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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 6-4-2008 #TOP
Israele
ringrazia Palestina tace ( da "Stampa, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Retroscena A Torino Mediterraneo in scena Israele ringrazia Palestina tace LUCIANO BORGHESAN Per tre giorni i dirigenti israeliano Gad Kaynar e palestinese Jamal Ghoshesh hanno partecipato agli stessi incontri culturali sul teatro, hanno condiviso dibattiti e spettacoli, hanno dormito nello stesso albergo, ma senza dialogare.
Gaffe,
pacche e fucili: la diplomazia del Cavaliere
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Fini fa vanto della sua granitica amicizia con Israele. Altrettanto l'autocandidato a ministro della Difesa, Antonio Martino. Chiacchiere. Perché chi è davvero amico di Israele non dimentica ciò che il capo dello Stato israeliano, Shimon Peres, il primo ministro di Israele, Ehud Olmert, la ministra degli Esteri, Tzipi Livni, hanno più volte ripetuto in sedi ufficiali,
L'autocandidato
alla Difesa Martino allarma paesi arabi e Israele prefigurando il ritiro dei
nostri soldati dal Libano Berlusconi lo smentisce. E annuncia ispettori
militari in Ira ( da "Unita, L'"
del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del L'autocandidato alla Difesa Martino allarma paesi arabi e Israele prefigurando il ritiro dei nostri soldati dal Libano Berlusconi lo smentisce. E annuncia ispettori militari in Iraq.
<I
veri islamici? Sono contro il terrore e aspirano alle libertà
dell'Occidente> ( da "Corriere della Sera"
del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: appoggio incondizionato a Israele e ai regimi arabi autoritari, la disinformazione sull'Islam al punto di utilizzarlo come arma contro Obama, tutto ciò fa temere a quasi tutti che gli Usa vogliano interferire, dominare, perfino invadere i loro Paesi". E le cose stanno peggiorando, aggiunge Esposito: "Sta succedendo, è già successo ovunque,
La
strega-madre di Sharon e Arafat ( da "Corriere della Sera"
del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Perché davvero non vi è più guerra tra Israele e Palestina o perché né l'un capo né l'altro sono più di questo mondo? Intanto i due, qui o là che siano, continuano la loro disputa. Ma ora il tono è diverso. Ora scherzano, si dileggiano, accanitamente discutono cose meno urgenti di quelle di prima, non per questo meno importanti.
Israele
attentato contro il mitico ex capo degli 007
( da "Riformista,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele attentato contro il mitico ex capo degli 007 Chi vuole la pelle di Avi Dichter? Una raffica di proiettili, tante orgogliose rivendicazioni Le rivendicazioni arrivano una dietro l'altra. Hamas, le brigate Al-Aqsa, e persino una piccola cellula locale di Al-Qaeda, l'Esercito dei protettori della patria: tutti i gruppi radicali palestinesi sono ansiosi di assumersi la responsabilità
Israele,
Ben-Eliezer vuole liberare Barghouti: <E' l'unica via per la pace>
( da "Liberazione"
del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: si trova in un carcere israeliano. Quel leader è Marwan Barghouti e noi dobbiamo rimetterlo in libertà". A parlare così è Binyamin Ben-Eliezer, ministro delle Infrastrutture, personaggio di spicco di Kadima. In Israele, come ciclicamente succede, si torna dunque a parlare dell'ipotesi di scarcerare il leader di Fatah in Cisgiordania,
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Retroscena
A Torino Mediterraneo in scena Israele ringrazia Palestina tace LUCIANO
BORGHESAN Per tre giorni i dirigenti israeliano Gad Kaynar e palestinese Jamal
Ghoshesh hanno partecipato agli stessi incontri culturali sul teatro, hanno
condiviso dibattiti e spettacoli, hanno dormito nello stesso albergo, ma senza
dialogare.
Rapporti freddi, a distanza. Il clima del Medioriente si trasferisce con le
proprie caratteristiche in ogni altra parte del mondo per volontà dei governi
che dettano le regole di comportamento ai loro rappresentanti. Si è concluso
ieri il primo Meeting internazionale dei Centri nazionali dell'International
Theatre Institute del Bacino del Mediterraneo. "Un bilancio positivo, ci sono
le possibilità di ripeterlo a Torino nel
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Gaffe, pacche e fucili: la diplomazia del Cavaliere di Umberto
De Giovannangeli L' ultimo nostalgico dell'unilateralismo made in Bush. Orfano
dell'"amico George" e sodale di "zar Vladimir". Pacche
sulle spalle e corna nelle foto ufficiali. Gaffe e subalternità. La politica
estera ridotta a una perenne photo opportunity supportata da imbarazzanti e
pericolose fughe in avanti. Un terrificante ritorno al passato. È ciò che ci
attende se il Cavaliere dovesse tornare a Palazzo Chigi. Con una corte dei
miracoli ispirata da un anacronistico protezionismo (Tremonti), da inquietanti
velleità da trincea (Martino) e da una islamofobia degna del peggior crociato
(la Lega Nord). Un ritorno al passato: fatto di appiattimento ad una concezione
vecchia, subalterna, del rapporto tra Europa e Usa, di mal nascosta diffidenza
verso tutto ciò che sa di europeismo; una visione delle relazioni
internazionali che disconosce l'importanza di un'iniziativa inclusiva,
coinvolgente, dei Paesi del cosiddetto Terzo mondo, per privilegiare,
assolutizzandolo, il rapporto con i Potenti, o pretesi tali, della Terra. È ciò
che attende l'Italia in politica estera se al governo torneranno i soliti noti
del centrodestra. E poco importa che è proprio grazie a questa politica
inclusiva, coinvolgente, che l'Italia ha potuto condurre in porto, da vincente,
una grande battaglia di civiltà - la moratoria universale della pena di morte
votata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite -, quella stessa politica
inclusiva, in particolare verso i Paesi in via di sviluppo, che ha permesso
all'Italia di ottenere per Milano l'Expo2015. Non c'è nessun terreno della
politica come quello delle relazioni internazionali, in cui il ritorno del
Cavaliere risulterebbe un salto all'indietro. Un salto nel vuoto. Un mix di
subalternità e di velleitarismo bellicista. Esternazioni avventuristiche e
pochi impegni. Si traduce così l'affermazione di Fini secondo cui l'azione
futura del centrodestra in politica estera sarà in continuità con "ciò che
abbiamo fatto durante il nostro governo". Emblematica è la vicenda
libanese. Fini fa vanto della sua granitica amicizia con Israele. Altrettanto l'autocandidato a ministro della Difesa, Antonio
Martino. Chiacchiere. Perché chi è davvero amico di Israele non
dimentica ciò che il capo dello Stato israeliano, Shimon Peres, il primo
ministro di Israele, Ehud Olmert, la ministra degli Esteri, Tzipi Livni, hanno più
volte ripetuto in sedi ufficiali, e dunque documentabili: grazie Italia
per l'impegno assunto sul campo nel garantire la sicurezza alla frontiera nord
dello Stato ebraico (e nel Libano meridionale). Un riconoscimento che ha unito Israele ai Paesi arabi, in primo luogo quelli impegnati nel
rilancio del processo di pace (Egitto, Giordania, Arabia Saudita). È l'impegno
dei nostri militari (asse portante, con funzioni di comando, all'interno di una
missione Onu, l'Unifil 2) in quell'area nevralgica del Medio Oriente. Un
impegno da dimettere, sentenzia Martino, salvo poi essere corretto da un
imbarazzato, e imbarazzante, Berlusconi. Il Cavaliere annuncia: con noi al
governo nuove regole d'ingaggio in Libano (quali?, decise in che sede? dichiariamo
guerra a Hezbollah?) e invio di istruttori militari in Iraq. L'Iraq. Una ferita
aperta. Negli Usa. Nel mondo. Ma non nel centrodestra italiano. In America
tutti i candidati alla presidenza - sia il repubblicano McCain che i
democratici Obama e Hillary Clinton - hanno abbandonato l'unilateralismo tanto
caro ai neocon, hanno riflettuto criticamente sulla devastante esperienza
irachena e preso atto che la grande maggioranza degli americani considera
quell'avventura una fallimentare tragedia, nazionale. Ma il Cavaliere e i suoi
scudieri non se ne sono accorti. L'imperativo sembra essere uno e uno solo:
combattere. Cominciando dall'Afghanistan. A metà giugno si svolgerà a Parigi
quella Conferenza internazionale sull'Afghanistan per al quale il governo di
centrosinistra si era battuto. Quella conferenza è una vittoria della
diplomazia italiana perché è l'acquisizione, euroatlantica, che in quel
martoriato Paese asiatico la stabilizzazione e il rafforzamento del processo
democratico non possono avvenire con il solo strumento militare. Che i Talebani
si sconfiggono se si fa il vuoto attorno a loro, conquistando il consenso della
popolazione civile che non può avere dell'Occidente solo l'immagine,
distruttiva, dei bombardamenti. Tutto ciò scompare nel lessico diplomatico del
centrodestra. Sostituito da ambigui riferimenti a cambi di regole d'ingaggio
per i nostri militari. In attesa di poter dire l'ennesimo "yes"
all'"amico George": aumentare il numero dei nostri soldati, soldati
combattenti, in Afghanistan. In attesa dell'Iran. Perché, spiega un nostalgico
Martino, se non agiamo verso i malefici iraniani come abbiamo fatto con il
macellaio di Baghdad (Saddam Hussein), non è perché ci si è resi conto che
quella sciagurata guerra preventiva ha devastato un Paese, ridotto alla fame un
popolo, alimentato lo scontro religioso tra sciiti e sanniti, tutt'altro che
indebolito il terrorismo qaedista... No, in Iran non si bissa, almeno per ora,
perché, spiega l'ex ministro in trincea, "non siamo riusciti a individuare
tutti i siti" da bombardare. L'avventurismo allo stato puro.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del L'autocandidato alla Difesa Martino allarma paesi
arabi e Israele prefigurando
il ritiro dei nostri soldati dal Libano Berlusconi lo smentisce. E annuncia
ispettori militari in Iraq.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-06 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE La ricerca La Gallup ha condotto un sondaggio in 35 Paesi: la più
grande indagine sui musulmani realizzata fino a oggi "I veri islamici?
Sono contro il terrore e aspirano alle libertà dell'Occidente" Odio per
l'Occidente, appoggio al terrorismo, rifiuto di democrazia e diritti umani
(delle donne in particolare), religione come guerra santa o almeno strumento di
conflitto. Quanto di questo è vero oggi per i musulmani (un miliardo e 300
milioni) del mondo? La risposta è: ben poco. E a fornirla è l'istituto
americano indipendente di ricerche Gallup, che dal 2001 post 11 settembre a
fine
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-06 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE La recensione La strega-madre di Sharon e Arafat Immancabili
all'appuntamento romano, ecco i Marcido Marcidorjs, il gruppo torinese di Marco
Isidori e di Daniela Dal Cin. Sono al Vascello con una, per loro, autentica
novità. "La pace" di Antonio Tarantino credo sia, per la nostra
scena, una novità comunque. Lo è a maggior ragione se si pensa che il regista
Isidori non si è mai misurato con una commedia. Lo fa a modo suo, benché
l'impianto drammaturgico e la traduzione della parola in atto scenico sia, alla
fin fine, del tutto normale. Questo secondo aspetto è dato dai tre attori: lo
stesso regista nella parte di Arafat ( foto), Paolo Oricco nella parte di
Sharon, e Maria Luisa Abate in quella, triplice, di una strega, di una puttana
e di una madre. Questi tre personaggi sono designati, per darvi una misura
stilistica del testo, con la maiuscola. "La pace" è una fiaba
filosofica, tutt'altro che velleitaria (a differenza di altre, simili imprese
di drammaturghi recenti, più giovani di Tarantino). Nel fondo, non credo d'aver
capito che cosa Tarantino intenda. Ma conduce il suo gioco con una verve di
tutto rispetto. La falsariga, come dice il titolo della commedia, è quella di
Aristofane. L'elemento fantastico prevale di gran lunga nell'insieme del
discorso. Non solo l'elemento fantastico, ma anche quello simbolico – come
testimoniato dalle maiuscole con cui sono indicate le presenze femminili di cui
dicevo. La situazione che l'autore immagina è quella di un incontro tra i due
acerrimi contendenti a cose fatte, quando infine lo stato di guerra è venuto
meno. Ma perché è venuto meno? Perché davvero non vi è più
guerra tra Israele e Palestina o perché né l'un capo né l'altro sono più di questo mondo?
Intanto i due, qui o là che siano, continuano la loro disputa. Ma ora il tono è
diverso. Ora scherzano, si dileggiano, accanitamente discutono cose meno
urgenti di quelle di prima, non per questo meno importanti. Ciò che vi è
di non tradizionale, o tutto dei Marcido (a parte la bella scenografia di
Daniela Dal Cin, che rappresenta una tela di ragno) è il tono, uniforme,
sarcastico, ghignante. Forse, si esagera un poco. Vi è il rischio della
monotonia. Ma l'eleganza e la coerenza restano quelle di sempre. Franco
Cordelli.
( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele attentato contro il mitico ex capo
degli 007 Chi vuole la pelle di Avi Dichter? Una raffica di proiettili, tante
orgogliose rivendicazioni Le rivendicazioni arrivano una dietro l'altra. Hamas,
le brigate Al-Aqsa, e persino una piccola cellula locale di Al-Qaeda,
l'Esercito dei protettori della patria: tutti i gruppi radicali palestinesi
sono ansiosi di assumersi la responsabilità - dal loro punto di vista, l'onore
- dell'attentato contro il ministro della Sicurezza israeliano Avi Dichter. Era
un bersaglio che faceva gola a molti: in un tempo non troppo lontano Dichter
era stato lo 007 più temuto e rispettato del Medio Oriente, ora è uno degli
esponenti di punta di Kadima molto attivo nella lotta ad Hamas. Ieri il
ministro della Sicurezza si trovava insieme a una delegazione canadese nei
pressi del confine con la Striscia di Gaza, all'osservatorio di Givat Nazmit,
quando una raffica di proiettili ha investito il suo gruppo. Il ministro è
rimasto illeso, ma il suo consigliere Mati Gil è stato ferito: ieri sera fonti
ospedaliere israeliane riportavano che le sue condizioni erano gravi, ma Gil
non sarebbe in pericolo di vita. E sempre ieri sera, i media israeliani davano
ampio risalto alle rivendicazioni di Hamas: il movimento che controlla Gaza ha
dichiarato la propria responsabilità attraverso il portavoce ufficiale Abu
Obeida. Poco prima Dichter aveva dichiarato alla radio militare Galei Tsahal
che probabilmente il vero obiettivo era la delegazione canadese, ma ancora
prima che arrivasse la rivendicazione ufficiale gli hanno creduto in pochi:
Dichter era già stato l'obiettivo di un altro attentato lo scorso febbraio.
Perché Hamas ce l'abbia tanto con lui è presto detto. È stato il ministro della
Sicurezza a dare l'ordine alle forze di polizia di distruggere la casa di Alaa
Abu Dhaim, il terrorista che il mese scorso aveva aperto il fuoco sugli
studenti di un collegio rabbinico di Gerusalemme, uccidendo otto giovani
seminaristi. Hamas aveva lodato l'attentato. In passato distruggere le
abitazioni dei terroristi palestinesi dopo un attentato suicida era una pratica
abbastanza comune, per quanto controversa, volta soprattutto a contrastare la
politica di aiuto alle famiglie da parte dei gruppi radicali, che permetteva ai
kamikaze di compiere le loro azioni senza temere per il futuro dei propri cari.
Ma la novità sta nel fatto che Abu Dhaim fosse un cittadino israeliano, la casa
della sua famiglia si trova a Gerusalemme, nel quartiere di Jabel Mukaber: la
polizia aveva espresso qualche dubbio e al momento la pratica è nelle mani del
ministro della Difesa, il laburista Ehud Barak. Inoltre in passato Dichter
aveva inflitto sconfitte brucianti a Hamas. Per cinque anni capo dello Shin
Bet, i servizi segreti interni oggigiorno ancora più influenti del celebre
Mossad, Dichter ha giocato un ruolo importante nella lunga serie di omicidi
mirati contro i leader di Hamas negli anni Novanta e, poi, durante la seconda
Intifada. È comunemente attribuita a un suo piano l'eliminazione nel 1996 di
Yahya Ayyash, detto "l'ingegnere", la mente dietro ai più letali
attentati di Hamas: ironia della sorte, gli agenti dello Shin Bet riuscirono a
inserire una bomba minuscola ma potente nel cellulare del migliore mastro dinamitardo
della Palestina. Portano la firma Dichter (ovviamente
in via ufficiosa, sennò che servizi segreti sarebbero?) alcune delle più
sofisticate azioni degli 007 israeliani. Forse il suo tentato omicidio è stato
progettato in ritorsione all'eliminazione dell'esponente di Hezbollah Imad
Mughniyeh, avvenuta a Damasco due settimane fa e di cui il gruppo radicale
libanese accusa Israele: Gerusalemme però ha rispedito
le accuse al mittente. Per il momento nessuno ipotizza un coinvolgimento
diretto di Hezbollah o del suo sponsor siriano nell'attentato di ieri. Ma in
questi giorni le tensioni su quel fronte stanno montando. L'esercito siriano ha
già dato il via alle esercitazioni: Damasco sostiene di temere un attacco
israeliano. Ma Gerusalemme ha un'altra spiegazione: a due anni dalla guerra in
Libano, Hezbollah sarebbe pronto a colpire. E questa volta le truppe siriane
potrebbero partecipare attivamente. 05/04/2008.
( da "Liberazione" del 06-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele, Ben-Eliezer vuole liberare
Barghouti: "E' l'unica via per la pace" "Io rispetto il
presidente palestinese Mahmoud Abbas e il premier Fayyad. Sono brave persone,
ragionevoli. Ma purtroppo non riescono ad ottenere risultati. L'unica
possibilità che ci resta di arrivare ad un accordo di pace è quella di avere un
leader forte. Quel leader esiste, si trova in un carcere
israeliano. Quel leader è Marwan Barghouti e noi dobbiamo rimetterlo in
libertà". A parlare così è Binyamin Ben-Eliezer, ministro delle
Infrastrutture, personaggio di spicco di Kadima. In Israele, come
ciclicamente succede, si torna dunque a parlare dell'ipotesi di scarcerare il
leader di Fatah in Cisgiordania, il quale attualmente sta scontando
incella cinque ergastoli. In questi giorni si sta parlando molto
dell'argomento, dopo svariate prese di posizione è sceso in campo anche l'ex
ministro della Difesa, il laburista Amir Pertez che ha annunciato la sua
intenzione di andare a parlare con i familiari delle vittime degli attentati
per convincerli a premere per il rilascio di Barghouti. Ipotesi peraltro non
invisa all'opinione pubblica israeliana che a gennaio in un sondaggio si era -
nella stragrande maggioranza - espressa a favore di uno scambio tra il leader
di Fatah e il caporale Gilad Shalit, catturato a Gaza. Non è la prima volta che
Ben-Eliezer si pronuncia per il rilascio di Barghouti, ma stavolta il ministro
ha usato toni molto decisi per spiegare il perché della sua posizione: "Se
non si arriva ad una svolta nei negoziati - ha detto - il rischio concreto è
che Hamas riesca molto presto a prendere il controllo della Cisgiordania e che
questo porti ad uno stato binazionale in Israele. Sono
fermamente convinto che l'unico in grado di fermare questo processo sia Marwan
Barghouti". 06/04/2008.