
chiave di esasperata partigianeria". Ma Napolitano non dimentica
l'altra faccia dei sessant'anni di Israele, ossia la
tragedia palestinese che è cominciata in quello stesso anno: "Un diritto
(quello all'esistenza di Israele, ndr) che deve
combinarsi con il diritto del popolo palestinese a dare vita a un suo Stato.
Sono questi i termini entro cui si colloca ogni sforzo di mediazione e di
intesa, con la partecipazione del governo di Israele,
dell'autorità palestinese, dell'Unione Europea, dell'Onu e di altri
protagonisti della politica internazionale". La prima giornata di quella
che, nelle lunghe settimane di preparazione e di polemiche, si annunciava come
una Fiera blindata, sotto assedio, è andata bene. La solita bolgia, ma nessun
incidente e nessun allarme. Soprattutto nessuna blindatura e nessun assedio,
controlli blandi e discreti, e folle di scolaresche in visita. Nessuna
precauzione particolare nemmeno per lo stand di Israele,
affollato da visitatori che vagano tra i romanzi degli scrittori israeliani e i
volumi di Fiamma Nirenstein e Magdi Allam. C'è anche un piccolo tavolo con
saggi sull'Islam, peccato che ci siano solo i volumi di Bernard Lewis e il
"Libro nero dei regimi islamici" di Carlo Panella. Sul fronte degli
appuntamenti letterari, il primo ad incontrare ieri i lettori è stato Abraham
B.Yehoshua, forse il più conosciuto tra gli scrittori israeliani, sicuramente
il più contestato per i suoi interventi politici da chi ha chiamato al
boicottaggio della Fiera. Ieri, in una sala affollatissima, intervistato dagli
scrittori Alessandro Piperno e Elena Loewenthal, ha parlato anche - come era
prevedibile - del conflitto israelo-palestinese. Rispondendo alle domande del
pubblico, ha detto di essere convinto che lo Stato palestinese nascerà presto,
e che allora toccherà alla Palestina essere l'ospite
d'onore a Torino: "In quell'occasione - ha aggiunto - tornerò anche io
qui, per festeggiare con i colleghi palestinesi". Poi una risposta sullo
stallo del processo di pace: "Con Hamas - ha spiegato - bisogna dialogare,
è l'unica via per arrivare a fermare questo stillicidio di morti da tutte e due
le parti". Una posizione, questa, condivisa dai suoi colleghi scrittori,
ma non dal governo israeliano. 09/05/2008.
( da "Tempo,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa L'EDITORIALE
Intellettuali di sinistra e Israele A Torino è accaduto qualcosa
di più grave delle bandiere di Israele bruciate, di parole
scomposte di una sinistra estrema che - almeno - si è dilaniata al suo interno
(ottimo Bertinotti). A Torino è emerso un fatto tragico: l'antisemitismo più
becero ha trovato il suo mentore in un brillante filosofo della sinistra:
Gianni Vattimo. La sua orrida affermazione "non ho mai creduto alla
menzogna dei Protocolli, ma ora comincio a ricredermi", dimostra che
Giorgio Napolitano ha ragione quando ricorda che non vi può essere antisionismo
senza antisemitismo. Uno dei cervelli più brillanti della sinistra ha dunque
deciso di dare legittimità, credibilità, forza all'ossessione dell'ebreo
complottatore. Chi pensava che l'antisemitismo fosse solo della destra
nazifascista, chi ha fatto finta per 50 anni di non sapere che Stalin
perseguitava e uccideva gli ebrei e che solo la sua morte salvò gli ebrei russi
da un Pogrom nel
( da "Tempo,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Da domenica prossima Dopo
Cina e Stati Uniti il meglio del jazz italiano sbarca a Londra L'Associazione
Villa Celimontana in collaborazione con l'Associazione Italian Nights sbarca a
Londra per presentare il "Festival del Jazzitaliano". A partire da domenica
prossima per ben cinque giorni, sui palchi dei più prestigiosi jazz club
londinesi, si alterneranno alcuni importanti gruppi simbolo dello stile, della
tecnica e della sensibilità italiane. Villa Celimontana, dopo
i numerosi successi ottenuti con le varie manifestazioni organizzate in Cina, Israele, Kuwait, New York, Atene si lancia così in una nuova sfida:
irrompere, a suon di musica, anche nel mondo anglosassone per diffondere la
cultura del jazz italiano che ha una sua identità ben precisa e una straordinaria
vivacità. Londra è il luogo ideale per accogliere questo patrimonio.
L'iniziativa, inoltre, vuole sottolineare la tendenza del nostro Paese di
proporsi, sempre più radicalmente e in tutti i campi, come esportatore di
cultura, riproponendo in qualche modo l'onda del successo già riscosso dal
progetto "Made in Italy at Harrods".
( da "Liberazione"
del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fasano (Br) Musica etnica con Aira
in concerto Arco del Balì, centro storico. Napoli Ultimo incontro di studio con
Domenico Losurdo "Il ritorno della Cina": Capitalismo, socialismo,
socialismo di mercato . Alle 17 Soc. studi politici p.za S. M. degli Angeli 1
Afterhours live Palapartenope. Frosinone Grande reggae ciociaro: Maquilabbeba +
dj Leo Cantina Mediterraneo. Roma L'attuale situazione dei "Cinque
patrioti cubani" detenuti nelle carceri Usa, preparazione della non stop
di fine maggio e il rilancio della campagna di solidarietà contro il
"bloqueo" al centro dell' Attivo Straordinario aperto a tutti gli
amici di Cuba alle 18 La Villetta in via degli Armatori 3. La città come spazio
dinamico, luogo reale e immaginato insieme, in cui ricomporre forme in
movimento. Questa è l'idea da cui nasce A new form of beauty la mostra
fotografica di Francesco Antonio Caratù che si apre oggi - fino al 3 giugno -
alla Fabrica di via Savonarola 8. Doppia presentazione a Rinascita via P.
Alpino 48 alle 18.30: Giovanni Bianconi e Giancarlo de Cataldo e i loro libri
Eseguendo la sentenza. Roma 1978 Dietro le quinte del sequestro Moro (Einaudi)
e Onora il padre. Quarto Comandamento (Einaudi); e poi teatro con Porco di Min
- Civitavecchia
( da "Campanile,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fiera del libro, Napolitano:
"Luogo di dialogo non di contese politiche" Napolitano alla Fiera del
libro di Torino: " L'opposizione alla presenza di Israele
stravolge politicamente e culturalmente l'evento. Non c'è confronto se si nega
allo Stato ebraico il diritto di esistere" La scelta di ospitare Israele alla Fiera del Libro "coincide con la nascita
sessanta anni fa di questo Stato deliberata dall'assemblea delle Nazioni Unite.
Non c'e nulla che possa essere contestato". Il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano inaugura la Fiera del libro di Torino e riafferma la
legittimità della presenza di Israele alla
manifestazione culturale dopo le polemiche dei giorni scorsi. Al Lingotto ci
sono bandiere di Israele ad accogliere la visita del
capo dello Stato e i contestatori, subito allontanati, dell'assemblea Free
Palestine che tentano di esporre uno striscione che recita
no al colonialismo sionista-stato unico per arabi ed ebrei in Palestina-boicotta Israele-boicotta la Fiera del Libro 2008. "L'opposizione alla
presenza di Israele alla Fiera del libro stravolge politicamente e culturalmente
l'evento - afferma il capo dello Stato e scandisce che non c'è dialogo se si
nega ad Israele il diritto di esistere". Ma il capo dello Stato dice
anche che il diritto di esistere di Israele "deve
combinarsi con il diritto del popolo palestinese ad avere il suo stato".
Poi breve visita agli stand dove Napolitano firma una bandiera di Israele che gli porge un esponente del Pd. Le parole di
Napolitano sono "ottime e chiare" dice Piero Fassino e il cardinal
Poletto aggiunge che sono "molto equilibrate". Veltroni, dalle
colonne del Corsera oggi ha definito nemici della pace coloro che boiocottano Israele. Entusiasta delle parole del capo dello Stato Sergio
Marchionne. per l'ad del gruppo Fiat, quello di Napolitano - dice è stato
"un bellissimo discorso". La politica italiana, nel giorno del
giuramento del nuovo governo, resta nell'aria. Ma il presidente della
Repubblica smarca ogni domanda sulla questione. "Non affannatevi, tanto
non apro bocca". Mentre Napolitano firma una bandiera di Israele che gli è stata posta dal deputato del Pd, Emanuele
Fiano, durante la visita agli stand. Poi la condanna della strumentalizzazione
politica della Fiera del libro di Torino sottolineando che la manifestazione è
un luogo di dialogo. "Si tratta di un contesto e di un clima che non
possono essere turbati e deviati da contese politiche - ha detto il capo dello
Stato - o intrusioni pretestuose". Riferendosi agli attacchi ed alle
polemiche contro la rassegna che ha inviato Israele
come paese ospite, ha concluso l'intervento citando un saggio contro il
fanatismo di Amos Oz: "Se fossi europeo starei attento a puntare il dito
contro qualcosa o qualcuno. Non dovete scegliere di essere pro Israele o pro Palestina, dovete
essere per la pace". Ma c'è spazio anche per un appello ai giovani:
"Leggete, leggete, leggete. Vi aiuta a pensare e a crescere. Voi siete
l'avvenire del libro e della democrazia". Poi la vicenda Israele. "La scelta di ospitare Israele
coincide con la nascita sessanta anni fa di questo Stato deliberata
dall'assemblea delle Nazioni Unite. Non c'e nulla che possa essere contestato.
L'opposizione alla presenza di Israele alla Fiera del
libro stravolge politicamente e culturalemnte l'evento". Secondo il capo
dello Stato "è piuttosto vero che le contestazioni stanno puntando ad
introdursi in un drammatico conflito arabo-isreaeliano, azzerando il dialogo
perché non c'è dialogo se si nega ad Israele il diritto
di esistere". Per Napolitano il diritto di esistere di Israele
"deve combinarsi con il diritto del popolo palestinese ad avere il suo
stato". Il presidente ha poi proseguito il suo discorso sottolineando che
"non può essere assunto come pretesto la scelta di invitare ogni anno alla
Fiera del Libro come ospite d'onore un paese. Lo si invita e quest'anno la
scelta di Israele è legata al patrimonio
storico-culturale che rappresenta per il suo apporto all'evoluzione della
ricerca e della elaborazione culturale, dei linguaggi espressivi in molteplici
ambiti in una prospettiva comune. Lo si è fatto cogliendo l'occasione del 60mo
anniversario della fondazione dello Stato di Israele
deliberata dall'assemblea delle Nazioni Unite". Riferendosi alla Fiera del
Libro ha rammentato "i valori essenziali che esprime attraverso un'offerta
sempre più riccamente pluralistica che - ha detto - sono quelli del confronto e
del dialogo tra culture, posizioni di pensiero, esperienze creative, senza
confini impenetrabili e senza reclusioni". Per il capo dello Stato il
contesto e il clima della Fiera del Libro "non possono essere turbati e
deviati da contese politiche o da intrusioni pretestuose". Poi la politica
interna e un ricordo della lotta al terrorismo. "Grazie allo spirito
unitario" di tutte le forze politiche che si unirono "a quello che
era e voleva essere un attentato al cuore dello Stato", e alla
"coesione dimostrata di fronte alla sfida terroristica", fu possibile
sconfiggere il terrorismo. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, nell'introduzione al volume "Per le vittime del terrorismo
nell'Italia Repubblicana" che è stato pubblicato in occasione del
primo"Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle
stragi di tale matrice". Napolitano sottolinea l'importanza di avere
riconosciuto la ricorrenza nel 9 maggio, giorno dell'omicidio di Aldo Moro, e
dopo aver citato alcuni dei passaggi della legge con cui il Parlamento ha
deciso l'istituzione della commemorazione, spiega che lo scopo della
pubblicazione è quello di "colmare un vuoto, richiamando nomi e volti,
purtroppo poco ricordati negli ultimi tempi e rimasti in larga parte
sconosciuti ai più giovani, di vittime delle Brigate Rosse e di altre
formazioni terroristiche, nel quadro di eventi tragici della nostra Repubblica,
di cui le generazioni non hanno memoria diretta". "Ci siamo proposti
di rendere omaggio nel modo più solenne - continua Napolitano - a tutti coloro,
fossero essi semplici cittadini, umili e fedeli servitori dello Stato o
protagonisti della storia repubblicana come Moro, che in quel contesto pagarono
con il sacrificio della loro vita i servigi resi alle istituzioni
repubblicane". "Ci inchiniamo più in generale dinanzi ai caduti -
prosegue Napolitano nella sua introduzione al libro - in qualsiasi occasione,
per la Patria, per la libertà e per la legalità democratica. Accomuniamo dunque
nello stesso sentimento di riconoscenza le vittime dello stragismo, del
terrorismo e della mafia, perchè si tratta di persone che hanno tutte dato la
vita per il bene della Repubblica. Noi non dimentichiamo - continua - non
vogliamo che venga mai dimenticato il nostro debito nei loro confronti".
Napolitano sottolinea ancora che la "battaglia contro la minaccia
terroristica, da qualunque parte venisse, fu vinta grazie al sacrificio, tra
gli anni '60 e '80, di coloro i cui nomi sono ricordati qui. Si è scelto il
giorno dell'assassinio di Moro come il più emblematico di quella stagione di
durissime prove". Il capo dello Stato ricorda "le tensioni di quelle
sconvolgenti giornate e innanzitutto le immagini degli uomini di scorta che
vennero trucidati nell'azione mirata al sequestro del presidente della
Dc". Si è scelto il 9 maggio - ripete Napolitano - "perché quella
data e quei tragici eventi del 1978 richiamano simbolicamente anche il momento
in cui tutte le forze politiche, senza eccezione alcuna si unirono nella
resistenza a quello che era e voleva essere un attentato al "cuore dello
Stato" come allora si disse". E "fu grazie a quello spirito
unitario alla coesione dimostrata di fronte alla sfida terroristica che questa
venne sconfitta. Lo stesso rapimento e infine l'uccisione di Aldo Moro -
conclude -segnarono il principio della fine delle Brigate Rosse che si resero
responsabili di quel crimine". Il volume, pubblicato in collaborazione
dalla presidenza della Repubblica e dall'Istituto Poligrafico dello Stato, è
stato consegnato ufficialmente al Capo dello Stato, nel corso della sua visita
di inaugurazione alla "Fiera del Libro" di Torino e raccoglie
immagini e storie delle vittime di 40 anni di terrorismo: dai più recenti
omicidi di Marco Biagi e Massimo D'Antona alle bombe sui treni, alla strage di
Bologna. (09-05-2008).
( da "Manifesto,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Free palestine "Non siamo
contro i libri di Israele" l. fa. Nessuna
"ombra di un dissenso violento e insensato" (Fiamma Nirenstein), non
"un pensiero estremista che si risolve nel bruciare bandiere"
(Margherita Boniver), niente ha turbato la prima giornata blindata del
Lingotto, presidiato in occasione della visita del presidente Napolitano. Solo
il tentativo di srotolare sotto gli occhi dei poliziotti uno striscione con la
scritta "No al colonialismo sionista, stato unico per arabi ed ebrei in Palestina. Boicotta Israele,
boicotta la Fiera del Libro 2008", e un volantinaggio gentilmente
consentito dalle forze dell'ordine davanti alla Fiera. Un compromesso che non
ha accontentato il gruppo di manifestanti di Free Palestine. "Siamo in una
situazione vergognosa - ha protestato Anna Musini - in cui si restringono gli
spazi di democrazia. E' gravissimo che Israele possa tirare
fuori i suoi simboli, mentre i palestinesi no. Agli oppressi non è concesso
nulla, mentre agli oppressori tutto è concesso". Alcuni rappresentanti di
Free Palestine, una cinquantina di persone, tra cui i militanti dei centri, si
sono avvolti con le bandiere palestinesi provocando la
reazione di un solo simpatizzante di Israele, che ha
imprecato da lontano. Le iniziative per contestare la presenza di Israele come paese ospite continuano anche oggi nelle sale di Palazzo
Nuovo (un'assemblea dal pomeriggio fino a sera, e proiezioni filmate sulla
tragedia palestinese) e con un'altra incursione di controinformazione nei
pressi del Lingotto. Ma l'attenzione di tutti è per quella che si
profila come la prima manifestazione di piazza gestita dal nuovo governo Berlusconi,
con la cosiddetta sinistra radicale fuori dal Parlamento e con i media che
soffiano sul fuoco della presunta "zona rossa" dove dovrebbe andare
ad infrangersi il corteo che domani chiamerà a Torino decine di realtà sotto il
segno della lotta a fianco dei palestinesi. Gli organizzatori parlano di 10
mila persone in arrivo. Tra le fila dei manifestanti ci sarà sicuramente il
Pcdl di Ferrando e il Pdci di Diliberto. "Si inaugura oggi un evento a
senso unico che, ospitando solo lo stato di Israele,
decide di stare, come sempre, dalla parte del più forte. E' giusto invece
battersi per i più deboli. Per questo aderisco alla manifestazione di sabato in
difesa del popolo palestinese", ha spiegato Marco Rizzo (Pdci). Filerà
tutto liscio? Davide Grasso, del centro sociale Askatasuna, e portavoce di Free
Palestine, quasi si stupisce per la domanda. "Il corteo vuole arrivare
fino a via Nizza e la questura ha autorizzato ciò che avevamo chiesto, davvero
non capisco l'invenzione della zona rossa, vogliamo solo che vengano rispettati
i patti". C'è un'altra cosa che Davide Grasso ci tiene a precisare.
"Noi non abbiamo mai parlato di boicottaggio di libri e di scrittori
israeliani, sarebbe privo di senso boicottare i libri, anzi, ci sentiamo
calunniati solo per il fatto che qualcuno ci abbia attribuito questa
intenzione. Noi contestiamo la presenza dello stato di Israele
come ospite d'onore alla Festa del libro".
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 110 del 2008-05-09 pagina 32 Chi
cerca il Mossad trova un siciliano di Marina Gersony da Torino Discorso animato,
ma rigorosamente a bassa voce, intercettato ieri mattina tra un paio di addetti
ai lavori seduti nelle prime carrozze del treno Milano-Torino. Ore 11 e 50
circa. Lui, ansioso: "Speriamo che non succeda niente". Lei, nervosa:
"Mia madre mi ha detto tesoro stai attenta... una bombetta buttata lì a
caso... sai com'è, non si sa mai con questi mediorientali... ". Silenzio.
BIPARTISAN Nel frattempo, a Torino, il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano ha già fatto il suo discorso a cui ha fatto seguito la canonica
passeggiata tra i corridoi della Fiera del Libro, tra ovazioni e applausi.
Renata Colorni, allo stand della Mondadori, gli regala il Meridiano Scrittori
di viaggio, a cura di Luca Clerici. Lui sorride e gradisce. E non si tira
indietro neppure per firmare una copia del Riformista con la bandiera d'Israele troneggiante nelle due pagine centrali. Glielo porge il deputato
Pd Emanuele Fiano. Omaggi bipartisan e tutti contenti. BAMBINERIE Al Bookstock
Village, orde di bambini muniti di cappellini e leccalecca, totalmente ignari
di quel che succede intorno, vanno a caccia di autografi di qualcuno,
"basta che sia famoso". Sgarbi è in pole position, soprattutto
tra le ragazzine che al suo passaggio vanno in visibilio. "Abbiamo portato
i bambini in fiera - spiega una maestrina candida e ispirata - per invogliarli
alla lettura e avvicinarli al libro. I piccoli, Israele
non sanno manco che cosa sia". BRIVIDO Una signora attempata vestita da
giaguaro si ferma all'ingresso della sala stampa e chiede a un ragazzo della
Security: "Voi siete per caso quelli famosi del Mossad?". Ride
compiaciuta della sua battuta mentre il giovanotto la guarda perplesso:
"No, io sono siciliano". RICONCILIATI Intanto, tra giornalisti,
addetti ai lavori e curiosi, il tema della mattinata è stato: Gad Lerner e
Fiamma Nirenstein si riconcilieranno? L'amletico quesito si è sciolto verso
l'ora di pranzo, quando le agenzie hanno lanciato l'atteso dispaccio: sì, i due
si sono chiariti e hanno fatto pace, per la gioia di tutta la stampa nostrana.
Pienone per l'intervento di Appelfeld, la vera star del Salone. Per il resto,
no news good news. m.gersony@tin.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
[FIRMA]ALDO BAQUIS TEL AVIV
Sorridenti, distesi, ottimisti: così i dirigenti di Israele
si sono presentati all'appuntamento con le celebrazioni ufficiali per il 60.mo
anniversario dello Stato ebraico. Certo i primi decenni non sono stati facili:
eppure la stragrande maggioranza degli israeliani confermano nei sondaggi
d'opinione di essere felici di vivere nel loro Stato, di non meditare affatto
di trasferirsi altrove. "Abbiamo uno Stato splendido", ha esclamato
mercoledì sera il presidente della Knesset Dalia Yitzik lanciando sorrisi
smaglianti a migliaia di persone convenute sulla vetta battuta dai venti del
monte Herzl di Gerusalemme, al cospetto della tomba di Teodoro Herzl. "Il
nostro Paese - ha aggiunto con foga, come aggiornando in persona l'ideologo del
sionismo politico - è una meraviglia secondo ogni criterio storico. Da cento
località di dispersione nel mondo abbiamo forgiato un popolo e uno Stato che è
un rifugio per i perseguitati". Anche il premier Ehud Olmert - che da una
settimana è oggetto di indagini della polizia - è apparso disteso quando,
obbedendo ad un rito della Giornata dell'Indipendenza israeliana, ha premiato
la vincitrice del "Quiz mondiale della Bibbia": la quindicenne Zurit
Berenson. "E' un momento unico di felicità distillata, di orgoglio",
ha detto Olmert. Ma poche ore dopo ha dovuto cambiare atteggiamento, quando la
magistratura ha reso pubbliche le accuse di corruzione nei suoi confronti. Il
premier, molto nervoso è apparso in tv per smentire tutto: "Non ho mai
preso mazzette, non un soldo per me stesso", ha detto, ammettendo però di
aver ricevuto "contribuiti finanziari", da lui ritenuti leciti,
dall'imprenditore Morris Talansky. Olmert ha comunque annunciato: "Se la
giustizia decide di incriminarmi, mi dimetterò" Una festa guastata per il
primo ministro, e una festa che non è stata condivisa da tutto il Paese. Anche
ieri ci sono stati combattimenti a Gaza, una madre palestinese è rimasta
uccisa. In Galilea una manifestazione di migliaia di arabi in ricordo della
Nakba (la dispersione di centinaia di migliaia di palestinesi
dovuta alla nascita di Israele, nel 1948) è degenerata in duri scontri con la polizia. Ma di
questi episodi l'israeliano medio - determinato a concedersi una pausa e una
giornata di svago - ha solo avuto un vago sentore. Come in passato gli eventi
ufficiali si sono svolti nei due luoghi principali della memoria israeliana a
Gerusalemme: l'austera Spianata del Muro del Pianto, dove si è reso
omaggio ai 22 mila caduti in tutte le guerre, e il Monte Herzl, a pochi passi
dal Museo dell'Olocausto Yad va-Shem, dove mercoledì sera hanno acceso le
fiaccole d'onore quanti - ebrei ed arabi - hanno dato un particolare contributo
alla società israeliana. Momenti di autentica commozione si sono avuti quando
una delle fiaccole è stata accesa dal quindicenne Oren Almog che nel 2004 perse
diversi congiunti e la vista in un attentato palestinese a Haifa e che malgrado
la sua menomazione è divenuto un campione di vela. Fuochi di artificio hanno
illuminato i cieli di Israele, con l'eccezione di
Sderot, dove gli abitanti hanno hanno i nervi scossi dopo anni di attacchi di
razzi palestinesi da Gaza. Ieri il tono dei festeggiamenti è stato molto meno
protocollare. Masse di gitanti hanno preso d'assalto i parchi nazionali: mezzo
milione di persone in Galilea, altrettanti nel centro di Israele,
centomila sul litorale di Tel Aviv. Dagli anni '70 non si fanno più, in Israele, parate militari vere e proprie con carri armati,
cannoni, missili e soldati. L'amore per l'esercito viene espresso in termini molto
più familiareschi: ieri quando a Glilot, a nord di Tel Aviv, è stato
autorizzato per la prima volta l'ingresso nella prestigiosa base
dell'intelligence gli israeliani hanno colto l'occasione per un insperato
picnic. Fra relitti di blindati russi, modelli di aerei senza pilota, vicino ad
un replica dei fortini degli Hezbollah hanno steso le loro coperte e all'ombra
di vecchi eucalipti hanno addentato i manicaretti portati da casa. A breve
distanza, nell'isola pedonale della stazione di Tel Aviv - un rettangolo di
verde nella metropoli - migliaia di persone erano felici attorno ai barbecue:
ad anni luce di distanza dai luoghi delle celebrazioni solenni del Muro del
Pianto e del Monte Herzl di Gerusalemme.
( da "Stampa,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
SCRITTE CONTRO "LA
STAMPA" Sulla facciata della redazione novarese Due scritte di colore
rosso e in carattere stampatello, vergate con bomboletta spray, sui muri della
sede novarese de "La Stampa", in corso della Vittoria
( da "Stampa,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
IL TRENO PER IL DARJEELING Le surreali
disavventure di tre fratelli verso l'India a cercare la madre Wes Anderson, il
regista, prende in giro il classico viaggio spirituale in India, tanto in voga
negli Anni '60-'70 e anche in seguito. "Il treno per il Darjeeling" è
un film di peripezie e disavventure più che di comicità: in un turbine di
bagagli Vuitton (valige, valigette, bauli, borsoni, tascapani), tre fratelli
intraprendono il loro viaggio in India allo scopo di ritrovarsi e di ritrovare
la madre. Non si ritrovano (non si parlavano da un anno); e la madre (è
Anjelica Huston), esule mistica, appena li vede scappa via. Il treno è diretto
al deserto del Rajasthan: i due movimenti (del treno, degli stravolti
personaggi) si svolgono parallelamente, con pause per cerimonie religiose, shopping,
contemplazione di paesaggi. Un paio di volte Bill Murray, senza un perchè,
corre dietro al treno ormai perduto. Lietta Tornabuoni ALLA RICERCA
DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail
Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per infanzia Alexandra
soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta d'aiuto: il padre
è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura. Regia di Marc Forster, con
Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale amicizia tra Amir, figlio di un
nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo. Dal best seller di Khaled
Hosseini, dirige l'autore di "Monster's ball" e
"Neverland". CARNERA Drammatico. Regia di Renzo Martinelli, con
Andrea Iaia e Anna Valle. Il cineasta de "Il mercante di pietre"
porta sullo schermo un mito sportivo italiano: Primo Carnera, pugile campione
del mondo all'epoca del Duce. 10 COSE DI NOI Commedia drammatica. Regia di Brad
Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore di "Casper" e
"City of angels" porta sullo schermo il rapporto di amicizia che
s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di supermercato. I DEMONI DI
SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano Montaldo. con Miki Manojlovic e
Carolina Crescentini. La storia comincia nel
( da "Stampa,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
FIERA DEL LIBRO Torino 8/12 maggio Sergio Della Pergola, nato in Italia, vive in Israele dal 1966. È docente di Studi sulla Popolazione Ebraica
all'Università di Gerusalemme e ha pubblicato dal Mulino "La forza dei
numeri", in cui sostiene l'ineluttabilità della cessione di terra ai
palestinesi. Oggi presenterà il suo volume alle
( da "Stampa,
La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La forza dei numeri è la stessa della
goccia cinese che pian piano scava la più dura delle rocce". Il professor
Della Pergola siede nel salotto dell'appartamento di gusto italiano
all'ingresso di Gerusalemme, la città degli ulivi e delle pietre. Furono i suoi
numeri a persuadere Sharon ad abbandonare Gaza nel 2005, le cifre elaborate per
il Rapporto Strategico sul Popolo Ebraico che illustravano come, seppur
sconfitti militarmente, i palestinesi avrebbero finito per vincere la guerra
demografica. La scommessa dell'ex premier israeliano si è spenta con la sua
vita due anni fa, ma Sergio Della Pergola, docente di Studi sulla Popolazione
Ebraica all'Università di Gerusalemme e demografo di fama internazionale, è
andato avanti, ha raccolto tabelle, grafici, statistiche, in un volume pubblicato
dal Mulino che s'intitola La forza dei numeri. E li ha
regalati a Israele per i suoi 60 anni. La politica, da queste parti, sembra
piuttosto confusa. Cosa dicono i numeri, professor Della Pergola? "Il
futuro è scritto. Israele non potrà essere contemporaneamente ebraica, democratica e
grande. Dovrà rinunciare a qualcosa". Quale delle tre prerogative
suggerirà di sacrificare quando il premier Olmer, come già Sharon, le domanderà
consiglio? "La mia tesi scontenta tutti, gli irriducibili nostalgici
dell'utopia della Grande Israele e chi, dopo anni di
tentativi di pace abortiti, propone uno Stato binazionale. La prima ipotesi è
fuori discussione, ma uno Stato binazionale ucciderebbe l'identità ebraica d'Israele. Oggi gli ebrei sono l'80% della popolazione, nelle
scuole però la percentuale scende di 10 punti. Gli arabi fanno più figli: nel
giro di 25 anni il rapporto potrebbe mutare sensibilmente fino ad avere il 70%
di ebrei adulti e un pareggio o addirittura un sorpasso tra gli under 16. Una
minaccia seria per l'identità nazionale. Anche perché, oltre agli arabi, ci
sono circa 900 mila immigrati dell'ex Unione Sovietica registrati come
israeliani e dunque ebrei pur essendo cristiani ortodossi". Ricapitoliamo:
per restare un Paese ebraico e democratico Israele deve
cedere la terra. È così? "I confini esistono, sono grosso modo quelli del
'67 e devono separare il popolo ebraico da quello palestinese. Il massimo della
presenza araba che Israele può accettare è il 3%, il
resto va assegnato allo Stato palestinese, anche se questo significasse per Israele retrocedere un po' oltre la linea del '
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 110 del 2008-05-09 pagina 32
Yehoshua: "Israele avrebbe salvato gli ebrei
dalla Shoah" di Caterina Soffici nostro inviato a Torino Cominciamo con
l'aneddoto. Un giorno Abraham Yehoshua telefona all'idraulico e risponde il
figlio. "Vorrei parlare con papà". "Papà ti vuole
Yehoshua". E poi, sottovoce: "Ma è ancora vivo?". Quando le
nuove generazioni pensano che uno scrittore sia morto, vuol dire che è da così
tanti anni un punto di riferimento da essere considerato ormai un classico. Ma
alla domanda di Elena Loewenthal (che l'ha presentato al pubblico insieme con
Alessandro Piperno), Yehoshua ride: "Non mi sento affatto un classico e
anche se lo pensassi verrebbe subito mia moglie a dirmi: macché, non sei un classico
per niente, mettiti a lavorare. Se tra 50 anni sarò un classico, sarò talmente
morto che non avrò occasione di gioirne". La leggerezza con cui Yehoshua
ha aperto ieri la Fiera del libro di Torino è il primo messaggio di distensione
per un'edizione preceduta da proteste, boicottaggi ed eccessive polemiche.
Applausi a scena aperta accolgono le parole di Ernesto Ferrero, direttore della
manifestazione: "Pensate che stupidità sarebbe stata impedirgli di
parlare". In verità ieri la giornata è filata via liscia, almeno
all'interno dei padiglioni del Lingotto, dove nessuno si è sognato di
protestare o manifestare dissensi per l'invito di Israele
a 60 anni dalla fondazione dello Stato. E Yehoshua, scrittore simbolo insieme
con Aaron Appelfeld (che ha tenuto la sera precedente la lectio magistralis di
apertura alla Reggia di Venaria), ha fatto di tutto per essere presente, visto
che altri big come David Grossman e Amos Oz avevano già da tempo annunciato che
non sarebbero potuti venire. Una toccata e fuga per poi ripartire diretto a
Roma, dove ieri sera è andata in scena la prima e unica rappresentazione
italiana dell'opera tratta da Viaggio alla fine del millennio, di cui lo stesso
Yehoshua ha riadattato il libretto. Yehoshua è lieve e ironico, come lo sono i
suoi libri (L'amante, La sposa liberata), ma duro nei concetti. Dice:
"Vengo da un'antica famiglia di Gerusalemme, che viveva là già nel XIX
secolo. Io deploro il fatto che gli ebrei non abbiano potuto creare uno Stato
prima dell'Olocausto. Se avessimo avuto uno Stato si sarebbero potuti salvare
molti ebrei negli anni '20 e '30. Voi non potete capire che cosa è stato
l'Olocausto per noi. È un colpo da cui mai, mai ci riprenderemo. Tutti quei
milioni di ebrei sono morti per niente, e noi soffriremo fino alla fine dei
nostri giorni per questo. Ed è per questo che nel momento in cui io esamino la
storia degli ebrei con la lente della catastrofe io mi arrabbio così tanto
perché gli ebrei non avevano un loro Stato". Una risposta forte e chiara a
chi nei giorni scorsi, a cominciare dal professor Vattimo, ha
esaltato i diritti palestinesi per attaccare Israele e a quanti
continuano a negare legittimità all'esistenza stessa dello Stato israeliano.
Poi si parla di moralità nella scrittura, dei suoi personaggi, di come i suoi
romanzi riescano a raccontare e interpretare il grande fluire della Storia
attraverso le storie minime e i sentimenti dei singoli. Come in Fuoco
amico, l'ultimo libro, pubblicato da Einaudi, dove la tragedia della guerra e
la perdita del figlio per la pallottola partita dal fucile di un commilitone
portano il protagonista a rifugiarsi nell'Africa nera e al rifiuto totale della
propria nazione, al punto da bruciare nella stufa i giornali in ebraico che la
sorella gli porta in regalo. La sala è piena di studenti dei licei di Torino e
provincia. Dal pubblico una ragazza domanda: "Il boicottaggio è un atto di
antisemitismo?". Yehoshua, lievemente e duramente, risponde: "Sono
molto dispiaciuto per questa storia del boicottaggio. Da quarant'anni mi batto
per il riconoscimento dello Stato palestinese. Sono stato tra i primi firmatari
della petizione all'Onu affinché il mio governo tratti con l'Olp e ora sostengo
il dialogo con Hamas. Gli intellettuali, gli scrittori tengono per il dialogo,
non per il boicottaggio". Applausi scroscianti e prolungati. Poi riprende:
"Io prego che in futuro nasca uno Stato palestinese. E vorrei che la
prossima edizione fosse dedicata a loro e che li invitaste alla Fiera di
Torino. Allora io tornerei qui per salutarli". Partito in modo lieve,
l'incontro si chiude con altre battute, perché Yehoshua è un gigione simpatico
e riesce a coniugare il peso delle cose che dice con l'ironia senza diventare
mai noioso. A un ragazzo che domanda perché spesso nei suoi libri separa i
coniugi e racconta le storie dei due personaggi in modo parallelo, risponde:
"Lei è giovane, ma dopo 48 anni di matrimonio, come me, lei capirà che
cosa voglio dire". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
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N. 110 del 2008-05-09 pagina 0
Attacchi a Israele, il Cavaliere: "Frange
assurde" di Redazione Il premier ai festeggiamenti del 60esimo dalla
nascita dello stato ebraico: "Le proteste? Sono cose isolatissime. Fanno
trambusto, ma rappresentano lo 0,00 per cento del popolo italiano". E sul
corteo antagonista di domani: "Nessuna preoccupazione" Roma - Berlusconi cancella le polemiche e si stringe a Israele. "Sono cose isolatissime: tutto il popolo italiano è vicino
a Israele, siamo il popolo più vicino". Così il premier, appena giunto
alla cerimonia di festeggiamento ai 60 anni della nascita di Israele, giudica le proteste di questi giorni a margine della Fiera del
Libro di Torino. "Si tratta di frange assurde e irrilevanti che
fanno un trambusto, ma - sottolinea il presidente del consiglio - rappresentano
lo 0,00 per cento del popolo italiano". E il Cavaliere tranquillizza anche
sulla situazione dell'ordine pubblico a Torino, dove domani è previsto il
corteo "antagonista" a favore della Palestina
e contro Gerusalemme. "Non abbiamo nessuna preoccupazione in vista di
domani" afferma sicuro Berlusconi alla vigilia del corteo di protesta a
margine della Fiera del Libro. Israele "Quella di
oggi è una data molto rilevante: 60 anni fa nasceva uno Stato che ha dato
accoglienza a chi non aveva una patria, a degli esuli, una realtà fondata sui
principi di libertà, uguaglianza e tolleranza" continua il premier.
"Dopo anni di straordinaria dinamicità - aggiunge - ha raggiunto livelli
di eccellenza in tutti i settori ed è l'unica vera democrazia in Medio Oriente.
Partecipiamo a questa festa con viva cordialità, da Peres e Olmert ho avuto
l'invito ad andare in Israele e lo farò con tutto il
cuore". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.