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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DELL’ 8 e 9 maggio 2008       #TOP



Report "Israele/Palestina"

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Indice delle sezioni

Israele/Palestina (150)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

Al via la Fiera: Si parli di libri e scrittori Oggi arriva Napolitano. Denunciati tre ragazzi per vilipendio alla bandiera di Stati esteri ( da "Unita, L'" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: stato giusto invitare i grandi scrittori israeliani nell'anno dell'anniversario dello Stato di Israele. Se poi chi ha protestato contro questa Fiera l'ha fatto semplicemente perché Israele esiste e per delegittimare questo Paese, l'invito assume un ulteriore significato". Si vedrà se si riuscirà a parlare di libri e scrittori e lettori già da stamattina.

ROMAIn Campidoglio il vessillo di Israele: prima volta in sessant'anni ( da "Unita, L'" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: edizione del ROMAIn Campidoglio il vessillo di Israele: prima volta in sessant'anni LA BANDIERA ISRAELIANA (nella foto) sventola da ieri sera - per 24 ore - in piazza del Campidoglio, per celebrare i sessant'anni della nascita dello stato di Israele. Un fatto non solo simbolico, ma che assume un "significato storico", come ha sottolineato il neo sindaco di Roma Gianni Alemanno,

La vera prova sabato, quando ci sarà la manifestazione indetta dalle associazioni pro-Palestina per la quale arriveranno esponenti dei centri sociali da tutt'Italia ( da "Unita, L'" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del La vera prova sabato, quando ci sarà la manifestazione indetta dalle associazioni pro-Palestina per la quale arriveranno esponenti dei centri sociali da tutt'Italia.

C'è chi invoca la censura per la band italiana che inneggia all'Eta ( da "Unita, L'" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: della Palestina, dei paesi Baschi". Il brano in questione è presente in un disco del gruppo uscito nel 2003. Non si tratta di un testo scritto in Italia, la canzone originale è del gruppo basco Etxamendi Ta Larraide e rievoca l'attentato nel quale perse la vita il braccio destro di Franco (allora ancora vivente) Carrero Blanco.

<Insegno la Cabala per avvicinare l'uomo al divino> ( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in Israele, promuove incontri con cabalisti guaritori, artisti, medici e psicologi interessati a trovare una guida in campi non convenzionali, a comprendere qualcosa di più sulle radici ebraiche del cristianesimo. Basandosi e vivificando gli aspetti del Talmud e della Cabala che ricordano i doveri dell'uomo verso l'ambiente.

Da oggi al 12 maggio la festa dei libri ( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e come Paese ospite Israele nel 60º anniversario della nascita dello stato, proseguirà sino a lunedì 12 maggio, con i seguenti orari: giovedì, domenica e lunedì 10-22; venerdì e sabato 10-23. Biglietto di ingresso: intero 8 euro, ridotto 6, professionali 5. Per informazioni: Segreteria organizzativa, via Santa Teresa 15,

Tra fumogeni, denunce e misure di sicurezza ( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il fumo è stato quello dei fumogeni con cui i contestatori di Israele, Paese ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino, hanno ieri pomeriggio impestato la zona di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell'Università. "Boicotta Israele sostieni la Palestina" e "Solidarietà alla resistenza palestinese" gli slogan urlati.

Ciò che è in gioco a Torino ( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele difendiamo il diritto alla critica delle pratiche oppressive dei suoi governi, cosa che - del resto - facciamo ogni giorno su questo giornale. Da oggi a sabato, a Torino, non è in gioco il diritto di vivere dello stato israeliano, ma la libertà di denunciare e contestare le condizioni di non-vita cui sono ridotti i palestinesi,

ANTICIPAZIONI ( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Uri Avnery: ecco la storia reale d'Israele P. 7/20 Fiera del libro/2 A Torino sarà presentato "La perdita", un dialogo tra Rossana Rossanda e Manuela Fraire. Uno stralcio P. 15 Fermo immagine Marlon Brando al funerale di Bobby Hutton, la giovane Pantera Nera uccisa dalla polizia.

L'Anp: Ecco perché non partecipiamo ( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Noi negoziamo con Israele, noi parliamo con Israele, noi stiamo discutendo per arrivare alla pace con Israele. Non siamo contrari alla presenza di Israele in qualsiasi manifestazione. Non siamo contro, siamo per sollevare la questione palestinese, la catastrofe del popolo palestinese, i diritti dei palestinesi che purtroppo sono stati volutamente tenuti fuori da questo evento.

La bandiera israeliana in Campidoglio ( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anni della fondazione dello Stato di Israele. Un omaggio fortemente voluto dal neosindaco di Roma Alemanno e che "ha un significato storico molto importante", anche perché si tratta della prima volta. Alla cerimonia di alzabandiera era presente anche l'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir, e il presidente della comunità ebraica della capitale,

Torino superblindata inaugura la Fiera del libro ( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di certo la più contestata nella storia della manifestazione per la scelta di dedicare a Israele il ruolo di paese ospite d'onore. Nonostante le rassicurazioni degli organizzatori ("siamo tranquilli, ma attenti", ha ripetuto anche ieri il direttore generale della Fiera, Ernesto Ferrero), basterà darsi un'occhiata intorno per capire che aria tira.

Hezbollah sciopera Libano in fiamme ( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e Stati Uniti. Il movimento sciita tuttavia contesta anche la decisione del governo di rimuovere il generale Wafiq Shuqeir - considerato vicino a Hezbollah - dall'incarico di responsabile della sicurezza dell'aeroporto di Beirut. Un dirigente di Hezbollah, Qassim Allaq, ha spiegato che le telecamere installate nei pressi dello scalo sono in funzione da oltre 20 anni e che

Ci sarò. Per la Palestina ( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nel contesto della Fiera del libro ci sia un unico interlocutore presente, il governo e lo stato d'Israele, ma non si faccia mai cenno all'altra parte, al popolo palestinese. Invece bisognava invitare tutte e due le parti, proprio perché il problema non può essere isolato. Dal momento che c'è una guerra in atto, si massacrano, si sparano, si uccidono;

L'invito, premio all'occupazione ( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Contro la scelta di Israele come ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino - da oggi al 12 - si è schierato il sociologo palestinese Jamil Hilal, molto conosciuto in Italia. Per Hilal scegliere lo Stato ebraico come ospite d'onore significa "premiare Israele per la sua continua occupazione, per il suo assedio alla Striscia di Gaza,

No al boicottaggio dal poeta Adonis ( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Su un altro fronte, ha destato scalpore in Israele, dove da due mesi è in cima alle classifiche dei libri più venduti, un romanzo iconoclasta del giovane scrittore Alon Hilu che si burla di un pioniere sionista del XIX secolo, mentre dimostra empatia verso un adolescente palestinese da lui ingannato.

Ironica, parossistica, alimentata da una vena crudele è in arrivo al Lingotto la scrittrice Orly Castel-Bloom ( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Un fenomeno da Israele Ironica, parossistica, alimentata da una vena crudele è in arrivo al Lingotto la scrittrice Orly Castel-Bloom Francesca Borrelli Ci si può avvicinare, chi l'ha incontata dice che non è pericolosa, non sputa, non bestemmia, non si droga, non porta armi: non in pubblico, almeno.

A Gerusalemme i 60 anni sono già arrivati Via alla festa, ma la corte di Olmert traballa ( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, furono cacciati via o fuggirono dalla loro terra dove non hanno più potuto far ritorno. Il programma di celebrazioni per Israele è fitto e andrà avanti per mesi. Prevede oltre a cerimonie ufficiali anche eventi artistici e musicali. C'è attesa per il seminario (13-15 maggio) organizzato dal capo dello stato Shimon Peres al quale prenderanno parte almeno dieci presidenti

E lo Stato si chiamerà Israele ( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Apparentemente fra Kfar Sava in Israele e la vicina Qalqiliyah palestinese, fra Mod'in Illit e Bil'in. Tra lo Stato di Israele (e un po' di terra in più arraffata) e i Territori Occupati palestinesi. In realtà, fra due mondi. Nella fervida immaginazione di coloro che credono nello "scontro di civiltà", siano essi George Bush o Osama bin Laden,

Il direttore di Le Figaro: Berlusconi e Sarkozy sono simili ( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sempre dedicato ai 60 anni di Israele: "Non ci sono state contestazioni come a Torino". Quanto al crollo della popolarità del presidente francese alle ultime elezioni amministrative, "bisogna dargli tempo - ha spiegato il giornalista -. Anche perché il giudizio dei cittadini sulle singole riforme è positivo".

Tensione a Torino. Tre indagati per i roghi ( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele Visita "blindata" per il Presidente. Procura al lavoro sulle bandiere bruciate. Contestazioni all'Università TORINO - Alla fine, tocca ad Aharon Appelfeld, 76 anni, uno dei più grandi scrittori d'Israele, pronunciare le parole magiche, quelle che richiamano alla pace dei cuori e al silenzio delle polemiche: "Il mio discorso ce l'

Starnone: io ci sarò No ad attacchi assurdi ( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sono da sempre critico verso la politica di Israele. è in atto uno scontro violentissimo, che va fermato, tra uno Stato ricco e tecnologicamente avanzato e un popolo povero e male armato. Ritengo l'occupazione dei territori una cosa nefanda, la condizione umana dei profughi palestinesi una delle vergogne della nostra epoca.

Israele e la libertà dal pregiudizio ( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele di partecipare come ospite d'onore al Salone del Libro di Torino, aggiungendo: "La mia impressione è che si veda come illegittima non soltanto la presenza alla Fiera del Libro, ma la stessa esistenza di Israele". Non si può dire che gli avvenimenti degli ultimi giorni, con le critiche rivolte da un noto intellettuale del mondo arabo alla giustissima decisione del presidente

Campidoglio, issata ieri la bandiera d'Israele ( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che rappresentò la distruzione dello Stato di Israele e i festeggiamenti di sessant'anni fa quando, una volta ricostituito lo Stato di Israele, fu permesso agli israeliani di passare sotto l'Arco". "Oggi - ha osservato il sindaco - il fatto che la bandiera di Israele sventoli sul Campidoglio rappresenta in qualche modo la chiusura di una grande tragedia" ed il coronamento "

La banda ( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,

Guida ai film a cura di Maurizio Porro DRAMMATICO Sotto le bombe ( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Apollo.

Ragazzi e ( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 11 categoria: BREVI Ragazzi e "squatter" "Se offriamo al quartiere il "pranzo partigiano" del 25 Aprile ci chiamano "ragazzi". Quando manifestiamo pro Palestina diventiamo "squatter"".

Gli antagonisti: decideremo all'ultimo minuto ( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: non è che di Israele a noi importi poi molto". Non è un argomento che sentono particolarmente, lo testimonia l'assenza di qualunque accenno alla questione palestinese nei tazebao all'ingresso, tutti molto autoreferenziali. Più che Ben Gurion o Olmert, interessano il Chiamparino "legge e ordine" assimilato al leghista Borghezio.

10 ( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 11 categoria: BREVI 10 maggio è il giorno in cui è previsto il corteo pro-Palestina: i manifestanti non potranno avvicinarsi a più di duecento metri dal Lingotto.

Bandiere e proteste ( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la manifestazione pro-Palestina organizzata dai centri sociali ieri mattina davanti a Palazzo Nuovo a Torino. Sopra, preparativi anche per le misure di sicurezza: alcuni poliziotti presidiano già il Lingotto. A destra, ultimi ritocchi per l'allestimento della Fiera: campeggia la bandiera di Israele, ospite d'onore.

Kefiah, fotografi e scolaresche in fuga la tensione viaggia tra gli stand - concita de gregorio ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Parecchio più teso è il clima allo stand di Israele, in Fiera. Ferrero racconta che l'iniziativa di invitare Israele come ospite d'onore è nata durante un incontro a Bose, la comunità di Enzo Bianchi, da un'idea di alcuni librai torinesi tra cui Angelo Pezzana, titolare della libreria Luxemburg.

Il vessillo di israele in campidoglio ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Cronaca Il vessillo di Israele in Campidoglio ROMA - La bandiera israeliana issata per 24 ore in piazza del Campidoglio per celebrare i sessant'anni della nascita dello Stato di Israele. Ieri sera il neosindaco di Roma Gianni Alemanno ha partecipato all'alzabandiera insieme all'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir.

Torino, partenza blindata per la fiera del libro ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: per protestare contro la decisione di indicare Israele come ospite d'onore dell'edizione di quest'anno. Ieri gli organizzatori del boicottaggio hanno annunciato che prevedono di far arrivare a Torino "5-7.000 persone per una manifestazione pacifica e senza incidenti". Al termine del corteo, che ci concluderà a duecento metri dagli ingressi della Fiera,

Libri, il giorno di napolitano ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anche se le preoccupazioni maggiori sono per sabato, giorno del corteo contro Israele organizzato da "Free Palestine", per il quale si preannuncia il proposito di forzare gli eventuali blocchi per raggiungere il Lingotto. Ieri tre giovani sono stati denunciati dalla Digos per aver bruciato le bandiere israeliane e statunitense il Primo Maggio.

Bandiere bruciate, tre denunciati uno è figlio di un giudice civile ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sventolano i vessilli - tre di Israele, uno degli Stati Uniti - poi appiccano il fuoco. Qualcuno applaude. C'è il successivo lavoro di riconoscimento ed identificazione degli investigatori. Tre giorni di accertamenti minuziosi. Il risultato è il rapporto finito ieri mattina sul tavolo del procuratore aggiunto Maurizio Laudi.

Free palestine, promessa che inquieta "sfonderemo per arrivare al salone" - niccolo zancan ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: agenti NICCOLO ZANCAN niccolò zancan Tremila persone al corteo contro Israele, mille agenti a vegliare su un sabato pomeriggio difficile. "Sarà una questione di numeri", dicono in questura. Però i numeri sono neutri, non spiegano. Per esempio il fatto che metà degli antagonisti arriverà da fuori Torino. Ieri sera, nuove adesioni da Milano e Bologna, centri sociali Transiti e Crash.

Napolitano apre la fiera la prima di un presidente - federica cravero ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano a Roma, Gideon Meir. Ma non erano mancate voci critiche. Come quelle del filosofo Gianni Vattimo e dell'ambasciatore palestinese in Italia, Sabri Ateyeh, che aveva espresso "massimo rispetto" per la scelta di Napolitano, salvo sollevare alcune perplessità visto che il gesto potrebbe essere interpretato "come un appoggio italiano alla politica di negazione dei diritti del

Il suono del corno di capra saluta i 60 anni dalla fondazione di israele ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele Con il suono dello shofar, il corno di capra utilizzato in alcune feste particolari, la comunità ebraica torinese ha ricordato ieri sera in Sinagoga i 60 anni dalla fondazione di Israele. La festa di Yom Hazmaut che si svolge ogni anno in questo periodo, coincide per una pura casualità con la serata di apertura della Fiera del Libro dedicata allo stato con capitale Gerusalemme.

Fra il sacro e il profano i cento volti della fiera - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: tra i massimi letterati contemporanei, lo scrittore israeliano ha pubblicato di recente Fuoco amico, il suo ultimo romanzo. Stamattina lo si può incontrare in Fiera. Qualcuno lo ha accusato di essere "un razzista immorale", ma lui è uno che pensa che "l'esplosione della cultura ebraica in molti campi non è un buon segno.

Il cinema di qua e di là dal muro - mario serenellini ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: con Juliette Binoche MARIO SERENELLINI "Amos Gitai è israeliano ma il suo sguardo avvolge pure l'altra faccia della medaglia, anche la terza, cioè l'Europa. Questa sua apertura mi ha subito conquistata. Quando mi ha fatto leggere la sinossi di Disengagement, ispirato all'Uomo senza qualità di Musil, ho sentito di poter entrare nel suo universo".

Tra corni da caccia e finger food alla reggia la festa dei novecento - sara strippoli ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che arriva oggi con l'ambasciatore israeliano Gideon Meier. Per il mondo ebraico è presente il consigliere dell'ambasciata d'Israele Elazar Cohen. Editoria al gran completo: Gian Arturo Ferrari di Mondadori, che fra l'altro proprio qui a Venaria è convolato a nozze, Inge Feltrinelli, Elisabetta Sgarbi.

Brevi, schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Azzurra Eraldo Affinati e Stas Gawronski incontrano lo scrittore israeliano Aron Appelfeld. israele Alle 17 al Caffè Pedrocchi Vittorio Dan Segre presenta il suo libro "La metamorfosi di Israele" con Khaled Fouad Allam ed Elena Loewenthal. A cura di Utet. in cucina con luciana Alle 17.30 in Sala Gialla "Il bello della cucina" con Luciana Littizzetto, Allan Bay, Bruno Gambarotta,

Giunta, alemanno a caccia di tecnici - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: tecnici E in Campidoglio sventola la bandiera di Israele Il 26 debutta il nuovo Consiglio comunale. Contro l'esclusione lista Grillo ricorre al Tar GIOVANNA VITALE La fuga in avanti del coordinatore azzurro Francesco Giro, che uscendo dal primo vertice congiunto Fi-An convocato per definire la prossima giunta capitolina ha snocciolato la lista quasi completa degli assessori in pectore,

Oggi la Fiera del libro di Torino a rischio di opposti integralismi ( da "Liberazione" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele Autori schiacciati tra due fazioni: chi nega il diritto di parola e chi nega l'occupazione della Palestina Oggi la Fiera del libro di Torino a rischio di opposti integralismi Stefania Podda Torino (nostra inviata) Zone rosse, agenti del Mossad in giro per la città e per gli stand, misure di sicurezza che nemmeno la conferenza di Annapolis sul Medio Oriente.

Cosa diceva la radio che dava tanto fastidio ai clan. Il notiziario del 24 dicembre 1977 di Radio Aut ( da "Liberazione" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fallire i piani israelo-egiziani che mirano alla liquidazione della causa palestinese. Notizie nazionali Pontedera Occupato il comune. Oggi, durante la conferenza stampa organizzata subito dopo l'occupazione, è emerso, in tutta la sua gravità, il problema degli enti locali condotti all'asfissia da trentenni di governi democristiani che hanno badato solo agli interessi dei padroni.

Rende (Cs) Da vedere e/o rivedere: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto il film di Petri del 1970 alle 21 al Dam dell'Università della Calabria ( da "Liberazione" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Torino Prosegue la rassegna Free Palestine : alle 18.30 al cinema Fratelli Marx in corso Belgio 53 Intervento divino di Suleiman; alle 20.30 omaggio a Wael Zuaiter con Teatro Forsennato in Sangue palestinese e poi A stone Throw Away di Lina Halvorsen e dibattito con la regista.

Le tante, troppe spie ignorate di Verona Quando la paura è verso qualcuno Se la mia Cgil fa come re Franceschiello ( da "Liberazione" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come quello di bruciare una bandiera di Israele a Torino. Se l'atteggiamento minimizzante e fuorviante del sindaco veronese Tosi è semplicemente disgustoso, il Presidente della Camera Fini non prova vergogna a fare certe affermazioni? O dobbiamo pensare che a destra, sotto il doppiopetto, qualcuno porti ancora la camicia nera?

Fiera del libro a rischio di opposti integralismi ( da "Liberazione" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In questi mesi di mobilitazione contro la presenza di Israele a Torino, si è oramai perso il senso della misura. Da una parte e dall'altra. Nella pretesa di imbavagliare gli scrittori senza preoccuparsi di tracciare un confine tra cultura e potere, e nell'automatismo di una risposta che cancella l'esistenza dell'occupazione israeliana e della tragedia palestinese.

<Se c'è chi vuol boicottare lo faccia. Qui al Salone vogliamo discutere> ( da "Liberazione" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anche la politica di Israele. Di sicuro c'è che la Fiera non ha mai avuto tanta pubblicità come quest'anno, e sarebbe bello che i media si occupassero anche dei libri. Che invece rischiano di essere oscurati? È un meccanismo incontrollabile, quando si scatena la rincorsa alla notizia, al titolo di giornale forte, al fatto che bisogna sempre caricare per accattivarsi il pubblico.

Sbagliato il boicottaggio del Salone Sbagliato demonizzare chi manifesta ( da "Liberazione" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quello israeliano, come prevedono quelle risoluzioni Onu che sono alla base della legittimità dell'esistenza dello stato d'Israele. La cancellazione della questione palestinese dall'agenda politica è invece la vera emergenza. Il Prc è impegnato per questo a riprendere l'iniziativa per la pace sulla parola d'ordine due popoli due stati con Gerusalemme capitale condivisa di entrambi.

Tre denunciati per le bandiere bruciate in piazza ( da "Liberazione" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: perchè vogliamo che i palestinesi sappiano che in Italia c'è chi sostiene la loro resistenza. Non si tratta di un gesto ostile nei confronti degli ebrei, nè degli israeliani ma dello Stato di Israele, del suo esercito, del suo governo e non c'è stata da parte nostra alcuna equiparazione fra Israele e il nazismo". 08/05/2008.

Non ignorate ancora la manifestazione ( da "Liberazione" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sessanta anni della nascita di Israele un evento culturale di massa come la Fiera del Libro. Se sessanta anni fa Israele avesse consentito la nascita anche della Palestina ciò non rappresenterebbe un problema, ma così non è stato allora e così non è neanche adesso. I motivi li hanno documentati per anni sulle vostre pagine giornalisti preziosi come Stefano Chiarini e Giancarlo Lannutti.

Rispettare e informare Ma noi non ci saremo ( da "Liberazione" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sappiamo che la nostra posizione fortemente filopalestinese e non ostile verso il popolo di Israele e i suoi diritti, è una posizione minoritaria in Italia. Siamo abituati ad essere minoranza. Diversa è la questione di Verona. Che per motivi misteriosi è stata accostata a Torino. Forse solo per quel paragone folle e sciagurato avanzato dal presidente della Camera Fini.

La "gazzetta" cambia direttore ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in Israele dalla scorsa estate, era stato sempre per l'Ansa corrispondente da Tirana e anche responsabile della Gazeta Shqiptare, il foglio in lingua albanese edito dalla stessa Edisud. Nelle settimane scorse il 30 per cento della società editrice è stato acquisito dalla Fimco dell'imprenditore nocese Vito Fusillo per 36 milioni di euro.

Dance, disco e minimalista la nuova frontiera della musica - carlo moretti ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: americano Charlemagne Palestine e il compositore minimalista giapponese Ryoji Ikeda. All'una spazio alla dance degli anni Ottanta con "Italo & Cosmic Disco": sul palco le selezioni musicali saranno curate da due pionieri della dance italiana: Daniele Baldelli, già deejay della Baia degli Angeli e del Cosmic, e Alexander Robotnik,

Beirut in fiamme, un giorno di guerra civile - fabio scuto ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La guerra con Israele nell'estate del 2006 ha dimostrato le sue capacità militari e gli arsenali di cui dispone. Al punto da dotarsi anche di una rete telefonica di tipo militare, che è stata fornita dai "fratelli" di Teheran. Il governo libanese l'altra notte ha definito il network degli integralisti sciiti "illegale" e da smantellare e ha accusato Hezbollah di spiare,

Brevi, schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 10 controcorrente Chi critica Israele è antisemita? In occasione della Fiera del libro di Torino, dedicata allo stato d'Israele, si sono scatenate violente polemiche. Corrado Formigli ne parla col filosofo Gianni Vattimo, Ugo Tramballi ( Sole 24 Ore ) e con esponenti della Comunità ebraica romana.

Il miracolo dell'ebraico che rinasce - torino ( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: per quel che riguarda Israele, Yehoshua, Appelfeld e molti altri. Allora Vogelmann, qual è il segreto di questo prodigio? "La letteratura israeliana ha in sé un grande paradosso: i primi a scrivere in ebraico lo fecero fuori dalla Palestina. Prendiamo Bialik, o piuttosto Brenner che solo in seguito andranno in Eretz Israel.

FERRERO: BASTA POLEMICHE TORINO NON è KABUL ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ma si teme soprattutto la manifestazione di sabato dell'associazione Free Palestine alla quale sono attese cinquemila persone. C'è chi parla di "zona rossa" attorno al Lingotto. "Non siamo a Kabul nè a Baghdad - replica il direttore della Fiera Ernesto Ferrero - Torino riuscirà a fare una Fiera bellissima, e non solo per il tema, che è la bellezza".

FIERA DEL LIBRO, AL VIA NELLA CITTà BLINDATA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: manifestazione di protesta di sabato prossimo contro la presenza ufficiale di Israele. E il segnale che mandano alla vigilia le forze dell'ordine è molto chiaro: tre persone sono state denunciate dalla Digos (che sta lavorando in collaborazione con il Mossad, i servizi segreti israeliani) per avere bruciato le bandiere di Israele e Usa a Torino durante il corteo del Primo Maggio.

SUL CAMPIDOGLIO IL VESSILLO CON LA STELLA DI DAVIDE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dove resterà per 24 ore, alla presenza del sindaco di Roma, Alemanno, e dell'ambasciatore israeliano in Italia, Meir, per il 60.esimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele. Alemanno ha sottolineato come sia "la prima volta" che il vessillo con la stella di David sventoli di fronte al palazzo senatorio.

LA RELIGIONE DIVENTATA TERRA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: reagirono attaccando Israele, ma le truppe israeliane riuscirono a resistere e a contrattaccare. La prima guerra tra arabi e israeliani si concluse a favore d'Israele, mentre nasceva il regno di Giordania con la fusione della Transgiordania con la Cisgiordania, dove, secondo l'Onu, sarebbe dovuto nascere uno stato palestinese.

Prova di forza di Hezbollah Spari nelle strade di Beirut ( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Hezbollah ha asserito che le tensioni proseguiranno finché il governo non revocherà le decisioni adottate contro di esso. Il gruppo accusa Siniora di essere "uno strumento israelo-americano". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

GERUSALEMME - Visti dalla parte araba di questa città così contesa, i q ( da "Messaggero, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele per essere pronti, oggi, a festeggiare i 60 anni (secondo il calendario ebraico) della creazione dello Stato, volevano mandare un segnale inequivocabile. Venivano dalla pianura costiera, da Tel Aviv, e arrivati sopra Gerusalemme si sono dilungati in un gioco di cerchi che man mano si allargavano per coprire non soltanto i quartieri ebraici ma anche la città vecchia,

ROMA - Manco il tempo di gioire che per Bobo Maroni cominciano i grattacapi. Oggi il giuramento e l& ( da "Messaggero, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ma la Lega aveva bisogno di un posto di rilievo, l'unico disponibile era il Viminale, e Maroni è il solo di cui Bossi si fida per incarichi così: "Vedrete, Bobo restituirà il senso di sicurezza ai cittadini" dice il capo leghista. Che però nemmeno sa della manifestazione anti-Israele in preparazione a Torino. re. pez.

Dal nostro inviato Torino A novantacinque anni Boris Pahor arri ( da "Messaggero, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il Salone è accompagnato dal boicotaggio dei paesi arabi e dalle polemiche successive per aver scelto Israele come paese ospite. Come ne pensa? "La parola boicottaggio non dovrebbe esistere. Non deriva da un potere letterario o culturale. Serve il dialogo, la comprensione. Cultura vuol dire sbarazzarsi dei pregiudizi, dell'odio, è uno strumento per vincere i conflitti.

PICCOLA LIRICA Ancora in scena "Tosca" di Puccini in formato cameristico, con l ( da "Messaggero, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: TEATRO DELL'OPERA Va in scena l'opera "Viaggio alla fine del millennio" di Jossef Bardanashvili su libretto di Abrahab B. Yehoshua tratto dal suo romanzo omonimo. Sul podio Asher Fisch, allestimento e complessi della Israeli Opera di Tel Aviv.Lo segnaliamo anche se è già esaurito. Tel. 06481601. (l.d.l.).

Docu-Fiction mmm1/2 Sotto le bombe di Ph ( da "Messaggero, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica.

Festa finita: Olmert indagato rischia l'impeachment ( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, è già stato divulgato dal tabloid New York Post che l' identifica Morris "Moshe" Talansky, un uomo d'affari d'origine ebraica fondatore di finanziario esteso da Long Island a Israele. Proprio l'interrogatorio di Talansky fermato al suo arrivo nello stato ebraico per le celebrazioni della Pasqua avrebbe indotto il procuratore generale a metter sotto torchio il primo ministro

Napolitano alla Fiera del Libro: luogo di dialogo ( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: particolare per le sue prese di posizione negli ultimi giorni a favore dello stato di Israele e della sua presenza a Torino. L'ambasciatore israeliano ha sottolineato che a rappresentare Israele a Torino ci sono 19 autori e questi rappresentano "il sentimento israeliano, la sua vivacità come la sua volontà di pace e di convivenza, sentimenti che ci uniscono ad un forte spirito critico,

Olmert indagato per corruzione "mi dimetterò se sarò incriminato" ( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele Olmert indagato per corruzione "Mi dimetterò se sarò incriminato" GERUSALEMME - Il primo ministro di Israele Ehud Olmert è indagato per corruzione, ma è "pronto a dimettersi" - ha detto ieri sera in tv - solo se verrà formalmente incriminato.

Le trappole da evitare - fabio mini ( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il bracconiere Nasrallah tende la trappola a Israele, che da tempo vuole coinvolgere Unifil nella guerra, e allo stesso tempo vuole delegittimare l'Onu. Il contingente del nostro generale Graziano non sta facendo un favore a nessuno, né a Hezbollah né a Israele. Vorrebbe soltanto lavorare per il Libano, ma forse a volerlo veramente è rimasto solo.

Chi insulta gli ebrei colpisce gli arabi - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il governo di Israele e la sua politica di colonizzazione e occupazione sono condannabili. Non ho mai confuso uno scrittore con il suo Stato. Infatti, all'epoca dell'apartheid in Sudafrica, leggevamo Nadine Gordimer, Coetzee, Breytenbach, senza confondere quegli scrittori con la politica abominevole dei loro governanti.

Pochi vigili, troppi impegni: movida "libera" sabato sera ( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: manifestazione pro-Palestina, domenica ecologica e partita di calcio. "Abbiamo dovuto fare delle scelte - dice Famigli - altrimenti avremmo fatto tutto male". Colpa della mancanza di personale, ma l'assessore Borgogno ribatte: "In bilancio ci sono 2 milioni in più, il turn-over è garantito e nel 2009 assumeremo".

Autori famosi spiegano ai giovani la costituzione - massimo novelli a pagina vii ( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Pagina III - Torino L'intervista Autori famosi spiegano ai giovani la Costituzione Dario Fo "Sulla Palestina niente storie" MASSIMO NOVELLI A PAGINA VII SEGUE A PAGINA VII.

Yehoshua "l'anno prossimo con i palestinesi" - torino ( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: autore israeliano usa il microfono come un megafono per combattere la stanchezza e vuol chiarire il legame forte tra romanzo e dimensione etica. Un tema già affrontato in un suo saggio, Il potere terribile di una piccola colpa, dove, ricorda Piperno, citava le sue letture fondative, Camus, Dostoevskij, anche la Cattedrale di Carver.

Napolitano, l'augurio a picchioni "ho fatto la mia parte, tocca a voi" - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il momento più significativo è la visita allo stand di Israele, l'incontro con gli esponenti della comunità di Roma che sventolano bandiere e le foto dei soldati sequestrati in Palestina, la visita a una classe di bambini delle elementari. Quando il corteo arriva all'anfiteatro del Bookstok Village, l'abbraccio dei ragazzi fa saltare ogni residuo tentativo di blindare la visita.

Slogan e volantini, ma niente scontri - niccolo zancan ( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: invito di Israele alla fiera del libro. Da anni è in prima fila nel sostenere guerre e politiche di aparthaid israeliane. Il sito curato dal signor Pezzana non è altro che un contenitore di intolleranza razzista nei confronti del palestinesi...". Pezzana non esce dal suo negozio, se non per andare al Salone del Libro a partecipare a un dibattito.

Appelfeld bacchetta i docenti boicottatori - sara strippoli ( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Torino Lectio magistralis Lo scrittore israeliano: "Non mi sarei mai aspettato un simile atteggiamento da uomini di cultura" Appelfeld bacchetta i docenti boicottatori "Adoro questa città: stavolta ne approfitterò per vederla, con il mio amico Elkann" SARA STRIPPOLI Indisturbato nella fibrillazione che precede l'arrivo del presidente della Repubblica,

La gerusalemme "grinzanata" ( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: con tanto di bandiera d'Israele in mano, circondato da ragazzini e ragazzine che gli chiedono l'autografo, però è tutt'altro discorso, che non volge allo splendido. Anche scorgere le Porsche e le Fiat in mostra tra i libri, fa uno strano effetto. Va convenuto, in onestà, che comunque tira più l'automobile che il romanzo.

Napolitano: Torino luogo di dialogo Diritto alla pace per Israele e Palestina ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Torino luogo di dialogo "Diritto alla pace per Israele e Palestina" "Non c'è dialogo se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua nascita e del suo diritto a esistere nella pace e nella sicurezza", un diritto che "può e deve combinarsi con quello del popolo palestinese a dare vita a un suo Stato".

Il Presidente cita Amos Oz: non siate pro-Israele o pro-Palestina ma per la pace ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Il Presidente cita Amos Oz: non siate pro-Israele o pro-Palestina ma per la pace.

Sternhell: il boicottaggio culturale è la cosa più anticulturale che c'è ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele come Stato ebraico". Ed è giusto questo pretendere di più da Israele? "A giudicare da come ci si riferisce ad Israele nel mondo, sembra che questa pretesa sia un semplice dato di fatto, neppure messo in discussione. Si richiede ad Israele di essere più giusto, meno violento, di impegnarsi nel mantenere l'uguaglianza e la giustizia più di quanto altri popoli e nazioni abbiano

Apprezzamento dell'ambasciatore Meir Sparuta la contestazione di una trentina di militanti di Free Palestine con uno striscione ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Apprezzamento dell'ambasciatore Meir Sparuta la contestazione di una trentina di militanti di Free Palestine con uno striscione.

Olmert: Mai preso fondi. Se incriminato mi dimetto ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Specializzato nella raccolta di fondi a favore di Israele fra gli ebrei americani, Talansky è inoltre attivo in progetti legati allo sfruttamento di immagini via satellite. Secondo la televisione commerciale Canale 10, Talansky ha detto alla polizia israeliana di aver versato ad Olmert fondi per un valore complessivo di centinaia di migliaia di dollari nel corso di anni.

Al via le celebrazioni per i 60 anni Il 15 maggio i Grandi a Gerusalemme ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: cadavere nauseabondo" "il regime impostore e usurpatore di Israele", in occasione del 60° anniversario della creazione dello stato ebraico. "Quelli che pensano che, organizzando una festa di compleanno si possa resuscitare il cadavere nauseabondo del regime impostore ed usurpatore di Israele - ha detto Ahmadinejad - si sbagliano.

Lo storico israeliano: quello che avviene attorno alla Fiera del Libro è uno scandalo originato da ignoranza e incomprensione dei fatti ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Lo storico israeliano: quello che avviene attorno alla Fiera del Libro è uno scandalo originato da ignoranza e incomprensione dei fatti.

Ho avuto un premio dallo Stato d'Israele nonostante le mie critiche: è una prova di democrazia ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Ho avuto un premio dallo Stato d'Israele nonostante le mie critiche: è una prova di democrazia".

Nei primi 60 anni possiamo individuare nello Stato d'Israele allo stesso tempo un'incredibile storia di successi e alcuni cocenti fallimenti ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Nei primi 60 anni possiamo individuare nello Stato d'Israele allo stesso tempo un'incredibile storia di successi e alcuni cocenti fallimenti".

Si spara nelle strade di Beirut, Nasrallah minaccia il governo Scontri tra milizie sunnite e sciite. Il leader Hezbollah: le regole d'ingaggio non cambino come vuole Berlusconi ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: guerra e sono state prese per conto degli Stati Uniti e di Israele". Il leader Hezbollah ha anche parlato dell'Unifil e ha definito "positive" le relazioni con la forza di pace che risponde agli ordini del generale Graziano. Secondo il capo sciita le regole d'ingaggio "non cambieranno" e "non devono essere cambiate" come - ha aggiunto Nasrallah - "Berlusconi dice di voler fare".

Napolitano: questo è uno spazio di dialogo Israele ha diritto di vivere in pace. I palestinesi di avere il loro Stato . Il Lingotto non è blindato, migliaia i visitatori ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: pretendendo di introdurvi la problematica del drammatico conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria". Anche perché, conclude Napolitano con un passaggio di "Contro il fanatismo" dello scrittore israeliano Amos Oz, "non dovete essere pro-Israele o pro-Palestina, dovete essere per la pace". Napolitano incassa l'apprezzamento dell'ambasciatore israeliano Gideon Meir,

Yehoshua: dialogo con Hamas per fermare la strage ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: edizione del LO SCRITTORE ISRAELIANO Yehoshua: dialogo con Hamas per fermare la strage "Penso che si debba dialogare anche con Hamas come unica via per arrivare a fermare questo stillicidio di morti da tutte e due le parti" ha detto ieri Abraham Yehoshua alla Fiera di Torino, aggiungendo di confidare nella realizzazione di uno stato palestinese "

Non solo Gerusalemme: negli stand voci di Palestina ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Non dovete scegliere tra essere pro Israele o pro Palestina, dovete essere per la pace". Già, ma in che misura la nostra editoria che ci ha fatto conoscere e amare da un paio di decenni la cultura israeliana, è anche "pro" Palestina, o meglio, "pro" araba, e ci fa conoscere anche quel mondo?

La Comunità ebraica e il voto per Alemanno ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nel corso di un viaggio in Israele, una visita allo Yad va-Shem, il museo dedicato al ricordo del genocidio organizzato dalla Germania nazista contro il popolo ebraico. Un gesto che aveva il significato inequivocabile di un definitivo riconoscimento della terribile tragedia prodotta dal razzismo nazifascista.

Berlusconi trova i conti in ordine... Cara Unità, così, la storia si ripete. Berl ( da "Unita, L'" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come quello di bruciare una bandiera di Israele a Torino. Se l'atteggiamento minimizzante e fuorviante del sindaco veronese Tosi è semplicemente disgusto so, il Presidente della Camera Fini non prova vergogna a fare certe affermazioni? O dobbiamo pensare che a destra, sotto il doppiopetto, qualcuno porti ancora la camicia nera?

Nascita di una nazione nelle foto di capa e attraverso il cinema - brunella torresin ( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: primi di tante generazioni di soldati di Israele. Sono quarantasei le "Fotografie da Israele" di Robert Capa che il Museo Ebraico di Bologna espone dal 14 maggio prossimo, alle 18 l'inaugurazione, nel 60° anniversario esatto della proclamazione dello Stato di Israele, e fino al 20 luglio: quarantasei immagini in bianco e nero, a lungo rincorse dal direttore del Meb Franco Bonilauri,

Ma al Lingotto può cominciare una nuova era ( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e di chi l'ha voluta alla Fiera, il direttore editoriale Ernesto Ferrero, e Rolando Picchioni, il presidente. Mentre arriva Napolitano respiriamo l'aria di un tempo nuovo, quello in cui la gente sa che Israele non è un paria, che il suo diritto all'esistenza è un fatto prima ancora che di legalità internazionale,

Israele, Libia e Libano le questioni <calde> ( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 09 pagina 8 Israele, Libia e Libano le questioni "calde" di Redazione Alla Farnesina arriva un ex inquilino ma soprattutto uno stimato commissario europeo a Giustizia, Libertà e Sicurezza fresco di dimissioni. Grande dialogo con l'Europa, ma senza "euro-entusiasmi", con un giusto bilanciamento tra tradizione europeista dell'Italia e tutela degli interessi nazionali.

IL fallito boicottaggio della letteratura israeliana alla Fiera del libro ha evidenziato, a ( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La letteratura di Israele in realtà ha sempre accompagnato i processi politici che hanno caratterizzato la rinascita del popolo ebraico in veste moderna, cioè lo Stato di Israele. Basta pensare che ottant'anni fa l'ebraico scritto e parlato era in netta minoranza in tutto il mondo ebraico, mentre lo yiddish era la lingua della letteratura e della vita quotidiana ebraica in Europa.

Non c'è dialogo senza il riconoscimento di Israele ( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Non c'è dialogo senza il riconoscimento di Israele" Napolitano inaugura la rassegna di Torino. E ai bambini dice: "Leggete, vi aiuterà a crescere".

GERUSALEMME Se sarò incriminato, mi dimetterò . Dopo 24 ore di cerimon ( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, Ehud Olmert ha convocato ieri giornali e tivù per difendersi da pesanti accuse di corruzione. Non ha smentito le notizie filtrate nei giorni scorsi, ma ha cercato di spiegarle. All'epoca in cui era sindaco di Gerusalemme ha accettato centinaia di migliaia di dollari in donazioni raccolte da un uomo d'affari americano per finanziare il Likud,

TORINO - Qualche settimana fa ha fatto parte di una folta rappresentanza di scrittori israel ( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nel primo incontro della Fiera del Libro come massimo rappresentante di Israele che ne è il paese ospite. La vita di un scrittore, dice, "è diventata intensissima. I festival letterari e cinematografici, le mostre, i seminari in cui si disserta dello stato del mondo e di cultura hanno sostituito negli ultimi anni le guerre e gli scontri di frontiera.

TORINO - Leggete, leggete, leggete . E' l'invito che il presidente della Repubbli ( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ovvero di indirizzi e comportamenti concreti del governo di Israele: libertà che è riconosciuta innanzitutto in Israele in quanto Stato democratico". E ha concluso con l'invito rivolto ai popoli europei dallo scrittore israeliano Amoz Oz, nel suo saggio "Contro il fanatismo": "Non dovete più scegliere fra essere pro Israele o pro Palestina.

Napolitano apre la Fiera del libro: dialogo per israeliani e palestinesi ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Lingotto dove ieri mattina alle dieci stava per inaugurare la XXI Fiera del libro dedicata alla cultura di Israele. Ha visto invece tante bandiere bianche e azzurre con la stella di David. Il presidente ha voluto però subito rispondere a chi ha considerato la scelta di Israele Paese ospite nel sessantesimo della sua fondazione come "appiattimento politico di un grande evento culturale".

Gideon Meir: il Quirinale un modello per tutti i leader ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: viene indicato in Israele come "simbolo di giustizia naturale". Meir si è detto certo che a novembre, quando il capo dello Stato andrà in Israele, "sarà accolto a braccia aperte". Napolitano, per parte sua, ha ripetuto che "l'Italia è fortemente impegnata a difendere il diritto di Israele a vivere in pace e sicurezza".

Raffiche secche sulla <Corniche> Il vizio assurdo del Paese delle fazioni ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La tendopoli che Hezbollah ha piantato in Sodeco Square nel dicembre 2006, dopo la guerra con Israele, è ancora lì. Carri armati bloccano la strada per Hamra, altri circondano l'ufficio di Hariri, il figlio del presidente ucciso. La casa cittadina dei Jumblatt - drusi di montagna, quelli che il "Partito di Dio" considera i veri avversari - è chiusa come uno scrigno.

<Nuovi compiti? Ascolteremo i nostri uomini> ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Anche a Israele. "Se saremo al governo le cambieremo", disse Silvio Berlusconi sulle regole di ingaggio il 14 marzo. Parlò così dopo che Antonio Martino, di Forza Italia, aveva espresso i desideri di ridurre i soldati in Libano o di toglierli. Il ministro della Difesa Arturo Parisi fece presente che quelle regole erano state stabilite dall'

Ahmadinejad: <L'Imam Nascosto è la mia guida> ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Né Israele né gli Stati Uniti, è il messaggio di Ahmadinejad, potranno mai ostacolare il ritorno del Mahdi e la carriera politica del suo protetto. Cecilia Zecchinelli Superdevoto Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad Messia \\ Gli Usa ci vogliono attaccare perché sanno che il Messia sta per tornare MAHDI Il Mahdi o Messia (

Scontri e morti a Beirut Libano sull'orlo del caos ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La decisione di considerarla illegale è un favore all'America e a Israele. è una dichiarazione di guerra: ho detto che avremmo tagliato la mano che avesse ostacolato la nostra lotta, è venuto il giorno di mantenere quella promessa ". Dopo il discorso, gli scontri per le strade si sono intensificati, con sette morti e otto feriti.

<Corruzione> Ehud Olmert indagato ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: data: 2008-05-09 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Israele "Corruzione" Ehud Olmert indagato Il premier israeliano Olmert è formalmente indagato "per corruzione". Lo rivela il ministro della Giustizia. Olmert avrebbe ricevuto dall'americano Morris Talansky delle "somme non autorizzate" per le sue campagne elettorali.

Yehoshua: Palestina ospite d'onore? Io ci sarò ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 2008-05-09 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE L'auspicio Il maestro israeliano risponde ai boicottatori: "Sono per il dialogo, anche con Hamas" Yehoshua: Palestina ospite d'onore? Io ci sarò DA UNO DEI NOSTRI INVIATI TORINO - Alla fine quasi si indispettisce Abraham Yehoshua, quando sente ancora parlare del boicottaggio.

Quegli scrittori vitali e scarni come la loro terra ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ricordo la faccia di un signore israeliano filmato da Claude Lanzmann mentre piange ricordando il suo ruolo di Sonderkommando nel campo della morte di Treblinka: doveva infilare nei forni i corpi, talvolta ancora vivi. Questa è Israele: una costruzione fittizia, artificiale, insensata che fonda la sua legittimità su un immane lutto.

Il Presidente cita Oz: siamo per la pace ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: apostrofando ingiuriosamente Israele o i palestinesi, per favore fate tutto quello che potete per aiutare entrambe le parti, perché tutte e due sono in procinto di prendere la più tormentosa decisione della loro storia. Non dovete più scegliere fra essere pro Israele o pro Palestina, dovete essere per la pace".

Fiera del Libro polemiche su Israele ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sezione: Spettacoli TV - data: 2008-05-09 num: - pag: 68 categoria: BREVI Fiera del Libro polemiche su Israele Con David Sassoli puntata su la Fiera del Libro di Torino e le polemiche su Israele. Da Torino Fiamma Nirenstein e Tobia Zevi. In studio il vice direttore del "Corriere" Pierluigi Battista. Tv7 Raiuno, ore 23.20.

Teatro dell'Opera in festa per le celebrazioni del Sessantesimo anniversario dalla fond ( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: celebrazioni del Sessantesimo anniversario dalla fondazione dello Stato di Israele. Invitato speciale all'evento, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accolto dal neosindaco della città Gianni Alemanno, accanto alla moglie Isabella. In pole position l'ambasciatore di Israele, Gideon Meir. Va in scena Viaggio alla fine del millennio l'opera scritta dal grande Abraham B.

La letteratura di Israele in realtà ha sempre accompagnato i processi politici che hann ( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La letteratura di Israele in realtà ha sempre accompagnato i processi politici che hanno caratterizzato la rinascita del popolo ebraico in veste moderna, cioè lo Stato di Israele. Basta pensare che ottant'anni fa l'ebraico scritto e parlato era in netta minoranza in tutto il mondo ebraico, mentre lo yiddish era la lingua della letteratura e della vita quotidiana ebraica in Europa.

ROMA - Bisogna lodare Dio a suon di strumenti dicono i Salmi. E il re Davide, adoratore ( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E Israele aveva formato musicisti professionisti già prima dell'esilio. Il rapporto fra la terra di Davide e la musica è insomma antichissimo. Parrebbe un piccolo compleanno, il ventesimo che la Israeli Opera, l'orchestra impegnata al Costanzi, ha celebrato in patria, a Tel Aviv, dal 21 al 28 del 2005, proprio con il lavoro di Jossef Bardanashvili eseguito ieri sera a Roma (

ROMA - Viaggio alla fine del millennio, uno dei romanzi più celebri ( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Viaggio alla fine del millennio, uno dei romanzi più celebri dello scrittore israeliano Abraham B. Yehosuha, dal 2005 è anche un'opera lirica. L'ha composta il musicista israeliano Jossef Bardanashvili sul libretto che lo stesso Yehoshua ha tratto dal suo romanzo. Tre anni fa il lavoro ha debuttato all'Israeli Opera di Tel Aviv.

PREZZI DI VENDITA ALL'ESTERO: ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e 2,00; Lux e 1,85; Malta Mtl 0,90 e 2,10; Marocco e 2,00; Monaco P. e 1,85; Norvegia Kr. 17; Olanda e 1,85; Polonia Pln. 9,00; Portogallo/Isole e 1,60; Romania e 2,00; SK Slov. Kr. 80; Slovenia e 1,60; Spagna/Isole e 1,60; Svezia Kr.

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è dialogo se si nega ad Israele il diritto di esistere". Il presidente Napolitano inaugura la Fiera del Libro di Torino e riafferma la legittimità della presenza di Israele alla manifestazione dopo le polemiche dei giorni scorsi. Focus Vita difficile per i figli degli immigrati Vita difficile per le seconde generazioni di immigrati che vivono nel nostro Paese,

Entro un anno la Palestina avrà uno Stato ( da "Tempo, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: scrittore e intellettuale israeliano, aggiungendo di confidare nella realizzazione di uno stato palestinese "entro quest'anno o al massimo il prossimo. La Fiera del libro potrà così invitare presto la Palestina come ospite d'onore". "Io sono 40 anni che mi batto per la costituzione di uno stato palestinese, naturalmente appoggiando coloro che sono per il confronto e il dialogo,

ANTICIPAZIONI ( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Lo scrittore israeliano incontra i lettori al Lingotto. Città blindata, ma niente tensioni. Free Palestine: "La nostra protesta non è contro i libri di Israele". Lettera aperta di Yitzhak Laor P. 2/3/11 Speciale Cannes Edizione boom dedicata al "Che" e al nuovo cinema latinoamericano, a 40 anni dal '68.

La Fiera è qui. Ingresso libero ( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: l'ambasciatore (d'Israele) e, a bilanciare i prelati vaticani, Fiamma Nirenstein. Fuori, nel sole tiepido di maggio, testimoniano della "Torino blindata" favoleggiata dai media solo qualche camionetta della celere, qualche ispezione ai tombini (fervono i lavori per la metropolitana).

Decine e decine di performance di musica elettronica, dance, arte digitale & dintorni, u ( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: gli americani Charlemagne Palestine, Prefuse 73, Model 500, No Age, Carl Craig, gli inglesi Erol Alkan, Fujiya & Myyagi, Inside-us-all, Pinch, Pixel Addicts, il compositore minimalista giapponese Ryoji Ikeda (con un'anteprima mondiale), la dance di Italo & Cosmic Disco, lo scontro fra i dj Zu e Scarful e mille altri italiani e stranieri con la loro musica,

Franco Remolo Frattini va all'ingaggio di guerra ( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: subito rilanciate dal governo israeliano e in coro ripetute ieri dal neoletto Frattini che potrebbe, a quanto pare, schierare ora i contingenti italiani subito dentro la crisi libanese. Una missione quella in Libano che però lascia mano libera a Israele per alimentare il disastro di Gaza e dei Territori occupati palestinesi in Cisgiordania,

La Turchia sta lavorando alla preparazione di un incontro a ( da "Tempo, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che cita il quotidiano arabo "Al-Hayat", secondo cui Ankara vorrebbe che le parti firmassero una dichiarazione da considerare come base di partenza per successivi colloqui. Da settimane, il governo del premier turco Recep Tayyip Erdoagan è impegnato in un tentativo di mediazione tra Siria e Israele.

Diaspore, esili e ritorni tra passato e presente. Incontri e narrazioni alla Fiera del Libro ( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e Palestina Diaspore, esili e ritorni tra passato e presente. Incontri e narrazioni alla Fiera del Libro La maggioranza degli incontri alla Fiera del libro è dedicata al sessantesimo aanniversario della fondazione dello stato di Israele.

Tel Aviv festeggia i 60 anni, i palestinesi no ( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come i giorni di Israele) palloncini di colore nero lanciati da centinaia di ragazzi palestinesi di Ramallah, Betlemme, Nablus, in segno di lutto per un anniversario che rappresenta anche la Nakba, la "catastrofe" nazionale palestinese. "Israele festeggia ma per noi, che non abbiamo uno Stato, che viviamo sotto occupazione e nei campi profughi,

Beirut, ora la guerra è fra sciiti e sunniti ( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come avvenuto nella guerra con Israele nel 2006: Hassan Nasrallah non poteva essere più chiaro ieri pomeriggio mentre nelle strade di Beirut Ovest (la parte musulmana), in particolare a Mazraa, miliziani sunniti inquadrati da Mustaqbal, il partito di Saad Hariri, giunti in gran parte da Tripoli e altre località del nord del Libano,

Non siamo contro i libri di Israele ( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: palestinesi provocando la reazione di un solo simpatizzante di Israele, che ha imprecato da lontano. Le iniziative per contestare la presenza di Israele come paese ospite continuano anche oggi nelle sale di Palazzo Nuovo (un'assemblea dal pomeriggio fino a sera, e proiezioni filmate sulla tragedia palestinese) e con un'altra incursione di controinformazione nei pressi del Lingotto.

La pace disarmante tra gli stand del Lingotto ( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dei lettori con lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua, che ha invitato al dialogo. Anche con Hamas Francesca Borrelli Torino Forse sarà stata la prospettiva di confrontarsi con la generale riprovazione annunciata dalle dichiarazioni di chi, ormai da mesi, è schierato contro il boicottaggio, o forse sarà grazie a un tardivo stato di maturità raggiunto anche dai centri sociali,

In Libano si respira di nuovo l'aria pesante della guerra civile. Nel Paese dei Cedri senza pac ( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nasrallah ha pure definito il governo di Beirut una "gang" che ha l'obiettivo di fare ciò in cui Israele, con la guerra del 2006, ha fallito. Uomini del movimento sciita hanno istituito posti di blocco lungo le strade d'accesso all'aeroporto, mentre scontri tra le opposte fazioni e sparatorie sono state segnalate anche a Tripoli e nella valle della Bekaa.

La Fiera del libro di Torino e la buona vecchia Europa ( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anniversario di Israele. L'Europa si sta espandendo fino a includere Israele, come "isola di democrazia", di "diritti umani". Non dobbiamo dimenticare che la sinistra italiana non ha mai attraversato un processo post-coloniale. Ha fatto tutta la strada dalla retorica anticolonialista degli anni '70 all'attuale "ansia" coloniale per "i nostri fratelli ebrei là nella giungla,

Lettere@ilmanifesto.it ( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: invito ufficiale dello stato di Israele, nella quale non vi è nulla contro la gente e il popolo di Israele, ma molto contro la politica di repressione dei palestinesi di Gaza del governo di Israele. Tutto ciò credo che sia un atto dovuto in nome di quella famosa libertà di stampa per cui in tanti da sempre ci battiamo.

Blitz presidenziale a sostegno della kermesse torinese ( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: a Israele, proprio in occasione del sessantesimo anniversario della sua nascita ("che fu deliberata dall'assemblea delle Nazioni Unite" ha tenuto a precisare). Ha condannato il boicottaggio (affrontare "il drammatico conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria" è "tutt'altro rispetto alla libertà di critica nei confronti della politica del governo di Israele,

Docu-Fiction mmm1/2 Sotto le bombe di Ph ( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica.

Torino, Napolitano apre la fiera del libro: <È luogo di dialogo, non di contese politiche> ( da "Liberazione" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua nascita, del suo diritto a esistere nella pace e nella sicurezza. Si stravolge politicamente e culturalmente questo evento pretendendo di introdurvi la problematica del drammatico conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria".

Intellettuali di sinistra e Israele ( da "Tempo, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: EDITORIALE Intellettuali di sinistra e Israele A Torino è accaduto qualcosa di più grave delle bandiere di Israele bruciate, di parole scomposte di una sinistra estrema che - almeno - si è dilaniata al suo interno (ottimo Bertinotti). A Torino è emerso un fatto tragico: l'antisemitismo più becero ha trovato il suo mentore in un brillante filosofo della sinistra:

Dopo Cina e Stati Uniti il meglio del jazz italiano sbarca a Londra ( da "Tempo, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dopo i numerosi successi ottenuti con le varie manifestazioni organizzate in Cina, Israele, Kuwait, New York, Atene si lancia così in una nuova sfida: irrompere, a suon di musica, anche nel mondo anglosassone per diffondere la cultura del jazz italiano che ha una sua identità ben precisa e una straordinaria vivacità. Londra è il luogo ideale per accogliere questo patrimonio.

Fasano (Br) Musica etnica con Aira in concerto Arco del Balì, centro storico ( da "Liberazione" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: oppositore delle politiche di occupazione del governo israeliano nei territori palestinesi, che presenta Politica (Multimedia) il suo primo libro tradotto in italiano. Da oggi a domenica al Pime di via Mosè Bianchi 94 Tuttaunaltracosa a, la Fiera nazionale del commercio equo e solidale che quest'anno guarda alla famiglia.

Fiera del libro, Napolitano: <Luogo di dialogo non di contese politiche> ( da "Campanile, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: tentano di esporre uno striscione che recita no al colonialismo sionista-stato unico per arabi ed ebrei in Palestina-boicotta Israele-boicotta la Fiera del Libro 2008. "L'opposizione alla presenza di Israele alla Fiera del libro stravolge politicamente e culturalmente l'evento - afferma il capo dello Stato e scandisce che non c'è dialogo se si nega ad Israele il diritto di esistere".

<Non siamo contro i libri di Israele> ( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: palestinesi provocando la reazione di un solo simpatizzante di Israele, che ha imprecato da lontano. Le iniziative per contestare la presenza di Israele come paese ospite continuano anche oggi nelle sale di Palazzo Nuovo (un'assemblea dal pomeriggio fino a sera, e proiezioni filmate sulla tragedia palestinese) e con un'altra incursione di controinformazione nei pressi del Lingotto.

Chi cerca il Mossad trova un siciliano ( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele troneggiante nelle due pagine centrali. Glielo porge il deputato Pd Emanuele Fiano. Omaggi bipartisan e tutti contenti. BAMBINERIE Al Bookstock Village, orde di bambini muniti di cappellini e leccalecca, totalmente ignari di quel che succede intorno, vanno a caccia di autografi di qualcuno, "basta che sia famoso"

Olmert indagato per corruzione: "Se verrò incriminato mi dimetterò da premier" ( da "Stampa, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: palestinesi dovuta alla nascita di Israele, nel 1948) è degenerata in duri scontri con la polizia. Ma di questi episodi l'israeliano medio - determinato a concedersi una pausa e una giornata di svago - ha solo avuto un vago sentore. Come in passato gli eventi ufficiali si sono svolti nei due luoghi principali della memoria israeliana a Gerusalemme: l'austera Spianata del Muro del Pianto,

Sulla facciata della redazione novarese ( da "Stampa, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stampa serva di Israele"; nell'altra "Stampa uguale Mossad". Nessuno ha rivendicato il gesto che - si suppone - sia stato compiuto nella notte fra mercoledì e giovedì, alla vigilia dell'inaugurazione della Fiera del Libro di Torino. Sull'episodio sta indagando la Digos della Questura di Novara, intervenuta sul posto per i rilievi e assumere informazioni.

Le surreali disavventure di tre fratelli verso l'India a cercare la madre ( da "Stampa, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano e i militanti Hezbollah, una donna parte da Dubai alla ricerca del figlio di sei anni e percorre in taxi un paese devastato. SPEED RACER Fantasy. Regia di Andy e Larry Wachowski, con Christina Ricci e Emile Hirsch. Gli autori di "Matrix" portano sullo schermo un cartone animato assai popolare in Giappone: lo spericolato pilota Speed Racer rifiuta le offerte di una potente

Torino 8/12 maggio ( da "Stampa, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 12 maggio Sergio Della Pergola, nato in Italia, vive in Israele dal 1966. È docente di Studi sulla Popolazione Ebraica all'Università di Gerusalemme e ha pubblicato dal Mulino "La forza dei numeri", in cui sostiene l'ineluttabilità della cessione di terra ai palestinesi. Oggi presenterà il suo volume alle 18 in Sala Blu.

Grande Israele? L'utopia è finita ( da "Stampa, La" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E li ha regalati a Israele per i suoi 60 anni. La politica, da queste parti, sembra piuttosto confusa. Cosa dicono i numeri, professor Della Pergola? "Il futuro è scritto. Israele non potrà essere contemporaneamente ebraica, democratica e grande. Dovrà rinunciare a qualcosa".

Yehoshua: <Israele avrebbe salvato gli ebrei dalla Shoah> ( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha esaltato i diritti palestinesi per attaccare Israele e a quanti continuano a negare legittimità all'esistenza stessa dello Stato israeliano. Poi si parla di moralità nella scrittura, dei suoi personaggi, di come i suoi romanzi riescano a raccontare e interpretare il grande fluire della Storia attraverso le storie minime e i sentimenti dei singoli.

Attacchi a Israele, il Cavaliere: "Frange assurde" ( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Berlusconi cancella le polemiche e si stringe a Israele. "Sono cose isolatissime: tutto il popolo italiano è vicino a Israele, siamo il popolo più vicino". Così il premier, appena giunto alla cerimonia di festeggiamento ai 60 anni della nascita di Israele, giudica le proteste di questi giorni a margine della Fiera del Libro di Torino.


Articoli

Al via la Fiera: Si parli di libri e scrittori Oggi arriva Napolitano. Denunciati tre ragazzi per vilipendio alla bandiera di Stati esteri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Al via la Fiera: "Si parli di libri e scrittori" Oggi arriva Napolitano. Denunciati tre ragazzi per vilipendio alla bandiera di Stati esteri di Simone Collini inviato a Torino "NON SIAMO A KABUL né a Baghdad". Siamo a Torino, ricorda Ernesto Ferrero passeggiando tra i padiglioni del Lingotto. Ma mentre il direttore della Fiera del Libro dà un'occhiata agli ultimi lavori per allestire gli stand e qui dentro riecheggiano martel- late e rumore di trapano, fuori gli uomini delle forze dell'ordine stanno effettuando gli ultimi sopralluoghi e sul tetto si stanno decidendo i punti in cui posizionare i tiratori scelti. Perché sarà anche vero che "la situazione è assolutamente tranquilla", come assicura Ferrero. Ma vista l'aria che tira sul capoluogo piemontese, al di là dei fumogeni agitati da studenti con la kefiah e militanti di "Free Palestine" davanti all'Università mentre dal quinto piano del Palazzo Nuovo veniva srotolata una grande bandiera palestinese e uno striscione con sopra scritto "boicotta Israele, sostieni la Palestina", al di là del fatto che quest'aria si propaga anche al di fuori dei confini torinesi, come dimostrano i militanti del centro sociale Vittoria di Milano che ieri mattina hanno manifestato a Malpensa davanti ai banchi della linea aerea israeliana El Al, da oggi e fino a lunedì è comunque meglio stare, come aggiunge lo stesso direttore della Fiera del Libro pur volendo minimizzare i rischi, "attenti". Anche perché oggi si aprono i battenti di una fiera internazionale del libro che non ha mai provocato così tante discussioni, per via della scelta di avere Israele come paese ospite, e suscitato una così alta tensione, per via di contestazioni attuate e di altre annunciate da varie sigle pro-Palestina. A tagliare il nastro sarà Giorgio Napolitano, che è tra quanti hanno cercato di rasserenare il clima, chiedendo tra le altre cose al prefetto di Torino Paolo Padoin di non essere accolto in una città blindata. Così sarà, nonostante gli oltre mille agenti, tra quelli in divisa e quelli in borghese, che presiederanno la zona. Il capo dello Stato, che per la presa di posizione dell'altro giorno ieri ha incassato l'apprezzamento del presidente del Congresso ebraico europeo Moshe Kantor, atterrerà all'aeroporto di Caselle alle nove e trenta e raggiungerà la Fiera facendo un percorso che rimarrà segreto fino all'ultimo. Si era anche parlato di farlo atterrare direttamente sul Lingotto con un elicottero, ma l'ipotesi dovrebbe essere stata alla fine scartata. Così come è difficile valutare quanto siano attendibili le voci che parlano di una collaborazione, per evitare sorprese sia sul fronte interno che sul quello del terrorismo internazionale, tra la Digos e il Mossad, il servizio segreto israeliano. Quel che è certo è che le forze dell'ordine hanno lanciato un primo segnale, il giorno della vigilia, a eventuali malintenzionati. Tre ragazzi del centro sociale torinese Askatasuna sono stati denunciati per vilipendio della bandiera di Stati esteri e travisamento durante manifestazioni pubbliche. Sarebbero loro, secondo la questura, gli "esponenti d'area antagonista" che durante il corteo del primo maggio hanno dato fuoco in piazza San Carlo a tre bandiere israeliane e a una statunitense. Gli investigatori sarebbero arrivati a loro studiando i fotogrammi di un filmato che li riprendeva mentre si coprivano il volto con la kefiah, poco prima di appiccare il fuoco ai vessilli. Il direttore della kermesse Ferrero vorrebbe un clima diverso. "Basta, è il momento di parlare di libri, scrittori e lettori". Ieri l'anteprima, alla festa ad inviti alla Reggia di Venaria e la lectio magistralis dello scrittore israeliano Aharon Appelfeld, si è svolta senza che all'esterno si manifestassero (temute) contestazioni. Dice Piero Fassino, tra gli invitati: "Sarà una grande Fiera, e questo proverà ulteriormente quanto il boicottaggio di un evento come questo sia sbagliato. E' stato giusto invitare i grandi scrittori israeliani nell'anno dell'anniversario dello Stato di Israele. Se poi chi ha protestato contro questa Fiera l'ha fatto semplicemente perché Israele esiste e per delegittimare questo Paese, l'invito assume un ulteriore significato". Si vedrà se si riuscirà a parlare di libri e scrittori e lettori già da stamattina. Ma poi la vera prova sarà sabato, quando ci sarà la manifestazione indetta dalle associazioni pro-Palestina, alla quale si stanno preparando esponenti dei centri sociali e della galassia antagonista di varie regioni d'Italia (il veneto Casarini definisce "Israele come la Cina" sui diritti umani, ma non ci sarà, idem il napoletano Caruso). Gli organizzatori prevedono di portare a Torino tra le cinque e le settemila persone. "Sarà assolutamente pacifica, garantiremo noi stessi l'ordine", assicura il coordinatore piemontese delle Rappresentanze di Base Luigi Casale. Tra i partiti aderiscono Pdci, la Sinistra critica di Turigliatto e il Partito comunista dei lavoratori di Ferrando. Rifondazione ha invece deciso di non farlo.

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ROMAIn Campidoglio il vessillo di Israele: prima volta in sessant'anni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del ROMAIn Campidoglio il vessillo di Israele: prima volta in sessant'anni LA BANDIERA ISRAELIANA (nella foto) sventola da ieri sera - per 24 ore - in piazza del Campidoglio, per celebrare i sessant'anni della nascita dello stato di Israele. Un fatto non solo simbolico, ma che assume un "significato storico", come ha sottolineato il neo sindaco di Roma Gianni Alemanno, presente insieme all'ambasciatore d'Israele Gideon Meir e al presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici. È la prima volta in sessantanni che il vessillo con la stella di David sventola di fronte al palazzo Senatorio, In serata si è svolta la "Festa Yom Hazmaouth", nel Ghetto di Roma alla quale hanno partecipato, tra gli altri, anche il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti e il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.Foto di F. Cencetti/Ansa.

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La vera prova sabato, quando ci sarà la manifestazione indetta dalle associazioni pro-Palestina per la quale arriveranno esponenti dei centri sociali da tutt'Italia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del La vera prova sabato, quando ci sarà la manifestazione indetta dalle associazioni pro-Palestina per la quale arriveranno esponenti dei centri sociali da tutt'Italia.

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C'è chi invoca la censura per la band italiana che inneggia all'Eta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del SPAGNANell'occhio del ciclone la Banda Bassotti che sarà ospite di un festival della gioventù comunista nei pressi di Madrid C'è chi invoca la censura per la band italiana che inneggia all'Eta Toni Fontana La musica è musica e la censura è sempre censura. Altra cosa è il buonsenso, e altra cosa ancora è il dissenso sui contenuti. Per questo forse non guasterebbe mettere mano al testo del brano "Yup La La". Tra una nota e l'altra si sente cantare "Ti omaggiamo Eta, sei il braccio del popolo! Grande è la tua forza, il popolo è protetto" ci permettiamo di dire che il brano è davvero stonato, stride con il buonsenso e la realtà, tragica, rappresentata dal terrorismo. Questa frase fa parte del repertorio del gruppo romano Ska-punk Banda Bassotti che sta per partire per un tour in Spagna. La band musicale, spiega il sito del gruppo, "nasce nel 1981 nei cantieri delle periferie romane, quando alcuni compagni iniziano ad organizzare iniziative di solidarietà con la lotta del popolo nicaraguense, di quello salvadoregno, della Palestina, dei paesi Baschi". Il brano in questione è presente in un disco del gruppo uscito nel 2003. Non si tratta di un testo scritto in Italia, la canzone originale è del gruppo basco Etxamendi Ta Larraide e rievoca l'attentato nel quale perse la vita il braccio destro di Franco (allora ancora vivente) Carrero Blanco. Nel corso degli anni il gruppo romano ha allacciato rapporti con alcune band spagnole che si sono poi sciolte e che avevano la fama dei "sovversivi". Tra i tanti i madrileni di Ska-P e i baschi di Negu Gorriak (Inverno Rosso). Grazie a questi contatti anche i romani si sono fatti conoscere in Spagna e sono stati invitati per un concerto in occasione dell'imminente "Festival Agitacion", promosso dalla gioventù comunista. Ma quando qualcuno ha visto i manifesti è andato a cercare i testi della band e si è scoperto che nel brano "Yup La la" c'è l'elogio dell'Eta. Di qui la protesta di alcuni consiglieri comunali di una lista civica di Rivas-Vaciamadrid, comune della periferia della capitale spagnola, che si sono lamentati per il contenuto del brano che dovrebbe essere suonato e cantato il 24 maggio, in occasione appunto, del festival dei giovani della sinistra radicale spagnola. Gli amministratori che appartengono ai partiti della sinistra (il Psoe di Zapatero, i verdi e Iu, izquierda unida) hanno risposto facendo notare che tra musicisti Ska-punk che sono attesi in Spagna "non vi è alcun membro dell'Eta". L'opposizione però insiste: meglio non fare il concerto. La vicenda rischia di diventare una patata bollente in Spagna dove la questione del terrorismo è di grandissima e drammatica attualità. Dai tempi dell'attentato a Carrero Blanco l'Eta ha continuato ad uccidere civili innocenti, poliziotti ed esponenti della politica nella Spagna democratica. Il 7 marzo, 48 ore prima del voto, un commando di assassini ha ucciso Isaias Garrasco, già consigliere socialista nella cittadina basca di Mondragon. Nei paesi baschi si vive nel terrore, l'Eta, utilizzando metodi mafiosi, minaccia, ricatta e pretende il pizzo. La scia di sangue è lunghissima e, dopo il delitto di Mondragon, la Spagna teme una nuova escalation del terrore. Per cui ci permettiamo di consigliare alla Banda Bassotti, di inventarsi un "arrangiamento" di Yup La La in modo che la musica resti musica, anche "sovversiva", e non suoni come un insulto alle vittime del terrorismo.

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<Insegno la Cabala per avvicinare l'uomo al divino> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 109 del 2008-05-08 pagina 33 "Insegno la Cabala per avvicinare l'uomo al divino" di Redazione Daniela Abravanel è una donna minuta, con un volto scarno e due occhi nerissimi e penetranti. Porta uno dei nomi più illustri dell'ebraismo sefardita, cioè spagnolo. Diretta discendente di Don Itzhak Abravanel (commentatore della Bibbia, filosofo, poeta, astronomo, finanziere e uomo politico), vive a Gerusalemme e dirige un centro di ritiro spirituale e terapeutico nella Galilea. Scrittrice di successo, i suoi libri di divulgazione dell'insegnamento mistico della Cabala (Guarire per curarsi, ed. Lulav; Cabala e trasformazione con le lettere ebraiche, ed. Mamash) hanno avuto varie ristampe in Italia. Ma la sua vita è un romanzo. "Dopo essermi laureata in filosofia a Milano - mi dice - ed essermi appassionata alla psicologia, capii che c'era qualcosa al di là della morte e della mente razionale ereditata nei miei anni di immersione nel marxismo. Una nuova laurea in psicologia all'Università di Los Angeles, tuttavia, non mi soddisfece. Partii per il Messico e andai sulla costa caraibica di Tulum e Chetumal, a lavorare come esperta subacquea. Per un anno vissi immersa nel mare, pescando in acque profonde. Quel contatto con la natura liquida fu anche il mio primo reale contatto con i misteri dell'anima. Una specie di lungo bagno purificatore dalla cultura occidentale". A indirizzarla sulla strada della spiritualità fu una curandera locale di nome Sara. La condusse nella giungla a conoscere Panchito, uno sciamano discendente dell'antica casta dei sacerdoti Maya che ebbe per lei il ruolo che il famoso Don Juan ebbe per Castaneda. "Panchito - dice - viveva in una capanna sprovvista di tutto. Mi ricevette disteso su un'amaca emanando intorno a se un calore che a me parve possedere una dimensione di luminosità. Sapeva tutto di me senza che gli avessi raccontato nulla. Lo frequentai per mesi sino a quando mi consigliò di lasciare il paradiso che credevo di aver trovato su quella sponda di mare invitandomi a continuare a studiare per "apprendere nuovi modi per servire il divino". Mi recai in India a studiare tecniche yoga e buddhismo, stupita di scoprire che il 60 per cento degli europei che incontravo negli ashram erano ebrei in cerca di spiritualità che non avevano trovato né nell'ebraismo liberale, aperto, né in quello chiuso, ortodosso. Scoprii le molte similitudini fra la Cabala e spiritualità orientale, l'importanza delle discipline spirituali legate al corpo e alle sue funzioni. Lo Yoga, il Tai Chi sono oggi strumenti usati da molti ebrei ortodossi per vivere, come dice Giobbe, "nella propria carne", per percepire i messaggi della psiche e dello spirito. Quando li si rifiutano, arrivano sotto forma di malattia, o di guai di altro genere, il che non è il modo più gratificante per ascoltare la voce del divino". Il successo dei libri della Abravanel è curioso tanto per il suo approccio originale, quanto per il consenso che questi suoi scritti incontrano nel mondo ortodosso ebraico, sospettoso nei confronti della donna che si occupa di questioni religiose. Le chiedo di darmi la sua definizione della Cabala. Mi dice che "una risposta classica potrebbe essere quella di una tradizione esoterica che commenta il testo biblico trasmessa oralmente e per secoli in segreto da padre in figlio o da maestro ad allievo. Ma se ci si pone a un livello più universale, valevole per tutti, ebrei e non ebrei, si potrebbe dire che la Cabala è la scienza che insegna a ricevere e accogliere la vita, in ogni suo aspetto. Un vero cabalista sa accogliere l'amore divino, sa ricevere e decifrare il suo messaggio nella vita quotidiana, mentre la società occidentale usa e sperimenta pochissimi sensi, male e materialmente (cibo e sesso). I sensi dovrebbero rivelare il divino e non nasconderlo. Facendo all'amore con la propria compagna si dovrebbe incontrare l'Altra parte della Divinità, nel cibarsi dovremmo riconoscere le scintille di divinità discese e condensate nella creazione fisica. Idem nel toccare o odorare un fiore. Cabala vuol anche dire capacità di accettare prove come parte di un percorso di allargamento della propria consapevolezza del divino". La novità della Cabala moderna, non da ciarlatani, sviluppa una dimensione di psicologia meditativa di interesse tanto per il malato, quanto per il medico e lo psicologo. La società moderna è malata di "oralità": mangiamo insoddisfatti, male e di tutto. La meditazione cabalistica, simile a quella zen, mira a "curare" questi squilibri accentuando la coscienza del "femminile" nel divino, accessibile a tutti nell'esperienza sensoriale sublimata. Per la Cabala moderna che Daniela Abravanel cerca di insegnare, il contatto con il cibo è potenzialmente un incontro con il divino. I cristiani l'hanno del resto capito nel simbolo dell'Eucarestia. Partendo da questo concetto ha incominciato a insegnare e a scrivere libri centrati sul tema della guarigione. Vive studiando, commentando testi antichi in linguaggio moderno ad "allievi-pazienti" che si rivolgono a lei provenendo da molte parti del mondo. Organizza percorsi di "contatto con la natura" in Israele, promuove incontri con cabalisti guaritori, artisti, medici e psicologi interessati a trovare una guida in campi non convenzionali, a comprendere qualcosa di più sulle radici ebraiche del cristianesimo. Basandosi e vivificando gli aspetti del Talmud e della Cabala che ricordano i doveri dell'uomo verso l'ambiente. Aspetti poco noti dell'ebraismo che ne fanno emergere il messaggio universale volto a preservare il pianeta e l'umanità. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Da oggi al 12 maggio la festa dei libri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 109 del 2008-05-08 pagina 33 Da oggi al 12 maggio la festa dei libri di Redazione Apre oggi a Torino, negli spazi espositivi del Lingotto (via Nizza 280) la Fiera internazionale del Libro, l'appuntamento più importante d'Italia per editori, autori e lettori. La manifestazione, che quest'anno ha per tema "Ci salverà la bellezza" e come Paese ospite Israele nel 60º anniversario della nascita dello stato, proseguirà sino a lunedì 12 maggio, con i seguenti orari: giovedì, domenica e lunedì 10-22; venerdì e sabato 10-23. Biglietto di ingresso: intero 8 euro, ridotto 6, professionali 5. Per informazioni: Segreteria organizzativa, via Santa Teresa 15, 10121 Torino, tel. 0115069709, fax 0115633519; sito Internet: www.fieralibro.it. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Tra fumogeni, denunce e misure di sicurezza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 109 del 2008-05-08 pagina 33 Tra fumogeni, denunce e misure di sicurezza di Redazione Molto fumo e anche un po' di arrosto. Il fumo è stato quello dei fumogeni con cui i contestatori di Israele, Paese ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino, hanno ieri pomeriggio impestato la zona di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell'Università. "Boicotta Israele sostieni la Palestina" e "Solidarietà alla resistenza palestinese" gli slogan urlati. L'arrosto, invece, sotto forma di tre denunciati dalla polizia, era stato servito in mattinata. Tre persone sono infatti state identificate fra coloro che hanno, lo scorso primo maggio, incendiato le bandiere israeliana e statunitense durante la festa dei lavoratori, in piazza San Carlo. L'accusa è "vilipendio alla bandiera di uno Stato estero e travisamento in occasione di manifestazioni pubbliche". Poco dopo Luca Casarini, leader dei Disobbedienti del Nord-Est, ha dato idealmente una pacca sulla spalla ai compagni in azione nel capoluogo piemontese. Sul rispetto dei diritti umani, ha detto, "Israele è come la Cina". E dunque "è giusto protestare contro uno e contro l'altro". Tuttavia, ha aggiunto sentendo aria di bruciato, "non vogliamo metterci in mezzo ad una questione che è stata troppo ideologizzata". Quindi, niente appoggio "fisico" alla manifestazione in programma per sabato organizzata dal Forum Palestina. E anche il Prc non ci sarà: "pensiamo che lanciare il boicottaggio sia stato sbagliato perché reputiamo che la cultura debba essere preservata dallo scontro ideologico e politico". I "cugini" del Pdci, invece, saranno presenti. Lo ha annunciato Jacopo Venier, responsabile esteri del partito. Situazione tranquilla, dunque? Non proprio. Lo dimostra il fatto che ci saranno anche i tiratori scelti, sul tetto del Lingotto e nelle aree limitrofe del quartiere fieristico, per vigilare sulla presenza alla Fiera del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che arriverà oggi, intorno alle 9,30, all'aeroporto Sandro Pertini di Caselle (Torino). Il presidente della Repubblica giungerà al Lingotto per l'inaugurazione, prevista per le 10. Intanto gli organizzatori gettano acqua sul fuoco. "Non siamo a Kabul né a Bagdad ma a Torino, una città dove la situazione è assolutamente tranquilla e permetterà lo svolgimento di una Fiera bellissima, e non solo per il tema, che è la bellezza, ma per la bellezza degli stand, curati dagli editori come mai prima". Lo ha detto il direttore della Fiera, Ernesto Ferrero, durante una visita nei padiglioni del Lingotto. "Questa è davvero una Fiera molto bella - ha aggiunto - pensata per accontentare 300mila persone mentre meno di 300 stanno cercando di rovinarla e snaturarla". Tra il fumo e l'arrosto, insomma, ricordiamoci che si tratta di libri, e che il tempo dei roghi è finito da un pezzo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ciò che è in gioco a Torino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Gabriele Polo La Fiera del libro che inizia oggi a Torino ha assunto una natura completamente diversa da quella delle precedenti edizioni. Rimane una Fiera, un misto di cultura e commercio, ma ciò che "promuove" quest'anno è l'anniversario della nascita d'Israele. Che non è uno stato qualsiasi: perché è nato dalla shoah - la più grande tragedia del '900 -, perché diede inizio alla diaspora di un altro popolo - i palestinesi -, perché i governi di Tel Aviv in tutti questi anni hanno negato il diritto dei palestinesi ad avere una loro terra e un loro stato. Inevitabilmente, per quanto si tratti di libri e scrittori, l'appuntamento di Torino ha assunto un carattere tutto politico, si è aperto un confronto molto aspro sulla partecipazione alla Fiera, ne è stato proposto il boicottaggio. Proposta su cui si sono divisi gli intellettuali israeliani e palestinesi. Questo giornale, pur con opinioni diverse al suo interno, si è pronunciato contro il boicottaggio. E ribadisce oggi questo giudizio, perché ha ancora la presunzione di ritenere che la cultura possa essere un luogo d'incontro e confronto, anche con chi lo nega. Perché non prevalgano le "pratiche di guerra". Ma oggi, con la stessa forza con cui difendiamo la legittimità all'esistenza dello stato d'Israele difendiamo il diritto alla critica delle pratiche oppressive dei suoi governi, cosa che - del resto - facciamo ogni giorno su questo giornale. Da oggi a sabato, a Torino, non è in gioco il diritto di vivere dello stato israeliano, ma la libertà di denunciare e contestare le condizioni di non-vita cui sono ridotti i palestinesi, la possibilità di tenere aperta una prospettiva di pace e un movimento coerente con essa. Che non sarà dato da chi considera un omicidio meno grave di una bandiera bruciata, né aiutato da chi quella bandiera la brucia. Sappiamo che ci sarà una frattura tra ciò che accade dentro e fuori la Fiera del libro, ma ci batteremo - dentro e fuori - perché ci sia un pacifico confronto, non uno scontro che motteggi un potere prepotente o una guerra disperata. Sappiamo che è difficile, ma sinceramente non vediamo un'altra strada possibile.

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ANTICIPAZIONI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fiera del libro/1 Parla Dario Fo: "Per la Palestina, ci sarò". Il no dell'Anp. Uri Avnery: ecco la storia reale d'Israele P. 7/20 Fiera del libro/2 A Torino sarà presentato "La perdita", un dialogo tra Rossana Rossanda e Manuela Fraire. Uno stralcio P. 15 Fermo immagine Marlon Brando al funerale di Bobby Hutton, la giovane Pantera Nera uccisa dalla polizia. Sabato sul manifesto Sinistra Mussi e la "catastrofe": "Tanti errori. Ritentiamo" A PAGINA 2 Birmania I generali bloccano gli aiuti Un milione di senza tetto A PAGINA 8.

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L'Anp: Ecco perché non partecipiamo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"La celebrazione d'Israele ci cancella" L'Anp: "Ecco perché non partecipiamo" T. D. F. Sempre sulla Fiera del Libro di Torino abbiamo parlato con Sabri Ateyeh, ambasciatore dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) in Italia. Lei ha espresso massimo rispetto per la decisione del presidente Napolitano di inaugurare oggi la Fiera di Torino dove quest'anno Israele, ospite d'onore, celebra il 60mo della sua fondazione, ma anche la preoccupazione critica che la sua presenza possa essere interpretata da Israele come un appoggio italiano alla sua politica di negazione dei diritti del popolo palestinese... Vorrei precisare un punto essenziale. Massimo e convinto rispetto per Napolitano, noto per il suo interesse per tutte le manifestazioni culturali, soprattutto in Italia. Non siamo preoccupati per questo e non ci permetiamo di criticare il presidente italiano. La nostra preoccupazione è che questa manifestazione non venga accompagnata da una parola critica alla politica del governo israeliano e che quindi Israele possa approfittarne interpretando tutto questo come un appoggio alla sua politica. Era lo stesso concetto che ho espresso al signore dell'agenzia Ansa, il cui testo però ha fatto intendere un legame fra questa preoccupazione e la presenza del capo dello stato italiano a questa manifestazione. Le vostre perplessità comunque restano sulla coincidenza tra Fiera del Libro e celebrazione del 60mo anniversario d'Israele, per quella data che il popolo palestinese chiama "nakba" (catastrofe), cioè la cacciata dalla propria terra... Noi instistiamo con questa perplessità e abbiamo riscontrato una comprensione anche da parte dell'organizzione della Fiera del libro. Abbiamo spiegato la nostra posizione, sono venuti da noi e abbiamo discusso a lungo. Non era nel loro intento assolutamente far nascere questo equivoco. Da parte nostra noi non siamo contrari assolutamente né ad invitare Israele, né a celebrare, in qualsiasi altra occasione, Israele. Quello che noi abbiamo obiettato è che questa coincidenza - la celebrazione -, negando la questione palestinese, ignorando completamente la catastrofe che è stata subita dal popolo palestinese, è assolutamente sbagliata. Noi negoziamo con Israele, noi parliamo con Israele, noi stiamo discutendo per arrivare alla pace con Israele. Non siamo contrari alla presenza di Israele in qualsiasi manifestazione. Non siamo contro, siamo per sollevare la questione palestinese, la catastrofe del popolo palestinese, i diritti dei palestinesi che purtroppo sono stati volutamente tenuti fuori da questo evento. Qual è la posizione ufficiale dell'Anp? Voi avete deciso di non partecipare alla Fiera di Torino... È la posizione di tutti i paesi arabi, concordi con tutti gli intellettuali arabi. Le dico di più. La posizione politica araba è molto più moderata della reazione, assai risentita, degli intellettuali arabi. Noi politicamente abbiamo cercato di smorzare un po' i toni di questo risentimento. Ma manca nell'iniziativa di Torino la memoria, la presenza e la parola, per riconoscere che, sì, è nato lo stato di Israele dietro la risoluzione dell'Onu, ma la risoluzione dell'Onu è stata applicata a metà. La seconda metà della risoluzione dell'Onu era condizionata, legata, alla nascita dello stato palestinese. Ancora oggi negato. E la stessa risoluzione che ha dato la vita allo stato di Israele implica la nascita dello stato della Palestina. La mancanza di questo riferimento al diritto della nascita dello stato palestinese, la coincidenza della celebrazione ufficiale, ha provocato questa nostra giusta reazione. L'ambasciatore israeliano Gideon Meir apprezza molto la presenza di Napolitano, la scelta della Fiera del Libro di celebrare la nascita di Israele e dice che chiunque la contesta nega la legittimità allo stato israeliano. Ripeto, non non ci permettiamo di mettere in discussione la presenza di Napolitano. Ma la Fiera del libro di Torino divide piuttosto che unire. La gioia dell'ambasciatore israeliano è un atteggiamento miope, di chi è incapace di allargare la sua visione, perché è stata ignorata l'altra parte che è egualmente importante, come la celebrazione di Israele, cioè la negazione del diritto dei palestinesi ad avere uno stato. Se Meir si accontenta di cancellare la memoria...Che grande equivoco il suo. Con in più un pizzico di arroganza, proprio di chi non accetta nessuna critica e addirittura la collega al diritto all'esistenza dello stato di Israele che l'Anp non mette in discussione. Noi stiamo negoziando con Israele, l'Anp l'ha riconosciuto. Ma come si fa a continuare a mascherare la questione di fondo dei diritti negati al popolo palestinese, dietro una manifestazione culturale gestita solo come propaganda. Mi dispiace molto per un politico che si abbassa a questo livello.

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La bandiera israeliana in Campidoglio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'omaggio di Alemanno La bandiera israeliana in Campidoglio La bandiera israeliana da ieri sera sventola in piazza del Campidoglio accanto a quella di Roma e al tricolore. E lo farà per ventiquattr'ore, a celebrare i sessant'anni della fondazione dello Stato di Israele. Un omaggio fortemente voluto dal neosindaco di Roma Alemanno e che "ha un significato storico molto importante", anche perché si tratta della prima volta. Alla cerimonia di alzabandiera era presente anche l'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir, e il presidente della comunità ebraica della capitale, Riccardo Pacifici. "Il fatto che la bandiera di Israele sventoli sul Campidoglio rappresenta in qualche modo la chiusura di una grande tragedia", ha detto il sindaco capitolino che poi si è recato in Sinagoga per proseguire le celebrazioni.

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Torino superblindata inaugura la Fiera del libro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Centinaia di agenti sorveglieranno oggi l'arrivo di Napolitano. Tre giovani denunciati per le bandiere bruciate durante il corteo del 1 maggio c.l. Roma Il via ufficiale è previsto per questa mattina alle 10,30, ora in cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano varcherà il portone del Lingotto per inaugurare ufficialmente la XXI edizione della Fiera del Libro di Torino, di certo la più contestata nella storia della manifestazione per la scelta di dedicare a Israele il ruolo di paese ospite d'onore. Nonostante le rassicurazioni degli organizzatori ("siamo tranquilli, ma attenti", ha ripetuto anche ieri il direttore generale della Fiera, Ernesto Ferrero), basterà darsi un'occhiata intorno per capire che aria tira. Centinaia di poliziotti e carabinieri, compresa qualche decina di tiratori scelti, sorveglieranno l'arrivo del capo dello Stato, accompagnandolo per tutto il tempo - un'ora e mezza al massimo - della sua visita. Per poi restare, una volta ripartito Napolitano, a presidiare l'intera area esterna della Fiera. Sulla carta e ufficialmente non è prevista alcuna zona rossa attorno al Lingotto, ma l'attenzione delle forze dell'ordine resterà altissima. Come dimostra anche la denuncia piovuta ieri sulla di tre giovani accusati di aver bruciato, al termine del corteo del 1 maggio, tre bandiere israeliane e una americana. La Digos li ha identificati visionando le riprese effettuate durante il corteo. Si tratterebbe di tre ragazzi di età compresa tra i 25 e i 30 anni, appartenenti secondo la Digos al centro sociale Askatasuna di Torino, che è tra i promotori del boicottaggio della Fiera. L'accusa nei loro confronti è di vilipendio della bandiera di uno Stato straniero e di travisamento in occasione di una manifestazione pubblica, per essersi coperti il volto con una kefiah. Gesti di protesta contro il salone del Libro e Israele non sono comunque mancati neanche ieri. Riuscendo a eludere ogni sorveglianza, un gruppo di aderenti all'assemblea Free Palestine è riuscito ad arrivare fino al quinto piano di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell'Università e a srotolare una grande bandiera della Palestina, mentre altri aderenti all'associazione hanno aperto uno striscione con la scritta "Solidarietà alla resistenza palestinese". Il gruppo ha anche letto un elenco di nomi di bambini palestinesi uccisi nel 2008. "Pensiamo sia una forma di razzismo - hanno spiegato - il fatto che queste morti non interessano a nessuno". Ma l'attenzione generale è centrata su quanto accadrà sabato pomerigi, quando a Torino è prevista la manifestazione a favore della Palestina. L'appuntamento divide la sinistra radicale, con Rifondazione comunista che si dissocia dal boicottaggio e dal corteo indetto dal Forum Palestina al quale hanno aderito il Pdci, il Pcl di Marco Ferrando e alcuni centri sociali tra i più radicali. Al corteo, che partirà alle 15 da corso Marconi per concludersi a piazza Fabio Filzi, a 200 metri circa dal Lingotto, è prevista la partecipazione di circa 5 mila persone provenienti da tutta Italia. Chi non ci sarà, è invece il leader dei Disobbedienti del nord est Luca Casarini perché pur approvando le proteste contro Israele - che Casarini paragona alla Cina - "non vogliamo - ha spiegato ieri - metterci in mezzo a una questione che è stata troppo ideologizzata". Da più parti, comunque, arrivano appelli alla calma. E i primi ad abbassare i toni sono proprio gli organizzatori del corteo. "Sarà una manifestazione pacifica", ha spegato Luigi Casali, cordinatore piemontese delle Rappresentanze di base. "Vorremmo che ogni delegazione garantisse l'ordine del suo spezzone". Getta acqua sul fuoco anche Ferrero: "Non siamo a Kabul né a Bagdad, ma a Torino - ha detto il direttore del Salone - e riusciremo a fare una fiera bellissima".

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Hezbollah sciopera Libano in fiamme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I lavoratori sono scesi in piazza per chiedere l'aumento delle retribuzioni, ma subito si sono scatenati gli scontri tra governo e opposizione. Numerosi feriti Michele Giorgio Centinaia di attivisti di Hezbollah e di altre forze dell'opposizione libanese continuavano a bloccare ieri sera la strada per l'aeroporto di Beirut e minacciavano di attuare un sit-in permanente nella zona dello scalo internazionale per protestare contro il governo, accusato di aver adottato provvedimenti illegali che colpiscono direttamente il movimento sciita guidato da Hassan Nasrallah. La giornata che doveva veder scendere in strada migliaia di lavoratori libanesi per chiedere, nel centro di Beirut, l'aumento del salario minimo ben oltre le 500 mila lire libanesi (330 dollari) proposte dal governo, nonché aiuti alle fasce sociali più deboli colpite duramente dall'aumento vertiginoso del costo della vita, si è presto trasformata, come molti avevano previsto, in un nuovo e pericoloso round di boxe tra l'opposizione e il governo filo-Usa del sunnita Fuad Siniora. Per la prima volta dai tempi della guerra civile che ha sconvolto il Libano tra il 1975 e il 1990, gruppi di attivisti politici rivali si sono dati battaglia a Beirut a colpi di mitra e granate rpg. A farne le spese sono stati anche alcuni giornalisti e fotografi mentre tra le tante persone rimaste bloccate in aeroporto c'era anche l'anziana cantante Fayrouz, icona del nazionalismo arabo. La tensione ha fatto venire alla luce la spaccatura profonda esistente tra i musulmani sunniti, in maggioranza legati al leader del partito Mustaqbal di Saad Hariri, e gli sciiti che fanno capo a Hezbollah e al partito Amal, del presidente del Parlamento Nabih Berri. Gli scontri sono stati violenti e diffusi. Secondo testimoni, uomini armati, probabilmente di Hezbollah, avrebbero fatto fuoco contro una sede di Mustaqbal a Ras al Nabaa. A pochi km di distanza, attivisti di Amal si sono scontrati con militanti del leader druso Walid Jumblatt, uno stretto alleato degli Stati Uniti. Al termine della giornata si sono contati numerosi feriti ma per fortuna nessun morto. Un anno fa, in incidenti simili, i morti furono una decina. Ieri la protesta sindacale, sebbene fondata su dati economici molto concreti e su un diffuso disagio dei lavoratori, non aveva speranze di successo. La politica domina ormai ogni aspetto della vita libanese. In strada c'erano anche i sostenitori del Movimento cristiano dei Liberi Patrioti di Michel Aoun a manifestare contro il governo. Covava una tensione troppo forte, causata anche delle violenze dei giorni scorsi a Beirut, sempre tra sciiti e sunniti, e nella Valle della Bekaa. Troppo per il Libano dove dallo scorso novembre la maggioranza e l'opposizione non riescono a trovare un compromesso per eleggere il nuovo presidente e formare un governo di unità nazionale. A ciò si aggiunge la decisione presa da Fuad Siniora, o meglio dalle forze politiche che lo controllano, di sfidare apertamente Hezbollah divenuto gestore di una rete telefonica privata che "violerebbe la sovranità dello Stato", non solo, ma il movimento sciita avrebbe anche installato telecamere per spiare l'aeroporto di Beirut. Hezbollah nega di gestire una rete telefonica in contrasto con la legge e il vice segretario generale del movimento, Naim Qassem, ha avvertito che le linee telefoniche contestate "sono parte integrante" dell'apparato di sicurezza della sua organizzazione. "Chi interferirà con la rete telefonica sarà trattato come se fosse una spia israeliana", ha detto Qassem. Hezbollah sostiene che il suo sistema di comunicazione è volto unicamente a proteggerlo dalle "attività di spionaggio" di Israele e Stati Uniti. Il movimento sciita tuttavia contesta anche la decisione del governo di rimuovere il generale Wafiq Shuqeir - considerato vicino a Hezbollah - dall'incarico di responsabile della sicurezza dell'aeroporto di Beirut. Un dirigente di Hezbollah, Qassim Allaq, ha spiegato che le telecamere installate nei pressi dello scalo sono in funzione da oltre 20 anni e che sino a oggi nessuno aveva protestato. "Perché i media cominciano a farlo solo oggi? Tutto ciò è molto sospetto", ha detto. "Nonostante i ripetuti avvertimenti, il governo ha deciso ugualmente lo scontro", ha commentato ieri as-Safir, uno dei principali quotidiani di Beirut.

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Ci sarò. Per la Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dario Fo: "È vergognoso. Se parli dei Territori, ti accusano di antisemitismo" "Ci sarò. Per la Palestina" Tommaso Di Francesco Sulla Fiera del Libro di Torino abbiamo rivolto alcune domande al premio Nobel per la letteratura Dario Fo. "Avrei dovuto presentare domani nella Sala Gialla della Fiera - ci dice - il mio libro appena pubblicato da Guanda, L'apocalisse rimandata, sul disastro ambientale. Invece ho scelto di parlare di Palestina". Perché hai preso questa decisione così difficile e impegnativa? Ho voluto affrontare un "tabù". Perché trovo incredibile che, nel contesto della Fiera del libro ci sia un unico interlocutore presente, il governo e lo stato d'Israele, ma non si faccia mai cenno all'altra parte, al popolo palestinese. Invece bisognava invitare tutte e due le parti, proprio perché il problema non può essere isolato. Dal momento che c'è una guerra in atto, si massacrano, si sparano, si uccidono; in particolare quello che spara di più è quello che ha i mezzi migliori e che naturalmente ha un esercito di livello internazionale maggiore tra tutti gli eserciti che si conoscono oggi al mondo. E ora a Gaza c'è la fame nera, tagliano elettricità, acqua, riserve alimentari, e non si permette che arrivino aiuti dall'estero. Tutto è bloccato, è una trappola immensa con questi muri che impediscono di muoversi. Diventa difficile anche per gli stessi israeliani i quali, naturalmente, si lamentano di questa condizione. È una trappola per tutti e due i popoli che non possono più comunicare, tra loro e al loro interno. Come giudichi l'inaugurazione del presidente Giorgio Napolitano? Che ci sia il presidente della repubblica è un fatto legato agli Stati. Dimostra che non è - come cercano di far passare - una mostra letteraria, perché è diventata politica. Dedicata com'è alla fondazione di uno Stato, non alla letteratura, all'intelligenza, alla cultura di questo Stato, ma allo Stato, fondato sessanta anni fa. Ma c'è anche un altro stato, che non è neanche uno Stato, che non ha mai potuto esserlo, che è stato smantellato, gli hanno portato via le terre, hanno cacciato gli abitanti. Parlo della Palestina e dei palestinesi, profughi nella loro terra e in tutto il Medio Oriente proprio a partire dalla fondazione d'Israele. E questo non si può dimenticare. Tu lamenti l'ingerenza dei governi e denunci che l'evento avrebbe potuto essere gestito in modo culturale e letterario da scrittori israeliani e palestinesi... La cosa incredibile è che ti tacciano di fare della politica dal momento che ricordi che esiste anche la Palestina. Tu dici: c'è anche la Palestina in questa situazione. Allora o fai della politica oppure sei antisemita. E' il discorso di metterti subito una bella etichetta per poterti tirar fuori da ogni dialogo, da ogni discorso: è così palese che è vergognoso. Come l'ipocrisia della parola "cultura": ma quando mai la cultura è stata qualche cosa a sé, astratta, metafisica, al di sopra di tutto e di tutti? La cultura è sempre stata un atto importante della politica, perché la politica assorbe in sé libertà, dignità dei popoli, giustizia delle leggi, pace. Si dice la politica di pace, no? La pace vista come atto politico dei popoli. E di colpo invece no! Si prende tutto quello che è cultura e si mette da parte come un fatto intoccabile, bisogna entrare a piedi giunti, "togliti le scarpe infangate perché qui sei nel limbo".... Adesso poi ci troviamo di fronte a fascisti riciclati, missini, post-fascisti e post-neofascisti, già razzisti e antisemiti, che si dichiarano filo-israeliani... Una cosa terrificante. E si viene pure a dire che bruciare una bandiera, cioè un simbolo, è molto più criminale che uccidere un uomo. Io ho sempre saputo che la vita è la cosa più importante e sacra del mondo, dell'umanità: la vita. No, invece adesso sono i simboli. Questo è fascismo, proprio questo di scegliere il simbolo come l'atto massimo e più grave è proprio un atteggiamento culturale fascista, perché il fascismo ha sempre tenuto ai simboli sopra ad ogni cosa. Ricordando la posizione di Moni Ovadia, Amos Gitai, david Grossman, del grande Daniel Barenboim, dici che quest'anno a Torino avrebbe dovuto svolgersi la Fiera dei due popoli: di Israele e Palestina insieme. Che segno è invece averli separati ancora una volta? È la sconfitta della speranza. Ma la cosa terrificante è ancora un'altra: il fatto che si è spinto verso questo conflitto, inorridendo e dicendo "no, non si può pretendere di sospendere un incontro di questo genere per il valore che ha...". Tutto questo è passato senza mai considerare il discorso della fame, della disperazione in Palestina, dell'angoscia, dell'ingiustizia, delle carceri piene. Così tutto questo viene coperto, mascherato con un gesto di ipocrisia infinita. Tu hai scelto questo tipo di posizione interna, se così si può dire, diversa dall'aperto boicottaggio dall'esterno. Il boicottaggio è un errore. Sbagliano anche i rappresentanti della sinistra israeliana da sempre invisa al potere, perché il potere israeliano non ha mai ascoltato la parte colta della sua popolazione, coloro che sono considerati la forza intellettuale del mondo ebraico viene ignorata. Che avrebbe voluto invitare il mondo palestinese e arabo a questa festa della cultura, in uno dei momenti in cui si possono trovare degli spazi. Poi però l'arrivo della celebrazione ha traformato la Fiera in un fatto di stato. E questo alla fine ha diviso. Già. Perché Israele può celebrare la sua fondazione, ma dire che i palestinesi devono venire a battere le mani forse è un po' troppo. Questo è il punto. E questa è un'idea giustissima.

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L'invito, premio all'occupazione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Jamil Hilal "L'invito, premio all'occupazione" Contro la scelta di Israele come ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino - da oggi al 12 - si è schierato il sociologo palestinese Jamil Hilal, molto conosciuto in Italia. Per Hilal scegliere lo Stato ebraico come ospite d'onore significa "premiare Israele per la sua continua occupazione, per il suo assedio alla Striscia di Gaza, per la sua continua costruzione di insediamenti". "L'Unione dei giornalisti e degli scrittori palestinesi - ricorda - è contro l'invito di Israele che celebrerà alla Fiera il 60mo anniversario, perché per i palestinesi la creazione di Israele equivale alla loro catastrofe".

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No al boicottaggio dal poeta Adonis (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ultime nuove No al boicottaggio dal poeta Adonis La discesa in campo del poeta Adonis non lascia spazio ai dubbi sul boicottaggio: "Non è mai consentito tentennare sulla necessità di affrontare il mondo attraverso le verità nelle quali si crede - ha dichiarato - anzi è doveroso essere decisi nella difesa di queste verità". Da qui, dunque, la convinzione che sia antiproducente la defezione degli scrittori arabi a Torino, quando coerenza vorrebbe che si spendessero per "le stesse battaglie nelle loro terre, sia l'Egitto che il Marocco, che il Qatar e tutti i paesi arabi che si riconciliano con questo nemico di cui chiedono il boicottaggio culturale". Convinto che "la questione palestinese deve essere al primo posto" proprio per questo gli sembra indispensabile "ottenere la solidarietà internazionale". Su un altro fronte, ha destato scalpore in Israele, dove da due mesi è in cima alle classifiche dei libri più venduti, un romanzo iconoclasta del giovane scrittore Alon Hilu che si burla di un pioniere sionista del XIX secolo, mentre dimostra empatia verso un adolescente palestinese da lui ingannato. Le vicende del romanzo, intitolato "La Casa Dajani" e scritto in parte in un ebraico ottocentesco ricostruito a tavolino, sono ambientate oltre cento anni fa, in una comoda villa abitata da una distinta famiglia palestinese in un lembo di terra dove oggi si stagliano i tre grattacieli Azrieli, simbolo della dinamica Tel Aviv.

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Ironica, parossistica, alimentata da una vena crudele è in arrivo al Lingotto la scrittrice Orly Castel-Bloom (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Un fenomeno da Israele Ironica, parossistica, alimentata da una vena crudele è in arrivo al Lingotto la scrittrice Orly Castel-Bloom Francesca Borrelli Ci si può avvicinare, chi l'ha incontata dice che non è pericolosa, non sputa, non bestemmia, non si droga, non porta armi: non in pubblico, almeno. Porta i suoi libri che sono già abbastanza, ma li tiene in una borsa termica e sarebbe contro i suoi interessi, soprattutto in una Fiera che ospita il suo paese, lasciare che i loro umori provochino una esplosione: questo però vale solo per gli originali, che lei maneggia con guanti siliconati e rilegge non prima prima di essersi cosparsa lo stomaco con l'adeguato pelo. Quanto alle copie immesse nel regolare commercio, i lettori che si trovino a maneggiarle, sebbene sbadatamente, sono garatiti sulla loro incolumità: fisica si intende. Tanto per dirne una, l'ultimo suo romanzo (che si intitola Dolly City ed è stato pubblicato da Stampa alternativa nella mirabolante traduzione di Elena Loewenthal, che ne è anche uscita viva) ruota intorno al protagonismo di una sedicente laureata in medicina all'università di Katmandu, involontaria madre di un trovatello, da lei sottratto (si fa per dire) alla morte per abbandono e consegnato alla sopravvivenza stentata a suon di sevizie plurime e prolungate. La signorina Dolly, che è animata dalle migliori intenzioni, non è in grado di contenere alcun pensiero più di un secondo senza sentirsi in obbligo di trasformarlo in azione. Esempio: è preoccupata che il suo bambino abbia un soffio al cuore? Bisogna verificare. E cosa c'è di più sicuro se non segargli il torace, dilatargli le costole e esplorargli da vicino il muscolo cardiaco? Lo stesso dicasi per i reni, nell'incertezza meglio trapiantargliene uno: non uno qualsiasi è chiaro, da buona madre ebrea Dolly lo vuole tedesco. Ed è così che vola in Germania (tralasciamo le considerazioni che le passano per la testa) trova l'esemplare umano in forma di bambino adatto alla bisogna, espianta l'organo, torna a casa, lo reimpianta sul suo trovatello, e a parte il dubbio che non ne avesse bisogno per il resto tutto bene. Dolly vive in una torre di quattrocento piani progettata da un architetetto di origine beduina e tra i vicini di casa ha fatto amicizia con un mago che allestisce sinistri festini, ma dalla sua ha il fatto che le elargisce antidepressivi in quantità ciclopica e quanto al sesso non la lascia mai sola. Se fosse un prodotto della natura sarebbe un vulcano in perenne eruzione, invece è un prodotto della cultura e i posteri parleranno di lei come una esponente femminile della gioventù cannibale, uno dei pochi generi di narratori che l'Italia ha felicemente maturato per poi esportarlo nel resto del mondo. Prima di tutto in Israele, che notoriamente non conosce frontiere.

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A Gerusalemme i 60 anni sono già arrivati Via alla festa, ma la corte di Olmert traballa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Mi. gio. Gerusalemme Sono cominciate ieri sera le celebrazioni in Israele per il 60esimo anniversario della sua fondazione. In tutto il paese e nella zona ebraica di Gerusalemme sventolano le bandiere con la Stella di David e si vive in un clima di festa. Nella zona araba della Città Santa invece regna una atmosfera ben diversa, triste e di lutto. Dentro e fuori i Territori occupati, a partire dai prossimi giorni, si svolgeranno manifestazioni e sit-in per commemorare la Nakba, la "Catastrofe" nazionale, simboleggiata dai circa 750mila palestinesi (oggi 4 milioni) che, con la nascita dello Stato di Israele, furono cacciati via o fuggirono dalla loro terra dove non hanno più potuto far ritorno. Il programma di celebrazioni per Israele è fitto e andrà avanti per mesi. Prevede oltre a cerimonie ufficiali anche eventi artistici e musicali. C'è attesa per il seminario (13-15 maggio) organizzato dal capo dello stato Shimon Peres al quale prenderanno parte almeno dieci presidenti e ex presidenti di vari Paesi, primo fra tutti George Bush. Ci saranno anche l'inviato per il Quartetto Tony Blair, l'ex leader sovietico Mikhail Gorbaciov, il magnate Rupert Murdoch; l'ex segretario di stato Usa Henry Kissinger, il premio Nobel Elie Wiesel, il fondatore di Google Sergey Brinn e il fondatore di Facebook Mark Zuckerman. Non tutti i paesi europei invieranno in Israele una delegazione al massimo livello. Dalla Spagna arriverà il ministro degli esteri, Miguel Angel Moratinos mentre per la Francia sarà presente l'ex premier Jean Pierre Raffarin come rappresentante personale del presidente Nicolas Sarkozy. Il Foreign Office da Londra non si è ancora espresso. Quanto a Silvio Berlusconi è improbabile la sua presenza per la concomitanza con l'insediamento del nuovo governo ma le autorità israeliane confermano che il nuovo premier italiano effettuerà la sua prima visita ufficiale all'estero proprio nello Stato ebraico. I festeggiamenti per l'anniversario di Israele potrebbero essere gli ultimi da premier per Ehud Olmert, sospettato di essere coinvolto in un giro di tangenti versate da un finanziere statunitense, Morris Talansky. La polizia tornerà a interrogarlo domenica e, prevede la stampa locale, Olmert potrebbe autosospendersi o dimettersi. I dirigenti del suo partito, Kadima, pensano alle contromisure per evitare le elezioni anticipate. A sostituire Olmert, almeno per qualche mese, potrebbe essere il ministro degli esteri, Tzipi Livni.

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E lo Stato si chiamerà Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Storie Come poteva essere lo Stato ebraico. E come è diventato nella realtà E lo Stato si chiamerà Israele... Ben Gurion parlava alla radio in quel lontano 1948, mentre io pulivo il fucile prima di un assalto. Cosa ne penserebbe Issar, che morì in quei giorni? E perché il Muro è diventato il vero simbolo nazionale? Uri Avnery Ogni volta che sento la voce di David Ben-Gurion pronunciare le parole "perciò siamo qui riuniti..." penso a Issar Barsky, un giovane affascinante, fratello minore di una mia amica. L'ultima volta che ci siamo incontrati fu davanti al refettorio del Kibbutz Hulda, il 14 maggio 1948. La notte successiva la mia compagnia avrebbe attaccato al-Qubab, un villaggio arabo sulla strada per Gerusalemme, a est di Ramle. Eravamo impegnati nei preparativi. Io lucidavo il mio fucile di fabbricazione cèca quando arrivò qualcuno a dirci che Ben Gurion stava pronunciando un discorso sulla fondazione dello Stato. Francamente nessuno di noi era molto interessato ai discorsi dei politici di Tel Aviv. La città sembrava così lontana. Lo Stato, sapevamo, dipendeva da noi. Se gli arabi avessero vinto, lo Stato non ci sarebbe stato e neppure noi. Se avessimo vinto, allora lo Stato sarebbe esistito. Eravamo giovani e sicuri di noi, e non avevamo dubbi che avremmo vinto. Ma c'era un dettaglio che mi incuriosiva molto: come si sarebbe chiamato il nuovo Stato. Giudea? Sion? Lo Stato Ebraico? Così mi affrettai verso il refettorio. La voce inconfondibile di Ben Gurion usciva a tutto volume dalla radio. Quando arrivò alle parole "vale a dire lo Stato di Israele" ne ebbi abbastanza e me ne andai. Fuori, mi imbattei in Issar. Lui apparteneva a un'altra compagnia, che quella notte avrebbe attaccato un altro villaggio. Gli riferii il nome dello Stato e gli dissi "abbi cura di te!". Pochi giorni dopo fu ucciso. Così ancora oggi lo ricordo come era allora: un ragazzo di 19 anni, sorridente, un Sabra alto, pieno di gioia di vivere e di innocenza. Più ci avviciniamo alle celebrazioni del grandioso 60esimo anniversario, più sono tormentato dalla domanda: se Issar potesse aprire gli occhi e vederci oggi, ancora ragazzo di 19 anni, che cosa penserebbe dello Stato che fu ufficialmente costituito quel giorno? Vedrebbe uno Stato che si è sviluppato oltre i suoi sogni più folli. Da una piccola comunità di 635mila anime (più di 6000 delle quali sarebbero morte con Issar in quella guerra) siamo cresciuti fino a diventare sette milioni. I due grandi miracoli da noi forgiati - la rinascita della lingua ebraica e l'istituzione della democrazia israeliana - continuano a essere realtà. La nostra economia è forte e in alcuni campi - come l'hi-tech - siamo nella squadra dei primi al mondo. Issar sarebbe eccitato e orgoglioso. Ma egli avvertirebbe anche che qualcosa è andato storto nella nostra società. Il kibbutz dove quel giorno piantammo le nostre tende da bivacco è diventato un'impresa economica come le altre. La solidarietà sociale, della quale eravamo tanto orgogliosi, è crollata. Masse di adulti e bambini vivono al di sotto della linea di povertà, gli anziani, i malati e i disoccupati sono abbandonati a se stessi. La diseguaglianza fra ricchi e poveri è una delle più ampie del mondo sviluppato. E la nostra società, che un tempo innalzava il vessillo dell'eguaglianza e della giustizia, schiocca appena la sua lingua collettiva e si occupa d'altro. Ma quello che lo scioccherebbe di più sarebbe scoprire che la guerra brutale, che uccise lui e ferì me, insieme ad altre migliaia, ancora continua a tutta forza. Determina l'intera vita della nazione. Riempie le prime pagine dei giornali ed è in testa ai notiziari. Che il nostro esercito, l'esercito che davvero eravamo "noi", è diventato qualcosa di completamente diverso, un esercito la cui principale occupazione è opprimere un altro popolo. Quella notte attaccammo davvero al-Qubab. Quando entrammo nel villaggio, era già deserto. Feci irruzione in una delle case. La pentola era ancora calda, il cibo era sulla tavola. Su una mensola vidi alcune foto: un uomo che si era appena pettinato, una donna di villaggio, due bambini piccoli. Li ho ancora con me. Presumo che il villaggio attaccato da Issar quella notte presentasse un aspetto simile. Gli abitanti del villaggio - uomini, donne, bambini - fuggirono all'ultimo momento, lasciando dietro di sé la loro intera vita. *** Non c'è scampo dal fatto storico: il giorno dell'Indipendenza di Israele e il giorno della Naqba (la catastrofe) palestinese sono le due facce di una stessa medaglia. In 60 anni non siamo riusciti - e in realtà non ci abbiamo nemmeno provato - a sciogliere questo nodo creando un'altra realtà. E così la guerra continua. All'avvicinarsi del 60esimo anniversario, è stato costituito un comitato per scegliere un emblema adatto all'evento. Quello che hanno prodotto somiglia a qualcosa che andrebbe bene per la Coca Cola o il concorso musicale in Eurovisione. Il vero emblema dello stato è completamente diverso e nessun comitato di burocrati se lo deve inventare. E' conficcato al suolo e si vede da lontano: il Muro. Il Muro di Separazione. Separazione fra chi e che cosa? Apparentemente fra Kfar Sava in Israele e la vicina Qalqiliyah palestinese, fra Mod'in Illit e Bil'in. Tra lo Stato di Israele (e un po' di terra in più arraffata) e i Territori Occupati palestinesi. In realtà, fra due mondi. Nella fervida immaginazione di coloro che credono nello "scontro di civiltà", siano essi George Bush o Osama bin Laden, il Muro è il confine fra due titani della storia, la civiltà Occidentale e quella Islamica, due nemici mortali che combattono la guerra di Gog e Magog. Il nostro Muro è diventato la linea del fronte tra questi due mondi. Il Muro non è soltanto una struttura di cemento e filo spinato. Esso è soprattutto un proclama ideologico, una dichiarazione d'intenti, una realtà mentale. I suoi ideatori dichiarano di appartenere, anima e corpo, a un campo, quello dell'Occidente, e che sull'altro versante del muro comincia il mondo opposto, il nemico, le masse degli arabi e degli altri musulmani. Quando è stato deciso tutto ciò? Chi lo ha deciso? E in che modo? 102 anni fa, Theodor Herzl scrisse nella sua pionieristica opera "Der Judenstaat" (Lo Stato ebraico, ndt), da cui nacque il movimento sionista, una frase densa di significato: "Per conto dell'Europa noi dovremo costituire lì (in Palestina, nda) un settore del muro contro l'Asia, dovremo servire come avanguardia della cultura contro la barbarie". Così, in 22 parole tedesche, fu definita la visione del mondo del Sionismo, e il nostro posto in quel mondo. E ora, con un ritardo di quattro generazioni, il muro fisico sta prendendo il posto di quello mentale. Il quadro è chiaro e netto: Noi siamo essenzialmente una parte dell'Europa (come il Nord America); una parte della cultura, che è interamente europea. Dall'altra parte: l'Asia, un continente barbaro, senza cultura, che comprende il mondo arabo e musulmano. Si può comprendere la visione del mondo di Herzl. Egli era un uomo del XIX secolo e scrisse il suo trattato quando l'Imperialismo bianco era allo zenit. Lui lo ammirava con tutta l'anima. Si era sforzato (invano) di avere un incontro con Cecil Rhodes, l'uomo simbolo del colonialismo britannico. Aveva contattato Joseph Chamberlain, il ministro delle colonie inglese, che gli aveva offerto l'Uganda, allora colonia britannica. Al tempo stesso, ammirava anche il Kaiser tedesco e il suo così ordinato Reich, che compì un orribile genocidio nell'Africa del Sudovest nell'anno della morte di Herzl. La massima di Herzl non rimase un pensiero astratto. Il movimento sionista la seguì dal primo momento in poi e lo Stato di Israele continua a farlo a tutt'oggi. *** Avrebbe potuto andare diversamente? Avremmo potuto diventare una parte di una regione, una sorta di Svizzera culturale, un'isola indipendente tra Est e Ovest, che collegasse le due parti facendo da mediatrice? Un mese prima dello scoppio della guerra del 1948, sette mesi prima che lo Stato d'Israele venisse ufficialmente fondato, pubblicai un opuscolo intitolato "Guerra o Pace nella Regione semitica". Cominciava con queste parole: "Quando i nostri padri sionisti decisero di stabilire un 'porto sicuro' in Palestina, dovettero scegliere tra due strade: avrebbero potuto apparire in Asia occidentale come conquistatori europei, che si consideravano una testa di ponte della razza 'bianca', dominatori degli 'indigeni' come i conquistadores spagnoli e i colonialisti anglosassoni in America. O come, a loro tempo, i Crociati in Palestina. L'altra strada era di considerarsi come un popolo asiatico che torna alla sua terra natale, come un erede delle tradizioni politiche e culturali della regione semitica". La storia di questa terra ha visto decine di invasioni, che possono dividersi in due categorie principali. Ci sono stati invasori venuti da Occidente, come i Filistei, i Greci, i Romani, i Crociati, Napoleone, gli Inglesi. Questi invasori stabilivano delle teste di ponte, e il loro atteggiamento mentale era quello di chi sta in un avamposto. La regione intorno a loro era territorio ostile, i suoi abitanti dei nemici che dovevano essere sottomessi o distrutti. Alla fine, tutti questi invasori furono cacciati. E ci sono stati gli invasori che venivano da Oriente, come gli Emoriti, gli Assiri, i Babilonesi, i Persiani e gli Arabi. Questi conquistavano la terra e diventavano parte di essa, influenzavano la sua cultura e ne venivano influenzati. E alla fine mettevano radici. Gli antichi Israeliti appartenevano a questa seconda categoria. Anche se ci sono dubbi sull'Esodo dall'Egitto come descritto nel Libro di Mosè, o sulla conquista di Canaan come descritta nel Libro di Giosè, è ragionevole assumere che essi fossero tribù che venivano dal deserto, infiltratesi tra le città fortificate della Cananea che non potevano conquistare - come in effetti è descritto nel Libro dei Giudici 1. I Sionisti, d'altra parte, appartenevano alla prima categoria. Essi portavano con sé la visione del mondo di una testa di ponte, avanguardia dell'Europa: e questa ha dato vita al Muro come simbolo nazionale. Tutto questo deve essere completamente cambiato. Una delle nostre peculiarità nazionali è una forma di discussione in cui tutti i partecipanti, siano di destra o di sinistra, usano l'argomento decisivo: "Se non facciamo questo o quest'altro, lo Stato cesserà di esistere!". Si può immaginare un'argomentazione del genere in Francia, in Inghilterra o negli Usa? Questo è un sintomo dell'ansia "da Crociati". Anche se i Crociati rimasero in queste terre per circa 200 anni e produssero otto generazioni di "indigeni", non furono mai realmente certi della continuazione della loro esistenza qui. Io non sono preoccupato dell'esistenza dello Stato d'Israele. Esso esisterà fintanto che esistono gli Stati. Il vero problema è: che genere di Stato sarà? Uno Stato in guerra permanente, terrore dei suoi vicini, dove la violenza pervade ogni sfera della vita, dove i ricchi prosperano e i poveri vivono in miseria, uno Stato abbandonato dai suoi figli migliori? Oppure uno Stato che vive in pace con i suoi vicini, con mutuo vantaggio; una moderna società con uguali diritti per tutti i suoi cittadini e senza povertà; uno Stato che investe le sue risorse nella scienza e nella cultura, nell'industria e nell'ambiente, dove le future generazioni vorranno vivere, fonte di orgoglio per tutti i suoi cittadini? Questo può essere il nostro obiettivo per i prossimi 60 anni. Io credo che questo sia quel che anche Issar avrebbe voluto.

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Il direttore di Le Figaro: Berlusconi e Sarkozy sono simili (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-05-08 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Intervistato da Toni Capuozzo al Dal Verme Il direttore di Le Figaro: Berlusconi e Sarkozy sono simili Dall'immigrazione ad Alitalia. Dall'editoria alle elezioni. Curiosità e differenze tra Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi. Uno spaccato della Francia raccontato in un'ora e mezzo da Etienne Mougeotte, direttore del quotidiano Le Figaro, intervistato da Toni Capuozzo, vicedirettore del Tg5. L'incontro, al teatro Dal Verme, è cominciato con la questione delle 35 ore. "Il governo ha trovato un escamotage per non votare una legge per cui si è obbligati a lavorare di più - ha spiegato il giornalista -. Le aziende potranno decidere come indurre i dipendenti agli straordinari". Poi si è parlato del festival del libro di Parigi, sempre dedicato ai 60 anni di Israele: "Non ci sono state contestazioni come a Torino". Quanto al crollo della popolarità del presidente francese alle ultime elezioni amministrative, "bisogna dargli tempo - ha spiegato il giornalista -. Anche perché il giudizio dei cittadini sulle singole riforme è positivo". Sarkozy e Berlusconi "sono molto simili". Anche se "hanno avuto due percorsi molto diversi". Capitolo Alitalia. Secondo il direttore, la campagna elettorale del nuovo premier "ha spaventato Air France". Direttore Etienne Mougeotte.

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Tensione a Torino. Tre indagati per i roghi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Tensione a Torino. Tre indagati per i roghi Inchiesta sul figlio di un magistrato. Napolitano inaugura la Fiera del Libro, proteste anti-Israele Visita "blindata" per il Presidente. Procura al lavoro sulle bandiere bruciate. Contestazioni all'Università TORINO - Alla fine, tocca ad Aharon Appelfeld, 76 anni, uno dei più grandi scrittori d'Israele, pronunciare le parole magiche, quelle che richiamano alla pace dei cuori e al silenzio delle polemiche: "Il mio discorso ce l'avete già, voglio leggervene soltanto due pagine in ebraico, per farvi sentire la musica di questa lingua". Così, a sera, nella Reggia di Venaria dove si tiene un'elegante e tranquillissima cena di gala, l'emozione torna là dove dovrebbe essere: sulle parole, sulle lingue, sui libri e sulle culture. E cala un provvisorio "the end" su una vigilia tesa e corrucciata, nella quale la Digos di Torino ha denunciato per "vilipendio alla bandiera di uno Stato estero" alla Procura i tre giovani accusati di aver bruciato in piazza, il 1Ë? maggio, le bandiere di Israele: sarebbero Ennio Donato, figlio di un giudice del Tribunale civile di Torino, Giorgio Rossetto e Gabriele Sandri, tutti e tre giovani esponenti di "Askatasuna ", il più attivo tra i circoli dell'area antagonista torinese. Un fascicolo sul caso è stato aperto dal pubblico ministero Marcello Tatangelo, il magistrato che nei prossimi cinque giorni lavorerà a stretto contatto con le forze dell'ordine. Nella stessa giornata, studenti dei licei e dell'Università improvvisavano performance pro o contro la presenza di Israele alla XXI Fiera del Libro: davanti a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, e al vicino classico "Gioberti" si calavano dalle finestre bandiere palestinesi e si lanciavano fumogeni, il capo avvolto nelle kefiah nere e rosse, mentre i loro coetanei dell'Alfieri distribuivano volantini in piazza Castello in favore del dialogo e contro il boicottaggio. Alcuni ufficiali di Tzahal, l'esercito di Israele, hanno esplorato in lungo e il largo il Lingotto, dove questa mattina alle 10 le porte si apriranno al pubblico mentre il capo dello Stato Giorgio Napolitano arriverà nella Sala Gialla. Napolitano non pronuncerà un discorso ufficiale, ma ascolterà, insieme ad Abraham Yehoshua, quelli di Rolando Picchioni e Ernesto Ferrero, presidente e direttore della Fiera, della presidente della Regione Mercedes Bresso e dell'ambasciatore d'Israele Gideon Meir. Ma le sue parole potrebbero arrivare in apertura o in chiusura, o nel breve giro tra gli stand di editori e istituzioni. "Sarà una fiera ancora più bella delle altre e assolutamente normale ", ha assicurato ieri mattina Ernesto Ferrero. E a sera, da Venaria, gli ha fatto eco Piero Fassino: "Il successo sarà ancora maggiore che negli anni precedenti ". Ciò non toglie che, in vista delle possibili contestazioni di questa mattina - quando gruppi di contestatori anti-israeliani tenteranno di distribuire volantini fuori dal Lingotto, mentre i sostenitori dello Stato di Gerusalemme esporranno bandiere con la stella di David nel cortile davanti alla Fiera - l'attenzione delle forze dell'ordine sia al massimo, con tiratori scelti, un imponente presidio di uomini all'esterno e un altro di agenti in borghese all'interno. Il resto è atteso per sabato, data fissata per la manifestazione nazionale di chi contesta la Fiera. Vera Schiavazzi LA LETTERA di Walter Veltroni nelle Opinioni.

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Starnone: io ci sarò No ad attacchi assurdi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Lo scrittore "Discutere senza intolleranza" Starnone: io ci sarò No ad attacchi assurdi DAL NOSTRO INVIATO TORINO - "Sia chiaro che venire alla Fiera di Torino è una scelta, non un'abitudine". Vincitore del premio Strega nel 2001 con "Via Gemito", presente alla kermesse del Lingotto con "Prima esecuzione", romanzo sul tema della violenza, Domenico Starnone fa parte di quella nutrita pattuglia di intellettuali di sinistra, da Erri De Luca a Luciano Canfora, che non vogliono sentir parlare di boicottaggio. "Come molte persone di sinistra - esordisce Starnone - sono da sempre critico verso la politica di Israele. è in atto uno scontro violentissimo, che va fermato, tra uno Stato ricco e tecnologicamente avanzato e un popolo povero e male armato. Ritengo l'occupazione dei territori una cosa nefanda, la condizione umana dei profughi palestinesi una delle vergogne della nostra epoca. Sono altresì persuaso che lo Stato di Israele non sia da cancellare, è lì da sessant'anni e ha una storia complessa con cui dobbiamo fare i conti, così come è doveroso distinguere tra la politica di Tel Aviv e la questione ebraica". Una volta chiarita la sua inequivocabile posizione, Starnone tiene a dire altrettanto chiaramente di non vedere "alcun nesso tra la questione palestinese e un convegno di scrittori, la Fiera del libro, dove queste cose vanno discusse". Il boicottaggio di una manifestazione, continua , "attira verso la cultura e il mondo ebraici sentimenti incontrollabili, è funzionale all'impatto mediatico ma non a una discussione seria. Aggiungo che il dovere degli intellettuali è distinguere e impedire che si riproducano quei semi dell'intolleranza che hanno portato alla catastrofe del secolo scorso". Al seminario organizzato nei giorni scorsi da Free Palestine c'è stato chi come il poeta Aaaron Shabtai ha accusato tre grandi scrittori israeliani, Amos Oz, Abraham Yehoshua e David Grossman, di essere funzionali alla politica aggressiva di Tel Aviv, e chi come lo storico Angelo D'Orsi si è chiesto se non sia il caso di parlare di "olocausto palestinese". Starnone non ha esitazione a obiettare: "Qualsiasi cosa che abbia una risonanza mediatica può essere funzionale al potere, però in questo caso si tratta di autori di qualità che esprimono idee ponderate con cui è giusto confrontarsi. Paragonare, poi, la condizione dei profughi nei campi a quella degli internati nei Lager è oltremodo sbagliato". Dino Messina \\ Da sinistra contesto lo Stato ebraico. Ma ha 60 anni di storia complessa: dobbiamo farci i conti.

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Israele e la libertà dal pregiudizio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-08 num: - pag: 48 autore: di WALTER VELTRONI categoria: REDAZIONALE LA FIERA DEL LIBRO Israele e la libertà dal pregiudizio C aro Direttore, "cultura e boicottaggio sono due parole incompatibili fra di loro. L'essenza della cultura è il dialogo ". Così David Grossman, lo scorso febbraio, commentava le polemiche nate dopo l'invito a Israele di partecipare come ospite d'onore al Salone del Libro di Torino, aggiungendo: "La mia impressione è che si veda come illegittima non soltanto la presenza alla Fiera del Libro, ma la stessa esistenza di Israele". Non si può dire che gli avvenimenti degli ultimi giorni, con le critiche rivolte da un noto intellettuale del mondo arabo alla giustissima decisione del presidente Giorgio Napolitano di essere oggi al Lingotto e con le contestazioni culminate il 1Ë?maggio nelle bandiere israeliane bruciate in piazza, abbiano nel frattempo dato torto alle affermazioni di Grossman. Al contrario. Della prima è evidente l'intima verità: come possa un qualsiasi uomo di cultura che voglia davvero essere tale chiedere di far tacere altri uomini di cultura, negare ascolto alle loro parole è difficile capire. Tanto più quando si tratta di autori che sostengono l'unica possibilità che israeliani e palestinesi hanno di convivere pacificamente: il dialogo, il riconoscimento delle reciproche sofferenze e speranze, il diritto degli uni a vivere in casa propria senza paura e sicuri del proprio futuro, degli altri a vivere in un loro Stato indipendente. Ma qui entra in gioco la seconda affermazione di Grossman, la sua "impressione" che il vero bersaglio sia esattamente lo Stato di Israele, nel sessantesimo anniversario della sua fondazione. E' proprio di questo che pare trattarsi. A preoccupare è un clima, sono posizioni, che nascono da un pregiudizio e che possono condurre a conseguenze pericolose. Il pregiudizio procede lungo un confine sottile, che separa le critiche ragionate e per questo legittime alle politiche dei governi israeliani, da quelle ideologiche, manichee: Israele ha sempre torto, la "colpa" è sempre sua, anche quando il coraggio di chiudere un accordo manca alla controparte o quando magari formazioni arabe fanno fuoco le une contro le altre. Le conseguenze pericolose si annidano nel lato più oscuro di questo fenomeno, nel fatto che oltre alla critica a Israele spesso viene chiamato in causa l'intero popolo ebraico. Forse non apertamente, forse con un "non detto", che però nulla toglie ai rischi di un risorgente antisemitismo, di fenomeni di intolleranza e di discriminazione oggi più evidenti di ieri, purtroppo. A volte questi rischi si nascondono dietro le parole e i termini usati. Un anno fa il presidente Napolitano esortò a combattere "ogni rigurgito di antisemitismo anche quando esso si travesta da antisionismo ", perché "antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza oggi, al di là dei governi che si alternano alla guida di Israele". Parole coraggiose e nette, che io sono convinto possano essere, per i democratici, la perfetta bussola da seguire. Lo dico con la convinzione di chi, da sindaco di Roma, non incontrò l'allora vice primo ministro iracheno Tariq Aziz, che s'era rifiutato di rispondere a un giornalista solo perché israeliano. E lo dico con la determinazione di chi non ritiene ci sia più posto, tra i riformisti, nell'identità del Pd, per alcuna forma di ostilità e di pregiudizio verso Israele, verso un Paese democratico, civile, ricco di cultura, con una società aperta, plurale e dinamica. Verso un popolo, per dirla sempre con Grossman, che ha diritto ad avere, oltre a una concreta sicurezza, quella "normalità politica universale " che significa riconoscergli laicamente ragioni e torti e che invece gli è sempre stata negata, sostituita dal "trattamento speciale" di cui ha parlato ieri su queste colonne Pierluigi Battista. Il cammino della pace è già abbastanza ricco di ostacoli senza che si aggiunga l'incoraggiamento che viene dato ai nemici della pace da chi dichiara giusto "boicottare" Israele. "So che debellare completamente l'antisemitismo - ha detto Yehoshua - è un obiettivo proibitivo. Ma non lo è combatterlo. L'Europa lo deve combattere con tutta la sua forza. Non per il bene degli ebrei ma per il proprio bene". Attenzione e determinazione non dovranno mai mancare. Anche quando protagoniste di gesti gravissimi come quelli degli ultimi giorni sono poche persone. La migliore risposta, ne sono certo, verrà già dalle prossime giornate torinesi, dalle migliaia di cittadini che affolleranno il Salone del Libro, per leggere e ascoltare le parole degli scrittori della terra d'Israele.

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Campidoglio, issata ieri la bandiera d'Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-05-08 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La cerimonia Con Alemanno Campidoglio, issata ieri la bandiera d'Israele La bandiera israeliana che da ieri, per ventiquattr'ore, sventolerà in piazza del Campidoglio per celebrare i sessant'anni della fondazione dello Stato di Israele "ha un significato storico molto importante", anche perché si tratta della prima volta. Lo ha sottolineato il neo sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha presenziato alla cerimonia di alzabandiera assieme all'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir. "Prima - ha detto Alemanno conversando con i cronisti subito dopo un incontro nel suo ufficio con il diplomatico israeliano affacciandoci dal famoso balcone del sindaco assieme all'ambasciatore e alla sua consorte, abbiamo guardato l'Arco di Tito ed abbiamo fatto un parallelo storico tra l'Arco stesso, che rappresentò la distruzione dello Stato di Israele e i festeggiamenti di sessant'anni fa quando, una volta ricostituito lo Stato di Israele, fu permesso agli israeliani di passare sotto l'Arco". "Oggi - ha osservato il sindaco - il fatto che la bandiera di Israele sventoli sul Campidoglio rappresenta in qualche modo la chiusura di una grande tragedia" ed il coronamento "della grande epopea di Israele".

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La banda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-08 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE COMMEDIA La banda YYYY La banda della polizia egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti, ma baciato dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia Eliseo.

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Guida ai film a cura di Maurizio Porro DRAMMATICO Sotto le bombe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-08 num: - pag: 21 categoria: BREVI Guida ai film a cura di Maurizio Porro DRAMMATICO Sotto le bombe YYYY Un road movie dal vero in taxi da Beirut nel Libano del Sud, mentre impazza la tregua nell'estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Apollo.

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Ragazzi e (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 11 categoria: BREVI Ragazzi e "squatter" "Se offriamo al quartiere il "pranzo partigiano" del 25 Aprile ci chiamano "ragazzi". Quando manifestiamo pro Palestina diventiamo "squatter"".

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Gli antagonisti: decideremo all'ultimo minuto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Viaggio nell'Asilo Occupato Il portavoce di Askatasuna: saremo tranquilli. Ma la Digos teme "gesti isolati" Gli antagonisti: decideremo all'ultimo minuto L'incognita degli squatter: i "duri" eredi dei due giovani anarchici suicidi DAL NOSTRO INVIATO TORINO - Di nuovo c'è solo che si sono rifatti il trucco. Qualcuno ha disegnato un bel veliero blu sul muro dell'Asilo Occupato di via Alessandria, che non ha più la facciata dipinta di azzurro, ma sfoggia un sobrio bianco che fa molto villetta a schiera. Quelli di Askatasuna, in basco significa libertà, hanno optato per un ritocco, verniciando i muri di un rosso ancora più vivo, in linea con l'approccio ideologico. C'è qualcosa di rassicurante nella scena antagonista torinese, come possono esserlo le cose che non cambiano. Uguale a se stessa, da almeno una decina di anni. Le variazioni sono minime, qualche centro sociale che chiude, sempre le stesse facce, o quasi. "Invecchiamo" dice Luca, sulla porta dell'Asilo Occupato Maria Teresa e Principe di Napoli, questa è la sigla per esteso della sua funzione originaria, abbandonata per via del calo demografico sulla fine degli anni Ottanta. Dopo anni di abbandono, il Comune non sapeva cosa farsene, rimettere in sesto l'edificio costava troppo. Nel gennaio 1995 la casa venne occupata, e divenne l'Asilo squat, la dimora degli squatter nel quartiere Aurora Vanchiglia, stretto tra Porta Palazzo e Barriera di Milano, ieri operai, oggi immigrati. Da allora è la casa di Luca, muratore a tempo perso, alto e magro con camicia a quadroni e baffetti sottili, il decano con i suoi 41 anni. In linea molto teorica, gli inquilini dei piani superiori - nel seminterrato ci sono cucina, sala da pranzo e cortile - sarebbero le schegge impazzite di questa affannosa vigilia di Fiera del Libro. Gli incontrollabili, per definizione. Quelli che non parlano con nessuno e disprezzano tutti, gli squatter discendenti in via diretta dalla tragica vicenda di Edoardo Massari e Maria Soledad Rosas, i due anarchici arrestati per alcuni attentati in Val Susa e morti suicidi in carcere, era la primavera del 1998 e per un paio di mesi le strade di Torino divennero dei gran brutti posti. Molta di quella rabbia rimane, ma nei più giovani, che ancora vestono di nero, che forse alla manifestazione di sabato avranno il passamontagna. Forse, perché - dice Luca - "non è che di Israele a noi importi poi molto". Non è un argomento che sentono particolarmente, lo testimonia l'assenza di qualunque accenno alla questione palestinese nei tazebao all'ingresso, tutti molto autoreferenziali. Più che Ben Gurion o Olmert, interessano il Chiamparino "legge e ordine" assimilato al leghista Borghezio. "Tu pensi che se ne sia parlato? Che stiamo preparando qualcosa? Queste sono scemate per voi dei media, che vedete dietro ad ogni realtà antagonista una falange compatta. Non è così. Liberi tutti. Chi vuole va, e poi vede cosa fare". Questa di Luca è quasi l'enunciazione dello spirito spontaneista che preoccupa la questura di Torino. La città è tranquilla, come si usa dire, tutt'altro che blindata. Al netto di provocazioni e annunciati "gesti simbolici", l'attenzione è sulla manifestazione di sabato. Previste 1.500 persone, quasi tutte indigene. C'è stato qualche brutto segnale, come il rifiuto dell'Assemblea Free Palestine di accomodarsi negli spazi offerti dalla Fiera del Libro all'interno dei padiglioni. C'è una modifica all'interminabile percorso - 12 chilometri - che non è stata digerita dagli organizzatori. Volevano finire la maratona davanti all'ingresso del Lingotto, dovranno fermarsi a metà di via Nizza. Ostacoli non insormontabili, i primi ad esserne convinti sono quelli della Digos. "La vera incognita - dicono - è il gesto isolato". Altra questione è la guerra simbolica attualmente in corso. Lele Rizzo, portavoce di Askatasuna, ammette che gli è sfuggita di mano. "Le polemiche su Israele ospite della Fiera e la manifestazione ci facevano gioco. Insomma, era pubblicità, un modo per parlare del dramma palestinese". Poi sono arrivate le bandiere bruciate del Primo maggio da tre esponenti del suo centro sociale, le risse a sinistra, e le parole tutt'altro che rassicuranti di Gianfranco Fini, e il gioco si è surriscaldato. "A noi, quando offriamo il "pranzo partigiano" del 25 Aprile a tutto il quartiere, ci chiamano "ragazzi". Quando invece facciamo una manifestazione pro Palestina diventiamo "squatter", autonomi, sinonimi di pericoli pubblici. Avremo toni e atteggiamenti tranquilli, bandiere comprese, siamo i primi a volere che tutto vada bene". Gli squatter veri non promettono niente, ci mancherebbe. Luca però invita tutti al bar di fronte per un caffè. Fino a poco tempo fa quelli come lui, alla vigilia dei cortei offrivano solo testate in faccia. Magari poi ci si sbaglia, ma anche questi non sono brutti segnali. Marco Imarisio In piazza Manifestanti in azione ieri.

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10 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 11 categoria: BREVI 10 maggio è il giorno in cui è previsto il corteo pro-Palestina: i manifestanti non potranno avvicinarsi a più di duecento metri dal Lingotto.

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Bandiere e proteste (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-08 num: - pag: 11 categoria: BREVI Bandiere e proteste A sinistra, la manifestazione pro-Palestina organizzata dai centri sociali ieri mattina davanti a Palazzo Nuovo a Torino. Sopra, preparativi anche per le misure di sicurezza: alcuni poliziotti presidiano già il Lingotto. A destra, ultimi ritocchi per l'allestimento della Fiera: campeggia la bandiera di Israele, ospite d'onore.

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Kefiah, fotografi e scolaresche in fuga la tensione viaggia tra gli stand - concita de gregorio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cronaca Kefiah, fotografi e scolaresche in fuga la tensione viaggia tra gli stand Lo sfogo di Ferrero: in questo clima i libri passano in secondo piano Lo storico libraio Pezzana: quelli che boicottano sono solo fascisti di sinistra CONCITA DE GREGORIO TORINO - Diverse scolaresche hanno disdetto la gita. Sono poche decine, ma è un segnale. I professori e i genitori, specie quelli dei bambini più piccoli, hanno chiamato: volevano sapere di zona rossa e Mossad, di cordoni di sicurezza e pericolo G8. Magari veniamo l'anno prossimo, hanno detto. Qualche decina sui 27mila studenti accreditati in Fiera, duemila in più dell'anno scorso, ma quell'elenco di telefonate di prima mattina - "le famiglie ci hanno consigliato di lasciar perdere, è una responsabilità troppo grande" - hanno messo di pessimo umore Ernesto Ferrero, direttore editoriale del Salone. Ferrero gira fra gli operai e i falegnami, al lavoro tutta la notte perché tutto sia pronto entro le dieci di stamani, ora dell'inaugurazione e del solenne discorso di apertura di Napolitano in sala gialla, quella che qui tutti chiamano "la sala di Veltroni", la sala "I care". Tiene in mano il programma della Fiera: 120 pagine, quasi un libro, fitte di incontri presentazioni e dibattiti. "Come può constatare da sola sono tutti appuntamenti di grande interesse e rilievo. Purtroppo però siamo tutti schiavi della cultura mediatica, se quattro studenti srotolano una bandiera il titolo l'indomani è quello e pazienza se di là ci sono Appelfeld e Yehoshua, i ragazzi di undici culti diversi che parlano di minoranze, la musica multietnica e la Costituzione letta ai ragazzini. Io non ho ancora sentito, forte, la voce di qualcuno che dica che i libri si discutono anche aspramente, non si boicottano. Boicottare la cultura è un gesto violento, dispotico e sommamente stupido. Sono tutti lì a parlare dell'anniversario della nascita dello Stato di Israele come se questa fosse una celebrazione politica e nessuno dice che i costi di tutte le persone che saranno qui, scrittori relatori editori, li sostiene la Fiera. Che abbiamo scelto noi, liberamente, il programma. Che nessuno ci ha imposto una "lista di Stato". Che le voci arabe e palestinesi sono state invitate e hanno declinato, in molti casi. Li abbiamo chiamati e non sono voluti venire: d'altra parte le loro prese di posizione, quelle del mondo arabo e palestinese, sono tutte rivolte al fronte interno: non sono scelte libere, questo è il punto. Ho incontrato Oz e Grossman al Salone di Parigi, per questa edizione non potevano, saranno qui l'anno prossimo. Dei loro colleghi arabi hanno stima, si conoscono, vivono gomito a gomito, hanno spesso gli stessi editori. Alimentare lo scontro è demenziale. Una sciagura da professionisti del conflitto perpetuo. E comunque anche la sinistra di Free Palestine, quella che chiama al corteo di sabato mi pare che si muova in un ambito spaccato e intimidito dal clamore. Di cosa stiamo parlando: una rivendicazione politica? Certo, capisco che una certa sinistra dubitando della sua stessa esistenza abbia il problema di rendersi visibile. Anche coi fumogeni se necessario, tanto una telecamera che ti inquadra la trovi sempre. La colpa è di chi ci casca". Uno sfogo fluviale, una filippica. Mentre Ferrero parla e i falegnami martellano, cinque giovanissimi si avvolgono la testa con la kefiah e si fanno fotografare a pugno chiuso davanti alle porte di Palazzo Nuovo, all'Università. Ne arriva di corsa un altro, ora sono in sei. I fotografi trenta. Le telecamere otto. Un ragazzo col megafono invita alla massima mobilitazione per sabato: "Noi non siamo antisemiti come scrivono i giornali, siamo filopalestinesi". Scoppia una bomboletta di fumo blu, i cameraman impazziscono. Nei tavolini dei tre ristoranti di via Verdi tutti continuano a mangiare e i camerieri scherzano: attenti, la rivoluzione. Dall'ultimo piano della Facoltà due persone srotolano una grande bandiera palestinese: copre due finestre dell'ateneo. I fotografi cambiano obiettivo: è la foto del giorno. Prende il megafono una ragazzina coi ricci rossi: "Sono una studentessa ebrea - dice - ma chiedo che siano rispettati i diritti di tutte le minoranze". Fine della manifestazione, ai tavolini del bar siamo al caffè, i sei avvolti dalla kefiah si liberano la testa accendono una sigaretta e si siedono sui gradini al sole. Parecchio più teso è il clima allo stand di Israele, in Fiera. Ferrero racconta che l'iniziativa di invitare Israele come ospite d'onore è nata durante un incontro a Bose, la comunità di Enzo Bianchi, da un'idea di alcuni librai torinesi tra cui Angelo Pezzana, titolare della libreria Luxemburg. Pezzana è allo stand che sistema libri di Magdi Allam e Fiamma Nirenstein. "Io a quel nazista di Vattimo non rispondo. A me hanno buttato le molotov in libreria nell'88. Io sono una vittima. Non ne voglio più sapere. Non voglio vivere sotto scorta, non voglio che si faccia nemmeno il mio nome. Questo è fascismo, fascismo di sinistra. Sono qui a fare il volontario lasciatemi in pace". Maria Toller, co-fondatrice con Pezzana dell'Associazione Italia-Israele di Torino, dice che "anche il nazismo è arrivato al potere così, nella sottovalutazione generale, anche allora negli anni Venti c'erano dei gruppuscoli e poi guarda. Noi siamo l'aristocrazia del dolore e non ammettiamo aggressioni: tutte siamo state adultere, nei loro paesi saremmo lapidate". Napolitano si fermerà qui, stamani. Lo riceverà l'ambasciatore dello Stato di Israele. "Certo devo riconoscergli coraggio - si congeda la signora - non condivido le sue idee ma avrebbe avuto mille motivi per rinunciare, a partire dalla sicurezza". Tuttavia Salvatore Sanna, il vicequestore responsabile della sicurezza al Lingotto, ha vinto il suo braccio di ferro per il basso profilo: il capo dello Stato ha chiesto di passeggiare senza particolari protezioni tra gli stand, dalla sicurezza israeliana (qualcuno ha detto persino dal Mossad, Ferrero ride a crepapelle: "Non hanno il badge di riconoscimento, se ci sono non li abbiamo visti") veniva l'invito alla prudenza. In finale la tanto annunciata zona rossa non sarà altro che un camminamento protetto per il presidente della Repubblica, normale nelle visite di un capo di Stato. Per sabato semplicemente la questura farà in modo che il corteo non arrivi vicino al Lingotto. Luciano Segre, esponente di spicco della comunità:: "Noi ebrei siamo i primi ad avere il dovere della tolleranza, non dobbiamo cadere in provocazioni. A me quando Fini dice che è più grave bruciare una bandiera che uccidere un ragazzo mi si accappona la pelle: ho un concetto diverso del valore della vita". Claudia De Benedetti, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, torinese di piazza Castello: "Forse il rettore doveva fare in modo che seminari sulla pulizia etnica si svolgessero in un altro momento. La coincidenza delle attività universitarie filopalestinesi con la Fiera non giova alla distensione. La nostra risposta sarà in Fiera, abbiamo uno stand. Rispondiamo coi libri ai fuochi in piazza. A Parigi al Salone ho visto uno spettacolo meraviglioso: i Campi Elisi tutti imbandierati di vessilli israeliani. Sono sicura che sarà così anche a Torino". Non così, non proprio. Ciascuno potrà esibire le bandiere che vuole ma i presìdi di bandiere biancoazzurre sono stati, per prudenza, banditi dagli ingressi alle sale. Nel primo pomeriggio Napolitano riparte, a Roma lo aspetta il giuramento del nuovo governo. Per il vecchio arriva Giovanna Melandri, presidente della consulta inter-religiosa: ha un dibattito alle tre e mezza. Entra al Lingotto ministro, esce deputata.

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Il vessillo di israele in campidoglio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cronaca Il vessillo di Israele in Campidoglio ROMA - La bandiera israeliana issata per 24 ore in piazza del Campidoglio per celebrare i sessant'anni della nascita dello Stato di Israele. Ieri sera il neosindaco di Roma Gianni Alemanno ha partecipato all'alzabandiera insieme all'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir.

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Torino, partenza blindata per la fiera del libro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cronaca Torino, partenza blindata per la fiera del libro Bandiere bruciate, 3 denunce: identificato il figlio di un giudice. La visita di Napolitano TORINO - L'aereo presidenziale arriverà a Caselle questa mattina alle 9,30. Quella di Napolitano sarà una visita-lampo: alle 10 incontrerà le autorità nella Sala Gialla del Lingotto. Poi la parte riservata agli studenti delle scuole e quindi un breve percorso di visita tra gli stand prima del ritorno a Roma. Alle 11,30 il Lingotto aprirà i battenti al pubblico. La mattinata è uno dei due momenti delicati della kermesse torinese: cecchini e sentieri scortati dalla sicurezza, cambi di percorso, centinaia di agenti in borghese per evitare ogni tipo di blitz. "Ma attenzione - dicevano ieri gli organizzatori, Rolando Picchioni e Ernesto Ferrero - Torino non è Gaza o Kabul: le misure di sicurezza sono necessariamente maggiori che nelle precedenti edizioni ma la Fiera vuole continuare ad essere un luogo aperto a tutti". La XXI edizione si è aperta ieri sera con la cena di gala alla Reggia di Venaria. La giornata più delicata sarà quella di sabato quando è previsto il corteo organizzato da "Free palestine" per protestare contro la decisione di indicare Israele come ospite d'onore dell'edizione di quest'anno. Ieri gli organizzatori del boicottaggio hanno annunciato che prevedono di far arrivare a Torino "5-7.000 persone per una manifestazione pacifica e senza incidenti". Al termine del corteo, che ci concluderà a duecento metri dagli ingressi della Fiera, prenderanno la parola palestinesi e israeliani dissidenti. La questura ha annunciato ieri di aver identificato gli autori della messa in scena del Primo Maggio quando, al termine del corteo per la festa dei lavoratori, un gruppo di ragazzi ha incendiato tre bandiere israeliane e una statunitense. I responsabili sarebbero tre esponenti del centro sociale torinese Askatasuna di età compresa tra i 25 e i 30 anni. Tra questi Ennio Donato, figlio di Francesco, presidente dell'ottava sezione civile del tribunale di Torino: "Mio figlio è un ragazzo d'oro - ha detto il magistrato - ho sempre ammirato il suo altruismo e la sua generosità". Nella mattinata di ieri un altro gruppo di appartenenti ai centri sociali e ai collettivi universitari ha fatto scendere una grande bandiera palestinese dalle finestre del palazzo delle facoltà umanistiche. Giungendo alla serata di gala di Venaria, il presidente del congresso ebraico europeo, Moshe Kantor, ha proposto all'Unione europea una "Carta che impegni tutti i paesi europei a lottare contro i fenomeni di xenofobia, razzismo e antisemitismo". (p.g.).

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Libri, il giorno di napolitano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina III - Torino Stamani il taglio del nastro: è la prima volta di un Capo dello Stato. Percorso blindato, poi l'apertura dei cancelli al pubblico Libri, il giorno di Napolitano Ma dalle scuole alcune defezioni: "C'è troppo allarme" Giorgio Napolitano inaugura stamattina la ventunesima edizione della Fiera del libro. E sarà un evento particolare: mai in passato un capo dello Stato ha tagliato il nastro della rassegna libraria più importante d'Italia. Una scelta, quella di Napolitano, maturata nei giorni in cui divamparono le polemiche per l'invito agli scrittori israeliani in occasione del sessantesimo anno dalla fondazione dello Stato ebraico e che ancora oggi scatena critiche e divisioni. La visita avverrà in una città presidiata da centinaia di agenti, anche se le preoccupazioni maggiori sono per sabato, giorno del corteo contro Israele organizzato da "Free Palestine", per il quale si preannuncia il proposito di forzare gli eventuali blocchi per raggiungere il Lingotto. Ieri tre giovani sono stati denunciati dalla Digos per aver bruciato le bandiere israeliane e statunitense il Primo Maggio. E proprio l'allarme scatenato dalle polemiche di questi giorni avrebbe convinto alcune scolaresche a rinunciare alla gita al Lingotto. "è vero, abbiamo avuto defezioni, ma ancora di più sono le nuove iscrizioni" dice il direttore della Fiera Ernesto Ferrero. ALLE PAGINE II E III.

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Bandiere bruciate, tre denunciati uno è figlio di un giudice civile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Torino La Digos è arrivata all'identificazione grazie all'esame dei filmati Bandiere bruciate, tre denunciati Uno è figlio di un giudice civile Il padre: "è un ragazzo d'oro: ora la storia sarà strumentalizzata per il mio ruolo" Cuore di padre: "Mio figlio è un ragazzo d'oro, uno che ha sempre fatto delle rinunce perché altri ragazzi non potevano essere fortunati quanto lui. Se ha sbagliato, ovvio, è giusto che paghi. Ma quello che mi fa male adesso, ciò che mi fa sentire in colpa, è sapere che questa vicenda verrà strumentalizzata dalla politica in ragione della carica che ricopro io". Francesco Donato è il presidente dell'ottava sezione civile del tribunale di Torino. Suo figlio Ennio, 24 anni, è una delle tre persone denunciate dalla Digos per i roghi della bandiere israeliane alla fine del corteo del Primo Maggio. Ci sono le immagini girate dalla polizia scientifica in piazza San Carlo. I ragazzi entrano dentro il furgone dei centri sociali, si cambiano le magliette, escono con la kefiah palestinese avvolta intorno alla testa, sventolano i vessilli - tre di Israele, uno degli Stati Uniti - poi appiccano il fuoco. Qualcuno applaude. C'è il successivo lavoro di riconoscimento ed identificazione degli investigatori. Tre giorni di accertamenti minuziosi. Il risultato è il rapporto finito ieri mattina sul tavolo del procuratore aggiunto Maurizio Laudi. Ipotesi di reato: vilipendio alla bandiera di uno stato estero e travisamento in occasione di manifestazioni pubbliche. Gli altri due denunciati sono Gabriele Sandri, un giovane antagonista di Chieri e Giorgio Rossotto, uno dei leader storici del centro sociale Askatasuna. Ma nessuno di loro vuole entrare nel merito della denuncia. Non commentano. Dicono di non aver ancora ricevuto la notifica del provvedimento: "In ogni caso, quel gesto lo rivendichiamo collettivamente - spiegano altri ragazzi presenti - era e resta un gesto politico, simbolico. Non voleva essere ostile nei confronti delle popolazioni di quei paesi, ma delle loro istituzioni. Chi è stato denunciato si difenderà davanti a un giudice". è proprio questa la parola imbarazzante. Un giudice. "Vorrei che ce ne fossero tanti di ragazzi come mio figlio - dice Francesco Donato, prima sorpreso, poi molto amareggiato per la notizia - ma qui non parla il magistrato, qui parla il padre. Ed io ho sempre ammirato l'impegno, l'altruismo e la generosità di Ennio. Il giudice invece si rimette alla legge, come sempre. E non commenta... ". Come valuta il fatto in sé, bruciare in piazza delle bandiere israeliane? "Sono sempre stato lontano dalle strumentalizzazioni politiche - spiega il giudice Donato - vorrei continuare a starci. Mio figlio non merita di subire tutto questo per il lavoro che faccio". Quel fuoco in piazza San Carlo ha prodotto un profluvio di commenti. Anche alcuni clamorosi. Fra tutti, quello del presidente della Camera, Gianfranco Fini: "I fatti di Torino sono più gravi di quelli di Verona". Dove il paragone sta con cinque naziskin che hanno massacrato di botte ed ucciso un loro coetaneo che si rifiutava di offrire una sigaretta. Il presidente del Senato, Renato Schifani, ieri ha detto: "Quando si bruciano le bandiere di un paese si offende la democrazia internazionale, non soltanto lo status di quel paese, si offendono le regole della democrazia davanti a tutto il mondo". Tre autonomi, quattro bandiere in fiamme e un padre ingombrante: "Capisco il diritto di cronaca, lo difendo. Ma questo è un gioco perverso... ". (n.z.).

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Free palestine, promessa che inquieta "sfonderemo per arrivare al salone" - niccolo zancan (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Torino Più della visita del Capo dello Stato di oggi, preoccupa le forze dell'ordine il corteo di sabato Free Palestine, promessa che inquieta "Sfonderemo per arrivare al Salone" I negozianti di via Madama Cristina protestano: non vogliamo che il corteo passi di qui Sono attesi circa 3mila manifestanti A contrastarli ci saranno un migliaio di agenti NICCOLO ZANCAN niccolò zancan Tremila persone al corteo contro Israele, mille agenti a vegliare su un sabato pomeriggio difficile. "Sarà una questione di numeri", dicono in questura. Però i numeri sono neutri, non spiegano. Per esempio il fatto che metà degli antagonisti arriverà da fuori Torino. Ieri sera, nuove adesioni da Milano e Bologna, centri sociali Transiti e Crash. Per esempio il fatto che, secondo fonti di intelligence, ci saranno anche gruppi di anarchici, squatter e anarcoinsurrezionalisti alla manifestazione di sabato. E poi il punto vero, il nodo cruciale. Quando i tremila in corteo - cinquemila secondo le stime degli organizzatori - saranno fermati in piazza Filzi, come da percorso concordato, a trecento metri dal Lingotto Fiere, cosa accadrà? Alcuni ragazzi del gruppo di "Free Palestine" hanno annunciato le loro intenzioni: "Noi sfonderemo. Perché vogliamo manifestare davanti al Salone del Libro". Tremila contro mille. Lì, in quei momenti, si giocherà il destino della giornata. Un sabato carico di tensioni. Avvelenato, si potrebbe dire. "Certo - dice una qualificata fonte dell'antiterrorismo - chi l'ha paragonato a Genova, tirando in ballo inesistenti zone rosse, come chi ha parlato di un fantomatico divieto di sventolare le bandiere israeliane, non ha certo lavorato per distendere il clima". Per gli investigatori sono stati giorni di decisioni delicate e sopralluoghi, l'ultimo ieri mattina. Ore a controllare i percorsi. Le vie di fuga. A valutare le scelte. Le zone di controllo. Presenti tutti i vertici delle forze dell'ordine, il questore di Torino Stefano Berrettoni, il capo della Digos Giuseppe Petronzi. Nulla è stato lasciato al caso. In un contesto, va detto, oggettivamente complesso. Negozi, turisti, bambini, anziani, mezzi pubblici, il cantiere della metropolitana, la zona ospedali poco distante, almeno trentamila persone che si muoveranno intorno al Lingotto durante il corteo di sabato. Ma la Fiera inizia oggi, questa mattina alle 10. Con la visita lampo del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Che significa sempre, ovviamente, massimo allerta: protocolli strettissimi, minuti contati, tiratori scelti sui tetti a controllare le strade, unità cinofile a cercare esplosivi, bonifiche del percorso, controlli di massima sicurezza. Un lavoro gestito in stretta collaborazione con il corpo di guardia del Quirinale. Ultime novità. Ieri sera, per ragioni logistiche è cambiata la sala in cui il capo dello stato terrà il suo discorso. Non più la sala dei Cinquecento, ma la sala Gialla. Da lì è prevista, ma non sicura, una breve passeggiata del presidente della Repubblica fra gli stand del salone. Fino a quello dello Stato di Israele. Meno di un'ora mezza in totale a Torino. Poi partenza immediata verso Roma. Domani invece sarà un giorno di preparativi. Interlocutorio, finalmente normale. Forse l'unico giorno di salone e basta. Poi il ritrovo, sabato alle 13.30 in piazza Marconi. Partenza alle 15. Il percorso: via Madama Cristina, piazza Carducci, via Genova, via Caduti sul Lavoro, piazza Filzi. Un corteo necessariamente blindato. Per impedire variazioni e cambi di strada. Un corteo che suscita malumori fra i commercianti. Alcuni negozi di via Madama Cristina protestano e annunciano la serrata: "Non si può lavorare in questo clima". Al Lingotto niente metal-detector fisso stile aeroporto. Si è valutata l'opportunità, ma ci sarebbe il rischio di creare code troppo lunghe. Verrà usato quello manuale per controlli a campione. Controlli rigidissimi invece per i parcheggi. Sulle targhe, come non era mai avvenuto. Molti agenti in borghese si muoveranno fra i libri e gli stand. In rete il tamtam va avanti da giorni. è una chiamata a raccolta che attraversa l'Italia. Gli autonomi hanno anche confezionato un video per pubblicizzare la manifestazione. è su Youtube. Titolo: "Da che parte stare? Noi lo sappiamo! Manifestazione nazionale in solidarietà con il popolo palestinese. Israele non è un ospite d'onore!". Su un altro sito, un giornale anarchico che si chiama Macerie annuncia una cronaca antagonista della Fiera del Libro. Ognuno si prepara a giocare il suo ruolo. Sorprese fra i partecipanti? "Non è dato sapere - dice un investigatore - forse qualche politico parteciperà a titolo personale. Come sigle restiamo a quelle note: Comunisti Italiani, Sinistra Critica, Partito Comunista dei Lavoratori, più l'area del sindacalismo di base". è una questione di numeri, dicono. Di quanti saranno davvero disposti a cercare il contatto. Di come si comporteranno le diverse anime all'interno del corteo. Di quanti aderiranno alla parola d'ordine: "Sfondiamo".

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Napolitano apre la fiera la prima di un presidente - federica cravero (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IV - Torino Napolitano apre la Fiera la prima di un presidente Ma alcune scuole disdicono la visita: troppo allarme Ferrero "Vero, ci sono state defezioni, ma sono cresciute di più le adesioni" FEDERICA CRAVERO Per la prima volta, dopo 21 anni, un capo dello Stato inaugura la Fiera del libro del Lingotto. Ed è una festa, ma solo a metà. Perché prima ancora di arrivare a Torino, la visita di Giorgio Napolitano è stata preceduta da polemiche, tensioni e paure. Polemiche a distanza tra il Quirinale e lo scrittore Tariq Ramadan, che aveva criticato la partecipazione istituzionale alla Fiera. Tensioni nella macchina organizzativa, in bilico tra garantire la sicurezza ed evitare un salone blindato. Paure tra i ragazzi e gli insegnanti delle scuole che dovevano assistere al taglio del nastro. Dei quattromila studenti attesi da tutta Italia qualcuno alla fine ha dato forfait, motivando la rinuncia a partecipare con la paura che potesse "accadere qualcosa". Non grandi numeri, per la verità. "Credo che le defezioni siano state poche - ha detto Ernesto Ferrero, direttore della Fiera - In ogni caso le classi che hanno rinunciato sono state subito compensate da altre scuole che invece si sono aggiunte all'ultimo momento Torino non è Kabul, non è Baghdad e non sarà nemmeno il G8 di Genova. Abbiamo adottato delle misure precauzionali, certo, ma non ci sono preoccupazioni per la sicurezza dei visitatori". Peraltro era stato lo stesso presidente della Repubblica a esprimere il desiderio di non avere una inaugurazione a porte chiuse. E d'altra parte Napolitano non è nuovo a tagli del nastro al Lingotto. Nell'autunno 2006, infatti, aveva inaugurato il Salone del Gusto e Terra madre, nella sua prima visita ufficiale a Torino dopo l'elezione. Ma certo il tono e la mobilitazione non hanno paragoni con la visita di oggi. All'arrivo di Napolitano - previsto intorno alle 9,30 a Caselle e alle 10 al Lingotto, forse in elicottero o attraverso un percorso che sarà deciso solo all'ultimo momento - ci saranno anche le autorità, gli editori e gli ospiti invitati per l'avvio della kermesse. Dopo l'intervento di rito nella sala gialla, il presidente Napolitano farà un giro tra gli stand prima di fare rientro nella capitale. In tutto la sua permanenza non dovrebbe durare più di un'ora, massimo un'ora e mezza: tempo in cui avrà gli occhi puntati addosso non solo degli agenti della sicurezza, ma anche di giornalisti, fotografi e cineoperatori. Duecento quelli che accreditati solamente per la visita del capo dello Stato, ma ancora ieri continuavano ad arrivare in Prefettura le richieste per nuovi permessi. Il taglio del nastro da parte di Napolitano nei giorni scorsi è stato salutato con favore da tutta la comunità ebraica, primo fra tutti l'ambasciatore israeliano a Roma, Gideon Meir. Ma non erano mancate voci critiche. Come quelle del filosofo Gianni Vattimo e dell'ambasciatore palestinese in Italia, Sabri Ateyeh, che aveva espresso "massimo rispetto" per la scelta di Napolitano, salvo sollevare alcune perplessità visto che il gesto potrebbe essere interpretato "come un appoggio italiano alla politica di negazione dei diritti del popolo palestinese". Il Quirinale aveva replicato che la presenza era "nella stessa linea della sua partecipazione a molteplici eventi culturali che hanno luogo in Italia".

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Il suono del corno di capra saluta i 60 anni dalla fondazione di israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VI - Torino In sinagoga Il suono del corno di capra saluta i 60 anni dalla fondazione di Israele Con il suono dello shofar, il corno di capra utilizzato in alcune feste particolari, la comunità ebraica torinese ha ricordato ieri sera in Sinagoga i 60 anni dalla fondazione di Israele. La festa di Yom Hazmaut che si svolge ogni anno in questo periodo, coincide per una pura casualità con la serata di apertura della Fiera del Libro dedicata allo stato con capitale Gerusalemme. Il rabbino della comunità torinese, Alberto Somek, ha presieduto la funzione che ha preceduto la festa. Quest'anno gli ebrei festeggiano anche il 160 esimo anniversario dello statuto albertino che il 17 febbraio 1848 concesse la libertà religiosa alle minoranze dello stato sabaudo decretando la fine della segregazione nei ghetti.

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Fra il sacro e il profano i cento volti della fiera - massimo novelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VII - Torino Una carrellata scelta sui personaggi che interverranno al salone Fra il sacro e il profano i cento volti della Fiera Già oggi il primo Premio Nobel: Yehoshua E domani arriva Dario Fo MASSIMO NOVELLI Ci salverà la bellezza. Può essere. Intanto il quesito, non da poco, la Fiera del Libro l'ha mutuato, rea confessa, da L'Idiota di Dostoevskij, che tuttavia se lo poneva con un punto interrogativo. E allora andiamo a vedere in che modo i veri protagonisti di Librolandia, cioè i narratori e i poeti, ma anche quelli del cinema, del teatro, dell'arte, della musica, della magistratura, della politica, pensano di salvarci e salvarsi, in qualche modo, dall'orrido che avanza. Ne citiamo qualcuno, fra il sacro e il profano. Abraham B.Yehoshua. Premio Nobel per la letteratura, tra i massimi letterati contemporanei, lo scrittore israeliano ha pubblicato di recente Fuoco amico, il suo ultimo romanzo. Stamattina lo si può incontrare in Fiera. Qualcuno lo ha accusato di essere "un razzista immorale", ma lui è uno che pensa che "l'esplosione della cultura ebraica in molti campi non è un buon segno. In molte epoche l'arte fiorisce quando la situazione sociale e politica è pessima". Tinto Brass. Se c'è lui a Librolandia, dove incontra la giovane scrittrice torinese Francesca Ferrando, allora possiamo stare tranquilli: la bellezza (delle donne) non è morta. Basta vedere i film del regista de La chiave e di Monella. Geraldine Brooks. Già inviata di guerra per i grandi quotidiani americani, ha scritto un romanzo bellissimo, I custodi del libro, che dimostra come gli uomini di buona volontà ci sono sempre stati e sempre ci saranno, al di là degli odi religiosi, delle inquisizioni, delle guerre e del razzismo. Dario Fo. Doveva dialogare intorno alla sua cronaca visionaria L'apocalisse rimandata. Invece il premio Nobel, che non ha bisogno di presentazioni, ha annunciato che parlerà della Palestina. Come ai bei tempi (ma erano davvero belli?) della Comune e della Palazzina Liberty di Milano. Clementina Forleo. Professione magistrato, come tutti sanno. Una che ha osato mettere il naso dove non doveva, tra politica, politici e affari, e per questo l'hanno messa nelle condizioni di non nuocere. Enrico Maria Papes. Ve li ricordate i Giganti, il complesso che lanciò all'epoca del beat la celeberrima canzone Noi non abbiamo paura della bomba? Papes era uno di loro, come Lord Jim era uno di noi, e viene a Torino per rievocare quei tempi. Tra Sessantotto e dintorni. Gian Luca Pessotto. è stato un campione nel gioco del pallone. Lo ha saputo essere anche nella vita. Ha scritto un libro sulla sua storia, sul suo dramma e sulla sua rinascita. Viene a narrarcela. Elif Shafak. In Turchia, il suo paese, l'hanno messa sotto processo per avere offeso "l'identità nazionale" raccontando del genocidio armeno nel romanzo La bastarda di Istanbul. La sua bellezza è anche coraggio. Dalia Sofer. Iraniana. Scrittrice. Oltre a essere una bella donna, ha scritto un romanzo di denuncia sull'Iran degli ayatollah, La città delle rose, che il New York Times ha definito tra i cento libri più significativi del 2007. Vittorio ed Elisabetta Sgarbi. Fratello e sorella. Lui, il critico d'arte che s'arrabbia per un nonnulla, sa che non è tutto bello quel che piace. Lei, che è direttrice editoriale di Bompiani, è anche la madrina un po' dark di questa Fiera. Paco Ignacio Taibo II. Ha narrato di anarchici, ribelli assortiti, repubblicani spagnoli, di Pancho Villa e di Zapata, di Che Guevara e dei contadini in rivolta del suo Messico. Adesso dialogherà con Fausto Bertinotti, ma sono affari suoi. Gore Vidal. Monumento della letteratura americana e non solo di questa, nel suo libro più recente, Il candidato, ci rivela che il marcio della politica del 1876 non era poi troppo diverso dall'attuale.

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Il cinema di qua e di là dal muro - mario serenellini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VIII - Torino Il cinema di qua e di là dal muro Dieci film israeliani al Massimo, lo schermo palestinese al Fratelli Marx Il regista Amos Gitai sarà stasera in sala per presentare "Disengagement" con Juliette Binoche MARIO SERENELLINI "Amos Gitai è israeliano ma il suo sguardo avvolge pure l'altra faccia della medaglia, anche la terza, cioè l'Europa. Questa sua apertura mi ha subito conquistata. Quando mi ha fatto leggere la sinossi di Disengagement, ispirato all'Uomo senza qualità di Musil, ho sentito di poter entrare nel suo universo". Protagonista del film che apre stasera alle 21 al Massimo la rassegna di dieci titoli israeliani d'oggi, organizzata dal Museo del Cinema in occasione della Fiera del Libro, Juliette Binoche, più sensuale e intensa che mai, vi interpreta un'ebrea cresciuta in Europa che finisce a Gaza, nei giorni dello sgombero. "Disengagement mette a fuoco un conflitto tra cervello e sentimenti - precisa Gitai, che stasera s'incontrerà col pubblico al termine del film - Razionalmente parlando, quei coloni andavano portati altrove: io sono d'accordo sul 'disimpegno' di Gaza; ma capisco il loro dolore. Una sofferenza che ho vissuto da vicino: tre anni fa, mentre ero giurato a Venezia, mi chiamò mio figlio, militare di leva, per dirmi ciò che stava accadendo. Sono partito subito, riuscendo per miracolo ad arrivare a Gaza (privo di permesso, come la protagonista del film), assistendo al dramma in prima persona". Il risultato è una viva rappresentazione del conflitto: non tra ebrei e palestinesi, ma tra israeliani e israeliani. Il film vuol essere anche, spiega Gitai, "una sorta di ponte lanciato tra Europa e Medio Oriente", una possibilità d'incontro che s'incarna nel viaggio della Binoche: "All'inizio, quando è in Francia, è una donna tormentata, poi, una volta a Gaza, si trasforma: il conflitto non è più dentro di lei, ma attorno a lei". Un rovesciamento di cui l'attrice s'è resa subito conto: "Lo sgombero degli insediamenti ebraici nel 2005, anche se 'logico', ha comportato traumi profondi: non è facile sostituire da un giorno all'altro i luoghi dell'infanzia e quel che si è costruito in trent'anni di vita". Altri drammi, altri traumi percorrono i film (tutti in originale con sottotitoli italiani) in programma fino al 13, da My Father, My Lord (domani e il 10), opera prima di David Volachi, rivelazione al Festival di Haifa e al Tribeca, a Beaufort di Joseph Cedar (domani e l'11), sulla roccaforte israeliana spazzata via nel 2000 dagli Hezbollah: la liberazione del Libano dopo diciotto anni di occupazione, vista nella prospettiva degli occupanti. Info 011/8138570-574. A contrappunto, un altro sguardo, quello di film e spettacoli sulla Palestina, presentati ancora oggi e domani al Fratelli Marx nella rassegna intitolata "Lo sguardo di Handala-1948-2008 La Nakba". A sessant'anni dalla Nakba - la "catastrofe", come dall'altra parte del muro viene chiamata la nascita di Israele - che ha segnato le sorti della terra e del popolo palestinesi, l'iniziativa ricorda tre artisti che han combattuto l'occupazione con le armi della cultura: lo scrittore Ghassan Kanafani, il giornalista Wael Zuaiter, il disegnatore Naji al-'Ali, tutti assassinati, tra il '72 e l'88. Oggi l'omaggio è a Zuaiter, con Intervento divino di Elia Suleiman alle 18.30, lo spettacolo teatrale Sangue palestinese alle 20.30 e A Stone throw Away di Lina Halvorsen alle 21.30. Info 06/45422003.

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Tra corni da caccia e finger food alla reggia la festa dei novecento - sara strippoli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IX - Torino Tra corni da caccia e finger food alla Reggia la festa dei novecento Venaria presa d'assalto dai vip con la voglia di esserci SARA STRIPPOLI "bENVENUTI, ospiti illustri": tanti, novecento, tutti colti dalla febbre di esserci. Richiamo familiare per il principe Carlo d'Inghilterra, che però alla caccia alla volpe preferisce il Gusto, un po' meno per i torinesi che al rito da tempo sono poco avvezzi, il 21° Salone del Libro di Torino si apre al suono dei corni da caccia. Con un po' di ritardo sul programma, allo scoccare delle otto e mezza di sera a Venaria Reale, è questo il segnale. I 400 fra i selezionati si dirigono verso la cappella di Sant'Uberto, per l'appunto santo protettore dei cacciatori. Splendida cornice, troppo piccola però per contenere tutti gli invitati. Gli altri vengono ricompensati con un bicchiere di vino e un quartetto di corni moderni, mentre nella cappella lo scrittore Aaron Appelfed tiene la sua lectio magistralis in ebraico. Testo scritto in italiano per tutti, niente traduzione simultanea: la magia svanirebbe. Ma prima dice qualche parola in inglese: "Sono felice di essere qui, con tanti amici, in questo posto meraviglioso. Peccato non parlare l'italiano" Parte così la Fiera del Libro. Edizione numero ventuno. Già deflagrata, ancor prima di aprire i cancelli del Lingotto. Sarà per i riflettori accesi da giorni, sarà per i giochi d'acqua delle fontane, anticipo per il salone prima dell'inaugurazione di giugno, ma la febbre dell'esserci a tutti i costi ha contagiato la città e ne ha varcato i confini. Richieste fino all'ultima ora: Piero Fassino ha chiamato ieri mattina. Il Consiglio regionale è stato sciolto in anticipo per permettere agli invitati, soltanto i capigruppo, di arrivare in tempo. Ma il borbottio prevalente era dei tanti senza invito. Nella cappella di Sant'Uberto il saluto è di Mercedes Bresso: "La Reggia di Venaria e la Fiera hanno raggiunto un accordo per promuoversi a vicenda". Il raddoppio è del padrone di casa di Intesa-San Paolo Enrico Salza: "La vera bellezza è quella del pensiero, scegliere è la vera irrinunciabile libertà". Il direttore del Salone Ernesto Ferrero si affida alle parole di Gabriele D'Annunzio per rendere omaggio al luogo: "Uno dei più vasti e solenni spettacoli dell'Italia subalpina, con la massa rossa e bianca del castello sabaudo, con i boschi della Mandria che vaporano nell'area cinerea, con le Prealpi plumbee accosciate nella caligine...". E aggiunge: "In un mondo sporcato da ogni genere di brutture perché moralmente brutto, a noi compete batterci per la bellezza difficile". C'è il sindaco Chiamparino, che sembrava non potesse venire, c'è il presidente della Provincia Saitta. I tre assessori alla cultura Fiorenzo Alfieri, Walter Giuliano e Gianni Oliva. Ci sono Angelo Benessia e Luca De Meo. Non c'è, ma non è una novità, la star degli scrittori, Abraham Yehoshua, che arriva oggi con l'ambasciatore israeliano Gideon Meier. Per il mondo ebraico è presente il consigliere dell'ambasciata d'Israele Elazar Cohen. Editoria al gran completo: Gian Arturo Ferrari di Mondadori, che fra l'altro proprio qui a Venaria è convolato a nozze, Inge Feltrinelli, Elisabetta Sgarbi. Da fuori Italia per Gallimard è arrivato l'editor Vincent Raynaud. E ancora, in ordine sparso: il notaio Francesca Cilluffo con il marito Angelo Chianale, il prefetto Paolo Padoin, il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Pichetto, il direttore del Circolo dei Lettori Antonella Parigi, il presidente Amiat Maurizio Magnabosco, quello dell'Unione industriale Alberto Tazzetti, il banchiere Enrico Salza con la figlia, la presidente della Fondazione Musei Giovanna Cattaneo, il rettore Ezio Pelizzetti, Piero Gastaldo della Compagnia di San Paolo, il presidente e il segretario generale del Congresso europeo ebraico Moshe Kantor e Serge Cwaigenbaum, il presidente dell'Ucei Renzo Gattegna (che, quando arriva, saluta con calore Chiamparino: "Grazie per tutto quello che avete fatto"), la presidente del Teatro Stabile Evelina Christillin, l'economista Elsa Fornero col marito Mario Deaglio. Cena per tutti nella magnifica Galleria di Diana. Il buffet è firmato dalla regina del finger food che ha conquistato Torino arrivando da Tortona. è Anna Elena Ghisolfi e per la serata ha puntato su mille declinazioni diverse del "cibo da dita": niente salumi, molti piatti "micro" e un solo primo (malfatti di ricotta e spinaci), frittini di verdure, sushi mediterraneo e così via. Tutti in piedi, tranne cinque tavoli molto eleganti: quattro riservati a Intesa-San Paolo, sponsor della serata, l'altro per le autorità e gli ospiti più illustri.

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Brevi, schede e richiami 3 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Parola di Yehoshua Alle 12.30 in Sala Azzurra Elena Loewenthal e Alessandro Piperno incontrano Abraham B.Yehoshua, in collaborazione con Einaudi. lingua Madre Alle 14 nell'Arena Piemonte il poeta marocchino Muhammad Lamsuni. Altri appuntamenti di Lingua Madre: alle 15 Ibrahim al Faqih, dalla Libia; alle 16 Esta e Harona Harel in concerto; alle 17 Georgi Gospodinov, dalla Bulgaria; alle 18.30 Nirpal Dhaliwal, dall'India; alle 20 i georgiani Levan Beridze, Emzar Kvitaishvili, Lia Sturua e Besik Xaranauli. design e libri Alle 15.30 nell'Area antiquari, Bruno Tonini parla de "Il design in Italia attraverso i libri e le riviste". Organizza L'Arengario Studio Bibliografico. Altri appuntamenti con le librerie antiquarie alle 17.30 su "L'incisione originale", con Giulia Beccaria e Piera Luisolo, e alle 18.30 la presentazione di "Geographia" di Francesco Berlinghieri. cinema piemonte Alle 16.30 nello Spazio Incubatore Stefano Della Casa incontra i produttori stranieri ospiti all'Ibf. A cura della FilmCommission. parola di Appelfeld Alle 17 in Sala Azzurra Eraldo Affinati e Stas Gawronski incontrano lo scrittore israeliano Aron Appelfeld. israele Alle 17 al Caffè Pedrocchi Vittorio Dan Segre presenta il suo libro "La metamorfosi di Israele" con Khaled Fouad Allam ed Elena Loewenthal. A cura di Utet. in cucina con luciana Alle 17.30 in Sala Gialla "Il bello della cucina" con Luciana Littizzetto, Allan Bay, Bruno Gambarotta, Beppe Tosco, Stefania Bertola. A cura di Blu Edizioni. fra cent'anni Alle 19 in Sala Rossa Ernesto Olivero presenta il suo libro "Sogno che fra cent'anni" (Effatà) con Sandro Calvani, Gianpaolo Crepaldi, Massimo D'Alema, Gian Mario Ricciardi. brass hard Alle 19 al Caffè Pedrocchi Tinto Brass presenta il romanzo di Francesca Ferrando "Belle anime porche" (Kowlaski). viaggiare slow Alle 19 alla Pagoda incontro con Gaia De Pascale. Intervengono Marco Aime e Antonella Parigi. A cura di Ponte alle Grazie. la bellezza aggredita Alle 20 al Caffè letterario Pedrocchi, Manuela Dviri, Alda Merini, Annamaria Testa e Remo Bassetti parlano de "La bellezza aggredita". Organizza il mensile Giudizio universale. la bibbia della cei Alle 20 in Sala Blu monsignor Giuseppe Betori presenta la nuova traduzione della Bibbia Cei. Intervengono il cardinale Severino Poletto e Giuliano Vigini. radio derwish Alle 20 in Sala Gialla Radio Derwish e Orchestra di Nazaret in concerto. sublime nyman Alle 20.30 in Sala Rossa "Sublime. Viaggio fotografico e musicale attorno al mondo", incontro-concerto con Michael Nyman. Intervengono Domenico De Gaetano, Pwyll ap Sion e Alberto Vanelli.

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Giunta, alemanno a caccia di tecnici - giovanna vitale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVII - Roma Giunta, Alemanno a caccia di tecnici E in Campidoglio sventola la bandiera di Israele Il 26 debutta il nuovo Consiglio comunale. Contro l'esclusione lista Grillo ricorre al Tar GIOVANNA VITALE La fuga in avanti del coordinatore azzurro Francesco Giro, che uscendo dal primo vertice congiunto Fi-An convocato per definire la prossima giunta capitolina ha snocciolato la lista quasi completa degli assessori in pectore, non è piaciuto al sindaco Alemanno. "Sono soltanto voci", ha tagliato corto l'ex ministro a margine dell'alzabandiera israeliana in piazza del Campidoglio, "non c'è nessuna novità, abbiamo ancora una settimana di lavoro e non voglio bruciarla con indiscrezioni". Come a dire: i tempi sono definiti (il governo di Roma sarà costituito entro il 20 maggio, con una settimana di anticipo sul debutto del consiglio comunale previsto per il 26), ma i nomi e le deleghe no. Strascico evidente del lungo braccio di ferro che ha preceduto e accompagnato il primo summit ufficiale del Pdl che si è svolto ieri nello studio con vista sui Fori. Eppure Giro era stato chiaro, parlando di "lavoro positivo e telepatico fatto oggi con Alemanno". Preciso nell'elencare gli incarichi già assegnati: "Abbiamo individuato dei nomi comuni" ha spiegato, "e cioè Davide Bordoni al Commercio, Fabio De Lillo all'Ambiente e Alfredo Antoniozzi al Patrimonio". Tutti e tre di Forza Italia. Già pronta a prendere anche la presidenza dell'Aula Giulio Cesare ("Pensiamo a Marco Pomarici che sta crescendo molto") e un quarto assessorato pesante come i Lavori Pubblici (al quale però aspira anche De Lillo) per un tecnico esterno che fa capo alla componente Previti-Sammarco: si tratta del dentista Franco Condò, già nominato direttore generale della Asl RmE dall'allora governatore Francesco Storace. Se così fosse, il partito di Berlusconi farebbe il pieno. Anche se "si tratta solo di desiderata", raffreddano gli entusiasmi gli Alemanno boys, "è legittimo che FI avanzi le sue richieste, che poi il sindaco le accolga è tutto da vedere". An in compenso incasserebbe 7 assessori, mentre resta confermato vicesindaco il senatore democristiano Mauro Cutrufo ("Serve qualcuno che, in stretta collaborazione con governo e Parlamento, segua la legge sul distretto di Roma", sottolinea lui). Al posto del quale, a un certo punto, sembrava dovesse subentrare Elisabetta Gardini, che però potrebbe anche accomodarsi in giunta da semplice assessore - ma si fa anche il nome di Gabriella Carlucci - per incrementare le quota rosa e sopperire alla cronica penuria di donne che affligge An. Alle prese, anche, con il rebus dei doppi incarichi, al quale sono legate le sorti dei deputati Marsilio e Rampelli, entrambi in predicato per l'Urbanistica, e di Vincenzo Piso ai Trasporti. Casella, quest'ultima, che in alternativa potrebbe essere occupata dal consigliere Sergio Marchi. Il Bilancio pare invece ormai assegnato a un tecnico di fiducia: Ezio Castiglione, già capo di gabinetto al ministero dell'Agricoltura. Mentre al Personale andrebbe l'ex consigliere Luca Malcotti, ora segretario romano dell'Ugl (incontrato nei giorni scorsi da Alemanno insieme alla segretaria nazionale Renata Polverini). Alla Cultura in pole resta Umberto Croppi, regista della campagna elettorale. Rimangono ancora vuote le Politiche Sociali e la Scuola, dove si vedrebbero bene due donne. SEGUE A PAGINA VI.

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Oggi la Fiera del libro di Torino a rischio di opposti integralismi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Inaugurazione tra le polemiche del Salone, dedicato quest'anno alla nascita d'Israele Autori schiacciati tra due fazioni: chi nega il diritto di parola e chi nega l'occupazione della Palestina Oggi la Fiera del libro di Torino a rischio di opposti integralismi Stefania Podda Torino (nostra inviata) Zone rosse, agenti del Mossad in giro per la città e per gli stand, misure di sicurezza che nemmeno la conferenza di Annapolis sul Medio Oriente. Sulla Fiera del Libro di Torino, in questi giorni si è scritto di tutto. Si è parlato di un appuntamento blindato, di una città sotto assedio, ostaggio di un ospite - Israele con i suoi scrittori - politicamente ingombrante e alla fine poco gradito. Soprattutto si è parlato di tutto tranne che dei libri che da oggi saranno i protagonisti - a questo punto non si sa quanto assoluti o piuttosto oramai secondari - dell'evento torinese. In realtà, almeno sino a ieri, questa Fiera non sembrava davvero un luogo blindato. Nel pomeriggio chiunque poteva entrare e uscire dal Lingotto, farsi un giro negli spazi del Salone, arrivare sino agli uffici dell'organizzazione, senza mai incappare in un controllo e senza bisogno di accrediti. Con grande soddisfazione dell'ufficio stampa che da settimane ormai raccoglie volumi di articoli pro e contro il boicottaggio e cerca di smorzare gli allarmi. Gli organizzatori sperano che da oggi si parli solo di letteratura, e meno di geopolitica e ordine pubblico, ma sarà difficile che le polemiche lascino il passo ai libri. Oggi si parte con il discorso del presidente Giorgio Napolitano, affiancato da Abraham B. Yehoshua, protagonista poi di un incontro con i lettori. Un discorso, e una presenza, quella di Napolitano, tutt'altro che rituale. Nei giorni scorsi, il presidente era stato attaccato dallo scrittore e professore egiziano, Tariq Ramadan, che aveva definito "inopportuno" l'intervento del capo dello Stato a un evento preparato - aveva detto - di celebrare i 60 anni dello Stato di Israele, a scapito della concomitante Nakba palestinese. 6 08/05/2008.

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Cosa diceva la radio che dava tanto fastidio ai clan. Il notiziario del 24 dicembre 1977 di Radio Aut (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Editoriale Domani è natale. Questa sera nascerà il bambin Gesù, figlio di dio, di san Giuseppe e della Vergine santissima. Secondo i testi sacri la prima volta Cristo nacque in una stalla: questa notte nascerà in ogni chiesa, dove la superbia e la violenza di potere in questi giorni sta sfiorando l'assurdo. Probabilmente Berlinguer manderà la sua consueta letterina d'amore al papa, questa volta carica di pace e di solidarietà profonda. Nelle belle case delle città questa notte ci si scambierà i doni. Cosa si farà nelle case proletarie? Si maledirà dio per essere stati messi al mondo? O si aspetterà, ancora una volta inutilmente, dopo tanti secoli, la manna dal cielo? Notizie internazionali Sud Africa Un altro detenuto politico è morto in circostanze oscure, nelle carceri africane. Si chiamava Zukisi Nabadula. Forse è stato un attacco d'asma a ucciderlo, ma la reticenza delle pubbliche autorità e la testimonianza dell'avvocato della vittima fanno temere che il decesso di Nabadula rientri nella serie delle ventuno morti in carcere di prigionieri politici in meno di due anni, sulle quali il governo di Pretoria si è sempre rifiutato di aprire un'inchiesta. La situazione a Port Elisabeth è sempre tesa e non solo per quest'ultimo episodio. Nei quartieri "satelliti" della città, i ghetti negri, la polizia ha aperto ieri sera il fuoco per la terza giornata consecutiva, ferendo quattro africani. Due erano stati uccisi nei giorni precedenti. Cile Continua in Cile la propaganda per il referendum farsa indetto da Pinochet per ottenere dai cileni il consenso alla sua presa di posizione contro l'Onu che recentemente ha condannato la sua politica. Se i cileni potessero dire quello che pensano, il risultato sarebbe acquisito a priori. Infatti, se al momento del golpe i militari avevano con loro la maggioranza della popolazione, oggi non è rimasto più del dieci per cento. I giornali pubblicano quasi ogni giorno lettere di protesta, mentre i lavoratori delle miniere di El Tenente hanno scioperato, recentemente per tre giorni. Inoltre dirigenti sindacali e dirigenti di associazioni studentesche rivendicano apertamente il diritto di svolgere attività democratiche e di massa. Beirut Yasser Arafat, presidente del comitato esecutivo dell'Olp, ha convocato per domenica una riunione del vertice palestinese sui recenti sviluppi della situazione del mondo arabo. Vi sono intanto dure prese di posizione di esponenti palestinesi nei confronti di Sadat. Così, a Damasco, Zuher Moushen ha dichiarato che la resistenza palestinese è determinata a far fallire i piani israelo-egiziani che mirano alla liquidazione della causa palestinese. Notizie nazionali Pontedera Occupato il comune. Oggi, durante la conferenza stampa organizzata subito dopo l'occupazione, è emerso, in tutta la sua gravità, il problema degli enti locali condotti all'asfissia da trentenni di governi democristiani che hanno badato solo agli interessi dei padroni. Qualche tempo fa i dipendenti dell'ospedale Lotti di Pontedera cacciarono l'ufficiale giudiziario che era venuto a fare il pignoramento dell'ospedale per i debiti accumulati. Oggi tocca ai dipendenti comunali. Torino Alla Ilte di Moncalieri gli operai sono in lotta da una settimana. Lo scontro è importante: è ormai da due anni che la direzione aziendale non ha cessato di chiedere agli operai mobilità, straordinari, riduzioni d'organico, aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro. Adesso addirittura la Ilte chiede il taglio del salario, il pieno sfruttamento di alcuni impianti con mobilità e straordinario, la riduzione di altri settanta operai, l'appalto esterno di intere fasi di lavorazione. Gli operai non hanno intenzione di pagare più. Oltre il blocco totale dello straordinario e della mobilità, si attua un'ora di sciopero al giorno per gruppi di reparti, con il blocco del lavoro che l'Azienda vorrebbe appaltare fuori fabbrica. 08/05/2008.

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Rende (Cs) Da vedere e/o rivedere: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto il film di Petri del 1970 alle 21 al Dam dell'Università della Calabria (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Rende (Cs) Da vedere e/o rivedere: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto il film di Petri del 1970 alle 21 al Dam dell'Università della Calabria. Nardò (Le) Parte dal libro di Manlio Castronuovo "Vuoto a perdere" (Besa) il dibattito per ricordare Aldo Moro a 30 anni dalla morte. Alle 18.30 Teatro comunale con il sindaco Antonio Vaglio, Giovanni Pellegrino presidente della provincia, l'autore, Pantaleo dell'Anna di Costruire Insieme e Raffaele Gorgoni giornalista Rai. Molfetta (Ba) Enza Buono, la donna di casa Carofiglio, presenta il libro Quella mattina a Noto (Nottetempo) alle 19 Il Ghigno in via Salepico 47. Donne che nella Sicilia a cavallo del secolo si sono battute per la libertà di decidere, di istruirsi, di insegnare. La capostipite è Mariannina e... Napoli Secondo incontro di studio con Domenico Losurdo per "Il ritorno della Cina": Lotta per l'unità nazionale e diritti umani nella Cina di oggi alle 17 Società di Studi politici in piazza Santa Maria degli Angeli 1. Dj La'Nduja Vs Mangù: Discotrash Vs Latino Ateneo libertario in vico Verde Monteoliveto 4. Frosinone Emozioni forti e piedi irrefrenabili con Cinema Underground live Cantina Mediterraneo. Frascati (Rm) E' in Italia per la prima volta Yuri Bandazhevsky , scienziato, ex rettore dell'Università di Gomel in Bielorussia, che da anni lotta per la verità su Chernobyl, perseguitato ed imprigionato a causa delle sue idee e ricerche. Con lui e con Enrico del Vescovo presidente di Alternativ@Mente, discutiamo di Chernobyl: una verità ancora da scoprire : alle 21 Spazio Zip via Mamiani 6. Roma La conoscenza di sé, l'armonia, il tesoro più prezioso... la poetessa Gabriella Gianfelici e l'editore Fausto Tanzarella ci parlano del libro di Beatrice Martini Graal 14 (Pascal) alle 17 Odradek via dei Banchi Vecchi 57. Per la rassegna "Anche gli africani... pensano", Giusy Muzzopappa presenta il libro che ha curato e tradotto L'invenzione dell'Africa di Valentin Mudimbe (Meltemi) alle 18 libreria Ave in via della Conciliazione 12. Dopo il successo di "Radiobugliolo" e "Delinquenti", il Teatro 7 di via Benevento 23, presenta Recidivo recital. Torna in prigione senza passare dal via un nuovo spettacolo sul carcere firmato dai Presi per caso. Da stasera al 18 maggio. Dancehall One Love Hi Pawa al Brancaleone. Le immagini di Nicola Calò, video, dj set electro e live per l' Aperitivo Infoshokkante al Villaggio globale. Jazz melodico con Silvia Manco al Pentagrappolo. Il coro canadese "Choeur Neil - Michaud" in un originale programma tra cui spicca la Grande Messa di Charles Gounod alle 20.30 Chiesa Santa Maria delle Grazie alle Fornaci. Imperdibili: Afterhours live al Teandastrisce. Sesta edizione del Punk Rock festival al Mads: si parte con Vic Godard and The Subway Sect + Wild Weekend + The Sperms. il Mediterraneo e la Sicilia con Unaddarè in Kalsa e cunti al Beba do Samba. Grande hip hop con Kaos + Moddi + dj Trix + Turi al Circolo degli Artisti. Dal jazz al dixieland con il piano di Adriano Urso al Cotton Club. E a Locanda Atlantide parte il Festival di San Romolo , musiche per l'altro fratello con tanta canzone d'autore: alle 18 la mostra fotografica di Nicola Candidi "Fermo", dj set e poi Enrico Capuano + Toti Poeta + Her e non solo. Da "Berta filava" a "Aida" con Rino Gaetano Band al Big mama; ospite speciale Marco Morandi. Hendrix a 360° con Maurizio Rota al Lian. Poggibonsi (Si) Il "cult" di Federico Fellini La dolce vita alle 21 Teatro Politeama. Firenze Spegni lo spreco: Mobilità sostenibile, comportamenti individuali per il risparmio energetico : alle 21 Isolotto in via Maccari 104. Gabriella Corona ci parla del suo libro I ragazzi del piano, Napoli e le ragioni dell'ambientalismo urbano (Donzelli) alle 21 Giardino dei Ciliegi via dell'Agnolo 5. Jazz contemporaneo radicato nella tradizione: Ipnofonia Cpa Fi-Sud. Empoli (Fi) Le dinamiche eterne dei rapporti umani nel film di Andrea Molaioli La ragazza del lago alle 22 csa Intifada. Bologna In greco vuol dire anche "vive": Zeta l'orgia del potere di Costa Gavras alle 21.30 Arci Vino e Kino in via della Dogana 6. La Grecia dei Colonnelli. Per conoscere la situazione nella Striscia, per capire le ragioni della resistenza palestinese e per ricordare il 60° anniversario della Nakba, La parola a Gaza! Alle 21 circolo "Iqbal Masih" di via della Barca 24. Techno Night benefit Pride all'Estragon con Superpitcher dj. Ferrara E' un film meraviglioso che denuncia il vuoto di diritto delle donne sul proprio corpo nei Paesi arabi. E' Dunia Kiss me not on the eyes della libanese Jocelyne Saab alle 20.30 al cinema Apollo. Verona Pagine e pagine di stramberie e un "fonoromanzo": Caparezza ci parla del suo libro "Saghe mentali" (Rizzoli) e l'album "Le dimensioni del mio caos" alle 18 Fnac in via Cappello 34. Affi (Vr) Padre Franco Moretti, direttore di Nigrizia ci racconta la sua esperienza in Kenya alle 20.45 Biblioteca civica. Trieste A 60 anni dalla morte ricordiamo il maestro della cinematografia sovietica Sergej Ejzenstejn con il film Sciopero! alle 20.30 Casa del Popolo Canciani in via Masaccio 24. Kermesse di 107 "artisti sensibili", danza, film e giocosità per L'inutile indispensabile per il compleanno di Erik Satie alle 12 Teatro Miela. Trento Con Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, discutiamo di Quale energia per il futuro? alle 20.30 al Teatro sociale via Oss Mazzurana. Grande teatro civile con EstroTeatro in Il racconto del Vajont di Marco Paolini alle 21 Ridotto 43. Malè (Tn) La guerra non fa parte di noi... Pace: utopia, sogno, necessità? Alle 20.30 al Municipio con lo scrittore e uomo di pace bosniaco, Bozidar Stanisic. Fornace (Tn) Con i Gruppi d'acquisto solidale per acquistare "consapevolmente": alle 20.30 Sala didattica Anziani. Mattarello (Tn) Un tema "prezioso": Uso e riuso dell'acqua . Con Bruno Maialini e Walter Nicoletti alle 20.30 Centro civico. Bergamo Con "Ballate di terra e d'acqua" Massimo Bubola in concerto auditorium di piazza libertà. Milano Gianni Bosio e Clara Longhini hanno curato il volume 1968, una ricerca in Salento. Suoni grida canti rumori storie immagini (Kurumuny) presentato alle 21 Casa della Cultura in via Borgogna 3. Con il direttore editoriale Luigi Chiriatti, Iva della Mea presidente dell'Istituto E. De Martino e Maria Luisa Betri docente all'Università statale di Milano. Riusciremo a salvare la poesia del vivere? Davide Rondoni ci parla del suo libro Il fuoco della poesia. In viaggio nelle questioni d'oggi (Bur) alle 21 nella Sala Verri di via Zebeldia 2; con Giulio Sapelli docente di Storia economica all'Università di Milano, lo scrittore Luca Doninelli e Giorgio Vittadini presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. E' un importante documento della nostra storia: è il il Memorial in onore degli italiani caduti nei campi di sterminio che si trova ad Auschwitz (Blocco 21). Per questo l'Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea e l'Accademia di Brera ti invitano alla presentazione del progetto del laboratorio di studio per restaurare il Memorial Auschwitz - Cantiere blocco 21 alle 11 nell'Aula 10 dell'Accademia di Brera in via Brera 28. Una "botta" di Salento e di reggae e di impegno: Sud Sound System live Alcatraz. Jam session con Niccolò Cattaneo Organ trio al Baretto del Leoncavallo e poi all'Hemp Bar Hempy thursday : Bovisa Reggae Foundation feat. Junior Sprea, Dreama, Gamba the lenk, Papa Sabbo. Parte ad Arci Metromondo via E. Ponti 40, un cineforum per parlare di ambiente, di evoluzione e tecnologia: alle 21 Il nostro pane quotidiano di Nikolaus Geyrhalter. Segrate (Mi) Ultima proposta per "Pellicole Resistenti" al Baraonda: alle 21 I nostri anni di Daniele Gaglianone. San Giuliano (Mi) Aperitivo per festeggiare la vittoria nella vertenza dei lavoratori dell'ospedale di Melegnano alle 17.30 Eterotopia via Risorgimento 1. Cesano B. (Mi) La prescrizione medica parla di Ricostituenti (60 anni di canti e musiche per la nostra Repubblica) per una sana e robusta Costituzione... Cantosociale in concerto alle 21 scuola media Alessandrini - Da Vinci. Inzago (Mi) Teatro e testimonianze per Edi bese! Ora basta! Racconti dal Kurdistan alle 21 auditorium Fabrizio de André con Annet Hanneman e Gianni Calastri del Teatro di Nascosto, Antonio Olivieri di Verso il Kurdistan e Luigi Vinci di Punto Rosso. Torino Prosegue la rassegna Free Palestine : alle 18.30 al cinema Fratelli Marx in corso Belgio 53 Intervento divino di Suleiman; alle 20.30 omaggio a Wael Zuaiter con Teatro Forsennato in Sangue palestinese e poi A stone Throw Away di Lina Halvorsen e dibattito con la regista. A cura di Lo Sguardo di Handala. 08/05/2008.

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Le tante, troppe spie ignorate di Verona Quando la paura è verso qualcuno Se la mia Cgil fa come re Franceschiello (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Le tante, troppe spie ignorate di Verona Quando la paura è verso qualcuno? Se la mia Cgil fa come re Franceschiello Verona, una città che non vuole fare i conti col passato Cara "Liberazione", abito a Verona, dietro piazza Erbe. Una settimana fa, dopo cena, sono uscito di casa dirigendomi alla piazza, appunto. Portavo, sotto la giacca, una vecchia maglietta con la stella rossa su fondo nero. Ho incontrato un gruppo di quattro ragazzi, due dei quali, guardandomi, hanno detto ad alta voce: "Che schifo, un comunista". Non ho dato particolare peso all'episodio. Le osservazioni cretine non suscitano interesse, e, dopotutto, la zona immediatamente circostante a casa mia è piena di bar aperti fino a tardi, uno dietro l'altro, è difficile, ho pensato tra me, che qualcuno passi dalle parole ai fatti, così, sotto gli occhi di tutti. Ma proprio due giorni dopo, bevendo il caffè al bar sotto casa, ho incontrato due amici che mi hanno avvisato della aggressione avvenuta a Porta Leoni (io non avevo ancora letto i giornali): anch'essa dietro piazza Erbe, appunto. Così, mi sono venuti in mente, uno dietro l'altro, tanti episodi. Tra piazza Erbe e via Mazzini, pochi mesi fa, un ragazzo è stato aggredito e accoltellato, di notte. L'anno scorso, proprio in piazza Erbe, alcuni ragazzi furono aggrediti e picchiati da estremisti di destra. D'altronde, pochi giorni fa, nella mia scuola, mi è stato annunciato un nuovo consiglio straordinario, relativo ad una classe nella quale uno studente, uscito di scuola, ha chiarito una divergenza di opinioni con un altro picchiandolo, e rompendogli i denti nel senso letterale della parola (mi spiega la coordinatrice di classe). In effetti, qualche mese fa, in un'altra classe venne tirato un petardo esplosivo contro la cattedra (incidentalmente, era la mia; la cosa finì con una breve intervista al "Corriere"). Di per sé, non è un fatto tanto grave. Ma è una spia, una delle tante spie indicatrici di un atteggiamento diffuso, e, disgraziatamente, in crescita, lenta ma continua, negli ultimi anni: l'atteggiamento interiore della aggressione, della sfida fisica, della divisione del mondo in amici e nemici, i quali ultimi devono essere aggrediti, o, perlomeno, minacciati, intimiditi. Si tratta di una mentalità prettamente fascista nella sua essenza (e, infatti, la parola stessa, "fascismo", deriva da fasci di combattimento, di romana memoria). Si tratta, insomma, di un fascismo culturale soggiacente, indipendentemente dalla esplicita adesione o meno ad una organizzazione politica. Del resto, in questi anni di insegnamento, mi è capitato più di una volta di annotare sul registro che, a norma di Costituzione, è vietata la ricostituzione e l'apologia del partito fascista, il che significa che sono vietate le magliette con fasci littori e croci celtiche, così come le scritte sulla lavagna "sieg heil" e "juden kaputt". Questa è Verona, nel senso che uno zoccolo duro di mentalità fascista è sempre sopravvissuto, con i suoi "Priebke libero" e "Onore a Rudolf Hess" pitturati sui muri. Questa città, già sede del governo della Rsi di Mussolini, non riesce a fare i conti col proprio passato, e non riesce a liberarsene. Infatti, questa città ha sempre paura di parlarne: qui il mito del fascismo non è mai morto. Vincenzo Zamboni via e-mail Presidente della Camera, si vergogni! Cara "Liberazione", sono estremamente preoccupato di vivere in un Paese in cui la vita di un ragazzo massacrato da cinque suoi coetanei nazifascisti venga messa alla stregua o, peggio, declassata rispetto ad un episodio di dissenso ideologico, seppure forte, come quello di bruciare una bandiera di Israele a Torino. Se l'atteggiamento minimizzante e fuorviante del sindaco veronese Tosi è semplicemente disgustoso, il Presidente della Camera Fini non prova vergogna a fare certe affermazioni? O dobbiamo pensare che a destra, sotto il doppiopetto, qualcuno porti ancora la camicia nera? Rammento, tra l'altro, quale fosse l'uso che Bossi, sodale di Fini, consigliava di fare della bandiera italiana. Sdoganamento dopo sdoganamento si stanno cancellando valori e memoria della Resistenza e questi sono i frutti. Vanni Destro Rovigo Fini, la Lega e la bandiera italiana Caro direttore, dunque il neo presidente della Camera Fini sostiene che il bruciare la bandiera israeliana da parte di alcuni isolati imbecilli è meno grave che uccidere un ragazzo a calci da parte di alcuni fighetti della Verona bene. Se questo è l'antipasto chissà come sarà il menù! Vorrei tuttavia chiedere all'on. Fini un parere sulle esternazioni di un suo collega, oggi ministro di questa Repubblica, quando invitò una signora di Venezia, che esponeva al balcone la nostra bandiera, a buttarla nel cesso! Livio Serafini Verbania I dati Istat e il clima di insicurezza Caro direttore, sono perfettamente d'accordo con le lettere che hai pubblicato oggi (ieri per chi legge, ndr) sul tema della sicurezza. Soprattutto alla luce degli ultimi dati dell'Istat, secondo cui gli omicidi in Italia diminuiscono, ma gli italiani hanno più paura. Il clima di paura e insicurezza può generare misure "straordinarie" e di emergenza che poco hanno a che fare con la vivibilità quotidiana. E' bene non prendere sottogamba il problema, perché è vero che la gente ha paura, è vero che se dovessi camminare in una strada buia probabilmente avrei il cuore a mille ed è anche vero che le vittime ci sono state. Ma in questo modo non si ha paura per un "qualcosa", ma si ha paura di "qualcuno" ed è a questo punto che il discorso si fa delicato e facilmente strumentalizzabile. Non dobbiamo cadere in questa trappola, perché innanzitutto non si risolve il problema e poi si creano dei mostri che hanno le stesse probabilità di essere "malandrini" quanto un qualsiasi altro essere umano. Mariangela B. Roma Quello di Marcelletti non è un caso isolato Gentile redazione, il caso Marcelletti per un senso non è unico, da anni questo sconcio è diventato regola. Quanti primari in Italia sfruttano l'istituto dell'intramoenia, per portarsi clienti dalle cliniche private o "parificate" a quelle pubbliche i cui soggiorni e mezzi necessari per gli interventi sono a totale carico della collettività? Pertanto il primario ospedaliero o universitario non può servirsi del pubblico per fare i propri comodi e arricchirsi a danno, non solo della spesa pubblica, ma sfalsando anche gli interventi provenienti da liste di prenotazioni. Roberto C. via e-mail Il garantismo "relativo" del "Giornale" Gentile direttore, "Il Giornale", organo ufficiale della famiglia Berlusconi, fottendosene brillantemente del garantismo predicato dal capo famiglia, sbatte in prima pagina il prof. Marcelletti, posto agli arresti domiciliari per reati vari che vanno dalla truffa aggravata ai danni dello Stato, peculato, concussione nonché pedopornografia; questa accusa proviene da non meglio identificati ambienti giudiziari di Palermo (la notizia inizialmente diffusa dall'Adnkronos era stata poi smentita). Intanto, in nome e per conto di un malinteso diritto di cronaca, il quotidiano di Berlusconi accoglie le prove, celebra il processo ed emette una condanna; perché si tratta di una condanna già pronunciata quella di sbattere "il mostro" in prima pagina. Evidentemente il principio della presunzione di innocenza, fino a sentenza definitiva, vale per delinquenti come Previti, il quale sarebbe vittima di una vendetta politica anche a fronte di una sentenza definitiva, per mitigare la quale si è mosso lo stesso governo del cavaliere alterando la legislazione a misura di reato. Proprietario del quotidiano risulta Paolo, fratello del più importante Silvio e perciò detto "berluschino"; se l'accusa di peculato dovesse venire ridimensionata e quella di pedopornografia dovesse cadere nel nulla, chi ripagherà il prof. Marcelletti per la sentenza emessa da "Il giornale" che ha provocato un incalcolabile danno di immagine?? "Il Giornale" usa pesi e misure secondo una visione tutta personalistica; tra l'altro accoglie le tesi anti-relativismo ma sfrutta proprio il relativismo nel diritto all'informazione che diventa "relativa" all'imputato. Rosario Amico Roxas via e-mail Perché lascio la tessera della mia Cgil Compagno Sansonetti, oggi è per me un triste giorno: ho dato disdetta al sindacato Spi-Cgil, organizzazione a cui aderii oltre 30 anni fa, prima come operaio metalmeccanico, poi come pensionato. Sono stufo di sostenere chi ho creduto facesse l'interesse dei lavoratori, mentre ora troppi esempi mi dicono che - invece - l'obiettivo del mio sindacato è stato da troppi anni di "tenermi buono" per poi farmi credere che è primaria la centralità dell'impresa, che l'eliminazione della scala mobile avrebbe consentito maggiori assunzioni, che i contributi agli industriali avrebbero garantito maggiore competitività, ecc. ecc. La conseguenza: mentre i padroni si arricchivano sempre più, i lavoratori perdevano potere di acquisto. Nel mio piccolo mi sono sempre battuto con la speranza che i lavoratori prendessero coscienza dello stato sociale in cui sono confinati dai padroni. Non posso più tollerare, però, che i sindacati li strumentalizzino ed illudano con falsi valori. Si sono fatte tante ipotesi sulla sconfitta della Sinistra e, tra le tante, vi è quella di attribuire tale débâcle al fatto che la Destra ha saputo seminare meglio di noi. Si fa sempre riferimento al seme, ma il terreno va preparato a riceverlo. Io ho orgogliosamente arato il mio terreno, ma ora il mio sindacato si comporta come re franceschiello: dopo la farina, mi riserva la festa con la forca. Floriano Cervelli via e-mail A Roccella Jonica nel ricordo di Rocco Gatto Buongiorno, mi chiamo Alberto Gatto, calabrese della città di Gioiosa Jonica, sono il nipote di Rocco Gatto, che voi sicuramente ricorderete in quanto vittima di mafia, mugnaio e comunista, ucciso il 12 marzo 1977. 08/05/2008.

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Fiera del libro a rischio di opposti integralismi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi inaugurazione con il presidente Napolitano e il big Yehoshua Fiera del libro a rischio di opposti integralismi Stefania Podda Torino (nostra inviata) Mai, in nessuna precedente edizione, un presidente della Repubblica aveva inaugurato la Fiera. Ma questa è una Fiera diversa da tutte le altre, a questo punto esserci o non esserci sembra essere diventata la trincea su cui posizionarsi politicamente e moralmente. Un paradosso e una caricatura, ma tant'è. In questi mesi di mobilitazione contro la presenza di Israele a Torino, si è oramai perso il senso della misura. Da una parte e dall'altra. Nella pretesa di imbavagliare gli scrittori senza preoccuparsi di tracciare un confine tra cultura e potere, e nell'automatismo di una risposta che cancella l'esistenza dell'occupazione israeliana e della tragedia palestinese. Così succede che alla fine in questa chiamata al boicottaggio ci sia un po' di tutto, anche quel peggio con cui il diritto di critica alla politica israeliana c'entra ben poco. E così succede, ad esempio, che all'Università di Torino, al convegno organizzato da Free Palestine, il professor Francesco Coppellotti, che ha tradotto in Italia gli scritti dello storico revisionista Ernst Nolte, si trovi a discettare su tedeschi e palestinesi, entrambi vittime del "senso di colpa collettivo scaricato su di loro da ebrei e Stato di Israele". E quanto poi alle camere a gas, nessuna certezza storica. Questione di punti di vista, sostiene Coppellotti, tra l'imbarazzo del collettivo autonomo universitario e l'allegra spensieratezza del professor Gianni Vattimo - uno a cui l'equazione ebrei-fascisti o nazisti non sembra poi così grave, anzi la trova calzante - che lo abbraccia e lo ringrazia per la sua presenza. Poiché al fanatismo di una parte corrisponde quasi sempre un fanatismo di segno opposto, ecco che a chi dichiara guerra all'"occupazione israeliana della Fiera del Libro", risponde Gianfranco Fini. Il quale giudica più grave il rogo di una bandiera che non il pestaggio e l'omicidio di un ragazzo a Verona, dimostrando così la strumentalità e la forzatura dietro il suo incondizionato appoggio al governo israeliano, di qualunque segno sia e qualunque scelta faccia. In questo scontro - non solo metaforico - di due bandiere, rischia di perdersi l'occasione di conoscere un paese attraverso la voce dei suoi scrittori. Che non sono, come vorrebbe far credere chi si schiera per il boicottaggio, servi del governo israeliano, collaborazionisti spediti a Torino per far propaganda e mostrare il volto migliore dell'occupante. Chiunque abbia letto i loro libri, sa che non è così. La loro non è una letteratura celebrativa, anzi è lo specchio di una società che ha perso il collante rappresentato dall'utopia collettiva del sionismo. Quell'utopia, con le sue grandezze e le sue miserie, l'hanno raccontata i tre scrittori più famosi, Yehoshua, David Grossman e Amos Oz. Che sono scrittori a cui non si dovrebbe chiedere la patente di dissidenti per apprezzarne il valore letterario. E se è vero, come dice Valerio Evangelisti nel suo intervento sul boicottaggio, che tutti e tre hanno avallato la guerra in Libano, è sbagliato liquidare, come fa sempre Evangelisti, quello di Grossman come un "tardivo ripensamento". La sua orazione al funerale del figlio Uri è considerato un testo fondante, un canone dell'esperienza israeliana. Non celebra la guerra per amor di patria, sa che è stata un disastro, ma celebra il figlio come emblema di una nuova generazione che vive in un paese dove non c'è più consenso, dove si discute e ci si divide su tutto. Sulla Shoah e sulla Palestina. Sulla storia e sulla cronaca. Su quello che doveva essere e su quello che invece è stato, e che è ancora. E la stessa spietatezza di giudizio, pur nell'amore per il proprio paese e non per il governo, è negli interventi di Amos Oz. Quanto ai loro libri, poi, sono tutt'altro che pacificati e trionfanti. Non lo sono nemmeno quelli del moderato Yehoshua che da scrittore vero qual è, lascia parlare i suoi personaggi. E i suoi personaggi, a differenza del loro padre quando vuol fare il polemista politico, non hanno nessuna certezza. Nel suo ultimo romanzo Fuoco amico , Yehoshua fa dire a Yirmiyahu che non ne può più dei suoi compatrioti e degli ebrei in genere. Meglio l'Africa che Israele, almeno lì si vive una vita normale, senza il peso della memoria. E non verranno certo a Torino a parlare di un paese pacificato e senza contraddizioni, gli scrittori della nuova generazione, come Etgar Keret, Orly Castel-Bloom, Shifra Horn, Ron Leshem. Loro hanno un passo diverso rispetto ai padri letterari, hanno visto solo guerre e negoziati falliti, non credono più in niente. E però sanno che è nella pace e nella convivenza con i palestinesi la chiave di un futuro che sembra non arrivare mai. Lo sanno, lo scrivono e soprattutto lo vivono. Ne parleranno anche a Torino, parleranno dei palestinesi e del loro dramma, come non ne ha parlato Pierluigi Battista in due editoriali dedicati al boicottaggio. Ne parleranno da scrittori di romanzi che meriterebbero di essere letti, e ai quali non dovrebbe essere richiesto un esame politico per non essere liquidati come collaborazionisti. 08/05/2008.

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<Se c'è chi vuol boicottare lo faccia. Qui al Salone vogliamo discutere> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Se c'è chi vuol boicottare lo faccia. Qui al Salone vogliamo discutere" Monia Cappuccini Torino (nostra inviata) Sommersi dalle polemiche, rischiano di passare in secondo ordine. Non ci riferiamo ai numeri e alle previsioni sull'affluenza che, puntualmente, mettono in uno stato da ansia da prestazione gli organizzatori a pochi giorni dalla campanella d'inizio. Ma degli scrittori, delle scrittrici, delle case editrici, dei libri, del pubblico. Dei veri protagonisti dell'annuale appuntamento torinese che, volenti o nolenti, rappresentano una parte significativa della produzione culturale italiana. Dunque, ecco a voi la Fiera del Libro di Torino XXI edizione. Se lo scorso anno erano stati i confini a fare da filo conduttore tra le centinaia di incontri previsti, quest'anno al Lingotto ci si misurerà con una dimensione altrettanto ampia e astratta (per non dire onnicomprensiva): la Bellezza, da una citazione di un personaggio dell' Idiota che chiede al principe Myskin: "La bellezza salverà il mondo?". A domanda risponderanno con lezioni magistrali i grandi del panorama letterario nostrano (Remo Bodei, Luigi Canfora, Erri De Luca, Raffaele La Capria) e di quello mondiale (tra gli altri Boris Pahor, Gore Vidal, Joe Lansdale, Philippe Forest e Ignacio Paco Taibo II). Si celebrano anche i centenari di Giovanni Guareschi, Cesare Pavese e Elio Vittorini, mentre non mancheranno convegni e incontri sulla giustizia, il quarantennale del '68 e la tragedia alla Thyssenkrupp. Riconfermato Terra Madre, l'appuntamento sulle identità culturali e le ibridazioni, con voci provenienti dal Mediterraneo (Gilali Khellas, Ibrahim Al Faqih, Mohammed Lamsuni), dall'Africa (Sabdrine Bessora, Véronique Tadjo, Laila Guerriero), da Cuba (Eduardo Manet), dalla Turchia (Elif Shafak) e dall'Est europeo (Georgi Gospodinov, Aleksandr Galatica, Mihai Mircea Butcovan). Dopo il flop e le proteste della passata edizione, per quest'anno niente fumettari del Torino Comics. Mentre si ripete l'appuntamento del Bookstock, spazio di 4mila metri quadrati dedicato a bambini, ragazzi e ai giovani di tutte le età. Giuseppe Culicchia, scrittore torinese, è responsabile della programmazione per gli adolescenti. A poche ore dall'inaugurazione della Fiera appare tranquillo e attende la messa a punto degli ultimi preparativi. Giuseppe Culicchia, a poche ore dalla inaugurazione della Fiera che aria tira? Quella degli altri anni, si lavora a pieno ritmo e prevale uno spirito sabaudo. Nonostante per molti questo sia un anno particolare, per la Fiera tutto procede come sempre. Alla luce delle polemiche, cosa succederà? Finché non inizia, chi può dirlo. Abbiamo letto sui giornali delle polemiche, ma poi chissà che cosa succederà. Ci auguriamo che prevalga un'atmosfera pacifica. Lei che idea si è fatto del boicottaggio? Rispetto le opinioni di tutti e se qualcuno ritiene di boicottare la Fiera lo faccia. Siamo in un paese democratico e si può fare. E della paventata zona rossa? Penso che se uno mette una zona rossa, a quegli altri viene voglia di oltrepassarla. Si parla di un nuovo G8 a Torino, ma francamente mi sembra una esagerazione, poi non so, magari verrò smentito dai fatti. Condivido le parole del presidente Napolitano: credo nella libertà di criticare la politica di uno Stato, ma senza essere per questo considerati dei nemici. Guarda l'America, quando gli Stati Uniti hanno "esportato" la democrazia in Iraq, chiunque dicesse mezza parola contro il governo Bush veniva accusato di connivenza con Bin Laden. Da molto tempo invece, in molti vorrebbero aver avuto la possibilità di dire no a questa guerra, e non credo si possano considerare antiamericani. Siamo in democrazia e tutto è criticabile, anche la politica di Israele. Di sicuro c'è che la Fiera non ha mai avuto tanta pubblicità come quest'anno, e sarebbe bello che i media si occupassero anche dei libri. Che invece rischiano di essere oscurati? È un meccanismo incontrollabile, quando si scatena la rincorsa alla notizia, al titolo di giornale forte, al fatto che bisogna sempre caricare per accattivarsi il pubblico. Mi auguro vivamente che siano i fatti a smentire i titoli dei giornali. L'Università in questi giorni sta tenendo un convegno sulla questione palestinese, ecco a Torino non mancano i luoghi e i modi per farsi un'opinione libera e indipendente, al di là della propaganda. Per lei è la seconda prova al Boockstock, il villaggio letterario per bambini e ragazzi, vera rivelazione della scorsa edizione. Sì, l'anno scorso è andata bene e speriamo di essere fortunati allo stesso modo. La novità è che il Boockstock è un evento a impatto zero. Lavoriamo con la LifeGate, una società che si occupa dell'applicazione del trattato di Kyoto e che, in collaborazione con alcune università, riesce a quantificare quanto la Fiera costi all'ambiente. Fanno calcoli molto complicati: il numero dei visitatori, i loro spostamenti (se arrivano in metro, macchina, treno, aereo), la carta utilizzata per i programmi, fino ai decibel che lo scorso anno hanno dato tanti problemi. Forse un giorno non potremmo permetterci il lusso di organizzare delle Fiere, il pianeta sta dando chiari segni di insofferenza e il Boockstock, essendo uno spazio rivolto ai ragazzi, è un'occasione per portare all'attenzione il tema dell'ambiente. Perché i nostri figli non solo hanno davanti prospettive di lavoro precarie e una peggiore qualità di vita rispetto a noi, ma dovranno per forza confrontarsi con l'emergenza ambientale. Vorrei che i ragazzi capissero che se ora possiamo prendere l'aereo, domani chissà. Quando si parla di nuove città e nuove architetture, bisogna capire che impatto hanno sull'ambiente. Altri paesi sono più avanti di noi, e sarebbe bene se l'Italia investisse di più sulla ricerca. 08/05/2008.

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Sbagliato il boicottaggio del Salone Sbagliato demonizzare chi manifesta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La posizione di Rifondazione Sbagliato il boicottaggio del Salone Sbagliato demonizzare chi manifesta Le parole sono pietre e quelle del presidente della Camera Fini sono particolarmente gravi. Chi uccide selvaggiamente e agendo in modo squadristico non può avere alibi né tanto meno essere considerato meno pericoloso di chi, magari su piattaforme discutibili, manifesta un proprio dissenso. La decisione del Salone del libro di Torino di dedicare l'edizione di quest'anno alle celebrazioni per i 60 anni della fondazione dello stato di Israele, ha visto da diversi mesi aprirsi un dibattito, non solo in Italia, sul valore simbolico e politico di questo evento. Noi pensiamo che lanciare il boicottaggio sia stato sbagliato perché reputiamo che la cultura debba essere preservata dallo scontro ideologico e politico. Per questo non abbiamo aderito alla manifestazione del 10 Maggio a Torino, perché ha fatto del boicottaggio il suo cuore principale. Ma allo stesso tempo sbagliata è la demonizzazione di chi manifesterà in piazza sabato. Il Prc avrebbe partecipato volentieri ad una manifestazione a sostegno del popolo palestinese contro l'occupazione del governo israeliano, l'assedio immorale e criminale praticato in questi mesi a Gaza, per chiedere l'abbattimento del muro dell'apartheid e il riconoscimento del diritto del popolo palestinese ad uno stato. Uno stato palestinese al fianco e alla pari di quello israeliano, come prevedono quelle risoluzioni Onu che sono alla base della legittimità dell'esistenza dello stato d'Israele. La cancellazione della questione palestinese dall'agenda politica è invece la vera emergenza. Il Prc è impegnato per questo a riprendere l'iniziativa per la pace sulla parola d'ordine due popoli due stati con Gerusalemme capitale condivisa di entrambi. Il comitato di gestione nazionale del Prc 08/05/2008.

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Tre denunciati per le bandiere bruciate in piazza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sono stati identificati, ieri, dalla Digos di Torino e denunciati per "vilipendio alla bandiera di uno stato estero e travisamento in occasione di manifestazioni pubbliche", tre giovani "frequentatori del centro sociale Askatasuna" che avrebbero incendiato le bandiere americana e israeliana alla fine della manifestazione del primo maggio a Torino, in piazza San Carlo. Una denuncia che arriva puntuale come un orologio dopo le polemiche di questi giorni. Il centro sociale ha risposto, ieri, che bruciare la bandiera di Israele "è un gesto simbolico che possa essere riportato anche in Medio Oriente, perchè vogliamo che i palestinesi sappiano che in Italia c'è chi sostiene la loro resistenza. Non si tratta di un gesto ostile nei confronti degli ebrei, nè degli israeliani ma dello Stato di Israele, del suo esercito, del suo governo e non c'è stata da parte nostra alcuna equiparazione fra Israele e il nazismo". 08/05/2008.

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Non ignorate ancora la manifestazione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Lettera aperta del Forum Palestina Non ignorate ancora la manifestazione Caro Sansonetti, Caro Polo i lettori aprendo i vostri giornali questa mattina - martedì 6 maggio - hanno avuto a disposizione come informazione su quanto sta accadendo e accadrà intorno alla Fiera del Libro di Torino dedicata a Israele, le dichiarazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano e poco più. E' curioso e preoccupante, perchè i vostri lettori, su tutti gli altri giornali, hanno avuto informazioni sulla manifestazione nazionale per la Palestina che si sta preparando a Torino per sabato 10 maggio, hanno avuto notizie su un riuscitissimo seminario all'università di Torino sulla pulizia etnica contro i palestinesi con la presenza di studiosi italiani, palestinesi e israeliani ed hanno avuto notizie sul rischio che a Torino si riproduca l'inquietante logica delle "zone rosse", una logica che molti di loro e di noi portano ancora sulla pelle dopo la drammatica esperienza di Genova. Non solo. Il neo presidente della Camera Gianfranco Fini, ha rilasciato dichiarazioni aberranti secondo cui il tasso criminogeno di una bandiera israeliana bruciata in una piazza è superiore a quello di un branco di neonazisti che uccidono a calci e pugni un ragazzo a Verona. Sulla seconda questione - giustamente - i vostri giornali hanno dato ampio spazio con servizi, commenti, analisi. Sulla prima avete scelto la completa omissione. State commettendo un errore e forse un errore più grave. L'errore è quello di ostracizzare in modo piuttosto miope una campagna di contestazione di un evento politico grave come quello di dedicare ai sessanta anni della nascita di Israele un evento culturale di massa come la Fiera del Libro. Se sessanta anni fa Israele avesse consentito la nascita anche della Palestina ciò non rappresenterebbe un problema, ma così non è stato allora e così non è neanche adesso. I motivi li hanno documentati per anni sulle vostre pagine giornalisti preziosi come Stefano Chiarini e Giancarlo Lannutti. I vostri giornali si sono schierati contro la campagna di boicottaggio della Fiera del Libro ma i vostri lettori no. In piccolo avete riproposto quella rottura tra quartieri generali e "popolo della sinistra" che tutti hanno visualizzato prima nella manifestazione del 9 giugno dello scorso anno e poi- assai più clamorosamente - nelle recenti elezioni. Questa ripetuta rottura della connessione sentimentale tra il "vostro/nostro popolo" e gli apparati ideologici della sinistra storica (redazioni, direzioni etc.) , è diventato un macigno di cui vi rifiutate di sentire ed assumere la piena responsabilità. Sulla Palestina, su Torino, come sul 9 giugno di un anno fa, state commettendo un pericoloso errore di supponenza. Infine c'è un secondo errore che traspariva oggi dalle prime pagine dei vostri giornali. Il tentativo di sovrapporre una sacrosanta mobilitazione antifascista a Verona contro la manifestazione nazionale del 10 maggio a Torino amplificando la prima e occultando la seconda. E' già accaduto in passato, proprio sulla Palestina, ed è accaduto il 9 giugno. La risposta è stata non solo nei numeri ma anche nelle conseguenze politiche. La cultura politica della sinistra uscita demolita dalle urne è stata quella che ha cercato e voluto la contrapposizione ai movimenti sociali. Quella del 10 maggio a Torino sarà una manifestazione internazionalista a fianco dei palestinesi, sarà una manifestazione a difesa delle libertà democratiche contro la logica delle zone rosse e della subalternità alla lobby israeliana in Italia e sarà anche la manifestazione degli antifascisti in risposta alla logica e alle coperture politiche che hanno portato all'omicidio di Verona e che oggi si schierano incondizionatamente a sostegno della politica di Israele. Non commettete nuovamente errori di valutazione come quelli già commessi. I risultati sono l', davanti a tutti a testimoniare che hanno comportato un prezzo politico altissimo per la sinistra nel nostro paese. Per Il Forum Palestina Sergio Cararo, Germano Monti 08/05/2008.

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Rispettare e informare Ma noi non ci saremo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La risposta del Direttore di Liberazione Rispettare e informare Ma noi non ci saremo Cari amici, cari compagni, pubblichiamo con piacere questa vostra lettera aperta. E cerchiamo di fornire ai nostri lettori una informazione completa - nei limiti delle nostre possibilità - su quel che sta succedendo a Torino e su quel che si sta muovendo attorno alla fiera del libro. Se c'è qualche lacuna nella nostra informazione, ci dispiace e cercheremo di superarla. Non contestiamo affatto il diritto di chiunque di protestare contro la fiera del libro. Non contestiamo il diritto di nessuno di protestare contro qualsiasi cosa, anche se temiamo che, di questi tempi, questo diritto stia iniziando a diventare non più così scontato... Dopodiché pensiamo anche che un giornale esprime un suo punto di vista. Noi, in redazione, abbiamo molto discusso del tema fiera del libro, e delle questioni che le se affollano intorno, e che toccano i problemi delicatissimi del Medioriente, dei diritti dei palestinesi e degli israeliani, della politica internazionale, dell'idea che si ha di relazione tra potere e cultura. Siamo arrivati a delle conclusioni, che naturalmente non impegnano tutta la redazione ma il gruppo dirigente del giornale. Succede sempre così. Il nostro punto di vista, sul salone del libro - che abbiamo varie volte illustrato sul giornale e sul nostro settimanale Queer - è diverso dal vostro. Noi crediamo che il salone del libro dedicato alla cultura israeliana sia da difendere. Voi credete che sia da criticare. Noi siamo decisamente contrari al boicottaggio. Voi, in parte, siete favorevoli. Per queste ragioni non abbiamo aderito alla vostra manifestazione, e non la sosteniamo, ma certo non la consideriamo un atto illegittimo o da ostacolare, o da proibire. E certo sappiamo che una parte del popolo di sinistra, e anche dei nostri lettori, sarà lì con voi. Speriamo che sia una manifestazione seria, forte e pacifica. Noi però non ci saremo, e i nostri amici palestinesi sanno che in nessun modo questa decisione può essere considerata un disimpegno nei confronti della lora giustissia e sacrosanta lotta. Sappiamo che la nostra posizione fortemente filopalestinese e non ostile verso il popolo di Israele e i suoi diritti, è una posizione minoritaria in Italia. Siamo abituati ad essere minoranza. Diversa è la questione di Verona. Che per motivi misteriosi è stata accostata a Torino. Forse solo per quel paragone folle e sciagurato avanzato dal presidente della Camera Fini. A Verona noi andremo a manifestare - contro l'intolleranza, contro la cultura della repressione, del machismo e del pugno di ferro - nelle forme che decideranno i movimenti e i partiti di Verona. E siamo sicuri che lì ci troveremo insieme. Piero Sansonetti 08/05/2008.

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La "gazzetta" cambia direttore (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VIII - Bari La "Gazzetta" cambia direttore Giuseppe De Tomaso è il nuovo direttore responsabile della Gazzetta del Mezzogiorno. Direttore è stato designato Carlo Bollino, corrispondente dell'Ansa da Tel Aviv. Lino Patruno lascia la direzione del quotidiano pugliese dopo 13 anni al timone. L'Edisud guidata da Mario Ciancio Sanfilippo ha annunciato ieri al comitato di redazione il cambio di direzione, che avverrà a partire da mercoledì 14 maggio. I due direttori avranno competenze su aree differenti del giornale: Bollino si occuperà delle edizioni locali, mentre a De Tomaso sarà affidato il dorso nazionale. De Tomaso, notista politico, è attualmente vicedirettore della Gazzetta. Bollino, in Israele dalla scorsa estate, era stato sempre per l'Ansa corrispondente da Tirana e anche responsabile della Gazeta Shqiptare, il foglio in lingua albanese edito dalla stessa Edisud. Nelle settimane scorse il 30 per cento della società editrice è stato acquisito dalla Fimco dell'imprenditore nocese Vito Fusillo per 36 milioni di euro. Ciancio Sanfilippo resta detentore del 69 per cento delle quote. L'1 per cento è dei Goriux, la famiglia fondatrice del quotidiano nel 1887.

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Dance, disco e minimalista la nuova frontiera della musica - carlo moretti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XX - Roma Dance, disco e minimalista la nuova frontiera della musica "Dissonanze" Star internazionali di scena tra Ara Pacis, Palazzo dei Congressi e Auditorium CARLO MORETTI Il punto più avanzato della sperimentazione musicale e visuale si troverà a Roma tra domani e dopodomani. Torna il festival "Dissonanze", mai tanto ricco come quest'anno, e conquista nuovi spazi a cominciare dall'Ara Pacis dove il contrasto tra memoria e innovazione sarà esemplare, mentre si confermano luoghi ormai storici della rassegna il Palazzo dei Congressi all'Eur e l'Auditorium - Parco della Musica. All'Ara Pacis, animata da installazioni e proiezioni come quella realizzata per domani sera alle 19 da Qoob.tv (content partner del festival), si esibirà tra gli altri l'artista e deejay parigino Cyprien Gaillard. Al Palazzo dei Congressi sarà di scena la musica elettronica: domani sono attesi anche i tedeschi Booka Shade, il canadese Caribou, l'americano Charlemagne Palestine e il compositore minimalista giapponese Ryoji Ikeda. All'una spazio alla dance degli anni Ottanta con "Italo & Cosmic Disco": sul palco le selezioni musicali saranno curate da due pionieri della dance italiana: Daniele Baldelli, già deejay della Baia degli Angeli e del Cosmic, e Alexander Robotnik, una delle icone della dance music anni Ottanta. A loro si affiancheranno Francisco e Rodion, astri nascenti della nostra nuova scena dance. Sabato la serata al Palazzo dei Congressi verrà aperta alle 23 da Dieter Moebius e Hans-Joachim Roedelius, eminenze grigie della musica elettronica che da qualche tempo hanno ripreso in mano la sigla Cluster con la quale si erano fatti conoscere 35 anni fa grazie a produzioni krautrock che anticipavano la ambient music. Sempre al Palazzo dei Congressi, all'una di notte, protagonista il ritmo grazie al progetto multimediale "BrasilianTime" che mette assieme tre generazioni di percussionisti brasiliani (tra i quali Ivan Mamao Conti e Joao Comanche Parayhaba), il nigeriano Tony Allen già batterista di Fela Kuti, e alcuni dei produttori e deejay di punta della scena americana tra i quali il rapper Madlib. Il suggestivo live, che negli ultimi anni ha riempito le platee in Brasile e in Nordamerica, è tutto giocato sulla ritmica, arriva per la prima volta in Italia e vede sul palco dialogare le batterie e i piatti delle consolle, tra scratches, rap e qualche frase musicale suonata alle tastiere. All'Auditorium Parco della Musica, sia domani sia sabato alle 21, sarà invece di scena la danza con la Array Dance Company diretta da Arren Johnston che propone "Outre", uno spettacolo multimediale di grande suggestione.

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Beirut in fiamme, un giorno di guerra civile - fabio scuto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Beirut in fiamme, un giorno di guerra civile Il governo vuole zittire i telefoni di Hezbollah: è battaglia. Bloccato l'aeroporto Sono gli scontri più gravi esplosi dalla fine del conflitto del '75-'90 FABIO SCUTO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - I kalashnikov hanno smesso di sparare a pomeriggio inoltrato, fumi neri si alzavano dai quartieri del centro, la zona sud della città isolata, il continuo via-vai di ambulanze e sirene, l'aeroporto chiuso per motivi di sicurezza. Ieri a Beirut sono tornati i fantasmi della guerra civile. Lo sciopero generale decretato dalla Cgtl, il principale sindacato libanese, contro il modesto incremento del salario minimo deciso dal governo di Fuad Siniora - portato a 300 dollari contro i 600 richiesti - si è trasformato in una battaglia nei quartieri meridionali della città abilmente diretta dagli Hezbollah. I suoi attivisti hanno bloccato con copertoni e cassonetti dati alle fiamme le principali arterie stradali della capitale, compresa quella per l'aeroporto. In serata ha annunciato che la "disobbedienza civile" continuerà finché il governo non revocherà le decisioni adottate contro Hezbollah. Capofila dell'opposizione e alleato con i cristiani di Michel Aoun, il Partito di Dio libanese vuole chiudere i conti con il governo del sunnita Siniora, sostenuto dagli americani. Lo scontro, dopo 17 mesi di tensione scanditi da attentati e assassinii, è esploso. Sparatorie sono scoppiate nella zona ovest della città. Una sede del maggiore partito sunnita della maggioranza guidato da Saad Hariri è stata assaltata a colpi di mitra e granate nel quartiere Ras al Nabah. Scontri armati tra gli uomini del movimento sciita Amal e del Partito progressista socialista del leader druso e membro della maggioranza Walid Jumblatt a Musaitbeh, quartiere sempre nella zona ovest. Si tratta dei peggiori incidenti dai tempi della guerra civile che ha insanguinato il Libano tra il 1975 e il 1990. Con questa crisi sarà difficile per il Parlamento eleggere il nuovo capo dello Stato il prossimo 13 maggio, la seduta verrà rinviata e sarà la diciottesima volta. Il Libano non ha un presidente dal novembre scorso. Unica milizia a non aver deposto le armi dopo i quindici anni di guerra civile, Hezbollah ha creato uno Stato nello Stato. La guerra con Israele nell'estate del 2006 ha dimostrato le sue capacità militari e gli arsenali di cui dispone. Al punto da dotarsi anche di una rete telefonica di tipo militare, che è stata fornita dai "fratelli" di Teheran. Il governo libanese l'altra notte ha definito il network degli integralisti sciiti "illegale" e da smantellare e ha accusato Hezbollah di spiare, "con l'aiuto dell'Iran", le attività dell'aeroporto di Beirut. Il vice segretario generale di Hezbollah, lo sheikh Naim Qassem, ha avvertito che il network "è parte integrante" dell'apparato di sicurezza del movimento e che il suo smantellamento "è una linea rossa che nessuno deve permettersi di varcare". Per Hezbollah è "una linea rossa" anche la rimozione del generale Wafiq Shuqeir, vicino al movimento sciita, da responsabile della sicurezza dell'aeroporto di Beirut. Il governo lo ha cacciato dopo la scoperta di un apparato di video-sorveglianza installato nei pressi dello scalo aereo.

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Brevi, schede e richiami 2 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Otto e mezzo Nel giorno in cui i venti ministri del nuovo Governo giurano davanti al presidente Napolitano Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera e Vittorio Feltri, direttore di Libero commentano la squadra che guiderà il Paese. La7 20.30 ANNOZERO Nicola Tommasoli è stato preso a calci e pugni da un gruppo di ventenni, poi finiti in manette: "La peggio gioventù" è il titolo della puntata che propone un reportage sui giovani. Beatrice Borromeo è in collegamento dal liceo di Verona frequentato da uno degli aggressori. In studio Assunta Almirante, Umberto Galimberti e Titti De Simone (Arcilesbica). RaiDue 21.05 lo show piu' buono che ci sia Amanda Lear è ospite insieme alla showgirl Fanny Caddeo e alla band Linea 77. All Music 21.30 il bivio Enrico Ruggeri incontra Fabrizio Corona. Italia 1 21.10 controcorrente Chi critica Israele è antisemita? In occasione della Fiera del libro di Torino, dedicata allo stato d'Israele, si sono scatenate violente polemiche. Corrado Formigli ne parla col filosofo Gianni Vattimo, Ugo Tramballi ( Sole 24 Ore ) e con esponenti della Comunità ebraica romana. Sky Tg24 22.35 sfide Ventisei anni fa, l'8 maggio 1982, moriva Gilles Villeneuve. Testimonianze di Jody Schekter, da Mauro Forghieri, da Franco Gozzi e René Arnoux. RaiTre 23.45.

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Il miracolo dell'ebraico che rinasce - torino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura IL MIRACOLO DELL'EBRAICO CHE RINASCE "Il paradosso è che i primi a scrivere nell'antica lingua lo fecero fuori dalla Palestina" Nella precarietà degli scrittori i lettori tendono a riconoscersi Appelfeld, Yehoshua, Oz, Grossman, Shalev, Keret... Una grande letteratura cresciuta in pochi decenni Ne parliamo con l'editore Shulim Vogelmann TORINO Una lingua nuova di zecca per una letteratura che in poco più di un secolo ha prodotto decine di autori di fama internazionale. Un miracolo: il sionismo ha fatto rivivere l'ebraico della Bibbia, l'ha rinnovato e gli scrittori israeliani sono stati alla testa di questo rinascimento che è l'ospite d'onore alla Fiera del libro di Torino. Un fenomeno unico di cui parliamo con Shulim Vogelmann, direttore editoriale della collana Israeliana all'interno della casa editrice Giuntina, la sola in Italia ad avere un catalogo dedicato alla produzione ebraica. Editori appassionati, attenti, capaci di intuire e pubblicare per primi narratori del calibro di Elie Wiesel, la Némirovsky e, per quel che riguarda Israele, Yehoshua, Appelfeld e molti altri. Allora Vogelmann, qual è il segreto di questo prodigio? "La letteratura israeliana ha in sé un grande paradosso: i primi a scrivere in ebraico lo fecero fuori dalla Palestina. Prendiamo Bialik, o piuttosto Brenner che solo in seguito andranno in Eretz Israel. Siamo nell'Est Europa, a fine Ottocento, e i primi sionisti, che parlano e compongono in yiddish, in russo, scelgono di passare all'ebraico come un primo passo verso la rinascita nazionale. Insomma, oltre ai pionieri, è la letteratura a prendere su di sé il compito di forgiare lo Stato che sarebbe nato". Tutta la cultura si fa nazionale prima della nascita di Israele: dal '900 al '48, prendono vita l'Accademia d'Arte, l'Università, la Filarmonica, il Teatro. "Sì, tuttavia, nonostante l'ansia di rinnovamento si prospetta una tematica che si ripresenterà anche molto più tardi, quella dell'esilio, della nostalgia per ciò che hanno lasciato. Da una parte descrivono con entusiasmo la nuova vita in Palestina, la costruzione, dall'altro si rendono conto di aver lasciato un mondo più ricco, l'Europa dalle radici profonde". Mi faccia un esempio. "Prendiamo Brenner, un racconto del 1911. Le leggo un passo: "I villaggi, ma quelli antichi, non i nostri; che hanno radici, per cui il sole è il loro sole, la pioggia è la loro pioggia, che non hanno 25 anni, i cui abitanti non sono degli esuli che hanno abbandonato il padre e la madre. Che tristezza"". Eppure sono carichi di speranza e di energia. "Certo. Nonostante non avessero ancora a disposizione tutte le parole per raccontare quella che era già modernità, la prospettiva di essere protagonisti del rinnovamento del proprio popolo, creando una nuova lingua, li esaltava. Si nutrivano di idealismo. Più tardi, la generazione nata in Palestina cambiò tutto. Lasciata da parte la nostalgia e lo struggimento, con il '48 è il mito della fondazione dello Stato a prendere piede. Si passa al periodo epico sionista. Lo scrittore più famoso di questa ondata è senz'altro S. Yitzar, poco tradotto in Italia, ma comunque il più grande". Una letteratura ideologica, come quella del socialismo russo? "Qui è la gente, il sentimento popolare a dettare il tema. Lo Stato è appena nato, si sta educando e a questa educazione contribuiscono anche gli scrittori". Poi di nuovo c'è una svolta. "Arrivano i giovani che non hanno combattuto la guerra d'Indipendenza, vogliono rompere questa struttura monolitica della letteratura. E come spesso succede nei grandi cambiamenti culturali si ritrovano tutti nello stesso momento nel medesimo luogo, l'università di Gerusalemme: si affacciano Yehoshua, Oz, Kenaz, Yakov Shabtai. Pieni di ottimismo, convinti che l'epoca delle guerre e del pericolo esistenziale sia finito, mettono in atto una trasformazione che dice: basta col mito, con l'epos, passiamo a una scrittura realista, che approfondisca l'analisi psicologica dei personaggi, che sia prima di tutto intima, privata, al passo con le altre letterature contemporanee". Eppure ben presto si ritroveranno in mezzo alle guerre del '67, del ''73. "Queste due terribili guerre frantumano le sicurezze dello Stato. E parallelamente si frantuma anche il panorama letterario, e nelle brecce aperte dalla crisi trovano espressione i disagi, le incertezze, i traumi di Israele. La letteratura diventa più settoriale, c'è una nuova spinta a guardare l'altro, gli arabi. Ne nascerà il lavoro di Tammuz, e un po' più in là L'amante di Yehoshua, anche se lo scrittore che più di tutti è riuscito a raccontare gli arabi in ebraico è Sami Michael, con Rifugio e Una tromba nello wadi". Appare anche la Shoah. "Un argomento restato un tabù a lungo in Israele che trova voce in numerosissimi autori tra cui Appelfeld, in Vedi alla voce amore di Grossman, nel poeta Pagis, Kaniuk e, della seconda generazione, Lizzie Doron. Ma la letteratura non si ferma a questo, guadagnano spazio il mondo sefardita, gli arabi israeliani (Anton Shammas e più tardi Sayed Kashua), la scrittura femminile (cito Savyon Liebrecht, Shifra Horn, Shulamit Hareven, Zeruya Shalev), il rapporto con l'ortodossia di Haym Be'er e Yehudit Rotem, i ricordi magici della fondazione con Meir Shalev. Torna anche la memoria della diaspora che il neonato Stato sionista aveva "imposto" di lasciare da parte. La maggior parte degli scrittori cerca consolazione nella ricerca delle radici: Sami Michael racconta la sua Bagdad, Oz la nonna in Germania, Appelfeld la sua infanzia". E questo ha un significato particolare? "L'anima ebraica ha tre dimensioni oggi: una nazionale, con Israele, una religiosa, legata alla tradizione, e una terza più universale e intima. Lo scrittore alla ricerca di un equilibrio passa da un mondo all'altro. Insomma, per quanto la si possa guardare come un fatto specifico, la letteratura israeliana è prima di tutto un capitolo della letteratura ebraica". A fronte di questo percorso, come si spiega però la stabilità del successo di scrittori come Oz e Yehoshua? "A differenza delle altre generazioni quella di Oz e Yehoshua ha vissuto tutto il viaggio di Israele, dalle prime speranze ai drammi di oggi. Una consapevolezza ereditata anche da Grossman. è questo a renderli speciali, oltre ad essere stati tra gli artefici del raffinarsi dell'ebraico che continuano tuttora a forgiare. Forse rispetto agli altri sanno vedere dentro l'anima del paese e raccontarla in un orizzonte più ampio. Senza tentazioni epiche però, perché, come abbiamo detto, questo è il loro imprinting". E i nuovi scrittori israeliani? "Molti rifuggono tutto ciò che è tradizione, legame con le radici, e al tempo stesso si tengono lontani dalle tematiche dei conflitti. Vedono Israele come un fazzoletto di terra, per di più provinciale, da cui vorrebbero solo andarsene, e questo vuoto di convinzioni produce un vuoto di sostanza". A chi pensa? "No, non voglio parlar male di nessuno. In questo panorama post-tutto vedo comunque autori capaci come Keret, o Orly Castel-Bloom che con i loro personaggi nervosi, distaccati e surreali, riescono ad esprimere bene il desiderio di fuga e la realtà paradossale di chi vive in Israele oggi, una società supermoderna stretta dalla minaccia del terrorismo e della guerra". Ci sono anche autori solidi tra chi è nato in mezzo al terrorismo. "Certo, Leshem, Eskol Nevo, Benny Barbash, Sara Shilo per citarne solo quattro. Scrittori sensibili e capaci che hanno rimesso in campo un forte rapporto con la realtà". Tiriamo delle conclusioni. Perché è una letteratura speciale, che viene letta così tanto oltre i propri confini? "Perché la precarietà che attanaglia in modo particolare le persone in Israele, è in fondo la stessa precarietà di tutti gli individui. Avvolti dall'incertezza del vivere, gli scrittori sono tuttavia capaci di trovare e di offrire gli appigli necessari a reagire: l'appartenenza collettiva, la famiglia, le radici culturali, la responsabilità individuale che in Israele è un caposaldo per tutti. E lo fanno con l'energia di una lingua potente e incisiva, con quell'energia che appartiene solo a una società giovane". Non cita mai l'amore. "Tra tutte queste guerre l'amore, il pensiero dell'amore, non è al primo posto. L'unica eccezione di rilievo è Grossman: una magnifica eccezione".

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FERRERO: BASTA POLEMICHE TORINO NON è KABUL (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ferrero: "Basta polemiche Torino non è Kabul" Con la festa alla Reggia di Venaria e la prolusione del decano Aharon Appelfeld, si apre la XXI edizione della Fiera del Libro di Torino, forse la più attesa, la più problematica, la più chiacchierata. L'avvio della kermesse stamane alle 10, con l'arrivo del presidente Giorgio Napolitano. Nulla sinora è successo in termini di sicurezza, a parte le polemiche sulle bandiere palestinesi all'università, ma si teme soprattutto la manifestazione di sabato dell'associazione Free Palestine alla quale sono attese cinquemila persone. C'è chi parla di "zona rossa" attorno al Lingotto. "Non siamo a Kabul nè a Baghdad - replica il direttore della Fiera Ernesto Ferrero - Torino riuscirà a fare una Fiera bellissima, e non solo per il tema, che è la bellezza". "Questa è una edizione - ha aggiunto - pensata per accontentare 300mila persone e non i 300 che stanno cercando di rovinarla. Basta parlare di Fiera blindata, è il momento di parlare di libri, scrittori e lettori".

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FIERA DEL LIBRO, AL VIA NELLA CITTà BLINDATA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fiera del Libro, al via nella città blindata CLAUDIO D'AMICO Polemiche e tensioni: "Il presidente Napolitano ha perfettamente ragione", dice il presidente del Congresso ebraico europeo Moshe Kantor alla vigilia dell'apertura della Fiera del libro di Torino, annunciando la proposta di una "convenzione della tolleranza dell'Europa". La preoccupazione c'è ma tutto è stato curato nei minimi dettagli, sulla scorta dell'esperienza accumulata nel più difficile impegno delle olimpiadi invernali di Torino 2006: l'apparato di sicurezza predisposto dal Prefetto Paolo Padoin è pronto a reggere oggi l'impatto della visita del Capo dello Stato Giorgio Napolitano e della più impegnativa manifestazione di protesta di sabato prossimo contro la presenza ufficiale di Israele. E il segnale che mandano alla vigilia le forze dell'ordine è molto chiaro: tre persone sono state denunciate dalla Digos (che sta lavorando in collaborazione con il Mossad, i servizi segreti israeliani) per avere bruciato le bandiere di Israele e Usa a Torino durante il corteo del Primo Maggio. Sono giovani tra i 25 e i 30 anni e vengono indicati come frequentatori del centro sociale Askatasuna. Gli specialisti della polizia scientifica hanno individuato il terzetto analizzando i fotogrammi delle riprese video del corteo. A Torino, mille persone tra carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili controlleranno all'esterno e all'interno ogni angolo dello spazio espositivo. Ci saranno anche i tiratori scelti, sul tetto del Lingotto e nelle aree limitrofe del quartiere fieristico, per vigilare sulla presenza del Presidente della repubblica che arriverà stamattina, intorno alle 9.30, all'aeroporto di Caselle (Torino). Poi, attraverso un percorso deciso solo all'ultimo momento (tra le altre opzioni anche il volo in elicottero), arriverà al salone per l'inaugurazione prevista per le 10. Napolitano si fermerà un'ora o al massimo un'ora e mezzo. Dopo l'intervento nella sala gialla e il taglio del nastro, visiterà alcuni stand e poi rientrerà subito a Roma. Ma l'impegno di oggi appare molto più semplice rispetto a quello di sabato. "Al corteo di sabato a Torino saremo tra i 5.000 e i 7.000 - ha assicurato Luigi Casali, coordinatore piemontese delle Rappresentanze di Base e uno dei promotori locali dell'associazione Free Palestina, che in questi mesi ha trattato con la Fiera del Libro - garantiremo noi stessi l'ordine e sarà una manifestazione assolutamente pacifica. Non ci sono segnali contrari". La mattina, intorno alle 10, rappresentanti di tutte le delegazioni, dei no global e dell'associazione Free Palestina s'incontreranno in corso Marconi, da dove intorno alle 15 partirà il corteo che si concluderà in piazza Fabio Filzi, a circa 200 metri dal Lingotto Fiere. Qui ci saranno i comizi di esponenti dell'associazione Free Palestina e del Forum Palestina, ma sarà anche data voce a palestinesi e israeliani dissenzienti che sfileranno nel corteo. Intanto, ieri c'è stata una prima anticipazione della protesta di sabato con una piccola contro-fiera organizzata all'università da Free Palestine con ospiti filopalestinesi come Tariq Ramadan e Gianni Vattimo. Una grande bandiera palestinese è stata srotolata sulla facciata di Palazzo Nuovo, la sede delle facoltà umanistiche dell'università di Torino, mentre manifestanti con la kefiah agitavano fumogeni. È stata un'azione a sorpresa dei giovani dell'università e del liceo Gioberti.

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SUL CAMPIDOGLIO IL VESSILLO CON LA STELLA DI DAVIDE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sul Campidoglio il vessillo con la stella di Davide La bandiera israeliana è stata issata ieri sera in piazza del Campidoglio, dove resterà per 24 ore, alla presenza del sindaco di Roma, Alemanno, e dell'ambasciatore israeliano in Italia, Meir, per il 60.esimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele. Alemanno ha sottolineato come sia "la prima volta" che il vessillo con la stella di David sventoli di fronte al palazzo senatorio.

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LA RELIGIONE DIVENTATA TERRA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La religione diventata terra L'aspirazione a costruire una "patria ebraica" fu subito contrastata per la scelta in Palestina Aurelio Lepre La nascita dello stato d'Israele, il 14 maggio 1948 - l'8 maggio secondo il calendario ebraico -, non fu un fatto improvviso. Era stata preceduta da una lunga elaborazione culturale e politica e avvenne sulla base dell'esistenza di una società ebraica palestinese, che si era formata anch'essa nel corso di alcuni decenni. All'origine dello fondazione d'Israele c'è il movimento culturale e politico del sionismo, che ebbe il suo maggior rappresentante in Theodor Herzl, un giornalista e scrittore ungherese nato nel 1860, che svolse la maggior parte della sua attività a Vienna. Fu molto colpito dal processo intentato in Francia ad Alfred Dreyfus. L'ondata di antisemitismo che lo accompagnò lo convinse che per gli ebrei era difficile integrarsi nelle società europee e che essi avevano bisogno di crearsi un loro stato, di cui si discuteva già da qualche tempo. Nella sua più importante opera, Lo Stato ebraico (1895), Herzl prese in esame la possibilità di fondare un nuovo stato in Uganda o in Argentina, ma poi fissò la sua attenzione sulla Palestina, la "patria storica" che avrebbe esercitato una grande forza di attrazione sugli ebrei in tutto il mondo. Herzl sperava di ottenere dalla Turchia la concessione del territorio necessario alla sua fondazione: gli ebrei, scriveva, avrebbero potuto ricambiarla mettendo a disposizione dello stato ottomano le loro competenze finanziarie. Nell'opera di Herzl era espressa anche l'idea che il nuovo stato sarebbe potuto diventare un avamposto della civiltà occidentale: "Noi formeremmo lì una parte di un bastione dell'Europa contro l'Asia, un avamposto della civilizzazione opposta alla barbarie". Altro rappresentante del sionismo fu Max Nordau, un altro saggista ungherese. Anche per Nordau la spinta iniziale fu costituita dall'antisemitismo diffuso in alcune parti d'Europa. Ma non solo da esso. Già al primo congresso sionista disse che "l'ebreo occidentale ha il pane, ma l'uomo non vive di solo pane" e in seguito si andò convincendo che gli ebrei avevano bisogno non solo di essere rispettati in Europa, ma di crearsi uno stato. Anche Nordau in un primo momento pensò all'Uganda; poi capì che la terra promessa poteva essere solo la Palestina. Le tesi sioniste non ebbero un'accoglienza del tutto favorevole da parte delle comunità ebraiche europee, molte delle quali si erano completamente integrate. Esse diedero comunque una forte spinta all'immigrazione degli ebrei verso la Palestina, finanziata soprattutto dai correligionari inglesi e americani. E fu grazie a questa immigrazione che in Palestina cominciò a svilupparsi una società ebraica in mezzo a quella araba. Nel 1914 essa comprendeva circa centomila ebrei, che avevano fondato colonie agricole chiamate kibbutz. La questione della nascita di uno stato ebraico diventò internazionale il 2 novembre 1917, quando il ministro degli esteri britannico Arthur James Balfour dichiarò: "Il governo di Sua Maestà vede con favore la nascita in Palestina di una patria per il popolo ebreo e impiegherà tutti i suoi sforzi per facilitare il conseguimento di questo obiettivo, restando chiaramente inteso che non sarà fatto niente che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle altre comunità esistenti in Palestina". Ma le cose procedettero molto lentamente e una parte degli ebrei palestinesi formò un'organizzazione armata, chiamata Haganah, per conquistare l'indipendenza con le armi. Solo negli anni Trenta il governo britannico cominciò a pensare seriamente a favorire la nascita di uno stato ebraico intorno alla città di Tel Aviv, ma l'ostilità degli arabi a una simile prospettiva lo spinse, nell'immediata vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale, a porre forti restrizioni all'immigrazione. Nonostante le simpatie mostrate dai molti nazionalisti arabi per la Germania di Hitler, nel dopoguerra le tensioni tra britannici ed ebrei non cessarono e provocarono scontri armati e anche attacchi terroristici da parte degli ebrei. Fu l'Onu a decidere la nascita di uno stato ebraico. Intanto erano state conosciute in tutta la loro atrocità le persecuzioni che gli ebrei avevano subito dai nazisti e la decisione dell'Onu sembrò quasi un gesto di risarcimento offerto agli ebrei a spese degli arabi. Ma la fondazione d'Israele fu soprattutto la conclusione del lungo processo che aveva portato, grazie all'immigrazione e all'acquisto di terre, alla formazione di una società ebraica in Palestina. I paesi arabi confinanti, la Siria, il Libano, l'Egitto e la Transgiordania, aiutati anche dall'Iraq, reagirono attaccando Israele, ma le truppe israeliane riuscirono a resistere e a contrattaccare. La prima guerra tra arabi e israeliani si concluse a favore d'Israele, mentre nasceva il regno di Giordania con la fusione della Transgiordania con la Cisgiordania, dove, secondo l'Onu, sarebbe dovuto nascere uno stato palestinese. Questi sono i fatti nell'arida ricostruzione che può farne la storia. La letteratura e il cinema possono utilmente integrarla, dando volti e sentimenti a coloro che ne furono protagonisti. Il romanzo Exodus e il film omonimo danno un'immagine molto efficace degli avvenimenti che si svolsero nel 1947. Si tratta di un'epopea popolare che ricorda le vicende della nave "Exodus", che da Cipro portò in Israele 5000 ebrei, nonostante l'opposizione dei britannici. La sceneggiatura del film fu scritta dal comunista Dalton Trumbo che proprio in quell'anno finì nella lista nera dei sospetti di attività antiamericane. Anche l'Unione Sovietica riconosceva allora il diritto degli ebrei ad avere un proprio stato, che non nacque in seguito a un "complotto" americano, come sembrano oggi credere molti che pure si richiamano al comunismo.

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Prova di forza di Hezbollah Spari nelle strade di Beirut (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 109 del 2008-05-08 pagina 15 Prova di forza di Hezbollah Spari nelle strade di Beirut di Redazione Beirut. Violenti scontri armati in città per lo sciopero generale indetto dal partito sciita d'opposizione Hezbollah, appoggiato da Siria e Iran, contro il governo del primo ministro Fouad Siniora, sostenuto dagli Stati Uniti. Motivo della protesta è la richiesta di aumenti salariali. Sostenitori filogovernativi e dell'opposizione sono stati coinvolti in sparatorie e sassaiole in diversi quartieri della capitale, paralizzandola. Bloccata anche la strada che porta all'aeroporto internazionale. Carri armati dell'esercito per le strade hanno tentato di contenere le violenze, le più gravi dal febbraio 2007, quando le truppe governative erano impiegate nella neutralizzazione di milizie vicine ad Al Qaida. Negli scontri, è stata attaccata la sede del partito della principale formazione politica della maggioranza parlamentare anti-siriana, al Mustaqbal, fondato da Rafik Hariri, l'ex premier assassinato nel febbraio 2005. Il bilancio è di pochi feriti, la maggior parte dovuta al lancio di pietre. Auto, copertoni e cassonetti della spazzatura sono stati incendiati. Hezbollah ha asserito che le tensioni proseguiranno finché il governo non revocherà le decisioni adottate contro di esso. Il gruppo accusa Siniora di essere "uno strumento israelo-americano". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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GERUSALEMME - Visti dalla parte araba di questa città così contesa, i q (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO GERUSALEMME - Visti dalla parte araba di questa città così contesa, i quattro caccia della squadra acrobatica che si sono addestrati sul cielo d'Israele per essere pronti, oggi, a festeggiare i 60 anni (secondo il calendario ebraico) della creazione dello Stato, volevano mandare un segnale inequivocabile. Venivano dalla pianura costiera, da Tel Aviv, e arrivati sopra Gerusalemme si sono dilungati in un gioco di cerchi che man mano si allargavano per coprire non soltanto i quartieri ebraici ma anche la città vecchia, con i suoi quartieri ebraico, musulmano e cristiano, la parte orientale, araba, il monte degli Ulivi fino a sfiorare il Muro. E' la "frontiera" e le scie di fumo bianco dei caccia, sembravano dire: quella resterà per sempre. Le notizie contrastanti sullo stato dei negoziati con i palestinesi non fanno pensare che l'obiettivo d'Israele di vivere in pace con i suoi vicini sarà raggiunto entro breve. Le statistiche pubblicate ieri dicono che gli israeliani ebrei sono 5.499.000, i cittadini arabi 1.461.000. I primi festeggiano (un po' meno il premier Olmert, indagato per corruzione) gli altri pensano alla Nakba, la "tragedia", perché il successo degli ebrei è significato la sconfitta degli arabi divenuti poi cittadini di questo Stato in cui solo parzialmente riescono a identificarsi. Per non parlare dei palestinesi oltre il Muro che in occasione dei festeggiamenti è stato sigillato per impedire attentati. L'allarme è alto. I servizi di sicurezza temono azioni terroristiche in Israele e all'estero. Polizia, esercito, guardie di frontiera sono mobilitati ma la loro presenza (a cui gli israeliani sono purtroppo abituati) non guasta la festa. Il paese è pavesato di bandiere: alle finestre, sui balconi, sventolano sulle auto, sui pullman. Un rito turbato dall'amara sorpresa, per un milione di cittadini che hanno ricevuto in omaggio da una nota banca, stendardi made in Cina in cui la stella di Davide è stata stampata sottosopra. Tonnellate di bistecche e braciole e salsicce sono pronte a finire sul fuoco di centinaia di migliaia di griglie intorno ai quali si parlerà del destino ignoto di Ehud Olmert, di basket e vacanze e, in alcuni casi, delle riflessioni e delle riletture della storia nelle edizioni speciali dei quotidiani. Tom Segev, storico famoso, è andato a guardarsi i numeri di Haaretz, il giornale per il quale scrive, uscite tra il 14 e il 16 maggio 1948. I titoli principali davano conto della proclamazione dello stato e della guerra incombente. All'interno c'era, però, "la dose settimanale di cultura che il giornale offriva ai suoi lettori da 30 anni" e la presentazione di eventi come l'opera in programma a Tel Aviv e l'inaugurazione di una terrazza-gelateria, l'Hermon Ice Cream. "Un esame del giornale - scrive Segev - suggerisce qualcosa che le celebrazioni per i 60 anni tendono ad annebbiare e che molti israeliani tendono ad affogare nella pioggia di nostalgia che li circonda: il 1948 non fu l'ora zero. L'identità israeliana nacque molti anni prima. Tra le altre cose, questo spiega la capacità di confrontare le sfide del momento, compresa la vittoria nella guerra, contrariamente alla tesi che "pochi furono vittoriosi contro tanti"". E a proposito di passato, è saltato fuori un brano inedito (in inglese quantomeno) dell'autobiografia di Nahum Goldman, primo presidente del Congresso ebraico mondiale. Goldman ha raccontato ampiamente di un suo famoso incontro con Mussolini nel 1934 per chiedere un intervento del Duce presso Hitler a difesa degli ebrei austriaci e della Saar. Circa un anno e mezzo dopo, nell'aprile 1938, sollecitò un nuovo incontro per parlare della Palestina. Mussolini non era disponibile. Il conte Ciano, sì. E, secondo una pagina non pubblicata della sua autobiografia, Goldman fu ricevuto dal ministro degli esteri fascista. Aveva un messaggio per lui dal Duce: "L'Italia è sempre stata amichevole agli ebrei e l'Italia resterà sempre così; l'Italia è sempre stata pro-sionista e resterà sempre tale se lo scopo dei sionisti è una soluzione pratica alla questione ebraica in Palestina e non la costituzione di una colonia Inglese-Ebraica". Due mesi più tardi, ricorda Goldman, furono emanate le leggi razziali. "Devo menzionare - scrive l'esponente sionista - che con Ciano si è parlato degli ebrei polacchi". Un dialogo virgolettato in cui il ministro appare sorpreso a sentire quanti erano gli ebrei in Europa, negli Stati Uniti e nel mondo. "Sedici o diciassette milioni! E' formidabile. Quanti di loro volete portare in Palestina?". "...Spero d'essere attivo per altri vent'anni e in quegli anni di portare almeno due milioni di ebrei in Palestina". "Due milioni! Si rende conto che se porta due milioni d'ebrei in Palestina, controllerà l'intero Vicino Oriente?". "E' precisamente ciò che vogliamo". L'Olocausto ha distrutto buona parte delle comunità ebraiche dell'Europa ma 70 anni dopo l'incontro Goldman-Ciano, Israele, la cui storia era cominciata, come ricorda Tom Segev, molto prima dei 60 anni che si festeggiano oggi, certamente non controlla la regione, ma è sicuramente la patria consolidata voluta dai vecchi sionisti.

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ROMA - Manco il tempo di gioire che per Bobo Maroni cominciano i grattacapi. Oggi il giuramento e l& (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ROMA - Manco il tempo di gioire che per Bobo Maroni cominciano i grattacapi. Oggi il giuramento e l'insediamento al Viminale, domani e sabato la grana delle Fiera del Libro di Torino: "Faremo quello che c'è da fare" dice il nuovo ministro dell'Interno, invidioso dei colleghi che avranno tutto il tempo per godersi la nomina e prendere possesso con calma della poltrona. A lui toccherà subito un fine settimana rovente: corteo dell'estrema sinistra a Torino, molto temuto, molto enfatizzato per i suoi "pericoli di scontri"; come non bastasse, corteo no-global "anti-nazi" pure a Verona. Maroni apparentemente ostenta tranquillità. Lui al Ministero dell'Interno c'è giù stato una volta, era il 1994, primo governo Berlusconi. Un'esperienza durata pochi mesi, ma che adesso gli fa sentire le spalle larghe: "Le tensioni di piazza e i pericoli di incidenti c'erano anche in quegli anni" dice. E racconta di un diverbio non da poco con l'allora capo della polizia, Vincenzo Parisi: "Proprio in occasione di una manifestazione che si annunciava piena di tensioni, diedi disposizione che tutti i poliziotti responsabili dell'ordine pubblico vestissero la divisa". Niente "infiltrati" nel corteo, niente agenti in borghese. "Parisi non era d'accordo, la polizia era abituata a camuffarsi dei suoi uomini fra i manifestanti per controllare meglio la situazione. Io non volevo invece che si creassero situazioni ambigue come quelle che si erano create nei decenni precedenti. Si fece come dicevo io". In realtà, alla manifestazione di sabato polizia e carabinieri stanno già lavorando da tempo, le strategie dell'ordine pubblico sono pronte da almeno una settimana, e probabilmente questa volta Maroni non dovrà - o non potrà - fare altro che assistere inerme a quello che accadrà o non accadrà: "Anche se so già che se qualcosa non dovesse funzionare, diranno che è colpa mia. Ma non mi faccio problemi: così vanno le cose, lo so da sempre". E forse proprio perché lo sa da sempre avrebbe preferito un Ministero meno caldo, tipo lo Sviluppo Economico. Ma la Lega aveva bisogno di un posto di rilievo, l'unico disponibile era il Viminale, e Maroni è il solo di cui Bossi si fida per incarichi così: "Vedrete, Bobo restituirà il senso di sicurezza ai cittadini" dice il capo leghista. Che però nemmeno sa della manifestazione anti-Israele in preparazione a Torino. re. pez.

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Dal nostro inviato Torino A novantacinque anni Boris Pahor arri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

RENATO MINORE dal nostro inviato Torino A novantacinque anni Boris Pahor arriva al suo primo Salone del Libro. Ha impiegato più di quarant'anni per farsi conoscere in Italia dopo che era stato tradotto nel mondo e insignito della Legione d'onore in Francia, questo scrittore di cittadinanza italiana, di nazionalità slovena, di appartenenza triestina e di nascita austroungarica, grazie a Necropoli ripubblicato da Fazi dopo aver circolato per tanto tempo presso un piccolo editore istriano e rifiutato da editori come Einaudi, Feltrinelli, Adelphi. Necropoli è uno dei tredici libri scritti in sloveno da Pahor, italiano di una minoranza linguistica e culturale oppressa dal fascismo, antinazista internato in un lager, successivamente impegnato contro il totalitarismo comunista. Libro tremendo e memorabile, racconta il lager attraverso lo spiazzamento continuo del ricordo, con la ineliminabile consapevolezza dei limiti dell'intelligenza e della comprensione umana, come scrive Claudio Magris. Con uno sguardo affilato e millimetrico sull'"abisso di abiezione in cui fu gettata la fiducia nella dignità umana e nella libertà personale", confessa ora Pahor. E anche come "ricerca di una difficile identità transitata attraverso l'orrore del lager", nel nome di un popolo, di una lingua, di una nazione che da secoli non avevano il permesso di esistere. Una sofferenza che veniva da lontano, nell'umiliazione e nell'assimilazione coatta di tutto il ventennio per concludersi nell'immane tragedia del lager di Natzweiler-Struthof. Aveva sette anni Pahor, nel 1920, quando ha visto bruciare la Národni Dom di Trieste, il principale centro culturale sloveno. "Era un palazzo magnifico, costruito sotto l'impero. Arrivarono con fez e manganello. I carabinieri non intervennero, i fascisti tagliarono la pompa ai vigili. I triestini salirono sulle colline per veder l'incendio". Una ferita mai rimarginata, ma anche un senso di colpa? "Mi sentivo in colpa ma senza sapere di quale, come in Kafka. Dovevo rinunziare alla lingua in cui parlavo e sognavo. Ci hanno cambiato i cognomi, anche al cimitero: furono ribattezzati persino i morti. Il parroco inventava nomi nuovi per i battesimi, non potendo usare nomi sloveni. Una "pulizia etnica" iniziata nel terrore, con saccheggi, incendi, la distruzione dei simboli della cultura? "Siamo stati trattati come un popolo da colonizzare. Ci hanno annientati negandoci la lingua, la cultura, l'identità. Se parlavi in sloveno in una piazza triestina rischiavi che qualcuno ti desse uno schiaffo. Si riteneva che questo popolo di contadini e lavoratori fosse senza cultura. La nostra lingua era considerata praticamente una non lingua da eliminare per elevare la gente alla cultura". Lei come ha reagito, come ha fatto la sua "resistenza"? "La letteratura mi ha salvato. Dopo quattro anni di scuola in sloveno dovevo diventare improvvisamente italiano: è stato un disastro completo. Fui mandato a Capodistria, una città istriana ma abitata da contadine e lattaie croate e slovene. Ho preso coscienza, mi sono ricostruito. Ho sviluppato un'identità mimetica, il modo di sopravvivere dei popoli più piccoli". Nel lager si è trovato schedato come italiano pur rifiutando di appartenere a una nazione che,dalla fine della prima guerra, aveva assimilato il suo popolo. "Oltre ai cinque milioni di ebrei, nei campi c'era gente di altre dodici nazioni, oppositori al regime nazifascista. Gli ebrei venivano gasati, gli altri morivano di freddo, malattia o impiccagione, alla fine tutti diventavano cenere per concimare i campi. In tutti i campi c'erano forni crematori. Quello di Natzweiler in confronto a Dachau era piccolo. Ardeva giorno e notte. Al buio si vedeva il fuoco che bruciava nelle ciminiere, come in una raffineria". Nel lager si è trovato a faccia a faccia con l'orrore e l'abiezione più inconcepibile "Ho fatto una terribile esperienza in mezzo a uomini e corpi che venivano annientati come paglia marcia. Ho scritto di quella esperienza e ho avuto la sensazione che mi stavo liberando del male che avevo vissuto, incollato addosso come una cosa sporca. Era come se mi lavassi. L'orrore poteva inseguirmi per sempre. Molti sopravvissuti si sono suicidati incapaci di adeguarsi alla normalità". La sua reazione all'orrore è come quella di un personaggio di "Necropoli" che sogna lo sterminio dei carnefici? "All'orrore non si può rispondere con l'orrore. Odiavo il nazismo, non i tedeschi. Volevo che si punissero i colpevoli di quella terribile tragedia, non infierire su quel popolo. Se comprendo il suo errore posso perdonare il mio carnefice. Ho perdonato alcune SS che non si erano pentite che continuavano a fare il loro disumano lavoro fino in fondo. Ma il male non si perdona. Con il racconto, la testimonianza, la condanna si deve impedire che ritorni". Oggi cosa è cambiato a Trieste? "Non sono uno sloveno d'adozione come Joyce, faccio parte della comunità che vive qua da secoli. Era così ai tempi del fascismo ed è così anche oggi per coloro che pensano che ormai dovrei già essere italiano, che dovrei scrivere in italiano perché sono in Italia. Una mentalità che spero venga superata del tutto. Adesso abbiamo una legge che dà facoltà a tutti quelli che parlano un'altra lingua di farla insegnare ai propri ragazzi se lo vogliono. Il clima è cambiato. Ai comuni che si sono dichiarati la lingua slovena è ufficiale insieme a quella italiana; a Trieste, Gorizia e Udine c'è un ufficio per le pratiche in sloveno. Chi lo desidera riceve una carta d'identità bilingue. Sul Carso ci sono scritte bilingue e il busto di un poeta sloveno accanto a Saba e a Joyce. Hanno capito che non si poteva pretendere che tutti quelli che fanno parte della repubblica italiana siano italiani". Con quale stato d'animo si appresta all'incontro torinese di sabato, un nuovo "riconoscimento" tra i molti di questi mesi,arrivati però con tanto ritardo? "La italianissima Trieste non poteva accettare uno come me, triestino, ma non italiano. Sono molto contento, attraverso il mio esempio di scrittore fuori corso emerge la questione della lingua di un altro popolo che vive in Italia. Non vivo di rancore, metà della mia cultura è italiana, essere antifascista però non significa essere antitaliano". Il Salone è accompagnato dal boicotaggio dei paesi arabi e dalle polemiche successive per aver scelto Israele come paese ospite. Come ne pensa? "La parola boicottaggio non dovrebbe esistere. Non deriva da un potere letterario o culturale. Serve il dialogo, la comprensione. Cultura vuol dire sbarazzarsi dei pregiudizi, dell'odio, è uno strumento per vincere i conflitti.Gli scrittori d'Israele, in maggioranza, si battono da quarant'anni per la pace, non ha senso che paghino per la politica del loro governo".

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PICCOLA LIRICA Ancora in scena "Tosca" di Puccini in formato cameristico, con l (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A regia di Rossana Siclari, la direzione d'orchestra di Elisabetta Del Buono e un cast di giovani: Nathalie Sekatcheff, Alberto Profeta, Jo Sanghyung. Teatro Flaiano; ore 20; tel. 066796496. TERRE SOMMERSE La stagione concertistica dell'associazione "Terre sommerse" vede stasera il chitarrista Stefano Mingo impegnato in un programma dedicato alla produzione di Augustin Barrios. Sala Baldini (Piazza Campitelli, 9); ore 19; 15 euro. MILLENNIUM IN MUSICA Il coro maschile "Neli-Michaud" propone un programma con musiche sacre di Caccini, Bach, Victoria, Gounod, Franck, Liszt, Wagner e Cajkovskij.Chiesa Santa Maria delle Grazie alle Fornaci (Via delle Fornaci); ore 20.30; ingresso libero. ACCADEMIA DI SANTA CECILIA Prosegue la parata di grandi pianisti al Parco della Musica; dopo lo splendido concerto di Krystian Zimerman, arriva domani Radu Lupu con la "Sonata D 850" di Schubert e il Primo libro dei "Preludi" di Debussy. Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia; domani ore 21; tel. 068082058; da 17 a 44 euro. TEATRO DELL'OPERA Va in scena l'opera "Viaggio alla fine del millennio" di Jossef Bardanashvili su libretto di Abrahab B. Yehoshua tratto dal suo romanzo omonimo. Sul podio Asher Fisch, allestimento e complessi della Israeli Opera di Tel Aviv.Lo segnaliamo anche se è già esaurito. Tel. 06481601. (l.d.l.).

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Docu-Fiction mmm1/2 Sotto le bombe di Ph (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ilippe Aractingi, con Nada Abou Farhat, Georges Khabbaz UN UOMO, una donna, un paese devastato da una guerra lampo. Lui, cristiano, guida il taxi. Lei, sciita, cerca il figlio che aveva lasciato nel Sud, dalla zia. Troveranno profughi, terrore, crateri, distruzione materiale e morale. Ma anche nel Libano piegato dai missili e minato dalle divisioni intestine, c'è spazio per un brandello di umanità. Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica. Non conta attribuire colpe, solo raccontare la pena di ogni guerra, sotto qualsiasi cielo. Nuovo Olimpia (in v.o. con s.t.), Quattro Fontane.

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Festa finita: Olmert indagato rischia l'impeachment (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 109 del 2008-05-08 pagina 15 Festa finita: Olmert indagato rischia l'impeachment di Gian Micalessin Il premier, accusato di aver ricevuto finanziamenti illegali, pronto a dimettersi: lo sostituirà la Livni I sessant'anni d'Israele rischiano di durare solo pochi giorni per il suo primo ministro. Mentre lo Stato ebraico festeggia i sessant'anni di vita Ehud Olmert fa i conti con le insidie dell'ultima indagine aperta a suo carico dall'inossidabile e inflessibile procuratore generale Menachem Mazuz. Fino a oggi il premier ha potuto beneficiare della moratoria imposta dalla magistratura a giornali e televisioni. Quest'oggi quell'ultima diga cadrà e la fiumana delle rivelazioni bloccate nelle redazioni per quasi una settimana si abbatterà su Ehud Olmert. Le celebrazioni per il 60° anniversario dello Stato ebraico e i ricevimenti alla presenza di capi di stato e ospiti provenienti di tutto il mondo rischiano dunque di trasformarsi in una spiacevole berlina mediatica. Soprattutto se, come sussurrano le voci più maliziose, l'indagine si rivelerà così compromettente da costringere il primo ministro all'auto sospensione o addirittura alle dimissioni. Per quanto se ne sa tutta l'indagine verterebbe su una serie di misteriosi finanziamenti messi a disposizione di Ehud Olmert da un "amico americano" il cui nome è coperto dal segreto imposto dalla procura generale. Ma quel nome, impronunciabile fino a ieri in Israele, è già stato divulgato dal tabloid New York Post che l' identifica Morris "Moshe" Talansky, un uomo d'affari d'origine ebraica fondatore di finanziario esteso da Long Island a Israele. Proprio l'interrogatorio di Talansky fermato al suo arrivo nello stato ebraico per le celebrazioni della Pasqua avrebbe indotto il procuratore generale a metter sotto torchio il primo ministro spedendo l'unità anti frode della polizia a interrogarlo nella sua residenza di Gerusalemme. Durante l'interrogatorio di venerdì mattina il premier avrebbe smentito qualsiasi collusione illegale con l'amico Talansky e avrebbe negato qualsiasi finanziamento illegale. Il colpo fatale potrebbe arrivare dal confronto tra le dichiarazioni del premier e quelle rese nel corso di quattro durissimi interrogatori da Shulaa Zaken, la super collaboratrice conosciuta come l'amministratrice di tutte le attività di Olmert durante il suo mandato di ministro delle infrastrutture. Si tratterebbe in ogni caso d'accuse risalenti alla metà degli anni '90 quando Olmert era ancora sindaco di Gerusalemme. La scarsa popolarità di Olmert, le mire dell'ambizioso leader laburista Ehud Barak pronto a saltare dalla poltrona di ministro della difesa a quella di premier, e il malanimo di ampi settori del partito Kadima rischiano di trasformare quelle vecchie "bazzecole" in un arma letale. In attesa della nuova battaglia Ehud Olmert ha celebrato ieri la giornata della memoria dedicata ogni anno al solenne ricordo dei soldati caduti in tutte le guerre combattute tra il 1948 a oggi. Stando a quanto rivelato ieri da Al Jazeera il premier potrebbe autosospendersi già all'inizio della prossima settimana, dopo il nuovo interrogatorio fissato per domenica dall'unità anti frode della polizia. In un'eventualità del genere il candidato più quotato per un'eventuale sostituzione temporanea o anche definitiva alla testa del partito sarebbe l'attuale ministro degli Esteri signora Tzipi Livni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Napolitano alla Fiera del Libro: luogo di dialogo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 08-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 109 del 2008-05-08 pagina 0 Napolitano alla Fiera del Libro: luogo di dialogo di Redazione Il presidente della Repubblica inaugura la Fiera visitando i padiglioni della rassegna torinese. All'esterno un gruppo di contestatori è stato allontanato dalle forze dell'ordine Torino - Dopo la grande festa di ieri sera nella maestosa Reggia di Venaria, che ha accolto un migliaio di invitati, è tutto pronto al Lingotto di Torino per l'apertura della 21/a edizione della Fiera del Libro, caratterizzata da violente polemiche verbali per la decisione degli organizzatori di invitare Israele come ospite d'onore. Davanti al Lingotto diverse bandiere israeliane hanno accolto l'arrivo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una giornata che si preannuncia già densa di polemiche. Napolitano: "Non c'è dialogo senza diritti" "Si tratta di un contesto e di un clima che non possono essere turbati e deviati da contese politiche o da intrusioni pretestuose". Giorgio Napolitano è stato accolto all'ingresso del Lingotto dai vertici istituzionali e da numerose bandiere di Israele. Dopo essersi diretto nella Sala gialla dove è stato salutato con un applauso dal pubblico, il Capo dello Stato ha inaugurato la 21ma fiera internazionale di Torino, "luogo di dialogo e non di contese politiche". "Non c'è dialogo - ha detto il presidente riferendosi al conflitto arabo-israeliano - se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua nascita e del suo diritto all'esistenza". "Un diritto - ha continuato tra gli applausi - che può e deve comminarsi con il diritto del popolo palestinese a dare vita a un proprio stato. In questi termini si colloca ogni sforzo di mediazione e di intesa" da parte della comunità internazionale. Napolitano ha ricordato che Israele è stato invitato a questa edizione della Fiera "per il patrimonio storico-culturale che rappresenta, per il suo apporto all'evoluzione della ricerca, dell'elaborazione culturale dei linguaggi espressivi in molteplici ambiti e in prospettiva comune. Lo si è fatto nella speciale occasione dei 60 anni della fondazione dello Stato di Israele, deliberata dall'assemblea delle Nazioni unite. Nulla in ciò può essere contestato come appiattimento politico di un grande evento culturale come quello che si inaugura oggi". "è vero piuttosto - ha continuato Napolitano - che si stravolge politicamente e culturalmente questo evento pretendendo di introdurvi la problematica del drammatico conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria e di negazione dei termini obiettivi di un dialogo più che mai necessario". Firma sulla bandiera israeliana Il Presidente durante la visita agli stand ha firmato una copertina del Riformista di oggi che riporta la bandiera di Israele. Il giornale è stato offerto dal deputato del Pd Emenuele Fiano, segretatio dell'associazione Sinistra per Israele. Napolitano nell'apporre la propria firma ha detto di farlo "molto volentieri". Il ringraziamento di Meir L'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir, ha ringraziato calorosamente il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per la sua presenza all'inaugurazione della Fiera del libro di Torino e in particolare per le sue prese di posizione negli ultimi giorni a favore dello stato di Israele e della sua presenza a Torino. L'ambasciatore israeliano ha sottolineato che a rappresentare Israele a Torino ci sono 19 autori e questi rappresentano "il sentimento israeliano, la sua vivacità come la sua volontà di pace e di convivenza, sentimenti che ci uniscono ad un forte spirito critico, proprio della libertà". "Insieme alle molte attività collaterali, dalla musica al teatro alla scienza, contribuiranno a far conoscere la vera straordinarietà di Israele, uno stato giovane fondato sulla nostra storia millenaria", ha concluso l'ambasciatore sottolineando che quanto più "l'immagine di Israele ci arriva attraverso la televisione e i giornali, appiattita nello stereotipo e nel pregiudizio, tanto più la conoscenza della sua letteratura e della sua cultura, diventa di primaria importanza". Meir ha espresso una doppia emozione perché in questo giorno del calendario ebraico, "60 anni fa, nasceva lo stato di Israele, dando compimento all'aspirazione antica di 2000 anni del popolo ebraico, di tornare nella propria patria, e alla risoluzione dell'Onu, che stabiliva il diritto di creare uno stato ebraico accanto ad uno stato arabo". Contestazione davanti al Lingotto Un gruppo di simpatizzanti dell'associazione Free Palestine ha cercato di esporre uno striscione davanti al Lingotto di Torino, ma le forze dell'ordine lo hanno impedito per ragioni di sicurezza. Ci sono stati attimi di tensione verbale e poi una decina di manifestanti è stata spostata in una via laterale, in via Spotorno, dove è stato possibile aprire lo striscione su cui c'è scritto "No al colonialismo sionista, stato unico per arabi ed ebrei in palestina. Boicotta Israele, boicotta la fiera del libro 2008". Durante la contestazione, un simpatizzante di Israele ha lanciato imprecazioni contro il gruppo filopalestinese ma è stato subito bloccato dalla polizia che non gli ha permesso di raggiungere i manifestanti di Free Palestine. Alcuni dei manifestanti contro la presenza di Israele alla Fiera del Libro si sono anche avvolti in bandiere palestinesi. "Siamo in un sistema fascista - ha detto Anna Musini - non c'è democrazia. Quelli di Israele possono sventolare le bandiere, noi non possiamo mettere uno striscione per denunciare un paese barbaro che opprime il popolo palestinese da 70 anni. Noi che siamo dalla parte degli oppressi, ci hanno impedito di manifestare. Gli altri possono fare tutto". Durante la protesta è stato anche distribuito un volantino del Partito Comunista dei Lavoratori, in cui si invita a partecipare alla manifestazione di sabato a Torino. "Il popolo palestinese - si legge nel volantino - si è organizzato e continua ad organizzarsi per opporre la sua resistenza a questa mostruosità. Da 60 anni Israele continua impunemente nella sua pratica dell'annientamento del popolo palestinese". Città blindata La notte è stata tranquilla ma tutta la città è stata sorvegliata da un imponente servizio delle forze dell'ordine in attesa dell'arrivo del Capo dello Stato Giorgio Napolitano che inaugurerà ufficialmente la kermesse. Dopo l'intervento nella sala gialla e il taglio del nastro, il Capo dello Stato visiterà alcuni stand e poi rientrerà immediatamente a Roma per il giuramento del nuovo Governo al Quirinale. Centinaia di persone tra carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili urbani garantiranno la sicurezza a Napolitano ed ai visitatori della Fiera. E per tutti i giorni della kermesse saranno un migliaio le forze dell'ordine coinvolte (servizi segreti italiani e israeliani compresi). Ciò che preoccupa di più è la manifestazione di protesta in programma sabato prossimo dove sono attese oltre cinquemila persone da tutta Italia. Il corteo partirà alle 15 da corso Marconi e si concluderà in piazza Fabio Filzi, a circa 200 metri dal Lingotto Fiere. Qui ci saranno i comizi di esponenti dell'associazione Free Palestina e del Forum Palestina, ma sarà anche data voce a palestinesi e israeliani dissenzienti che sfileranno nel corteo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Olmert indagato per corruzione "mi dimetterò se sarò incriminato" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele Olmert indagato per corruzione "Mi dimetterò se sarò incriminato" GERUSALEMME - Il primo ministro di Israele Ehud Olmert è indagato per corruzione, ma è "pronto a dimettersi" - ha detto ieri sera in tv - solo se verrà formalmente incriminato. Olmert ha ammesso di avere ricevuto contributi elettorali da un controverso finanziere americano, Morris Talansky: si tratterebbe di "somme ingenti e non autorizzate", secondo l'accusa, incassate quando l'attuale premier era sindaco di Gerusalemme e ministro del Commercio. L'uomo d'affari è sospettato a sua volta di aver ricevuto da diverse fonti somme di denaro che sono poi state versate al premier per finanziarne la campagna elettorale come candidato del Likud alla carica di sindaco di Gerusalemme nel 1993 e poi nel 1998-99. L'inchiesta è legata alle dichiarazioni fornite da Shoula Zaken, ex capo di gabinetto di Olmert, agli arresti domiciliari assieme all'avvocato Uri Messer. La Zaken è accusata di aver usato i suoi contatti per nominare alti funzionari del servizio fiscale e ottenerne favoritismi.

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Le trappole da evitare - fabio mini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

TACCUINO STRATEGICO LE TRAPPOLE DA EVITARE FABIO MINI Parole, venti ed eventi di guerra in Libano. Di nuovo. Gli attori sono sempre gli stessi: israeliani, libanesi e Hezbollah. I fautori della guerra sono invece aumentati. La Francia di Sarkozy è orientata ad assecondare gli Stati Uniti e Israele e se il governo Berlusconi intende fare il contrario del precedente, così, tanto per segnalare un cambio di rotta, la guerra toccherà anche a noi. Oltre agli attori e ai fautori c'è anche il terzo incomodo: la missione Unifil. C'era anche nel trentennio passato, ma allora si trattava di pochi soldati e una missione in sordina. Oggi abbiamo il meglio dei soldati europei accatastati in un fazzoletto di terra e noi italiani abbiamo il comando sul terreno. Siamo responsabili di ciò che avviene e siamo anche l'esca per le trappole che i bracconieri politici, gli stessi che vogliono la guerra, si tendono a vicenda. E' una trappola la frenesia israeliana contro Hezbollah. Il vero obiettivo è il Libano per controbilanciare Gaza e fare pressione sulla Siria. E' una trappola l'ostilità governativa libanese nei confronti di Hezbollah come se fosse un nemico esterno al Libano. Il vero obiettivo è il potere interno, per gli affari, per il dominio della politica. E' una trappola il monito di Nasrallah al governo Berlusconi di non cambiare le regole d'ingaggio di Unifil. Non spetta al nostro governo stabilire le regole d'ingaggio e quelle in vigore seguono la politica dell'Onu. Facendo balenare l'idea che le attuali regole gli vadano bene, il bracconiere Nasrallah tende la trappola a Israele, che da tempo vuole coinvolgere Unifil nella guerra, e allo stesso tempo vuole delegittimare l'Onu. Il contingente del nostro generale Graziano non sta facendo un favore a nessuno, né a Hezbollah né a Israele. Vorrebbe soltanto lavorare per il Libano, ma forse a volerlo veramente è rimasto solo.

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Chi insulta gli ebrei colpisce gli arabi - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti CHI INSULTA GLI EBREI COLPISCE GLI ARABI In occasione di una manifestazione strettamente culturale il razzismo antisemita trapela da un'azione di boicottaggio (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La paura aumenta e si traduce in una chiusura su se stessi, con il risultato che a pagarne lo scotto sono i Palestinesi. Attualmente le manifestazioni di antisemitismo in Europa sono assai meno numerose di sessant'anni fa, ma il razzismo antiarabo e anti-immigrati slitta facilmente verso il razzismo antisemita. Bisogna rimanere vigili e seguire il consiglio di Hannah Arendt: guardare in faccia la realtà e farle resistenza. è dimostrato che non esiste un razzismo selettivo. Quando a qualcuno non piacciono gli arabi, non piacciono neanche gli ebrei, i neri, gli zingari, insomma tutti quelli che ritiene diversi. Se prendiamo per esempio il Front National francese, si può osservare che promuove un odio a 360°. Lo stesso vale per il fascismo italiano, che metteva tutti i meteci nello stesso sacco. Oggi sono gli immigrati a trovarsi in prima linea davanti al razzismo ordinario. E ora, in occasione di una manifestazione strettamente culturale ? mi riferisco infatti alla Fiera del libro di Torino ? il razzismo antisemita trapela dal boicottaggio messo in atto nei confronti della fiera per via del fatto che quest'anno gli ospiti d'onore sono degli scrittori israeliani. Ho già scritto in queste colonne che non boicotterò mai uno scrittore, da qualsiasi posto arrivi e qualunque cosa abbia scritto. Un libro è un amico. Come tutti gli amici può non piacerci, può infastidirci o magari tenerci compagnia quando siamo in solitudine. Per alcuni il boicottaggio del salone di Torino rappresenta un'occasione per confondere cultura e politica. Il governo di Israele e la sua politica di colonizzazione e occupazione sono condannabili. Non ho mai confuso uno scrittore con il suo Stato. Infatti, all'epoca dell'apartheid in Sudafrica, leggevamo Nadine Gordimer, Coetzee, Breytenbach, senza confondere quegli scrittori con la politica abominevole dei loro governanti. Lo stesso vale oggi con gli scrittori israeliani, per la maggior parte molto critici nei confronti del loro governo. Nella "Certosa di Parma" Stendhal scriveva che "la politica in un'opera letteraria è volgare come un colpo di pistola durante un concerto". Introdurre la politica in un salone del libro è un modo di deviarlo dal suo obbiettivo, che deve restare nobile e sano. Il salone di Torino dovrebbe conservare il suo scopo: far vivere i libri e far dialogare gli scrittori di ogni orizzonte. Mi è sempre piaciuto quel salone, semplicemente perché mi piace quell'agitazione intorno al testo scritto, mi piacciono quei dibattiti dove a volte fatico a seguire le parole, mi piace l'esposizione delle pagine stampate, di qualsiasi provenienza. è importante conservare quello spazio e quegli incontri. Abbiamo bisogno di quell'appuntamento annuale, perché permette alla creazione letteraria, all'immaginazione e alla bellezza di mettersi in mostra e diventare una realtà che ci riguarda. Io diffido di chi boicotta i libri e i loro creatori. Sono gli stessi che censurano gli scrittori o ne bruciano i libri. Denunciare la politica israeliana è un diritto legittimo, come è legittimo difendere il diritto del popolo palestinese di avere uno Stato e di vivere in pace accanto a uno Stato israeliano. Basta con le confusioni e i miscugli. Non è in un salone del libro che questo conflitto, vecchio di oltre sessant'anni, deve essere discusso. Il boicottaggio non farà che esacerbare gli odi e le diffidenze. Ci occorrono invece chiarezza, resistenza e dialogo franco. E per questo servono anche i libri: letti, amati, discussi, criticati, ma nella nobiltà della creazione. (traduzione di Elda Volterrani).

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Pochi vigili, troppi impegni: movida "libera" sabato sera (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina III - Torino Pochi vigili, troppi impegni: movida "libera" sabato sera Troppi eventi e pochi uomini. Un mix che ha costretto il comandate della polizia municipale, Famigli, a rinunciare nel fine settimana ai presidi nelle piazze, nei giardini, nei parchi e nei luoghi di ritrovo. A vigilare sulla movida ci saranno solo quattro pattuglie su tutta la città. Il resto degli uomini sarà impegnato tra Fiera del Libro, manifestazione pro-Palestina, domenica ecologica e partita di calcio. "Abbiamo dovuto fare delle scelte - dice Famigli - altrimenti avremmo fatto tutto male". Colpa della mancanza di personale, ma l'assessore Borgogno ribatte: "In bilancio ci sono 2 milioni in più, il turn-over è garantito e nel 2009 assumeremo". A PAGINA VIII.

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Autori famosi spiegano ai giovani la costituzione - massimo novelli a pagina vii (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina III - Torino L'intervista Autori famosi spiegano ai giovani la Costituzione Dario Fo "Sulla Palestina niente storie" MASSIMO NOVELLI A PAGINA VII SEGUE A PAGINA VII.

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Yehoshua "l'anno prossimo con i palestinesi" - torino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Yehoshua "L'anno prossimo con i palestinesi" TORINO Migliore risposta alle provocazioni dei boicottanti non poteva esserci: la Fiera del Libro è affollata come non mai, e la gente preme per entrare nella Sala dei cinquecento dove Abraham B. Yehoshua viene intervistato da Elena Loewenthal e Alessandro Piperno. Poi correrà a Roma dove ieri sera è andata in scena l'opera tratta dal suo Viaggio alla fine del millennio, ma per ora l'autore israeliano usa il microfono come un megafono per combattere la stanchezza e vuol chiarire il legame forte tra romanzo e dimensione etica. Un tema già affrontato in un suo saggio, Il potere terribile di una piccola colpa, dove, ricorda Piperno, citava le sue letture fondative, Camus, Dostoevskij, anche la Cattedrale di Carver. "Storie apparentemente piccole e private hanno il potere di porre all'uomo grandi drammi morali. Negli ultimi tempi però c'è troppa psicologia in letteratura: se capisci l'infanzia di un killer, puoi arrivare ad accettarne il crimine. La psicologia va usata con equilibrio. Così come il concetto di colpa, un motore della civilizzazione occidentale e della moralità, necessario, ma con balance: troppa colpa può paralizzare". Sempre a proposito delle piccole storie da usare come lente per questioni più "grandi" - un must di Yehoshua ? lo scrittore parla della famiglia. "Credo che uno dei motivi per cui l'Italia mi apprezza, è l'importanza della famiglia nei miei libri. Penso a Una giornata particolare di Scola, dove attraverso la finestra di una casa si vede scorrere il Fascismo. In Israele quella finestra è un'intera parete, ma il concetto è lo stesso: il problema, se vuoi raccontare la Storia, è non farsi opprimere dai fatti, e ciò si può fare con la leggerezza dello humour, come riesce a Cechov, che l'inserisce anche nelle situazioni più tragiche". Qualcuno gli chiede del boicottaggio: "Sono stato tra i primi, decenni fa, a firmare petizioni per il riconoscimento dell'Olp, ora chiedo di parlare con Hamas", ripete dopo aver firmato circa due mesi fa una lettera con Oz e Grossman a riguardo. "Gli scrittori vengono ad aprire un dialogo, è assurdo boicottarli: l'anno prossimo sarò qui a omaggiare lo Stato Palestinese ospite d'onore della Fiera, questo è il mio augurio". La gente sciama verso altri incontri, Shlomo Venezia, Aharon Appelfeld, Avirama Golan e Zeruya Shalev, ma anche Luciana Littizzetto, l'indiano Nirpal Dhaliwal e l'iracheno Younis Tawfik.

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Napolitano, l'augurio a picchioni "ho fatto la mia parte, tocca a voi" - paolo griseri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IV - Torino Il presidente in giro per gli stand "scortato" dai politici dei due schieramenti Napolitano, l'augurio a Picchioni "Ho fatto la mia parte, tocca a voi" PAOLO GRISERI Visita blindata? Macché. Nella sala Gialla, la stessa del battesimo di Veltroni, la scorta del Quirinale è attenta a ogni dettaglio. All'arrivo il Presidente l'organizzazione entra nel caos: la sala è mezza vuota ma ai cronisti accreditati è vietato l'accesso. Sarà l'unico momento di autentica tensione della visita inaugurale. Poi tutto si stempera nel consueto grumo di taccuini, telecamere e autorità strattonate che ha sempre caratterizzato il tour tra i padiglioni dell'inauguratore, che si tratti di un oscuro sottosegretario o del Capo dello Stato. Ad accogliere Napolitano c'è un parterre da cambio della guardia: alla destra del Colle siede il cardinale Severino Poletto. A sinistra Giovanna Melandri, colta negli ultimi istanti da ministro. Poi, sempre a sinistra Chiamparino, Saitta e Fassino. Qui termina il vecchio centrosinistra che cederà il passo alla nuova destra. A fianco di Fassino fanno capolino Margherita Boniver e Giorgio La Malfa. Sull'altro lato della prima fila, di fianco a Gariglio e al tramontante Vernetti ("Pensa - dice il sottosegretario al presidente di palazzo Lascaris - adesso dovremo scegliere tra Veltroni e D'Alema") si affacciano il futuro sottosegretario Enzo Ghigo e Agostino Ghiglia. Si affaccia anche Luca Barbareschi che più tardi si vestirà con un vessillo isreaeliano. Napolitano saluta Sergio Marchionne, in prima fila ma lontano dai politici, e si attrezza per un giro tra gli stand. Firma una bandiera israeliana, incontra i vertici dell'Einaudi, segue diligentemente le indicazioni della scorta anche quando, nel secondo padiglione, un errore costringe tutti a un complicato dietro-front. Il momento più significativo è la visita allo stand di Israele, l'incontro con gli esponenti della comunità di Roma che sventolano bandiere e le foto dei soldati sequestrati in Palestina, la visita a una classe di bambini delle elementari. Quando il corteo arriva all'anfiteatro del Bookstok Village, l'abbraccio dei ragazzi fa saltare ogni residuo tentativo di blindare la visita. Napolitano saluta, parafrasando Borrelli dice che l'imperativo delle nuove generazioni deve essere "Leggere, Leggere, Leggere" e si dirige verso l'auto blu. Quasi sul predellino saluta Picchioni: "Caro Presidente, io la mia parte l'ho fatta, adesso tocca a voi".

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Slogan e volantini, ma niente scontri - niccolo zancan (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VIII - Torino Slogan e volantini, ma niente scontri Free Palestine "assedia" la Luxemburg. Fotomontaggio per Picchioni Si prepara la manifestazione di sabato: il corteo dovrà restare a 250 metri dal Lingotto NICCOLO ZANCAN niccolò zancan Un sms chiama a raccolta: "Volantinaggio davanti alla libreria del sionista Pezzana. Fra pochi minuti...". Arrivano venti ragazzi del comitato Free Palestine con uno striscione. Sono le cinque di pomeriggio. Davanti alla libreria Luxemburg di via Accademia della Scienze anche la polizia si materializza con perfetta scelta di tempo. Il passaggio chiave del volantino: "Angelo Pezzana, con Picchioni e Ferrero, è il principale fautore dell'invito di Israele alla fiera del libro. Da anni è in prima fila nel sostenere guerre e politiche di aparthaid israeliane. Il sito curato dal signor Pezzana non è altro che un contenitore di intolleranza razzista nei confronti del palestinesi...". Pezzana non esce dal suo negozio, se non per andare al Salone del Libro a partecipare a un dibattito. Alle otto di sera dice: "So quello che hanno scritto su di me, ma la mia risposta è il silenzio. Nessun commento". Giornata serena, alla fine. Nessuno scontro, nessuna tensione. Con i sostenitori di Israele che hanno sventolato le loro bandiere durante la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Con un esiguo avamposto del comitato Free Palestine che ha distribuito volantini dietro al Lingotto. E a proposito di volantini, ce ne sono alcuni sui muri intorno a Palazzo Nuovo all'attenzione della Digos. In un fotomontaggio, il presidente della Fondazione del Libro Rolando Picchioni, impugna una pistola. A fianco c'è scritto: "Ruffiano, faccendiere, tangentaro, democristiano, venditore di fumo, corruttore, corrotto, piduista (...), inquisito negli scandali dei petroli negli anni '70-'80, ha uno stipendio di 100 mila euro l'anno più una percentuale sulle sponsorizzazioni procurate...". La firma è quella di autonomia contropotere. Gli autonomi di Askatasuna, i ragazzi del Colettivo Universitario autonomo e quelli del network antagonista torinese, stanno ultimando i preparativi per il corteo di sabato pomeriggio. Da corso Marconi a piazza Filzi, dove un imponente cordone di polizia li terrà a distanza di sicurezza: 250 metri in linea d'aria dall'ingresso del salone. Le adesioni sono molte, arrivano dai centri sociali di Milano, Genova, Livorno, Bologna, anche dal Gramigna di Padova. "Saranno circa 3 mila persone", secondo fonti di polizia. "Saremo almeno sei mila", secondo gli organizzatori. Di sicuro non ci saranno il presidente del consiglio Provinciale Sergio Vallero, il capogruppo dei Comunisti Italiani Luca Robotti e Antonio Ferrentino, leader del movimento No-Tav. Insieme ad altri hanno firmato una lettera in cui si legge: "La difesa de legittimo diritto del popolo palestinese ad aver una patria non può diventare un pretesto per iniziative meramente pubblicitarie".

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Appelfeld bacchetta i docenti boicottatori - sara strippoli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IX - Torino Lectio magistralis Lo scrittore israeliano: "Non mi sarei mai aspettato un simile atteggiamento da uomini di cultura" Appelfeld bacchetta i docenti boicottatori "Adoro questa città: stavolta ne approfitterò per vederla, con il mio amico Elkann" SARA STRIPPOLI Indisturbato nella fibrillazione che precede l'arrivo del presidente della Repubblica, il grande scrittore israeliano Aharon Appelfeld siede tranquillo in terza fila. Tranquillo e solitario come il più ordinario degli ospiti in attesa che la sala si riempia degli invitati. Il clima di questa Fiera è ottimo, dice "ma non sono un profeta e più di ogni altra cosa mi dispiace che le polemiche siano state alimentate anche da docenti universitari. Che dovrebbero restare super partes". "Ne ho viste così tante nella mia vita", dice sospirando. E aggiunge: "Davvero non credo che, mai, si possa pensare di sapere cosa accadrà, o se potrà accadere qualcosa. Non so se questa fiera e questa festa della cultura sarà disturbata o meno da incidenti o problemi, ma diciamo che la paura è un sentimento che caratterizza gli anni quando si è più giovani. Man mano che si diventa vecchi si prova sempre meno paura e io adesso ho di sicuro meno timori di un tempo". Protagonista della serata di apertura a Venaria con la sua prolusione che ha commosso la platea raccolta nella cappella di Sant'Uberto, uno dei dispiaceri più grandi di Appelfeld è la lingua: non conoscere l'italiano e non poterlo parlare: "Ma lo dirò in inglese. Sono innamorato degli italiani, che sono un po' come noi, pieni di vita, allegri, creativi. E questa città la adoro. A Torino sono già stato, ma soltanto per una notte. Adesso avrò finalmente tempo per scoprirla. La prima cosa che farò è andare al Museo Egizio, a trovare Alain Elkann, che è un mio grande amico. E di questo sono davvero felice". Boicottaggio? Che vuole dire questa parola? "preferisco pensare che sia un termine da abolire, anzi vorrei che non esistesse questo concetto". Assurda, questa polemica sull'invito ad Israele dice Appelfeld: "è davvero un peccato. E in particolare trovo assurdo che abbia coinvolto personaggi importanti della cultura e del mondo accademico. Non mi sarei aspettato che fra i promotori del boicottaggio ci fossero docenti dell'Università". Libertà di pensiero, certo "ma io credo che come gli scrittori anche gli accademici dovrebbero stare al di sopra".

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La gerusalemme "grinzanata" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VIII - Torino La Gerusalemme "grinzanata" Belle ragazze, questo sì, in giro per i padiglioni ex-fordisti del Lingotto. E il bel sollievo di una inaugurazione senza problemi. Ma vedere l'attore-parlamentare Luca Barbareschi, con tanto di bandiera d'Israele in mano, circondato da ragazzini e ragazzine che gli chiedono l'autografo, però è tutt'altro discorso, che non volge allo splendido. Anche scorgere le Porsche e le Fiat in mostra tra i libri, fa uno strano effetto. Va convenuto, in onestà, che comunque tira più l'automobile che il romanzo. E sembra che vadano a ruba, nei paesi arabi, le Barbie in versione islamica, come racconta un saggio che Giovanni Carullo ha scritto per Prospettive. Diciamocela tutta: le Barbie, cattoliche o islamiche non importa, sono poi davvero così belle? Soria alla prima crociata. Il patron del premione Grinzane Cavour ne ha fatta un'altra delle sue. Invece di buttarsi su Israele tout court, come ha fatto la Fiera, e di rischiare tensioni & agitazioni assortite, ha inventato un furbissimo Grinzane Gerusalemme, che è un inno alla coesistenza di cattolici, ebrei e musulmani. Debutterà l'anno prossimo. Bel colpo, Soria. Salgariana. Una buona notizia. Paco Ignacio Taibo II sta lavorando a un libro su Emilio Salgari, per celebrare il centesimo anniversario della morte del Capitano, avvenuta nel 1911. Lopate cult. Alfonso Berardinelli ha scritto che il libro dell'americano Philip Lopate, L'arte di aspettare, edito da Gaffi, ci riconcilia con la saggistica. Allora aspettiamo (con ansia?) l'odierno arrivo di Lopate da New York. Aspettare, sempre aspettare. Ma con arte. Questo è il problema. Padre Pio. L'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato propone un cofanetto contenente una ottantina di lettere che Padre Pio inviò ai fedeli. Bello o brutto? Il dibattito è aperto, soprattutto sulla figura del frate di Pietrelcina, come ci insegna il libro su di lui scritto da Sergio Luzzatto.

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Napolitano: Torino luogo di dialogo Diritto alla pace per Israele e Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Napolitano: Torino luogo di dialogo "Diritto alla pace per Israele e Palestina" "Non c'è dialogo se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua nascita e del suo diritto a esistere nella pace e nella sicurezza", un diritto che "può e deve combinarsi con quello del popolo palestinese a dare vita a un suo Stato". Così ieri a Torino il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inaugurato la Fiera del Libro che ha come paese ospite Israele che quest'anno compie 60 anni. Una presenza contestata da alcuni intellettuali e da parte della sinistra estremista. Ma anche sostenuta da chi ieri si è trovato davanti a un Lingotto, presidiato da un ingente numero di forze dell'ordine, sventolando la bandiera con la stella di David. Ma a Torino ieri tutto si è svolto nella massima tranquillità. Anche se rimane alta la preoccupazione per la manifestazione anti-Israele di domani. Collini e Palieri a pagina 11.

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Il Presidente cita Amos Oz: non siate pro-Israele o pro-Palestina ma per la pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Il Presidente cita Amos Oz: non siate pro-Israele o pro-Palestina ma per la pace.

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Sternhell: il boicottaggio culturale è la cosa più anticulturale che c'è (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Sternhell: il boicottaggio culturale è la cosa più anticulturale che c'è di Umberto De Giovannangeli "Boicottare la Fiera del Libro? È uno scandalo e dei peggiori. Perché fondato sull'ignoranza e l'incomprensione dei fatti". A sostenerlo è il più autorevole storico israeliano: Zeev Sternhell. Tra le sue opere, ricordiamo "Nascita d'Israele. Miti, storia, contraddizioni"; "Nascita dell'ideologia fascista"; "Contro l'illuminismo. Dal XVIII° secolo alla guerra fredda", editi in Italia da Baldini, Castoldi, Dalai. Professor Sternhell, l'Italia si trova oggi al centro della polemica intorno alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, in cui Israele è ospite d'onore in occasione dei suoi 60 anni. Quella che dovrebbe essere una festa della cultura finisce con il diventare un festival di boicottaggi e contro-boicottaggi. Qual è il senso di tutta questa opposizione? "Penso che tutto ciò sia uno scandalo. Del peggiore degli scandali, perché originato da una bassa demagogia o peggio, dall'ignoranza e dalla incomprensione dei fatti. Non si può costruire una posizione su una questione così complessa sulla base di immagini televisive, per cruente e orribili che siano. Quello che avviene con i palestinesi è terribile, ma in questa guerra ci sono due parti che si dividono la responsabilità di quanto avviene, in parti fra l'altro non eque se si mette in conto l'uso del terrorismo. La gente deve capire che se non avvenisse ciò che avviene in questi giorni a Gaza, probabilmente gli schermi tv sarebbero pieni di immagini di terrorismo a Tel Aviv o a Gerusalemme, come è già più volte avvenuto negli ultimi anni. Io grido a piena voce da anni contro le decisioni dei governi che mi rappresentano. Sostengo che si deve trovare un modo di porre fine a tutto ciò, ma questo non c'entra con la cultura. Il boicottaggio culturale è la cosa più anti-culturale che esiste. Fin troppo facile ricordare chi ne ha fatto uso, e non fa molto onore trovarsi in compagnia di movimenti come il nazionalsocialismo o il fascismo. Si deve assolutamente evitare che la cultura diventi ostaggio della protesta politica. E questo è ancora più ingiusto se viene fatto contro un Paese che ha più volte dimostrato di essere democratico e libero, all'interno del quale si svolge da decenni un confronto politico e ideologico duro, profondo e sincero su quanto avviene nei Territori occupati. Solo poche settimane fa abbiamo festeggiato i 30 anni di Peace Now. Non si possono chiudere gli occhi e non constatare che se nella società palestinese non esistono voci del genere e che se ci fossero, forse le cose andrebbero diversamente. Ed è anche un fatto che le posizioni dell'opinione pubblica israeliana sono radicalmente cambiate dal passato, laddove oggi la maggioranza degli israeliani è pronta ad accettare uno Stato palestinese. Non posso credere che chi boicotta Torino per la presenza di Israele sappia e capisca tutto questo; al massimo si può dar loro il beneficio della superficialità, della non comprensione del fatto che si tratta di una situazione molto complessa in cui non si può vedere tutto bianco o tutto nero, perché oggi, in definitiva, sono Hamas e i movimenti integralisti, che continuano a rifiutare ogni accettazione dello Stato d'Israele e a rappresentare il maggiore ostacolo per la pace. E in questo imbroglio - in cui la cosa forse più necessaria è quella di capire, capirsi, parlare e spiegare -il boicottaggio culturale può solo portare ad una ulteriore chiusura, ignoranza e incomprensione. Vale a dire l'esatto contrario di ciò di cui abbiamo bisogno". Israele festeggia i 60 anni dalla sua nascita. Quale bilancio è possibile trarre di una vicenda storica cosi complessa e per molti versi drammatica? "Al termine dei suoi primi 60 anni, possiamo individuare nello Stato d'Israele allo stesso tempo una incredibile storia di successo e alcuni cocenti fallimenti. Se guardiamo agli obiettivi primari e di fondo del sionismo, sono stati tutti conseguiti: abbiamo uno Stato in cui vivono 7 milioni di persone - un numero che perfino in termini europei non è così piccolo - una società che in quanto a capacità tecnologiche si trova all'avanguardia nel mondo, un livello di vita occidentale secondo tutti i parametri materiali e se vogliamo anche culturali; insomma un luogo in cui oggi qualsiasi ebreo che voglia trasferirvisi non deve, come poteva avvenire in passato, fare una scomoda scelta ideologica rinunciando al benessere della sua terra di provenienza. Ma tutto ciò non può lasciarci sazi e soddisfatti. A controbilanciare questi enormi successi, ci sono anche grandi fallimenti. Il primo, più evidente a tutti, è rappresentato dall'incapacità di risolvere, almeno finora, il conflitto con i palestinesi e con parte del mondo arabo. Che sia chiaro, è una responsabilità che va divisa almeno a metà fra le parti, laddove gli arabi, in sostanza, non hanno ancora accettato l'esistenza dello Stato d'Israele. Ma ciò che a me brucia di più, è lo stato attuale della società israeliana: una società borghese assolutamente convenzionale in cui la sperequazione dei redditi è una delle più alte nel mondo occidentale. E in questo caso, la responsabilità non è attribuibile ad altri che a noi stessi" . Se oggi Theodor Herzl si trovasse a camminare nelle strade di Israele sarebbe deluso? "No, probabilmente se oggi Herzl potesse vedere Israele, sarebbe felice di vedere realizzato lo Stato degli Ebrei, in cui essi possono vivere liberi, padroni della propria vita, non più dipendenti dalla benevolenza di questo o di un altro sovrano, governo o nazione. Sarebbe fiero dei simboli dello Stato, della lingua, rinata dopo oltre duemila anni e parlata oggi nelle strade, nei mercati e nell'accademia. In altre parole, Hezrl e con lui i pionieri del sionismo sarebbero felici della normalità del Paese e del popolo che lo abita, tranne poi cominciare ad avere qualche dubbio vedendo quanto questa normalità si è ormai radicata, soffocando quel qualcosa in più che ci si aspetta da Israele come Stato ebraico". Ed è giusto questo pretendere di più da Israele? "A giudicare da come ci si riferisce ad Israele nel mondo, sembra che questa pretesa sia un semplice dato di fatto, neppure messo in discussione. Si richiede ad Israele di essere più giusto, meno violento, di impegnarsi nel mantenere l'uguaglianza e la giustizia più di quanto altri popoli e nazioni abbiano fatto nel passato e fanno nel presente. Non c'è nazione al mondo che non abbia fatto molto peggio di quanto viene attribuito a Israele. La guerra quotidiana combattuta contro i palestinesi è orribile, sanguinosa. I suoi risultati mi spezzano il cuore ogni giorno. E non mi consola pensare che - tanto per dare un esempio - i francesi in Algeria abbiano represso nel maggio 1945 una sommossa, uccidendo un minimo di 15.000 persone, e che in tutta questa guerra abbiano perso la vita circa un milione di algerini. E come con i francesi, potrei prendere l'esempio di decine di altre nazioni i cui governi, mass media e opinioni pubbliche pretendono da Israele standard di moralità che loro non hanno saputo mantenere in passato e che nutro forti dubbi saprebbero mantenere in circostanze simili a quelle in cui si trova ad agire Israele. Eppure, questo non mi consola e mi arrabbio con il mio Paese, perché negli ultimi decenni tende a prendere da tutte le società del mondo il peggio di quanto queste offrono, il materialismo sfrenato, il consumismo. No, rispondendo alla sua domanda, probabilmente quanto si pretende da Israele non è giusto, ma io sento che in ogni caso è quello che Israele deve fare. Deve farlo verso l'esterno, ma soprattutto deve farlo per sé stesso, per essere una società migliore, più umana, più solidale. La sfida che vorrei Israele vincesse, è proprio di riuscire a trovare quell'equilibrio in cui giustizia sociale, solidarietà e benessere riescano a convivere perfino nelle proibitive condizioni in cui opera Israele". Da storico, ha ancora un significato parlare di Israele come Stato sionista, termine usato spesso con intenzioni offensive? "Questa è una delle maggiori distorsioni a cui oggi assistiamo. Il sionismo è l'espressione del nazionalismo ebraico. Una corrente resa impellente da circostanze storiche, legittima come lo sono tutti gli altri nazionalismi, francese, italiano, belga, svedese ecc... Quanto è successo nella Shoah non ha fatto altro che confermare in modo schiacciante quanto il sionismo avesse ragione in termini di richiesta di un focolaio nazionale del popolo ebraico, di una normalità. Per questo la conquista del Paese fino al 1949 è stata a mio parere giusta e legittima: poiché era indispensabile. Era la condizione necessaria per rendere possibile l'esistenza nella normalità del popolo ebraico. Il problema è nato dopo il 1967, quando è iniziata l'opera di insediamento dei Territori. Considero tutto ciò che è avvenuto dopo il '67 illegittimo, dannoso e soprattutto non necessario. Israele si è infilato in una trappola quando ha smesso di considerare inviolabili gli aspetti universali del sionismo, quelli che identificavano i propri diritti alla pari di quelli degli altri, quelli che determinavano in modo inoppugnabile il diritto di ogni popolo alla libertà, all'indipendenza e alla sovranità. È per questo che io, per fortuna con molti altri, mi batto da 30 anni per riportare alla giusta interpretazione del sionismo, per convincere che questa terra deve essere divisa fra i due popoli che ne hanno pari diritto. In questa tragedia ognuno ha le proprie responsabilità: Israele deve smobilitare la gran parte degli insediamenti nei Territori e i palestinesi devono accettare una volta per tutte l'esistenza di Israele e rinunciare alla richiesta del diritto al ritorno, un eufemismo dietro il quale si nasconde l'eliminazione graduale di Israele". Lei è spesso in prima linea nel criticare l'operato dei governi di Israele eppure ha ricevuto questo anno il maggiore riconoscimento concesso dallo Stato ai suoi ricercatori e scienziati. Qual è il senso di questo riconoscimento: è - come alcuni dicono - una foglia di fico, oppure - come affermano altri - è il segno di un Paese democratico a confronto con situazioni ingestibili in una vera democrazia? "Questo riconoscimento mi è stato dato per la mia ricerca scientifica, anche se nelle motivazioni della commissione è ricordata la mia attività pubblica. Ciò non sarebbe potuto avvenire in una società non democratica e nessuno può ignorare o sminuire la democraticità di Israele, delle sue istituzioni, della sua Corte suprema e della sua società, che sono in grado di elevarsi al di sopra delle divergenze e premiare anche chi, da decenni, esprime le proprie critiche e l'opposizione politica alle scelte dei governi di Israele. Criticare e ammonire, sono parti integrali dell'attività dell'intellettuale. Io e tanti altri come me, non solo hanno in Israele il proprio spazio nella dialettica politica del Paese, ma hanno di fatto contribuito a cambiare l'opinione degli israeliani i quali oggi, è bene ricordarlo, sono in gran parte a favore della spartizione del territorio in due Stati. Il premio dato a me è in fondo, anche un premio alla democrazia israeliana".

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Apprezzamento dell'ambasciatore Meir Sparuta la contestazione di una trentina di militanti di Free Palestine con uno striscione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Apprezzamento dell'ambasciatore Meir Sparuta la contestazione di una trentina di militanti di Free Palestine con uno striscione.

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Olmert: Mai preso fondi. Se incriminato mi dimetto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Olmert: "Mai preso fondi. Se incriminato mi dimetto" Il primo ministro israeliano, Ehud Olmert, ha respinto con un breve discorso alla Nazione, le accuse di corruzione mossegli da un uomo d'affari statunitense, che la scorsa settimana hanno messo in moto una serrata e complessa indagine della polizia israeliana. "Io guardo negli occhi ciascuno di voi - ha detto Olmert, fissando le telecamere della televisione -. Non ho mai ricevuto fondi di corruzione, non ho mai messo in tasca un solo centesimo". Se tuttavia il procuratore capo Menachem Mazuz decidesse di incriminarlo, egli, ha assicurato Olmert, rassegnerebbe le dimissioni dalla carica di primo ministro. Per una settimana l'intera vicenda è stata secretata in Israele, mentre numerosi dettagli venivano egualmente pubblicati negli Stati Uniti. L'uomo chiave della vicenda è Morris Talansky (80 anni), un uomo d'affari statunitense che gode di ottimi rapporti personali con dirigenti sia negli Stati Uniti sia in Israele. Specializzato nella raccolta di fondi a favore di Israele fra gli ebrei americani, Talansky è inoltre attivo in progetti legati allo sfruttamento di immagini via satellite. Secondo la televisione commerciale Canale 10, Talansky ha detto alla polizia israeliana di aver versato ad Olmert fondi per un valore complessivo di centinaia di migliaia di dollari nel corso di anni. Ciò nell'intento di aiutarlo nelle campagne elettorali per il municipio di Gerusalemme e in seno al Likud, il partito in cui in quegli anni Olmert militava. Ancora non è noto se Talansky abbia ricevuto da Olmert favori, e quali.

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Al via le celebrazioni per i 60 anni Il 15 maggio i Grandi a Gerusalemme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Al via le celebrazioni per i 60 anni Il 15 maggio i Grandi a Gerusalemme GERUSALEMME Israele ha festeggiato ieri il suo sessantesimo compleanno con cerimonie pubbliche, gite, parate e in un clima di letizia, malgrado le severe misure di sicurezza e lo stato d'allerta della polizia nel timore di possibili attentati. La ricorrenza coincide con la data ebraica della proclamazione dello stato che per il calendario gregoriano cade invece il 14 maggio. La settimana prossima questa data coinciderà con una conferenza che si terrà a Gerusalemme con la partecipazione del presidente degli Usa Bush, dell' ex premier britannico Blair, di Kissinger e numerose altre personalità di fama internazionale. Saranno tutti qui per onorare lo stato ebraico. La festa è cominciata mercoledì sera con una cerimonia di stato sul monte Herzl e con grandi spettacoli pirotecnici in tutto il paese. Ieri come è tradizione, è stata la giornata dei picnic, e basi militari sono state aperte al pubblico; l'aviazione ha tenuto esibizioni acrobatiche ( per un incidente ci sono stati 7 feriti) e navi della marina sono sfilate davanti alle città costiere. Mentre gli israeliani celebrano la nascita del loro Stato, i palestinesi commemorano la perdita della loro terra. Il premier Salam Fayyad ha partecipato all'inaugurazione di un simbolico "campo del ritorno", un piccolo accampamento organizzato con una mostra di fotografie e documenti risalenti alla creazione, nel 1948, dello Stato di Israele. con la nascita dello stato ebraico infatti centinaia di migliaia di palestinesi divennero rifugiati. Il più acerrimo nemico, il presidente iraniano Ahmadinejad ha definito un "cadavere nauseabondo" "il regime impostore e usurpatore di Israele", in occasione del 60° anniversario della creazione dello stato ebraico. "Quelli che pensano che, organizzando una festa di compleanno si possa resuscitare il cadavere nauseabondo del regime impostore ed usurpatore di Israele - ha detto Ahmadinejad - si sbagliano. E i nomi dei partecipanti a queste cerimonie saranno iscritti tra i criminali sionisti".

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Lo storico israeliano: quello che avviene attorno alla Fiera del Libro è uno scandalo originato da ignoranza e incomprensione dei fatti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

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Ho avuto un premio dallo Stato d'Israele nonostante le mie critiche: è una prova di democrazia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

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Nei primi 60 anni possiamo individuare nello Stato d'Israele allo stesso tempo un'incredibile storia di successi e alcuni cocenti fallimenti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

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Si spara nelle strade di Beirut, Nasrallah minaccia il governo Scontri tra milizie sunnite e sciite. Il leader Hezbollah: le regole d'ingaggio non cambino come vuole Berlusconi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Si spara nelle strade di Beirut, Nasrallah minaccia il governo Scontri tra milizie sunnite e sciite. Il leader Hezbollah: le regole d'ingaggio non cambino come vuole Berlusconi di Toni Fontana SIAMO ORMAI sull'orlo dell'abisso. Se il titolo pubblicato ieri da Al Hayat, giornale arabo internazionale, è azzeccato, per il Libano si annunciano giorni davvero difficili. Molti commentatori della stampa araba parlano già di "guerra civile" e, da un paio di giorni, a Beirut non sono pochi coloro che temono che si possa ripetere la tragedia che ha devastato il paese dei Cedri tra il 1975 ed il 1990. Gli scontri sono intensi, l'aeroporto è paralizzato, la zone ovest della capitale è sconvolta da combattimenti casa per casa tra sciiti e sunniti, ma le speranze di evitare un nuovo bagno di sangue sono ancora tante e, per ora, il confronto armato non dilaga. Ieri, per la prima volta dalla fine della guerra dell'estate 2006, il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah, ha convocato una conferenza stampa per gettare benzina sul fuoco. Il leader sciita, sotto i riflettori delle televisioni, ha definito "una dichiarazione di guerra" le decisioni assunte lunedì dal governo di Fuad Sinora. I motivi che hanno scatenato la rabbiosa reazione delle milizie sciite sono due. Sinora ha dichiarato "illegale" la rete di telecomunicazioni che Hezbollah ha creato nel paese costruendo in tal modo un sistema privato e parallelo attraverso il quale le milizie si tengono in contatto tra loro. Da questa prima decisione discende la seconda e cioè il licenziamento del generale Wafiq Shuqeir, uomo di Hezbollah, e responsabile della sicurezza dell'aeroporto della capitale. L'ufficiale, secondo il governo per conto del partito sciita, aveva realizzato un sistema di videosorveglianza nello scalo. In tal modo le "spie" di Nasrallah tenevano sotto controllo partenze e arrivi. Lunedì il governo di Sinora ha finalmente deciso di assestare un colpo a questo complesso e pericoloso sistema di spionaggio e controllo del territorio. Poi le tensioni innescate da queste decisioni si sono intrecciate con le proteste per carovita promosse dai sindacati ancora una volta vicini al movimento sciita. Le manifestazioni sindacali sono state rinviate, ma i militanti sono scesi nelle piazze. Vi sono stati i primi blocchi stradali e successivamente gli scontri con bastoni e pietre tra gruppi di militanti sciiti e sunniti. Gli uomini di Nasrallah hanno compiuto un'incursione nel quartiere sunnita di Ras al Nabaa distruggendo a raffiche di mitra una sede del partito di Saad Hariri, esponente della maggioranza antisiriana. Ora dopo ora gli scontri sono saliti di intensità, i combattimenti si sono spostati nelle piazze e nella vie e, a quel punto, si è affacciato il fantasma della guerra civile (1975-1990). La compagnia di bandiera Mea ha così deciso di sopprimere tutti i voli, e l'aeroporto è rimasto paralizzato anche perché lungo la strada per il centro erano stati istituiti posti di blocco e nessuno poteva raggiungere lo scalo. Un gruppo di italiani, giunto ieri a Beirut, è stato scortato dai carabinieri fino ad un luogo sicuro. Scontri e sparatorie anche nella valle della Bekaa. Il bilancio, per ora, è di 20 feriti tra i quali alcuni bambini. In questa situazione incandescente il capo di Hezbollah è entrato in campo per alzare ulteriormente la tensione. "Le decisioni del governo - ha detto Nasrallah - equivalgono ad una dichiarazione di guerra e sono state prese per conto degli Stati Uniti e di Israele". Il leader Hezbollah ha anche parlato dell'Unifil e ha definito "positive" le relazioni con la forza di pace che risponde agli ordini del generale Graziano. Secondo il capo sciita le regole d'ingaggio "non cambieranno" e "non devono essere cambiate" come - ha aggiunto Nasrallah - "Berlusconi dice di voler fare". Il riferimento è ad alcune affermazioni del premier italiano durante la campagna elettorale. Berlusconi e l'ex ministro Martino avevano appunto ipotizzato una modifica delle regole d'ingaggio dei militari in Libano. Ieri però il neo-ministro degli Esteri Franco Frattini è apparso molto cauto ed ha detto che parlerà della questione "con i militari". Le regole d'ingaggio, che disciplinano il comportamento dei soldati, sono, nel caso del Libano, stabilite per tutti i contingenti dall'Onu e solo il Consiglio di sicurezza può modificarle. Egitto e Arabia Saudita solidarizzano infine con il governo di Siniora.

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Napolitano: questo è uno spazio di dialogo Israele ha diritto di vivere in pace. I palestinesi di avere il loro Stato . Il Lingotto non è blindato, migliaia i visitatori (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Napolitano: questo è uno spazio di dialogo "Israele ha diritto di vivere in pace. I palestinesi di avere il loro Stato". Il Lingotto non è blindato, migliaia i visitatori di Simone Collini inviato a Torino DIALOGO È LA PAROLA Non boicottaggio, né esclusione. Ma dialogo, confronto, uniti a una disposizione d'animo che non può essere pro qualcuno o contro qualcun altro ma che deve essere, semplicemente, per la pace. Giorgio Napolitano taglia il na- stro della Fiera del Libro consegnando un messaggio chiaro. Il Capo dello Stato difende la scelta degli organizzatori di avere Israele come paese ospite, una iniziativa che "coincide con la nascita 60 anni fa di questo Stato, deliberata dall'assemblea delle Nazioni unite, non c'è nulla che possa essere contestato". Ma allo stesso tempo sottolinea anche che il diritto di esistere di Israele deve combinarsi con il diritto del popolo palestinese ad avere un suo Stato. Parole che arrivano in una giornata in cui scompare la tensione accumulata nei giorni scorsi e a cui in serata il presidente della Repubblica fa un'aggiunta: "L'Italia è fortemente impegnata a difendere il diritto di Israele a vivere in pace e sicurezza". Le scolaresche e le migliaia di visitatori affollano un Lingotto tutt'altro che blindato e gli uomini delle forze dell'ordine hanno il loro bel daffare più nell'evitare che Napolitano venga travolto durante la passeggiata tra gli stand dai tanti che vogliono salutarlo, stringergli la mano, fotografarlo, che non per evitare disordini davanti ai cancelli. Qualche contestazione fuori dalla Fiera c'è, ma niente in confronto a quelle temute nei giorni scorsi. Un gruppo di "Free Palestine" cerca di esporre davanti al Lingotto uno striscione ma le forze dell'ordine glielo impediscono. I simpatizzanti dell'associazione che sta organizzando la manifestazione di sabato, una trentina in tutto, vanno a srotolare lo striscione a un centinaio di metri ("no al colonialismo sionista"), con gli agenti che devono intanto bloccare un signore con la bandiera israeliana che inveendo in vario modo va in quella stessa direzione. Napolitano non assiste a queste scene. Durante la cerimonia d'apertura nella Sala Gialla del Lingotto sottolinea comunque che il clima della Fiera non può essere turbato "da contese politiche o da intrusioni pretestuose": "Non c'è dialogo se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, dalle ragioni della sua nascita e del suo diritto a esistere nella pace e nella sicurezza". Un diritto che però, aggiunge Napolitano, "può e deve combinarsi con quello del popolo palestinese a dare vita a un suo Stato". Il discorso è breve ma chiaro. La sala è strapiena, si intravedono molte kippah e la porpora del cardinale Severino Poletto, il maglione blu di Sergio Marchionne e il completo grigio di Piero Fassino, la fascia tricolore di Sergio Chiamparino e la giacca di seta verde di Giovanna Melandri. Il Capo dello Stato respinge le critiche alla Fiera: "I valori che esprime sono quelli del confronto e del dialogo. Non c'è nulla in ciò che possa essere contestato come appiattimento politico. È vero piuttosto che si stravolge politicamente e culturalmente questo evento, pretendendo di introdurvi la problematica del drammatico conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria". Anche perché, conclude Napolitano con un passaggio di "Contro il fanatismo" dello scrittore israeliano Amos Oz, "non dovete essere pro-Israele o pro-Palestina, dovete essere per la pace". Napolitano incassa l'apprezzamento dell'ambasciatore israeliano Gideon Meir, che gli regala una penna stilografica realizzata per il sessantesimo di Israele (948 pezzi al mondo), lo ringrazia "di vero cuore" e lo definisce "modello e punto di riferimento per i leader di tutto il mondo". E molte testimonianze di stima e affetto arrivano dopo, quando il Capo dello Stato si infila tra gli stand, senza tirarsi indietro quando nella ressa gli chiedono un autografo (il parlamentare del Pd Fiano gli porge la bandiera israeliana che fa da copertina al Riformista), dando suggerimenti (allo stand del ministero della Difesa consiglia di mettere qualche fiore), ringraziando quando i fratelli Laterza gli consegnano una copia del Manifesto per la lettura (nello stand è in bella mostra la riedizione dell'autobiografia di Napolitano Dal Pci al socialismo europeo) e quando nello stand Mondadori la direttrice della collana "I Meridiani" Renata Colorni gli regala una copia di Scrittori in viaggio. La stanchezza si fa sentire ma vuole fare un'ultima tappa nello spazio "Bookstock", dove l'entusiasmo di un migliaio di bambini si fa sentire. Prende il microfono per poche parole: "Non pretendo che stiate zitti, anche perché le vostre voci sono la cosa più allegra che esista. Vi dico solo leggete, perché vi aiuterà a pensare e a vivere la vostra vita in piena libertà. Voi siete l'avvenire del libro e della democrazia. Ora vi lascio perché devo andare in un luogo in cui c'è molta meno bellezza di qui". "Ci salverà la bellezza" è il titolo scelto per questa edizione, che campeggia all'entrata e all'uscita del Lingotto. Napolitano ci passa davanti, prima di infilarsi nella macchina che lo porta in aeroporto. E da qui a Roma, dove poco dopo assisterà al giuramento del governo Berlusconi.

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Yehoshua: dialogo con Hamas per fermare la strage (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del LO SCRITTORE ISRAELIANO Yehoshua: dialogo con Hamas per fermare la strage "Penso che si debba dialogare anche con Hamas come unica via per arrivare a fermare questo stillicidio di morti da tutte e due le parti" ha detto ieri Abraham Yehoshua alla Fiera di Torino, aggiungendo di confidare nella realizzazione di uno stato palestinese "entro quest'anno o al massimo il prossimo. La Fiera del libro potrà così invitare presto la Palestina come stato ospite d'onore. In quell'occasione tornerò anche io a Torino, per festeggiare e confrontarmi con i colleghi". Lo scrittore israeliano ha affrontato questo argomento in risposa a una domanda del pubblico sul boicottaggio: "Quando si è cominciato a sentirne parlare ci sono rimasto malissimo. Io sono 40 anni che mi batto per la costituzione di uno stato palestinese, naturalmente appoggiando coloro che sono per il confronto e il dialogo, non certo chi cerca il boicottaggio".

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Non solo Gerusalemme: negli stand voci di Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del GLI EDITORI ITALIANI Non solo Gerusalemme: negli stand voci di Palestina di Maria Serena Palieri inviata a Torino Da lettore "fortissimo" (cioè di più di dodici titoli l'anno, secondo il gergo statistico che alla Fiera del Libro tutti masticano), il presidente Giorgio Napolitano, ieri mattina, ha concluso il suo intervento citando Amos Oz. Che, nel suo pamphlet Contro il fanatismo, scrive: "Se fossi un europeo starei bene attento a non puntare il dito contro l'uno o l'altro. Non dovete scegliere tra essere pro Israele o pro Palestina, dovete essere per la pace". Già, ma in che misura la nostra editoria che ci ha fatto conoscere e amare da un paio di decenni la cultura israeliana, è anche "pro" Palestina, o meglio, "pro" araba, e ci fa conoscere anche quel mondo? In una Fiera dove all'improvviso fioriscono come funghi i copricapi maschili - consueto lo zucchetto porpora del cardinal Poletto, inediti le kippah e i cappelli neri da ebrei ortodossi, ma anche gli straordinari rostri dorati dei corazzieri con la criniera da fanciulle e, isolata, la calottina bianca musulmana dell'Imam Yahya Pallavicini - seguiamo questa traccia. Prima sosta d'obbligo allo stand di una piccola casa editrice: Jouvence, fondata nel 1976 da un avvocato romano, Alessandro Gallo, perché dal 1993, dalla sua sede extraurbana sulla Cassia oltre il Raccordo Anulare, questa editrice, col supporto di Isabella Camera d'Afflitto, ci ha fatto conoscere - in traduzione diretta dall'arabo - la prosa e la poesia spesso nostalgiche o dolorose degli scrittori palestinesi. Qualche nome? Muhammad Darwish con Una memoria per l'oblio, Giabra Ibahim Giabra con I pozzi di Betlemme, due viaggi nel tempo perduto in cui popoli e confessioni convivevano senza guerre in quel pezzo di deserto. "Da editore di libri di storia, soprattutto sul Medio Evo, mi sono convertito alla passione per le culture del basso Mediterraneo, gli arabi, ma anche popolazioni più antiche come gli Egizi" racconta l'avvocato-editore. Che in catalogo ha anche storici israeliani come Benjamin Kedar, Joshua Prawer e Shelomo Goitein. Secondo la legge darwinista dell'editoria, però, il grande divora il piccolo: così, dopo l'11 settembre, mentre le corazzate varavano nuove collane "islamiche" , il catalogo di Jouvence ha regalato ai maggiori autori di successo come Sahar Khalifa, la scrittrice che dopo La porta della piazza e Terra di fichi d'India ha pubblicato invece con Giunti La svergognata e, da poco, Una primavera di fuoco. Sharq/Garb in arabo significa Est/Ovest. Badate a quel segno tipografico, la barra obliqua. Perché è lo stesso che compare nel marchio di una casa editrice che in trent'anni da piccola, col passo lento e tenace del fondista, è diventata "media", e/o. Sharq/Garb è un'impresa targata appunto e/o che verrà presentata oggi in Fiera. La governa Amara Lakhous, laureato in filosofia ad Algeri e in antropologia a Roma, ora dottorando con una tesi sull'emigrazione egiziana, algerina e tunisina in Italia, e autore nelle scorse stagioni di un fortunato piccolo libro, Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio. "Alla base di Sharq/Garb c'è quest'intuizione: il Muro di Berlino, nell'89, non è caduto, si è solo spostato, oggi il Muro separa il Nord e il Sud del Mediterraneo" spiega Lakhous, nello stesso italiano forbito, filologico, che costituisce l'elemento con cui nel suo romanzo il protagonista spiazza gli interlocutori. "Il Muro, intendo, come blocco mentale e ostacolo artificiale, quando si enfatizzano le differenze. ". E, come ai tempi della guerra fredda tra Est e Ovest, ci si guarda con sospetto? "Appunto. Oggi, in più, con la componente religiosa dei conflitti non risolti tra i tre monoteismi". Così, come e/o nacque nel '79 per farci conoscere la letteratura ungherese e quella polacca, e come la prima costola che ne è derivata due anni fa, Europa Editions, per far conoscere gli europei agli americani, questa seconda costola nasce per superare quest'altra "barra obliqua". L'operazione è in tre tappe: prima, tradurre e pubblicare autori italiani in arabo, seconda, allargare il tiro ad autori europei, terza pubblicare autori arabi giovani nella loro lingua, poi tradurli in italiano per e/o e in inglese per Europa Editions. I tre titoli d'esordio destinati al mercato arabo sono significativi: "I giorni dell'abbandono di Elena Ferrante, perché racconta di una donna lasciata dal marito senza spiegazioni, insomma di una prepotenza maschile, problema assai diffuso nei paesi arabi" spiega Lakhous. "Il secondo Un borghese piccolo piccolo di Vincenzo Cerami perché racconta di un padre che va a caccia di un lavoro per il figlio e il clientelismo è un male comune a tutto il Mediterraneo, terzo La festa del ritorno di Carmine Abate, storia di un'emigrato in Francia, che a me è sembrata la storia di mio padre". Sulle due sponde del Mediterraneo ciò che ci accomuna sono anche i vizi e i mali. Mercato potenziale per Sharq/Garb 300.000.000 di parlanti arabo, ma i lettori, per via di povertà oppure censura, sono assai meno. Lakhous, tra i non molti maghrebini in circolazione al Lingotto, sulla questione Israele/Palestina (altra barra obliqua.) tiene un suo equilibrio: "C'è stata una grande strumentalizzazione dalle due parti. Ma, per aiutare la causa palestinese, non si poteva trovare uno strumento meno controproducente del boicottaggio?". Da "entrista", come si sarebbe definito un tempo, si muoverà oggi Dario Fo: il Nobel ha deciso di trasformare il suo incontro in Sala Grande, in origine sul suo libro L'apocalisse rimandata uscito per Guanda, in un confronto sulla Palestina. E a proposito di monoteismi: siamo abituati, in Fiera, a vedere in mostra l'articolato mondo editoriale cristiano, dai Paolini alla Conferenza Episcopale. Ma quest'anno la Santa Sede è sbarcata direttamente in proprio: nello stand bianco e oro, pronte al duello ideologico, ecco le opere di papa Ratzinger.

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La Comunità ebraica e il voto per Alemanno (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del La Comunità ebraica e il voto per Alemanno Fernando Liuzzi Poco dopo la nascita di Alleanza nazionale, il piccolo mondo ebraico italiano fu chiamato a dare, o meno, il bollino blu dell'avvenuto superamento della tradizione fascista al nuovo partito derivante dal vecchio Movimento sociale. Si trattava di una richiesta impropria perché, in democrazia, chi può dare patenti di effettiva democraticità a un partito politico, dal punto di vista del diritto, è solo il complesso delle istituzioni democratiche. Mentre, da un punto di vista culturale, tale patente dovrebbe/potrebbe essere assegnata da intellettuali capaci di interpretare lo spirito pubblico. Formalmente, Alleanza nazionale si è presentata come un partito che agiva negli ambiti e con gli strumenti della democrazia politica. Da un punto di vista simbolico-culturale, la questione della democraticità di An era invece più sfumata e complessa. C'era quella fiamma missina, allusione all'indomito persistere dello spirito repubblichino, che continuava a campeggiare nel simbolo del partito. C'erano qua e là comportamenti e manifestazioni che lasciavano trapelare non sopiti legami nostalgici col Ventennio. Persistevano dunque, in generale, elementi di ambiguità circa la capacità di An di troncare qualsiasi legame con ogni retaggio dell'esperienza fascista. Invece, rispetto al più atroce esito di quella esperienza - ovvero la teorizzazione esplicita e poi la pratica di uno spietato razzismo antiebraico da parte del Regime mussoliniano, fino all'aperta collaborazione, nei venti mesi della Repubblica Sociale, con lo sterminio attuato dai nazisti - il gruppo dirigente del nuovo partito sentì l'esigenza di marcare un taglio netto. Una scorciatoia? Forse. Ma imboccata in modo deciso. Nel 2004 il leader di An, Gianfranco Fini, compì, nel corso di un viaggio in Israele, una visita allo Yad va-Shem, il museo dedicato al ricordo del genocidio organizzato dalla Germania nazista contro il popolo ebraico. Un gesto che aveva il significato inequivocabile di un definitivo riconoscimento della terribile tragedia prodotta dal razzismo nazifascista. In quella visita, Fini fu accompagnato dal Presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane. Fece bene Amos Luzzatto ad offrire a Fini l'avallo implicito della propria autorevole presenza? Credo di sì. Perché chi fa un passo nella direzione giusta non può che essere incoraggiato. Con quella visita, infatti, Fini parlava anche ai suoi per indicare agli ex ragazzi del Fronte della gioventù quale fosse stata la stazione di arrivo dell'antisemitismo mussoliniano: Auschwitz. Tutto bene allora? No. Perché il primo dei crimini politici compiuti dal fascismo non è stato il razzismo antiebraico, praticato nella parte finale del proprio sciagurato percorso, ma quella soppressione violenta della democrazia parlamentare che aveva costituito la sua base di partenza e la premessa di ogni crimine successivo. Da questo punto di vista, il bollino blu della denominazione democratica garantita avrebbe dovuto essere consegnato ad An, se del caso, dai rappresentanti dell'intera realtà nazionale e non da quelli di 30mila ebrei. E la domanda cruciale per superare tale esame avrebbe dovuto essere non "Condannate voi l'antisemitismo fascista?", ma "Condannate voi il fascismo?". Questa domanda non fu posta in termini chiari ad An. La coscienza nazionale preferì accontentarsi della risposta affermativa che Fini, col suo viaggio, aveva dato alla prima delle due domande, lasciando che l'Ucei svolgesse quella che fu interpretata e utilizzata come una funzione di supplenza politico-culturale nei confronti di un mondo democratico la cui lucidità appariva appannata dopo anni di pensiero debole. In ogni caso, tutto questo fa già parte del nostro passato. Fini ha pagato con la scissione guidata da Storace non il suo viaggio a Gerusalemme, ma la manifestata intenzione di sciogliere An dentro il berlusconiano Popolo delle libertà. Credo quindi sia stato un errore sollevare, nella recente competizione per l'elezione del nuovo Sindaco di Roma, un allarme antisemitismo relativo alla candidatura del finiano Alemanno. Una candidatura che andava combattuta, certo, ma per mille altri motivi: dall'inaccettabile linguaggio usato dallo steso Alemanno, in generale, verso gli stranieri poveri e, in particolare, verso i Rom rumeni, fino alle simpatie mostrate per l'ottuso corporativismo dei tassisti capitolini. Perciò, se c'è qualcosa che mi ha rattristato nel fatto che altri iscritti alla Comunità ebraica di Roma abbiano votato proprio per Alemanno, non è che si siano dimenticati dell'antisemitismo fascista - da cui immagino il nuovo Sindaco si terrà programmaticamente alla larga - ma, semmai, che si siano dimenticati di ciò che la tradizione ebraica insegna circa il modo in cui ci si deve comportare verso "lo straniero che abiterà presso di te".

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Berlusconi trova i conti in ordine... Cara Unità, così, la storia si ripete. Berl (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Berlusconi trova i conti in ordine... Cara Unità, così, la storia si ripete. Berlusconi ritorna al governo e trova i conti in ordine. Altri cinque anni per fare disastri. Ma tra cinque anni, chi li metterà a posto? Il peggio, fra le altre cose, è che il governo Prodi non ha approfittato della situazione; avrebbe potuto battere sul tasto dell'eredità maledetta tutte le volte che voleva, e (forse) le elezioni sarebbero andate in modo diverso, o non sarebbero neppure avvenute. Ma tant'è, dopo la beffa, ora aspettiamo il danno. Giuseppe Valendino, Canonica di Triuggio (Mi) I City Angels non c'entrano con le ronde padane Caro Direttore quello delle "ronde" sembra diventato il tormentone post elettorale su cui si cimentano politologi di varia estrazione, ma anche sindaci ed assessori, spece del centro-nord, che tentano di dare risposte al bisogno i sicurezza, espresso dalla popolazione. E l'articolo di Cotroneo del 7 Maggio s'addentra in modo ironico nei vari possibili scenari a cui il prolifeare di queste iniziative potrebbe portare. Credo però che il richiamo ai City Angels, una organizzazione, a volte discussa, ma che si occupa da una trentina d'anni di disagio sociale, come fanno altre strutture di volontariato laiche e religiose, che agiscono soprattutto in quei luoghi, come le stazioni ferroviarie, dove maggiore è il concentramento di tossicodipendeti, "barboni" e quantaltro, c'entri poco con le ronde messe in piedi dalla Lega. Inoltre alcuni scenari che lui ipotizza sono già realtà. Il Movimento Guardie Padane ad esempio è una onlus di volontari della protezione civile, quindi dotata di mezzi finanziati dalla Regione. E a cui si può già devolvere, non l'otto, ma il cinque per mille. Come si vede con un po' di fantasia... Ivan Moretti, Cremona Si rischia di cancellare i valori della Resistenza Caro Direttore, sono estremamente preoccupato di vivere in un Paese in cui la vita di un ragazzo massacrato da cinque suoi coetanei nazifascisti venga messa alla stregua o, peggio, declassata rispetto ad un episodio di dissenso ideologico, seppure forte, come quello di bruciare una bandiera di Israele a Torino. Se l'atteggiamento minimizzante e fuorviante del sindaco veronese Tosi è semplicemente disgusto so, il Presidente della Camera Fini non prova vergogna a fare certe affermazioni? O dobbiamo pensare che a destra, sotto il doppiopetto, qualcuno porti ancora la camicia nera? Rammento, tra l'altro, quale fosse l'uso che Bossi, sodale di Fini, consigliava di fare della bandiera italiana. Sdoganamento dopo sdoganamento si stanno cancellando valori e memoria della Resistenza e questi sono i frutti. Vanni Destro, Rovigo Sicurezza, la violenza in famiglia è un'altra cosa Caro direttore, ogni volta che si parla di sicurezza e della paura delle donne d'essere aggredite per strada, qualcuno se n'esce col discorso che la maggior parte delle violenze e degli stupri avvengono in famiglia. Spero non lo abbia fatto anche lei, altrimenti cestinerà questa mia. Anche il bravo Gad Lerner, durante la trasmissione L'infedele del 7 maggio, dedicata appunto al tema della sicurezza, ha riferito con foga i dati dell'Istat relativi agli stupri in famiglia. Ma che cosa c'entra? Una donna che ha ricevuto o riceve violenze in famiglia, non ha il problema della sicurezza quando è fuori di casa? Il problema delle violenze in famiglia va affrontato con strumenti diversi, salvo che qualcuno oltre al poliziotto di quartiere non pensi anche al poliziotto di famiglia. Veronica Tussi L'Unità, dopo averla letta la lascio sempre in giro Cara Unità, non sprecate l'Unità. Sono 15 anni che, dopo averla letta, la lascio su una panchina, ad un bar, dentro un portone, sopra un muretto, in una spiaggia, ecc... Paolo Craniotto, Varazze Una poesia per ricordare chi lottò per la libertà Caro Direttore, vi mando questa mia poesia per sfogare l'orrore e la rabbia di quanto abbiamo vissuto in tempi passati. E adesso vedo giovani esultare facendo il salutofascista. Mi fa paura per i nostri nipoti: "Nessuno mi ha insegnato che cos'era la resistenza. Ancor oggi c'è il rischio di pagare cara questa ignoranza. La memoria non si deve ricordare solo sulle lapidi. Il passato ha dato troppe vite umane. Terra non coprire il suo sangue, non fare che il suo sangue, non fare che ogni morte sia vana e tu uomo no lasciare che il popolo dimentichi per poi condannarlo a riviviere il passato". Fernanda Di Carlo Verona, c'è anche un problema di educazione Cara Unità, il martedì sera La7 trasmette un simpatico programma intitolato S.O.S Tata. Una tata esperta affianca per una settimana genitori alle prese con figli particolarmente indisciplinati e con pazienza, ironia e fermezza, elabora la sua personale ed efficace ricetta per trasformare i diavoletti in angioletti. Ma la sua bacchetta magica non consiste tanto nell'educare i bambini, quanto quanto nell'educare i genitori ad educare i figli. Mi pare, alle volte, che tutte le nostre famiglie avrebbero bisogno di una tata, giacché abbiamo smarrito la capacità di educare i nostri figlioli. Quei calci sferrati da alcuni giovani di Verona alla testa di un altro giovane, quasi quella testa fosse stata palla da gioco, sono calci sferrati alla nostra coscienza. Attilio Doni Riecco Berlusconi laccato Che nostalgia di Prodi... Carà Unità, ci mancherà, Romano Prodi. Ecco sugli schermi tv il Berlusconi IV, laccato a nuovo. A molti, con me, mancherà il volto pulito e semplice di Romano Prodi, lo sguardo rispettoso e attento, la parlata dimessa e pensosa, l'intelligenza d'un pensiero nel poco apparire. Un grande vuoto, anche nel "vedere" quotidiano. Dietro a questo, sappiamo bene il lavoro competente e rigoroso d'un uomo al servizio del cittadino e del bene comune. Forse, domani, qualcuno ci ripenserà e proverà a costruirgli un monumento su misura. È già capitato, nella storia del mondo e di questo sfortunato Paese. Ma ricordo il "Guai a voi, farisei ipocriti!", gridato tanti anni fa a chi innalzava sepolcri ai profeti, dopo averli mandati a morte (Vangelo di Matteo 23,29). Giuliano Ligabue.

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Nascita di una nazione nelle foto di capa e attraverso il cinema - brunella torresin (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVII - Bologna Nascita di una nazione nelle foto di Capa e attraverso il cinema Il 14 maggio il Museo Ebraico celebra l'anniversario con un concerto, una mostra e otto film BRUNELLA TORRESIN Tra il 1948 e il 1950 Robert Capa si recò quattro volte in Israele. Era a Tel Aviv il 14 maggio 1948 quando venne dichiarata la nascita dello Stato di Israele. In mezzo alla folla festante, ne aveva fotografato i volti e l'esultanza e ritratto David Ben Gurion durante il suo primo discorso. Era successivamente tornato in Palestina per realizzare assieme a Irwin Shaw una Cronaca su Israele; aveva attraversato il paese, visitato i campi di transito, testimoniato l'insediarsi delle prime attività, l'arrivo delle diverse ondate d'immigrazione. Aveva fotografato donne e uomini curvi sotto le valigie, e i primi coloni intenti a dissodare la terra; aveva ritratto rabbini immersi nello studio della Torah, e ragazzi e ragazze che piantavano ulivi. Era stato anche testimone dei primi conflitti con gli stati confinanti, e fotografato i sacchi di sabbia su cui si sarebbero appoggiati e protetti i primi di tante generazioni di soldati di Israele. Sono quarantasei le "Fotografie da Israele" di Robert Capa che il Museo Ebraico di Bologna espone dal 14 maggio prossimo, alle 18 l'inaugurazione, nel 60° anniversario esatto della proclamazione dello Stato di Israele, e fino al 20 luglio: quarantasei immagini in bianco e nero, a lungo rincorse dal direttore del Meb Franco Bonilauri, asciutte e prive di qualsiasi retorica, e però intimamente partecipi di un'epopea e di una nuova epica. La mostra è inedita per l'Italia; l'agenzia Magnum - fondata dallo stesso Capa - l'ha presentata un'unica altra volta in Europa, nel 1993 al Museo Ebraico di Parigi. Robert Capa, che rispondeva al nome di Endre Friedman, era nato a Budapest, nel 1913, in seno a una famiglia ebrea. Aveva studiato a Berlino e di lì, nel 1933, era fuggito a Vienna e poi a Parigi. Nel 1936 aveva fotografato in Spagna il miliziano colpito - l'immagine che gli avrebbe dato la notorietà mondiale. Accanto alla testimonianza fotografica delle origini di Israele, il Museo di via Valdonica 1/5 ha scelto di celebrarne anche il volto più attuale, contemporaneo, vivente, ovvero quello filtrato dal linguaggio del cinema: e lo stesso 14 maggio si aprirà al cinema Lumière, con La Banda di Eran Kolirin, anche la rassegna di "Cinema di Israele" curata dalla Cineteca e da Andrea Morini. Si concluderà il 27 maggio con la proiezione di Désengagement, l'ultimo film di Amos Gitai, e sarà presente il regista. Offre l'occasione di vedere anche Meduse, il film di Etgar Keret, scrittore e regista, realizzato assieme alla moglie, attrice e regista, Shira Geffen. Etgar Keret e Shira Geffen saranno tra i protagonisti, in luglio, di Sotto la stella di Davide, terzo ciclo di incontri e letture estive (dopo Tutto il latte e il miele nel 1005 e Non tutto è vanità, nel 2007) che il Meb dedica alla letteratura di Israele, di concerto con l'assessore alla cultura Guglielmi e la rassegna "Bè!". Ancora il 14 maggio in Sinagoga alle 17.45, la Comunità Ebraica di Bologna, che ha come presidente Guido Ottolenghi, offre alla città un concerto pianistico di musiche ispirate all'ebraismo e composte tra l'800 e il '900: è il Concerto del Giorno dell'Indipendenza, con brani di Maurice Ravel e di Mendelssohn, di Bernstein e di Milhaud, di Prokof'ev, di Bloch e di Castelnuovo Tedesco, che il pianista Mattia Peli eseguirà nella versione originale o in trascrizione per pianoforte. "Ogni tipo di critica a ogni qualsiasi azione o decisione o evento è possibile e produttiva, se condotta secondo i canali e le regole della dialettica democratica. Non lo è invitare al boicottaggio", ha risposto il presidente del Museo, Emilio Campos alla richiesta di un commento sulla vicenda della Fiera del Libro di Torino e all'episodio bolognese dell'aula non concessa dall'Alma Mater a un dibattito a favore del boicottaggio. "Credo che il preside e il rettore dell'Università abbiano fatto bene", ha detto Campos. "Sarebbe paradossale - ha aggiunto Ottolenghi - che un'università si richiamasse alla libertà di espressione culturale per negare la libertà altrui di espressione culturale".

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Ma al Lingotto può cominciare una nuova era (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 110 del 2008-05-09 pagina 33 Ma al Lingotto può cominciare una nuova era di Fiamma Nirenstein Alla fine, dopo mesi di nuotata controcorrente fra onde di frasi insensate sugli ebrei, i Protocolli dei Savi di Sion, dopo le follie sulla "pulizia etnica" pretesa dai seguaci di Vattimo e le intimidazioni a Napolitano dell'intellettuale Tareq Ramadan, persona non grata negli Usa e ora anche da noi, la Fiera del libro è finalmente approdata nel suo porto naturale davanti a folle di giovani e no, ben più numerosi di quanto mi sarei mai aspettata. Gente arrivata da ogni parte d'Italia semplicemente per ascoltare degli scrittori che parlano a voce bassa di poesia, romani, milanesi, fiorentini, siciliani, una quantità di parlamentari di tutte e due le parti politiche di cui alcuni, come Luca Barbareschi, Giorgio La Malfa che sul telefonino mi chiede dove siete, Margherita Boniver, Scipione Rossi e tanti altri si fermano a sventolare la bandiera di Israele davanti ai cancelli del Lingotto, mentre scorrono sorridenti anche Giovanna Melandri, Fassino, Vernetti, Fiano. La folla vuole entrare sin dalle prime ore, la accompagnano eroine come la professoressa Santus che, esponendosi alla possibile violenza, si avvolse in una bandiera di Israele sulle scale dell'Università. La gente si accalca alle biglietterie e si sparge nel gigantesco edificio in cui troneggia una torre di libri, circondata da miriadi di stand colorati: lo fa certo per la cultura, lo fa certo per la bellezza che, come dice il titolo della Fiera, ci salverà. Ma lo fa soprattutto per venire a sostenere l'immagine d'Israele e di chi l'ha voluta alla Fiera, il direttore editoriale Ernesto Ferrero, e Rolando Picchioni, il presidente. Mentre arriva Napolitano respiriamo l'aria di un tempo nuovo, quello in cui la gente sa che Israele non è un paria, che il suo diritto all'esistenza è un fatto prima ancora che di legalità internazionale, di merito per essere sempre rimasto il baluardo della democrazia mentre il rifiuto arabo la costringeva a tante guerre. È chiaro, non c'è forse più nemmeno bisogno di dire la solita frase di circostanza di cui francamente non se ne può più: pur riconoscendo il pieno diritto a criticare Israele... Ieri al Lingotto il senso di tutti i discorsi, l'aria che si è respirata durante il discorso di Napolitano, persino da prima che aprisse bocca era: smettete di odiare Israele, è un errore e un crimine. E chi ha mai impedito di criticare Israele? Anzi, è stato lo sport nazionale. Soltanto che poi queste critiche dovrebbero sostanziarsi in qualcosa di concreto, magari per spiegare che cosa avrebbe dovuto offrire Israele a Arafat perché accettasse la proposta di pace; come avrebbe dovuto andarsene dal Libano perché gli Hezbollah smettessero di odiarla; cosa c'è di sbagliato nel ritenere che una volta sgomberata Gaza sarebbe stato meglio utilizzarla per piantare pomodori nelle serre, come facevano i settler, invece che come una rampa di lancio missilistica contro Sderot. Mentre la folla si accalca e sta per arrivare il presidente insieme all'ambasciatore israeliano Gideon Meir e a Yehoshua, Angelo Pezzana ancora martella con i suoi cari amici dentro lo stand d'Israele in cui sono in mostra l'uno vicino all'altro la messe infinita di romanzi che in questi anni, da Aleph Beth Yeoshua, che sta arrivando e parlerà alla folla, a Zruia Shalev, una scrittrice magica e segreta, che in piedi nello stand guarda incredula tutti questi italiani che festeggiano Israele sotto un gran bandierone bianco e azzurro. Quando qualcuno chiede a Yehoshua del boicottaggio, la folla fa un ululato di impazienza che dice "il boicottaggio non esiste, non è degno di esistere. Torniamo a parlare di Cechov come faceva Yehoshua fino a un momento fa, dell'importanza delle piccole cose nell'ispirazione di uno scrittore". Yehoshua risponde che adesso esiste lo Stato palestinese (probabilmente si riferisce agli accordi di Annapolis) e promette che verrà certamente a visitare i palestinesi se il loro nuovo Stato sarà scelto come ospite. Anche lui, con il quale abbiamo passato tante ore, e che ha fatto della parola "pace" un mantra, sa che le delusioni degli anni passati hanno un titolo principale: rifiuto islamista, estremismo, terrore. Sa che poche ore fa Shimon Peres ha ripetuto durante la cerimonia in memoria dei caduti d'Israele il sogno di "far sorridere i bambini israeliani e palestinesi", ma ha anche detto che le cose si fanno sempre più difficili nel tempo. Anche Buli, così chiamano Yehoshua gli amici, lo sa. Certi toni polemici di un tempo contro l'establishment del suo Paese non avrebbero più senso, e non li sentiamo più. Sono lontanissimi anche dal discorso di inaugurazione di Aharon Appelfeld, che con la sua piccola voce ha comunicato anche a chi non sa l'ebraico il mare di emozioni che promana dalla lingua di Abramo oggi risorta, come nuova. Ho l'impressione che ormai la gran parte della gente sappia che Israele ci prova sempre a far la pace anche scrivendo libri che tutto il mondo ama. Un tempo amare Yehoshua o Grossman si sovrapponeva a una critica pacifista a Israele. Anche questo è tramontato. E da quello che si è visto qui, dall'accoglienza che ha ricevuto Napolitano, dalla folla che al ristorante si spingeva per un piatto di insalata, si può dire tranquillamente: può cominciare una nuova epoca e la Fiera può essere il suo trampolino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Israele, Libia e Libano le questioni <calde> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 110 del 2008-05-09 pagina 8 Israele, Libia e Libano le questioni "calde" di Redazione Alla Farnesina arriva un ex inquilino ma soprattutto uno stimato commissario europeo a Giustizia, Libertà e Sicurezza fresco di dimissioni. Grande dialogo con l'Europa, ma senza "euro-entusiasmi", con un giusto bilanciamento tra tradizione europeista dell'Italia e tutela degli interessi nazionali. Una linea di discontinuità rispetto alla politica del predecessore D'Alema nella visione del conflitto mediorientale, con un atteggiamento equilibrato ma riconoscendo le ragioni di Israele. Un'intensa collaborazione con il Viminale sull'immigrazione. Saranno questi tre punti di riferimento importanti di Frattini al ministero degli Esteri, senza dimenticare la conferma dell'amicizia storica del governo Berlusconi con Stati Uniti. Il primo impegno ufficiale sul palcoscenico mondiale è la conferenza di Lima della prossima settimana Europa-America latina. Dal Perù il neoministro inizierà a confermare la ritrovata attenzione dell'Italia per il continente sudamericano. Ma l'appuntamento più importante a media scadenza è l'organizzazione del vertice del G8 l'estate prossima in Sardegna: una task force è già prevista a palazzo Chigi, in coordinamento con la Farnesina e con il Viminale. Per quanto riguarda i fronti internazionali e le missioni militari all'estero, uno dei primi atti sarà una ridefinizione della presenza italiana in Libano, ed eventualmente delle regole d'ingaggio del nostro contingente, in collaborazione con il ministero della Difesa. Nelle relazioni diplomatiche, che si legano in questo caso al contrasto all'immigrazione clandestina, la gestione Frattini punterà a un consolidamento dei rapporti con la Libia. Fondamentali saranno poi nuovi accordi di riammissione con quei Paesi di provenienza degli extracomunitari illegali che finora non sono stati collaborativi con l'Italia e con l'Europa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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IL fallito boicottaggio della letteratura israeliana alla Fiera del libro ha evidenziato, a (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ALON ALTARAS IL fallito boicottaggio della letteratura israeliana alla Fiera del libro ha evidenziato, a mio giudizio, il ruolo politico che la letteratura esercita in questi giorni. La letteratura di Israele in realtà ha sempre accompagnato i processi politici che hanno caratterizzato la rinascita del popolo ebraico in veste moderna, cioè lo Stato di Israele. Basta pensare che ottant'anni fa l'ebraico scritto e parlato era in netta minoranza in tutto il mondo ebraico, mentre lo yiddish era la lingua della letteratura e della vita quotidiana ebraica in Europa. La paura che ha avuto chi voleva boicottare la presenza israeliana a Torino si basa sull'enorme successo di questa giovane letteratura in Italia e nel mondo. Scrittori come Amos Oz e Abraham Yehoshua o studiosi come Benny Morris sono tradotti in molte lingue e rappresentano, a mio avviso, i veri ambasciatori di Israele nel mondo. In Italia io che vivo ormai da cinque anni in questo Paese me ne sono accorto si avverte una grande curiosità verso la letteratura israeliana, accompagnata tuttavia da una disarmante ignoranza verso la sua società, la sua storia recente, la sua composizione antropologica, i suoi successi e i suoi fallimenti. La Fiera del Libro di quest'anno offre un'occasione irripetibile per conoscere profondamente la società israeliana, è sufficiente sfogliare la vastissima scelta di titoli israeliani, di scrittori e scrittrici di ogni generazione, per avere un incontro autentico con il mosaico affascinante dell'Israele odierna. Essere scrittore in lingua ebraica nel 2008 mi sembra un fatto bellissimo e impegnativo. La letteratura del mio Paese ha fatto rinascere l'antica lingua della Bibbia, facendola divenire una lingua moderna capace di descrivere una realtà complessa e difficile da decifrare. Il grande successo della letteratura israeliana e negli ultimi anni anche del cinema è dovuto alla consapevolezza di autori del mio Paese che un'arte che si misura con i conflitti esistenziali e politici riesce a parlare al mondo intero, mentre una letteratura che è solo propaganda di un'ideologia politica è dannata a morire quando tramonta l'ideologia che l'ha generata. L'immagine del filosofo Vattimo avvolto nella bandiera palestinese è un'immagine che nulla giova alla causa palestinese. Invece l'attenzione riservata dal '48 ai nostri giorni da tutti i grandi scrittori israeliani, sia grazie alla loro attività letteraria che alle loro prese di posizione politica, ha fatto sì che gli israeliani e il mondo occidentale dovessero tener presente la sofferenza dei nostri vicini. Esiste una vera e propria tradizione che la letteratura israeliana riserva al conflitto con i palestinesi e alla loro tragedia. Il padre della narrativa israeliana, Sameh Yzhar, nel suo racconto La rabbia del vento (Einaudi), già nel '49, un anno dopo la nascita dello Stato ebraico, parla della complessità umana legata alla nascita dello Stato ebraico democratico. Negli anni Sessanta troviamo i lavori di Avraam Yehoshua, che prendono in considerazione la coesistenza di due storie, di due popoli nella Terrasanta. Con Il vento giallo e Il popolo invisibile David Grossman negli anni Ottanta attira l'attenzione dell'opinione pubblica israeliana sui palestinesi dei Territori e sulle condizioni di vita degli arabi israeliani, cioè coloro che dal 1948 sono cittadini dello Stato ebraico a tutti gli effetti, anche se non sempre godono di tutti i diritti. Nell'ottica della letteratura come impegno politico potrei aggiungere i libri di due scrittori arabi israeliani, Anton Shammas e Sayed Kashua, che hanno scelto di scrivere in ebraico e raccontare la complessa situazione di essere al contempo arabo e israeliano. L'immagine di Israele in Italia è costruita su tanti luoghi comuni, come mostrano frequentemente le immagini usate dai mezzi di comunicazione di massa quando si parla di questo Paese o della sua cultura: Muro del pianto, soldati armati, ebrei ortodossi con i riccioli, donne ortodosse con le parrucche, foto gigantesche del muro e così via. Chi vuole avere uno sguardo fresco su questo mio strano Paese farà meglio a leggere gli autori appena citati, vedere il cinema israeliano e studiare i libri dei "nuovi storici" israeliani che non fanno alcuno sconto ai nostri primi sessant'anni di Indipendenza.

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Non c'è dialogo senza il riconoscimento di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Non c'è dialogo senza il riconoscimento di Israele" Napolitano inaugura la rassegna di Torino. E ai bambini dice: "Leggete, vi aiuterà a crescere".

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GERUSALEMME Se sarò incriminato, mi dimetterò . Dopo 24 ore di cerimon (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO GERUSALEMME "Se sarò incriminato, mi dimetterò". Dopo 24 ore di cerimonie ufficiali e festeggiamenti per i 60 anni d'Israele, Ehud Olmert ha convocato ieri giornali e tivù per difendersi da pesanti accuse di corruzione. Non ha smentito le notizie filtrate nei giorni scorsi, ma ha cercato di spiegarle. All'epoca in cui era sindaco di Gerusalemme ha accettato centinaia di migliaia di dollari in donazioni raccolte da un uomo d'affari americano per finanziare il Likud, il partito nel quale militava. "Mai per me", ha precisato in una breve ma drammatica apparizione davanti alle telecamere. La magistratura aveva imposto il blocco delle notizie sulle indagini e solo quando su un quotidiano di New York è stata rivelata l'essenza delle accuse e il nome, Morris Talansky, dell'uomo che avrebbe confermato agli inquirenti di aver reperito fondi per conto di Olmert, la magistratura ha autorizzato la divulgazione. Non è chiaro se le accuse riguardano finanziamenti illeciti o se Olmert sia sospettato di aver concesso favori in cambio di soldi. "Finirà in galera", aveva anticipato una fonte vicina agli inquirenti. "Non ho mai intascato un centesimo", ha insistito il premier ricordando anche la delicatezza di questo periodo. Nei prossimi giorni, nell'ambito dei festeggiamenti, ci saranno ancora conferenze e le visite di capi di stato (Bush, il più atteso), ma la maggioranza degli israeliani è ormai focalizzata sul futuro politico e giudiziario di Ehud Olmert e sugli scambi reciproci di segnali di disponibilità col siriano Bashir Assad. I due leader parlano di pace. Di riprendere i negoziati, interrotti anni fa dai loro predecessori. E la gente, al di là dalle divergenze sul prezzo da pagare, ossia se la pace vale la restituzione a Damasco delle alture del Golan, si chiede per quanto tempo ancora Olmert guiderà il paese. Per qualcuno, la "questione morale" è fondamentale, per altri "poco importa se il premier è corrotto se finalmente arriverà alla pace". La polizia non appare pronta ancora a chiedere l'incriminazione del premier. Un collaboratore di Olmert accusa l'opposizione di aver imbastito tutta la vicenda per impedirgli di andare avanti sulla via della pace, smantellare una parte delle colonie in Cisgiordania e restituire il Golan. In una delle interviste rilasciate in questi giorni, Olmert ha, infatti, insistito che la sua massima priorità è mettere fine al conflitto con la Siria e con i palestinesi.

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TORINO - Qualche settimana fa ha fatto parte di una folta rappresentanza di scrittori israel (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dal nostro inviato RENATO MINORE TORINO - Qualche settimana fa ha fatto parte di una folta rappresentanza di scrittori israeliani alla Fiera del Libro di Parigi. Sette giorni fa ha partecipato al Pen festival di New York. Tra poche settimane sarà al festival della cultura ebraica di Cracovia e a giugno a Milano, per La Milanesiana. E oggi Abraham Yehoshua è a Torino dove ha presentato il ultimo romanzo "Fuoco amico" , nel primo incontro della Fiera del Libro come massimo rappresentante di Israele che ne è il paese ospite. La vita di un scrittore, dice, "è diventata intensissima. I festival letterari e cinematografici, le mostre, i seminari in cui si disserta dello stato del mondo e di cultura hanno sostituito negli ultimi anni le guerre e gli scontri di frontiera. Tutti cercano il dialogo, e non solo quello culturale ma quello autentico, faccia a faccia. E lui in modo particolare perché accetta questo perenne pellegrinaggio intellettuale,cosa più lo seduce? "E' il contatto col pubblico a stupirmi, spesso proprio quel contatto superficiale". Confessa di aver sviluppato una certa abilità nello scambiare qualche parola con i lettori che vengono a chiedergli un autografo. Domanda loro cosa apprezzano del suo stile, quale suo libro sia piaciuto di più. Per un'ora o più si rende conto di come personaggi ben definiti, concepiti in un luogo e in un tempo lontani, siano riusciti a suscitare un senso di identificazione. "Risorge in me la fede nello spirito umano, nella fratellanza che quest'ultimo riesce a generare con tanta facilità e io, che vengo da una terra martoriata da guerre e conflitti e ultimamente mi lascio sopraffare dal pessimismo, riprendo coraggio". Yehoshua: qui a Torino la sua presenza e quella dei suoi colleghi è stata però fortemente contestata, "boicottata"? "Il boicottaggio non solo è ingiusto ma anche dannoso al processo di pace in cui tutti riponiamo speranze. Sono 40 anni che mi batto per riconoscere la Palestina, sono stato uno dei primi a firmare la petizione affinché il mio governo trattasse con l'Olp e ora sostengo il dialogo con Hamas. Mi auguro e che gli scrittori palestinesi vengano invitati alla Fiera del Libro del 2009: verrò a salutarli". La letteratura può avere qualche peso nel creare aperture tra persone di diversa religione? "E' come le gocce di olio lubrificante sulle ruote della realtà. Non credo che possa cambiare la gente. Ma quando viene offerto il pensiero degli scrittori, esso può aiutare ad affrontare la realtà, a conoscerla in profondità. Il mio romanzo "L'amante" , con un ragazzo arabo di 15 anni che lavora in un garage è diventato un testo adottato nelle scuole. Lo hanno letto, lo hanno studiato. Qualunque sia l'opinione che si sono fatti, se ho aiutato a cercare di capire e a identificarsi con il ragazzino arabo, tutto ciò ha reso tutti più aperti verso il popolo arabo". Lo scrittore è uno psicoanalista della comunità? Porta alla luce l'inconscio della gente per estrarne verità nascoste. "Lo psicoanalista fa analisi individuali, lo scrittore le fa al popolo ebraico che però per questo non paga... Come accade nell'analisi i pazienti sono spesso arrabbiati con l'interpretazione. Si va a toccare attraverso la scrittura la parte più nascosta scendendo come un vero e proprio minatore. Si tocca la zona più profonda grazie all'elemento più intimo, il linguaggio". Qual è il peso del giudizio etico? "Una decina di anni fa pensavamo alla fine della storia. Tutto andava bene, senza più conflitti, trionfavano il capitalismo e la globalizzazione e tutto il resto, con grandi festeggiamenti e aspettative si viveva la fine del millennio. Ora ci troviamo a fare i conti con il terrorismo, il fondamentalismo islamico e tutto il resto. La letteratura deve proiettarsi fuori dal proprio ambito psicologico, deve sempre più misurarsi sulla questione etica. Affronta la complessità in cui viviamo".

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TORINO - Leggete, leggete, leggete . E' l'invito che il presidente della Repubbli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dal nostro inviato OLIVIERO LA STELLA TORINO - "Leggete, leggete, leggete". E' l'invito che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rivolto a una folla di bambini che lo ha accolto con una gioiosa ovazione, ieri mattina, al termine della sua visita inaugurale alla Fiera del libro di Torino. Centinaia e centinaia di bambini che hanno evidentemente identificato in lui una figura paterna, e il Presidente ne è stato toccato tanto che ha deciso un breve fuori programma: si è fermato lì, nel Bookstock Village, l'area dedicata ai ragazzi, e ha rivolto loro un breve discorso. "Non vi chiederò di fare silenzio", ha detto. "Le vostre voci sono la cosa più allegra che esista". Li ha ringraziati dell'accoglienza e li ha sollecitati, come si è detto, a coltivare la lettura: "Vi aiuterà a pensare, a crescere, a formarvi". Quasi a malincuore Napolitano si è staccato dai piccoli fan in delirio per tornare a Roma, alle incombenze della politica: "Ora vi lascio - ha detto - per andare in un posto dove c'è molta meno bellezza". E alzando il tono della voce, per superare il frastuono degli applausi, così ha concluso: "Voi siete l'avvenire del libro, della cultura e della democrazia". I ragazzi gli hanno urlato: "Grande, sei grande Presidente!". In questa atmosfera festosa è terminata l'inaugurazione della ventunesima edizione della Fiera, iniziata un'ora e mezza prima in un clima di apprensione per le roventi polemiche seguite alla scelta di invitare Israele come paese ospite. Non c'è stata comunque alcuna contestazione nei confronti del Presidente. Ad alcune centinaia di metri dal Lingotto - dove si svolge la Fiera - una ventina di esponenti di Free Palestine, la "rete" che promuove il boicottaggio della manifestazione e la protesta contro la scelta degli organizzatori, si è limitata a esporre uno striscione e a distribuire volantini. Per domani è prevista una manifestazione pro Palestina e contro il governo di Israele che, come è stato scritto, crea forti timori. Ma ieri tutto è filato liscio. Subito dopo il suo arrivo, alle 10, Napolitano ha tenuto un discorso alla presenza del sindaco Chiamparino, della presidente della Regione Bresso, del vescovo Poletto, dell'ambasciatore di Israele Meir, di altre autorità e di esponenti dell'editoria, della cultura e dell'industria. La sua è stata una lezione di tolleranza e di democrazia. "Il valore essenziale che la Fiera esprime è quello - ha affermato - del confronto e del dialogo tra culture, posizioni di pensiero, esperienze creative, senza confini impenetrabili e senza preclusioni. Si tratta di un contesto e di un clima che non possono essere turbati e deviati da contese politiche, da intrusioni pretestuose". Ma, ha aggiunto, "non c'è dialogo se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele. Un diritto che può e deve combinarsi con il diritto del popolo palestinese a dare vita a un suo Stato". "Tutt'altra cosa è la libertà di critica nei confronti della politica, ovvero di indirizzi e comportamenti concreti del governo di Israele: libertà che è riconosciuta innanzitutto in Israele in quanto Stato democratico". E ha concluso con l'invito rivolto ai popoli europei dallo scrittore israeliano Amoz Oz, nel suo saggio "Contro il fanatismo": "Non dovete più scegliere fra essere pro Israele o pro Palestina. Dovete essere per la pace". (Ha collaborato Luca Pasquaretta).

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Napolitano apre la Fiera del libro: dialogo per israeliani e palestinesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-09 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Napolitano apre la Fiera del libro: dialogo per israeliani e palestinesi "Questo evento non va stravolto". Pochi contestatori davanti al Lingotto Inaugurazione senza tensioni. E la Nirenstein fa "pace" con Gad Lerner: sarà insieme a lui a un dibattito DA UNO DEI NOSTRI INVIATI TORINO - Forse Giorgio Napolitano non ha notato arrivando i pochi contestatori di Free Palestine in una strada adiacente al Lingotto dove ieri mattina alle dieci stava per inaugurare la XXI Fiera del libro dedicata alla cultura di Israele. Ha visto invece tante bandiere bianche e azzurre con la stella di David. Il presidente ha voluto però subito rispondere a chi ha considerato la scelta di Israele Paese ospite nel sessantesimo della sua fondazione come "appiattimento politico di un grande evento culturale". è vero piuttosto - ha detto Napolitano accolto da un applauso in una sala piena di cinquecento persone, tra cui in prima fila Sergio Marchionne, il cardinale Severino Poletto, Giovanna Meandri, Piero Fassino, Abraham Yehoshua e Aharon Appelfeld - "che si stravolge politicamente e culturalmente quest'evento pretendendo di introdurvi la problematica del drammatico conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria, di negazione dei termini obiettivi di un dialogo più che mai necessario. Perché non c'è dialogo se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua nascita, del suo diritto a esistere nella pace e nella sicurezza. Un diritto che può e deve combinarsi con il diritto del popolo palestinese a dare vita a un suo Stato". Napolitano ha fatto un discorso emozionante, a tratti pedagogico. E dopo aver sottolineato anche l'importanza della "libertà di critica" nei confronti della politica del governo di Israele, ha invitato a riflettere sulle parole conclusive del saggio di Amos Oz, Contro il fanatismo. Prima l'ambasciatore di Israele in Italia, Gideon Meir, figlio e nipote di librai, aveva espresso gratitudine a Napolitano "per la sua forte presa di posizione quando ci sono stati appelli al boicottaggio". Uomo di libri nella casa dei libri, come ha ricordato Ernesto Ferrero citando l'autobiografia politica Dal Pci al socialismo europeo (Laterza), e il volume su Altiero Spinelli e l'Europa (Il Mulino), Napolitano, primo presidente a inaugurare la Fiera del libro, nonostante il pressante impegno che lo attendeva a Roma (la visita torinese è durata meno di due ore), ha voluto fare il giro inaugurale fra gli stand. In una ressa a tratti incontrollata si è fermato a salutare Antonio Sellerio, Giuseppe Laterza, ha chiesto a Renata Colorni della Mondadori quando sarà pronta la sua traduzione della Montagna incantata. Allo stand di Israele ha ricevuto l'omaggio di una bandiera israeliana e una penna. E da Fiamma Nirenstein, che ha fatto pace con Gad Lerner, una copia autografa del suo Israele siamo noi. Poi il capo dello Stato si è fermato a salutare Lisa, bambina disabile di Reggio Emilia. Quindi ha fatto la tappa conclusiva al Bookstock, lo spazio dedicato ai ragazzi. Dopo il saluto della madrina della fiera, Elisabetta Sgarbi, ha strappato un applauso di commiato: "Le vostre voci sono la cosa più bella. Leggere vi aiuterà a crescere. Io vado in un luogo in cui c'è meno bellezza di qua", ha concluso alludendo al tema conduttore della Fiera. Ieri è stata una giornata di festa, le temute contestazioni non ci sono state. Un piccolo drappello di "boicottatori" si è limitato a distribuire volantini davanti alla libreria di Angelo Pezzana sulla manifestazione dei centri sociali prevista per sabato. Dino Messina GUARDA le immagini della Fiera del libro su www.corriere.it.

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Gideon Meir: il Quirinale un modello per tutti i leader (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-09 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE L'ambasciatore Gideon Meir: il Quirinale un modello per tutti i leader MILANO - La sua "presa di posizione netta contro ogni forma di antisemitismo e antisionismo" fa del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "un modello e punto di riferimento per i leader di tutto il mondo". Lo ha detto ieri sera l'ambasciatore israeliano a Roma, Gideon Meir (nella foto), presentando Viaggio alla fine del millennio, adattamento lirico del romanzo di Yehoshua, al Teatro dell'Opera. Introducendo la serata, l'ambasciatore ha ringraziato il presidente, seduto in prima fila: "La sua chiara posizione - ha detto Meir -, assunta insieme a tutti gli altri esponenti politici di maggioranza e opposizione contro i tentativi di delegittimare lo Stato ebraico, merita stima e ammirazione e fa di lei il modello e il punto di riferimento per i leader di tutto il mondo". Napolitano, ha aggiunto, viene indicato in Israele come "simbolo di giustizia naturale". Meir si è detto certo che a novembre, quando il capo dello Stato andrà in Israele, "sarà accolto a braccia aperte". Napolitano, per parte sua, ha ripetuto che "l'Italia è fortemente impegnata a difendere il diritto di Israele a vivere in pace e sicurezza".

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Raffiche secche sulla <Corniche> Il vizio assurdo del Paese delle fazioni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-09 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il reportage "Strade semivuote, barricate e carri armati ovunque" Raffiche secche sulla "Corniche" Il vizio assurdo del Paese delle fazioni SEGUE DALLA PRIMA "Il governo libanese - ha detto il leader del movimento sciita Hezbollah, vestito di nero e d'arancio - ci ha dichiarato guerra". Prima esplosione, alle 18.01. Oltre la finestra aperta: cielo azzurro, raffiche secche, odore di primavera, il basso delle granate, mare sullo sfondo. Sembra d'essere finiti nel sogno di qualcun altro. Fuori, per le strade di quella che era una città bellissima, sparatorie tra le fazioni sciite e sunnite: come se non aspettassero altro. L'esercito libanese, per ora, non si mette in mezzo. Molti, nella truppa, sono sciiti, e la decisione di intervenire potrebbe spaccare l'ultima forza di unità nazionale. Dai carri armati sbucano teste di ragazzi nati durante la guerra civile (1975-1990). Mai, da allora, Beirut c'era tornata così vicina. Il Libano delle fazioni è ricaduto nel suo vizio assurdo. Hezbollah non vuole che il governo smantelli la sua rete privata di telecomunicazioni: mercoledì ha preso in ostaggio l'aeroporto; ieri, il discorso di Nasrallah e le sparatorie. I libanesi hanno l'occhio lungo: sapevano che sarebbe andata a finir male. Da due giorni le strade sono semivuote, i supermercati svuotati, i ristoranti deserti. A "Le Pecheur", sulla Corniche, tre tavoli occupati; piccole onde contro i vetri, navi mercantili all'orizzonte. I camerieri, consegnati hummus e tabule, parlottano tra loro. Tutti hanno una casa, e devono tornarci. Siriani contro anti-siriani, governo sunnita filo-occidentale e opposizione sciita, maroniti incapaci di issare un proprio uomo alla presidenza, come vuole la tradizione. Il rituale libanese - "un regime feudale mascherato", sussurra ridacchiando un conoscente locale - s'è incattivito di colpo. Nessuno, quando viene buio, esce per le strade. Si assiste, si aspetta. Ci sono Internet, i cellulari, la televisione: le notti di battaglia del XXI secolo non si vedono, s'intuiscono. Credo che il volo MEA 236, da Roma e Milano, sia stato l'ultimo ad atterrare a Beirut, mercoledì: all'uscita ci aspettavano i nostri carabinieri paracadutisti del Tuscania, mandati dall'ambasciatore Checchia a raccogliere gli italiani in arrivo. Per un chilometro, in fila indiana, tirando i bagagli, abbiamo camminato lungo Airport Road, che attraversa i quartieri sciiti, e si lascia a destra il campo palestinese di Shatila. Ogni duecento metri, prima di arrivare ai fuoristrada in attesa, una barricata artigianale - sassi, gomme, ringhiere - e una piccola folla che ci studiava. Barbe, telefonini, occhiali da sole; niente armi visibili, non ancora. Ragazzini in motorino passavano dai varchi. Bambini eccitatissimi, anche loro con la maglietta nera di Hezbollah, cercavano sassi per aggiungerli al mucchio. Qualcuno salutava: "Ciao Italia". La prova che il transito era autorizzato; e i nostri carabinieri, soldati e cooperatori, da queste parti, hanno fatto un buon lavoro. Sono venuto qui per una tavola rotonda alla Lebanese American University e una conferenza. Surreale - anzi, impossibile - parlare del "ruolo del giornalista nel dialogo interculturale". Così ieri ho girato la città, in un'auto con targa diplomatica: qualche varco si apriva, ma non tutti. La tendopoli che Hezbollah ha piantato in Sodeco Square nel dicembre 2006, dopo la guerra con Israele, è ancora lì. Carri armati bloccano la strada per Hamra, altri circondano l'ufficio di Hariri, il figlio del presidente ucciso. La casa cittadina dei Jumblatt - drusi di montagna, quelli che il "Partito di Dio" considera i veri avversari - è chiusa come uno scrigno. Dovunque gigantografie di caduti, degli attentati che hanno ritmato la vita del Libano anche in questi anni di pace violenta. Ognuna delle diciotto fazioni, come un'organizzatissima tifoseria, ha i suoi simboli, i suoi striscioni, i suoi martiri, i suoi colori. E' il marketing del risentimento, e funziona. Stasera - venerdì 9 maggio - è in programma la 80Ë? Pizza Italians, dopo un giro del mondo durato dieci anni, attraverso quaranta Paesi. Cento iscritti: italiani da esportazione, amici libanesi, l'istituto di cultura. Non abbiamo ancora cancellato. Mollare, a Beirut, non si usa. Beppe Severgnini www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com Le vie di Beirut Miliziani sciiti di Hezbollah prendono posizione durante gli scontri con i sostenitori del governo sunnita filo-occidentale nelle strade di Beirut (Ezzat Attar/Reuters) ASCOLTA l'audio di Beppe Severgnini dalla capitale libanese su www.corriere.it.

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<Nuovi compiti? Ascolteremo i nostri uomini> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-09 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il ministro Frattini "Nuovi compiti? Ascolteremo i nostri uomini" 500 ROMA - Più che vedere rischi immediati per i circa 2.500 militari del contingente italiano nella missione Unifil, gli occhi della nostra diplomazia sono puntati sulle conseguenze della contesa in atto tra governo libanese e Hezbollah. è da un inasprirsi dello scontro nato a Beirut sulla rete telefonica dei fondamentalisti islamici, si ritiene, che potrebbero derivare pericoli. Motivi concreti per considerare l'Italia nel mirino del Partito di Dio oggi non se ne ravvisano. Anche se Silvio Berlusconi ha proclamato in campagna elettorale l'intenzione di rivedere le "regole di ingaggio" sul comportamento dei soldati italiani, attraverso Unifil un dialogo con Hezbollah esiste. Ed è convinzione della diplomazia italiana che non spezzarlo convenga a tutti. Anche a Israele. "Se saremo al governo le cambieremo", disse Silvio Berlusconi sulle regole di ingaggio il 14 marzo. Parlò così dopo che Antonio Martino, di Forza Italia, aveva espresso i desideri di ridurre i soldati in Libano o di toglierli. Il ministro della Difesa Arturo Parisi fece presente che quelle regole erano state stabilite dall'Onu. Ieri il nuovo ministro degli Esteri Franco Frattini ha commentato così le parole del capo di Hezbollah Hassan Nasrallah, secondo il quale le norme non vanno modificate come "Berlusconi dice di volere": "Dovremo ascoltare i nostri militari e valutare se a loro avviso occorre ridiscutere, almeno in parte, le regole di ingaggio. è evidente che le regole d'ingaggio, che si discutono poi all'Onu, si cambiano e possono essere migliorate". Parisi, da ieri non più al governo, dichiarò che non gli risultavano richieste. Importante sarà se prenderanno corpo i progressi nella pace israelo-palestinese auspicati da George W. Bush o i timori di guerra che circolano tra gli arabi. Maurizio Caprara 2. La voce di Hezbollah Il leader sciita Hassan Nasrallah nel suo nascondiglio (Ap) I soldati italiani in Libano Il contingente più numeroso.

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Ahmadinejad: <L'Imam Nascosto è la mia guida> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-09 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Iran L'uscita del presidente scatena le polemiche nel Paese: "Anche l'inflazione è di ispirazione mistica?" Ahmadinejad: "L'Imam Nascosto è la mia guida" Che sia sempre stato superdevoto all'Imam Nascosto - per la maggior parte degli sciiti scomparso ma non morto nel 941, destinato a tornare sulla Terra come Mahdi o Messia - è cosa nota. Ma questa volta il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad s'è spinto al di là della normale devozione per l'ultimo dei dodici "leader infallibili " discendenti dal Profeta, il primo dei quali fu Ali. "è lui che guida l'operato del mio governo ", ha dichiarato ispirato a Mashad, di fronte a un pubblico di studenti. "Lui che dirige il mondo ed è possibile vederne la mano in tutti gli affari del nostro Paese", ha aggiunto nel discorso trasmesso dalla tv nazionale lunedì scorso e commentato nei giorni successivi (con molte critiche) dai media iraniani. E ancora: è stato "lui" ovvero Abul Qassem Muhammad- da oltre mille anni "in occultamento " e pronto a tornare per portare (finalmente) pace, giustizia e Islam nell'intero pianeta - che ha "sostenuto e protetto il programma nucleare" di Teheran, ispirato Ahmadinejad in più occasioni. Come nel famoso discorso all'Onu (era il 2007), quando il presidente iraniano sostenne di essere stato protetto dal Mahdi in persona, circondato sul podio da una "intensa aura luminosa" per suo volere. Almeno un testimone (iraniano) aveva confermato. La nuova uscita mistica dell'ex sindaco di Teheran - che già in tale veste aveva fatto costruire nella capitale un grande viale per il ritorno del Mahdi e stanziato 17 milioni di dollari per costruire a Jamkaran una moschea blu a lui dedicata - aveva suscitato in passato accuse di "incoraggiamento alla superstizione ". Le ultime sono arrivate dall'ex negoziatore per il nucleare, Hassan Rowhani. Ma questa volta i commenti sono stati più duri del solito. "Se il presidente sostiene che il Dodicesimo Imam appoggia il suo governo, ebbene si sbaglia", ha scritto il religioso conservatore e parlamentare Gholamreza Mshabi-Moghaddam su un quotidiano nazionale. "Di certo l'Imam Assente non sostiene un'inflazione al 20%", ha aggiunto. E dalla città santa di Mashad, un altro religioso ha invitato il presidente a "pensare e agire in termini più terreni. La gente non si aspetta certo consigli religiosi da lui". Che queste siano difese del proprio potere da parte del clero sciita è probabile: Ahmadinejad in fondo è il primo presidente "laico" della Repubblica Islamica ma a volte sembra dimenticarlo. Che ci sia sullo sfondo una lotta tra fazioni politiche, anche tra i conservatori, è certo. La crisi economica (vedi l'accenno all'inflazione) è l'argomento più utilizzato dal fronte anti-Ahmadinejad per criticarne la politica. Ed è probabile infine che lo stesso presidente, nonostante la recente vittoria dei suoi uomini al voto per il Parlamento, stia già lavorando per le presidenziali 2009: il proletariato religioso (molto religioso) è la sua base elettorale. Quale migliore sponsor dell'Imam Nascosto? A frenare davvero la propaganda messianica di Ahmadinejad, però, potrebbe essere solo il Grande Aytollah Ali Khamenei. Ma la Guida Spirituale del-l'Iran finora ha lasciato fare il presidente. Non ha mai nemmeno commentato le dichiarazioni di quest'ultimo sul vero scopo dell'offensiva americana contro l'Iran: ostacolare il ritorno (ormai imminente) dell'Imam Nascosto, indebolire la Repubblica Islamica in previsione dell'arrivo del Messia che imporrebbe (con ovvia soddisfazione di Teheran) la religione islamica nel mondo. E non ha nemmeno detto una parola sulle uscite anti-israeliane di Ahmadinejad. Che proprio ieri, in occasione del 60esimo anniversario della creazione dello Stato ebraico, ha definito il Paese un "cadavere nauseabondo", "un regime impostore e usurpatore ". E che se l'è presa con tutti quelli che "pensano di poter resuscitare quel corpo putrefatto organizzando una festa di compleanno ". Israele né gli Stati Uniti, è il messaggio di Ahmadinejad, potranno mai ostacolare il ritorno del Mahdi e la carriera politica del suo protetto. Cecilia Zecchinelli Superdevoto Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad Messia \\ Gli Usa ci vogliono attaccare perché sanno che il Messia sta per tornare MAHDI Il Mahdi o Messia (in alto una scritta in suo onore) per gli sciiti duodecimani è l'Imam Nascosto che tornerà presto a rivelarsi.

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Scontri e morti a Beirut Libano sull'orlo del caos (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-09 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Esteri Sfida Islamici in piazza dopo il blocco della loro rete telefonica. Sette vittime Scontri e morti a Beirut Libano sull'orlo del caos Nasrallah a Berlusconi: "Regole di ingaggio intoccabili" Il leader di Hezbollah: "I compiti dei soldati Onu non devono cambiare, come il premier italiano dice di voler fare" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La battaglia dei telefoni tra Hezbollah e il governo libanese ha paralizzato Beirut. L'aeroporto è sotto assedio, i miliziani sciiti hanno bloccato le strade con le barricate. Hassan Nasrallah, leader del movimento filo-iraniano, è apparso in televisione, da qualche bunker nel sud della città, per minacciare il primo ministro Fouad Siniora: "La nostra rete di comunicazione fa parte delle armi della resistenza. La decisione di considerarla illegale è un favore all'America e a Israele. è una dichiarazione di guerra: ho detto che avremmo tagliato la mano che avesse ostacolato la nostra lotta, è venuto il giorno di mantenere quella promessa ". Dopo il discorso, gli scontri per le strade si sono intensificati, con sette morti e otto feriti. Sciiti contro sunniti (sostenitori del governo), fucili mitragliatori e lanciagranate, come nei quindici anni di guerra civile. Nasrallah ha accusato Siniora di dare ascolto alla comunità internazionale: "Prima di prendere qualunque decisione, telefona a Bush, a Condoleezza Rice e Sarkozy, Merkozy o come lo chiamano. E magari ora ci si mette pure Berlusconi". Il premier italiano - ha continuato - sbaglia sulle regole di ingaggio per le truppe dell'Unifil, dispiegate nel sud del Paese: "I nostro rapporti con i militari Onu sono positivi anche nel confrontare ogni tipo di pericolo per i soldati. Ma le regole di ingaggio non vanno toccate, come Berlusconi dice di voler fare". Franco Frattini, neo-ministro degli Esteri, ha replicato: "è evidente che dovremo ascoltare la voce dei nostri militari e valutare, se a loro avviso occorre rivedere le regole di ingaggio. Che si modificano e possono essere migliorate, dopo averne discusso all'Onu. Saad Hariri - guida la maggioranza parlamentare - vuole evitare che la capitale sprofondi nel caos e ha lanciato un appello a Nasrallah per "salvare il Libano dall'inferno ". Ha proposto al capo dell'organizzazione fondamentalista un compromesso: lasciare ai militari "la decisione finale sui casi che hanno generato equivoci". Oltre ad aver bandito la rete privata di linee che collegano i dirigenti e i comandanti sciiti, il governo di Siniora aveva rimosso il capo della sicurezza dell'aeroporto. Era stato accusato da Walid Jumblatt, leader druzo, di aver permesso a Hezbollah di installare un sistema di videosorveglianza per controllare lo scalo internazionale. Nell'appello al "fratello Nasrallah ", Hariri ha anche chiesto di sbloccare la crisi politica che ha impedito l'elezione del presidente negli ultimi cinque mesi e permettere la nomina di Michel Suleiman, adesso capo di Stato maggiore. La Casa Bianca ha avvertito Hezbollah: "Deve smetterla di creare disordine e decidere se essere un'organizzazione terroristica o un movimento politico". Davide Frattini.

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<Corruzione> Ehud Olmert indagato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-05-09 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Israele "Corruzione" Ehud Olmert indagato Il premier israeliano Olmert è formalmente indagato "per corruzione". Lo rivela il ministro della Giustizia. Olmert avrebbe ricevuto dall'americano Morris Talansky delle "somme non autorizzate" per le sue campagne elettorali. Lui nega: "Non ho mai ricevuto mazzette".

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Yehoshua: Palestina ospite d'onore? Io ci sarò (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-09 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE L'auspicio Il maestro israeliano risponde ai boicottatori: "Sono per il dialogo, anche con Hamas" Yehoshua: Palestina ospite d'onore? Io ci sarò DA UNO DEI NOSTRI INVIATI TORINO - Alla fine quasi si indispettisce Abraham Yehoshua, quando sente ancora parlare del boicottaggio. Presentato dal direttore editoriale Ernesto Ferrero come "una grande voce che appartiene a tutti, così come la cultura di un Paese appartiene a tutti", una voce a cui sarebbe stato assurdo impedire di parlare, nell'incontro che di fatto ha inaugurato gli eventi culturali della Fiera, questo scrittore che ha raccontato il suo Paese in molti romanzi (l'ultimo, Fuoco amico), docente di letteratura comparata e letteratura ebraica ad Haifa, alza la voce, si scalda e le sue parole sembrano la risposta a chi, come il poeta israeliano Aharon Shabtai, ospite l'altro giorno del convegno organizzato da Free Palestina all'Università, lo ha accusato di rappresentare (insieme ai suoi amici e colleghi David Grossman e Amos Oz che al Salone non ci sono) una sinistra soft che nei fatti è complice della politica aggressiva del governo. "Sono 40 anni che combatto perché la Palestina abbia uno stato, mi sono sempre messo dalla loro parte - ha detto -. Sono stato uno dei primi a firmare petizioni, a fare pressioni perché il mio governo trattasse con l'Olp e ora sostengo il dialogo con Hamas per fermare questo stillicidio di morti da entrambe le parti. Il boicottaggio è stupido, io appoggio coloro che sono per il confronto e il dialogo". L'arringa di Yehoshua è proseguita nel segno della speranza: "Confido nella realizzazione di uno Stato palestinese entro quest'anno o al massimo il prossimo, così la Fiera del libro potrà invitare la Palestina come Paese ospite d'onore. In quell'occasione anch'io tornerò a Torino per festeggiare l'evento e confrontarmi con gli scrittori palestinesi". Il riferimento alla questione calda di queste giornate è arrivato quasi alla fine dell'incontro, dopo che Yehoshua aveva parlato, con Alessandro Piperno ed Elena Loewenthal, di letteratura e amore, di colpa e moralità, di umorismo (visto come un modo per difendersi dalla realtà che "in Israele sfonda la finestra") e di sesso, che lo scrittore usa nei suoi romanzi come vera e propria lente di ingrandimento sulla realtà. "La colpa è il carburante della cultura occidentale" ha detto precisando però che l'eccesso può portare "alla morte e alla paralisi ". "Mettete la moralità al centro del vostro scrivere", è stato l'invito ai giovani prima di partire, con Napolitano, verso Roma dove, in serata, ha assistito alla prima dell'opera Viaggio al termine del millennio, di cui ha scritto il libretto. "Non lasciate che se ne occupino solo i media. La letteratura può occuparsene in maniera più profonda". Cristina Taglietti Al Lingotto A sinistra, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano all'inaugurazione della Fiera del libro. In alto Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana, con la bandiera di Israele. A destra, i contestatori di "Free Palestine" Abraham B. Yehoshua.

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Quegli scrittori vitali e scarni come la loro terra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-09 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Dalla Fiera di Alessandro Piperno Quegli scrittori vitali e scarni come la loro terra I eri mattina nella hall dell'albergo sono stato presentato ad Aharon Appelfeld, decano della letteratura israeliana. Un uomo piccolo, glabro, nella voce una nota di dolcezza tipica degli adulti che hanno mantenuto un rapporto privilegiato con l'infanzia. Ero meno intimidito io nella mia veste di ammiratore che lui in quella di maestro. Questo signore è timido come un bambino. Ecco cosa mi sono colto a pensare. Questo vecchio signore non è ancora uscito dal bosco nel quale si rifugiò quando i nazisti gli ammazzarono i genitori. Non ha ancora superato il trauma dei cani lupo che, per divertire i nazisti, sbranavano i suoi amichetti. Un paio di ore dopo mi ritrovo vicino ad Abraham Yehoshua che grida, con l'energia che lo distingue, nel suo inglese scarno e nel modo burattinesco di gesticolare, che lui è arrabbiato con la storia ebraica. è arrabbiato per tutte quelle inutili morti. Che lui non conosce un israeliano che non sia in qualche modo implicato con quel genocidio. Questo mi fa pensare al suo amico Amos Oz, alla storia della madre raccontata nel suo libro più intimo e più necessario. La vicenda di una bella ragazza cresciuta negli agi borghesi di una ricca famiglia della Mitteleuropa che improvvisamente si ritrova a dover vivere in un miserabile quartiere di Gerusalemme: non regge e si ammazza. E che dire del giovane protagonista di Vedi alla voce: amore di David Grossman in cui incubi infantili sono l'avventurosa trasfigurazione di ciò che i suoi genitori hanno subito dalla "Bestia nazista"? E che elegge a suo eroe Bruno Schulz, il grande scrittore polacco ucciso per gioco, con un colpo alla tempia, da un soldato tedesco ubriaco? Di storie così ne conosco a migliaia. Ricordo la faccia di un signore israeliano filmato da Claude Lanzmann mentre piange ricordando il suo ruolo di Sonderkommando nel campo della morte di Treblinka: doveva infilare nei forni i corpi, talvolta ancora vivi. Questa è Israele: una costruzione fittizia, artificiale, insensata che fonda la sua legittimità su un immane lutto. E allora capisci perché sono così vitali, perché sono così arroganti, perché sono così infantili, perché sono così spaventati, perché sono così seri e così ironici. Sembra quasi che esprimano il grado zero dell'umanità. Sono scarni e spogli come la terra che hanno scelto di abitare contro tutto e contro tutti. Israele, sismografo del mondo. \\ Israele, una costruzione che fonda la sua legittimità su un immane lutto \\ Si capisce perché gli scrittori sono infantili, seri e ironici.

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Il Presidente cita Oz: siamo per la pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-09 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE La riflessione Il Presidente cita Oz: siamo per la pace TORINO - è stata la giornata delle citazioni. Il presidente Napolitano ha invitato a riflettere sulle parole conclusive di Amos Oz al saggio "Contro il fanatismo" edito da Feltrinelli: "Se fossi europeo, starei bene attento a non puntare il dito contro nulla e nessuno. Invece di far questo, apostrofando ingiuriosamente Israele o i palestinesi, per favore fate tutto quello che potete per aiutare entrambe le parti, perché tutte e due sono in procinto di prendere la più tormentosa decisione della loro storia. Non dovete più scegliere fra essere pro Israele o pro Palestina, dovete essere per la pace". Prima del presidente, Rolando Picchioni, della Fiera del libro, aveva citato uno scrittore israeliano nato e cresciuto in Iraq che sarà presente qui a Torino, Sami Michael: "Nei giorni in cui risuonano grida di guerra e minacce di sterminio, sono felice di ogni incontro culturale, di ogni fiera del libro". La presidente della Regione Piemonte, Mercedes Presso, aveva evocato invece due grandi voci della letteratura ebraica europea: l'asburgico Joseph Roth e il torinese Primo Levi. Elisabetta Sgarbi ha infine ricordato che Valentino Bompiani pubblicò un libro dell'unico Nobel della letteratura israeliano, "Il torto diventerà diritto" di Shmuel Joseph Agnon, insignito dall'accademia di Stoccolma nel 1966. D. M. Grandi autori Amos Oz e Primo Levi, in alto, e sotto Joseph Roth e Shmuel Joseph Agnon.

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Fiera del Libro polemiche su Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-05-09 num: - pag: 68 categoria: BREVI Fiera del Libro polemiche su Israele Con David Sassoli puntata su la Fiera del Libro di Torino e le polemiche su Israele. Da Torino Fiamma Nirenstein e Tobia Zevi. In studio il vice direttore del "Corriere" Pierluigi Battista. Tv7 Raiuno, ore 23.20.

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Teatro dell'Opera in festa per le celebrazioni del Sessantesimo anniversario dalla fond (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di SALVATORE TAVERNA Teatro dell'Opera in festa per le celebrazioni del Sessantesimo anniversario dalla fondazione dello Stato di Israele. Invitato speciale all'evento, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accolto dal neosindaco della città Gianni Alemanno, accanto alla moglie Isabella. In pole position l'ambasciatore di Israele, Gideon Meir. Va in scena Viaggio alla fine del millennio l'opera scritta dal grande Abraham B. Yehoshua, musica di Joseph Bardanashvili. Così le suggestioni di uno scrittore di grande intensità artistica fanno riflettere su la fede, l'amore, la libertà. Viaggio alla fine del millennio, in dieci scene, è realizzata dalla Israeli Opera di Tel Aviv dove ha debuttato il 21 maggio del 2005. Questa è solo la prima delle iniziative per Israele 60. La capitale ospiterà altri numerosi eventi come il concerto del compositore Yotam Haber a villa Aurelia il 31 maggio, in autunno la mostra fotografica itinerante di Niel Forberg, e il premio Le eccellenze di Israele, il 13 novembre al complesso del Vittoriano. Ma torniamo in presa diretta. In platea, il segretario generale dell'Associazione Israele 60, Alessandro Ruben e il presidente, l'economista Giancarlo Elia Valori: "E' vero, come sostiene il mio amico Shimon Perez, che la vittoria fiorisce sempre nel giardino della pazienza, della costanza e della fermezza... Nello stato ebraico la cultura moderna si è fusa con le tradizioni plurimillenarie del popolo ebraico". Ecco Renzo Gattegna, presidente dell'Unione Comunità ebraiche italiane, Riccardo Pacifici, numero uno della Comunità di Roma, il presidente della Camera Gianfranco Fini con Elisabetta Tulliani, il senatore Francesco Cossiga, il ministro degli Esteri Franco Frattini, il ministro della Cultura Sandro Bondi, Gianni e Maddalena Letta, Walter Veltroni, Piero Fassino e Piero Marrazzo, presidente della Regione, il colonnello Vittorio Tomasone, alla guida del comando provinciale dei carabinieri, Alain Elkann e Rosy Greco, Carla Fracci, Carla Fendi, Luca Barbareschi, Gigi Magni, il manager David Zard, Eleonora Giorgi e la vulcanica Gina Lollobrigida... Pian piano si apre il sipario e via con l'opera, tratta dal più famoso romanzo scritto da Abraham B. Yehoshua. Così Viaggio alla fine del millennio, ambientato nel 999, racconta la storia di Ben Atar, quarantacinquenne mercante di Tangeri e delle sue due mogli, una molto più giovane di lui che si muove in equilibrio cercando di non pendere mai dalla parte di una di loro. A un certo punto Ben Atar decide di raggiungere un amato nipote in Francia. Ma qui la moglie del nipote lo accusa di essere un bigamo e di muoversi al di fuori dell'ortodossia ebraica... Al termine, applausi infiniti al direttore Asher Fink, al regista Omri Nizan, allo scenografo Ruth Dar e a tutta l'Israeli Opera di Tel Aviv. Soddisfatto il pubblico e gli invitati. Intanto oggi, venerdì, l'ambasciatore israeliano offrirà un ricevimento a Villa Spada. Non mancheranno il mondo culturale, economico e politico. Con molta probabilità parteciperà Silvio Berlusconi.

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La letteratura di Israele in realtà ha sempre accompagnato i processi politici che hann (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ALON ALTARAS La letteratura di Israele in realtà ha sempre accompagnato i processi politici che hanno caratterizzato la rinascita del popolo ebraico in veste moderna, cioè lo Stato di Israele. Basta pensare che ottant'anni fa l'ebraico scritto e parlato era in netta minoranza in tutto il mondo ebraico, mentre lo yiddish era la lingua della letteratura e della vita quotidiana ebraica in Europa. La paura che ha avuto chi voleva boicottare la presenza israeliana a Torino si basa sull'enorme successo di questa giovane letteratura in Italia e nel mondo. Scrittori come Amos Oz e Abraham Yehoshua o studiosi come Benny Morris sono tradotti in molte lingue e rappresentano, a mio avviso, i veri ambasciatori di Israele nel mondo. In Italia io che vivo ormai da cinque anni in questo Paese me ne sono accorto si avverte una grande curiosità verso la letteratura israeliana, accompagnata tuttavia da una disarmante ignoranza verso la sua società, la sua storia recente, la sua composizione antropologica, i suoi successi e i suoi fallimenti. La Fiera del Libro di quest'anno offre un'occasione irripetibile per conoscere profondamente la società israeliana, è sufficiente sfogliare la vastissima scelta di titoli israeliani, di scrittori e scrittrici di ogni generazione, per avere un incontro autentico con il mosaico affascinante dell'Israele odierna. Essere scrittore in lingua ebraica nel 2008 mi sembra un fatto bellissimo e impegnativo. La letteratura del mio Paese ha fatto rinascere l'antica lingua della Bibbia, facendola divenire una lingua moderna capace di descrivere una realtà complessa e difficile da decifrare. Il grande successo della letteratura israeliana e negli ultimi anni anche del cinema è dovuto alla consapevolezza di autori del mio Paese che un'arte che si misura con i conflitti esistenziali e politici riesce a parlare al mondo intero, mentre una letteratura che è solo propaganda di un'ideologia politica è dannata a morire quando tramonta l'ideologia che l'ha generata. L'immagine del filosofo Vattimo avvolto nella bandiera palestinese è un'immagine che nulla giova alla causa palestinese. Invece l'attenzione riservata dal '48 ai nostri giorni da tutti i grandi scrittori israeliani, sia grazie alla loro attività letteraria che alle loro prese di posizione politica, ha fatto sì che gli israeliani e il mondo occidentale dovessero tener presente la sofferenza dei nostri vicini. Esiste una vera e propria tradizione che la letteratura israeliana riserva al conflitto con i palestinesi e alla loro tragedia. Il padre della narrativa israeliana, Sameh Yzhar, nel suo racconto La rabbia del vento (Einaudi), già nel '49, un anno dopo la nascita dello Stato ebraico, parla della complessità umana legata alla nascita dello Stato ebraico democratico. Negli anni Sessanta troviamo i lavori di Avraam Yehoshua, che prendono in considerazione la coesistenza di due storie, di due popoli nella Terrasanta. Con Il vento giallo e Il popolo invisibile David Grossman negli anni Ottanta attira l'attenzione dell'opinione pubblica israeliana sui palestinesi dei Territori e sulle condizioni di vita degli arabi israeliani, cioè coloro che dal 1948 sono cittadini dello Stato ebraico a tutti gli effetti, anche se non sempre godono di tutti i diritti. Nell'ottica della letteratura come impegno politico potrei aggiungere i libri di due scrittori arabi israeliani, Anton Shammas e Sayed Kashua, che hanno scelto di scrivere in ebraico e raccontare la complessa situazione di essere al contempo arabo e israeliano. L'immagine di Israele in Italia è costruita su tanti luoghi comuni, come mostrano frequentemente le immagini usate dai mezzi di comunicazione di massa quando si parla di questo Paese o della sua cultura: Muro del pianto, soldati armati, ebrei ortodossi con i riccioli, donne ortodosse con le parrucche, foto gigantesche del muro e così via. Chi vuole avere uno sguardo fresco su questo mio strano Paese farà meglio a leggere gli autori appena citati, vedere il cinema israeliano e studiare i libri dei "nuovi storici" israeliani che non fanno alcuno sconto ai nostri primi sessant'anni di Indipendenza.

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ROMA - Bisogna lodare Dio a suon di strumenti dicono i Salmi. E il re Davide, adoratore (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ROMA - "Bisogna lodare Dio a suon di strumenti" dicono i Salmi. E il re Davide, adoratore della musica, decretò che gli strumenti musicali fossero impiegati per lodare Dio. Non a caso ne fece costruire moltissimi ("Quattromila leviti devono suonare per lodare Jahweh"), organizzando nel contempo classi di cantanti e di strumentisti. Nella Bibbia si parla di un'orchestra dei Tempio dove 120 trombe accompagnavano cembali, arpe e chitarre. All'epoca di Salomone chitarre ed arpe venivano costruite con i legni preziosi di Ofir. E Israele aveva formato musicisti professionisti già prima dell'esilio. Il rapporto fra la terra di Davide e la musica è insomma antichissimo. Parrebbe un piccolo compleanno, il ventesimo che la Israeli Opera, l'orchestra impegnata al Costanzi, ha celebrato in patria, a Tel Aviv, dal 21 al 28 del 2005, proprio con il lavoro di Jossef Bardanashvili eseguito ieri sera a Roma (il compositore è un georgiano emigrato nel 1995 in Israele; sul podio del debutto assoluto c'era Gary Bertini). In realtà, tutto ribadisce il mitico, millenario legame di un popolo con l'arte che meglio esprime i sentimenti umani, senza barriere di lingua, di pensiero o di segni. Il tema della rappresentazione di ieri (la prima tenuta dalla Israeli Orchestra all'estero) è, emblematicamente, la ricerca della tolleranza pur nella diversità delle visioni del mondo all'interno di una stessa religione. Il libro di Yehoshua dal quale è stata tratta l'opera, si occupa infatti delle differenze fra ebrei sefarditi ed ebrei ashkenaziti, i due gruppi principali nel puzzle etnico dell'attuale società israeliana. Come si sa, i primi hanno origini mediterranee (Spagna e Portogallo dopo la diaspora successiva all'espulsione dalla penisola iberica); i secondi, per tradizione, vengono da un'area geografica identificabile con le regioni dell'Europa centrale e orientale. Nel corso dei secoli, fra i due ceppi si sono create profonde differenze, in ogni ambito: dai costumi, alla lingua, dalla pronuncia stessa dell'ebraico alle scelte culturali. Che i musicisti dell'Orchestra di Tel Aviv abbiano suonato a Roma musica legata a tutto questo, in occasione del loro ventesimo anniversario, ma soprattutto per ricordare i sei decenni dello Stato di Israele, assume così particolare importanza. Appianare i contrasti. E cercare, per ognuno, pace e liberta. Nulla meglio della musica per comunicarlo. R.S.

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ROMA - Viaggio alla fine del millennio, uno dei romanzi più celebri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ALFREDO GASPONI ROMA - Viaggio alla fine del millennio, uno dei romanzi più celebri dello scrittore israeliano Abraham B. Yehosuha, dal 2005 è anche un'opera lirica. L'ha composta il musicista israeliano Jossef Bardanashvili sul libretto che lo stesso Yehoshua ha tratto dal suo romanzo. Tre anni fa il lavoro ha debuttato all'Israeli Opera di Tel Aviv. E ieri, alla presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, del presidente dalla Camera, Gianfranco Fini, del sindaco di Roma Gianni Alemanno e di altre autorità italiane e straniere, è andato in scena al Teatro dell'Opera nel quadro delle celebrazioni per il 60º anniversario della nascita dello Stato d'Israele, proprio nell'allestimento di Tel Aviv. La storia di Viaggio alla fine del millennio, ambientata intorno all'anno 999, in un'Europa percorsa da conflitti ideologici e reali, vede il mercante ebreo marocchino Ben Atar intraprendere un viaggio per tentare di riconciliarsi col nipote ed ex socio Abulafia, che vive a Parigi. Ben Atar ha infatti due mogli e ritiene che il suo duplice legame coniugale sia legittimo perché avallato da leggi e tradizioni. Ma la sua bigamia non è tollerata dagli ebrei europei e soprattutto dalla moglie di Abulafia, l'ebrea ashkenazita Esther-Mina. Deve così subire due processi, nel primo dei quali viene assolto, nel secondo scomunicato. Finale tragico, con la morte della seconda moglie di Ben Atar, per una vicenda in cui si scontrano due concezioni di vita all'interno di una fede comune. Il senso dell'opera sembra essere un invito al dialogo, a superare ogni incomprensione, alla tolleranza. Poche le differenze rispetto al romanzo: la seconda moglie si suicida anziché morire di tetano, ma è semplicemente una soluzione più "melodrammatica". La musica di Bardanashvili è all'insegna dell'eclettismo. Ognuno ci può trovare qualcosa di suo gradimento, anche se una partitura congegnata in questo modo non può essere molto personale. All'arrivo a Parigi si sentono sonorità di clavicembalo; la difesa della poligamia da parte del rabbino Elbaz ha una musica ironica, grottesca; lo scontro tra Esther-Mina e le due mogli è sottolineato da una ritmica martellante, un po' alla Stravinsky. E c'è un'esplosione mahleriana alla fine del primo processo, quando sembra che Ben Atar abbia vinto la sua battaglia. Se la parte corale ha risonanze musorgskiane, i personaggi si esprimono con un declamato melodico che tende all'arioso e vuol essere in sintonia con i loro caratteri: ad esempio, agitato e quasi isterico per l'intransigente Esther-Mina, malinconico e dolente per la seconda moglie. E' un momento suggestivo quando, al termine del secondo processo, viene emessa la sentenza di scomunica e gli uomini suonano lo schofar, il corno religioso ebraico. Viaggio alla fine del millennio è stato diretto con grande sicurezza da Asher Fisch, direttore musicale della Israeli Opera, applaudito l'inverno scorso nel Parsifal di Wagner a Napoli. Firmato dal regista Omri Nizan e dalla scenografa Ruth Dar, lo spettacolo si avvale di un allestimento essenziale che punta, nei costumi e nelle scene, sul contrasto tra il bianco e la luce che caratterizza gli ebrei del Sud e il nero che simboleggia il rigore e la severità di quelli del Nord. Nella compagnia di canto, formata da solisti del cast permanente della Israeli Opera, spiccava per il calore dell'interpretazione il soprano Larissa Tetuev (Ester-Mina); il tenore Gabey Sadeh ha sostenuto il ruolo di Ben Atar, il soprano Ira Bertman era la seconda moglie; e poi il mezzosoprano Edna Prochnik (la prima moglie) e il tenore Yosef Aridan (Abulafia). Nel ruolo del rabbino Elbaz, un controtenore, Yaniv D'Or. Di prim'ordine l'orchestra Israel Symphony, spesso impegnata in interventi solistici, e il Coro dell'Israeli Opera, molto espressivo: all'inizio hanno eseguito gli inni nazionali. Lo spettacolo era in ebraico con sottotitoli italiani (purtroppo quasi illegibili nella prima parte per poca luce). Al termine, applausi cordiali. A prescindere dal valore musicale di questo Viaggio, è bello che per onorare una ricorrenza importante nella vita di uno Stato sia stata scelta l'opera lirica, e con una composizione contemporanea: è un sintomo della vitalità di questa forma d'arte.

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PREZZI DI VENDITA ALL'ESTERO: (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-09 num: - pag: 51 categoria: BREVI PREZZI DI VENDITA ALL'ESTERO: Albania e 2,00; Argentina $ 2,00; Austria e 1,85; Belgio e 1,85; Brasile R$ 7,00; Canada CAD 3,50; CH Fr. 2,80; CH Tic. Fr. 2,80; Cipro e 2,22; Croazia Hrk 15; CZ Kcs. 60; Danimarca Kr. 15; Egitto e 2,00; Finlandia e 2,00; Francia e 1,85; Germania e 1,85; Grecia e 1,60; Irlanda e 2,00; Israele e 2,00; Lux e 1,85; Malta Mtl 0,90 e 2,10; Marocco e 2,00; Monaco P. e 1,85; Norvegia Kr. 17; Olanda e 1,85; Polonia Pln. 9,00; Portogallo/Isole e 1,60; Romania e 2,00; SK Slov. Kr. 80; Slovenia e 1,60; Spagna/Isole e 1,60; Svezia Kr. 18; Tunisia TD 3,30; Turchia e 2,00; UK Lg. 1,40; Ungheria Huf. 495; U.S.A. USD 3,00. ABBONAMENTI: Per informazioni sugli abbonamenti nazionali e per l'estero tel. 0039-02-63.79.85.20 fax 02-62.82.81.41 (per gli Stati Uniti tel. 001-718-3610815 fax 001-718-3610815; per il Brasile Numero Verde 0800-558503 solo per San Paolo e 00xx11-36410991 per tutte le altre località). PROMOZIONI: In Molise, Umbria, Sardegna, Basilicata, Abruzzo, Calabria, Trentino Alto Adige, Liguria e nelle province di SA, CO, TO, NO, VB, PD e VR non acquistabili separati Corsera+Gasport e 0,50+0,50. ARRETRATI: Tel. 02-99.04.99.70 www.aseweb.it. SERVIZIO CLIENTI: 02-63797510 (prodotti collaterali e promozioni). Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1,cl,DCB Milano. 4 FONDATO NEL 1876 S.p.A. 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Printing Corporation - 18 Industrial Park Drive - Port Washington - New York 11050 - CTC Coslada - Avenida de Alemania, 12 - 28820 Coslada (Madrid) - La NaciÓn PREZZI: * Non acquistabili separati, il giovedì Corriere della Sera + Corriere Magazine e 1,50 (Corriere e 1,00 + Corriere Magazine e 0,50); il sabato Corriere della Sera + IoDonna e 1,50 (Corriere e 1,00 + IoDonna e 0,50) . A Como e prov., non acquistabili separati: m/m/v/d Corsera + Cor. Como e 0,80 + e 0,20; gio. Corsera + Corriere Magazine + Cor. Como e 0,80 + e 0,50 + e 0,20; sab. Corsera + IoDonna + Cor. Como e 0,80 + e 0,50 + e 0,20. In Campania, Puglia, Matera e prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. e 0,69 + e 0,31; m/m/v/d Corsera + CorMez. e 0,69 + e 0,31; gio. Corsera + Corriere Magazine + CorMez. e 0,69 + e 0,50 + e 0,31; sab. Corsera + IoDonna + CorMez. e 0,69 + e 0,50 + e 0,31. In Veneto, non acquistabili separati: m/m/v/d Corsera + CorVen. e 0,67 + e 0,33; gio. Corsera + Corriere Magazine + CorVen. e 0,67 + e 0,50 + e 0,33; sab. Corsera + IoDonna + CorVen. e 0,67 + e 0,50 + e 0,33. In Trentino Alto Adige, non acquistabili separati: m/m/v/d Corsera + CorTrent. o - Bouchard 557 - 1106 Buenos Aires - Taiga GrÁfica e Editora Ltda Av. Dr. Alberto Jackson Byington NË?1808 - Osasco - SÃo Paulo, Brasile CorAltoAd. e 0,75 + e 0,25; gio. Corsera + Corriere Magazine + CorTrent. o CorAltoAd. e 0,75 + e 0,50 + e 0,25; sab. Corsera + IoDonna + CorTrent. o CorAltoAd. e 0,75 + e 0,50 + e 0,25. A Bologna e prov. non acquistabili separati: m/m/v/d Corsera + CorBo e 0,25 + e 0,75; gio. Corsera+Corriere Magazine+CorBo e 0,25 + e 0,50 + e 0,75; sab. Corsera+Io Donna+CorBo e 0,25 + e 0,50 + e 0,75. A Firenze e prov. non acquistabili separati: l/m/m/v/d Corsera + CorFi e 0,20 + e 0,80; gio. Corsera+Corriere Magazine+CorFi e 0,20 + e 0,50 + e 0,80; sab. Corsera+Io Donna+CorFi e 0,20 + e 0,50 + e 0,80. ISSN 1120-4982 - Certificato ADS n. 6329 dell'11-12-2007 La tiratura di giovedì 8 maggio è stata di 810.509 copie.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-05-09 num: - pag: 72 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Il governo ha giurato Davanti al presidente Giorgio Napolitano la cerimonia di giuramento del nuovo esecutivo. Gianni Letta è stato nominato sottosegretario alla presidenza nel primo Consiglio dei ministri del Berlusconi-quater, che ha anche assegnato le deleghe ai ministri senza portafoglio. Il Fmi all'Italia: lavorate su debito e riforme Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha invitato il nuovo governo italiano ad intraprendere azioni rapide su: consolidamento dei conti pubblici e riforme strutturali. Napolitano a Torino: appello al dialogo "Non c'è dialogo se si nega ad Israele il diritto di esistere". Il presidente Napolitano inaugura la Fiera del Libro di Torino e riafferma la legittimità della presenza di Israele alla manifestazione dopo le polemiche dei giorni scorsi. Focus Vita difficile per i figli degli immigrati Vita difficile per le seconde generazioni di immigrati che vivono nel nostro Paese, soprattutto al compimento dei 18 anni. Esteri Scontri in Libano: sette morti A Beirut nei combattimenti tra sostenitori della maggioranza parlamentare libanese anti-siriana e attivisti dell'opposizione guidata da Hezbollah, sette persone sono morte. Respinto il tentativo di dialogo della maggioranza di governo con Hezbollah. Cronache Milano, la Moratti ritira le deleghe a Sgarbi "Mancanza di rispetto per la Giunta e nei confronti dei cittadini" e quindi "rottura del rapporto di fiducia con il Sindaco e con i colleghi Assessori". Con queste ragioni il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha ritirato le deleghe di assessore alla Cultura a Vittorio Sgarbi. Redditi: indagato il direttore dell'Agenzia delle entrate Massimo Romano, direttore della Agenzia delle entrate, che firmò il provvedimento che autorizzava a diffondere in rete i redditi relativi al 2005, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per violazione della legge sulla privacy. Economia Unicredit in assemblea Unicredit: prima assemblea degli azionisti dopo la fusione con Capitalia. La crisi pesa sui conti: a fine marzo l'utile è più che dimezzato a un miliardo di euro, ma le prospettive, ha detto Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, lasciano vedere la fine del tunnel. Cultura La scomparsa di Malerba è morto l'altra notte a Roma lo scrittore e giornalista Luigi Malerba. Nato a Berceto (Parma) 81 anni fa, aveva esordito nel 1963 con la raccolta di racconti "La scoperta dell'alfabeto". Spettacoli Ligabue, il nuovo disco Un brano sul sito del Corriere Da oggi e fino al 16 maggio sarà possibile guardare il videoclip e il backstage de "Il centro del mondo", il brano inedito contenuto nel nuovo album di Ligabue "Secondo tempo" in uscita il 30 maggio, in esclusiva e in anteprima sul sito del Corriere (www.corriere. it). Sport Coppa Italia, Roma finalista Coppa Italia: Roma in finale (con l'Inter). Pareggio ieri a Catania per 1-1 dopo la vittoria (2-0) nella semifinale d'andata.

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Entro un anno la Palestina avrà uno Stato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Lo scrittore Yehoshua "Entro un anno la Palestina avrà uno Stato" "Penso che si debba dialogare anche con Hamas come unica via per arrivare a fermare questo stillicidio di morti da tutte e due le parti" ha detto Abraham Yehoshua, scrittore e intellettuale israeliano, aggiungendo di confidare nella realizzazione di uno stato palestinese "entro quest'anno o al massimo il prossimo. La Fiera del libro potrà così invitare presto la Palestina come ospite d'onore". "Io sono 40 anni che mi batto per la costituzione di uno stato palestinese, naturalmente appoggiando coloro che sono per il confronto e il dialogo, non certo chi cerca il boicottaggio".

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ANTICIPAZIONI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Yehoshua a Torino: "Dialogare anche con Hamas" Inaugurazione tranquilla, con il presidente Napolitano, per la Fiera del libro 2008. Lo scrittore israeliano incontra i lettori al Lingotto. Città blindata, ma niente tensioni. Free Palestine: "La nostra protesta non è contro i libri di Israele". Lettera aperta di Yitzhak Laor P. 2/3/11 Speciale Cannes Edizione boom dedicata al "Che" e al nuovo cinema latinoamericano, a 40 anni dal '68. Domani con il manifesto Verona La giunta Tosi assolve i picchiatori A PAGINA 8 Sicurezza Mendicanti e lavavetri Roma copia Firenze A PAGINA 8 Birmania Centomila morti, aiuti con il contagocce A PAGINA 10.

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La Fiera è qui. Ingresso libero (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Marco d'Eramo Manca solo il nastro da sforbiciare perché sembri l'inaugurazione di un monumento ai caduti, piuttosto che di una fiera del libro. È giovedì mattina e si celebra la sagra dei "borghesi, dei preti e dei poliziotti", quando il presidente Giorgio Napolitano entra al Lingotto accompagnato dal Cardinal Poletti, dal sindaco Chiamparino, dal rappresentante torinese dell'opposizione (nella persona di Piero Fassino). A completare il palco delle autorità. l'ambasciatore (d'Israele) e, a bilanciare i prelati vaticani, Fiamma Nirenstein. Fuori, nel sole tiepido di maggio, testimoniano della "Torino blindata" favoleggiata dai media solo qualche camionetta della celere, qualche ispezione ai tombini (fervono i lavori per la metropolitana). I controlli all'ingresso sono una barzelletta, potrebbero passare tonnellate di Semtex: nessun detector, né controllo di bagagli. Altrettanto discreti i tanto paventati boicottatori (ma sabato sarà forse un'altra storia). Invece, dileguato il codazzo delle autorità, tra gli stand esultano per la vittoria fuori casa solo tifosi della stella di Davide in trasferta da Roma che sventolano le loro bandiere biancocelesti. Scolaresche accoccolate bivaccano a colpi di merendine tra quei variopinti, misteriosi mattoncini di cellulosa impilati, che i più temerari tra i ragazzi sfiorano cauti, sfogliano persino, sfidando il contagio culturale. Visto il clima fuori, l'atmosfera dentro e lo slogan della fiera ("Ci salverà la bellezza"), pare quasi di udire l'inno "Giovinezza, primavera di bellezza", dal sapore tanto dannunziano, che opportunamente ci ricorda come la bellezza di Leni Riefenstahl salvò gli ebrei dall'Olocausto. Dalla primavera di bellezza alla bellezza della modella Olena Popova il cui volto campeggia sotto le stilizzate chiome della Primavera di Botticelli nel logo della Fiera: forse gli organizzatori vogliono suggerirci che la languente, acciaccata editoria italiana ha anch'essa bisogno della sua giovane badante ucraina.

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Decine e decine di performance di musica elettronica, dance, arte digitale & dintorni, u (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di FABRIZIO ZAMPA Decine e decine di performance di musica elettronica, dance, arte digitale & dintorni, una panoramica aggiornatissima sulla musica elettronica e l'arte digitale che girano nel mondo, un viaggio fra le nuove frontiere della musica in due dense giornate distribuite fra l'Auditorium Parco della Musica, il Palazzo dei Congressi e l'Ara Pacis: ecco l'edizione 2008 del festival Dissonanze, che col passare del tempi è cresciuto, si è arricchito e offre un cartellone pieno di star nazionali e internazionali, un mix di artisti techno e electro, lavori audiovisivi e sperimentali, danza e minimalismo, spettacoli live e tanta altra roba, in un programma che per gli organizzatori è "un gioco di rifrazioni di luoghi, stili, media espressivi diversi". Cosa vi aspetta? Difficile dirvi che scegliere, molto meglio qualche indicazione e il consiglio di frugare nel programma (sul sito www.dissonanze.it) per scoprire, se siete pratici del settore, le cose più interessanti. Andiamo per ordine. Al centro di tutto ci sono il Salone della Cultura, l'Aula Magna e la Terrazza del Palazzo dei Congressi all'Eur (piazza Kennedy 1), definite "oasi rarefatte, avventurose e intriganti" aperte fino a tarda notte, dove c'è tutta l'elettronica che volete. Fra oggi e domani si alterneranno i canadesi Caribou e Cobblestone Jazz, il messicano Murcof, i tedeschi Boba Shade, Cluster, Loco Dice, Munk, gli americani Charlemagne Palestine, Prefuse 73, Model 500, No Age, Carl Craig, gli inglesi Erol Alkan, Fujiya & Myyagi, Inside-us-all, Pinch, Pixel Addicts, il compositore minimalista giapponese Ryoji Ikeda (con un'anteprima mondiale), la dance di Italo & Cosmic Disco, lo scontro fra i dj Zu e Scarful e mille altri italiani e stranieri con la loro musica, i loro esperimenti e i loro visuals. All'Ara Pacis (dalle 19.30 alle 21) tante vision visive e sonore, da quelle create da Brian Eno e Mimmo Paladino (e già proposte) ai dj set di Luca Trevisani, Susan Philipsz, Cyprien Gaillard, Spartacus Chetwynd, i video di Marco Mancuso e Thorsten Fleisch, antologie dei video di Qoob, la presentazione del film documentario Brasilintime, Batucada Com Discos. Al Parco della Musica, sia oggi che domani, è di scena Outre, creazione (e non solo danza) di Darren Johnston e della Array Dance Company, "in grado di ricreare una vertigine multimediale in cui gli estremi si scontrano e si seducono a vicenda percorrendo sentieri sonori tracciati da artisti come Cristian Vogel, Jamie Lidell, Venetian Snares". Se infine volete un consiglio, andate alla cieca: incontrerete mille sorprese.

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Franco Remolo Frattini va all'ingaggio di guerra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commento Franco "Remolo" Frattini va all'ingaggio di guerra Tommaso Di Francesco Chissenefrega del monito della Libia: Calderoli fa il ministro. Eppure, nemmeno era ancora nato che già il nuovo governo Berlusconi produceva il primo conflitto d'impresentabilità all'estero. In particolare, e pericolosamente, rispetto al mondo arabo e musulmano. La Libia, preoccupata di una nuova esplosione nei punti delicati dell'islamismo interno come Bengasi, ha annunciato una settimana fa "ripercussioni catastrofiche" se il leghista con t-shirt fosse ridiventato ministro. Lo stesso che solo due anni fa, nel febbraio 2006, divertito e ridente mostrò in tv la maglietta con vignette anti-Islam, e poi fu costretto a dimettersi non pentito. È la stessa Libia che non solo alimenta le nostre fonti d'energia, ma che in modo poco onorevole ma per noi fruttuoso, filtra e reprime l'immigrazione in fuga dalla fame dell'Africa e del Maghreb. Ieri, com'era d'aspettarsi di fronte allo schiaffo, fonti diplomatiche di Tripoli hanno annunciato una imminente, pesante risposta. Ha un bel rivendicare L'Italia bipartisan il diritto all'autonoma scelta dei propri ministri. Come fa dopo l'11 settembre, due guerre sanguinose d'aggressione al mondo musulmano, all'Afghanistan e all'Iraq, e una scia di sangue del terrorismo integralista che ha attraversato l'Europa e il mondo arabo? L'Italia tira dritto. Questo antefatto di scontro anticipa la politica estera del "nuovo" governo Berlusconi e del ministro degli esteri Franco Frattini. A proposito, la smettano la Repubblica e La Stampa di accreditare un presunto passato di Frattini al manifesto: è una menzogna, riciclata - lo pensava così anche Luigi Pintor - perché fa tanto "origine di sinistra". Sarà - forse - passato come troppi per qualche assemblea degli anni '70. E basta (aspettiamo le prove del contrario). Certo l'uomo non ha la statura internazionale di Renato Ruggero, ex segretario del Wto ed europeista convinto, nominato dal Cavaliere su pressione della Fiat e di Andreotti e poi cacciato da Tremonti, Lega del Nord e An. Ciononostante avrà, per ora, vita facile. Una condizione che deriva dalla tavola apparecchiata che gli lascia il governo di centrosinistra su molte questioni cruciali, dall'Afghanistan ai Balcani. Compreso il Medio Oriente, sempre sull'orlo del baratro ed epicentro delle guerre in corso. A parte le parole del ministro uscente Massimo D'Alema sensibile alla sorte dei palestinesi, l'iniziativa di inviare truppe con i reparti Unifil dell'Onu in Libano ha, finora, immobilizzato quel fronte lasciandolo però nella tensione irresoluta con gli hezbollah sempre più forti e dentro una crisi istituzionale sempre più acuta. Dove rischiano di far precipitare la situazione le puntuali pressioni per rivedere le regole d'ingaggio dei contingenti Unifil, subito rilanciate dal governo israeliano e in coro ripetute ieri dal neoletto Frattini che potrebbe, a quanto pare, schierare ora i contingenti italiani subito dentro la crisi libanese. Una missione quella in Libano che però lascia mano libera a Israele per alimentare il disastro di Gaza e dei Territori occupati palestinesi in Cisgiordania, abbandonati a se stessi, alla guerra intestina e ora alla fame. Frattini si è già "speso" in sede Ue per il Medio Oriente: nel 2003 ha preteso, su suggerimento Usa, l'inserimento di Hamas nella lista delle organizzazioni terroriste. Un semaforo verde all'isolamento, arrivato alle sanzioni quando Hamas ha avuto la maggioranza dei consensi nelle elezioni palestinesi del gennaio 2006. Qui il neoministro degli esteri ricalcherà le orme del Cavaliere che ha rinsaldato solo i rapporti con Israele a scapito della storica apertura dell'Italia anche alla causa dello Stato palestinese. Del resto Berlusconi nei suoi governi precedenti ha stravolto lo storico equilibrio della politica estera italiana: europeismo, atlantismo, Mediterraneo. E' stato antieuropeista, e ora si trova uno scenario di crisi profonda dell'Europa istituzionale ancorata solo a due primati: l'intoccabile "patto di stabilità" sulla spesa pubblica, l'avvio di una revisione del patto di Schengen per la detenzione immediata di ogni "clandestino". Con un allargamento a est che segue nell'ombra quello pericoloso della Nato. Il Cavaliere poi è stato iper-atlantista, schierando l'Italia nella guerra di Bush all'Iraq, spaccando l'allora fronte europeo capeggiato dalla Francia di Chirac che, invece, ora con Sarkozy ritrova vocazione atlantica e filoamericana; Prendiamo atto che quel "Mamma mia" della copertina dell'Economist del 14 aprile, corrisponde all'inquietudine di molte capitali estere che non dimenticano il G8 di Genova 2001 e le scene da cartapesta alla "Romolo e Remolo" nel semestre nero della presidenza italiana dell'Ue. Una inquietudine che, purtroppo, non trova riscontro nel vuoto italiano.

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La Turchia sta lavorando alla preparazione di un incontro a (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa La Turchia sta lavorando alla preparazione di un incontro a ... La Turchia sta lavorando alla preparazione di un incontro a tre con rappresentanti siriani e israeliani, da tenersi presumibilmente a Istanbul, con l'obiettivo di dare avvio a negoziati di pace tra i due Paesi. Ne ha dato notizia la radio israeliana, che cita il quotidiano arabo "Al-Hayat", secondo cui Ankara vorrebbe che le parti firmassero una dichiarazione da considerare come base di partenza per successivi colloqui. Da settimane, il governo del premier turco Recep Tayyip Erdoagan è impegnato in un tentativo di mediazione tra Siria e Israele.

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Diaspore, esili e ritorni tra passato e presente. Incontri e narrazioni alla Fiera del Libro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele e Palestina Diaspore, esili e ritorni tra passato e presente. Incontri e narrazioni alla Fiera del Libro La maggioranza degli incontri alla Fiera del libro è dedicata al sessantesimo aanniversario della fondazione dello stato di Israele. Ma molti di questi appuntamenti proveranno a guardare a ciò che accadde nel 1948 e ciò che accade tutt'oggi nei territori occupati e in Israele assumendo il fatto che i punti di vista possono condurre a narrazioni che non cancellino quello palestinese. Tra questi va segnato quello che si terrà domenica 11 con il titolo: "Israele 60 anni dopo: Esili, Diaspore, Terre Promesse" Una tavola rotonda che domenica 11 vedrà la partecipazione di Idith Zertal, Mario Szanjder, David Bidussa e Stefano Levi Della Torre e Simon Levis Sullam. O quello tenuto ieri su "Vita quotidiana in Israele e Palestina" con Renato Coen, Federica De Sanctis, Gianluca Solera, Ugo Tramballi.

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Tel Aviv festeggia i 60 anni, i palestinesi no (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cerimonie pubbliche e parate, ma anche un raid su Gaza. E dall'altra parte si ricorda la "Nakba" con una marcia dei profughi Michele Giorgio Gerusalemme Israele ha festeggiato ieri il suo 60esimo compleanno con cerimonie pubbliche, gite, parate. La giornata è stata dedicata da molti israeliani ai picnic nei boschi, nei parchi pubblici e nei giardini privati e persino dallo spazio sono giunti gli auguri dell'astronauta ebreo Garret Reisman, membro dell'equipaggio della stazione spaziale internazionale. L'aviazione militare ha tenuto esibizioni acrobatiche non mancando però di compiere anche un attacco contro Gaza provocando il ferimento grave di quattro palestinesi - due civili e due attivisti del Jihad - investiti in pieno dall'esplosione di un razzo. Ma verso il cielo ieri non sono saliti soltanto i caccia F-16 israeliani ma anche 21.951 (come i giorni di Israele) palloncini di colore nero lanciati da centinaia di ragazzi palestinesi di Ramallah, Betlemme, Nablus, in segno di lutto per un anniversario che rappresenta anche la Nakba, la "catastrofe" nazionale palestinese. "Israele festeggia ma per noi, che non abbiamo uno Stato, che viviamo sotto occupazione e nei campi profughi, è una giornata nera - ha detto un giovane palestinese - e abbiamo voluto dipingere il cielo di nero sopra la testa di George Bush che verrà (la prossima settimana) a celebrare la nostra disfatta e il nostro esodo forzato". Nei prossimi giorni sono previste varie iniziative per la Nakba, come la marcia dei profughi verso i punti di confine con in mano le tende piegate dove sono stati costretti a vivere per anni, le chiavi delle loro case originarie in Palestina e con appesa al collo la scritta con il numero 194, la risoluzione dell'Onu che sancisce il diritto dei rifugiati al ritorno. Domenica invece il gruppo "Sopravvissuti alla Nakba" si recherà a Gerusalemme Ovest, la zona ebraica della città, davanti alle case palestinesi confiscate da Israele dopo il 1948. Le commemorazioni della Nakba coincideranno con la conferenza che si terra la prossima settimana a Gerusalemme con la partecipazione di Bush, dell' ex premier britannico Tony Blair, di Henry Kissinger e numerose altre personalità internazionali. Ieri si è saputo che Bush, non prenderà parte al vertice a tre con il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen. Ciò conferma che israeliani e palestinesi non hanno raggiunto alcun accordo su quella dichiarazione di intenti, richiesta dal Segretario di stato Condoleezza Rice, che si trascina dallo scorso novembre, quando le parti si incontrarono ad Annapolis. Secondo altre versioni la decisione del presidente Usa sarebbe essere collegata all'incerto destino politico di Olmert coinvolto in una indagine su mazzette elargite negli anni Novanta da un palazzinaro di Long Island, Morris Talansky, quando il premier israeliano era sindaco di Gerusalemme. Ieri sera era attesa la decisione della magistratura se sollevare, pienamente o parzialmente, il silenzio stampa imposto sull'intera vicenda ai media locali. Negli Stati Uniti però il New York Post ha già rivelato tutti i particolari dello scandalo. Le dimissioni di Olmert sono probabili nell'eventualità in cui venisse incriminato.

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Beirut, ora la guerra è fra sciiti e sunniti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Scontri, trincee e milizie per le strade del Libano Beirut, ora la guerra è fra sciiti e sunniti Dopo il decreto che ha spento i telefoni di Hezbollah, le milizie di Nasrallah e quelle di Hariri si fronteggiano. L'esercito non garantisce di reggere l'urto Michele Giorgio "Io non voglio dichiarare guerra, ma voglio dichiarare il diritto a difenderci. Non combattiamo, ma non accettiamo che ci sparino contro o che tocchino le nostre armi. Se vogliono il dialogo devono annullare quel decreto illegittimo". Il decreto è quello sulla rete di telecomunicazioni indipendente che il movimento sciita Hezbollah usa da anni per garantire la sua sicurezza, come avvenuto nella guerra con Israele nel 2006: Hassan Nasrallah non poteva essere più chiaro ieri pomeriggio mentre nelle strade di Beirut Ovest (la parte musulmana), in particolare a Mazraa, miliziani sunniti inquadrati da Mustaqbal, il partito di Saad Hariri, giunti in gran parte da Tripoli e altre località del nord del Libano, erano impegnati in scontri a fuoco con militanti di hezbollah senza precedenti dalla fine della guerra civile. Il compromesso politico è possibile ma la realtà è che il Libano, spaccato in due tra la maggioranza appoggiata da Usa e Arabia saudita e l'opposizione sostenuta da Damasco e Teheran, si è incamminato verso una nuova guerra civile, non tra cristiani e musulmani come tra il 1975 e il 1990, ma tra sunniti e sciiti. Nasrallah non esclude più un conflitto interno ma deve cercare di impedirlo. Ha l'autorità per evitare un bagno di sangue che farebbe solo il gioco di Hariri e delle milizie sunnite (venute finalmente alla luce del sole: la loro esistenza era stata sempre negata) nel loro obiettivo di disarmare Hezbollah e schiacciare la popolazione sciita nei ghetti in cui aveva vissuto per decenni. Molto dipenderà dall'esercito. Il capo di stato maggiore Michel Suleiman - indicato come possibile presidente di consenso nazionale - ha usato le forze armate per disperdere i miliziani ma, come lui stesso ha avvertito, il settarismo potrebbe presto rovesciarsi anche sui militari: "La crisi - avverte un comunicato ufficiale del comando - minaccia l'unità delle istituzioni militari". Secondo Nasrallah le recenti decisioni del governo Siniora hanno fatto precipitare il Libano in un tunnel. Quanto fatto dall'esecutivo lunedì, ha denunciato, equivale a "una dichiarazione di guerra contro la resistenza (sciita) a vantaggio degli Stati uniti. È sbagliato dire che il governo libanese è guidato da Fuad Siniora, lui è solo un povero impiegato, il governo è di Walid Jumblatt", il leader druso filo-Usa. Il leader di hezbollah ha minacciato di "tagliare le mani di chi le vuole mettere sulle armi della resistenza". Infine ha chiamato in causa anche il nuovo governo italiano: "Il governo Siniora, prima di prendere qualunque decisione telefona a Bush oppure a Condoleezza Rice e Sarkozy, e magari ora ci si mette pure Berlusconi", ha detto. In serata Saad Hariri si è rivolto con tono conciliante al capo di Hezbollah, affinché lavori assieme a lui per risolvere la crisi. "Non abbiamo agito contro la resistenza - ha detto spiegando le decisioni del governo Siniora - stiamo solo adottando misure per proteggere il governo, non per attaccare la resistenza". "Quello che sta accadendo nelle strade di Beirut - ha poi ammesso - è una guerra tra musulmani sunniti e sciiti". Ma ben poco contano i toni morbidi di Hariri. Le decisioni non le prenderà certo lui. Arabia Saudita e Stati uniti sono scesi pesantemente in campo contro Hezbollah e non è certo un caso che proprio ieri Farhan Haq, portavoce del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, abbia comunicato che le regole d'ingaggio dell'Unifil, la missione internazionale in Libano del sud (con truppe anche italiane), "potrebbero essere modificate". E' l'effetto delle dichiarazioni dell'inviato dell'Onu Terje Roed-Larsen, che ha definito Hezbollah "una minaccia alla pace" regionale". Le stesse parole di Bush. L'ambasciatore americano all'Onu Zalmay Khalilzad ha caldeggiato l'ipotesi di sanzioni contro Hezbollah e la Siria. Dopo il discorso di Nasrallah gli scontri a fuoco si sono intensificati, specie a Beirut ovest. "Da Tripoli continuano ad arrivare miliziani di Mustaqbal (il movimento di Hariri, ndr) e dall'altra parte gli attivisti di Hezbollah stanno rafforzando le loro posizioni, le aree miste della città sono spaccate in due dalle barricate", ci riferiva ieri sera un giornalista libanese. Gli scontri poi si sono estesi in altre zone della capitale. Non si sono registrate vittime solo per un miracolo - "solo" una donna morta nella Bekaa - ma è breve il passo verso il bagno di sangue.

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Non siamo contro i libri di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Free palestine "Non siamo contro i libri di Israele" l.fa. Nessuna "ombra di un dissenso violento e insensato" (Fiamma Nirenstein), non "un pensiero estremista che si risolve nel bruciare bandiere" (Margherita Boniver), niente ha turbato la prima giornata blindata del Lingotto, presidiato in occasione della visita del presidente Napolitano. Solo il tentativo di srotolare sotto gli occhi dei poliziotti uno striscione con la scritta "No al colonialismo sionista, stato unico per arabi ed ebrei in Palestina. Boicotta Israele, boicotta la Fiera del Libro 2008", e un volantinaggio gentilmente consentito dalle forze dell'ordine davanti alla Fiera. Un compromesso che non ha accontentato il gruppo di manifestanti di Free Palestine. "Siamo in una situazione vergognosa - ha protestato Anna Musini - in cui si restringono gli spazi di democrazia. E' gravissimo che Israele possa tirare fuori i suoi simboli, mentre i palestinesi no. Agli oppressi non è concesso nulla, mentre agli oppressori tutto è concesso". Alcuni rappresentanti di Free Palestine, una cinquantina di persone, tra cui i militanti dei centri, si sono avvolti con le bandiere palestinesi provocando la reazione di un solo simpatizzante di Israele, che ha imprecato da lontano. Le iniziative per contestare la presenza di Israele come paese ospite continuano anche oggi nelle sale di Palazzo Nuovo (un'assemblea dal pomeriggio fino a sera, e proiezioni filmate sulla tragedia palestinese) e con un'altra incursione di controinformazione nei pressi del Lingotto. Ma l'attenzione di tutti è per quella che si profila come la prima manifestazione di piazza gestita dal nuovo governo Berlusconi, con la cosiddetta sinistra radicale fuori dal Parlamento e con i media che soffiano sul fuoco della presunta "zona rossa" dove dovrebbe andare ad infrangersi il corteo che domani chiamerà a Torino decine di realtà sotto il segno della lotta a fianco dei palestinesi. Gli organizzatori parlano di 10 mila persone in arrivo. Tra le fila dei manifestanti ci sarà sicuramente il Pcdl di Ferrando e il Pdci di Diliberto. "Si inaugura oggi un evento a senso unico che, ospitando solo lo stato di Israele, decide di stare, come sempre, dalla parte del più forte. E' giusto invece battersi per i più deboli. Per questo aderisco alla manifestazione di sabato in difesa del popolo palestinese", ha spiegato Marco Rizzo (Pdci). Filerà tutto liscio? Davide Grasso, del centro sociale Askatasuna, e portavoce di Free Palestine, quasi si stupisce per la domanda. "Il corteo vuole arrivare fino a via Nizza e la questura ha autorizzato ciò che avevamo chiesto, davvero non capisco l'invenzione della zona rossa, vogliamo solo che vengano rispettati i patti". C'è un'altra cosa che Davide Grasso ci tiene a precisare. "Noi non abbiamo mai parlato di boicottaggio di libri e di scrittori israeliani, sarebbe privo di senso boicottare i libri, anzi, ci sentiamo calunniati solo per il fatto che qualcuno ci abbia attribuito questa intenzione. Noi contestiamo la presenza dello stato di Israele come ospite d'onore alla Festa del libro".

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La pace disarmante tra gli stand del Lingotto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dopo giorni di contestazioni annunciate, inaugurazione tranquilla per la Fiera del libro. E così è stato anche per l'incontro dei lettori con lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua, che ha invitato al dialogo. Anche con Hamas Francesca Borrelli Torino Forse sarà stata la prospettiva di confrontarsi con la generale riprovazione annunciata dalle dichiarazioni di chi, ormai da mesi, è schierato contro il boicottaggio, o forse sarà grazie a un tardivo stato di maturità raggiunto anche dai centri sociali, loro malgrado, dopo la batosta elettorale, fatto sta che mai inaugurazione della Fiera del libro fu al tempo stesso più affollata e più tranquilla: due sole bandiere sono penetrate nell'aula a anfiteatro che ospitava ieri mattina l'incontro con Abraham Yehoshua ma, lungi dal tentare di bruciarle, chi le portava ci si è avvolto dentro. In sala stampa, i cronisti mobilitati per rendere conto delle turbolenze annunciate si interrogavano un po' sgomenti sul come raccontare un fatto inesistente, e convenivano nel dire che la parola da spendere avrebbe dovuto essere "contestazione", vocabolo sufficientemente generico, aleatorio e adattabile da prestarsi a compiacere i caporedattori in agguato e restituire un minimo di visibilità a quei pochi che, animati dalla migliori intenzioni di manifestare la loro empatia con i palestinesi, si saranno sentiti un po' soli e persino un po' abbandonati. Anche a volersi spingere fin dentro il supposto occhio del ciclone, ovvero nello stand isareliano che si immaginava accerchiato da forze dell'ordine stremate nell'azione di contenimento dei riottosi, si temeva, almeno ieri, di avere sbagliato indirizzo: francamente disertato rispetto a altri luoghi di incontro, triste nella sua dominante di blu intervallato da pochi bianchi, il quartier generale del paese ospite appariva un luogo qualunque, con i suoi stand dove i libri, divisi per collane, sono stati disposti alternati ai vini, alle magliette, alle patacche d'antan e ai prodotti di bellezza provenienti Mar morto, evidentemente assai rivitalizzanti. Completato il giro di ricognizione, aguzzata la vista per scorgere eventuali vessilli impropriamente branditi, consumati i tacchi nella speranza di imbattersi in almeno un esemplare uno di focoso boicottante, non restava che mettersi in fila con le migliaia di studenti disordinatamente in attesa di buttarsi sulle gradinate della Sala dei Cinquecento, dove era annunciato Abraham Yehoshua. Qualunque cosa dicesse, dall'alto delle gradinate la vista coglieva una distesa di teste annuenti, ratificanti, compiaciute: dicevano tutte di sì prima ancora di lasciarlo terminare, mentre Elena Loewenthal e Alessandro Piperno lo affiancavano come due angeli protettori, alternando le loro domande. Come ci si sente a essere considerato uno scrittore modello quando si proviene da un contesto tutt'altro che esemplare? Che ruolo hanno, nella sua narrativa, le questioni morali? Come mai questa insistenza sulla intimità dei legami coniugali? "Intanto - rispondeva Yehoshua - non mi sento affatto uno scrittore modello, né sono un classico, o almeno non ancora, ma quel che è più certo è che laddove mi passasse un giorno per la testa di considerarmi tale, quel giorno mia moglie provvederebbe a riportarmi bruscamente con i piedi per terra. Di notte mi prende ancora l'ansia di sapere se quel che sto scrivendo ha senso o no, se va bene o va male, e insomma manca un bel po' alla mia strada verso la consacrazione a classico, e laddove di qui a cinquan'anni dovesse succedere, io non ci sarò più a godermela. Quanto alla questioni etiche, sono decenni che imposto i miei libri guardando al loro contenuto attraverso la lente della morale, è un'ottica che, tra l'altro, riserva molte soprese, e che non andrebbe abbandonata in favore della rincorsa a comprendere tutto, perché non tutte le motivazioni hanno ragione di essere assolutorie. Tra la descrizione psicologica dei personaggi e le loro istanze morali lo scrittore deve stabilire un equilibrio, sta qui il successo di un'opera letteraria. E per quel che riguarda la mia insistenza sui rapporti matrimoniali, a parte l'ovvia considerazione per cui forse proprio questo mio interesse è responsabile del successo in Italia dei miei libri, effettivamente considero la relazione coniugale specialmente emblematica della enigmaticità dei rapporti, perché non soggiace a alcuna imposizione, è il frutto di una scelta revocabile in ogni momento. Mi interessa, come si vede anche nell'ultimo mio romanzo Fuoco amico, quello che definirei il lavoro della coppia: se ho immaginato che il personaggio della moglie si separasse per una settimana dal marito per andarsene in Africa mentre lui restava a Tel Aviv, è proprio per indagare come reciprocamente si mettano in relazione nella distanza". In un'altra occasione, Yehoshua ha detto che l'allontanamento dei suoi due personaggi gli è servito per dare al romanzo una struttura al tempo stesso dialogante e ancorata al parallelismo dei due punti di vista: quello di lui, lasciato solo a occuparsi dei figli, dei nipoti, nonché dei problemi relativi a alcuni ascensori incautamente progettati, e insomma impegnato a tenere insieme la vita, e quello di lei che si provava a tenere a bada la morte, dopo che si era insinuata nella sua famiglia sotto forma di quel "fuoco amico" che aveva ammazzato il nipote, incidentalmente ucciso dai suoi stessi commilitoni. La domanda di rito sulla opportunità o meno di manifestare il proprio dissenso tramite il boicottaggio è arrivata puntuale dal pubblico, trovando Yehoshua preparato a rispondere come di prammatica, ovvero che il dialogo è l'unica forma nella quale trova legittimo esprimere ogni genere di riserva, e proprio perciò da anni va promuovendo scambi con i palestinesi e ora si adopera affinché siano avviati dialoghi costruttivi anche con Hamas. Rapidissimo, applauditissimo, ordinatissimo, l'incontro assolveva al suo ruolo di fiore all'occhiello di questa Fiera, altrimenti privata degli scrittori israeliani più frequentati dal nostro pubblico, e già l'areo del presidente della Repubblica reclamava la puntualità di Yehoshua, anche lui diretto a Roma dove ieri sera si è svolta la rappresentazione unica dell'opera tratta dal suo Viaggio alla fine del millennio, uno dei romanzi più fiabeschi e suggestivi della letteratura israeliana contemporanea.

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In Libano si respira di nuovo l'aria pesante della guerra civile. Nel Paese dei Cedri senza pac (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di MARCO BERTI In Libano si respira di nuovo l'aria pesante della guerra civile. Nel Paese dei Cedri senza pace da due giorni si odono nuovamente spari e raffiche di mitra: da una parte i filogovernativi antisiriani e dall'altra le fazioni filosiriane guidate dal movimento Hezbollah. Per ora si parla di sette morti e un numero imprecisato feriti. La tensione è andata crescendo fino a esplodere dopo che il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha accusato il governo filo occidentale di Fuad Siniora di aver dichiarato guerra al movimento sciita. In sostanza, Nashrallah ritiene che Siniora, annunciando chiusure nelle attività di Hezbollah, voglia soffocare la resistenza. Tutto è nato da due drastici provvedimenti del governo di Beirut: il blocco della rete telefonica privata di Hezbollah (in attività dal 2000) e la rimozione del capo della sicurezza dell'aeroporto di Beirut, il generale Wafiq Shqeir, per presunti legami con il movimento sciita. "La rete di telecomunicazioni usata da Hezbollah - ha affermato in una teleconferenza stampa a Beirut Nasrallah - è l'arma più importante in mano alla resistenza". Secondo il leader del movimento, ispiratori di questo provvedimento governativo sarebbero gli Stati Uniti. Washington è anche sotto accusa per la questione della rimozione del capo dell'aeroporto "Rafiq Hariri". "Vogliono trasformare l'aeroporto - ha adetto ancora Nashrallah - in una base per la Cia, l'Fbi e il Mossad. Vogliono sostituire il generale Shqeir con un ufficiale filo americano". A chiedere la rimozione del generale, in realtà, è stato il leader druso Walid Jumblatt perché sarebbe stato responsabile di aver consentito a Hezbollah l'installazione di telecamere nell'aeroporto per monitorare, secondo Jumblatt, "l'arrivo di leader libanesi e stranieri da sequestrare e poi da uccidere". Le parole di Nasrallah hanno ben presto infiammato gli animi e subito sono scoppiati gli incidenti a Beirut: raffiche di mitra, lanci di granate Rpg e di lacrimogeni (questi ultimi utilizzati dalla forze armate governative) hanno segnato la giornata di ieri, dopo gli scontri di mercoledì per lo sciopero generale indetto dai sindacati e sostenuto dall'opposizione per chiedere un aumento dei salari minimi. Nasrallah ha pure definito il governo di Beirut una "gang" che ha l'obiettivo di fare ciò in cui Israele, con la guerra del 2006, ha fallito. Uomini del movimento sciita hanno istituito posti di blocco lungo le strade d'accesso all'aeroporto, mentre scontri tra le opposte fazioni e sparatorie sono state segnalate anche a Tripoli e nella valle della Bekaa. A tamburo battente è giunta la condanna delle Nazioni Unite che, con Terje Roed-Larsen, uno degli emissari del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon per il Medio Oriente, accusa il movimento di disporre di una infrastruttura paramilitare a margine dello Stato che costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza regionale. Farhan Haq, portavoce del segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon, ha anche parlato della possibile modifica delle regole di ingaggio, cui devono sottostare i militari della missione Unifil, la missione Onu in Libano di cui fa parte anche l'Italia con quasi 2500 uomini. Condanna anche da parte degli Usa. Non solo, ma dopo l'ammonimento della Casa Bianca al movimento Hezbollah perché cessi i disordini, l'ambasciatore americano all'Onu, Zalmay Khalilzad ha caldeggiato l'ipotesi di nuove sanzioni. Cosa che Nasralla non condivide. "Nessuna modifica delle regole d'ingaggio, così come dice di voler fare il premier italiano Silvio Berlusconi". In serata è giunto un appello alla pacificazione da parte del leader della maggioranza parlamentare antisiriana, Saad Hariri. "Vi chiedo di bloccare l'evoluzione della guerra civile", ha detto rivolto a Hezbollah. Secondo Hariri, gli scontri sono nati da un fraintendimento. "Non stiamo dicendo - ha spiegato - che vogliamo smettere di proteggere la resistenza. Stiamo adottando misure per proteggere il governo, non per attaccare la resistenza".

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La Fiera del libro di Torino e la buona vecchia Europa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Lettera aperta La Fiera del libro di Torino e la buona vecchia Europa Yitzhak Laor * Yitzhak Laor * Cara amica, il nostro problema qui, in quanto israeliani contro l'occupazione, è un problema concreto con i nostri vicini concreti, quelli che tornano a casa dopo avere prestato servizio ai blocchi stradali e avere trattato esseri umani come animali: diventano fascisti attraverso la pratica - ossia attraverso il servizio militare - e solo poi fascisti ideologicamente. Questo non preoccupa la sinistra filo-israeliana in Italia. Tu sostieni che la sinistra italiana non avrebbe trattato un boicottaggio del Sudafrica nel modo in cui sta trattando qualunque proposta di boicottaggio di Israele. Ma la cosa è più semplice: pensa alla sinistra italiana durante la prima guerra del Libano e paragonala alla sua posizione attuale. Non è l'occupazione a aver cambiato natura. È l'Europa occidentale che è cambiata, che è tornata al suo vecchio modo di guardare i non-europei con odio e disprezzo. Nell'immaginario della sinistra italiana, i palestinesi hanno perso lo "status" simbolico di cui godevano un tempo (la kefia al collo di decine di migliaia di giovani italiani, ad esempio) e sono passati nell'hinterland dell'Europa: dove gli americani possono fare quello che vogliono, e l'avida Europa, come sempre, si schiera dalla parte dei più forti. I palestinesi sono ancora una volta solo degli arabi che sanguinano, e il sangue arabo - proprio come in passato il sangue ebraico - vale poco. Si potrebbe riassumere il cinismo dell'attuale scena italiana citando Giorgio Napolitano, quando ha fatto riferimento a una vecchia discussione che ebbe nel 1982 a Torino con l'allora comunista Giuliano Ferrara. Riflettendo sulla posizione del Pci sul massacro di Sabra e Shatila, Napolitano, che sarebbe poi diventato Presidente, ha detto: "Per quanto riguarda una determinata persona (Giuliano Ferrara), ricordo solo che egli si faceva promotore di una causa (la causa palestinese nel 1982) che nel Partito godeva di una qualche popolarità ma che non ci avvicinava per nulla alla presa del potere". Machiavelli avrebbe dovuto incontrare sia Ferrara che il Presidente italiano per un drink sui fiumi di sangue palestinese. Ma il cambiamento di posizione della sinistra italiana ha molto poco a che vedere con la propaganda israeliana, anche se la Fiera del libro di Torino rientra anch'essa nella propaganda israeliana. Concentriamoci per un momento su questa fiera, a titolo di esempio. Abbiamo a che fare con la Cultura, che è sempre la "coesistenza" di affari (delle case editrici, ad esempio) con il razzismo implicito degli "amanti della Cultura", cultura che è sempre puramente occidentale (cristiana o "secolare"). Gli israeliani in questo contesto sono gli "eredi della buona vecchia Europa", mentre gli arabi, naturalmente, non sono ammessi in questa cultura. In breve, la xenofobia italiana ha anche un volto umano: la Fiera del libro di Torino. Il nostro stato, che da 41 anni sta privando un'intera nazione di qualunque diritto se non quello di emigrare, viene celebrato dalla Cultura. Bene, questa è l'Europa - dopo tutto, la stessa Europa che noi e i nostri genitori abbiamo conosciuto: la Cultura è sempre stata la cultura dei Padroni. Il dibattito sulla Fiera del libro può dimostrare come la sinistra, un tempo la più sensibile d'Europa verso la causa palestinese, sia diventata la più cinica sinistra filo-israeliana. Ha perso il suo orizzonte politico, e in questo vuoto ideologico ciò che si è realmente verificato è il ritorno del Coloniale. È questo il contesto storico in cui va letta l'estinzione della nazione palestinese, celebrata attraverso il 60° anniversario di Israele. L'Europa si sta espandendo fino a includere Israele, come "isola di democrazia", di "diritti umani". Non dobbiamo dimenticare che la sinistra italiana non ha mai attraversato un processo post-coloniale. Ha fatto tutta la strada dalla retorica anticolonialista degli anni '70 all'attuale "ansia" coloniale per "i nostri fratelli ebrei là nella giungla, tra i selvaggi". Mamma li turchi! Cara amica, non possiamo dipendere dagli europei, nonostante pochi coraggiosi. Guarda, i nostri soldati sono tornati a casa e dai loro scarponi il sangue cola in salotto. Imparano presto nella vita a ignorare le lacrime delle madri. Prima di compiere vent'anni sono già crudeli come cacciatori di teschi. Lo ammetto: dovevo scrivere questo pezzo per il manifesto, ma mi sono rivolto a te, perché non riesco più a rivolgermi agli europei direttamente, chiedendo loro di pensare ai palestinesi rinchiusi come animali nei loro ghetti, al vento e alla pioggia. E gli anni passano. * scrittore israeliano (traduzione Marina Impallomeni).

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Lettere@ilmanifesto.it (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Lettere@ilmanifesto.it L'humus di Verona Le dichiarazioni della terza carica dello stato, il neopresidente della Camera Fini, che mettono in relazione l'omicidio del ragazzo veronese a opera di naziskin e le bandiere israeliane bruciate nelle proteste contro la fiera del libro di Torino, ritenendo più gravi politicamente le seconde, sono semplicemente scandalose! L'omicidio di Verona germina in un humus di sottocultura fascista che il neo presidente della Camera tende evidentemente a minimizzare e che è frutto di un'ideologia del viva la muerte (altrui, possibilmente). I giovani assassini veronesi che hanno massacrato un coetaneo solo perché diverso da loro fanno parte di gruppi politici criminali usi a questo genere di violenze. Un'azione orribile come questa non può essere minimamente paragonata a una forma, sicuramente condannabile, di "attentato" a degli oggetti, le bandiere, cariche di significato quanto si vuole, ma pur sempre oggetti. Per noi, poi, che siamo ebrei impegnati sulla questione mediorientale desiderando costruire pace nella giustizia, affermazioni del genere, non nuove per il postfascista Fini, appaiono come un segnale di una preoccupante strumentalizzazione politica di una tragedia che si trascina da più di 60 anni e che vede purtroppo ancora divise su tutto due popolazioni che vorremmo vedere convivere pacificamente sulla stessa terra. Come la destra fondamentalista cristiana di Bush, che appoggia Israele in funzione antislamica, così la posizione dei nostri neocon rivendica un'identità forte dell'Occidente non nella sua storia e nella forza della sua democrazia, ma nelle radici giudaico-cristiane dell'Europa e da ciò deriva un appoggio senza se e senza ma di qualsiasi politica di qualsiasi governo israeliano, possibilmente conservatore. Sul primo punto, chiunque conosca la storia europea non può che rilevarvi la presenza ebraica come capro espiatorio della civiltà cristiana e, solo dopo la Shoah, un certo ripensamento nella cultura maggioritaria. Per quanto riguarda Israele, fatta salva la critica, secondo noi giustamente netta, a chi vuole metterne in discussione l'esistenza, altrettanto serrata deve essere quella di chi vuole affermarne a tutti i costi una "santità" inesistente. Purtroppo questa seconda uscita di Fini, dopo quella del discorso inaugurale della sua presidenza della Camera, che conteneva una critica del relativismo culturale, dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, l'assenza da parte dell'esponente del Popolo della libertà di una cultura laica pluralista, positiva e non disgregante. Cosa che a noi, rappresentanti di una minoranza, preoccupa non poco. D. Astrologo, A. Billau, G. Canarutto, I. Gottlieb, J. Haim, M. Morpurgo, R. Sarfati, Sergio e Susanna Sinigaglia, C. Treves campodellapace@yahoo.it Per la libertà di stampa Due giorni fa partecipato a un incontro con una delegazione proveniente da Gaza in cui Gamal Elkoudary e Sameh Habeeb, presidente e coordinatore del Comitato contro l'assedio di Gaza, hanno illustrato la tragica situazione di Gaza. E' stato proiettato un video tremendo sulla situazione di estrema difficoltà dei loro ospedali a soccorrere e aiutare i feriti colpiti dai bombardamenti israeliani. Tutto ciò in coincidenza con il Salone del libro di Torino. Mi piacerebbe che vi fosse più spazio sul vostro giornale sulle " vere" ragioni di una protesta contro l' invito ufficiale dello stato di Israele, nella quale non vi è nulla contro la gente e il popolo di Israele, ma molto contro la politica di repressione dei palestinesi di Gaza del governo di Israele. Tutto ciò credo che sia un atto dovuto in nome di quella famosa libertà di stampa per cui in tanti da sempre ci battiamo. Cordiali saluti. Jan Jensen, Reggio Emilia Ebrei contro l'occupazione Vorrei fare alcune precisazioni a proposito dell'intervista di martedì a Amos Gitai. 1. Lontano dall'essere un'operazione culturale, quella di Israele alla Fiera del libro di Torino è una strumentalizzazione politica della cultura. Gli scrittori che rappresentano la "coscienza moderata" a detta di Amos Gitai sono stati costretti a firmare un foglio in cui si impegnavano a non criticare Israele prima di far parte della delegazione ufficiale (Haaretz). 2. Il boicottaggio non è partito dai governi arabi, ma dalle associazioni e comitati impegnati sulla Palestina, cioè società civile. Solo dopo e giustamente si sono accodati i paesi arabi. Se poi non hanno boicottato anche la fiera delle armi questo è un altro discorso. 3. E' ridicolo e turpe scandalizzarsi come se si stesse boicottando la cultura. In realtà è il contrario, si cerca di smascherare l'operazione di piegare e strumentalizzare la cultura ai fini della propaganda israeliana. E' quindi una difesa della cultura compresa quella ebraica e israeliana. Devo ricordare la violenza, la crudeltà, la quotidianità del boicottaggio israreliano della cultura e dell'istruzione palestinese? (vedere il sito dell'università Bir Zeit). 4. Sarebbe stato diverso se la Fiera avesse invitato scrittori israeliani e palestinesi fuori da ogni ufficialità e in pari dignità. Questo è ciò che abbiamo chiesto noi di Eco (Ebrei contro l'occupazione). La risposta è stata un netto rifiuto, dato anche a chiunque altro abbia avanzato critiche e proposte, comprese alcune case editrici. Chiamparino ha di recente dimostrato la sua imparzialità facendo scomparire un libro curato da alcune associazioni pacifiste di Torino su Israele-Palestina e stampato a cura del comune per le scuole. La ragione è che il libro era stato criticato prima dalla comunità ebraica e poi dall'ambasciatore israeliano: Israele detta legge anche in Italia. Io non ci sto. Se non si può intervenire in nessun modo né a favore dei palestinesi, né della cultura cosa resta oltre il boicottaggio? Miriam Marino Paradossi Il paradosso di sostenere la contestazioni di Torino equivalenti, se non peggiori, al fattaccio di Verona mostra l'incapacità di distinguere il simbolico dal reale senza curarsi di capire le vere ragioni che stanno dietro alla discussa edizione della Fiera del libro di quest'anno liquidando il fatto con la semplice condanna. "Lo stato di Israele non è in discussione" ripetono con accenti e inflessioni diverse ma più o meno in coro occultando qualsiasi riferimento alla conseguente tragedia palestinese che appunto compie 60 anni e rischia di invecchiare senza soluzione. L'iniquità della prima spartizione, che riconosceva al 3% della popolazione il 52% del territorio, si è allargata nella mancata applicazione delle risoluzioni dell'Onu, che tentavano di rammendare una ferita troppo profonda. La Guerra dei sei giorni e tutto il resto ci portano alla tragica attualità che il vostro inviato Michele Giorgio ci restituisce con la lucida sensibilità della testimonianza più o meno ogni giorno sulle pagine di questo giornale. Accuse di antisemitismo o tradimento per chi osa criticare la politica dello stato di Israele a seconda se si tratti di gentili o ebrei. Da qui a quella di terrorismo il passo è breve. Ma se essere poi orfani di una rappresentanza parlamentare condanna direttamente alla criminalità allora è un po' troppo. Enrica Palmieri, Roma.

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Blitz presidenziale a sostegno della kermesse torinese (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Aperta da Giorgio Napolitano la rassegna del Lingotto. Il presidente della Repubblica condanna il boicottaggio della Fiera e fa sue le parole dello scrittore Amos Oz sull'Europa come fonte di una proposta di pace che ponga fine al conflitto tra lo stato di Israele e il popolo palestinese Maria Teresa Carbone Torino Ieri, alla Fiera di Torino, Napolitano è rimasto meno di due ore: era arrivato alle dieci da Roma, è ripartito prima di mezzogiorno di nuovo per Roma, dove nel pomeriggio lo aspettava il giuramento del nuovo governo. Ma in quelle due ore scarse, il presidente della repubblica ha detto e fatto quanto gli premeva di più. (O forse no, forse da "prototipo esemplare di lettore forte" come lo ha definito nel suo discorso il direttore della Fiera, Ernesto Ferrero, gli sarebbe piaciuto fermarsi ancora, sfogliare le novità, scoprire il catalogo di piccole case editrici. Ma questo non è dato sapere). Ha ribadito comunque, Napolitano nel suo discorso, la legittimità dell'invito a Israele, proprio in occasione del sessantesimo anniversario della sua nascita ("che fu deliberata dall'assemblea delle Nazioni Unite" ha tenuto a precisare). Ha condannato il boicottaggio (affrontare "il drammatico conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria" è "tutt'altro rispetto alla libertà di critica nei confronti della politica del governo di Israele, libertà riconosciuta innanzitutto in Israele in quanto Stato democratico"). Ha, infine, rivolto un invito a evitare la rigida logica degli schieramenti prendendo a prestito le parole di Amos Oz in Contro il fanatismo ("se fossi europeo starei ben attento a non puntare il dito contro nulla e nessuno... non dovete scegliere tra essere pro israeliani o pro Palestina, dovete essere per la pace"). Ma soprattutto Napolitano è venuto di persona, fra l'altro portando con sé avanti e indietro sull'aereo il più importante, e il più celebre, degli scrittori israeliani contemporanei, Abraham Yehoshua (fino all'ultimo, per motivi esterni, riluttante a partecipare). È la prima volta che un capo dello stato interviene all'inaugurazione della Fiera del Libro, e naturalmente gioisce Ferrero, perché dopo tutti i dispiaceri dei mesi - e dei giorni - scorsi, la presenza di Napolitano è una gran soddisfazione, tanto che nel suo intervento il direttore editoriale non si trattiene dal tessere le lodi di questa sua creatura, che - dice - in un paese così povero di lettori come è l'Italia, ha adesso un pubblico doppio rispetto al Salon du Livre di Parigi, lo stesso Salon che vent'anni fa sembrava un modello irraggiungibile. E appare soddisfatto (ovviamente) l'ambasciatore israeliano Gideon Meir, il cui nonno - rivela - aprì nel 1908, giusto un secolo fa, la prima libreria di Gerusalemme. Ma più di tutti a sorridere sono i rappresentanti delle comunità ebraiche italiane che si affollano intorno allo stand di Israele (strategicamente piazzato in un angolo, fra quello della polizia e lo spazio - regionale e dunque innocuo? - della Puglia), aspettando pazienti che Napolitano finisca la sua visita per poter entrare e muoversi fra i tavoli e salutarsi come in una grande festa di famiglia. Molti di loro, un centinaio e passa, erano partiti all'alba da Roma, sul volo delle 6 e 55 da Fiumicino c'erano quasi soltanto loro, in grandissima maggioranza uomini fra i trenta e i quaranta, in giubbotto e jeans, piegata in tasca ma visibile la maglietta con i colori della bandiera di Israele, bianca e azzurra, pronta da essere indossata al Lingotto. E vuoi per questi colori che, appena intravisti, sembrano quelli di una squadra di calcio, vuoi per il brusio un po' teso e sovreccitato di tante voci maschili, l'atmosfera sull'aereo era quella di un gruppo di tifosi in trasferta per andare a vedere una partita decisiva, e dove forse ci potrebbero essere scontri. ("È stata una cosa spontanea, dopo le bandiere bruciate, dopo le dichiarazioni di Vattimo, abbiamo sentito la necessità di essere presenti, di mostrare anche fisicamente che lo stato di Israele c'è, e che l'unico modo per uscire dal conflitto con i palestinesi è semmai sedersi a un tavolo e parlare" dice un passeggero che ha "sempre, sempre, votato a sinistra"). Ma adesso che la Fiera si è aperta, e del fronte del boicottaggio non si è praticamente vista traccia, la tensione è calata, e molti si preparano a rientrare.

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Docu-Fiction mmm1/2 Sotto le bombe di Ph (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ilippe Aractingi, con Nada Abou Farhat, Georges Khabbaz UN UOMO, una donna, un paese devastato da una guerra lampo. Lui, cristiano, guida il taxi. Lei, sciita, cerca il figlio che aveva lasciato nel Sud, dalla zia. Troveranno profughi, terrore, crateri, distruzione materiale e morale. Ma anche nel Libano piegato dai missili e minato dalle divisioni intestine, c'è spazio per un brandello di umanità. Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica. Non conta attribuire colpe, solo raccontare la pena di ogni guerra, sotto qualsiasi cielo. Quattro Fontane.

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Torino, Napolitano apre la fiera del libro: <È luogo di dialogo, non di contese politiche> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Tutto tranquillo all'esterno del Lingotto, dentro parlano Yehoshua, Loewenthal e Piperno Torino, Napolitano apre la fiera del libro: "È luogo di dialogo, non di contese politiche" Stefania Podda Torino (nostra inviata) Qualche bandiera palestinese all'ingresso del Lingotto, qualche bandiera israeliana sventolata all'arrivo di Giorgio Napolitano. Non poteva esserci debutto diverso per la Fiera del Libro che si è aperta ieri a Torino, preceduta da polemiche politiche, allarmi sulla sicurezza e, inevitabilmente, quasi nessuna attenzione alla letteratura. In attesa del corteo di sabato pomeriggio, in mattinata un gruppo di manifestanti di Free Palestine si presentano ai cancelli del Lingotto. Vogliono esporre uno striscione, ma vengono allontanati per motivi di sicurezza. Lo srotolano qualche centinaio di metri più avanti, c'è scritto: "No al colonialismo sionista. Stato unico per arabi ed ebrei in Palestina. Boicotta Israele, boicotta la Fiera del Libro". Protestano con i giornalisti, sanno che all'interno del Salone ci sono parecchie bandiere israeliane. E davanti all'ingresso, ad attendere il presidente della Repubblica, c'è in effetti un piccolo presidio completo di vessilli. Ci sono Fiamma Nirenstein, Luca Barbareschi e una rappresentanza locale di Alleanza Nazionale, con tanto di bandiera al braccio. "Siamo in un paese fascista, non c'è democrazia. Una situazione vergognosa in cui stanno restringendo gli spazi di parola - accusa Anna Musini, rappresentante di Free Palestine -. E' vergognoso che Israele possa tirare fuori i suoi simboli, mentre i palestinesi no. Ai palestinesi che sono gli oppressi è impedito tutto, mentre agli oppressori tutto è concesso". La questione del boicottaggio che in questi mesi ha sì assicurato parecchia pubblicità gratuita alla Fiera, ma allo stesso tempo ne ha oscurato i contenuti culturali, è stata al centro anche dei discorsi inaugurali. Tutti - organizzatori e autorità israeliane - hanno reso innanzitutto omaggio al presidente Napolitano, che ha fortemente voluto essere presente a Torino ieri mattina. La scelta di Israele come ospite d'onore ha reso questa Fiera diversa da tutte le altre e ha caricato di un valore simbolico la presenza del presidente alla cerimonia di apertura del Salone. Nei giorni scorsi il capo dello Stato era stato duramente attaccato dal professore e scrittore egiziano Tariq Ramadan, il quale aveva giudicato "inopportuno" il suo intervento a Torino e lo aveva accusato di liquidare come antisemite le posizioni di critica a Israele. Napolitano ha ribadito ieri il perché della sua venuta al Lingotto: "Questa Fiera - ha spiegato - è un luogo di dialogo, non di contese politiche. I valori essenziali che esprime attraverso un'offerta sempre più riccamente pluralistica, è quella del confronto e del dialogo tra culture senza confini impenetrabili e senza preclusioni. Si tratta di un contesto e di un clima che non possono essere deviati da contese politiche o da intrusioni pretestuose". Poi il monito sui rischi di una chiamata al boicottaggio così concepita: "Non c'è dialogo - ha detto - se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua nascita, del suo diritto a esistere nella pace e nella sicurezza. Si stravolge politicamente e culturalmente questo evento pretendendo di introdurvi la problematica del drammatico conflitto arabo-israeliano in chiave di esasperata partigianeria". Ma Napolitano non dimentica l'altra faccia dei sessant'anni di Israele, ossia la tragedia palestinese che è cominciata in quello stesso anno: "Un diritto (quello all'esistenza di Israele, ndr) che deve combinarsi con il diritto del popolo palestinese a dare vita a un suo Stato. Sono questi i termini entro cui si colloca ogni sforzo di mediazione e di intesa, con la partecipazione del governo di Israele, dell'autorità palestinese, dell'Unione Europea, dell'Onu e di altri protagonisti della politica internazionale". La prima giornata di quella che, nelle lunghe settimane di preparazione e di polemiche, si annunciava come una Fiera blindata, sotto assedio, è andata bene. La solita bolgia, ma nessun incidente e nessun allarme. Soprattutto nessuna blindatura e nessun assedio, controlli blandi e discreti, e folle di scolaresche in visita. Nessuna precauzione particolare nemmeno per lo stand di Israele, affollato da visitatori che vagano tra i romanzi degli scrittori israeliani e i volumi di Fiamma Nirenstein e Magdi Allam. C'è anche un piccolo tavolo con saggi sull'Islam, peccato che ci siano solo i volumi di Bernard Lewis e il "Libro nero dei regimi islamici" di Carlo Panella. Sul fronte degli appuntamenti letterari, il primo ad incontrare ieri i lettori è stato Abraham B.Yehoshua, forse il più conosciuto tra gli scrittori israeliani, sicuramente il più contestato per i suoi interventi politici da chi ha chiamato al boicottaggio della Fiera. Ieri, in una sala affollatissima, intervistato dagli scrittori Alessandro Piperno e Elena Loewenthal, ha parlato anche - come era prevedibile - del conflitto israelo-palestinese. Rispondendo alle domande del pubblico, ha detto di essere convinto che lo Stato palestinese nascerà presto, e che allora toccherà alla Palestina essere l'ospite d'onore a Torino: "In quell'occasione - ha aggiunto - tornerò anche io qui, per festeggiare con i colleghi palestinesi". Poi una risposta sullo stallo del processo di pace: "Con Hamas - ha spiegato - bisogna dialogare, è l'unica via per arrivare a fermare questo stillicidio di morti da tutte e due le parti". Una posizione, questa, condivisa dai suoi colleghi scrittori, ma non dal governo israeliano. 09/05/2008.

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Intellettuali di sinistra e Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa L'EDITORIALE Intellettuali di sinistra e Israele A Torino è accaduto qualcosa di più grave delle bandiere di Israele bruciate, di parole scomposte di una sinistra estrema che - almeno - si è dilaniata al suo interno (ottimo Bertinotti). A Torino è emerso un fatto tragico: l'antisemitismo più becero ha trovato il suo mentore in un brillante filosofo della sinistra: Gianni Vattimo. La sua orrida affermazione "non ho mai creduto alla menzogna dei Protocolli, ma ora comincio a ricredermi", dimostra che Giorgio Napolitano ha ragione quando ricorda che non vi può essere antisionismo senza antisemitismo. Uno dei cervelli più brillanti della sinistra ha dunque deciso di dare legittimità, credibilità, forza all'ossessione dell'ebreo complottatore. Chi pensava che l'antisemitismo fosse solo della destra nazifascista, chi ha fatto finta per 50 anni di non sapere che Stalin perseguitava e uccideva gli ebrei e che solo la sua morte salvò gli ebrei russi da un Pogrom nel 1953 ha materia per riflettere sulla storia del comunismo. Quello vero. L'antisemitismo non è un delirio hitleriano, ma è dentro la storia, la nostra storia. A Torino, purtroppo, è accaduto anche altro. Abbiamo ammirato in Giorgio Napolitano un eccellente, fermo difensore di Israele e di valori alti. L'abbiamo sentito dire: "non si dialoga con chi non riconosce il diritto di Israele ad esistere" (e a D'Alema sono fischiate le orecchie). Ma non abbiamo assistito a quella mobilitazione della cultura italiana a fianco di Israele e di Napolitano che era indispensabile. Intellettuali italiani svegliatevi. Vattimo vi spiega perché.

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Dopo Cina e Stati Uniti il meglio del jazz italiano sbarca a Londra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Da domenica prossima Dopo Cina e Stati Uniti il meglio del jazz italiano sbarca a Londra L'Associazione Villa Celimontana in collaborazione con l'Associazione Italian Nights sbarca a Londra per presentare il "Festival del Jazzitaliano". A partire da domenica prossima per ben cinque giorni, sui palchi dei più prestigiosi jazz club londinesi, si alterneranno alcuni importanti gruppi simbolo dello stile, della tecnica e della sensibilità italiane. Villa Celimontana, dopo i numerosi successi ottenuti con le varie manifestazioni organizzate in Cina, Israele, Kuwait, New York, Atene si lancia così in una nuova sfida: irrompere, a suon di musica, anche nel mondo anglosassone per diffondere la cultura del jazz italiano che ha una sua identità ben precisa e una straordinaria vivacità. Londra è il luogo ideale per accogliere questo patrimonio. L'iniziativa, inoltre, vuole sottolineare la tendenza del nostro Paese di proporsi, sempre più radicalmente e in tutti i campi, come esportatore di cultura, riproponendo in qualche modo l'onda del successo già riscosso dal progetto "Made in Italy at Harrods".

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Fasano (Br) Musica etnica con Aira in concerto Arco del Balì, centro storico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fasano (Br) Musica etnica con Aira in concerto Arco del Balì, centro storico. Napoli Ultimo incontro di studio con Domenico Losurdo "Il ritorno della Cina": Capitalismo, socialismo, socialismo di mercato . Alle 17 Soc. studi politici p.za S. M. degli Angeli 1 Afterhours live Palapartenope. Frosinone Grande reggae ciociaro: Maquilabbeba + dj Leo Cantina Mediterraneo. Roma L'attuale situazione dei "Cinque patrioti cubani" detenuti nelle carceri Usa, preparazione della non stop di fine maggio e il rilancio della campagna di solidarietà contro il "bloqueo" al centro dell' Attivo Straordinario aperto a tutti gli amici di Cuba alle 18 La Villetta in via degli Armatori 3. La città come spazio dinamico, luogo reale e immaginato insieme, in cui ricomporre forme in movimento. Questa è l'idea da cui nasce A new form of beauty la mostra fotografica di Francesco Antonio Caratù che si apre oggi - fino al 3 giugno - alla Fabrica di via Savonarola 8. Doppia presentazione a Rinascita via P. Alpino 48 alle 18.30: Giovanni Bianconi e Giancarlo de Cataldo e i loro libri Eseguendo la sentenza. Roma 1978 Dietro le quinte del sequestro Moro (Einaudi) e Onora il padre. Quarto Comandamento (Einaudi); e poi teatro con Porco di Min - Civitavecchia 1943 a cura di Davide Tassi: il sor Luigi, il bombardamento del 14 maggio 43, la fuga, il rastrellamento dal ghetto di Roma, l'eccidio di Caiazzo, il campo di concentramento di Auschwitz. "Buoni italiani"? Davide Conte discute con Claudio del Bello del suo libro L'occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della "brava gente" (1940-1943) (Odradek) alle 18.30 Rinascita v.le Agosta 36. Le scrittrici Maria Paola Langerano e Moussia Fantoli e l'editore Fausto Tanzarella presentano il libro di Gabriella Gianfelici Essere lo spazio vuoto tra due righe (Pascal) alle 17.30 Odradek via dei Banchi Vecchi 57. Un evento importante al Villaggio globale dedicato a un ex partigiano, scrittore e giornalista e, soprattutto, memoria storica di questo Paese: si costituisce il circolo Anpi - Villaggio globale "Enzo Biagi" , in collaborazione con "Io sto con Falcone". Alle 18.30 all'ex Mattatoio con Ernesto Nassi segretario Anpi Roma, Bianca Bracci Torsi e Primo de Lazzari. E poi dj set Ricordando Peppino Impastato con anche A Shot in the Dark Rude Boy System. Alla luce della recente crisi dei subprime americani e del ritorno dei Bot, oltre che dei crak e delle speculazioni C'è un'etica per la finanza? Alle 20 circolo culturale Montesacro c.so Sempione 27 con l'economista Alessandro Messina, Maurizio Spedaletti di Banca Etica, Marco Reggio della Banca di Credito cooperativo, Cinzia Cimini direttrice di Mag di Roma e Paolo Andruccioli del "Montesacro". Il cinema di Fatih Akin propone La sposa turca alle 21.30 Casale Podere Rosa. Cinema anche al Forte Prenestino di via Delpino con Occupation 101 di Sufyan and Abdallah Omeish alle 21 per "Orizzonti perduti: Palestina - Kurdistan. 4 film per 2 guerre dimenticate". Live radio session con Mannarino dj set al Brancaleone. Lo spirito ironico e popolare dei "romani de Roma" con Ponentino Trio live al Comitato 100celle in via delle Resede 5; c'è pure il 100cl Critical Bar dove bere e mangiare etico e vegano. La rassegna di teatro indipendente all'Ex Snia di via Prenestina 173 propone alle 20 Dannoteatro in La follia del signor Beckett , una riflessione poetica sulla follia e Fiori Falsi in B13 sulle mine antipersona. Segnali di cambiamento... Ven'Trupea live Factory. A cura di Insensoinverso il dibattito Diritti negati , sulle difficoltà dell'essere immigrato, alle 18.30 Baobab via Cupa 5; poi teatro con Africa frammento scritto e diretto da Aida Talliente, cena tipica e Yampapaya live. Un viaggio attraverso la sofferenza delle minoranze serbe e non albanesi in Kosovo: Katastrofa il documentario di Maria Lina Veca alle 19 Centro di cultura popolare Tufello in via Capraia 81. Canzone d'autore con Fabrizio Mozzillo Band al Dimmi di Sì in via dei Volsci 126. Straordinari: Bianca Blues e i Sette Soul Big Mama. Mascolinità, muscoli e vere e proprie battaglie musicali tra dj: Muccassassina Gladiator Night al Qube. Big Night Jive al Cotton Club. Assolutamente da non perdere: Punkreas live all'Alpheus con il nuovo album. E' un affabulatore musicale: Raffaello Simeoni Trio Beba do Samba. Tributo a Paul McCartney con Band of the Fans Lettere Caffè. Da Citizen Kane a Fumisterie a Fonderia Romana a Acusticando... Festival di San Romolo Locanda Atlantide. Passaggi ritmici mutevoli e meraviglie liriche con Slow Mood il progetto di Roberto Cecchetto & Giovanni Maier Duo al Museo di Arti e Tradizioni di piazza Marconi 8. Jazz con Pierluigi "Piji" Siciliani Il Pentagrappolo. Lucca La sua storia, la memoria: Laura Seghettini ci parla del suo libro Al vento del nord. Una donna nella lotta di liberazione alle 17.30 Arci in via Santa Gemma Galgani 46. Bologna Breve maratona di letture su prigionia e libertà alle 17 nella Sala dell'Aquila in via Galliera 26. Si aprono le ludiche danze del Pride 2008 e nelle antiche mura del Cassero arriva Mister Pride, il reginetto della parata . Chi sarà il più prestante e charmant? Cover dei Pink Floyd con Chiara Stefani e Jarno Biondi: La verità non porta sfiga! alle 22 "Iqbal Masih". Trento Ya Basta ti invita al dibattito con Elizabeth Martínez Carrión e David Luna Hernández per parlare delle mobilitazioni del Comitato Cerezo per la liberazione dei prigionieri politici del Messico e la difesa dei diritti umani dei detenuti . Alle 20.30 cs Bruno con la presentazione anche della campagna europea ¡Los zapatistas no están solos! , per fermare l'aggressione alle comunità indigene del Chiapas e la carovana estiva in Messico e in Chiapas "Resistenza e Autonomia". E' preziosa e vitale... non sprechiamola e non privatizziamola! Compagnia Itinerante in L'H2Oro - l'acqua un diritto dell'umanità alle 21 Teatro Cuminetti. Martignano (Tn) Stiliti live ska for Emergency alle 19 al Palatenda, al parco. Pergine (Tn) La guerra non fa parte di noi... Pace: utopia, sogno, necessità? Alle 20.30 in Biblioteca con lo scrittore e uomo di pace bosniaco, Bozidar Stanisic. Brescia Una tre giorni di consapevolezza con Critical Wine csa Magazzino 47. Milano Controinformazione e il dibattito Politica, Cultura e Conflitto nell'area medio-orientale alle 19 csoa Transiti con il poeta Aharom Shabtai, oppositore delle politiche di occupazione del governo israeliano nei territori palestinesi, che presenta Politica (Multimedia) il suo primo libro tradotto in italiano. Da oggi a domenica al Pime di via Mosè Bianchi 94 Tuttaunaltracosa a, la Fiera nazionale del commercio equo e solidale che quest'anno guarda alla famiglia. Dall'abbigliamento ai mobili ai giocattoli... Linea Lesbica Amica organizza un workshop formativo su diritti e tutele per i singoli, le coppie e le famiglie di fatto: Quali diritti? Domani alle 9 Villa Pallavicini in via Meucci 3. Panini e bella musica alla Serata del Sud Italia ad Arci Metromondo via E. Ponti 40: alle 22 tammurriate e tarantelle con a3etnomusic di Fabio Bagnato. Il film video Ivan della Mea - A quel omn di Isabella Ciarchi alle 21 Arci via Oglio 21. Una massa sonora grumosa e schiumante blues acido: Dzjen Ghis Khan live Conchetta Cox. Il film di Frank Piasecki Poulsen Guerrilla Girl alle 21 csa Vittoria; e dibattito con la delegazione italiana presente al II congresso della Coordinadora Continental Bolivariana. Andrea Staid ci parla del suo libro Gli arditi del popolo (La Fiaccola) alle 21 Ateneo libertario in viale Monza 255. Combat folk con Legittimo Brigantaggio al Baretto del Leoncavallo e, da Marsala, Marta sui Tubi live . Una gran bella voce: Stefano Vergani & Orchestra Pontiroli al Masnada, il bar del parco Increa. Letture e arte presente alle 21.30 Micene. Con "Ballate di terra e d'acqua" Massimo Bubola live Spazio Teatro 89. Parte al Teatro dei Filodrammatici il Festival Presenze.1 : oggi e domani alle 21 EmmeA in Lampedusa è uno spiffero! il monologo tragicomico di e con Fabio Monti. Tre momenti drammatici della nostra storia: la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e la giustizia negata, il profilo di Walter Tobagi del Corriere della Sera, ucciso il 28 maggio 1980 da una banda di ragazzi di buona famiglia che giocavano alla rivoluzione, l'assassinio del commissario Luigi Calabresi : alle 21 al Museo di Storia contemporanea in via Sant'Andrea 6 Milano e la memoria di e con Daniele Biacchessi e il pianoforte di Gaetano Liguori. Abbiategrasso (Mi) Canti sicuri e scardinati con L'Enfance Rouge live al Folletto. Rosate (Mi) Si inaugura la Mostra sulla Resistenza nella Sala consiliare del Municipio. Fino al 16 maggio. Torino Tra Mantagnata e Original Latin e Coste The Mission reggae dancehall csoa Gabrio via Revello 3. Dal Salento con amore: Sud Sound System Hiroshima Mon Amour. Solo vecchia brace reading musicali di e con Stefano Giaccone alle 21 Unione culturale Antonicelli via Battisti 4b. Genova Un lungo e articolato racconto sulla psicanalisi e dentro la psicanalisi: Antonio Leotti presenta il suo Il giorno del settimo cielo (Fandango) alle 18 Finisterre in piazza Truogoli di Santa Brigida 25. 09/05/2008.

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Fiera del libro, Napolitano: <Luogo di dialogo non di contese politiche> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Campanile, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fiera del libro, Napolitano: "Luogo di dialogo non di contese politiche" Napolitano alla Fiera del libro di Torino: " L'opposizione alla presenza di Israele stravolge politicamente e culturalmente l'evento. Non c'è confronto se si nega allo Stato ebraico il diritto di esistere" La scelta di ospitare Israele alla Fiera del Libro "coincide con la nascita sessanta anni fa di questo Stato deliberata dall'assemblea delle Nazioni Unite. Non c'e nulla che possa essere contestato". Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inaugura la Fiera del libro di Torino e riafferma la legittimità della presenza di Israele alla manifestazione culturale dopo le polemiche dei giorni scorsi. Al Lingotto ci sono bandiere di Israele ad accogliere la visita del capo dello Stato e i contestatori, subito allontanati, dell'assemblea Free Palestine che tentano di esporre uno striscione che recita no al colonialismo sionista-stato unico per arabi ed ebrei in Palestina-boicotta Israele-boicotta la Fiera del Libro 2008. "L'opposizione alla presenza di Israele alla Fiera del libro stravolge politicamente e culturalmente l'evento - afferma il capo dello Stato e scandisce che non c'è dialogo se si nega ad Israele il diritto di esistere". Ma il capo dello Stato dice anche che il diritto di esistere di Israele "deve combinarsi con il diritto del popolo palestinese ad avere il suo stato". Poi breve visita agli stand dove Napolitano firma una bandiera di Israele che gli porge un esponente del Pd. Le parole di Napolitano sono "ottime e chiare" dice Piero Fassino e il cardinal Poletto aggiunge che sono "molto equilibrate". Veltroni, dalle colonne del Corsera oggi ha definito nemici della pace coloro che boiocottano Israele. Entusiasta delle parole del capo dello Stato Sergio Marchionne. per l'ad del gruppo Fiat, quello di Napolitano - dice è stato "un bellissimo discorso". La politica italiana, nel giorno del giuramento del nuovo governo, resta nell'aria. Ma il presidente della Repubblica smarca ogni domanda sulla questione. "Non affannatevi, tanto non apro bocca". Mentre Napolitano firma una bandiera di Israele che gli è stata posta dal deputato del Pd, Emanuele Fiano, durante la visita agli stand. Poi la condanna della strumentalizzazione politica della Fiera del libro di Torino sottolineando che la manifestazione è un luogo di dialogo. "Si tratta di un contesto e di un clima che non possono essere turbati e deviati da contese politiche - ha detto il capo dello Stato - o intrusioni pretestuose". Riferendosi agli attacchi ed alle polemiche contro la rassegna che ha inviato Israele come paese ospite, ha concluso l'intervento citando un saggio contro il fanatismo di Amos Oz: "Se fossi europeo starei attento a puntare il dito contro qualcosa o qualcuno. Non dovete scegliere di essere pro Israele o pro Palestina, dovete essere per la pace". Ma c'è spazio anche per un appello ai giovani: "Leggete, leggete, leggete. Vi aiuta a pensare e a crescere. Voi siete l'avvenire del libro e della democrazia". Poi la vicenda Israele. "La scelta di ospitare Israele coincide con la nascita sessanta anni fa di questo Stato deliberata dall'assemblea delle Nazioni Unite. Non c'e nulla che possa essere contestato. L'opposizione alla presenza di Israele alla Fiera del libro stravolge politicamente e culturalemnte l'evento". Secondo il capo dello Stato "è piuttosto vero che le contestazioni stanno puntando ad introdursi in un drammatico conflito arabo-isreaeliano, azzerando il dialogo perché non c'è dialogo se si nega ad Israele il diritto di esistere". Per Napolitano il diritto di esistere di Israele "deve combinarsi con il diritto del popolo palestinese ad avere il suo stato". Il presidente ha poi proseguito il suo discorso sottolineando che "non può essere assunto come pretesto la scelta di invitare ogni anno alla Fiera del Libro come ospite d'onore un paese. Lo si invita e quest'anno la scelta di Israele è legata al patrimonio storico-culturale che rappresenta per il suo apporto all'evoluzione della ricerca e della elaborazione culturale, dei linguaggi espressivi in molteplici ambiti in una prospettiva comune. Lo si è fatto cogliendo l'occasione del 60mo anniversario della fondazione dello Stato di Israele deliberata dall'assemblea delle Nazioni Unite". Riferendosi alla Fiera del Libro ha rammentato "i valori essenziali che esprime attraverso un'offerta sempre più riccamente pluralistica che - ha detto - sono quelli del confronto e del dialogo tra culture, posizioni di pensiero, esperienze creative, senza confini impenetrabili e senza reclusioni". Per il capo dello Stato il contesto e il clima della Fiera del Libro "non possono essere turbati e deviati da contese politiche o da intrusioni pretestuose". Poi la politica interna e un ricordo della lotta al terrorismo. "Grazie allo spirito unitario" di tutte le forze politiche che si unirono "a quello che era e voleva essere un attentato al cuore dello Stato", e alla "coesione dimostrata di fronte alla sfida terroristica", fu possibile sconfiggere il terrorismo. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell'introduzione al volume "Per le vittime del terrorismo nell'Italia Repubblicana" che è stato pubblicato in occasione del primo"Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice". Napolitano sottolinea l'importanza di avere riconosciuto la ricorrenza nel 9 maggio, giorno dell'omicidio di Aldo Moro, e dopo aver citato alcuni dei passaggi della legge con cui il Parlamento ha deciso l'istituzione della commemorazione, spiega che lo scopo della pubblicazione è quello di "colmare un vuoto, richiamando nomi e volti, purtroppo poco ricordati negli ultimi tempi e rimasti in larga parte sconosciuti ai più giovani, di vittime delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche, nel quadro di eventi tragici della nostra Repubblica, di cui le generazioni non hanno memoria diretta". "Ci siamo proposti di rendere omaggio nel modo più solenne - continua Napolitano - a tutti coloro, fossero essi semplici cittadini, umili e fedeli servitori dello Stato o protagonisti della storia repubblicana come Moro, che in quel contesto pagarono con il sacrificio della loro vita i servigi resi alle istituzioni repubblicane". "Ci inchiniamo più in generale dinanzi ai caduti - prosegue Napolitano nella sua introduzione al libro - in qualsiasi occasione, per la Patria, per la libertà e per la legalità democratica. Accomuniamo dunque nello stesso sentimento di riconoscenza le vittime dello stragismo, del terrorismo e della mafia, perchè si tratta di persone che hanno tutte dato la vita per il bene della Repubblica. Noi non dimentichiamo - continua - non vogliamo che venga mai dimenticato il nostro debito nei loro confronti". Napolitano sottolinea ancora che la "battaglia contro la minaccia terroristica, da qualunque parte venisse, fu vinta grazie al sacrificio, tra gli anni '60 e '80, di coloro i cui nomi sono ricordati qui. Si è scelto il giorno dell'assassinio di Moro come il più emblematico di quella stagione di durissime prove". Il capo dello Stato ricorda "le tensioni di quelle sconvolgenti giornate e innanzitutto le immagini degli uomini di scorta che vennero trucidati nell'azione mirata al sequestro del presidente della Dc". Si è scelto il 9 maggio - ripete Napolitano - "perché quella data e quei tragici eventi del 1978 richiamano simbolicamente anche il momento in cui tutte le forze politiche, senza eccezione alcuna si unirono nella resistenza a quello che era e voleva essere un attentato al "cuore dello Stato" come allora si disse". E "fu grazie a quello spirito unitario alla coesione dimostrata di fronte alla sfida terroristica che questa venne sconfitta. Lo stesso rapimento e infine l'uccisione di Aldo Moro - conclude -segnarono il principio della fine delle Brigate Rosse che si resero responsabili di quel crimine". Il volume, pubblicato in collaborazione dalla presidenza della Repubblica e dall'Istituto Poligrafico dello Stato, è stato consegnato ufficialmente al Capo dello Stato, nel corso della sua visita di inaugurazione alla "Fiera del Libro" di Torino e raccoglie immagini e storie delle vittime di 40 anni di terrorismo: dai più recenti omicidi di Marco Biagi e Massimo D'Antona alle bombe sui treni, alla strage di Bologna. (09-05-2008).

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<Non siamo contro i libri di Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Free palestine "Non siamo contro i libri di Israele" l. fa. Nessuna "ombra di un dissenso violento e insensato" (Fiamma Nirenstein), non "un pensiero estremista che si risolve nel bruciare bandiere" (Margherita Boniver), niente ha turbato la prima giornata blindata del Lingotto, presidiato in occasione della visita del presidente Napolitano. Solo il tentativo di srotolare sotto gli occhi dei poliziotti uno striscione con la scritta "No al colonialismo sionista, stato unico per arabi ed ebrei in Palestina. Boicotta Israele, boicotta la Fiera del Libro 2008", e un volantinaggio gentilmente consentito dalle forze dell'ordine davanti alla Fiera. Un compromesso che non ha accontentato il gruppo di manifestanti di Free Palestine. "Siamo in una situazione vergognosa - ha protestato Anna Musini - in cui si restringono gli spazi di democrazia. E' gravissimo che Israele possa tirare fuori i suoi simboli, mentre i palestinesi no. Agli oppressi non è concesso nulla, mentre agli oppressori tutto è concesso". Alcuni rappresentanti di Free Palestine, una cinquantina di persone, tra cui i militanti dei centri, si sono avvolti con le bandiere palestinesi provocando la reazione di un solo simpatizzante di Israele, che ha imprecato da lontano. Le iniziative per contestare la presenza di Israele come paese ospite continuano anche oggi nelle sale di Palazzo Nuovo (un'assemblea dal pomeriggio fino a sera, e proiezioni filmate sulla tragedia palestinese) e con un'altra incursione di controinformazione nei pressi del Lingotto. Ma l'attenzione di tutti è per quella che si profila come la prima manifestazione di piazza gestita dal nuovo governo Berlusconi, con la cosiddetta sinistra radicale fuori dal Parlamento e con i media che soffiano sul fuoco della presunta "zona rossa" dove dovrebbe andare ad infrangersi il corteo che domani chiamerà a Torino decine di realtà sotto il segno della lotta a fianco dei palestinesi. Gli organizzatori parlano di 10 mila persone in arrivo. Tra le fila dei manifestanti ci sarà sicuramente il Pcdl di Ferrando e il Pdci di Diliberto. "Si inaugura oggi un evento a senso unico che, ospitando solo lo stato di Israele, decide di stare, come sempre, dalla parte del più forte. E' giusto invece battersi per i più deboli. Per questo aderisco alla manifestazione di sabato in difesa del popolo palestinese", ha spiegato Marco Rizzo (Pdci). Filerà tutto liscio? Davide Grasso, del centro sociale Askatasuna, e portavoce di Free Palestine, quasi si stupisce per la domanda. "Il corteo vuole arrivare fino a via Nizza e la questura ha autorizzato ciò che avevamo chiesto, davvero non capisco l'invenzione della zona rossa, vogliamo solo che vengano rispettati i patti". C'è un'altra cosa che Davide Grasso ci tiene a precisare. "Noi non abbiamo mai parlato di boicottaggio di libri e di scrittori israeliani, sarebbe privo di senso boicottare i libri, anzi, ci sentiamo calunniati solo per il fatto che qualcuno ci abbia attribuito questa intenzione. Noi contestiamo la presenza dello stato di Israele come ospite d'onore alla Festa del libro".

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Chi cerca il Mossad trova un siciliano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 110 del 2008-05-09 pagina 32 Chi cerca il Mossad trova un siciliano di Marina Gersony da Torino Discorso animato, ma rigorosamente a bassa voce, intercettato ieri mattina tra un paio di addetti ai lavori seduti nelle prime carrozze del treno Milano-Torino. Ore 11 e 50 circa. Lui, ansioso: "Speriamo che non succeda niente". Lei, nervosa: "Mia madre mi ha detto tesoro stai attenta... una bombetta buttata lì a caso... sai com'è, non si sa mai con questi mediorientali... ". Silenzio. BIPARTISAN Nel frattempo, a Torino, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha già fatto il suo discorso a cui ha fatto seguito la canonica passeggiata tra i corridoi della Fiera del Libro, tra ovazioni e applausi. Renata Colorni, allo stand della Mondadori, gli regala il Meridiano Scrittori di viaggio, a cura di Luca Clerici. Lui sorride e gradisce. E non si tira indietro neppure per firmare una copia del Riformista con la bandiera d'Israele troneggiante nelle due pagine centrali. Glielo porge il deputato Pd Emanuele Fiano. Omaggi bipartisan e tutti contenti. BAMBINERIE Al Bookstock Village, orde di bambini muniti di cappellini e leccalecca, totalmente ignari di quel che succede intorno, vanno a caccia di autografi di qualcuno, "basta che sia famoso". Sgarbi è in pole position, soprattutto tra le ragazzine che al suo passaggio vanno in visibilio. "Abbiamo portato i bambini in fiera - spiega una maestrina candida e ispirata - per invogliarli alla lettura e avvicinarli al libro. I piccoli, Israele non sanno manco che cosa sia". BRIVIDO Una signora attempata vestita da giaguaro si ferma all'ingresso della sala stampa e chiede a un ragazzo della Security: "Voi siete per caso quelli famosi del Mossad?". Ride compiaciuta della sua battuta mentre il giovanotto la guarda perplesso: "No, io sono siciliano". RICONCILIATI Intanto, tra giornalisti, addetti ai lavori e curiosi, il tema della mattinata è stato: Gad Lerner e Fiamma Nirenstein si riconcilieranno? L'amletico quesito si è sciolto verso l'ora di pranzo, quando le agenzie hanno lanciato l'atteso dispaccio: sì, i due si sono chiariti e hanno fatto pace, per la gioia di tutta la stampa nostrana. Pienone per l'intervento di Appelfeld, la vera star del Salone. Per il resto, no news good news. m.gersony@tin.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Olmert indagato per corruzione: "Se verrò incriminato mi dimetterò da premier" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

[FIRMA]ALDO BAQUIS TEL AVIV Sorridenti, distesi, ottimisti: così i dirigenti di Israele si sono presentati all'appuntamento con le celebrazioni ufficiali per il 60.mo anniversario dello Stato ebraico. Certo i primi decenni non sono stati facili: eppure la stragrande maggioranza degli israeliani confermano nei sondaggi d'opinione di essere felici di vivere nel loro Stato, di non meditare affatto di trasferirsi altrove. "Abbiamo uno Stato splendido", ha esclamato mercoledì sera il presidente della Knesset Dalia Yitzik lanciando sorrisi smaglianti a migliaia di persone convenute sulla vetta battuta dai venti del monte Herzl di Gerusalemme, al cospetto della tomba di Teodoro Herzl. "Il nostro Paese - ha aggiunto con foga, come aggiornando in persona l'ideologo del sionismo politico - è una meraviglia secondo ogni criterio storico. Da cento località di dispersione nel mondo abbiamo forgiato un popolo e uno Stato che è un rifugio per i perseguitati". Anche il premier Ehud Olmert - che da una settimana è oggetto di indagini della polizia - è apparso disteso quando, obbedendo ad un rito della Giornata dell'Indipendenza israeliana, ha premiato la vincitrice del "Quiz mondiale della Bibbia": la quindicenne Zurit Berenson. "E' un momento unico di felicità distillata, di orgoglio", ha detto Olmert. Ma poche ore dopo ha dovuto cambiare atteggiamento, quando la magistratura ha reso pubbliche le accuse di corruzione nei suoi confronti. Il premier, molto nervoso è apparso in tv per smentire tutto: "Non ho mai preso mazzette, non un soldo per me stesso", ha detto, ammettendo però di aver ricevuto "contribuiti finanziari", da lui ritenuti leciti, dall'imprenditore Morris Talansky. Olmert ha comunque annunciato: "Se la giustizia decide di incriminarmi, mi dimetterò" Una festa guastata per il primo ministro, e una festa che non è stata condivisa da tutto il Paese. Anche ieri ci sono stati combattimenti a Gaza, una madre palestinese è rimasta uccisa. In Galilea una manifestazione di migliaia di arabi in ricordo della Nakba (la dispersione di centinaia di migliaia di palestinesi dovuta alla nascita di Israele, nel 1948) è degenerata in duri scontri con la polizia. Ma di questi episodi l'israeliano medio - determinato a concedersi una pausa e una giornata di svago - ha solo avuto un vago sentore. Come in passato gli eventi ufficiali si sono svolti nei due luoghi principali della memoria israeliana a Gerusalemme: l'austera Spianata del Muro del Pianto, dove si è reso omaggio ai 22 mila caduti in tutte le guerre, e il Monte Herzl, a pochi passi dal Museo dell'Olocausto Yad va-Shem, dove mercoledì sera hanno acceso le fiaccole d'onore quanti - ebrei ed arabi - hanno dato un particolare contributo alla società israeliana. Momenti di autentica commozione si sono avuti quando una delle fiaccole è stata accesa dal quindicenne Oren Almog che nel 2004 perse diversi congiunti e la vista in un attentato palestinese a Haifa e che malgrado la sua menomazione è divenuto un campione di vela. Fuochi di artificio hanno illuminato i cieli di Israele, con l'eccezione di Sderot, dove gli abitanti hanno hanno i nervi scossi dopo anni di attacchi di razzi palestinesi da Gaza. Ieri il tono dei festeggiamenti è stato molto meno protocollare. Masse di gitanti hanno preso d'assalto i parchi nazionali: mezzo milione di persone in Galilea, altrettanti nel centro di Israele, centomila sul litorale di Tel Aviv. Dagli anni '70 non si fanno più, in Israele, parate militari vere e proprie con carri armati, cannoni, missili e soldati. L'amore per l'esercito viene espresso in termini molto più familiareschi: ieri quando a Glilot, a nord di Tel Aviv, è stato autorizzato per la prima volta l'ingresso nella prestigiosa base dell'intelligence gli israeliani hanno colto l'occasione per un insperato picnic. Fra relitti di blindati russi, modelli di aerei senza pilota, vicino ad un replica dei fortini degli Hezbollah hanno steso le loro coperte e all'ombra di vecchi eucalipti hanno addentato i manicaretti portati da casa. A breve distanza, nell'isola pedonale della stazione di Tel Aviv - un rettangolo di verde nella metropoli - migliaia di persone erano felici attorno ai barbecue: ad anni luce di distanza dai luoghi delle celebrazioni solenni del Muro del Pianto e del Monte Herzl di Gerusalemme.

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Sulla facciata della redazione novarese (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

SCRITTE CONTRO "LA STAMPA" Sulla facciata della redazione novarese Due scritte di colore rosso e in carattere stampatello, vergate con bomboletta spray, sui muri della sede novarese de "La Stampa", in corso della Vittoria 7. In una, "Stampa serva di Israele"; nell'altra "Stampa uguale Mossad". Nessuno ha rivendicato il gesto che - si suppone - sia stato compiuto nella notte fra mercoledì e giovedì, alla vigilia dell'inaugurazione della Fiera del Libro di Torino. Sull'episodio sta indagando la Digos della Questura di Novara, intervenuta sul posto per i rilievi e assumere informazioni.

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Le surreali disavventure di tre fratelli verso l'India a cercare la madre (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

IL TRENO PER IL DARJEELING Le surreali disavventure di tre fratelli verso l'India a cercare la madre Wes Anderson, il regista, prende in giro il classico viaggio spirituale in India, tanto in voga negli Anni '60-'70 e anche in seguito. "Il treno per il Darjeeling" è un film di peripezie e disavventure più che di comicità: in un turbine di bagagli Vuitton (valige, valigette, bauli, borsoni, tascapani), tre fratelli intraprendono il loro viaggio in India allo scopo di ritrovarsi e di ritrovare la madre. Non si ritrovano (non si parlavano da un anno); e la madre (è Anjelica Huston), esule mistica, appena li vede scappa via. Il treno è diretto al deserto del Rajasthan: i due movimenti (del treno, degli stravolti personaggi) si svolgono parallelamente, con pause per cerimonie religiose, shopping, contemplazione di paesaggi. Un paio di volte Bill Murray, senza un perchè, corre dietro al treno ormai perduto. Lietta Tornabuoni ALLA RICERCA DELL'ISOLA... Fantasy. Regia di Mark Levin, Jennifer Flackett, con Abigail Breslin e Jodie Foster. La nota scrittrice di libti per infanzia Alexandra soccorre una piccola fan che le scrive un'accorata richiesta d'aiuto: il padre è scomparso. IL CACCIATORE DI AQUILONI Avventura. Regia di Marc Forster, con Khalid Abdalla e Atossa Leoni. La quarantennale amicizia tra Amir, figlio di un nobile di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo. Dal best seller di Khaled Hosseini, dirige l'autore di "Monster's ball" e "Neverland". CARNERA Drammatico. Regia di Renzo Martinelli, con Andrea Iaia e Anna Valle. Il cineasta de "Il mercante di pietre" porta sullo schermo un mito sportivo italiano: Primo Carnera, pugile campione del mondo all'epoca del Duce. 10 COSE DI NOI Commedia drammatica. Regia di Brad Silberling, con Morgan Freeman e Paz Vega. L'autore di "Casper" e "City of angels" porta sullo schermo il rapporto di amicizia che s'instaura tra un attore in declino e una cassiera di supermercato. I DEMONI DI SAN PIETROBURGO Drammatico. Regia di Giuliano Montaldo. con Miki Manojlovic e Carolina Crescentini. La storia comincia nel 1860 a San Pietroburgo, quando una bomba uccide un membro della famiglia imperiale; Dostoevskij va a trovare in un ospedale psichiatrico un giovane che confessa di conoscere gli attentatori. IN AMORE, NIENTE REGOLE Commedia. Regia di George Clooney, con Clooney e Renée Zellweger. Negli Stati Uniti del 1925 Dodge Connolly è un esuberante campione di football che arruola nella sua squadra un giocatore presunto eroe di guerra. La storia non convince una giornalista. IRON MAN Fantasy. Regia di di Jon Favreau, con Robert Downey jr. e Terrence Howard. Il magnate Tony Stark si trasforma in un nuovo supereroe nemico del crimine. Dal fumetto della Marvel. L'ALTRA DONNA DEL RE Drammatico. Regia di Justin Chadwick, con Natalie Portman e Scarlett Johansson. La vicenda storica di Anna e Maria Bolena, le due sorelle che si contesero i favori di Enrico VIII: la prima riuscì a sposarlo, l'altra ne divenne l'amante. MONGOL Storico. Regia di Sergei Bodrov, con Tadanobu Asano e Khulan Chuluun. Il premio Oscar per "I prigionieri del Caucaso" rievoca la storia del leggendario Gengis Khan: l'adolescenza, l'ascesa al potere, i combattimenti sui territori della Mongolia. NOTTE BRAVA A LAS VEGAS Commedia. Regia di Tom Vaughan, con Cameron Diaz e Ashton Kutcher. Dopo una notte di eccessi a Las Vegas, Joy e Jack si ritrovano sposati e miliardari: tornati a New York cercano di risolvere la situazione e di dividersi. ORTONE E IL MONDO DEI CHI Cartoon. Regia di Jimmy Hayward e Steve Martino. Dai creatori de "L'era glaciale", la storia di un simpatico elefante che trova un mondo di pace, quello dei minuscoli Chi, in un fiore. RACCONTI DA STOCCOLMA Drammatico. Regia di Anders Nilsson, con Oldoz Javidi e Bahar Pars. Premio Amnesty International al Festival di Berlino, s'incentra sulla violenza domestica perpetrata nei confronti di tre donne in altrettante storie. SAW 4 Horror. Regia di Darren Lynn Bousman, con Tobin Bell e Costas Mandylor. Gli agenti Strahm e Perez aiutano il detective Hoffman nelle indagini sulla morte del serial killer "l'enigmista". SLIPSTREAM Drammatico. Regia di Anthony Hopkins, con Hopkins e Stella Arroyave. Uno sceneggiatore cinematografico vede improvvisamente popolarsi la sua esistenza dai personaggi che ha creato nei suoi scritti. SOPRAVVIVERE CON I LUPI Avventura. Regia di Vera Belmont, con Mathilde Goffart e Yaël Abecassis. Da un best seller autobiografico ambientato durante la seconda guerra mondiale, il viaggio di Misha, bambina ebrea di 6 anni che vive nel Belgio appena occupato dai nazisti e, alla deportazione dei genitori, riesce a fuggire e comincia a vagare attraverso l'Europa. SOTTO LE BOMBE Drammatico. Regia di Philippe Aractingi, con Nada Abou Farhat e Georges Khabbaz. Nel Libano del 2006, in seguito all'annuncio del cessate il fuoco tra l'esercito israeliano e i militanti Hezbollah, una donna parte da Dubai alla ricerca del figlio di sei anni e percorre in taxi un paese devastato. SPEED RACER Fantasy. Regia di Andy e Larry Wachowski, con Christina Ricci e Emile Hirsch. Gli autori di "Matrix" portano sullo schermo un cartone animato assai popolare in Giappone: lo spericolato pilota Speed Racer rifiuta le offerte di una potente multinazionale e decide di partecipare a un rischioso rally. IL TRENO PER IL DARJEELING Commedia. Regia di Wes Anderson, con Owen Wilson e Adrien Brody. Dall'autore de "I Tenenbaum", il "viaggio spirituale" attraverso l'India di tre fratelli che, dopo la morte del padre, cercano di ricucire i rapporti fra loro, da tempo inesistenti. THE HUNTING PARTY Drammatico. Regia di Richard Shepard, con Richard Gere e Terrence Howard. A cinque anni di distanza dalla fine del conflitto, un fotoreporter decide di tornare in Bosnia per andare alla ricerca di un noto criminale di guerra. A cura di Daniele Cavalla.

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Torino 8/12 maggio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

FIERA DEL LIBRO Torino 8/12 maggio Sergio Della Pergola, nato in Italia, vive in Israele dal 1966. È docente di Studi sulla Popolazione Ebraica all'Università di Gerusalemme e ha pubblicato dal Mulino "La forza dei numeri", in cui sostiene l'ineluttabilità della cessione di terra ai palestinesi. Oggi presenterà il suo volume alle 18 in Sala Blu. Con lui ci saranno il giornalista Gad Lerner, il demografo Massimo Livi Bacci e la neo-senatrice Fiamma Nirenstein. Rientra così la polemica tra la Nirenstein e il conduttore de L'infedele: "Gad Lerner mi ha chiesto di ripensare alla mia decisione di non partecipare con lui al dibattito. Apprezzo l'importanza simbolica della richiesta preceduta da una chiara presa di distanza dalle dichiarazioni di Gianni Vattimo contro di me. Lerner ha sottolineato che la semplice idea che lui possa condividere i giudizi del professore torinese è da considerarsi "grottesca e assurda"". La Nirenstein aveva deciso di non partecipare all'incontro perché in una puntata dell'Infedele dedicata al boicottaggio della Fiera, il filosofo Gianni Vattimo l'aveva tacciata di "fascismo" e Lerner "non aveva battuto ciglio".

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Grande Israele? L'utopia è finita (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La forza dei numeri è la stessa della goccia cinese che pian piano scava la più dura delle rocce". Il professor Della Pergola siede nel salotto dell'appartamento di gusto italiano all'ingresso di Gerusalemme, la città degli ulivi e delle pietre. Furono i suoi numeri a persuadere Sharon ad abbandonare Gaza nel 2005, le cifre elaborate per il Rapporto Strategico sul Popolo Ebraico che illustravano come, seppur sconfitti militarmente, i palestinesi avrebbero finito per vincere la guerra demografica. La scommessa dell'ex premier israeliano si è spenta con la sua vita due anni fa, ma Sergio Della Pergola, docente di Studi sulla Popolazione Ebraica all'Università di Gerusalemme e demografo di fama internazionale, è andato avanti, ha raccolto tabelle, grafici, statistiche, in un volume pubblicato dal Mulino che s'intitola La forza dei numeri. E li ha regalati a Israele per i suoi 60 anni. La politica, da queste parti, sembra piuttosto confusa. Cosa dicono i numeri, professor Della Pergola? "Il futuro è scritto. Israele non potrà essere contemporaneamente ebraica, democratica e grande. Dovrà rinunciare a qualcosa". Quale delle tre prerogative suggerirà di sacrificare quando il premier Olmer, come già Sharon, le domanderà consiglio? "La mia tesi scontenta tutti, gli irriducibili nostalgici dell'utopia della Grande Israele e chi, dopo anni di tentativi di pace abortiti, propone uno Stato binazionale. La prima ipotesi è fuori discussione, ma uno Stato binazionale ucciderebbe l'identità ebraica d'Israele. Oggi gli ebrei sono l'80% della popolazione, nelle scuole però la percentuale scende di 10 punti. Gli arabi fanno più figli: nel giro di 25 anni il rapporto potrebbe mutare sensibilmente fino ad avere il 70% di ebrei adulti e un pareggio o addirittura un sorpasso tra gli under 16. Una minaccia seria per l'identità nazionale. Anche perché, oltre agli arabi, ci sono circa 900 mila immigrati dell'ex Unione Sovietica registrati come israeliani e dunque ebrei pur essendo cristiani ortodossi". Ricapitoliamo: per restare un Paese ebraico e democratico Israele deve cedere la terra. È così? "I confini esistono, sono grosso modo quelli del '67 e devono separare il popolo ebraico da quello palestinese. Il massimo della presenza araba che Israele può accettare è il 3%, il resto va assegnato allo Stato palestinese, anche se questo significasse per Israele retrocedere un po' oltre la linea del '67. In fondo la partizione delle Nazioni Unite del 1947 lo prevedeva già. Tra le righe del testo si leggono ipotesi avveniristiche come quella di una popolazione araba residente in Israele che voti per il governo palestinese e viceversa: due identità distinte e vicine che collaborano, per esempio, per costruire fognature comuni. Un'opzione potenzialmente ancora valida". C'è chi considera gli arabi-israeliani la quinta colonna del terrorismo. L'attentatore della yeshiva Mercaz Harav che il 6 marzo scorso ha ucciso 8 studenti aveva la carta d'identità israeliana. Israele ha costruito una barriera lunga 600 chilometri per scoprirsi il nemico in casa? "Il muro serve, purtroppo. Se il villaggio dell'attentatore fosse stato tagliato fuori lui non sarebbe arrivato alla yeshiva. Ma il discorso è complesso. Quello degli arabi-israeliani è un mondo variegato, dall'identità fratta, vive in Israele eppure si sente intimamente arabo. La maggioranza è moderata, molti ragazzi scelgono il servizio civile per contribuire alla vita sociale israeliana evitando di fare il militare nei territori palestinesi. Non sono la quinta colonna del terrorismo, ma alcune dichiarazioni dei loro leader, i deputati dei partiti arabi-israeliani alla Knesset, sono a dir poco agghiaccianti". Lei è considerato l'ispiratore del ritiro da Gaza. A distanza di due anni come interpreta quella scelta di Sharon? "È un bilancio doloroso. Allora pensavamo che lasciare Gaza avrebbe innescato un circuito virtuoso, che avrebbe prodotto un governo palestinese con cui dialogare. Invece c'è un nuovo fronte di guerra. I calcoli erano giusti, le aspettative ottimiste. L'analisi teorica resta valida ma credo che se oggi abbandonassimo la Cisgiordania Hamas prenderebbe il potere come a Gaza". Israele spegne 60 candeline. Com'è cambiata la società? "Israele ha raggiunto un traguardo straordinario sul fronte dell'immigrazione, ha assorbito un'enorme quantità di gente proveniente da tutto il mondo: 600 mila ebrei sono diventati 3 milioni. Diversità e ricchezza che hanno reso un Paese povero competitivo con Spagna, Grecia, Italia. Israele è un modello che l'Europa dovrebbe studiare: migliaia di immigrati immediatamente integrati, uguali in diritti, doveri, possibilità. La politica forse un po' etnica e settaria d'Israele ha garantito rappresentanza a tutti, abbiamo immigrati nominati vicepremier". Una storia senza ombre? "No, ci sono nodi irrisolti. Il principale è il rapporto tra religione e Stato. In Israele esiste una forte polarizzazione fra gruppi profondamente tradizionalisti e umanisti globali più secolari, due poli che negli ultimi anni si sono allontanati parecchio. C'è un grande centro equilibrato, il 60% del Paese, ma la politica dei partiti tende a tirare verso gli estremi. E' una considerazione amara valida anche per altri Paesi: la politica, democratica per definizione perchè rappresentativa, finisce per svolgere un ruolo negativo nello sviluppo della democrazia. Ecco la sfida dei prossimi sessant'anni, formare leadership democratiche e funzionali".

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Yehoshua: <Israele avrebbe salvato gli ebrei dalla Shoah> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 110 del 2008-05-09 pagina 32 Yehoshua: "Israele avrebbe salvato gli ebrei dalla Shoah" di Caterina Soffici nostro inviato a Torino Cominciamo con l'aneddoto. Un giorno Abraham Yehoshua telefona all'idraulico e risponde il figlio. "Vorrei parlare con papà". "Papà ti vuole Yehoshua". E poi, sottovoce: "Ma è ancora vivo?". Quando le nuove generazioni pensano che uno scrittore sia morto, vuol dire che è da così tanti anni un punto di riferimento da essere considerato ormai un classico. Ma alla domanda di Elena Loewenthal (che l'ha presentato al pubblico insieme con Alessandro Piperno), Yehoshua ride: "Non mi sento affatto un classico e anche se lo pensassi verrebbe subito mia moglie a dirmi: macché, non sei un classico per niente, mettiti a lavorare. Se tra 50 anni sarò un classico, sarò talmente morto che non avrò occasione di gioirne". La leggerezza con cui Yehoshua ha aperto ieri la Fiera del libro di Torino è il primo messaggio di distensione per un'edizione preceduta da proteste, boicottaggi ed eccessive polemiche. Applausi a scena aperta accolgono le parole di Ernesto Ferrero, direttore della manifestazione: "Pensate che stupidità sarebbe stata impedirgli di parlare". In verità ieri la giornata è filata via liscia, almeno all'interno dei padiglioni del Lingotto, dove nessuno si è sognato di protestare o manifestare dissensi per l'invito di Israele a 60 anni dalla fondazione dello Stato. E Yehoshua, scrittore simbolo insieme con Aaron Appelfeld (che ha tenuto la sera precedente la lectio magistralis di apertura alla Reggia di Venaria), ha fatto di tutto per essere presente, visto che altri big come David Grossman e Amos Oz avevano già da tempo annunciato che non sarebbero potuti venire. Una toccata e fuga per poi ripartire diretto a Roma, dove ieri sera è andata in scena la prima e unica rappresentazione italiana dell'opera tratta da Viaggio alla fine del millennio, di cui lo stesso Yehoshua ha riadattato il libretto. Yehoshua è lieve e ironico, come lo sono i suoi libri (L'amante, La sposa liberata), ma duro nei concetti. Dice: "Vengo da un'antica famiglia di Gerusalemme, che viveva là già nel XIX secolo. Io deploro il fatto che gli ebrei non abbiano potuto creare uno Stato prima dell'Olocausto. Se avessimo avuto uno Stato si sarebbero potuti salvare molti ebrei negli anni '20 e '30. Voi non potete capire che cosa è stato l'Olocausto per noi. È un colpo da cui mai, mai ci riprenderemo. Tutti quei milioni di ebrei sono morti per niente, e noi soffriremo fino alla fine dei nostri giorni per questo. Ed è per questo che nel momento in cui io esamino la storia degli ebrei con la lente della catastrofe io mi arrabbio così tanto perché gli ebrei non avevano un loro Stato". Una risposta forte e chiara a chi nei giorni scorsi, a cominciare dal professor Vattimo, ha esaltato i diritti palestinesi per attaccare Israele e a quanti continuano a negare legittimità all'esistenza stessa dello Stato israeliano. Poi si parla di moralità nella scrittura, dei suoi personaggi, di come i suoi romanzi riescano a raccontare e interpretare il grande fluire della Storia attraverso le storie minime e i sentimenti dei singoli. Come in Fuoco amico, l'ultimo libro, pubblicato da Einaudi, dove la tragedia della guerra e la perdita del figlio per la pallottola partita dal fucile di un commilitone portano il protagonista a rifugiarsi nell'Africa nera e al rifiuto totale della propria nazione, al punto da bruciare nella stufa i giornali in ebraico che la sorella gli porta in regalo. La sala è piena di studenti dei licei di Torino e provincia. Dal pubblico una ragazza domanda: "Il boicottaggio è un atto di antisemitismo?". Yehoshua, lievemente e duramente, risponde: "Sono molto dispiaciuto per questa storia del boicottaggio. Da quarant'anni mi batto per il riconoscimento dello Stato palestinese. Sono stato tra i primi firmatari della petizione all'Onu affinché il mio governo tratti con l'Olp e ora sostengo il dialogo con Hamas. Gli intellettuali, gli scrittori tengono per il dialogo, non per il boicottaggio". Applausi scroscianti e prolungati. Poi riprende: "Io prego che in futuro nasca uno Stato palestinese. E vorrei che la prossima edizione fosse dedicata a loro e che li invitaste alla Fiera di Torino. Allora io tornerei qui per salutarli". Partito in modo lieve, l'incontro si chiude con altre battute, perché Yehoshua è un gigione simpatico e riesce a coniugare il peso delle cose che dice con l'ironia senza diventare mai noioso. A un ragazzo che domanda perché spesso nei suoi libri separa i coniugi e racconta le storie dei due personaggi in modo parallelo, risponde: "Lei è giovane, ma dopo 48 anni di matrimonio, come me, lei capirà che cosa voglio dire". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Attacchi a Israele, il Cavaliere: "Frange assurde" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 110 del 2008-05-09 pagina 0 Attacchi a Israele, il Cavaliere: "Frange assurde" di Redazione Il premier ai festeggiamenti del 60esimo dalla nascita dello stato ebraico: "Le proteste? Sono cose isolatissime. Fanno trambusto, ma rappresentano lo 0,00 per cento del popolo italiano". E sul corteo antagonista di domani: "Nessuna preoccupazione" Roma - Berlusconi cancella le polemiche e si stringe a Israele. "Sono cose isolatissime: tutto il popolo italiano è vicino a Israele, siamo il popolo più vicino". Così il premier, appena giunto alla cerimonia di festeggiamento ai 60 anni della nascita di Israele, giudica le proteste di questi giorni a margine della Fiera del Libro di Torino. "Si tratta di frange assurde e irrilevanti che fanno un trambusto, ma - sottolinea il presidente del consiglio - rappresentano lo 0,00 per cento del popolo italiano". E il Cavaliere tranquillizza anche sulla situazione dell'ordine pubblico a Torino, dove domani è previsto il corteo "antagonista" a favore della Palestina e contro Gerusalemme. "Non abbiamo nessuna preoccupazione in vista di domani" afferma sicuro Berlusconi alla vigilia del corteo di protesta a margine della Fiera del Libro. Israele "Quella di oggi è una data molto rilevante: 60 anni fa nasceva uno Stato che ha dato accoglienza a chi non aveva una patria, a degli esuli, una realtà fondata sui principi di libertà, uguaglianza e tolleranza" continua il premier. "Dopo anni di straordinaria dinamicità - aggiunge - ha raggiunto livelli di eccellenza in tutti i settori ed è l'unica vera democrazia in Medio Oriente. Partecipiamo a questa festa con viva cordialità, da Peres e Olmert ho avuto l'invito ad andare in Israele e lo farò con tutto il cuore". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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